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OSSIER LAZIO L’INTERVENTO ..........................................9

ECONOMIA E FINANZA

Filippo Ritondale Giancarlo Cremonesi Massimo Scaccabarozzi

PERSONAGGI........................................46 Corrado Passera

PRIMO PIANO

STRATEGIE ............................................50 Innocenzo Cipolletta Cesare Romiti

IN COPERTINA.......................................14 Sergio Biasini GLI ASSET DELLO SVILUPPO...............................20 Luigi Nicolais Paolo Angelucci Lino Fiorentino Pierpaolo Pontecorvo

RICAMBIO GENERAZIONALE .........54 Emmanuele Francesco Maria Emanuele Alessio Rossi Giorgia Meloni POLITICA ECONOMICA .....................62 Il Lazio in cifre Massimiliano Maselli Mauro Mannocchi

LIBERALISMO.......................................32 Gaetano Quagliariello Giovanni Orsina

EXPORT...................................................70 Genni e Massimo Colli

IL NUOVO CORSO DELLA RAI..............................................36 Le scelte dei vertici Marcello Veneziani

TECNOLOGIE.........................................74 Massimiliano Boggetti Simone Mariani Luigi Malavisi

IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA.................................40 Patrizia Catellani Klaus Davi Renato Mannheimer

MODELLI D’IMPRESA........................80 Giulio Landini Matteo Germano Giuseppe Policastro Giuseppe Longo Roberto Mariani Elisabetta Bucciarelli Filippo Moscarini ENERGIA .................................................98 Giuseppe Bellantoni

6 • DOSSIER • LAZIO 2012

PRODOTTI ALIMENTARI.................100 Francesco Angelucci SERVIZI E PA.......................................102 Giancarlo Di Dio CONSULENZA.....................................104 Fabrizio Nardi CREDITO & IMPRESE ......................109 Giuseppe Mussari Fabio Forte Donatella Visconti PMI E IMPOSTE ...................................118 Massimiliano Strampelli


Sommario TERRITORIO EDIL LAZIO...........................................120 Giorgio Squinzi Stefano Petrucci Luciano Ciocchetti EDILIZIA ................................................130 Angelo Marinelli Alessandro Caradonna Francesco Proietti IMMOBILIARE......................................138 Roberto Del Fabbro COMMERCIO .......................................144 Antonio Maria Bardelli

AMBIENTE

SANITÀ

POLITICHE ENERGETICHE ............148 I piani del governo Valeria Termini Francesco Starace Cesare Fera

POLITICHE ANTIDROGA .................159 Giovanni Serpelloni COMUNICARE LA SALUTE.............164 Luciano Onder Michele Mirabella Simona Maurelli RICERCA................................................170 Silvio Garattini SPESA FARMACEUTICA ................172 Annarosa Racca CHIRURGIA...........................................174 Luigi Presenti TRA PUBBLICO E PRIVATO ...........178 Domenicantonio Grieco OFTALMOLOGIA ...............................180 Mauro Zuppardo RIABILITAZIONE ................................182 Villa Sandra INSUFFICIENZA RENALE ..............184 Carmelo Alfarone STRUTTURE POLISPECIALISTICHE ....................186 Maria Teresa Burdi GINECOLOGIA .....................................188 Carlo Figliolini DIAGNOSTICA.....................................190 Andrea Benagiano

LAZIO 2012 • DOSSIER • 7


L’INTERVENTO

Lotta all’evasione per il bene comune di Filippo Ritondale, comandante regionale della Guardia di Finanza

L’

annuncio che l’Italia era in guerra contro l’evasione fiscale catturò, non molto tempo fa, l’attenzione dei media, nazionali ed esteri, per la crudezza della metafora usata, tale, nella sua nuda verità, da far sembrare inutile ogni altro tentativo di definire lo sforzo titanico che lo Stato stava attuando per fronteggiare la scarsità di risorse a sua disposizione. In un clima, per così dire, “bellico”, la presenza di un corpo militare come la Guardia di Finanza, modernamente organizzato, trasversale a più settori e con specifiche e consolidate tradizioni operative, può ben contribuire, se non a vincere, quanto meno a fronteggiare efficacemente il nemico sperando di batterlo. In ossequio ai propri doveri, la Guardia di Finanza schiera un dispositivo di contrasto che riflette la sua peculiarità e che, dinanzi all’insorgenza di nuove minacce o alla loro intensificazione su terreni già battuti, si adegua celermente ai nuovi scenari modificando la propria struttura in funzione dell’attuazione di una manovra, complessa ma costante, volta al recupero sia di materia imponibile, da chi omette ogni adempimento fiscale, sia di fondi pubblici da chi, al contrario, spende il denaro della collettività per

fini che di pubblico hanno solo il nome. Il teatro operativo su cui muove il comando regionale del Lazio è il territorio della regione, con tutta la sua complessità, in termini sia di realtà e varietà dei soggetti economici che di preminenza, assoluta rispetto al resto del Paese, di organi pubblici deputati alla gestione della spesa, sia centralizzata che locale, nei cui confronti - laddove infedeli ai propri doveri - l’opinione pubblica richiede ora, a gran voce, di incrementare il controllo in ragione dei rilevanti sforzi invece chiesti alla gran parte dei cittadini italiani dalla contingenza del momento storico e dalla necessità di mantenere gli impegni assunti con i partner europei. Dall’inizio dell’anno, la lotta all’evasione nel Lazio ha già portato, con quasi 9.000 interventi, all’individuazione di 655 evasori e alla constatazione di un’evasione di oltre 4 miliardi e duecento milioni di euro e di Iva occultata per oltre 600 milioni. Sul versante opposto, quello della corruzione e dello sperpero di denaro pubblico, di concerto con l’autorità giudiziaria, sia ordinaria che contabile, sono

invece 44 le persone denunciate per corruzione e 55 quelle per peculato, di cui 22 tratte in arresto. Alla base di questo lavoro c’è una efficace pianificazione delle attività, orientata su soggetti e contesti attentamente selezionati grazie a una costante e penetrante attività di intelligence - cui contribuiscono, sempre più, anche le segnalazioni che la cittadinanza effettua al numero di pubblica utilità 117 e un efficace impiego degli strumenti normativi che consentono l’aggressione dei patrimoni dei corrotti e degli evasori prima della definizione dei processi. Non è tempo per compromessi o accordi ma solo per la crescita di una coscienza collettiva che ricollochi il bene comune al primo posto dei valori dell’individuo. Non è cosa semplice, ma sono fiducioso. LAZIO 2012 • DOSSIER • 9


L’INTERVENTO

Innovazione e intelligenza: vettori di crescita di Giancarlo Cremonesi, presidente di Unioncamere Lazio e della Camera di Commercio di Roma

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a sfida di competere sui mercati globalizzati si basa sulla capacità delle imprese di massimizzare e trasmettere un senso dell’eccellenza nel campo dell’ideazione, della qualità, del servizio. In termini di ricerca e sviluppo, il nostro Paese è, purtroppo, ancora in forte ritardo, come dimostra il basso livello di investimenti: l’1,26 per cento del Pil, a fronte di una media del 2 per cento dell’Unione europea a 27, con livelli molto più alti in alcuni Paesi come la Germania, con il 2,82 per cento, e la Finlandia, con il 3,92 per cento. Nel contesto nazionale, la nostra regione possiede tutte le condizioni ottimali per un pieno sviluppo dell’innovazione. Al 31 agosto 2012 le imprese registrate presso le Camere di Commercio del Lazio sono 614.362, pari al 10,1 per cento del totale nazionale. La vivacità imprenditoriale si è mantenuta alta anche in questa prolungata fase di crisi: le imprese sono aumentate di quasi il 2 per cento nel 2011 e di circa l’1 per cento nei primi 8 mesi del 2012. Il territo-

rio del Lazio è vocato ad alcune specifiche competenze: hi-tech, aerospazio, Ict, elettronica, scienza dei materiali, biotecnologie. Secondo gli ultimi dati disponibili, nella nostra regione opera il 15,7 per cento dei ricercatori italiani e la spesa in ricerca e sviluppo è pari a circa 3 miliardi di euro, il 15,9 per cento del totale della spesa italiana, anche grazie a un’altissima concentrazione d’istituti di ricerca, tra i quali il Cnr e l’Enea. Questa spesa, pari 1,7 per cento del Pil regionale, è superiore alla media nazionale. Non mancano, tuttavia, elementi di criticità. Solo il 34 per cento della spesa regionale in R&S è prodotta dal tessuto imprenditoriale, dunque dal settore privato. Inoltre, l’integrazione tra sistema di ricerca e sistema produttivo è ancora debole e risulta acutizzata dalla scarsità di multinazionali in grado di agire da traino per l’innovazione. Il sistema camerale regionale è, dunque, impegnato a sostenere le dinamiche di innovazione sul territorio creando le migliori condizioni affinché le aziende mantengano elevati

standard qualitativi. La Camera di Commercio di Roma, in particolare, ha interpretato un ruolo guida nella spinta agli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali con il duplice obiettivo di creare un circuito virtuoso tra università, mondo della ricerca e sistema imprenditoriale e di sostenere il rafforzamento di un tessuto di imprese innovative. Il più importante di questi progetti è il sistema dei tecnopoli, Tiburtino e Castel Romano, realizzati con l’intento di favorire lo sviluppo d’insediamenti produttivi ad alto tasso d’innovazione sul territorio romano. I tecnopoli, veri e propri centri della conoscenza e dell’intelligenza produttiva, rappresentano un punto di riferimento per la localizzazione d’imprese e attività di ricerca interessate a operare in un contesto d’avanguardia. Il sistema camerale regionale garantirà, anche nei prossimi anni, un forte impegno sul fronte dell’innovazione e delle nuove tecnologie, con particolare riferimento alle telecomunicazioni e alla banda larga e larghissima. LAZIO 2012 • DOSSIER • 11


IN COPERTINA

LA SICUREZZA RENDE COMPETITIVI Le imprese riconoscono nella sicurezza, fisica e informatica, una risorsa a sostegno dello sviluppo. Così, il settore security si afferma come una voce strategica per l’economia. Il caso dell’istituto di vigilanza dell’urbe Spa dalle parole del suo Amministratore delegato, Sergio Biasini Andrea Moscariello

n una stagione in cui i più grandi manager italiani si perdono in discussioni, talvolta dai tratti tragicomici, su chi investe di più nel rinnovo tecnologico e produttivo, è rassicurante trovare sul territorio personalità che, senza troppi clamori, parlano poco e agiscono molto producendo sviluppo, indotto occupazionale e, soprattutto, competitività. È questo il caso di Sergio Biasini, Amministratore delegato dell’istituto di vigilanza dell’urbe Spa, di Roma. Un esempio di successo per un settore, quello della sicurezza, di cui molti ignorano il potenziale. Non tutti sapranno che dietro questo comparto si cela un universo composto da imprese tecnologiche, servizi logistici, enti di ricerca. Oltre l’84 per cento delle piccole e medie imprese italiane considera quello rivolto alla sicurezza un investimento che genera crescita e stabilità. La protezione, oggi, non è puramente “fisica”. Le aziende devono difendere il proprio patrimonio industriale e informativo. E Biasini lo sa bene, essendo uno dei più grandi promotori, in Italia, del concetto di “Smart security”, che prevede un con-

I

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cetto “globale” di sicurezza, in cui, grazie alla tecnologia, tutto è monitorabile anche tramite una postazione remota. Una filosofia che ha certamente consentito all’Istituto di raggiungere risultati più che soddisfacenti, al punto di crescere nonostante la crisi. Per il 2012 il valore di produzione atteso è pari a 43 milioni di euro, con un incremento del 7,5 per cento rispetto allo scorso anno. «Questo aumento di investimenti delle aziende in sistemi di sicurezza tecnologici ci fa ben sperare per il futuro». Ne deduco che gli obiettivi del vostro piano industriale 2009-2012 sono stati raggiunti. «La nostra crescita è motivata, in particolare, da un incremento delle vendite di servizi e impianti tecnologici che, rispetto all’impiego di risorse umane, consentono maggiori margini di ricavo, ma soprattutto ripagano tutti gli investimenti fatti nella ricerca e nello sviluppo di nuove soluzioni tecnologicamente avanzate. Come strategie di business, abbiamo ampliato l’operatività dell’Istituto in tutta Italia, con la presenza diretta tramite l’estensione della licenza a livello regionale in Lazio, Lombardia, ❯❯


Sergio Biasini

Sergio Biasini, Amministratore delegato dell’istituto di vigilanza dell’urbe Spa, Roma

LAZIO 2012 • DOSSIER • 15


IN COPERTINA

áá Piemonte e Puglia, e attraverso la nostra società di network in tutte le altre regioni. Abbiamo investito in una politica di diversificazione delle attività nell’ambito della security, dando vita a un pool di aziende, ognuna orientata a un settore di mercato diverso». E in tutto questo cosa ha rappresentato l’innovazione? «L’investimento fatto nella ricerca di nuove tecnologie ci ha portato allo sviluppo di prodotti e soluzioni che consentono una maggiore efficienza nella prevenzione e nel contrasto agli atti criminosi. Un esempio è il nostro Vigile Virtuale, attualmente impiegato in oltre 30 agenzie di credito che, rispetto al tradizionale servizio di piantonamento armato, consente il controllo di intere aree, interne ed esterne. Il cliente ottiene un risparmio di circa il 50 per cento rispetto ai costi dei servizi tradizionali». Le aziende, oggi, sono chiamate a tutelarsi da nuove minacce, a cominciare da quelle elettroniche.

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Quali i rischi maggiori? «Per mettere al sicuro il patrimonio intangibile è necessario effettuare un’analisi dei potenziali rischi. Successivamente, occorre progettare le azioni di assessment da intraprendere per la messa in sicurezza. Un’inadeguata protezione dei sistemi informativi può determinare il furto o la mistificazione di dati aziendali, il danneggiamento, intenzionale o meno, di beni e strumenti, l’utilizzo non conforme di risorse, l’accesso non consentito e la divulgazione di dati sensibili o confidenziali, significando spesso un grave danno economico, strutturale e d’immagine. Si vedano i recenti casi Wikileaks e Anonymous». Solo nel 2010 avete messo sul tavolo circa 4 milioni di euro per il

rinnovo tecnologico. Per il nuovo anno quanto prevedete di investire? «Vogliamo proporre una sicurezza “smart”, basata su sistemi intelligenti come la robotica, l’utilizzo di algoritmi per il riconoscimento biometrico e l’analisi comportamentale, le nanotecnologie, la domotica, i sistemi di building automation e quelli di geolocalizzazione satellitare. Ed è proprio su queste tecnologie che si concentrano attualmente le nostre attività di ricerca. Per il prossimo anno stimiamo di impiegare risorse per circa un milione di euro». Perché i sistemi di geolocalizzazione sono così importanti? «Utilizziamo questi sistemi per la protezione personale e per il controllo dei beni viaggianti. Nel primo caso,

Intendiamo valorizzare il patrimonio umano dell’azienda, trasformando la figura della guardia giurata in quella di professionista della security altamente qualificato

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Sergio Biasini

Una rete smart Dall’alta tecnologia è nata una rivoluzione in grado di contrastare e prevenire rischi e atti criminosi. La sicurezza nell’epoca 2.0 promossa dall’istituto di vigilanza dell’urbe

na rete di imprese sull’intero territorio italiano, ognuna delle quali orientata su uno specifico ambito di sicurezza. Il network creato dall’istituto di vigilanza dell’urbe comprende le società IVU Investigazioni, che si occupa di svolgere attività investigative per privati e aziende; IVU Global Service, per le attività d’intermediazione e coordinamento in materia di sicurezza e vigilanza, oltre a offrire servizi di facilty management; IVU Servizi, impegnata nella consulenza finanziaria e amministrativa; IVU Impianti e IVU Hi-Tech, per le soluzioni di sicurezza logica e sicurezza fisica ad alto contenuto tecnologico. E sono proprio le innovazioni high-tech il tratto distintivo dell’Istituto. Alcune di esse, in particolare, rientrano tra i prodotti rivolti alla sicurezza di beni mobili e immobili di proprietà pubblica o di privati, come il “Vigile Virtuale” che, tramite l’installazione di una “stazione di accoglienza” dotata di monitor, telecamera, altoparlante e microfono, consente a una guardia giurata dell’Istituto di interagire con le persone che tentano di accedere a un

U

sfruttando il GPS presente sugli smartphone, abbiamo realizzato IVUAngels, un software che consente all’utente di inviare, tramite la semplice pressione di un tasto, una segnalazione di allarme alla nostra centrale operativa, attiva 24 ore su 24, che rileva in tempo reale la posizione dell’utente e invia immediatamente una

sito protetto e, contemporaneamente, di controllare e gestire gli accessi e l’interno dell’area protetta. Un servizio realizzato in forma analoga anche per i complessi residenziali, tramite un “Portiere Virtuale”. Entrambi possono essere integrati con sistemi di riconoscimento biometrici che consistono nel riconoscimento dei tratti somatici e fisici di un individuo a cui vengono applicati sistemi di antimascheramento e anticamuffamento. Il controllo a distanza può avvalersi del supporto scaturito dalle più recenti innovazioni robotiche, attraverso l’utilizzo di veri e propri droni. Per il controllo su vaste aree urbane, con il calcolo di un algoritmo, è, invece, possibile identificare le zone dove è stata registrata negli anni la maggiore incidenza di reati, per una più efficiente allocazione dei sistemi di videosorveglianza. www.ivuspa.it

pattuglia in soccorso. Nel caso dei beni viaggianti, l’installazione di una black box, dotata anche questa di GPS, consente di seguire in diretta gli spostamenti di un automezzo, di controllare eventuali superamenti dei limiti di velocità, inviare una segnalazione in caso di incidente, programmare percorsi, tempi e luoghi di sosta, che, se disattesi, mettono automaticamente in allarme la nostra centrale operativa». Finora abbiamo parlato soprattutto di tecnologia. Ancora oggi, però, risulta fondamentale la figura della guardia giurata. «Intendiamo valorizzare sempre più il patrimonio umano dell’azienda, trasformando la figura della guardia giurata in quella di professionista della se-

curity altamente qualificato. Per raggiungere questo obiettivo sono stati stanziati dal 2009 a oggi circa 600mila euro per la loro formazione». Le grandi industrie, per ovvi motivi, hanno compreso per prime le dinamiche legate alla Smart security. Cosa osserva, invece, sul fronte delle Pmi? «Anche le piccole e medie imprese si stanno affacciando a questa nuova concezione di sicurezza intelligente. Il 67 per cento ritiene che ciò generi benefici, oltre che sulla riduzione dei rischi operativi, sulla propria competitività». La sicurezza si ottiene anche sensibilizzando imprese e cittadini. La vostra realtà organizza da tempo corsi che mirano proprio a questo. áá LAZIO 2012 • DOSSIER • 17


IN COPERTINA

❯❯ Quali riscontri state ottenendo? «Essere consapevoli dei potenziali rischi che si corrono ogni giorno, durante le attività quotidiane, è il miglior modo per prevenirli. Promuovere la cultura della sicurezza significa diffondere questa consapevolezza e, quindi, compiere una reale attività di prevenzione a monte. Nei nostri corsi spieghiamo come reagire in situazioni di pericolo e come affrontare la paura e il panico che, spesso, sono fattori scatenanti di reazioni incontrollate, sia da parte di chi aggredisce che di chi viene aggredito. Abbiamo attuato una convenzione con Confcommercio Roma per l’erogazione gratuita di questi corsi per i commercianti, una delle categorie maggiormente a rischio rapina o aggressione. Particolarmente colpiti sono i titolari di distributori di carburante. Per questa ragione abbiamo previsto dei corsi specifici rivolti esclusivamente a loro». Quali nuovi target potreste con-

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L’investimento in nuove tecnologie ci ha portato allo sviluppo di prodotti e soluzioni che consentono una maggiore efficienza nel contrasto agli atti criminosi

quistare in futuro? «Ci poniamo come obiettivo la sicurezza della figura del cittadino. Seguendo il concetto di Smart city, vogliamo diventare il riferimento delle Pubbliche amministrazioni nel progetto sicurezza delle città del futuro. A oggi già collaboriamo con diverse amministrazioni comunali e in diverse

regioni d’Italia. Partecipiamo al progetto “Mille occhi sulla città”, in cui la vigilanza privata entra a far parte in modo attivo della sicurezza cittadina, collaborando sul campo con le Forze dell’Ordine. Vorremmo impegnarci anche per implementare le nostre tecnologie sulle infrastrutture cittadine». L’Istituto sta avviando un importante progetto di internazionalizzazione. Cosa vi renderà competitivi oltre confine? «Siamo interessati a Nord Africa, Medio ed Estremo Oriente e America Latina. A renderci competitivi saranno, in particolare, le nostre soluzioni legate alla telemedicina, ai sistemi basati sulla geolocalizzazione e i nostri servizi di antipirateria navale. Nel mondo, come in Italia, progettiamo e realizziamo piani di sicurezza studiati appositamente secondo le specifiche esigenze del committente e le particolarità dei siti da proteggere».


GLI ASSET PER LO SVILUPPO

Verso una nuova era digitale Secondo Paolo Angelucci, l’innovazione non è solo leva di sviluppo economico ma anche modello culturale per cittadini ed istituzioni. Dall’agenda digitale alle start-up, ecco come cambierà l’Italia Elisa Fiocchi

L’

Sopra, Paolo Angelucci, presidente di Assinform

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approvazione del secondo decreto sulla crescita costituisce un significativo passo in avanti per lo sviluppo del nostro Paese, i progressi dell’innovazione e il rafforzamento della competitività delle imprese. Nel provvedimento sono contenute misure incisive per la riduzione del divario digitale con l’obiettivo, come dichiarato dal premier Monti, di azzerarlo completamente attraverso interventi per la diffusione delle tecnologie digitali che vanno dalla banda ultralarga, anche tramite wireless, alle nuove tecnologie di connessione. Il finanziamento complessivo predisposto dal governo si aggira intorno ai 700 milioni di euro e tra i passaggi chiave vi è anche l’attuazione dell’agenda digitale, uno strumento normativo che costituirà una efficace leva per la crescita occupazionale ma anche per il risparmio e la realizzazione delle strategie, delle politiche e dei servizi di infrastrutturazione e innovazione tecnologica. «L’agenda è il primo passo per la modernizzazione della burocrazia» commenta Paolo Angelucci, al vertice di Assinform. «Avrà, tra le sue funzioni, quella di abbassare i costi

del settore pubblico perchè è indispensabile che la spending review passi anche da un’effettiva allocazione delle risorse pubbliche, com’è altrettanto importante risolvere il problema dell’efficienza della politica, il grande dramma di questo paese». Ulteriori misure saranno poi assunte sul fronte della defiscalizzazione delle opere infrastrutturali strategiche, tramite l’introduzione di un credito di imposta a valere su Irap e Ires fino al 50 per cento, l’attrazione degli investimenti diretti esteri, il rafforzamento del sistema dei confidi per migliorare l’accesso al credito delle pmi e le liberalizzazioni nel settore assicurativo.


Paolo Angelucci



Per ogni euro che la pubblica amministrazione investe nella dematerializzazione, il privato ne impiega almeno cinque

I cittadini disporranno dal 2013 di nuovi servizi digitali come un unico documento elettronico, valido anche come tessera sanitaria, attraverso il quale rapportarsi con la pubblica amministrazione. L’agenda digitale quale strumento di crescita rappresenta per il nostro Paese? «È un passo importantissimo verso un processo di dematerializzazione che diventerà molto più spedito con la conseguente istituzione di un’anagrafe unica e con l’emissione della carta d’identità elettronica e la posta elettronica certificata e obbligatoria per tutti. Si aprirà automaticamente un nuovo modo di colloquiare tra i cittadini e le istituzioni, con un si-

stema pubblico più trasparente e veloce nell’offrire risposte e si andranno a eliminare una serie di discriminanti che caratterizzano oggi le pubbliche amministrazioni». Il settore Ict nel nostro paese ha perso il 3,6 per cento rispetto all’anno precedente, in controtendenza nei confronti del trend europeo. Quali sono le criticità della componente italiana? «Innanzitutto la scarsa conoscenza da parte delle imprese e della Pa di ciò che il settore Ict può fare per lo sviluppo del paese. Ad esempio, la spesa per addetto in Italia è circa la metà di quella francese, che è comunque la più bassa dopo il nostro Paese, ed è un sesto di quella ameri-



cana. Poi esistono fatti oggettivi, come la mancata diffusione della banda larga e la mancata innovazione dei processi della Pa, che avrebbero invece apportato investimenti. Abbiamo calcolato che per ogni euro che la pubblica amministrazione investe nella dematerializzazione, il privato ne impiega almeno cinque, con un conseguente aumento del nostro mercato e della produttività del settore industriale. Nella sede di Confindustria abbiamo infine considerato come l’innovazione, in tutti i campi anche nel manifatturiero, abbia ormai una fortissima componente Ict sia all’interno del prodotto sia in tutte le fasi del suo ciclo vita. Rappresenta dun-  LAZIO 2012 • DOSSIER • 23


GLI ASSET PER LO SVILUPPO

Pa

5% LA PERCENTUALE DI PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI CHE IN ITALIA DISPONGONO DI UN CICLO “END TO END”



que una componente fondamentale, oltre che un modello culturale e di spinta verso le istituzioni». La crescita positiva che invece si registra in Italia, riguarda la domanda di device intelligenti che sale del 20 per cento. «Si tratta di un aumento poderoso impensabile fino a due anni fa, soprattutto per quanto riguarda gli smartphone e in particolare i tablet, tant’è vero che, paradossalmente, assistiamo a una forte strutturazione di tale domanda e a una carenza delle applicazioni disponibili. Sappiamo, 24 • DOSSIER • LAZIO 2012

infatti, che il 90% della Pa dispone di un sito internet, quasi un 70% permette il download dei moduli e solo il 5% è in grado di fornire un ciclo “end to end”, ovvero il recupero delle informazioni, il caricamento del modulo, l’invio e la ricezione del risultato elettronicamente. C’è ancora tanta strada da fare». Come valuta l’introduzione nel decreto legge della definizione di impresa innovativa, anche detta start-up? «È di grande interesse per un paese che finora ha mancato un passaggio

chiave nella fase di creazione e lancio di queste realtà. Una nuova azienda, nel momento in cui deve entrare a far parte di un gruppo più grande, difficilmente trova i mezzi per sostenersi sul mercato. Questa fase oggi non è supportata in Italia ed è ciò che le nuove misure introdotte dovranno colmare. Un conto è comprare un’azienda consolidata, altro discorso è acquisirla quando esce da una start up. Servono dunque maggiori facilitazioni per l’inserimento di tali imprese sui mercati più competitivi e strutturati».


GLI ASSET DELLO SVILUPPO

Una rete di promotori dell’innovazione Quando imprese, università e istituzioni collaborano insieme si migliorano le politiche legate all’innovazione e si evita la dispersione delle risorse. «Ict, aerospazio, beni culturali ed energie alternative richiedono più di altri settori queste connessioni». Ne parla Lino Fiorentino Elisa Fiocchi

Lino Fiorentino, direttore generale del consorzio Roma Ricerche

G

li obiettivi fissati dall’Europa per il 2020 si fondano su una strategia di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva che l’attività del consorzio Roma Ricerche sta portando avanti attraverso un’offerta tecnologica multidisciplinare di alto livello. L’organizzazione no profit, costituita da enti privati e pubblici, ha infatti lo scopo di realizzare un collegamento tra il mondo universitario e quello industriale per favorire il trasferimento di tecnologie innovative e sostenere la competitività del sistema industriale. «La nostra struttura – dichiara il direttore generale Lino Fiorentino – è in grado di sostenere adeguatamente la domanda di innovazione e for-

26 • DOSSIER • LAZIO 2012

mazione contenuta all’interno del programma Horizon 2020». E il potenziale si estende a tutta la regione Lazio, che nel campo della ricerca detiene il primato nazionale del maggior numero di addetti nel settore pari al 18,8 per cento. Al consorzio partecipano attivamente anche le principali università della capitale come La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, i tre enti di ricerca nazionali Cnr, Enea e Infn e il gruppo privato Finmeccanica. «Le linee guida del programma dell’agenda digitale europea e i contenuti recepiti a livello nazionale – continua Fiorentino – sono alla base della nostra programmazione strategica per i prossimi anni». Come si concretizza la mission del consorzio?

«L’impegno è di contribuire a sostenere il grande sforzo richiesto dall’Europa per rispondere a mercati globali sempre più aggressivi e competitivi. In particolare, Roma Ricerche sostiene le imprese dei comparti industriali operanti nei settori strategici quali Ict, aerospazio, beni culturali ed energie alternative, che richiedono più di altre una diretta connessione con il mondo della ricerca e dell’innovazione». Quali sinergie intercorrono con le organizzazioni locali attive nei processi di innovazione e di sviluppo tecnologico? «Si è formalizzata una “rete dei promotori dell’innovazione” che vede la concreta partecipazione di Roma Ricerche e la collaborazione con altre organizzazioni territo-


Lino Fiorentino



Al laboratorio Wireless e Rfid collaborano negli stessi spazi gruppi misti di ricercatori universitari e addetti delle imprese



riali che a vario titolo perseguono obiettivi similari. La collaborazione con i parchi scientifici e gli industrial liason office delle università e dei centri di ricerca, così come con gli incubatori di impresa, sono elementi di estrema rilevanza per evitare la dispersione delle risorse». Come invece il consorzio s’interfaccia con le istituzioni locali? «L’obiettivo è di attuare una collaborazione per massimizzare i risultati delle politiche di innovazione. Il confronto con gli organismi pubblici è continuo nella presunzione di poter fornire un contributo che proviene da una diretta esperienza sul campo, di poter rappresentare le richieste delle imprese finalizzate ad una più efficace e rapida distribuzione delle risorse. È un con-

fronto spesso critico, ma sempre con l’intento di migliorare l’utilizzo delle risorse». E come si accorciano le distanze tra il mondo universitario e quello industriale? «Con l’attuazione di programmi che consentono di costituire gruppi di lavoro misti opportunamente calibrati sui livelli di conoscenza delle imprese e su concreti e raggiungibili obiettivi di aumento della conoscenza tecnologica e di utilizzo di tali tecnologie nella produzione industriale. Questa strategia è di fondamentale importanza per evitare che il rapporto fra università e imprese invece di rappresentare una concreta opportunità sia fonte di “incomprensioni” culturali».

