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OSSIER PUGLIA EDITORIALE ...........................................13 Raffaele Costa

IL PUNTO ...............................................50 Nichi Vendola Rocco Palese

L’INTERVENTO .....................................15 Ferruccio Dardanello Alfredo Mantovano

IL RILANCIO DEL SUD.......................56 Raffaele Fitto

PRIMO PIANO

IL COMMENTO......................................58 Marcello Veneziani

IN COPERTINA.......................................18 Piero Montinari POLITICA ECONOMICA .....................24 Loredana Capone Matteo Biancofiore Alfredo Prete Francesco Sgherza OCCUPAZIONE .....................................36 Elena Gentile Giulio Colecchia BILANCIO REGIONALE......................44 Michele Pelillo Saverio Congedo

ECONOMIA E FINANZA IMPRENDITORI DELL’ANNO...........62 Giuseppe ed Ennio Ottomano Antonio Galeone Amalia Menna Pantaleo Angelo Ture Franco Gentile Fabrizio Indraccolo Davide e Giorgio Donatelli Tommaso Sardelli Vincenzo Lanzilotti Michele Gaudino Massimo Cobòl Caterina De Santis Mariangela Aldini Giuseppina, Emanuele e Luca Gerardi Decorlab Nicola Palasciano Michele Saracino Sabrina e Pamela Seclì INFORMATION TECHNOLOGY .......98 Antonello Giordano INFORMATICA ....................................100 Sandro Schito NUOVI BUSINESS..............................102 Leo Ramires IL MERCATO DELL’AUTO...............104 Emilio Lacirignola Gianfranco Casalino, Michele Pansini e Chris Hutchinson Vittoria De Nuzzo CONSULENZA PER L’IMPRESA.....111 Massimo Calò FOCUS BARI .........................................114 Michele Emiliano Antonio Distaso Michele Vinci

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FIERA DEL LEVANTE........................122 Gianfranco Viesti MERCATI ORIENTALI .......................126 Gianluca Mirante GIOVANI E IMPRESA ........................130 Jacopo Morelli Marco Colombo Nicola Motolese Dario Polignano CONFINDUSTRIA ................................141 Piernicola Leone De Castris AGROALIMENTARE ..........................146 Oscar Farinetti Dario Stafàno Paolo Leccisi Pasquale Casillo SAPORI LOCALI..................................158 Renato Congedi Bettino Siciliani TRADIZIONI DOLCIARIE..................162 Ernesto e Rocco Martinucci ACCESSO AL CREDITO ...................166 Michele Matarrese Francesco Lucifero LA CITTÀ DEI DUE MARI .................174 Ippazio Stefàno Luigi Sportelli


Sommario TERRITORIO CONSORZI DI BONIFICA.................180 Antonio Barile Francesco Fatone SISTEMA IDRICO ...............................188 Ivo Monteforte INFRASTRUTTURE............................192 Guglielmo Minervini LOGISTICA............................................196 Arnaldo De Vitis SVILUPPO URBANO .........................198 Gaetano Mossa IMMOBILIARE ....................................202 Carlo Caiffa EDILIZIA ...............................................204 Giovannangelo Rafanelli Adamo Lacalendola Massimo Coricciati Luigi Amati Francesco Galli Renato Perrini Leonardo Mariella MATERIALI EDILI ...............................219 Giuseppe Veccari Francesco Semeraro Concetta e Giuseppina Cosi ARREDAMENTO................................224 Antonio Stigliano

GIUSTIZIA

SANITÀ

LEGALITÀ.............................................236 Antonio Laudati Domenico Pinzello Claudio Peciccia

POLITICHE SANITARIE...................252 Ferruccio Fazio Fulvio Moirano I tagli della Regione

PROCESSO PENALE .......................244 Rosario Almiento

TOSSICODIPENDENZE...................264 Giovanni Serpelloni

INGEGNERIA NATURALISTICA.......231 Vito Antonio Morello

DIRITTO D’IMPRESA .......................246 Chiara Spagnolo, Cosimo Casaluci ed Eleonora Galante

TECNOLOGIE SANITARIE..............269 Gianna Scagliarini

SMALTIMENTO RIFIUTI..................232 Loredana Lezoche

ANATOCISMO BANCARIO.............248 Francesco Caroli Casavola

TRA PARENTESI.................................271 Antonio Catricalà

INSTALLAZIONI .................................227 Francesca Paulicelli

AMBIENTE RINNOVABILI......................................228 Michele De Stasio

GARANZIE PER I CONSUMATORI..250 Grazia Curigliano PUGLIA 2011 • DOSSIER • 11


IN COPERTINA

STRATEGIE DI SVILUPPO PER LA PUGLIA DEL FUTURO «Occorre inserire innovazione, tecnologie, design ed emozioni nei nostri prodotti». È il monito di Piero Montinari, presidente degli industriali pugliesi, per il quale nelle imprese la conoscenza assumerà un ruolo sempre più strategico, sia a livello umano che produttivo Francesca Druidi

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ualità, innovazione, internazionalizzazione e propensione alla collaborazione sono gli elementi sui quali le imprese hanno puntato durante la congiuntura negativa, puntano oggi e punteranno domani per uscire definitivamente dalla crisi e guardare con maggiore ottimismo ai prossimi anni. L’indagine “Check up Mezzogiorno”, presentata in occasione delle assise generali di Bergamo il 7 maggio scorso, e realizzata con la collaborazione di Intesa Sanpaolo e di Studi e ricerche per il Mezzogiorno, permette di riflettere, attraverso un’inedita prospettiva, sulle tendenze che attraversano l’industria meridionale. Il rapporto, leggendo le perfor-

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mance di un campione di oltre 6.500 imprese del Sud e analizzandone le strategie, individua un nugolo di realtà eccellenti del Meridione, rilevando l’assenza di differenze sostanziali di comportamento tra queste e le altre attive nel resto del Paese. «Ciò sfata una serie di pregiudizi e di preconcetti che esistono nei confronti del Sud – commenta Piero Montinari, presidente di Confindustria Puglia – e ci deve far ragionare in modo diverso sulla questione del Mezzogiorno: il problema è che le aziende eccellenti sono ancora poche, mentre troppe restano quelle che vivono di “intermediazione politica”». Per il numero uno dell’associazione confindustriale pugliese le imprese del territorio si trovano a operare in un

«sistema economico eccessivamente chiuso. Un’economia che ruota - ancora in misura prevalente - attorno ai servizi, ai lavori e alle forniture della pubblica amministrazione e delle municipalizzate. Questa situazione di fatto penalizzerà il tessuto produttivo nel momento della ripresa». Per questo motivo, Montinari indica con forza la strada verso l’internazionalizzazione. «Chi si è aperto ai mercati, chi ha costruito delle reti ha ottenuto dei vantaggi. Basti guardare alla Germania. La chiusura e l’assuefazione alla non concorrenza penalizzano il sistema Puglia nel suo complesso». In che modo le imprese del Mezzogiorno possono pensare, allora, di superare il gap esistente con il resto del Paese?




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Piero Montinari, presidente Confindustria Puglia

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IN COPERTINA

 «È fondamentale aprirsi al mer- glioramenti che l’imcato, internazionalizzarsi, andare a cercare i clienti in giro per il mondo, dotandosi della professionalità necessaria, dalla semplice conoscenza della lingua inglese a quella dell’organizzazione che si dipana dietro ai processi di internazionalizzazione: strumenti finanziari, gestione d’impresa, reti commerciali. Rimanere confinati nel proprio territorio non costituisce mai una scelta vincente». Le imprese pugliesi investono ancora troppo poco in ricerca e sviluppo. Com’è possibile incrementare questa voce importante per le aziende? «Occorre innanzitutto operare un distinguo tra ricerca e innovazione, in quanto si tratta di due argomenti spesso accomunati, ma in realtà diversi e che vanno dunque affrontati in maniera differente. Sul fronte della ricerca pura, il tessuto di piccole e piccolissime aziende pugliesi purtroppo non possiede le risorse volte a garantire la realizzazione di progetti di ricerca alla stregua delle multinazionali. L’innovazione, invece, riguarda il processo, il prodotto o i modelli organizzativi. Sono mi20 • DOSSIER • PUGLIA 2011

prenditore riesce ad applicare in modo tanto sporadico quanto “geniale” e che, invece, andrebbero messi a sistema per assicurare una più costante progressione della produzione. Dobbiamo lavorare molto di più sulla conoscenza e sull’informazione, l’obiettivo deve essere quello di rendere l’imprenditore partecipe di quanto di nuovo emerga nell’ambito della ricerca a livello internazionale; sarà poi il genio italiano a trovare la modalità più opportuna con cui applicarlo alla propria azienda e ai propri prodotti». Come valuta il piano straordinario del lavoro attuato dalla giunta regionale? Lo ritiene sufficientemente efficace per arginare i problemi occupazionali di cui soffre la Puglia? «In questa fase congiunturale probabilmente sì, ma in prospettiva futura bisogna fare molto di più. Come risposta a un periodo di crisi e di disagio il piano può an-

dare bene, ma se vogliamo creare lavoro “buono”, dotato di maggiori chance di successo sul mercato, allora dovremo attivare un confronto molto più serrato, iniziando a ragionare in maniera opposta a quanto avviene oggi: uno dei bandi del piano del lavoro, “Ritorno al futuro”, permette il finanziamento della formazione dei nostri giovani fuori dalla regione o all’estero. La mia idea è che, invece, sarebbe più proficuo finanziare il percorso formativo di giovani stranieri - ad esempio cinesi - in Puglia, moltiplicando così le occasioni di relazione, d’interscambio e di contatto». Su quali fattori interverrebbe


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Piero Montinari



È fondamentale aprirsi al mercato, internazionalizzarsi, andare a cercare i clienti in giro per il mondo



nello specifico per incentivare l’occupazione? «Prioritario è intervenire sulla conoscenza e sulle competenze tecniche per conferire valore aggiunto ai prodotti e spostarsi così su un’altra fascia di produzione. Occorre inserire innovazione, tecnologie, design ed emozioni nei nostri prodotti, investendo inoltre in panel organizzativi, ad esempio nell’area finanza delle

imprese. Un progetto portato avanti da Confindustria Puglia, Abi e Banca d’Italia prevede che i responsabili crediti che analizzano e approvano le pratiche delle aziende offrano assistenza di tipo consulenziale alle imprese. Del resto, sono due mondi che non dialogano spesso tra loro. Le imprese tendono a delegare al commercialista il rapporto con la banca, negando a se stesse l’opportunità di vedersi con occhi diversi. Su questo fronte, la Regione potrebbe fare molto attraverso il piano del lavoro, affiancando una risorsa junior, un giovane appena laureato, a un responsabile crediti di una banca per poter of-

frire alle aziende quei servizi e quelle consulenze di cui hanno estremo bisogno». Infrastrutture, energia, credito costituiscono altri nodi cruciali per le imprese pugliesi. Quali priorità individua per la regione in questa direzione? «Per quanto attiene le infrastrutture, bisogna concentrarsi maggiormente sull’accorpamento della spesa e degli investimenti su pochi progetti capaci di generare entrate e creare sviluppo. Con il Por 2000-2006 abbiamo finanziato 230mila interventi, spendendo 60 miliardi di euro e riuscendo a peggiorare tutti i dati macroeconomici. Questo perché le risorse sono state polverizzate in una miriade di micro interventi. Oggi stiamo rischiando la stessa cosa con il Por 2007-2013. Il Piano del Sud procede, invece, in questa direzione di accorpamento. È poi emerso da una ricognizione come  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 21


IN COPERTINA



Il modo più veloce per creare sviluppo in regione è il turismo, la capacità di spendere qui il reddito prodotto altrove



La Baia dei Faraglioni nel Gargano

 il 40% delle risorse previste dal procedure, vincoli e nodi, anziché dovremo riprendere, anche alla Por 2000-2006 non siano mai state effettivamente spese. Inoltre, in base ai dati del Dipartimento per le politiche di sviluppo, il tempo medio necessario a realizzare un’infrastruttura da 2 a 5 milioni di euro, dalla fase di progettazione a quella finale, è di 7 anni e 8 mesi». Una tempistica a dir poco proibitiva nell’ottica dello sviluppo. «Occorre necessariamente accorciare le tempistiche, considerando quanto il tempo rappresenti il valore economico più importante oggi. Bisogna dare risposte immediate alle istanze, focalizzarsi su

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continuare a impegnarsi in battaglie ideologiche su risorse che vengono stanziate, ma che poi di fatto non vengono spese. Da questo punto di vista, siamo curiosi di vedere se a sbloccare la situazione contribuirà il contratto istituzionale di sviluppo previsto dal Piano per il Sud, il quale scatterebbe in caso di inadempienze della Regione». Sul fronte energetico, invece? «La Puglia ha fatto delle energie rinnovabili un modello di sviluppo, ma che non è risultato privo di abusi, i quali hanno provocato danni al territorio. Quello dell’energia è un tema che presto

luce del risultato del referendum e dell’esigenza di sostituire la produzione energetica dal nucleare con quella evidentemente generata attraverso le rinnovabili. Occorre riaprire un tavolo di confronto su questo aspetto fondamentale del sistema Puglia, tenendo comunque sempre presente che il modo più veloce per creare sviluppo in regione è il turismo, ossia alimentare la capacità di spendere in regione il reddito prodotto altrove. Ma per raggiungere questo scopo, risulta determinante mantenere l’ambiente integro e una qualità della vita particolarmente elevata».


POLITICA ECONOMICA

Qualità e innovazione, così si vince la sfida dell’export Un territorio aperto all’export con i propri settori di eccellenza. Che punta ad «accorciare la distanza tra ricerca e mercato» e a migliorare la situazione del mercato del lavoro. Sono le priorità indicate da Loredana Capone, vicepresidente della Regione e assessore allo Sviluppo economico Francesca Druidi

el 2010 sono emersi i primi segnali di miglioramento negli indicatori economici delle imprese. Nonostante l’incertezza generale, Loredana Capone si dichiara ottimista riguardo alle prospettive per il futuro: «I primi indicatori economici relativi al 2011 accendono una luce nel tunnel della terribile crisi globale di cui anche la Puglia è stata vittima. Mi riferisco soprattutto alle esportazioni, nelle quali si è registrato un incremento del 19,9% nel primo trimestre dell’anno. Questo aumento, aggiunto al dato in crescita del 2010, ci fa dedurre che almeno sotto il profilo dell’export, la crisi è superata». Il merito, per Loredana Capone, va alle politiche finalizzate all’internazionalizzazione e all’impegno per promuovere l’innovazione e la qualità, leve fondamentali per la penetrazione dei prodotti pugliesi sui mercati esteri. «Per il prossimo fu-

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turo, tuttavia, la sfida più importante è rappresentata dal miglioramento dei livelli occupazionali. Tutta la nostra energia e il nostro impegno adesso sono concentrati su quest’obiettivo». Ha sottolineato come l’innovazione costituisca un tratto distintivo delle politiche del governo regionale. Dove intervenire per rendere ancora più efficaci le partnership tecnologiche pubblicoprivate tra aziende, centri di ricerca e università e in generale la ricerca all’interno delle aziende? «È vero, gli investimenti per l’innovazione e la ricerca costituiscono un pilastro delle politiche del governo regionale. A questo obiettivo, nella programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, riserviamo 1 miliardo 762 milioni di euro. Stiamo lavorando intensamente per incentivare le imprese innovative nuove e già operative, perché questo genere di aziende ha lo scopo di tra-

sformare la ricerca in prodotto. Ma, in generale, tutti i nostri incentivi agevolano progetti nei quali sia prevista un’attività di ricerca industriale. Quanto alle partnership pubblico-private tra aziende, centri di ricerca e università, abbiamo appena attivato un bando da 9 milioni di euro proprio dedicato ai partenariati per l’innovazione tra distretti produttivi, aziende, e organismi di ricerca. In questo tipo di intervento, le università e i centri di ricerca non sono fornitori, ma veri e propri partner. Ci è sembrata questa la chiave di volta per rendere ancora più efficaci le partnership tecnologiche e per accorciare la distanza tra ricerca e mercato».


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Gli investimenti per l’innovazione e la ricerca costituiscono un pilastro delle politiche del governo regionale



Esistono settori particolarmente promettenti da implementare guardando alla crescita del sistema regionale, ad esempio la nautica e l’aerospaziale? «Ci sono settori innovativi promettenti e settori di lunga tradizione che continuano a raccogliere grandi apprezzamenti sui mercati esteri. La nautica individua un comparto di grandi potenzialità per la Puglia, che ha più di 800 chilometri di costa. L’aerospazio, da parte sua, sta ri-

servando grandi opportunità di sviluppo al nostro territorio attraverso le commesse che arrivano da tutto il mondo. Per entrambi i settori, la Regione Puglia ha promosso la costituzione di distretti produttivi, che alimentano la competitività aggregando il mondo della ricerca con le piccole e medie imprese». I segnali sul fronte dell’export sono incoraggianti nel 2010. Come sostenere ulteriormente i comparti più dinamici oltre con-

fine come quelli della moda e del lapideo? «In questi anni abbiamo lavorato su un programma di internazionalizzazione davvero intenso, che da un lato ha valorizzato i settori innovativi, dall’altro ha continuato a sostenere i settori tradizionali, come la moda e il lapideo. Il 2010 si è concluso con oltre il 20% di aumento delle esportazioni. Il primo trimestre del 2011 ha confermato questo trend, con una crescita dell’export del 19,9%. Tra i dati più significativi proprio quelli che riguardano la moda e il lapideo, decisamente in crescita dopo una lunga crisi. Nel primo caso, continueremo a sostenere e a promuovere nelle più importanti fiere internazionali le politiche di marchio valorizzando l’eccellenza del made in Puglia nel pregio della manifattura e del lavoro artigianale che hanno reso famosi in tutto il mondo i nostri abiti, in particolare  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 25


XXXXXXXXXXX POLITICA ECONOMICA



Continueremo a promuovere nelle più importanti fiere internazionali le politiche di marchio valorizzando l’eccellenza del made in Puglia



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quelli da sposa e da cerimonia. Nel caso del lapideo, continueremo a esporre nelle principali manifestazioni internazionali gli arredi e gli oggetti di design realizzati con la pietra pugliese. Solo mostrando gli oggetti, infatti, riusciamo a dare prova della versatilità dei nostri marmi, adatti tanto agli usi tradizionali quanto a quelli innovativi. A tutto ciò si aggiungono le missioni “incoming” in Puglia degli operatori esteri». Come il Piano straordinario del lavoro attuato dalla Regione s’intreccia alla politica di sviluppo del territorio? «Non ci può essere sviluppo se non si alimenta l’occupazione. Questo è il senso del nostro piano, che si intreccia ai tanti interventi per il po-

tenziamento delle imprese. Quando la Puglia è stata colpita dalla crisi, abbiamo attivato in breve tempo 18 bandi proprio finalizzati allo sviluppo delle aziende. Così abbiamo limitato gli effetti della crisi, impedendo a molte aziende di chiudere. Poi però la nostra attenzione si è spostata sull’occupazione, perché è proprio nel lavoro che la crisi ha fatto sentire i suoi effetti più devastanti. Il piano straordinario mette a disposizione 340 milioni di risorse per una quarantina di interventi. Il totale delle risorse già impegnate arriva a quasi 119 milioni di euro. La risposta delle imprese è stata sorprendentemente dinamica e questo ci lascia ben sperare su un miglioramento dei livelli occupazionali della Puglia».


POLITICA ECONOMICA

Rilanciamo i consumi puntando al turismo Programmazione normativa, distretti urbani del commercio e un maggiore equilibrio tra le diverse forme di distribuzione. Sono alcune delle misure chiamate, secondo il presidente di Confcommercio Puglia Matteo Biancofiore, a risollevare il comparto Francesca Druidi

indagine di Banca Italia, che tasta il polso dell’andamento economico del sistema regionale, segnala per il 2010 una diminuzione complessiva delle vendite che ha interessato gli esercizi di piccola e media dimensione, mentre le vendite della Gdo risultano aumentate. «La situazione resta pericolosamente stagnante. Servono maggiori risorse per i consumi delle famiglie, risorse che non possono che arrivare da incrementi dei livelli occupazionali», rimarca il numero uno di Confcommercio Puglia Matteo Biancofiore. Qual è il termometro della situazione del commercio e quali le previsioni per il prossimo futuro? «Il commercio in Puglia è in una fase molto delicata: abbiamo bisogno di una visione strategica che ci auguriamo, dopo gli stati generali dello

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scorso anno, possa trovare un’attenta e moderna programmazione normativa. L’aumento delle superfici di vendita o la liberalizzazione degli orari di apertura non può essere l’unica risposta. Il commercio deve diventare elemento di supporto di una vera politica dell’accoglienza turistica, settore strategico di una nuova programmazione urbana, che tenga in debito conto la funzione sociale del settore. Inoltre, il commercio rimane ancora uno strumento fondamentale per sperimentare forme di auto-imprenditorialità. Alcuni passi in questa direzione sono stati fatti. È chiaro però che senza soldi da spendere, non può esserci alcun rilancio del commercio». L’economia della regione mostra deboli segnali di ripresa, mentre l’occupazione resta un punto fortemente critico. Come valuta il qua-

dro occupazionale nel settore del commercio e in generale il piano predisposto dalla Regione, tra cui anche il bando per gli incentivi destinati ai lavoratori stagionali del comparto turistico? «Il problema dell’occupazione resta uno dei nodi più difficili da sciogliere. E non è certo solo un problema pugliese. La Regione, anche grazie al confronto con le parti sociali, ha predisposto un piano di interventi che ci auguriamo possa raggiungere buoni risultati. Dal nostro punto di vista è chiaro che il sostegno all’assunzione stagionale nel turismo è una misura in grado di dare risposte immediate alla domanda di lavoro. Forse si poteva rendere burocraticamente più agevole il percorso per le aziende oppure mettere a disposizione un po’ più di risorse. Ma diamo atto alla Giunta Vendola di aver compreso che per


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Matteo Biancofiore

Matteo Biancofiore, presidente Confcommercio Puglia

aumentare oggi i livelli occupazionali, non si può prescindere dalla situazione attuale dei settori nei quali si interviene. La destagionalizzazione nel turismo è un obiettivo a medio termine, mentre il lavoro un’emergenza attuale. Abbiamo aperto uno spiraglio importante su cui confrontarci in futuro. Su questo dobbiamo dare atto anche ai sindacati di aver valutato il provvedimento con lungimiranza». Il turismo ha raccolto risultati positivi nel 2010. Teme un riflesso negativo in regione causato dall’introduzione della tassa di soggiorno? L’indagine di Banca Italia rileva come il turismo, pur non mancando di località e di attrazioni, contribuisca all’economia regionale in misura ridotta, soprattutto rispetto ad altre regioni. Condivide questa visione? «Il turismo in Puglia è una grande

occasione, ancora forse non pienamente sfruttata. È evidente che per incidere maggiormente sul Pil, abbiamo bisogno di superare un fenomeno che è ancora troppo caratterizzato dalla stagionalità. Si sta facendo un buon lavoro in termini di comunicazione e marketing e i risultati si iniziano a vedere. Siamo una regione con oltre 800 chilometri di costa, il cui sviluppo turistico è stato disomogeneo e, nei decenni scorsi, molto legato all’iniziativa privata. Ora è giunto il momento di mettere a sistema tutto il patrimonio che è molto di più del sole e del mare d’estate. Gargano e Salento rappresentano i nostri marchi di eccellenza intorno al quale costruire, pubblico e privato insieme, ciascuno per la propria parte, una nuova offerta di qualità. La tassa di soggiorno, invece, è un problema nazionale con il

quale purtroppo dobbiamo convivere. Alle amministrazioni comunali ribadisco l’invito a concertare con gli operatori del settore gli interventi e soprattutto a far sì che le risorse vengano spese tutte per migliorare le politiche per l’accoglienza». Quali ritiene siano le priorità per il commercio in Puglia? «Quelle che abbiamo evidenziato in questi anni in tutti i consessi: un’accorta pianificazione accanto alle altre misure di programmazione urbanistica; distretti urbani del commercio per favorire le sinergie tra piccole imprese e svolgere al meglio la nostra funzione sociale; equilibrio e pari dignità tra le diverse forme di distribuzione commerciale. Prima di tutto però, c’è bisogno di trovare il modo di lasciare un po’ di soldi da spendere nelle tasche dei cittadini pugliesi». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 29


POLITICA ECONOMICA

Terre di Puglia, fronte unito per le sfide oltre confine Nonostante il contesto ancora molto delicato, il presidente di Unioncamere Puglia Alfredo Prete guarda con ottimismo alle chance di ripresa dell’economia regionale. Che non può prescindere da export, reti d’impresa e politiche promozionali condivise Leonardo Testi

recente la nomina di Alfredo Prete a numero uno di Unioncamere Puglia. «Questa mia presidenza dell’Unione – spiega Prete, elencando il principale obiettivo del suo programma – sarà tesa a promuovere un’immagine sempre più unitaria e coordinata dell’economia pugliese, pur nel rispetto delle peculiarità che caratterizzano le singole province. Le differenziazioni tra territori diventeranno così elementi di forza e di valore aggiunto della variegata e interessante offerta pugliese a livello nazionale e internazionale». Ha sottolineato la necessità che agli occhi degli investitori e dei partner esteri le “terre di Puglia” identifichino un unico territorio. Quali misure occorre improntare per raggiungere tale scopo e incentivare l’internazionalizzazione, che rappresenta una voce positiva del sistema Puglia, dato che nel 2010 in tutte le province pugliesi è aumentato il volume delle esportazioni?

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«È necessario lavorare, insieme a tutte le Camere di Commercio della regione, per creare punti di incontro nelle politiche promozionali. Al di fuori dei meri confini regionali, devono sapere bene dove siamo e che cosa offriamo. In questo impegno continueremo a lavorare insieme alla Regione, con la quale in questi anni abbiamo costruito un’efficientissima partnership istituzionale. La recente riforma del sistema camerale ci offre le basi normative per un apporto ancora più efficiente e proficuo dell’Unioncamere allo sviluppo dei territori, anche in chiave federalista. Dai rapporti economici redatti dalle Camere di Commercio pugliesi in occasione della Giornata dell’economia del giugno scorso emergono segnali che inducono all’ottimismo in uno scenario complessivamente ancora difficile». Come si presenta, nello specifico, il quadro? «La produzione del Pil registra una flessione, mostrando tutti i limiti di un sistema economico ancora

lontano dagli standard nazionali quanto a produzione della ricchezza; continua a permanere il gap infrastrutturale e sale il tasso di disoccupazione. In un momento di forte crisi, però, gli imprenditori si stanno dimostrando capaci di riorganizzarsi, si è rinnovata la vitalità imprenditoriale dopo qualche anno di flessione e l’economia regionale è tornata ad aprirsi ai mercati internazionali, recuperando parzialmente la quota di esportazioni persa per strada nell’ultimo quinquennio. Tutto questo è sintomo di una lenta, ma progressiva guarigione». L’economia pugliese mostra alcuni segnali di ripresa soprattutto


XxxxxxxAlfredo Xxxxxxxxxxx Prete

Il porto di Taranto. In apertura, Alfredo Prete, presidente di Unioncamere Puglia



L’economia regionale è tornata ad aprirsi ai mercati internazionali, recuperando parzialmente la quota di esportazioni persa per strada nell’ultimo quinquennio

nei settori alimentare, tessile, mobile e turismo, ma permane ancora un’incertezza generale. Cosa frena oggi un pieno rilancio del sistema regionale? «È giunto il tempo di accettare le nuove sfide che il mercato globale ci pone dinanzi. Non possiamo evitare di cogliere le diverse opportunità, lavorando affinché la ripresa sia solida, con ricadute soprattutto sul piano dell’occupazione. Per far ciò è necessario, però, superare i propri limiti e gli steccati culturali, aprendosi alle varie possibilità tra le quali, ad esempio, le reti di imprese che possono diventare un formidabile traino per lo sviluppo del nostro territorio. Fondamentale alla crescita economica,



inoltre, risulta essere in questi ultimi anni il coinvolgimento degli stranieri nei processi produttivi. Essi offrono un contributo determinante alla crescita della popolazione grazie ai tassi di fecondità molto elevati e sostengono l’occupazione grazie alla diffusa partecipazione nel mondo del lavoro sia maschile che femminile, risultando una risorsa preziosa per lo sviluppo economico sia nazionale che locale». In base al rapporto di Banca d’Italia, il mercato del credito appare nel 2010 più incoraggiante. Ritiene che questo dato si rifletta concretamente nella situazione delle imprese? «In presenza di una ripresa della domanda ancora fortemente selettiva,

nel corso del 2010 gli investimenti sono rimasti sostanzialmente “congelati” per la maggioranza delle nostre imprese. Anche le famiglie, dal canto loro, hanno dovuto far fronte a maggiori difficoltà finanziarie, derivanti sia dall’ampia diffusione della Cig che da un’accelerazione dei prezzi che ha attenuato il potere d’acquisto delle famiglie stesse. In tale scenario, considerando un atteggiamento del sistema creditizio ancora prudenziale, ma non certo tale da generare più diffusi fenomeni di credit crunch, anche il ricorso al credito bancario - fondamentale canale di finanziamento per le imprese - ha subìto un deciso rallentamento». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 31


POLITICA ECONOMICA

Più risorse in opere pubbliche per riattivare l’economia Per Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Puglia, credito d’imposta sugli investimenti, fiscalità di vantaggio e infrastrutture possono rilanciare il Mezzogiorno Francesca Druidi

e l’occupazione è uno dei talloni d’Achille della regione, creare un anello di congiunzione tra scuola e mondo del lavoro può contribuire a migliorarne l’accesso, soprattutto da parte dei giovani. A questa esigenza risponde l’intesa firmata da Confartigianato Puglia con l’Ufficio scolastico regionale: «È un paradosso – afferma Francesco Sgherza, presidente dell’associazione – che un terzo dei giovani sia disoccupato e che, contestualmente, le imprese artigiane non riescano a reperire operai qualificati, è un’evidente distorsione di un sistema formativo che non prepara i giovani al lavoro». Per questo motivo, Confartigianato Puglia si è fatta promotrice dell’iniziativa, che mira ad attivare percorsi di collaborazione tra gli istituti e le imprese associate «a partire dai percorsi di alternanza scuola-lavoro, ma anche per adeguare l’offerta formativa dei singoli istituti alla necessità delle aziende».

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Promuovere l’occupazione giovanile rappresenta anche per Confartigianato Puglia un nodo cruciale per lo sviluppo. «Sì, Confartigianato ha condiviso sia il provvedimento ministeriale per il rilancio dell’apprendistato, sia le misure della Regione Puglia che hanno riavviato l’istituto dell’apprendistato professionalizzante, nella piena consapevolezza che la riscoperta dell’antica modalità di formare le maestranze sul posto di lavoro e di selezionare le leve degli artigiani di domani, potrà sicuramente dare un contributo decisivo a creare nuova e buona occupazione». Qual è l’andamento delle aziende artigiane in Puglia nel 2011? «Dopo un lungo periodo di flessione, la numerosità delle imprese artigiane in Puglia ha ripreso a salire superando le 79mila unità: il saldo tra nuove imprese e imprese cessate mostra un incremento dello 0,30% su base annua e dello 0,76% su base trimestrale. Questo andamento è re-

lativamente più significativo nelle province di Foggia e di Lecce, ma soprattutto si riscontrano rilevanti differenziazioni a livello di macro settori. Sono al di sopra della media il manifatturiero, i trasporti, le attività di riparazione e i servizi alla persona, mentre rimangono sotto la media le imprese del settore edile, denotando il perdurare dello stato di crisi. Anche all’interno del settore manifatturiero vi sono importanti segnali di ripresa nei settori dell’abbigliamento, della produzione di mobili, degli articoli in pelle e della produzione di macchine, che denotano saldi positivi su base annuale fortemente superiori alla media». Lei è anche vicepresidente nazionale di Confartigianato con delega per il Mezzogiorno. In che modo le piccole e medie imprese del Sud possono recuperare competitività rispetto alle altre realtà del Paese? «Ritengo che sia un errore impostare la questione come se il tessuto eco-


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nomico italiano fosse uniforme in tutte le regioni, sia per la numerosità delle aziende che per il peso che le piccole imprese rivestono nel tessuto produttivo locale. Nel Mezzogiorno, ad esempio, registriamo un’alta percentuale di pmi sul totale delle aziende, ma contestualmente una numerosità molto contenuta se le paragoniamo a quelle che operano nel centro, ma soprattutto nel nord Italia. Negli anni della spesa generosa dello Stato al Meridione si è preferito investire sulla grande impresa piuttosto che sostenere la crescita di un tessuto imprenditoriale diffuso. Il recente inserimento del credito d’imposta sugli investimenti al Sud nel Decreto sviluppo va nella direzione di rafforzare le capacità produttive, attraverso un meccanismo automatico che è sinonimo di una gestione non discrezionale degli incentivi». Il credito d’imposta sugli investimenti e fiscalità di vantaggio sono due provvedimenti da lei indicati come necessari per il tessuto imprenditoriale del Meridione. Individua ulteriori leve? «È indubbio che la fiscalità di vantaggio possa costituire un meccanismo transitorio e perequativo dei gap territoriali che dividono il Paese e che



Chi fa impresa nel Mezzogiorno deve scontare costi più alti per trasporti, logistica, reti di vendita, lontananza dai mercati

possa costituire un valido strumento per favorire la competitività, rilanciando l’economia del territorio e attraendo nuovi investimenti. Accanto a queste misure è necessario riattivare la spesa pubblica per le infrastrutture. Chi fa impresa nel Mezzogiorno deve scontare costi più alti per trasporti, logistica, reti di vendita, lontananza dai mercati più ricchi del centro Europa e da quelli emergenti dell’Europa dell’Est. Investire in infrastrutture, inoltre, costituirebbe l’occasione per mettere in circolo risorse che potrebbero fare da



volano alla ripresa delle economie meridionali. Va in questa direzione lo sforzo del governo di concentrare i fondi Fas per la realizzazione di opere pubbliche: anche in altri momenti storici, il settore delle costruzioni ha fatto da locomotiva non solo per le attività a esso collegate, ma per la generalità delle imprese manifatturiere». Bari si trova al 42° posto tra i 103 capoluoghi per il numero di addetti nel commercio, mentre è bassa la presenza di addetti nel settore industria. Qual è lo stato di salute delle imprese artigiane sul territorio? «Non c’è dubbio che il terziario caratterizzi buona parte dell’economia della provincia di Bari sia in termini di aziende che, indirettamente, di occupati. Tuttavia, dobbiamo registrare che le aziende dell’artigianato sono circa il 18% del totale delle imprese che operano in provincia di Bari, dando lavoro a poco meno di 45mila dipendenti, per un totale di quasi 80mila addetti nel settore artigiano. Un dato complessivo che testimonia il peso rilevante dell’artigianato nell’economia provinciale». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 33


OCCUPAZIONE

Piano straordinario del lavoro, nuove competenze per la regione Innalzamento dei livelli occupazionali e valorizzazione del capitale umano sono i principali cardini del piano per il lavoro della Regione Puglia. Lo spiega l’assessore regionale al Welfare Elena Gentile Francesca Druidi

recentoquaranta milioni di euro rappresentano le risorse stanziate per oltre 52mila destinatari potenziali. Sono i numeri del piano per il lavoro attuato in Puglia dalla Regione. Sei le linee d’intervento: il lavoro dei giovani e delle donne, il lavoro per l’inclusione sociale, per la qualità della vita, per lo sviluppo e l’innovazione, con un occhio di riguardo, infine, anche per la qualità dell’impiego stesso. A fare il punto della situazione sugli obiettivi del provvedimento è l’assessore regionale al Welfare Elena Gentile. Qual è il bilancio che può trarre, anche per quanto concerne la risposta degli interlocutori che partecipano alla cabina di regia? «Il primo grande risultato è stato quello di essere riusciti a mettere in sintonia tutti gli attori del sistema. Questo piano nasce da un’interlocuzione vera, non formale o freddamente istituzionale, che ha coinvolto le parti sociali, il sindacato, le associazioni datoriali ma soprattutto un partenariato più largo e inconsueto per quanto riguarda le relazioni che hanno come tema il lavoro. Partecipano, infatti, anche il mondo del

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non-profit, della cooperazione e dell’associazionismo, che ha attivato i nodi della rete ai quali abbiamo affidato il compito di un’informazione più puntuale perché più capillare. Tramite questa rete, che ha abbracciato l’intero territorio regionale, siamo riusciti a includere soggetti che altrimenti difficilmente sarebbero venuti a contatto con le opportunità offerte dal piano, soggetti spesso invisibili al mercato dell’occupazione e al sistema d’impresa, come ad esempio le donne non iscritte ai centri territoriali per l’impiego. Si parla, a ogni modo, di risultati eccezionali, non prevedibili,

come quelli che hanno riguardato uno dei bandi a cui abbiamo dedicato maggiori attenzioni e anche maggiori risorse». Quale nello specifico? «È il bando “Dote occupazionale”, pubblicato nel giugno scorso, al quale si accedeva attivando una procedura informatica rapida ed efficace, impermeabile a condizionamenti di vario tipo. Il bando ha registrato l’adesione di 228 aziende per un totale di 1.130 nuove assunzioni, tra cui donne, giovani inoccupati, persone diversamente abili e immigrati regolarmente residenti in Puglia, mostrando un livello di sen-


XxxxxxxElena Xxxxxxxxxxx Gentile



Gli investimenti in formazione e apprendistato significano preparare un pezzo pregiato delle competenze di una regione

sibilità inconsueto per il palcoscenico della politica. Abbiamo completamente esaurito la prima dotazione del bando, che ammontava a 20 milioni di euro, ma siamo pronti a implementare le risorse: del resto, c’è stata una risposta adeguata perché la misura è stata concertata con le as-

sociazioni datoriali e, quindi, ha ricompreso le esigenze e le aspettative di un sistema d’impresa che oggi sta attraversando un momento di crisi, ma che grazie a questo intervento mostra nuovamente sintomi di una certa vitalità». Altri bandi già pubblicati? «Sono quelli relativi all’apprendistato professionalizzante, poi c’è “Ritorno al futuro” con il quale si finanziano master di primo e secondo livello dei laureati pugliesi, rafforzandone la qualificazione al fine di accrescere la dotazione di competenze della Puglia. Altri bandi disciplinano i tirocini, l’apprendistato professionalizzante per le alte professionalità; un altro è rivolto a quella platea di soggetti più fragili che di solito resta esclusa dai circuiti del mondo del lavoro e dalle politiche attive. Questa misura viene attivata con le amministrazioni comunali e grazie alle cooperative vengono create opportunità di lavoro per ex tossicodipendenti, ragazze madri, persone investite da situazioni dolo-



rose, di disagio e di povertà. Si tratta di un bando sperimentale a cui tengo moltissimo, visti anche i tagli pesantissimi alle risorse per i servizi sociali. Dobbiamo abituarci a pensare al lavoro come a uno strumento unico e insostituibile di contrasto alla povertà, anche di tipo culturale, di prospettive e di mezzi». Attenzione viene data anche alla lotta al lavoro nero. «Sì, come il bando che ha aperto la stagione estiva rivolta ai lavoratori stagionali nel settore del turismo, che sostiene da una parte, l’emersione del lavoro irregolare e, dall’altra, la destagionalizzazione delle attività turistiche. Si segnala, inoltre, il bando contro il sommerso in agricoltura; le aziende agricole che riassumeranno lo stesso lavoratore entro l’arco solare, riceveranno per ogni mese in più di lavoro un contributo di 500 euro. La misura è importante nell’ottica di stabilizzare i lavoratori agricoli, immigrati e non solo, anche contro lo spettro dello sfruttamento».  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 37


XXXXXXXXXXX OCCUPAZIONE



Non stiamo offrendo il reddito minimo garantito, ma stiamo creando le condizioni per produrre nuova occupazione stabile e duratura





È recente l’approvazione del secondo piano regionale per le famiglie. «Lo abbiamo approvato declinando il tema in maniera non ideologica, cercando di affrontare le difficoltà, ma anche offrendo delle opportunità alle famiglie, soprattutto quelle con più figli o bambini molto piccoli. Abbiamo già sperimentato con successo la “Prima dote per i primi nati”, contributo economico alle famiglie dedicato all’acquisto di servizi, ad esempio l’asilo nido, e il sostegno - sempre attraverso i comuni - ai nuclei famigliari più numerosi per permettere ai ragazzi la frequentazione di attività sportive oppure di corsi per accrescere capacità artistiche o musicali. Si tratta, in definitiva, di strumenti che assicurano le stesse opportunità a tutti, a prescindere dal reddito o dal livello sociale. Nel nuovo Piano andiamo a implementare queste misure, spingendo molto sull’occupazione femminile e, in particolare, sull’acquisizione da parte delle donne in cerca di lavoro o che fanno fatica a mantenerlo - vuoi per la maternità, vuoi per l’assistenza a un genitore o parente - di voucher per l’acquisto di servizi». 38 • DOSSIER • PUGLIA 2011

Il piano ha la capacità di agire sulle condizioni del mercato del lavoro o si pone come priorità quella di risolvere il carattere emergenziale relativa all’occupazione, come sostengono i detrattori? «Al netto di alcune misure che possono essere interpretate come emergenziali, stiamo creando le condizioni per produrre nuova occupazione stabile e duratura; stiamo infatti parlando in larga misura di assunzioni a tempo inde-

terminato. Gli investimenti in formazione, apprendistato, tirocini, significano preparare un pezzo pregiato delle competenze di una regione. Un territorio senza competenze è un territorio senza chance. Senza competenze umane anche le imprese più all’avanguardia non sarebbero che cattedrali nel deserto. Devono perciò generarsi nuove competenze per aderire più efficacemente al sistema d’impresa, anche quello di domani».


