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OSSIER SICILIA L’INTERVENTO..........................................11 Giuseppe Pace Silvio Ontario

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................14 Antonello Montante STRATEGIE PER IL SUD ....................18 Alessandro Laterza Enrico La Loggia IL COMMENTO......................................22 Pietrangelo Buttafuoco

ECONOMIA E FINANZA POLITICA ECONOMICA .....................26 Matteo Caroli Alessandro Alfano Roberto Helg Alessandro Albanese Domenico Bonaccorsi di Reburdone Raffaele Stancanelli Gaetano Mancini Santo Castiglione CREDITO & IMPRESE ........................45 Giuseppe Arrica Roberto Bertola Saverio Continella IL FUTURO DELL’UNIONE................52 Alberto Quadrio Curzio GLI ITALIANI E LA CRISI ...................56 Giuseppe Roma IL VALORE DELL’IMPRESA .............58 Sergio Travaglia FOCUS AGRIGENTO ............................61 Il quadro economico Calogero Bellavia INTERNAZIONALIZZAZIONE...........68 Pierluigi Orsolini EXPORT...................................................70 Francesco Galvagno MODELLI D’IMPRESA .......................72 Gruppo Barbaro Massimo, Gaetano e Luciana Alioto Nunzio Landro Bertorotta Giuseppe Russello Alfio Materia Gaetano Di Maiuta Giuseppe Pecoraro Giovanni Frasca

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TECNOLOGIE.........................................92 Giovanni Grechi e Vincenzo Cassese Angelo Fortuna Giuseppe Iacolino Antonino Salerno Santi Lo Tauro IL MERCATO DELL’AUTO...............102 Dario Sposito ENERGIA ...............................................104 Sandro Alfano AGROALIMENTARE ..........................106 Gerardo Diana Fabrizio Cuneo Matteo Continella Antonino Mannino


Sommario AMBIENTE

TERRITORIO

GIUSTIZIA

GESTIONE RIFIUTI..............................116 Vincenzo Marinello Giuseppe Lo Bartolo Salvatore, Antonino e Giada Di Pede

EDILIZIA.................................................126 Rosario Giardina Giovanni Scalavino e Antonino Raia Piero Tirone

CRIMINALITÀ.......................................164 Domenico Achille Giuseppe Caruso Giuseppe Castiglione

RISORSE IDRICHE.............................122 Sergio Cassar

MATERIALI ...........................................132 Giuseppe Termini Luigi e Francesco Vitale Francesco Amante Salvatore e Angelo Sottile Carmelo Agnello

RINNOVABILI.......................................124 Galyna Bongiovanni ed Eydelman Boris

COSTRUZIONI.....................................142 Antonino Milazzo INTERNI .................................................144 Giuseppe Onorato TURISMO...............................................148 Renzo Iorio Fortunato Giovannoni Flavia Coccia Bernabò Bocca Giuseppe Cassarà Giuseppe Arena

SANITÀ RIORGANIZZAZIONE SANITARIA............................................174 Laura Azzolina Gaetano Sirna POLITICHE ANTIDROGA..................179 Giovanni Serpelloni RIABILITAZIONE ................................184 Centro Medico Marcoccio COMUNITÀ TERAPEUTICHE .........186 Salvatore Labisi PRESIDI ORTOPEDICI......................188 Salvatore Scafati CHIRURGIA ..........................................190 Seby Floridia

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Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Xxxxx cxpknefv L’INTERVENTO

Vincere la sfida della crescita di Giuseppe Pace, presidente di Unioncamere Sicilia

n questo momento di incertezza dei mercati tra gli imprenditori siciliani prevale la prudenza. Le aziende tagliano il superfluo e limitano la spesa. A pagarne le conseguenze sono, primi tra tutti, gli investimenti. Secondo una recente indagine svolta dall’osservatorio economico di Unioncamere Sicilia, nel secondo semestre dell’anno se ne faranno pochi e mirati specialmente su marketing, rete commerciale e capitale umano. Per certi versi è un atteggiamento comprensibile. D’altro canto, però, non bisogna dimenticare che per essere competitivi, in un mercato sempre più difficile ed esigente, è necessario non abbassare la guardia. Senza un giusto mix di innovazione, internazionalizzazione e marketing non si può andare molto lontano. E oggi più che mai gli imprenditori siciliani devono essere in grado di guardare oltre. I segnali positivi e la voglia di cambiamento non mancano. In base ai risultati emersi dal sondaggio di Unioncamere Sicilia, abbiamo scoperto che le aziende dell’Isola ripongono nei paesi stranieri una maggiore aspettativa: il 19% degli intervistati, infatti, si aspetta un “aumento” del fatturato estero, il 4% addirittura un “forte aumento”, mentre un 17% lo giudica “stabile”. L’export, d’altronde, può rappresentare l’asso nella manica per la Sicilia. Al di là dei prodotti petroliferi che da sempre spingono verso l’alto le vendite all’estero, ci sono tanti altri settori che anno dopo anno sono in costante crescita e pertanto rappresentano un punto di orgoglio per la nostra economia. La Sicilia piace. E a dirlo sono i numeri. Nel 2011, ad

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esempio, agricoltura, silvicoltura, pesca, alimentare, bevande e tabacco hanno registrato un incremento delle esportazioni di un ragguardevole 8%. Di più. Nonostante la crisi, complessivamente la Sicilia è stata in grado di conquistare un +15% nelle vendite all’estero, posizionandosi di quattro punti percentuali sopra il dato nazionale. Una rondine, di certo, non fa primavera, ma questi dati ci spingono a guardare il futuro con fiducia e soprattutto ci indicano la strada da percorrere. Tuttavia, nell’Isola permane una debolezza del sistema produttivo: le imprese sono ancora sottodimensionate, tanto che oltre il 74% delle attività operanti in regione sono ditte individuali, mentre le società di capitali sono meno del 12%. Ecco perché bisogna promuovere il recupero della redditività. Oppure spingere gli imprenditori a fare squadra e a presentarsi più forti sui mercati. C’è ancora molto da fare. La Sicilia, infatti, si colloca agli ultimi posti tra le regioni italiane per numero di imprese coinvolte nelle reti d’impresa. Il fenomeno è un po’ più diffuso nella provincia di Catania, mentre in quattro delle nove province non risulta alcuna attività coinvolta in reti d’impresa. I margini di crescita, però, ci sono e - non bisogna dimenticarlo - la Sicilia è una terra le cui potenzialità sono ancora tutte da scoprire. I settori chiave sono senza dubbio il turismo e l’agricoltura, che meriterebbero di essere valorizzate anche in un’ottica di strategia d’insieme. Solo così si potrà vincere la sfida della crescita. SICILIA 2012 • DOSSIER • 11


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Xxxxx cxpknefv L’INTERVENTO

I giovani imprenditori oltre la crisi di Silvio Ontario, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Sicilia

o l’onore di presiedere il gruppo dei giovani imprenditori di Confindustria Sicilia dal dicembre 2010. Durante questo periodo abbiamo dovuto fare i conti con la crisi e con tutte le sue drammatiche conseguenze. Da giovani imprenditori non possiamo che affrontare queste difficoltà a testa alta e con grande determinazione e impegno. Riteniamo, infatti, che ai problemi di questa terra e di questo tempo si debba rispondere con le opportunità e la logica del fare, rispetto a una politica che parla e non agisce. E noi lo facciamo investendo il nostro tempo e le nostre risorse, con notevole sacrificio e spirito di servizio, nell’intento di migliorare il territorio e la società, diffondendo la cultura del lavoro e dell’impresa. Ed è soprattutto dall’impresa che si deve ripartire per superare la crisi. La creazione di nuova impresa da parte dei giovani rappresenta, in particolare, la grande sfida sulla quale crediamo e che ci vede impegnati quotidianamente. Abbiamo dato vita a “ImprendiSicilia” l’iniziativa volta a rispondere alle esigenze di orientamento, formazione e sviluppo di tutti quei giovani che vogliono fare impresa, dando risposte, chiarendo dubbi e cercando di condividere con loro la nostra rete e i valori di cui siamo portatori. Nelle prossime settimane questi sportelli saranno aperti in ognuna delle nostre province, in modo da costituire un presidio diffuso e capillare per soddisfare le istanze dei giovani. E, soprattutto, per aiu-

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tarli a superare gli ostacoli alla creazione d’impresa che puntualmente ci vengono proposti: credito, legalità, burocrazia, infrastrutture. Sgombro subito il campo da ogni dubbio: questi problemi sono seri ed esistono. Non a caso la nostra interlocuzione con il mondo del credito è costante; la nostra iniziativa “Addio burocrazia” non si è mai fermata; la battaglia per la legalità portata avanti dai nostri presidenti Lo Bello e Montante ci vede ora più che mai impegnati e sulle infrastrutture non abbassiamo mai la soglia di attenzione. Ma siamo anche convinti che la nostra Isola può competere alla pari con qualsiasi altra parte del mondo, se le attività economiche che decidiamo di localizzare qui sono nei settori delle tecnologie, delle nuove energie e dell’ambiente, dell’agroalimentare e del turismo e, in particolare, se di questi settori sappiamo individuare la parte alta della catena del valore, dove le principali risorse necessarie sono la conoscenza e la competenza, non i capitali o la rete di infrastrutture. E, sempre per essere chiari, riteniamo che i maggiori ostacoli alla creazione d’impresa siano prevalentemente di tipo culturale, ovvero una scarsa propensione al rischio, una società che “non fa il tifo” per chi fa impresa, la mancanza di un corretto approccio all’errore e al fallimento, oltre a un ecosistema troppo fragile che non supporta il giovane imprenditore. Siamo impegnati a fornire a tutti questi problemi risposte puntuali e soluzioni concrete. SICILIA 2012 • DOSSIER • 13


IN COPERTINA

LEGALITÀ E SVILUPPO, COSÌ LA SICILIA GUARDA AL FUTURO «Una nuova e diversa strategia in settori ad alta potenzialità» quali turismo, agroalimentare ed energie rinnovabili. Senza dimenticare infrastrutture e accesso al credito. Il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, identifica gli asset fondamentali per il rilancio della regione Francesca Druidi

stata definita un’elezione all’insegna della continuità dei valori. Antonello Montante, imprenditore con già numerosi incarichi alle spalle ricoperti nell’associazione confindustriale, ha raccolto il testimone da Ivan Lo Bello assumendo la guida degli industriali siciliani per il prossimo biennio. L’impegno arriva in un momento storico controverso, segnato da una crisi economica di portata mondiale che aggrava ulteriormente le problematiche strutturali di cui già soffre il territorio siciliano. Montante, già nel board dell’ex presidente Marcegaglia con delega ai rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio e oggi membro della squadra di Squinzi con delega per la legalità, prosegue all’interno di Confindustria Sicilia quel percorso, avviato già da alcuni anni, di costruzione di una cultura imprenditoriale votata all’etica, alla ferma opposizione al

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racket e all’ingerenza della criminalità organizzata nel tessuto produttivo dell’Isola. Un percorso che, per determinazione e impegno profusi, è diventato un esempio da seguire a livello nazionale. Legalità e sicurezza rappresentano, del resto, condizioni imprescindibili per qualsiasi piano di rilancio e di crescita economica, sociale e occupazionale. Ma l’imprenditore nisseno non dimentica che allo sforzo teso alla legalità va necessariamente accompagnato anche un progetto teso a favorire lo sviluppo dell’Isola. Sarà fondamentale allora agire sul piano dell’attrazione degli investimenti, improntando un piano industriale che sappia sfruttare le eccellenze e le potenzialità ancora inespresse della Sicilia. Ha assunto da pochi mesi l’incarico di presidente di Confindustria Sicilia. Quali saranno le parole d’ordine del suo mandato e quali sono gli impegni sui quali si concentrerà a breve e medio termine?

«In questi anni abbiamo lavorato molto sul fronte della legalità come precondizione per lo sviluppo e la libertà di mercato in un territorio come la Sicilia fortemente condizionato dall’ingerenza della criminalità mafiosa. Dobbiamo continuare tale percorso, accompagnandolo con concrete azioni in direzione della crescita di un sistema manifatturiero capace di competere e di stare sul mercato con le proprie gambe, senza alcuna intermediazione parassitaria». È stato rinnovato e ampliato il protocollo di legalità tra Ministero dell’Interno e Confindustria. Quali sono gli strumenti che permetteranno di intensificare la lotta al racket e alla connivenza-collaborazione tra tessuto civile e imprenditoriale e criminalità organizzata? «Dopo quello siglato il 10 maggio 2010, la firma del nuovo protocollo conferma che il percorso intrapreso è quello giusto. Lo testimoniano le tante adesioni da parte delle singole imprese, i 20 accordi 


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Antonello Montante

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IN COPERTINA



Due sono i fronti che ci vedono coinvolti: l’istituzione delle “white list” nelle prefetture e l’applicazione del rating di legalità



 locali già sottoscritti e quelli che Meridione, anche sul fronte del 2012, su quali leve deve concenstanno per essere firmati. Ma per rispondere alle sfide che si pongono e si porranno è necessario un impegno costantemente rinnovato, che accomuni tutte le parti in gioco. Due sono attualmente i fronti che ci vedono coinvolti: l’istituzione delle “white list” nelle prefetture per le imprese che si occupano di appalti pubblici e l’applicazione, da realizzarsi quanto prima, del rating di legalità, che consentirà di valorizzare, anche dal punto di vista del credito, le aziende che hanno comportamenti virtuosi». In generale, come valuta lo stato attuale del contrasto alla criminalità organizzata in regione e nel 16 • DOSSIER • SICILIA 2012

riutilizzo dei beni confiscati? «Ritengo che, in questi ultimi anni, magistratura e forze dell’ordine abbiano dato un contributo determinante nel contrasto alla criminalità organizzata. Non va sottaciuto però il nuovo corso che ha caratterizzato parte della società civile, scesa in campo al fianco dello Stato. Molto resta ancora da fare, ma sono convinto che sarà un processo inarrestabile e, da questo punto di vista, nutro molta fiducia nelle nuove generazioni, nei giovani. La loro partecipazione attiva in occasione del ventennale della strage di Capaci deve farci ben sperare per il futuro». In un anno in salita come il

trarsi la Sicilia per tentare di uscire dalla crisi: sblocco delle infrastrutture, semplificazione amministrativa, lotta agli sprechi? «Lo sblocco delle infrastrutture e la ripresa del settore delle costruzioni rappresentano un punto di partenza importante per la ripresa economica, anche per la stretta connessione di tutta la filiera, dal cemento alle piastrelle, fino alle imprese impiantistiche, e il forte impatto occupazionale. Ciò però non è sufficiente per recuperare le criticità strutturali della Sicilia. Per tale motivo, credo che occorra impostare una diversa e nuova strategia in settori ad alta potenzialità di sviluppo come l’agroalimentare e il


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Antonello Montante



Occorre impostare una diversa e nuova strategia in settori ad alta potenzialità di sviluppo come l’agroalimentare e il turismo per assicurare un futuro di sviluppo

turismo, oltre alle fonti rinnovabili, per assicurare a questa regione un futuro di sviluppo». Il peggioramento della congiuntura economica si è riflesso nella debolezza della domanda, dell’accesso e della qualità del credito. Come si può intervenire? «Dopo le politiche restrittive tese a riportare sotto controllo il debito pubblico, che hanno avuto un forte effetto recessivo, occorre intervenire per far ripartire gli investimenti, sia pubblici che privati, e apportare dei correttivi al patto di stabilità, perché altrimenti il sistema rischia di avvitarsi su se stesso. Il credit crunch è ancora molto forte, sta penalizzando oltremisura le imprese che hanno

programmi di investimenti per innovare i loro prodotti o i processi produttivi. Senza innovazione è difficile competere sui mercati internazionali. Bisogna assolutamente interrompere questo circolo vizioso: le banche giocano un ruolo decisivo e sono certo che sapranno accompagnare i buoni progetti di investimento delle imprese». Il divario tra Nord e Sud resta ancora molto ampio sul versante infrastrutturale, dei ritardi dei pagamenti della Pa, dell’export, del tasso di occupazione. Secondo il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, serve uno scatto collettivo tra classe dirigente e cittadini. Da quali fattori deve partire il recupero del



Meridione? «La classe dirigente del Mezzogiorno ha una grande responsabilità nel prossimo futuro. Troppi sono i nodi da affrontare, con l’handicap che rispetto al passato non ci saranno trasferimenti della spesa pubblica a piè di lista. Le risorse pubbliche sono scarse e quelle che ci saranno dovranno essere utilizzate con grande parsimonia e finalizzate a priorità accompagnate da vera progettualità. Ciò presuppone una forte coesione e condivisione delle scelte; il che significa anteporre l’interesse generale agli interessi particolari, che nel passato hanno caratterizzato la gestione della cosa pubblica nel Mezzogiorno». SICILIA 2012 • DOSSIER • 17


IL PUNTO PER IL SUD STRATEGIE

Serve una vera politica industriale La crisi economica ha aggredito la Sicilia e la situazione potrebbe essere simile anche nel 2013. Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno, raccomanda di «investire oggi per farsi trovare pronti quando la crisi passerà» Renata Gualtieri

l Pil regionale calerà quest’anno di quasi il 3 per cento, gli occupati del 2,2 cosicché a lavorare sarà poco più del 40 per cento dei siciliani. Una crisi che si somma a un 2011 molto difficile. I debiti delle famiglie sono aumentati del 3 per cento e si presentano addirittura più alti della media nazionale. Secondo i dati della Banca d’Italia, la disoccupazione in Sicilia è arrivata al 19,5 per cento e solo la Campania ha un numero di disoccupati maggiore, il 19,6 per cento. I giovani siciliani sono i più colpiti e gli isolani in cerca di occupazione si sono ridotti del 3 per cento. Il centro studi di Confindustria ha recentemente rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2012 e previsto che gli effetti recessivi si trascineranno anche nei primi mesi del 2013. Tutte le rilevazioni concordano nell’indicare che il clima di fiducia in tutto il paese è ai minimi, e nel fatto che il Mezzogiorno presenta indicatori ancor più negativi. Come ha recentemente evidenziato la Banca d’Italia, l’Isola ha

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Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Alessandro Laterza



La riduzione degli investimenti ha interessato tutti i settori, in particolare il manifatturiero

risentito del deterioramento del quadro macroeconomico nazionale, con ricadute negative in tutti i principali settori. L’indicatore più sfavorevole riguarda la riduzione degli investimenti, che ha interessato tutti i settori, in particolare quello manifatturiero. Dunque non c’è da farsi particolari illusioni. E, soprattutto, non c’è la formula magica per tornare a crescere. «È finito il tempo della pubblica amministrazione che funge da ammortizzatore sociale, oggi più che mai – dichiara Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno – credo sia necessaria una risposta di sistema: da un lato, dovremo mantenere la capacità produttiva esistente, investire sulle competenze interne alle aziende, innovare, cercare nuovi mercati.



Insomma, in una parola, investire oggi sul futuro per farsi trovare pronti quando la crisi passerà. Dall’altro, sarà necessario aprire al mercato e a nuove imprese settori che sono ancora protetti e che potrebbero, grazie a una maggiore concorrenza, costituire occasione di investimenti e di nuove opportunità di lavoro». C’è da dire però che non tutti i territori e non tutte le imprese sono uguali. Anche nel pieno della crisi, ci sono state aziende che hanno continuato a investire e a fare utili, trovando nuovi mercati. «Credo che la migliore risposta che gli imprenditori possano dare – spiega ancora Laterza – sia seguire l’esempio di queste imprese». Intanto, il documento congiunto per impresa e lavoro al Sud presentato a metà luglio da Confindustria,

Cgil, Cisl e Uil ha ottenuto una risposta positiva da parte del ministro Fabrizio Barca. Il documento rivendica una vera politica industriale. Oltre 51 tavoli di crisi aziendali solo al Sud, per un totale di 35mila lavoratori coinvolti e, alle spalle, la perdita di circa 300mila posti di lavoro tra il 2007 e il 2012. Le regioni meridionali sono ferme a una spesa pari al 25% dei fondi. Per accelerare e migliorare la qualità della spesa, il piano d’azione si è concentrato su istruzione, agenda digitale, servizi di cura, contenimento degli effetti della crisi economica sui lavoratori in condizione di maggiore fragilità, sulla mobilità ferroviaria e su progetti dimostrativi nel campo dei beni culturali, della giustizia e della formazione. «Il passaggio successivo ricordano Confindustria, Cgil, Cisl e Uil - deve essere una nuova azione rivolta a sostenere, modernizzare, espandere il tessuto produttivo meridionale per favorire la ripresa dell’occupazione». SICILIA 2012 • DOSSIER • 19


STRATEGIE PER IL SUD

È opportuno cambiare mentalità Programmi di crescita credibili con presupposti diversi dal passato, moderni e innovativi. È la base da cui partire, secondo Enrico La Loggia, per attirare investimenti e contribuire alle prospettive di crescita dell’Isola Renata Gualtieri

a recentemente dichiarato di essere «addolorato dal vederle la Sicilia così mal governata». Enrico La Loggia, presidente della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, per «salvare la sua terra» propone di rilanciarne lo sviluppo partendo dalle straordinarie risorse locali e investendo in settori quali il turismo, i beni culturali, le fonti energetiche alternative e l’agricoltura. Non tralasciando però il sostegno alla ricerca che, negli ultimi anni, ha visto il sorgere e l’affermarsi in Sicilia di veri e propri centri d’eccellenza. «Tutto questo –

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tiene a precisare – deve necessariamente essere preceduto da un risanamento del bilancio». La crisi che sta investendo la Sicilia da quali fattori dipende e quali aspetti la impensieriscono di più? «La Sicilia risente della crisi economica che sta vivendo il nostro Paese e tutto l’Occidente. Ovviamente, essendo una delle regioni italiane aventi particolari aspetti di debolezza strutturale, ne risente di più. L’aspetto che più mi preoccupa, in questa difficile contingenza, è quello occupazionale. Che in Sicilia riguarda sia i giovani - in maniera che oserei definire dram-

matica - che le persone di mezza età, espulse dal mercato del lavoro in seguito a ristrutturazioni aziendali non sempre effettuate in modo da tener conto delle esigenze sociali del territorio». Quali sono state le scelte politiche più sbagliate? «La Giunta Lombardo ha perso sostanzialmente cinque anni che avrebbero dovuto essere impiegati in modo innovativo. Invece, si è proseguito sulla strada sbagliata dell’assistenzialismo e della spesa improduttiva. Aspetti che sono stati spesso messi alla berlina da decine di articoli comparsi sulla stampa nazionale ed estera». Ritiene dunque necessario un radicale cambiamento di mentalità della classe politica?


Enrico La Loggia

In apertura, Enrico La Loggia, presidente della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale

«Di fronte ai risultati completamente negativi fin qui registrati, non c’è alternativa. Occorre ripensare le scelte da fare a livello regionale in maniera tale che esse siano sempre più compatibili con le esigenze di un’economia che può riprendersi solo se vi si innestano elementi innovativi. Dobbiamo innanzi tutto ripensare il nostro ruolo prima di andare a Roma o in Europa a chiedere ciò che peraltro, in gran parte, ci è dovuto. Ma per farlo, occorre presentarci con le carte in regola. Dobbiamo essere credibili nel momento in cui predisponiamo programmi di crescita e di sviluppo. Che devono essere basati su presupposti completamente diversi rispetto al passato. Avere cioè caratteristiche di mo-

dernità e innovazione tali da attirare investimenti nell’Isola. Alla classe dirigente sta poi il compito di assicurare la sburocratizzazione delle pratiche e la creazione di un contesto sociale sicuro che sia definitivamente liberato dai condizionamenti mafiosi». Cosa pensa dei fondi europei destinati allo sviluppo rimasti inutilizzati? E perché la Sicilia ha registrato queste performance negative anche rispetto ad altre regioni meridionali? «È la rappresentazione più drammatica della colpevole incapacità dell’attuale governo regionale. In una fase sempre più competitiva, soprattutto all’interno dei confini europei, è veramente un atteggiamento da suicidi quello di perdere risorse che - ulteriore beffa spesso sono poi assegnate a regioni che con la Sicilia sono in diretta concorrenza. La prima cosa da fare, quindi, è dare la massima attenzione ai fondi Ue, predisponendo programmi seri e credibili tali da avere positiva accoglienza a Bruxelles».

La spesa per il personale della Regione è di un miliardo e 600 milioni l’anno. Cosa ne pensa di questo spreco di risorse e come è possibile creare invece lavoro vero in Sicilia? «Questo è il punto decisivo. Fino a oggi si è continuato a fornire posti di lavoro falsi, basati su un precariato che è offensivo per la stessa dignità di molti siciliani. In passato si poteva considerare questa pratica come una forma di ammortizzatore sociale. Oggi questo non è più possibile! Bisogna quindi procedere a una drastica riduzione della pianta organica della Regione. Quanto poi alla creazione di posti veri, soprattutto per i giovani, penso che allo scopo vadano incentivate a crescere- attraverso soprattutto misure di carattere fiscalele piccole e medie aziende che costituiscono la struttura portante dell’imprenditoria isolana. In queste strutture i giovani potranno vedere peraltro valorizzati i loro studi specifici e i loro talenti, investendo sul proprio futuro e contribuendo seriamente alle prospettive di crescita della Sicilia». SICILIA 2012 • DOSSIER • 21


IL COMMENTO

Il giornalista Pietrangelo Buttafuoco

Quell’Isola che non c’è La Sicilia, che nasce come una terra ricca di risorse, è prigioniera di un impoverimento spirituale. «Bisogna smetterla con la mistica del posto – afferma il giornalista Pietrangelo Buttafuoco – e inventare il lavoro», uscendo dalle logiche clientelari Renata Gualtieri

a crisi che sta investendo la Sicilia non è esclusivamente economica, ma anche spirituale. C’è una crisi che comincia dall’impoverimento di una Sicilia che è stata anche la culla di una certa idea di universalità. «Siamo diventati provinciali, caricaturali – ammonisce Buttafuoco – e ci stiamo facendo ridere dietro, tanto è spaventoso il vuoto in cui siamo precipitati». Nel frattempo che esplode, in tutto il Mediterraneo, la “primavera”, nel bel mezzo di un rinascimento “ottomano” attraverso cui la Turchia si appresta a diventare una potenza economico-politica di primo piano, «la Sicilia, terra di grandi risorse, viene ridotta a essere appendice di una periferia remota e insignificante qual è l’Europa». Qual è la causa di tutto questo?

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«È tutto dovuto a un impoverimento spirituale. La Sicilia non è più in grado di produrre un pensiero, una strategia né, figurarsi, una stagione culturale. Vincenzo Gallo, ovvero l’immenso Vincino, mi raccontava che nella Palermo degli anni 60 arrivava tutto il mondo. Il meglio tra gli artisti, le grandi personalità, i capitani d’industria, insomma, lo spirito del Tempo. Oggi, tutto ciò che deriva dalla Sicilia è solo minutaglia». Qual è la sua ricetta per superare la crisi? «Smetterla con la mistica del posto e inventare il lavoro. Uscire dalla soggezione da impiegato di concetto e diventare contadini, artigiani, creatori, viaggiatori se è necessario. La Sicilia è piena di stipendiati che non producono ricchezza. Siamo solo consumatori in-

canalati verso i centri commerciali. Dobbiamo solo fare acquisti nel frattempo che, quasi per stoccaggio, tipico degli allevamenti, vengono esaurite le liquidità per tramite di contributi Cee, pensioni sociali dei nonni, reddito minimo garantito e varie altre soluzioni derivate da regalie e clientele. Siamo l’unica terra dove non ha mai avuto possibilità di trovare vigore la cooperativa. Seguo con ansia la vicenda del Collettivo dei lavoratori in lotta del porto di Trapani che ha occupato la petroliera, da cui potrebbe sorgere una diversa coscienza del lavoro rispetto alle retoriche lazzarone del “posto” o quelle declamatorie “dello Stato ci deve tutelare”». La cultura rimane sempre il primo fondamentale investimento per lo sviluppo? E cosa può fare la


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Pietrangelo Buttafuoco



Vogliamo ricordare la disperata solitudine della Venere di Morgantina?

cultura per la Sicilia? «Non ha più senso fare questo investimento perché proprio in Sicilia viene a mancare il soggetto principale: il pubblico, la gente, quelli che poi dovrebbero nutrirsi di tutto ciò che altrove porta ricchezza e velocità. Tutto quello che è normale per Mantova, Pordenone o Capri, in Sicilia è inimmaginabile. Quando in quelle città fanno i festival non ne beneficiano gli eruditi ma i ristoranti, gli alberghi, i taxi, perfino i ladri. Se solo si facesse qualcosa di simile da noi non ci sarebbero che sedie vuote. Vogliamo ricordare la disperata solitudine della Venere di Morgantina? Pur nell’elegante e professionale organizzazione del Museo di Aidone, quello splendore non ha certo l’allegra folla di Malibù, dove se ne stava assisa, trafugata ma as-

sisa, piuttosto che attendere il “circuito virtuoso dei siti archeologici”. Insomma, mi ci sono rotto le corna con la cultura come investimento. È come vendere frigoriferi agli eschimesi». In cosa la politica siciliana ha più fallito? «La politica in Sicilia è solo un ammortizzatore sociale. Ogni campagna elettorale, infatti, è come un concorso pubblico per l’assegnazione di posti da consigliere comunale, da assessore e, per ultimo, da sindaco. L’elezione a Palermo di Leoluca Orlando è un’eccezione, ma solo perché l’attuale sindaco, figlio di una tradizione di antico lignaggio, ha saputo farsi forte del suo vantaggio: essere un politico vero. È un’eccezione anche Catania, con Raffaele Stancanelli, erede di quel meraviglioso Movimento



sociale. Piano piano, con tutte le difficoltà, compresa quella di avere a che fare con i siciliani, è riuscito nell’impresa di rimettere a posto i conti e a far finalmente partire il progetto di Corso dei Martiri e se ci riesce, finalmente Catania andrà incontro al mare. Per il resto, la politica, è tutto un pianto. Mimì La Cavera, allora presidente di Confindustria di Sicilia, mi spiegò la differenza tra ieri e oggi descrivendo la fatica di riuscire a comporre le liste elettorali. Mi diceva: “Dovevamo supplicare in ginocchio i galantuomini e convincerli ad accettare di candidarsi per il Pli. Oggi, invece, fanno a gara per candidarsi. Ovunque”». Un dato che completa il quadro di quello che la Cisl definisce «un fallimento storico» riguarda i giovani fra i 15 e i 29 anni che non studiano più e non lavorano. Da siciliano quale messaggio si sente di lanciare alla categoria? «“Chi esce, riesce”. Quel geniaccio di Nichi Vendola, governatore delle Puglie, ne ha pensata una di soluzione proprio bella. Finanzia gli studi all’estero ai ragazzi, ma con il patto di rivederli tornare a Bari e mettere a frutto le competenze nella propria terra di origine. Non succederà mai una cosa così in Sicilia». SICILIA 2012 • DOSSIER • 23


POLITICA ECONOMICA

Export e innovazione, le leve per uscire dalla crisi «L’esperienza delle imprese di successo in Italia e in Sicilia – sottolinea Matteo Caroli, coordinatore dell’osservatorio economico di Unioncamere regionale – mostra che quando si è innovativi si riesce a conquistare quota di mercato, anche se la domanda è ferma» Renata Gualtieri

econdo i risultati dell’indagine “Le aspettative degli imprenditori siciliani nel prossimo semestre”, condotta dall’osservatorio economico di Unioncamere Sicilia e presentata nel maggio scorso a Palermo, gli imprenditori siciliani cercano di resistere a questo momento d’incertezza economica attraverso la riduzione dei costi. Un approccio necessario per far fronte al crollo degli ordinativi e alla contrazione del credito concesso dalle banche. «Un approccio che però – spiega Matteo Caroli, coordinatore dell’osservatorio – non è sufficiente per il rilancio nel mediolungo termine». A tal fine, occorre che le imprese possano investire per aumentare il valore della loro offerta, rafforzare le competenze, raggiungere le dimensioni sufficienti per competere sui grandi mercati in crescita. «Esiste un nucleo di aziende che già da tempo si muove su queste direttrici e sta ottenendo notevole successo; è diffuso in diversi settori, ma è ancora troppo piccolo e non riesce a trainare il resto del sistema produttivo della regione». Quali le attese per i prossimi mesi? «C’è molta preoccupazione sulla persistente contrazione della domanda, in particolare tra le imprese che operano nel mercato locale o

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Matteo Caroli, coordinatore dell’osservatorio economico di Unioncamere Sicilia

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anche nazionale. Per resistere al forte rallentamento dei mercati, si accettano riduzioni di prezzo; le piccole imprese non riescono però a compensare tale riduzione con una contrazione dei loro costi di produzione e subiscono una pesante caduta del margine economico. Se a questo si aggiunge il peggioramento dei tempi di pagamento e della qualità dei crediti, è facile comprendere le gravissime preoccupazioni degli imprenditori, purtroppo ampiamente confermate dal forte aumento del numero di cessazioni, in atto ormai da diversi trimestri. Vanno, però, sottolineati i segnali positivi che arrivano dalle imprese che hanno raggiunto una buona posizione sui mercati esteri o che comunque stanno investendo molto sull’internazionalizzazione». E quali, invece, i principali ostacoli da affrontare nel prossimo semestre per le aziende siciliane? «Le aziende siciliane, come quelle di tutto il Paese, sono di fronte a una sfida epocale che consiste nel raggiungere la dimensione e le competenze necessarie per saper competere a livello internazionale. Riuscire in questo intento comporta anche raggiungere una leadership nel mercato interno e, quindi, non dover subire le possibili battaglie di prezzo da parte di grandi competitori esteri. La questione cruciale è la zavorra che appesantisce le


Matteo Caroli

 

La scarsa attitudine alla cooperazione è uno dei limiti dell’imprenditoria siciliana

imprese impegnate nella sfida dell’efficienza e della competitività internazionale. Una zavorra determinata dall’inadeguatezza di molta parte dell’apparato normativo riguardante le attività economiche, dalla conseguente eccessiva complessità del sistema amministrativo, dalla crescente inefficienza dei servizi pubblici. Un altro fondamentale problema per le imprese è la scarsa capacità di accumulare capitali, che rende molto difficile poter effettuare investimenti consistenti; una scarsa capacità determinata dal ridursi dei margini economici e da un livello di imposizione fiscale che nel suo insieme è divenuta davvero insostenibile». Quali sono le armi migliori che consen-

tono di essere competitivi sul mercato? «Innovazione, innovazione, innovazione. L’esperienza delle imprese di successo in Italia e nella stessa Sicilia, dove ce ne sono comunque molte, mostra chiaramente che quando si è innovativi si riesce a conquistare quota di mercato, anche quando la domanda è ferma o addirittura in declino; si riesce ad attirare gli acquirenti internazionali e a essere più efficienti. La capacità di innovare i processi produttivi, i prodotti, ma anche il modo di “fare business”, di rapportarsi con il cliente, è la variabile decisiva per avere successo, in particolare in fasi di grande difficoltà generale come quella attuale». L’Isola è agli ultimi posti tra le regioni ita-  SICILIA 2012 • DOSSIER • 27


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Un cammino comune di crescita «Il futuro della Sicilia – afferma Alessandro Alfano, segretario generale di Unioncamere Sicilia – è nelle mani di chi sa fare impresa e che quindi rappresenta il vero motore dell’economia regionale» nche Unioncamere Sicilia si dota dell’osservatorio economico, così come previsto dalla recente normativa sulle Camere di Commercio. L’obiettivo del nuovo centro studi è quello di analizzare periodicamente l’andamento del mercato regionale e fornire alle imprese uno strumento in più per conoscere i punti di forza e le criticità del sistema produttivo nel quale operano. Con lo stesso spirito è anche nato “Unioncamere Sicilia academy” (Usa) che ha lo scopo, anche attraverso il portale www.usa.unioncameresicilia.it, di offrire agli imprenditori dell’isola corsi di aggiornamento, seminari e servizi alle aziende. «Il futuro della Sicilia –

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afferma Alessandro Alfano, segretario generale di Unioncamere Sicilia e ideatore del progetto “Usa” – è nella mani di chi sa fare impresa. Per questo va supporto e coadiuvato in un cammino di crescita comune». «Tra gli obiettivi di Usa – conclude Alfano – c’è anche quello di tenere vivo il dibattito sulla Sicilia con gli operatori del settore e gli economisti». Insomma, un vero e proprio pensatoio che possa contribuire allo sviluppo e alla crescita locale.

Alessandro Alfano, segretario generale di Unioncamere Sicilia

 liane per numero di aziende coinvolte nelle tuttavia, sia necessario guardare a questo lireti d’impresa. In base ai risultati del sondaggio quanti imprenditori credono in questo strumento e come è possibile diffonderlo? «La scarsa attitudine alla cooperazione è uno dei limiti dell’imprenditoria siciliana; credo,

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mite in chiave positiva, come una grande opportunità di miglioramento. È essenziale iniziare un processo che, in modo rapido, diffonda anche in Sicilia la cultura del fare rete, sempre più sviluppata in altre regioni del Paese. Questo processo richiede una precisa politica industriale e un concreto impegno delle istituzioni. A tal fine, mi pare molto positiva l’iniziativa presa da Unioncamere Sicilia di creare una “academy”, intesa proprio come uno spazio per favorire il confronto tra gli imprenditori, lo scambio di idee, l’apprendimento collettivo, e di qui, lo sviluppo di idee di business da realizzare attraverso la collaborazione di più imprese».


