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OSSIER SICILIA L’INTERVENTO ......................................13 Renato Schifani Ferruccio Dardanello Domenico Achille

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................18 Angelino Alfano IL COMMENTO......................................24 Pietrangelo Buttafuoco Marcello Veneziani POLITICA ECONOMICA .....................30 Giuseppe Pace Pietro Agen Alessandro Spadaro Carlo Saggio OCCUPAZIONE.....................................40 Andrea Piraino Maurizio Bernava FORMAZIONE ......................................46 Mario Centorrino SICUREZZA INTERNAZIONALE ....52 Enrico La Loggia

ECONOMIA E FINANZA EXPORT...................................................54 Domenico Bonaccorsi di Reburdone Grazia Clementi INNOVAZIONE ......................................60 Elita Schillaci Alessandro Albanese Luigi Grasso

TRIBUTI LOCALI.................................132 Dario Oreglia CONSULENZA PER L’IMPRESA...134 Sandro Siniscalchi SERVIZI PER LE IMPRESE.............136 Massimo Falchi

LOGISTICA .............................................68 Bartolomeo Giachino Rocco Giordano Rodolfo De Dominicis Sebastiano Bavetta

INFORMATICA.....................................138 Nicola Casto

GIOVANI E IMPRESA..........................90 Jacopo Morelli Silvio Ontario Marco Colombo

IL SETTORE AUTO.............................144 Angelo Selvagio

CONFINDUSTRIA.................................89 Enzo Taverniti Davide Durante FOCUS SIRACUSA ..............................96 Roberto Visentin Aldo Garozzo Sandro Romano IMPRENDITORI DELL’ANNO .........104 Antonio Ranieri Salvo La Porta Giuseppe Cracolici Antonino Salerno Alfio Belluso Tutonet Antonio Portuese Davide La Torre Elio e Giovanni Di Maria SMALTIMENTO RIFIUTI INDUSTRIALI.........................................124 Gianni Balistreri ECOSOSTENIBILITÀ IN AGRICOLTURA ..............................126 Antonio Puglisi ZOOTECNIA..........................................128 Giovanni Iabichella

10 • DOSSIER • SICILIA 2011

MATERIALI BIOPLASTICI ...............130 Francesco Giarratana

SICUREZZA SUL LAVORO .............140 Pietro Nudo

TRADIZIONI SICILIANE....................146 Giuseppe Serio Andrea Anastasi CONSULTING E DEBT MANAGEMENT ...................................152 Marco Bommarito


Sommario AMBIENTE

TERRITORIO

POLITICHE ENERGETICHE ............154 Marcella Pavan Stefano Saglia Vincenzo Albonico Alessandro Clerici Walter Righini Pia Saraceno Vito Pignatelli Cesare Boffa Giovanni Battista Zorzoli

INFRASTRUTTURE ...........................188 Rosa Maria Castagna

RINNOVABILI.......................................178 Maria Giovanna Gulino DEPURAZIONI E BONIFICHE.........182 Aldo Laccoto RACCOLTA RIFIUTI...........................184 Christian La Bella

LOGISTICA E TRASPORTI..............190 Vito Gambino Salvo Luigi Cozza MARINA DI RIPOSTO........................196 Giuseppe Zappalà IMPRENDITORI DELL’ANNO .........198 Gaetano Nicolosi EDILIZIA ..............................................200 Giuseppe Mangiafico MATERIALI PER L’EDILIZIA..........202 Luigi Vitale Marianna Scuderi Giovanni Leonardo Damigella RESTAURO CONSERVATIVO .......210 Giacinto Romeo ANALISI DEI TERRENI .....................214 Sergio Troia VIGILANZA ..........................................220 Vincenzo Puma TURISMO .............................................222 Caterina Cittadino Paolo Rubini Bernabò Bocca Elena David Sebastiano De Luca CULTURA E TRADIZIONI ...............240 Alessandro Musco

APPALTI ..............................................245 Francesco Cascio Stefano Caiolo

GIUSTIZIA LEGALITÀ.............................................250 Giancarlo Trevisone Claudio Siciliotti Giovanni Arena Daniele Sindoni LA PROVA E IL PROCESSO..........260 Franco Coppi DIRITTO DEL LAVORO....................262 Barbara La Bella

SANITÀ POLITICHE SANITARIE...................266 Il sistema siciliano Giovanni Coppola Innocenzo Leontini Massimo Russo GESTIONE SANITARIA....................276 Giuseppe Faruggia, Riccardo Giammanco e Roberto Bertini CARDIOLOGIA ....................................278 Aldo Centaro RIABILITAZIONE ...............................280 Giosuè Greco TRA PARENTESI ...............................283 Antonio Catricalà

SICILIA 2011 • DOSSIER • 11


L’INTERVENTO

Un’unità innanzitutto istituzionale di Renato Schifani Presidente del Senato

Unità d’Italia non è solo il ricordo di un passato di eroi, battaglie, avvenimenti, ma soprattutto memoria della Nazione. Il Risorgimento è una pagina di storia ricca di idealismo, coraggio, onestà e libertà. L’Unità è un valore che non può e non deve creare contrapposizioni, ma sul quale istituzioni, politica e società civile sono chiamate a convergere senza alcuna incertezza. Troppe volte lo scontro e la contrapposizione politica si sono tradotti in rivalità e antagonismi personali, causando gravi danni alla solidità dei rapporti e dei ruoli che, in una democrazia matura, vanno sempre preservati al di là di chi li ricopre. Mantenere il senso dello Stato e delle istituzioni è un dovere soprattutto verso i giovani di oggi, che sono i protagonisti dell’Italia di domani. Come in passato furono proprio le nuove generazioni a dare impulso e vigore alla crescita del Paese. Ricordare la nostra storia significa allora guardare oltre il presente e rafforzare il giusto protagonismo dei giovani, valorizzandoli. Servono coraggio e generosità perché questi ultimi, a cui dedico molto tempo dei miei incontri in varie parti del Paese, si sentano riconosciuti come fattore di rilancio e sviluppo per l’intera comunità. A loro dobbiamo trasmettere i valori della legalità come principio assoluto di vita sociale e professionale, educandoli a respingere e a isolare qualunque tentativo di scorciatoie illegittime per il raggiungimento dei propri traguardi. E ciò con particolare attenzione in terre in cui le tentazioni e i condizionamenti sono più forti, come nel Mezzogiorno, a causa della presenza della criminalità organizzata. Occorre mantenere alto il contrasto a ogni forma di illegalità, serve una giustizia più snella e più veloce per meglio venire incontro alle esigenze dei cittadini. Serve una politica di grande attenzione alla tutela delle famiglie, sul piano sia sociale che fiscale. Per non parlare poi dell’esigenza di avviare un grande piano di investimenti per colmare il noto divario tra Nord e Sud, al quale i due ministri economici del governo, seppur settentrionali, non possono sottrarsi. L’Italia ha bisogno di riforme strutturali, auspicabilmente condivise. E in questa direzione va

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l’approvazione di un federalismo sano e virtuoso che non divide ma unisce. La riforma federale non si può realizzare contro una parte del Paese, ma per rendere tutti i territori protagonisti diretti e decisivi del destino dell’Italia. I ritardi nel riformare le strutture economiche e amministrative vanno superati con la piena e diretta responsabilizzazione delle realtà locali. Il federalismo deve essere interpretato e attuato in una logica di unità, coesione e solidarietà. L’Italia rimane unita e lo sarà anche con il federalismo. Avrà una forma moderna, frutto dell’esperienza già consolidata di altri Stati. Il federalismo metterà alla prova anche la Sicilia, anzi la sua classe dirigente. E i siciliani dovranno essere esigenti, dovranno pretendere che a occuparsi delle sorti dell’Isola siano proprio i migliori. Questa sarà la vera scommessa dei siciliani. La Sicilia è il simbolo di una storia di civiltà, dove il valore dell’autonomia e il valore dell’Unità sono stati complementari e decisivi per rinsaldare i legami di comune appartenenza al destino del popolo italiano. Anche oggi la Sicilia è chiamata a unire e non dividere, a superare contese e scorciatoie per un progetto duraturo di vero sviluppo e benessere per le generazioni di domani. SICILIA 2011 • DOSSIER • 13


L’INTERVENTO

Modernizzare l’economia italiana di Ferruccio Dardanello Presidente di Unioncamere

dati certificano che la crisi è alle spalle e che la ripresa si sta consolidando. La sua entità e la sua distribuzione tra settori e territori, però, appare ancora discontinua, frammentata e a tratti fortemente squilibrata, in particolare a sfavore del Sud e dell’artigianato. Finalmente i segni “meno” davanti agli indicatori sono tornati a essere un’eccezione, ma se guardiamo dentro i numeri ci rendiamo conto che è indispensabile intervenire con politiche di sistema per sostenere quella che resta una ripresa debole. La forza della ripresa è in questo momento tutta concentrata nell’export, per cui i settori che ne risentono favorevolmente sono quelli più aperti ai mercati globali. Chi non riesce a stare in queste traiettorie, rischia la marginalizzazione. Sul territorio, i benefici maggiori si concentrano soprattutto nelle regioni del Nord, tradizionalmente più manifatturiere, nella fascia adriatica, in parte del Centro e in alcune, purtroppo piccole, realtà del Mezzogiorno. Ma dire di fare made in Italy non basta, per essere competitive le nostre imprese oggi devono saper coniugare la bontà di quello che fanno con un’efficienza organizzativa sempre più elevata. Da più parti si sottolinea come la crisi possa essere il punto di partenza per un ripensamento complessivo dei modelli di sviluppo finora adottati. Da questo punto di vista, l’attenzione all’ambiente viene identificata come una delle direttrici da seguire per stimolare la crescita e, al contempo, rendere più equi e sostenibili i processi economici. Date le caratteristiche strutturali del nostro tessuto produttivo, la green economy made in Italy può essere una risposta concreta e innovativa all’esigenza di imboccare un nuovo sentiero di sviluppo. In altri termini, la crisi può essere un’occasione per modernizzare

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l’economia italiana e assicurarsi competitività in un settore produttivo che diventerà sempre più cruciale. I dati delle nostre ultime indagini dimostrano come la strada sia già stata intrapresa da molti: il 30% delle Pmi si dimostra particolarmente sensibile a investire in prodotti e tecnologie volte a conseguire risparmi energetici e a minimizzare l’impatto ambientale. Un interesse che sale al 37% per le imprese di media dimensione e per le aziende specializzate nelle produzioni agroalimentari. A livello territoriale, il Sud è l’area geografica in cui appare più consistente (38%) la percentuale di imprese che nei prossimi anni investiranno in prodotti e tecnologie a minor impatto ambientale. Grazie alla forza dell’export, una buona parte dell’Italia produttiva ha dunque doppiato la boa della crisi e si è avviata fuori dalle secche. Tuttavia, oltre la metà delle imprese - gran parte di quelle del commercio e dei servizi - resta ancora indietro e rischia di perdere ulteriormente terreno. Se la dinamica dei consumi interni e degli investimenti pubblici non ritornerà presto su livelli accettabili, è realistico pensare a un altro anno difficile sul fronte interno, con conseguenze negative sul recupero dei livelli occupazionali. Attuare la riforma fiscale, alleggerendo il peso su imprese e lavoro, rilanciare i consumi interni e restituire centralità e fiducia all’imprenditore nelle condizioni di accesso al credito: sono tutti passaggi determinanti per permettere a chi è rimasto indietro di imboccare la via della crescita e contribuire così a ridurre gli squilibri che ci penalizzano. Senza dimenticare la necessità di mantenere alto l’impegno a semplificare la macchina pubblica per renderla più efficiente a tutti i livelli. La sfida per uno Stato davvero moderno è la sfida dell’Italia dei prossimi anni. SICILIA 2011 • DOSSIER • 15


L’INTERVENTO

L’ impegno quotidiano per la legalità di Domenico Achille Comandante regionale della Guardia di Finanza

endemica insufficienza di sbocchi occupazionali, costituisce terreno fertile per il reclutamento nelle file delle associazioni criminali. In tale contesto, il fenomeno dell’usura è particolarmente diffuso a causa delle condizioni socioeconomiche del territorio. L’aumento delle persone denunciate registrato negli ultimi tempi evidenzia che l’usura diventa un reato sempre più associativo, che viene perpetrato soprattutto da soggetti non direttamente legati a organizzazioni criminali, ma da questi autorizzati. Sebbene ancora non significativo, il numero di soggetti che si avvicinano alle istituzioni per formalizzare le vicende criminali di cui sono vittime, è alquanto stabile. Va aumentando l’attività della Guardia di Finanza nello specifico comparto, sviluppata mediante l’impegno quotidiano di tutti i reparti che operano sull’Isola. Inoltre, relativamente all’acquisizione delle denunce, un ruolo sempre più attivo viene assunto dalle associazioni presenti sul territorio con il fine di contrastare i fenomeni usurari ed estorsivi come Addio Pizzo, Libero Futuro, Solidaria che, essendo formate spesso da vittime già emerse, vengono più facilmente avvicinate dalle altre vittime che più serenamente si rapportano con le prime raccontando le proprie vicissitudini e chiedendo aiuto. Per quanto riguarda la lotta all’evasione fiscale, nel 2010 l’attività del Corpo è stata prioritariamente orientata alla repressione di fenomeni quali l’economia sommersa, le frodi fiscali punite con sanzioni penali, nonché l’evasione internazionale. L’attività a contrasto dell’evasione fiscale, nella sua più ampia accezione, è stata sviluppata mediante la tradizionale attività di verifica fiscale, che ha visto all’opera la parte più rappresentativa e consistente

L’

delle risorse disponibili. Sono stati effettuati 4.724 controlli con un incremento del 13,23% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, che hanno consentito di rilevare redditi non dichiarati ai fini delle imposte dirette per 594 milioni di euro, nonché l’accertamento di ritenute non operate o non versate per circa 6,7 milioni di euro. Alcuni singolari aspetti di dettaglio, possono cogliersi con riguardo alle attività di contrasto al lavoro nero, nonché nei controlli a salvaguardia degli obblighi di emissione delle ricevute e scontrini fiscali. Il lavoro dei finanzieri siciliani ha permesso di scoprire 451 evasori di cui 400 evasori totali, cioè soggetti completamente sconosciuti al fisco. Sono stati sviluppati 478 interventi che hanno portato all’individuazione di 1.013 lavoratori in nero, con un incremento del 112% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Sono stati eseguiti infine 24.659 controlli che, nel 27% dei casi (per un valore assoluto di 6.538), hanno permesso di verbalizzare l’inosservanza degli obblighi di emissione dei prescritti documenti. SICILIA 2011 • DOSSIER • 17


IN COPERTINA

VERSO IL 2013, BARRA DRITTA SU VALORI, REGOLE E RIFORME Rilanciare il partito, rinsaldare le alleanze politiche, contribuire a traghettare l’Italia oltre la crisi economica internazionale. Il percorso che attende il neo segretario del Pdl Angelino Alfano è tutto in salita. A guidarlo un auspicio chiaro: «Intendiamo continuare a raccogliere il soffio vitale che viene dalla società e a tradurlo in azione di governo» Michela Evangelisti

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a preso in mano le redini del Popolo della Libertà all'indomani della sconfitta elettorale alle amministrative e ha trovato di fronte a sé alcune sfide decisive: riorganizzare il partito, scosso da rivalità interne e problemi giudiziari; rinsaldare il rapporto con la Lega, uscita anch'essa sconfitta dalle ele-

zioni e divisa fra la fedeltà al “patriarca” Bossi e la tentazione di avviare un ricambio generazionale; la crisi economica internazionale, che ha costretto il governo a varare una pesante manovra finanziaria per rispettare le indicazioni dell'Unione europea ed evitare il tracollo dei conti pubblici. Il rilancio del partito passa in primo luogo, secondo Angelino Alfano, dal

rafforzamento della sua presenza sul territorio. Un impegno forte e convinto in questo senso il neo segretario l'ha chiesto ai militanti. «Chi ama la politica vuole dire la sua: e allora serve una sede, serve un coordinatore che la tenga aperta - ha invocato -. Gli eletti devono stare sul territorio e ascoltare la gente. Se esprimeremo eletti legati al territorio ci saranno persone capaci di interpretare i problemi della gente». Ma il Pdl di domani, per Alfano, deve essere anche oggetto di una profonda ristrutturazione. «Ne riscriveremo le regole e il funzionamento interno, con la partecipazione degli 



Riscriveremo le regole del partito e il funzionamento interno con la partecipazione degli iscritti

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Angelino Alfano, segretario nazionale del Popolo della LibertĂ 


IN COPERTINA

 iscritti», chiarisce il segretario. Da questo intento è scaturito il lavoro del “Gruppo delle regole”, composto da personalità della classe dirigente del partito, il cui compito consiste anche nel passare al vaglio tutti i suggerimenti inviati dai sostenitori. Il risultato finale di questo processo l'ex Guardasigilli l'ha descritto molto bene già nel suo primo intervento da segretario: «Vorrei un partito che ci sia tra altri 17 o 20 anni, un partito in cui un giovane, che oggi fa il consigliere provinciale di periferia, in un tempo magari non troppo lontano possa diventare il nostro segretario, perché il partito gli ha dato la possibilità di diventarlo, dando spazio a chi ha merito». L'auspicio è quello di riavvicinare i cittadini a una politica sentita purtroppo sempre più lontana, inutile, ostile. Recuperando, magari, il popolo dei moderati italiani, «che non se ne è andato a sinistra, è lì, in attesa che noi diamo loro nuove buone ragioni per votarci». Spinge l'acceleratore del cambiamento, Angelino Alfano, e guarda al futuro, pur non perdendo occasione per ribadire il suo legame con i valori e la storia del partito. Che la sua nomina a segretario del Pdl non sia stata una mossa gattopardesca per lasciare tutto immutato, ma una vera svolta, anche generazionale, lo conferma il suo profilo. Classe 1970, Alfano spicca per la sua giovane età nell'ingessato panorama politico nazionale. Formatosi politicamente nella Dc siciliana, ha aderito sin dall'inizio all'avventura berlusconiana, 20 • DOSSIER • SICILIA 2011

diventando consigliere provinciale di Agrigento già nel 1994 e poi deputato dell'Assemblea regionale siciliana. Nel 2001 il giovane avvocato agrigentino si affaccia sulla scena politica nazionale e in pochi anni diventa uno degli esponenti di punta del partito, conquistandosi sempre di più la fiducia del premier, che nel 2008 gli affida il ruolo delicatissimo di ministro della Giustizia. Nominato segretario del partito, Alfano lascia l'incarico da ministro per dedicarsi interamente al suo nuovo ruolo. Dal punto di vista della carriera è un altro passo avanti, indubbiamente il più prestigioso, ma non si tratta certo di una poltrona comoda. E il battesimo di fuoco non tarda ad arrivare. Il tema della manovra finanziaria, studiata dal governo per fronteggiare la profonda crisi economica dei mercati, si sta rivelando per il neosegretario del Pdl il banco di prova decisivo, di fronte al quale

è chiamato a ricorrere a tutta la sua abilità di mediazione. Il governo ha fissato le cifre della manovra, ma il parlamento può ancora proporre cambiamenti e aggiustamenti: stabilito quanti miliardi devono entrare nelle casse dello Stato si tratta, insomma, di decidere dove prenderli. Le proposte sono le più varie e, in un clima che diventa giorno dopo giorno sempre più incandescente, Angelino Alfano ha espresso una posizione piuttosto chiara, con un linguaggio altrettanto deciso. Ospite alla festa della Lega di Bergamo, ha dichiarato che «il tempo della crisi non deve essere il tempo dei furbetti» e ha presentato la propria ricetta per trovare i soldi senza penalizzare i poveri o i contribuenti più fedeli: «Chi ha poco non paga nulla, il ceto medio deve pagare medio, chi non ha mai pagato deve prendere la mazzata». «La manovra sarà approvata nei saldi previsti dal decreto - aveva chiarito già due


Angelino Alfano



Al termine della manovra la coalizione tra noi e la Lega uscirà rafforzata e ulteriormente solida per dare stabilità e riforme al nostro paese



giorni prima, al meeting riminese di Cl -, perché la dimensione quantitativa inalterata, cioè il fatto di mantenere gli stessi numeri, ci rende credibili in Europa». Sul delicato nodo delle pensioni il segretario ha poi annunciato che il Pdl non andrà al braccio di ferro con il Carroccio. «Ho sempre detto che in una coalizione ciascuno può avere una propensione in una direzione o in un'altra, ma le decisioni si prendono insieme e se la Lega

non è d'accordo su questo, il governo non può andare in questa direzione. È un modo leale di procedere per arrivare alla fine della legislatura». Comunque, al di là delle tante ipotesi di modifica in campo e delle soluzioni che infine avranno la meglio, di una cosa Alfano è certo: «Al termine della manovra la coalizione tra noi e la Lega uscirà rafforzata e ulteriormente solida per dare stabilità e riforme al nostro paese».

E quando parla di riforme Alfano si riferisce non solo a quella istituzionale, fiscale e della giustizia e al piano per il Sud, ma anche a tutte le misure anticrisi poste in campo per le famiglie, i lavoratori e le imprese e alla messa in sicurezza dei conti pubblici. Ma il completamento delle riforme e degli interventi necessari a superare compiutamente la crisi globale e i ritardi storici accumulati dal nostro paese saranno garantiti, secondo Alfano, soltanto da un successo alle politiche del 2013. «Valori, organizzazione e attività di governo - definisce - sono le fondamenta sulle quali dobbiamo costruire e preparare la vittoria». E per quanto riguarda la successione, lo stesso Alfano ha chiarito che alle prossime elezioni il candidato del centrodestra sarà ancora Silvio Berlusconi: il “delfino”, insomma, non ha fretta. SICILIA 2011 • DOSSIER • 21


IL COMMENTO

Sempre più instabili: è il destino dei partiti italiani Lo sguardo tagliente di Pietrangelo Buttafuoco su un’Italia che, per salvarsi, deve imparare a mostrarsi al mondo in una veste inedita, «consapevole della propria sovranità politica e della propria identità» Michela Evangelisti hi comanda veramente in Italia?». È questa la domanda che, secondo Pietrangelo Buttafuoco, rimane sospesa, a monte di ogni possibile ragionamento sulle evoluzioni e il futuro della politica nel nostro Paese, di ogni riflessione, acutizzata dai risultati delle ultime elezioni amministrative, sulla crisi dei partiti, di ogni previsione sul destino dei grandi schieramenti, votati a diventare «sempre più volatili». La diagnosi dello scrittore e giornalista siciliano è netta: il sistema politico italiano ha vissuto un infarto. «Ancora una volta, dopo la stagione di tangentopoli, la cittadella della politica non è riuscita a sostenere l’urto e ogni equilibrio – il fenomeno, si badi bene, è ancora in corso – si sta sgretolando. Ancora una volta un sistema di potere – sia esso l’informazione in corto circuito con la magistratura, sia un’opinione pubblica sempre più qualunquista – si conferma letale verso la polis». Accanto ai partiti maggiori, di governo e di opposizione, il sistema

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politico italiano vede oggi affermarsi nuove realtà e movimenti che sembrano, per ora, avere più un’identità oppositiva che propositiva. Come ne immagina l’evoluzione? «Saranno meteore. Sempre più ingigantite, ma pur sempre meteore. Tutto l’orizzonte della politica, nella nostra recente storia, è stato costellato da figurine presto sbiadite nel modernariato: da Renato Altissimo a Irene Pivetti, giusto per fare due nomi». Per il partito di maggioranza è un momento di profonda trasformazione. Ad Angelino Alfano il compito di slegarlo dalla persona di Silvio Berlusconi per renderlo più “autonomo”, con una propria solida identità. Un passaggio possibile? «La politica, di per sé, è l’arte del possibile. Ad Alfano, malgrado l’ombra di Berlusconi, è data una sola possibilità (e credo proprio che ne farà uso), ovvero de-berlusconizzare il partito che saprà crearsi intorno all’unico progetto possibile: la formazione del partito dei moderati. E l’eredità di Berlusconi potrà

essere investita solo nel rendere fruttuosa una stagione che, al netto delle difficoltà, è stata salvata dalle mire di un’élitè anti-italiana, anti-popolare e odiatrice del nuovo. Ciò che non è stato possibile realizzare per Berlusconi – dalle grandi opere alle riforme del sistema – sarà fatica obbligata per Alfano». Quali sono le principali sfide che Alfano si troverà ad affrontare? Da quali priorità dovrebbe partire per il rilancio del partito? «Per il rilancio del partito non ne ho idea, ma per salvare l’Italia dalla morta gora della decadenza politicoculturale ed economica la priorità è innanzitutto riposizionare la politica estera dalla sudditanza cieca agli


Pietrangelo Buttafuoco



Ciò che non è stato possibile realizzare per Berlusconi – dalle grandi opere alle riforme del sistema – sarà fatica obbligata per Alfano



In apertura, Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore

interessi occidentalisti (molti dei quali nemici del berlusconismo), al Mediterraneo e all’Oriente. Molte delle prospettive future, legate all’area geopolitica euroasiatica, sebbene chiare allo stesso Berlusconi, ci sono state negate per non sottrarre benefici e denari ai nostri padroni d’America, e nel riposizionare la politica estera, aprendoci alla Turchia, alla Russia e ai mercati di Cina e India, gli stessi della nostra tradizione orientalistica (basti pensare alla via della Seta), ci verrà richiesto un moto di coraggio. Dovremo costringere gli alleati ad accettare un’Italia inedita, un’Italia, insomma,

consapevole della propria sovranità politica. Fondamentale, poi, sarà avere consapevolezza della nostra identità». Cosa intende? «Essere consapevoli della propria identità non significa perdere tempo con le stupidaggini intorno alla Costituzione o al patriottismo repubblicano, ma considerare ciò che l’Italia è: la prima officina culturale e umanistica nel mondo. Ci sono oggi undici milioni di pianisti in Cina, abbeverati e consapevoli della lingua italiana, della storia italiana e della civiltà italiana. Questi undici milioni non hanno certo rinunciato

alla loro storia, ma, a differenza di tutti noi italiani che non abbiamo padronanza e consapevolezza di noi stessi, loro, insieme a tutta la grande umanità asiatica, desiderosa di futuro, considerano la nostra Patria una meta, un approdo di eccellenza e di genio». Alfano dovrà anche occuparsi del rapporto del Pdl con Lega e Terzo polo. Quali equilibri pensa di stabiliranno? «Non ne ho idea. So solo che la Lega, attraverso i suoi amministratori e gli attuali ministri, bravissimi, predica male ma razzola benissimo, dando prova di ottima gestione della cosa pubblica. E sempre al netto delle bave propagandistiche. Il Terzo Polo, francamente, non so cosa possa produrre. Intende Pier Ferdinando Casini? O, e ci scappa da ridere, Gianfranco Fini?». Si è riacceso il dibattito sull’attuale legge elettorale, oggetto di critiche da più fronti. Qual è la sua opinione a riguardo? «Grazie a Dio non sono democratico e non voto. La materia detta Porcellum è proibita dalla mia religione». SICILIA 2011 • DOSSIER • 25


POLITICA ECONOMICA

La ripresa siciliana parte dall’export Il settore petrolifero continua a farla da padrone nelle vendite all’estero, ma salgono anche le quotazioni di agroalimentare e del marmo. Per Giuseppe Pace, presidente di Unioncamere Sicilia, «la crisi è ormai alle spalle», anche se la regione «deve fare uno sforzo doppio per mettersi al passo» Riccardo Casini

n Pil che cresce meno della media nazionale (0,8% contro 1,1%), ma non solo: le previsioni del Rapporto Unioncamere 2011 vedono la Sicilia arrancare nell’anno in corso anche su spesa per consumi delle famiglie (0,4% contro 1% di media nazionale), investimenti (1,6% contro 2,2%) ed esportazioni (4,2% contro 6,5%). Questo mentre l’ultimo rapporto “E-Gov Impres@” delinea un’imprenditoria ancora poco avvezza all’utilizzo dei mezzi tecnologici: ba-

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sti pensare che 84 interpellati su 100 mettono la posta tradizionale in cima alla classifica dei mezzi di comunicazione preferiti. Ma Giuseppe Pace, presidente di Unioncamere Sicilia, non drammatizza, pur ammettendo che «esiste ancora un evidente gap tra l’economia del Nord e quella del Sud». «La Sicilia, così come il resto del Mezzogiorno – spiega – deve fare uno sforzo doppio per mettersi al passo. Tuttavia vi sono segnali positivi e, anche se la ricchezza cresce meno rispetto alla media nazionale, la crisi è ormai alle spalle. Lo dimostrano, ad esempio, i dati sulle esportazioni che mettono la Sicilia in pole position sul mercato estero». A proposito di export, secondo il rapporto Bankitalia sull’economia siciliana, nel 2010 le vendite all’estero sono aumentate del 47,8% (42,7% al netto dei prodotti petroliferi raffinati). «Da sempre i prodotti petroliferi hanno tirato la volata all’export si-


Giuseppe Pace



Tra i settori che tirano di più, quello dell’agroalimentare. È la dimostrazione che vince la qualità



ciliano, tanto da confermare ogni anno l’isola come piattaforma energetica del Paese. Al di là però di questa importante voce dell’export ci sono anche altri settori che prendono piede e che vengono sempre più apprezzati dagli stranieri. Ne abbiamo una prova continua ogni volta che, come Camera di Commercio, partecipiamo a missioni all’estero o a fiere internazionali: i nostri imprenditori tornano a casa con le borse piene di contatti o anche di accordi con i buyer stranieri». Quali sono questi settori produttivi? Quali hanno invece ancora ampi margini di crescita? «I settori che tirano di più sono quelli dell’agroalimentare, che spaziano dall’olio e dal vino fino a frutta, ortaggi e conserve. È la dimostrazione che vince la qualità. Tra le altre voci in crescita c’è anche quella del settore lapideo: i nostri marmi, soprattutto il prodotto grezzo, sono molto ricercati all’estero, soprattutto negli Emirati Arabi». Sempre secondo Bankitalia, l’industria nel 2010 ha mostrato una lenta ripresa, anche se investimenti e occupazione presentano ancora segno negativo; il commercio ristagna, mentre il tu-  SICILIA 2011 • DOSSIER • 31


XXXXXXXXXXX POLITICA ECONOMICA

 rismo ha mostrato timidi segnali adottate per la promozione del ter- detti “Neet” tocca quota 38,1%, di risveglio. Che momento vivono le imprese nei vari settori, anche in termini demografici? «Il saldo tra nuove imprese e cessazioni è finalmente tornato positivo. Paradossalmente la crisi è stata uno stimolo per gli aspiranti imprenditori, con la carenza di lavoro che ha spinto molte persone a mettersi in proprio e a crearsi da soli un’occupazione e magari a crearne anche per altri: si tratta per lo più di ditte individuali o micro imprese, molte delle quali a conduzione familiare. Tra i settori più gettonati c’è sicuramente il turismo che, è ormai arrivato il momento, deve diventare la voce numero uno dell’economia regionale». A proposito di turismo, nonostante un patrimonio naturale e artistico unico al mondo, in Sicilia la spesa dei turisti stranieri rappresentava nel 2008 solo l’1,2% del Pil regionale, sempre secondo Bankitalia. Quali strategie vanno 32 • DOSSIER • SICILIA 2011

ritorio anche all’estero? «La crisi si è fatta sentire anche qui. Certo, il nostro turismo è perlopiù domestico, invece bisognerebbe attrarre più stranieri, che sono gran viaggiatori e amano scoprire terre ricche di tipicità come la Sicilia. Noi abbiamo il mare, la campagna, i parchi naturali e le città d’arte, ma anche le tradizioni, l’enogastronomia di qualità e il senso di accoglienza. Bisogna saper mettere a sistema tutto e investire in una grande campagna marketing in Italia e all’estero per promuovere il marchio Sicilia. Senza dimenticare l’importanza dei collegamenti con le città o le capitali più importanti d’Europa: basti vedere il miracolo di Ryanair e dell’aeroporto di TrapaniBirgi che, nel giro di un paio d’anni, ha fatto diventare questa provincia un territorio a vocazione turistica». Nel 2010 il tasso di occupazione in regione è sceso per il quarto anno consecutivo (1,7%). Il fenomeno dei cosid-

il dato più alto nel Mezzogiorno. Come avvicinare giovani e mondo del lavoro? «Le nuove generazioni stanno vivendo un grande momento di sconforto, alla ricerca di una propria indipendenza economica e identità professionale. Una situazione che in Sicilia e al Sud si acuisce ancora di più con il risultato che spesso questi giovani, molti anche laureati, restano a casa a carico dei genitori erodendo il patrimonio familiare. Bisogna lavorare insieme e rimboccarsi le maniche per creare un futuro». Qual è oggi l’impegno di Unioncamere Sicilia in questo senso? «Unioncamere offre supporto informativo e formativo per tutto ciò che attiene le iniziative o i bandi pubblici che promuovono l’imprenditoria giovanile o femminile. L’obiettivo è quello di dare gli strumenti a chi si vuole costruire un futuro con le proprie mani».


Pietro Agen

Programmazione e infrastrutture, ecco la ricetta per il turismo embra essere il turismo una delle note più liete dell’economia siciliana. In base ai dati provvisori forniti dall’Osservatorio turistico della Regione, e ripresi anche dal rapporto 2011 di Bankitalia sull’economia siciliana, nel 2010 pare essersi interrotta la dinamica negativa iniziata nel 2007, con gli arrivi rimasti sui livelli del 2009 ma le presenze in aumento del 3,8%. Una ripresa trainata principalmente dai flussi dall’estero, aumentati del 10,2%, anche se in

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Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia

Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia, attacca l’amministrazione regionale e lancia la sua proposta: «Occorre vendersi come un prodotto unico». E sul commercio punta il dito su quelle zone «in cui c’è un eccesso di offerta da parte della grande distribuzione contro un calo generale della domanda» Riccardo Casini base all’indagine della Banca d’Italia sul turismo internazionale la spesa complessivamente effettuata dai turisti stranieri sembra essere diminuita per il terzo anno consecutivo. Discorso ben diverso, invece, per il commercio: stando ai dati del ministero dello Sviluppo economico, lo scorso anno le vendite del settore in termini nominali sono rimaste sui livelli dello stesso periodo dell’anno precedente; in più, alla sostanziale stagnazione delle vendite di prodotti alimentari si è accompagnata un’ulteriore lieve diminuzione per il complesso degli altri settori merceologici (-0,2%). È proseguito, inoltre, il rallentamento del fatturato per la grande distribuzione (+1,4% contro +1,9% del 2009), men-

tre il valore delle vendite degli esercenti di minore dimensione è diminuito ulteriormente, seppure a un tasso inferiore rispetto all’anno precedente (-0,6% contro 1,8%). Un momento difficile, insomma, confermato dall’analisi di Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia. «Con un’occupazione stagnante e una diminuzione generalizzata dell’attività – spiega – è inevitabile che anche il commercio ne risenta. La novità è che per la prima volta questo fenomeno interessa anche la grande distribuzione, per via di un eccesso di offerta che si registra in certe zone sommato a un calo generale della domanda. Ma oltre alla crisi economica le cause vanno ricercate anche nella paura: due fenomeni che, sommati tra loro, hanno un effetto estremamente negativo sui consumi, come confermato anche dal calo registrato dal settore della ristorazione». Come si stanno difendendo i piccoli commercianti in questo scenario?  SICILIA 2011 • DOSSIER • 33


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 «I piccoli hanno un difetto, quello di essere piccoli appunto, ma anche un pregio, ovvero il vantaggio di potersi autosfruttare, senza ricorrere alla riduzione di personale. Con questo non voglio dire che i piccoli possano superare meglio la crisi, ma indubbiamente godono di una maggior elasticità. Di certo, in un momento come questo in cui per loro risulta difficile rispettare le scadenze, occorrerebbe più comprensione: le recenti proteste nei confronti di Serit si spiegano con il fatto che oggi bloccare un furgoncino per due rate non pagate dell’Inps significa che quel commerciante poi non verserà più nulla». Intanto, secondo il Rapporto Unioncamere 2011, nell’anno in corso è previsto un aumento dei consumi delle famiglie siciliane dello 0,4%, un dato decisamente inferiore alla media nazionale (+1%). In che modo è possibile stimolare la loro ripresa? «Il dato non mi stupisce, sarei sorpreso se avvenisse il contrario. Purtroppo in questa regione mancano investimenti legati allo sviluppo, mentre continuiamo a pagare forme di sostentamento che costituiscono invece proprio un’alternativa allo sviluppo: si preferiscono progetti di pseudo-forma34 • DOSSIER • SICILIA 2011

zione a interventi infrastrutturali come strade o ferrovie, come si sta facendo ad esempio nel sud della Polonia. È proprio vero che la Sicilia è un colabrodo dove si continua a versare acqua: la gente beve, ma questo non si riempie mai». Quali indicazioni hanno fornito invece i saldi estivi? «I dati sono contraddittori, con una diminuzione dei consumi registrata nelle grandi città e alcuni segnali positivi a macchia di leopardo. Ma le settimane chiave, si sa, sono le prime due, e in quelle l’esito non è stato soddisfacente: non potrebbe comunque essere altrimenti, vista la paura che regna nei consumatori. A tenere sono stati prodotti marginali come telefonia e computer, mentre sono calati addirittura i consumi alimen-

tari, oltre alla ristorazione, un settore decisamente fondamentale per i siciliani». Parliamo di turismo. Nel 2010 i flussi dall’estero sono aumentati del 10,2%, mentre le presenze di italiani sono cresciute soltanto dello 0,8%. Come rilanciarle? «Premetto che le percentuali non mi hanno mai convinto: se un repubblicano incontra un altro repubblicano in spiaggia, si potrebbe dire che il partito ha raddoppiato le proprie forze? Basta pensare al fatto che il Trentino Alto Adige registra da solo tante presenze quante l’intero Mezzogiorno per capire che gli incrementi citati significano poco o nulla. Ed è indubbiamente preoccupante non aver saputo approfittare della crisi


Pietro Agen



Il turismo è il settore nel quale si fa sentire maggiormente quello che è il principale difetto della Sicilia, ovvero la mancanza di progetti e di programmazione

che ha ovviamente investito mete concorrenti come il Nordafrica: gli italiani, ad esempio, erano tra i principali clienti dell’Egitto, ma non siamo riusciti comunque a intercettarli. Certo, si può sempre attribuire la colpa alla crisi economica mondiale, ma il turismo è anche il settore nel quale si fa sentire maggiormente quello che è il principale difetto della Sicilia, ovvero la mancanza di progetti e di

programmazione». Cosa intende? «Penso al fatto che ogni comune siciliano, anche il più piccolo, ha un assessorato al Turismo che in autonomia conia slogan, lancia campagne pubblicitarie o partecipa a eventi fieristici. Credo sia impensabile per la Regione pensare di promuovere separatamente ogni suo pezzo; occorre invece fare sistema e vendersi come un prodotto unico». Ma quali sono le prime impressioni che giungono dalla stagione estiva? «Chiudere in pari rispetto allo scorso anno dovrebbe già renderci contenti, e questo è ovviamente un brutto segnale. Ma d’altra parte, esclusi gli aeroporti, questa regione sconta una carenza di infrastrutture che non può attrarre turisti». È anche questo uno dei motivi dello scontro a distanza con il governatore Lombardo che dura



da qualche mese? Quali sono a suo avviso le colpe principali della sua amministrazione? «Personalmente considero Lombardo un amico, e come accade con tutti i miei amici, preferisco parlare chiaro. Appena eletto gli consigliai di stilare un progetto per la regione, ma dopo tre anni non ce n’è ancora traccia: solo nella sanità c’è stato un tentativo, è vero, ma non sufficiente. Sento parlare ancora di investimenti industriali, ma bisognerebbe spiegare che questi non esistono più. Occorre, invece, puntare a un modello di sviluppo turistico e agroindustriale. Certo, nemmeno lui ha la bacchetta magica, ma credo non si possa più vivere alla giornata senza decidere cosa voler fare da grandi. La verità è che, come diceva Einaudi, un buon politico pensa a vincere le elezioni, uno statista ai propri figli: ecco, credo che Lombardo sia solo un buon politico». SICILIA 2011 • DOSSIER • 35


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Uniti per diventare grandi Sburocratizzazione e sblocco dei fondi europei sono le prime misure da attuare a favore delle pmi secondo Alessandro Spadaro, presidente della Piccola industria di Confindustria Sicilia. Che loda anche il ruolo delle reti d’impresa e una «rivoluzione» in atto: la riscoperta delle regole Riccardo Casini

e le imprese contattate da Bankitalia per il rapporto 2011 sull’economia siciliana hanno dichiarato per lo scorso anno una flessione negli investimenti pari in media al 2,4% (comunque in miglioramento rispetto al -6,1% del 2009 e al -8,5% del 2008), quelli delle piccole imprese (tra i 20 e i 49 addetti) hanno registrato una flessione persino maggiore. Secondo Alessandro Spadaro, presidente del comitato regionale Piccola industria di Confindustria Sicilia, la ricetta per aiutarle a ripartire si può riassumere in due punti: «ridurre il peso della burocrazia e accelerare le misure previste per gli investimenti delle pmi inserite nel programma operativo

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Fesr». «Ritengo – spiega – che per ridare slancio all’economia regionale, dove la componente delle piccole imprese è preponderante, il governo regionale e la classe politica in generale debbano mettere l’impresa al centro della loro azione. Solo così si può ricreare quel clima di fiducia e di speranza indispensabile per far ripartire gli investimenti». Secondo Unioncamere, in Italia sono ben 13mila le piccole e medie imprese manifatturiere che appartengono oggi o sono in procinto di entrare in una delle diverse forme di rete d’impresa finalizzata alla progettazione di innovazioni, di forme di commercializzazione e di nuove strategie di mercato. È questa la direzione da seguire anche in Sicilia? «Le reti d’impresa si stanno dimostrando un valido strumento per accompagnare la nostra economia verso la globalizzazione, uno strumento di politica industriale che irro-

bustisce il sistema delle piccole e medie imprese, consentendo alle stesse di presentarsi insieme dal fisco, in banca o all’estero pur rimanendo libere e singole. Sicuramente la Sicilia non è un’eccezione: Confindustria ha promosso le reti d’impresa fin dall’inizio, e anche in regione le nostre associazioni territoriali si sono attrezzate per sensibilizzare le imprese all’utilizzo dello strumento». Nel rapporto Bankitalia si legge anche che nel 2009 le piccole imprese si sono rivelate quelle con il leverage più elevato (57,7%). Oggi come stanno sopportando l’indebitamento? In che modo può migliorare il loro rapporto con gli istituti bancari? «La sottocapitalizzazione delle imprese meridionali, specialmente quelle di piccole dimensioni, è stato sempre un problema, che oggi si è acuito a causa della crisi finanziaria e dei ritardi nei pagamenti da parte della grossa committenza e della pubblica amministrazione. Le restrizioni del mercato creditizio continuano a creare forti tensioni nelle piccole imprese. Oggi molte di queste si fanno assistere nei loro rapporti con le banche dai Consorzi fidi, che si stanno rivelando un valido


Alessandro Spadaro



La riscoperta della passione civile è il segnale più importante che viene oggi dal Mezzogiorno



strumento per migliorare il rapporto con le banche. Inoltre, il presidente nazionale Vincenzo Boccia sta portando avanti una trattativa con l’Abi per inserire tra i criteri di valutazione del rating aziendale previsti da Basilea III alcuni asset patrimoniali intangibili, come ad esempio i brevetti o le spese di ricerca e sviluppo, che potrebbero favorire le imprese più innovative». A livello occupazionale, il 2010 è stato il quinto anno consecutivo in cui è diminuita la forza lavoro impiegata nel settore dell’industria in senso stretto (-6,6%). Come invertire la tendenza? «In Sicilia i dati sull’occupazione e sull’inoccupazione dei giovani non impegnati nella ricerca di un lavoro e nemmeno nello studio, così come i numeri e le percentuali sulle donne fuori dal mondo produttivo, restano il termometro di un’economia che patisce pesantemente condizioni strutturali di forte svantaggio. Come ho detto, per invertire questo trend bisogna mettere al centro delle politiche di sviluppo le imprese, quelle vere, le

uniche in grado di creare vera occupazione. Bisogna convincersi che l’occupazione non si crea per legge, attraverso processi di stabilizzazione nella pubblica amministrazione dell’enorme precariato creato negli anni per rispondere a logiche clientelari, e i cui effetti disastrosi per la finanza regionale si stanno pagando a carissimo prezzo. La vera occupazione la crea il mercato attraverso le imprese che vi operano». Burocrazia, criminalità organizzata e restrizioni del mercato creditizio costituiscono i principali ostacoli allo sviluppo delle Pmi siciliane. Come affrontarli? «Ritengo che oggi la percezione di questi fenomeni che hanno frenato lo sviluppo della Sicilia e dell’intero Mezzogiorno sia notevolmente mutata: questo mi fa sperare in un futuro migliore. Il mondo imprenditoriale si è reso conto che un mercato protetto, una condizione di sottosviluppo, l’intermediazione politico-burocratica parassitaria e un’invadenza delle organizzazioni criminali sul territorio sono un ostacolo fortis-

simo a processi di efficienza e innovazione che sono indispensabili nel mondo imprenditoriale per competere oggi sul mercato internazionale: dove c’è la mafia e dove c’è malaburocrazia non c’è innovazione, non c’è efficienza, non c’è mercato, non c’è la possibilità di competere. Anche all’interno della società, specialmente fra i giovani, assistiamo alla riscoperta della passione civile, che credo sia il segnale più importante che viene oggi dal Mezzogiorno: riscoprire l’idea di una dimensione pubblica, delle regole come elemento che rende la nostra società più giusta, più competitiva e più responsabile». Quale ruolo sta svolgendo in questo senso Confindustria? «Questa rivoluzione è stata possibile grazie all’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura ma, posso affermare con grande orgoglio, anche grazie all’opera di Confindustria Sicilia, che dal 2007 ha inaugurato la stagione di ribellione alla criminalità organizzata, la stagione della ribellione al pizzo e alla malaburocrazia». SICILIA 2011 • DOSSIER • 37


POLITICA ECONOMICA

Obiettivo: formazione continua ormazione continua: è questo uno dei principali obiettivi della Compagnia delle Opere della Sicilia orientale, che attraverso varie iniziative sta tentando di arginare gli effetti della crisi economica che ha investito il tessuto produttivo catanese e non solo. Secondo il presidente Carlo Saggio infatti, nonostante il «senso di responsabilità» degli imprenditori, manca ancora la necessaria «capacità di innovazione», anche a livello organizzativo, per cercare di risalire la china. Presidente, come stanno rispondendo gli imprenditori siciliani a questo momento di difficoltà? «Ci rendiamo conto, con più chiarezza ogni giorno che passa, di quale sia la reale portata della crisi economica che ci troviamo ad affrontare. I nostri imprenditori hanno reagito con grande senso di responsabilità e di sacrificio, ma ancora con un’insufficiente capacità di cambiamento, di innovazione e di saper fare rete. Credo che queste siano le questioni decisive per i prossimi mesi». A giugno si è concluso il programma di Scuola d’impresa 2011. Come giudicate il suo esito? Quali altre iniziative sono in programma ora? «La scuola d’impresa è un’iniziativa fondamentale per noi. La formazione continua - oserei dire l’educazione continua - dell’imprenditore, si dimostra veramente attuale in questo momento. È no-

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Il presidente Carlo Saggio illustra l’impegno della Compagnia delle Opere della Sicilia orientale in favore delle aziende: dalla “Scuola d’impresa” agli strumenti per un migliore rapporto con gli istituti di credito Riccardo Casini

stra intenzione continuare con maggior vigore il lavoro già iniziato nella speranza che sempre più imprenditori possano utilizzare e trarre beneficio da una formazione così qualificata. L’anno prossimo sicuramente incrementeremo i moduli di scuola d’impresa possibilmente in collaborazione con altre realtà imprenditoriali». Recentemente avete presentato un aggiornamento della convenzione con Intesa San Paolo. Quali servizi finanziari offre la Compagnia delle Opere della Sicilia orientale ai propri associati? Qual è il vostro impegno in questo momento di crisi per le imprese? «L’esperienza ci suggerisce che il problema del finanziamento, o meglio il problema di un’adeguata

padronanza e gestione degli aspetti finanziari delle imprese, è decisivo. Vogliamo rispondere a questa esigenza con varie iniziative: in primo luogo un innalzamento della cultura d’impresa rispetto alle tematiche finanziarie, e in secondo luogo un accompagnamento delle imprese in questa direzione; non a caso, a breve avremo una persona che si occuperà a tempo pieno di questo. Ancora, cercheremo di agevolare un rapporto trasparente ed efficiente con gli erogatori del credito. Infine, tenteremo di costruire insieme servizi e strumenti, come le convenzioni bancarie, sempre più adeguati alle esigenze degli operatori. Come si può vedere, si tratta di un lavoro intenso».


OCCUPAZIONE

Sicilia e lavoro, una dura partita ancora aperta In Sicilia i dati sulla disoccupazione sono allarmanti, di 6 punti superiori alla media nazionale. L’assessorato al Lavoro, retto da Andrea Piraino, risponde offrendo agli imprenditori due anni di sgravi dai contributi totali per ogni assunzione a tempo indeterminato Paola Maruzzi

l report dell’Istat aggiornato al primo trimestre del 2011 ha confermato una verità già nota: la disoccupazione in Sicilia pesa e preoccupa soprattutto i giovani che per la prima volta si affacciano sul mondo del lavoro. Il tasso regionale si aggira attorno al 15%, ben 6,3 punti in più della media nazionale (8,4%) e sale ancora se si considera solo quella femminile, che si assesta al 18%. A soffrire maggiormente è la provincia di Agrigento (19,2%), seguita da Palermo (18,7%), Enna (16,7%), Caltanissetta (16,5%), Messina (13,5%), Trapani (13%), Catania (12%), Siracusa (10,5%) e Ragusa (9,1%). L’assessore al Lavoro Andrea Piraino commenta invocando «politiche vere di sviluppo» e annuncia che «è quasi pronto un piano generale per l’occupazione che servirà a coordinare tutti i fondi, le misure e i bandi destinati a spingere il mercato del lavoro». Sarà un’operazione complessa, considerando anche il “sacrificio” imposto dalla manovra finanziaria per ottenere il pareggio in bilancio nel 2013, così «oltre alle nostre insufficienze subiamo purtroppo le

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Andrea Piraino, assessore al Lavoro della Sicilia

tensioni nazionali che il governo puntualmente tende a scaricare sul Sud». Per invertire il trend sulla disoccupazione potrebbe essere d’aiuto rivisitare il bilancio della Regione, magari liberando risorse non utilizzate? «Il bilancio della Regione non permette grandi spostamenti di fondi. Le risorse sono sempre più limitate e così all’assessorato al Lavoro non rimane altro che intercettare, cosa che

stiamo già facendo, le risorse provenienti da altri soggetti e impiegarli al meglio, in linea con quanto consentono le normative nazionali ed europee». La Regione ha messo sul piatto 160 milioni, offrendo agli imprenditori siciliani due anni di sgravi dai contributivi totali (Inps e Inail) per ogni assunzione fatta a tempo indeterminato. Eppure il primo step del bando non ha riscosso molto successo. Perché?


Andrea Piraino



Stiamo lavorando in tante direzioni per mettere a punto strumenti per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di chi non vi ha mai messo piede



«Diciamo che è stata recepita in parte. Dobbiamo sempre tenere conto che la crisi globale fa paura e, pur in presenza di un aiuto concreto, l’imprenditore prima di assumere riflette molto. Contiamo comunque, con il secondo step e con una più ampia pubblicizzazione di questa opportunità, di ampliare il numero delle assunzioni a tempo indeterminato che, voglio ricordarlo, in appena sei mesi ha sfiorato le cento assunzioni mensili».

