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OSSIER EDITORIALE................................................13 Raffaele Costa

L’INTERVENTO.........................................15 Angelino Alfano Ferruccio Dardanello Diana Bracco

PRIMO PIANO IN COPERTINA......................................20 Giorgio Napolitano UNITÀ D’ITALIA ....................................26 Louis Godart Alain Elkann Mario Cervi Pietro Finelli BENI CULTURALI .................................38 Mario Resca LAVORO ..................................................42 Maurizio Sacconi Pietro Ichino Antonio Mastrapasqua ESTERI ....................................................54 Franco Frattini

SUD E FEDERALISMO......................58 Raffaele Fitto L’INCONTRO ........................................64 Bruno Vespa

FINANZA STRUTTURATA ..............160 Francesco Gianni

ECONOMIA E FINANZA

IMPRENDITORI DELL’ANNO........170 Giovanni Bartoloni Luca Spaccini

EXPORT ..................................................66 Enrico Giovannini Umberto Vattani CONSUMI................................................72 Ivo Ferrario MADE IN ITALY .....................................74 Laura Minestroni Brunello Cucinelli Giorgetto Giugiaro Francesco Casoli Guido Barilla Mario Boselli Giorgio Armani Ferruccio Ferragamo Santo Versace Maurizio Marinella Mario Moretti Polegato Renè Caovilla VALLE D’AOSTA..................................116 L’economia regionale Massimo Lattanzi Monica Pirovano UMBRIA.................................................126 Catiuscia Marini Raffaele Nevi Luciano Ioni Silvano Rometti Maria Rosi ABRUZZO .............................................142 Giovanni Chiodi Enrico Marramiero PROPRIETÀ INTELLETTUALE ..............................150 Loredana Gulino Mario Tonucci APPALTI ...............................................158 Ugo Ruffolo

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M&A ........................................................164 Gianni Nunziante Luigi Arturo Bianchi

LUBRIFICANTI INDUSTRIALI .......178 Benito Musolino IL SETTORE ORTOFRUTTICOLO ..........................180 Matteo e Mario Capolongo IL SETTORE SEMENTIERO...........182 Valeria Martino PRODOTTI TIPICI..............................184 Fulvio Calvetti PACKAGING PER ALIMENTI.........186 Mauro Mazza SINERGIE TRA IMPRESE ..............190 Domenico Frisoli SICUREZZA SUL LAVORO ............192 Domenico Sciarretta


Sommario TERRITORIO IMPRENDITORI DELL’ANNO........196 Flavio Cecchetti EDILIZIA E APPALTI .......................200 G.M.P. APPALTI PUBBLICI .........................206 Mariarosaria Paudice EDILIZIA...............................................208 Massimo Calzoni Carlo Luchini Roberto Langone EDILIZIA CIVILE E INDUSTRIALE...................................216 Massimo Marinelli MATERIALI SOSTENIBILI.............220 Michele Marroccoli IL SETTORE LAPIDEO ...................222 Ivano Vuillermin COMPRENSORI SCIISTICI ...........226 Daniele Fassin

AMBIENTE

GIUSTIZIA

FOCUS ENERGIA..............................230 Stefania Prestigiacomo Piero Gnudi Stefano Saglia, Giovanni Lelli Chicco Testa Umberto Veronesi

LEGALITÀ............................................250 Pietro Grasso Mario Morcone Francesco Cirillo Vincenzo Tuci

BONIFICA E RECUPERO ECOLOGICO ........................................246 Marianna Verna TUTELA DEGLI AMBIENTI ...........248 Ermanno, Antonio e Emilia Pentima

IL PUNTO .............................................268 Maria Elisabetta Alberti Casellati RIFORME ............................................270 Maurizio Paniz NUOVI MEDIA.....................................274 Francesco Pizzetti DIRITTO FALLIMENTARE..............278 Carlo Federico Grosso

SANITÀ ORGANIZZAZIONE SANITARIA..........................................280 Ferruccio Fazio Stefano Zingoni Francesco De Lorenzo

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VALLE D’AOSTA

La Valle d’Aosta investe su agricoltura e turismo Il bilancio regionale vede un calo di risorse rispetto al 2010, ma sono previsti comunque interventi anche su sanità e misure anticrisi per imprese e famiglie. Intanto lo scorso anno sulle Alpi si è chiuso con una diminuzione di arrivi e presenze italiane Leonardo Rossi

N

Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin

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onostante l’autonomia di cui gode in vari settori, in questo momento la Valle d’Aosta non si distacca molto dal panorama economico nazionale. A livello imprenditoriale, anche gli ultimi dati di Confindustria hanno infatti evidenziato come la ripresa sia ancora lenta e incerta. E anche le casse regionali non sembrano godere di ottima salute: il bilancio di previsione 2011-2013 vede risorse disponibili, al netto delle partite di giro, per 1.580 milioni per il 2011, 1.542 per il 2012 e 1.530 per il 2013, contro i 1.685 dello scorso anno. Anche le entrate, poi, sono previste in diminuzione del 6,23% per effetto del nuovo ordinamento finanziario. Non a caso nella sua relazione di presentazione, l'assessore regionale alle Finanze, Claudio Lavoyer, aveva premesso che «il bilancio regionale si inserisce in un contesto di crisi economica nazionale e internazionale» e «ha dovuto tener conto degli effetti sulla capacità di spesa della manovra estiva attraverso il meccanismo del Patto di stabilità». Nonostante questo, Lavoyer aveva sottolineato le misure

anticrisi varate, in particolare gli interventi a favore delle imprese: dall'aumento del contributo in conto interessi dal 50% al 75% tramite il Consorzio garanzia fidi alla riduzione dell'aliquota Irap dal 3,9% al 2,98%. Ma la priorità nel bilancio è andata ancora una volta alla sanità, con uno stanziamento di 273 milioni di euro di risorse finanziarie di sola parte corrente, cui si aggiungono 7,3 milioni per le strutture sanitarie. Alle politiche sociali sono andati 84 milioni di euro nel triennio, mentre per le finalità previste dal piano di politica del lavoro sono stati destinati quasi 20 milioni nel triennio, cui si aggiungono 37 milioni di risorse del Fondo sociale europeo. Agli interventi per lo sviluppo economico sono stati assegnati 166 milioni di euro, una cifra in aumento rispetto al 2010: i principali riguardano agricoltura (circa 50 milioni), trasporti (oltre 40 milioni) e turismo (32 milioni). Proprio in quest’ultimo settore i dati diffusi dalla Regione hanno mostrato come il 2010 abbia fatto registrare un lieve aumento negli arrivi (928.328 contro i 914.585 del 2009) mentre le presenze sono in calo (3.107.791 contro 3.133.889 nel 2009). In entrambi i casi, però, si deve registrare una diminuzione dei turisti italiani (-0,17% negli arrivi e -2,11% nelle presenze), compensata da un maggior flusso di stranieri (+5,29% e +1,95%). «Il quadro delineato da questo bilancio di pre-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx L’economia regionale



Il bilancio regionale tranquillizza i valdostani per il futuro e permette il mantenimento degli investimenti degli enti locali visione – ha spiegato ancora l’assessore Lavoyer – evidenzia quanto la Regione goda di benefici propri derivanti da un’autonomia finanziaria, tributaria ed economica. Gli interventi anticrisi hanno permesso e permetteranno anche per i prossimi esercizi per le imprese di investire in nuove risorse, macchinari e know how, al fine di mantenere posti di lavoro, traducendo tutto questo sforzo in reddito per le famiglie. Il 2011 ha tutte le premesse per essere un anno di rilancio. Incentivi, investimenti, ricerca e sviluppo sono gli ingre-



dienti necessari per risollevare economie di interi Paesi: la Regione ha pensato a tutto questo, andando in controtendenza come risultati a ciò che invece accade nel resto del nostro Paese». Secondo il presidente della Regione, Augusto Rollandin, «mai come nella predisposizione di questo bilancio si sono accavallate situazioni diverse, come quelle del federalismo fiscale, della manovra e della crisi economica. Le tematiche principali che abbiamo toccato in questi provvedimenti sono quelle relative alle politiche del lavoro, che sono il punto di riferimento per l’amministrazione e sulle quali abbiamo investito molto in una visione d’insieme per la creazione di nuove opportunità occupazionali e per il futuro dei nostri giovani. Il nuovo bilancio – ha concluso – tranquillizza i valdostani per il futuro, permette il mantenimento degli investimenti degli enti locali e dà importante collocazione ai finanziamenti funzionali alla concretizzazione del Piano regionale per le politiche del lavoro».

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Fare sistema contro crisi e isolamento Il turismo tiene, ma il calo di arrivi e presenze dall’Italia fa riflettere. Secondo Massimo Lattanzi «mentre l’autostrada ci ha fatto fare un salto di qualità nel rapporto con i bacini di utenza limitrofi, non è stato così per ferrovia e aeroporto» Riccardo Casini

I Massimo Lattanzi, capogruppo Pdl al consiglio regionale della Valle d’Aosta

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dati recentemente diffusi dall’Assessorato al Turismo della Valle d’Aosta relativi al 2010 indicano un lieve incremento degli arrivi rispetto all’anno precedente (seppur con un altrettanto lieve calo dei turisti italiani) e un andamento sostanzialmente stabile delle presenze: anche in questo caso però è evidente la diminuzione del flusso dalle altre regioni italiane, compensata comunque dall’incremento di stranieri. Ne parla Massimo Lattanzi, che in consiglio regionale della Valle d’Aosta presiede il gruppo Pdl, oggi da più voci indicato come prossimo a entrare nella maggioranza attualmente formata da Union Valdôtaine, Stella Alpina-Udc-Vda e Fédération autonomiste. Come vanno letti questi dati relativi alla stagione turistica 2010? Cosa è possibile fare per incrementare l’introito derivante


Massimo Lattanzi

da questo comparto? «La sostanziale tenuta del comparto turistico va analizzata come un dato sostanzialmente positivo se contestualizzato all’interno di una grave crisi economica che non ha risparmiato nessun settore. Certo, siamo lontani dai tempi d’oro nei quali bastava essere una bella regione di montagna incastonata nelle vette più alte d’Europa per attirare i turisti. Oggi il mercato chiede più qualità e maggiore offerta allo stesso prezzo dei competitor. Mi pare che il piano marketing e le strategie approvate dalla giunta regionale vadano in questa direzione, ma ora dobbiamo dimostrare di saper passare dalla teoria alla pratica». Come giudicate le risorse attribuite al settore turistico dal bilancio regionale 2011? «Le risorse confermano un’attenzione importante dell’amministrazione regionale e del consiglio al comparto. Una riflessione più puntale va a mio avviso rivolta non tanto alle disponibilità in senso generale, ma in particolare alla formazione e alla consapevolezza della necessità di fare sistema. La Valle d’Aosta deve presentarsi come un unico prodotto con le sue specificità all’interno, questa mi pare essere l’unica via per non disperdere risorse e avere risultati in breve tempo». Molto dipenderà anche dagli interventi per evitare l’isolamento. Quali sono le priorità a livello infrastrutturale? Come valuta le politiche regionali in questo settore? «Non vi è dubbio che le grandi arterie di comunicazione siano la chiave di volta del sistema economico Valle d’Aosta. Autostrada, ferrovia e aeroporto sono gli assi sui quali puntare, ma con una riflessione: mentre l’autostrada ha indiscutibilmente fatto fare alla Valle d’Aosta un salto di qualità nel rapporto con i bacini di utenza limitrofi, questo non si può dire per gli altri due assi. La ferrovia soffre di una cronica mancanza di investimenti, determinata dalle scelte che il gestore Trenitalia ha fatto considerando il tratto ferroviario sostanzialmente un ramo secco». Quali sono i motivi alla base di queste scelte?

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La Valle d’Aosta deve presentarsi come un unico prodotto con le sue specificità all’interno, è l’unica via per non disperdere risorse e avere risultati in breve tempo

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«Evidentemente i numeri limitati, circa 600 persone al giorno, condannano economicamente questa struttura alla sostanziale chiusura. Di certo pensare alla Valle d’Aosta senza un collegamento ferroviario fa scalpore, ma credo che, se non si troveranno risorse importanti che mettano in condizione la ferrovia di allinearsi agli standard europei, non ci saranno chance. Al momento dobbiamo registrare una disponibilità del governo nazionale al finanziamento della tratta; ora si tratta di riflettere su come ammortizzare certi costi di gestione». A quali risultati ha portato finora l’intesa quadro generale tra Governo e Regione sottoscritta lo scorso mese di luglio sulle infrastrutture di interesse nazionale? «La disponibilità del Governo Berlusconi è stata puntale e sostanziale. L’inserimento di grandi opere di interesse regionale come la ferrovia e la nuova funivia del Monte Bianco, così come la cessione alla Regione dell’ex caserma Testafochi, che diventerà sede della futura università, e il finanziamento per la ristrutturazione dell’ospedale regionale, è un fatto concreto. Ora ci attende la fase più complessa, ovvero rendere immediatamente esecutive e realizzate le opere. E questo spetta a noi».

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VALLE D’AOSTA

Per ritrovare competitività sono necessari i collegamenti

U

na ripresa ancora lenta e incerta: la Valle d’Aosta non fa eccezione nel panorama economico nazionale, come dimostrano i dati dell’indagine previsionale del primo trimestre 2011 elaborati dalla Confindustria regionale. Da una parte, dopo nove mesi positivi, la previsione sulla produzione torna a zero, perdendo 3 punti sull’ultima rilevazione, e sugli ordini export il saldo ottimisti-pessimisti non si discosta dal valore negativo perdendo oltre il 10%; dall’altra, in controtendenza, le prospettive occupazionali tornano positive. Per quanto riguarda i nuovi ordini, l’indicatore invece si colloca a quota zero dopo il dato positivo del trimestre precedente (3,57%), ma continua a mantenere il recupero sullo stesso periodo del 2010 e 2009. Più sentito, invece, è il rallentamento dell’export (-18,75), che negli scorsi trimestri aveva mostrato incoraggianti segnali di recupero, mentre un piccolo miglioramento riguarda la liquidità delle imprese. Ma la situazione rimane critica, come spiega Monica Pirovano, presi-

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Monica Pirovano, presidente di Confindustria Valle d’Aosta, analizza la situazione economica regionale. E sull’intesa quadro con il governo per le infrastrutture dice: «resta da capire quando e quali risorse verranno destinate per queste opere» Riccardo Casini

dente di Confindustria Valle d’Aosta. Cosa è lecito attendersi per l’anno da poco iniziato? «Ci siamo lasciati alle spalle una lunga recessione e nel 2010 abbiamo iniziato a vedere i primi risultati positivi, frutto degli sforzi fatti dagli imprenditori per stare a galla. Siamo in una fase di recupero anche se il 2011 sarà ancora un anno di transizione, caratterizzato dall’alternanza dei valori. In Valle la situazione è a macchia di leopardo, le aspettative a breve sono molto frammentate: ci sono aziende che hanno fatto investimenti e hanno diversificato la produzione, anche se riducendo i margini, e per questo hanno prospettive di lavoro; ma ci sono purtroppo altre realtà che sono ancora in difficoltà. Il settore dell’edilizia, per esempio, manifesta una forte sofferenza». Le prospettive occupazionali si muovono in controtendenza, facendo invece registrare un segno positivo. Quali sono le cause? «Si tratta di un recupero modesto, in realtà l’occupazione è giudicata sostanzialmente stazionaria dalla maggior parte degli intervistati (77%). D’altra parte il ricorso alla cassa integrazione nel 2010 è molto diminuito rispetto all’anno precedente e alcune aziende iniziano nuovamente ad assumere, anche se ci vorrà del

A sinistra, Monica Pirovano, presidente di Confindustria Valle d’Aosta. Nella pagina a fianco, la stazione di Aosta e un tratto della Statale 27


Monica Pirovano

tempo per recuperare i livelli del 2008». La Regione Valle d’Aosta gode di una forte autonomia in molti campi. Quali vantaggi ne derivano per il sistema industriale? «Il fatto di appartenere all’Unione europea non consente di avere maggiori aiuti rispetto a quelli che ci sono in altre parti dell’Italia o dell’Europa. Essere posizionati logisticamente in Valle può essere uno svantaggio e comportare maggiori costi, in parte controbilanciati dal fatto che siamo pochi e vi è un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni, che possono adottare dei provvedimenti in tempi rapidi. Un esempio per tutti: la Regione è intervenuta a fine 2008 con rilevanti misure anticrisi sia a favore del sistema produttivo con la sospensione dei pagamenti delle rate dei mutui regionali e la riduzione di quasi un punto percentuale dell’Irap, sia a favore delle famiglie, con misure tra l’altro confermate in toto nel 2010 e poi nel 2011». Di recente la Cisl regionale ha chiesto di favorire lo sviluppo attraverso l’utilizzo di tutte le risorse disponibili per investimenti pubblici nei settori delle infrastrutture. Quali sono gli interventi più urgenti da realizzare in regione? «Collegamenti e mobilità sono due azioni di fondamentale importanza per la competitività di un territorio. Abbiamo bisogno di un sistema ferroviario, traffico merci e persone, che funzioni e che consenta collegamenti rapidi e veloci. Oggi purtroppo la situazione è in stallo e, nonostante la Regione sia pronta a investire, non usciamo da questa impasse perché dipendiamo da decisioni di altri». Come giudicate l’intesa quadro generale tra Governo e Regione sottoscritta sulle infrastrutture di interesse nazionale?

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Abbiamo bisogno di un sistema ferroviario, traffico merci e persone, che funzioni e che consenta collegamenti rapidi e veloci

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«Si tratta di orientamenti strategici che riguardano opere infrastrutturali che condividiamo, dal completamento della statale 27 di accesso al traforo Gran San Bernardo ad alcune varianti della statale 26 all’altezza di Bard, dalla galleria di sicurezza del traforo del Monte Bianco all’elettrificazione della linea ferroviaria. Resta da capire quando e quali risorse verranno destinate per queste opere che possono aiutare a far ripartire il nostro sistema economico». 2011 • DOSSIER • 123


UMBRIA

Cambiare il passo dello sviluppo

L’

Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria

economia umbra ha mostrato qualche segnale di ripresa nel 2010 rispetto al 2009, anche se, secondo Confindustria regionale, l’aumento della produzione si presenta discontinuo e di entità insufficiente a riportare il settore industriale sui livelli produttivi pre-crisi. «In effetti anche i segnali e i dati in nostro possesso documentano una situazione a macchia di leopardo; nel 2011 l’economia umbra potrebbe crescere a un tasso dell’1% circa, ma c’è il rischio che i segnali di ripresa non si riverberino in maniera significativa sul versante occupazionale» conferma Catiuscia Marini. Per forzare il percorso della crescita le politiche regionali poggeranno su due pilastri fondamentali. «Il primo è quello della difesa attiva del sistema produttivo. Dedicheremo una particolare attenzione agli strumenti per facilitare l’accesso al credito e agli interventi per salvaguardare e recuperare il patrimonio imprenditoriale della regione rispetto a quelle situazioni di difficoltà e di crisi che hanno i caratteri della temporaneità – spiega la presidente –. Il secondo è quello della continuità nella diffusione di processi innovativi, con particolare riferimento ai driver di sviluppo rappresentati dalla green economy e dalle piattaforme tecnologiche più rilevanti per la regione, attraverso la ricerca e l’innovazione tecnologica, lo stimolo al rafforzamento delle dimensioni d’impresa, l’apertura

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Una ripresa economica a macchia di leopardo che necessita di un coraggioso percorso di riforma. Seguendo quattro parole chiave: semplificazione, sviluppo innovativo, turismo e welfare sostenibile. Il punto della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini Michela Evangelisti

verso l’esterno e la proiezione internazionale del sistema produttivo. Crediamo molto nei nostri poli di innovazione, da quello dell’automotive, a quello dell’aerospazio». Qualche giorno fa è stato avviato il percorso di partecipazione del documento annuale di programmazione 2011, strumento fondamentale da un punto di vista economico e sociale. Quali sono le linee guida seguite? «Il documento di programmazione 20112013, il primo di questa legislatura, tiene ovviamente conto dell’attuale contesto economico, ma soprattutto si confronta con un quadro della finanza pubblica che, oltre ai tagli decisi dal governo con la manovra di luglio, si presenta denso di incertezze. La Regione Umbria con il Dap 2011-2013 tenta lo stesso di impostare un coraggioso percorso di riforma, per innovare e cambiare il passo dello sviluppo, basandosi su quattro capisaldi: l’azione riformatrice forte sul versante della semplificazione amministrativa e istituzionale; la scommessa sull’Umbria come laboratorio di sviluppo per l’economia della conoscenza e la green economy; l’investimento sul territorio come risorsa e attrattiva nella quale, a partire


Catiuscia Marini



Dedicheremo attenzione agli strumenti per facilitare l’accesso al credito e agli interventi utili a salvaguardare il nostro patrimonio imprenditoriale

dall’identità regionale e dai valori ambientali, culturali e artistici, far crescere il secondo motore autonomo dello sviluppo, il turismo; l’attenzione alle persone e al loro benessere, attraverso il ridisegno di un modello di welfare universale e sostenibile». La giunta regionale ha elaborato un disegno di legge per la semplificazione normativa. A che punto è l’iter della legge? «Abbiamo pre-adottato come Giunta il disegno di legge nelle scorse settimane e senza velleitarismi, rispetto a una materia su cui le nostre competenze sono limitate. Abbiamo un obiettivo molto chiaro, ovvero attivare un sistema di relazioni tra imprese e pubblica amministrazione improntato alla certezza: delle procedure, degli interlocutori e dei tempi di risposta. Il tutto anche attraverso una forte accelerazione sul ruolo e sulla funzionalità degli sportelli unici. È anche da sottolineare in questo contesto l'obiettivo di una nuova legge quadro sull’artigianato, che in coerenza con la legge sulle politiche industriali e gli strumenti di programmazione esistenti, ridefinisca un contesto giuridico, semplificazioni amministrative, funzioni di supporto a sostegno della crescita, degli interessi e del potenziale di sviluppo della piccola e piccolissima impresa,



coerentemente con le indicazioni che provengono dallo Small Business Act, dalle imprese e dal mondo della rappresentanza». Negli ultimi due anni in regione si è registrata una pesante caduta dell’occupazione, fino ad arrivare all’attuale tasso di disoccupazione del 7,6% circa. La Cgil regionale ha sostenuto l’esigenza che il Piano per il lavoro diventi la priorità vera della regione. Quali sono gli strumenti, anche finanziari, individuati dalla Regione per costruire un forte progetto sul terreno dell’occupazione? «La questione del lavoro e dell’occupazione è per noi una priorità. Per questo abbiamo voluto fortemente il piano per il lavoro, attualmente in via di definizione, ottenendo la condivisione non solo della Cgil ma di tutte le parti che siedono al tavolo dell’alleanza per lo sviluppo. Le strategie che intendiamo mettere in campo sono essenzialmente mirate a determinare condizioni utili affinché le imprese, invece di licenziare, assumano lavoratori. Il nostro obiettivo è quello di stimolare politiche industriali che non solo creino maggiore occupazione, ma buona occupazione. Vale a dire che si devono dare risposte alla disoccupazione che in Umbria ha caratteristiche peculiari, come quella ad alta scolarizzazione e femminile. Così com’è altrettanto necessario attuare azioni che aiutino a superare la precarizzazione. Per ciò che riguarda le risorse finanziarie ancora non abbiamo definito il quadro esatto, ma sarà un impegno economico forte». L’economia umbra subisce ancora le conseguenze dei danni provocati dal sisma: il problema della ricostruzione pesante, che riguarda non solo le abitazioni private, ma anche le attività economiche e gli edi-  2011 • DOSSIER • 127


UMBRIA



Puntiamo a stimolare politiche industriali che non solo creino occupazione, ma buona occupazione

 fici pubblici, permane. In che direzione vi state muovendo e cosa chiedete allo Stato? «In Umbria, come nelle Marche, la ricostruzione post sismica è di fatto conclusa nella parte che riguardava le prime case, salvo alcuni interventi un po’ più complessi che si stanno ultimando. In ogni caso da anni tutti gli umbri hanno fatto rientro nelle proprie abitazioni. Così come anche le imprese private hanno potuto ritornare nei regimi pieni delle loro attività produttive. Questo per ciò che riguarda il sisma del 1997. Diversa è la situazione per il sisma del dicembre 2009 che ha interessato la zona del marscianese. Lì, è vero, la Regione, con i pochi fondi stanziati dal governo, ha avviato la ricostruzione leggera. Allo Stato abbiamo semplicemente chiesto che valgano per i nostri cittadini gli stessi diritti riconosciuti a tutti gli altri colpiti da calamità naturali e che hanno perso o avuto danni gravi alle loro abitazioni. E, consapevoli delle difficoltà della finanza pubblica, la Regione si è detta anche disponibile ad anticipare le somme necessarie ad attivare un mutuo che consenta ai cittadini e alle imprese di ricostruire presto. Ovviamente attendiamo che governo e Parlamento ci autorizzino». Quali risvolti potrà portare per la Regione l’approvazione dei decreti mancanti per il 128 • DOSSIER • 2011



completamento della riforma federalista? «Difficile dire ora quali saranno i risvolti per la nostra regione, in assenza prima di tutto del complesso dei decreti attuativi e, in secondo luogo, se non sappiamo come si chiuderà la partita del federalismo municipale. In ogni caso posso dire che per ciò che ci riguarda, come Umbria, se all’attuazione del federalismo corrisponderà – come deve essere – quella della responsabilità, ciò ci permetterà di “reggere” questa sfida su quattro fondamentali aspetti: mantenimento dell’equilibrio finanziario in sanità - che da anni l’Umbria riesce a mantenere -, vero banco di prova della tenuta dei conti regionali; contenimento dei costi di funzionamento, da intendersi con riferimento all’intero sistema delle autonomie territoriali della regione; un profondo processo di riforme endoregionali, che peraltro abbiamo già in parte avviato e attuato; recupero del Pil pro-capite, così da riportarlo oltre la media nazionale (come ancora era ai primi anni 80) e quindi migliorare il parametro della capacità fiscale pro-capite, che rappresenta a sua volta un importante obiettivo di medio periodo anche per la tenuta dell’Umbria nel federalismo fiscale, oltre che, ovviamente, per il miglioramento del tenore di vita della comunità regionale».