OCCUPAZIONE

Favorire l’incontro tra domanda e offerta «Un’azione corale per aumentare l’occupazione attraverso maggiori investimenti». Non puntando solo sulla formazione. Lo invoca il segretario generale di Cisl Puglia Giulio Colecchia Francesca Druidi

occupazione dei pugliesi si è ulteriormente ridotta nella media del 2010 di circa 15mila unità. A stabilirlo è l’ultimo rapporto sull’economia della regione stilato da Banca d’Italia, in base al quale il calo nel periodo 20082010 è stato determinato principalmente dalla minore creazione di lavoro e, solo in parte, dalla maggiore perdita di occupazione. Servono, dunque, strategie strutturali per invertire la tendenza, come ha sottolineato Giulio Colecchia, segretario generale di Cisl Puglia: «Innanzitutto in una regione come la Puglia, fortemente vocata a essere sistema di connessione tra l’Italia e l’Europa dell’Est, e più ancora verso l’Africa, è il sistema infrastrutturale e della logistica quello che merita investimenti e attenzioni particolari. Inoltre, guardare alla crescita e allo sviluppo delle numerose piccole e piccolissime aziende - che in Puglia rappresentano circa il 99,8% - può aiutare a creare un “sistema” di imprese dotato di quelle caratteristiche necessarie per poter competere con le economie dei Paesi mediterranei, così come con quelle più

L’

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Giulio Colecchia, segretario generale di Cisl Puglia

lontane». Ritiene che il piano straordinario del lavoro della Regione porterà degli effettivi benefici al quadro occupazionale? «Abbiamo spinto affinché il Piano per il lavoro fosse re-inquadrato all’interno di un più utile e definito Piano per l’occupazione, altrimenti nell’impianto iniziale della Regione questo piano sarebbe servito solo a

spendere risorse indirizzate alla formazione professionale. Invece, secondo Cisl, bisogna creare le condizioni per l’incontro fra domanda e offerta, intervenendo quindi sulle imprese, incentivando la stabilizzazione dei lavoratori alla fine dei periodi a termine e anche realizzando un diverso sistema di collocamento che, tramite il pubblico e le strutture private, possa determi-


Xxxxxxx GiulioXxxxxxxxxxx Colecchia



È necessario facilitare la transizione dalla scuola al lavoro, oltre a ripensare il ruolo della formazione universitaria

nare appunto l’incontro tra domanda e offerta. La formazione diventa un anello importante di questo percorso, ma resta un anello e non il fine, così come si poneva nelle intenzioni iniziali». In particolare, il bando per la “Dote occupazionale” favorisce



sulla carta l’occupazione femminile e i disoccupati. Sarà sufficiente questa misura? «In termini di creazione di occupazione bisogna intervenire con investimenti, nuove infrastrutture, incentivi alle aziende, perché non può bastare anche una buona in-

tenzione come quella del bando della Dote occupazionale, dove tra l’altro, il lavoro realizzato attorno a questi bandi è stato messo in piedi dal sistema delle imprese e dal sindacato (partenariato). Si rende necessaria un’azione corale che miri ad aumentare l’occupazione attraverso maggiori investimenti». Nel 2010, il 33,2% dei giovani pugliesi tra i 15 e i 34 anni non aveva un’occupazione né stava svolgendo un’attività di studio o formazione. Quali sono, allo stato attuale, gli scenari per le prospettive occupazionali dei giovani pugliesi? «Dobbiamo partire dal dato generale che registra, in Italia, oltre 2 milioni di giovani Neet, ossia coloro che non stanno ricevendo un’istruzione, non hanno un impiego o altre attività assimilabili -  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 41


XXXXXXXXXXX OCCUPAZIONE



Il tema della sanità non può essere affrontato né con il bisturi né tagliando esclusivamente i conti



 tirocini, lavori domestici - e non stanno cercando un’occupazione. In Puglia sono circa 217mila, il 28,6% del totale della popolazione di riferimento. A livello nazionale, la percentuale più alta di giovani inattivi rispetto a quelli in cerca di occupazione, si registra in Calabria (71,1%) e molte regioni del Mezzogiorno presentano valori superiori al 60%, quali Campania (67,7%), Puglia (61,2%) e Sicilia (61,1%). Detto questo, secondo Cisl, per favorirne la piena occupabilità è necessario facilitare la transizione dalla scuola al lavoro, rilanciando l’istruzione tecnicoprofessionale e il contratto di apprendistato, ripensare l’utilizzo dei tirocini formativi, promuovere le esperienze di lavoro nel corso degli studi, costruire sin dalla scuola e dall’università la tutela pensionistica, oltre a ripensare il ruolo della formazione universitaria aprendo i dottorati di ricerca al sistema produttivo e al mercato del lavoro». 42 • DOSSIER • PUGLIA 2011

Passiamo al bilancio della Regione. La Cisl si è opposta nettamente all’aumento dell’addizionale Irpef. Quali soluzioni alternative proponete per risanare le casse regionali? In che modo si dovrebbe procedere? «La Cisl non ha lasciato passare, senza esprimere un forte dissenso, l’imposizione dell’addizionale Irpef dello 0,5% sulla quasi totalità dei cittadini pugliesi, come se non fosse noto a tutti che per alcuni la crisi ha davvero accentuato le condizioni di povertà. Per quanto siamo consapevoli dei “conti che non tornano” e di un deficit sul quale più volte e da più anni abbiamo chiesto interventi strutturali -che oggi si allarga a macchia d’olio nonostante un piano di risanamento di lacrime e sangue siamo allo stesso tempo convinti che ci siano margini nel bilancio ordinario della Regione, a cominciare da quelli determinati dagli sprechi e dagli eccessi della politica,

per poter intervenire e colmare con risorse ordinarie il nuovo deficit». Sull’esenzione del ticket sanitario per le fasce disagiate si è registrata una spaccatura tra le sigle sindacali in regione. Secondo lei come è possibile conciliare il piano di rientro con le esigenze dei ceti più deboli? «Intervenendo proprio sui nodi strutturali del bilancio ordinario regionale, ma anche guardando agli sprechi che esistono nel sistema sanitario. Ci sono ancora molte sacche da colpire in termini di inefficienze e di sprechi, così come c’è da riportare la sanità verso le esigenze dei cittadini. È chiaro che il tema della sanità non può essere affrontato né con il bisturi né tagliando esclusivamente i conti. Bisogna tenere in considerazione le esigenze della persona, che rivolge una domanda al sistema sanitario in termini di tutela della salute e, quindi, anche della propria condizione di cittadinanza».


BILANCIO REGIONALE

Lavoro e risorse europee, ecco le priorità da salvaguardare La manovra di assestamento varata prima dell’estate non è stata esente da polemiche, colpa di «una lotta politica sempre vivace» precisa l’assessore regionale Michele Pelillo. Che sull’aumento dell’Irpef dice: «Ci siamo trovati in una situazione paradossale a causa del ministero dell’Economia» Riccardo Casini

na manovra molto piccola, decisamente meno corposa rispetto a quelle a cui la Regione era abituata». Più che sminuire il suo operato, l’assessore regionale al Bilancio Michele Pelillo sembra voler evidenziare come in fase di redazione del documento di previsione 2011 la distribuzione di risorse fosse stata «ben calibrata». La manovra di assestamento presentata a giugno ha potuto contare, infatti, su 33 milioni di euro di avanzo di amministrazione: di questi, aveva dichiarato Pelillo, «il 90% andrà ad Arif, consorzi di bonifica, ex comunità montane e Ryanair», e più nello specifico «13 milioni per gli 800 dipendenti Arif da stabilizzare e per i circa 300 ex Sma, 9 milioni per i consorzi di bonifica in modo da far partire la riforma e mettere in grado di lavorare il commissario, 450mila euro per pagare i dipendenti dei consorzi di bonifica e 6 milioni per l’accordo con Ryanair». L’amministrazione regionale ha inoltre comunicato di voler dismettere le partecipazioni nelle società di trasporto pubblico di Brindisi e Lecce.

«U

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Assessore, a quali obiettivi punta la Regione con questa manovra? «Innanzitutto si tratta solamente di un ritocco, di una manovra di assestamento molto piccola, segno che nel documento di dicembre la distribuzione delle risorse era stata calibrata bene. All’interno di questa manovra abbiamo seguito due linee guida: da una parte, essere in condizione di rendicontare tutte le risorse europee il prossimo 31 dicembre, garantendone il cofinanziamento completo e, dall’altra, sostenere per quanto possibile il lavoro in tutte le sue espressioni. Questo ha significato sia stabilizzazione dei precari sia interventi in settori che necessitavano di garanzie. E proprio questi ultimi hanno beneficiato di buona parte delle risorse della manovra». Buona parte del “tesoretto” è stato destinato ai consorzi di bonifica e ai loro dipendenti. «Ben 11 milioni sono andati in questa direzione per dare seguito alla riforma, ma soprattutto per restituire la certezza degli stipendi a tutto il comparto. Altri 13 milioni, invece, sono andati all’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali dove si

è proceduto alla stabilizzazione di circa 1.200 lavoratori in un comparto che, sia per il fenomeno diffuso degli incendi sia per la necessità di gestire al meglio il bene acqua, risulta strategico. In totale, 24 milioni sui 33 disponibili sono stati destinati al sostegno del lavoro e dei lavoratori». Lei parla di un avanzo di amministrazione di 33 milioni di euro, ma si è detto che il “tesoretto” ammonta in realtà a 45 milioni. Qual è la verità? «La verità è che si è verificato un fatto epocale, ovvero per la prima


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Michele Pelillo



Abbiamo proceduto alla stabilizzazione di circa 1200 lavoratori in un comparto strategico per la Regione

volta nel 2010 l’Acquedotto pugliese ha registrato un utile, pari nello specifico a oltre 30 milioni di euro. E l’assemblea, proprio nei giorni in cui si predisponeva la manovra di assestamento, ha deciso di reinvestirne 12 in favore della Regione, che li utilizzerà quasi esclusivamente per il cofinanziamento del Piano di sviluppo rurale». Secondo il capogruppo Pdl, Rocco Palese, con questo avanzo di amministrazione però l’aumento dell’addizionale Irpef per i ceti deboli era “evitabile”. Lei come giustifica il provvedimento? «In realtà la Regione è stata costretta a riattivare questa leva fiscale, nonostante nel 2010 fosse stata una delle poche a non avervi fatto ricorso. Secondo una norma introdotta dal governo nazionale nel 2008, a partire da quell’anno infatti la previsione del gettito su Irap e Irpef delle Re-

gioni va suggerita dal ministero dell’Economia; purtroppo, in seguito all’approvazione del bilancio 2011, abbiamo ricevuto una comunicazione dal ministero secondo la quale la previsione del gettito Irap era stata determinata in misura errata per eccesso, con ben 101,6 milioni di euro previsti in più nel corso dei tre anni. La Regione ha perciò dovuto trovare immediatamente il modo per compensare quell’ammanco, e i 33 milioni di euro di avanzo non sarebbero stati sufficienti nemmeno per coprire il gettito garantito dalla prima fascia di reddito. Ci siamo trovati in una situazione imprevista, inimmaginabile e paradossale». In che senso? «La Regione aveva già coperto anche il disavanzo sanitario del 2010 con risorse proprie da bilancio. Ciononostante abbiamo dovuto porre rimedio a un altro disavanzo, deri-



vante per giunta da un’errata previsione altrui. Ovviamente ci siamo trovati in difficoltà, era impossibile reperire subito le risorse necessarie: ecco perché è stato necessario reintrodurre l’Irpef. Certo, potevamo aumentare l’addizionale solo dello 0,2% per i redditi inferiori, ma la scelta di un aumento dello 0,3% si è resa necessaria per salvaguardare quegli interventi in favore dei lavoratori previsti poi nella manovra di riassestamento». Come quelli dei consorzi di bonifica. Ma qui come procede l’opera di risanamento del deficit? «Il consiglio regionale ha approvato una legge-ponte per la nomina di un commissario unico, individuato poi nella figura dell’ex presidente della sezione barese della Corte dei conti, Giuseppe Antonio Stanco. A lui spetta la verifica della situazione debitoria e patrimoniale di questi  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 45


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Quella sul ticket sanitario è una querelle politica e nient’altro, frutto di una lotta politica che in Puglia è sempre vivace



 enti, per poi metterli in condizione

di avere entrate proprie a partire dal 1 gennaio 2012. Ma perché potesse svolgere questo compito, era necessario dare un’adeguata copertura finanziaria ai consorzi per il secondo semestre 2011». Prima dell’estate il consiglio regionale ha approvato un emendamento del centrodestra sull’esenzione dal ticket sanitario su visite ed esami specialistici per disoccupati e cassintegrati, anche se poi la Regione ha annunciato subito di voler presentare una legge abrogativa. Sullo stesso tema si è verificata una spaccatura tra le diverse sigle sindacali. Ma in che modo è possibile conciliare le esigenze di bilancio e quelle di salvaguardia dei ceti disagiati? «Quella sul ticket sanitario è una querelle politica e nient’altro. Basti pensare che il consiglio regionale in precedenza aveva già approvato una norma uguale all’emendamento riproposto prima dell’estate, ma il governo nazionale l’aveva impugnata davanti alla Corte costituzionale perché, da una parte, ri-

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teneva che si trattasse di un tema di sua competenza e, dall’altra, che non vi fosse la copertura finanziaria adeguata. Per questo, al fine di rispettare le norme del piano di rientro, siamo stati obbligati a eliminare la norma a prescindere dall’esito processuale. La riproposizione da parte del centrodestra dello stesso provvedimento ha un evidente intento provocatorio e a nulla serve la parvenza di copertura che gli è stata attribuita: parlo di parvenza perché l’importo di 1,5 milioni di euro è stato preso da un altro capitolo di spesa, senza però che l’aula abbia avuto la possibilità

di quantificare la copertura necessaria». Potrebbe rivelarsi insufficiente, insomma. «Sì, senza dimenticare che la questione giuridica della competenza nei confronti del governo nazionale permane. Per questo la Regione ha annunciato di doverla cassare nuovamente. D’altra parte tutte le Regioni si trovano in una fase delicata, in cui qualunque manovra di copertura va concordata con il governo: in questo caso si è trattato invece di un atto unilaterale, frutto di una lotta politica che in Puglia è sempre decisamente vivace».


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Saverio Congedo

Occasione persa per il risanamento impressione? Che si navighi a vista e che non si affrontino i problemi concreti della regione». Saverio Congedo è duro sulla manovra di variazione di bilancio discussa e approvata in consiglio regionale a giugno. Una manovra che, secondo il consigliere regionale, non risolve le «debolezze strutturali» di cui soffre oggi la Puglia, «aggravate da una crisi economica che sta colpendo soprattutto i ceti più deboli» e fotografate anche dall’ultimo rapporto di Bankitalia. Secondo quest’ultimo, come spiega Congedo, «l’economia ristagna e la crescita del Pil è modestissima. Inoltre, nonostante qualche sporadico dato positivo in alcuni settori come attività produttive, export, turismo ed energie rinnovabili, la Puglia deve fare conti con il dramma occupazionale: dal 2008 si sono persi 64mila posti di lavoro, 15mila solo nel 2010, e la prospettiva è una riduzione fino al 4% nel prossimo biennio. Disastrosa poi la situazione della

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Secondo Saverio Congedo, consigliere regionale del Pdl e vicepresidente della commissione Bilancio, la manovra di assestamento non ha risolto le emergenze della finanza regionale, in primis sulla sanità Riccardo Casini

disoccupazione giovanile, con un giovane su tre che non lavora e non studia». Ma come giudica le linee guida della manovra di assestamento? «Il rendiconto 2010 e la manovra potevano e dovevano essere l’occasione per discutere anche di queste emergenze e comprendere quale potesse essere il percorso migliore per dare risposte concrete al territorio. Di fatto si è persa un’occasione». Secondo il capogruppo Palese, grazie all’avanzo di amministrazione disponibile, l’aumento dell’addizionale Irpef per i ceti deboli era “evitabile”. Come incide invece il provvedimento sulle aziende? Rischia di costituire un freno alla ripresa? «Innanzitutto attendiamo ancora di sapere quanti dei “100 cantieri in 100 giorni” annunciati in sede di dichiarazioni programmatiche esattamente un anno fa da Vendola per ridare fiato a cantieri e lavoro sono stati realmente aperti e qual è eventualmente l’impatto sull’economia regionale. Inoltre c’è la questione relativa alla sanità, vera nota do-

lente sia per le casse della regione che per la salute e le tasche dei cittadini: i dati certificano un sistema sanitario tanto costoso quanto inadeguato per rispondere alla domanda di salute delle nostre comunità, ed è inutile chiedere sacrifici ai pugliesi con tasse e ticket, chiudere 18 ospedali o tagliare 2.200 posti letto se restano tali e quali i baratri senza fondo che hanno ridotto la sanità in queste condizioni. Servirebbe una reale politica di lotta a sprechi e sperperi per liberare risorse significative a favore della domanda di salute, senza utilizzare la leva fiscale con pesanti effetti sul nostro sistema economico e sociale già provato dagli effetti della crisi». A proposito di ticket, lei ha detto che la sua abolizione per inoccupati, cassintegrati e lavoratori in mobilità di basso reddito e relativi familiari a carico è stata “una bel-  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 47


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Servirebbe una reale politica di lotta agli sprechi per liberare risorse significative a favore della domanda di salute



 lissima vittoria del centrodestra”. L’assessore Fiore ha però subito bollato il provvedimento come contrario al piano di rientro. Qual è la verità? «La verità è che il piano di rientro implorato da Vendola e compagni al governo nazionale serve per evitare, come ha pubblicamente detto l’assessore Pelillo, il “default” della Regione dopo avere violato per tre anni su quattro il patto di stabilità. Sarebbe stato sufficiente un taglio mirato a sprechi e sperperi dell’1% sulle spese delle Asl per l’acquisto di beni e servizi per produrre un risparmio di 80 milioni ed evitare tagli di ospedali e una manovra di inasprimento fiscale con ulteriori 100 milioni di tasse che graveranno su imprese e famiglie. Preciso che il nostro emendamento attingeva le risorse dal bilancio autonomo della Regione a saldi invariati, e cioè sottraendole ad altra voce meno importante della salute della povera gente, e quindi si conciliava perfettamente con il rispetto dei conti e dello stesso piano di rientro». 48 • DOSSIER • PUGLIA 2011

La giunta ha deciso di destinare buona parte dell’avanzo di amministrazione in favore dei consorzi di bonifica e dei loro dipendenti. Come giudica la loro gestione attuale? Si sta seguendo la strada giusta per il risanamento? «Quando Vendola ha assunto la guida della Regione, la situazione dei consorzi necessitava di una rapida e incisiva riforma, ma era comunque ampiamente governabile sotto il profilo finanziario. In più, i consorzi esercitavano certamente meglio di oggi il loro ruolo, allo stato insostituibile per tanta parte dell’agricoltura. Sei anni dopo, no-

nostante continui esborsi da parte della Regione, la riforma non c’è ancora stata, si sono accumulati debiti per 400 milioni e, senza l’ennesima erogazione dall’avanzo di amministrazione, i consorzi non sarebbero stati in grado nemmeno di pagare l’elettricità per il funzionamento degli impianti, con il rischio di far retrocedere di decenni un’agricoltura già di per sé agonizzante. A guidare i consorzi in questi anni sono stati i commissari nominati da Vendola, con gravi omissioni e responsabilità da parte del governo regionale. A oggi comunque continuiamo a pagare al buio».


IL PUNTO

Luci e ombre sull’economia, ma la Puglia guarda avanti Il presidente Nichi Vendola fa il punto sulla situazione della regione partendo dal quadro delineato dal rapporto Bankitalia. E indica le priorità, tra sostegno all’occupazione («la contrazione rispecchia la fase calante di tutto il Paese») e scelte impopolari Riccardo Casini

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na ripresa dell’attività produttiva, sostenuta dalla domanda estera, ma anche un aumento dei fatturati (in particolare per alcuni comparti del manifatturiero) e un andamento positivo del settore turistico: ecco le note positive che emergono dal rapporto di Bankitalia sull’economia pugliese diffuso lo scorso giugno. Non mancano però quelle dolenti: difficoltà dei distretti, caduta degli investimenti, stagnazione nel settore delle costruzioni e, soprattutto, un quadro occupazionale definito «ancora preoccupante». Nel 2010 gli occupati in regione sono infatti diminuiti di altre 15mila unità (-1,2%), portando così il tasso di disoccupazione al 13,5%; questo mentre in una famiglia su cinque

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nessuno dei componenti in età lavorativa ha un’occupazione e circa un giovane su tre non lavora e non studia. Come arginare il fenomeno? Secondo Vendola «la contrazione dell’occupazione in Puglia rispecchia la fase calante di tutto il Paese». Presidente, quella che emerge dal rapporto di Bankitalia però è una fotografia a tinte chiaroscure. «Nel 2010 l’economia pugliese ha dato segnali di risposta concreti alla crisi con l’aumento del fatturato industriale, con la buona tenuta degli investimenti pubblici e con un aumento deciso in materia di ricerca e sviluppo. Un altro elemento importante, sottolineato anche questo nel rapporto di Bankitalia, è l’andamento del mercato creditizio, più vivace in Puglia che nel resto d’Italia. Inoltre qui ci sono stati una serie di interventi di importanza finanziaria rilevantissima, con circa 850 milioni di euro destinati al sostegno delle imprese nello scorso biennio. Se dunque i fondamentali dell’economia cominciano a dare segnali di ripresa, è tempo ora di concentrarsi sul sostegno all’occupazione». In che modo? «Dopo una concertazione molto approfondita con le parti sociali, la Puglia ha varato il piano straordinario per il lavoro che mette in campo circa 40 bandi per 340 milioni di euro, tutti destinati a incentivi all’occupazione, a favorire il lavoro delle categorie più svantaggiate e a sviluppare l’aumento delle competenze attra-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Nichi Vendola

verso il sistema formativo concordato con il sistema produttivo. Tra questi va segnalata la “Dote occupazionale”, un bando che mette a disposizione 20 milioni di euro per le imprese che assumono disoccupati e inoccupati: dopo le prime sette ore dalla sua messa in rete, erano già 1.029 le richieste di assunzione da parte delle imprese per una richiesta di contributi di circa 10 milioni di euro». Come procede invece l’opera di rientro in ambito sanitario? «La Puglia è rientrata nel 2010 non a causa di un elevato deficit sanitario (rimasto comunque al di sotto della soglia critica del 5% del Fsr prevista dalla normativa nazionale), come nel caso di tutte le altre regioni italiane attualmente sottoposte a questa procedura, ma per aver sforato il Patto di Stabilità nel 2006 e nel 2008. Questo ha portato a un taglio delle prestazioni sanitarie per una somma di 350 milioni di euro, provvedimento doloroso ma necessario per evitare il commissariamento della regione. Al-

tro tema molto discusso è quello relativo alla rimodulazione del sistema di esenzione, totale o parziale, dal pagamento dei ticket: anche in questo caso i provvedimenti adottati sono conseguenti al piano di rientro, anche se la giunta ha inteso rispettare l’impegno assunto in favore delle fasce deboli eliminando il ticket di un euro a ricetta ai titolari di redditi minimi».



Se dunque i fondamentali dell’economia cominciano a dare segnali di ripresa, è tempo ora di concentrarsi sul sostegno all’occupazione



Dopo il definitivo “no” al nucleare sancito dal referendum, in quali direzioni devono procedere invece ora le politiche regionali in ambito energetico? «Penso che oggi si apra una strada rivoluzionaria che guarda all’energia dolce come a un innovativo modello di sviluppo. In Puglia stiamo faticosamente immaginando un percorso nuovo che ha permesso alla nostra regione, che fino a qualche anno fa aveva una produzione di energie rinnovabili pari a zero, di scalare tutte le vette e diventare la prima regione per produzione di energia eolica e fotovoltaica. Siamo riusciti in questi anni ad attrarre investimenti che ci aiutavano a scorgere nel rinnovabile una scelta industriale organica e matura, anche per scoraggiare altre scelte che consideriamo sbagliate e preistoriche come l’incremento del carbone o, addirittura, il nucleare. Adesso vogliamo avviare una sperimentazione che non ha  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 51


IL PUNTO



L’Acquedotto pugliese oggi è un’azienda che ha riacquistato il proprio orgoglio, un’azienda pubblica che lavora con efficienza ed economicità



 precedenti in Italia».

A cosa si riferisce? «Il tentativo è quello di realizzare una vera e propria solarizzazione strutturale degli edifici pugliesi: delle case, degli ospedali, delle scuole, delle strutture pubbliche. Piuttosto che impianti ciclopici che occupano grandi spazi e che, in qualche modo, modificherebbero il paesaggio capovolgendo il segno ecologico della scelta per il rinnovabile, pensiamo a piccoli impianti diffusi e domestici che vengano inglobati nelle ristrutturazioni dei singoli edifici». Intanto l’Acquedotto pugliese è diventato ora interamente di proprietà della Regione. Cosa cambia per gli utenti? «Con l’appalto per la ricerca perdite e per il cambio dei contatori, con la lotta all’abusivismo e alla morosità, con il telecontrollo e l’internalizzazione della depurazione, L’Acquedotto pugliese oggi è un’azienda che ha riacquistato il proprio orgoglio, un’azienda pubblica che lavora con efficienza ed economicità, tornando a essere un grande fiore all’occhiello per i pugliesi e per i meridionali.

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L’acquisizione totalitaria era il presupposto per procedere alla ripublicizzazione e alla trasformazione dell’acquedotto da società per azioni a soggetto di diritto pubblico. Il beneficio per gli utenti è rappresentato dalla certezza che la gestione del servizio idrico integrato non potrà che essere affidato ad Aqp: ciò assicurerà il raggiungimento di condizioni di sempre maggiore equità, giustizia ed efficienza, perché il gestore non risulterà mai afflitto dall’esigenza di conseguire utili, ovvero di destinarli alla distribuzione tra i soci e non al reinvestimento nel miglioramento del servizio». Prima dell’estate il consiglio regionale ha approvato anche alcune norme straordinarie per far fronte al deficit dei consorzi di bonifica. «La scelta di una norma straordinaria è stata determinata da molteplici ragioni: un mutato quadro economico e finanziario complessivo, l’azzeramento dei trasferimenti statali connessi alle funzioni delegate in materia di bonifica integrale, i vincoli di contenimento della spesa e di rispetto del patto di sta-

bilità, oltre che un’oggettiva necessità di realizzare alcune fasi propedeutiche alla riforma complessiva del sistema dei consorzi. Tutto ciò ha imposto scelte non più rinviabili, determinando la necessità di rimuovere la sospensione delle procedure di riscossione degli oneri di contribuenza, interrotte sin dal 2003, attraverso la riformulazione dei piani di classifica». Quali dovranno essere ora le linee di riforma del settore? «Siamo fortemente convinti che lo svolgimento dei compiti affidati al commissario unico possa favorire, e meglio definire, il complessivo processo di riforma dei consorzi, aiutando il legislatore regionale anche a individuare la migliore soluzione possibile per il ripiano della posizione debitoria pregressa degli organismi consortili. Soluzione che andrà dimensionata alla reale entità della situazione, che emergerà dalla ricognizione affidata al commissario unico, assicurando un principio fondamentale per il quale i consorziati dovranno tornare a pagare solo per i servizi effettivamente ricevuti».


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Rocco Palese

Puntare su imprese e lavoro per rilanciare la regione Rocco Palese, capogruppo Pdl in consiglio regionale, accusa la giunta Vendola: «Da sei anni nessuna grande azienda ha scelto di investire in Puglia, anzi è aumentata la mortalità delle imprese». E sulle rinnovabili dice: «Per salvaguardare il nostro territorio è necessario conciliare sviluppo e ambiente» Riccardo Casini

n questi sei anni di governo Vendola purtroppo non una sola grande azienda ha scelto di investire da noi». Parte da qui l’amara analisi di Rocco Palese,

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presidente del gruppo Pdl in consiglio regionale, sull’economia pugliese. «Si può dire – spiega – che dopo Alenia, investimento sostenuto dalla precedente giunta regionale di centrodestra che la convinse a preferire la Puglia alla Campania, nulla di nuovo è accaduto nel panorama industriale». Per Palese, al contrario, «è aumentata la mortalità delle imprese pugliesi perché alla crisi economica internazionale si è unita una politica economica e industriale della giunta Vendola che ha vessato le imprese costringendole a pagare tasse regionali maggiorate per coprire il deficit della sanità». Cosa manca a suo avviso nelle politiche di programmazione economica della Regione? «Il bilancio regionale è

per l’85% assorbito dalla sanità, il che significa che gli investimenti per la formazione, il lavoro e le imprese devono essere finanziati da fondi comunitari. Anche su questo fronte, però, il governo regionale ha brillato per ritardi nella spesa, nella frammentazione degli interventi, nella mancata concertazione con sindacati e mondo delle imprese, ossia con la platea dei destinatari reali di questi interventi. La conseguenza è che a gennaio scorso la giunta Vendola ha presentato un piano per il lavoro che dopo 6 mesi ha prodotto solo tre o quattro bandi e neanche un posto di lavoro. Le politiche regionali per il lavoro dovrebbero essere concentrate su un maggiore raccordo tra formazione e lavoro, quindi tra scuola, università e imprese. Occorre una profonda riforma della formazione professionale, basata su indagini di mercato indispensabili per adeguare l’offerta formativa alle richieste del mercato del lavoro. Tutto il resto rischia di essere vano». Lei ha contestato le nuove nomine dei direttori generali delle Asl.  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 53


IL PUNTO



La giunta Vendola ha vessato le imprese costringendole a pagare tasse maggiorate per coprire il deficit della sanità



 Quali misure sono necessarie allora pagano 340 milioni di euro di tasse territorio nella più totale assenza secondo l’opposizione per ridare credibilità alla sanità pugliese? «Da sei anni, a ogni occasione utile anche se inutilmente, noi del centrodestra presentiamo un pacchetto di provvedimenti sotto forma di emendamenti, mirati a reinserire i meccanismi di controllo e contenimento della spesa sanitaria, a tagliare gli sprechi, le spese improduttive, l’acquisto ingiustificato di beni e servizi da parte delle Asl e a inserire trasparenza e meritocrazia non solo nella gestione ma anche nella selezione dei vertici delle Asl e dei primari. La giunta e la sinistra, invece, al di là delle parole, delle promesse e delle critiche anche dure che in questi mesi arrivano a Vendola anche da pezzi importanti della sua maggioranza, quando si tratta di passare ai fatti scelgono sempre di privilegiare la politica rispetto alla gestione. I pugliesi oggi

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regionali in più per coprire i debiti della sanità e a fronte di queste tasse ricevono servizi inferiori come quantità e qualità». Come vanno rimodulate le politiche regionali in campo energetico in seguito all’esito del referendum sul nucleare? Come giudica la proposta di legge presentata dal Pd in quinta Commissione? «Il referendum sul nucleare non cambia nulla per la Puglia: abbiamo sempre detto, e lo disse anche il presidente Berlusconi in una delle sue ultime visite a Bari, che la Puglia non sarebbe mai stata sede di una centrale perché già oggi, con la sua produzione di energia, contribuisce al fabbisogno energetico nazionale. Detto questo negli anni di governo Vendola c’è stata una corsa eccessiva alla proliferazione di impianti eolici e fotovoltaici sul nostro

di regole e norme, il che ha portato a numerosi fenomeni di infiltrazione criminale denunciati dal presidente della Commissione parlamentare antimafia e oggi oggetto di decine di inchieste e sequestri della magistratura. La Regione ha certamente la colpa di non aver vigilato a sufficienza su tutte le autorizzazioni che sono state concesse per favorire la corsa alle energie alternative. Detto questo non credo che la Puglia avrà problemi di produzione energetica; piuttosto aveva, ha e continuerà ad avere bisogno di conciliare sviluppo e ambiente in un’armonia indispensabile per salvaguardare il nostro territorio». Da qualche mese l’Acquedotto pugliese è interamente di proprietà della Regione. Cosa comporta questo passaggio per gli utenti? E per le casse dell’ente? «L’Acquedotto pugliese è della Re-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Rocco Palese

gione Puglia grazie all’ex presidente Fitto e al presidente Berlusconi che, scongiurando la svendita all’Enel, assicurarono la cessione delle azioni dell’acquedotto alle Regioni Puglia e Basilicata. La giunta Vendola ha voluto frettolosamente acquisire le azioni della Basilicata per poter sbandierare la sua cosiddetta ripubblicizzazione e fingere di assicurare per legge regionale acqua gratis a tutti. Promesse smascherate dalle stesse associazioni e dagli stessi movimenti per l’acqua pubblica, che hanno denunciato come questa legge non preveda alcuno stanziamento di fondi per assicurare la quota minima vitale di acqua gratis a tutti». Cosa intende? «Purtroppo il problema è che l’acquedotto, la più grande azienda della Puglia e il più grande acquedotto d’Europa, per poter assicurare acqua a tutti i cittadini ha bi-

sogno di effettuare cospicui investimenti sulla rete. Dopo l’esito del referendum e la ripubblicizzazione per legge regionale, chiediamo a Vendola chi pensa che potrà mai essere in grado di investire. Peraltro il famigerato 7% che prima del referendum era caricato in bolletta come remunerazione del capitale investito e per la cui eliminazione Vendola si è battuto, era un’entrata notevole per il bilancio dell’acquedotto, entrata che ora non ci sarà più. Tanto che lo stesso Vendola ammette che le tariffe idriche non solo non saranno diminuite, ma dovranno essere aumentate. Una sonora presa in giro per tutti i cittadini pugliesi». A proposito di bilanci, come giudica le norme straordinarie approvate per far fronte al deficit dei consorzi di bonifica? Sono sufficienti? «La situazione dei consorzi di bo-

nifica è drammatica e quelle norme straordinarie erano necessarie, tanto che abbiamo contribuito alla loro stesura. Ma da sole non bastano: andavano portate in aula di pari passo con la riforma strutturale dei consorzi che da sei anni la giunta Vendola promette ma non riesce a realizzare per contrasti interni alla maggioranza. Grazie alle nostre proposte in parte accettate dal governo regionale, abbiamo ottenuto che i debiti dei consorzi non saranno pagati dagli agricoltori che, invece, pagheranno solo per i servizi realmente ottenuti e che il debito pregresso venga in parte condonato. Non si può pensare che i ritardi e le colpe della Regione ricadano sugli agricoltori. Le norme straordinarie servono per tamponare una situazione di emergenza, ma ora serve a stretto giro una riforma strutturale dei consorzi che non è più rinviabile». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 55


IL RILANCIO DEL SUD

Sud, lo sviluppo passa dall’autoresponsabilità Secondo Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le Regioni, alla classe dirigente del Mezzogiorno spetta il compito di utilizzare al meglio i fondi messi a disposizione: «Se finora non c’è stata una crescita effettiva, il motivo non è la mancanza di risorse ma il fatto che sono state spese male» Riccardo Casini

alla sua approvazione, avvenuta in un Consiglio dei ministri dello scorso novembre, sono passati ormai diversi mesi, nel frattempo del Piano nazionale per il Sud sembravano essersi perse un po’ le tracce, tanto che anche il deputato Arturo Iannaccone di Noi Sud, nel corso di un question time alla Camera a inizio luglio, aveva chiesto lumi al suo principale promotore, il ministro per i Rapporti con le Re-

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Il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto

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XxxxxxxRaffaele Xxxxxxxxxxx Fitto

gioni Raffaele Fitto. In quell’occasione il ministro aveva riferito sull’iter dei lavori, garantendo che gli obiettivi del piano stavano trovando «un riscontro e una condivisione nel rapporto che stiamo portando avanti con i presidenti delle Regioni interessate»: il piano individua, infatti, otto priorità (istruzione, infrastrutture, innovazione, legalità, giustizia, efficienza della pubblica amministrazione, Banca del Mezzogiorno e sostegno alle imprese) e le rispettive linee d’intervento per assicurare uno «sviluppo armonioso» del Paese. Fitto aveva smentito anche che le risorse dei Fas regionali fossero oggetto della manovra economica «perché sono risorse sulle quali stiamo lavorando con le Regioni e le useremo per l’attuazione del piano stesso». Ministro Fitto, del Piano per il Sud si parla da tempo. Ma come procedono i lavori? «Stiamo lavorando a pieno ritmo per rispettare le scadenze e superare tutti i passaggi. Posso dire che siamo a buon punto. Abbiamo ultimato il confronto sia con la Commissione europea, per accelerare la spesa dei fondi comunitari, sia con le otto regioni meridionali destinatarie degli interventi. Abbiamo inoltre concluso la ricognizione delle risorse della precedente programmazione (20002006) finalizzate agli obiettivi del



piano e approvato la delibera del Cipe per la programmazione delle risorse Fas 2007-2013 e l’accelerazione degli interventi cofinanziati dai Fondi strutturali 2007-2013. Gli ultimi passaggi riguardano l’approvazione di un primo stralcio d’interventi, attraverso delibere Cipe, e la sottoscrizione di contratti istituzionali per lo sviluppo con Regioni e amministrazioni centrali, all’interno dei quali dare concreta attuazione al piano». Che esito hanno dato in questo senso gli incontri con i presidenti delle Regioni interessate? «Gli incontri svolti con le Regioni destinatarie del piano sono stati molto positivi e abbiamo riscontrato, contrariamente all’iniziale diffidenza, una disponibilità a cogliere pienamente lo spirito che anima il nostro progetto strategico di rilancio del Mezzogiorno che senza la collaborazione del territorio non avrebbe alcuna chance di passare alla fase operativa. Il compito delle Regioni, che su questo hanno garantito la loro collaborazione, è quello di rispettare a medio termine le scadenze fissate per impegnare e quindi spendere le risorse comunitarie entro il 31 dicembre, per non rischiare di doverle restituire all’Ue». In che modo? «Per raggiungere questo scopo abbiamo approvato insieme a tutte le

Responsabilizzare la classe dirigente locale è il primo passo da compiere perché gli interventi al Sud siano mirati allo sviluppo e si compiano in tempi certi



Regioni un meccanismo di accelerazione della spesa che stabilisce i seguenti obiettivi: entro il 31 maggio impegnare il 100% delle risorse da spendere entro la fine dell’anno, entro il 31 ottobre certificare il 70% della spesa ed entro il 31 dicembre rendicontare il 100% della spesa per il 2011 e impegnare l’80% delle risorse per il 2012. Non rispettare le scadenze, tra l’altro, comporta per le Regioni delle sanzioni proporzionate alla distanza dagli obiettivi prefissati». Tempo fa, riferendosi sempre al piano, aveva dichiarato che “non abbiamo in questo momento il problema della quantità delle risorse ma della qualità dell’impiego delle risorse”. Come state cercando di risolverlo? «Questo concetto non mi stancherò mai di ripeterlo: se non c’è stata una crescita effettiva al Sud, il motivo non è di certo la mancanza di risorse ma il fatto che sono state spese male, disperse in interventi non sempre mirati o poco necessari. L’inversione di rotta è possibile, ma per non compiere gli errori del passato la classe dirigente locale deve mettere in campo prima di tutto una profonda autocritica anziché rivendicare nuove risorse. Il problema della qualità degli investimenti al Sud è strutturale, è per questo che il cambiamento passa inevitabilmente attraverso una riflessione da parte degli amministratori. Responsabilizzare la classe dirigente locale è il primo passo da compiere perché gli interventi al Sud siano mirati allo sviluppo e si compiano in tempi certi». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 57


IL COMMENTO

Barra verso sud, il governo cambi rotta Secondo Marcello Veneziani «finora il centrodestra è stato più sbilanciato verso il Nord, ma è tempo che ritrovi anche un progetto organico di sviluppo per il Meridione» Riccardo Casini

l condizionamento della Lega? Più vistoso che sostanziale». Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, da tempo una delle anime pensanti ma anche più critiche del centrodestra, tende a sminuire la portata dell’influenza del Carroccio sulle politiche per il Mezzogiorno del governo Berlusconi. E a sostegno della sua tesi aggiunge: «Ha fatto più per il Sud il ministro leghista Maroni che tanti suoi predecessori meridionali». D’altra parte Veneziani, nato a Bisceglie 56 anni fa, conosce bene i problemi del Meridione e in particolare della sua terra, la Puglia, dove ultimamente, dice, «la narrazione ha prevalso sulla realtà». Da una parte il Piano per il Sud lanciato dal ministro Fitto, con misure come l’istituzione della Banca del Sud e sgravi alle imprese che assumono; dall’altra la lotta alle mafie, che procede con risultati importanti. Come giudica l’impegno del governo Berlusconi nei confronti del Mezzogiorno? «L'idea della Banca del Sud mi

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pare anche simbolicamente un buon avvio per una politica economica di rilancio del Meridione e un ritorno alle origini, alle grandi banche del Sud, che nel processo unitario furono decisive per ripianare i debiti dello Stato piemontese. Ricordo quando Tremonti lo propose, credo per la prima volta al Sud, in un dialogo pubblico che facemmo a Procida nel corso del premio Elsa Morante. Finora il centrodestra è stato più sbilanciato verso il Nord, ma è tempo che ritrovi anche un progetto organico di sviluppo per il Sud facendo perno su ministri come Fitto che per biografia, origini e compito, costituiscono ap-


Xxxxxxx MarcelloXxxxxxxxxxx Veneziani



Eventi culturali e turismo sono tra le vie principali da seguire, in questo la Puglia può diventare un modello per le altre regioni del Sud

punto il perno di una politica per il Meridione. Per quanto riguarda gli sgravi alle imprese che assumono, credo siano giusti. Come significativi sono i risultati della lotta alle mafie». Ma in che modo la Lega Nord sta condizionando le politiche del governo per il Meridione? «Il condizionamento è forte, anche se è più vistoso che sostanziale, più teso a incassare risultati simbolici che a penalizzare effettivamente il Sud. Il nemico della Lega è poi doppio, non solo il Meridione ma anche e direi soprattutto Roma. Sostengo da tempo che l’alleanza tra Pdl e Lega sia squilibrata, da quando c’è stata la defezione di una destra nazionale e sociale in grado di bilanciare la Lega e lasciare a Berlusconi la barra della centralità. Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che ha fatto più per il Sud il ministro leghista Maroni nella lotta e la confisca dei



beni della criminalità organizzata, che tanti predecessori meridionali». In che modo invece le regioni del Sud stanno cercando di uscire dalla crisi? Come giudica i loro sforzi? «Veniamo da una stagione rovinosa per le regioni meridionali, tra la Campania di Bassolino sommersa da camorra e rifiuti, la Calabria che non ha saputo neanche investire i fondi europei, la Puglia dove la narrazione ha prevalso sulla realtà, l’Abruzzo travolto da inchieste giudiziarie e terremoti e la Sicilia degli sprechi, del malaffare e dell’ingovernabilità. Ora vedo notevoli sforzi, ma fronteggiare l’emergenza permanente in Campania, risalire dal baratro in Calabria, combattere la malavita organizzata e riportare a terra Vendola - che oscilla tra velleità di leadership nazionale e letture ideologiche della realtà - è un’impresa difficile». Proprio Vendola e la sua ammi-

nistrazione stanno puntando forte su eventi culturali e turismo: nelle loro intenzioni dovrebbero costituire un volano di sviluppo. Può essere la strada giusta? Altre regioni dovrebbero seguirla? «Gli eventi culturali e il turismo sono certamente tra le vie principali da seguire, non le sole ma certo tra le preminenti. Qui c’è da riconoscere da un verso la sensibilità di Vendola sul piano culturale e dall’altro il terreno già propizio grazie all’immagine che la Puglia si è costruita negli ultimi 10-15 anni, il boom turistico del Salento, gli eventi culturali consolidati, la bella vague del cinema pugliese, della musica e della cucina. In questo, certo, la Puglia può diventare un modello per altre regioni del Sud». Smaltimento dei rifiuti, deficit sanitario e occupazionale: sono ancora molte le emergenze che affliggono il Mezzogiorno. In che modo è possibile uscirne? «Con la criminalità organizzata sono questi i quattro cavalieri dell’apocalisse meridionale. Non esistono naturalmente generiche e salvifiche ricette valide per ogni regione, ma si possono individuare alcuni criteri: stabilire piani a livello nazionale e intese a livello interregionale, sfidare l’impopolarità e stimolare l’inventiva, coinvolgere il più possibile le popolazioni e i ragazzi in prima linea, favorire le cooperative e la nascita di vere e proprie reti sul territorio, avviare campagne di mobilitazione, di educazione civica e di formazione ad affrontare le sfide, e così via. Ma non facciamo i grilli parlanti: è facile dirle, più complicato farle sul serio». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 59


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Generazioni a confronto nel settore edile In un periodo di grave crisi per il settore dell’edilizia industriale, la certificazione di qualità di un’azienda può costituire un appiglio determinante, permettendo di rimanere un riferimento nel territorio. Giuseppe ed Ennio Ottomano descrivono la loro esperienza Lodovico Bevilacqua

no dei settori maggiormente colpiti dalla recente crisi economica è senz’altro quello edilizio. In particolar modo per le aziende specializzate nella realizzazione delle grandi opere, negli ultimi anni le opportunità di reperire commesse sono divenute sempre più scarse e la qualità delle diverse imprese, la capacità di affrontare e superare le difficoltà congiunturali, sono state in molti casi l’unica possibilità di sopravvivenza per le aziende stesse. Quasi per una selezione naturale, chi ha sempre investito nella qualità del servizio alla fine ha avuto ragione. Della stessa idea sono Giuseppe ed Ennio Ottomano, titolari della omonima impresa di San Vito di Ta-

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Uno scatto in cui è presente anche il fondatore, l’ingegner Carmine Ottomano www.impresaottomano.it

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ranto, specializzata in costruzioni e verniciature industriali. «La crisi necessariamente impone un maggiore controllo, ottimizzando l’impiego delle risorse, ma ciò non ha cambiato il nostro modus operandi e la nostra voglia di crescere ancora e migliorare, ricercando sinergie in ambito nazionale». Inevitabile il riferimento alla crisi economica, ma è giusto sottolineare come la qualità della Ottomano, in tutti i suoi ambiti, sia un retaggio di lunga data. «Crediamo nelle aziende certificate e qualificate e per questo facciamo fruttare al massimo quelle ottenute, applicandole scrupolosamente». Gli Ottomano tengono tuttavia a precisare che «le certificazioni non sono state conseguite in quanto imposte dalle normative o dai fornitori, ma perché crediamo in un sistema certificato». E avere un sistema certificato è contemporaneamente la causa e la conseguenza di numerosi elementi distintivi che devono caratterizzare l’azienda, dal rispetto per l’ambiente alla sicurezza sul lavoro, dalla valorizzazione delle risorse tecnologiche all’investimento in quelle umane. E proprio in questi due ambiti la politica aziendale finisce inevitabilmente per fare la differenza, privilegiando gli investimenti nella formazione del personale e nella ricerca di innovazioni tecniche, soprattutto in chiave futura. «In vista di un passaggio generazionale, siamo molto attenti alla forma-


Giuseppe ed Ennio Ottomano

zione della terza generazione, che si spera dia continuità a quanto creato quarant’anni fa dal fondatore dell’impresa, l’ingegner Carmine Ottomano. Altresì è rilevante l’impatto della tecnologia sulla nostra attività, che condiziona non solo la fase operativa, con il rinnovo del parco macchinari e attrezzature, ma anche quella gestionale, con l’informatizzazione dell’area amministrativa e dell’archivio aziendale». Come si evince, l’Impresa Ottomano ha una lunga tradizione nel campo dell’edilizia industriale, impreziosita dalla lunga e apprezzata esperienza del suo fondatore così come dalle prestigiose collaborazioni intraprese negli anni con i grandi partner. «Continua e proficua è stata la collaborazione con il gigante industriale Eni e tuttora cerchiamo di collaborare con altre aziende del territorio, perché crediamo nelle sinergie e vogliamo contribuire alla crescita della nostra regione». Tanti i lavori portati a termine dalla Ottomano, alcuni in grado di segnare veri e propri salti di qualità nelle potenzialità dell’azienda, dalla collaborazione con l’Anic dal ’71 al ’75 a quella con la Snam dal ’74 al ’76, passando per il contributo alla realizzazione della Raffineria IP, ora Eni. Uno dei punti di forza, che ha consentito di raggiungere tali prestigiosi risultati è individuabile nell’efficienza organizzativa che caratterizza l’Impresa Ottomano e si concretizza in particolare nella capacità di seguire il cliente in tutte le fasi della realizzazione dell’opera, dalla progettazione e costruzione alla direzione dei lavori, fino al collaudo dell’opera stessa. Numerose anche le aree di intervento, sia in ambito pubblico che in ambito privato, con una grande varietà di opere realizzate, dall’edificazione di complessi di edilizia residenziale e industriale alla costru-

zione di strade e opere di urbanizzazione primaria – quali reti idriche e fognarie – fino a consolidamenti statici e costruzione di strutture marittime. L’azienda di San Vito di Taranto vanta infine uno stretto legame con il territorio, su cui esercita un positivo impatto anche in termini di impiego offerto. «Negli anni siamo cresciuti per quanto riguarda il numero dei dipendenti, partendo da appena sette e raggiungendo punte massime di trentacinque prima del 1998; da quell’anno in poi si è inaugurato un ulteriore trend positivo che ha portato a picchi di oltre ottanta dipendenti, leggermente ridotti in questi ultimissimi anni – così come il fatturato, del resto – in seguito alla crisi».