Fondi europei e progetti di sviluppo sono senz’altro necessari, ma su cosa indirizzare le politiche occupazionali affinché non si esauriscano nell’assistenzialismo? «Stiamo lavorando in tante direzioni per mettere a punto una serie di strumenti come l’apprendistato, forme di avviamento al lavoro e aiuti alle imprese per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di soggetti che non vi hanno mai messo piede. Penso al credito d’imposta ma anche

ai voucher oppure a stage e tirocini che consentono di poter avviare i giovani. È poi indispensabile andare incontro alla struttura imprenditoriale della regione, che purtroppo è debole e ha difficoltà ad aprirsi. Credo che siano utili, e per questo vanno incrementati, i tirocini formativi nelle aziende perché consentono di acquisire esperienze e competenze capaci di mettere i lavoratori nelle condizioni di potere essere competitivi. Di recente abbiamo pubblicato un bando, realizzato con il ministero del Lavoro e altre regioni del Sud per promuovere 833 tirocini formativi in Sicilia. Come si vede con molta difficoltà, data anche dal particolare momento che attraversiamo, ci si muove in ogni direzione possibile per creare nuove opportunità». SICILIA 2011 • DOSSIER • 41


OCCUPAZIONE

l lavoro come priorità, la formazione come naturale conseguenza. In Sicilia è un vecchio “ritornello”, che non sembra passare di moda. Lo confermano i dati Istat, secondo cui il tasso di disoccupazione è del 15%, una doppia cifra che fa riflettere se paragonata al 3,9% del Trentino Alto Adige, la regione più virtuosa. Maurizio Bernava, segretario della Cisl regionale, definisce «comatosa» la situazione e fa nuovamente appello ai temi cardine della ripresa, quella che imprese e lavoratori non possono più aspettare. Recentemente ha scritto una lettera aperta al governo regionale e all’Ars, chiedendo un pacchetto di misure che rimettano in moto economia e società. Se non dovesse accadere cosa si rischia? «Il rischio è quello di rendere irreversibile la crisi in atto. Dal 2008 in poi tutti gli indicatori, sia economici che sociali, ne danno conferma, eppure di fronte a questa evidenza né il governo

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Maurizio Bernava, segretario regionale della Cisl

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I lavoratori non possono più aspettare «Che il governo regionale provveda subito a varare una norma sullo sviluppo o la crisi si farà irreversibile». Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, lancia un appello alla classe politica, chiedendo «una svolta epocale» per far ripartire investimenti e occupazione Paola Maruzzi regionale né quello nazionale hanno assunto comportamenti di risposta. Basterebbe partire da una maggiore presa di coscienza, ricalcando un po’ la richiesta fatta dal presidente Napolitano dopo la manovra a Camera e Senato. Bisogna lavorare in sintonia con gli altri sindacati e il mondo imprenditoriale, è chiaro che non possiamo più restare bloccati, in

bilico tra un governo regionale impegnato solo ad aprire conflitti costituzionali e di principio con il governo nazionale, per esempio su fondi Fas e il fermo fiscale, e da una manovra finanziaria che ignora le esigenze di crescita e sviluppo del Mezzogiorno. Ecco perché stiamo facendo pressioni affinché si arrivi a una svolta epocale». Cosa chiedete? «Che il governo regionale metta subito in approvazione una norma sullo sviluppo che contempli temi già concordati con il governatore. Il segnale deve essere chiaro: la politica deve smetterla di avere un ruolo di arroganza, cioè di fare da intermediario nei processi di distribuzione degli incentivi. Mettiamo piuttosto al centro l’investimento d’impresa, agevoliamolo. Mi riferisco a quegli investimenti duraturi, fatti con criterio. Possiamo farlo con i fondi europei e, persino, adottando misure che non costano quasi nulla».


Maurizio Bernava

Quali sarebbero questi interventi? «Una priorità è individuare delle aree critiche, per esempio Termini Imerese, dove ci sono capannoni e spazi deserti inutilizzati: facciamo in modo che diventino attrattivi per gli investimenti esteri, favorendo questo passaggio con leggi ad hoc sul capitale di rischio, aprendo la strada alle norme di credito d’imposta per l’occupazione, facendo subito investimenti infrastrutturali, dalla depurazione al cablaggio. Al contrario si assiste alla frammentazione dei fondi europei in piccoli bandi dal sapore clientelare, nati solo per aumentare il consenso politico. Bisognerebbe invece concentrarli per far ripartire le imprese e spingerle, attraverso bonus, a risollevare l’occupazione, sia giovanile che quella over cinquanta dei cassintegrati. Naturalmente questo progetto di rottura non ha nulla a che fare con l’attitudine a sperperare la spesa pubblica». Il disegno di legge sul credito d’imposta per l’occupazione è un buon segnale. Servirà a creare realmente sviluppo? «Va detto che nel 2010 la Regione ha fatto due scelte importanti: il credito imposta per l’occupazione e il credito d’imposta per gli investimenti, ma ha fatto un grande errore incardinandoli al Fas. Per quanto riguarda il provvedimento sull’occupazione, bisognerebbe che fosse orientato per obiettivi strategici e non, come accade, mero strumento di contributi a pioggia». Intervenendo sulla ristrutturazione del settore formazione professionale ha detto che la Sicilia non può più aspettare.



Con dei bonus le imprese vanno spinte a investire su giovani qualificati e cassaintegrati over cinquanta

Cosa vi aspettate dalla politica? «Innanzitutto chiarezza: non abbiamo ancora capito se il settore formazione è in crisi. Se così fosse bisogna al più presto attivare un piano di ristrutturazione da presentare al ministro del lavoro. Per ora si fa credere, a mezze parole, che il sistema è in grado di continuare così. Questa è l’ambiguità da cui bisogna uscire. Ripeto: smettiamola di fare proclami contro il governo nazionale, passiamo alla concretezza». Si apre un altro capitolo doloroso per la Sicilia. Come vede l’indebitamento? «Viviamo un paradosso: chiediamo più soldi e sprechiamo i fondi europei. Un circolo vizioso da cui si esce solo investendo in



ricchezza produttiva, necessaria per creare reddito e nuove entrate erariali, che serviranno per pagare un debito costosissimo ed evitare il dissesto degli enti in prospettiva di un federalismo troppo cinico. Le potenzialità per fare misure ad hoc ci sono, la Sicilia deve sfruttare lo statuto speciale che ha. Solo con carte e conti in regola e con un piano di uscita dal debito può battere i pugni e pretendere di concordare assieme al governo nazionale dove investire le risorse disponibili. Altra richiesta è ridurre i costi della politica: la Sicilia e la Sardegna sono quelle che spendono di più. Questo sarebbe un segnale importante. Solo così la classe politica può diventare credibile». SICILIA 2011 • DOSSIER • 43


FORMAZIONE

Da Bruxelles le risorse per la formazione siciliana er alcuni mesi in Sicilia i lavoratori del settore formazione sono stati sul piede di guerra: a marzo una ventina di loro è salita sui tetti della sede dell’assessorato regionale, in via Ausonia, per rivendicare il pagamento degli stipendi e denunciare la mancata adozione del piano formativo per l’anno 2011; a luglio migliaia di addetti sono scesi in piazza per chiedere una rimodulazione della riforma, che tra l’altro prevede sistemi di finanziamenti più rigidi. A metà agosto si è giunti all’epilogo con la firma dell’accordo con il ministero del Lavoro per la concessione di 10 milioni di euro alla Regione per far fronte alla cassa integrazione. È una boccata d’ossigeno per gli 800 lavoratori dell’ente Cefop, che non percepivano lo stipendio da più di un anno. L’assessore all’Istruzione e formazione professionale Mario Centorrino si dice soddisfatto, anche se ci tiene a precisare che il ritardo è del tutto indipendente dalla Regione. «L’ente – spiega – non era a posto con il Durc, il certificato che attesta la regolarità sul versamento dei contributi», dunque era impossibile, per legge, prestargli soccorso. È probabile, come preannunciato dal governatore Lombardo, che il prossimo passo sia l’avvio delle procedure per il fallimento, una possibilità che sarà comunque discussa in autunno. Dal 18 luglio la Regione ha isti-

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Dopo mesi di agitazione che hanno scosso gli enti di formazione siciliani, con Cefop in testa, arriva una boccata d’ossigeno per il settore. A dirlo è l’assessore Mario Centorrino, alle prese con il testo definitivo del Piano regionale dell’offerta formativa 2012: «La novità è che sarà quasi interamente finanziato dai fondi europei» Paola Maruzzi tuito un tavolo di crisi per discutere delle criticità degli enti di formazione: cosa ha portato? «Il tavolo ha già dato i primi risultati dal momento in cui l’ente di formazione Cefop ha deciso di mettere i suoi dipendenti in mobilità, quindi è subito scattata la richiesta al ministero: in gioco ci sono 800 dipendenti che potranno usufruire della cassa integrazione in deroga; a que-

sto va aggiunto il cosiddetto fondo di garanzia». Oltre alle forze politiche e ai sindacati, quali attori sarà necessario coinvolgere per dar vita a un confronto bipartisan sul tema? «C’è un soggetto che è sempre rimasto trascurato proprio perché non ha potere di rappresentanza: sono i giovani, coloro che utilizzano la formazione. Mi piace pensare che pos-


Mario Centorrino

Mario Centorrino, assessore all’Istruzione e formazione professionale della Sicilia

sano partecipare attivamente al dibattito, così come accade nelle scuole e nelle università. Per ora è una proposta, sarebbe interessante trasformarla in realtà e accompagnarla al piano 2012. Di certo non sarà facile trovare delle forme di rappresentanza democratica: il settore formazione è fluido e molto articolato». A parte il tavolo di crisi, crede sia necessario fare un passo successivo, cioè mettere mano a una riforma del settore? «Sicuramente lo è e cercheremo di farlo con il piano 2012, che verrà finanziato quasi interamente con i fondi europei. In ballo ci sono diversi cambiamenti: nella tipologia di rendicontazione, nel rapporto di erogazione tra assessorato ed ente di formazione; in questo modo si potranno apportare modifiche per la parte che più interessa, cioè quella relativa al contenuto dei corsi e al

loro adeguamento alla domanda di mercato». Argomento di discussione di questi mesi sono stati i 60 milioni promessi sul Piano regionale dell’offerta formativa 2011, la cui disponibilità è stata ribadita dalla Regione. Cosa consentirà il loro impiego? «Di completare il finanziamento del piano, che è stato sovvenzionato solo per il 70%. Pensavamo di poter completare la parte restante con i fondi europei, ma le procedure sarebbero state troppo lunghe: il finanziamento europeo per il Prof 2011 si sarebbe sovrapposto a quello del 2012». I sindacati chiedono che venga posto riparo al proliferare di enti di formazione, che nascono senza un criterio ben preciso, determinando un collasso del settore. Cosa risponde?



L’intervento sull’edilizia scolastica verrà finanziato dal fondo sociale europeo e gestito con il Miur



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FORMAZIONE

 «Francamente non vedo il motivo di

questa lamentela. Gli enti di formazione inseriti nel Prof 2011 sono “storici”. È chiaro che nel 2012, quando ci sarà un finanziamento con il fondo sociale europeo, gli enti storici parteciperanno al bando come tutti gli altri. Sono sicuro che gli enti sapranno mantenere un loro equilibrio, senza sovrapposizioni». Ha fatto discutere il bando regionale da 140 milioni di euro di fondi di Bruxelles per corsi di formazione in aziende destinati a 12mila disoccupati, bocciato dalla Corte dei Conti per la mancanza di attinenza dei progetti. «È un incidente che desta amarezza e non doveva assolutamente accadere. Ho chiesto scusa ai siciliani. Abbiamo accettato il ripiego critico della Corte e cercheremo di riproporre quanto prima questo bando con un nuovo nucleo di valutazione». Il fondo deve essere speso entro il 2013. Non c’è il rischio che resti inutilizzato o peggio che si torni a parlare di un Mezzogiorno incapace di gestire i soldi europei? «Spero di no, sono intenzionato a riproporre il bando. Questa volta da-



Per il 2012 in ballo ci sono diversi cambiamenti tra cui l’adeguamento di corsi alla domanda di mercato



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remo qualche indicazione in più; la prima versione aveva delle genericità che hanno innescato degli equivoci». È paradossale che si arrivi a ritirare un bando perché non si è stati in grado di gestirlo: di chi è la responsabilità? «Definirlo paradossale è forse generoso. Abbiamo aperto un’indagine per capire le ragioni che hanno reso possibile una cosa del genere. Di norma i progetti che partecipano a un bando vengono sottoposti al-

l’esame del nucleo di valutazione, composto da persone che fanno parte di una cosiddetta long list. È un compito delicato e anche ben retribuito. Dovrebbe essere affidato a soggetti che diano garanzie di competenza ed eticità: è qui che c’è stato un cortocircuito, ma oggi c’è già una nuova long list». Priorità in agenda? «Il nuovo piano per la formazione professionale 2012 e la scuola: l’obiettivo è arrivare a forme di dimensionamento da concordare con enti locali e territorio. L’altro intervento riguarda l’edilizia scolastica: verrà finanziato dal fondo sociale europeo e gestito con il Miur. Terza priorità è il completamento del programma di spesa del fondo sociale europeo attraverso una cernita dei progetti più interessanti: non possono partire tutti perché si rischia di ingolfare il dipartimento».


SICUREZZA INTERNAZIONALE

Rilanciare il dialogo nella Nato

«Il ruolo dell’Italia nella Nato appare oggi ancor più determinante». Lo evidenzia il presidente del Comitato atlantico italiano, Enrico La Loggia, che sottolinea l’importanza di puntare sulle nuove generazioni per un assetto più stabile nel Mediterraneo Francesca Druidi

11 settembre 2001 ha determinato lo spostamento dell’orizzonte strategico della Nato, che ha intensificato esponenzialmente il proprio impegno nel Medio Oriente allargato e anche nel Mediterraneo. La “primavera araba” e la questione libica non hanno fatto altro che alimentare e accrescere il dibattito sulle prospettive politiche, socioeconomiche e culturali della regione mediterranea. E gli appuntamenti promossi dal Comitato atlantico italiano, che da oltre cinquanta anni promuove attività di studio, formazione e informazione sui temi di politica estera ed economia internazionale relativi all’Alleanza atlantica, incoraggiano ulteriormente l’incontro e il confronto tra paesi e culture differenti, soffermandosi in particolare sulle possibili accezioni che nel prossimo futuro assumeranno parole chiave quali sicurezza e cooperazione. A commentare lo scenario attuale, nonché il ruolo dell’Italia nella Nato, è il presidente Enrico La

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Loggia. Alla luce anche del Palermo Atlantic Forum, svoltosi lo scorso giugno, quali sono i principali scenari sul fronte della sicurezza nel Mediterraneo? «Il Palermo Atlantic Forum è coinciso con una situazione di grande fibrillazione nella parte sud del Mediterraneo, con rivolte di vario tipo che hanno, in taluni casi, portato alla caduta di regimi decennali. Il dibattito si è, dunque, incentrato su una lettura approfondita di questi eventi ed è emersa la forte preoccupazione che da essi possano derivare esiti inauspicati, anziché nuove e vere opportunità di crescita per i Paesi interessati. Il quadro che va delineandosi riguarda molto da vicino sia l’Italia sia la Nato, in virtù delle possibili ripercussioni su equilibri regionali già in partenza molto delicati. Si profila ancora una volta, con forza, l’esigenza di sviluppare il concetto di “sicurezza umana”, che ponga al centro dell’attenzione – in particolare degli organismi multilaterali – non

© NATO

solo gli Stati, ma anche e soprattutto le persone». Come, secondo lei, è possibile rilanciare il confronto e la cooperazione economica tra le due sponde del Mediterraneo? «Partendo dalle giovani generazioni, che rappresentano la maggior parte degli abitanti dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo e che sono destinate a divenire la classe dirigente di domani. Occorre, come abbiamo fatto a Palermo, metterle a confronto


Enrico La Loggia

© NATO

fra di loro e con quelle dei Paesi del sud Europa. In maniera tale che si parlino, dialoghino senza infingimenti, si scontrino pure ma sempre nel rispetto reciproco. Da una maggiore conoscenza nasce, infatti, una migliore comprensione. E una migliore comprensione aiuta a sviluppare il concetto di coesistenza pacifica». Qual è oggi l’importanza strategica assunta dai partenariati della Nato con particolare riferimento

alle aree del Mediterraneo e del Medio Oriente allargato? «I partenariati rappresentano un formidabile strumento di dialogo e di cooperazione attraverso il quale la Nato continua a offrire il suo decisivo contributo al mantenimento della sicurezza dell’area mediterranea. L’avanzamento dei partenariati è reso oggi ancor più indispensabile in presenza di sfide e minacce che stanno mettendo a repentaglio la comune sicurezza mediterranea ed euro-atlantica. Di fronte al radicalismo politico-religioso, che sfocia talvolta in atti terroristici, e alle ambizioni diffuse nel campo della proliferazione nucleare, è quanto mai necessaria l’elaborazione di risposte sinergiche e coordinate fra l’Alleanza atlantica e i suoi partner regionali, inclusa la Lega Araba, secondo quel principio di “sicurezza cooperativa” sancita dal nuovo concetto strategico adottato dalla Nato lo scorso novembre a Lisbona». Quale ritiene sia oggi oppure debba essere nel futuro il ruolo dell’Italia nella Nato? «Il nostro Paese svolge da sempre una funzione di primo piano nella dimensione mediterranea e mediorientale dell’Alleanza. Anche perché ha

dimostrato, in più occasioni, la sua indiscussa capacità di favorire l’incontro fra storie, culture e tradizioni diverse, alla ricerca di un terreno comune su cui edificare politiche e strategie condivise. In questo spirito, peraltro, si è svolto il Palermo Atlantic Forum». La Sicilia rappresenta il baricentro della regione mediterranea. Come sfruttare al meglio questa posizione sotto il profilo politico, culturale ed economico? «Da sempre terra d’incontro e sintesi di culture diverse, e avendo inoltre un’antica tradizione di accoglienza, la mia Isola merita di svolgere un ruolo sempre più decisivo nel momento in cui si vanno ridisegnando gli assetti politici di molti paesi che si affacciano sul “Mare nostrum”. In questa dimensione si inserisce anche una mia vecchia aspirazione, che spero possa vedere presto la luce: l’istituzione, a Palermo, di un Politecnico del Mediterraneo, una struttura innovativa che, sfruttando al meglio le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, favorisca l’incontro fra giovani universitari di tutti i paesi dell’area, esaltando i motivi di unità e vicinanza rispetto a quelli di diversità o conflitto». SICILIA 2011 • DOSSIER • 53


EXPORT

L’export catanese riparte dal sole Sono tre, secondo Domenico Bonaccorsi di Reburdone, le strade da seguire per rafforzare la presenza delle imprese catanesi sul mercato internazionale: un’adeguata politica dei trasporti, una migliore pianificazione delle risorse pubbliche, più attenzione ai contratti di rete Michela Evangelisti

ultimo rapporto di Banca d’Italia sull’economia siciliana rileva nel corso del 2010 un miglioramento della congiuntura nel settore industriale. I risultati sono, però, limitati dalla scarsa apertura del settore manifatturiero regionale all’export, al momento leva strategica per la ripresa. Nel panorama siciliano, Catania si trova in una situazione di sostanziale equilibrio. «Risentiamo ancora della profonda crisi che ha colpito i mercati mondiali e

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la ripresa dell’export non ha riguardato l’economia locale, la cui presenza sui mercati esteri è ancora abbastanza modesta» puntualizza il presidente di Confindustria Catania, Domenico Bonaccorsi di Reburdone, che tratteggia così i punti di forza del territorio: «Un tasso di mortalità delle imprese inferiore a quello delle altre province, perdita occupazionale contenuta, un tessuto di imprese diversificato che, seppure con difficoltà, sta reggendo». Quali strategie occorrerebbero per rafforzare la presenza delle imprese catanesi sul mercato internazionale? «Le azioni utili sarebbero molteplici. Innanzitutto un’adeguata politica dei trasporti. Per molte imprese i costi sono diventati ormai insostenibili. Rafforzare il ricorso alle vie del mare per il trasporto delle merci è un’alternativa sostenibile, ma non sufficiente. Purtroppo i programmi di investimento del governo e della stessa Unione europea rischiano di tagliarci fuori dai corridoi europei e

questo non è accettabile per un territorio che sconta un divario infrastrutturale già pesante. Per questo tutti i politici siciliani dovrebbero serrare le fila - e in tal senso ci siamo ripetutamente espressi - facendo sentire la propria voce». In tema di internazionalizzazione gli interventi che attingono alle risorse pubbliche risultano adeguati? «A questo proposito sarebbe utile una pianificazione più mirata. La mancanza di una regia unica dà ancora luogo a iniziative spot che producono risultati marginali in termini di presenza sui mercati esteri. Infine, sarebbe necessaria più attenzione alle nuove opportunità offerte dalle reti d’impresa, uno strumento sul quale Confindustria Catania sta puntando molto, con l’apertura di uno sportello di supporto dedicato. Le imprese che si aggregano e collaborano, oltre a beneficiare degli sconti fiscali previsti dalla legge, possono presentarsi sui mercati esteri in modo più competitivo». Oltre all’internazionaliz-


Domenico Bonaccorsi di Reburdone



I programmi di investimento del governo e dell’Unione europea rischiano di tagliarci fuori dai corridoi europei



zazione anche l’innovazione e la ricerca si stanno sempre più rivelando leve strategiche per la competitività in questa fase di uscita dalla crisi. Quale situazione si riscontra a questo proposito sul territorio? «Parliamo di due fattori chiave dei processi di sviluppo. A Catania sono decine gli esempi di positiva collaborazione tra imprese e università che hanno dato risultati di successo. Ma dobbiamo fare di più». Quali obiettivi intendete centrare? «La nostra sfida è quella di estendere alcune sinergie virtuose che si sono instaurate tra Ateneo e grandi realtà industriali del territorio anche alle piccole e medie imprese. E proprio in questa direzione

Confindustria Catania si sta impegnando attraverso l’attività del Liaison office, che consente di svolgere in modo più compiuto la funzione di anello di congiunzione con le imprese, e che si somma alla già consolidata collaborazione con le facoltà di Economia e Ingegneria». Secondo il presidente di Confindustria regionale, Lo Bello, Catania ha il sistema imprenditoriale con il maggiore potenziale di sviluppo in Sicilia, ma la città, per crescere, deve avere la lucidità di valorizzare i suoi aspetti positivi e di isolare le tante piaghe che ne infettano il mercato. Qual è la sua analisi a questo proposito? «Catania, da sempre, rappresenta la parte più dinamica e

vitale dell’economia dell’isola. Un territorio che negli ultimi 50 anni, nonostante tutto, ha saputo attrarre gli investimenti tanto delle grandi quanto delle piccole e medie imprese. È ovvio che questo processo non poteva rimanere immune dalla piaga dei condizionamenti mafiosi imposti dalla criminalità organiz-

Domenico Bonaccorsi di Reburdone, presidente di Confindustria Catania



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EXPORT



zata. Un potere, quello malavitoso, forse oggi più insidioso che nel passato, perché silenziosamente e senza gesti eclatanti riesce a pervadere sacche dell’economia apparentemente sane, grazie all’appoggio garantito dalla zona grigia del potere politico». Come è possibile contrastare questa tendenza della malavita a insinuarsi nei meccanismi economici? «La scelta di campo fatta da Confindustria in materia di legalità è la nostra arma vin-

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cente. Non ammettere deroghe al rispetto delle regole e adottare condotte etiche è la strada maestra da seguire. La buona economia catanese, frutto del lavoro di centinaia di imprenditori che con coraggio investono risorse, energie e talento, può prevalere e scacciare la parte ancora infetta». L’area industriale di Catania versa, però, in uno stato di abbandono. Quali interventi sarebbero auspicabili? «Il problema delle aree industriali in Sicilia è di carattere generale. Le Asi hanno fallito la loro missione di sostegno allo sviluppo e vanno abolite, così come opportunamente prevede un disegno di legge presentato dall’assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi. Dall’eliminazione dei consorzi e dei relativi apparati

burocratici deriverebbero economie per oltre 4 miliardi di euro, risorse che potrebbero utilmente essere destinate agli interventi di manutenzione delle aree, a tutto vantaggio delle imprese insediate». In un recente intervento ha affermato che oggi Catania si trova al centro di importanti processi di investimento, capaci di aprire uno scenario di crescita nuovo, proiettato anche nell’area mediterranea. A cosa faceva riferimento? «L’8 luglio ha aperto i battenti 3Sun, joint venture tra St Microelectronics, Enel e Sharp per la produzione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione. Si tratta della fabbrica più grande d’Italia, tra le prime in Europa, che rivolgerà parte della sua produzione anche verso i promettenti mercati del Mediterraneo. Un investimento da 358 milioni di euro che occuperà circa 300 persone. Altri investitori privati stanno puntando su Catania per insediare le loro produzioni ad alto contenuto tecnologico nello stesso settore. È il seme dello sviluppo del polo fotovoltaico catanese, che ritengo possa duplicare il successo del fenomeno Etna Valley e dell’industria microelettronica trainata da St Microelectronics».


EXPORT

Argentina e India nuovi mercati per la Sicilia Grazia Clementi, presidente del Consorzio Med Europe Export, guarda ai mercati emergenti e auspica la ripresa del commercio nell'area del Mediterraneo Riccardo Casini

e, come afferma il rapporto Bankitalia sull’economia siciliana, nel 2010 le esportazioni isolane sono aumentate a prezzi correnti del 47,8%, recuperando anche buona parte della contrazione subita per effetto della crisi finanziaria nel 2009 (37,7%), un ruolo importante lo ha svolto l’Unione europea, destinataria del 44,4% dell’export siciliano con una crescita del 42,9%. Tra i Paesi extra-Ue gli incrementi maggiori si sono registrati invece nei confronti degli Stati Uniti (22,1%), mentre l’area del Mediterraneo ha sicuramente risentito della crisi economica (vedi Grecia) e soprattutto dei conflitti che hanno coinvolto diversi paesi del Maghreb nel corso dell’ultimo anno. Grazia Clementi, presidente di Med Europe Export, consorzio di imprese siciliane nato per facilitare incontri e avviare rapporti eco-

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Grazia Clementi, presidente del Consorzio Med Europe Export

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nomici con imprenditori e soggetti istituzionali esteri, in particolare proprio nel bacino del Mediterraneo, afferma che «guardare all’estero significa oggi trovare opportunità e spazi che in Sicilia non ci sono». «In questo momento – spiega Clementi – l’export può costituire la salvezza per un’azienda siciliana, ma l’attività che dovrebbe portarla verso l’estero non è favorita né dal tipo di formazione degli imprenditori né dagli enti locali. Siamo costretti a combattere contro una logistica male organizzata, e questo porta a uno scoramento, con il rischio di rassegnarsi all’immobilismo nonostante vi siano grandi potenzialità per competere nei mercati internazionali». Com’è possibile uscire da questa situazione? «Oggi gli imprenditori si stanno arrangiando, cercano di individuare autonomamente il mercato migliore

per il proprio prodotto, e questo è un passo in avanti. Non abbiamo la sfera di cristallo ma riteniamo che l’internazionalizzazione sia una soluzione importante per affrontare la crisi». Il Mediterraneo costituisce ancora lo sbocco naturale per l’economia siciliana? «Nei Paesi di questo bacino le nostre aziende hanno sempre operato con soddisfazione Oggi ci sono evidenti ripercussioni a causa delle tensioni politiche ma speriamo che tutto si risolva il più presto possibile. Per l’economia siciliana, questi Paesi sono molto importanti. Sono simili a noi per mentalità e cultura ma non possiedono un’economia consolidata e hanno bisogno di know-how, cosa che l’imprenditore siciliano ha sviluppato stando nell’Unione europea. Attendiamo quindi con fiducia che lo scenario torni tranquillo per ripartire». Quali Paesi si stanno di-


Grazia Clementi

mostrando maggiormente ricettivi nei confronti dei nostri prodotti? «Con Marocco, Giordania e Siria i rapporti non si sono mai interrotti. Si tratta di mercati interessanti soprattutto per il settore edilizio, quello delle energie rinnovabili, della raccolta dei rifiuti e in generale per tutto quello che possiamo definire innovativo. L’Algeria ad esempio è un Paese dove il turismo non è ancora bene organizzato e oggi chiede esperti del settore. Grande attenzione va generalmente riservata al comparto agroindustriale, per il quale ci vengono richieste attrezzature e anche know-how». Su quali mercati invece è

necessario puntare oggi per aumentare ancora il volume dell’export? «Un occhio di riguardo va rivolto all’America Latina: dopo l’impennata del Brasile, aiutato anche da un governo capace di far crescere l’imprenditoria locale, oggi riponiamo grandi aspettative sull’Argentina. Conviene poi approcciare anche gli altri “Bric”, benché oggi entrare nel mercato cinese è difficile, se si escludono le eccellenze vinicole. L’India invece sembra più vicina alla nostra mentalità, e questo potrebbe facilitare l’approccio per le nostre imprese. Penso in particolare ai settori del turismo e dell’enogastronomia, che dovrebbero ricevere una

spinta promozionale anche dalla cinematografia: la Sicilia, non dimentichiamolo, è un immenso set naturale». Recentemente il Consorzio ha presentato la nuova Agenzia multietnica di Palermo, nata dal progetto “Azienda multietnica”. Quali saranno i suoi compiti? «Compito dell’Agenzia sarà di creare integrazione e nuove opportunità lavorative. La cultura dell’associazionismo può aiutare gli imprenditori a crescere; il ruolo delle agenzie è proprio quello di portare a una maggiore aggregazione e cultura d’impresa. Tutto questo per andare nella direzione di un unico sistema Sicilia». SICILIA 2011 • DOSSIER • 59


INNOVAZIONE

Catania capitale del fotovoltaico Salute ed energia. Questi i due settori serviti dalla tecnologia del distretto microelettronico catanese. Ricerca e produzione, spiega Elita Schillaci, «devono focalizzarsi sempre più sulle esigenze di sviluppo del territorio, sulle sue competenze e sulla domanda del mercato» Michela Evangelisti

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a voglia di “remare controcorrente” e di puntare sui grandi progetti e sulla loro forza propulsiva e catalizzatrice c’è ancora tutta in Sicilia e, soprattutto, ci sono le vision di uomini e donne che si impegnano tenacemente e con costanza affinché si possa continuare a immaginare anche per la nostra isola uno sviluppo “possibile”». Con entusiasmo Elita Schillaci, per anni amministratore delegato del distretto tecnologico Sicilia micro-nano sistemi e dell’incubatore universitario Med60 • DOSSIER • SICILIA 2011

Spin, parla di un progetto che ha da poco preso le mosse e che determinerà un riposizionamento strategico dell’Etna Valley, ultimamente indebolita nella propria funzione e nella propria identità. Alla base c’è l’accordo siglato tra StMicroelectronics, Sharp e Enel Green Power, grazie al quale Catania diventerà la capitale italiana del fotovoltaico. Professoressa, quali ricadute avrà un investimento di questa portata? «Il nuovo progetto ha come obiettivo la realizzazione del più grande insediamento industriale in Europa di pannelli

fotovoltaici. La produzione prevista passerà da 160 megawatt del primo anno, a una dimensione che si stima possa raggiungere a regime i 480 megawatt/anno. Le ricadute di un polo fotovoltaico catanese di tali dimensioni sono rilevanti tanto a livello macro, con riferimento al sistema Paese, quanto a livello micro, considerando sia le dinamiche di crescita dell’ambito territoriale, sia gli

Elita Schillaci, docente di Imprenditorialità, nuove imprese e business planning all’Università di Catania


Elita Schillaci

effetti sul posizionamento competitivo e sulle strategie di sviluppo del colosso italo-francese. In particolare ad un livello micro gli effetti dell’investimento sono collegabili all’incremento dell’indotto e ai processi di attrattività di fornitori attualmente non presenti nell’Etna Valley. Con riferimento al nuovo stabilimento, è poi previsto un organico a regime pari a circa 700 unità». Qual è lo scenario nel quale questo progetto si va ad inserire? «Negli anni 90 la conversione di StMicroelectronics ha avuto

un impatto importante sull’area, riconfigurando tutto il sistema imprenditoriale, che ha colto le opportunità che la presenza della grande impresa multinazionale offriva sia in termini di know how da condividere, sia in termini di procedure di qualità. Poi però si è aperto un periodo di complessiva difficoltà per l’area: il “proto distretto” non è decollato come avremmo voluto. Le piccole aziende sono rimaste micro e non sono riuscite a fare quel salto di managerialità che avrebbe permesso loro di superare le barriere commerciali e interagire anche con altri operatori oltre alla grande azienda. Di contro nel frattempo sono cominciati processi di recessione complessiva, con la conseguente crisi dei microprocessori, impiegati trasversalmente in quasi tutti i settori dell’economia mondiale. Il nuovo stabilimento M6, già inaugurato, è stato costretto per anni all’immobilità: ora, con il progetto 3Sun, troverà finalmente un impiego». Quali obiettivi si propone un distretto come quello di Sicilia micro-nano sistemi? «L’obiettivo è far sì che l’attività di ricerca sia sempre più focalizzata sulle esigenze strategiche di sviluppo del territorio e sulle sue competenze. In particolare abbiamo deciso che nel distretto catanese la tecnologia deve servire due settori fondamentali: quello della salute e quello dell’efficienza energetica e delle ener-

gie alternative». Quali prospettive si aprono dunque? «Il senso di tutti i progetti che abbiamo presentato all’interno del distretto è far sì che le imprese e la ricerca non procedano in modo sparso, ma secondo linee strategiche di territorio da condividere e focalizzandosi sui settori che traineranno la domanda. L’obiettivo dunque è non subire il mercato ma cavalcarlo. Il polo St e la grande fabbrica M6 faranno da traino, anche perché la loro produzione è già per i prossimi anni collocata sul mercato». Quanto in Sicilia l’ambiente finanziario è favorevole alla realizzazione di investimenti innovativi? «Il mondo della finanza italiana è stato sempre molto meno veloce e reattivo rispetto ad altri sui temi del finanziamento dell’innovazione e dello start up. Dal monitoraggio nazionale dell’andamento degli investimenti in venture capital emerge che quest’anno sono cresciuti in termini percentuali ma in termini assoluti sono rimasti ridotti; quelli che tirano sono gli investimenti nei settori delle energie. La situazione siciliana ricalca quella nazionale, ma le cose stanno cominciando a cambiare. Noto più fermento da parte degli investitori privati e segnali di apertura culturale, spesso frenata, purtroppo, dalla recessione economica e finanziaria». SICILIA 2011 • DOSSIER • 61


INNOVAZIONE

Fondi per l’innovazione, il problema è spenderli Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Palermo, giudica «sufficienti» le risorse pubbliche. Il loro impiego però è fermo al 6%: «un dato che evidenzia l’incapacità politica di programmare» Riccardo Casini

ue addetti nel settore ricerca e sviluppo e 7 laureati in discipline scientifiche e tecnologiche ogni mille abitanti, appena 9 brevetti ogni milione di abitanti depositati nel 2007 e, soprattutto, una spesa in ricerca e sviluppo pari allo 0,9% del Pil, ovvero meno della media nazionale (1,2%) e circa la metà di quella Ue (1,9%). La Sicilia, insomma, sembra continuare a investire poco nel settore dell’innovazione, anche se quest’ultimo dato contenuto nel rapporto Bankitalia sull’economia regionale va in realtà scisso in due: se infatti la spesa delle imprese raggiunge appena lo 0,2% del Pil, contro lo 0,6% di media nazionale e l’1,6% dei paesi Ocse, quella sostenuta dal settore pubblico rappresentava nel 2008 lo 0,7%, un dato superiore a quello medio del Paese (0,5%) e addirittura allineato all’Unione europea. Come spiegare que-

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In alto Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Palermo

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sta disparità? E come incentivare le imprese a puntare maggiormente sull’innovazione? Secondo Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Palermo, «in realtà la spesa pubblica per ricerca e sviluppo si trasforma purtroppo spesso in finta formazione, mentre gli investimenti delle imprese in questa direzione sono fondamentali». «Va detto però – prosegue – che in un momento di crisi tutti gli imprenditori si aspettavano un aiuto dai Por, in Piani operativi di aiuto, e questi sono fermi. Un esempio: nel corso dell’ultimo bando c’è stata una falcidie delle domande presentate dalle aziende». Secondo il rapporto Bankitalia, nell’ambito del Fesr 2007-2013, in Sicilia sono state destinate risorse per ricerca e innovazione per 327 milioni di euro. Inoltre la regione, rientrando nell’ambito dell’obiettivo “Convergenza”, può accedere a ulteriori 1,72

miliardi per il “Sostegno dell’innovazione” nell’ambito del Piano operativo nazionale Ricerca e innovazione. I fondi insomma sembrano sufficienti: quali difficoltà riscontrano allora le imprese ad avervi accesso? «I fondi pubblici sono più che sufficienti, ma è insufficiente la capacità di spenderli e metterli a disposizione delle aziende. Un dato urla vendetta: la spesa dei fondi pubblici in Sicilia è bloccata al 6%. Questo mette in evidenza l’assoluta incapacità politica di programmare, oltre all’esistenza di un apparato burocratico che non asseconda le tempistiche e le necessità delle aziende. Basterebbe spendere i fondi comunitari in progetti e obiettivi utili e basterebbe farlo velocemente per avere una ricrescita delle aziende, dell’economia, del mercato e della ricchezza in generale». In che modo può migliorare invece nel vostro territo-


Alessandro Albanese



Troppi settori dell’economia pagano il prezzo di un mercato drogato dalla forte presenza del pubblico

rio il rapporto tra imprese e sistema universitario? «Quello tra impresa e ricerca è un binomio fondamentale e imprescindibile per lo sviluppo. Noi già da tempo abbiamo proficui contatti con il mondo dell’università, e intendiamo fermamente proseguire su questa strada». Secondo molti, presso certa imprenditoria manca anche la cultura dell’innovazione. In che modo le associazioni di categoria possono contribuire a ridurre questo gap?



«Le associazioni contribuiscono con i rapporti diretti con le aziende, non solo per illustrare i vantaggi dei fondi per l’innovazione ma soprattutto per illustrare quelli dell’innovazione stessa». Sempre secondo il rapporto Bankitalia, nel 2010 le esportazioni delle imprese siciliane sono aumentate. Quali settori, petrolifero a parte, si stanno comportando meglio in questo senso? Quali invece presentano ancora i maggiori margini di ripresa?

«La situazione non è di ripresa: la crescita è sempre ferma a un punto e in Sicilia è sotto questo punto. Il dato è eccezionalmente negativo, perché le imprese siciliane partono da una situazione svantaggio e crescono pochissimo. Tra le cause, ce n’è una importantissima: il principale imprenditore qui resta la Regione Sicilia, e troppi settori dell’economia pagano il prezzo di un mercato drogato dalla forte presenza del pubblico, che inficia la libera concorrenza. Pertanto gli unici settori che restano fuori e che possono avere margini di ripresa sono senz’altro quello energetico, anche se molto dipende dal sistema autorizzativo regionale, e quello della logistica». SICILIA 2011 • DOSSIER • 63


INNOVAZIONE

Una rete per le imprese Ict Luigi Grasso illustra le nuove linee guida del consorzio Etna Hitech: dialogo più stretto con l’Università, partecipazione a progetti di più alto livello e qualità, funzione di project managing e di governance rispetto alle singole imprese associate Michela Evangelisti

are sistema e condividere un patrimonio comune per realizzare progetti Ict di alto livello. È questo l’obiettivo prioritario del consorzio Etna Hitech, nato nel 2005 e costituito oggi da 21 imprese del settore. Obiettivi non facili da raggiungere in un contesto come quello siciliano, prima di tutto, spiega il presidente Luigi Grasso, «perché nel nostro dna manca una sufficiente capacità di aggregazione». In secondo luogo perché il progetto di fare rete si muove in un momento di crescita generale molto bassa, quindi deve fare i conti più con il contenimento dei budget che con l’espansione. Il consorzio è stato rinnovato di recente nei suoi ver-

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Luigi Grasso, presidente del Consorzio Etna Hitech

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tici. Che bilancio può trarre da questi sei anni di lavoro? «Dal 2005 a oggi si è tentata la strada di una progettazione comune di nuove soluzioni incentrata più sulle tecnologie che sull’individuazione di mercati. Questa prima fase ha favorito la conoscenza e l’integrazione delle imprese; è già stato un successo capire che esiste la possibilità di cooperare. Abbiamo portato avanti anche un’attività di orientamento in aula per gli imprenditori, per abituarli a lavorare su un modello di business a rete e individuato i nostri punti di forza, che sono la conoscenza del territorio e del mercato. Un’ottima base di partenza». Quali tratti segneranno invece questa nuova fase che si sta aprendo? «Finora il consorzio aveva una sua struttura interna che creava e progettava, ma questo sistema non ha funzionato. Ora vogliamo sviluppare un modello in cui il consorzio svolgerà la funzione di governance, e quindi essenzialmente di ricercatore di opportunità di business, mentre i progetti verranno implementati dai

soci, dei quali verrà così valorizzato il know how. In sostanza il ruolo del consorzio sarà quello di fissare le regole di condivisione delle attività e definire le vocazioni degli associati, in modo da soddisfare le richieste dei clienti e garantire il risultato finale al di là delle capacità delle singole imprese». Un’altra importante novità è che i temi dell’innovazione verranno sviluppati d’intesa con l’Università. «Si tratta di un elemento di profondo cambiamento: la presenza dell’Università nel Cda del consorzio permetterà d’ora in avanti di tenere meglio le fila del dialogo tra ateneo e imprese. Un’ultima novità che voglio sottolineare è la decisione di partecipare solo a progetti di dimensioni medio alte, in modo da lasciare alle singole imprese del consorzio spazio sul mercato più tradizionale e non rischiare di fare loro concorrenza». Qual è il livello d’innovazione delle imprese Ict siciliane? «Se prendiamo come riferimento il livello d’innovazione del territorio in senso lato, le imprese Ict si posizionano per


Luigi Grasso



Credo che l’innovazione per le imprese si leghi alla capacità di uscire dal proprio contesto, in altre parole vuol dire internazionalizzazione

molti aspetti al di sopra della media. A mio parere sono invece deficitarie rispetto alla capacità di fare business: devono ancora migliorare la loro prontezza nell’individuare i cambiamenti in atto nel mercato. La domanda si sta spostando ad una velocità pazzesca tra diversi modelli e la tempestività con la quale i fornitori di Ict rispondono è troppo bassa». Ma quanto, in generale, l’innovazione è entrata a far parte del tessuto imprenditoriale locale? «I macro dati sono significativi: alcuni settori danno segnali incoraggianti, altri sono ancora in difficoltà. Credo che l’innovazione per le imprese si leghi alla capacità di uscire dal proprio contesto, in altre parole vuol dire internazionalizzazione». A questo proposito quali risultati hanno raggiunto le imprese del vostro settore? «Siamo alla ricerca di una strategia: le nostre dimensioni ridotte non ci danno la forza di spiccare un salto troppo alto. Alle singole imprese non mancano le capacità e le conoscenze tecniche, ma per competere all’estero devono essere credibili. Ho appurato, ad



esempio, che i tedeschi non ci vedono di buon occhio perchè hanno poca fiducia nella nostra capacità di mantenere le promesse. Il consorzio può e deve essere in questo senso capace di dare una prospettiva nuova». Come pensate di muovervi? «L’idea è di una governance in grado di stabilire delle regole di sistema, di creare le condizioni perché tutte le imprese siano in grado di fornire il livello di servizio che il consorzio ha promesso all’esterno. L’Italia soffre del fatto che l’imprenditoria punta più sulle relazioni che su un’offerta realmente competitiva. Nei momenti di crisi questo approccio si traduce in un abbassamento del livello di qualità e in una crescita del livello di corruzione. Un handicap della cultura d’impresa più

alto in Sicilia che non in altre parti d’Italia. Il consorzio non deve essere dunque solo una struttura che crea relazioni, comunque fondamentali per lo sviluppo, ma uno strumento che fortifica la capacità dei singoli e dà vita a un’aggregazione credibile». L’aggregazione si conferma quindi la strada che le piccole e medie imprese devono seguire. «Sì, anche se, paradossalmente, mentre da ogni parte si parla di favorire l’aggregazione, quando poi ci mettiamo in rete incontriamo nuove difficoltà. Siamo visti con diffidenza dai grandi committenti, che temono contrasti interni al consorzio, inoltre siamo penalizzati da una burocrazia farraginosa che ci mette spesso in ginocchio».

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IMPRESE Le aziende del settore Ict socie del consorzio Etna Hitech

30 mln EURO Il fatturato globale delle aziende del consorzio

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LOGISTICA

Sostegno al traffico intermodale Le modalità di attuazione del Piano nazionale della logistica in Sicilia aprono spiragli di sviluppo per il territorio. Lo sostiene il presidente della Società interporti siciliani Rodolfo De Dominicis, che aggiorna sullo stato dei lavori degli interporti Francesca Druidi istituzione dello sportello unico doganale, la norma sui tempi di attesa del carico e scarico delle merci e la riduzione delle inefficienze nella distribuzione urbana delle merci. Sono tre azioni, previste dal Piano nazionale della logistica 2011-2020, che già da sole possono assicurare maggiore efficienza. A commentare l’impatto operativo delle scelte del piano sul settore trasporti, dei porti e degli interporti della Sicilia è Rodolfo De Dominicis, presidente della Sis (Società interporti siciliani). Quali saranno le ripercussioni del piano sul sistema infrastrutturale e logistico siciliano? «Il provvedimento è un documento indispensabile per cominciare a determinare le condizioni strutturali di ripresa economica del Paese, beninteso che non si tratta di un piano di infrastrutture e non lo deve essere. Prova, invece, a trovare rimedi a basso investimento indispensabili per la riduzione delle inefficienze del sistema. Il comitato scienti-

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Rodolfo De Dominicis, presidente della Società interporti siciliani. A fianco, l’area di sosta dell’interporto di Catania

72 • DOSSIER • SICILIA 2011

fico è costituito dalle migliori personalità italiane sul tema. Per quanto riguarda la Sicilia, al di là del gap infrastrutturale, le soluzioni che il piano presenta sono direttamente applicabili al sistema isolano. È inutile dire che il problema dello sbottigliamento dei nodi non è esplicito in una terra a basso indice di crescita produttiva ma, nonostante ciò, i porti siciliani e i costruendi interporti troveranno grande vantaggio dai dispositivi del piano». Entro il 2014 dovrebbe entrare in funzione l’interporto di Catania ed entro il 2015 quello di Palermo. Il bilancio 2010 riporta però una perdita strutturale. Ritiene che saranno trovati i fondi necessari per sostenere le attività della società? Qual è lo stato di avanzamento dei due interporti? «Le date citate restano confermate. Infatti, per l’interporto di Catania-Bicocca, è stato completato il 1° lotto, è in corso di realizzazione il 2° ed è praticamente pronto all’appalto il 3°. Per quanto riguarda Termini Imerese, è in corso la gara di concessione, di costruzione e gestione, che ha visto 6 importanti raggruppamenti presentarsi alla fase di pre-qualifica. Le due opere sono completamente finanziate e, quindi, il problema è l’individuazione delle risorse necessarie al sostegno delle attività ordinarie non ascrivibili alle commesse; la perdita annuale strutturale, che comunque stiamo provando a contenere, è fisiologica e per il futuro non potrà che essere coperta da mezzi propri della società, direi fino al 2015. Dopodiché, la società si sosterrà sui canoni provenienti dal-


Rodolfo De Dominicis



L’impatto della messa in esercizio degli interporti determinerà una crescita dell’occupazione di più di 1.000 unità



l’esercizio delle attività logistiche e intermodali. D’altra parte, abbiamo lanciato un aumento di capitale di 15 milioni di euro, proprio per far fronte alle spese gestionali e ad alcuni investimenti non previsti dai piani di realizzazione degli interporti». Potrebbe quantificare l’impatto che avrà l’operatività degli interporti sull’economia e il territorio? «L’impatto della messa in esercizio degli interporti determinerà una crescita dell’occupazione complessiva di più di 1.000 unità e sarà la chiave per l’aumento marcato della sicurezza sulle strade, la diminuzione della bolletta energetica, la contrazione delle emissioni di anidride carbonica. Ciò sarà rilevante anche sui livelli di 7-8 coppie di treni per Catania alla settimana e 3-4 coppie di treni alla settimana per Termini Imerese». Quali le priorità per la regione dal punto di vista delle infrastrutture e della mobilità? «La Sicilia, purtroppo, ha indici molto bassi

di crescita per i prossimi anni, assistiamo a una stagnazione dell’economia industriale e a un basso indice di attrazione di investimenti dall’esterno. È, quindi, necessario che si sviluppi velocemente un’attività di trasformazione leggera, impacchettamento ed expediting, tipica delle zone ad alto indice di crescita logistica. L’unico modo perché ciò accada è che si riescano a importare via mare grandi quantità di beni prodotti a basso costo, da trasformare, valorizzare e inviare alle destinazioni finali. Fra gli altri aspetti necessari, evidenzierei inoltre due elementi: bisogna puntare sul porto di Augusta, messo però nelle condizioni di gestire traffici provenienti dalle nazioni del Mediterraneo e dell’estremo Oriente; occorre poi impedire la desertificazione ferroviaria della Sicilia e ciò è possibile solo a patto che la Regione, seguendo l’esempio di altre amministrazioni regionali, disponga, pur nella scarsità attuale di mezzi, di strumenti di supporto al traffico intermodale. Nonostante tutto, io sono ottimista». SICILIA 2011 • DOSSIER • 73


LOGISTICA

Fare sistema per rilanciare il trasporto aereo delle merci «Il trasporto merci in Sicilia non prende l’aereo», rileva il presidente di Gesap Sebastiano Bavetta, che delinea le difficoltà del settore in Sicilia, guardando però con ottimismo ai progetti che coinvolgono lo scalo “Falcone e Borsellino” di Palermo Francesca Druidi ffetti del Piano nazionale della logistica 2011-2020 sul territorio siciliano. Se ne discute in regione con gli interlocutori istituzionali e i principali operatori del trasporto e della mobilità. Sebastiano Bavetta, presidente di Gesap, società che gestisce l’aeroporto “Falcone Borsellino” di Palermo, fornisce il suo contributo alla discussione soffermandosi anche sulle prospettive di sviluppo dello scalo palermitano. Alla luce del Piano della logistica, quali istanze emergono in relazione al trasporto aereo dell’Isola? «Il trasporto merci in Sicilia non prende l’aereo. Se misurato in termini di tonnellate trasportate, dal 2005 a oggi, il traffico merci sul nostro aeroporto si è più che dimezzato e occupiamo la 18esima posizione per trasporto merci tra gli aeroporti italiani. Non abbiamo voli capaci di trasportare nelle stive i cosiddetti pallet aerei per cui vengono saturate solo le stive bagagli, nella

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Sotto, il presidente della Gesap Sebastiano Bavetta. Nella pagina accanto, l’aeroporto “Falcone Borsellino” di Palermo

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misura del possibile, dando priorità ai bagagli passeggeri. Non abbiamo nemmeno un volo all cargo di linea, ma solo un volo postale che opera 6 giorni su 7. Non esiste nemmeno un servizio camionato (road feeder) per grandi pallet aerei diretto agli hub nazionali (merci intercontinentali). Il magazzino merci di Palermo, di contro, ha disponibilità di impianti speciali per lo stoccaggio sia in frigorifero, che di merci radioattive o medicinali». Come agire allora? «Occorre a mio avviso ripensare il sistema regionale del trasporto merci per via aerea come un sistema unitario in cui i due principali aeroporti dell’isola, Palermo e Catania, facciano massa insieme. Basta un numero per dare il senso di questa proposta: se aggregati, Palermo e Catania movimentano oltre 12.000 tonnellate di merce e posta, quasi quanto i grandi scali del centro-nord. Per realizzare questa aggregazione, però, bisogna superare gli ostacoli tipici dell’azione collettiva e gli inutili campanilismi. Oggi, i tanti piccoli operatori merci che beneficerebbero di un traffico originato da Palermo non si coordinano e non raggiungono la massa critica necessaria per accedere, a costi contenuti, al trasporto merci aereo». Le attese per un incremento nel 2011 del traffico passeggeri, anche grazie alle nuove rotte Ryanair e Lufthansa, sono confermate? «La realtà è stata, nei primi sei mesi dell’anno, migliore delle aspettative. Il traffico passeggeri a Palermo cresce a due cifre e, se manterrà questi ritmi, ci porterà presto sopra la soglia critica dei


Sebastiano Bavetta



L’aeroporto di Palermo punta a una forte integrazione con il territorio



5 milioni. Il principale merito di questo sviluppo è dei vettori low cost, con i quali Gesap intrattiene un dialogo continuo al fine di offrire un ventaglio più ampio di destinazioni ai nostri passeggeri. Con Lufthansa stiamo studiando una partnership che consenta a chi parte da Palermo di raggiungere numerose destinazioni internazionali e intercontinentali attraverso gli hub di Monaco e Francoforte. Allo stesso tempo, l’aeroporto è oggetto in questi mesi di un importante processo di riqualificazione». In cosa consiste nello specifico? «Contiamo presto di ultimare i lavori per le nuove piazzole di parcheggio degli aerei e l’ammodernamento dell’area arrivi. Stiamo avviando i lavori per l’estensione del terminal e per la terza sala check-in, oltre a tutta una serie di interventi infrastrutturali che garantiranno maggiore sicurezza e migliori servizi per i passeggeri. A breve, la Gesap potrà contare su una nuova palazzina uffici e stiamo liberando le aree per la costruzione, deliberata da Enav, della nuova torre di controllo. In generale, l’aeroporto di Palermo punta a una forte integrazione con il territorio, nel quale opera coerentemente con l’idea che l’attrazione di nuovi passeggeri dipende dalla capacità di vendere le attrazioni che questo offre».

mila

TONNELLATE Tonnellate di merce e posta movimentate insieme dall’aeroporto di Palermo e da quello di Catania

mln EURO

Ammontare del piano di investimenti che riguarderà nei prossimi anni lo scalo palermitano

Per Enac il trasporto aereo in Italia ha già agganciato la ripresa globale del settore. Quali restano le criticità del trasporto aereo siciliano? «La posizione geografica della Sicilia fa sì che sia, secondo Enac, la seconda regione italiana per mobilità aerea, dopo la Lombardia. Alla luce di queste previsioni, Gesap ha l’obbligo di portare a compimento il suo ambizioso programma di investimenti per 160 milioni di euro, nel prossimo triennio. Restano, tuttavia, alcune importanti criticità nel sistema aeroportuale siciliano, di natura finanziaria e organizzativa. In attesa che venga siglato il Contratto di programma – speriamo già quest’autunno – è complesso far fronte ai nostri impegni infrastrutturali senza richiedere ulteriori aumenti di capitale ai nostri soci. Le difficoltà organizzative sono, invece, legate alla vendita di un territorio che ha enormi potenzialità di attrazione, ma limitate capacità di fare squadra nella presentazione della propria offerta. Mi riferisco certamente alle problematiche infrastrutturali che limitano la mobilità del turista nella Sicilia occidentale, ma anche all’esigenza di un coordinamento delle politiche di sviluppo del territorio che vada oltre la mera dimensione provinciale e si rivolga, invece, a tutta la catchment area - ben più vasta - dell’aeroporto di Palermo». SICILIA 2011 • DOSSIER • 75


GIOVANI E IMPRESA

Merito, formazione e cultura d’impresa el meeting “Giovani imprenditori in giovane Italia” che si è tenuto a luglio a Taormina il presidente dei Giovani di Confindustria Sicilia, Silvio Ontario, ha presentato i dati sul mondo giovanile in regione, forniti da Banca Italia. Sull’isola il tasso di occupazione dei giovani tra 15 e 34 anni risultava nel 2010 pari al 29,8%, in calo di 3 punti percentuali rispetto al 2008. Il 38,1% dei giovani tra 15 e 34 anni non aveva un’occupazione, né stava svolgendo un’attività di studio o formazione, rientrando quindi nella categoria dei cosiddetti Neet: Not in education, employment or training. I giovani che non studiano e non lavorano sono stati, in Sicilia, oltre 19mila in più rispetto al 2008, con un incremento del 4%: dato, però, meno marcato della media nazionale (14,2%) e del Mezzogiorno (6,5%). La condizione di

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Il presidente dei Giovani di Confindustria Sicilia Silvio Ontario

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Dai dati forniti da Banca Italia per il periodo 2006-2010 i giovani tra i 15 e i 34 anni hanno offerto un contributo negativo alla dinamica dell’occupazione. Il presidente dei giovani di Confindustria Sicilia delinea gli scenari del futuro Renata Gualtieri

Neet è più diffusa tra i meno istruiti: nel 2010 sull’isola l’incidenza dei Neet era pari al 41,3% dei giovani che non possiedono un titolo di studio superiore, al 35,8 tra i diplomati e al 31,3% tra i laureati. Quanto la preoccupa lo scenario delineato e cosa propone di fronte a un mercato del lavoro che cambia sempre di più? «I dati sono allarmanti, ma servono per comprendere il fenomeno e provare a elaborare strategie. La proposta emersa dal convegno tende a premiare il merito per chi consegue titoli di studio con voti brillanti e nei tempi previsti, indirizzandoli verso il perfezionamento delle competenze e della lingua inglese. Ci impegneremo in prima persona per attuare concretamente questa proposta��. In che termini si pone la sua “giovane visione dell’innovazione”? «Penso che non sono le risorse economiche a mancare, infatti ci sono numerose fonti di finanziamento e progetti come “Il talento delle idee” che promuoviamo con successo con Unicredit, ma mancano le buone idee, la voglia di trasformarle in realtà e il sacrificio per portarle avanti. Su questo cerchiamo di stimolare i giovani». A quali obiettivi risponde il progetto “ 30 ore”, giunto ormai all’XI edizione e, più in generale, quali rapporti ci sono tra imprese, scuola e università? «Si tratta di un format nazionale di orienta-


Silvio Ontario



Il progetto 30 ore è un format di orientamento e diffusione della cultura d’impresa negli istituti tecnici superiori mento e diffusione della cultura d’impresa negli istituti tecnici superiori. Stiamo lavorando a livello regionale e nazionale per migliorarlo e potenziarlo. Riteniamo che il settore pubblico non possa più darci tutte le risposte: ci assumiamo le nostre responsabilità e intendiamo indicare alle scuole e alle università quali sono le competenze che servono alle nostre aziende. Le riforme in corso di attuazione ci forniscono tutti gli strumenti necessari». Education, mercato del lavoro e internazionalizzazione passano attraverso concrete proposte che riguardano i giovani. Come? «Ci prendiamo l’onere di essere soggetto attivo su questi temi cruciali per il nostro sviluppo. Ne sono esempi concreti la nostra presenza diretta nelle scuole, a disposizione di studenti e insegnanti, e le numerose missioni d’internazionalizzazione che mirano a raggiungere risultati concreti per le nostre imprese».