POLITICA ECONOMICA

Un “brand Palermo” e uno sguardo all’estero L’indice di fiducia tra i palermitani si mantiene negativo. Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo, invita gli imprenditori locali a unire le forze e a concentrarsi su obiettivi comuni e chiari per il rilancio del territorio Renata Gualtieri

lla preoccupante situazione economica diffusa capillarmente in tutta la Sicilia oggi si aggiunge la crisi del terziario e del commercio. E ad allarmare è anche il crollo di buona parte delle aziende storiche palermitane. Continuano intanto ad aumentare le richieste di ristrutturazione dei debiti e si impone un grave problema sociale rappresentato dalle municipalizzate cittadine che vivono una situazione di enorme difficoltà finanziaria. Di mese in mese si cerca di evitare il dissesto totale che arrecherebbe danni ingenti al capoluogo sici-

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liano. «A tutto ciò si aggiunge – sottolinea il presidente della Camera di Commercio di Palermo, Roberto Helg – che non ci sono i mezzi finanziari per la cassa integrazione in deroga, per cui oggi moltissimi lavoratori licenziati o in cassa integrazione non percepiscono emolumenti da circa sei mesi. Tutto questo grava sui consumi che continuano a calare in maniera netta per mancanza di liquidità delle famiglie». Da quali settori potrebbero arrivare segnali di ripresa? «Una buona occasione di rilancio può venire

Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo


Roberto Helg

Tutti i freni dello sviluppo Dai dati della Banca d’Italia sulla Sicilia traspare un bilancio complessivamente negativo, che non fa intravedere all’orizzonte prospettive migliori per il resto del 2012, specie guardando alle cifre che vengono dal settore industriale. Il commento del presidente di Confindustria Palermo Alessandro Albanese dal fatto che Palermo ha un’amministrazione politica nuova, a maggio è stato eletto un nuovo sindaco, il quale sta cercando di esaminare tutte le problematiche con occhi sgombri dal passato. Abbiamo la necessità assoluta di rimettere in movimento tutte le infrastrutture e riaprire i cantieri e intervenire con opere che rilancino il turismo. Palermo non è solo una città di mare ma anche un centro di grande cultura da valorizzare. C’è la necessità, ad esempio, di un centro congressi che possa permettere di ospitare da 1.000 a 3.000 persone e di organizzare congressi internazionali. Va creato un brand Palermo, che racchiuda la grande cultura palermitana, l’enogastronomia, che è tra le eccellenze del nostro territorio, e il mare. Ma va ricordato che bisogna lavorare tutti insieme per il rilancio della nostra terra». Dall’indagine “Le aspettative degli imprenditori siciliani nel prossimo semestre”, condotta dall’osservatorio economico di Unioncamere, solo l’8 per cento degli intervistati crede nelle alleanze con altre imprese come strumento per uscire dalla crisi. Quanto sono diffuse oggi le

a crisi sta attraversando tutti i settori, ma i dati che più preoccupano le imprese palermitane sono quelli relativi al crollo delle vendite e dei consumi. Segnali che si riflettono inevitabilmente sulla produzione. «Questa crisi – commenta il presidente degli industriali Alessandro Albanese (nella foto) – s’innesta in un territorio già cronicamente fragile e aggrava problemi già presenti».

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Cosa lamentano di più gli imprenditori palermitani?

«Tra i freni che maggiormente ostacolano lo sviluppo c’è il costo del lavoro. Una busta paga è come un rebus. Il sistema delle retribuzioni e degli oneri è farraginoso e complicatissimo, e a farne le spese sono le imprese e i lavoratori. Confindustria ha studiato un contratto territoriale di sviluppo. Si tratterà di una sorta di apprendistato professionalizzante o di mestiere, per i giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, a 650 euro mensili con gli oneri sociali a carico dell’impresa. Per ogni lavoratore occupato di età pari o superiore a 45 anni, il datore di lavoro potrà assumere fino a tre apprendisti. Questa è la vera qualificazione del personale, quella affidata alle imprese. Ed è per questo che chiederemo che i fondi finora sperperati dalla Regione nella finta formazione vengano dirottati alle imprese per preparare il personale direttamente all’interno dello stabilimento».

alleanze con altre imprese. Confindustria Palermo come favorisce l’internazionalizzazione e la creazione delle reti d’impresa?

«Uno dei punti prioritari del programma di Confindustria Palermo, sotto la mia guida, è proprio quello della collaborazione tra imprese attraverso un programma mirato di marketing intra-associativo. L’unione fa la forza, la chiave del rilancio è tutta qui». Quali le criticità presenti per quanto riguarda la gestione finanziaria e il credito tra banche e imprese?

«Occorre un dialogo tra le banche, le imprese e le istituzioni su questioni meramente tecnico-operative. L’obiettivo è quello di Da una recente indagine di Unioncamere rendere più fluido l’iter di autorizzazioni per le attività d’impresa. Quanto al rapporto tra Sicilia è emerso che per il 45% degli banche e imprese, partiremo a breve con un imprenditori siciliani la soluzione migliore ciclo di incontri curati dagli associati della per superare le difficoltà del momento è sezione credito e rivolti a tutti gli altri ridurre i costi. Su cosa preferiscono imprenditori per migliorare il dialogo tra i due tagliare gli imprenditori palermitani? soggetti. Infine, sarà cura della nostra «Proporzionalmente si avverte una sezione credito sensibilizzare le imprese a contrazione della spesa che attraversa sviluppare una maggiore capacità tutte le poste di bilancio». progettuale. Migliore sarà il progetto, migliore Tra gli intervistati solo il 10% crede potrà essere la valutazione da parte degli nell’internazionalizzazione come exit istituti di credito». strategy e l’8% si affida a innovazione e

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Palermo non è solo una città di mare ma anche un centro di grande cultura da valorizzare. C’è la necessità, ad esempio, di un centro congressi che possa permettere di ospitare da 1.000 a 3.000 persone e di organizzare congressi internazionali



 reti d’impresa a Palermo e come è possibile luppo. Seguendo le linee programmatiche di valorizzare questo strumento? «Ancora molto poco, ciò avviene a causa della mentalità dei siciliani e dei palermitani che induce a pensare che non ci si unisce gli uni agli altri ma si considera l’altro come un avversario. Bisogna dunque lavorare per sradicare queste convinzioni e capire che tutto ciò che è unione è forza. Occorre il massimo impegno da parte delle associazioni di categoria, ma non sono ottimista sul fatto che questo possa accadere a breve». Quali azioni ha messo in atto la Camera di Commercio di Palermo e quali le iniziative future a sostegno delle micro, piccole e medie imprese, specie per favorire i processi di internazionalizzazione? «L’ente camerale si sta impegnando al massimo, in base alla sua disponibilità economica, nel sostegno alle piccole e medie imprese, aiutando i consorzi fidi e dando agevolazioni anche agli enti bilaterali del terziario, tutte iniziative che mirano allo svi32 • DOSSIER • SICILIA 2012

Unioncamere nazionale, stiamo fortificando lo sportello dell’internazionalizzazione per far crescere le nostre aziende, alcune delle quali da sole sono già in grado di esportare ma a fatica. A una recente missione all’estero hanno partecipato 50-60 aziende italiane, di cui 3 di Palermo, che hanno portato ordini a casa, che è quello cha a noi più interessa. Le sole missioni della Camera di Commercio di Palermo dunque non bastano, ma vanno collegate con le missioni nazionali di Unioncamere». Da dove potrà scaturire valore aggiunto economico e sociale in un prossimo futuro? «Può derivare dall’unione delle forze, e l’ho ribadito recentemente anche al sindaco Orlando. Bisogna lavorare tutti assieme perché le risorse sono poche, ma quelle che ci sono vanno concentrate su obiettivi precisi, pochi ma chiari, e su questi ci dobbiamo battere tutti».


POLITICA ECONOMICA

Catania punta sulle reti e i giovani imprenditori

L’abbandono del concetto di distretto a vantaggio di nuove e più snelle forme di aggregazione aziendale è una delle chiavi che, secondo Domenico Bonaccorsi di Reburdone, aprirà le porte dello sviluppo alle imprese catanesi Giacomo Govoni

e 943 imprese e unità locali iscritte, per oltre 24mila dipendenti, fanno di Confindustria Catania l’organizzazione di industriali più nutrita dell’isola e la seconda del Mezzogiorno, alle spalle della sola Napoli. Una vivacità ben espressa anche dal saldo tra le imprese nate e cessate che la certifica confederale 2011 attesta di un punto superiore alla media nazionale. Proprio per questo, dal fronte industriale s’invoca ora un cambio di passo sul versante istituzionale, per non veder sfumare risorse preziose per il rilancio economico di Catania e della Sicilia tutta. «È di assoluta priorità – osserva Domenico Bonaccorsi di Reburdone, presidente degli industriali catanesi – trovare il modo di utilizzare i fondi europei nei tempi più rapidi possibili».

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A destra, Domenico Bonaccorsi di Reburdone, presidente di Confindustria Catania

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Domenico Bonaccorsi di Reburdone



Diversificando abbiamo resistito meglio alla crisi mondiale rispetto ad altre aree della Sicilia in cui è prevalsa una specializzazione produttiva a senso unico

Così, magari, si inizierebbe una graduale rimozione di quei «macigni che gravano sulla vostra comunità imprenditoriale» di cui parlava a inizio giugno, nell’ultima assemblea del suo mandato. Quali i più pesanti per i vostri associati? «In ordine di gravità, metterei al primo posto la burocrazia elefantiaca e autoreferenziale che provoca una perdita di concorrenza delle nostre imprese rispetto all’Europa. Seguono i ritardi nei pagamenti delle Pa, crediti spesso neanche bancabili per l’inaffidabilità del debitore. A questi, si sommano la corruzione che ancora dilaga nel nostro territorio e l’estenuante lentezza della giustizia civile che rende le nostre aree poco appetibili per gli investitori. Da ultimo, il difficile accesso al credito, sebbene le banche sostengano che nelle nostre zone la restrizione è stata più contenuta. Ma la percezione diffusa di



chiusura da parte degli istituti inibisce le imprese». In compenso, l’indagine Srm pone Catania al 7° posto nazionale in fatto di imprese giovanili. Su cosa possono contare le nuove leve dell’industria catanese per superare indenni la fase di avviamento e affermarsi come vettori di sviluppo dell’economia locale? «Noi abbiamo la fortuna di avere un’ottima università che forma una classe di giovani imprenditori davvero agguerrita. Ultimamente ho presenziato a un’iniziativa promossa da Telecom che premiava nuovi progetti di start-up e ho registrato un fervore di idee e una voglia d’impresa veramente ammirevoli. Per valorizzare queste risorse, lo scorso marzo il gruppo dei giovani imprenditori di Confindustria Catania ha costituito “ImprendiCatania”, sportello che offre assistenza e orientamento al giovane che crede in un’idea e che può “sfruttare” le nostre rela-  zioni per creare contatti utili a realizzarla in concreto. Il successo iniziale è ottimo e scongiura il fenomeno di esportazione dei nostri talenti, che trovano così lavoro nel nostro territorio». “Vivisezionando” il vostro tessuto produttivo, la parola d’ordine sembra essere diversificare. «Una caratteristica del nostro territorio è proprio la SICILIA 2012 • DOSSIER • 35


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L’internazionalizzazione è la strada maestra da battere in questo momento. Le realtà d’eccellenza, in questo senso, non mancano



 multisettorialità, strumento

vincente che ha attutito gli effetti drammatici della crisi. Diversificando si è ottenuta una resistenza maggiore alla recessione mondiale rispetto ad altre aree della Sicilia, in cui è prevalsa una specializzazione produttiva a senso unico». È dunque questa la pista preferenziale che il sistema economico catanese dovrà percorrere o converrà puntare sul pieno rilancio di alcuni “distretti eccellenti”? «Fermo restando che a Catania abbiamo distretti come quello dell’hi-tech che in passato, grazie alla presenza di una multinazionale come Stmicroelectonics, hanno creato un indotto di imprese ragguardevole, considero il concetto di distretto un po’ maturo. Una forma che, soprattutto in Sicilia, non ha mai completamente attecchito e che oggi deve esser superato dallo strumento delle reti d’impresa. Varato come normativa da un paio d’anni, è in questi ultimi tempi che si sta imponendo, grazie alla sua agilità e al fatto che si possano costituire alleanze sia verticali che orizzontali».

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La capacità di costruirsi un profilo internazionale peserà molto nel futuro successo delle aziende catanesi. In questo senso, esistono già esempi di realtà aziendali a cui ispirarsi? «L’internazionalizzazione è la strada maestra da battere in questo momento. Le realtà d’eccellenza, in questo senso, non mancano. Oltre a Stm, cito la 3Sun: partita a fine 2011 dalla joint venture fra Enel, Sharp e la stessa Stm, è già la più grande azienda europea di produzione di pannelli solari. Poi ci sono la Micron, presente a Catania anche con un centro di ricerca sulle memorie di prossima generazione, le Acciaierie di Sicilia, prima acciaieria ecologica d’Italia, e la Pfizer, che concentra a Catania la produzione di farmaci di nuova frontiera. E ancora, la Meridionale Impianti, azienda catanese che si occupa di alta tecnologia impiantistica e che opera in 4 continenti, e la Mtn, leader nel settore delle telecomunicazioni. Infine la Cogip, attiva nelle grandi infrastrutture che opera molto all’estero».


Raffaele Stancanelli

L’intelligenza tecnologica parla etneo

In prima fila nella partita dello sviluppo integrato di Catania, il Comune sarà nei prossimi anni anche fra i destinatari dei progetti di innovazione tecnologica prodotti dal territorio. Parola a Raffaele Stancanelli Giacomo Govoni

aranno testati direttamente dal Comune di Catania i nuovi prodotti che nei prossimi tre anni usciranno dai due progetti di ricerca da poco finanziati dal Miur nell’ambito del progetto “Smart cities”. Improntati all’hi-tech e al conseguimento di un reale sviluppo per il territorio catanese, questi progetti, presentati a inizio giugno dal ministro Francesco Profumo, «avranno una ricaduta significativa anche sul fronte occupazionale – assicura Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania – con il coinvolgimento qualificato di centinaia di ricercatori siciliani». Uno stanziamento di ben 38 milioni di euro, ottenuto anche grazie al ruolo attivo svolto dalla sua amministrazione. A quali fattori è da ascrivere questo risultato e quali prospettive si aprono per la città? «Abbiamo ottenuto questo importante risultato perché Catania è da sempre una città capofila dell’innovazione tecnologica, applicata anche alle pubbliche amministrazioni. Il Comune è stato promotore e ha attratto aziende, università e centri di ricerca all’interno di questi due progetti finanziati, a cui se ne aggiunge un terzo, denominato Miglio rosso, da 21 milioni di euro in partenariato con il Cnr Ibam e relativo alla catalogazione e fruizione dei beni culturali dell’area metropolitana». Cosa prevedono i due progetti del Miur, nel dettaglio? «Il primo progetto, che vale 17 milioni, si chiama “Smart Urban” ed è una piattaforma di cloud providing orientata alla valutazione delle performance amministrative interne ed

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esterne, in collaborazione con l’Università di Catania, il Cnr, Sicilia sistemi tecnologici e Sielte Spa. Il secondo è “Sinergrid” e riguarda la produzione di energia da immobili pubblici. Colgo l’occasione per sottolineare che a ottobre si concluderà la sperimentazione di illuminazione pubblica attraverso le lampade a led che ci permetterà un risparmio del 30- Raffaele Stancanelli, 40%. Tirando le somme, l’investimento com- sindaco di Catania plessivo per lo sviluppo di Catania e la valorizzazione di centinaia di talenti scientifici siciliani che avranno un ruolo di primo piano in tutti e tre i progetti è pari a 60 milioni di euro». In chiave di rilancio economico dell’area etnea, che rilevanza strategica assume il piano di sviluppo integrato di Catania città metropolitana e quali soggetti coinvolge? «È chiaro che questo piano, che coinvolge 12 comuni dell’hinterland oltre Catania per oltre 500mila abitanti, ha una rilevanza prioritaria. Oltre al miglioramento dei servizi sociali, la riqualificazione dei servizi erogati e l’acquisto di 80 bus ecologici per 24 milioni di euro, il piano ci metterà anche nelle condizioni di creare l’agenzia della mobilità - che al Sud non esiste ancora - secondo la filosofia di fondo dello sviluppo in-  SICILIA 2012 • DOSSIER • 37


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 tegrato, mirata a organizzare il servizio di tra- per giocare la partita dello sviluppo in sporto su scala metropolitana». A proposito di mobilità e trasporti il ministro Passera ha dichiarato che il ponte sullo stretto di Messina non è una priorità: come interpreta questa posizione del governo? «Io penso che il ponte debba essere una priorità. Tuttavia in Sicilia si è sempre detto che tale opera può fare da grande volano economico e occupazionale solo se vengono realizzate le infrastrutture per arrivarci, sia dal lato Calabria che dal lato Sicilia. Diversamente, rimarrebbe una cattedrale nel deserto priva di senso». Rimanendo in ambito infrastrutturale, di quali collegamenti ha bisogno Catania

modo competitivo? «Se di recente il corridoio Berlino-Palermo è stato rivisto in Berlino-Catania-Palermo significa che Catania svolge un ruolo di nodo intermodale importantissimo. E d’altronde è normale per un territorio che ospita il terzo aeroporto d’Italia, un porto commerciale, un interporto e, non ultima, la ferrovia, in cui il Cipe ha approvato il progetto di doppio binario, che aprirebbe alla possibilità di raggiungere Palermo in meno di un’ora attraverso il passaggio da Catania. Quest’ultima è un’infrastruttura straordinaria per l’intera Sicilia, a patto che si possa realizzare senza interferire sul centro storico. Proprio per questo motivo è stato proposto un progetto alternativo al competente ministero, che speriamo venga preso in seria considerazione». Di recente dalla Regione si è levato un appello a fare siIl piano di Catania città metropolitana ci nergia col Comune di Catametterà nelle condizioni di creare l’agenzia nia per affrontare insieme la della mobilità, che al Sud non esiste ancora sfida dello sviluppo. Come risponde a questo invito? «Essere considerati dalla Regione il partner ideale per promuovere l’iniziativa propulsiva dello sviluppo, riconosce in primis la centralità industriale e commerciale di Catania, ripagandoci anche del lavoro di risanamento della macchina comunale svolto negli ultimi quattro anni. Non a caso, il Comune ha partecipato a tutti i progetti del Por 2007-2013 e siamo in testa in tutte le graduatorie delle varie misure messe a bando».



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POLITICA ECONOMICA

Fontanarossa, traffico da record e nuovi investimenti Cominceranno dalla riqualificazione della zona air side i lavori di potenziamento dell’aeroporto internazionale di Catania. Entro fine anno è prevista anche la consegna del progetto definitivo del nodo intermodale. Il punto di Gaetano Mancini Giacomo Govoni

ituato nel cuore di quel distretto sudest, che costituisce la locomotiva produttiva della regione, l’aeroporto internazionale di Catania riveste un ruolo chiave nel sistema trasportistico isolano. «La morfologia della Sicilia – puntualizza Gaetano Mancini, presidente della Sac, società che gestisce l’aeroporto– unita all’ubicazione dello scalo, fanno sì che su 5 milioni di residenti, Fontanarossa ne faccia viaggiare 3,5 milioni l’anno, circa il 70 per cento». Un hub ai vertici nazionali in fatto di volumi di traffico, per il quale Enac e la stessa Sac hanno firmato a giugno un contratto di programma che, nei prossimi quattro anni, svilupperà investimenti infrastrutturali nello scalo etneo per oltre 90 milioni di euro. Una firma che ricade nell’ambito della concessione quarantennale assegnatavi da Enac. Verso quali direttrici di sviluppo la orienterete? «Contestualmente al contratto di programma firmato con Enac, con il supporto dell’advisor Mediobanca abbiamo condotto le attività necessarie a garantire alla Sac la relativa provvista finanziaria, ottenendo la disponibilità dei principali gruppi bancari e della Bei. Nei prossimi quattro anni sono previsti circa 140 milioni di euro di investimenti in autofinanziamento, distribuiti tra la riqualifica dell’air side - pista di volo, strip, raccordi - e della vecchia aerostazione Morandi,

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che garantirà traffico aggiuntivo per circa 2,5 milioni di passeggeri, l’aumento dei parcheggi e la realizzazione di un parco fotovoltaico di 28mila metri quadrati sulla copertura della sopraelevazione del parcheggio P4 per ridurre i consumi di energia da fonti tradizionali». Quanto lo scalo di Fontanarossa contribuisce già adesso alla leadership economica di quest’area? «Moltissimo. Non dimentichiamo che la Sicilia è un’isola e, in assenza di collegamenti stabili con il resto d’Italia e con l’Europa, l’aeroporto di Catania è di fatto l’infrastruttura che garantisce la mobilità veloce e sicura di oltre la metà dei siciliani. È la vera porta per la Sicilia orientale e centrale, ubicata in un punto nodale, a pochi minuti dal centro di Catania, dal porto e dall’interporto». Qual è il suo attuale bacino d’utenza? «Fontanarossa serve, in tutto o in parte, 7 delle 9 province dell’isola: in ordine di presenza di passeggeri ci sono Catania, Ragusa,


Gaetano Mancini

Gaetano Mancini, presidente e amministratore delegato della Società Aeroporto Catania

Messina Siracusa, Enna, Caltanissetta e parte della provincia di Agrigento. C’è persino qualche presenza della parte più a est della provincia di Palermo. Fra queste, compaiono appunto quelle del distretto del sud-est, con la loro concentrazione di attività imprenditoriali che influiscono sul Pil regionale». Quanto gli interessi particolari stanno intralciando lo sviluppo integrato dell’aeroporto di Catania? «Posso dire che fin qui i numeri dimostrano una forte unità d’intenti nel sostegno al progetto di sviluppo aeroportuale. Nel 2006 gli indici Ebitda ed Ebit, che valevano il 12 e il 5 per cento del fatturato, relegavano la Sac agli ultimi posti nel confronto con le altre società aeroportuali. Quest’anno, con i dati di bilancio al 31 dicembre 2011, che chiude con un margine operativo lordo di quasi 17 milioni e un risultato positivo pari 3,4 milioni di euro, quegli stessi indici sono saliti al 32 per cento e al 17 per cento. Questo dimostra come, anche in Sicilia, si può gestire una società interamente pubblica con criteri

di efficienza e guardando al mercato, grazie anche all’unità d’intenti dei soci. Se questa condizione permane, non potranno esserci ostacoli allo sviluppo. Viceversa sarà tutto più complesso». L’iter per realizzare l’intermodalità a Fontanarossa pare procedere spedito. Quali soggetti chiama in causa e a quando il passaggio alla fase operativa? «Da quando nel dicembre 2010 la Commissione europea, nell’ambito del programma Trans European Network Transport, ha finanziato con 2 milioni di euro il 50% dello studio di fattibilità e della progettazione preliminare del nodo intermodale, Sac, Enac e Rfi lavorano alla realizzazione di un collegamento ferroviario stabile su Fontanarossa. In giugno abbiamo presentato il progetto in itinere a tutti gli stakeholder del territorio ed entro il 31 dicembre consegneremo la documentazione. Mi preme sottolineare un altro aspetto: Rfi ha recepito la richiesta congiunta di Enac e Sac di rendere compatibili gli interventi sulle strutture ferroviarie esistenti con il piano di sviluppo dello scalo catanese, che punta all’allungamento della pista di volo per consentire il decollo e l’atterraggio di voli diretti intercontinentali». È il primo aeroporto come volume di traffico nel sud Italia, eppure l’Ue stenta a inserirlo nella lista degli scali strategici. Su quali elementi farete leva per “convincerla”? «Credo che il criterio del numero di abitanti, applicato dall’Ue per individuare i nodi strategici della nuova rete europea dei trasporti, generi un equivoco di fondo. E cozza con l’effettivo bacino di utenza: Catania non ha un milione di residenti, ma l’aeroporto serve un bacino pari a tre volte e mezzo quello preso a riferimento dalla Ue. Catania ha raggiunto quest’anno oltre 6,7 milioni di passeggeri, nuovo record di cui credo l’Ue dovrà tenere conto. Addetti ai lavori, authority e la deputazione regionale a Bruxelles proveranno, documenti alla mano, a dimostrare l’opportunità di rivedere questa decisione. Senza contare che proprio per la sua natura di isola e per il deficit di altre infrastrutture, entrambi gli scali di Catania e Palermo dovrebbero avere a mio giudizio questo status». SICILIA 2012 • DOSSIER • 41


POLITICA ECONOMICA

Il futuro passa dalla darsena Sono diversi i nodi critici che deve affrontare l’Autorità portuale di Catania, dalla realizzazione della darsena commerciale al tema della sicurezza all’interno dello scalo. Ne parla il presidente Santo Castiglione Leonardo Testi onostante la situazione economica e complessiva di crisi, della quale anche il porto risente, lo scalo di Catania ha registrato, in questi primi mesi del 2012, un incremento rispetto all’anno precedente sia del traffico passeggeri che del traffico merci». È il presidente Santo Castiglione a fornire un quadro generale dell’andamento del porto catanese; uno scenario che deve tenere inevitabilmente conto delle problematiche collaterali alle attività di movimentazione sicurezza, polemiche sulla pulizia e da parte dei pescatori e soprattutto lo scontro con la Soprintendenza ai beni culturali per i lavori sulla darsena commerciale. La progettazione esecutiva relativa alla nuova darsena commerciale era già stata improntata e i lavori veri e propri dovevano partire a fine

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giugno. Un iter lungo due anni per un costo complessivo di 100 milioni di euro. Come si procederà dopo lo stop imposto dalla Soprintendenza? E quale importanza riveste la darsena commerciale nel futuro del porto? «La darsena rappresenta una struttura strategica per la capacità di ospitare cinque approdi, cinque navi contemporaneamente fino a 200 metri di lunghezza, 1.100 metri lineari di banchine operative, 120mila metri quadrati di piazzali dove stoccare la merce in arrivo, partenza e transito. Si tratta di una struttura che si connetterà direttamente all’asse dei servizi, principale arteria stradale che collega il lato sud della città con le principali autostrade, minimizzando l’attraversamento dei mezzi pesanti nel tessuto cittadino. La darsena consentirà di spostare grossa parte del traffico commer-


Santo Castiglione

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La darsena consentirà di spostare grossa parte del traffico commerciale oggi movimentato all’interno della zona storica del porto, consegnando un waterfront alla città

ciale oggi movimentato all’interno della zona storica del porto, consegnando così finalmente un waterfront alla città, utilizzabile per scopi più urbani. I lavori stanno procedendo regolarmente, è stato riprogrammato l’intervento previsto nella zona dell’Acquicella, dove occorre effettuare dei lavori di riqualificazione e rinaturalizzazione da concordare con la Soprintendenza». La darsena identificava l’ultima struttura da realizzare come previsto nel piano regolatore del 1978. Ci sono aggiornamenti per quanto riguarda il nuovo piano regolatore? «L’iter del piano regolatore deve essere, per legge, portato a compimento d’intesa con l’amministrazione comunale. Il Comune sta valutando questo piano da almeno sei anni ed è ancora in fase di discussione». Non sono mancate negli ultimi mesi le proteste degli operatori della pesca che lamentano la mancanza, all’interno dello scalo, di punti luce e acqua e il problema della pulizia.

«Le questioni sorte con una parte dei pescatori sono state discusse più volte. L’Autorità portuale non può fornire direttamente acqua ed energia elettrica, ma può e deve come, in effetti, è stato fatto - predisporre tutte le infrastrutture necessarie affinché i pescatori possano riunirsi e fruire delle utenze. Per quanto riguarda la pulizia, almeno una volta al mese si compiono una verifica e un intervento di pulizia straordinaria degli ambiti portuali, oltre a quello ordinario quotidiano per smaltire materiale, copertoni, batterie, rifiuti non domestici con carattere di pericolosità. L’Autorità cerca di risolvere questi problemi, ma fa anche appello alla coscienza civile di ciascuno, perché è importante che ognuno faccia la propria parte». A preoccupare sono anche i furti avvenuti nel porto. «L’Autorità ha completato l’installazione di un complesso sistema di security dotato di 50 telecamere, un sistema di lettura targhe e un sistema di controllo accessi collegati 24 ore su 24 con la sala operativa

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della Capitaneria di porto e con un apposito sistema di registrazione. Il tutto verrà collaudato nel giro di 2-3 mesi e costituirà un cambiamento notevole per un porto storico, come quello di Catania, da sempre caratterizzato da un alto livello di frequentazione da parte dei cittadini. Dovranno essere risolte le eventuali problematiche che sorgeranno, ma questo sistema, limitando l’accesso al porto, dovrebbe permettere anche la riduzione dei furti». Quali le prospettive del porto di Catania? «Il porto ha sviluppato la capacità di attirare un’importante movimentazione di traffico traghetti, cresciuto negli ultimi 15 anni sia nel numero dei mezzi trasportati sia nel numero di collegamenti che interessano il porto di Catania. Anche l’attività crocieristica è sicuramente un core business e prevediamo un aumento costante del numero dei passeggeri e delle navi. La realtà è che lo spazio del porto è piuttosto ridotto, per questo la darsena garantirebbe maggiore spazio per posizionare i semi-rimorchi e stoccare la merce». SICILIA 2012 • DOSSIER • 43


CREDITO & IMPRESE

CREDITO, PENALIZZATI GIOVANI E PMI Un 2011 segnato sia dalla contrazione della domanda di finanziamenti sia dall’irrigidimento dei criteri di erogazione da parte degli intermediari non ha scoraggiato il circuito creditizio siciliano che nei primi tre mesi del 2012 ha accordato prestiti all’economia isolana per un ammontare di 67,7 miliardi di euro. Un incremento del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che, da un canto, rispecchia la fiducia che gli istituti finanziari conser-

vano nei confronti dell’anima produttiva della regione ma, dall’altro, non nasconde le “spine” che rendono ancora tormentato il rapporto delle banche con il territorio. Valgano, in questo senso, due dati su tutti: la crescita delle sofferenze, salite del 9,2% nel 2011 per una cifra che supera i 6,2 miliardi di euro e l’ampliamento degli spread sui mutui applicati alla clientela più rischiosa, come le giovani famiglie e le piccole medie imprese. SICILIA 2012 • DOSSIER • 45


CREDITO & IMPRESE

MENO FRAMMENTAZIONE PRODUTTIVA PER COMPETERE L’irrigidimento degli istituti di credito nei confronti del sistema produttivo siciliano investe soprattutto le pmi, soggette a tassi d’interesse più alti di «quasi il 2% rispetto a quelle più grandi». Il punto di Giuseppe Arrica Giacomo Govoni

incrina in maniera progressiva l’affinità fra gli istituti finanziari e le imprese siciliane. Lo testimonia l’ulteriore deterioramento della qualità del credito rilevato dall’indagine del giugno scorso della Banca d’Italia sull’andamento dell’economia isolana. Rispetto al 3,3 del 2010, il tasso di flusso di nuove sofferenze è salito al 3,5 per cento, concentrandosi soprattutto nell’industria manifatturiera. «Le condizioni necessarie perché il tessuto produttivo siciliano migliori il suo rapporto col credito – spiega Giuseppe Arrica, direttore della sede palermitana di Banca d’Italia – sono una crescita della capacità competitiva e un abbassamento della rischiosità delle imprese locali». Il vostro report 2011 sulle attività produttive in Sicilia scatta un’opaca fotografia del sistema imprenditoriale regionale: quanto pesa l’attuale qualità del dialogo banca-impresa? «L’attuale rallentamento dei prestiti bancari di-

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pende dalla riduzione della domanda di credito, ma anche da un inasprimento delle condizioni di offerta praticate dalle banche, come i tassi applicati, le garanzie richieste, il rating minimo necessario per accedere ai finanziamenti. Con la crisi il comportamento delle banche tende a essere più selettivo. Fino alla prima metà del 2011 le banche, pur in un contesto di restrizione del credito, avevano continuato a sostenere le imprese meno rischiose, con bilanci migliori e più trasparenti». Poi la situazione si è ulteriormente aggravata? «Negli ultimi mesi, stando alle testimonianze raccolte da un nostro sondaggio, la stretta del credito si sarebbe accentuata. Circa un’impresa intervistata su cinque, infatti, lamenta che le banche tendono a chiedere informazioni sempre più complesse prima di erogare i prestiti; nel 2010 era solo un’impresa ogni dieci a evidenziare questo atteggiamento».


Giuseppe Arrica, direttore della sede di Palermo della Banca d’Italia

Che andamento ha registrato la domanda di finanziamenti da parte delle imprese isolane nella prima metà del 2012? «Risentendo della debolezza dell’attività di investimento, nella prima parte dell’anno le richieste di finanziamenti bancari da parte delle imprese hanno continuato a ridursi, sebbene a un ritmo inferiore rispetto al 2011. Tra i principali settori economici, a marzo il credito è aumentato solo per le industrie manifatturiere, mentre si è ridotto per le imprese dei servizi e ancor di più per quelle delle costruzioni». Come sono cambiate le condizioni di offerta da parte degli intermediari bancari siciliani negli ultimi mesi? «I risultati dell’indagine Rbls (Regional Bank Lending Survey), che abbiamo condotto presso le banche tra febbraio e marzo, indicano che l’irrigidimento di offerta di credito, in atto dall’inizio della crisi, proseguirebbe anche nella prima metà del 2012. Coerentemente con questa indicazione, a marzo i tassi di interesse sui prestiti a breve termine applicati alle imprese sono aumentati dal 7,7 di dicembre 2011 fino all’8,3 per cento. Le piccole imprese pagano il 9,7 per cento, quasi due punti medi percentuali in più rispetto a quelle di maggiore dimensione». Quale atteggiamento stanno mostrando le banche nei confronti delle aziende che esprimono la volontà di innovare e internazionalizzare? «Come noto, in Italia l’incidenza sul Pil degli investimenti in ricerca e sviluppo è inferiore ai principali paesi dell’Ocse. Il sistema produttivo risulta molto concentrato in attività tradizionali

e spesso frammentato in piccole unità produttive, controllate da nuclei familiari. Anche nel campo dell’internazionalizzazione, importante per accrescere la produttività e la competitività, il livello degli investimenti diretti all’estero rimane per l’Italia inferiore a quello delle altre principali economie europee». Dunque alle pmi che vogliono diventare grandi quali alternative rimangono? «Uno strumento finanziario che consente una crescita dimensionale delle imprese e ne asseconda la propensione a innovare e investire all’estero è il venture capital, la cui incidenza, seppure ancora modesta, sta crescendo. Secondo i dati dell’Aifi, riportati nell’ultima relazione annuale della Banca d’Italia, nel 2011 gli investimenti in capitale di rischio effettuati dalle società di private equity e di venture capital in Italia hanno superato i 3,6 miliardi di euro, di cui circa il 70% destinati a imprese con oltre 250 addetti». In prospettiva, quali contromisure adottare affinché la «maggior selezione degli impieghi» invocata da Visco poche settimane fa, non ricada tutta sulle pmi siciliane? «Bisogna agire soprattutto per superare i fattori di fragilità del sistema produttivo locale. Quelli interni all’impresa, quali la ridotta dimensione, la modesta patrimonializzazione e i limiti associati a modelli di gestione esclusivamente familiari. Ma anche fattori esterni, come l’insufficiente dotazione di infrastrutture del nostro territorio, un quadro normativo incerto e complesso, il peso degli oneri burocratici e l’inadeguatezza del sistema di tutela dei contratti». SICILIA 2012 • DOSSIER • 47


CREDITO & IMPRESE

SOSPENSIONE DEL DEBITO MA NON DEL CREDITO

Nonostante la qualità del credito vada deteriorandosi mese dopo mese, il livello di attenzione degli istituti bancari siciliani nei confronti delle famiglie e del tessuto produttivo non subisce flessioni. L’analisi di Roberto Bertola Giacomo Govoni

atta salva la maggior cautela nella concessione di finanziamenti, figlia della rigida stagione economica, la rete bancaria siciliana conserva un buon grado di fiducia nelle capacità di rilancio dell’isola. Prova ne sono i 67,7 miliardi di euro sotto forma di prestiti immessi nell’economia isolana nei primi tre mesi del 2012, un +2,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di questi, 31,7 sono finiti nel circuito delle imprese locali, che da questa primavera possono anche contare su una moratoria, calibrata al sistema regionale con alcune integrazioni ad hoc. «Più che di integrazioni – chiarisce Roberto Bertola, presidente di Abi Sicilia - si tratta di misure ulteriori e diverse rispetto la sospensione delle rate, che vanno verso il miglioramento delle relazioni tra banche e imprese, specie piccole e medie, per combattere assieme la crisi». Siglato d’intesa con la Regione, il proto-

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collo muove dall’accordo nazionale sulla moratoria alle imprese. Cosa prevede, nel dettaglio? «Il protocollo del 20 aprile prevede che la commissione Abi della Sicilia e le banche aderenti si impegnino ad assicurare la più celere e capillare conoscenza degli strumenti di cui all’accordo per le imprese del 28 febbraio scorso alla propria rete territoriale; a diffondere la conoscenza degli accordi di ristrutturazione dei debiti e degli altri istituti che la legge fallimentare dedica alle composizioni negoziali delle crisi d’impresa; a esaminare particolari situazioni di crisi economico-finanziaria di imprese in difficoltà». Oltre che per ristrutturare, possono le banche far da sponda alle aziende per i loro progetti di crescita all’estero? «Aprirsi ai mercati esteri è una carta importante che la Sicilia può giocare contro la crisi. E Paesi come la Germania e la Russia costi-


