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OSSIER PUGLIA E BASILICATA L’INTERVENTO.........................................13 Piero Montinari Paolo Buzzetti

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................16 Nicola Benedetto L’ECONOMIA LUCANA.......................22 Vito De Filippo Nicola Pagliuca Giandomenico Consalvo

ECONOMIA E FINANZA IL COMMENTO......................................32 Raffaele Fitto

L’INDUSTRIA COSMETICA...............86 Maria Antonietta Plantone

ACCESSO AL CREDITO.....................36 Alessandro D’Oria Raffaele Avantaggiato

FILIERA AGRICOLA.............................88 Filippo Ferrua Magliani Umberto Bucci Pietro Salcuni

FOCUS BARI..........................................42 Michele Vinci Giancarlo Di Paola Gianluca Bravin COMMERCIO .........................................50 Giovanni Cobolli Gigli Loredana Capone Matteo Biancofiore DISTRETTI..............................................56 Valter Taranzano Giuseppe Acierno Giovanni Sebastiano MODELLI D’IMPRESA........................64 Fabrizio Indraccolo Dino Antonicelli Nicola Savino Michele Pettorruso Francesco Lembo INNOVAZIONE.......................................74 Vincenzo Perrone Matteo Latela TECNOLOGIE .........................................78 Cataldo Borraccino Massimiliano Rizzello Franco Fiscella INFORMATION TECHNOLOGY .......84 Paolo Tittozzi

10 • DOSSIER • PUGLIA E BASILICATA 2012

PRODOTTI ALIMENTARI...................96 Marina Mastromauro Francesco D’Ambruoso Domenico Netti Sergio Bove MADE IN ITALY...................................106 Domenico Nardelli Domenico Burdi Dario Gianfrancesco


Sommario AMBIENTE

TERRITORIO

GIUSTIZIA

TUTELA DEL TERRITORIO ..............112 Corrado Clini

COSTRUZIONI .....................................138 Giulia Ferrara Raffaele d’Oria

LEGALITÀ..............................................180 Giuseppe Caruso Giancarlo Trevisone

SALVAGUARDIA DEI MARI .............116 Francesco Argento POLITICHE ENERGETICHE..............118 Gianni Chianetta Simone Togni Andrea Clavarino RINNOVABILI.......................................126 Mario Paolo Vincenti Gianrocco Giampietro GESTIONE RIFIUTI ............................130 Michele Mastrosimini Pasquale Sannicandro e Antonio Maggio Vincenzo Romano RISORSE IDRICHE.............................136

TECNOLOGIE DI SCAVO .................146 Rocco Ricchiuto EDILIZIA ................................................150 Salvatore Matarrese Franco Zippitelli Vincenzo Sinisi RESTAURO...........................................158 Vito Barozzi

SANITÀ FORMAZIONE......................................186 Adelfio Elio Cardinale POLITICHE SANITARIE....................188 Mario Venezia La realtà lucana

MATERIALI ...........................................162 Michele Marroccoli Doriana Caldarola INTERNI .................................................166 Innocenzo Guidotti ARREDAMENTO .................................170 Alessandro Frigerio TURISMO...............................................172 Renzo Iorio Silvia Godelli Francesco Tricase

PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 11


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx L’INTERVENTO

Sinergie per lo sviluppo di Piero Montinari, presidente Confindustria Puglia

l vistoso rallentamento dell’economia italiana, provocato in larga misura dagli effetti locali della grave crisi che si è abbattuta sul sistema finanziario internazionale e che sta generando pesanti effetti sull’economia reale, richiede comportamenti e iniziative idonei ad attenuare gli effetti recessivi che si stanno avvertendo sempre più in diversi comparti industriali del nostro Paese. Ma l’Italia è ricca di risorse che ne esaltano i suoi punti di forza. È un Paese che possiede tutte le potenzialità per uscire a testa alta da questa congiuntura negativa. In tale contesto, la Puglia si evidenzia certamente non soltanto per la sua produzione industriale, ma anche per la sua millenaria cultura, per le sue bellezze paesaggistiche, per l’ingegno della sua gente e la voglia di far bene. Dal punto di vista industriale la Puglia è una regione molto vitale, tanto da essere da più parti riconosciuta come una delle regioni più dinamiche del Mezzogiorno. La sua struttura imprenditoriale è costituita prevalentemente da piccole aziende, ma produzioni e attività tipiche della storia locale sono state valorizzate dall’introduzione di tecnologie avanzate, integrandosi con scelte di diversificazione in nuovi settori. Per questi motivi, la regione si è sempre distinta per dinamismo e propensione all’export, che hanno determinato negli anni buoni risultati economici e uno sviluppo sostenuto delle vendite all’estero e delle partnership straniere. La Puglia deve riprendere ad andare in questa direzione, riposizionando il suo sistema produttivo e arricchendolo di nuove prospettive: è necessario perciò

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puntare alla crescita delle imprese e alla loro integrazione nel più ampio contesto nazionale e internazionale. In questo momento di crisi, assumono fondamentale rilevanza il mantenimento del credito e la liquidità delle aziende per consentire alle imprese di sopravvivere e, quindi, di continuare a garantire livelli di occupazione e di reddito. Risultano pertanto quanto mai impellenti, interventi sul sistema bancario per assicurare liquidità alle imprese, molte delle quali vantano rilevanti crediti dalla Pa che tarda, da lungo tempo, a saldarli, nonché l’appalto e la cantierizzazione in tempi rapidi di opere pubbliche già finanziate e rallentate da iter autorizzativi lenti e farraginosi. Gli imprenditori pugliesi hanno tutte le carte in regola per riposizionare le loro aziende e sfruttare le opportunità che emergono. Per questo occorre non solo potenziare gli interventi, ma anche mobilitare i sistemi territoriali perché non si può più affidare la soluzione dei problemi solo alle politiche del governo centrale. La soluzione va ricercata in modo sinergico: da un lato, agendo sul settore pubblico, intervenendo sulla burocrazia che ostacola la libera iniziativa imprenditoriale; dall’altro, stimolando gli imprenditori a fare squadra e a continuare a lavorare con serietà e professionalità, contando sulle proprie forze, nonostante le difficoltà congiunturali e il gap con il Nord, per il benessere del territorio, delle imprese, dei lavoratori, della società. Facendo leva sulle sinergie è possibile trovare la strada più breve ed efficace per uscire dalla crisi e rilanciare uno sviluppo capace di avviare a soluzione le antiche arretratezze del Mezzogiorno. PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 13


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx L’INTERVENTO

Semplificare per ripartire di Paolo Buzzetti, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili

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ualità del costruire significa anche sostenibilità ambientale. Il rapporto con il territorio e con le sue risorse oggi non può che essere virtuoso. Questo in Europa lo hanno capito e lo stanno già facendo: nelle principali capitali europee sono stati infatti costruiti interi quartieri ecologici, realizzati con le più moderne tecnologie. Qualcosa sta avvenendo anche in Italia ma troppo lentamente. In questo senso la possibilità di abbattere e ricostruire può essere un incentivo importante alla trasformazione delle nostre città, nell’ottica di una maggiore attenzione all’ambiente e al risparmio energetico. Innanzitutto serve un cambiamento culturale: è necessario che nel nostro Paese si faccia strada la cultura della qualità, a cominciare dalle imprese e dalle pubbliche amministrazioni. In Italia per molti decenni l’attenzione è stata esclusivamente concentrata sulla quantità: l’esigenza, del resto, era quella di dare una casa a tutti. Ma ora il contesto sociale è cambiato, bisogna lavorare sulla riqualificazione urbana. Per questo da tempo l’Ance insiste sulla necessità di adottare strumenti normativi e urbanistici adeguati, che favoriscano un processo di recupero e rilancio edilizio, come sta avvenendo in tutto il mondo, e senza il quale non sarà possibile rendere più vivibili le nostre città. Se non ci sono vincoli storici o paesaggistici particolari, anche l’edificio deve poter essere sostituito quando invecchia, così come un’automobile. Dobbiamo passare dal Piano casa al Piano città, che consenta la riqualificazione delle aree non soltanto residenziali: in questo modo non solo non consumeremo nuovo territorio, ma renderemo i nostri contesti urbani più moderni e vivibili.

Quello che l’Ance denuncia da tempo è che manca in Italia la fase decisionale: ci vuole molto più tempo che in ogni altro Paese per approvare un progetto. La decisione, però, non solo arriva tardi, ma quando arriva può essere modificata e impugnata in varie sedi fino a protrarre il processo per decenni, con conseguenze gravissime sia sul piano sociale che economico. Poche norme chiare e facilmente applicabili sarebbero dunque la chiave per eliminare questo circolo vizioso. Infine uno sguardo alla formazione dei giovani tecnici. Nel 2010 Ance ha firmato un protocollo d’intesa con i presidi della facoltà di Architettura e Ingegneria perché siamo consapevoli che le nostre imprese devono essere prima di tutto sinonimo di qualità e di eccellenza, proprio per questa ragione è importante che possano contare su giovani tecnici già formati e in grado di seguire il processo costruttivo dalla fase progettuale fino a quella esecutiva in senso stretto. Attraverso la nuova figura di “tecnico di cantiere altamente specializzato” puntiamo a contrastare quelle forme di imprenditoria non qualificata che fanno concorrenza sleale a quella sana e regolare, spesso avvalendosi di manodopera in nero, con evidenti rischi per la sicurezza dei lavoratori. Nell’attuale quadro di crisi occupazionale il protocollo assume una valenza ancora più importante. Il percorso formativo previsto punta, infatti, a un immediato inserimento del tecnico nel mondo del lavoro sia attraverso un tirocinio semestrale presso le imprese nostre associate sia con l’utilizzo della rete informativa del sistema Ance. Ciò contribuirà ad agevolare l’incontro tra domanda e offerta». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 15


IN COPERTINA

IMPRESE, VOLTIAMO PAGINA L’impresa, per crescere, deve infrangere i suoi “schemi”? A rispondere è Nicola Benedetto, patron del gruppo BBC, che a dispetto del mercato ha chiuso il 2011 con una crescita a due cifre, e con una prospettiva di internazionalizzazione che vedrà coinvolte diverse aziende del Mezzogiorno Andrea Moscariello

na nuova cultura d’impresa. Innovativa, propensa alle logiche di rete, attenta alle esigenze dei mercati esteri. Sarà questo l’ingrediente che consentirà all’economia italiana, ancora prima del rigore sui conti pubblici, di ricominciare a crescere in maniera significativa. Un obiettivo che per il Sud appare ancora più distante, ma non per questo irraggiungibile. Gli esempi di eccellenza ci sono e potrebbero fungere da traino per numerose Pmi, o perlomeno per tutte quelle disposte a mettersi in discussione. Sono i grandi imprenditori del Mezzogiorno, in primis, a dover tracciare la strada. Ne è ben consapevole Nicola Benedetto, presidente del gruppo BBC di Bernalda e Pisticci, realtà leader sul settore dell’estrusione delle leghe di alluminio e nella finitura dei profilati. Una realtà che sta contribuendo in maniera significativa ad allargare gli orizzonti di mercato del tessuto produttivo locale. «La nostra azienda non ha i grandi numeri delle multinazionali – ci tiene a ribadire Benedetto –. Ad ogni modo, grazie al suo indotto e alla collaborazione instauratasi con moltissime altre pic-

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cole e micro imprese del territorio, ha posto le basi per rendere l’internazionalizzazione non più un miraggio, bensì un elemento concreto su cui strutturare il futuro». A dargli ragione, per il momento, sono i numeri. Il gruppo è cresciuto di fatturato di oltre il 15%, in controtendenza rispetto all’andamento medio del settore, e sta riuscendo a penetrare nei mercati di lingua tedesca, come Germania, Austria e Svizzera. Dunque il 2011 non è stato, nel suo caso, un anno negativo? «È stato un anno particolare, certamente di grandi cambiamenti. La nostra impresa, producendo profili di alluminio, si rivolge a più settori. Principalmente all’edilizia, ma anche all’automotive, alla serramentistica, al fotovoltaico. Siamo portati, naturalmente, a essere flessibili, e credo che questa sia una delle peculiarità fondamentali per resistere, e crescere, sul mercato globale». L’edilizia, che ha da sempre rappresentato la vostra fonte di introito primaria, è comunque in forte crisi. «È vero, ma attuando le giuste strategie d’impresa è possibile far fronte anche a uno scenario negativo come quello che ha coinvolto l’edilizia nell’ultimo biennio. Nel caso del nostro




Xxxxxxx NicolaXxxxxxxxxxx Benedetto

PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 17


IN COPERTINA

 gruppo la crescita del fatturato si è de- una cosa che ho imparato è che octerminata anche grazie a un aumento degli ordini pari al 100%. Questo cosa significa? Che ormai gli acquirenti non fanno più “scorta”. Ogni azienda si rifornisce, di volta in volta, del numero di profilati di cui necessita». E cosa cambia con questo? «Il quadro cambia in maniera sostanziale perché non è più stato possibile ragionare a lungo termine, facendo magazzino. Ed ecco che la flessibilità si dimostra un’arma vincente». Flessibilità, ma anche una buona situazione finanziaria. Molte altre realtà “flessibili” non sono riuscite a ottenere gli stessi risultati. «La crisi funge da filtro. Sono tanti anni che faccio l’imprenditore e se c’è



Per le nostre imprese occorre fare sistema, creare sinergie, mettersi d’accordo



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corre essere lungimiranti e prudenti nella gestione finanziaria. Posso capire le aziende nate da poco. Per loro non è facile sopravvivere. Ma tutte quelle realtà che operano sui mercati da 20 o 30 anni come possono giustificare il loro fallimento? Se in tanti anni un’azienda non è riuscita a mettere da parte un capitale tale da permettere di affrontare una crisi, di cui ogni bravo imprenditore conosce la ciclicità, ciò significa che non è stata gestita nella maniera corretta. Oppure che la sua produzione non ha saputo rispondere alle esigenze di innovazione del mercato. A prescindere dalla congiuntura, se un’azienda è sana, attenta al rinnovo tecnologico, predisposta a scoprire nuovi mercati, alla fine ce la fa».

Non trova, invece, che talvolta anche la sana imprenditoria non trovi sostegno magari perché ignorata dal sistema creditizio? «Occorre fare chiarezza su questo punto. Le banche non hanno liquidità, questo è il problema. Se non ci fosse questo ostacolo sarebbero le prime a sostenere le idee imprenditoriali eccellenti, sarebbe tutto a loro vantaggio. E dirò di più, vedo sul territorio molti istituti che, contrariamente a quello che sostengono in tanti, supportano le Pmi, talvolta indebitandosi ma la chiusura del sistema bancario e di credito pesa fortemente su progetti, programmi, investimenti, interventi di ammodernamento e di riconversione produttiva di Pmi che rischiano di soccombere a causa delle difficoltà finanziarie e per colpa di un inasprimento delle relazioni con le banche sempre più severe nella concessione dei prestiti. Farsi concedere un prestito o aprire una linea di credito è una chimera per un'impresa su tre». Aumentano gli imprenditori che chiedono maggiori logiche di rete, di concerto, per proporsi sui mercati internazionali. Anche questa potrebbe essere la soluzione?


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Nicola Benedetto, presidente del gruppo BBC. Nelle altre immagini, momenti di lavoro all’interno della società con sedi a Bernalda e Pisticci (MT) www.bbcsrl.it

«Certamente. Io da anni sostengo che senza la cosiddetta logica di rete non andremo da nessuna parte. Le nostre Pmi sono ottime, ma troppo piccole e impreparate per affrontare autonomamente l’estero. Occorre fare sistema, creare sinergie, mettersi d’accordo». E perché ciò non avviene, specie nel Mezzogiorno? «È un problema culturale. Lo ribadisco. Molti imprenditori tendono ad alzare un muro attorno alla loro produzione, non amano far subentrare nuovi attori nei loro piani di sviluppo, a eccezione di alcune mosche bianche. Ma su questo occorre insistere, soltanto attraverso un efficace gioco di squadra potremmo renderci competitivi. Non possiamo continuare a ra-

gionare solo in termini “artigianali”, l’industria vincente è quella che si regge sui grandi numeri. Anche perché, rendiamocene conto una volta per tutte, i nostri competitor ora non sono più quelli provenienti dai mercati tradizionali, oggi dobbiamo confrontarci con paesi come la Cina, l’India e il Brasile, dei veri e propri colossi». BBC, specie sul fronte dei serramenti, si è sempre orientata su paesi caldi, come quelli del Nord Africa, la Spagna, la Grecia o il Portogallo. Come mai ora le interessano Germania e Austria? «È stata un’escalation graduale. Se negli anni abbiamo lavorato molto in paesi che, dal punto di vista climatico, sono simili al nostro, ora, grazie alle innovazioni tecniche raggiunte con i nostri serramenti, siamo in grado di competere anche in quei mercati da sempre all’avanguardia nei serramenti. L’investimento nello studio tecnico e nella tecnologia ci permette di rafforzarci e di proporci agli acquirenti svizzeri, austriaci e tedeschi. Noi produciamo moltissimi sistemi in alluminio per l’oscuramento e frangisole. In questo ambito la differenza la fa la quantità di energia risparmiata che il

serramento permette. La sfida, nel nostro caso, è stata quella di realizzare un sistema meno costoso, ma al tempo stesso più efficiente». Si riferisce a “Orienta”? «È una delle nostre produzioni più importanti. Si tratta di una sintesi tra avvolgibile e persiana il cui funzionamento non richiede meccanismi all’interno delle guide, pertanto è possibile installarla come un normale avvolgibile su nuove costruzioni o sostituirla alle esistenti». Quali riscontri sta già ottenendo dal mercato tedesco? «Positivi, e la dimostrazione sta anche nel fatto che alla prossima Fiera di Norimberga molte aziende presenzieranno con i nostri prodotti». Innovazione significa anche produrre rispettando l’ambiente. La sua società quali politiche attua su questo fronte? «Il mio gruppo non si limita ad acquistare la materia prima, l’alluminio, al London Metal Exchange, ma raccoglie anche gli scarti di molte aziende, fondendoli e riutilizzandoli. Per questo dobbiamo stare molto attenti nel creare un sistema di lavorazione tale da limitare il più possibile l’inquinamento ambientale. Siamo state tra le prime realtà al Sud ad avere ottenuto l’Aia – Autorizzazione Integrata Ambientale –. Certo, questo implica dei costi maggiori per l’industria, e ci rende meno competitivi rispetto a paesi come la Cina e l’India in cui la soglia di attenzione sull’ambiente è decisamente inferiore. Ma sono convinto che è un dovere di tutti noi imprenditori migliorare, e non semplicemente sfruttare, il terri-  PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 19


IN COPERTINA

 torio in cui operiamo».

A proposito del suo territorio e della città di Matera, negli ultimi anni lei è diventato anche imprenditore alberghiero, avendo restaurato e trasformato in un grand hotel il celebre Palazzo Gattini. Come mai puntare su questo settore? «Talvolta le idee migliori arrivano per caso. Qualche anno fa stavo cercando un immobile per la mia famiglia, non avevo ambizioni alberghiere, e mi sono ritrovato ad ammirare questo antico palazzo nobiliare, appartenuto alla famiglia Gattini fino agli anni Sessanta. Ovviamente era eccessiva come residenza privata, ma ho deciso di investire, e non poco, per trasformarlo nel primo hotel a 5 stelle di Matera. Sicuramente si tratta di un progetto i cui frutti arriveranno a lungo termine, ma io credo tantissimo nel potenziale di questa città».

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Ho deciso di investire per trasformare Palazzo Gattini nel primo hotel a 5 stelle di Matera



La rivista Traveller ha incluso Palazzo Gattini tra i primi 100 hotel al mondo, e tra i primi 8 in Italia. Direi che l’idea era sì casuale, ma azzeccata. «Vorrei però vedere maggiori attenzioni rivolte al turismo. La Basilicata mette in campo grandi sforzi per l’area costiera, di Potenza. Poco, invece, viene fatto per Matera, una città patrimonio mondiale dell’Unesco. Credo invece che il turismo potrebbe essere il nostro principale volano di

sviluppo. Personalmente punterei ai nuovi bacini di utenza, ai paesi del Bric. Sono quelle le aree verso cui l’Italia deve esporsi proponendosi come meta turistica. Ma deve farlo in maniera sistemica, unitaria». Quali sono le sue aspettative per il 2012? «Nei prossimi mesi concretizzeremo ulteriormente i progetti commerciali attuati per conquistare i mercati del Centro Europa. In secondo luogo, poi, vorrei essere testimone di un’evoluzione della cultura d’impresa nel territorio con cui mi confronto quotidianamente affinché il nostro tessuto produttivo possa divenire sempre più avanzato, innovativo e traino per lo sviluppo italiano ed europeo: sono convinto che per rilanciare l’economia della Basilicata non servono interventi straordinari ma buone politiche ordinarie».


L’ECONOMIA LUCANA

Azioni e misure per lo sviluppo Dagli incentivi per l’occupazione giovanile al sostegno alle imprese. Dalla valorizzazione del turismo ai fondi per le infrastrutture. Il presidente Vito De Filippo delinea i prossimi obiettivi di crescita della Basilicata Eugenia Campo di Costa

intesa tra Regioni e governo, sottoscritta a metà dicembre, prevede per la Basilicata interventi complessivi per 62 milioni di euro, mirati alla diffusione della banda larga e della banda ultralarga, nonché alla realizzazione di un data center regionale che coniughi alle esigenze di velocità dell’infrastruttura quelle di contenimento dei consumi energetici. Sembrano dunque aprirsi nuove prospettive per la Regione, che ha già avviato un programma di sviluppo. «Un po’ anticipando quella che è la strategia messa in campo in questi giorni dal governo nazionale – afferma il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo – noi lucani abbiamo dato vita a un vero e proprio “patto” di azione tra amministrazione regionale, sindacati e imprenditori chiamato “Obiettivo Basilicata 2012”, fondato su una serie di misure nei vari settori produttivi e su un consistente pacchetto finanziario. Si tratta di 150 milioni di euro da investire in un anno, con otto interventi già avviati in queste settimane per un valore finanziario complessivo di 64 milioni di euro». La Basilicata registra il più alto

L’

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indice di povertà e di disoccupazione giovanile. In che modo il suo programma mira a incentivare l’occupazione? «Il problema esiste e stiamo operando, giorno dopo giorno, con interventi mirati e concreti. Per esempio, sono circa 600 i giovani lucani laureati e diplomati disoccupati che, a partire dai prossimi giorni, potranno usufruire del cosiddetto reddito-ponte: un bonus mensile di 500 euro per due anni durante i quali parteciperanno a un progetto di formazione volto a favorirne l’inserimento nel mondo

Vito De Filippo, presidente della Regione Basilicata

del lavoro attraverso stage in aziende private e in enti pubblici. Al termine dei due anni, ciascun giovane riceverà un’ulteriore “dote” finanziaria di 10mila euro, che potrà essere utilizzata sia per favorire la propria assunzione a tempo indeterminato presso la stessa impresa nella quale è stato effettuato lo stage formativo, sia per avviare una nuova attività in forma singola o associata». Quale sostegno, invece, prevede di destinare alle imprese? «Per quanto riguarda le imprese, stiamo operando su più fronti, a


Vito De Filippo

partire da quello del credito. Oltre a finanziare i fondi di garanzia per gli investimenti, la Basilicata è una delle poche Regioni in Italia ad aver avviato un fondo di garanzia anche per il “circolante”. Contemporaneamente stiamo operando con specifici bandi sul fronte del microcredito, del venture capital e di nuovi finanziamenti nel settore delle costruzioni che in Basilicata, come nel resto d’Italia, rappresenta uno dei settori trainanti per innescare la ripresa produttiva. A breve partirà anche una delle misure più forti di “Obiettivo Basilicata 2012”, da cui ci aspettiamo una scossa positiva a vantaggio dei giovani. Si tratta del credito di imposta per l’occupazione. Nel Piano di azione per il Sud vengono stanziati 2 milioni di euro che contiamo di rimpinguare adeguatamente».

Uno dei settori sui quali puntare per favorire lo sviluppo del territorio e dell’occupazione è quello del turismo. In che modo si deve valorizzare questa risorsa come volano di crescita? «L’idea alla quale stiamo lavorando dall’inizio della legislatura è quella di promuovere la filiera turistica in un’ottica di sistema, attraverso l’aggregazione degli operatori attorno ad alcuni macro-attrattori, come per esempio il “volo dell’angelo”: una corda d’acciaio tesa tra due alte montagne tra i paesi di Castelmezzano e Pietrapertosa che in questi ultimi anni ha catalizzato l’interesse di migliaia di appassionati. Altri macro-attrattori saranno realizzati a breve nell’area sud della regione, valorizzando la diga di Senise, oltre che nel massiccio del Pollino con un altro “volo del-

l’aquila” a San Costantino Albanese e una “Casa parco” a Viggianello, che consentirà ai turisti di avvicinarsi alla comprensione dei valori del paesaggio naturale. Contemporaneamente, procederemo all’attuazione dei cosiddetti Piot, piani integrati di offerta turistica. Si tratta di uno strumento innovativo che mira ad attivare percorsi virtuosi di superamento delle criticità, affidando a partenariati pubblici-privati l’individuazione di strategie, priorità, iniziative in grado di rafforzare i sistemi di offerta locale e ove possibile implementare concreti sistemi turistici locali». Quali altri settori possono stimolare una spinta per la crescita del territorio e delle imprese? «In Basilicata rivestono un ruolo importante il settore dell’automotive e dell’energia, per la presenza, da un lato, a San Nicola di Melfi, di uno dei più grandi e moderni stabilimenti italiani della Fiat, e dall’altro per l’enorme quantità di petrolio e gas presente nel sottosuolo lucano. D’intesa con le organizzazioni imprenditoriali e l’Unione delle Camere di Commercio di Potenza e Matera, la Regione sta favorendo la nascita di una vera e propria “rete” di imprese che operano nel settore automobilistico, nel dichiarato intento di fare massa critica e battere l’agguerrita concorrenza straniera. Nel campo delle energie, accanto alla creazione di un distretto ad hoc nell’area del petrolio, che faccia della ricerca e dell’innovazione l’arma vincente per creare nuovi posti di lavoro, siamo impegnati a sviluppare le fonti di energia alternative - eolico e fotovoltaico - per  PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 23


L’ECONOMIA LUCANA

 favorire uno sviluppo eco-compatibile e comunque rispettoso della tutela ambientale e della salute dei cittadini». Recentemente ha confermato l’intenzione di sottoscrivere un accordo con il governo per lo sviluppo della regione, che è la maggiore fornitrice di idrocarburi. Il petrolio in Basilicata, infatti, può essere uno dei principali asset per dare rilancio allo sviluppo e alla crescita del Paese. Quale risposta si aspetta in merito? «Il petrolio rappresenta una risorsa importante non solo per la Basilicata ma per l’intero Paese. Nei prossimi anni, il contributo lucano all’abbattimento della bolletta energetica nazionale potrebbe essere pari a circa il 12 per cento di quanto complessivamente si spende in Italia ogni anno per acquistare il petrolio dall’estero. Si tratta, come è facile immaginare, di un contributo consistente in termini economici da parte di una piccola regione del Mezzogiorno, che autorevolmente si candida a diventare una opportunità di crescita per il Paese. In cambio ci aspettiamo che il Governo Monti, recuperando il buon lavoro avviato dal Governo Berlusconi, e in particolare dai sottosegretari Saglia e Viceconte d’intesa

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con l’allora ministro Fitto, dia attuazione al memorandum sottoscritto ad aprile dello scorso anno, che prevede una serie di concrete contropartite economiche». Un altro annoso problema del Mezzogiorno è quello delle infrastrutture. In questo ambito, però, la Regione ha centrato un importante risultato con l’approvazione, da parte del Cipe, del programma degli interventi infrastrutturali previsti nel Piano per il Sud, che ha sbloccato per la Basilicata 220 milioni di fondi del Fas per un piano da 620 milioni di euro per il territorio lucano. «Il piano di 620 milioni di euro, di

cui 220 rivenienti dai fondi Fas, rientra in una programmazione di 1600 milioni di euro sulla quale la Regione sta facendo convergere varie fonti di finanziamento, tra le quali anche quelle che dovrebbe essere possibile approvare in base a quanto ipotizzato all’interno del Memorandum sul petrolio. In questa prima fase, a fare la parte del leone saranno le strade a cui verranno destinate risorse per oltre 409 milioni, per metà rivenienti dai fondi Fas e per altri 200 milioni da finanziamenti presenti nel bilancio regionale, fondi dell’ex Agensud, piani e protocolli del passato che non avevano mai trovato attuazione».


Nicola Pagliuca

Ripartire verso obiettivi concreti Il piano di sviluppo della Basilicata deve avere una direzione precisa che sappia sfruttare le grandi potenzialità del territorio, migliorare le infrastrutture e creare posti di lavoro. L’analisi di Nicola Pagliuca Eugenia Campo di Costa

a Basilicata deve definire un piano di sviluppo chiaro ed efficace che parta dalla valorizzazione delle risorse del territorio, investa sulle infrastrutture, incentivi l’occupazione e la crescita del tessuto imprenditoriale. Questo, in sintesi, è il pensiero di Nicola Pagliuca, capogruppo dell’opposizione in Regione. Secondo il consigliere,

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Nicola Pagliuca, capogruppo dell’opposizione nella Regione Basilicata

oggi che lo sviluppo del Mezzogiorno si trova al centro dell’agenda del nuovo governo, l’intervento più urgente da compiersi è quello relativo ai collegamenti infrastrutturali, che devono consentire alla Basilicata di «svolgere il ruolo di “cerniera” del Mezzogiorno in Italia». Sempre sulle infrastrutture dovrà vertere l’impegno anche della Regione. «La

Basilicata – commenta Pagliuca – si trova tra due mari e necessita di un rafforzamento dei collegamenti ferroviari, stradali, marittimi ma anche aerei, al fine di rinforzare il comparto turistico, che può realmente rappresentare il volano di sviluppo e crescita del territorio. Basti pensare all’area sud della regione: i 30 km di costa del Metapontino ospitano importanti villaggi turistici, che possono diventare realmente competitivi solo nel momento in cui si favorisca l’incoming a costi accettabili. Finché l’aeroporto è distante, a Bari o a Napoli, il turismo di quest’area non può svilupparsi». Dunque la valorizzazione del turismo comincia dal lavoro sulle infrastrutture. «È un aspetto fondamentale. La Basilicata ha molte potenzialità, abbiamo una perla della costiera amalfitana, Maratea, splendida cittadina, verso la quale bisogna però favorire l’afflusso turistico. Le scelte della Regione devono andare nella  PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 25


L’ECONOMIA LUCANA



In ambito petrolifero auspico un cluster di industrie con un impatto occupazionale



 direzione di amplificare le capacità ha portato a un esodo delle mae- ha nel settore del petrolio, che ha del porto, che è una vera e propria porta di ingresso via mare per l’intera comunità lucana. Il sud della Basilicata, ad oggi, è ancora una delle aree più deboli, e se Maratea continuerà a non essere raggiungibile né via mare né via terra, rimarrà solo la cittadina della seconda casa al mare dei potentini, senza minimamente favorire alcuna crescita dell’economia del territorio». Nonostante le potenzialità del territorio, in Basilicata si registrano ancora dati sconfortanti, soprattutto relativi alla povertà e alla disoccupazione. Perché? «Negli ultimi decenni la Regione ha sempre concentrato le risorse in azioni di tipo assistenzialistico, più che finalizzate allo sviluppo, senza favorire l’industria endogena. Credo che un grande territorio come il nostro debba assolutamente mettere al primo posto un ritorno che derivi proprio dall’utilizzo del territorio stesso, dando vita e slancio alla filiera forestale che trovo sia fondamentale, e che invece nel corso del tempo è stata fortemente indebolita. Questo 26 • DOSSIER • PUGLIA E BASILICATA 2012

stranze verso Nord. Il governo De Filippo oggi ha introdotto il redditoponte, destinato per due anni ai neolaureati e finalizzato ad accompagnarli a una fase occupazionale. Il problema, però, è che l’occupazione in Basilicata non c’è, non esiste creazione di posti di lavoro, l’industria non viene alimentata». Cosa deve cambiare secondo lei nell’approccio a queste problematiche? «Le fasi di sviluppo della regione avvenute fino ad oggi non sono state generate da un pensiero endogeno ma, in qualche modo, sono state imposte dall’esterno. La vicenda della Fiat ne è un esempio: ha insediato un grande stabilimento a Melfi ma la Regione non ha colto l’occasione per investire sul sistema industriale, lasciando la Fiat una realtà isolata sul territorio, quando invece potevano nascere attorno alla grande azienda altre realtà che creassero un vero e proprio distretto capace di esistere al di là della Fiat e di dare nuova ricchezza. Una questione simile si

chiamato sul territorio le grandi compagnie: anche in questo caso la Regione non ha avuto il coraggio di accompagnare queste attività, di creare industria. Credo che sia arrivato il momento di dotarsi di una pianificazione di sviluppo che guardi ai punti di forza della Basilicata, li sappia esaltare e quindi concentri le risorse in una direzione ben definita. La regione ha un ruolo importante, e ha anche la fortuna di avere risorse straordinarie che magari altri contesti non hanno, deve saperle organizzare e sfruttare al meglio». Tra queste, appunto, il petrolio. Quali devono essere secondo lei i presupposti per un accordo con il governo in tema di idrocarburi? «Credo che il governo debba definire un diverso ruolo delle compagnie petrolifere, che non possono intervenire sul territorio in maniera “predatoria”. In questo senso, auspico l’istituzione di un cluster di industrie che possano in qualche maniera avere delle ricadute anche in termini occupazionali».