29,8% OCCUPAZIONE Percentuale dei giovani tra 15 e 34 anni occupati in Sicilia nel 2010

38,1% NEET Percentuale dei giovani siciliani tra 15 e 34 anni che nel 2010 non aveva un’occupazione, né stava svolgendo un’attività di studio o formazione

Dallo sportello virtuale sulla “malaburocrazia” al progetto “Addio burocrazia”. Si arriverà finalmente a premiare il merito nella pubblica amministrazione e aiutare un giovane che vuole fare impresa? «Il progetto “Addio burocrazia” arriva al momento della maturità. Sempre da Taormina, abbiamo lanciato l’idea del rating delle pubbliche amministrazioni sia sulla qualità dei servizi che sui tempi di pagamento. Premieremo le eccellenze e punteremo il dito contro gli inadempienti e gli inefficienti». Come vengono recepite e sostenute a livello regionale le finalità dei giovani imprenditori di Confindustria? «Abbiamo ottimi riscontri dal mondo produttivo e dell’istruzione ma anche la politica inizia ad ascoltarci. Non ci siamo fatti scoraggiare dai molti silenzi e alcune misure, tra cui la semplificazione amministrativa e lo sgravio sull’Irap, sono arrivate dopo le nostre battaglie. Riteniamo di avere avuto un ruolo importante nel richiamare l’attenzione della politica su temi cruciali per lo sviluppo e per le nuove generazioni». SICILIA 2011 • DOSSIER • 83


ENZO TAVERNITI

DAVIDE DURANTE

Presidente di Confindustria Ragusa

Presidente Confindustria Trapani


CONFINDUSTRIA

Ragusa guarda al Nord Africa, ma frena sulla delocalizzazione Porta d’ingresso del Mediterraneo, la provincia ragusana è costretta a confrontarsi con problemi infrastrutturali e occupazionali. Criticità e prospettive nelle parole del presidente di Confindustria Enzo Taverniti Guido Puopolo randi potenzialità frenate da problemi strutturali ormai cronici. È questa in sintesi la fotografia della città di Ragusa che emerge dall’analisi effettuata da Enzo Taverniti, presidente di Confindustria Ragusa, che per far fronte a questa situazione invoca una maggior collaborazione da parte di tutti gli attori coinvolti: «Bisogna evitare che la nostra città diventi una provincia marginale rispetto al resto del territorio siciliano», sostiene con forza Tavertini. «Siamo impegnati costantemente nel fornire sostegno alle imprese ragusane, ma chiediamo alla politica di agire affinché gli interessi del nostro territorio vengano tutelati anche nelle sedi opportune». Ragusa deve fare i conti con un deficit infrastrutturale che penalizza le imprese del ter-

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Enzo Taverniti, presidente di Confindustria Ragusa

90 • DOSSIER • SICILIA 2011

ritorio. Quali sono le sue aspettative in merito al previsto raddoppio del collegamento Ragusa-Catania e di quali altri interventi infrastrutturali necessiterebbe il territorio? «La nostra provincia sconta un significativo deficit infrastrutturale, verso il quale però un’organizzazione come Confindustria può fare ben poco. La nostra mission, infatti, consiste nel sostenere gli interessi degli imprenditori e, in questo senso, non possiamo fare altro che sollecitare azioni politiche che, nella pratica, spettano però ai nostri governanti. Oltre al raddoppio della tratta Ragusa-Catania sono diverse le priorità che dovrebbero essere affrontate, prime tra tutte le problematiche riguardanti l’aeroporto di Comiso e il miglioramento del porto commerciale di Pozzallo. Nello specifico, per quel che riguarda la Ragusa-Catania credo che i tempi di realizzazione dell’opera saranno lunghi, anche perché nel frattempo sono cambiate le condizioni di quelle aziende che avrebbero dovuto partecipare al projet financing e che, a causa della crisi economica in atto, sono restie a effettuare nuovi investimenti». Quali sono le principali criticità del tessuto produttivo locale, anche alla luce della recente crisi economica? «La crisi è stata generale, anche se alcuni comparti hanno subito le conseguenze di questa situazione in maniera più pesante. Per un certo periodo era sembrato che l’industria fotovoltaica potesse trainare la ripresa, ma anche questo settore non è riuscito a sfruttare appieno le possibilità offerte, anche a causa delle lungaggini burocratiche che spesso finiscono con lo scoraggiare potenziali investitori. Il turismo, invece, che at-


Enzo Taverniti



È importante che le nostre aziende non utilizzino il Nord Africa per delocalizzare le produzioni. Questa politica sarebbe controproducente

tualmente rappresenta circa il 7% del fatturato, potrebbe costituire una risorsa su cui puntare, ma per svilupparsi avrebbe bisogno di strutture ricettive e infrastrutture adeguate che attualmente scarseggiano». Il territorio, affacciandosi sul Mediterraneo, è ovviamente interessato al quadro geopolitico dell’area magrebina. Su cosa occorrerà fare leva per rendere in futuro il Mediterraneo un’opportunità di sviluppo per le imprese locali? «Il Maghreb è un territorio sul quale riponiamo grandi aspettative. Recentemente abbiamo stretto accordi commerciali con l’Egitto, l’Algeria e la Tunisia, anche se gli ultimi avvenimenti hanno un po’ rallentato lo sviluppo di queste partnership. È importante, però, che le nostre aziende non utilizzino questi territori per delocalizzare le loro produzioni, anche perché una politica di questo tipo sarebbe controproducente. Dobbiamo invece considerare i paesi del Nord Africa come mercati da cui partire per conquistare il mondo, una via d’accesso per valorizzare il made in Italy e le nostre eccellenze». La scarsa occupazione è uno dei dati mag-



giormente critici per la Sicilia. Quale ruolo può e deve ricoprire Confindustria per favorire una crescita del tasso occupazionale, specie giovanile? «La piaga della disoccupazione giovanile non è solo un problema economico, ma anche sociale e culturale. Siamo di fronte a una crisi generalizzata, con moltissimi giovani che non studiano e non cercano nemmeno lavoro. Questo è un dato allarmante, che testimonia una scarsa propensione al lavoro e al sacrificio da parte delle nuove generazioni. Ultimamente, come Confindustria, abbiamo sponsorizzato un progetto dal titolo “Il talento delle idee”, rivolto alla valorizzazione di quelle aziende gestite da giovani imprenditori in grado di proporre ricette innovative, e purtroppo devo ammettere che è stato molto difficile individuare, sul nostro territorio, realtà imprenditoriali di questo tipo. Sono però convinto che i giovani rappresentino una grande risorsa, da aiutare e guidare, anche col sostegno delle istituzioni scolastiche, alla riscoperta di valori come la determinazione e la cultura di impresa, requisiti fondamentali di cui disponevano i nostri padri e che oggi si stanno smarrendo».

Il porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa

SICILIA 2011 • DOSSIER • 91


Obiettivo condivisione Servono interventi infrastrutturali. Anche per incentivare il turismo. Ma soprattutto occorrono momenti di confronto sulle reali priorità del Trapanese e sulle linee guida da applicare. A indicarle è Davide Durante, presidente di Confindustria Trapani Andrea Moscariello a marginalizzazione del Trapanese, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale, è una realtà che va affrontata e superata. Sono diversi gli interventi che Confindustria Trapani, per voce del suo presidente Davide Durante, considera prioritari per superare il gap che divide le imprese locali da quelle che si sviluppano altrove. Fondamentale è, innanzitutto, cambiare il metodo di gestione del territorio, improntandolo alla condivisione di programmi. «È indispensabile – rimarca Durante – che gli ammini-

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Davide Durante, presidente di Confindustria Trapani

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stratori aprano un nuovo corso, puntando alla cooperazione con le organizzazioni che rappresentano le categorie produttive. La politica deve aprirsi al dialogo e ha il dovere di rendere conto del proprio operato». Le proposte della classe imprenditoriale trapanese partono dal fronte infrastrutturale. «Sì, va innanzitutto preso in considerazione il tema della portualità che riveste grande importanza soprattutto se, accanto alla creazione di un sistema coordinato per la gestione dei diversi scali della provincia (Trapani, Marsala, Mazara, Castellammare del Golfo), venisse realizzata un’efficace iniziativa per completare le opere avviate in occasione della Louis Vuitton Cup, come l’escavazione dei fondali in testa. L’obiettivo è rendere il porto di Trapani funzionale ai grandi traffici commerciali e turistici nella logica di un’area di libero scambio nel Mediterraneo. L’utilizzo delle aree Asi adiacenti il molo Ronciglio a servizio delle attività economiche connesse al porto, e la dotazione di strutture indispensabili alle grandi navi mercantili e turistiche, sono le attività alle quali è necessario dare priorità. Occorre, inoltre, che venga ri-


Davide Durante

preso il progetto per la realizzazione di una metropolitana di superficie, che permetta lo spostamento dai centri abitati, dai porti, dall’aeroporto e dalle località turistiche, collegandole l’una all’altra in modo rapido ed efficiente». Per quanto riguarda il trasporto aereo? «Determinante è lo sviluppo dell’Autoporto di Milo: dovrebbe decongestionare le banchine e, al contempo, ampliare le possibilità di interscambio delle merci in partenza e in arrivo. Ciò a vantaggio di tutte le imprese produttive che si servono dello scalo del capoluogo per ampliare le proprie prospettive di conquista dei mercati nazionali ed esteri. Una trattazione più articolata la meriterebbe l’aeroporto di Birgi. La sua potenzialità, dati alla mano, è notevole, ma non può limitarsi a quella che sin qui è stata, cioè una struttura legata essenzialmente alle tratte sociali o alla permanenza di un’unica compagnia aerea low cost». Come muoversi? «È indispensabile consolidare gli accordi con i vettori già presenti e stipularne di nuovi con altri vettori che garantiscano tratte da e per destinazioni interessanti, naturalmente alternative a quelle da e per l’aeroporto di Palermo. In questa direzione, si potrebbero praticare intese con compagnie nazionali e internazionali, ma anche con altri scali che hanno esigenze condivisibili. E tutto questo senza preclusioni, anzi con una punta di coraggio e di sfida, che porti anche all’allargamento della compagine azionaria dell’Airgest». Ha dichiarato che i settori su cui occorre investire maggiormente per favorire un rilancio dell’economia locale sono quelli delle infrastrutture e del turismo. «Sì, ma l’opportunità offerta dal rilancio dell’aeroporto di Trapani Birgi deve essere potenziata attraverso una più ampia offerta di servizi e infrastrutture dedicate all’accoglienza, oltre che da un tessuto imprenditoriale più solido». Un altro punto caldo sollevato da Confindustria Trapani è quello della programmazione. «La più importante fonte di finanziamento di-



Il rilancio dell’aeroporto di Trapani Birgi deve essere potenziato attraverso una più ampia offerta di servizi



sponibile per lo sviluppo socio-economico del territorio è il Quadro comunitario di sostegno. Ma come possiamo pensare di sfruttare questa possibilità se ancora non è partita la programmazione 2007-2013, se non in misura assolutamente irrisoria? Chiediamo fortemente alle istituzioni, alla Provincia in particolare, – e qui torna forte il problema del metodo – di istituire un tavolo di confronto permanente con le forze sociali del territorio in modo che si possano definire, entro i vincoli posti dall’Ue e dalla Regione Sicilia, le principali scelte economico– finanziarie per tutto il Trapanese, per il presente e per il futuro». Quali altre istanze avete individuato? «Occorre, inoltre, istituire un “tavolo di concertazione” per temi cruciali quali ambiente ed energia. La legalità e il contrasto all’azione ma-  SICILIA 2011 • DOSSIER • 93


CONFINDUSTRIA

 fiosa identificano ulteriori aspetti che non pos-

sono essere tralasciati quando si parla di freni allo sviluppo della nostra provincia. Il nostro Consiglio direttivo ha deliberato l’adesione al protocollo di legalità stipulato tra Ministero dell’Interno e Confindustria del 2010, il quale stabilisce regole molto stringenti per le aziende che, volontariamente, decidono di aderire e di operare nella massima trasparenza e legalità». La crescita dell’export trapanese, gli ultimi dati segnano un +13%, fa ben sperare in una ripresa. «L’incremento dell’export trapanese è in maniera sostanziale legato a due settori che storicamente hanno sempre esportato: il settore lapideo e l’agroalimentare, compreso l’enologico. Purtroppo però tale aumento non corrisponde a uno sviluppo interno, in quanto a fronte di tale crescita c’è una riduzione dei consumi interni e, quindi, una conseguente crisi di tutti gli altri settori. Il primo comparto nella classifica di quelli in difficoltà è certamente quello dell’edilizia, sia pubblica che privata». Quello occupazionale è uno dei dati più drammatici. Quali le politiche e i progetti di Confindustria Trapani atti a favorire una crescita dell’occupazione, specialmente giovanile?

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«Amiamo molto lavorare per i giovani e con i giovani. Numerosi sono i progetti cui partecipiamo in collaborazione con le scuole, sia con gli istituti tecnici e professionali che con i licei. Aiutiamo i giovani nell’orientamento e nell’accesso allo strumento dei tirocini formativi presso aziende nostre associate. Portiamo gli imprenditori nelle scuole per far conoscere ai ragazzi il mondo dell’impresa e del lavoro. Abbiamo anche condotto alcune indagini per rilevare i fabbisogni formativi del territorio, dalle quali è emersa la mancanza di professionalità specifiche, ad esempio per la lavorazione del marmo. Mancano anche giovani che parlino correntemente la lingua inglese e una seconda lingua straniera». Sono previsti sostegni, incentivi, anche sul fronte della formazione e dell’innovazione? «Oggi sono attivi alcuni strumenti incentivanti, soprattutto nella forma del credito d’imposta per ricerca e innovazione, mentre per quanto riguarda la formazione sono previsti fondi interprofessionali. Ma il problema dell’imprenditore, in questa fase critica, è anche quello di fermarsi un attimo e distogliersi dalle ordinarie attività per dedicarsi a questi obiettivi, che ritengo assolutamente fondamentali per lo sviluppo dell’impresa».


Dalle parole ai fatti per il rilancio di Siracusa Infrastrutture, turismo, economia della cultura, raccolta differenziata, mobilità urbana, occupazione sono alcuni punti all’ordine del giorno dell’amministrazione comunale di Siracusa. Ne parla il sindaco Roberto Visentin Francesco Bevilacqua

e ricchezze storiche e culturali sono elementi che il sindaco di Siracusa Roberto Visentin intende valorizzare per dare impulso, anche economico, alla città siciliana. L’amministrazione comunale ha adottato provvedimenti che riguardano la mobilità urbana, la raccolta dei rifiuti e l’occupazione. In città si è acceso un dibattito sul piano regolatore. Rimane, però, ancora insoluto l’annoso problema delle grandi vie di comunicazione con il resto del Paese, «senza le quali – afferma Visentin – l’intero sistema economico non raggiungerà seri livelli di competitività». Secondo l’analisi della Camera di Commercio, i talloni d’Achille del contesto socio-economico siracusano sono disoccupazione e mancanza di innovazione. Quali sono secondo lei le misure da attuare nell’immediato per avviare il processo di ripresa? «Sui temi del lavoro stiamo facendo il possibile.

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È chiaro che un sindaco non può determinare le politiche occupazionali di un territorio, non avendone né le competenze né le risorse. Posso dire che il Comune ha fatto quanto era nelle sue possibilità: abbiamo assunto a tempo indeterminato 208 ex contrattisti e presto anche i lavoratori Asu firmeranno i loro contratti quinquennali di diritto privato. Abbiamo deciso di non chiudere la porta a nessuno, riuscendo a conciliare risorse finanziarie e rispetto dei vincoli di legge, consapevoli del fatto che il lavoro porta comunque ricchezza. Certo, il problema è serissimo e non lasciamo nulla di intentato per attirare investimenti che si possano poi trasformare in occupazione. La parte prevalente del Pil della provincia dipende ancora dal petrolchimico e dall’indotto a esso collegato; da qui scaturisce lo scarso livello di innovazione. Il cambiamento potrà essere veramente compiuto solo quando Siracusa sarà stabilmente collegata al re-


Roberto Visentin



Siracusa dal 2005 è patrimonio dell’Umanità, riconoscimento che ha accresciuto ancora di più l’interesse verso la nostra città

Roberto Visentin, sindaco di Siracusa. In apertura, il porto della città siciliana

sto del Paese da un sistema di grandi vie di comunicazione degno del terzo millennio. Serve un impegno serio da parte dello Stato, che manca da anni. Anzi, i segnali vanno in senso opposto se consideriamo ad esempio la politica delle Ferrovie, che continua a dismettere tratte e a ridurre investimenti in Sicilia, contribuendo all’isolamento della regione». Quali sono le tre priorità di ordine non economico nella sua agenda per migliorare il benessere dei cittadini di Siracusa? «Metto decisamente al primo posto la gestione della raccolta dei rifiuti. Gli uffici stanno definendo il nuovo bando di gara per il servizio, che speriamo di pubblicare entro la fine dell’anno. La scommessa è portare la componente differenziata a livelli europei attraverso un sistema di raccolta porta a porta. La stiamo sperimentando da qualche mese nella frazione di Cassibile e i risultati sono ottimi, con punte superiori al 60%. L’altra questione aperta è quella della mobilità cittadina. Siracusa ha livelli di traffico veicolare eccessivi rispetto alla dimensione e alla popolazione. La causa è da ricercare nella viabilità, inadeguata al punto che ci impedisce di realizzare le corsie preferenziali, e in un sistema di trasporti pubblici penalizzante, affidato a una società pubblica della Regione che assicura un numero di chilometri insufficiente alle esigenze della città. La giunta ha predisposto un piano della mobilità e del traffico che presto sarà valutato dal consiglio comunale; le risorse, anche in questo caso, sono poche, ma puntiamo su soluzioni innovative e sulla collaborazione dei cittadini. Infine, la gestione del territorio. In città c’è un acceso e interessante dibattito sul



piano regolatore generale, in vigore da quattro anni. Pensiamo che il territorio sia una risorsa da utilizzare con intelligenza e rispetto, avendo coscienza delle reali potenzialità ma senza forzarne la vocazione. Consideriamo sbagliata la salvaguardia fine a se stessa, che equivale a imbalsamazione se non ad abbandono». Il polo petrolchimico siracusano è in via di ridimensionamento. Per l’occupazione della zona gli effetti sono pesanti, ma si aprono nuove possibilità come la riqualificazione e il rilancio turistico e culturale delle aree interessate. Qual è la sua opinione in proposito? «Visto il declino della chimica in Italia, da tempo stiamo lavorando per favorire un nuovo modello di sviluppo incentrato sul binomio turismo e cultura e sulla promozione del territorio. Grazie alle sue ricchezze archeologiche, Siracusa dal 2005 è patrimonio dell’Umanità, riconoscimento che ha accresciuto ancora di più l’interesse verso la nostra città. Sul turismo culturale, la parte pubblica sta spendendo energie; i privati investono, accrescendo e differenziando l’offerta di posti letto; i dati sulle presenze turistiche sono in continua crescita resistendo alla crisi. I risultati di questo lungo lavoro sono ormai sotto gli occhi di tutti, con la città diventata appetibile ai grandi investitori ed entrata a pieno titolo nei flussi turistici internazionali. Siracusa è già apprezzata come città balneare, ma adesso stiamo entrando in una nuova fase: lo sfruttamento del mare come risorsa. Con la realizzazione del primo porto turistico e la riqualificazione delle banchine, presto entreremo a pieno titolo nel turismo crocieristico e della nautica da diporto». SICILIA 2011 • DOSSIER • 97


FOCUS SIRACUSA

Luci e ombre sull’economia siracusana Turismo ed export sono due aspetti fondamentali dell’economia di Siracusa che bene rappresentano le attitudini del territorio e del suo tessuto imprenditoriale. Ne parla Aldo Garozzo, presidente degli industriali Francesco Bevilacqua

ome spesso accade, i numeri hanno bisogno di un’attenta interpretazione per capirne la reale portata e gli effetti che hanno sul contesto economico. Aldo Garozzo, presidente di Confindustria Siracusa, entra nel merito delle ultime rilevazioni sull’economia siracusana che vedono, tra l’altro, i settori del turismo e dell’export in crescita. L’analisi di Confindustria ha evidenziato una costante crescita del settore turistico. Cosa l’ha resa possibile e che contributo può fornire all’economia provinciale? «Rispetto agli anni passati, il 2010 ha fatto segnare una crescita delle presenze turistiche nella provincia di Siracusa. È anche cambiata la tipologia stessa del turismo: si è considerevolmente ridotto quello straniero ed è aumentato quello nazionale. Gli operatori valutano con ottimismo il fatto che siano aumentati sia gli arrivi sia le presenze. La provincia di Siracusa tuttavia è caratterizzata da molte presenze e da pochi arrivi, laddove per arrivi si intendono visite con pernottamento. La nostra zona è soprattutto meta di un turismo “mordi e fuggi”, tappa giornaliera dei crocieristi che sbarcano a Catania o delle tante persone che soggiornano a Taormina e in altre rinomate località siciliane. Si tratta di aspetto non positivo per il nostro turismo che fornisce un contributo al Pil piuttosto modesto, oscillante fra il 5% e il 6%, determinato da una

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bassa spesa pro-capite». Il dato delle esportazioni è in consistente crescita, superiore al 30%. Pensa che anche questo sia un settore su cui puntare? «I dati sull’esportazione risentono molto delle lavorazioni che vengono fatte nella zona industriale e sono collegati essenzialmente ai prodotti generati dal comparto petrolchimico. Gli aspetti positivi dell’esportazione sono invece legati non tanto alle percentuali di crescita, quanto piuttosto alla capacità delle nostre aziende di essere concorrenziali sui mercati internazionali attraverso un’azione continua e importante d’innovazione tecnologica e organizzativa, che permette loro di essere competitive anche nei paesi dove il costo del lavoro è più basso. La crescita dell’export va quindi valutata positivamente. Aggiungerei che le esportazioni per il nostro tessuto industriale non sono una scelta, ma rappresentano la sua vocazione strategica. Le nostre sono industrie cargo, cioè orientate al trasporto via nave. La loro tendenza, piuttosto che avere rapporti con le zone sulle quali insistono, è quella di esportare in tutto il mondo. Se andiamo a esaminare la destinazione dei prodotti della nostra

Aldo Garozzo, presidente di Confindustria Siracusa


Aldo Garozzo

zona industriale, soltanto piccole percentuali rimangono in loco, mentre la stragrande maggioranza della nostra produzione, attraverso le navi, raggiunge le destinazioni più disparate. Molte delle nostre aziende sono concepite e create specificamente per l’export, che rap-

presenta la loro vocazione naturale». Come valuta il rapporto fra il mondo imprenditoriale siracusano e le istituzioni? «Penso che rafforzare il rapporto fra il mondo imprenditoriale, non solo siracusano, e le istituzioni sia fondamentale, perché senza il primo non si crea sviluppo ma senza le istituzioni le iniziative imprenditoriali non si realizzano. È chiaro che questo rapporto deve essere efficiente e trasparente, così come lo devono essere i rappresentanti istituzionali e gli imprenditori». Quali sono i problemi che si potrebbe risolvere intensificando questa collaborazione? «È fuor di dubbio che il mondo istituzionale debba essere vicino a quello imprenditoriale per creare iniziative e crescere e che senza questa vicinanza difficilmente la nostra realtà si può sviluppare. Al tempo stesso si può notare che nella provincia di Siracusa sussiste una certa disponibilità a investire e questa propensione è testimoniata dalla presenza di diversi progetti sia nel settore industriale sia in quello turistico, alberghiero e diportistico. Tali progetti però stentano a decollare proprio perché non sempre le risposte che il mondo dell’impresa si aspetta sono in linea con quanto pianificato, sia per quanto riguarda i tempi sia per quanto riguarda la certezza del diritto nelle autorizzazioni. Un miglioramento su questo fronte potrebbe sbloccare quegli investimenti di cui il sistema produttivo e l’intera economia della provincia di Siracusa ha bisogno». SICILIA 2011 • DOSSIER • 99


FOCUS SIRACUSA

Più attenzione per Siracusa Più interesse da parte della classe politica e un supporto normativo nella campagna contro il racket, che sta ancora ottenendo grandi risultati. Sono queste le richieste che provengono da Siracusa per voce di Sandro Romano, presidente di Confcommercio Francesco Bevilacqua

Q Sandro Romano, presidente di Confcommercio Siracusa. Le immagini seguenti si riferiscono alla zona costiera e portuale del capoluogo siciliano e alla veduta del polo petrolchimico di Priolo Gargallo

uello del Siracusano è una situazione economica non certo favorevole ma ci sono delle potenzialità che devono essere utilizzate e tra queste occorre riservare una maggiore attenzione nei confronti del territorio, come spiega Sandro Romano, presidente di Confcommercio Siracusa. Come possono essere letti i dati economici di Siracusa, forniti dalla Camera di Commercio, che sulla carta sembrano molto positivi? «Vanno certamente decifrati, perché se si va ad analizzare il Pil - che a livello provinciale ha fatto registrare una crescita del 4,5%, contro una media regionale dell’1,1% - emerge una certa inattendibilità dei numeri. Questi, infatti, dipendono quasi interamente dal commercio estero e dall’industria. Nella provincia di Siracusa però negli ultimi due anni si è verificata una costante e ingente perdita di posti di lavoro, che ha generato un tasso crescente di disoccupazione ben al di sopra della media nazionale. Sul fronte dei consumi qual’è la situazione? «Anche in termini di consumi c’è stato un ridimensionamento, che è a mio avviso riconducibile all’elevato tasso di indebitamento delle famiglie. A livello regionale, infatti, l’indebitamento privato, ascrivibile alle famiglie e non alle im-

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prese, ha raggiunto 114 miliardi di euro ed è frutto prevalentemente di mutui, cessioni del quinto dello stipendio, piccoli finanziamenti, prestiti e così via. Questo è dovuto a un’offerta eccessiva che si trova a fare i conti con una disponibilità economica limitata. La grande distribuzione che ruolo ha in tutto ciò? Sintomo e allo stesso tempo causa di ciò è l’incredibile concentrazione di centri commerciali sul territorio, pari solamente a quella che si registra a Catania e ai livelli record della Svezia. Questo eccesso di luoghi di consumo e di sovrastrutture ha portato a una polverizzazione della distribuzione; le piccole realtà che hanno una buona penetrazione nel tessuto economico provinciale resistono, ma il mercato è soggetto a forti scompensi». A cosa è dovuto il gap infrastrutturale di cui soffre il territorio? «Indubbiamente Siracusa paga lo scotto di non essere stata per nulla sostenuta dai nostri parlamentari e di essere stata fra le principali vittime di determinati tagli. Banca d’Italia, Ferrovie dello Stato, Telecom, Enel hanno ridimensionato strutture e investimenti nella zona, il numero dei concorsi pubblici è drasticamente diminuito. Insomma la situazione è molto difficile. Una delle cause è anche il fatto che la scolarizzazione è abbastanza elevata, abbiamo parecchie persone in possesso di lauree di primo e secondo livello, ma non abbiamo artigiani. Quindi poche prospettive per i giovani? «I giovani imprenditori possono contare su alcune opportunità, come quelle fornite dalle


Sandro Romano

agevolazioni regionali e da qualche incentivo a livello nazionale, ma l’inserimento nel mondo imprenditoriale è difficile perché il commercio si trova ai minimi storici e il pur consistente comparto industriale siracusano è quasi interamente inserito nell’orbita del polo petrolchimico e delle attività a esso collegate. Di contro, non abbiamo un settore di piccola e media impresa abbastanza fiorente da offrire loro concrete possibilità lavorative. Anche in questo caso domanda e offerta non si incontrano, poiché idee e competenze ci sono, ma quello che manca sono le risorse per metterle in pratica». Cosa si sta facendo per uscire da questa situazione complessiva? «Come Camera di Commercio abbiamo costituito un tavolo permanente sull’emergenza lavoro e abbiamo già individuato alcune priorità in termini settoriali. Potremmo citare in proposito il completamento dell’iter di approvazione del progetto del rigassificatore, che da ben sette anni è incagliato nelle secche della burocrazia. In una situazione simile sono anche gli

investimenti per le infrastrutture del porto di Augusta, che sono già in fase di assegnazione anche se al momento manca la copertura finanziaria, o il piano di sviluppo del porto turistico di Siracusa, splendido porto naturale che potrebbe offrire interessanti opportunità non solo dal punto di vista occupazionale ma anche sotto il profilo turistico e culturale. Allo stesso modo andrebbe valorizzato il resto del territorio e questo è un compito che spetta ai rappresentanti istituzionali, i quali però spesso sono ostaggio delle logiche partitiche ed elettorali e si rifiutano di agire nell’interesse comune o non ne sono messi in condizione. In particolare vanno potenziate le infrastrutture, i collegamenti ferroviari e autostradali, i poli fieristici e portuali, vanno sbloccati gli appalti pubblici e l’edilizia privata. Sottolineo che dal punto di vista economico la situazione non sarebbe proibitiva, poiché dei fondi comunitari stanziati per il quinquennio in scadenza nel 2012 è stato utilizzato un importo inferiore al 10% del totale». Come procede il lavoro delle organizza-  SICILIA 2011 • DOSSIER • 101


FOCUS SIRACUSA

 zioni antiracket e antiusura e com’è la situa-

mld EURO

L’ammontare complessivo del debito delle famiglie siciliane

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ASSOCIAZIONI Il numero delle associazioni antiracket presenti sul territorio. Siracusa è la provincia con la più alta concentrazione di tutta la Sicilia

zione in generale in questo campo? «Da questo punto di vista Siracusa può essere considerata un’eccellenza a livello regionale. La nostra è, infatti, la provincia che vanta il maggior numero di associazioni antiracket in rapporto agli abitanti, ne abbiamo ben undici. Inoltre il Siracusano, insieme a Capo d’Orlando, è il territorio dove è nata la prima realtà di questo tipo, nella città di Palazzolo Acreide. Fatta questa premessa, posso dire che il fenomeno del racket non è certo debellato, ma sicuramente si è ridotto in maniera consistente, grazie all’ottimo lavoro svolto dagli investigatori, di concerto con l’autorità giudiziaria, e all’aiuto fornito dai collaboratori di giustizia. Mi riferisco ovviamente alla situazione di Siracusa, che è differente da quella delle altre province, dove il racket è lo strumento della criminalità organizzata per esercitare il ruolo di controllo sul territorio attraverso il sistema del “pagare poco ma pagare tutti”. Questo “pagare poco” da molti è stato interpretato come una sorta di “tassa sulla tranquillità” e questo noi lo abbiamo sempre contestato». Crede che la criminalità organizzata abbia cambiato volto negli anni? «Certo, la mafia non è quella di una volta, essa si trasforma e si adegua a seconda delle condizioni economiche del territorio. Oggi la troviamo negli importanti appalti, nei grossi alberghi, nella grande distribuzione, ovunque vi siano interessi. Un ostacolo alla lotta portata avanti dalle associazioni antiracket è rappresentato dalle lobby delle assicurazioni, alle quali il

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codice civile riconosce la possibilità di risolvere unilateralmente il contratto. Succede, quindi, che il commerciante che subisce un piccolo avvertimento, dopo aver pagato per anni il premio di polizza, viene risarcito, ma l’indomani il suo contratto assicurativo viene annullato, le altre compagnie non lo assicurano e di fatto viene lasciato nelle mani degli estorsori. Molti si trovano in questa situazione e, temendo di perdere il lavoro di una vita e il futuro dei propri figli, sbagliando - e sottolineo sbagliando - si piegano e pagano. Se la legge non desse la possibilità alle assicurazioni di risolvere il contratto, l’efficacia del racket si annullerebbe». Ci sono altri settori in cui la mafia si “annida” più facilmente? «Il malaffare sta anche nella cattiva gestione della sanità, nelle grosse speculazioni, negli appalti truccati, che l’eccessiva burocratizzazione ha solo complicato senza rendere più trasparenti. In questi casi è necessario un intervento deciso a livello normativo, accompagnato da una maggiore attenzione da parte della classe dirigente. Il malcostume infine non è solo quello degli elevati costi della politica, ma anche quello relativo alla cattiva gestione delle risorse e del bene comuni, che vengono dirottati per servire interessi privati e clientelari».


Nel futuro dell’ingegneria energetica La Set Impianti ha oggi il volto di un general contractor. La società siciliana, tra i principali attori mediterranei sul settore oil & gas, punta a una diversificazione produttiva sull’onda delle rinnovabili e del nautico. A raccontarlo è il suo titolare, Antonio Ranieri Paolo Lucchi

alvolta non basta l’innovazione. Operare con successo sul mercato contemporaneo, critico e globalizzato, comporta la necessità di adeguarsi al presente, anticipando il futuro, senza però perdere quei presupposti che, storicamente, hanno fatto la storia della nostra industria. Lo sa bene Antonio Ranieri, patron della Set Impianti, una delle più importanti società del Sud Italia, in cima alla lista delle migliori realtà ingegneristiche. Un nome, quello di Set, sinonimo di quasi mezzo secolo di costruzioni, manutenzione e montaggio d’impianti chimici, petrolchimici, petroliferi, di produzione di energia e industriali in genere. «Con i miei figli ho voluto creare un’impresa dinamica, fortemente orientata allo sviluppo tecnologico, in grado di offrire prodotti e servizi innovativi» spiega proprio Antonio Ranieri, consapevole del fatto che il mondo delle costruzioni, complice la crisi,

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non può che riprendersi su presupposti di efficienza, qualità strutturale e tecnologia. Elasticità e flessibilità sono poi gli altri fattori irrinunciabili e Ranieri, vero simbolo dell’imprenditoria siracusana, ricorda come «il successo economico derivi anzitutto da un’efficiente programmazione del lavoro e dalla valorizzazione delle risorse non soltanto finanziarie e strumentali, ma anche umane». Con la crisi quale impatto avete subìto? «Devo dire la verità. Nonostante la congiuntura del mercato, le conclusioni del bilancio 2010 sono state positive, in quanto siamo riusciti a implementare le nostre qualifiche, allargare il portafoglio clienti e mantenendo stabile quello degli ordini. Questa per me è una grande soddisfazione, anche perché non ho dovuto ricorrere a strumenti poco piacevoli, come la riduzione del personale, mantenendo di fatto le stesse risorse del 2009, anzi, persino qualcuna in più. sono un convinto sostenitore del fatto che le aziende siano fatte dagli uomini che la


Antonio Ranieri

Di recente abbiamo siglato accordi con alcune società governative cinesi per lo sviluppo, la costruzione e la vendita di energia prodotta da fonti rinnovabili, quali l’eolico, il solare, le biomasse

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compongono. Per questo io e il mio staff abbiamo un occhio molto sensibile sull’impiego delle nostre risorse umane, cerchiamo di motivarle e incentivarle anche nei momenti più difficili che un’azienda può attraversare, anche per contingenze non imputabili all’azienda stessa. La crisi del mercato globale siamo riusciti a sostenerla proprio grazie all’investimento effettuato sul personale, formandolo e aggiornandolo continuamente, al fine di mantenere degli standard di produttività che ci permettono, e ci hanno permesso, di fatto, di superare la regressione contingentata dal mercato. Pertanto posso asserire che ad oggi le nostre impostazioni manageriali hanno funzionato». Quello energetico è uno dei vostri principali mercati di riferimento. L’Oil, ultimamente, si è rivelato piuttosto instabile.

«Oil, gas ed energy rappresentano il nostro In apertura, core business. Di certo questo periodo è estre- Antonio Ranieri, titolare della Set Impianti Srl. mamente critico, anche alla luce degli eventi Nelle altre immagini, economici che hanno coinvolto tutto il impianti e progetti mondo, ma la nostra compagine è riuscita, dell’azienda di Siracusa www.setimpianti.com non senza grossi sacrifici, a ritagliarsi una discreta fetta di mercato, soprattutto a livello locale. Ricordiamoci poi che il polo petrolchimico di Siracusa, Priolo Gargallo e Augusta resta uno dei più grandi d’Europa. Su questo settore, però, non vediamo grossissime previsioni di sviluppo a livello locale e nazionale, perlomeno in termini di grossi investimenti per costruzione di nuovi impianti di produzione e raffinazione. Più positivo, invece, è il fronte delle manutenzioni. Siamo consapevoli che le major trovano di certo più vantaggiosi gli investimenti sui territori magrebini e Sud Ame- ›› SICILIA 2011 • DOSSIER • 105


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La diffusione strategica di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili, non solo riduce i costi della tecnologia per gli utenti locali, ma anche per quelli negli altri paesi

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›› ricani, in cui non vi sono legislazioni eccessivamente severe e la manodopera è a basso costo». Comunque continuerete a puntare su questo fronte? «Sul fronte Oil & gas, stiamo scommettendo sui serbatoi, attuando grossi investimenti sia a livello di risorse umane che di attrezzature specifiche. Questa scelta nasce anche da un’approfondita analisi geopolitica, in quanto vista la posizione che la Sicilia occupa sul Mediterraneo prevediamo una grossa implementazione dei serbatoi di stoccaggio. Per quanto concerne il settore dell’energy, siamo molto più ottimisti, soprattutto per dei recenti accordi che abbiamo siglato con alcune società governative cinesi per lo sviluppo, la costruzione e la vendita

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di energia prodotta da fonti rinnovabili, quali l’eolico, il solare, le biomasse. La visione sul medio periodo del nostro staff direttivo ci ha permesso di tessere dei rapporti internazionali con aziende e banche che condividono il nostro spirito poliedrico nel fare impresa». Negli ultimi anni vi siete posti sempre di più come general contractor. «È un’evoluzione naturale della nostra esperienza. Ponendoci come interlocutori unici possiamo supervisionare e gestire ogni aspetto dei progetti in cui siamo coinvolti, non più soltanto le attività meccaniche in cui vengono utilizzate le nostre strumentazioni e il nostro staff. Sinergizzando tutte le attività, riusciamo a garantire ai nostri committenti delle performance più elevate in termini di produttività e sicurezza». In futuro intendete investire anche sulle rinnovabili? «Lo stiamo già facendo. Gli investimenti in corso per lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili sono oggetto di una grandissima attenzione da parte della nostra società, non soltanto per una scelta etica e ambientale, ma anche per la consapevolezza che potrà diventare un business vincente. A seguito di una nostra indagine di mercato, eseguita su scala europea, ci siamo resi conto di come il mercato delle tecnologie per le rinnovabili sia in crescita, principalmente in paesi come Germania, Spagna, Stati Uniti e Giappone». Come vi muoverete in questo contesto? «La sfida che ci siamo posti è quella di allargare le basi di mercato per una crescita continuativa a livello internazionale. La diffusione strategica di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili, non solo riduce i costi della tecnologia per gli utenti locali, ma anche per quelli negli altri paesi, contribuendo a una riduzione generale dei costi e al miglioramento delle prestazioni nel


Antonio Ranieri

rispetto totale dell’ambiente». Sempre a proposito di nuovi settori, anche la nautica, ormai, è una delle anime del vostro gruppo. «Ci stiamo lavorando da circa due anni e a breve vareremo due catamarani in vetroresina, di cui uno da 45 piedi e l’altro da 60. Contiamo di esporre il nostro primo prototipo al prossimo Salone nautico internazionale di Genova del 2011. In questo momento la produzione dei Catamarani avviene in una area limitrofa a quella della meccanica, ma siamo già in itinere di trasloco verso una area che di circa 24.000 mq. sul mare, in concessione dall’Asi di Siracusa, che ha creduto molto nel nostro progetto e nell’opportunità di creare un nuovo know how sul territorio, in cui la produzione di questo tipo di imbarcazioni non è ancora sviluppata. È chiaro che ci proponiamo come dei neofiti del settore della nautica, non abbiamo né l’arroganza né la presunzione di dire oggi in quale fascia di mercato ci collocheremo, di certo c’è che stiamo facendo delle imbarcazioni di alta qualità, utilizzando nuovi materiali e nuove tecnologie, senza mai trascurare il design». Lei ha una lunghissima esperienza imprenditoriale alle spalle. Soprattutto sotto quali aspetti sta mutando, dal suo punto di vista, il mercato? «I presupposti dell’economia 2.0 richiedono un atteggiamento, sul mercato, molto più aggressivo rispetto al passato, anche recente, in cui i grossi investimenti permettevano una distribuzione del lavoro equo a prezzi sicuramente più remunerativi. Oggi il mercato globale ci insegna come la migliore competitività si può ottenere con un abbattimento dei costi interni all’azienda stessa, implementando la specializzazione e integrando il core business con nuove attività, come ad esempio la gestione dell’engineering, Questo sviluppo non può e non deve fermarsi, in quanto il mercato

su cui noi navighiamo è soggetto a continue innovazioni tecnologiche, come sui materiali, sulle attrezzature, sui software e sulla formazione del management». Insomma, non si può rimanere indietro. «Il non essere tecnologicamente adeguati ai tempi, ci porterebbe a una perdita di produttività sulle azioni e sulle performance di circa il 35%. Una perdita che avrebbe un’incidenza non dico disastrosa, ma sicuramente penalizzante per la competitività. Di certo ancora oggi, all’età di 67 anni, a chi mi affianca non faccio altro che ricordare che chi si ferma è perduto. E a chi, tra i miei collaboratori, pensa che siamo già grandi o già arrivati, rispondo che la presunzione è l’inizio del fallimento». SICILIA 2011 • DOSSIER • 107


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’impiantistica guarda all’innovazione Evoluzione dei materiali, sguardo rivolto all’export e capacità di differenziare l’attività sembrano essere gli sbocchi naturali del settore metalmeccanico. Ne parla Salvo La Porta Silvia Mocchegiani

Nelle immagini, lavori della Metalmeccanica Agrigentina www.metalmeccanicaagrigentina.it

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a crisi economica ha colpito duramente l’industria metalmeccanica italiana, in particolare nelle zone del nord; ma non tutte le società ne hanno risentito in termini di fatturato. Salvo La Porta, alla guida della Metalmeccanica Agrigentina, in Sicilia, è riuscito a emergere da questa situazione, portando la sua azienda a competere, sia nel pubblico che nel privato, con le altre ben più grandi e storiche imprese del settore. Da circa vent’anni la Metalmeccanica Agrigentina si occupa di impiantistica e carpenteria metallica. Nello specifico, di impianti come elevatori, nastri trasportatori, silos. Per quanto riguarda la carpenteria si occupa sia di quella leggera, che di quella media e pesante, lavorando sia nel settore industriale che in quello civile, spaziando da strutture in elevazione come ad esempio centri commerciali, palazzetti dello sport, centri fieri-

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Salvo La Porta

stici, ai ponti e viadotti in particolare costruisce ponti e viadotti per ogni tipo di Ente quali Rfi, Anas, Autostrade per l’Italia. «Metalmeccanica Agrigentina nasce negli anni 80. Il fondatore e attuale amministratore della società è Giuseppe La Porta che da operaio si è inventato una propria attività. Con tanti sacrifici infatti ha iniziato l’attività di manutenzione presso gli impianti industriali e col tempo ha intrapreso la fornitura di piccoli opifici industriali» spiega Salvo La Porta. Oggi Metalmeccanica Agrigentina sta guardando a commesse per oltre 100 milioni di euro rimanendo in Sicilia, l’unica concorrente alle grandi realtà del Nord. Negli ultimi dieci anni l’azienda, da mero esecutore di carpenteria metallica è diventata un interlocutore capace di saper trovare la giusta struttura per il giusto bisogno. Si è infatti dotata di uno staff tecnico interno capace di progettare, modificare, studiare e proporre soluzioni alternative e determinare la funzionalità dell’opera. «Uno dei lavori più significativi in tal senso è stato svolto proprio in Sicilia, con il raddoppio della SS 640 dove ci siamo occupati della realizzazione dei viadotti in acciaio». Comunque la fetta di mercato che l’azienda va a coprire è principalmente al di fuori della regione, infatti opera in tutto il territorio italiano, e sta iniziando a guardare anche all’estero, «alla Tunisia, per esempio». Il prossimo obiettivo per la Metalmeccanica Agrigentina sarà però quello di aprire una sede distaccata in Veneto, oltre a quella di Aragona, «per avere la possibilità di coordinare le varie attività e di abbattere l’alto costo dei trasporti». In questi anni, infatti, sono riusciti a conquistarsi uno spazio che permette loro di competere con i più grandi colossi del settore, anche se la concorrenza rimane molto dura, specialmente nel settore pubblico degli appalti. L’incremento della concorrenza è stato proprio uno degli effetti della crisi «se prima i più grandi nomi non concorrevano direttamente, ora sono sempre presenti, su ogni livello. E a ciò va ag-

giunto il problema della manodopera a basso costo, che influisce insieme a molti altri aspetti». Comunque il fulcro di questa attività, continua La Porta «rimane l’impegno e la competenza ingegneristica e la capacità di comprendere realmente le esigenze del cliente». Sono questi gli aspetti che fanno intraprendere al bilancio dell’azienda una curva positiva, «la nostra è una piccola impresa, ma la sua crescita è stata costante negli anni e in futuro prevediamo un aumento significativo del fatturato». E in questo significativo aumento giocheranno un ruolo fondamentale le nuove tecnologie, indispensabili in un settore come quello metalmeccanico. «Per essere sempre al passo con i tempi e per gareggiare con le altre imprese l’innovazione deve essere uno degli obiettivi principali, soprattutto quando si ha a che fare con dei materiali particolari, come l’acciaio, la cui lavorazione subisce continue evoluzioni». SICILIA 2011 • DOSSIER • 109


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Puntiamo sulla flessibilità immaginario pubblico associa spesso il made in Italy alla moda e alla gastronomia, ma altre rilevanti aziende dominano il panorama mondiale. Ne parliamo con Giuseppe Cracolici amministratore delegato della Tecnimpianti Spa di Termini Imerese azienda leader mondiale nella progettazione e costruzione di impianti nel settore navale ed industriale. «Questa capacità, tutta italiana, di costruire “abiti su misura” anche per manufatti di tali dimensioni, ha creato nel tempo quell’eccellenza che caratterizza Tecnimpianti Spa. Un esempio è la realizzazione di importanti strutture per il Teatro Massimo di Palermo. Lo storico monumento per la lirica è il terzo teatro più grande dopo l’opera di Vienna e Parigi». Un’azienda che si occupa di strutture e relativi impianti navali come arriva a progettare uno dei più bei palcoscenici europei? « Negli anni 90 ci è stato dato l’incarico di costruire il sistema di movimentazione dei palchi di scena e del retropalco mobile, dei semipiani mobili, della fossa orchestrale, del sipario tagliafuoco, del portale di boccascena, dei punti luce, della cabina di regia e della passerella al ballo, il tutto da consegnare pronto all’uso. Abbiamo costruito un teatro tecnicamente all’avanguardia con un palcoscenico a piani mobili che, con quindici metri di sottopalco, dà la possibilità di allestire più di una scena alla volta. Siamo molto orgogliosi del risultato, in particolare della costruzione di due piattaforme a baldacchino del

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Giuseppe Cracolici, amministratore delegato della Tecnimpianti Spa di Termini Imerese www.tecnimpiantispa.com

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Grazie a una flessibilità tipicamente italiana, la Tecnimpianti Spa, leader nel settore navale, ha prestato un contributo fondamentale anche per il Teatro Massimo di Palermo. Ne parla Giuseppe Cracolici Eleonora Carboni

peso complessivo di duecentoottanta tonnellate, in grado di muoversi su dodici metri di corsa. È certamente un’opera d’ingegno di notevoli dimensioni che ci spinge a mantenere questa flessibilità in vista di nuove sfide su altri fronti. Comunque l’azienda è nata a servizio del navale ed è questo il nostro principale mercato di riferimento». Di cosa si occupa la Tecnimpianti Spa? «Il nostro mercato principale è quello navale e vi operiamo assieme alle altre due filiali di Livorno e di Anversa. I nostri prodotti sono presenti nelle più prestigiose navi da crociera e traghetti di tutto il mondo. Produciamo sistemi di movimentazione del carico e sistemi di sicurezza ad alta tecnologia ed automazione. In questo ambito si sono aggiunti altri due segmenti di mercato: quello off-shore e quello dei megayacht. Il primo ha riguardato la costruzione degli alloggi ovvero un albergo di 6 piani collocato sulla piattaforma petrolifera Scarabeo 8 della Saipem , mentre, nel secondo caso, abbiamo adattato i nostri prodotti all’eleganza tipica dei megayacht». Quali sono i vostri principali committenti? «Lavoriamo con i più grandi cantieri mondiali tra i quali Fincantieri (Italia) , Meyer Werft (Germania) , Stx France, Stx Finland, Mitsubishi (Giappone) e con i maggiori armatori tra i quali Carnival Corporation (Costa, Aida, Holland American Line, Princess Cruises,


Giuseppe Cracolici

Ultimamente si sono aggiunti due segmenti di mercato: quello off-shore e quello dei megayacht

P&O, Cunard, Oceania ed altre), Gruppo MSC, Gruppo Grimaldi, Eni-Saipem, L’azienda è organizzata con un dipartimento di servizio-assistenza, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, in grado di intervenire in tutto il mondo su qualunque natante». Da quanti anni siete attivi sul territorio italiano ed estero? «La Tecnimpianti Spa è nata a Palermo nel 73 su iniziativa della Navalimpianti Spa di Ceranesi (GE), per seguire più da vicino i lavori presenti nel cantiere navale palermitano; due anni dopo sposta la sua sede, nella nascente zona industriale di Termini Imerese dove ha intanto provveduto a costruire uno stabilimento per la produzione di manufatti navali. Nei primi anni settanta l’attività si concentra principalmente nella manutenzione e istallazione di impianti ad avanzata tecnologia applicata alla movimentazione di fluidi a bordo nave. Dal 78 inizia la costruzione di gru per scialuppe di salvataggio e porte stagne di com-

partimentazione per navi mercantili. Negli anni a seguire, si rafforza il settore produttivo con l’ampliamento della superficie coperta dello stabilimento e con l’acquisto di un nuovo opificio. Infine tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 con l’incredibile sviluppo di navi passeggeri, e quindi dei passeggeri trasportati, progetta e realizza un tipo di gru innovativo che trova ampio consenso in tutto il mondo. Questo e successivi nuovi progetti che soddisfano in primis la sicurezza dato l’elevato numero di persone trasportate, più di 4.000 , hanno portato la Tecnimpianti ad essere l’azienda leader mondiale nel settore: oggi 96 navi passeggeri sono corredate da 2.174 gru made in Sicily. Ma la cronistoria non rappresenta appieno il lavoro che abbiamo fatto in questi anni perché se abbiamo avuto il merito di crescere, questo va condiviso con tutti gli uomini e le donne che, nel tempo, hanno costruito la storia stessa dell’azienda».