Quali concreti progetti vanno appunto in questa direzione? «Abbiamo recentemente realizzato una struttura prototipale di laboratorio wireless e Rfid pubblico e privato all’interno del quale, gruppi misti costituiti da ricercatori universitari e personale delle imprese collaborano negli stessi spazi allo sviluppo di prototipi innovativi. Questa iniziativa rappresenta il principale progetto e supporto per contribuire ad accorciare, anche in senso fisico, le distanze fra questi due mondi». LAZIO 2012 • DOSSIER • 27


GLI ASSET DELLO SVILUPPO

Un nuovo contratto di rete flessibile Pharma Innovazione vuole diventare il primo polo in Italia di contract manufacturing. I progetti e tutte le moderne forme aggregative tra imprese nel punto di Pierpaolo Pontecorvo Pierpaolo Pontecorvo, presidente della rete Pharma Innovazione

C

onfindustria Latina ha promosso e istituito a giugno la rete di impresa “Pharma Innovazione”, un’esperienza all’ava guardia nel settore chimico-farmaceutico che, pur soffrendo la crisi generale, conserva elevati standard produttivi nello scenario nazionale e soprattutto nel territorio pontino. L’obiettivo è quello di riunire, attraverso un contratto di rete, aziende del terzismo farmaceutico e del relativo indotto, al fine di creare o rinsaldare un legame virtuoso con indubbi vantaggi di tipo non solo economico ma anche sociale. Pierpaolo Pontecorvo, al vertice di Pharma Innovazione, illustra le potenzialità di questa realtà di eccellenza e i passi da compiere per diventare il primo 28 • DOSSIER • LAZIO 2012

Elisa Fiocchi

polo di contract manufacturing nel contesto nazionale: «Raggiungere un simile traguardo – spiega – significherebbe garantire la persistenza di investitori stranieri già attratti dal polo chimico farmaceutico pontino, che come valore aggiunto offre il know how delle risorse umane». Quali sono gli attuali standard produttivi del settore chimico-farmaceutico nel territorio pontino e con quali prospettive di crescita all’interno del settore della ricerca e dell’innovazione? «Nel Lazio meridionale, in particolare nel territorio pontino, sono presenti le più importanti aziende del settore farmaceutico, le cosiddette “big pharma”, ma anche i terzisti, alcuni dei quali nati proprio dalla riconversione di storici sta-

bilimenti chimico-farmaceutici di multinazionali che hanno portato via dal territorio il loro marchio ma che hanno lasciato in loco cultura d’impresa e professionalità di alto livello. Anche per questo motivo molte aziende prevedono investimenti in ricerca e sviluppo sia di prodotto che dal punto di vista dei servizi al cliente». Pharma Innovazione si basa sul contratto di rete tra le imprese. Come avvengono queste sinergie e quali sono i principali piani strategici di sviluppo condivisi? «Con il contratto di rete le imprese si impegnano a gestire azioni economiche e iniziative di business in maniera condivisa, ma rispettando ognuna la propria autonomia produttiva, al fine di aumentare il potenziale competitivo dell’intera


Pierpaolo Pontecorvo



Il polo chimico farmaceutico pontino è il secondo in Italia per numeri, estensione e concentrazione di multinazionali del comparto

rete. Si tratta di una forma di aggregazione nuova, flessibile, che si adatta alle esigenze di aziende di ogni dimensione e di ogni settore, integrando due concetti ugualmente importanti ma tra loro apparentemente distanti: la collaborazione su programmi condivisi ed il mantenimento dell’autonomia imprenditoriale». Quali ulteriori vantaggi di tipo fiscale, amministrativo e finanziario offre la rete? «Pharma Innovazione è nata principalmente per sfruttare le sinergie tra imprese del settore della filiera del contract manufacturing, indipendentemente dai vantaggi fiscali e amministrativi che oggi rappresentano un importante supporto



per tutte le imprese, anche per quelle farmaceutiche. L’agevolazione nazionale costituita dal trasferimento dell’imposizione fiscale non rappresenta, di fatto, un’opportunità ritenuta così importante dalle aziende aderenti da giustificare la costituzione di una rete. Anche per questo, molte amministrazioni regionali, e anche alcune provinciali, stanno prevedendo l’emanazione di avvisi e bandi per finanziare in modo più diretto aziende che hanno sottoscritto contratti di rete. La Regione Lazio si sta indirizzando su questa strada e quindi aspettiamo con interesse una nuova opportunità». Dalla nascita di Pharma Innovazione, quali primi passi sono

stati compiuti in questi mesi? «Innanzitutto è stato costituito il comitato di gestione, formato da un rappresentante per ogni appartenente alla rete e sono stati individuati alcuni progetti di interesse comune. Tra questi, la creazione di una piattaforma di condivisione delle informazioni finalizzata all’individuazione di possibili aree in cui poter operare all’insegna dell’ottimizzazione dei costi. A tal fine, a maggio abbiamo risposto a un avviso pubblico emanato dalla Regione Lazio a valere sui fondi della legge 36/2001 che finanzia progetti di imprese presenti nei territori del sistema produttivo locale del comparto chimico-farmaceutico regionale». LAZIO 2012 • DOSSIER • 29


IL NUOVO CORSO DELLA RAI

La strada del rilancio Luigi Gubitosi, nuovo direttore generale della Rai, crede nell’esperienza maturata dalle risorse interne ma affida i vertici a manager esterni. Le strategie per tentare il difficile compito del risanamento dell’azienda stanno lentamente prendendo forma Nicolò Mulas Marcello

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ilanciare l’azienda puntando sul know-how consolidato in decenni di storia televisiva. È questa la priorità del nuovo management della Rai alla luce dei numeri presentati nell’ultimo bilancio. Il consiglio di amministrazione ha infatti recentemente approvato la prima relazione semestrale del 2012, certificando 129 milioni di euro di perdite dall’inizio dell’anno. Le previsioni per la seconda metà del 2012 non sono comunque confortanti e preannunciano una perdita complessiva di circa

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200 milioni. «Il bilancio Rai – ha sottolineato Antonio Verro, consigliere di amministrazione Rai – è in linea con il mercato e la situazione del Paese. Confido tuttavia nella competenza e nell’esperienza del direttore generale e del presidente che, su questo fronte, faranno quanto necessario per ripianare i conti mantenendo alta la qualità della programmazione». Responsabili in buona parte del cattivo andamento dei conti sarebbero i minori introiti pubblicitari e la diminuzione dei ricavi commerciali. La Sipra, concessionaria pub-

blicitaria della Rai, ha raccolto, infatti, 435 milioni di euro nei primi sei mesi del 2012; 72 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Andamento negativo anche per i ricavi commerciali inferiori di 59 milioni e per i ricavi complessivi del gruppo: 1.433 miliardi di euro, cifra ridotta rispetto all’anno precedente (-110 milioni), portando a un risultato complessivo netto decisamente inferiore (-178 milioni di euro), su cui ha pesato anche l’acquisto dei diritti sportivi, quelli per i campionati europei di calcio


Le scelte dei vertici

Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, e il direttore generale Luigi Gubitosi

hanno richiesto, ad esempio, l’esborso di 101,5 milioni di euro. Luigi Gubitosi, direttore generale Rai, ha deciso di rilanciare l’azienda, rinnovando i vertici societari e puntando su manager di sua fiducia. Camillo Rossotto, lascerà Fiat Industrial per diventare il nuovo direttore finanziario; mentre alle relazioni esterne Costanza Esclapon sostituirà Guido Paglia. «Faremo cambiamenti in funzione di competenza, merito ed etica – ha spiegato Gubitosi – e francamente cercheremo di ignorare la provenienza politica». Le nomine hanno però suscitato una nuova polemica sui costi. Gli stipendi, infatti, sono uno dei problemi centrali dell’azienda. Dall’ultima semestrale risulta che il costo del lavoro ha registrato un incremento di 2,5 milioni di euro, nonostante gli effetti delle politi-

che di incentivazione agli esodi agevolati attuate negli esercizi precedenti e il sostanziale blocco delle politiche retributive. La forza lavoro del gruppo Rai è al 30 giugno 2012 di 11.569 dipendenti, a cui si aggiungono 1.660 risorse a tempo determinato espresse in unità anno. La rivoluzione, secondo le previsioni, dovrebbe riguardare anche le risorse interne. Potrebbero essere ridotti i budget delle varie strutture e verificarsi possibili accorpamenti. Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, ha detto di avere intenzione, insieme al Cda e al direttore generale, di impostare il proprio rapporto con la vigilanza alla massima trasparenza e collaborazione: «La Rai – ha affermato – deve orientarsi nelle sue tre funzioni chiave: intrattenimento, informazione ed educazione fatta

bene. Lo sappiamo bene questo, anche perché le risorse derivano dal canone. Occorre però essere una buona azienda, efficace. I due poli chiave sono un buon prodotto e un’azienda molto efficiente». Gubitosi ha inviato una lettera ai dipendenti per tentare di spiegare la gravità della situazione e invitare tutti a rimboccarsi le maniche, precisando che in azienda ci sono forze in grado di ribaltare il trend negativo. La Rai dovrà, però, puntare sull’incremento delle entrate pubblicitarie e di quelle derivanti dal canone per invertire realmente la rotta. La polemica politica non ha tardato a infiammarsi. Carlo Verna, segretario Usigrai, ha affermato: «Gubitosi ha il dovere di indagare sulle responsabilità che hanno portato a una situazione ribaltabile, come lui spera, ma comunque pesante». LAZIO 2012 • DOSSIER • 37


IL NUOVO CORSO DELLA RAI

I paradossi del servizio pubblico La privatizzazione della Rai non è la soluzione ma la dissoluzione del problema. A sostenerlo è Marcello Veneziani, il quale racconta la sua esperienza nel cda di Viale Mazzini e le sue speranze per il futuro della tv di Stato Nicolò Mulas Marcello

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a situazione della Rai impone una riflessione su come si è giunti più o meno lentamente a questo punto. Le scelte di palinsesto e la mancanza di azzardo nelle nuove proposte televisive hanno, secondo Marcello Veneziani, inciso sulla qualità dei programmi: «Così com’è la Rai è vecchia, non utilizza

suo ruolo è inverso, alimenta la deculturazione del nostro Paese, l’imbarbarimento dei gusti e l’impoverimento qualitativo in una gara al ribasso con la concorrenza commerciale. Non rischia nuove idee, format innovativi, facce nuove, e si perde nel paradosso di una struttura così pietrificata nei suoi assetti e così precaria nei suoi vertici.

Marcello Veneziani, giornalista

molte risorse interne positive ed è schiava di una sua inossidabile coazione a ripetere». Crede che la Rai svolga ancora quel ruolo culturale che le si attribuiva un tempo? «Purtroppo no. Non mancano buoni propositi e qualche realizzazione significativa ma da anni il 38 • DOSSIER • LAZIO 2012

Un pachiderma immutabile con gestioni in continua mutazione». E per quanto riguarda l’approfondimento politico? «Sta perdendo la sfida con La7. I suoi programmi politici sono poco incisivi, molto manieristi, ingessati dalle appartenenze o dai ruoli storici di reti, conduttori e format.

Non ci sono programmi svelti e diretti, condotti in modo spregiudicato. E talvolta anche i migliori propositi naufragano per la non duttilità della struttura, degli equilibri interni e per l’immagine ormai sedimentata che hanno le reti». Qualche anno fa lei ha dichiarato che la Rai non cambierà mai perché impossibile tentare di rinnovarla. È ancora di questo avviso? «Ne ebbi esperienza diretta, ne ho conferma indiretta giorno dopo giorno. E mi dispiace perché alla Rai io sono ancora legato, credo all’importanza di un servizio pubblico radiotelevisivo per la crescita civile e culturale italiana, e ci provai anch’io, pur nei limiti di un mandato in Cda, di un ruolo di consigliere e in un habitat ostile. Impresa impossibile e cancellata, di cui mi sono pentito». La privatizzazione della Rai secondo lei potrebbe in qualche modo cambiare le cose? «Vedo la privatizzazione della Rai non come la soluzione del problema ma la dissoluzione del problema Rai, ovvero la resa al mercato, che temo diventi prima o poi necessaria del servizio pubblico, o quantomeno di alcune sue cospicue parti. Così com’è la Rai è vecchia, non utilizza molte risorse interne positive, ed è schiava di una sua inossidabile coazione a ripetere».


STRATEGIE

La ripresa passa per le riforme L’intera economia mondiale mostra cenni di frenata. Per rilanciarla servono nuove regole, nuovi vettori e anche una sostanziale riforma delle istituzioni, che devono tornare a rispondere al cittadino e alle imprese Teresa Bellemo l problema della crescita non è soltanto italiano. L’intera economia mondiale mostra cenni di affaticamento, partendo dai paesi più sviluppati, nel pieno di una lunga stagnazione, fino alle nuove realtà, che fino a qualche tempo fa dimostravano vitalità e tassi di crescita incoraggianti ma che ora stanno frenando. Proprio per questo il problema della ripresa economica non può essere risolto riprendendo semplicemente il filo dove lo si era lasciato, serve invece creare nuovi mercati e nuovi strutturali canali di sviluppo. Non basta affacciarsi ai mercati emergenti, serve una diversa politica produttiva che dia inizio a nuovi percorsi, che non esauriscano la loro carica in breve tempo, unita a una radicale riforma delle istituzioni, soprattutto di quelle che in questo periodo hanno dimostrato di non rappresentare le vere esigenze dei cittadini. Questo scenario, valido a livello generale e globale, trova cittadi-

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L’economista Innocenzo Cipolletta

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nanza anche nel particolare, quindi anche nel territorio laziale, dove le aziende non ripartono perché affaticate dal crollo della domanda e dalla difficoltà nel rispettare e riscuotere i pagamenti e le istituzioni regionali sono sconvolte da scandali politici. Secondo Innocenzo Cipolletta, economista e professore universitario, già presidente di Confindustria, è necessario che tutti gli attori, a tutti i livelli, siano protagonisti della ripresa, dalla Bce alla politica. «Ora è necessario che la Banca centrale intervenga veramente, senza pretendere richieste di aiuto e senza imporre impossibili condizioni ai paesi oggetto di speculazione. Certo, la Bce dovrà sempre vigilare che i paesi in questione seguano la via del riequilibrio, ma porre delle condizioni significa introdurre nuove incertezze sui mercati». In un intervento di qualche anno fa sosteneva l’importanza di evitare il contagio tra crisi finanziaria ed economia reale. Dato che questo auspicio non si è purtroppo avverato, quali ora le possibili soluzioni? «Il contagio è avvenuto e la via per contrastarlo è appunto quella di aumentare il ruolo della Bce nello spegnere le tensioni sui mercati finanziari. Draghi è stato bravo nel convincere i membri della Banca centrale europea a consentire gli interventi sul mercato per ridurre gli spread non giustificati. Basta, infatti, che una elezione politica cambi una maggioranza o che un parlamento voti in maniera difforme per scatenare nuovamente un'ondata di speculazione a cui poi la Banca centrale fatica a tenere testa. Ora è meglio una discrezionalità vigilante piuttosto di condizioni


Innocenzo Cipolletta

esplicite. Serve maggior elasticità». Il recente terremoto politico nel Lazio conferma ancora una volta la distanza tra cittadini e amministrazione. Quali sono, a livello istituzionale, i nodi più urgenti da sciogliere per lo sviluppo del Lazio? «I recenti scandali alla Regione Lazio lasciano interdetti. Mai si sarebbe pensato che si poteva arrivare a tali illeciti. Bisogna da una parte che le regioni perdano la capacità di decidere in modo del tutto autonomo sulla loro organizzazione e dall’altra ridefinire i loro compiti. Oggi sono essenzialmente enti di erogazione della sanità. Io credo che occorra ritornare a una sanità centralizzata in Italia con un decentramento solo dell’organizzazione e non più con formule di autonomia che sono impraticabili e che lasciano spazio alla corruzione, come si sta constatando in Lombardia. Ma ciò che è più importante è che gli elettori possano scegliere i consiglieri sulla base delle loro competenze e della loro storia. Troppe “facce nuove” si sono dimostrate incompetenti o corrotte. Bisognerebbe pubblicare i curricula certificati dei candidati. Occorre poi che coloro i quali hanno sbagliato nella scelta dei compagni di politica ne traggano le conseguenze e si ritirino». All’interno del tessuto produttivo italiano, le maggiori difficoltà sembrano averle le pmi. Quali i principali motivi e come favorire il loro rilancio?

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La riforma Fornero avrà bisogno di tempo per potersi assestare e quindi credo che nel breve tempo non avrà molti effetti

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«Le piccole imprese soffrono sempre più delle grandi quando c’è un crollo della domanda, come nel caso attuale dell’Italia e quando ci sono restrizioni di credito. Per sostenerle è necessario, nel nostro Paese almeno, che lo Stato paghi i suoi debiti in tempi rapidi e che le banche favoriscano il credito almeno a quelle imprese che possono usarlo per crescere. Ci sono vari strumenti italiani, come i fondi di garanzia, ed europei, come i fondi della Bei. Si tratta di usarli bene. Ma la vera cura non potrà che venire dalla ripresa economica». Le nuove regole del mercato del lavoro possono migliorare la complessa situazione occupazionale laziale? «La riforma Fornero avrà bisogno di tempo per potersi assestare e quindi credo che nel breve tempo non avrà molti effetti. Quando ci saranno gli ammortizzatori sociali previsti dalla nuova normativa anche per i lavoratori a tempo determinato che hanno perso il lavoro allora credo che avremo una maggiore capacità di gestire un mercato del lavoro che oggi genera troppi disoccupati specie nei giovani».

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SPEEDY GENERAZIONALE RICAMBIO

Formare la nuova classe dirigente I giovani saranno i protagonisti di un nuovo modello di società, ma solo se avranno le necessarie competenze. Per questo, la Fondazione Roma, presieduta da Emmanuele Francesco Maria Emanuele, è impegnata sul fronte dell’istruzione Francesca Druidi

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icerca scientifica, assistenza, tutela e promozione di arte e cultura. Sono diverse le attività della Fondazione Roma orientate a crescita e sviluppo civile. Obiettivo primario, come indica il presidente, è sostenere le nuove generazioni sotto il profilo dell’istruzione, dell’educazione e della formazione specializzata. Quale può e deve essere il ruolo giocato dalle Fondazioni oggi? «Sono convinto che il nostro fragile sistema di garanzie sociali debba essere rimodulato e aggiornato alla luce dell’attuale crisi economica, passando da un welfare state a una welfare society, dove lo Stato, i privati e gli organismi senza fini di lucro concorrano all’offerta di servizi alla persona. In questo contesto, le fondazioni ex bancarie, in particolare quelle che come la Fondazione Roma possono definirsi fondazioni di diritto civile avendo sciolto il legame con la banca conferitaria per dedicarsi all’attività filantropica, occupano, insieme agli altri soggetti del terzo settore, gli spazi non presidiati dallo Stato e dal mercato. Nel mio saggio “Il terzo pilastro. Il non profit motore del nuovo welfare”, ho dimostrato la fattibilità di questo nuovo modello, all’interno del quale il variegato mondo composto da associazioni, fondazioni, Ong, Onlus, cooperative e imprese sociali, rappresenta appunto il “terzo pilastro”, chiamato a partecipare alla costruzione di una welfare community meno dispendiosa e più efficiente, secondo il principio costituzionale di sussidiarietà». In che modo la Fondazione Roma sostiene le nuove generazioni? «La rinascita del nostro Paese non può che partire dalle nuove generazioni, alla cui istruzione e formazione la Fondazione Roma dedica da sempre particolare attenzione. Abbiamo realizzato, con un contributo di 45 milioni di euro, un grande programma di rinnovamento tecnologico in ambito didattico, consentendo a oltre mille scuole statali, elementari, medie e superiori, presenti nel nostro territorio di riferimento, di creare nuove aule multimediali, acquistare attrez-

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Emmanuele Francesco Maria Emanuele

zature informatiche e audiovisive di ultima generazione, nonché ausili e software per il sostegno degli alunni diversamente abili. I nostri interventi a favore dei giovani abbracciano una molteplicità di ambiti. A L’Aquila abbiamo restituito alla comunità il primo edificio sacro recuperato integralmente nel centro storico dopo il terremoto del 2009: la Chiesa di San Giuseppe Artigiano, la parrocchia degli studenti, che hanno riavuto il loro centro di aggregazione. Attraverso lo Sportello della solidarietà, la Fondazione Roma-Terzo settore dà risposte concrete per l’avvio al lavoro dei giovani. Attraverso la Fondazione Roma-Mediterraneo promuoviamo lo scambio culturale tra gli studenti di Aqaba, in Giordania, ed Eilat, in Israele, e con esso il processo di pace in Terra Santa». Quali iniziative della Fondazione Roma rivolte ai giovani sono in programma nel prossimo futuro? «Uno dei principali settori in cui si esplica il nostro impegno per i giovani è quello della formazione universitaria e post-universitaria, in particolare attraverso la realizzazione di master che formano la classe dirigente di domani. Proprio questo mese partirà la settima edizione del master “Esperti in politica e in relazioni internazionali”, organizzato con l’Università Lumsa, allo scopo di recuperare

un concetto della politica come servizio nei confronti della cittadinanza e di fornire le competenze affinché questo compito venga svolto nella maniera più efficace. A breve prenderà il via la terza edizione del Master Fondazione Roma-Iulm in “Management delle risorse artistiche e culturali”, il cui obiettivo è quello di formare figure manageriali in grado di collegare il mondo dell’impresa con quello della cultura e dell’arte, nella consapevolezza che queste rappresentano l’ “energia pulita” in grado di riavviare il motore ingolfato della nostra economia. Infine, sono in corso le iscrizioni per l’Accademia internazionale di arte drammatica, un percorso triennale di formazione per giovani attori, nato dalla collaborazione con il Teatro Quirino». Si parla con insistenza della necessità di credere maggiormente nei giovani in politica, così come in economia, in ambito accademico, nella vita sociale e culturale del Paese. Se e cosa frena però questo processo, secondo lei? E come invece incentivarlo e promuoverlo? «Come ho già avuto modo di dire, il nostro Paese ha bisogno di ripensare il proprio modello sociale e culturale, e in questo processo mi sembra inevitabile un ricambio generazionale, senza per questo cedere a facili nuovismi o a semplicistici giovanilismi. È necessario al tempo stesso che le giovani generazioni abbiano le giuste competenze per guidare questo cambiamento. La Fondazione Roma, in questo senso, ha fatto e continuerà a fare la propria parte».

In apertura, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, presidente della Fondazione Roma

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RICAMBIO GENERAZIONALE

Angeli custodi per le nuove imprese Burocrazia, accesso al credito e la mancanza di un network di relazioni efficace rallentano in Italia l’imprenditoria giovanile. Per Alessio Rossi bisogna puntare su semplificazione, valore delle idee, attività di venture capital e business angel Francesca Druidi on le recenti misure introdotte dal Governo Monti in tema di digitalizzazione e agenda digitale, l’Italia avvia un importante processo di innovazione che dovrebbe contribuire a ridurre il gap accumulato negli anni dall’Italia rispetto ad altri player stranieri. Importanti sono anche le norme sulla nascita e la gestione delle start up perché, per la prima volta nel panorama legislativo italiano, viene stabilito un quadro di riferimento organico per favorire l’avvio e la crescita di nuove imprese innovative. Si tratta di un passo in avanti significativo soprattutto sul piano della mentalità e dell’apertura a nuovi orizzonti di sviluppo. Perché, come sottolinea anche Alessio Rossi, presidente del gruppo giovani im-

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prenditori di Unindustria con delega per le star up e promozione dell’imprenditoria giovanile, occorre innanzitutto strutturare e alimentare l’ecosistema in grado di fornire l’humus più adatto per appoggiare idee e progetti imprenditoriali. Quali sono le criticità che i giovani incontrano nel fare impresa oggi? «La burocrazia in Italia è uno dei primi ostacoli che un giovane con un’idea innovativa o che intende creare una nuova impresa deve affrontare: molteplici i modelli da compilare, i permessi da richiedere e le certificazioni da ottenere, quando in altri paesi europei queste procedure sono snellite grazie al confronto con un unico interlocutore. E il Lazio non fa eccezione in questo senso. La semplificazione


Alessio Rossi

A sinistra, Alessio Rossi, presidente del gruppo giovani imprenditori di Unindustria con delega per le star up e promozione dell’imprenditoria giovanile

burocratica è, dunque, la prima leva sulla quale intervenire. C’è poi il tema dell’accesso al credito, problematico per tutte le imprese in questa fase e ancor di più per i giovani e per le nuove imprese costituite. Le banche purtroppo tendono a non credere nei progetti innovativi, ma nelle garanzie reali che i soci o i garanti possono produrre. Questo perché in Italia l’interlocutore privilegiato resta l’istituto di credito, mentre in altre nazioni, come ad esempio gli Stati Uniti, sono più sviluppate attività di venture capital e business angel, settori assolutamente da potenziare». Per quanto riguarda la regione? «Nel Lazio sono presenti soggetti vicini alle aziende che promuovono l’avvio e la crescita di start up, come Biclazio. Questi incubatori però non creano effettivamente l’ecosistema adatto per la nascita di nuove realtà produttive, implementando un network di relazioni, ma si limitano a servizi più materiali. Un’altra condizione fondamentale per lo sviluppo



La semplificazione burocratica è la prima leva sulla quale intervenire



di nuova imprenditorialità è, inoltre, rappresentata dallo sviluppo di una cultura di base più favorevole all’impresa e all’imprenditore stesso. Nel nostro Paese, infatti, persiste ancora una sacca di diffidenza, ostilità e pregiudizio nei confronti del titolare di un’attività. Come Unindustria, ci poniamo come obiettivo proprio il perseguimento di un’inversione di tendenza innanzitutto culturale». Come valuta l’introduzione della società a responsabilità limitata semplificata? «Non è una soluzione soddisfacente o anche solo sufficiente. Può individuare un passo in avanti sotto il profilo della mentalità da parte delle istituzioni. Quello che serve è l’opportunità di poter costituire un’azienda a costo zero con l’abbattimento dei costi delle certificazioni e delle pratiche burocratiche; il capitale sociale resta necessario per creare un’azienda. Un’impresa con un euro non parte se non può contare su ulteriori finanziamenti». Istituzioni e mondo imprenditoriale ripetono “largo ai giovani”, ma non sembrano adoperarsi nel concreto per renderlo fattivo. Come scuotere la situazione di immobilismo? «Dipende da noi giovani. Non credo nelle quote rose o nelle quote giovani, è un approccio che non condivido. I giovani lo spazio se lo devono prendere, aspettare di trovarsi la strada spianata è una considerazione errata. Servirebbe probabilmente una legge in grado di porre un limite ai mandati in ambito politico, per arginare lo strapotere della classe dirigente passata, ma per quanto riguarda le attività imprenditoriali i giovani devono com-  LAZIO 2012 • DOSSIER • 57


XXXXXXXXXXXXXXXXX RICAMBIO GENERAZIONALE

  battere e conquistare i loro

In Italia l’interlocutore privilegiato resta l’istituto di credito, mentre in altre nazioni sono più sviluppate attività di venture capital e business angel

spazi, se lo meritano. Non è, infatti, automatico che i giovani siano all’altezza dello spazio che reclamano. Molti stanno trovando la loro opportunità fuori dall’Italia: non tornano più nel nostro Paese dopo un’esperienza svolta all’estero, ma restano oltre confine dove le idee vengono maggiormente premiate». Qual è lo scenario per quanto riguarda start up e avvio di progetti imprenditoriali nel Lazio? Si registra dinamismo? E in quali settori in particolare? «Esistono buone pratiche per favorire le potenziali nuove imprese ma è ancora troppo poco quello che la Regione fa nel concreto in questa direzione. Un’ottima pratica è identificata dall’accordo tra Provincia di Roma e Unicredit per lo sviluppo delle idee innovative, che andrebbe “copiata”, dove possibile, anche da altre amministrazioni. Si registra in questo momento un maggior dinamismo nei settori delle nuove tecnologie, dell’innovazione e del tempo libero. Le nuove generazioni stanno tentando di elaborare nuove idee che leghino la passione dell’imprenditore all’attività lavorativa, creandosi una nicchia capace di distinguerli sul mercato. Il segnale positivo che emerge da questa crisi è la voglia di fare e l’in58 • DOSSIER • LAZIO 2012



ventiva dimostrate dai giovani che, di fronte alla prospettiva di restare disoccupati, decidono di rischiare e di mettersi in proprio». Quali sono i progetti di Unindustria a sostegno dei giovani imprenditori? «Stiamo promuovendo un’assemblea pubblica per novembre dove porteremo avanti le nostre istanze e presenteremo una proposta di semplificazione e di incentivazione finalizzata alla creazione di un ecosistema adeguato alla nascita di nuove imprese. Stiamo, inoltre, lavorando alla realizzazione di un portale web e di applicativi per tutte le piattaforme mobili rivolti a chiunque sia interessato ad aprire una nuova realtà aziendale. Questi dispositivi saranno arricchiti anche da testimonianze dirette degli imprenditori appartenenti al gruppo giovani di Unindustria. Siamo, inoltre, presenti nella neonata Consulta dei giovani imprenditori e professionisti di Roma e del Lazio, istituita per confrontarci ciclicamente sui temi che ci stanno più a cuore e coordinare i nostri interventi per raggiungere obiettivi fondamentali quali semplificazione e valorizzazione delle idee».