L’ECONOMIA LUCANA

Una risorsa da valorizzare Schiacciata dalle imposizioni fiscali, l’agricoltura fatica a imporsi come volano di sviluppo. Secondo Giandomenico Consalvo «è tempo che questo settore venga realmente visto come voce importante nella crescita dell’economia nazionale» Lucrezia Gennari

a manovra “salva Italia” prevede notevoli aggravi a carico del settore agricoltura. Secondo i calcoli, infatti, il solo comparto agricolo pagherà circa il 10% della manovra: 2,5 miliardi su 25. Lo farà attraverso le imposte sugli immobili e sui fabbricati rurali accatastati, nonché mediante l’aumento della base imponibile per i terreni agricoli, pari a circa il 46%, con i coefficienti di calcolo lievitati da 75 a 110. Dunque, con l’Imu, anche un fabbricato rurale che ha una funzione strumentale, cioè serve per la produzione, dovrà pagare come fosse un immobile qualsiasi. Secondo uno studio di Confagricoltura, la tassazione prevista dalla manovra del Governo Monti brucerà il 10% del valore aggiunto prodotto in agricoltura e metterà a rischio di chiusura oltre mezzo milione di aziende sotto i 20 ettari di superficie. «La manovra dimostra come, ancora una volta, ci sia un’assoluta disattenzione da parte del governo verso il settore agricolo» afferma Giandomenico Consalvo, commissario di Confagricoltura Basilicata. «Anche se a parole l’agricoltura, in tutta Italia ma soprattutto al Sud, viene presentata come volano di crescita e di sviluppo per l’economia, nei fatti si registra una totale

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penalizzazione del comparto: queste pesanti imposizioni fiscali arrivano in un momento già di per sé critico. L’ultima manovra, come già quelle dei precedenti governi, conferma che di fatto l’agricoltura non è al centro dell’agenda politica di questo Paese». Oltre alle imposizioni fiscali, quali sono i punti più deboli di un comparto che, soprattutto al Sud, continua a soffrire? «L’agricoltura al Sud soffre di una

Giandomenico Consalvo, commissario di Confagricoltura Basilicata

crisi atavica legata alla mancanza di infrastrutture e alla mancanza di aggregazione del prodotto, oltre a essere fortemente penalizzata dalla maglia poderale estremamente piccola. Infatti, anche se negli ultimi anni sta crescendo, la media di superficie per agricoltore, in Italia, è decisamente bassa e rimane comunque non competitiva rispetto alle medie europee. In Basilicata la situazione è ancora più critica, aggravata dalla


Giandomenico Consalvo

 conformazione geografica del territorio: si tratta di una piccola regione che dal punto di vista orografico presenta poche zone adatte alla coltivazione estensiva e professionale». Da dove si può cominciare per valorizzare la risorsa agricoltura, ed elevarla, nella coscienza comune, a voce fondamentale per l’economia del paese? «Credo che il binomio turismo-agricoltura possa rappresentare per tutto il territorio italiano una risorsa estremamente importante. Purtroppo non viene adeguatamente sfruttato, anche se la posizione geografica di tutto il paese, e del Sud in particolare, può consentire di regalare al turista, oltre alle innumerevoli bellezze naturalistiche e paesaggistiche, anche un’ampia varietà di prodotti tipici. Una sinergia di questo tipo dovrebbe essere assolutamente valorizzata, la reciproca collaborazione tra mondo turistico e mondo agricolo, infatti, comporterebbe un vantaggio importante a entrambi i

settori, rappresentando nel contempo una nuova risorsa di crescita e sviluppo del territorio». Come si può concretizzare, di fatto, una simile sinergia? «Partendo dalle piccole cose, valorizzando sulle tavole non solo degli agriturismi, ma anche dei ristoranti e degli alberghi d’Italia, le specificità e le caratteristiche dei tipici prodotti agricoli. Allora, per esempio in Basilicata, si spiegherà al consumatore che il latte deriva dalla zootecnia locale, o che la pesca è effettuata nel tratto di mare limitrofo, oppure gli si indicherà la provenienza del formaggio che sta assaggiando. Questo non vuol dire “chilometro zero”, concetto che reputo un grande messaggio mediatico nei fatti privo di concretezza, ma significa dare dei punti di riferimento, valorizzare il prodotto tipico, commercializzato non solo nella linea internazionale ma anche nei canali locali di vendita. Credo che questo potrebbe sicuramente essere un ottimo punto di

Lo sviluppo può cominciare dalla sinergia tra turismo e agricoltura



partenza». Quali cambiamenti auspica per favorire la crescita delle aziende agricole? «Una delle questioni più annose riguarda la sovrapposizione dei controlli alle imprese. Le aziende naturalmente devono e vogliono essere controllate, ma serve un coordinamento migliore, un sistema più snello. Capita che diversi enti e uffici del lavoro effettuino gli stessi controlli, a stretto giro, sulla stessa azienda: basterebbe che questi organi dialogassero tra loro per razionalizzare, semplificare i controlli in modo da permettere alle aziende di lavorare tranquillamente, senza perdere intere giornate a far fronte a controlli che in certi casi durano anche per mesi. Sono accorgimenti a costo zero che potrebbero comportare notevoli vantaggi al lavoro agricolo. Un’altra nota dolente riguarda  PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 29


L’ECONOMIA LUCANA

 le barriere tariffarie sull’export: le anni, è quella più controllata di mentre i giovani italiani non si avaziende che esportano prodotti agricoli dovrebbero assolutamente essere incentivate, favorendo il loro ingresso nei mercati internazionali». Come si colloca la produzione italiana nello scenario internazionale? «Credo che non vengano abbastanza valorizzate le filiere italiane che in realtà garantiscono al consumatore grande tracciabilità. L’agricoltore italiano è in grado di indicare sempre più precisamente al consumatore la provenienza del proprio prodotto, cosa che invece non avviene in altri Paesi. Penso che sarebbe molto importante dare più valore alla filiera italiana, anche attraverso una forte sinergia tra agricoltore e agroindustria. La nostra agricoltura, con i controlli che sono stati imposti negli ultimi 10 30 • DOSSIER • PUGLIA E BASILICATA 2012

Europa ed è in grado di garantire ai consumatori un prodotto sicuramente molto più salutare rispetto a quello di altri paesi». Un dato che preoccupa, nella sua regione, è quello riguardante la disoccupazione giovanile. Secondo lei, in che modo si può incentivare la partecipazione dei giovani al lavoro agricolo? «L’agricoltura, rispetto ad altri settori, è uno di quei comparti che al momento offre le maggiori opportunità anche dal punto di vista lavorativo. Il problema, anche in questo caso, è nella coscienza comune che non dà all’agricoltura l’importanza che merita. La fortuna delle nostre aziende agricole è la manodopera extracomunitaria: gli stranieri sono gli unici che accettano di lavorare nei campi,

vicinano più a questo tipo di attività. Resistono nelle aziende solo le vecchie famiglie contadine, chi nel contesto agricolo ci è nato e continua a lavorarci con passione. Questa scarsa partecipazione dei giovani a un settore basilare per la vita di ognuno di noi la dice lunga su come, a parole, l’agricoltura venga presentata come un settore primario, ma nei fatti non lo sia. Bisognerebbe inculcare nei giovani l’importanza di questo mestiere, lavorare i campi non è un’attività di basso livello e priva di soddisfazioni, al contrario. L’agricoltura, con il suo indotto di macchine, strumentazioni, concimi muove un Pil pari quasi al 18%. Ed è tempo che venga realmente vista come voce importante nello sviluppo dell’economia nazionale».


Coesione d’intenti per lo sviluppo del Sud L’azione politica attuale è coerente con quella del precedente governo e pone le basi per riprendere quella strada fatta di interventi mirati e condivisi. Ne parla Raffaele Fitto Elisa Fiocchi 32 • DOSSIER • PUGLIA E BASILICATA 2012


XxxxxxxRaffaele Xxxxxxxxxxx Fitto

e strategie per lo sviluppo del Sud attuate dal governo guidato da Mario Monti sarebbero in linea con quelle adottate dall’esecutivo precedente. Lo sostiene l’ex ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, che apre il confronto sugli interventi concreti da realizzare dopo l’ultimo incontro avvenuto con i presidenti delle Regioni. «Ritengo sia molto importante che il presidente Monti abbia riconosciuto l’azione avviata dal nostro governo per il Sud, lo dico non certo per autocompiacimento, ma perché questo significa che non si perderà tempo, e che è stato fatto un passo successivo a quello da noi compiuto a novembre nel patto tra governo e regioni del Sud con il commissario europeo Hahn». Affinché lo sviluppo del Sud sia realmente decisivo per mantener alta la competitività in Europa, serve ancora una maggiore attenzione da dedicare al piano per il Mezzogiorno e una tempestività d’azione volta a escludere il rischio isolamento della Puglia dal sistema dei trasporti. «Il tavolo di approfondimento individuato – dichiara l’onorevole del Popolo della Libertà – rappresenta lo strumento migliore per trattare con Trenitalia sui tagli dei treni a lunga percorrenza da e per il Sud e va nel senso auspicato nell’interrogazione bipartisan che, come deputati del Sud, abbiamo presentato al governo». Non solo la Regione Puglia, al centro del dibattito. Raffaele Fitto analizza le potenzialità inespresse del Mezzogiorno e apre la strada al turismo e alla ricerca scientifica come primarie fonti di sviluppo. Scattando una panoramica delle regioni meridionali, e del loro differente livello di sviluppo, quale di queste ha saputo sfruttare al meglio le potenzialità di crescita del proprio territorio? «Intanto partirei da una premessa, ovvero che il Mezzogiorno ha potenzialità enormi. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una buona crescita, grazie all’attuazione di alcuni provvedimenti fortemente finalizzati allo sviluppo del territorio nella sua complessità. È evidente che regioni come Puglia, Sardegna e Sicilia abbiano sfruttato in maniera efficace le potenzialità del territorio. Resta tuttora molto da fare nell’ambito del turismo, dove non va esclusa una strategia a favore di una politica più ampia, che guardi anche ad altre ri-

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sorse da mettere in campo, come ad esempio il potenziamento della rete infrastrutturale». Quali sono, a suo avviso, i provvedimenti da assumere nell’immediato? «Come ho anticipato, ritengo che l’intesa da me sottoscritta sulla revisione dei programmi cofinanziati con l’Unione europea, che prevede un potenziale di risorse fino ad otto miliardi di euro da destinare alle regioni del Sud, sia un buon punto di partenza. Il finanziamento, inoltre, è concentrato su quattro settori importanti d’intervento: istruzione, banda larga, infrastrutture e occupazione. Nel documento si coordina non solo la quantità della spesa, in modo che non ci sia un problema di perdita di risorse, ma soprattutto viene concentrata nei programmi futuri su pochi obiettivi strategici, così da non perdere risorse per il Sud». Tornando alla sua regione, la Puglia, oltre allo sviluppo dei trasporti, quali altri settori d’eccellenza valorizzare e perchè? «Uno dei principali motori dello sviluppo economico pugliese risiede nelle potenzialità del turismo, a cui si affianca anche il settore dell’enogastronomia. Ma perchè le eccellenze vengano apprezzate è necessario un processo di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti che permetta di renderli accessibili anche ai mercati internazionali. Inoltre, andrebbe valorizzato il settore della ricerca e a tal proposito, mi è molto caro l’investimento che ho siglato con Alenia Aermacchi, la maggiore realtà industriale italiana in campo aeronautico, uno dei più grossi a livello industriale del nostro Paese, che è stato sostenuto grazie a iniziative e investimenti mirati alla ricerca e all’innovazione. Questa società, tra i più avanzati complessi mondiali nel settore aeronautico, giunge ora alla fase 2 e la strada da percorrere riguarda la semplificazione degli incentivi». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 33


ACCESSO AL CREDITO

Soffre l’economia internazionale Secondo Alessandro D’Oria, una debole ripresa è prevista solo dal prossimo anno: «La richiesta di credito per investimenti è limitata e l’operatività consiste nel ricorso al consolidamento delle situazioni debitorie» Elisa Fiocchi

A destra, Alessandro D’Oria, presidente di Abi Puglia

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osto della provvista, rialzo degli interessi, mancanza di liquidità nel sistema produttivo ed economico regionale e ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione sono solo alcuni dei temi al centro del tavolo di confronto tra banche e imprese della Puglia, insieme per intraprendere un percorso di maggiore collaborazione, in linea con i mutevoli bisogni delle aziende e pronto a soluzioni aggiornate e personalizzate per favorire l’accesso al credito. «Il lavoro dell’Abi a livello locale è molto intenso» sostiene il presidente regionale Alessandro D’Oria «e si è rafforzata la collaborazione con le imprese, attraverso un confronto costante e fattivo». Il netto indebolimento dell’attività economica internazionale è previsto ancora nel corso del 2012 in seguito all’acuirsi della crisi finanziaria. «È evidente che a livello regionale ne soffriremo». In che cosa consiste la collaborazione tra Abi e Confindustria regionale e quali reciproci vantaggi sta garantendo al sistema banche e imprese? «Con Confindustria Puglia proseguiamo il lavoro già avviato a livello nazionale con risultati importanti: della fine del 2011 è la sottoscrizione di una lettera di intenti per assistere le imprese alla luce dei nuovi termini per gli sconfinamenti bancari. Si è concluso, infatti, il periodo di deroga concesso da Basilea 2 alle banche italiane per effettuare la segnalazione degli sconfinamenti dopo 180 giorni. Dall’inizio del 2012, la segnalazione deve essere attivata dopo 90 giorni, in armonia con il resto dei sistemi bancari europei. Tutto questo, se non conosciuto, rischia di compromettere ulteriormente la possibilità di accesso al credito. Con Confindustria abbiamo quindi concordato la possibilità di esaminare tempestivamente le posizioni delle aziende. L’impegno di tutti è diretto ad evitare che l’applicazione delle disposizioni previste da Basilea provochi penalizzazioni per le banche e le imprese, già messe a dura prova dalla crisi».

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Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Alessandro D’Oria



Il debito da breve si trasforma in debito a medio e lungo termine



In vista del rafforzamento di capitale previsto da Basilea 3, quali politiche commerciali dovranno sostenere la crescita economica in Puglia? «Nell’attuale contesto di congiuntura economica negativa, a maggior ragione bisogna lavorare per trovare le condizioni perché la fase di transizione verso le novità regolamentari sia completamente gestibile. L’impegno comune è diretto a far sì che l’applicazione delle disposizioni previste da Basilea 3 non provochi penalizzazioni né per le banche, né per il sistema produttivo. La lettera di intenti per assistere le imprese alla luce dei nuovi termini per gli sconfinamenti bancari va intesa in questo senso: un ulteriore strumento per informare le imprese sulle importanti novità operative in modo da non farsi trovare impreparate e abbiano la possibilità, qualora ne facciano richiesta, di usufruire di una consulenza personalizzata per valutare insieme alle banche la loro situazione nella nuova prospettiva regolamentare». Come sono cambiati nell’ultimo anno i bisogni delle aziende sul territorio e in che modo gli istituti bancari rispondono alle nuove esigenze? «Permanendo una forte situazione di crisi economica, il ricorso al credito bancario assume ancora nei nostri territori la funzione di supplenza del capitale di rischio a causa della sottocapitalizzazione strutturale della nostra piccola e media impresa. Salvo il settore della produzione di energia, la richiesta di credito per investimenti permane limitata e l’operati-  PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 37


ACCESSO AL CREDITO



Il ricorso al credito bancario assume ancora la funzione di supplenza del capitale di rischio



 vità risulta ancora fortemente caratterizzata pazione sociale dell’indennità di cassa intedal ricorso al consolidamento e alla ristrutturazione delle situazioni debitorie, con trasformazione del debito a breve in debito a medio e lungo termine. In questo contesto, l’impegno sinergico di più soggetti per contenere l’impatto negativo sul tessuto produttivo e l’occupazione è ancora più necessario». La debolezza dell’attività economica si è riflessa in un quadro occupazionale preoccupante. Qual è l’impegno delle banche per far fronte alle difficoltà delle famiglie? «Il nostro obiettivo è promuovere a livello locale quanto avviato in ambito nazionale. Per fornire concrete risposte ai lavoratori coinvolti nelle ricadute occupazionali derivanti dalla difficile congiuntura economica, l’Abi contribuisce a sostenere le persone e le loro famiglie favorendo presso i propri associati, nel rispetto della libera concorrenza tra le aziende di credito, l’attivazione di interventi volti a sostenere la disponibilità del reddito dei lavoratori in cassa integrazione. È di fine 2011 la proroga, sino al 31 dicembre 2013, della “Convenzione in tema di antici-

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grazione guadagni straordinaria, anche in deroga”. Si tratta della procedura attraverso la quale le banche aderenti anticipano, in attesa del pagamento diretto da parte dell’Inps, i trattamenti di Cigs a favore di coloro che sono stati sospesi dal lavoro a zero ore». Riguardo alla dinamica dei finanziamenti, quali previsioni si possono fare a livello regionale per l’anno appena iniziato? «L’analisi congiunturale e l’acuirsi della crisi finanziaria in corso preannunciano un netto indebolimento dell’attività economica internazionale almeno fino a tutto il 2012, con una debole ripresa nel 2013. È evidente che a livello regionale ne soffriremo. Il settore bancario è comunque impegnato nel continuare a garantire adeguati flussi di credito all’economia, pur affrontando criticità sul fronte del funding e per le pressioni delle Autorità di vigilanza sui coefficienti di patrimonializzazione. In generale, per il rilancio della Puglia, bisogna puntare sulla filiera dell’agroalimentare e del turismo, oltre al settore della meccatronica».


XxxxxxxAvantaggiato Xxxxxxxxxxx Raffaele

Prospettiva di crescita intorno allo zero

Le banche italiane vivono il paradosso di presentare una debolezza per aver dato fiducia allo Stato, sottoscrivendo nel tempo i titoli del debito pubblico che, dopo il declassamento da parte delle agenzie di rating, incorporano minusvalenze importanti

ell’ambito delle politiche economiche nazionali per la crescita, i processi devono essere sostenuti da scelte adeguate e da direttive strategiche coerenti, concentrando le risorse e le energie disponibili su un numero ristretto di Elisa Fiocchi priorità: «A cominciare dall’abbandono, in via definitiva, della distribuzione “a pioggia” delle risorse pubbliche» sostiene Raffaele Avantaggiato, direttore generale di Banca problematico, ha continuato ad assistere l’economia delle Carime, che analizza la situazione recessiva a livello glo- regioni meridionali facendo registrare una crescita degli bale e a livello Italia. «La domanda interna appare ferma, impieghi nel 2011 che a settembre si manteneva ancora le prospettiva di crescita sono previste intorno allo zero». al livello del 4% rispetto al 2010. Le inevitabili ripercusQuali sono i punti di forza del nostro Paese su cui sioni sul costo dei finanziamenti per i clienti prenditori fare leva? sono state contenute al minimo possibile, accettando «L’Italia ha certamente, come ha segnalato puntualmente un’ulteriore compressione dei margini economici per la in più occasioni il governatore della Banca d’Italia, fon- banca nella speranza che le condizioni del mercato posdamentali solidi e non pochi punti di forza: un basso de- sano gradualmente migliorare e non impongano a tutti ulbito aggregato; un livello di deficit sotto controllo; un teriori sacrifici nel prossimo futuro». avanzo primario già importante e che dopo gli interventi Nel rapporto di novembre dell’Abi calano i movidi correzione crescerà nel tempo; famiglie molto patri- menti sul mercato e rallenta, pur restando positiva, la dimonializzate e poco indebitate. Nonostante la crisi, ab- namica dei finanziamenti. Come giudica questi dati e biamo mantenuto la seconda posizione nell’ambito del mercato manifatturiero mondiale. In più abbiamo un’industria bancaria particolarmente solida e da sempre impegnata a sostenere imprese e famiglie, mantenendo un approccio di prudente gestione che non si può dire abbiano avuto le grandi banche internazionali, soprattutto di matrice anglosassone, che hanno invece dato origine alla crisi con la finanza spericolata». Il sistema bancario quale momento specifico si trova ad affrontare? «In questo quadro molto complicato e difficile, Banca Carime, che pure ha visto aumentare lo stock del credito Raffaele Avantaggiato, direttore generale di Banca Carime

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ACCESSO AL CREDITO

 quali previsioni riguardano la Puglia nel 2012? un recupero nel 2013, con un livello che do«Uno sguardo attento alla nostra realtà produttiva mostra che essa si è via via caratterizzata per la presenza, accanto ai settori tradizionali, di settori con produzioni ad alto contenuto di innovazione: le energie rinnovabili, l’agroalimentare di qualità, le prime applicazioni delle nanotecnologie, l’aerospaziale, la meccatronica, il trattamento dei rifiuti. Il comparto produttivo più avanzato consoliderà gradualmente le sue posizioni con benefici sempre più evidenti per lo sviluppo del tessuto socio-economico. Nei settori più tradizionali emergeranno le imprese dotate di solidi mezzi patrimoniali e di strategie adeguate». La dinamica dei prestiti bancari alle famiglie consumatrici è apparsa assai diversificata. Basilicata (+13,3%) e Puglia (+5,7%) assieme ad altre regioni, registrano i tassi annui di crescita più elevati. Perchè? «L’aumento dei prestiti in una congiuntura caratterizzata, tra l’altro, da un mercato dell’edilizia residenziale praticamente fermo, potrebbe essere interpretato come il maggior ricorso al debito da parte di famiglie che hanno gradatamente “consumato” i risparmi e si vedono costrette, per sostenere i consumi vitali, ad attingere allo scoperto di conto». Riguardo alla patrimonializzazione è atteso

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vrebbe allinearsi alle richieste di Basilea 3. Quali adeguate politiche commerciali dovranno sostenere la crescita economica e come si può avviare la ripresa della redditività? «Le richieste di implementare i mezzi patrimoniali fatte dall’Eba ai grandi gruppi italiani non agevolano certamente l’attività di concessione del credito. È stato sottolineato da più parti - da ultimo anche da parte del governatore della Bce - il carattere pro-ciclico di queste richieste. L’inopportunità di ricorrere al mercato in questa fase per chiedere nuove dotazioni di mezzi patrimoniali, e l’operazione di aumento di capitale di Unicredit in corso ne è la dimostrazione lampante, determina la necessità per le banche di contenere o ridimensionare gli attivi a rischio. Ne conseguiranno politiche creditizie particolarmente selettive per rientrare nei nuovi requisiti di capitale con il paradosso che la liquidità resa disponibile dalla Bce, anche per le banche italiane, difficilmente potrà fluire verso il sistema economico. Le politiche commerciali delle banche saranno prevedibilmente orientate a consolidare e rafforzare le relazioni con i clienti più fidelizzati e affidabili ai quali continueranno ad assicurare il loro sostegno perché sia possibile superare con i minori danni possibili l’attuale congiuntura».


FOCUS BARI

L’export traina la ripresa Sono dati incoraggianti quelli che emergono dall’ultimo rapporto dell’Istat. Il presidente di Confindustria Bari, Michele Vinci, traccia le linee guida da cui partire per consolidare questa tendenza Guido Puopolo

econdo le ultime rilevazioni diffuse dall’Istat, nei primi nove mesi del 2011 le esportazioni delle aziende pugliesi sono cresciute del 20,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. Numeri ancora più significativi, se si considera che l’aumento medio nazionale, pur importante, è stato del 13,5 per cento. «Questi dati sono la dimostrazione di una grande vivacità delle aziende locali. Queste, infatti, pur all’interno di una congiuntura economica difficile, sono riuscite ad adattarsi, tanto nei settori tradizionali quanto in quelli più innovativi, ai mutati equilibri economici, riuscendo a dirottare verso l’esterno quote importanti delle loro produzioni, in modo da sopperire efficacemente alla contrazione dei consumi sul territorio nazionale». È questa l’analisi di Michele Vinci, dallo scorso giugno al vertice di Confindustria Bari, Barletta, Andria e Trani. «Allo stesso tempo, però, conoscendo la forza del tessuto economico e produttivo locale, credo che esistano ancora ampi margini di miglioramento, perché la qualità dei prodotti che escono

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Sopra, il presidente di Confindustria Bari e Bat, Michele Vinci

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dal nostro territorio è veramente notevole». Quali sono attualmente i settori da cui derivano le performance migliori? «Al di là delle eccellenze che tutti ci riconoscono, soprattutto in campo tessile e agroalimentare, sono diverse le realtà baresi che si stanno ritagliando importanti spazi sui mercati esteri. Penso, ad esempio, alle aziende impegnate nella produzione di beni strumentali destinati al campo dell’automazione, che operano al fianco di grandi multinazionali e che stanno riscuotendo un notevole successo. Un altro comparto che sta facendo registrare performance rilevanti su scala internazionale è quello del calzaturiero, che fino a pochi anni fa sembrava destinato alla scomparsa e che oggi, specialmente nell’area di Barletta, sta conoscendo una fase di grande rilancio, soprattutto per quel che riguarda la produzione di scarpe antinfortunistica. Settori di nicchia, magari poco conosciuti al grande pubblico, che puntando e investendo sull’innovazione e sulla qualità, stanno contribuendo in maniera decisiva allo sviluppo del


Michele Vinci



Senza un adeguato supporto all’export le nostre aziende, che nella maggior parte dei casi sono di piccole e medie dimensioni, sono destinate a rimanere sul territorio



nostro sistema economico». Come fare, allora, per accompagnare le imprese più virtuose nei loro processi di apertura ai mercati esteri? «Senza un supporto adeguato le nostre aziende, che nella maggior parte dei casi sono di piccole e medie dimensioni, sono destinate a rimanere sul territorio. Per questo credo sia auspicabile e necessaria una maggiore sinergia e collaborazione tra le istituzioni coinvolte. Devo però dire che negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti importanti in questo senso, anche da un punto di vista politico, e gli ultimi risultati sono lì a dimostrarlo». Altro punto critico, non soltanto per le industrie baresi, resta quello dell’erogazione del credito, indispensabile per programmare gli investimenti a supporto di un’adeguata politica di internazionalizzazione. Quale linea intende promuovere Confindustria nei tavoli di negoziazione con gli istituti bancari al fine di ridare ossigeno alle imprese locali? «Questo è un problema molto sentito. Oggi le banche, a causa della difficile contingenza economica, sono sempre più restie a concedere prestiti, e ciò inevitabilmente incide sulle possibilità

delle aziende di sviluppare adeguati piani di sviluppo e di internazionalizzazione. Come Confindustria non abbiamo ancora intrapreso un’azione mirata in questa direzione, anche se abbiamo più volte sollevato la questione all’interno delle sedi opportune». Quali sono, infine, i prossimi punti nell’agenda di Confindustria per sostenere il processo di internazionalizzazione delle aziende pugliesi? «Stiamo collaborando attivamente con la Fiera del Levante, per ampliare il giro delle fiere organizzate all’estero, cercando contemporaneamente di ridurre i costi che le imprese sono costrette a sostenere per partecipare a manifestazioni di questo tipo. Recentemente, inoltre, abbiamo dato vita a un’iniziativa apparentemente slegata al tema dell’internazionalizzazione, ma secondo me molto significativa. Insieme a ventuno aziende della provincia abbiamo infatti realizzato un investimento culturale collettivo a favore del Teatro Petruzzelli. Il Petruzzelli è infatti un simbolo di Bari nel mondo, e credo che abbinare il brand del Teatro a quello di Confindustria e delle sue imprese possa generare un importante ritorno di immagine, con significativi benefici anche da un punto di vista commerciale». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 43


FOCUS BARI

Le imprese baresi puntano sulla Russia Cercare nuove opportunità di business al di fuori dei confini regionali è ormai un’esigenza imprescindibile per le aziende. Il presidente di Aicai, Giancarlo Di Paola, spiega perché il mercato russo può rappresentare la nuova frontiera per il sistema economico barese Guido Puopolo

l processo di internazionalizzazione di un’azienda non può essere improvvisato, ma deve essere gestito sulla base di un progetto pluriennale. Per un imprenditore progettare significa, infatti, analizzare e catalizzare le risorse umane, finanziarie e tecniche dell’impresa, per giungere a un giudizio consapevole sulla situazione attuale della propria azienda e sulle sue potenzialità future. «La presenza sui mercati esteri deve essere gestita strategicamente e non lasciata al caso, pianificando le attività da svolgere e valutando le potenzialità dei vari mercati». Ne è convinto Giancarlo Di Paola, presidente di Aicai, azienda speciale della Camera di Commercio di Bari, che dal 1989 eroga servizi alle imprese, specialmente in materia di internazionalizzazione. Quali sono, dunque, gli elementi che bisogna tenere in considerazione nel momento in cui si decide di proporsi sui mercati esteri? «È importante capire dove concentrare i propri investimenti, anche perché oggi le risorse a disposizione sono limitate. Per quel che riguarda la realtà pugliese, ad esempio, dopo un’attenta

I Sopra, il presidente di Aicai, Giancarlo Di Paola

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analisi generale, abbiamo ritenuto opportuno focalizzare i nostri sforzi, oltre che sul rafforzamento dei rapporti con Paesi con cui la Puglia ha una consolidata tradizione commerciale, come Stati Uniti, Canada e Germania, sull’implementazione di una partnership strategica con la Russia, che rappresenta un mercato dalle enormi potenzialità». Perché questa scelta? «In Russia stiamo assistendo alla nascita di una classe media desiderosa di migliorare le proprie condizioni di vita. Milioni di russi, infatti, oggi vogliono vivere in case più accoglienti, vogliono mangiare bene, vestirsi alla moda e viaggiare. Abbiamo quindi rilevato una perfetta simbiosi tra le esigenze dei consumatori russi e le eccellenze che caratterizzano il nostro territorio, come il settore lapideo, quello tessile e quello agroalimentare. Per questo, come Aicai, abbiamo istituito anche un apposito Sportello


Giancarlo Di Paola

Russia, strumento attraverso cui promuovere lo scambio economico e socio-culturale tra la Puglia e la Federazione Russa, a cui tra l’altro ci lega il culto di San Nicola». Come giudica i risultati fin qui conseguiti? «Direi molto positivamente. In questi anni abbiamo organizzato diverse missioni sull’asse Bari-Mosca che hanno prodotto importanti occasioni di business per le nostre aziende. Lo scorso novembre, ad esempio, abbiamo realizzato, in collaborazione con l’assessorato alle Attività produttive della Provincia di Barletta, Andria e Trani, un incoming di operatori russi nel settore del lapideo e dell’arredo, che hanno così potuto incontrare direttamente i nostri produttori di marmi, gettando le basi per possibili collaborazioni future». Non mancano però, gli elementi di criticità, che condizionano non poco la capacità delle realtà imprenditoriali locali di imporsi a livello internazionale. «In effetti credo che il problema maggiore sia rappresentato dalla sottodimensionalità che caratterizza il sistema imprenditoriale pugliese. È chiaro che un’azienda di piccole dimensioni difficilmente potrà disporre di un’organizzazione tale da permetterle di competere sui mercati esteri. Questo limite ci obbliga dunque a puntare sulla ricerca della qualità e di nicchie

di mercato a cui proporre i nostri prodotti». Per ovviare a questo problema crede sia possibile sviluppare forme di aggregazione che permettano alle aziende baresi di presentarsi sul mercato in maniera più solida e strutturata? «Assolutamente sì. Nella nostra attività, infatti, non promuoviamo aziende specifiche ma interi distretti, da quello manifatturiero a quello dell’It. A questo proposito, proprio a seguito delle esigenze manifestate dai buyer russi nell’incontro sopra citato, è nata una collaborazione tra le imprese del settore lapideo coinvolte, che hanno deciso di sottoscrivere un contratto di rete, un innovativo strumento che permette loro di aggregarsi senza per questo rinunciare alla loro autonomia». Anche il turismo può, nel suo piccolo, contribuire a promuovere e valorizzare le imprese pugliesi all’estero? «Certo. Pur non essendo direttamente legato al tema dell’internazionalizzazione produttiva, il turismo è uno strumento fondamentale per far conoscere oltre confine le eccellenze del nostro territorio. Vogliamo fare dei turisti che visitano la Puglia i nostri testimonial nel mondo, affinché il viaggiatore che torna nel suo paese porti con sé non solo un prodotto, ma una sensazione di quello che è la Puglia». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 45


FOCUS BARI

Efficaci strumenti per l’internazionalizzazione Il rilancio del sistema economico pugliese non può prescindere da una seria politica di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, che devono essere supportate sia per gli aspetti finanziari che assicurativi. Il punto di Gianluca Bravin, responsabile dell’area centro-sud di Sace Guido Puopolo

ono tante le imprese pugliesi che, pur avendone le potenzialità, faticano a ritagliarsi uno spazio significativo sui mercati internazionali. Questo perché per riuscire ad affermarsi all’estero sono indispensabili, oltre che competenze specifiche e adeguate strategie promozionali, ingenti risorse finanziarie, che oggi, anche alla luce della crisi economica in atto, diventa sempre più difficile reperire. «In Puglia si trovano tante testimonianze di un made in Italy che ha capacità di competere e vincere nei mercati esteri, contribuendo allo sviluppo del sistema Paese», afferma Gianluca Bravin, responsabile dell’area centro-sud di Sace, gruppo assicurativo-finanziario che sostiene la crescita e la competitività delle aziende italiane all’estero. «Sto pensando alle due “A” del made in Italy - abbigliamento e alimentari - in cui la regione vanta esempi di eccellenza, ma anche ad altri settori, dalle costruzioni alle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili». Nell’aprile del 2010, in un’ottica di rafforza-

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mento della sua struttura, Sace ha infatti aperto un proprio ufficio a Bari, punto di riferimento non soltanto per il mondo economico pugliese ma anche per le imprese di Basilicata, Calabria e Molise. In riferimento alla realtà barese, quale bilancio è possibile trarre dopo quasi due anni di attività? «È stato necessario un periodo di dialogo e conoscenza reciproca con le imprese locali, in particolare per spiegare l’attuale operatività di Sace, che è molto cambiata negli anni grazie allo sviluppo di una gamma di prodotti flessibile e vicina alle esigenze di mercato, soprattutto delle pmi. La risposta delle imprese è stata però molto positiva. Incontrarsi e confrontarsi direttamente sul territorio è un valore aggiunto inestimabile per il nostro lavoro. Tutti concordano che per tornare su un sentiero di crescita l’industria italiana deve puntare sull’export e sui paesi emergenti ad alto potenziale. La crisi attuale sta spingendo oggi come non mai le imprese a cercare strumenti assicurativo-finanziari per migliorare la


Gianluca Bravin

propria competitività e proteggere il proprio business all’estero, ed è proprio in questo ambito che cerchiamo di offrire il nostro contributo. Dall’inizio della nostra attività abbiamo supportato finanziariamente i piani di sviluppo di realtà note della moda come Meltin’ Pot e Primadonna, entrambe situate nella provincia barese. Inoltre, abbiamo sostenuto numerose transazioni e progetti all’estero di grandi gruppi, come quello che fa capo a Salvatore Matarrese, e di pmi locali». Quali sono gli strumenti sviluppati da Sace a supporto delle imprese locali? «La nostra missione è sostenere le aziende italiane nel loro percorso di internazionalizzazione, facilitandole nell’accesso ai finanzia-

menti e proteggendole dai rischi legati all’operatività sui mercati esteri: oggi sono 183 i paesi in cui siamo attivi. Sostanzialmente, assicuriamo le aziende contro il rischio di non essere pagate dai loro clienti; salvaguarSopra, diamo il valore dei loro investimenti all’estero Gianluca Bravin, dai rischi di natura politica; le aiutiamo ad ac- direttore della sede cedere al credito, prestando la nostra garan- Sace di Roma zia alle banche, assumendoci, di fatto, il rischio di mancato rimborso del finanziamento; inoltre, rilasciamo fideiussioni per conto dei nostri esportatori per la partecipazione a gare, per garantire gli anticipi ricevuti e la corretta esecuzione dei lavori. Le esigenze di natura finanziaria per sostenere la crescita sui mercati internazionali riguar-  PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 47


FOCUS BARI

 dano le imprese di tutti i settori».

