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OSSIER PIEMONTE L’INTERVENTO .......................................09 Ferruccio Dardanello Carlo Ricozzi Guido Carella Marco De Bellis

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................16 La famiglia Agnelli MERCATI.................................................20 Sergio Marchionne Riccardo Monti Leonardo Simonelli Santi Giuseppe Tripoli Fabio Storchi POLITICA ECONOMICA .....................36 Gianfranco Carbonato Alessandro Barberis Massimo Nobili SOCIETÀ .................................................46 Edward Luttwak Giuseppe Roma Anselma Dell’Olio Maria Giovanna Maglie POLITICA ................................................58 Matteo Renzi

ECONOMIA E FINANZA AGROALIMENTARE ............................65 Mario Guidi Luigi Scordamaglia Mario Piccialuti Alberto Balocco Domenico Zonin Riccardo Ricci Curbastro Luigi Vallino Pierluigi Binello Mario Canterino IMPRESA E SVILUPPO ......................88 Roberto Snaidero MODELLI D’IMPRESA .......................92 Leone Valerio Massimo Pozzo Dianello Cabbia Bruno Lorenzatti Elio Zanetti TECNOLOGIE.......................................104 Enrico Parodi Elena Pescetto Michela Giberti IMPRENDITORIA FEMMINILE ........112 Claudia Porchietto Giovanna Ventura Graziella Boveri MADE IN ITALY ....................................118 L’Italia della moda Raffaello Napoleone Claudio Marenzi Anton Francesco Albertoni ECONOMIA DELLA CULTURA.......132 Luca Dal Pozzolo Michele Coppola Evelina Christillin ECONOMIA CUNEESE......................140 Giuseppe Viriglio Gianna Gancia FINANZA PUBBLICA ........................144 Marco Riva Fabrizio Gatti

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Sommario TERRITORIO

AMBIENTE

EDILIZIA ................................................150 Paolo Buzzetti Dino Trivellato

POLITICHE ENERGETICHE.............172 Chicco Testa Gianni Silvestrini

INTERNI ................................................156 Dario Toppino Riccardo Dattrino Gianluca Abrate

RINNOVABILI ......................................176 Gianluca Toso Silverio Buri Andrea Brusa

INFRASTRUTTURE............................162 Giuseppe Provvisiero Paolo Balistreri

ECOLOGIA ............................................186 Gianluca e Claudio Castellino

TRASPORTI..........................................166 Tiziano Zelaschi

GIUSTIZIA

SANITÀ

DIRITTO DEL LAVORO.....................190 Salvatore Trifirò

POLITICHE SANITARIE...................202 Enrico Garaci Tonino Aceti Ugo Cavallera

TURISMO...............................................169 Renzo Iorio Bernabò Bocca

GESTIONE D’IMPRESA....................194 Roberto Frascinelli Eugenio Barcellona CANONI DI LOCAZIONE ................200 Antonella Forchino

ISTITUZIONI ........................................210 Alessandro Comandone ODONTOIATRIA .................................212 Marco Morra Davide Paglia

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L’INTERVENTO

A scuola di legalità di Carlo Ricozzi, comandante della Guardia di Finanza del Piemonte

educazione alla legalità è una dimensione strettamente correlata all’idea stessa di uomo inteso come “animale sociale”: dove c’è una società c’è il diritto (ubi societas, ibi ius) e, per converso, dove c’è diritto c’è una società (ubi ius, ibi societas). Spiegare il significato di questi concetti agli studenti delle scuole primarie e secondarie, da parte del personale della Guardia di finanza quotidianamente impegnato nello svolgimento della funzione di polizia, è l’obiettivo del progetto che vede impegnati il Miur e il Corpo attraverso il protocollo d’intesa firmato nell’ottobre del 2011. Ciò che siamo chiamati a fare nelle scuole, affiancando il corpo docente, è di portare la nostra testimonianza in favore dell’assunto che il rispetto autentico delle norme giuridiche si pone come condizione necessaria per la pacifica convivenza e lo sviluppo delle relazioni umane in senso lato, compresi i rapporti economici. Tradotto in concreto, appartenenti alla Guardia di finanza tengono incontri ed esercitazioni presso gli istituti scolastici, nel corso dei quali vengono affrontati i temi dell’evasione fiscale, dell’abusivismo e della contraffazione, del diritto d’autore e dello spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso dell’anno scolastico 2012/13 e del corrente 2013/14 la Guardia di finanza ha incontrato 17mila studenti piemontesi, riportando l’apprezzamento dei docenti e dei

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dirigenti scolastici. Anche da parte nostra, registriamo un sensibile accrescimento in termini di motivazione ed entusiasmo nel personale dipendente: le domande e le questioni poste dai ragazzi, mai banali o scontate, ci inducono ad approfondire prassi e procedure e a migliorare i rapporti con i cittadini. I temi della legalità vengono illustrati anche con l’ausilio di contributi multimediali appositamente realizzati, utilizzando un linguaggio adatto all’età dei discenti, cui segue la narrazione di fatti realmente accaduti, suscitando nell’auditorio grande attenzione e facendo emergere interessanti spunti di riflessione. Particolarmente apprezzate, laddove la scuola disponga di adeguati cortili e spazi esterni, sono le dimostrazioni con l’ausilio delle unità cinofile antidroga e per la ricerca di sepolti in valanga o sotto macerie. Analoghe attività possono aver luogo in caserma, previ accordi con i dirigenti scolastici e, tradizionalmente, ogni 4 novembre, nel quadro delle iniziative organizzate per la ricorrenza dal comando regione militare nord dell’esercito, la tradizionale manifestazione “Caserme aperte”. Al progetto “Educazione alla legalità economica” è abbinato il concorso “Insieme per la legalità” che, tramite il coinvolgimento delle scuole, favorisce l’espressione creativa, attraverso la promozione di rappresentazioni grafico-pittoriche e produzioni videofotografiche sul tema. PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 11


L’INTERVENTO

Essere leader oggi di Guido Carella, presidente Manageritalia

uando il gioco diventa duro, i leader devono giocare in modo diverso. Non c’è dubbio, in un contesto sempre più complesso e difficile servono leader che indichino la strada e la percorrano portando con sé gli altri. Perché oggi o si gioca tutti insieme o non si vince. E gli ostacoli non sono solo esterni, ma spesso dentro di noi. In termini manageriali questo vuol dire che oggi un leader deve saper far accadere le cose e quindi far crescere i collaboratori, l’attività e l’occupazione. Deve avere una visione, darle corpo e strategia, obiettivi e persone motivate e formate per poterla raggiungere. Deve, forte di competenze manageriali trasversali alle diverse funzioni, far crescere e guidare persone competenti che solo collaborando sinergicamente, fuori e dentro l’azienda, possono mettere gambe alle idee. Parallelamente è aumentata anche la sua responsabilità sociale. Perché fare business in un ambiente sempre più difficile, discontinuo e a basso grado di sostenibilità, impone maggiori responsabilità verso i collaboratori, ma anche verso tutto l’intorno economico e sociale nel quale l’azienda vive. Oggi far lavorare al meglio le persone e farle collaborare facendo sinergia ai massimi livelli, sia dentro che fuori l’azienda, è il vero must. Questa è organizzazione, ma è soprattutto leadership: visione, motivazione e “collaborazione”, cioè lavorare insieme. E per questo servono tanta innovazione e tecnologia anche nell’organizzazione delle persone. In un mondo dinamico serve una superflessibilità: cioè la capacità di evolvere adattandosi alle nuove realtà, sostenuta dalla capacità di far fronte alla turbolenza creando ancoraggi stabili. Questo devono

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fare i leader oggi. La leadership in questo contesto richiede di coinvolgere, guidare e collaborare con i lavoratori della conoscenza, quali ormai tutti siamo, in modo dinamico. L’approccio di questi leader non può più essere quello autoritario, ma deve essere da pari a pari. Una leadership paritaria che non significa abdicare autorità e responsabilità. Essere leader oggi vuol dire cavalcare i trend emergenti: innovazione, digitalizzazione, collaborazione, globalizzazione e realizzazione. E poi anche i più grandi obiettivi, devono, oggi più che mai, guadagnarsi il raggiungimento futuro passo dopo passo, dando concretezza e risultati quotidianamente. Banalmente, bisogna trovare il modo di avere l’uovo oggi per avere la gallina, o meglio le galline, domani. Questi gli ingredienti vincenti: integrità, trasparenza, empatia, autorevolezza, entusiasmo, innovazione, collaborazione, vision, mentorship. E leadership e leader servono per trovare nuove strade, per raggiungere obiettivi sfidanti e alti. Non solo, dunque, a tagliare costi e persone e le gambe alla crescita. Ma, al contrario, a mettere le ali al futuro. PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 13


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx L’INTERVENTO

Dirigenti e licenziamenti: facciamo chiarezza di Marco De Bellis, avvocato del Foro di Milano e fondatore dello Studio Marco De Bellis & Partners

ra le figure che si trovano nel lavoro subordinato, quella dirigenziale ha caratteristiche uniche. Al pari di qualsiasi altro dipendente, il dirigente può essere licenziato legittimamente soltanto nel caso in cui venga soppressa la posizione di lavoro in cui è inserito (i cosiddetti motivi oggettivi o organizzativi), oppure nel caso di una sua grave mancanza (motivi disciplinari o soggettivi). Il primo caso è il più comune in questi tempi: non bisogna dimenticare, infatti, che i dirigenti sono i dipendenti più costosi. Il secondo, invece, è decisamente diverso. Nel licenziamento per mancanze la formula più consueta è la giusta causa. Questa può avvenire qualora il dirigente si sia reso responsabile di una mancanza talmente grave da ledere irrimediabilmente il nesso fiduciario col datore di lavoro. Nel rapporto dirigenziale la fiducia deve essere totale, ancora più marcata che in qualsiasi altro rapporto di lavoro subordinato. Per questo la giusta causa di licenziamento può riguardare non soltanto vicende attinenti all’attività lavorativa, ma anche alla sfera privata del dirigente. La giusta causa ha come effetto più immediato quello di interrompere immediatamente il rapporto di lavoro, senza alcun diritto del dirigente né al preavviso né alla relativa indennità sostitutiva (ex art. 2119 cod. civ.). I principali contratti collettivi stabiliscono che il licenziamento del dirigente debba essere comunque “giustificato”. La “giustificatezza” è una nozione giuridica che non coincide con quella di giusta causa o di giustificato motivo, individuate dalla legge per gli altri rapporti di lavoro. Proprio per la particolarità del rapporto dirigenziale e per l’alto grado di fiducia richiesto, anche mancanze “veniali” (che, se fossero commesse da un im-

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piegato, darebbero luogo a sanzioni disciplinari conservative) possono legittimare il licenziamento del dirigente. La legge, ovviamente, prevede anche delle sanzioni a carico dell’azienda per i licenziamenti ingiustificati. Quando viene ritenuto ingiustificato un licenziamento per motivi organizzativi, la sanzione prevista è il pagamento dell’indennità supplementare prevista dalla contrattazione collettiva. Viceversa, in ipotesi di licenziamento per una giusta causa poi rivelatasi inesistente, il giudice dovrebbe valutare se il comportamento del dirigente sia tale da configurare comunque la giustificatezza; in sostanza potrebbe trattarsi di una mancanza tale da legittimare il licenziamento, ma non così grave da costituire una giusta causa. In questo caso l’azienda sarebbe condannata a pagare soltanto l’indennità sostitutiva del preavviso. Qualora, invece, il giudice ritenesse che non sussista alcun tipo di responsabilità a carico del dirigente licenziato per giusta causa, condannerebbe la società a corrispondere al medesimo, oltre all’indennità sostitutiva del preavviso, anche l’indennità supplementare prevista dalla vigente contrattazione. PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 15


IN COPERTINA

I GIOIELLI DI FAMIGLIA Diversi per personalità, cultura e stile di vita. Con un destino che li accomuna. Sono gli eredi della famiglia Agnelli: John e Lapo Elkann e Andrea Agnelli. Benchè giovani possono già vantare importanti successi imprenditoriali

l grande albero degli Agnelli, che somiglia a un prospero salice piangente, per i paradossi della vita e gli incroci tra ricchezza e sofferenza, ha due grandi rami fratelli. Il primo si chiama Avvocato, detto Gianni, l’altro invece ha per nome Umberto, ed è il Dottore. Vediamoli. Il ramo maggiore è estroflesso, mescolanza tra follia elegante e ponderatezza estrema. Dall’Avvocato sono infatti germogliati John e Lapo Elkann, il cui padre Alain, scrittore e intellettuale coltissimo, è parigino, figlio del gran rabbino di quella comunità. (Non c’è più, e il salice in quel punto si annoda in un grido soffocato, una promessa verde che si chiamava Edoardo, il Filosofo, figlio di Gianni. Quest’ultimo puntava verso il cielo e ci è caduto dentro, in quel cielo, volando da un ponte nel 2000, a Fossano, vicino a Cuneo, troppo sognatore per vedere la vita come una fabbrica). Il ramo minore, quello del Dottore, fiorisce in Andrea, Juventus in

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Da sinistra, Andrea Agnelli, Lapo e John Elkann; sotto, Anna Agnelli e Ginevra Elkann

tutti i sensi. Giovane, promettente, borghese, come il padre Umberto. (Quel ramo ha una cicatrice immensa. È il posto in cui emerse diritto come un fuso il virgulto più bello e forte, Giovannino, stroncato a 33 anni da un cancro quando correva come la folgore per ridare slancio al tronco, e a tutto un mondo). John, Lapo. Di loro si racconta un

aneddoto. Che spiega come sia difficile essere uomini di carne e ossa se si nasce in un nido di privilegi. I due adolescenti sono in vacanza con la famiglia - forse c’era anche Ginevra, la terzogenita - in un bellissimo hotel in una delle isole del Golfo di Napoli. Bisogna partire, il padre chiede raccolgano le loro cose. Ecco che scendono, ma non hanno nulla tra le mani. Il papà


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx I giovani Agnelli



John Elkann è l’erede designato di Gianni Agnelli alla guida della Fiat. È lui ad aver voluto Sergio Marchionne alla guida del gruppo

chiede: “E la vostra roba?”. “L’abbiamo lasciata. Noi non siamo materialisti”. Solo i figli dei capitalisti possono permettersi di non essere materialisti. Del resto il nonno ha sempre avuto questa allure di sublime distrazione, l’aria di essere appena sceso da un bolide rosso, per abbandonarlo sul ciglio per salire su una mongolfiera. Eppure, dev’essere qualcosa nel sangue che li ha trasformati in sognatori molto pratici e a meno di 40 anni hanno una storia imprenditoriale di successo alle spalle. John Elkann, detto Jaki, è l’erede designato di Gianni Agnelli alla guida della Fiat, chiave della rina-

scita del marchio. È lui ad aver voluto Sergio Marchionne alla guida del gruppo, aprendo la strada all’alleanza strategica con Chrysler e lo scorporo di Fiat Auto in due distinte aziende. Primogenito, come detto di Alain e di Margherita figlia dell’Avvocato, ha un viso da ragazzino. È nato ovviamente a New York e prima di laurearsi al Politecnico di Torino ha girato il mondo: Gran Bretagna, Brasile, Francia. È entrato nel Cda della Fiat giovanissimo, non aveva nemmeno 22 anni, “la stessa età che avevo io quando entrai in consiglio, nel 1943”, disse quel giorno l’Avvocato. Una scelta presa per fare sentire anche simbolicamente la continuità. È un uomo



d’affari, lucido e carismatico. Più freddo e calcolatore dell’Avvocato, ha sostenuto il contenzioso con la madre Margherita sull’eredità quasi senza (visibilmente) battere ciglio. Si è sposato con Lavinia Borromeo, ha un matrimonio felice, ha avuto tre figli, Leone, Oceano e Vita. Nei nomi dei figli ha probabilmente esaurito tutta la sua estrosità, dopo di che si è messo a scuola di quello straordinario e concreto cinico di Marchionne. Lontano dal gossip, l’erede designato si gode i suoi successi, non ultimo quello di qualche settimana fa, quando la Fiat si è presa tutta Chrysler: “Aspetto questo giorno sin dal primo momento, sin da quando nel 2009 siamo stati scelti per contribuire alla ricostruzione di Chrysler”, ha detto. E pochi giorni dopo, via: si torna nel privato, a Sankt Moritz, sulla neve a giocare con i figli e a scambiarsi tenerezze con la moglie. Persino il Financial Times parla bene di lui, “l’erede inaspettato che ha salvato i gioielli di famiglia”, lo ha definito già qualche anno fa. Ed è così: la Fiat ha di nuovo un futuro. “Sono arrivato  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 17


IN COPERTINA

 a Torino per studiare ingegneria nel 1994, vent’anni fa – ha ricordato – e per anni non c’è stato un giorno in cui, stando sempre più vicino alla Fiat, non abbia avuto la sensazione che la vita della società fosse precaria a causa delle dimensioni del gruppo e per tutta una serie di ragioni. Quello che è stato fatto nel corso delle vacanze di Natale e annunciato all’inizio di quest’anno apre una strada che potevamo solo sognare”. Un altro successo è stato lo sviluppo dell’immagine del gruppo del Lingotto portato avanti da suo fratello Lapo. Dalle felpe con il marchio Fiat, che hanno ridato slancio a un simbolo spento, alla pubblicità della Punto che sfreccia su una strada deserta, con in sottofondo la canzone di Vasco Rossi, “e va bene così, senza parole”. Ha promosso idee e progetti originali, quasi rivoluzionari, come quello della Grande Punto: una macchina da personalizzare “con la bandiera sul tetto e la foto della fidanzata sulla portiera”. Perché “nessuno vuole essere come il suo vicino. L’auto è il bene più prezioso dopo la casa. Ma deve ancora imparare a rappresentare l’anima”. Per Lapo la Fiat doveva tornare a essere una macchina “figa”. Per lui, poco incline all’uso corretto dei congiuntivi, al con-

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trario del fratello, tanto gossip e tante love story, la più famosa con l’attrice Martina Stella. Lasciamo perdere le disavventure di droga e follia trans. Ma la grandezza è volersi rialzare. E l’ha fatto senza avvilirsi e senza rinunciare al suo timbro di geniale sregolatezza. Lo si vede in giro con la sua Ferrari mimetica, spesso e volentieri parcheggiata in divieto di sosta, magari in completo azzurro e pantofola animalier. Sempre alla moda e ideatore di nuove tendenze, si è sicuramente guadagnato l’etichetta di imprenditore più cool d’Italia. È un brand. Nel 2007, con un nuovo colpo di genio fonda Italia Independent, una nuova azienda di abbigliamento ed eyewear. Il marchio è quotato in Borsa sul listino delle piccole e medie imprese e muove un fatturato di circa 30 milioni di euro. Lo scorso anno ha registrato utili per 600mila euro. “In Italia l’eccentricità non è ben accetta perché non sei incasellabile in una scatola. E io di essere messo in una

scatola non ho voglia. Credo di averne il diritto”, ha detto in una intervista di pochi mesi fa. Di tutti e tre i “nuovi Agnelli”, Lapo è sicuramente quello che assomiglia fisicamente più di tutti al nonno. E ha confessato che da giovane voleva essere come lui. “Era il mio esempio, il mio modello”, ha detto. “Pensavo esistesse solo lui. Poi ho capito che il nonno era il nonno e io sono solo io. È giusto così. Oggi non ho più nessuna voglia di essere come lui, il che non vuol dire che non lo rispetti. Però io sono diverso”. E ancora diverso è Andrea, ramo del Dottore. Cugino di Lapo e John, tifosissimo della Juventus, della quale è presidente dal maggio 2010. Dopo 50 anni di assenza, è il quarto Agnelli, dopo il nonno Edoardo, il padre Umberto e lo zio Gianni, a rivestire questa carica. È arrivato alla Juventus in uno dei momenti peggiori della sua storia, settima in classifica e in Europa League quasi per caso. Come il padre Umberto


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx I giovani Agnelli



John ha scelto proprio Andrea per riportare il nome degli Agnelli ai vertici della società, figlio di quell’Umberto che vent’anni prima era riuscito nella stessa impresa

non vola, pensa a dare bellezza alla casa, ben piantata per terra, con fondamenta solide. È stato lui a far rinascere la Juventus dopo la retrocessione in serie B, volendo fortemente darle appunto una casa, moderna, accogliente, su misura del suo stile, dove il sostegno alla squadra circola come un hula hoop sui fianchi della Signora, che si chiama Vecchia per un gioco di parole con Juventus. Il sospetto che la Fiat voglia andare lontano, lasciando Torino in balia del vuoto (una paura che va e poi torna, negli ultimi vent'anni) ha



avuto come contravveleno l’opera di Andrea. Certo, il contesto non era facile. Gli strascichi di calciopoli, il campionato così e così, e i rapporti con la proprietà – cioè con Exor, cioè con John Elkann – non proprio buoni. Poi insieme hanno deciso di investire in tutti i sensi sulla torinesità universale che è la cifra della Juventus. Piemontese e libera di essere mondiale come i foulard di Gianni e di Umberto. Così è stato proprio John a volere il cugino alla testa del club. Umberto Agnelli, padre di Andrea, era stato presidente della Juve a meno di 23 anni e fu l’inventore

della prima grande Juventus del Dopoguerra. E John ha scelto proprio Andrea per riportare il nome degli Agnelli ai vertici della società, figlio di quell’Umberto che vent’anni prima era riuscito nella stessa impresa. A livello simbolico è stata una decisione importante e, soprattutto, non dovuta, visto che non gli spettava per eredità. Scelta da Agnelli. Principesca. Il salice piangente vive così, con questi tre virgulti, una fioritura felice. Ha già pianto abbastanza. Renato Farina, scrittore PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 19


POLITICA ECONOMICA

Innovazione ed export, leve di sviluppo

In un mondo interconnesso, è impossibile pretendere di dare il via alla ripresa da soli. Servono sforzi e obiettivi comuni, soprattutto se tutto il Paese ha bisogno di riforme strutturali. Un focus del territorio piemontese Teresa Bellemo

e rilevazioni degli ultimi mesi hanno mostrato una situazione ormai nota a molti. Il Piemonte è una delle regioni italiane che sono state colpite più duramente dalla crisi. Le cause devono essere di certo ricercate nella specializzazione produttiva, che in questa fase congiunturale è risultata particolarmente sfavorevole. I beni di consumo durevoli e quelli di investimento, due dei comparti di punta della regione, sono stati infatti i settori che più hanno risentito del peggioramento del clima di fiducia. Non solo, ma hanno accusato il colpo anche, e soprattutto, della riduzione della spesa di consumo e di investimento da parte di famiglie e imprese. Viceversa, i settori e le imprese più orientate all’export sono riusciti a reggere meglio. La filiera dell’automotive è sicuramente tra i settori più colpiti dalla recessione, non soltanto in Piemonte, ma anche nel resto d’Europa. Inoltre, anche l’edilizia e tutti i settori fornitori sono stati fortemente penalizzati dal crollo degli investimenti pubblici. Chi, invece, continua a cre-

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del piano regionale per il lavoro? «L’unica vera, efficace terapia contro la disoccupazione è il rilancio della crescita economica. Fin dal 2010, con il piano straordinario per l’occupazione, la Regione Piemonte ha adottato interventi di varia natura a sostegno delle imprese e dell’occupazione, specialGianfranco Carbonato, presidente di Confindustria Piemonte mente giovanile. Le riscere a dimostrarsi dinamico sono sorse sono state ripartite tra i settori dell’aerospazio, dell’ali- numerosi obiettivi, limitandone mentare e alcuni segmenti della necessariamente l’impatto. Ma una meccanica strumentale, grazie alla valutazione della congruità e rileloro elevata propensione all’ex- vanza delle misure non può preport. Gianfranco Carbonato, pre- scindere dai risultati ottenuti. sidente di Confindustria Valutiamo positivamente, ad Piemonte, stila un consuntivo di esempio, l’attenzione riservata ai quello che finora la crisi ha provo- poli di innovazione e alle piattacato nella regione, senza dimenti- forme tecnologiche: strumenti in care i punti essenziali su cui teoria importanti e innovativi concentrarsi per una ripresa, que- anche se la rilevanza è da valutare sta volta duratura. caso per caso. In ogni modo, il Tra i problemi del tessuto pro- piano regionale ha complessivaduttivo piemontese la disoccupa- mente avuto effetti molto modesti zione, in particolare, è molto e purtroppo non poteva essere alforte. Quali i provvedimenti più trimenti proprio per quello che diurgenti da adottare? Cosa pensa cevo prima: non esiste


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Gianfranco Carbonato

occupazione senza crescita». Il Piemonte però è anche la regione italiana che nell’ultimo anno ha visto la nascita di più startup innovative. Quali secondo lei le motivazioni di tutto questo fermento? «Da sempre la nostra Regione si colloca ai primissimi posti in Italia per natalità d’impresa, e anche una recente classifica sulle startup pone l’area torinese al primo posto nel nostro Paese. Il dato riflette certamente la storica tradizione imprenditoriale piemontese: non va dimenticato che il Piemonte è stata la culla dell’industria moderna in Italia. Qui sono nate l’industria meccanica, automobilistica, aeronautica, ferroviaria e, ancor prima, l’industria tessile meccanizzata. Anche nel

dopoguerra il Piemonte ha trainato lo sviluppo industriale del nostro Paese. Al patrimonio di competenze imprenditoriali e al know-how tecnologico si aggiunge poi un elemento di stimolo ulteriore: mi riferisco al rapporto tra mondo produttivo e università - in particolare con il Politecnico -, che deve essere certamente più rafforzato e ampliato ma è giù più strutturato rispetto ad altre realtà. Emblematico l’incubatore I3P del Politecnico: una vera eccellenza in Italia». Di cosa si tratta? «I3P è nato nel 1999 ed è il principale incubatore universitario italiano e uno dei maggiori a livello europeo. Nel 2013 I3P si è classificato al quarto posto in Europa e all’11esimo al mondo nel ranking

Ubi Index, la classifica annuale degli incubatori universitari. Questa struttura favorisce la nascita di nuove imprese science-based con validata potenzialità di crescita, fondate sia da ricercatori universitari che da imprenditori esterni e fornisce loro spazi attrezzati, servizi di consulenza per avviare la propria attività imprenditoriale, oltre a un network di imprenditori, manager e investitori. Il 2013 si è chiuso con 44 imprese che si sono certificate come startup Innovative e 5 sono in attesa di iscrizione. Oggi l’I3P ha avviato oltre 156 startup. Mediamente, ogni anno I3P riceve oltre 250 idee imprenditoriali, valuta più di 60 business plan per poi avviare circa 10-15 nuove startup». Torniamo alle difficoltà tessuto  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 37


IN COPERTINA POLITICA ECONOMICA

 produttivo piemontese. Quali rare efficienza, produttività, capa- certa. I casi di crisi aziendale sono sono le carenze principali? «Le debolezze del tessuto produttivo sono le stesse che contraddistinguono il nostro Paese. Rispetto ai principali concorrenti - e non parliamo qui dei Paesi emergenti, ma di Germania, Francia, Regno Unito - le imprese italiane sono fortemente penalizzate non solo da una pressione fiscale più alta, ma ancor più da un costo dell’energia più elevato, una burocrazia lenta e inefficiente, servizi pubblici inadeguati, una legislazione eccessivamente vincolante e complessa, un accesso al credito problematico, soprattutto per le pmi, un mercato del lavoro rigido e ingessato, relazioni industriali arcaiche e conflittuali. Certamente, ogni impresa può fare ancora molto per miglio-

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cità innovativa e proiezione internazionale, ma neppure le imprese leader possono competere indefinitamente con concorrenti sostenuti da un sistema-paese molto più efficiente». Quali le prospettive per il 2014 e cosa intende fare concretamente Confindustria Piemonte per la ripresa economica regionale? «Le prospettive per il 2014 sono molto incerte. L’Italia riuscirà forse a uscire faticosamente dalla recessione ma probabilmente non riuscirà a tornare su ritmi di crescita che consentano di recuperare in misura significativa il terreno perduto in questi anni. La disoccupazione non scenderà in modo apprezzabile e per i settori più legati al mercato interno la ripresa sarà lenta e in-

quindi destinati ad aumentare almeno per la prima parte del 2014. D’altra parte, la nostra economia resterà particolarmente vulnerabile agli shock esterni, che siano di origine finanziaria o economica. Questa complessa situazione e l’impossibilità di ricorrere, come altri paesi, allo strumento della spesa pubblica, rendono particolarmente urgente imprimere una forte accelerazione alle ben note riforme strutturali, già chiaramente indicate da Confindustria negli ultimi anni, che possono ridare slancio alla nostra economia. Compito fondamentale di Confindustria è far sì che a ogni livello di governo la spesa pubblica sia riqualificata e resa più efficiente, indirizzando le risorse verso impieghi più produttivi».