Roberto Bertola, presidente di Abi Sicilia

tuiscono certamente due sbocchi commerciali di primario interesse. Proprio per favorire la ripresa, le banche sostengono non solo la ricapitalizzazione e la ristrutturazione del debito da parte delle imprese, ma anche gli investimenti, dall’innovazione tecnologica allo sviluppo dell’export. Su quest’ultimo punto, l’intento è rafforzare la competitività delle imprese siciliane sui mercati internazionali». Intanto, però, la stabilità bancaria trema sotto i colpi delle sofferenze. «L’aumento delle sofferenze, cresciute di oltre il 9% a livello nazionale, è la manifestazione più evidente della fase critica che sta vivendo il tessuto produttivo siciliano. Per farvi fronte, a sostegno di imprese e famiglie sono state attivate le cosiddette moratorie sui mutui, rinnovate più volte negli anni. Con l’avviso comune per la sospensione dei mutui alle imprese scaduto a fine luglio 2011, realizzato da Abi insieme al mondo imprenditoriale, le banche italiane hanno sospeso circa 260mila mutui, pari a 70 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata superiore a 15 miliardi. Alla Sicilia è riconducibile il 2,6per cento del totale delle sospensioni e l’1,7per cento dell’ammontare complessivo delle quote capitali sospese». E rispetto alle famiglie? «Con la moratoria dei mutui alle famiglie, dall’avvio della sospensione del rimborso delle rate sino a marzo 2012, le banche hanno sospeso oltre 64mila mutui a livello nazionale, pari a circa 7,7 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata di oltre 490 milioni

di euro. In Sicilia i contratti di mutuo che hanno usufruito di questa opportunità sono stati 3.744. Ciò significa una liquidità in più per le famiglie siciliane in crisi pari a 24,6 milioni di euro, quasi il 5,5 per cento del totale». Dal fronte istituzionale, quali segnali di collaborazione arrivano? «Il filo rosso che lega tutte queste iniziative è il dialogo, a cui la Regione è da sempre molto sensibile. Ricordiamoci che la Sicilia è stata tra le prime a indicare le leggi regionali che possono rientrare nella moratoria nazionale ed essere quindi sospese. Per parte sua la Regione è impegnata a individuare, nel rispetto del quadro normativo vigente, soluzioni idonee a consentire in tempi rapidi lo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pa. I destinatari sono le pmi». A proposito di conti in sospeso con la Pa, che sviluppi ci sono? «I decreti del governo, con cui il sistema bancario costantemente lavora, puntano a sbloccare circa 20-30 miliardi vantati dalla imprese verso la Pa già nel corso di quest’anno. A ciò si aggiunge l’accordo tra Abi e le associazioni imprenditoriali che istituisce due plafond di almeno 10 miliardi: uno per finanziare gli investimenti delle pmi, l’altro per lo smobilizzo dei crediti verso la Pa. Quest’ultimo accordo potrà essere funzionale anche alla Sicilia, in particolare dopo l’approvazione del primo decreto sulla spending review, che estende alle Regioni sottoposte a piani di rientro da deficit sanitari l’istituto della certificazione, ancorché limitato ai crediti non maturati nel campo della sanità». SICILIA 2012 • DOSSIER • 49


CREDITO & IMPRESE

TITOLI AD HOC PER IL MEZZOGIORNO Strumenti finanziari comprensibili e un robusto “capitale sociale” sono tra gli ingredienti base che hanno permesso al Credito Siciliano di imporsi come «solido punto di riferimento per famiglie e imprese isolane». Saverio Continella ne svela la filosofia Giacomo Govoni l rinnovo della convenzione con Confindustria Sicilia, siglato a Palermo ai primi di luglio, è solo l’ultimo frutto di un rapporto privilegiato con il territorio, coltivato e maturato nell’arco di dieci anni. «Il nostro istituto – spiega Saverio Continella, direttore del Credito Siciliano – ha nel proprio patrimonio genetico la matrice cooperativa propria delle banche popolari». Sorto dalla volontà di proporsi come banca di relazione, con un modello di operatività poco burocratico, dal 2002 a oggi il Credito Siciliano si è insediato capillarmente in tutte le nove province siciliane. «La filosofia che orienta le attività aziendali ruota attorno al radicamento territoriale e agisce in osmosi con il tessuto economico-sociale». Come si riflette l’attenzione per questi valori nell’approccio alla clientela? «Tale impostazione si declina innanzitutto nel tentativo di salvaguardare il sistema produttivo siciliano, consapevoli che il suo collasso

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coinciderebbe con la scomparsa della banca stessa. Crediamo sia davvero arrivato il tempo di ridare slancio all’attività del banchiere di prossimità, conoscitore e finanziatore per eccellenza del tessuto economico locale, superando la logica puramente contabile, socialmente insostenibile a medio termine». E nel ventaglio di prodotti e servizi? «Come operatori finanziari, abbiamo scelto di escludere strumenti sempre più incomprensibili, dai derivati in poi, e proporre pochi semplici strumenti di risparmio e investimento. Più che partecipare al finanziamento di opere inutili e devastanti, preferiamo puntare su progetti e idee innovative per una sostenibilità di lungo periodo. La politica di crescere insieme alla comunità, ci permette di fare affidamento su una struttura di rapporti e di legami che rappresentano il “capitale sociale” dell’area». Dal report Abi sulla Sicilia di marzo 2012, emerge una crescita degli impieghi


bancari al territorio del 2,6%. Come si colloca il vostro istituto in questo quadro? «Nei primi tre mesi di quest’anno gli impieghi del Credito Siciliano sono cresciuti in linea con il sistema, e i dati provvisori al 30 giugno mostrano un’evoluzione ulteriormente positiva dell’aggregato. Il nostro contributo si è sostanziato nella sospensione del rimborso del debito, in prestazioni di garanzie e incentivi alla concessione di nuovi prestiti. Provvedimenti che sono stati efficaci specialmente per le imprese e dall’impatto quantitativo più contenuto per le famiglie. Tali risultati confermano il rilevante apporto al sostegno dell’economia locale del nostro istituto, che vive “in prima linea” il carico di problemi che dalle pmi e dalle famiglie, nostra clientela di riferimento, si ripercuote sul tessuto sociale». L’Istituto ha chiuso il bilancio 2011 con più di 10 milioni di euro di utile. Come è maturato questo risultato e quali sono le stime per il 2012? «I dati di bilancio 2011 sono stati il modo migliore per festeggiare il nostro decimo compleanno. Mi piace ricordare l’anno trascorso come l’anno dei “5 +”: più raccolta, più impieghi, più patrimonio netto, più utile netto, più quote di mercato. In questi primi dieci anni abbiamo rafforzato organizzazione e patrimonio, diventando un punto di riferimento sicuro e affidabile per famiglie e imprese siciliane. Gli obiettivi per il 2012 sono un equilibrato incremento sia delle quote di mercato, sia degli aggregati patrimoniali. È evidente però che tali risultati dipenderanno dall’evoluzione del contesto di riferimento, da sempre

più elevate capacità imprenditoriali e professionali, nonché da una visione strategica di lungo periodo coniugata con un’efficace gestione dei rischi». Quando partirà l’emissione dei “titoli di risparmio per l’economia meridionale” da lei proposti? E come verranno impiegate le risorse che ne deriveranno? «Ad aprile abbiamo sottoposto all’approvazione della Consob l’emissione di questi titoli e contiamo di ottenere a breve la necessaria autorizzazione. Le risorse rivenienti da tale strumento saranno, come da normativa e in coerenza con la nostra volontà di supportare concretamente l’economia isolana sana e virtuosa, impiegate integralmente dalla banca per finanziare progetti di investimento di pmi in Sicilia». Quasi la metà dei vostri sportelli bancari si concentra in provincia di Catania. Dove rafforzerete la vostra presenza in futuro? «La nostra robusta presenza nella provincia etnea si giustifica nelle origini dell’istituto: l’attuale rete operativa ingloba infatti gli sportelli della ex Banca popolare Santa Venera, fondata nel 1908 ad Acireale, della ex Cassa San Giacomo fondata nel 1896 da don Sturzo a Caltagirone, oltre che della ex Banca regionale Sant'Angelo di Palermo. In conformità alle previsioni contenute nel piano strategico di gruppo, stiamo negli anni procedendo a un’ottimizzazione dell’attività commerciale della banca attraverso la razionalizzazione della rete territoriale esistente e il rafforzamento della presenza nelle province con maggiore potenzialità di sviluppo».

Saverio Continella, direttore generale di Credito Siciliano

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FOCUS AGRIGENTO Il tessuto imprenditoriale locale, dal punto di vista dell’andamento demografico, rimane stabile nella provincia di Agrigento rispetto al trend regionale e nazionale. Crescono le imprese straniere ed è buona la presenza di quelle femminili SICILIA 2012 • DOSSIER • 61


UN TERRITORIO POCO ATTRATTIVO L’economia agrigentina rispecchia l’andamento nazionale condizionato dal periodo di recessione economica. I dati diffusi dalla Camera di Commercio tratteggiano un quadro generale che presenta ancora particolari difficoltà Nicolò Mulas Marcello

andamento dell’economia in provincia di Agrigento, secondo i dati presentati dalla Camera di Commercio, fa emergere un panorama ancora caratterizzato dagli effetti negativi della crisi economica. I numeri del 2011 parlano di 43.095 imprese, con un saldo pesantemente negativo per quanto riguarda il rapporto tra nuove iscrizioni e cancellazioni: su 2.619 imprese create, 3.260 chiudono. Per quanto riguarda, invece, le aziende in liquidazione, si è passati dalle 405 del 2010 alle 375 del 2011. Il tessuto imprenditoriale locale, dal punto di vista dell’andamento demografico, rimane stabile nella provincia di Agrigento rispetto

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125mln LAVORATORI Il numero delle persone occupare nel 2011 nella provincia di Agrigento con una prevalenza nel settore dei trasporti e del commercio

al trend regionale e nazionale. Crescono le imprese straniere (soprattutto per quanto riguarda il settore del commercio) ed è buona la presenza di imprese femminili. Da quest’anno poi, con il Governo Monti, si punta l’attenzione al mondo dell’impresa giovanile (under 35), settore in previsione di crescita. Negativo, però, è il dato relativo alla situazione finanziaria delle imprese: «I settori che maggiormente soffrono – spiega Vittorio Messina, presidente della Camera di Commercio di Agrigento – sono quelli del commercio e servizi alle imprese, in attivo è il manifatturiero, l’energia, il settore minerario e le costruzioni». Agrigento è tra le province in

cui la disoccupazione si è ridotta tra il 2010 e il 2011, e rientra nel gruppo di città in cui l’offerta di lavoro aumenta, stimolando un innalzamento del tasso di attività. Secondo l’indagine dell’ente camerale, la variazione percentuale delle persone in cerca di occupazione tra il 2010 e il 2011 è di -5,4 per cento. Sul fronte del reddito disponibile, il valore assoluto per le famiglie è aumentato del 18 per cento fra il 2004 e il 2010 e questo è il dato maggiore della Sicilia. Ciò che invece desta preoccupazione è l’attrattività del territorio agrigentino, che presenta ancora parecchi punti deboli. Nel 2011 era ancora forte la mancanza di dotazioni strutturali rispetto alla regione e nel confronto nazionale. «Le infra-


Il quadro economico

43.095 IMPRESE Il numero di aziende presenti sul territorio della provincia di Agrigento, registrate fino al 2011 secondo i dati della Camera di Commercio

strutture sociali – sottolinea Messina – mostrano il grado di arretratezza della nostra provincia in maniera estremamente preoccupante». Lo scorso anno nella provincia di Agrigento erano 125mila le persone occupate con una prevalenza nel settore dei trasporti e del commercio (36 per cento), e 27.300 persone in cerca di occupazione. Un numero in calo rispetto al 2010 perché, spiega Unioncamere, la gente ha smesso di cercare lavoro. «Il tasso di disoccupazione – commenta Messina – è comunque in calo di due punti rispetto al 2010, passando dal 19,2 per cento al 17,7 per cento». Particolare attenzione va dedicata però al turismo. Nel 2010 gli arrivi negli esercizi alberghieri

sono nel complesso diminuiti di quasi tremila unità e Il tempo medio di permanenza dei turisti in provincia supera i tre giorni assestandosi sul valore del dato medio in Sicilia. Un contributo rilevante è venuto dalle strutture complementari. Infine, il saldo tra import ed export della provincia nel 2011 è risultato negativo per circa 25 milioni di euro, ovvero quasi dimezzato rispetto ai 47,7 milioni dell’anno precedente. «Nel 2011 Agrigento – spiega il presidente della Camera di Commercio di Agrigento – ha esportato merci per 133,7 milioni di euro, di cui il 73,8 per cento verso l’Unione europea e ha importato merci per di 158,7 milioni di euro. Si esportano di gran lunga i prodotti di colture

permanenti, bevande e minerali da estrazioni». Per quanto riguarda invece i dati relativi alla green economy, le cose sono più positive. Questo è un aspetto a cui la Camera di Commercio tiene particolarmente e i dati dicono che dal 2008 al 2011 si è investito di più in energie rinnovabili e nuove tecnologie. Un ambito che può rilanciare l’economia promuovendo uno sviluppo sostenibile. «Se vogliamo cambiare la tendenza di questa terra – conclude Messina – dobbiamo cercare di cambiare noi stessi e di rivedere i nostri ruoli all’interno del nostro raggio di competenza, in modo da svolgere un’azione di rinnovamento e di crescita partendo da ciascuno di noi, da ciascuna impresa». SICILIA 2012 • DOSSIER • 63


FOCUS AGRIGENTO

OCCORRE CONTENERE I COSTI D’IMPRESA La crisi economica non ha risparmiato il territorio agrigentino, dove già alcune difficoltà minavano vari settori del commercio. Calogero Bellavia illustra il quadro generale della situazione sul territorio e le linee guida per ripartire

25mln

Nicolò Mulas Marcello

Il saldo tra import ed export realizzato nel corso del 2011 nella provincia di Agrigento, dimezzato rispetto ai 47,7 milioni dell’anno precedente

e imprese agrigentine, come è facile prevedere vista la situazione generale italiana e siciliana in particolare, scontano una situazione di crisi che continua ad aggravarsi. «Questa situazione – spiega Calogero Bellavia, presidente di Confcommercio Agrigento – dipende dalla progressiva perdita di posti di lavoro, non per ultimo la chiusura dello stabilimento Italcementi di Porto Empedocle, dove i dipendenti licenziati sarebbero circa 120, ai quali si aggiunge il relativo indotto». Quali sono le cause di questa situazione? «I motivi sono quelli comuni a tutte le imprese italiane la diminuzione dei volumi d’affari, la mancanza di liquidità e la di-

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EURO minuzione del potere d’acquisto delle famiglie. Inoltre, non ha dimenticato l’esagerata stretta creditizia da parte degli istituti di credito che soffoca anche le imprese sane, con la riduzione degli affidamenti, non per mancanza di solvibilità ma per paura di sostenere le aziende alle quali ha succhiato linfa vitale con tassi molto più alti rispetto a quelli praticati nel resto d’Italia. Infine, la mancanza di infrastrutture ferroviarie, stradali, autostradali, portuali ed aeroportuali. Sicuramente però il nostro territorio ha tutte le potenzialità per diventare un’eccellenza economica nei vari settori». Le istituzioni in questo momento di crisi economica sono vicine agli imprenditori e al

settore del commercio? «Le istituzioni, intese come organi dello Stato - Prefettura, Questura e forze di polizia sono sempre state vicine agli imprenditori; coloro che invece sono distanti, anche se non lo ammettono, sono gli apparati politico-amministrativi, capaci solo di specchiarsi su se stessi, senza la capacità di incidere in termini di governo e di indirizzo. È questa l’immagine che ogni italiano in questo momento ha della classe politica». Da cosa occorre partire per fare ripartire in maniera concreta l’economia del territorio? «Innanzitutto bisogna prevenire il fenomeno della corruzione. Secondo le ultime statistiche l’Italia è al 63esimo posto come percezione della corruzione,


Calogero Francesco Bellavia Fanti

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L’obiettivo principale è quello di contenere i costi d’impresa a qualsiasi livello

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dietro al Ruanda. I fenomeni di depressione economica, secondo le organizzazioni economiche internazionali, sono causati in buona parte dal reato di corruzione e dal fenomeno malavitoso. Di conseguenza occorre una classe dirigente che abbia come obiettivo una maggiore attenzione alla trasparenza e alla legalità nella gestione delle amministrazioni locali; che possa governare e sostenere il territorio, rendendo meno difficoltoso fare impresa. Inoltre è fondamentale che l’utilizzo dei fondi comunitari avvenga in maniera concreta e produttiva». Nello specifico, di cosa ha bisogno il territorio agrigentino? «Il territorio agrigentino ha necessità di un totale ammoder-

namento del sistema viario che ne consenta il raggiungimento in tempi brevi e sicuri. Occorre una maggiore attenzione degli amministratori locali nei confronti del turismo, nostra vera risorsa, per trasformarlo da fenomeno di passaggio in turismo stanziale con maggiore attenzione alla ricettività di qualità. Servono inoltre investimenti e ammodernamento dei porti rendendoli accessibili alle navi da crociera, un sostegno all’agricoltura specializzata e nuovi insediamenti produttivi. È necessaria quindi una cabina di regia provinciale di coordinamento dei vari settori economici e del patrimonio, che abbia la capacità di indirizzo per ottenere il massimo rendimento». In che modo Confcommer-

cio è impegnata nel supporto delle imprese nel territorio di Agrigento? «La Confcommercio di Agrigento sostiene le imprese con gli strumenti che una associazione di categoria, come la nostra, può mettere a disposizione delle stesse. L’obiettivo principale è quello di contenere i costi d’impresa a qualsiasi livello, vista l’elevata tassazione che ogni impresa è costretta a sopportare: dai finanziamenti attraverso il nostro Consorzio Fidi, con il quale possono assicurarsi un più facile accesso al credito e un tasso di interesse ragionevole; alle convenzioni bancarie per ridurre i costi di gestione dei conti correnti, delle commissioni bancarie dei Pos e delle carte di credito. Promuoviamo incontri e seminari di approfondimento su tematiche fiscali, del lavoro e della formazione, tenendo informati i nostri associati sulle novità legislative e sui nuovi adempimenti, al fine di non farli incorrere in sanzioni che aggraverebbero la loro situazione finanziaria».

Sopra, Calogero Bellavia, presidente di Confcommercio Agrigento

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L’officina al servizio dell’industria Per le imprese italiane internazionalizzazione e specializzazione rappresentano gli strumenti per continuare a competere sui mercati. L’esempio della Multiman nelle parole di Pierluigi Orsolini Guido Puopolo el settore dell’Oil & Gas la crisi ha avuto come effetto più evidente una drastica riduzione dei nuovi investimenti in Italia e in Europa. A questo scenario recessivo che sembra caratterizzare i mercati occidentali si contrappone però un vivace sviluppo dei Paesi medio orientali, che rappresentano per le imprese italiane, e in particolar modo per quelle siciliane, un’eccezionale opportunità di crescita. Ne è convinto Pierluigi Orsolini, titolare della Multiman di Priolo Gargallo, che fin dal 1981 opera con successo nel campo

N Pierluigi Orsolini, titolare della Multiman di Priolo Gargallo (SR) commerciale@multiman.it

delle manutenzioni industriali e off-shore, alle quali ha affiancato, dal 1997, anche lavorazioni d’officina. Pur essendo presente soprattutto sul territorio nazionale, infatti, l’azienda in questi anni ha maturato significative esperienze all’estero, con interventi in Nigeria, Barhein e Arabia Saudita. «Le Pmi hanno però bisogno di essere supportate nei loro processi di internazionalizzazione, perché altrimenti difficilmente potranno riuscire ad affermarsi in un settore così complesso come quello energetico. Noi, ad esempio, abbiamo incontrato notevoli difficoltà legate soprattutto al grado di incertezza con cui si affrontano le missioni commerciali, anche a fronte dell’ingente investimento economico che occorre effettuare». Quali soluzioni, allora, potrebbero essere adottate? «Sarebbe auspicabile, ad esempio, che le Camere di Commercio si dotassero di opportuni strumenti per aiutare l’imprenditore nel suo percorso d’internazionalizzazione, e che le piccole imprese potessero essere inserite in maniera privilegiata nei contesti in-


Pierluigi Orsolini

Abbiamo privilegiato l’attività d’officina rispetto alla cantieristica, ottenendo così un elevato grado di specializzazione dei tecnici

ternazionali dalle società nazionali legate all’Oil & Gas e, più in generale, al settore energetico». In quali lavorazioni è specializzata Multiman? «ll core business della Multiman è rappresentato dalla progettazione e costruzione di scambiatori di calore a fascio tubiero e apparecchiature meccaniche destinate non solo al settore Oil & Gas, ma anche all’idroelettrico. Particolare attenzione è rivolta alla lavorazione delle leghe di nichel, rame e di materiali superaustenitici. Ci piace definirci come un’officina al servizio dell’industria. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare prodotti caratterizzati da un elevato livello di innovazione tecnologica, in grado di rispondere alle specifiche esigenze dei processi produttivi dei nostri committenti». Che importanza rivestono la ricerca e l’innovazione nel vostro lavoro? Quanto investite mediamente nelle attività di ricerca e sviluppo? «Sono fondamentali. Purtroppo spesso le Pmi non dispongono delle risorse necessarie per effettuare investimenti di questo tipo. A questo proposito esistono diversi strumenti, anche finanziari, per creare validi connubi con le università italiane, le quali però scontano ancora una scarsa propensione alla condivisione delle proprie competenze con il mondo dell’impresa». Che accorgimenti adottate per garantire sempre l’assoluta qualità dei vostri prodotti?

«Gli investimenti in nuove tecnologie e nella formazione del personale, unitamente alla rigorosa applicazione delle regole volte a garantire la sicurezza sul lavoro, sono stati e saranno sempre punti imprescindibili per uno sviluppo sostenibile della nostra attività. La società opera in regime di qualità ISO 9001:2008 e 3834-2. Tutte le nostre apparecchiature sono progettate e costruite secondo la direttiva Pressure Equipment Directive, e sono provviste di idonea certificazione CE». Quale bilancio è possibile trarre dall’ultimo anno di attività di Multiman? «Nel 2011 la Multiman ha raggiunto risultati eccezionali, con un incremento del 70 per cento sul fatturato del 2010. Questo è stato il frutto anche di precise scelte imprenditoriali, che ci hanno portato a privilegiare l’attività d’officina rispetto alla cantieristica, ottenendo così un elevato grado di specializzazione dei tecnici e delle maestranze». Per il futuro quindi, le prospettive sono buone. «Assolutamente. Abbiamo varato un ambizioso piano di sviluppo per il triennio 2012-2015. Tale programma prevede, oltre a una maggiore penetrazione dei mercati orientali, la realizzazione di un nuovo opificio che possa permettere alla Multiman di potenziare la propria capacità produttiva, e lo sviluppo di piccoli impianti per il trattamento di sostanze inquinanti, che a oggi è ancora in fase di prototipo». SICILIA 2012 • DOSSIER • 69


EXPORT

La gelateria siciliana punta su export S e alta formazione L’incontro di tradizione e innovazione per esportare oltre i confini dell’isola i sapori antichi della gelateria e della pasticceria. Francesco Galvagno presenta un modello di business vincente basato su una qualità che non conosce crisi Valerio Germanico

Francesco Galvagno, presidente e titolare della Elenka Spa di Palermo www.elenka.it

e l’antica tradizione della pasticceria e gelateria siciliana ha conquistato il mercato estero, lo si deve anche al successo di un’azienda palermitana: Elenka. Da piccolo laboratorio, ad una delle aziende leader mondiali nel settore dei semilavorati per gelateria e pasticceria. Il successo di Elenka comincia alla fine degli anni ’50, ad opera del suo fondatore, Antonino Galvagno, per poi consolidarsi nei giorni nostri sotto la guida del figlio Francesco, che ne rilancia l’opera: « la volontà di garantire un prodotto sempre genuino ci ha premiato. Oggi Elenka è un punto di riferimento per i maestri gelatieri e pasticceri, non solo siciliani, è sinonimo di eccellenza. Questo ci rende orgogliosi e ci responsabilizza. Per garantire la genuinità ci vuole molta cura e un impegno costante a mantenere alti gli standard tecnologici. Quello tra tradizione e innovazione è un connubio sul quale basiamo il nostro approccio industriale, tenendo conto che molte delle antiche ricette oggi le proponiamo anche in chiave moderna». Quale bilancio potete trarre degli ultimi anni e come si è aperto il 2012, segnato da un forte calo di tutti i consumi? «Negli ultimi due anni il nostro fatturato ha avuto un incremento di oltre il 4 per cento, quindi complessivamente abbiamo un andamento positivo, sia in Italia che all’estero. Per quanto riguarda il 2012, i primi sei mesi hanno confermato il trend degli ultimi anni, anche se in un periodo di contrazione dei mercati a livello globale e di condizioni climatiche non molto favorevoli. Bisogna però considerare che le prime stime realistiche sull’anno in corso saranno possibili soltanto a stagione conclusa. Tuttavia, finora, il calo dei consumi non ha colpito il settore gelato e pasticceria, anche se in un periodo di contrazione dei mercati». Quali sono i fattori che vi hanno permesso di registrare valori di crescita in un momento complesso per le aziende italiane?


Francesco Galvagno

Vogliamo consolidare i mercati stranieri nei quali siamo già presenti – Sidney, New York, Shangai e Amman in Giordania – ed entrare in nuovi

«Il valore aggiunto che il mercato ci riconosce è un’offerta di prodotti di qualità. E la qualità ha sempre il suo riscontro sul lungo periodo, sia con i clienti sia con i consumatori finali. Per questo motivo sono sempre più numerosi gli artigiani che richiedono il nostro prodotto. Oggi che il consumatore è diventato sempre più critico ed esigente, il mercato premia soltanto chi risponde al meglio ai gusti del pubblico. Occorre quindi stare al passo con i tempi e dotarsi di tutti gli strumenti che permettono di preservare la bontà e la genuinità dei prodotti». Fornendo sia il mercato siciliano che quello nazionale ed estero, riscontrate delle differenze sostanziali nella richiesta? «Ogni mercato ha le sue esigenze specifiche, spesso legate alla cultura, alle abitudini e ai gusti locali. Anche restando all’interno dei nostri confini, possiamo notare sostanziali differenze tra Nord e Sud nel concepire i prodotti di pasticceria e il gelato. All’estero, alle differenze di gusto si aggiungono inoltre le specificità legate alle regolamentazioni locali sull’utilizzo di ingredienti particolari. In ogni caso, la nostra

gamma di oltre 200 referenze ci dà la possibilità di accontentare tutte le esigenze. Per esempio, la Germania, che è storicamente un mercato importante per noi, richiede soprattutto prodotti di gelateria, fra i quali spiccano la nocciola, il pistacchio, il cioccolato, il caffè, la cassata e l’intramontabile zuppa inglese». Dove avete orientato i vostri più recenti investimenti? «Abbiamo investito nell’ammodernamento degli impianti di produzione e in ricerca e sviluppo. Inoltre, abbiamo investito per creare la prima accademia di gelateria e pasticceria, che a breve sarà attiva. Diventerà una scuola di alta formazione, dedicata a operatori del settore e appassionati che vogliano accrescere le proprie conoscenze o specializzarsi con tecniche di produzione sempre più innovative. Il fiore all’occhiello dell'accademia sarà il nostro staff di maestri gelatieri e pasticceri, che possono vantare un’esperienza pluriennale nel campo dell’eccellenza». Quali le prospettive e gli obiettivi per i prossimi mesi? «Dopo gli importanti riconoscimenti ottenuti in Italia, puntiamo dritto verso l’internazionalizzazione. Di anno in anno il nostro apprezzamento all’estero è cresciuto progressivamente. Adesso vogliamo consolidare i mercati stranieri nei quali siamo già presenti – i sapori della pasticceria e gelateria siciliana oggi si possono già gustare anche a Sidney, a New York come a Shangai o ad Amman in Giordania – ed entrare in nuovi». SICILIA 2012 • DOSSIER • 71


Verso l’oil shipping ecosostenibile Il Volga è un’infrastruttura naturale unica per lo sviluppo logistico e per la crescita economica della Russia. Ed è in questo paese che si sono concentrati gli interessi del gruppo Barbaro, storico armatore siciliano dei fratelli Alfredo e Gianni Barbaro. Lo scenario strategico del gruppo Valerio Germanico

Alfredo Barbaro, amministratore unico della Pietro Barbaro Spa di Palermo. Sopra, la m/c Ice Point in rada a Palermo. Nella pagina a fianco, la FSO Alba Marina nei cantieri di Palermo www.pietrobarbaro.com www.pbtankers.com

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n gruppo armatoriale nato in Sicilia e oggi presente a livello globale nel settore tanker. È questo il profilo del gruppo Barbaro, la cui affermazione si misura con la crescita del 33 per cento registrata nel 2011, che ha portato il gruppo a quota 200 milioni di dollari di fatturato. Questo risultato è legato principalmente alle attività del gruppo nel territorio russo, gestite attraverso la controllata Prime Shipping, con sede a Samara. «Nell’ultimo anno – afferma Alfredo Barbaro, amministratore unico della Pietro Barbaro Spa – abbiamo consegnato cinque nuove unità di tipo sea river tanker, destinate al trasporto di petrolio e dei suoi derivati lungo il fiume Volga, sul mar Nero e il mar Caspio. I trasporti marittimi e soprattutto fluviali hanno un ampio potenziale di sviluppo nel mercato russo. Il nostro gruppo è riuscito a integrare la sua esperienza nel campo dei trasporti navali, la nostra è una delle più antiche famiglie armatoriali al mondo con oltre 200 anni di storia, con la tenacia russa e i risultati finora raccolti ci spingono a investire ancora in questo paese, al quale stiamo offrendo un servizio innovativo che garantisce anche l’ecosistema, e non solo il business». Gli interessi del gruppo Barbaro, però, sono rimasti legati anche alla terra di origine. Cosa ha motivato la vostra scelta di affidare alla Fincantieri di Palermo i lavori per il vostro contratto con il gruppo Edison?

U


Gruppo Barbaro

«È stato un atto di fiducia verso il nostro territorio, per questo abbiamo risolto le negoziazioni con un altro cantiere in Turchia, che pure ci offriva condizioni economiche più convenienti. Tuttavia abbiamo preferito dare una svolta importante a Fincantieri e ai suoi lavoratori che nell’estate 2011 non avevano nuove commesse all’orizzonte. Per ciò abbiamo affidato alle maestranze palermitane questo lavoro da circa 55 milioni, che prevedeva la riconversione della petroliera Alba Marina (ex Seapride I) – proprietà della nostra PB Tankers, 110mila tonnellate per 245 metri di lunghezza e 42 di larghezza – in nave di stoccaggio temporaneo (floating storage), destinata al supporto delle attività di estrazione offshore che Edison realizzerà nell’Adriatico, a circa 20 chilometri al largo di Vasto». Con quali prospettive, invece, si è aperto il 2012? «Quest’anno è iniziato con un’ulteriore conferma della lungimiranza dei nostri investimenti nel mercato russo. Già nei primi mesi del 2012 abbiamo consegnato tre petroliere da 7mila tonnellate, costruite nei cantieri cinesi di Yangzhou Haichuan e Yangzhou Keijen, ed un rimorchiatore costruito presso il cantiere russo di Kostroma. L’ulteriore potenziamento della flotta della nostra Prime Shipping, nel corso del 2012, ci consentirà di incrementare i volumi di carico trasportato lungo il sistema fluvio-marittimo russo, sino a raggiungere quota union di tonnellate. Siamo soddisfatti anche del livello raggiunto da Prime Shipping negli standard di sicurezza e nel rispetto delle normative internazionali, traguardi considerevoli per una società pioniera nel rinnovamento dei mezzi da fiume». Qual è stato il processo che vi ha portato, oggi, a vedere nella Russia uno dei mercati più importanti per il vostro business? «Il nostro ingresso nella Federazione Russa risale al 2005. Fin da subito avevamo focalizzato la nostra attenzione sulla flotta operante nel mercato interno, che aveva un’età media pari o superiore

200 mln

DOLLARI FATTURATO REALIZZATO DAL GRUPPO NEL 2011, REGISTRANDO UN INCREMENTO DEL 33% RISPETTO AI 150 MILIONI MESSI A BILANCIO NEL 2010

5.000

PERSONE OCCUPATE, DIRETTAMENTE E ATTRAVERSO L’INDOTTO GENERATO, DAL GRUPPO BARBARO, NEI SETTORI DELLO SHIPPING, DEI SERVIZI E DELLA CANTIERISTICA

ai 30 anni e necessitava quindi di un rinnovamento. Insieme a questa costatazione, c’era una nostra previsione, ovvero che il mercato russo dei trasporti di prodotti petroliferi, in linea con la propria crescita, avrebbe sviluppato sempre più la richiesta di navi moderne e in linea con i più alti standard di sicurezza e di tutela ambientale. L’impegno a dare seguito a queste nostre convinzioni si è concretizzato in un totale di circa 300 milioni di dollari investiti a partire dal 2006 nella costruzione di nuove tanker ed entro fine anno avremo raggiunto un totale di 24 unità realizzate. Abbiamo anche investito nella formazione del personale navigante e in ricerca e ❯❯ SICILIA 2012 • DOSSIER • 73


MODELLI D’IMPRESA

❯❯ sviluppo. Siamo stati infatti la prima società a introdurre in Russia l’innovativo sistema del coupling rigido tra chiatta e spintore, ottimizzando in questo La Fondazione Pietro Barbaro, insieme al Cerisdi, agli Istituti nautici di Roma e di modo le prestazioni dei mezzi e Palermo, al Formez e alla PB Tankers Spa ha costituito nel settembre 2011 aumentando gli standard di sil’accademia del Mediterraneo, la cui sede è stata collocata a Palermo, nello curezza sul lavoro». storico palazzo Trinacria, alla Kalsa. La mission dell’Accademia è articolata su tre Quanto investite sul tema macroaree: didattica, promozione e internazionalizzazione. La prima macroarea della sicurezza e quindi anche comprende le attività di formazione superiore degli allievi ufficiali e commissari di del rispetto ambientale? bordo della marina mercantile – in vista del loro inserimento nel mercato marittimo e della logistica – e l’orientamento culturale e professionale dei giovani verso le «Investire nella sicurezza non solo carriere del mare. L’attività di promozione prevede la realizzazione di studi, è una condizione indispensabile ricerche, pubblicazioni, convegni sul tema dell’economia marittima e della per assicurare un servizio in linea logistica e, conseguentemente, il miglioramento della qualità dei sistemi di con quanto richiesto dalle major istruzione e formazione. L’internazionalizzazione, infine, si realizza in momenti di mondiali, bensì è il presupposto alta formazione per il personale delle amministrazioni e delle organizzazioni cardine della nostra missione di marittime dei paesi stranieri, in conformità all’accordo bilaterale in materia di cooperazione tecnica nel settore della formazione professionale sottoscritto dal armatori: realizzare un trasporto governo italiano e dall’International Maritime Organization. sostenibile. Il nostro gruppo inL’idea di costituire nel capoluogo siciliano l’Accademia del Mediterraneo nasce veste centinaia di migliaia di doldalla considerazione che Palermo è a pieno titolo una “provincia di Mare” – così lari per il continuo miglioracome definita dall’Unione Province Italiane –, ovvero un territorio in cui il mare mento della flotta e persegue uno rappresenta una risorsa essenziale per l’economia e l’occupazione. Anche grazie alla presenza di questa nuova istituzione, la Sicilia riconferma la propria centralità sviluppo in linea con le indicanel Mediterraneo e ne fa un interlocutore privilegiato, anche per la formazione, nei zioni dell’Unione Europea e della confronti dei paesi che si affacciano sul mare nostrum. Banca Mondiale, che sempre più spesso cofinanziano progetti di modal shifting volti a ridurre il trasporto su mezzi tradizionali ad alto livello di tizzando un’immersione massima di 3,6 metri, inquinamento, a favore del trasporto navale». possiamo caricare dalle 4.100 alle 4.520 tonQuali sono le aree del territorio russo in- nellate, con un tonnellaggio massimo di 4.950. teressate maggiormente dalla vostra attività Le stesse navi, tuttavia, durante l’inverno, di nolo? quando i fiumi sono ghiacciati e quindi non «Prime Shipping effettua la gran parte dei tra- navigabili, vengono impiegate in mare, dove la sporti sui fiume Volga e Don e gli adiacenti mar portata massima, in assenza di vincoli di peCaspio, mar D’Azov e mar Nero, trasportando scaggio, raggiunge quasi le 7.000 tonnellate». centinaia di migliaia di tonnellate all’anno di Qual è la strategia complessiva sulla prodotti, principalmente fuel oil e olio vegetale. base della quale gestite l’azione di Prime Nel 2011 le due rotte più battute sono state Sa- Shipping? ratov-Kerch e Kavkaz-Kerch. Per svolgere il «L’obiettivo primario della società è quello di rafruolo di carrier sia sui fiumi che sui mari uti- forzare la sua posizione competitiva nel tralizziamo un nuovo naviglio, la cui capacità di sporto del petrolio e dei derivati nell’area Volgacarico dipende sia dalla tipologia di nave sia dal Don e di ampliare l’offerta di servizi sulle rotte pescaggio fluviale. Sul Volga, per esempio, ipo- strategiche del mar Nero e del mar Caspio. Il

L’accademia del Mediterraneo

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Gruppo Barbaro

modello ispiratore delle nostre scelte strategiche, inoltre, è l’esecuzione di un servizio di trasporto ecologicamente consapevole, lungo itinerari nazionali e internazionali, e conforme alle disposizioni legislative e regolamentari in materia di shipping petrolifero. Le mosse per rendere concreta questa strategia sono state quelle di avviare e mantenere ottimi rapporti con le istituzioni russe locali e in Italia, l’avere puntato sull’ottimizzazione dei processi senza compromettere gli standard di efficienza e l’avere investito per l’ampliamento e ammodernamento della flotta. A questo si aggiunge la volontà di costruire rapporti solidi sia con i partner che con i nostri dipendenti, tutti reclutati in loco». Quali sono le ragioni di quest’ultima scelta? «La regione di Samara ha una lunga tradizione della navigazione fluviale. Per noi quella di impiegare personale interamente russo, supportato dalla struttura italiana, è stata una scelta strategica. Le motivazioni sono state dettate dal fatto che il personale autoctono ha già una conoscenza consolidata delle dinamiche, storiche e attuali, del mercato fluviale e degli operatori che vi agiscono. A ciò si somma il riconoscimento che il sistema universitario e formativo

La nostra è una delle più antiche famiglie armatoriali al mondo con oltre 200 anni di storia

della Federazione Russa è ai livelli più elevati del mondo. Questo ha avuto come frutto un autentico scambio di professionalità fra due culture diverse per storia e tradizione, scambio che si è dimostrato un veicolo di arricchimento e crescita reciproca, fino alla costituzione di un team di persone in grado di perseguire l’efficienza aziendale nel rispetto dei nostri valori di gruppo». La vostra attività è ormai globale. Esiste la possibilità che le rotte delle vostre navi intersechino anche il Mediterraneo? «Le nostre navi oceaniche navigano in tutto il mondo e quindi in alcuni casi accade che facciamo rotta anche verso i porti del Mediterraneo. Queste occasioni sono destinate a moltiplicarsi, dato che le nostre navi russe stanno diversificando l’attività e grazie agli elevati standard di sicurezza stanno trovando impieghi redditizi proprio in area mediterranea, in particolare in Italia, Grecia e Nord Africa. Una delle sfide per il futuro, infatti, è quella di far sì che la flotta russa trovi un proprio segmento di mercato anche al di fuori delle acque interne delle Federazione. I primi segnali in questo senso stanno già arrivando, basti pensare che le nuove costruzioni sono state consegnate in Cina e hanno trasportato per migliaia di chilometri, tra un oceano e l’altro, prodotti petroliferi e vegetali anche per conto di nostri partner siciliani».

