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OSSIER

CAMPANIA EDITORIALE

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Raffaele Costa

L’INTERVENTO

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Francesco Caia Giancarlo Laurini

PRIMO PIANO IN COPERTINA Giorgio Fiore

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FORUM CONFINDUSTRIA Libertà e Benessere

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VERSO LO SVILUPPO Claudio Scajola

28

RIFORME Angelino Alfano

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CONFINDUSTRIA L'impegno degli industriali

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MERCATO DEL LAVORO La Provincia di Napoli

80

ISTRUZIONE Mariastella Gelmini

40

COMMERCIO Carlo Sangalli

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POLITICHE DEL LAVORO

86

AGRICOLTURA Nunzia De Girolamo

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POLITICHE IMPRENDITORIALI 88 Valorizzare i mestieri

60

ANALISI ECONOMICA Mercati potenziali

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DISTRETTI L'agroalimentre di Gragnano Pasta Garofalo

CULTURA D’IMPRESA Il potenziale campano

92

INDUSTRIA Il futuro di Pomigliano D’Arco Antonio Tajani Sergio Marchionne

68 IL TESSUTO AGGREGATIVO Sostegno normativo

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CONSULENZA D’IMPRESA

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QUOTARSI IN BORSA Ludovico Maria Capuano Doria

72 GESTIONE D’IMPRESA

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STRATEGIE D’IMPRESA Prevenire la crisi

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LE RAGIONI DELLA CRISI

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ECONOMIA E FINANZA

VALUTAZIONI ECONOMICHE 104

10 • DOSSIER • CAMPANIA 2010

RECUPERO CREDITI Pianificazione finanziaria

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CONTRATTUALISTICA

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I CAMBIAMENTI DELLA PROFESSIONE

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INFORMATICA E SISTEMI

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Sommario IUS & LEX MISSIONI ALL’ESTERO Ignazio La Russa

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PROFESSIONE FORENSE Maurizio De Tilla

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GUARDIA DI FINANZA Giuseppe Mango

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RISARCIRE IL DANNO Carlo Federico Grosso

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IL PROCESSO AMMINISTRATIVO 138 In attesa della riforma STRAGIUDIZIALE La conciliazione

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IL CONTENZIOSO Cittadini e Pa

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STRUMENTI DI FINANZIAMENTO 146

Il Settimo programma quadro

TERRITORIO

RIFORME

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TRASPORTI Pietro Ciucci

162

PROMUOVERE IL TERRITORIO 200

IL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI NAPOLI

SISTEMA AEROPORTUALE Capodichino Antonio Petangelo Aeroporto di Salerno

166

RIQUALIFICAZIONE Il porto di Napoli

202

152

TRASPORTI

204

MOBILITÀ URBANA Domenico Palmieri Francesco Nicodemo Antonio Simeone

172

MODERNITÀ E ARTE ORATORIA 154

REATI VIOLENTI

156

IL CONTROLLO SULLE LEGGI 158

ABUSIVISMO EDILIZIO 180 Paolo Romano, Nunziante Coraggio Antonio Scalzone Vicenzo De Luca SPAZI PER LA MUSICA Auditorium di Ravello

188

NAPOLI E IL SUO CENTRO

192

SPAZI DA VIVERE

194

SANITÀ POLITICHE SANITARIE Ferruccio Fazio

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DEFICIT SANITARI

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IMPLANTOLOGIA Osteointegrazione

214

ENERGIA E AMBIENTE POLITICHE AMBIENTALI Stefania Prestigiacomo

218

AMBIENTE E SOCIETÀ CIVILE 222

LA COSTIERA AMALFITANA 196 Domenico De Masi

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L’INTERVENTO

Occorrono interventi di carattere strutturale Francesco Caia Presidente dell’Oda di Napoli

immediata riforma dell’ordinamento professionale, il ripristino dei minimi tariffari, che pure creerebbe una barriera a tutela dei giovani avvocati, i provvedimenti di welfare interni alla categoria. Sono solo alcune problematiche dell’avvocatura da affrontare e risolvere subito. A questi vanno aggiunti agevolazioni fiscali e l’opportunità di essere presenti al tavolo delle trattative con sindacati e imprese. Come numero di iscritti ormai costituiamo un realtà sociale particolarmente importante, non meno dei lavoratori dipendenti, quindi ritengo sia un nostro diritto far sentire la nostra voce dove si discute di politiche del lavoro. Personalmente sono favorevole al fatto che i costi delle prestazioni professionali siano ragionevoli, ma senza intaccare la dignità professionale o ostacolare l’ingresso sul mercato dei giovani professionisti. Anche rispetto alla nostra Cassa di previdenza bisogna intervenire, dobbiamo essere noi avvocati ad attrezzarci al meglio per affrontare la crisi della categoria. Oggi, infatti, solo la metà circa degli iscritti all’Albo aderisce alla Cassa, e sono soprattutto i giovani colleghi che non ce la fanno, visto che molto spesso i loro guadagni sono molto esigui. La Cassa di previdenza non deve, infatti, pensare solo a erogare pensioni, ma anche a creare un welfare per l’avvocatura, specialmente in questo momento, a favore de gli avvocati più giovani. Il nostri grido

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d’allarme riguarda la necessità di dare spazio economico ai propri iscritti e in tal senso non basta solo la riforma. Penso che sia necessario un intervento di carattere generale, quindi è anche e soprattutto politico. Noi abbiamo bisogno del recupero ordinario della normalità uscendo da quella situazione di perenne emergenza che protraendosi nel tempo rischia di diventare una situazione di vero e proprio allarme sociale. L’avvocatura si è mossa in tale direzione chiedendo in questi anni di svolgere la professione in maniera, appunto, normale. Un dato che in altri territori, specie al Nord, è stato raggiunto ma che da noi si connota come eccezionale. Nello specifico, come categoria rivendichiamo una regolare quanto efficiente giurisdizione, un processo celere e un maggiore impegno economico a favore della giustizia. Favorire questo significa favorire il corretto svolgimento della nostra professione con ricadute positive sia per il cittadino sia per l’avvocatura, che ne trarrebbe benefici anche a livello economico, avendo la possibilità di normalizzare il rapporto con la propria clientela. CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 15


L’INTERVENTO

Custodi della legalità Giancarlo Laurini Membro del Consiglio nazionale del Notariato

nche se esercitano in regime di libera professione, i notai sono titolari di pubblica funzione e, in quanto tali, sono i primi custodi della legalità, almeno per quanto attiene le transazioni tra privati. Va sottolineato, prima di tutto, che la funzione pubblica ci viene delegata dallo Stato e, in quanto tale, come notai non ne disponiamo, né possiamo ovviamente stabilire dove e in che termini sia necessaria. Detto ciò, i modi di esercizio della professione possono certo essere modificati. Per quanto riguarda l’organizzazione del territorio, ad esempio, si può pensare all’accorpamento di alcuni distretti troppo piccoli, per garantire una maggiore possibilità di scelta per il cittadino. Come sta avvenendo per gli avvocati, andrebbero anche ripristinate, a mio avviso, le tariffe inderogabili. questo come gaUn intervento i cui Eranzia non per il effetti negativi sono notaio, ma per il superiori cittadino, che deve ai benefici che sapere quando costa servizio a Napoli ne ricava un come a Milano. il cittadino non va Non c’è dubbio che attuato, perché non semplificare le proè un miglioramento, cedure, disboscando selva enorme di ma un vulnus laleggi e regolamenti al sistema esistenti, sia neces-

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sario. In ogni riforma, però, bisogna sempre avere presente il rapporto costi-benefici. Un intervento i cui effetti negativi sono superiori ai benefici che ne ricava il cittadino non va attuato, perchè non è un miglioramento, ma un vulnus al sistema. Il notaio di fronte a un trasferimento immobiliare è tenuto a verificare ogni dettaglio, controllando la legalità dell’operazione, dall’impostazione generale fino alla minima clausola. Nel sistema anglosassone, invece, l’intermediario può anche fornire informazioni approssimative, se non false, col solo fine di aumentare le vendite. La cessione delle quote Srl, ad esempio, che permette di andare dal commercialista anziché dal notaio, con certe complicazioni informatiche, pagando le stesse somme, ma senza la garanzia assoluta della legittimità dell’atto che il notaio per vocazione e compito deve assicurare, è davvero una semplificazione? Ecco le domande che bisogna farsi. CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 17


IN COPERTINA

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Giorgio Fiore

È IL MOMENTO DELLA POLITICA DEL FARE

ibertà e benessere si rafforzano vicendevolmente. Il progresso economico è, infatti, accompagnato dal più ampio sviluppo del vivere civile, della libertà. Due elementi, libertà e benessere, che vanno tutelati e aggiornati costantemente, tenendo sempre presenti le incessanti evoluzioni registrate nei modelli di riferimento e nelle categoRimuovere gli ostacoli al fare impresa in Italia. rie interpretative della realtà. È da questo tema di partenza che si sono Lavorando per la crescita. È l’imperativo funzionale sviluppate le diverse riflessioni nel espresso da Confindustria. Giorgio Fiore, presidente corso del Forum di Confindustria, di Confindustria Campania appoggia l’invito di Emma tenutosi a Parma il 9 e il 10 aprile e intitolato non a caso “Libertà e Marcegaglia: «non è più il tempo dei proclami, ma quello benessere: l’Italia al futuro”. Come dell’agire». Subito le riforme. Senza dimenticare lavoro, è emerso dal rapporto del Centro legalità e infrastrutture studi, è da circa un ventennio, già prima del 2008 e quindi di quella di Francesca Druidi che è stata ribattezzata la “grande recessione”, che l’Italia stenta a cre- demiche. È giunto, però, il mo- fronte della competitività, occorre scere, frenata da problematiche mento di invertire la tendenza. Ma, secondo il numero uno degli instrutturali e lungaggini ormai en- come sottolinea Confindustria, per dustriali campani investire con tornare a crescere è indispensabile tempestività sulle infrastrutture, avviare il cantiere delle riforme, che permettono di arginare il propuntando su cambiamenti ispirati blema occupazionale, e sulla rial mercato e alla concorrenza, alla cerca. Settore che, se adeguatalegalità così come al merito. Voltare mente finanziato, può garantire pagina e attuare interventi concreti risultati significativi a breve tercontro la crisi. Questo, in defini- mine. Tra le priorità da realizzare, tiva, il messaggio lanciato a chiare «una concreta politica industriale», lette al governo dalla presidente facendo comunque riferimento a Emma Marcegaglia al termine del due precondizioni essenziali: legaForum. Un appello a rimboccarsi le lità e lavoro. maniche e lavorare, condiviso pieA Parma gli imprenditori namente da Giorgio Fiore, presi- hanno chiesto, tra le altre cose, dente di Confindustria Campania. più concorrenza, più libertà Per garantire un futuro più solido d’impresa, meno burocrazia, più e sicuro alla regione, anche sul infrastrutture, energia meno 

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Giorgio Fiore, eletto nel 2009 alla presidenza di Confindustria Campania

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IN COPERTINA

 cara, riforme del mercato del lavoro. Che bilancio trae dell’evento? «Le imprese hanno affrontato la crisi più dura che ci sia mai stata nella storia del nostro Paese da molti anni e hanno svolto la loro parte. Condivido in pieno la richiesta lanciata dalla presidente degli industriali Emma Marcegaglia al governo di voltare pagina e attuare interventi concreti contro la crisi. La presidente ha fatto un intervento sentito, chiedendo alle istituzioni di agire subito perché non è più il tempo dei proclami, ma quello dell’agire». Può indicare le principali difficoltà sostenute dalle imprese campane e le richieste che più spesso provengono dagli associati? «La criticità maggiore è rappresentata ancora dall’accesso al credito. Per quanto riguarda le istanze, i nostri associati ci chiedono maggiore semplificazione nella Pubblica amministrazione e certezza delle procedure. Faccio un esempio per tutti: i certificati antimafia, che non servono solo per accedere agli appalti pubblici, ma anche per conseguire i pagamenti. Per ottenerlo a 20 • DOSSIER • CAMPANIA 2010

volte si impiegano anche 6 o 7 mesi». Dovendo individuare i settori industriali da potenziare. «Tutti i settori industriali sono in difficoltà tranne l’agroalimentare, che ha reagito meglio. Bisogna però considerare che questo mese ha registrato qualche segnale di riduzione dei consumi, come dicono anche i dati nazionali Istat. Pertanto non si può escludere che anche questo settore non subisca flessioni. Di fatto, la crisi ha toccato le tasche degli italiani». Quali sono le tematiche urgenti da affrontare insieme al neoeletto

presidente regionale? «In campagna elettorale abbiamo consegnato al neoeletto presidente Caldoro un documento contenente alcuni punti su cui vogliamo lavorare insieme. Dal nostro punto di vista, le precondizioni sono legalità e lavoro. Tra i punti più importanti, c’è lo sviluppo di una concreta politica industriale. Urgentissimo è il tema della crisi, molto più grave di quanto si possa pensare. Le imprese hanno stretto la cinghia, ma ora è il momento di agire. Caldoro ha dichiarato di voler affrontare il problema. Mi sembra, quindi, che emerga da parte