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Alessandro Barberis

Andare avanti, guardandosi indietro Tra le ombre di un anno difficile emergono spiragli di luce. Sono export, internazionalizzazione e cooperazione le roccaforti dei segni più. Alessandro Barberis illustra lo stato di salute dell’economia torinese Teresa Bellemo n un contesto internazionale difficile, la provincia di Torino evidenzia alcune ombre. Ad esempio, la diminuzione del numero di imprese, dovuta a un maggior numero di chiusure non compensate da nuove aperture. Ma ci sono anche prospettive positive, soprattutto nei dati della produzione industriale. Il terzo trimestre 2013 ha, infatti, registrato un balzo in avanti del 2 per cento rispetto allo stesso trimestre 2012, a fronte della riduzione del 3,9 nazionale, e anche il fatturato ha registrato un incremento del 2,8 per cento. Se i dati relativi alla chiusura dell’anno lo confermeranno, la variazione annuale della produzione industriale torinese potrebbe fermarsi a -0,3, in netta risalita rispetto al -6,1 del 2012. Un valore incoraggiante che interessa tutti i comparti industriali, soprattutto chimica, materie

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plastiche, mezzi di trasporto e alimentare. Gli stessi che registrano anche un incremento dell’export. L’internazionalizzazione si conferma quindi una scelta vincente anche in anni di crisi? «Assolutamente sì. E le aziende torinesi, anche grazie al supporto della Camera di commercio, si sono mosse per tempo Alessandro Barberis, presidente della Camera di Commercio di Torino verso l’estero, in anni precedenti alla crisi attuale. Pertanto +20,7. In crescita anche il Brasile, anche nei primi nove mesi del 2013 +19,9 per cento, mentre la Cina rele esportazioni locali sono cresciute gistra addirittura +73,8%». del 6,2 per cento e il saldo della biTorino come può reagire alle soflancia commerciale, positivo per la ferenze in questo 2014? provincia, è in aumento di quasi «Certamente Torino e il Piemonte l’11. A trainare le esportazioni è stanno soffrendo, ma stanno già reastato il settore dei mezzi di tra- gendo. Per la ripresa è innanzitutto sporto, che rappresenta quasi il 40 importante che il Piemonte riper cento dei prodotti venduti al- manga competitivo all’estero, in atl’estero e che, rispetto a gennaio- tesa della ripresa dei consumi settembre 2012, ha aumentato i interni. Per questo continueremo a suoi proventi del 18. Per quanto ri- lavorare supportando e accompaguarda i paesi di destinazione, l’ex- gnando le imprese alla ricerca di port si è concentrato per il 56,5 per nuovi mercati. I nostri progetti di cento all’interno dei confini del- internazionalizzazione hanno finora l’Unione europea, soprattutto verso registrato successi notevoli: nel Germania e Francia, che detengono 2012 per ogni euro da noi investito, rispettivamente il 12,4 e l’11,8 per ne sono tornati 22 alle aziende in cento di quota di mercato. Ma sono termini di commesse firmate algli Stati Uniti il terzo paese destina- l’estero. Continueremo, dunque, a tario delle merci torinesi con il fare sempre più sistema con le altre PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 39


IN COPERTINA POLITICA ECONOMICA



Nel 2012 per ogni euro da noi investito in internazionalizzazione ne sono tornati 22 alle aziende in termini di commesse firmate all’estero



 istituzioni, la Regione Piemonte e le 2014-2020. Sia a livello locale che cesso al credito, velocizzare i tempi altre Camere di commercio piemontesi. Non è un caso se il Piemonte nel 2013 continua ad apparire più internazionalizzato della media italiana: posto pari a 100 il livello di internazionalizzazione complessivo dell’Italia, quello piemontese risulta superiore di oltre 26 punti». Oltre all’internazionalizzazione, quali altre strade? «Bisogna sostenere le startup, che per il Piemonte sono una punta di diamante grazie alla collaborazione tra imprese, Politecnico e università. Vanno sostenute le imprese giovanili e femminili e, più in generale, le nuove imprese. Una leva fondamentale è sicuramente un più facile accesso al credito: in questo senso è auspicabile anche un utilizzo più efficace dei prossimi fondi europei 40 • DOSSIER • PIEMONTE 2014

nazionale, si dovrà lavorare molto a un nuovo modello di sviluppo sostenibile, puntando sulla competitività territoriale: accessibilità, reti d’impresa, ricerca e innovazione, internazionalizzazione, promozione delle eccellenze sono le parole chiave. Ma anche cultura, turismo, arte contemporanea, nuove identità di una città che evolve. E ambiente, nuove tecnologie, green economy. Naturalmente non ci sono ricette preconfezionate, ma ognuno nel proprio ruolo e attività deve fare il massimo, trovando anche nuove idee e sperimentando nuove vie». Dalla sua esperienza appena conclusasi in Eurochambres, quali sono i temi più urgenti a livello europeo? «Eurochambres in questi anni ha lavorato soprattutto per facilitare l’ac-

di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni, evitare misure protezionistiche, sostenere le imprese nell’accesso a mercati esteri e ha agito su tutti i principali interlocutori europei per diffondere una cultura dell’imprenditorialità, anche con l’obiettivo di diminuire la disoccupazione, soprattutto giovanile. È stato poi riservato un occhio particolare ai mercati emergenti: le previsioni economiche ci dicono che nel 2020 il 90 per cento della crescita mondiale sarà generata al di fuori dell’Europa: questo significa che le aziende europee, non solo quelle italiane o torinesi, avranno l’obbligo di indirizzarsi all’estero per rimanere competitive e in questa direzione tutte le istituzioni, locali o sovranazionali, dovranno continuare a impegnarsi».


POLITICA ECONOMICA

L’importante ruolo dei confidi Per fare ripartire l’economia servono interventi concreti che consentano alle imprese di avere un più ampio respiro fiscale. Massimo Nobili illustra il ruolo dei confidi Nicolò Mulas Marcello confidi in questi difficili anni di crisi economica hanno dimostrato la loro utilità in termini di riduzione del gap comunicativo tra banche e imprese. Servono, però, interventi a livello centrale per poter rimettere in moto l’economia nazionale. «Occorre far ripartire la domanda interna – spiega Massimo Nobili, presidente di Eurofidi – per consentire alle imprese non solo di sopravvivere ma anche di produrre, investire e creare occupazione. Per questa ragione, il nostro auspicio è che il segnale di ripresa arrivi anche a livello governativo con una decisa, e decisiva, riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sul costo del lavoro». Possiamo fare un quadro generale dell’accesso al credito per le imprese piemontesi nell’ultimo anno? «In Piemonte, forse più che in altre regioni, la crisi ha colpito duramente. Soprattutto le piccole e medie imprese, che rappresentano il motore dell’economia del nostro territorio, ne hanno patito il peso maggiore. E gli effetti si son fatti sentire a partire proprio dalla difficoltà dell’accesso al credito. I dati di Banca d’Italia ci dicono che nel primo semestre dell’anno del 2013 si è registrata una diminuzione dei finanziamenti alle imprese e questa contrazione ha riguardato tutte le classi dimensionali, con una maggiore accentuazione per le piccole impre-

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Massimo Nobili, presidente di Eurofidi

se. Il calo del credito ha significato un calo degli investimenti di mediolungo termine, per cui le richieste di finanziamenti da parte delle pmi sono state finalizzate più a sostenere l’impresa stessa che non a investire. Malgrado questo, nel primo semestre dell’anno scorso l’operatività di Eurofidi in Piemonte è leggermente cresciuta sia in termini di finanziamenti sia di garanzie. E la tendenza è proseguita anche nel trimestre successivo: tra luglio e settembre, le garanzie concesse da Eurofidi sono state 65 milioni di euro rispetto ai 56

dello stesso periodo dell’anno precedente». Il ruolo dei confidi nel difficile periodo economico che stiamo vivendo è molto importante. Come lo state affrontando? «Il nostro settore sta sicuramente patendo l’onda lunga della crisi, ma rimane uno strumento imprescindibile, se non unico, per rilanciare l’attività delle pmi. I confidi hanno dimostrato la loro utilità, in particolare in questi anni di crisi, perché riducono la tipica asimmetria informativa esistente tra banche e imprese, cercan-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Massimo Nobili

do di rendere più trasparenti e più sicure, nei confronti del sistema bancario, imprese che altrimenti sarebbero giudicate opache. Lo dimostra il fatto che negli ultimi cinque anni i prestiti bancari garantiti sono cresciuti del 15%, mentre quelli non garantiti sono diminuiti. I primi rappresentano ormai i 2/3 del totale e i 4/5 nel caso delle piccole imprese». Quali risultati avete raggiunto nel 2013? «Nell’attuale situazione economicofinanziaria è necessario che le strutture di garanzia ricerchino l’efficienza, in tutti i modi possibili, e i migliori equilibri patrimoniali. Per rafforzare la situazione patrimoniale dell’azienda, a fine gennaio, è stata

convocata l’assemblea di Eurofidi con all’ordine del giorno un significativo aumento di capitale. Inoltre, nel 2013 Eurofidi ha lanciato le “garanzie dirette alle pmi”: nuovi prodotti che si affiancano alle tradizionali garanzie bancarie e prevedono un rapporto fideiussorio diretto. Lo definiamo “diretto” perché il soggetto beneficiario destinatario della garanzia è una Pmi o una persona fisica e non un istituto di credito come per le tradizionali garanzie rilasciate dai confidi. Può essere usato in diversi casi, dai contratti di fornitura a quelli di locazione e il massimale di in-

tervento per impresa può raggiungere i 2,5 milioni di euro». C’è qualche segnale di ripresa che faccia ben sperare per il 2014? «L’ultima indagine congiunturale sull’industria manifatturiera del Piemonte sembra mostrare che uno spiraglio c’è. Nel periodo luglio-settembre 2013, la produzione industriale ha registrato una variazione tendenziale del +0,6% rispetto allo stesso periodo del 2012, registrando così il primo risultato positivo dopo sette trimestri caratterizzati da performance negative. In questo contesto, cerchiamo di fare la nostra parte, fornendo non solo garanzie bancarie ma anche servizi di consulenza aziendale attraverso Eurocons. Il 2014 è iniziato alla luce dell’importante progetto di riorganizzazione e di riassetto societario con il quale Eurogroup si è trasformato in società a tutti gli effetti, parte di un gruppo che ora comprende Eurocons, società di consulenza azienda per le pmi, ed Euroenergy che fornisce alle imprese soluzioni chiavi in mano nel campo delle energie rinnovabili e, nel prossimo futuro, anche Eurofidi. L’impegno delle nostre società per il 2014 consisterà, nonostante le difficoltà, nel continuare ad aiutare, sostenere e valorizzare le tante realtà produttive in crescita e ancora capaci di innovare». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 43


AGROALIMENTARE

Investimenti e risorse umane Il 2013 si è rivelato un anno felice per la sua azienda, che da parecchi anni marcia a un ritmo di quasi un milione di euro al mese di crescita. Alberto Balocco descrive le scelte strategiche e gli investimenti che hanno reso possibile tutto ciò a dispetto della crisi Renata Gualtieri

dati di pre-consuntivo parlano di una crescita dell’azienda piemontese dal punto di vista dei volumi: sono stati prodotti 54mila tonnellate di prodotto da forno rispetto ai 48.500 dell’anno scorso, con un giro d’affari che quest’anno dovrebbe sfiorare i 160 milioni di euro rispetto ai 148 dello scorso anno, con patrimonio netto di 25 milioni di euro. «Nonostante il piano d’investimenti massiccio - precisa il presidente e amministratore delegato dell’azienda Alberto Balocco -, l’attenta gestione, l’ottimo lavoro di squadra e la condivisione degli obiettivi con tutto il personale hanno consentito all’azienda di crescere in termini di prodotto venduto e di essere solida dal punto di vista patrimoniale- finanziario». Può tracciare un quadro dell’industria dolciaria negli ultimi anni, tra punti di forza e debolezza e aspettative per il nuovo anno? «Il nostro settore sembra aver più tenuto rispetto ad altri, ma in realtà ha attraversato un po’ di mare grosso; ha avuto il vantaggio di essere sostenuto da una relativa costanza nei consumi e da un incremento della colazione domestica a scapito di quella fuori casa, per evidenti problemi di potere d’acquisto. I prodotti da ricorrenza o beni non di prima necessità hanno sicuramente sofferto di più la crisi. In tutto il Paese ci sono state aziende che hanno avuto crisi di liquidità e hanno dovuto rivedere la propria strategia di sviluppo e che continueranno a indebolirsi perché costrette a tamponar le falle e non si potranno

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Alberto Balocco, presidente e amministratore delegato dell’omonima azienda

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dedicare a uno sviluppo sostanziale. Chi invece ha potuto godere dei benefici di quello che è stato realizzato negli ultimi 3-5 anni potrà continuare a investire e ampliarsi». Lei ha ricevuto il premio Ernst & Young come imprenditore dell’anno 2013 nella categoria Food & beverage per l’attenzione al territorio di appartenenza, alla qualità delle materie prime e alle risorse umane. Come è riuscito a mantenere fede negli anni a questi tre valori? «È un premio all’impresa dell’anno perché l’imprenditore da solo non va molto lontano. Il fatto di essere un’azienda che negli ultimi anni ha creato sviluppo e ha motivato tutte le persone che ci lavorano. I risultati poi, se


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Alberto Balocco



Per consentire alla azienda delle strategie di marketing più di ampio respiro, cioè di contatto quotidiano con i consumatori, abbiamo pensato alla prima colazione

condivisi con le persone con cui hai affrontato l’avventura, portano al successo. La nostra è un’azienda familiare, condotta da me, mia sorella Alessandra e mio padre, che è presidente onorario dell’azienda. Per noi l’interesse prioritario è il bene dell’azienda e delle persone che ci lavorano, senza speculazioni che portano solo al bene dell’azionista, e realizziamo investimenti per migliorare la qualità dei prodotti. Quelli dedicati al sito produttivo di Fossano negli ultimi 10 anni hanno portato un miglioramento della produzione lavorata del 75 per cento. Ma solo se si riesce a essere competitivi sul costo del lavoro ci si può concentrare sul miglioramento della qualità e questo genera effetti positivi». Di solito c’è una gran concentrazione di vendite a ridosso delle feste. È stato così anche quest’anno, quali sono stati i volumi di vendite di panettoni e pandoro per il Natale 2013?



«Per quanto riguarda il sell in l’azienda ha raggiunto quasi il 10 per cento di crescita; per il sell out, secondo i dati al 22 dicembre, il mercato registra una piccola flessione. La nostra azienda guadagna quasi 2 punti di quote di mercato, 17 per cento rispetto al 15 dell’anno scorso». Balocco è uno dei principali player del settore dolciario nazionale. Quanta parte del giro d’affari proviene dall’export? Quali i Paesi più importanti in cui è presente l’azienda e quali quelli da guardare con più interesse? «Poco meno del 15 per cento del nostro giro d’affari viene esportato e come principale Paese in ordine decrescente d’importanza abbiamo l’Europa, esclusa Italia, gli Stati Uniti, poi il Medio Oriente, il sud-est asiatico e 

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AGROALIMENTARE



Dal 2013 siamo sponsor del Giro d’Italia, la più grande festa popolare in Italia, che ci consente di allargare la notorietà dei nostri prodotti

 l’Australia, seguono poi Sud Africa e Sud America. Il 60 per cento viene venduto nell’ambito dell’Unione europea e il 40 fuori Ue. Per quanto riguarda i prodotti lievitati da ricorrenza anche consumatori non italiani hanno acquisito l’abitudine di consumare un prodotto italiano, specie il panettone, celebrando le feste con questo dolce. La prima colazione, che è l’altro ramo di sviluppo dell’azienda, e in Italia si fa con liquidi caldi, the, latte e caffè nel quale vengono inzuppati dei prodotti da forno derivati dai cereali, è cresciuta del 240 per cento. Questa abitudine, tipica del bacino del Mediterraneo, non è però così diffusa negli altri Paesi dove la colazione è spesso basata su prodotti salati. Per noi diventa difficile cambiare le abitudini di consumo degli stranieri e dunque, per aumentare la nostra quota d’esportazione, che rimane un obiettivo da realizzare, dobbiamo lavorare sul fuori pasto che viene mangiato come gratificazione fine a se stessa». Da cosa deriva la scelta d’investire sulla maglia della Juventus e su quella rosa del 76 • DOSSIER • PIEMONTE 2014



Giro d’Italia? A cosa ha portato questa strategia di marketing? «Nei primi anni 2000 l’azienda era fortemente sbilanciata sulla produzione dei prodotti da ricorrenza. Ci siamo resi conto però che lavorare con due momenti di consumo all’anno, Pasqua e Natale, poteva essere un po’ rischioso. Per poter usufruire di strategie di marketing più di ampio respiro, cioè di contatto quotidiano con i consumatori, abbiamo pensato alla prima colazione, un momento di consumo in cui tutta la famiglia si riunisce e il prodotto viene portato in tavola nella propria confezione e dunque diventa riconoscibile. Nel 2010 ci siamo trovati di fronte alla possibilità di entrare nel marketing sportivo e il calcio è stato il primo sport su cui abbiamo investito perché ha una stagionalità che va da settembre a maggio, che coincide con l’anno scolastico, che è anche il momento di maggior consumo dei prodotti da prima colazione. Siamo stati sponsor della maglia della Juve per due campionati e oggi siamo official partner, con tutta la visibilità che ne deriva. Nel 2013 abbiamo sponsorizzato anche la maglia rosa del Giro d’Italia, è un ulteriore modo per staccarci dal Natale; inoltre, il fatto che il giro sia la più grande festa popolare in Italia ci consente di allargare la notorietà dei nostri prodotti».


AGROALIMENTARE

La razza piemontese Luigi Vallino mostra i passi fondamentali necessari per ottenere quella carne di bovino famosa anche fuori dai confini nazionali. «Solo l’esperienza permette di raggiungere il massimo standard» Remo Monreale

olo la più elevata qualità genetica per carne selezionata e garantita. È l’unico credo possibile per quegli allevamenti piemontesi che, per affrontare ad armi pari il mercato, devono rimanere una delle nostre eccellenze nazionali. Gran parte della qualità di una carne pregiata deriva dall’esperienza dell’allevatore, come spiega Luigi Vallino, che con la cuneese Vall. Carni rifornisce numerose macellerie nazionali e una quarantina di supermercati. «La società – dice Vallino – è stata creata sulla base di una pluriennale esperienza accumulata nel settore dell’allevamento e commercio carni. È proprio grazie a questa lunga esperienza che abbiamo affinato le nostre capacità nel selezionare gli animali migliori, allevandoli con cura estrema al fine di garantire ai consumatori un prodotto di qualità superiore. Non a caso macelliamo e introduciamo sul mercato solo ed esclusivamente animali cresciuti in stalle sottoposte alla nostra supervisione. In ogni caso siamo sempre noi a seguire in prima persona i bovini, dal momento del loro svezzamento sino alla loro immissione sui banchi della grande distribuzione, garantendo un prodotto che conservi di volta in volta le stesse caratteristiche di aspetto e di gusto». La Vall. Carni è al centro di una filiera dove si possono trovare solo le razze “Piemontese” e “Blond d’Aquitaine”, quest’ultima chiamata anche garronese. «La nostra tipologia di allevamento – continua Vallino – è mirata alla produzione di carni selezionate e garantite. A tal fine acquistiamo vitelli con circa sei mesi di vita ancora al pascolo e appena divezzi dal latte

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materno. Tale nostra scelta ci consente di tenere gli animali in stalla ancora per otto o nove mesi, durante i quali i nostri sforzi sono mirati ad allevare dei bovini le cui carni dovranno essere di primissima qualità. Per raggiungere questo obiettivo prestiamo molta cura all’alimentazione dei nostri vitelli. La genetica del Blonde d’Aquitaine, per esempio, è contraddistinta da una notevole massa muscolare che ingerisce all’incirca 10 chili di sostanza secca al giorno. Siamo pertanto quanto mai oculati nello scegliere i cereali. Da anni, per ciò, abbiamo de-

Luigi e Loredana Vallino, titolari della Vall. Carni Sas con sede a Marene (CN) www.vallcarni.it


Luigi Vallino

ciso di produrre in proprio l'alimentazione da somministrare ai nostri animali, anche per verificare l'assenza di tossine e i valori nutrizionali. Con la stessa cura scegliamo i foraggi migliori per permettere una buona ruminazione che non vada a causare acidità all’apparato digerente del vitello». Altro punto di forza del nostro allevamento è dato dalla rintracciabilità dei capi allevati. «Questo – spiega l’allevatore cuneese – è determinato da un apposito programma di anagrafica bovina, perfezionato, nello specifico, per la nostra azienda. Un altro programma collegato direttamente con il laboratorio di sezionamento ci consente di vedere in quante parti anatomiche è stata suddivisa la mezzena ricostruendo il bovino per intero e, ricollegandoci poi al programma sopra menzionato, descrivere per intero la storia dell’animale, dal suo ingresso in stalla sino al consumatore finale, chiu-

5000

90%

I CAPI DI BESTIAME ALLEVATI ALL’INTERNO DELLE STALLE DELLA VALL. CARNI SAS DI MARENE

I BOVINI MACELLATI DALLA VALL. CARNI CHE PROVENGONO DIRETTAMENTE DALLE LORO STALLE

dendo così il ciclo dell'animale». La Vall. Carni Sas si è anche specializzata nella produzione di carni confezionate in vaschette in atmosfera protettiva, prodotte in un nuovo stabilimento progettato e destinato a uso esclusivo per questa linea di produzione. «È un altro dei progetti di ampliamento della nostra attività – asserisce Vallino – che ci ha permesso di soddisfare le esigenze di tantissimi clienti su tutta la penisola ai quali forniamo non solo carni confezionate in atmosfera protettiva ma anche mezzene divise per tagli anatomici e confezionate in sotto vuoto. La migliore ricompensa a tutto questo, com’è facile immaginare, non sta solo nel numero ma anche, e forse soprattutto, nella soddisfazione dei clienti. Gli encomi, come quello di Massobrio nel suo “Il Golosario”, o il premio vinto all'Agrifood di Verona nel marzo 2005, sono uno stimolo in più a fare sempre meglio». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 83


IMPRESA E SVILUPPO

I primi effetti del Bonus Mobili Roberto Snaidero commenta i risultati dell’indagine condotta tra le aziende affiliate FederlegnoArredo, per sondare le conseguenze del decreto legge. «Ha permesso un recupero della spesa e del mercato interno. Ma si può fare di più» Renato Ferretti

n recupero delle vendite nazionali, 3800 posti di lavoro e 1000 aziende salvate. Sono questi i numeri del Bonus Mobili, decreto legge dello scorso Giugno, secondo una rilevazione del Centro Studi

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Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo www.federlegnoarredo.it

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Cosmit/FederlegnoArredo. La percezione delle aziende all’interno del campione è di un cambiamento nelle prospettive che aprono il nuovo anno. «Le istituzioni hanno finalmente recepito la necessità di sostenere i consumi interni per riattivare un sistema produttivo che rischiava seriamente di “collassare”. Un sistema produttivo importantissimo: in Italia, la macro filiera del legnoArredo occupa 370mila addetti, 70mila imprese, con valori di produzione di oltre 27 miliardi di euro. Un pilastro dell’industria italiana». Il commento di Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo, riassume le condizioni critiche in cui il mercato si trova e gli effetti positivi dell’intervento istituzionale. «Il Governo Letta si è dimostrato fortemente attento alla promozione del settore dell’arredo. Grazie al Bonus Mobili è stata estesa la detrazione Irpef al 50 per cento per una spesa massima di 10mila euro per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione edilizia. Tale provvedimento porterà a un recupero di spesa al consumo di circa 1,2 miliardi di euro nel periodo di applicazione 2013-2014».


Infatti, dalla prima indagine effettuata dal Centro Studi Cosmit/FederlegnoArredo su un panel di imprese associate per verificare la percezione degli effetti del Bonus, emerge un giudizio complessivamente positivo degli effetti degli incentivi sugli acquisti, anche se vari ostacoli, inerenti soprattutto alla subordinazione dell’incentivo alla ristrutturazione edilizia, ne limitano ancora l’efficacia e la portata. «Nel 2013 l’incentivo, che non ha comportato costi per le casse dello Stato – continua Snaidero –, ha consentito di mantenere aperte fabbriche e di continuare a garantire gli stipendi di migliaia di addetti che altrimenti rischiavano la disoccupazione. Nonostante l’abbassamento dell’entità della spesa media da parte delle famiglie sono stati

+5%

LE VENDITE NAZIONALI PER LE IMPRESE DEL LEGNOARREDO PREVEDONO UN AUMENTO NEL 2014, UN RECUPERO DOVUTO ALL’EFFETTO DEL BONUS MOBILI

recuperati oltre 300 milioni di euro di fatturato alla produzione, che hanno attutito il pesante bilancio dell’ennesimo anno di sofferenza per il mercato interno». Tenuto conto del ritardo di quasi tre mesi e mezzo nell’attuazione del provvedimento, FederlegnoArredo ha richiesto al Governo che il Bonus Mobili fosse prorogato a tutto il 2014 e che ne fosse semplificata al massimo l’applicazione in modo da costituire un’efficace misura anticiclica a vantaggio dell’industria manifatturiera italiana e dei cittadini. Il Bonus Mobili è stato prorogato fino al 31 dicembre 2014. «Questo effetto positivo – dice il Presidente di Federlegno –, pur essendo inadeguato rispetto al crollo della domanda interna, rappresenta un contributo prezioso per il settore, soprattutto in vista del nuovo anno». Le cifre che riguardano l’anno appena passato, infatti, rimangono comunque critiche. Dopo il 2012, anno nero per la filiera del LegnoArredo, nel 2013 il settore continua a subire le conseguenze della grave crisi economica e delle incertezze derivanti dai problemi dell’Eurozona che hanno messo in ginocchio  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 89


IMPRESA E SVILUPPO



UN’AGEVOLAZIONE PER I GIOVANI a speranza è che lo Stato continui a dare importanza al settore del legnoArredo». L’auspicio di Giovanni Anzani, presidente Assarredo (nella foto), è rivolto alla direzione che il Governo ha preso con il Decreto Legge Bonus Mobili. «Sarebbe necessario – dice Anzani – anche un intervento in seno all’attuazione della delega di riordino del sistema fiscale, nella quale sarà prevista la rimodulazione delle aliquote Iva e delle relative agevolazioni. È importante che il nostro Paese si allinei agli standard europei: ricordiamo come in Spagna, Francia e Belgio l’aliquota Iva all’8 per cento sugli arredi è compresa tra il 6 e il 10 per cento mentre è in Italia è al 22 per cento per la maggioranza degli arredi. Nel caso in cui non fosse possibile applicare agevolazioni maggiori rispetto alle attuali, alla generalità dei consumatori, si suggerisce l’individuazione di una platea maggiormente circoscritta. In tale senso, anche per aiutare una categoria sociale in difficoltà, proponiamo di diminuire l’aliquota Iva per l’acquisto di arredi per le giovani coppie e i nuclei familiari monogenitoriali con figli minori come individuate dal D.M. 103/2013. In Italia le giovani coppie rappresentano circa il 10 per cento delle famiglie italiane e assorbono oltre il 15 per cento dei consumi d’arredamento. Il sostegno a questa fascia della popolazione comporterebbe un vantaggio anche per le Pmi dell’industria italiana dell’arredamento».