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Le evoluzioni del packaging alimentare Una strategia aziendale incentrata sullo sviluppo tecnologico e la formazione, ma con quella coesione e determinazione che nasce dalle imprese a gestione familiare. Antonino Salerno spiega le evoluzioni dell'industria del packaging Lodovico Bevilacqua

l packaging è sempre stato un comparto di riferimento per l'industria italiana, con particolare attenzione – dal periodo successivo alla guerra – alla conservazione alimentare. L'innovazione delle tecniche produttive e la ricerca di soluzioni e materiali sempre più adatti ed efficienti è una prerogativa fondamentale del packaging, e lo rende un settore fisiologicamente predisposto agli investimenti in ricerca e formazione. La varietà delle destinazioni d'uso dei contenitori prodotti determina inoltre la necessità di adeguare le potenzialità produttive a una richiesta sempre maggiore, in grado di contrarre i tempi e aumentare i volumi di produzione, utilizzando quindi macchinari all'avanguardia. Tutte queste caratteristiche costituiscono delle linee guida che, insieme a un’intraprendente strategia commerciale, fanno la fortuna dell'impresa. E un esempio di efficienza e successo nel campo del packaging è senz'altro rappresentato dalla siciliana Salerno Packaging, impresa che è riuscita a coniugare una centenaria tradizione con la ricettività tecnologica moderna. «La vicenda imprenditoriale del gruppo Salerno nasce nel 1903, con uno stabilimento di litografia su banda ba-

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Antonino Salerno, presidente del consiglio di amministrazione della Salerno Packaging di Palermo www.salernopackaging.com

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gnata; poi, a partire dagli anni Quaranta, con la produzione di contenitori in metallo per conserve alimentari e per l'industria chimica in generale, è stato avviato ciò che oggi costituisce in core business dell'impresa», ricorda Antonino Salerno, precedente direttore commerciale e attuale presidente del consiglio di amministrazione dell'azienda. Partiamo dalla storia dell'azienda. «La Salerno Packaging è sempre stata un’impresa a gestione familiare, nonostante nel tempo abbia raggiunto una dimensione commerciale e industriale di rilievo. Dopo una lunga attività, iniziata al principio del Novecento, negli anni Ottanta c'è stato – sotto la guida del nipote del fondatore, Antonio Salerno – l'avviamento della più importante fase di trasformazione tecnologica, che ha permesso di potenziare l'apparato produttivo e, di conseguenza, ampliare il mercato coperto. Come detto, nonostante le dimensioni raggiunte, la Salerno Packaging mantiene una solida tradizione familiare; la successione ha ormai raggiunto la quarta generazione, che sta ora attraversando la fase di formazione sotto l'egida della precedente». Quali sono invece le caratteristiche e le destinazioni d'uso dei vostri prodotti? «I contenitori prodotti dalla nostra impresa, grazie alla loro versatile e multiforme tipologia nonché all'elevato contenuto tecnologico, si prestano agli usi industriali più svariati. Come sottolineato in precedenza, la Salerno Packaging si è specializzata nella produzione di contenitori


Antonino Salerno

di metallo per conserve alimentari, in particolare ittiche, vegetali e olearie sterilizzate. Trattandosi di alimenti, diventa quindi fondamentale il rispetto di severe norme igieniche, garantito in questo caso dall'alto grado di protezione interna e dalla perfetta aderenza del film litografico esterno, risultato di una lavorazione avanzata e accurata». La tecnologia ricopre – in un'industria di questo tipo – un ruolo di importanza capitale. Qual è la vostra politica a riguardo, anche in termini di ecosostenibilità? «L'investimento nella ricerca e nella formazione sono in effetti condizioni fondamentali per rimanere competitivi nel campo del packaging e sono da anni prerogative irrinunciabili della nostra azienda. A questa predisposizione all'innovazione tecnologica abbiamo inoltre affiancato una strategia di marketing finalizzata ad ampliare il mercato di riferimento e soprattutto ad acquisire nuovi partner, in modo che la collaborazione con questi ultimi abbia anche l'effetto di migliorare i diversi aspetti della nostra azienda. Per quanto riguarda l'ecosostenibilità della nostra attività, siamo molto sensibili a questo tema, curando con particolare attenzione l'aspetto più invasivo e deleterio per l'am-

Per gli alimenti, diventa fondamentale il rispetto di severe norme igieniche, garantito dall'alto grado di protezione interna e dalla perfetta aderenza del film litografico esterno, risultato di una lavorazione avanzata e accurata

biente che si manifesta in questo settore, ovvero la produzione dei materiali di scarto. Migliorando sotto questo aspetto, siamo riusciti nel tempo a rendere sempre più sostenibile la produzione dal punto di vista ambientale, eliminando peraltro tutti quei disagi dovuti allo smaltimento di grossi volumi di scarti, come per esempio il trasporto degli stessi. Aderiamo inoltre al consorzio nazionale acciaio che si occupa del riciclo della banda stagnata». Quali sono, per concludere, le prospettive aziendali per il prossimo futuro? «Senz'altro continuare a investire nella tecnologia per mantenere gli standard qualitativi, peraltro certificati, che ci hanno permesso di diventare un punto di riferimento per il settore in tutto l'area mediterranea, dall'Italia meridionale e centro-settentrionale ai paesi del Nord Africa».

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Design e innovazione nel settore tendaggi l design italiano continua a essere una carta vincente in campo internazionale, soprattutto quando è affiancato all’uso delle più moderne tecnologie. Ed è proprio su questo aspetto del mercato odierno, che si concentra Alfio Belluso, titolare della Emmebi Tende e Sistemi di Misterbianco, area industriale e commerciale del catanese. Belluso racconta il passaggio da piccola realtà artigianale a vera e propria industria all’avanguardia del settore tende, un passaggio avvenuto senza mai dimenticare la manualità, la passione e il cuore, le doti che contraddistinguono un artigiano. Da quanto siete attivi sul territorio? «L’azienda nasce come piccola realtà familiare nel 1998, al centro di uno dei più importanti distretti industriali della Sicilia orientale, ovvero all’interno della zona industriale di Misterbianco, che grazie alla sua posizione particolarmente favorevole, vicino a tutte le principali arterie di comunicazione della regione, è perfetta per un’azienda come la nostra». Attraverso quali dinamiche produttive e commerciali vi inserite nel mercato di riferimento? «Ci occupiamo di fabbricare, commerciare all’ingrosso, istallare e rappresentare tende a rullo, zanzariere, tende verticali, veneziane, tende tecniche, binari in alluminio, bastoni e nastri per tende, coperture speciali e infine

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Alfio Belluso, titolare della Emmebi Tende e Sistemi di Misterbianco (CT) info@emmebitende.it

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Ambiente e territorio, artigianato e innovazione, design e tecnologie avanzate, tutti questi aspetti possono convivere. Ne parla Alfio Belluso, attivo nel settore dei tendaggi Silvia Mocchegiani

tendaggi interni ed esterni. In particolar modo operiamo all’interno di due settori, quello della produzione artigianale, attraverso la lavorazione e commercializzazione di materie prime, di semilavorati e prodotti finiti, e la conseguente distribuzione». Come conciliate artigianato e tecnologia all’interno del vostro procedimento di produzione? «Partiamo con l’acquistare le materie prime direttamente dai produttori, e queste spesso vengono create su nostra specifica richiesta, poi passiamo alla produzione, fatta per una parte da macchinari specifici che ci garantiscono standard elevati, mentre la parte più importante, che ci garantisce affidabilità in termini di funzionamento delle tende, è affidata direttamente ai nostri dipendenti. L’ultima parte è quella dello stoccaggio che varia da prodotti per il professionista rivenditore a prodotti per il contract da istallare. Tutto il processo è servito da codici a barre che permettono di conoscere in qualsiasi istante in quale momento della produzione si trova ogni singola tenda». Quali sono le innovazioni che caratterizzano la produzione? «Tutte le nostre scelte sono prese con il fine di proporre sistemi di domotica all’avanguardia che oggi sono sempre più richiesti, mantenendo il prodotto con qualità estetiche


Alfio Belluso

Tutte le nostre scelte sono prese con il fine di proporre sistemi di domotica all’avanguardia, oggi sempre più richiesti, mantenendo le qualità estetiche del prodotto

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che soddisfino anche il cliente più esigente. Abbiamo introdotto poi delle novità riguardanti le tende a rullo e le zanzariere, tecniche innovative internazionali che non tralasciano l’estetica, consapevoli del fatto che muoverci all’interno del design italiano ci valorizza molto al di fuori dei nostri confini. Sicuramente una grande spinta in questa direzione l’ha data il fatto di essere da diversi anni il

fornitore ufficiale di tutte le basi Nato in Italia. Questo ci ha spinto a migliorarci, visto che loro sono sempre alla ricerca di soluzioni innovative». Come si articola il rapporto con l’ambiente e con il territorio? «In primo luogo ci preoccupiamo dello smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi tramite appositi operatori e poi abbiamo sostituito tutti i macchinari che non avevano certificazioni appropriate di ecocompatibilità. I nostri obiettivi principali sono il costante rispetto di elevati livelli di qualità, la salvaguardia dell’ambiente e la promozione dello sviluppo economico e sociale del territorio in cui operiamo. Pertanto, in un’ottica di crescita e sviluppo, abbiamo avviato già da tempo le procedure necessarie per ottenere le certificazioni ai sensi delle norme internazionali di qualità, ambiente e sicurezza». SICILIA 2011 • DOSSIER • 115


Il noleggio, soluzione efficiente anche nei complementi d’arredo ffrire un servizio impeccabile, nella fornitura di biancheria per i settori alberghiero e della ristorazione. È questa la strada scelta da tutte quelle realtà operanti nel campo turistico e alberghiero e anche nel mondo della sanità, che hanno deciso di affidarsi a Tutonet, azienda siciliana specializzata nella produzione di servizi di lavanolo e nel noleggio della biancheria destinata a strutture di accoglienza e ospitalità. Con un vastissimo campionario di tessuti rigorosamente di altissima fattura e tutti confezionati dalle più prestigiose ditte Italiane di filati, Tutonet incontra la soddisfazione della Clientela, sempre più numerosa e sempre più esigente. Non una semplice azienda di servizi, dunque, ma un vero e proprio partner in grado di recepire e trasmettere ai committenti i cambiamenti e le innovazioni del settore. Nel corso degli anni attraverso la diversificazione della propria offerta ha riscosso sempre più successo, contribuendo al

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Il noleggio come “soluzione intelligente”, pensata per ottenere in tempi rapidi importanti forniture di biancheria sempre impeccabile, pulita e igienizzata. Un servizio rivolto ai professionisti dell’accoglienza e dell’ospitalità, nel settore alberghiero e della ristorazione. L’esperienza di Tutonet Diego Bandini

mantenimento del prestigio di molte realtà alberghiere siciliane. L’attività del gruppo è da sempre improntata alla ricerca della qualità, attraverso un sistema fondato su accurati controlli lungo tutto il ciclo di lavoro, dal noleggio al ripristino igienico di manufatti tessili. I processi adottati sono tutti certificati secondo le linee guida Uni En Iso 9001:2008, Uni En 14001:2004 e nell’ottica della progressiva sensibilizzazione al valore della qualità

L’interno dello stabilimento della Tutonet a Ragusa www.tutonet.it


Tutonet

igienica dei prodotti tessili, sottoposti al controllo previsto dalla norma Uni En 14065:2004 (Risk Analysis and Biocontamination - RABC). Questa presuppone l’applicazione di processi di lavaggio, disinfezione e sanificazione di quei prodotti tessili inevitabilmente contaminati da microrganismi provenienti dall’ambiente in cui sono stati utilizzati, come alberghi e ristoranti. L’utilizzo di macchinari di ultima generazione e apparecchiature di alto profilo tecnologico, i processi computerizzati con ridottissimo intervento umano, il notevole grado di professionalità dei tecnici e delle maestranze coniugato con il rispetto dell’ambiente e un equilibrato utilizzo delle risorse energetiche, rassicura il cliente finale, non ultima la puntualità delle consegne su tutto il territorio regionale, isole mi-

Nell'ottica della progressiva sensibilizzazione al valore della qualità igienica dei prodotti tessili, tutti i nostri processi sono certificati

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nori incluse e parte della Calabria, resa possibile da una flotta di quaranta camion e furgoni e da due stabilimenti produttivi, costituisce un ulteriore tratto distintivo dell’azienda a testimonianza dell’affidabilità del gruppo. Nonostante questo, non mancano però alcuni elementi di criticità, legati al fatto che un’attività di questo tipo risulta inevitabilmente influenzata dalla stagionalità e dai flussi turistici sull’isola. Non c’è dubbio che, nella misura in cui si riuscissero a destagionalizzare i flussi turistici, il mercato potrebbe trarre enormi benefici sia in termini occupazionali che di sviluppo economico. Un intervento deciso delle istituzioni atto alla riapertura al traffico civile dell’aeroporto di Comiso, rappresenterebbe il modo più efficace per uscire dalla marginalità geografica che ha penalizzato per troppo tempo il nostro territorio. SICILIA 2011 • DOSSIER • 117


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Dove la qualità non può ammettere compromessi a fornitura di prodotti e attrezzature per la pulizia di tutti i tipi di ambienti richiede una professionalità e una dedizione maggiori di quanto si possa immaginare. La scelta e la commercializzazione dei prodotti in questione, fase centrale del servizio, è in realtà un’operazione complicata e di grande responsabilità, poiché richiede continui investimenti in nuovi materiali, adeguati sotto tutti i punti di vista a parametri di efficienza, costo e impatto ambientale. L'esperienza sul campo – come in molti altri ambiti, del resto – può fare una grande differenza, come conferma Antonio Portuese, titolare, insieme a Emanuele Coniglione, della Deterwax. «Il sodalizio commerciale fra Coniglione e me resiste ormai da venticinque anni; la fondazione dell'azienda risale infatti al 1986 e già allora condividevamo un'esperienza specifica nel settore che ci ha senza dubbio avvantaggiato».

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Macchinari commercializzati dalla Deterwax di Gravina di Catania (CT) www.deterwax.it

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Continui investimenti in nuovi materiali, adeguati a parametri di efficienza, costo e impatto ambientale. Garantire una fornitura di qualità nei servizi di pulizia richiede responsabilità, e la capacità di non cedere al ribasso per aggiudicarsi le gare d’appalto. L’esperienza di Antonio Portuese Lodovico Bevilacqua

Quella che è stata adottata, e che ancora oggi guida la politica della società, è una strategia ambiziosa, ma capace di portare ottimi risultati. Anche all’interno dell’azienda, come spiega Portuese, tale strategia ha innescato diverse evoluzioni: «Il passo successivo è stato per certi versi fisiologico: la semplice fornitura di prodotti non era più sufficiente a renderci competitivi in quel tipo di mercato, così abbiamo cominciato a corredarla con servizi accessori a livello professionale, ovvero una sorta di affiancamento all'impresa, albergo o ristorante che usufruisse delle nostre forniture, offrendo così un servizio integrato di materiale più formazione. La razionalizzazione aziendale ottenuta tramite l'ottimizzazione dell'attività del personale e l'abbinamento dei prodotti ci ha permesso di affrontare un mercato estremamente ampio e di garantire un servizio efficiente a ditte di qualsiasi natura e dimensione, dalla piccola società di pulizie alla multiutility da centinaia di dipendenti». Partendo dalla loro collaborazione, Portuese e Coniglione hanno lanciato la Deterwax nel settore della fornitura di attrezzatura per le pulizie: «I primi anni sono stati senz'altro molto positivi. Il motivo è per molti versi da attribuire alla scelta di intraprendere una partnership con


Antonio Portuese

❝ un'azienda costruttrice di prodotti per le pulizie di grande prestigio, la Johnson Wax. Questa strategia ci ha in seguito obbligato a legarci a produttori di livello altrettanto alto – due esempi su tutti sono 3M e Bayer – per non essere costretti a diminuire la qualità delle attrezzature fornite». Grande importanza riveste anche la parte burocratica e amministrativa caratterizzata dal concorso ai bandi pubblici, dove è necessario vincere la tentazione di abdicare alla qualità del servizio offerto in favore di un prezzo più concorrenziale. Portuese passa poi a descrivere l’attività e le relazioni commerciali che la Deterwax intrattiene da un lato con i fornitori e dall’altro con le aziende che serve: «Va sottolineato che, nel tempo, abbiamo evoluto ulteriormente la nostra posizione nei confronti dei produttori da cui ci serviamo, poiché abbiamo acquisito la titolarità della distribuzione dei loro prodotti, emancipandoci dal semplice smistamento per loro conto. Dal punto di vista operativo lavoriamo principalmente con alberghi, imprese di pulizia, case di riposo e ospedali, anche se in quest'ultimo caso va specificato che la collaborazione è indiretta, poiché il nostro servizio viene erogato

La semplice fornitura di prodotti non era più sufficiente a renderci competitivi in quel tipo di mercato, così abbiamo cominciato a corredarla con servizi accessori a livello professionale

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a delle ditte che, a loro volta, effettuano gli interventi di pulizia nelle strutture ospedaliere. La nostra presenza, pur indiretta, tramite la fornitura e la formazione di queste ditte, rimane, tuttavia, di grande importanza». Essendo i servizi erogati dalla Deterwax molto spesso disciplinati da bandi pubblici, Portuese conclude con una valutazione sui criteri e sulle procedure di assegnazione: «Gli appalti per i servizi costituiscono una questione estremamente delicata e va premesso che noi non vi partecipiamo volentieri. Il motivo è presto detto: molto, troppo spesso il parametro di valutazione principe e quindi di assegnazione dell'appalto, è il prezzo. Noi, dopo anni di esperienza, sappiamo bene che questo gioco al ribasso diventa deleterio per la qualità del servizio offerto, parametro che viene spesso dimenticato. Pur rischiando di perdere competitività in alcune situazioni, insistiamo nel puntare sulla qualità come una delle caratteristiche principali della nostra attività impegnandoci per garantirla sempre, anche in sede di bando». SICILIA 2011 • DOSSIER • 119


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Detersivi che rispettano l’ambiente La qualità del prodotto e lo studio per l’utilizzo di materiali che rispettino l’ambiente vanno di pari passo nella produzione di detergenti efficienti e sicuri. Ne parla Davide La Torre, amministratore unico della Sial Industrie Chimiche Eleonora Carboni

ell’utilizzo di detersivi è fondamentale l’attenzione all’ambiente che deve partire dalle industrie di settore impegnate a contenere l’impatto ambientale per quel che riguarda la formulazione dei prodotti. «Siamo costantemente alla ricerca di prodotti alternativi che possano sostituire, anche solo parzialmente, quelli che sono considerati pericolosi. Utilizziamo già da qualche anno il trenta percento di plastica riciclata per la produzione di tutti i flaconi in uso. Inoltre stiamo presentando un progetto per la realizzazione di un nuovo stabilimento alimentato da pannelli solari». È l’incipit di Davide La Torre amministratore unico della Sial Industrie Chimiche, azienda impegnata nella produzione e nel confezionamento di detergenti per la cura della casa. Esiste un quadro normativo specifico che regola il vostro settore? «La Comunità Europea, già da qualche anno, ha introdotto nuove normative sulla biodegradabilità dei prodotti e la loro etichettatura. È stato introdotto l’obbligo di inserire le sostanze allergizzanti in etichetta, tante materie prime sono state bandite,

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Davide La Torre, amministratore unico della Sial Industrie Chimiche Srl di Piano Tavola (CT) info@sialchimica.it ww.sialchimica.it

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altre hanno subito un cambio di categoria di rischio e noi siamo sempre molto attenti alle nuove disposizioni. All'interno del nostro stabilimento a ciclo continuo, tutti i flaconi sono studiati nelle forme e realizzati; a loro volta i flaconi vengono riempiti con linee di produzione automatiche dedicate ai vari formati confezionati e pallettizzati , con una capacità produttiva annua di circa quattordici milioni di pezzi. Tanti anni di esperienza hanno fatto dell’azienda un grande punto di riferimento nel settore della detergenza. L'attenzione alle esigenze e alle richieste dell'utilizzatore finale ci ha spinti a realizzare nuove formule vincenti, integrando così nuova tecnologia, qualità ed etica». Come avviene lo studio del prodotto e di quali competenze specifiche necessitano gli operatori che se ne occupano? «Tutto parte all’interno del laboratorio dove giornalmente i nostri chimici studiano nuove formulazioni di prodotto per riuscire a soddisfare le esigenze dei consumatori. Nascono così nuove combinazioni di tensioattivi: materie prime alla base della fabbricazione di tutti i detersivi, che spesso vanno ad innovare le formule dei prodotti già esistenti per mantenerli al passo con i tempi; altrettanto spesso vanno a costituire veri e propri nuovi prodotti da lanciare sul mercato».


Davide La Torre  

Come funzionano i reparti di produzione e confezionamento? «L’intero processo produttivo viene realizzato all’interno del nostro stabilimento di Belpasso. Si comincia con la formazione del flacone, in un reparto dedicato, dove le sette macchine soffiatrici che lavorano a ciclo continuo, producono le diverse tipologie di bottiglie che conterranno i nostri detersivi. Si passa poi al reparto produzione delle miscele dove impianti automatici di diluizione, prelevano i diversi tensioattivi dai vari silos e li miscelano insieme per creare il prodotto desiderato. Questo, una volta ultimato, viene trasferito all’interno dei silos di stoccaggio dai quali verrà prelevato direttamente dalle linee di riempimento. Il reparto di riempimento, composto dalle undici linee automatiche, si occupa di riempire i vari flaconi con i prodotti realizzati in precedenza. Tutti i flaconi vengono riempiti, tappati, etichettati, marchiati con il lotto di produzione, blisterati

Utilizziamo già da qualche anno il 30% di plastica riciclata per la produzione di tutti i flaconi in uso. Inoltre stiamo presentando un progetto per la realizzazione di un nuovo stabilimento alimentato da pannelli solari

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o incartonati e pallettizzati automaticamente. Una volta formati i pallet completi, questi vengono filmati con estensibile e portati all’interno dell’area di magazzino dalla quale partiranno poi alla volta dei nostri clienti. Il tutto seguendo le norme vigenti e un’etica ben precisa che è quella del rispetto per l’ambiente e per le persone che usufruiscono dei nostri prodotti». SICILIA 2011 • DOSSIER • 121


Un petrolchimico più sostenibile Le crisi economiche possono essere anche un’occasione per migliorare e ottimizzare le performance delle imprese. Gianni Balistreri, Ad della società Nico, illustra le reazioni del settore energetico Manuel Zanarini

l problema del riscaldamento ambientale, e la “questione ambientale” in generale, stanno mettendo sempre più in primo piano la necessità di sviluppare soluzioni industriali che abbiano un impatto ambientale basso, tendente allo zero. Alcuni settori, come quello petrolchimico, sono particolarmente sensibili a tale problematica, soprattutto per quello che riguarda la gestione e lo smaltimento dei rifiuti industriali. In Sicilia esiste una lunga tradizione petrolchimica, e affianco ad essa, si è sviluppata un'azienda leader nel settore della lavorazione dei rifiuti, la Nico spa, di Priolo Gar-

I La Nico Spa ha sede a Priolo Gargallo (SR) www.nicospa.eu

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gallo, in provincia di Siracusa, il cui management, a differenza di molti altri, non vive la crisi internazionale, come momento negativo, ma, anzi, come portatrice di nuove possibilità. Gianni Balistreri, l'amministratore delegato dell'azienda, ci spiega, infatti, che «i periodi di congiuntura negativi, che ciclicamente si verificano in ogni sistema economico avanzato, vanno considerati come opportunità di miglioramento, come una spinta all’ottimizzazione della nostra struttura aziendale, sia dal punto di vista manageriale che operativo». A differenza di tante altre aziende, la Nico ha attuato politiche che sono risultate vincenti, «mantenendo un livello occupazionale pressoché invariato, abbiamo puntato su un management dinamico che, grazie alla sinergia tra l’esperienza e la propensione alla sfida delle nuove generazioni, ha permesso di costituire un gruppo di lavoro orientato al raggiungimento dell’obiettivo e alla ricerca di nuove opportunità. Come dire, concretezza, talento e fantasia». Questo tipo di


Gianni Balistreri

approccio ha portato frutti molto positivi, come ci conferma Balistreri, «il 2010 è stato un anno in cui abbiamo registrato un consolidamento del fatturato, derivante dal potenziamento delle attività che costituiscono il core business dell’azienda, e, in questa prima parte del 2011, non si vedono sostanziali variazioni rispetto a quanto registrato nell’anno precedente». In circostanze di mercato difficili, la fidelizzazione della clientela e l'innovazione si rivelano spesso carte vincenti, come dimostra l'esperienza dell'azienda del siracusano, la quale è riuscita a «rafforzare la collaborazione con le aziende di cui gi�� eravamo fornitori e a creare nuove opportunità di business in settori innovativi e d’avanguardia, come quello relativo alle biotecnologie applicate alla bonifica dei siti contaminati». In ambito petrolchimico, l'attenzione all'impatto ambientale è diventato un tema fondamentale. Le aziende che si sono cimentate in questo settore hanno potuto trarre enormi benefici. Come conferma Balistreri, «Lo smaltimento dei rifiuti industriali è diventato in pochi anni uno dei settori di punta dei servizi di Nico spa». Chiaramente, un settore così fortemente competitivo, richiede un'estrema preparazione; infatti, l'amministratore delegato dell'impresa segnala che anche loro hanno avvertito la necessità di offrire «un’alta specializzazione e un’eccellente preparazione tecnica dei collaboratori, le quali ci hanno permesso di risolvere ogni problematica su qualunque rifiuto speciale

In ambito petrolchimico, l'attenzione all'impatto ambientale è diventata un tema fondamentale. Le aziende che si sono cimentate in questo settore hanno potuto trarre enormi benefici

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che ci è stato affidato in gestione». La conseguenza di tale strategia non si è fatta attendere, tanto che la Nico spa può contare su «rapporti di collaborazione consolidati con tutte le principali raffinerie e aziende petrolchimiche italiane, che ci riconoscono l’assoluta professionalità nella gestione dei rifiuti industriali, dalla scrupolosa verifica dei certificati di analisi all’individuazione degli impianti più idonei allo smaltimento, in ottemperanza a quanto previsto dal Sistri e dalla normativa vigente. Inoltre, siamo riusciti a diventare partner di grandi multinazionali quali il Gruppo ENI, il Gruppo Exxon Mobil, Gruppo ERG, Lukoil con importanti progetti nei paesi del Medio Oriente e nel bacino del Mediterraneo». In un mercato così competitivo, non si può rinunciare agli investimenti per il futuro, come ci conferma l'amministratore delegato della Nico, «i servizi che offriamo alle nostre committenti richiedono un costante aggiornamento e una continua formazione del personale». SICILIA 2011 • DOSSIER • 125


ECOSOSTENIBILITÀ IN AGRICOLTURA

La microirrigazione contro lo spreco di acqua Riuscire a stabilire quanta acqua è necessaria per irrigare ogni tipo di coltura è un obiettivo imprescindibile. Antonio Puglisi spiega come l’ecosostenibilità stia diventando una prerogativa fondamentale del mercato agricolo Lodovico Bevilacqua

gni azienda lungimirante dovrebbe tenere sotto osservazione non soltanto il fatturato, ma anche la questione ecologica. E questa è esattamente la mentalità adottata dalla Irritec&Siplast, società di Capo d’Orlando con trentennale esperienza nell’ambito della produzione e commercializzazione di prodotti per l’irrigazione e l’acquedottistica. I buoni risultati che hanno premiato l’azienda negli ultimi anni vanno a braccetto con il senso etico che ha animato una battaglia pluriennale

O In alto, Antonio Puglisi, responsabile marketing e comunicazione della Irritec & Siplast di Capo d’Orlando (ME) www.irritec.it

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contro gli sprechi di acqua. Al mondo più del 70 per cento dell’acqua dolce viene utilizzata per l’irrigazione agricola e ciò ha spinto la Irritec&Siplast a specializzarsi nell’irrigazione goccia a goccia, «anche se nonostante il know-how ventennale sulla goccia, siamo ancora agli inizi sia come investimenti che come formazione per quanto riguarda l’aspersione a basso volume», ammette il responsabile marketing e comunicazione dell’azienda, Antonio Puglisi. La microirrigazione rimane comunque l’unico reale deterrente al consumo spropositato di acqua che si fa ancora oggi in agricoltura. La congiuntura economica attuale è estremamente delicata. Come e quanto ha inciso sulla vostra attività? «Per fortuna la recente crisi economica ha risparmiato il mercato agricolo, che ha invece intrapreso un trend positivo abbastanza confortante; il bilancio della nostra azienda per quanto riguarda il 2010 è estremamente positivo sotto tutti gli aspetti. Il fatturato del gruppo ha superato i 100 milioni di euro e la tendenza sembra replicabile anche per quanto riguarda l’anno in corso. Inoltre abbiamo intrapreso un processo di investimento in nuove tecnologie e in personale sempre più qualificato, condizione necessaria per rimanere competitivi e tenere lontano lo spettro di una crisi che come nonostante abbia rispar-


Antonio Puglisi

miato il comparto agricolo – come abbiamo detto – rappresenta una minaccia costante da cui è consigliabile difendersi tramite investimenti sulla qualità e sulla ricerca». Il mercato agricolo è senza dubbio globale. In questa scala, quanto puntate ai mercati esteri? «L’esplorazione di nuovi mercati è una prerogativa dell’azienda: abbiamo recentemente inaugurato degli stabilimenti in Spagna, Messico, Stati Uniti e Algeria, ma abbiamo intenzione di continuare ad assecondare questa tensione all’espansione produttiva, in particolare avviando un altro centro di produzione in Sud America. Diverso è invece il discorso relativo al mercato asiatico, estremamente vasto e ostico da penetrare, che rimane tuttavia un ambizioso obiettivo». Passiamo alla delicata questione dell’ecosostenibilità. Qual è la vostra politica a riguardo e come siete soliti attuarla? «L’assioma di partenza della nostra lotta allo spreco di risorse idriche è sintetizzato alla perfezione dal motto “less water, our goal” (“meno acqua è il nostro obiettivo”): è fondamentale rendersi conto di come sia possibile ridurre drasticamente il consumo di acqua migliorando tuttavia i risultati. Riuscire a stabilire quanta acqua è necessaria per irrigare ogni tipo di coltura rimane, da sempre, la nostra forza; risparmio di acqua, dunque, ma anche di risorse umane, garantendo un’efficienza indiscussa. A tale pro-

L’esplorazione di nuovi mercati è una prerogativa dell’azienda: abbiamo recentemente inaugurato degli stabilimenti in Spagna, Messico, Stati Uniti e Algeria

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70% ACQUA DOLCE

posito bisogna considerare che la microirrigazione è l’unico reale deterrente al consumo spropositato di acqua che ancora oggi si fa in agricoltura». Che ruolo giocherà l’ecosostenibilità nel futuro del mercato agricolo? «Sicuramente un ruolo fondamentale. In questo settore sta avvenendo la presa di coscienza di quanto sia importante lavorare in funzione dell’ecosostenibilità e quanto questa attitudine sia rilevante anche per la competitività. Per noi, già da anni sensibili a questa tematica, l’impegno profuso rimane ovviamente inalterato». Quali sono, infine, i vostri obiettivi per il prossimo biennio? «Naturalmente continuare a perseguire la politica di ricerca nell’ambito della microirrigazione; da un punto di vista agronomico alcuni investimenti su questo versante potrebbero significare il completamento reale della nostra gamma e quindi il realizzarsi, nei fatti, delle parole del nostro slogan. Investimenti su questa nuova avventura prevedono la realizzazione di prodotti, lo studio di sofisticati software, ma anche il coinvolgimento di nuove professionalità in modo da affrancare un sistema Irritec&Siplast che prenda le distanze da prodotti giù consolidati sul mercato, come già fatto dal gruppo in passato con la goccia».

Questa la percentuale sul totale, nel mondo, dell’acqua dolce utilizzata per l’irrigazione agricola

12 COMPAGNIE Sono 12, in totale, le compagnie del gruppo di Capo d’Orlando di cui 6 nel mondo, in Spagna, Portogallo, Usa, Messico, Algeria e Ucraina

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ZOOTECNIA

Più controlli e sicurezza nei mangimi

La produzione di alimenti destinati alla zootecnia è un’attività estremamente delicata. I mangimi, infatti, devono rispondere a una serie di minuziosi test e analisi di laboratorio. L’esperienza di Giovanni Iabichella Lucrezia Gennari

arantire un’alimentazione sana agli animali da allevamento e da cortile è il primo passo a tutela anche della salute umana. In questo senso, foraggi e mangimi devono essere sottoposti a severi controlli e test di laboratorio e somministrati agli animali, in composizioni e quantità differenti, a seconda dell’età dei singoli esemplari. La Iabichella Spa di Ragusa opera nell’ambito della mangimistica da tre generazioni. «Produciamo alimenti per allevamenti di bovini, ovini, suini e per animali da cortile – afferma il titolare, Giovanni Iabichella -. Negli anni abbiamo cercato di dare risposte concrete e professionali ai bisogni che i nostri clienti ci hanno manifestato, quali la sicurezza di ricevere alimenti sicuri e controllati, nonché di poter fare affidamento sulla costante presenza di persone con cui potersi confrontare nella gestione delle mandrie». L’azienda Iabichella dispone di uno staff di tecnici dedicati a seguire i singoli clienti nella compilazione dei piani alimentari delle mandrie di vacche da latte e bovini da carne. Tali tecnici lavorano in sinergia con il personale commerciale e con il laboratorio interno dove, oltre ai controlli chimici sulle materie prime, si eseguono controlli microbiologici sulle micotossine. «Il nostro laboratorio di analisi, realizzato agli inizi degli anni novanta, costituisce oggi, grazie a una costante evoluzione e all’aggiornamento continuo, un importante punto di riferimento aziendale, essendo anche di supporto alla rete vendita visto che offre analisi

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di foraggi secchi, insilati e unifeed». Nello specifico, il laboratorio si occupa dello studio della qualità del latte e delle mastiti bovine. Presso il laboratorio si eseguono anche gli esami coprologici, utili a individuare e riconoscere gli agenti eziologici di patologie parassitarie. Oltre ad occuparsi del ciclo di lavorazione interno, il laboratorio è aperto al pubblico per fornire controlli sui foraggi agli allevatori che desiderano integrare le loro materie prime con le altre componenti alimentari e medicali zootecniche prodotte dall’azienda. «Sintetizzando – continua Iabichella – nel laboratorio effettuiamo analisi chimico – fisiche su materie prime e mangimi, fieni, insilati, unifeed; analisi dei contaminanti, sulle micotossine; analisi microbiologiche sulla potabilità dell’acqua, la microbiologia degli alimenti, la qualità del

La Iabichella Spa opera a Ragusa www.iabichella.it


Giovanni Iabichella

Il laboratorio è aperto al pubblico per fornire controlli sui foraggi agli allevatori che desiderano integrare le loro materie prime con le altre componenti zootecniche prodotte dall’azienda

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latte, gli inibenti, l’identificazione degli agenti che causano le mastiti bovine e analisi parassitologiche». Il laboratorio di analisi della Iabichella è certificato Uni En Iso 9001-2000, utilizza metodiche ufficiali di analisi tratte dalle G.U. italiane, C.E. e Standard Internazionali A.O.A.C, e sviluppa internamente metodiche volte a migliorare l’autocontrollo. «D’altra parte – spiega Iabichella - la salvaguardia dell’ambiente, la tutela dell’incolumità pubblica, la salute e la sicurezza dei lavoratori sono da sempre aspetti focali per la nostra azienda.

Agiamo pertanto nel pieno rispetto delle norme e delle leggi vigenti; perseguiamo il miglioramento continuo dei risultati attraverso la traduzione dei requisiti della norma Uni En Iso 9001:2000 in prassi e procedure operative; miriamo ad accrescere la soddisfazione del cliente mediante la traduzione delle sue esigenze e aspettative in requisiti dei processi; controlliamo la qualità dei servizi erogati attraverso attività sistematiche di monitoraggio e misurazione dei processi e dei prodotti risultanti». I buoni risultati finora raggiunti non sono abbastanza per la Iabichella, che guarda al futuro con la volontà di migliorarsi ulteriormente: «vogliamo contribuire concretamente a migliorare il settore in cui operiamo – conclude Giovanni Iabichella -. Continueremo a farlo attraverso la costante formazione del nostro personale e l’investimento in impianti di produzione sempre più evoluti, al fine di offrire prodotti ancora più perfezionati». SICILIA 2011 • DOSSIER • 129


CONSULENZA PER L’IMPRESA

Verso la razionalizzazione del sistema impresa Una consulenza direzionale che supporti le imprese nei processi di contenimento dei costi e nei percorsi di sviluppo. Attraverso controllo di gestione, organizzazione, pianificazione, marketing e compliance. L’analisi di Sandro Siniscalchi, presidente della società Probus di Palermo Eleonora Carboni

ccrescere la dimensione del capitale economico d’impresa è un importante traguardo che si può raggiungere partendo da un attento controllo dei rischi. Per realizzarlo serve implementare e monitorare un adeguato sistema di controllo di gestione operato da aziende specializzate. Ne abbiamo parlato con Sandro Siniscalchi, presidente di Probus Srl: «La disaggregazione dei costi e dei ricavi dell’azienda e un’opportuna creazione di centri di responsabilità a cui attribuire gli stessi, permettono di individuare con esattezza le aree di criticità; la puntuale individuazione delle disfunzioni permette di risalire alle cause che le determinano e alle necessarie soluzioni che le risolvono, una sorta di risonanza magnetica con la quale individuare le aree problematiche e intraprendere i percorsi di risanamento». «Il dato strategico, in termini di pianificazione – aggiunge Luigi Bonsignore Ad di Business Consultant - è che tale meccanismo non solo migliora le performance in termini di organizzazione e costi a essa connessi, ma costituisce la base sulla quale costruire processi di sviluppo sani, basati su una corretta pianificazione delle risorse e un’attenta analisi del cash flow». Come si sviluppa questo tipo di consulenza? «Probus e Business Consultant sono due società di consulenza direzionale che supportano le im-

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Sandro Siniscalchi, presidente della società Probus Srl (Palermo). Nell'altra pagina, Luigi Bonsignore, Ad Business Consultant www.probussrl.it

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prese nei processi di contenimento dei costi e nei percorsi di sviluppo. Nascono dall’esperienza di manager che negli anni hanno maturato significative esperienze nelle discipline direzionali: controllo di gestione, organizzazione, pianificazione, marketing, compliance. La nostra mission è la creazione del valore. Valore significa accrescere la dimensione del capitale economico d’impresa attraverso la ricerca di una crescente capacità di reddito e un attento controllo dei rischi. Le attività di consulenza vengono pianificate, dirette ed eseguite da un team formato da professionisti altamente qualificati che seguono fasi operative ben definite: analisi dei processi aziendali di funzionamento, individuazione delle criticità dei processi rilevati e delle opportune soluzioni, assistenza all’implementazione delle strategie risolutive, formazione e addestramento». Come sta mutando in questi anni l’approccio dell’advisor nei confronti delle Pmi? È mutata anche la percezione e il valore strategico affidatovi da parte degli imprenditori? «La ricaduta sul nostro territorio della crisi internazionale ha mutato e valorizzato il ruolo dell’advisor. Gli imprenditori oggi hanno l’esigenza di confrontarsi con consulenti in grado di segnalare e risolvere i problemi, di individuare e cogliere le opportunità. Il consulente ha il dovere di vivere l’impresa, erogare gran parte della presta-


Sandro Siniscalchi

zione stando dentro l’impresa e vivendone la quotidianità. Probus e Business Consultant sono la risposta a questa esigenza del tessuto imprenditoriale perché propongono un innovativo modello di supporto alle imprese. I nostri clienti ci affidano sempre più il compito di coordinare e rendere coerenti i vari processi di sviluppo e di razionalizzazione delle attività, attraverso l’interazione non soltanto con le proprie risorse umane, ma anche con il mondo dei fornitori, clienti e del sistema bancario». Specie a seguito della crisi, soprattutto quali gap, problemi, siete chiamati ad affrontare? In particolare sono cambiate le strategie proposte, le metodiche, nei confronti di tutte quelle imprese che richiedono la vostra assistenza per espandersi a livello internazionale? «Il processo di internazionalizzazione delle imprese è un tema di grande attualità e pertinenza, soprattutto nei momenti di crisi. In questo contesto un approccio empirico rischia di trasformarsi in un pericolosissimo boomerang per le imprese che intraprendono percorsi di sviluppo del proprio business al di fuori dal territorio nazionale. Noi assistiamo le imprese nel processo di internazionalizzazione operando un progetto di pianificazione strategica, curando ogni dettaglio: le analisi di mercato, i progetti di investimento, l’analisi del fabbiso-

+20% VOLUME D’AFFARI

gno finanziario, il reperimento dello stesso, le prospettive di conto economico in termini di costi e ricavi in un arco temporale triennale». Cosa può offrire, in tal caso, un advisor e quale valore aggiunto garantite nel processo di internazionalizzazione? «Garantisce la limitazione del rischio, la razionalizzazione dell’investimento, offrendo la capacità di sfruttare tutte le opportunità di mercato e finanziarie». In particolare, con quali prospettive e obiettivi si sta realizzando il vostro progetto di fusione? «Probus e Business Consultant sono accomunate dall’elevata professionalità di tutti i consulenti. Condividiamo il forte orientamento al raggiungimento degli obiettivi e un taglio estremamente operativo e pragmatico. Funzione Business si pone come catalizzatore delle migliori professionalità individuali e societarie che affiancherà e sosterrà gli imprenditori nei loro progetti di riorganizzazione. Intendiamo divenire un unico grande motore di sviluppo». Obiettivi principali per il futuro di Probus? «Il futuro di Probus è strettamente connesso a quello di Funzione Business e di tutte quelle eccellenze che aderiranno al nostro progetto di sviluppo. Nel prossimo triennio continueremo a consolidare la nostra presenza nel tessuto imprenditoriale siciliano e a intraprendere il processo di sviluppo per le regioni del Sud Italia».