Qual è il vostro rapporto con gli istituti di credito? «Abbiamo stretto accordi con i principali istituti di credito italiani, ai quali offriamo le nostre garanzie sui finanziamenti erogati alle pmi che investono direttamente all’estero, oppure che sono interessate a investimenti in ricerca e sviluppo, spese per il rinnovo e potenziamento dei macchinari, per la tutela dei marchi e brevetti, per la partecipazione a fiere internazionali e spese promozionali. Dato che la crisi ha minato la fiducia tra gli operatori, osserviamo nelle transazioni internazionali una continua crescita di richieste di garanzia: noi possiamo emettere le fideiussioni sia direttamente in favore dei beneficiari esteri, sia condividere i rischi di queste operazioni con il sistema bancario, facilitandone quindi, l’emissione, soprattutto per conto delle pmi». Da quali settori provengono principalmente le aziende baresi che, interessate al tema dell’internazionalizzazione, si rivolgono a Sace? Quali i servizi maggiormente richiesti alla vostra società? «Tra i settori di punta dell’economia pugliese, e barese in particolare, oltre all’alimentare e il tessile, Sace ha identificato importanti aree di intervento anche nel comparto della produzione di energia da fonti rinnovabili, che vede come protagoniste molte pmi, ma anche aziende di dimensioni maggiori, coinvolte in grandi progetti internazionali. Tra i servizi più richiesti dalle imprese locali, oltre ai prodotti più tradizionali di assicurazione del credito per mitigare gli effetti di un mancato pagamento e le garanzie per facilitare l’accesso al credito, oggi ci sono anche i prodotti per lo smobilizzo dei crediti verso la pubblica amministrazione e gli strumenti a supporto dei progetti nelle energie rinnovabili, particolarmente rilevanti per la Puglia e il Mezzogiorno». Quali sono, a suo avviso, le criticità più evidenti con cui il tessuto produttivo barese è costretto a fare i conti e che finiscono per rallentare il suo processo di apertura verso i

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In Puglia si trovano tante testimonianze di imprese del made in Italy che hanno le capacità per competere e vincere sui mercati esteri



mercati esteri? «Non c’è una tradizione consolidata per l’export nei paesi emergenti. Nella maggior parte dei casi le dimensioni delle imprese italiane sono troppo piccole e costituiscono un ostacolo importante in questa direzione, poiché il presidio di mercati lontani richiede investimenti non indifferenti. A ciò si aggiunge la mancanza di competenze specifiche del contesto culturale del paese di destinazione, oltre alle note difficoltà congiunturali di accesso al credito che possono scoraggiare i progetti di internazionalizzazione di un’azienda». Sace è stata protagonista anche dell’avvio del “programma Balcani” per sostenere la penetrazione delle imprese italiane in questi mercati di forte interesse per il Sud Italia. Quali sono stati i risultati conseguiti finora da questo progetto? «Il programma fu lanciato nel 2006 per sostenere i progetti delle nostre imprese in un mercato ad alto potenziale ma percepito come altamente rischioso, come quello dei Balcani. I maggiori successi li abbiamo ottenuti in Albania, un Paese a noi molto vicino ma molto complesso dal punto di vista operativo. Qui abbiamo sostenuto importanti progetti con imprese di grandi dimensioni come il gruppo Matarrese, che ha beneficiato di una garanzia da 5,5 milioni di euro per la progettazione e la costruzione di un’autostrada. Abbiamo però lavorato anche con imprese di dimensioni più piccole, tra cui Sace Macchine, che ha assicurato per 100mila euro la vendita dei suoi macchinari per calzature destinati al mercato albanese».


COMMERCIO

Nuovi ipermercati sul territorio La giunta regionale pugliese ha varato le norme per l’apertura di nuovi ipermercati, fissando regole di tipo “qualitativo”: impatto zero, assunzioni a tempo indeterminato e vendita di prodotti locali. Confcommercio Puglia contesta i provvedimenti Nicolò Mulas Marcello a quest’anno in Puglia potranno aprire nuovi ipermercati. Ma le grandi strutture di vendita pugliesi dovranno essere a impatto zero. Lo prevede il nuovo regolamento varato dalla giunta regionale, nel quale sono elencati altre condizioni necessarie per ricevere la concessione per l’apertura. «Innanzitutto devono rispettare l’ambiente – spiega Loredana Capone, assessore alle Attività produttive della Regione – inoltre, occorre che abbiano le infrastrutture necessarie, che siano preferibilmente ristrutturazioni di immobili dismessi e che quindi siano vicini al centro urbano. Devono, quindi, rispettare la sostenibilità dell’investimento senza creare un aggravio per i costi pubblici ma anzi devono agevolare al massimo il consumatore». Si parla quindi tutela del consumatore ed equità delle transazioni commerciali. Inoltre, obiettivi di politica sociale e culturale in quando si dà maggior valore agli immobili dismessi. Una particolare premialità sarà destinata all’impatto occupazionale dell’ipermercato, attraverso l’impegno

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Loredana Capone, vicepresidente e assessore alle attività produttive della Regione Puglia

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ad assumere personale con regolare contratto di lavoro o a impiegare manodopera a rischio del settore commercio. Tra le premialità anche l’impegno a vendere prodotti locali, alimentari e non. «Chi offrirà il contratto a tempo indeterminato ai propri lavoratori – continua l’assessore – avrà un maggior punteggio nell’assegnazione dell’apertura. Questo è un aspetto incoraggiante in un momento così difficile, così come è incoraggiante anche la vendita di prodotti locali, che non vuol dire necessariamente prodotti tipici ma prodotti realizzati in loco. Questo aspetto darà una sorta di premialità al commercio». Con questo provvedimento si tenta di dare una spinta al commercio, seppur a quello su larga scala, in un momento in cui in Puglia anche la grande distribuzione organizzata per certi versi ha risentito della crisi. «Nel complesso la Gdo regge, anche se ci sono alcune grandi aree, come quella del Salento, in cui una catena di grande distribuzione sta utilizzando lo strumento della cassa integrazione. Le difficoltà quindi ci sono e dipendono sicuramente dalla crisi economica e dalla contrazione dei consumi». A non vedere di buon occhio l’espansione di questi grandi agglomerati commerciali sono però i piccoli negozi: «Per i piccoli commercianti – conclude Loredana Capone – la grande distribuzione costituisce uno sviamento di clientela dal centro verso le periferie urbane dove ci sono comunque servizi


Loredana Capone



L’equilibrato sistema di distribuzione commerciale in Puglia, grazie all’impegno di tutti gli attori coinvolti, ha trovato soluzioni convincenti



e grandi parcheggi. Per questa ragione in Puglia abbiamo previsto e regolamentato il distretto urbano del commercio, che consiste in un vero e proprio piano del commercio che mette insieme una serie di servizi utili ai commercianti dei centri urbani, quindi infrastrutture, trasporti, servizi. Una politica quindi di uso della città e di potenziamento dei diritti di cittadinanza in modo che ci sia un proficuo rapporto tra coloro che vogliono raggiungere il centro città e i servizi che vengono a loro offerti». Anche il tema delle liberalizzazioni in merito all’orario di apertura dei

negozi lascia molti dubbi ai piccoli commercianti: «Si tratta di fumo negli occhi e non produrrà nulla in tema di “promozione e tutela della concorrenza”. L’unica conseguenza sarà la distruzione di un sistema equilibrato di distribuzione commerciale che qui in Puglia, grazie all’impegno di tutti gli attori coinvolti, ha trovato soluzioni convincenti». Con queste parole Matteo Biancofiore, presidente di Confcommercio Puglia commenta le nuove misure del Governo Monti. «Con quel provvedimento il governo corre il rischio di mandare all’aria anni di lavoro e di intese tra operatori commerciali, sindacati, associazioni dei consumatori e Regione che, come sancito dalla Costituzione, è l’unica competente in materia di commercio». Pertanto ha fatto bene la vicepresidente Capone, sottolinea Biancofiore, ad annunciare il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto. «La nostra categoria è l’unica che in questi anni ha vissuto realmente le liberalizzazioni. Qui in Puglia – conclude il presidente di Confcommercio Puglia – abbiamo dimostrato senso di responsabilità e disponibilità raggiungendo risultati importanti». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 53


L’Italia dei distretti fa scuola in Europa Per Valter Taranzano, presidente della Federazione dei distretti italiani, le reti industriali del Paese guardano verso l’estero: «È una strada praticabile, a breve avremo i primi riscontri» Paola Maruzzi

«I

distretti industriali sono stati strategici nell’affrontare la crisi e ora, dopo una leggera ripresa dell’export nel 2010, lo sono per uscirne». Il bilancio di Valter Taranzano, presidente della Federazione distretti italiani, parte dal movimento progressivo che ha da sempre caratterizzato queste forme aggregative, tanto da farne un modello per l’Europa. Insomma, i passi in avanti sono stati tanti da quando, a partire dagli anni Settanta, entrò in crisi il modello della grande impresa e fu necessario riorganizzare i tessuti produttivi sulla base delle piccole imprese. Oggi i 101 distretti, dislocati a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale, sono molto più che sottounità a se stanti, ma si delineano come or56 • DOSSIER • PUGLIA E BASILICATA 2012

ganismi dinamici di un network in espansione: superati i regionalismi, l’ambizione è valicare i confini nazionali, facendo leva sulle cosiddette 4A del made in Italy: abbigliamento, automazione, arredo e alimentare. Dai distretti alle reti dei distretti: questo è stato il passaggio determinate degli ultimi anni grazie al quale si è reagito alla crisi. Ora la naturale evoluzione saranno le reti d’Europa? «Quella delle reti d’Europa è sicuramente una strada praticabile. Tanto per fare degli esempi, recentemente è venuta a trovarci una delegazione francese composta da M. Axel Poniatowski, deputato e presidente della commissione degli Affari esteri dell’Assemblea nazionale di


Valter Taranzano

Sopra, Valter Taranzano, presidente della Federazione dei distretti italiani

Francia, M. Philippe Cochet, deputato e relatore della missione, M. Arnaud Rohmer, amministratore della commissione degli Affari esteri dell’Assemblea nazionale francese. Sono venuti in Italia per studiare l’organizzazione dei nostri distretti. L’obbiettivo è quello di stringere alleanze in ambito europeo. Ed è il nostro Paese, dal punto di vista distrettuale, a fare scuola al riguardo. Allargare internazionalmente il concetto di rete distrettuale, quindi, è un progetto già avviato che potrebbe a breve dare riscontri interessanti». Sebbene in Italia si sia raggiunto un buon livello di consapevolezza, quale rapporto ideale dovrebbe instaurarsi tra amministrazioni regionali e distretti d’appartenenza? «Intanto le Regioni sono importanti per i finanziamenti alle reti distrettuali e per legiferare in favore. Al riguardo c’è un problema a livello istituzionale. Quello della personalità giuridica dei distretti produttivi e delle aggregazioni spon-

tanee di imprese. Alcune Regioni, come il Friuli Venezia Giulia, ottimo modello virtuale, si sono attrezzate per dare la possibilità ai propri distretti di operare come soggetti giuridici indipendenti, molte altre no. Fino a quando non ci sarà un’evoluzione omogenea non tutti i distretti potranno approfittare degli strumenti messi a disposizione dalle ultime leggi». Se lo stato di regolamentazione dei distretti è ancora poco chiaro, cosa manca affinché questo diventi davvero incentivante? «Il problema resta come coordinare il livello nazionale con quello regionale per ottenere i finanziamenti sulle progettualità. Coordinamento che a oggi non c’è e quindi si improvvisa continuamente. La Federazione distretti italiani lavora costantemente per far sì che istituzioni e governo facciano di più per i distretti, che restano il nostro baluardo contro la crisi». Il vostro obiettivo è anche il superamento dei regionalismi industriali. Fino a che punto all’estero il made in Italy è conosciuto e valorizzato partendo dalla base dei distretti? «Il superamento dei distretti territoriali o regionali è già avvenuto. In primis con i meta distretti, poi con le nuove forme sinergiche attivate negli ultimi anni. I distretti per primi hanno capito che il made in Italy nel mondo andava valorizzato con nuovi percorsi imprenditoriali finalizzati alle aggregazioni di aziende. In tempi non sospetti, quando le reti non andavano ancora di moda, la Federazione dei distretti italiani, che si confronta costantemente con i suoi associati, intuì dove questo percorso avrebbe portato, capì che i sistemi distrettuali erano ormai diventati aperti e diffusi. Le loro radici territoriali restavano, ma i confini si allargavano, abbracciando più territori, più province, più regioni. Così la Federazione diede vita a una nuova governance. Basta distretti con confini delineati, ma Paese suddiviso in quattro cluster, classificati secondo le 4A del made in Italy: abbigliamento-moda, automazione-meccanica, arredo-casa e alimentare-agroindustrialeittico: vanno da Nord a Sud e nel futuro scavalcheranno anche i confini nazionali». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 57


DISTRETTI

Premiate le scelte per l’aerospazio I risultati del 2011 generano entusiasmo ma Giuseppe Acierno, presidente del distretto aerospaziale pugliese, rinnova l’impegno per perseguire gli obiettivi futuri, a partire dalla creazione di un metadistretto nazionale Renata Gualtieri

nche lo scorso dicembre si è rinnovato l’oramai consueto appuntamento annuale con la pubblicazione da parte dello European house Ambrosetti del rapporto “Osservatorio Puglia, le leve dello sviluppo del sistema economico e industriale della Puglia” e anche questa volta si conferma la centralità del settore aerospaziale pugliese in termine di contribuzione al Pil regionale, di fatturato, di addetti, di investimenti in R&S e di contribuzione alla bilancia dei pagamenti. È l’aerospazio l’unico settore produttivo, insieme all’energia da fonti rinnovabili, che registra il maggior avanzamento positivo rispetto agli anni dal 2008 a oggi. Questo è certamente l’effetto di alcune differenti iniziative avviate sul campo nelle quali il distretto aerospaziale ha giocato un ruolo centrale e che hanno visto crescere il numero dei suoi aderenti a oltre 70. Queste affermazioni sono state poi certificate dal rapporto che Banca Intesa ha realizzato sui distretti ad alto contenuto tecnologico, individuandone solo 4 in tutta Italia che avessero una serie di indicatori economici positivi, tra questi quattro c’è anche il distretto aerospaziale pugliese. Il 2011 è stato anche l’anno dell’avvio delle iniziative di ricerca sviluppo e alta formazione. «Abbiamo raggiunto un altro traguardo riuscendo ad avviare grandi progetti di ricerca aeronautici in Puglia, e in particolare a Brindisi, che coin-

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volgeranno dipendenti delle imprese pugliesi e formeranno decine di giovani periti e ingegneri. Sin dall’ideazione del percorso distrettuale – sottolinea il presidente del distretto, Giuseppe Acierno – questo era uno degli obiettivi strategici più importanti per aiutare la Puglia aerospaziale a iniettare nel suo sistema nuova innovazione e tecnologia e dotarla di una competenza ingegneristica». Il distretto, anche in questo caso, si è confermato al primo posto in Italia per numero di progetti approvati e per quantità di risorse aggiudicate attraverso un bando nazionale del Miur. Il 2011 ha confermato che il distretto pugliese viene oramai riconosciuto come la più efficace iniziativa di sistema, se non l’unica, nell’intero settore aerospaziale italiano. Visti dunque gli ottimi risultati ottenuti quali a suo avviso le prospettive di settore?

Giuseppe Acierno, presidente del distretto aerospaziale pugliese


Giuseppe Acierno



Siamo consapevoli che l’aerospazio rappresenta una leva per la competitività della Puglia nel contesto globale

«Le prospettive del settore in Puglia, come credo ovunque, scontano difficoltà di diverso tipo, ma che trovano certamente nel cosiddetto credit crunch il primo motivo di sofferenza per le pmi. Siamo consapevoli che il 2012 è caratterizzato da una crescita produttiva per alcuni aeromobili che coinvolgono industrialmente la Puglia, quali ad esempio il B787 e l’AW 139, e che significa crescita dei volumi attività per le pmi territoriali coinvolte in questi programmi, tuttavia la congiuntura rischia di indebolire l’efficacia delle iniziative di sistema messe in campo che senza il protagonismo delle singole imprese rischia di generare effetti più contenuti». Ricerca, innovazione, crescita, integra-



zione, export sono le cinque parole chiave della politica di sviluppo pugliese. Il distretto aerospaziale come attende alle politiche industriali della Regione? «Come detto in altre circostanze l’aerospazio rappresenta certamente una leva per la competitività della Puglia nel contesto globale; questa è stata una scelta di indirizzo strategico voluto dalla Regione Puglia, che ha determinato risultati importanti. L’aver legato ricerca, innovazione, internazionalizzazione e formazione a sostegno di questa strategia, rappresenta la capacità di trasformare la visone in un concreto percorso di crescita e sviluppo». Il 2011 è stato anche l’anno del potenziamento delle iniziative di formazione. «In questo momento sono dodici le imprese coinvolte dal distretto su un unico programma di formazione continua per i lavoratori, espressione concreta di cosa voglia dire fare sistema. È stato anche l’anno dell’avvio della formazione dei nuovi periti industriali aeronautici, iniziativa avviata in partnership con la Regione nel 2008 dal distretto con un primo accordo e poi allargata nel tempo ad altri partner, primo fra tutti l’Itis Fermi di Francavilla Fontana e l’Università del Salento, per giungere infine agli ultimi aderenti in ordine di tempo quali Provincia di Brindisi e i comuni di Grottaglie e Francavilla». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 59


DISTRETTI

Soluzioni informatiche Giovanni Sebastiano, presidente del distretto produttivo regionale pugliese dell’informatica, evidenzia un settore in crescita e indica i progetti futuri, in linea con le politiche di sviluppo regionali Renata Gualtieri

grande la soddisfazione espressa dal presidente Giovanni Sebastiano per il lavoro sin qui svolto dal distretto pugliese dell’informatica. «I risultati raggiunti in termini di progettualità, cantieri e aggregazione sono sotto gli occhi di tutti – ha dichiarato il presidente – durante la conferenza stampa organizzata a dicembre presso la sede di Confindustria Lecce, alla quale hanno preso parte anche Giancarlo Negro, presidente della sezione It di Confindustria Lecce e Loredana Capone, vicepresidente e assessore allo sviluppo economico della Regione Puglia. «Abbiamo lavorato con costanza e impegno – continua Giovanni Sebastiano – interpretando in modo pedissequo il dettato della legge regionale che ha istituito i distretti produttivi, ponendoci sempre come interlocutori attivi nella definizione delle politiche industriali del nostro settore». A quasi tre anni dal suo avvio, il distretto dell’informatica pugliese ha tracciato un bilancio delle attività che si sono realizzate in collaborazione con l’assessorato allo Sviluppo economico della Regione. «Quello dell’informatica in Puglia è un settore che sta andando oltre le nostre aspettative e il ruolo di stimolo e progettazione del distretto – commenta la vicepresidente della Regione Puglia Loredana Capone – si è integrato perfettamente con il ruolo di programmazione delle nostre politiche industriali». Ricerca, innovazione, crescita, integrazione, export sono le cinque parole chiave della politica di sviluppo della Regione e «con emozione le vediamo vivere anche in una re-

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altà di imprese, università e centri di ricerca che il distretto dell’informatica ha saputo saldare anche attraverso il forte sostegno promozionale delle istituzioni regionali». Il bilancio è dunque positivo: «Infatti – sottolinea il presidente Giovanni Sebastiano – abbiamo 104 imprese attive, le quattro università e le organizzazioni datoriali e sindacali in una compagine che è stata capace di generare piani e progetti che sta realizzando con grande fermento. Lo dimostra anche il fatto che il settore It pugliese ha registrato una crescita sia nel fatturato che nel numero degli addetti». Dato l’andamento positivo, quali le sue aspettative per i prossimi mesi? «Come in tutti i momenti di crisi c’è un’onda lunga e una più corta. Oggi ci aspettiamo che

Giovanni Sebastiano, presidente del distretto produttivo dell’Informatica


Giovanni Sebastiano



Nel nostro direttivo ci sono docenti universitari con i quali stiamo dialogando sulle esigenze, sull’offerta formativa e sulle modalità di interazione studenti-imprese



i contraccolpi arrivino anche da noi perché si può resistere a una crisi strutturale se questa non ha una durata come quella inedita a cui stiamo assistendo in questi anni. Le aspettative però sono comunque positive perché il distretto dell’informatica sta mettendo in pista dei progetti, tra cui spicca Puglia digitale 2.0 che è un investimento per complessivi 15 milioni di euro che riguarda nove imprese appartenenti al distretto che sarà in grado di generare nuova occupazione e soprattutto nuove opportunità di sviluppo tecnologico e business nei prossimi due anni». Il distretto produttivo dell’informatica come attende alle politiche industriali della Regione Puglia? «Direi che le abbiamo interpretate a pieno. Tutte le aziende del distretto hanno piani di ricerca e innovazione in corso perché il nostro è un settore che si espande e sviluppa molto rapidamente e quindi non avere in azienda attività di ricerca significa fermarsi rispetto alla velocità dell’innovazione tecnologica e morire. Tutti abbiamo piani d’innovazione perché i processi introduzione ed erogazione del software sono in continua evoluzione». Qualche mese fa due importanti aziende del settore informatico, Exprivia e Links, che hanno sedi in varie parti d’Italia, da-

vanti l’esigenza di assumere hanno manifestato la loro difficoltà a trovare laureati all’altezza. Perché secondo lei? «Non è proprio così, i nostro laureati sono all’altezza ma queste due società hanno avuto nei mesi scorsi dinamiche di assunzione rapida dovuta all’ingresso di grosse commesse sia all’interno del settore privato che in quello pubblico per cui abbiamo avuto un momento di frizione perché non riuscivamo ad avere il numero di laureati che loro cercavano. Non è assolutamente vero che i nostri laureati non sono all’altezza, anzi la Puglia dell’informatica è d’eccellenza e i corsi di laurea di Scienze dell’informazione e dell’informatica in Puglia sono tra i più antichi d’Italia e le imprese It pugliesi sono assolutamente soddisfatte del livello qualitativo dei loro laureati. Nel nostro



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DISTRETTI

NUMERI E PROGETTI DEL DISTRETTO 00 milioni di fatturato per oltre 5.000 addetti: sono le cifre eloquenti che caratterizzano le imprese pugliesi dell’Information technology aderenti al distretto produttivo regionale dell’informatica, costituito nell’aprile del 2009 e nato in virtù della legge regionale 23 del 2007 sulla promozione dei distretti produttivi. Complessivamente gli iscritti al distretto sono 104, di cui 90 imprese, 6 associazioni di categoria (Confindustria e Confartigianato Puglia, Confapi, Cgil, Cisl e Uil Puglia), i 4 poli universitari pugliesi e 4 centri di ricerca. «Attraverso l’esaltazione dell’identità collettiva di imprese e istituzioni di ricerca che operano in un ambito organizzativo distrettuale, l’It pugliese diventa una “comunità” riconoscibile nel panorama internazionale del software». I primi risultati operativi sono resi evidenti dalla presentazione del progetto “Puglia

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Digitale 2.0”, che muove oltre 15 milioni di euro di investimenti in ricerca, sviluppo e attrezzature materiali, da parte di 10 imprese aderenti al distretto, che si avviano a siglare un contratto di programma della durata di 24 mesi che è stato firmato dalle aziende il 19 dicembre scorso e inviato alla Regione. Puglia Digitale 2.0 è un progetto molto importante per la

filiera pugliese del software, perché può far crescere il business delle aziende It pugliesi, in termini di nuove competenze e di componenti innovative di business, di flessibilità e competitività per progettare facilmente nuovi servizi da erogare via SaaS, Software as a Service, la nuova frontiera del cloud computing.

 direttivo ci sono docenti universitari e stiamo «Le imprese chiedono informatici capaci di dialogando sulle esigenze, sull’offerta formativa e sulle modalità di avvicinamento studenti-imprese». Qual è il rapporto con delle imprese informatiche locali con le università e i centri di ricerca e in quali progetti è impegnato oggi il distretto? «In tutti i progetti in cui il distretto è impegnato le imprese sono sempre al fianco delle università e viceversa. Ultimamente stiamo affinando i rapporti e le relazioni al punto di aver aperto un dialogo con le università che ci dovrebbe consentire anche di tarare alle esigenze delle imprese i corsi di laurea di tecnologie dell’informazione». Quali sono le richieste che più arrivano dalle imprese del territorio?

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comprendere le esigenze del cliente, quindi con una grossa conoscenza dei processi che guidano le aziende e con una forte sensibilità tecnica per tradurre le richieste in risposte che le imprese di It oggi sanno dare. La qualità dei nostri studenti non è bassa ma manca l’allineamento fra i piani formativi e le esigenze mutevoli del mercato». Da cosa può arrivare un’opportunità di crescita per le aziende It? «Lo stare assieme sta facendo in modo che la conoscenza sia più approfondita; sono in corso ad esempio attività di partnership molto forti tra imprese che non si conoscevano o fusioni aziendali tra imprese che hanno scoperto che la crescita dimensionale passa per la fusione di capitali».


Criticità e prospettive del settore zincatura Sicurezza, tutela dell’ambiente, qualità delle lavorazioni e servizi differenziati. Con questi strumenti le grandi aziende del settore della zincatura combattono gli insistenti problemi del comparto. L’esperienza di Fabrizio Indraccolo Emanuela Caruso

er il settore della zincatura anche il 2012 si è aperto all’insegna della precarietà. La fortissima riduzione degli investimenti privati in impianti fotovoltaici e costruzioni di fabbricati a uso civile o industriale, il blocco delle opere pubbliche che si protrae ormai da un po’ di tempo e le difficoltà mostrate dal sistema bancario stanno infliggendo duri colpi alle piccole e medie imprese di questo comparto, protagonista di un veloce e continuo calo di lavoro e di possibilità di sviluppo. Godono di miglior salute le grandi aziende, che potendo contare su una concorrenza più ridotta riescono ancora a imporsi in maniera abbastanza decisiva sul mercato. È questo il caso specifico della società Zincherie Adriatiche della provincia di Lecce. «Siamo riusciti a mantenere la nostra posizione – commenta Fabrizio Indraccolo, amministratore unico dell’impresa – perché oltre ad aver capito di dover contenere i costi per adeguarli a un’inevitabile riduzione della capacità produttiva, ci muoviamo in un territorio in cui la densità di zincherie della nostra dimensione è decisamente inferiore ri-

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spetto ad altre aree geografiche e siamo quindi in grado di far valere la nostra presenza». A fronte di tutto ciò, quali prospettive e obiettivi vi siete posti per il nuovo anno e su quali aspetti avete intenzione di concentrare i vostri investimenti? «Dato il periodo non roseo, il nostro obiettivo primario per l’anno appena cominciato sarà quello di salvaguardare i risultati raggiunti nel 2011, ovvero una maggiore tranquillità organizzativa, produttiva ed economica, mettendo in atto strategie volte a ottimizzare ancor di più le politiche finanziarie e produttive dell’azienda. Per questo motivo, gli investimenti che porteremo avanti saranno concentrati principalmente sulla formazione del personale e la selezione della clientela». Quali sono, nello specifico, le attività e i servizi di cui si occupa la Zincherie Adriatiche e

Fabrizio Indraccolo, amministratore unico della Zincherie Adriatiche di Diso (LE) www.zincherieadriatiche.com


Fabrizio Indraccolo

a quali interlocutori si rivolgono? «La nostra società si propone come interlocutore di aziende produttrici di carpenteria pesante e media e, in generale, di imprese specializzate nella realizzazione Gli investimenti programmati per il 2012 puntano di strutture in metallo fera un’efficiente formazione del personale roso da collocare in esterno. e a un’attenta selezione del bacino d’utenza L’attività principale di cui ci occupiamo è la zincatura a caldo, svolta in ogni sua fase, dallo sgrassaggio alla rifinitura e pulitura, ma In che modo la vostra azienda è attenta, nelle a questa aggiungiamo servizi di logistica e tra- sue lavorazioni, alla tutela dell’ambiente? sporto, di assistenza e supporto e, in particolare, «Lo scorso anno, con un notevole sforzo finandi passivazione. Attualmente, siamo l’unica zin- ziario, abbiamo effettuato un grosso investimento cheria pugliese in grado di offrire il servizio di pas- finalizzato al miglioramento delle strutture prosivazione del metallo zincato, che richiede un ba- duttive, e l’abbiamo fatto attraverso l’inserimento gno a immersione e il prodotto passivante H9». di nuove aspirazioni a cabina dei fumi proveQuali criteri imprescindibili devono rispet- nienti dalle vasche degli acidi, il potenziamento tare i prodotti della Zincherie Adriatiche? delle aspirazioni della vasca dello zinco e l’am«Nel corso degli ultimi due anni, abbiamo fatto pliamento delle vasche di raccolta delle acque della qualità il nostro maggior punto di forza e la meteoriche sui piazzali. A tutto ciò è stato assogarantiamo effettuando continui e accurati con- ciato un controllo più rigido delle emissioni in attrolli sulla catena produttiva e impegnandoci con mosfera, così da garantire l’assoluto rispetto delle costanza nella ricerca di nuove metodologie che vigenti norme in materia di impatto ambientale possano alzare sempre più gli standard produttivi e da tutelare la salute di chi lavora in azienda e vive dell’impresa. Questo è l’unico modo per ottenere nelle sue vicinanze». un risultato finale di assoluta eccellenza». Oltre a quello dell’impatto ambientale, un altro tema che vi sta molto a cuore è la sicurezza. Come vi adoperate in questo senso? «Il personale è la nostra risorsa aziendale più importante, ragion per cui crediamo che un’adeguata formazione, soprattutto in rapporto ai rischi derivanti dall’attività svolta, debba essere alla base di un corretto rapporto di lavoro. In tal senso, la Zincherie Adriatiche investe in un costante aggiornamento e adeguamento delle procedure riferite alle analisi dei rischi aziendali attraverso corsi di formazione, controlli sistematici ai dipendenti circa il corretto utilizzo dei mezzi di protezione individuale e il rispetto delle procedure di sicurezza».

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MODELLI D’IMPRESA

Nuovi investimenti nel siderurgico Il settore siderurgico guarda con ottimismo al nuovo anno. E le imprese continuano a investire per migliorare produttività e servizi. Il punto di Dino Antonicelli Carlo Gherardini

nche se nel 2011 l'acciaio italiano ha ritrovato gran parte dei volumi lasciati sul terreno negli esercizi precedenti, i costi crescenti di gestione e la forte concorrenza internazionale non consentono di voltare del tutto pagina. «Il nostro settore, come del resto molti altri, dal settembre del 2008 è stato investito da una serie di eventi sfavorevoli che l’hanno condotto a un’instabilità e a una volatilità non ancora risolte». A commentare la situazione è Dino Antonicelli, presente nel siderurgico da decenni con le aziende Centro Acciai Inox e Centro Acciai Speciali, appartenenti al gruppo “Acciai Vender”, situate a Modugno in provincia di Bari. Secondo Antonicelli la crisi del siderurgico è stretta-

A Dino Antonicelli, seduto, con i suoi collaboratori del Centro Acciai Inox e Centro Acciai Speciali di Modugno (BA) www.centroacciainox.it

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mente legata anche alle difficoltà che vivono molti altri settori: «gran parte dei nostri principali mercati di sbocco, come il settore enologico ed edile - continua - hanno subito un brusco e prolungato stop, tanto da costringerci in breve tempo a una riorganizzazione aziendale che ci permettesse di affrontare le nuove sfide in un nuovo contesto». Quali strategie avete messo in atto per far fronte alla situazione critica? «Abbiamo sicuramente messo a dura prova la nostra forza vendita, spronata alla ricerca di nuovi settori, ma anche a un presidio sempre più serrato del territorio; abbiamo inoltre cercato di ottimizzare al massimo la rotazione del materiale e i relativi costi stoccaggio; in fine abbiamo attuato una politica prudenziale nei confronti dei clienti che comunque non ha limitato, anzi ha addirittura favorito, la collaborazione e comprensione reciproca».