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i consumi europei. «L’anno – spiega Snaidero – si chiuderà ancora con un calo del fatturato per il macrosistema LegnoArredo (-3,2 per cento), ancora numerose chiusure di aziende (2.400 in meno) e perdita di occupati (6.800 in meno). È soprattutto il mercato nazionale ad attraversare le maggiori difficoltà: il consumo interno apparente registra ancora un -7,1 per cento rispetto al 2012. Occorre sottolineare che la situazione sarebbe stata molto peggiore se il Governo a giugno non fosse intervenuto con gli incentivi fiscali per la casa e per l’arredamento: detrazioni del 50 per cento (Bonus Mobili), detrazioni del 65 per cento per il risparmio energetico (Ecobonus). Senza questo pacchetto di misure di sostegno alla domanda nazionale, il bilancio negativo sarebbe stato ancora più drammatico. Il Bonus Mobili è stato un segnale di speranza per le imprese manifatturiere dell’arredamento, dopo il quale ‘qualcosa si è mosso’ come dicono molte realtà della produzione e della filiera distributiva». Grazie agli effetti della misura di sostegno ai consumi delle famiglie si prospetta per le imprese del Macrosistema LegnoArredo un 2014 con variazioni ancora di segno negativo, anche se di entità meno consistente rispetto agli ultimi anni. Nel 2014 il consumo nazionale farà ancora registrare un nuovo calo del 3,7 per cento. «Le esportazioni, invece – rileva Snaidero –, proseguono il trend positivo degli ultimi tre anni (2,4 per cento in più), anche se in misura più contenuta rispetto alle previsioni di inizio anno. Nel 2014 è attesa un’ulteriore crescita del 3,4 per cento, a testimonianza della competitività internazionale delle imprese italiane».


MODELLI D’IMPRESA

Come cambia il mercato della bicicletta Dalle trasformazioni imposte dai colossi cinesi, alle strategie per abbattere i costi fissi e aumentare la competitività. Leone Valerio descrive lo stravolgimento del settore Renato Ferretti

anno che si è appena aperto promette novità importanti. Nel settore biciclette il mercato ha avuto cambiamenti di rotta repentini a livello internazionale che hanno trasformato un andamento prima destinato a seguire le sorti negative della recessione. Gli elementi da tenere in considerazione sono molti e Leone Valerio, amministratore della cuneese Dino Bikes, prova a tracciare un quadro di quanto finora successo e di cosa ci si può aspettare nei prossimi mesi. «Come premessa – specifica Valerio – va detto che la crisi sembra diventata meno spaventosa,

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La Dino Bikes ha sede a Borgo sul Dalmazzo (CN) www.dinobikes.com

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come se ci stessimo facendo l’abitudine: non è affatto passata ma i consumi sembrano risalire. Nel nostro campo la grande differenza è data dal mercato cinese. Negli anni della grande flessione internazionale molte aziende europee hanno perso quote di mercato in export a causa di colossi come quelli cinesi. Nel 2013, però, lavorare con la Cina è diventato più difficile. Questo perché il reddito pro capite cinese è molto aumentato e quindi i produttori stanno dando più importanza al mercato interno, lasciando a bocca asciutta i clienti esteri. Tanti importatori sono rimasti senza prodotti e alcuni di questi si sono ri-


Leone Valerio



Ci siamo tenuti pronti con delle novità confidando nella ripresa. Così abbiamo deciso di cominciare la nuova serie di bici da adulto



volti ad aziende come la nostra, altri, invece, già nostri clienti hanno aumentato gli ordini. Una cosa che può succedere è che il fornitore cinese avvisi i propri clienti solo qualche giorno prima della consegna di un grave ritardo. Come capita spesso, il cliente magari ha già preparato il lancio di un nuovo prodotto che a quel punto, quindi, non c’è. Per questo si rivolge noi, che nel giro di tre settimane, di solito, riusciamo a consegnare e quindi salviamo la loro vita imprenditoriale. Così, per quanto riguarda la Dino Bikes, nel 2013 abbiamo riscontrato un aumento di fatturato». Ma questo ottimo risultato non si spiega solo con le trasformazioni in ambito internazionale. «Tra i motivi principali del nostro balzo in avanti – continua Valerio – c’è il lancio di una linea nuova di biciclette che riprende il marchio storico della nostra azienda: Aurelia, il cui target è ragazzo/adulto. Fin dagli anni sessanta siamo entrati nel mercato della bici a misura di bambino, e negli ultimi trent’anni si può dire che ci siamo specializzati in questo. Ma all’inizio della nostra produzione, negli anni venti, realizzavamo bici da uomo. Due anni fa abbiamo deciso di tornare alle

nostre origini e la nuova gamma verrà completata quest’anno con la misura di 28 pollici: su questo abbiamo aspettative alte perché abbiamo organizzato una rete vendita a livello europeo e ci dovremmo aprire anche sul mercato asiatico». Un altro aspetto decisivo per la Dino Bikes sta nella solidità economica, un privilegio che ha permesso al suo titolare di affrontare la crisi degli anni precedenti come pochi hanno potuto. «Non dovendo lavorare con i soldi delle banche – spiega Valerio –, ci possiamo permettere un magazzino di grandi dimensioni, senza produrre just in time, almeno di regola: noi produciamo, poi riceviamo l’ordine. In più abbiamo potuto selezionare la clientela, così ci siamo tenuti pronti con delle novità confidando nella ripresa. Per questo nonostante le difficoltà abbiamo deciso di alzare la posta e cominciare la nuova serie di bici da adulto». Una delle strategie messe in atto dalla Dino Bikes dà molta importanza all’indotto sul territorio. «Anni fa abbiamo chiuso il reparto di assemblaggio interno – dice Valerio – per affidarci solo agli esterni. Questo permette costi molto meno altalenanti, non abbiamo una produzione obbligata e quindi abbiamo eliminato una spesa fissa. In questo modo, inoltre, abbiamo la possibilità di aumentare, fino anche a raddoppiare, o diminuire la produzione nel giro di un mese». Se a questo si aggiunge che il vero discrimine nel  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 93


MODELLI D’IMPRESA

+23% LA CRESCITA DI FATTURATO REGISTRATA DALLA DINO BIKES SECONDO IL BILANCIO RELATIVO AL 2013

 settore bambino è proprio il prezzo, allora è

chiaro quanto possa essere efficace la soluzione adottata. «Per le bici da bambino – continua il titolare della Dino Bikes –l’evoluzione principale non riguarda il materiale, perché per contenere i prezzi non può essere in alluminio ma comunque in acciaio: c’è poco margine di cambiamento in questo. Sono molto importanti, invece, le licenze: il bambino si identifica in un personaggio e per questo vuole una bici con le immagini di quel personaggio. Per esempio, le bambine adorano le Winx e quindi ne abbiamo vendute tantissime. Una licenza fruttuosa come quella delle Winx non l’abbiamo mai avuta. In questo periodo vanno molto bene anche Spiderman, Hotwheels, e da poco abbiamo preso la licenza di Peppa Pig e anche questa ci ha permesso di fare un bel risultato nel 2013». Le scelte tecniche per questo tipo di prodotti possono fare la differenza. «Per la linea giocattolo – dice Valerio –, la grafica è realizzata da uno studio esterno, mentre tutto il resto viene progettato

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internamente. Per la linea bambino di alta gamma abbiamo utilizzato uno studio esterno molto qualificato, che ci ha aiutati nella progettazione e realizzazione della nuovissima linea che sta riscuotendo un grande successo. È stata lanciata nel 2012 e si rivolge a bambini e ragazzi nella fascia di età 3-12 anni. La gamma comprende biciclette dalla misura 12” alla 24” e una BMX freestyle, disponibili con telaio in acciaio o alluminio idroformato, cambio shimano completo, cerchio a doppia camera, catena in tinta con i particolari della bicicletta e varie caratteristiche che rendono la bicicletta esclusiva». Valerio, infine, pone l’accento su un problema molto serio che deriva sempre dalla concorrenza spietata sui prezzi. «Nel nostro paese vengono importate in modo illegale ancora troppe biciclette, fatte con materiali a volte addirittura tossici: tutto per avere un prezzo più competitivo. Personalmente credo che un genitore non debba badare al risparmio quando si tratta della sicurezza dei propri figli».


MODELLI D’IMPRESA

La svolta per le Pmi Per il 2014 è necessario continuare a investire in tecnologie per la produzione e la salvaguardia ambientale, e guardare con maggiore interesse al mercato internazionale. Ne parliamo con Massimo Pozzo Emanuela Caruso

i aspettiamo un 2014 positivo e poiché cominciamo a intravedere qualche prospettiva di rilancio, noi imprenditori delle piccole e medie imprese gradiremmo una particolare attenzione da parte degli enti, in modo da essere guidati con più facilità verso la ripresa economica e del mercato». Con queste parole Massimo Pozzo, amministratore dell’officina meccanica e torneria automatica Pozzo Franco e C., introduce una questione che sta a cuore anche a molti altri imprenditori. «Sono le piccole realtà come la nostra – spiega Pozzo – quelle che formano il vero e solido tessuto economico dell’Italia, pertanto sarebbe necessario operare al fine di ridurre la pressione fiscale, au-

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mentare i benefici per chi reinveste gli utili in azienda, e diminuire il cuneo fiscale. Lavorando in tale direzione le imprese potrebbero continuare a innovare e rinnovarsi per stare al passo con i tempi, e in più i nostri preziosi collaboratori, specializzati e qualificati, avrebbero una maggiore garanzia di preservare il loro posto di lavoro». Queste iniziative - secondo Massimo Pozzo porrebbero rimedio alle tante criticità che hanno afflitto l’anno appena concluso. «Nonostante per la nostra impresa il 2013 sia stato un anno tutto sommato positivo, (abbiamo registrato un leggero incremento rispetto al 2012 e siamo riusciti ad acquisire nuovi clienti e a mantenere quelli storici) le problematiche che abbiamo dovuto affrontare sono state varie. Tra le più difficili da superare, senza dubbio, l’incertezza del mercato, la mancanza di programmazione del lavoro, le difficoltà di accesso al credito, l’elevata pressione fiscale e, non meno rilevante, la sfiducia verso chi ci governa e guida. Noi però siamo ottimisti». E di ragioni per essere ottimista la Pozzo Franco e C. ne ha, dati gli importanti investimenti che ha messo in campo di recente. «Nel nostro comparto – continua ancora Massimo Pozzo – la tecnologia e l’innovazione rivestono un ruolo centrale e sin dal 1975, anno di fondazione della nostra impresa, abbiamo investito in tal senso. Da semplice officina meccanica con macchine tradizionali e torni automatici, ci siamo trasformati, specializzandoci nelle lavorazioni a esportazione di truciolo attraverso l’utilizzo di macchine Cnc. Grazie a questa evoluzione, il nostro core business attualmente è la produzione di minuteria di precisione e le ap-


Massimo Pozzo



Nel nostro comparto la tecnologia e l’innovazione rivestono un ruolo centrale. Investiamo costantemente nelle macchine a controllo numerico e in strumenti di misura sofisticati



Massimo Pozzo, titolare dell’Officina Meccanica Torneria Automatica Pozzo Franco & C. di Occhieppo Inferiore (BI) www.pozzo.biz

parecchiature in cui investiamo costantemente sono macchine a controllo numerico da due a sei assi e strumenti di misura sofisticati per verificare le tolleranze di forma e dimensione». Ma gli investimenti della Pozzo Franco e C. non si sono fermati alla sola tecnologia di produzione, e si sono orientati anche verso elementi quali il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale. «L’interesse per la salvaguardia dell’ambiente e il risparmio dell’energia – commenta Massimo Pozzo – ci hanno spinto a prendere una decisione dall’impronta green. Abbiamo messo in funzione un impianto fotovoltaico che a oggi è in grado di provvedere a tutte le necessità energetiche interne. Questa scelta comporta un valore aggiunto importantissimo e riscontrabile sia in termini di efficienza che in termini di etica, poiché l’ambiente in cui lavoriamo è la nostra casa per più di un terzo della giornata. Dobbiamo però dire che questo genere di sforzo e di

investimento non viene ancora del tutto riconosciuto e premiato dal mercato nazionale. Invece è molto apprezzato dalla clientela, rimasta positivamente sorpresa dal fatto che una piccola impresa come la nostra sia riuscita in un tale impegno economico e di risorse». La Pozzo Franco e C., nel medio-lungo periodo ha intenzione di cominciare a recepire e affrontare anche le sfide lanciate dal mercato internazionale. «Attualmente – conclude Massimo Pozzo – non lavoriamo direttamente per l’estero, ma abbiamo clienti che operano con i mercati internazionali e, di conseguenza, portano i nostri prodotti oltre confine. Per riuscire a entrare in prima persona all’interno del comparto estero, abbiamo in programma di approfondire l’internazionalizzazione e le sue regole, poiché è un dato di fatto che ogni Paese extraeuropeo ha le sue modalità di mercato e di negoziazione». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 97


MODELLI D’IMPRESA

Tecnologie per la ristorazione Il settore della ristorazione e refrigerazione industriale necessita di investimenti e ricerche costanti. Dianello Cabbia parla di un mercato in evoluzione, dove non è richiesta solo tecnologia, ma anche capacità di emozionare Marco Govoni

impiantistica per la grande ristorazione è un settore in continua evoluzione che prevede investimenti, ricerca e impegno per un continuo aggiornamento. La domanda è orientata verso tecnologie e soluzioni sempre all’avanguardia e in grado di offrire funzionalità, innovazione, ma anche emozione e cura dei dettagli. Per reagire alle nervose dinamiche del mercato le imprese devono essere capaci di rispondere a queste sfide. Un’utile testimonianza è quella di Dianello Cabbia, amministratore di Project Center Spa con

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sede a Gaglianico in provincia di Biella. Come si stanno evolvendo le richieste del mondo dei bar e della ristorazione e quali nuove esigenze vanno intercettate? «In un momento così particolare, carico di tensione e insicurezza sociale si crea un naturale fermento di idee, portatore di particolari richieste di innovazione. Il committente è sempre più esigente. Il fine diventa quindi quello di stupire, inducendo il cliente finale a progettare, sentendosi coccolato e rassicurato dalla professionalità del fornitore. Il mio pensiero è che le future esi-


Dianello Cabbia

Dianello Cabbia, amministratore di Project Center Spa, con sede a Gaglianigo in provincia di Biella www.project-center.eu

genze del mercato deriveranno dai progetti che noi saremo in grado di realizzare con proposte estrapolate, interpretate e anticipate dai segnali che si possono cogliere dall’esperienza quotidiana. In poche parole, occorre creare il mercato e non subirlo». Con quali target e da quali tipologie di produzione ricevete i migliori feedback commerciali? «I nostri feedback commerciali sono derivati soprattutto dalla raccolta delle problematiche strutturali e operative che ci vengono sottoposte dai clienti. Sta a noi, con la bontà e l’ingegnosità e la fantasia delle soluzioni proposte, fidelizzare il cliente e incrementare di conseguenza lo sviluppo commerciale». Su quali territori lavorate? «Il nostro impegno operativo è oggi ampiamente sviluppato sul territorio nazionale. Ma in considerazione del crescente interesse per il mercato estero, ci apriremo in direzione di un futuro sviluppo internazionale». Quale bilancio può trarre, anche in termini di fatturato, dal 2013? «Direi un bilancio positivo. Negli ultimi cinque anni abbiamo ottenuto ottimi risultati con un incremento medio annuo del 20 per cento circa. Risultati ottenuti nonostante il contesto di recessione diffusa, grazie al reinvestimento massiccio nella ricerca e nello sviluppo di nuovi programmi e tecnologie per la progettazione di moderni impianti tecnologici mirati alla selettività e al risparmio energetico». Quale futuro prospetta per il settore e, nello specifico, per la sua attività? «Il futuro a cui la nostra attività è votata, sarà uno scenario fatto di investimenti continui nella formazione dei nostri collaboratori, nella ricerca, nello sviluppo di nuove tecnologie e sistemi di progettazione, allo scopo di rimanere un punto di riferimento all'avanguardia nel settore della ri-



Oggi concentriamo le nostre risorse su un programma per la gestione, il controllo e il risparmio energetico delle apparecchiature elettriche in generale



storazione e della refrigerazione industriale». In particolare nel 2014, con quali novità vi presenterete sul mercato? «Abbiamo molte idee che abbracciano tutti i settori tecnologici e che potranno essere attuate in un prossimo futuro. Oggi, in particolare, concentriamo le nostre risorse su due progetti: il primo è un programma per la gestione, il controllo e il risparmio energetico delle apparecchiature elettriche in generale; il secondo è la realizzazione di un progetto volto allo sviluppo e all’addestramento del personale sull'utilizzo di nuovi software di progettazione con renderizzazione tridimensionale e motion interattivo». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 99


MODELLI D’IMPRESA

Il comparto verniciatura tra recessione e sostenibilità Nonostante il comparto della verniciatura resti uno dei più vivaci in Italia, il costo delle materie prime sta mettendo a dura prova le Pmi del settore. Le strategie di Bruno Lorenzatti Marco Tedeschi

l comparto della verniciatura è sempre stato un settore molto attivo sul territorio nazionale. Registra infatti un'elevata presenza di imprese di piccola e media dimensione, elemento che, a differenza degli altri comparti chimici, rende l'industria delle vernici simile nella sua struttura a quella tipica di gran parte dell'industria italiana. Le caratteristiche tecnologiche e i fattori di successo tipici del settore non sono bastate a evitare le pesanti conseguenze della crisi. Come spiega Bruno Lorenzatti, titolare della cuneese Lover, azienda specializzata nella verniciatura e laccatura di serramenti interni e mobili conto terzi. L’analisi di Lorenzatti si appoggia su un’esperienza di oltre trent’anni nel campo, con la quale l’azienda ha assunto un’elasticità tecnologica e un’evoluzione commerciale in grado di soddisfare sia le esigenze della piccola realtà artigianale, sia quelle della media/grande produzione. «Nell’anno che si è appena concluso – racconta Lorenzatti – le difficoltà non sono mancate, anzi sono aumentate. Il costo delle materie prime da noi utilizzate maggiormente ha subìto un forte aumento e le spese per i dipendenti e per le tasse sono sempre più alte». Dunque la situazione nel vostro settore si presenta piuttosto negativa. «La flessione degli ultimi anni è indubbiamente grave. I produttori di porte per interno hanno infatti realizzato nuovi prodotti in carta e materiali plastici che hanno prezzi molto

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bassi e per i quali non è necessaria la nostra lavorazione di verniciatura/laccatura. Per questo abbiamo deciso di puntare sulla massima qualità e sul servizio: per soddisfare ulteriormente le esigenze della clientela abbiamo acquistato un autocarro che ci consente di effettuare i ritiri e le consegne presso le loro sedi, con copertura nazionale, isole escluse. E siamo riusciti a realizzare uno sviluppo significativo». In cosa si è tradotto, nello specifico, questo sviluppo? «Il quantitativo di materiale lavorato nel 2013 è stato superiore a quello del 2012. Inoltre


Bruno Lorenzatti

Bruno Lorenzatti, titolare della Lover di Barge (CN) www.lorenzattiverniciatura.it

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La sensibilità ambientale ha benefiche conseguenze anche sul nostro business perché il combustore ci permette di eseguire la verniciatura poliuretanica

possiamo contare su collaborazioni estremamente importanti. Le categorie industriali con le quali lavoriamo, infatti, sono alcune delle più importanti ditte italiane produttrici di porte per interno. Inoltre, negli ultimi anni, abbiamo ampliato la nostra produzione introducendo una lavorazione che prima non realizzavamo, ovvero la laccatura». Qual è la vostra posizione per quanto riguarda la tutela ambientale? «Siamo molto sensibili al tema. Non a caso, alcuni anni fa abbiamo installato un impianto di abbattimento innovativo per sostanze organiche volatili, a basso impatto ambientale, chiamato “combustore termico con recupero di tipo rigenerativo”. Si tratta di uno dei pochi impianti in Piemonte adottato da una verniciatura: questo brucia le sostanze organiche che defluiscono al suo interno tramite apposite tubazioni. In questo modo si produce calore, che viene utilizzato per riscaldare l’intera azienda, e si riduce al minimo l’impatto ambientale. Il recupero dell’energia termica avviene all’interno del sistema di combustione, con la massima efficienza possibile».

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Come avviene l’eliminazione delle sostanze inquinanti? «Esponendole per un periodo di tempo a una temperatura tale per cui è sempre garantita la completa ossidazione. Il tutto adottando ogni precauzione e seguendo ogni normativa vigente. A tutto ciò si deve aggiungere un lato pratico molto positivo. La sensibilità ambientale ha infatti benefiche conseguenze anche sul nostro business perché il combustore ci permette di eseguire la verniciatura poliuretanica, in quanto garantisce il rispetto dei limiti di legge delle emissioni in atmosfera, limiti che non possono garantire le altre aziende del settore che non sono dotate di sistemi tecnologicamente avanzati come il nostro». Quali sono le prospettive e gli obiettivi per il medio e lungo periodo? «Per il 2014 la sfida resta la medesima degli anni precedenti: nonostante il quantitativo di porte verniciate e laccate sia destinato ad aumentare, come negli anni precedenti, noi punteremo a essere superiori alla concorrenza offrendo un prodotto qualitativamente migliore, nel pieno rispetto della normativa ambientale e del recupero energetico». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 101


TECNOLOGIE

Il contatore d’acqua intelligente Le nuove norme dimostrano una maggiore attenzione verso la salvaguardia delle risorse idriche. Sostenendo il settore. Il punto di Enrico Parodi della Watertech Emanuela Caruso

el corso del 2013, per la prima volta nella storia del settore dei contatori d’acqua, il mercato italiano delle Public Utilities è stato protagonista di una significativa flessione. Se da un lato questo rappresenta un dato oggettivamente negativo, dall’altro paradossalmente può rappresentare un’opportunità per cominciare a migliorare il comparto. È proprio di questo parere Enrico Parodi, amministratore della Watertech, società che da oltre vent’anni produce contatori dell’acqua e li vende ad aziende, acquedotti e utilities. «Il mercato italiano dell’acqua e degli acquedotti -– spiega Enrico Parodi – porta sulle spalle una storia ricca di problematiche, legate in gran parte al fatto che l’acqua è sempre stato un bene semigratuito, su cui si è investito pochissimo. Questa

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Nella pagina a fianco, Enrico Parodi amministratore della società Watertech di Canelli (AT) www.wtmeters.it

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cronica mancanza di investimenti nelle reti è una delle principali ragioni delle attuali elevatissime “perdite” delle reti stesse. Questo vale anche, e forse soprattutto, per i contatori, spesso obsoleti. Bisogna aggiungere, però, che la consapevolezza della situazione si sta rapidamente diffondendo tra gli operatori. Ecco allora che un calo del mercato diventa una possibilità per iniziare a mettere mano in modo strutturato e razionale alle norme, per iniziare una rivoluzione del settore su larga scala. Passa in secondo piano anche la questione della privatizzazione, poiché l’aspetto fondamentale su cui è necessario intervenire è la gestione delle risorse idriche e del loro servizio: questo deve trasformarsi in una gestione economicamente sana che permetta investimenti, remunerazioni adeguate e quindi un servizio migliore». Come avete reagito alla flessione nel corso del 2013? «L’andamento della nostra azienda si è mantenuto ottimo e infatti siamo riusciti a replicare i successi del 2012, maturando un fatturato non distante dai 20 milioni di euro, attestandoci di nuovo come il secondo produttore nazionale del settore. Da una parte, questi risultati sono dovuti all’anti ciclicità del nostro settore, per cui, qualunque sia l’andamento del mercato, un certo numero di contatori viene acquistato. Dall’altra parte, l’export ha contribuito molto al nostro successo». Nello specifico, quanto incide l’export sul giro d’affari della Watertech?


Enrico Parodi



Watertech matura il 70 per cento del fatturato attraverso le esportazioni di contatori nella zona europea e nella zona extraeuropea

«Anche se l’Italia rappresenta per noi un mercato importante, non pesa che per il 30 per cento circa sul nostro fatturato annuo. Il 70 per cento restante lo maturiamo tutto all’estero. Al momento abbiamo un occhio di riguardo per i mercati extra Cee, dove la nostra presenza sta crescendo piuttosto bene». Quali sono i maggiori punti di forza della Watertech? «Sicuramente la partnership con le utilities, a cui non ci rivolgiamo solo come semplici fornitori ma come veri e propri partner tecnici, e la qualità della misura. Già dall’inizio della nostra attività, oltre vent’anni orsono, abbiamo immesso sul mercato contatori di massima qualità, fino a quel momento non commercializzati, proprio perché per noi la qualità del contatore, che deve misurare in maniera precisa nel tempo, è un aspetto imprescindibile. Qualità nella misura significa anche poter salvaguardare la risorsa: oggi

gli acquedotti italiani perdono circa il 40 per cento dell’acqua e gran parte di questa perdita è causata dalle mancate o errate misurazioni di vecchi contatori». Tra i punti cardine della vostra azienda c’è però anche l’innovazione. «Oltre a essere stati i primi a introdurre i contatori col massimo grado di precisione, ci siamo da subito interessati a discorsi di frontiera dal punto di vista tecnologico. Oggi, siamo tra i più convinti sostenitori dello smart metering, ovvero del contatore intelligente. Quello che vogliamo portare sul mercato è una concezione secondo la quale il contatore non è più un oggetto meccanico isolato che funge da totalizzatore dei consumi globali dell’utente: si trasforma in un’apparecchiatura intelligente, caratterizzata da una capacità di trasmissione dati che lo rende parte di un sistema più ampio. Questo consente alle utilities l’ottimizzazione della gestione della rete e dell’acqua».