Nel 2010 Probus ha avuto un importante sviluppo sia in termini di numero di clienti che di fatturato, l’anno si è chiuso in positivo, registrando un +50% relativamente alle offerte presentate nel trimestre settembre/novembre

SICILIA 2011 • DOSSIER • 135


SERVIZI PER LE IMPRESE

L’Information technology per il settore business Servizi per le imprese che vogliono sfruttare Internet e le nuove tecnologie. Non solo autopromozione, ma anche un network che connetta aziende, enti locali e associazioni per costruire un mercato più solido. Le ultime novità spiegate da Massimo Falchi Valerio Germanico

l vorticoso sviluppo tecnologico dell’ultimo decennio ha reso l’utilizzo delle nuove tecnologie irrinunciabile anche per le piccole e medie imprese e per gli studi professionali. In particolare, le opportunità aperte da Internet e dall’utilizzo della telefonia mobile offrono innovative possibilità di dare visibilità alla propria azienda e raggiungere in modo più capillare nuovi mercati. Per queste ragioni e per aiutare le imprese a orientarsi e muoversi in modo mirato nel mondo delle telecomunicazioni sono sorte negli ultimi anni delle realtà in grado di supportare l’ingresso in rete di tutte quelle attività che non hanno una divisione aziendale dedicata all’Information technology. Una di queste è la società Comservices, specializzata in servizi e soluzioni a supporto di applicazioni innovative per l’utenza business, come spiega Massimo Falchi, amministratore unico. Qual è l’idea e la struttura che sta dietro al vostro sito? «Siamo nati come agenti nel settore delle telecomunicazioni di area business per Telecom Italia Mobile (Tim). Fin dall’inizio l’idea è stata quella di erogare, direttamente e indirettamente, servizi e offerte per le aziende, sviluppando, parallelamente all’attività col gestore di telecomunicazioni, servizi evoluti per il web. Abbiamo poi deciso di creare uno spazio riservato alle piccole e medie imprese

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136 • DOSSIER • SICILIA 2011

e agli studi professionali. Prevedendo esigenze diverse, data la grande varietà di settori ai quali ci rivolgiamo, offriamo dei servizi strutturati per aree di interesse. Per questo sono sorti i nostri diversi portali, dedicati a servizi e prodotti specifici. La nostra presenza in rete è il frutto del lavoro della nostra squadra di informatici, che gestisce internamente lo sviluppo e l’aggiornamento di tutti i portali». Fra i servizi Internet, oggi è molto richiesto l’hosting. «Per venire incontro a questa richiesta, che è decisamente molto forte del mercato, utilizziamo “Ospit@ Virtuale” che consente di avere a disposizione nei data center di Telecom Italia un server personale aziendale». Quali sono i vantaggi concreti per un’azienda che sceglie questo servizio di

Massimo Falchi, amministratore unico della Comservices Srl di Siracusa www.comservices.it


Massimo Falchi

La nostra idea è stata erogare servizi e offerte per le aziende, sviluppando, parallelamente all’attività col gestore di telecomunicazioni, servizi evoluti per il web

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hosting? «Il primo vantaggio è quello di non dover acquisire, e quindi nel tempo aggiornare, costose piattaforme hardware. Questa scelta, inoltre, contribuisce a prolungare la vita dell’hardware presente in azienda, che viene utilizzato solo come un terminale di accesso ai server virtuali. Questo consente di accelerare l’implementazione di strumenti di collaborazione aziendale, come la condivisione di file. Al contempo, è possibile gestire i propri dati, i programmi e le applicazioni con la stesse facilità e libertà che si avrebbero usando un server aziendale». Ci sono altri servizi, più orientati alla promozione aziendale, che offrite attraverso i vostri portali? «Uno dei portali interamente dedicato all’offerta di servizi per siti web è Aziende-

com.com. All’interno offriamo la possibilità di avere una vetrina digitale alle aziende che non vogliono costruire da zero un sito Internet. Ma Aziendecom è anche qualcosa in più. Si tratta infatti di una intranet che consente alle imprese iscritte di interagire in totale autonomia in modalità B2B (Business to business) oppure B2C (Business to consumer). Correlati a questo portale, ne abbiamo altri che offrono servizi di controllo logistico Gps e un servizio per l’invio di messaggi Sms a un alto numero di destinatari». In cosa consiste questo servizio dedicato all’invio di Sms? «Abbiamo creato un portale, Smsservices.it, che è stata la prima piattaforma sul web a offrire un servizio di invio di Sms in modalità Push-Pull che ingloba anche una funzione di amministrazione, per permettere alle aziende di inviare, ripartire e controllare la distribuzione e gli invii agli utenti. Sono divenuti utenti di questo servizio, fra gli altri, il Comune di Taormina e la sede di Confindustria di Ragusa». Quali sono le ultime proposte che avete rivolto al settore business? «Una delle nostre ultime idee è stata quella di lanciare un portale per diventare venditori online. È una piattaforma completa di attività di formazione, che integra un sistema di generazione automatica dei contratti, un sistema di controllo delle provvigioni e offre tutti gli strumenti necessari per svolgere l’attività di consulente nel mercato delle telecomunicazioni. Le linee guida del progetto sono ambiziose, ma crediamo nelle sue potenzialità. Vorremmo coinvolgere le imprese, per indirizzarle verso il nuovo mondo economico e, attraverso un network, mettere a valore le relazioni fra le imprese, gli enti locali e le associazioni di categoria». SICILIA 2011 • DOSSIER • 137


SICUREZZA SUL LAVORO

La sicurezza in azienda nel segno dell’IT I software facilitano gli aggiornamenti. E grazie al 3D è perfino possibile camminare virtualmente all’interno di uno stabilimento, simulandone i rischi. La sicurezza negli ambienti di lavoro nell’epoca 2.0 dalle parole di Pietro Nudo, amministratore della Gis Pierpaolo Marchese

on il Testo Unico sulla Sicurezza, l’ormai più che noto decreto legislativo 81/08, si è alzato, e non di poco, il livello di guardia nei confronti delle tematiche safety sui luoghi di lavoro. Ma la sicurezza, per le industrie, significa anche investimento. E con la crisi questo binomio talvolta non è stato così semplice da digerire. A monitorare lo stato dell’arte sulla sicurezza del comparto industriale siciliano, è Pietro Nudo, amministratore delegato della società Gis. Nudo, attraverso, la Global Industrial Services, si è posto come un riferimento per tutte quelle aziende che necessitano di adeguare alla normativa i propri standard di sicurezza. «La rinnovata attenzione nei confronti di questa materia ha generato un conseguente innalzamento del livello di guardia all’interno delle aziende, quali ad esempio quelle legate alla gestione delle interferenze di lavori concomitanti, o alla gestione di lavori in spazi confinati, tipicamente serbatoi e cisterne, che tante vittime hanno purtroppo mietuto in Italia durante gli ultimi anni» spiega Nudo. Con la congiuntura negativa avete osservato un abbassamento degli investimenti rivolti alla sicurezza aziendale? «La Gis ha dovuto, nel corso del 2010, misu-

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Pietro Nudo, Ad della società Gis. Nella pagina a fianco, il gruppo manageriale dell’azienda di Siracusa www.gis-net.it

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rarsi con le difficili conseguenze della crisi globale, che ha interessato molti comparti industriali. La contrazione della domanda di servizi ha comportato una diminuzione del fatturato del 2010, e in alcuni dipartimenti dell’azienda si è fatto ricorso a strumenti di sostegno quali la Cassa Integrazione in deroga». E ora? «Con il 2011 si sono iniziati a vedere i primi segnali di ripresa. L’anno è partito sotto migliori auspici. Certo, non siamo tornati ai livelli di fatturato precedenti, ma siamo senz’altro sulla buona strada. I settori che più stanno trainando la domanda sono legati alla fornitura di personale specializzato in ambito Commissioning e precommissioning, unitamente alla richiesta di strumenti e soluzioni IT a contenuto altamente innovativo, come l’informatizzazione dei Permessi di Lavoro all’interno di siti RIR». A proposito di IT, quale variabile rappresenta l’innovazione tecnologica per il vostro settore operativo? «È fondamentale. La nostra società scommette da diversi anni sull’utilizzo e l’implementazione di strumenti innovativi nel campo della sicurezza sul lavoro e della prevenzione infortuni. Gli ambiti a cui facevo prima riferimento rappresentano ottimi spunti proprio per lo sviluppo di strumenti di controllo avanzati». Di che tipo di tecnologie stiamo parlando? «Mi riferisco a strumenti legati primariamente a soluzioni tecnologiche in area IT, come la piattaforma informatica “Safework”, sviluppata per


Pietro Nudo

25% PER L’INNOVAZIONE Questa la percentuale sull’utile che la Gis investe annualmente in ricerca, innovazione e sviluppo

stabilimenti definiti a rischio di incidente rilevante. Questa soluzione, oggi, può contare su strumenti di controllo e gestione elettronica delle interferenze, con i quali individuare su una mappa planimetrica elettronica tutte le lavorazioni in atto all’interno dello stabilimento. Nelle soluzioni tecnologicamente più avanzate si può addirittura camminare in maniera virtuale dentro un modello 3D dello stabilimento, individuando in maniera virtuale eventuali scenari incidentali a scopo preventivo». Dunque il vostro non è un lavoro puramente “burocratico”. Tutt’altro. «La crescita della tecnologia nel nostro settore ha seguito, spesso, un andamento esponenziale, moltiplicando gli ambiti ove poter portare valore aggiunto. Ciò è avvenuto sia nell’utilizzo di dispositivi elettronici avanzati, come rilevatori, analizzatori, sistemi di controllo e monitoraggio, che naturalmente nell’ideazione di soluzioni e prodotti informatici, come i più avanzati Sistemi di gestione Enterprise, di Asset Management, di Content Management. O come, in area tecnica, programmi per la progettazione, simulatori e calcolatori di ultima generazione». Come si struttura il vostro approccio nei confronti delle imprese a cui proponete tali soluzioni? «Quando processiamo una richiesta legata a delle soluzioni IT, operiamo con un gruppo di lavoro che coinvolge dei Key-users. Costruiamo poi una lista di requisiti, che saranno utilizzati

La crescita della tecnologia nel nostro settore ha seguito, spesso, un andamento esponenziale, moltiplicando gli ambiti ove poter portare valore aggiunto

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per costruire l’analisi di dettaglio della soluzione. Includiamo attività di formazione, assistenza e supporto. In particolare, ci concentriamo sul change management ed eventuali requisiti infrastrutturali necessari. Invece, di fronte a una richiesta di assistenza in area HSE, individuiamo gli obiettivi che si vogliono raggiungere, oltre che le risorse più adatte al committente e al progetto. Grande attenzione viene riposta sulla formazione del personale, sia quando costituisce la parte essenziale della nostra proposta, sia quando si sviluppano strumenti complessi e innovativi. Gis è anche ambiente, qualità e formazione. Su quali settori investirete maggiormente in futuro? «Investiremo nella formazione a distanza e sull’ambiente, con proposte tecnologicamente avanzate. Per il prossimo anno contiamo di consolidare la nostra posizione sul mercato e di superare la crisi attuale». SICILIA 2011 • DOSSIER • 141


Il mercato premia il pesce azzurro Aromi e sapori tipici della tradizione siciliana pronti per essere gustati. Il pesce lavorato e conservato come una volta. Giuseppe Serio racconta i segreti di un’attività antica ma ancora molto apprezzata Guido Puopolo

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el settore della lavorazione e conservazione del pesce azzurro una tra le realtà più conosciute è senza dubbio la Pesce Azzurro Cefalù, società presente sul mercato da oltre mezzo secolo, come conferma il presidente Giuseppe Serio: «In principio l’azienda produceva esclusivamente acciughe salate pescate nei nostri mari. A partire dagli anni 80 abbiamo però deciso di dare un nuovo impulso all’attività, per rispondere alle richieste provenienti da un mercato in continua evoluzione». Quali sono le caratteristiche che vi hanno permesso di affermarvi come market leader nel settore ittico? «Oggi siamo una realtà industriale affermata, ma ancora legata alla semplicità e genuinità della nostra terra, tanto che le varie fasi di lavorazione e conservazione delle materie prime vengono ancora eseguite esclusivamente in maniera artigianale. Personale abile ed esperto opera nel solco della più antiche tradizioni siciliane, tramandate di generazione in generazione dai pescatori del luogo,

N


Giuseppe Serio

che ci permettono di offrire ancora prodotti di elevata qualità, in cui ritrovare profumi e sapori delle ricette mediterranee. La ricerca della qualità è infatti il nostro obiettivo principale, che cerchiamo di perseguire attraverso una scelta rigorosa delle materie prime e severi controlli durante tutte le fasi di lavorazione del pesce, nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie previste». Quali sono, dunque, i vostri principali mercati di riferimento? «La maggior parte della nostra produzione è destinata all’Italia, dove siamo presenti in maniera capillare, soprattutto al nord. Collaboriamo con alcune catene della grande distribuzione tra le più importanti in Europa, per le quali produciamo vaschette e vasetti che vengono poi commercializzati con i loro marchi. All’estero esportiamo soprattutto in Australia, Israele, Stati Uniti, Giappone e in diversi paesi europei. Proprio per questo segmento di mercato, così sensibile alle tematiche ambientali, abbiamo pensato e realizzato una linea innovativa, caratterizzata da filetti di acciughe conservati in olio extravergine di oliva completamente biologico che, provenendo da coltivazioni prive di pesticidi e concimi chimici, assicura un maggior rispetto dell’ambiente e della salute umana». Come sono cambiati, in questi anni, i gusti dei consumatori e come vi siete adeguati a queste novità? «In una società frenetica come quella attuale, il tempo a disposizione per cucinare è sempre molto limitato. Dopo una giornata di lavoro spesso non si ha voglia di mettersi ai fornelli, e non è un caso che negli ultimi anni sia aumentato in maniera esponenziale il consumo di cibi in scatola. Per venire incontro alle nuove necessità del mercato, quindi, ci siamo specializzati nella realizza-

Le varie fasi di lavorazione e conservazione delle materie prime vengono ancora eseguite esclusivamente in maniera artigianale

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zione di prodotti già pronti, che il consumatore non deve far altro che aprire e gustare, come testimoniato, ad esempio, dal successo della nostra linea di sughi. Allo stesso tempo, un’altra caratteristica dei nostri giorni è la presenza sempre più numerosa di single, che ci ha portato a ridurre le grammature delle nostre confezioni». Cosa prevede, attualmente, la vostra offerta produttiva? «Come detto, negli anni abbiamo ampliato notevolmente la nostra varietà di prodotti, In apertura, in basso, Giuseppe Serio che ormai comprende un po’ tutta la gamma ittica. Il desiderio di soddisfare i gusti anche presidente della Pesce Azzurro Cefalù Srl. dei consumatori più esigenti ci ha portato a In alto, un momento di lavoro all’interno cercare sempre nuove soluzioni, portando dell’azienda, sopra, sulle tavole italiane il meglio che il mare alcuni prodotti possa offrire. Tonno all’olio d’oliva e al naturale, filetti di acciughe aromatizzati con peperoncino e spezie varie, vongole, cozze, gamberi, calamari, alici, seppioline, aringhe e salmoni affumicati e tanto altro ancora, pronti per realizzare ricette fresche e gustose. Una delle ultime novità della nostra linea è rappresentata dalla colatura di alici, un raf- ›› SICILIA 2011 • DOSSIER • 147


TRADIZIONI SICILIANE

Negli ultimi due anni i nostri volumi di vendita sono aumentati costantemente, tanto che abbiamo anche incrementato il personale

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›› finato condimento che si ottiene proprio bontà del lavoro portato avanti in questi

Un’altra fase di lavoro all’interno della Pesce Azzurro Cefalù Srl www.pesceazzurro.it

dalla “colatura” delle alici precedentemente poste in salamoia. Il risultato finale di questo procedimento è un liquido fragrante e di colore ambrato, un condimento ideale per paste, insalate e verdure, che sta riscuotendo un notevole successo». La recente crisi economica ha avuto delle ripercussioni anche sulla vostra attività? «Sicuramente la crisi ha inciso fortemente su tante piccole aziende, che non riuscendo più a sostenere i costi legati alla produzione, sono state costrette a chiudere i battenti, con ricadute inevitabili su tutto il settore. Per quel che ci riguarda, però, devo dire che negli ultimi due anni i nostri volumi di vendita sono aumentati costantemente, tanto che abbiamo dovuto procedere anche a nuove assunzioni per far fronte alla crescente mole di lavoro. Non abbiamo stock di prodotti in magazzino proprio perché riusciamo a vendere tutto quello che produciamo, e questo è senza dubbio il dato che più di ogni altro dimostra la

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anni». Quali sono le maggiori criticità che si trova ad affrontare chi opera nel vostro campo? «Per le piccole e medie imprese non è facile affermarsi sul mercato, anche a causa di una burocrazia eccessiva che spesso rappresenta un freno alla crescita. Dal mio punto di vista, inoltre, sarebbe necessario promuovere una maggior collaborazione tra le aziende e le istituzioni che spesso, intervenendo da un punto di vista legislativo con provvedimenti non sempre condivisibili, condizionano notevolmente la nostra attività». Per concludere, cosa si aspetta dal futuro? «Il nostro obiettivo è continuare a migliorarci, per consolidare e rafforzare la nostra presenza sul mercato, portando avanti una tradizione aziendale in cui il comune denominatore è rappresentato dalla qualità dei prodotti offerti».


TRADIZIONI SICILIANE

Le proprietà uniche del pistacchio di Bronte a cittadina di Bronte, piccolo centro in provincia di Catania, è universalmente riconosciuta come la “capitale italiana del pistacchio”. È proprio alle pendici dell’Etna, infatti, che si coltiva e si lavora questo frutto di alto pregio, molto apprezzato dai mercati internazionali in virtù di un gusto e un aroma inconfondibili, che rendono i pistacchi di Bronte unici al mondo. In questo territorio sono dunque numerose le aziende impegnate nella produzione e commercializzazione del pistacchio, come conferma Andrea Anastasi, titolare e responsabile vendite della Anastasi srl, da oltre mezzo secolo una delle realtà più attive in questo campo: «La nostra è un’impresa familiare, accanto a me operano mio padre, che si occupa della ricerca delle materie prime, e mio fratello Antonio, responsabile della produzione. Questa organizzazione ci permette di seguire da vicino l’attività aziendale in tutte le sue fasi, per garan-

L Andrea Anastasi, titolare e responsabile vendite della Anastasi Srl di Bronte (CT). Nelle altre immagini, alcuni momenti di lavorazione del pistacchio www.anastasisrl.it

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Uno dei prodotti simbolo della Sicilia, il pistacchio di Bronte non sembra conoscere la parola crisi, conquistando milioni di consumatori in Italia e nel mondo. Le tecniche di lavorazione e i suoi ambiti di utilizzo nell’esperienza di Andrea Anastasi Guido Puopolo

tire un prodotto di altissima qualità e soddisfare così un mercato sempre più esigente». Cosa rende il pistacchio di Bronte così speciale? «I pistacchi crescono in prevalenza sulle falde nord-occidentali dell’Etna, su terreni lavici che conferiscono al frutto un sapore molto particolare. Il pistacchio brontese è dolce, delicato, aromatico e inoltre possiede colori e proprietà organolettiche che i frutti coltivati nel Mediterraneo e nelle Americhe non hanno». Cosa prevede il ciclo di lavorazione del pistacchio? «La raccolta dei frutti, su terreni accidentati e scoscesi come quelli che ci circondano, è molto complicata, per cui la produzione si sviluppa sulla base di cicli di raccolta biennali, nel periodo tra fine agosto e inizio settembre, in maniera da garantire un raccolto unico ma molto sostanzioso. In questo modo negli anni di non raccolta, le piante hanno la possibilità di “riposarsi” e rafforzarsi, assorbendo dal terreno le sostanze necessarie a produrre un frutto ricco di aromi e dai sapori inconfondibili». Quanto è importante la tecnologia in questo campo?


Andrea Anastasi

«Al di là della raccolta, che avviene ancora in maniera completamente manuale, all’interno della nostra azienda i processi di lavorazione del pistacchio sono altamente tecnologizzati, grazie all’uso di attrezzature all’avanguardia che garantiscono risultati ottimali e il rispetto dei più elevati standard igienico-sanitari, per una produzione certificata Uni En Iso: 9001. La prima operazione consiste naturalmente nella sgusciatura. Successivamente si procede con la pelatura che, attraverso un procedimento tecnologicamente molto avanzato che consiste nell’esposizione del frutto a vapore acqueo ad alta pressione e nel successivo passaggio dello stesso in appositi rulli, consente di eliminare l’endocarpo, la pellicola violacea che ricopre il pistacchio. In seguito avviene la produzione della pasta pistacchio pura 100% mediante raffinatrici che riescono a raffinare il pistacchio fino a 20 micron, questo prodotto è adatto per realizzare creme, gelati, praline e cioccolatini. Il pistacchio può essere infine utilizzato come articolo decorativo per torte, dolci e piatti salati, granellando il frutto mediante rulli meccanici, fino a ottenere la calibratura desiderata». Chi sono i vostri principali partner com-

Al di là della raccolta, che avviene ancora in maniera manuale, la lavorazione del pistacchio si basa su metodi altamente tecnologizzati

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merciali? «I nostri referenti sono fondamentalmente grossisti e industrie operanti in campo alimentare. Il pistacchio è infatti usato nell'industria dolciaria soprattutto per preparare torte, paste, torroni, gelati e granite ma anche nella preparazione di insaccati come mortadelle e soppressate». Quali sono, per il futuro, le prospettive del settore e della vostra azienda? «Ultimamente i prodotti a base di pistacchio sono sempre più richiesti, tanto che negli ultimi otto anni il suo utilizzo è aumentato del 150%, senza risentire in alcun modo della crisi economica internazionale. Questo trend sembra poter essere riconfermato anche grazie all'avvento di nuovi clienti quali Cinesi e Russi. Siamo convinti che il mercato presenti ancora enormi possibilità di crescita e, in virtù dell’esperienza maturata e della riconosciuta qualità delle nostre produzioni, possiamo guardare al futuro con fiducia e serenità». SICILIA 2011 • DOSSIER • 151


POLITICHE ENERGETICHE

Maggior peso al risparmio Più sicurezza degli approvvigionamenti, sviluppo competitivo della nostra industria, tutela ambientale, riduzione delle bollette. Le conseguenze positive del risparmio e dell’efficienza energetica illustrate da Marcella Pavan Michela Evangelisti un momento di importanti cambiamenti per i sistemi energetici non solo italiani. Le cause che interagiscono sono molteplici: l’instabilità politica in aree geografiche rilevanti per la sicurezza degli approvvigionamenti; il recente abbandono di alcune fonti primarie come il nucleare e, contemporaneamente, l’affermarsi di nuove risorse come i gas non convenzionali; il crescente allarme per i cambiamenti climatici; la sostenibilità economica dell’incentivazione delle fonti rinnovabili. «Oggi le sfide energetiche – precisa Marcella Pavan, responsabile dell’unità Gestione e controllo

È Marcella Pavan, responsabile dell’unità Gestione e controllo domanda di energia, direzione Consumatori e qualità del servizio dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas

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domanda di energia dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas – si collocano in una prospettiva non più solo nazionale, ma europea e globale». In questo scenario, che ruolo dovranno assumere le politiche di sviluppo dell’efficienza energetica? «Il risparmio e l’efficienza sono una vera e propria “fonte” energetica con grandi potenzialità. Su questo fronte in Italia siamo all’avanguardia, grazie a un meccanismo innovativo come i titoli di efficienza energetica o certificati bianchi, prima esperienza al mondo di utilizzo di un meccanismo di mercato per promuovere l’efficienza energetica negli usi finali. Il meccanismo è oggetto di studi e analisi da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia, di un numero crescente di paesi - fra i quali Stati Uniti, Australia, Giappone e Commissione Ue - e ha dato risultati molto positivi per il risparmio, l’ambiente e, in generale, per i consumatori. Nei primi cinque anni di vita, i Tee hanno consentito di risparmiare oltre 7 miliardi di kilowattora l’anno, il 2% dei consumi elettrici nazionali, con un costo estrema-

mente contenuto, circa 531 milioni di euro di incentivi nell’intero periodo. Inoltre, le metodologie e le competenze tecniche acquisite nella misurazione dei risparmi energetici consentiranno un più agevole monitoraggio degli impegni previsti dal pacchetto europeo “20-20-20”». Come funziona il meccanismo dei titoli di efficienza energetica? «Il meccanismo incentiva il risparmio e l’efficienza impegnando le aziende di distribuzione di energia a effettuare interventi che i singoli consumatori potrebbero realizzare molto difficilmente a causa di ostacoli di varia natura, come la carenza di informazioni e la difficoltà di accesso al credito per finanziare gli investimenti iniziali. Il sistema è semplice: per legge vengono fissati precisi obiettivi che gli operatori dovranno raggiungere, potendo contare su un piccolo contributo a valere sulle tariffe. Per dimostrare di aver raggiunto i target stabiliti, i distributori di energia elettrica e gas devono dotarsi annualmente di un numero di certificati bianchi equivalente all’obiettivo di legge, o realizzando direttamente gli inter-


Marcella Pavan



I risparmi sono stati ottenuti grazie all’introduzione di tecnologie più efficienti, come lampadine a basso consumo, elettrodomestici e caldaie ad alta efficienza



venti oppure comprando i Tee da società di servizi energetici. I titoli di efficienza energetica vengono emessi a fronte dei risparmi conseguiti attraverso interventi e progetti specifici: un certificato corrisponde al risparmio di 1 tonnellata equivalente di petrolio». Quali risultati sono stati ottenuti in questi anni grazie all’esperienza dei certificati bianchi? «Complessivamente, gli interventi di efficienza energetica hanno permesso di risparmiare circa 8,5 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Tep) e di evitare l’emissione di 22,5 milioni di

tonnellate di anidride carbonica. I risparmi sono stati ottenuti grazie all’introduzione di tecnologie più efficienti, ad esempio lampadine a basso consumo, kit per il risparmio idrico, elettrodomestici, climatizzatori, scaldabagno e caldaie ad alta efficienza, ma anche a interventi sui sistemi di riscaldamento, nell’impiantistica industriale e nell’illuminazione pubblica. Circa l’80% dei risparmi totali deriva dal settore domestico e dal terziario, un altro 10% dalla gestione dell’illuminazione pubblica e del teleriscaldamento in ambito civile, ma recentemente è anche rad-

doppiato il contributo del settore industriale. Poiché i Tee sono emessi solo per gli interventi di diffusione delle tecnologie più efficienti rispetto alla media del mercato, i risparmi energetici ed economici complessivamente conseguiti dal Paese sono molto superiori rispetto a quelli contabilizzati ai fini dell’erogazione degli incentivi». Quale ruolo può avere l’efficienza energetica nel raggiungimento degli obiettivi europei del pac-  SICILIA 2011 • DOSSIER • 155


POLITICHE ENERGETICHE

 chetto clima-energia?

mld

KILOWATTORA Il risparmio annuale di energia elettrica consentito dai titoli di efficienza energetica nei primi cinque anni di vita

mln

TONNELLATE Le emissioni di anidride carbonica evitate grazie agli interventi di efficienza energetica finora messi in campo

«L’efficienza può giocare un ruolo sostanziale eppure, a oggi, è l’unico obiettivo non vincolante del pacchetto “20-20-20”. Inoltre, nel caso specifico dell’Italia, ha un peso minore rispetto agli investimenti in fonti rinnovabili, che valgono sei volte di più ai fini del target del 17% di rinnovabili sul fabbisogno complessivo al 2020. Tuttavia, per raggiungere a costi non eccessivi gli altri due obiettivi previsti - la riduzione del 20% delle emissioni di Co2 e l’aumento al 20% della produzione da rinnovabili -, all’efficienza dovrà necessariamente essere dato un maggiore peso. Un segnale positivo in questa direzione sono le iniziative della Commissione sulla promozione dell’efficienza energetica negli edifici pubblici, nelle industrie e nelle abita-

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zioni private, e la creazione dell’European energy efficiency fund per finanziare progetti di efficienza e di risparmio». Che cosa sta facendo l’Autorità per valorizzare al meglio l’attuazione del sistema dei titoli di efficienza energetica? «L’Autorità è particolarmente impegnata nella semplificazione amministrativa e nello sviluppo di nuove metodologie -le cosiddette schede tecniche - per ‘calcolare’ i risparmi energetici. Ad

esempio, solo nel 2010, alle 20 schede tecniche già in vigore ne sono state aggiunte altre sui risparmi con i Led dei semafori e delle lampade votive, sui “dispositivi antistand-by” nelle abitazioni o negli alberghi, sui sistemi centralizzati di riscaldamento/raffrescamento, sugli impianti di cogenerazione e di teleriscaldamento in ambito civile. In questi anni, i requisiti di qualità dei progetti sono stati resi via via più stringenti, tenendo conto delle criticità emerse con le verifiche e i controlli fatti; inoltre, gli sforzi più recenti si stanno concentrando sulla promozione di un’offerta qualificata di servizi energetici ai consumatori finali. Tutto questo nella convinzione che valorizzare risparmio ed efficienza è fondamentale per una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti, per lo sviluppo competitivo della nostra industria, per la tutela ambientale ma anche per ridurre le bollette di tutti noi consumatori».


Stefano Saglia

Investire sulle nuove tecnologie Elettricità e calore da rinnovabili, applicazione delle energie pulite al settore dei trasporti, stabilizzazione dei consumi. Questi, illustra Stefano Saglia, gli obiettivi ai quali punta il piano di azione nazionale per l’efficienza energetica 2011 Michela Evangelisti i avvicina la presentazione del piano energetico nazionale, il principale strumento per disegnare il futuro energetico del Paese. Tra gli obiettivi prioritari la sicurezza degli approvvigionamenti, la competitività dei costi per le aziende e la sostenibilità ambientale. «La nostra politica energetica prevede investimenti massicci sulle rinnovabili, il completamento delle infrastrutture nel settore del gas e un incremento del carbone, in particolare con i progetti di Porto Tolle e Fiumefreddo che sviluppano centrali di nuova generazione – chiarisce il sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico, Stefano Saglia –. Punteremo molto anche sull’efficienza energetica, che è una vera e propria fonte di energia alternativa e ci permette di risparmiare quanto oggi consumiamo nel settore dei trasporti, residenziale e industriale». Il ministro Paolo Romani ha sottolineato l’importanza nel campo energetico di “impianti e infrastrutture strategiche, di cui non possiamo più fare a meno”. Quali sono gli interventi più urgenti? «Innanzitutto dobbiamo com-

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pletare i rigassificatori. Abbiamo Panigaglia, che ci garantisce 4 miliardi di metri cubi, e Rovigo, che ce ne fornisce il doppio. A breve faremo entrare in esercizio l’impianto al largo di Livorno. Bene l’avvio di quello di Porto Empedocle, sbloccato dal Consiglio di Stato, ora siamo in attesa di quello di Porto Tolle. Poi ci sono gli elettrodotti: è già partito il cavo sottomarino Sorgente Rizziconi, che collega Calabria e Sicilia, e aspettiamo l’avvio del cavo che collegherà Italia e Montenegro». Il commissario europeo all’Energia ha presentato a Bruxelles una proposta di legge per tagliare del 20% i consumi di energia entro il 2020 attraverso una maggiore efficienza energetica. A che punto è l’Italia? «Il piano di azione esistente per l’efficienza energetica ha già conseguito consistenti risparmi nei consumi primari di energia, che al 31 dicembre 2009 ammontano a circa 42 gigawattora all’anno derivanti dal recepimento della direttiva comunitaria 91 del 2002, dalle detrazioni del 55% per gli edifici e del 20% per i motori efficienti e inverter, dalle incenti-

vazioni al rinnovo ecosostenibile del parco autovetture, e a circa 33 gigawattora all’anno derivanti dal meccanismo dei certificati bianchi, per un totale complessivo di 75 gigawattora all’anno circa». La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al piano di azione nazionale per l’efficienza energetica 2011. Quali le linee guida? «Il piano per l’efficienza energetica per il conseguimento degli obiettivi al 2020 punta principalmente verso quattro direttrici: elettricità e calore da rinnovabili, applicazione delle energie pulite al settore dei trasporti e stabilizzazione dei consumi. Occorre puntare a stimolare comportamenti consapevoli e investire sulle nuove tecnologie di produzione».

Stefano Saglia, sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico

SICILIA 2011 • DOSSIER • 157


POLITICHE ENERGETICHE

Energia e facility management a “gestione dell’energia” è parte ormai del facility management e del governo d’impresa ma in Italia abbiamo un costo dell’energia fra i più cari rispetto agli altri Paesi europei. «Il nostro sistema produttivo – sostiene il presidente di Agesi Vincenzo Albonico – deve “giocoforza” intervenire con sempre maggiore determinazione per migliorare l’efficienza e ridurre, per quanto possibile, i costi di produzione per aumentare la propria competitività». In tal senso, i sistemi e le tecnologie per realizzarla sono uno strumento importantissimo del marketing. «Di “efficienza energetica” si parla fin troppo ma non si riesce a concretizzare che una minima parte di quello che si dovrebbe e potrebbe fare. Questo perché l’efficienza energetica è la risultante di una serie di azioni

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Si parla tanto di efficienza energetica ma i risultati concreti tardano ad arrivare, soprattutto in vista del 2020. Il punto di Vincenzo Albonico, presidente Agesi che sostiene la necessità di interventi sistemici in tutti i settori dell’economia Renata Gualtieri

complesse e coordinate che richiedono interventi sistemici e modelli diversi per i vari settori, dall’industria al terziario, dal residenziale alle infrastrutture; strumenti che il nostro Paese ha difficoltà a generare e diffondere in quanto c’è una enorme difficoltà nel “fare sistema”». Che tipo di competenze e strutture organizzative costituiscono il profilo delle imprese più competitive in questo settore? «Si tratta di aziende che hanno una struttura in grado di progettare, realizzare e gestire in modo organico e integrato una serie di servizi sia dal punto di vista della qualità che da quello

economico. Allo stesso tempo devono essere in grado di operare “al fianco” del cliente, nel senso che devono comprendere quali siano le reali esigenze e necessità dei fruitori degli ambienti (scuole, uffici, ospedali, infrastrutture) o dei gestori della produzione nel settore industriale dove intervenire in un processo per ottimizzare e ridurre al minimo l’intensità energetica, il che significa rendere più competitivo il prodotto quanto meno dal punto di vista economico. Sostanzialmente, quindi, devono disporre di ottimi tecnici, project manager e di “facility manager” che abbiano la capacità e la visione d’insieme per consentire all’utente finale di essere sicuro che il “fornitore” è colui che gestisce in nome e per suo conto una parte delle sue attività in modo trasparente, eticamente corretto, sulla base di contratti chiari e legati a garanzia di risultato. Devono avere infine solide capacità finanziarie in quanto, in particolare nel settore dell’efficienza energetica le E.s.co spesso promuovono iniziative che prefi-

Vincenzo Alborico, presidente dell’Associazione imprese di facility management ed energia


Vincenzo Albonico

nanziano direttamente attraverso gli Energy performance contract (Epc)». Quali sono le potenzialità del mercato nazionale tra domanda pubblica di riqualificazione energetica e offerta privata? «Il solo patrimonio immobiliare di uffici pubblici sembra si aggiri intorno a 13.000

unità per circa 23/24 milioni di mq, mentre le scuole si aggirano intorno alle 52.000 unità; purtroppo non abbiamo - al contrario degli altri paesi europei - dati catastali certi. Gli obiettivi di risparmio energetico al 2016, rispetto al 2005, prevedono una riduzione del 16% in assoluto pari a 126.000 GWh/anno, equivalenti a 10,9 Mtep/a; gli investimenti totali necessari per raggiungere il 20% al 2020 sono, da stime effettuate e basate su dati non strutturati, dell’ordine dei 60/70 miliardi di euro. Questi interventi dovrebbero generare un risparmio medio annuo in termini di fabbisogno di energia primaria di circa il 20/30% sui consumi prima degli interventi. Le E.s.co facenti capo

ad Agesi investono oggi, come prefinanziamenti diretti per interventi di riqualificazione nel quadro di Energy performance contract, circa 600 mila euro l’anno. Il potenziale totale del mercato italiano di servizi di Fm vale circa 42 miliardi di euro all’anno, oggi siamo attestati intorno ai 26 miliardi (fonte Ifma 2009); il settore energia oggi pesa per circa il 25%». Agesi fornisce alle istituzioni un contributo importante per lo sviluppo organico delle regole e dei mercati, anche con forti investimenti. Cosa deve fare la politica per assicurare sostegno e sviluppo alle imprese che operano nell’ambito dei servizi di Fm? «Agesi è convinta che le Associazioni debbano dare il massimo contributo possibile alle Istituzioni con proposte concrete e organiche e, soprattutto, attraverso le federazioni di appartenenza e Confindustria. Non possiamo, infatti, attenderci nulla di organico se non riusciamo a dialogare con le istituzioni e, in particolare, con le quelle tecniche quali l’Enea, il Fire e il Cti, piuttosto che con le varie autorità garanti quella dell’energia elettrica e gas, della vigilanza sui contratti pubblici e il Gestore dei servizi elettrici - in modo strutturato per dare utili suggerimenti e di ampio respiro. Il primo sostegno che questo settore si attende dalle istituzioni è una  SICILIA 2011 • DOSSIER • 159


POLITICHE ENERGETICHE

 semplificazione dei processi

autorizzativi sui quali basterebbe effettuare un’adeguata “manutenzione” e una corretta definizione dei perimetri applicativi di certe tecnologie quale ad esempio la “cogenerazione ad alto rendimento” (Car) oggi, per direttive non recepite correttamente, applicabile in modo molto limitato. Una razionalizzazione e forse anche un’inevitabile riduzione degli incentivi in alcuni settori e un’azione che elimini le asimmetrie che oggi si rilevano su alcuni regimi Iva di talune prestazioni potrebbero aiutare non poco, e a costo zero per l’erario, lo sviluppo dell’efficienza energetica senza dimenticare che una riduzione del credito in sofferenza (oggi circa 60 miliardi di euro) consentirebbe alle imprese di riversare come investimenti gran parte di questi importi». Riescono gli enti locali a far propri i modelli efficienti di gestione per arrivare al risparmio energetico e migliorare la qualità di vita delle città? «Gli enti territoriali che in misura maggiore o minore sostengono costi di gestione non indifferenti sul fronte energetico hanno diverse possibilità per gestire in modo efficiente i servizi energetici. Oggi le E.s.co. sono in grado e garantiscono i risultati di efficienza attraverso la formula dell’ Energy 160 • DOSSIER • SICILIA 2011

performance contract. La stessa Consip che, come noto, ha la responsabilità di facilitare i processi di acquisto nella Pubblica amministrazione attraverso convenzioni ad hoc stipulate con i fornitori dei vari settori ha molto puntato sui contratti con audit energetici preliminari e risultato. Ultimamente, purtroppo, si assiste ad iniziative mirate ad una gestione diretta di questi servizi attraverso la costituzione di E.s.co miste pubblico-privato con una partecipazione minoritaria del partner privato. Queste scelte destano molte perplessità in quanto vanno contro la liberalizzazione del mercato e soprattutto, a nostro parere, non consentono una gestione efficiente e trasparente e con economie previste di gestione che altro non sono che “buone intenzioni”, nel migliore dei casi». Nell’immediato futuro su cosa si lavorerà per centrare l’obiettivo 2020 indicato dall’Ue? «Bisognerà lavorare fondamentalmente sul fronte degli

interventi concreti utilizzando modelli di intervento per i vari settori e facendo sistema fra i vari stakeholder. Sarà indispensabile far ripartire con determinazione una “macchina”, costituita da una serie importantissima di operatori della filiera fra i quali le E.s.co. avranno un ruolo importantissimo. Sino a oggi si è discusso e dibattuto molto, forse anche troppo, ma si è fatto molto poco concretamente. Per far questo si deve prendere atto del fatto che l’efficienza energetica, che porta a una riduzione dei fabbisogni energetici primari dei combustibili di origine fossile, sostanzialmente dà un contributo importante per garantire il raggiungimento dell’obiettivo del 20% anche sulle fonti rinnovabili che viene determinato in rapporto ai consumi finali dei combustibili di origine fossile. Quindi quanto più basso sarà il fabbisogno primario di questi combustibili fossili tanto più alto sarà il valore assoluto dell’energia da fonte rinnovabile».


POLITICHE ENERGETICHE

Efficienza, la scommessa del Paese La scarsa informazione sul contributo che la tecnologia può dare per consumare meno è il nemico numero uno dell’efficienza energetica. «Serve un cambio di mentalità, a livello di privato cittadino, di industria e di istituzioni» ammonisce Alessandro Clerici Michela Evangelisti a meno appeal delle rinnovabili ma gioca un ruolo fondamentale nella partita dell’energia. L’efficienza energetica infatti, anche se non è tra gli obiettivi obbligatori fissati per l’Italia dall’Unione europea, può rivelarsi il cavallo vincente per centrarli. «Al di là dell’ottimo slogan pubblicitario del “2020-20”, i reali traguardi che il nostro Paese è chiamato a raggiungere sono il 20% di riduzione di Co2, il 17% di consumi finali alimentati da rinnovabili e il 10% dei trasporti alimentati da bio combustibili – spiega Alessandro Clerici, coordinatore della task force Efficienza energetica di Confindustria –. Se riuscissimo a consumare meno energia automaticamente produrremmo meno Co2 e quanto minori saranno i consumi finali tanto meno oneroso risulterà il 17% delle dispendiose rinnovabili che dovremo realizzare». Quanto potrà fare l’Italia? «È la grossa scommessa del Paese, il quale si è prevalentemente buttato, con grossi incentivi, sulle rinnovabili, specialmente su quelle elettriche. Ora si sta rendendo conto di

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quanto importante possa essere l’efficienza: potrebbe contribuire notevolmente all’abbattimento delle emissioni di Co2 con una riduzione dell’ordine del 15% dei consumi finali di energia. Per ridurre i consumi ci sono due grandi autostrade in parallelo: l’efficienza e il risparmio energetico. L’efficienza energetica si può implementare da subito, grazie a tecnologie già esistenti. Il risparmio, invece, implica il cambio degli stili di vita e richiede tempi lunghi e politiche impopolari». Quali barriere ostacolano l’avanzata dell’efficienza energetica? «Scontiamo soprattutto una mancanza d’informazione da parte della maggioranza degli utenti finali sul contributo che la tecnologia può dare per consumare meno. In Italia manca inoltre la cultura del “costo di vita di un prodotto”, che non è dato solo dall’investimento iniziale ma anche dai costi di operation and maintenance, primo tra tutti quello dell’energia. Porto l’esempio di un motore elettrico: in una vita di dieci anni il 3% circa del suo costo è dato dall’investimento iniziale, il 95% dalla bolletta elettrica. Peccato che quando com-

priamo un motore siamo abituati a tenere in considerazione solo il capital investment. I motori ad alta efficienza sono in commercio almeno da 10 anni: in Svezia, Norvegia, Finlandia l’80% di nuovi motori viene acquistato ad alta efficienza. In Italia non arriviamo al 3%». C’è bisogno quindi di un cambio di mentalità. «Decisamente, a livello di privato cittadino, di industria e di istituzioni. È una trasformazione da promuovere subito con campagne battenti. Per la diffusione dell’efficienza un grosso deterrente è rappresentato dal prezzo: un apparecchio ad alta efficienza costa circa il 30% in più di uno convenzio-

Alessandro Clerici, presidente del gruppo di lavoro “Risorse energetiche e tecnologie” del World Energy Council e coordinatore della task force Efficienza energetica di Confindustria


Alessandro Clerici

15% Co2

nale. E si insinua il dubbio: mi darà dei risparmi effettivi come dicono? Lo stesso ruolo giocano alcuni sussidi sulla bolletta: se si paga poco l’energia, occorrono molti più anni perché ritorni un investimento in efficienza». Qualcosa sul fronte delle grandi aziende comincia a muoversi? «In questi cinque anni di lavoro come coordinatore della task force “Efficienza energetica” di Confindustria ho visto le grosse imprese iniziare a sviluppare l’efficienza energetica, perché si sono accorte che è un vantaggio che le rende più competitive e inoltre dà visibilità in termini di impegno e sostenibilità ambientale. Ad esempio nel settore dell’acciaio, del chimico, dei trasporti navali per turismo e del grosso manifatturiero sono stati fatti investimenti nelle tecnologie ad alta efficienza. Anche alcune pmi hanno iniziato a muoversi, ma occorre fare ancora molto, e così pure nel residenziale e terziario e nei trasporti». Come s’inquadrano le rinnovabili nel discorso relativo all’efficienza? «Rinnovabili ed efficienza dovrebbero essere approcciate globalmente: occorrere mettere sul tavolo italiano tutte le

La percentuale di abbattimento delle emissioni che l’efficienza energetica potrebbe contribuire a determinare

3% MOTORI

La percentuale di motori ad alta efficienza acquistati in Italia. In Svezia, Norvegia, Finlandia si arriva all’80%

varie alternative tecnologiche per individuare il mix più adatto al Paese per raggiungere gli obiettivi imposti al fine di minimizzare i costi e avere la massima ricaduta sulle nostre industrie. Purtroppo non c’è stata una politica energetica in questi anni in Italia: sono state trascurate le rinnovabili termiche (e alcune sarebbero molto più efficienti e meno costose), mentre le rinnovabili elettriche hanno ricevuto incentivi notevoli rispetto al resto. Un sistema di incentivi che, tra l’altro, va a pesare sulle bollette di tutti: entro il 2020 porterà a un aumento dei costi dell’elettricità di circa 10 miliardi di euro, compromettendo anche la competitività delle nostre aziende. I costi per la collettività legati a certe rinnovabili non sono poi solo dovuti agli

incentivi, ma anche al fatto che le rinnovabili elettriche sono aleatorie». E questo cosa comporta? «Se ho il sole per 1.200 ore all’anno mediamente in Italia o il vento per 1.600, ho necessità di centrali convenzionali programmabili alimentate da combustibili fossili (o, ahimé, dal nucleare) per integrare le fonti rinnovabili quando queste non mi possono dare energia: e questo è un altro costo addizionale agli incentivi. Non dobbiamo però fare antagonismo tra rinnovabili ed efficienza e nemmeno tra rinnovabili e convenzionali: le prime, fino a quando non saranno economicamente sviluppati nel settore elettrico dei dispositivi di accumulo dell’energia a buon mercato, non possono fare a meno delle seconde». SICILIA 2011 • DOSSIER • 163


POLITICHE ENERGETICHE

l piano nazionale delle rinnovabili varato dal governo assegna alle bioenergie il compito di coprire quasi il 45% dei consumi energetici da rinnovabili entro il prossimo decennio, tra elettricità, calore/raffrescamento e trasporti. «Le biomasse solide giocano un ruolo di primo piano nel raggiungere il 45% dell’energia rinnovabile attesa» afferma Walter Righini, presidente di Fiper, l’associazione che riunisce i produttori italiani di energia da fonti rinnovabili. Legna, cippato (legno sminuzzato) e pellet rappresentano, infatti, il 60% di tale obiettivo, tanto che Fiper ha presentato al governo un piano di azione per lo sviluppo del

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Biomasse, prime tra le energie rinnovabili Promuovere la gestione forestale sostenibile, garantire la sicurezza di approvvigionamento, incoraggiare l’impiego di combustibili di qualità e aumentare la competitività nelle contrattazioni. Walter Righini illustra tutti i progetti di Fiper, pronta a tagliare i traguardi europei Elisa Fiocchi

comparto del teleriscaldamento e biogas agricolo. Parola d’ordine? «Smart grid», ovvero la costituzione di 300 impianti di teleriscaldamento a biomassa legnosa (5-10 MWt e 1 MWe) e a biogas (1 MWe), altamente tecnologici, che valorizzano le risorse locali, tute-

lano l’uso dei suoli e sono strettamente connessi al territorio dove hanno sede gli impianti. Ne parla Walter Righini. Secondo i dati di Nomisma Energia il fatturato delle biomasse in Italia ha superato nel 2010 quota 6,3 miliardi, quasi il doppio rispetto ai 3,4


Walter Righini

Walter Righini, presidente di Fiper

del 2009 e la metà di tutto il comparto rinnovabili (13 miliardi con fotovoltaico e eolico). Quali fattori hanno permesso alle biomasse di assumere un ruolo da protagoniste nei consumi? «Gli incentivi per l’energia elettrica prodotta da biomassa hanno favorito gli investimenti.

La tariffa omnicomprensiva di 0,28 centesimi di euro ha incoraggiato l’avvio di numerosi impianti di biogas a digestione anaerobica inferiori a 1 MW di potenza e gli impianti produttori di energia elettrica da oli vegetali puri. Inoltre, grazie ai certificati verdi sono state incentivate le gradi centrali che producono esclusivamente energia elettrica dal legno con bassa efficienza. Questi ultimi hanno favorito processi speculativi e condizionato la filiera di approvvigionamento, che ha registrato rialzi di prezzo del cippato del 20-30%». Biogas, filiera legno-energia, bioliquidi: come questi comparti influiscono nei consumi energetici? «Dai dati Enea si evince che alle biomasse solide, a cui è stato attribuito l’obiettivo di 7,90 TWh elettrici al 2020 e 5,25 Mtep per la produzione di calore, tocca il ruolo di protagoniste. Segue il biogas, con 6,02 TWh di produzione attesa e i biocombustibili liquidi, con 4,86 TWh. Il calore stimato prodotto dal biogas e dai bioliquidi è poco significativo, rispettivamente del 0,27 Mtep e 0,15. Discorso a parte per i biocarburanti, la cui produzione è stata stimata al 2020 in 2,53 Mtep. Le principali difficoltà di gestione sono ricondu-  SICILIA 2011 • DOSSIER • 165


POLITICHE ENERGETICHE

 cibili all’instabilità e imprevedi-

bilità del quadro normativo che disciplina il supporto alla produzione di energia rinnovabile e all’inadeguato livello di chiarezza e accessibilità delle procedure. L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato come le continue modifiche ai sistemi vigenti abbiano comportato maggiori costi di sistema, irrigidito l’offerta di prodotti finanziari sul mercato e diminuito la capacità di attrazione di nuovi investimenti». Cosa ne pensa della proposta post nucleare formulata da Greenpeace in cui si chiede che i 60 miliardi di euro necessari a sviluppare il piano nucleare del governo vengano investiti nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, così da produrre più del doppio di energia elettrica e creare dieci volte più posti di lavoro?

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Il sistema di incentivazione si deve basare sull’efficienza produttiva degli impianti: la biomassa è una fonte non infinita

«Sono d’accordo. Da un recente studio condotto da Amici delle Terra sono stati evidenziati gli effetti occupazionali a seconda dalle varie fonti. I benefici occupazionali attesi dalle rinnovabili termiche evidenziano un indicatore di 85 addetti per milione di euro di incentivo. Attualmente il numero degli addetti diretti impiegati nella filiera legno-energia è stimato in 50mila unità. Una realtà formata da 13.600 pmi per un fatturato annuo di 5 miliardi di euro. Al 2020, è previsto un incremento che permetterà di raggiungere i 300mila addetti diretti. Il beneficio occupazionale derivante dall’installazione di una rete di teleriscaldamento non si esaurisce nella fase di costruzione e avvio dell’im-



pianto ma, a partire dallo start up della centrale, il numero dei posti di lavoro aumenta, in quanto sarà attivata la filiera locale per l’approvvigionamento di biomassa. E per 20-30 anni l’indotto è garantito». Il futuro delle biomasse è legato anche al quadro degli incentivi. Come ha accolto il via libera del presidente Napolitano alla manovra finanziaria 2011-2014? «Aspettiamo il testo definitivo per un giudizio complessivo sulla manovra. Certo che la ventilata proposta sulla riduzione delle bollette di luce e gas del 30%, a scapito della promozione delle energie rinnovabili, smentita poi in extremis, non favorisce gli investimenti in questo settore».


Pia Saraceno

Consulenze strategiche L’incertezza della regolamentazione è il vero ostacolo degli investitori. Per questo la Società indipendente di ricerca per l’economia e la finanza supporta le decisioni d’investimento attraverso la predisposizione di piani strategici e di business plan per i progetti relativi alla nuova capacità termoelettrica e rinnovabile. Il punto di Pia Saraceno Elisa Fiocchi

instabilità del quadro macroeconomico è la principale fonte di preoccupazione per gli operatori del settore energetico» afferma l’economista Pia Saraceno, amministratore delegato della Società indipendente di ricerca per l’economia e la finanza (Ref), nata alla fine del 2000. In una fase di così forte incertezza, l’osservatorio sull’energia aiuta gli operatori a interpretare le dinamiche del sistema economico, attraverso la costruzione di scenari di sviluppo della produzione, della domanda di energia, e dei prezzi dei principali combustibili. «Anche i problemi collegati al disegno dei mercati di energia elettrica e gas sono cruciali nel determinarne il grado di concorrenzialità, la remunerazione degli investimenti, e lo sviluppo equilibrato del mix produttivo». Gli investitori nel mercato delle energie rinnovabili richiedono invece la valutazione delle opzioni di policy a disposizione del legislatore, la previsione dei livelli di incentivazione, la simulazione dei meccanismi di mercato introdotti per l’incentivazione, e

«L’

l’analisi delle esperienze all’estero. Come muoversi tra mille incognite, nell’intervento di Pia Saraceno. Come sta evolvendo il mercato delle energie rinnovabili, delle politiche energetiche e delle politiche climatiche in Italia? «In attuazione delle decisioni prese in sede comunitaria, la politica energetica italiana ha individuato gli obiettivi di penetrazione dell’energia rinnovabile nei consumi di energia dei settori elettrico, riscaldamento/condizionamento e trasporto, per il 2020. I sistemi di incentivazione necessari per favorire la crescita dell’energia rinnovabile, sono in via di revisione: le regole che ne determineranno il funzionamento rappresentano un elemento di incertezza significativo nella gran parte dei comparti del settore. È necessario, in questa fase, agire tempestivamente per dare certezza agli investitori e, per quanto ancora possibile, adottare un approccio organico nella gestione dei processi decisionali afferenti ai diversi settori e alle diverse fonti. I decisori dovranno considerare,

Pia Saraceno, amministratore delegato di Ref

oltre ai target 2020, i costi dell’incentivazione e i possibili impatti dello sviluppo delle fonti rinnovabili sul sistema industriale. Per il settore elettrico poi, si pone, in Italia come negli altri paesi Ue, il problema della gestione “in sicurezza” del sistema elettrico alla presenza di volumi crescenti di energia rinnovabile, in particolare di quella prodotta attraverso i cosiddetti impianti “non programmabili”». Quali sono i principali modelli da voi proposti in tema di energie rinnovabili e a quali mercati si rivolgono? «L’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili deve innanzitutto essere ceduta sul mercato  SICILIA 2011 • DOSSIER • 167


POLITICHE ENERGETICHE

 elettrico che vive una situazione domanda e prezzi dei combu- testo macroeconomico ed ener-

Sopra, la centrale fotovoltaica di Barrafranca (En)

di sovradimensionamento, determinata sia dall’entrata di nuova capacità, sia dal basso livello della domanda collegato alla congiuntura economica negativa. Ne derivano molte fonti di incertezza per gli operatori di mercato: gli investitori hanno bisogno di strumenti per la previsione delle dinamiche del mercato elettrico e, più a monte, dei driver che incidono sul valore dell’energia elettrica. Ref ha sviluppato un proprio modello di simulazione del mercato elettrico “Elfo++”, attualmente leader in Italia. A supporto del modello principale, una serie di modelli econometrici permette di prevedere le dinamiche relative ai principali driver del prezzo elettrico, in primis, livello di

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stibili. Per quanto concerne le rinnovabili, Ref impiega modelli per la determinazione del parco rinnovabile ottimo e dei livelli di incentivazione, sulla base di stime e previsioni su potenziali di sviluppo e dei costi di produzione». Il vostro Osservatorio organizza corsi di formazione per operatori e aziende: come sono strutturati quelli riguardanti le rinnovabili e l'impatto delle politiche italiane sui costi e sui prezzi? «Per quanto concerne il settore elettrico, il punto di partenza è il funzionamento del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica: regole, attori, meccanismi di formazione del prezzo e dinamica recente degli scambi, alla luce dei recenti sviluppi nel con-

getico. Particolare attenzione è riservata alla valutazione degli impatti sul prezzo all’ingrosso dei cosiddetti “oneri ambientali”, che in Italia corrispondono con i costi sostenuti dai produttori per la partecipazione al sistema europeo di emissions trading e al mercato dei certificati verdi. Il mercato elettrico rappresenta il primo punto di riferimento anche per i produttori di energia rinnovabile. I produttori di energia “verde” percepiscono un incentivo: l’attività di formazione dell’Osservatorio si estende all’analisi del funzionamento e dei risultati degli schemi di incentivazione dell’energia rinnovabile, discutendone le criticità e prospettando la possibile evoluzione nel medio-lungo termine».