Giorgia Meloni

Democrazia e merito contro l’antipolitica Svecchiare le istituzioni continuando a dare priorità a competenze e partecipazione. Riassegnare all’elettorato maggiore responsabilità alle urne. Sono le strade indicate da Giorgia Meloni per il futuro della politica italiana Francesca Druidi

reare le condizioni per mettere in atto un vero cambiamento, soprattutto dopo gli ultimi scandali che hanno ancor più compromesso la fiducia dei cittadini nella politica, è un dovere oltre che un obiettivo prioritario». Ad affermarlo è l’ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni che, in questa fase incandescente della politica italiana, commenta la volontà di ricambio che si respira oggi nel nostro Paese. Come dovrebbe avvenire il ricambio generazionale in politica? «Al di là dei nomi, delle facce e dell’età, sono i meccanismi di selezione della classe politica a dover essere modificati. Un ricambio non avviene sostituendo dei cooptati con cooptati più giovani, perché non è solo una questione anagrafica: sono il merito e le competenze a dover essere riconosciute. I giovani italiani, che hanno scelto di donare una parte di loro stessi a questa nazione attraverso la militanza e l’impegno politico, hanno il diritto di misurarsi sul terreno del consenso che, in democrazia, è il vero strumento che permette di giudicare il merito. Il

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tutto ovviamente può e deve essere affiancato da Giorgia Meloni, un processo di svecchiamento delle istituzioni, deputata del Popolo della Libertà ed ex risultato di un’impostazione culturale e costi- ministro della Gioventù tuzionale ormai superate». In che modo? «In una nazione che non riconosce a tutti il pieno diritto di rappresentanza e cittadinanza, escludendo da un ramo del Parlamento chi non ha compiuto i 40 anni, è nella normalità che non si possa essere considerati abbastanza maturi per avere ruoli istituzionali e di responsabilità prima  LAZIO 2012 • DOSSIER • 59


RICAMBIO GENERAZIONALE



Far recuperare ai giovani e agli italiani la fiducia nella politica e nelle istituzioni, compromessa dai politici, è la sfida del nostro tempo

 di aver raggiunto l’età pensionabile. Mi auguro che entro la fine della legislatura si arrivi all’approvazione del disegno di legge costituzionale per l’equiparazione tra elettorato attivo e passivo, che ho presentato e che è già stato licenziato alla Camera con il consenso unanime di tutte le forze politiche. Abbassare a 18 e 25 anni l’età per l’eleggibilità, rispettivamente alla Camera e al Senato, significa dimostrare attenzione verso i giovani italiani, ai quali fino a oggi una norma superata ha negato il diritto di rappresentanza. Ed è questa la risposta che la politica deve dare per far partire un vero rinnovamento, in un’Italia che sceglie di credere e investire nel suo futuro». Quali ulteriori mosse sono necessarie? «La parola d’ordine deve essere “100% di democrazia”: tutta la politica ha scelto di affidarsi a un governo di tecnici per uscire da una crisi e questo è di fatto un fallimento che non può passare in secondo piano, ma da qui dobbiamo far ripartire un nuovo capitolo della nostra storia. È tempo di rimettere tutto in mano agli italiani e 60 • DOSSIER • LAZIO 2012



di rivendicare principi ineludibili come la trasparenza, il merito e la partecipazione. Il Pdl potrebbe cominciare con la celebrazione delle elezioni primarie a tutti i livelli, dalla scelta del candidato premier al presidente municipale, perché questa crisi deriva dalla chiusura dei partiti. Il tempo delle riunioni di oligarchi che dentro le mura di una segreteria di partito sceglievano candidati, liste, nomi, è finito: rimettiamo il boccino nelle mani del popolo e consentiamogli di scegliere tutto, anche i parlamentari attraverso la reintroduzione delle preferenze nel sistema elettorale. A tal proposito, ho presentato una proposta di legge lo scorso maggio che va in questa direzione. A chi dice che le preferenze sono fonte delle peggiori nefandezze replico che anche gli elettori devono avere la possibilità e la responsabilità di scegliere i loro rappresentanti, una responsabilità che oggi è vergognosamente in mano alle segreterie dei partiti». Nel suo libro, “Noi crediamo. Viaggio nella meglio gioventù d’Italia”, racconta storie di giovani italiani che ce l’hanno fatta. Quali i pregi e i difetti della gioventù italiana? «Quelle descritte nel libro sono le storie di giovani che ci hanno provato e creduto. I difetti delle nuove generazioni sono quelli che hanno voluto trasferire su di loro i senior, classificandoli come bamboccioni, bulli e disimpegnati. Una condizione alla quale avrebbero voluto condannare le nuove generazioni e un alibi per non assegnare loro delle responsabilità. A fronte di pochi casi negativi che finiscono sulla pagine di cronaca, le storie positive di cui i nostri ragazzi sono quotidianamente protagonisti non vengono mai raccontati perché non fanno notizia. Penso ai ragazzi impegnati nel volontariato, a coloro che si impegnano per qualificarsi nonostante la carenza di


Giorgia Meloni

meritocrazia e di valorizzazione del talento. Pur di ostacolare i giovani, vengono disattesi provvedimenti come quello da me assunto da ministro che prevede la garanzia dello Stato e condizioni vantaggiose per la concessione di un mutuo-casa a giovani coppie che vogliono acquistare un normale appartamento. Diverse indagini giornalistiche e di associazioni dei consumatori hanno verificato che pochissime banche, tra quelle aderenti all’accordo, illustrano questa possibilità ai giovani clienti. Solo un milione di euro utilizzato in un anno di applicazione contro i 50 disponibili: una vergogna». Come i giovani vivono oggi il loro impegno in politica? «Ogni generazione è differente dalle altre, ma un ragazzo o una ragazza che oggi sceglie di impegnarsi seriamente in politica è un piccolo miracolo, così come considero straordinario l’impegno di centinaia di giovani che ogni anno rinunciano a una parte delle loro vacanze per organizzare “Atreju”, le festa nazionale della Giovane Italia che a settembre apre la stagione politica e propone all’Italia dibattiti e riflessioni che accompagneranno tutta la stagione politica. Malgrado il clima di antipolitica che imperversa e nonostante le undici edizioni passate, la loro passione e il loro impegno sono gli stessi di sempre, al di là del tempo passato o delle generazioni che si sono alternate». Riscontra oggi differenze significative ri-

spetto ai suoi primi passi in politica? «Negli anni 70 e 80 l’impegno politico era quasi obbligato, sicuramente massificato e, tutto sommato, poco spontaneo perché assunto per “conformismo”. Non dimentico però che ci furono giovani e giovanissimi che, con gesti di vera ribellione sociale e culturale, scelsero la vera politica di servizio alla comunità in risposta a quel conformismo e spesso pagarono con la vita questa scelta. Ho iniziato il mio percorso politico a 15 anni, nel 1992, per un gesto di ribellione verso il sangue che la mafia stava spargendo nella stagione delle bombe assassine, degli omicidi di Falcone e Borsellino e negli anni di tangentopoli. Forse un quindicenne del 2012 è circondato da sollecitazioni diverse, ma la percezione del bene e del male deve rimanere intatta. Il primo slogan di Atreju era: “è più facile dominare chi non crede in nulla” e purtroppo il forte sentimento di antipolitica di oggi che è la somma del comportamento a dir poco indegno di alcuni protagonisti, della chiusura dei partiti e del qualunquismo diffuso - è il vero avversario. Far recuperare ai giovani e agli italiani la fiducia nella politica e nelle istituzioni, compromessa dai politici, è la sfida del nostro tempo». LAZIO 2012 • DOSSIER • 61


POLITICA ECONOMICA

Insieme per lo sviluppo La situazione produttiva del Lazio non è dissimile da quella nazionale: le piccole aziende faticano e per questo gli imprenditori chiedono alle istituzioni attenzione e riforme per intercettare i segnali di ripresa Teresa Bellemo

entre le istituzioni regionali vengono travolte dalle inchieste giudiziarie, il tessuto produttivo laziale continua ogni giorno ad affrontare le sfide dei mercati. Una quotidianità complessa, fatta di una perdurante crisi economica e di un difficile accesso al credito. Non a caso il 57,8 per cento dei piccoli imprenditori laziali è convinto che nonostante le previsioni di un’iniziale ripresa nel 2013, il peggio per loro debba ancora arrivare. Un quarto delle imprese, infatti, annuncia un taglio al personale e il 27,6 per cento ha ricevuto dalla banca una riduzione del credito. I dati, preoccupanti, vengono dall’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese della regione promossa dalla Cna e svolta del Centro Europa ricerche. Erino Colombi, presidente della Confederazione dell’artigianato di Roma, commenta lo studio: «Questa indagine congiunturale conferma purtroppo i dati negativi che avevamo riscontrato in quella precedente». Ad acuire il problema, la sensazione di solitudine provata dagli imprenditori. Un sostanziale abbandono da parte delle istituzioni ancora più amaro dopo le ormai note vicende che hanno visto protagonista il consiglio regionale. In una situazione così delicata nemmeno il governo nazionale supera l’esame, ma anzi scontenta quasi sei imprenditori laziali su dieci. Al centro delle perplessità, la scarsa attenzione nei confronti delle difficoltà delle aziende, soprattutto le pmi, che nei momenti di crisi sono sempre le più colpite. A fare da trait d’union tra mondo imprenditoriale e istitu-

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zioni ci sono le associazioni di categoria. Il neo eletto presidente di Unindustria Lazio, Maurizio Stirpe, sottolinea: «I dati dell’indagine confermano la difficoltà che il nostro Paese e la nostra regione stanno attraversando. Come associazione di categoria la prima cosa è stare vicino agli associati». Anche per quanto riguarda l’assetto politicoistituzionale ha le idee chiare: «Questo è il momento opportuno per affrontare in maniera lungimirante un nuovo assetto istituzionale che dovrà accompagnare la nostra regione nei prossimi anni. L’obiettivo è una città-regione e l’abolizione delle province, dando vita a una nuova “Regione di Roma capitale”. Solo seguendo questa strada potremo dare quelle risposte di crescita che il nostro tessuto produttivo chiede ormai da troppo tempo». È proprio l’associazione presieduta da Stirpe a dare gli ultimi dati sul sistema produttivo del Lazio nel secondo trimestre 2012 che, con le dovute cautele, mostra un iniziale miglioramento. Il quadro congiunturale continua infatti a essere critico, ma con qualche segnale di attenuazione rispetto ai due trimestri precedenti. Il volume di attività di gran parte delle aziende si è ulteriormente ridimensionato negli ultimi mesi, ma diminuiscono anche le imprese che si dichiarano in difficoltà (-4 per cento rispetto la rilevazione precedente) e aumentano quelle che investono in nuove strategie organizzative e di mercato (rispettivamente, +5,1 e +1,2 per cento). Se i deboli segnali di ripresa, soprattutto delle aziende di maggiori dimensioni, dovessero confermarsi, potrebbe ipotizzarsi


Il Lazio in cifre

A sinistra, Maurizio Stirpe, presidente di Unindustria; sotto, Erino Colombi, presidente della Cna di Roma

quindi l’inizio di una timida fase di inversione del ciclo economico. I segnali più evidenti di attenuazione della crisi e di moderato dinamismo hanno riguardato soprattutto il comparto del terziario (l’11,7 per cento si dichiara in crescita), il manifatturiero (il 5,4) e l’agricoltura (l’8,5). Serve però ricordare che il saldo tra imprese che hanno registrato una crescita del fatturato e dell’occupazione e quelle che ne hanno indicato una riduzione resta sempre ampiamente negativo. Nel complesso, infatti, solo l’8,8 per cento delle aziende indica di essere in una fase di crescita. Le aziende che reagiscono meglio alla crisi sono, come spesso accade, soprattutto quelle di grande e media dimensione, mentre resta invece critica la situazione della parte più consistente del tessuto produttivo regionale, ovvero tra le piccole e micro imprese. Il quadro economico odierno però non permette di isolare del tutto parti del tessuto produttivo per studiare una ricetta, ma obbliga a tenere sempre conto di tutte le connessioni che ciascuna realtà ha; la sua complessità deriva proprio da questo. Le politiche di crescita e di sviluppo

dovrebbero infatti essere sempre più discusse a livello europeo. L’Europa, e anche il nostro Paese, hanno messo l’accento sulla competitività per avviare una nuova fase di ripresa. D’altra parte l’Europa esporta molto dentro sé stessa: le esportazioni dei paesi europei sono destinate prevalentemente ad altri paesi europei. In queste condizioni, essere più competitivo per un paese significa crescere a spese di un altro paese dell’Ue, non facendo crescere l’Europa nel suo insieme. Quindi, se vuole crescere, l’Europa deve puntare sulla sua domanda interna. Ne è convinto Innocenzo Cipolletta, economista. «Temo che puntare sulla competitività non sia efficace. Certo, con una maggiore competitività si può pensare di esportare di più. Ma dove? Il commercio mondiale sta rallentando perché gli Usa non riescono a crescere e cominciano a sentire il peso del debito pubblico, mentre i paesi emergenti stanno frenando. La crescita del commercio mondiale è dunque in frenata. La soluzione potrebbe arrivare dall’implementazione di apposite regolamentazioni che inducano a nuovi consumi volti a migliorare la qualità della nostra vita». LAZIO 2012 • DOSSIER • 63


POLITICA ECONOMICA

Le iniziative che servono alle imprese Per ripartire serve impegno a tutti i livelli. Non solo le istituzioni, ma anche le banche e le aziende devono rinnovarsi, in modo da intercettare nuovi business e idee innovative per tornare a competere Teresa Bellemo

l problema della dimensione esigua delle aziende è ormai strutturale nell’economia italiana e troppo spesso impedisce alle imprese di affrontare un robusto trattamento di riqualificazione. Nuovi macchinari, corsi di formazione per i dipendenti, elaborazione di un nuovo business plan sono tutti passaggi necessari per lasciarsi alle spalle la crisi economica. Puntare su nuovi mercati, costituire reti di impresa, tentare di trasformare l’idea innovativa di un giovane imprenditore in azienda sono i vettori giusti per ricominciare a parlare di crescita. In molti casi però gli ostacoli fanno da freno a imprendi-

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tori e cittadini con la voglia di fare impresa. Su questo terreno opera Sviluppo Lazio, che grazie al Programma operativo regionale e al Fondo europeo di sviluppo regionale tenta di svolgere un lavoro di incentivo e rilancio per l’economia del territorio. Per Massimiliano Maselli, presidente dell’ente, la chiave per ripartire sta tutta nell’innovazione, come nel caso delle start-up. «Sono una priorità assoluta per rilanciare l’economia e l’occupazione, soprattutto giovanile e non solo nel Lazio. Un altro caposaldo è l’internazionalizzazione, su cui Sviluppo Lazio ha accumulato molta expertise. Significa sostenere le imprese, il made


Massimiliano Maselli



Obiettivo principale del Fondo di patrimonializzazione è il rafforzamento delle pmi attraverso l’aumento del capitale sociale

in Italy e il made in Lazio per poterli esportare e promuovere nel mercato globale, facendo crescere le imprese e aumentando quindi l’occupazione». Come si adopera Sviluppo Lazio per sostenere le piccole e medie imprese, particolarmente colpite dalla crisi economica? «Nel Lazio, come in tutta Italia, la spina dorsale è formata dalle pmi, per questo credo sia fondamentale aiutarle. A questo proposito nel luglio scorso Sviluppo Lazio, insieme alla Regione, ha pubblicato il bando da 10 milioni di euro “Fondo patrimonializzazione pmi”, che ha avuto un successo straordinario. Hanno partecipato 182 aziende, 149 sono state ritenute idonee e abbiamo già finanziato le prime 94. Obiettivo principale del fondo è il rafforzamento patrimoniale delle pmi attraverso l’aumento di capitale sociale. La modalità è un finanziamento a tasso agevolato di cinque anni che va a coprire i due terzi dell’aumento di capitale, partendo da un minimo di 70 mila euro a un massimo di 600 mila. Visto il successo dell’operazione abbiamo chiesto alla Regione di implementare la somma, in modo da andare a coprire anche le rimanenti domande ammesse che non hanno avuto copertura finanziaria. Questo è un aiuto concreto per mitigare il cosiddetto nanismo delle imprese rendendole più grandi e robuste». Uno dei problemi più urgenti è la disoccupazione giovanile e femminile. Quali le strategie per un’inversione di tendenza? «Sicuramente puntando sulle start-up. E poi, a mio parere, la strategia deve essere di sistema. Non devono essere solo le istituzioni a mettere in campo le risorse, ma tutti devono essere protagonisti della ripresa; parlo



delle associazioni di categoria, dei sindacati, delle banche e della stessa comunità. Lo Stato deve mettere le risorse, ma anche una maggiore capacità rispetto al passato, attraverso la riduzione dell’apparato burocratico, e puntare sul web rendendo così tutto più veloce e trasparente. Anche le banche devono fare un passo avanti, dotandosi di personale più qualificato in modo da saper cogliere l’importanza dell’idea innovativa di un’ipotetica start-up in modo da finanziarla. Molte volte gli istituti chiudono le porte alle start-up perché si irrigidiscono e non hanno la capacità di discernere l’idea brillante dall’idea poco profittevole, perdendo così molte occasioni di sviluppo». Quali conseguenze possono avere i recenti scandali che hanno coinvolto l’amministrazione regionale per quanto riguarda la credibilità delle istituzioni? «Le Regioni sono istituzioni molto importanti e la riforma del Titolo V a mio parere è stata necessaria, però deve sicuramente essere rivista inserendo maggiori controlli. Ben venga dunque il decreto del governo che aumenta i poteri della Corte dei Conti. Va fatta attenzione, però, a non eccedere nel senso opposto, ritornando a un vecchio centralismo: il decentramento è stato un passaggio importante anche se sono mancati rigidi controlli. Mi dispiace che la politica arrivi a queste decisioni solo dopo fatti eclatanti, ma deve però cogliere l’occasione per migliorare le regole e ridare credibilità e dignità a una istituzione come la Regione Lazio. Questo dovrà essere uno dei primi punti in agenda del nuovo governo regionale in modo da poter poi rilanciare le politiche del lavoro e dello sviluppo».

In apertura, Massimiliano Maselli, presidente di Sviluppo Lazio

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POLITICA ECONOMICA

La fiera delle potenzialità Nonostante le difficoltà e la crisi l’ente Fiera Roma scommette sul futuro. Ma servono investimenti e infrastrutture per poter accogliere più visitatori e farne occasione di sviluppo. Il punto di Mauro Mannocchi Teresa Bellemo

rentaquattro manifestazioni fieristiche, congressi, corsi per aziende private ed enti pubblici, presentazioni e convention: un totale di circa 100 eventi l’anno e 800mila visitatori. Sono questi i numeri di Fiera Roma, dal 2006 nel nuovo quartiere fieristico e fresca di sinergia con Eur spa per la costituzione di Roma convention group, la società che gestirà l’intero sistema congressuale romano. Le indagini dicono che l’indotto nel territorio che produce il quartiere fieristico è almeno dieci volte il suo fatturato, per questo servono investimenti nelle attività che hanno un ritorno misurabile perché vogliono dire posti letto, pasti, trasporti, organizzazione di eventi e sviluppo per il territorio. Una fiera, un convegno o un congresso possono dare infatti l’opportunità a molte persone di fermarsi e visitare la città, proprio perché i visitatori non vengono solo dalla regione. Per questo gli enti locali devono realizzare che una fiera non è solo un esercizio ingegneristico o un contenitore, ma serve avere idee e mettere a disposizione investimenti e infrastrutture adeguate. Il presidente di Fiera Roma, Mauro Mannocchi, non ha dubbi a riguardo: «Dobbiamo avere la capacità di mettere insieme questo potenziale, ma deve essere il territorio che deve dialogare. La Regione e il Comune di Roma devono fare una riflessione sulle infrastrutture. Si dovrebbe iniziare a progettare insieme anche nuovi trasporti, ma per farlo la città deve vederci un’opportunità di sviluppo». Quali sono le fiere che a Roma attraggono più visitatori?

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«Sono soprattutto le manifestazioni rivolte al pubblico. Con Motodays, ad esempio, abbiamo registrato numeri record: circa 127mila visitatori, sicuramente perché Roma è la città europea dove si vendono più mezzi a due ruote, ma anche perché quest’anno abbiamo introdotto la bicicletta. Le altre due fiere più seguite sono poi quella sulla nautica, sempre sopra i centomila visitatori, e Roma Cavalli. Recentemente Romix, la fiera sul fumetto, ha registrato degli ottimi numeri». Quanto il turismo congressuale fieristico può essere motivo di sviluppo per il territorio romano? «Sicuramente è un settore importante, per questo va fatta una riflessione approfondita. Fiera di Roma non è adatta sotto certi numeri e certe


Mauro Mannocchi

800mila

VISITATORI LE PERSONE CHE OGNI ANNO VISITANO UNA DELLE MANIFESTAZIONI DI FIERA ROMA

soglie e, in parallelo, non ha ancora infrastrutture sufficienti. C’è una linea ferroviaria che andrebbe potenziata, se ci fosse poi la metropolitana sarebbe più facile organizzare eventi di ampia portata. A questo proposito abbiamo creato una società partecipata insieme a Eur Spa che lavorerà sulla Nuvola e sul Palazzo dei congressi proprio per potenziare il turismo congressuale. Io credo che mettendo insieme queste strutture, sinergiche per dimensioni e capacità di ospitalità, possiamo potenziare la capacità attrattiva romana anche attraverso una razionalizzazione dei costi». Quali sono i punti di debolezza di Fiera di Roma? «Fiera di Roma nasce purtroppo con la mancanza di un capitale sin della fase di start-up. Il progetto ha di certo dato vita a un bel quartiere fieristico, ma forse sovradimensionato rispetto le esigenze della vecchia fiera che aveva un fatturato modesto. C’è stato dunque un errore di valutazione e non sono rimaste risorse disponibili per la fase iniziale in cui sarebbero invece state necessarie. Negli anni l’azienda è cresciuta nonostante la crisi, iniziata praticamente con l’inaugurazione del nuovo quartiere fieristico. Per strutture di questo tipo la fase di start-up è abbastanza lunga, anche per i diversi livelli di concorrenza: nazionale e internazionale, in molti

casi con una storia centenaria e con manifestazioni fieristiche che hanno superato le sessanta edizioni. Le nostre sono relativamente giovani, inoltre, siamo situati in una zona produttiva fuori dai poli che hanno dato vita alle grandi fiere del secolo scorso». Cosa fare dunque per farla crescere e per renderla punto di riferimento a livello nazionale e internazionale? «Innanzitutto le risorse. La valorizzazione del vecchio polo fieristico doveva dare ossigeno alla nostra attività ma purtroppo non è ancora avvenuta. Possiamo crescere sicuramente nel b2c, incentivare alcuni settori, come quello delle energie rinnovabili, per il quale abbiamo una manifestazione di carattere internazionale. Possiamo cercare nuovi spazi di manovra nell’agroalimentare, ma soprattutto in attività rivolte al turismo che possono unirsi alla capacità attrattiva di Roma. Stiamo lavorando anche alla diversificazione del business, attraverso l’implementazione di attività che non sono propriamente fieristiche. Collaboriamo infatti con una società che ha un know-how tecnico altissimo nell’allestimento fieristico e da settembre la produzione degli allestimenti la facciamo noi, e l’obiettivo è di partecipare a gare d’appalto in tutta Italia. Lo scorso anno abbiamo iniziato anche a organizzare manifestazioni fuori dal quartiere per sostenere alcune iniziative che noi riteniamo peculiari per l’economia laziale, come la Fiera di Grottaferrata, che ha 412 anni di storia, e quella sulla nautica a Gaeta».

In apertura, Mauro Mannocchi, presidente di Fiera Roma

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EXPORT

L’estero traina il comparto delle perforazioni Investendo e puntando gli occhi e l’attenzione verso i mercati esteri è possibile ottenere ottimi risultati anche per quei settori che in Italia sono ormai fuori mercato. Ne parlano Genni e Massimo Colli Emanuela Caruso

l settore manifatturiero e le imprese che fanno internazionalizzazione hanno sentito la crisi non a partire dal 2010-2011, bensì già dal 2005, quando hanno assistito al calo del dollaro e all’aumento del prezzo del petrolio e dell’acciaio. E nel biennio 2006-2007 il costo dell’acciaio è incrementato del 60 per cento, mentre il dollaro ha continuato a rimanere basso». Questo precisano Genni e Massimo Colli, titolari della Colli Drill di Capena, in provincia di Roma, cercando di descrivere la situazione della

«I Genni e Massimo Colli, titolari della società Colli Drill Spa di Capena (RM). Al centro, un esempio di tubi forgiati www.collidrill.it

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loro società e del loro settore – quello della fabbricazione e vendita di attrezzature per la perforazione del sottosuolo – anche in relazione alla crisi economica piombata sul mondo ormai da anni. E continuano: «Combattendo la crisi da lungo tempo, abbiamo capito con quali mezzi affrontarla, ovvero attraverso il know how, investimenti mirati, e l’evoluzione dei margini di competitività, molto diversi da quelli del passato. Grazie a queste accortezze e a un aumento delle commesse estere, abbiamo chiuso il 2011 e stiamo portando avanti il 2012 in maniera positiva; abbiamo registrato anche un più 30 per cento della produzione». Parliamo degli investimenti portati avanti in questi anni per affrontare la crisi. Che ambiti dell’attività hanno riguardato e quali vantaggi hanno apportato? GENNI COLLI «Abbiamo investito esclusivamente i nostri soldi, quelli guadagnati e accumulati in anni di lavoro, sul mantenimento di una qualità elevata del prodotto, sull’acquisto di nuove attrezzature e sulle certificazioni. Per quanto riguarda la


Genni e Massimo Colli

Il 2011 è stato un anno positivo e la Colli Drill

qualità, al contrario di molti, ha registrato un incremento della produzione noi abbiamo deciso di non abbassarla per tenere il merdel 30 per cento cato, anzi l’abbiamo incrementata, perché se prima mettere a disposizione dei clienti la migliore qualità ci penalizzava dal l’India. Negli Stati Uniti, invece, siamo punto di vista contrattuale e delle vendite, bloccati a causa della condizione in cui versa oggi invece ci ripaga. Poi, abbiamo inve- il dollaro e dell’estenuante concorrenza. Posstito in nuove attrezzature e macchine e an- siamo dire che tutti i mercati dollaro-diche grazie a queste stiamo riprogrammando pendenti sono debolissimi, mentre quelli tutta la produzione e l’head quarter della so- soggetti all’euro sono un po’ più attivi. Al cietà, così da essere maggiormente competi- momento, la Russia è sicuramente il mertivi. Infine, abbiamo ottenuto l’importante cato trainante del settore, perché impone certificazione Api, che ci consente di operare dogane molto costose agli Stati Uniti e negli ambiti del water well a grandi profon- quindi ci permette di avere un maggior dità e del petrolifero». campo d’azione e di essere più competitivi. Nell’ultimo periodo avete assistito a un Se non fosse per il mercato estero, non riurilevante incremento delle commesse sciremmo a lavorare, poiché in Italia il merestere. In quali paesi internazionali è pre- cato è quasi nullo a causa della mancanza di sente la Colli Drill? liquidità». MASSIMO COLLI «Lavoriamo principalmente Quali sono le attività principali della con la Russia, l’Australia e l’Europa, in par- Colli Drill e su quali settori state punticolare con Germania, Francia, Inghilterra, tando maggiormente in questo periodo? Romania e Bulgaria. Inoltre si sono da poco G.C. «La Colli Drill si occupa di attrezzature aperti i mercati della Nuova Zelanda e del- per la perforazione e, in particolar modo, di áá

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EXPORT

❝ áá aste di perforazione per fondazioni spe-

ciali, water well e no-dig. Nonostante in questo periodo non abbiamo mai messo da parte le fondazioni speciali, ci siamo concentrati e impegnati maggiormente su settori più “innovativi”, come, per esempio, la fabbricazione di aste a circolazione inversa e aste per perforazione ad alta profondità. Inoltre, attraverso una tecnica d’avanguardia, abbiamo messo a punto una nuova linea completa di forgiatura che ci consente di forgiare tubi dalla piccola e media dimensione per la produzione di aste anche senza saldatura. In altre parole, stiamo cercando di allargare la gamma di prodotti e di settori di riferimento, soprattutto in previsione di una nostra ulteriore espansione sul mercato estero». Qual è l’aspetto distintivo dei prodotti della Colli Drill? M.C. «Sicuramente l’utilizzo di materie prime di altissimo valore. L’acciaio utilizzato per le nostre lavorazioni vanta massima qualità e massime caratteristiche meccaniche, ragion per cui le nostre aste hanno performance fortemente differenti da quelle distribuite nel mercato comune. Le aste della Colli Drill co-

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Ci siamo concentrati e impegnati maggiormente su settori più “innovativi”, come la fabbricazione di aste a circolazione inversa e aste per perforazione ad alta profondità

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stano il 15-20 per cento in più rispetto a quelle comunemente reperibili, ma al contrario di queste ultime durano anche degli anni e garantiscono prestazioni migliori». Come si pone la Colli Drill nei confronti dell’impatto ambientale? G.C. «Rispettiamo la raccolta differenziata quotidiana imposta dal comune; provvediamo allo smaltimento dei nostri residui di lavorazione; e varie ditte esterne curano il riciclo dei materiali che provengono dalla lavorazione o dagli uffici. Smaltiamo tutto ciò che è ferro, plastica, olio, filtri e batterie. Inoltre, siamo dotati di un sistema che attraverso filtri particolari riesce a smaltire il gas». Prospettive per il futuro? M.C. «Trasferirci in un’area più grande e in uno stabilimento più grande, così da unire le nostre produzioni di Bari e Roma e da migliorare e velocizzare le tempistiche di consegna. Il nostro obiettivo primario è quello di incrementare in modo costante la competitività dell’azienda e dei prodotti».


