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MEDITERRANEO

Una mirata politica di investimenti Secondo il direttore dell’Ispi, Paolo Magri, il quadro politico dell’area del Mediterraneo si presenta ancora estremamente fluido. «L’Italia, in virtù dei profondi legami con i paesi della sponda sud, ha un ruolo rilevante da giocare» Michela Evangelisti

area del Mediterraneo va incontro a un futuro a tinte fosche. È quanto emerge dall’analisi di Paolo Magri, direttore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale. Qualsiasi progetto di sviluppo e di cooperazione deve quindi tenere conto di un quadro composito e in fieri; «bisognerà attendere almeno il risultato delle elezioni tunisine ed egiziane per capire in che direzione si sta andando – precisa –, tendendo presente che la democrazia come risultato dei processi di transizione è solo una delle opzioni». Che prospettive e scenari si aprono, dunque, per l’area del Mediterraneo? «A nove mesi dallo scoppio delle rivolte in Nord Africa, la situazione dei paesi investiti dalla primavera araba, anche di quelli in cui si è aperta una fase di transizione come Tunisia ed Egitto, è ancora molto fluida e incerta. La Libia, nonostante i proclami di vittoria del Consiglio nazionale di transizione, è lontana dall’essere pacificata e per il paese si prospetta una ricostruzione politico-istituzionale lunga e difficile. La Siria continua a essere scossa dalle rivolte popolari, duramente represse da un re-

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gime che, nonostante tutto, rimane ancora al potere. In altri paesi, come Marocco e Giordania, le monarchie, dietro la pressione della piazza, hanno avviato timidi processi di riforma nel tentativo di venire incontro alle istanze popolari di cambiamento, pur mantenendo intatte le loro prerogative. Le prossime scadenze elettorali in Tunisia ed Egitto sono di cruciale importanza per comprendere quali forze politiche emergeranno e in quale direzione traghetteranno i rispettivi paesi». Come si configurerà nel prossimo futuro il ruolo dell’Italia? «In virtù della vicinanza geografica e dei profondi legami storici, politici ed economici con i paesi della sponda sud del Mediterraneo, ma anche di importanti interessi energetici, l’Italia ha un ruolo rilevante da giocare. Resta da capire se c’è la volontà e la capacità per farlo». Qual è l’importanza del bacino del Mediterraneo per lo sviluppo economico del nostro Paese e quali sono gli ostacoli che la politica può porre alla cooperazione economica? «Il nostro paese è uno dei principali partner commerciali degli stati del Nord Africa (soprattutto Egitto e Tunisia) ed è importante mantenere le posizioni, anche attraverso

una mirata politica di investimenti, una volta che il quadro politico si sarà stabilizzato. Di particolare rilevanza sono le relazioni energetiche con la Libia. Se, da un punto di vista politico, l’Italia non si avvantaggerà della riconoscenza del Consiglio nazionale di transizione quanto altri paesi, è verosimile pensare che i vecchi legami con i funzionari libici dell’industria petrolifera saranno una buona base di partenza dell’Italia in Libia». Con quali strumenti si può rafforzare la cooperazione tra i paesi europei e non del bacino del Mediterraneo? «Gli aiuti finanziari che l’Unione europea e alcuni suoi Stati membri hanno promesso, e in alcuni casi allocato, ai paesi del Mediterraneo interessati dalla primavera araba, sono un importante primo passo, anche se forse non del tutto sufficiente, per sostenere la transizione politica e lo state and institution building nel caso della Libia. Nel fare ciò sarebbe importante far emergere e valorizzare le esperienze e le competenze locali ed evitare imposizioni esterne e atteggiamenti paternalistici, invisi ai nostri vicini della sponda sud».

Dossier Campania 10 2011  

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