Giorgio Fiore



Abbiamo indicato come necessari il completamento delle infrastrutture, la promozione dei settori del turismo e dell’agroalimentare e la riduzione del buco della sanità, una zavorra per l’economia campana

sua una buona disposizione. Abbiamo, inoltre, indicato come necessari il completamento delle infrastrutture, la promozione dei settori del turismo e dell’agroalimentare e la riduzione del buco della sanità, una zavorra per l’economia campana». Lei ha posto l’accento su infrastrutture e promozione della ricerca. Come si delinea la situazione oggi in Campania? Cosa è stato fatto e cosa, invece, chiedete all’esecutivo e al nuovo governatore? «Sul fronte della ricerca è stato compiuto un grosso sforzo che ha

portato a grandi risultati. Si è riscontrata un’ottima attività di concertazione tra tutti i soggetti, tra cui la Regione. Sono state create filiere composte da grandi e piccole aziende, affiancate dai poli universitari. Per quanto riguarda le infrastrutture, molto è stato fatto, ma altrettanto resta da concretizzare: le infrastrutture a metà servono a poco». Confindustria Campania e Città della Scienza hanno firmato una convenzione per stimolare la cultura dell’innovazione nel tessuto imprenditoriale. «Abbiamo delineato il progetto da



qualche mese e spero potrà dare buoni frutti, come la fase iniziale sembra promettere. La Città della Scienza ha grandi potenzialità, pertanto ci sembrava opportuno collaborare e procedere su tematiche comuni. Pensiamo, inoltre, di creare un osservatorio economico per raccogliere tutti i dati sensibili, aggiornati costantemente sul territorio». Come valuta lo stato di salute della formazione professionale in Campania? «La formazione qui in Campania finora non ha funzionato bene. Occorre un cambio netto di dire-  CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 21


IN COPERTINA

 zione, che noi chiedemmo con commesse. In linea con quanto diverse e complesse. In questo Bassolino, per realizzare politiche di formazione del lavoro. Riproporremo la questione alla nuova presidenza regionale». Uno dei temi più caldi riguardante le regioni del Sud è la collusione tra imprenditoria e malavita. Qual è lo scenario in Campania? E come si sta muovendo Confindustria regionale per garantire la trasparenza degli associati? «Come imprenditori, dobbiamo impegnarci in prima persona e interrogarci sull’esistenza al nostro interno di aree grigie o peggio, di collusione, con la criminalità. Aree che occorre individuare e mettere a nudo. È necessario monitorare nel tempo la trasparenza dei nostri associati, nonché quella delle aziende alle quali subappaltiamo le nostre

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fatto da Confindustria nazionale, abbiamo deliberato di assumerci l’impegno di verificare la presenza di aziende colluse con la malavita per espellerle dal nostro sistema associativo». Lei è fra i membri del comitato tecnico scientifico della ricerca “I costi dell’illegalità. Camorra ed estorsioni in Campania”, promosso dalla Fondazione Rocco Chinnici, in collaborazione con le università di Napoli e Palermo e altre istituzioni. «I costi dell’illegalità sono quantificabili sostanzialmente in termini di immagine, poiché il danno maggiore che può gravare sulla regione Campania è in questi termini. Il governo sta operando molto sul versante della lotta alla camorra, ma per l’illegalità servono azioni

senso, restano ancora molti passi da compiere, anche perché l’illegalità è un comportamento diffuso e sotterraneo, difficile da stanare». Da imprenditore e presidente degli industriali campani ha trovato sufficienti le risposte del governo? «In parte sì, ma mi preoccupano le esternazioni di Bossi quando dice di voler prendere il controllo delle banche. Il credito è il punto sostanziale della ripresa, avere le mani di un partito sul credito è molto pericoloso». Cosa pensa della Banca del Mezzogiorno? «Io ho una posizione laica al riguardo: le cose vanno bene se si agisce. Per cui basta parlare. Bisogna fare. Continuare a discuterne è più dannoso che non fare».


FORUM CONFINDUSTRIA

Interventi precisi in tempi brevi Il convegno biennale di Confindustria ha festeggiato a Parma quest’anno il secolo di vita della Confederazione generale dell'industria italiana. Molti gli esponenti del governo presenti, ma anche tanti industriali per una serie di tavole rotonde e interventi al cospetto di una platea di oltre 6.000 imprenditori Nicolò Mulas Marcello

ibertà e benessere è stato il tema del convegno di Confindustria svoltosi a Parma il 9 e 10 aprile in occasione dei 100 anni dell'Unione degli industriali. La due giorni è stata teatro di scambio di idee e proposte per risollevare l’economia e le imprese italiane dalla crisi. Numerosi gli ospiti e gli interventi illustri che si sono susseguiti sul palco della Fiera di Parma sui temi più caldi come gli ostacoli e i vincoli legati alla pressione fiscale, la spesa pubblica, la qualità delle riforme e le leggi sul lavoro. Dal segretario del Pd Pierluigi Bersani al commissario europeo Joaquin Almunia, fino agli interventi conclusivi del ministro dell’economia Giulio Tremonti, del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Da tutti è emerso un quadro generale di moderato ottimismo per l’uscita dalla crisi. Per tornare a crescere l’Italia deve cercare di abbattere le muraglie che ne impediscono la modernità. Negli ultimi dieci anni il Pil pro capite italiano ha registrato un calo del 4,1% e da qui al 2014 si attesterà sotto la media Ue di almeno 10 punti. Le riforme dunque, per

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Luca Paolazzi, direttore del centro studi di Confindustria, sono essenziali per liberare le potenzialità del Paese e creare un contesto adatto alla ripresa. Per il ministro Tremonti il rischio della crisi non è finito, ma è mutato. «Ogni 8 secondi – avverte Tremonti – si emette 1 milione di euro di titoli pubblici. Il problema non è emetterli, ma collocarli. I debiti pubblici sono certo basati su poteri sovrani e hanno un profilo temporale più lungo». Il governo italiano, secondo il ministro,

In apertura, un momento del Forum di Parma; sotto, Emma Marcegaglia


Libertà e benessere

PROPOSTE CONCRETE DALL'EUROPA

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avrebbe invertito la marcia: «Per la prima volta la velocità di crescita del deficit e del debito pubblico italiani è inferiore alla media europea». E riguardo alla prospettiva di intervento da parte del governo spiega: «Per l'Italia le riforme sono in assoluto una necessità storica, che avremmo a prescindere dalla crisi. Oggi siamo l'unico paese europeo che pianifica riforme strutturali». La priorità è riservata alla riforma fiscale: «Il mondo è cambiato e in un simile contesto, è impensabile che il fisco resti lo stesso di quello messo in legge negli anni 70 e poi continuamente rattoppato». Per Tremonti la soluzione è quella del federalismo: «Basta con un sistema in cui i poveri delle regioni ricche finanziano i ricchi, ladri, delle regioni povere». Al ministro dell'economia risponde il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che ha chiesto interventi precisi in tempi brevi. «Basta promesse generiche. Vogliamo subito impegni precisi in tempi precisi. Chiediamo entro 2 mesi, entro la nostra assemblea di maggio, un investimento di almeno 1 miliardo su ricerca e innovazione e di un ulteriore miliardo sulle opere infrastrutturali che devono

l vicepresidente della Commissione industria della Ue Antonio Tajani (nella foto), intervenuto al convegno di Confindustria di Parma, ha affermato che «bisogna uscire dalla crisi puntando molto sulla politica industriale, una politica per le imprese. La Commissione europea deve essere un interlocutore protagonista,che fa le cose, cancellando lo stereotipo di una commissione assente». Conversando poi con i giornalisti a margine del convegno di Parma sul tema dell’accesso al credito Tajani fa sapere che in Europa si stanno dando da fare: «Si svolgerà a Bruxelles il 6 maggio una giornata per individuare problemi e ricette per agevolare l’accesso al credito. Una delle quali è quella dell’innovazione, ovvero permettere alle imprese di innovarsi, e quindi fornire credito alle aziende». Secondo i dati forniti da Tajani, il credito erogato dalle banche nel settore privato è diminuito in Europa nel 2010 del 2,7% rispetto a

un anno fa. Il vicepresidente fa sapere che sta riflettendo su proposte concrete come «promuovere la creazione di un mercato integrato di capitali di rischio e migliorare l’integrazione dei mercati finanziari, rafforzare la capacità operativa della banca europea per gli investimenti, e agevolare l’accesso al fondo europeo per gli investimenti». Tajani ha spiegato inoltre che «esistono dei fondi previsti per i momenti di difficoltà e crisi e se c'è uno stato membro che chiede aiuto noi siamo pronti ad intervenire». Nel caso specifico della Fiat, Tajani ha spiegato che il compito della Commissione sarà quello «di farsi carico di trovare posti di lavoro. Se l'azienda ha deciso di ristrutturare, il nostro compito sarà quello di trovare le condizioni che permettono di trovare posti di lavoro aiutando le piccole e medie imprese del territorio a svilupparsi». Per Tajani «la strategia giusta è quella di favorire la creazioni di posti di lavoro».

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FORUM CONFINDUSTRIA

IN EUROPA PER DISCUTERE DEL MEZZOGIORNO

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i è svolto a Bruxelles l’incontro tra la delegazione di Confindustria guidata dal vicepresidente Cristiana Coppola (nella foto) e il Comitato per il mezzogiorno. I temi trattati, oltre alla crisi, sono stati quelli della semplificazione della burocrazia, abbassamento dell'Irap per le imprese, e gli investimenti in ricerca e innovazione. La vicepresidente Coppola ha sottolineato come «la risoluzione delle due storiche inefficienze del Sud, inefficienza della pubblica amministrazione e criminalità, contribuiranno a ristabilire un contesto ambientale favorevole all'allargamento del mercato, senza il quale non ci può essere né sviluppo né libertà». La Coppola ha inoltre sottolineato il bisogno di una revisione efficace degli strumenti di aiuto alle imprese: «Attualmente – ha detto – in Italia ci sono oltre 1.300 regimi di aiuto, la gran parte dei quali regionali, cioè circa

1.200, fortemente dipendenti dalla discrezionalità delle amministrazioni». I fondi europei per incentivare sviluppo e competitività del Sud ci sono: 48 miliardi in tutto, 13 per ricerca e innovazione, 8 per le imprese. «La verità – ricorda – è che finora il tasso di spesa nelle 4 regioni della convergenza, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, si è fermato al 6%». Per questo auspica che «il 60% dei fondi si concentri su progetti grandi e medi già in cantiere, ma carenti di risorse, e che le regioni facciano sistema su percorsi comuni». Anche sui crediti di imposta i segnali sono tutt'altro che negativi purchè si muovano nell'ambito di obiettivi mirati e non si configurino come aiuti a pioggia generalizzati. Tra l’altro in questo senso, ricorda Coppola, c'è già un precedente, quello della Campania, che l'anno scorso vi ha fatto ricorso per 200 milioni ottenendo l'autorizzazione della Commissione europea. In conclusione serve quindi «legalità ed efficienza delle pubbliche amministrazioni, oltre che semplificazione delle procedure Ue, ma anche sanzioni per chi non usa o usa male i fondi».

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crescere». Ma serve anche un sostanzioso piano di taglio della spesa pubblica, sottolinea Marcegaglia, «che preveda un taglio della spesa corrente pari all'1% di Pil all'anno per tre anni – continua – perchè non è accettabile che fino a oggi i lavoratori e le imprese abbiano tirato la cinghia mentre lo Stato non lo fa e la spesa continua a crescere». L’intervento è poi proseguito con toni fiduciosi: «È il momento di cambiare, di attuare le riforme. Ora abbiamo davanti tre anni per farle. Berlusconi ha vinto in modo chiaro le elezioni regionali, il mondo sta cambiando e io sono fiduciosa che il presidente e il suo governo, con l'aiuto di tutti, anche dell'opposizione, riuscirà a fare le riforme». Gli industriali, dal canto loro, assicura Marcegaglia, sono pronti a fare la propria parte. La sfida è quella di crescere del 2% di Pil all'anno per 3 anni e assicurare così 50 miliardi di euro in più di ricchezza e 700 mila nuovi posti di lavoro. «È una sfida importante che tutti noi dobbiamo portare avanti perchè non vogliamo chiedere solo riforme».