Raffaele Nevi

Meno burocrazia, più competitività Tempi certi di risposta: questo chiedono cittadini e imprenditori. Lo sviluppo dell’Umbria passa, secondo Raffaele Nevi, attraverso lo snellimento della macchina burocratica. Ma è anche fondamentale razionalizzare e ridurre drasticamente la spesa pubblica Michela Evangelisti

A

proposito dell’economia umbra Raffaele Nevi, consigliere regionale Pdl, parla addirittura di una «peggiore crisi nella crisi», ovvero di una situazione di difficoltà che supera per gravità quella che ha interessato il resto del Paese e sulla quale, a livello regionale, ci si sta interrogando con particolare attenzione. «Si tratta di trovare un meccanismo che porti l’Umbria a crescere – spiega Nevi –, innanzitutto aumentando la produttività del lavoro, un dato sul quale preme un pesante gap rispetto all’Italia e alle altre regioni del centro e che arriva a sfiorare parametri tipici del Mezzogiorno». Tra le questioni più dibattute, quella del sostegno alle piccole e medie imprese attraverso i fondi comunitari. Qual è, su questo punto, la vostra ricetta? «Quella di non disperdere le risorse pubbliche, che sono sempre più esili, in mille rivoli, ma di qualificarle, attraverso interventi mirati che puntino a sostenere le imprese in grado di stare sul mercato e non quelle che ormai non riescono più a reggere. Siamo particolarmente critici nei confronti della Regione su questo punto: i fondi pubblici che sono stati utilizzati finora spesso non hanno prodotto risultati significativi, come evidenziano le ultime analisi congiunturali».

Quali proposte avete avanzato per quanto riguarda il settore sviluppo economico? «Innanzitutto una radicale riforma della macchina burocratica e una drastica riduzione della spesa pubblica. L’ultimo rapporto di Banca d’Italia evidenzia sotto questo aspetto una situazione in Umbria particolarmente pesante: negli anni 2006/2008 la spesa pubblica regionale, al netto degli interessi, è stata pari a 4195 euro pro capite. Il dato è superiore di ben 1000 euro alla media delle regioni a statuto ordinario. È vero che bisogna considerare un leggero aumento dovuto alle spese per la ricostruzione post terremoto, ma comunque, anche al netto di tale componente, l’incidenza della spesa in conto capitale sarebbe scesa del 14%, stiamo parlando di valori minimi». In sintesi, come intervenire? «Dobbiamo costruire una politica che tenda a snellire, a sburocratizzare, a sgonfiare questo moloch che in Umbria è stato concepito dal vecchio partito comunista italiano per pensare ai bisogni della gente, come si usava dire da queste parti, dalla culla alla bara. Bisogna ripensare tutto il sistema e favorire operazioni di esternalizzazione, privatizzazione, liberalizzazione, cercando da un lato di ridurre la spesa pubblica e dall’altro di fortificare le imprese chiamandole a svolgere anche

Raffaele Nevi, consigliere regionale Pdl e membro della commissione Attività economiche e governo del territorio



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UMBRIA

 funzioni pubbliche». La giunta regionale ha da poco pre-adottato un disegno di legge proprio sulla sburocratizzazione. «Lo abbiamo elaborato tre anni fa, riprendendolo da esperienze testate in altre regioni, come la Toscana e la Lombardia, e presentato in Regione. La Giunta sta presentando ora il suo disegno sulla semplificazione, che ricalca in parte le nostre proposte, ma lo fa con tre anni di ritardo. Comunque ben venga la legge sulla sburocratizzazione, e speriamo di arrivare a un testo il più possibile condiviso che semplifichi la vita a chi ha a che fare con la pubblica amministrazione. Al cittadino o all’imprenditore non interessa tanto ricevere un sì o un no, l’importante è avere tempi certi di risposta».

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In regione la situazione dell’occupazione è particolarmente critica. Quali misure bisognerebbe adottare? «Misure che favoriscano la competitività: le politiche pubbliche, fino ad oggi, hanno invece intralciato chi vuole fare impresa. Poi come gruppo Pdl abbiamo proposto un disegno di legge di revisione dell’imposizione fiscale; se verrà approvato, le imprese che vorranno assumere nuovo personale usufruiranno di una riduzione dell’Irap. Anche la Giunta ora, dopo anni, si dice consenziente su questo meccanismo, ma lo applicherebbe a una fascia molto ristretta di imprese e di imprenditori. Bisognerebbe invece lanciare un messaggio forte, perchè chi vuole fare innovazione e sviluppo sappia che c’è un sistema pubblico pronto a sostenerlo». Un altro tema che vi preme in particolare, e che avrebbe ripercussioni anche ai fini del recupero dell’occupazione, è quello dell’edilizia. «Abbiamo riproposto il piano casa in base a quello che fu l’iniziale input venuto dal governo Berlusconi; purtroppo sono state inserite gravi limitazioni, che lo hanno di fatto reso inefficace. Ora abbiamo apportato delle modifiche in senso più liberale, ma secondo noi ancora insufficienti. Comunque, al di là del piano casa, occorre rivedere tutta la normativa relativa all’urbanistica, per consentire la riqualificazione di interi quartieri, secondo criteri innovativi e bio sostenibili, che consentano risparmio energetico e un miglior approccio paesaggistico; è il caso, ad esempio, di una città come Terni, dove la ricostruzione post bellica ha badato più alla quantità che alla qualità». Infine, quali conseguenze pensa che avrà a livello regionale l’adozione del federalismo fiscale? «Sicuramente positive. Federalismo fiscale è una parola criptica che in realtà significa maggiore controllo della spesa pubblica da parte dei cittadini. Credo che servirà a responsabilizzare le classi dirigenti politiche, e non possono che derivarne benefici per una regione come la nostra dove c’è stato un incremento della spesa pubblica davvero eccessivo».


UMBRIA

I

Interventi mirati per rilanciare il turismo

l 2010 è stato un annus horribilis per le imprese umbre, quello in cui la congiuntura economica sfavorevole ha colpito la regione con la maggiore intensità. A riprova, anche i dati del rapporto annuale che Confcommercio elabora in collaborazione con le aziende associate. Il 39% degli intervistati ha, infatti, dichiarato di essere stato forI dati che emergono dal rapporto annuale temente danneggiato dalla crisi, contro il 27% del 2009 e il 18% del 2008. Tuttavia, la mag- di Confcommercio Umbria non sono confortanti. gior parte delle imprese del terziario, che lo Secondo Luciano Ioni sono necessari «riflessioni scorso anno avevano avuto un atteggiamento più difensivo, non si arrende e dà fondo a di- profonde, politiche di rilancio, maggiori risorse verse strategie per fronteggiare l’emergenza, e interventi indirizzati ai punti deboli del settore» sperimentando anche nuovi rami di attività. «Il settore del commercio ha necessità di riflessioni Michela Evangelisti profonde, di politiche di rilancio specifiche – spiega il presidente di Confcommercio Umbria, Luciano Ioni –. Occorrono maggiori risorse, che non vanno però intese come contributi a pioggia con valenza assistenziale, ma come interventi indirizzati ai principali punti deboli del settore, affinché vengano trasforLuciano Ioni, presidente mati in punti di forza». di Confcommercio Umbria Qual è lo stato di salute del settore turismo? «Dall’analisi dei dati, si può concludere che, nonostante una piccola inversione di tendenza, non si può assolutamente affermare che si sia interrotto il pesante trend negativo di cui il settore è stato vittima negli ultimi anni. La rilevazione periodica su un campione di alberghi effettuata da Federalberghi della provincia di Perugia - nell’ambito del progetto Benchmarking, realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Perugia - conferma infatti la situazione di incertezza in cui si trova ancora il settore turistico. Il report parla di un 5,9% di crescita dell’occupazione media nel 2010 rispetto all’anno precedente (non si può non tenere presente, però, che il 2009 è stato un anno pessimo per il turismo), ma anche di un calo nel mese di dicembre, storicamente significativo per il settore, del 2,3%. Pur con un piccolo incremento, anche nel 2010 il dato

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Luciano Ioni

dell’occupazione si è fermato comunque a una media di appena il 40,7%. Stesso andamento per quanto riguarda la redditività. Il dato complessivo medio del 2010 segna un leggero aumento del 7,1%, nonostante il mese di dicembre avesse segnato un meno 7,6%». Quali interventi sarebbero necessari per migliorarne la competitività? «Al momento si pone l’esigenza di convogliare risorse molto ingenti in un progetto di grande impatto, piuttosto che disperdere le poche disponibilità in molti rivoli». Ha suscitato polemiche una delle voci del federalismo municipale, relativa all’introduzione di una tassa di soggiorno. È scontato chiederle cosa ne pensa? «La nostra organizzazione, anche tramite Federalberghi, ha manifestato chiaramente la propria contrarietà verso questa ipotesi vessatoria nei confronti dei consumatori italiani e stranieri, che pernottano nelle strutture ricettive: i quasi 600 alberghi e le oltre 4.000 strutture extra alberghiere umbre, unitamente ai 34 mila alberghi italiani. La tassazione dell’ospitalità turistica ridurrebbe ulteriormente la competitività e potenzialità di un settore attualmente in sofferenza e che rappresenta per l’Umbria una risorsa essenziale. Il comparto andrebbe invece supportato con politiche adeguate, partendo dagli interventi di carattere fiscale, con la riduzione delle aliquote Irpef ed Iva, da riallineare a quelle dei nostri competitori europei». Crede che il federalismo fiscale possa portare con sé anche qualche opportunità? «Il federalismo fiscale dovrà essere l’occasione per ridurre il carico tributario sulle imprese. La riforma dovrà garantire maggiore responsabilità delle amministrazioni pubbliche, migliori servizi, riduzione degli sprechi, eliminazione delle sovrapposizioni tra livelli di governo e dell’oppressione burocratica. I recuperi di efficienza della pubblica amministrazione e i conseguenti risparmi dovranno essere prioritaria-



Non bisogna disperdere le risorse, ma convogliarle in un unico progetto turistico di grande impatto



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UMBRIA

 mente destinati a ridurre la pressione fiscale problemi di sviluppo del territorio». che grava su imprese e famiglie». L’economia umbra subisce ancora le conseguenze dei danni provocati dal sisma: il problema della ricostruzione pesante, che riguarda non solo le abitazioni private, ma soprattutto le attività economiche e gli edifici pubblici, è ancora presente. «Nel corso dell’incontro organizzato di recente dal Comitato terremotati 15 dicembre a Castiglione della Valle, abbiamo espresso il nostro pensiero: occorre trasformare il dramma del terremoto in un’occasione di crescita per l’intera area. È arrivato il momento di mettere a sistema energie e risorse per ideare e realizzare un grande progetto di sviluppo per la Media Valle del Tevere, che coinvolga tutte le forze economiche, tutti i soggetti attivi sul territorio, le istituzioni, la Regione in prima fila. Nell’immediato, occorre effettuare gli interventi di ricostruzione necessari, migliorare le condizioni di lavoro delle imprese che hanno dovuto delocalizzare, realizzare percorsi facilitati di accesso al credito per tutti i settori dell’economia, attuare strumenti di sostegno all’occupazione, immaginare interventi di defiscalizzazione e detassazione dei consumi per far ripartire l’economia. Bisogna però anche lavorare in una prospettiva di più lungo periodo e di approccio unitario ai 134 • DOSSIER • 2011

Qual è il rapporto delle imprese locali con le banche? Quali sono i principali problemi che incontrano nell’accesso al credito? «Gli ultimi dati a nostra disposizione, elaborati dall’osservatorio sul credito Confcommercio e relativi al quarto trimestre del 2010, ci rivelano che la domanda di credito è in aumento, ma resta il nodo del costo dei finanziamenti. Quasi un’impresa su due (il 48,9%) segnala difficoltà o non riesce a far fronte al proprio fabbisogno finanziario. Se dalla domanda di credito è possibile cogliere qualche segnale di vitalità, con quasi il 26% delle imprese che si sono rivolte al sistema bancario per ottenere un finanziamento (il 3% in più rispetto al trimestre precedente), quasi un quarto delle imprese - il dato più alto da due anni a questa parte - ha ottenuto un importo inferiore a quello richiesto o addirittura si è vista rifiutare del tutto la richiesta del finanziamento. In questa attuale congiuntura i confidi - anche quelli Confcommercio - sono chiamati a farsi carico dei rischi connessi alla crisi, in favore delle imprese e dell’economia regionale, testimoniando ancora una volta il loro ruolo strategico a fianco delle imprese. Per questo abbiamo chiesto alla Regione di sostenere la loro ricapitalizzazione».


UMBRIA

Interventi sulla viabilità umbra Molti sono i progetti della Regione Umbria per ovviare alle carenze che presenta il sistema dei trasporti. L’assessore Silvano Rometti illustra nel dettaglio le opere in corso e quelle in previsione su tutto il territorio Nicolò Mulas Marcello

«L’

Silvano Rometti, assessore alle Infrastrutture, trasporti e mobilità urbana della Regione Umbria

integrazione e lo sviluppo territoriale – sostiene Silvano Rometti, assessore alle Infrastrutture della Regione Umbria – non possono prescindere dal rafforzamento delle reti infrastrutturali, la cui storica carenza limita l’accessibilità dell’Umbria e costituisce una delle principali criticità per la crescita e la competitività dell’economia regionale. Per questa ragione uno dei punti fondamentali del mandato di legislatura è proprio quello del potenziamento delle infrastrutture». Quali sono i principali progetti su cui sta lavorando la Regione in tema di infrastrutture? «Mediante accordi e intese con le autorità centrali, a cui spetta la realizzazione degli interventi ritenuti strategici, si punta innanzitutto a un potenziamento della reti di interesse nazionale. La rete stradale presenta ancora diverse criticità, il cui superamento si basa su un rafforzamento dell’asse nord-sud, costituito dalla E45, integrata con il Nodo di Perugia, e sulla realizzazione o il completamento delle varie trasversali estovest, che si innestano sulla E 45 e la collegano alla A1 e agli assi tirrenico e adriatico (Quadrilatero Marche-Umbria, E78, Terni-Rieti, Tre Valli). Sulla rete ferroviaria gli interventi prioritari sono il completamento del raddoppio della linea Orte-Falconara, a partire dal tratto Spoleto-Terni, e la velocizzazione della linea Foligno-TerontolaArezzo-Firenze, che consentirebbero miglioramenti sensibili nei collegamenti con Firenze e

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Roma, ove si attestano anche le linee e i servizi dell’alta velocità ferroviaria. Inoltre, la Regione non ha mai trascurato l’importanza che può rivestire un aeroporto moderno ed efficiente; vi ha infatti investito cifre importanti, a integrazione di quelle statali, grazie alle quali sarà possibile, entro il corrente anno 2011, inaugurare uno scalo completamente rinnovato e potenziato». L’80% del traffico regionale ricade sulla E 45, la Perugia-Bettolle, le statali 75 e 675. Quali sono le soluzioni possibile per risolvere questo problema? La E45 si tradurrà in autostrada? «Si tratta delle arterie stradali principali della regione, che fanno parte della rete di interesse nazionale e che si pongono a servizio delle aree dove più alta è la concentrazione di insediamenti urbani, aree commerciali, residenziali e produttive. Ma è anche vero che ci sono dei colli di bottiglia per cui si assiste a fenomeni di congestione estesi a fasce orarie sempre più ampie. È il caso del tratto di E45 e del raccordo Perugia-Bettolle che va da Ponte San Giovanni a Perugia, dove si sommano flussi molto rilevanti. Puntiamo a risolvere il problema con la realizzazione di una variante, il cosiddetto Nodo di Perugia, sia alla E 45 e sia al raccordo autostradale. Per quanto riguarda la E45, l’amministrazione regionale ritiene prioritaria la sua riqualificazione e messa in sicurezza, e poi la sua trasformazione in autostrada, mantenendo un pedaggio agevolato per i residenti». Qual è la situazione per


Silvano Rometti

quanto riguarda la realizzazione del Nodo di Perugia? «La Regione ha fortemente voluto che fosse inserito nelle opere di interesse nazionale previste dall’intesa generale quadro del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Attualmente si attende che il ministero trasmetta al Cipe la sua istruttoria sul progetto definitivo del tratto Madonna del Piano-Corciano per la successiva approvazione e il relativo finanziamento. Considerato che la realizzazione dell’intero intervento richiede risorse molto rilevanti, è all’esame del ministero l’ipotesi di procedere con la realizzazione di un primo stralcio funzionale». Cosa può dirci riguardo la prosecuzione della realizzazione del sistema viario Quadrilatero Marche-Umbria? «L’asse viario Umbria-Marche, rappresenta una delle principali opere infrastrutturali che interessano l’Umbria. Purtroppo su quest’opera si sono addensate una serie di problematiche, ascrivibili a vicende economico-operative delle imprese che si sono aggiudicate gli appalti, che ne stanno rallentando la realizzazione. Tenendo conto che il progetto è suddiviso in due maxilotti, possiamo

affermare che per il maxilotto 1, direttrice Foligno-Civitanova Marche, la realizzazione è in linea con i tempi previsti. Le criticità invece sussistono per il maxilotto 2, direttrice Perugia-Ancona. Qui, per il tratto Pianello-Valfabbrica della SS318 e per la SS76 Serra San Quirico-Albacina e Fossato di Vico-Cancelli si sono registrate alcune criticità nei tempi di realizzazione. A parte va affrontata la situazione del tratto della Perugia Ancona, 5° lotto ValfabbricaSchifanoia, tratto Valfabbrica-Casacastalda, sul quale si è aperto un contenzioso, in occasione dell’aggiudicazione per il completamento dei lavori e che rischia di far accumulare ulteriori ritardi. La Regione ha avviato contatti con Anas, nell’auspicio che si possa riuscire a trovare accordi per risolvere bonariamente il contenzioso e consentire l’effettivo avvio dei lavori. È necessario che i vari soggetti istituzionali, ministero delle Infrastrutture e direzione nazionale di Anas, si assumano la responsabilità di affrontare la questione e di individuare un percorso che risolva in maniera definitiva questa vicenda, facendo in modo che quanto prima si superi la fase di criticità e si concludano i lavori». 2011 • DOSSIER • 137


UMBRIA

Più infrastrutture per il rilancio regionale Occorre amministrare i fondi con attenzione per portare a termine le opere in corso su tutto il territorio. A sostenerlo è Maria Rosi, vicepresidente della II Commissione consiliare permanente della Regione Umbria Nicolò Mulas Marcello

L

a gestione delle risorse da impiegare nelle infrastrutture è uno dei nodi cruciali su cui discutono maggioranza e opposizione nel Consiglio regionale dell’Umbria. Ma il potenziamento delle reti di trasporti è per tutti il principale motore dello sviluppo economico locale. «Il problema delle strade e dei trasporti dell’Umbria – sostiene Maria Rosi, consigliere regionale del Pdl e vicepresidente della seconda Commissione consiliare permanente – è importante perché coinvolge non solo il sistema viario stradale, ma anche quello ferroviario e aeroportuale». Quali sono le priorità della Regione in materia di infrastrutture stradali? «Tra i progetti principali ci sono il nodo di Pe-

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rugia, la trasformazione dell’E45 in autostrada, e poi il quadrilatero, che comprende la PerugiaAncona e la Val di Chienti. Inoltre, anche la strada delle tre valli e i collegamenti tra Terni, Rieti e Civitavecchia. Purtroppo questi sono progetti che dovevano essere sviluppati già da tempo ma i cui cantieri sono ancora aperti da oltre dieci e venti anni fa». La questione E45 è una delle più importanti. La statale si tradurrà secondo lei in autostrada in tempi brevi? «Sicuramente non in tempi brevi perché le previsioni parlano di 15-20 anni con una spesa pari a 10 milioni di euro. In più, dobbiamo anche trovare i finanziamenti. Oltre a ciò andranno fatte tutte le messe in sicurezza, l’adeguamento della manutenzione della strada, le rampe e le corsie di emergenza. Si tratta quindi di un’opera enorme che ha bisogno di tempi e valutazioni importanti. Non è pensabile di renderla autostrada nelle condizioni in cui è attualmente. Questa, comunque, non è una priorità assoluta perché dovranno andare a compimento prima i cantieri già aperti». Per quanto riguarda il sistema viario, a che punto è il quadrilatero Marche-Umbria? «C’è stato un blocco ma ora stanno lentamente riprendendo soprattutto sul versante umbro anche perché su quello marchigiano già siamo a buon punto. Per i tempi di realizzazione si parla del 2012-2013. Se sul versante marchigiano sono stati più veloci, sul nostro ci sono stati ricorsi al Tar e una serie di problematiche che

A sinistra, Maria Rosi, consigliere regionale del Pdl e vicepresidente della seconda Commissione consiliare permanente della Regione Umbria


Maria Rosi

hanno rallentato tutto l’iter come purtroppo spesso accade nella nostra regione. Sul tratto Albacina-Serra San Quirico si lavora alla galleria Gola Rossa. Il termine dei lavori lungo l’asse è previsto per il 2013 Pianello Valfabbrica, mentre nel 2014 è previsto il completamento del tratto Fossato di Vico Cancelli e Albacina, e Serra San Quirico». Con i tagli operati dal governo la situazione per realizzare le infrastrutture diventa più difficile. Quali sono le soluzioni adottate dalla Regione e quali i progetti che possono continuare o partire? «I tagli del governo sono legittimi in quanto ci troviamo in una difficile situazione economica. Bisogna quindi ripensare la gestione dei fondi disponibili per queste opere e gestire meglio le priorità. Occorre concludere le opere di infrastrutture già aperte, valutando poi quali sono

le strade di maggiore affluenza. Il ministro Fitto ha manifestato alla presidente Marini, la destinazione per la nostra regione di fondi Fas per interventi infrastrutturali di specifica valenza. Bisogna cercare quindi di non sperperare i fondi a disposizione. Spesso non riusciamo a capire come mai con tanti soldi stanziati le opere ancora non sono finite. Il problema delle strade e dei trasporti dell’Umbria è importante e va portato all’attenzione perché coinvolge non solo il sistema viario stradale, ma anche a quello ferroviario e aeroportuale. Anche su questo ultimo fronte si stanno concentrando le risorse per cercare di fare “decollare” questo aeroporto. Già qualcosa è stato fatto perché a marzo avremo il volo per Bruxelles che essendo uno scalo importante porterebbe l’Umbria più a contatto con tutto il mondo. Purtroppo nel corso degli anni molte progetti non sono stati attuati anche per scelte politiche perché si è preferito sviluppare altre cose rispetto ai trasporti. Ma in un periodo di crisi come questo i trasporti andrebbero comunque potenziati per poter rilanciare la regione. Anche se sono all’opposizione mi voglio augurare che vengano prese decisioni per il bene della regione. Gli sforzi ci sono ma purtroppo spesso vengono stritolati da logiche di partito». 2011 • DOSSIER • 139