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TECNOLOGIE

Ridare slancio al lavoro Investire su giovani motivati, flessibili e inclini ai cambiamenti, e su tecnologie sempre più precise e avanzate. È la chiave per far ripartire la ripresa economica del mercato e del lavoro italiano. La parola a Elena Pescetto Emanuela Caruso

n tempi come quelli che stiamo vivendo, di crisi economica e, di conseguenza, di crisi del lavoro e dei mercati, continuare a essere presenti sul mercato nel ruolo di impresa significa investire in personale qualificato e specializzato e in macchinari di ultima generazione. È la visone di Elena Pescetto, responsabile dell’amministrazione, dell’ufficio acquisti e del personale della Zurvit, società di lavorazioni meccaniche di cui suo padre, Dario Pescetto, è oggi presidente. «Attualmente – commenta Elena Pescetto – il panorama gene-

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Dario ed Elena Pescetto, rispettivamente presidente e responsabile amministrativa della Zurvit Srl di Baldissero Canavese (TO) www.tornituratorinozurvit.it

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rale italiano si presenta molto incerto, in particolar modo per i giovani, che sentendosi sfiduciati per colpa di un Paese in cui non si riesce a entrare nel mondo del lavoro, a farsi le ossa con la gavetta e a far crescere professionalità, competenze e capacità decidono di trovare la propria strada all’estero, dove le opportunità sembrano essere maggiori. Anche la nostra zona, il Canavese, ha risentito molto della non facile situazione: molte aziende sono state costrette a chiudere e ora ritrovare la ricetta giusta per far decollare la ripresa economica pare quasi impossibile. Non si può più infatti ragionare secondo l’antico concetto, di imprenditore-padrone, bisogna invece considerare l’azienda come una nave, dove ognuno ha un suo ruolo ben preciso ma tutti collaborano per raggiungere un fine comune: continuare a rimanere sul mercato e a lavorare. Personalmente, noi della Zurvit riteniamo che gli investimenti migliori da fare in periodi di stagnazione siano quelli di puntare su giovani motivati, flessibili e inclini ai cambiamenti, e su tecnologie sempre più precise e avanzate. È in questo modo che giorno dopo giorno riusciamo ancora ad assicurare lavoro e buone prospettive future a oltre 50 famiglie». Grazie a una mentalità costantemente rivolta al futuro


e al miglioramento, la Zurvit è uscita quasi indenne dal periodo di crisi e ha concluso il 2013 con risultati davvero rilevanti. «Possiamo affermare con sicurezza – spiega Elena Pescetto – che l’anno appena conclusosi ha rappresentato per noi un anno di crescita, sviluppo e incentivi che ci hanno consentito di chiudere il 2013 in modo molto positivo e togliendoci anche qualche soddisfazione personale. Nonostante non siano mancati momenti di difficoltà, ci siamo impegnati per affrontare ostacoli e problematiche con ottimismo, coraggio e voglia di fare. Così facendo siamo riusciti ad ampliare il nostro stabilimento, aggiungendo un’ulteriore unità produttiva destinata alla realizzazione di particolari di dimensioni medio-grandi, e investendo in macchinari d’avanguardia, tra i quali tre torni orizzontali, di cui due robotizzati – che hanno permesso il potenziamento della produzione e della qualità dei prodotti attraverso un sistema di misurazione al cento per cento automatica dei pezzi direttamente in macchina – e in un nuovo centro di lavoro per le operazioni di fresatura e



Abbiamo investito nell’acquisto di macchinari di ultima generazione, come i torni orizzontali robotizzati



foratura di anelli per cuscinetti». E la Zurvit ha già ben chiara in mente la strategia per replicare anche nel 2014 risultati così importanti. «Nell’immediato futuro – fa presente la signora Pescetto – abbiamo intenzione di estendere la robotizzazione ad altri macchinari, di ampliare il nostro parco macchine, di raddoppiare la sala metrologia del nostro stabilimento, così da poter rispondere a tutte le esigenze in termini di qualità e rapidità d’intervento, e infine di intensificare le attività di addestramento e formazione del personale, aspetto fondamentale in un mercato come quello odierno. Naturalmente, il raggiungimento di tali obiettivi sarà possibile anche grazie a chi nel corso degli anni ci ha dato fiducia e tuttora continua a rinnovarla e grazie a coloro che con enormi sacrifici hanno dato l’impronta e i valori che oggi la nostra azienda può vantare». La Zurvit, specializzata in tornitura di anelli per cuscinetti a 

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TECNOLOGIE



I nostri obiettivi futuri prevedono il rinnovo di ulteriori macchinari e attività più intensificate di formazione del personale



 rotolamento in acciai speciali, rivolge i propri

prodotti a svariati settori del mercato italiano e internazionale. «I nostri articoli – continua ancora Elena Pescetto – sono costituiti in prevalenza da componenti torniti, forati e fresati in acciai speciali per cuscinetti a rotolamento a sfere, rulli cilindrici, rulli conici e rulli sferici con dimensioni fino a 800 mm e sono destinati in particolar modo al settore ferroviario, ma anche a quello industriale, automobilistico e dei carrelli elevatori. La strategia messa in atto da mio padre durante gli anni passati è stata quella di non focalizzarsi su un unico settore, ma di ampliare il raggio d’azione dell’impresa, così da non rimanere per forza vincolati al comparto dell’automotive, che già aveva cominciato a dare segnali di crisi e di bufera. Questo ci ha permesso di entrare in settori quali, appunto, il ferroviario, con l’intenzione di volerci spingere anche in comparti

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più esclusivi, come l’aeronautico e l’eolico. Attualmente, stiamo lavorando molto anche oltre i confini nazionali, soprattutto in Germania, che oggi rappresenta la parte trainante del mercato e offre opportunità piuttosto interessanti all’esterno del proprio territorio». Forte di un quadro complessivo molto positivo, la Zurvit, che si trova a Baldissero Canavese, è stata in grado di affrontare e vincere tutte le sfide che il mercato le ha posto davanti. «Negli ultimi tempi non sono di certo mancate le difficoltà, prima fra tutte l’inasprirsi della competitività, resa ancor più spietata dall’ingresso sul mercato delle aziende dei Paesi dell’Est. In un ambito in cui tanti offrono lo stesso prodotto a costi minori, la nostra decisione è stata quella di battere la concorrenza offrendo al bacino d’utenza non solo un prodotto di altissima qualità, ma anche tutto il nostro know how e la nostra professionalità. Assicurare competenze professionali, serietà, flessibilità e dinamicità si è trasformato tanto nel più grande valore aggiunto che oggi la Zurvit possa proporre ai propri clienti quanto nella miglior arma per dimostrarsi pronti ai repentini cambiamenti di un mercato nazionale e internazionale in continua e costante evoluzione ed espansione». Per garantire alla clientela la corretta e completa applicazione della sua politica per la qualità – i cui obiettivi prevedono di fornire ai committenti prodotti conformi alle loro richieste; di migliorare la qualità degli articoli e del servizio agli utenti; e di far crescere la consapevolezza delle capacità produttive e qualitative dell’azienda – l’impresa di Dario ed Elena Pescetto ha definito, documentato e attivato un adeguato sistema per la gestione della qualità, che le ha consentito di venire certificata alla Norma Iso 9001:2008 dal Quality Certification Bureau.


TECNOLOGIE

Guidare in carrozzina, ora è possibile Il mercato italiano rivoluziona la concezione di guida per le persone affette da disabilità motorie, offrendo loro un’importantissima opportunità. Ne parliamo con Michela Giberti Emanuela Caruso

opo essere stata il primo Paese a livello europeo ad esplorare e conquistare il settore della produzione di dispositivi di guida per persone con ridotte capacità motorie, l’Italia rivoluziona il comparto lanciando sul mercato le innovative automobili omologate per la guida in carrozzina. A presentare questa importante rivoluzione è stata la società Kivi, ideatrice della vettura Kivi Tour. «L’automobile Kivi Tour – spiega Michela Giberti, amministratore delegato dell’azienda – è nata dalla trasformazione della Chevrolet Orlando e permette il trasporto di cinque persone, di cui ben tre sedute sulla propria carrozzina.

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Kivi Tour rappresenta per noi l’evoluzione del concetto di guida in carrozzina e del trasporto delle persone affette da disabilità. Kivi Tour infatti, a differenza della nostra precedente vettura, la city car Kia Soul e-Motion, permette non solo la guida in carrozzina e il trasporto di altre due persone sedute sulle loro sedie a rotelle, ma anche la possibilità di ospitare altri due passeggeri normodotati seduti sui sedili originali. In passato le persone affette da disabilità motorie, desiderose di guidare o di essere trasportate in macchina, dovevano alzarsi dalla propria sedia a rotelle e sedersi sul sedile dell’auto; oggi, invece, grazie a Kivi, il conducente o il passeggero potranno salire sull’automobile rimanendo sempre seduti sulla propria carrozzina, posizionandosi al posto del sedile di guida o a quello del passeggero, donando quindi a chi la utilizza totale autonomia, sicurezza e comfort». A renderlo possibile è un allestimento molto complesso nel funzionamento, ma estremamente facile e accessibile nell’utilizzo. «Il nostro compito è quello di porre in primo piano le esigenze della persona disabile, perciò non è la persona a doversi adattare alla vettura, ma è la vettura a doversi adattare agli specifici bisogni del suo conducente. Partendo da questo principio, per salire e raggiungere la posizione di guida all’interno della vettura è sufficiente premere un tasto sul radiocomando, il quale coordina l’apertura del portellone posteriore, il ribassamento automatico delle sospensioni e la discesa della rampa. La rampa è rivestita da un materiale anticorrosione e antiscivolo che


Michela Giberti

La Kivi Srl ha sede a Vigliano (AT) www.kivi.it



Non è la persona a doversi adattare all’ausilio o al dispositivo di guida, ma è la vettura a doversi adattare alle esigenze del conducente

permette di entrare e uscire dal veicolo senza correre il minimo rischio. Per fissare le carrozzine nella posizione desiderata, in corrispondenza di entrambi i sedili anteriori abbiamo installato due piastre elettriche per l’ancoraggio automatico; lo sgancio delle carrozzine è invece azionato elettricamente da un pulsante dislocato in comoda posizione sul cruscotto». Proprio la cura estrema posta nel riuscire a soddisfare le esigenze dei clienti ha permesso alla Kivi di non risentire dell’azione della crisi, ma anzi di aprirsi ai mercati internazionali. «Le soluzioni che proponiamo – chiarisce ancora Michela Giberti – sono studiate in base alle specifiche necessità dei nostri utenti. Ogni persona con ridotte capacità motorie è diversa dalle altre e quindi diversi devono essere i prodotti realizzati. I nostri dispositivi e allestimenti sono quindi prodotti su misura e sono studiati per conferire l’autonomia e la massima sicurezza. Operando in questo modo e destinando il 20 per cento del fat-



turato annuo allo sviluppo e alla ricerca di nuove tecnologie, siamo riusciti ad evitare gli attacchi della crisi e il nostro fatturato è cresciuto. Al momento, il mercato più importante per la nostra azienda è quello estero: esportiamo infatti il 70 per cento dei nostri prodotti in Europa – in particolare in Francia, Regno Unito, Spagna e Germania – Australia, Israele e Nuova Zelanda. Disponiamo di una rete capillare di installatori sia in Italia che all’estero e ognuno di questi ha sostenuto una formazione tecnica altamente specializzata e qualificata». Forte dei traguardi già raggiunti in questi anni, la Kivi si è prefissata per il medio-lungo periodo obiettivi ben precisi. «Per l’immediato futuro – conclude Michela Giberti – abbiamo intenzione di aprirci verso nuovi e interessanti mercati esteri, per esempio il Sud America, e di crescere in termini di innovazione tecnologica. Inoltre siamo alla ricerca di nuove vetture da omologare per permettere la guida in carrozzina, così da incrementare il nostro parco auto e aiutare il nostro bacino d’utenza dandogli una più ampia scelta di vetture». Tutti i prodotti Kivi sono approvati dal Ministero dei Trasporti Italiano e dalle autorità governative di gran parte dei Paesi europei: Ministero dei Trasporti Spagnolo e Motability del Regno Unito. Kivi è anche partner attivo del programma per la mobilità Autonomy ideato e portato avanti dal gruppo Fiat.

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IMPRENDITORIA FEMMINILE

Donne al vertice

QUAL È LA POTENZIALITÀ DELLE IMPRESE GUIDATE DA DONNE?

Il tessuto economico piemontese ha da sempre saputo esprimere imprenditrici importanti, negli ultimi anni alcune anche a capo delle principali associazioni di categoria. Ma la crisi non ha risparmiato neppure le imprese in rosa. Nonostante ciò, le donne, pur tra mille ostacoli, utilizzano la loro creatività e concretezza per affrontare questo periodo difficile e mantengono un ruolo importante nello sviluppo economico e imprenditoriale del Paese Renata Gualtieri

IN BASE AI DATI DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI ASTI, AL 30 SETTEMBRE LE AZIENDE GUIDATE DA IMPRENDITRICI ERANO 6.186, IN CALO DEL 2,49% SUL 2012. PERCHÉ? COME INVERTIRE QUESTA TENDENZA?

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Claudia Porchietto, assessore al lavoro e formazione professionale Regione Piemonte

Giovanna Ventura, segretario generale di Cisl Piemonte

Graziella Boveri, presidente di Coldiretti Piemonte

CLAUDIA PORCHIETTO «Le donne, da sempre impegnate nella cura e nello sviluppo del proprio nucleo familiare, hanno utilizzato la loro tenacia e la loro volontà anche nell’imprenditoria. Ma hanno ancora bisogno di una spinta per agire. Ad esempio, ci sono ottime ricercatrici che vanno sostenute nella creazione d’imprese innovative. Il mio assessorato ha favorito l’accompagnamento d’impresa tramite gli sportelli provinciali, oggi rifinanziati con risorse regionali; ha promosso le misure a favore dell’auto-impiego, che prevede una priorità per le imprese a condizione o a prevalente partecipazione femminile, misure con cui sosteniamo anche le lavoratrici autonome». •

GIOVANNA VENTURA «Il momento storico è difficile per tutte le imprese, anche per quelle guidate da donne. L’incertezza regna sovrana, la pressione fiscale è troppo forte e le politiche di welfare inadeguate. La determinazione e la creatività, il loro coraggio e pragmatismo nell’affrontare le difficoltà, la loro naturale propensione alla flessibilità organizzativa e alla mediazione, sono i punti di forza delle donne in ogni settore. Anche nel sindacato, una maggiore presenza di dirigenti donne ha contribuito a sperimentare, come per Cisl Piemonte, nuove soluzioni organizzative per meglio rispondere ai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici». •

GRAZIELLA BOVERI «Oggi un’azienda agricola su tre è guidata da donne consapevoli del loro ruolo e con un buon livello di studi. Alcune, uscendo da altre esperienze lavorative, hanno optato per un modello aziendale a misura d’uomo, altre portano avanti un’azienda di famiglia, ma tutte portano dinamicità e concretezza al nostro settore. Molte hanno saputo cogliere il senso del progetto Campagna amica di Coldiretti di promuovere al meglio il nostro made in Italy. Dedicandosi poi all’agriturismo e alla fattoria didattica apportano valore al settore facendo conoscere l’origine e il valore di un prodotto agricolo a km 0 e l’importanza di una sana alimentazione». •

CP «Le imprenditrici operano

GV «L’imprenditoria femminile è

GB «Il calo di aziende guidate da

in un contesto difficile, non solo dovuto alla crisi. I sistemi d’istruzione non forniscono le basi per una carriera imprenditoriale, ci sono difficoltà ad accedere al credito e ai mercati, nella cessione di un’impresa avviata e chi si trova a fallire difficilmente potrà avere una seconda opportunità. Per invertire la tendenza occorre un importante patto sociale. Le donne devono avere più fiducia nei qualificati attori che si muovono sul territorio che offrono assistenza per la nascita di un progetto imprenditoriale. Occorre rafforzare la loro formazione, sviluppare azioni di mentoring e favorire le reti di impresa». •

un fenomeno ancora poco strutturato: in Piemonte il 9 per cento delle imprese guidate da donne risultano società di capitale, contro il 61,7 di quelle individuali. Le imprese rosa si concentrano in settori tradizionali quali il commercio al dettaglio e i servizi alla persona che, per primi, hanno risentito della crisi. Per rilanciare questi settori bisogna, come per l’economia regionale e per il Paese, abbattere il costo del lavoro, avviare una riforma della Pubblica amministrazione che abbatta tempi e pratiche burocratiche, creare opportunità di accesso al credito per supportare nuove idee imprenditoriali». •

donne, così diffuso tra i vari settori dell’economia regionale, fortunatamente non ha interessato le aziende agricole che invece si confermano in crescita. La colpa di questo calo generalizzato va comunque ricercata nell’eccesso di burocrazia e nell’elevato costo del lavoro che frenano la nascita di qualsiasi progetto imprenditoriale. Per ritornare al nostro settore c’è da dire che una legge regionale vecchia, su cui è assolutamente necessario intervenire, ingessa e penalizza il settore dell’agriturismo che potrebbe offrire ancora maggiori possibilità di sviluppo». •

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QUANTO SONO PENALIZZATE LE DONNE NEL MERCATO DEL LAVORO E QUALI LE AZIONI DI SOSTEGNO PREVISTE NEL SUO OPERATO PER QUELLE CHE LAVORANO E INTRAPRENDONO?

CP «Tanto, troppo. Occorre potenziare e modificare le strutture di welfare, in modo che le lavoratrici in proprio non siano sole nella cura della famiglia e dei figli. Intervenire sul tema del credito, dove le donne- nonostante siano in media più solvibili- vedono le proprie richieste rifiutate più spesso degli uomini, dare più visibilità allo strumento del microcredito che coinvolge in rete molti soggetti del territorio e sta dimostrando tutta la sua efficacia. I programmi di microcredito rappresentano anche un forte incentivo all’emancipazione femminile e hanno consentito di sviluppare l’attitudine a conciliare lavoro e famiglia». •

QUANTO PUÒ ESSERE IMPORTANTE IL RUOLO DELL’IMPRENDITORIA FEMMINILE PER IL RILANCIO DEL PAESE?

CP «Le donne sono da sempre presenti nelle imprese, per molti anni protagoniste invisibili devono solo uscire allo scoperto. Una ricerca della Regione Piemonte del 2010 ha sottolineato il ruolo strategico delle donne all’interno della famiglia-impresa artigiana, ed è così anche per le imprese agricole. Abbiamo bisogno delle imprenditrici e delle capacità di queste donne, delle loro qualifiche accademiche e professionali, della loro particolare sensibilità ai consumi e delle loro capacità peculiari di leadership; il radicamento dell’imprenditoria femminile sul territorio è un passo necessario per aumentare il Pil del nostro Paese». •

114 • DOSSIER • PIEMONTE 2014

GV «Ritengo che la nostra società stia prendendo sempre di più atto del ruolo fondamentale delle donne nel processo di cambiamento del Paese. Questa consapevolezza è importante per formulare politiche industriali e fiscali che sappiano creare le condizioni ottimali per donne che vogliono creare impresa. Sono certa che le donne sapranno dare un contributo importante per l’innovazione e la competitività del nostro sistema economico-produttivo. A noi, di certo, il coraggio non manca». •


IMPRENDITORIA FEMMINILE

GV «Un’ imprenditrice è percepita, agli occhi dei possibili partner e del datore di lavoro, come meno forte rispetto a un imprenditore. Le donne però devono conciliare i tempi di vita con quelli di lavoro in una società con modelli organizzativi poco flessibili. La Cisl è stata fondamentale per la promozione delle pari opportunità nei contratti di lavoro e nella contrattazione aziendale. Abbiamo favorito la flessibilità negli orari di lavoro e una politica di supporto alla famiglia. Il nostro impegno sarà realizzare misure dedicate all’imprenditoria femminile e giovanile all’interno della nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020». •

GB «Le donne sono penalizzate già per il fatto di avere una famiglia di cui occuparsi e molte devono rinunciare al loro lavoro per questo. Dalla nostra apertura al sociale è nata l’esperienza dell’Agriasilo e dell’Agritata. Il primo implica una struttura più complessa ma realizzabile, un’alternativa al normale asilo di città, è un sistema nato per dare accoglienza ai bambini che vogliono stare a contatto con la natura o assaporare pasti più genuini. L’Agritata invece è un’imprenditrice che può accogliere fino a 3 bambini svolgendo il proprio lavoro da casa. Lavoreremo anche per gli anziani per completare la nostra offerta nel sociale». •

GB «Il ruolo dell’imprenditoria femminile è importante perché le donne con il loro contributo individuale e la loro tenacia danno forza all’identità dell’azienda e al prodotto italiano. Nel nostro settore contribuiscono a far conoscere il made in Italy prendendo parte alla rete di Campagna amica, esprimendo tutte le loro attitudini e, partecipando agli Agrimercati, possono proporre i loro prodotti al pubblico, offrendo al consumatore un prodotto tipico, sano, fatto con cura e con la delicatezza tipica di una donna, con l’amore per il territorio e il senso di responsabilità che una donna sa esprimere». •

PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 115


ECONOMIA DELLA CULTURA

La programmazione è d’obbligo L’importanza di offrire una proposta culturale qualificata, integrata con altre filiere, ed estesa non solo a Torino è oggi un imperativo strategico. Lo spiega Luca Dal Pozzolo, direttore dell’Osservatorio culturale del Piemonte Francesca Druidi

n sistema di oltre 33mila imprese tra industrie creative, culturali, patrimonio storico-artistico, performing arts e arti visive che, nel 2012, ha generato un valore aggiunto pari a circa 6,4 miliardi di euro, il 5,8 per cento della ricchezza del Piemonte. La seconda edizione della ricerca che misura l’impatto economico della cultura in Piemonte, “La cultura che stimiamo. Stimiamo la cultura”, realizzata da Unioncamere, Camera di commercio di Torino, Compagnia di San Paolo, Finpiemonte e Osservatorio culturale del Piemonte, conferma la centralità del sistema produttivo culturale per la regione. Luca Dal Pozzolo descrive e approfondisce le principali

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tendenze di un settore che in Piemonte dimostra di saper reggere alla crisi, ma presenta comunque elementi di debolezza. L’industria creativa, il design o il segmento dei videogame rappresentano oggi i punti di forza del sistema produttivo culturale piemontese, rispetto a musei, biblioteche e spettacolo (dal vivo e non) che attraversano, invece, una fase più critica? «Sicuramente sì: è il comparto soggetto a finanziamento pubblico a soffrire maggiormente della spending review e della contrazione delle risorse pubbliche. Se consideriamo l’intero comparto culturale, dall’artigianato alle industrie creative, alle industri culturali fino a biblioteche, musei e spettacolo dal vivo, troviamo dinamiche tra loro differenziate; crescite sostenute in termini economici e occupazionali per alcuni comparti industriali e difficoltà estese per musei, spettacolo e biblioteche». Dove sarebbe più opportuno convogliare le energie per una programmazione lungimirante sul fronte culturale, capace di inglobare tutta la regione, incrociando anche il turismo? «Il patrimonio culturale, inteso nella sua accezione larga, ovvero musei, patrimonio architettonico, paesaggio culturale, rappresenta al contempo un notevole impegno di spesa per l’ente pubblico, ma anche una risorsa di grande valore, sia per i residenti che per i turisti. In particolare, nonostante la crisi, il turismo culturale è in crescita e costituisce uno degli indicatori di competitività del territorio. La difficoltà risiede nella complessità


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Luca Dal Pozzolo

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C’è la tendenza a incrementare i consumi culturali da parte del pubblico dei grandi consumatori

d

Luca Dal Pozzolo, direttore dell’Osservatorio culturale del Piemonte

della valorizzazione territoriale: non basta avere monumenti e musei, occorre organizzare un’offerta culturale di alto livello coordinata con i servizi alla persona, con la ricettività e con tutte le altre attività economiche che compongono la filiera, unitamente a una grande capacità di programmare e pianificare gli impatti economici delle attività culturali e i loro ritorni». Quali sono le principali tendenze registrate sul fronte dei consumi culturali dei torinesi e dei piemontesi? «Si registra un incremento nell’uso delle tessere d’abbonamento ai musei e nelle facilitazioni all’ingresso degli eventi culturali, anche come modalità di reazione all’erosione delle risorse economiche. A ciò si affiancano una tendenza all’incremento dei consumi culturali da parte del pubblico dei grandi consumatori e una difficoltà ad allargare la base di coloro che accedono all’offerta culturale, i cosiddetti non consumatori, sempre più im-

propriamente, peraltro, data la crescente esposizione ai contenuti culturali attraverso la rete e agli smartphone. Si segnala, inoltre, una reputazione forte dell’importanza della cultura come risorsa per lo sviluppo e asse di programmazione strategica per la maggioranza dei piemontesi, compresi quanti consumano poco o nulla dei prodotti culturali tradizionali». Quali restano gli eventi e i luoghi di maggiore richiamo di Torino e della regione nel 2012? «C’è un effetto complessivo sempre più evidente e percepibile di Torino come città d’arte e cultura che vale la pena visitare. È un effetto che dovrebbe essere incentivato ed esteso al resto della regione. I beni più visitati costituiscono anche le mete principali dei turisti di short track: il Museo Egizio, il Museo del Cinema, La Venaria, le zone centrali della città, Palazzo Madama e il Polo Reale. Senza dimenticare il Salone del libro e quello del gusto». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 133


ECONOMIA DELLA CULTURA

Detassiamo la cultura Puntare su un modello di gestione della cultura che permetta la programmazione degli enti e valorizzi le eccellenze locali sfruttando gli strumenti a disposizione. La priorità di Michele Coppola, assessore alla cultura della Regione Piemonte Francesca Druidi

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Sotto, il Museo regionale di Scienze naturali di Torino

l sistema culturale riveste in Piemonte un’importanza maggiore rispetto a quanto si osserva a livello complessivo in Italia. Lo attesta il secondo report sull’impatto economico della cultura, presentato a fine dicembre. «La cultura è il miglior alleato del lavoro; uno straordinario motore economico e occupazionale tra i più importanti in Piemonte», conferma l’assessore Coppola. Nel 2012 il valore aggiunto generato dalla cultura in regione è stato di 6,4 miliardi di euro, ma il dato più importante da sottolineare è il trend di crescita che ha registrato questo valore dal 2011 al 2012, aumentando dello 0,4 per cento. In sintesi, la cultura vale il 5,8 per cento della ricchezza regionale e il 6 per cento dell’occupazione piemontese, con 121mila persone che lavorano in questo settore. Un numero oltretutto in aumento, considerando che dal 2011 al 2012 si è assistito a un incremento dell’1,6

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per cento degli occupati. Non va poi dimenticato che, a fine 2011, si contavano in Piemonte oltre 11mila istituzioni non profit culturali. Affiancando il contributo delle istituzioni pubbliche e di quelle non profit, il sistema produttivo della regione in questo settore ottiene un valore aggiunto pari a 6,8 miliardi di euro, il 6,1 per cento del totale dell’economia. L’assessore Coppola tira un bilancio del 2013, concentrandosi sui punti di forza e sulle priorità da perseguire per il 2014. Gli effetti dello sviluppo del sistema produttivo culturale non ricadono direttamente solo sul comparto, ma – a cascata – anche sui settori coinvolti o ad esso legati, in primis il turismo. Questo vale anche e soprattutto per il Piemonte. «Sì, per ogni euro attivato da una delle attività che ricade all’interno del perimetro del sistema produttivo culturale piemontese, se ne attivano mediamente 1,7 al di fuori di questo. Significa


Michele Coppola

Michele Coppola, assessore alla Cultura della Regione Piemonte



Il governo deve estendere il sistema del tax credit a tutti gli ambiti culturali, favorendo e detassando l’investimento dei privati nei beni e nelle attività culturali

che la cultura, anche in un momento di forte crisi, è in controtendenza e rappresenta certamente una risorsa su cui impegnarsi». Un esempio concreto? «La Film Commission piemontese, che ha l’obiettivo di portare produzioni cinematografiche e televisive in regione. Solo nel 2013, la ricaduta sul territorio dei 69 film (13 lungometraggi, 7 fiction tv, 1 soap opera, 10 cortometraggi, 18 documentari, 20 spot pubblicitari) è stata superiore ai 15 milioni di euro. Ciò si traduce in lavoro per 677 maestranze tecniche locali, 72 attori locali e 6.080 comparse». Che 2013 è stato per la cultura in regione? «È stato un anno straordinario. Basta citare alcuni esempi: la Reggia di Venaria Reale ha visto oltre 650mila visitatori, il Museo Egizio, in attesa della chiusura definitiva dei lavori nel 2015, ne ha accolti 540mila, migliorando la performance del 2006, anno delle Olimpiadi, quando i visitatori furono 537mila; il Museo nazionale del cinema ha



chiuso l’anno con 568mila visitatori, superando i risultati del 2012. Per concludere, va sottolineato il risultato dell’abbonamento Musei Torino Piemonte che, con 90mila iscritti, ha raggiunto un nuovo record». Quante risorse la Regione investirà sul settore culturale nel 2014? E quali saranno le principali linee guida che verranno perseguite in questo ambito? «Il bilancio annuale della cultura è di 47 milioni di euro. Sarà così anche per il 2014, visto che per la prima volta la Regione Piemonte ha approvato il bilancio biennale della cultura 2013-2014. Dall’inizio del mio mandato, ho assunto l’impegno di azzerare i debiti ereditati (circa 30 milioni di euro) per costruire un bilancio sano e pulito. Questo ci ha permesso, a fine novembre 2013, di comunicare alle istituzioni culturali della nostra regione - dalla Reggia di Venaria al Castello di Racconigi, dal Museo del Cinema al Museo Egizio, dal Teatro Regio al Teatro Stabile, dal Teatro Coccia alla Fondazione Pi-  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 135


ECONOMIA DELLA CULTURA

 

Per la prima volta la Regione Piemonte ha approvato il bilancio biennale della cultura 2013-2014, “una vera e propria rivoluzione culturale”

 stoletto o al Festival di Stresa - solo per citarne alcune, il contributo per l’anno 2014. Si tratta di una “vera e propria rivoluzione culturale”, che non solo garantisce risorse certe alle istituzioni culturali, ma permette loro di programmare attività ed eventi». Quali restano i nodi più critici per il settore cultura in Piemonte? «In quest’ultima fase del mandato, dopo aver riordinato i conti del bilancio dell’Assessorato e aver garantito la programmazione alle principali istituzioni culturali del nostro territorio, diventa importante concentrarsi ancora di più sui modelli di funzionamento della cultura. Sempre all’insegna di tre principi fondamentali: sostenibilità, trasparenza e merito. Inoltre, ogni territorio della nostra regione ha peculiarità uniche da valorizzare e sulle quali investire, per questo abbiamo iniziato a costruire protocolli di intesa con le province piemontesi per salvaguardare e soprattutto condividere priorità, sostenendone le eccellenze culturali».