GIOVANNI LETTIERI

ANTONIO DELLA GATTA

Presidente di Confindustria Napoli

Presidente di Confindustria Caserta


CONFINDUSTRIA

Potenziare biotech e piccole imprese Per dare nuovo impulso al territorio occorre affrontare concretamente il problema della disoccupazione, sostenere le aziende e la ricerca. È ciò che ritiene il presidente di Confindustria Napoli Giovanni Lettieri Simona Cantelmi ono necessarie azioni concrete e tempestive, che diano supporto a quelle realtà importanti, come gli organismi di ricerca biotecnologica e le piccole imprese, base dell’economia del territorio napoletano, pieno di energie positive e idee importanti, che vanno convogliate nella giusta direzione. In tutto questo le banche hanno un ruolo fondamentale di sostegno a tali realtà e «devono fare ancora qualche altro passo per sostenere il sistema produttivo nella difficile congiuntura», come afferma Giovanni Lettieri, presidente di Confindustria Napoli. Il 24 marzo, assieme agli imprenditori napoletani, ha incontrato il ministro dell’economia Giulio Tremonti, con il quale si è confrontato sul tema della crisi globale. Sono emerse soluzioni concrete e di prossima attuazione? «Quella del ministro Tremonti è stata una lectio su un tema di grande attualità. L’incontro non aveva, quindi, finalità immediatamente operative. Condividiamo col governo il progetto di dare vita a una nuova banca del Sud, partendo da quello che c’è, a cominciare dalla rete di banche di credito cooperativo ramificata sul territorio meridionale. Ci auguriamo che una parte dei fondi Fas possa essere destinata a rilanciare uno strumento come il credito d’imposta, in grado di favorire l’accelerazione della ripresa. Su questo punto il ministro ci ha assicurato un assenso di massima, che dovrà essere confer-

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mato valutando la fattibilità tecnica dell’operazione». Quali sono i settori del napoletano che stanno affrontando meglio i colpi della recessione e quelli che invece necessitano di maggior sostegno? «La crisi colpisce con maggiore intensità le aziende che avevano già in corso processi di ristrutturazione o riconversione, finendo col renderli più aspri. Difficoltà maggiori hanno anche le imprese fornitrici della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Vi sono settori che sembrano aver reagito con prontezza, cogliendo i primi timidi segni di ripresa. Penso all’agro-alimentare, all’aerospaziale, allo stesso terziario avanzato». Avete firmato un protocollo d’intesa con l’Amministrazione provinciale di Napoli per

Il presidente di Confindustria Napoli Giovanni Lettieri


L'impegno degli industriali

FAVORIRE I TALENTI

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LABORATORI È il numero dei laboratori del Ceinge Tecnologie Avanzate di Napoli

la realizzazione di alcune azioni a favore del mondo del lavoro. In che modo intendete fare ciò? «La formazione professionale per troppi anni in Campania ha rappresentato un’occasione perduta. Le insufficienze della struttura economicoproduttiva non costituiscono la sola causa degli alti tassi di disoccupazione, vi è anche il divario qualitativo tra domanda e offerta di lavoro. L’intesa con la Provincia di Napoli si propone di ridurre questo gap. Pianificando e coordinando le attività formative, tenendo conto delle effettive esigenze delle imprese e, quindi, massimizzando l’occupabilità delle persone coinvolte. Svilupperemo una serie di interventi, tra i quali un raccordo tra le banche dati dei centri per l’impiego dell’intero territorio provinciale e quella dell’Unione Industriali. Una funzione rilevante sarà assolta da una cabina di regia, formata da tecnici nostri e dell’istituzione». Attraverso un protocollo d’intesa con il Ceinge Biotecnologie Avanzate, volete rafforzare il settore della ricerca industriale e biotecnologica. Quali sono le iniziative a ri-

l progetto “Impresa da Ta l e n t i ” , promosso dalla Sezione Terziario Avanzato dell'Unione Industriali di Napoli, fa parte del programma della sezione per il biennio 2009-2011. Il progetto promuove l'abbinamento tra un gruppo di aziende eccellenti del terziario e dodici noti artisti campani. «Si tratta – spiega Giovanni Lettieri – di un’iniziativa originale e di alta qualità: per la prima volta le imprese di un comparto si gemellano con talenti dell’arte contemporanea. Un apparentamento che vuole accomunare l’eccellenza di due mondi solo apparentemente distanti, promuovendo l’immagine di un territorio e di una città troppo spesso ricordata solo per le sue contraddizioni e le negatività». Gli artisti sono stati selezionati da un comitato scientifico promosso dall’associazione degli industriali. «Le loro opere, confluite al Palazzo Arti Napoli, saranno poi ospitate singolarmente presso le aziende gemellate. Il progetto intende valorizzare un comparto che, sul nostro territorio, annovera realtà molto qualificate e che contribuisce, con la sua opera di consulenza, con l’Ict, con la progettualità delle società di ingegneria, a modernizzare e conferire valore aggiunto a tutti gli altri rami d’impresa».

guardo e come coinvolgerete le imprese in questo processo? «A Napoli e in Campania esistono organismi di ricerca nel settore biotech di livello internazionale. Il Ceinge Biotecnologie Avanzate è uno di questi. Quello che è mancato finora è stato un raccordo più operativo tra chi genera sviluppo e queste realtà. Il paradosso è che il comparto dell’impresa biotech a Napoli, come nel resto della regione, resta di dimensioni ridotte, malgrado le straordinarie potenzialità. Presso il centro saranno realizzati, spazi-laboratorio attrezzati, dedicati alla creazione di spin-off accademici e industriali e di unità operative di imprese, che operano nel settore delle biotecnologie. La disponibilità dell’istituto presieduto dal professor Francesco Salvatore è ampia ed encomiabile». CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 47


CONFINDUSTRIA

Resta da fare ancoramolto Idee concrete e alcuni importanti interventi, come per l’emergenza rifiuti, sono stati messi in campo. Servono, però, più fatti. Lo sostiene il presidente di Confindustria Caserta Antonio Della Gatta Simona Cantelmi iqualificazione ambientale e potenziamento delle vie di comunicazione sono tra le questioni più urgenti. Il territorio casertano è ricco dal punto di vista degli spazi naturali, purtroppo, però, spesso oscurati da un degrado costante, nonostante varie operazioni di risanamento. «L’intervento del governo nell’affrontare l’emergenza rifiuti e, soprattutto, i ripetuti colpi inferti alla malavita organizzata in questi ultimi anni hanno determinato un clima di generale fiducia. Ritengo che i problemi, per quanto annosi e difficili, si possano risolvere se c’è conoscenza, volontà e decisione» afferma Antonio Della Gatta, presidente di Confindustria Caserta. «Tuttavia, dire che l’emergenza è finita sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto. Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. La problematica dei rifiuti sarà definitivamente risolta soltanto quando sarà attivato un sistema industriale organizzato per

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l’intero ciclo». Restano, poi, i problemi legati alle bonifiche. «Occorre, a mio avviso, realizzare un nuovo piano delle bonifiche, che sia attuale, credibile e che contempli la bonifica del Litorale Domitio, la bonifica dei Regi Lagni, dei siti inquinati e delle falde acquifere. Bisogna poi riqualificare la gestione del servizio dell’acqua potabile, salvaguardando la concorrenza nell’erogazione del servizio nelle sue varie fasi». Proposte concrete di intervento sono state formulate ai candidati alla presidenza regionale e, successivamente, al neoeletto presidente Caldoro. «Ai candidati presidenti dei due enti territoriali, prima di chiedere i programmi, abbiamo consegnato un articolato documento economico, sulla scorta del quale è stato intavolato un serrato confronto. Dell’onorevole Stefano Caldoro abbiamo apprezzato l’impegno di rendere automatici i meccanismi agevolativi ipotizzati a favore delle imprese. Ora devono seguire i fatti». I punti su cui intervenire sono tanti, anche per dare impulso a quegli aspetti importanti, come le vie di comunicazione e la filiera bufalina. «Il comparto agro-industriale e le grandi infrastrutture di comunicazione e logistica pos-

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A sinistra, il presidente di Confindustria Caserta Antonio Della Gatta; in alto, lavorazione della mozzarella di bufala; nella pagina a fianco, visuale dei Regi Lagni


L'impegno degli industriali

POOL CASERTA PER LO SPORT

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onfindustria Caserta e il Comitato provinciale del Coni hanno firmato un protocollo d’intesa per costituire il Pool Caserta per lo sport, finalizzato alla realizzazione di un fondo a disposizione delle attività e degli eventi sportivi, ospitati sul territorio della provincia. L'intesa è stata siglata presso la sede dell'associazione degli industriali dal presidente Antonio Della Gatta e dal presidente provinciale del Coni, Michele De Simone. Presenti il consigliere delegato Francesco Marzano, numerosi rappresentanti delle imprese turistiche e alberghiere di Terra di Lavoro e i responsabili delle maggiori discipline sportive praticate sul territorio. «Il turismo legato allo sport, unitamente a quello con-

gressuale – spiega Della Gatta – è uno dei segmenti più interessanti per l’industria alberghiera e, più in generale, per l’intero comparto della nostra provincia. In termini di permanenza sul territorio, infatti, pure generando un flusso di presenze tra i più significativi a livello nazionale, c’è da lamentare l’effetto pressoché nullo legato al maggiore attrattore della città: Palazzo Reale e il suo splendido parco. Con il Coni, allora, abbiamo sottoscritto un’intesa e dato vita al Pool Caserta per lo Sport, il cui scopo è quello di attirare grandi manifestazioni sportive sul territorio, peraltro dotato di un’efficiente e moderna rete di impianti. I primi passi dicono che stiamo percorrendo la strada giusta».

sono essere i punti di forza di un sistema economico segnato, ormai, dall’abbandono dei grandi gruppi multinazionali – spiega Della Gatta –. La provincia di Caserta vanta prodotti di eccellenza unici, sui quali puntare anche come simbolo di qualità del territorio. Mi riferisco alla mozzarella di bufala campana Dop, la cui filiera, se opportunamente riqualificata e professionalizzata, può fare da apripista alle altre tipicità del territorio sui mercati internazionali. Penso, per esempio, al comparto della moda di qualità e delle Sete di San Leucio o al calzaturiero. Grazie anche alla felice posizione geografica, la provincia di Caserta è crocevia di grandi strade di comunicazione. «Al sistema, però, manca il segmento aereo per poter parlare di sistema di trasporti veramente integrato. Auspichiamo anche la realizzazione dell’aeroporto di Grazzanise». Altra questione urgente è la sanità. «C’è la necessità di riavviare i lavori del Policlinico della Seconda università, i cui lavori sono stati bloccati da una serie di decisioni non proprio felici e la cui realizzazione può invece rappresentare la pietra fondamentale per il riordino del sistema sanitario provinciale».