TECNOLOGIE

Il “Progetto Hepburn”, per l’elettroforesi i chiama “Progetto Hepburn” ed è la carta giocata da Sebia, multinazionale francese operante nell’ambito dell’elettroforesi. Il progetto persegue l’eccellenza aziendale coinvolgendo i clienti nella riorganizzazione dei processi, malgrado un contesto generale sempre più intricato. Da una parte, la difficile congiuntura economica; dall’altra i mutamenti in atto all’interno della sanità – diagnostica di laboratorio inclusa –, cui si aggiunge l’annoso problema dei prolungati tempi di pagamento. Forte delle ottime performance del 2011, questa realtà guarda al futuro a testa alta per concretizzare la vision, citata da Massimiliano Boggetti, direttore generale di Sebia Italia: «Innovare per fare dell’elettroforesi la

S Massimiliano Boggetti, direttore generale di Sebia Italia, società con sede a Bagno a Ripoli (FI) www.sebia.com

Bilancio positivo per Sebia Italia, che non si adagia sugli allori e affronta un mercato in crisi, mettendo in campo un progetto rivoluzionario, di cui parla il direttore generale, Massimiliano Boggetti Roberta De Tomi

tecnica di scelta del laboratorio di diagnostica per la separazione e l’identificazione di biomarcatori proteici». In cosa consiste il “Progetto Hepburn” e come viene attuato? «Abbiamo avviato questo progetto che vuole migliorare l’organizzazione aziendale, ripensandola in maniera prospettica e innovativa. Tale iniziativa vede coinvolti, da una parte i colleghi con le loro proposte innovative, dall’altra un gruppo di lavoro composto dai nostri manager e da un numero selezionato di clienti, ciascuno rappresentativo del segmento di mercato che serviamo e coordinato da due consulenti di organizzazione aziendale. Il “Progetto Hepburn” è uno strumento per dare voce ai clienti, affinché possano essere sempre di più soddisfatti di noi». Come si esprime la vostra azienda in numeri? «Nell’ambito di riferimento abbiamo un ruolo di leadership mondiale, con oltre 80 distributori e 8 filiali. In particolare quella italiana, in cui lavorano un gruppo di persone che hanno una lunga storia, sono motivate e fortemente orientate alla soddisfazione del cliente, si conferma da molti anni il partner scelto dalla maggior parte dei clienti pubblici e privati nazionali. Qui, infatti, le nostre tecnologie sono


Massimiliano Boggetti

impiegate da oltre il 90 per cento dei laboratori di patologia clinica». Con quale finalità e quali prodotti vi proponete sul mercato? «Sin dalla nascita Sebia ha ideato, costruito e commercializzato sistemi di analisi all’avanguardia tecnologica, utilizzati per la diagnosi di patologie quali le discrasie plasmacellulari (la più nota è il mieloma, un tumore del midollo osseo), la sclerosi multipla, l’abuso alcolico cronico, le talassemie, le emoglobinopatie e infine per il diabete, test lanciato proprio quest’anno». A proposito di Italia: in che contesto state lavorando e come vi rapportate a esso? «In questi anni il mondo della Salute sta attraversando un periodo critico, sia per la recessione economica, sia per il Governo che, a fatica, sta attuando un cambiamento delle regole del mercato che consenta di garantire ai cittadini una salute sostenibile, senza compromettere la qualità dei servizi. Spesso questi provvedimenti si abbattono sulle sole aziende del settore già gravate da margini ridotti dalla forte competitività e ingiustamente indebolite da tempi di pagamenti lunghissimi. Malgrado tutto, a dimostrazione della sua solidità e buona gestione, nel 2011 Sebia Italia ha realizzato il risultato di profitto mi-

Il mondo della salute sta attraversando un periodo critico. Malgrado tutto, nel 2011 Sebia Italia ha realizzato il risultato di profitto migliore della sua storia

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gliore della sua storia». Quali altri riconoscimenti avete ottenuto e cosa rappresentano per voi? «L’Abi (Associazione Bancaria Italiana) ci ha segnalato fra le aziende più solide in Toscana dell’anno precedente e la Camera di commercio di Firenze in collaborazione con l’Università di Firenze ci ha attribuito il giudizio di merito creditizio “Eccellente”, nel rispetto dei parametri di Basilea III. Per noi queste sono ulteriori conferme, che ci stimolano a migliorare». Eccellenza, come si traduce in obiettivi concreti? «Sebia, facendo leva sulla sua lunga tradizione di ideazione, produzione e commercializzazione di sistemi diagnostici basati sulla tecnica elettroforetica, vuole continuare a essere il fornitore di riferimento grazie a un servizio di eccellenza e all’introduzione nel mercato di prodotti innovativi». LAZIO 2012 • DOSSIER • 75


MODELLI D’IMPRESA

Nuove dinamiche per i prodotti petroliferi Dovendo far fronte a una domanda di prodotti petroliferi costante e soggetta a particolari oscillazioni, le medie imprese del comparto hanno deciso di puntare sul servizio e sulla capacità logistica. L’esperienza di Giulio Landini Emanuela Caruso

ono tre le tipologie di realtà che oggi costituiscono il mercato della commercializzazione di prodotti petroliferi: alcune grandi società come le compagnie petrolifere, molte piccole aziende e poche medie imprese. In un mercato così definito e sempre più dinamico e movimentato, quindi, per un’azienda è necessario analizzare lo scenario generale e capire con precisione quale categoria potrebbe renderla più competitiva e presente sul mercato. Proprio questo ha fatto la Termo Trading Petroli di Roma, che come spiega Giulio Landini, am-

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Giulio Landini, amministratore unico della Termo Trading Petroli Srl di Roma www.tradingpetroli.it

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ministratore unico della società: «Ha deciso di posizionarsi nella nicchia di mercato delle medie imprese, mantenendo però la flessibilità delle piccole strutture e al contempo i numeri e la forza di protendersi verso grandi obiettivi nel settore degli appalti pubblici. Per riuscire a raggiungere questo posizionamento in maniera concreta, abbiamo dovuto investire nell’adeguamento alle leggi sulla sicurezza sul lavoro e sulla privacy, nell’ottenimento della certificazione di qualità Uni En Iso 9001, nella formazione specialistica degli operatori, e nell’acquisto di automezzi all’avanguardia e dell’attrezzatissimo deposito situato in via di Fioranello. Così facendo, oggi, la Termo Trading Petroli può contare su un mercato eterogeneo e in continua crescita e può fornire tanto piccoli clienti privati quanto grandi enti dalle esigenze complesse e articolate». Quale bilancio può trarre dall’attività svolta nel 2011 e nel primo semestre del 2012? «In questi due anni, la nostra azienda è stata impegnata su più fronti. Nel 2011 abbiamo iniziato i lavori di completamento e ammodernamento del nostro deposito, progetto che ha comportato una spesa di 800mila euro. Oggi, a lavori ultimati, possiamo affermare di avere a disposizione un deposito della massima efficienza e sicurezza. Inoltre, abbiamo convogliato sforzi ed energie verso la soluzione di alcuni problemi e ostacoli che ci hanno riguardato da vicino, per esempio la grande nevicata che ha colpito Roma


Giulio Landini

nel mese di Febbraio. In quell’occasione, abbiamo provveduto al rifornimento ininterrotto e regolare dei nostri clienti, quali la società capitolina adetta alla raccolta dei rifiuti romani e la Compagnia Trasporti Laziali che provvede al trasporto pubblico nella regione. In questi due anni, l’andamento del business è stato positivo e per il 2012 ci aspettiamo un ulteriore consolidamento del fatturato, che dovrebbe attestarsi a circa 80 milioni di euro». Attualmente, qual è il core business della Termo Trading Petroli? «Da oltre un ventennio, il core business della nostra società è sempre quello della commer-

Per la fine del 2012, prevediamo di migliorare il fatturato maturato lo scorso anno e di raggiungere un volume d’affari pari a 80 milioni di euro

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cializzazione di prodotti petroliferi, con specializzazione nel mondo delle forniture di combustibili per autotrazione e riscaldamento. Nel corso degli anni, abbiamo investito sulla struttura consentendo così all’impresa di poter disporre di una numerosa flotta di Atb di varie dimensioni – sia conto proprio che conto terzi – e di uno staff aziendale professionale e fidato». Quali altre attività fanno da contorno alla commercializzazione di prodotti petroliferi? «La Termo Trading Petroli si occupa anche della progettazione, realizzazione e manutenzione di impianti tecnologici – sia a livello industriale che a livello civile – di impianti di riscaldamento, e di impianti idraulici e antincendio. Curiamo l’esecuzione di queste opere dalla progettazione al collaudo finale e il nostro portafoglio conta importanti commesse con enti pubblici e privati». Qual è la situazione attuale del mercato della commercializzazione di prodotti petroliferi? «Fino a qualche anno fa, il settore dei prodotti petroliferi è stato protagonista di una grande crescita dei consumi. Oggi, invece, si assiste a una dinamica contraria, ovvero a una contrazione dei consumi dovuta sia al costo molto áá LAZIO 2012 • DOSSIER • 81


MODELLI D’IMPRESA

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oscillante del greggio sia alla maggiore attenzione verso i consumi dei paesi industrializzati; contemporaneamente, poi, il prodotto ha subito una mutazione orientata a un maggior rispetto dei requisiti di impatto ambientale. La frammentazione dell’offerta e l’omogeneità dei servizi contribuiscono a mantenere elevata la competitività, ragion per cui negli ultimi anni la maggior parte delle imprese del settore ha diversificato la commercializzazione dei prodotti». Operando in uno scenario generale come quello appena descritto, grazie a quali leve competitive la Termo Trading Petroli è riuscita a mantenere la propria posizione di mercato e a incrementare il proprio business? «Le principali leve competitive su cui abbiamo fatto affidamento sono state il prezzo del prodotto, la qualità garantita, la personalizzazione del servizio e la capacità logistica. Di queste, il prezzo è senz’altro la leva più difficile da gestire – la logistica si caratterizza pur sempre per elevati costi fissi – e di conseguenza gestendo la competizione solo su questo fattore si rischia di lavorare al di sotto dei margini di redditività. Ecco perché crediamo che davvero importante sia il servizio reso. Convinzione che ci ha por-

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Il nostro deposito dispone delle migliori tecnologie oggi disponibili e di autobotti

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tati ad attrezzare il nostro deposito con le migliori tecnologie e con mezzi di distribuzione di proprietà, e a unire in una joint venture la forza finanziaria e strutturale della Compagnia Multinazionale con la snellezza operativa e logistica della nostra impresa. La miglior arma a nostra disposizione, quindi, è la massima efficienza operativo-logistica». Quali sono le prospettive future per la Termo Trading Petroli? «Per il prossimo futuro puntiamo a espandere l’attuale struttura con investimenti focalizzati su nuove inziative, tra le quali, per esempio, la gestione di alcuni impianti stradali, nonostante questo specifico comparto stia subendo al momento una battuta d’arresto sia in termini di valore che di erogato. Inoltre, continueremo a migliorare i punti di forza che già oggi ci rendono competitivi e vincenti».


Prospettive positive per il 2013 I Miglioramento dei servizi, personale più formato e ricerca di nuove collaborazioni. In questo modo anche il settore della manutenzione degli impianti elettrici si avvia verso una lenta ripresa. La parola a Giuseppe Policastro Marco Tedeschi

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l momento è delicato: mentre si vanno delineando, ancora incerti, i primi segnali di ripresa dell'economia a partire dal 2013, grazie all'azione positiva Giuseppe Policastro è legale rappresentante di Bce e Unione europea è necessa- della Sieletric Srl di Roma amministrazione.siel@libero.it rio, sottolinea il Ministro dell’Economia Vittorio Grilli, «essere prudenti, cauti, non illuderci troppo, non creare aspettative. In ogni caso nonostante il peggioramento della congiuntura, non c’è bisogno di manovre aggiuntive. L’obiettivo perseguibile su cui impegnarci sono i saldi strutturali, quelli aggiustati per cicli e quelli in linea con gli obiettivi concordati con la Commissione europea». Una lenta ripresa che sta quindi coinvolgendo anche molte Pmi che, dopo le difficoltà registrate in questi anni, iniziano a guardare con timido ottimismo verso il 2013, anche grazie a nuove commesse e nuovi contatti, segno che l’economia sta iniziando a girare nuovamente. È il caso ad esempio della Sieletric Srl di Roma, re-


Giuseppe Policastro

Stiamo collaborando con la Beghelli per un progetto di risparmio energetico applicabile alla nostra area di specializzazione

altà che si occupa d’installazione e manutenzione d’impianti elettrici e tecnologici. «Per il prossimo anno – racconta il legale rappresentante Giuseppe Policastro – si prevede una ripresa dettata dai nuovi lavori in programma affidati alla società. L’obiettivo principale resta comunque quello di tenere sotto controllo i costi evitando inutili sprechi». Qual è l’andamento del mercato per la vostra realtà? «Dopo il 2008, che ha rappresentato per la nostra società l'anno più redditizio in cui abbiamo raggiunto il picco più alto di fatturato, negli ultimi 5 anni abbiamo visto purtroppo oscillare sempre il nostro fatturato rimanendo sotto la soglia». In che modo vi siete mossi per restare competitivi, oltre all’acquisizione di nuovi contatti? «Durante questi anni la società ha deciso di acquistare immobili per creare così una giacenza di magazzino per quei materiali che si utilizzano con più frequenza per la manutenzione dei supermercati. Questo infatti rappresenta tutt’oggi il nostro core-business e la nostra maggior fonte di guadagno. L’attività principale della società rimane l’installazione e manutenzione d’impianti elettrici, tecnologici e speciali con successivo rilascio della dichiarazione di confor-

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mità. Collaboriamo inoltre con la Beghelli per un progetto di risparmio energetico; stiamo valutando anche la possibilità di formare il personale, attraverso dei corsi, per l’installazione dei pannelli fotovoltaici in modo da ampliare in futuro la gamma dei servizi offerti». In che modo vi siete evoluti in questo mercato che continua a mutare molto rapidamente? «In generale per far fronte alla crisi e per cercare di essere competitivi la nostra società ha cercato di migliorare i propri sevizi, assumendo nuovo personale, acquistando nuove attrezzature, nuovi automezzi, una piattaforma (evitando in questo modo i costi del noleggio) e ha aderito alla costituzione di una società consortile per ottimizzare i servizi offerti e diminuire i rischi d'impresa». Collaborate anche con enti pubblici? «Oltre ai lavori per enti privati la nostra società ha la possibilità di lavorare per gli enti pubblici. Oltre infatti ad essere certificati Iso 9001:2008 siamo in possesso della certificazione Soa. Collaborare con enti pubblici implica ovviamente anche competenze differenti e soprattutto la capacità di riuscire a individuare i canali e i mezzi per mettersi a disposizione degli enti. A áá LAZIO 2012 • DOSSIER • 87


MODELLI D’IMPRESA

áá questo proposito lo scorso anno è stato

Intendiamo razionalizzare e riorganizzare strategicamente il magazzino ed effettuare corsi per migliorare la formazione del personale

fatto un abbonamento a una società che ci inviava tramite servizio di posta elettronica gli avvisi di gare e sempre tramite questa società il personale dell’ufficio ha partecipato a un corso sulle procedure da seguire relative alla stesura e presentazione delle gare per appalti pubblici. Particolare attenzione viene inoltre posta ai continui aggiornamenti di disposizioni di leggi attinenti al nostro settore. Elemento fondamentale per collaborare con il pubblico». Come sta andando finora il 2012? «Purtroppo quest’anno siamo stati costretti a prendere decisioni importanti che hanno portato la società a ridurre il personale. Ci siamo inoltre liberati di molti automezzi obsoleti che erano soggetti oltre che alla manutenzione ordinaria, in qualche caso anche a quella straordinaria con ulteriore aggravio di costi. Sono stati messi sotto controllo anche i consumi dell’ufficio, come il telefono fisso, i cellulari aziendali, l’elettricità e l’acqua. Il tutto in un’ottica di risparmio aziendale, ma anche energetico. Si tratta di scelte importanti ma necessarie per tornare ai livelli degli anni passati». Che cosa prevedete per il 2013? «Le prospettive e i segnali sono più che positivi per l’anno 2013. Si prevede infatti una ripresa dettata dai nuovi lavori in programma. L’obiet88 • DOSSIER • LAZIO 2012

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tivo principale resta comunque quello di tenere sotto controllo i costi evitando inutili sprechi. Vogliamo inoltre mantenere e contare sul personale attualmente in forza e, se sarà necessario, in qualche occasione avvalerci di collaboratori esterni. Intendiamo inoltre fare una decisiva svolta sul piano informatico, rinnovando tutto il sistema dell’intero ufficio. È necessario razionalizzare, e riorganizzare strategicamente il magazzino, effettuare corsi per migliorare la formazione del personale e curare le pubbliche relazioni alla continua ricerca di nuovi clienti affidabili. Una strategia generale di modernizzazione che coinvolga l’intera azienda. Ovviamente saranno necessari degli investimenti, in un’ottica di miglioramento continuo. Abbiamo attraversato sicuramente dei momenti molto difficili ma siamo riusciti comunque ad andare avanti grazie agli investimenti che sono stati fatti in passato e all’onestà che ci ha sempre caratterizzato. Per questo intendiamo proseguire su questa strada».


MODELLI D’IMPRESA

Crescono gli investimenti nel medicale Per abbattere lo “spread della produttività” sono necessari sempre maggiori investimenti in ricerca e sviluppo. I settori che investono di più in Italia? Sicuramente uno di questi è il medicale. La parola a Giuseppe Longo Alessandro Albanese

Assut Europe si trova a Roma www.assuteurope.com

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he il nostro Paese abbia un problema di produttività è noto. Monti ha parlato di vero e proprio “spread della produttività”. I numeri, impietosi, fotografano un quadro in cui il gap con i nostri principali competitor europei è enorme. Per aumentare la produttività italiana la chiave è una sola: l’investimento nella ricerca e nello sviluppo. Da noi la spesa complessiva in ricerca e sviluppo, nel 2010, era pari all’1,26 per cento del Pil. Una percentuale, questa, che ci è valsa il fondo della classifica tra i paesi UE-15, che è inferiore alla media dell’UE-27 (2 per cento) e che è soprattutto distante anni luce dall’obiettivo del 3 per cento enunciato nella strategia di Lisbona. I settori italiani più propensi all’innovazione sono chimica, apparecchi radiotelevisivi, per le comunicazioni, medicali e di precisione, macchine per ufficio, elaboratori e altri mezzi di trasporto che pesano per il 16,4 per cento in Italia, il 19,7 in Francia e il 20,8 in Germania. Ed è proprio all’interno della produzione di dispositivi medicali che troviamo delle eccellenze nostrane, che continuano a credere negli investimenti. Riscuotendo un grande successo anche all’estero. Tra queste realtà spicca la Assut Europe di Roma. «La nostra – spiega il presidente Giuseppe Longo – è una società di produzione di dispositivi medico-chirurgico. Possiamo affermare di essere una realtà unica in Italia proprio per la fabbricazione di una gamma completa di suture chirurgiche». Tra i dispositivi medici prodotti dall’azienda romana spiccano le suture chirurgiche interamente prodotte in Italia, gli emostatici, lo strumentario chirurgico specialistico, i fissatori esterni per chirurgia ortopedica e traumatologica, le valvole e i sistemi per la cura e il trattamento dell’enfisema, le protesi per chirurgia vascolare e le tecnologie laser. Tutti settori che richiedono continui investimenti in ricerca e sviluppo. «Negli ultimi anni ci siamo affermati soprattutto nel settore cardiovascolare e nella

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Giuseppe Longo

chirurgia generale grazie ad una vasta gamma di dispositivi medici. Un settore in forte espansione è inoltre quello delle biotecnologie dove annoveriamo tra i nostri prodotti protesi in derma suino o pericardio bovino dedicate al trattamento e alla cura di Ernie e Laparoceli complessi e di altre patologie. Ogni anno una moltitudine di persone trae beneficio da questi dispositivi. Tutto ciò è reso possibile dalla presenza di un Centro ricerche e sviluppo dove lavorano ingegneri biomedici, informatici, economisti e biologi». L’export rappresenta per l’azienda il 40 per cento del fatturato attuale. «Vendiamo – precisa Longo – in circa 30 paesi nel mondo, dove la qualità del nostro prodotto è molto apprezzata, attraverso filiali dirette oppure attraverso grandi distributori. Attualmente i nostri mercati esteri sono rappresentati maggiormente da Europa, Africa, America Latina, Russia e Asia, e assorbono oggi principalmente i nostri prodotti base (Suture chirurgiche ed Emostatici) che prevediamo di incentivare con azioni di marketing e vendita per cominciare a far conoscere altri prodotti per la chirurgia con la presentazione sul mercato delle nostre novità. Il problema più grande che riscontriamo è il prezzo, perché non si riesce sempre a competere con i

Negli ultimi anni ci siamo affermati soprattutto nel settore cardiovascolare e nella chirurgia generale grazie a una vasta gamma di dispositivi medici

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concorrenti che ormai non producono più in Europa, e perciò sfruttano molto il costo della mano d’opera che in Italia è diventato il più caro del mondo; a tutto questo cerchiamo di reagire offrendo servizi, qualità e prezzi contenuti il più possibile». A proposito di servizi, da poco è stato inaugurato il nuovo centro di ricerca e sviluppo. «Da un lato grazie a questo centro continueremo, come di routine, a implementare la funzionalità e l’innovazione dei nostri prodotti e dall’altro, in collaborazione con centri universitari e ospedalieri svilupperemo nuovi prodotti e tecnologie nell’ambito della chirurgia generale e cardiovascolare, anche se i costi e gli investimenti per nuove tecnologie prevedano l’impiego di grossi capitali. Senza peraltro ricevere quelle agevolazioni notoriamente pubblicizzate e che non trovano successivamente attuazione per problematiche burocratiche e altro». LAZIO 2012 • DOSSIER • 91


MODELLI D’IMPRESA

Doppiaggio, un’eccellenza messa alla prova Diversificazione ed export sono parole d’ordine cui le imprese ricorrono sempre più spesso per affrontare il mercato spietato degli ultimi anni. Elisabetta Bucciarelli spiega che le storiche società dell’ambito cine-televisivo non costituiscono eccezioni Renato Ferretti

Sotto, Elisabetta Bucciarelli. Nella pagina accanto, con Marzia dal Fabbro www.soundart.it

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l doppiaggio in Italia vanta una lunga tradizione e un alto livello di professionalità, ma la nostra sfida è stata quella di ampliare il campo di operatività sia nella post-produzione che in altre aree quali l'innovazione tecnologica e la distribuzione cinematografica». È tempo di diversificazione anche per storiche eccellenze come il doppiaggio italiano, le parole di Elisabetta Bucciarelli non lasciano dubbi. La socia fondatrice di Sound Art 23, da oltre vent’anni nel panorama della post-produzione cinetelevisiva, continua la sua professione artistica di dialoghista e direttrice di doppiaggio: il suo curriculum vanta oltre 300 film di qualità e oggi partner di Sound Art 23 è la storica casa di doppiaggio Cdl, sorta nel 1976. Ora è anche Presidente dell’associazione Editori Associati, e spiega le attuali condizioni del settore insieme a Marzia dal Fabbro, giovane eppure già con una decennale esperienza all’estero, cui Sound Art 23 si affida per le nuove strategie di mercato e la propria internazionalizzazione. «Questi anni di recessione – afferma Elisabetta Bucciarelli – non hanno lasciato indenne neanche il settore dell'audiovisivo, dove le antenne si sono sì moltiplicate, ma al contempo i budget si sono ridotti. L'attuale situazione del mercato internazionale ha modificato i parametri dello sfruttamento audiovisivo e di conseguenza, come in molti altri settori, ha portato a una richiesta di contenimento dei prezzi». Come associazione in che modo intendete reagire? ELISABETTA BUCCIARELLI «La mia sfida come Pre-

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Elisabetta Bucciarelli

sidente degli Editori Associati, al tavolo delle trattative con Anica, Cigl, Cisl, Uil e Sai, è riuscire a coniugare le opposte esigenze della committenza e dei professionisti del settore. Questo contratto che in altri tempi ha giustamente dato un importante riconoscimento alla categoria, oggi deve trovare un nuovo equilibrio tra le parti. E' necessaria un'impostazione più snella e moderna che rielabori una normativa, attualmente complessa e farraginosa, facilmente soggetta a essere disattesa. Dobbiamo semplificare creando economia da una migliore gestione del contratto e non da una riduzione dei compensi». Qual è invece la vostra risposta a questa trasformazione in quanto azienda? MARZIA DEL FABBRO «La rivoluzione tecnologica e i mezzi di comunicazione via rete hanno portato a un grande cambiamento in termini di acquisizione clienti e di workflow. Questo significa che clienti che prima si sarebbero affidati a intermediari ora possono contattare direttamente le strutture tecniche, con vantaggi economici e gestionali notevoli. Le lavorazioni possono essere spedite via rete nei paesi più lontani senza più necessità di supporti fisici e sempre più frequente è l'utilizzo di connessioni come l'ISDN che consentono a un regista di dirigere e registrare in uno studio di Los Angeles un attore che si trova a Roma».

Dunque il tentativo è quello di creare una rete internazionale che vi ritenga punto di riferimento. M.D.F. «I clienti esteri hanno bisogno soprattutto di qualcuno che capisca le loro esigenze e che li tenga al corrente di tutte le fasi del loro progetto. Questo non significa semplicemente parlare la loro lingua, quale l'inglese o il francese, ma comprendere la loro cultura e la loro etica del lavoro, esigenze fondamentali dei clienti esteri, i quali esprimono sollievo nel trovare in Italia delle realtà affidabili e concrete come Sound Art 23». Oltre all’export un altro aspetto centrale sta nell’innovazione: che progetti di sviluppo state seguendo? E.B.«I tempi di crisi, si dice siano anche momenti di opportunità. L'asset tecnologico e le risorse umane di Sound Art 23 sono stati messe a disposizione di esperti di sviluppo tecnologico per creare nuovi strumenti mirati a facilitare alcune fasi del nostro lavoro. Per questo stiamo collaborando con importanti realtà quali Innova e T-Connect, su progetti europei che vedono come fine la creazione di software e hardware innovativi applicabili a livello professionale nel campo della post-produzione». Dopo tanti anni in questo campo, e lavori con registi del calibro di Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores, Kiewslowki, Wim Wenders, Kim Ki Duk, Sophia Coppola, Martin Scorsese, e molti altri, qual è l’obiettivo di Sound Art 23? M.D.F. «Vogliamo mettere a frutto l’esperienza di cui parla, per portare avanti non solo l'azienda e le persone che la animano, ma per contribuire alla crescita e allo sviluppo di un intero settore che nella sua storia ha toccato alte vette». LAZIO 2012 • DOSSIER • 95


ENERGIA

Il settore oil & gas chiede innovazione ompetitività, internazionalizzazione, diversificazione, onestà e umanità. Sono questi i cinque concetti chiave alla base del successo di un’impresa italiana che, in un settore competitivo come quello dell’energia e dell’oil & gas, realizza il 65 per cento del proprio fatturato all’estero. Come afferma Giuseppe Bellantoni, presidente e Ceo di Iss International, società specializzata nell’ingegneria di processo e produzione nel settore “Energy” (oil & gas e power) e nella proposta di soluzioni integrate per impianti gaspetroliferi: «Nell’ultimo anno abbiamo consolidato una quota di 15 milioni di euro. Risultato che per la massima parte è stato ottenuto grazie alla nostra presenta in Uae, Qatar, Kuwait, Algeria, Ksa, Nigeria. E le prospettive sono di ulteriore crescita, puntando soprattutto al rafforzamento delle nostre posizioni in Ghana, Kazakhstan e Mozambico, grazie al quale prevediamo il raddoppio

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Giuseppe Bellantoni, presidente e Ceo della Iss International Spa di Roma www.iss-international.it

Il panorama internazionale dell’energia e dell’oil & gas visto da Giuseppe Bellantoni. Alla guida di una società che ha conquistato, all’estero, un’importante posizione nell’offerta di servizi di ingegnerizzazione per il settore gaspetrolifero e della power generation Luca Càvera

del fatturato sul medio termine». Quali sono i progetti ai quali state lavorando in questo momento? «Oggi i nostri progetti più importanti spaziano fra le attività di (pre)commissioning e start up – che stiamo realizzando in Kuwait, Uae e Qatar –, la supervisione alle costruzioni in Russia, il project management consultant service – in Kazakhstan e Iraq – e la formazione professionale in Algeria, Kazkahstan, Ksa, Cuba, Ghana e Libia. In queste attività collaboriamo con i principali player del settore energetico, dalla nostra Eni alle saudite Adco, Aramco, Qatar Petroleum, Koc. Inoltre lavoriamo con partner europei, come la francese Total, e con i principali Epc contractor». Quale evoluzione è possibile prevedere, nei prossimi anni, nella geografia del oil & gas? «I mercati di riferimento oggi sono ancora strettamente legati ai paesi del Medio Oriente, dove abbiamo due basi operative, alle ex Cis, all’Africa e, naturalmente, all’Iraq. Tuttavia, stiamo assistendo alla crescita dei cosiddetti paesi Bric (Brasile, Russia India e Cina). Questi certamente assumeranno un rilievo sempre più importante nel prossimo futuro». Guardando alle problematiche energetiche del nostro paese, in cui si rincorrono gli annunci di nuovi aumenti, qual è la sua opinione


Giuseppe Bellantoni

Non troveremo spazio nei paesi emergenti senza un adeguato sviluppo innovativo

sugli scenari che si troveranno ad affrontare le imprese e gli utenti italiani nei prossimi mesi? «In termini assoluti ritengo che le Pmi italiane abbiano dato e stiano dando al paese più di quanto sicuramente ne stiano ricavando – in termini di aiuti all’internazionalizzazione, all’esportazione, ai semplici servizi urbani e locali –, dimostrando con questo un grande attaccamento al paese e riconfermando di essere il vero tessuto su cui la classe politica dovrebbe puntare per il risanamento. Gli aumenti annunciati – e quelli già entrati a regime – sicuramente non aiuteranno la ripresa. Dal nostro punto di vista, tuttavia, l’aumento del costo del barile incide in positivo sull’offerta di servizi di ingegneria. Infatti, un aumento alla fonte del costo dell’energia dà origine a nuovi investimenti nel settore a livello internazionale. Investimenti che cerchiamo di sfruttare per crescere e dare il nostro contributo, anche a livello occupazionale». Un tema fondamentale per il settore dei combustibili fossili è quello della sicurezza e quindi dell’ambiente. Qual è la vostra attenzione, e quella dei vostri committenti, sotto questo profilo? «La situazione economica attuale ha reso la sicurezza un elemento univoco di distinzione, spronandoci a lavorare per aumentare la qualità

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dell’applicazione e ridurre i rischi, dato che questo contribuisce anche a far crescere la produttività. Per questo la sicurezza e l’applicazione delle norme sono la chiave di volta per crescere ed essere competitivi. E ciò ci spinge a rispettare i migliori standard possibili – siamo certificati Iso 9001, Iso 14001 e Ohsas 18001 –, a investire in ricerca, e organizzare percorsi di formazione adeguati». In quali direzioni si sta muovendo il vostro investimento in ricerca e sviluppo? «Dalla nascita della nostra società, nel 2004, il nostro reparto ricerca e sviluppo ha realizzato tre nuovi prodotti, che sono andati a supporto delle nostre attività. Oggi lavoriamo con l’obiettivo di poterne registrare almeno uno ogni anno. E questo rappresenta uno stimolo per i nostri partner, ma anche per noi stessi, che di conseguenza siamo portanti a continuare a investire per innovare i nostri servizi. Ritengo pertanto che il reparto ricerca e sviluppo debba essere il cuore dell’impresa, e il suo battito deve poterla sostenere e ossigenare. Però, devo constatare che lo Stato sembra fare di tutto per rendere impossibile qualunque tipo di investimento. E ciò nonostante sia evidente che nei paesi emergenti non troveremo spazio senza un adeguato sviluppo innovativo». LAZIO 2012 • DOSSIER • 99