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Le risorse pubbliche stanno progressivamente diminuendo, così come il contributo dei privati. Come affrontare allora il nodo rappresentato dalla ricerca dei fondi? Con quali strumenti, la defiscalizzazione degli investimenti in cultura e il crowdfunding? «Uno strumento importante è il tax credit che, con successo, stiamo utilizzando in Piemonte nel settore del cinema. Il tax credit funziona in questo segmento: dal 2010 al 2013 ha, infatti, generato investimenti per oltre 85 milioni. Il governo deve estendere il sistema del tax credit a tutti gli ambiti culturali, favorendo e detassando l’investimento dei privati nei beni e nelle attività culturali. Noi come Regione Piemonte siamo pronti a candidarci in via sperimentale. Anche il sistema del crowdfunding, che è un processo di finanziamento dal basso rivolto a un progetto culturale, può essere utilizzato per sostenere eventi e interventi culturali. Abbiamo già iniziato a farlo proprio nel cinema, perché permette l’incontro tra la richiesta di finanziamenti di chi promuove il progetto e l’offerta di denaro da parte degli utenti che, con il loro sostegno economico, possono contribuire alla sua realizzazione in cambio di ricompense esclusive».


Evelina Christillin

Un rinnovato Museo Egizio È una delle mete culturali più attrattive di Torino e non solo. Il Museo Egizio chiude un ottimo 2013 e, con il processo di ristrutturazione in corso, mira a diventare ancor più competitivo. Ne parla la presidente Evelina Christillin Francesca Druidi

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l 2013 ha visto concludersi la prima fase del progetto di ristrutturazione del Museo Egizio. Una scommessa da vincere, l’apertura della sede museale con i lavori in corso, che non ha però spaventato la presidente della Fondazione Museo delle antichità egizie di Torino, Evelina Christillin. Qual è il bilancio che può fare di quest’annata impegnativa? «Il 2013 ha visto una prima scadenza essere rispettata in termini di tempi, di budget e di afflusso del pubblico. Il primo agosto abbiamo inaugurato il primo lotto di lavori finiti ed è stata la parte più complicata dal punto di vista strutturale. L’area sotterranea è costituita da tre piani da 1.000 mq ciascuno: il primo piano, Ipogeo, è visitabile e ospita la mostra “Immortali”; nel secondo si trovano i magazzini, mentre il terzo è riservato alla sala macchine. Si è perciò scavato nel terreno, incontrando problemi di cantiere non indifferenti; del resto, siamo in un palazzo seicentesco nel cuore storico di Torino con le attenzioni che vanno riservate a un lavoro svolto in un luogo ad alto interesse architettonico, situato in una zona abitata. Era comunque prioritario avere il museo disponibile per agosto e così è stato. Il bilancio è perciò estremamente positivo e i dati di affluenza non solo ci fanno ben sperare, ma ci fanno soprattutto pensare a cosa avverrà una volta che saranno terminati i lavori e ci saranno 9mila mq in più disponibili, con tutta una parte di collezioni attualmente in magazzino che verranno mostrate».

Con quali risultati? Evelina Christillin, «Chi viene a visitare oggi il Museo Egizio presidente della Fondazione Museo vede un allestimento che si potrà ammirare delle Antichità Egizie solo fino a marzo 2015. Lo spazio Ipogeo di- di Torino venterà nella collocazione definitiva l’area deputata all’accoglienza, con biglietteria, bookshop, guardaroba e didattica. Si tratta, quindi, di una mostra temporanea, che però ci ha aiutato a mantenere i livelli straordinari di pubblico che, nel 2013, ha toccato le oltre 540mila presenze: un’ottima performance considerando il cantiere in attività e la mancanza di eventi particolari in città. I numeri ci danno ragione soprattutto da agosto in poi, quindi la parte nuova del Museo Egizio non ha ostacolato, ma ha addirittura attirato. I reperti della mostra erano già inclusi nella collezione visitabile del museo, ma ora sono inseriti in vetrine anziché in teche, permettendo una rinnovata modalità espositiva più completa e sfaccettata». Gli spazi della Galleria Sabauda sono stati  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 137


ECONOMIA DELLA CULTURA



consegnati al Museo Egizio, un passaggio importante. «Abbiamo recuperato i due piani della Galleria Sabauda che sono stati conferiti ad aprile dal Ministero dei beni culturali e dal demanio al Museo Egizio. Abbiamo, però, trovato tracce di amianto, sebbene circoscritto e incapsulato, che hanno portato a uno stop di 4 mesi rispetto alla tabella di marcia dei lavori cadenzati per realizzare una sonora bonifica; bonifica che ha richiesto accorgimenti con tutta una serie di soggetti da un punto di vista procedurale e finanziario». Come sta procedendo il piano dei lavori? «L’iter procede regolarmente; sul nostro masterplan abbiamo scadenze ben precise e stiamo recuperando i 4 mesi di gap per la bonifica dell’amianto, intervenendo dal 7 gennaio in due parti diverse del cantiere. I lavori per lo Statuario, che sarà sottoposto a consolidamento ma di cui non verrà modificata la scenografia di Dante Ferretti (che si occupa della scenografia di tutto il progetto), erano

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stati inizialmente programmati in coda mentre ora si affiancano a quelli in corso in Galleria. Dal 7 gennaio al 16 aprile lo Statuario resterà chiuso, il museo è visitabile nella tomba di Kha e nella parte della mostra “Immortali”. Questa azione ci dà la possibilità di rispettare i tempi, prevedendo l’inaugurazione tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile del 2015. L’obiettivo è arrivare all’appuntamento di Expo 2015 con un museo aperto, nuovo e bellissimo. I grandi eventi non sono poi così tanti in Italia e facciamo tutti il tifo affinché funzionino al meglio. Avere il Museo Egizio a 40 minuti di treno da Milano non può che rappresentare un plus per l’Esposizione». Quali sono gli obiettivi che si prefigge la ristrutturazione del Museo? «Il progetto è partito sotto la presidenza di Alain Elkann e bisogna innanzitutto ringraziare i soci fondatori, la Compagnia di San Paolo, il Comune, la Regione, la Fondazione Crt e la Provincia, che hanno stanziato e ac-


Evelina Christillin

cantonato i 50 milioni di euro necessari. La parte ideativa è del capogruppo dei progettisti, il professor Isola, affiancato dagli altri architetti: dal compianto professor Marconi all’architetto Battista, fino a Dante Ferretti che si occupa dell’allestimento scenografico complessivo. Il “contenuto” è a carico del comitato scientifico, formato da egittologi internazionali di altissimo livello e dal direttore. Il Museo mira a essere un claim per Torino, un’identità forte della città. È il museo egizio più antico del mondo ed è il secondo come importanza della collezione. Le sue potenzialità possono solo crescere». Il museo rappresenta un modello anche dal punto di vista gestionale. «La situazione è anomala in senso positivo perché l’80 per cento del nostro budget ordinario proviene da ricavi propri: un unicum per le istituzioni museali. Contiamo sui contributi pubblici in maniera tutto sommato non così determinante, a parte naturalmente i 50 milioni previsti dalla ristrutturazione. Contiamo di riuscire a camminare con le nostre gambe come abbiamo fatto finora, nonostante gli incerti chiari di luna». Come far fronte alla carenza di risorse in ambito culturale? «In Italia non c’è alcuna agevolazione fiscale



Lo spazio Ipogeo, che adesso ospita la mostra “Immortali”, diventerà nella collocazione definitiva l’area deputata all’accoglienza



per chi voglia contribuire e donare, un sistema più simile a quello anglosassone di defiscalizzazione degli investimenti in cultura è la priorità. Noi enti culturali dobbiamo poi investire maggiormente su noi stessi e sulle nuove tecnologie, allargando il pubblico a fasce di popolazione più giovani e intercettabili attraverso i social network. Bisogna aprire le finestre, individuando collaborazioni anche a livello internazionale e sfruttando, dove possibile, fondi europei». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 139


ECONOMIA CUNEESE

Voli low cost e turismo Le strategie di crescita dell’aeroporto di Cuneo. La scelta di puntare sui voli low cost e sul tursmo come leva dello sviluppo. Ne parla il presidente di Geac, l’ente che gestisce lo scalo, Giuseppe Viriglio Tiziana Achino

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iuseppe Viriglio, presidente della Geac, società di gestione dell’aeroporto di Cuneo, illustra le potenzialità e le prospettive, sia dal punto di vista della posizione geografica che per quanto riguarda le opportunità dei voli low cost e le finalità turistiche del territorio. «Pensiamo che esistano ampi margini di crescita per il nostro turismo» evidenzia il manager. L’aeroporto di Cuneo, conosciuto come Levaldigi, si trova in un’area geografica facilmente raggiungibile dal basso Piemonte alla Liguria, ma anche da un’area territoriale più ampia per la particolarità dei voli che offre. Su quali destinazioni puntate particolarmente? «Abbiamo scelto di puntare esclusivamente sul traffico low cost e abbiamo cercato di offrire all’utenza destinazioni non servite da aeroporti limitrofi. Ci siamo inizialmente rivolti al mer-

L’aeroporto di Cuneo Levaldigi

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cato etnico, aprendo fin dal 2006 il collegamento con Bucarest operato da Blue Air, una giovane compagnia rumena. Pochi mesi dopo la compagnia ha attivato anche il collegamento su Bacau. Nel 2007 abbiamo aperto Tirana con Belle Air, compagnia low cost albanese. Nel 2008 si è accorta di noi Ryanair, la regina delle compagnie low cost. Abbiamo iniziato con le ski routes settimanali dalla Gran Bretagna, a marzo del 2009 Ryanair ha aperto il collegamento con Cagliari. A questo si sono aggiunti in seguito Trapani nel 2011 e Alghero nel 2012 e nel 2013 Roma Ciampino e Marrakech. Nel 2010 è arrivata anche Wizz Air, la principale compagnia low cost dell’est Europa che ha attivato un collegamento su Bucarest. Nel 2010 ha iniziato a operare su Cuneo anche Air Arabia Maroc collegando con più voli settimanali la citta di Casablanca. Per il futuro continue-


Giuseppe Viriglio



Abbiamo scelto di puntare esclusivamente sul traffico low cost e abbiamo cercato di offrire all’utenza destinazioni non servite da aeroporti limitrofi

remo a lavorare per sviluppare il traffico low cost verso destinazioni emergenti principalmente verso l’Europa dell’est e il nord Africa, senza trascurare i collegamenti nord/sud per i quali c’è molta richiesta». Offrire un servizio per il turismo locale è diventato un vostro obiettivo? «Sicuramente sì. Pensiamo che esistano ampi margini di crescita in questo settore. Le straordinarie potenzialità della montagna, dell’enogastronomia e del nostro territorio sono ancora poco sfruttate. Un percorso di crescita e di valorizzazione di queste risorse non può prescindere da una facile accessibilità e a tale fine il ruolo dell’aeroporto è fondamentale. Certo, sarà importante riuscire a creare migliori sinergie tra gli enti di promozione turistica, le associazioni di categoria e l’aeroporto. Lo scalo non può essere lasciato solo in questa impresa,



non possiamo immaginare che i passeggeri vengano qui per visitare l’aeroporto: i passeggeri diventano turisti nel momento in cui vengono “presi in consegna” da una organizzazione turistica. Dobbiamo lavorare per rafforzare queste condizioni in collaborazione con tutti gli attori del territorio». E al contrario dare opportunità al turista italiano di andare all’estero. «Pure questo è importante, anche se non rappresenta la priorità assoluta. Abbiamo avviato positive collaborazioni con operatori locali. Dal prossimo aprile, ad esempio, partirà un collegamento bisettimanale con Monstar a servizio di un progetto finalizzato a intercettare la crescente richiesta di voli per turismo religioso su base non solo cuneese. In aggiunta, occorre rilevare che ogni nuovo collegamento genera nuovo traffico stimolando la voglia di viaggiare delle persone. Rappresenta comunque un servizio che l’aeroporto offre al territorio». In un periodo di crisi economica i voli low cost sono più richiesti dalla clientela e, quindi, diventati per voi un investimento sul quale puntare? «Riteniamo che questo sia il segmento di mercato a cui deve rivolgersi l’aeroporto di Cuneo. Il concetto più ampio di low cost sta in qualche misura coinvolgendo anche le scelte gestionali delle compagnie tradizionali che, per restare sul mercato, devono puntare a contenere i costi operativi. Per essere attrattivi per le compagnie aeree, di conseguenza, anche noi dobbiamo adeguarci e cercare di garantire la massima efficienza nei servizi al minor costo possibile. Stiamo lavorando in questa direzione».

PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 141


ECONOMIA CUNEESE

Una provincia virtuosa

«L

a spending review? Noi cuneesi non la scopriamo oggi, anzi: la facciamo tutti i giorni da quattro anni». Nel 2012 con questa frase la presidente della provincia di Cuneo, Gianna Gancia, aveva evidenziato che il termine spending review non è una novità per la provincia, territorio che ha comunque la capacità di eccellere ed essere competitivi. L’espressione spending review è sempre usata in modo opportuno? «Per carità, spesso lo si fa a sproposito. Soprattutto, lo fa a sproposito lo Stato centrale che ha fatto un gran cianciare in questi anni di riduzioni di spese, salvo poi scaricarle sugli

La presidente della Provincia di Cuneo, Gianna Gancia

enti locali al prezzo di tagli ai trasferimenti che noi abbiamo attutito proprio grazie a un’autentica riqualificazione di ogni uscita. Abbiamo ridotto del venti per cento, in questi anni, la spesa del personale, i costi della politica, l’indebitamento. Abbiamo chiuso o venduto qualcosa come tredici società partecipate, che pesavano sul bilancio dell’ente e contavano ben 119 poltrone». Quali priorità per la Provincia Granda? «Avviare i lavori sui lotti albesi dell’autostrada Asti-Cuneo, un collegamento con la Val Padana

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Spending review, infrastrutture locali e grandi opere tra cui l’Asti-Cuneo e il tunnel di Tenda. La presidente della provincia di Cuneo, Gianna Gancia, commenta quanto è stato fatto dall’amministrazione provinciale e quali saranno i prossimi progetti per la Provincia Granda Tiziana Achino

che la nostra comunità attende da troppo tempo. Su questo obiettivo continuerò a incalzare il governo. Come per il tunnel di Tenda: ma qui siamo più avanti, perché entro poche settimane si apriranno infine cantieri per 200 milioni di euro e sarà messa in sicurezza un’infrastruttura centrale per il collegamento del basso Piemonte con il Ponente ligure e la Costa Azzurra». Cuneo è la quarta provincia in Italia per la qualità della vita, un risultato senza precedenti. Il taglio delle spese ha aiutato ad arrivare a questo risultato? «Se non avessimo tagliato, avremmo fatto la fine di altri enti, commissariati ovvero in dissesto, alcuni neppure più in grado di onorare obbligazioni contrattuali come lo sgombero neve o gli stipendi, creando in questi termini un danno certo al territorio. Occorre soprattutto rendere merito a famiglie e aziende della nostra provincia Granda, gente abituata a far da sé e a lavorare con sacrificio e abnegazione». Obiettivi primari per questi prossimi mesi? «Abbiamo approvato il bilancio 2014 nei giorni scorsi, prima e unica provincia in Piemonte. Continueremo a lavorare, nell’interesse generale e senza farci distrarre dal tanto trambusto che giornali e tv ci restituiscono quotidianamente. Le merci di cui c’è un gran bisogno oggi in Italia sono coerenza, umiltà e lavoro».


FINANZA PUBBLICA

Più flessibilità per misurarsi col mercato Le finanziarie regionali sono strumenti robusti, capaci di sostenere il territorio anche in tempo di crisi. Da rimuovere tuttavia, spiega Marco Riva, ci sono quei «vincoli normativi e di governance che in molti casi ne limitano l’operatività» Giacomo Govoni

D Marco Riva, coordinatore finanza e politiche pubbliche della Fondazione Rosselli

alla loro genesi - avvenuta negli anni Settanta - ai giorni nostri, obiettivi, operatività, modelli di governance e business delle finanziarie regionali si sono evoluti. Nate con la funzione primaria di fornire capitali a medio e lungo termine alle imprese, la rosa dei compiti e delle attività loro assegnati nel tempo si è ampliata, come fotografa anche la terza e ultima edizione dell’Osservatorio sulle finanziarie regionali, pubblicata dalla Fondazione Rosselli. «Oggi - spiega Marco Riva, curatore del rapporto - le finanziarie regionali sono società per azioni partecipate parzialmente o in toto dalle Regioni e sul piano isti-

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tuzionale possono definirsi enti strumentali per l’attuazione delle politiche economiche e territoriali della Regione in cui operano». Sul piano funzionale invece come si configurano? «Come strumenti per favorire la promozione e l’accelerazione dello sviluppo economico, imprenditoriale e occupazionale del territorio di riferimento. Esse costituiscono quindi un elemento di raccordo tra le esigenze del sistema produttivo e gli interessi territoriali delle Regioni». Quali esigenze ne hanno determinato la nascita? «Servivano attori da affiancare i sistemi creditizi tradizionali, non del tutto adeguati a svolgere una funzione di stimolo del sistema


Marco Riva

UN PONTE FRA IMPRESA E CREDITO Amministra le agevolazioni, collabora allo sviluppo del territorio e gestisce le partecipazioni. Sono i rami operativi di Finpiemonte, che nel prossimo triennio «promuoverà la competitività di pmi e attività produttive», assicura Fabrizio Gatti apire quale sia il reale impatto delle finanziarie regionali sul tessuto economico nel cui interesse operano, non è esercizio semplice. Per renderlo più agevole e allontanare al contempo l’opinione generalista secondo cui tutti organismi pubblici sarebbero sorgenti di inefficienze e sprechi, Finpiemonte ha iniziato dal 2010 un percorso di rendicontazione, che ogni anno si conclude con la stesura di un bilancio sociale. E dall’ultimo definitivo, relativo al 2012, emerge che la società in house della Regione Piemonte ha erogato circa 250 milioni di euro, «attivando investimenti complessivi sul territorio per quasi 850 milioni, con una leva che triplica le risorse attivate» sottolinea Fabrizio Gatti, presidente dell’ente. Il mondo delle finanziarie regionali presenta notevoli differenze interne. Secondo quali obiettivi opera la vostra? «Finpiemonte assiste la Regione e gli altri soci, tutti di natura pubblica, nella progettazione delle politiche economiche. Svolge un ruolo di congiunzione fra sistema creditizio, mondo imprenditoriale e Regione e sviluppa le soluzioni più adatte al tessuto produttivo. In un contesto di incertezza economico-finanziaria, Finpiemonte ha saputo affiancare ai tradizionali compiti di gestione, il reperimento di risorse supplementari, come nel caso del contratto di prestito “Regione Piemonte Loan for SMEs”, sottoscritto con la Banca europea degli investimenti». Nel 2007 la società è stata al centro di un riassetto che ha determinato la scis-

C

sione in due diverse realtà. Quali vantaggi sta portando? «La strutturazione di Finpiemonte pre-scissione non le avrebbe consentito di ricevere dalla Regione affidamenti diretti, nemmeno per la gestione dei fondi regionali. La società risulta oggi più snella, in quanto, dal punto di vista delle partecipazioni, le sono rimaste solo quelle orientate alla promozione di contenuti tecnologici, sociali, culturali ed economici: ovvero le società di gestione dei parchi scientifici e tecnologici e gli incubatori universitari». Com’è andata nell’ultimo anno la gestione delle agevolazioni? «Dal 1977 a oggi la società ha erogato oltre 3 miliardi di euro, ricevuto e esaminato più di 120mila domande e raggiunto quasi 90mila beneficiari. Solo nel 2013 ne ha raggiunti oltre 6.000, con misure mirate al sostegno alle attività produttive, in particolare alle pmi e al manifatturiero, alle attività di ricerca e innovazione e

produttivo. Le prime a dotarsi in Italia di una finanziaria in virtù di una competenza legislativa esclusiva in materie rilevanti, sono state negli anni 60 la Sicilia, la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia. Successivamente, l’attuazione dell’ordinamento regionale negli anni 70 ha portato alla costituzione di finanziarie anche in Piemonte, Lombardia, Lazio, Liguria, Veneto, Umbria, Emilia Romagna,

di sostegno all’istruzione, formazione e lavoro». A novembre il consiglio regionale ha varato la riforma delle società partecipate. In che misura siete stati toccati da questo provvedimento? «Il piano di razionalizzazione adottato dalla giunta ci induce a ridurre i costi, in ossequio alle recenti normative sul contenimento della spesa pubblica e alla valorizzazione del patrimonio. L’attenzione del legislatore regionale si è concentrata sulle nostre partecipate di secondo livello, per le quali ci viene chiesto un ulteriore sforzo nell’ottica di una maggior integrazione e sinergia fra le attività degli incubatori universitari con quella dei Parchi scientifici e tecnologici». Lungo quali asset correranno le politiche di sviluppo che promuoverete nel prossimo triennio? «Le nostre azioni dipendono in gran parte dalle strategie regionali, concentrate al momento sulla programmazione dei fondi strutturali 2014-2020. Il prossimo triennio sarà soprattutto improntato a realizzare misure per promuovere la competitività delle pmi e le attività produttive, in primis quelle legate all’energia e alle nuove tecnologie, la ricerca e sviluppo e all’integrazione tra politiche del lavoro e quelle di sostegno all’economia. Daremo, inoltre, attuazione a una serie di nuove attività, tra cui la gestione delle misure volte a sviluppare la competitività delle imprese ubicate in territori interessati dalla realizzazione di grandi infrastrutture». GG

Toscana, generalmente partecipate da soggetti privati come banche, insieme all’ente regionale». Secondo quali modelli operativi le finanziarie regionali svolgono attualmente le loro funzioni? «Le attività delle finanziarie sono inquadrabili in due macro-categorie calibrate sulle singole realtà territoriali. Le prime di natura finan-  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 145


FINANZA PUBBLICA



Il contributo della finanza pubblica diventa perno centrale di sviluppo quando i mercati non assolvono al meglio alle proprie funzionalità



 ziaria: gestione di fondi e misure regionali e

comunitarie per il sostegno dello sviluppo regionale; erogazione di finanziamenti agevolati e prestazione di garanzie; partecipazione nel capitale sociale di imprese del territorio; erogazione di strumenti finanziari innovativi quali leasing, factoring, finanziamenti in pool; incentivi a ricerca e innovazione. Le seconde, invece, sono attività di servizio: assistenza tecnica, finanziaria e gestionale alle Regioni; supporto e consulenza alle imprese; studi e ricerche; internazionalizzazione e marketing territoriale; progettazione, realizzazione e gestione di opere infrastrutturali». In che contesti l’efficacia delle finanziarie come vettori di sviluppo economico emerge maggiormente? «In quelle aree in cui il profilo rendimentorischio risulta particolarmente squilibrato. In questi casi, il sistema della finanza pubblica può integrare alcune carenze e inefficienze

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dei mercati. In quanto veicoli specializzati nel perseguire obiettivi di sviluppo posti dalle politiche pubbliche, risultano sempre più importanti nelle realtà locali: basti pensare che nel 2012 i fondi gestiti dalle finanziarie hanno superato i 5 miliardi di euro. Inoltre si caratterizzano come società con competenze interne giuridiche, economiche e finanziarie di alto livello». L’osservatorio pone l’accento sulla capacità delle finanziarie regionali di assorbire bene anche gli urti della crisi. Grazie a quali fattori? «Dall’analisi emerge che, pur in una clima di instabilità, le finanziarie hanno dato prova di una generale solidità. Non hanno subito forti dissesti, con una flessione solo di alcuni indici, dovuta all’assestamento alla nuova congiuntura. Buona parte delle finanziarie ha continuato a erogare fondi, offrire servizi e partecipare nel capitale di rischio delle imprese e, in molti casi, la loro dimensione operativa ha registrato un incremento positivo». Possiamo attenderci un andamento positivo anche nei prossimi anni? «Credo sia importante porre una riflessione sullo strumento delle finanziarie regionali, per sfruttarne ancora meglio le potenzialità. La principale criticità oggi si trova nei vincoli normativi e di governance, che impongono forti rigidità operative, in particolare per le finanziarie in house, verso cui si sono orientate la maggioranza delle regioni. Se l’adozione di tale modello consente di avere una cinghia di trasmissione diretta tra scelte politiche e applicazione operativa, pone tuttavia vincoli che minano una flessibilità fondamentale invece per il rapporto con il mercato. Lo status contestuale di società di capitali, partecipate pubbliche e finanziarie comporta infatti un intreccio complesso di norme, con una pluralità di interventi di controllo da parte di Corte dei Conti, Regione e Bankitalia».