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ALLEVAMENTI È il patrimonio bufalino dell’area Dop

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DISTRETTI

Venti comuni della filiera È fanno rete Il settore agroalimentare è quello che più resiste ai colpi della recessione economica in Campania. Ne parla Aniello Pietro Torino, presidente del Distretto industriale agroalimentare di Nocera Inferiore-Gragnano Simona Cantelmi

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una vera e propria filiera agroalimentare quella che si trova tra le province di Salerno, Napoli e Avellino e che coinvolge ben venti comuni. Coltivazioni e attività industriali costellano quest’area territoriale, arricchita dalla presenza d’acqua e dalla fertilità del suolo. «I terreni agricoli hanno un alto tasso di produttività» spiega l’avvocato Aniello Pietro Torino, presidente del distretto industriale agroalimentare n. 7 di Nocera Inferiore-Gragnano. «Per non parlare dell’elevata specializzazione produttiva del territorio e del buon livello tecnologico delle aziende che fanno parte del distretto, le quali sono riuscite a proteggere la loro identità locale e a immetterla sui mercati esteri». Il distretto produce prodotti tipici locali certificati, come il pomodoro Dop San Marzano, la ciliegia di Bracigliano, la pasta di Gragnano, l’olio delle colline del Salernitano o il vino di Lettere. «Il territorio dispone di strutture specializzate per l’innovazione di processo produttivo, senza contare il rapporto con altre attività di filiera in forte sviluppo, come l’industria agricola o quella degli imballaggi e i servizi di trasporto». L’area è facilmente accessibile, grazie anche a una favorevole posizione geografica. Un altro elemento positivo è la presenza di organismi di studio e ricerca. «Esistono poli universitari di rilievo, centri ed enti a elevata specializzazione e forte contenuto di ricerca applicata». I comuni che fanno parte del distretto collaborano fra loro. «Sono convinto che ci sia e ci sarà fattiva collaborazione da parte delle amministrazioni locali – prosegue Torino – e un efficiente scambio di professionalità finalizzato allo sviluppo e al rilancio del territorio che il distretto rappresenta». Uno studio ufficiale di Intesa San Paolo ha evidenziato che sui centoquattro distretti italiani solo sei hanno espresso dati positivi, fra questi il distretto di Nocera-Gragnano. «A

A sinistra, Aniello Pietro Torino, presidente del Distretto di Nocera Inferiore-Gragnano; in alto a destra, vigneto sulle colline salernitane




I suoli agricoli hanno un alto tasso di produttività, per non parlare dell’elevata specializzazione produttiva del territorio e del buon livello tecnologico delle aziende del distretto



fronte del bilancio complessivo dell'export pari a meno 22,1 %, il dato complessivo dei distretti della Campania ha contenuto le perdite nel 2009 entro il 10 %, in particolare il Distretto Nocera - Gragnano si è attestato a un + 1,6 % affermando così il ruolo trainante del settore agroalimentare anche in un momento di crisi economica. Naturalmente i settori che fanno più presa sul mercato nazionale e internazionale sono quelli del pomodoro, della pasta, dell'olio e del vino». Il

distretto ha un ruolo determinante e di traino per il territorio. «Tale funzione sarà incentivata, soprattutto per quanto riguarda il coordinamento delle Pmi e il loro supporto, la formazione professionale, la promozione dell’internazionalizzazione dei prodotti particolarmente sui mercati emergenti e la ricerca di finanziamenti su scala europea, nazionale e regionale, finalizzati ai processi tecnologici e innovativi del settore agroalimentare». Il distretto si propone anche di valorizzare le professionalità esistenti sul territorio. «Abbiamo ampiamente discusso della questione nel convegno tenutosi il 23 marzo scorso presso la nostra sede, avente come tema "Sviluppo economico e sociale del territorio". Il nostro obiettivo è quello di favorire l'alta formazione professionale dei giovani nei diversi settori di competenza, vista anche la richiesta da parte dell'agroalimentare di figure sempre più competenti e professionali».

293 kmq AREA

È la superficie su cui si estende il distretto, comprendendo 16 comuni della provincia di Salerno e 4 della provincia di Napoli

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DISTRETTI

Salvaguardare la propria identità Ci si può espandere verso mercati internazionali mantenendo salde le proprie scelte produttive e di lavorazione del prodotto. È ciò che sostiene Massimo Menna, amministratore delegato di Garofalo, storico pastificio di Gragnano Simona Cantelmi a pasta è il prodotto italiano più conosciuto al mondo. Le variazioni e le contaminazioni, però, all’estero sono frequenti, tanto che lo spessore dello spaghetto o la dimensione di un maccherone possono essere modificati secondo il gusto o le abitudini dei consumatori stranieri. Conservare la propria identità anche per i mercati internazionali, quindi, è un’operazione difficile, ma che, se riesce, può risultare vincente. «Per noi è fondamentale non perdere la nostra identità come azienda, come prodotti e come persone» afferma Massimo Menna, amministratore delegato di Garofalo. Come si fa a coniugare attenzione al prezzo e qualità? «Occorre mettere davanti a tutto la qualità, che è imprescindibile. La pasta è un prodotto che dà tanto in cambio di poco. La ricerca della massima qualità si esprime in un prezzo perfettamente abbordabile dal consumatore. Massima qualità, che può essere acquistata e consumata ogni giorno: questa è la grande virtù della pasta». Come coniugare, invece, attaccamento al

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L’amministratore delegato di Garofalo, Massimo Menna. Nelle pagine seguenti, immagini della pasta Garofalo


Pasta Garofalo



La qualità è imprescindibile. La pasta è un prodotto economico, che dà tanto in cambio di poco. Massima qualità, che può essere acquistata e consumata ogni giorno: questa è la sua grande virtù



foto di Sigrid Verbert

territorio e attenzione al mercato nazionale e internazionale? «Il nostro punto di partenza, nonché principio base, è conservare la nostra identità. Questo ci ha portato risultati positivi sul mercato sia italiano sia estero. Uno dei più grandi clienti che abbiamo negli Usa, nella scelta della pasta per la sua catena di distribuzione, ha preferito la nostra marca tra una ventina di realtà, nonostante il nostro spaghetto abbia uno spessore maggiore rispetto a quello che viene consumato negli Usa. Mantenere la nostra identità e le nostre scelte qualitative è risultata una mossa intelligente». Quali sono le fasi di lavorazione del prodotto? «Il primo passo è la scelta delle migliori partite di grano duro: tale operazione viene svolta con la partecipazione di alcuni mulini e fornitori con cui abbiamo rapporti strettissimi di amicizia e di collaborazione. Dopo si passa al test: il mulino produce una quantità di semola, che viene analizzata per verificarne l’idoneità, poi si effettuano prove di lavorazione e, successivamente, la prova cottura e del sapore, per avere la certezza che il

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DISTRETTI

 lotto che metteremo in commercio vada bene. Se rate, abbiamo pensato che anche se facciamo la il prodotto ci soddisfa, il nostro fornitore potrà fornirci la semola con cui abbiamo realizzato quel lotto di prova. Poi c’è la fase di lavorazione, che avviene con macchinari moderni, sempre rispettando il patrimonio della tradizione. Nel nostro organico ci sono persone che sono da cinquant’anni nel mondo della pasta, quindi hanno visto tutto quello che è accaduto nel tempo. Accanto a queste persone ce ne sono altre più giovani e altrettanto qualificate». Promuovere un prodotto significa essere attenti non solo alla qualità ma anche alla confezione, alla presentazione. Quali sono le strategie di promozione che considera più efficaci? «Abbiamo scelto una confezione trasparente, nuda. Per esempio, prendiamo gli spaghetti: il pacchetto che abbiamo disegnato è completamente trasparente, mentre c’è nel nostro mondo la consuetudine di avere alle due estremità del pacchetto due fasce colorate, allo scopo di coprire le punte degli spaghetti, che non sono mai uniformi. Un modo per coprire questa difettosità estetica. Noi non ci siamo preoccupati di questo dettaglio e, considerando il fatto che sullo scaffale sono presenti molte confezioni disegnate e colo64 • DOSSIER • CAMPANIA 2010

più bella confezione del mondo, ma anch’essa ornata, può confondersi tra le altre, mentre una confezione nuda si evidenzia molto di più». Utilizzate altri strumenti di comunicazione? «Accanto alle forme più tradizionali, come la cartellonistica, ne impieghiamo altre. Ad esempio abbiamo sponsorizzato il Teatro San Gallo di Napoli. Abbiamo sposato il linguaggio del cinema: siamo stati ospitati in alcuni film. Abbiamo iniziato a produrre dei corti, l’ultimo dei quali, con la regia di Valeria Golino, uscirà tra poco. È una forma che nasce da una passione mia e delle persone che collaborano con me. Ritengo che il cinema sia un po’ come l’arte della pasta, che coniuga tradizione e mezzi tecnici più moderni». Poi ci sono le nuove forme di comunicazione, come facebook, l’Ipod. «Sì, sono forme spontanee. Ad esempio, con alcuni blogger abbiamo promosso un concorso per premiare la migliore ricetta con la pasta Garofalo. Sono arrivate tantissime ricette, che poi abbiamo pubblicato sulla nostra pagina di Facebook. C’è stata una grande partecipazione e un bello scambio di opinioni».


Il piano della Fiat mette d’accordo governo e sindacati Con il nuovo piano industriale 2010-2014, Fiat punta gran parte degli investimenti sullo stabilimento di Pomigliano D’Arco, dove sarà prodotta la nuova Panda. L’obiettivo è quello di rendere lo stabilimento competitivo e all’altezza della sfida del mercato Nicolò Mulas Marcello

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arà un investimento di circa 700 milioni di euro quello previsto per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. Il sito campano diventerà il secondo polo del gruppo torinese in Italia. Dal secondo semestre 2011 qui si inizierà a produrre la nuova Panda puntando sul massimo utilizzo degli impianti. Il piano industriale presentato dal Lingotto al tavolo che si è tenuto il 30 marzo scorso presso il ministero dello Sviluppo economico punta alla flessibilità nei turni e nei giorni lavo-

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Il futuro di Pomigliano D’Arco

PRONTI 700 MILIONI DI EURO PER LA RICONVERSIONE

I In apertura, una panoramica dello stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco

rativi e anche alla mobilità verso il pensionamento di 500 lavoratori. «Il Governo ha dichiarato il ministro Scajola – ha garantito che sosterrà il piano industriale attraverso gli ammortizzatori sociali che accompagneranno la realizzazione dei nuovi impianti industriali». L’intesa generale sul piano è condivisa dal governo e dai sindacati, ma ancora l’accordo su un testo comune non è stato raggiunto. La Fiom non si è mostrata contraria al piano, ma ha chiesto «risposte puntuali da parte della Fiat e l’attivazione di tutti i tavoli» relativi a tutti gli stabilimenti del gruppo in Italia. Come sottolinea l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, intervenuto al convegno di Confindustria tenutosi a Parma il 9 e 10 aprile scorso: «Noi lavoriamo per garantire la competitività di

l governo sta seguendo con attenzione i passi per il rilancio dello stabilimento Fiat campano, sostenendo il piano industriale previsto dall’azienda torinese anche attraverso l’introduzione di ammortizzatori sociali. Il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia (nella foto) fa sapere che il ministero sta monitorando anche il rapporto tra sindacati e azienda per quanto riguarda le linee guida della flessibilità. Alla fine del mese scorso si è tenuto presso il ministero dello Sviluppo economico un tavolo per discutere il rilancio del sito di Pomigliano d’Arco. L’obiettivo è quello di puntare al massimo utilizzo degli impianti. Quali sono linee guida raggiunte? «Le linee guida per il rilancio dello stabilimento di Pomigliano d’Arco prevedono innanzitutto lo spostamento della produzione della nuova Panda nel sito in questione a partire dal secondo semestre 2011. Sono previsti una serie di investimenti finalizzati a realizzare un impianto moderno e flessibile e azioni di formazione e riqualificazione del personale a supporto della strategia aziendale. In questo quadro è previsto anche il ricorso ad ammortizzatori sociali che

accompagneranno l’implementazione dei nuovi impianti di lavorazione». Il piano generale è stato condiviso da governo e sindacati, ma l’intesa su un testo comune su cui lavorano le parti non si è ancora raggiunta. Quali sono i punti su cui non è stato raggiunto l’accordo con i sindacati? «I sindacati hanno accolto con favore l’operato del Governo. Il punto su cui non è stato raggiunto l’accordo riguarda la richiesta di flessibilità. Un argomento che coinvolge il rapporto diretto tra sindacati e azienda. Il governo, pertanto, continuerà a monitorare lasciando aperto il dialogo tra le parti». A livello occupazionale quali sono le prospettive per i lavoratori dello stabilimento? «L’obiettivo del rilancio del sito di Pomigliano è quello di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali unitamente a quelli dell’indotto aziendale».