Nella pagina a fianco, una delle tanker in servizio sul Volga. Sopra, il brigantino “Pietro Barbaro” ritratto nel 1896 in rada a Palermo e uno scatto dell’originale libretto di navigazione del 1864 del suo stesso Capitano e Armatore. Sotto, la m/c Indigo Point tra i ghiacci del Mar Baltico

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MODELLI D’IMPRESA

Verso una “naturale” internazionalizzazione Dal settore moda a quello farmaceutico. Dal food al ferroviario. La produzione di arredi su misura condotta dal gruppo Alioto non si ferma. E punta all’estero Giulio Conti

econdo i dati raccolti da Confcommercio Sicilia, il 30 per cento del calo vendite di beni durevoli registratosi durante l’ultimo anno allarga la forbice tra le aspettative degli imprenditori in attesa di una ripresa e le previsioni decisamente non rosee per il futuro dell’intero sistema economico regionale. Eppure, mantenendosi ben lontani dal rischio di soccombere alla crisi, chi continua a fare impresa oggi può trovare la giusta strada solo ricalcando la scia di una consolidata esperienza e capacità imprenditoriale acquisita in tempi significativamente dilatati. A confermarlo, l’audacia dimostrata da Salvatore Alioto, fondatore della Icar Arredi di Carini, che nell’arco di cinquant’anni di dirigenza aziendale ha sviluppato un circuito produttivo su cui oggi si sostiene il gruppo Alioto, una holding tutta italiana diramata in tre società. «Superato il passaggio generazionale, il testimone è oggi in mano ai miei figli Gaetano, Massimo e Luciana, ciascuno titolare dei business di riferimento ovvero la produzione di arredi su progetto per il settore moda, la specializzazione della produzione per il settore farmaceutico e food – spiega l’imprenditore palermitano – e l’implementazione del settore ferroviario attraverso l’ottenimento di certificazioni che garantiscono

S

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l’elevato livello qualitativo del prodotto». La mission del gruppo Alioto è già espressa nell’acronimo del brand immesso nel mercato mezzo secolo fa, perché Icar sta per innovazione, creazione, attenzione e realizzazione. «Se in cinquant’anni di vita aziendale la Icar è stata protagonista nel settore della produzione degli arredamenti su misura a livello nazionale, oggi, l’ampliamento della sfera produttiva e la specializzazione dei core business hanno condotto il nostro marchio verso una “naturale” internazionalizzazione – afferma Massimo Alioto, direttore della Icar Trade, spin-off della società madre, attiva nella fornitura di servizi di general contractor in Italia e all’estero –. Infatti, oltre che in Europa, abbiamo trovato negli Stati Uniti, in Russia e ad Abu Dhabi nuovi mercati e nuove vetrine commerciali». Un settore, quello dell’arredamento su misura, supportato alla Icar da piani progettuali firmati da architetti e designer specializzati, che per combattere la crisi e la concorrenza delle produzioni low cost non

Massimo, Gaetano e Luciana Alioto della Icar Arredi Srl di Carini (PA). Nelle altre immagini, fasi di produzione interne alle tre aziende del gruppo Alioto www.icararredi.it


Massimo, Gaetano e Luciana Alioto

Oltre che in Europa, il gruppo Alioto ha trovato negli Stati Uniti, in Russia e ad Abu Dhabi nuovi mercati e vetrine commerciali

può essere scevro da livelli qualitativi di autentica italianità. «Abbiamo puntato sull’innovazione del processo produttivo migliorando il controllo di qualità sulle fasi critiche della produzione – precisa Luciana Alioto, responsabile della divisione Rail, settore dedicato alla produzione degli arredi per rotabili ferroviari –. E per farlo al meglio, non solo molti degli ultimi investimenti sono stati destinati anche all’abbattimento dell’impatto ambientale del ciclo produttivo ma, sono stati ridotti al minimo i costi fissi non complementari alla crescita aziendale. Il risultato? Il portafoglio ordini ha subito una crescita importante, e palesemente, in controtendenza all’andamento delle imprese locali e non».

Ma in un mercato come quello odierno che ha esaurito la spinta verso la “genuinità” di fare impresa, in quest’epoca di crisi economica che demotiva e blocca lo sviluppo imprenditoriale, quali valori divengono allora imprescindibili per la conduzione di una holding come la Icar Arredi? «È vero che le difficoltà sono tante e che la nostra integrità aziendale viene messa ogni giorno a dura prova – sostiene Gaetano Alioto – ma abbiamo capito che soltanto unendo le forze e le capacità di noi fratelli potremo continuare ciò che tanti anni fa iniziò nostro padre e che oggi rappresenta un’importante realtà nel territorio siciliano, in Italia e nel mondo». Di fatto, dalle parole di Gaetano Alioto cui è stata affidata la gestione dell’azienda Icar Build produttrice di arredi per attività commerciali, si intuisce come la famiglia Alioto abbia trasposto le dinamiche dell’ambiente domestico all’interno dell’azienda. «Riteniamo che il successo di un’impresa di famiglia inizi dentro le mura di casa, lì dove è possibile apprendere quei valori universalmente traducibili in sacrificio, fatica e dedizione al lavoro». SICILIA 2012 • DOSSIER • 77


MODELLI D’IMPRESA

È in stallo il mercato del gioco all’inizio del 2011 a oggi, nella Sicilia Orientale, abbiamo visto aumentare di almeno il 30-40 per cento le richieste di installazione di apparecchi da intrattenimento. Sul nostro bilancio questo si è tradotto in un incremento di fatturato, per quanto ha riguardato il 2011. Tuttavia, dall’inizio del 2012, nonostante la richiesta di nuove installazioni sia tuttora in crescita, abbiamo registrato una flessione dei ricavi di almeno il 20 per cento». È questo lo scenario di mercato descritto da Nunzio Landro, titolare dell’omonima azienda di Paternò, attiva in Sicilia Orientale e in parte della Calabria. Landro è da trent’anni un gestore specializzato nella vendita, nel noleggio, allestimento e assistenza di giochi per bar e sale da gioco, per le quali propone diverse tipologie di macchine: slot machine, videogame, flipper, simulatori di guida, simulatori di tiro a segno, gru, calcio balilla, carambole e altre attrazioni. Come si spiega la conferma nelle richieste di nuove installazioni da parte degli esercenti a fronte di una flessione dei ricavi? «L’origine di questo fenomeno va collocato certamente nella crisi economica generale e in particolare in quella dei consumi. La crisi ha

«D

Nunzio Landro, titolare della F.lli Landro Srl di Paternò (CT) www.fllilandro.com

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La crisi ha portato a un incremento nella richiesta di installazione di macchine per il gioco lecito. Al quale però è seguito un calo dei ricavi. Nunzio Landro analizza la situazione di mercato e spiega le ragioni di un fenomeno contraddittorio Mauro Terenziano

portato alla chiusura un gran numero di esercizi commerciali, scalzati anche dall’avanzare dei grandi centri commerciali. Questo fenomeno ha portato molti esercenti a riconvertire l’attività in locali destinati al gioco, dato che questa attività richiede un investimento minimo. Il problema è che però, anche se aumenta l’offerta di locali che ospitano giochi, i giocatori rimangono sempre gli stessi e quindi di fatto, per noi, sono aumentati i costi di gestione mentre abbiamo visto diminuire gli incassi». Nonostante questa condizione contraddittoria, le apparecchiature più richieste corrispondono anche a quelle più redditizie? «Fra le apparecchiature più richieste ci sono quelle che consentono di ottenere delle vincite in denaro e le più gettonate sono certamente le slot machine. Queste funzionano collegate in rete, in maniera tale che entrate e uscite siano trasparenti e sia determinabile senza dubbi il prelievo fiscale destinato ai Monopoli di Stato. Al contrario le macchine che stanno dando le peggiori rese sono i videogiochi tradizionali, che al momento sono decisamente in passivo, nonostante la loro installazione sia imposta come alternativa ai giochi con vincita in denaro. Danno ricavi


Nunzio Landro

❝ non trascurabili alcune apparecchiature meccaniche che consentono di vincere degli oggetti e, paradossalmente, di fronte a tante macchine tecnologiche, continua a mantenere una consistente quota di mercato il tradizionale calcio balilla». Quali sono le percentuali di guadagno dei diversi soggetti nel vostro settore? «Sia all’esercente che a noi gestori va il 5 per cento dell’incasso generato dalla macchina, dunque una parte minima. Il 75 per cento copre le vincite e quindi è destinato ai giocatori, mentre il restante 15 per cento rappresenta le voci restanti come il PREU, il canone concessione AAMS, il provider. Questi dati di fatto svantaggiano noi gestori, sui quali ricadono i costi di investimento, di trasporto e assistenza, sia tecnica che amministrativa, sugli apparecchi che noleggiamo». Le macchine per il gioco d’azzardo sono spesso al centro di polemiche. Qual è la vostra posizione di fronte a chi richiede normative più stringenti per la loro diffusione? «Nella rappresentazione mediatica, effettivamente, la nostra categoria è associata a una cultura dalla scarsa legalità. In realtà, per operare in questo settore è necessario non solo avere le autorizzazioni e le licenze previste

Anche se aumenta l’offerta di locali che ospitano giochi, i giocatori rimangono sempre gli stessi e di fatto, sono soltanto aumentati i costi di gestione

dalla legge, ma inoltre non avere alcun genere di precedente penale, salvo l’impossibilità di avviare un’attività di gestione. Per questo per la nostra società, che è presente sul mercato da oltre trent’anni, la legalità e l’osservanza delle norme sono due elementi fondamentali. E proprio per questo dobbiamo lamentare il fatto che di anno in anno vengono introdotte normative sempre più stringenti e penalizzanti per noi operatori». Quali sono le prospettive per il settore da qui a dodici mesi? «Non sono particolarmente promettenti, sia per la situazione attuale, sia perché è in discussione un ulteriore inasprimento normativo, in un’ottica di maggiore prevenzione per il divieto del gioco d’azzardo che riguarda i minori, che ci costringerà probabilmente a rinnovare il 70 per cento del nostro parco macchine. Questo sarà per noi un investimento praticamente imposto per legge e del quale non è certo il recupero del capitale». SICILIA 2012 • DOSSIER • 79


MODELLI D’IMPRESA

Obiettivo: mettere al centro l’impresa Porre la clientela al centro del business. Questa la strategia per la distribuzione di articoli tecnici per l’industria. Silvia Bertorotta, amministratore unico della Bertorotta, presenta obiettivi, investimenti e risultati Manlio Teodoro

alla specializzazione nell’automotive a quella della fornitura industriale. Sono questi i principali target ai quali si rivolge l’attività della Bertorotta, azienda distributrice di articoli tecnici per l’industria, collocata nell’area più industrializzata dell’isola, quella catanese. L’espansione commerciale dell’azienda, oltre a coprire l’intero territorio siciliano, ha toccato a più riprese anche diverse aree a livello nazionale e, inoltre, tramite la presenza sul web, punta sempre più a oltrepassare i confini dell’isola. Bertorotta, oltre che per la qualità della propria offerta, si caratterizza come modello di imprenditoria al femminile. Infatti, le sorelle Silvia e Ornella, oggi alla guida dell’impresa di famiglia, rappresentano la terza generazione e gestiscono con il proprio staff i vari settori che spaziano

D

Silvia Bertorotta, titolare insieme alla sorella Ornella, della Bertorotta Srl di Catania www.bertorotta.it

80 • DOSSIER • SICILIA 2012

dall’utensileria, alle centrali aria compressa, dalla saldatura ai macchinari per la pulizia industriale, ed aspetto non comune nel settore, forniscono assistenza tecnica con personale specializzato. Qual è il bilancio dell’ultimo anno di attività? «Nel corso del 2011 siamo riusciti a recuperare i volumi di vendita precrisi e questo nonostante il momento ancora delicato che sta attraversando il mercato. La maggior parte delle nostre risorse, umane e finanziarie, è stata dedicata all’obiettivo di consolidare la copertura territoriale. Abbiamo quindi scelto di investire su noi stessi, benché lo scenario abbia reso complessa la definizione di una strategia di ampio respiro soprattutto sul lungo termine». Quali gli strumenti principali che avete messo in campo per raggiungere questo obiettivo? «Stiamo portando avanti una politica di potenziamento della penetrazione sul mercato su diversi fronti: circa 3 anni fa, abbiamo deciso di aggregarci a un gruppo di aziende nazionali, di distribuzione industriale. Grazie a


Bertorotta

questa azione, oltre ad avere un costante confronto con realtà distributive nazionali, abbiamo alle spalle una incisiva attività di marketing operativo che rafforza la distribuzione del nostro marchio privato. Presentiamo una vasta gamma di articoli tecnici suddivisi in diversi volumi tematici, che rappresentano il meglio della produzione Italiana e Tedesca. La terza edizione del nostro documento Store, distribuito alla nostra clientela, racchiude una selezione di articoli, spesso difficilmente reperibili sul mercato. La vendita di prodotti di alta qualità, a nostro marchio Ttake, ci consente di affrontare il mercato più serenamente. Inoltre intendiamo coprire alcune aree e settori che attualmente risultano poco presidiati». L’avvio di questa strategia ha influito sul modo di approcciarvi ai partner? «Assolutamente. Ci stiamo orientando verso i marchi e i fornitori più attivi del nostro settore. Con questi ultimi intendiamo impostare un atteggiamento di tipo “win-win”, che vuol dire “niente vinti, ma solo vincitori”. Riteniamo questo l’unico atteggiamento praticabile all’interno di una prospettiva di sviluppo. Se da una parte richiediamo dinamicità e flessibilità per essere seguiti in questa nuova impostazione, in cambio possiamo offrire un assetto finanziario estremamente bilanciato, che permette di garantire ai nostri fornitori, anche in tempi difficili sotto il profilo della liquidità corrente, delle solide certezze di investimento». Il vostro core business si è evoluto nel tempo. Attraverso quali tappe siete passati e qual è la realtà odierna da questo punto di vista? «Storicamente il nostro settore di riferimento è quello “automotive” e il territorio di riferimento, ancora il più presidiato dai nostri agenti tecnici, quello Siciliano. Da tempo ci stiamo affiancando anche al settore industriale così come

Vogliamo dare maggiore spessore agli aspetti di processo tecnico commerciale puntando sulla qualità del prodotto

alle forniture per il settore pubblico. Quest’ultima è un’area prettamente direzionale che ci ha aperto la possibilità, in relazione alla tipologia di commessa da realizzare, di esplorare opportunità di business sull’intero territorio nazionale entrando in contatto con gruppi industriali di rilievo». La vostra esperienza nel canale del commercio elettronico è ormai consolidata. Quali valutazioni ne traete? «Riceviamo circa 6mila contatti l’anno. Dunque complessivamente siamo soddisfatti, anche se sono possibili ulteriori miglioramenti– la spinta al miglioramento fa parte del nostro approccio generale all’attività di impresa. Un esempio di linea di sviluppo è quello del target. Finora il nostro sito ha avuto una connotazione prevalentemente business to consumer. Oggi stiamo lavorando per rivolgerci anche al bacino di utenza professionale e delle partite Iva, spostandoci quindi verso un modello business to business – modello già messo in campo da aziende del nostro stesso settore». SICILIA 2012 • DOSSIER • 81


Fare impresa in Sicilia n un contesto imprenditoriale ed economico in cui sempre più aziende optano per la delocalizzazione e l’outsourcing, persistono realtà che fanno scelte in controcorrente. Omer ne è un esempio. L’azienda palermitana è oggi una tra le più affermate nella realizzazione di interni in lega leggera per veicoli ferroviari ed è partner dei maggiori costruttori di materiale rotabile a livello nazionale e internazionale, quali l’italiana Ansaldobreda e la FrancoCanadese Bombardier, con le quali è coinvolta in progetti relativi a tutte le piattaforme di veicolo, dalle metropolitane ai treni ad altissima velocità. «Nel corso dell’evoluzione aziendale – afferma l’ingegner Giuseppe Russello, amministratore della Omer - si sono dimostrate fondamentali, dal

I Nelle immagini momenti di lavoro all’interno della Omer di Palermo e alcuni prodotti finiti www.omersrl.it

In controtendenza con tante aziende manifatturiere, la Omer ha deciso di limitare il più possibile l’outsourcing e di mantenere la produzione dei suoi interni in lega leggera per veicoli ferroviari a Palermo. Il punto di Giuseppe Russello Carlo Gherardini

punto di vista strategico, due precise scelte: la prima mirata all’utilizzo delle leghe leggere per la realizzazione del prodotto, la seconda costituita dalla centralità della produzione con conseguente modesto ricorso all’outsourcing». Se il non soccombere alle lusinghe del ricorso a un cospicuo outsourcing inizialmente ha reso necessari ingenti investimenti in termini di infrastrutture, impianti e soprattutto di risorse umane, l’aver mantenuto all’interno dell’azienda la maggior parte del ciclo di produzione, per la Omer ha anche rappresentato un notevole valore aggiunto. «Da tale scelta - spiega Russello - oltre al raggiungimento dei migliori requisiti commerciali in termini di rapporto qualità prezzo offerti al mer-


Giuseppe Russello

cato, è derivata anche una spiccata flessibilità, nonché il controllo diretto dei processi speciali di produzione per i quali si è reso necessario l’ottenimento di certificazioni internazionali molto restrittive. Tutto ciò in totale controtendenza rispetto alle altre aziende del settore che hanno invece preferito, nell’illusione di poter generare più facili profitti, cedere il know-how a terzi, limitando di fatto l’attività dell’azienda a una mera commercializzazione del prodotto». Sulle strategie aziendali ha ovviamente influito in maniera profonda anche la dislocazione geografica della sede storica: «Proporsi al mercato dalla Sicilia impone una dimostrazione di credibilità e capacità aggiuntiva rispetto ai competitor dislocati nelle altre regioni di Italia. Tuttavia abbiamo da sempre interpretato la nostra sicilianità non come un limite ma come un valore aggiunto dal quale attingere le motivazioni straordinarie per emergere nei mercati. Anche se sul piano operativo ci sono difficoltà nel fare impresa da Palermo, il nostro compito è quello di fare al meglio ciò che sappiamo fare dal luogo che ci appartiene. Di fronte alla crescente desolazione che si presenta sul territorio, derivante dalle numerose realtà produttive che sempre più spesso cessano di fare impresa abbandonando spazi e opifici a favore delle attività commerciali, ci convinciamo sempre di più di quanto sia fondamentale rimanere radicati alla nostra regione». E anche in Sicilia si possono ottenere quei livelli

di eccellenza che oggi più che mai rappresentano un requisito imprescindibile per la sopravvivenza delle aziende manifatturiere italiane. «Fattori socio-economici quali la globalizzazione e la recente crisi finanziaria impongono, pena la scomparsa dal mercato, l’ottenimento di requisiti assoluti riconosciuti dai mercati a livello globale. In tal senso riteniamo fondamentali fattori quali il miglioramento continuo dei prodotti e dei processi aziendali e lo sviluppo in termini di internazionalizzazione dell’azienda stessa. Ovviamente la partita si gioca sempre più sulla capacità delle singole imprese di saper supportare tali fattori con adeguati investimenti in tempi in cui una crisi di liquidità generalizzata mette in difficoltà anche le aziende “sane”, che negli anni hanno saputo cogliere importanti opportunità di business e che oggi vantano un portafoglio ordini di rilievo. Malgrado tutto – conclude Russello - andiamo avanti nell’assoluta convinzione che per quelle imprese che si dimostreranno in grado di far fronte al momento storico estremamente difficile, questo periodo avrà rappresentato un’opportunità di ristrutturazione e di crescita importante e, nell’immediato futuro, sarà possibile il raggiungimento di risultati di assoluto rilievo». SICILIA 2012 • DOSSIER • 83


MODELLI D’IMPRESA

Nuovi strumenti per l’irrigazione L’utilizzo dell’acqua, soprattutto in agricoltura, deve essere razionalizzato e ottimizzato. Le ultime novità nel campo dell’irrigazione agricola illustrate da Gaetano Di Maiuta Guido Puopolo

uso consapevole e sostenibile delle risorse idriche è ormai imprescindibile per la nostra società. Questo vale, a maggior ragione, in campo agricolo, dove la cronica scarsità d’acqua sta obbligando gli operatori a sperimentare nuovi metodi per l’irrigazione dei campi, che permettano di ottimizzare i consumi d’acqua garantendo al tempo stesso la massima efficacia. «In questo senso, viste le loro peculiarità, i sistemi per la micro-irrigazione e l’irrigazione a goccia rappresentano senza dubbio la soluzione migliore», afferma Gaetano Di Maiuta, managing director della Plast Project di Francofonte (SR). L’azienda, specializzata nella produzione di articoli e accessori per l'irrigazione e la microirrigazione agricola e residenziale, è oggi una realtà all’avanguardia in questo particolare settore, con circa 400 tonnellate di materie plastiche lavorate ogni anno e una gamma di oltre 2000 articoli a catalogo. Su quali presupposti si fonda la vostra produzione? «Il nostro obiettivo è quello di migliorare le tradizionali tecniche di irrigazione, attraverso articoli innovativi e adeguati alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. È così che nascono raccorderie, valvole, irrigatori ed erogatori d’acqua di nuova concezione e di altissima qualità, testati e conformi alle normative del settore.

L’

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L’intero ciclo produttivo, dallo studio e sviluppo di prodotti e componenti fino allo stampaggio a iniezione dei termoplastici, si svolge direttamente all’interno dello stabilimento aziendale, assicurandoci un livello di flessibilità difficilmente riscontrabile altrove, un aspetto molto apprezzato dai nostri partner». Fondamentali, dunque, risultano essere le attività di ricerca e sviluppo. Qual è la politica adottata da Plast Project a questo proposito? «Ogni anno destiniamo ingenti risorse all’aggiornamento dei nostri software di progettazione e ingegnerizzazione (Cad/Cae), ma anche delle macchine utensili a controllo numerico utilizzate per la realizzazione degli stampi. Siamo stati una delle prime società del settore a ottenere la certificazione Iso 9001, nel 2000, e Iso 14001, nel 2008. Riconoscimenti importanti, frutto di una consolidata esperienza nel campo dello stampaggio delle materie plastiche e nella lavorazione degli acciai per la realizzazione di stampi, sempre con un occhio di riguardo alla tutela e al rispetto dell’ambiente».

Gaetano Di Maiuta, managing director della Plast Project di Francofonte (SR) www.plastproject.com


Gaetano Di Maiuta

Destiniamo ingenti risorse all’aggiornamento dei nostri software di progettazione e ingegnerizzazione

Come si esplica questa attenzione all’ambiente nella pratica? «Già da diversi anni abbiamo avviato un programma di rinnovamento delle presse di stampaggio oleodinamiche a nostra disposizione, sostituendole con presse elettriche di ultima generazione, più efficienti e a minor impatto ambientale. Gran parte del nostro fabbisogno energetico, inoltre, viene soddisfatto da un impianto fotovoltaico recentemente installato, che ci permette di ridurre al minimo qualsiasi tipo di emissione inquinante». Plast Project esporta i suoi prodotti in oltre 30 Paesi nel mondo. Da quali mercati derivano le performance migliori per il vostro business?

«Siamo presenti praticamente su scala mondiale, anche se le Americhe e l’Europa dell’est rappresentano al momento i mercati più “aperti” nei nostri confronti. Siamo comunque sempre alla ricerca di nuove partnership, e anche per questo periodicamente partecipiamo a eventi e manifestazioni fieristiche di rilevanza internazionale». In che misura la crisi economica in atto ha influenzato il vostro settore di riferimento e quali strategie avete adottato per far fronte a questa situazione? «La crisi c’è e si sente, questo è innegabile. Crediamo però nella bontà della nostra politica aziendale, basata sul principio dell’alta qualità dei prodotti e sul rispetto totale del cliente. Per questo, pur dovendo fronteggiare i continui rincari dei prezzi delle materie prime, non abbiamo apportato nessun aumento ai nostri listini, proprio per non aggravare ulteriormente le condizioni economiche dei nostri committenti. Un sacrificio importante, ma devo dire che questa scelta ci ha premiato». Con quali aspettative guardate al futuro? «I risultati ottenuti in questi mesi ci inducono a guardare al futuro con ottimismo. Nel 2011 abbiamo registrato un importante incremento del fatturato, che contiamo di confermare anche per l’anno in corso. Il nostro obiettivo è ampliare e migliorare la gamma di articoli proposti, perché solo così potremo conquistare nuove e significative fette di mercato». SICILIA 2012 • DOSSIER • 87


MODELLI D’IMPRESA

Le proprietà dell’acqua minerale Le acque minerali, pur essendo molto diverse tra loro, hanno proprietà uniche e preziose, capaci di influire positivamente sulla salute e sul benessere delle persone. Ne parliamo con l’amministratore unico de La Fonte, Giuseppe Pecoraro Diego Bandini

econdo uno studio presentato nel corso del World Water Forum di Marsiglia dello scorso marzo, nel 2011 l’Italia, con 196 litri per abitante, è stato il primo Paese in Europa per consumo di acqua minerale in bottiglia. Un dato molto significativo, a testimonianza della grande attenzione che i consumatori rivolgono alla qualità dell’acqua che bevono. La conferma arriva da Giuseppe Pecoraro, Amministratore unico e proprietario de La Fonte Srl, società siciliana che produce, imbottiglia e commercializza acqua minerale con il marchio “Acqua Milicia”. «La nostra acqua nasce all’interno del monte Cane, un massiccio montuoso di interesse naturalistico nel contesto di un’area protetta e gestita dal Demanio forestale della provincia di Palermo, e viene prelevata in contrada Aci Capraia, ad una profondità di circa 160 metri», spiega PecoLa Fonte Srl si trova in contrada Sperone - Altavilla Milicia (PA). raro. «Un lungo Foto di Francesco Dell’Orzo cammino nelle www.acquamilicia.it informazioni@acquamilicia.it rocce millenarie calcareo-dolomitiche la arricchisce di benefici sali minerali, che le conferiscono un elevato livello di qualità e purezza. I primi ad apprezzare le qualità di queste acque furono gli arabi, che qui nell’XI secolo fondarono il casale di Ayn beLyen, termine che

S

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vuol dire proprio La Fonte». Quali sono le proprietà che contraddistinguono l’Acqua Milicia? «Quest’acqua svolge un’azione equilibratrice delle attività dell’intestino, delle vie biliari e del fegato. La presenza di bicarbonati, ad esempio, aiuta a tamponare l’iperacidità gastrica. L’Acqua Milicia è inoltre ricca di magnesio, elemento importante nell'attività del cervello, dei nervi e dei muscoli, e di calcio, valido supporto terapeutico e di prevenzione nei confronti di gestanti, adolescenti ed anziani. È particolarmente indicata in questo periodo di caldo e di afa, quando con la traspirazione si perdono notevoli quantità di elementi minerali quali sodio, potassio, magnesio e cloruro». Come è nata e come è cresciuta la vostra azienda? «La Società “La Fonte Srl” è stata costituita nel 1998, entrando in produzione nel 2004 come piccola impresa in una realtà non industriale. Nell’arco di pochissimi anni, grazie all’impegno costante mio e dei miei figli, siamo riusciti ad affermarci al primo posto in Sicilia per numero di bottiglie vendute, passando da 7,5 milioni di litri venduti nel 2004 fino a 180 milioni di litri imbottigliati nel 2011. Oggi disponiamo di due linee di produzione: la prima, installata nel 2004, ha una capacità produttiva di 12000 bottiglie/ora. Nel 2010 abbiamo investito 3,5 milioni di euro per l’istallazione di una seconda linea, con una capacità di 22000 bottiglie/ora, che ha di fatto triplicato la capacità produttiva, attualmente di 34.000 bottiglie/ora. Recentemente abbiamo inoltre avviato un importante programma di aggiornamento tecnologico, inve-


Giuseppe Pecoraro

La nostra acqua viene prelevata in contrada Aci Capraia, a una profondità di circa 160 metri

stendo circa 1,3 milioni di euro nell’acquisto di macchine imbottigliatrici e soffiatrici di ultima generazione. Credo che la chiave del nostro successo sia da attribuire all’impegno, al coraggio e alla dedizione con cui in questi anni abbiamo lavorato». Quali accorgimenti adottate per garantire sempre la massima qualità del prodotto finale? «Siamo certificati secondo la norma Iso 22000:2005. Tutte le fasi del processo di imbottigliamento e confezionamento sono seguite e monitorate mediante controlli analitici e ispezioni da parte del personale tecnico di laboratorio. Il sistema di tracciabilità di filiera informatizzato, da noi adottato, ci permette di seguire passo passo il prodotto, dall’imbottigliamento fino alla distribuzione finale. Negli ultimi anni abbiamo investito molto sul nostro laboratorio interno, attrezzandolo con strumentazioni all’avanguardia per il controllo chimico e microbiologico delle acque e delle materie prime utilizzate». Come riuscite, invece, a ridurre al minimo l’impatto ambientale delle vostre lavorazioni? «La nostra organizzazione si avvale di un sistema di gestione ambientale certificato En Iso

14001:2004, e ne ricerca sistematicamente il miglioramento in modo coerente, efficace e sostenibile. Il recente investimento sul fotovoltaico istallato sulle coperture dei locali aziendali, ci ha reso quasi completamente autosufficienti da un punto di vista energetico, con una produzione di circa 1MWh di energia pulita che di fatto ha ridotto sensibilmente le emissioni indirette di anidride carbonica nell’ambiente». Con quali marchi siete presenti sul mercato? «I marchi da noi commercializzati, oltre all’acqua minerale naturale “Milicia” sono: “Acqua Viva”, “Athena”, “La Fonte”, “Vivissima” e “Vitabella”, a cui a breve si aggiungeranno le etichette “Sabrinella” e “Santakore”, acqua oligominerale già riconosciuta dal Ministero della Salute. Operiamo all’interno della Sicilia con la quasi totalità degli operatori della GDO, ed esportiamo parte della nostra acqua a Malta, dove si è affermata con il marchio “Fontana”». La Fonte, comunque, rimane un’azienda fortemente legata al territorio siciliano. «Assolutamente. Basti pensare che l’azienda, tra dipendenti diretti e indotto, dà lavoro a quasi duecento persone, con un impatto molto significativo sull’economia locale. Questo è, per noi, un motivo di grande soddisfazione».

SICILIA 2012 • DOSSIER • 89


TECNOLOGIE

L’informatizzazione, motore di sviluppo entre all’estero, nel complesso, il 2011 è stato un anno di crescita per l’Information Technology, il mercato italiano ha chiuso in negativo. Il rapporto Assinform ha registrato un complessivo meno 4,1 per cento. Le cause? A pesare è stata la restrizione della spesa della Pubblica amministrazione – la cui informatizzazione massiccia è ancora da venire –, ma soprattutto il calo di investimenti dell’impresa privata, che rappresenta il 90 per cento della domanda di informatizzazione e che, l’anno scorso, ha diminuito la destinazione di risorse per almeno il 4,3 per cento. In questo scenario di crisi si sono distinte alcune eccezioni, come quella della ComTel, system integrator che anche nel 2011 è riuscito a centrare l’obiettivo crescita, segnando a bilancio una crescita di fatturato del 17,5 per cento rispetto al 2010, attestandosi così a quota 47 milioni di euro. Per spiegare le ragioni del successo in controtendenza intervengono Giovanni Grechi, presidente e amministratore delegato della società, e Vincenzo Cassese, suo direttore generale. A fronte di un settore in difficoltà, qual è

M

Giovanni Grechi, presidente e ad della ComTel Spa di Milano, insieme al direttore generale Vincenzo Cassese www.comtelitalia.it

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Gli scenari dell’Information and Communication Technologies per il 2012. Le soluzioni, le visioni e la capacità di intercettare le esigenze di una platea variegata di soggetti e utenti. Ne parliamo con Giovanni Grechi e Vincenzo Cassese Valerio Germanico

stata la leva che ha permesso di proseguire nello sviluppo? Giovanni Grechi: «Alla base della nostra performance di successo continua a giocare il suo ruolo fondamentale la nostra strategia di innovazione tecnologica. A questo, nello specifico, si è aggiunto, come determinante fattore di crescita, l’apertura ai mercati internazionali. Infatti, siamo ormai presenti in 130 paesi nel mondo, grazie a un network di system integrator stranieri. Questo significa che ComTel, attraverso il proprio sistema tecnico e organizzativo, può fare da focal point per tutte le problematiche tecniche e di sviluppo di soluzioni Ict per qualsiasi azienda italiana presente all’estero con sedi, filiali o uffici». Quali sono stati, in concreto, i prodotti e i servizi che hanno fatto da traino? Vincenzo Cassese: «L’azienda è cresciuta perché ha saputo evolvere specializzandosi nell’offerta di soluzioni che vanno dal cablaggio fisico al networking, dal VoIP ai sistemi di video intelligence, video conference e applicativi. Inoltre, grazie al nostro Network Operation Center (NOC), attivo 24 ore su 24, possiamo affrontare e risolvere in tempo reale qualsiasi problema tecnico che dovesse interessare i sistemi dei nostri clienti. Questi sono rappresentati da piccole, medie e grandi imprese, compresa la


Giovanni Grechi e Vincenzo Cassese

Le aziende guardano alla tecnologia come fattore strategico. Noi le accompagniamo nell’implementazione

pubblica amministrazione. La nostra forza è anche quella di saper rispondere alle esigenze diversificate di una schiera così varia di attori economici». Com’è organizzata internamente ComTel? G.G.: «Abbiamo due divisioni: Reti ed Enterprise. La prima è attiva sui mercati carrier, svolge attività di installazione, collaudo e manutenzione di apparati di telecomunicazione per gli operatori Tlc che erogano servizi locali, a lunga distanza o ad alto valore aggiunto. Invece, la divisione Enterprise, con una capillare distribuzione sul territorio nazionale e internazionale, si rivolge a una clientela business, proponendo soluzioni per reti voce, dati e convergenti, in grado di rispondere alle esigenze di sempre maggiore efficienza delle aziende di oggi». Quali sono le vostre previsioni sull’andamento del mercato nel 2012 e quali le strategie per affrontarlo? V.C.: «Per raggiungere l’affermazione in un mercato globale e competitivo, le aziende guardano alla tecnologia come fattore strategico. Però, alle reti e ai sistemi non chiedono più soltanto l’efficienza e l’affidabilità, bensì anche la capacità di integrarsi con una visione più ampia dei processi di business, che permettano di supportarne nuove strategie, applicativi e servizi.