SERVIZI E PA

Diversificare contro il taglio ai servizi Il mercato dei servizi esternalizzati è uno di quelli maggiormente colpiti dalla crisi. Tra ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione e tagli, le imprese devono contare solo sulla loro solidità. L’esperienza di Giancarlo Di Dio Marco Tedeschi

l governo si impegna a risolvere entro la fine del 2012 la questione relativa ai ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione. Lo assicura il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, in un messaggio inviato in occasione della Giornata del credito all'Abi. Riferendosi proprio «all'indebitamento forzoso delle imprese, soprattutto di piccola e media dimensione, dovuto ai ritardati pagamenti da parte della Pubblica amministrazione e delle aziende tra di loro», Passera sottolinea che «i decreti amministrativi approvati dal ministero dello Sviluppo economico e dal ministero dell'Economia e delle Finanze rappresentano una prima parziale risposta a questo grave e annoso problema a cui daremo una soluzione strutturale con il recepimento anticipato della direttiva europea sui ritardati pagamenti entro la fine dell'anno». Quello dei ritardati pagamenti da parte della Pubblica amministrazione è un annoso problema che coinvolge molte imprese. Quelle che ancora possono permettersi di lavorare con la Pa sono quelle realtà in grado di contare su un background solido e autonomo. «I pagamenti della Pubblica amministrazione – spiega Giancarlo Di Dio, amministratore della GE.P.I.R.Srl di Roma – incidono del 90 per cento sul nostro fatturato. Il fatto di essere sul mercato dal 1986 ci ha permesso di avere dei rapporti con il sistema bancario molto stabili. Questo consente di assolvere tutti i nostri impegni con puntualità. A oggi

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Giancarlo Di Dio, amministratore della GE.P.I.R.Srl con sede a Roma www.gepirsrl.com

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possiamo contare su un fatturato aziendale stabile, anche grazie all’affiliazione dei nostri clienti: questa stabilità di fatturato in periodo così instabile è per la nostra azienda un risultato ottimo che speriamo duri anche nel 2013». GE.P.I.R. è un’azienda che nasce essenzialmente come impresa di pulizia e piccolo facchinaggio. «Nel corso del tempo quest’attività, seppur primaria, ha subìto una serie di trasformazioni, sino a giungere al modello attuale, quello di un’impresa multiservizi a cui ci si può rivolgere per affidarci, oltre alle pulizie, il portierato, i piccoli traslochi, la manutenzione del verde e la manutenzione degli immobili in genere. Tale sforzo organizzativo ha raggiunto il suo massimo riconoscimento con la pubblicazione del 3° Rapporto Eurispes “Nostra Eccellenza”. Eccellenze individuate dall'istituto, che ha stilato la classifica delle 100 realtà italiane al top, per qualità dei pro-


Giancarlo Di Dio

dotti ed efficienza manageriale, spingendo la nostra regione fino ai piani alti della graduatoria, anzi alla cima. E così, se i 23 casi di successi istituzionali nella Regione Lazio si possono spiegare con l’alto numero di enti presenti nella capitale, innovazione e adattamento anche ai mercati esteri sono invece alla base della riuscita delle 12 aziende premiate. Aziende dalle più diverse specificità. Ecco quindi che nella "top cento" troviamo La "GE.P.I.R."». Nel mercato dei servizi esternalizzati la crisi sta incidendo notevolmente. «Quello che rileviamo è che le amministrazioni stanno effettuando tagli netti ai servizi, portandoli al minimo per risparmiare. Questo però incide molto sulle spese generali delle aziende che, per sopravvivere, devono ridurre attraverso tagli del personale e, nel migliore dei casi, riducendo loro le ore di servizio». Un bene quindi che la GE.P.I.R. si sia negli anni specializzata in una diversificazione dei servizi e dei target. «Essendoci specializzati in molti settori (dallo smaltimento dei rifiuti alla distruzione on site della documentazione) ci siamo aperti a un nuovo mercato che a sua volta ci permette di resistere in questo come in altri momenti». Una differenziazione dei settori che permette all’azienda romana di avere anche un quadro di quali possono essere i comparti in maggior espansione. «Sicuramente lo smaltimento rifiuti. Un’area in cui continueremo a trattare con la Pubblica amministrazione in

Il settore in espansione è quello dello smaltimento rifiuti. Un’area in cui continueremo a trattare con la Pubblica amministrazione

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quanto la nostra struttura ci permette di lavorare con loro e aspettare i loro tempi di pagamento. In questo scenario possiamo anche registrare come l’attuale logica d’assegnazione degli appalti con questo ricorso incontrollato alla convezione della Consip o, per essere più precisi, ai loro prezzi, riduce la possibilità di fette di mercato, mercato che andrà in mano a grossi gruppi e con cui si dovrà trattare per poter lavorare ancora. I criteri di selezione sono stabiliti da un codice unico dei contratti pubblici che le amministrazioni devono seguire». Le esigenze riscontrate dalla GE.P.I.R. sono rimaste stabili nel corso degli anni. «I nostri clienti – conclude Di Dio – cercano di avere il massimo dalla nostra azienda e per far fronte alle loro richieste abbiamo potenziato l’ufficio tecnico in modo da rivedere le esigenze reali con le prescrizioni richieste. Non penso che ci saranno nuovi investimenti in termini di attrezzature in quanto non è quantificabile il tempo del rientro degli stessi in questo momento storico».

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CONSULENZA

Redditometro e spesometro, strumenti di equità Semplificare gli adempimenti fiscali, e le norme che ne derivano, traducendoli in "realtà tangibile e concreta". È questo lo scopo del Caf Ugl, un punto d’incontro tra cittadino e istituzioni. Ne parla il direttore Fabrizio Nardi Marco Tedeschi

ssere sempre più un punto di congiunzione tra cittadini ed erario. Due soggetti il cui confronto, negli ultimi mesi, si è particolarmente irrigidito, complice la crisi e la complessità di alcuni strumenti messi in atto per la lotta all’evasione. Questo il ruolo del Caf Ugl. «La crisi economica – spiega Fabrizio Nardi, direttore del Caf Ugl srl – ha certamente esasperato alcuni aspetti, che già ponevano sostanziali distanze tra il cittadino e le istituzioni in generale. Uno degli obiettivi del sindacato è proprio quello di ridurre tale divario, poiché spesso il contribuente considera l’Erario e gli Enti come entità astratte e non come una realtà della quale è parte attiva. In questo contesto, un Caf come il nostro, di estrazione sindacale, sposa i principi e i valori dell'associazione di cui è diretta emanazione. Il Caf, come il Sindacato Ugl, si propone anzitutto quale strumento a disposizione del cittadino, per consentire a quest'ultimo un più facile accesso alle Istituzioni». Dove aumenta la complessità e il numero di adempimenti fiscali, il Caf ha proprio il compito di assistere i contribuenti in modo efficace e rendere più fluido e accessibile il disbrigo delle pratiche. Dove emergono le criticità maggiori? «In due aspetti principali. Il primo si riscontra nel fatto che, a differenza del passato, abbiamo la per-

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Fabrizio Nardi è direttore del Caf Ugl di Roma www.cafugl.it

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cezione di un’ottica diversa nella quale le Istituzioni fiscali, e non, considerano il Caf come "parte terza" e non più come partner. Ciò comporta che il Caf recepisca provvedimenti approvati a monte, senza prendere parte ai dibattiti, dai quali promanano. Il secondo aspetto risiede nell'aumento degli adempimenti fiscali cui far fronte, problema che il Caf Ugl affronta attraverso l'adozione di strumenti informatici all’avanguardia. Proprio in quest’ottica, abbiamo promosso cospicui investimenti sulle piattaforme fiscali più moderne e, al contempo, abbiamo incrementato l'attività formativa dei nostri operatori fiscali per migliorare la qualità del servizio destinata al cittadino». Quale atteggiamento va intrapreso affinché i cittadini siano meno diffidenti nei confronti degli enti fiscali? «Nel nostro ambito di competenza, il Caf ha il dovere morale di assumere un atteggiamento positivo e propositivo, che consenta ai cittadini di non percepire la lontananza dalle istituzioni, dando loro tutte le informazioni e i mezzi dei quali necessitano. Le istituzioni dovrebbero comunque cercare di "umanizzare" il rapporto tra


Fabrizio Nardi

Il redditometro e lo spesometro non rappresentano un mezzo d’investigazione della situazione reddituale di ciascuno, ma sono una vera e propria garanzia di equità sociale

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contribuente e fisco, per evitare che il primo sia diffidente nei confronti delle istituzioni di cui è comunque parte integrante. Per quanto concerne il redditometro e lo spesometro, il Caf deve impegnarsi per far comprendere al cittadino che non rappresentano uno strumento di minaccia o un mezzo d’investigazione della situazione reddituale di ciascuno, ma sono una vera e propria garanzia di equità sociale». Sotto quali aspetti auspica un miglioramento di tali strumenti? «Ritengo che tali strumenti fiscali debbano migliorare sotto un duplice profilo, quello della semplificazione e della flessibilità. In tal senso, devono consentire un accesso più semplice a tutti i cittadini che vi s’interfacciano e non solo a chi è esperto in materia fiscale, ed essere flessibili, possedere quindi una duttilità che consenta di adattarsi al singolo caso concreto». Quale peso riveste il web nel semplificare e accelerare rapporti e pratiche? «Senza dubbio il web ha permesso di velocizzare l’elaborazione e la trasmissione di pratiche che in precedenza venivano compilate in modo cartaceo, comportando uno spreco di tempo e un dispendio maggiore di risorse economiche. Non possiamo comunque ancora ritenere che vi sia stata una semplificazione generale dei servizi poiché, a fronte di un miglioramento degli strumenti tecnici, esiste anche un crescendo della complessità del loro utilizzo».

Ultimamente avete conferito un taglio manageriale al vostro lavoro. Quali aspetti sono stati migliorati? «La managerialità del nostro atteggiamento risiede nella scelta operata dal Caf Ugl di ampliare la gamma dei servizi offerti al pubblico. Da tempo ormai i cittadini ci conoscono come un punto di disbrigo di pratiche fiscali, ma anche di raccordo con il Sindacato Ugl e gli Enti collaterali. Al contempo, siamo in grado di assistere gli utenti anche nell’elaborazione di pratiche che prima venivano gestite da Enti come l’Inps». Potrebbe approfondire aspetti del progetto relativo a una Commissione Nazionale atta a verificare l’operato dei centri affiliati? «La prerogativa del progetto di una Commissione Nazionale, in grado di valutare i nostri centri affiliati, consiste nell’ottemperare all’esigenza di estendere sul territorio italiano un mo-

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LAZIO 2012 • DOSSIER • 105


CONSULENZA

áá dello di Caf "virtuoso", che diventi un esempio da seguire per le nostre sedi operative. La Commissione avrà anche il ruolo di promuovere e far conoscere le realtà più competitive ed esperte in materia fiscale, al fine di incentivare gli altri Centri Caf ad avvicinarsi a quel modello. Si tratterà di un organo misto, composto da esperti nel settore fiscale, ma anche da persone che operano all’interno del Sindacato Ugl, in altri settori di competenza». Quale primo bilancio può trarre dall’inaugurazione della nuova sede “Multiservizi” di Via delle Botteghe Oscure? «Sicuramente possiamo affermare con fierezza di aver raggiunto risultati eccellenti, anzitutto in termini di pratiche elaborate, non solo in riferimento ai mod. 730 ma anche alle dichiara-

zioni Ise, uno strumento utilissimo per fotografare la situazione economica del contribuente e ottenere agevolazioni fiscali e al pagamento dell’Imu, entrata in vigore per sostituire e integrare la vecchia Ici. Oltre a questo dato, la "Multiservizi" è stata un vero e proprio laboratorio d’idee, che ci ha permesso di testare nuovi modi di lavorare anche a stretto contatto con il cittadino». Quali altri iniziative sono in agenda per il futuro di Caf Ugl? «Il primo obiettivo è certamente la creazione di numerosi centri polifunzionali, che svolgano in primis l'attività di Caf, ma anche di Sindacato, di Abbiamo raggiunto risultati eccellenti, Patronato o divengano comunanzitutto in termini di pratiche elaborate, que un punto di raccordo con gli altri enti Ugl, le Istituzioni, non solo in riferimento ai mod. 730 l’Agenzia delle Entrate e l’Inps, ma anche per il pagamento dell’Imu rendendo i nostri “centri di eccellenza” un primo punto di ascolto e di risoluzione di problemi, almeno nello stadio iniziale. Questo progetto consentirà ai cittadini di recarsi presso un’unica struttura per l’adempimento di pratiche di diverso tipo, con il conseguente risparmio di tempo e di energie. Vorremmo impegnarci affinché organi quali la Consulta Nazionale dei Caf, che riveste già attualmente un ruolo primario, acquisisca ancora più visibilità».

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CREDITO & IMPRESE

IL FINANZIAMENTO DELL’ECONOMIA LAZIALE Secondo il rapporto della Banca d’Italia, nel 2011 l’attività economica del Lazio ha ristagnato. Al rallentamento degli investimenti delle imprese si è affiancata la debolezza dei consumi delle famiglie. L’indebolimento della dinamica del credito erogato dal sistema bancario alle imprese nell’ultimo trimestre del 2011 si è differenziato per intensità a seconda della loro dimensione: mentre i prestiti a quelle di medie e grandi dimensioni,

pur rallentando, hanno continuato a espandersi, quelli alle piccole imprese si sono ridotti, -0,6 per cento alla fine del 2011. Nel primo bimestre del 2012 il credito concesso alle imprese si è ridotto per tutte le categorie dimensionali; a marzo i finanziamenti bancari al settore produttivo sono risultati nel complesso stazionari ma è proseguito il calo delle erogazioni alle piccole imprese. LAZIO 2012 • DOSSIER • 109


CREDITO & IMPRESE

IL CREDITO È IL MOTORE DELL’ECONOMIA Le imprese provano ad affrontare la crisi economica attuando strategie per anticipare gli incassi e sfruttando le azioni messe in campo dal governo. Il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, spiega come sia stato fatto ogni sforzo necessario per la crescita del Paese Gloria Martini

ono più di 100 i giorni che la pubblica amministrazione ha impiegato mediamente nel primo semestre di quest’anno per pagare le piccole imprese italiane”. È quanto emerge dall’Indagine sui tempi di pagamento effettuata da Fondazione Impresa su un campione di 1.200 piccole aziende italiane con meno di 20 addetti. Tempistiche che, come sottolineano i ricercatori di Fondazione Impresa, mettono in crisi le piccole realtà; con l’acuirsi della crisi economica queste stanno soffrendo sempre di più, specie per la mancanza di liquidità. «Il 35 per cento delle piccole imprese cercano di reagire attuando politiche e strategie per anticipare gli incassi e stanno sfruttando, almeno in parte, le azioni messe in campo dal governo per contrastare la lotta ai pagamenti che riguardano la certifi-

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cazione dei crediti vantati con la pubblica amministrazione e la compensazione dei crediti con debiti: quasi 1 impresa su 4, il 22,7 per cento, si è informata sulla questione o ha già avviato le pratiche spiegano i ricercatori». I tempi di pagamento risultano in miglioramento rispetto alla precedente indagine di Fondazione Impresa e questo segnale «è incoraggiante in quanto sembra che le campagne di sensibilizzazione legate al tema dei ritardi dei pagamenti e le misure introdotte dal governo stiano portando i primi effetti positivi». La piaga dei ritardi di pagamento, come precisano i ricercatori di Fondazione Impresa, non è ovviamente risolta e l’auspicio è quello che la direttiva europea sui tempi di pagamento, che stabilisce pagamenti entro 30 o al massimo a 60 giorni, trovi una piena applicazione in Italia. «Si tratta di una risposta ne-


Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi

cessaria che le piccole imprese attendono con impazienza in modo da risolvere i problemi di liquidità che uniti alla recessione stanno mettendo a rischio la loro sopravvivenza concludono». Il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, al termine della riunione del comitato esecutivo dell’associazione avvenuta a metà settembre, ha messo in risalto come in un momento complicato ci sia bisogno di uno sforzo da parte di tutti per la crescita del paese. «L’impegno messo in campo dal governo sul fronte della crescita e della produttività va nella giusta direzione e noi siamo disponibili a fare ogni sforzo. La produttività è uno degli elementi che ci rende meno competitivi rispetto agli altri, è un tema da affrontare ognuno con le sue competenze ha chiarito Mussarri». A rivelare i primi dati sul nuovo piano di sospensione del debito alle imprese dell’Abi è proprio il presidente dell’associazione bancaria, che ha sottolineato: «L’Abi con la precedente moratoria alle imprese ha sospeso debiti verso le banche per 70 miliardi. Con la moratoria attuale, in meno di tre mesi abbiamo accolto già 32mila domande, sospeso 11,4 miliardi di euro di debito, con 2 miliardi di nuova liquidità alle imprese». Mussari ha poi spiegato come si sia fatto tutto quello che si poteva per affrontare una situazione complicata e come ora ci sia la necessità di tornare a un clima normale di circolazione della liqui-

dità. «Il credito è la benzina per il motore dell’economia. Senza credito il motore si ferma». Allo scopo di cogliere l’andamento della domanda e dell’offerta di credito a livello territoriale, nel mese di marzo 2012 le sedi regionali della Banca d’Italia hanno condotto la nuova edizione dell’indagine “Regional bank lending survey”, che raccoglie informazioni presso un campione di oltre 400 banche. Secondo le risposte fornite da oltre 120 banche che operano nel Lazio e rappresentano l’80 per cento dell’attività verso la clientela residente in regione, in un contesto di domanda di prestiti debole, sul rallentamento dei finanziamenti delle banche a imprese e famiglie ha influito nel corso del 2011 l’inasprimento delle condizioni di offerta del credito. L’indebolimento della dinamica del credito bancario alle imprese nell’ultimo trimestre del 2011 si è differenziato per intensità a seconda della loro dimensione: mentre i prestiti a quelle di medie e grandi dimensioni, pur rallentando, hanno continuato a espandersi, quelli alle piccole imprese si sono ridotti dello -0,6 per cento alla fine del 2011. Nel primo bimestre del 2012 il credito concesso alle imprese si è ridotto per tutte le categorie dimensionali; a marzo i finanziamenti bancari al settore produttivo sono risultati nel complesso stazionari ma è proseguito il calo delle erogazioni alle piccole imprese. LAZIO 2012 • DOSSIER • 111


CREDITO & IMPRESE

GLI STRUMENTI PER LO SVILUPPO ECONOMICO Il tempo è un fattore determinante per il finanziamento alle imprese, sottolinea il presidente di Unionfidi Lazio Fabio Forte. Ed è l’ora di agire a sostegno delle imprese contro una burocrazia lenta, cercando di sfruttare al meglio i fondi Ue Renata Gualtieri

ono tante le criticità nell’accesso al credito per i laziali. Dalla scarsa competitività delle imprese, e alla conseguente flessione del fatturato, fino alla rigorosa stretta creditizia operata dalle banche. La crisi ha poi giocato un ruolo preponderante laddove le maglie dell’economia erano già strette. «La regione – commenta il presidente di Unionfidi Lazio Fabio Forte – risente incredibilmente di un’ibridità geografica e politica. Non rientra nelle politiche per il meridione, ma neanche può annoverarsi tra le più ricche regioni del nord. Questo stato di cose la pone in una situazione di diminutio rispetto ad alcuni obiettivi comunitari in cui regioni limitrofe rientrano appieno». Unionfidi Lazio, come società regionale di garanzia sui fidi, continua a favorire l’accesso al credito delle piccole e me-

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die imprese operanti nel commercio, nell’industria nell’artigianato, nel turismo, nell’agricoltura e nei servizi. Quanto è importante il fattore tempo per l’accesso al credito di un’impresa? «Guardando alla situazione attuale, il tempo è un fattore determinante. Ciò che si poteva rinviare in tempi di “vacche grasse”, oggi non si può. Anche qui si registra una burocrazia lenta e pesante che non giova affatto alle imprese. Ho sempre asserito che la burocrazia è un ostacolo alla crescita e allo sviluppo economico e sociale. Sono anni che si parla di “delegiferazione” e di snellimento di iter e procedure non più atte a sostenere il sistema attuale. Occorre passare dalle parole ai fatti. Nella struttura che ho l’onore di presiedere i tempi medi vanno da 15 giorni a un massimo di 30, fatte salve particolari urgenze. Per dirne


Fabio Forte, presidente di Unionfidi Lazio

una, il 13 agosto si è riunito il nostro consiglio per discutere di un’azienda importante con 500 lavoratori che aveva una necessità impellente e devo dire che, con grande gratificazione morale, siamo riusciti a salvarla anche grazie al nostro impegno e volontà di essere sempre a disposizione». Com’è cambiato il sostegno alle piccole e medie imprese laziali, specie in questo periodo di crisi economica? «Tentando di utilizzare al meglio e al massimo i fondi Ue, ma da noi la cultura d’impresa è ancora lontana. Nel senso che la struttura portante dell’economia è formata da micro imprese, per lo più artigianali e a prevalente gestione familiare. A volte la mancanza di conoscenza di questi strumenti compromette seriamente l’esistenza di molte piccole aziende. Dal nostro canto, registriamo un’impennata delle richieste che ci pervengono e questo, oltre a essere un metro di misura, sta a significare che società di garanzie pubbliche come Unionfidi Lazio assolvono bene al proprio ruolo». Unionfidi come riesce ad agevolare l’accesso al credito alle pmi del Lazio? «Attraverso il rilascio di garanzie dirette. Per alcune misure copriamo il 50 per cento, per altre fino al 75, come nel caso delle start-up. Gestiamo vari fondi per diverse misure per circa 120 milioni di euro». In più convegni ha rimarcato il fatto che in

altri Paesi Ue un più massiccio ricorso alle società di garanzia ha prodotto un sensibile aumento del Pil e dell’occupazione. Cosa è possibile fare perché ciò accada anche in Italia? «È assolutamente vero, ho detto che la carenza di conoscenza di alcuni strumenti a supporto delle imprese genera questo fenomeno. Anche se siamo nell’era di internet, appare anacronistico parlare di “mancata conoscenza”, forse bisogna rafforzare ancor più i veicoli d’informazione. Anche se a far questo ci sono le molte associazioni di categoria e le stesse banche, probabilmente non basta e il mondo dei consulenti e le stesse istituzioni pubbliche dovrebbero sensibilizzare di più». Con quali azioni Unionfidi informa sugli strumenti messi a disposizione dalla Regione per sostenere lo sviluppo economico del territorio laziale? «Su tutto il sistema web della Regione Lazio Unionfidi è ben sponsorizzata. Io stesso ho voluto che si rifacesse il sito della società che entrerà in rete a breve. Inoltre, continua l’opera d’informazione attraverso l’organizzazione di convegni e conferenze durante i quali spiego la mission aziendale confrontandomi con il mondo delle banche e con altri soggetti, non solo economici, per stimolare il dibattito e trovare soluzioni alle tante, troppe problematiche che oggi soffrono le imprese». LAZIO 2012 • DOSSIER • 113


CREDITO & IMPRESE

UNA SANA GESTIONE FINANZIARIA La capacità di parlare la stessa lingua delle imprese e delle banche diventa per Banca Impresa Lazio, secondo la presidente Donatella Visconti, un elemento cruciale per la concessione di credito a medio-lungo termine che dà ossigeno alle imprese laziali in attesa della ripresa economica Renata Gualtieri

el 2012 Banca Impresa Lazio ha ricevuto domande di garanzia da circa 350 imprese per un valore di oltre di 100 milioni di euro di finanziamenti da garantire. Al netto delle richieste risultate non conformi o ritirate, Bil ha offerto garanzia a 221 imprese, accordando finanziamenti per circa 52 milioni di euro. In questo contesto, ha avuto grande rilievo l’intervento ad hoc destinato alle imprese danneggiate dalle nevicate di febbraio con il Fondo neve. Le domande pervenute per ottenere la garanzia a valere sul Fondo neve ammontano a 105, per un totale di finanziamenti richiesti pari a circa 27,6 milioni di euro. Dei 25 Comuni danneggiati dagli eventi atmosferici che la Regione ha ritenuto di sostenere, 19 sono stati interessati dall’in-

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tervento. «Quanto alle risorse pubbliche impiegate per la concessione di garanzia, grazie all’effetto leva del nostro modello operativo, possiamo evidenziare che esse ammontano a circa il 10 per cento del volume dei finanziamenti assistiti. Ovvero – spiega la presidente di Banca Impresa Lazio Donatella Visconti – ogni singolo euro di risorse pubbliche impegnate ha generato credito alle imprese per almeno 10 euro». Con quali strumenti Banca Impresa Lazio tenta di dare una risposta alla stretta creditizia? «La stretta creditizia percepita dal tessuto imprenditoriale, confermata pure dal monitoraggio dell’European banking authority, è figlia della crisi economica che ha colpito le imprese negli ultimi anni. Di fatto, la con-


Donatella Visconti, presidente di Banca Impresa Lazio

giuntura negativa di mercato ha messo in discussione i presupposti di mutua fiducia tra il tessuto produttivo e il sistema del credito, che sono alla base della domanda e dell’offerta di finanziamento. D’altro canto, alla luce delle recenti disposizioni regolatorie europee di Basilea 2 e 3, la precarietà dei mercati finanziari costringe le banche ad applicare una politica fortemente conservativa sull’assunzione di rischi. Bil interviene per ripristinare il rapporto di fiducia tra banca e impresa, offrendo garanzie valide capaci di rassicurare le banche in merito alla certezza del rimborso del credito, minimizzando i rischi di insolvenza. L’intervento di Banca Impresa Lazio è rivolto a quella fascia di imprese che, pur essendo strutturalmente sane, proprio per effetto della crisi si trovano indebolite nel dialogo con il

sistema bancario. La forza di Bil risiede nella sua natura di soggetto bancario in grado di conciliare le esigenze del mondo del credito con le richieste del tessuto imprenditoriale». Attualmente con quali progetti l’ente opera per sostenere il tessuto imprenditoriale del territorio? «In collaborazione con venti banche convenzionate, Bil gestisce attualmente quattro programmi di garanzia a valere su fondi disposti dalla Regione Lazio e da Roma Capitale. Essi si caratterizzano per un’ampia gamma di strumenti di credito a breve, medio e lungo termine finalizzati a esigenze molto diverse che includono l’investimento produttivo, il consolidamento del debito, la provvista di liquidità, il finanziamento dell’attivo circolante. Insomma, i programmi di Bil consentono l’ac-  LAZIO 2012 • DOSSIER • 115


CREDITO & IMPRESE

 cesso a tutte le forme di credito necessarie per risonanza degli interventi regionali che noi una sana gestione finanziaria delle imprese, che, ovviamente, è un requisito cardine per la realizzazione di qualunque piano di business». Gli imprenditori laziali si dimostrano interessati alle opportunità che offrite o, come ha sottolineato in passato, serve una comunicazione adeguata per mettere le imprese in condizione di accedere al credito? «Le imprese laziali, specie le più piccole, non sono particolarmente avvezze a considerare in via prioritaria il ricorso alle garanzie. Nel Lazio, il Fondo centrale di garanzia registra un tasso di utilizzo pari allo 0,6, significativamente inferiore rispetto alla media nazionale dello 2,6 secondo i dati da noi rielaborati sulla base di quelli del Fondo centrale di garanzia e Banca d’Italia. Di fondo c’è una scarsa conoscenza dello strumento della garanzia, che in passato è stato impiegato anche dalle politiche regionali in maniera molto ridotta rispetto ad altre forme di contributi agevolativi; per questo stiamo investendo sulla comunicazione con le imprese e con i gestori del sistema del credito, moltiplicando i nostri canali di contatto e di advertisement e fornendo nuovi servizi di consulenza e orientamento. Inoltre, Bil sta costruendo importanti sinergie con le associazioni imprenditoriali e di categoria e ci aspettiamo da questi soggetti una preziosa e fattiva collaborazione nella configurazione delle nostre iniziative; d’altro canto, i protocolli di intesa stipulati consentiranno di moltiplicare la 116 • DOSSIER • LAZIO 2012

gestiamo nell’interesse delle pmi». In cosa più si esprime l’importanza del ruolo che Banca Impresa Lazio ricopre sul territorio? E come l’istituto si è adeguato alle mutate esigenze delle imprese? «Oltre all’attività di sostegno, Banca Impresa Lazio si pone come obiettivo quello diffondere tra le imprese una nuova cultura finanziaria finalizzata allo sviluppo del tessuto produttivo. Vogliamo contribuire a creare imprese solide, autosufficienti e con un’adeguata collocazione sul mercato. Insomma, imprese competitive non solo a livello locale ma internazionale, che sappiano fronteggiare la crisi e crescere nonostante la selettività del credito. Naturalmente il perseguimento di tale obiettivo necessita di una grande capacità di individuare e comprendere tempestivamente le istanze e le esigenze del tessuto imprenditoriale. Non a caso Bil in passato è stato il primo soggetto di emanazione pubblica a mettere a punto un programma volto a risolvere i problemi di scarsa liquidità determinati dai ritardi di pagamento della pubblica amministrazione. Se in passato, con l’accordo delle autorità regionali, abbiamo deciso di ampliare le finalità del nostro intervento per consentire alle imprese di superare la fase più difficile della crisi per l’immediato futuro contiamo di rilanciare i prodotti di garanzia a medio-lungo termine legati agli investimenti, così da contribuire al rilancio dell’economia regionale».