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INDUSTRIA

700 mln EURO

L’investimento per la ristrutturazione dello stabilimento di Pomigliano d’Arco

270 mila UNITÀ

Le autovetture Panda che verranno prodotte ogni anno nella fabbrica campana “Giambattista Vico”

 questo Paese. Degli 8 miliardi euro di investimenti che faremo nei prossimi 12-24 mesi, i due terzi saranno spesi in Italia». Per Marchionne è già iniziata la fase 2 della gestione della crisi che, per quanto riguarda la Fiat, incomincerà con il nuovo piano industriale 2010-2014. «Per ottenere i migliori livelli di qualità e di produttività – continua Marchionne – sarà necessaria la convinta partecipazione di tutti: lavoratori, sindacati e istituzioni». Tre sono i grandi fronti su cui dovrà operare: quello dell’occupazione, quello dell'assetto proprietario e quello delle strategie internazionali. E tra i più importanti progetti nazionali c’è sicuramente Pomigliano su cui Fiat ha intenzione di puntare massimi sforzi «garantendo le nuove condizioni di mercato». Marchionne ha anche sottolineato che il rilancio dello stabilimento terrà conto della salvaguardia dei livelli occupazionali. Preoccupazione prioritaria dei sindacati con i quali l’8 aprile scorso 70 • DOSSIER • CAMPANIA 2010



Il governo ha garantito che sosterrà il piano industriale attraverso gli ammortizzatori sociali che accompagneranno la realizzazione dei nuovi impianti industriali



è stata perfezionata l’intesa sulla mobilità dei lavoratori. L’accordo vedrà con opportune tabelle di incentivo, il prepensionamento di 350 dipendenti tra operai e amministrativi nel 2010 e di altri 150 l'anno successivo. Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm Campania si è dichiarato soddisfatto, dichiarando: «Questo passaggio ci rende più fiduciosi rispetto alla nuova sfida della Panda a Pomigliano d’Arco,


Il futuro di Pomigliano D’Arco

FIAT SCOMMETTE ANCORA SU POMIGLIANO

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al Lingotto le previsioni per la produzione della Fiat Panda a Pomigliano parlano di 270mila unità all’anno. L’ad della società torinese Sergio Marchionne (nella foto) afferma che il rilancio dello stabilimento intitolato a Giambattista Vico fa parte del vasto programma dell’azienda torinese nell’ottica di razionalizzazione e di aumento della competitività per allineare la Fiat alla migliore concorrenza. «La crisi che ha colpito il mondo dell’automobile a partire dalla fine del 2008 – sostiene Marchionne – ha evidenziato in modo drammatico le debolezze dell’industria europea e, di conseguenza, anche quelle della nostra struttura produttiva in Italia». L’intenzione di Fiat è quella di investire molto sulla produzione nazionale. «Seguendo un criterio esclusivamente industriale – prosegue – avremmo dovuto continuare a produrre la futura Panda in Po-

lonia. Ma la nostra scelta è stata quella di rilanciare uno stabilimento italiano salvaguardando i livelli occupazionali». La produzione assorbirà tutto il personale attuale «tranne 500 persone che, avendo i requisiti, potranno andare in pensione grazie a un accordo raggiunto proprio nei giorni scorsi a Napoli con il sindacato». L’operazione Pomigliano, insomma, dovrà avere alcuni requisiti indispensabili: «Le condizioni minime per poter essere competitivi in Europa sono il massimo utilizzo degli impianti e la flessibilità, fondamentale per rispondere tempestivamente alle esigenze del mercato. Il tutto accompagnato da un rigoroso contenimento dei costi di struttura e del lavoro. Inoltre, sarà necessario il riconoscimento della cassa integrazione per i lavoratori per tutto il periodo di ristrutturazione dello stabilimento». All’inizio del 2008 era già stato attuato un intervento di ri-

strutturazione, ma la crisi aveva frenato la produzione. «Abbiamo investito più di 100 milioni per la formazione dei nostri collaboratori. Purtroppo dopo pochi mesi il mercato è crollato e siamo dovuti intervenire con la cassa integrazione. Oggi sono molto più fiducioso perché a Pomigliano produrremo una vettura di grandi volumi».

per fare uno stabilimento competitivo all’altezza della sfida del mercato e ricrea fiducia ad un territorio». Dal punto di vista dell’ammodernamento del sito, l’impianto campano sarà dotato di nuove tecnologie. Tra queste ci sarà Butterfly ovvero un migliore sistema della lastratura. Inoltre sono previsti investimenti per il miglioramento dell’ergonomia lungo la linea di montaggio riducendo i livelli di faticosità degli operai. Serviranno 12-15 mesi per la ristrutturazione dell’impianto ai quali vanno a sommarsi i corsi di formazione per i dipendenti. La previsione della Fiat è quella di produrre 270 mila Panda all’anno in 280 giornate lavorative strutturate su 18 turni di lavoro settimanali. Intanto il dibattito tra sindacati e lavoratori continua anche su Facebook dove c’è chi incita a stracciare le tessere dei sindacati, chi parla di disfatta, e chi invita a raccogliere firme per un referendum. CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 71


QUOTARSI IN BORSA

Quando mettersi in gioco diventa un’opportunità Un rapporto di uno a dieci. È la rappresentazione numerica delle aziende italiane quotate sul mercato azionario nostrano rispetto alle imprese britanniche presenti sulla Borsa di Londra. Questione di cultura, ma non solo. A illustrarne le motivazioni principali è Ludovico Maria Capuano Ezio Petrillo

el nostro Paese, specie in realtà locali come la Campania, è ancora poco radicata una cultura aziendale che apre le porte alla quotazione in Borsa. Scarsa informazione, paura del rischio e lungaggini in termini di procedure burocratiche, sono gli aspetti che frenano maggiormente un’impresa nell’atto di entrare nel mercato azionario. Ludovico Maria Capuano, esperto legale in diritto commerciale e societario, svela quali possono essere i vantaggi di una quotazione in Borsa anche per piccole e medie imprese. Può esserci una connessione tra quotazione in Borsa e crescita dell’impresa? «Di solito si tende a cadere nel luogo comune per cui la quotazione in Borsa sia riservata solo alle grandi se non addirittura grandissime imprese. Questo, soprattutto in Italia dove il mercato ha conosciuto uno sviluppo più lento, era vero alcuni anni fa. Lo strumento della quotazione in borsa, invece, si è rivelato un grande volano per lo sviluppo di piccole e medie imprese. Negli ultimi anni solo sull’Aim (Alternative investment market) un mercato sviluppato dalla Borsa di Londra appositamente per le piccole e medie imprese, sono state quotate più di 3000 società, ed oggi ce ne sono circa 1300. Si pensi che su tutti i mercati di Borsa italiana sono quotate, invece, meno di 350 imprese. Ritengo che oggi in

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un contesto in cui i competitor delle aziende non sono più locali ma internazionali, la quotazione in Borsa possa essere uno strumento di crescita, anche piuttosto rapida, che consente di avere una visibilità e un merito creditizio sicuramente migliore». Dal punto di vista legale, quali sono le variabili che più incidono nell’iter procedurale di quotazione? «Bisogna innanzi tutto verificare su quale listino la società si dovrà quotare. Oggi abbiamo alcuni mercati con pochissimi requisiti formali come Mac e Aim Italia (esclusivamente la revisione del bilancio secondo i principi contabili internazionali); altri come lo Star, dove invece è necessario adottare alti standard qualitativi per la governance. Il vero lavoro viene fatto prima, molto spesso ci sono più aziende che vanno fuse, oppure bisogna separare il patrimonio immobiliare dall’impresa, risolvere dei problemi di passaggio generazionale; poi a seconda dei casi bisognerà redigere un prospetto informativo o un documento di ammissione». Quali sono le altre figure professionali che intervengono? «Anche in questo caso, dipende dal tipo di listino su cui ci si deve quotare. Se consideriamo l'AIM, serve obbligatoriamente un NOMAD, ovvero un Nominated Advisor, che accompagna la so-


Ludovico Maria Capuano



Lo strumento della quotazione in borsa si è rivelato un grande volano per lo sviluppo di piccole e medie imprese



cietà anche dopo la quotazione in borsa ed e' il “garante” della Spa. Inoltre, c’è bisogno dell’intervento di una società di revisione che certifichi i bilanci secondo i principi contabili internazionali. Molto spesso poi c'e'un advisor finanziario (o piu'di uno a seconda della grandezza dell'operazione), un consulente legale e un consulente per la comunicazione. In alcuni casi serve anche uno specialist che mantiene la liquidità del titolo (ovvero fa si che il titolo venga scambiato quotidianamente)». Parliamo della situazione Campana nello specifico. Quali difficoltà intravede, a livello locale, che possono frenare la quotazione in Borsa di una società? «Il primo problema che ho notato e'quello di carenza di informazione. Molto spesso gli imprenditori, ma anche i consulenti, ritengono che le loro aziende non siano quotabili perché troppo piccole. Pensi che delle società che si sono quotate sull’Aim avevano un fatturato di 5 milioni di euro, insomma non esattamente una grande

azienda. Un altro problema è quello della lontananza delle figure che dovrebbero accompagnare l'imprenditore in borsa che molto spesso non hanno alcun referente in loco capace di gestire il processo di quotazione. Inoltre le aziende sono frammentate in più società e, quindi, non si riesce a valutare effettivamente la potenzialità di un’impresa da parte degli investitori. Altro problema, che è lo stesso che si riscontra quando si avvicinano i fondi di private equity per investire nelle aziende, è la ritrosia dell'imprenditore a fare entrare un terzo nella propria azienda». Quali ostacoli può incontrare un’azienda, in seguito alla quotazione? «Sicuramente la necessità di fornire al mercato quante più informazioni possibili. Infatti, in genere, si premiano le aziende che comunicano molto. Tenuto conto che c'è un obbligo di dare al mercato le informazioni price sensitive, è emblematico il caso di Apple, negli Stati Uniti, dove la società è stata sotto inchiesta della Sec (la loro Consob) per non aver diffuso la notizia della malattia dell’Ad Steve Jobs. Gli imprenditori nostrani sono spesso molto restii a comunicare informazioni sulla loro azienda. Tuttavia sono convinto che sia una semplice questione di abitudine. È opportuno creare una struttura addetta alla comunicazione delle informazioni, che abbia dimestichezza con il sistema». CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 73


MERCATO DEL LAVORO

Nuove intese sull’occupazione Impegno verso una nuova governance che parte dalla rivalorizzazione dei centri per l’impiego. Marilù Galdieri, Assessore alle Politiche del Lavoro e della Formazione della Provincia di Napoli, punta al cambiamento di un complesso e drammatico quadro occupazionale Pierpaolo Marchese

igliorare l’interazione tra la strategia politica e la capacità attrattiva della macchina amministrativa. Nell’agenda dell’assessorato per le Politiche del Lavoro e della Formazione della Provincia di Napoli si riflette la necessità di cambiamento che colpisce il tessuto locale. E ovviamente la patologia più dannosa per il territorio resta quella della lunga disoccupazione. Un nodo che nessuno è riuscito a sciogliere. Di conseguenza è sempre più diffusa l’idea secondo cui, soltanto attraverso una modifica radicale delle politiche

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In alto, l’assessore Marilù Galdieri. Sotto, un’immagine del progetto Priorita, promosso dalla Provincia di Napoli e rivolto all’orientamento dei cittadini disoccupati

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amministrative e dell’utilizzo dei suoi strumenti, la situazione potrà migliorare. Ad abbracciare questo pensiero è proprio Marilù Galdieri che spiega perché, in primis, è stato necessario intervenire per modificare in maniera incisiva e significativa le modalità di funzionamento dei cicli di governance e di government. Occorre chiarezza, prima di tutto. «Negli ultimi anni siamo stati un po’ tutti abbagliati dalla governance. C’è stata una proliferazione, a volte incontrollata, di accordi, protocolli e intese politiche che non hanno generato impatti significativi perché disconnessi dai reali processi attuativi». Vale a dire quelli che quotidianamente la Pubblica amministrazione deve governare per realizzare gli obiettivi politici. Quali forme deve assumere una governance diligente? «In questi mesi ho dedicato la massima disponibilità a promuovere “governance” con tutte le rappresentanze che hanno idee valide e facilmente trasformabili in azioni concrete per il miglioramento del mercato del lavoro. Ho tuttavia mantenuto fermo il principio della centralità della tecnostruttura pubblica nella gestione di qualsiasi intervento e progetto». In concreto tale centralità cosa comporta? «Significa restituire dignità ai centri per l’impiego, rivitalizzando le attività attraverso una seria riqualificazione del personale, con un’azione formativa mirata a obiettivi di ser-


La Provincia di Napoli

IMPRESA E MERCATO DEL LAVORO: UN CO-INVESTIMENTO? Antonello Calvaruso spiega perché il mercato del lavoro non può essere rilanciato focalizzando l'attenzione solo sull'impresa. «Occorre ragionare tenendo in considerazione l’intero territorio su cui si agisce»