Dino Antonicelli

Il nostro core business è la commercializzazione di materie prime sotto forma di prodotti piani e lunghi, tubi, raccordi e valvole in acciaio inox e leghe speciali ferrose e non

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Quali sono oggi i vostri principali mercati di riferimento? «Negli ultimi due anni il nostro principale mercato obiettivo è stata l’Italia centro-meridionale, in particolare per quanto riguarda il settore oleario, enologico, chimico e meccanico». Quali tipologie di produzione rappresentano il vostro core business? «Il nostro core business è la commercializzazione di materie prime sotto forma di prodotti piani e lunghi, tubi, raccordi e valvole in acciaio inox e leghe speciali ferrose e non. La gamma pressoché completa dei prodotti commercializzati, la qualità degli acciai selezionati, la disponibilità di qualsiasi dimensione consentono di soddisfare tutte le possibili esigenze della clientela. La consociata Centro Acciai Speciali assicura inoltre la fornitura di acciai al carbonio, da costruzione, automatici e legati». Possiamo fare un bilancio, anche in ter-

mini di fatturato, dell’ultimo biennio e delineare le prospettive per l’anno appena cominciato? «Nell’anno appena concluso abbiamo introdotto un sistema di meccanizzazione per lo stoccaggio e la logistica. Tale investimento evidenzia la fiducia che le nostre aziende nutrono nel futuro, quindi ci aspettiamo un aumento di fatturato che ripaghi i nostri sforzi, cosa che già si è evidenziata negli ultimi bilanci in cui, nonostante la crisi del 2008, si evince un deciso recupero che proseguirà anche nell’anno a venire. Naturalmente ci auguriamo inoltre un eguale riscontro di propositività anche dal contesto economico-finanziario nel quale ci muoviamo quotidianamente». Su quali aspetti avete in programma di concentrare i vostri investimenti nel 2012? «Nel 2012 porteremo a conclusione il grosso investimento intrapreso a fine 2010: la costruzione di un nuovo capannone adiacente a quelli attuali, che vede quindi affiancarsi ai già 8600 metri quadri coperti altri 6000, oltre a 14000 metri quadrati scoperti. Il nuovo capannone ci permetterà di ampliare gli spazi di stoccaggio e ovviamente di fornire un servizio più completo e celere al cliente». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 67


MODELLI D’IMPRESA

Coordinare la svolta green delle industrie econdo gli ultimi dati pubblicati dall’Ewea, l’Associazione europea per l’Energia Eolica, il 21% dell’energia consumata nel 2010 nel vecchio continente è stata prodotta sfruttando fonti alternative a quelle tradizionali. L’Europa ha raggiunto gli obiettivi energetici green fissati al 2010 e si sente pronta a delineare nuovi ambiziosi target nel 2030. Continuando a crescere seguendo gli stessi ritmi registrati nel quinquennio 20052010, rivela l’Associazione, le rinnovabili potrebbero produrre il 36,4% dell’energia europea nel 2020 e il 51,6% nel 2030. È su questa lunghezza d’onda che opera la Tecnoparco Valbasento di Pisticci. «Stiamo portando avanti un progetto approvato dal Ministero riguardante lo sviluppo di tecnologie per la valorizzazione chimica ed energetica dei rifiuti urbani e industriali. Il progetto si propone di definire le tecnologie per ottenere dai rifiuti, attraverso dei trattamenti di gassi-

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Nicola Savino è presidente della Tecnoparco Valbasento di Pisticci (MT) www.tecnoparco-vba.it

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Connettere la rete delle piccole e medie imprese con le conoscenze scientifiche e tecnologiche più avanzate che consentano una crescita in competitività. Senza “calpestare” l’ambiente. L’esperienza di Nicola Savino Nicoletta Bucciarelli

ficazione e successiva conversione del gas prodotto, idrogeno o metanolo, energie che hanno lo scopo di limitare l’inquinamento ambientale», spiega Nicola Savino, presidente della società. Tecnoparco nasce nel 1990 con lo scopo di favorire il re-insediamento nell’area di nuove iniziative industriali rendendo disponibili strutture qualificate, utilities e servizi tecnici sempre più orientati al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente. Di quali servizi tecnici disponete? «Possediamo una centrale per la produzione di energia elettrica, reti di distribuzione dell’energia elettrica, dei gas tecnici, delle acque industriali e potabili; una rete di raccolta dei rifiuti liquidi e relativo impianto di trattamento; laboratori di analisi chimiche e tecnologiche; servizi di sicurezza; servizi di custodia; servizi d’ingegneria; servizi di manutenzione. Tutte le infrastrutture di cui dispone la nostra società per la produzione e la fornitura delle utilities e dei servizi sono distribuite su


Nicola Savino

500.000 mq di cui 15.000 mq di superficie coperta e 120.000 mq di strade, piazzali e verde ad uso comune delle attività industriali». A chi si rivolge prevalentemente Tecnoparco? «Alle aziende che operano nell’area della Val Basento che occupano 1100 unità e che, in alcuni casi, fanno capo a grossi gruppi industriali. Agli enti territoriali, verso i quali operiamo prevalentemente in campo ambientale. Ad aziende come Eni, AGIP, Arpab e Metapontum Agrobios». Oggi quali produzioni portate avanti? «Le nostre produzioni, rivolte sia a utenti interni dell’area industriale di Pisticci Scalo sia esterni, sono costituite dalle già citate distribuzione di utilities come energia elettrica, vapore, aria compressa e azoto. Ci occupiamo inoltre della depurazione di acque reflue, di produzione di acque industriali, di movimentazione e stoccaggio di chemicals e materie prime, di conduzione d’impianti di raffreddamento, di servizi di manutenzione e ingegneria, di pronto soccorso e di medicina del lavoro. Possediamo anche un laboratorio chimico-ambientale. Proprio attraverso questo laboratorio offriamo importanti consulenze e operati nel settore ambientale come la bonifica di siti contaminati, l’analisi e la certificazione di fanghi e rifiuti, l’analisi delle acque, l’analisi di emissioni ed immissioni in atmosfera, indagini ambientali per conto di società». Su quali progetti di ricerca vi state con-

centrando in questo periodo? «Stiamo portando avanti un progetto di ricerca finanziato dal Murst che ha come oggetto di studio la fotocatalisi nel disinquinamento delle acque. Inoltre, in collaborazione con il Politecnico di Torino e con il Cesi, abbiamo messo a punto un prototipo di impianto installato presso il laboratorio Tvb. Per quanto riguarda invece il monitoraggio della qualità delle acque sotterranee siamo titolari, in collaborazione con la Seconda Università di Roma, di un progetto di ricerca finanziato dal Miur per la creazione di una nuova tipologia di micro sensori in grado di dare informazioni in tempo reale sullo studio di qualità delle acque e sull’eventuale presenza di microinquinanti estremamente tossici». Come è composta la vostra struttura e quali evoluzioni ha avuto? «Dopo il completo disimpegno dell’Eni e il disinteresse del socio Fime e in seguito ad un periodo di bilanci negativi, un imprenditore lucano, attraverso la propria società di partecipazione Finpar, insieme al socio di maggioranza CSI, il Consorzio per lo Sviluppo industriale della provincia di Matera, ha portato avanti una ricerca di partner industriali che condividessero considerazioni sul potenziale della società e che fossero capaci di apportare tecnologie e nuovi mercati. Per questo dal 2002 sono entrate a far parte della società la Sorgenia e la Veolia Servizi Ambientali Tecnitalia». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 69


MODELLI D’IMPRESA

Il consociativismo migliora la distribuzione farmaceutica La via cooperativa sembra poter rilanciare il mercato della distribuzione dei prodotti farmaceutici. Francesco Lembo spiega l’adozione di questa soluzione semplice ma efficace Lodovico Bevilacqua

l mercato della distribuzione dei prodotti farmaceutici ha risentito – complici avverse condizioni congiunturali – di una flessione che permane ormai da diversi anni; l’ampliamento del deficit della sanità pubblica e l’attuale recessione economica costituiscono i principali fattori di crisi e la soluzione – in attesa di una variazione delle condizioni strutturali – può essere affidata al dinamismo e all’intuizione dell’imprenditoria locale. Affidarsi a una struttura di gestione di tipo consociativo sembra essere una soluzione semplice ma al contempo efficacie, che garantisce la possibilità di istituire una gestione virtuosa della distribuzione dei

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Francesco Lembo, presidente della Unioneffe, Unione Farmacisti Distribuzione e Servizi di Martina Franca (TA) www.unioneffe.it

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prodotti – basata su una capillare rete di diffusione sul territorio e un potenziale operativo di sicura efficienza. Un valido esempio di cooperativismo ha visto protagonista, nella regione Puglia, Francesco Lembo, presidente della Unioneffe. «La nostra società nasce dalla fusione delle due cooperative farmaceutiche più importanti della regione – la Itriafarma di Martina Franca e la Cedifarme di Canosa. Oltre che una nuova e positiva svolta nell’evoluzione del servizio di distribuzione farmaceutica, questa fusione ricopre anche un rilevante significato politico, rompendo la situazione di lassista immobilismo che si era creata e avviando in Puglia un processo di concentrazione tutto cooperativistico». Quali sono le nuove potenzialità operative dell’impresa? «La fusione ha avuto come primo e positivo effetto la concentrazione e la razionalizzazione del potenziale da utilizzare per il miglioramento del servizio di distribuzione farmaceutica. Al netto dell’unione aziendale, la Unioneffe può contare su tre depositi, di cui uno in Campania, e più di cinquecento farmacie associate, a cui si aggiungono trecento farmacie – o semplici punti vendita – clienti e oltre quarantamila referenze trattate tra prodotti rientranti nella categoria dei farmaci tradizionali, del “naturale” e dell’alimentazione specialistica (celiachia, in-


Francesco Lembo

tolleranze)». Una struttura così imponente offre anche opportunità a livello occupazionale? «Naturalmente sì. Gli impiegati della cooperativa – divisi tra addetti diretti e indiretti – superano le duecento unità e sono considerati un vero e proprio patrimonio aziendale, tanto che – in ossequio alla rilevanza sociale e occupazionale che le due aziende costituenti la Unioneffe ricoprono – evitare i tagli al personale era una delle condizioni principali della fusione. Naturalmente si tratta anche di una scelta di opportunità, dal momento che, sin dai tempi precedenti alla fusione, la preparazione e la professionalità degli impiegati è sempre stata un valore aggiunto irrinunciabile». Quali sono i propositi commerciali che Unioneffe intende perseguire? «La nostra società si propone di diventare il punto di riferimento fondamentale nel mercato della distribuzione farmaceutica; l’obiettivo è confermare una posizione di leadership, proponendoci come intermediari privilegiati fra le farmacie e l’industria farmaceutica e mettendo a disposizione del pro-

La nostra società si propone di diventare il punto di riferimento fondamentale nel mercato della distribuzione farmaceutica

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cesso di mediazione la nostra professionalità e il nostro potenziale operativo. La quota di mercato regionale di competenza della Unioneffe oscilla attorno al 24 per cento; gli obiettivi per questi primi tempi di attività sono accrescere questa la quota e consolidare la nostra presenza fuori dai confini regionali, sfruttando il potenziale di crescita prospettato dai mercati della Campania e della Basilicata. La considerazione in cui è tenuto questo progetto nell’ambito della strategia aziendale è confermata dalla creazione di un nuovo magazzino a Venticano, in provincia di Avellino». Quali sono i volumi di fatturato e quali – infine – le prospettive per il futuro? «L’attuale fatturato si aggira intorno ai duecento milioni di euro, ma naturalmente l’accrescimento dello stesso è uno dei principali obiettivi dell’azienda. Per quanto riguarda le prospettive future, esse sono affidate ad un solido e consapevole piano aziendale, che tiene conto delle esigenze basilari di questo tipo di mercato, ovvero attuare una gestione oculata e virtuosa delle finanze societarie e istituire inedite ed efficaci strategie per creare nuove collaborazioni commerciali e contribuire alla fidelizzazione dei clienti già acquisiti». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 73


INNOVAZIONE

Impianti ad alta tecnologia per l’edilizia Superare la crisi dell’edilizia privata e la dura concorrenza in quella industriale: con la progettazione e la realizzazione di impianti tecnologici si può. Ne parliamo con Vincenzo Perrone Valerio Germanico

a realizzazione di impianti ad alta tecnologia per l’edilizia è uno dei settori che nell’ultimo decennio ha avuto maggiore sviluppo. Non a caso anche imprese nate come realtà familiari, orientate esclusivamente al loro territorio, con successo sono andate oltre i propri confini, avviandosi verso una gestione decisamente più manageriale. Questa è stata la naturale evoluzione della Luigi Perrone Srl. Nata come una piccola impresa del territorio pugliese nel 1968, grazie ad a un forte impulso innovativo, nel 2008, la società ha inaugurato una seconda sede a Torino, triplicando il numero dei propri collaboratori. Come spiega l’amministratore Vincenzo Perrone: «Nel settore impiantistico siamo una realtà accreditata per la progettazione e la realizzazione di impianti idrici, fognanti, antincendio, per il trattamento delle acque e il condizionamento. Possiamo offrire servizi ad edifici di pubblica utilità come carceri, ospedali, stadi, aeroporti, basi militari e centri commerciali». Qual è la situazione attuale del vostro settore?

L Vincenzo Perrone, amministratore della Perrone Srl di Corato (BA) www.luigiperrone.it

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«La situazione economica mondiale fa sentire i suoi effetti anche nel nostro settore, soprattutto per quel che riguarda l’edilizia, che sia privata, pubblica o industriale. È noto che l’edilizia privata non stia vivendo un ottimo momento. Se pensiamo poi agli appalti pubblici, constatiamo che la spinta al ribasso per vincere i bandi, sta provocano notevoli danni alle aziende, spesso costrette ad azzerare gli utili a discapito dell’economia generale. Per quel che riguarda invece le realtà industriali, esse ci costringono a sottostare alle regole di una concorrenza agguerrita. La situazione che ne deriva è molto complicata, ma la nostra esperienza ci permette di affermare che chi lavora con standard di qualità non teme questo particolare momento». Quali sono le prospettive e gli obiettivi con cui vi state proiettando al di fuori del periodo di crisi che stiamo vivendo? «In questo momento storico la parola d’ordine è flessibilità: come azienda abbiamo l’obiettivo di essere versatili, pronti a poter soddisfare ogni tipo di richiesta tecnica, di grandi o di piccole dimensioni. Puntiamo sul servizio di progettazione, manutenzione, assistenza tecnica continua e postvendita. Ciò che conta, tanto più in un momento di crisi come questo, è considerare importanti tutti i clienti: che sia una famiglia comune o un grande gruppo imprenditoriale. Il rap-


Vincenzo Perrone

Stiamo puntando sui servizi di progettazione, manutenzione, assistenza tecnica continua e postvendita

porto diretto con i clienti, la costante cura nei loro confronti e l’assistenza ci assicurano un flusso di commesse costanti e durature». Quali sono le caratteristiche in termini di qualità, prestazioni e sviluppo tecnologico degli impianti che realizzate? «La nostra azienda aderisce volontariamente alla certificazione di qualità Iso 9001:2000, con la convinzione che un sistema continuo di monitoraggio e di controlli strutturati dell’organizzazione aziendale sia il modo migliore per perseguire la strada della sicurezza e della qualità totale. Solo grazie alle certificazioni che abbiamo ottenuto, al confronto e al miglioramento delle tecnologie, è stato possibile realizzare impianti per realtà come Alenia Aeronautica a Caselle, la base dell’aeronautica militare italiana a Grosseto, il gruppo Casillo, la Fimco, la Debar e la Cefla». Come siete riusciti e riuscite ancora a conciliare le origini familiari dell’azienda con una struttura moderna e in continuo ampliamento? «La filosofia che da sempre ci ha contraddistinti è stata quella di mettere al centro delle nostre scelte “la famiglia” e di vivere

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questa azienda come fosse una seconda famiglia. È stata fondamentale l’integrazione che si è verificata tra le nuove figure manageriali e le menti storiche dell’azienda. Prima di lasciarmi il timone dell’azienda, mio padre, mi ha insegnato a prendermi cura dei nostri collaboratori, a sentire mie tutte le loro preoccupazioni, a condividerne i sacrifici e le gioie. Il nostro nuovo modo di concepire l’azienda, il desiderio di emergere e andare oltre i confini pugliesi, è andato a incanalarsi nel solco della tradizione e dell’esperienza, diventandone la naturale evoluzione. Grazie alla solidità dell’azienda che mio padre, Luigi Perrone, ha creato, oggi possiamo guardare al futuro con fiducia e grandi prospettive». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 75


Cresce l’uso dei contenitori in Pet L’industria del packaging alimentare si rinnova, puntando su prodotti altamente performanti e a basso impatto ambientale. I vantaggi derivanti dall’utilizzo di contenitori in Pet illustrati da Matteo Latela Diego Bandini

L’avvocato Matteo Latela, procuratore generale della Twist Pet S.p.A di Conversano (BA) www.twistpet.com

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l polietilene tereftalato, meglio conosciuto con l’acronimo Pet, è senza dubbio uno dei materiali del futuro, anche e soprattutto in relazione al crescente valore che il rispetto e la tutela dell’ambiente stanno assumendo all’interno della nostra società. «Trasparente, leggerissimo, facile da lavorare in qualsiasi forma, rispondente ai più esigenti standard igienici e, soprattutto, completamente riciclabile, il Pet è utilizzato per la produzione di contenitori a uso prevalentemente alimentare», afferma l’avvocato Matteo Latela, procuratore generale della Twist Pet Spa, società di Conversano (BA) facente parte della holding Vinella, storico gruppo pugliese presieduto dal dottore Luciano Vinella, con alle spalle una consolidata esperienza nel settore del packaging. In cosa consiste nello specifico, l’attività della Twist Pet? «L’azienda, operativa dal giugno del 2006, nel corso di questi anni si è andata affermando come importante punto di riferimento nella produzione di contenitori plastici in Pet La svolta più significativa per il nostro business è avvenuta però nel 2010, quando abbiamo avviato la produzione di preforme in Pet, per il

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Matteo Latela

soffiaggio di contenitori destinati ad aziende operanti nel settore agroalimentare. In pratica forniamo alle aziende dei contenitori standard, che vengono poi lavorati dalle stesse sulla base delle loro specifiche esigenze produttive». Gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo rappresentano l’unica strada percorribile per offrire al mercato soluzioni sempre più performanti. Quali strategie sono state adottate dall’azienda a questo proposito, anche alla luce della crisi che ancora attanaglia il sistema? «La crisi ha inciso profondamente sulle politiche di moltissime aziende, sempre più in difficoltà da un punto di vista economico. Credo però che proprio questi siano i momenti in cui bisogna osare, puntando sull’innovazione come strumento di crescita e sul personale altamente qualificato. In questi anni Twist Pet ha sostenuti sforzi considerevoli per essere sempre all’avanguardia da un punto di vista della qualità e dell’efficienza. Basti pensare che dal 2010 abbiamo investito oltre due milioni di euro nella costruzione delle nuove linee produttive per i nostri semilavorati. Oggi però iniziamo a raccogliere i frutti di questo lavoro, visto che il nostro fatturato è cresciuto addirittura del 60% rispetto all’anno precedente, grazie anche alle capicità del nostro responsabile commerciale». Quali sono state, dunque, le principali innovazioni da voi introdotte? «Quando si soffia il materiale plastico è frequente la creazione, all’interno dei contenitori, di micro fori invisibili a occhio nudo, che possono però causare grossi problemi nel momento in cui si imbottigliano sostanze come olio e vino, dovuti alla fuoriuscita di liquido dovuta proprio alla presenza di questi piccoli buchi. Per ovviare a questo problema ci siamo dotati di un impianto di ispezione d’avanguardia, in grado di rilevare micro fori di dimensioni pari a 0,3 micron. Questo strumento ci permette così di individuare eventuali imperfezioni praticamente in tempo reale, garantendo ai nostri par-

Siamo dotati di un impianto di ispezione d’avanguardia, in grado di rilevare micro fori di dimensioni pari a 0,3 micron

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tner prodotti qualitativamente eccellenti e assolutamente affidabili. Disponiamo inoltre di una filiera produttiva completamente automatizzata, e la qualità delle nostre lavorazioni è testimoniata anche dal possesso delle certificazioni Hccp e Iso 9001». Per concludere, è possibile delineare gli obiettivi e le strategie per il futuro dell’azienda? «Siamo sempre attenti alle trasformazioni e alle nuove esigenze del mercato, con l’obiettivo di cogliere tutte le occasioni che si dovessero presentare. Intendiamo rafforzare la nostra posizione di leadership all’interno del mercato italiano della produzione di preforme e contenitori in Pet. In particolar modo stiamo valutando l’opportunità di ampliare la nostra attività produttiva al di fuori dei confini regionali, attraverso l’acquisizione di nuovi stabilimenti in altre zone d’Italia. Questo infatti ci consentirebbe di essere più vicini ai nostri committenti, sparsi su tutto il territorio nazionale, garantendoci anche un abbattimento degli elevati costi di trasporto che attualmente siamo costretti a sostenere». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 77


TECNOLOGIE

L’acqua nebulizzata contro gli incendi Una tecnologia antincendio sviluppata per il settore dei trasporti trova applicazione in contesti nei quali non era possibile utilizzare l’acqua in sicurezza. Cataldo Borraccino spiega i vantaggi di questo nuovo sistema e le sue applicazioni Luca Cavera

n occasione del settimo appuntamento Fire Protection of Rolling Stock, svoltosi nel 2011 a Bruxelles, sono stati presentati i risultati del progetto Silfi. Questo è stato sviluppato dalla Tema Sistemi – azienda specializzata nella progettazione, installazione, manutenzione di impianti antincendio e di sistemi di sicurezza – in collaborazione con vari centri di ricerca fra i quali l’università di Firenze. Il progetto si inserisce nel solco delle norme europee, recepite dal nostro ministero dei Trasporti, sulla sicurezza nei sistemi di trasporto collettivo. In particolare, Silfi prevede la realizzazione di sistemi per la detezione e l’estinzione

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Tema Sistemi Spa, Taranto www.temasistemi.com

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di focolai di incendio a bordo di rotabili ferroviari. «Il progetto – spiega Cataldo Borraccino, amministratore di Tema – è stato portato avanti attraverso attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, orientate alla realizzazione di un primo prototipo di impianto, caratterizzato da un elevato grado di modularità e da prestazioni operative evolute. In particolare, la nostra azienda si è occupata dello sviluppo e della validazione dei componenti critici del sistema di estinzione. Questo per migliorarne le prestazioni in funzione delle caratteristiche peculiari dell’ambiente ferroviario – quindi abbiamo studiato la resistenza alle vibrazioni, alle basse temperature e realizzato componenti di dimensioni molto inferiori rispetto a quelli dei comuni impianti civili e industriali». Tema è così arrivata alla definizione di nuove tipologie di ugelli nebulizzatori, adatti anche all’impiego sui treni passeggeri. Inoltre, grazie alla selezione e ai test sui componenti e gli ambienti di destinazione sono state implementate nuove miscele estinguenti del tutto compatibili con la presenza dei passeggeri a bordo.


Cataldo Borraccino

«Il sistema che abbiamo proposto – prosegue Borraccino – prevede pressioni di funzionamento molto basse. Questo rappresenta un indubbio vantaggio al quale si associano i benefici di una tecnologia convenzionale e le tecniche di spegnimento più moderne. Come il nostro innovativo sistema antincendio Aquatech, che sfrutta l’acqua nebulizzata e può estinguere incendi negli scenari più severi, attraverso l’utilizzo di finissime gocce d’acqua, l’estinzione avviene molto più in fretta, sfruttando efficacemente la combinazione fra aria e acqua». La chiave del successo di questo sistema risiede nella capacità di generare una “nebbia” di gocce d’acqua, direzionabile attraverso appropriati sistemi e ugelli spruzzatori. «Aquatech è un sistema a saturazione totale. La creazione di piccolissime gocce permette di raggiungere tutte le aree ambientali, anche quelle nascoste. L’immediato passaggio di stato delle gocce sottrae una grossa quantità di calore e riduce la quan-

La nostra tecnologia risulta sicura e affidabile soprattutto per la protezione dal fuoco gli edifici storici

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tità di ossigeno necessaria alla combustione stessa. Il sistema permette così che l’estinzione dell’incendio avvenga contemporaneamente attraverso tre azioni: attenuazione del calore radiante, separazione dell’ossigeno e raffreddamento, abbattimento dei fumi». L’efficacia di Aquatech è stata sviluppata e sperimentata anche fuori dal contesto del trasporto ferroviario, in scenari nei quali la possibilità di utilizzo dell’acqua come agente estinguente era stata precedentemente scartata. Fra questi, gli ambienti navali, industriali, le installazioni offshore, ma anche gli edifici storici e di prestigio architettonico, compresi gli archivi. «La nostra tecnologia risulta essere particolarmente idonea, sicura e affidabile soprattutto per la protezione di beni culturali, in quanto ne rispetta l’aspetto architettonico, grazie al particolare design degli erogatori. Gli ugelli nebulizzatori sono infatti i più piccoli ugelli esistenti sul mercato internazionale. Le ridotte dimensioni, insieme a un design ricercato, consentono l’inserimento degli ugelli in ogni ambiente. Anche grazie agli ugelli con cover in plastica di diversi colori per integrarsi totalmente anche negli ambienti con maggiori esigenze estetiche». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 79


Diverse tecnologie per la carta e i suoi utilizzi L’industria cartotecnica produce un’ampia gamma di supporti cartacei e, a seconda delle loro caratteristiche tecniche, li destina a svariati settori, da quello per imballaggi a quello alimentare. Ne parliamo con Massimiliano Rizzello Emanuela Caruso

Massimiliano Rizzello della Ribucart di Ruffano (LE). Nelle altre immagini, momenti di lavoro www.ribucart.com

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a vastissima produzione dell’industria cartotecnica, per ogni target di riferimento, deve tener conto di differenti requisiti tecnici di realizzazione. Tra le tipologie di carta più diffuse e conosciute troviamo senz’altro quelle per imballaggio e quelle alimentari. La classe dell’imballaggio comprende tutti i supporti impiegati per proteggere, contenere e reclamizzare qualsiasi genere di prodotto e include carte diverse sia per composizione che per uso, come la carta kraft, carta politenata, carta pelleaglio, veline, carta pergamino e carta antigrasso. La categoria delle carte per il settore alimentare è, invece, più complessa, in quanto è regolata da chiare normative di legge che, a seconda dell’impiego futuro della carta, impongono il tipo di fibre e di additivi da usare. Proprio della produzione di queste tipologie di articoli si occupa la società Ribucart Srl, sita a Ruffano, in provincia di Lecce. «Da oltre dieci anni – commenta Massimiliano Rizzello, fondatore dell’attività – operiamo nel settore della carta, lavorando prevalentemente nel sud Italia, compresa la Sicilia. Molti degli articoli per l'imballaggio che si tro-

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Massimiliano Rizzello

vano sui banchi della gastronomia delle principali catene della GDO, sono in parte prodotti e stampati dalla nostra azienda. A oggi, l’impresa ha una capacità produttiva di circa 80 quintali di carta al giorno». Nello specifico, quali tipi di carta e articoli produce la Ribucart? «La nostra azienda realizza sacchetti in carta neutri o personalizzati e carta avvolgente per l’incarto dei cibi, ovvero imballaggio alimentare, da forno e da pasticceria. Siamo, inoltre, specializzati nella produzione di un vasto assortimento di carte in formato per utilizzi non alimentari e destinate, per esempio, ad articoli da ferramenta, a giocattoli e a oggettistica varia. In entrambi i casi, impieghiamo carta kraft o velin e ai clienti proponiamo sacchetti normali o finestrati, cioè sacchetti con una finestra in polipropilene liscio o microfonato». Quale particolare politica aziendale sta alla base della vostra attività? «La nostra politica aziendale si basa su tre concetti: tecnologia, marketing e adattamento mezzi. Adottare nuove strategie di marketing è importante perché permette di migliorare l’aspetto estetico dei prodotti e del confezionamento, ovvero del packaging, che ha il compito di attirare, garantire funzionalità e facilità d’uso e rispettare fondamentali norme igieniche. Investiamo, poi, costantemente, in aggiornamento tecnologico, così da adottare processi di produzione innovati e all’avanguardia e da disporre di strumenti competitivi, in grado di ridurre i costi e dimostrarsi così un'impresa dinamica orientata alla crescita. Proprio in quest’ottica abbiamo da poco acquistato una macchina da stampa a sei colori munita di un goffratore, adatta alla stampa di qualsiasi tipo di materiale flessibile. Infine, seguiamo le evoluzioni del mercato, così da adattare in modo repentino i mezzi e incrementare la nostra gamma di prodotti». Come si sviluppa il ciclo produttivo? «L’iter realizzativo della Ribucart Srl parte caricando le bobine di carta sulla linea semiautomatica di stampa flessografica e taglio e prose-

Aggiornamento tecnologico, packaging personalizzato e vasta gamma di prodotti sono i punti forti della nostra azienda

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gue con la stampa, che utilizza al massimo sei colori, tutti caratterizzati da inchiostro a uso alimentare e senza solventi, e con il taglio della misura desiderata. La fase di stampa consiste nella personalizzazione della carta con le informazioni del cliente, in modo che quest’ultimo abbia così la possibilità di distinguersi e farsi conoscere sul mercato. Prerogativa della Ribucart Srl è, infatti, quella di realizzare la miglior soluzione possibile a seconda delle specifiche esigenze del committente». Da sempre, la Ribucart è attenta alla tutela e al rispetto dell’ambiente. In che modo? «Nel 2010 ci siamo impegnati per implementare la certificazione ISO 14001, sistema di gestione ambientale ad adesione volontaria con Regolamento CE n.331. Con questa certificazione ambientale contribuiamo, attraverso un sistema di informazione trasparente, alla crescita di una più ampia cultura di tutela dell’ambiente e all’incremento dell’innovazione tecnologica. Inoltre, nelle sue varie fasi di lavorazione, l’azienda segue con scrupolo le direttive dettate dalle leggi vigenti e, ai clienti che ne fanno richiesta, rilascia una certificazione attestante l’idoneità dei suoi prodotti a contenere o a venire a contatto con gli alimenti». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 81


INFORMATION TECHNOLOGY

Il mondo della formazione guarda al mercato europeo Strumentazioni d’avanguardia e nuove tecnologie, a supporto dell’organizzazione di percorsi formativi in ambito informatico. Così Pafal Group si prepara a conquistare l’Europa, come spiega il suo presidente, Paolo Tittozzi Guido Puopolo

a formazione declinata a 360 gradi. È questa, in estrema sintesi, la mission di Pafal Group, società barese fondata nel 1993 e da allora impostasi sul mercato come punto di riferimento nel campo della formazione e dell’Information Technology, come racconta il suo fondatore e attuale presidente, Paolo Tittozzi, oggi supportato nella sua attività dai figli Alessandro, che si occupa della direzione amministrativo-contabile, e Fabrizio, a capo della direzione marketing e commerciale: «La nostra è una realtà sfaccettata, che è oggi in grado di operare con successo in svariati ambiti, dall’organizzazione di corsi di informatica di base a master di informatica avanzata in modalità e-learning, dalla dematerializzazione dei documenti per enti

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Il presidente di Pafal Group, paolo Tittozzi, insieme ai figli Alessandro e Fabrizio. La società ha sede a Bari www.pafal.it

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pubblici all’analisi e ottimizzazione dei processi aziendali, fino ad arrivare all’organizzazione di corsi di formazione professionale e allo sviluppo di progetti regionali ed europei di alta formazione». Oggi Pafal è quindi una struttura molto complessa e dinamica, partner dei principali brand certificativi a livello mondiale. Quali sono gli elementi essenziali che vi hanno permesso di raggiungere questi risultati? «Credo che la chiave del nostro successo vada ricercata nella caparbietà con cui da sempre abbiamo puntato sulla continua innovazione, che si è tradotta in pianificazione, realizzazione e gestione di numerosi e nuovi progetti, ognuno dei quali ha permesso lo sviluppo di nuovi prodotti per l’utente e nuove tecniche didattiche e di marketing per gli addetti ai lavori. Un approccio vincente, che ha modificato nel tempo il concetto di “fare scuola” e che ci ha portato ad avere oltre 75.000 allievi iscritti ai nostri corsi». Pafal si caratterizza soprattutto per la capacità di instaurare con gli utenti un rapporto di proficua collaborazione, che va al di là della semplice erogazione di un servizio. Quali sono le motivazioni alla base di questa scelta? «Gli esperti di marketing ci hanno sempre insegnato a suddividere le persone per classe di età, sesso, scolarità e reddito, tralasciando però


Paolo Tittozzi

Non vogliamo essere un mero fornitore di servizi, ma un alleato prezioso nella crescita dei nostri iscritti

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le varie tipologie di emozioni che queste possono provare. Pafal Group cerca invece di far risuonare le corde più intime dei propri “clienti”, con l’obiettivo di recuperare la dimensione umana del rapporto, in un’ottica di lealtà e partecipazione. Non vogliamo essere un mero fornitore di servizi didattici, quanto piuttosto un alleato prezioso a cui l’utilizzatore-amico ha la possibilità di rivolgersi in piena fiducia, attraverso un processo di fidelizzazione dell’utenza che porterà i nostri partecipanti a diventare la “quinta colonna” di Pafal». Quali sono stati i risultati conseguiti dall’azienda nell’ultimo anno? «Siamo andati oltre la crisi, con 3.088 nuovi iscritti ai nostri corsi e un fatturato di oltre 9 milioni di euro, in aumento dell’11% rispetto a quanto fatto registrare nel 2010. Un risultato importante, frutto di un eccellente staff dirigenziale, di una costante attività di ricerca, di una continua riqualificazione dei nostri progetti e di un attento aggiornamento delle oltre 400 persone che lavorano con noi». Quali sono, dunque, gli obiettivi per il prossimo futuro? «Siamo animati da una “lucida follia” e da

grandi ambizioni e determinazione. Per questo intendiamo diversificare ulteriormente il nostro catalogo, con percorsi didattici che andranno ad affiancare quelli relativi all’ITC già esistenti, ma che poco o nulla avranno a che fare con l’informatica stessa, in modo da poter soddisfare un’utenza sempre più variegata. Ma soprattutto ci sentiamo ormai maturi, sia dal punto di vista professionale quanto da quello imprenditoriale, per fare il “grande passo”: esportare i nostri servizi e il nostro know-how oltre i confini nazionali. Crediamo infatti che nel 2012 sarà possibile raggiungere la sufficiente massa critica per internazionalizzare il nostro lavoro, per essere poi pronti, nel 2013, a conquistare anche i mercati esteri, l’Europa in primis». A questo proposito, sulla base della sua esperienza, dove bisognerebbe intervenire per rendere il sistema economico pugliese più competitivo, anche a livello internazionale? «Oggi in Italia è molto difficile fare impresa, ma ancora più complicato al sud. In Puglia ad esempio le imprese, oltre alle difficoltà di accesso al credito bancario, sono costrette a fare i conti con grosse carenze organizzative e infrastrutturali, che minano le loro possibilità di crescita. Tuttavia credo che saranno proprio le PMI il motore propulsivo che, malgrado tutto, porteranno l’Italia fuori dalle secche della crisi». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 85


L’INDUSTRIA COSMETICA

L’industria cosmetica incontra i prodotti pugliesi Dall’olio d’oliva, dal Primitivo e dal Negramaro si estraggono i principi attivi per i trattamenti più efficaci di viso e corpo. Maria Antonietta Plantone spiega le strategie commerciali e di prodotto di un’azienda oggi vera e propria punta di diamante del suo settore Valerio Germanico

e fino a pochi anni fa l’industria cosmetica Europea aveva nella Francia il suo polo produttivo di riferimento, oggi un’elevata percentuale della produzione del vecchio continente è concentrata in Italia, in particolare Lombardia e Triveneto che da sole detengono il 70% dei siti produttivi italiani. Questo dato per noi, ha da sempre rappresentato uno stimolo, piuttosto che un ostacolo, a far sentire anche la nostra voce; per questo, abbiamo lavorato alla valorizzazione delle eccellenze e degli attivi disponibili in Puglia particolarmente efficaci in cosmetica». A parlare è Maria Antonietta Plantone, titolare insieme a Giovanni De Tommasi (cosmetologo) di PDT Cosmetici, azienda che nei propri laboratori crea e produce cosmetici sia per terzi (private label) che per i propri brand, tra i quali Physio Natura e Revida. «Per Physio Natura (brand dedicato al settore professionale dei centri estetici e SPA) stiamo lavorando a prodotti dedicati alla cura e al benessere di viso e corpo che traggono i loro principi attivi dalla natura. Per Revida, utiliz-