PMI E IMPOSTE

Il rischio penal-tributario dell’impresa di Massimiliano Strampelli avvocato del Foro di Roma www.reaticollettibianchi.it

massimilianostrampelli@ordineavvocatiroma.org

a recente vicenda analizzata dal Tribunale di Firenze, che ha visto un imprenditore edile creditore di 750 mila euro pagare i fornitori per evitare il fallimento piuttosto che 150 mila euro di debito Iva all’Erario, conclusasi con sentenza di proscioglimento su richiesta dello stesso Pubblico Ministero, dimostra il rischio sempre maggiore delle Pmi di incorrere in una denuncia penale per mancato pagamento dei tributi.L’osservatorio del Sole 24 Ore, interpellando le Procure italiane in ordine alle otto ipotesi di reato tributario previste dal decreto legislativo 74 del 2000, ha accertato un aumento del 50 per cento negli ultimi due anni delle denunce. Anche i dati del Comando Generale della Guardia di Finanza dal 2008 a oggi registrano un costante aumento con un trend per la fine dell’anno di circa 12.000 segnalazioni alla Procura. Il rischio, evidente con l’aggravarsi della crisi di liquidità e del credit crunch, è quello di non distinguere tra reali evasori e operatori economici in difficoltà, con un ingiustificato e penoso ricorso alla sanzione penale in assenza di condotte criminali. Non si può dimenticare, infatti, che per le Pmi il mancato versamento dell’imposta dovuta costituisce una forma di autofinanziamento per evitare il fallimento e il licenziamento del personale, garantendo la continuità aziendale. Nello specifico, ai sensi degli artt. 10 bis e ter del d.l.vo 74/00, il reato di omesso versamento delle ritenute certificate o dell’Iva si configura qualora l’imposta evasa

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superi i cinquantamila euro. Paradossalmente, con il crescere delle notizie di reato, il rischio è quello dell’ingolfamento delle Procure e della prescrizione del reato. Altra questione che la delega fiscale in discussione tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre al Parlamento dovrà affrontare è la esatta individuazione dei confini tra evasione fiscale ed elusione fiscale. Solo recentemente i giudici della Suprema Corte hanno escluso la rilevanza penale dell’“elusione fiscale” sul presupposto che quest’ultima sia la conseguenza di schemi contrattuali leciti volti a escludere l’insorgere del presupposto di imposta piuttosto che a occultarlo come avviene nella condotta di evasione. Infine, occorre sottolineare l’ulteriore effetto stigmatizzante previsto dalla legge, che preclude all’imprenditore condannato per taluno dei reati tributari – anche di omesso versamento dell’imposta – di contrattare con la Pubblica Amministrazione per un periodo sino a tre anni. È lecito quindi attendersi che con la cosiddetta “delega fiscale”, in discussione questi giorni al Parlamento, il Legislatore sanzioni solamente quelle condotte di reale evasione caratterizzate da modalità fraudolente o di occultamento di redditi realmente percepiti, tralasciando di accanirsi su quegli imprenditori che – solo per la gravissima congiuntura economica – non hanno adempiuto ai loro obblighi tributari anche, e soprattutto, per salvare le loro aziende, il loro futuro e quello dei loro dipendenti.


EDIL LAZIO

Nessuno stop sui cantieri attivi Per portare avanti i lavori infrastrutturali in corso e dare ossigeno ai costruttori laziali bisogna scongiurare «un vuoto legislativo con effetti negativi sulla già drammatica contrazione dell’attività delle imprese» avverte Stefano Petrucci Giacomo Govoni

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Stefano Petrucci, presidente dell’Unione regionale costruttori edili del Lazio

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otenziamento della A24 dalla barriera Roma Est a Casal Bertone, integrazione della Pedemontana Formia-Mof con il porto di Gaeta, adeguamento di via Salaria Passo Corese-Rieti. Sono alcuni dei cantieri, avviati o prossimi al varo, inseriti nel novero dei lavori in corso illustrato prima dell’estate dall’assessore regionale ai lavori pubblici Luca Malcotti. Progetti viari tesi a migliorare l’assetto infrastrutturale del territorio laziale, in cui figura anche l’autostrada Roma-Latina, annoso corridoio che due mesi fa ha ottenuto il via libera del governo. «I cantieri, secondo le previsioni, dovrebbero essere avviati entro la fine del 2013» ricorda Stefano Petrucci, presidente di Ance Urcel Lazio, preoccupato oggi che il recente terremoto istituzionale abbattutosi sulla Regione determini un «rallentamento di tutte le procedure relative a interventi infrastrutturali da programmare e approvare». All’indomani dello scoppio della bufera, lei ha affermato che «così andranno

in fumo i piani d’investimento per le opere pubbliche» e la scamperanno solo i programmi già avviati. Cosa teme in particolare? «L’interruzione della legislatura determina una fase di stallo a causa dell’impossibilità di programmare investimenti e opere pubbliche. Si potrà solo proseguire con l’ordinaria amministrazione e avviare e portare avanti i programmi già approvati. È per questo motivo che si rende necessario arrivare prima possibile a nuove elezioni, affinché si eviti un vuoto legislativo temporalmente troppo ampio con effetti negativi sulla già drammatica situazione di contrazione dell’attività delle imprese. Un altro aspetto essenziale è che non si fermino i percorsi attivati dalla Giunta Polverini volti a garantire e a consentire un’accelerazione degli insostenibili ritardi nei pagamenti alle aziende per lavori da tempo realizzati». Tornando alla Roma-Latina, come si profila dunque il suo immediato futuro alla luce degli fatti recenti? «La Roma-Latina non verrà messa in pericolo dagli scan-


Stefano Petrucci



La Roma-Latina non verrà messa in pericolo dagli scandali che hanno investito la Regione Lazio



dali che hanno investito il consiglio regionale Lazio. Fortunatamente il blocco dell’attività legislativa e amministrativa non inciderà sull’iter dell’opera. La Regione e il governo hanno infatti fatto tutto ciò che era in loro potere. Dopo la sentenza del Tar del Lazio dello scorso 17 aprile, che ha respinto i ricorsi di Arcea e Consorzio 2050 che bloccavano i lavori per la realizzazione dell’autostrada, la situazione è ora nelle mani di Autostrade per il Lazio che deve avviare le procedure per la gara. Secondo quanto stabilito dal Cipe i fondi pubblici a disposizione per la realizzazione Roma-Latina (68,3 km) e della Cisterna-Valmontone (31,5 km) ammontano a 468 milioni di euro e potranno essere integrati sino al 40% del costo complessivo».

Pochi giorni fa il viceministro alle infrastrutture Ciaccia ha annunciato che la definizione del piano finanziario per la Orte-Mestre è in dirittura d’arrivo. Che importanza rivestirebbe l’avvio di quest’opera per il comparto edilizio laziale? «La Orte-Mestre è un’opera di importanza cruciale, poiché collega il Lazio al Nord Est. Potrà dunque esercitare un notevole impatto non solo sul settore edile ma sull’intera economia regionale, mettendo in comunicazione le zone industriali del territorio con le assi di collegamento verso l’Oriente e offrendo nuovi sbocchi economici alle nostre aziende. Detto questo, l’avvio dei cantieri consentirà a molte imprese edili di tirare il fiato e ripartire dopo un periodo di crisi gravissima, che ha portato alla chiusura un numero elevatissimo di aziende. Affin-

ché tutto ciò avvenga è però necessario che i meccanismi di assegnazione dei lavori siano trasparenti e vengano messi in atto attraverso regolari gare pubbliche». In che misura gli interventi di manutenzione stradale rimangono una valida alternativa per le imprese costruttrici laziali e quali lavori sono previsti sul territorio su questo fronte? «Quella della manutenzione stradale si configura come una vera e propria emergenza nella regione in generale e nella capitale in particolare. Credo che per restituire sicurezza e migliorare la qualità dei lavori si debba superare la logica dell’emergenza e rivedere il sistema di affidamento dei lavori al fine offrire maggiori garanzie alle istituzioni che finanziano le opere e ai cittadini che ne fruiscono. Attualmente si ricorre infatti a  LAZIO 2012 • DOSSIER • 125


EDIL LAZIO

CREDITI

2 mld LA STIMA COMPLESSIVA DEI MANCATI PAGAMENTI ALLE IMPRESE EDILI DA PARTE DELLA REGIONE E DEGLI ALTRI ENTI LOCALI DEL LAZIO



meccanismi poco trasparenti senza definire con chiarezza parametri e criteri di valutazione delle offerte, e quindi, di selezione delle imprese. In questo scenario generale vale la pena anche di ricordare l’assenza di programmazione e il fenomeno sempre più frequente della messa al bando di opere per le quali mancano i fondi, con il risultato che le imprese cominciano i lavori per interromperli poco dopo. Una prassi che va assolutamente censurata». È da poco apparso sulla Gazzetta ufficiale il decreto che sancisce il via ufficiale ai project bond delle infrastrutture. Quale slancio potranno dare al comparto laziale delle costruzioni? «I project bond sono uno strumento particolarmente utile per opere di importo e dimensioni elevate. Per il funziona-

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mento del nuovo dispositivo molto dipenderà dalle banche, chiamate a impegnarsi per sostenere questi nuovi impegni finanziari. L’auspicio è che il sistema bancario decida di riaprirsi al sistema imprenditoriale in una logica di collaborazione e di condivisione di obiettivi che vadano al di là della mera difesa di profitti oggi insostenibili. Egualmente il sistema imprenditoriale, quello delle costruzioni in particolare, deve cambiare il suo approccio verso il mercato, aumentando la sua trasparenza finanziaria e gestionale, dotandosi di una nuova e più sostenibile progettualità. In questo contesto diventa essenziale aumentare le reciproche conoscenze, sviluppare nuove competenze, ritrovare da parte degli istituti finanziari uno spirito di attenzione verso le esigenze e i problemi delle imprese».

Quali altri provvedimenti orientati al rilancio del settore edilizio, partendo dalle infrastrutture, si aspetta dal livello istituzionale nei prossimi mesi? «A livello di governo auspichiamo che si proceda a un’accelerazione per il decreto sviluppo e per il piano città e che si spendano le risorse che verranno messe a disposizione. A livello regionale, invece, speriamo che la nuova amministrazione proceda a un serio piano di sviluppo infrastrutturale in grado di garantire la crescita economica della regione. A questo proposito, abbiamo organizzato per il 30 novembre un convegno nel quale presenteremo i dati di una ricerca sul rapporto tra infrastrutture e turismo nel Lazio e lanceremo le nostre proposte per far ripartire seriamente l’economia».


Luciano Ciocchetti

Premi di cubatura per le imprese edili Nonostante lo stop imposto di recente dal governo alla legge regionale che regolerà l’edilizia abitativa dei prossimi anni, Luciano Ciocchetti mostra serenità. «Il piano casa è in vigore e sosterrà la ripresa economica della regione» Giacomo Govoni

ollecitato dalle dichiarazioni di disappunto rilasciate nei giorni scorsi dal presidente dei costruttori laziali Stefano Petrucci in merito agli scandali piovuti sul consiglio regionale del Lazio, il vicepresidente Luciano Ciocchetti ha rivendicato le mosse importanti compiute dalla Giunta Polverini per il settore edilizio. Azioni che hanno condotto all’accordo Sace-Ance per il pagamento dei crediti, allo sblocco dell’appalto della Roma-Latina e soprattutto, al piano casa. Una legge firmata proprio da Ciocchetti che a inizio ottobre, tut-

S Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Regione Lazio con delega alle politiche del territorio e all’urbanistica

tavia, è stata impugnata dal governo per via di alcuni punti di contestazione. Ma l’esponente dell’Udc getta acqua sul fuoco. «Iniziamo col dire – afferma – che il piano casa è completamente attivo e funzionante. Non risultano infatti impugnate le norme che ne sono proprie, eccetto i cambi di destinazione d’uso degli edifici non residenziali ad altre destinazioni non residenziali nei comuni sprovvisti di piano regolatore generale». Quali presunti vizi, dunque, ne minerebbero la validità? «L’oggetto dell’impugnativa è limitata solo ad alcune norme sulle modalità di perimetrazione delle aree di interesse archeologico individuate nel Ptpr e sull’unificazione dei piani di miglioramento aziendale, legati alla attività agricola nelle aree naturali protette, con i piani di utilizzazione aziendale previsti dalle leggi urbanistica e paesaggistica regionale. E infine la procedura per dare attuazione ai programmi integrati nelle aree caratterizzate da valenze naturalistiche ambientali e culturali. Normativa quest’ultima già oggetto di esame presso la Corte costituzionale. Su questi unici aspetti attendiamo sereni il giudizio, sapendo che il piano casa è in vigore e sosterrà la ripresa economica della regione». Lei si è detto soddisfatto per l’andamento delle Dia, denunce di inizio attività, nell’ambito del piano casa fino a maggio compreso. Di che numeri stiamo parlando e che riflessi stanno avendo sullo stato di salute dell’edilizia regionale? «Siamo molto contenti delle risposte dei cittadini al piano casa: a giugno erano più di 5.000 le Dia inoltrate agli uffici competenti. Entro Natale avremo il nuovo rilevamento che, dai primi nu-  LAZIO 2012 • DOSSIER • 127


EDIL LAZIO

5000

PIANO CASA LE DENUNCE DI INIZIO ATTIVITÀ INOLTRATE DAI CITTADINI LAZIALI AGLI UFFICI COMPETENTI FINO ALLO SCORSO GIUGNO



meri che ci arrivano, sarà di certo positivo. Il Cresme ha stimato che l’impatto del piano casa sull’economia regionale sarà di circa 2 miliardi di euro. Infatti, e questo non va mai dimenticato, il settore edile della regione Lazio muove un terzo del Pil regionale e coinvolge un vasto indotto, con migliaia di impiegati. Proprio per questo, il lavoro sul comparto edilizio con il piano casa è stato continuo: è un settore strategico per il futuro del Lazio e la Regione non può sottrarsi al suo ruolo di guida strategica del territorio regionale». Attraverso quali misure state favorendo l’orientamento dei costruttori laziali verso nuovi mercati di sostituzione e rigenerazione edilizia? «Il principio fondativo del piano è non consumare nuovo suolo provando, nel contempo, a rispondere sia alla crisi del settore edile che al fabbisogno abitativo, in crescita soprattutto nelle aree metropolitane. In questo senso, gli articoli 3 ter e 4 mirano a far quadrare il cerchio. Questi permettono all’imprenditore di avere un premio di cubatura se si impegna nel recupero, con demolizione e costruzione, di uno stabile già esistente, a patto che ci garantisca l’adeguamento della nuova struttura ai canoni di bio-edilizia e risparmio energetico; di destinare una parte dell’area dell’intervento di recupero, fra il 30% e il

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35%, all’affitto calmierato da destinare a famiglie e giovani; la realizzazione di alcune opere di urbanizzazione che permettano il pieno utilizzo e l’integrazione del nuovo stabile con le infrastrutture esistenti». Altro capitolo è quello dell’housing sociale, legato spesso al reperimento di aree idonee a ospitarlo. In questo senso, quali sono gli sviluppi nel territorio regionale, area capitolina in primis? «All’expo internazionale del real estatement ho presentato il primo progetto di riqualifica proprio grazie al piano casa. Si tratta dell’ex area Alitalia della Muratella, alla Magliana. Dal recupero dell’area, che sarà completamente realizzata secondo i più moderni canoni di contenimento dell’impatto ambientale, avremo quasi 380 alloggi di circa 70 metri quadrati da destinare all’affitto calmierato e il canone sarà di circa 400 euro per appartamento, prezzo introvabile su Roma nell’attuale mercato. Ma sono state molte le iniziative di recupero sul territorio, insieme all’Ater e l’assessorato regionale alla casa: abbiamo realizzato diversi interventi in provincia di Latina e a Rieti è stato completamente recuperato l’ex complesso di Sant’Agnese che prevede sia alloggi da destinare alle giovani coppie che spazi multifunzionali per la comunità cittadina».


Roma punta sulla riqualificazione «Roma necessita di un nuovo rinascimento legato al recupero urbanistico». Dalle parole di Angelo Marinelli si evince la mission dei progetti di recupero. Casal Bertone in primis Gian Luca Rizzante

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Angelo Marinelli

a crisi del settore immobiliare c’è e si fa sentire. Nel 2011 il totale degli investimenti nel Lazio è stato di circa il 20 per cento inferiore rispetto al 2007 e si stima (fonte Cresme) che vi sarà un’ulteriore contrazione di quasi il 4 per cento nell’anno in corso. Probabilmente è finita un’era in cui si incentravano energie e inventiva su interventi che oramai non hanno più ragione d’essere, né possono avere fattibilità dal punto di vista sociale, ecologico, urbanistico ed economico. «La grande sfida sostiene l’ingegner Angelo Marinelli, amministratore unico della Cam-Mac, società impegnata nel settore delle costruzioni e in particolare nella realizzazione di strutture immobiliari private, riqualificazione urbana e parcheggi -, soprattutto per coloro che vivono in grandi metropoli e in special modo a Roma, è una nuova concezione degli interventi infrastrutturali e residenziali posti al centro di nuove scelte molto più ecologiche ed eco-compatibili».

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Secondo Marinelli, «senza andare a erodere o intaccare ulteriori porzioni di territorio che in molti casi hanno già pagato pesantemente uno sviluppo piuttosto discutibile, dal punto di vista della mobilità ma anche dal punto di vista estetico». IL VALORE DELLA RIQUALIFICAZIONE

«In Italia – continua Marinelli – sono da riqualificare immobili per oltre 2 miliardi di mq, operazioni che porterebbero benefici per l’ambiente, risparmi sui costi, aumento del valore delle proprietà. È per questo che la Cam-Mac ha da anni posto grande attenzione, nella fase progettuale, all’inserimento architettonico dei nuovi edifici nell’ambiente circostante, all’uso dei materiali, alle più moderne tecniche di costruzione e anche all’impiego oramai a livello standardizzato dei pannelli fotovoltaici». Le strutture scelta da CamMac sono in cemento armato antisismico. Particolare interesse è riservato alle rifiniture degli appartamenti, a offrire un comfort moderno e funzionale

anche grazie a tipologie abitative che vengono incontro alle nuove tendenze demografiche e sociali: single e famiglie poco numerose. Ma soprattutto, spicca un’innovativa scelta architettonica che spezza alcuni canoni estetici che di fatto hanno monopolizzato, specialmente nella Capitale, l’edilizia residenziale. «La Cam-Mac ha scelto una linea moderna e particolare e ne è una prova soprattutto Casal Bertone, dove tutti gli appartamenti hanno ampie terrazze coperte e chiuse da vetrate scorrevoli che possono essere abitate tutto l’anno, quasi fossero un salone all’aperto. In quest’area, inoltre, abbiamo bonificato un’intera zona che ospitava una struttura adibita a uso scolastico ricca di sostanze nocive: un’opera di cui hanno beneficiato tutti i residenti e che ha consentito anche un aumento del valore delle proprietà circostanti».

In apertura, il progetto di recupero urbanistico Casal Bertone, realizzato a Roma dalla Cam. In alto, a destra, particolare dell’edificio residenziale di Ponte Mammolo a Roma www.camedilizia.it

IL PROGETTO CAD MED

Tutto ciò in armonia con un progetto pionieristico voluto a livello europeo nel solco di un

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EDILIZIA

Il parcheggio “Top Down” Cam Srl opera soprattutto a Roma e nel Lazio e nasce dall’iniziativa di importanti manager provenienti da imprese con esperienza nell’ambito degli appalti pubblici, che vantano la realizzazione d’interventi di edilizia civile, industriale e di infrastrutture. Cam è inoltre concessionaria del Comune di Roma e opera nella progettazione, costruzione, manutenzione e gestione degli immobili, soprattutto di autorimesse sia interrate che multipiano. All’attivo dell’azienda romana ci sono soprattutto interventi nel settore del Piano Urbano Parcheggi (P.U.P.), in cui Cam è una delle aziende leader, grazie anche al nuovo sistemo di costruzione detto “top down” che permette un minore impatto sui luoghi circostanti e un elevato tasso d’efficienza sia per i tempi che per i costi. Con questo sistema, i nuovi parcheggi interrati, prendono forma senza avere grande impatto in superficie e addirittura, in casi di interventi in prossimità di strade, si lascia la possibilità durante i lavori di poter ridurre al minimo la chiusura dei tratti interessati e anzi, di poter continuare a far scorrere il traffico di superficie, seppur su porzioni di carreggiate leggermente inferiori.

áá maggiore rispetto dell’ambiente Tiburtina e il nostro inter- Roma è particolarmente ave del risparmio energetico. Dal 2009 la Capitale ha aderito infatti al progetto europeo Cat Med (Change Mediterranean Metropolis Around Time – Cambiare la Città mediterranea nel tempo). Il progetto coinvolge undici città nel bacino del Mediterraneo: oltre a Roma, Malaga, Barcellona, Valencia, Siviglia, Marsiglia, Aixen-Provence, Genova, Torino, Salonicco e Atene. L’obiettivo è lo sviluppo di un modello urbano sostenibile per limitare le variazioni climatiche riducendo l’impatto ambientale dell’urbanizzazione e le emissioni di gas serra. Per questo, il quartiere di Casal Bertone, con l’edificio in classe A+ realizzato da Cam-Mac, è entrato a far parte di un Osservatorio comunitario e in futuro vi saranno spazi sociali per una nuova rimodulazione anche dei servizi municipali e alla persona. «Grazie anche alla vicinanza con la rinnovata Stazione 132 • DOSSIER • LAZIO 2012

vento edilizio – continua Marinelli –, Casal Bertone può divenire laboratorio per quel recupero urbanistico che è necessario dopo troppi anni in cui molti immobili residenziali sono stati calati in contesti che non sono riusciti poi ad assorbire al meglio i nuovi residenti, con ricadute negative soprattutto sul versante del traffico, della mobilità e della qualità della vita». I BOX E I PARCHEGGI INTERRATI

Il core business della CamMac, la riqualificazione urbana, trova il suo fulcro in particolare nell’ambito dei parcheggi interrati e box, settore in cui da anni si pone sul mercato come una delle aziende leader. Un’esperienza che ha permesso di affinare tecniche di costruzione più facili e meno invasive, grazie alla nuova tecnologia denominata “top down”. «Venendo incontro alla grandissima richiesta di parcheggi che soprattutto a

vertita dagli utenti – spiega Marinelli – Cam-Mac ha posto particolare attenzione verso i parcheggi della cosiddetta “cintura perimetrale” del centro-storico per rispondere alle ormai improcrastinabili richieste ed esigenze di pedonalizzazione della vasta area della città di Roma, densa di innumerevoli reperti archeologici e monumentali. Il parking in costruzione in via Giulia ne è la migliore testimonianza. In ultimo, ma non meno importante, è l’opportunità che viene data dagli interventi infrastrutturali per quel che riguarda i benefici che il Piano Urbano Parcheggi può fornire in termini economici alle casse degli Enti pubblici locali che vivono una situazione di scarsa disponibilità finanziaria, grazie agli oneri concessori che possono permettere importanti riqualificazioni di piazze, giardini, mercati rionali e centri anziani».


EDILIZIA

Edilizia alle strette, le strategie dell’indotto I tanti impiegati nel comparto ancora trattengono il respiro nella speranza di lasciarsi alle spalle il 2012. Alessandro Caradonna offre il suo punto di vista da operatore nel settore della ceramica, uno dei settori più importanti dell’economia italiana Renato Ferretti

Alessandro Caradonna, titolare di Esa Srl con sede a Roma albertocaradonna@esasrl.net

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unica cosa che ci rimane è sperare che quest’anno sia davvero l’apice della crisi». L’analisi di Alessandro Caradonna sul mercato edilizio non è delle più ottimiste. La sua Esa è un’azienda che si occupa di distribuzione di ceramiche (pavimenti e rivestimenti) e arredo bagno, dunque legata a doppio filo con l’edilizia. La società è nuova nel panorama romano e laziale, ma con una organizzazione di grande esperienza nel settore. Nasce infatti nel 2009 rilevando l’intero capitale della Porcelanosa Lazio Spa, società di cui Caradonna è stato per oltre 15 anni socio e amministratore delegato, inserendo e facendo conoscere il marchio Porcelanosa a Roma e in tutta la regione. Com’è noto, quello dell’edilizia è un settore tra i più colpiti dalla recessione. «Stagnante – dice Caradonna – mi sembra il termine più adatto. Tutto il comparto, e l’indotto di conseguenza, è completamente fermo. Ma è una rete di cause e conseguenze cui siamo tutti legati: da una parte ci sono le ban-

«L’

che che non concedono mutui, dall’altra i potenziali compratori non si impegnano perché lo stato di incertezza li porta a dubitare anche del loro stesso posto di lavoro. Per questo le case nuove non si vendono». Che conseguenze ha avuto su Esa questa situazione? «Il fatturato è sceso e per questo non ci aspettiamo grandi sobbalzi. Possiamo dire però che siamo abbastanza ottimisti per il prossimo anno, perché si scorgono elementi positivi all’orizzonte». Che strategia avete adottato per reagire? «Il nostro lavoro principale riguarda le ceramiche, pavimenti e rivestimenti: puntiamo a specializzarci ancora di più, senza ricorrere a diversificazioni significative. Noi siamo in questo settore e non vogliamo cambiare la nostra natura. Anche perché in questo momento non risolverebbe il problema. Ultimamente abbiamo avuto nuovi contatti con firme importanti che sottoporremo al mercato». Quindi su cosa state puntando?


Alessandro Caradonna

Il caolino ucraino permette una greificazione ad una più elevata temperatura rendendo il prodotto quasi del tutto inassorbente

«Il marchio su cui stiamo puntando è Seranit – Serra', un’azienda fondata da circa vent’anni e facente parte di un gruppo importante, il gruppo Sinpas, specializzata in pavimenti in gres porcellanato tecnico in grandi formati. Il prodotto viene dalla Turchia e questo ci dà una certa sicurezza di continuità di produzione, data la grande crescita che questo paese sta registrando. In più il costo è contenuto essendo un’azienda completamente automatizzata “con macchinari italiani” ». Quali sono le caratteristiche principali di questo prodotto? «In questo momento i pavimenti sono fatti in gres porcellanato e Seranit usa come materia prima il caolino ucraino che è il migliore, e

permette una greificazione ad una più elevata temperatura rendendo il prodotto quasi del tutto inassorbente. Se si aggiunge a questo che il costo di produzione è nettamente inferiore, si capisce facilmente il grande impulso che potrebbe avere sul nostro mercato. A patto, ovviamente, che si riprenda». Quali sono le prospettive rispetto alla commercializzazione del nuovo marchio? «Per il momento stiamo seguendo solo i grandi progetti facendo conoscere questo nostro marchio agli studi di architettura e progettazione. A parte questo oggi possiamo contare su due importanti strutture: uno showroom con sede a Roma, in via Aurelia, di circa 1.000 mq completamente dedicati all’esposi-

zione di pavimenti e rivestimenti, rubinetteria, vasche idromassaggio, termoarredi e arredobagno in generale; l’altro showroom ha sede a Rocca Priora, zona Castelli Romani, di circa 1.200 mq dove all’arredo bagno abbiamo aggiunto un’ampia esposizione di caldaie e stufe a pellett». Che cambiamenti auspica da parte delle istituzioni? «Il governo dovrebbe smettere di tassare a dismisura la prima casa che ormai non è più considerato un bene di rifugio. Non è un caso che i settori più in crisi siano le costruzioni e le automobili. Basta considerare che la compravendita delle case non rende un quadro migliore, infatti il numero dei mutui sulle stesse è sceso del 50 per cento e le costruzioni hanno subito un ribasso sul valore del 20 per cento. Speriamo che i nostri governanti siano consapevoli della situazione e possano dare una svolta in positivo». LAZIO 2012 • DOSSIER • 135


IMMOBILIARE

Un supporto tra l’ideazione e la realizzazione Le perizie immobiliari sono un sostegno fondamentale, soprattutto per auspicare una ripresa del mercato. In termini di compravendita e di riqualificazione ambientale. Il punto dell’architetto Roberto Del Fabbro Marco Tedeschi

A destra, l’architetto Roberto Del Fabbro, amministratore unico della Sinarch re di Roma. A sinistra, il suo socio Giuseppe Roscillo. (Foto di STEFANO PROCOPIO) www.sinarchre.it info@sinarchre.it

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lle Direzioni regionali e provinciali delle Entrate sono già arrivati gli elenchi delle compravendite sospette. Nelle liste elaborate nei giorni scorsi dall'Agenzia ci sono le cessioni di fabbricati registrate nella seconda metà del 2011 che presentano uno «scostamento significativo» tra il valore o il corrispettivo dichiarato dal contribuente e il prezzo di mercato registrato dall'Omi, l'osservatorio dell'agenzia del Territorio. Pur in una fase di mercato difficile come quella attuale, le transazioni potenzialmente interessate dai controlli sono tantissime: nel secondo semestre dell'anno scorso sono state effettuate oltre 672mila compravendite. La spia che in alcuni casi accende l'attenzione delle Entrate ai fini delle imposte ipocatastali è un divario superiore al 25 per cento tra il corrispettivo dichiarato e i valori stimati dall'Omi. In questi casi sospetti vengono presi in esame anche i dati forniti dalle perizie immobiliari che sono state effettuate. Per questo risulta ancora più importante avere il supporto di realtà guidate da professionisti esperti. «La nostra società – spiega l’architetto Roberto Del Fabbro, amministratore unico della Sinarch re di Roma – può contare su un’esperienza ultraventennale dei soci fondatori e offre servizi qualificati nel campo immobi-

A


Roberto Del Fabbro

Siamo riconosciuti nell’elenco ABI delle società che hanno aderito alle linee guida per le valutazioni degli immobili in garanzia per le esposizioni creditizie

liare fornendo know-how, analisi critica, dinamismo e codice etico/comportamentale». La vostra attività si suddivide fondamentalmente in perizie immobiliari e progettazione architettonica. «Entrambe hanno uguale importanza strategica sia in termini di volumi prodotti che in termini economici di fatturato. Crediamo, fortemente, in una prossima ripresa del mercato immobiliare, in termini di compravendite e di riqualificazione ambientale, per questo stiamo ampliando i nostri rapporti di collaborazione e supporto con diversi istituti di credito operanti sull’intero territorio nazionale. Siamo anche riconosciuti nell’elenco Abi delle società che hanno aderito alle linee guida per le valutazioni degli immobili in garanzia per le esposizioni creditizie. Il tutto attraverso ingenti investimenti econo-