ABRUZZO

Patto per lo sviluppo, lo strumento della crescita

R Sotto, il presidente della Regione Abruzzo Giovanni Chiodi. Nella pagina a fianco, Chiodi al Tavolo di coordinamento degli enti per la ricostruzione con il sottosegretario Letta

ipresa dell’export (+18,7%) e del manifatturiero. Da questi dati positivi del 2010 è necessario costruire il rilancio dell’Abruzzo. Rilancio che, come evidenzia il presidente della Regione Giovanni Chiodi, in questo particolare momento deve sostanziarsi in un’inversione di tendenza in grado di far ripartire l’economia regionale. «Non ci troviamo di fronte a una ripresa forte e corposa – spiega il governatore – sulla quale pensare ipotesi di sviluppo e investimenti di grande portata. Dobbiamo essere bravi a cogliere i motivi di crescita per avviare la stagione del rilancio e per non arretrare nel campo della competitività». Rispetto al 2009 migliora la situazione occupazionale e delle imprese, ma lo scenario della regione resta ancora critico. Lei ha dichiarato che non esiste sviluppo senza risanamento. È questa dunque la priorità? «Sì, la situazione economica e soprattutto finanziaria dell’ente regionale rimane difficile e il processo di risanamento è l’unico in grado di assicurare lo sviluppo. Su questo fronte, il governo regionale, a due anni dal suo insediamento, può vantare e fare leva su risultati incoraggianti. Rispetto agli anni passati e, grazie alla concretezza della nostra politica di contenimento della spesa, oggi possiamo segnalare una riduzione del debito complessivo di oltre 500 milioni di euro in pocopiù di un anno». Quali misure sono state ap-

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Dal risanamento attuato in due anni ai futuri progetti per la ripresa. «Vogliamo puntare su sviluppo, ricerca e innovazione» afferma Giovanni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo. Per implementare occupazione e competitività Francesca Druidi

plicate? «Sul versante della spesa pubblica, abbiamo ridotto le Asl da sei a quattro, chiuso due sedi di rappresentanza in Romania e in Brasile, commissariato enti e agenzie regionali, tagliato i compensi ai consiglieri di amministrazione di Abruzzo Engineering e Fira, ridotto il numero dei dirigenti regionali, dei confidi e delle comunità montane. Sono state arrestate le dinamiche di assunzione del personale. Infine, siamo l’unica regione italiana ad aver tagliato le indennità dei consiglieri regionali. Oggi possiamo dire di aver abbandonato il primato di regione più indebitata d’Italia (con 4 miliardi di euro a partire dal 2008) fino a ridurre l’intero indebitamento del 13,8% e riportando in risalita il rating dell’ente secondo la stima dell’agenzia Moody’s. E sono convinto che questi siano tutti dati destinati a crescere nei prossimi due anni». Su quali settori produttivi occorre puntare nello specifico per alimentare la ripresa? «La nostra regione presenta, da sempre, una fortissima correlazione con l’andamento dell’economia internazionale. Basti pensare che alcuni tra i settori industriali più colpiti (mezzi di trasporto, elettronica e tessile) sono fortemente presenti in Abruzzo. Nella teoria economica,


Giovanni Chiodi

quella abruzzese viene definita una economia prociclica: si esalta quando quella mondiale va bene, si deprime quando quella mondiale va male. Abbiamo la necessità di individuare una nuova mission per l’Abruzzo, sia per mantenere la presenza delle grandi industrie, sia per cercare di creare maggiore coesione e maggiore sistema tra le Pmi e tra i territori. Vogliamo puntare, quindi, su sviluppo, ricerca e innovazione. Solo così si consolidano l’occupazione e lo sviluppo di settori strategici per l’Abruzzo». Quali provvedimenti ha preso la Regione per favorire la crescita e la stabilità dell’occupazione, rafforzando la competitività del tessuto produttivo? «Sotto questo profilo, per noi parlano le cifre. L’impegno per la crescita e la stabilità dell’occupazione, in un momento di grande crisi economica, si è già materializzato attraverso una serie di misure che hanno avuto ottime ricadute sul territorio. Abbiamo messo a disposizione delle imprese 124 milioni di euro con una serie di bandi che vanno dalla ricerca ai poli di innovazione, dal sostegno alle pmi e al microcredito, dagli aiuti alle piccole e nuove imprese innovative ai centri commerciali naturali. Nel campo occupazionale, per far fronte alla crisi abbiamo stanziato 190 milioni di euro per la cassa integrazione in deroga. Abbiamo avviato bandi per occupazione, istruzione e welfare di 134 milioni di euro e con il progetto “Lavorare in Abruzzo” abbiamo creato 5.700 posti di lavoro,

di cui la metà a tempo indeterminato. Per il futuro contiamo di replicare questa felice esperienza, guardando con attenzione alle aree che più di tutte presentano alti indici di disoccupazione: la Val Vibrata e la Valle Peligna». Patto per lo sviluppo dell’Abruzzo. Quali le prime iniziative della Consulta a livello operativo? «Come Giunta riteniamo che questo patto rappresenti lo strumento migliore per la crescita dell’Abruzzo. È una proposta che ho lanciato a tutte le forze politiche, sindacali, imprenditoriali e sociali della regione per un’assunzione di responsabilità in un momento di condivisione delle scelte. Mi sembra una linea politica chiara e definita, sulla quale qualcuno può sollevare obbiezioni, ma che ha il pregio di mettere tutte le forze attive di questa regione di fronte alle proprie responsabilità. L’idea di assunzione di responsabilità sta anche a rappresentare un momento di crescita di mentalità e di cultura dell’Abruzzo: la condivisione con tutti gli attori principali del sistema produttivo, della politica e del sociale, mi sembra una scelta ineludibile». La sanità costituisce un nodo particolarmente delicato e complesso nell’ambito del sistema abruzzese. Il disavanzo a ogni modo diminuisce. In quale direzione si è mossa e si muoverà la Regione? «È la vera rivoluzione che stiamo portando avanti. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Stiamo scardinando un sistema che aveva in-  2011 • DOSSIER • 143


ABRUZZO

 quinato la vita politica regionale e aveva pro-

dotto uno dei più evidenti e macroscopici squilibri finanziari nella storia delle regioni. Negli anni precedenti, tanto per dare dei numeri, la sanità abruzzese ogni giorno perdeva un milione di euro. Per il 2010, anno in cui sono diventato commissario per la Sanità, andremo a registrare un indebitamento molto al di sotto di quello programmato nel Piano di rientro, fissato a 85 milioni. In due anni il disavanzo delle Asl è diminuito del 53,3%, il debito netto è sceso del 22%. Siamo l’unica regione sottoposta a Piano di rientro che quest’anno non ha incrementato la leva fiscale. Questi risultati li abbiamo raggiunti nonostante a dicembre abbiamo avuto conferma che, tra il 2004 e il 2007, sono stati distolti dal Fondo sanitario nazionale in favore del bilancio ordinario della Regione 528 milioni di euro, al quale abbiamo dovuto far fronte con un’anticipazione dello Stato e l’aumento dell’accisa di competenza regionale della benzina».

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Che tipo di segnali arrivano dalla sanità regionale? Verso un testo unico del welfare regionale, quali le linee guida da perseguire? «Si tratta di segnali positivi che arrivano dal fronte strutturale, con la riduzione del 18% dei posti letto nel pubblico e nel privato e la chiusura a inizio anno dei contratti con le cliniche private in un tetto finanziario stabilito. Siamo l’unica regione che, nel riordino della rete ospedaliera, non ha disposto la chiusura di alcun ospedale, ma solo la riconversione di 5 strutture su 22, con presidi sul territorio che continueranno a offrire assistenza. Il nuovo welfare regionale parte anche da qui, ma prevede maggiori servizi di assistenza domiciliare integrata e l’incremento dei servizi all’infanzia». Si è molto discusso in questi mesi del problema delle macerie a L’Aquila: quali saranno i prossimi sviluppi, discussi al tavolo di coordinamento degli enti per la ricostruzione? «Le macerie nell’estate 2009 sono state rimosse dal centro storico dell’Aquila ma, successivamente, per effettuare lavori di puntellamento e messa in sicurezza degli edifici sono state nuovamente depositate negli spazi pubblici del centro storico. Quando ho assunto le funzioni di commissario delegato per la ricostruzione, ho emanato una serie di provvedimenti che hanno consentito la tempestiva rimozione degli ulteriori materiali, tanto che a oggi la situazione è sotto controllo. Inoltre, è allo studio un’ulteriore norma che consentirà di avere un soggetto attuatore, il quale potrà occuparsi in maniera tempestiva ed efficace di tutte le problematiche inerenti le macerie, con il coinvolgimento di tutti gli enti preposti, inclusi i Comuni del cratere».


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Nuovi ambiti strategici per lo sviluppo Innovazione, crescita dell’impresa, internazionalizzazione e investimenti logistico-infrastrutturali. Queste le parole chiave necessarie al territorio per uscire dalla crisi. L’analisi di Enrico Marramiero, presidente di Confindustria Pescara Francesca Druidi

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i troviamo in un periodo durissimo per le nostre imprese. La crisi ha rallentato, ma la ripresa stenta ad arrivare». Così Enrico Marramiero, presidente di Confindustria Pescara, riassume l’andamento economico del territorio, che mostra anche alcuni segnali positivi: «la provincia di Pescara è l’unica in Abruzzo, secondo i dati Cresa del III trimestre 2010, ad aver registrato la crescita della produzione (+3,9%) e della competitività all’estero (fatturato: +1,2%; ordini: +15,4%), però accompagnata dalla diminuzione degli altri indicatori congiunturali e dalle previsioni più pessimistiche tra le province, a eccezione degli ordini esteri». Le conseguenze sull’occupazione sono e resteranno pesanti, come indicano i dati provinciali sugli ammortizzatori sociali: sono oltre 2.957.000 le ore di Cig erogate nel 2010. Quali restano le principali criticità della provincia? «La situazione locale è caratterizza da un’evidente difficoltà di pianificazione infrastrutturale del territorio. Fatte poche eccezioni, le più importanti realizzazioni nel campo delle opere civili risalgono a diversi anni fa. Il quadro economico contingente, sia globale che locale, vive un momento di estrema problematicità, che si sovrappone e si aggiunge al gap che la nostra regione paga rispetto al contesto 146 • DOSSIER • 2011

del Paese. È necessario poi che si arrivi alla realizzazione di sistemi reali nel segmento dell’Ict indispensabile sicuramente per le imprese, ma anche e sopratutto per la Pubblica amministrazione, che si deve dotare di sportelli online per ogni pratica amministrativa». Quali misure individua per sviluppare le leve da lei considerate fondamentali quali internazionalizzazione e innovazione? «Un mondo che cambia nell’economia della turbolenza ha bisogno di affrontare le problematiche con strategie nuove e con la definizione di un ruolo moderno delle associazioni del sistema in logica di un mix di servizi-rappresentanza-identità e valori. Temi come l’internazionalizzazione, la ricerca e lo sviluppo tecnologico, l’energia e sostenibilità, l’accesso al credito, la riforma fiscale, le infrastrutture e la logistica, la definizione di nuove politiche del lavoro, rappresentano il minimo comun denominatore che determina la vera responsabilità di Confindustria nel promuovere e chiedere a gran voce di operare in una logica del fare e in tempi ragionevoli». Come si sta muovendo Confindustria Pescara? «Abbiamo capito che, per puntare al rilancio dell’economia, è prioritario definire gli ambiti

Enrico Marramiero, presidente di Confindustria Pescara. In alto nella pagina successiva, Marramiero con Dario Pilla, direttore generale di Banca dell’Adriatico


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Enrico Marramiero

15,4% ORDINI

Percentuale di aumento degli ordini esteri registrati nella provincia di Pescara nel III trimestre 2010

strategici per ogni area territoriale della provincia. Bisogna incastonare, su ciascuna area, progetti di sviluppo che presuppongono la valorizzazione degli asset strategici concentrandovi i canali finanziari per evitare sovrapposizioni tra istituzioni (Regione, Provincia, Comuni, Cciaa). Proponiamo, quindi, la definizione di politiche orizzontali e fattori trasversali di sviluppo competitivo che tocchino tutte le imprese che operano sul territorio e di un programma di investimenti logistico-infrastrutturali di supporto alla collettività e alle im-



Servono relazioni più moderne tra banche e imprese. L’accordo con Banca dell’Adriatico va in questa direzione



prese in genere: strade a scorrimento veloce per il collegamento delle aree interne alla costa e all’asse autostradale, sviluppo e collegamento in rete delle piattaforme logistiche esistenti, ma non ancora rese efficienti (aeroporto, porto, interporto, ecc.), il completamento del collegamento alla banda larga». Quali sono, nello specifico, gli asset strategici identificati per ogni area territoriale? «Per Pescara Metropolitana con Spoltore e Montesilvano, è stato individuato il distretto di rilevanza nazionale del terziario innovativo, insieme all’alta specializzazione del settore delle costruzioni. Per Val Pescara, alta specializzazione della meccanica e impiantistica, chimicafarmaceutica, filiera turistica del benessere ed enogastronomica. Per l’Area Vestina, si punta all’alta specializzazione nella moda, nella filiera agroalimentare ed enogastronomica, e in quella turistica storico-museale, religiosa e naturalistica. Qui è stato recentemente siglato il primo contratto di rete del settore alta moda in Europa: il polo dell’alta moda dell’Area Vestina». Quali iniziative, invece, sul fronte dell’internazionalizzazione? «Confindustria Pescara si concentrerà sull’avvio di un Piano formativo per Area Paese da erogare quando vi siano gruppi di imprese interessati ai mercati di riferimento. Verrà, inoltre, avviata una forte azione di contrasto nei confronti di ogni iniziativa regionale e-o provinciale che punti a sovrapporsi ad altre già esi-  2011 • DOSSIER • 147


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 stenti. Istituto per il commercio estero, Centro fond, specificamente destinati a interventi e estero delle Camere di Commercio d’Abruzzo e lo sportello Sprint regionale dovranno essere in grado di focalizzare risorse finanziarie e organizzative che puntino a una vera e propria specializzazione per accompagnare le imprese sui mercati globali». Quali sono i vantaggi dell’accordo siglato con Confindustria Chieti e Banca dell’Adriatico per le aziende del territorio? «Il nuovo accordo conferma e prolunga gli strumenti attuati da quello precedente e disegnati per fronteggiare le principali emergenze della crisi, come la linea di credito aggiuntiva per la gestione degli insoluti, i programmi di ricapitalizzazione per il rafforzamento patrimoniale, l’allungamento fino a 270 giorni delle scadenze a breve termine e il rinvio rate su mutui e leasing. Attraverso questi strumenti si è potuto dare, in 12 mesi, un riscontro positivo a oltre 1300 richieste a livello locale. Banca dell’Adriatico mette a disposizione per le imprese del nostro territorio 600 milioni di euro di pla-

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investimenti nei tre ambiti strategici individuati insieme a Piccola Industria per rilanciare la competitività delle aziende italiane: crescita dell’impresa, internazionalizzazione e innovazione». Questa intesa contribuirà a migliorare il rapporto tra banche e sistema produttivo locale? «La finanza è una leva essenziale per lo sviluppo delle aziende. In Italia servono però relazioni tra banche e imprese più moderne e trasparenti. Questo accordo va in questa direzione e soprattutto offre strumenti concreti sui reali bisogni delle aziende: internazionalizzazione e innovazione, leve di crescita e vie di uscita alla crisi. Decisamente di valore è lo strumento del modello diagnostico di autovalutazione finanziaria, che rende autonoma l’azienda nell’ottenere un primo quadro dei propri punti di forza e di debolezza attraverso il quale, in un rapporto di collaborazione con la banca, identificare le migliori strategie di crescita da perseguire».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’impronta europea delle componenti d’acciaio

«U

n mercato in espansione, soprattutto se si guarda alle rinnovabili». Per Giovanni Bartoloni, amministratore delegato della Sitem, sono questi i presupposti per affrontare i cambiamenti attraversati dai motori elettrici e dell’industria collaterale che ne garantisce l’esistenza: quella dei semilavorati in acciaio. Un prodotto “leggero”, ma capace di supportare i pesanti ingranaggi di alcuni colossi mondiali. Per esempio la Bosch, che è anche uno dei clienti dell’azienda umbra. Il giro d’affari si fa davvero globale. Così, dal nucleo originario di Trevi, la Sitem ha decentrato gli avamposti produttivi: con le due unità di Milano in testa e, a seguire, Slovacchia e Francia. Fare impresa in Umbria: qual è la principale criticità? «Dal punto di vista logistico la situazione è svantaggiosa, soprattutto per chi ambisce a rafforzare

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Piccoli e sofisticati, gli ingranaggi che muovono le fila dei motori elettrici segnano il passo della produzione europea. L’interessante case history della Sitem, ripercorsa da Giovanni Bartoloni, stringe sulle novità del settore, tenendo d’occhio il comparto delle rinnovabili Paola Maruzzi

i canali dell’export. Bisogna fare i conti con l’isolamento geografico. Rispetto ai competitor del Nord Italia, abbiamo qualche difficoltà per quanto riguarda i trasporti e i relativi costi. Di qui la scelta strategica di aprire due sedi a Milano, un polo economico capace di attrarre nuovi investimenti». Se il territorio umbro ha poca attrattiva logistica, perché la Sitem, da ben trentasette anni, continua a rimanere ancorata a Trevi? «A monte ci sono delle ragioni economiche. E c’è una storia che va raccontata. Tutto è cominciato grazie alla spinta della torinese Aspera, che faceva compressori per frigoriferi. Dovendo acquistare l’acciaio, era stato naturale aprire un canale con Terni. Per ammortizzare i costi di trasporto si decise di creare una azienda in Umbria. Da quel nucleo originario sorto mediante l’aggregazione di numerosi imprenditori locali, nacque la Sitem. Ma l’Umbria presentava, e resiste tuttora, un ulteriore vantaggio». Quale? «Gli ottimi rapporti con i sindacati. Non abbiamo avuto nessuna tensione particolare. E questo contribuisce a creare un clima lavorativo sereno e produttivo. Anche nelle sedi di Milano non ci sono mai stati problemi con i lavoratori.

Da sinistra, Gabriella Scarca (responsabile acquisti), Fabrizio Scarca (presidente) e Giovanni Bartoloni (amministratore delegato) www.sitem.it


Giovanni Bartoloni



La spinta all’innovazione rimane rigorosamente italiana. In tal senso il fulcro è Milano, ma Trevi tiene egregiamente il passo



Inoltre abbiamo aperto finestre di dialogo con le amministrazioni comunali. Un passaggio inevitabile considerato che siamo l’azienda più importante sul territorio di Trevi». La Sitem è un anello industriale importante per l’economia umbra. Come mette in gioco le sinergie locali? «Permettendo la creazione di terzisti che lavorano per noi, oltre al fatto di concentrare qui tutti i passaggi economici e finanziari, beneficiando anche il sistema bancario locale». Parliamo, invece, degli avamposti esteri della Sitem. «Oltre a Milano, la produzione si è spostata in Slovacchia e in Francia per servire i mercati dell’Est, del Centro e del Nord Europa. La prima sede è relativamente grande, mentre la seconda

è più piccola. In Slovacchia contiamo un centinaio di dipendenti. E si spera di crescere, gradualmente e con tenacia». Quanto è costato investire fuori dai confini nazionali? «La Sitem Slovakia è costata circa 10 milioni di euro, mentre la Decoup francese circa 2,5 milioni di euro». In un certo senso avete esportato i saperi tecnologici italiani? «Naturalmente. Dal punto di vista tecnologico, si continua a lavorare in casa grazie all’apposito settore di ricerca e sviluppo di Milano e Trevi. Diciamo che le direttive, la spinta all’innovazione rimangono rigorosamente italiane. In tal senso il fulcro è Milano, ma Trevi tiene egregiamente il passo. Anche i macchinari delle sedi  2011 • DOSSIER • 171


IMPRENDITORI DELL’ANNO

 estere sono made in Italy. Abbiamo preferito grossi gruppi industriali, a cui non conviene acquistarli qui, dove siamo sicuri che la qualità sia certificata». Nello sfaccettato campo dei semilavorati per motori elettrici, quale prodotto è in evoluzione? «All’interno delle categorie “tradizionali” di prodotti – di cui una riguarda i trasformatori, l’altra il motore elettrico in generale e il terzo l’alluminio – sta prendendo piede il settore legato all’eolico, che oggi ricopre già un buon 8 per cento del fatturato. Crediamo molto nel comparto delle rinnovabili. Dal 2010, presso la Sitem Trevi è in funzione un impianto fotovoltaico con una potenza di 1,2 Mw/anno. Questo significa investire in ricerca, giocando d’anticipo e proponendo soluzioni tecnologiche che non sono ancora presenti sul mercato. Collaboriamo in tal senso con il mondo universitario e stiamo brevettando nuove tecnologie». A parte questo, cosa vi distingue dagli altri competitor? «La completezza della gamma di prodotti. In questo modo riusciamo ad accontentare e fidelizzare i

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cambiare di frequente il partner di riferimento. Questo significherebbe, infatti, perdere tempo e risorse nel valutare e omologare i nuovi fornitori. Siamo certificati Iso 9001, Iso 14001 e, a fine 2011, anche Iso Ts 16949». Per la Sitem che peso riveste l’export? «Il 53 per cento del nostro fatturato è all’estero. I nostri prodotti approdano in Sudafrica, Brasile, Croazia e in tutta l’Europa. L’elenco potrebbe continuare. Tra le ultime conquiste c’è Taiwan, un mercato da cui i paesi occidentali solitamente importano». Come vede la Sitem del domani? «Non potrei sbilanciarmi su un futuro troppo remoto. Ma è certo che il settore dei motori elettrici è in pieno sviluppo. In Europa le prospettive sull’acciaio sono interessantissime. Nel 2011 le acciaierie hanno prodotto 1 milione e 100 mila tonnellate di acciaio per uso elettrico. Nel 2018 le stesse prevedono di produrne circa 4 milioni. Il petrolio potrà pure scomparire, ma non l’energia elettrica e l’industria “collaterale” che ne sfrutta le caratteristiche».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Grifo Flex punta al mercato interno È un mercato poco inflazionato quello delle zanzariere e delle schermature solari, eppure, anche qui, tecnologia e design fanno la differenza tra i vari competitor del comparto. A confermarlo è anche Luca Spaccini, Ad di Grifo Flex Andrea Moscariello

Una panoramica dello stabilimento della Grifo Flex di Marsciano (PG)

Si definisce come un’azienda “adattata” e focalizzata sulla mentalità e sulle esigenze del mercato nazionale. Così, la perugina Grifo Flex, tra le principali aziende italiane nella produzione di zanzariere e schermature solari su misura, mette subito le cose in chiaro. È infatti il mercato interno a interessare l’azienda, dissociandosi dal trend di molti altri competitor, che puntano ormai prevalentemente all’export. «Il mondo delle zanzariere in Italia vede almeno una decina di realtà come la nostra, più una quantità indefinibile di piccoli produttori, assemblatori o semplici rivenditori – spiega l’amministratore delegato di Grifo Flex Luca Spaccini -. È difficile individuare quali siano i maggiori. Per noi la sfida non è tanto con la concorrenza, ci confrontiamo quotidianamente con il comparto e le sue esigenze. Il nostro obiettivo è cercare di soddisfare al meglio il mercato. Questo ci intriga, ci dà la carica. Gli altri sono solo attori come noi, ognuno con la sua personalità e il suo ruolo». Ma seppure Spaccini si rivela più modesto di altri imprenditori, in realtà non si può negare come il gruppo sia ormai leader sul settore, specie nel Centro Nord. Il 2010, poi, si è chiuso per l’azienda con un incremento di vendite che supera il 20% rispetto al dato dell’anno precedente. E consideriamo che il 2009 non aveva subito particolari flessioni a causa della crisi, anzi, si è dimostrato un anno tutto sommato stabile per l’azienda umbra.