«S Maria Antonietta Plantone Ceo di PDT Cosmetici srl, Putignano (BA) www.pdtcosmetici.it www.physionatura.it

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zando olio d’oliva pugliese ed attivi estratti da vitigni locali, come il Primitivo ed il Negramaro, abbiamo dato vita a trattamenti cosmetici unici, formulati nei nostri laboratori anche in collaborazione con prestigiosi centri universitari. Presenteremo i primi risultati di questo lavoro alla prossima edizione del Cosmoprof, la più grande rassegna del settore al mondo, che si terrà a Bologna dal 9 al 12 marzo 2012». La produzione della vostra azienda a chi si rivolge? «La capacità produttiva di PDT Cosmetici è indirizzata a due grandi segmenti: per un verso produciamo per conto di prestigiosi marchi di terzi distribuiti come premium brand esclusivi nei canali farmacie e SPA di lusso, dall’altro la parte prevalente del nostro fatturato è generata da Physio Natura. Physio Natura è marchio di cosmesi professionale distribuito alle migliori estetiste italiane ed estere che fa della qualità, intesa come efficacia la sua bandiera. Physio Natura sposa l’essenzialità vale a dire la semplicità del packaging, il rispetto dell’ambiente e della natura, il tutto disponibile ad un prezzo accessibile. Questa decisione di posizionamento si è rivelata vincente consentendoci di ottenere ottimi risultati di fatturato: nel 2011 siamo cresciuti di circa il 20%. Ciononostante occorre guardare in faccia alla realtà e prendere coscienza che il momento di attuale di difficoltà condiziona anche il nostro settore: certo, il segmento del lusso ancora non ha subito contraccolpi e anche la fascia media, tutto sommato ha tenuto


Maria Antonietta Plantone

bene. Quanto alla distribuzione, completata la copertura del mercato nazionale, da circa un anno ci siamo rivolti all’estero, e possiamo dire con orgoglio di essere oggi presenti ad Hong Kong, Taiwan e, più vicino, in Olanda, Polonia e Romania». In quali dei vostri prodotti avete introdotto principi attivi tipici del territorio pugliese? «La nostra linea Top di Gamma, Revida, comprende diversi prodotti che hanno come principi attivi l’olio d’oliva, oltre ad aloe e olio di mandorle dolci. Questi, ad oggi, sono stati utilizzati per realizzare un Balsamo dopo-barba che garantisce sensazioni di freschezza e benessere uniche, proprio grazie ai polifenoli presenti nell’olio di oliva. Per un’emulsione setificante corpo abbiamo invece unito olio e proteine della seta, insieme a vitamina E, che contrasta l’invecchiamento cutaneo causato dai radicali liberi, e vitamina A, in grado di prevenire fenomeni di secchezza. Abbiamo infine messo a punto una

Essenzialità del packaging, abbiamo scelto imballi semplici, per un consumatore attento al contenuto più che al contenitore

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Crema anti-età, formulata con olio d’oliva di Puglia e olio di mandorle, che dona al viso un aspetto più luminoso e disteso e lo protegge dai raggi UV. Infine, il tocoferolo, nutriente vitaminico presente nell' olio di oliva, rigenera i tessuti e protegge la cute rendendo questi trattamenti unici». Come è organizzata la produzione? «Dalla materia prima fino ad arrivare al prodotto cosmetico finito, passando per il laboratorio di R&D (ricerca e sviluppo), la produzione ed il confezionamento, le fasi del ciclo produttivo sono integrate all’interno dell’Azienda. Tutto è scrupolosamente controllato dal nostro personale altamente specializzato. Ogni fase produttiva risponde ad un severo controllo qualità (certificati ISO 9001:2008) sia chimico-fisico che microbiologico, secondo quelle che sono le norme di buona fabbricazione della cosmetica, e non solo. Per specifici esami sui prodotti, come i test di tollerabilità cutanea, i test di funzionalità e di determinazione dell’SPF, collaboriamo attivamente con il centro di cosmetologia dell’Università di Ferrara. Una cosa è certa: non ci mancano la passione e l’orgoglio per la nostra terra che cerchiamo di rappresentare al meglio in Italia e all’estero con l’aiuto di collaboratori, fornitori e clienti, perché il segreto è far partecipi tutti ad un progetto e ad un ideale comune». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 87


XXXXXXXXXX FILIERA AGRICOLA

Valorizziamo giovani e made in Puglia Un settore vitale per l’economia regionale ma con problemi che si trascina dietro da troppo tempo. Per Umberto Bucci è questa l’agricoltura pugliese. Modernizzazione della filiera e giovani imprenditori potrebbero, però, invertire la rotta Tiziana Bongiovanni

na forte fidelizzazione, la rigida difesa e la valorizzazione dei principi della proprietà e dell’impresa agricola, servizi innovativi e di qualità». Sono queste le parole del presidente di Confagricoltura Puglia, Umberto Bucci, che meglio tratteggiano la sua associazione. «Le aziende di oggi hanno esigenze complesse – continua – e chiedono di essere sostenute nella molteplicità degli adempimenti burocratici e amministrativi, ma anche nei loro progetti per migliorare la qualità dei prodotti, per modernizzarsi, per trovare spazi sui mercati, per diversificare la produzione. Queste sono le aspettative dei soci e a queste vogliamo dare risposte adeguate». Presidente, Coldiretti ha dichiarato che il 2011 per l’agricoltura pugliese non è stato un anno positivo. È così anche per voi? «Sì, confermo. Ci sono state molte ombre e solo qualche luce. Il 2011 si è posto in linea con le criticità degli anni precedenti con quotazioni tendenzialmente in calo per le produzioni ortofrutticole, stazionarie ma insuf-

U Umberto Bucci, presidente di Confagricoltura Puglia

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ficienti nel comparto cerealicolo e nell’uva da tavola. Un po’ meglio per le uve da vino e per l’olivicoltura, ma per quest’ultimo settore già alla fine dell’anno sono emersi pesanti cali delle quotazioni sia delle olive che dell’olio extravergine, divorando così i risultati abbastanza soddisfacenti della precedente campagna. Complessivamente è stata perciò un’altra annata negativa che non ha ripagato lo sforzo delle imprese per modernizzarsi e meglio confrontarsi con i mercati». Quali sono state le cause di quest’andamento negativo? «L’agricoltura pugliese sconta alcuni problemi di fondo: l’estrema polverizzazione aziendale, la difficoltà ad aggregare produttori e prodotto, l’inadeguatezza del sistema delle filiere agroalimentari. Tutto questo svilisce un patrimonio potenzialmente molto ricco, che pone la regione ai primissimi posti nazionali per produzione lorda vendibile e per tetti i produttivi di diverse colture. A tali limiti, poi, si aggiungono alcune congiunture contingenti negative, come quelle verificatesi nel


Umberto Bucci



C’è stato un positivo interesse da parte dei giovani imprenditori. Quest’attenzione ci interessa e ci conforta, ma facciamo attenzione a non svilirne le attese



corso dell’anno a causa di violente e ripetute calamità atmosferiche che hanno interessato, a macchia di leopardo, molte aree del territorio regionale. E aggiungiamo gli effetti perversi, nell’ortofrutta, della vicenda dell’Escherichia Coli sul mercato tedesco. Infine, consideriamo la crescita continua, e spesso fuori da ogni limite, dei prezzi e dei mezzi tecnici, in primo luogo del gasolio». Lei però ha detto che le imprese agricole si sono modernizzate. «Sì, qualcosa sta cambiando: registriamo una riduzione del numero delle aziende, un leggero aumento delle loro dimensioni, la crescita del numero delle società e un corposo ricorso alle misure previste dal Piano di sviluppo rurale 2007-2013. È in atto un processo di ammodernamento sotto la spinta della costituzione di circa 60 progetti integrati di filiera e della progettazione attivata dai Gruppi di azione locale della misura». Però non basta. «Infatti. Alla Regione chiediamo un sostegno vero su promozione e valorizzazione del prodotto pugliese, pur se in questo senso ora può darci una mano il “Marchio prodotto di Puglia” di recente riconoscimento». Sono previsti incentivi regionali per i giovani agricoltori? «Sì, dal Piano di sviluppo rurale. C’è stato, con i primi bandi, un positivo interesse da parte dei giovani imprenditori. Al termine della programmazione forse saranno circa

5.000 coloro che potranno avvalersi di contributi in conto capitale per gli investimenti. Quest’attenzione ci interessa e ci conforta, ma facciamo attenzione a non svilire le attese giovanili: se non ci sarà una nuova politica agricola che sottragga l’agricoltura dalle noncuranze pubbliche degli ultimi anni, i giovani lasceranno il settore». Dato il trend negativo, cosa stanno facendo le aziende per salvaguardare l’occupazione? «L’agricoltura pugliese, per la tipicità delle sue produzioni, presenta indici occupazionali molto elevati, testimoniati dalle oltre 15 milioni di giornate lavorative all’anno. Con tali premesse, il costo del lavoro assume una grande importanza nella gestione aziendale: in particolare è il costo della previdenza che, nonostante taluni provvedimenti legislativi di alleggerimento, incide in misura notevole determinando uno squilibrio con i costi di produzione di altri paesi europei e in particolare di quelli extracomunitari». Voi state chiedendo allo Stato una riforma della previdenza. «Sì, una riforma profonda. Temiamo che, perdurando la situazione di crisi generale dell’agricoltura, se non si interviene efficacemente ponendo un freno alla crescita dei costi, l’occupazione agricola perderà sia dipendenti che imprenditori, piccoli o grandi che siano. Abbiamo già segnali pericolosi in questa direzione. Basta percorrere la Puglia in  PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 91


FILIERA AGRICOLA

 auto per vedere, soprattutto nel Salento, am- nella gestione del mercato del lavoro». pie superfici agricole in evidente stato di abbandono, laddove invece negli anni passati prosperavano ridenti produzioni. E questo processo purtroppo sta crescendo». Tra l’altro la Regione ha recentemente approvato una delibera che introduce gli indici di congruità nelle assunzioni di manodopera agricola. «È un atteggiamento punitivo nei confronti dei datori di lavoro che non possiamo accettare. Ci stiamo opponendo fermamente a questo sistema ormai superato dalla storia e tecnicamente impossibile e siamo pronti a rivolgerci alla magistratura amministrativa». L’occupazione però risente del lavoro nero. Qual è la vostra posizione? «Sul lavoro nero e sul caporalato siamo stati sempre inflessibili: siamo per il rispetto delle norme e della dignità degli uomini. Proprio per debellare questo triste fenomeno, abbiamo sempre sollecitato interventi legislativi che garantiscano tempestività e flessibilità 92 • DOSSIER • PUGLIA E BASILICATA 2012

E riguardo alle frodi alimentari, cosa sarebbe necessario fare? «Questa è una grande piaga anche in Puglia. Significativo è quanto accade nel comparto di maggior identificazione pugliese, l’olivicoltura. Frodi e sofisticazioni sono la causa principale che da anni condiziona il mercato dell’olio extravergine di oliva. Le importazioni di olio di dubbia qualità in arrivo da altri paesi e che, dopo fantasiosi trattamenti, viene immesso sul mercato, compromette le quotazioni e gli spazi commerciali dell’olio extra vergine di qualità, confondendo e ingannando i consumatori. Così vediamo negli scaffali dei negozi e della grande distribuzione un prodotto diverso da quello indicato nelle etichette. Noi continuiamo a denunciare questo fenomeno sui tavoli istituzionali e facciamo proposte finalizzate ad inasprire e migliorare il meccanismo dei controlli. Qualche risultato, in questi ultimi mesi, è statoraggiunto dalle forze dell’ordine, ma il fenomeno resta ampio e grave».


Pietro Salcuni

Prodotti di qualità, ma resta ancora tanto da fare Sull’agroalimentare pugliese, nonostante il dato negativo dello scorso anno, ci sono più luci che ombre. Produzioni di qualità e export restano punti fermi del settore, mentre le frodi alimentari e il caporalato nelle campagne sono i rami secchi da tagliare. Il punto di Pietro Salcuni Tiziana Bongiovanni

agricoltura rimane un settore trainante per lo sviluppo economico pugliese. Una regione ai primi posti nella produzione nazionale di olio, vino e uva da tavola, ortaggi, cereali. Infatti, come ha ribadito il presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, durante la conferenza stampa di fine anno a Bari in cui è stato fatto il punto sull’andamento del settore agricolo regionale, «l’agroalimentare pugliese continua a essere sinonimo di eccellenza e sicurezza alimentare». Nonostante ciò, però, la produzione ha registrato un dato negativo per il 2011. Presidente Salcuni, il bilancio dell’annata agricola 2011 non è positivo. Cos’è successo? «Purtroppo abbiamo avuto un calo del 4% sulla produzione lorda vendibile a causa della disastrosa performance dei prodotti orticoli e del comparto olivicolo, dovuta alla psicosi del batterio killer Escherichia Coli, che ha fatto crollare le vendite degli ortaggi. Inoltre, hanno trovato conferma i numeri drammatici del mercato parallelo di prodotti agricoli provenienti dall’estero, spesso sofisticati, spacciati per prodotti di qualità, quando non lo sono, utilizzando il marchio “made in Puglia”, a

L’

danno dell’imprenditoria agricola pugliese e dei consumatori». Quello delle frodi alimentari è un problema che sta scontando l’Italia intera. Cosa si può fare? «È indispensabile evitare che continuino a essere secretati i dati relativi alle importazioni dei prodotti agricoli nei nostri territori, addirittura nei confronti degli organi di Pietro Salcuni, controllo. È, inoltre, assolutamente necessa- presidente di Coldiretti rio che l’attività ispettiva sia accompagnata da Puglia un sistema sanzionatorio più rigido che preveda, per coloro che si macchiano di reati contro la sicurezza alimentare, pene pecuniarie molto elevate fino ad arrivare alla detenzione e alla confisca di beni mobili e immobili che, come già avviene per i beni sottratti alla criminalità organizzata di stampo mafioso, potrebbero essere assegnati a cooperative o associazioni onlus per la produzione, la  PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 93


FILIERA AGRICOLA



Qui il lavoro nero è diffuso con un’incidenza del 22%. Si tratta spesso e volentieri di vere e proprie azioni criminose, dove la mancanza di legalità mette a rischio una sana convivenza sociale ed economica



 trasformazione e la commercializzazioni di «Le richieste sono state precise: quasi esclusiproduzioni agricole e agroalimentari tipiche di qualità». Voi come vi state muovendo? «La Coldiretti Puglia ha deciso di costituirsi parte civile in tutti i processi contro frodi, sofisticazioni e fenomeni criminosi che arrecano danno al territorio e all’agroalimentare pugliese di qualità. Da qualche settimana esiste uno strumento in più, la legge 180 dell’11 novembre 2011 che legittima le associazioni di categoria (riconosciute dal Cnel) a proporre azioni in giudizio a tutela del settore e consente di impugnare atti amministrativi lesivi degli interessi diffusi». Le esportazioni ne hanno risentito? «No, nonostante il difficile momento congiunturale le esportazioni hanno segnato un grande balzo in avanti (+16,5%). Si tratta di un dato particolarmente significativo, se consideriamo il blocco degli scambi per diversi mesi con Paesi storicamente interessati alle produzioni pugliesi come la Germania. Abbiamo dimostrato negli ultimi anni una forte dinamicità di scambi, in misura maggiore verso i Paesi europei, il Canada e l’Australia. Le imprese agricole regionali hanno reagito bene alle sollecitazioni dell’internazionalizzazione, anche se quando parliamo di mondializzazione e globalizzazione in agricoltura si deve specificare che non si tratta di processi di scambio di prodotti di massa». Verso quali prodotti si è diretto l’interesse dei mercati internazionali?

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vamente prodotti di qualità e rintracciabili. Questa caratteristica differenziale ed esclusiva se rintracciata ed evidenziata, consente di recuperare quel valore economico che, fino ad ora, è stato distribuito a valle dell’impresa agricola, alle altre componenti della filiera e mai ai produttori, e permette di soddisfare le specifiche esigenze richieste del consumatore». Quindi il sistema agroalimentare pugliese ha un elevato grado di auto-approvvigionamento. «Sì, ben il 97%. La scarsa propensione a importare però è accompagnata da un altrettanto bassa propensione a esportare rispetto alla tendenza nazionale che generano un elevato grado di copertura commerciale (84,8%)». E sul fronte occupazionale, com’è andato il 2011? «Bene, perché il settore agricolo è caratterizzato da rapporti di lavoro di breve periodo e comunque condizionati dagli eventi climatici, non dalla crisi. Un’impresa agricola non può fermarsi e deve in ogni caso assicurare le normali attività aziendali previste. L’anno scorso sono state oltre 45mila le imprese agricole che hanno assunto: 178mila lavoratori per 14,5 milioni di giornate l’anno”. Aziende virtuose. «Per la Coldiretti, da sempre, la qualità del prodotto non può prescindere dalla qualità del lavoro e dalla dignità dell’uomo impe-


Pietro Salcuni

gnato in quest’attività. Ma le imprese agricole sane e serie non possono subire l’ennesimo danno, oltre al già grave limite alla competitività legato agli alti costi di produzione, compresi quelli degli oneri sociali ancora calcolati su una busta paga presunta e non reale. Tra l’altro, se il sistema della disoccupazione agricola è uno strumento di politica sociale, che si abbia il coraggio di ammetterlo e pretendere che sia la fiscalità generale a sostenerlo e non soltanto la parte agricola». Non si può però dimenticare che il settore agricolo è uno di quelli in cui il lavoro nero e il cosiddetto caporalato è diffuso, soprattutto nel Mezzogiorno. «Non lo nego. Qui il lavoro nero è diffuso con un’incidenza del 22%. Si tratta spesso e volentieri di vere e proprie azioni criminose, dove la mancanza di legalità mette a rischio una sana convivenza sociale ed economica. Negli ultimi anni sono state avviate numerose iniziative tese ad arginare questo fenomeno,

a iniziare dall’approvazione della legge regionale in materia di contrasto al lavoro non regolare. Era necessaria una risposta per evitare che si confondessero la qualità dei prodotti e il percorso di trasparenza intrapreso dalle imprese agricole regionali con le immagini di criminalità e schiavismo con cui né la vera agricoltura di Capitanata né quella pugliese hanno mai avuto a che fare». In pratica? «Molto efficaci si sono dimostrati i principi della premialità e la funzione e l’utilizzo dato al Durc, il Documento unico regolarità contributiva, legandone il rispetto a tutti i sistemi di investimento agevolato, incentivi e sostegni offerti dalle Istituzioni nazionali e comunitarie all’agricoltura, in un contesto in cui saranno determinanti l’ambito territoriale e il ruolo svolto dalle forze sociali che già ‘normalmente’ attengono alla contrattazione non solo del salario, ma anche delle regole comportamentali». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 95


La pasta che fa bene al cuore Il piatto più amato dagli italiani oggi viene prodotto con semole biologiche e in più con proprietà benefiche per la salute. Marina Mastromauro espone la situazione di un mercato che ha per fulcro un prodotto “povero” ma di alta qualità. E che si scontra con impennate nei prezzi delle materie prime Luca Cavera n tutto il mondo, un piatto di pasta su quattro consumato è un prodotto made in Italy. Non a caso l’Italia è il primo produttore a livello internazionale di pasta con 3,2 milioni di tonnellate l’anno, ed è allo stesso tempo il primo consumatore. A riscontro del successo di questo alimento alla base della dieta mediterranea – già considerata una dieta particolarmente sana – si somma un dato recentemente diffuso dall’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Questa ha certificato che il betaglucano, fibra contenuta naturalmente nell’orzo ha un effetto positivo nella riduzione del colesterolo. E questa fibra è stata introdotta nella produzione di un particolare tipo di pasta prodotta in Puglia e non a caso chiamata “Cuore mio”. Già da almeno un decennio, infatti, l’università di Campobasso e la Federico II di Napoli avevano iniziato ad avere i primi riscontri sulla funzione del betaglucano, che adesso ha rice-

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Marina Mastromauro, amministratore delegato del Pastificio Granoro Srl, Corato (BA) www.granoro.it


Marina Mastromauro

Come si riconosce la pasta di qualità? Un decalogo per riconoscere la pasta di alta qualità comprende alcune semplici osservazioni. Il colore della pasta deve essere giallo oro, brillante come il colore dei campi di grano duro maturi. Durante la cottura l’acqua deve risultare limpida e senza alcun residuo. Dopo la cottura, la pasta deve mantenere il suo colore, deve risultare, alla masticazione, elastica e tenace in modo uniforme – questo dipende dalla qualità del glutine, che ne mantiene l’elasticità anche per molte ore dopo la cottura. Deve essere priva di strati viscidi, appiccicosi o farinosi e la cottura deve aumentarne il volume, consentendo di ottenere porzioni più ricche rispetto alla quantità da cruda. All’olfatto deve conservare il profumo e il sapore gradevole e inconfondibile della semola di grano duro. Infine, la pasta di qualità risulta altamente e facilmente digeribile.

vuto la formalizzazione ufficiale dell’ente europeo. La produzione di questo tipo di pasta è stata avviata, sulla base di questi dati, dal pastificio Granoro. «È stato un percorso lungo, iniziato nel 2005 – spiega Marina Mastromauro, amministratore delegato del pastificio –, perché questa fibra, che si estrae dall’orzo, ci ha costretto a intervenire sul processo produttivo, in modo che la miscela con la semola rimanesse costanti e potesse assicurare i tre grammi di fibra ogni 100 grammi di pasta, che è il valore ottimale». Qual è il valore aggiunto della linea “Cuore mio” e della vostra produzione biologica? «Il biologico è un tipo di produzione che ha valorizzato il grano italiano e le piccole produzioni. Nel biologico, avendo una conduzione del terreno diversa che rispetta i set

aside , si riesce ad avere una produzione di grano diversa. Il grano biologico, essendo prodotto su estensioni minori rispetto a quello convenzionale, dà un prodotto con caratteristiche proteiche migliori, dato che le colture, seguendo i cicli naturali, sono meno stressate rispetto alle coltivazioni tradizionali destinate alla produzione di semola per uso industriale. Noi lavoriamo con gli agricoltori locali e in più il biologico è stata una sfida: è stato come darsi un autocontrollo su tutta la produzione. Quando si produce biologico bisogna evitare qualsiasi tipo di contaminazione accidentale, perché anche un milionesimo di grammo di residuo di agenti chimici o di fertilizzanti non ammessi dalla prassi dell’agricoltura biologica può rovinare tutta una produzione». Qual è l’atteggiamento dei consumatori rispetto al tema della qualità del prodotto biologico? «Esiste un atteggiamento altalenante. In questi momenti di crisi i consumatori tendono a risparmiare dove possono e l’alimentazione, purtroppo, non fa eccezione. Tuttavia, noi continuiamo a pensare che il legame fra il marchio e un prodotto che rappresenti la territorialità sia ancora un valore aggiunto importante e da salvaguardare. Soprattutto nei ›› PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 97


PRODOTTI ALIMENTARI

›› momenti difficili un’azienda deve tenere saldi queste oscillazioni così forti – abbiamo regii propri principi di base, anche sacrificando i propri margini e nonostante un allontanamento del consumatore dai prodotti di qualità per necessità economiche. Rimanere competitivi nel settore alimentare non è semplicissimo. Soprattutto perché non si fa mai abbastanza informazione e non c’è ancora molta attenzione, né promozione nella grande distribuzione. Gli stessi prezzi del biologico, solitamente più cari dei prodotti normali, disincentivano la scelta. Per questo noi stiamo puntando anche su una politica dei prezzi per quanto possibile competitiva». A questo proposito, qual è il bilancio sul 2011? «È stato un anno che ha presentato delle criticità. Soprattutto causato da una crescita impressionante nel costo delle materie prime e chiaramente questo, per un prodotto a basso valore aggiunto e di prima necessità, ha generato dei gravi problemi. Infatti, la traduzione al consumo di questi aumenti diventa sempre più complessa e quindi per un’azienda come la nostra, che fa essenzialmente pasta,

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strato aumenti che hanno rasentato il 200% – hanno creato riduzioni importanti negli utili. E questo a fronte di volumi che sono rimasti invariati». Voi esportate anche all’estero. Con quali risultati? «Sui mercati esteri stiamo registrando un’importante crescita. Abbiamo sempre creduto nel trasferimento all’estero del vero made in Italy. Per noi registrare questa crescita è un dato molto importante, anche nelle esportazioni cerchiamo di sacrificare sull’utile pur di diffondere maggiormente la qualità italiana. I paesi che ci danno dei feedback migliori a livelli di bilancio sono quelli di tutta l’area asiatica e orientale. Questi sono anche i mercati più attenti alla qualità e lo sono più dei mercati europei. In questi ultimi, infatti, la diffusione di un certo tipo di grande distribuzione ha fatto arretrare la soglia di attenzione sulla qualità». La vostra produzione si è allargata anche alle paste, agli oli, ai legumi e ai sughi. Insomma a tutte le componenti fondamentali del primo piatto italiano. Quale fetta del vostro bilancio rappresentano queste produzioni? «Preferisco parlare di volumi più che di fatturati, perché i volumi sono più costanti e quindi permettono di avere un’idea più esatta dell’andamento del mercato. I prodotti che ruotano attorno al mondo pasta incidono sulla nostra produzione per circa l’8%. A questo genere di prodotti tuttavia noi diamo la stessa attenzione che alla pasta – dato che sarebbe contraddittorio avere un’alta qualità sulla pasta e un’of-


Marina Mastromauro

ferta scadente per quanto riguarda il condimento. Quindi anche per questo tipo di prodotto controlliamo la filiera dei nostri fornitori di materie prime, assicurandoci che siano sempre italiani». Da imprenditrice pugliese, quali aspettative ripone nei confronti del futuro del vostro tessuto produttivo? «La nostra regione soffre da sempre della distanza dai mercati del Nord Europa. Sotto questo profilo noi ci troviamo in una situazione di gap rispetto alle aziende delle regioni settentrionali. Bisognerebbe cercare di attutire questa differenza, che è solo territoriale e non una differenza sulle competenze e sulla capacità di un’azienda di proporsi in maniera competitiva. Noi personalmente lamentiamo la mancanza di infrastrutture, come i porti, per i quali dobbiamo rivolgerci alla Campania. L’assenza di uno sbocco navale più vicino, e i relativi costi, spesso frenano le nostre esportazioni, dato che con i costi di trasporto ci troviamo a perdere la convenienza della commessa». Quali sono invece le vostre prospettive per il 2012? «Queste dipendono dalla stabilità del prezzo delle materie prime. Questo è uno dei problemi fondamentali, che mina la solidità delle

Pensiamo che il legame fra il marchio e un prodotto alimentare che rappresenti la territorialità sia ancora un valore aggiunto importante e da salvaguardare

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aziende sotto il profilo finanziario e ha inasprito anche i rapporti con la distribuzione. Questa dovrebbe entrare nell’ordine di idee che il costo delle materie prime non è più stabile come un tempo, quando per decenni i prezzi restavano invariati. Noi ci troviamo nella situazione che da un giorno all’altro il prezzo della materia prima aumenta improvvisamente. L’alternativa è fermare la produzione. Però il fatto è che gli aumenti che paghiamo noi non vengono recepiti dalla grande distribuzione, alla quale non possiamo proporre un raddoppio del prezzo della pasta, che non sarebbe accettata dai consumatori». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 99


PRODOTTI ALIMENTARI

La gastronomia artigianale esce dai confini regionali Il caseificio Artigiana alla conquista dei mercati. Dopo il successo conseguito dalla sua burrata, formaggio dell’anno 2011, Francesco D’Ambruoso descrive i segreti che stanno portando i suoi prodotti tipici al successo nazionale Eugenia Campo di Costa

re stabilimenti di trasformazione siti nei comuni di Putignano e Bari, 70 addetti che ogni giorno trasformano il latte prodotto in 50 allevamenti di Putignano e Noci. Sono i numeri del caseificio Artigiana, una tra le prime aziende del settore lattiero caseario locale e sempre più presente a livello regionale e nazionale. Il mantenimento di un elevato livello di autonomia delle singole entità produttive, l’attenzione alle produzioni tipiche locali e ai mercati regionali, lo studio di prodotti innovativi sempre più richiesti, hanno permesso all’azienda di incrementare la forza delle strutture di trasformaFrancesco D’Ambruoso, titolare del caseificio Artigiana. La sede principale è a Putignano (BA) zione e commercializzazione. E www.caseificioartigiana.it oggi, Artigiana è pronta ad affrontare le sfide del futuro e a rispondere alle esigenze dei consumatori, sempre più attenti e selettivi. «I nostri prodotti - afferma il titolare Francesco D’Ambruoso – sono realizzati nel rispetto delle antiche tradizioni casearie pugliesi, con la prima scelta del buon latte della Murgia barese. Le strategie e le scelte che ci hanno portato ad essere tra i leader del mercato locale per produzione e vendita, sono ba-

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sate su due principi fondamentali: il produrre solo latticini di qualità e il creare un’immagine comunicativa riconoscibile e pronta a mostrare la bontà dei nostri prodotti». La qualità dei vostri prodotti è confermata dal successo ottenuto nella manifestazione Cheese Of The Year 2011. «Senza dubbio. Nel Campionato Mondiale dei Formaggi di qualità che si è svolto dall’11 al 14 novembre 2011 presso il Salone delle eccellenze enogastronomiche artigianali, alla Fiera di Cremona, abbiamo conquistato il primo posto nella categoria “formaggi freschi” con la nostra burrata. Naturalmente questo riconoscimento è per noi motivo di grande orgoglio e un “premio” per il lavoro fatto. La nostra burrata è stata nominata il formaggio dell’anno 2011, superando i più noti formaggi a grande risonanza nazionale, europea e mondiale: gustosa, cremosa, legata al territorio per la qualità del latte, per l’ambiente, nonché per l’abilità e professionalità dei mastri pugliesi. Il successo di questo formaggio rende il giusto plauso all’eccelsa qualità di un prodotto del territorio che viene realizzato nel nostro caseificio in modo artigianale: un sacchetto di pasta filata che racchiude crema di latte e mozzarella fresca sfilacciata». Questo successo ha aperto nuovi scenari a un marchio che è conosciuto oggi anche a li-


Francesco D’Ambruoso

La nostra burrata è stata nominata il formaggio dell’anno 2011, superando i più noti formaggi a grande risonanza nazionale, europea e mondiale

vello nazionale. Può descriverci in sintesi il percorso che l’ha portata a fare di Artigiana una realtà nota in tutta Italia? «L’espansione al di fuori dei confini locali è iniziata nel 2006, anno in cui abbiamo acquisito una società nel cuore di Bari, che gestiva un ambizioso caseificio. Questo è stato il trampolino che ha lanciato l’Artigiana fuori dai confini regionali: tutti hanno cominciato a notare e ammirare quella struttura produttiva, unica nel suo genere, che produce le mozzarelle a “vista” sul prospetto lungo Via Amendola, la principale arteria stradale di ingresso nella città di Bari. Tutti i passanti sostano almeno un attimo ad ammirare le acrobazie dei mastri casari. E così, attraverso il passaparola, il nome Artigiana ha cominciato a farsi conoscere un po’ in tutta Italia. La domanda crescente mi ha poi portato a prendere la decisione di realizzare un nuovo stabilimento che oggi rappresenta la sede principale dell’azienda. Nel 2008, inoltre, ho avviato il secondo punto vendita nella città di Bari, consolidato relazioni commerciali con colleghi delle provincie di Foggia e Salerno ed è nata una stretta collaborazione commerciale con le Province di Milano, Torino, Parma e

Roma. Proprio in Provincia di Foggia, l’anno dopo, in collaborazione con un nostro agente del posto, abbiamo realizzato una struttura atta a rafforzare la logistica distributiva nella stessa provincia». Ha saputo introdurre elementi di razionalizzazione in tutto il sistema, trasportando nelle dimensioni dell’impresa moderna sia la lavorazione che la commercializzazione di tutta una gamma di raffinati prodotti caseari che costituiscono un paniere di altissima qualità che si sta diffondendo su tutto il mercato nazionale a fronte ad una concorrenza abbastanza severa. Oggi quali prodotti annovera la vostra offerta? «Oltre alla burrata, produciamo fiordilatte, ricotta, scamorza, affumicati, caciocavallo fresco e stagionato in grotta. La novità dell’azienda è inoltre il dorello, frutto di una ricerca condotta tra le antiche maestranze casearie pugliesi: è un formaggio dolce, cremoso, che in famiglia possono consumare tutti, compresi i bambini. Va servito direttamente e il sapore si caratterizza per i sentori delicati».