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o sviluppo del mercato del lavoro si regge anche, e soprattutto, sull’integrazione del mondo formativo con quello imprenditoriale e industriale. Un binomio tutt’altro che scontato in un Paese che da anni punta il dito verso il mondo universitario, soprattutto del Sud, ritenuto incapace di rispondere alle esigenze del tessuto economico. Secondo l’economista Antonello Calvaruso, però, bisogna tenere le distanze dalle analisi qualunquiste. «Credo che la questione dell’inefficacia delle azioni formative non sia connessa a variabili geografiche distintive del tipo Nord-Sud, bensì alla pertinenza dell’offerta formativa al contesto territoriale di riferimento». Formatore e progettista di sistemi organizzativi complessi, Calvaruso (nella foto) è responsabile di molti progetti di assistenza tecnica alla filiera istituzionale nelle materie inerenti l’organizzazione di percorsi di sviluppo locale. Attualmente ricopre la carica di vice presidente nazionale dell’Associazione Italiana Formatori con delega alla ricerca e all’apprendimento territoriale. «La maggiore difficoltà consiste nel riuscire a passare da una logica dell’offerta di formazione focalizzata sull’impresa a

quella multidimensionale connessa alla visione sistemica del territorio – interviene nuovamente l’esperto -. Troppo spesso si banalizza la progettazione formativa appiattendola su presunti bisogni delle organizzazioni senza porsi il problema delle caratteristiche sociali e culturali del territorio in cui essa opera». Per questo risulta essenziale professionalizzare l’intero processo di progettazione della formazione. «Promuovere la crescita di progettisti di formazione in grado di comprendere, e valutare, il gap esistente tra cultura dei luoghi e fabbisogno dell’impresa. Solo in tal modo si può implementare un reale processo di investimento in formazione che soddisfi contestualmente bisogni sociali e bisogni competitivi». Secondo Calvaruso in Italia occorre iniziare a concepire la formazione come un co-investimento. «Essa deve produrre un ritorno per la persona coinvolta, per l’organizzazione e per il territorio. Questo aspetto è talmente importante da richiedere un costante impegno finalizzato all’individuazione del punto di equilibrio tra questi tre interessi, spesso contrapposti». Ma chi, soprattutto, può rendersi attivo in questa logica? L’attore principale deve essere pub-

vizio e a fabbisogni dettagliati e chiari». In che modo e con quali strumenti sta realizzando questo cambiamento? «Ho agito con una logica di tipo imprenditoriale, caratteristica della mia esperienza, identificando tre livelli di intervento: strategico, gestionale e operativo». Iniziamo dall’intervento strategico. «Ho promosso una serie di azioni che hanno portato alla sottoscrizione di alcuni protocolli di intesa. Tra i più importanti vi è quello con Italia Lavoro, finalizzato a sviluppare una visione sistemica degli interventi di affianca-

blico o privato? «I due settori hanno pari responsabilità rispetto al corretto uso della formazione quale processo sociale: utilizzare correttamente uno strumento in grado di rafforzare le dinamiche di sviluppo del territorio. Occorre creare contesti utili a far maturare le condizioni per percepire e analizzare i reali bisogni sociali e competitivi dei protagonisti dello sviluppo di un determinato territorio». Che la risposta si trovi nei futuri centri per l’impiego? L’economista non lo esclude, auspicando la nascita di «luoghi fisici in cui sia possibile realizzare l’ascolto, la socializzazione, l’informazione, la riflessione e la partecipazione attiva, facilitando lo sviluppo di percorsi di autoformazione e realizzazione sociale».

mento offerti ai Centri per l’Impiego per lo sviluppo di nuove competenze. Poi abbiamo realizzato servizi innovativi e di gestione delle crisi aziendali con l’Unione Industriali della Provincia di Napoli. Un impegno, quest’ultimo, necessario per la rilevazione del fabbisogno di competenze strategiche e operative delle aziende presenti nei vari ambiti di pertinenza dei centri per l’impiego. Infine, con l’Istituto Universitario Orientale abbiamo sperimentato percorsi di acculturamento di cittadini extra-comunitari in grado di facilitare il loro inserimento nel mercato del lavoro».  CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 81


MERCATO DEL LAVORO

CENTRI PER L’IMPIEGO: ECCO LE NUOVE PREROGATIVE Vincenzo Bennato punta alla riorganizzazione dei centri per accorciare il divario tra domanda e offerta di lavoro. Cominciando da una nuova metodologia informativa nei confronti delle imprese

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l gap sempre più evidente tra la domanda e l’offerta di lavoro rappresenta un ostacolo per lo sviluppo del Paese. Il tasso occupazionale ne risente sensibilmente e, se si aggiunge l’innalzamento dell’età pensionabile, vengono a meno molti presupposti alla base del patto generazionale. In realtà esiste un servizio specifico denominato intermediazione domanda-offerta di lavoro ma, come spiega il capo staff dell’Assessorato delle Politiche del Lavoro e della Formazione della Provincia di Napoli, Vincenzo Bennato (nella foto), sarebbe banale affermare che questo rappresenti lo strumento risolutivo strategico. La riduzione della distanza tra domanda e offerta è la risultante di un complesso processo di apprendimento organizzativo dei centri per l’impiego». Come è realizzabile tale processo? «È necessario mantenere costantemente



attivi gruppi di lavoro interni. Questi devono poter consentire il passaggio da un processo di erogazione caratterizzato dalla sporadicità, dettata dal soddisfacimento della specifica richiesta da parte di un’impresa, alla costante rilevazione delle esigenze e all’orientamento dei percorsi di sviluppo delle competenze professionali dell'utenza in cerca di occupazione». A tal proposito cosa si sta realizzando in concreto? «Sono in corso una serie di attività finalizzate a sperimentare, procedurizzare e implementare un sistema di monitoraggio strutturato, in grado di rafforzare anche i processi di supporto quali i sistemi informativi e l'interazione tra altri servizi primari quali l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro». È giusto affermare che i problemi emersi sul mercato del lavoro scaturiscono anche da una mancanza di figure professionali capaci di orientare tanto i lavoratori quanto le aziende? «Senza alcun dubbio esistono ancora oggi delle carenze di carattere metodologico, sia per la definizione di piani di azione personalizzati delle persone in cerca di occupazione, sia per la rilevazione dei bisogni delle imprese. In tal senso, sul versante dell’offerta di lavoro, l’assessorato ha avviato un ambizioso progetto di orientamento che riguarda la presa in carico, all'interno di un sistema a rete che connette competenze in-

Tra l’altro è stato attivato anche un tavolo di partenariato provinciale. Di cosa si tratta? «Si tratta di un’iniziativa nata per svolgere attività di condivisione dei progetti, di monitoraggio dell’attuazione e di valutazione degli impatti». Passiamo ai suoi interventi gestionali. «Su questo piano, dopo aver visitato quasi 82 • DOSSIER • CAMPANIA 2010

terne ed esterne ai Cpi, di 1.600 disoccupati e 2.000 inoccupati. Il progetto deve portare a regime e definire procedure organizzative e operative in grado di identificare e descrivere le modalità di accesso al servizio di orientamento, il sistema di prenotazione, i criteri di svolgimento dei colloqui, la definizione del dossier cliente e la tracciabilità dei servizi erogati». Mentre per quanto riguarda il versante della domanda? «In questo caso si è proceduto all’attivazione di un’azione finalizzata a superare la concezione amministrativa della relazione tra imprese e centri per l’impiego. Sulla base di un protocollo d’intesa con l’Unione Industriali della Provincia di Napoli, i centri per l’impiego stanno iniziando a interagire con le imprese al fine di rilevare i bisogni di competenze e proporre servizi a contenuto progettuale, formativo e di selezione di potenziale personale da inserire in organico». E quali risultati possiamo auspicare? «Le attività messe in campo potranno aprire ampi spazi di miglioramento soprattutto per quel che riguarda i flussi di informazione relativi alle tipologie contrattuali, andamento del mercato del lavoro locale, offerta formativa professionale FSE e incentivi. Fino ad arrivare alla tenuta dell’albo delle imprese di qualità e alle modalità per la rilevazione e il monitoraggio dei requisiti richiesti dalla legge regionale sul lavoro».

tutti i centri per l’impiego della Provincia per comprenderne i problemi e le potenzialità, stiamo avviando la sperimentazione di comunità di pratica tra i vari responsabili di servizio al fine di accelerare i loro processi di apprendimento, rafforzare le competenze e generare un nuovo senso di appartenenza». Mentre sul piano operativo? «Ho avviato un processo di internalizzazione

Nella pagina a fianco, la campagna del progetto Oriento rivolto agli inoccupati della provincia di Napoli


La Provincia di Napoli



I servizi per l’impiego non sono finalizzati all’occupazione o all’assistenza passiva, bensì alla valorizzazione di tutte le persone coinvolte e all’ottimizzazione delle risorse



di servizi la cui erogazione veniva normalmente delegata a enti esterni. In particolare mi riferisco ai servizi di orientamento per inoccupati e disoccupati, che sono sempre stati confusi con processi di formazione affidati a enti accreditati dalla Regione». Si parla, nella provincia di Napoli, del fenomeno della disoccupazione di lunga durata. A tal proposito quali interventi

sono stati attuati? «All’inizio del mio mandato coniugai uno slogan: da dolore e rabbia a relazioni fiduciarie. Ho incontrato in questi mesi tutte le rappresentanze di questo “segmento” e ho inteso costruire un rapporto sereno, basato sulla chiarezza dei ruoli e dei contenuti affinché si possa affrontare con una logica ordinaria il problema secolare della disoccupazione napoletana». Un problema che, ormai, è cronico. «Le modalità con cui si deve affrontare il problema della disoccupazione napoletana non possono esulare dal rispetto del criterio guida di erogazione di servizi pubblici all’intera cittadinanza. L’istituzione è tenuta a offrire il proprio aiuto ai cittadini sempre nei limiti della legalità e del rispetto di tutte le parti coinvolte. La lunga durata della disoccupazione continuerà a costituire il problema centrale delle politiche attive del lavoro della Provincia di Napoli laddove non si riescano a portare, nell’alveo dell’erogazione sistematica e ordinaria, tutti i servizi per l’impiego previsti a livello nazionale ed europeo». A suo parere come si può risolvere il problema, concretamente? «Intendo a tal fine continuare a rafforzare il ruolo istituzionale dei centri per l’impiego di accompagnamento delle persone verso il mercato del lavoro. È necessario chiarire una volta per tutte che i servizi per l’impiego non possono essere finalizzati all’assistenza passiva bensì alla valorizzazione di tutte le persone coinvolte e all’ottimizzazione delle risorse provinciali, regionali, nazionali ed europee da utilizzare ai fini occupazionali». CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 83


IGNAZIO LA RUSSA Il ministro della Difesa delinea contenuti e finalità delle missioni internazionali a cui partecipa l’esercito italiano

MAURIZIO DE TILLA Le questioni urgenti da affrontare riguardo la riforma forense, la formazione e l’accesso alla professione. Ne parla il presidente dell’Oua

CARLO FEDERICO GROSSO Le fasi dibattimentali del processo per il crac Parmalat e le richieste dei risparmiatori


IL PROCESSO AMMINISTRATIVO

Il nuovo codice medierà L il contrasto?

e patologie che affliggono il sistema giustizia minano seriamente la garanzia di legalità su cui regge ogni democrazia occidentale. Ecco perché l’Italia si ritrova, oggi, a fare i conti con una seria crisi istituzionale e, per molti versi, culturale. Ma qualcosa, forse, sta già mutando. A cominciare dal diritto amministrativo, che in questo Paese È nei rapporti tra amministrazioni pubbliche e non ha mai conosciuto un vero e proprio unicittadini che si delineerà il nuovo processo cum di regole ma che dal prossimo settembre amministrativo attualmente allo studio da parte potrà contare su un suo codice. Inutile dire che le polemiche sono già scoppiate, anche a seguito del Consiglio di Stato. Felice Laudadio evidenzia della decisione del Tar di eliminare le sezioni le criticità da affrontare auspicando più stralcio con cui si sarebbero potuti affievolire gli autonomie e minori formalismi assurdi arretrati che toccano, in particolare, i tribunali di primo grado. «La lunghezza dei proAldo Mosca cessi certamente non incoraggia cittadini e imprese a rivolgersi al giudice e rischia di vanificare la loro funzione essenziale» spiega l’avvocato Felice Laudadio, che sottolinea i punti su cui dovrebbero concentrarsi il Tar e il Consiglio di Stato nell’opera di incastro che dovrà poi portare, dal 16 settembre, al nuovo codice. «Il sistema di garanzia dei cittadini è obsoleto e gli ostacoli derivano dalla lunghezza dei giudizi e dai limiti del controllo di legittimità ancorato a un formalismo, forse, eccessivo». Spiega il professore. «Si devono riconoscere al giudice amministrativo costante autonomia, indipendenza di giudizio, rifiuto di esposizioni mediatiche, doti essenziali del giudicante. Occorre, sempre, l’iniziativa costante degli avvocati perché il controllo di legalità sia effettivo e completo». Anche per questo la riforma si aspettava da tempo. «Ritengo indifferibile la riforma del processo amministrativo e il superamento della giustapposizione, non sempre organica, di leggi emanate in circa novant’anni». Quali gli aspetti maggiormente ardui da affrontare? «Le criticità possono essere individuate nella limitatezza dei mezzi istruttori diretti ad acL’avvocato Felice Laudadio all’interno del suo studio di Napoli. Nella pagina a fianco, la sede del Consiglio di Stato, a Roma’ quisire certezza delle vicende sottoposte al138 • DOSSIER • CAMPANIA 2010


In attesa della riforma

l’esame del giudice. Nel sottodimensionamento degli organici, del personale delle segreterie e nell’entità ridotta delle risorse destinate alla giustizia amministrativa. Non conosco compiutamente il testo di riordino del processo amministrativo che è attualmente in fase embrionale. Dalle ultime notizie, però, rilevo alcuni importanti aspetti positivi». Quali? «Innanzitutto la possibilità di proporre l’azione di risarcimento per lesione di interesse legittimi in via autonoma rispetto alla impugnativa dell’atto. Si tratta di una scelta che pone fine a una lunga divergenza tra la Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato. Questa garantisce effettive possibilità al danneggiato, che ha subito atti e comportamenti antigiuridici dell’amministrazione, di esercitare il diritto al risarcimento, senza attendere i tempi non brevi di soluzione della controversia sulla legittimità dell’atto. In aggiunta auspico un’estensione dei mezzi di prova utilizzabili e utilizzati compiutamente per garantire la legittimità sostanziale dell’azione



L’ipotizzata eliminazione delle sezioni stralcio per gli arretrati incrementerà le richieste di risarcimento per ingiustificata durata del giudizio e di accertamento



della Pa. Gli avvocati dovranno attivarsi perché l’istruttoria sia completa e garantisca in sede processuale il puntuale accertamento delle questioni controverse». Si parla anche di ampliamento della tutela cautelare. «Certo, collegata alla particolarità del grave e irreparabile pregiudizio che distingue la singola vicenda e che legittima interventi rapidi del giudice a garanzia dell’effettività della tutela. Accolgo con favore anche la possibilità, da parte del giudice, di fissare con rapidità l’udienza di trattazione della controversia in occasione della fase cautelare». Ci sono anche degli aspetti su cui è perplesso? 

CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 139


IL PROCESSO AMMINISTRATIVO

 «Intanto l’ipotizzata eliminazione delle sezioni plificazione normativa. Cosa rappresenta,

Sopra, l’avvocato Felice Laudadio assieme al socio, avvocato Ferdinando Scotto, all’interno dello studio di Napoli legibus@tin.it

stralcio per l’arretrato, che si manterrà inalterato con gravi pregiudizi per la definizione delle controversie e incrementerà le richieste di risarcimento per ingiustificata durata del giudizio e di accertamento per verificare l’adeguamento delle amministrazioni alle sentenze. Poi il perdurare della collegialità dell’organo giudicante e la rinuncia all’organo monocratico». Il ruolo del giudice amministrativo, comunque, ne esce valorizzato. «La sua funzione è maggiormente riconosciuta. Al tempo stesso cresce il carico di lavoro. È evidente che le riforme funzionano a condizione che le innovazioni siano supportate da idonee risorse umane e finanziarie, perché, in caso contrario, il risultato sarà deludente. A fare la differenza, concretamente, sono comunque i protagonisti del processo». Tra i punti cardine vi è quello della sem-



La semplificazione normativa è una scelta utile ai cittadini e agli operatori di diritto. Per questo va realizzata in tempi brevi. L’incertezza accresce i ritardi amministrativi 140 • DOSSIER • CAMPANIA 2010



questa, per l’Italia? «La semplificazione normativa è una scelta utile ai cittadini e agli operatori del diritto. Per questo va realizzata in tempi brevi. Il numero enorme di leggi statali, la compresenza di leggi regionali e di direttive e regolamenti comunitari sono un fattore di incertezza nell’individuazione della norma regolante la situazione concreta. Di conseguenza aumenta l’incertezza della normativa, accrescono i ritardi dell’amministrazione, le esitazioni dei dirigenti e le probabili responsabilità. Si è in presenza di situazione che incide pesantemente sulla certezza dei rapporti e determina la possibile esposizione a responsabilità non riferibili alla coscienza dell’antigiuridicità della scelta. È inoltre auspicabile una migliore redazione dei testi normativi, per limitare equivoci e difficoltà interpretative». Tra i vari settori, quello edile vanta un altissimo numero di contenziosi. L’attuale normativa di riferimento risponde alle problematiche emerse? «Le problematiche dell’edilizia non sono state risolte dal Testo Unico. Ritengo che la legge statale debba limitarsi a definire i principi fondamentali della materia, lasciando all’au-


In attesa della riforma

tonomia regionale la disciplina minuta della stessa. In materia edilizia va esteso il metodo della semplificazione estendendo le attività sottoposte a D.I.A. e rimettendo quelle meno rilevanti, come la manutenzione straordinaria a semplice comunicazione del privato, scelta compiuta da un recente decreto legge del governo, che auspico sia convertito in legge. La durata estremamente lunga dei procedimenti di rilascio del permesso di costruire danneggia ingiustamente il diritto del cittadino a realizzare l’intervento compatibile con le previsioni urbanistiche». Quale orientamento suggerisce al legislatore? «Riterrei utile la definizione normativa degli atti essenziali all’ottenimento del titolo, la preclusione, pena la responsabilità per danni da ritardo, di richieste documentali meramente dilatorie, funzionali a ritardare la decisione conclusiva, ascrivibile a ingiustificati timori ovvero a incompetenza dei dirigenti preposti a tale attività. La lunghezza dei procedimenti di pianificazione urbanistica è un’ulteriore e grave patologia del settore, fonte di impossibilità di realizzare un efficace governo del territorio, essenziale per conseguire l’obiettivo dello “sviluppo sostenibile”». Esiste una formula atta a diminuire i contenziosi con la Pa? «La partecipazione del cittadino al procedimento amministrativo, con una rinnovata sensibilità dell’amministrazione al dialogo, potrebbe ridurre sensibilmente il numero dei contenziosi con la Pa, assegnando alla procedura amministrativa la funzione di garantire scelte imparziali, che soddisfino e l’interesse dell’amministrazione e le legittime pretese del privato. La soluzione è contenuta nella legge del 1990 regolante il procedimento amministrativo, anche se l’attuazione è stata del tutto carente per la resistenza degli apparati amministrativi a seguire moduli di azione nuovi, ancorché previsti dalla legge». Le procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici sono attualmente al centro del lavoro delle Commissioni Lavori Pubblici e Giustizia del

637 mila PENDENTI

Questo il numero dei procedimenti pendenti al 31 Dicembre 2009 presso i Tribunali Amministrativi Regionali. Per l’anno 2009 quelli pervenuti ammontano a 55.019

Senato. Cosa dobbiamo aspettarci? «I procedimenti giudiziari in materia di appalti vanno coordinati con le linee di fondo della riforma del processo amministrativo, con la specialità del rito e la necessità di rapida definizione. Non vanno pregiudicate tanto le esigenze di tutela delle imprese quanto l’interesse dell’amministrazione alla rapida conclusione dei giudizi. Anche in un questo ambito la riforma deve introdurre innovazioni atte a garantire un’effettiva tutela delle imprese che partecipano alle gare e la legittimità e l’imparzialità dell’azione amministrativa». In un tale contesto quale ruolo ricopre la categoria forense? «Si impone un maggior impegno ai professionisti e agli attori tutti del “pianeta giustizia”. Il ruolo professionale dell’avvocato nel settore del civile e dell’amministrativo dovrà continuare a tutelare in sede giudiziale gli interessi dei rappresentati. Di certo, l’evoluzione del ruolo dell’amministrazione e dei cittadini, con l’auspicata e legittima apertura del procedimento al confronto tra amministratori e utenti delle funzioni amministrative, affiderà all’avvocato la funzione parimenti prestigiosa di “mediatore del contrasto sociale”». CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 141


TRASPORTI

Sulla strada del rilancio «L’ammodernamento delle infrastrutture del Mezzogiorno passerà attraverso «la modernizzazione e la realizzazione dei tratti italiani del Corridoio transeuropeo I Berlino-Palermo», fa presente il presidente di Anas, Pietro Ciucci. Mentre l’autostrada A3 «è ormai quasi interamente completata nel tratto campano» Nike Giurlani

l problema delle infrastrutture e dei collegamenti è uno dei temi più dibattuti in tutte le regioni. L’Anas è «leader in Italia nella capacità di realizzare opere infrastrutturali nel rispetto delle tempistiche e delle previsioni di spesa e costituisce ormai un punto di riferimento sia nel settore progettuale sia in quello economico-finanziario», sottolinea il presidente Pietro Ciucci,

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e può contare su «una serie di progetti con cui è stato proposto l’investimento pubblico insieme alla remunerazione dell’investimento privato». Ciucci fa, quindi, il punto della situazione sulle iniziative in corso, in particolare in Campania, sottolineando l’importanza della manutenzione ordinaria e straordinaria. In che direzione l’Anas si sta muovendo per migliorare la

viabilità a livello nazionale e con i Paesi limitrofi? «Stiamo lavorando al miglioramento degli standard di qualità della viabilità italiana, sia attraverso interventi infrastrutturali di respiro nazionale, sia attraverso la realizzazione di una serie di opere minori che a livello locale hanno però una grande importanza per la qualità della vita dei cittadini. L’azienda è attualmente impegnata in tutta Italia con lavori in corso o in fase di avvio per un investimento complessivo di oltre 43 miliardi di euro. Inoltre, il rinnovo delle convenzioni con le società concessionarie, in gran parte già completato, ci ha consentito di sbloccare 40 miliardi di investimenti per il potenziamento e l’ammodernamento del sistema autostradale a pedaggio, tutti relativi alla rete eu-

A sinistra, il presidente di Anas, Pietro Ciucci


ropea Ten». Quali sono le opere più urgenti che servono alle strade e autostrade italiane? «Bisogna investire nella manutenzione delle strade che per troppo tempo è stata trascurata dai gestori per l’insufficienza di fondi a disposizione. Per questo motivo, negli ultimi anni l’Anas ha intensificato l’impegno sulla manutenzione ordinaria e straordinaria, al fine di recuperare il debito accumulato in passato. Ad esempio, per quanto concerne quella straordinaria, gli interventi avviati sono stati 257, per un investimento complessivo di 176 milioni di euro. Mentre, per quella ordinaria, l’importo speso nel corso dell’anno 2008 è stato di 323 milioni, comprendente sia i servizi acquistati all’esterno che le attività svolte direttamente da Anas

con proprio personale e proprie attrezzature. E l’attività è proseguita con grande slancio anche nel 2009, con interventi di manutenzione ordinaria per circa 550 milioni di euro». Quali sono gli interventi già finanziati e in corso d’opera per rendere la rete stradale italiana più moderna e più sicura? «Tra i principali interventi in corso figurano: la A3 SalernoReggio Calabria, dove sono stati ultimati e resi fruibili agli utenti circa 194 km di nuova autostrada e il Passante di Mestre. E, inoltre, la nuova autostrada Catania-Siracusa, aperta al traffico in anticipo sulla tabella di marcia lo scorso dicembre; la Grosseto-Fano, che è già aperta al traffico o in fase di realizzazione per oltre la metà del suo tracciato; infine la Nuova Statale

Jonica, per la quale abbiamo in corso investimenti per oltre 1 miliardo e mezzo di euro. Per quanto riguarda, invece, il Ponte IN CORSO sullo Stretto di Messina, che è Investimento un’opera sia stradale che ferrocomplessivo viaria, sono già partite le prime dei lavori già avviati o in fase lavorazioni due mesi fa, con il di avvio dell’Anas cantiere di spostamento della liin Italia nea ferroviaria di Cannitello». Più ci si sposta nel Mezzogiorno, più la situazione diventa complessa. Ci sono dei progetti per agevolare il traffico da Nord a Sud? «Il progetto più importante è sicuramente l’ammodernamento e la realizzazione dei tratti italiani del Corridoio transeuropeo I Berlino-Palermo, che costituisce l’asse fondamentale dei collegamenti nord-sud. Mi riferisco al potenziamento del tratto appenninico dell’A1 e ai lavori sulla Variante di Valico, 

40 mld

CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 163


TRASPORTI



Bisogna investire nella manutenzione delle strade che per troppo tempo è stata trascurata dai gestori per l’insufficienza di fondi a disposizione



 che sono in fase avanzata di ese-

cuzione. E, inoltre, alla nuova autostrada Salerno-Reggio Calabria, per la quale l’obiettivo è terminare i lavori entro il 2013. Infine, il Ponte sullo Stretto, che contiamo di aprire al traffico il 1 gennaio del 2017». Per quanto riguarda la Salerno-Reggio Calabria in Campania, quali sono i lavori in corso d’opera? «In Campania l’A3 SalernoReggio Calabria rappresenta un’arteria fondamentale sia per i flussi di traffico provenienti dall’A1 e dall’A30, sia per la mobilità nei vari comuni del salernitano e naturalmente per il traffico della stagione estiva diretto nelle località turistiche del Cilento e della Calabria. La nuova autostrada A3 è ormai quasi interamente completata nel tratto campano. A dicembre abbiamo aperto al traffico il nuovo svincolo di Montecorvino Pugliano-Pontecagnano sud, in località Pagliarone, nel tratto compreso tra gli svincoli di Battipaglia e di Ponteca-