FATTURATO

47 mln LA CIFRA REALIZZATA NEL 2011 DA COMTEL SPA, SOCIETÀ DEL SETTORE ICT

Oltre che rispondere alle attese crescenti di una nuova generazione di utenti. Per assecondare questa richiesta – certo frenata a livello di investimenti dalla crisi, ma tuttora attuale per lo sviluppo del nostro paese –, stiamo proseguendo nella nostra politica di destinazione di risorse nell’aggiornamento, nell’adeguamento delle strutture e delle risorse e nella ricerca e sviluppo di servizi e prodotti in linea con gli scenari del futuro. Fra questi, nel 2012, la sfida maggiore sarà rappresentata dal cloud». SICILIA 2012 • DOSSIER • 93


TECNOLOGIE

Un nuovo modello di elaborazione gestionale È ciò che Angelo Fortuna propone alle aziende e ai professionisti siciliani attraverso le soluzioni cloud per l’impresa e le professioni. Una strategia che ha anche lo scopo di rilanciare un settore che negli ultimi anni ha frenato a causa del calo di investimenti Manlio Teodoro

l mercato del software gestionale, nell’ultimo quinquennio, si è dimostrato alquanto statico e poco incline all’innovazione tecnologica. Oggi più che mai le aziende tendono a ottimizzare i costi di manutenzione e a posticipare quanto più possibile l’aggiornamento tecnologico, sia del software che dell’hardware. Per assecondare queste esigenze, combinando l’ottimizzazione con le potenzialità di sistemi più avanzati, le risposte migliori verranno dal cloud computing». È questa la vision che sta guidando l’azione di Sirio Informatica, della quale si fa interprete l’amministratore unico Angelo Fortuna. «Le nuove soluzioni cloud e l’esperienza del nostro team, maturata in oltre venticinque anni di presenza ad alto livello nel settore del software gestionale, ci consentono di offrire ai nostri partner – rappresentati da commercialisti, consulenti del lavoro e piccole e medie imprese – una vasta gamma di software gestionali e servizi di assistenza software, che si rivolgono sia a chi lavora con le applicazioni on site sul proprio hardware, sia alle realtà più vicine al mondo web». Ma quali sono i vantaggi, in concreto, per chi sceglie di utilizzare i servizi cloud? Fortuna lo spiega anticipando anche quali sa-

«I

La società Sirio Informatica Srl ha sede a Siracusa www.sirionline.it

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ranno le prossime novità che Sirio lancerà sul mercato: «Con la formula “cloud computing” si identifica un nuovo modello di elaborazione e gestione delle applicazioni software. Queste, infatti, vengono erogate come servizio tramite Internet – da questo l’associazione con il concetto di “nuvola” –. È in remoto così che vengono eseguite tutte le elaborazioni dei software. Questo permette di eliminare costi, complessità di gestione e la configurazione dell’hardware e del software applicativo. Per il target dei servizi contabili e del lavoro, noi proporremo due nuovi soluzioni: B.Point Solution Platform e B.Point Direzione Studio, in versione cloud, sviluppate da Wolters Kluwer Italia, società di cui siamo concessionari». Le nuove proposte della società non si fermano qui però. «Per la stagione 2012-2013 presenteremo al mercato un nuovo prodotto che ha l’obiettivo di consolidare la collaborazione tra lo studio e i clienti attraverso il web, sfruttando appunto il cloud computing. Si tratta di Webdesk, un portale di comunicazione che connette lo studio profes-


Angelo Fortuna

Il cloud computing permette di eliminare i costi, la complessità di gestione e la configurazione dell’hardware e del software di sistema

sionale con gli associati. Sarà un contenitore di servizi e di comunicazioni integrato con le soluzioni gestionali di B.Point SP e B.Point DS. Grazie a Webdesk lo studio o l’azienda e i propri utenti possono scambiare documenti, comunicare e raccogliere dati. Il tutto tramite una semplice connessione Internet». Sirio Informatica, attraverso una strategia improntata a elevati standard di customer service, ha registrato negli ultimi anni un progressivo incremento di fatturato, realizzatosi di pari passo all’acquisizione di nuove partnership con professionisti e aziende, target principale al quale è orientata l’offerta di software gestionale. «Valutando l’andamento del primo semestre del 2012, malgrado il periodo non sia certo dei migliori per l’economia, siamo riusciti comunque a registrare performance positive, mantenendo il livello di fatturato e ampliando il numero dei partner, soprattutto fra i piccoli studi e le aziende del settore terziario. Ciò è stato possibile grazie a quello che definirei un “lavoro di semina e cura”: il rapporto con i nostri partner, infatti, va coltivato ogni giorno, soprattutto quando si of-

frono prodotti e servizi fondamentali per l’attività di professionista o di un’impresa». In conclusione, Angelo Fortuna delinea le prospettive di Sirio per il medio e il lungo periodo: «Abbiamo un obiettivo ambizioso: integrare la nuova suite B.Point Direzione Studio accanto alla prima nota contabile e fiscale e alla gestione del personale. In questo modo il titolare di uno studio o di un’impresa potrà tenere costantemente sotto controllo, attraverso la gestione delle pratiche, i tempi, i costi, le statistiche e lo stato di ogni singola pratica avviata dall’operatore dello studio, consentendo così valutazioni sull’efficienza produttiva e possibili interventi in chiave di ottimizzazione». SICILIA 2012 • DOSSIER • 95


TECNOLOGIE

Efficienza energetica nei servizi pubblici Attraverso una gestione controllata, l’implementazione di nuove tecnologie e il ricorso al partenariato pubblico privato (P.P.P.), è possibile contribuire all’ottimizzazione dei servizi pubblici. Fra questi l’illuminazione urbana e autostradale. Il punto di Giuseppe Iacolino amministratore unico della Eurotel Manlio Teodoro

elle Pubbliche amministrazioni la voce “spesa energetica” rappresenta una considerevole aliquota del budget di spesa; la riduzione di tale voce non può essere ridotta ex abrupto senza che ciò si ripercuota in maniera negativa sulla qualità dei servizi resi alla collettività. È però possibile intervenire per la riduzione di questi costi, mantenendo al contempo un ottimale livello di servizio. Ed è di questo tipo, l’azione che l’Eurotel porta avanti nella gestione di impianti elettrici e tecnologici realizzati nell’ambito di opere pubbliche. L’impresa agrigentina, infatti, ha al suo attivo una quasi trentennale esperienza nella gestione di impianti di illuminazione pubblica localizzati su tutto il territorio nazionale, comprese grandi città come Roma e Milano, oltre che numerose località siciliane. «I risultati sinora ottenuti – spiega Giuseppe Iacolino – hanno consentito di ridurre notevolmente i costi di gestione degli impianti».

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Giuseppe Iacolino, amministratore della Eurotel Srl di Agrigento www.eurotelag.com

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Attraverso quali accorgimenti siete riusciti a ottenere questi risultati? «I risparmi sono stati ottenuti sia attraverso l’ottimizzazione dei contratti di fornitura di energia, sia con l’impiego di lampade a elevata efficienza anche con l’impiego di tecnologia LED, sistemi di regolazione del flusso luminoso, sistemi di telecontrollo e telegestione degli impianti. L’impiego di queste tecnologie, inoltre, ha consentito di recuperare – senza gravare ulteriormente sui già esigui bilanci comunali – le somme necessarie per l’adeguamento degli impianti, spesso in avanzato stato di obsolescenza, e quelli occorrenti per assicurare la necessaria manutenzione, con un conseguente e significativo miglioramento del servizio reso ai cittadini». Oltre che un miglior servizio per i cittadini e un costo inferiore, le vostre soluzioni hanno quindi anche un riflesso positivo sull’ambiente. Quali altre iniziative avete avviato in questa direzione? «Da alcuni anni abbiamo scelto di investire an-


Giuseppe Iacolino

Sistemi di telecontrollo e telegestione hanno consentito di ridurre notevolmente i costi di gestione degli impianti

che direttamente nel settore delle energie rinnovabili. Per questo preciso scopo abbiamo costituito una società apposita: Eurotel Energia. Quest’ultima opera autonomamente, benché sia controllata da Eurotel ed è specializzata nel settore del fotovoltaico, dell’eolico, del termodinamico e, in genere, di tutti quei tipi di impianti in cui è particolarmente rilevante il fattore ambientale». La vostra azione non è limitata all’illuminazione pubblica urbana. In quali altri ambiti operate? «Il nostro core business è la costruzione, la conduzione, la gestione e la manutenzione di impianti elettrici e tecnologici installati in siti e contesti altamente sensibili e particolarmente complessi. Questi includono ambiti diversi, come quello dell’illuminazione pubblica urbana, ma anche le commesse per servizi e lavori nel settore stradale, autostradale ed aeroportuale. In questo ambito, abbiamo lavorato e lavoriamo per Autostrade per l’Italia, Anas e Consorzio delle Autostrade Siciliane per la gestione di impianti elettrici dislocati lungo le grandi arterie stradali, nonché di impianti tecnologici complessi quali, ad esempio, quelli di esazione pedaggi».

Qual è, fra le commesse più recenti, quella che ha rappresentato un risultato particolarmente importante per voi? «Poiché operiamo anche nell’ambito aeroportuale, certamente uno dei risultati più prestigiosi è l’avere concluso con la società Aeroporti di Roma un contratto per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti elettrici secondari, che riguarda tutti gli impianti di distribuzione energia in bassa tensione e di illuminazione all’interno dell’aerostazione e delle pertinenze esterne per un totale di oltre 100.000 corpi illuminanti. Questo è solo l’ultimo di una serie di contratti che da oltre un decennio ha visto la nostra affermazione nell’ambito aeroportuale, un contesto di particolare impegno, che richiede la massima programmazione e organizzazione, così come pure i lavori che abbiamo svolto in ambienti ospedalieri in varie città d’Italia, come Bologna, Genova, La Spezia, oltre che a Milazzo qui sull’isola». Quali sono gli strumenti finanziari che avete utilizzato per la realizzazione delle citate commesse? «Negli appalti che hanno per oggetto l’efficientamento e il contestuale contenimento dei consumi energetici, oltre alle consuete procedure di finanziamento pubblico, abbiamo fatto ricorso sempre più alle innovative formule di Partenariato Pubblico Privato (P.P.P.) quali il project financing e il ricorso al finanziamento tramite terzi. A tale forma di finanziamento, l’Eurotel ha ritenuto di dover dare notevole impulso, poiché crediamo che il partenariato pubblico-privato sia un valido strumento di finanziamento dei lavori pubblici negli anni a venire». SICILIA 2012 • DOSSIER • 97


TECNOLOGIE

Le evoluzioni del packaging alimentare Una strategia aziendale incentrata sullo sviluppo tecnologico e la formazione, ma con quella coesione e determinazione che nasce dalle imprese a gestione familiare. Antonino Salerno spiega le evoluzioni dell'industria del packaging Lodovico Bevilacqua

l packaging è sempre stato un comparto di riferimento per l'industria italiana, con particolare attenzione – dal periodo successivo alla guerra – alla conservazione alimentare. L'innovazione delle tecniche produttive e la ricerca di soluzioni e materiali sempre più adatti ed efficienti è una prerogativa fondamentale del packaging, e lo rende un settore fisiologicamente predisposto agli investimenti in ricerca e formazione. La varietà delle destinazioni d'uso dei contenitori prodotti determina inoltre la necessità di adeguare le potenzialità produttive a una richiesta sempre maggiore, in grado di contrarre i tempi e aumentare i volumi di produzione, utilizzando quindi macchinari all'avanguardia. Tutte queste caratteristiche costituiscono delle linee guida che, insieme a un’intraprendente strategia commerciale, fanno la fortuna dell'impresa. E un esempio di efficienza e successo nel campo del packaging è senz'altro rappresentato dalla siciliana Salerno Packaging, impresa che è riuscita a coniugare una centenaria tradizione con la ricettività tecnologica moderna. «La vicenda imprenditoriale del gruppo Salerno nasce nel 1903, con uno stabilimento di litografia su banda ba-

I

Antonino Salerno, presidente del consiglio di amministrazione della Salerno Packaging di Palermo www.salernopackaging.com

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gnata; poi, a partire dagli anni Quaranta, con la produzione di contenitori in metallo per conserve alimentari e per l'industria chimica in generale, è stato avviato ciò che oggi costituisce in core business dell'impresa», ricorda Antonino Salerno, precedente direttore commerciale e attuale presidente del consiglio di amministrazione dell'azienda. Partiamo dalla storia dell'azienda. «La Salerno Packaging è sempre stata un’impresa a gestione familiare, nonostante nel tempo abbia raggiunto una dimensione commerciale e industriale di rilievo. Dopo una lunga attività, iniziata al principio del Novecento, negli anni Ottanta c'è stato – sotto la guida del nipote del fondatore, Antonio Salerno – l'avviamento della più importante fase di trasformazione tecnologica, che ha permesso di potenziare l'apparato produttivo e, di conseguenza, ampliare il mercato coperto. Come detto, nonostante le dimensioni raggiunte, la Salerno Packaging mantiene una solida tradizione familiare; la successione ha ormai raggiunto la quarta generazione, che sta ora attraversando la fase di formazione sotto l'egida della precedente». Quali sono invece le caratteristiche e le destinazioni d'uso dei vostri prodotti? «I contenitori prodotti dalla nostra impresa, grazie alla loro versatile e multiforme tipologia nonché all'elevato contenuto tecnologico, si prestano agli usi industriali più svariati. Come sottolineato in precedenza, la Salerno Packaging si è specializzata nella produzione di contenitori


Antonino Salerno

❝ di metallo per conserve alimentari, in particolare ittiche, vegetali e olearie sterilizzate. Trattandosi di alimenti, diventa quindi fondamentale il rispetto di severe norme igieniche, garantito in questo caso dall'alto grado di protezione interna e dalla perfetta aderenza del film litografico esterno, risultato di una lavorazione avanzata e accurata». La tecnologia ricopre – in un'industria di questo tipo – un ruolo di importanza capitale. Qual è la vostra politica a riguardo, anche in termini di ecosostenibilità? «L'investimento nella ricerca e nella formazione sono in effetti condizioni fondamentali per rimanere competitivi nel campo del packaging e sono da anni prerogative irrinunciabili della nostra azienda. A questa predisposizione all'innovazione tecnologica abbiamo inoltre affiancato una strategia di marketing finalizzata ad ampliare il mercato di riferimento e soprattutto ad acquisire nuovi partner, in modo che la collaborazione con questi ultimi abbia anche l'effetto di migliorare i diversi aspetti della nostra azienda. Per quanto riguarda l'ecosostenibilità della nostra attività, siamo molto sensibili a questo tema, curando con particolare attenzione l'aspetto più invasivo e deleterio per l'am-

Per gli alimenti, diventa fondamentale il rispetto di severe norme igieniche, garantito dall'alto grado di protezione interna e dalla perfetta aderenza del film litografico esterno, risultato di una lavorazione avanzata e accurata

biente che si manifesta in questo settore, ovvero la produzione dei materiali di scarto. Migliorando sotto questo aspetto, siamo riusciti nel tempo a rendere sempre più sostenibile la produzione dal punto di vista ambientale, eliminando peraltro tutti quei disagi dovuti allo smaltimento di grossi volumi di scarti, come per esempio il trasporto degli stessi. Aderiamo inoltre al consorzio nazionale acciaio che si occupa del riciclo della banda stagnata». Quali sono, per concludere, le prospettive aziendali per il prossimo futuro? «Senz'altro continuare a investire nella tecnologia per mantenere gli standard qualitativi, peraltro certificati, che ci hanno permesso di diventare un punto di riferimento per il settore in tutto l'area mediterranea, dall'Italia meridionale e centro-settentrionale ai paesi del Nord Africa».

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I benefici del riscaldamento a Gpl Il Gpl è una fonte energetica indicata per svariate applicazioni, in quanto caratterizzato da un alto potere calorifico e un ridotto impatto ambientale. Sandro Alfano illustra vantaggi e criticità dei processi di stoccaggio e distribuzione di questo gas Matteo Rossi

uello dell’approvvigionamento energetico è uno dei problemi più sentiti per l’intero sistema economico nazionale, anche alla luce dei continui aumenti del prezzo dell’energia, in grado di condizionarne la crescita e lo sviluppo. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una diffusione sempre maggiore dell’uso del Gpl, che si sta affermando come una delle risposte più razionali per soddisfare ogni necessità relativa al riscaldamento di abitazioni e strutture industriali. Come spiega il dottor Sandro Alfano, titolare della Hybleagas Srl di Ragusa, per i consumatori i vantaggi derivanti dall’utilizzo del

Q La Hybleagas Srl ha la sua sede a Ragusa info@hybleagas.it

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Gpl sono numerosi: «In primo luogo ci sono innegabili benefici di natura economica, visto che ad oggi il costo del Gpl è notevolmente inferiore rispetto a quello delle altre fonti fossili utilizzate per il riscaldamento, come ad esempio il gasolio. Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda l’ambiente: il Gpl, infatti, non contiene benzene né piombo, che sono le sostanze più tossiche derivanti dalla sua combustione, e quindi la causa principale dell’inquinamento atmosferico delle nostre città». Il core business dell’attività di Hybleagas è rappresentato dallo stoccaggio e imbottigliamento in bombole del Gpl destinato a una vasta platea di fruitori, attraverso una capil-


Sandro Alfano

lare rete di rivenditori con marchio Hybleagas, nella provincia di Ragusa e nelle zone limitrofe. «Ci occupiamo inoltre della distribuzione del Gpl, attraverso “serbatoietti” installati in coDisponiamo di una tecnologia impiantistica modato uso gratuito presso veramente all’avanguardia, e i nostri la nostra clientela – sottolicollaboratori sono sottoposti a formazione nea Alfano –. Provvediamo infine anche alla somminie aggiornamento continui strazione di gas Gpl presso i condomini, con l’installazione di impianti centralizzati, senza dimenticare che all’interno della mente all’avanguardia. I nostri collaboranostra struttura disponiamo di uno studio tori, inoltre, sono sottoposti a una continua tecnico per l’istruzione delle pratiche di pre- formazione e aggiornamento, senza dimenvenzione incendi, relative proprio all’instal- ticare l’opera di informazione che ormai da lazione dei piccoli serbatoi presso gli utenti anni portiamo avanti con i nostri clienti». stessi». Per poter garantire un servizio al- La crisi, però, non ha risparmiato neppure l’altezza delle aspettative della committenza, questo comparto, e le difficoltà per gli opediventa quindi fondamentale disporre di una ratori, come spiega Alfano, non mancano: «I struttura snella e dinamica, in grado di in- consumi del Gpl ad uso combustione sono tervenire in maniera rapida ed efficiente. fortemente calati, a causa della negativa con«Per assicurare sempre il massimo della pro- giuntura e della forte instabilità dei prezzi infessionalità, e poter continuare a operare su ternazionali per gli approvvigionamenti del un mercato caratterizzato da una concor- prodotto. Quest’ultimo fattore, in particorenza serrata, bisogna mantenere su alti li- lare, ha provocato un enorme disorientavelli la qualità del servizio erogato, la tem- mento nei consumatori, che, in alcuni casi, pestività di intervento, e l’assistenza pre e hanno fatto ricorso ad altre fonti energetiche ripost-vendita. A questo scopo Hybleagas si tenute più convenienti, solo perché soggette a avvale di personale altamente specializzato e una pressione fiscale notevolmente inferiore di moderni automezzi, appositamente at- rispetto al Gpl». Ciononostante l’azienda ratrezzati nel totale rispetto delle normative gusana guarda al futuro con ottimismo: «LaAdr, per la distribuzione di Gpl», evidenzia voriamo per un miglioramento continuo del Alfano. «Quello della sicurezza è infatti un nostro servizio – conclude Alfano –. L’obiettivo aspetto fondamentale nel nostro settore, poi- è quello di renderlo il più qualificato e comché il Gpl è un prodotto particolarmente pleto possibile, in relazione alle esigenze e nepericoloso. Per quel che ci riguarda, dispo- cessità della clientela, e siamo certi che i nostri niamo di una tecnologia impiantistica vera- sforzi verranno premiati».

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SICILIA 2012 • DOSSIER • 105


AGROALIMENTARE

Un marchio regionale in nome della qualità La crisi economica ha ridotto e modificato i consumi alimentari e la situazione in Sicilia sembra aggravata anche dai danni causati dalle calamità atmosferiche. Gerardo Diana illustra quali sono le condizioni dell’agricoltura regionale Nicolò Mulas Marcello

l quadro generale del settore agroalimentare è a tinte fosche. Oltre ai problemi comuni a tutti gli agricoltori italiani, ovvero aumento dei costi di produzione, fiscali e previdenziali, riduzione dei prezzi all’origine e dei consumi, stretta creditizia ed eccesso di burocrazia, in Sicilia si sono aggiunti anche quelli provocati dalle calamità atmosferiche, come il ciclone “Athos” del marzo scorso. Inoltre, fa discutere la decisione del Parlamento europeo di abbattere le barriere, incluse quelle sanitarie, nei confronti dei Paesi della sponda nord africana. «Su questo punto – spiega Gerardo Diana, presidente di Confagricoltura Sicilia – continuiamo a denunciare la totale assenza di reciprocità degli accordi votati a larga maggioranza dal Parlamento di Strasburgo, la cui conseguenza, in mancanza di una regolamentazione e calendarizzazione dei flussi, sarà quella di una nuova massiccia invasione di produzioni mediterranee a prezzi stracciati e di incerta ri-

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Gerardo Diana, presidente di Confagricoltura Sicilia

106 • DOSSIER • SICILIA 2012

spondenza alle disposizioni in materia di sicurezza alimentare. Nel caso del Marocco, dove sono in corso investimenti nel campo agricolo da parte di società di capitali per altri 900 mila ettari, non esistono tutele di ordine sindacale e imperversa lo sfruttamento dei minori. È di questi giorni poi un fatto assolutamente straordinario e senza precedenti che rischia di cambiare gli scenari produttivi di interi territori del nostro Mezzogiorno: il sorpasso del prezzo del grano tenero nei confronti di quello del grano duro. Viene quindi a cadere une delle poche certezze dei cerealicoltori e cioè che, a parità di costi di produzione, le minori rese produttive del grano duro ottengano una quotazione superiore in grado di giustificare tale scelta produttiva». La crisi economica è l’unico ostacolo che frena il commercio dei prodotti o ci sono altri impedimenti? «La crisi economica è sicuramente uno degli ostacoli principali perché ha ridotto e modificato i consumi alimentari. Un altro aspetto poco preso in considerazione e su cui abbiamo insistito in questi ultimi anni è quello dei controlli fitosanitari, strumento che nel


Gerardo Diana

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L’idea di poter utilizzare un marchio regionale per la commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari ci sembra vincente

mondo globalizzato viene talvolta utilizzato per bloccare i flussi di prodotti agroalimentari sia in ingresso che in uscita. Risultano un ostacolo perché ogni qualvolta si tratta di definire un nuovo protocollo commerciale con Paesi extra Ue il singolo esportatore deve adattare i propri disciplinari, con ulteriori costi e tempi di definizione lunghissimi. Situazione completamente ribaltata, come nel caso degli accordi in deroga con i Paesi in via di sviluppo, quando si tratta invece di accogliere le produzioni nel territorio comunitario. Il costo di questa mancata reciprocità è quello dei danni che gli agricoltori sono costretti a subire, ai prodotti e alle piante, per le contaminazioni virali (tristeza degli agrumi) e l’introduzione di nuovi fitofagi più resistenti alle forme di lotta di tipo tradizionale». Parliamo delle eccellenze agricole siciliane. Come vengono valorizzate e come si muove Confagricoltura su questo fronte? «Sono oltre quattrocento le specialità agricole ed

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enogastronomiche censite in Sicilia. Le punte di diamante di questo ricco paniere sono il vino, l’olio d’oliva, gli agrumi, gli ortaggi, con il clonatissimo “pomodorino di Pachino”, il grano duro esente da micotossine e numerosi formaggi a pasta tenera e dura. La proposta che abbiamo presentato a ognuno dei cinque assessori che nell’arco di questa legislatura si sono succeduti alla guida dell’assessorato regionale è stata quella di istituire il “marchio Sicilia”. Sull’esempio di quanto fatto per il vino con il riconoscimento della Doc Sicilia, l’idea di poter utilizzare un marchio regionale per la commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari ci sembra vincente perché in grado di garantire nel palcoscenico internazionale una maggiore riconoscibilità e tracciabilità. Il tutto però a condizione di uno snellimento delle procedure per il suo ottenimento e utilizzabile esclusivamente dai soli agricoltori». Quali sono le prospettive per il futuro del settore agroalimentare siciliano e quali le richieste di Confagricoltura? «In periodo di crisi gli operatori economici cercano di individuare i cosiddetti beni rifugio da cui ripartire una volta finita la tempesta finanziaria. Nella crisi attuale, che illustri economisti definiscono come una delle peggiori, le prospettive di ripresa dell’agricoltura sono essenzialmente legate all’applicazione di un nuovo concetto allargato di multifunzionalità. Le risorse naturali come sole, aria e acqua, oltre a essere fondamentali per la produzione agricola, devono poter essere riconosciute come requisito prioritario per la produzione di energia pulita. La sensazione è che anche questa volta gli agricoltori siciliani rischiano di perdere l’ennesimo treno». SICILIA 2012 • DOSSIER • 107


AGROALIMENTARE

Un impegno concreto sul territorio Il settore agricolo non è esente da possibili illegalità che riguardano sia l’aspetto del lavoro sia quello della commercializzazione dei prodotti non conformi alle regole. Fabrizio Cuneo spiega quali sono i risultati dei controlli delle Fiamme Gialle Nicolò Mulas Marcello n ambito agricolo i controlli della Guardia di Finanza in Sicilia riguardano vari aspetti. Per quanto riguarda la lotta al lavoro nero e al fenomeno del caporalato, l’attenzione è alta su tutto il territorio. «Nel settore agricolo – spiega Fabrizio Cuneo, comandante della Guardia di Finanza in Sicilia – la nostra attività è effettivamente molto diversificata. È rivolta sia alla corretta erogazione e utilizzo dei fondi pubblici, a iniziare da quelli comunitari, sia al rispetto di tutte le altre normative, compresa quella del lavoro. Per quanto riguarda i lavoratori in nero nel settore agricolo nei primi 6 mesi di quest’anno, ne abbiamo scoperti 110, differenziati così: 40 erano nel settore dell’agriturismo, 50 nella produzione di frutta e verdura, e i restanti erano sparsi nella coltivazione di fiori e produzione di cacao. Parliamo di lavoratori in nero e quindi in deroga a tutte le disposizioni». Per quanto concerne invece i prodotti contraffatti o commercializzati in maniera scorretta, avete effettuato controlli mirati di recente? «Costantemente svolgiamo questo tipo di attività. Nel settore agricolo la contraffazione è da

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ricondurre ai tentativi di commercializzare prodotti realizzati altrove e spacciati come prodotti in Italia o comunque in Europa. L’ultimo intervento significativo in questo settore riguarda la commercializzazione di pomodori pachino e l’alterazione di vino. Si tratta di una operazione che risale a circa un anno fa e che ci ha permesso di scoprire vino adulterato e individuare indebite percezioni di contributi destinati alla viticultura per oltre 600 mila euro». Si può in qualche modo quantificare il danno erariale connesso alle attività illecite? «Concettualmente facciamo riferimento alle indebite percezioni e, soltanto prendendo in considerazione il primo semestre del 2012, l’ammontare è di circa 1,5 milioni di euro. Di questa somma, 400 mila euro sono riconducibili a finanziamenti illecitamente richiesti e concessi ma non ancora erogati. Questo perché è nel nostro ruolo, intervenire in maniera quanto più possibile efficace. Rilevare le irregolarità nella fase di erogazione del denaro, ci permette di evitare pericolosissimi casi di inquinamento del mercato e di facilitare in maniera significativa l’azione di recupero dei fondi».

Sopra, Fabrizio Cuneo, comandante della Guardia di Finanza Sicilia


Urgono piani di rilancio per il territorio agricolo Le carenze infrastrutturali, le resistenze burocratiche, le imposizioni fiscali e lo stato di abbandono in cui versa tutto il territorio e nella fattispecie quello agricolo, spingono gli imprenditori a cercare nuovi sbocchi fuori dall’Italia. Il punto di Matteo Continella Giulio Conti

econdo il sesto e ultimo censimento generale dell’Agricoltura Istat, negli ultimi dieci anni, in tutta Italia, un terzo delle aziende del comparto agricolo è scomparso. In Sicilia il saldo negativo è del 37,1 per cento ossia 129.553 aziende in meno rispetto a un decennio fa. La crisi dunque si tocca con mano. Pochi e troppo poco

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efficaci gli strumenti anti-crisi adottati. «Risentiamo della peggiorata situazione economica, dello stato di abbandono in cui versa il territorio agricolo e della scarsa presenza del sistema pubblico a favore di chi, nonostante tutto, ha ancora voglia di fare impresa». Tra questi, l’imprenditore Matteo Continella, titolare dell’omonima azienda attiva nella produzione di piante ornamentali e tappeti erbosi dislocata nel catanese tra Fiumefreddo, Giarre, Mascali e Augusta. «La dinamicità dell’impresa non può essere messa a repentaglio dalla congiuntura economica. Ma per non perdere quote di mercato e mantenere la posizione acquisita, sembra inevitabile guardare fuori dall’isola e dall’Italia per trovare nuovi sbocchi imprenditoriali». Sotto quali aspetti è visibile lo stato di abbandono territoriale che frena l’imprenditoria? «Oggi, purtroppo, non si fa più alcuna manutenzione di torrenti, fiumi, canali e strade rurali. Non c’è controllo alcuno del territorio da parte delle forze dell’Ordine e soprattutto,

Matteo Continella, titolare dell’omonima azienda di Fiumefreddo di Sicilia (CT) e comproprietario della Mediterranea Piante S.s. di Giarre (CT). Nelle altre immagini, momenti di lavoro www.pratidelsud.it


Matteo Continella

Attualmente la superficie investita a produzione di tappeti erbosi dall’azienda Matteo Continella nel complesso è di circa 100 ettari

le infrastrutture stradali, oltre a subire un degrado irreversibile, non vengono incrementate in alcun modo. Tenendo conto che per produrre l’agricoltore deve utilizzare un territorio che subisce inondazioni e alluvioni, deve difendersi dai continui furti di attrezzature sul campo e non, deve consegnare la sua merce su lunghe distanze per poi raggiungere i luoghi di posa in opera dove non esistono strade degne di questo nome, diviene facile intuire quanto la situazione territoriale freni bruscamente la produttività del comparto». Cosa lamentano in particolare gli agricoltori siciliani? «Oltre a quanto detto sopra, in Sicilia gli imprenditori agricoli sono tenuti a pagare le stesse tasse di altre zone d’Italia dove ben altra è l’attenzione al territorio e alla dotazione infrastrutturale, comunque di basso livello se paragonata alle più avanzate realtà europee e nonostante una delle più alte imposizioni fiscali dell’intero mondo industrializzato cui non possiamo sottrarci».

Quale strada ha dunque perseguito per dar forza all’azienda agricola Matteo Continella? «Dal 1994 ci occupiamo della produzione di piante ornamentali destinata in massima parte ai mercati nord europei. Le specie più coltivate a Fiumefreddo di Sicilia sono le phoenix canariensis, le chamaerops humilis e i trachycarpus fortunei. Dal 1997, intraprendendo a Giarre, a Mascali e ad Augusta la coltivazione di tappeti erbosi da asporto, il mercato prevalente è la Sicilia, segue Malta. Con l’ampliamento della produzione anche in Basilicata, nella piana di Metaponto, dal 2000 ci impegniamo a servire l’intero mercato del Meridione d’Italia, rivolgendoci sia agli installatori che lavorano con i privati, sia alle imprese coinvolte con il pubblico». Quale sarà la prossima tappa? «Nonostante i risultati aziendali positivi, ottenuti con una strenua lotta per superare gli ostacoli posti dalle carenze infrastrutturali e dalle resistenze burocratiche, il notevole peggioramento della situazione e la crescente volontà vessatoria con tasse mirate contro chi ha risparmiato, verso chi investe e produce, mi inducono a guardare fuori dall’Italia per trovare nuovi sbocchi imprenditoriali». SICILIA 2012 • DOSSIER • 111


AGROALIMENTARE

Una soluzione naturale contro le malattie della vite a crisi economia non ha risparmiato il settore agricolo. Tanto che i suoi effetti si sono fatti sentire anche nelle vendite di prodotti fitosanitari a base di zolfo, calate pure a causa degli eventi atmosferici che negli ultimi mesi ne hanno limitato l’uso. Per reagire a questa situazione, le imprese che lavorano lo zolfo stanno puntando sulla ricerca di nuovi mercati, anche esteri, e sul raggiungimento di standard qualitativi sempre più elevati. Come argomenta Antonino Mannino, amministratore delegato della Zolfi Ventilati Mannino Spa di Cianciana (AG): «Per raggiungere questi due obiettivi, abbiamo programmato una serie di investimenti per nuovi macchinari e per la costruzione di una serie di nuove strutture produttive». Il vostro prodotto è destinato all’agricoltura. Per quali applicazioni in particolare? «I nostri prodotti hanno un’azione importante

L Antonino Mannino, amministratore delegato della Zolfi Ventilati Mannino Spa di Cianciana (AG) www.zolfimannino.com

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Il 2012 è partito in salita per l’agricoltura italiana. Con ripercussioni anche sul mercato dei fitosanitari. Antonino Mannino spiega che qualità e innovazione tecnologica sono gli strumenti per rilanciare il settore. Anche guardando all’export Manlio Teodoro

contro l’oidio della vite, sia preventiva sia curativa. Infatti, lo zolfo – elemento naturale e di utilizzo tradizionale in agricoltura, perché non lascia residui e non ha effetti negativi sull’ambiente e sull’uomo – evita la germinazione dei conidi e distrugge i miceli dell’oidio della vite. I produttori e gli imbottigliatori di vini scelgono, per la produzione e l’invecchiamento dei loro prodotti, delle uve che provengono da vigneti trattati esclusivamente con zolfo, perché questo non interferisce con la fermentazione del mosto. Lo zolfo, inoltre, migliora la vegetazione, interviene nella formazione di proteine, vitamine ed enzimi, favorisce l’azione dell’azoto all’interno della pianta, attiva la funzione clorofilliana e migliora il radicamento del fiore». Quali sono i formulati che producete? «Produciamo fitosanitari a base di zolfo, rame e mancozeb, tutti regolarmente autorizzati dal ministero della Salute. Inoltre, produciamo correttivi del terreno a base di zolfo granulare e zolfo come additivo per mangimi animali. Per ogni partita dei nostri prodotti viene garantita la tracciabilità di filiera, attraverso una


Antonino Mannino

Lo zolfo ha un uso tradizionale in agricoltura, perché non lascia residui e non ha effetti negativi sull’ambiente

registrazione e riportando su ogni confezione un numero di lotto che consente di risalire all’origine delle materie prime con le quali è stato confezionato il prodotto». Quali autorizzazioni sono necessarie per la lavorazione e la produzione dei vostri prodotti fitosanitari? «Il nostro stabilimento è stato autorizzato dal ministero della Salute a confezionare prodotti fitosanitari sotto forma di polveri classificate nocive e non tossiche/non nocive. Inoltre, lungo l’intero ciclo di lavorazione l’azienda si attiene a tutte le procedure previste dal documento di valutazione dei rischi elaborato ai sensi del decreto legislativo 81 del 2008. Queste procedure danno istruzioni per la salvaguardia della salute dei lavoratori attraverso la definizione dei compiti e dell’attribuzione di responsabilità delle figure aziendali». Avete programmato degli investimenti per incrementare il livello qualitativo dei prodotti. Quanto è importante questo nella vostra strategia imprenditoriale? «Fin dall’avvio della nostra attività commerciale, la qualità è sempre stata al centro della politica di prodotto, che viene assicurata anche da un lavoro di costante miglioramento del ciclo di lavorazione. Questa politica oggi è corroborata e certi-

ficata dalla conformità alle linee direttrici della norma Uni En Iso 9001. Il controllo della qualità dei prodotti è realizzato in un attrezzato laboratorio di analisi chimiche nel quale sono sottoposte ad analisi sia le materie prime sia i prodotti finiti, al fine di garantire la rispondenza degli standard dichiarati sulle confezioni. A questo bisogna aggiungere che lavoriamo in conformità a quanto previsto dalla certificazione Uni En Iso 14001:2004, che prevede una gestione controllata dell’impatto sull’ambiente della nostra attività industriale, attraverso la corretta gestione dei rifiuti, e delle emissioni in atmosfera». Quali sono state le tappe fondamentali della storia dell’azienda? «La nostra storia comincia circa sessanta anni fa, quando mio padre ha iniziato la lavorazione dello zolfo estratto dalle miniere per l’impiego in agricoltura. L’azienda, inizialmente ditta individuale e a conduzione familiare ha assunto negli anni la forma della società per azioni. L’esperienza di questi decenni di attività e l’introduzione di innovazioni tecnologiche ci consentono oggi di ottenere prodotti di altissima qualità, che vengono commercializzati su tutto il territorio nazionale e all’estero». SICILIA 2012 • DOSSIER • 113


GESTIONE RIFIUTI

Anche la Sicilia ha i suoi Comuni Ricicloni al 2002 a oggi, nei comuni dell’Ambito Territoriale Ottimale Ag1, la raccolta differenziata è passata dal 4 al 50 per cento. Il trend positivo registrato in questo decennio è coinciso con l’avvio della gestione da parte di Sogeir dei 17 comuni dell’ambito. E proprio in questi giorni la Regione Sicilia ha confermato la validità di questo modello di gestione del territorio, che proseguirà nella sua azione escludendo aggregazioni e fusioni e mante-

D Vincenzo Marinello, presidente della Sogeir Spa di Sciacca (AG) www.sogeiratoag1.it

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I 17 comuni della provincia occidentale di Agrigento appartenenti all’Ato Ag1 hanno raggiunto il 50 per cento di raccolta differenziata. E puntano a migliorare questa percentuale entro i prossimi due anni. La parola a Vincenzo Marinello di Sogeir Manlio Teodoro

nendo il numero dei 17 comuni. Come spiega Vincenzo Marinello, presidente di Sogeir e oggi commissario liquidatore: «Il ruolo della nostra società è quello di appoggiare e integrare l’attività già svolta dai servizi di nettezza urbana comunali. L’Ato Ag1 comprende i comuni dell’area occidentale della provincia di Agrigento, comuni che si stanno avvicinando a un maggiore rispetto dell’ambiente, anche grazie alla raccolta differenziata, che è sicuramente un valido strumento per migliorare la qualità dell’habitat umano e favorire il riciclo del rifiuto, anche con un riscontro economico positivo». I vostri dati sulla raccolta differenziata segnano un risultato importante. Quali sono stati i fattori determinanti? «È stato un lungo processo, un lavoro di costruzione svolto giorno dopo giorno: la costru-

zione di una nuova coscienza civile. Se le percentuali di raccolta differenziata nei comuni gestiti da Sogeir sono migliorate nel giro di pochi anni il merito è dei cittadini, che hanno compreso l’importanza di tutelare l’ambiente, di rispettare la natura, di rendere le città più vivibili e meno sporche. Dunque sono state fondamentali le nostre campagne informative e di sensibilizzazione. La nostra esperienza dimostra che non c’è indifferenza per queste tematiche. Quando i cittadini vengono stimolati e istruiti, rispondono e colgono l’importanza dei messaggi e li traducono in azioni concrete. Occorre quindi proseguire su questa strada, perché se molto è stato fatto, tanto rimane da fare». Quali sono state le iniziative più importanti messe in campo dalla vostra società? «Un’iniziativa importante è stata la costruzione e l’avvio


Vincenzo Marinello

71,95%

DIFFERENZIATA PERCENTUALE RAGGIUNTA DALLA COMUNITÀ DI VILLAFRANCA SICULA (AG), “COMUNE RICICLONE” GESTITO DA SOGEIR E PRIMO IN SICILIA PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI

dell’impianto di compostaggio in contrada Santa Maria a Sciacca. Questo ha permesso di limitare il conferimento dei rifiuti in discarica, salvaguardandone la capacità. Però un ruolo importantissimo hanno avuto le iniziative di comunicazione, rivolte soprattutto ai cittadini più giovani e non solo. Abbiamo promosso, per esempio, azioni di comunicazione ambientale rivolte agli adulti attraverso l’Ecomobile in piazza; mentre abbiamo raggiunto le nuove generazioni con iniziative organizzate di concerto con le scuole. Siamo riusciti a stabilire inoltre il principio del “Chi inquina,

paga”, per contrastare l’abbandono abusivo dei rifiuti». In quali comuni avete ottenuto i risultati migliori? «La raccolta domiciliare ha permesso ai comuni di Villafranca Sicula e Lucca Sicula di vincere il premio regionale e nazionale di Legambiente “Comuni Ricicloni”. Le due comunità hanno raggiunto rispettivamente percentuali di differenziata del 71,95 e 67,05 per cento. Al di là di queste eccellenze, abbiamo registrato importanti segnali del fatto che è cresciuta nelle persone la volontà di tutelare il territorio. Da parte nostra abbiamo messo a disposizione dei citta-

dini la collaborazione dei nostri dipendenti, che giornalmente gestiscono il servizio nelle comunità dell’Ato». Quali sono gli obiettivi per il futuro? «Attraverso il sistema di raccolta porta a porta l’ambizione della società è quella di raggiungere e superare entro due anni il 50 per cento di raccolta differenziata in tutto il territorio dell’Ato Ag1 e questo anche grazie all’impianto per lo smaltimento collocato a Sciacca, in zona Saraceno Salinella, che del nuovo impianto di compostaggio – uno dei pochi presenti in Sicilia. Inoltre, se oggi puntiamo da un lato sulla raccolta porta a porta, che permetterà nel prossimo futuro di eliminare i cassonetti per la spazzatura dalle strade urbane, dall’altro punteremo ancora sulla sensibilizzazione e la collaborazione dei cittadini, attraverso un piano di comunicazione che faccia il punto, in maniera chiara e costante, su tutte le attività portate avanti dall’azienda».