POLITICHE ENERGETICHE

Tecnologie mature e impianti all’avanguardia L’Italia dispone d’infrastrutture energetiche efficienti e sicure che possono competere con quelle mondiali, come ad esempio l’industria del biodiesel. Ma per trainare il Paese serve un approccio di sistema, sostiene Vito Pignatelli di Enea, che favorisca una filiera di sviluppo imprenditoriale e occupazionale Elisa Fiocchi

n Europa, a causa della crisi economica, gli investimenti nelle energie rinnovabili hanno subito un declino del 22% rispetto al 2009. Il rapporto Unep ha poi confermato un rallentamento dei paesi europei rispetto al Nord America e rispetto alle economie emergenti e una sua conseguente dipendenza tecnologica. In Italia tuttavia, gli investimenti effettuati nell’anno 2010 registrano un flusso economico di 5,5 miliardi di dollari, con una crescita del 59% rispetto all’anno precedente. «È del tutto evidente che, in un momento di grave crisi economica come l’attuale, la crescita del settore delle energie

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rinnovabili rappresenta un’eccezione significativa» rammenta Vito Pignatelli, responsabile del Gruppo sistemi vegetali per prodotti industriali di Enea, che introduce quel sistema di fattori alla base del nuovo sviluppo energetico. Come è cambiato l’approccio ai consumi energetici nazionali? «Da una parte è cresciuta la consapevolezza del fatto che, se si vuole coniugare lo sviluppo economico con la “sostenibilità”, è necessario produrre energia limitando per quanto è possibile il consumo di combustibili fossili e, dall’altra, tale consapevolezza, fatta in qualche modo propria dalla classe politica, ha dato vita a un quadro di incentivi che hanno reso “attrattivi” gli investimenti in questo settore». In che modo si favorisce la crescita del settore energie rinnovabili?

«Attraverso certezza e stabilità nel tempo, che consenta di pianificare gli investimenti con una ragionevole certezza sui tempi di ritorno, assieme a una premialità articolata, che incentivi maggiormente quelle iniziative che garantiscono una maggiore efficienza complessiva (ad esempio, nel caso specifico delle bioenergie, favorendo la cogenerazione rispetto alla pura e semplice produzione elettrica) e sostenibilità ambientale (impianti di taglia ridotta, che utilizzino risorse locali - meglio ancora se residui o rifiuti - e non “consumino” territorio)». Nell’accordo siglato con Confindustria, Enea mette a disposizione delle associate Confindustria servizi avanzati di consulenza e supporto tecnico nel settore dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e dell’innovazione tecnologica. In che modo il settore delle rinno-

In basso, a sinistra, Vito Pignatelli, responsabile del Gruppo sistemi vegetali per prodotti industriali di Enea


Vito Pignatelli

Uso dei biocarburanti nella UE e obiettivi stabiliti dalle Direttive Europee % di biocarburanti sui consumi totali 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0

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Elaborazione ENEA su dati EurObserv’ER - Biofuels Barometer 2010

vabili (in particolare delle bioenergie) può diventare parte fondamentale della filiera di sviluppo imprenditoriale e occupazionale?

«Le rinnovabili possono contribuire maggiormente allo sviluppo del Paese se rappresentano un “sistema” piuttosto che una semplice apparec-

chiatura acquistata da qualche parte e collocata in un posto qualsiasi. In questo senso, la bioenergia, che implica la realizzazione di filiere complete di raccolta/produzione della materia prima necessaria per approvvigionare gli impianti e, ove possibile, la chiusura del ciclo produttivo con il reimpiego dei sottoprodotti, è particolarmente importante, in quanto può determinare la nascita di tante piccole imprese, diffuse sul territorio che, affiancandosi agli impianti di conversione veri e propri e relativo indotto, può determinare una significativa crescita occupazionale, specie nel comparto agricolo». Che cosa ostacola in parte lo sviluppo del settore delle rinnovabili? «Un elemento di importanza decisiva per l’intero settore consisterà nella semplificazione delle procedure autorizzative per la realizzazione e l’esercizio degli impianti, includendo anche la connessione alla rete elettrica e, nel prossimo futuro, a quella del gas, che ancor oggi determina tempi di attesa eccessivamente lunghi fra l’avvio di un’iniziativa e la sua effettiva  realizzazione». SICILIA 2011 • DOSSIER • 171


POLITICHE ENERGETICHE



La nascita di tante piccole imprese affiancate agli impianti di conversione, può determinare crescita occupazionale nel comparto agricolo 

Quali passaggi chiave possono rendere sostenibile e competitivo il Piano energetico nazionale? «In primo luogo, l’effettivo raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, supportato da adeguate politiche di incentivazione e, dall’altro, la definizione di un quadro normativo e legislativo stabile e in grado di favorire la crescita dell’industria nazionale, anche tramite la promozione di accordi internazionali con i produttori di materie prime e i Paesi interessati a utilizzare le nostre tecnologie. Ma un elemento di importanza veramente strategica è il supporto alle attività di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, processi e componenti (ad

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esempio nel campo dei cosiddetti “biocarburanti di seconda generazione”) che consentano di ridurre i costi ancora elevati dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, migliorare l’efficienza e la sostenibilità ambientale delle diverse filiere produttive». Il settore delle rinnovabili dispone al momento di infrastrutture energetiche efficienti e sicure? Quali politiche sono necessarie al fine di rendere ancora più competitivi gli impianti? «Per quel che riguarda le infrastrutture energetiche relative al settore delle rinnovabili, l’Italia dispone di tecnologie mature e in molti casi all’avanguardia in diversi settori, basti pensare alla “tradizione” industriale che caratterizza i settori



dell’energia idroelettrica e della geotermia. Nel settore specifico della bioenergia, in Italia è presente un’industria del biodiesel che può essere considerata, con oltre 2,3 milioni di tonnellate /anno di capacità produttiva installata, una delle più importanti a livello mondiale. Ma non vanno dimenticati, ad esempio, i produttori di impianti per la cogenerazione di elettricità e calore con cicli a fluido organico (turbine Orc) e quelli di apparecchiature per il riscaldamento a legna domestico e collettivo, o il settore delle macchine per la raccolta e la lavorazione delle biomasse agricole o forestali, settori nei quali siamo in molti casi esportatori di tecnologia sui mercati esteri».


POLITICHE ENERGETICHE

n merito all’applicazione della nuova direttiva europea Energy performance of buildings directive (Epbd), l’Italia è tra le prime in Europa nella formulazione di un set di normative. «Il nostro Paese è sempre stato attento al tema dell’efficienza energetica degli edifici» conferma Cesare Boffa, presidente del Comitato termotecnico italiano (Cti), che interviene sull’importanza della nuova direttiva europea come ulteriore occasione per il miglioramento dell’intero apparato legislativo e normativo. A tal proposito, è già stato avviato un confronto sul tema a livello ministeriale con i lavori di revisione del Dpr 59/09, che coinvolgono rappresentanti delle regioni, dell’Enea del Rse e dello stesso Comitato termotecnico. In che modo sarà possibile ottenere un impatto “quasi zero” e l’autosufficienza energetica dal 2020? «Per ciò che concerne il mondo normativo, il Cti sta lavorando intensamente per mettere a punto il pacchetto delle UNI/TS 11300, riferimento nazionale per la certificazione energetica, ricercando l’univocità nel calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici. Per arrivare al target di edifici “a energia quasi zero”, occorrerà sicuramente un impegno notevole ma soprattutto la volontà di tutti gli attori coinvolti, per

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Costruzioni a impatto zero Il Cti ricerca l’univocità nel calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici per raggiungere livelli di energia vicini allo zero. Le soluzioni future per superare i problemi legati ai consumi di energia primaria e alle emissioni in atmosfera, nel punto di Cesare Boffa Elisa Fiocchi

far sì che le buone intenzioni trovino un’effettiva applicazione e portino ad un reale beneficio per il Paese». Quale quadro emerge dal rapporto 2011 sull’attuazione della certificazione energetica degli edifici in Italia? «I dati emersi dall’indagine da noi svolta confermano una situazione, peraltro percepita, di notevole eterogeneità dell’applicazione delle disposizioni statali. La disuniformità, pur nel pieno rispetto dei principi generali della legislazione ita-

liana, riguarda in primo luogo il ruolo e le competenze dei tecnici certificatori energetici: si passa da Regioni nelle quali il corso con superamento dell’esame è obbligatorio, così come lo è l’iscrizione ad un elenco, a Regioni in cui è sufficiente essere tecnici abilitati. I criteri di classificazione degli edifici rimangono uniformi per le Regioni che hanno recepito, o stanno recependo, le regole introdotte dalle linee guida nazionali ma si differenziano nelle Regioni che, per


Cesare Boffa



Il Comitato termotecnico italiano dedica un terzo delle proprie risorse umane all’attività di ricerca

In alto, Cesare Boffa, presidente del Comitato termotecnico italiano

prime, hanno emanato leggi autonome sulla certificazione. Perfino le procedure di calcolo sono discordanti, dal momento che in Lombardia e nella provincia autonoma di Bolzano non si utilizza ancora la norma UNI/TS 11300. Un altro aspetto critico riguarda altresì le attività di controllo, per ora inconsistenti, degli Ace emessi». Simeri è il nome del nuovo progetto del Gse cen-



trato sullo sviluppo di un sistema di monitoraggio statistico dell’evoluzione delle energie rinnovabili in Italia nel settore elettrico, del calore e dei trasporti. Che ruolo avrà il comitato all’interno del progetto? «Il Cti sta avviando il processo di organizzazione e gestione di dieci gruppi di lavoro a cui sono invitati a partecipare i principali soggetti attivi nel settore delle rinnovabili. Ogni gruppo si occupa dell’elaborazione delle informazioni disponibili e della definizione delle metodologie di rilevazione degli impieghi nel settore termico e dei trasporti. Entro il 2011, si definiranno le metodologie su scala nazionale, mentre nel 2012 si metterà a punto il metodo per operare una ripartizione tra le diverse Regioni dei consumi di rinnovabili». Quali altri strumenti normativi siete in grado di offrire per lo sviluppo del settore termotecnico? «Elaboriamo progetti di norma, linee guida e documenti tecnici, aggiorniamo norme esistenti Uni/Cti e partecipiamo ai lavori internazio-

nali Cen e Iso del settore termotecnico. Forniamo altresì supporto tecnico a ministeri e amministrazioni pubbliche, verifichiamo i software commerciali per il rilascio della certificazione energetica e offriamo, tramite il sito internet (www.cti2000.it), una banca dati ricca e aggiornata di documenti normativi a disposizione dei nostri soci». Quante delle vostre risorse sono destinate all’attività di ricerca e quali obiettivi essa si prepone? «Il Cti dedica un terzo delle proprie risorse umane all’attività di ricerca in ambito nazionale e internazionale con l’obiettivo primario di fornire un concreto supporto tecnico ad alcune aree normative. Inoltre, fornisce un contributo sostanziale in vari progetti di ricerca comunitari, centrati prevalentemente sul campionamento e sulla promozione dell’uso di biocombustibili e biomasse ai fini energetici. In ambito nazionale, il Cti collabora con alcune Regioni e con enti e istituzioni al fine di definire linee guida d’azione applicabili al settore energetico». SICILIA 2011 • DOSSIER • 175


POLITICHE ENERGETICHE

Grid parity entro il 2016 per la tecnologia fotovoltaica opo l’esito referendario, le fonti rinnovabili sono diventate la più rilevante alternativa strategica in campo energetico. Come ha dichiarato il presidente di Ises Italia, Giovanni Battista Zorzoli, «non ci sono più alibi» per lo sviluppo e la crescita di queste fonti. «Di qui, nasce l’esigenza di accentuare l’impegno alla riduzione dei costi, alla minimizzazione degli impatti ambientali sul territorio e al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore». Il punto di vista e le strategie del presidente di Ises Italia, la principale associazione tecnicoscientifica no profit italiana, legalmente riconosciuta per la promozione dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. Come il settore dovrà soddisfare i parametri europei nel 2020? «Abbiamo concordato con la Commissione europea che, per quanto riguarda la produzione elettrica, le previsioni contenute nel piano d’azione nazionale (26,39%) saranno abbondantemente superate, visto che nel 2010 abbiamo già raggiunto il 25,2%. Più difficile la sfida che riguarda il raggiungimento dell’obiettivo

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La vera sfida delle energie rinnovabili sarà diventare economicamente competitive così da ridurre la dipendenza tecnologica. Per raggiungere l’obiettivo «occorrerà continuità e certezza nelle politiche di sostegno», afferma Giovanni Battista Zorzoli, «condizioni finora mancate» Elisa Fiocchi per la produzione di calore, come confermano i dati in nostro possesso. Considerazioni analoghe valgono per i biocarburanti, anche se non mancano iniziative importanti da parte di imprese italiane». E per quanto riguarda la creazione di filiere industriali competitive e sostenibili? «Contrariamente alla vulgata, esse sono già presenti in Italia per tutte le tecnologie finalizzate alla produzione di energia elettrica e calore, salvo, in parte, per il fotovoltaico. Va, infatti, ricordato che quasi la metà del costo di un impianto non riguarda i moduli fotovoltaici, ma il cosiddetto “balance of system”, cioè la parte dell’im-

pianto che consente di convertire la corrente continua prodotta dai moduli in corrente alternata con la qualità richiesta dalla rete. Qui non solo sono presenti industrie operanti in Italia, ma per il componente più high tech (l’inverter) siamo addirittura esportatori e ditte italiane stanno realizzando fabbriche all’estero. Anche per le celle, ma soprattutto per i moduli, la capacità produttiva italiana sta crescendo. Entro l’anno entrerà in funzione a Catania una grossa fabbrica per la produzione di moduli fotovoltaici tecnologicamente molto avanzati, realizzata congiuntamente da Enel, Stm e Sharp». Un altro passaggio chiave Giovanni Battista Zorzoli, presidente di Ises Italia


Giovanni Battista Zorzoli

sarà “fare sistema”: come costruire una credibile proposta condivisa e lavorare a fianco delle istituzioni per confrontarsi su futuri provvedimenti governativi? «Come è emerso anche du-

rante la tavola rotonda “Le prospettive delle rinnovabili dopo il decreto legislativo 28/2011 e il quarto conto energia”, organizzata da Ises Italia lo scorso 7 luglio, occorre superare l’eccessiva

ktep SOLARE Il valore di innalzamento del consumo di energia solare previsto nel 2020, contro i 67 ktep del 2009

ktep BIOMASSA Il consumo nel settore biomasse stimato nel 2020, contro i 1.875 ktep del 2009

ktep CALORE L’incremento delle energie rinnovabili da pompe di calore nel 2020 (1.083 del 2009)

frammentazione associativa esistente nel settore delle rinnovabili, che ha avuto come conseguenza un eccesso di concorrenzialità e un insufficiente spirito di collaborazione. Nelle ultime settimane c’è stato qualche segnale positivo, ma occorre fare di più, con la consapevolezza che senza il concorso di tutte le tecnologie disponibili sarà difficile realizzare non solo gli obiettivi al 2020, ma quelli, ancora più sfidanti, del periodo successivo». Aboliti i tagli agli incentivi per le rinnovabili, quali altre sfide dovrà affrontare il settore per essere sempre meno dipendente tecnologicamente dai mercati emergenti? «La sfida prioritaria sarà diventare economicamente competitivi: impegnativa, ma realistica. Anche per la tecnologia fotovoltaica, spesso presentata come molto lontana da questo obiettivo. Sia l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti sia il ministro Romani hanno recentemente dichiarato che si raggiungerà la grid parity entro il 2016. Per ridurre ulteriormente la dipendenza tecnologica, occorrono continuità e certezza nelle politiche di sostegno, condizioni finora mancate».

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RINNOVABILI

L’alternativa energetica, il bioetanolo l bioetanolo, più noto come alcool etilico, è il risultato della lavorazione di varie materie prime di origine agricola. Si tratta quindi di una risorsa disponibile in maniera naturale e rinnovabile. Quest’ultimo fattore è particolarmente importante considerando che il bioetanolo è impiegato come combustibile per la produzione di energia. Per le sue caratteristiche chimiche, questa molecola non contribuisce all’incremento di emissioni nocive, al contrario, piuttosto contribuisce alla loro riduzione. Infatti, il principale vantaggio

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Maria Giovanna Gulino, consigliere delegato della Ima Srl di Partinico (PA) www.imabiofuels.com

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Maria Giovanna Gulino spiega quale sarà il futuro dell’impiego del bioetanolo. Una sostanza di origine agricola che contribuirà a diminuire la dipendenza dal petrolio. E dai suoi produttori. Diminuendo anche l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera Valerio Germanico

del bioetanolo è il limitato impatto ambientale, grazie alle sue ridotte emissioni di anidride carbonica. Il carbonio emesso dalla combustione del bioetanolo è limitato alla quantità che la pianta, cioè la materia prima con la quale è prodotto, ha assorbito durante la crescita. Questo dato è quantificabile in una riduzione dell’immissione in atmosfera di CO2 pari all’80% rispetto ai combustibili fossili. La dottoressa Maria Giovanna Gulino – che da oltre 16 anni si occupa della commercializzazione del bioetanolo ed è oggi consigliere delegato della Ima (Industria Meridionale Alcolici), società che fa parte del Gruppo Bertolino, – spiega in dettaglio quali sono i vantaggi e le applicazioni del bioetanolo. In che modo il bioetanolo è sfruttabile per la produzione di energia? «Il bioetanolo oggi rappresenta una valida alternativa energetica, capace di ridurre in parte la dipendenza economica dal greggio. Il primo effetto positivo è il contenimento delle emissioni di

gas serra. Sono le caratteristiche chimico-fisiche del bioetanolo a renderlo idoneo allo sfruttamento per la produzione di energia. Grazie al suo basso contenuto di acqua, infatti, è possibile miscelarlo con la benzina. Inoltre, il bioetanolo prodotto dalla Ima ha un contenuto di acqua inferiore all’1%. In questo modo corrisponde alle specifiche richieste dalle maggiori raffinerie italiane ed europee, che lo usano sia per la miscela diretta che per la produzione di Etbe (Ethyl Tert Butyl Ether)». Si è ormai diffusa una coscienza ecologica su questi temi. Quali sono invece i riscontri a livello istituzionale volti a facilitare l’uso di questo prodotto? «A livello delle normative europee, il bioetanolo sostenibile risponde già a diversi criteri, che tuttavia sono ancora in fase di perfezionamento. Più precisamente, bisogna garantirne la qualità dal punto di vista dell’impatto ambientale ed eticosociale. Ciò vuol dire sia garantire la qualità del prodotto, sia le


Maria Giovanna Gulino

80% CO2 La percentuale di emissioni che si può abbattere utilizzando il bioetanolo

condizioni di produzione delle materie prime agricole, che verificare le condizioni di lavoro nei campi, ma anche scoraggiare l’eventuale uso di pesticidi. A livello nazionale, in Italia, da poco tempo, è stato incrementato l’obbligo di immissione in consumo di una quota minima di biocarburanti (bioetanolo e biodiesel). Tale

obbligo impone, sul triennio 2010-12, un aumento della quota minima dal 3,5% fino al 4,5%». Cosa state facendo per adeguarvi alle normative sia europee che italiane? «Abbiamo avviato una fase di studio di fattibilità, per assicurare un processo di certificazione del prodotto che risponda

Il bioetanolo oggi rappresenta una valida alternativa energetica, utile a ridurre la dipendenza dal greggio e a contenere le emissioni di gas serra

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6 mila

alla normative in funzione della materia prima utilizzata. Inoltre ETTANIDRI procediamo, in via preliminare, a una selezione sia del prodotto La potenza produttiva sia del fornitore, in modo da giornaliera avere la certezza che entrambi di alcool di Ima rientrino nei criteri stabiliti già nella fase di sviluppo. Abbiamo comunque anche dato vita a un progetto di sperimentazione e ricerca sulle colture alternative energetiche di seconda generazione, che meglio rispondono a questi criteri. Colture in fase di studio sono il sorgo e l’Arundo Donax, meglio nota come la canna comune. Queste piante si adattano bene alla fascia climatica mediterranea e soprattutto hanno il vantaggio di essere delle colture destinate solo ››

SICILIA 2011 • DOSSIER • 179


RINNOVABILI

L’utilizzo delle fonti energetiche alternative è ormai una prassi in tutti i Paesi europei. Per questo prevediamo un trend positivo per i prossimi anni

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›› allo sfruttamento energetico e tartarico – e acido tartarico burazione”». non alimentare». Come si inserisce la vostra realtà all’interno del gruppo del quale fate parte? «Il Gruppo Bertolino, composto da numerose aziende, opera da oltre sessant’anni in questo settore. L’attività del gruppo è incentrata principalmente sulla produzione di alcool etilico da vino, acquavite di vino, sia fresca che invecchiata, alcool denaturato, tartrato di calcio – che costituisce la materia prima per la produzione dell’acido

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stesso, oltre ai semi di vinacciolo essiccati, utili all’industria olearia e utilizzati anche come combustibile “povero”. In altre parole come biomassa per la produzione di energia. L’uso dell’alcool come carburante ha avuto recentemente un nuovo impulso e la IMA si è trovata già pronta per soddisfare le crescenti esigenze del mercato grazie a un nuovo polo industriale, che ha la specifica finalità di produrre e commercializzare l’alcool, cosiddetto, “uso car-

Il vostro prodotto viene esportato in tutta Europa. «Il nostro bioetanolo non è destinato solo all’Europa, ma a tutto il mondo. Per questo motivo ci siamo attrezzati per essere all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. La nostra attività di movimentazione e stoccaggio di alcool è sorta nel deposito costiero di Trapani, all’interno del quale abbiamo realizzato due impianti per la disidratazione dell’alcool e un parco di serbatoi di stoccaggio. Questo deposito costiero è situato in prossimità del porto di Trapani ed è dotato di una stazione di pompaggio che collega il deposito con la banchina del porto tramite una pipeline interrata. In questo modo è possibile pompare direttamente il prodotto finito dai nostri serbatoi sulle navi e, viceversa, trasferire dalle navi fino all’impianto l’alcool da lavorare». Qual è la potenza produttiva del vostro impianto?


Maria Giovanna Gulino

«Inizialmente, il nostro impianto era in grado di trasformare 3.000 ettanidri di alcool al giorno. Questo dato è riferito all’epoca in cui abbiamo avviato l’attività, cioè nel 1991. Allora, grazie a questa potenzialità produttiva, frutto di un importante investimento in tecnologia, eravamo il primo impianto in Europa per capacità. Oggi abbiamo raddoppiato il numero dei nostri impianti tecnologici, in questo modo riusciamo a trasformare fino a 6.000 ettanidri di alcool al giorno. Questo ci ha consentito di mantenere la posizione di primo impianto a livello italiano, e tra i primi in Europa, per la disidratazione di ingenti quantitativi di alcool». Quanto è importante l’aspetto logistico avendo una produzione di queste di-

mensioni? «Siamo riusciti a raggiungere un elevato livello organizzativo anche dal punto di vista logistico. Effettuiamo il trasporto della materia prima e la riconsegna del prodotto lavorato prevalentemente utilizzando il trasporto marittimo – sfruttando la vicinanza strategica del porto di Trapani – e anche via terra. Inoltre, la vicinanza alle raffinerie italiane facilita l’organizzazione logistica. Tuttavia, le raffinerie non hanno grandi capacità di stoccaggio, quindi hanno bisogno di forniture frequenti». Quali sono le prospettive future sul consumo di bioetanolo come combustibile? «L’utilizzo delle fonti energetiche alternative è ormai prassi consolidata in tutti i Paesi eu-

ropei ed extraeuropei. Per questo il trend per i prossimi anni sarà positivo, com’è confermato da una serie di fattori. Primo, la politica energetica europea, che ha il duplice scopo di ridurre le emissioni di CO2 e la dipendenza dai combustibili fossili. Poi c’è un valore eticosociale, legato alle materie prime e ai criteri di sostenibilità del prodotto. In più, per rispettare gli obblighi di immissione in consumo della quota di biocarburanti, le compagnie petrolifere dovranno acquistare il bioetanolo non solo per la produzione di Etbe, ma utilizzarlo in miscela diretta con la benzina, come già accade in tutta Europa. Ciò comporterà un forte incremento della richiesta». SICILIA 2011 • DOSSIER • 181


RACCOLTA RIFIUTI

Ottimizzare la gestione dei rifiuti Trovare il compromesso tra funzionalità ed ecologia non è sempre facile, in particolar modo nell'ambito di un servizio di grande responsabilità sociale come quello della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Christian La Bella spiega come raggiungere il giusto equilibrio Lodovico Bevilacqua

a gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti urbani costituisce un ambito delicato del governo di una città, che se trascurato, compromette in maniera grave la qualità della vita dei cittadini e il decoro urbano stesso. La necessità di adattamento alle normative in merito costituisce inoltre una vera e propria sfida; infatti nell'ambito dell'ecologia, la varietà e la comprensibile frequenza con cui le nuove norme e le nuove tecnologie vengono introdotte obbliga le società impegnate nel settore ad avere un’organizzazione estremamente elastica e ricettiva, capace di interiorizzare e applicare

L Il dottor Christian La Bella è titolare della Tech Servizi Srl di Siracusa. Nelle altre foto, immagini degli stabilimenti techser@tin.it

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velocemente ed efficacemente le regole appena introdotte. Un altro aspetto diventato parte integrante delle strategie delle aziende del settore è la capacità di moltiplicare e diversificare le proprie funzioni, come spiega Christian La Bella, titolare della Tech Servizi s.r.l. di Siracusa. «Nel tempo siamo riusciti a estendere la nostra attività dalla iniziale fornitura di attrezzature per la raccolta a servizi sempre più specialistici, come ad esempio la manutenzione su automezzi pesanti e servizi di noleggio automezzi per la raccolta dei rifiuti attestandoci ad un fatturato di circa 10 mln». Quali sono le vostre competenze? «L'esperienza più che decennale maturata nel campo della nettezza urbana, ha portato la nostra azienda ad aumentare il numero di competenze acquisite; fondata nel 1997 a Siracusa con la funzione di manutenere i contenitori di rifiuti per conto dell'Amia di Palermo, abbiamo negli anni esteso la nostra attività alla for-

nitura di attrezzature per l'igiene urbana e l'ecologia, al nolo di automezzi e attrezzature, al nolo con manutenzione e lavaggio di cassonetti e cestini, all'installazione di impianti per il trattamento, la selezione e la trasferenza di rifiuti». Come vi adattate ai continui mutamenti normativi che regolano l'ambito dell'ecologia? «Grazie agli anni di esperienza abbiamo raggiunto un’efficienza e affidabilità nell'erogazione dei servizi che ci hanno permesso di ottenere la preziosa certificazione di qualità Iso 9001 e certificazione ambientale Iso 14001. Tali certificazioni rivestono un ruolo primario nella scelta dei nostri fornitori, che devono possedere tali requisiti minimi; che rispettino, quindi, almeno le norme base delle procedure dettate dalla Iso 14001 sulla gestione ambientale dell'azienda». Una simile poliedricità richiede certamente un grosso potenziale operativo.


Christian La Bella

«Innanzitutto possiamo contare sulla disponibilità di diverse officine attrezzate per ogni tipo di manutenzione di automezzi per la raccolta di rifiuti, a Floridia, Palermo e Messina, nonché unità operative nelle province di Siracusa, Palermo, Enna, Catania, Messina e Ragusa. Di grande importanza è ovviamente la disponibilità di un parco mezzi per la raccolta dei rifiuti in nolo di circa sessanta unità. I dipendenti della Tech Servizi sono circa trentacinque, con un’età media inferiore ai quarant'anni». Quali sono gli enti, pubblici e privati, con cui collaborate? «Il nostro servizio è principalmente destinato a clienti pubblici, in particolare quelle società che gestiscono il ciclo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti che in Sicilia vengono denominate Ato

Nel tempo siamo riusciti a estendere la nostra attività dalla iniziale fornitura di attrezzature per la raccolta a servizi sempre più specialistici, come la manutenzione su automezzi pesanti e il noleggio automezzi per la raccolta dei rifiuti

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(Ambiti Territoriali Ottimali); queste altro non sono che società per azioni formate da comuni. Destinatari del nostro servizio possono essere anche i comuni stessi o aziende ex municipalizzate. Alcuni clienti

sono invece società private che hanno in appalto servizi di raccolta rifiuti in piccoli e grandi comuni». Quali sono, infine, le prospettive future? «Ad oggi abbiamo all'attivo contratti anche decennali per la manutenzione di automezzi,contratti di noleggio o per servizi accessori. Tuttavia, in un momento di grande crisi economica e politica, siamo in attesa di comprendere quali prospettive la Regione Sicilia potrà offrire per il nostro core business, che è quello delle forniture, intercettando fondi indispensabili per il nostro settore». SICILIA 2011 • DOSSIER • 185


Per il potenziamento di strade e autostrade Il mantenimento e la creazione di nuove arterie stradali sono elementi strategici. Nonostante le lungaggini burocratiche, è possibile consegnare in tempo le opere commissionate e rispondere alla richiesta di una migliore viabilità. Ne parla Rosa Maria Castagna Valerio Germanico

Nelle immagini, momenti di lavoro della Ital System Spa. L’azienda ha sede a Palermo www.italsystemspa.it

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er favorire la crescita di tutte quelle imprese che hanno come mercato di riferimento la propria regione, il mantenimento in buone condizioni di strade e autostrade e il potenziamento dei collegamenti rappresenta una mossa strategica di politica economica e di governo del territorio. La competenza per lo svolgimento di tali lavori spetta agli enti pubblici, con responsabilità diversificate secondo il tipo di arteria stradale o autostradale. È prassi consolidata però quella di affidarsi a società specializzate, che hanno tutti i mezzi e l’esperienza per portare a termine nel minor tempo possibile la realizza-

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zione di nuove opere o il mantenimento di quelle esistenti. Una di queste società è la Ital System S.p.A. dotata di un parco attrezzature nuove e all’avanguardia che permettono di svolgere tutte le fasi lavorative in tempi rapidi abbattendo notevolmente i costi di produzione e insediata nella realtà siciliana, nella quale opera, ma attiva anche sul resto dello Stivale. Come spiega Rosa Maria Castagna, presidente della società: «Il core business della nostra azienda sono i lavori pubblici. Ci occupiamo soprattutto di rifacimenti del manto stradale, di mantenimento degli asfalti e della manutenzione e realizzazione di viadotti. Oltre al rifa-


Rosa Maria Castagna

cimento delle strade però siamo anche impegnati nella realizzazione ex novo di diverse categorie di strade. Gli enti che si avvalgono della nostra collaborazione sono per lo più pubblici: Comuni, Province, Anas e Autostrade per l’Italia. Ma svolgiamo anche lavori per Committenti privati. Di recente abbiamo realizzato le vie di accesso per un centro commerciale di Carini. Inoltre, abbiamo curato la messa in opera di diversi parchi eolici, recentemente anche per il gruppo Falck». Fra i lavori della Ital System S.p.A. figura anche la realizzazione, tuttora in atto, di uno svincolo autostradale lungo la A19 Palermo-Catania, per conto della Provincia Regionale di Palermo. «Questa sarà un’opera particolarmente importante, sia per la città sia per l’hinterland. I benefici maggiori li godranno i paesi delle alte Madonie, che saranno collegati meglio con la A19 e vedranno snellirsi il traffico di mezzi pesanti, che attualmente interessa in particolare il comune di Petralia».

Nonostante l’importanza strategica del mantenimento delle strade, le aziende che partecipano e vincono le gare d’appalto incontrano non poche difficoltà di ordine burocratico fra l’aggiudicazione del lavoro e la consegna dell’opera finita. «Le difficoltà si presentano fin dall’inizio. Le normative che regolano i bandi delle gare d’appalto sono molto complessi e richiedono una consistente attenzione per il rispetto di tutti i requisiti formali. Può bastare un dettaglio formale, anche in presenza di tutti i requisiti sostanziali, per essere esclusi dalla gara». A quel punto scattano i ricorsi, che durano anche anni. Tutto tempo prezioso sottratto allo svolgimento dei lavori, tralasciando la perdita economica. «Anche nel caso in cui si vinca un appalto, però, ci sono una serie di ostacoli che complicano l’azione imprenditoriale. Fra l’uno e l’altro degli step fondamentali – l’aggiudicazione, la stipula del contratto e la consegna – si frappongono i vari passaggi di un complesso iter burocratico. Tanto che i

Lo svincolo autostradale lungo la A19 PalermoCatania, sarà un’opera particolarmente importante, sia per la città sia per l’hinterland

rallentamenti burocratici, in molti casi, pesano sui tempi di consegna molto più che l’effettiva durata dei lavori». A questo bisogna aggiungere che il tipo di lavoro da svolgere è soggetto a ulteriori imprevisti, di natura diversa. «Un aspetto poco considerato dall’opinione pubblica – conclude Rosa Maria Castagna –, è quello della stagione in cui si iniziano i lavori. Le condizioni atmosferiche in alcuni casi possono rallentare o bloccare i lavori. Oppure, come accade nei periodi di più intenso traffico turistico, soprattutto durante l’estate, non è possibile mantenere aperti i cantieri a pieno regime sulle autostrade, per evitare il formarsi di code e congestioni».

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LOGISTICA E TRASPORTI

Trasporti e servizi integrati. Le criticità da affrontare Un’attività ad alta specializzazione, che deve però fare i conti con diversi problemi di natura strutturale di non facile soluzione. Il trasporto di apparecchiature tecnologiche destinate a diversi ambiti di impiego nell’esperienza di Vito Gambino Guido Puopolo

Vito Gambino e Rossella Levantino, titolari della Levantino Trasporti di Palermo www.levantinotrasporti.it

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uello dei trasporti è un settore cruciale per l’intero sistema economico di qualsiasi paese. In Italia, ad esempio, merci e beni di ogni tipo viaggiano quotidianamente attraverso il mare, lungo le strade e sulle reti ferroviarie, con l’obiettivo di giungere a destinazione nel più breve tempo possibile, per alimentare le attività commerciali e industriali in ogni angolo della penisola. Se per le aziende è quindi indispensabile affidarsi a professionisti di provata esperienza, che possano garantire servizi di trasporto e consegna dei materiali in tempi rapidi e certi, questo discorso assume una rilevanza ancora maggiore quando si ha a che fare con macchinari altamente tecnologici, impiegati, ad esempio, nel campo della ricerca medica e scientifica. È proprio in questo settore che può vantare ormai una consolidata esperienza la Levantino Trasporti, azienda di Palermo da sempre impegnata nel trasporto specialistico e nella logistica. «Siamo specializzati nella movimentazione di apparecchiature elettromedicali, come impianti per risonanze

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magnetiche, acceleratori, ecografi e strumenti da laboratorio in genere», spiega Vito Gambino, che gestisce l’azienda insieme a Rossella Levantino. «Operiamo attraverso quattro sedi principali, strategicamente distribuite sul territorio nazionale, per garantire sempre il massimo dell’efficienza e della professionalità». Quali sono i disagi principali che un’azienda di trasporti è costretta ad affrontare, soprattutto in un territorio, come quello siciliano, in cui permangono ancora significative carenze a livello infrastrutturale? «In effetti la nostra non è un’attività semplice, e i problemi con cui quotidianamente ci dobbiamo confrontare sono molteplici. Sulla base dell’esperienza maturata posso dire che l’assenza di infrastrutture adeguate non riguarda solo la Sicilia, ma è riscontrabile praticamente in tutto il sud Italia, territorio in cui noi concentriamo maggiormente le nostre attività, avendo una sede, oltre che in Sicilia, anche in Calabria ed in Sardegna. Nonostante tale criticità noi abbiamo cercato di fare in modo che queste divenissero un punto di forza. La puntualità nella consegna, l’appuntamento


Vito Gambino

con il cliente all’orario indicato, l’attività accessoria quale il disimballo delle merci e la messa in opera delle stesse, sono alcune delle attività che unite al trasporto fanno di noi un’azienda diversa dalle altre presenti nel mercato; attenta al servizio e ai desideri del cliente. I nostri committenti mensilmente provvedono a misurare la nostra performance la quale risulta sempre la più alta tra tutti i loro fornitori di servizio in Italia. Affidarsi a noi significa avere la garanzia che la merce arrivi a destino nei tempi e nei modi richiesti e concordati». Analizzando più da vicino la vostra attività, oltre all’ambito ospedaliero, in quali altri settori siete presenti? «Negli ultimi anni abbiamo cercato di ampliare la nostra gamma di servizi, per soddisfare i bisogni di un mercato sempre più vasto ed esigente. Attualmente i nostri mezzi e le

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nostre strutture hanno trovato un nuovo ambito di impiego all’interno del settore bancario, attraverso il trasporto di bancomat e casseforti in uso agli istituti di credito. Siamo inoltre specializzati nei traslochi industriali e nella movimentazione di apparecchiature informatiche come pc e stampanti di grandi dimensioni, offrendo ai nostri committenti la possibilità di visualizzare in tempo reale lo stato delle loro spedizioni. La nostra attività, però, non si limita al solo trasporto, visto che quello che mettiamo a disposizione, laddove richiesto, è un servizio logistico completo, compren-

Abbiamo risposto alla crisi in maniera tempestiva, con un’oculata politica di gestione e investendo sulla qualità del servizio

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È l’incremento di

sivo di installazione, montagfatturato della Trasporti gio e posizionamento degli ap- Levantino nel 2010, rispetto parecchi stessi. Stiamo inoltre all’anno precedente lavorando per estendere ulteriormente il nostro raggio d’azione, con la stipula di nuovi contratti commerciali rivolti non solo all’Italia ma anche al mercato estero». Nonostante i problemi precedentemente descritti e le difficoltà dovute alla crisi economica, la vostra azienda gode di ottima salute. Come siete riusciti a far fronte in maniera così efficace a questa situazione? «La riduzione degli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle aziende e della pubblica amministrazione ha provocato, come conseguenza, anche una contrazione nel trasporto dei macchinari destinati a queste attività, incidendo direttamente sul nostro business. Ciononostante abbiamo risposto alla crisi in maniera tempestiva, adottando ›› SICILIA 2011 • DOSSIER • 191


LOGISTICA E TRASPORTI

›› un’oculata politica di gestione

Un momento di lavoro all’interno della Levantino Trasporti

dei conti e investendo sulla qualità del servizio e del nostro personale, tutto altamente specializzato. Questo approccio ci ha permesso di non perdere competitività, tanto che nel 2010 il nostro fatturato ha avuto un incremento di circa il 17 per cento rispetto all’anno precedente. In questi primi mesi del 2011 abbiamo registrato una leggera flessione, un calo fisiologico che comunque non ci preoccupa e che non intacca le nostre previsioni di crescita. Si può dire che la crisi è stata, per noi, un’opportunità, che ci ha permesso di esplorare nuovi mercati e testare soluzioni alternative a quelle proposte fino a oggi». Quanto contano gli investimenti in innovazione per

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Vogliamo diventare un modello di riferimento per le piccole e medie imprese presenti, per aiutare e favorire la crescita di futuri manager

un’azienda come la vostra? «Avere un parco di automezzi efficienti e sicuri è fondamentale per poter assicurare un servizio preciso e puntuale. Proprio per questo ogni cinque anni provvediamo a sostituire i camion che utilizziamo per i trasporti con mezzi all’avanguardia, dotati di tutte le ultime innovazioni da un punto di vista tecnologico. Oltre a questo aggiorniamo continuamente le attrezzature di cui disponiamo, per offrire sempre il meglio in termini di prestazioni e affidabilità. La nostra

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flotta deve rispondere a requisiti specifici, perché non possiamo permetterci di incappare in alcun tipo di problema durante le spedizioni, soprattutto se i macchinari trasportati sono così delicati come quelli utilizzati in campo medico». Quali sono le strategie aziendali in chiave futura? «Stiamo lavorando con grande determinazione per consolidare la nostra posizione. Vogliamo affermarci come un punto di riferimento per tutti quegli attori che si trovano a dover affrontare problemi legati al trasporto e alla logistica di macchinari hi-tech, e offrire un servizio il più completo possibile ai nostri partner, affiancando al trasporto e al montaggio dei macchinari un’assistenza volta a risolvere problemi di tipo tecnico. Allo stesso tempo, partendo dall’esperienza della Levantino Trasporti, abbiamo intrapreso una strada di diversificazione del nostro business, cercando di esportare all’esterno il modello di gestione e di controllo dei conti già sperimentato con successo all’interno della nostra azienda. Proprio per perseguire questo obiettivo abbiamo re-


Vito Gambino

centemente fondato Find The Solution, società attiva sul mercato proprio nel campo della consulenza per la riorganizzazione dei processi aziendali, che in soli quattro mesi ha ottenuto risultati superiori a ogni più rosea aspettativa. Inoltre la Find The Solution eroga un servizio di logistica del documento e di digitalizzazione documentale che rappresenta un grosso vantaggio per le imprese che fanno uso di questo servizio, in quanto ottengono nel breve termine un risparmio in termini di costi; maggiore immediatezza nella ricerca delle informazioni storiche ed un deciso impegno in termini ecologici in quanto si riduce l’uso di carta. Con questa nuova attività la Levantino Trasporti intende offrire alla propria clientela, e al panorama delle aziende pubbliche del Sud Italia, l’opportunità di dotarsi di strumenti innovativi che consentano di migliorare il proprio servizio e la propria organizzazione occupandosi principalmente del proprio core-business dando a terzi la gestione degli archivi. Esistono aziende pubbliche e private che oggi non possono dotarsi di nuovi spazi dove ampliare i servizi offerti alla clientela; ridurre o eliminare gli spazi di stoccaggio dei documenti d’archivio oggi consentirebbe di recuperare spazi logistici per migliorare il proprio business». La vostra è un’azienda

Soluzioni per le aziende Find The Solution nasce nel 2010 su impulso di Vito Gambino e Rossella Levantino, per cercare di diffondere un modello oculato di gestione aziendale, volto a razionalizzare costi e risorse all’interno del mondo industriale, sulla base di quanto realizzato all’interno della Levantino Trasporti. Due sono gli obiettivi principali perseguiti dalla società, vale a dire la digitalizzazione documentale e l’analisi e gestione di dati e processi aziendali. «Cerchiamo di favorire una riduzione nell’uso della carta, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato - sottolinea Gambino – investendo sulla creazione, ad esempio, di archivi digitali. Forniamo inoltre alle aziende gli strumenti necessari per analizzare e interpretare i dati e i processi di gestione, configurando questi dati in maniera tale che gli imprenditori possano avere una fotografia chiara e immediata della situazione dell’impresa». Una ricetta vincente, che in pochi mesi ha già prodotto risultati positivi per diverse aziende.

molto legata al territorio siciliano. Come si esplica questa sinergia da un punto di vista imprenditoriale? «Credo fermamente nel potenziale dell’imprenditoria meridionale, troppo spesso snobbata e sottovalutata. Sono altresì convinto che le aziende siciliane, e quelle del sud in genere, non abbiano nulla da invidiare alle altre realtà italiane ed europee. Per questo ci piacerebbe poter diventare un modello di riferimento per le piccole e medie imprese presenti, per favorire e sostenere la crescita di futuri manager e di

chiunque abbia voglia di investire sul territorio. Vogliamo mettere a disposizione della collettività le nostre conoscenze e l’esperienza maturata in questi anni, fornendo gli strumenti adeguati per intraprendere un’attività di successo. Lo sviluppo di una solida imprenditoria siciliana produrrebbe, infatti, grandi benefici per tutta la popolazione, sia da un punto di vista sociale che occupazionale. Anche noi vogliamo, per quanto possibile, fornire il nostro piccolo contributo per la realizzazione di questa rinascita». SICILIA 2011 • DOSSIER • 193


LOGISTICA E TRASPORTI

La nuova dimensione del trasporto intermodale Ottimizzare i tempi di consegna delle merci, attraverso la scelta delle più efficienti modalità di trasporto e un parco mezzi costantemente aggiornato alle normative europee. I vantaggi del trasporto intermodale secondo l’esperienza di Salvo Luigi Cozza Guido Puopolo

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na consolidata esperienza nel campo dei trasporti, integrata a una forte specializzazione nel settore della logistica, sono gli elementi necessari per garantire un servizio completo e personalizzato relativamente al trasporto di beni alimentari, di merci pericolose e, più in generale, di tutte quelle merci fondamentali per il sistema

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produttivo e industriale italiano e internazionale. Ma per un’azienda operante in questo settore l’attenzione al business non è sufficiente, perché «in questo lavoro la competenza non basta, ci deve essere passione», sottolinea Salvo Luigi Cozza, amministratore delegato della Lct Srl, detentore del marchio Luigi Cozza Trasporti, società a conduzione familiare con sede a Catania, ormai considerata una tra le realtà più affidabili sul panorama nazionale e internazionale. «Quando ho preso le redini della società, fondata da mio padre negli anni Cinquanta, ero conscio di acquisire un’impresa sana, ma non ho voluto solo gestire l’esistente», spiega Cozza. «Mi sono così imposto di guardare al futuro, cercando di migliorare laddove possibile. Alcuni punti cardine, come la scelta dell’intermodalità marittima, erano irrinunciabili, ma su altri c’era ancora molto da fare. In particolare in questi anni l’impegno dell’azienda si è concentrato da un lato a sviluppare la rete operativa e dall’altro ad allargare la tipologia dei trasporti. Per realizzare questi obiettivi abbiamo trasferito la nostra sede di Catania all’in-


Salvo Luigi Cozza

In questi anni l’impegno dell’azienda si è concentrato da un lato a sviluppare la rete operativa e dall’altro ad allargare la tipologia dei trasporti

terno di uno stabilimento più grande, mentre al nord le filiali di Torino e Milano sono state sostituite da una struttura unica, in Tortona provincia di Alessandria, dove abbiamo creato un polo logistico in piena espansione. L’esperienza nei servizi di trasporto nazionali e internazionali – prosegue Cozza - integrata alla disponibilità di magazzini abilitati allo stoccaggio di diverse tipologie di merce, alla vicinanza degli stessi ai terminal di trasporto in modo da consentire l'immediato instradamento delle spedizioni, e alla specializzazione nella distribuzione di merci pericolose, rendono oggi Lct un partner qualificato per tutte le esigenze di trasporto e logistica della merce». Negli anni, naturalmente, la tipologia dei trasporti ha subito significativi cambiamenti, anche in relazione alle mutate esigenze del mercato, che ha determinato, conseguentemente, una profonda evoluzione della

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flotta a disposizione dell’azienda: «Attualmente disponiamo di 78 trattori, una ventina di motrici di varie portate, 698 semirimorchiatori e 100 casse mobili, che costituiscono una flotta privata tra le più grandi del sud Italia». Dalla sede di Catania, nel cuore del tessuto produttivo siciliano, partono infatti giornalmente quaranta linee verso i Centri di Distribuzione Indiretti che, sommate alle interlinee dalle filiali e dai corrispondenti, garantiscono una copertura capillare di tutto il territorio nazionale. Grazie alle partnership con i maggiori spedizionieri esteri, il servizio internazionale offre, inoltre, partenze regolari per i terminal di destino in tutta Europa: «Per assicurare la massima efficienza e tempestività – evidenzia Cozza - disponiamo di un sistema informatico costantemente aggiornato che consente una gestione delle spedizioni attraverso avanzati strumenti tecnologici, garantendo colle-

gamenti diretti con le unità operative e con i nostri committenti». All’interno dell’azienda sono state investite notevoli risorse per la realizzazione di politiche di qualità, nella convinzione che esse siano irrinunciabili per il successo di qualsiasi attività. A questo proposito, a garanzia del servizio e nella convinzione che la “qualità deve essere soprattutto comprensione e puntuale evasione delle esigenze dei partner, nella prospettiva di un miglioramento continuo dei servizi", Lct ha certificato il proprio sistema di qualità aziendale, e attualmente opera nel rispetto della norma Uni En Iso 9001:2000. «La direzione generale – specifica Cozza - ha assunto un formale impegno nella messa in atto di un sistema di gestione per la qualità improntato al miglioramento continuo, e ha coinvolto in questa sfida tutte le funzioni aziendali. Uno staff giovane e competente studia e realizza proposte sempre nuove, tese a fornire ai nostri partner il più elevato livello di servizio, per cercare di soddisfare in maniera precisa e puntuale le richieste provenienti da un mercato in continua evoluzione».

Una veduta del parco mezzi della Lct Srl di Catania www.luigicozzatrasporti.it

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EDILIZIA

Una città a misura d’uomo La città di Siracusa necessita di forti interventi strutturali, per riabilitare le zone degradate e diventare più fruibile per i suoi cittadini, Giuseppe Mangiafico, amministratore unico della CO.PRO.M. Sicilia, spiega i suoi obiettivi per la città Silvia Mocchegiani

na visione precisa del futuro, cadi pace portare il centro della città anche in periferia». È l’obiettivo che si deve porre la città di Siracusa. Giuseppe Mangiafico, amministratore unico della società CO.PRO.M. Sicilia, spiega come agire sulle zone degradate riqualificandole, attraverso edifici di pregio e funzionali che possano integrarsi e migliorare il territorio. Lo scopo è quello di «cercare, attraverso la progettazione e realizzazione di edilizia pubblica e privata, di dare un volto

«U Giuseppe Mangiafico, è a capo del gruppo CO.PRO.M. Sicilia S.r.l. di Siracusa, insieme ai figli Concetto e Salvatore. Nelle altre immagini, il centro residenziale e direzionale Agorà e un cantiere copromsicilia@alice.it

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nuovo alla città». A cosa state lavorando attualmente? «Stiamo ultimando gli uffici della Motorizzazione Civile e degli Archivi di Stato presso il complesso residenziale e direzionale Agorà, a Siracusa in via Turchia, zona che venti anni fa era priva dei servizi più essenziali e che con grandi sforzi abbiamo provveduto a riqualificare. Oltre a questi edifici che stiamo portando a termine, abbiamo già realizzato e sono operative e funzionali, l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia del Territorio e dei Monopoli di Stato, il bar ristorante La Fontana oltre ad altri uffici privati e abitazioni civili. Quella che prima era un’area dismessa è diventata adesso uno dei punti chiave della città». Come vi ponete nei confronti dei problemi ambientali? «Questi edifici sono dotati di pannelli solari e perfettamente in linea con le nuove leggi in materia ambientale: il nostro scopo è costruire edifici vivibili e a misura d’uomo. Cerchiamo di prestare attenzione a ogni piccolo dettaglio, fac-

ciamo in modo che le strutture siano snelle e leggere, ma anche resistentissime. Per questi nuovi lavori abbiamo anche ottenuto un certificato che attesta la nostra responsabilità rispetto alle politiche di risparmio energetico». Siete impegnati anche in altre zone? «Cerchiamo di contribuire come possiamo allo sviluppo della nostra città, Siracusa, ma non solo, per esempio la Cittadella degli Studi, nel comune di Floridia, porta la nostra firma. Poi, nel nostro comune, ci siamo occupati di ridefinire il profilo di viale Santa Panagia, che è senz’altro l’asse principale della città, costruendo la Condotta Idrica e Fognaria. Inoltre abbiamo realizzato il Santuario di Bethania e la sede del Corpo Forestale. Con la mia famiglia, i miei figli, che gestiscono con me l’azienda, stiamo investendo su Mazzarona, un altro quartiere periferico, generalmente pensato come un semplice dormitorio per chi lavora in città, ma che noi immaginiamo possa diventare un fulcro nevralgico entro cinque anni».


Giuseppe Mangiafico

❝ Come vi ponete in relazione alla vostra città? «La nostra è un’azienda che esiste ormai da decenni, dagli anni Sessanta, e che quindi ha un legame fortissimo con il territorio, non si tratta solamente di investire per guadagnare, il nostro scopo, il nostro obiettivo è quello di investire per cambiare le cose, per migliorare un posto che amiamo e di cui ci piace sentirci parte attiva. È in questa direzione che va anche l’inve-

stimento che stiamo facendo nella zona periferica di Pantanelli, puntiamo allo sviluppo del territorio, vogliamo che i cittadini siano fieri e felici del luogo in cui vivono. E per fare sì che questo sia possibile e che non rimanga solo un’utopia, bisogna comprendere le esigenze di tutti e realizzare ogni opera con la massima attenzione». È questa la sua idea di imprenditoria? «Penso che la figura dell’im-

Siracusa è una città che ha un grande passato e che deve guardare con fiducia al futuro

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prenditore sia fondamentale nella nostra società. A differenza di un semplice costruttore, il cui scopo è guadagnare sfruttando al massimo il territorio, un imprenditore deve avere un’idea, un progetto di intervento il cui fine è aiutare la collettività. Deve diversificare le attività e avere bene in mente il concetto di sviluppo. In gioventù ho anche collaborato con la Facoltà di Economia di Catania e ho sempre creduto che dai giovani e da una società più consapevole possa partire un’idea più giusta di sviluppo, per questo la mia azienda opera nel sociale, dando borse di studio e organizzando eventi culturali proprio per sensibilizzare una città che ha un grande passato e che deve guardare con fiducia al futuro».