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PRODOTTI ALIMENTARI

Dentro le tradizioni contadine rodurre mozzarelle, burrate, caciotte e, più in generale, tutti quei prodotti caseari tipici della tradizione pugliese, nel rispetto degli insegnamenti e delle antiche tecniche produttive tramandate di generazione in generazione. È stata una scelta coraggiosa quella intrapresa da Domenico Netti, titolare della Sud Casearia Srl, azienda di Valenzano, in provincia di Bari, che con il suo lavoro cerca di difendere e diffondere quei valori che hanno reso il settore lattiero-caseario italiano conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Alla base dell’attività aziendale, infatti, c’è un’idea precisa, che consiste nel cercare di mantenere metodi di lavorazione artigianali, rifuggendo dalle logiche tipiche del mondo industriale, come racconta lo stesso Netti. «Abbiamo cercato di prendere il meglio della tradizione contadina dalla quale io provengo, avendo lavorato per tanti anni nell’azienda agricola di famiglia, senza per questo rinunciare ai vantaggi che le moderne tecnologie sono in grado di offrire. La bontà dei nostri prodotti di-

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La Sud Casearia Srl ha la sua sede a Valenzano (BA) info@sudcaseariasrl.it

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La Puglia è una terra di antica tradizione contadina, in cui resistono produttori che cercano di tutelare e valorizzare le eccellenze locali, soprattutto da un punto di vista gastronomico. L’esperienza di Domenico Netti Diego Bandini

pende, in primo luogo, dalla qualità del latte. Latte fresco, che acquistiamo giornalmente dalle tante masserie presenti sul territorio. Come detto, lavoriamo il latte seguendo ancora metodi antichi e naturali, che richiedono tempo e tanta pazienza. Per rendere l’idea, se per lavorare venti quintali di latte a noi servono dalle sei alle otto ore, a livello industriale nello stesso arco di tempo ne vengono lavorati più di mille quintali. Piccoli particolari, che però alla fine sono in grado di garantire una qualità del prodotto finale che nulla a che vedere con le mozzarelle e i formaggi prodotti su scala industriale che solitamente troviamo sugli scaffali dei supermercati». Quella della Sud Casearia, dunque, può essere considerata come una produzione di nicchia, rivolta a un segmento di mercato preciso e limitato, anche da un punto di vista territoriale: «Serviamo al dettaglio numerosi punti vendita della provincia barese», specifica Netti. «Grazie anche a una capillare rete di distribuzione, infatti, siamo in grado di soddisfare in maniera puntuale e precisa le richieste provenienti dai consumatori locali, disposti a spendere qualche cosa in più pur di poter gustare un prodotto genuino e naturale,


Domenico Netti

Alla base dell’attività aziendale, c’è un’idea precisa, che consiste nel cercare di mantenere metodi di lavorazione artigianali, rifuggendo dalle logiche tipiche del mondo industriale

in cui è possibile ritrovare odori e sapori di un tempo antico. Speriamo che l’andamento del mercato non ci obblighi a entrare nel circuito della grande distribuzione, perché il nostro obiettivo è quello di continuare a lavorare puntando più sulla qualità che sulla quantità». Sono numerose le prelibatezze proposte da Sud Casearia apprezzate dai consumatori, come sottolinea lo stesso Netti: «In questi anni abbiamo cercato di affermarci sul mercato proponendo i prodotti tipici della tradizione pugliese, cercando però, dove possibile, di reinterpretarli in maniera innovativa. Un esempio, in questo senso, è rappresentato dalla nostra burrata, un delizioso formaggio che solitamente racchiude al suo interno un delicato ripieno di stracciatella. La variante da noi proposta – prosegue il titolare dell’azienda - prevede invece la possibilità di riempire l’“involucro” esterno con una crema di ricotta, ma anche nella nostra ultima versione, con mascarpone e gorgonzola, un abbinamento capace di conferire al formaggio un sapore molto particolare e che sta riscuotendo un grande successo. Altro prodotto di punta è la nostra Caciottella, un formaggio

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molle che ricorda i tipici formaggi francesi ma che, grazie al nostro latte, acquista un gusto davvero unico». Netti ha rilevato la Sud Casearia nell’ottobre del 2010, in un periodo certo non dei più favorevoli per intraprendere un’attività imprenditoriale. «La voglia di mettermi in gioco è stata la molla alla base della mia scelta», afferma Netti. «Ho iniziato questa nuova avventura imprenditoriale con grande entusiasmo, anche se è vero che il momento non è dei migliori, a causa della crisi economica che continua a farsi sentire. Siamo ancora una realtà in fase di sviluppo, che sta cercando di ritagliarsi i suoi spazi sul mercato. Certo le difficoltà non mancano, anche in considerazione del fatto che il continuo aumento dei prezzi delle materie prime ha causato una riduzione dei nostri margini di guadagno. Nonostante tutto, però, sono convinto di aver fatto la scelta giusta e sono più che mai motivato a proseguire nel solo tracciato in questi primi quindici mesi di attività».

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Verso la trigenerazione energetica Mario Paolo Vincenti illustra le tecnologie più avanzate nel settore dell’energia pulita. E spiega che la collaborazione fra le imprese delle rinnovabili e quelle di costruzioni porterà a realizzare edifici sempre più ecosostenibili Manlio Teodoro

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el campo delle rinnovabili, le tecnologie si evolvono in continuazione. Bisogna quindi aggiornarsi per proporle in maniera credibile e puntare ai benefici ottenibili in termini di efficienza, sicurezza e sostenibilità ambientale del prodotto, nonché in termini di risparmio energetico. «È indispensabile – sostiene Mario Paolo Vincenti – «riconoscere di non poter più operare con le stesse modalità del passato. Per competere nei mercati attuali e futuri, che saranno sempre più aperti e globalizzati, è necessaria una gran voglia di crescere, di mettersi a confronto con altre realtà, non soltanto italiane. Questo è l’unico modo per entrare in contatto in anticipo con i pro-

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getti o le idee più recenti in campo di energie rinnovabili e ottenere più facilmente delle partnership con altri attori del settore». Vincenti è amministratore unico dell’omonimo gruppo che conta quattro sedi nel territorio salentino. È un imprenditore che ha puntato sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica nel proprio territorio, ma che ha scelto di guardare anche oltre confine, fondando recentemente a Nizza la Innovations Solaires, società nata per cogliere le opportunità derivanti dallo sviluppo delle fonti rinnovabili nel mercato francese. Come si colloca oggi il vostro gruppo all’interno del settore pugliese delle rinnovabili? «Nel mercato locale siamo riu-


Mario Paolo Vincenti

sciti a diventare un punto di riferimento per la vendita e l’installazione di prodotti e servizi certificati legati al fotovoltaico, al minieolico e all’efficienza energetica. Forniamo tutto il supporto necessario per la realizzazione di impianti chiavi in mano, occupandoci di tutte le fasi: analisi di fattibilità, progettazione, pratiche burocratiche ed eventuale richiesta di incentivi. Abbiamo cercato di cogliere tutte le opportunità del mercato e siamo riusciti a diventare un franchiser di Enel Green Power». Quanto ha inciso sull’evoluzione dell’azienda entrare a far parte del franchising Enel Green Power? «Ha contribuito notevolmente allo sviluppo del nostro business. Grazie al continuo aggiornamento sull’evoluzione dei prodotti e dei servizi legati alle energie rinnovabili, essere associati a un marchio così importante a livello nazionale e internazionale è stato un grande vantaggio per il gruppo. Ma è anche fonte di grosse responsabilità nei confronti del cliente finale, al quale bisogna offrire una qualità e un servizio impeccabili, che siamo riusciti a garantire in questi anni grazie al sistema a cui apparteniamo e grazie alla dedizione e alla professionalità delle nostre risorse». Quali sono i progetti per il 2012? «Intendiamo avviare delle sinergie con le imprese di costruzioni per un’edilizia sempre più sostenibile. Questo vuol

La trigenerazione ha reso possibile la produzione contemporanea di elettricità, calore e freddo da un solo combustibile

dire pensare, fin dalla progettazione dell’edificio, all’orientamento e alla schermatura, a sistemi per il risparmio idrico e il recupero delle acque meteoriche, per l’isolamento acustico e termico e ovviamente che utilizzino di fonti rinnovabili. L’efficienza energetica degli impianti puntiamo di ottenerla con l’uso di pompe di calore o con il collegamento a impianti di cogenerazione per il riscaldamento e la climatizzazione degli edifici. Abbiamo in programma quindi una chiara strategia che spinga a fare dell’edilizia un settore di punta della green economy, tutti i nuovi edifici dovranno essere progettati e costruiti in modo tale da avere bisogno di una ridotta quantità di energia per il riscaldamento e per il raffreddamento».

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Quali sono le attuali prospettive della cogenerazione? «Fino a oggi, la cogenerazione prevedeva la produzione, con un unico sistema, di due energie a cascata. Ciò ha permesso di realizzare grandi risultati in termini di risparmio energetico e di abbattimento delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera. La cogenerazione non più è adatta e conveniente solo per i grandi impianti, per gli usi ridotti si applica adesso la cosiddetta microcogenerazione. Inoltre, l’innovazione in campo energetico ha reso possibile la produzione contemporanea di elettricità, calore e freddo utilizzando un solo combustibile. Questo sistema ha preso il nome di trigenerazione. Noi siamo già in grado di offrire sia sistemi di microcogenerazione che di trigenerazione».

In apertura, Mario Paolo Vincenti, amministratore unico del Gruppo Vincenti Srl, Lecce www.gruppovincenti.net

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La vela che “cattura” l’energia solare Con domanda estesa anche negli Stati Uniti e in Corea Del Sud, è stato già concesso in Italia il brevetto per la cosiddetta “vela fotovoltaica”, un sistema di superfici che permette alle imbarcazioni di raccogliere e convertire l’energia del Sole, persino attraverso il riflesso sull’acqua. A illustrarlo è l’ingegnere Gianrocco Giampietro Filippo Belli

na rivoluzione “green” anche per il mondo della velistica. Il mondo delle energie rinnovabili ha abbattuto uno dei suoi ultimi confini. È stato infatti brevettato un nuovo apparato che permette anche alle vele di ospitare un sistema a geometria fissa o variabile per la captazione di energia solare. Un’innovazione che è stata estesa anche negli Stati Uniti e in Corea del Sud. A illustrarla è l’ingegner Gianrocco Giampietro, affermato tecnico esperto in proprietà indu-

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L’Ingegner Gianrocco Giampietro, tecnico in Proprietà Industriale, nel suo studio di Conversano (BA) www.giampietrobrevetti.com

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striale, che dal suo studio di Conversano ha seguito in prima persona l’iter brevettuale del progetto, già concesso in Italia. Come si riesce ad applicare il fotovoltaico sulle barche a vela? «Tramite celle, pellicole e pannelli applicabili su tutte le superfici fisse, mobili e a scomparsa presenti a bordo di imbarcazioni con o senza vele, per la produzione di energia elettrica. In realtà questa invenzione è un miglioramento tecnologico relativo all’utilizzo delle superfici fissabili sulle


Gianrocco Giampietro

costruzioni nautiche, al cui sistema geometrico ora possiamo applicare le celle per convertire l’energia solare in elettrica». Le superfici che catturano l’energia si possono applicare solo come elementi aggiuntivi, “esterni” all’imbarcazione? «A caratterizzare l’invenzione è proprio il fatto che il complesso delle superfici può essere fornito anche come parte integrante dell’esterno della carenatura». L’imbarcazione deve avere determinate dimensioni? «No, questo sistema può essere applicato anche a barche di piccole dimensioni. Le superfici possono essere infatti appositamente progettate, costituite da cavi conduttori, rigidi o elastici, o tessuti rigidi, dotati di una pluralità di celle o rivestiti con pellicole o pannelli fotovoltaici. Questi verranno ovviamente pre-dimensionati in base alle misure del natante o forniti come kit aggiuntivo». Non teme, però, che questo vada a discapito dell’estetica del mezzo? «A proposito, grazie alla presenza di un complesso di superfici munite di celle fotovoltaiche, o di altri mezzi atti a catturare l'energia solare, il tutto può essere na-

scosto nella carenatura delle stesse imbarcazioni e reso apribile solo in condizioni opportune. Una prima soluzione prevede la realizzazione di un complesso di superfici costituite da una pluralità di doghe, incernierate tra loro e rivestite di celle fotovoltaiche. Una pluralità di cerniere può consentire la chiusura o l'apertura a "impacchettamento" della stessa vela al fine di evitare suoi danneggiamenti in caso di tempesta». Come si riescono a spostare le superfici? «Lo spostamento si può ottenere manualmente o per mezzo di trasduttori elettrici che azionano meccanismi scorrevoli o telescopici. O ancora, mediante l'applicazione di elementi incernierati in modo che possano ruotare di 90 o 180 gradi sulla parte anteriore, laterale e posteriore della carenatura del natante. L'elasticità delle superfici veliche fotovoltaiche consente il vantaggio di poter modulare la spinta del vento a parità di superficie velica. La possibilità di utilizzare anche le pareti laterali dei natanti, inclinati verso la superficie del mare, permette di catturare anche l'energia solare riflessa dall'acqua». I velisti non temono, però, il distacco delle su-

La possibilità di utilizzare le pareti laterali dei natanti permette di catturare anche l'energia solare riflessa dall'acqua

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perfici, magari in caso di perturbazioni? «Il brevetto consente di rivestire tutte le superfici delle imbarcazioni con l’assenza di potenziali problemi di sicurezza, rischi di distacco o di fallimento delle superfici dei film, dei pannelli o delle cellule fotovoltaiche. Anche sotto l'azione del vento e della pioggia, dato che sono integralmente aderenti e rigidamente vincolati alla struttura del natante».

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GESTIONE RIFIUTI

Il rifiuto come risorsa e l’ambiente come dimora Abbellire i cassonetti può incentivare la raccolta differenziata. Lo hanno scoperto i cittadini di Castellana Grotte, che grazie al “Modello Oasi”, sono sempre più coinvolti nel riciclo dei rifiuti. Michele Mastrosimini descrive l’iniziativa Piero Lucchi

astellana Grotte è sempre più attenta alle tematiche ambientali. Nel futuro della località, in provincia di Bari, si prospetta un importante piano che punta a sensibilizzare i cittadini, sempre di più, sulle tematiche dell’ecologia, della raccolta differenziata e di un utilizzo intelligente e costruttivo dell’intera filiera del rifiuto. «Il nostro pensiero iniziale, circa un anno fa, si basava sulla volontà di rendere più partecipe il paese» spiega Michele Mastrosimini,

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Michele Mastrosimini, presidente di Multiservizi Spa, Castellana Grotte (BA) www.multiservizispa.com

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presidente di Multiservizi Spa, che per il comune si occupa della raccolta, gestione e recupero dei rifiuti e dei materiali riciclabili. Si chiama “Modello Oasi” il progetto messo in atto dalla società, che punta proprio a incentivare e consolidare comportamenti virtuosi a sostegno della raccolta differenziata. Perché partire da questo punto? «La sensibilizzazione alla raccolta differenziata è il primo passo che porta a considerare l’ambiente in cui viviamo non come un posto esterno a noi, in cui possiamo sporcare e abbandonare i rifiuti, ma effettivamente “casa nostra”, quindi da rispettare e amare». Nonostante, ormai, da decenni si tenti di far comprendere i vantaggi della differenziata, molte comunità ancora stentano a “ingranare la marcia”. Potrebbe ricordare i vantaggi che ne derivano? «Con la differenziata riduciamo innanzitutto la quantità totale dei rifiuti che

giunge nelle discariche controllate, attualmente quasi tutte in esaurimento. In secondo luogo riutilizziamo quanto già prodotto evitando la dispersione nell’ambiente e nel territorio di materiale non biodegradabile. Infine, cosa fondamentale, risparmiamo energia e recuperiamo materia prima». Crede che le future generazioni si dimostreranno più sensibili su queste tematiche? «Questo è l’auspicio. Anche per questo con il “Modello Oasi” siamo andati “oltre”. Infatti, lo spirito della nostra campagna di sensibilizzazione è rivolto alle generazioni future. Vogliamo far riflettere su temi come l’equità intergenerazionale, legata alla consegna dell’ambiente e della natura ai nostri figli. Per rendere l’idea, ci siamo ispirati a un proverbio Masai che abbiamo deciso di riportare anche sui contenitori per la raccolta differenziata: “trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è


Michele Mastrosimini

❝ stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli”». A proposito dei contenitori, il vostro progetto introduce anche degli elementi estetici. Come si è giunti a questa scelta? «Abbiamo pensato di introdurli nell’ambiente urbano così come se avessimo dovuto inserirli a casa nostra. L’aspetto dei contenitori della raccolta differenziata è stato reso più gradevole, li abbiamo rivestiti con immagini della nostra terra, scattate dal Maestro Mimmo Guglielmi, evocanti i paesaggi e le tradizioni. Soprattutto, li abbiamo allocati in posizioni ben visibili agli utenti, tanto da generare l’abitudine a considerare il rifiuto come una risorsa e non come oggetto inutile da cui separarci». Di recente avete anche creato il “Club Green

Sponsor”. Di cosa si tratta? «L’iniziativa nasce al fine di coinvolgere le attività produttive del nostro territorio sensibili all’ambiente. Il club ha sostenuto il nostro “Modello Oasi” e sposato la nostra mission volta a fondare un nuovo modo di agire impegnato e sintonizzato sulla natura e il rispetto per l’ambiente. Questo ha portato le aziende partner a impegnarsi per migliorare il nostro paese e ha permesso a Multiservizi di raccogliere risorse indirizzate all’acquisto dei supporti per la raccolta e la campagna di sensibilizzazione». Quali saranno i prossimi obiettivi? «Ci stiamo preparando per il servizio di raccolta porta a porta, per alcune tipologie di “rifiuto”. Altresì è allo studio una nuova iniziativa che potrebbe incrementare sensibilmente la raccolta differenziata a percentuali oggi

Lo spirito della nostra campagna di sensibilizzazione, del “Modello Oasi”, è rivolto alle generazioni future

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inimmaginabili entro 18 mesi, con effetti non solo ambientali ma anche sociali. Insomma, la società guarda al futuro con ottimismo». Come verrà potenziata la raccolta? «Attraverso l’apertura imminente di un’isola ecologica che semplificherà la gestione dei servizi in essere, come per esempio la raccolta dei Raee (rifiuti elettronici) che già svolgiamo con ritiro a domicilio gratuitamente, o il ritiro dell’olio esausto dalle famiglie, che appronteremo al più presto, oltre a tutta la raccolta delle altre tipologie di rifiuti, come la plastica, il vetro, il materiare ferroso e quelli ingombranti». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 131


GESTIONE RIFIUTI

Migliora la tecnologia dei veicoli per l'igiene urbana Esperienza produttiva e versatilità, finalizzati ad un importante servizio alla comunità. Pasquale Sannicandro e Antonio Maggio descrivono il mercato della produzione di veicoli per la raccolta dei rifiuti urbani Lodovico Bevilacqua

amministrazione di una città sottende un gran numero di compiti, spesso demandati a società specializzate. Uno dei più importanti fra questi – prezioso per il mantenimento di elevati standard igienici e di un accettabile decoro cittadino – è la gestione dei rifiuti urbani. L'adempimento di questo compito – in particolar modo in un paese caratterizzato da impianti urbanistici tortuosi e intricati, che aumentano le problematiche di sorta – richiede spesso

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Sotto, Pasquale Sannicandro. Nella pagina a fianco, insieme all’altro titolare Antonio Maggio nextracostruzioni@libero.it

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l'utilizzo di mezzi e macchinari sofisticati, con rigidi parametri di efficienza e sicurezza e dalla grande versatilità operativa. È per questo che la produzione di tali mezzi ha finito per costituirsi in un segmento autonomo nel più ampio ambito delle macchine operatrici. Ormai di significativa rilevanza – a questo proposito – è l'esperienza maturata da Pasquale Sannicandro titolare insieme ad Antonio Maggio, della Nextra di Modugno. «La specializzazione produttiva a cui siamo giunti è il risultato di un percorso industriale coerente e progressivo, che ci permette di garantire un alto livello di qualità e di professionalità e una vasta esperienza nell'ambito della produzione di veicoli per l'igiene urbana». Qual è dunque l'evoluzione della Nextra? «Ai fini di un corretto inquadramento, è importante precisare che la Nextra è una sorta di filiazione della UP Service – una società specializzata nelle riparazioni e nella manuten-

zione di veicoli municipali – cui è peraltro ancora strettamente legata. L'esperienza aziendale della UP Service – attiva dal 2000 – ha dunque portato, nel 2004, alla nascita della Nextra, che ha ereditato dalla sorella maggiore la professionalità e l'esperienza gestionale che l'hanno sempre contraddistinta». Quali sono le competenze specifiche della vostra società? «Dapprima si trattava di competenze piuttosto generaliste, limitate alla gestione della fase manutentiva dei veicoli municipali di servizio; in seguito – complice anche un’importante diversificazione del mercato nazionale di riferimento – la strategia aziendale ha imposto una convinta specializzazione e un notevole aumento delle prerogative dell'azienda. Sfruttando il retaggio di esperienza e professionalità, infatti, la Nextra si è orientata verso l'attività di progettazione e produzione di veicoli industriali per la raccolta e il trasporto di rifiuti so-


Pasquale Sannicandro e Antonio Maggio

L'ambito strettamente produttivo è solo una delle fasi che la nostra azienda è in grado di assolvere

lidi urbani». Considerando la portata del cambiamento, si è trattato di un passaggio difficile? «Non particolarmente, in quanto fisiologico. Le prerogative precedenti andavano ormai strette alle potenzialità che

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l'azienda era in grado esprimere e anni di attività nel campo della manutenzione garantivano la presenza di un know how aziendale solido e consapevole. Il successo commerciale orientava inoltre le scelte verso strategie più ambiziose, che permettessero di penetrare con maggiore efficacia il mercato nazionale. È così che la Nextra ha vissuto la sua fase evolutiva più importante e convinta, partita con l'inaugurazione di un nuovo stabilimento localizzato nella zona industriale di Modugno». Quale tipo di servizio siete in grado di offrire ai clienti? «Come detto, l'ambito strettamente produttivo è solo una delle fasi che la nostra azienda è in grado di assolvere; parimenti – infatti – siamo competenti in ambito progettuale e, naturalmente,

manutentivo. Questo vuol dire che la produzione di ogni veicolo è preceduta da uno studio attento e circostanziato delle esigenze del mercato, che ovviamente informano le caratteristiche che il suddetto veicolo deve offrire agli utenti. Inoltre abbiamo una diffusa rete di Centri Service sparsi per il territorio, che garantiscono un accurato servizio di assistenza tecnica ai mezzi distribuiti, oltre che servizi di alto livello per la gestione delle flotte aziendali». Un servizio completo e integrato è dunque la vostra più apprezzata peculiarità? «Senza dubbio. Le migliori tecnologie sono impiegate nella progettazione e produzione di una vasta gamma di attrezzature per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, sempre nel rispetto dei più alti standard di performance e sicurezza». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 133


Il mondo delle costruzioni chiede più sostegni Attivo dal 1959, il gruppo Ferrara rappresenta un’eccellenza nel panorama industriale nazionale e del Mezzogiorno. Tra crisi economica, burocrazia lenta e stagnazione del mercato, per Giulia Ferrara è tempo di bilanci Erika Facciolla

Il gruppo Ferrara ha la sede a Policoro (MT) www.gruppoferrara.com

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i sono aziende, in Italia, la cui storia interseca inevitabilmente le diverse fasi sociali, economiche e culturali che il nostro paese ha vissuto nel corso dei decenni. Storie di coraggio imprenditoriale, di passione per il proprio lavoro e la propria terra, di successi e di sconfitte che l’esperienza e la determinazione di alcuni imprenditori hanno trasformato in nuove opportunità di crescita. Di certo, la crisi che affligge da qualche anno l’economia globale unita alle annose

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criticità che caratterizzano la realtà italiana – con accenti diversi da nord a sud – rappresentano ostacoli apparentemente insormontabili, anche per realtà imprenditoriali solide e volitive. In questo senso, il caso del Gruppo Ferrara di Policoro, è quanto mai illuminante. Nato negli anni Cinquanta nel piccolo comune lucano, il gruppo Ferrara ha iniziato la sua attività nel settore del movimento terra e nella realizzazione di grandi opere pubbliche grazie all’intuizione dei fratelli Ferrara. Inizialmente impegnati in una pic-


Giulia Ferrara

cola attività artigianale di autotrasporti, in concomitanza con l’imponente opera di riforma per la trasformazione fondiaria dell’aerea del Metapontino e per la costruzione del IV centro siderurgico di Taranto, la famiglia Ferrara si stabilisce nel materano avviando le attività di movimento di terra, estrazione e lavaggio e selezionamento di inerti fluviali. In quarant’anni di attività, l’impresa generale di costruzioni ha movimentato circa centocinquanta milioni di metri cubi di materiali. Nel corso degli anni il gruppo è riuscito a differenziare le sue prestazioni nei settori agro-industriale, immobiliare, turistico e della gestione rifiuti, costituendo e creando apposite società specializzate in ognuno dei diversi campi di afferenza. Oggi, il gruppo Ferrara rappresenta una realtà imprenditoriale tra le più significative dell’industria del Mezzogiorno d’Italia, se pur gravata dagli effetti di una con-

Il settore deve riprendere la sua corsa perché gli investimenti in infrastrutture non possono fermarsi in un paese civile

giuntura economica decisamente negativa. La qualità delle realizzazioni, la competenza di tecnici e maestranze, l’affidabilità nel rispetto dei tempi di consegna, hanno fatto di questo gruppo un leader nel settore. «Le aziende sono specializzate nel campo dei conglomerati bituminosi e cementizi e nella gestione dei lavori inerenti la coltivazione di cave per il lavaggio, la frantumazione ed il selezionamento degli inerti in genere. Inoltre, - spiega il presidente -

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gestiscono terreni agricoli in proprietà e praticano un’agricoltura moderna attraverso le tecnologie più avanzate». Una delle divisioni più importanti del gruppo Ferrara è proprio la Ferrostrade, impresa specializzata nel campo dei conglomerati bituminosi e cementizi che ha eseguito lavori di grande importanza. Tra questi, Giulia Ferrara ricorda alcuni dei più significativi, come «la coltivazione di due cave nel cantiere “Linea Alta Velocità TO-MI”, in Piemonte, i cui lavori hanno avuto come base operativa il Cantiere di Livorno Ferraris ove era situata la cava ‘Cascina Ballina’». La Ferrostrade, si distingue per gli standard tecnologici avanzatissimi e per la capacità produttiva degli impianti per la frantumazione, il vaglio e la produzione dei conglomerati nonché la fornitura di speciali additivi bituminosi. Al di là ››

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COSTRUZIONI

›› delle difficoltà odierne, la società ha continuato a reinvestire gli utili di bilancio nel rinnovamento del parco macchine e nella creazione di nuovi posti di lavoro. Ma la crisi non è l’unico problema che affligge il settore: «le esigenze e le aspettative delle società di costruzioni – afferma Giulia Ferrara, – sono quotidianamente disattese per la diffidenza verso il settore, un intervento politico inadeguato o del tutto assente e la mancata collaborazione degli istituti bancari. La collaborazione e il sostegno alle imprese, non in termini di erogazioni liberali, sono le uniche premesse per non veder morire aziende radicate sul territorio che tanto hanno dato in termini di ricchezza, lavoro e formazione». A conferma di una generale stagnazione del mercato, Giulia Ferrara osserva che «i lavori in corso in Basilicata, Calabria e Puglia, stanno terminando e le prospettive future non sono rosee: ribassi eccessivi, aumenti incontrollati dei prezzi non lasciano margini di utile per le politiche di investimento, obbiettivo che da cinquant’anni le nostre aziende perseguono. La crisi – prosegue la Ferrara - ha avuto un effetto domino su tutti i settori. Per fronteggiarla, si è dovuto ridurre il ricorso al debito, ma anche rinunciare a molte opportunità imprenditoriali. In termini pratici, questo ha significato immobilismo e autofinanziamento».

Caratteristica aziendale delle nostre società è la capacità di investire continuamente nell’innovazione dei mezzi industriali

In un momento di bilanci come questo, l’anno di lavoro che Giulia Ferrara commenta non è dei più esaltanti: «nostro malgrado, devo dire che non ci sono risultati positivi di gestione; la situazione del paese e della Basilicata in particolare fa registrare una tensione mai raggiunta». Eppure, il comparto delle costruzioni può e deve giocare un ruolo chiave nel cammino della ripresa economica del paese. Ne è convinta la stessa Ferrara affermando che «il set-

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tore deve necessariamente riprendere la sua corsa perché gli investimenti in infrastrutture non possono e non devono fermarsi in un paese civile». Di certo, ci sono criticità radicate da sempre in alcuni territori che rendono ancor più arduo il compito delle imprese operanti in settori nevralgici per lo sviluppo infrastrutturale. In questo senso, il gruppo Ferrara è riuscito ad affermarsi con coraggio e determinazione in alcune aree problematiche sotto mol-


Giulia Ferrara

I numeri del gruppo Nove società per un totale di seicento addetti, lavori in Italia e all’estero, un parco mezzi tra i più avanzati d’Europa. Questi i numeri del Gruppo Ferrara di Policoro. Le attività del Gruppo attualmente si articolano nei settori del General Contractor (Impresa Ferrara), Conglomerati Cave/Miniere Impianti e Macchine (Ferrostrade, Sinnica Inerti), Immobiliare (Scanzano Due, Siap, Il Castello), Agricoltura e Allevamento (Agrifela), nonché nel settore dell’Ambiente (Sogesa). L’impresa generale di costruzioni, in attività dal 1959, ha acquisito esperienze nella realizzazione di dighe in terra battuta, nella costruzione in opera di condotte idriche in acciaio e in calcestruzzo preconfezionato, nell’esecuzione di lavori stradali, sistemazioni idrauliche forestali, gallerie, bonifiche ambientali. Tra le più grandi realizzazioni, la diga di Monte Cotugno a Senise; i lavori di emergenza in occasione dell’alluvione in Valtellina; la costruzione dell’acquedotto del Sinni; la bonifica del sito su cui è sorta la nuova sede della Regione Lombardia; la bonifica e il recupero di aree contaminate nel comune di Ossona, lungo la tratta Alta Velocità NovaraMilano; i lavori sull’Alta Velocità Torino-Milano e sulla Salerno-Reggio Calabria.

teplici punti di vista. «La Calabria – osserva la titolare - è un mondo a sé, caratterizzato da un’estrema lentezza nei pagamenti e dall’esasperazione delle persone che lavorano onestamente con atti interruttivi delle loro attività che molte volte creano criticità insuperabili». Malgrado ciò la società guidata da Giulia Ferrara ha fatto della capacità di innovazione e reazione il suo punto di forza principale. «Caratteristica aziendale delle nostre società – sottolinea il presidente – è proprio la capacità di investire continuamente nell’innovazione dei mezzi industriali, principio es-

senziale per garantire la sicurezza e la perfetta esecuzione dei lavori». Non meno importante l’attenzione rivolta all’ambiente, altra caratteristica che da sempre distingue l’operato delle aziende legate al gruppo. È sempre la Ferrara a dirci che «l’impatto ambientale è essenziale per una impresa di costruzioni. In un territorio come quello lucano si aggredisce e si guarda con sospetto chiunque voglia svolgere l’attività di bonifica e smaltimento». In linea con la filosofia di sviluppo sano ed ecosostenibile che ispira gli investimenti del gruppo, la Ferrara sottolinea

che il gruppo è proprietario di «trecento ettari di bosco a ridosso del mare Jonio, in un’area interessata da un progetto di valorizzazione ambientale, con possibilità di utilizzo delle radure per scopo turistico». Ma quali sono le prospettive per il futuro? «Nei prossimi mesi non sarà effettuato nessun investimento poiché le società sono patrimonializzate e non richiedono al momento interventi ulteriori. Attendiamo nuovi lavori e nuove opportunità di crescita per consolidare gli investimenti fatti fino ad oggi». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 141


L’edilizia punta sulla diversificazione Un lungo percorso che ha seguito di pari passo le esigenze del mercato e l’evoluzione della società, aprendosi a nuovi settori e nuove forme d’impresa. Il caso della Sceap spiegato da Raffaele d’Oria Amedeo Longhi

tempi cambiano, i mercati si evolvono rapidamente e quella che cinquant’anni fa era un’attività oggi va necessariamente ripensata e innovata. «Mio padre fondò l’impresa all’inizio degli anni Cinquanta, nel periodo in cui gestiva le cave di famiglia», ricorda Raffele d’Oria, titolare della Sceap – acronimo che sta per Società Costruzioni Edilizia Autostrade Ponti – di Andria. «Ai suoi tempi fu un pioniere, era il più importante cottimista

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del Meridione, collaborò con la Vianini Lavori – storica società di ingegneria civile e realizzazione di manufatti in cemento –, costruì molte delle infrastrutture che ancora oggi sono presenti nel Meridione. Si trattava di un’epoca di grande sviluppo industriale, urbanistico e infrastrutturale e l’azienda, sfruttando questa opportunità, conobbe una grande crescita». Come cambiò il settore negli anni successivi e in che modo l’azienda si ade-

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Raffaele d’Oria, titolare della Sceap di Andria (BT) www.sceap.it


Raffaele d’Oria

❝ guò a tali cambiamenti? «Esauritosi il periodo del boom edilizio si palesò la necessità di ripensare gli obiettivi dell’azienda, ricercare nuovi mercati, introdurre nuove tecnologie e abbracciare forme d’impresa al passo con i tempi. Una delle prime novità dal punto di vista tecnico risale al 1965 quando si puntò, andando anche in controtendenza rispetto alle convinzioni dell’epoca, sull’esecuzione dei primi strati anticapillari o pavimentazioni in conglomerato bituminoso. Partì così un costante processo di implementazione e ricerca di nuove soluzioni. Il passo successivo consistette nel collocare – fummo i primi a farlo nel nostro territorio – impianti di frantumazione di materiali lapidei di natura calcarea. Grazie a un ulteriore upgrade tecnologico, si diede inizio alla selezione e

Il pubblico e il privato, portati avanti in una maniera intelligente, possono convivere. È chiaro che lo scopo prioritario deve essere quello di fare gli interessi della città e offrire un servizio di qualità ai cittadini

frantumazione di materiali di origini fluviali, che tuttora vengono impiegati nella fabbricazione di conglomerati bituminosi. Il mio arrivo in società cambiò molte cose. Ho stravolto l’azienda, abbandonando progressivamente l’attività di cottimismo e puntando di più sul “fare impresa”, diversificando i vari settori ». Dal punto di vista dell’organizzazione societaria e dei rami d’attività cosa è cambiato? «Oltre alle attività originarie, ci siamo aperti anche a nuovi settori: opere di urbanizzazione primaria, arredo urbano, opere a verde, risanamento reti idriche e fognanti, sostituzione e letturazione di contatori.