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mici per la realizzazione di una piattaforma informatica per il caricamento e la gestione delle richieste di perizie valutative. L’obiettivo è quello di posizionare sul mercato bancario uno strumento efficace e nello stesso tempo modulare alle singole esigenze e prerogative degli istituti di credito. I quali possono beneficiare di uno strumento informatico collaudato nel tempo e certificato nel rispetto delle normative vigenti, attraverso la collaborazione, in esclusiva, della Società Euromedia srl di Terni – certificata Uni Eni Iso 900». Quali le principali criticità cui fa fronte oggi il vostro settore di riferimento? «Tenendo conto dell'attuale momento di mercato nel settore immobiliare, con la restrizione nell'erogazione del credito e di conseguenza con una diminuzione delle perizie tecniche valutative, ci siamo evo-

luti entrando a far parte del consorzio Origami (centro servizi integrati) per sviluppare sinergie congiunte con altre realtà imprenditoriali, nel campo delle energie alternative, dell'eco-sostenibilità e del design per arredi interni ed esterni e comunità. Nello stesso consorzio sono presenti altre società operanti in settori complementari al nostro». In cosa consistono, nello specifico, le diverse tipologie di perizie da voi effettuate? «La Sinarch Re è specializzata nel redigere differenti tipologie di perizie valutative immobiliari. La perizia standard si effettua con sopralluogo interno ed esterno dei beni per rilevare il loro grado di funzionalità ed efficienza, con analisi del programma economico locale, con particolare attenzione al mercato immobiliare, all’orientamento degli operatori, alle transazioni avvenute, al- áá LAZIO 2012 • DOSSIER • 139


IMMOBILIARE

áá l’offerta presente e ai tempi di pianto originario. C’è poi la in caso di rientro anticipato doassorbimento. Lo stato dei luoghi risulta anche da un servizio fotografico a corredo effettuato per ogni singola unità immobiliare. La perizia desk-top si effettua a tavolino, sulla base dei dati o documenti forniti, con il supporto della banca dati Sinarch Re. La perizia desk-top statistica viene predisposta per la valorizzazione dei patrimoni immobiliari in forma statistica. Nella perizia advanced si aggiunge l’analisi di conformità catastale del cespite e con evidenza delle eventuali difformità riscontrate in sede di sopralluogo e conseguente scorporo dei costi di ripristino dell’im-

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perizia drive-by, ovvero perizie di controllo, volte a determinare la congruità del valore commerciale con sopralluogo esterno dell’immobile e la scorta dei dati forniti dalla committente, provenienti da documenti». Per quanto riguarda la perizia tecnica asseverata? «Questa viene predisposta per valutare adeguatamente il rischio delle operazioni immobiliari. Viene considerata la congruità di prezzo del bene, le sue caratteristiche di utilizzo e quindi la sua funzione, la sua recuperabilità, la sua ricollocabilità sul mercato, il suo valore

vuto a insolvenza dell’utilizzatore e la sua rispondenza alle specifiche normative urbanistico catastali». La vostra attività peritale si svolge nel rispetto degli standard internazionali e seguendo le linee guida di Abi. Quali sono nello specifico e quali gli obiettivi dell’attività che segue tali direttive? «Grazie a una rete di tecnici certificati, offriamo i servizi di due diligence, ovvero integrazione e verifica della documentazione tecnico-legale degli edifici. Essa analizza le condizioni di un bene immobile o un patrimonio immobiliare con rilievi, indagini comparative tra stato di fatto e stato documentale, fino all’espressione dei Giudizi Tecnico-Legali e ai Servizi Tecnici degli immobili». Per quanto concerne invece il ramo della progettazione, in tempi di crisi il settore dell’edilizia sembra guardare soprattutto al recupero e alla ristrutturazione. La vostra esperienza conferma questa tendenza? «Con un sistema del credito sempre più rigido per imprese e famiglie, si punta alle ristrutturazioni e al recupero d’immobili dismessi. E quello della manutenzione degli edifici esistenti è la vera sfida che il comparto dovrà affrontare in futuro tenendo conto delle


Roberto Del Fabbro

nuove normative regionali emanate (Piano Casa L.10/2011 – modifica alla L. 21/2009) e nell'ambito delle fonti di energia alternative». Quale attenzione ponete al tema dell’impatto ambientale e del risparmio energetico? «Con la crescita delle aree urbane e dei costi dell’energia, si pone la sfida di progettare edifici efficienti dal punto di vista ambientale e capaci di assicurare la fluidità di movimento delle persone. Il risparmio energetico è un'esigenza vitale della moderna organizzazione produttiva e sociale. Per questo abbiamo sviluppato il comparto dell'arredo ecologico finalizzato a soddisfare la crescente domanda che il mercato riserva, unitamente alla crescente richiesta d’impianti ecosostenibili». In che misura è cambiata la vostra attività da quando è stato introdotto l’obbligo di certificazione energetica degli edifici? «Nelle nuove costruzioni la certificazione energetica è

Abbiamo sviluppato il comparto dell'arredo ecologico finalizzato a soddisfare la crescente domanda che il mercato riserva

parte integrante del progetto finito, la novità che riserva la normativa vigente è l'obbligatorietà per gli edifici esistenti di dotarsi di attestato di certificazione energetica a norma Uni/Ts 11300. Noi ci siamo attivati con i nostri tecnici qualificati nel fornire a tutti i clienti un servizio Ace on line». In che cosa consiste esattamente? «Il servizio online si distingue nelle richieste di certificazione energetica e nelle richieste di perizia valutative immobiliari. In entrambi i casi inviamo un professionista presso l'immobile oggetto della richiesta per effettuare il sopralluogo e conseguentemente redigiamo entro 48 ore il relativo certificato e/o perizia estimativa. In questo modo riusciamo a rispondere prontamente alle esigenze della clientela al fine di otte-

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nere un prodotto certificato in tempi brevi». Quali previsioni si sente di fare per il prossimo anno, sia in termini di andamento del mercato in generale che dell’azienda in particolare? «Crediamo che coloro che si affidano a comunicazioni personalizzate saranno in grado di affrontare qualsiasi avversità. Il nostro obiettivo è quello d’integrare i servizi offerti aumentando collaborazioni e sinergie con altre società facenti parte del nostro settore. Lasciando sempre come principale obiettivo la fidelizzazione del cliente. Quest'ultimo rappresenta per noi la forza per migliorarci ogni giorno attraverso una continua attenzione alle esigenze del mercato che sempre più richiede innovazione e professionalità». LAZIO 2012 • DOSSIER • 141


COMMERCIO

Città Fiera: nuovi universi tematici per il centro commerciale Secondo l’Istat sta crollando il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Per sopperire a questo problema il centro commerciale deve sganciarsi dall’idea classica e abbracciare un’offerta differente. Ne parliamo con Antonio Maria Bardelli del centro Città Fiera di Udine Matteo Grandi l fermo delle retribuzioni e i prezzi in continua crescita comportano una stangata per ogni famiglia media di perdita di potere d'acquisto pari a 2.333 euro l'anno. A rilevarlo è l'Osservatorio Nazionale di Federconsumatori che commenta così i dati diffusi dall'Istat. «Questo inaccettabile andamento - afferma l'Osservatorio - continua a intaccare il già basso potere di acquisto delle famiglie che, dal 2008 ad oggi, ha conosciuto una caduta di oltre l’11,8 per cento». In questo scenario è necessario per chi gestisce una grande offerta di vendite studiare nuove soluzioni accattivanti e che incontrino le possibilità e i desideri della clientela. È quanto si sta operando al centro commerciale Città Fiera di Udine. «Il progetto di ampliamento del centro commerciale - spiega l’amministratore Antonio Maria Bardelli - è iniziato a luglio con l’apertura di Leroy Merlin, uno dei mas-

I

Antonio Maria Bardelli. Il centro Città Fiera si trova a Udine www.cittafiera.it

144 • DOSSIER • LAZIO 2012

simi protagonisti del bricolage a livello internazionale. Questo ingresso rappresenta il primo tassello di quello che diventerà il settore casa del centro, un polo innovativo per il mercato italiano che sarà in grado di offrire al visitatore una gamma di prodotti inimmaginabile». Come è stato pianificato l’ampliamento? «Il segreto della crescita di Città Fiera risiede nella continua ricerca di nuovi sviluppi mai improvvisi ma ponderati nel tempo. Il piano di sviluppo complessivo prevede di passare dagli attuali 86 mila mq di superficie commerciale a 160 mila, a conclusione dello stesso il centro diventerà il più grande d’Italia. Obiettivo finale è la creazione di poli di attrazione in grado di allargare di molto l’attuale bacino di utenza. Il progetto rappresenta il superamento del centro commerciale classico grazie alla creazione di universi tematici attorno ai quali ruoterà un’offerta variegata e profonda: shopping, fashion home outlet, leisure. Il programma di sviluppo è molto

ambizioso ma, a differenza di altri centri, Città Fiera parte da una massa critica rappresentata da ben 8 milioni di visitatori e spazi di circa 86 mila metri quadri. Alla luce dei dati rilevati fino ad ora, Città Fiera diventerebbe il quarto o quinto Centro Commerciale in Europa ed il più grande in Italia». Quale il prossimo step? «Nel 2012 si darà il via ai lavori della nuova galleria grazie al recupero delle aree dell’ex ferramenta. Una nuova struttura situata strategicamente nella zona nord ovest dell’attuale centro commerciale a cui è collegata da uno degli ingressi più frequentati con un accesso privilegiato ai parcheggi multipiano. La galleria rappresenta un ulteriore passo avanti per la creazione di un anello che racchiuderà lo spazio commerciale, assicurando un flusso costante di pubblico. Agli attuali 86mila mq di superfici commerciali disponibili attualmente si aggiungeranno altri 26mila mq di superficie commerciale per le nuove aperture. La nuova galleria si


Antonio Maria Bardelli

UNA CRESCITA ESPONENZIALE

Superficie commerciale (GLA)

ATTUALE

SVILUPPO

86.000 mq

160.000 mq 30.000 mq

Outlet - HIC Ipermercato IPER Udine

7.450 mq

7.450 mq 1000 mq

Hard Discount 339 mq

2.154 mq

Altre superfici non alimentari

34.869 mq

53.396 mq

Totale commercio al dettaglio

42.658 mq

94.000 mq

Grandi negozi specializzati

10

15/20

Esercizi commerciali, servizi

190

300/350

Ristoranti, caffè e bar

19

25

Mercatino alimentare

3

5

11 sale

11 sale

1

1

Altre superfici alimentari

Multisala Sala Giochi

svilupperà su due piani nella parte storica, che un tempo aveva la funzione di ferramenta, (la struttura risale al 1967): l’intervento in questo senso verrà effettuato con una moderna riqualificazione delle strutture industriali esistenti rispettando le sue caratteristiche originali. Mattone, vetro e acciaio i materiali che andranno a contraddistinguerla». Una grande attenzione alle iniziative umanitarie è inoltre una delle caratteristiche predominanti di Città Fiera. «Siamo molto contenti di essere conosciuti sul territorio non solo per gli spazi commerciali ma anche per le numerose attività di responsabilità sociale che portiamo avanti che riteniamo siano molto importanti per il territorio». LAZIO 2012 • DOSSIER • 145


POLITICHE ENERGETICHE

Le opportunità della green economy

L’

Italia ha l’obiettivo di raggiungere il 30% di elettricità derivato da fonti rinnovabili in due anni, rispetto al 27% di oggi. A sostenerlo è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il quale vede nella green economy italiana una speranza di crescita. «Le energie pulite – spiega – stanno crescendo nonostante la rimodulazione degli incentivi. A regime gli aiuti saranno di 12 miliardi di euro l’anno per 20 anni. Tra il 2009 e il 2011 nelle rinnovabili in Italia si sono registrati oltre 120mila nuovi posti di lavoro». Risultati positivi e obiettivi ambiziosi sono stati ottenuti grazie alle aziende della green economy: «Tutte le imprese italiane che lavorano nella green economy – ribadisce il ministro – registrano risultati positivi soprattutto per l’export. Queste imprese sono la parte più vivace e sana dell’economia italiana». Ma come incentivare questo passaggio? Con le politiche nazionali, che secondo lo stesso Clini hanno «in parte aiutato le aziende italiane della green economy». A livello comunitario c’è però un freno posto dal patto di stabilità europeo. Esso determina vincoli molto importanti negli investimenti pubblici per le infrastrutture verdi. «Ma le misure adottate per lo sviluppo

148 • DOSSIER • LAZIO 2012

Nel settore dell’energia la volontà del governo è quella di supportare l’innovazione tecnologica. Le rinnovabili sono per il ministro dell’Ambiente Corrado Clini il futuro dell’energia e la parte più sana dell’economia italiana Nicolò Mulas Marcello

Corrado Clini, ministro dell’Ambiente

hanno come obiettivo quello di muovere risorse verso l’efficienza». Su questo fronte è in arrivo il “tax credit”, ovvero il credito d’imposta per gli investimenti nelle infrastrutture e nell’innovazione: «Si tratta di una riforma strutturale – dice Clini – che mira a rendere il sistema fiscale funzionale alla crescita e non solo al pareggio di


I piani del governo



L’Italia deve puntare sul solare termodinamico per rafforzare la sua competitività industriale in un mercato mondiale

bilancio». Il tax credit è in sostanza lo strumento “operativo” per l’attuazione dello spostamento della tassazione dal lavoro all’uso delle risorse previsto dall’articolo 15 della delega fiscale. «Il nostro sistema fiscale – continua il ministro – è molto concentrato sulla tassazione del lavoro e poco sull'uso delle risorse. L’articolo 15 prevede la messa a punto di tasse e incentivi per l’ambiente». Il quadro dei decreti sulle fonti rinnovabili è ancora in fase di completamento, ma quello che emerge è sicuramente la volontà del governo di supportare l’innovazione tecnologica. Si pensa anche alla possibilità di accedere a mutui agevolati per lo sviluppo di attività nel campo dell’innovazione di prodotti che possano essere connessi al solare termodinamico. «Mi auguro – afferma Clini – che il successo di queste tecnologie possa produrre in Italia vantaggi competitivi attorno al solare termodinamico. L’Italia deve puntare su questa tecnologia per rafforzare la sua com-

petitività industriale sul mercato mondiale. Il termodinamico può dare una risposta importante alla domanda crescente di energia proveniente dai Paesi emergenti come quelli asiatici, del Nord Africa e del Sud America». La decisione del governo, attraverso i decreti che hanno aggiornato il sistema degli incentivi sulle fonti rinnovabili, indica già la direzione di marcia. Lo sviluppo della tecnologia del solare termodinamico è un’occasione importante per la messa a punto di un sistema avanzato anche sul fronte della componentistica. Intanto dal 1 ottobre è arrivata la nuova stangata sulle bollette con l’incremento dei prezzi stabilito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Aumenti che, considerati anche gli ultimi dati sulla disoccupazione e il carrello della spesa sempre più costoso, non fanno che aggravare ancora di più la situazione economica di molte famiglie italiane. Per le famiglie e i piccoli consumatori serviti in tutela, il gas au-

menterà infatti dell’1,1% e l’energia elettrica dell’1,4: secondo i dati dell’Aeeg, in media la spesa delle famiglie per le bollette aumenterà di circa 22 euro su base annua, si pagheranno 14 euro in più per il gas e 7,6 euro in più per l’energia elettrica. Da quanto ha spiegato l’Authority, a influire sul nuovo aumento dei prezzi, sono soprattutto i rialzi delle quotazioni petrolifere che, in meno di tre mesi, sono saliti di oltre il 20%. Per abbassare le tariffe, secondo la ricetta del ministro dell’Ambiente, occorre «innanzitutto bisogna pulire le bollette eliminando gli oneri impropri, a partire da quanto paghiamo per il Cip 6, per il nucleare, per gli sconti concessi alle grandi industrie energivore come le acciaierie». Inoltre, conclude il ministro, «è importante non sbagliare l’intervento inseguendo falsi bersagli» perché non bisogna dimenticare che ci sono anche «benefici che arrivano alle casse pubbliche proprio dallo sviluppo dell’energia pulita».



LAZIO 2012 • DOSSIER • 149


L’energia del futuro La filiera del solare termodinamico offre sistemi e applicazioni per la produzione di energia termica ed elettrica. Cesare Fera illustra le opportunità rappresentate da questo indotto in Italia Nicolò Mulas Marcello

L’

Sopra, Cesare Fera, presidente di Fabbrica energie rinnovabili alternative e vicepresidente Anest

attuale congiuntura economica negativa che coinvolge anche il settore del fotovoltaico potrebbe rappresentare un’opportunità affinché i progetti fotovoltaici già autorizzati o in corso di autorizzazione possano essere convertiti in progetti Csp (Concentrating solar power) di piccola taglia. «Per il Csp, lo scenario a breve termine – spiega Cesare Fera, presidente di Fabbrica energie rinnovabili alternative – sarà completamente diverso da quello attuale e configura un drastico innalzamento della potenza installata. Oggi, il Csp occupa in Italia un migliaio di lavoratori. In base alle previsioni di crescita di settore, si può stimare che al 2020 gli occupati, diretti e indiretti, saranno oltre 18.000».

154 • DOSSIER • LAZIO 2012

Qual è il livello tecnologico dell’industria italiana del solare termodinamico e come si colloca rispetto agli altri Paesi europei? «L’industria italiana vanta oggi una filiera completa in tutta la value chain: dalla progettazione alla produzione dei singoli componenti, fino alla realizzazione degli impianti. Una filiera che è in grado di offrire al mercato sistemi e applicazioni per la produzione di energia termica ed elettrica. In questo senso, cioè dal punto di vista della capacità di sviluppo, l’Italia è allineata con l’Europa. Estela, European solar thermal electricity association, l’associazione cui fanno capo in Europa i player e le associazioni nazionali che operano nel solare termodinamico, ha rilasciato i dati ufficiali relativi

all’installato europeo e mondiale al 2011. Il rapporto “The first 5 years of Estela” evidenzia una supremazia assoluta della Spagna in Europa, con 1,2 Gw installati. Ma i dati proiettivi al 2015 rappresentano la crescita decisa prevista per l’Italia e l’avvio di un mercato dal trend irresistibilmente positivo. Nel resto del mondo, al 2011, gli impianti in costruzione raggiungono gli 1,5 Gw». Quali sono pregi e difetti del solare termodinamico rispetto alle altre fonti di energia rinnovabile, quale il fotovoltaico tradizionale e l’eolico? «L’aspetto più interessante della tecnologia solare termodinamica è la capacità di stoccare l’energia termica per poi trasformarla in elettrica seguendo la domanda della rete.


Cesare Fera



Gran parte dei processi industriali termici può essere servita direttamente e, in molti casi interamente, dal solare termodinamico

Una flessibilità peculiare che è assente nelle altre tecnologie utilizzate per la produzione di energia pulita. Il vantaggio dell’erogazione in linea con la domanda significa capacità di programmare e rendere continuativa l’erogazione, a prescindere dalla disponibilità della fonte, cioè dalla presenza o assenza di luce solare. Le temperature raggiungibili con il Csp (fino a 500°C) sono un altro discrimine fondamentale. A parte la biomassa, nessun’altra tecnologia rinnovabile è in grado di produrre energia termica a queste temperature. Il vantaggio è evidente: il solare termodinamico può differenziare la destinazione finale dell’energia termica prodotta, che può essere indirizzata al settore terziario industriale oppure trasformata in elettricità. Questo significa che gran parte dei processi industriali termici può essere servita direttamente e, in molti casi interamente, dal solare termodinamico». Il quadro normativo del nostro paese è favorevole allo sviluppo di questa industria? «Decisamente. Il decreto ministeriale del 10 luglio 2012 fissa incentivi molto incorag-



gianti e finalizzati allo sviluppo dell’industria del solare termodinamico. Ci sono le premesse perché la filiera decolli e sia possibile produrre componenti e impianti interamente made in Italy per l’esportazione. Secondo stime Anest, l’impatto sulla bolletta sarà minimo e non sarà registrabile prima di 2 o 3 anni». Come vede il futuro del solare termodinamico in Italia e quali sono i progetti in cantiere? «È certamente un futuro promettente, che si sta rapidamente concretizzando in un apprezzabile incremento di richieste di autorizzazione. Il territorio italiano è esposto, per ampie fasce, a una irradiazione ottimale per l’installazione di impianti Csp. Il nostro impianto dimostrativo, per esempio, è stato localizzato a Noto, in provincia di Siracusa. È lì che abbiamo trovato le condizioni migliori per condurre tre anni di in-

tensa sperimentazione finalizzata alla costruzione della filiera. Oggi ci sono 180/200 Mw in corso di autorizzazione in Sicilia, Sardegna, Puglia e Lazio e dietro a tutto questo il comparto industriale è pronto a sostenere lo sviluppo e l’esportazione della tecnologia Csp made in Italy. Non bisogna poi dimenticare che la morfologia dell’Italia è particolarmente adatta a ospitare impianti di piccola taglia, come quello Csp a biomassa che abbiamo presentato al Csp Today Award, il prestigioso premio internazionale che si terrà a Siviglia il prossimo 13 novembre. Siamo l’unica azienda italiana che è stata selezionata, con il progetto Zasoli, tra i finalisti. Crediamo che questo progetto sia in grado di aprire un nuovo mercato perché offre soluzioni efficienti ed economiche di programmabilità e continuità produttiva». LAZIO 2012 • DOSSIER • 155


RUBRICA SULLA PREVENZIONE DELL’USO DI DROGHE

LIBERI DI ESSERE LIBERI


POLITICHE ANTIDROGA

La comunicazione come strumento di prevenzione Contro l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti e per responsabilizzare i cittadini verso queste tematiche, risultano efficaci le campagne di sensibilizzazione e informazione. Come è stato fatto in occasione della Giornata mondiale contro la droga. Le iniziative del Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri Fiorella Calò

Nella pagina a fianco, Giovanni Serpelloni, capo Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri

U

n fenomeno come quello della droga si può combattere e sconfiggere solo se si è consapevoli dei danni che tutte le sostanze producono, nessuna esclusa. Per attuare la prevenzione dell’uso di sostanze stupefacenti c’è bisogno di realizzare un insieme di strategie e azioni, alcune delle quali dirette alla popolazione in generale, altre all’ambiente, altre ancora rivolte ai soggetti particolarmente vulnerabili. «Il nostro polo d’interesse sono i giovani, dei quali cerchiamo di captare l’attenzione affin-


Giovanni Serpelloni



Rifiutare l’uso di sostanze, e quindi il loro acquisto, significa prima di tutto rispettare se stessi ma anche la legalità



ché si rendano responsabili delle proprie scelte. Tentiamo, quindi, di raggiungere i centri di aggregazione giovanile, a partire dalle scuole e dagli ambienti sportivi, per raggiungere altre location come i luoghi di divertimento e i ritrovi sociali. È lì che facciamo circolare le informazioni e il materiale informativo» spiega il professor Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri. Dal 2008 si realizzano annualmente campagne di comunicazione istituzionale che nascono proprio dalla volontà di far conoscere ai nostri ragazzi gli effetti dannosi delle sostanze psicoattive, così come emergono dalle ricerche e dagli studi scientifici effettuati dal Dipartimento stesso e dagli enti ad esso collegato. La necessità di diffondere capillarmente questo messaggio ha imposto diverse modalità di comunicazione. Attraverso media diversi abbiamo raggiunto target diversi: i giovani, potenziali consumatori di sostanze stupefacenti; i genitori, per fornire loro uno stimolo a incrementare il dialogo con i figli quale fattore protettivo; gli educatori, depositari di gran parte della formazione delle nuove generazioni. Questa diversificazione mediatica implica che anche i contenuti vengano declinati in modo differenziato, a seconda del medium attraverso cui verranno veicolati. Le piattaforme televisive trasmettono gli spot, elementi di maggiore visibilità della campagna, che mirano a raggiungere il pubblico più giovane, che si lascia maggiormente sensibilizzare dalle immagini. Le emittenti radiofoniche, invece,

raggiungono facilmente la fascia di ascoltatori più adulti e sensibile al fascino dell’eloquio. La carta stampata, quotidiana e periodica, rappresenta un canale di diffusione tradizionale e trasversale. I portali internet, infine, propongono un banner di richiamo ai motivi fondamentali della campagna in forma sintetica ed efficace, come il mezzo impone. Le campagne istituzionali del Dipartimento Politiche antidroga si avvalgono anche di supporti cartacei di approfondimento tematico che vengono diffusi nei luoghi di ritrovo frequentati dai ragazzi come scuole, palestre, stadi, pub, bar, locali di tendenza, discoteche e oratori. Gli spot, inoltre, vengono diffusi nella maggior parte delle sale cinematografiche  LAZIO 2012 • DOSSIER • 161


POLITICHE ANTIDROGA

 italiane, contesti in cui si propongono come dallo staff comunicazione del dipartimento spunti di riflessione per il grande pubblico in un momento di socializzazione e di svago. Lo stile caratterizzante è semplice e concettual-

Giovanni Serpelloni ed Elisabetta Simeoni alla giornata mondiale contro la droga

mente basato sulla contrapposizione drogavita. Realizzate da idee del dipartimento stesso, sempre inerenti alle conseguenze del consumo di droga, le campagne pongono in evidenza le ripercussioni in ambito sociale e ambientale dell’uso di sostanze stupefacenti. “Chi compra droga finanzia le mafie, le loro violenze e il terrorismo”. È lo slogan proiettato sui principali monumenti di numerosi capoluoghi di provincia italiani, in occasione dell’ultima Giornata mondiale contro la droga, celebrata lo scorso 26 giugno. Questa campagna legalitaria, fortemente voluta dal professor Giovanni Serpelloni, è stata ideata

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proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica, ma soprattutto i giovani, riguardo al fatto che «rifiutare l’uso di sostanze, e quindi il loro acquisto, significa prima di tutto rispettare se stessi ma anche la legalità, non diventando indirettamente finanziatori di organizzazioni criminali che accumulano le loro fortune su questi proventi, esercitando il loro violento potere sulla società civile. Il nostro scopo – spiega Serpelloni – è di porre i cittadini, soprattutto i più giovani, davanti alle loro responsabilità ogni volta che acquistano una dose di una sostanza stupefacente, anche solo una volta nella loro vita per trascorrere un fine settimana diverso». La campagna, patrocinata dal Senato della Repubblica e dalla Camera dei Deputati, è stata condivisa anche dal procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che ha contribuito con un vibrante invito ai giovani: «Non posso che impegnarmi, con tutta la mia forza, nel perseguire i traffici di droga in tutto il mondo, ma ho bisogno della rivolta epocale di tutti voi, giovani e anziani, poveri e ricchi. È tempo di dire tutti con una sola voce “Noi no!”. È tempo di soffiare tutti insieme, forte, sempre più forte per formare un vento che spazzi via tutte le droghe, naturali e sintetiche, tutti i trafficanti, pusher e spacciatori, nonché i loro soldi, sporchi di lacrime, di sangue, di dolore per tante vite distrutte». Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non ha voluto far mancare il proprio apprezzamento e appoggio all’iniziativa, non solo concedendo l’alto patronato, ma condividendo il principio che l’ha ispirata e mettendo in ri-


Giovanni Serpelloni

salto quanto ci sia bisogno di infondere nelle giovani generazioni i principi della moralità e della legalità indirizzando sin dalla giovanissima età la loro vita su questi valori. Sempre attento alle problematiche giovanili, già in precedenza il capo dello Stato aveva sostenuto la “Carta etica dei principi e dei diritti per le giovani generazioni”, che si fonda sulla convinzione che la musica, l’arte e tutte le espressioni creative permettono, si legge nel documento stesso, di “raggiungere stati stupefacenti non alienanti, sicuramente positivi e costruttivi”, senza perdere il contatto con la realtà e col buonsenso, “creando allo stesso tempo forti entusiasmi ed emozioni” capaci di spingere i giovani a esprimere e vivere a pieno le loro potenzialità, senza subire il fascino ignoto e insidioso delle droghe”. «Le discipline artistiche come la musica – scrive il professor Serpelloni nella Carta etica – rappresentano validi strumenti per raggiungere nei giovani gratificazione e soddisfazione personale, per creare in loro un giusto appagamento e autostima nel vedersi capaci di raggiungere risultati e nell’espri-

mersi creativamente senza danneggiare la propria salute, ma, al contrario, promuovendola, proteggendola e migliorandola». Condivisa in primo luogo dall’Accademia nazionale di Santa Cecilia, la Carta etica ha avuto il sostegno di tutti i più importanti enti lirici italiani ed è stata distribuita lo scorso 27 maggio presso l’Auditorium Parco della Musica, nel corso dello spettacolo di musica e danza “Dream On for a future without drugs”, evento conclusivo dell’omonimo concorso inserito in un progetto per la prevenzione dell’uso di sostanze stupefacenti e dell’abuso alcolico nei giovani mediante la danza e la musica, ideato e promosso dal Dipartimento Politiche Antidroga. Insomma, comunicare positività ai nostri ragazzi, aiutarli a comprendere l’importanza e il valore della vita anche attraverso azioni semplici, che aumentino l’autostima, che li impegnino in attività sane e condivisibili con altri coetanei è sicuramente un dovere di noi adulti e della comunità e rappresenta certamente un buon antidoto all’utilizzo di tutte le droghe. LAZIO 2012 • DOSSIER • 163


COMUNICARE LA SALUTE

La comunicazione alleata della sanità In tema sanitario, il compito della comunicazione è assicurare il maggior numero d’informazioni. Promuovendo così livelli più alti di salute e benessere. Ne parliamo con Simona Maurelli Marco Tedeschi

Simona Maurelli è general manager della Pro Format Comunicazione di Roma www.proformatcomunicazione.it

ulturalmente il tema della “malattia” non è più considerato un tabù come poteva essere in passato. Resta complesso, però, il determinare le forme e i linguaggi attraverso cui parlarne, specie se occorre rivolgersi a un pubblico ampio e trasversale. In questo diventa fondamentale il ruolo che ricoprono la comunicazione e le realtà impegnate nel campo. Come Pro Format Comunicazione, la cui attività è la comunicazione sociale di pubblica utilità, di cui una parte importante è quella sanitaria. «L’obiettivo delle nostre iniziative - spiega il general manager Simona Maurelli - è assicurare attraverso la comunicazione maggiore informazione e quindi promuovere comportamenti più responsabili, scelte più appropriate, livelli più alti di salute e benessere». A tal proposito quali sono stati i passi in avanti più significativi compiuti dal settore e, nello specifico, dalla vostra azienda? «Di passi in avanti ce ne sono stati moltissimi. Agli inizi degli anni 90, quando iniziai questo lavoro, all’interno dei titoli degli articoli di giornale non era assolutamente permessa la citazione della parola “tumore”, o “cancro”; le cose da questo punto di vista sono molto cambiate. Sicuramente è anche aumentata la ricerca, la medicina e la complessità della materia. Il nostro lavoro è proprio quello di far capire quali sono le ricadute della ricerca scientifica sui pazienti. Molto spesso sulla stampa vengono enfatizzati gli effetti delle malattie e avvengono distorsioni che portano il paziente a disorientarsi. Per noi è importante far capire alla popolazione quello che oggi è veramente possibile fare per migliorare il livello di salute generale, sfatando tabù e trovando anche linguaggi diversi adatti a un pubblico variegato». Quanto s’investe in Italia nella comunicazione socio sanitaria? «Sicuramente la crisi economica ha contratto anche gli investimenti nella comunicazione. In