Alcune immagini storiche dall’archivio dell’Impresa Ottomano di San Vito Taranto (Ta)

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Software gestionali sempre più efficienti Dall’industria alla sanità, un software può realmente far compiere un salto di qualità a innumerevoli attività di interesse economico e sociale. A testimoniarlo è il caso della tarantina Sincon, guidata da Antonio Galeone Eleonora Carboni

informatica gioca un ruolo fondamentale in tutti i settori e, di conseguenza, ogni nuova applicazione software porta con sé il fascino della scoperta. «È da oltre un ventennio che assistiamo alla nascita di nuovi software in grado di facilitare e agevolare il lavoro delle pubbliche amministrazioni e delle aziende nei settori più svariati». A ricordarlo è Antonio Galeone, amministratore della Sincon, azienda di Taranto nata 1987 che ha maturato importanti esperienze nella progettazione e realizzazione di sistemi informativi per enti pubblici e aziende sanitarie, nonché nella consulenza e sviluppo di software applicativi per la committenza industriale. Su cosa vi state concentrando ora? «Sincon ha in atto importanti investimenti nel campo della produzione industriale di prodotti software. L’obiettivo è quello di utilizzare un sistema di produzione del software con caratteristiche di prevedibilità dei processi di sviluppo e della qualità dei prodotti. Il prodotto software, poi, deve poter essere realizzato in scala. In sintesi occorre trasferire il paradigma della produzione industriale al software. Non solo. Nei nostri obiettivi vi è anche la realizzazione di un nuovo sistema di commercializzazione dei prodotti secondo il paradigma del “Software come Servizi (SaaS)”. A tal fine abbiamo costituito nell’ambito del Centro di Compe-

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tenza ICT Daisy Net un contratto di rete con l’obiettivo di realizzare e mettere in esercizio una cloud services factory (CSF), con il quale le imprese contraenti si sono impegnate a mettendo in comune le attività di produzione, amministrazione e vendita di servizi digitali attraverso cui fornire, con il modello pay-to-use, infrastrutture, piattaforme e sistemi software». Dunque produzione, ma anche ricerca in sinergia con altre realtà. «La ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale rappresentano il motore propulsivo dell’azienda. Tra l’altro, siamo impegnati nelle attività operative del progetto Slimport, un sistema per la gestione integrata di logistica e sicurezza per intermodalità portuale, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Econo-

Antonio Galeone, amministratore delegato della Sincon Srl di Taranto www.sincon.it


Antonio Galeone

mico nell’ambito del programma Industria 2015 – Mobilità Sostenibile. In particolare, Sincon ha in corso lo sviluppo della componente “SlimSAFE”, finalizzata ad analizzare, modellare e supervisionare le attività portuali al fine di migliorare la sicurezza fisica delle persone che operano in tali contesti». Come funzionerà questa componente? «Il suo sottosistema sarà dotato di una banca della conoscenza che consentirà di identificare le procedure operative da implementare. Permetterà inoltre di modellare e gestire in maniera controllata le procedure operative impartendo agli operatori disposizioni per il corretto svolgimento delle attività lavorative sulla base delle rilevazioni provenienti dalla sensoristica installata nei luoghi di lavoro. SlimSAFE consentirà inoltre di analizzare, a posteriori, quanto avvenuto sul campo, al fine di suggerire miglioramenti alle procedure in essere. Lo sviluppo di questo progetto ci ha permesso di accrescere le competenze nel campo dei sistemi di monitoraggio urbano e di controllo dei parametri ambientali in campo sanitario». Quello dei sistemi informativi sanitari è uno dei vostri principali core business. In particolare, il software Giava ha ottenuto importanti riscontri sul territorio. Di cosa si tratta? «L’applicativo Giava, Gestione Informatizzata Ambulatori Vaccinali, supporta l’operatore dell’ambulatorio vaccinale nelle fasi principali della sua attività, automatizzando numerose operazioni ripetitive, come il carico-scarico del magazzino e la compilazione dei certificati, portando a un notevole risparmio di risorse. Il software mette a disposizione un insieme di report statistici che offrono agli operatori e alla dirigenza uno strumento preciso e veloce di analisi sulle coperture vaccinali e sulle natalità. Il tutto è stato disegnato secondo le specifiche tecniche dell’Osserva-

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La ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale rappresentano il motore propulsivo dell’azienda

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torio Epidemiologico della Regione Puglia e con la collaborazione del Dipartimento di Prevenzione della Asl Taranto». Su quale tecnologia si basa? «Il software è stato progettato per un’architettura tecnologicamente evoluta, basata sul concetto di ASP (Application Service Provider), in quanto l’applicazione e il database risiedono su uno o più server centrali ai quali accedono i client remoti semplicemente utilizzando un browser web. L’applicazione, oltre che dagli utenti interni alla Asl, è utilizzabile dagli operatori di ambulatorio, i quali effettuano le vaccinazioni e alimentano l’anagrafica dei nuovi nati e delle relative somministrazioni vaccinali eseguite nel tempo. Può essere utilizzata anche dai medici di base e pediatri, che necessitano di consultare l’iter vaccinale di pazienti. Un altro dei nostri prodotti gestionali per la sanità è Siprev, Sistema Informativo di Prevenzione, che permette di gestire in maniera completa tutte le attività dei dipartimenti di prevenzione interni alle Asl». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 65


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Un nuovo slancio per l’industria tarantina La Puglia al centro dello sviluppo industriale del Sud. Un posizionamento ottenuto grazie alla volontà di alcune strategiche imprese pugliesi. Il caso della Turmech. Ne parla il suo direttore commerciale, Angelo Ture, che ha scelto di investire sul porto di Taranto Manuel Zanarini

mercati stanno diventando sempre più globali; d'altro canto, specialmente in Italia, e particolarmente nel Sud, molti imprenditori stanno scommettendo sulla valorizzazione delle realtà locali, facendo tesoro della loro esperienza. Questo approccio al mercato si sta rivelando sempre più spesso vincente. Proprio di recente, la Turmech Mechanical Solutions, di Taranto, ha vinto un importante appalto, per il montaggio meccanico di cinque caldaie a fuoco da 160 T/H, presso la Skikda Refinery Algeria della Samsung Engineering CO. LTD. Come ci spiega Angelo Ture, il direttore commerciale della Turmech, «avrei potuto svolgere tale lavorazione meccanica in qualsiasi altro sito, ma ho

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La Turmech Srl ha sede a Taranto www.turmech.com

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voluto porre al centro dell’attenzione internazionale la mia città e le sue infrastrutture, scegliendo il Porto di Taranto come partner in questa prestigiosa sfida». Nonostante le difficoltà, si è scelto di «esaltare le potenzialità del nostro porto, che grazie alla sua posizione strategica può assumere un ruolo fondamentale nel trasporto marittimo di merci a livello internazionale». Tale strategia, si può sposare a un nuovo modo di fare impresa, «il nostro modo di agire sui mercati, si basa sulla conservazione della tradizione e del know how acquisito, coniugandolo con l'attuale professionalità, innovazione e versatilità, caratteristiche necessarie per affrontare le richieste di un mercato in continua evoluzione». Caratteristica ormai comune di quasi tutti i settori è la diversificazione, e anche la Turmech ha deciso di seguire questa strada, come dice il direttore commerciale, «svolgiamo quattro attività principali: la progettazione, la costruzione, il montaggio e la manutenzione di impianti industriali». Pur agendo in ambiti così diversi, assicurare alte performance è comunque fondamentale, «nel corso del tempo, abbiamo


Angelo Ture

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Il nostro porto può assumere un ruolo fondamentale nel trasporto marittimo di merci a livello internazionale

acquisito varie certificazioni, e maturato esperienza, doti che ci permettono di ottimizzare costi, tempi e risorse, nel rispetto della qualità e della sicurezza, consentendoci di essere più qualificati e competitivi della concorrenza, specialmente nei settori del montaggio e della manutenzione». Questa dinamicità sui mercati richiede un management particolarmente attento alle esigenze del mercato, ancora Ture ci conferma tale necessità, «la nostra filosofia è sicuramente “marketing oriented”, perché improntata sulla fornitura di servizi altamente all’avanguardia, in linea con gli andamenti del mercato». Proprio per questo, la formazione occupa un ruolo sempre più importante, «il management si sottopone continuamente a corsi di formazione per arricchire sempre di più il proprio bagaglio di competenze. Allo stesso tempo l’azienda dispone di innovativi sistemi di gestione e controllo che facilitano la condivisione delle informazioni e delle competenze, nell'ottica di continuo miglioramento». Affianco alla diversificazione dell'offerta, emerge sempre di più la necessità di specializzarsi, e anche la Turmech ha scelto questa strada, come ci

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conferma il suo direttore commerciale, «intendiamo specializzarsi nell’ambito dell’ingegneria sia di processo che di dettaglio, che condurrà ad un incremento sostanziale anche dell’attività di costruzione, affinché possa fornire un eccellente servizio “chiavi in mano”. Inoltre, l’Azienda è molto attenta allo sviluppo di possibili yard, per seguire i mercati emergenti, nel migliore dei modi». Anche lo scenario sul fronte energetico offre nuove possibilità, soprattutto dopo il referendum sul nucleare. Ture riconosce che attualmente, «le società elettriche hanno deciso di investire nella riqualifica dei propri impianti per migliorare le performance di produzione, riducendo i costi e aumentando la flessibilità degli impianti. Anche noi abbiamo eseguito lavori di manutenzione e di montaggio di apparecchi di nuova generazione. Oltre a impegnarci su fronte delle energie rinnovabili, con impianti eolici, off-shore e solari di ultima generazione». I risultati sono positivi, tanto che si registra «un trend di crescita positivo, con un aumento del fatturato del 15% annuo». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 69


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il polo energetico di Brindisi Importante centro industriale, la città di Brindisi offre svariate possibilità alle imprese operanti in campo energetico e petrolchimico. L’evoluzione del settore, tra produzioni innovative e nuovi mercati di riferimento, secondo Franco Gentile Guido Puopolo

l polo energetico della città di Brindisi rappresenta un’importante realtà produttiva per il territorio pugliese, in un contesto fortemente legato all’indotto derivante dall’attività delle centrali termoelettriche e degli insediamenti petrolchimici presenti nella zona. È all’interno di questo quadro che opera la Co.Mo.Sud, azienda nata nel 1993 come piccola realtà subfornitrice di carpenteria proprio per le imprese impegnate nella realizzazione degli stabilimenti energetici e nell'ampliamento degli impianti petrolchimici di Brindisi, come racconta il suo titolare, Franco Gentile. Come si è modificata, nel corso degli anni, la vostra attività? «In questi anni siamo cresciuti costantemente, in un settore altamente competitivo come quello delle costruzioni industriali, affermandoci come azienda fornitrice di parti di impianti per importanti committenti tra cui, ad esempio Enel ed Enichem. Contemporaneamente, però, abbiamo consolidato la nostra esperienza nel settore manutentivo, attraverso proficue collaborazioni con alcune tra le maggiori realtà produttive presenti sul territorio. Attualmente stiamo attraversando una fase di grande sviluppo, con la realizzazione di componenti di impianti che stanno riscuotendo un notevole successo, non solo a livello nazionale ma anche sui mercati esteri».

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Franco Gentile, titolare della Co.Mo.Sud di Brindisi www.comosud.it

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Franco Gentile

L’azienda si trova in una posizione geografica strategica. In che modo questo ha inciso sulla vostra crescita? «Il fatto di essere situati nella zona industriale di Brindisi, conosciuta anche come la “porta d’Oriente”, ha costituito un notevole vantaggio, soprattutto in riferimento all’espansione della nostra attività verso i mercati del Medio Oriente. Basti pensare che la nostra sede, attualmente in fase di ampliamento, si trova a poche centinaia di metri dal porto della città. Questo garantisce un vantaggio competitivo non indifferente, in quanto ci consente di movimentare in tempi brevi grossi manufatti come, ad esempio, elettrofiltri, scrubbers, camini e serbatoi, che possono essere trasportati facilmente dallo stabilimento di produzione al porto, per essere caricati su navi mercantili pronte per salpare alla volta del Mar Arabico». Che ruolo ricoprono, per voi, gli investimenti in ricerca e sviluppo? «Negli anni abbiamo intrapreso una seria politica di crescita, attraverso investimenti finalizzati ad accrescere la nostra capacità produttiva, ad aggredire nuovi mercati e a consolidare i rapporti con i nostri partner. Oltre a questo, però, un ruolo fondamentale è senza dubbio svolto dal nostro staff tecnico, formato da ingegneri e progettisti altamente specializzati che rappresentano

il nostro valore aggiunto, grazie ai quali siamo riusciti ad affermarci in un mercato sempre più complesso ed esigente». Come riuscite a garantire sempre un elevato livello qualitativo delle vostre produzioni? «Disponiamo di un’organizzazione molto flessibile, che ci consente di rispondere alle esigenze dei committenti in maniera precisa e puntuale, soddisfacendo tutti i parametri di qualità richiesti. A questo proposito siamo dotati delle più importanti certificazioni del settore, tra cui la certificazione Iso 9001:2008, la Iso 14001 e la Iso 3834-2, oltre a circa centoventi qualifiche di procedimenti di saldatura, nel pieno rispetto sia delle normative europee che di quelle americane, requisiti indispensabili per poter aspirare alla realizzazione di progetti sempre più ambiziosi». A questo proposito, quali sono le prospettive aziendali per il prossimo futuro? «L'impegno e la passione, uniti a determinazione e professionalità, hanno consentito al nostro gruppo di trasformarsi da piccola azienda di provincia in un’affermata realtà imprenditoriale a livello internazionale. Per il futuro abbiamo intenzione di consolidare e, laddove possibile migliorare, la nostra posizione sul mercato, forti del background e dell’esperienza acquisiti in quasi vent’anni di attività».

Nelle immagini alcuni momenti di lavoro dell’azienda

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Il metallurgico verso la ripresa Il metallurgico si sta risollevando da un periodo di estrema crisi. Ma per l’effettiva ripresa non deve contare solo sul rilancio dei mercati, rimane fondamentale investire in ricerca e innovazione, per farsi trovare pronti. Il punto di Fabrizio Indraccolo Eleonora Carboni

attuale crisi economica non ha risparmiato nessun settore. Organizzazione e innovazione possono aiutare ad affrontare una situazione straordinaria come quella attuale. Ne parliamo con Fabrizio Indraccolo, amministratore unico della Zincherie Adriatiche di Diso (Lecce). Un’azienda specializzata nella zincatura a caldo di strutture e componenti realizzati in metalli ferrosi e acciaio che con un accurato piano di gestione aziendale cavalca la crisi; ma non senza difficoltà. Qual è l’attuale stato di salute del vostro mercato e quali le maggiori criticità del settore? «La zincatura a caldo ha rappresentato sino al duemilasette un mercato in ottima salute, salvo poi deteriorarsi in questo ultimo triennio a

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causa degli scarsi investimenti effettuati nel settore pubblico e per le difficoltà attraversate dal settore dell’edilizia. A compensare in parte queste perdite di mercato, sono intervenute le attività legate alla realizzazione di centrali per il fotovoltaico, ma non hanno sempre garantito una continuità produttiva». Quali sono i vostri princiFabrizio Indraccolo, amministratore unico pali mercati di riferimento? della Zincherie Adriatiche di Diso (Le). «La nostra clientela è sostanzialmente Nelle altre immagini, momenti di lavoro distribuita in tutto il Centro Sud con all’interno dell’azienda www.zincherieadriatiche.com una preponderanza nelle regioni Puglia e Basilicata. Ci riferiamo sostanzialmente alle carpenterie metalliche, i costruttori


Fabrizio Indraccolo

di cancelli e ringhiere, i produttori di barriere autostradali, di arredo urbano e di grigliato pedonale e per recinzione». Come ha reagito l’azienda alla crisi economica e su quali aspetti avete puntato per tenere il mercato? «Abbiamo cercato di recuperare la massima efficienza amministrativa, commerciale e produttiva attraverso un’attenta analisi delle procedure interne, una nuova pianificazione delle linee strategiche e l’inserimento di SW integrati per una gestione più attenta. Abbiamo introdotto nuove procedure di verifica delle varie fasi di lavorazione per garantire un risultato finale sempre costantemente ai massimi livelli qualitativi. Inoltre abbiamo introdotto in azienda un sistema per la gestione qualità che ci ha portati alla certificazione Uni-En-Iso 9001:2008. La nostra capacità produttiva (ton. 140/giorno) e il nostro servizio di trasporto ci consentono di effettuare lavorazioni e consegne in un massimo di tre giorni lavorativi, questo per rispondere ai criteri di puntualità che ci siamo imposti. Un ulteriore punto su cui siamo molto sensibili è il rispetto per l’ambiente: all’inizio dell’anno in corso abbiamo ottenuto dalla regione Puglia l’A.I.A. e siamo in fase di certificazione delle Iso 14001». Crede che sia in atto una fase di ripresa? «Anche se non vedo possibilità di una ripresa imminente resto tuttavia fiducioso nel fatto che questo accadrà. Credo quindi che sia di estrema importanza continuare ad investire in formazione e in aggiornamento tecnologico, in modo da non farsi trovare impreparati al momento della ripresa». Quanto contano gli investimenti in nuove tecnologie? «Per il nostro come per tantissimi altri settori

gli investimenti sono fondamentali per mantenere in buona salute l’azienda. Investire nella ricerca e nel suo utilizzo rappresenta la vera differenza tra un’azienda statica e una dinamica orientata alla crescita». Quali sono le prospettive di crescita per il futuro? «La fine dell’anno 2009 ha rappresentato per noi un importante momento di cambiamento concretizzatosi con un l’ingresso di nuovi soci e un cambio di management. Grazie alle nuove strategie aziendali l’anno 2010 si è concluso con un incremento di fatturato di circa il 70%, rispetto all’anno precedente. Il 2011 dovrà quindi rappresentare una conferma dei buoni risultati conseguiti nel 2010 e un ulteriore rafforzamento della capacità dell’azienda di affrontare il mercato». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 73


IMPRENDITORI DELL’ANNO

I vantaggi della zincatura a caldo La zincatura a caldo è un processo complesso che consiste di diverse fasi. Le aziende che si occupano di questo tipo di trattamento, devono rispondere a determinati requisiti tecnici e di qualità. Il caso della Jonica Zinco Carlo Gherardini

a continua evoluzione del mercato dei metalli ha imposto alle aziende di adeguare la produttività alle nuove esigenze di qualità. A questo scopo sono state introdotte alcune normative per permettere alle aziende di migliorare la redditività. La norma che descrive le specifiche da adottare per i rivestimenti zincati su manufatti d’acciaio è la Uni En Iso 1461. Questa normativa, innanzitutto, definisce il processo di zincatura a caldo come “la formazione di un rivestimento di zinco e/o lega zinco-ferro su prodotti di ferro e acciaio tramite immersione, dopo opportuno trattamento, di acciaio o ghisa in zinco fuso”. La norma inoltre stabilisce lo spessore del rivestimento, una percentuale massima delle impurezze nel bagno di zinco fuso pari all’1.5% in massa e definisce anche l’aspetto visivo del materiale che deve risultare esente da noduli, rigonfiamenti, rugosità, parti taglienti e aree non rivestite. L’adeguamento alla normativa è fondamentale per le imprese che operano nel settore ed è uno dei passi intrapresi da tempo dalla Jonica Zinco di Carosino, in provincia di Taranto. L’azienda,

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giovane realtà imprenditoriale guidata dai fratelli Davide e Giorgio Donatelli, è specializzata nella zincatura a caldo e mira a soddisfare le esigenze di un mercato non solo strettamente locale: si rivolge a tutte le realtà artigianali e industriali del Mezzogiorno d’Italia, operando in modo da poter offrire certificazioni di garanzia dell’iter produttivo e massima professionalità nell’esecuzione e consegna del prodotto finale. «La zincatura a caldo - spiega Davide Donatelli - consiste nell’immergere gli elementi in acciaio, dopo un opportuno trattamento di sgrassaggio, decappaggio e flussaggio, in un bagno di zinco puro. L’acciaio e lo zinco reagiscono alla temperatura di circa 450°C, formando per diffusione reci-

La Jonica Zinco ha sede a Carosino (TA) www.jonicazinco.it


Davide e Giorgio Donatelli

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La zincatura a caldo consiste nell’immergere gli elementi in acciaio, dopo un opportuno trattamento, in un bagno di zinco puro

proca leghe ferro-zinco, che danno luogo a un legame metallico molto forte tra il rivestimento e l’acciaio». L’esperienza e la validità delle innovazioni tecnologiche più recenti, porta l’azienda a un alto livello di qualità produttiva, in grado di soddisfare le svariate esigenze del mercato. Parametri fondamentali per la buona riuscita della zincatura sono, infatti, le dimensioni, il peso e la natura degli elementi costruttivi da zincare, che devono essere previsti in relazione alle vasche disponibili nell’impianto di zincatura che si intende utilizzare. È opportuno, quindi, che la zincheria disponga di vasche adeguate all’occorrenza. «La nostra vasca di zincatura – continua Davide Donatelli – ha dimensioni di 7 metri di lunghezza, 1,80 metri di larghezza e 3 metri di profondità. Possediamo inoltre una vasca di sgrassaggio; 7 vasche di decapaggio; 1 vasca di lavaggio; 1 vasca di flussaggio; 2 unità di riscaldamento bagni di zincatura; un essiccatoio a fossa; una vasca di raffreddamento e un forno di zincatura». Ma quali vantaggi comporta la zincatura a caldo? «Il procedimento, oltre a rendere il manufatto inattaccabile dalla ruggine, ne mi-

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gliora alcune caratteristiche, quali l’aspetto estetico e la maggiore durezza che ne aumenta la resistenza a sollecitazioni di natura chimica e meccanica». Il processo consiste di diverse fasi, la prima è lo sgrassaggio: le parti che presentano residui di grassi e oli, vengono pulite in un bagno di sgrassaggio composto da soluzioni acide diluite in acqua. «Il passo successivo – spiega Giorgio Donatelli - è rappresentato da un trattamento di decapaggio, che elimina le impurità dell’acciaio come ruggine e residui ferrosi di laminazioni mediante immersione in soluzioni composte da 50% di acido cloridrico e 50% di acqua. Ha quindi luogo un lavaggio in acqua per eliminare residui acidi. Segue il bagno di flussaggio che assicura un’ultima intensa pulizia della superficie d’acciaio, producendo, sui manufatti, una pellicola protettiva che evita l’ossidazione fino al momento dell’immersione nello zinco». Dopo le fasi preparatorie il manufatto da zincare viene finalmente immerso nella vasca di zinco fuso. «Durante il processo di zincatura – conclude Giorgio Donatelli – si crea il rivestimento di lega ferro-zinco; inoltre, durante l’estrazione, sulla superficie dei manufatti si “fissa” un ulteriore strato di zinco puro la cui composizione corrisponde a quella dello zinco in fusione e conferisce ai materiali il caratteristico colore argenteo lucido».

Momenti di lavoro all’interno della Jonica Zinco

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Puntiamo sulla diversificazione Non tutte le aziende subiscono passivamente la crisi, alcune di esse ampliano l'offerta per continuare a potenziarsi. Tommaso Sardelli parla dei vantaggi dell’investire in settori diversificati Manuel Zanarini

uando i grandi mercati sono in crisi, un imprenditore lungimirante deve valutare bene quale strategia aziendale sia più adatta per superare la tempesta. Con la specializzazione della richiesta, l'offerta deve essere in grado di coprire quanti più segmenti possibili di mercato. A volte, prestando attenzione a nicchie di mercato poco coperte dai competitor internazionali, dove acquisire posizioni di rilievo anche a livello internazionale. Il settore dei rivestimenti e dei trattamenti dei metalli è un esempio indicativo di tale situazione. In questo quadro, abbiamo parlato con Tommaso Sardelli – titolare della TSM srl, azienda fondata nel 1966 – il quale ha perseguito la diversificazione come uno dei suoi obiettivi imprenditoriali primari. Ritiene che diversificare l'offerta sia fondamentale nel mercato attuale? «Sicuramente si, e la storia della mia azienda ne è un esempio. Ho iniziato nel 1966 come ditta individuale nel settore delle manutenzioni civili, ma, già nel 1980, mi sono attivato nei settori dei rivestimenti anticorrosivi, delle coibentazioni termoacu-

Q Tommaso Sardelli, titolare della TSM con la figlia Amanda Sardelli, Amministratore Unico dell’azienda di Brindisi. Nelle altre immagini, alcuni lavori dell’azienda www.tsmsrl.com

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stiche di impianti energetici e petrolchimici ed in quello aeronautico». Si è rivelata una scelta vincente? «Sì, siamo stati impegnati in lavori di estrema importanza, come la realizzazione della Centrale Enel di Brindisi e nel rewamping delle centrali di San Filippo del Mela (Me), Termini Imerese (Pa), Vado Ligure (Sv) e Rossano Calabro (Cs). Negli anni 90 AgustaWestland, azienda leader nella costruzione di elicotteri, decise di affidarmi le attività di verniciatura realizzate presso i propri stabilimenti di Brindisi, di Vergiate (Va) e di Cascina Costa (Va)». Avete continuato su questa strada? «Nonostante, dopo qualche anno, avessimo acquisito contratti pluriennali con Alenia e Aermacchi proponendoci come punto di riferimento per il mercato delle verniciature aeronautiche, abbiamo continuato a diversificare il nostro lavoro. Si pensi all'eolico: nel nostro Stabilimento di Brindisi, infatti, grazie ai cospicui investimenti degli ultimi anni, abbiamo trattato e continuiamo a trattare la maggior


Tommaso Sardelli

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Negli anni abbiamo continuato a diversificare il nostro lavoro, in modo da attenuare le fluttuazioni negative

parte delle torri eoliche destinate ai Paesi del bacino mediterraneo». È comunque possibile definire un settore di attività principale? «Siamo presenti in diversi settori, ma il nostro attuale core business è quello dell'aeronautica, e più specificatamente la nicchia di mercato rappresentata dai trattamenti superficiali, le sigillature e le verniciature». Operando in questa nicchia, è possibile uscire da una dimensione locale? «Nel nostro caso, ad esempio, negli ultimi anni, il baricentro delle attività si è progressivamente spostato verso le regioni del nord Italia, Piemonte, Lombardia e Veneto. In questo mercato così competitivo è nata l’esigenza da parte di più aziende del settore di associarsi

in distretti industriali per meglio cogliere le opportunità di mercato, di crescita professionale e cooperazione fra i soci; l’azienda ha partecipato infatti da vicino alla nascita del Distretto Aeronautico Pugliese, e ha aderito successivamente anche a quello Lombardo». A livello internazionale, esistono possibilità di sviluppo per le nostre imprese? «Fuori dall'Italia, molto spesso, manca il know-how industriale, ma possono esistere significative possibilità di crescita». Oltre alla diversificazione, quale aspetto è importante per essere competitivi? «Sicuramente la continua ricerca della qualità, in tutto il processo lavorativo, dalla scelta delle materie prime e delle attrezzature, fino alla gestione del processo stesso e delle risorse umane». Adottando tali strategie, avete notato risultati significativi? «Il 2009 è stato per noi un anno estremamente positivo, ma anche il 2010, nonostante la crisi che ha investito indistintamente tutti i mercati, non è stato avaro di soddisfazioni per l’azienda. Negli ultimi mesi infatti è stato messo a segno un importante risultato: l’acquisizione, a seguito di una gara con altre imprese, del contratto d’appalto di tutte le attività di verniciatura del sito Alenia Aeronautica di Caselle Torinese». Avete quindi aspettative positive per il futuro? «Vediamo prospettive rosee per l'avvenire, sia grazie alle solide basi gettate finora, che al lavoro del management aziendale. È già da qualche anno ormai, che sono egregiamente affiancato dalle mie figlie e posso affermare con mia grande soddisfazione che l’avvenuto passaggio generazionale, in questa azienda, ha prodotto esiti positivi». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 77


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La nuova veste del settore “vending” Riqualificazione, serietà e innovazione hanno permesso alla So.me.d. di diventare la prima azienda del Mezzogiorno nel distretto della ristorazione automatica. La parola al presidente Massimo Cobòl Nicoletta Bucciarelli

na delle ultime novità è denominata il “Frutteto”, progetto che consente il consumo di frutta fresca, prodotti biologici equosolidali e per ciliaci direttamente dai distributori. È la risposta della So.me.d., ovvero Società Meridionale Distributori Automatici, alle esigenze del mercato. Azienda nata nel 1990 in un piccolo deposito di 400 mq. sito a Bari, a distanza di 20 anni quella stessa realtà occupa oggi 150 addetti e opera in 5 sedi. La ditta barese negli anni si è specializzata nel settore della ristorazione automatica, nella somministrazione di bevande calde, fredde e snack attraverso distributori automatici. «I distributori» spiega Massimo Cobòl, presidente dell’azienda «sono ora presenti in molti canali come ospedali, aziende commerciali, aziende di

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produzione, scuole, banche, università, enti militari, enti pubblici, ipermercati, studi professionali, piccole attività e abitazioni. Quello che intendiamo garantire è un punto di ristoro che non lasci però da parte la qualità, importante per qualificare l’intero settore del “vending,”. Per questo motivo abbiamo deciso di affiancarci a dei partners prestigiosi. Attraverso la professionalità di tutte le nostre maestranze siamo riusciti a dare un notevole contributo alla riqualificazione di questo settore merceologico, troppo spesso considerato di bassa qualità, presentandoci con un 'vestito' diverso». Il capitale sociale di partenza era costituito da appena 20.000.000 delle vecchie lire ma i numeri del presente sono ben diversi. «Ho deciso di iniziare questa attività» prosegue il presidente Cobòl, «sollecitato da alcuni amici imprendi-

In apertura, uno dei distributori automatici della So.me.d. di Bari. Nella pagina accanto veduta esterna dell’azienda www.somed.it


Massimo Cobòl

tori del nord. Il primo anno abbiamo chiuso con 798.000 battute (consumazioni al distributore). Oggi la Somed ha un capitale sociale interamente versato di € 1.055.330 con oltre 150 addetti. Il nostro 2010 si è chiuso con un fatturato di € 20.000.000 a fronte di circa 50.000.000 di battute e le previsioni per l’anno in corso sono quelle di confermare lo stesso fatturato del 2010». Il settore del “vending” negli ultimi anni ha raggiunto livelli sofisticati dal punto di vista tecnologico. «Quando si parla d’innovazione, si intendono impianti tecnologicamente all’avanguardia, aree di ristoro attrezzate e arredate a seconda delle esigenze della clientela, sistemi informativi e di controllo capaci di monitorare in tempo reale 15.000 distributori». Specifica il presidente Cobòl che prosegue spiegando le differenti tipologie di ristorazione automatica che possono trovarsi. «La ristorazione automatica è divisa in due settori: quello dell’automatico e quello del semi automatico. Il primo è quello inerente ai distributori che erogano prodotti con l’inserimento di monete o tramite l’utilizzo di sistemi di pagamento elettronici. In particolare ci riferiamo a quei distributori che somministrano sia bibite calde che fredde sia gli snack. Il settore del semi automatico è quello relativo alle macchine più piccole che erogano esclusivamente prodotti caldi attraverso l’uso di una cialda. In particolare all’interno di questo settore possiamo contare su una collaborazione decennale con la Lavazza. Siamo inoltre concessionari esclusivi di Nespresso in Puglia». La So.me.d. è un’azienda certificata con sistema di qualità ISO9001:2008 e di autocontrollo Haccp. Così facendo igiene e sicurezza sono assicurate da controlli periodici e cadenzati. Le garanzie connesse ai prodotti somministrati dalla So.me.d.. ha reso la realtà pugliese più forte soprattutto nel periodo della crisi economica appena trascorso. «In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando»

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Quello che intendiamo garantire è un punto di ristoro che non lasci però da parte la qualità, importante per qualificare l’intero settore del “vending”

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sottolinea il presidente Cobòl, «compito dell’imprenditore è quello di non avere incertezze. Deve stare vicino alle maestranze, occupandosi quasi personalmente di ciascuno di loro. Deve far capire a tutti che bisogna rinunciare ai vecchi privilegi, bisogna lavorare meglio e accettare una maggior disciplina. Per questo sono solito dire “se prima pulivamo i nostri distributori, ora dobbiamo lucidarli”». Come specificato dall’acronimo che le fa da nome, la So.me.d.. ha un importante bacino d’utenza nel meridione. «Sul territorio» conclude il presidente Cobòl, «possiamo contare su circa 8.000 collaborazioni a fronte di 15.000 distributori installati. Operiamo attraverso 4 depositi, uno a Taranto, uno a Lecce, uno a Gricignano di Aversa e uno a Bari. Siamo riusciti inoltre a consolidare la nostra presenza nel Foggiano controllando al 60% la Dasti Vending, la società di riferimento nel settore in quell’area geografica con sede a Cerignola (Fg), inoltre stiamo intensificando la nostra presenza particolarmente in Campania e in Calabria». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 83


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Tra le maglie dell’economia globale Sartorialità e competenze industriali. Giuseppina, Emanuele e Luca Gerardi spiegano le evoluzioni del settore abbigliamento e la gestione dei processi determinanti della filiera Nicoletta Bucciarelli

rtigianato e sartorialità non rappresentano solo valori del passato ma sono più che mai attualissimi. Nascono nel solco della tradizione, ma non seguono strade già battute, cercano i sentieri più ignoti per spostare l’asta dell’eccellenza sempre più in alto. Riuscire a mantenere questi valori aggiunti all’interno di un capo d’abbigliamento a livello industriale è la sfida che da oltre 20 anni porta avanti la Tre Gi, azienda di Arnesano che unisce competenze sartoriali e realtà industriale. «Il risultato è la realizzazione di un prodotto industrializzato che mantiene intatta la cura dei dettagli e l’accuratezza della confezione. Per una produzione interamente italiana». Spiega Giuseppina Gerardi, titolare

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Immagini di fasi della produzione di capi d’abbigliamento realizzati da Tre Gi con sede ad Arnesano (Le)

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insieme ai fratelli Luca ed Emanuele Gerardi della realtà fondata da Giovanni Gerardi, padre del gruppo imprenditoriale con un’esperienza come sarto, specializzatosi poi negli anni '60 nella scuola milanese di sartoria. «In vent’anni d’esperienza» prosegue Giuseppina Gerardi, «ci siamo perfezionati nella lavorazione conto terzi d’abbigliamento maschile e femminile e, soprattutto, nella produzione di capi-spalla. Nella linea donna produciamo un campionario completo spaziando dal vestito, al tailleur, al giaccone, all’impermeabile, al capo realizzato con tessuti tecnici, fino al cappotto. Nella linea uomo invece il punto di forza è costituito dall’abito classico, affiancato da una linea semindustriale in cui rimane sempre presente la classicità del taglio tipicamente sartoriale e da una linea completamente industriale, che non mette in secondo piano in ogni caso la qualità né l’attenzione ai particolari. Il nostro stabilimento di circa 2.000 m², situato alle porte di Lecce, vanta oggi una capacità produttiva di oltre 30.000 capi a stagione. Internamente è organizzato e diviso nei reparti di creazione&sviluppo, taglio, adesivaggio, assemblaggio, stiro, controllo, finissaggio, magazzino e trasporto». L’accuratezza dei particolari e la qualità dei materiali e del prodotto finale ha portato l’azienda a partnership importanti. «Lavoriamo con Max Mara, Christian Dior, Louis Vuitton, Burberry, Dsquared, Loro Piana, Gucci e altri ancora». La competitività nel


Giuseppina, Emanuele e Luca Gerardi

settore dell’abbigliamento, in ogni caso, sta aumentando sempre di più. «Il nostro è un settore» prosegue Giuseppina Gerardi, «dove interagiscono imprese con strutture e livelli di integrazione verticale e orizzontale differenti, dove si infittiscono le interrelazioni con altri settori, dove la concorrenza assume sempre più un punto di vista internazionale, globale, dove le “regole del gioco” perdono i contorni. All’interno di questa fase di radicale trasformazione attuata dal settore in questo momento, noi intendiamo proporci in maniera

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Il nostro fiore all’occhiello è rappresentato dal capo double-face. Una lavorazione esclusivamente artigianale che consente di ottenere capi leggeri e di qualità

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innovativa andando a presidiare l’intera filiera del tessile-abbigliamento, dalla prototipia, alla produzione fino alla distribuzione e la vendita». Eppure, la realtà del leccese è arrivata a specializzarsi e presidiare ogni comparto della filiera negli ultimi anni, proprio in risposta alla concorrenza. «Per i primi mesi della nostra attività, ci siamo focalizzati soprattutto nella gestione dei processi determinanti della filiera del tessile-abbigliamento: processi riguardanti il concept del prodotto, ossia l’interpretazione delle esigenze del mercato attraverso lo studio e le previsioni delle tendenze moda e dei gusti del consumatore finale. Oggi invece, l’impresa così costituita, rappresenta la massima espressione dell’esternalizzazione delle attività. Cer-

chiamo di restare sempre attenti alle esigenze di mercato e dobbiamo essere efficienti nel cogliere, tra le maglie di un’economia globale, le migliori opportunità d’inserimento». Tra queste differenti opportunità d’inserimento c’è il capo double- face. «È il nostro fiore all’occhiello. Riguarda tutto ciò che è materialmente realizzabile con tessuti double face. Mi riferisco a giacche, giacconi, cappotti, mantelle, gonne, abiti e perfino pantaloni. La peculiarità del prodotto realizzato con questa tipologia di tessuti è quella di avere una lavorazione esclusivamente artigianale che consente di ottenere capi leggeri, confezionati con tessuti di altissimo livello come ad esempio il cachemire di Loro Piana o di Piacenza». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 89


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Preziosi dettagli italiani a sempre ammirato in Italia e all’estero, il made in Italy è, notoriamente, garanzia di qualità, nei più disparati settori. In particolare, quella tessile si riconferma una delle produzioni italiane più ammirate e, come confermano i recenti successi riscontrati al Pitti Uomo di Firenze, il settore sembra aver superato la crisi. Basti pensare come all’interno del comparto si registrino veri exploit, come quello dei lanifici che hanno già recuperato le percentuali pre-crisi e sono tornati, spesso migliorandoli, ai livelli del 2007. Ma il tessile di qualità, si sa, si distingue anche per decori e finiture, una componente fondamentale, non solo nell’ambito della moda, ma anche dei complementi di arredo e di personalizzazioni varie. Proprio questi sono i settori di interesse della Decorlab di Ugento, in provincia di Lecce, realtà leader nel settore del ricamo industriale classico combinato alle più ricercate tipologie di lavorazione come applicazioni tagliate al laser, decori cordel e paillettes. L’esperienza di Solidea Congedi. In quali segmenti di mercato è più attiva la Decorlab? «La nostra specialità è impreziosire i tessuti o i semilavorati, destinati ai settori dell’abbi-

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La qualità made in Italy traspare dai dettagli. Ecco perché il decoro di un tessuto rappresenta un fondamentale valore aggiunto. Nasce dalla creatività, ma anche dall’alta tecnologia Carlo Gherardini


Decorlab

In apertura, lo staff della Decorlab di Ugento (LE) con, al centro, Solidea Congedi, responsabile marketing e produzione. Nelle altre immagini, alcune lavorazioni realizzate dall’azienda www.decorlab.it

gliamento, delle calzature e dei complementi d’arredo. Quindi preponderante è il settore moda, abbigliamento e accessori, ma realizziamo biancheria per la casa, biancheria intima, beach-wear, calzature, interni auto e yacht, gonfaloni e stendardi». Può descrivere le tipologie di lavorazione all’origine dei diversi ricami? «Fondamentalmente l’attività di Decorlab si dirama in tre tipologie di decorazione. La prima è il ricamo industriale, con la ricerca di soluzioni produttive e stilistiche particolari; è un ricamo dagli effetti sorprendenti capace di dare un elevato valore aggiunto alle produzioni. Effettuiamo inoltre decorazioni laser e cordel, che consistono in incisioni tagliate al laser su svariati tessuti e applicazioni di cordoncini, paillettes e filati fantasia. Infine, realizziamo le classiche lavorazioni a mano: ricami artigianali con applicazione di perline e corallini, decorazioni con strass e borchie». Al di là della parte di lavoro più prettamente artigianale, quanto è importante anche lo sviluppo tecnologico? «L’investimento tecnologico e l’alta qualità dei macchinari sono fondamentali, così come l’informatizzazione delle tecnologie. Disponiamo, di macchinari multiteste, (in tutto 120 testate computerizzate in grado di lavorare sino a 1000 rpm) basati su tecnologie

giapponesi di ultima generazione che offrono la possibilità di realizzare splendidi decori, particolarmente adatti alla lavorazione di gonfaloni, bandiere e stendardi. Oggi le nostre macchine, oltre al ricamo classico, riproducono svariatissimi ricami: in rilievo, con applicazioni di cordoni di ogni tipo, fettucce, virgoline, catene, perline, paillettes, ricamo punto elastico, ricami con tagli laser. Ad arricchimento di ciò ci avvaliamo di ricamatrici effettuano dei ricami a mano, applicazioni di pietre e paillettes, uncinetto, intaglio». Qual è il valore aggiunto di questi tessuti? «Da sempre puntiamo a realizzare piccoli capolavori industriali, ottimizzando i costi e non rinunciando all’alta qualità made in Italy. Grazie al dinamismo e all’alta competitività, l’azienda è diventata leader nel suo settore e, tramite il costante aggiornamento, le capacità organizzative e la sinergia tra le persone, riesce a soddisfare tutte le richieste garantendo consulenza sulle ultime novità della moda, ricami con macchine d’ultima generazione e tempi brevi di consegna. La nostra offerta, infatti, va al di là della produzione: mettiamo a disposizione il nostro know-how affiancando i clienti nella ricerca di soluzioni stilistiche e creative per dare ulteriore impulso a nuove idee e fornire soluzioni sempre più ricche e ricercate». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 91


INFORMATION TECHNOLOGY

Nuove prerogative sul mercato dell’ICT Utilizzare le nuove tecnologie dell’ICT per trasformare le esigenze di piccole e grandi aziende in soluzioni di valore. L’analisi di Antonello Giordano Guido Puopolo n servizio completo, pensato per sostenere le imprese nei loro processi di crescita e sviluppo. È questo il core business di SIM NT, azienda di Bari nata nel 1996 dall’accorpamento di diverse realtà operanti nel settore dell’Information Technology. «Il nostro obiettivo è quello di implementare soluzioni ad elevato contenuto tecnologico, integrando, laddove necessario, prodotti e servizi diversi», sottolinea l’amministratore unico, Antonello Giordano. «Intendiamo caratterizzarci nell'ambito del mercato regionale dell'ICT non solo per le attività di commercializzazione di hardware e software – prosegue Antonello - ma, soprattutto, per la

U

98 • DOSSIER • PUGLIA 2011

capacità di rappresentare per le Pmi un punto di riferimento nella realizzazione di sistemi e infrastrutture complesse, per il supporto e l'ottimizzazione dei processi di gestione aziendali e per la capacità nell'utilizzo di tecnologie innovative e la loro integrazione nelle imprese». Un consulente globale, dunque, punto di riferimento per utenti con esigenze diverse, per la realizzazione di sistemi e soluzioni informatiche a elevato valore aggiunto. «In sedici anni di attività l'azienda è sempre stata orientata alla specializzazione, non limitandosi al semplice ruolo di venditore di prodotti ma acquisendo la capacità di fare consulenza. Abbiamo consolidato l'attitudine ad affrontare i problemi insieme ai nostri partner, evitando la tentazione di imporre soluzioni preconfezionate, e assumendo conseguentemente il rischio, e quindi i meriti, derivanti dal proporre metodi e soluzioni, piuttosto che prodotti a catalogo». Questo ruolo innovativo si è definitivamente consolidato negli ultimi anni, tanto da portare SIM NT a operare in ambiti estremamente eterogenei, dalla Pubblica amministrazione alle piccole e medie imprese, passando per grandi aziende a rilevanza nazionale. Con queste importanti realtà l'azienda ha collaborato alla realizzazione di strumenti e progetti in contesti quali i servizi sanitari, l'automazione di processi, e progetti di e-Governance. «In partico-


Antonello Giordano

lare abbiamo realizzato soluzioni applicative e fornito servizi per la gestione di infrastrutture di rete complesse, portali web per attività di natura commerciale e pubblicitaria, piattaforme integrate di comunicazione (mail, fax, sms, voice over IP) e servizi bancari, a testimonianza della solidità ormai raggiunta dal nostro gruppo», sottolinea Giordano. La convinzione che in un mercato complesso come quello dei servizi legati all'ICT l'autoreferenzialità possa nel tempo risultare dannosa, ha portato la SIM NT a creare rapporti di collaborazione con altre aziende, attraverso la partecipazione a reti di imprese e a consorzi, favorendo allo stesso tempo lo scambio di competenze con il mondo della ricerca universitaria, come spiega Giordano: «L'importanza dello sviluppo costante della conoscenza all'interno dell'azienda è reso evidente dall'investimento continuo in ricerca e innovazione, pari a circa il 6 per cento del fatturato annuo. Disponiamo inoltre di personale altamente qualificato e sottoposto a continuo aggiornamento, che rappresenta il nostro valore aggiunto». Così come per la stragrande maggioranza dei mercati, anche per quello dell’ICT l’impatto della crisi finanziaria ha spinto molte aziende verso un cambiamento di strategie, alla ricerca di nuove leve per fronteggiare questa negativa congiuntura economica: «Nel mercato dell'Information technology è in atto da tempo un processo di cambiamento strutturale, con il graduale spostamento dell'attenzione dai prodotti ai servizi e una progressiva tendenza alla consumerizzazione dell'ICT, grazie anche al paradigma tecnologico del Cloud computing, ultimo nato tra i figli della rivoluzione del w e b . Quello che ci

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Intendiamo rappresentare per le Pmi un punto di riferimento nella realizzazione di sistemi e infrastrutture complesse, per il supporto e l'ottimizzazione dei processi di gestione aziendali

d

proponiamo di fare è sostenere i progetti di cambiamento aziendali, creando team nei quali le risorse interne siano affiancate da risorse esterne specializzate, ponendo una particolare rilevanza ai ruoli di project e program management». I risultati ottenuti fin qui dall’azienda rappresentano un incentivo alla ricerca di soluzioni sempre nuove, con strategie molto chiare per il prossimo futuro: «Gli obiettivi nel prossimo triennio saranno pertanto quelli di consolidare la nostra capacità di offrire soluzioni integrate – evidenzia l’amministratore - con una particolare attenzione verso le piattaforme di supporto alla gestione aziendale (business intelligence) e la realizzazione di servizi integrati di collaborazione e gestione delle informazioni, con una particolare attenzione nei confronti delle tecnologie innovative, come ad esempio Cloud, Smartphone e Software-As-A-Service».