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Un risultato figlio, secondo Spaccini, dei tanti rinnovamenti messi in campo nel biennio appena conclusosi. «La nuova rete vendite, l’ammodernato e dinamico organigramma, la ristrutturata logistica della distribuzione con una potenziata flotta aziendale, ma soprattutto l’energia dei collaboratori che lavorano tutti i giorni in azienda, hanno fatto sì che i rivenditori confermassero la loro fiducia nei nostri confronti. In questo modo abbiamo potuto affrontare con determinazione e flessibilità il perseverare della crisi economica e finanziaria, i cui tempi si stanno rivelando più lunghi del previsto». Molti, ovviamente, gli obiettivi per il 2011, anno che assume per Grifo Flex anche un importante connotato simbolico. L’azienda, infatti, festeggia i suoi


Luca Spaccini



La nuova rete vendite, l’ammodernato e dinamico organigramma, la ristrutturata logistica della distribuzione con una potenziata flotta aziendale hanno fatto sì che i rivenditori confermassero la loro fiducia nei nostri confronti



+20% FATTURATO Questo l’aumento rispetto al 2009 registrato nell’ultimo anno dalla Grifo Flex di Marsciano, in provincia di Perugia

primi 40 anni di attività, e intende celebrarli al meglio. «Certo, la crisi economica non è ancora passata, quindi può suonare un po’ strano il desiderio di festeggiare – precisa Luca Spaccini -. Ma i nostri obiettivi non sono rivolti semplicemente ai prossimi mesi, in cui la congiuntura sarà ancora critica, comprendono infatti un lasso temporale più lungo, il triennio 2011 – 2013, e sono sostanzialmente quelli di sempre. Continueremo a investire in ricerca e sviluppo sui prodotti, a migliorare e potenziare l’assistenza pre e post vendita, a mantenere e rispettare le condizioni commerciali offerte». Un concetto di innovazione che, negli stabilimenti di Marsciano, in provincia di Perugia, non regge sulla mera presentazione di nuovi prodotti. «Innovare significa

anche fare meglio i prodotti “vecchi”, curare di più anche il particolare, ascoltare i committenti per offrire loro la giusta soluzione di qualità, in maniera flessibile e in linea con le nuove normative, nazionali ed europee, in materia di qualità del prodotto, di sicurezza dei componenti e del loro utilizzo». A incidere, in questo momento, è anche il binomio tra qualità e design che, secondo l’amministratore delegato, fa la differenza. «La zanzariera è un prodotto in cui la motorizzazione rappresenta un optional per una ristretta, limitata, fetta di consumatori – spiega Spaccini -. Abbiamo riscontrato una crescente domanda di zanzariere con assenza di barriere a pavimento. Essendo due, al momento, le principali tipologie di prodotti presenti sul mercato nazionale, il valore aggiunto è dato dal design, inteso sia come aspetto estetico che come fruibilità del prodotto». Dunque, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, vista la “povertà” del prodotto zanzariera, il design può fare la differenza per l’utilizzatore finale, orientandolo verso l’acquisto di un prodotto piuttosto che di un altro. «Ecco perché già 30 anni fa questo gruppo disegnava in proprio profilati, accessori e sistemi. Non per essere al passo coi tempi, ma per anticiparli». Il design, poi, ha un peso determinante anche nel settore delle schermature solari, l’altra “faccia” della produzione Grifo Flex. Così, mentre per la zan-  2011 • DOSSIER • 175


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’AZIENDA PUNTA AI SERVIZI VIA WEB Non basta garantire una vasta gamma di prodotti. Occorre anche offrire un sistema di controllo sugli ordini e sugli acquisti rapido ed efficiente. Internet, in questo, consente le migliori soluzioni. E in quest’ottica Grifo Flex rinnova il suo sito vasta la gamma di prodotti proposta dalla Grifo Flex. Oltre 30 modelli di zanzariere, realizzabili in circa 100 versioni base, disponibili in oltre 40 colorazioni a magazzino. Produciamo e distribuiamo tapparelle avvolgibili in pvc , alluminio e acciaio con tutta la serie completa di accessori e automatismi per la loro installazione e movimentazione – spiega l’Ad del gruppo Luca Spaccini -. abbiamo veneziane,

È

tende tecniche, schermature solari, e inferriate estensibili di sicurezza. Nonostante ciò, ogni anno inseriamo nel nostro catalogo nuovi articoli, per offrire così un numero crescente di soluzioni». Da diversi anni l’azienda concentra gran parte dei suoi sforzi sul potenziamento del ventaglio di servizi proposti ai rivenditori, proponendo una cooperazione a 360 gradi, caratteristica che da sempre contraddistingue

questa realtà. «La rete vendita, costituita da agenti e funzionari aziendali, è coadiuvata da professionali referenti d’area a cui il committente può far riferimento, sia prima che dopo la vendita: il serramentista, o falegname, o tappezziere o titolare di show-room saprà sempre con chi parlare per risolvere un problema o trovare una soluzione» sottolinea Spaccini. Quest’ultimo è inoltre convinto che il

 zariera può essere sufficiente proporla in fatti, contribuisce a diminuire la dispersione di

Nelle immagini alcuni interni dello stabilimento Grifo Flex di Marsciano

un’ampia gamma di colori, consentendole l’integrazione visiva con finestra e chiusure esterne, per le tende tecniche, sia da esterno che da interno, l’estetica è fondamentale. Parliamo di prodotti che devono sapersi integrare, con eleganza e senza risultare invasivi, o con gli arredi o con lo stile architettonico di intere facciate a vista. Cambiando discorso, ma sempre relativamente alle schermature solari, a incidere sul mercato di riferimento è anche il mancato rinnovo delle misure relative agli sgravi fiscali, del 55%, per la riqualificazione energetica degli edifici. Ma questo cosa comporta, in concreto, a una realtà come questa? «La detrazione del 55% in relazione alle spese sostenute per la riqualificazione energetica degli edifici ha sicuramente contribuito a concludere delle vendite che, altrimenti, non sarebbero andate in porto – conferma Luca Spaccini -. Nel nostro caso ci riferiamo alle tapparelle avvolgibili per esterno, sia in alluminio che in acciaio, coibentate con poliuretano espanso». L’utilizzo di queste ultime, in-

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calore dagli edifici verso l’esterno in inverno e aumenta l’efficienza energetica dei condizionatori in estate. «Anche le schermature solari, con il loro apporto nella diminuzione dell’effetto termico dovuto all’irraggiamento del sole, possono trarre vantaggio da un recu-


Luca Spaccini

web sarà un valido supporto nell’assistere clienti e consumatori. «Ecco perché è stato ridisegnato il portale web con un’ampia panoramica dei prodotti, quindi caratteristiche tecniche, esplosi, colori di-

sponibili, immagini, istruzioni di posa in opera, oltre alla presenza di news e notizie di settore». Entro l’anno verrà integrata, sul portale, anche un’area Faq: domande frequenti con le risposte subito

pero fiscale delle spese sostenute. Tale norma non và assolutamente soppressa, anzi, ne andrebbero resi più appetibili gli effetti monetari. Uno sgravio riferito all’imposta lorda e spalmato su 5 anni non sempre è uno stimolo sufficiente per indurre i consumatori alla sostituzione di tapparelle o all’inserimento di

pronte. Grifo Flex punterà molto anche sul B2B: sempre tramite internet i rivenditori possono infatti acquistare e controllare gli ordini nell’area a loro riservata. www.grifoflex.it



Già 30 anni fa questo gruppo disegnava in proprio profilati, accessori e sistemi. Non per essere al passo coi tempi, ma per anticiparli

schermature solari. Non chiediamo anche noi la rottamazione, tra l’altro per anni concessa ad auto, moto ed elettrodomestici, ma almeno reali e concrete formule di risparmio, o meglio di recupero di quanto speso, per dare sostegno e rilancio a un settore che, complessivamente, risente notevolmente degli effetti della crisi». La dirigenza del gruppo, comunque, preferisce non subentrare troppo nelle facili lamentele. «Non voglio scivolare nella polemica, non mi piace, non mi si addice – conclude Luca Spaccini – Posso però dire che, a parer mio, un imprenditore è un uomo che affronta difficoltà nuove ogni giorno e visto che ha scelto egli stesso questa vita, deve porsi obiettivi e raggiungere risultati, senza elemosinare aiuti e senza piangersi addosso: se così non è, tanto vale che cambi mestiere».



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IL SETTORE ORTOFRUTTICOLO

Verso una cultura alimentare più sana

L’

Italia consuma poca frutta e poca verdura. Nonostante siano in aumento i problemi legati al sovrappeso e all’obesità e si cerchi di diffondere una certa cultura del mangiar sano, i dati parlano chiaro. Secondo la Cia Confederazione italiana agricoltori, il consumo dei prodotti ortofrutticoli, nel 2010, è calato in totale dell’1,4 per cento (meno 0,6 per cento gli ortaggi e meno 0,8 per cento la frutta). Complessivamente, lo scorso anno, le famiglie italiane hanno comprato 6,4 milioni di tonnellate di ortofrutta ma allo stesso tempo l’acquisto medio per nucleo è sceso di 10 chilogrammi. «Il problema del basso consumo non dipende tanto dai prezzi al dettaglio che anzi hanno subito un lieve calo – afferma Matteo Capolongo, amministratore della F.lli Capolongo di Stornara – ma dalle cattive abitudini alimentari». È necessario dunque investire ulteriormente sulla diffusione

Nelle immagini, le fasi di lavorazione e confezionamento di broccoli e cavolfiori presso la F.lli Capolongo di Stornara (FG) fratellicapolongo@libero.it

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Ottenere un prodotto di qualità sempre maggiore a un prezzo sempre più contenuto. Una sfida possibile per la F.lli Capolongo, che commercializza prodotti di ortofrutta. L’esperienza dei soci Matteo e Mario Capolongo Luca Righi

di una cultura alimentare più sana, che privilegi determinate tipologie di alimenti. La F.lli Capolongo, attualmente diretta da Matteo Capolongo e dal fratello Mario, da oltre trent’anni commercializza prodotti del territorio, quali broccoli, cavolfiori comuni e romaneschi, grano e uva. «L’azienda è nata nel 1975 – spiega Mario Capolongo – fondata da nostro padre Alberto e dal fratello Leonardo e da subito ha cominciato l’attività di commercializzazione di broccoli ai mercati italiani». Con la morte, venti anni dopo, di Leonardo, Alberto ha continuato la sua attività affiancato dai figli Mario e Matteo che nel 2003 hanno costruito un nuovo opificio e istituito una nuova società, contando sempre sul supporto professionale del padre e seguendo le nuove direttive della genetica della produzione e della lavorazione. «La nostra è da sempre un’azienda a carattere familiare – commenta Matteo Capologno -. Nel 2008 sono subentrati nell’attività altri membri della famiglia, per affrontare l’incombente crisi dei mercati». La strategia adottata dall’azienda per tenere il mercato è quella di puntare sempre di più sulla qualità dei prodotti cercando nel contempo di abbassare i costi. «L’obiettivo – continua Matteo Capolongo – è offrire un prodotto qualitativamente ottimo ma a un prezzo concorrenziale rispetto a quello che offre il mercato straniero. Il prodotto italiano, d’altronde,


Matteo e Mario Capolongo

1,4% FLESSIONE È il calo del consumo del prodotto ortofrutticolo registrato nel 2010

6,4 mln

ORTOFRUTTA È il dato relativo al totale delle tonnellate di ortofrutta acquistate dalle famiglie lo scorso anno

è nettamente superiore». Per proporre un prodotto di qualità garantita, la F.lli Capolongo ha deciso di concentrarsi innanzi tutto sul lavoro in campagna. Broccoli, cavolfiori e uve vengono coltivati con un’attenzione sempre più scrupolosa e senza l’utilizzo di prodotti chimici. La supervisione continua, una volta raccolti i prodotti, con le analisi di laboratorio volte a garantirne l’assoluta qualità. «Il prodotto viene salvaguardato a partire dal lavoro in campagna. Questo ci permette non solo di ottenere una valida offerta, ma anche di diminuire i costi di produzione successivi». I broccoli rappresentano la produzione principale dell’azienda, in quanto derivano da quella zona definita il Tavoliere delle Puglie dove l’acqua, il sole e le caratteristiche pedologiche concorrono a completare l'obiettivo che si sono prefissi i F.lli Capolongo. «Una volta raccolti dai campi vengono lavorati principalmente a mano, si tagliano le foglie, i broccoli vengono detorsolati e imballati in pellicola trasparente - spiega Mario Capolongo -. Il ciclo di lavorazione si completa con un macchinario a nastro che porta il prodotto all’imballaggio in cartone, legno o plastica. Il prodotto è quindi pronto per la spedizione alla grande distribuzione sia nazionale che europea ed extraeuropea». L’uva, invece, oltre che sul territorio nazionale, viene spedita a produttori italiani di vino resi-

c

L’obiettivo è offrire un prodotto qualitativamente ottimo ma a un prezzo concorrenziale rispetto a quello che propone il mercato straniero

d

denti in Inghilterra, mentre il grano, raccolto nel periodo di giugno, viene direttamente mandato ai mulini del territorio, senza subire alcuna lavorazione. «Gran parte della nostra produzione è coltivata direttamente da noi in campagna – sottolinea Matteo Capolongo – ma siamo anche legati contrattualmente ad alcuni produttori che ci forniscono merce, che noi lavoriamo e commercializziamo». Già presente in alcuni paesi europei, uno degli obiettivi dell’azienda è quello di espandere il prodotto su nuove aree emergenti come la Cina. «Ci stiamo preparando a buttare le basi per questo tipo di espansione, - conclude - anche se non è un’impresa semplice, vista soprattutto la concorrenza spagnola che ha prezzi veramente competitivi. Ecco perché la prospettiva più urgente è quella di contenere i costi di produzione, immettendo sul mercato un prodotto di sicura qualità, ma che sia nel contempo anche economico». 2011 • DOSSIER • 181


PRODOTTI TIPICI

Quaranta gradi d’autenticità

«I

l genepy è il liquore tipico della tradizione valdostana, è prodotto con delle piccole piantine appartenenti alla famiglia delle Artemisie che crescono solo nell’arco alpino occidentale intorno ai 2.500 m. Da queste preziose e rare piantine si ricava un liquore molto aromatico e dalle spiccate proprietà digestive». A parlare di uno dei prodotti tipici dell’azienda è Fulvio Calvetti, gestore della distilleria Alpe, realtà autentica e a conduzione familiare. Come è nata l’idea della distilleria? «L’azienda è stata fondata da mio padre Armando Calvetti nel dopoguerra. Appena laureatosi in chimica con una tesi sulla distillazione, in attesa di trovare un impiego, per hobby iniziò a produrre qualche liquore. Visto che i prodotti furono apprezzati, e dato che un tempo per fare impresa era sufficiente avere delle buone idee e non era necessario scon-

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La distilleria Alpe nasce nel cuore della Valle d’Aosta. Fulvio Calvetti, gestore dell’attività, spiega che, dopo cinquant’anni, i prodotti sono ancora realizzati con le stesse tecniche tradizionali Nicoletta Bucciarelli

trarsi costantemente con la burocrazia, trasformò questo hobby in un vero e proprio lavoro. Negli anni ’60 l’attività crebbe e mio padre fece costruire lo stabilimento di Hone dove ha tuttora sede la Distilleria Alpe. Ora l’attività è gestita da me, mio fratello Augusto, mia moglie Giulia e altri tre collaboratori, conservando la caratteristica di impresa a conduzione famigliare». Se dovesse fare una panoramica dei prodotti della distilleria? «Siamo specializzati nella produzione di genepy, sicuramente uno dei più apprezzati. Il genepy rappresenta circa il cinquanta per cento della nostra produzione. La restante gamma è costituita da amari a base di erbe e grappe aromatizzate che si rifanno sempre alla tradizione montanara». Quindi un legame con il territorio assolutamente fondamentale. Le tecniche sono rimaste sempre artigianali? «Ovviamente con l’andare del tempo, ci siamo attrezzati con macchinari moderni, però la produzione è sempre fatta con tecniche e metodi artigianali attinti dalla grande esperienza dei distillatori valdostani. Per la produzione del genepy e degli amari infatti utilizziamo solo infusi e distillati di preziose erbe, senza aggiunta di aromi e coloranti». Quali tecnologie vengono utilizzate? «L’ultimo investimento è stato l’acquisto di monoblocco d’imbottigliamento di ultima generazione, che garantisce livelli di imbottigliamento perfetti e la massima pulizia».

Fulvio Calvetti della distilleria Alpe di Hone (Ao). Nella pagina accanto, in alto, alcuni prodotti. Sotto, una fase dell’imbottigliamento


Fulvio Calvetti

Qual è il vostro mercato di riferimento? «Il sessantacinque per cento viene fatturato in Valle d’Aosta. Il trenta per cento in Piemonte e il cinque per cento nel resto d’Italia. Per quanto riguarda l’estero abbiamo mandato qualche piccola fornitura, ma ancora non ci sono stati particolari sviluppi. Diciamo che qui in Valle d’Aosta il mercato è saturo. I nostri prodotti sono molto legati al territorio quindi non è facile esportarli. Negli ultimi anni abbiamo cercato di farci conoscere anche al di fuori del territorio partecipando a fiere internazionali, come il Vinitaly. Recentemente però il mercato degli amari e delle grappe ha subito una contrazione e quindi da parte degli operatori del settore c’è scarso interesse ad allargare la gamma dei prodotti, diventa perciò difficile uscire dall’ambito locale». E il turismo come si lega alla vostra attività? «Per quanto riguarda il mercato una parte viene venduta agli abitanti del luogo, ma gran parte viene venduta ai turisti. Negli ultimi anni il prodotto eno-gastronomico ha preso piede. Il turista che viene in Valle d’Aosta compra volentieri una bottiglia di vino, di genepy o una fetta di fontina. Quindi negli ultimi anni c’è stato un discreto sviluppo di tutta l’enogastronomia legata appunto al turismo». Quindi rimane un prodotto legato alla stagionalità? «Certamente. I periodi in cui si lavora mag-



Il genepy rappresenta circa il cinquanta per cento della produzione. La restante gamma è composta da vari liquori a base di erbe e grappe aromatizzate

giormente sono legati ai flussi turistici invernali ed estivi. Il mese in cui si lavora di più è agosto in quanto tutto il territorio della Valle d’Aosta è interessato dal turismo, non solo le stazioni sciistiche». Quali sono le prospettive per il futuro? «La filosofia della nostra azienda guarda al miglioramento continuo della qualità e alla ricerca di nuovi prodotti. Ultimamente abbiamo creato dei prodotti come il Nero Glaciale. È un liquore a base di liquirizia e menta che sta avendo un discreto successo. Praticamente è il nostro secondo prodotto più venduto dopo il genepy».



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SINERGIE TRA IMPRESE

Accorciamo le distanze tra le Pmi del Paese

A

lle provincie del Mezzogiorno occorrono nuovi presupposti su cui basare l’inserimento dei propri prodotti e servzi in nuovi mercati. In particolare, sulle peculiarità che contraddistinguono il quadro economico delle Pmi foggiane, ma non solo, interviene Domenico Frisoli, noto imprenditore locale e amministratore unico della TMC, una tra le principali realtà pugliesi produttrici di particolari in composito. La società è stabilmente inserita nel distretto aeronautico della Puglia e si rivolge principalmente alla subfornitura in serie per la grande industria aerospaziale e meccanica. «Lavorare per grandi clienti ci ha permesso, nel tempo, una relativa continuità produttiva, favorendo la crescita professionale delle maestranze, che nel nostro settore devono possedere un’approfondita conoscenza del prodotto e un’estrema specializzazione - spiega Domenico Frisoli -. Rivolgendoci solo ad alcuni, seppur grandi, committenti, si riduce la flessibilità a disposizione dell’impresa, incidendo sulla struttura dei costi in maniera negativa».

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Domenico Frisoli, a capo della TMC di Foggia, insiste sulla valorizzazione dell’economia interna e identifica in una maggiore sinergia tra imprese del Nord e del Sud Italia una valida risposta al fenomeno della delocalizzazione Carlo Sergi In che modo? «Questo assetto, che già mostra limiti evidenti, oggi diventa maggiormente critico in quanto la concorrenza dei paesi emergenti è destinata ad erodere ulteriormente i nostri margini, creando non poche difficoltà a mantenere gli elevati standard qualitativi richiesti». Cosa occorre, a un’impresa come la vostra, per garantirsi sviluppo e continuità operativa? «Intanto occorrono interventi politici da parte di chi gestisce il territorio. Bisogna innanzitutto favorire l’accesso al credito e dal migliorare l’adeguatezza delle infrastrutture, aspetti indispensabili per l’esistenza stessa delle imprese, ma che ancora oggi presentano carenze rilevanti, soprattutto nel Meridione. Vorrei sottolineare come nelle zone industriali sono mancanti, o comunque carenti, servizi di vitale importanza come le reti fluidiche ed energetiche, per non parlare di quelle informatiche. Soltanto la Pubblica amministrazione può colmare questi gap. In secondo luogo occorrono interventi da parte delle associazioni professionali finalizzati a favorire l’incontro tra le imprese, soddisfacendo le mutue esigenze di domanda e offerta. Devono poi tutelare e assistere le imprese di piccole dimensioni, spesso non attrezzate per crescere in maniera au-

A sinistra, Domenico Frisoli, amministratore della TMC. Nelle altre immagini, alcune fasi lavorative all’interno dell’azienda di Foggia www.tmccompany.it


Domenico Frisoli



In Italia, e particolarmente nel Meridione, credo ci sia ancora spazio per fare impresa, nel significato più produttivo del termine



tonoma. In tal senso alcune associazioni di categoria si sono mosse, ma certamente il percorso ancora da fare è notevole». Non crede che gli interventi dovrebbero partire, in primis, anche dalle singole aziende? «Certamente. Questo è fondamentale. E in tal senso mi riferisco soprattutto alla dinamicità e al decisionismo, che sono dei valori assoluti delle aziende medio/piccole. Inoltre, in una realtà come la nostra, servono l’apprezzamento e la valorizzazione di quelle capacità e qualità artigianali che la contraddistinguono e che si sono consolidate negli anni. Bisogna sapersi proporre e individuare quei mercati dove si producono prodotti di alta qualità, ma che allo stesso tempo ci consentano una penetrazione agevole in termini di distanze geografiche. Aziende come la TMC sono

troppo piccole per avere capacità e interesse a delocalizzare in altri paesi, perciò devono focalizzarsi su prodotti di nicchia, ad alto valore aggiunto, quali possono essere quello della nautica, dello sport e del wellness, fortemente sviluppati al Nord e in particolare nel Nord Est d’Italia». Per quale motivo un imprenditore del Nord dovrebbe cercare opportunità con una realtà come la vostra, anziché delocalizzare produzioni e forniture in paesi emergenti, a basso costo? «Io credo in un linguaggio comune di chi fa impresa. I piccoli imprenditori italiani sono il tessuto più robusto di questo paese. Bisogna annullare la distanza tra Nord e Sud con un confronto continuo tra gli operatori economici che permetta di individuare tutte le sinergie possibili; sinergie che riteniamo in molti casi vantaggiose rispetto ai costi necessari ad abbattere il divario con realtà straniere e distanti. Noi ci affidiamo a imprenditori del Nord per l’acquisto di impianti e tecnologie meccaniche avanzate e crediamo, reciprocamente, di poterci proporre ed essere apprezzati per le nostre qualità nella lavorazione e realizzazione di particolari in composito e nella verniciatura. Crediamo, sostanzialmente, che in Italia, e particolarmente nel Meridione, ci sia ancora spazio per fare impresa, nel significato più produttivo del termine». 2011 • DOSSIER • 191


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Trasporti: cambia lo scenario Crescono le ambizioni e i risultati della Susa Spa. L’azienda di trasporti guidata dal suo amministratore delegato, Flavio Cecchetti, consolida una policy marcatamente europea Filippo Belli

P

untando all’incremento del portfolio clienti e contenendo i costi fissi, le politiche gestionali della Susa Spa di Perugia si sono dimostrate vincenti. Il 2010, infatti, registra un aumento di fatturato che sfiora il 10% rispetto all’anno precedente, come conferma l’amministratore delegato di questa storica società di autotrasporti, oggi presente sull’intero territorio nazionale come partner delle principali multinazionali del-

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l’auto come Fiat, General Motors e Toyota. «Tutto sommato, nonostante la crisi, siamo riusciti ancora una volta a uscire rafforzati da una situazione economica veramente complessa e difficile – spiega l’Ad del gruppo Flavio Cecchetti -. Se pensiamo poi che questa azienda sviluppa circa il 50% del suo fatturato nel settore della distribuzione delle spare parts per conto dei grandi brand dell’automotive, il risultato è ancora più positivo».