INTERNI

Antico o di design, ma sempre su misura Dario Toppino declina nella modernità il concetto di camino. Sistema di riscaldamento, ma anche complemento di arredo carico di valori emozionali, da inscrivere nei diversi gusti abitativi Luca Càvera e è vero che i costi crescenti dell’energia spingono molti all’adozione di soluzioni alternative per il riscaldamento dell’ambiente domestico, nel caso del camino rientra anche una scelta estetica ben precisa. E lo conferma Dario Toppino, titolare di un’impresa specializzata nella produzione e vendita di caminetti di design, camini antichi, taverne e cucine “su progetto”: «L’incremento nella richiesta di camini, oltre che per l’intenso calore che producono, va cercata prima di tutto nella loro bellezza e praticità. E nella possibilità di avere un sistema “su misura”, come un abito. E come per l’alta sartoria, anche qui usiamo materie prime pregiate che si combinano in composizioni che regalano emozioni e funzionalità». Il rispetto energetico e ambientale ha comunque un ruolo nella scelta. Quali sono i vantaggi?

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«Per rispondere alle attuali esigenze di risparmio energetico sono stati introdotti innovativi sistemi di recupero del calore. I camini a legna che adottano questo metodo – muniti di vetro a scomparsa e dotati di tecnologie idonee – offrono alti rendimenti, ottima combustione con un consumo di legna nettamente inferiore rispetto ai focolari aperti. Il fuoco, che si sprigiona all’interno della camera di combustione, crea un’elevata potenzialità di calore, sfrutta-

bile fino all’80 per cento». E a livello di comfort abitativo? «Il comfort è massimo. Nella casa il camino è una presenza viva. Oggi è molto diffuso il camino a bioetanolo, combustibile di derivazione vegetale che brucia in modo pulito, senza emettere fumo e che può pertanto entrare in ogni casa senza canna fumaria. Comunque esistono diversi tipi di alimentazione, che si coniugano sia ai camini antichi sia a quelli di design. Per esempio,


Dario Toppino Dario Toppino dell’impresa Toppino di Alba (CN) e alcune delle sue realizzazioni www.toppino.it

sia i camini di design che gli antichi possono essere alimentati con la classica legna o a gas, mentre il pellet è più indicato per le realizzazioni moderne». Come avviene la progettazione di un camino su misura? «Progettare significa partire dalla planimetria dell’abitazione e creare il camino (o la cucina) idoneo all’ambiente che dovrà arredare. Oltre al calore che si vuole ottenere, per il riscaldamento di una stanza o dell’appartamento intero, bisogna considerare l’aspetto estetico e l’impatto emozionale. Per esempio, bisogna capire se il committente vuole godere del piacere dello scoppiettio della legna o apprezza la praticità del gas. Quindi al di là delle notizie sulla casa e sull’arredamento, ci sono altri aspetti, più legati

al committente, che bisogna conoscere». Caminetti di design e caminetti antichi, quali le differenze? «I caminetti di design sono pezzi unici, camini progettati ad hoc con parti precostruite e impreziositi da finiture particolari trattate con tecniche materiche, come malte, granuli, pigmenti e ossidi naturali posati con maestria da mani di artisti. Per quanto riguarda gli antichi, invece, la proposta va dal Barocco italiano – che si presenta con marmi policromi – ai francesi Luigi XV, Luigi XVI e Art Nouveau – principalmente in marmi bianchi, arricchiti da preziose riduzioni in ghisa. Vi sono inoltre camini in legno e pietra, fra i quali alcuni pezzi molto antichi e introvabili. Inoltre, ogni camino

antico è completato dal giusto focolare per creare un’armonizzazione totale». E per quanto riguarda le cucine? «Come con i camini, si parte dalla planimetria per giungere alla giusta progettazione, che esprima il buon gusto e il carattere di chi la possiede e la vive. Al risultato della più accurata ricerca stilistica uniamo le funzionalità più attuali: legno massello laccato azionato da meccanismi di ultima generazione, marmo o quarzo, elettrodomestici selezionati. Quest’anno, poi, in linea con il nostro lavoro di innovazione continua, introdurremo anche delle cucine dalle linee minimali – ma comunque sempre rigorosamente su progetto – che affiancheranno le nuove tipologie di camino». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 157


INTERNI

I maestri del legno Un’azienda cuneese proiettata verso l’internazionalizzazione. Riccardo Dattrino ricorda i progetti più importanti realizzati nel 2013 e anticipa quelli per il 2014 Luca Càvera

Heydar Aliyev Center, a Baku, in Azerbaijan, disegnato da Zaha Hadid, entra nella storia dell’architettura come uno dei progetti più importanti del 2013. A realizzare gli interni dell’imponente centro polifunzionale è stata un’azienda della provincia di Cuneo: la Maligno Industriarredamenti. «La partecipazione a questo progetto – spiega Riccardo Dattrino, direttore commerciale della Maligno Srl – rappresenta l’apice di un anno

L’ Interventi realizzati dalla Maligno Industriarredamenti Srl di Peveragno (CN) www.malignogroup.com

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assolutamente gratificante per la nostra società. Che non solo ha fatto un salto considerevole in termini di fatturato rispetto al 2012, ma ha anche definitivamente imboccato la via dello sviluppo internazionale». L’impulso a scommettere sull’estero è venuto proprio dai lavori realizzati in Azerbaijan. «Avevamo già lavorato in questo paese alcuni anni fa, realizzando gli arredi per il teatro dell’opera Mugam House, sempre nella capitale Baku, per poi decidere di tornare a puntare

sul mercato italiano. Nel tempo, però, l’Azerbaijan ci ha dato una seconda possibilità. Infatti, è stato grazie a un piccolo lavoro realizzato nel 2012 per l’Azerbaijan Diplomatic Academy di Baku che abbiamo acquisito la visibilità che ci ha portato all’Heydar Alyev Center. E poi a un altro grande progetto, che completeremo entro marzo: il Carpet Museum, dedicato alla storia del tappeto». Cosa ha permesso al legno e ai materiali ricercati di Maligno di conquistare lavori così im-


Riccardo Dattrino

portanti? «Abbiamo sempre puntato sull’innovazione dei materiali e del design. E nonostante un ventaglio di settori assai ampio, manteniamo sempre fede al nostro Dna, che è quello di considerare ogni progetto come un lavoro sartoriale, che sia un museo, una villa privata, un centro wellness o uno store. E non si tratta solo di lavorare su misura, ma anche di abbracciare e interpretare, di volta in volta, un concetto, una storia, una filosofia, che decliniamo con materiali e soluzioni. E nel 2013 siamo riusciti pienamente a esprimere il nostro spirito». Gli sforzi della Maligno Srl non si sono però limitati soltanto all’Azerbaijan. Al contrario, ha sfruttato il momento per spingersi anche in altri Paesi. «Il nostro obiettivo per il 2014 è di generare l’80 per cento del fatturato all’estero. E crediamo di aver posto le basi per questo ambizioso traguardo. Abbiamo sottoscritto un contratto per una villa in Kazakistan e per un hotel a Douala, in Camerun – progetto, questo, che partirà a breve. E inoltre, sempre nell’hotellerie, abbiamo in lavorazione tre operazioni in Francia (due a Parigi e una a Montpellier). A breve, poi, sarò personalmente presente in Oman per definire le trattative che ci permetteranno di entrare anche in questo mercato molto

vivace. La scelta di puntare su diversi paesi risponde all’esigenza di non legarci a un solo mercato, al fine di suddividere le energie su più aree di intervento». Se operando in varie parti del mondo la Maligno Srl sta collezionando progetti prestigiosi, non ha dimenticato il mercato italiano. «La nostra maestria nell’uso dei mezzi espressivi della lunga tradizione dell’ebanisteria viene dal nostro Paese. E quindi, anche se il mercato interno è un po’ in affanno, abbiamo comunque parecchi cantieri di un certo rilievo in partenza. Per esempio, nell’ambito del retail stiamo lavorando con René Caovilla e a breve sarà ufficializzato un contratto con un altro grande marchio della moda italiana. Nell’ambito food, dopo aver fatto un grande lavoro per Nat&Bio – per il quale abbiamo anche realizzato il concept – stiamo per ripartire con un altro grande progetto». Inoltre, a breve sarà inaugurato un lavoro che la Maligno Srl ha già consegnato: l’allestimento museale per la Pinacoteca Civica presso l’edificio Monte di Pietà di Savona, curato dallo Studio 77 Architettura di Savona. «Anche in questo caso si è trattato di un lavoro di grande prestigio, sia per il tipo di intervento, sia per l’importanza delle opere che la Pinacoteca ospita». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 159


INTERNI

Parquet, nuovi materiali Un particolare tipo di bambù è la novità che, secondo Gianluca Abrate, ha permesso alla Wst una crescita costante e significativa. Ecco le prospettive per il 2014 Marco Tedeschi

onfermata anche per tutto il 2014 la legge di stabilità che prevede le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie nella misura del 50 per cento. Tali detrazioni d’imposta Irpef erano state aumentate dal normale 36 per cento al 50 per cento per l’anno 2013 dal Decreto legge 63/2013. Ma la legge di stabilità 2014 fa un passo in più. In Senato è stata approvata una norma che prevede l’estensione

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delle detrazioni fiscali al 50 per cento fino al 31 dicembre del 2014. I contribuenti avranno tempo pertanto fino al 31 dicembre 2014 per usufruire del bonus fiscale. Un’ottima notizia per tutte quelle realtà italiane che hanno potuto contare sul settore delle ristrutturazioni per aggirare la crisi dell’edilizia. Tra queste c’è anche la Wst di Costiglione D’Asti che, forte della particolarità del suo prodotto, ha potuto chiudere in bellezza il

2013. La Wst realizza infatti parquet con il Maobamboo®, pianta estremamente eco-sostenibile e utile contro la deforestazione. Diversamente dai legni tradizionali, il Maobamboo® si presta infatti a essere raccolto ogni anno senza compromettere l’equilibrio delle piantagioni. Si auto riproduce autonomamente per mezzo dei suoi fittoni radicali, senza necessità d’interventi umani e il suo legno è tra i più flessibili al mondo e le sue fibre legnose in trazione sono più resistenti dell’acciaio. «L’anno appena concluso – spiega il titolare Gianluca Abrate – per noi è stato estremamente buono. Abbiamo potuto effettuare nuovi investimenti dal punto di vista tecnologico e lo riteniamo pertanto un anno molto positivo. Il segreto sta nel fatto che siamo gli unici in Italia e in Europa a trattare il nuovo bambù e abbiamo una serie di certificazioni che attestano la qualità e l’unicità del prodotto. Oltre a questo, si tratta di un prodotto di qualità estremamente elevata rispetto ad altri. Ciò ci rende estremamente competitivi, anche per le tecnologie che utilizziamo. È per


Gianluca Abrate

In queste pagine, alcune realizzazioni della Wst Srl che si trova a Costiglione D’Asti (AT) www.wstsrl.com

questo motivo che la crisi ci ha colpito a livello trasversale. Oltre alla particolarità e unicità del prodotto, abbiamo inoltre potuto contare sul lavoro che è continuato a entrare grazie alle ristrutturazioni e al fatto che lo Stato continua ad agevolare con dei finanziamenti e incentivi fiscali le ristrutturazioni edilizie. Per il comparto Italia non è andata male e inoltre possiamo contare su forti mercati in cui ci stiamo espandendo come Inghilterra, Olanda, Germania e Francia». Tutto ciò ha permesso all’azienda di continuare a investire. «Stiamo comprando nuovi macchinari e questo ci

permette di realizzare tutte le lavorazioni qui in Italia. In questo modo riusciamo a creare il parquet così come il sarto crea il vestito, anche per quanto riguarda il colore o la spazzolatura». Un prodotto unico che ha consentito proficue collaborazioni con architetti. «Riusciamo ad avere inoltre una capillarità significativa su tutto il territorio nazionale; questo ci ha permesso ad esempio di realizzare opere e pavimentazione all’interno del Palazzo Strozzi di Firenze». Con queste basi, il 2014 si è aperto in maniera estremamente positiva. «Continuiamo a prevedere una crescita costante.

Questo soprattutto perché non realizziamo il classico parquet e investiamo su novità da introdurre nel mercato, come lo scalino high-design. Una delle ultime creazioni è rappresentata dalle ante da cucina, realizzate sempre con il nostro materiale che a differenza delle altre essenze non necessita ulteriori lavorazioni. Ha come particolarità infatti – conclude Abrate una durezza significativa, caratteristica fondamentale per chi come noi rifornisce alberghi o centri benessere. Tutto ciò comporta una minore manutenzione e un conseguente guadagno a livello economico per il committente». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 161


INFRASTRUTTURE

Non solo grandi opere Al Piemonte serve un piano infrastrutturale, che preveda anche l’apertura di cantieri minori sul territorio, con particolare attenzione al tema della casa e all’edilizia sociale. Lo sostiene Giuseppe Provvisiero, presidente di Ance Piemonte Francesca Druidi

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l nodo infrastrutture resta cruciale in Piemonte non solo in funzione dello sviluppo economico del territorio ma anche in rapporto al settore edile, i cui numeri continuano a disegnare in regione una situazione drammatica. «Per poter risollevare il settore delle

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costruzioni, gli investimenti in infrastrutture sono il punto di partenza», commenta Provvisiero. «Per rendersi conto delle potenzialità dell’edilizia, basti pensare che una domanda aggiuntiva di un miliardo nelle costruzioni è capace di generare una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di 3,374 miliardi di euro e un aumento di 17mila occupati, di cui 11mila nelle costruzioni e 6mila nei settori collegati». Quali sono le priorità sul versante infrastrutturale? «Riteniamo fondamentale

avviare piccoli interventi sul territorio, in grado di rimettere in moto in tempi brevi l’intera economia regionale, dare lavoro alle piccolemedie imprese che caratterizzano il tessuto imprenditoriale piemontese e incrementare l’occupazione. A livello regionale, occorre dare piena attuazione alla Legge cantieri-sviluppoterritorio, nata con lo scopo di coinvolgere le imprese piemontesi nella realizzazione delle grandi opere, partendo da piccoli interventi cantierabili».


Giuseppe Provvisiero

I CORRIDOI SONO IL FUTURO La strategia infrastrutturale del Piemonte deve passare dal potenziamento dei Corridoi europei. L’opinione di Paolo Balistreri fare il punto sui progressi della TorinoLione e del terzo valico, nonché delle prospettive della regione in ambito infrastrutturale in ottica futura, è Paolo Balistreri (nella foto), segretario generale di Confindustria Piemonte e coordinatore del Comitato Transpadana. Con l’avanzamento della ratifica dell’accordo tra Italia e Francia per la realizzazione e l’esercizio della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, quali scenari si aprono? «Lo scenario vira ora al positivo. Da quando si è cominciato a lavorare sulla discenderia italiana, l’iniziativa è diventata irreversibile. Sotto il profilo politico, Francia e Italia mi sembrano sulla stessa linea d’onda, così come l’Unione europea sollecita il mantenimento del programma improntato. Nei prossimi mesi, dovrebbe essere individuato il soggetto promotore che costruirà la Torino-Lione con le risorse italiane, francesi e dell’Ue. La ratifica dell’accordo è solo l’ultimo tassello. Il sigillo definitivo lo aveva già dato, secondo me,

A È ottimista sul fatto che l’immissione di liquidità nel sistema attraverso investimenti aggiuntivi per le infrastrutture si inneschi rapidamente in regione? «Come già sottolineato, per invertire la tendenza in atto occorrono immediati interventi a forte impatto con carattere di continuità. In un contesto in cui le risorse pubbliche a disposizione per l’infrastrutturazione del territorio sono ai livelli minimi degli ultimi 20 anni, il rilancio della politica infrastrutturale per lo 

la Francia con la realizzazione delle sue tre discenderie; nell’ambito di un progetto di queste dimensioni, pensare alla cancellazione dopo che uno dei paesi coinvolti ha già fatto un miliardo di investimenti, diventa realisticamente poco ipotizzabile. Anche se in Italia la dialettica sul territorio resta sempre molto complessa, vuoi per un’altalenante autorevolezza delle istituzioni, vuoi per la mancanza di continuità nelle azioni da intraprendere». È stato dato il via libera all’intesa sull’Osservatorio per il terzo valico ferroviario, considerata un’opera strategica per tutto il nord Italia. Si devono attendere problematiche come nel caso della Torino-Lione? «Il terzo valico è un pezzo importante della rete europea dei corridoi; e la tratta italiana tra Genova e il Sempione è l’infrastruttura più complessa da realizzare. Esistono, anche in questo caso, poche possibilità di rendere il progetto reversibile. Lo Stato ha stanziato le risorse per i primi lotti che sono partiti. Il problema, di nuovo, è che di fronte alle manifestazioni di dissenso o di perplessità che nascono nei territori in

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INFRASTRUTTURE



queste situazioni, mi sembra molto debole la risposta di sistema delle istituzioni». Cosa servirebbe fare? «Bisognerebbe attuare un’operazione di comunicazione e di trasparenza, imparando da quello che non si è fatto con la Torino-Lione e la Val di Susa. Nel caso del terzo valico, l’area interessata non è così delicata come la Val di Susa e l’opera in sé non sarebbe nemmeno così complicata da realizzare, ma diventa centrale farne l’oggetto di un progetto integrato condiviso dal territorio. Inoltre, ci si aspetta dalla Regione, dal governo e dalle istituzioni locali un minimo di compattezza e determinazione. E, al di là dell’impegno dell’Osservatorio del terzo valico, manca una regia vera: bisogna attivare un presidio permanente di comunicazione, interazione con il territorio e progettualità, unito a un po’ di volontà politica e di responsabilità istituzionale». Quali possono essere considerate le altre priorità per il Piemonte sul fronte delle infrastrutture? «Bisogna pensare al completamento del corridoio Genova-Rotterdam, in questo senso l’attraversamento del nodo ferroviario di Novara è importantissimo perché qui s’incrociano due corridoi europei: Lione-Torino-Venezia-Trieste-SloveniaUngheria-Ucraina e la Genova-Rotterdam. Il nodo di Novara comprende l’attraversamento ferroviario della città e il potenziamento dell’interporto Cim. Un elemento finora trascurato è il collegamento dell’area interportuale di Novara, attraverso l’aeroporto di Malpensa, al Gottardo. Del resto, il governo svizzero è disponibile a investire risorse significative per il miglior collegamento del Gottardo con le linee ferroviarie italiane, che vanno potenziate». FD

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sviluppo dei nostri territori passa, sempre più, per il rapido utilizzo dei fondi disponibili e la tempestiva realizzazione delle opere previste che auspichiamo avvenga in tempi brevi». Come si è chiuso il 2013 e quali prospettive vede per il 2014? «La situazione è ancora molto critica per il nostro settore: tra il 2008 e il 2013, il settore delle costruzioni in Piemonte ha perso il 23,3 per cento degli investimenti, mentre tra il 2009 e il 2012 le imprese entrate in procedura fallimentare sono aumentate del 27,3 per cento. La crisi ha colpito pesantemente anche il mercato del lavoro: nella nostra regione, tra il primo trime-

stre del 2009 e il primo trimestre del 2013, sono stati persi circa 40mila posti di lavoro nelle costruzioni. Permangono, inoltre, le difficoltà di accesso al credito: dal 2007 al 2012 i mutui per l’acquisto di abitazioni sono scesi del 58,7 per cento. A questo quadro si aggiunge il problema dei ritardati pagamenti, ancora molto sentito dalle nostre imprese. Nel 2014, in assenza di incisive misure specifiche per il settore proseguirà – per il settimo anno consecutivo – la drammatica crisi con un calo degli investimenti in costruzioni in Piemonte del 4,9 per cento, registrando una contrazione degli investimenti in costruzioni a livello regionale, dal


Giuseppe Provvisiero

2008 al 2014, che raggiungerà il 27 per cento. L’ulteriore irrigidimento del Patto di stabilità interno nel prossimo triennio, unito all’estensione del Patto ai Comuni più piccoli, produrrà le conseguenze peggiori nel settore delle costruzioni e soprattutto nelle imprese medio-piccole». Quali mosse è necessario intraprendere allora per rilanciare il comparto dal punto di vista occupazionale, del credito, della ripresa degli investimenti? «Purtroppo le nostre richieste sono sempre le stesse da diverso tempo. Abbiamo bisogno di un piano infrastrutturale che parta dai piccoli interventi sul territo-

rio, dalle opere di manutenzione alla messa in sicurezza delle scuole e degli ospedali agli interventi antisismici e idrogeologici, di un piano per l’edilizia sociale con l’avvio di un’azione strutturale per risolvere il problema della casa - soprattutto per le fasce più deboli - all’interno di un contesto di rigenerazione delle città, e di agevolazioni per gli affitti, con l’introduzione di una tassazione sostitutiva sui redditi derivanti dalla locazione delle abitazioni delle imprese. È, inoltre, necessario mettere fine al balletto di nomi e aliquote che stanno trasformando per le famiglie la casa in un bene di lusso ed eliminare le incertezze sulla tassazione della casa: la casa

non è il bancomat dello Stato! È, inoltre, fondamentale attivare strumenti per facilitare l’accesso al credito alle famiglie e alle imprese, come l’accordo firmato tra Abi e Cassa Depositi e Prestiti che ha messo a disposizione delle banche 5 miliardi di euro per riattivare il circuito del finanziamento alle famiglie per l’acquisto della casa. Occorre, infine, sia approvare rapidamente misure in grado di assicurare il pagamento di tutti i debiti arretrati della Pa, sia modificare strutturalmente le regole del Patto di stabilità interno, che in questi anni hanno consentito il rispetto solo formale dei vincoli europei favorendo la formazione di debiti arretrati». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 165


RINNOVABILI

Un’importante virata verso le rinnovabili Cambiare rotta. L’ingegner Gianluca Toso, amministratore della Sesting di Torino, spiega la vision che ha portato all’elaborazione di nuove strategie ingegneristiche. Con al centro la produzione di energia pulita Valerio Germanico

opo numerosi anni dedicati al mondo dell’impiantistica tradizionale, oltre che rinnovabile, operando sostanzialmente al servizio dei partner, nell’ultimo anno e mezzo, la Sesting degli ingegneri Gianluca Toso

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e Dalle Yanez si è orientata, con risorse proprie a realizzare, non più per terzi, centrali di produzione di energia da fonte rinnovabile. In questa svolta ha avuto un ruolo la condotta disastrosa del sistema bancario nazionale, che ha messo in ginocchio le pic-

cole e medie imprese private. Condotta aggravata da una linea politica ed economica nazionale altrettanto suicida. Come spiega Gianluca Toso, che nella torinese Sesting ricopre la carica di amministratore: «Seppure in un momento tanto delicato per il


Gianluca Toso

mercato finanziario ed economico, viste le grandi incertezze e criticità di un paese ai limiti del collasso, la finalità di questa scelta fortemente imprenditoriale è stata prevalentemente il desiderio di garantire la sostenibilità aziendale per il futuro. Desiderio unito a una grande ambizione e dedizione per l’impegno e il lavoro». Anche alla luce di questo cambio di rotta, come giudica il 2013 della sua azienda? «Il bilancio delle attività si è chiuso certamente con un risultato a mio parere entusiasmante e positivo. Quanto svolto è stato assolutamente coerente con le previsioni e con gli impegni assunti alla fine del 2012 – seppur tali scelte, prese oltre un anno fa, non fossero state condivise da molti perché certamente forti ma prive di certezze. Tuttavia sono state comunque assunte con una grande visione imprenditoriale e di



sviluppo futuro della società. È stato un anno davvero complicato e difficile, sia a livello finanziario che gestionale e decisionale. I risultati, però, confermano quanto speravo. Sono certo di aver rafforzato il nostro essere imprenditori. Il nostro know how si è decisamente ampliato e la nostra squadra può sicuramente considerarsi ormai rodata e temprata anche in momenti difficili che, solo con grande passione, coraggio e strategie imprenditoriali sane, possono essere superati in maniera vincente. E se non bastano le parole, a dimostrarlo ci sono i primi impianti realizzati nei Comuni di Tornaco (due realtà), Terdobbiate (una realtà), Galliavola (una realtà), mentre le due prossime realizzazioni saranno localizzate in provincia di Pavia». La scelta di realizzare centrali di produzioni di energia rinnovabile quali investimenti ha comportato?

Andando controcorrente alle tendenze del periodo che stiamo vivendo, abbiamo deciso di investire milioni di euro nelle energie verdi



«In un momento di crisi economico-finanziaria così ampiamente dichiarato e ubi- L’ingegnere Gianluca quitariamente diffuso, Toso, amministratore della Sesting Srl di abbiamo deciso, andando Torino controcorrente alle tendenze www.sesting.com del periodo che stiamo vivendo, di investire svariati milioni di euro in queste attività. Oltre alla componente economica, non si deve dimenticarlo, sono stati altresì necessari anche investimenti nell’ambito delle risorse umane, commerciali e l’elaborazione di nuove strategie ingegneristiche». Quali sono state le nuove linee strategiche per questo fondamentale momento? «Cambiare rotta non è mai semplice né agevole. Il nostro core business è sempre stato, negli ultimi anni, quello di operare per terzi, mettendo a disposizione le  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 177


RINNOVABILI

 nostre competenze per completare e soddisfare le richieste dei clienti. Nel nostro paese non esiste una linea guida chiara e soprattutto affidabile, né in ambito energetico né tantomeno in ambito economico, per lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Così, dal luglio 2012 al novembre dello stesso anno, è stato necessario cambiare rotta. Ed è stato necessario farlo con grande fermezza e rapidità, per non trovarci, nel giro di pochi mesi, in fortissima difficoltà. Quando si ha una struttura con collaboratori validi e giovani con i quali si lavora da anni, è un delitto anche solo pensare di gettare la spugna». Durante la virata avete avuto il sostegno del mondo bancario e delle associazioni di categoria? «Ho disgusto nel ripensare a quello che ho vissuto e toccato con mano nei rapporti con il mondo bancario del nostro paese. Questo mondo è caratterizzato da grande ignoranza, totale incapacità di visione imprenditoriale e assoluta incapacità organizzativa e gestionale. Devo invece ringraziare – e lo faccio davvero con il cuore – tutte le persone che hanno creduto in me e nei progetti che ho, 178 • DOSSIER • PIEMONTE 2014

di forza, deciso di intraprendere. Cito alcune aziende che hanno collaborato con noi e che auspico possano avere, perché stra-meritato, un brillante futuro: Dega, Novatechno, Intech Group, Ecomec, Ecomembrane, Ab Energy, Criman. Le aziende sono fatte da e di persone, non solo di portafoglio liquido e di strumenti operativi. Sono stati i titolari di queste realtà che ci hanno permesso di la-

vorare, di crescere e di realizzare quel che, a detta di molti, era un progetto utopico e potenzialmente suicida: e si sono sbagliati tutti. Voglio esprimere, non in ul-

L’ingegner Dalle Yanez e alcune realizzazioni della Sesting


Gianluca Toso



Nel nostro paese non esiste una linea guida chiara e soprattutto affidabile per lo sviluppo delle Pmi, né in ambito energetico né economico

timo, un immenso grazie al professor Cesare Boffa del Politecnico di Torino – mio ex docente e ancora oggi grande supporto e sostegno umano e tecnico – per essermi stato sempre vicino in queste scelte e per avermi, negli ultimi circa quindici anni di collaborazione efficace, insegnato anche “a respirare”». Su cosa enti pubblici e associazioni di categoria dovrebbero fare leva per sostenere imprese volenterose come la vostra? «Sarebbe sufficiente avere delle linee guida chiare, definite, possibilmente stabili e durature. E non progetti a medio termine, stravolti da normative che semestralmente o quasi cambiano di indirizzo, obbligando le aziende a un quasi certo fal-

limento. Contemporaneamente, non guasterebbe un sistema bancario e finanziario non delinquenziale come quello attuale, che così garantirebbe un rilancio delle attività commerciali, tecniche e certamente garantirebbe una riorganizzazione dei tessuti, anche sociali, che nel nostro paese appaiono sempre più deboli e sfilacciati». Avete attivato nuove sinergie con imprese di questo territorio e non solo? «Le strategie commerciali definite con i nostri partner tecnici ci permetteranno certamente di ampliare il nostro raggio di azione. Sia nel contesto territoriale in cui già ci muoviamo (il Nord Italia), sia all’estero e in particolare nei paesi in via di sviluppo, con alcuni dei quali abbiamo



già stretto accordi e collaborazioni efficaci che si concretizzeranno nel corso dei prossimi anni». Quali sono le sue aspettative per il futuro del settore? «Le aspettative in realtà sono purtroppo legate al triste e inefficace mondo della politica italiana. Come tantissimi altri settori potenzialmente utili, massacrati e distrutti da persone incapaci di scegliere e definire piani di crescita, questo comparto potrebbe garantire certamente un grande sviluppo tecnologico, economico ed energetico a livello nazionale. E questo assolutamente in coerenza con le tematiche ambientali che, come tutti ben sappiamo, sono alcune tra le prime criticità che, a livello europeo, caratterizzano il nostro paese».