Antonello Giordano, amministratore unico della SIM NT di Bari www.simnt.it

PUGLIA 2011 • DOSSIER • 99


IL MERCATO DELL’AUTO

Una rivoluzione nel mercato dell’antifurto Da un grave problema sociale, quello dei furti d’auto, è nata un’idea che si è diffusa in tutto il mondo rivoluzionando il mercato di antifurto e bloccasterzo. Ne parla l’autore Emilio Lacirignola Amedeo Longhi

n Puglia, come in altre regioni italiane, i furti d’auto sono un grave problema che per anni è rimasto irrisolto, causando disagi a molti automobilisti. È da questa constatazione che è partito Emilio Lacirignola quando diversi anni fa, diciannovenne, rientrò nel suo paese, Fasano, dopo aver vissuto in Belgio insieme al padre minatore. «Il passaggio da Bruxelles, città all’avanguardia e cuore dell’Europa, a Fasano, cittadina del Sud, non è stato certo facile: una nuova cultura, un altro tipo di società e un diverso senso civico». Ciononostante Lacirignola si è rimboccato le maniche e, da autentico “self made man” ha trovato lavoro come carrozziere. «Un giorno mi sono fermato, chiedendomi cosa volessi fare da grande. Confrontandomi quotidianamente con le esperienze di molti in merito al problema dei furti d’auto mi venne l’idea di creare un antifurto. Lo spunto venne da una persona che aveva fabbricato per sé un sistema artigianale che in sostanza consisteva in un lucchetto applicato nella crociera dello sterzo. Il principio era semplice: non si può

I

Nelle immagini in basso, la sede dell’azienda, l’antifurto per veicoli commerciali Gatelock e il bloccasterzo Block Shaft Smart www.blockshaft.it

rubare un’auto senza girare il volante». È questa la svolta imprenditoriale: tutto ha inizio in un piccolo laboratorio artigianale a Fasano, in provincia di Brindisi, con pochi dipendenti e una produzione esigua, quasi esclusivamente su ordinazione. L’immissione sul mercato dell’antifurto trova però immediati consensi e il primo anno in cui è distribuito combacia con una riduzione del quindici per cento dei furti d’auto nelle province di Bari e Brindisi, prime zone di commercializzazione. «Era questo un segno inequivocabile dell’efficacia del prodotto», osserva Lacirignola. Correva l’anno 1995 e così era nata la Block Shaft srl. Nel 1997 la produzione assume carattere industriale: «Il prodotto subiva continue modifiche finalizzate a migliorarne l’affidabilità. La continua evoluzione migliorativa portò la Block Shaft srl al livello delle aziende europee più moderne, consentendole di conseguire le certificazioni più prestigiose». Oggi l’azienda vanta una produzione industriale robotizzata e gestita dalle più avanzate tecnolo-


Emilio Lacirignola

gie informatiche, si avvale di uno staff altamente qualificato, di una rete di circa quattromila installatori autorizzati su tutto il territorio italiano, nonché di reti commerciali internazionali nate dalle partnership con aziende del calibro di Mercedes Benz, Peugeot, Würth, Meccanocar e diverse altre realtà che hanno scelto i sistemi di sicurezza Block Shaft. «Le continue ricerche, l’esperienza maturata in oltre quindici anni di attività e il processo di innovazione tecnologica hanno permesso lo sviluppo di nuovi sistemi di sicurezza dedicati», ricorda Lacirignola. Un esempio dell’attività di ricerca e realizzazione di prodotti all’avanguardia è Block Shaft Smart. «Si tratta di un sistema di bloccasterzo ottimizzato e “cucito addosso” alla piccola e moderna autovettura del colosso tedesco», spiega Lacirignola. Ma il fiore all’occhiello è l’ultimo nato, l’indistruttibile Gatelock. «Il Gatelock – spiega Lacirignola – è un sistema di sicurezza per vano di carico dei veicoli commerciali. La sua struttura meccanica è costituita dal robusto corpo in acciaio sviluppato secondo geometrie che lo rendono inattaccabile contro le più frequenti tecniche di scasso. I lucchetti si applicano direttamente sui portelloni del veicolo da proteggere, impedendo così l’accesso non autorizzato al vano di carico». Il Gatelock, data l’indiscussa infallibilità, ha scatenato a livello internazionale un interesse che ha portato nuovamente la Block Shaft nel mirino dei più grandi colossi del settore. Sono nati, infatti, nuovi accordi di partnership con Mercedes Benz veicoli

Emilio Lacirignola, al centro nella foto, insieme allo staff della Block Shaft

commerciali, Peugeot, Würth, Meccanocar e molti altri, tanto che oggi è possibile installare Gatelock persino in Bolivia. «Inoltre – aggiunge Lacirignola – la qualità, l’efficacia e l’affidabilità del nuovo lucchetto per furgoni e del già noto Block Stem, antifurto meccanico per trattori, sono state testate e certificate dai più esigenti istituti di certificazione anglosassoni, cioè Sold Secure e Thatcham». Non più quindi solo sinonimo di “bloccasterzo”, ma una consolidata realtà produttiva e commerciale: «Offriamo soluzioni che vanno dalla sicurezza delle auto, a quella dei furgoni – conclude Lacirignola –, dalla sicurezza della casa, grazie al Gatelock per cancelli e serrande, alle serrature di sicurezza dal marchio Netoma, prodotte dall’omonima azienda appartenente alla famiglia Block Shaft e specializzata nella realizzazione delle componenti meccaniche». Non ultimo per importanza è il servizio di rigenerazione dei sistemi EPS: la Block Stem, altra sorella di Block Shaft, effettua infatti su tutto il territorio italiano la rigenerazione completa dei servosterzi elettrici di ogni marca e modello.


IL MERCATO DELL’AUTO

Evoluzioni nel mercato dei ricambi auto Un sito di e-commerce a cui tutti i partner possono accedere, un ottimo sviluppo del servizio post-vendita e una rete logistica ben strutturata. Questi sono gli obiettivi su cui ha puntato la Rimat per tenere il mercato nel periodo di crisi Emanuela Caruso

a Rimat si destreggia da oltre quarant’anni nella difficile distribuzione di ricambi per auto, potendo contare su una vasta area di competenza, l’intera Puglia e la provincia di Matera, e su un’ampia gamma di prodotti, la cui qualità è riconosciuta a livello nazionale e internazionale. A dimostrazione del suo andamento positivo, l’azienda ha chiuso il 2010 con un bilancio economico in linea, se non migliore, rispetto a quello dell’anno precedente, fattore che ha spinto il Politecnico di Torino a riconoscere la Rimat come una delle società economicamente più stabili del proprio settore in tutta Italia.

L

Da sinistra, Michele Pansini, Gianfranco Casalino e, nella pagina a fianco, Chris Hutchinson della Rimat Srl di Bitonto (Ba) www.rimatsrl.it

IL CUSTOMER SERVICE «“Più servizi, più soluzioni”, è questo – spiega

106 • DOSSIER • PUGLIA 2011

Gianfranco Casalino, titolare dell’azienda – l’obiettivo della Rimat Srl. Ci prefissiamo di offrire il più alto livello di customer service possibile. Uno dei metodi migliori per riuscire nell’intento è garantire un supporto post-vendita. Il ricambista viene assistito durante l’acquisto dai responsabili di prodotto e dai magazzinieri che, informandolo sulle caratteristiche tecniche peculiari di ogni prodotto, possono individuare in breve tempo l’articolo giusto». L’impegno nel raggiungere la missione aziendale, però, non si è concentrato solo nello sviluppo del post-vendita e nel corso degli anni la Rimat si è dotata di un ottimo servizio di logistica, che assicura una corretta gestione degli spazi e più di due consegne giornaliere. «Per velocizzare la fase di reperimento dei ricambi, - aggiunge Mi-


Gianfranco Casalino, Michele Pansini e Chris Hutchinson

chele Pansini, altro titolare dell’azienda – la società è stata fra le prime nel settore, in Puglia, a sviluppare un sito di E-commerce a cui tutti i partner possono accedere. Attraverso questo mezzo si ha la possibilità di ottenere informazioni come la disponibilità, il prezzo e le offerte di ogni prodotto in qualsiasi momento del giorno, anche in orario di chiusura». SVILUPPI STRATEGICI Il mercato dei ricambi per auto è in continua evoluzione e la Rimat, soprattutto negli ultimi cinque anni, ha apportato vari cambiamenti al suo interno al fine di riuscire a mantenere la leadership del settore. «Come prima mossa strategica – spiega il ragioniere Casalino, – sono stati introdotti ventuno nuovi marchi tra i brand già presenti. Per sostenere l’aumento di produzione e lavoro, nel 2009, abbiamo inoltre investito oltre un milione di euro, per rinnovare la struttura dell’azienda. Questo progetto, che ha preso il nome di “Adeguamento degli Spazi alle Nuove Esigenze Aziendali”, ha portato all’ampliamento degli uffici e alla realizzazione di nuovi spogliatoi, di un’ulteriore aula riunioni e di un centro didattico, con aula corsi e officina diagnostica, dove sono tenuti corsi di formazione con più di duecento partecipanti all’anno. Nel 2010 è stato anche realizzato un impianto fotovoltaico sul tetto della struttura». I.DI.A. Dal 2000, la Rimat è una dei soci fondatori

del consorzio I.di.a., a oggi composto in tutto da undici società, ognuna leader nella distribuzione di ricambi nella propria zona. «L’obiettivo con cui fu creata – chiarisce Chris Hutchinson, responsabile per il rapporto con I.di.a e tra l’altro presente nel Consiglio di Amministrazione del consorzio, – è di aiutare gli operatori indipendenti del ricambio auto per migliorarne l’immagine e la qualità del lavoro. Lo scopo è stato raggiunto attraverso lo sviluppo di attività promozionali, come fiere di settore, convention e incontri di aggiornamento, ma soprattutto grazie al progetto Point Service». Questo progetto fu lanciato nel 2001: si tratta di una rete di membri affiliati composta da circa quattrocento ricambisti e più di 2500 officine. Questo progetto ha aumentato le abilità professionali di tutti i membri in modo da renderli capaci di operare su qualsiasi auto presente sul territorio italiano. «Ogni socio – continua Chris, inserito da poco nel management aziendale della società e su cui si concentrano le speranze di una continuità futura – è responsabile del progetto Point Service della propria zona, quindi la Rimat, a oggi, gestisce quaranta ricambisti e più di centocinquanta officine affiliate in Puglia». Dal 2007 I.di.a fa parte dei soci di Temot International, presente in tutta Europa. «Far parte di questa organizzazione ci permette di avere rapporti anche con i fornitori europei e aumenta il “peso” della nostra azienda agli occhi dei clienti».

6,5 mln EURO

il fatturato della Rimat secondo il bilancio redatto a fine 2010

1 mln EURO

investimenti per il rinnovo strutturale e produttivo messo in atto a partire dal 2009

PUGLIA 2011 • DOSSIER • 107


FOCUS BARI

Un nuovo volto urbano Bari, tra le città più ricche del Sud, prepara tre milioni di euro per il potenziamento del trasporto pubblico. Una sfida, quella del sindaco Emiliano, che affianca il rilancio del turismo internazionale e la creazione di nuovi posti di lavoro Elisa Fiocchi

114 • DOSSIER • PUGLIA 2011

anti giovani, pochi stranieri sul territorio e un livello di ricchezza tra i più alti del Mezzogiorno. A tracciare il profilo di Bari è l’ultimo rapporto Censis, “Città a confronto”, che nelle valutazioni complessive si attiene a molteplici indicatori quali l’ambiente, la demografia, lo sviluppo e la mobilità. Un’analisi che comincia dalla popolazione, si sofferma sull’andamento del turismo e chiude con una serie di dati sul tenore di vita, il trasporto pubblico e la raccolta dei rifiuti. In quali settori, Bari vince la partita? I parametri che concernono il benessere parlano di un reddito medio annuale di 20.137 euro, con un livello di ricchezza tra i più elevati del sud Italia, assieme alla vicina Salerno. Anche

T


Michele Emiliano



Abbiamo creato un circolo virtuoso tra mobilità, attrattività, produzione, ambiente e turismo



comprare una casa nelle zone di pregio della città - Umbertina, Murat e Madonnella - costa 3mila e 500 euro al metro quadro contro gli 8mila e 500 di Milano. Eppure sempre in tema di vivibilità, altri fattori frenano la corsa di una città giovane e vivace, con il 13,5% della popolazione al di sotto dei 14 anni. «Il rapporto esprime una notevole potenzialità di Bari come città turistica che può sicuramente essere valorizzata attraverso investimenti nei settori della cultura, della formazione e del turismo» spiega il sindaco Michele Emiliano, che illustra i nuovi progetti per rilanciare l’immagine della città. Quali politiche hanno consentito a Bari di raggiungere elevati indicatori di ricchezza nel Mezzogiorno? «L’amministrazione comunale ha lavorato in questi Michele Emiliano, sindaco di Bari anni alla pianificazione strategica degli interventi da at-

tuare sul territorio, programmando le azioni in sinergia con i trenta comuni limitrofi. Questo ha consentito di finalizzare le azioni dei diversi attori pubblici e privati verso obiettivi condivisi. Mettendo in rete tutti i settori, abbiamo cercato di creare un circolo virtuoso tra mobilità, attrattività, produzione, ambiente e turismo. Creatività e capacità di innovare sono elementi centrali in questo processo, anche perché Bari con la sua università e il suo Politecnico è un riferimento nel settore della conoscenza e della ricerca scientifica». Le carenze emerse dal rapporto Censis riguardano le strutture ricettive e lo sviluppo industriale. Come intervenire in questi settori per facilitarne il rilancio? «La nostra politica è volta a rilanciare l’immagine nazionale e internazionale della città, non solo attraverso le grandi risorse di cui dispone (Basilica di San Nicola, Teatro Petruzzelli, centro storico, waterfront) ma anche attraverso un modello di sviluppo sostenibile attento al rispetto per l’ambiente, alla tutela della legalità, alla valorizzazione della bel-  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 115


FOCUS BARI

 lezza. Questo significa creare le condizioni ottimali di fiducia per investimenti futuri. In ogni caso, l’analisi del Censis non tiene conto dell’area metropolitana di Bari, infatti è qui che sorgono numerosi insediamenti industriali di grande rilievo». Dal punto di vista economico e occupazionale, si segnala una chiara prevalenza delle attività commerciali (Bari è in 42° posizione tra i 103 capoluoghi per numero di addetti nel commercio). Come giudica, in generale, i livelli occupazionali della città di Bari? «È una città di scambi per tradizione, luogo di incontro non solo per il commercio, ma anche per le persone, per le religioni, per i saperi. I dati sulla disoccupazione rispecchiano il quadro dell’intero Paese, pur attestandosi vicino alla media nazionale e, comunque, nella fascia meno problematica rispetto ad altre realtà del Mezzogiorno. Per dare impulso alla creazione di nuovi posti di lavoro l’amministrazione comunale ha programmato una serie di iniziative, sempre in sinergia pubblico-privato, che hanno già prodotto l’apertura di decine di grandi cantieri (cito ad esempio quello per l’asse nord-sud o i piani di 116 • DOSSIER • PUGLIA 2011

mln

INVESTIMENTI Il finanziamento complessivo destinato all’apertura di nuovi cantieri per la creazione di posti di lavoro

mila REDDITO

In tutto il Mezzogiorno, Bari registra buoni indicatori di ricchezza: il reddito medio annuale si attesta a 20.137 euro

riqualificazione urbana dei quartieri Japigia, San Marcello e San Girolamo) con investimenti complessivi superiori ai 500 milioni di euro, in gran provenienti da soggetti privati». I nuovi accordi sulla pianificazione urbanistica della città offriranno un migliore sviluppo sostenibile urbano. I tre milioni di euro destinati al terminal bus extraurbani come rivoluzioneranno l’assetto di Bari? «L’operazione della stazione dei bus extraurbani è un tassello del più ampio riassetto delle aree ferroviarie centrali, interessate da ingenti investimenti sull’ammodernamento delle linee ferroviarie e sulla loro trasformazione in linee metropolitane. L’obiettivo è potenziare il trasporto pubblico garantendo l’intermodalità (scambio tra ferrovia, autobus extraurbani e autobus urbani). Nello specifico, il progetto del terminal consente di eliminare la sosta impropria dei bus dalla viabilità cittadina e offre maggiori servizi ai pendolari (pannelli a messaggio variabile, orari, biglietteria, sala d’attesa) e un collegamento diretto con la stazione ferroviaria. Questo significa migliore efficienza e minori tempi di attesa».


Antonio Distaso

Una città vitale grazie al carisma del suo popolo anti giovani e ottime professionalità in termini di studi professionali privati dipingono il volto migliore di Bari, una città tuttavia ancora priva di quella visibilità necessaria ad accrescerne il prestigio e a trattenere i grandi talenti sul territorio. Il coordinatore regionale del Pdl, Antonio Distaso, punta il dito sull’altra realtà emersa dall’ultimo rapporto Censis e su un’amministrazione paralizzata, lontana da una politica incentrata alla valorizzazione e, quindi, alla libertà di intraprendenza. «Bari non riesce ad attirare le grandi realtà industriali o del terziario e i giovani universitari tendono a emigrare per trovare lavoro» afferma Distaso, che svela i retroscena di una città «sopravvissuta e tuttora vitale soltanto grazie alla straordinaria tempra di un popolo uso a far da sé». Una città, spiega, che potrebbe crescere di più. Come giudica la situazione economica sul territorio? «Il rapporto presentato a Bari lo scorso 29 giugno ha sancito che la città è relegata negli ultimi posti della classifica delle 103 città capoluogo. Sul piano della qualità della vita è caratterizzata da un elevato tasso di motorizzazione e da uno scarso ruolo del trasporto pubblico, nonché da una bassa percentuale di raccolta differenziata. Sul fronte dei redditi, ogni barese ha in banca 18 mila euro e ha un imponibile Irpef che supera i 20 mila. Ben altre prospettive si aprivano sotto la guida rigorosa e innovativa di Salvatore Distaso e Raffaele Fitto alla Regione, di Franco Sorrentino alla Provincia e di Simeone Di Cagno Abbrescia al Comune. Le svolte politiche successive hanno bloccato e fatto ripartire da zero i progetti in itinere: dalla valorizzazione del porto, con il completamento di “Marisa-

T

Secondo il deputato Antonio Distaso le attuali politiche hanno fatto perdere il passo a Bari: «Ben altre prospettive si aprivano alla “Milano del Sud” durante la primavera tatarelliana». Ecco i punti deboli di una città coraggiosa e creativa Elisa Fiocchi

bella”, al ricompattamento della città con il Antonio Distaso, mare (Punta Perotti, Torre Quetta), dall’am- coordinatore regionale del Popolo modernamento della viabilità e dei trasporti della Libertà (asse nord-sud, nodo ferroviario) alle grandi infrastrutture culturali (Petruzzelli, Margherita). Con il risultato di far perdere il passo alla città. Va detto che dei 30mila nuovi posti di lavoro promessi da Emiliano ai baresi nel 2009 a distanza di due anni non se ne intravede nemmeno uno». Le carenze riguardano in particolare le strutture ricettive e lo sviluppo industriale. Quali proposte di legge sono state valutate dal Pdl e verso quali settori s’indirizzano? «Il Pdl a livello nazionale si è mosso per sostenere il paese in un periodo di crisi e affrontare tutti quei nodi strutturali che lo ingessano. Di recente il decreto sviluppo ha previsto tre forme di sostegno all’economia  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 117


FOCUS BARI

 del Mezzogiorno. I primi due articoli, infatti,

86° POSTO

Bari si colloca in fondo alla classifica, su 103 Comuni, con 754 imprese attive su 10mila abitanti

-3,8 % LAVORO E’ il record nazionale di perdita percentuale di posti di lavoro in Puglia a fronte del -1,6% nazionale e del -2,2% del resto del Sud

prevedono il credito di imposta per la ricerca: in pratica a ogni impresa che investe in un programma di ricerca realizzato in collaborazione con le università, sarà riconosciuto un credito di imposta pari al 90% dell’investimento realizzato. Il successivo articolo 2 reintroduce il credito d’imposta per l’occupazione e per gli investimenti ovvero viene concesso un credito di imposta alle imprese che assumono stabilmente e che realizzarono nuovi investimenti per divenire più competitive. Nel settore turistico il provvedimento introduce i distretti turistico-alberghieri sul modello delle reti di impresa. I distretti costituiscono zone a burocrazia zero e si vedranno riconoscere tutta una serie di agevolazioni fiscali e burocratiche». In che modo queste politiche sapranno confrontarsi con quelle di carattere locale? «Intanto queste norme consentiranno di riattivare investimenti e di dare una risposta chiara e forte alla crisi economica. Purtroppo dovranno scontrarsi con politiche regionali e locali ostili allo sviluppo, segnate da tassi altissimi di vetero-ideologismo, che ci hanno fatto malinconicamente conseguire il record nazionale di perdita percentuale di posti di lavoro (-3,8 a fronte di un -1,6% nazionale e di -2,2% del resto del Sud), con una punta ancor più intollerabile per i laureati (-8,4% a fronte di un -1,6% e addirittura di un +0,1% del resto del Sud). Quanto alle infrastrutture,

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il metodo è quello riservato da Vendola al collegamento Maglie-Leuca, contro il cui ammodernamento è ricorso perfino alla giustizia amministrativa, mettendo a rischio anche un finanziamento di 200 milioni di euro. La regola è quella di delegittimare e contrastare sempre e comunque le politiche del governo nazionale, salvo poi implorarne il soccorso per evitare, con un “piano di rientro” lacrime e sangue in materia sanitaria, il “default” della Regione (rischio pubblicamente paventato dal suo assessore al Bilancio). Contro lo sviluppo va anche la politica fiscale oppressiva in cui si risentono gli echi del Padoa Schioppa de “le tasse sono bellissime” o del Bertinotti de “anche i ricchi piangano”, anche se poi a piangere per gli effetti nefasti del Vendolismo e dell’Emilianismo sono sempre e soprattutto i poveri». Bari si trova al 27° posto per quota di ragazzi in età 0-14 anni e mantiene un’alta presenza di giovani sul territorio. Quali politiche e proposte vanno a sostegno dell’occupazione giovanile? «In tema di politiche giovanili occorre da subito aprire un dibattito molto serio in grado di affrontare in maniera strutturale il problema. Un recente studio della Banca d’Italia analizza il nuovo fenomeno della migrazione da Sud a Nord e mostra che ci sono 140mila lavoratori al Nord che sono residenti nel Mezzogiorno: i nuovi contratti di lavoro atipici hanno generato il fenomeno del pendolari-


Antonio Distaso



Uno studio della Banca d’Italia conta 140mila lavoratori al Nord con la residenza nel Mezzogiorno



smo di lungo raggio. La fascia d’età con maggiore intensità migratoria è quella compresa tra i 25 e 34 anni e la quota di laureati è quasi tre volte quella rilevata nell’intero campione. Mai come in momenti di crisi il coraggio e la creatività dei giovani possono fare la differenza e mai come in questo momento siamo consapevoli del fatto che quante più persone saranno in grado di crearsi un posto di lavoro autonomamente tanto meglio sarà per l’Italia e l’Europa. Il governo ha inserito nella manovra una norma dove i giovani sotto i 35 anni che decideranno di costituire una nuova attività imprenditoriale pagheranno un’imposta ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività. Questo è il modo concreto di affrontare il problema della disoccupazione giovanile che relega il nostro paese agli ultimi posti nelle graduatorie europee. C’è un dato significativo del declino del nostro territorio e della ostilità sostanziale delle sue politiche di governo locale alle tematiche della promozione dei nostri giovani: la riduzione costante degli iscritti alle nostre università dopo decenni di crescita tumultuosa. Anche lì comanda la sinistra». Quale lettura offre dei valori occupazionali registrati sul territorio? «In questi anni abbiamo assistito a un forte risalto mediatico degli interventi per l’occupazione giovanile che in realtà non solo non hanno prodotto gli effetti sperati, ma hanno aumentato e, in alcuni casi, rinviato il problema. Abbiamo assistito a un susseguirsi di

slogan a cui non sono seguiti fatti concreti e il risultato è un enorme problema sociale che si manifesterà allo scadere del presente periodo di programmazione comunitaria. L’aver utilizzato i fondi comunitari ha sicuramente il vantaggio di aver dato ai giovani un’opportunità, ma mi chiedo come sarà possibile garantire a loro la stabilità al venir meno delle risorse che hanno generato questi interventi. In tema di politiche giovanili per il lavoro, invece, occorre coinvolgere da subito le università, pur con i loro limiti, e gli istituti superiori per cercare di creare una corsia preferenziale per permettere a tutti i giovani, almeno quelli più meritevoli, di lavorare da subito e con un contratto di lavoro di ampie prospettive. Questa è la vera sfida, ed è su questo che occorre lavorare tutti insieme». Come può Bari riprendere il passo verso un reale sviluppo? «La premessa perchè quanto detto sia ipotizzabile sta nell’attuazione di una politica complessiva di sviluppo, incentrata sulla valorizzazione e sulla liberazione dell’intraprendenza e della laboriosità naturali del “popolo di formiche”: esattamente quel che non è nelle corde dell’unico governo a guida comunista del mondo libero, ovvero il governo regionale di centrosinistra guidato da Vendola. Basti pensare che l’ultimo significativo investimento attratto in Puglia è l’Alenia di Grottaglie, che risale ai tempi della presidenza Fitto». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 119


FOCUS BARI

Comunicare il territorio e il prestigio di Bari Il nuovo presidente di Confindustria Bari, Michele Vinci, elenca il suo programma di rilancio partendo dal manifatturiero e chiede agli imprenditori vivacità e aggregazione per diffondere le eccellenze locali: «Contiamo 700 associati e vogliamo crescere ancora attraverso qualità e risultati» Elisa Fiocchi opo molti anni di attività associativa con incarichi a livello nazionale e locale, l’ingegnere Michele Vinci succede all’editore Alessandro Laterza alla presidenza di Confindustria Bari. Nel giorno della sua elezione, avvenuta il 23 giugno, Vinci - che è anche presidente e amministratore delegato dell’azienda meccanica Masmec Spa - ha immediatamente evidenziato il ruolo cruciale che occuperà il settore del manifatturiero all’interno di un programma teso alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. «Bari non parte da zero» ha affermato «eppure la cultura dominante non è ancora in grado di stimolare ed evidenziare sufficientemente le capacità e gli strumenti di cui disponiamo, e non mi riferisco solo al comparto manifatturiero». Riflettori puntati anche sul turismo, le infrastrutture e l’agroalimentare: il neopresidente indica la strada «per far uscire Bari allo scoperto». Come intende procedere a livello operativo per promuovere i marchi del territorio? «Innanzitutto è necessario attuare una comunicazione efficace, capace di far risaltare le qualità nascoste e non ancora

D Michele Vinci, presidente di Confindustria Bari

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valorizzate della città. Tante delegazioni dall’estero o provenienti dal nord Italia rimangono impressionate dal prestigio del nostro comparto meccanico, solo per fare un esempio. Il settore automotive si è sempre dimostrato all’avanguardia: in pochi sanno che a Bari è stato ideato il “common rail”, un’invenzione che ha rivoluzionato tutta la motoristica e che sempre qui sono state fondate alcune delle più famose aziende italiane del settore. Se poi ci soffermiamo sul patrimonio artistico e paesaggistico, dalla Cattedrale di Trani a Castel del Monte, non c’è da meravigliarsi che il trend turistico sia in aumento. Il mio compito sarà quello di far uscire allo scoperto questa città, anche attraverso l’organizzazione costante di eventi che facilitino un’inversione di cultura e di approccio al territorio. In secondo luogo, punterò sull’innovazione, aspetto sul quale Bari è risultata al secondo posto su 26 distretti per potenzialità e capacità progettuale. Il terzo punto cruciale è dato dalle infrastrutture, in continuo miglioramento da ormai un quinquennio. Dallo stadio San Nicola al nuovo aeroporto di Bari, fino al futuro dell’alta velocità, con investimenti da destinarsi, ad esempio, per la tratta Bari-Napoli che stenta ancora a decollare». Nel giorno della sua elezione, era presente anche il presidente nazionale Emma Marce-


Michele Vinci



Bari registra un aumento del turismo e conta sul settore automotive, molto forte e all’avanguardia

gaglia. Su quali argomenti c’è stato ampio confronto? «Ha espresso condivisione e apprezzamento per l’ottimismo - ben lontano dalla fantasia con cui guardo al progetto di rilancio del manifatturiero. Germania, Stati Uniti e Francia si stanno già adoperando in questa direzione mentre purtroppo il nostro Paese è ancora concentrato su altri temi politici».



Come giudica lo stato di salute delle industrie baresi? «Alcuni settori vivono una fase di ripresa, altri scricchiolano ancora, ma in linea generale siamo avvolti da un’atmosfera positiva, lontana da ogni pessimismo. Sarà necessario continuare a lavorare soprattutto in campo nazionale, dove alcuni settori, come l’automotive, faticano a investire rispetto alle attività e agli investimenti indirizzati all’estero». Quali altre opportunità saranno colte da Expo 2015? «Il rapporto di collaborazione intrapreso tra il capoluogo pugliese e il comitato organizzativo dell’Expo 2015 non può che vivacizzare il territorio e stimolare il tessuto imprenditoriale a farne parte. Il protocollo punta alla valorizzazione dell’agroalimentare e del turismo religioso, ma darà respiro e prestigio a tutti i comparti. Grazie ai risultati e alla qualità di questa e altre iniziative non potrà che allargarsi la nostra base associativa, che ora conta 700 adesioni. Tutto ciò sarà possibile solo offrendo qualità e coinvolgimento». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 121


FIERA DEL LEVANTE

La vetrina del Mediterraneo apre i battenti Come ogni anno la Fiera del Levante apre le porte di Bari al confronto imprenditoriale internazionale. Per il presidente dell’ente fieristico, Gianfranco Viesti, l’evento è un punto di riferimento per le imprese e gli espositori e riunisce anche personalità scientifiche, politiche, economiche e imprenditoriali di primo piano Nicolò Mulas Marcello iunta alla settantacinquesima edizione, la Fiera del Levante si conferma l’evento fieristico per eccellenza del Mezzogiorno e mantiene il suo ruolo ti ponte tra le imprese del bacino del Mediterraneo. L’appuntamento di Bari è come sempre l’occasione per scoprire le novità di varie realtà imprenditoriali e rappresenta un momento di confronto tra gli oltre 2.000 espositori e la domanda nazionale e internazionale rappresentata da oltre 1 milione di visitatori. Importante è il contributo che la fiera dà in termini di attenzione alla sostenibilità ambientale. « Grazie a un accordo con Enipower – spiega Gianfranco Viesti, neopresidente della Fiera del Levante – anche il nuovo padiglione modulare di oltre 18mila metri quadri è dotato di

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un tetto fotovoltaico che produrrà oltre un megawatt di energia». Quali sono i rapporti tra Fiera del Levante, università e altre istituzioni scientifiche presenti sul territorio? «Tra i compiti della Fiera del Levante rientrano la promozione economica, lo sviluppo delle imprese e il sostegno al tessuto connettivo locale attraverso una sintesi di azioni che concilia le esigenze di più settori e di diverse categorie. La sfida di oggi - la globalizzazione dei mercati - impone di “fare sistema”, di accrescere le competenze, di velocizzare i processi, di migliorare infrastrutture e servizi. Per raggiungere questi obiettivi è necessario operare in sinergia con le categorie economiche e gli altri attori locali. In particolare, la Fiera ha collabo-


Gianfranco One catViesti telep



Il rilancio della Fiera passa attraverso la modernizzazione e la valorizzazione del suo patrimonio, l’esportazione di servizi e know-how



rato fortemente con le università e le altre istituzioni scientifiche per arricchire i momenti di confronto durante manifestazioni come la Campionaria, Agrilevante, il Festival dell’Innovazione o Smau Business. Sono certo che queste alleanze strategiche si rafforzeranno ulteriormente in futuro». Quanto incide sull’indotto economico del territorio la Fiera del Levante? «L’indotto complessivo è considerevole e a questo bisogna aggiungere l’alto volume d’affari delle varie manifestazioni che si alternano nel corso dell’anno. Siamo però in un momento difficile. Colpa della fortissima recessione che stiamo attraversando, delle difficoltà persistenti dell’economia italiana, del disinteresse crescente alle politiche per lo sviluppo del Sud, della trasformazione epocale del ruolo delle fiere in tutta Europa, del profondo cambiamento nel significato e nell’utilità delle “esposizioni” nell’era di internet. In questo contesto il rilancio della Fiera passa attraverso la modernizzazione e la valorizzazione del suo patrimonio, l’esportazione di servizi e know-how verso altre regioni e l’estero, la capacità di attrarre sempre più visitatori, espositori, congressisti, investimenti e di creare la massima ricaduta possibile sull’economia regionale». Parliamo di sostenibilità ambientale. Quale contributo può dare l’evento fieristico in questo senso? «Un contributo molto significativo. Innanzi-

Gianfranco Viesti, presidente della Fiera del Levante

tutto non si può non ricordare che in ambito energetico siamo senza dubbio una regione all’avanguardia. In Puglia il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili costituisce uno di quelli a maggiore sviluppo. Non a caso abbiamo il primato nazionale sia nella produzione solare che in quella eolica, ESPOSITORI L’ammontare di mentre siamo secondi per la produzione da stand presenti alla biomasse. Anche la Fiera non è rimasta indifFiera del Levante ferente al tema della sostenibilità ambientale. Grazie a un accordo con Enipower si è proceduto all’installazione di un impianto fotovoltaico sulle coperture di alcuni padiglioni espoEURO sitivi, per una potenza complessiva di 670 kWp Il Pil complessivo e un risparmio per l’ambiente di 532 tonnellate dei paesi della fascia di CO2/anno. Anche il nuovo padiglione momediterranea che va dal Marocco dulare di oltre 18mila metri quadri è dotato di alla Turchia un tetto fotovoltaico che produrrà oltre un megawatt di energia. Siamo, del resto, consapevoli che il fotovoltaico costituisce oggi una delle energie rinnovabili più diffuse, uno strumento imprescindibile per assicurare il controllo delle emissioni inquinanti e una forma di investimento redditizia». Quali sono oggi i principali interlocutori dell’Italia per i quali la Fiera del Levante costituisce la naturale porta di passaggio? «La Fiera deve essere un punto di riferimento per le imprese e gli espositori che qui da noi possono venire a contatto non solo con la domanda interna - che sta diventando più selettiva e incerta a causa della crisi - ma anche con 

mila mld

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FIERA DEL LEVANTE



Per poter attrarre nuovi capitali esteri, è necessario anche che venga portata avanti una politica innovativa

 quella internazionale visto che il nostro ente può facilitare l’apertura e la proiezione internazionale delle pmi. È fondamentale, poi, intercettare la domanda congressuale e dare linfa a un indotto che coinvolge in modo consistente i settori della ricezione, della ristorazione, dei convegni scientifici e dei servizi in generale. Per questo mettiamo a disposizione sempre più spazi per riunire personalità scientifiche, politiche, economiche ed imprenditoriali di primo piano». La Fiera del Levante come sostiene e promuove l’espansione internazionale e la cooperazione euromediterranea delle imprese

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del territorio? «È necessario partire da alcuni dati. La regione territoriale che si affaccia sul Mar Mediterraneo e che va dal Marocco alla Turchia conta 284.000.000 di abitanti, un peso demografico simile a quello degli Stati Uniti. Il Pil cumulato ammonta a 1.444 miliardi di dollari, un dato equivalente al prodotto complessivo dell’India e a un terzo di quello cinese, ed è cresciuto tra il 2004 e il 2009 del 22,4%, ossia del doppio rispetto alla crescita media dell’economia mondiale (+11,5%). Occorre, allora, sfruttare la grande vitalità geo-economica di quest’area, che pure sta vivendo momenti difficili a causa dei nuovi equilibri politici in alcuni Paesi. Ma, per poter attrarre nuovi capitali esteri, è necessario anche che venga portata avanti una politica innovativa, attenta al territorio, basata su un apporto di ricerca e conoscenza e che integri in una strategia comune industria, trasporti, sicurezza, legalità e occupazione. La Fiera continuerà ad avere un rapporto privilegiato con i paesi del Mediterraneo attraverso forme di partenariato, iniziative sinergiche e trasferimenti di knowhow e tecnologie moderne».


MERCATI ORIENTALI

Tutte le opportunità commerciali dell’Oriente L Hong Kong costituisce una sorta di passaggio obbligato per chi decide di esportare in Oriente. La posizione strategica e la possibilità di condurre affari in modo libero sono alcune delle opportunità di questo mercato illustrate da Gianluca Mirante Nicolò Mulas Marcello

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a crisi economica mondiale ha avuto effetti negativi anche in Asia, ma dopo il passaggio a vuoto degli anni 20082009 le economie asiatiche, molto dinamiche, non hanno tardato a riprendersi. L’associazione Italia-Hong Kong è nata proprio per favorire le esportazioni in questo paese, considerato porta dell’Oriente. «La Cina – spiega Gianluca Mirante, direttore Italia di Hong Kong Trade Development Council – si è risollevata appoggiandosi al grande mercato interno tendendo a non essere particolarmente dipendente dalle esportazioni. Hong Kong ne è uscita bene e adesso i tassi di crescita sono tornati a essere quelli che erano prima della crisi».


Gianluca Mirante

LE IMPRESE ITALIANE GUARDANO A ORIENTE ondata a Bari nel 1924, la Camera di Commercio Italo Orientale promuove e favorisce le relazioni economiche tra l’Italia e i Paesi esteri, con particolare riguardo a quelli Orientali e Mediterranei, tra cui Albania, Bosnia, Corea, Giappone, Hong Kong, Montenegro, Serbia, Taiwan, Turchia, Ungheria e Ucraina. L’ente offre, infatti, diversi servizi di informazione e agevolazione per chi desidera saperne di più ed esportare i propri prodotti senza rischi nei mercati orientali. «L’obiettivo è quello di “mettere in rete” le imprese iscritte e a questo scopo diviene cruciale l’informazione – dichiara il presidente Antonio Barile –. Basti pensare alle notizie che forniamo sulle gare di appalto internazionali, agli aggiornamenti politici, economici e legislativi relativi ai mercati esteri. Inoltre, offriamo servizi a costi ridotti per quanto riguarda traduzioni e interpretariato, ricerche e analisi di mercato, missioni economiche oltre confine, consulenze legali e fiscali, anche da parte di enti specializzati, e certificazioni di qualità». Molte sono le iniziative che l’ente organizza al fine di per mettere in contatto gli esportatori italiani con i buyer orientali. A questo proposito, tra i nuovi progetti in programma, la Camera di Commercio Italo Orientale ha organizzato una missione economica a Hong Kong dal 24 al 28 ottobre 2011.