Susa, infatti, distribuisce pezzi di ricambio per oltre 20 marchi del settore auto. Per incrementare il fatturato, però, il gruppo ha dovuto acquisire nuovi clienti, anche provenienti da settori economici nuovi. «In attesa che la situazione economica dia segnali di ripresa, per il 2011 dobbiamo proseguire con la nostra politica – sottolinea Cecchetti -. Per questo sarà fondamentale rafforzarci sul mercato dell’automotive e, contemporaneamente, sviluppare nuovo fatturato rivolgendoci a ulteriori comparti. Ma per fare questo occorre elaborare una nuova gamma di servizi, bisogna essere flessibili». Attualmente, Susa Spa crea un indotto occupazionale di oltre 300 dipendenti, circa 1600 collaboratori e 26 filiali per oltre 100mila metri quadrati di spazi lavorativi coperti. 200 autoarticolati collegano ogni notte tutte le filiali percorrendo oltre 100mila chilometri al giorno. Sono circa 500 gli automezzi addetti alla distribuzione capillare. Il gruppo è sotto le “ali pro-


Flavio Cecchetti

tettive” delle famiglie fondatrici, ancora oggi al timone. Le famiglie Cecchetti, Lucaccioni e Nucci danno continuamente il loro contributo all’azienda. «Alla metà del secolo scorso non si parlava di mission, ma i valori che stavano alla base del loro lavoro erano gli stessi di adesso: qualità, velocità e affidabilità». E così, seguendo più tappe di sviluppo e favorendo l’ingresso in azienda delle nuove generazioni, Susa è riuscita a far crescere gli introiti, facendo confluire ingenti investimenti in progetti di rinnovamento del parco mezzi e organizzativo. Gli scenari, certamente, sono cambiati dal 1953, anno di fondazione della Susa.



Abbiamo raggiunto risultati soddisfacenti nonostante le difficoltà di mercato. Attualmente sviluppiamo circa il 50% del nostro fatturato nel settore della distribuzione delle spare parts per conto dei grandi marchi dell’automotive

«Oggi dobbiamo gestire un meccanismo complesso e articolato, resta però la stessa filosofia di fondo e lo spirito con il quale tutto è iniziato – spiega Flavio Cecchetti -. Alla base vi è una costante ricerca al miglioramento. I nostri non sono semplici committenti, sono dei veri e propri partner verso cui occorre dimostrare il massimo della collaborazione. Personalmente ho sempre creduto nell’importanza di svolgere con modestia, ma con deter-



minazione, il lavoro. Sono queste infatti le linee guida che abbiamo cercato di affermare nel nostro Sistema di Gestione per la Qualità, al quale siamo arrivati nel 1999». Già all’atto della fondazione, il sogno e l’obiettivo dei titolari della Susa era quello di costruire un’impresa di autotrasporti che arrivasse a comprendere tutto il territorio nazionale. «Quando però i sogni si realizzano non si può solo compiacersi del ri- 

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

 sultato raggiunto. Senza am-

bizioni, anche le migliori imprese possono morire». E l’ambizione di cui parla l’amministratore delegato è l’Europa. «Il continente rappresenta la nuova realtà economica e politica del nostro tempo. 50 anni fa era impensabile il fatto che la distanza tra Milano e Palermo fosse uguale a quella tra Milano e Londra. Oggi questa peculiarità fa parte della nostra coscienza e determina nuove sfide e traguardi da raggiungere». Elementi imprescindibili sono ovviamente la velocità delle consegne e l’affidabilità. Un concept ben riassunto nello slogan della società umbra: “Ogni giorno unisce l’Italia”. «Ecco, questa è la nostra forza, garantire collegamenti tempestivi per affermarci sempre più nella catena logi-

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I nostri non sono semplici committenti, sono dei veri e propri partner verso cui occorre dimostrare il massimo della collaborazione

stica Business to Business». Nei prossimi tre anni il gruppo prevede di superare il traguardo dei 150 milioni di euro di fatturato. Una grammatica di sviluppo che si mette dunque al passo con le cifre e i presupposti di un mercato globale e fortemente agguerrito. In particolare, per affrontare queste nuove sfide l’azienda di Ellera di Corciano ha investito in Information Technology quasi due milioni di euro, collegando con l’Host centrale di Perugia tutte le filiali in tempo reale attraverso una rete frame relay. «Certamente far quadrare i conti aziendali in una situa-



zione congiunturale come quella attuale non è cosa semplice – ci tiene a sottolineare Flavio Cecchetti -. Negli ultimi 12 mesi il carburante è aumentato di oltre il 30%. Non solo. Ad aver subito un incremento sono anche i pedaggi autostradali, il lubrificante, i prezzi dei camion». Nonostante questo, però, le tariffe applicate dalle aziende di autotrasporti tendono al ribasso. «In questo quadro critico, le istituzioni cosa fanno per cercare di darci un aiuto? – si domanda l’amministratore delegato -. Dopo aver abolito le famigerate “tariffe a forcella”, non trovano di meglio che rein-

Nelle immagini, alcuni mezzi della Susa Spa di Ellera di Corciano (Pg). Nella pagina a fianco, un’immagine relativa ai primi anni di attività dell’azienda


Flavio Cecchetti

FIGLI DEL BOOM ECONOMICO Era il 30 Gennaio 1953 e i signori Lucaccioni, Nucci e Cecchetti costituirono la “Società Umbra Spedizioni Autotrasporti” - S.U.S.A. I tre fondatori intuiscono che, messa alle spalle la dolorosa esperienza della guerra, si tratta di rimboccarsi le maniche e contribuire alla rinascita economica del paese. Mancano le strade, ci sono pochi camion, la produzione a fatica si sta rimettendo in moto, siamo solo all’inizio di quello che poi sarà definito “il miracolo economico italiano”. Inizialmente la società opera tra Perugia e Firenze: si raccolgono merci nel capoluogo umbro per poi distribuirle in quello toscano e viceversa. I tre soci si dividono il lavoro: chi fa l’autista, chi viene spostato a dirigere la nuova filiale aperta a Firenze, chi gestisce e coordina il lavoro a Perugia. «La voglia di fare non è mai mancata – racconta l’attuale Ad della società Flavio Cecchetti -. Negli anni il lavoro è aumentato costantemente». A un certo punto un camion non era più sufficiente. Viene aperta una nuova filiale a Roma, si allargano gli orizzonti e si comincia ad assumere i primi dipendenti. Si giunge così agli anni Ottanta e Susa è già tra i principali attori di settore per il Centro Italia. Nello stesso decennio, l’azienda perde “i puntini” e diviene Susa Spa. Si aprono nuove filiali a Milano, Bologna, Torino, Padova. «L’obiettivo di quegli anni era la conquista del mercato interno, e così fu». Il mercato in cui specializzarsi viene individuato nel settore dell’automotive. Con gli anni Novanta Susa diviene il partner delle più importanti multinazionali dell’auto come Fiat , General Motors, Renault, Nissan, Volvo e Ford. La struttura aziendale viene completata e si aprono nuove filiali al Sud: Pescara, Caserta, Bari, Catanzaro. Gli anni 2000, poi, rappresentano il completamento del network nazionale con le sue 26 filiali attuali. www.susa.it

trodurre le tariffe minime che poi, in sostanza, sono la stessa cosa. La classe dirigente pensa di avere la bacchetta magica e con un tocco di poter cambiare la realtà, ma non è così. In una situazione nella quale le aziende di trasporto non riescono a imporre ai clienti prezzi remunerativi,

l’introduzione delle tariffe minime obbligatorie non risolverà alcunché». Secondo Cecchetti, questa soluzione comporterà infatti un aumento delle tariffe di trasporto di oltre il 20%. «Vedremo quali saranno i clienti disposti a pagarlo e quali aziende di trasporto saranno

disposte ad applicare la legge. Se questi devono essere gli “aiuti” delle istituzioni forse sarebbe meglio non riceverne. Susa non ha mai avuto un centesimo di denaro pubblico in tutta la sua vita. A noi basterebbe che lo Stato facesse lo Stato, riappropriandosi realmente di vaste aree del territorio nazionale e per esempio non facendoci più pagare ogni notte, in Campania, una scorta armata che segue i nostri tir dall’uscita del casello autostradale alla nostra filiale». Cecchetti, in conclusione, ci tiene anche a sottolineare l’impatto positivo che l’impresa sta avendo sul tessuto produttivo e sociale. «In oltre 60 anni di storia Susa non ha mai licenziato un solo lavoratore per motivi di ristrutturazione e non ha usato una sola ora di cassa integrazione. Siamo convinti, infatti che il lavoro e l’azienda non può essere pura finanza ,ma un legame forte tra il territorio, i lavoratori e la proprietà».

+9% FATTURATO La Susa Spa chiude in positivo il bilancio del 2010. Non solo, per il futuro, prevede di toccare quota 150 milioni di euro di fatturato annuo

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EDILIZIA E APPALTI

S

pesso non ci si rende conto di quanto un’attività imprenditoriale debba talvolta scontrarsi con alcuni retaggi culturali. Persino se si tratta di una delle più antiche, e fondamentali, della storia dell’uomo. Lo sa bene Albano Morelli, amministratore delegato di uno dei gruppi più importanti del Centro Italia nel settore dell’edilizia stradale e della commercializzazione del calcestruzzo, la G.M.P. Spa di Marsciano, in provincia di Perugia. «L’attività di cava comporta inevitabilmente un uso temporaneo del suolo per la produzione di materiali utilizzati nel quotidiano – spiega Albano Morelli – materiali che serviranno per la costruzione di case, scuole,ospedali, uffici e strade. L’importanza di tale attività è pertanto cruciale e determinante nella vita di ognuno e impatta, in modo diretto, nei bisogni e nelle esigenze di ogni membro della società. Tutto questo non basta, però, per superare ancora oggi quei retaggi che ci portiamo appresso da secoli, per cui, da parte dei cittadini, le cave vengono ancora osservate come entità portatrici di dissesti e squilibri nel territorio, oltre che di inquinamento acustico e ambientale». A fare parte del Consiglio di amministrazione dell’affermata società umbra,

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L’edilizia chiede nuovi criteri Molti gli ostacoli per il settore edile. La “cava” è ancora vista come un luogo fonte di problemi e inquinamento. A smentire questo concetto sono gli esperti della G.M.P., i quali ragionano ad ampio raggio anche sui criteri di aggiudicazione degli appalti pubblici Aldo Mosca


G.M.P.

Nelle immagini, alcune cave di proprietà della G.M.P. Spa di Marsciano (Pg) e un esterno dell’azienda

anche Marino Giglioni e Alfio Morelli, soci fondatori, e Alvaro Giglioni, i quali confermano in concerto con il loro Ad il quadro appena descritto. «Contrariamente al pensiero comune, l’attività di cava, oltre a essere la più antica che l’uomo conosca, è anche una delle meno inquinanti – spiega Alfio Morelli, presidente G.M.P. -. Basti pensare che viene trasformato un elemento naturale in altrettanti elementi naturali, senza utilizzo di particolari sostanze additive o quant’altro, quindi senza dispersione di elementi inquinanti». Inoltre, l’evoluzione tecnologica ha fatto sì che negli ultimi decenni l’attività produttiva arrechi il minor impatto possibile all’ambiente nel quale opera, conciliando così interessi economici con la tutela del territorio. «L’attività di cava, nella nostra regione, ha inoltre trovato una sua collocazione normativa con la legge regionale n. 2 del 2000 , che

disciplina in maniera seria e articolata la programmazione e l’attività di coltivazione delle cave – spiega Marino Giglioni -. Pertanto, se da un lato le imprese estrattive si sono innovate responsabilmente in termini di professionalità e specializzazione, dall’altro non tutte le amministrazioni hanno compiuto nel tempo un importante e necessario salto qualitativo. Lo stesso si può dire, purtroppo, della maggior parte dell’opinione pubblica, che risulta ad oggi del tutto ancorata a vecchi retaggi e standard superati». Secondo Alvaro Giglioni, questo solleva un problema di responsabilità sociale, per cui le grandi imprese come G.M.P. devono farsi avanti e spiegare alla cittadinanza come stanno le cose. «Ci confrontiamo quotidianamente con cittadini, comunità locali, comitati, sforzandoci di far capire loro che la nostra azienda è da sempre impegnata in una gestione etica delle operazioni. La nostra politica si basa sul concetto di sviluppo sostenibile». «In tal senso le decisioni aziendali non sono solo dettate da fattori meramente economico-finanziari – interviene l’Ad Albano Morelli -, ma tengono conto delle conseguenze che potrebbero avere 2011 • DOSSIER • 201


EDILIZIA E APPALTI

 sugli individui, sulla comu- duzione del Calcestruzzo, è

Il Cda della G.M.P. Da sinistra, Albano Morelli, Marino Giglioni, Alfio Morelli e Alvaro Giglioni

nità e sull’ambiente, attraverso il rispetto del territorio con una condotta d’impresa ecocompatibile adeguata alle normative vigenti». Attualmente sono tre i settori su cui la società umbra opera. Oltre a essere leader nella pro-

infatti tra le principali aziende che offre servizio alle imprese edili in termini di noli a caldo di mezzi d’opera, fornitura di inerti e lavori di movimento terra in genere, utilizzando il proprio parco macchine costituito da 34 mezzi mecca-

nici e 20 autocarri. Negli ultimi anni, il gruppo ha saputo sviluppare anche l’attività di raccolta, lavorazione e recupero dei rifiuti speciali non pericolosi derivanti da demolizioni. Questi vengono convertiti e lavorati presso il centro di raccolta situato a Pian del Prete, nel Comune di Collazzone (PG). L'azienda è anche in grado di eseguire lavori di demolizione parziale e totale di fabbricati, disponendo di adeguati mezzi meccanici. Altro comparto, fondamentale, di G.M.P. è quello dell’edilizia stradale, ambito in cui è da anni impegnata nella realizzazione di impor-

UNA CRESCITA CHE PROSEGUE DA OLTRE 35 ANNI Inizia a metà degli anni Settanta l’avventura della G.M.P. Dalla creazione di calcestruzzo all’acquisto di alcune delle cave maggiormente produttive del Centro Italia, ecco la storia di un gruppo simbolo dell’imprenditoria umbra

asce nel 1976 con pochi mezzi, ma con un forte desiderio di affermazione. Da allora, il gruppo G.M.P. ha conosciuto un notevole sviluppo, passando da nove a 85 dipendenti. Con la costituzione della società per azioni, si compie la prima scelta coraggiosa e si passa dalla semplice produzione di materiali inerti al settore della produzione e vendita di calcestruzzo preconfezionato. Uno step reso possibile grazie anche all'acquisto del terreno dove sorge l'attuale sede societaria e dell’impianto per il confezionamento del calce-

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struzzo. G.M.P. decide inoltre di acquistare tre autobetoniere e una pompa per getti in elevazione. Nel 1984, con l'acquisizione della cava situata a Casa Rossa di San Venanzo (Tr), che fornisce materiali lapidei, e di un impianto per la lavorazione degli stessi, la G.M.P. amplia il proprio mercato al settore stradale. Arriviamo al 1989, anno in cui l’azienda ha in dotazione un ulteriore impianto di betonaggio situato a Marsciano, presso la località Cerro, su un'area di due ettari e mezzo in cui sorge una palazzina a uso uffici e un capannone a uso ri-

messaggio, aumentando così il proprio potenziale produttivo. Nei primi anni '90 la società si rivolge anche al settore dei lavori edili stradali, completando il proprio parco macchine con l'incremento di mezzi meccanici per la posa dei conglomerati bituminosi. Nel 1994 opera due scelte importanti che le permettono di confermarsi come una delle aziende leader del settore. Viene infatti acquistata una cava di montagna per l'estrazione e produzione di materiali lapidei e costruito il nuovo impianto di produzione del calcestruzzo con tre


G.M.P.

tanti opere infrastrutturali. E proprio in questo ambito emerge un altro dei fattori critici con cui l’azienda si scontra, l’acquisizione degli appalti. La società detiene una regolare attestazione di qualificazione all’esecuzione di lavori pubblici, per lavori edili civili e industriali, per la realizzazione di strade, ponti, ferrovie, acquedotti, gasdotti e opere strutturali speciali, permettendole di partecipare a gare di appalto con procedure aperte, ristrette e negoziate. Purtroppo, come è noto, in questo contesto gli attori del comparto devono fare i conti con delle regole che Albano

Morelli definisce inappropriate e non adatte a premiare i meriti e gli sforzi aziendali . «Operiamo con un sistema normativo che non lascia spazio né a principi di meritocrazia, né tantomeno a criteri di marginalità seri sulle opere da realizzare, alimentando, al contrario, un meccanismo selvaggio dove trova spazio improvvisazione, casualità, guerra di ribassi, tutti elementi che poi si traducono in inefficienza sistematica e strutturale». «La normativa in materia di appalti pubblici prevede che l’appalto di opere dal valore superiore al milione di euro

punte di carico completamente automatizzato e gestito da software. Giungono gli anni Duemila, e l’azienda consegue la Certificazione del Sistema di Qualità e la certificazione del controllo della produzione in fabbrica per inerti e calcestruzzo, ottenendo così un'importante conferma del lavoro e dell'impegno profusi. «Una stra-

ordinaria storia di un'impresa, quella della G.M.P. S.p.A.. cresciuta grazie alle doti e alle capacità manageriali dei soci, che hanno saputo anticipare i tempi con scelte oculate e innovative – sostiene l’amministratore delegato Albano Morelli -. Il gruppo si è sempre affidato a personale professionalmente qualificato, moti-



Contrariamente al pensiero comune, l’attività di cava, oltre a essere la più antica che l’uomo conosca, è anche una delle meno inquinanti



venga aggiudicato con il criterio del massimo ribasso – spiega il presidente della società Alfio Morelli -. Si pensi che in alcuni casi sono stati superati ribassi del 50% d’asta. Alla luce di ciò, come è possibile attribuire rilievo ad aspetti qualitativi dell’offerta?». Un problema rilevante 

vato e ben inserito in azienda, consapevole del fatto che le maestranze hanno sempre svolto un ruolo fondamentale per la crescita e lo sviluppo di G.M.P. Anche grazie a loro si è potuto raggiungere un obiettivo che appena ieri sembrava solamente il sogno di una comune avventura». www.gmpspa.it

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EDILIZIA E APPALTI

 per tutte quelle grandi im- turo restando in una specie di prese che non impostano la propria condotta su logiche meramente redditizie. «Il settore è pieno di attori rimasti tagliati fuori da un sistema che premia la logica dell’inefficienza a discapito della razionalità e della marginalità d’impresa – sottolinea Marino Giglioni -. Come può un’impresa che si trova a 600 km. di distanza dall’opera da realizzare avere la stessa marginalità aziendale tale da presentare ribassi percentuali a volte 20 punti superiori a quelli di imprese parimente organizzate ma limitrofe all’area di lavoro?». Questa logica impedisce a numerose società una qualsiasi tipologia di programmazione seria, sia relativamente alle risorse umane che ai mezzi di cui dotarsi. «L’assoluta casualità che regna nei processi di aggiudicazione delle gare fa sì che l’imprenditore non possa mai decidere del proprio fu-

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limbo forzato che impedisce ogni forma di crescita e di sviluppo aziendale» sostiene l’amministratore delegato di G.M.P. Vale poi la pena di ricordare che, per opere di entità rilevante, è previsto un ulteriore criterio di scelta. Le aziende partecipanti alla gara dovranno presentare all’ente appaltante offerte che integrano il dato economico con quello tecnico-qualitativo. Il criterio di aggiudicazione coinvolge così la valutazione, oltre che di elementi migliorativi dell’opera attinenti al termine di esecuzione o di

consegna, anche di caratteristiche estetiche e funzionali, o a servizi integrati come quello post-vendita. «Pertanto è facile intuire, visto che la valutazione delle migliorie è affidata a una commissione tecnica, quanto possa essere grande il fattore di discrezionalità soggettiva che guida l’attribuzione di opere così importanti – conclude Alfio Morelli -. Per questo, tra casualità e discrezionalità da parte dell’ente, le procedure di aggiudicazione dei bandi di gara prestano il fianco a elementi di evidente criticità per le imprese, ma soprattutto per la società intera».

Alfio Morelli, presidente della G.M.P. Spa


IL SETTORE EDILE

La modernizzazione del Paese passa attraverso l’edilizia Al di là della crisi del settore e della diffusa mentalità di prudenza negli investimenti, il tessuto imprenditoriale edile dell’Umbria rappresenta per il territorio un valore aggiunto. Da salvaguardare. Il quadro di Massimo Calzoni, presidente dell’Ance regionale Eugenia Campo di Costa

S

aturazione del mercato, crisi finanziaria, prudenza negli investimenti. Sono diversi i fattori che contribuiscono alla fase negativa che sta vivendo il settore edile italiano. Anche se il mattone è sempre un bene sicuro sul quale investire, in grado di rivelarsi, nel lungo periodo, più vantaggioso di molti titoli finanziari, c’è un certo timore da parte delle famiglie nell’accollarsi un mutuo in un momento che percepiscono critico. Questo nonostante i prezzi degli immobili, in calo,

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si stiano assestando. «La situazione del settore edile della nostra regione è nella media nazionale – afferma l’ingegner Massimo Calzoni, presidente di Ance Umbria - tuttavia, dal momento che stanno ormai volgendo al termine le attività relative alla ricostruzione post sisma del 97, la contrazione del lavoro è più evidente». In seguito al terremoto del 26 settembre 1997, che distrusse diversi paesi in Umbria e nelle Marche, i lavori edili, mirati alla ricostruzione delle cittadine, avevano visto una forte

espansione. Oggi, a ricostruzione avvenuta, si assiste a un notevole regresso. Qual è dunque l’attuale situazione delle imprese edili umbre? «Soffrono soprattutto le aziende più strutturate, più organizzate e capaci, mentre le microaziende che si concentrano in un settore specifico e che non hanno una grossa struttura, soffrono nettamente di meno. In questo quadro, tuttavia, persiste un saper fare, un know how acquisito da una serie di aziende che, magari non saranno grandi nomi noti a livello internazionale, ma che sanno fare molto bene il loro mestiere. Tali realtà meritano di essere valorizzate e sono realmente importanti per il territorio, in grado di lavorare con qualità sia nell’ambito dell’edilizia tradizionale e storica, sia dell’edilizia più innovativa, sia in quello delle infrastrutture. Il tessuto imprenditoriale umbro è costituito da aziende medie e piccole, sane e ben orga-

L’ingegner Massimo Calzoni, presidente di Ance Umbria www.anceumbria.it


Massimo Calzoni



Diverse imprese nostre associate hanno realizzato sia interventi su palazzi storici e preesistenze archeologiche, che nuove edificazioni

nizzate, che conducono il lavoro con serietà, secondo i canoni della tradizione ma anche dell’innovazione. Queste realtà, al di là della crisi, esistono ancora e sono un bene prezioso che va valorizzato e salvaguardato. Non bisogna rischiare di perdere un tale saper fare diffuso e complesso, andrebbe a discapito dell’intera società». Quali sono in particolare i meriti di tali imprese del territorio? «Diverse imprese nostre associate hanno realizzato sia interventi su palazzi storici e su importanti beni culturali, quindi lavori sulla storia del territorio, che nuove edificazioni, con metodi anche molto innovativi. Tra gli interventi su palazzi storici, ad esempio, è degno di nota il restauro della Basilica di Assisi danneggiata dal terremoto. In questo caso, un’impresa nostra associata, in tempi brevi e con estrema cura, ha realizzato un intervento spettacolare, oltre che di

grande qualità ed efficacia. Sempre ad Assisi, la stessa azienda ha realizzato un albergo, costruito su un convento del XIII secolo. Durante gli scavi effettuati all’interno dell’edificio, utili all’installazione degli impianti tecnologici, sono emerse dei ruderi dell’anfiteatro romano e delle terme romane di Assisi. Ne è nata un’area Spa, interna all’albergo, che coniuga alla perfezione le preesistenze antiche con stile e tecnologie ultramoderne. Una commistione che vale veramente la pena visitare».