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RINNOVABILI

L’energia tra efficienza e risparmio Realizzare impianti fotovoltaici è ancora conveniente. E la domotica consente risparmio ed efficienza per migliorare la qualità di case e luoghi di lavoro. Il punto di Silverio Buri della Silo Marco Govoni ll’interno del decreto legge Milleproroghe ha trovato spazio anche il prolungamento sino al 31 dicembre 2014 della detrazione Irpef del 50 per cento per le ristrutturazioni edilizie. Tra queste, rientrano le installazioni di impianti fotovoltaici su abitazioni di privati. Ciò significa la possibilità di recuperare il costo dell’investimento dell’impianto fotovoltaico in circa cinque anni. Ma qual è il reale risparmio energetico di un impianto fotovoltaico in campo domestico? Lo abbiamo chiesto a Silverio Buri, titolare della Silo, con sede a Madonna dell’Olmo, in provincia di Cuneo. «L’installazione di un impianto fotovoltaico - commenta Buri garantisce un risparmio. La convenienza economica aumenta quando all’interno dell’abitazione esiste un impianto di riscaldamento in pompa di calore che permette di avere il riscaldamento quasi a costo zero sfruttando l’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovol-

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taico. Si ha la possibilità, inoltre, di rinunciare all’utilizzo del gas e per la cucina di servirsi di piani cottura elettrici». E per le imprese? Il settore industriale sconta costi energia sempre più alti a scapito della sostenibilità aziendale. «Per le imprese - continua Buri - il fotovoltaico va dimensionato in base ai consumi di energia elettrica annuali. La realizzazione di un impianto fotovoltaico permette un risparmio sino al 60 per cento della bolletta energetica, diminuendo i costi di produzione e gestione aziendali, con la possibilità di ammortiz-

zarli in otto/dieci anni». Un altro tema interessante in fatto di risparmio energetico è quello della domotica. Sono anni che si parla della “casa intelligente”, ma quale impatto può avere questa tecnologia sulle prestazioni energetiche? Ancora Buri svela le incredibili possibilità che offre la domotica. «La domotica può essere applicata sia in campo abitativo (home automation), sia in ambito aziendale su edifici e grandi

Impianti fotovoltaici per uso civile e industriale realizzati da Silo Srl di Madonna Dell’Olmo (CN) www.silofotovoltaico.com www.silocuneo.it


Silo

strutture (building automation). Nella vita quotidiana la domotica consente un’intelligente gestione degli elettrodomestici e delle diverse fonti energetiche della casa, ottimizzando le performance degli impianti, aumentando comfort, tranquillità e benessere e riducendo gli sprechi. Una casa domotica è un’abitazione più sicura grazie al monitoraggio dei cosiddetti allarmi tecnici, come fughe di gas o allagamenti e delle intrusioni». Non poteva mancare poi il controllo remoto, attraverso le apparecchiature informatiche di uso comune. «Si possono impartire - dice Buri - ordini a distanza da uno smartphone, dal pc o dal tablet. Così, da qualsiasi luogo, si potrà sempre verificare se si sono chiusi i cancelli, spento l’impianto di riscaldamento o, ancora, la sera fare abbassare le tapparelle». Questo vale per le abitazioni

private. Ma il campo di applicazione della domotica si è ormai allargato anche alle imprese. «Sono tante le applicazioni anche per la building automation - completa Buri - controllo centralizzato dei consumi dei locali con termoregolazione di ogni ambiente, gestione automatica dell’illuminazione con regolazione o spegnimento in base alla luce esterna e sistemi di controllo nell’accesso ai locali che si basano sul riconoscimento dell’impronta digitale o dell’iride. Sono solo alcune delle possibilità della domotica che permette di supervisionare in tempo reale l’intero sistema, annullando sprechi e svincolando i singoli da alcune operazioni, come spegnere il riscaldamento o il condizionamento ogni volta che si apre una finestra». La domotica si è diffusa anche in campo alberghiero e nelle case di riposo, dove è possibile gestire in modo efficiente ogni camera, regolando in maniera automatica il riscaldamento e il condizionamento a seconda dell’effettiva presenza dei pazienti. Parlando di costi, è utile

capire gli effettivi risparmi di una tecnologia così innovativa. Secondo Buri «attraverso una buona progettazione si possono ottenere soluzioni di risparmio energetico, pari almeno al 20 per cento». Rimanendo sulle cifre, qual è poi la risposta del mercato nei confronti del fotovoltaico e della domotica? Buri afferma che nel 2013 in termini di fatturato si è assistito ad una sostanziale tenuta. Nello specifico, c’è stato un calo nella realizzazione di impianti fotovoltaici di medie e grandi potenze, compensato però da un incremento nelle manutenzioni e gestioni per il risparmio energetico. Per il 2014 le prospettive sono avvolte da un sano ottimismo: «riscontriamo nelle aziende -conclude Buri - un’attenzione crescente verso le tematiche del risparmio energetico, con la volontà di diminuire i costi di gestione. La domotica e la produzione di energia fotovoltaica sono strumenti che vanno in questa direzione e possono rappresentare un futuro interessante per il tessuto produttivo». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 181


RINNOVABILI

Il futuro dell’energia Nei prossimi trent’anni assisteremo a un’impennata nel consumo di energia. Lo sviluppo sostenibile dipenderà dalle rinnovabili, soprattutto dall’idroelettrico. Il punto di Andrea Brusa Vittoria Divaro

econdo i dati forniti dall’Energy Information Administration nell’International Energy Outlook 2013, il consumo mondiale di energia crescerà nei prossimi trent’anni del 56 per cento, passando da

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La Idroweld Srl ha sede a Masera (VB) www.idroweld.com

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524 quadrilioni di unità termiche britanniche (Btu) del 2010 a 820 quadrilioni di Btu nel 2040. Incremento trainato soprattutto dalla crescita di Cina e India. «Le energie verdi – spiega Andrea Brusa, amministratore di Idroweld, società che dal 2005 opera nell’installazione di condotte forzate, macchinari accessori e strutture di servizio per impianti idroelettrici – dovrebbero essere quelle che cresceranno di più: i bioliquidi registreranno un più 28 per cento mentre le altre rinnovabili un più 15. Cresceranno anche i combustibili fossili e il nucleare, mentre circa l’80 per cento del previsto aumento della produzione di elettricità rinnovabile sarà rappresentato da energia idraulica ed eolica. Dei 5.400 miliardi di kilowattora di rinnovabile di nuova generazione, il 52 per cento sarà costituito da energia idroelettrica e il 28 per cento

dal vento. L’82 per cento della crescita della produzione idroelettrica avverrà nei paesi extra Ocse, mentre il 52 per cento della crescita della produzione eolica in quelli Ocse». Quello dell’energia idroelettrica è un campo che chiede sempre più conoscenze specifiche e in cui l’esperienza sta acquistando un ruolo predominante. «Malgrado le incertezze che caratterizzano il mercato in questo periodo, possiamo vedere come il nostro sia un settore in cui negli ultimi anni sono stati fatti cospicui investimenti. Per noi il 2013 è stato un anno positivo, che ha confermato il trend dell’anno precedente. Abbiamo realizzato sette impianti per Enel, avviato una nuova collaborazione con un gruppo tedesco per la fornitura di diramatori e casse turbina. Abbiamo anche realizzato una nuova struttura che ci consentirà nei prossimi anni di




Nell’ultimo anno abbiamo sviluppato un macchinario per saldatura e posa di condotte all’interno di pozzi suborizzontali

lavorare in maniera più razionale e organizzata. E nell’ultimo anno abbiamo sviluppato un macchinario per saldatura e posa di condotte all’interno di pozzi suborizzontali, partecipando al revamping di un importante impianto in Alto Adige e alla costruzione di una serie pozzi incamiciati in un cantiere di Algeri». Idroweld ha come riferimento soprattutto il mercato italiano, anche se sta muovendo i primi passi verso l’internazionalizzazione. «Abbiamo avuto incarichi nella zona dei Balcani, da qui inizia la nostra strategia commerciale verso altri paesi. Siamo interessati soprattutto all’Europa e al Centro America,



dove abbiamo già qualche contatto. Anche i paesi confinanti con l’arco alpino, come Austria, Svizzera e Francia, rappresentano dei mercati estremamente interessanti». Questo, anche in considerazione della situazione di stallo in Italia. «L’attuale politica energetica italiana ha messo in crisi il mercato delle rinnovabili. Sono stati elargiti troppi incentivi solo nel comparto del fotovoltaico, trascurando altri settori facenti capo alle rinnovabili. Ciò che è peggio è che in questo momento vedo poche azioni da parte del governo. Manca la capacità di guardare lontano e di fare chiarezza per quanto riguarda le tariffe del-

l’energia, stabilendo regole certe nel lungo periodo che diano maggiore sicurezza agli imprenditori che vogliono investire in questo settore». Le difficoltà sul mercato interno, che comunque resta quello di riferimento, potrebbero essere compensate, quindi, da quelli esteri. Intanto, oltre a guardare all’estero, Idroweld ha deciso di continuare a investire in altre direzioni sul territorio italiano. «Oltre alla realizzazione di nuovi impianti, siamo anche costantemente impegnati nella ristrutturazione di quelli esistenti. In questo settore nei prossimi anni si assisterà ad un interesse crescente, soprattutto  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 183


RINNOVABILI

+82%

PREVISIONE DI CRESCITA

DELL’IDROLETTRICO NEI PAESI EXTRA OCSE NEI PROSSIMI 30 ANNI

 in un’ottica di compensazione il risultato ultimo di un prorispetto alla diminuzione di richieste per la realizzazione di impianti ex novo». Idroweld nel corso degli anni ha stretto collaborazioni con gruppi importanti privati. «Lavoriamo con Enel Produzione, Enel Greenpower, Hydro Dolomiti, Cva, Italgen, Iride Energia, Energie, Hydro Energia, Todini Costruzioni. Con i nostri committenti ci proponiamo come general contractor, offrendo un servizio completo e articolato che garantisce la certezza di affidarsi a un’unica impresa». Generare energia da fonte idroelettrica rappresenta infatti

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getto ben riuscito. «Perseguire il successo dell’iniziativa equivale a tracciare una rotta che tenga conto di tutte le condizioni in grado di influenzarne il percorso. Dall’idea iniziale all’esercizio commerciale, proponiamo la gestione del progetto che fonde le competenze di specialisti di settore. Il nostro impegno si esprime in analisi documentali delle portate storiche e delle caratteristiche geomorfologiche del bacino imbrifero, in site survey per la valutazione delle effettive condizioni geomorfologiche e infrastrutturali presenti nell’area di intervento.

Nella valutazione economica del ritorno di investimento con calcolo dei principali parametri finanziari, nella redazione della documentazione necessaria all’ottenimento della concessione e delle autorizzazioni necessarie all’esercizio commerciale della centrale, nella progettazione di dettaglio ed esecutiva, nella ricerca dei migliori fornitori su basi non solo economiche, nella gestione del cantiere e dei subfornitori, nel collaudo e nella messa in marcia e gestione con apposito programma O&m». Per quanto riguarda le prospettive future, l’azienda intende mantenere i livelli degli anni passati. «Purtroppo non siamo ottimisti per il futuro. In questo momento in Italia è difficile pensare a un incremento. Per questo mantenerci stabili nelle nostre posizioni di mercato sarebbe già importante. Le incertezze legate alle normative in materia di incentivi alle energie rinnovabili rendono il mercato instabile e sicuramente non invogliano gli investitori a impegnarsi nello sviluppo di nuovi progetti».


ECOLOGIA

Da rifiuto a risorsa Il settore ecologico, in particolare nei comparti dei rifiuti e dell’energia e dei combustibili, sta attraversando un periodo carico di novità e progetti per far ripartire il mercato italiano. La parola a Gianluca e Claudio Castellino Emanuela Caruso

n Italia sono ancora poche le realtà imprenditoriali che possono svolgere, nel pieno rispetto delle normative ambientali, la trasformazione in biomassa di alcuni tipi di scarti di legno. Ne sa qualcosa la Saced, società che da oltre vent’anni opera nel settore dell’ecologia e gestisce un impianto di stoccaggio e cernita rifiuti speciali in grado di ricevere e selezionare svariate tipologie di scarti. «L’obiettivo principale del nostro centro di stoccaggio – fa presente Gianluca Castellino, procuratore dell’azienda e responsabile tecnico del comparto rifiuti della Saced – è quello di avviare al recupero la maggior percentuale possibile di materiali di risulta, in particolare scarti di legno e imballaggi di legno. Per riuscire a gestire qualsiasi tipo di rifiuto, manteniamo rapporti di fiducia e collaborazione con i maggiori smaltitori della zona e investiamo costantemente nel nostro parco veicolare autorizzato. Così

I La Saced Srl ha sede a Cuneo www.saced.com

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facendo abbiamo dato vita a un’organizzazione logistica ottimale, soddisfacente e puntuale, che si completa inoltre di un servizio di noleggio cassoni e compattatori scarrabili. Abbiamo deciso di rifinire il servizio proposto alla clientela con la classificazione analitica dei rifiuti e l’assistenza per la gestione amministrativa – dalla compilazione dei formulari alla tenuta dei registri di carico e scarico e alla stesura della denuncia Mud».

Perseguendo, quindi, una politica aziendale volta al recupero e alla valorizzazione dei rifiuti, la Saced è oggi anche piattaforma Rilegno. «Rilegno – commenta ancora Gianluca Castellino – è il consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in legno e noi, facendone parte, siamo attrezzati per ricevere e trasformare mediante triturazione i materiali derivanti dalle raccolte differenziate. Produciamo pellets in sacchetti, legna da ardere


Gianluca e Claudio Castellino



L’obiettivo è avviare al recupero grandi quantità di materiali di risulta, in particolare scarti di legno e imballaggi di legno



su bancali e cippato di legna, prodotti che consegniamo a casa del cliente tramite i mezzi di nostra proprietà. Una novità di quest’anno sarà la lavorazione di un particolare tipo di rifiuti pericolosi, che costituirà un’importante innovazione del nostro ciclo produttivo e andrà a rafforzare le finalità ambientali della nostra attività». Ma compito di questa innovazione sarà anche quello di replicare gli ottimi risultati ottenuti dalla Saced nel 2013. «L’anno appena concluso è stato ì davvero ottimo per quanto riguarda l’incremento del fatturato. Nonostante questo, durante il 2013 abbiamo dovuto fronteggiare una delle difficoltà più gravi di questo periodo di crisi economica,

ovvero il ritardo dei pagamenti. Proprio tale problematica ci ha spinti a differenziare l’attività, entrando con coraggio nel settore dell’energia e dei combustibili». A occuparsi di questo comparto dell’azienda è Claudio Castellino – anche amministratore della Saced – che parlando del settore dei carburanti chiarisce come esso «abbia risentito della crisi con una contrazione dei consumi che, in certi casi, ha toccato anche il 25 per cento. L’utente è diventato più attento ai prezzi proposti e addirittura rinuncia alle promozioni, da sempre cavallo di battaglia delle compagnie petrolifere». Pur consapevole di tale situazione, la Saced ha deciso di entrare nel comparto dei combustibili e

dei carburanti mettendo in atto un piano d’azione che ha saputo ricompensare il coraggio dimostrato. «Nel 2011 – continua ancora Claudio Castellino – abbiamo riaperto il vecchio deposito extrarete di Cuneo, per poi aprire il primo distributore di carburanti a Boves. Questo per noi è stato un passo di grande rilevanza poiché ci ha permesso di concretizzare una serie di interessanti opportunità. Abbiamo, infatti, acquisito sei piccoli distributori che avevano qualche difficoltà dal punto di vista commerciale, li abbiamo ristrutturati e poi riaperti, ponendo un’attenzione particolare al costo del carburante, che vendiamo in modalità selfservice. Non siamo convenzionati con grandi marchi, ma essendo i nostri distributori contraddistinti dal logo Saced possiamo definirci una pompa bianca. Ogni impianto di distribuzione è completamente automatizzato e controllato dalla nostra sede. In questo modo riusciamo a essere competitivi rispetto al costo finale offerto al cliente e rendiamo tangibile il risparmio effettivo, aspetto fondamentale in un periodo in cui l’automobilista è disposto a rifornirsi solo dove gli conviene maggiormente. Dato, questo, che anche il mercato conferma, in quanto si è registrato che il consumo di carburanti è diminuito per le compagnie petrolifere, mentre è aumentato per i distributori indipendenti». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 187


GESTIONE D’IMPRESA

Fallimenti, tempi certi e più garanzie Non è detto che la dimensione elefantiaca della burocrazia italiana non abbia soluzioni. In molti casi rendere più snelle e chiare le procedure non è impossibile. L’esempio del decreto del fare per la crisi d’impresa Teresa Bellemo

G

razie al decreto sviluppo prima e al decreto del fare poi, sono state introdotte dal governo le modifiche sulla gestione delle crisi d’impresa e sul diritto fallimentare. Misure rese necessarie dal delicato periodo economico che ha visto, tra il 2009 e il 2012, oltre 45mila dichiarazioni di fallimento, di cui 14mila nel solo nord-ovest. Inoltre, se si considera il periodo da settembre 2012 a settembre 2013, le procedure concorsuali non fallimentari sono state oltre 5mila, contro le 1.100 del 2012. A dimostrazione dell’importanza di questi cambiamenti, il concordato preventivo in bianco o con riserva è divenuto lo strumento più utilizzato poiché consente di rinviare fino a sei mesi dopo la presentazione del ricorso il deposito del piano di

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risanamento, ottenendo la sospensione delle azioni di recupero del credito. «Il concordato in bianco è una procedura concorsuale, introdotta nel settembre 2012 dal decreto sviluppo con la quale l’impresa in stato di difficoltà o pre-crisi prospetta un accordo con i suoi creditori. Uno strumento ormai fondamentale» sottolinea Roberto Frascinelli, consigliere dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Torino. Quali le novità principali contenute nel decreto del fare? «Il decreto introduce molte misure urgenti per il rilancio dell’economia. Mi riferisco a norme diversificate, che spaziano dalle agevolazioni per il credito delle pmi fino alle modificazioni in tema di procedure fallimentari. Ha imposto una maggior tutela dei creditori, per evitare il rischio di abusi delle procedure concorsuali. Per questo ha posto vincoli più stringenti al concordato in bianco o con riserva, come l’obbligo di depositare insieme al ricorso, oltre al bilancio degli ultimi tre esercizi, anche l’elenco dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti. Inoltre, ha ampliato gli obblighi informativi del debitore prima dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo. Tale innovazione è volta a rendere trasparente, sin da subito, la situazione dell’impresa, evitando condotte abusive destinate a procrastinare, il più delle volte a danno dei creditori, l’inevitabile fallimento.


Roberto Frascinelli



Nel concordato preventivo è importante una stretta collaborazione tra impresa in crisi e creditori per salvare le imprese dotate di mercato e marginalità positiva

In presenza di atti di frode ai creditori il tribunale può infatti disporre la chiusura della procedura». Quali i principali cambiamenti in tema di diritto fallimentare? «Dobbiamo ricordare che le ultime modifiche alla legge fallimentare hanno cambiato molti punti sia del concordato preventivo, con la possibilità di dar corso alla procedura con un’istanza incompleta, sia l’istituto degli accordi di ristrutturazione dei debiti. Hanno inoltre previsto delle modifiche all’istituto della prededuzione, della disciplina del professionista attestatore e dell’espressa previsione della transazione fiscale e contributiva». Le possibilità per l’imprenditore aumentano? Cosa rischiano i creditori? «Il nostro Paese è caratterizzato dalla prevalenza di imprese di dimensioni medie e piccole, in buona parte a conduzione familiare e spesso non dotate di una struttura manageriale. In tale scenario si colloca la procedura del concordato preventivo, che richiede di fatto una stretta collaborazione tra l’impresa



in crisi e i creditori, con lo scopo di mantenere in vita le imprese dotate di mercato e con marginalità positiva, nella considerazione che la tempestività dell’azione di ristrutturazione dell’impresa e del debito costituisce l’elemento portante. Pertanto, con il concordato preventivo in bianco o con riserva il legislatore ha dato un’ulteriore opportunità all’imprenditore che intende superare il suo stato di difficoltà. In questa fase lo spazio decisionale si sposta dagli organi sociali dell’impresa ai creditori, così si è voluto tutelare il valore sociale che l’azienda rappresenta. I creditori risultano ulteriormente tutelati dalla nomina del commissario giudiziale con funzioni di coordinamento e controllo su tutta l’attività svolta dal debitore, che deve collaborare con quest’ultimo nella gestione dell’attività di impresa e nell’esecuzione degli obblighi concordatari. Diviene inoltre fondamentale che i termini e le condizioni poste dal piano siano ritenute credibili e accettabili dai creditori».  PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 195


GESTIONE D’IMPRESA



Quanto l’informazione e la trasparenza si rivelano importanti in questa situazione? «Sono fondamentali. Esse rappresentano il presupposto affinché i creditori possano correttamente comprendere e, quindi, approvare la procedura di concordato, sulla base della veridicità dei dati e della realistica attuazione del business rappresentato dal piano. Il mezzo sostanziale con il quale l’impresa in crisi riesce a dare una compiuta e trasparente informazione è proprio il piano di concordato, che rappresenta la formalizzazione di tutti i fattori per la reale soluzione della crisi. È qui che si trovano il contesto di mercato, le scelte operative di risanamento e di sviluppo

dell’impresa, la proposta di concordato ai creditori insieme alla modalità e ai tempi di adempimento». Come stanno operando i nuovi procedimenti di crisi d’impresa nel vostro territorio? «L’Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di imprese (Cerved) nei primi nove mesi del 2013 ha stimato nel nord-ovest un incremento del 44,2 per cento delle procedure non fallimentari, rispetto allo stesso periodo dell’anno 2012, raggiungendo quota 700 circa. È dunque la tensione finanziaria delle imprese a essere tra le principali cause della crisi. Infatti, il 7,1 per cento delle pmi del nord-ovest è in 196 • DOSSIER • PIEMONTE 2014

grave ritardo nei pagamenti, mentre i protesti risultano aver raggiunto quota 4.500, con un incremento del 5,3 rispetto allo stesso periodo del 2012. In definitiva, le nuove procedure permettono alle imprese una preziosa opportunità per superare la crisi e, nel caso di quelle destinate alla liquidazione, di decidere con tempestività evitando dispersioni di ricchezza a danno dei creditori». Le istituzioni stanno mostrando la loro collaborazione? «Dato che la redazione del piano di risanamento e di rilancio dell’impresa è fondamentale e richiede l’intervento di consulenti professionalmente preparati, la Regione Piemonte ha emanato due bandi di salvaguardia del tessuto produttivo regionale. In particolare è stato istituito uno specifico fondo, denominato “Servizi di consulenza specialistica per la definizione di piani di sviluppo e rilancio rivolti ad imprese del settore tessile, Ict applicato e lavorazioni meccaniche”, che supporta finanziariamente le imprese in crisi per i costi necessari alla redazione del piano». Tutte queste modifiche nella gestione delle crisi d’impresa vanno nella giusta direzione? «È indubbio che le nuove norme, introdotte con la finalità di far emergere con tempestività la situazione di crisi, si possono considerare degli incentivi a un migliore e rapido uso delle soluzioni della crisi aziendale. Nel contempo, si sono chiarite alcune incertezze normative, superando anche interpretazioni giurisprudenziali contrastanti. Questo aspetto diviene fondamentale quando la proposta di concordato vede coinvolti i vari soggetti interessati attraverso una transazione- un vero e proprio accordo contrattualeche si basa sul recupero del valore futuro dell’azienda. In questo contesto, il processo di composizione negoziale vede i rapporti articolati in diverse e cadenziate fasi temporali sotto la sorveglianza del Tribunale, e prevede inoltre appositi rimedi coercitivi nel caso in cui qualcuno dei soggetti interessati intendesse trarre un vantaggio indebito o assumesse una posizione intransigente e irrazionale».