F

L’economia della Cina continua nella sua incredibile espansione con tassi che superano di gran lunga il resto del globo. Come occorre muoversi per evitare i rischi che questo mercato nasconde? «Sicuramente occorre avere un quadro aggiornato della situazione il più possibile preciso e corretto, soprattutto nel caso delle pmi. Il suggerimento che posso dare è senz’altro quello di passare attraverso Hong Kong, in quanto essa è la porta d’accesso privilegiata per entrare in Cina. Questo è un passaggio rivolto soprattutto alle piccole e medie aziende che non sono in grado di gestire il rischio. Ciò significa che hanno bisogno di un partner commerciale affidabile, che conosca perfettamente le dinamiche che sono presenti nell’enorme mercato cinese. Ricordiamo che la Cina conta 1,5 miliardi di persone e una eterogeneità nell’ambito delle singole province che a fatica sarebbe possibile conoscere da parte di una piccola azienda italiana. Per questo motivo noi consigliamo di passare attra-

verso Hong Kong». Quali sono i nuovi programmi per aiutare le pmi italiane a confrontarsi con il mercato cinese in modo sicuro? «Sostanzialmente Hong Kong offre una serie di garanzie già consolidate, come il fatto di avere regole chiare e la possibilità di condurre affari nel modo più libero possibile chiaramente rispettando delle regole, poche ma sicure. Hong Kong è da sempre l’economia più libera al mondo, lo è da 17 anni, ed è un ambiente votato alle attività commerciali. È una piazza internazionale e alle aziende italiane quello che viene richiesto è sicuramente la possibilità di avere maggior presenza di brand nostrani. Non parlo semplicemente di marchi di moda della primissima fascia di mercato, ma di tutti quei marchi di seconda fascia innovativi e già affermati nel panorama italiano ma che non hanno la possibilità economica di affrontare quel tipo di mercato. Studiando un opportuno business plan si possono ottenere ottimi risultati. Hong Kong conta 7 milioni di abitanti ma è una delle capitali mondiali dello shopping di lusso e gode di una presenza annuale di 36 milioni di visitatori, di cui 23 provenienti dalla Cina Popolare. La nuova classe benestante della Cina Popolare si reca a Hong Kong per effettuare acquisti di brand internazionali e l’Italia ne fa parte a pieno titolo non solo per quanto 

Gianluca Mirante, direttore Italia di Hong Kong Trade Development Council PUGLIA 2011 • DOSSIER • 127


MERCATI ORIENTALI

 

Abbiamo riscontrato che molti sono gli italiani presenti alle nostre fiere ad Hong Kong  riguarda la moda ma anche il vino. Hong Kong delle merci, dei prodotti, e dei servizi è stata li-

mln VISITATORI

Il numero complessivo di visitatori che si reca ad Hong Kong ogni anno

1984 NASCITA L’anno di nascita dell’associazione Italia-Hong Kong

ha, infatti, abolito i dazi sule importazioni degli alcolici al di sotto del 30% di gradazione e il vino rientra in questa categoria perciò stiamo riscuotendo un enorme successo». Quali sono le possibilità che offre Hong Kong per l’export italiano? «È chiaro che i beni di lusso sono quelli che vanno per la maggiore in termini di richiesta interna. Non dimentichiamoci che l’import di Hong Kong diventa poi un re-export in varie parti dell’Asia. Questo perché Hong Kong è anche un hub logistico di straordinaria importanza. Ha l’aeroporto cargo numero uno al mondo e il terzo porto merci». Spesso sono i dazi imposti sulla merce introdotta nel mercato cinese a scoraggiare molti esportatori italiani che, tuttavia, vendono a distributori con base in Hong Kong. La situazione è in fase di miglioramento da questo punto di vista? «Sta gradualmente migliorando. Il vantaggio di Hong Kong è quello di importare senza dazi in quanto è un porto franco e grazie a un accordo firmato nel 2004 tra il governo di Hong Kong e quello di Pechino, chiamato Cepa (Closer Economic Partnership Arrangement), gran parte

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beralizzata. Ciò significa che se la merce transita attraverso Hong Kong e il 30% del valore del bene o del servizio è fatto a Hong Kong, può essere esportato verso la Cina senza dazi. Questo agevola non solo le aziende locali ma anche quelle estere che hanno una base in città». Come si inserisce l’associazione all’interno della Fiera del Levante? «Hong Kong Trade Development Council ha al suo interno un’associazione formata nel 1984 da imprenditori italiani chiamata Italia-Hong Kong proprio per agevolare tutti gli imprenditori che vogliono avvicinarsi al mercato cinese e hanno bisogno di una serie di consulenze e di informazioni aggiornate che possano permettere loro di affrontare quei mercati senza rischio. La nostra presenza alla Fiera del Levante è ormai fissa da diversi anni e serve come punto d’incontro per dare informazioni ai visitatori. Non ci dimentichiamo che l’ente HKTDC è anche l’ente fiera di Hong Kong. Abbiamo riscontrato che molti sono gli italiani presenti alle nostre fiere di Hong Kong. La Fiera del Levante serve proprio a promuovere questo tipo di iniziative che hanno riscontrato molto successo da parte degli espositori italiani».


UMPTEENE OFICES GIOVANI IMPRESA T

I giovani pugliesi alzano la voce e guardano lontano «È tempo di occuparci del futuro dell’Italia, ostaggio di egoismi generazionali e della gerontocrazia, pericoloso blocco per la crescita». Dario Polignano, presidente dei giovani industriali pugliesi, coglie l’invito di Jacopo Morelli Renata Gualtieri

al rapporto annuale di Banca d’Italia dello scorso giugno sull’economia regionale emerge che la debolezza dell’attività economica si è riflessa in un quadro occupazionale ancora preoccupante: le condizioni del mercato del lavoro appaiono simili a quelle delle altre regioni meridionali, ma più gravi rispetto al resto del Paese, e ritardano la ripresa della domanda interna. Nel 2010 gli occupati sono diminuiti in Puglia di altre 15.000 unità, portando la perdita complessiva dall’inizio della crisi a circa 64.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è aumentato al 13,5%; in una famiglia su cinque nessuno dei componenti in età lavorativa ha un’occupazione. Anche nel 2010 la congiuntura economica ha colpito con minore intensità l’occupazione femminile e più gravemente le fasce giovani. Il numero dei giovani che non lavorano e non studiano è aumentato; questa condizione riguarda oggi circa un giovane pugliese su tre. Dario Poli-

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gnano, a capo dei giovani di Confindustria Puglia, indica la sua strada per la ripresa. Con quale approccio il gruppo da lei guidato affronterà le grandi priorità che caratterizzano gli scenari socio-economici regionali? «Il vero problema non è pensare a come approcciarsi ma iniziare a operare prendendo come esempio i Paesi più industrializzati del nostro, investire, incentivare e supportare le aziende verso ricerca e innovazione. Bisogna poi mettere la gente competente al posto giusto, dagli assessori ai tecnici. Abbiamo una classe politica vecchia e i pochi giovani che emergono ci riescono perché pilotati dai senior. I risultati di oggi sono frutto di scelte sbagliate. Prendiamo la precedente finanziaria: mentre noi varavamo una manovra da 24-25 miliardi, frenati dai sondaggi pre elettorali, la Germania ne varava una da 80 miliardi. Il risultato è che in Germania la crisi ha iniziato ad affievolirsi già dai primi mesi del 2010 e il tasso di disoccupazione giovanile è in costante diminuzione da più di un anno, cosa che di certo

Dario Polignano, presidente del gruppo Giovani imprenditori di Confindustria Puglia


Dario OnePolignano cat telep

non avviene da noi, dove è in costante aumento, e non c’è interesse per il futuro dei giovani che oggi a 30 anni ancora non hanno una professione avviata». Sebastiano Caffo, in occasione della sua elezione a presidente del Comitato interregionale del Mezzogiorno dei giovani imprenditori di Confindustria, ha sottolineato come sia necessario aiutare le aziende avviate da giovani, riducendo le imposte nei primi anni di attività. Cosa altro frena lo sviluppo imprenditoriale giovanile del meridione? «È il nostro sistema che arranca. Negli Stati Uniti, invece, se un cittadino ha un’idea valida e la espone alle banche gli viene assicurato dall’istituto di credito tutto quello che serve, programmando anche la sua uscita dall’assetto societario. In Italia se un trentenne va in banca e chiede 5.000 euro sicuramente, in assenza di garanzia quali un lavoro stabile, non li riceve. Ciò è dovuto anche alla mancanza nel nostro

paese di leggi che tutelano l’imprenditorialità». Il presidente Jacopo Morelli ha sottolineato che il futuro dell’Italia inizia dai banchi di scuola. Quanto occorre potenziare la qualità dell’insegnamento universitario pugliese? «È essenziale su tutto il territorio nazionale, non solo in Puglia. Di più, se non ci si uniforma agli standard mondiali non si va da nessuna parte. In Italia si fa difficoltà a trovare anche asili nido in cui le maestre parlano l’inglese, cosa che negli altri Paesi è d’obbligo, anzi viene prima di quella locale. Ci sono delle scuole che si sono adeguate, ma la maggior parte di queste si trova al Nord». Su quale settore, tra le eccellenze dell’economia del territorio, devono puntare i giovani pugliesi per poter guardare con più fiducia al futuro? «Il nostro futuro è nel turismo. Non sono però sfruttate totalmente le potenzialità di città come Taranto, che è stata la Capitale della Magna Grecia e ha un mare meraviglioso. Ad esempio ci sono pochissimi alberghi, e non si valorizza il Museo della città. Bisognerebbe creare poi una rete ferroviaria che metta in comunicazione tutte le province con gli aeroporti di Brindisi e Bari per favorirne il loro utilizzo quotidiano, anche d’inverno». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 139


PIERNICOLA LEONE DE CASTRIS Presidente di ConямБndustria Lecce


CONFINDUSTRIA

Un nuovo impulso per le imprese di Lecce a assunto l’incarico da poco, ma è già al lavoro per ottimizzare la gestione dell’associazione e i rapporti con le varie realtà del territorio come le università, le istituzioni, il mondo ecclesiastico e i sindacati. «Stiamo lavorando – spiega Piernicola Leone De Castris, neo presidente di Confindustria Lecce – per pianificare insieme azioni che, in una situazione generale di difficoltà, contribuiscano a far sì che anche il Salento riprenda una crescita che negli ultimi anni non c’è stata. È importante avere all’interno del consiglio direttivo la rappresentanza di oltre dieci settori, ciò permetterà un monitoraggio molto più preciso rispetto al passato delle istanze dei vari soci. Questo perché i consiglieri vengono da sezioni distinte, pertanto ognuno porterà un contributo diverso da quello degli altri». Nel prossimo triennio lei sarà a capo di un sistema im-

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«Occorre credere in se stessi e anche in un sistema bancario che dia più fiducia alle idee degli imprenditori, inoltre serve un fisco più equo e una burocrazia meno asfissiante». Questa è la ricetta di Piernicola Leone De Castris per risollevare le imprese locali Nicolò Mulas Marcello

prenditoriale che ripone fiducia nel turismo. Quali altri settori possono trarre vantaggio da questa politica? «Il turismo, come ho elencato nel programma che ho presentato in assemblea pubblica, è un settore unificante in quanto una maggiore pre-

Sotto, Piernicola Leone De Castris, presidente di Confindustria Lecce


Piernicola Leone De Castris

tempo. Occorre senz’altro anche un fisco più equo e meno invasivo in quanto ci sono aliquote ingiuste per un’impresa che vuole investire sul territorio. Sono poche, infatti, le imprese extra locali che vengono a investire nel Salento in quanto ci sono aree europee in cui è più conveniente fare impresa. Se siamo nella Comunità europea credo che sia giusto non essere in condizioni Bisogna credere nel ruolo sociale dell’impresa peggiori di altri. Inoltre, un e mettere le imprese al centro dell’attività elemento di freno per la credel territorio scita economica è rappresentato da una burocrazia asfissiante che non favorisce senza di turisti sul territorio dovrebbe com- l’apertura e lo sviluppo delle imprese. Ci sono portare una crescita anche degli altri comparti. casi in cui questo non avviene, ma spesso l’imSicuramente al turismo si può affiancare prenditore trova difficoltà a interloquire con la l’agroalimentare, settore da cui vengo anche io, pubblica amministrazione». ma i comparti sono tanti: dalla sanità, che è Qual è la sua valutazione del Piano strauna presenza molto importante in Confindu- ordinario per il lavoro messo in atto dalla stria, a quello tradizionale dell’edilizia, alla Regione? meccanica e tanti altri». «È importante che si dia credito sia al lavoro A oggi il “sistema imprese” beneficia del che al mondo dell’impresa. Credo che le due 42,5% degli impegni di spesa sul totale del cose vadano insieme perché sia gli imprenditori Fondo europeo di sviluppo regionale 2007- che i lavoratori sono uno accanto all’altro nel 2013. Cosa occorre fare in più per soste- percorso che viene intrapreso. Occorre vedere nere le imprese nella crisi? poi concretamente come verrà attuata questa «I fondi sono un elemento in più, nel senso che prospettiva, ma sicuramente è un segnale al un’azienda può essere aiutata se ha anche dei fi- quale noi guardiamo con attenzione perché nanziamenti ma l’imprenditore fa il suo la- serve conoscere bene la direzione nella quale si voro a prescindere da questo. Occorre credere vuole andare. C’è bisogno di meno steccati molto in se stessi, e anche in un sistema ban- ideologici rispetto al passato e un mondo che cario che dia più fiducia nelle idee degli im- guardi di più al futuro. L’occupazione non si prenditori e non soltanto nello stato patrimo- crea per decreto, la si crea attuando i presupniale. In tanti altri paesi vengono finanziate le posti perché le imprese possano lavorare e farlo idee se queste sono considerate lungimiranti bene, in quanto se non c’è lavoro le aziende nel tempo. Ci sono insomma varie compo- chiudono. Bisogna credere nel ruolo sociale nenti per questo penso che non possiamo affi- dell’impresa e mettere le imprese al centro deldarci solo a forme di finanziamento che ci l’attività del territorio. Questo è un desiderio sono state ma che non saranno illimitate nel e una funzione di Confindustria Lecce».





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AGROALIMENTARE

«Una lenta e favolosa rivoluzione» Su piccola scala torna in voga la bottega vecchio stile, mentre sul piano internazionale le eccellenze nostrane trovano un nuovo modo per farsi conoscere. Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, lancia una proposta: «Che sia il tricolore il vero e unico simbolo dell’autentico made in Italy» Paola Maruzzi

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l pollo arrosto, il Rustico, il Parmigiano Reggiano 24 mesi, il prosciutto crudo, i ravioli freschi confezionati dal pastificio interno, la gazzosa Lurisa, l’aceto balsamico, tutto il ventaglio di oli extravergini e, tra i dolci, il torrone piemontese: è la classifica dei prodotti italiani più venduti nel cuore di Manhattan, all’interno del “presidio” newyorkese di Eataly. Che si tratti di una vetrina internazionale lo dicono i numeri: i visitatori oscillano dai 6mila ai 12mila durante la settimana, per sfiorare le 20mila presenze durante i weekend. L’America è il secondo paese straniero a

I


Oscar Farinetti



I prodotti di qualità devono essere facilmente reperibili e alla portata di tutti

 In apertura, interno di Eataly Daikanyama, in Giappone. A fianco, Oscar Farinetti. Sopra, la 5th Avenue, a Manhattan, su cui si affaccia la vetrina di Eataly

entrare nelle rete eatalyiana in Giappone si contano già sei punti vendita, di cui ognuno registra un fatturato di circa 10 milioni di euro all’anno mentre dentro i confini nazionali, dopo Torino, Milano e Bologna è probabile che si aggiunga anche Bari. Eppure Oscar Farinetti, l’ideatore del progetto, ci tiene a precisare che non si tratta né di una catena né, al contrario, di un circuito di nicchia. Per comprendere cosa stia accadendo bisogna andare più a fondo nell’universo dell’agroalimen-

mila PRESENZE

È la media di visitatori giornalieri che, durante i weekend, entrano nel negozio di Eataly New York

193 PRESÌDI

È il numero di prodotti italiani tutelati da Slow Food. Quello dei presìdi è un fenomeno che, dopo dieci anni di lavoro, è in netta crescita

tare italiano, cresciuto in qualità e certificazione. Un solo esempio: dal 2000 al 2008 i Pat (Prodotti agroalimentari tradizionali) sono più che raddoppiati. È un cambiamento che chiede nuovi canali di fruizione: se, infatti, negli anni Settanta l’ipermercato era un modo originale di vendere i prodotti alimentari, oggi si rivisitano le botteghe di una volta, in cui il venditore è chiamato a svolgere un ruolo attivo, cioè selezionare prodotti di nicchia, sottoesposti dai media e dalle pubblicità. Supermarket e nuovi competitor slow: fino a che punto possiamo considerarla una rivalità rilevante? «È un cambiamento molto importante perché coinvolge i grandi punti vendita. Oggi l’ipermercato sovradimensionato e fuori città fa paura perché chi ci entra finisce per spendere più soldi del necessario. Torna in voga il negozio medio piccolo a dimensione più umana, dove il contatto con chi vende è più facile. Tuttavia è scorretto definire tutto questo di nicchia: i prodotti di qualità devono essere facilmente reperibili e alla portata di tutti. È l’inizio di una lenta ma favolosa rivoluzione». Oggi un concetto come il chilometro zero è all’avanguardia: crede sarà sempre così? «Il concetto di chilometro zero inteso da integralisti non mi piace. Le merci devono circolare per favorire un continuo scambio di culture e tradizioni: questa è una cosa meravigliosa. È giusto riferirsi al chilometro zero per i beni primari ma non si deve essere  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 147


AGROALIMENTARE



Il concetto di chilometro zero inteso da integralisti non mi piace, le merci devono circolare per favorire un continuo scambio di culture

 estremisti. La vera novità è agire all'insegna di L’angolo della mozzarella all’interno del negozio Eataly di New York, dove si fa il formaggio fresco sotto gli occhi dei clienti

semplicità e verità». Un tema a lei caro è la valorizzazione nel mondo dei prodotti agroalimentari e culinari italiani, ma se i numeri e la stoffa ci sono (siamo l’unica nazione al mondo che offre 171 prodotti a denominazione di origine protetta), cosa manca allora? «Mancano gli uomini migliori nelle posizioni migliori. Intendo dire che se nel nostro Paese i migliori di ciascun campo fossero a capo di settori rilevanti, avremmo immediatamente dei cambiamenti positivi. Perché nel settore agroalimentare, per esempio, abbiamo cambiato tre ministri negli ultimi 12 mesi? Non è un po’ troppo perché il settore possa ricevere dei reali benefici da questi cambiamenti?». Il numero delle etichette di qualità è in aumento. Non c’è il rischio che il sistema delle eccellenze italiane diventi troppo affollato e collassi? «Non è solo un rischio ma la realtà. Ormai

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non si capisce più nulla ma non dobbiamo buttare nel mucchio anche i presìdi Slow Food che non nascono da lobby con interessi diversi da quelli della tutela del prodotto. Penso che si dovrebbero abolire almeno i tre quarti delle attuali denominazioni. Lo Stato dovrebbe invece riappropriarsi del brand più importante che ha, cioè la bandiera italiana. La nostra bandiera dovrebbe essere usata soprattutto come simbolo di tutti quei prodotti che finiscono all’estero. Come vero e unico simbolo dell’autentico made in Italy». L’apertura di Eataly a Bari è programmata per settembre 2012. Qualche anticipazione? «Purtroppo a oggi non c’è ancora nulla di certo ma Eataly Bari è un progetto a cui non vorrei dover rinunciare per colpa soprattutto della troppa burocrazia. Nel capoluogo pugliese Eataly avrebbe un valore simbolico straordinario potendo rappresentare la porta verso il sud-est e la cultura enogastronomica del Mediterraneo del sud. Speriamo di riuscire a raggiungere l’obiettivo, anche perché in Puglia c’è una forte e radicata cultura gastronomica e mi piacerebbe molto poter fondere le idee di Eataly con le culture locali». In Puglia quali sono i prodotti rari ed eccellenti a rischio di estinzione? «Alcuni dei presìdi Slow Food sono gli agrumi del Gargano, il caciocavallo podolico del Gargano, il capocollo di Martina Franca, la capra garganica, la cipolla rossa di Acquaviva, la mandorla di Toritto, il pane tradizionale dell’Alta Murgia, il pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto e la vacca podolica del Gargano».


AGROALIMENTARE

Dalle terre pugliesi una sfida globale agroalimentare pugliese supera la prova del marketing territoriale e si rafforza soprattutto nella sua componente internazionale. Ne ha dato conferma l’ultima pubblicazione della Banca d’Italia, che puntualizza il dato definitivo: nel 2010 le esportazioni hanno registrato un incremento di oltre il 35%. «È un risultato che ci vede particolarmente orgogliosi se si considera che il comparto in questione rappresenta più del 10% del totale dell’export regionale, nel suo insieme cresciuto del 20%» commenta Dario Stefàno, assessore regionale alle Risorse agroalimentari. Grazie a una politica più attenta ai trend dei mercati globali e al marchio “Prodotti di Puglia”, voluto dalla Regione e rivelatosi strategico nei maggiori appuntamenti fieristici del settore, dal Fruit logistic di Berlino alla Bit di Milano, «si recupera quello storico gap che per troppo tempo ci ha caratterizzato come territorio non sufficientemente capace di comunicare la qualità delle sue produzioni». Partiamo dai dati: qual è il peso dell’agroalimentare nell’economia regionale? «Una fotografia dell’importanza di questo comparto ci viene dal valore aggiunto. Con un’agricoltura che partecipa per il 5% alla formazione della ricchezza della regione e un’industria alimentare per il 2,3% circa, abbiamo un sistema agroalimentare di evidente valenza nel contesto regionale, con una presenza decisamente al di sopra della media del Mezzogiorno e dell’intero Paese. È una realtà che ingloba una fittissima rete di piccole aziende che, però, proprio perché è eccessivamente frammentata può rivelare criticità». Quindi come supportare le piccole aziende che, pur vantando nicchie di eccellenze, non hanno la possibilità di competere sui mercati

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La Puglia rurale spinge sui mercati internazionali, si apre al marketing territoriale, riqualifica i suoi prodotti e fa presa sui giovani: è quanto emerge dall’analisi di Dario Stafàno, assessore alle Risorse agroalimentari Paola Maruzzi globali? «Ci stiamo muovendo su due direttrici principali. La prima è quella della tracciabilità della produzione attraverso il marchio “Prodotti di Puglia”, teso a migliorare e disciplinare la qualità ma anche la riconoscibilità e l’accreditamento commerciale delle eccellenze dell’agricoltura regionale. Sarà uno strumento che consentirà, tanto più a chi ha volumi modesti di produzione, di andare sui mercati sotto un ombrello comune. La seconda direttrice guarda all’aggregazione di filiera, tant’è che il programma di sviluppo rurale 2007-2013 si concentra sulla progettazione integrata di filiera, con l’intento di sostenere le imprese impegnate su investimenti produttivi, a condizione che

Sotto, l’assessore alle Risorse agroalimentari, Dario Stefàno. Sopra, lo stand enogastronomico della Regione al Fruit Logistic di Berlino


Dario Stafàno

stabiliscano relazioni tra loro, sia orizzontali che verticali. Questo strumento proposto, apertissimo alle piccole imprese, ha avuto un successo entusiasmante, ben al di sopra delle aspettative, nonostante il clima di crisi che opprime l’economia nel suo complesso e il settore agroalimentare. Abbiamo avuto richieste e candidature di progetti per circa il doppio della disponibilità iniziale, questo ci ha spinto ad attivare tutti i meccanismi aggiuntivi utili a dare risposta a questa grande spinta a “fare in comune” espressa dalle nostre imprese». Nel tempio del gusto slow italiano, il negozio Eataly a New York, sono partiti dei laboratori che ruotano attorno ai formaggi, agli oli extravergini d’oliva e ai vini rossi (Negromaro, Primitivo, Uva di Troia). Perché la scelta è caduta su questi prodotti? «Si tratta di tre prodotti tipici pugliesi tra i più conosciuti nel mondo. Pertanto, l’indicazione di Slow Food, che abbiamo immediatamente condiviso, ha voluto incentrare i laboratori del gusto proprio su queste eccellenze, puntando a far conoscerne tutti gli aspetti: storici, geografici, tecnici e della produzione stessa. Un’ope-

razione utile non soltanto per promuovere il territorio pugliese attraverso i suoi prodotti più rappresentativi, ma anche per indicare con puntualità gli elementi distintivi di ciascun prodotto dal momento che, purtroppo, soprattutto sul mercato americano, esistono numerose imitazioni e “rivisitazioni”». Buona parte della produzione nazionale dei vini proviene dalla Puglia, che vanta già 26 Doc, eppure lei ha dichiarato che bisogna insistere sulla qualità e non sulla quantità. Quindi qual è lo sforzo che chiedete ai viticoltori? «Di proseguire lungo il percorso imboccato egregiamente, quello della qualità. Oggi si produce ancora troppa uva e troppi mosti che hanno come destinazione finale filiere non pugliesi e che, quindi, finiscono per arricchire di contenuto bottiglie di altre regioni. Ma i risultati eccezionali che i nostri produttori continuano a portare a casa ci motivano a proseguire con determinazione anche sulla scia di un lavoro iniziato un paio di anni fa, di concerto con tutta la filiera vitivinicola pugliese. Abbiamo avviato una nuova strategia di razionalizzazione  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 151


AGROALIMENTARE

 delle Doc esistenti, partendo dalla protezione di un singolo territorio pugliese e coniugando a esso il vitigno maggiormente prodotto e riconosciuto, quale combinazione della storia, delle tradizioni, della cultura enologica. Insomma, il connubio vitigno-territorio consentirà alle aziende di presentarsi sul mercato con la forza in più di un sistema aggregato e qualificato, parlando un’unica lingua, quella del vitigno autoctono. Ma lo sforzo forse più complesso è quello di migliorare la cultura della gestione e della comunicazione, così da farsi individuare come partner commerciali affidabili e organizzati, oltre che come ottimi produttori». I consumatori fanno molta attenzione alle etichette e ai marchi di qualità. In che modo questa tendenza sta ridisegnando il volto dell’agroalimentare pugliese? «Credo e spero tanto in questa evoluzione. Oggi il consumatore è attento alla qualità dei processi produttivi persino da un punto di vista etico. Per fidelizzarlo, allora, dobbiamo dimostrare con maggiore efficacia, di saper produrre in qualità, a prezzi equi, ma anche nel rispetto dell’ambiente e del lavoro di tutti i soggetti coinvolti. In altre parole, dobbiamo fare in modo che scegliere un prodotto pugliese di qualità divenga 152 • DOSSIER • PUGLIA 2011

non solo l’acquisto di un bene, ma l’esercizio di una scelta consapevole che sostiene, in una sorta di patto città-campagna, il territorio di produzione e coloro che esercitano un ruolo multifunzionale nella sua tutela». Affinché l’agroalimentare abbia un futuro è necessario che faccia presa sulle nuove generazioni e per questo la Regione ha indetto bandi ad hoc. Ma i giovani hanno sufficiente interesse e cultura imprenditoriale per portare avanti lo sviluppo rurale della Puglia? «L’interesse che abbiamo riscontrato da parte dei più giovani è straordinario. Pensi che con un bando a sportello, in un solo trimestre, abbiamo consentito il primo insediamento a un numero di giovani under 40, sia donne che uomini, che si era immaginato di coinvolgere nell’arco dei sette anni dalla programmazione. C’è di più: per gli aspetti legati alla cultura imprenditoriale, nei progetti proposti, abbiamo registrato significative competenze pregresse da parte dei giovani coinvolti benché, in ogni caso, nel cosiddetto “pacchetto giovani” sono state erogate anche attività di formazione e di consulenza, verso le quali quasi tutti i giovani imprenditori che hanno aderito hanno comunque guardato e, dunque, ne faranno uso».


Paolo Leccisi

Il made in Puglia si consolida sui mercati internazionali L’aumento dell’export non basta per fare dell’agroalimentare pugliese un settore pienamente competitivo, «grano, olio, ortaggi e frutta sono ancora penalizzati dalle importazioni e dalla volatilità delle quotazioni». Ne parla il presidente di Confagricoltura Puglia, Paolo Leccisi Paola Maruzzi n fatto di agroalimentare la Puglia è sempre stata vicina ai grandi numeri. Non è un caso che la recente fotografia dell’Istat la metta al primo posto per la diffusione di aziende agricole, a quota 275mila nel 2010. È un primato che fa riflettere se si considera che a livello nazionale il trend è sceso del 32%. Inedite anche le ultime performance del settore vitivinicolo che, dopo aver segnato un aumento dell’export del 5,4%, a giugno per la prima volta è approdato al prestigioso Vinexpo di Bordeaux. Mentre la Regione si sforza di rilanciare sul piano internazionale la promozione di

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prodotti autoctoni e i cibi biologici - molto apprezzati da ampie fasce di consumatori - acquistano sempre più terreno, il presidente di Confagricoltura Puglia Paolo Leccisi fa notare come sia ancora lunga la strada per fare delle frammentate pmi regionali un modello realmente competitivo, un po’ come accade per i piccoli produttori di mele in Trentino. Dal suo punto di vista qual è, nel complesso, lo stato di salute dell’economia agricola



Paolo Leccisi, presidente di Confagricoltura Puglia

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AGROALIMENTARE



Troppo spesso continuiamo a produrre ottimi prodotti, ma non sappiamo ancora come collocarli sul mercato

 pugliese?



«I dati mostrano la forte crescita delle esportazioni: i prodotti pugliesi sono sempre più apprezzati e richiesti a livello mondiale. Non si può, però, dimenticare che la Puglia è una regione dall’altissima vocazione agricola e soffre, di conseguenza, la grave crisi dei redditi che investe il settore. La crescita delle esportazioni è sicuramente un segnale incoraggiante che ci spinge a continuare sulla strada della commercializzazione al di fuori del contesto nazionale, ma i numeri complessivi rispetto alla produzione sono ancora insufficienti a soddisfare le aspettative degli imprenditori. Grano, olio, ortaggi e frutta sono penalizzati dalle importazioni e dalla volatilità delle quotazioni. I nostri prodotti non riescono ancora a essere competitivi nei prezzi, principalmente a causa della frammentazione aziendale, tipica di questa nostra terra, e della disomogeneità di masse critiche di prodotto». Quali sono i prodotti pugliesi maggiormente richiesti in Italia e all’estero? «Negli ultimi anni il vino pugliese ha fatto passi da gigante, affermandosi per le sue qualità in ogni angolo del mondo. Primitivo, Negramaro, così come il Nero di Troia, caratterizzano vini che stanno premiando quei produttori che anni addietro hanno creduto e investito sulla commercializzazione dei vitigni tipici. Anche le diverse varietà di olio stanno raccogliendo ottimi frutti. Zone un tempo conosciute solo per le quantità dell’olio, ora iniziano ad affermarsi anche per l’alta qualità. Ne sono prova i numerosi premi nazionali e internazionali raccolti negli ultimi due anni che confermano l’importante lavoro di riqualificazione del prodotto. Anche i formaggi e i latticini pugliesi, dal caciocavallo alla burrata, dalla ricotta alla giuncata, dal primo-sale al cacioricotta, stanno ar154 • DOSSIER • PUGLIA 2011

ricchendo le tavole di molti italiani e iniziano a imporsi anche all’estero. Per il grano pugliese e per la pasta prodotta con i chicchi della nostra terra si potrebbero scrivere fiumi d’inchiostro: nella nostra regione abbiamo una grande quantità di tipologie di grani, anche se una tale ricchezza di prodotti non sempre viene sufficientemente valorizzata». E gli ortaggi? «Vivono una situazione particolarmente difficile, nonostante una grande varietà di prodotti d’eccellenza (dai carciofi ai pomodori), perché le importazioni a basso costo, in particolare dai paesi del nord Africa, stanno costringendo molte aziende a riconvertire le produzioni o a chiudere». In Italia sta prendendo piede il chilometro zero, ma quali altre strade sono praticabili per la sopravvivenza di piccoli agricoltori? «C’è ancora un grande lavoro da fare per riuscire a creare delle organizzazioni di produttori che riescano veramente a qualificare il prodotto locale. Esistono tutti i presupposti: abbiamo un numero di aziende straordinario, ma nella nostra Regione vi è sempre stata una grande ritrosia a fare sistema: dobbiamo percorrere ancora molta strada in tal senso. Prendiamo ad esempio i coltivatori di mele in alcune valli del Trentino, i quali con un fazzoletto di terra e piccole produzioni, hanno saputo, però, rendere altamente redditizio il loro lavoro. La Puglia ha atteso per anni e passivamente i cosiddetti “acquirenti del Nord” per i prodotti. La globalizzazione oggi impone di riuscire ad “aggredire”


Paolo Leccisi

i mercati e di avvicinarne di nuovi. Internet, i voli low cost ci aiutano ad accorciare le distanze e a raggiungere nuove mete. Non sarà facile, ma possiamo centrare l’obiettivo creando delle vere organizzazioni di prodotto capaci di valorizzare adeguatamente i prodotti della nostra terra». All’imprenditore agricolo vecchio stile si affiancano nuove figure professionali, si pensi all’importanza dell’enologo per la riuscita di un buon vino. Fino a che punto questo cambiamento è stato recepito in Puglia? «Dopo la lontana crisi per il metanolo, in Puglia è stato fatto un immenso lavoro per la promozione del prodotto, impegno che è partito proprio da una maggior ascolto e attenzione degli agricoltori, ai consigli e alle richieste dell’enologo. Si è compreso, finalmente, che un buon vino nasce innanzi tutto in campagna, ma non per caso: serve l’ausilio di quei tecnici, oggi indispensabili nella creazione di un prodotto di qualità. Questa svolta è avvenuta anche grazie alla collaborazione di tanti tecnici dei vari set-

mila OPERATORI

È il numero e dei soggetti impegnati in Puglia nell’agricoltura biologica, paria a l’11% del totale degli operatori presenti in Italia

9% BIOLOGICO

Con quasi 40mila ettari su gli oltre 445mila ettari di superficie agricola utilizzabile, la Puglia è uno dei principali produttori di prodotti biologici

tori, per il monitoraggio, la prevenzione e la cura. Gli agricoltori sono aiutati così a produrre eccellenti prodotti che vengono poi lavorati e trasformati. Accanto a questa rete di tecnici qualificati deve, però, ancora nascere una rete di “commerciali” in grado di far valere l’ottimo rapporto qualità prezzo dei nostri prodotti. Troppo spesso continuiamo a produrre ottimi prodotti, ma non sappiamo ancora come collocarli sul mercato». Qual è, invece, il peso dell’agricoltura biologica? «La Puglia è tra le regioni italiane che maggiormente contribuiscono alla capacità produttiva del settore biologico nazionale. Si contano più di 5mila operatori (l’11% del totale degli operatori italiani) e si coltivano con metodi di produzione biologica circa 120mila ettari, pari al 12% della superficie agricola utilizzabile totale complessivamente investita per produzioni bio. Quasi il 9% dell’intera superficie agricola è dedicato a queste colture: quasi 40mila ettari sugli oltre 445mila di superficie agricola utilizzabile. I più importanti orientamenti produttivi in termini di estensione di superficie sono il cerealicolo (oltre 39.500 ettari), l’olivicolo (circa 34.500 ettari), il frutticolo (oltre 8.500 ettari) e il viticolo (oltre 5.500 ettari)». I numeri ci sono: si è creato anche un mercato solido? «L’importante contributo in termini di produzione non si associa ancora, però, a un altrettanto significativo sviluppo del mercato locale del biologico che, tuttavia, ha mostrato negli ultimi anni segnali di crescita incoraggianti, come testimoniato anche dal costante progresso di forme di vendita diretta in azienda, di aziende agrituristiche, di gruppi di acquisto solidale e di ristoranti bio». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 155


AGROALIMENTARE

Qualità dei prodotti e impegno sociale Essere vicini alle iniziative espresse sul territorio da associazioni o enti che operano nel campo della promozione umana e sociale. Pasquale Casillo illustra le attività in cui è impegnato il suo Gruppo Nicolò Mulas Marcello

l legame con il territorio di origine e l’attenzione alle sfide del mondo globalizzato sono le carte vincenti che permettono a un’azienda di crescere su più fronti. «Ogni azienda – spiega Pasquale Casillo, presidente dell’omonimo gruppo – deve essere aperta a nuovi mercati, oggi più che mai tenendo conto dello scenario globale dell’economia. In tale prospettiva, le esportazioni dei prodotti del Gruppo Casillo in questi anni sono cresciute, con l’auspicio di ulteriori traguardi». Come si concretizzano ricerca e sviluppo nel vostro lavoro? «Abbiamo realizzato un laboratorio, accreditato presso il sistema italiano di accreditamento Accredia, dotato di attrezzature altamente tecnologiche e all’avanguardia, nonché di personale qualificato, al fine di garantire e salvaguardare tanto la qualità del prodotto, quanto la sicu- Pasquale Casillo, rezza alimentare, nonché di presidente sviluppare progetti di ricerca del Gruppo Casillo per l’abbattimento del rischio chimico, anche in collaborazione con il Cnr. Al contempo, il Gruppo si è dotato di un sistema di qualità integrato in linea con gli standard comunitari e nazionali, investendo, non solo sulla sicurezza alimentare, ma anche in quella dei lavoratori e ambientale, sotto il profilo della tecnologia degli impianti, del continuo adeguamento dei dispositivi

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Pasquale Casillo

adottati e della formazione del personale». Parliamo di legame con il territorio. Casillo è anche una fondazione, quali fini persegue? «Da sempre il Gruppo Casillo cerca di essere vicino alle esigenze espresse nell’ambito del proprio territorio da associazioni o enti impegnati in svariati campi della promozione umana e sociale. I settori nei quali abbiamo operato direttamente o con il patrocinio morale della Fondazione Vincenzo Casillo, costituita nel 2007 a memoria del fondatore del Gruppo, spaziano dalla promozione di eventi culturali al sostegno a situazioni di disagio economico, dalla collaborazione con associazioni di volontariato all’aiuto a paesi poveri o in via di sviluppo. Proprio in quest’ultimo ambito, a dicembre scorso, il Gruppo ha sottoscritto un importante accordo con il comitato italiano World food program delle Nazioni unite che promuove e valorizza iniziative di sensibilizzazione sulla lotta alla fame nel mondo e sull’importanza degli aiuti alimentari, anche con l’obiettivo di raccogliere fondi. Nello specifico, il Gruppo sta contribuendo al progetto di sviluppo in Gambia di un sistema

in grado di soddisfare il fabbisogno quotidiano di cibo, nel rispetto delle abitudini alimentari locali e delle peculiarità del territorio di riferimento, garantendo, inoltre, la distribuzione capillare dello stesso nelle mense scolastiche». Quali sono i progetti di sviluppo e quali gli impegni per il futuro? «Nell’ottica di una diversificazione del business il Gruppo Casillo sta portando avanti importanti progetti in ambito di sviluppo delle energie rinnovabili. Nello specifico sono stati costruiti impianti fotovoltaici sul territorio pugliese ed entro la fine del 2011 complessivamente ne saranno attivi 11 per un totale di 25 MWt. Al contempo, stiamo sviluppando un’importante attività in ambito di commercializzazione e distribuzione organizzata degli sfarinati (farine e semole) di alta qualità attraverso il marchio “Selezione Casillo”, società neo nata nel Gruppo che si pone importanti traguardi. In ultimo, vorrei segnalare un ulteriore progetto che dal 2008 ci vede impegnati nella graduale conversione del trasporto su gomma in trasporto su rotaie con un positivo impatto sull’ecosostenibilità dei trasporti». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 157


SAPORI LOCALI

Ambasciatori del gusto salentino Olio extravergine di oliva prodotto da uliveti centenari nel territorio di Ugento, cittadina a pochi chilometri dal Mar Ionio. Renato Congedi, titolare con il fratello Mirko dell’oleificio di famiglia, racconta la sua esperienza Chiara Schiavano

a produzione dell’ultima stagione olivicola ha raggiunto i 750 quintali di olio extravergine di oliva, come ogni buona campagna agricola che si rispetti. La soddisfazione di Renato Congedi, proprietario insieme con il fratello Mirko dell’Oleificio Congedi “Terra Nostra” di Ugento, cittadina in provincia di Lecce, è dovuta soprattutto al livello qualitativo conquistato: «Il grado di acidità del nostro extravergine è sempre al di sotto delle cinque linee – racconta con orgoglio – e il sapore del fruttato leggero ha i sentori gradevoli dell’erba, del carciofo e della mandorla. L’olio salentino racchiude il gusto e la memoria

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delle terre arse dal sole, della brezza del mare, delle pietre secolari dei muretti a secco, del verde brillante delle foglie d’ulivo». Quella dell’Oleificio Congedi è una storia di famiglia che si appresta a festeggiare il centesimo anniversario di attività. Da tre generazioni, prima con la nonna Luce, donna dalle spiccate abilità imprenditoriali, e poi con il papà Luigi, dinamico e operoso, l’attività è stata portata avanti con lo stesso impegno e la stessa passione da Renato e Mirko. Può fare un bilancio del settore olivicolo pugliese, in particolare di quello del Salento? «La situazione è complessa, resa ancor più difficile dalla crisi economica, dalle sfide lanciate dalla sostenibilità ambientale, dai mutamenti delle politiche agricole comunitarie. Tutto ciò fa del settore agricolo, potenzialmente ancora trainante per l’economia del territorio, un comparto investito da forti incertezze. L’agricoltura nel Sud dovrebbe raggiungere risultati strategici, essere il centro degli interessi politici di rilancio e di investimento, perché possa ritornare a essere la leva della ripresa economica». Secondo la vostra esperienza, il mercato olivicolo è ancora competitivo oppure fa fatica a reggere il confronto con i prodotti greci o spagnoli? «La quantità è importante, ma per noi prima di tutto viene la qualità del prodotto. L’olio extravergine d’oliva di nostra produzione non è una miscela di varie qualità, non è un miscuglio di provenienze diverse. È 100% italiano e la provenienza è garantita dalla trac-


Renato Congedi

In alto a destra, Renato e Mirko Congedi, titolari dell'oleificio Congedi Terra Nostra di Ugento (Le) www.olioterranostra.it

ciabilità di filiera Csqa, attraverso la quale è possibile identificare il prodotto dal campo alla tavola. Conosciamo spanna per spanna i nostri 200 ettari di oliveti, si trovano tutti nel territorio ugentino, nelle località i cui nomi tipici richiamano le contrade di appartenenza e la storia delle famiglie: Acquarelli, Masseria De Pandis, Le Mandorle, Monti Conomi, Cazzacapre. Le varietà sono quelle più diffuse, la Ogliarola e la Cellina di Nardò». Quali sono i metodi per la conduzione nei campi e i tempi di raccolta? «Nei campi applichiamo il sistema di “lotta integrata”, limitando fortemente le concimazioni e i trattamenti fitosanitari contro insetti e organismi dannosi, per lasciare intatto l’equilibrio biologico fatto di ecosistemi ormai troppo fragili per poterne approfittare senza un’adeguata programmazione responsabile. La raccolta delle olive avviene a partire dalla seconda decade di ottobre attraverso scuotitori e reti. La molitura è garantita nelle ventiquattro ore successive alla raccolta, con il controllo della temperatura inferiore ai 27°. Le olive sono estratte a freddo e l’olio viene fatto decantare naturalmente, con travasi intermedi in silos d’acciaio, a cui segue l’imbottigliamento». Quali sono le soddisfazioni maggiori che il vostro lavoro vi trasmette?