Mezzo meccanico in azione all’interno di una biocella (Ph: © 2009 Fabiostassi.it)

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GESTIONE RIFIUTI

Il lato green della rottamazione Secondo la nuova normativa europea entro il 2015 il 95 per cento della materia proveniente dalla rottamazione di un veicolo verrà riutilizzato. Trasformando in questo modo il rifiuto in risorsa. Ne parliamo con Giuseppe lo Bartolo Marco Tedeschi

n veicolo giunto a fine vita, perché o obsoleto o incidentato, non deve rappresentare solo un problema ambientale, un ingombrante rifiuto da smaltire, ma una risorsa da cui recuperare materie prime ed energia. La normativa europea negli ultimi anni ha modificato notevolmente le leggi che regolano lo smaltimento di questi rifiuti. La normativa infatti prevede un significativo incremento del reimpiego, del riciclaggio e del recupero complessivo di materia ed energia (fino al 95 per cento contro il 75 per cento precedente). Cambiamenti importanti a cui si stanno adeguando i centri specializzati. È il caso di Lbr Demolizioni, realtà siciliana che si occupa della gestione dei rifiuti speciali. Abbiamo approfondito l’argomento con Giuseppe Lo Bartolo, che insieme alla sorella Valentina gestisce l’azienda.

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Come si sono evolute le normative europee in materia di smaltimento rifiuti speciali? «Negli ultimi quindici anni le direttive dell’UE hanno dettato regole ferree agli Stati membri affinché si attivassero con norme nazionali a gestire il “rifiuto”, e nella fattispecie il veicolo a fine vita, come “risorsa”, tutto a salvaguardia della qualità della vita dell’uomo stesso». Voi come vi siete adeguati a questi cambiamenti? «Un impianto all’avanguardia, elevate misure di sicurezza a protezione dell’ambiente e degli operatori, formazione del personale e utilizzo di attrezzature moderne, sono alla base del nostro operato». In che modo i veicoli da rifiuti pericolosi si trasformano in risorsa? «Cerchiamo di recuperare e riutilizzare gran parte del peso di un veicolo a fine vita, circa il 95

per cento appunto, riducendo al minimo le quantità da smaltire in discarica e valorizzando sempre di più i rifiuti e i rottami che scaturiscono dalla rottamazione dei veicoli. Inoltre, puntiamo molto sulla vendita dei ricambi usati, che rappresenta un enorme risparmio di energia e risorse per creare ricambi nuovi». Come viene impiegato il “rifiuto” finale? «Si cerca di destinarlo sempre al “recupero di materia”, il cosiddetto riciclo. I rottami metallici ferrosi e non ferrosi, le leghe, i metalli nobili finiscono nelle fonderie per essere fusi dando vita a nuovi oggetti».

Giuseppe Lo Bartolo, amministratore di Lbr Demolizioni di Mazzarino (CL), insieme alla sorella Valentina, che insieme a lui gestisce l’azienda, e al padre Carmelo, il fondatore lbrdemolizioni@alice.it


Giuseppe Lo Bartolo

I rottami metallici ferrosi e non ferrosi, le leghe, i metalli nobili finiscono nelle fonderie per essere fusi dando vita a nuovi oggetti

Voi vi inserite all’interno di un settore “eco” che ultimamente sta acquistando sempre più importanza. «La nostra è stata una sorta di scommessa all’interno di un settore che in passato era sempre stato messo ai margini. La nostra categoria ha avuto un enorme salto di qualità; è stato insomma sfatato il tabù dello “sfasciacarrozze” che è, a tutti gli effetti, diventato un imprenditore». Come sta andando il vostro mercato di riferimento? «Attualmente il mercato non sta vivendo un momento esaltante, anzi, come tutti i settori produttivi sente la crisi. Le immatricolazioni delle auto nuove e usate sono scese vertiginosamente, e non si prevede una ripresa nei prossimi mesi. Altra nota dolente è l’eccessivo costo

del carburante, per non parlare della pressione fiscale, due fattori che stanno bloccando lo sviluppo del nostro, e di tutti i settori produttivi». Come si è chiuso il 2011 e come sta andando il 2012? «Abbiamo chiuso il 2011 con un ottimo incremento, in controtendenza con le medie nazionali ed europee, dovuto esclusivamente ad un’accurata gestione del ciclo produttivo nelle varie fasi della rottamazione; il personale è sempre più qualificato ed esperto nella selezione dei materiali da destinare al recupero. Abbiamo acquisito la certificazione di qualità e ciò ha reso possibile monitorare ulteriormente la produzione. In questo primo semestre del 2012 i dati saranno pressoché

confermati, anche se i mercati sono un po’ in ribasso». In che modo promuovete l’immagine dell’azienda su scala regionale? «Si cerca di crescere sempre; per questo abbiamo in cantiere un ulteriore ampliamento dell’impianto, che porterà la superficie utile a circa 20.000 mq. Verranno potenziati il settore del riciclo delle materie plastiche, dei parabrezza e la selezione dei rottami. È stato da poco lanciato in rete il nostro nuovo sito internet che permette di prenotare il ritiro dei veicoli telematicamente, nonché di acquistare i ricambi usati. A breve inizieranno i lavori per l’installazione di un impianto fotovoltaico da 80 kw/h. È in progetto di espanderci al di fuori della provincia, con degli impianti più piccoli, per servire ulteriormente le zone su cui già lavoriamo». SICILIA 2012 • DOSSIER • 119


GESTIONE RIFIUTI

Da rifiuti a risorse Dopo anni di evoluzioni, la cultura ecologica arriva a interessare quasi tutti i settori del mercato italiano ed europeo e il recupero dei rifiuti diventa possibilità di business anche per il comparto delle autodemolizioni. Il punto della situazione dalla voce di Salvatore, Antonino e Giada Di Pede Emanuela Caruso

i cultura ecologica si è iniziato a parlare in modo sentito, continuo e approfondito a partire dagli anni Settanta, quando una serie di normative europee ha cominciato a regolare questo particolare ambito del più ampio argomento “rispetto e tutela dell’ambiente”. Le prime normative varate seguivano la volontà politica europea di gestire in maniera unitaria i problemi ambientali, e per riuscire a farlo avevano messo a punto un programma d’azione che al suo interno comprendeva misure di prevenzione, bonifica ed eliminazione del rifiuto. Ed è proprio questo pro-

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120 • DOSSIER • SICILIA 2012

gramma d’intervento che negli anni Ottanta si è ampliato, andando a inglobare anche l’importante fase di recupero dei rifiuti, che con il tempo ha acquisito sempre maggior rilevanza fino ad arrivare al lancio del riciclaggio vero e proprio a partire dagli anni Novanta. Oggi, a fronte del fatto che le materie prime sono inesorabilmente ed evidentemente in esaurimento, è più che mai fondamentale recuperare e riciclare il massimo, se non tutto, dai rifiuti. E questo vale per qualsiasi settore del mercato italiano, compreso quello delle autodemolizioni, come ci spiegano Salvatore, Antonino e Giada Di Pede, alla guida della

società Il Levriero di Termini Imerese. «Nel nostro comparto di riferimento, quello dell’autodemolizione – commenta Salvatore Di Pede, il cui ruolo è definire la strada da far percorrere all’azienda – la situazione in termini di cultura ecologica e recupero dei rifiuti è cambiata moltissimo. Le normative si sono evolute e oggi attraverso specifiche lavorazioni è possibile recuperare dall’80 al 95 per cento del veicolo. Le auto da demolire, infatti, vengono registrate in entrata con l’emissione del relativo certificato di rottamazione, così da poter procedere alla radiazione dai pubblici registri Pra, sono successivamente bonificate e private delle parti più pericolose, e infine smontate. A questo punto alcuni pezzi vengono rivenduti come ricambi usati, mentre altri iniziano il loro ciclo di recupero, compresa la carcassa finale, che viene destinata alle acciaierie dove è fusa e ritrasformata in ferro». Adattarsi alle nuove normative non è stato semplice, ma l’impresa dei fratelli Di Pede è co-

Da sinistra, Salvatore, Giada e Antonino Di Pede de il Levriero Srl di Termini Imerese (PA) illevrierosrl@libero.it


Salvatore, Antonino e Giada Di Pede

munque riuscita a stare al passo con le richieste del mercato europeo. «Per dare maggior forza al ramo del recupero dei rifiuti – spiega Antonino, impegnato nella gestione del settore ricambi e del ritiro delle autovetture da rottamare – abbiamo dovuto affrontare parecchie spese, sia a livello strutturale e tecnologico, avvalendoci di macchinari finalizzati alla riduzione volumetrica e al recupero dei rifiuti, sia a livello di risorse umane, disponendo cioè di uno staff di tecnici ambientali, esterni e interni alla nostra struttura, che ci seguono e ci consentono di essere sempre aggiornati e competitivi». Ma aggiornata e competitiva la società Il Levriero lo è da

Grazie alle lavorazioni imposte dalle nuove normative, è possibile recuperare dall’80 al 95 per cento di un veicolo

quando, ventuno anni fa, l’attività è partita. «Nel 1991 – continua Giada Di Pede, rappresentante legale dell’impresa – i nostri genitori hanno deciso di investire nella creazione di un’azienda familiare che si occupasse della demolizione di autovetture nella città di Palermo. Le continue evoluzioni logistiche, strutturali e tecnologiche dell’impresa, però, hanno ben presto portato all’ampliamento e alla differenziazione dell’attività, culminati con l’impegno prima nel recupero di veicoli destinati alla rottamazione e nella vendita dei ricambi auto usati, e poi,

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grazie a giuste intuizioni e a grandi capacità innovative, nella trasformazione del centro di autodemolizione in un punto di raccolta rifiuti». Come spiega ancora Antonino Di Pede, «questa evoluzione dell’attività ha avuto come obiettivo quello di dare un ulteriore sviluppo imprenditoriale all’azienda familiare, ma soprattutto quello di offrire un valido contributo alla causa ambientale e alla speranza di riuscire, tutti insieme, a creare un mondo più sano, sempre più orientato verso la filosofia del riciclaggio di tutto ciò che è possibile recuperare». SICILIA 2012 • DOSSIER • 121


RISORSE IDRICHE

La gestione dell’acqua, tra pubblico e privato L’acqua dovrebbe essere gestita secondo criteri di massima efficienza e trasparenza. Sergio Cassar illustra la situazione siciliana, caratterizzata da infrastrutture inadeguate e da una politica non sempre all’altezza Diego Bandini

a Sicilia presenta uno stato generale degli impianti di distribuzione idrica compromesso da una rete “colabrodo”, che in media perde circa il 40 per cento dell’acqua immessa. Altresì, è la regione più pesantemente colpita dalla procedura d’infrazione avviata contro l’Italia dalla Commissione europea, per gli elevati livelli di inquinamento e l’insufficienza degli impianti di depurazione. Una situazione di estrema gravità, ben nota a Sergio Cassar, presidente di Federgestori Sii Sicilia, associazione che al suo interno riunisce gli affidatari dei servizi idrici integrati siciliani. «Questo è il risultato di decenni di gestione sconsiderata, demagogica e “ideologizzata” della risorsa acqua da parte pubblica, in sfregio ai principi di efficienza e trasparenza che dovrebbero essere invece alla base delle istituzioni». Come fare, allora, per portare il servizio idrico integrato ai livelli imposti dalla Comu-

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122 • DOSSIER • SICILIA 2012

nità europea? «La Regione è un’amministrazione diffusamente malata, sia a livello centrale che periferico. E tale patologia peggiora in ragione delle insufficienze di uno Stato che si muove sul piano delle emergenze, senza colpire i problemi alla radice. Bisognerebbe prendere provvedimenti nei confronti delle gestioni prive di un bilancio trasparente, e dove non vi sia un adeguato programma di infrastrutturazione sostenuto da una tariffa in concreto applicata. È necessaria, perciò, l’attuazione di un serio programma che coinvolga lo Stato, la Regione e i Comuni, mettendo a disposizione contributi economici a fondo perduto solo in favore delle gestioni unitarie che praticheranno un costo sociale minimo prefissato del servizio, determinato per tutti i territori al massimo della sopportabilità e in concreto pagato dall’utenza, da rendere altresì congruente per aree omogenee del Paese».

Qual è la situazione in Sicilia? «In Sicilia ci sono gestori pubblici che praticano tariffe che non coprono, di fatto, il 30 per cento dei costi, col risultato che i disavanzi vengono compensati con fondi presi dai bilanci ordinari dei Comuni, all’insaputa dei cittadini. E a questi Comuni lo Stato e la Regione garantirebbero, in “premio”, contributi pari al 100 per cento dei costi di infrastrutturazione. Di contro, ai territori che si sono adeguati agli indirizzi di Stato, Regione e Comunità europea, conformemente alla Direttiva CE 2000/60, e che per questo sono stati costretti a imporre tariffe più elevate, ne vengono invece destinati meno di quanto servirebbe loro, alla verifica dei numeri in corso di gestione. Così, per esempio, a Catania, dove è in corso un conflitto sulla legit-

Sergio Cassar, presidente di Federgestori Servizi Idrici Integrati di Sicilia


Sergio Cassar

Ci sono gestori pubblici che praticano tariffe che non coprono il 30 per cento dei costi, compensando i disavanzi con fondi presi dai bilanci ordinari

timità dell’affidamento, si stanzia il 100 per cento del costo necessario se la gestione rimane pubblica, a credito di ipotetici futuri investimenti autofinanziati, e solo il 30 per cento se questa viene affidata all’aggiudicatario in gara, chiedendo a quest’ultimo subito un impossibile autofinanziamento del 70 per cento. Come se alla fine, sia nell’uno che nell’altro caso, il beneficiario del finanziamento a fondo perduto non fosse sempre il medesimo utente». Nel frattempo pende sul sistema la spada di Damocle delle sanzioni comunitarie. Su chi dovrebbero ricadere tali costi? «Sarebbe ingiusto che li paghi per intero lo Stato fiscalizzandoli, come sarebbe ingiusto che paghino anche le amministrazioni virtuose. E tuttavia sarebbe insostenibile caricarli integralmente sulle gestioni più colpevoli. Potrebbe essere ragionevole, anche per un percorso di responsabilizzazione della classe politica, imporre, a queste gestioni protagoniste di episodi di mala amministrazione e inerzia, un incremento immediato dei livelli del costo so-

ciale del servizio. Questo dovrebbe essere stabilito dalla Regione in una misura sopportabile per tutte le gestioni, ma pari almeno al 30 per cento, essendo di contro irrinunciabile il raggiungimento di obiettivi per i quali ci si è impegnati in sede europea». Quali sono i maggiori impedimenti a questo possibile programma? «In primo luogo interessi politico-elettorali di amministratori che sperano di continuare a gestire il servizio idrico integrato sostenendo malcontenti e vizi di cittadini ai quali è offerto un antisistema “bengodi”, fatto di molti diritti e scarsi doveri: basti pensare che negli ultimi trent’anni, in media, quasi il 50 per cento degli utenti in Sicilia non ha pagato il servizio idrico. A questo si aggiunge l’insufficienza dello Stato nel dare indirizzi coerenti e nell’adottare misure innovative, con un’inefficienza diffusa della Regione e degli enti locali». Quali effetti hanno prodotto i referendum dello scorso anno sul sistema sopra descritto? «I referendum sono serviti ad allontanare la soluzione dei pro-

blemi e a perpetuare una storia di gestioni pubbliche “in house” ispirata a principi di non competizione e di elusione della trasparenza dei costi e dei ricavi, di fatto consentendo la perpetrazione di uno stato di de-responsabilizzazione e fallimento in un settore che è indicatore di civiltà e di sviluppo». Ci sono, però, motivi che possano indurre a sperare in un cambiamento? «La speranza si fonda essenzialmente sul fatto che, ormai, si è toccato il fondo. C’è bisogno di coerenza, responsabilità e trasparenza. Lo chiede la legge. Gli amministratori hanno il dovere di perseguire l’interesse comune, e questo passa anche attraverso decisioni impopolari e non gratificate nell’immediato dall’opinione pubblica». SICILIA 2012 • DOSSIER • 123


EDILIZIA

Dall’edilizia dipende lo sviluppo dell’isola l mercato delle costruzioni in Sicilia si trova in profonda crisi. A penalizzare il settore è soprattutto lo stallo delle opere pubbliche. Eppure è proprio da queste che dipendono le possibilità di sviluppo dell’isola e l’attrazione di capitali dall’estero, che tanto servirebbero al rilancio dell’economia regionale». È questo il quadro che traccia Rosario Giardina, amministratore, insieme ai fratelli Stefano e Francesco, della Alta Spa di Cefalù, azienda

«I L’impresa Alta Spa, specializzata nel commercio all’ingrosso di materiali edili, ha sede a Cefalù (PA) altaspa@libero.it

Un quadro del settore costruzioni lungo la costa tirrenica. Rosario Giardina entra nel merito del contesto cefaludese, sottolineando le criticità e le possibilità di rilancio per un settore in questi anni fortemente penalizzato. Soprattutto dalla scarsità di nuove opere pubbliche Manlio Teodoro

di commercio all’ingrosso e al dettaglio di materiale per l’edilizia: dai prodotti igienico-sanitari ai siderurgici e a tutti i materiali da costruzione. «Nonostante un approccio costantemente ottimistico, il contesto nel quale ci troviamo – italiano e regionale – non può non influenzare anche il nostro business. E quindi abbiamo risentito anche noi della diminuzione nella richiesta di materiali da costruzione. Per reagire abbiamo scelto di puntare sull’innovazione di prodotto. Però ci troviamo a operare in un mercato di totale blocco. Il nostro territorio di riferimento è quello di Cefalù, dell’entroterra madonita e le zone costiere della provincia di Palermo fino a Termini Imerese, da un

lato, e di Messina fino a Capo d’Orlando e Barcellona Pozzo di Gotto dall’altro. Proprio Cefalù in questo momento sta attraversando un momento di stasi a causa di problemi burocratici legati al fatto che l’ufficio tecnico comunale tarda nell’approvazione del piano regolatore e questo sta frenando l’avvio di nuovi cantieri». Le prospettive per il 2012 non sono quindi le migliori, a meno di uno sblocco della situazione locale. «Se non partiranno nuove opere e nuovi cantieri, prevediamo una chiusura di bilancio con una flessione simile a quella del 2011. Tuttavia in autunno potremmo avere una ripresa, soprattutto se saranno avviati due grandi progetti qui a Cefalù: il rifacimento del Club Méditerranée – destinato a


Rosario Giardina

Per reagire alla crisi abbiamo scelto di puntare sull’innovazione di prodotto, proponendo soluzioni per l’efficientamento energetico degli edifici

diventare quello di più alto livello di tutto il Mediterraneo – e l’inizio dei lavori per un nuovo porto per il collegamento con le Eolie. Attualmente il nostro business è stato sostenuto soprattutto dalle ristrutturazioni, che di fronte al crollo delle nuove edificazioni, hanno tenuto. La maggiore richiesta è stata per i prodotti di rifacimento delle facciate e per l’adeguamento dei fabbricati agli standard di risparmio energetico. Il settore della green economy è un’importante opportunità di sviluppo per la nostra impresa, sia per quanto riguarda la vendita dei prodotti che per lo sviluppo di un nostro progetto per l’impiego delle biomasse per la produzione di energia elettrica a basso impatto ambientale – che tuttavia è ancora allo stato embrionale». A un rilancio del settore potrebbe anche contribuire l’avvio di un sistematico adeguamento antisismico degli edifici. «Questo problema non vale per le costruzioni più recenti, ma comprende certamente l’intero parco immobiliare rea-

lizzato nel decennio fra il 1960 e il 1970, periodo nel quale si è costruito senza i vincoli di norme antisismiche. Grazie all’impiego di nuove tecniche e materiali – come la fibra di carbonio e l’inserimento di travi portanti nelle fondazioni – e con l’aiuto dei professionisti di Cefalù e della provincia di Palermo, crediamo sia possibile avviare un importante piano per garantire la sicurezza di intere comunità, dato che la Sicilia è certamente una terra esposta al rischio sismico». Questo progetto, come gli altri nei quali Alta intende impegnarsi, hanno tutti in comune quello che è sempre stato l’obiettivo della famiglia Giardina: la valorizzazione di Cefalù e di tutta la Sicilia. «La nostra impresa è nata nel 1972, dalla fusione

di alcune società preesistenti e appartenenti alla nostra famiglia. La nostra strategia è stata sempre quella di tradurre le richieste della committenza in proposte e soluzioni concrete ed è un impegno che manteniamo nei confronti dei nostri partner da tre generazioni. Questo ci ha consentito di affermarci nelle province di Palermo e Messina nonostante il confronto quotidiano con un mercato sempre più selettivo, conquistando la fiducia di una committenza esigente e preparata. Il nostro più recente obiettivo è quello di garantire ai nostri partner le forniture di tutti quei prodotti che possano contribuire a rendere le abitazioni più efficienti sul piano del risparmio energetico e più sicure sotto il profilo dell’adeguamento sismico». SICILIA 2012 • DOSSIER • 127


EDILIZIA

Soluzioni definitive contro l’umidità La barriera chimica rappresenta una soluzione concreta nei casi in cui avvenga la risalita di umidità dalle fondazioni. Un intervento radicale nel comparto edilizio. Ne parliamo con Giovanni Scalavino e Antonino Raia Marco Tedeschi

l fenomeno della risalita di umidità dalle fondazioni, dovuto alla porosità dei materiali da costruzione come mattone, calcestruzzo, pietre arenarie o tufo, è un problema che colpisce un sempre maggior numero di fabbricati, sia di recente che di antica costruzione. I danni conseguenti all’aumentato tasso di umidità ambientale sono molteplici. L’umidità infatti riduce l’isolamento termico delle strutture portando a uno spreco del combustibile utilizzato sia per il riscaldamento che per il raffrescamento, oltre a vistose con-

I C.ED.RA. si trova a Palermo cedra20005@libero.it

dense superficiali. Per ovviare a queste problematiche si adotta una tecnica consolidata con la realizzazione di barriera chimica all’umidità di risalita, mediante iniezioni a bassa pressione di silossano monomero fino a saturazione della muratura. Tale procedura non arreca danni alle strutture trattate; inoltre i prodotti iniettati consolidano i laterizi e le malte delle sezioni di muratura. È proprio all’interno di questo campo che si è sempre più specializzata la Cedra, storica realtà siciliana che si occupa di lavorazioni edili, scavi archeologici, bonifiche e appunto

barriere chimiche per umidità. «Le lavorazioni più richieste – spiega Antonino Raia, responsabile qualità dell’azienda guidata da Giovanni Scalavino -, sono rappresentate da bonifiche ambientali per le compagnie petrolifere (prelievo e stoccaggio delle morchie dei serbatoi) e per i comuni (prelievo e smaltimento ai centri autorizzati dei fanghi provenienti dai depuratori). Forti per l'esperienza trentennale maturata per le barriere chimiche per umidità risalente, ultimamente alle stesse, abbiamo affiancato gli intonaci termici deumidificati per dare un pacchetto completo e maggior garanzia al cliente finale». Una serie di lavorazioni che sono sempre più richieste. «Attraverso la barriera chimica ci occupiamo del risanamento di murature per umidità risalente attraverso l’impiego di una mi-


Giovanni Scalavino e Antonino Raia

Attraverso la barriera chimica ci occupiamo del risanamento di murature per umidità risalente attraverso l’impiego di una miscela di resine

scela di resine siliconiche, silaniche, con aggiunta di silicati in soluzione ipotensiva che possiedono un’elevata capacità di penetrazione. Si praticano delle iniezioni, fino alla completa saturazione, all’interno di fori leggermente inclinati che sono stati praticati alla base delle murature ogni 10-12 cm per ml e per una profondità pari a 3/4 dello spessore del muro, su pareti preventivamente preparate. I vantaggi legati all’esecuzione delle barriere chimiche sono molto importanti per la stabilità della muratura, ovvero della fondazione. Grazie alla barriera infatti la fondazione non verrà più aggredita dai sali idroscopici perché attaccata chimicamente tramite iniezioni a bassa

pressione di silossano monomero». Oltre alle barriere chimiche altre realizzazioni sono rappresentate dall’intonaco termico. «Questo tipo di intonaco ha una forte capacità termoisolante, è macroporoso e deumidificante. Riduce i ponti termici e, attraverso l’elevata traspirabilità dell'intonaco e vivibilità degli ambienti, evita la formazione di condense interne per eventuali muschi, licheni e organismi vegetali in genere». Le ultime lavorazioni effettuate dalla Cedra nell’ambito città di Palermo . «Si tratta – specifica Raia –, del nuovo Impianto Carburanti Eni in Via Basile e della realizzazione di barriera chimica e intonaci termici in via Villagrazia. Questo genere

di lavorazioni rappresentano sicuramente le novità più significative che sono state introdotte nel proprio settore». Cedra si inserisce all’interno di un comparto, ovvero quello dell’edilizia siciliana, che non sta vivendo un periodo facile. «Purtroppo la situazione nel nostro comparto – spiega il titolare Scalavino –, non è sicuramente delle più rosee. Ci sono pochi cantieri privati e zero cantieri per appalti pubblici con una miriade di partecipanti con ribassi anomali. Un quadro di riferimento difficile di cui noi possiamo benissimo testare la situazione attuale ». Il 2011 si è chiuso in maniera positiva mentre nell’anno in corso l’azienda di Palermo sta attraversando un periodo altalenante. «In effetti il 2012 fino ad oggi è stato mediocre, - conclude Scalavino -. La prospettiva è di acquisire commesse nel terzo trimestre. In ogni caso guardiamo in maniera positiva al futuro tanto che stiamo progettando la realizzazione della nuova sede aziendale». SICILIA 2012 • DOSSIER • 129


EDILIZIA

L’imprenditoria agrigentina guarda fuori dall’isola La diversificazione delle competenze e dei mercati ha portato una realtà agrigentina a collocarsi fra le più importanti imprese di restauro italiane. Piero Tirone spiega quale visione ha guidato la sua azienda, che oggi guarda al Nord Africa Luca Cavera n’impresa di costruzioni della provincia di Agrigento che ha, tra i suoi mercati principali, il Veneto. Questa è solo una delle peculiarità della Sice, impresa specializzata nel restauro e che ha fatto della diversificazione, territoriale e delle competenze, il suo punto di forza. Come spiega Piero Tirone, titolare della società: «Abbiamo capito subito che il nostro punto di ri-

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Sotto, Borgo dei pescatori a Sant’Agata di Militello (ME). A fianco, in alto, chiesa di San Domenico a Vicenza. Sotto, cucine dell’ospedale di Belluno e particolare del villino Florio di Palermo. Lavori realizzati da Sice Srl Aragona (AG) sicecostruzionisrl@virgilio.it

ferimento non poteva essere solo il mercato siciliano. Per questo abbiamo sempre cercato di creare opportunità di lavoro sull’intero territorio nazionale, dove negli anni abbiamo realizzato lavori importanti sia per gli enti pubblici che per committenti privati, restaurando monumenti, anche sotto il profilo pittorico e degli arredi e installando impiantistica d’avanguardia». Non a caso uno degli ultimi progetti importanti realizzati da Sice è stato il restauro, ultimato nel 2011, della chiesa di San Domenico a Vicenza – città dove Sice ha una sede operativa e dove è percepita ormai come un’impresa locale. «La chiesa, costruita nel 400 e con un cassettonato ligneo del 600, era stata abbandonata alle intemperie – alle quali è stata particolarmente esposta dopo il crollo delle coperture. Sconsacrata, fu donata al conservatorio musicale. Il nostro lavoro è stato realizzato su mandato del Comune di Vicenza e con un finanziamento della fondazione Cariverona. Abbiamo riportato la struttura, ma anche i suoi af-

freschi, allo splendore originario, ne abbiamo curato l’aspetto acustico, la parte degli impianti tecnologici, installando, tra l’altro, un sofisticatissimo impianto antincendio, programmato per domare le fiamme senza aggredire le tele e le pitture». Le competenze di Sice non si fermano però al restauro, nel 2010, infatti, l’azienda ha rinnovato le cucine dell’ospedale di Belluno, sfruttando un sistema a settori che ha permesso di mantenere la piena operatività dell’ospedale. «Siamo stati anche i protagonisti, in Sicilia, Calabria ed Emilia Romagna, della prima fase di sviluppo del mercato della telefonia mobile, installando per Wind e l’allora Omnitel le stazioni radio base e in seguito le centrali di commutazione. Nello stesso periodo, abbiamo iniziato anche a lavorare per Enel e Terna. Oggi ci stiamo avvicinando al settore delle energie rinnovabili e abbiamo già realizzato un impianto fotovoltaico in provincia di Agrigento per conto di una grossa impresa di Parma. Grazie


Piero Tirone

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Partendo dalla Sicilia abbiamo investito, su tutto il territorio nazionale, fino alla scelta di costituire nel 2004 una sede operativa indipendente in Veneto

alla diversificazione, nonostante il 2011 sia stato un anno difficile per l’edilizia – soprattutto in Veneto –, siamo riusciti a ottenere un incremento fatturato (3 punti percentuali) e, sulla base del portfolio di commesse che abbiamo in programma per il 2012, prevediamo di chiudere l’anno in corso con un incremento di fatturato ben più importante, dell’ordine del 20 per cento». Benché Sice abbia scelto di guardare anche fuori dai confini dell’isola, ha realizzato qui importanti lavori, come il rifacimento della torre campanara della cattedrale di Palermo, la scala pompeiana e l’atrio carrabile del teatro Massimo, oltre ad avere riportato alla luce le

antiche zolfare dell’antico parco minerario di Aragona. «Uno dei nostri lavori più importanti e complessi, in Sicilia, è stato il restauro – o meglio la ricostruzione – del villino Florio, l’opera in liberty tra le più importanti di Ernesto Basile. È stato difficile perché per la ricostruzione ci si è dovuti basare solo sui disegni posseduti dalla fondazione Florio, sulle memorie di una discendente della famiglia e su uno studio del Cnr che, analizzando i componenti delle parti residuali carbonizzate dagli incendi, ha provato a ricostruire gli arredi. Oggi il monumento di proprietà della Regione Sicilia è sede museale espositiva. Gli obiettivi futuri dell’impresa

sono orientati a ulteriori specializzazioni e a nuovi mercati: «Guardiamo al Nord Africa, dove abbiamo in corso importanti contatti. Peculiarità aziendale è caratterizzata dall’investire in risorse umane di eccellenza che guardano al miglioramento del territorio dell’ambiente. Stiamo anche puntando a entrare nel settore dell’alberghiero e del ricettivo – al momento è in corso la ristrutturazione di un importante villaggio turisitico Valtur – e nel recupero urbanistico e dei centri storici, come a Sant’Agata di Militello (ME)». SICILIA 2012 • DOSSIER • 131


Materiali e innovazione Un comparto di piccole e piccolissime imprese che rappresenta però una voce importante nell’economia siciliana. Giuseppe Termini analizza criticità e opportunità per chi commercializza marmi e graniti al centro del Mediterraneo Manlio Teodoro

Giuseppe Termini, fondatore della Glt marmi e graniti Srl di Campobello di Licata (AG) gltmarmi@libero.it

ll’interno dell’economia siciliana, il comparto lapideo, del marmo e dei minerali non metalliferi per l’edilizia rappresenta un’importante componente delle dinamiche di impresa. Nonostante il settore sia rappresentato da piccole e piccolissime aziende, il numero di occupati supera i 4mila addetti, costituendo una risorsa importante per il territorio, anche grazie all’indotto generato e alle opportunità di contatti commerciali con l’estero. Tuttavia le criticità per uno sviluppo completo sono sempre sul tappeto. Per tastare il polso della situazione di un settore che negli ultimi anni è stato attraversato da importanti evoluzioni tecnologiche, intervistiamo Giuseppe Termini, fondatore e titolare della Glt

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marmi e graniti di Campobello di Licata (AG), società specializzata nella trasformazione, lavorazione e commercializzazione di marmi, graniti e pietre e che guarda al mercato lapideo sia nazionale che internazionale. Come ha influito la crisi economica globale sul vostro settore e quali problematiche specifiche ha dovuto affrontare la vostra impresa? «Ci sono criticità che definirei strutturali e criticità contingenti, originate soprattutto dagli effetti che la crisi economica ha avuto sul settore delle costruzioni – al quale la nostra attività è naturalmente legata. Le criticità strutturali, per la Sicilia, rimangono principalmente quelle legate alla logistica: in assenza di infrastrutture alternative le merci non hanno che come canale privilegiato il tra-


Giuseppe Termini

La domanda di graniti è stata progressivamente sostituita da quella di marmi e pietre provenienti da varie parti del mondo

sporto su gomma. E se questo è un ostacolo allo sviluppo in sé, con l’aumento del prezzo dei carburanti è diventato un ulteriore fattore di freno. Fra le criticità contingenti, registriamo che il calo delle commesse ha certamente portato a un’inasprirsi della concorrenza, anche con comportamenti scorretti da parte di alcune imprese. La nostra risposta è stata puntare sull’assortimento di materiali e su un miglior rapporto fra qualità e prezzo». A livello di settore lapideo, quali sono state, sul lungo periodo, le maggiori evoluzioni? «I maggiori cambiamenti ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni hanno riguardato soprattutto aspetti commerciali. In particolare, la domanda di graniti è stata progressivamente sostituita da quella di marmi e pietre provenienti soprattutto dal Nord Africa – Egitto, Marocco e Tunisia – e anche dalla stessa Italia. Inoltre il settore è stato investito da una positiva

spinta verso l’innovazione tecnologica, tanto che l’introduzione delle macchine ha portato quasi al punto di eliminare la manodopera da tutta una serie di operazioni. Tuttavia, nonostante i vantaggi connessi alla tecnologia, crediamo che la mano dell’artigiano sia sempre indispensabile per il completamento del lavoro. Secondo noi, per ottenere il miglior risultato, le due lavorazioni devono procedere di pari passo». Quali sono stati gli ultimi investimenti che avete effettuato e che si sono rivelati strategici per la vostra competitività? «Constatando che il prezzo dell’energia è in costante crescita, mentre gli utili si assottigliano, abbiamo scelto di installare sulle coperture delle nostre strutture degli impianti fotovoltaici che ci permettono un consistente risparmio sui consumi di energia elettrica. Inoltre, stiamo installando un modernissimo impianto per il

riutilizzo dei materiali di scarto della lavorazione. Entrambi questi investimenti, oltre a rappresentare due fattori di sviluppo per la nostra azienda, rientrano anche in un’ottica del fare impresa in maniera sostenibile, rispettando l’ambiente e non sciupando le risorse». Quali crede che potrebbero essere gli interventi per favorire lo sviluppo dell’imprenditoria siciliana, trasversalmente ai vari ambiti produttivi presenti nell’isola? «Sono diverse le misure che le istituzioni potrebbero adottare per favorire la crescita della nostra economia. Fra le più urgenti individuo certamente delle agevolazioni per le nuove assunzioni, attraverso la riduzione degli oneri contributivi. Sarebbe inoltre da favorire il reinvestimento degli utili prodotti dalle imprese nel rinnovo di macchinari e strutture, processo da stimolare attraverso una relativa diminuzione degli oneri fiscali». SICILIA 2012 • DOSSIER • 133


L’edilizia, il termometro del sistema economico Le imprese di costruzioni e le aziende che hanno il business legato allo sviluppo dell’edilizia, in Sicilia, si trovano ad affrontare una crisi durissima. Che sta avendo importanti ricadute anche fuori dai confini del settore. Luigi e Francesco Vitale fanno il quadro della situazione e indicano gli interventi di maggiore urgenza Valerio Germanico

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econdo l’Ance Sicilia, ammontano ad almeno 4 miliardi i crediti che le imprese siciliane legate al mondo delle costruzioni attendono di riscuotere dagli enti delle pubbliche amministrazioni per opere già realizzate e consegnate. La situazione del settore edile nell’isola è quindi una delle più critiche. Da una parte la contrazione del numero dei bandi per nuovi lavori pubblici, dall’altra la stretta delle banche sull’erogazione dei mutui hanno lasciato sul terreno oltre 40mila posti di lavoro in meno in due anni. A fornire un quadro delle difficoltà che le imprese legate al settore edile af-

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frontano quotidianamente sono Luigi Vitale, alla guida della Ares Spa di Catania, azienda di distribuzione materiali edili nel Sud Italia nonché trading company, e il dottor Francesco Vitale, responsabile delle innovazioni aziendali: «Nell’ultimo biennio, il mercato immobiliare ha avuto un andamento sempre più negativo. Molte delle iniziative dei costruttori destinate all’edilizia privata e residenziale non hanno avuto successo, la Pa non proclama nuovi bandi e il mercato è, in una parola, fermo. In questa situazione, a peggiorare il bilancio, c’è il fatto che dal governo non vediamo arrivare risposte, ma soltanto


Luigi e Francesco Vitale

Fra le misure più urgenti c’è il rilancio delle opere pubbliche e interventi per far sì che le banche tornino a erogare i mutui

nuove e maggiori imposizioni fiscali» sottolinea Luigi Vitale. Come hanno influito sull’attività di Ares le attuali criticità presenti nel settore dell’edilizia? LUIGI VITALE «Il nostro giro di affari ha registrato un decremento di oltre il 15-20 per cento rispetto ai bilanci degli anni precrisi. E questa situazione non è legata soltanto alla nostra impresa, che è sul mercato da tre generazioni e si rivolge a un bacino di committenti consolidato, bensì è comune a tutto il settore, dato che a mancare sono le opportunità di lavoro». Quali sono le misure che il governo potrebbe avviare per invertire questa tendenza negativa? L.V. «Innanzitutto chi ci governa dovrebbe dimostrare un mutamento di prospettiva nel guardare ai problemi economici dell’Italia. Il blocco del settore delle costruzioni, infatti, ha determinato, a catena, la paralisi di moltissimi altri settori produttivi, che possiamo stimare in almeno il 60-70 per cento delle attività di impresa operanti sul territorio nazionale. Sicuramente fra le misure più urgenti c’è il rilancio delle opere pubbliche, che attualmente sono ferme, dando la priorità ai lavori di bonifica, ristrutturazione e messa in si-

curezza degli edifici pubblici – ma il medesimo discorso potrebbe valere anche per i privati. E poi, ovviamente, interventi per far sì che le banche tornino a erogare i mutui». Quale strategia avete attuato per far fronte a una situazione di mercato non favorevole? L.V. «Poiché non siamo un’industria, bensì dei trader, abbiamo la possibilità di diversificare, senza il limite di avere impianti produttivi dedicati e di dover fare grandi investimenti per convertire la produzione. Un passo verso la diversificazione è stato quello nel settore del fotovoltaico, tuttavia questa opportunità è stata troncata dal taglio agli incentivi che ha colpito il comparto delle energie rinnovabili. Maggiore successo abbiamo avuto nel commercio dei rottami di ferro – che acquistiamo da fornitori turchi, ucraini, spagnoli, egiziani e greci – e rivendiamo alle acciaierie italiane ed estere». Qual è la strada da percorrere, per crescere, rimanendo legati al settore d’origine? FRANCESCO VITALE «Dobbiamo necessariamente diversificare geograficamente guardando anche oltre la comunità europea. Nel Sud Europa, in particolare il settore delle costruzioni, sta subendo una fase di regressione.