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Oltre il gap del mercato siderurgico Il comparto siderurgico catanese attraverso gli occhi di uno dei suoi imprenditori più affermati. Parla Luigi Vitale, presidente della società Ares, che non nasconde le criticità che la filiera locale si ritrova ad affrontare anche a seguito della recente crisi Federica Puglisi uigi Vitale, con la società Ares, ha fatto del materiale siderurgico e da costruzione uno dei pilastri del proprio business. È a pochi passi da Catania una delle imprese più produttive del tessuto siciliano. La sua scommessa è stata questa: di fronte all’avanzare della modernità, confermare la professionalità, l’esperienza e la competenza di un team di lavoro che soddisfa ogni neces-

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sità produttiva. E questo grazie anche alla vicinanza con il porto di Catania, crocevia di sviluppo del profondo sud. Ares, come il dio della guerra «perché ogni mattina è come una guerra», nel mercato siderurgico bisogna lottare ogni giorno e «io – spiega Vitale - sono sempre stato in prima linea: assimilo nel bene e nel male tutto quello che succede in azienda, programmando meticolosamente la realizzazione di tutti gli im-


Luigi Vitale

pegni assunti». Con quale tipologia di filiera lavorate maggiormente? «La nostra sede e centro di distribuzione a Catania opera nel campo dell’importazione distribuzione di materiali edili. Lavoriamo poco con le filiere locali, mentre lavoriamo di più con le importazioni perché abbiamo un maggior mercato e una migliore economia sull'acquisto e le condizioni di pagamento sono più favorevoli. Mentre

le filiere locali dovrebbero stare più vicine ai nostri problemi. Per questo abbiamo spostato il nostro interesse verso il mercato estero riscuotendo maggiore successo, grazie alla celerità, con un conseguente ottimo guadagno». Qual è la situazione di oggi e quale impatto ha avuto la congiuntura economica negativa che ha caratterizzato il mercato negli ultimi tre anni? «La situazione purtroppo

Dobbiamo essere sempre presenti sul mercato diversificando, migliorando e innovando. Non possiamo fare altrimenti se vogliamo restare in piedi

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non è delle migliori. C’è la In apertura, il titolare crisi del mercato e la gente della società Ares di Catania, stenta a pagare. Le prospet- Luigi Vitale tive quindi non sono rosee www.aresct.it perché chiaramente ci sono tante difficoltà. E poi c’è la burocrazia che allunga di molto i tempi. Per non parlare delle problematiche con le banche, perché non concedono con facilità mutui a chi vuole comprare una casa. Questa è la condizione che c'è oggi in Sicilia, ma penso anche nel resto d’Italia». Cosa ha rappresentato la crisi per Ares in termini di bilancio? «Lo scorso anno abbiamo avuto un fatturato di 20 milioni di euro. Quest’anno invece abbiamo avuto una leggera flessione causata dalla crisi. Per far fronte a questo abbiamo dovuto dimezzare i fidi ai nostri clienti». ›› SICILIA 2011 • DOSSIER • 203


MATERIALI PER L’EDILIZIA

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Sotto, l’interno di uno dei magazzini della Ares a Catania

Ma in questo ci sono aiuti o agevolazioni? «Purtroppo non abbiamo ricevuto alcun aiuto dalle istituzioni. Prima che parta un lavoro pubblico passa molto tempo, la burocrazia è molto lenta, ci sono pochi lavori e quando terminano sono gli enti che tardano a pagare le imprese che eseguono questi interventi. I pagamenti sono a rilento, con il contagocce e quindi tutto è bloccato. Noi infatti lavoriamo con le imprese che fanno lavori per l’Anas, la Regione, i Comuni e le Province, ma i pagamenti arrivano spesso in ritardo. Quindi quando una ditta viene a comprare del ferro o del materiale da costruzione da noi è costretto a pagare dopo cinque o sei mesi». Quali le produzioni e le aree commerciali in cui si registrano le performance migliori?

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Lavoriamo poco con le filiere locali, abbiamo spostato il nostro interesse verso il mercato estero, tra cui Turchia e Ucraina, riscuotendo maggiore successo

«Il nostro cavallo di battaglia è il tondino per cemento armato. Poi abbiamo il cemento sia in sacchi che sfuso che compriamo dalle maggiori industrie a livello internazionale tipo Italcementi, Buzzi e altre. Poi abbiamo la rete elettrosaldata, legname e tutto il materiale che serve per la costruzione. Il nostro obiettivo sono le imprese, ma anche piccoli e i medi commercianti». Quali gap sta affrontando attualmente il settore? «Il problema è legato alla poca liquidità. Le banche non concedono mutui. E se il privato non può contrarre un mutuo, il costruttore non può vendere la casa e questo determina una grande quantità di invenduto in tutta la Sicilia». Il costo delle materie prime si rivela instabile e complesso. Cosa possiamo aspettarci per il futuro dal suo punto di osservazione? «Le materie prime si mantengono sempre allo stesso livello. Nel nostro settore quello che comanda è il rot-

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tame perché dal rottame si fa il ferro. Ma questo materiale subisce delle oscillazioni, che sono abbastanza frequenti durante l’anno». Quali strategie attua allora una realtà commerciale come la vostra per mantenere saldi i rapporti con gli acquirenti, proponendo prezzari il più possibile stabili? «La nostra azienda si mantiene con prezzi concorrenziali sul mercato. I nostri prezzi non sono inferiori ma pari alla concorrenza. La gente preferisce comprare da noi perché abbiamo un certo stile sia nella vendita che nel modo di trattare il cliente, il nostro know how, è il miglior biglietto da visita, accumulato negli anni. Siamo sempre competitivi nei prezzi sia per il legname, che per il cemento o il ferro che sono i prodotti principali del nostro settore. La nostra priorità è quella di soddisfare le esigenze in maniera veloce perché quando c'è un cantiere aperto bisogna essere tempestivi nelle consegne per non creare ri-


Luigi Vitale

La produzione L’azienda “Ares” si estende su un’area di 20 mila metri quadrati e si trova vicino al porto di Catania, posizione particolarmente strategica che permette di smistare tutti i prodotti. Si va dalla rete elettrosaldata per calcestruzzo, filo cotto nero, zincato, chiodi per carpenteria, premiscelati in cemento tondo, travi, tavole abete, casseratura, travi lamellari, cemento in sacchi palettizzato, gabbioni onduline, lamiere zincate, ondulate e grecate, guaine impermeabilizzanti. I prodotti godono di certificazioni e garanzie delle ferriere. Vengono anche effettuati i controlli dei materiali, mentre quelli di produzione e di lavorazione del prodotto finito vengono verificati da un’ispezione iniziale e da sorveglianze periodiche. L’azienda si occupa anche di consulenza tecnica e specialistica sulla scelta dei prodotti e servizi on line, prenotazione di prodotti e servizio informativo via e-mail. Da anni ormai Luigi Vitale guida la sua azienda. Con lui lavora anche la moglie Paola e il figlio di 24 anni Francesco, da pochi mesi laureato alla Luiss che aiuta l’azienda per la contabilità.

tardi a catena». Cosa rappresenta per voi il mercato internazionale? «Saremmo più propensi ad attingere ad una filiera locale, per abbattere i costi, Il loro modo di lavorare non è per niente affine al nostro. Il mercato internazionale è diverso. Noi operiamo con la Turchia e con l'Ucraina, abbiamo degli ottimi broker che ci aiutano nella ricerca del materiale e abbiamo ottenuto dei risultati soddisfacenti. Poi il mercato chiaramente è instabile e durante l'anno capita che in Italia un prodotto abbia un prezzo più

basso rispetto alle piazze estere ed in questo caso acquisto materiale nazionale. Ma la situazione può mutare giorno per giorno e altri mercati possono essere più interessanti rispetto all’Italia e in quel momento attingiamo dall'estero. Faccio quindi contratti per diverse navi. Da gennaio ad oggi sono arrivate quattro navi di 5000 tonnellate ciascuno; ogni nave porta 2 milioni e mezzo di euro di materiale». Quali secondo lei le prospettive per le nuove generazioni e soprattutto per i giovani che lavorano al

Sud? «In questo nostro settore qualcosa sta cambiando, una volta il piccolo commerciante comprava da noi, adesso compra dalle industrie. Quindi dobbiamo cercare di diversificarci, migliorarci ed essere sempre presenti non fossilizzarci. Dobbiamo strare attenti al mercato dell’innovazione, adesso stiamo puntando ai pannelli fotovoltaici. Dobbiamo innovarci, non possiamo fare altrimenti se vogliamo restare in piedi».

Sopra, Luigi Vitale con la moglie, Paola, e il figlio, Francesco, rispettivamente impegnati nei settori produzione e amministrazione della Ares

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Le applicazioni della pietra lavica etnea L'industria locale è spesso genuina espressione e valorizzazione delle caratteristiche del territorio. Marianna Scuderi racconta le applicazioni della pietra lavica etnea oggi richiesta e apprezzata in tutta Europa Lodovico Bevilacqua sistono produzioni artigianali che possono essere considerate a tutti gli effetti retaggio di cultura popolare, genuina espressione della tradizione locale; molto dipende, in questi casi, dall'esistenza di determinate condizioni che rendono una zona depositaria di una consuetudine produttiva, in particolare la presenza di materie prime e la capacità di lavorarle. Un validissimo esempio è rappresentato dalla pietra lavica etnea, presente nell'area del vulcano siciliano e diffusa e apprezzata in tutta Europa per la sua eleganza

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e le sue caratteristiche petrografiche. La sapiente attività di lavorazione del materiale è tuttavia condizione fondamentale per la diffusione del prodotto ed esiste un'azienda che, grazie a un’esperienza multigenerazionale, ha acquisito in questo campo una posizione di leadership; si tratta della Scud Lavica, società di Belpasso (CT) specializzata nell’estrazione, lavorazione e nella distribuzione della pietra lavica etnea. «Mio fratello Egidio ed io rappresentiamo la terza generazione della famiglia impegnata in questa attività», sottolinea la responsabile dell'amministrazione, la dottoressa Marianna Scuderi, a

conferma dell'importanza che l'esperienza ricopre in questo settore. Come nasce la vostra azienda e quali competenze ricopre? «Il vero iniziatore dell’attività è stato il nonno Egidio, esperto scalpellino; il figlio Luciano, dopo l'esperienza maturata nei tantissimi cantieri allestiti per la ricostruzione post bellica, ha quindi costituito, nel 1970, una ditta individuale impegnata nella sbozzatura e scalpellatura della pietra lavica; l'evoluzione aziendale si è poi conclusa con la nascita della Scud Lavica nella sua attuale forma». Quanto è cambiato da


Marianna Scuderi

La pietra lavica è un materiale estremamente versatile, che permette svariate applicazioni d’uso, soprattutto nell’edilizia e nell’arredo urbano

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quando la vostra famiglia ha inaugurato questa attività? «I cambiamenti sono stati sostanziali, soprattutto in fase di produzione: la figura, per certi versi romantica, dello scalpellino, è stata soppiantata dall'introduzione di macchinari da taglio necessari per contrarre i tempi e aumentare i volumi produttivi, in quel processo di trasformazione che ha condotto l'attività da una dimensione artigianale ad una industriale. Ora i blocchi sono porzionati direttamente da un multidischi, denominato appunto tagliablocchi, in grado di tagliare il materiale in maniera estremamente precisa e in tempi decisamente brevi». Quali destinazioni di utilizzo ha il vostro prodotto? «La pietra lavica è un materiale estremamente versatile, che permette svariate applicazioni d'uso. Le più gettonate sono quelle nell’edilizia e nell'arredo urbano, per cui il nostro prodotto è particolarmente indi-

cato grazie alla caratteristica durezza e resistenza che possiede. Tuttavia esistono tantissimi altri impieghi. Per esempio recentemente stiamo sperimentando, in collaborazione con una azienda specializzata nell'edilizia ecocompatibile, la produzione di pannelli termici in pietra lavica che basano il loro funzionamento sulle grandi capacità di conduzione termica del materiale, una soluzione per l'arredo domestico elegante ed ecosostenibile». Qual è il volume del vostro mercato? «Il nostro è un prodotto tipico e molto ricercato, la richiesta è piuttosto ampia. Da un'area di distribuzione locale, negli anni abbiamo aumentato le dimensioni della zona di esportazione e adesso siamo in grado di ripartire il nostro fatturato fra la Sicilia e l'intero territorio nazionale, con una piccola parte proveniente anche da paesi europei, Germania e Austria in particolare. L'aspetto distribu-

tivo del nostro business è curato da una rete di collaboratori esterni che si diffonde in maniera capillare su tutto il territorio italiano». Quali sono le prospettive future? «I risultati ottenuti fino ad ora sono senz'altro incoraggianti, ma per il futuro ci proponiamo naturalmente di migliorarci; innanzitutto sono previsti investimenti importanti nello sviluppo tecnologico e nel potenziamento del nostro parco di macchinari, anche in chiave di ecocompatibilità – a breve è prevista l'inaugurazione di un parco fotovoltaico all'interno del complesso produttivo. Inoltre intendiamo continuare sperimentare nuove applicazioni per la pietra lavica, sfruttandone la preziosa versatilità garantita da peculiari caratteristiche petrografiche».

In apertura, la dottoressa Marianna Scuderi, responsabile dell'amministrazione della Scud Lavica. Sopra, applicazioni in ambiente abitativo e urbano della pietra lavica etnea di Scud Lavica www.scudlavica.it

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MATERIALI

Tecnologie e know-how nella lavorazione dei marmi Un’attività dal sapore antico, eseguita però secondo i più moderni standard tecnologici e di tutela ambientale, per una produzione conosciuta e apprezzata nel mondo. I segreti alla base della lavorazione di marmi e pietre nelle parole di Giovanni Leonardo Damigella Guido Puopolo

l comparto della lavorazione di marmi, pietre e graniti è uno dei settori portanti dell’industria siciliana, anche e soprattutto in virtù della sua grande capacità di proiezione, attraverso le esportazioni nei maggiori mercati mondiali. Tuttavia la crisi economica ha colpito duramente anche qui, tanto che negli ultimi anni decine di aziende sono state costrette a chiudere i battenti. In uno scenario così difficile sono però emerse in maniera prepotente realtà solide, dotate di competenze e tecnologie all’avanguardia, che hanno rafforzato le loro strutture per continuare a offrire al mercato il meglio della produzione made in Italy. È il caso della Mondial Granit spa, azienda della provincia di Ragusa. Fondata nel 1991 da Giovanni Leonardo Damigella, ancora oggi ammini-

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Giovanni Leonardo Damigella, titolare e fondatore della Mondial Granit di Chiaramonte Gulfi (RG) www.mondialgranit.com

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stratore unico, la società è ormai considerata un punto di riferimento nel suo campo: «Tutte le nostre attività vengono svolte coniugando mentalità imprenditoriale, rispetto per l’ambiente e sviluppo del territorio – spiega Damigella – per promuovere un modello di crescita industriale d’avanguardia. Grazie a questo tipo di approccio oggi siamo un’azienda di successo presente in tutto il mondo, dall’America al Medio Oriente, passando per l’Europa e il Nord Africa”. In cosa consiste, nello specifico, il vostro lavoro? «Operiamo nella produzione e commercializzazione di marmi, pietre e graniti, che trattiamo secondo i più moderni standard qualitativi, con operazioni di lucidatura, spazzolatura, levigatura e graffiatura. Importiamo le materie prime dall’estero ma anche da altre regioni italiane, per poi lavorarle ed esportare così il prodotto finito, per quella che può essere considerata la massima

realizzazione del processo industriale». Al contrario di molte aziende del settore, la crisi ha rappresentato, per voi, un’ulteriore opportunità di crescita. Come spiega questo risultato? «Un’azienda, per poter essere competitiva, deve essere razionale, ben capitalizzata e gestita da una classe dirigente all’altezza. A questi elementi abbiamo affiancato una seria politica di ricerca e innovazione tecnologica, in grado di ottimizzare le risorse e di garantirci vantaggi competitivi non indifferenti. Recentemente, ad esempio, abbiamo terminato la sperimentazione di un nuovo impianto di segazione, capace di operare a una velocità venti volte superiore rispetto alla classica segheria, che cambierà completamente il modo di lavorare. Inoltre disponiamo di personale altamente qualificato, un valore aggiunto decisivo per la realizzazione di una vasta gamma di prodotti di qualità.


Giovanni Leonardo Damigella

Non subiamo particolarmente la concorrenza di paesi in via di sviluppo che, pur disponendo di milioni di lavoratori a basso costo, a livello tecnologico sono ancora piuttosto arretrati

L’efficienza dei nostri metodi di lavoro fa sì che Mondial Granit possa proporre prodotti di altissima qualità a prezzi competitivi, per contrastare anche le aggressive politiche industriali estere». Quindi non vi spaventa nemmeno la concorrenza di paesi come Cina e India? «In un ambito come il nostro, il costo della manodopera ha un’incidenza limitata. Non subiamo particolarmente la concorrenza di paesi in via di sviluppo che, pur disponendo di milioni di lavoratori a basso costo, a livello tecnologico sono ancora piuttosto arretrati.

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Spesso, invece, ciò che frena la crescita industriale italiana è l’eccessiva presenza di vincoli legali e burocratici, che fanno lievitare i costi e riducono la competitività delle nostre imprese. Disponiamo di un apparato produttivo di primissimo livello, che però deve essere messo nelle condizioni di esprimersi al meglio per continuare a creare ricchezza e lavoro. Una riforma fiscale che faciliti il lavoro in campo imprenditoriale potrebbe aiutare a sfruttare al meglio questo enorme potenziale». La vostra azienda si caratterizza anche per una forte sen-

sibilità ambientale. «Da questo punto di vista siamo assolutamente all’avanguardia. Le nostre strutture sono ricoperte da pannelli fotovoltaici, capaci di produrre preziosa energia elettrica, diminuendo i costi legati ai consumi elettrici e abbattendo la produzione di CO2, senza dimenticare l’attenzione che mettiamo, ad esempio, nello smaltimento dei materiali di scarto». Avete progetti particolari per il futuro? «Il bilancio del 2010 è stato per noi altamente positivo, e contiamo di proseguire questo trend anche nei prossimi anni, continuando a investire in ricerca e sviluppo per consolidare, e se possibile migliorare, la nostra posizione sul mercato mondiale». SICILIA 2011 • DOSSIER • 209


Tra il vulcano e la costa orientale Per ridare forza e bellezza a uno scorcio della Sicilia orientale, Giacinto Romeo, coinvolgendo la propria famiglia, ha avviato un progetto di restauro conservativo degli edifici rurali presenti nell’area del Monte Ilice, un’oasi incantevole, tra natura, gustosità e benessere Adriana Zuccaro

Da sinistra, Andrea e Giacinto Romeo, Pina Leone e Salvo Romeo, rispettivamente responsabile di produzione, responsabile tecnico e commerciale, amministratore unico, e responsabile area marketing e comunicazione della Tenuta Monte Ilice di Trecastagni (CT) www.tenutamonteilice.com

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na carica imprenditoriale sposata alla natura e ai valori della terra di Sicilia. Un progetto innovativo votato al restauro conservativo degli edifici rurali adagiati sui terreni di Monte Ilice, a metà tra i Comuni di Zafferana Etnea e Trecastagni, sulla scia paesaggistica dell’antico cratere dell’Etna. Proprio lì, tra il vulcano e lo scorcio costiero orientale, la realtà della Tenuta Monte Ilice riprende vita e splendore per mano della famiglia Romeo che, con le produzioni vitivinicole e la messa in opera di una struttura turistico-ricettiva, si spingerà fin dove è possibile, per dare il giusto valore alle risorse dell’area. «La storia del Monte Ilice e della tenuta che porta il suo

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nome, è raccontata già in vigna dove, oggi come prima, casolari rurali abbarbicati tra i filari e gli alberi da frutto, si affacciano a sud est sul meraviglioso panorama dell’intera costa jonica che va da Siracusa a Taormina». È con Giacinto Romeo che ha preso il via il progetto di riqualificazione dell’area rurale di Monte Ilice e con questo, anche il profumato exploit dei vini della tenuta che con il bianco Catarratto IGT Asia ha ottenuto innumerevoli consensi. Su quali prerogative si basa il progetto di valorizzazione del Monte Ilice e della tenuta? «Si tratta di un restauro conservativo di tutti gli edifici rurali che sono presenti nella tenuta e che saranno destinati


Giacinto Romeo

La storia della tenuta Monte Ilice è raccontata già in vigna, dove casolari rurali abbarbicati tra i filari e gli alberi da frutto, si affacciano sulla meravigliosa costa jonica

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alla ricettività, alla ristorazione e al benessere. Anche la vigna è stata curata e riorganizzata in modo che potesse ospitare vitigni autoctoni: Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per la produzione del vino Etna Rosso DOC, Carricante e Catarratto per ottenere il vino Etna bianco DOC. Ogni intervento effettuato sugli edifici, sulle piante e sul terreno è stato rigorosamente orientato alla rivalutazione dell’identità storica e naturalistica di questa terra. Terra vulcanica, impervia e aspra, capace però di offrire preziosissime risorse». Quali le opportunità di soggiorno per i turisti? «In primis, l’area turistico ricettiva della Tenuta Monte Ilice, il cui com-

pletamento avverrà entro settembre 2012, riserva all’ospite ben 20 posti letto in diversi appartamenti completi di servizi autonomi, ulteriormente modulabili in base alle richieste e alle esigenze di ospitalità. Ogni edificio si trova favorevolmente orientato a sud-est sul mare per una vista mozzafiato, mentre sul versante nord, è “a muntagna”, il vulcano Etna, a offrirsi con grande generosità: al calar del sole, mille colori tingono di rosa e arancio un cielo che lascia spazio a un ricco pavé di stelle durante la notte. La posizione strategica della tenuta offre al turista un duplice vantaggio, ovvero la piena immersione nella natura e la distanza dai centri trafficati e l’assoluta vicinanza alle maggiori mete turistiche tra cui le città di Taormina e Catania, i paesi etnei e la costa jonica della Sicilia, nonché la stessa “muntagna” Etna». Tra le diverse aree di operatività della tenuta, quella vinicola ha condotto al grande successo di Asia, eti-

chetta del bianco Catarratto IGT. Quale vetrina avete scelto per far conoscere questo vino? «Asia è la prima nostra etichetta presentata al Vinitaly 2011. Ha colpito positivamente moltissimi esperti, critici e giornalisti del settore, conseguendo un successo superiore alle attese. Il plauso avuto ci ripaga dell’impegno profuso nel progetto, pensato e realizzato con estrema cura e con etica professionale che guida me e la mia famiglia in ogni attività. Il successo di Asia ci ha gratificato del lavoro svolto e ha confermato la validità degli obiettivi che ci siamo posti sotto la guida dell’agronomo ed enologo Nicola Gumina, chiamato a collaborare già per la nascita dell’IGT Asia». Quali altri propositi porterete a termine quest’anno? «L’obiettivo del 2011 è la produzione del primo Etna Rosso per il quale si è già lavorato incessantemente sulla vigna. I sapori, i colori e i profumi di ›› SICILIA 2011 • DOSSIER • 211


RESTAURO CONSERVATIVO

›› questa terra saranno a breve fruibili da coloro che vorranno soggiornare in uno scenario in cui la natura è esaltata e valorizzata già in un calice di vino. Asia, infatti, è un bianco fresco e ben strutturato, il suo profumo regala sentori di ginestra, agrumi e miele; non sorprende che risvegli in chi lo assapora altre note e profumazioni nascoste nella memoria. Degustandolo offre un retrogusto di mandorla e frutta nel persistente finale». E per la ristorazione che progetti avete? «Proprio alla ristorazione che saranno dedicate due aree della tenuta Monte Ilice, una occupata da un piccolo edificio per coloro che vorranno godere delle prelibatezze siciliane

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Presentato con successo al Vinitaly 2011, il vino Asia è un bianco fresco e ben strutturato, il suo profumo regala sentori di ginestra, agrumi e miele

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comodamente seduti in terrazza o per la pausa pranzo del proprio tour; l’altra realizzata intorno a un grande edificio ricavato dal vecchio palmento che sarà dedicato alla ristorazione con ampi spazi al chiuso e all’aperto per ospitare cene, banchetti o grandi eventi. La cura nella scelta delle materie prime e la riscoperta di ricette della tradizione arricchiranno di gusto e storia la Tenuta Monte Ilice». Tenuta Monte Ilice farà da proscenio anche a un’area benessere. Con quali obiettivi? «Ho voluto condividere il benessere che questa terra mi ha regalato con la sua incantevole bellezza programmando l’apertura di uno spazio che accoglierà la spa e le aree be-

nessere, luoghi di ristoro per l’anima e il corpo. Vorremmo mettere a punto delle collaborazioni che ci portino a offrire all’ospite trattamenti basati sulle materie prime siciliane, dall’arancia al mosto, dall’aloe all’opuntia, dalla sauna all’hammam e nuove tecniche che richiamino le cure e segreti di bellezza della tradizione. L’area benessere prevedrà cabine dedicate, piscina panoramica e aree relax con docce emozionali. Infine, passeggiando tra i viottoli della tenuta Monte Ilice si apre allo sguardo un anfiteatro naturale che sarà riadattato e riprogettato per accogliere spettacoli, opere liriche e stage internazionali di musica e teatro».

Nelle pagine precedenti, panorama etneo, raccolta, vigna e bottiglia di Asia bianco IGT. Qui, un campo coltivato e un bicchiere di Asia


ANALISI DEI TERRENI

Trivellazioni per conoscere e consolidare i terreni Indagini geognostiche, fondazioni speciali, ricerche idriche e opere di consolidamento dei terreni e delle rocce. Sergio Troia fa il punto sulle attività della Soil Geo che da vent’anni opera sul territorio siciliano Lodovico Bevilacqua

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l settore delle trivellazioni richiede una lunga esperienza e approfondite competenze; la selezione del personale tecnico, l’aggiornamento continuo delle attrezzature, l’attenzione e la recettività nei confronti delle innovazioni proposte, diventano prerogative necessarie per raggiungere un buon livello di competitività e guadagnare la fiducia dei clienti. La Soil Geo, società palermitana attiva nel campo delle trivellazioni dal 1994, ha fatto proprie queste caratteristiche, raggiungendo nel tempo una posizione di leadership nel settore. Sergio Troia, responsabile commerciale della società di Palermo, puntualizza come l’esperienza professionale e l’organizzazione meticolosa dei compiti operativi sia un punto di forza dell’azienda. «La nostra impresa si avvale di uno staff tecnico estremamente qualificato, che vanta un’esperienza trentennale sul campo unitamente a una grande conoscenza del sottosuolo; un gruppo di professionisti composto da geologi e tecnici molto specializzati, che adottano una rigorosa di-

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sciplina professionale nello svolgimento delle opere». Partita da un raggio operativo limitato, negli anni la Soil Geo ha raggiunto una pertinenza territoriale decisamente ampia, adottando un’efficace politica collaborativa. «Abbiamo creato una rete di forti contatti e continue cooperazioni con aziende leader nazionali e internazionali. Ciò ci ha consentito di ampliare il nostro raggio d’azione e di acquisire nuove competenze». Infatti, con il tempo, l’impresa palermitana si è aperta con successo la strada nel campo delle indagini geognostiche e delle opere di consolidamento in superficie e in sotterranea. Aumento delle competenze, dunque, ma anche consapevolezza delle responsabilità. «Siamo fieri del nostro passato, ma allo stesso tempo siamo sempre e costantemente orientati verso il futuro. La nostra attività comprende la realizzazione di grandi opere pubbliche che hanno un notevole valore per la collettività e questo ci rende ancora più orgogliosi e consapevoli». La sensazione di essere investiti di un ruolo di valenza


Sergio Troia

Un punto di riferimento per il territorio La Soil Geo è un’azienda di Palermo che opera dal 1994 nel campo delle trivellazioni. Con anni di esperienza e attività, la società si è guadagnata una posizione di leadership nel settore. Gli ambiti di intervento si sono, negli anni, moltiplicati, rendendo la Soil Geo in grado assolvere a vari compiti, dalle indagini geognostiche alle fondazioni speciali, dalle ricerche idriche alle opere di consolidamento dei terreni e delle rocce. Questa ampia gamma di competenze operative ha permesso all’impresa effettuare numerose collaborazioni con aziende nazionali e internazionali, così come diventare un punto di riferimento del settore nel territorio. Prerogative fondamentali per lo svolgimento di un’attività di questa natura sono l’allestimento di un parco attrezzature di grande qualità e di uno staff professionale serio e competente. «Elemento essenziale è la compattezza del team e la fiducia ai giovani che subentrano con grinta e idee innovative – evidenzia il responsabile commerciale Sergio Troia -. Essere innamorati del proprio lavoro aiuta a trovare le giuste soluzioni anche nelle difficoltà, affrontando il quotidiano senza stanchezza ma con grande soddisfazione». www.soilgeosrl.com

comunitaria obbliga quindi la Soil Geo ad avvalersi di personale e di attrezzature di grande affidabilità, così come a specializzarsi a fondo in Nelle immagini, alcuni molteplici competenze ri- dei siti operativi in cui sono intervenuti chieste da un mercato in i tecnici e i macchinari continua evoluzione. Proprio della Soil Geo Srl per questo motivo si ag- di Palermo giorna continuamente partecipando a fiere del settore per apprendere tecniche lavorative . «Abbiamo squadre operative in grado di affrontare qualsiasi campagna geognostica, con esecuzione di sondaggi a carotaggio continuo superficiali o profondi, verticali o inclinati, prelievo di campioni indisturbati e prove in sito». Il range di competenze e funzioni operative – continua Sergio Troia – si estende ulteriormente. «La nostra impresa è in grado di eseguire prospezioni televisive in foro e di fornire e installare qualsiasi tipo di strumentazione geo- ›› SICILIA 2011 • DOSSIER • 215


ANALISI DEI TERRENI

L’impresa è in grado di eseguire prospezioni televisive in foro e di fornire e installare qualsiasi tipo di strumentazione geotecnica dei terreni

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›› tecnica dei terreni, offrendo Geo hanno garantito alla so- lerno-Reggio Calabria. Ser-

Sopra, uno scatto realizzato durante l’intervento eseguito dalla Soil Geo davanti al Teatro Massimo a Palermo

sempre il supporto di un’adeguata e qualificata assistenza tecnica di geologi abilitati alla redazione di stratigrafie e relazioni geologiche». La competenza e la qualità offerte negli anni dalla Soil

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cietà stima e fiducia; questa credibilità acquisita sul campo ha avuto come positiva conseguenza importanti lavori eseguiti per grandi istituzioni pubbliche. Molto legata al territorio, l’impresa può vantare lavori portati a compimento per il Comune di Palermo, come la campagna di indagini geognostiche per la realizzazione della rete metropolitana della città e l’attiva partecipazione alla costruzione del passante ferroviario del capoluogo siciliano, così come interventi sulle grandi infrastrutture viarie, come per esempio il consolidamento di un lotto del fronte Autostrada Sa-

gio Troia sottolinea, proprio a proposito dei lavori di consolidamento, come la Soil Geo abbia acquisito competenze sempre maggiori. «Siamo in grado di effettuare interventi di infilaggio a ombrello in galleria, realizzati in avanzamento per garantire la stabilità della stessa, di eseguire lavorazioni di jetgrouting con iniezioni colonnari di miscele cementizie ad altissima pressione, lavori di mediopali di altissima qualità come il tipo Odex o elicoidale, di realizzare tiranti e trefoli, barre Dywidag, tesati con le apposite centrali oleodinamiche della stessa impresa».


TURISMO

La Sicilia è un’isola sicura Occorre partire da una strategia di promozione che possa rilanciare l’immagine della Sicilia all’estero dopo le ripercussioni negative subite a causa della guerra in Libia. Ne è convinto il presidente Confindustria Alberghi e Turismo Sicilia Sebastiano De Luca, che indica le urgenze nel programma per il turismo Renata Gualtieri ispetto al documento strategico “Modernizzare la Sicilia per il Turismo” presentato nel 2008 e alle proposte del febbraio 2010, le istanze restano le stesse. A partire dall’implementazione di un sistema integrato della mobilità, riqualificando la viabilità stradale e i sistemi portuali e aeroportuali di secondo livello, fino alla realizzazione di una serie di infrastrutture essenziali per l’economia del turismo capaci di destagionalizzare e muovere flussi consistenti e al sostegno per migliorare il dialogo fra imprese e istituti di credito, alle semplificazioni normative e burocratiche. Anche sul fronte dei fondi strutturali, nonostante le indicazioni fornite in più occasioni alle autorità di gestione, le risorse e gli interventi assegnati per il Turismo restano marginali. Sul programma Fesr, ad esempio, la linea di intervento per la riqualificazione delle strutture ricettive prevede una dotazione di soli 125 milioni di euro, a fronte di una dotazione di 6,5 miliardi di euro, cioè neanche il 2%. «I progetti presentati sono oltre 600 e questo significa che –

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precisa il presidente del settore alberghi e turismo di Confindustria Sicilia, Sebastiano De Luca – se verranno finanziati tutti, le risorse per ciascun progetto saranno veramente esigue». Dunque, proprio il turismo che dovrebbe essere al centro dell’agenda politica siciliana, a causa di interessi politici, resta il fanalino di coda. «Lo stesso assessorato regionale, con la riforma della pubblica amministrazione, ha perso quasi tutti i suoi poteri, limitandosi alle sole attività di promozione con risorse che non sono sufficienti». Rilevante è anche la questione della tassa di soggiorno, «i cui ricavati – continua De Luca – non saranno certamente utilizzati per migliorare i servizi e risolvere le criticità del comparto, ma per sanare i bilanci esangui degli enti pubblici». Dopo un trend positivo nei primi mesi, la guerra in Libia ha bloccato le prenotazioni. E oggi? «Fermo restando il rispetto sostanziale e la solidarietà per chi in Libia sta vivendo una situazione tragica, le informazioni diffuse dai media hanno provocato gravi ripercussioni in

termini di ricadute economiche e lavorative sul comparto turistico regionale e sul suo indotto, danneggiando l’immagine della Sicilia all’estero. Il messaggio che è passato è che, non solo Lampedusa, ma tutta la regione fosse invasa da clandestini e che in Sicilia si vivesse in assetto di guerra». Ci sarà l’aumento di almeno 3 punti del Pil e la relativa crescita occupazionale, come previsto, o il mancato arrivo degli stranieri si farà sentire? In tal caso, come rientrare nei mercati internazionali? «Considerata la situazione attuale è difficile che la crescita prevista possa verificarsi. Sarà già un successo se si riusciranno a mantenere i livelli dello scorso

Sebastiano De Luca, presidente del settore Alberghi e turismo di Confindustria Sicilia


Sebastiano De Luca

anno. Occorre una strategia di promozione, mirata e incisiva, che possa rilanciare l’immagine della Sicilia all’estero. Basterebbe, per esempio, invitare i più importanti opinion leader del settore e organizzare educational tour per fare percepire a chi viaggia che la nostra è un’isola tranquilla in cui non si corrono rischi, senza alcuna differenza con i nostri competitor europei, come Malta, le Baleari o le isole greche». Competitività, infrastrutture e promozione sono elementi trainanti del settore o ancora i punti nodali su cui si blocca l’industria del tu-



rismo? «I temi prioritari sono sempre questi. Abbiamo strutture di altissimo livello e un territorio di una ricchezza impareggiabile, ma bisogna che tutto ciò sia salvaguardato e valorizzato al meglio, secondo logiche nuove e con una forte attenzione alle politiche di contesto. C’è molto da fare affinché la Sicilia recuperi quel ruolo che le compete nel panorama turistico internazionale, senza restare fermi al passato, bloccati da rendite di posizione. È necessario anche far capire che il nostro prodotto, a confronto con altre realtà meno costose, presenta un

Il Career hospitality day che si è svolto quest’anno a Catania ha promosso l’hotellerie italiana



rapporto qualità/prezzo estremamente interessante e competitivo». Perché è importante puntare sui distretti turistici? «Lo strumento dei distretti può essere un modo virtuoso, di turismo integrato, per fare operare il pubblico e il privato secondo una logica di sistema, mettendo in atto una pianificazione attenta, una promozione mirata e una commercializzazione efficace, capaci di accrescere l’attrattività dei territori puntando sulle loro specificità». Quanto si fa per promuovere l’hotellerie italiana e assicurare un futuro professionale a giovani laureati e l’eccellenza a chi già opera nel comparto? «Oggi la formazione di eccellenza viene assicurata dalle aziende autonomamente all’interno delle proprie strutture, facendo riferimento soprattutto a scuole d’Oltralpe. C’è molto da fare per i giovani in questo campo, ma bisogna crederci; Confindustria Alberghi, ad esempio, insieme ad Aica, organizza annualmente i Career hospitality day, un evento itinerante di orientamento che ha l’obiettivo di promuovere l’hotellerie italiana quale auspicabile futuro professionale dei neolaureati e rappresenta un’importante opportunità di incontro fra domanda e offerta qualificata. Quest’anno l’evento si è svolto presso la facoltà di Economia a Catania e ha visto la partecipazione di oltre 500 giovani». SICILIA 2011 • DOSSIER • 237


CULTURA E TRADIZIONI

Quando le tradizioni uniscono le culture Studi multidisciplinari. Tradizioni e traduzioni. Il tutto in collaborazione con la regione Sicilia e con il Ministero dei Beni Culturali. Con il professor Alessandro Musco parliamo di un centro di studi palermitano che getta le sue radici nel Medioevo Nicoletta Bucciarelli

el duecentesco complesso monumentale della Basilica di San Francesco d’Assisi, nel pieno centro storico di Palermo, troviamo la sede dell’Officina di Studi Medievali. «Fin dalla nostra nascita nel 1980» spiega il professor Alessandro Musco, presidente del centro di studi medievali, «ci siamo occupati di iniziative formative, culturali, scientifiche ed editoriali per la promozione degli studi medievali. Il tutto con un approccio multidisciplinare e interdisciplinare». Nel centro studi di Palermo, una cura particolare è posta ai saperi e alle culture mediterranee, alle tradizioni arabo-islamiche, ebraiche, greco-bizanIl professor Alessandro Musco è tine, greco-albanesi, arpresidente dell’Officina di Studi mene e dell’Oriente criMedievali di Palermo stiano. La parola al www.officinastudimedievali.it professor Musco. Come si è costituita

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l’Officina di Studi medievali e in che modo è organizzata? «La nostra è un’Associazione Culturale no-profit che nasce nel 1980 e dal 1999 siamo anche Casa Editrice. Attualmente siamo soci dell’Unione Stampa Periodica Italiana, della Fédération Internationale des Instituts d’Études Médiévales, della Société Internationale pour l’Étude de la Philosophie Médiévale e della Società Italiana per lo Studio sul Pensiero Medievale. Le attività dell’OSM sono sponsorizzate dal Ministero per i Beni Culturali, dalla Regione Siciliana, dall’Università degli Studi di Palermo e da altri soggetti pubblici istituzionali deputati alla promozione della cultura e della ricerca. Alcuni progetti godono inoltre di finanziamenti da parte di enti di ricerca italiani e internazionali, dell’Unione Europea e di soggetti privati». L’Officina di Studi Medie-

vali di recente si è fatta promotrice di un progetto denominato “Catasto Intellettuale Mediterraneo”. Di cosa si tratta? «Il CIM è un progetto di ricerca internazionale che da qualche tempo ha preso l’avvio con significative collaborazioni scientifiche. Collaborano infatti con noi studiosi dell’università di León, di Barcellona, di Madrid, Salamanca, Freiburg, El Cairo, Tunisia, Marocco, Malta e numerosi studiosi italiani. Così come esiste un catasto dei beni materiali, coltiviamo l’idea di creare una sorta di catasto intellettuale, appunto, dove poter raccogliere quei beni immateriali il cui peso non è certo meno “importante” o meno “concreto” di quei beni che, di per sé, consideriamo materiali e misurabili. Si tratta, quindi, di applicare lo studio e la ricerca, attraverso una rete di collabora-


Alessandro Musco

zioni di dimensione assolutamente internazionale, pluridisciplinare e multiculturale. A questo proposito da poco abbiamo tenuto a San Giuseppe Jato-San Cipirello nell’ambito del CIM un seminario internazionale intitolato “Santi, santuari e pellegrinaggi”». L’interdisciplinarità e il sapere condiviso è una delle caratteristiche che fa da perno all’organizzazione. In che modo? «Ci appoggiamo a numerose collaborazioni a livello nazionale e internazionale. Il lavoro scientifico all’interno della struttura organizzativa, fa riferimento a laboratori che hanno lo scopo di coordinare, per aree e momenti tematici d’interesse omogeneo, i soci, i collaboratori interni ed esterni, i titolari di progetti di studio e di ricerca, i visiting professors, le relazioni con Dipartimenti Universitari, Centri di Ricerca, Fondazioni, Associazioni di Studio che operano in Italia e all’Estero e con cui da anni abbiamo solide collaborazioni. Ci appoggiamo inoltre a programmi Erasmus, Socrates e a progetti dell’Unione Europea e di collaborazione scientifica internazionale. Supportiamo diversi dottorati di ricerca e svolgiamo attività di co-tutorato offrendo a giovani studiosi borse di studio, contratti di ri-

Applichiamo lo studio e la ricerca, attraverso una rete di collaborazioni di dimensione assolutamente internazionale, pluridisciplinare e multiculturale

cerca ed altri incentivi. Sempre nel campo interdisciplinare abbiamo appena svolto a Siracusa una giornata di studio nell’ambito della giornata europea della cultura ebraica». I laboratori rappresentano il cuore della ricerca per L’Osm. Quali studi vengono portati avanti nel centro palermitano?

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« “Franciscana” è il laboratorio che si occupa degli studi francescani ed è ovviamente connesso alla collana editoriale che reca lo stesso nome, nata da una collaborazione culturale con la Provincia Religiosa di Sicilia dei Francescani Minori Conventuali e con il Movimento Francescano di Sicilia, nonché da accordi e forme di ›› SICILIA 2011 • DOSSIER • 241


CULTURA E TRADIZIONI

›› intesa con alcuni tra i più pre- relativi alla tradizione medie- convegno importante. Di cosa

Gli interni della biblioteca dell’Officina di Studi Medievali

stigiosi Centri di Studi Francescani. Accanto a differenti ricerche sul francescanesimo ogni dieci anni curiamo sempre un Convegno internazionale di studi Francescani. “Itinera lulliana” è il laboratorio organizzato da un gruppo di ricerca sull’opera e il pensiero di Raimondo Lullo che collabora con una rete internazionale tra cui l’Albert-Ludwigs-Universität ‘Raimundus-Lullus-Institut’ di Freiburg, l’‘Archivium Lullianum’ dell’Università di Barcellona e l’Istituto Brasileiro de Filosofia e Ciência ‘Raimundo Lúlio’ di São Paulo. Il “Traditio” è invece il laboratorio cui fanno capo gli studiosi di testi e studi

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vale in senso lato: archeologia, architettura, arte, filosofia, musica, letteratura, religiosità, storia, teatro e teologia, prevalentemente di retaggio latino. Per finire, cito il “Vivarium”, laboratorio in cui sono impegnati numerosi studiosi che si occupano di paleografia, lettura dei codici e dei documenti, nonché appassionati, esperti e ricercatori di “cultura del libro”, biblioteconomia, restauro della carta e del libro». Quali altre attività culturali, formative e di promozione scientifica promuovete? «Organizziamo conferenze, lezioni, seminari, presentazioni di libri, dibattiti, iniziative di formazione per studenti delle scuole secondarie medie e medie superiori rivolte alla cultura del libro, visite guidate a luoghi e monumenti della storia medievale della Sicilia, concerti e manifestazioni musicali, attività per studenti universitari, lezioni di lingua e cultura araba, lezioni di lingua e cultura ebraica. Teniamo, in collaborazione con l’università di Palermo, master universitari di primo e secondo livello in materia di formazione libraria e archivistica. Organizziamo anche corsi di lingua e cultura araba a tutti i livelli per le forze dell’ordine, le direzioni investigative antimafia e i militari che vanno all’estero nei paesi di lingua araba». Per settembre è previsto un

si tratta? «È un convegno che si svolgerà nel centro storico di Siracusa tra il 26 e il 29 Settembre con una collaborazione tra l’Officina di Studi medievali e il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Palermo. Il tema del convegno sarà “Traduzioni e tradizioni. Il pensiero medievale nell’incontro tra le culture mediterranee”. Durante lo svolgimento del congresso intendiamo studiare il processo di traduzione e integrazione del testo e dei saperi non soltanto di tipo filosofico, ma anche scientifico, metodologico, religioso, politico, giuridico e mitologico nell'incontro tra le diverse culture del Mediterraneo, nell’arco di tempo compreso tra il secolo VI e il secolo XV. Lo studio e il confronto sono indirizzati a esaminare tradizioni latine, latino-cristiane, ebraiche, greche e greco-bizantine, arabe, arabo-islamiche e persiane, siriache, copte, turche e armene sulla base di tradizioni, integrazioni e sovrapposizioni nelle reciproche direzioni possibili e lungo le più varie proiezioni dei saperi. In questo modo il tema dell'incontro culturale, che ha trovato nelle traduzioni un fondamentale elemento coagulante, potrà essere preso in considerazione come capacità d’esportazione verso l’Oriente della tradizione latina».


APPALTI

Trasparenza negli appalti L’Ars ha approvato la legge che recepisce le direttive della normativa nazionale sui contratti pubblici. Per il presidente Francesco Cascio «la concertazione con le categorie sociali ha permesso di arrivare a un testo largamente condiviso» Riccardo Casini

stata approvata a giugno dall’Assemblea regionale siciliana la nuova legge in materia di appalti pubblici che recepisce la normativa nazionale (“Codice dei contratti pubblici”). Tra le principali novità, l’introduzione nelle gare d’appalto del criterio dell’offerta economica-

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Francesco Cascio, presidente dell’Assemblea regionale siciliana

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mente più vantaggiosa che pone di fatto fine al sistema del massimo ribasso: nella legge infatti, come ha rilevato l'assessore alle Infrastrutture Pier Carmelo Russo, è stato inserito «un sistema di garanzie reali per l’esecuzione dei lavori: se viene operato un ribasso eccessivo l'impresa sarà tenuta a fornire, oltre alle fideiussioni assicurative, denaro, titoli o fideiussioni bancarie per una percentuale cospicua». Anche Francesco Cascio, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, è soddisfatto. Presidente, la Sicilia attendeva da tempo una normativa chiara in materia di appalti pubblici. L’approvazione all’Ars è avvenuta quasi all’unanimità. Quanto hanno influito le pressioni dei costruttori? «Al di là delle legittime istanze dei costruttori, su questo testo c’è stata grande sensibilità da parte dei deputati. In Commissione si è proceduto a un’ampia concertazione con le categorie

sociali ed è questo che ha permesso di portare in aula un testo largamente condiviso, pervenendo quindi al voto quasi unanime». Il ricorso al metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa può costituire veramente un deterrente contro le infiltrazioni mafiose nelle gare d’appalto? «Sì, certamente. Prima si generava un “sistema di cartella”, in quanto si partiva da un coefficiente iniziale e poi su questo veniva modulata l’offerta lasciando spazio al gioco del massimo ribasso, dunque sfuggiva al controllo l’aggiudicazione; ora invece l’offerta è più libera. In altre parole, venendo meno quel coefficiente di partenza, si può valutare l’offerta economicamente più vantaggiosa con una procedura peraltro molto più veloce, oltre che trasparente e meno condizionata». Secondo il rapporto Bankitalia sull’economia regionale, anche nel 2010 l’attività del settore delle costruzioni e delle opere pubbliche si è contratta.


Francesco Cascio

Quali altri aiuti possono venire nei suoi confronti da parte della politica? «Per sviluppare il settore delle opere pubbliche occorre quale condizione prioritaria la realizzazione di un effettivo e valido sistema infrastrutturale. Occorre programmare le risorse a disposizione, liberare quelle ancora bloccate e poi indirizzarle secondo una pianificazione delle priorità e saper captare anche gli investimenti: su quest’ultimo punto in particolare, lo sforzo della politica dev’essere quello di intervenire per rendere credibile e dunque trasparente il meccanismo degli appalti. La sinergia e la concertazione

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Per sviluppare il settore delle opere pubbliche occorre quale condizione prioritaria la realizzazione di un valido sistema infrastrutturale

con gli operatori del settore è poi strategica per la tenuta dei livelli occupazionali. Dobbiamo dare competitività al sistema dell’edilizia e non disperdere gli strumenti che abbiamo. Sul punto è preoccupante l’incertezza legata all’utilizzo dei fondi Fas e a una politica che non sempre ha aiutato il tessuto imprenditoriale». A tal proposito, recentemente l’Ance è tornata alla carica chiedendo lo sblocco

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di tutte le risorse disponibili per investimenti in infrastrutture. Quali dovrebbero essere le priorità per la regione in questo ambito? «Condivido le istanze dell’Ance come d’altronde ho già detto sopra. E ribadisco che, se da una parte le risorse sono importanti, dall’altra anche in presenza di esse, affinché l’economia non si paralizzi, occorre vigilare attentamente per evitare che siano captate dalla criminalità». SICILIA 2011 • DOSSIER • 247


LEGALITÀ

Associazioni antiracket, garanzia di lealtà Molti sono i colpi inferti alla criminalità organizzata negli ultimi anni, grazie a importanti arresti e al sequestro di numerosi beni appartenenti a boss e latitanti. Giancarlo Trevisone spiega cosa occorre fare per demolire l’omertà mafiosa Nicolò Mulas Marcello

l sequestro dei beni, proventi delle mafie, e il loro reimpiego costituiscono sicuramente un segnale forte contro il crimine organizzato. Accanto a essi, è importante il lavoro delle associazioni antiracket sul territorio, che si svolge d’intesa con gli organi dello Stato. «Questo governo – sottolinea Giancarlo Trevisone, commissario straordinario antiracket – ha dato alle forze dell’ordine e alla magistratura, strumenti che prima non c’erano mai stati. Una grande attenzione alla

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lotta alla mafia questo governo l’ha posta in essere con pervicacia, attuando norme importantissime che hanno portato a un largo numero di confische e di sequestro di beni». I numerosi arresti di boss e latitanti che sono stati effettuati negli ultimi anni hanno inflitto duri colpi alle mafie. Cosa occorre fare in più su questo fronte? «La magistratura e le forze dell’ordine stanno ottenendo risultati eccezionali. Lo si vede nella cronaca quotidiana di arresti, confische e seque-


Giancarlo Trevisone

stri. Il problema è quello di demolire il concetto di sottocultura dell’omertà mafiosa. Non è sufficiente arrestare i mafiosi, occorre spurgare l’ambiente dall’acqua sporca in cui questi pesci vivono e prosperano. La mafia va combattuta coinvolgendo tutti, dalle istituzioni alle forze dell’ordine, dalle associazioni di categoria a quelle di volontariato per far crescere un concetto sociale di legalità. È necessario pertanto fare rete, ovvero affermare il concetto di quella che si può definire sicurezza partecipata, in cui tutti facciano sistema. La situazione sarebbe anche favorevole allo sviluppo di questa politica in quanto i grandi boss sono in galera e si stanno costituendo sempre più associazioni antiracket». Qual è l’apporto e l’interazione di queste associazioni con le istituzioni? «Il loro apporto è fondamentale, perché insieme alle associazioni di categoria svolgono una forma di informazione, di sostegno e di accompagnamento dei soggetti a denunciare. Come commissario antiracket, io lavoro con loro e l’ho fatto anche come prefetto di Palermo. Il loro vantaggio è quello di essere vicini alla gente, sono iscritte presso le prefetture e sono presenti sul territorio, conoscono e sono conosciuti, quindi hanno una garanzia di lealtà e di professionalità. Io ritengo che il loro ruolo sia assolutamente insostituibile». La reintroduzione della norma che obbliga alla denuncia chi subisce tentativi di estorsione è un modo per arginare questo problema. Quali altre misure sono necessarie? «Non è sufficiente imporre la norma dell’obbligo di denuncia ma bisogna trovare una maniera di spingere i soggetti a collaborare, perché senza collaborazione non si vince. Il pizzo è radicato nella subcultura del territorio. Occorre fare in modo che i commercianti abbiano anche un vantaggio economico dalla denuncia. Accanto alla sanzione è necessario anche uno stimolo.