«Il risultato finale è quasi sempre pari all’impegno profuso. Quel filo di oro giallo, aromatico e gustoso, che scorre su una fetta di pane è apprezzato dai nostri consumatori e dagli esperti del settore. Nel 2011 il nostro extravergine Etichetta Nera ha ottenuto il secondo posto nel concorso “L’Oro del Salento”. Un riconoscimento che ci onora e che garantisce un marchio di qualità indiscussa. Inoltre le percentuali di vendita sono sempre costanti, l’olio è venduto al dettaglio e per corrispondenza in tutta Italia, anche in zone di alta produzione olivicola quali la Toscana. Chi apprezza il nostro olio ne ha gustato personalmente la bontà, nei nostri tre punti vendita sul territorio, oppure lo ha conosciuto tramite il passaparola di amici e conoscenti». Funzionano meno, quindi, i canali consueti di marketing e pubblicità? «La nostra migliore sponsorizzazione è operata dal territorio salentino, la bellezza dei paesaggi e la trasparenza dell’acqua del mare. Ugento conta più di diecimila posti letto, una preziosa e ricca offerta turistico-culturale costituita dalle testimonianze storiche e archeologiche, dai complessi museali, dalla gastronomia e dalle tradizioni popolari. I prodotti tipici, quali l’olio e il vino, respirano i tratti mediterranei di questa terra e se ne fanno ambasciatori nel mondo del gusto». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 159


TRADIZIONI DOLCIARIE

Gelatieri da tre generazioni Il gruppo Martinucci, oltre alla celebre produzione artigianale, vanta linee industriali di pasticceria e gelateria che si distinguono per i processi produttivi altamente innovativi. L’esperienza di Ernesto e Rocco Martinucci Carlo Gherardini

Un’immagine storica dell’azienda salentina Martinucci. Nella pagina accanto, alcuni prodotti www.martinucci1950.com

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ndici punti vendita, due milioni e mezzo di vaschette di gelato e cinquecentomila torte prodotte all’anno, migliaia di coni: sono i numeri dell’azienda salentina Martinucci. Un’impresa familiare che ha mosso i primi passi negli anni Quaranta, quando Giovanni Martinucci, nonno degli attuali proprietari, acquistò una rudimentale macchina per il gelato e iniziò la sua avventura di gelatiere. Il figlio Rocco decise poi nel 1950 di puntare sul mondo della ristorazione e della pasticceria. Negli anni Sessanta e Settanta nacquero le celebri pasticcerie-gelaterie di Santa Maria di Leuca e di Lido Marini. Con le nuove generazioni, quella dei figli e dei nipoti di Rocco, alla produzione tradizionale è stata affiancata quella industriale di torte, semifreddi e gelato. «La divisione del gruppo d’area industriale, che comprende i marchi Martinucci, Giulia, Martigel e Cuore di Mamma, produce e commercializza dolci e gelati nel settore Horeca e Gdo in Italia e all’estero, con un tasso di esportazione che raggiunge la soglia del 40%» afferma Ernesto Martinucci che si occupa dello sviluppo industriale dell’azienda insieme alla moglie Maria Grazia e ai figli Rocco, direttore commerciale, e Tatiana, responsabile della finanza e del controllo qualità. Giorgio, Fabio e Carmen, fratelli di Ernesto, si occupano invece dello sviluppo dei punti vendita e della produzione artigianale. Un apposito opificio produce pasticcini di ogni forma e dimensione che vengono distribuiti in tutti i punti vendita della catena. Il gelato, invece, segue un protocollo produttivo frutto della selezione dei migliori ingredienti: la miscela base è preparata in un laboratorio unico, certificato dai più

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Ernesto e Rocco Martinucci

rigorosi standard di qualità internazionali e con una filiera controllata. Latte e panna di alta qualità, provenienti da allevamenti esclusivamente italiani, insieme a tutte le altre materie prime, sono pastorizzati con sistemi Htst, tecnologicamente avanzati, che lavorano a temperature lievemente più alte e con tempi più brevi, salvaguardando le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del gelato. Il ciclo di pastorizzazione della Martinucci si conclude in soli 60 secondi, a differenza del metodo ordinario che richiede circa 90 minuti. Questo particolare sistema conferisce al gelato una migliore qualità nutrizionale, a parità di apporto calorico. La miscela base è distribuita cinque volte alla settimana, come fosse latte, presso ogni gelateria del gruppo e mantecata in loco ogni giorno. «Alle avanzate tecnologie del processo produttivo - continua Ernesto Martinucci - si affianca l’esclusivo utilizzo di storici mantecatori verticali Carpigiani, macchinari più laboriosi ma che esaltano il gusto del gelato, rendendolo più cremoso». L’innovazione Martinucci non si limita alla sola tecnologia. «Negli ultimi anni – interviene Rocco Martinucci, direttore commerciale e brand

manager del gruppo - abbiamo cercato di porre particolare attenzione al tasso glicemico delle nostre produzioni: con l’aiuto della tecnologia riusciamo a produrre torte e gelati meno dolci. Per questo motivo il nostro slogan recita: “non pesantemente... ma felicemente dolce”, perché vogliamo che i clienti percepiscano la semplicità dell’approccio ai dessert. Riducendo le porzioni, crediamo che un dessert possa dare un ineguagliabile senso di appagamento fisico e psicologico». Sebbene questo non sia un momento fertile per le aziende salentine, la Martinucci è in costante crescita. «La voglia di guardare oltre i confini nazionali ci ha stimolati a crescere e a superare le difficoltà derivanti. Nel ‘98 abbiamo aperto a New York una filiale per commercializzare e distribuire i nostri prodotti in USA; poi in Romania, a Timisoara. Due realtà che hanno subìto un forte choc, rispettivamente a causa del tasso di cambio divenuto sfavorevole, e per la crisi economica. Ora puntiamo soprattutto sui Paesi europei, oltre che su Russia, Armenia, Giappone e Corea». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 163


ACCESSO AL CREDITO

Occorre ripensare il Mezzogiorno Partendo da un punto di vista privilegiato come l’Osservatorio Banche Imprese, cha ha la reale conoscenza dei sistemi produttivi regionali, il presidente Michele Matarrese indica le sfide per il Sud rispetto agli altri Mezzogiorni d’Europa Renata Gualtieri

all’Osservatorio Banche Imprese arrivano previsioni stabili sul clima economico e nel settore industriale si parla di fiducia in moderata crescita, Sardegna e Puglia escluse. A fronte di una crescita dell’Italia vicina all’1,5%, dal 2011 in poi nel Sud e nelle Isole il Pil, secondo l’Obi, crescerà a tassi inferiori (+0,5%). Il manifatturiero dovrebbe svilupparsi al Sud a ritmi del 2%, superiori quindi a quelli nazionali. I veri punti di debolezza del Mezzogiorno sembrano, invece, le costruzioni e il settore dei servizi. Secondo le proiezioni dell’Obi, a partire da quest’anno l’attività edilizia al Sud

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subirà forti ridimensionamenti per poi stabilizzarsi su livelli inferiori di oltre l’8% rispetto a quelli attuali fino al 2015. Quanto ai servizi, è improbabile che la loro crescita superi l’1% l’anno per tutto il quinquennio a causa del ridimensionamento del settore pubblico. Circa i differenti ritmi che all’interno del Mezzogiorno presentano i singoli territori «le stime dell’Obi evidenziano come – spiega il presidente Michele Matarrese – nei prossimi anni, proprio in funzione del diverso peso delle singole strutture produttive, si approfondirà la polarizzazione tra alcune aree in cui lo sviluppo potrà sfiorare i ritmi del resto del Paese e altre in cui l’attività economica resterà poco dinamica se non declinante». Qual è la fotografia dell’attuale scenario dei sistemi produttivi meridionali in una logica di confronto con altri Mezzogiorni d’Europa? «Il Mezzogiorno si caratterizza come un’area a debole densità imprenditoriale con un livello di specializzazione produttiva superiore alla media nazionale soltanto nei settori tradizionali, mentre nei settori a più alta redditività e innovazione è lontana dalle performance del centro-nord. Tale situazione contraddistingue anche altri Mezzogiorni d’Europa (Germania dell’Est e Polonia del nord-est). Tutte e tre le aree affondano il loro sottosviluppo in motivazioni di natura storica risentendo di sistemi industriali deboli e dipendenti dall’esterno. Nelle tre aree sono stati realizzati investimenti pubblici straordinari per recuperare il gap senza, peraltro, apprezzabili miglioramenti. Tuttora permangono arretratezza e sottosviluppo che si concretizzano nella fuga genera-

A sinistra, il presidente dell’Osservatorio Banche Imprese, Michele Matarrese. Nella pagina seguente, l’intervento del direttore Antonio Corvino al meeting Mezzogiorni d’Europa, tenutosi a Sorrento l’1 e il 2 luglio scorsi


Michele Matarrese

lizzata dei giovani, nella persistente marginalità e dipendenza del sistema produttivo e nella inefficienza dei servizi e della burocrazia». Quali sono le problematiche che tuttora insistono sui gap del Sud, i nodi da sciogliere e le soluzioni? «Le analisi degli studiosi individuano nelle politiche di aiuto assistenziali, indifferenziate e a pioggia uno dei principali nodi da tagliare, in quanto hanno contribuito all’indebolimento delle capacità economiche, politiche e culturali del Sud. Conseguenza di tale fallimento è la degenerazione del sistema politico e le deviazioni malavitose del sistema economico. Le soluzioni non possono essere che quelle di restituire alla politica finanziaria e degli aiuti la capacità di sostenere un autentico, mirato rafforzamento del sistema economico verso obiettivi di autosostenibilità e competitività, sterilizzando la finanza deviata e puntando a una autentica liberalizzazione dei mercati in termini di accessibilità e trasparenza. La formazione di una nuova classe politica dirigente, di nuove istituzioni capaci di collocare l’interesse pubblico e il bene comune al centro delle reali preoccupazioni e obiettivi rappresenta un corollario indispensabile per il rilancio delle aree del Mezzogiorno».

In un momento così cruciale per le economie dei territori, quali sono i percorsi adeguati a sostenere le sfide del mercato globale, PIL per uscire definitivamente dalla crisi? Crescita dell’Italia «Innanzitutto occorre favorire lo sviluppo di dal 2011 in poi quei fattori di competitività pregiati come le secondo l’Obi piattaforme logistiche e infrastrutturali, i centri di ricerca e innovazione tecnologica al servizio dell’intera ripartizione, i bacini di manodopera PIL qualificati, i sistemi produttivi che possano fare La crescita nel Sud da traino a intere filiere trans-regionali. Dal e nelle Isole dal punto di vista settoriale si possono identificare 2011 in poi secondo l’Obi sarà inferiore alcuni driver che, in un’ottica di vantaggi com- a questa percentuale parati, possono favorire un più adeguato sviluppo del Sud: l’agroindustria con le sue eccellenze, la logistica, per la valorizzazione della posizione baricentrica del Mezzogiorno nel Mediterraneo e la sua apertura verso mercati emergenti; il turismo, nelle sue varie articolazioni e, non ultima, la green economy». Il dibattito sugli incentivi alle imprese è sempre acceso. Quali gli strumenti idonei a sostenere nei diversi contesti territoriali del Mezzogiorno strategie di innovazione dei prodotti e di internazionalizzazione dei mercati? «Il modello d’innovazione delle imprese meridionali è generalmente povero, inadeguato, con 

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ACCESSO AL CREDITO

 piccole innovazioni incrementali, prive d’innovazioni di rottura e di grande impatto. Ne è la prova l’assenza quasi totale di forme di acquisto di brevetti o licenze tecnologiche. È indispensabile, quindi, fare in modo che il prevalente tessuto di piccole e piccolissime imprese riesca ad attivare relazioni cooperative in modo da fare massa critica su grandi progetti d’innovazione strategica favorendo anche, oltre al ruolo guida dell’imprenditore-titolare, una più elevata e diffusa partecipazione del resto del personale aziendale. Per quanto riguarda l’insufficiente grado di internazionalizzazione, occorre puntare su alcune leve fondamentali: capitale umano per l’internazionalizzazione; sostegno a forme di aggregazione di pmi e reti di imprese; servizi reali all’internazionalizzazione; attrazione di investimenti diretti esteri nel Mezzogiorno; finanza per l’internazionalizzazione». In cosa occorre migliorare le relazioni tra il mondo bancario e le imprese? «Purtroppo esiste ancora una certa distanza tra banche e imprese. Da un lato ci sono le banche che devono valutare attentamente il rischio nel concedere credito alle imprese; dall’altro, le imprese che concedono credito ai clienti. Le banche devono accantonare una quota dell’erogato a garanzia per abbattere le “sofferenze”. Le imprese devono dotarsi di adeguati mezzi propri per far fronte agli imprevisti. Più esse sapranno ottimizzare la gestione del credito, meglio potranno dimostrare al mondo bancario la loro affidabilità, ottenendo un miglior rating e, quindi, condizioni più vantaggiose. Il mondo 168 • DOSSIER • PUGLIA 2011

bancario, di contro, dovrebbe aumentare le valutazioni qualitative, analizzando la struttura aziendale, le capacità del management, i prodotti e le prospettive di mercato delle singole aziende. Solo in questa prospettiva, il rapporto banca-impresa può davvero cambiare e Basilea 2, ma anche il più restrittivo protocollo di Basilea 3, trasformarsi in una reale opportunità». L’analisi condotta annualmente dall’Osservatorio Regionale Banche-Imprese mostra come non vi siano rilevanti differenze culturali, in termini di filosofia manageriale e concorrenziale, fra le imprese meridionali e quelle del Nord. Cosa c’è allora dietro la storia del Mezzogiorno fatta di occasioni di sviluppo mancate? «È venuto forse il momento di dire con chiarezza che, oltre ai più evidenti e citati divari economici e d’investimento e di formazione di capitale, vi sono anche i differenziali territoriali relativi all’esercizio della “gestione del fare e del governare”, cioè dell’amministrare. È chiaro che in questo quadro è importante non lasciarsi andare a formulare generiche quanto scontate accuse d’inefficienza rivolte agli amministratori meridionali in quanto, sarebbe perlomeno necessario evocare queste responsabilità anche in parallelo alla denuncia delle colpe storiche e strategiche dei governi nazionali degli ultimi 20 anni, colpe che non potranno non accrescersi nel quadro di un federalismo che, se malinteso, rischia di divenire ulteriore fattore disgregatore. La sfida dell’autonomia e dell’autogoverno del Mezzogiorno può essere vinta solo se coniugata con l’urgenza di elaborare un disegno nazionale di politiche pubbliche generali, tendenti al superamento del divario, come unica via per rendere sostenibile la solidarietà nazionale».


ACCESSO AL CREDITO

Una banca del territorio per la ripresa del Sud Le imprese chiedono sostegno finanziario, capacità di valutazione dei progetti e soprattutto velocità di risposta. La Banca popolare del Mezzogiorno, assicura il presidente Francesco Lucifero, si pone come l’interlocutore ideale davanti a tali richieste Renata Gualtieri onostante il perdurare della crisi economica, che a livello globale ha colpito duramente il settore bancario, nel 2010 la Banca popolare del Mezzogiorno ha continuato a fornire sostegno finanziario alle imprese e alle famiglie di tutti i territori serviti: nel 2010 i finanziamenti sono complessivamente cresciuti di oltre l’8% rispetto al 2009. E il trend continua a essere positivo, con riferimento alla Puglia, l’ultimo dato di maggio 2011 segna un incremento dei finanziamenti del 5% rispetto alla fine 2010. Francesco Lucifero, presidente dell’istituto di credito, commenta il trend dei finanziamenti in regione. Quali sono le richieste che più arrivano dalle imprese pugliesi in termini di finanziamenti o investimenti? «In Puglia la domanda di finanziamenti a supporto di investimenti industriali ha interessato anche la nostra banca che ha supportato le imprese, in particolar modo del settore turistico/ricettivo, del settore delle energie alternative e alcuni comparti del manifatturiero (tessile e mobile). Si registrano altresì, in modo sistematico, le richieste di finanziamenti sostenute dalla necessità di anticipare i cicli finanziari, oltre che il ricorso a operazioni di ristrutturazione e consolidamento del debito bancario». La Banca popolare del Mezzogiorno

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Francesco Lucifero, presidente della Banca popolare del Mezzogiorno

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mette a disposizione delle imprese meridionali finanziamenti a tassi agevolati come sostegno del capitale circolante per affrontare la difficile fase di congiuntura economica? «Abbiamo avviato da tempo iniziative volte ad accompagnare la ripresa delle imprese del Sud fornendo un aiuto concreto a quelle aventi adeguate prospettive economiche, ma in temporanea situazione di difficoltà. Tra le altre, ricordiamo agevolazioni per il microcredito, operazioni di consolidamento delle passività bancarie e non, sospensione dei debiti delle pmi. Inoltre, sono numerosi gli accordi che vengono sottoscritti con le associazioni di categoria e i consorzi fidi allo scopo di facilitare l’accesso al credito delle im-


Francesco Lucifero

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dell’intera comunità? «Certo. La nostra banca nasce Sono le filiali dalla fusione di due banche che conta a oggi la rete della Banca popolari con un profondo lePopolare game territoriale: la Popolare del Mezzogiorno, di cui 13 solo in del Materano, operante in Puglia Basilicata sin dal 1881 e già presente in Puglia, e la Popolare di Crotone, operante in Calabria sin dal 1886 e già FINANZIAMENTI presente in Sicilia. Le radici L’incremento della Banca popolare del dei finanziamenti registrato a maggio Mezzogiorno, pertanto, af2011, rispetto fondano nella migliore tradialla fine 2010, erogati dalla Banca zione del credito popolare. popolare Attraverso un rapporto con del Mezzogiorno nella regione Puglia gli imprenditori basato sul contatto diretto e sul dialogo, sull’ascolto dei loro problemi ed esigenze, la banca si propone come la “Popolare” di riferimento per i territori serviti. Vuole essere un interlocutore in grado di offrire alle imprese quello che sempre chiedono al sistema bancario: sostegno finanziario, capacità di valutazione dei progetti e soprattutto velocità di risposta. Essere “banca del territorio” è per noi non uno slogan, ma un impegno concreto e quotidiano. A oggi la nostra rete conta 114 sportelli, di cui in 13 in Puglia, regione in cui sono previste due nuove aperture entro la fine del 2011». Di fronte alle difficoltà del momento, e soprattutto alle incognite del futuro, come dovrebbero cambiare i rapporti tra banca e impresa? «Credo che sia importante che tra banche e imprese si rafforzi quel rapporto di reciproca fiducia e di dialogo, che già esisteva in passato, in tal modo si potrà insieme percorrere un cammino di crescita e sviluppo che noi tutti auspichiamo». SPORTELLI

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prese. Con riguardo alla Puglia possiamo citare gli accordi già stipulati con il Cofidi Puglia e con il Cofidi Impresa Altamura ed è di prossima chiusura l’accordo con Fidindustria Puglia». Conoscere le necessità delle aziende del territorio e farne proprie le istanze può riservare al vostro istituto il ruolo di volano

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LA CITTÀ DEI DUE MARI

Ritocchi per Taranto “vecchia” Il sindaco Ippazio Stefàno pensa a una città-salotto, che accolga nuove attività commerciali e più turisti. Sarà necessario proseguire il restyling infrastrutturale del borgo storico, per anni considerato una zona poco sicura Paola Maruzzi

ono passati cinque anni da quando il commissario straordinario Tommaso Blonda dichiarò il dissesto del comune di Taranto, rendendo noti i quasi mille milioni di debiti e, nonostante più di due terzi dell’indebitamento sia stato archiviato, la ferita è ancora aperta. Non ne fa mistero il sindaco Ippazio Stefàno, entrato in carica dopo il crac finanziario: «Le difficoltà sono evidenti, ma il welfare è solido, c’è la pace sociale e i cittadini hanno ascolto». Intanto non sembra migliorare la situazione occupazionale, grave da almeno tre anni. «Una valida scommessa sarà riqualificare, come già sta avvenendo, il centro storico, per troppo tempo off limits sia per le attività commerciali che per i turisti». Secondo l’Inps la disoccupazione a Taranto è preoccupante soprattutto tra i giovani e la cassa integrazione nel 2010 ha fatto segnare un +638%. Quali le contromisure per far fronte a questo disagio? «Nonostante Taranto sia un comune in dissesto mi risulta che sia la città pugliese con il welfare più alto e nonostante le difficoltà regna la pace sociale. Oggi i riflettori sono puntati sull’Arsenale militare che, dopo La Spezia, potrebbe diventare il secondo più importante d’Italia. Due anni fa abbiamo appunto presentato al governo un progetto, direi quasi aziendale, e si era parlato di un piano di assunzioni. Ultimamente ho scritto al sottosegretario alla Difesa, Giuseppe Cossiga, per avere notizie: staremo a vedere. Per lungo tempo, poi, abbiamo creduto e scommesso sulla possibilità di rendere Taranto zona franca, questo avrebbe dovuto incidere sull’aumento di assunzioni, ma alla fine sono venuti a mancare i finanziamenti». Tra le opportunità, forse ancora non colte, c’è

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Sopra, piazza Maria Immacolata. Nella pagina seguente, Ippazio Stefàno, sindaco di Taranto


Ippazio Stefàno

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In tema di sicurezza stiamo installando un sistema di telecamere lungo le strade cittadine e abbiamo chiesto la collaborazione della polizia provinciale

l’industria del turismo che da quanto riportato da un’indagine promossa da alcune associazioni di consumatori deve fare i conti con una percezione della sicurezza piuttosto bassa. Cosa fare? «Fermo restando che la percezione è cosa ben diversa dalla realtà, stiamo lavorando su più fronti in direzione della riqualificazione, dando nuova vita alla cosiddetta Taranto vecchia. Tra gli interventi significativi l’amministrazione comunale ha finanziato il secondo piano di ristrutturazione del Museo archeologico e, dopo diverse sollecitazioni al ministero dei Beni culturali, finalmente stiamo mettendo in sicurezza la più antica chiesa d’Italia, la cripta del Redentore. Ma il turismo non è l’unico vettore di cambiamento: il borgo antico ospita il primo polo di servizi sociali e a distanza di venti metri, presso Palazzo Galeota, abbiamo istituito il centro antiusura mentre poco più avanti, nell’ex caserma Rossarol, a settembre sono partite le sedute di laurea della facoltà di Giurisprudenza. Infine, dopo quasi 120 anni, è stato ristrutturato il sistema fognario del centro storico». Una buona vivibilità si ripercuote anche sull’economia cittadina. Come incentivare i piccoli commercianti che vogliono scommettere su Taranto? «È partito un patto di sicurezza, stiamo installando un sistema di telecamere lungo le strade cittadine e, cosa nient’affatto comune, abbiamo chiesto una mano alla polizia provinciale. L’obiettivo è fare di Taranto una città-salotto, intervenendo su illuminazione, pulizia e sicurezza. In questa direzione va l’iniziativa “Vetrine a regola d’arte”: da settembre fino alla fine dell’anno molti negozi ospiteranno pitture e sculture, facendo delle città una galleria non convenzionale».

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A luglio l’Aia ha sancito che lo stabilimento siderurgico dell’Ilva deve impegnarsi a emettere meno diossina. Non si può negare che l’inquinamento costituisca un tasto dolente per Taranto, con ripercussioni anche sull’economia locale. Come il Comune può garantire la tutela della salute e dell’ambiente? «Ricordo che, già da tempo, siamo stati i primi a fare un esposto alla magistratura per conoscere le cause e le eventuali responsabilità legate all’aumento delle morti per neoplasie. Inoltre, superando persino la Regione, ci siamo rivolti direttamente al ministero della Salute. Insomma, non perdiamo occasione per tornare sull’argomento, come successo lo scorso giugno quando in un incontro sulla sclerosi laterale amiotrofica, i medici hanno riferito che a Taranto, ogni anno, su 100mila abitanti se ne ammalo sette. Così ho scritto di nuovo al ministero di competenza, facendo presente l’anomalia. Inoltre, quando tempo fa l’Arpa ha dato risultati confortanti sulla riduzione della diossina e del Pm10 ho proposto ai colleghi sindaci della provincia di unire le forze e di “controllare il controllore”, non per mancanza di fiducia, ma per un sano principio di confronto. Infine, abbiamo chiesto alla Regione di istituire a Taranto un centro di ambiente e salute, gestito in collaborazione da Arpa, Asl e università e la possibilità di avere in un laboratorio unico, in modo che tutti gli esami vengano fatti qui». A cosa mira questa richiesta? «C’è una motivazione culturale, cioè la voglia di spendere per il territorio le nostre professionalità e una economica: mandare i campioni degli esami fuori regione ha un costo altissimo». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 175


LA CITTÀ DEI DUE MARI

Largo all’export tarantino L’economia locale riparte dall’export e si aggancia all’internazionalizzazione, fortemente voluta dalle imprese ma ancora in fase embrionale. Per Luigi Sportelli, presidente della Camera di Commercio di Taranto, «il territorio ha bisogno di forti e reali impulsi in questa direzione» Paola Maruzzi econdo l’annuario statistico “Puglia in cifre” presentato lo scorso giugno, nel primo semestre del 2011 la Puglia ha registrato un incremento dell’export del 19,9%, contro un dato nazionale del 18,4%. Significativo è l’interscambio ottenuto con i Balcani (+20%), un rapporto economico inedito per l’Italia e, in buon parte, ancora da approfondire. Anche l’entourage imprenditoriale tarantino, con in testa Luigi Sportelli, presidente della Camera di Commercio e di Confindustria, si è fermato a riflettere sui buoni risultati raggiunti e sui prossimi passi da compiere per portare a compimento la vocazione internazionale del territorio. L’export pugliese viaggia bene. Che scenario si apre su Taranto e provincia?

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«Analizzando i principali indicatori dell’economia tarantina riferiti all’anno 2010 si scopre una netta ripresa dell’andamento delle esportazioni, con una variazione positiva del 18,3% rispetto al 2009. È un trend positivo che si riconferma anche nel 2011, con un +18,2% rispetto allo stesso trimestre del 2010. Spagna, Francia e Germania sono tra gli interlocutori maggiormente interessati, affiancati da Grecia e Turchia per quanto riguarda il versante balcanico. L’azione condotta dalla Camera di Commercio di Taranto in materia di internazionalizzazione delle imprese riguarda i paesi esteri a trecentosessanta gradi». A conferma di questa apertura prosegue l’impegno da parte della Provincia di Taranto nello stabilire rapporti economici con


Luigi Sportelli

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Le nostre imprese sono pronte ad affacciarsi sui mercati esteri ma occorre una seria politica di promozione territoriale che le sostenga

la Tunisia, nonostante la sua instabilità politica. Qual è il ruolo giocato dalla Camera di Commercio? «Il progetto Cast, promosso dal ministero degli Affari esteri e al quale ha aderito la Provincia di Taranto, sviluppa un’interessante politica commerciale in campo internazionale. La Camera di Commercio ha avuto già occasione di manifestare la propria collaborazione in tale ambito, condividendo con l’amministrazione provinciale modalità operative e finalità di una congiunta e significativa azione di marketing territoriale. Non posso conoscere a priori la tipologia e la mole di investimenti che ne scaturiranno, ma il nostro intervento è un chiaro aiuto rivolto al tessuto imprenditoriale tarantino affinché possa cogliere tutte le opportunità economiche derivanti dalla collaborazione tra istituzioni e associazioni di categoria». Spingere verso l’internazionalizzazione significa investire su formazione e cultura imprenditoriale. Che quadro emerge se si considerano le pmi del territorio? «Il territorio imprenditoriale tarantino ha bisogno di forti e reali impulsi in materia di internazionalizzazione e la Camera di Commercio sta lavorando in questa direzione. Tuttavia bisogna parlare prima di competiti-

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vità e promozione del territorio e poi di formazione e cultura imprenditoriale. Le nostre imprese sono, infatti, pronte ad affacciarsi sui mercati esteri e molte lo fanno con successo già da diverso tempo. Ciò che occorre, invece, è una seria politica di promozione territoriale che le accompagni e le sostenga». Lei è anche presidente di Confindustria e, come tale, mesi fa ha espresso soddisfazione per il riconoscimento dei distretti tarantini dell’abbigliamento, della moda e della logistica. A che punto siamo? «La fase meramente operativa è affidata ai comitati di distretto. Rispetto all’originaria previsione, tuttavia, è venuta meno l’opportunità di stipulare appositi accordi di programma che dovevano sostenere gli obiettivi principali dei singoli distretti, cioè innovazione, internazionalizzazione e formazione, per mancanza di risorse da parte della Regione. Oggi per le imprese facenti parte del distretto che partecipano ai bandi regionali esiste invece una sorta di premialità che le pone in una situazione di vantaggio rispetto a tutte le altre. In tutti i casi l’impresa che entra in rete ha un migliore approccio ai mercati e, soprattutto, gode di un più ampio spettro di opportunità, avendo una visione più ampia delle dinamiche che regolano il tessuto produttivo».

Luigi Sportelli, presidente della Camera di Commercio e di Confindustria di Taranto

PUGLIA 2011 • DOSSIER • 177


Una riforma necessaria per il sistema di bonifica Con la nomina del commissario unico per i consorzi di bonifica, gli agricoltori si augurano che il sistema si adegui alle esigenze del territorio. Antonio Barile, presidente di Cia Puglia, spiega quali sono le aspettative del mondo agricolo pugliese e come si è giunti a questa situazione Nicolò Mulas Marcello

Antonio Barile, presidente di Cia Puglia

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u proposta dell’assessore alle Risorse Agroalimentari, Dario Stefàno, la Giunta regionale ha approvato le delibere che sciolgono, come previsto dalla legge regionale 12 del 21 giugno 2011, gli organi ordinari e straordinari dei consorzi di bonifica Arneo, Stornara e Tara, Terre d’Apulia e Ugenti Li Foggi, nominando commissario unico Giuseppe Antonio Stanco. Il neo commissario, presidente della sezione di Bari della Corte dei

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Conti fino al 2007, ha ora il compito di far luce sulla complessa situazione dei consorzi pugliesi, che negli anni hanno raggiunto un deficit di circa 400 milioni di euro. Gli agricoltori lamentano la mancanza di servizi a fronte di spese che devono comunque sostenere. Serve quindi un riassetto complessivo dell’intero sistema di gestione che riesca a risolvere le problematiche finanziarie ma che spenga anche i malumori del settore agricolo pugliese. Occorre, inoltre, ripristinare i piani di classifica per garantire le entrate ai consorzi dopo lo stop ai finanziamenti deciso dalla Regione. I nove milioni di euro inseriti nella prima variazione al bilancio 2011, approvata a fine giugno, sono gli ultimi erogati dalla Regione per


Antonio Barile

Misure concrete di riforma per i consorzi il funzionamento dei consorzi dopo otto anni in cui sono state le casse regionali a sostituire gli introiti delle tariffe bloccate per legge perché ritenute inique. Ma come si è arrivati a questa situazione? I fattori sono molti e anche su questo fronte il neo commissario Stanco deve fare le sue valutazioni d’intesta con le istituzioni. «Nel nostro caso – spiega Antonio Barile, presidente di Cia Puglia – un ruolo importante lo deve svolgere l’assessore regionale all’agricoltura Stefàno che dovrebbe considerare i consorzi di bonifica necessari laddove servono effettivamente; penso che, dopo l’esperienza degli ultimi anni, non si lascerà irretire dalla logica della difesa dello strumento consorzio di bonifica fine a se stessa». Quali sono le motivazioni che hanno portato a questa difficile situazione dei consorzi pugliesi? «Occorre fare una premessa: la situazione di difficoltà riguarda l’intera Puglia, esclusa la provincia di Foggia. Le difficoltà sono di carattere finanziario e si sono accumulate negli anni, con un deficit che si stima intorno ai 400 milioni di euro. La situazione si è aggravata negli ultimi anni di gestione commissariale. Le cause vanno ricercate nella pesantezza delle strutture, nel contenzioso sulle grandi opere per la funzione di stazione appaltante assegnata in passato

L’assessore Dario Stefàno ha annunciato il programma di riforma del sistema di bonifica pugliese a cominciare dalla disegno di legge che interviene sulla parte strutturale e organizzativa Prima dell’emanazione del ddl stralcio da parte del Consiglio regionale (la Legge regionale nr. 12 di giugno 2011) la IV Commissione consiliare ha approvato il Disegno di Legge di riforma complessiva dei Consorzi di Bonifica, nella parte strutturale e organizzativa. «Rimane ora da approvare la parte finanziaria della riforma, - spiega Dario Stefàno, assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia - già all’esame delle Commissioni consiliari I e IV, nella quale oltre a introdurre lo strumento della "gestione separata" per la debitoria pregressa dei Consorzi, a garanzia della operatività delle strutture consortili, si dovrà provvedere a definire una soluzione organica per il rientro». La citata Legge regionale nr. 12/2011 consentirà di riformulare i piani di classifica dei Consorzi, mediante i quali sarà possibile individuare tutti i soggetti che a vario titolo, Enti pubblici e consorziati, riceveranno benefici diretti dall’attività svolta dai Consorzi, consentendo di entrare nel vivo della riforma complessiva. Poiché proprio questo aspetto ha rappresentato sin qui il freno maggiore al legislatore regionale e, quindi, alla riforma. «L’altro aspetto straordinario affidato alla Legge regionale 12/2011 – continua Stefàno - è la ricognizione delle posizioni debitorie e di tutti i rapporti di collaborazione, a qualsiasi titolo, attivi nelle diverse strutture organizzative, oltre che l’individuazione del contenzioso che in tutti questi anni ha investito gli organismi consortili». Ma ai pugliesi interessa sapere se questa situazione ricadrà sulle tasche degli agricoltori o sulla fiscalità generale. «La scelta sulle modalità del ripiano della situazione debitoria pregressa dei Consorzi, una volta accertatane la dimensione reale, investirà il dibattito politico nei prossimi mesi e dovrà essere concepita dal legislatore regionale e quindi dall'Aula nella maniera più condivisa possibile. Su questo argomento, così importante, il Governo regionale continua a ritenere essenziale il coinvolgimento di tutto il partenariato

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socio-economico, quello istituzionale e di tutte le forze politiche». Con la legge 12/2011 si istituisce anche la figura del commissario unico per i consorzi. Ad esso è attribuita l’ ordinaria gestione ma anche funzioni di carattere straordinario, per favorire e meglio definire l'avvio definitivo del complessivo processo di riforma dei Consorzi. «Il fatto di rilievo – sottolinea l’assessore - è che al Commissario è affidato un termine ben definito per svolgere questi suoi compiti, al contrario di quanto avvenuto sinora con i Commissari straordinari. Come pure, è utile evidenziare che a svolgere questo ruolo il Governo regionale ha voluto chiamare un uomo delle Istituzioni, qual è il dott. Giuseppantonio Stanco, già presidente della sezione Controllo della Corte dei Conti della Puglia, ritenendo che lo svolgimento dei compiti da parte di una figura con il suo profilo possa costituire garanzia per tutti, sia per la Regione che lo ha nominato, che per i beneficiari delle attività dei Consorzi, ed anche per i dipendenti degli stessi». Anche gli agricoltori chiedono più garanzie, lamentando la disparità tra costi e servizio. «La garanzia per gli agricoltori – assicura Stefàno - è costituita dal fatto che loro dovranno tornare a pagare solo per i servizi effettivamente ricevuti dai Consorzi. Un aspetto sul quale la Legge regionale 12 non lascia dubbi. Questa garanzia sarà parte fondante dei nuovi piani di classifica che saranno puntualmente definiti, con l’individuazione del beneficio diretto e specifico per i consorziati».

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CONSORZI DI BONIFICA

 ai consorzi di bonifica e alla mancata raziona-

lizzazione della contribuenza che è stata percepita come una vessazione da parte degli agricoltori in mancanza di servizi». Cosa pensa dell’istituzione di un commissario unico per i consorzi di bonifica? «La nomina di un commissario unico con un alto profilo può dare una svolta alle ultime gestioni commissariali che si sono caratterizzate soprattutto per l’inefficienza e il clientelismo. Naturalmente la durata deve essere breve e risolutiva dei gravi problemi finanziari». Cosa occorre fare per affermare definitivamente il principio del costo-beneficio diretto per l’agricoltore nei confronti dei consorzi?

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Gli agricoltori pugliesi si aspettato enti snelli, poco costosi ed efficienti



«Bisogna adattare queste strutture alle effettive esigenze del territorio. Si deve smettere di classificare come da bonifica l’intero territorio regionale, solo per far crescere la platea dei contribuenti. Neppure il Veneto, che ha problemi idraulici del territorio ben più gravi della Puglia, classifica come da bonifica l’intero territorio regionale. Nel nostro caso un ruolo importante lo deve svolgere l’assessore regionale all’agricoltura Stefàno, che dovrebbe considerare i consorzi necessari laddove servono effettivamente; penso che, dopo l’esperienza degli ultimi anni, non si lascerà irretire dalla logica della difesa dello strumento consorzio di bonifica fine a sé stessa». Quali sono le richieste e le aspettative di Cia Puglia in merito alla questione? «Ci aspettiamo una riforma seria che non dia più spazio a chi considera i consorzi di bonifica pezzi di apparato di potere. Gli agricoltori pugliesi si aspettato enti snelli, poco costosi ed efficienti».


CONSORZI DI BONIFICA

omplessivamente i consorzi di bonifica pugliesi si estendono su una superficie pari a oltre 17.436 km quadrati (1.743.557 ettari). Il consorzio Stornara e Tara, con sede a Taranto, è stato costituito nel 1933 e, a seguito di diversi ampliamenti, si estende oggi su una superficie di 142.949 ettari distribuiti in 23 comuni tra la provincia di Taranto e quella di Matera. Anche per Per migliorare il sistema dei consorzi di bonifica occorre operare questo ente, assieme ai consu più fronti e tenere in considerazione i motivi per cui si è giunti sorzi di Arneo, Terre d’Apulia ed Ugenti Li Foggi, la a questa difficile situazione. Francesco Fatone illustra l’attuale legge 12 del 2011 ha previgestione del consorzio di Stornara e Tara sto la nomina di un commissario staordinario, nel- Nicolò Mulas Marcello l’ottica di migliorare la precedente gestione affidata a quattro commissari diversi. «Lo stiamo aspettando – spiega Francesco sicura Fatone – il consorzio chiuderebbe il Fatone, direttore del servizio agrario del bilancio in pareggio. La Regione Puglia però Consorzio di Stornara e Tara – ma a mio av- con due leggi, una del 2003 e una del 2005 viso non potrà fare né più né meno di quello ha tolto il potere dei cosiddetti contributi che hanno fatto i commissari precedenti, bonifica che servivano per tutte le spese reovvero applicare la legge. Il commissario lative al funzionamento dell’ente. Di consenon è un organo politico per cui si deve at- guenza di anno in anno i nostri bilanci si tenere a quelle che sono le disposizioni. Se la sono ridotti, in quanto le entrate per l’attiRegione dice che dobbiamo applicare le ta- vità di gestione compensano le spese dei serriffe secondo i parametri di costo stabiliti per vizi ma non possono compensare quello che legge, noi non possiamo fare altro». era l’introito del consorzio previsto dal triMa qual è attualmente la situazione finan- buto. Pertanto i bilanci non rispecchiano la ziaria e di gestione di questo consorzio? E gestione dell’ente, ma l’applicazione della come si è arrivati a questo punto? «Dal legge. La Regione Puglia per i quattro conpunto di vista della gestione ordinaria – as- sorzi si è fatta carico del pagamento degli sti-

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Un servizio essenziale per il territorio

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Francesco Fatone

pendi e dà un contributo, per noi di 500 mila euro, per le spese di gestione, ma del tutto insufficiente rispetto ai 4 milioni di euro che ricevevamo prima dell’eliminazione del tributo». Seppur a fronte di questi problemi, l’amministrazione del consorzio tarantino afferma che i servizi offerti al territorio non sono mutati nel tempo. «Per quanto riguarda l’irrigazione – ribadisce il direttore tecnico – come costi siamo sottoposti a un’addizionale di 9 centesimi a metro cubo per l’acqua che riceviamo dalla Basilicata in quanto tra le due regioni fu fatto un accordo di programma. Pertanto non paghiamo solo 1,54 centesimi del costo del-

mila ETTARI

L’estensione della superficie di competenza del Consorzio di bonifica di Stornara e Tara

mln EURO

Il debito accumulato negli anni dai consorzi di bonifica in Puglia

l’acqua ma anche circa 8 centesimi per il ristoro ambientale. La Regione Puglia in questi anni con l’assessore Russo, che è stato in carica fino al 2009, ci autorizzava, per dirimere questa problematica, a mantenere i vecchi prezzi che erano in vigore nel 2003, quando non era ancora contemplato questo accordo di programma. Ma dal 2010 il nuovo assessore ha ritenuto di non prendere questi impegni dal punto di vista politico e di conseguenza ci ha chiesto di attenerci ai costi attuali». La Regione Puglia si è già messa in moto per porre rimedio a questa difficile situazione con alcuni provvedimenti che stanno aprendo la strada a una riforma complessiva. «La Regione nel 2006 – conclude Fatone – aveva già istituito un altro commissario ad acta perché venissero redatti i piani di bonifica. Dopo averli esaminati, il commissario li ha riconsegnati alla Regione segnalando l’esito positivo o negativo ed entro 90 giorni la Regione avrebbe dovuto riattribuire ai vari consorzi con il piano di riparto positivo, l’autorizzazione a emettere cartelle. Ciò non è avvenuto e attualmente la Regione ripropone il commissario unico per le stesse questioni. Intorno al problema sui controlli di bonifica occorre che ne discutano persone che abbiano il polso della situazione. Se non ci fossero in funzione le nostre idrovore a Ginosa Marina dove c’è stata l’alluvione, che raccolgono 6 metri cubi di acqua al secondo, così come se si dovessero fermare a Castellaneta Marina, nell’arco di 15 giorni tutta la zona andrebbe sott’acqua. Noi siamo operanti su questo territorio sin dai tempi della prima bonifica del 1933». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 185


Investimenti per risanare la rete a società per azioni a ente pubblico. L’Acquedotto pugliese, in base a un disegno di legge approvato dal consiglio regionale, subisce una trasformazione che il governatore Nichi Vendola definisce «il modo migliore di rispondere alla domanda di cambiamento e di difesa dei beni comuni che si è

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Contenere i costi e migliorare l’efficienza, anche attraverso l’abbattimento delle perdite fisiche. Questo l’impegno di Ivo Monteforte per l’Acquedotto pugliese. L’arma in più si chiama telecontrollo Michela Evangelisti

espressa nei referendum». L’amministratore unico dell’acquedotto, Ivo Monteforte, si astiene da giudizi su scelte strategiche e di assetto, che «come è giusto che sia, riguardano la Regione Puglia, che ha il compito di scegliere per il bene del cittadino» e s’impegna a portare avanti al meglio il mandato di cui è stato investito nel 2007: «Dare da bere ai pugliesi e risanare l’azienda». I frutti del lavoro compiuto finora sul piano del contenimento delle perdite, del risanamento della rete e del miglioramento del servizio e dei conti «sono verificabili con dati alla mano – chiarisce –. Il bilancio 2010 rispecchia gli ottimi risultati ottenuti, la Corte dei Conti nelle sue ultime due relazioni ha evidenziato i successi raggiunti, così come le agenzie di rating con la recente promozione a “investment grade” di

In alto, un tratto della Galleria Pavoncelli. A sinistra, Ivo Monteforte, amministratore unico dell’Acquedotto pugliese


Ivo Monteforte

Standard & Poor’s. Nel 2010 l’indice di soddisfazione dell’utenza è passato al 91% (così come rilevato da una società indipendente di customer asset improvement) in netta crescita rispetto all’85% del 2006». Ma, tiene a precisare a più riprese Monteforte, ci sono ulteriori margini di miglioramento sui quali lavorare. La presentazione del bilancio d’esercizio 2010 di Acquedotto pugliese è stata salutata dal presidente Vendola come un risultato «straordinario». Com’è stato possibile raggiungere questo obiettivo? «Il bilancio 2010 dell’acquedotto rispecchia le nuove politiche di gestione che hanno permesso di raggiungere importanti risultati in termini di contenimento dei costi e di miglioramento dell’efficienza. In particolare, nel 2010 è proseguita la virtuosa politica di contenimento dei costi diretti e degli oneri diversi di gestione, che sono diminuiti rendendo possibili efficienze per oltre 9 milioni di euro, riconducibili all’internalizzazione delle attività di depurazione, al compostaggio, alla riduzione delle spese generali e dei costi fissi di struttura e al forte impegno nel risparmio energetico. Negli ultimi due anni sono stati risparmiati complessivamente circa 19 milioni di euro. A tali risultati sul fronte dei costi si aggiunge un miglioramento del fatturato totale in virtù di una sistematica e organica azione di recupero delle perdite amministrative su tutto il territorio servito. Il contenimento dei costi e la riduzione delle perdite (sia fisiche che amministrative) sono stati i due fattori principali che hanno permesso di chiudere il 2010 con un bilancio in utile per 37 milioni di euro. Un utile, voglio ricordare, che non finisce nelle tasche di un privato ma viene reinvestito a beneficio del servizio e nell’interesse della collettività nonché, nel nostro caso, funzionale all’enorme mole di investimenti in corso». Il sistema dell’acquedotto necessita ancora di un’importante opera di ammodernamento e di potenziamento viste le rinnovate esigenze del territorio servito. Quali sono, nel dettaglio, le nuove necessità cui far fronte? «Gli investimenti sono più che decuplicati in

soli cinque anni, crescendo dai circa 20 milioni di euro l’anno nel 2004 a circa 200 nel 2010, a dimostrazione del forte impegno nel rinnovamento della rete e nel miglioramento del servizio. Gli investimenti, in gran parte già realizzati, sono principalmente rivolti ad aumentare la capacità di distribuzione, di accumulo strategico di acqua e di risparmio della risorsa stessa. Nell’immediato futuro dedicheremo una maggiore attenzione al cliente/cittadino. Sul tema della qualità del servizio percepito ci sono margini di miglioramento su cui stiamo focalizzando le nostre energie. Già oggi siamo tra i pochi acquedotti d’Italia in cui è possibile gestire il cliente completamente in remoto». Le perdite fisiche ammontano attualmente a circa il 35%. Con quali azioni perseguirete una gestione più razionale delle risorse? Quali obiettivi vi proponete? «In questi ultimi anni abbiamo recuperato oltre 40 milioni di metri cubi d’acqua e ridotto le perdite fisiche nelle reti urbane al 25% grazie a un progetto straordinario di risanamento e alla sostituzione di circa 350 mila contatori. Le perdite fisiche complessive sono così scese sotto il 35%, attestandosi al 34,84%, anche grazie all’introduzione di un avanzato sistema di telecontrollo. Nei prossimi 

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SISTEMA IDRICO



Gli interventi previsti consentiranno di risparmiare ulteriori 35 milioni di metri cubi di risorsa idrica



 quattro anni sono previsti investimenti per 115 milioni di euro per la riduzione delle perdite tramite mirate azioni di ricerca e di riparazione delle stesse, sostituzione delle condutture obsolete e implementazione del telecontrollo sui grandi vettori di adduzione. Proseguiranno inoltre le attività di automazione dei flussi nelle reti principali - la cosiddetta “distrettualizzazione” - e di sostituzione dei contattori (250 mila si aggiungeranno ai 350 mila già sostituiti negli ultimi tre anni, uno al minuto). Stimiamo che gli interventi previsti consentiranno di risparmiare ulteriori 35 milioni di metri cubi di risorsa idrica». Tra le azioni più significative, la realizzazione di un innovativo sistema di telecontrollo delle reti: di che cosa si tratta nello specifico? «Il telecontrollo, con 3.500 sensori sulla rete e 600 postazioni, è un innovativo sistema informativo che consente la supervisione in remoto del flusso degli schemi idrici e il monitoraggio dei principali indicatori di potabilità. Insieme al telecontrollo stiamo implementando il Gis (sistema cartografico informatizzato). Strumento fondamentale per una corretta pianificazione, progettazione e gestione delle reti. L’integrazione tra questi due sistemi permetterà di rilevare e risolvere le criticità delle reti prima che abbiano un impatto sul servizio. Il modello prevede inoltre la motorizzazione e il telecomando a distanza delle idrovalvole per il controllo e la regolazione delle portate e delle pressioni nelle reti di distribuzione cittadine». Come pensate invece di procedere nella lotta all’abusivismo e alla morosità e nel miglioramento della depurazione? «Proseguiremo nella lotta all’abusivismo grazie 190 • DOSSIER • PUGLIA 2011

all’operazione “Archimede”, una campagna avviata nel 2010 per la rilevazione (confrontando i dati di consumo rilevabili dalle banche dati aziendali e il telecontrollo) e la rimozione delle situazioni d’illegalità e di prelievo abusivo, anche domestico, su tutto il territorio servito. A oggi sono state evidenziate oltre 50.000 posizioni anomale. Il recupero del corrispettivo per il servizio erogato ma non riscosso si applicherà fino a dieci anni dalla scoperta del prelievo abusivo. Sulla depurazione stiamo investendo molto e i risultati ci stanno dando ragione. Tutti gli indicatori di qualità del refluo sono migliorati sostanzialmente negli ultimi due anni. La completa balneabilità del mare pugliese è anche nostro motivo d’orgoglio. Siamo innovativi nella fitodepurazione, nel riuso del refluo in campo agricolo, nella tecnologia. Serviamo un grande territorio con 184 depuratori e con punte di eccellenza assolute. Margini di miglioramento ci sono. È innegabile. Su questo ci stiamo concentrando per fare sempre meglio».