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Recentemente abbiamo dato una svolta decisiva all’attività aziendale, legata anche alla mia convinzione che il futuro dell’impresa sta andando in una direzione ben precisa, quella della fornitura di servizi. Proprio per questo abbiamo partecipato a una gara indetta dal Comune di Molfetta per l’acquisizione del quarantanove per cento delle quote societarie dell’azienda multiservizi cittadina, con l’intenzione di creare una realtà mista pubblico/privato. Questa possibilità ha stuzzicato il nostro interesse e ci ha posto davanti a una nuova sfida imprenditoriale e, per me, anche personale. Abbiamo quindi partecipato e completato l’acquisizione, assor- ›› PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 143


COSTRUZIONI

›› bendo questa multiutility». possa “fare scuola” nel set- sono già oggi un mercato asQuali sono gli obiettivi della Sceap? «Il progetto di massima è quello di diversificare sempre più l’attività della nostra società. Si punta a entrare in campi nei quali prima non operavamo, come quello dei servizi. L’obiettivo specifico è quello di portare la Sceap a essere una società diversa dalle altre; infatti l’acquisizione della multi servizi è un inizio del nostro progetto di azienda. Ad esempio oggi il dibattito sulle privatizzazioni è molto attuale e la sfida che come azienda abbiamo deciso di accettare è finalizzata proprio a creare un caso che sia d’esempio in questo senso.». Ritiene che questa scelta

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tore in cui operate? «Sono convinto che in futuro la partita si giocherà su questo campo; le aziende che operano secondo modalità troppo radicate alla prassi tradizionale che prevede la partecipazione alla singola gara saranno considerate obsolete. È anche la situazione attuale del mercato da cui proveniamo, quello dell’edilizia, che mi spinge a fare queste considerazioni: qualità e innovazione sono sempre stati dei principi ispiratori per noi, ma oggi la prima viene data quasi sempre per scontata da parte degli appaltanti. Senza contare che i fondi cominciano a scarseggiare e gli appalti pubblici

sai ristretto. È quindi fondamentale, pur mantenendo un livello di qualità elevato, puntare con decisione sull’innovazione». Può fare un esempio in questo senso? Un interessante progetto su cui stiamo lavorando attualmente è quello relativo agli asfalti colorati. Proporre manti stradali che si discostino dal “solito” nero sta diventando quasi un’esigenza rispetto ai nuovi criteri di progettazione urbanistica; una pavimentazione colorata può essere utile per evidenziare percorsi ciclabili, corsie preferenziali o altre zone particolari. Il grosso problema di questo tipo di asfalti è però il prezzo. In un momento come questo quindi, in cui da un lato quasi tutte le amministrazioni si trovano a fare i conti con gravi problemi economici e dall’altro le reti stradali hanno oggettivamente bisogno di interventi urgenti, è importante riuscire a proporre una soluzione in termini di costi. Noi non inventiamo dunque niente di nuovo: gli asfalti colorati esistono già. La vera innovazione consisterà nel proporli a prezzi accessibili – si consideri che oggi il loro prezzo è quasi cinque volte superiore rispetto a quelli tradizionali – allo scopo di agevolarne la diffusione».


TECNOLOGIE DI SCAVO

Nuove tecnologie rivoluzionano L i cantieri Realizzare le infrastrutture limitando i disagi e l’impatto dei grandi cantieri. L’esperienza di Rocco Ricchiuto Valerio Germanico

Vista dell’interno dello scudo microtunnel a smarino idraulico DN 3000 mm prodotto dalla Ediltunnel Srl di Lecce www.ediltunnel.it

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a maggiore attenzione degli operatori tecnici nel limitare i disagi derivanti dalla realizzazione di importanti opere come gasdotti, oleodotti, reti idriche, fognanti, che spesso attraversano a cielo aperto altre infrastrutture già esistenti e ostacoli naturali (fiumi,rilievi montuosi, etc) trova un aiuto nelle nuove tecnologie di scavo“trenchless”(senza scavo).Il tradizionale scavo in trincea, che oltre ai disagi per gli utenti delle infrastrutture, portava con sé un elevato impatto ambientale, può ormai essere sostituito dai sistemi di perforazione orizzontale come lo Spingitubo, il Microtunneling, la perforazione guidata HDD . Negli ultimi ven-

t'anni alcune società, hanno sperimentato l’uso di queste tecnologie di scavo e costruzione, e in particolare EDILTUNNEL si è specializzata al punto da progettare essa stessa le macchine più adatte per ogni tipologia di lavoro in cantiere. Come spiega il titolare della società, il geometra Rocco Ricchiuto: «Grazie al nostro grado di specializzazione, ci siamo affermati, sul mercato, nell’esecuzione di perforazioni orizzontali con l’impiego di Trivelle-spingitubo, Microtunnel, TBM (Tunnel Boring Machine) e Directional Drilling. Alla base della nostra scelta imprenditoriale di acquisizione di tali competenze c’è stata una forte propensione alla crescita che ci ha condotto anche alla costruzione delle stesse attrezzature di perforazione specifiche per le diverse esigenze di cantiere». Proprio la progettazione è così diventata il vero punto di forza della Ediltunnel. «Collaborano con noi ingegneri, geologi e personale tecnico qualificato sia nel settore specifico delle perforazioni, sia nella realizzazione delle attrezzature e nella gestione della sicurezza. Una volta eseguiti i sopralluoghi del caso, i nostri specialisti definiscono il metodo di scavo e le attrezzature più idonee per l’esecuzione dei lavori. Se necessario, sulla base di particolari


Rocco Ricchiuto

condizioni del sito di lavoro, vengono anche studiate le soluzioni tecniche più adatte e progettati i macchinari da utilizzare per una resa ottimale dell’opera. Fra le attrezzature che abbiamo realizzato, anche su commissione, sono comprese Trivelle spingitubo – con capacità di spinta fino a 1000 ton, testate di perforazione sia per terreni rocciosi che granulari, scudi di perforazione Microtunnel aperti e chiusi, macchine di perforazione TBM complete di backup e macchine di perforazione Raise Borer». L’esperienza acquisita e l’im-

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piego di una vasta gamma di mezzi e strumentazioni costituiscono per la Ediltunnel un elemento di forza, consentendole di disporre di attrezzature progettate e adeguate, in funzione dello specifico intervento da realizzare, garantendo maggiore flessibilità e capacità tecnicorganizzativa nell’affrontare ogni tipo di situazione. «Offriamo soluzioni mirate per qualsiasi problema esecutivo posto dal cantiere, anche se complementare alla nostra attività specifica. Eseguiamo in proprio, e con nostre attrezzature, la costruzione dei pozzi di spinta e

Studiamo le soluzioni tecniche più adatte e progettiamo i macchinari da utilizzare per una resa ottimale del lavoro

In alto a sinistra e in alto a destra Cantiere Albufeira (Portogallo) e messa in opera di condotta sottomarina DN 1500 mm con sistema Microtunnel. Sopra, Cantiere Enipower Brindisi (Italia) Uscita dello scudo di perforazione Microtunnel

ricezione, palancolati metallici per la blindatura degli scavi, movimento terra, aggottamenti di acqua con pompe a bocca libera, Abbiamo realizzato, per importanti aziende del settore privato e pubblico, opere sia in Italia sia in Europa. Tra i nostri committenti figurano società leader nella costruzione e gestione di pipelines (Metanodotti, Oleodotti, Gasdotti e Acquedotti) e dell’impiantistica industriale come Snam Rete Gas, Sapiem, Bonatti, Pizzarotti, Veneto Acque, DLE, Spac e altre». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 147


EDILIZIA

Nuove soluzioni creditizie per la ripresa del comparto edile Rendere operativa la certificazione obbligatoria dei crediti da parte degli enti locali ai fini della loro cessione pro soluto alle banche. È uno degli obiettivi su cui quest’anno si concentrerà Ance Puglia, il punto di vista del presidente Salvatore Matarrese Adriana Zuccaro

er il comparto delle costruzioni il 2011 è stato un anno da dimenticare. Le stime dicono che 86 imprese su 100 stanno ancora aspettando i pagamenti da parte dello Stato e la situazione per 84 di esse su 100 sta peggiorando. L’Ance ha, dunque, prospettato alcune soluzioni di breve e medio periodo finalizzate a sottrarre gli investimenti in opere dalla determinazione dell’ammontare della spesa consentita dal patto di stabilità, a regionalizzare lo

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stesso patto e ampliare le soluzioni creditizie. In tutti i casi, «partendo da un confronto e dall’elaborazione di una strategia condivisa a livello nazionale, Ance Puglia ha sensibilizzato l’amministrazione regionale e il sistema creditizio verso l’adozione di soluzioni adatte al territorio pugliese e in sintonia con le iniziative in atto a livello nazionale». Per fermare la negativa stagnazione del mercato edile, Salvatore Matarrese, presidente dei costruttori pugliesi e vice-

presidente di Ance a livello nazionale, annuncia delle proposte di rilancio del comparto, in un duplice quadro di premesse e obiettivi. Con quali interventi l’Ance pugliese conta di sostenere le imprese? «Grazie alla collaborazione continua e alla sensibilità sulla questione dimostrata dall’amministrazione regionale, abbiamo già ottenuto un primo risultato positivo con la regionalizzazione del patto di stabilità che nel 2011 ha consentito di liberare


Salvatore Matarrese

54 milioni di euro di pagamenti per le imprese di costruzioni. Oltre a confermare questo strumento nel 2012, i nostri sforzi si concentreranno nel rendere operativa la certificazione obbligatoria dei crediti da parte degli enti locali ai fini della loro cessione pro soluto alle banche. È stato presentato un emendamento volto a dare maggiore tempo agli enti locali per utilizzare la regionalizzazione del patto e a sfruttare tutte le sue potenzialità (1,2 miliardi di pagamenti liberati in Italia nel 2011), ciò a conferma della necessità e dell’opportunità che qualsiasi azione di rilievo venga ricercata e concordata in una strategia d’insieme condivisa a tutti i livelli e poi declinata in relazione alle diversità del territorio». L’edilizia pubblica è messa a rischio da appalti sottostimati. Come è possibile assicurarne un sano sviluppo? «Per arrivare in tempi brevi e compatibili con quelli richiesti dai finanziamenti, alla redazione di progetti esecutivi e delle conseguenti gare di appalto, il principale impedimento è costituito dalla sovrapposizione di un si-

stema norme e procedure estremamente complesso, troppo esposto ai veti incrociati, di fatto ingestibile da parte delle stesse pubbliche amministrazioni. Venirne a capo è molto difficile ma al contempo è indispensabile. Nell’immediato deve coordinarsi l’azione dei diversi enti interessati sia alla definizione dei progetti esecutivi e all’attuazione dei finanziamenti, che dalle procedure; devono quindi ridursi i passaggi approvativi, semplificarsi le regole, responsabilizzare i preposti sui tempi e sui risultati. Diversamente perderemo qualsiasi partita rispetto alla competitività del territorio nel futuro». È al vaglio della V commissione il disegno di legge dell’assessore Amati che contiene le disposizioni in materia di prevenzione del rischio e sicurezza delle costruzioni con l’istituzione del “fascicolo del fabbricato”. Se la legge dovesse essere promulgata, ritiene che il comparto edilizio possa trarne qualche opportunità di risalita? «Il disegno di legge regionale sul fascicolo del fabbricato, oltre a collocarsi in un ben più ampio

contesto di sicurezza degli immobili, se adeguatamente interpretato, rappresenta un valido strumento di selezione delle imprese operanti nel settore delle costruzioni a vantaggio delle imprese serie. Negli ultimi anni Ance si è impegnata per rendere sempre più evidente la distinzione tra l’attività di un’impresa strutturata, attenta alle esigenze del mercato con particolare riferimento all’ambiente, alla sicurezza e alla qualità. Questo è servito per evitare il ricorso da parte dei privati a imprese improvvisate, che per offrire prezzi competitivi non rispettano le norme sulla regolarità contributiva, sulla sicurezza e sulla qualità costruttiva. In questi termini riteniamo che il settore possa trarre vantaggio dal provvedimento purché esso non si traduca esclusivamente in ulteriori oneri burocratici che si esauriscono nella presentazione dei certificati a carico delle imprese». Anche in tema di transazioni immobiliari, il trend registrato nel 2011 è negativo. Andando a monte della catena della compravendita,

Salvatore Matarrese, presidente dell’Ance pugliese e vicepresidente nazionale



PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 151


EDILIZIA



come i costruttori favoriscono il mercato dell’edilizia privata? «La risposta delle imprese alla crisi del mercato nasce da un’azione avviata già alcuni anni fa nel senso della ricerca continua di soluzioni costruttive di qualità compatibili sia con la ridotta disponibilità economica del mercato che con le esigenze di tutela dell’ambiente. Qualsiasi strategia volta a favorire il mercato dell’edilizia privata necessita tuttavia di una condivisione da parte di tutti i soggetti coinvolti. In Puglia abbiamo cercato di intraprendere nuove strade e quindi come Ance abbiamo coordinato la costituzione del distretto regionale dell’edilizia sostenibile finalizzato a innovare in termini prestazionali il prodotto edilizio per migliorarne il posizionamento e aprire nuovi mercati.

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Inoltre abbiamo promosso con la Regione, piani di riqualificazione delle periferie in tutte le provincie per realizzare, nei circa 200 interventi previsti, opere pubbliche e di edilizia privata e convenzionata in aree degradate messe a disposizione dalle pubbliche amministrazioni». Dallo studio condotto da un’importante catena pugliese di agenzie immobiliari emerge che il 60% dei giovani under 35 compra casa solo grazie ai genitori. Quali incentivi andrebbero offerti per incrementare un acquisto “in piena autonomia”? «Credo che una prima soluzione al problema dell’autonomia dei nostri giovani debba risalire a una strategia di lungo respiro che individui politiche del lavoro volte a favorire lo sviluppo della professionalità, l’ap-

plicazione di criteri meritocratici, la premiazione delle idee e dell’innovazione in un’ottica di concorrenza globale. Senza questo sarà difficile sottrarci alla spirale di vincoli, rapporti, limiti che caratterizza il nostro sistema ingessandolo e favorendo la fuga dei nostri giovani all’estero come se il nostro Paese fosse ormai a priori incapace di offrire opportunità di crescita secondo canoni internazionali. È poi evidente che si tratta di offrire ai giovani case a basso costo e quindi affinché ciò sia possibile intervenire sia sulla riduzione dei costi delle aree e della costruzione che sull’accesso al credito. In questo senso la riqualificazione di aree degradate è una opportunità, mentre sul lato del credito l’Ance ha formulato alcune proposte al Governo Monti». Quali in particolare? «Tra le tante, sottolineo quella relativa ai cosiddetti “mutui a tasso zero”, ispirati dall’esperienza francese, da concedere a giovani coppie per l’acquisto di case efficienti dal punto di vista energetico. Il tasso zero si raggiungerebbe considerando che per la metà dell’importo da finanziare, la banca applicherebbe un tasso di interesse pari a zero, beneficiando contestualmente di un credito d’imposta da parte dello Stato. Una proposta che, come abbiamo avuto modo di evidenziare al Governo, può portare molti benefici e contribuire concretamente a rilanciare il settore delle costruzioni e la crescita del Paese».


Franco Zippitelli

Incertezze sulla fiscalità immobiliare e recenti polemiche sull’introduzione della tassa sulla casa e sulla revisione delle stime catastali delle abitazioni hanno portato alla luce un antico problema: in Italia il valore degli immobili è sottostimato dal catasto. Ciò dipende dalle notevoli differenze tra le diverse città. La maggiore aderenza alla realtà si verifica a Bari, dove gli estimi sono sottostimati “solo” del 155%, contro il 400% per Palermo e Venezia. In pratica il fisco valuta 20 quello che per il mercato sarebbe 100. E per il bene del Paese, è giunta l’ora di cambiare le cose. Non a caso il premier Mario Monti indica come obiettivo primario quello di aggiornare le rendite adeguandole al mercato, riequilibrando gli estimi delle grandi città sperequati tra centro e periferia. Così l’aliquota di base della nuova Imu sarà dello 0,76% sulla rendita catastale, con una riduzione allo 0,4% per l’abitazione principale o affittata, ma i Comuni potranno aumentarla fino allo 0,2% in caso di abitazione principale o dello 0,3%. Lo sa bene Franco Zippitelli, presidente Confedilizia di Bari, che nella richiesta di azzardare una previsione su quanto influiranno l’Imu e la riforma del catasto sull’edilizia

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Per aggiornare le rendite immobiliari ed eliminare le sperequazioni catastali, il presidente di Confedilizia di Bari, Franco Zippitelli, sottolinea la necessità che l’attuale legge venga applicata nel modo più idoneo. E, in attesa che i Comuni fissino l’aliquota dell’Imu, il mercato immobiliare resta fermo Adriana Zuccaro

barese ha affermato: «Per gli immobili da locare regna l’incertezza più assoluta perché l’attesa che i Comuni fissino, e chissà quando, l’aliquota dell’Imu, porta i proprietari a non vincolarsi con un contratto e un canone prima di sapere il livello di fiscalità che verrà fissato». Per avere, quindi, le idee più chiare sul da farsi, i proprietari baresi dovranno solo attendere. Quanto al catasto «va detto con chiarezza che per eliminare le sperequazioni catastali, basta applicare l’attuale legge – afferma l’avvocato Zip-

pitelli –, non c’è bisogno di introdurre nel catasto il principio di tassare permanentemente le unità immobiliari per quel che valgono, invece che per quel che rendono». La scelta fondamentale è dunque una sola: va tassato il reddito o il valore? «Il governo attuale è evidentemente per quest’ultima strada, pur in una situazione di mercato nella quale non vi è coerenza tra reddito e valore delle singole case. Il rischio è che si pongano surrettiziamente le basi per una patrimoniale, per così dire, delle famiglie, con il



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EDILIZIA



Confedilizia ha ampliato l’indagine sulla produzione di energia da fonti rinnovabili anche per favorire gli investimenti in impianti fotovoltaici sia su case mono-bifamiliari, sia sui condominii



rischio - già denunziato dalla nostra Corte costituzionale e reso praticamente certo dall’ipotizzato uso di algoritmi invece che di rilevazioni sul territorio, come sempre avvenuto - che si avvalli l’incivile principio che un immobile venga colpito oltre il reddito che produce e quindi a prescindere dalla capacità contributiva del suo proprietario, come la Corte costituzionale tedesca - a evitare l’espropriazione progressiva del bene ha invece impedito che avvenga in Germania». Tra valore e reddito, algoritmi e rilevazioni, proprietà e privazione, l’analisi di Zippitelli tocca la stretta dell’edilizia fin verso le problematiche concernenti l’ambito della locazione. «Oltre alle nostre istanze in tema di fiscalità, c’è il tema delle liberalizzazioni – sostiene il presidente di Confedilizia –. Perché se c’è un settore sclerotizzato, nel quale è impedito il ricambio generazionale, che chiude le porte ai giovani per tutelare posizioni di rendita,

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che blocca ogni proposito di nuova intrapresa, che impedisce la mobilità delle forze del lavoro sul territorio, questo è il settore delle locazioni. Il presidente Monti lo indicava già nel gennaio del 1998 come un comparto bisognoso di una “liberalizzazione accelerata”. Quattordici anni dopo, quell’appello non è ancora stato raccolto e la demagogia politica ha anzi aggiunto al settore nuovi vincoli. Bisogna aprire il comparto all’aria nuova delle liberalizzazioni con contratti flessibili, costruiti a misura delle esigenze delle parti». Ma oltre il potere contrattuale, il valore di mercato e l’imposta sul reddito, una casa possiede innanzitutto una struttura che va ottimizzata anche dal punto di vista tecnologico e dei consumi. A tal proposito, nel corso dell’ultima audizione svolta presso la commissione Ambiente della Camera, Confedilizia ha ampliato l’indagine conoscitiva sulle politiche ambientali in relazione



alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ponendo l’accento sulla tecnologia fotovoltaica - che è quella che sta determinando più interesse per le opportunità che offre alla proprietà immobiliare - anche per favorire l’investimento diretto e la realizzazione di impianti sia su case mono-bifamiliari, sia sui condominii. Ma a Bari, simili accorgimenti tecnologici possono far risvegliare l’investimento sul “mattone”? «La semplificazione giuridica e amministrativa costituirebbe un importante punto di partenza per la città – spiega l’avvocato Zippitelli – perché si potrebbero favorire fiscalmente strumenti quali la locazione ad hoc a terzi delle coperture degli edifici o la concessione delle stesse in diritto di superficie, per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Tutte misure che potrebbero portare a un maggiore interesse nei confronti dell’investimento immobiliare».


EDILIZIA

Ricucire il legame con la città nel segno della bioarchitettura Abbinare i principi della filiera corta a tecniche costruttive sempre più sensibili al risparmio energetico e all’ecosostenibilità. Vincenzo Sinisi, presidente dell’Ordine degli architetti di Bari, indica la sua strada per uscire dalla crisi edilizia Giacomo Govoni

uando si associa la parola riqualificazione alla città di Bari, il primo pensiero corre alla ristrutturazione culminata due anni e mezzo fa nella rinascita del teatro Petruzzelli. Un cantiere durato ben diciotto anni, ma che alla fine ha restituito al capoluogo pugliese uno dei gioielli architettonici e culturali più pregiati del nostro paese. Un capolavoro di rinascita urbanistica che Vincenzo Sinisi, presidente dell’Ordine degli archi-

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tetti di Bari, non considera un punto d’arrivo ma un trampolino di lancio cui ispirarsi per regalare alla città un “nuovo risorgimento urbano e urbanistico”. Allo stato dell’arte, del patrimonio architettonico e paesaggistico barese, quali sono gli interventi conservativi che non sono più procrastinabili? «Ritengo che dopo il maxi intervento fatto sul teatro Petruzzelli, oggi sarebbe indispensabile intervenire sul teatro Margherita perché sono due pietre miliari. A seguire, l’altra

priorità riguarda il recupero della Caserma Rossani. In ogni caso, oggi la città è all’alba di una sorta di risorgimento urbano e urbanistico che punta a rinsaldare il legame dell’uomo con la città. Un traguardo verso il quale dovremo tendere di qui ai prossimi vent’anni, gettando lo sguardo al di là della contingenza in cui viviamo». Ci sono le prerogative per portare avanti questi interventi? «Per il momento sembra che da più parti serpeggi un certo scetticismo, riconducibile però a fatti isolati e non organizzati in una visione armonica. Lo sforzo che sta facendo l’amministrazione di Bari per redigere un nuovo strumento urbanistico per me è una strategia giusta. L’esperienza Quaroni ha scritto una pagina importante sul versante della pianificazione urbanistica, ma adesso è tempo di fare un passo ulteriore, trattenendo gli spunti buoni contenuti nel precedente piano e cambiando laddove risulti necessario farlo. I beni culturali e paesaggistici della città sono un


Vincenzo Sinisi

punto essenziale per tutelare il patrimonio, partendo magari dalla legislazione regionale in via di definizione sul nuovo piano del paesaggio». L’attenzione dei professionisti di Bari verso la bioarchitettura verrà riconfermata a marzo. Quanto incide la nuova cultura sul rinnovo del panorama? «È sicuramente determinante. In questo momento la bioarchitettura e la sostenibilità edilizia trovano una maggior sensibilità da parte della categoria. Si tratta di una crescita culturale, favorita anche da una normativa regionale lungimirante, che investe non solo gli addetti ai lavori, ma anche il cittadino e le imprese. Fattore, quest’ultimo, che potrebbe rappresentare la molla decisiva per un salto di qualità professionale di un settore trainante, ma attualmente al centro di una profonda crisi edilizia». Con un ricorso più massiccio a fonti energetiche rinnovabili, è possibile riqualificare gli edifici storici e trasformarli in classe A? «Questa è una sfida importantissima, ma per vincerla occorrono notevoli risorse. Grazie alla rapida evoluzione delle tec-

niche, oggi si può fare molto, a patto che la fattibilità dei progetti proceda di pari passo con l’ottimizzazione dei costi. Adesso si parla di consumo a chilometro zero, ma è bene ricordare che il sistema ereditato dal passato, aveva una sorta di sostenibilità insita nella metodologia. La cosiddetta filiera corta che un tempo vedeva sorgere la costruzione nelle vicinanze della cava, per mancanza di grandi mezzi di trasporto, può essere riscoperta e coniugata alle nuove tecnologie. Diceva bene Vitruvio, quando definiva l’armonia come equilibrato rapporto fra l’uomo, la natura e il luogo in cui si andava a costruire. Si tratta di declinare al futuro questi significati del passato». Quali accorgimenti sono possibili per puntare a una maggiore qualità abitativa degli edifici e per un conseguente rilancio dell’architettura come bene fruibile dei cittadini? «Il concetto di ridurre i consumi in senso generale affonda le radici nell’esperienza gotica e rinascimentale. Sostenibilità significa fare in modo di non sottrarre all’ambiente ciò che non riusciamo a restituire. Quindi

fare oggi nuovi edifici che si sostengano sotto il profilo dei consumi o elettrici o idrici è già un passo notevole in avanti». A fronte della crisi immobiliare com’è oggi il livello qualitativo delle costruzioni? Si costruisce meno e meglio o meno e peggio? «Chiaramente quando la domanda diventa inferiore si fa una selezione. Oggi anche l’impresa che vuole competere sul mercato sa che non basta garantire il prezzo più basso, ma deve offrire qualità in termini complessivi. Nessuno è più disposto a rischiare al buio, e questo si riscontra in ogni segmento di consumo, a maggior ragione in un bene durevole come quello immobiliare». Cosa andrebbe fatto per rilanciare il settore? «La sofferenza principale deriva dalla crisi del credito. Oggi è praticamente impossibile riuscire ad avere prestiti dalle banche o garanzie dai privati. Penso alle imprese edili che devono costruire senza liquidità e poi trovano enormi difficoltà nel vendere. Da qui credo occorra partire, dando un segnale a quei professionisti a cui di certo non si può rimproverare di fare la loro parte».

A sinistra, Vincenzo Sinisi, presidente dell’Ordine degli architetti di Bari

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Nuova luce ai monumenti italiani Restituire alla comunità gli edifici simbolo della storia del Paese. Vito Barozzi descrive il restauro e la manutenzione di beni immobili monumentali Guido Puopolo

Italia è dotata di un patrimonio di inestimabile valore, che probabilmente non ha eguali nel mondo. Sono i suoi monumenti e gli edifici storici, che ogni anno attraggono milioni di visitatori provenienti da ogni parte del globo. Un’adeguata valorizzazione di questi beni è quindi indispensabile, per evitare che lo scorrere del tempo cancelli i segni di un passato glorioso e ricco di storia. È proprio questo l’obiettivo che

L’ L’amministratore della Cobar Spa, Vito Barozzi. L’azienda ha la sua sede ad Altamura (BA) www.cobarspa.it

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anima l’attività della Costruzioni Barozzi - Cobar Spa, azienda edile di Altamura specializzata nella progettazione e realizzazione di opere pubbliche e private, con una particolare propensione per il restauro e la manutenzione di beni monumentali. «Questo è, a tutt’oggi, il core business della Cobar, visto che proprio da questa attività deriva la maggior parte del fatturato», racconta il suo amministratore, Vito Barozzi. «Negli ultimi anni sono stati molti e

prestigiosi gli interventi portati a termine dall’azienda, contrassegnati dal rispetto dei tempi e dalla grande qualità dei risultati ottenuti, come universalmente riconosciuto dai nostri committenti». Quali sono stati, a questo proposito, le realizzazioni più significative portate a termine da Cobar? «Tra gli interventi di maggior valore possiamo sicuramente citare il restauro del teatro San Carlo a Napoli, la ricostruzione del Teatro Petruzzelli di


Vito Barozzi

I lavori del Teatro Petruzzelli e del San Carlo hanno rappresentato per noi un’occasione di crescita, culturale e professionale

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Bari, il restauro di Palazzo Barberini a Roma, del Castello Svevo di Trani, della Certosa di San Giacomo a Capri e della Cattedrale di Santa Maria Assunta ad Altamura, oltre che l’adeguamento strutturale e funzionale dell’Istituto e Museo di storia della scienza a Firenze. Ognuno dei citati interventi ha avuto le sue peculiarità, dal punto di vista del restauro artistico, del consolidamento delle strutture e dell’inserimento impiantistico, visto che abbiamo dovuto ade-

guare gli immobili alle vigenti normative per gli edifici ad utilizzo pubblico. Tutte queste criticità sono state affrontate e risolte nel migliore dei modi dal nostro staff tecnico, come testimoniato anche dai numerosi apprezzamenti ricevuti a livello nazionale». Quale bilancio, quindi, è possibile trarre a seguito dell’attività di Cobar nel corso del 2011? «Siamo molto soddisfatti di quanto ottenuto negli ultimi dodici mesi. Lo scorso giugno è stato inaugurato il primo lotto di lavori sul Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, che hanno portato alla luce un fianco del podio del Tempio presente all’interno del Santuario, dopo uno scavo archeologico dell’entità di circa 20.000 mq. Abbiamo così potuto concludere il restauro del teatro romano, attualmente agibile per 1.300 posti, e il restauro di alcuni degli ambienti industriali presenti all’interno del comprensorio, dove è stato allestito l’Antiquarium per l’esposizione dei rinvenimenti archeologici. In luglio invece abbiamo dato avvio al restauro

del secondo piano di Palazzo Barberini a Roma, sede della galleria Nazionale d’Arte Antica e che oggi accoglie l’allestimento della collezione settecentesca. Per tutto l’anno sono poi proseguiti i lavori di consolidamento e di adeguamento funzionale e impiantistico del Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria, opera di punta tra quelle da realizzarsi nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia». In particolare cosa ha rappresentato per voi l’aver lavorato su edifici simbolo del nostro paese, come il Teatro Petruzzelli di Bari e il San Carlo di Napoli? «Aver lavorato su opere di tale importanza, anche simbolica, per il nostro paese ha rappresentato un motivo di grande orgoglio, ma anche un’occasione di crescita, culturale e professionale. I nostri tecnici e le nostre maestranze si sono infatti dovuti confrontare con lavorazioni e problematiche complesse, consapevoli dell’importanza dei monumenti che si trovavano di fronte. In particolare ritengo che sia cre- ›› PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 159


RESTAURO

›› sciuta e si sia meglio strutturata l’organizzazione del cantiere, in quanto, in entrambi gli scenari operativi, ci siamo trovati nella necessità di far coesistere molteplici competenze, con le sovrapposizioni indispensabili al rispetto dei tempi contrattuali. Come nelle grandi opere civili e infrastrutturali, si è quindi dovuto strutturare il cantiere in sottocantieri autonomi, perfettamente coordinati tra loro, in modo che le lavorazioni potessero parallelamente all’interno del crono programma lavori generale». Attualmente su quali progetti vi state focalizzando? «Sono tutt’ora in corso i lavori su alcune delle opere già citate: a Palazzo Barberini stiamo completando il restauro e l’adeguamento impiantistico dell’appartamento del ‘700 di Costanza Barberini, mentre a Tivoli, nel Santuario di Ercole,

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Abbiamo in programma alcuni importanti interventi, anche di edilizia civile e infrastrutturale

stiamo completando la realizzazione del Centro Accoglienza con biglietteria, bookshop e caffetteria; a Reggio Calabria stiamo completando le lavorazioni previste sul roof garden, dove, grazie anche alla nuovissima copertura in acciaio e vetro, prima realizzazione in Europa, troverà posto una grande caffetteria con vista sullo stretto. A Sassari sono invece in corso i lavori di restauro e adeguamento funzionale del vecchio ospedale della SS. Annunziata, che ospiterà la sede della Biblioteca Universitaria e dell’Archivio di Stato. In Puglia, infine, stiamo completando il restauro della Cattedrale di Gravina, grande esempio di cattedrale rinascimentale della regione su precedente impianto romano». La tecnologia oggi rappresenta una variabile fondamentale anche per il vostro

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lavoro. Quali innovazioni, strumentali, attuative e progettuali, stanno rivoluzionando il vostro modus operandi? «Quando ci si occupa di restauro, le tecniche del consolidamento e della conservazione devono essere quanto più possibile compatibili con quelle che sono le strutture esistenti, e quindi in molti casi la perizia e la bravura degli operatori consiste proprio nel riutilizzo di tecniche tradizionali. Nonostante tutto, però, anche in questo settore la tecnologia gioca un ruolo importante. A questo proposito credo che nel campo del restauro e del consolidamento di strutture antiche l’innovazione tecnologica abbia un impatto decisivo soprattutto nella fase di diagnostica preliminare, in quanto i moderni strumenti a nostra disposizione ci permettono di rag-


Vito Barozzi

giungere una padronanza pressoché perfetta delle patologie di degrado chimiche, fisiche e meccaniche da cui sono affetti i beni monumentali oggetto del nostro lavoro. Tale diagnostica viene eseguita sul campo e, grazie all’elaborazione dei dati raccolti, consente la modellazione e la simulazione delle condizioni ambientali e strutturali, permettendo di affrontare la fase progettuale con nuova e più completa consapevolezza». Quali sono state, invece, le principali novità da un punto di vista operativo? «Le innovazioni più significative sotto questo aspetto debbano essere ricercate nella messa a punto di nuovi materiali compositi, da utilizzare negli interventi di consolidamento. Oggi infatti questi devono essere assolutamente

compatibili, per caratteristiche fisiche e meccaniche, con gli elementi costitutivi dell’edilizia tradizionale, quali ad esempio i tessuti e biocompositi in fibre di basalto, canapa e lino, per assicurare un risultato ottimale». Quali le sfide, gli obiettivi e i progetti per il futuro della vostra società? «Oltre ai lavori in corso precedentemente citati, sono in fase di studio e cantierizzazione alcuni grossi interventi, anche di edilizia civile e infrastrutturale. A breve, infatti, partiranno i lavori per la rea-

lizzazione di un nuovo padiglione all’interno del complesso dell’area del Policlinico di Bari, denominato Asclepios 3, per l’ampliamento del complesso chirurgico e dell’emergenza, con il contestuale adeguamento funzionale e normativo degli edifici amministrativi del Policlinico stesso. Stiamo inoltre lavorando per dare avvio a un progetto infrastrutturale di grande importanza, anche sociale, per la città di Barletta, ovvero la realizzazione di un asse pedonale attrezzato all’interno della zona 167, che darà alla popolazione spazi verdi, parchi, fontane e nuovi luoghi di aggregazione comune». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 161


MATERIALI

Il legno aumenta il comfort abitativo La casa ecocompatibile è una realtà grazie alle nuove tecniche di costruzione che usano il legno. Isolamento termico e acustico, risparmio energetico e salvaguardia dell’ambiente, interno ed esterno. Il punto di Doriana Caldarola Manlio Teodoro

l legno è la soluzione naturale migliore per costruire in modo ecocompatibile ed ecosostenibile. Infatti, il legno consente di coniugare il comfort abitativo con i più elevati standard estetici e può essere usato garantendo stabilità, efficienza e rispetto dell’ambiente. È questa la filosofia che sta dietro alle soluzioni costruttive di Tecnowood, azienda specializzata nei legnami da costruzione e che cura inoltre la progettazione geometrica e

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Doriana Caldarola della Tecnowood di Ruvo di Puglia (BA) www.tecnowood.net