Può farci anche qualche esempio di opera costruita ex novo? «Accanto agli interventi sull’edilizia storica, realizzati con I lavori per accurate tecniche di restauro, la ristrutturazione del complesso ci sono nuovi immobili di ecclesiale grande pregio, segnalati anche di San Domenico, dalla stampa tecnica interna- affidati all’impresa Samuele Pelucca zionale. Una delle caratteristiche del nostro settore è la grande capacità di rigenerarsi. L’edilizia, che pure vive un momento di difficoltà, in una regione piccola ma significativa come è l’Umbria, ha questa importante dote, di saper conser-  2011 • DOSSIER • 209


IL SETTORE EDILE

 vare i criteri e i valori dell’an-

tico, e nel contempo di sapersi innovare e proiettare verso il futuro. Un esempio eclatante di realizzazioni ex novo è il Minimetrò di Perugia, l’opera di trasporto pubblico concepita come soluzione di avanguardia nel campo della mobilità alternativa e rappresentata in tutte le riviste di settore. Si

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tratta sostanzialmente di una piccola metropolitana realizzata con canoni modernissimi sia dal punto di vista del trasporto che rispetto alle soluzioni estetiche adottate nelle singole stazioni, il tutto in una città storica orograficamente difficile come Perugia. Quello del Minimetrò è un progetto che, per la particolare cura nella progettazione e nella realizzazione, avvenuta mediante metodi innovativi, si è meritato non pochi riconoscimenti. Un motivo di grande soddisfazione per i costruttori dell’Umbria». Come è possibile valorizzare il tessuto imprenditoriale umbro del settore edile, affinché queste aziende possano essere salvaguardate an-

che in tempi di crisi? «Per quanto riguarda l’edilizia pubblica occorrerebbe un flusso piuttosto costante di finanziamenti. L’andamento scarso e intermittente dei flussi finanziari per le opere pubbliche produce di fatto un insufficiente numero di gare di appalto. Tutto ciò impedisce la programmazione dell’attività delle aziende. In secondo luogo, per quanto riguarda sia il settore pubblico che quello privato, sarebbe opportuno uno svolgimento adeguato e responsabile della funzione di committenza. Inoltre, purtroppo, è risaputo che il settore edile tende ad essere inquinato anche nelle zone non tradizionalmente soggette alla malavita organizzata. Il no-


Massimo Calzoni

stro è uno dei settori nel quale il malaffare tenta di introdursi più frequentemente, soprattutto attraverso il fenomeno del riciclaggio sugli investimenti immobiliari. Svolgere in maniera corretta la funzione di committenza significa selezionare le aziende sulla base di criteri seri e reputazionali non tanto cartacei quanto realmente concreti, fondati non sulla capacità dell’impresa di acquisire appalti ma sulla capacità di svolgerli, di lavorare con l’adeguata cura e la serietà richieste. Bisognerebbe riuscire a eliminare la concorrenza sleale e a salvaguardare le aziende sane, pulite, nell’ottica di una competitività ad armi pari. Un ultimo aspetto riguarda provvedimenti a carattere fiscale, che andrebbero senz’altro presi per venire incontro alle imprese costruttrici». Quali prospettive intravede in generale per il settore edile italiano? «Ad oggi le prospettive non sono rosee. I paesi occidentali, e l’Europa in particolare, risentono ancora della crisi finanziaria cominciata tre anni fa, alcuni sono sotto l’attacco di una vera e propria speculazione finanziaria: un problema che oggi riguarda la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda ma che domani potrebbe interessare anche la Spagna e forse l’Italia. Ecco perché il cambiamento deve essere strutturale. Il Paese si deve salvaguardare ristrutturandosi e cercando di organizzarsi in modo da evitare gli

sprechi e dirottando le risorse sugli investimenti, perché è proprio sull’investimento che si fonda il futuro del paese. Se ci sono infrastrutture efficienti, il paese è più competitivo e in grado di reggere le sfide a livello globale. Se invece la rete ferroviaria in alcuni tratti è vecchia e inefficiente, la rete autostradale è incompleta e inadeguata, le piastre logistiche e il sistema intermodale sono carenti o non funzionanti, è evidente che soffre tutta l’economia e partico-

larmente l’indotto del terziario. Credo che il paese debba cominciare a guardare seriamente al futuro, che non si debba continuare a spendere soldi pubblici per cose che non servono realmente, e che si debba pensare piuttosto a reperire risorse per investire sulle infrastrutture, su beni che possano servire concretamente a incrementare la competitività del paese. La modernizzazione di un paese passa attraverso l’edilizia».

Nella pagina precedente, in alto, lavori dell’Impresa Lunghi a Santa Maria degli Angeli e, sotto, lavori di restauro compiuti dalla Pecci Edilizia nella chiesa di San Francesco di Gualdo Tadino, danneggiata dal terremoto del 1997. Sopra, il Minimetrò di Perugia

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IL SETTORE EDILE

Nuove linee di ferro e acciaio Il comparto dell’edilizia non ha mai potuto fare a meno di un metallo prezioso come il ferro. Si presta, ad esempio, a lavorazioni lineari e, abbinato all’acciaio inox, sposa lo stile delle case moderne. L’esperienza della Fratelli Langone Giulio Conti

L’

Panoramica dell’azienda Fratelli Langone con sede ad Atena Lucana (SA) fllilangone@libero.it

industria italiana e le reti commerciali che tessono la crescita di ogni comparto, soffrono purtroppo, soprattutto al Sud, di «contesti imprenditoriali privi di disposizioni riformistiche e situazioni lavorative talvolta drammatiche. La scarsa coercizione nell’onorare un debito non è coerente con le rigide e trasparenti regole di contrattazione e tracciabilità bancaria». Va dritto al punto l’imprenditore di Salerno, Roberto Langone, dell’omonima azienda di ma-

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teriali edili, prodotti siderurgici e ferro lavorato, per evidenziare le incongruenze del sistema in cui la sua impresa si muove e testimoniare quanta forza e professionalità sia necessaria per non soccombere a mercati sempre più dinamici, ma non sempre affidabili. «Continuiamo a credere fermamente nel lavoro inteso come valore individuale e sociale, lo percepiamo da sempre quale vera risorsa di vita che, come tale, va rispettata a ogni livello e dimensione». L’attività principale dell’azienda Fratelli Langone è il commercio di materiale per l’edilizia e per il comparto siderurgico; l’asset commerciale è diretto anche alla lavorazione del legno e del ferro per la creazione su misura di arredi in ferro lavorato e cornici per copertura in travi lamellare. Ma all’interno della filosofia che muove il lavoro della Fratelli Langone «l’obiettivo primario è riuscire a far “rinsavire” il consumatore da questi anni di rivoluzioni informatiche e tecnologiche che, se pure positive in termini di innovazione e sviluppo, lo hanno di certo confuso. È necessario ras-

sicurare il cliente sul prodotto che intende acquisire – afferma Roberto Langone – e far sì che il binomio prezzo-qualità non venga mai meno alle premesse». Oltre la fidelizzazione del cliente cui l’azienda salernitana persevera senza troppi inciampi, la nota competitiva che la distingue all’interno dei settori di riferimento è legata alla disponibilità di «acciaio inox che, abbinato al ferro, crea diversificazione e soluzioni ottimali per diverse tipologie di problematiche costruttive». Di fatti, il 35 per cento del fatturato della Fratelli Langone deriva dalla commercializzazione di ferro battuto o lavorato; «ecco perché il lavoro dei mastri ferrai Veneti produttori di buona parte delle nostre lavorazioni è importantissimo – asserisce l’imprenditore –. Mi riferisco a lavori di precisione in cui il ferro, metallo antico e prezioso, tende a caratterizzare anche la nuova edilizia con lavorazioni semplici e lineari, mentre nuove linee di ferro liscio e acciaio inox si abbinano bene con il minimalismo delle case moderne».


Carlo Luchini

stenza al fuoco e all’urto, impermeabilità, isolamento termoacustico e rivestimenti durevoli di pregio». Le importanti proprietà fisiche e meccaniche di Smol permettono l’applicazione di tale tecnologia, oltre che su strutture verticali in cemento armato in genere, anche su opere integrate con l’isolamento termico, su strutture in ambienti marini, in ambienti aggressivi o in particolari condizioni ambientali estreme. Smol ha rivoluzionato il concept costruttivo anche per la

realizzazione di muri rinforzati in cantieri disagevoli, di strutture a grandi altezze, muri con montaggio da un solo lato ma anche su piscine, vasche e canali, strutture impermeabili, tunnel tecnologici, interventi di rinforzo e di risanamento. «Per arrivare a un elevato livello qualitativo di industrializzazione, Smol ha dovuto seguire i più rigidi standard di processo – spiega Luchini –. Dal dimensionamento del modulo all’intuizione dell’uso delle guide-ritegno. Dalla sperimentazione su prototipi all’applicazione cantieristica, fino alla verifica delle componenti di sistema e delle condizioni di collaborazione fra il calcestruzzo delle lastre di perimetro con quello di riempimento. L’intero processo, che ha convalidato le proprietà di Smol, ha permesso di garantire al mercato un prodotto efficiente, facile e durevole, mantenendo i prezzi adeguatamente in linea con lo stesso mercato. Considerando infatti il risultato finale in termini di durabilità,

qualità, estetica e riduzione di manutenzione ottenibili con il sistema Smol, il costo dell’opera risulta essere inferiore a quello dei sistemi tradizionali per la realizzazione di opere in cemento armato». Ad oggi, il sistema Smol è in grado di garantire alla committenza tranquillità in fase esecutiva senza la necessità di personale specializzato. Ciò deriva dal fatto che «questo metodo costruttivo è strettamente interconnesso alla realizzazione a regola d’arte del copriferro – Smol assicura infatti 30 millimetri di copriferro su entrambi i lati del paramento –, elemento fondamentale per la durabilità della struttura stessa che con Smol viene garantita da qualsiasi maestranza, mantenendo in cantiere sempre il massimo livello di sicurezza». Come si evince dalle accurate descrizioni di Claudio Luchini, dopo molti anni di progettazione, ricerca in laboratorio, sviluppo e applicazioni in cantiere, oggi il sistema Smol ha raggiunto un know how ben definito e ingegnerizzato. La Nuova Ceval è infatti alla ricerca di partner per lo sviluppo del mercato in Italia e all’estero con la possibilità di concessioni di licenza. 2011 • DOSSIER • 213


EDILIZIA CIVILE E INDUSTRIALE

N

el difficile panorama del settore immobiliare, colpito più di altri dalle conseguenze della crisi economica, ci sono ancora prospettive positive. E realtà che tengono il mercato, differenziandosi nella loro eccellenza. È il caso ad esempio della Italcostruzioni di Perugia, azienda che affonda le sue radici in una lunga tradizione familiare nell’ambito del general contractor perugino, in grado di sviluppare e realizzare iniziative nel vasto e mutevole ambito dell’edilizia civile e industriale con la formula “chiavi in mano”. Recentemente l’azienda ha sviluppato e realizzato il primo Leroy Merlin in Umbria. Si tratta del primo punto vendita della nota multinazionale francese in Umbria e di fatto costituisce, al momento, la più grande superficie specializzata della

Prospettive nel settore costruzioni Una struttura forte nella sua organizzazione, capace di tenere un mercato in costante evoluzione e di cogliere le sfide future. Massimo Marinelli descrive i progetti della Italcostruzioni, che guarda al futuro del comparto Lucrezia Gennari

Regione: 11 mila mq di gla su una superficie fondiaria di circa 50 mila mq e con una dotazione di quasi 1000 posti auto. Come illustra l’amministratore della società, 216 • DOSSIER • 2011

Massimo Marinelli: «Il progetto, che porta la firma del direttore tecnico di Italcostruzioni, l’ingegner Pietro Marchi e dell’ingegner Andrea Ridolfi, del settore tec-

Massimo Marinelli, amministratore di Italcostruzioni, e il progetto del Leroy Merlin in Umbria


Massimo Marinelli

nico engineering». La realizzazione del nuovo centro Leroy Merlin in Umbria è un’opera di notevole valenza, sia strutturale che rispetto all’impatto sul territorio. Quali sono state le sfide costruttive che avete dovuto affrontare nella messa in opera di que-

sto lavoro? «Il Leroy Merlin è un’opera realizzata in un contesto complesso per l’articolato iter amministrativo. Basti pensare che, per la presenza del limi-

trofo aeroporto di Perugia, il Comune di Bastia Umbra ha dovuto redigere, per primo in Italia, un piano conforme al nuovo Codice della Navigazione, sopravvenuto proprio durante l’approvazione del progetto. Una volta ottenuti i permessi, Italcostruzioni ha portato a compimento l’iniziativa in soli nove mesi riuscendo nel contempo a soddisfare tutti i requisiti di qualità richiesti e persino apportando delle migliorie rispetto alle prescrizioni di capitolato, con soluzioni impiantistiche innovative. Senz’altro una grande soddisfazione per noi attuatori, che abbiamo riscontrato il gradimento del cliente, e un beneficio per il territorio che, grazie ad iniziative come questa, sta vedendo concreti segnali di ripresa e può guardare avanti con fiducia, contando anche su nuovi, “reali”, posti di lavoro. Un sintomo di cambiamento che si coniuga al rafforzamento delle opere infrastrutturali della regione». Forse più di altri comparti, quello immobiliare ha risentito notevolmente della crisi. Crede ci siano segnali di ripresa in questo settore? «Purtroppo la tendenza è sotto gli occhi di tutti. Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da un andamento negativo costante che ha messo in difficoltà numerose aziende, e tra queste direi so-

prattutto quelle maggiormente strutturate. Il settore residenziale è quello che sicuramente ha pagato il conto più alto. Ma credo che le prospettive a medio termine siano tutto sommato positive. Infatti non mancano segnali di vivacità. Mi riferisco, ad esempio, al settore servizi



Italcostruzioni ha portato a compimento la realizzazione del Leroy Merlin in soli nove mesi riuscendo a soddisfare tutti i requisiti di qualità richiesti



e retail in cui noto un fermento che spero si possa tradurre in numeri positivi già dal prossimo anno». Come si può secondo lei favorire la ripresa del mercato? «Se da una parte la crisi finanziaria ha avuto come conseguenza una forte riduzione del credito, dall’altra ci sono segnali di economia reale che dovranno però essere supportati da apposite iniziative di natura politica volte a incentivare gli investimenti in uno dei settori maggiormente importanti per il Pil italiano e che ha pagato questa crisi con perdite troppo pesanti. Inoltre, nello stesso tempo, occorre mettere in atto una  2011 • DOSSIER • 217


IMPRENDITORI DELL’ANNO



Il settore residenziale è quello che sicuramente ha pagato il conto più alto. Ma credo che le prospettive siano tutto sommato positive



 velocizzazione e una semplifi-

cazione delle procedure amministrative, senza abbassare la guardia su temi come la sicurezza e il rispetto delle norme». Nonostante gli ultimi 12 mesi siano stati difficili per il mondo immobiliare, Italcostruzioni è riuscita a portare a termine un lavoro importante come il nuovo centro Leroy Merlin. Come ha affrontato l’azienda il momento di recessione e su quali tratti punta soprattutto per tenere il mercato? «Rispetto alla situazione generale del mercato, Italcostruzioni può ritenersi soddi-

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sfatta per il proprio andamento, che definirei buono. La società conta su una struttura snella, dinamica e forte nell’organizzazione, che le consente di navigare bene anche in periodi come questo e di essere fortemente competitiva nei momenti più favorevoli. La formula su cui si basa la struttura operativa della nostra azienda è semplice ma assolutamente efficace». Cioè? «Abbiamo individuato una serie di sottoprogrammi esecutivi che, pur con le opportune procedure di ottimizzazione, riusciamo ad adattare bene ad ogni intervento specifico. Mi riferisco a una serie di sequenze alle quali corrispondono attività funzionali specifiche interne o comunque coordinate da Italcostruzioni. In questo processo assume rilievo la figura del responsabile di commessa che ha il controllo sul corretto

funzionamento di tutto il processo: dall’identificazione dell’opera da realizzare e dalle verifiche di fattibilità, passando attraverso il piano economico finanziario e la progettazione, a tutte le autorizzazioni amministrative fino ad arrivare all’esecuzione dei lavori e quindi alla commercializzazione dell’opera e alla consegna chiavi in mano. Puntiamo molto su una forte informatizzazione dei processi che con il tempo abbiamo adattato sempre più alle nostre procedure e al nostro modo di lavorare. In definitiva, la nostra eccellenza si basa su un collaudato modello organizzativo e consiste nell’ottimizzazione delle strategie utili a soddisfare le esigenze della committenza. Questi requisiti ci conferiscono, efficienza, tempestività nell’esecuzione, senza pregiudizio alcuno sulla qualità del prodotto finale».


Massimo Marinelli

L’attenzione all’impatto ambientale sta entrando sempre più profondamente nella nostra cultura. Nel vostro settore, il risparmio energetico e le costruzioni sostenibili sono una realtà significativa o ancora marginale? «È vero che si comincia a prestare maggiore attenzione alle “tematiche green” ma, soprattutto nei momenti di difficoltà del mercato, è difficile sensibilizzare i clienti su questo tipo di approccio. Ma anche in quest’ambito credo che le prospettive siano positive. Noi di Italcostruzioni rimaniamo convinti del fatto che la qualità architettonica, la ricerca dei materiali più idonei e le soluzioni più avanzate sul fronte del risparmio energetico, saranno in futuro le armi vincenti con le quali affrontare il mercato. Nelle nostre realizzazioni sviluppiamo sempre delle solu-

zioni progettuali volte al raggiungimento di una gestione energetica autonoma affinché i nostri clienti possano valutare i costi e i benefici di tali tecnologie». State portando avanti iniziative nel retail, servizi e direzionale. Quali sono, in particolare, i progetti sui quali lavorerete nel prossimo futuro? «Il piano operativo per il prossimo triennio prevede diverse iniziative, interamente sviluppate dalla nostra azienda. Alcune si trovano in fase più avanzata e contiamo di poterle mettere presto in cantiere, altre sono ancora in una fase di sviluppo. Si tratta di strutture retail, servizi e direzionale. Possiamo realizzare un’opera a partire dalla fase progettuale, ma naturalmente non ci tiriamo indietro se il lavoro non nasce da un’idea un progetto di Italcostruzioni e ci viene offerto

per la sola fase realizzativa. Anche per questo tipo di attività, stiamo valutando diverse commesse sparse sul territorio nazionale». Quali le prospettive per il futuro dell’azienda? «Stiamo valutando l’opportunità di avviare una divisione aziendale che si occupi esclusivamente della gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili, con un particolare riguardo a quelli da noi realizzati. L’idea nasce dal fatto che in questo momento, un mercato che sembra essere in controtendenza rispetto alla crisi, è proprio quello delle manutenzioni e del “global service”. Siamo convinti che questo genere di attività, oltre a coniugarsi perfettamente al nostro modello organizzativo, ci possa offrire la possibilità di fornire ai nostri clienti un prodotto veramente completo».

Nella pagina accanto, progetto di un centro retail. Sopra, il direttore tecnico ingegner Pietro Marchi e il responsabile progetti ingegner Andrea Ridolfi

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IL SETTORE LAPIDEO

L’

espansione, tecnologica e di mercato, non è l’immediata conseguenza della longevità aziendale. Si parte da qui, dal tentativo di sfatare un luogo comune fin troppo consolatorio. Il volume d’affari di molte Pmi italiane, nate sulla scia del miracolo economico del Boom, è rimasto invariato, come pure le aspirazioni. Eppure ogni volta che si parla di impresa viene naturale andare a ritroso, come se durare a lungo sia aprioristicamente sinonimo di successo. Gli anni di attività che inevitabilmente si accumulano vanno letti in controluce. Un esercizio che riesce bene se applicato alla valdostana Vuillermin Gualtiero. L’incalzante realtà, impegnata nel settore lapideo, ha sì un passato solido – quest’anno festeggia il sessantesimo anniversario – ma soprattutto è in grado di squadernare, dati alla

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Il design inciso sulla pietra Con Ivano Vuillermin per tornare laddove il lussuoso mercato lapideo prende il via: alle montagne valdostane e all’estrazione della Pietra Verde di Courtil. Una case history fatta d’intuiti, che s’imbatte persino nel Cavallino della Ferrari Paola Maruzzi

mano, i risultati ottenuti. Attraverso le parole di Ivano Vuillermin, che ha preso in mano le redini, succedendo al padre Gualtiero, è così possibile dare un criterio all’espansione, misurare in concreto il “peso” dell’esperienza. «Lo studio continuo di nuove tecniche di lavorazione che mettono in gioco anche altri materiali; la capacità di fornire pannelli sottilissimi con sistemi di

illuminazione futuristiche a led; il fatto di abbinare il vetro alla pietra. Questo è ciò che ci distingue da tutti gli altri agguerriti competitor». Ai capisaldi della lavorazione fa da naturale contraltare la ramificazione geografica della Vuillermin, che vanta una diffusione mondiale. Per chiudere il cerchio, bisogna tornare laddove tutto prende origine, alle montagne della Valle d’Aosta. Qui vengono sapientemente estratti quelli che, a un occhio esperto, sono considerati dei veri e propri gioielli dell’arredo: il Granito Verde Argento e la Pietra Verde di Courtil, eccezionali per durata e caratteristiche. «Ogni pietra ha un suo dna, una sua storia. La nostra bravura consiste nel saperla raccontare, mescolando gli elementi giusti». Ecco aprirsi il ventaglio di prodotti. Per citarne solo alcuni: pavimenti luminosi, pareti, scalinate e persino mobili. «Il nostro savoir

Ivano Vuillermin, titolare della Vuillermin Gualtiero www.vuillermin.com


Ivano Vuillermin

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Abbiamo realizzato il Cavallino grazie al supporto di macchinari ultramoderni, in grado di fare tagli molto precisi e tridimensionali

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faire è diventato virale, ricavandosi un posto d’onore nel mercato del lusso e, perché no, dell’eleganza. La “nostra” pietra ha convinto Ginevra, dove abbiamo arredato la villa di Alain Prost. Ha debuttato ad Atlantic City, con la splendida dimora di Donald Trump. Non potevamo mancare a Milano, la capitale italiana del design, dove in piazza San Babila risplende una terrazza decorata con il Granito Verde Argento. E i fiori all’occhiello si succe-

dono: la Telekom di Bonn, la Ibm di Utrecht, in Olanda, i Casinò di Innsbruck, Mentone, il palazzo presidenziale nelle isole Malè,Villa Picasso ad Antibes e diverse strutture e residenze a Montecarlo». In poche battute, ecco un piccolo assaggio dell’universo Vuillermin.