L’impianto di potabilizzazione del Fortore in Capitanata


INFRASTRUTTURE

el piano attuativo dei trasporti 2009-2013 della Regione, è stato dato spazio all’esigenza di individuare le priorità di intervento che possano garantire livelli di accessibilità territoriale rispondenti alla valenza sociale, economica e paesaggistico-ambientale delle diverse aree della regione per concentrare su questi le risorse a disposizione, nel rispetto dei vincoli di budget imposti a livello nazionale e regionale. «È un lavoro – spiega Guglielmo Minervini, assessore alle Infrastrutture e alla mobilità della Regione Puglia – che richiede un coordinamento molto meticoloso tra i singoli fornitori e gli enti locali. Ad esempio abbiamo messo attorno a un tavolo Ferrovie Sud Est, Comune e Provincia di Lecce, Stp Terre d’Otranto per discutere su come integrare i loro servizi e sta per nascere il primo embrione del servizio metropolitano del Salento». La Regione ha deciso di dismettere le partecipazioni nelle società dei trasporti pubblici di Lecce e Brindisi. Quale sarà il futuro di queste società? «Stiamo uscendo dalle società dei trasporti di Lecce e di Brindisi perchè gestiscono il servizio di trasporto pubblico nel territorio provinciale e

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192 • DOSSIER • PUGLIA 2011

Rendere più qualificato il trasporto pubblico La Regione Puglia sta attuando interventi sulla mobilità cercando di restituire centralità al trasporto pubblico locale. Guglielmo Minervini illustra tutti i progetti attualmente in fase di studio e di realizzazione che coinvolgono il territorio regionale Nicolò Mulas Marcello

questo, in forza dei principi del decentramento amministrativo che stiamo rigorosamente applicando, non è di competenza della Regione. La Regione, infatti, oltre 10 anni fa è uscita dalla società dei trasporti della provincia di Bari e non è presente nè a Taranto nè a Foggia. Abbiamo assicurato, con un nostro cospicuo intervento, la messa in sicurezza dei bilanci di entrambe le aziende. Ora dovranno camminare con le loro gambe e gli enti locali dovranno perseguire una linea di rigore ed efficienza perchè i tempi saranno ancora più difficili. Per parte nostra vogliamo presidiare l’azione generale di coordinamento e programmazione per dare al sistema dei trasporti qualità e integrazione». Per quanto riguarda la possibilità di erogazione di fondi da parte della Cassa depositi e prestiti per il progetto di studio delle criticità

della tratta ferroviaria sudest Bari-Taranto, come si sta muovendo attualmente la Regione? «È un vecchio studio di studio di fattibilità che non tiene conto del grande investimento che stiamo già compiendo per l’ammodernamento della rete delle ferrovie sud-est attraverso i fondi del Programma operativo Fesr 2007/2013 con 135 milioni per la bretella ferroviaria del barese che prevede l’elettrificazione della BariMartina e 180 milioni per l’ammodernamento e la messa in sicurezza e l’elettrificazione della rete nell’area salentina. Una risposta concreta e immediata al bisogno di ammodernamento della più grande rete ferroviaria regionale italiana. E si tratta solo di una parte degli oltre 750 milioni di infrastrutture ferroviarie che entro il prossimo anno saranno tutte appaltate. Siamo di fronte ad uno sforzo senza pari».


Guglielmo Minervini

Guglielmo Minervini, assessore alle Infrastrutture e alla mobilità della Regione Puglia

Sempre sul fronte ferroviario lei ha recentemente affermato: «Vogliamo sfidare l’auto col treno, intensificando l’offerta dove la domanda è più alta e riducendo i tempi d’attesa». Quali sono le novità per il trasporto su rotaie? «La riorganizzazione dei ser-

vizi è la seconda parte dell’investimento deciso, convinto, politico sul potenziamento del trasporto pubblico locale. L’idea è che proprio in un tempo di crisi, in un tempo in cui l’economia delle famiglie, così come anche il costo della benzina, pongono seriamente in discussione il dominio dell’automobile, c’è bisogno di investire sul trasporto pubblico locale. In Puglia lo stiamo facendo con un’attività estremamente laboriosa di riorganizzazione del servizio, strutturandolo in maniera flessibile: concentrando e potenziando l’offerta dove maggiore è la domanda e riducendo l’offerta inutile dove la domanda è inesistente. Siamo partiti a giugno con una prima sperimentazione attorno all’area metropolitana di Bari e continueremo in autunno sul nodo di Lecce. È un lavoro che richiede un coordinamento molto meticoloso tra i singoli fornitori e gli enti locali. Ad esempio abbiamo messo attorno a un tavolo Ferrovie Sud Est, Comune e Provincia di Lecce, Stp Terre d’Otranto per discutere su come integrare i loro servizi e sta per nascere il primo embrione del servizio metropolitano del Sa-  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 193


INFRASTRUTTURE

 lento. Ci sono segnali chiari di come cambiando l’offerta esplode la domanda». Quali sono le altre maggiori criticità per quanto riguarda i trasporti in Puglia e cosa sta facendo a riguardo la Regione? «Abbiamo tentato in questi anni attraverso cospicui investimenti di recuperare il tempo perduto e restituire centralità al trasporto pubblico locale. La ferrovia sta diventando non più una barriera che divide, ma un filo di ferro che cuce tra di loro porzioni di territorio finora frammentate. La Puglia ha fatto questa scelta, convinta che così si possa migliorare la qualità della vita delle persone e si possa anche costruire una intelligente leva 194 • DOSSIER • PUGLIA 2011



La ferrovia sta diventando non più una barriera che divide, ma un filo di ferro che cuce tra di loro porzioni di territorio finora frammentate

per lo sviluppo del futuro e questa scelta si è tradotta poi in investimenti mirati. Il riassetto completo punta a programmare l’offerta in modo da captare la più ampia domanda di mobilità possibile, a evitare sovrapposizioni di corse tra i diversi operatori di trasporto, a offrire servizi di qualità e un comfort adeguato alle legittime richieste dei cittadini pugliesi. Ma tutto questo sarà messo fortemente in discussione a partire dal prossimo anno. Con violenti colpi di forbice il governo sta tagliando la sanità, il trasporto pubblico, la



scuola, il pubblico impiego e molto altro ancora. E la chiamano la finanziaria dello sviluppo. In particolare per il trasporto non si conosce ancora la sorte dei 425 milioni che il governo aveva accordato nella Conferenza delle Regioni per risarcire parte del taglio imposto già quest’anno e che in molte regioni è costato pesanti aumenti ai cittadini. Altri tagli sarebbero insopportabili anche per la Puglia e potrebbero compromettere il tentativo che stiamo producendo di rendere più qualificato il trasporto pubblico».


LOGISTICA

L’internazionale dei trasporti Uno spaccato sul mondo dei servizi per la logistica, fra ambiziosi progetti di internazionalizzazione e problemi infrastrutturali ancora irrisolti. Il punto di Arnaldo De Vitis Amedeo Longhi

trutturato su quattro ambiti principali, logistica integrata e farmaceutica/ospedaliera, servizi ambientali e doganali, il gruppo De Vitis ha ampliato enormemente quella che in origine, nei lontani anni Venti, era la sua attività. «Internazionalizzazione, diversificazione e innovazione – spiega Arnaldo De Vitis – sono le parole chiave della nostra realtà. Volevamo vedere cosa accade al di fuori dei confini nazionali e far conoscere i nostri servizi, l’ottima localizzazione di Taranto nel Mediterraneo e le possibilità che offriamo, per i trasporti che giungono dal centro sud del globo per poi raggiungere, con una notevole riduzione dei

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Arnaldo De Vitis, amministratore unico della de.tra.sud srl di Taranto. Nelle altre immagini, l’attività logistica dell’azienda www.devitis.it

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tempi, l’intera Europa e l’ Africa settentrionale». Come è iniziato questo processo di internazionalizzazione? «Nel processo di internazionalizzazione abbiamo inserito la partecipazione all’evento “Southern Asia Ports, Logistics & Shipping India Exhibition & Conference”, tenutosi a maggio a Chennai (India) e il “Transport Logistic” di Monaco. A queste kermesse siamo stati presenti con un nostro stand, all’interno del quale abbiamo illustrato i servizi con l’ausilio di sussidi audiovisivi e materiale grafico presentato da personale appositamente formato. Con orgoglio e tanto stupore confesso che il riscontro ricevuto è stato al di sopra delle aspettative anche perché operatori nordeuropei, notoriamente esempi da seguire, hanno manifestato la volontà di approfondire la conoscenza di alcuni dei nostri sistemi effettuando una visita agli impianti alla fine del mese di agosto, così come hanno anche fatto operatori provenienti dall’India». Quali sono gli elementi innovativi e distintivi della vostra offerta?

«Il nostro punto di forza è operare per la supply chain, il nostro fiore all’occhiello la logistica farmaceutica e ospedaliera, attività nella quale operiamo sin dal 1993. Essa rappresenta il vero elemento innovativo e distintivo: grazie a personale altamente qualificato e al continuo sviluppo del sistema informatico, viene migliorato il livello del servizio attraverso l’utilizzo di un apposito sistema operativo per la gestione del magazzino di prodotti farmaceutici, dispositivi medici e chirurgici, materiale d’ufficio per uso ospedaliero sino a giungere alla distribuzione di farmaci e materiali presso i diversi dipartimenti e unità operative. Il sistema consente tracciabilità dei prodotti e dei consumi, monitoraggio del consumo fisico e a valore, gestione e trasporto di gas medicinali, gestione dei documenti attraverso archivio ed elaborazione dei dati e servizi per l’ambiente come raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti sanitari. A questo proposito stiamo lanciando il sistema brevettato che combina una tecnologia di sterilizzazione Uvc-Steam, a controllo computerizzato, riducendo i vo-


Arnaldo De Vitis

lumi e rendendo il rifiuto pronto al recupero per la produzione di energia o assimilabile al rifiuto solido urbano». Come gestite le criticità del porto di Taranto, una struttura a voi vicina e dalle grandi potenzialità? «Cito testualmente dal protocollo d’intesa per la promozione del riconoscimento del “Distretto della logistica”, Legge Regionale 23/07: “Il Nuovo Piano generale dei Trasporti e della Logistica individua tra gli elementi di criticità del settore dei trasporti, oltre alle carenze di tipo infrastrutturale, la mancanza di un adeguato coordinamento tra i di-

versi soggetti e, in particolare, sottolinea l’incapacità della Pubblica amministrazione di svolgere un’azione capace di assicurare con tempestività e snellezza procedurale un adeguato sviluppo del settore; al fine di consentire un utilizzo più efficiente e sostenibile del trasporto, con particolare attenzione al traffico merci, e raggiungere una dotazione di servizi di alta qualità, il Piano propone di privilegiare le scelte che rispondono alla domanda di logistica integrata promuovendo efficienza e imprenditorialità in tutti i comparti del trasporto”. Mi trovo a considerare che, per il Porto di Taranto, i mali sono stati individuati e le cure prescritte, ma ancora non si vedono miglioramenti». Qual è il vostro impegno nell’ambito della tutela ambientale? «Nella nostra organizzazione, per ottenere un sia pur modesto risultato a tutela dell’ambiente, adottiamo in funzione delle attività da svolgere sistemi operativi a basso impatto, oltre a produrre energia con fonti alternative. Nella divisione tra-

sporti si prediligono trasporti combinati strada/rotaia o strada/mare; per le merci che hanno necessità di viaggiare su strada, vengono ottimizzati i carichi in modo da usare il minor numero di mezzi pesanti; adoperiamo poi automezzi a metano per il trasporto e la distribuzione in ambito urbano. Nella divisione magazzini impieghiamo mezzi elettrici per le attività connesse alla logistica e abbiamo installato due impianti fotovoltaici al servizio diretto dei nostri capannoni, per offrire il nostro piccolo contributo al fine di “preservare la terra che abbiamo ricevuto in prestito dai nostri figli”». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 197


Un’architettura “illuminata” per un territorio sostenibile Gaetano Mossa richiama l’attenzione sulle emergenze legate allo sviluppo urbanistico e territoriale della Puglia. E ricorda gli obiettivi imprescindibili dell’architettura contemporanea Andrea Moscariello

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Gaetano Mossa

u sicuramente lungimirante Gaetano Mossa quando nel 1980, attraverso la sua tesi di laurea su “Modelli edilizi con utilizzo di fonti energetiche alternative”, si pose l’obiettivo di studiare quello che, a tutti gli effetti, rappresenta l’obiettivo prioritario dell’architettura contemporanea. Sono passati più di trent’anni da allora e l’universo progettuale ne ha fatti di passi in avanti. Anche se, purtroppo, è ancora lunga la strada che porterà le nostre città ad avere un volto “sostenibile”. «All’epoca in Italia eravamo agli albori degli studi sulle energie alternative – ricorda Mossa, oggi uno degli architetti più affermati in Puglia -. Da allora era chiaro come forma e funzione non potessero prescindere dalla qualità dei materiali del manufatto architettonico. Né

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tanto meno dalla qualità di vita dei suoi fruitori, sia all’interno che all’esterno». Mossa, ha saputo sviluppare la sua carriera intorno al concetto di “Insieme”, l’espressione di un ausilio immaginifico attraverso il quale confluiscono «studi e aspetti che vanno dalla conoscenza e uso dei materiali - sopratutto quelli locali -, alla distribuzione degli spazi e delle funzioni, alle strategie di miglioramento del microclima e del comfort abitativo, alle valutazioni sul consumo delle risorse, al rispetto e alla valorizzazione del sito, analizzandone tutte le peculiarità». E a ciò lei aggiunge, ovviamente, le valutazioni di carattere energetico, giusto? «Comprese quelle legate alla vegetazione, ai venti dominanti del sito, agli orientamenti e così via. Quando si è

analizzato tutto questo, si L’architetto Gaetano forma “l'idea” del progetto. Mossa all’interno del suo studio di Bari. A quel punto lo si può dise- Nelle altre immagini, gnare, per poi trasmetterlo a interno ed esterno chi può condividerlo e realiz- dell’Opificio Mas, sempre a Bari zarlo». mossa@libero.it Questo è “fil rouge” con- archimossa@libero.it cettuale che utilizza in ogni tipologia di lavoro? «È proprio il filo conduttore di tutti i miei progetti. Il mio è un tentativo continuo di miglioramento, attraverso la ricerca e l'esperienza, la qualità architettonica, la tecnologia. Lo sviluppo, poi avviene anche attraverso l’analisi della vita dei vari fruitori, sia che si progetti un arredo, una casa o una città». Tra le sue opere più apprezzate, vi è quella dell’opificio Mas, situato a Bari. «Come in tanti altri progetti, in quello realizzato per la Mas Srl, fabbricato per la produzione, lavorazione, uffici ed esposizione di una marmeria, una nobile attività insieme industriale e artigianale, è stato realizzato un fabbricato congruente con il lotto a disposizione, valorizzando i  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 199


SVILUPPO URBANO

 materiali di lavorazione e i co- d'inverno le grandi superfici. auspicabile nelle zone indu-

Progetto per la nuova sede della Guardia di Finanza, a Otranto

lori della nostra Puglia». Quali elementi architettonici ha perseguito? «Ho disegnato il tutto pensando a una facciata a doppia altezza, che garantisse la continuità tra l’interno e l’esterno per la parte espositiva, con un ampio setto rivestito in "scorza" di pietra marrone, contrapposto a un vuoto realizzato, invece, con una parete vetrata continua». L’elemento della vetrata è un po’ il comune denominatore di molti suoi progetti. Nel caso dell’opificio cosa consente? «Raccoglie da sud la luce del sole, opportunamente schermata da un filare di alberature ad alto fusto e a foglia caduca, che con naturalezza ombreggia d'estate la vetrata, mentre riscalda e illumina

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In questo modo è stato possibile ricreare un microclima e un comfort abitativo particolarmente gradevoli». Nell’opificio lei ha previsto anche un sistema per la raccolta e il recupero delle acque piovane, per l’irrigazione. «Il trattamento avviene con un sistema chiuso delle acque di lavorazione e per un uso non potabile, relativo ai servizi igienici. Inoltre, le acque vengono utilizzate per alimentare una fontana interna. Sono state adottate soluzioni per migliorare la qualità del sito con la riduzione delle superfici pavimentate, utilizzando comunque colori chiari e materiali drenanti. Abbiamo posto pannelli fotovoltaici sulle grandi coperture dell'opificio, soluzione sempre

striali caratterizzate da enormi superfici coperte e non visibili, specie se in aree già servite da reti elettriche di grandi potenzialità». Questo, però, non sempre avviene. Nella sua regione è in atto proprio una polemica su queste tematiche. Lei cosa ne pensa? «Purtroppo in Puglia sono stati coperti ettari ed ettari di aree agricole, generando una pessima trasformazione del paesaggio agrario regionale, oltre che un avvelenamento continuo dei terreni a opera dei diserbanti utilizzati per mantenere queste aree prive di vegetazione spontanea». Parlando di altri suoi progetti, più volte si è dedicato a sedi, edifici istituzionali. Pensiamo solo alla sede della Guardia di Finanza di


Gaetano Mossa



Il territorio va gestito con rispetto, sopratutto con norme chiare, che diano la certezza dell'investimento, delle progettualità e dei tempi di realizzazione, garantendo la qualità degli interventi



Otranto. In questo caso quali principi tiene in considerazione? «Le sedi istituzionali dovrebbero essere l'esempio e la dimostrazione tangibile della cultura di un Paese. Ci tengo a sottolineare questo aspetto perché, purtroppo, assistiamo in maniera sempre più crescente a una diminuzione della qualità architettonica e tecnologica di questi edifici, a dimostrazione di quanto la nostra classe politica e imprenditoriale, fatte le dovute eccezioni, non sia illuminata. Si assiste, poi, a un aumento di realizzazioni di bassissimo profilo in cui l'unica cosa che conta è il profitto,

dimenticando la grande funzione che un luogo pubblico riveste nei confronti della collettività e l'importanza che deve ricoprire su tutti i livelli, quali la funzionalità, l' efficienza, la bellezza, il rispetto del sito e della compatibilità ambientale». Quale futuro si aspetta per la Puglia? «Il futuro per questa terra non credo sia molto roseo, come d'altronde quello di tanti altri paesi colpiti dall'attuale crisi economica e finanziaria. Ma forse per noi sarà ancora più nera, o perlomeno lo sarà se l'attuale classe dirigente non comincerà a essere più illuminata, scrollandosi di dosso la

logica assistenziale a cui è sempre stata abituata e divenendo più propositiva». Che cosa occorre, secondo lei? «Bisogna avanzare perseguendo logiche al passo con i tempi, smettendo di operare per slogan mediatici. Il territorio va gestito con rispetto, sopratutto con norme chiare, che diano la certezza dell'investimento, delle progettualità e dei tempi di realizzazione, garantendo la qualità degli interventi, evitando ad altre istituzioni, spesso non competenti, di sostituirsi nell’interpretazione di norme e, ancora peggio, nella gestione delle aree».

Sopra a sinistra particolare dell’uscita di emergenza presso l’aeroporto di Bari e un complesso residenziale realizzato a Santa Fara

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IMMOBILIARE

Il general contractor nell’immobiliare e si traduce letteralmente “general contractor” si ottiene la locuzione “contraente generale”. In realtà i termini vengono utilizzati per indicare un’azienda o un individuo che ha stipulato un contratto con altre organizzazioni, siano esse pubbliche o private, per l’edificazione, la riqualificazione o il rinnovo di strutture edilizie. Il general contractor inoltre risulta il responsabile dei metodi di progettazione ed esecuzione dei progetti in accordo con il committente, fornendo tutto il necessario per la realizzazione in toto del lavoro da svolgere. Ma cosa comporta oggi questa tipologia di lavoro nel mercato immobiliare? A illustrarne le varie sfaccettature Carlo Caiffa, imprenditore e amministratore della società Re.De. Cosa implica nella gestione della società operare con questo tipo di modalità contrattuale? «Sicuramente il valore aggiunto è costituito dalla capacita nell’individuazione delle esigenze che il mercato ha, sia esso rappresentato da investitori privati o da enti pubblici che cercano di sviluppare il proprio business sul territorio target e/o di risolvere criticità funzionali delle proprie strutture oramai fatiscenti e non in linea con le nuove esigenze. Si consideri,

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Cosa vuol dire, oggi come oggi, operare in general contractor in un settore posto in serie difficoltà dalla crisi economica? A parlarne è Carlo Caiffa Cloe Nanni

anche, che gli investitori privati nella maggior parte dei casi provengono da altri territori nazionali o addirittura dall’estero. Questa tipologia di committenza, nel caso dello sviluppo del business sul territorio, porta la società immobiliare e/o general contractor, a porre particolare cura nella ricerca della location che deve essere mirata alla tipologia di sviluppo commerciale richiesta dal cliente. Si parte dunque dall’individuazione delle richieste e delle esigenze di mercato, dell’investimento e dell’investitore, fino alla consegna finale dell’opera stessa ponendo particolare attenzione alla qualità del processo amministrativo, evitando pertanto di incorrere in facili errori spesso indotti dalla complessità della nostra legislazione in materia di procedimenti autorizzativi». Dal 2004 a oggi la storia della vostra società vive a cavallo di una crisi economicafinanziaria. Come siete riusciti ad affrontare e scavalcare queste difficoltà? «Abbiamo portato a compimento i progetti in cantiere e gradualmente rivolto l’attenzione a progetti con una logica

volta alla riqualificazione delle aree urbane, alla qualità della location e alla redditività per i nostri partner, riuscendo di riflesso a operare con valore aggiunto superiore per la nostra azienda. Focalizzandoci anche sul settore pubblico, riposizionandoci e puntando sulla diversificazione delle iniziative, ritenendo il settore pubblico un operatore primario nella sua fase di riqualificazione delle proprie strutture e nel recupero di risorse finanziarie, nei suoi piani di alienazioni e nel reperimento di nuove strutture più funzionali. In questa visione Re.De. porta da tempo avanti progetti sempre come general contractor, e in modalità di locazione di lungo periodo, prevalentemente opere “chiavi in mano”, favorendo, come partner, il processo di reperimento di ri-

Carlo Caiffa, amministratore della società immobiliare Re.De. di Lecce. Nella pagina a fianco, due cantieri della società Re.De. carlo.caiffa@re-de.com


Carlo Caiffa



Gli investimenti sul territorio sono in calo costante e purtroppo le pubbliche amministrazioni non si stanno mobilitando per incentivare lo sviluppo



sorse finanziarie, permettendo l’alienazione dei vecchi immobili con la sostituzione con nuovi, funzionali alle nuove richieste ed esigenze degli enti e/organi, aumentando di riflesso la produttività degli enti che poi andranno ad operarci. La pubblica amministrazione dunque come partner nello sviluppo di iniziative immobiliari, cercando di “intercettare” le criticità di quest’ultima e facendone delle occasioni di business per il privato, fornendo soluzioni alle sue esigenze. Un esempio di questo tipo di realizzazioni può essere la nuova sede della que-

stura di Lecce». La progettazione e la creazione dell’immobile per la nuova questura di Lecce è sicuramente un progetto innovativo. Quali sono le specifiche caratteristiche che lo rendono tale? «Innanzitutto è un progetto che ha come scopo l’accorpamento sul territorio di sedi logistiche ministeriali dislocate su tutto il territorio comunale secondo vecchie logiche; una delle prime sedi classificata come struttura strategica, dopo il terremoto in Abruzzo, prevedendo una categoria di massima sicurezza per eventi sismici, di risparmio energetico e compatibilità ambientale. Di riflesso permetterà anche l’alienazione delle vecchie strutture oramai inadeguate, con il recupero di fondi per la pubblica amministrazione. In una logica di partner, la nuova questura di Lecce rappresenta una delle tante iniziative pubblico/privato che a breve vedranno la luce e su cui, ad oggi, si concentra lo studio e l’approfondimento da parte della nostra società. Re.De. inoltre sta investendo molto sulla riqualificazione urbana

di alcune aree delle città, recuperando immobili fatiscenti e insediando strutture produttive o immobili direzionali che offrano servizi e posti di lavoro». Se si volesse delineare un futuro quadro nazionale degli investimenti immobiliari, cosa si otterrebbe? «Negli ultimi tempi purtroppo il panorama non è dei migliori, i ritorni economici degli investimenti tardano ad arrivare. Vengono costantemente selezionati i bacini nei quali costruire in funzione del tasso di concorrenza e dei flussi turistici, non sviluppandosi sul territorio a prescindere. Ritengo che questo sia il primo campanello d’allarme del settore commerciale. Per questi motivi gli investimenti sul territorio sono in calo costante e purtroppo le pubbliche amministrazioni ritardano l’iter autorizzativo a volte anche per due-tre anni. Si consideri che in un lasso di tempo così ampio lo scenario del mercato può mutare improvvisamente portando il cliente alla decisione di non investire più sul territorio». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 203


Un panorama edilizio da ricostruire Sostenibilità ambientale, recupero di edifici storico-artistici e realizzazione ex-novo di complessi residenziali rappresentano il nuovo trend edilizio. Ma è ancora molto forte la piaga del lavoro nero. Il punto di Giovannangelo Rafanelli Belinda Pagano

difficile vivere di edilizia nel nord barese. In molti casi la committenza privata, in questo periodo di crisi, guarda più al risparmio che non alla qualità favorendo il lavoro nero e l’incompetenza di nuove piccole imprese che, pur di entrare nel mercato, sono disposte a lavorare a prezzi bassissimi». Esordisce così Giovannangelo Rafanelli, fondatore della barese Edil R.G. «Nel maggior numero di casi queste improvvisate imprese deludono le aspettative della committenza. Pro-

«È

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prio per questo molte lavorazioni da noi realizzate nell’ultimo anno, soprattutto nel barese, riguardano il subentro in lavori già iniziati». Ovviamente il panorama è diverso se si rivolge l’attenzione alla partecipazione ad appalti pubblici. Le amministrazioni, infatti, non sempre riescono a facilitare il lavoro di imprese come la Edil R.G. «La difficoltà, se si tratta con clienti non privati» precisa Rafanelli «è l’infinito iter burocratico che bisogna affrontare. Tuttavia lavorare oggi per le pubbliche amministrazioni significa possedere un’azienda

solida, che non lasci nulla al caso, che curi ogni dettaglio e lo faccia eseguire da maestranze esperte nei vari settori». Non tutte le imprese sono in grado di garantire

Sopra, rendering di un complesso residenziale curato da Edil R.G. Sotto, edificio progettato e realizzato dall’azienda barese. edilrg@live.it


Giovannangelo Rafanelli

A sinistra, rendering di una realizzazione di edilizia privata. In basso, particolare del rendering in apertura

questi standard prestazionali. Standard che vengono mantenuti grazie anche all’investimento in materiali e impianti innovativi che rispettino la natura circostante. «Materiali bio ed ecocompatibili sono estremamente importanti nelle costruzioni ex novo sul territorio. Avere cura della nostra regione ed edificare nel totale rispetto del panorama e dell’ambiente sono punti focali sui quali è bene non prescindere mai. Edil R.G., ad esempio, adotta accorgimenti costruttivi rispondenti a parametri di massimo risparmio energetico. L’ecocompatibilità di un edificio, con anche uno sguardo al fotovoltaico, diventa una prerogativa. Inoltre se si costruisce rispettando il protocollo Itaca, si riesce a ottenere un perfetto connubio tra sostenibilità, salubrità degli ambienti e risparmio sia immediato che futuro». Ma cosa è cambiato, in quest’ultimo decennio, se si guarda alla progettazione e alla realizzazione di spazi nell’edilizia? «Le norme che regolano questo vasto settore sono numerose e complesse» spiega

Rafanelli «e anche a causa delle ultime catastrofi ambientali si è prestata molta attenzione al discorso sismico. Dopo il terremoto aquilano, le norme sismiche sono quelle che più tengono in allerta i progettisti e noi costruttori. Ovviamente a cambiare, oltre alle leggi, sono anche i gusti estetici della clientela, oggi più propensa a spazi grandi con giochi di volumi e di forme. Non a caso le nostre maestranze di cartongesso e di rifiniture sono le più richieste». Ma a giocare un ruolo fondamentale nel panorama edilizio di una regione sono anche e soprattutto gli edifici di valenza storico-culturale. «La ri-

qualificazione e risistemazione di edifici storici è una delle peculiarità della Edil R.G. ed è fondamentale occuparsene per valorizzare il territorio nel quale si opera. Le ristrutturazioni sono le lavorazioni più difficili da eseguire poiché bisogna rispettare la natura intrinseca e l’unicità di ogni manufatto prendendo in considerazione i vincoli imposti, i desideri della committenza e le diverse tecnologie applicabili. Alla base di lavori di questo tipo c’è un approfondito studio di documenti che aiutano con metodi moderni a modificare, ma mai a stravolgete, gli edifici dalla valenza unica e irripetibile». VENETO 2011 • DOSSIER • 205


EDILIZIA

L’associazionismo può risvegliare il comparto edile Per combattere il fermo del mercato dell’edilizia, il dottor Adamo Lacalendola propone un consorzio tra imprese. Nel frattempo, il gruppo Lacalendola Costruzioni ha risposto alla crisi con la diversificazione Adriana Zuccaro

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Adamo Lacalendola

avorare insieme per lo sviluppo economico della regione; prevenire le crisi aziendali e gestirle senza perdita di posti di lavoro; collaborare con le istituzioni sulla programmazione delle politiche economiche e occupazionali”. Sono questi gli intenti esposti durante l’ultimo “Protocollo d’intesa per definire azioni comuni per lo sviluppo sostenibile, l’occupazione e il benessere sociale” siglato a Bari da Confindustria Puglia e dai sindacati confederali regionali. Ed è proprio a Bari che, come in molte altre città italiane, parlando di sviluppo, occupazione e benessere, non può essere ignorata l’inflessione subita da uno dei principali pilastri dell’economia del Belpaese: l’edilizia. «Malgrado le criticità che caratterizzano il comparto edile pugliese e tutte le problematiche legate all’identità territoriale di ogni regione, ritengo che lo stallo del “mattone” sia generalizzato e diffuso a tutta l’Italia». Il dottor Adamo Lacalendola, amministratore di varie società appartenenti al gruppo Lacalendola Costruzioni, fa un quadro lucido e diretto sulla crisi dell’imprenditorialità del settore senza però ometterne soluzioni. «Credo che la strada da seguire sia quella del consorziarsi con altre imprese». Perché, secondo lei, l’associazionismo imprenditoriale può essere una strategia di rilancio del comparto edile? «Sono tante le barriere che le imprese del settore devono riuscire a scavalcare per non soc-

“L

combere alla crisi; alcune, da sole, non riescono nell’intento per questioni legate all’eccessiva burocrazia, alla mancanza di erogazione del credito da parte degli istituti bancari, ai sempre più rigorosi adempimenti normativi da rispettare. Ma per le imprese che posseggono le risorse, l’esperienza e la forza decisionale per tornare a crescere, consorziarsi con altre aziende può essere la giusta strada da seguire e una valida occasione per poter mettere in campo ognuna la propria esperienza e creare prodotti e servizi di qualità sempre più alta. Perché nel mercato odierno, alla fine, è sempre la qualità che fa la differenza». In ogni settore, la diversificazione produttiva e operativa può rappresentare un valido strumento per raggirare la crisi. «La principale attività svolta dalle società del gruppo Lacalendola, ovvero imprese a carattere familiare operanti da circa 60 anni, riguarda la costruzione di immobili per abitazioni civili. Da qualche anno tuttavia, ci siamo anche avvicinati al mondo dei lavori pubblici. La

diversificazione produttiva scaturita da tale decisione ha certamente inciso sui bilanci delle nostre società ma le attività concernenti la messa in opera di immobili destinati ai privati, sono rimaste le più redditizie, certo però con margini inferiori a qualche anno fa a causa della mancanza di snellezza nella burocrazia, come già detto, e a un maggior numero di adempimenti da eseguire nell’arco temporale necessario per la realizzazione di uno stabile». Cosa devono fare le imprese per rimanere attive in questa situazione di recessione? «Bisogna innanzitutto offrire un prodotto edilizio all’avanguardia sotto ogni punto di vista, e come mi ha insegnato la mia famiglia, fare dell’onestà uno dei punti cardine del proprio modo di operare. Nonostante il momento, continuo a svolgere con molto entusiasmo quello che considero uno dei lavori più belli per tutte le sue sfaccettature e a essere sempre ottimista su una ripresa che sarà più lenta rispetto ad altri periodi storici, ma che comunque arriverà».

