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Anton Francesco Albertoni



La nautica è un’industria che costituisce uno dei maggiori fiori all’occhiello del made in Italy e che dà lavoro a oltre 90mila persone nel nostro Paese

globale è stato quasi dimezzato rispetto ai valori raggiunti nel 2007-2008, attestandosi sui 3,3 miliardi, con un contributo al Pil di circa 2,8 miliardi, un andamento dovuto soprattutto al calo del mercato interno (-60%). Presidente, in che modo si può tornare ai numeri del 2008, quando sul mercato interno la nautica rappresentava circa il 5560%? «I dati relativi al 2011 tracciano alcuni elementi di positività dopo il quadro scoraggiante dell’ultimo biennio. È tuttavia opportuno considerare che l’arresto dell’emorragia di fatturato totale del comparto (-45% nel 2010 rispetto al 2008) è riconducibile prevalentemente ai buoni risultati ottenuti dai grandi gruppi internazionali, che hanno saputo rivolgere la propria offerta ai mercati stranieri individuando così nuove risorse e opportunità di crescita. Il mercato italiano, infatti, negli ultimi due anni si è ridotto fino a rappresentare circa il 20% del mercato complessivo e, per contro, l’export è cresciuto sino all’80% della “torta” totale. Purtroppo però la maggior parte delle imprese del comparto non dispone di mezzi sufficienti per guardare all’estero: è per questo che è necessario far ripartire il mercato interno anche con l’ausilio di una politica più presente e attenta». Quali restano le leve della qualità italiana nella nautica? «Le aziende italiane hanno un forte vantaggio concorrenziale in termini di eccellenza, stile, tecnologia, riconoscibilità, cura dei dettagli, orientamento al cliente. Questa capacità hanno reso la nautica italiana grande nel



mondo e ne hanno fatto, ad esempio, il maggior costruttore di megayacht. È chiaro che tale posizione di leadership assoluta vada adesso mantenuta e consolidata, con le sfide del mercato globale che chiamano in causa attori e mercati emergenti con inaudita rapidità. Sono tuttavia dell’avviso che l’eccellenza espressa dalla nautica italiana, tuttora quinta forza dell’export del nostro Paese, è e sarà anche in futuro un incredibile valore aggiunto per la clientela internazionale». La stagione autunnale dei saloni si è aperta a Cannes. Guardando la nautica italiana dall’estero che idea si è fatto? «A Cannes si è respirata un’aria relativamente positiva. Mi spiego meglio: purtroppo la crisi generale, acuita dalle vicende che hanno coinvolto la Grecia a inizio estate, non ha risparmiato nemmeno il salone francese che ha registrato una flessione significativa dei visitatori e, a quanto sembra dalle indicazioni ricevute dalle imprese italiane presenti, degli ordinativi. È però lampante che in Francia, sia dal punto di vista della chiarezza normativa, sia sotto il profilo del clima generale, vi sia un forte interesse verso la tutela del comparto della nautica da diporto. Esattamente l’opposto di quanto avviene in Italia, dove anzi negli ultimi mesi si è gettato discredito su un comparto troppo superficialmente assurto a simbolo di chi evade le tasse. Troppo spesso si dimentica che la nautica è invece un’industria, che costituisce uno dei maggiori fiori all’occhiello del made in Italy e che dà lavoro a oltre 90mila persone nel nostro Paese».

Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina (Unione nazionale dei cantieri e delle industrie nautiche e affini)

90 mila ADDETTI

Il settore nautico italiana dà lavoro complessivamente a oltre 90mila persone

+80% EXPORT Secondo i dati Ucina nel biennio 2008-2010 l’export della nautica è cresciuto dell’80%

CAMPANIA 2011 • DOSSIER • 205

Dossier Campania 10 2011  

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