Ma a mancare è forse il pezzo più ambito e decisamente fuori dai canoni: la realizzazione marmorea del Cavallino Rampante, l’emblema dell’automobilismo. «Lo spunto mi è venuto grazie alla concessionaria Ferrari di Torino, che qualche tempo fa mi ha commissionato lo scudetto per lo showroom. Ne è venuta fuori una realizzazione di due metri per uno, visibile ancora oggi. Di qui il passaparola: un collezionista svizzero, proprietario di ben dodici Ferrari, ce ne ha richiesto un altro». L’episodio non vuole riproporre un fanatismo fine a se stesso. Tutt’altro. Merita di essere raccontato perché punta i riflettori sui macchinari ultramoderni del laboratorio valdostano, che nell’ordine sono: macchine al taglio ad alta pressione a getto d'acqua e polvere di diamante e macchine a controllo numerico, in grado di fare tagli molto precisi e tridimensionali. «Ma l’essermi cimentato con il simbolo della Ferrari, è anche un modo per riaffermare l’inventiva, che un po’ considero una dote di famiglia. Mio padre, che faceva il segretario comunale, un giorno si mise a ristrutturare un comò, sostituendo il piano in legno con uno in marmo Verde di Gressoney. Il mobile diventò bellissimo, tanto che scattò la scintilla dell’impresa: comprò una fresa e iniziò a lavorare il marmo di Carrara». Questo nel 1951. 2011 • DOSSIER • 223


COMPRENSORI SCIISTICI

Tante iniziative per il turismo invernale Oltre a poter contare su bellezze naturali mozzafiato, il comprensorio Monterosa Ski offre divertenti e originali iniziative a chi decide di visitarlo. Ne parla il suo presidente Daniele Fassin Nicoletta Bucciarelli

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onterosa Ski è uno dei più grandi comprensori sciistici di tutte le Alpi. Dal massiccio del Monte Rosa abbraccia le Valli d’Ayas, di Gressoney e la Valsesia. Il complesso sciistico ospita 38 impianti di risalita, 180 km di tracciati completamente battuti e oltre il 95% di piste 226 • DOSSIER • 2011

sono coperte da innevamento programmato. Una delle peculiarità di Monterosa Ski è il suo svilupparsi su tre valli e due regioni, abbracciando in questo modo un territorio variegato e multiforme. Tra le località più caratteristiche troviamo Antagnod, ideale per ospitare le famiglie grazie alla presenza di strutture adeguate al soggiorno dei

più piccoli, Brusson, Champoluc, Gressoney-La-Trinité, Gressoney-Saint-Jean e Alagna, con la sua natura selvaggia e incontaminata. Se la natura, con le sue bellezze inestimabili, rappresenta già di per sé un ottimo motivo per visitare questi luoghi, l’uomo ha di certo contribuito a rendere Monterosa Ski una delle mete più interessanti all’in-


Daniele Fassin

terno del suo settore. «Sono il rinnovamento costante e le iniziative di Monterosa Ski a rendere le giornate sugli sci una vera scoperta», rivela Daniele Fassin presidente Monterosa SpA. «Piste e impianti rappresentano un’esperienza davvero fuori dal comune. La maniacale precisione nella battitura della pista, fiore all’occhiello delle località del comprensorio, si unisce alla costante ricerca di nuove soluzioni di risalita, salvaguardando l’ambiente». Monterosa Ski si caratterizza per le iniziative che organizza, quali sono le più caratteristiche? «Innanzitutto i “Mercoledì rosa”, dedicati alle sciatrici. Le signore in quei giorni riceveranno uno sconto sulla tariffa dello skipass. Il 19 e 20 Marzo 2011 inoltre, il Monterosa Ski ospita la tappa finale dello Jägermeister Vertical Tour, il tour invernale dedicato alla disciplina del freestyle di sci e snowboard. Tra le novità poi

che quest’anno arricchiscono l’offerta di Monterosa Ski c’è il nuovo punto vendita situato all’interno del bar du Soleil de Ciarcerio, negozio realizzato con il tipico legno delle baite della zona, nel quale è possibile acquistare numerosi gadget. Poi vorrei ricordare anche due iniziative che si terranno ad Aprile. La prima sarà il 25 Aprile a Gressoney-LaTrinité, data in cui si svolgerà la tipica festa di fine stagione, lo “Spring Barbecue Contest”. Il 30 Aprile invece torna il Trofeo Mezzalama, gara regina dello scialpinismo internazionale». Finora come è andata la stagione sciistica? «Siamo molto soddisfatti dell’andamento della prima parte della stagione invernale. Possiamo dire, infatti, che come comprensorio sciistico non stiamo accusando la crisi. Questo soprattutto grazie alle politiche di promozione e di marketing intraprese e alla ricca gamma di servizi offerti.

Daniele Fassin è il presidente Monterosa SpA www.monterosa-ski.com

Considerando che Pasqua quest’anno sarà il 24 aprile, condizioni meteorologiche permettendo, la stagione Monterosa Ski proseguirà sino al 1° maggio e per venire incontro alle esigenze di chi deciderà di prolungare le proprie vacanze sino a quella data, proporremo una serie di eventi imperdibili». Come cercate di poten-  2011 • DOSSIER • 227




Le politiche family friendly hanno avuto ad oggi buon riscontro. Un’attenzione al mondo delle famiglie che ha permesso l’incremento dei visitatori



 ziare i servizi offerti?

«Incrementando l’offerta dedicata alle famiglie. Mi riferisco ai baby snowpark, uno progettato ad Antagnod e uno al Ciarcerio, e allo sviluppo ulteriore dei baby club. Sono servizi accessori allo sci ma sempre più richiesti e che spesso rappresentano “la differenza”.

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Le politiche family friendly, fiore all’occhiello del comprensorio, hanno avuto ad oggi buon riscontro. Un’attenzione al mondo delle famiglie che rappresenta una delle chiavi di successo che hanno permesso l’incremento dei visitatori». Naturalmente la collaborazione con la Regione Valle d’Aosta risulta di primaria importanza. «Certamente. È per questo motivo che continuano le iniziative congiunte con la Regione Valle d’Aosta. È proprio di questi giorni la notizia dell’accordo per i Campionati Nazionali della Protezione Civile che saranno organizzati dal comprensorio Monterosa Ski dal 26 al 28 gennaio 2012 in collaborazione con la Protezione Civile della Valle d’Aosta, la Regione e il comune di Brusson. Sono previsti 2.000 atleti e una forte integrazione con il territorio a partire da specifici pacchetti vacanza,

considerando anche la concomitanza con la fiera di Sant’Orso. Le azioni coordinate tra Monterosa Ski e la Regione Valle d’Aosta sono importanti in quanto mirate a ottimizzare i costi e gli investimenti, da parte della Regione stessa, per la promozione e la valorizzazione del territorio, supportando il ruolo delle società di impianti di risalita». Come si inserisce Monterosa Ski in una visione ampia dell’economia turistica? «Le società di impianti di risalita non sono semplici aziende locali, ma attività volte a sostenere l'economia turistica con investimenti diretti e indiretti, a beneficio di intere vallate e comunità. È proprio per questo motivo che Monterosa Ski rappresenta una realtà rilevante nel tessuto economico della Valle d’Aosta, Regione in cui il turismo ricopre una parte fondamentale per quanto riguarda l’indotto sul territorio e l'occupazione».


BONIFICA E RECUPERO ECOLOGICO

Smaltire i rifiuti pericolosi

L

Un fase di smaltimento dell’amianto, realizzata dall’azienda La Teatina lateatina@hotmail.it

a Teatina è un’azienda del chietino specializzata nel trasporto e nello smaltimento di rifiuti tossici e pericolosi. L’obiettivo è quello di assicurarsi che i materiali inquinanti vengano smaltiti in maniera corretta. L’impresa vanta collaborazioni e rapporti con vari istituti regionali, statali e nel settore pubblico. La titolare, Marianna Verna, descrive i momenti cruciali dell’attività. «Per raccolta intendiamo la rimozione fisica dei rifiuti. Segue poi il trasporto del materiale sino agli impianti di smaltimento competenti. Si arriva, quindi, agli impianti autorizzati. Generalmente ogni impianto è specializzato al trattamento di determinate categorie di rifiuti». La Teatina si occupa di servizi di pulizia e rimozione di intasature di calcare presenti nelle

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Per salvaguardare l’ambiente lo smaltimento dei rifiuti è un’attività fondamentale, da eseguire con determinati criteri tecnici e di sicurezza. La parola a Marianna Verna Nicoletta Bucciarelli

reti fognarie, mediante apposite sonde ad alta pressione dotate dall’auto spurgo. Particolare attenzione viene dedicata allo smaltimento di materiale estremamente pericoloso, come l’amianto. «Con “bonifica” intendiamo la rimozione dei materiali contenenti amianto. Ma prima è necessario effettuare un sopralluogo del cantiere per studiare le varie situazioni logistiche di ciascun intervento e per prelevare un campione d’amianto da far analizzare ad appositi laboratori specializzati. Una volta sul cantiere viene assemblata la camera di decontaminazione e vengono predisposte

le misure di sicurezza. In seguito, le lastre vengono coperte da una speciale vernice isolante per minimizzare la dispersione di polveri nocive. Per una maggiore sicurezza vengono ricoperte da teloni di plastica per arginare ulteriormente il fenomeno». È bene sapere, quindi, che alla base del più semplice servizio di raccolta e smaltimento rifiuti c’è tutta una fase preparatoria, volta a ridurre al minimo i rischi che ne derivano. A tal proposito i dipendenti vengono sottoposti periodicamente a corsi di addestramento per adeguarsi alla nuove normative, in continua evoluzione. «Lo ritengo un aspetto importante. Questo lavoro, così poco conosciuto, comporta dei costi, in alcuni casi anche notevoli, che spesso non vengono considerati dai committenti». Per quanto riguarda l’Abruzzo, Marianna Verna si sofferma sugli aspetti logistici. «Considerate le dimensioni di questa piccola regione, il numero di discariche è più che soddisfacente. Solo sporadicamente si è costretti a portare i rifiuti altrove».


TUTELA DEGLI AMBIENTI

Controllare la salubrità degli ambienti

I

l controllo dei livelli di salubrità degli ambienti è da sempre un’attività fondamentale per il benessere degli individui e la salvaguardia dell’integrità ambientale. Per questo viene applicato ad ogni ambito civile, pubblico e industriale, spesso su programmi che prevengono la comparsa di parassiti o insetti dannosi. «La prevenzione è il principio cardine della tutela a lungo termine». Lo sanno bene i fratelli Pentima, soci amministratori dell’azienda paterna Disinfest Control che, giunti a festeggiare il trentesimo anno di attività, grazie al patrimonio di conoscenza acquisito e all’attenzione al continuo miglioramento, hanno fatto sì che l’impresa divenisse un importante player del settore delle disinfestazioni. «Per la risoluzione di problemi posti dalla nostra attività e per raggiun-

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La disinfestazione e il controllo degli ambienti devono svolgersi nel pieno rispetto dell’integrità naturale. Dopo ormai trent’anni, l’esperienza della Disinfest Control di Pescara Giorgio Conti gere l’eccellenza esecutiva, è necessaria caparbietà imprenditoriale e un’incessante ricerca di tecnologie e strumenti d’avanguardia», afferma Ermanno Pentima, responsabile tecnico della Disinfest Control. Perché un settore tecnologicamente avanzato permette una notevole efficienza dei vari processi, un’enorme flessibilità di lavorazione e maggiore libertà di sviluppare nuovi servizi che migliorano la qualità e riducono il “time to market”, ovvero il tempo che trascorre dall’ideazione alla commercializzazione. «Eliminare infestanti e parassiti dai luoghi in cui la loro presenza non è gradita per l’uomo rispettando l’ambiente è diventata la nostra missione – spiega Antonio Pentima, re-

sponsabile commerciale –. Il servizio viene controllato durante tutte le fasi di lavorazione permettendo di ottenere un risultato che soddisfi a pieno il cliente senza trascurarne l’impatto ambientale». Per tale scopo l’azienda ha effettuato corsi di formazione specifica del personale riferiti sia alla gestione della produzione che alla gestione dell’amministrazione. «Un’accurata selezione delle metodologie operative, la scelta di prodotti specifici e l’approccio scientifico alla materia ci permettono di avere un’azione risolutiva nel pieno rispetto e tutela dell’habitat umano» asserisce l’amministratrice Emilia Pentima. Inoltre, la direzione della Disinfest Control, per operare sul mercato in modo sempre più competitivo e per soddisfare il cliente mediante processi aziendali ottimizzati che massimizzano la qualità dei prodotti e dei servizi erogati, ha instaurato, applicato e mantiene attivo un sistema di qualità conforme alla certificazione Iso 9001/2008.

Da sinistra, Ermanno, Emilia e Antonio Pentima, amministratori della Disinfest Control di Pescara info@disinfestcontrol.it www.disinfestcontrol.it


LEGALITÀ

Nel rispetto della legge Numerose sono le operazioni condotte dalla Guardia di Finanza di Perugia nel corso del 2010 su tutto il territorio. Il colonnello Vincenzo Tuci illustra le attività che vedono impegnato il nucleo perugino Nicolò Mulas Marcello

L’

impegno delle Fiamme Gialle sul territorio perugino per la lotta alle illegalità è capillare. Molti sono i settori in cui gli uomini della Guardia di Finanza accertano il rispetto delle regole e denunciano eventuali illeciti. Dal contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti alla repressione del fenomeno della contraffazione, oltre alla lotta all’evasione fiscale e all’insediamento di organizzazioni criminali. Il colonnello Vincenzo Tuzi, a capo del comando provinciale di Perugia, fa il punto sulle ope-

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razioni concluse e sul lavoro ancora da fare. Quali sono i reati più diffusi che avete potuto riscontrare nell’ultimo anno? «Per quanto riguarda la tutela del made in Italy, nel corso del 2010 il comando provinciale di Perugia ha sequestrato più di 175.000 prodotti e denunciato complessivamente 39 persone. Particolare attenzione è stata riservata anche alle violazioni al codice del consumo e alla sicurezza dei prodotti con più di 35.000 prodotti sequestrati, per lo più abbigliamento, e la segnalazione di 18 persone. Nel settore della polizia economica e finanziaria l’attività della Guardia di Finanza di Perugia ha consentito di poter rilevare nell’ambito dei reati tributari 178 violazioni di carattere penale con la denunzia all’autorità giudiziaria di 183 persone. Si assiste a un incremento del numero delle violazioni penali rispetto all’annualità 2009 del 37,98%, mentre il numero delle persone denunciate risulta incrementato del 92,63%. Inoltre, si evidenzia un aumento dei reati di “omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali” unitamente al reato di


Vincenzo Tuci

“omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto”. Nel corso del 2010 sono stati scoperti 135 evasori totali con la rilevazione di basi imponibili sottratte al fisco pari a 136.231.608 euro, Iva relativa pari a 8.527.121 euro e Iva dovuta pari a 10.087.578 euro». Quali importanti operazioni avete concluso negli ultimi mesi? «Fermo restando il dispositivo di controllo programmato annualmente nei confronti dei contribuenti, che rappresenta il dispositivo di vigilanza permanente a tutela degli interessi finanziari ed economici dello Stato e degli enti locali, nel corso degli ultimi mesi i reparti del comando sono stati impegnati nell’analisi delle posizioni fiscali delle persone fisiche e giuridiche che hanno intrattenuto rapporti bancari con istituti di credito esteri (Svizzera e San Marino). Tra le altre operazioni di servizio degne di nota cito l’operazione “Protesi d’oro” in cui il nucleo di Polizia tributaria di Perugia ha eseguito un’articolata attività investigativa che ha consentito di rilevare un particolare sistema di frode in danno della Re-

gione Umbria nel comparto della spesa sanitaria. L’operazione “Strisce Blu” in cui il gruppo di tutela economia della Polizia tributaria ha segnalato all’autorità giudiziaria competente l’attività truffaldina da parte di una società perugina operante nel settore della gestione di aree pubbliche (parcheggi pubblici e strisce blu) acquisite mediante gare di appalti con diversi enti locali. Inoltre, vorrei citare l’operazione “Shadows” nella quale l’attività di polizia giudiziaria ha consentito di appurare l’esistenza di un sodalizio criminale, con ramificazioni in Toscana e Lazio, composto da soggetti di etnia maghrebina dediti al traffico Sotto, e allo spaccio di sostanze stupefacenti, in preva- il colonnello Tuzi, lenza di tipo hashish. L’attività investigativa ha Vincenzo comandante consentito di sequestrare oltre 267 Kg di ha- provinciale della Guardia shish e di trarre in arresto 8 persone». di Finanza In che modo opera la Guardia di Finanza nel di Perugia contrasto alle infiltrazioni mafiose sul territorio? «La Guardia di Finanza è coinvolta a pieno titolo nella lotta alla criminalità organizzata, soprattutto nell’individuazione delle operazioni di riciclaggio e nel contrasto delle attività imprenditoriali e professionali, attraverso le quali le organizzazioni criminali reimpiegano i capitali illecitamente accumulati e si mimetizzano 

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LEGALITÀ



Nell’anno 2010 sono stati eseguiti 99 interventi operativi nel settore del traffico e dello spaccio di sostanze nell’ambito del territorio provinciale



 nella società civile e nell’economia legale. L’ope- caratterizzato negli anni passati da forti imrazione “Koinè”, svolta dal dipendente nucleo di Polizia tributaria di Perugia, è un esempio di questa metodologia operativa che si è sostanziata nella sottoposizione a controllo della posizione fiscale antimafia di un calabrese, appartenente alla ‘ndrangheta e sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale antimafia. L’azione investigativa si è conclusa con l’accertamento di violazioni tributarie pari a oltre 350.000 euro. Nel corso dell’anno 2010 sono state approfondite 59 segnalazione per operazioni sospette, comunicate da istituti di credito, professionisti e altro, che hanno consentito di rilevare numerose violazioni alla normativa speciale in materia di trasferimento di denaro contante nonché di evidenziare ipotesi di reato di riciclaggio di denaro, ivi compreso il reimpiego in attività economiche. Sono state segnalate alla locale Procura della Repubblica 18 persone per le varie ipotesi di riciclaggio». Per quanto riguarda il traffico di stupefacenti qual è la situazione sul territorio perugino? «Il traffico delle sostanze stupefacenti è stato

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pennate. Situazione quasi certamente conseguenza dell’ingresso sul territorio perugino di un consistente numero di cittadini extracomunitari, sia clandestini sia regolari. Nell’ambito del territorio di competenza la situazione sicuramente più preoccupante è quella del capoluogo, che sempre dalle risultanze statistiche e investigative, risulta essere uno dei primari punti di riferimento per la ricerca e l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti da parte di consumatori provenienti anche da regioni confinanti come l’alto Lazio, la Toscana e le Marche. Nel corso dell’anno 2010 sono stati eseguiti 99 interventi operativi nel settore del traffico e dello spaccio di sostanze nell’ambito del territorio provinciale che hanno consentito di sequestrare, sottraendolo al consumo illegale, ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Si evidenzia inoltre che nell’alta val tiberina è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Città di Castello una coltivazione di canapa indiana appositamente predisposta e occultata per la produzione di hashish da cui ricavare la sostanza stupefacente».


IL PUNTO

Velocizzare l’iter processuale L’operato del governo è finalizzato alla creazione di una macchina giudiziaria sempre più snella ed efficiente. Con ripercussioni positive anche sullo sviluppo economico. Il bilancio del sottosegretario Maria Elisabetta Alberti Casellati Michela Evangelisti

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bbiamo cercato di dare efficienza alla macchina giudiziaria. E, rispetto allo stato fallimentare in cui l’abbiamo trovata all’inizio della legislatura, possiamo dire, con soddisfazione, di aver fatto notevoli passi in avanti». Così esordisce il sottosegretario Maria Elisabetta Alberti Casellati nel tracciare un bilancio dell’operato di due anni e mezzo di governo in materia di giustizia.

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«La riforma del processo civile è uno degli interventi più sostanziosi che abbiamo realizzato insieme all’informatizzazione degli uffici giudiziari – spiega –. Si tratta di operazioni che mirano a velocizzare l’iter processuale, anche alleggerendo il fardello burocratico che pesa sui procedimenti. Il governo, poi, ha messo in atto il più grande sistema di contrasto alla mafia. La più incisiva lotta alla criminalità organizzata che ha portato


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Maria Elisabetta Alberti Xxxxx cxpknefv Casellati

alla confisca e al sequestro di 18 miliardi di beni e all’arresto di 7mila criminali. Grazie al lavoro di forze dell’ordine e magistratura, ma anche di leggi che hanno inasprito il regime di carcere duro (41bis), possiamo dire di aver incrementato l’attività di repressione. Senza dimenticare, infine, tra le misure messe in campo dal 2008, il Piano carceri per affrontare la grave emergenza del sovraffollamento». La vera zavorra sono i processi pendenti. Come pensa di intervenire il ministero per eliminare l’arretrato? «Il numero di processi civili pendenti per la prima volta è diminuito del 4 per cento rispetto al 2009. Non succedeva da trenta anni e questo è un risultato che ci inorgoglisce. E a partire da marzo, con l’entrata in vigore della mediazione civile, ci sarà un nuovo strumento deflattivo, alternativo alla giurisdizione. In più il ddl approvato nel Cdm del 9 febbraio scorso consentirà a 600 giudici ausiliari di smaltire in media 100mila sentenze l’anno. L’abbattimento dell’arretrato penale, invece, sarà l’obiettivo della seconda parte della legislatura». Il processo breve è all’ordine del giorno. Qual è la sua utilità? «Ritengo che la ragionevole durata dei processi - perché questa è la definizione giusta - sia un’esigenza condivisa da tutti. Il governo, infatti, non fa altro che rispondere a una richiesta dell’Europa e dei cittadini, che vorrebbero vedere la loro vita personale, sociale ed economica non più appesa a tempi indeterminati. Non bisogna dimenticare, infatti, che ben 465 processi al giorno si prescrivono e quindi 170mila in un anno. Nessun intervento ‘ammazza processi’, come continua a ripetere, in maniera strumentale, l’opposizione. La verità è che al centrosinistra non va giù che questa maggioranza riesca lì dove essa ha fallito e cioè a ridefinire la durata dei procedimenti. Lo schieramento avversario, infatti, per ben due volte, sia nella legislatura 2001-2006 e sia in quella del 2006-2008, aveva presentato un disegno di legge con finalità analoghe alle nostre, consapevole che la durata ragionevole dei procedimenti è un’esigenza prioritaria e reale delle persone».

La grave situazione di sovraffollamento delle carceri è stata considerata un’emergenza. In quale direzione sta andando il governo? «Abbiamo scelto la via più difficile che è quella degli interventi strutturali perché consapevoli che misure adottate in maniera contingente, come l’amnistia e l’indulto, avrebbero creato benefici solo momentanei. Nelle celle italiane ci sono circa 68mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 44mila 608 posti e una tollerabilità stimata in 67mila unità. Anche se gli ingressi in carcere nel 2009 sono calati del 17% rispetto all’anno precedente, il governo ha ben chiara quest’emergenza e dall’inizio del suo mandato ha cercato di fronteggiarla. L’edilizia penitenziaria è solo una delle misure che abbiamo messo in campo. Il Piano, che prevede la costruzione di 11 nuovi istituti di pena e di 20 padiglioni in ampliamento di strutture già esistenti, ha consentito, in due anni e mezzo, di incrementare di 2mila 200 i posti disponibili. In pratica, tanti quanti sono stati realizzati nell’ultima decade. A novembre scorso, inoltre, abbiamo approvato la legge che permette, per i reati minori, di scontare l’ultimo anno di pena ai domiciliari. Non solo, ma dopo gli accordi bilaterali stretti con i Paesi europei, adesso stiamo puntando a chiuderne con quelli extraeuropei affinché i detenuti stranieri - il 40% della popolazione carceraria - possano scontare la loro pena negli Stati di provenienza». Esiste un legame tra economia e giustizia? «Sì. E non è affatto sottile. Un sistema che dispensa certezza giuridica agli operatori, infatti, “conviene” perché promuove lo sviluppo economico. La lentezza della macchina giudiziaria frena gli investimenti e danneggia le imprese. Si è calcolato che i ritardi producono un danno di due miliardi e 660milioni di euro, pari a una tassa di 380 euro che pesa, ingiustamente, su ciascuna delle 6 milioni di imprese italiane. Che esista un legame tra economia e giustizia civile, tra l’altro, lo attesta la Banca Mondiale nel rapporto “Doing Business 2009”. L’indagine evidenzia come nei Paesi con adeguate strutture giudiziarie, i fidi bancari crescano fino al 27 per cento».