Il dottor Adamo Lacalendola, amministratore delle società del gruppo Lacalendola Costruzioni di Bari. In apertura, il cantiere nel quartiere Poggiofranco (BA) lacalendolaadamo@libero.it

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EDILIZIA

L’edilizia punta sull’innovazione Dalla dimensione artigianale alla produzione industriale. Luigi Amati racconta le esigenze del mercato della piccola e grande edilizia civile e industriale, soddisfatte attraverso la diversificazione produttiva Lodovico Bevilacqua a ricerca dell’innovazione delle tecniche di progettazione, produzione e montaggio, l’utilizzo di tecnologie produttive all’avanguardia, senza dimenticare il retaggio artigianale dell’azienda: queste, in estrema sintesi, le prerogative fondamentali che caratterizzano la Ferramati, società di Fasano che dal 1993 è impegnata nel settore dell’edilizia civile e industriale, specializzatasi in particolare nella fornitura e posa in opera di ferro tondo per cemento armato. «La Ferramati nasce dapprima come ditta individuale artigiana per carpenterie edili nel 1989 – racconta il titolare e fondatore Luigi Amati – e si è ristrutturata nel 1993 come società con la partecipazione del fratello Mario Amati, forte di un’esperienza maturata in diversi anni in un’altra azienda del settore». Le potenzialità produttive dell’azienda sono cresciute esponenzialmente negli anni. «La produ-

L Sotto, una veduta dall’alto e un interno dell’azienda di Fasano (Br) www.ferramati.it

zione attuale di ferro raggiunge le 3.000 tonnellate mensili, mentre la produzione di lastre e doppie lastre grazie al nuovo impianto a carosello completamente automatizzato, si aggira intorno ai 30.000 mq. mensili». Un contributo fondamentale a questi risultati è dato dall’importanza attribuita allo sviluppo tecnologico dei mezzi di produzione; tutti i capannoni sono infatti attrezzati con macchinari all’avanguardia per la lavorazione dell’acciaio per cemento armato e la produzione di lastre e doppie lastre tralicciate e casseri per pilastri. Questa attenzione all’innovazione ha recentemente portato a ottimi risultati in termini produttivi: «Nel 2009 la Ferramati ha realizzato un impianto di produzione di polistirene espanso di potenzialità pari a 1.200 m³ al giorno di blocchi, utilizzabili sia sulle lastre per solai, che per lastre da cappotto». In linea con la tendenza del settore a cui appartiene, anche l’azienda ha ap-

plicato una capillare diversificazione produttiva che ha toccato sia il settore delle abitazioni civili che quello delle grandi opere pubbliche; tutto ciò grazie all’avanguardia tecnologica che caratterizza gli impianti, divenuti in grado di appagare sia l’esigenza qualitativa dei prodotti, sia l’esigenza quantitativa, aspetto che non ci si può esimere dal considerare quando si parla di grandi opere pubbliche. «L'ausilio di macchinari tecnologici consente all’azienda di realizzare tutte le armature preconfezionate come le gabbie per pali e micropali, prefabbricati e diaframmi. A questa fase di lavorazione di acciaio per cemento armato, affianca la commercializzazione di prodotti siderurgici quali profilati e tubolari, laminati, travi, grigliati, lamiere piane, grecate e coibentate e minuteria per il settore edile». Inoltre l’azienda si è specializzata nello sviluppo e successiva commercializzazione di oltre cinquecento articoli utili


Luigi Amati

Sopra, il nuovo solaio STEP brevettato dalla Ferramati; nelle altre immagini momenti di lavoro dell’azienda

alle attività produttive e alla sicurezza di cantieri per edilizia civile e industriale. La diversificazione produttiva, in particolare, ha ricoperto un ruolo importante in questa delicata fase congiunturale di crisi economica. Un punto di forza dell’azienda è rappresentato dalla capacità di svolgere compiti vanno oltre la semplice fase esecutiva delle commesse ottenute: l’assistenza nasce infatti dalla fase embrionale di qualsiasi opera strutturale, ovvero dalla pianificazione e organizzazione dei cantieri, trasformando così la Ferramati in un vero e proprio partner operativo in grado di fornire valide consulenze anche per quanto riguarda la gestione delle risorse economiche a disposizione. Altrettanto efficace e importante è la consu-

lenza gratuita offerta per favorire il corretto impiego dei manufatti prefabbricati nelle strutture degli edifici civili e industriali. Ultimo esempio di specializzazione produttiva e – in termini di offerta commerciale – fiore all’occhiello della ditta brindisina, è la progettazione e produzione del nuovo solaio STEP, brevettato dall’azienda stessa. «Nel nuovo impianto dedicato alla produzione del polistirene espanso – inaugurato nel 2009 e con una potenzialità produttiva pari a 1200 m³ al giorno di blocchi – viene realizzato il solaio STEP, composto da travetti tralicciati e blocchi in EPS (polistirene

espanso); l’organizzazione produttiva di questo articolo consente di realizzare ogni giorno fino a 2400 ml di travetti e 1400 mq di solaio». L’attenzione alla ricerca ha garantito per il prodotto di punta della Ferramati caratteristiche in grado di renderlo estremamente competitivo, grazie alle sue doti di maggiore sicurezza – dovute alla grande solidità e alla mancanza di rotture del solaio durante il montaggio – e di praticità – determinate dalla contrazione dei tempi di montaggio e dalla leggerezza di STEP, cento kg in meno per ogni mq rispetto ai solai ordinari. PUGLIA 2011 • DOSSIER • 211


EDILIZIA

La specializzazione sostiene l’edilizia Il settore edile attraversa un periodo di grande difficoltà, ma per chi è in grado di offrire risposte all’avanguardia, le possibilità di acquisire segmenti di mercato non mancano. Ne abbiamo parlato con Renato Perrini Manuel Zanarini

mercati odierni si caratterizzano per il moltiplicarsi delle richieste dei clienti. Ciò ha obbligato le aziende a una continua ricerca volta all’innovazione e alla specializzazione, in grado di fornire risposte multiformi. L’edilizia è sicuramente uno dei settori maggiormente coinvolti in questo cambiamento, spinta dalle necessità di un maggior rispetto ambientale, da un lato, e dall’esigenza di avere

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abitazioni in grado di isolare dal caos delle città, in costante espansione. L’innovazione e una costante attenzione alle diverse esigenze sono alla base del successo in un mercato così mutato. A proposito il settore delle impermeabilizzazioni e delle coibentazioni è particolarmente sensibile, dovendo confrontarsi con problemi di vari genere. Ne abbiamo parlato con Renato Perrini, della Cover Tech, che oggi ha la

sede amministrativa a Crispiano (TA), e vanta anche altri centri distaccati, a Martina Franca (TA), Lecce e Bari. Quali criteri si devono seguire per confrontarsi con il mercato edile odierno? «Operativamente i migliori risultati si ottengono con una programmazione e un’organizzazione attenta e puntuale rivolta a ridurre il più possibile i tempi morti nei cantieri che palesemente impattano sui costi generali


Renato Perrini

dell’azienda. Ma, forse ancora più importante, è l’aggiornamento costante e continuo dei tecnici posatori e la scelta di materiali di alta qualità». Ritiene, quindi, che l’innovazione sia un aspetto decisivo nel successo di un’impresa? «Senza dubbio. Il settore delle impermeabilizzazioni, ad esempio, è molto delicato, visto che deve affrontare diversi problemi, legati principalmente a una progettazione non attenta a soluzioni efficaci, o alla scelta di tecniche non adatte alle strutture su cui lavorare. Di conseguenza è fondamentale investire in ricerche per proporre risposte innovative e all’avanguardia». Quali sono state, a riguardo, le risposte più adeguate che avete adottato? «Siamo stati tra i primi a utilizzare e credere in maniera decisa nei manti impermeabili sintetici in lega di poliolefine, i quali sono stati sicuramente una delle innovazioni tecnologiche più importanti degli ultimi 15 anni. Utilizzare manti impermeabili, che garantiscono una saldatura a perfetta tenuta idrica anche in presenza di acqua in pressione, si è rivelata una scelta strategica vincente». Come vi siete adeguati alle esigenze di una sempre maggiore qualità? «Avendo deciso di puntare sulla qualità e sull’innovazione, abbiamo scelto di prestare particolare attenzione a questo aspetto. Abbiamo ot-

In apertura, uno dei cantieri della Cover Tech di Crispiano (TA). Sopra, parte del team della Cover Tech capitanato dal geometra Perrini e una delle piscine realizzate dall’azienda www.covertech.it

tenuto sia la certificazione Iso che quella Soa, oltre a fornire ai clienti coperture assicurative postume sui materiali e sulla posa in opera. A livello operativo, ciò si traduce, ad esempio, nella possibilità di garantire l’utilizzo di materiali atossici, certificati da laboratori riconosciuti e qualificati, nella realizzazione, per esempio, delle vasche di acqua potabile». Oltre all’innovazione, la diversificazione dell’offerta è sempre più importante. Che ne pensa? «Fin dai primi anni di attività, abbiamo cercato di ampliare il raggio di azione, sviluppando nuovi progetti allo scopo di creare diversificazioni che potessero sostenere la possibilità

di eventuali cali di mercato, spaziando dalle abitazioni civili, fino a piscine private e pubbliche, fontane, giochi d’acqua e giardini pensili». Quale idea si è rivelata vincente in questa offerta così varia? «Sicuramente quella di concepire abitazioni che fossero innanzi tutto indipendenti pur essendo accorpate, eliminando così qualsiasi “legame” condominiale». Nonostante le difficoltà attuali, come vede il futuro del settore edile in Italia? «Siamo convinti che l’edilizia sarà sempre uno degli elementi trainanti dell’economia generale di un paese, naturalmente, e questo vale a nostro giudizio anche a livello locale». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 215


EDILIZIA

La prefabbricazione è il futuro dell’edilizia? Nel campo dell’edilizia industriale e civile, non è facile comprendere quale direzione prenderà il mercato dei prefabbricati in cemento armato, specialmente se si guarda alla crisi economica che ha colpito il nostro paese. A parlarne, Leonardo Mariella Belinda Pagano el clima di generale preoccupazione che caratterizza l’economia dell’Italia in questi ultimi anni, accade spesso di ascoltare affrettate e superficiali previsioni sul futuro della prefabbricazione in cemento armato dedicata alla realizzazione di strutture commerciali, industriali e alle infrastrutture. Un quadro più chiaro è fornito dal professor Leonardo Mariella, associato di statistica aziendale del-

N

Nelle immagini cantieri dell’azienda Prefabbricati Pugliesi Srl di Oria, in provincia di Brindisi www.prefabbricatipugliesi.com

l’Università del Salento e amministratore unico di Prefabbricati Pugliesi Srl, azienda di Oria, nel brindisino, che da oltre trent’anni si occupa della realizzazione su tutto il territorio nazionale di qualificate e importanti strutture prefabbricate che vanno dagli insediamenti industriali alle grandi opere stradali e ferroviarie in sopraelevazione. «Effettivamente, numerose aziende del settore al nord e centro Italia» spiega il professor Mariella «stanno vivendo contrazioni

violentissime delle commesse a causa della saturazione del mercato immobiliare industriale e commerciale. Nel Mezzogiorno, la situazione del mercato non riporta un corrispondente decremento delle commesse, quanto piuttosto un assottigliarsi dei margini dovuto a un’eccessiva concorrenza che sta però gradatamente determinando una naturale selezione tra le aziende più sane e proiettate al futuro e altre in chiusura. In realtà non è così difficile immaginare un futuro in cui la

foto: Prefabbricati Pugliesi

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Leonardo Mariella



Non è così difficile immaginare un futuro in cui la prefabbricazione rappresenterà la massima parte di tutto ciò che dovrà essere costruito



foto: Prefabbricati Pugliesi

prefabbricazione rappresenterà la massima parte di tutto ciò che dovrà essere costruito. Ovviamente non si può immaginare di utilizzare i medesimi materiali, le medesime tecnologie e pensare di continuare a costruire all’infinito capannoni, centri commerciali e ponti. Esiste un limite oggettivo territoriale di spazi da occupare, probabilmente già raggiunto al nord, in fase di completamento al centro, ma che lascia anni di lavoro al sud. È proprio in questo senso che l’arretratezza rappresenta un vantaggio. Questi anni però dovranno servire a rinnovare le tecnologie e a proiettare la prefabbricazione verso nuove frontiere». Cosa fare, dunque, per riuscire a cavalcare l’onda del successo nel prossimo futuro? «La Prefabbricati Pugliesi Srl sta investendo molte risorse innanzi tutto nella ricerca dei materiali quali calcestruzzi alleggeriti ad alta resistenza e alto coefficiente di coibentazione. Si sta inoltre investendo in tentativi di implementazione del prefabbricato con guaine di impermeabilizzazione fotovoltaiche, piastrelle di

rivestimento fotovoltaiche e vernici ad azione fotocatalitica per assorbimento degli inquinanti dell’aria, e infine nello studio di pannelli integrati con gli impianti da utilizzare nell’edilizia residenziale. Molte dunque sono le possibili strade da intraprendere, ma non bisogna dimenticare di organizzare il lavoro secondo criteri funzionali con una dotazione di casseri e attrezzature tecnologicamente all’avanguardia, garantendo in questo modo grandi capacità produttive ed elevati standard di qualità». Ovviamente in tutto questo la funzionalità gioca un ruolo fondamentale: gestire un’attività completa per consegnare ai clienti strutture del tipo “chiavi in mano” è un altro aspetto che bisogna assolutamente tenere in considerazione. «La nostra azienda, infatti, da sempre si occupa di eliminare i problemi legati al coordinamento delle attività edili e impiantistiche grazie all’alta specializzazione del proprio personale tecnico sia in termini di capacità di progettazione sia a livello di gestione completa di grandi appalti nella loro inte-

foto: Prefabbricati Pugliesi

rezza». Se invece si volesse focalizzare l’attenzione nella situazione specifica della Regione Puglia, il professore Mariella delinea un panorama tutt’altro che negativo: «Il nostro territorio gode di potenzialità inesplorate. È prevalentemente pianeggiante con una rete stradale sufficiente e porti molto sottoutilizzati. Proprio per queste sue caratteristiche si presterebbe in maniera egregia alla realizzazione di poli di logistica e in particolare della logistica del freddo. In tale contesto i prodotti prefabbricati che integrano la produzione di energia avrebbero un ambito di applicazione vastissimo che determinerebbe prospettive di lavoro a medio e lungo termine al di sopra di ogni aspettativa». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 217


RINNOVABILI

Automazione e rinnovabili, la sfida del Mezzogiorno Il dibattito in merito allo sfruttamento di fonti energetiche alternative è divenuto, in particolare dopo il recente referendum, di stringente attualità. Michele De Stasio racconta la risposta del mercato energetico alla crisi economica e illustra le prospettive future Aldo Mosca ome dimostrano gli stenti accusati dal settore industriale nell’anno 2010, gli effetti della crisi non sono ancora stati superati, ma possiamo trovare un primo positivo segnale di ripresa nell’ambito delle energie rinnovabili, purtroppo ancora debole da parte degli sfiduIn basso, a destra, ciati investitori di settore Michele De Stasio della società Tekna Automazione italiani, ma sostenuto più e Controllo srl, decisamente dall’estero. La con sede a Foggia pluriennale esperienza delwww.teknaenergy.net www.teknautomazione.com l’azienda foggiana Tekna

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Automazione e Controllo nell’ambito di progettazione, installazione e manutenzione di impianti di automazione industriale, gli ha consentito – anche come difesa dalla crisi – un processo di diversificazione aziendale che si è concretizzato con la costituzione della Tekna Energy s.r.l., neonata filiazione della succitata azienda, con competenze nel campo della progettazione e installazione di centrali di produzione di energia da fonti rinnovabili, dal fotovoltaico, all’eolico e alle bio-

masse. «Lo sviluppo di prodotti innovativi nel mini eolico, aerogeneratore da 30 Kw e del controllo automatico interamente italiano, è stato possibile grazie all’esperienza consolidata della Tekna nella progettazione di sistemi meccanici ed elettronici e nella programmazione di apparecchiature complesse di automazione» spiega l’amministratore delegato della società, l’ingegner Michele De Stasio. Per contenere gli effetti della crisi avete puntato sulla diversificazione azien-


Michele De Stasio

dale. Con quali esiti? «La diversificazione è una soluzione piuttosto efficace per controbattere gli effetti della crisi, poiché operando in ambiti industriali diversi possiamo sfruttare le congiunture positive a breve termine di alcuni settori e renderle un back-up che permetta la salvaguardia del fatturato; i settori ai quali facciamo riferimento per l’automazione di linee e macchine spaziano dall’industria della gomma e della plastica, a quella del vetro piano e curvo, dall’automazione dei forni di tempera a quella delle macchine di sollevamento per la movimentazione di container e merci nei porti. La varietà di competenze ci permette – in sostanza – di non essere legati a doppio filo ad un settore». Quali sono le prerogative della vostra azienda? «L’esperienza maturata dalla Tekna Automazione e Controllo consente di mettere a disposizione dei propri clienti un servizio completo e inclusivo, andando dalla definizione dell’investimento alla progettazione del prodotto, dall’installazione all’avviamento degli

impianti, continuando poi con l’assistenza manutentiva su macchine e impianti automatici, tramite la stipula di contratti di service che includono manutenzione preventiva, in emergenza e su chiamata». L’azienda ha anche una responsabilità territoriale, ovvero lo sviluppo del vostro settore industriale per quanto riguarda il Mezzogiorno. Come avete assolto finora a questo compito e quali prospettive avete per il futuro? «Negli ultimi anni il 70% del fatturato della Tekna Automazione e Controllo è stato maturato su commesse di sviluppo e costruzione di sistemi di automazione per linee di produzione installate all’estero, anche se su ordini emessi da clienti italiani, tuttavia gli obiettivi che ci poniamo per il futuro sono ambiziosi, poiché ci proponiamo di sviluppare con la Tekna Energy, società con sede in Puglia, una qualificata realtà nel Sud Italia per la fornitura, l’installazione e la manutenzione di aerogeratori per potenze fino a 60Kw, range di potenza particolarmente interessante per la ta-

riffa omnicomprensiva di 30 centesimi per Kwh prodotto e l’iter autorizzativo semplificato, oltre che per la manutenzione e l’assistenza post vendita di impianti fotovoltaici e parchi eolici di grande taglia, al servizio dei grandi gruppi internazionali che hanno investito nel sud Italia nelle energie rinnovabili». Mentre per quanto riguarda gli obiettivi complessivi? «Nel settore delle energie rinnovabili intendiamo sviluppare aerogeneratori per coprire la gamma di potenza fino a 200Kw, sistemi di produzione di energia da biomasse nelle potenze da 50 Kw fino a 250 Kw, impianti integrati per l’ottimizzazione del consumo e del risparmio energetico. Proporre, inoltre, a professionisti e piccoli risparmiatori, un investimento che consenta loro di avere una redditività sui loro risparmi maggiore del 12 % annuo e la creazione di un reddito integrativo garantito ottenuto tramite l’acquisto di pale eoliche da 60 Kw, fornite, installate e manutenzionate dalla Tekna Energy». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 229


SMALTIMENTO RIFIUTI

I rifiuti, un’opportunità per il Mezzogiorno

Da alcuni mesi le cronache nazionali sono occupate dalla cosiddetta “emergenza rifiuti”. Loredana Lezoche propone una strada da percorrere per risolvere definitivamente questo problema

a raccolta dei rifiuti non è necessariamente sinonimo di problemi, ma può anche essere fonte di opportunità per le aziende virtuose del territorio. Per sfruttarla, però, occorre una maggiore attenzione all'ambiente e alla lavorazione degli scarti. Come afferma Loredana Lezoche, direttore commerciale della Glob Eco – azienda che nasce nel 2003, a Molfetta, e che si occupa di servizi ambientali – la strada che le aziende dovrebbero percorrere è quella di «creare con i clienti uno stretto legame, anche culturale e formativo, mirato alla raccolta differenziata del rifiuto prodotto e alla sua valorizzazione massima - che alla

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232 • DOSSIER • PUGLIA 2011

Manuel Zanarini

fine si traduce in risparmi economici - ma soprattutto ad una educazione ambientale che tuteli il nostro futuro». Uno dei passaggi fondamentali è quello di acquisire credibilità sia a livello nazionale, che internazionale. A tale scopo, si devono ottenere importanti certificazioni, oltre la Iso 9001; ad esempio, la Glob Eco ha «certificato i propri standard di trattamento secondo la norma Iso 14001 ottenendo di recente anche l'accreditamento del Wwf». In particolare, un settore che sembra avere grandi prospettive per il futuro è quello dei

Raee, i Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sia di natura domestica che professionale, i quali possono venire recuperati, stoccati e, infine, lavorati. La Lezoche ci mostra come attraverso un lungo percorso di sensibilizzazione ambientale, la sua azienda è stata in grado di «raggiungere importanti traguardi sia sul piano regionale, che nazionale, ottenendo collaborazioni con alcune aziende locali di prestigio. Sul piano nazionale sono stati consolidati rapporti di partnership con alcune imprese operanti nel settore ambientale che consentiranno, in un prossimo futuro, l'inserimento integrato dell’azienda nella filiera lunga del rifiuto tecnologico consentendoci di trattare rifiuti provenienti anche dalle altre regioni italiane, come ad esempio Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Calabria». Oltre agli aspetti ambientali, lavorare in questa direzione produce effetti economici, in grado di affrontare la crisi; infatti, nonostante la congiuntura internazionale, il bilancio dell'azienda per il 2010 è stato «abbastanza lusinghiero», con buone prospettive per il futuro,


Loredana Lezoche



Un settore che sembra avere grandi prospettive per il futuro è quello dei Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sia di natura domestica che professionale, i quali possono essere recuperati, stoccati e, infine, lavorati

anche grazie a collaborazioni con aziende estere. Le possibilità di intervento non si limitano ai Raee, ma la Glob Eco si sta specializzando anche in servizi integrati di raccolta, stoccaggio e trattamento di rifiuti speciali pericolosi e non, ivi compreso il noleggio di cassoni scarrabili e press container, nonché servizi di micro raccolta dedicati alle piccole utenze, fornendo risposte personalizzate, necessarie per competere in un mercato sempre più specialistico. Ovviamente, sono necessari investimenti significativi per essere competitivi, e il nuovo impianto dell'azienda, che sarà attivo a partire dalla fine del 2011, è emblematico, visto che «potrà trattare sino a



200.000 ton. di rifiuto recuperabile e 20.000 ton. di rifiuto pericoloso»; inoltre, sono previste l'apertura di un impianto da circa 6000 mq, la costruzione di un'altra area da 2000 mq, e la realizzazione di impianti per la selezione automatica di materiali destinati al recupero. In questo settore, le possibilità di crescita per le aziende del Mezzogiorno sono particolarmente rilevanti, poiché, come afferma l'ad della Glob Eco, «le imprese e i territori in cui operiamo solo in questi ultimi anni stanno iniziando a vantare una sufficiente cultura del riciclo e del recupero. Ma il divario con altre realtà italiane è enorme e ci vorrà ancora molto tempo per colmare tale gap. Tutto que-

sto rappresenta una straordinaria opportunità di crescita». Se ciò è vero per la raccolta differenziata in generale, quella che riguarda i Raee offre opportunità ancora migliori. Ancora la Lezoche fa giustamente notare che «le regioni del sud sono agli ultimi posti nella graduatoria nazionale per quanto riguarda la raccolta pro capite dei rifiuti elettrici domestici. Questo non significa che non si producono rifiuti di tale natura ma, bensì, essi vanno destinati a canali diversi da quelli canonici previsti dalla normativa nazionale (DLGS 151/2005)». Visto che, in seguito agli sviluppi tecnologici, i tassi di raccolta pro capite sono in costante aumento, le aziende di questo settore potranno godere di crescite di fatturato significative, nei prossimi anni. In ambito aziendale, i dati sono ancora più rosei, visto che molti sono i magazzini ancora pieni di rifiuti elettrici, anche se le campagne di sensibilizzazione stanno aprendo gli occhi agli imprenditori sugli ingenti costi indiretti che tali oggetti rappresentano, e su quanto sia più conveniente, invece, affidarli a organizzazioni specializzate. In tal senso, diverse sono le iniziative ipotizzabili, come quella promossa dall'azienda che prevede «smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici non pericolosi a titolo gratuito», abbinato al riconoscimento di «un contribuito a fronte di quantitativi significativi di materiale».

La sede della Glob Eco Srl a Molfetta (Ba) www.globeco.info

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LEGALITÀ

Ridisegnare la mappa della criminalità barese Usciti di scena i boss storici, le seconde generazioni sono in cerca di alleanze e di equilibri nuovi. La procura antimafia del capoluogo, guidata da Antonio Laudati, studia efficaci azioni di contrasto. A partire dalla condivisione della giustizia Michela Evangelisti

otto il profilo della criminalità organizzata il territorio di Bari sta vivendo un delicato periodo di transizione. Nelle parole del procuratore capo Antonio Laudati, a commento delle ultime operazioni che hanno portato all’arresto di alcuni noti boss, si leggono soddisfazione per il lavoro svolto ma anche una certa preoccupazione per la situazione che si sta delineando. «Se gli esponenti di spicco sono in carcere è chiaro che i clan sono in mano alle seconde generazioni – evidenzia il magistrato – ovvero sono gestiti da giovanissimi delinquenti emergenti dal grilletto facile ma non in grado di progettare vere e proprie strategie criminali. Di qui le sparatorie fra la gente in orari di punta avvenute a Bari negli ultimi mesi». La necessità di ridisegnare la mappa della criminalità barese, tenuto conto dei nuovi equilibri e delle nuove alleanze che si stanno necessariamente generando, diventa perciò prioritaria per la procura antimafia di Bari al fine di mettere a punto un’efficace azione di contrasto. Quali strategie sono allo studio per fronteggiare il nuovo ordine che si sta costituendo? «Accanto alle classiche, fondamentali, forme d’investigazione, la procura sta sperimentando con discreto successo - un’altra strategia: quella della condivisione della giustizia. In tal senso potrei dire che il mio distretto sta diventando un

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vero e proprio laboratorio. Siamo partiti dal presupposto che il nostro compito non è solo quello di arrestare i criminali, ma anche “catturare” la fiducia dei cittadini. Per questo motivo abbiamo dato vita a un’associazione, “Organizzare la giustizia”, che mette insieme le forze sane e propositive della società animate dalla volontà di dare il proprio contributo al miglioramento dell’azione giudiziaria. Attorno a un tavolo si sono seduti non solo i magistrati, ma anche gli esponenti degli enti locali, dell’avvocatura penale e civile, del giornalismo, della cultura. Insieme, mettendo ognuno a disposizione la propria professionalità e il proprio tempo, abbiamo cercato di condividere un’idea di giustizia». E che risultato avete ottenuto? «Una straordinaria risposta dei cittadini, che interagiscono con la procura come non succedeva prima: si fidano e collaborano». Di recente è stato inaugurato uno sportello antiracket e antiusura ad Altamura, a cura di un’associazione di Molfetta. Qual è l’attuale situazione del contrasto a questi


Antonio Laudati



Scendo fra la gente per rassicurarla con un messaggio chiaro: noi ci siamo, della “squadra Stato” ti puoi fidare

fenomeni nel distretto? «Anche in questi casi l’attenzione della procura di Bari è sempre stata molto alta, se non addirittura più alta di quella riservata alle organizzazioni criminali, perché la vittima del racket e dell’usura è il cittadino, quello più debole, che in un momento della propria vita si trova oggetto di una violenza inaudita. In questi casi i classici metodi investigativi sono a volte meno efficaci perché indispensabile diventa la collaborazione della vittima e questa, se rimane sola, avrà sempre più paura e non denuncerà. Ecco perché le associazioni antiracket e le fondazioni antiusura sono strumenti preziosi». Dove riescono ad arrivare? «Da tempo opera sul Gargano lo sportello antiracket di Vieste. E posso tranquillamente dire che la lotta alla mafia in quel territorio non avrebbe prodotto i risultati ottenuti senza la sua presenza, senza la sua testimonianza. Lo stesso discorso vale per la fondazione antiusura di don Alberto Urso a Bari. Le associazioni antiracket e la fondazione antiusura



Nella foto grande, sono veri e propri presidi di legalità». Ma, in generale, sono stati compiuti una delle operazioni di arresto dei clan passi avanti verso un maggior coraggio Parisi e Strisciuglio; della denuncia oppure il clima di omertà è sopra, Antonio Laudati, procuratore capo ancora forte? del distretto di Bari «Onestamente devo dire che anche nel nostro territorio ci sono discrete sacche di omertà che, comunque, riguardano soprattutto episodi mafiosi: in occasione di diversi omicidi avvenuti nella provincia di Bari in ore di massimo afflusso, in zone centrali della città, non abbiamo avuto un solo testimone. Possibile che nessuno abbia visto nulla? Il silenzio che circonda questi episodi è il cibo preferito con il quale si nutre la mafia. Per correttezza devo anche dire che nel Barese non è ancora molto radicata la cultura della mafia, quindi i margini di speranza di un recupero ci sono. Per questo motivo io per primo scendo fra la gente - partecipo a molti incontri, convegni, lezioni nelle scuole, ma anche spettacoli teatrali e cinematografici - proprio nel tentativo di avvicinarla e rassicurarla: noi ci siamo, della “squadra Stato” ti puoi fidare». Ha dichiarato che più degli arresti possono i sequestri dei beni dei boss: ai recenti 

PUGLIA 2011 • DOSSIER • 237


LEGALITÀ

 colpi messi a segno contro



I sequestri non solo privano di risorse i clan ma hanno anche un valore fortemente simbolico per il cittadino

alcuni boss dei clan mafiosi Strisciuglio e Parisi hanno fatto seguito anche confische patrimoniali? «Il vero contrasto ai mafiosi lo si fa attaccandone i patrimoni: se li si priva delle loro ricchezze verrà meno la loro forza criminale. Ma i sequestri non hanno solo l’obiettivo concreto di privare di risorse i clan: hanno anche un valore fortemente simbolico per il cittadino. Quello che viene tolto a chi ha illecitamente conseguito un profitto viene reimpiegato al servizio della società. Se al posto della casa del boss lo Stato sarà in grado di allestire un asilo comunale, il cittadino avrà la certezza che davvero si possono cambiare situazioni difficili, anche quelle più incancrenite. È vero che i tempi burocratici della confisca tendono a scoraggiare la pratica, ma nel nostro ordinamento di recente è stato inserito il meccanismo del sequestro per equivalente, vale a dire che i beni patrimoniali sottoposti a sequestro possono essere utilizzati a fini sociali e giudiziari. Anche in questo caso la procura di Bari ha fatto da apripista: le auto sequestrate al clan Parisi vengono utilizzate dal mio ufficio e non solo, così come alcuni immobili sono destinati a diventare archivi di atti giudiziari, sedi di polizia giudiziaria e così via». 238 • DOSSIER • PUGLIA 2011



Quello che servirebbe, come in più occasioni ha sottolineato, è una visione più europea della lotta alla mafia. Sono stati compiuti ultimamente passi avanti in questa direzione? «Di fronte a una criminalità organizzata capace di adeguarsi a un mercato sempre più globale è chiaro che anche le risposte della magistratura e delle forze dell’ordine non possono che andare in questa direzione. All’interno dell’Unione europea, specie fra quelli che possiamo definire ormai gli Stati “storici”, esiste una collaborazione sempre più intensa sul piano dello scambio delle informazioni investigative e vi è anche una maggiore sinergia interforze sia fra gli inquirenti sia fra gli investigatori. Qualche problema si ha con i nuovi Stati, tra i quali gli scambi, anche solo per ragioni burocratiche, sono ancora complicati e, quindi, si possono, anche involontariamente, creare problemi di natura politico-diplomatica. Ma i miei colleghi di Bruxelles stanno lavorando in tal senso e, se crediamo che l’Unione europea non sia solo una questione monetaria, con lo sforzo di tutti riusciremo a parlare una sola lingua anche nella giustizia».


Domenico Pinzello

La collaborazione di tutti per garantire sicurezza «Il confronto è la base per raggiungere risultati positivi in tempi brevi, mettendo al centro delle nostre iniziative il cittadino e il suo diritto alla sicurezza». Questo il punto di partenza dell’azione del questore Domenico Pinzello a Bari Michela Evangelisti

a alle spalle una lunga carriera attraverso dodici città d’Italia e l’ultimo trasferimento l’ha portato da Catania a Bari. Il questore Domenico Pinzello, approdato da due mesi nel capoluogo pugliese, sta studiando il quadro delle criticità da affrontare («potrò pronunciarmi solo quando avrò approfondito le esigenze del territorio, avvalendomi della collaborazione del mio staff e recependo le istanze provenienti dalle varie realtà istituzionali, di categoria e del volontariato») e ha già le idee chiare sulle linee guida da seguire: controllo capillare del territorio sempre, e non solo quando c’è allarme; priorità al contrasto della malavita organizzata, senza però trascurare quello alla microcriminalità. E ancora, ricerca della collaborazione di tutti i cittadini e di un’efficace sinergia con le altre istituzioni, «fondamentali per affrontare i problemi molteplici e spesso complessi di una città dalla realtà variegata come Bari». Da un primo sguardo alla realtà criminale barese ha dichiarato di avere già notato molte analogie con quella di Catania. Quali sono le strategie più efficaci da mettere in campo contro questo genere di criminalità? «Siamo di fronte a un primo livello di criminalità, che riguarda il traffico di sostanze stupefacenti, le estorsioni e l’usura, dove chi delinque tenta il proprio business riciclando i proventi in attività lecite. Un secondo livello, non meno degno d’attenzione e che incide pro-

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fondamente sul senso di sicurezza del cittadino, è quello legato ai fenomeni di microcriminalità. Entrambe le forme vanno combattute e un saldo rapporto di collaborazione tra polizia e cittadini permetterà di rendere più efficace l’attività di intelligence e di controllo del territorio. La presenza quotidiana dei poliziotti sul territorio, attraverso le pattuglie dell’Upgsp (Ufficio prevenzione generale e soccorso pub- Domenico Pinzello, blico, ndr), del reparto prevenzione crimine questore di Bari e dei poliziotti di quartiere, sarà tesa a rinsaldare quel rapporto giornaliero e costante con la cittadinanza che ci consente di lavorare con spirito analitico e propositivo elaborando piani d’intervento settoriali». Pensa che la lotta ai reati comuni possa aiutare a guadagnare la fiducia dei cittadini? «Il cittadino richiede, e ne ha pieno diritto, risultati sul piano della sicurezza; ritengo che ci si debba rendere conto che la sicurezza non è una materia d’esclusivo appannaggio delle forze dell’ordine ma richiede un apporto essenziale del cittadino, delle associazioni di categoria e delle varie realtà istituzionali in ter-  PUGLIA 2011 • DOSSIER • 239


LEGALITÀ



Dobbiamo proiettarci verso

 mini di collaborazione. Al riil cittadino: essenziale è il rapporto guardo invito a una maggiore del poliziotto di quartiere con la città frequentazione del “Palazzo” da parte dei baresi, che in tema di criminalità si possono rivolgere sia alla squadra mobile sia al diri- dare allo studente cognizione delle problegente dell’Upgsp. Anche noi poi ci dobbiamo matiche attuali, anche dedicando uno spazio proiettare verso il cittadino. Essenziale è il rap- ai temi della legalità e della sicurezza. In meporto che il poliziotto di quartiere e le volanti rito sto elaborando, avvalendomi dei miei devono avere con la città, non solo limitato a collaboratori, un progetto d’incontri con il segnalare episodi di reato avvenuti ma anche, mondo della scuola, che esporrò al provvedie soprattutto, volto a segnalare situazioni e so- tore agli studi per una condivisione». spetti che minano la sicurezza per consentirci Le pistolettate nelle strade centrali di Bari di adeguare al meglio le nostre risposte». rappresentano una delle minacce alla sicuHa dichiarato di voler agire non solo sulla rezza più sentite dai cittadini, che lamentano repressione ma anche attraverso un lavoro di situazioni di abbandono soprattutto nelle stampo sociale per contrastare in primo ore notturne. Come pensa di intervenire? luogo la devianza minorile. Quali sono le «Non credo si possa parlare di abbandono da sue proposte? parte delle forze dell’ordine, che sono impe«Ritengo che un ruolo primario debba essere gnate allo stesso modo nell’arco delle 24 ore con svolto dalle famiglie e dalla scuola. Spesso i gli equipaggi delle volanti presenti sul territorio. genitori tendono a non affrontare le proble- Ritengo comunque necessario un apporto tecmatiche del proprio figlio; è più facile dire dei nologico nel comparto sicurezza, ricorrendo a si“sì” piuttosto che dei “no”. La scuola poi deve stemi di video-sorveglianza e di allarme». 240 • DOSSIER • PUGLIA 2011




LEGALITÀ

Clan pugliesi, un equilibrio incerto «Il panorama criminale pugliese è caratterizzato da andamenti ciclici e da una forte interazione tra i comuni delle province e il capoluogo» spiega il colonnello Claudio Peciccia della Dia di Bari. E il traffico di stupefacenti rimane l’attività illegale prediletta dalle consorterie operanti sul territorio Michela Evangelisti

na realtà fluida, caratterizzata da una pluralità di consorterie che si relazionano, internamente ed esternamente, secondo modalità spesso incerte e mutevoli. Così si configura il volto della criminalità pugliese. Con due sole eccezioni: la “società foggiana” e la “sacra corona unita” mesagnese, tradizionalmente verticistiche e insistenti su più vaste aree. Questa precarietà di equilibri, se da un lato rappresenta una debolezza strutturale, dall’altro causa un’imprevedibilità che non rende agevole l’attività di contrasto. Le strategie investigative del centro operativo Dia di Bari, spiega il colonnello Claudio Peciccia, si muovono principalmente sul fronte della prevenzione personale e patrimoniale a carico dei componenti di clan, «alla quale si sommano uno screening approfondito dei soggetti condannati e l’esame delle segnalazioni sospette, dalle quali possono scaturire indagini mirate di natura giudiziaria e patrimoniale». Dalle vostre analisi sulle connotazioni strutturali e le modalità operative peculiari delle organizzazioni criminali del territorio, quali linee evolutive stanno emergendo? «La contiguità della cosiddetta area metropolitana con quella urbana consente un’interazione criminale tra i comuni delle province e lo stesso capoluogo, attraverso rapporti intrattenuti

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Il colonnello Claudio Peciccia della Direzione investigativa antimafia, centro operativo di Bari

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con esponenti o referenti locali. La nostra analisi evidenzia un panorama criminale caratterizzato da andamenti ciclici, conseguenti alle alterne attività di contrasto messe in campo sul territorio dall’azione congiunta della magistratura e delle forze di polizia nei confronti dei vertici “storici”; questi, disarticolati dalle varie operazioni di polizia, lasciano spazio, nella loro sfera d’influenza, ai livelli intermedi, dando luogo alla gemmazione di novelli gruppi criminali emergenti». La Puglia si presta per posizione geografica a essere porta di ingresso e di transito degli stupefacenti destinati al territorio italiano ed europeo. Quanto è elevata l’interazione tra la criminalità pugliese e quelle straniere? «I rapporti con le criminalità straniere non sono particolarmente significativi, fatta eccezione per le organizzazioni criminali di origine albanese. La Puglia ha una sua importanza strategica, perché porta dell’Adriatico e crocevia di molteplici traffici illeciti gestiti, oltre che dalle consorterie autoctone, anche dalle organizzazioni criminali albanesi, ormai sottratte al ruolo di sussidiarietà rispetto alle prime e in grado di conquistare autonomi spazi di manovra e stringere alleanze su un piano di parità. Numerose sono le operazioni condotte da questo centro operativo sia per quanto riguarda il contrasto al fenomeno del contrabbando di T.l.e. (tabacchi lavorati esteri, ndr), sia lo smantellamento di organizzazioni criminali albanesi dedite al traffico di sostanze stupefacenti». Traffico e spaccio di sostanze stupefacenti,


Claudio Peciccia

usura ed estorsioni: quali sono le principali attività della criminalità organizzata locale? «Sul piano delle attività illegali, le consorterie criminali operanti sul territorio pugliese continuano a prediligere i tradizionali settori dell’illecito, in primis il traffico di stupefacenti, gestito con caratteri di sempre maggiore imprenditorialità e fonte di sanguinosi contrasti fra i vari gruppi per fini egemonici. Si dedicano poi al contrabbando di T.l.e., pur ridimensionato in sede locale, alle estorsioni e all’usura, che continuano a suscitare grave allarme e hanno, come contraltare, l’esiguità delle denunce da parte delle vittime, e al gioco d’azzardo, esercitato prevalentemente per mezzo di apparati elettronici di tipo illegale, spesso imposti ai gestori di bar e circoli ricreativi attraverso il potere d’intimidazione delle organizzazioni criminali. Infine non mancano lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione, mediante il reclutamento di ragazze extracomunitarie». Di recente sono stati colpiti da ordinanze di custodia cautelare in carcere alcuni esponenti dei clan baresi Strisciuglio e Parisi. Questi arresti avranno ripercussioni decisive sulla disarticolazione delle organizzazioni?

«La contemporanea detenzione dei capi clan e delle figure criminali apicali, la voglia delle giovani leve di scalare velocemente le gerarchie, ma soprattutto il desiderio di occupare gli spazi lasciati dai numerosi arresti eseguiti nel breve periodo, potrebbero aver minato gli equilibri stabilitisi tra i vari clan. In particolare, potrebbe essere venuto meno l’equilibrio creatosi nel tempo tra i diversi gruppi criminali egemoni, ovvero gli Strisciuglio, i Di Cosola e i Parisi, i più attivi nel “colonizzare” la provincia e i cui obiettivi potrebbero sovrapporsi pericolosamente. I superstiti dei predetti clan, tuttavia, si stanno riarmando per tenersi pronti a occupare i territori lasciati liberi dagli avversari. È verosimile che sia in corso una lotta intestina per la reggenza». PUGLIA 2011 • DOSSIER • 243


POLITICHE SANITARIE

Ancora tagli alla sanità La Regione Puglia cerca innovazione ai vertici del sistema ma adotta misure restrittive contro ogni spreco. Protestano sindacati e opposizioni che temono ripercussioni sui cittadini, mentre i medici lottano contro i tagli al personale Elisa Fiocchi

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on la sottoscrizione del piano di rientro e riqualificazione del sistema sanitario 2010-2012, la Regione Puglia potrà usufruire di maggiori finanziamenti rispetto agli anni passati e intraprendere quel «cammino virtuoso», indicato nelle parole dell’assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore, che coniuga eliminazione degli sprechi e miglioramento della qualità dei servizi. Il documento sottoscritto dalla Regione e dal governo prevede un taglio della spesa sanitaria attraverso la chiusura o la riconversione di 18 ospedali, l’eliminazione di 2.250 posti letto e il blocco del turnover per il personale. E, contemporaneamente, s’avvale di maggiori entrate tramite lo sblocco di 500 milioni del riparto del Fondo sanitario nazionale. «Abbiamo il dovere di tenere i conti in ordine e garantire i livelli essenziali d’assistenza» ha affermato Fiore in occasione della nomina dei cinque nuovi direttori generali delle Asl (Paola Ciannamea a Brindisi, Giovanni Gorgoni nella provincia Barletta-Andria-Trani, Valdo Mellone a Lecce, Fabrizio Scattaglia a Taranto e Mimmo Colasanto a Bari), nell’attesa di un provvedimento per l’adeguamento del loro salario a quello del contratto di sanità. L’assessore fa riferimento alla legge adottata in Piemonte, che prevede un’indennità di risultato da agganciare alla busta paga: «I direttori generali hanno uno stipendio inferiore a quello dei primari e ciò rende difficile anche per noi fare delle scelte». In attesa di nuove manovre al vertice nell’ottica di garantire stabilità e maggiore innovazione al sistema sanitario locale, le possibili ripercussioni sui cittadini, dettate dai tagli alle spese, alzano un muro di polemiche da parte delle forze politiche locali dell’opposizione e dei sindacati. Il primo nodo da scio-

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I tagli della Regione

gliere riguarda il provvedimento sull’accesso ai ticket per la spesa farmaceutica reso necessario per ripianare i conti in rosso di numerose aziende. La Regione incasserà, solo dai ticket delle ricette, 35 milioni di euro annui attraverso un abbassamento della soglia del reddito da 29 a 18mila euro. A parlare di gioco delle tre carte sui ticket, è il capogruppo del Pdl Rocco Palese, che in una nota spiega come dietro questa scelta si celi nient’altro che una spartizione di torte e poltrone delle Asl pugliesi tra i partiti della sinistra: «Il risultato? La delibera sulle esenzioni adottata dalla giunta Vendola è addirittura meno favorevole per i cittadini paragonata a quella in vigore con noi nel 2005 che la sinistra tanto contestò». Anche la posizione assunta dalla Cisl non lascia dubbi: «La Regione non perde tempo quando si tratta di fare cassa pure passando sopra agli impegni assunti con il sindacato». Il segretario generale Giovanni Forte parla, inoltre, di «misura colma» facendo riferimento all’ultimo incontro avvenuto con Vendola: «Da un lato si conferma l’eliminazione del ticket sulle ricette per i pensionati al minimo, dall’altro si abbassa in maniera dra-

stica il limite di reddito per ottenere l’esenzione totale del ticket sui farmaci». Aldo Pugliese, segretario generale della Uil, accusa la Regione di «scelte vessatorie a cui sottopone i suoi cittadini». Il provvedimento tuttavia, come ribatte l’assessore Fiore, è conseguenza del piano di riordino approvato con legge regionale n. 2/2011, nella quale era già espressamente previsto l’intervento sulla rimodulazione dell’attuale sistema di compartecipazione alla spesa farmaceutica per motivi di reddito. «Pur comprendendo le motivazioni esposte dalla Cgil a sostegno delle famiglie e dei soggetti appartenenti a fasce di reddito medio basse - ha dichiarato - è opportuno evidenziare che, permanendo tutte le altre esenzioni per motivi diversi dal reddito, l’impatto della delibera approvata risulta limitato». In fatto di tagli, il malcontento coinvolge direttamente anche il pubblico impiego ospedaliero che rischia la paralisi e la precarietà. I camici bianchi scendono in piazza in segno di protesta, aprendo un’altra battaglia sindacale. Cinquecento di loro rischiano il licenziamento, di cui oltre un centinaio solo nel territorio di Bari. PUGLIA 2011 • DOSSIER • 261


Xxxxxxxxxxxxxxxxx TRA PARENTESI

LA CORRETTA INFORMAZIONE È UN DIRITTO DEI CONSUMATORI di Antonio Catricalà Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato

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è un risultato della mia esperienza all’Antitrust che mi rende particolarmente fiero: avere contribuito all’abolizione dello jus variandi, quel particolare diritto delle banche di cambiare le condizioni contrattuali senza garantire al cliente alcuna possibilità di reazione. Eppure, quando ogni settimana esamino insieme al Collegio le denunce dei consumatori contro il settore del credito, capisco che ho vinto la battaglia, ma non la guerra. Ce ne vorranno altre di battaglie perché al cittadino sia garantita l’informazione necessaria per scegliere liberamente. La relazione sull’attività dell’Antitrust nel 2010 conferma questa mia convinzione. Sul mercato troviamo ancora ostacoli allo spostamento del conto corrente, attraverso sotterfugi che non fanno onore alle banche: tempi di estinzione lunghissimi e imprevedibili; addebito di spese relative alla gestione del conto dopo che il cliente ne ha chiesto la chiusura; mancata comunicazione di condizioni che ostacolano la chiusura stessa. Senza voler fare di tutta l’erba un fascio, le denunce dei consumatori ci indicano che spostare un conto corrente richiede un’energia e una determinazione titaniche. Anche sulla portabilità dei mutui, nonostante la vigilanza dell’Antitrust, qualche banca continua a mettere ostacoli alla decisione del cliente di spostarsi su un’altra azienda che offre condizioni più vantaggiose. Lo fa dando ai consumatori risposte scorrette o incomplete, che rischiano di confondere i consumatori stessi, oppure allungando al di là del sopportabile i tempi della surroga (vale a dire la “cessione” del mutuo a un altro istituto). Quanto alle

offerte per accaparrarsi nuova clientela, non sempre sono corrette: i tassi allettanti vengono riconosciuti per un periodo più breve di quello pubblicizzato, si promettono prelievi bancomat all’estero gratuiti, mentre per estero si intende solo l’area euro. Non va meglio con le assicurazioni: i consumatori, penalizzati dalla crisi economica, hanno reagito agli aumenti praticati, in particolare nella Rc auto, denunciandoci incrementi insopportabili, tali da scoraggiare il rinnovo delle polizze da parte della clientela. È un fenomeno particolarmente diffuso in alcune zone del Paese, particolarmente grave perché riguarda un contratto assicurativo che la legge vuole obbligatorio. Anche la vigilanza delle imprese sulla rete di agenzie a volte lascia a desiderare: l’Autorità ha sanzionato le compagnie i cui agenti inviavano solleciti di pagamento per polizze già oggetto di disdetta. In pratica, un escamotage per indurre il cliente a non cambiare compagnia, nel dubbio di dovere pagare un doppio conto. Eppure, anche di fronte a queste pratiche scorrette, puntualmente sanzionate dall’Antitrust, non riesco a essere pessimista. Al contrario, la consapevolezza che altre battaglie vadano vinte, mi rafforza nella convinzione di essere sulla strada giusta. Al legislatore abbiamo indicato le misure necessarie per rendere più concorrenziali banche e assicurazioni. Fino a oggi non sono stato ascoltato, ma so di avere al mio fianco tutti quei consumatori che non si sentono tutelati, insieme alla parte migliore del settore bancario e assicurativo che nella cura del cliente individua il vero senso della propria azione. PUGLIA 2011 • DOSSIER • 271

DossPuglia082011  

CONSULENZA PER L’IMPRESA.....111 Massimo Calò LA CITTÀ DEI DUE MARI.................174 Ippazio Stefàno Luigi Sportelli ACCESSO AL CREDITO.....

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