Giancarlo Trevisone, commissario straordinario antiracket

Dopo la denuncia, quando inizia il processo, la legge 44 del 1999, il cui fondo è amministrato da me, dà la possibilità di elargizioni a coloro che hanno un’attività economica, per i danni ai beni mobili, immobili, mancato guadagno, lesioni personali e condizionamento ambientale. Attualmente sto studiando un’ulteriore campagna informativa su questo tema. È necessario pertanto capire se si possono offrire vantaggi come l’esenzione dell’Irap o dall’Irpef comunale o regionale per un periodo di tempo, o sanzioni di carattere amministrativo come la sospensione della licenza oltre alle sanzioni di carattere penale». Sulle modalità di reimpiego dei beni sequestrati esistono ancora zone d’ombra e tempi molto lunghi. Come è necessario operare per migliorare questo sistema? «L’agenzia per i beni confiscati svolge proprio questo compito e quindi è di loro competenza questo ambito. Stando alla mia esperienza prima dell’istituzione di questa agenzia, in veste di prefetto di Palermo, gestivo i beni confiscati attraverso l’agenzia del demanio. Il problema fondamentale è la loro utilizzazione, perché è qui che lo Stato si gioca la sua immagine. Il governo ha previsto d’accordo con associazioni imprenditoriali per la scelta di manager che possano continuare efficacemente l’azione produttiva delle imprese sequestrate. L’altro problema è quello dei beni immobili che i mafiosi lasciano in condizioni pietose, pertanto c’è un costo importante per il loro ripristino. Occorre, quindi, trovare finanziamenti ad hoc». SICILIA 2011 • DOSSIER • 251


LEGALITÀ

Un accordo contro le mafie Un’intesa per rafforzare le sinergie e le competenze nel percorso di restituzione al territorio dei beni sequestrati alle mafie. Questo è il proposito dell’accordo tra i commercialisti e l’agenzia nazionale dei beni sequestrati alla criminalità Nicolò Mulas Marcello

commercialisti si mettono a disposizione dello Stato nella lotta alla criminalità. Il principale obiettivo del protocollo d’intesa siglato quest’anno dal Consiglio nazionale dei commercialisti con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è quello di definire le linee guida e i principi di comportamento per tutti gli amministratori dei beni confiscati alle mafie. Questo accordo prevede inoltre, in attesa della piena operatività dell’Albo degli amministratori giudiziari istituito nel 2010, l’impegno da parte del Consiglio nazionale dei commercialisti a fornire all’Agenzia l’elenco su base territoriale degli esperti contabili disposti ad assumere questo incarico. «Questo protocollo – afferma Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti – favorirà un ulteriore sviluppo della collaborazione, già molto intensa, tra commercialisti e Agenzia nazionale per i beni sequestrati». Per tutte le finalità del protocollo, tra le quali rientra anche la realizzazione di studi su norme e procedure utili a semplificare i rapporti tra le amministrazioni pubbliche e i soggetti interessati a realizzare progetti di recupero dei beni confiscati, è stato inoltre istituito un tavolo tecnico congiunto. L’attuazione di questo

I Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti

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protocollo costituisce un nuovo passo in avanti per quanto riguarda le sinergie tra le due istituzioni. «È ormai sempre più chiaro – continua Siciliotti – come la gestione di questi beni necessiti di competenze di tipo manageriale, di modo che essi non si deteriorino, non smarriscano la loro destinazione economica e producano anzi ricchezza. Competenze tipiche dei commercialisti, che mettiamo a disposizione dello Stato nella guerra alla criminalità organizzata». Favorire la restituzione al territorio per fini sociali i patrimoni sottratti alla criminalità si affianca agli sforzi, da parte delle aziende, per mantenere i livelli occupazionali e garantirne il cammino legale. Questa decisione non è, tuttavia, una novità. L’argomento è già da tempo all’ordine del giorno nel dibattito interno. L’anno scorso, durante il congresso nazionale dei commercialisti, venne dedicata un’intera tavola rotonda al tema. Si discusse, infatti, sui possibili rischi che i professionisti potrebbero incontrare in termini civili, amministrativi, penali e addirittura di sicurezza personale nello svolgere un incarico volto più a fini sociali che a un tornaconto economico. «Le linee guida che in virtù di questo accordo metteremo a punto – conclude il presidente dei commercialisti – sono uno strumento estremamente utile per uniformare i comportamenti degli amministratori giudiziari in tutto il Paese e per fornire loro una bussola. Norme attese dalle migliaia di commercialisti già impegnati su un fronte come questo, nel quale coniughiamo professionalità e tensione morale».


LEGALITÀ

No al pizzo, una scelta possibile Se il coraggio non dovesse bastare a esporsi contro l’estorsione mafiosa, per Giovanni Arena, presidente dell’associazione antiracket Ugo Alfino di Catania, è bene ricordare a imprenditori e commerciati che «denunciare conviene» anche agli affari Paola Maruzzi

n Sicilia la lotta al racket e all’usura passa anche attraverso quel tipo di associazionismo che, a stretto contatto con le forze dell’ordine, contribuisce a liberare dai lacci criminosi tante piccole attività. Nel caso dell’associazione Ugo Alfino, nata a Catania nel 2002 e afferente al sistema di Confcommercio, sono un centinaio gli imprenditori che ne hanno sposato la causa. Oggi il presidente Giovanni Arena si appropria di un slogan provocatorio, tentando di mandare in cortocircuito le logiche malavitose: «Denunciare conviene», dice. Bisogna, infatti, far passare il messaggio che sottrarsi al pizzo non è un salto nel buio ma aiuta a dare nuovo slancio imprenditoriale. «È accaduto al nostro ex presidente che aveva una gioielleria a Giarre. Dopo alcuni tentativi di estorsione e attentati, si è deciso a denunciare. Oggi è titolare di una nuova attività». Rispetto a qualche anno fa ha notato una maggiore consapevolezza attorno a questi fenomeni criminosi? «Certamente l’azione di sensibilizzazione attuata dalle associazioni antiracket ha creato maggiore attenzione, sia sull’importanza etica della lotta al racket che sui meri vantaggi economici che la legge prevede: così è accaduto, purtroppo, che il sostegno economico alle vittime sia lo stimolo maggiore alla denuncia». Questa garanzia economica basta a convincere a esporre denuncia? «Il punto è proprio questo: in attesa dei finanziamenti - di solito pas-

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Giovanni Arena, presidente dell’associazione Ugo Alfino

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sano circa sei mesi - subentrano altre problematiche, per esempio i creditori della vittima iniziano a fare pressioni. Insomma, quel lasso di tempo può essere fatale. Ecco perché chiediamo allo Stato di agire ancora più in fretta, snellendo la burocrazia». Una volta che la vittima esce allo scoperto come può tornare a svolgere la propria attività senza correre gli stessi rischi? «Con la denuncia non si torna indietro, si spezza un circolo vizioso. È difficile arrivarci perché l’ammontare del pizzo è una cifra irrisoria, circa 100 euro a mese. La maggior parte degli imprenditori, infatti, preferisce far finta che sia un’imposta in più. È difficile soprattutto perché l’estorsione non avviene mai in maniera diretta: alla vittima viene chiesto di trovare una figura intermediaria, il cosiddetto “amico buono”». Vittima e carnefice coincidono. «Esatto. La vittima lo conosce e gli affida, suo malgrado, la gestione dell’incarico». A Catania ci sono molte associazioni antiracket e antiusura. Vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? «Il bicchiere non può che essere mezzo pieno. Non ha nessuna importanza quale sia stato lo spirito istitutivo di ogni singola associazione, sia essa nata come strumento di informazione e propulsione verso la legalità e assistenza tecnica alle vittime, oppure istituita soltanto per accedere a contributi governativi. Una quindicina di anni fa sono nate associazioni antiracket solo per finanziare movimenti politici, ma da queste è nato comunque qualcosa di buono. Io credo che più si parla di


Giovanni Arena

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Più si parla di cultura della legalità e si pubblicizzano i vantaggi economici di una denuncia, più incisivo sarà il contrasto a questo fenomeno

cultura della legalità e si pubblicizzano i vantaggi economici di una denuncia, più incisiva sarà la lotta a questo fenomeno». A parte le iniziative istituzionali, in che modo assistete concretamente i commercianti? «Abbiamo in attivo momenti informativi, impostati prevalentemente sul vantaggio economico dei provvedimenti legislativi. Per le vittime abbiamo creato un meccanismo di assistenza psicologica, in quanto chi subisce il racket vive un momento di forte stress. Una volta che il soggetto si convince a denunciare lo affianchiamo in tutte le fasi successive, dalla collaborazione con le forze dell’ordine fino all’assistenza burocratica per ottenere eventuali risarcimenti». L’altra faccia dell’antiracket è il consumo critico: come è possibile capire se un negozio paga il pizzo o meno?

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«Chi paga il pizzo non espone un cartello fuori dalla sua attività per cui è impossibile capire chi lo paga. Solo dopo una denuncia o dopo approfondite indagini da parte delle forze di polizia si viene a saperlo. La sensibilizzazione dei cittadini è la cosa più difficile e per ottenerla occorre una piena collaborazione di tutte le istituzioni centrali e locali, portando avanti una costante battaglia sui principi della legalità, seguita da azioni repressive. L’interesse del singolo spesso prevale sull’interesse generale. Disattendere le regole da parte dei cittadini comporta una continua modifica di ciò che è eticamente lecito, mentre dovrebbe prevalere il rispetto delle regole, a partire dalle piccole cose, facendo tutti noi proprie le parole del generale Dalla Chiesa, che disse: “Per sconfiggere la mafia occorre promuovere la cultura della legalità, cominciando dal non comprare il pane dai venditori abusivi”».

Sopra, lo spettacolo di denuncia “Mutu” di Aldo Rapè, la cui rappresentazione è stata promossa dall’associazione Ugo Alfino

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LEGALITÀ

Legalità, fronte comune «Dopo la denuncia contro un episodio di racket o usura si rimane soli. So cosa significa, l’ho vissuto sulla mia pelle». Daniele Sindoni, presidente dell’associazione Carlo Alberto Dalla Chiesa, spiega come la partita della legalità si vinca con una tattica di squadra Paola Maruzzi

on la proposta di dar vita a una consulta delle legalità, che coinvolgerebbe le principali associazioni di categoria, con l’Ascom in testa, l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine, la piccola comunità pedemontana di Randazzo, in provincia di Catania, ha fatto fronte comune contro il racket. Tutto è partito lo scorso febbraio, dopo i primi segnali di ripresa di alcune attività criminali, sfociate in piccoli furti: la priorità è stata bloccarle sul nascere, scongiurando il ritorno di un passato fatto di violenza e soprusi. «Brucia ancora la ferita degli anni Ottanta – spiega Daniele Sindoni, presidente della giovanissima associazione antiracket e antiusura Carlo Alberto Dalla Chiesa – all’epoca il nostro territorio fu teatro di episodi sanguinosi e furono una quindicina i morti ammazzati. Non vogliamo che una cosa del genere si ripeta». Partiamo dalla sua esperienza: come è arrivato a presiedere un’associazione antiracket? «Sono un piccolo commerciante e tempo fa sono stato toccato dal racket in prima persona: mi hanno bruciato il magazzino. Ma ne sono uscito denunciando l’episodio, contando soprattutto sull’appoggio dei miei famigliari. Di qui ho maturato una consapevolezza: il sostegno all’antiracket passa necessariamente dalla condivisione. Come associazione stiamo muovendo i primi passi: ci siamo costituti nell’aprile del 2010 e, a poco più di un anno, contiamo già una trentina di associati. Fondamentale è stata l’adesione degli alti vertici della Confcommercio di Catania. È buon segnale, inoltre, il fatto di esser riusciti a coinvolgere il presidente del

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Daniele Sindoni, nella foto il secondo da sinistra, presidente dell’associazione Carlo Alberto Dalla Chiesa, con sede a Randazzo, in provincia di Catania

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centro commerciale naturale di Randazzo e ora si spera di farlo anche con gli altri soci. Insieme andremo verso la creazione della consulta delle legalità, coordinata dal nostro sindaco». Cosa servirebbe per rendere ancora più incisiva l’azione delle associazioni? «Bisognerebbe cambiare la mentalità. Non basta una semplice denuncia per sconfiggere fenomeni criminosi radicati persino nelle pieghe meno scontate della società. A ogni modo il fatto che in Sicilia ci siano tante associazioni significa che è in atto una ribellione. Stiamo attenti però: la fenomenologia del racket è cambiata. Oggi la malavita si spinge verso lidi più favorevoli, i centri commerciali, le ditte di costruzioni, le aziende agrituristiche, mentre le piccole attività dei paesi sono diventate quasi un rischio. Qui si sente il peso dell’usura: c’è una vera e propria holding perversa. Sono davvero tante le cordate di avvoltoi che aspettano l’imminente fallimento di commercianti e ar-


Daniele Sindoni

tigiani e ha ancora più deplorevole è che in questo “macello” i coltelli vengono usati anche dalle persone cosiddette perbene». La vostra associazione s’impegna anche nella lotta alla concussione. «È un altro obiettivo che ci siamo prefissati. Si tratta di un fenomeno sottovalutato, ma che nei Comuni fiorisce con una certa facilità ed è sconcertante che per denunciarla, spesso, ci si debba rivolgere a programmi televisivi come “Le iene” e “Striscia la notizia”». Eppure gli strumenti ci sono: dialogate con le forze dell’ordine? «Certo, infatti con le forze dell’ordine abbiamo una rapporto di piena collaborazione, senza il loro impegno a Randazzo regnerebbe l’anarchia. Gli strumenti ci sono, ma bisogna riconoscere che non è facile utilizzarli. Non dimentichiamo che nei paesini si vive gomito a gomito con la delinquenza, ramificata persino in contesti istituzionali. È d’obbligo andare con i piedi di piombo». La vostra associazione promuove la cultura della legalità e, in caso di bisogno, offre anche servizi tecnici di assistenza. Tutto questo ha un costo: chi vi supporta? «Abbiamo rinunciato ai 10 mila euro della Re-

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Con le forze dell’ordine abbiamo una rapporto di piena collaborazione, senza il loro impegno a Randazzo regnerebbe l’anarchia

gione dopo aver ascoltato il presidente della commissione Antimafia, che si lamentava per la nascita di associazioni al solo scopo di prendere finanziamenti. Così, durante quell’incontro, ho preso la parola e ho pubblicamente sfatato questo luogo comune. Ci autofinanziamo, anche se è innegabile il supporto della Confcommercio di Catania». Qual è la priorità per un’associazione costituita da poco? «Crearsi una rete di sostegno, dialogando con le altre associazioni. A Catania avviene puntualmente grazie agli incontri. Nello specifico del nostro caso, scongiurando il risveglio della criminalità come accaduto negli anni Ottanta, la nostra attività è costruire sane alleanze. Questa sarà la nostra forza: a scoraggiare la vittima di racket o usura è, infatti, l’emarginazione sociale. Si rimane soli, senza amici. Per questo il nostro più grande aiuto è la vicinanza, il sostegno che, per fortuna, non ha colore politico».

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LA PROVA E IL PROCESSO

Indagini sempre più precise grazie a tecniche avanzate La tecnologia al servizio della magistratura inquirente ha permesso, attraverso metodi sempre più precisi, di accertare la verità dei fatti con rapidità e sicurezza. Franco Coppi spiega l’impiego di queste tecniche e il problema della divulgazione delle informazioni Nicolò Mulas Marcello

e prove scientifiche come quelle informatiche, il dna e le intercettazioni telefoniche sono diventate sempre più decisive nei processi. La tecnologia ha fatto passi da gigante al servizio degli inquirenti, contribuendo a raggiungere risultati importanti nell’accertamento della verità. Non sempre, però, la riservatezza di questo tipo di informazioni viene rispettata. Da tempo il dibattito politico si è acceso intorno alla pubblicazione sui giornali di conversazioni telefoniche che si è poi trasformato in uno scontro tra giustizia, etica e informazione. «Oggi questi sistemi – spiega l’avvocato Franco Coppi – permettono con maggiore rapidità e sicurezza di arrivare alla verità. Facendo riferimento alla magistratura inquirente mi pare che ci sia un ricorso sempre più frequente di questo tipo di tecnologie». Qual è la linea di demarcazione tra uso e abuso? «Di abuso non parlerei perché in un processo, che per definizione dovrebbe essere volto ad accertare la verità, è chiaro che si può dar fondo a tutte le risorse della tecnologia per raggiungere appunto la verità. L’abuso è semmai nella divulgazione intempestiva e nell’uso che si fa delle informazioni perché è chiaro che nelle conversazioni frutto di intercettazioni telefoniche si raccoglie di tutto. Una può essere attinente al processo ma altre

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L’avvocato Franco Coppi

no, e spesso vengono divulgate anche quelle che non c’entrano niente col processo, magari contenenti pettegolezzi o storie private che diventano puro gossip. Il vero problema è semplicemente questo perché man mano che la tecnologia progredisce non si può negare l’ingresso nel processo di questi strumenti». Si tratta solo di un problema di divulgazione delle notizie? «Il secondo problema è che nessuna di queste prove di per sé deve essere considerata decisiva. Ad esempio, nel caso della prova del dna occorre vedere quando e come è stata lasciata questa traccia sul luogo del delitto. Non è detto che se si trova una traccia di dna, equivale a trovare l’assassino. Tutto va valutato nel contesto delle altre prove. Lo stesso per le conversazioni telefoniche che vanno interpretate e immerse nel contesto in quanto prese singolarmente e isolate possono avere un significato diverso da quello contestuale generale. Sarà poi l’abilità dell’inve-


Franco Coppi

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Per le intercettazioni bisognerebbe procedere in modo da salvaguardare la riservatezza e i diritti delle persone

stigatore e del giudice saper mettere tutte le pietre del mosaico al loro posto e alla fine trarne una conclusione. L’abbiamo visto anche recentemente, anche se non sono state ancora pronunciate sentenze definitive, grazie alle prove del dna sono stati riaperti dei casi che sembravano insolubili. Da parte mia quindi non c’è nessuna remora all’uso di questo tipo di prove ma non bisogna essere schiavi della tecnologia. Per quanto riguarda le intercettazioni, bisognerebbe procedere in modo da salvaguardare la riservatezza e i diritti delle persone con riferimento a tutte quelle conversazioni che non hanno a che fare con il processo. Anche se ormai pare di predicare nel deserto in quanto vediamo che, anche nel caso di segreto istruttorio, si anticipano le emissioni di provvedimenti

cautelari da parte della procura. Un tempo tutto ciò era veramente impensabile». Come si è arrivati a questa situazione? «A volte non si riesce neanche a capire perché si corrompa un certo costume. Ormai purtroppo è così. Può essere protagonismo di un magistrato, un rapporto di amicizia tra uffici giudiziari e giornalisti. Possono essere talvolta anche gli stessi difensori a divulgare qualcosa che ritengono conveniente per il loro assistito. È un degrado del costume giudiziario che si è lentamente sviluppato e accentuato e che oggi ha raggiunto livelli sorprendenti e a mio avviso intollerabili». Anche le prove informatiche sono sempre più importanti. «Ormai si riescono a localizzare i percorsi di una persona che abbia semplicemente un telefono in tasca e si riesce dalla memoria del computer a risalire a corrispondenze che sono state scambiate nel tempo non solo via e-mail. Pensi all’esame dei cellulari che consentono di stabilire se una persona si trovasse in un posto preciso al momento del delitto o anche a tutto ciò che emerge dall’analisi delle memorie dei computer anche se viene cancellato. Quindi, anche sotto questo punto di vista la tecnologia ha fatto dei grandi passi in avanti nella ricerca della verità e ha portato un contributo importantissimo».

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POLITICHE SANITARIE

Sotto accusa la gestione Russo Luci e ombre della sanità siciliana. Tra debiti da saldare e strutture da ottimizzare, sul sistema regionale incombe ancora l’incubo malasanità che negli ultimi mesi ha fatto registrare un picco dei casi denunciati Renata Saccot na bassa percentuale di assistenza domiciliare e di strutture residenziali per gli anziani e l’esistenza di elevati indici di inappropriatezza. Sono alcune delle zone d’ombra evidenziate in un documento dello scorso marzo da parte del ministero della Sanità che hanno portato Ferruccio Fazio a definire la sanità siciliana un «sistema caratterizzato da perduranti criticità». Nella stessa occasione il ministro della Salute ha parlato di «alcuni impegni della regione contenuti nel piano di rientro che restano caratterizzati da elevata criticità e le iniziative per rimediare agli inadempimenti degli anni 2007/8/9 sono state definite dal Tavolo previsto insufficienti». Fazio ha, inoltre, puntato il dito contro l’elevata percentuale dell’assistenza ospedaliera e

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sul 118, ha detto, «permangono forti dubbi in ordine ai chiarimenti richiesti sullo schema di riordino del sistema di emergenza-urgenza». In più pesa il costo della spesa farmaceutica della regione che, nel 2010, ha toccato il 15,7%, superiore al tetto normativo di riferimento fissato dal ministero che si attesta al 13,6%. Alla questione il piano regionale della Salute 2011-13 ha dedicato un capitolo, intitolato “Politiche del farmaco”, con cui l’assessorato punta al corretto utilizzo dei farmaci che potrebbe far risparmiare risorse utili da investire in altri comparti della sanità regionale. Proprio per questo, ha garantito il ministro, «continueremo a vigilare seriamente, insieme al ministero dell’Economia, sui piani di rientro, affinché le perduranti criticità possano essere risolte». Nel frattempo incombono sul sistema sanitario i ticket introdotti dall’ultima manovra del governo nazionale, infatti, il 26 luglio un decreto ministeriale ha definito le risorse che ogni regione dovrà versare allo Stato per garantire un equilibrio economico finanziario: per la Sicilia oltre 13 milioni nel 2011 e più di 29 milioni nel 2012. La decisione ha provocato la protesta dei sindacati che hanno chiesto a gran voce un incontro con il presidente Lombardo e


I problemi del sistema siciliano

COSTI ANCORA TROPPO ALTI «Un milione di euro all’ora». A tanto ammonta la spesa sanitaria siciliana secondo il rapporto della Corte dei Conti regionale. Luci e ombre nelle parole del procuratore Giovanni Coppola a sanità in Sicilia costa circa un milione di euro all’ora, anche se il deficit ha subito una forte contrazione. È questo uno dei principali rilievi mossi dal procuratore generale d’appello della Corte dei Conti siciliana, Giovanni Coppola (nella foto), nella relazione per il giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Sicilia riferita all’anno 2010. Coppola ha sottolineato come, nonostante i recenti correttivi, resti sempre alta la spesa per le strutture convenzionate: un miliardo e 96 milioni di euro complessivamente. Cresce anche la spesa farmaceutica (un miliardo e 52 milioni di euro), mentre è in deficit il saldo per la “mobilità sanitaria extra regionale”, ovvero della spesa che la Regione sostiene per i siciliani che vanno a curarsi al di fuori del territorio regionale. Le somme incassate sono di circa 51 milioni di euro, quelle spese arrivano a quasi 238 milioni di euro. Tuttavia, secondo il procuratore generale della Corte dei Conti, emerge un dato positivo, quello della riduzione del deficit: nel periodo considerato, infatti, sono stati

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l’assessore alla Salute Massimo Russo, invocando “un accordo coi ministeri della Salute e dell’Economia per altre misure di partecipazione alle prestazioni di ogni livello, oppure l’intervento economico della Regione per l’adozione di misure diverse. In ogni caso dovrà essere fatto il possibile per evitare questi pesanti balzelli ai cittadini siciliani” fanno sapere dalla Cgil Sicilia. Altra nota dolente del sistema siciliano è rappresentata dai casi di malasanità. A confermarlo - oltre ai diversi casi di luglio e agosto che hanno interessato tutta la regione - sono arrivati i dati dell’analisi fatta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli

risparmiati 98,6 milioni di euro, con una riduzione percentuale di 62 punti rispetto al 2009. Gli altri passaggi critici verso il governo regionale contenuti nella relazione di Coppola riguardano il carico eccessivo di dipendenti regionali che risultano 20.717 e contano 1.963 dirigenti e 70 dirigenti esterni - ma anche il settore degli appalti pubblici. Solo per i propri dipendenti, la Regione Sicilia ha speso, infatti, un miliardo e 28 milioni di euro nel periodo considerato. Per fare un esempio, la Regione Lombardia, che ha quasi il doppio degli abitanti della Sicilia, spende “solo” 127 milioni di euro per 3.175 dipendenti, compresi 223 dirigenti. Sul fronte appalti, invece, il procuratore della Corte dei Conti ha riportato che nel corso del 2010 le aggiudicazioni sono diminuite, ma, a distanza di sei anni, solo il 46% degli appalti aggiudicati risultano terminati e collaudati. «Credo che in Sicilia il detto “il miglior ospedale è l’aeroporto Falcone-Borsellino” valga ancora», è stata una delle esternazioni di Coppola sull’efficienza dei servizi sanitari siciliani. «Nel senso che – ha chiosato il procuratore della Corte dei Conti –

quando c’è qualcosa di serio, per i siciliani è meglio prendere l’aereo per andare a curarsi altrove». Tutto questo, ha sottolineato Coppola nella sua relazione, alimenta una spesa impropria per la “mobilità sanitaria” che ha raggiunto un deficit di 187 milioni di euro con un incremento percentuale di poco meno di due punti. «E questo – ha concluso il procuratore generale – accade nonostante gli sforzi del governo regionale per il contenimento della spesa sanitaria». Senza dimenticare il capitolo delle varie strutture cliniche convenzionate: in Sicilia sono 1.646 mentre in Piemonte, tanto per fare un confronto, il procuratore generale ricorda che sono appena 144.

errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali, presieduta da Leoluca Orlando. Tra i 409 esaminati negli ultimi due anni, 276 hanno fatto registrare la morte del paziente, di questi ben 126 (il 45%) sono concentrate in due sole regioni, Calabria (70) e Sicilia (56). Questa situazione, per il Pdl, «evidenzia come i tagli di personale, la soppressione dei posti letto, l’imposizione di una riforma che non tiene conto del diritto alla salute dei cittadini, è la causa del disastro e smentisce clamorosamente la supponenza con cui l'assessore Russo si autoproclama artefice eroico del cambiamento della sanità in Sicilia». SICILIA 2011 • DOSSIER • 267


POLITICHE SANITARIE

Sanità, serve una commissione speciale Sprechi e malasanità. Sono le due maggiori criticità della gestione della sanità regionale che il capogruppo del Pdl all’Assemblea siciliana Innocenzo Leontini definisce «fallimentare» da parte dell’assessore Russo Luca Donigaglia

na mozione di censura “per non essere stato in grado di portare a compimento la riforma del sistema sanitario sia relativamente ai suoi contenuti tecnico-amministrativi che relativamente agli spetti programmatico-politici”. Così il Popolo della Libertà tenta l’operazione verità sulla sanità siciliana, con una mozione già messa in calendario per il 21 settembre all’Assemblea regionale. Nel mirino dell’opposizione i casi di malasanità, il deficit del sistema sanitario, le nomine dei direttori generali e le assunzioni annunciate dall’assessore. Il risultato è una situazione che «è lo specchio del fallimento di un metodo, del perpetrarsi di un sistema lottizzato di assegnazione di posti strategici», sottolinea Innocenzo Leontini, capogruppo del Pdl all’Ars. L’assessorato alla Sanità della Regione Sicilia ha pubblicato un “Libro bianco” per dimostrare che oggi, più di ieri, nel territorio regionale ci sono le condizioni per curare e curarsi come altrove in Italia. In ogni caso, nel 2010 il deficit sanitario è stato ridotto: sono stati risparmiati 98,6 milioni di euro con una riduzione del 62% rispetto al 2009. Perchè il Pdl non crede alla gestione dell’assessore Russo? «Abbiamo richiesto una modifica del titolo del libro di Russo, un libro falso su contenuti fasulli. Non lo si può intitolare “Libro Bianco sulla sanità”, noi lo ribattezziamo il

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“Libro Russo” sulla sanità. La prima azione di trasparenza del governo siciliano, dopo aver prodotto questo librettino, doveva essere la trasparenza in Aula. Si chiede da sei mesi il dibattito sulla sanità, ma è stato negato. Resta il dovere, da parte dell’assessore, di illustrare gli eroismi messi in campo fino a oggi e quotidianamente propagandati con una azione di mistificazione della realtà, la stessa che ha poi ridotto l’assessore a pubblicare questo libro». In particolare, come opposizione cosa non vi torna del lavoro prodotto dalla Regione così come è stato pubblicato nel “Libro bianco”? «Andando a leggere ad esempio il crono-programma delle attivazioni dei Pta, i presidi territoriali di assistenza, c’è scritto che sono stati attivati quelli di Scicli, Comiso, Ragusa e diversi altri. Per questo e per quanto riguarda la spesa sanitaria in generale, chiediamo una commissione speciale, poi vedremo se commissione di indagine o sottocommissione, per controllare il corretto utilizzo le modalità di spesa dei fondi del servizio sanitario relativamente agli anni 2008, 2009, 2010 e 2011 in relazione agli obiettivi del piano di rientro firmato con lo Stato per il triennio con scadenza al 2009». Dunque, non siete soddisfatti dell’azione di risanamento portata avanti nel trien-


Innocenzo Leontini

Innocenzo Leontini, capogruppo del Popolo della Libertà all’Assemblea regionale siciliana

nio Russo? Qualcosa sarà stato pur fatto. «Dai dati forniti dalla Regione in questo libro, risulta che al 31 dicembre 2007 il fondo sanitario regionale era di sette miliardi e 578 milioni di euro, mentre il disavanzo ammontava a 858 milioni. Alla fine del triennio di gestione Russo, il fondo ammontava a otto miliardi e 474 milioni di euro, il disavanzo a 127 milioni e 828 mila euro. Quindi, nonostante l’aumento del fondo sanitario regionale nel periodo 2008/2010, la Sicilia presenta ancora un deficit di 127 milioni di euro. Tutto questo è parte del giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione siciliana, dove è stato detto che la spesa è tornata a crescere, mentre la Corte dei Conti ha specificato che in un confronto con le altre Regioni la spesa della Sicilia è stata superiore e la qualità non è comparabile se ancora oggi si verificano molti viaggi della speranza». Resta un problema di economicità della spesa e di mantenimento dei livelli di assistenza: che ricetta avete come opposizione per combattere gli sprechi?

«Ci sono indicatori negativi allarmanti relativi all’uso distorto, forse al limite della legalità, delle risorse destinate alla sanità siciliana. Sono la punta di un iceberg e di una situazione di spreco a vantaggio di alcuni privilegiati anziché a favore degli obiettivi generali dell’efficacia, dell’efficienza ed dell’economicità della spesa. Riteniamo che, nell’interesse della corretta gestione della sanità in Sicilia, si debbano verificare alcune situazioni. Il ministero della Salute ha pubblicato sul proprio sito l’elenco delle Regioni non in linea con il mantenimento dei parametri qualitativi: la Sicilia viene indicata come una delle Regioni dalle performance peggiori rispetto al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza. Noi ci adopereremo affinché tutto ciò possa essere oggetto di un dibattito non soltanto politico e parlamentare, ma anche sociale. Perché è giusto che queste cose nascoste o capovolte dalla propaganda di regime, dalla mistifica-  SICILIA 2011 • DOSSIER • 269


POLITICHE SANITARIE

 zione che tutti i giorni viene messa in campo falistici continua ad attribuirsi meriti che dal Governo siciliano e dall’assessore Russo, siano fatte conoscere ai siciliani. I quali continuano a soffrire dei disservizi e a subire il danno di una Sicilia che è considerata la seconda Regione d’Italia per i casi di malasanità registrati nell’arco di un anno». Il Pdl e gli altri partiti di opposizione hanno presentato una mozione contro l’assessore Russo, poi rinviata per una pregiudiziale. Era il caso di presentarla? «L’operato dell’assessore alla Sanità non è condiviso da gran parte della stessa coalizione che lo dovrebbe sostenere. Noi non siamo più disposti a nessun tipo di accordo politico: soltanto ostruzionismo e nessun tipo di partecipazione, da noi, d’ora in poi. La presentazione della mozione di censura all’assessore Russo nasce dalla presa d’atto che la crisi in cui versa il sistema sanitario regionale, a causa della mancata applicazione dell’annunciata riforma della sanità con la legge 5 del 14 aprile 2009, ha raggiunto livelli intollerabili e insostenibili, certificati da frequentissimi casi di malasanità ampiamente documentati dalla stampa locale e nazionale, mentre l’assessore alla Sanità, con toni trion-

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non ha. Insieme ai colleghi deputati del Popolo della Libertà, tutti firmatari della mozione, abbiamo espresso sfiducia nei confronti dell’operato dell’assessore Russo per non essere stato in grado di portare a compimento la riforma del sistema sanitario». Un esempio di qualche merito che l’assessore si sarebbe attribuito impropriamente? «La candida affermazione fatta da Russo di avere ereditato un deficit di un miliardo di euro è clamorosamente smentita dalla relazione della Corte dei Conti resa alla Camera dei deputati in sede di controllo sulla sanità regionale siciliana, il 12 maggio 2010. Da tale studio, infatti, viene fuori che il professor Roberto Lagalla, assessore alla Sanità nel biennio 2006-2008, ereditò un deficit di 932 milioni di euro. Tale voragine finanziaria fu l’atto finale della dissennata gestione assessoriale portata avanti negli anni 2004-2006 dall’allora assessore Giovanni Pistorio, tristemente famoso per essere riuscito, fra l’altro, tra il settembre 2005 e il marzo 2006, a raddoppiare il deficit in sanità, come conclamato da tutti gli organismi di controllo».


POLITICHE SANITARIE

«Sull’Isola migliora la qualità delle cure» «La Sicilia ha certamente recuperato la dignità di una regione virtuosa, che non ha più voglia di presentarsi a Roma con il cappello in mano». È questo, per l’assessore Massimo Russo, il risultato più incoraggiante ottenuto dalla riforma del sistema sanitario regionale Luca Donigaglia autorizzazione del Cipe a utilizzare i fondi Fas per coprire i debiti ereditati dalle precedenti gestioni e i 620 milioni di euro circa assegnati dal Consiglio dei ministri alla Sicilia, che rappresentano parte di quelle somme del Fondo sanitario accantonate e non erogate negli anni passati per inadempimenti amministrativi. Due concessioni fatte a inizio agosto dal governo nazionale al sistema sanitario regionale che rappresentano per Massimo Russo «gli unici fatti che contano davvero e che spazzano via certe inutili strumentalizzazioni portate avanti in Sicilia da chi non si rassegna al cambiamento». Frutto, stando alle parole dell’assessore alla Sanità, di una politica rigorosa messa in atto dal governo regionale con pazienza, serenità e forza. Intanto non si placano le polemiche sui disservizi del sistema che piovono da più parti - cittadini, operatori del settore, sindacati e opposizione - a cui l’assessore Russo tenta di dare risposta, rassicurando tutti sul buono stato di salute del settore. In questi tre anni di difficile lavoro antideficit al vertice della sanità siciliana avete fatto della trasparenza un dogma. In Sicilia si intravedono le condizioni per poter pensare di curarsi come nelle altre regioni? Se si volessero mettere in fila i risultati già raggiunti o attesi, da dove bisognerebbe partire? «Citerei il risanamento finanziario, il varo di una legge di riforma (la 05/09), la riduzione

L’ Massimo Russo, assessore alla Sanità della Regione Sicilia

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dei dipartimenti (da cinque a due), la riorganizzazione dell’assessorato, la soppressione di 12 aziende sanitarie (da 29 a 17) che erano centri di costo e di potere, la rimodulazione della rete ospedaliera con il taglio agli sprechi e la destinazione delle risorse a servizi per i cittadini per allinearci a standard nazionali, l’acquisto di apparecchiature di alta tecnologia, gli investimenti nella ricerca, l’adozione di modelli sanitari innovativi con la creazione delle reti assistenziali, l’approvazione degli atti aziendali e delle nuove piante organiche, l’approvazione del nuovo piano regionale della Salute, che mancava da oltre 10 anni, e i concorsi per l’assunzione di nuovo personale. Il tutto ottenendo una crescita degli indicatori di appropriatezza. Oggi, più di ieri, in Sicilia ci sono le condizioni per curare come nelle altre regioni: cresce il ricorso alle cure ospedaliere per i casi più complessi, sono già notevoli i numeri delle prestazioni sanitarie rese in regime di day service, sono partiti


Massimo Russo

gli screening. Stiamo lavorando per l’autosufficienza del sangue, abbiamo risparmiato milioni con le gare centralizzate, le cure sul territorio sono aumentate e vanno verso la distribuzione equilibrata». Il procuratore generale della Corte dei Conti siciliana, Giovanni Coppola, ha detto che la sanità in Sicilia costa un milione di euro all’ora e che il migliore “ospedale” resta l’aeroporto Falcone-Borsellino, alludendo al fenomeno della mobilità extraregionale come accesso alle cure. Ritenete ancora “demagogia” la sua ormai celebre relazione? «L’unica parola che mi viene in mente, se non demagogia o populismo, è folklore. Il folkloristico intervento del procuratore della Corte dei Conti, peraltro smentito dal giudizio di parifica, ha prodotto l’effetto di una disastrosa disinformazione. Seguendo il risibile e qualunquistico criterio del procuratore, in Lombardia la sanità costa quasi due milioni di euro l’ora, nel Lazio oltre un milione, in Sicilia 965 mila euro e in Molise appena 63.000 euro: basta dividere l’ammontare del Fondo sanitario di ciascuna regione per il numero delle ore di un anno. Il procuratore avrebbe fatto meglio a dividere la quota del fondo

per il numero degli abitanti: avrebbe visto che la quota pro capite della Sicilia è una delle più basse d’Italia, con 1.678 euro a testa, mentre il Piemonte, citato a sproposito dal procuratore, ha una quota pro capite di 1.750 euro, spende 700 milioni di euro in meno ma ha anche 600.000 abitanti in meno». E riguardo alla mobilità extraregionale per accedere alle cure? «In quanto alla qualità dell’assistenza sanitaria, ritengo gravissimo che un magistrato nell’ambito delle proprie funzioni possa dire che per i siciliani è ancora l’aereo la migliore soluzione per le cure sanitarie: certe frasi sprezzanti sono solamente offensive per i tanti professionisti della sanità siciliana che lavorano con impegno per migliorare la qualità dell’assistenza. Peraltro, la Corte ha evidenziato che il trend della mobilità passiva è in diminuzione. Mi schiero completamente dalla parte dei medici e degli operatori sanitari, so che c’è ancora tanta strada da fare per migliorare ma le riforme serie, quelle vere, hanno bisogno dei giusti tempi». Quali sono stati, numeri alla mano, gli effetti più significativi delle politiche di risanamento dei conti della sanità in ambito regionale?  SICILIA 2011 • DOSSIER • 273


POLITICHE SANITARIE

 «Così come apprezzato sia dal ministero che qui svolta ha coniugato la riduzione del disadalla Corte dei Conti, gli effetti si sono registrati a partire dall’anno 2009, che ha chiuso il conto consolidato del sistema sanitario con un disavanzo di 259 milioni di euro fino ad arrivare, nel 2010, a un disavanzo certificato nei modelli Ce IV trimestre 2010, di 128 milioni di euro. Tale disavanzo scaturisce dal dato che si registra in fase di pre-consuntivo; infatti, la prospettiva in fase di consuntivo definitivo, farà registrare un dato ancora inferiore di oltre 40 milioni di euro, arrivando a un disavanzo di sistema di circa 80 milioni di euro. Tale risultato è tanto più significativo se lo si contrappone all’esiguo incremento della quota del Fsr a partire dal 2009, per effetto del contenimento della spesa pubblica in ambito nazionale. Infatti, da un incremento della quota pari a circa 300 milioni di euro nell’anno 2008, nel 2009 si è passati a un incremento di soli 157 milioni di euro. Il risultato conseguito, invertendo i trend negativi consolidati negli anni precedenti al 2008 con una media di 700 milioni di euro di disavanzo per anno può tradursi, per esemplificare, in una economia di circa 1,5 miliardi di euro nel triennio 2008-2010. L’attività fin

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vanzo con una migliore organizzazione dei servizi sanitari». L’obiettivo di principio che vi siete dati con la legge sul riordino del sistema regionale, è quello di “un salto culturale, lasciando alle spalle certe logiche”. Che significa? «La sanità siciliana, stretta fra la necessaria conquista dell’equilibrio economico e l’ineludibile ricerca della qualità, necessitava di una programmazione delle risorse che sapesse incidere sulle cause strutturali che avevano generato vistose e non più sopportabili criticità. Dalla legge di riforma emerge proprio una visione nuova e moderna della sanità siciliana che ci ha permesso di presentarci al “tavolo tecnico” ministeriale con un assetto del servizio sanitario regionale organico e razionale che coniuga economicità, efficienza ed efficacia. Con questa legge davvero riformatrice la Sicilia ha certamente recuperato la dignità di una regione virtuosa, che non ha più voglia di presentarsi a Roma con il cappello in mano, ma che vuole competere con le realtà più efficienti del paese e recuperare il necessario grado di fiducia nei confronti dei cittadini».


GESTIONE SANITARIA

Pianificazione e controllo nel sistema sanitario olo un robusto approccio interdisciplinare in grado di integrare le competenze economiche, giuridiche, manageriali con quelle proprie dell’epidemiologia e dell’organizzazione sanitaria, può offrire una concreta risposta alle esigenze di figure professionali chiamate ad affrontare ruoli strategici e compiti gestionali complessi nel contesto economico e legislativo di riferimento». Così esordisce l’ingegnere Giuseppe Faruggia, portavoce di Serius, azienda che offre servizi legati all’ambito sanitario della Regione Sicilia. Non è facile intuire il lavoro che sta dietro a una buona ed efficace organizzazione: «Garantire a ciascun cliente, sia pubblico che privato, il raggiungimento degli obiettivi è ciò che bisogna sempre tenere in considerazione per riuscire a renderlo attore chiave del sistema sanitario. Serius, proprio per questo, offre una serie di sistemi

«S

Nella pagina a fianco, in basso Giuseppe Faruggia, portavoce di Serius, azienda che si occupa di Progettazione, sviluppo e implementazione di sistemi informativi e organizzazione per le aziende del sistema sanitario www.serius.it

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Progettazione, sviluppo, organizzazione e implementazione di sistemi informativi. Tre esperti del settore illustrano le esigenze organizzative del sistema sanitario della Regione Sicilia Belinda Pagano

informativi ritagliati sulle esigenze specifiche di ciascuna azienda. Un esempio può essere la cartella clinica digitale, software che permette di gestire l’intero flusso delle attività svolte nell’ambito della gestione del paziente che accede in ospedale. Uno dei suoi sviluppi è il sistema di gestione delle attività riabilitative, software che permette di gestire l’intero flusso delle attività svolte nell’ambito della gestione del paziente. Altro prodotto è il sistema per il controllo di gestione, un modello di governance che permette all’azienda sanitaria di tenere sotto controllo il funzionamento organizzativo della struttura. Infine il cruscotto direzionale clinico gestionale, software in grado di ricostruire il processo clinico assistenziale seguito dal paziente attraverso l’acquisizione, la validazione, l’analisi e la valutazione dei dati sulle prestazioni. Questo inedito software riesce a porre in relazione l’efficienza e l’efficacia dell’intervento sanitario e conseguentemente realizza il controllo continuo della spesa sanitaria». Obiettivo primario, dunque, è quello di riuscire ad «armonizzare esigenze, vincoli operativi e normative con le strategie dei clienti attraverso la gestione della governance con soluzioni costruite ad hoc». Un’attività costante dunque, quella svolta da Serius, che permette il monitoraggio della situazione sanitaria pubblica e privata della Regione Sicilia.


Giuseppe Faruggia, Riccardo Giammanco e Roberto Bertini

«Ciascun nostro intervento si basa su una metodologia ormai consolidata che prevede due fasi: la prima consiste nell’analisi del tema oggetto di intervento, in cui il team identifica gli obiettivi del committente definendo lo scenario attuale e prospettico. La seconda fase consiste nella realizzazione del progetto e nel monitoraggio del livello di raggiungimento degli obiettivi. Contemporaneamente vengono sviluppati veri e propri sistemi di aggiornamento in tempo reale delle variabili chiave da monitorare». Un vero e proprio fattore critico di successo per Serius è la disponibilità di manager formati in maniera specifica sui temi sopradiscussi, in grado di gestire il cambiamento e l’innovazione. Proprio per questa precisa programmazione e organizzazione del lavoro, Serius ha stretto un’alleanza strategica con Unisom, consorzio universitario per l'ateneo della Sicilia occidentale e del bacino del Mediterraneo, organizza diversi master fra i quali “Esperto in pianificazione e controllo nel sistema sanitario”. Il dottor Riccardo Giammanco, responsabile didattico del master, spiega come tutto nasca «dall’esigenza di formare figure professionali in grado di svolgere funzioni di progettazione, analisi e valutazione nel settore sanitario. Il master infatti si propone di sviluppare le capacità individuali con metodi di approccio interdisciplinare. Il percorso formativo è organizzato con un approccio manageriale, creando integrazione tra le diverse figure professionali che operano nelle aree amministrative e sanitarie. Una configurazione, dunque, di un “terzo linguaggio” tra la visione sanitaria e quella economica aziendale».

L’obiettivo primario è armonizzare esigenze, vincoli operativi e normative con le strategie dei clienti attraverso la gestione della governance con soluzioni costruite ad hoc

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Purtroppo oggi, rispetto al passato, un neolaureato incontra sempre maggiori difficoltà per acquisire esperienza e competenze specifiche. Proprio per questo, il dottor Roberto Bertini, presidente del consorzio universitario, spiega come Unisom operi «nel settore dell’alta formazione e della formazione post-universitaria dal 2002. Supportata da tecnologie e strutture di ultima generazione, si avvale di un consolidato network di professionisti, docenti e formatori oltre che della sua stabile rete di rapporti con università e centri di ricerca. Proprio per il quadro delineato dei neolaureati spesso in difficoltà, Unisom ha progettato e realizzato, in partenariato con l’Università degli studi di Palermo e altre università italiane, ventidue master e due progetti di ricerca e ha collaborato alla realizzazione di altri master di primo e secondo livello dell’Università di Palermo». Ma non è tutto. Per continuare a formare nuove figure professionali, «per il prossimo anno accademico ci sono in programma tre diversi master: “Innovation virtual design”, il già citato “Esperto in pianificazione e controllo nel sistema sanitario” e infine il master “Esperto in traumatic disaster management”».

In alto, a sinistra Riccardo Giammanco, responsabile didattico del master organizzato dalla Unisom. A destra Roberto Bertini, presidente del consorzio Unisom www.unisom.it

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CARDIOLOGIA

Un riferimento cardiologico per Siracusa «La tecnologia ha trasformato i metodi, gli uomini, le strutture e ha consentito di aumentare la sopravvivenza dei pazienti». Aldo Centaro, che si occupa di cardiologia dal 1980, fa il punto su nuovi strumenti e nuove cure Manuel Zanarini

l ruolo del medico è spesso stato, in passato, legato alla bravura del singolo, alla sua esperienza e al rapporto col paziente, piuttosto che subordinato alle strutture, ai macchinari e alle innovazioni tecnologiche. Le cure venivano scelte dal medico con pochi strumenti, con risultati spesso alterni. È anche cambiata la competenza dei cardiologici, passando dal clinico con una conoscenza quasi generalizzata, a una super specializzazione. Il dottor Aldo Centaro, responsabile dell’unità funzionale di cardiologia presso la Casa di Cura Villa Azzurra di Siracusa, parla delle evoluzioni del settore, e di come esse possono apportare grandi migliorie alle condizioni dei pazienti, anche in una re-

I In alto, il dottor Aldo Centaro, responsabile dell’unità funzionale di cardiologia presso la Casa di Cura Villa Azzurra di Siracusa. Nelle altre immagini, ambienti operativi della struttura www.villaazzurra.it

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gione come la Sicilia, troppo spesso considerata erroneamente il fanalino di coda del sistema sanitario nazionale. Trova che la pratica di cardiologo sia cambiata molto negli anni? «La tecnologia ha trasformato i metodi, gli uomini, le strutture e, come è evidente a tutti, ha consentito di aumentare la sopravvivenza dei pazienti. Oggi il ruolo principale è svolto dall'organizzazione, rispetto alla sola capacità del singolo». Come ha inciso ciò sulla preparazione del medico? «Scomparendo, o quasi, la figura del clinico, siamo passati dallo specialista di branca al subspecialista di settore, con diverse professionalità


Aldo Centaro

In strutture come Villa Azzurra, la tecnologia ha modificato i metodi ma il ruolo principale è svolto dall’organizzazione, rispetto alle capacità del singolo

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all’interno della stessa specializzazione. Il risultato è l’essere molto preparati su una sub specialità, ma nello stesso tempo ne risente la preparazione in altre parti. Va detto che è praticamente impossibile riuscire a seguire l’evoluzione tecnologica in ogni singolo settore, la quale oggi gioca un ruolo determinante». Questi sviluppi hanno avuto dei pro nel curare le patologie? «Negli anni '80, le morti per infarto miocardico acuto erano intorno al 25%, un valore che oggi farebbe gridare allo scandalo, ma era l’epoca in cui non esisteva la trombolisi sistemica né, tantomeno, l’angioplastica percutanea o gli stents medicati; i pace maker servivano per risolvere le forme di bradicardia e non pensavamo di poter inserire nelle camere cardiache 3 cateteri per curare lo scompenso cardiaco. Tecnologia e specializzazioni hanno ridotto la mortalità di moltissimo». A livello di strutture, cosa sta cambiando? «In tempi di ristrettezze economiche, e con la necessità di avere comunque un livello assistenziale di qualità, è fondamentale distribuire le forze e integrare, seguendo le varie esperienze, il pubblico con il privato». Anche sul nostro territorio, stanno avvenendo queste sinergie? «La Casa di cura Villa Azzurra, di Siracusa è

l’unica cardiologia per acuti privata convenzionata. Insieme agli altri responsabili cardiologi della spedalità pubblica provinciale, abbiamo stilato un protocollo per far si che il maggior numero possibile di pazienti ischemici acuti possano giovarsi dei trattamenti interventistici per le coronarie, nel più breve tempo possibile. Inoltre abbiamo iniziato un percorso di perfezionamento e di specializzazione nel campo delle aritmie e degli impianti di pace makers». Quali pazienti trarranno maggiore vantaggio da tale collaborazione? «Soprattutto coloro che sopravvissuti ad infarto, o ad altre malattie, si trovano ad affrontare lo scompenso cardiaco il vero nemico degli ultimi e dei prossimi anni, perché l’evoluzione dello stesso porta ad un accorciamento della vita se non curato come si dovrebbe. Tali pazienti sono i più numerosi, ma le somme a loro destinate sono sempre minori». La struttura in cui opera come si colloca in questo quadro? «A Villa Azzurra ci poniamo come un possibile riferimento per questi pazienti e per tutti i pazienti con bradi o tachiaritmia che possono giovarsi di un percorso diagnostico terapeutico all’avanguardia». Che prospettive vede per il futuro? «Il percorso è arduo, ma abbiamo iniziato il cammino con le prime soddisfazioni e continueremo con fiducia, impegno e sicurezza nei nostri mezzi. Dieci anni fa la scommessa era difficile da vincere ma oggi, forti dei risultati passato, vogliamo garantire un importante servizio ai cittadini della provincia di Siracusa». SICILIA 2011 • DOSSIER • 279


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