Maria Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario di Stato al ministero della Giustizia

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RIFORME

Riforme condivise Maurizio Paniz, deputato Pdl e membro della commissione Giustizia alla Camera, chiede «il contributo di tutti» sulle proposte di legge in calendario. E sul processo breve: «necessario dare tempi limite esatti ai cittadini. Ma se fosse veramente un’amnistia, non la voterei» Riccardo Casini

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alla difesa del presunto Unabomber (poi prosciolto) a quella (sempre in aula, ma della Camera) di Silvio Berlusconi, per finire con quella (anche se solo a mezzo stampa) del ministro della Giustizia Alfano: l’avvocato Maurizio Paniz, deputato Pdl e membro della commissione Giustizia e della Giunta per le autorizzazioni alla Camera, sembra insomma non dimenticare la sua vocazione professionale nemmeno dopo l’approdo in politica. Nei giorni scorsi lei ha difeso il ministro Angelino Alfano dagli attacchi dell’opposizione. Quali sono i risultati più importanti conseguiti dal suo ministero nel 2010? «Chi accusa il ministro Alfano chiude gli occhi di fronte alla realtà. Almeno tre sono i risultati di grande spessore conseguiti nel 2010: il primo è la riduzione dell'arretrato civile, per la prima volta da decenni sceso del 4%. Questo è avvenuto grazie alle riforme in materia di processo civile, alla sempre più completa informatizzazione degli uffici giudiziari e alle modifiche normative delle spese di giustizia, soprattutto in materia di contributo per le spese, che hanno abbattuto sensibilmente il numero delle opposizioni a sanzioni amministrative. Un altro punto di merito è il miglioramento dell'efficienza del sistema giudiziario e penitenziario del nostro Paese». Con quali strumenti si sta operando in questo senso? 270 • DOSSIER • 2011

«Da una parte attraverso l’indizione di due concorsi (agosto 2012 e febbraio 2013) per ben 713 posti da magistrato, che si aggiungono ai 253 assunti nel 2010 per un totale di 966 unità, e dall’altra attraverso la messa a concorso di ben 1.800 posti di agenti di polizia penitenziaria e la creazione di oltre 2mila nuovi posti in strutture carcerarie. Infine, sempre in favore del ministro Alfano, non dimentichiamo la serie impressionante di arresti di latitanti pericolosi e il maggior numero di detenuti mai sottoposto al regime di carcere duro ex 41/bis, unito al più basso nu-

Maurizio Paniz, deputato Pdl


Maurizio Paniz



Si dovrebbero consentire le intercettazioni solo per reati gravi e solo in presenza di reali elementi indiziari dell'esistenza di un reato, non per andare a cercare eventuali reati

mero di provvedimenti di revoca ministeriale dello stesso regime carcerario e al più alto numero di provvedimenti ministeriali di riapplicazione del medesimo regime». Riferendosi alle ultime vicende giudiziarie di Berlusconi, lei ha denunciato i costi eccessivi sostenuti per le intercettazioni. Come è possibile regolamentare questa materia? In che modo intende procedere il Pdl? «In Italia ci sono intercettazioni 15 volte superiori in numero a quelle della Francia e 10 volte superiori a quelle della Germania, tanto per citare Paesi omologhi al nostro. Ogni giorno ci sono tre milioni di telefonate intercettate, e ogni anno si spendono oltre 300



milioni di euro. Credo che si dovrebbero consentire le intercettazioni solo per reati gravi e solo in presenza di reali elementi indiziari dell'esistenza di un reato, non per andare a cercare eventuali reati. L’intercettazione è un importante metodo investigativo, ma tutti debbono riconoscere - e in realtà finiscono con il riconoscere - che in Italia di questo metodo si abusa». Intanto la commissione Giustizia alla Camera ha rimesso in calendario l’esame del ddl sul processo breve. Qual è l’importanza di questo decreto? «Dare finalmente a ogni cittadino una tempistica limite esatta della durata di ogni grado

In alto, l’approvazione finale del ddl sulle intercettazioni

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RIFORME

 di giudizio».

Una seduta della commissione Giustizia alla Camera

Secondo le opposizioni però si tratta solamente di “un’amnistia mascherata”. «Io non ho nemmeno votato l’indulto di qualche anno fa, figurarsi se voterei o proporrei un’amnistia. La realtà è che ogni grande riforma deve pur partire da una certa data. Peraltro, se venisse accolta la mia richiesta di eliminare ogni norma transitoria e far entrare in vigore il processo breve da un giorno futuro abbastanza in là nel tempo, non si correrebbe alcun rischio perché i processi in corso potrebbero essere conclusi e si escluderebbe anche qualsivoglia illazione. È però un peccato far lavorare i magistrati e tutte le strutture del “sistema giustizia” per fare processi a persone che potranno beneficiare dell'indulto e che quindi non sconteranno mai la pena, come più di un procuratore della Repubblica ha da tempo evidenziato». Quali sono allora in generale le priorità da discutere in tema di riforma del sistema giudiziario? «La prima è la riforma delle circoscrizioni

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giudiziarie: è inconcepibile che in Sicilia ci siano quattro Corti d’appello e in Veneto una sola, tanto per esemplificare, oppure che ci siano quattro tribunali in provincia di Cuneo o in provincia di Alessandria. Inoltre, bisogna procedere in direzione del completamento dell'informatizzazione di tutto il sistema giustizia, nonché verso una revisione degli illeciti penali in modo che fatti di poco conto non impegnino più aule e uffici con tempi e costi oggi inaccettabili». Su tutti questi temi è possibile trovare ampie convergenze con le opposizioni, indispensabili visti i numeri risicati in commissione Giustizia alla Camera? Quali sono i possibili punti di incontro? «Personalmente ho ottimi rapporti con tutti in commissione Giustizia. Ho fatto già in passato importanti riforme con convergenze amplissime, come ad esempio quella sull'affidamento condiviso. Penso che il contributo di tutti sia importante e vorrei che, soprattutto in tema di giustizia, si potesse lavorare senza vincoli rigidi di schieramento politico. Non credo sia un sogno».


NUOVI MEDIA

La tutela della privacy ai tempi di Facebook di Francesco Pizzetti presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali

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l 2010 è stato l’anno di una vera e propria svolta per il web, nel momento in cui si è assistito al sorpasso del social network Facebook sul motore di ricerca Google, in termini di numero di visite e di contatti. Il fatto che un social network sia divenuto in poco tempo il sito più visitato della rete rappresenta indubbiamente un fenomeno ricco di implicazioni. Il fenomeno delle comunità virtuali e degli altri servizi ospitati sul web, quali appunto i servizi di social network, anche se relativamente recente,

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continua a svilupparsi ed evolvere a un ritmo esponenziale. Se è fuori discussione l’importanza che i social network hanno nel mondo quali strumenti per aggregare idee e persone, non si può negare che la principale ricchezza dei loro contenuti sia l’effetto di una causa ben precisa, ovvero la condivisione volontaria di informazioni, contatti, foto, storie di vita, messaggi personali degli utenti: più contenuti significa inevitabilmente più dati personali e, quindi, potenzialmente, meno privacy. Una delle sfide più importanti che oggi ci troviamo di fronte è dunque quella di ricercare un giusto e corretto equilibrio tra la necessità di consentire una facile immissione e condivisione delle informazioni e la necessità di mantenere, in capo agli utenti, un effettivo controllo sui loro dati, una volta che questi siano stati immessi in rete. L’uso inconsapevole delle nuove comunità virtuali, soprattutto da parte dei giovani, comporta dei rischi specifici, spesso sconosciuti: i dati registrati su un social network possono essere conservati negli archivi dei provider per tempi indefiniti; le informazioni possono essere catturate dai motori di ricerca e decontestualizzate; ogni singolo “movimento” dell’utente può essere registrato. Peraltro, le informazioni relative al “profilo” degli utenti rischiano di essere, se non adeguatamente protette, a disposizione non solo della “comunità” del social network, ma anche di soggetti terzi che possono utilizzarle per fini illeciti, quali la creazione di falsi profili, oppure per finalità diverse. Si pensi, ad esempio, al caso di alcuni responsabili di risorse umane che hanno

Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali


Francesco Pizzetti

ammesso di utilizzare le informazioni acquisite dalla rete per verificare la veridicità di curricula inviati e selezionare i possibili canditati. I rischi posti in termini di protezione dei dati sono, dunque, molteplici e destinati a complicarsi con lo sviluppo di nuovi servizi offerti in rete. I legislatori, le Autorità di protezione dei dati europee e gli stessi fornitori si trovano ad affrontare queste nuove problematiche per le quali spesso è difficile utilizzare le tradizionali categorie giuridiche: ha senso parlare di “consenso informato” rispetto a fenomeni così complessi? Quali sono le nuove modalità per dare agli utenti informative adeguate, ma al tempo stesso semplici ed efficaci, sull’uso dei loro dati? A livello europeo, la stessa Commissione e le Autorità di protezione dei dati si stanno interrogando su tali questioni, anche nel tentativo di modificare le regole elaborate in materia di protezione dei dati al fine di renderle efficaci e concretamente applicabili al cosiddetto “mondo virtuale”. Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla impossibilità di applicare il diritto nazionale a

fenomeni che hanno ormai una dimensione globale: la maggior parte dei social network ha sede all’estero, dove le regole europee elaborate difficilmente possono trovare applicazione. In questo contesto, è dunque fondamentale operare per creare regole semplici e chiare che devono essere necessariamente condivise a livello globale e internazionale, ma anche incoraggiare le iniziative di autoregolamentazione, come, ad esempio, la promozione di codici di condotta. Emerge sempre più forte la consapevolezza che, per garantire una effettiva “sicurezza” on line dei dati personali, tutte le parti interessate, a partire dai fornitori dei servizi, comprendano appieno l’importanza e la necessità di collaborare all’elaborazione di regole e misure tecniche adeguate a proteggere i dati degli utenti. Del resto, non è difficile capire, anche da parte di chi offre i servizi di social network, che la sicurezza del trattamento delle informazioni degli utenti non può che costituire, nel tempo, un elemento chiave per sviluppare fiducia tra gli utenti nelle enormi possibilità offerte dalla rete. 2011 • DOSSIER • 275


ORGANIZZAZIONE SANITARIA

Garantire la continuità assistenziale F Dalla mancata centralità all’informatizzazione le prospettive della professione secondo Stefano Zingoni, presidente dell’Associazione dei medici di famiglia, bisogna aumentare l’integrazione tra i vari servizi del sistema sanitario Riccardo Casini

Sopra, Stefano Zingoni, presidente della Federazione italiana medici di famiglia

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igura di riferimento nel sistema sanitario locale o fonte indiretta di maggior lavoro per le strutture ospedaliere e di Pronto Soccorso? Negli anni il ruolo del medico di famiglia è stato anche oggetto di critiche, ma continua a rappresentare un punto fermo per numerose persone, soprattutto nelle località lontane dai presidi ospedalieri. Stefano Zingoni, presidente della Federazione italiana medici di famiglia, analizza la situazione attuale. «La medicina generale vive un disagio profondo, dovuto all’aumento progressivo del carico di lavoro per l’incremento delle esigenze assistenziali di una popolazione sempre più anziana, malati cronici e non autosufficienti, e per la progressiva riduzione dei posti letto e lo spostamento sul territorio, senza una preventiva riorganizzazione, di attività assistenziali prima sostenute a livello ospedaliero. Un carico che ci troviamo a fronteggiare con le nostre sole risorse. C’è delusione per una sempre dichiarata e mai realizzata “centralità” della nostra figura professionale nel sistema di tutela della salute». Quali misure ritiene necessarie per uscire da questa situazione? «Rimuovere la concorrenza sulle scelte, ristrutturare il compenso in modo da distinguere l’onorario del professionista dal finanziamento dei fattori di produzione, dare piena e continuativa occupazione al medico in tutta la sua vita professionale, eliminando la distinzione in settori e introducendo l’accesso unico alla convenzione, aiutando il medico a sviluppare una adeguata rendicontazione delle attività svolte e facilitando la sua partecipazione alle attività di programmazione e gestione dell’assistenza. Per il futuro la medicina di attesa resterà perfetta per l’approccio specialistico e per affrontare le malattie acute e continuerà ad attagliarsi benissimo al modello ospedaliero. Al contrario la medicina di iniziativa è una metodica volta all’intercettazione del bisogno al di là della sua espressa formulazione. È quella che meglio si


Stefano Zingoni

adatta alla gestione dell’assistenza primaria in generale e delle malattie croniche in particolare, dove l’assistenza è per la gran parte “estensiva” e caratterizzata dalla presa in carico a lungo termine, dove esiste un medico di riferimento della persona e di una data popolazione. È in questo senso che dovrà evolvere la medicina generale». In cosa consistono oggi i compiti del medico di famiglia? «Oltre al tradizionale ruolo sanitario e sociale che storicamente ha caratterizzato questa figura professionale, oggi deve aiutare i propri assistiti ad affrontare le molteplici carenze del welfare nazionale. In questo non è certamente favorito dai vincoli burocratici che lo limitano sempre più. Ma è bello notare come tutte le indagini condotte e affidate a società di rilevazioni terze, e perciò indipendenti, concordino nel definire gravoso il suo carico di lavoro ed elevatissimo il suo gradimento presso la popolazione, con differenze non significative di questo apprezzamento in base a età, ceto, grado d’istruzione o stato di salute degli intervistati». Qual è invece il ruolo del medico di guardia? Come potrebbe essere integrata la sua attività con quella del medico di famiglia? «Il suo ruolo è quello di garantire la continuità dell’assistenza. Proprio per questo il medico di guardia dovrà trovare piena integrazione imbricandosi con l’assistenza primaria per condividerne la conoscenza della popolazione e fornirle un riferimento costante». Il Centro studi Fimmg da lei presieduto ha realizzato una ricerca sull’informatizzazione dei medici di famiglia, riscontrando da parte loro un elevato uso di strumenti informatici (il 92% ha un collegamento internet in studio). In Italia però esistono ancora barriere alla diffusione dell’E-health. Quali sono e come è possibile superarle per offrire un servizio migliore? «Ancora insufficiente risulta l’integrazione tra i vari servizi del Sistema sanitario nazionale attra-

L’integrazione tra i vari servizi del Sistema sanitario nazionale attraverso l’information technology è ancora insufficiente

verso l’information technology. Quando, al di là della scelta convinta dei medici di famiglia per lo strumento informatico, scelta fatta dai professionisti investendo risorse proprie, occorre una programmazione coerente del gestore pubblico, tutto diventa più difficile. Studi come quello recentemente fatto da Fimmg sono il presupposto conoscitivo indispensabile per chi ha compiti d’indirizzo, amministrativi e di controllo in modo da poterli svolgere consultando i professionisti e non contro di essi, col rischio di contraccolpi assistenziali devastanti». In generale, come è possibile raggiungere una maggiore integrazione tra medici di famiglia e sistema sanitario locale? «Innanzitutto credendoci, poi confrontandosi nel rispetto dei ruoli, partendo dalla consapevolezza che integrazione deve significare miglioramento assistenziale e non deleghe improprie e fuorvianti il ruolo sanitario a favore di uno snellimento della pubblica amministrazione». 2011 • DOSSIER • 283


ORGANIZZAZIONE SANITARIA

el piano oncologico nazionale per il biennio 2010-2012 è stata riconosciuta l’importanza dell’informazione in ambito oncologico. Per i malati di cancro, anche secondo recenti studi europei, l’informazione rappresenta la prima medicina. La conferma viene da uno studio condotto da Aimac e Aiom, in cui si evidenzia che gli strumenti informativi (libretti, dvd, opuscoli) migliorano il rapporto medico-paziente nel 90% dei casi. «La sempre più ampia diffusione dei mezzi di comunicazione di massa – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente di Aimac – ha accresciuto i bisogni di informazione sia da parte dei malati che dei loro familiari». Inoltre, con l’introduzione del consenso informato «si è di fatto rivoluzionato il rapporto medico/paziente – prosegue l’ex ministro – mettendo il malato di fronte alla responsabilità di conoscere la propria malattia per partecipare alle decisioni». La possibilità di compiere ricerche autonome, all’interno di una sovrabbondante disponibilità di risorse «espone, tuttavia, il cittadino anche abile e provvisto di buona cultura generale, al rischio di disorientarsi rispetto alla mole di informazioni “accessibili”, tra l’altro non sempre affi-

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La grande famiglia del volontariato «Una buona informazione inserita in un processo di comunicazione efficace, risulta essere sempre di più uno strumento di lavoro per il sistema salute». L’impegno di Francesco De Lorenzo, presidente dell’Associazione italiana malati di cancro, per garantire a tutti i malati di cancro in Italia una buona “terapia informativa” e uguali trattamenti nella cura, senza disparità tra regioni Renata Gualtieri

dabili sotto il profilo clinico-scientifico». Una buona informazione, quindi, inserita in un processo di comunicazione efficace, «risulta essere sempre più uno strumento di lavoro per il sistema salute», ribadisce De Lorenzo. Tutto ciò rientra negli obiettivi del Piano oncologico nazionale 2010-2012 laddove viene sottolineato che l’informazione sulle cure oncologiche deve essere sempre ancorata a parametri di elevata scientificità, rifuggendo dalla divulgazione di messaggi che promettono risultati terapeutici non avallati dalla comunità scientifica e che è necessario garantire una comunicazione equilibrata in grado, tra l’altro, di evidenziare benefici e rischi delle nuove tecnologie. Help-line è uno dei servizi offerti da Aimac. Quali sono le richieste più frequenti fatte dai malati di cancro o dal loro familiari? «L’Help-line ha sede presso Aimac ed è un servizio telefonico e telematico nazionale di accoglienza e informazione in oncologia. Un’équipe di operatori - appositamente formati all’accoglienza, all’ascolto e alla rilevazione del bisogno informativo - avvalendosi della consulenza di va-

A sinistra, il professor Francesco de Lorenzo, presidente dell’Aimac; nella pagina a fianco, una postazione dell’Help-Line


Francesco De Lorenzo

Un’équipe di operatori appositamente formati all’accoglienza, all’ascolto e alla rilevazione del bisogno informativo, avvalendosi della consulenza di varie professionalità fornisce risposte alle specifiche necessità

rie professionalità fornisce risposte alle specifiche necessità espresse dagli utenti, che nel 2009 sono stati circa 2.500. Le richieste inoltrate all’Help-line di Aimac riguardano soprattutto i benefici socio-previdenziali cui si ha diritto durante le fasi delle terapie e del follow-up; informazioni sull’iter diagnostico terapeutico (26%); informazioni sulle associazioni di volontariato (23%) e sulle possibilità esistenti sul territorio di ricevere supporto psicologico (38%) e sugli aspetti nutrizionali». Quanto è importante partire dalle reti contro un’emergenza planetaria come il cancro? «Sono talmente convinto che le reti siano fondamentali che nel 2003 ho fondato Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, l’associazione delle associazioni di volontariato a servizio dei malati di cancro e delle loro famiglie che contribuisce a creare sinergie fra le diverse associazioni e ad assicurare una rappresentanza unitaria dei malati nei confronti delle istituzioni. È costituita da oltre 500 realtà, molte delle quali diffuse su tutto il territorio nazionale attraverso rappresentanze in tutte le province, per un totale di circa 25.000 volontari (nella

maggior parte dei casi malati o ex malati) e 700.000 iscritti a vario titolo. Le associazioni federate si diversificano tra quelle che operano presso i centri di cura e i presidi sanitari, quelle che operano nelle proprie sedi, quelle che assistono malati affetti da particolari neoplasie e anche da alcune che si occupano di oncologia pediatrica». Come si possono tutelare i diritti e gli interessi dei malati di cancro? «La norma del part time contenuta nella Legge Biagi del 2003, come è noto, riguardava solo i dipendenti del settore privato. Ma in occasione dell’iter che ha portato all’approvazione della Finanziaria 2008, è stato possibile estenderla anche ai dipendenti del pubblico impiego e, in diversa misura, ai familiari o conviventi che assistono il malato. Così oggi tutti i lavoratori dipendenti con posto fisso hanno in mano un valido strumento per non essere espulsi dal processo produttivo, mentre i loro familiari, se lavoratori, acquisiscono un titolo preferenziale rispetto ai colleghi nel mutare l’orario di lavoro (da ›› 2011 • DOSSIER • 285


ORGANIZZAZIONE SANITARIA

Il sostegno socioassistenziale e la tutela del lavoro sono aspetti riabilitativi importanti per il miglioramento della qualità della vita dopo una diagnosi di cancro

›› tempo pieno a tempo parziale) e potersi prendersi

cura del congiunto affetto da neoplasia. È inoltre in corso di realizzazione anche il progetto sperimentale, finanziato dal ministero del lavoro, insieme a Eni, Inps, Sodalitas e Consiglio provinciale dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Milano chiamato “Una rete solidale per attuare le norme a tutela dei lavoratori malati di cancro sui luoghi di lavoro”. L’attività di lobbying svolta da Aimac a partire dai primi anni del XXI secolo ha indotto le autorità politiche a recepire e concretizzare innovative azioni per dare risposte ai nuovi bisogni dei malati di cancro che sono sempre più malati cronici. Il sostegno socio-assistenziale e la tutela del lavoro sono aspetti riabilitativi di fondamentale importanza per il miglioramento della qualità della vita, per il ritorno alla vita dopo una diagnosi di cancro. Si possono tutelare i diritti e gli interessi dei malati di cancro sicuramente facendoli conoscere ai malati e ai loro familiari. A tale scopo abbiamo creato anche il libretto informativo “I diritti dei malati di cancro”, scaricabile dal nostro sito». Cosa è stato fatto in questi anni? «Nei 5 anni di attività di Favo tutto è cambiato,

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l’associazione ha promosso studi e indagini con tutti gli Istituti nazionali tumori Irccs (Milano, Aviano, Genova, Roma, Napoli, Bari) e con molte università; ha documentato inaccettabili disparità nell’accesso ai trattamenti terapeutici e assistenziali tra le regioni italiane; ha richiesto e ottenuto nuove leggi per garantire le tutele ai malati di cancro che vogliono lavorare, come pure per il tempestivo riconoscimento della disabilità - anche transitoria - che affligge i malati nel momento in cui iniziano il trattamento chemioterapico; ha chiesto e ottenuto l’approvazione del Piano oncologico nazionale, nel quale al volontariato è riconosciuto un ruolo centrale». Quali le prossime sfide? «Per quanta riguarda l’Aimac potenziare il servizio informativo nazionale che abbiamo creato, ampliarlo e fare in modo che tutti gli ospedali che hanno un rilevante accesso di malati oncologici possano dotarsi di un punto informativo. L’altra grande sfida, che riguarda tutto il volontariato oncologico, è quella di garantire a tutti i malati in Italia uguali trattamenti perché ci sono delle disparità tra le varie regioni che rendono il trattamento dei malati di cancro in alcuni casi inaccettabile e penalizzante. Poi c’è la grande disparità di accesso ai nuovi farmaci in ben 14 regioni, dove la presenza di prontuari regionali rallenta e a volte nega l’accesso ai medicinali che sono salva-vita. Questo non succede in regioni come la Lombardia e il Piemonte dove il farmaco innovativo appena approvato viene immediatamente erogato. La vera sfida del volontariato è dunque evitare che con il federalismo fiscale queste disparità si accentuino».



DossierMIX022011