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Simona Maurelli

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Per noi è importante far capire alla popolazione quello che oggi è veramente possibile fare per migliorare il livello di salute generale

ogni caso nel pubblico, ma soprattutto nel privato, non si perde di vista quanto la comunicazione ha oramai un ruolo strategico. Per questo continuano a esserci investimenti da parte delle aziende farmaceutiche, le più interessate alla comunicazione. La collaborazione con i medici e i ricercatori continua inoltre a essere costante; soprattutto nelle campagne di sensibilizzazione in cui ci occupiamo di patologie importanti, come oncologia, malattie neurologiche, Aids. Patologie che sono diventate un problema socio-sanitario. Si pensi ad esempio alle famiglie che devono convivere con un malato di Alzheimer o di Parkinson. In questi casi utilizziamo dei format in cui cerchiamo di comunicare alla popolazione attraverso le opinioni di medici ed esperti, ma anche coinvolgendo con spettacoli e con campagne piacevoli. E in questi casi ci rivolgiamo soprattutto alle famiglie». Quale peso ricoprono il web e i social network e quanto si utilizzano ancora i mezzi tradizionali? «I media tradizionali restano fondamentali. Anche la televisione continua a essere il mezzo più immediato e potente. I nuovi media sono complementari ai vecchi media. L’iniziativa sul web deve essere accompagnata da informazioni sui vecchi media. Nella medicina e nelle problematiche importanti come quelle che trattiamo, si richiede infatti una grande delicatezza e precisione. E, nel nostro caso, il web è ancora visto come un mezzo potenzialmente pericoloso. Alcune cose infatti possono essere comunicate in maniera esatta, ma contemporaneamente possono trovarsi anche inesattezze. Bisogna pertanto stare molto attenti a utilizzare solo il web, pur riconoscendo il fatto che rimane

un mezzo fondamentale». Quali sono stati i progetti più significativi realizzati di recente? «Ultimamente abbiamo realizzato una campagna sull’Epatite B promossa da 4 società scientifiche e sostenuta da un’azienda farmaceutica, in cui facevamo in modo che la popolazione si sottoponesse al test. Nel caso dell’Epatite B esiste oggi infatti un grande sommerso. Mettendo in moto un numero considerevole di strumenti di comunicazione come advertising, radiofonia e altri abbiamo realizzato una campagna di grande successo. Più di 7000 persone sono andate a fare l’esame dell’epatite. Un consenso importante, anche dovuto al grande numero di media che abbiamo utilizzato: web, affissionistica, radio, stampa, call-center per prenotare il test. Una grande campagna». LAZIO 2012 • DOSSIER • 169


CHIRURGIA

Luci e ombre del sistema sanitario Il decreto Balduzzi individua vari problemi del sistema sanitario nazionale ma non si può considerare come una vera e propria riforma. A sostenerlo è Luigi Presenti, presidente di Acoi, il quale illustra lo scenario sanitario italiano Nicolò Mulas Marcello

ul piano dell’innovazione, la chirurgia ospedaliera italiana gode di una elevata autorevolezza internazionale, ma sconta problemi organizzativi ancora irrisolti: «I problemi individuati dal decreto Balduzzi – spiega Luigi Presenti, presidente dell’Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani – sono solo alcuni e affrontare una modifica del sistema solo con alcuni provvedimenti specifici non è sufficiente a rimettere in piedi e a far marciare sia dal punto di vista della qualità sia da quello dell’efficienza il sistema sanitario». Possiamo fare un bilancio dell’attuale scenario della chirurgia ospedaliera in Italia? «Il bilancio è assolutamente positivo perché la chirurgia ospedaliera in Italia è innovativa ed è pronta a recepire le nuove caratteristiche organizzative del sistema. Nel mondo gode di prestigio per tutto quello che ha fatto per quanto riguarda l’innovazione negli ultimi venti anni, basti pensare alla chirurgia laparoscopica e a quella robotica. La qualità è quindi diffusa rispetto al passato, quando invece si concentrava solo nelle grandi strutture ospedaliere delle città principali. Ciò è dovuto anche all’impegno delle società scientifiche che hanno organizzato scuole, corsi e congressi su tutto il territorio nazionale e hanno alzato notevolmente il livello della chirurgia più periferica». Secondo l’Acoi e il Sic, il decreto Balduzzi individua i problemi del sistema sanitario nazionale ma non li risolve tutti. Quali sarebbero secondo lei le priorità di intervento? «Il decreto Balduzzi è in corso di modifiche, e sto seguendo tutte le proposte avanzate all’in-

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terno delle commissioni parlamentari. È chiaro che questo decreto non è una riforma della sanità ma è l’individuazione di alcune aree di criticità e sicuramente affronta in maniera piuttosto limitata quelli che sono i problemi del sistema. Ciò di cui c’è bisogno è una riforma profonda e un ripensamento globale sia dell’assistenza territoriale che di quella ospedaliera per poter affrontare una modernità che è diversa dal passato. Noi dobbiamo renderci conto che il bisogno sanitario è cresciuto ed è cambiato. La richiesta di salute in Italia ha caratteristiche diverse rispetto al passato e la risposta è molto debole, tanto che si assiste al fenomeno diffuso di allontanamento dalle cure perché una larga fetta della popolazione non può accedervi per problemi economici». Si è concluso da poco il primo congresso nazionale unitario dei chirurghi italiani. Tra i temi discussi c’è stato anche quello del rapporto tra chirurgo e paziente. Gli italiani hanno fiducia nella sanità del nostro paese? «L’argomento è delicato, nel senso che quello che appare sui media potrebbe dare la sensazione che la sfiducia è diffusa, in realtà chi lavora in sanità e chi si confronta ogni giorno con i pazienti ha una percezione nettamente diversa. È chiaro che il rapporto si è alterato, in quanto il paziente è più consapevole, più informato e si confronta con il medico non più in un rapporto gerarchico. Oggi il medico ha il dovere di approcciare i problemi del paziente con grande attenzione anche e soprattutto sul tema della comunicazione perché non si può più operare un paziente senza dettagliare in maniera accurata l’iter normale e le complicanze eventuali. Dovendo pensare a


Luigi Presenti

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Questo decreto non è una riforma della sanità ma è l’individuazione di alcune aree di criticità

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Luigi Presenti, presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani

una fiducia, vediamo che i pazienti continuano a venire in ospedale, sopportano anche liste di attesa molto lunghe, ma si rivolgono con fiducia al sistema sanitario. Sono sicuramente più critici e più attenti alle cose che non vanno, che spesso non sono problemi di carattere esclusivamente professionale ma di carattere organizzativo ed è qui il vero problema da affrontare». Parliamo di formazione e ricerca in Italia. Cosa occorre fare di su questo fronte? «La ricerca purtroppo è un argomento molto debole da noi. I finanziamenti non sono elevati, la ricerca privata è quasi inesistente. Per quanto riguarda la formazione, siamo in un sistema che non è capace di fare una formazione adeguata ai tempi. Pensiamo alla formazione chirurgica che spesso non garantisce un percorso adeguato allo specializzando, che passa 6 anni in

ambito di strutture universitarie, uscendone senza una formazione pratica vera e senza poter affrontare le opportunità di lavoro. Questo è un grande problema perché allontana da certe specialità mediche i giovani, in effetti vediamo che le scuole di formazione chirurgica sono ormai sempre più deserte e persino la scuola di chirurgia di Milano non ha coperto tutti i posti di specializzazione. Questo fa capo sicuramente alle difficoltà della professione in un momento in cui c’è una riduzione delle assunzioni e quindi le possibilità di lavoro al di fuori del precariato sono modeste, ma soprattutto per un deficit di formazione che deve essere affrontato con un’integrazione forte tra università e ospedali per poter garantire a tutti quelli che vogliono fare formazione, un percorso che riporti alla fine della scuola ad essere professionisti garantiti». LAZIO 2012 • DOSSIER • 175


TRA PUBBLICO E PRIVATO

Il trasporto sanitario privato Un lungo percorso normativo ha portato alla definizione delle sinergie fra pubblico e privato in campo sanitario, allo scopo di migliorare il servizio offerto. Domenicantonio Grieco fa il quadro della situazione Amedeo Longhi

evoluzione della situazione demografica e sociale italiana ha costretto il settore sanitario a evolversi di pari passo con l’aumentare della mole e della complessità dei servizi da offrire ai cittadini. Sono cambiate molte cose dal 1978, anno in cui fu istituito il Servizio Sanitario Nazionale, compiendo il primo di una serie di importanti passi verso la razionalizzazione e l’efficientamento delle prestazioni. Fra le varie riforme che si sono susseguite nel corso degli anni, particolarmente significative sono state quelle del 1993 e del 2000, che hanno aperto gradualmente l’ingresso del settore privato nell’ambito sanitario e portato alla parificazione degli operatori sanitari privati e pubblici. «Queste norme – fra le quali deve essere citata anche la legge 42 del 1999, che ha definito in maniera più precisa la figura del “professionista dell’assistenza” – hanno definito quello che è il quadro odierno in cui, nell’ottica del miglioramento del servizio al cittadino, si sono create delle sinergie fra le aziende sanitarie pubbliche e gli operatori privati». A parlare è Domenicantonio Grieco, amministratore unico e legale rappresentante della Nuova Croce Verde Romana, che sin dall’inizio degli anni Trenta svolge servizio di trasferimento infermi. «L’inquadramento normativo nazionale demanda la responsabilità della gestione diretta alle Regioni, le istituzioni con le quali ci confrontiamo a partire dalla fase di assegnazione de-

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La Nuova Croce Verde Romana ha sede a Roma www.croceverderomana.it

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gli appalti». Altri interlocutori sono naturalmente gli enti con cui l’azienda si rapporta nel lavoro quotidiano: «Siamo partner di ospedali pubblici, case di cura private, organizzazioni nazionali ed estere e operiamo in occasione di competizioni sportive, concerti e congressi, oltre a costituire un punto di riferimento in Italia per agenzie e assicurazioni sparse in tutto il mondo». Per dare un’idea delle prestazioni offerte, basti pensare che nel 2011 la Nuova Croce Verde ha effettuato circa 300.000 interventi di trasferimento di pazienti nella città di Roma, in Italia e all’estero e 90.000 trasporti di sangue, bioliquidi e farmaci antiblastici fra le maggiori cliniche e ospedali romani. Naturalmente, un’attività di tale portata richiede il supporto di una struttura solida e ben organizzata, che non si deve limitare agli operatori sanitari: «Nella nostra azienda – prosegue Grieco –, questo corpo è composto da venti autisti professionali con idonea patente e attestato di soccorritori, venti infermieri professionali iscritti all’Ipavsi, venti soccorritori con attestato Bls-Blsd, due medici anestesisti al giorno e dieci medici emergentisti. Tutto il personale è costantemente formato e ag-


Domenicantonio Grieco

Nel 2011 abbiamo effettuato 300mila trasferimenti di pazienti nella città di Roma, in Italia e all’estero

giornato: oltre a seguire ogni anno corsi di formazione/aggiornamento/verifica conoscenza relativamente alle linee guida per la gestione del servizio attraverso l’ausilio di corsi per paramedici e ausiliari, autisti e barellieri, è informato sulla normativa di riferimento, sulla 81/2008 e sulle linee guida della 196/2003, oltre che sul campo di competenza dell’articolo 177 del Cds e sulle mansioni dell’autista professionale». Al personale prettamente sanitario vengono affiancate altre figure: «Disponiamo di una centrale operativa con cinque centralinisti con esperienza sul campo e di un’officina meccanica con tre addetti altrettanto qualificati, tutti con almeno dieci anni di esercizio nel settore, come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di

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Lavoro che regola gli accordi di lavoro con gli operatori sanitari». Le dotazioni strutturali sono adeguate allo staff che le utilizza: «Possiamo contare su trenta ambulanze, di cui cinque di trasporto e venticinque di soccorso avanzato, oltre a tre autofrigoemoteche per il trasporto equipe sanitarie per trapianti e organi e quindici autofrigoemoteche per trasporto di farmaci, farmaci antiblastici, sangue, plasma e materiale biologico in genere. Le vetture sono guidate dal sistema satellitare Global Positioning System Link, mentre un software regola la manutenzione e la gestione del parco automezzi». La Nuova Croce Verde può vantare anche un personale primato, come spiega Grieco: «Siamo la prima società di autoambulanze private in Italia a essersi accreditata nel sistema Sincert EA 38 e ad aver certificato il proprio Sistema di gestione aziendale allineandosi alla vecchia norma Uni En Iso 9002/94, trasformando poi il Sistema di gestione per la qualità implementato in quello attualmente allineato alla nuova norma di riferimento Uni En Iso 9001/2000 Vision 2000». LAZIO 2012 • DOSSIER • 179


OFTALMOLOGIA

econdo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo ci sono 39 milioni di persone cieche, di cui 1,4 milioni sono bambini, mentre 246 milioni sono ipovedenti. È proprio con l’obiettivo di promuovere una cultura della prevenzione che ottobre diventa il mese della vista, in cui è possibile effettuare controlli per verificare se esistono problemi visivi. Nel caso ci fossero dei difetti, gli interventi per la correzione hanno raggiunto un livello di precisione tale da poter risolvere anomalie differenti. È quanto avviene ad esempio nella società Primavista di Roma. «La società di servizi medici – spiega il dottor Mauro Zuppardo, general manager della società Primavista –, è un concetto importato dagli USA. Dato che la strumentazione per eseguire interventi di alto livello tecnologico è decisamente costosa, non accessibile quindi al singolo professionista o al Servizio Sanitario Nazionale, la società Primavista organizza strutture complete con strumenti di ultima generazione e personale altamente qualificato». Dato che le vostre strutture sono aperte a tutti gli oculisti, il paziente non corre il rischio di trovarsi in mani poco esperte? «In realtà Primavista non è aperta a tutti. I medici che utilizzano le strutture devono possedere un’esperienza comprovata nel campo della chirurgia rifrattiva. Inoltre, la selezione dei pazienti e il tipo di trattamento da eseguire devono sottostare a linee guida e protocolli approvati in campo internazionale dall’Ascrs (American Society of Cataract and Refractive Surgery), dall’Escrs (European Society of Cataract and Refractive Surgery) e, per la specificità sul territorio, dalla Soi (Società Oftalmologica Italiana) e da (Associazione Italiana Medici Oculisti)». Che tipo d’interventi agli occhi si possono eseguire a Primavista? «Siamo specializzati nella correzione laser dei difetti della vista. All’inizio dell’attività interventi come la Prk (trattamento di superficie) e la Lasik (trattamento più profondo) dominavano il

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Novità laser per i difetti della vista Attraverso il trattamento chirurgico personalizzato è possibile ridurre sia il difetto visivo sia le aberrazioni, che impoveriscono la visione con distorsioni. L’obiettivo? Realizzare una visione ad alta definizione. Ne parliamo con il dottor Mauro Zuppardo Marco Tedeschi

settore. Dal 2000 però, il concetto di trattamento standard è stato progressivamente abbandonato per lasciare il posto al trattamento personalizzato nel quale il laser riconosce l’occhio da trattare tenendo conto delle caratteristiche fisiologiche, refrattive e ottiche. Il trattamento chirurgico personalizzato permette di ridurre sia il difetto visivo sia le aberrazioni, che impoveriscono la visione con distorsioni, riduzione della definizione e perdita del contrasto, che rende difficile la visione notturna. L’obiettivo è realiz-

Il dottor Mauro Zuppardo è general manager della società Primavista di Roma www.primavista.it


Mauro Zuppardo

La logica del “laissez-faire” del nostro Paese ha permesso l’esistenza di un sottobosco pressoché infinito di non esperti. Diffidate delle “offerte speciali”

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zare una visione ad alta definizione. Dal 2007 inoltre Primavista utilizza il laser Intrastromale (a femtosecondi) che permette di eseguire la chirurgia della cornea senza bisturi». Non tutti i pazienti che hanno eseguito l’intervento sono contenti, come lo spiega?

«Nel passato la tecnologia disponibile non offriva livelli di sicurezza e prevedibilità comparabili con quelli attuali, in più la logica del “laissez-faire” del nostro Paese ha permesso l’esistenza di un sottobosco pressoché infinito di non esperti del settore. È invece necessario cercare un professionista con grande esperienza che utilizzi strumentazioni di ultima generazione. Diffidare delle “offerte speciali” giacché i costi dei sistemi chirurgici più sicuri e aggiornati sono elevati». Da voi si eseguono anche altri interventi? «Si, siamo specializzati anche nella chirurgia della cataratta. La tecnica più utilizzata è la Facoemulsificazione, cioè l’asportazione del cristallino con impianto di cristallino artificiale. Nel passato le tecniche chirurgiche erano più invasive e l’intervento si eseguiva quando la visione era ridotta al minimo. Attualmente la cataratta si presenta più precocemente, i pazienti sono più giovani, più in forma e con un’attesa di vita superiore. Oggi gli obiettivi della chirurgia sono un’eccellente qualità della visione, una visione nitida a tutte le distanze di osservazione e una vita sociale intensa. I cristallini artificiali moderni correggono anche le aberrazioni oculari riducendo al minimo l’uso degli occhiali da vista. Siamo inoltre una struttura specializzata anche nel trattamento medico del cheratocono. La tecnica utilizzata prende il nome di “cross linking corneale” (CXL) che, in casi selezionati, offre la possibilità di contenere l’evoluzione del cheratocono stesso ritardando o eliminando, nel migliore dei casi, il trapianto di cornea». Per eseguire questi interventi è necessario il ricovero? «Tutti gli interventi si eseguono in regime ambulatoriale con anestesia locale (colliri). I tempi chirurgici variano a seconda dell’intervento, e vanno da qualche minuto (miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia) a un’ora al massimo (cataratta). Si entra e si esce dalla struttura sulle proprie gambe». LAZIO 2012 • DOSSIER • 181


RIABILITAZIONE

La terza fase dell’intervento medico a riabilitazione viene considerata in medicina come la “terza fase” dell’intervento medico, successiva e complementare agli altri due momenti medici fondamentali, di ordine preventivo e diagnostico. Il termine riabilitazione è generalmente usato in medicina nell’accezione di “restituzione di efficienza” ma va inteso anche come reintegrazione attraverso la terapia riabilitativa, di un diritto o di una stima compromessi o perduti a causa di una lesione invalidante». Questa definizione del termine riabilitazione è estratta dal primo volume dei Quaderni di Villa Sandra, scritti dal fondatore, il professor Luigi Vittorio De Stefano. Oggi la struttura si è perfezionata, migliorando la propria efficienza con adeguamenti nell’ambito della riabilitazione e della diagnostica. «Gli utenti che risiedono presso la

«L La casa di cura Villa Sandra si trova a Roma www.villasandra.it

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La riabilitazione non va intesa solo come restituzione di un’efficienza perduta, ma anche come la reintegrazione attraverso la terapia riabilitativa, di una stima compromessa o persa a causa di una lesione invalidante. La filosofia della casa di cura Villa Sandra nelle parole di Daniella De Stefano Marco Tedeschi

nostra struttura – spiega l’attuale presidente Daniella De Stefano - provengono da tutte le Asl romane in particolare dai più grandi ospedali di Roma quale S. Camillo, S. Eugenio, Cto, San Carlo di Nancy, Policlinico Universitario di Tor Vergata, Policlinico Universitario “A. Gemelli”, San Giovanni, San Filippo Neri, European Hospital. Il paziente che giunge alla Casa di Cura, è spesso un soggetto che ha subìto da circa 3-4 giorni un evento acuto come ad esempio trauma complesso, interventi di chirurgia ortopedica, neurochirurgica, cardiochirurgica, ictus cerebrale o patologie oncologiche». Proprio per la delicatezza e la complessità dei casi trattati grande attenzione è stata dedicata, oltre all’attività terapeutica e diagnostica, anche al confort della struttura sa-


Villa Sandra

La TC spirale a 320 strati è in grado di ridurre la dose di raggi X mantenendo un’elevata qualità diagnostica

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nitaria. «Durante la degenza i pazienti possono usufruire di medici specialisti. La presenza di un centro di nefrologia con dialisi è un ulteriore segno di completezza, in quanto è possibile l’accesso anche ai pazienti che necessitano di trattamento dialitico. La struttura offre anche un servizio navetta che permette all’utente del Day Hospital (DH), incapace di deambulare, guidare o privo di accompagnatore, di essere prelevato gratuitamente dal suo domicilio e qui riaccompagnato dopo aver effettuato il trattamento riabilitativo». Un’organizzazione sanitaria e di confort ospedaliero molto attenta a ogni singolo aspetto del benessere del paziente. «Questo – prosegue Daniella De Stefano – comporta dei costi per la struttura sicuramente elevati, ma, nell’ottica della centralità del paziente, assolutamente imprescindibili». Le apparecchiature sono uno dei punti di forza della struttura. Tra queste la TC spirale

a 320 strati, un’evoluzione della Tomografia Computerizzata. «La TC ha sicuramente rappresentato una vera rivoluzione in ambito medico; tuttavia essa espone i pazienti a una dose di radiazioni ionizzanti (raggi X) estremamente elevata, che può risultare dannosa ed essere a sua volta causa di patologie diverse. La TC spirale a 320 strati installata presso la casa di cura Villa Sandra, unica nel Lazio, è in grado di ridurre significativamente la dose emessa mantenendo un’elevata qualità diagnostica. Con la nuova apparecchiatura installata è così possibile studiare il cuore e visualizzare l’albero coronarico in modo non invasivo, riducendo l’esposizione alle radiazioni ionizzanti di oltre la metà rispetto alle apparecchiature multistrato convenzionali. È inoltre l’unico apparecchio al mondo – conclude Daniella Di Stefano – progettato per studi di perfusione e studi di funzionalità sia a livello cerebrale che degli organi toracici e addominali. L’acquisizione dell’intero cranio e del cuore in una sola scansione volumetrica apre le porte a nuove dimensioni diagnostiche finora impensabili». LAZIO 2012 • DOSSIER • 183


INSUFFICIENZA RENALE

Nella dialisi, il materiale disposable fa la differenza L’evoluzione tecnologica del materiale disposable nell’ambito della terapia della insufficienza renale cronica in fase terminale, ha permesso di migliorare notevolmente la qualità della terapia emodialitica a cui, in questi anni, ricorre anche un numero crescente di pazienti in età avanzata. Il punto di Carmelo Alfarone Roberta De Tomi

Il dottor Carmelo Alfarone opera presso la Diagest Srl, a Roma www.diagest.it

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innovazione è sempre stata il motore propulsivo per l’industria del biomedicale, in Italia, identificata soprattutto con il Distretto di Mirandola, situato nell’area a nord di Modena. A partire dall’intuizione di un imprenditore locale, Mario Veronesi, dall’inizio degli anni Sessanta a oggi il comparto si è ampliato, insieme a una produzione sempre più avanzata, con benefici apportati alle terapie emodialitiche. E proprio l’innovazione è centrale in questo ambito, come spiegato anche dal dottor Carmelo Alfarone, specialista in malattie renali che opera a Roma presso la Diagest, unità di dialisi decentrata dell’Asl Rma, posta sotto il controllo del Centro di riferimento di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale policlinico “Casilino”. Come si sono evolute le tecnologie nella dialisi negli anni e con quali vantaggi per i pazienti e per la qualità del servizio erogato? «L’evoluzione che nel tempo ha interessato il trattamento emodialitico è stata molto importante, perché attualmente una seduta ha la durata di 3 o 4 ore, mentre fino a circa 30 – 35 anni fa, le sedute di dialisi si protraevano fino anche a 12 ore. A determinare tali esiti, sono state le innovazioni che hanno interessato il materiale disposable, ovvero quei dispositivi (i filtri o dializzatori) in cui il sangue viene depurato attraverso la circolazione extra corporea e poi “rimandato” al paziente. La buona qualità dei filtri o dializzatori ha permesso sempre di più di migliorare la

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Carmelo Alfarone

Attualmente una seduta di trattamento dialitico dura 3 o 4 ore, mentre fino a 30-35 anni fa, poteva durare anche 12 ore

depurazione del sangue consentendo ai pazienti in dialisi una buona sopravvivenza . E per quanto riguarda le apparecchiature o monitor per emodialisi? «Anche qui, le innovazioni sono state diverse e molto interessanti volte ad una maggiore automatizzazione, con sistemi di sicurezza per il paziente sempre più sofisticati». Le tecnologie di cui ci parla, richiedono aggiornamenti particolari? «Certo, tanto che le caratteristiche e la funzionalità di ogni nuovo dializzatore vengono illustrate dai tecnici, affinché il personale ne apprenda il buono e corretto utilizzo». Nel tempo si è assistito a un aumento dei pazienti che si sottopongono alla dialisi? «L’aumento c’è stato e riguarda pazienti soprattutto in età avanzata. Ciò dipende dal prolungamento della vita media dei pazienti: alcune patologie cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete, l’uso indiscriminato di alcuni farmaci possono provocare, a lungo andare, un coinvolgimento della funzione renale che subisce una involuzione ; la malattia renale ha un andamento molto lento ma, purtroppo, progressivo dal momento che il rene non può guarire dai danni provocati da quei fatti etiologici sopra accennati». Come vengono erogate le prestazioni legate all’emodialisi? «Il paziente si sottopone a due o tre sedute a settimana, che diventano anche quattro nei casi più gravi.Il rene ha una funzione molto importante per il buon funzionamento di tutto il nostro organismo e una volta che si ammala provoca effetti negativi su diversi organi e apparati che subiscono deficit funzionali

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molto importanti». Quali altri servizi mettete a disposizione? «Per i pazienti in dialisi, abbiamo anche un servizio di trasporto a domicilio, con veicoli attrezzati per eventuali emergenze. Inoltre abbiamo un ambulatorio di nefrologia, dove seguiamo i pazienti nella fase della predialisi. Nel caso in cui la malattia del singolo si evolva al punto da costringerlo a dover ricorrere alla dialisi, ci occupiamo di allestire i diversi accessi vascolari, previsti per l’inizio della terapia emodialitica. Inoltre, per coloro che hanno una età compatibile con un eventuale trapianto provvediamo alla tipizzazione o, nel caso di parenti che possano essere donatori, effettuiamo gli accertamenti necessari a rilevare l’idoneità al trapianto renale». Quali altri servizi erogate? «Ci occupiamo della parte ambulatoriale, avvalendoci di diversi strumenti diagnostici quali ecografie generali, ecocolordoppler vascolari e cardiaci». Prevedete un ampliamento della vostra struttura? «Al momento no, però puntiamo a un continuo e costante miglioramento tecnologico». LAZIO 2012 • DOSSIER • 185


STRUTTURE POLISPECIALISTICHE

Sanità e territorio Indagini specialistiche, servizi per il benessere psico-fisico e una forte e consolidata presenza sul territorio. Questo è quanto offre la struttura sanitaria a Settecamini a Roma. Ne parliamo con la dottoressa Maria Teresa Burdi Matteo Grande

uello tra sanità e territorio è da sempre un binomio inscindibile. Per far sì che una struttura sanitaria funzioni serve infatti una presenza consolidata e a volte capillare sul territorio, tramite ospedali o Asl, e un’alta professionalità del personale presente. Ma non sempre queste condizioni si verificano. Ecco allora che diventa necessaria la presenza di strutture private che forniscano servizi necessari e indispensabili per la popolazione. «La struttura a Settecamini – spiega l’amministratore Maria Teresa Burdi – è stata inaugurata a seguito di un attento studio del territorio 22 anni fa. Il luogo infatti risultava da sempre inadeguato nei trasporti e carente nelle strutture; questo obbligava la popolazione a lunghe attese per indagini specialistiche o indagini tecniche specifiche, alla ricerca di prestazioni valide qualificate e alla portata del proprio portafoglio. Per tale motivo abbiamo scelto di far sorgere la nostra struttura. Il risultato è stato la creazione di un servizio di qualità che riunisse insieme specialisti capaci di risolvere problemi specifici di salute senza che i pazienti dovessero attendere mesi, affrontare gli innumerevoli disagi del traffico e spendere cifre importanti». Che cosa avete riscontrato in tutti questi anni? «I pazienti apprezzavano sempre di più la possibilità di risolvere problematiche com-

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Maria Teresa Burdi è amministratore della struttura sanitaria Medicina Specialistica Settecamini di Roma www.7camini.com


Maria Teresa Burdi

Abbiamo riunito insieme specialisti capaci di risolvere problemi specifici senza che i pazienti debbano attendere mesi, affrontare i disagi del traffico e spendere cifre importanti

plesse in strutture di riferimento pubbliche o private presso cui gli specialisti che li avevano visitati prestavano la loro opera». In che modo avete basato la scelta del personale medico e para-medico? «Innanzitutto il personale doveva e deve essere dotato di una grande professionalità. Ciò che conta inoltre è una totale disponibilità, una profonda umanità e un costo accessibile dei servizi affinché il paziente possa essere seguito costantemente a livello medio-alto con costi medio-bassi. Inoltre fondamentali sono stati gli sforzi dei medici che inizialmente non ci credevano, data la scar-

sità della popolazione, tantoché la struttura veniva definita la “cattedrale nel deserto”, ma lentamente l’atteggiamento andò cambiando, al punto che nella stessa struttura si aggregarono uno studio dentistico e un laboratorio di analisi convenzionato». La vostra è oggi una struttura privata affermata. Quali servizi offrite? «Dopo molti sforzi siamo riuscimmo a ottenere l’autorizzazione sia per le classiche specializzazioni quali: cardiologia, dermatologia, ecografie, ginecologia oculistica, ortopedia, nonché differenti e particolari branche della medicina: omeopatia, medicina tradizionale cinese, agopuntura, iridologia, check-up elettronici, tecniche di supporto olistiche, osteopatia, podologia e un centro estetico, allora primo e unico nel territorio, dove oltre ai servizi generici usuali in estetica, si offrivano trattamenti all’avanguardia basati sull’applicazione di sostanze naturali quali fanghi, argille, sali e derivati vulcanici». LAZIO 2012 • DOSSIER • 187


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