Ma ci sono paesi dove l’edilizia è in crescita esponenziale come i Brics (Brasile, Russia India e Cina), nonché aree come il Nord Africa, dove la capacità produttiva in ambito siderurgico è limitata rispetto alla esigenze attuali». Come riesce, una media impresa che opera, generalmente, a livello locale, a conquistare clienti e quote di mercato oltre confine? F.V. «Internazionalizzando in maniera più estesa le nostre fonti di approvvigionamento, innovando e studiando nuovi processi di vendita, mettendo a disposizione il nostro know how acquisito sul mercato domestico, al fine non solo di dare vantaggi tangibili ai nuovi potenziali clienti, ma di sviluppare vere e proprie partnership . E infine, sfruttare la condizione in cui si trovano questi mercati emergenti». Quale? F.V. «Non ci sono mercati perfettamente strutturati, gli equilibri non sono definitivi. In queste situazioni è più facile, per un’impresa incombente, acquisire quote di mercato rispetto a scenari con equilibri più forti».

Luigi Vitale, amministratore della Ares Spa di Catania, insieme al figlio, il dottor Francesco Vitale, responsabile delle innovazioni aziendali www.aresct.it

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La nostra scommessa è il quarzo «N

Reagire alla crisi specializzandosi in nuove nicchie di mercato. Come l’arredamento. È questa la scommessa vinta da Francesco Amante, commerciante di marmi che ha scelto il quarzo Luca Cavera

ell’ultimo ventennio nel nostro territorio abbiamo assistito a un forte sviluppo dell’edilizia e questo ha favorito la diffusione di materiali naturali come marmi, pietre e graniti, sia per gli edifici privati che per quelli pubblici. Questo trend ha avuto uno stop con l’avvento della crisi economica, ma la nostra risposta non è stata di retroguardia. Al contrario abbiamo investito per inserirci nelle nicchie di mercato risparmiate dalla congiuntura, come l’arredamento». È questo lo spirito con il quale Francesco Amante, amministratore della Extra Marmi di Trepunti di Giarre, ha scelto di reagire alle difficoltà dell’edilizia. E così, all’azienda che da quasi un ventennio commercializza all’ingrosso marmi, pietre,

graniti, travertini, quarziti e onici, si è affiancata una nuova iniziativa imprenditoriale: Amante Quarzo. Quali valutazioni hanno guidato questa vostra strategia? «La crisi ha colpito tanto le grosse che le medie imprese dell’edilizia, che è sempre stato il nostro mercato di riferimento. Tuttavia il mercato lapideo è molto più ampio e noi abbiamo deciso di puntare su quelle nicchie di mercato che finora sono rimaste immuni dalla crisi, come per esempio l’arredamento, inserendoci con una selezione rivolta a un target medio-alto. Come evidenzia il nome della nuova società, il quarzo ha una posizione privilegiata. Il composto di quarzo, infatti, rappresenta il materiale top per le cucine – oggi è utilizzato nell’80 per cento dei piani da lavoro destinati alla


Francesco Amante

preparazione degli alimenti». Quali riscontri ha avuto questa iniziativa sul mercato? «La società ha avuto da subito un riscontro abbastanza positivo, anche grazie alla selezione dei colori che rispondono meglio alle esigenze del mercato del mobile. L’agglomerato di quarzo ha caratteristiche estetiche e tecniche che lo rendono adatto a molteplici impieghi. È compatto e la sua superficie non porosa non necessita di trattamenti idrorepellenti. Resiste alle macchie, ai piccoli urti, agli acidi, agli odori, non assorbe liquidi e grassi alimentari, inoltre non consente il prolificare dei batteri – per questo è scelto per le superfici dedicate alla preparazione degli alimenti». Quali scelte sui materiali avete fatto, invece, per quanto riguarda Extra Marmi? «Ci siamo sempre impegnati a promuovere la pietra locale,

Siamo impegnati a promuovere la pietra locale, ma abbiamo puntato anche su materiali provenienti dal resto del mondo

la pietra lavica e la pietra Taormina – che fino a circa un decennio fa era poco conosciuta e utilizzata. Ma questo non ci ha impedito di puntare anche su materiali provenienti dal resto del mondo. Infatti, sebbene il nostro principale bacino d’estrazione sia l’Italia, importiamo tanto anche da Tunisia, Egitto, India e altri paesi. Fondamentalmente il nostro obiettivo è quello di ricercare nuovi materiali che possano soddisfare l’evoluzione del mercato. Per fare ciò siamo molto presenti alle fiere di settore, sia italiane sia estere, che ci danno la possibilità di conoscere nuovi prodotti lapidei provenienti da tutto il mondo. Inoltre, in questa ricerca ci aiuta anche la Rete». Quindi in questo momento il mercato preferisce

scegliere materiali esotici. «Nella fascia di prodotto e di target al quale ci rivolgiamo, la figura dell’architetto e dell’arredatore di interni ha assunto un ruolo sempre più preponderante. E questo ha fatto sì che i committenti siano stati stimolati a familiarizzare con materiali che magari fino a poco tempo fa erano noti esclusivamente agli addetti ai lavori. Ovviamente non si tratta solo di questo, la quantità di materiali disponibili oggi sul mercato ha permesso di avere una varietà di colori e possibilità di impiego molto più ampia rispetto al passato. E considerando che l’Italia dispone di appena il 7-8 per cento delle pietre naturali esistenti, è spiegata la preferenza per l’esotico – che oltretutto ha costi di estrazione e lavorazione molto bassi».

In apertura, Francesco Amante, amministratore della Extra Marmi Srl di Trepunti di Giarre (CT) www.extramarmi.com www.amantequarzo.com

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La diversificazione, una strada vincente Una storica impresa edile ora protagonista anche sul mercato della trasformazione dell’acciaio. Il caso della Arcobaleno 3000, da quarant’anni motore di sviluppo della provincia messinese. Ne parlano i fratelli Salvatore e Angelo Sottile Manlio Teodoro

Sotto, Salvatore Sottile, presidente e Ad della Arcobaleno 3000. A destra, l’ingegner Angelo Sottile, direttore generale del centro di trasformazione acciai della società messinese www.arcobaleno3000.it

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el 2011 ha raggiunto un giro d’affari di oltre 6 milioni di euro. La Arcobaleno 3000, tra le più affermate imprese messinesi nel settore delle costruzioni, dopo quarant’anni di attività, si appresta a compiere un’importante evoluzione. Diversificazione produttiva e nuovi progetti strategici sono nell’agenda della società presieduta dall’Ad Salvatore Sottile. Nuovo, fondamentale core business dell’azienda è quello legato alla trasformazione dell’acciaio per cemento armato, àmbito che vede impegnato in prima linea anche l’ingegner Angelo Sottile, direttore generale del centro di trasformazione acciai. Ad aver convinto i fratelli Sottile a intraprendere quest’avventura è stata, nel 2009, l’entrata in vigore del Dm che modifica la regola-

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mentazione in materia di trasformazione degli acciai. Le nuove normative tecniche per le costruzioni sono infatti nate con l’obiettivo di migliorare la professionalità del settore, la tracciabilità delle materie prime e la qualità delle strutture. «Abbiamo ritenuto che questo giro di vite nel comparto delle costruzioni fosse per noi un’opportunità da cogliere per diversificare la produzione – spiega il presidente Salvatore Sottile – e aprire nuove prospettive di sviluppo. Infatti, da indagini mirate risultava che la città di Messina, e l’intera costa ionica della provincia, fossero prive di un centro di trasformazione acciai qualificato. Si trattava, quindi, di un potenziale mercato da conquistare. In secondo luogo,


Salvatore e Angelo Sottile

disponendo di un capannone industriale nella zona Asi di Larderia Inferiore, a partire dal 2010, abbiamo deciso di convertirlo a questa attività». Determinante in questo percorso il know how acquisito nel campo delle costruzioni. Come aggiunge Angelo Sottile: «Quarant’anni di esperienza sul settore ci hanno convinto ad affrontare questa sfida, nonostante la crisi. In termini di investimento abbiamo dovuto acquisire macchinari automatizzati di ultima generazione per la presagomatura dell’acciaio per cemento armato. I risultati operativi e commerciali non si sono fatti attendere. Superata la fase di start up, il centro di trasformazione è riuscito a ottenere notevoli tassi di crescita, acquisendo un portafoglio clienti di tutto prestigio e giungendo a una produzione che nel 2011 ha superato abbondantemente le più rosee previsioni. Tanto

che già nel primo trimestre 2012 le aree produttive disponibili si sono rivelate insufficienti». Da ciò il progetto di un’espansione dell’area produttiva. «Dobbiamo ampliare – spiega Salvatore Sottile – e adeguare ulteriormente le strutture di trasformazione. Potenziare le attività in corso, razionalizzando le strutture, i macchinari e aggiornando i gestionali. L’obiettivo è quello di garantire un continuo miglioramento nella produzione di acciaio per entrare gradualmente nel mercato della costruzione di travi Rep, micropali e carpenteria metallica. Per portare a compimento questa mission abbiamo già acquisito la certificazione Iso 3834-3 e richiesto l’estensione delle qualificazioni dell’attestato ministeriale 1074/10 per le attività di carpenteria metallica». Nonostante i risultati soddisfacenti e la volontà di investire dei fratelli Sottile, per le imprese

edili il momento continua a essere difficile. «I problemi sono tanti e sotto gli occhi di tutti – dice in conclusione Angelo Sottile –. Tra i principali fattori di rischio, al primo posto c’è la carenza di flussi finanziari ed economici dell’intero settore. Fattore, quest’ultimo, che comporta notevoli difficoltà, sia per l’arroccamento degli istituti di credito, sia per l’irrigidimento dei fornitori delle materie prime». SICILIA 2012 • DOSSIER • 139


Ecosostenibilità e innovazione Innovare i materiali naturali come il legno, ormai sempre più richiesti dal settore dell’edilizia, è il modo migliore per offrire soluzioni interessanti. Ne parla Carmelo Agnello Emanuela Caruso

Carmelo Agnello, amministratore unico della Si.Legno Più Srl di Piraino (ME). Nelle altre immagini, ambienti e strutture realizzate dalla società www.silegnopiu.it

l vero problema del mercato edile odierno è la quantità». Con queste parole l’imprenditore Carmelo Agnello delinea il profilo di un settore in cui non è più possibile puntare sul numero di commesse, ovvero sulla richiesta di costruzione di centinaia di alloggi ed edifici, ma è necessario concentrare gli investimenti su altri elementi, in primis l’innovazione tecnologica. E proprio dell’in-

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novazione e di un materiale naturale come il legno l’azienda di cui Carmelo Agnello è amministratore unico, la Si.Legno Più sita a Piraino, in provincia di Messina, ha fatto la sua carta vincente. «Oggi, nel mercato dell’edilizia – spiega Agnello – il progresso innovativo deve essere volto al rispetto dell’ambiente e al risparmio energetico, ragion per cui la nostra società non solo realizza case in legno, ma lavora anche a 360 gradi questo versatile materiale naturale».


Carmelo Agnello

La vostra attività è formata da tre società diverse ma complementari. Quali sono e di cosa si occupano? «La Si.Legno Più realizza strutture in legno lamellare e coperture; la Sirame si occupa della produzione di tubi pluviali, gronde in rame, alluminio, acciaio inox e, più in generale, di tutto ciò che riguarda la lattoneria edile; la Siprotex Group fornisce servizi di montaggio di tetti, isolamenti termici, impermeabilizzazioni. Disponiamo di una compagine di oltre cento collaboratori che per me è una grande responsabilità morale, perché credo che una azienda va vista sotto il profilo dello sviluppo sociale e non solo economico». Com’è nata la scelta di focalizzarsi sulla lavorazione del legno e come l’avete resa più competitiva? «L’interesse verso il legno è nato grazie alla nostra esperienza maturata in cinquant’anni di attività e oltre alle innumerevoli qualità di questo materiale. Siamo riusciti a renderlo competitivo e richiesto sul mercato attraverso l’innovazione continua, sia a livello di prodotti che

a livello di sistemi tecnologici, affidabili e duraturi nel tempo. L’unione di questi due elementi è in grado di rendere il sistema tetto vincente, nuovo e dotato di un ottimo rapporto qualitàprezzo. È proprio questa strategia ad averci reso gli unici nel Sud Italia a realizzare strutture spaziali in legno con sistemi di incollaggio con resine epossidiche e fibre di carbonio». Da dove provengono le materie prime che utilizzate? «Una buona parte proviene dalla Sicilia e sono quindi materiali a km zero, ad esempio il sughero e il castagno, mentre altri prodotti come il legno lamellare vengono acquistati in Austria e Germania, così come anche al Nord Italia, e in Canada». Nonostante la crisi economica, nei primi sei mesi del 2012 la Si.Legno Più ha registrato una crescita del 42 per cento. «Abbiamo puntato sui nostri due maggiori punti di forza, ovvero collaboratori motivati e professionali e strategie com-

merciali oculate e vincenti, basate in particolare sul rapporto qualità/prezzo, sulla selezione dei materiali, sui prodotti pronta consegna e sull’attenzione costante alle richieste del cliente, a cui forniamo servizio, assistenza tecnica e consulenza. Parte di questo ottimo risultato è poi anche dovuto alla nostra organizzazione commerciale orientata al servizio cliente». Di vostra ideazione è anche il primo supermercato del tetto in Italia. «Da sempre esistono magazzini edili che vendono anche prodotti per il tetto, ma mai nessuno aveva pensato a una struttura specializzata destinata a questa fondamentale parte di un edificio. Proprio per sopperire a tale mancanza, abbiamo creato il supermercato del tetto con oltre 16.000mq dedicati dove è possibile trovare consulenza, prodotti e soluzioni e soddisfare ogni tipo di esigenza che arrivi dal privato, dall’impresa, dal professionista». SICILIA 2012 • DOSSIER • 141


Innovazioni tra estetica e funzione Piscine pensate e costruite per integrarsi perfettamente col paesaggio circostante. L’esperienza di Antonino Milazzo, che da oltre trent’anni opera con successo in questo particolare settore Diego Bandini

Antonino Milazzo, titolare della SA Piscine di Canicattì (AG). Nelle altre immagini alcune piscine realizzate dall’azienda www.sapiscine.it info@sapiscine.it

ealizzare una piscina in giardino oggi non è più un lusso per pochi. Le nuove tecnologie di costruzione, infatti, unitamente a un’ampia varietà di possibili soluzioni, hanno contribuito ad abbassare notevolmente i costi, dalla progettazione alla posa in opera. Lo sa bene Antonino Milazzo, fondatore e titolare della SA Piscine, azienda di Canicattì che dal 1982 progetta e costruisce piscine di qualsiasi tipo, destinate a privati cittadini, ma anche a parchi acquatici, strutture pubbliche, impianti sportivi e centri benessere. «La costruzione di una piscina deve essere preceduta da uno studio accurato e approfondito del contesto paesaggistico su cui si va a intervenire, per poter individuare il miglior inserimento tecnicoambientale dell’impianto», sottolinea Milazzo, che in passato è stato anche membro del consiglio nazionale di Assopiscine. «Per questo nelle nostre realiz-

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zazioni cerchiamo di affiancare, a quanto già consolidato a livello tecnologico, tutte quelle innovazioni che possono essere utili a perfezionare la qualità degli impianti stessi, sia da un punto di vista funzionale che estetico». Quali sono gli elementi peculiari che hanno permesso a SA Piscine di affermarsi come un punto di riferimento per tutto il settore, non soltanto a livello regionale? «Siamo in grado di fornire un servizio a 360 gradi, dall’assistenza in cantiere fino al collaudo degli impianti. Una volta ultimati i lavori, inoltre, durante i primi mesi di funzionamento degli impianti offriamo assistenza costante, facendoci carico anche della formazione degli addetti alla manutenzione ordinaria delle piscine. A differenza di quanto proposto dai nostri competitor, ogni piscina che costruiamo può essere considerata come un “pezzo unico”, grazie soprattutto alla possibilità


Antonino Milazzo

di disporre di uno studio di progettazione interno all’azienda, composto da professionisti altamente specializzati. Prestiamo infine grande attenzione allo studio della legislazione in vigore, per dare sempre una consulenza completa ed esaustiva sotto ogni punto di vista». In media quanto tempo impiegate per la costruzione di una piscina? «Molto dipende dal tipo di intervento. In linea di massima, comunque, si può passare da un tempo minimo di una quindicina di giorni a circa un anno e mezzo, fermo restando che ogni piscina ha la sua storia». Oggi infatti sono numerose le soluzioni offerte dal mercato. Quali sono, ad esempio, le differenze più rilevanti tra una piscina fuori terra e una piscina interrata? «La piscina fuori terra è una piscina “precaria”, con una durata nel tempo che può essere più o meno lunga, ma comunque non paragonabile a quella di una piscina interrata. Questa, infatti, se ben costruita e sottoposta ad adeguata manutenzione, può durare praticamente in eterno. Le piscine fuori terra,

inoltre, hanno delle forme semplici e obbligate, mentre una piscina interrata può avere qualsiasi forma, dimensione, profondità e caratteristiche costruttive». Quale articolo trova più ampi consensi sul mercato? «Essendo un prodotto a basso costo, la piscina fuori terra è sicuramente più diffusa. Tuttavia non credo si possa fare un confronto fra le due tipologie, proprio perché si tratta di prodotti tra loro molto diversi». A quali target si rivolge SA Piscine? «Il nostro target principale, considerando i materiali da noi impiegati e il servizio che forniamo, è rappresentato da una clientela di fascia medio-alta, sia nel settore privato che in quello pubblico». Avete in cantiere progetti particolari per il futuro? «Continueremo a investire in ricerca e formazione, cercando di rafforzare e potenziare ulte-

riormente la nostra struttura. Guardiamo con particolare interesse al settore turistico-ricettivo, che è in continua espansione, specialmente nella nostra regione, e che di conseguenza deve essere meglio seguito, non soltanto nella progettazione di nuovi impianti, ma anche nella manutenzione di quelli già in funzione. Altrettanto importante è il settore dell’idroterapia, dove, in collaborazione con medici specialistici, stiamo costruendo vasche dimensionate e attrezzate per le cure di diverse patologie. Stiamo infine lavorando alla creazione di un laboratorio di analisi dell’acqua di piscina, equipaggiato con le migliori attrezzature disponibili, in modo da fornire un’assistenza sempre più qualificata, rivolta soprattutto agli impianti pubblici che, per la loro natura, sono quelli più a rischio di infezioni e i più controllati da parte delle autorità sanitarie». SICILIA 2012 • DOSSIER • 143


INTERNI

Le evoluzioni del visual merchandising Nell’attività di ristorazione il visual merchandising sta acquistando sempre più importanza. Per questo è necessario interpretare gli spazi da arredare. Ne parliamo con il dottor Giuseppe Onorato, un punto di riferimento nel panorama siciliano Marco Tedeschi

e attività di ristorazione sono un traino dell’economia e visti i tempi di crisi ci stiamo impegnando per permettere la ristrutturazione dei locali o l’apertura delle nuove attività in breve tempo e con l’originalità che da sempre ci caratterizza». Giuseppe Onorato, fondatore dell’azienda Onorato di Palermo introduce in questo modo il settore in cui si inserisce la sua realtà che, da oltre

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Il dottor Giuseppe Onorato, titolare della Onorato Srl con sede commerciale a Palermo, insieme al geometra Gabriele Onorato www.onoratosrl.com drgiuseppeonorato@multifin.org

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25 anni, si occupa di arredare una vasta gamma di spazi lavorativi. Dai bar ai centri commerciali, dai negozi, ai panifici, dai ristoranti agli alberghi, dalle gelaterie ai laboratori artigianali, dai pub alle pizzerie. Onorato è una realtà storica che offre servizi importanti per l’arredo dei locali. Qual è la vostra zona di competenza? «La nostra azienda opera in Sicilia nella realizzazione di locali commerciali con la formula “chiavi in mano” da oltre 25 anni. Nella regione vantiamo migliaia di attività realizzate, ma grazie all’intraprendenza e alla professionalità siamo riusciti a realizzare lavori importanti nel Nord Italia e in diversi paesi europei come Spagna, Francia, Germania, Inghilterra e anche in Africa, fornendo non solo gli arredamenti ma anche le attrezzature adatte agli scopi da raggiungere». C’è un tipo di locale in cui siete specializzati?

«I locali realizzati nel corso degli anni sono di svariate tipologie: bar, hotel, agriturismi, ristoranti, pastifici, panifici, pasticcerie, paninerie, pub, gelaterie, pizzerie, grandi cucine, centri commerciali, impianti frigoriferi industriali, negozi food e non food di ogni tipo. In ogni caso la nostra specializzazione è il mondo del food, dove è richiesta una maggiore professionalità; ad esempio la realizzazione di un bar richiede una competenza specifica del design e nell’aspetto tecnico, dove l’arredo non deve solo essere congeniato per esporre in maniera intelligente, ma è richiesta una competenza tecnica che riguarda la conservazione e il mantenimento dei prodotti. Per non parlare poi della complessità di realizzazioni di laboratori di gelateria, cucine che sono al servizio della struttura bar. Per questo siamo diventati il punto di riferimento dei baristi siciliani». Arredare un locale consiste anche nell’interpretare


Giuseppe Onorato

gli spazi e nel capire le esigenze commerciali. «Il visual merchandiser, cioè lo studio degli spazi fatto per rendere ogni metro quadrato del locale produttivo è fondamentale. Grazie ad un’equipe tecnica composta da architetti, geometri e progettisti riusciamo a rendere produttivo ogni locale. Progettiamo in tempo reale lavori in 2D e in poco tempo progetti ultrarealistici in 3D. In questo modo diamo al committente la possibilità di vedere con i suoi occhi il suo futuro locale». In che modo è cambiata l’idea di arredare un locale nel corso degli anni? «Un tempo i locali dovevano offrire tutti gli stessi prodotti e servizi, ma la Onorato già diversi anni fa capì l’importanza di rendere unica ed esclusiva ogni attività. Tra le novità, visto che le persone hanno sempre meno tempo a disposizione, spicca la realizzazione di pescherie, fruttivendoli e macellerie provviste della zona cottura,

Il visual merchandiser, cioè lo studio degli spazi fatto per rendere ogni metro quadrato del locale produttivo, è fondamentale

che permettono quindi di portare a casa il prodotto già pronto». Quali servizi offrite? «Tutto inizia dal supporto dell’equipe tecnica guidata dal geometra Gabriele Onorato e dal perito Fabio Onorato che programmano un sopralluogo per comprendere i bisogni del cliente, poi si passa al progetto corredato da uno scrupoloso preventivo. Dopo questi importanti passaggi subentra il team finanziario da me guidato. Cerco sempre di trovare la soluzione migliore per permettere di ottenere i migliori tassi d’interesse, fondi perduti e agevolazioni statali. Una volta realizzato rimaniamo in ogni caso vicini al committente attraverso un servizio di assistenza». Su che cosa avete puntato maggiormente in questi 25

anni? «Sulla completezza dei servizi. Sopralluogo, progetti, preventivi, consulenza finanziaria, autorizzazioni, centro assistenza e tutto quello che serve per diventare imprenditori. Questo ci ha aperto le porte anche a collaborazioni importanti. Anche il più importante Pilotage a livello Europeo, si è avvalso della nostra equipe per realizzare il grandissimo centro commerciale Conca D'Oro, di Zamparini, a Palermo. Anche Unicredit Banca, si è servita della nostra collaborazione. Abbiamo infatti organizzato dei convegni all'interno della banca per spiegare ai direttori Unicredit, come rivolgersi alle aziende, spiegando e illustrando come la banca e le aziende possono crescere in maniera sinergica». SICILIA 2012 • DOSSIER • 145


TURISMO

La Sicilia riparte dai distretti Partire dal turismo per rilanciare l’economia regionale. Questo è uno degli obiettivi della creazione dei distretti turistici. Giuseppe Cassarà spiega cosa occorre fare per rendere ancora più attraente il settore Nicolò Mulas Marcello

Istituzione di distretti turistici da parte della Regione è un’azione volta a incentivare lo sviluppo turistico del territorio. I distretti vengono distinti in due fasce: nella prima fascia sono inseriti quelli considerati a piena maturità, nella seconda i distretti sottoposti a forme e misure di assistenza e accompagnamento. Si possono, inoltre, distinguere in due categorie: 11 sono a carattere tematico e 15 sono a carattere territoriale. «Si tratta – spiega Giuseppe Cassarà, presidente

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onorario di Fiavet – di strumenti moderni che promuovono un territorio a vocazione turistica omogenea, che potrebbero attivare flussi di interesse culturale, archeologico, congressuale ed enogastronomico, di cui la Sicilia è ricca. Oggi siamo alla vigilia del rinnovo del Parlamento regionale e probabilmente a fine autunno avremo anche un nuovo governo: noi continueremo a lottare affinché le intuizioni politiche valide diventino realtà». La creazione dei distretti aiuterà il rilancio dell’economia siciliana, anche alla luce della crisi economica? «La creazione dei distretti colma un vuoto lasciato dalla soppressione per legge regionale delle Aziende autonome provinciali per il turismo e dalle Aziende di cura e soggiorno, divenute ormai inefficienti e senza ruolo promozionale apprezzabile. Tuttavia, il rimedio è stato peggiore del

male, in quanto l’istituzione dei distretti prevista dalla legge n. 10 del 2005, è stata realmente messa in cantiere nel 2011 e i decreti di riconoscimento sono stati consegnati soltanto nel mese di giugno di quest’anno: esattamente dopo sette anni dal dettato legislativo. Ritardi della burocrazia? Forse, ma soprattutto una concezione antica del potere politico che ha giocato ancora negativamente sullo sviluppo. Oggi abbiamo in Sicilia 23 distretti turistici, ma l’Assessorato al turismo ha messo le mani avanti spiegando che esiste uno stanziamento di 40 milioni (20 per il 2012 e 20 per il 2013), ma che questi soldi non potranno essere impiegati per lo start-up delle nuove strutture, ma andranno a finanziare “progetti”. Questo perché l’assessorato ha paura che ciò che di negativo è avvenuto, finora, nella pubblica amministrazione ora possa avvenire a causa degli operatori


Giuseppe Cassarà



Servono strumenti e infrastrutture utili per una destagionalizzazione del turismo

A sinistra, Giuseppe Cassarà, presidente onorario di Fiavet

privati che dei Distretti hanno la governance. In altri termini l’assessorato sta creando le premesse per un “aborto” del nuovo strumento, anche perché in 5 mesi sarà quasi impossibile progettare, finanziare e spendere lo stanziamento comunitario di 20 milionidi euro, che si dovranno quindi restituire a Bruxelles. In verità i distretti turistici in Sicilia avrebbero potuto, e forse potrebbero ancora, se si cambia la filosofia della gestione pubblica, rilanciare l’economia siciliana alla



luce della crisi economica». Sono previsti incentivi per la creazione di nuovi servizi turistici in Sicilia? «La politica promozionale in Sicilia è interamente avocata all’amministrazione regionale. Nessun incentivo è attualmente previsto per nuovi servizi turistici. Gli unici incentivi sono quelli comunitari, sottoposti a bandi di evidenza pubblica». Quali sono le previsioni di affluenza per quest’estate? «La domanda estiva sta lentamente evolvendo verso un

modesto superamento della crisi di questi ultimi anni. Le tariffe sono ormai “schiacciate” verso il basso, anche per far fronte alla concorrenza dei Paesi frontalieri. Sembra tuttavia che si riprendano i flussi dai Paesi che tradizionalmente hanno preferito la Sicilia come meta per le vacanze, come francesi, americani e giapponesi, mentre si sta sviluppando un interessante movimento verso la Sicilia da parte di turisti del centro e del nord Italia». Cosa occorre fare in più per migliorare l’attrazione turistica in Sicilia? «Per migliorare l’attrazione turistica e per interessare i flussi serve una riorganizzazione dell’offerta e una concertazione continua con gli operatori privati. Serve la costituzione di un’agenzia regionale per la promozione e la propaganda e sono indispensabili regole semplici che diano certezze di diritto agli operatori. E in fine servono strumenti e infrastrutture utili per una destagionalizzazione del turismo orientando, in primo luogo, gli sforzi verso un prodotto culturale, per il quale abbiamo un’eguagliabile patrimonio archeologico, artistico e monumentale, e verso un prodotto congressuale di cui la Sicilia non dispone». SICILIA 2012 • DOSSIER • 157


Enogastronomia e turismo, serve più flessibilità Nel primo semestre del 2012, si delinea in Sicilia una fase recessiva più grave rispetto al resto del Paese. Per non soccombere l’Isola ha bisogno di puntare sui settori in cui rappresenta un’eccellenza, ovvero turismo ed enogastronomia. Ne parliamo con Giuseppe Arena, titolare di due ristoranti nel cuore di Palermo Nicoletta Bucciarelli

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Giuseppe Arena

n questo periodo la Sicilia si trova sull’onda di un ciclone. Da quello che emerge nell’ultimo report Diste nella regione sembrano crollare Pil e occupati mentre l'Unione Europea ha nel frattempo congelato 600 milioni di fondi comunitari legati al ciclo di programmazione 2007-2013. Sulla base delle stime di previsione contenute nell'ultimo Report Sicilia elaborato da Diste Consulting e Fondazione Curella relative al primo semestre 2012, si delinea nell'Isola una fase recessiva più grave rispetto al resto del Paese, con effetti pesanti sul mercato del lavoro. Il quadro che ne emerge raffigura una regione che ha decisamente bisogno di puntare sulle sue carte vincenti per uscire fuori

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dalla situazione drammatica in cui si trova. Ha infatti bisogno di rendere ancora più efficienti concreti e di qualità i settori che l’hanno fatta conoscere nel mondo, ovvero il turismo e l’enogastronomia. Anche per questo motivo il presidente regionale di Confindustria e delegato nazionale per la Legalità, Antonello Montante, ha avuto di recente un incontro con il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri e con il ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi. Nell’incontro è stato firmato un protocollo per lo sviluppo e la sicurezza. E sviluppo, in questo momento, significa puntare su alcuni settori come Beni Culturali, Turismo e Agroalimentare garantendo sicurezza e scelte etiche. A tal proposito ab-

La crisi ha inciso in maniera consistente sul settore della ristorazione. In ogni caso siamo riusciti a creare delle formule e dei pacchetti che ci hanno permesso di non soccombere

biamo sentito l’opinione di Felix srl ha sede a Palermo. Nelle immagini Giuseppe Arena, titolare di il titolare Giuseppe Arena due importanti ristoranti nel all’interno dei suoi locali siti nel cuore di Palermo cuore di Palermo. www.felixamericanbar.it Quali sono le scelte che andrebbero fatte per consentire una ripresa della Sicilia? «A mio avviso bisognerebbe puntare maggiormente sulla flessibilità degli orari dei locali, caratteristica fondamentale per poter sfruttare una clientela turistica. Ovviamente il turista che visita la nostra terra è abituato alla situazione che incontra nel resto d’Europa. Vuole pertanto viversi il “fuori”, la vera città, le sue vie, i suoi quartieri, anche di notte. Noi in questo siamo penalizzati, in quanto non c’è una legge, riguardante il suolo pubblico e gli orari, che sia uniforme in tutta Italia. Gli orari notturni di chiusura dei locali sono ❯❯

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TURISMO

❯❯ troppo drastici e in questo ingegneri e permessi. Ciò che modo si penalizzano le attività come la nostra, non consentendo allo stesso turismo locale di crescere. Servirebbe più flessibilità». Il Governo Monti cosa ha rappresentato per esercizi come il suo? «Dobbiamo riconoscere che con questo Governo il nostro settore ha avuto molte agevolazioni. Sono state snellite le pratiche burocratiche e di certificazioni, permettendoci di risparmiare anche molti soldi altrimenti destinati ad

Alla sera ci siamo specializzati su un menù particolare: la carne argentina. Una scelta dovuta alla volontà di differenziarci e abbracciare una clientela più ampia

chiediamo al Governo però è un’apertura maggiore nei confronti delle richieste di permessi durante la notte. Nel nostro settore Monti ha fatto delle scelte ponderate e giuste, serve solo maggior flessibilità». Potrebbe raccontarci nello specifico la sua attività? «Noi possediamo due locali siti nel centro di Palermo, uno in piazza Castelnuovo e uno in piazza Francesco Nascè. Entrambi i locali si trovano in una zona piuttosto centrale. I locali si occupano sia di colazioni, che di pranzi e cene. La nostra offerta per il pranzo riguarda una cucina mediterranea, prettamente a base di carne. Durante il pomeriggio, in ambedue i locali, abbiamo attrezzato una sala da thè. Dalle 19 in poi inizia invece l’happy hour che si protrae fino alle 20:30: qui diamo la possibilità di pagare solo il cocktail ma di usufruire di un ricco buffet. Una consuetudine oramai a Palermo». E per la cena? «La cena è un momento del tutto particolare in cui è possibile mangiare godendo di grande musica. Piano bar, sottofondo musicale, o musica live. Partendo dal martedì ogni sera cambia sempre il sottofondo musicale. Partendo dal giovedì, allestiamo anche la discoteca, in uno dei due

locali, quello di piazza Castelnuovo che è più grande ed estremamente adatto per serate del genere. Riusciamo anche a sfruttare led, luci particolari e un impianto stereo potente. Il giovedì è universitario, il venerdì house, il sabato c’è musica anni settantaottanta e la domenica balli caraibici. Riusciamo a distinguerci proprio sfruttando questa nostra capacità di abbracciare una clientela ampia offrendo servizi molteplici. Proprio per quest’aspetto della nostra attività abbiamo bisogno di più flessibilità negli orari». Quali sono i prodotti tipici che offrite? «Le eccellenze enogastronomiche siciliane possono essere gustate soprattutto durante i


Giuseppe Arena

pranzi in cui è possibile mangiare carne, pesce e tutti i prodotti che provengono dalle zone limitrofe. Un menù tipico mediterraneo. Alla sera invece ci siamo specializzati su un menù un po’ particolare ovvero la carne argentina, Angus soprattutto, oltre ovviamente alla fiorentina e alla tagliata. Una scelta dovuta anche alla volontà di differenziarci e abbracciare una clientela più ampia». E in che modo nello specifico siete riusciti a diversificarvi? «Durante il pranzo, visto che ci troviamo nel centro di Palermo, ci rivolgiamo soprattutto a chi lavora negli uffici. Una clientela importante e significativa. Per questo ci siamo basati su un menù più classico;

in questo siamo aiutati anche e soprattutto dal fatto che scegliamo prodotti a Km zero, eccellenze locali sia per quanto riguarda la carne, che il pesce, che i vini. Durante la cena invece ci si può anche aprire ad altri menù, più internazionali e cosmopoliti. Abbiamo inoltre convenzioni con diversi enti e offriamo ovviamente la possibilità di diversificare il menù. Organizziamo inoltre feste, nelle quali offriamo diverse possibilità di pacchetto cena o pacchetto happy hour». Quanto ha inciso la crisi sul settore della ristorazione? «La crisi ha inciso in maniera consistente. In ogni caso siamo riusciti a creare formule e pacchetti che ci hanno permesso di non soccombere. La

scelta di aprire anche ad altri orari, ovvero per le colazioni e per le serate discoteca, ha consentito di recuperare quanto perso. Abbiamo sentito la crisi ma siamo riusciti a recuperare puntando su altre carte. Questo ha portato anche a una diversificazione di clientela. A livello di fornitori invece abbiamo dovuto adeguarci; i fornitori infatti molto spesso sono a livello internazionale e subiscono altre dinamiche interne. Ad ogni modo, anche in questo ambito, siamo riusciti ad adeguarci e trovare le migliori formule. Per i trasporti ad esempio siamo stati capaci di venirci incontro, ci siamo dati una mano, tra fornitori e venditori». Palermo, città universitaria e d’affari. Quanto incide però la stagionalità turistica? «Moltissimo, visto che ci troviamo in una zona prettamente turistica. D’inverno in ogni caso, grazie alle formule che abbiamo adottato, mi riferisco alla discoteca e all’happy hour, riusciamo a non far pesare troppo il distacco con il periodo estivo». SICILIA 2012 • DOSSIER • 161


CRIMINALITÀ

Rendere più efficace l’Agenzia nazionale per i beni confiscati «Un restyling normativo» è la misura invocata da Giuseppe Caruso per superare le criticità che indeboliscono l’azione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla mafia. In primis, l’esigua dotazione organica Francesca Druidi

ggi il contrasto alla criminalità organizzata passa in maniera sostanziale attraverso l’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati dalle cosche. «In questi ultimi anni si è acquisita una maggiore consapevolezza sull’importanza che riveste la materia dei beni sequestrati e confiscati – sottolinea Giuseppe Caruso, direttore dell’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati –. Da qui, l’istituzione dell’agenzia e la creazione di una legislazione ad hoc, quale il recente Codice antimafia, teso ad armonizzare e coordinare la stratificazione normativa sviluppatasi nell’arco di un cinquantennio. Questo è sicuramente un grande sforzo dello Stato nella lotta alla mafia». Tutto questo però non basta, aggiunge il prefetto Caruso, perché restano ancora diverse ombre da dissipare e criticità da risolvere. Quali al momento gli aspetti maggiormente problematici relativi all’attività dell’agenzia?