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strutturale, il taglio controllato elettronicamente degli elementi, il trattamento del legno e la messa in opera e la costruzione in cantiere. «Scegliere il legno, oggi, vuol dire assicurarsi il miglior rapporto fra qualità prezzo, ma anche assicurarsi la durevolezza dell’investimento. L’utilizzo di un software specifico, il Cad Cam 3D, ci consente di progettare qualsiasi tipo di struttura in legno da realizzare con la tecnica del sistema a incastro. Il progetto digitale viene

poi trasferito al reparto produzione, dove un impianto a controllo numerico, con un ciclo di lavorazione completamente automatizzato consente di eseguire i tagli con una precisione millimetrica». Con queste parole Doriana Caldarola, titolare di Tecnowood, riassume il loro modo di lavorare. Qual è il valore aggiunto di una costruzione realizzata in legno? «I vantaggi assicurati dalle moderne costruzioni in legno sono molteplici. Versatilità, elasticità e libertà nel design, rapidità di esecuzione della costruzione, alto comfort abitativo – grazie alle elevate prestazioni termiche e acustiche. Inoltre il legno è antisismico e, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, oggi si riesce a costruire con soluzioni resistenti agli incendi. Oggi il legno è da considerare un materiale ingegnerizzato. Se prima mancavano un’industria, le normative e il know how, adesso la situazione è del


Doriana Caldarola

Abbiamo progettato una casa “passiva”, cioè con un consumo annuo inferiore a 15 kWh al mq

tutto diversa. Le ricerche nel settore delle costruzioni in legno hanno contribuito a scongiurare i due maggiori pericoli per questo materiale: l’acqua e il fuoco. Ciò assicura un’ottima durata e una bassa richiesta di interventi di manutenzione ordinari e straordinari». Dal punto di vista del comfort abitativo, quali sono le differenze fra una casa tradizionale e una costruita in legno? «La casa in legno è una casa che respira. Il legno agisce da regolatore di umidità, ovvero assorbe l’umidità in eccesso e la restituisce all’occorrenza – queste sue proprietà igroscopiche lo rendono ideale per le costruzioni permeabili al vapore. Con materiali idonei e strati funzionali disposti in modo corretto, la formazione dell’acqua di condensazione può essere evitata. Per questo, rispetto alle costruzioni in muratura, che hanno un elevato contenuto di acqua, quelle in legno, essendo tra-

spiranti, diminuiscono il rischio di formazione di muffe che comporterebbero un sensibile deterioramento delle condizioni igienico-ambientali. A ciò si aggiunge che sono del tutto assenti le correnti elettromagnetiche vaganti prodotte dal cemento armato e dal laterizio. Quindi la salubrità dell’edificio è totale. Infine, una casa in legno evoca una piacevole atmosfera, proponendosi come habitat ideale. Il caratteristico e aromatico odore del legno e la sua calda superficie esaltano valori come il benessere psicofisico, la salubrità e la sicurezza degli ambienti». Quali sono i vostri progetti di costruzione più avanzati? «Abbiamo progettato una casa “passiva”, ovvero con un consumo annuo inferiore a 15 kWh al metro quadro. Questo risultato è stato ottenuto grazie a un attento studio sull’orientamento della costruzione, grazie a un sistema di coibenta-

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zione a cappotto esterno in fibra di legno e a un sistema di schermature per le vetrate. Le stratigrafie sono state studiate per assicurare un maggiore confort anche nell’occasione di temperature estive elevate – cosa importantissima nel nostro territorio. Il progetto prevede delle finiture esterne con intonaco, per consentire alla costruzione di adattarsi meglio al contesto mediterraneo dal punto di vista architettonico. Infine, per quanto riguarda le tecnologie applicate, abbiamo previsto l’istallazione di un impianto fotovoltaico e di uno solare termico, un sistema di ventilazione controllata a recupero energetico e una cisterna per la raccolta e il riutilizzo delle acque piovane». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 165


Una rivoluzione nel settore serramenti Una delle realtà più importanti all’interno del tessuto economico e sociale materano, che ha il suo core business nella produzione di infissi in Pvc. L’attività della Cooperativa Coserplast illustrata da Innocenzo Guidotti Guido Puopolo

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n’idea imprenditoriale nata nel 1991, sostenuta da un gruppo di persone con un variegato bagaglio professionale nel campo dell’edilizia, motivate però a mettersi in gioco e a sperimentare nuove idee, con l’obiettivo di ricercare e implementare strategie di promozione e diffusione di un materiale, il Pvc, all’epoca ancora non molto conosciuto in Italia, soprattutto nel settore dei serramenti. È sulla base di questi presupposti che si svi-

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Innocenzo Guidotti

Il direttore generale della Cooperativa Serramenti Coserplast, Innocenzo Guidotti. L’azienda ha la sua sede a Miglionico (MT) www.coserplast.com

luppa l’attività della Coserplast, cooperativa con sede a Miglionico, in provincia di Matera, specializzata nella produzione e commercializzazione di infissi in Pvc, come finestre, porte, portoncini e persiane. «Il Pvc si è dimostrato, in questi anni, un prodotto particolarmente innovativo e altamente competitivo, che ha rivoluzionato l’offerta tradizionale del settore serramenti», afferma il direttore generale di Coserplast, Innocenzo Guidotti. Quali evoluzioni stanno oggi vivendo le linee e il design delle vostre produzioni, anche in relazione ai gusti e alle nuove esigenze manifestate dai vostri acquirenti? «La ricerca sulla qualità e le prestazioni degli infissi è in costante evoluzione: migliorano i profili, i vetri, la ferramenta e i vari componenti. In questo senso una delle ultime novità da noi proposte è il Bianco Classico per il Pvc, una soluzione esclusiva e veramente particolare. Questa

è caratterizzata da una colorazione molto luminosa, che la rende adatta ad ambienti sia moderni che classici, e da una particolare superficie che, al tatto, non risulta liscia ma venata». Quali sono stati i risultati più importanti conseguiti da Coserplast nel 2011? «Il bilancio è sicuramente positivo, nonostante il 2011 abbia rappresentato, dal punto di vista economico, un anno di difficoltà un po’ per tutti. Non ci piace parlare di crisi, ed è proprio per questo che Coserplast ha pensato di intensificare i propri sforzi, per affrontare con coraggio e dinamismo questo particolare momento, cercando di innovarsi e di adattarsi alle nuove esigenze del mercato. Abbiamo provveduto a ottimizzare la nostra produzione, grazie all’utilizzo di macchinari sempre più all’avanguardia, la ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni per migliorare l’efficienza degli infissi, l’informatizzazione dei processi, e la nascita di nuovi servizi dedicati esclusivamente

Le tecnologie e i macchinari sono fondamentali nel nostro lavoro, ma sono la manualità e la competenza artigiana che conferiscono il vero valore ai prodotti, rendendoli unici e inimitabili

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ai clienti, alle rivendite e ai professionisti. Abbiamo dato vita anche ad una newsletter aziendale “NOIPERTE”, diffusa in tutta Italia tramite la rete vendita e inviata ai clienti e ai professionisti inseriti nel nostro database. Uno strumento di comunicazione che parla dei prodotti, che dà voce a rivenditori, agli agenti, ai fornitori, e che trasferisce all’esterno informazioni sull’azienda, sulle normative di settore e sugli eventi da noi organizzati». La tecnologia è oggi uno strumento che permea gran parte della produzione industriale. Come riuscite, nelle vostre lavorazioni, a coniugare innovazione e tradizione artigianale nelle vostre produzioni? «Il progresso non deve farci dimenticare da dove siamo partiti. La tecnologia e la modernità ci sono di grande aiuto, ma quello che è stato il nostro passato non può e non deve abbandonarci. Coniugare innovazione e tradizione nella produzione di infissi si può, cosi come in ogni aspetto della nostra vita. Le tecnologie e i macchinari sono oggi fondamentali nel nostro lavoro, ma sono la ma- ››

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INTERNI

›› nualità e la competenza artigiana che conferiscono il vero valore ai prodotti, rendendoli unici e inimitabili». Con la recente acquisizione di Xylos, infatti, è entrata a far parte del gruppo un’altra realtà dalla grande valenza artigianale. In futuro crede che, nonostante l’avanzamento delle tecnologie, il valore dell’artigianalità manterrà la sua valenza competitiva sul vostro mercato di riferimento? «Nella diversità c’è sempre la ricchezza: avere più prodotti significa soddisfare target diversi, accogliere diversi punti di vista, confrontarsi con persone differenti, arricchirsi. Coserplast nasce per la produzione di infissi in Pvc, un materiale nel quale crediamo fortemente e che continueremo a sostenere, per le performance che offre in termini di resistenza nel tempo, di isolamento termico e acustico, di facilità di installazione e pulizia. In quest’ottica, operiamo su tutto il territorio nazionale attraverso rivenditori in grado di trasferire alla clientela il nostro stesso spirito di servizio, con una consulenza personalizzata per i diversi ambienti, in modo da conferire “unicità” alle soluzioni di infissi. La nostra gamma prodotti, però, include anche persiane in alluminio e, con il brand Xylos si è arricchita anche di infissi in 168 • DOSSIER • PUGLIA E BASILICATA 2012

Servizi esclusivi su misura Sono diversi i servizi innovativi ideati da Coserplast e dedicati a clienti, rivenditori e professionisti del settore. NOIPERTE è un sistema unico nel suo genere in Italia, pensato per supportare e affiancare i clienti nella scelta degli infissi in Pvc più adatti alle loro esigenze, attraverso l’elaborazione di un’apposita guida all’acquisto e un servizio di assistenza volto ad assicurare la massima soddisfazione dell’utente finale. Ai rivenditori Coserplast, invece, è stato riservato il Servizio NOICONTE, creato per consolidare il rapporto di collaborazione. Il Servizio spazia dall’erogazione di corsi di formazione commerciale e di posa in opera all’informatizzazione dei processi di vendita sino alla fornitura di strumenti di supporto alle vendite. «Per Coserplast il rivenditore è un partner, da affiancare nel suo lavoro quotidiano. L’obiettivo è che ogni rivendita si senta parte dell’azienda, condivida i nostri valori, per trasferire al cliente, in maniera immediata e diretta, la nostra mission. Lo showroom, in sintesi, non è un semplice intermediario di vendita ma un team di professionisti che ci rappresenta sul territorio nazionale», afferma Guidotti. A completare il tutto, il Servizio Professionisti NOI&TE. Rivolto a geometri, ingegneri e architetti, mette a disposizione le informazioni e i consigli utili per arricchire ulteriormente le loro consulenze specializzate, con particolare attenzione su ciò che gli infissi Coserplast possono garantire in termini di prestazioni, isolamento termico e acustico.


Innocenzo Guidotti

La Basilicata è una regione in cui non vi sono grandi realtà imprenditoriali, ma dove è possibile trovare tanti giovani desiderosi di apprendere e di migliorare

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legno e legno-alluminio, di grande qualità artigianale, impregnati di tradizione e storia, ideali per chi non vuole rinunciare al “calore” del legno come valore aggiunto per la propria casa. Il Pvc infatti non esclude, né indebolisce il legno. Le persone e i gusti sono diversi, per fortuna, e gli infissi anche». Coserplast si caratterizza anche per la grande attenzione rivolta al suo territorio di riferimento e alle risorse umane che operano all’interno dell’azienda. Quale valore aggiunto deriva da questo tipo di politica?

«La Basilicata è una regione in cui non vi sono grandi realtà imprenditoriali, ma dove è possibile trovare tanti giovani desiderosi di apprendere e di migliorare. In Coserplast il senso della cooperativa, la condivisione, l’appartenenza e l’umanità scandiscono la vita professionale delle persone che operano al suo interno, che per noi rappresentano il patrimonio più importante. Basti pensare che ogni anno, grazie a un contribuito offerto dall’azienda, tutti i nostri collaboratori trascorrono insieme una settimana di vacanza, un momento di aggregazione che testimonia come la nostra sia davvero una grande famiglia. Siamo inoltre consapevoli di ricoprire un ruolo fondamentale, anche dal punto di vista sociale, per la comunità di Miglionico, ed è proprio con questo spirito che da sempre siamo impegnati a sostenere iniziative culturali e sportive di grande rilevanza per il territorio, come ad esempio l’apertura di una scuola di Pallavolo per bambini e la sponsorizzazione della squadra di pallavolo di Matera, attualmente militante nel campionato di serie B1». Dal suo punto di osservazione quale ruolo dovranno ricoprire gli imprenditori che, come lei, credono e investono sul territorio, per

favorire il rilancio dell’economia locale? «Il 2012 sarà l’anno del made in Italy e del rilancio della qualità italiana. Facciamo le cose bene, ma dobbiamo anche saperlo comunicare nel migliore dei modi. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario un brainstorming continuo e costante tra le realtà presenti sul territorio lucano, per individuare una strategia di crescita comune, di condivisione e di confronto. Ancora una volta credo che la collaborazione e il gioco di squadra saranno le chiavi che ci porteranno a ottenere grandi risultati». Quali sono gli obiettivi e i progetti che il gruppo sarà chiamato ad affrontare nel corso del 2012? «Ci piacciono le sfide, e siamo pronti ad affrontare il futuro con grinta e coraggio. Puntiamo a consolidare il brand attraverso strategie di marketing e comunicazione, e a migliorare il contatto con la rete vendita, attraverso iniziative commerciali che ne agevolino il ruolo di mediazione territoriale. Con i clienti finali cercheremo infine di instaurare un rapporto sempre più imperniato sul contatto umano, offrendo loro qualità ma soprattutto efficaci ed efficienti servizi post vendita».

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L’equilibrio tra spazio e design Design, innovazione tecnologica e qualità. Sono questi i fattori strategici su cui la Frigerio Tende da Sole ha fondato sin dal 1981 la sua attività. Ne parla Alessandro Frigerio Erika Facciolla arredamento degli ambienti esterni con tende da sole esteticamente gradevoli e funzionali spesso richiede un intenso lavoro di ricerca del giusto equilibrio tra spazio e design. Ecco perché l’alto grado di specializzazione di un’azienda produttrice, unito alla capacità di innovare e realizzare un prodotto di qualità, è fondamentale al raggiungimento di un risultato ottimale sotto molteplici punti di vista. Chi ha saputo tradurre in innovazione e creatività l’esperienza maturata nel settore è certamente l’azienda Frigerio che opera da oltre trent’anni nel campo delle coperture per esterni. Tutto ha inizio nel 1981 quando Antonio Fri-

L’

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gerio, proseguendo la tradizione di famiglia giunta oggi alla quarta generazione con il figlio Alessandro, fonda la ditta che nel 1999 si evolve in quella società pienamente inquadrata nello scenario della piccola media impresa italiana. Ne parliamo proprio con Alessandro Frigerio, titolare dell’omonima azienda. Quali sono i principali valori aziendali che animano l’attività della Frigerio Tende da Sole? «La qualità, intesa come efficienza nel servizio, valore dei prodotti, controllo dei processi produttivi; l’elasticità, intesa come capacità di poter adeguare la propria organizzazione e il prodotto alla richiesta; la fide-


Alessandro Frigerio

lizzazione del cliente, unita alla volontà di creare una sinergia tra gli interessi del cliente e quelli dell’azienda, affinché si possano raggiungere obbiettivi comuni». Che peso ha la tecnologia nella produzione dei vostri articoli? «La produzione avviene utilizzando la più moderna tecnologia applicata al settore tende da sole e delle strutture speciali. Per il taglio e la cucitura del tessuto viene sfruttato un impianto tecnologico all’avanguardia, completamente automatizzato e in grado di produrre fino a seicento teli al giorno». Come nasce un prodotto firmato Frigerio? «Il prodotto nasce da un intenso percorso di progettazione e di produzione nel quale l’azione sinergica di ogni reparto si combina, in un processo costante di osmosi, con esperienze e sentori esterni che caratterizzano il know how aziendale e le conoscenze di volta in volta recepite dai diversi mercati in cui è impiegata». Dal un punto di vista logi-

stico - progettuale come è articolata l’attività aziendale? «Il cuore pulsante della nostra attività è l'ufficio tecnico, composto da due architetti, un ingegnere e tre disegnatori che si occupano della ideazione e progettazione di tutti i prodotti. Grazie agli investimenti fatti, siamo in grado di gestire internamente la fase di prototipazione di ogni singolo elemento costitutivo. Attraverso l’acquisizione di nuovi software, inoltre, ogni prodotto viene sottoposto a test di staticità che, unitamente a quanto richiesto dalla normativa comunitaria e dai protocolli di qualità interni, ci permette di rinnovare con la nostra clientela un patto storico di garantita e certificata qualità». Come sta reagendo il vostro settore alla crisi economica e quali sono, in tal senso, le strategie messe in campo dalla Frigerio? «La Frigerio ha una storia trentennale e continua a puntare sulla qualità del made in Italy, sull’innovazione e sul servizio. Le politiche di rilancio in

atto, come l'espansione verso nuovi mercati, fanno più parte del nostro codice genetico che di una risposta alle congiunture economiche negative». Che peso ha la ricerca e lo sviluppo nel core business dell’azienda? «Da sempre Frigerio investe in ricerca e sviluppo, fa parte della nostra storia. Al prodotto classico delle tende da sole, negli anni, si è affiancato una nuova categoria di prodotto, le strutture speciali, da noi brevettate, testate ed introdotte sul mercato. Tali prodotti hanno completato una gamma che per numero, qualità ed efficacia non ha concorrenti sul mercato». Possiamo già delineare le prospettive per il nuovo anno? «Valorizzeremo sempre di più i nostri prodotti storici, ma punteremo anche ad introdurne altri di nuova concezione, creando, nel contempo, punti vendita selezionati in grado di rispondere alle esigenze di una fascia di mercato sempre più esigente». In questa prospettiva, su quali aspetti concentrerete gli investimenti? «Sicuramente nel costante rafforzamento dell'immagine aziendale, attraverso un’attenta e ben pianificata compagna pubblicitaria. Saremo presenti ai principali eventi fieristici nazionali e internazionali del settore, ai quali si sono uniti recentemente appuntamenti di prestigio come il Made Expo Milano».

Antonio e Alessandro Frigerio della Frigerio Tende da Sole di Capurso (BA)

PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 171


TURISMO

Tradizione e vocazione internazionale La vera forza della Puglia consiste nel coniugare la cultura del territorio all’enogastronomia e ai luoghi religiosi, fino a raggiungere i più lontani mercati mondiali. Ne parla l’assessore Silvia Godelli Elisa Fiocchi

l 2011 riconferma l’enorme potenziale dell’economia turistica pugliese, con dati che superano il bilancio dell’anno precedente in cui gli arrivi registravano già un incremento complessivo attorno al 4%. «Guardiamo al turismo come motore ma anche come effetto dello sviluppo locale, della sostenibilità territoriale, di un incremento di civiltà nel nostro territorio» sostiene Silvia Godelli, assessore regionale Mediterraneo, cultura e turismo. Nei primi sei mesi del 2011, gli arrivi sono cresciuti dell’1,8%, con un incre-

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Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo, cultura e turismo della Regione Puglia

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mento delle presenze passate dai 3,291 milioni del 2010 a 3,420 milioni (+3,9%). «Il turismo può divenire il principale fattore di sviluppo economico e territoriale della Puglia» che, nel mese di agosto, è stata anche la seconda regione più visitata, assorbendo il 10,9% complessivo dell’intera massa turistica in Italia. Da dove comincia l’inarrestabile percorso di crescita del settore? «Solo da pochi anni la Puglia ha conquistato lo status di regione turistica. Una crescita di immagine che ha determinato la visione di una realtà generosa, intatta, dedita allo sviluppo culturale e civile; un riconoscimento nazionale, e per taluni aspetti internazionali, di una serie di azioni di buon governo nei settori culturali (cinema, teatro, musica), in quelli territoriali (tutela ambientale, rigore urbanistico, sviluppo delle energie da fonti rinnovabili), e in ambito agricolo ed enogastronomico; una buona po-

litica di sviluppo nel settore del trasporto aereo; e, infine, una reale competitività nei costi delle strutture ricettive e della ristorazione, che ci ha favoriti anche in questi ultimi anni di crisi economica. Il salto di qualità e l’incremento quantitativo del nostro turismo è stato indubbiamente determinato dall’inedito intreccio tra la scoperta del mare caldo, trasparente, fascinoso di Puglia e l’esplorazione delle ancora intatte realtà delle zone interne, delle tradizioni popolari e religiose, della vita culturale. Una scoperta dei nostri territori in cui anche l’esplosione delle produzioni cinematografiche


Silvia Godelli



Guardiamo al turismo come motore ma anche come effetto dello sviluppo locale e della sostenibilità territoriale

girate in regione ha avuto la sua parte. Le masserie, i trulli, la collina e la campagna, assieme all’enogastronomia e al sistema dei festival che punteggiano l’intero territorio, si sono affiancate al turismo balneare e all’altra attrazione speciale della Puglia, la rete fittissima di borghi storici, castelli, cattedrali, palazzi artistici, archeologia e insediamenti rupestri». Quali sono i futuri traguardi per la Regione? «Vogliamo puntare sulla qualità delle nostre aree interne e dei borghi pugliesi, sulla cultura e sull’enogastronomia, sulla tradizione e sulla modernità, che consente un’ef-



ficace offerta di servizi anche alle più raffinate esigenze del turismo internazionale». A tal proposito, saranno oltre 20 le presenze fieristiche della Puglia in 15 diversi Paesi nel 2012, per intercettare i grandi mercati internazionali del turismo. «Sono previste 29 fiere internazionali, che ne comprendono alcune in Italia. Ci confrontiamo con mercati già avviati, come Francia, Germania, Svizzera, nord Europa, Inghilterra e Spagna, ma potenziamo anche i nuovi mercati come l’est Europa, in particolare la Russia, e il nord America. Ci rivolgiamo inoltre al mercato in estremo

Oriente, Giappone e India, e guardiamo con interesse alla Cina dove la nostra presenza è ancora limitata. Per quanto concerne il turismo religioso, puntiamo al Sud America, in particolare al Brasile». Cosa ha reso possibile un simile sviluppo turistico e attraverso quali eccellenze del territorio? «L’intreccio tra la cultura e l’enogastronomia che, unitamente al prodotto religioso e delle tradizioni, penso a Monte Sant’Angelo oggi patrimonio Unesco e al culto di San Nicolò da Bari, ha aumentato l’incoming turistico, alimentato anche grazie ai voli low cost e ai 

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TURISMO

 

collegamenti diretti. Saranno destinati anche tre milioni di euro ai Monti Dauni, situati nell’Appennino interno del Foggiano, per realizzare un’operazione mirata al turismo slow e sostenibile, un altro tema che ci è molto caro. Tra le altre iniziative in calendario, anche una ricca offerta di festival musicali, ne contiamo un centinaio nell’intero arco dell’anno e pre-

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Il salto di qualità deriva dall’inedito intreccio tra la scoperta del mare di Puglia e l’esplorazione delle ancora intatte realtà delle zone interne, delle tradizioni popolari e religiose, culturali



valentemente all’estero, e la continua crescita della rete di attività legata al cinema con due eventi importanti: il Bifest di Bari e il Cinema europeo di Lecce». Quali collaborazioni intercorrono con l’Istituto agronomico Mediterraneo, Confindustria e l’Università di Bari e altri enti del territorio? «Dal 2005 la nostra regione ha intrapreso rapporti di natura culturale, sociale ed economica con tante realtà che abitano le sponde del Mediterraneo e oltre, all’insegna di una visione di reciprocità e pacificazione, e facendo leva su un partenariato saldamente costruito in Puglia tra municipalità, autorità por-

tuale, fiere e università. In particolare, con l’Istituto agronomico la collaborazione è costante sui grandi progetti di dimensione europea, come Enpi che è ancora all’inizio, e Ipa, dove è previsto un finanziamento che s’aggira attorno ai sette milioni di euro». Quale contributo offrirà la nuova Agenzia per il turismo? «Avviata in settembre, consentirà di affrontare le grandi sfide della competizione internazionale, attraverso la realizzazione di campagne di comunicazione nei principali mercati esteri come avverrà per Russia e Germania, oltre alla partecipazione alle fiere del turismo».


Francesco Tricase

Castellana, non solo grotte Flussi turistici record per il comune della Murgia. Il successo sta nell’offerta turistica diversificata: centro storico, case rurali, masserie, trulli e muretti a secco Elisa Fiocchi

e Grotte di Castellana, situate nella provincia di Bari, sono considerate il più imponente complesso speleologico conosciuto in Italia. La bellezza di questo territorio ha attratto nel 2011 un numero complessivo di visitatori pari a 244mila unità, 8 mila in più rispetto ai 236mila visitatori del 2010. «Si tratta del miglior incremento che abbiamo registrato negli ultimi dieci anni» afferma il sindaco Francesco

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Tricase, «frutto del lavoro svolto nell’ultimo quinquennio, nel quale abbiamo deciso di diversificare la nostra offerta turistica e di accentuare le politiche di promozione». Quali altre politiche hanno consolidato questi numeri? «Abbiamo migliorato l’accoglienza con una diversa politica di assunzione del personale, nonostante la forte crisi economica che oramai ci attanaglia da anni e che quest’anno si è sentita ancora di più considerato sia il forte aumento dei carburanti sia l’assenza di ponti di festività, che come è noto, sono le giornate che da sempre fanno registrare un incremento di turisti». Oltre al Museo speleologico Franco Anelli, quali altre tappe turistiche di rilievo comprende il territorio? «Uno dei segreti del nostro successo è stata la diversificazione dell’offerta turistica perché abbiamo affiancato alla tradizionale visita del complesso alcune iniziative complementari. All’interno delle grotte abbiamo organizzato mostre, rassegne cinematografiche, concerti, labo-

ratori didattici e visite particolari. Attualmente l’evento clou è lo spettacolo “Hell in the cave”, che si svolge all’interno della Grave. Un progetto che si propone di essere spunto per lo sviluppo di attività collaterali legate alla cultura e al turismo, così da incentivare un flusso turistico destagionalizzato». Nel 2012, le Grotte di Castellana celebrano i 74 anni dalla scoperta. Quali nuove politiche e risorse economiche saranno destinate per sviluppare ulteriormente il potenziale del territorio? «In questi anni, parallelamente allo sviluppo che abbiamo dato alle grotte, è stata nostra premura guardare, far crescere e promuovere tutte le bellezze presenti nel nostro territorio sforzandoci anche di ragionare in ottica comprensoriale. La nostra città ha una collocazione geografica strategica, essendo a pochi chilometri dal mare, ma principalmente perché la possiamo considerare la porte d’ingresso della Valle d’Itria. Questo fa di Castellana una zona da visitare a 360 gradi e dove dove poterci soggiornare».

Francesco Tricase, sindaco di Castellana Grotte

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POLITICHE SANITARIE

Occorre uno sguardo al futuro della sanità La spesa sanitaria regionale non giustifica la qualità del servizio erogato. Bilancio disastroso della sanità lucana, l’assessore deve dimettersi. A sostenerlo è Mario Venezia, il quale accusa il nuovo piano sanitario di essere già vecchio prima ancora di partire Nicolò Mulas Marcello

costi della sanità lucana sono aumentati nell’ultimo anno e mezzo di 126 milioni di euro. Lo conferma Mario Venezia, membro della IV commissione permanente della Regione: «Piuttosto che chiudere gli ospedali in maniera così semplicistica, bisognerebbe considerare la sanità lucana assieme alla sua territorialità, alle caratteristiche dei Comuni e anche alla condizione occupazionale del territorio». Quali sono le previsioni per il piano di riorganizzazione sanitaria regionale? «Il nuovo piano non è ancora arrivato alle commissioni consiliari permanenti. Da una lettura del testo, che è stato presentato come innovativo, la prima considerazione da fare è che sembra già superato. Un piano che non va nella direzione di miglioramento dell’offerta sanitaria, al contrario è soltanto un atto di tipo ragionieristico che, con la logica dei tagli orizzontali, mira a tagliare i servizi su tutta la regione pur mantenendo la tutela dei privilegi».

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Mario Venezia, consigliere regionale del Popolo della Libertà

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Dal punto di vista dei costi e del deficit, qual è la situazione? «Il costo della sanità in Basilicata aumenta. Nel 2010 il bilancio prevedeva per la sanità un miliardo di euro. In un anno e mezzo la voce di spesa sanitaria è aumentata di 126 milioni di euro. Quindi a oggi, a fronte della chiusura degli ospedali di Tinchi e di Stigliano, il costo è aumentato. Ci sono poi i debiti prodotti dalle aziende sanitarie: l’anno scorso erano 40 milioni, quest’anno sono aumentati di altri 20, portando l’ammontare complessivo a 60 milioni. Come sono stati spesi questi soldi non è dato saperlo, ci lascia molto sconcertati però il fatto che si tagliano servizi ma si continuano a mantenere in piedi forme clientelari, come ad esempio le numerose hostess dell’ospedale di Matera e i tanti lavoratori dei Cup, che non sono utilizzati in maniera adeguata: si continua a sperperare i soldi. Inoltre, nonostante i direttori generali provochino questi buchi nel bilancio, ogni mese di agosto, la Regione interviene con le premialità a favore dei dirigenti generali


Mario Venezia

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La sanità lucana andrebbe presa in considerazione assieme alla sua territorialità, alle caratteristiche dei Comuni e anche alla condizione occupazionale del territorio

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che sono pari al 17% dello stipendio annuo complessivo». A fronte di questi costi quindi la qualità del servizio non è adeguata? «L’emigrazione sanitaria è aumentata del 30%, le liste di attesa si sono allungate a dismisura, raggiungendo l’anno di attesa per le prestazioni ambulatoriali specialistiche effettuate. I servizi si riducono confermando un bilancio disastroso dell’assessore Martorano, che sicuramente è un ottimo industriale ma di sanità se ne intende poco». Cosa occorre fare per migliorare la situazione? «Innanzitutto Martorano deve andare a casa.

Un assessorato di tale importanza deve essere messo nelle mani di persone competenti, che hanno lo sguardo proiettato in avanti. Faccio un esempio: piuttosto che chiudere, così come sta avvenendo, gli ospedali in maniera così semplicistica, l’ultimo caso è quello dell’ospedale di Venosa, la sanità lucana andrebbe considerata assieme alla sua territorialità, alle caratteristiche dei Comuni e anche la condizione occupazionale del territorio. Chiudere un ospedale significa mortificare i servizi ma anche l’occupazione locale. Un piano sanitario di riordino sanitario moderno dovrebbe partire proprio dal tenere in piedi le strutture ospedaliere, cercando di diversificare l’offerta specialistica, specializzando una struttura piuttosto che un’altra, ognuna in un determinato settore della medicina. Non esiste, ad esempio, in tutto il centro sud Italia un centro di riabilitazione per pazienti oncologici post chirurgici, perché non può farlo la Basilicata? Considerato il fatto che è la nostra è una regione perfettamente baricentrica rispetto a Puglia, Campania e Calabria, una struttura del genere per un paziente oncologico che magari subisce un intervento chirurgico devastante potrebbe aiutare questo tipo di degenti». PUGLIA E BASILICATA 2012 • DOSSIER • 189


POLITICHE SANITARIE

Il processo di riorganizzazione Luci e ombre sulla società lucana sulla spesa e la qualità dei servizi. Per migliorare gli standard qualitativi la regione sta portando avanti, non senza difficoltà, la riforma del sistema assistenziale Paolo Bianchi

no dei banchi di prova più concreti per la riorganizzazione federalista dello Stato è sicuramente la sanità. L’80% dei bilanci regionali riguarda la spesa sanitaria che deve rispondere al soddisfacimento dei livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni sociali. Tutto ciò è contemplato nella programmazione triennale concordata dalle diverse istituzioni nel Piano regionale integrato della salute e dei servizi alla persona e alla comunità 2011-2014, con il quale si punta all’obiettivo di migliorare il potenziale assistenziale della rete regionale. La reintroduzione del ticket ha comportato un acceso dibattito perchè tocca quasi tutte le fasce di cittadini. In Basilicata, con la raccolta di 13mila firme, è emersa la possibilità di rivedere l’applicazione del ticket, che seppur non potrà essere abolito, potrà prevedere un’alternativa, ovvero misure di partecipazione economica equivalenti. Seppur la Basilicata non figuri tra le cinque regioni benchmark, il suo sistema, secondo l’assessore Attilio Martorano, si sta affermando come virtuoso. Un sistema per certi versi apprezzabile ma con ancora diverse lacune, che riguardano soprattutto gli aspetti più innovativi: «Il parametro della spesa – spiega l’assessore – spesso è inversamente proporzionale a quello della qualità. E proprio per migliorare gli standard qualitativi si sta portando avanti un processo di riforma strutturale che deve armonizzare al meglio tutti gli attori del sistema assistenziale». Il processo di organizzazione della sanità lucana contempla anche il piano

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di adeguamento degli ospedali distrettuali: «Parliamo di servizi importanti – continua Martorano – come il rafforzamento e la specializzazione della diagnostica, l’attività chirurgica ambulatoriale, il trattamento del piede diabetico o come per il presidio di Chiaromonte, che ospita il centro per i disturbi alimentari. Inoltre stiamo ancora lavorando con la Fondazione Stella Maris per l’apertura di un centro di neuropsichitria infantile. Tutto questo lavoro significa allocare nei territori periferici servizi regionali». Razionalizzazione della spesa, investimento nei territori, trasparenza dei dati e concertazione sono i capisaldi del programma dell’assessore secondo cui la sanità regionale può farcela: «È stato molto positivo, per esempio, il confronto con i sindaci del Senisese. Tutti i primi cittadani del comprensorio, a eccezione di quello di Chiaromonte, hanno ascoltato con molto interesse e attenzione le proposte dell’Asp, facendo emergere un quadro di forte responsabilità. Ecco, la concertazione può e deve essere strumento di condivisione delle politiche e non può essere invocata una concertazione che, in maniera strumentale, e senza predisporsi all’ascolto, si trasformi in protesta pretestuosa». Tra le novità sul fronte pediatrico c’è una buona notizia che riguarda l’ospedale S. Carlo di Potenza. Tre mesi fa era stata firmata una convezione tra il nosocomio lucano e l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, oggi le attività sono cominciate. La nuova struttura svolgerà ricoveri in regime ordinario e in day hospital, e visite specialistiche ambulatoriali. Circa mille prestazioni al mese sono previste per il nuovo Centro pediatrico Bambino Gesù, nell’ospedale San Carlo, che avrà uno sportello dedicato esclusivamente alla prenotazione delle visite.



Dossier Puglia 01 2012