Eugenio Barcellona

Una crisi d’impresa più trasparente Non è una buona legge se servono continui ritocchi. Ne è convinto Eugenio Barcellona, docente di diritto commerciale e profondo assertore dell’importanza del ruolo della giurisprudenza e del legislatore Teresa Bellemo

C

ome spesso di recente accade, poco tempo dopo aver approvato istituti normativi, servono adattamenti e correzioni. È questo il caso anche della legge fallimentare, e più precisamente dell’istituto del concordato in bianco. Dopo un anno dalla sua introduzione, infatti, se ne è constatato l’ampio abuso, per questo si è provveduto a introdurre paletti più chiari con il decreto del fare del 23 giugno 2013. I princìpi che cercano di frenarne l’abuso sono l’elenco analitico dei creditori che correda la domanda di concordato in bianco; l’obbligo dell’autorità giudiziaria di imporre al debitore precisi obblighi informativi a cadenza mensile sia con riguardo alla gestione finanziaria dell’impresa, sia con riguardo alla progressiva attività di riempimento dei buchi. Inoltre, il tribunale ha ora l’espressa facoltà di procedere subito alla nomina del commissario giudiziale. Infine, il tribunale ha l’espresso potere di interrompere tempestivamente la procedura laddove constati un utilizzo opportunistico, se non fraudolento, del meccanismo. Insomma, d’ora in poi prima di depositare una domanda di concordato in bianco, occorre passarsi la mano sulla coscienza e avere le carte in regola. Cosa pensa di queste modifiche? «Direi innanzitutto che non è un buon segno che il legislatore avverta l’esigenza di apportare modifiche a istituti normativi - qual è il caso del concordato in bianco - a pochissimo tempo dall’introduzione. Una sorta di errata corrige, insomma. Da almeno due decenni il

Eugenio Barcellona, avvocato e docente di diritto commerciale

nostro legislatore si dimostra incapace di governare la prassi e pare piuttosto costretto a inseguirla affannosamente. Mi lasci dire che l’ultima legislazione civilistica degna di questo nome è stato il testo unico della finanza nella versione del 1998, il cui padre, Mario Draghi, è oggi meritoriamente a capo della Bce. Dopodiché abbiamo avuto interventi per lo più di modesta qualità». In quali parti lo considera un passo avanti e in quali, invece, nota dei mancati effetti positivi? «Una legge è buona se non chiede di essere aggiornata a ogni piè sospinto. Se lo fa, vuol dire che non sa far bene il suo mestiere, vale a dire astrarre la soluzione di un potenziale conflitto attraverso una regola generale e astratta come si



PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 197


GESTIONE D’IMPRESA



Il concordato in bianco è stato introdotto tenendo conto anche del modello di diritto fallimentare statunitense, per molti aspetti più moderno ed efficiente del nostro 



insegnava un tempo. Serve un’adeguata conoscenza dei problemi, che invece per lo più manca a chi siede al Parlamento, e spesso anche agli esperti scelti dalle nostre forze politiche. Si tratta in realtà di principi di buon senso, la cui formulazione, tuttavia - almeno in larghissima parte - si poteva lasciare a una sana e ragionevole giurisprudenza. Altrimenti cosa ci stanno a fare i giudici? Un aspetto della legge fallimentare (come riformata nel 2006/2007), che invece mi convince assai poco e che forse meriterebbe un intervento normativo, è quello relativo alla disciplina delle classi dei creditori che votano sulla proposta concordataria. Oggi prevede che un concordato possa essere approvato anche con il voto dissenziente di una o più classi di creditori se la maggioranza dei creditori e delle classi è consenziente». L’articolo 161 delle legge sui fallimenti è ispirato al chapter 11 dell’ordinamento statunitense. Quali i vantaggi? «Il concordato in bianco è stato introdotto tenendo conto anche del modello di diritto falli-

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mentare statunitense, per molti aspetti più moderno ed efficiente del nostro. La giurisprudenza americana mi pare sia ben addestrata e abbia dato buona prova nel corso degli anni. In linea di principio, quella della protezione - direi quasi cautelare - dell’imprenditore in crisi rispetto alle azioni esecutive individuali dei creditori mi pare una buona regola. Senza un adeguato contrappeso allo strapotere dei creditori, soprattutto di alcuni, il rischio è che la miglior tutela di quel singolo creditore che ha avuto la rapidità di aggredire uno dei beni del complesso aziendale, provocandone la vendita con conseguente potenziale distruzione di quest’ultimo, possa peggiorare la tutela del ceto creditorio nel suo insieme». Questo punto, in particolare, è una modifica degli anni 70. Perché il nostro legislatore si trova a prendere ad esempio da norme che hanno 40 anni? «Siamo ormai tutti vittima di giovanilismo e filoneismo: è buono solo ciò che è recente e solo perché è recente. Ed è forse proprio per questo che ormai le leggi cambiano alla velocità della


Eugenio Barcellona

luce. Non è così, basti pensare che in Cina studiano il diritto romano per aggiornare il loro diritto privato. Non mi scandalizza affatto che il nostro legislatore prenda a modello esempi virtuosi - nel nostro caso il chapter 11 - con qualche decennio sulle spalle». Una maggiore tutela dell’attività economica non rischia di penalizzare i creditori? «Non v’è affatto conflitto. Se un complesso aziendale pur bisognoso di ristrutturazioni è comunque potenzialmente capace di profitto, allora una sua liquidazione disordinata – cioè soggetta alle azioni individuali di creditori aggressivi che si preoccupano soltanto del loro orticello – arrecherebbe sì beneficio a quegli specifici creditori, ma finirebbe col ledere il ceto creditorio nel suo insieme, oltre a minare l’integrità del complesso aziendale. Guarda caso i creditori aggressivi sono le banche, mentre il ceto creditorio comprende anche fornitori, spesso piccole o medie imprese che di questi tempi faticano molto, e, soprattutto, lavoratori, che di questi tempi se la passano ancora peggio. Proteggere l’attività economica e, più

precisamente, evitare la dispersione di valori aziendali è, dunque, funzionale». Si innesca dunque un conflitto tra creditori più forti e quelli più deboli? «La mia preoccupazione è proprio questa. Noto una progressiva erosione, a opera del recente legislatore, del principio della par condicio creditorum, vecchio caposaldo di un nobilissimo diritto fallimentare che, essenzialmente, tutelava i creditori deboli, come fornitori e lavoratori rispetto ai creditori forti, come banche e istituzioni finanziarie. Sembra una sorta di reintroduzione della legge del più forte. Che tutto questo lo si faccia surrettiziamente, sovraccaricando l’autorità giudiziaria di funzioni non sue, mi pare segno di una precisa strategia del diritto contemporaneo. Il legislatore non sa più, o non intende più, gestire in maniera diretta e trasparente il conflitto sociale, ad esempio quello fra élites finanziarie e ceto dei lavoratori, dunque abdica pilatescamente alle proprie funzioni, delocalizzando il conflitto sociale nelle aule giudiziarie. Ecco, se dovessi commentare l’”attivismo” del legislatore delle più o meno larghe intese direi proprio questo: da una parte, eccesso normativo formale - tante, troppe, inutili norme - per comunicare “non preoccupatevi, siamo al lavoro”; dall’altra, un deficit normativo sostanziale, che non risolve politicamente il conflitto ma occulta nelle frammentate sedi giudiziarie un conflitto sociale che si va facendo sempre più pericoloso». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 199


CANONI DI LOCAZIONE

Novità legislative sul fronte immobiliare Con la nuova Legge di Stabilità, dal 1 gennaio 2014 i canoni di affitto, possono essere riscossi solo utilizzando mezzi di pagamento tracciabili, escludendo di fatto l’uso del contante. Ne parliamo con l’avvocato Antonella Forchino Marco Tedeschi

al 1° gennaio 2014 i canoni di locazione riguardanti gli immobili abitativi possono essere corrisposti solo con mezzi tracciabili in ragione del divieto all’uso del contante introdotto dal legislatore. È quanto si è deciso con la Legge di Stabilità 2014. Una rilevante novità per tutti coloro che hanno dato in locazione la loro abitazione. La legge di stabilità (n. 147 del 2013) all’articolo 1, comma 50, stabilisce infatti che i pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative, fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sono corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l’importo, in forme e modalità che escludano l’uso del contante e ne assicurino la tracciabilità anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali per l’ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore. «Detta norma – spiega l’avvocato Antonella Forchino - si applica a prescindere dall’ammontare dell’importo dei canoni e la finalità della norma è quella che i canoni di locazione vanno corrisposti con modalità tracciabile». Qual è la sua opinione su questa novità legislativa? «A mio parere, in attesa di ulteriori precisazioni, la norma deve applicarsi anche alle locazioni abitative temporanee e a uso turistico anche se

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non è espressamente previsto. Per quanto riguarda invece le locazioni commerciali, si continuerà ad applicare il divieto dell’uso del contante per importi superiori a € 999,99». In questo contesto, quali sono le difficoltà più frequenti per cui i vostri assistiti si rivolgono a voi? «Le difficoltà sono quelle di gestire il patrimonio immobiliare con serenità adeguandosi alle novità legislative con tempestività senza dover impegnare troppo tempo. Il proprietario deve poter avere rendiconti chiari in modo da controllare in ogni momento la sua posizione ed essere informato di ogni eventuale situazione meritevole di attenzione». In che modo riesce ad aiutare i suoi assistiti? «Attraverso una squadra. Il vantaggio di avere


Antonella Forchino

L’avvocato Antonella Forchino esercita la professione forense a Torino www.avvocatoforchino.it

più professionisti che collaborano tra loro per risolvere tutte le problematiche e le necessità legate a una corretta ed efficace gestione immobiliare è quello di risparmiare del tempo. Il cliente sa di essere seguito con continuità senza doversi attivare ogni singola volta per trovare un professionista a cui dare un incarico specifico per risolvere un problema; a volte i proprietari sono persone anziane o che vivono in altre città, oppure amministratori di società che per lavoro sono molto impegnati e quindi non possono sempre seguire l’amministrazione degli immobili. In tutti questi casi è il professionista che evidenzia l’eventuale problema e le soluzioni per risolverlo ancor prima che il cliente ne abbia avuto la percezione. Ricevuta l’autorizzazione si procede nel modo concordato in maniera ra-

pida ed efficiente senza perdere tempo. La registrazione dei contratti, la redazione dei verbali di rilascio, il ritiro delle chiavi e la consegna delle stesse all’agenzia per reperire un nuovo inquilino, il reperimento della documentazione per procedere con attività legali, la partecipazione alle esecuzioni, sono tutte incombenze che vengono espletate con il semplice consenso del proprietario senza che lo stesso debba occuparsene direttamente». In che modo riassumerebbe l’attività di gestione immobiliare? «Una gestione poco efficace rischia di essere molto costosa e impegnativa per il proprietario. Oggi con le tasse e i costi che gravano sulla proprietà immobiliare è importante accorgersi subito di eventuali morosità, avere sotto controllo tutte le spese, stabilire un piano per la manutenzione degli immobili che ne mantenga il valore ma programmi gli interventi necessari avvalendosi, ove possibile, delle detrazioni fiscali previste dalla legge. Inoltre se più professionisti collaborano tra di loro in modo stabile è evidente che anche i costi per la consulenza saranno molto vantaggiosi». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 201


POLITICHE SANITARIE

Una sanità virtuosa e innovativa Una risposta concreta all’esigenza di ridurre i tempi di attesa per alcune visite ed esami. L’assessore regionale alla sanità, Ugo Cavallera, illustra un progetto sperimentale che rappresenta una grande opportunità per il settore Renata Gualtieri

P Ugo Cavallera, assessore alla sanità della Regione Piemonte

er la prima volta in Piemonte è stato attuato il modello, già sperimentato in Veneto e in altre regioni, dell’ospedale aperto anche in orario serale e nei fine settimana per esami diagnostici. «È una risposta concreta - sottolinea Ugo Cavallera - e ci auguriamo efficace all’esigenza di ridurre i tempi di attesa di alcune tipologie di esami e visite che rappresentano un problema fisiologico della sanità». La fase sperimentale durerà 6 mesi: si potranno effettuare le tomografie computerizzate sino a mezzanotte tutti i lunedì e mercoledì non festivi, le risonanze magnetiche tutti i giovedì e le ecografie tutti i sabato mattina dalle 8 alle 13. All’attività aggiuntiva notturna partecipano il personale dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino e gli operatori del reparto di radiologia

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dell’ospedale Maria Vittoria. Esiste la possibilità che il progetto possa essere poi esteso ad altre strutture della regione? Sono state già individuate? «Al momento siamo in una fase sperimentale. Vediamo come funziona al San Giovanni Bosco e poi valutiamo se e come estenderlo ad altre realtà. Finora il riscontro è stato assai positivo: molti cittadini hanno colto l’opportunità e le attese si sono ridotte. Ma per una valutazione complessiva occorre più tempo». Quali altre risposte concrete possono essere date per ridurre i tempi di attesa di alcune tipologie di esami e visite? «Premesso che le urgenze sono sempre e comunque garantite nei tempi previsti, i dati a disposizione della direzione regionale sanità dimostrano che il tempo medio di erogazione di una prestazione in alcuni casi è più contenuto di quanto non risulti dai dati riferiti al “giorno indice”. È sufficiente scegliere una struttura piuttosto che un’altra per vedere quasi azzerati i tempi d’attesa. Le soluzioni per il problema sono note: il potenziamento dell’accesso diretto, la razionalizzazione della collocazione delle strutture e delle strumentazioni presenti sul territorio regionale, una più stretta collaborazione tra pubblico e privato, il maggior coinvolgimento del medico di medicina generale sul tema dell’appropriatezza delle prescrizioni - d’intesa con i medici specialistici ospedalieri - e la periodica revisione delle liste d’attesa. La direzione regionale sanità sta lavorando e contiamo di poter vedere i risultati nel medio periodo». Come prosegue invece l’impegno della Regione per rendere accessibili e avvicinare ai


Ugo Cavallera



È possibile cambiare il medico di famiglia, prenotare o disdire visite ed esami e ritirare i referti di laboratorio dal pc o dallo smartphone

cittadini, anche attraverso le potenzialità offerte dal web, i servizi sanitari? «Stiamo lavorando per l’introduzione della ricetta elettronica, delle prescrizioni dematerializzate e del fascicolo sanitario elettronico, in coerenza con le indicazioni ministeriali e nel rispetto della tempistica nazionale. Abbiamo avviato la sperimentazione in alcune aziende, come l’Asl Torino 4, dove da qualche giorno non serve recarsi agli sportelli per cambiare il medico di famiglia, prenotare o disdire visite ed esami, modificare gli appuntamenti di prevenzione dei tumori femminili e ritirare i referti degli esami di laboratorio. È possibile effettuare queste attività online, dal computer o dallo smartphone, in qualsiasi momento della giornata, in modo semplice e veloce. Questi nuovi servizi sani-



tari digitali - che non sostituiscono, ma si aggiungono a quelli gestiti direttamente dall’Asl attraverso l’ampio numero di sportelli già oggi presenti sul territorio - sono promossi dalla Regione e realizzati dal Csi. Anche in altre aziende sanitarie regionali abbiamo avviato sperimentalmente servizi che sono già da tempo operativi. Si tratta ora di uniformarli ed estenderli a tutto il territorio». Il presidente Cota nella conferenza stampa di fine anno ha sottolineato come la santità piemontese abbia guadagnato posizioni. Cosa accadrà nel biennio 2014-2015, specie in riferimento al miglioramento dei conti e dei servizi? «Aver messo in sicurezza i conti della sanità era l’obiettivo principale che dovevamo conseguire nel 2013, ora si tratta di proseguire sulla stessa linea anche per il 2014 e il 2015. Per quanto riguarda i servizi erogati, nei mesi scorsi abbiamo ottenuto due significativi riconoscimenti: il Programma nazionale valutazione esiti di Agenas colloca il Piemonte tra le prime regioni in Italia; inoltre, per quanto riguarda la verifica degli indicatori, elaborata dal Ministero della Salute, dei livelli essenziali di assistenza (Lea) risulta che siamo tra le regioni virtuose».

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ISTITUZIONI

L’emblema della medicina torinese È un punto di riferimento per tutto il mondo accademico torinese e farne parte è un’ambizione di molti. Alessandro Comandone illustra la storia e le caratteristiche dell’antica Accademia di Medicina di Torino Nicolò Mulas Marcello

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Alessandro Comandone, presidente dell’Accademia di Medicina di Torino

ata nel 1819 per opera di un gruppo di medici torinesi, l’Accademia di Medicina di Torino ha l’intento di promuovere gli studi in campo medico-scientifico e facilitare la divulgazione degli studi dei soci. Oggi l’Accademia è ormai un’istituzione per il Piemonte e non solo: «Grazie all’Accademia – sottolinea il presidente Alessandro Comandone – Torino riuscì a sviluppare una medicina all’avanguardia per merito di tanti personaggi illustri». Come si è evoluto l’ente nel tempo? «L’Accademia nasce nel periodo post napoleonico quando non era concesso riunirsi in un gruppo maggiore di tre persone. Gli illustri medici di allora tra cui Martini, Sacchetti, Barbaroux e Riberi, chiesero alla polizia di potersi riunire in un numero superiore a tre per discutere di argomenti di medicina. La richiesta fu avanzata nel dicembre del 1819, ma un timido assenso arriva solo nel febbraio del 1821. Con passi successivi nel 1832 viene concesso di scrivere ciò di cui si discuteva in queste riunioni, in un giornale che però non poteva essere diffuso. E finalmente nel 1838 quando i soci sono già 29 viene segnato il vero obiettivo dell’Accademia ovvero “la diffusione di tematiche culturali, di rinnovamento scientifico per il miglioramento della classe medica piemontese”. Nel febbraio del 1846 Carlo Alberto eleva questa società al rango di accademia medico-chirurgica imitando l’Accademia delle Scienze che era stata approvata circa venti anni prima». Quali personaggi illustri nel tempo ne

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hanno fatto parte? «Grazie all’Accademia, Torino riuscì a sviluppare una medicina all’avanguardia per merito di personaggi illustri come il medico olandese Jakob Moleschott, che per primo intuì la replicazione degli organismi pluricellulari, Cesare Lombroso, nominato nei testi di criminologia e medicina legale, e Camillo Golgi, Premio Nobel per la medicina nel 1906. Inoltre, tra le figure di spicco più vicine a noi ricorderei Salvatore Luria, Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco». Come si diventa soci dell’Accademia? «Viene identificato dal gruppo degli accademici già nominati, una figura emergente o illustre nell’ambito clinico, universitario o ospedaliero. La candidatura viene sottoposta al consiglio e viene invitata a fare parte dei soci ogni anno in base alla disponibilità dei posti. È una contesa aperta e abbiamo un numero di domande sempre superiore al numero dei posti disponibili. I soci in voto segreto decidono a maggioranza chi entrerà. Essi si dividono tra 120 ordinari, 30 onorari, 30 corrispondenti (in attesa di entrare) e alcuni soci emeriti».


Alessandro Comandone



L’Accademia negli ultimi anni sta diventando inoltre sede di congressi brevi, aperti al pubblico: è un modo per suscitare l’interesse dei giovani medici

L’Accademia possiede una biblioteca molto vasta che contiene testi molto antichi. Alcuni sono consultabili anche online sul vostro sito? «La biblioteca dell’Accademia attualmente possiede 25mila testi, ma prima dei bombardamenti del 1943 era molto più ricca e vantava circa 103mila volumi. Sono tutti libri di grande valore e pregio e vengono curati con molta attenzione, attraverso borse di studio specifiche, da due colleghi specializzati nel restauro e nella valorizzazione di questi testi. Inoltre, grazie a un’idea dell’ex presidente Alberto Angeli e dei professori Arese e Bargoni, abbiamo deciso di diffondere questo patrimonio digitalizzando i nostri testi. Attraverso un lavoro veramente certosino stiamo rendendo disponibile online la possibilità di consultare questi testi antichi che vanno dal 1580 fino all’Ottocento». Quali sono attualmente le attività che vengono svolte dall’Accademia? «L’attività fondamentale è quella della diffusione



della cultura nell’ambito medico e non solo. Le riunioni che si tengono ogni 15 giorni vengono pubblicizzate e diffuse e sono di approfondimento e di aggiornamento su tematiche molto varie, dalle neuro immagini e la connettività dell’attività cerebrale, all’autoimmunità e virus, solo per citare gli ultimi due appuntamenti. Le conferenze vengono tenute da massimi esperti in materia e sono culturalmente molto stimolanti per tutti i soci, anche per chi non è necessariamente specializzato in quell’ambito. L’Accademia negli ultimi anni sta diventando inoltre sede di congressi brevi, aperti al pubblico: è un modo per suscitare l’interesse anche dei giovani medici. La finestra aperta sul web e i costanti rapporti con l’università ci permettono di avere un interscambio con tutto il mondo accademico anche internazionale. Il passo successivo sarà quello di aprirsi anche ad altre accademie e istituzioni e diventare un punto di riferimento per altri ambiti, da quello farmacologico al biologico, fino a quello infermieristico». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 211


ODONTOIATRIA

Ricerca: dall’uva agli impianti ossei Dai polifenoli la nuova frontiera in materia di applicazioni odontoiatriche e ortopediche. Marco Morra parla delle nuove opportunità terapeutiche e delle possibili sinergie scientifiche Renato Ferretti

elle proprietà benefiche dei polifenoli estratti dall’uva si parla ormai da tempo. Ora i campi di applicazione si moltiplicano spronando la ricerca in diverse direzioni. Una di queste riguarda i materiali per applicazioni mediche, come spiega Marco Morra, dell’azienda Nobil Bio Ricerche di Portacomaro (AT), che ha il proprio core business nel trattamento superficiale di viti da impianto in titanio per odontoiatria. Questo processo è fondamentale per assicurare l’integrazione della vite nel tessuto osseo del paziente e per garantirne la biocompatibilità. «Una recente indagine su aziende italiane – dice Morra – riporta che

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solo l’11,3 per cento di esse investe in ricerca sopra il 10 per cento del proprio fatturato, noi rientriamo in questa cerchia ristretta, con investimenti tra il 13 e il 15 per cento. L’ultima sfida della nostra ricerca riguarda lo studio in atto per l’utilizzo di polifenoli, estratti da residui della lavorazione dell’uva. Noi vogliamo concretizzare in materiali da impianto innovativi per applicazioni odontoiatriche e ortopediche le potenzialità descritte in tante ricerche scientifiche. I nostri studi preliminari sono molto incoraggianti, penso che, riguardando fenomeni comuni a molte applicazioni, come i processi di infiammazione e di guarigione, possano essere applicati con successo in


Marco Morra

La Nobil Bio Ricerche Srl si trova a Portacomaro (AT) www.nobilbio.it

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L’ultima sfida della nostra ricerca riguarda lo studio in atto per l’utilizzo di polifenoli, estratti da residui della lavorazione dell’uva

settori diversi. Da un punto di vista di business, per noi significa che gli studi in questo campo possono avere una doppia valenza, sia per vendere il prodotto che stiamo sviluppando, sia per la conoscenza applicativa e i risultati degli studi. Il sogno, per Morra, è che questa attività possa promuovere una nuova economia del territorio, che vada oltre il settore specifico. «Esiste un notevole potenziale comunicativo e di immagine – continua l’amministratore della Nobil Bio – nel ricavare molecole preziose per applicazioni innovative da un mondo affascinante e di antica tradizione come quello della lavorazione dell’uva. Sarebbe bellissimo riuscire a sfruttare questo potenziale, combinando le capacità di operatori di diversi settori, con benefici reciproci. Crediamo in questa potenzialità, abbiamo anche sostenuto il lavoro, su questo tema, di uno studente del master in sviluppo locale che si tiene presso il polo universitario di Asti». Quello in cui opera la Nobil Bio è un mercato che in Italia si fa via via più difficile. «Il mercato italiano – afferma Morra – risente notevolmente della crisi dei consumi. È notizia recente che le famiglie iniziano a tagliare le spese mediche, soprattutto quelle del dentista. La si-

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tuazione interna è molto difficile, ma altri mercati sono invece in piena espansione, parlo di Turchia, Spagna, Medio ed Estremo Oriente, paesi dell’ex blocco comunista. Ma oltre alle consuete difficoltà di tipo commerciale, non bisogna dimenticare che stiamo parlando di dispositivi medici da impianto, giustamente soggetti a una normativa molta rigorosa, che però, in certi contesti, può sfumare in una sorta di protezione all’ingresso o di gabella». Eppure la crisi, nelle parole di Morra, sembra quasi avere una sorta di ricaduta positiva. «Per noi è stato sicuramente un anno molto positivo, con crescita di fatturato a doppia cifra. Abbiamo registrato un notevole incremento del numero di viti da impianto trattate, a causa sia dell’aumento del numero delle aziende-clienti che dell’incremento delle vendite di buona parte di esse. Questa tendenza si deve proprio allo sprone determinato dalla recessione: a fronte di un mercato italiano stagnante e con poche opportunità, infatti, molti dei nostri clienti sono stati forzati a cercare sbocchi all’estero e in mercati emergenti, cosa che probabilmente non avrebbero fatto in situazioni più tranquille. La riconosciuta qualità del prodotto italiano e l’eccellente rapporto qualità/prezzo sono stati una carta vincente per molti nostri clienti sui mercati esteri e abbiamo assistito a storie di notevole successo, che hanno trainato anche la nostra crescita». PIEMONTE 2014 • DOSSIER • 213


ODONTOIATRIA

Il paziente al centro Sorrisi più naturali in meno tempo. La tecnologia digitale migliora la biocompatibilità della ricostruzione del dente e l’approccio con il paziente. Più semplice e meno doloroso. Il punto di Davide Paglia Vittoria Divaro

l paziente preso in considerazione nella sua totalità di persona. È questa la mission al centro del progetto del gruppo Cosmer, presente a Torino dal 1975 con la clinica odontostomatologica e il poliambulatorio, ai quali negli anni sono state affiancate le sedi di Livorno e Verona. «Presso la nostra clinica odontostomatologica – spiega Davide Paglia, amministratore delegato del gruppo – vengono erogate prestazioni di igiene dentale, paradontologia, chirurgia orale, implantologia, pedodonzia, conservativa, endodonzia, protesi fissa e mobile e ortodonzia». A caratterizzare il livello qualitativo

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della struttura torinese, le ricostruzioni con protesi fisse metal free che sfruttano le potenzialità del Cad Cam. Quali sono i vantaggi dell’applicazione di queste tecnologie alle protesi fisse? «Diminuisce il numero degli appuntamenti e delle attese e, più in generale, la durata delle cure. Con l’aiuto di un computer è possibile digitalizzare la superficie dei denti da ricostruire, elaborare la morfologia della parte rimossa e riprodurla fresando un materiale ceramico del colore richiesto. Questa tecnologia ci consente di realizzare corone metal free altamente estetiche e di qualità. Il materiale ce-


Davide Paglia

Davide Paglia, amministratore delegato di Cosmer Srl, che ha sedi a Torino, Livorno e Verona www.cosmer.eu salutebenessere.cosmer.eu

ramico industriale, altamente mimetico e biocompatibile, dopo la fresatura, viene personalizzato in base alle caratteristiche estetiche e cosmetiche del paziente. Un processo che può essere interamente eseguito, a seconda dei casi, anche nell’arco di una giornata lavorativa». E per quanto riguarda le protesi mobili? «Siamo specializzati dal 1975 nella realizzazione di protesi mobili. Da allora, oltre 2mila pazienti all’anno ci hanno scelto per l’applicazione di protesi mobili parziali o totali, con appoggio sulla sola mucosa orale o bloccata su impianti. Queste protesi, realizzate in resine atossiche e antiallergiche, vengono costruite su modelli derivati da impronte di precisione rilevate sul paziente. L’intervento di estrazione dentale viene effettuato in sedazione ambulatoriale e la realizzazione della protesi mobile avviene nell’arco di un solo giorno. Inoltre forniamo assistenza gratuita comprensiva di riparazioni, ribasamenti e controlli». Le moderne tecnologie trovano applicazione anche in altre prestazioni? «Per esempio nell’implantologia guidata attraverso dima computerizzata, con possibilità di carico immediato. La realizzazione di una dima implantare, attraverso una tac digitalizzata e la progettazione del lavoro attraverso software specifici, garantisce la durata del lavoro, facilita l’inserimento degli impianti a prova di errore, riduce il trauma per il paziente e gli eventuali effetti collaterali. La metodica consente anche la predicibilità del successo per un eventuale carico protesico immediato a seguito dell’intervento implantare. E in genere rende la pratica implantologica sempre più rapida e mini-invasiva». Quali sono le prestazioni che offre il poliambulatorio?

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Con l’aiuto di un computer è possibile digitalizzare la superficie dei denti da ricostruire, elaborare la morfologia della parte rimossa e riprodurla

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«Con il poliambulatorio, il gruppo Cosmer ha dato vita a un progetto di integrazione dei servizi, orizzontale e verticale. L’integrazione orizzontale si attua attraverso l’ampliamento dell’offerta delle prestazioni – abbiamo introdotto dietologia, dermatologia, logopedia, foniatria, otorinolaringoiatria, chirurgia plastica e ricostruttiva, pediatria, ortopedia, cardiologia e neurologia. Oltre alla possibilità di eseguire visite e trattamenti di medicina estetica laser. Mentre l’integrazione verticale prevede politiche di rigoroso controllo della filiera dei servizi, attraverso la selezione di partner e fornitori e il confronto con tutti gli stakeholder aziendali, in primis collaboratori e dipendenti».

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