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«Istituire l’agenzia nazionale, assegnandole però trenta persone su tutto il territorio nazionale, con cinque sedi già pienamente operative, rischia di vanificare l’operato delle forze dell’ordine e della magistratura. Creare una legislazione ad hoc, ma prevedere termini brevi entro cui la magistratura deve disporre la confisca, potrebbe voler vanificare la lotta alla mafia in quanto, probabilmente, nessun bene sarà più confiscato. Da qui, la necessità di modificare, in sede di decreti correttivi al Codice antimafia, alcune disposizioni concernenti il funzionamento e l’organizzazione dell’Agenzia nazionale e, più in generale, la disciplina processuale contenuta in alcuni articoli». Cosa servirebbe, quindi, per rendere più efficace il ruolo e il funzionamento di


Giuseppe Caruso

BENI

1.954 GLI IMMOBILI GESTITI IN SICILIA (AL 4 GIUGNO 2012) DALL’AGENZIA NAZIONALE PE L'AMMINISTRAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI



L'Agenzia nazionale potrebbe essere produttrice di elevate entrate finanziarie sia per le casse dello Stato sia per le casse degli enti territoriali

questa struttura? «Per poter funzionare efficacemente l’agenzia necessita di un completo restyling normativo in modo da acquisire professionalità specifiche - avvocati, dottori commercialisti, ingegneri, architetti, geometri, agronomi - non rinvenibili nella pubblica amministrazione. Proprio per raggiungere tale obiettivo, l’agenzia dovrebbe trasformarsi in un ente pubblico economico che, come noto, può agire nelle assunzioni tramite schemi privatistici e, quindi, acquisire le professionalità necessarie dal libero mercato senza pubblico concorso. Inoltre, dovrebbe essere dotata di un budget annuale parametrato all’organico di almeno cento unità di personale, senza quindi dover ricorrere al cosiddetto potenziamento, ossia la possibilità di affittare i beni immobili confiscati per finanziarsi e pagare gli stipendi. Sul punto va evidenziato che l’Agenzia nazionale, se posta nelle condizioni di funzionare efficacemente, potrebbe essere produttrice di elevate entrate finanziarie sia per le casse dello Stato, tramite ad esempio la ven-



dita dei beni aziendali, sia per le casse degli enti territoriali, tramite la restituzione dei beni alle comunità locali». Il ministro Cancellieri vorrebbe rivedere i criteri base dell’Agenzia. Potrebbe essere presa in considerazione la proposta di Antonello Montante di scegliere un territorio specifico dove sperimentare la vendita dei beni confiscati. «Il Codice antimafia già consente di vendere a soggetti privati i beni aziendali, ossia quella particolare tipologia di beni aventi un valore Sopra, patrimoniale particolarmente significativo. Giuseppe Caruso con il dell’Interno L’Agenzia nazionale ha chiesto di estendere ministro Annamaria Cancellieri tale disciplina anche ai beni immobili non all’inaugurazione, nel aziendali per i quali, invece, il Codice anti- novembre scorso, sede di Palermo mafia ammette la vendita soltanto come ex- della dell’Anbsc trema ratio e peraltro in favore di particolari tipologie di soggetti (enti pubblici, associazioni di categoria, fondazioni bancarie). Tale proposta di modifica legislativa, ove accolta, consentirebbe, tra l’altro, di superare molte criticità oggi non diversamente risolvibili. Di conseguenza, condivido la proposta di Mon-  SICILIA 2012 • DOSSIER • 169


CRIMINALITÀ



L’Isola costituisce il principale bacino di provenienza dei beni confiscati e proprio in Sicilia possiamo contare su un supporto tecnico particolarmente qualificato



 tante e la estenderei su tutto il territorio sito voluto dalla Regione per fornire tutte le

Il Feudo di Verbumcaudo, confiscato ai fratelli Michele e Salvatore Greco, oggi gestito dal Consorzio “Sviluppo e Legalità”

nazionale». Ha denunciato il problema delle ipoteche bancarie sui beni mafiosi come uno dei nodi più seri da affrontare. Come affrontare la questione? «In relazione alle ipoteche, l’Agenzia nazionale ha avviato uno specifico e dettagliato monitoraggio sui beni immobili: in particolare, sono stati formalmente interessati i nuclei di supporto costituiti presso tutte le prefetture per avviare, preliminarmente, i contatti con i singoli istituti di credito e coinvolgere, successivamente, le singole procure della Repubblica affinché azionino il procedimento giudiziale teso all'accertamento della cosiddetta buona fede in capo all’istituto di credito. Le procedure sono in corso e probabilmente richiederanno tempi medio-lunghi per essere definite. Solo all’esito di tali procedimenti giudiziari, l’agenzia potrà eventualmente valutare una transazione con l’istituto di credito in buona fede. L’agenzia, comunque, si è già attivata con alcuni responsabili di istituti di credito per l’estinzione o il significativo abbattimento di ipoteche». Si chiama www.patrimoniodeisiciliani.it il

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informazioni utili sul grande patrimonio costituito dai beni confiscati ai mafiosi. Come valuta la specifica situazione in Sicilia in termini di problematiche e non solo? «L’iniziativa della Regione Sicilia, come quella di altri enti territoriali, è un’importante dimostrazione di trasparenza nella gestione dei patrimoni confiscati. Sul punto ricordo che il Codice antimafia pone uno specifico obbligo in tal senso. Auspico che l’esempio siciliano possa essere da stimolo per altri enti territoriali che, seppur destinatari di beni confiscati, ancora non hanno reso pubblici i dati sul proprio sito istituzionale. Per quanto concerne la situazione siciliana, com’è noto, l’Isola costituisce il principale bacino di provenienza dei beni confiscati: basti pensare che secondo l’ultimo monitoraggio aggiornato al 4 giugno, l’Agenzia nazionale gestisce in questa regione 1954 beni immobili su un totale di 3470. Naturalmente, al primato numerico corrisponde un altrettanto primato in termini di criticità riscontrate. È anche vero che proprio in Sicilia possiamo contare su un supporto tecnico, fatto di giudici e amministratori giudiziari, particolarmente qualificato».


Giuseppe Castiglione

Sosteniamo il riutilizzo sociale dei beni sequestrati Dal progetto “Gelso Bianco” al centro polifunzionale per gli immigrati, il presidente della Provincia di Catania Giuseppe Castiglione illustra l’impegno dell’ente provinciale in materia di recupero dei beni confiscati alle cosche Francesca Druidi

atania è il secondo capoluogo di provincia in Sicilia per aziende (92, secondo le statistiche più recenti pubblicate dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati alla criminalità organizzata) e immobili (520) confiscati alle mafie. In questi anni, sono stati compiuti alcuni passi avanti nella messa in campo di iniziative finalizzate alla reimmissione di questi beni nel circuito della legalità. Nel dicembre 2009, il ministero dell’Interno ha approvato il progetto “Gelso Bianco”, proposto dalla Provincia di Catania per un importo pari a 893mila euro, che mira al recupero di un bene sequestrato da destinare a centro polifunzionale per l’integrazione e l’inserimento degli immigrati extra-comunitari regolari. All’interno del centro è prevista l’attivazione di servizi di consulenza amministrativa, orientamento al lavoro e mediazione culturale, ma anche di attività ricreative e di formazione. È il presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione, a fornire un quadro aggiornato della situazione relativa ai beni confiscati nell’ambito del territorio provinciale. Qual è lo stato di attuazione del progetto

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“Gelso Bianco”? «Nel dicembre 2009 per la prima volta alla Provincia è stato assegnato un bene sequestrato alla mafia. In soli sei mesi sono stati progettati e finanziati dal ministero dell’Interno, con i fondi del Pon sicurezza, la ristrutturazione e l’adeguamento alle norme di sicurezza di tale bene, per la realizzazione di un centro polifunzionale per gli immigrati. I lavori sono stati appaltati e sono in fase di conclusione. Contiamo di inaugurarlo dopo l’estate, nel mese di ottobre». Sono in programma altre iniziative di questo tipo? Sopra, «Il Consorzio etneo per la legalità e lo sviluppo, immagine dell’hotel di cui fanno parte 19 Comuni, oltre alla Provin- Sigonella Inn cia, ha attualmente 10 progetti cantierabili già fi- confiscato in provincia di Catania nanziati dal ministero dell’Interno, per un im- (Archivio Anbsc) porto complessivo di 2 milioni 700 mila euro circa, per procedere al recupero strutturale di tali beni per iniziative sociali sul territorio». AddioPizzo Catania Onlus e Libera sono state recentemente destinatarie di un bene confiscato. In che misura la Provincia ha fornito il suo sostegno?  SICILIA 2012 • DOSSIER • 171


CRIMINALITÀ



La Provincia di Catania ha donato un contributo di 20mila euro con il quale è stata ristrutturata e arredata la sede di Addiopizzo e Libera



 «La Provincia di Catania ha donato un contri- cia con Addiopizzo e Libera, nel momento in cui

Giuseppe Castiglione all’inaugurazione, il 27 gennaio scorso, della sede delle associazioni Addiopizzo Catania e Libera

buto di 20mila euro, con il quale è stata ristrutturata e arredata la sede di Addiopizzo e Libera. Abbiamo lavorato un anno a questo progetto e lo abbiamo realizzato in sordina e senza clamori, preferendo darne annuncio soltanto a cose fatte. Nonostante l’amministrazione provinciale non disponga di un capitolo apposito per questo tipo di attività, ho deciso di attingere al fondo di riserva per sostenere l’impegno di associazioni a cui tutti dobbiamo dire grazie e per realizzare in un quartiere, che per certi versi è a rischio, uno spazio civico di aggregazione e formazione. La gioia e i sorrisi di questi ragazzi mi hanno confermato di aver preso la decisione giusta». Si chiama www.patrimoniodeisiciliani.it il sito voluto dalla Regione Siciliana per fornire informazioni utili sul patrimonio costituito dai beni confiscati ai mafiosi. Come valuta questa iniziativa? «Sul piano della comunicazione esterna la Regione fa sempre grandi annunci, ma i risultati purtroppo non corrispondono alle effettive esigenze. Gli enti no profit e di volontariato che ricevono in assegnazione i beni sequestrati alla mafia non hanno bisogno di pubblicità ma di ricevere sostegno economico per rendere tali immobili utilizzabili, così come ha fatto la Provin-

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queste associazioni hanno chiesto contributi per completare le opere di ristrutturazione necessarie al loro utilizzo sociale». Lei è anche presidente dell’Unione delle province italiane. Come può essere definito il contributo di queste istituzioni nel contrasto alla criminalità organizzata? «Le Province hanno consapevolezza del fatto che lo sviluppo dei territori non possa essere costruito senza la sicurezza e la legalità. Abbiamo esperienze importanti, costruite negli anni in collaborazione con le Prefetture, i Comuni e le associazioni di volontariato: grazie al nostro contributo sono state realizzate stazioni uniche appaltanti e osservatori sulla legalità e sulla trasparenza nel settore degli appalti, per contrastare il fenomeno delle infiltrazioni criminali nelle opere pubbliche. Abbiamo lavorato nelle scuole per promuovere una cultura della legalità tra i giovani, con progetti, iniziative e incontri, portando nei nostri istituti persone straordinarie che sono simboli della lotta alle mafie. A partire da queste esperienze, e sulla base di quanto previsto dalla legge, l’obiettivo è quello di sviluppare un protocollo che ci consenta di intervenire al meglio su alcune problematiche che sono strettamente legate alle nostre funzioni».


RIORGANIZZAZIONE SANITARIA

Il “paziente” Sicilia migliora Nel novero delle regioni meridionali alle prese con i piani di rientro, la Sicilia è quella in cui la marcia di risanamento sembra procedere in maniera più spedita. Ma «servono ulteriori impulsi affinché ogni esigenza di cura trovi la risposta più idonea» avverte Laura Azzolina Giacomo Govoni

alutato senza rimpianti un quindicennio scandito da un deficit strutturale e da livelli di performance sanitaria tra i peggiori su scala nazionale, la Sicilia sta rispondendo in modo soddisfacente agli obiettivi di riassestamento finanziario. «In effetti – sostiene Laura Azzolina, docente presso la facoltà di Scienze politiche di Palermo e autrice di un saggio all’interno del libro “Il cambiamento possibile: la sanità in Sicilia tra Nord e Sud”, presentato dalla fondazione Res – la Sicilia sembra aver considerato il piano di rientro come l’occasione per attuare una complessiva razionalizzazione del suo sistema sanitario». Quali i miglioramenti più rilevanti messi a segno fino a oggi? «La Sicilia è una delle regioni sottoposte al piano di rientro che ha mostrato le migliori capacità di recupero dei ritardi e delle inefficienze accumulate in passato. Un esito raggiunto attraverso due importanti strategie: una riorganizzazione strutturale, tradotta nella riduzione dei dipartimenti generali dell’assessorato da 5 a 2 e delle aziende sanitarie da 29 a 17; una maggior assunzione di competenze normative e di poteri di regolazione su aziende, privati accreditati e professionisti. Il primo risultato di questi sforzi è giunto con il ripiano di oltre 800 milioni di euro di disavanzo».

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Sul fronte della razionalizzazione delle spese per il personale, attraverso quali correttivi la sanità siciliana è riuscita a recuperare risorse e in che proporzioni? «Negli anni di vigenza del piano sono stati attuati il blocco del turnover e la riduzione dei fondi destinati ad attività accessorie dalla busta paga del personale dipendente, come straordinari e incentivazioni, determinando una flessione della spesa netta di circa 75 milioni di euro. Ma quel che più conta è stata la successiva approvazione delle nuove piante organiche delle strutture sanitarie, che dovrebbe garantire anche in futuro una politica del personale più orientata al miglioramento del servizio e meno assunzioni indiscriminate». Quali indicatori esprimono ancora in

Laura Azzolina, ricercatrice di sociologia dei processi economici e del lavoro presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Palermo


Laura Azzolina



Ora il sistema riesce a calibrare meglio le risposte al fabbisogno della popolazione, ricorrendo al ricovero ospedaliero solo in presenza di fatti acuti

modo eloquente il divario tra il sistema regionale del sud e quello del centro e del nord? «Come la Sicilia, anche altre regioni meridionali sottoposte al piano di rientro stanno facendo importanti sforzi per riqualificare il proprio sistema sanitario, seppure non tutte con gli stessi risultati. Ma non c’è dubbio che per recuperare il ritardo con le regioni settentrionali più virtuose, rimane da fare ancora molta strada per tutti. A dimostrarlo nel modo più chiaro sono i viaggi della speranza, pazienti che migrano da sud a nord in cerca di migliore accoglienza ospedaliera e prestazioni sanitarie, e che alimentano livelli ancora elevati di mobilità passiva. Nel 2010 per esempio il 6,5% dei ricoveri di siciliani erano fuori dalla regione». Quali garanzie in più ha offerto in questi anni la gestione regionale della materia sanitaria e quali politiche nazionali, in prospettiva, potranno rafforzarne l’efficacia? «Il piano di rientro si è dimostrato un efficace strumento usato dal governo centrale per responsabilizzare ma anche sostenere le regioni che avevano avuto più difficoltà nell’erogazione dei servizi sanitari e avevano accumulato disavanzi, da quando era stata attuata la regionalizzazione del Ssn negli anni 90. Quello era stato forse un passaggio di competenze eccessivamente rapido, che ha finito con il lasciare immutato o perfino aumentare il gap fra nord e sud. Laddove i governi regionali hanno manifestato poi di voler intraprendere un percorso di cambiamento, l’esperienza dei piani ha mostrato l’importanza di un contemperamento fra autonomia regionale e responsabilizzazione dal centro nel



l’erogazione dei servizi e nella gestione della spesa». Al di là di una spending review del sistema sanitario siciliano nel suo complesso, quali effettivi passi avanti a livello di qualità delle prestazioni sono stati compiuti e cosa resta da fare? «In questi anni in Sicilia è stato ridotto il livello di inappropriatezza delle prestazioni sanitarie e accresciuto il grado di complessità dei ricoveri ospedalieri. Ora il sistema riesce a calibrare meglio le risposte al fabbisogno della popolazione, ricorrendo al ricovero ospedaliero solo in presenza di fatti acuti e non come unica soluzione alla domanda di salute del cittadino. Il potenziamento della medicina territoriale, risposta alternativa a quella ospedaliera, è già stato avviato, ma necessita di ulteriori impulsi affinché ogni esigenza di cura trovi la risposta più idonea, dal punto di vista dell’efficienza del sistema, ma anche del diritto alla salute del cittadino. Insomma, sono stati fatti molti passi avanti nella gestione finanziaria, con ricadute sull’efficienza dei servizi, ma altri ne restano da fare per migliorare la qualità delle prestazioni per i cittadini». SICILIA 2012 • DOSSIER • 175


POLITICHE SANITARIE

Più assistenza locale, meno code al pronto soccorso Già ricucito di due terzi il deficit di bilancio che aveva condotto al commissariamento dell’ente, Gaetano Sirna descrive la graduale messa a punto a cui sta sottoponendo l’azienda sanitaria catanese Giacomo Govoni

l riequilibrio fra strutture ospedaliere e territoriali costituisce uno dei pilastri attuativi della riforma sanitaria siciliana varata nel maggio 2009. Un principio di articolazione integrata dell’offerta che, nella provincia etnea, si è tradotto a marzo scorso nel battesimo di dieci punti di primo intervento. Vere e proprie strutture alternative all’ospedale, i Ppi sono pensati per rispondere alle urgenze di basso e medio livello. «Un tempo – rimarca il commissario dell’Asp di Catania Gaetano Sirna – ciò si pensava potesse avvenire solo con gli ospedali. Oggi stiamo dimostrando che un sistema sanitario efficiente, efficace, diffuso e capillare sul territorio è possibile, a prescindere dagli ospedali». Punti di primo intervento e presidi territoriali d’assistenza ricalcano il proposito di decongestionare le strutture ospedaliere. Come sono dislocati e che servizio forniscono? «Una delle idee forti che l’assessorato regionale della salute ha affermato con la legge 5/2009 è la creazione di un sistema di servizi prossimi ai cittadini. I Pta e i Ppi rappresentano nuovi modelli di organizzazione della sanità in grado di coniugare la capillarità sul territorio e la sicurezza per gli utenti. Sono, di fatto, porte d’accesso dei cit-

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tadini al sistema sanitario, che accompagnano nei percorsi di cura. Nella nostra provincia i Pta previsti sono dieci. Abbiamo già inaugurato quelli di Giarre, Librino e Acireale, con annessi Ppi». A settembre scorso, quando lei è subentrato al direttore Calaciura, l’azienda scontava un disavanzo di oltre 18 milioni di euro. Quali iniziative sta orchestrando per ripianare il passivo? «Devo ribadire prima di tutto un concetto: la precedente amministrazione non è stata commissariata per problemi di gestione dell’Azienda, ma a causa di debiti pregressi nei confronti della città di Catania. Nel mio ruolo ho cercato di risolvere


Gaetano Sirna



I Pta e i Ppi rappresentano nuovi modelli di organizzazione della sanità in grado di coniugare la capillarità sul territorio e la sicurezza per gli utenti



alcune criticità bandendo, ad esempio, le gare scadute e quelle per nuovi servizi o partecipando al progetto del Cup unificato con le aziende ospedaliere provinciali. Per quanto riguarda il bilancio, siamo intervenuti su più fronti: dalla spesa farmaceutica ai costi di gestione». Arrivando a risparmiare quanto? «I risultati ottenuti ci soddisfano: chiudiamo il 2011 con un disavanzo di 6 milioni di euro, a fronte dei 18 dell’anno prima. Sappiamo però di dover fare ancora di più. Abbiamo cercato, inoltre, di azzerare i debiti verso i fornitori e, approfittando del fatto che le rimesse regionali arrivano puntuali, abbiamo pagato una serie di debiti pregressi. Oggi siamo quasi in regola con i pagamenti, riuscendo a dare un po’ di respiro alle aziende nostre fornitrici». Qual è lo stato dell’arte delle altre strutture sanitarie che afferiscono all’Asp catanese e quali gli interventi di ammodernamento in agenda? «Per ognuno dei sette i presidi ospedalieri dell’Asp abbiamo previsto, o sono in corso, interventi sulla base delle priorità stabilite dal decreto sull’accreditamento delle strutture sanitarie in Sicilia. Abbiamo inaugurato il Pta di Acireale e la Rsa di Ramacca, la prima pubblica della Sicilia. Verrà inaugurata entro la fine dell’estate anche la Rsa di Grammichele e in autunno l’ospedale di Biancavilla. Stanno anche continuando i lavori all’ospedale di Caltagirone e di Bronte. Un po’ più complessa è la situazione dell’ospedale di Paternò. Stiamo provvedendo, inoltre, a dotare i nostri presidi degli impianti e accorgimenti necessari per ridurre il fabbisogno energetico o sostituirlo con fonti rinnovabili».

Secondo il piano delle performance 20112013, il bacino di utenza della vostra Asp supera il milione di persone. Su che livello di personale medico e paramedico può far affidamento? «Le risorse umane in servizio all’Asp Catania sono oltre 5.000, impegnate in numerosi compiti istituzionali: dalle attività ospedaliere a quelle ambulatoriali, dall’igiene pubblica ai consultori familiari, dalla medicina veterinaria alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Una dotazione adeguata alla domanda sanitaria aggregata del territorio. Pur esprimendo punte d’eccellenza, dobbiamo prepararci meglio alla sfida della modernità. Per queste ragioni abbiamo investito soprattutto sull’informatizzazione». Nel suo passato c’è un anno e mezzo di direzione dell’Asp di Messina: sotto quali aspetti la sfida di Catania presenta maggiori ostacoli? «Parliamo di due realtà difficili da comparare. L’Asp di Catania serve, ad esempio, oltre un milione di abitanti. Quella di Messina circa 700mila. A Catania l’area metropolitana concentra un alto numero di abitanti e di servizi, mentre a Messina permane un certo frazionamento dei Comuni. Differenti anche i ruoli che ho assunto: a Messina ero direttore sanitario in un contesto che conoscevo molto bene. Qui a Catania sono commissario straordinario, in una realtà che ho imparato a conoscere e che mi sta permettendo un’esperienza professionale arricchente».

Gaetano Sirna, commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania

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RIABILITAZIONE

L’evoluzione del percorso riabilitativo fisioterapico Un approccio alla riabilitazione che non si limita alla cura del trauma ma guarda all’intera struttura funzionale del paziente. Conducendolo alla guarigione completa attraverso una terapia personalizzata. L’esperienza del Centro Medico Marcoccio Manlio Teodoro

danni causati da un trauma spesso non si limitano alla sola parte lesionata, ma, se non correttamente trattati, possono comportare ripercussioni e scompensi anche in altre aree del corpo e, nel tempo, cronicizzarsi. «La fisioterapia non dovrebbe ridursi a una mera tecnica riabilitativa volta a restituire la funzionalità della parte traumatizzata – afferma la dottoressa Marina Marcoccio che insieme alla dottoressa Teresa Sardina, sono alla guida del Centro Medico Marcoccio di Catania fondato dal dottor Umberto Marcoccio – ma deve puntare a una risoluzione globale dei Da sinistra, la dottoressa Teresa Sardina, direttore problemi dal punto di viamministrativo del Centro di Fisiokinesiterapia Marcoccio sta riabilitativo, che codi Catania, la dottoressa Marina Marcoccio, amministratore, e il padre, Umberto Marcoccio, fondatore del centro, mincia da una mappa scomparso nel 2010 dell’esclusiva e personale marcocciosrl@alice.it anatomia funzionale del paziente». Proprio un approccio di questo tipo ha permesso al centro medico Marcoccio di diventare, da oltre sessant’anni, un fondamentale punto di riferimento per la fisiokinesiterapia in tutta la regione, convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale. Quali sono le patologie che più frequentemente curate?

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«Abbiamo al nostro interno un team di medici e di fisioterapisti con diverse specializzazioni. La maggioranza dei nostri pazienti è composta da persone che hanno subìto un trauma muscoloscheletrico, sono affette da patologie ortopediche, neurologiche, reumatologiche o hanno subito traumi sportivi. Sulla base di un’attenta valutazione delle condizioni fisico-motorie di ingresso, per ogni singolo paziente viene sviluppato un programma strutturato e personalizzato, in modo che la pratica riabilitativa sia rivolta alla persona nella sua interezza, nella sua specifica soggettività». Le tecniche riabilitative si sono evolute notevolmente negli ultimi anni. L’impostazione del centro, comunque, punta da sempre sull’avanguardia tecnologica. «È vero che abbiamo intrapreso la strada dell’innovazione tecnologica, ma ci tengo a sottolineare che la tecnologia rappresenta un supporto e un completamento alle competenze di un personale altamente specializzato e costantemente formato e aggiornato. Qualunque strumento tecnologico deve essere associato alla terapia manuale e deve essere usato da personale altamente competente, diversamente perde qualsiasi utilità. Inoltre, anche l’uso di tecnologie all’avanguardia non prescinde dalla mappa del paziente, finalizzata a capire la particolare anatomia funzionale dell’individuo. I programmi di riabilitazione devono essere individualizzati, e la differenza la fa lo specialista che sa ben interpretare la


Centro Medico Marcoccio

Per ogni singolo paziente viene sviluppato un programma di riabilitazione strutturato e personalizzato

situazione del singolo paziente, qualunque sia lo strumento che utilizza. D’altro canto, la tecnologia è utile per supportare il terapista e accelerare i tempi di recupero, evitando così la cronicizzazione del disturbo». Quali sono le tecniche riabilitative che utilizzate? «La terapia manuale, come rieducazione posturale, metodica di riarmonizzazione e di riequilibrio delle catene muscolari, rimane la forza del nostro centro. Fra le terapie convenzionate pratichiamo la diadinamica, la laser terapia, l’ultrasuono terapia e la magneto terapia. Inoltre, il centro è specializzato nell’utilizzo di nuove tecniche di terapia fisiche e motorie non ancora convenzionate, come i laser di potenza Nd Yag e laser Hilt. Per la cura dell’artrosi, poi, è particolarmente indicata l’horizzontal terapia, una forma di elettroterapia che riesce a stimolare contemporaneamente cellule e tessuti cellulari bioelettricamente e biochimicamente, garantendo fin dalle prime applicazioni notevoli miglioramenti sul dolore e sulla mobilità». Fra le tecnologie più recenti, qual è quella che rappresenta la punta più avanzata del centro? «Certamente la Tecar terapia. Ci siamo affermati come uno dei punti di specializzazione per l’utilizzo di questa recente ed efficace tecnologia, diventando Centro di riferimento Human Tecar

per la Sicilia. Questa terapia studiata per riattivare i naturali processi riparativi, richiama le cariche elettriche da tutto il corpo, sfruttando il principio del condensatore. Ciò fa sì che nella zona trattata si abbia un flusso di cariche con attivazione metabolica e un effetto termico endogeno. Utilizzata inizialmente nell’ambito dell’agonistica sportiva, alla luce delle numerose esperienze positive e agli ottimi risultati ottenuti – e in virtù della quasi totale assenza di controindicazioni –, è stata applicata anche in tanti altri ambiti riabilitativi, come quello della medicina estetica, ortopedia, diabetologia e neurologia». A questo proposito, quali sono le percentuali statistiche di successo per le patologie che curate? «Effettuiamo un’attenta valutazione statistica almeno una volta l’anno. Nell’anno solare 20102011, i parametri qualitativi e quantitativi dei trattamenti erogati hanno ulteriormente confermato il nostro trend di successi. Dei numerosi pazienti che si sono rivolti al nostro centro nel 2010, il 95 per cento di essi ha ottenuto una netta riduzione della sintomatologia dolorosa statisticamente significativa». SICILIA 2012 • DOSSIER • 185


COMUNITÀ TERAPEUTICHE

La cura del disagio psichico onostante l’importanza attribuita dal Sistema Sanitario Nazionale alle strutture dedicate alla riabilitazione dei pazienti portatori di un disagio mentale, dobbiamo constatare che questo dato rimane soprattutto a livello teorico. Nella pratica, la scarsità delle risorse economiche disponibili limita fortemente le possibilità di intervento degli operatori. Inoltre, temiamo che quest’inadeguatezza di risorse possa diventare ancora più critica con la prossima chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari». A parlare è il dottor Salvatore Labisi, amministratore di Villa Erminia, una comunità terapeutica assistita e convenzionata con il Ssn che ha sede presso Pedara, in provincia di Catania. «La maggior parte dei pazienti che giungono nella nostra struttura sono giovani adulti affetti da quelle che vengono considerate le più gravi patologie psichiatriche, spesso croniche, come la schizofrenia. Il nostro approccio terapeutico è

«N

La comunità terapeutica assistita Villa Erminia ha sede a Pedara (CT) villaerminia@villaerminia.191.it

Le risorse destinate dal Ssn alla riabilitazione del disagio mentale si confermano scarse. L’impegno degli operatori delle comunità terapeutiche per garantire la migliore assistenza. Soprattutto di fronte a pazienti sempre più giovani. La parola a Salvatore Labisi Valerio Germanico

sempre multidisciplinare e infatti nella comunità lavora un’équipe composta da psichiatri, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali e tecnici della riabilitazione psichiatrica. Poiché ogni paziente non ha solo una patologia, bensì anche una storia personale specifica, per ciascuno viene definito un progetto riabilitativo individualizzato che ha come finalità il reinserimento nel tessuto sociale di origine. Questo obiettivo viene realizzato attraverso molteplici tipologie di attività. Fra queste le principali sono le


Salvatore Labisi

Ogni paziente ha una storia personale che richiede la definizione di un progetto riabilitativo individualizzato, che porti al reinserimento nel tessuto sociale

psicoterapie individuali e di gruppo, che possono coinvolgere anche il nucleo di origine; inoltre, tutte quelle attività ergoterapiche che abbiano in prospettiva un inserimento lavorativo». Nonostante il fine ultimo sia il reinserimento della persona nella società, l’origine multifattoriale delle problematiche psicopatologiche rende spesso necessario l’inserimento del soggetto in un ambiente diverso da quello familiare, nel quale il paziente sia protetto da potenziali fattori di rischio. «A questo si aggiunge anche il fatto che purtroppo non è prevista la possibilità di un sostegno rivolto ai familiari – se non quello lasciato alla libera iniziativa dei singoli dipartimenti, che ne assumono autonomamente l’onere, in particolare economico. Questo è un problema importante, perché le famiglie, se supportate, eviterebbero i frequenti atteggiamenti di rifiuto e di emarginazione che influiscono negativamente nelle terapie che noi rivolgiamo ai pazienti. Purtroppo i meccanismi intrafamiliari generati dal disagio psichico sono spesso determinati dall’abbandono in cui si trovano le famiglie nel gestire i loro cari problematici». Nonostante le poche risorse economiche con le quali si trovano a lavorare le comunità te-

rapeutiche, l’impegno di progettare un servizio caratterizzato dai migliori standard qualitativi e quantitativi rimane l’obiettivo prioritario di Villa Erminia. Insieme a quello di individuare terapie per le singole specificità dei pazienti. «Negli anni – prosegue il dottor Labisi – il nostro target di utenza è mutato. Oggi abbiamo pazienti sempre più giovani e portatori di un carico patologico molto diverso rispetto al passato. Ecco perché emerge via via più urgente l’esigenza di trasformare i laboratori occupazionali di un tempo – orientati soprattutto al ripristino di una manualità semplice, necessaria alla creazione di un oggetto che monitorava un percorso terapeutico e le capacità di base del soggetto – in attività formative e produttive inserite in un percorso terapeutico riabilitativo vero e proprio, con prospettive anche lavorative». SICILIA 2012 • DOSSIER • 187


PRESIDI ORTOPEDICI

Nuove tecnologie per l’ortopedia Presidi ortopedici innovativi, capaci di soddisfare ogni specifica esigenza. Salvatore Scafati illustra l’attività delle Officine Ortopediche Villa Salus, una struttura che punta a diventare un riferimento per tutto il territorio siciliano Guido Puopolo

usti, tutori e protesi, così come ortesi, calzature e plantari sono, per chi soffre di determinate patologie, strumenti indispensabili per prevenire e curare malformazioni e traumi della colonna vertebrale e degli arti. Ogni singolo paziente presenta però esigenze e bisogni diversi, che vanno interpretati e tradotti nella pratica. Per realizzare prodotti di questo tipo servono dunque competenze tecniche specifiche, ma anche strumenti tecnologici all’avanguardia, che possano supportare e facilitare il lavoro degli operatori. In questo senso le Officine Ortopediche Villa Salvatore Scafati, amministratore unico delle Officine Salus di Augusta rappreOrtopediche Villa Salus di Augusta (SR) www.officineortopedichesrl.com sentano senza dubbio un centro all’avanguardia, come racconta l’amministratore unico della struttura, Salvatore Scafati: «Da alcuni anni abbiamo puntato con forza sullo sviluppo delle nuove tecnologie. Grazie ad appositi software siamo in grado di rilevare, con una semplice fotografia, la sagoma del paziente, da cui partire per elaborare e progettare il presidio ortope-

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dico più adatto. Così facendo possiamo realizzare busti per scoliosi e protesi di arti superiori e inferiori, in maniera totalmente computerizzata, riducendo drasticamente i tempi di produzione e assicurando elevati standard qualitativi». Che tipo di riscontro stanno ottenendo questi nuovi prodotti? «Inizialmente i pazienti erano un po’ titubanti, soprattutto quelli più anziani. Col tempo però hanno capito i vantaggi derivanti dall’utilizzo di questi strumenti, e oggi dobbiamo dire che tali presidi si stanno diffondendo con una grande rapidità. Continuiamo a produrre protesi e busti anche in maniera “artigianale”, ma siamo convinti che il futuro sia sempre più orientato verso soluzioni caratterizzate da un elevato valore tecnologico». Di quali altri servizi è possibile usufruire all’interno delle Officine Ortopediche Villa Salus? «Siamo specializzati nella realizzazione di plantari “su misura”, grazie a un sistema computerizzato che, mediante l’utilizzo di una pedana barometrica, è in grado di rilevare la topografia del piede


Salvatore Scafati

con i relativi punti di appoggio. Il risultato è un plantare che riproduce perfettamente la forma del piede, eliminando quei sovraccarichi metatarso-falangei spesso causa di fastidio e dolore. Mettiamo inoltre a disposizione dei nostri pazienti una vasta gamma di prodotti per la prevenzione e la riabilitazione, come carrozzine, scooter elettrici, montascale, deambulatori, letti ortopedici e tanto altro ancora». Pur in un contesto tecnologicamente avanzato come il vostro, la professionalità e le capacità delle persone continuano però a essere determinanti. «Puntiamo molto sulla valorizzazione delle risorse umane. Disponiamo di personale con una grande esperienza, costantemente formato e aggiornato sulle ultime novità. Siamo sempre aperti al dialogo e al confronto, e questa sinergia ci mette nelle condizioni di trovare sempre soluzioni innovative, che in questi anni ci hanno fatto crescere e consolidare la nostra presenza sul territorio». Da dove provengono, a questo proposito, le

persone che si rivolgono alla vostra struttura? «Naturalmente serviamo la provincia di Siracusa, ma siamo presenti su tutto il territorio regionale e nazionale. Ci troviamo in una posizione strategica, a due passi dall’Istituto Ortopedico “Villa Salus” e a 500 metri dall’ospedale pubblico. In questo modo i pazienti che hanno subito un intervento possono rivolgersi a noi, oltre che per la realizzazione di busti e protesi, anche per tutto ciò che riguarda la fase post operatoria e riabilitativa, senza essere costretti a dover “migrare” per ricevere cure e terapie adeguate. Vogliamo diventare un punto di riferimento per tutta la Sicilia, e a questo proposito abbiamo in cantiere un progetto molto ambizioso, che speriamo di poter tradurre in pratica non appena possibile». Di cosa si tratta? «L’intenzione dell’azienda è quella di creare degli spazi per allocare i pazienti che hanno subito delle amputazioni di arti superiori e inferiori, al fine di garantire dei tempi minimi per la prova e la consegna delle protesi, e ridurre al minimo i disagi e i costi . L’obiettivo è quello di evitare ai pazienti di affrontare lunghi viaggi, e di dover sostenere ingenti spese economiche. Abbiamo avviato questo progetto con un importante sforzo professionale ed economico, ma crediamo che nel medio e lungo periodo questa idea risulterà vincente». SICILIA 2012 • DOSSIER • 189

Dossier Sicilia 07 2012  

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