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gnano, che ha una grande rilevanza anche da un punto di vista intermodale, perché consentirà un collegamento breve e diretto con il nuovo aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi, che dista solo 2 km dall’autostrada A3». Cosa è stato fatto nell’area salernitana per completare i lavori di costruzione della nuova A3? «È stato abbattuto il diaframma della canna nord della galleria Sant’Angelo, in costruzione sull’A3 Salerno-Reggio Calabria, nel lotto compreso tra gli svincoli di Sicignano e Contursi, in provincia di Salerno. Si tratta di un tracciato lungo 6 km costruito per il 50% in variante rispetto a quello esistente e nel quale rientra la galleria Sant’Angelo, un’opera comple-

tamente nuova per l’autostrada, lunga oltre 920 metri, composta da 3 corsie e particolarmente importante per il territorio dei comuni di Postiglione e Sicignano degli Alburni. In questo modo acceleriamo i lavori di costruzione della nuova autostrada anche nell’ultimo tratto salernitano a tre corsie fino all’innesto con il Raccordo Sicignano-Potenza. Nel progetto di ammodernamento sono previste significative opere, tra cui 5 viadotti e 2 gallerie a doppia canna. Sempre sul tratto salernitano sono in corso i lavori di realizzazione del nuovo svincolo di Battipaglia e di collegamento con la strada statale 18, e sono in fase di ultimazione i lavori del nuovo svincolo di Eboli, che potremmo mettere a disposizione degli utenti prima del-

520 mln

CAMPANIA Investimento dell’Anas per la viabilità campana


Pietro Ciucci

l’esodo estivo 2010». Per quanto concerne l’intervento che interessa il tratto Caianello-Benevento, quando verranno portati a termine i lavori? Quali i principali vantaggi? «In Campania abbiamo investimenti in corso pari a circa 319 milioni di euro che riguardano sia la realizzazione di nuove opere, sia lavori in procedura di affidamento per circa 110 milioni, nonché la manutenzione straordinaria della rete, dove sono stati stanziati oltre 93 milioni di euro: circa 27 milioni in corso e circa 66 milioni in fase di aggiudicazione, per un importo complessivo di circa 520 milioni di euro. Per quanto riguarda la strada statale 372 “Telesina”, la cosiddetta BeneventoCaianello, che è inserita nel

programma delle infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale, è previsto il raddoppio della statale. L’obiettivo è di migliorare il livello di servizio in termini di mobilità, accessibilità e sicurezza, attraverso un efficiente collegamento tra la Provincia di Benevento e l’autostrada A1, nonché l’autostrada A16, attraverso il raccordo autostradale Benevento-Castel del Lago. Gli interventi previsti ammontano a un importo complessivo di oltre 708 milioni di euro, di cui oltre 527 milioni per lavori. Il progetto è attualmente in fase di approvazione da parte del Cipe e, entro un mese dalla data della delibera Cipe, Anas provvederà alla pubblicazione del bando di gara per l’individuazione del concessionario. Per la realizzazione della nuova opera si prevede un periodo di circa 36 mesi». E sulla strada statale 268 “del Vesuvio”, che aggiornamenti ci sono? «Il primo risultato riguarda la

consegna da parte dell’Anas all’impresa Astir della Regione Campania del primo lotto delle attività per la rimozione dei rifiuti presenti nelle aree ai margini della statale. L’avvio delle attività è stato possibile grazie alle sinergie tra Anas, Protezione Civile, Regione Campania e Prefettura di Napoli. Una questione annosa che ci permette di proseguire i lavori di raddoppio di una parte significativa della strada. Il secondo obiettivo è stato invece l’apertura al traffico di un tratto di circa 4 km della stessa statale, completamente ammodernato, all’altezza dello svincolo di PoggiomarinoS.Giuseppe Vesuviano Sud che è parte integrante dei lavori in corso di esecuzione sulla tratta della statale di circa 20 km. Entro il 2010 prevediamo l’appalto dello svincolo di Angri d’innesto con l’autostrada A3 NapoliPompei-Salerno e la progettazione preliminare e definitiva del raddoppio del tratto compreso fra lo svincolo di Poggiomarino e quello di Angri». CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 165


Quella Napoli che decolla Nonostante una collocazione logistica non ottimale, e le polemiche relative al congestionamento del traffico passeggeri, l'aeroporto di Capodichino risponde con un programma di infrastrutture e servizi all’avanguardia. Lo illustra il presidente della Gesac, Mauro Pollio

nfrastrutture, investimenti, nuove rotte. È la ricetta che ha consentito alla società Gesac di ammodernare l’aeroporto di Capodichino. Lo scalo partenopeo è stato il primo in Italia a essere privatizzato. Proprio questo aspetto ha favorito diversi interventi nell’arco degli ultimi dieci anni: nuovi banchi check-in per favorire l’afflusso dei passeggeri, un ulEzio Petrillo teriore terminal e un programma di riqualificazione

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Sopra il presidente Gesac, Mauro Pollio. In alto a sinistra una delle aree riqualificate dello scalo. A destra i nuovi banchi check-in


Capodichino

FUTURO INCERTO PER SALERNO o scalo che non decolla. Un piano di sviluppo ancora in divenire. Si tratta dell’aeroporto di SalernoCosta d’Amalfi. Eppure lo scalo di Pontecagnano era nato sotto i migliori auspici. Il Cilento, la Lucania, la provincia di Avellino. Dovevano essere queste le fette di mercato passeggeri da servire. A due anni dalla concessione della licenza Enac, su Salerno opera solo la compagnia Air Dolomiti, controllata da Lufthansa, con appena due voli attivi, per Verona e per Milano Malpensa. Tuttavia, il presidente del Consorzio Aeroporto di Salerno, Michele Amendola, resta ottimista. «Attorno all’aerostazione – specifica Amendola – ci sono spazi enormi dedicati alla coltura di prodotti di eccellenza che devono essere consumati freschi, cosa che, con gli attuali trasporti su gomma, non sempre viene assicurata al cliente finale. È qui che l’aeroporto può inserirsi in una logica di mercato alternativo da conquistare». In sostanza, nonostante l’Air Dolomiti abbia manifestato l’intenzione di garantire l’operabilità dei voli su Verona e Milano fino al 7 Maggio e non oltre, le prospettive dello scalo salernitano non sono del tutto nefaste. «Due mesi fa – spiega Amendola – si è chiusa la prima parte dell’iter per l’allungamento della pista del nostro scalo, con l'affidamento a due società romane della progettazione della nuova pista da 2200 metri. È già partita la procedura per l'inizio dei lavori» Restano da trovare, però, nuove compagnie disposte a investire su Salerno. La soluzione potrebbe essere quella di puntare sui low cost. «Oltre alla Ryanair – conclude il presidente – ci sono altri nomi che iniziano ad avvicinarsi nel circuito salernitano. Da un lato la Livingston, vettore italiano privato appartenente al gruppo Viaggi del Ventaglio, dall’altro, la Tui, compagnia aerea low cost di origine londinese. Dobbiamo cercare di sfruttare tutte le forme possibili di business».

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con scadenza 2012 che prevede nuove infrastrutture, sono solo alcune delle opere che vedono protagonista la società controllata dalla britannica Baa. Mauro Pollio, presidente della Gesac, illustra le linee guida e le prospettive dello scalo di Napoli. Quali modifiche negli anni sono state approntate per migliorare la qualità del servizio? «Lo scalo di Napoli ha subito in questi anni un’importante trasformazione. Basti solo ricordare che cos’era questo aeroporto agli inizi degli anni 90. Con la privatizzazione e il subentro di Baa, società inglese leader nel mondo nella gestione aeroportuale, che ha preso un chiaro impegno all’atto della

privatizzazione, oggi il territorio può godere di un’infrastruttura di tutto rispetto, soprattutto in termini di sicurezza e qualità del servizio offerto al passeggero, grazie soprattutto agli ingenti investimenti realizzati in questi anni. Gesac ha già investito, ad oggi, circa 209 milioni di euro, di cui 118 auto finanziati e 91 finanziati con fondi pubblici. In particolare, degli investimenti sovvenzionati con fondi pubblici, circa 66 milioni di euro sono stati realizzati con i Fondi Pon 2006/2013. Per lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi, sono previsti ulteriori fondi per realizzare una serie di lavori di ampliamento e di ottimizzazione che riguar-

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SISTEMA AEROPORTUALE

La pista dell’aeroporto di Napoli

 deranno tutte le aree aero-

portuali, per uno scalo al servizio del passeggero ancor più funzionale, sicuro e confortevole». Traffico nazionale, internazione e intercontinentale. Quali nuove rotte sono previste per l’aeroporto? «Tra le novità più importanti c’è il nuovo collegamento giornaliero diretto di Lufthansa per l’hub di Francoforte, attivo dal 25 aprile, che consentirà di raggiungere da Napoli le principali mete intercontinentali dell’Asia e del Nord America, oltre a quelle del Nord Europa, collegando il capoluogo a 160 destinazioni in 73 paesi. Napoli sarà

168 • DOSSIER • CAMPANIA 2010



Sono previsti ulteriori fondi, per realizzare una serie di lavori di ampliamento e di ottimizzazione che riguarderanno tutte le aree aeroportuali



servita, inoltre, da collegamenti diretti del vettore tedesco per Dusseldorf (due voli settimanali) e Monaco. Ancora, per la primaveraestate 2010, l’aeroporto incrementerà il proprio network di collegamenti diretti verso l’Europa, rafforzando ulteriormente il traffico nazionale, grazie ai voli della compagnia Air Italy per Palermo e Milano Orio al Serio.

Questi si andranno ad aggiungere a quelli già operativi per Verona, Torino, Catania, al volo stagionaleOlbia e ai voli Lufthansa Italia e Air One che incrementeranno le frequenze su Milano Malpensa, passando da due a tre voli giornalieri». Si sta tentando di decongestionare il traffico di voli su Capodichino, puntando su Grazzanise. La società


Capodichino

LA POLITICA CHE VA A BRACCETTO CON LO SVILUPPO

’aeroporto di Napoli rappresenta un volano di sviluppo, occupazionale e infrastrutturale, per l’intera Provincia. La particolare conformazione del territorio napoletano attorno allo scalo di Capodichino, merita un’attenzione particolare da parte delle Istituzioni locali. Ne è consapevole Antonio Petangelo (nella foto), assessore ai Trasporti della Provincia di Napoli. «Questo territorio – afferma – presenta una

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200 mln EURO

Gli investimenti finora stanziati dalla Gesac per l’aeroporto di Capodichino

città capoluogo dove si concentra circa un terzo degli abitanti, oltre che la gran parte delle attività culturali e imprenditoriali. Inoltre, c’è da registrare la presenza di comuni che per numero di residenti, in altre realtà, sarebbero considerati altrettanti capoluoghi di provincia. Già questi dati testimoniano che la nostra Provincia è una realtà complessa caratterizzata da una diffusa urbanizzazione che necessita di modelli nuovi di governo. Grande attenzione – prosegue Petangelo - dovrà essere data alla necessità di avviare un processo di ristrutturazione dell'armatura urbana riequilibrando Napoli e la sua area metropolitana nel quadro di una politica di decongestione della fascia costiera e di rivitalizzazione delle zone interne. In questo quadro politico programmatico l’aeroporto di Capodichino riveste un ruolo centrale». A tal proposito, la Provincia, si sta già attivando per migliorare sensibilmente i servizi e le infrastrutture attorno allo scalo partenopeo, vista il numero di passeggeri che

Gesac avrà in gestione anche quello scalo. A che punto siamo con i lavori per l’apertura dello scalo casertano? «Se lo scalo di Grazzanise serve, deve essere realizzato bene. Siamo già al lavoro per completare il business plan e l’aeroporto casertano dovrebbe essere inaugurato nel 2013. L’operazione di Grazzanise, tuttavia, ha senso solo se strategicamente inquadrata in una pianificazione nazionale che al momento non c’è. Per di più, Capodichino non è un aeroporto saturo dal punto di vista del traffico passeggeri. Gli scali di Linate, Malpensa e Bergamo, nel

transitano ogni giorno su Napoli. «La nostra amministrazione ha inserito, nei suoi programmi, un piano di sviluppo della viabilità al contorno dell’area aeroportuale che andrà rifinanziato con un’idonea sinergia di carattere economico con la Regione Campania per rendere il progetto attuale e realizzabile. Tale piano – spiega l'assessore – proporrà un considerevole sviluppo per aziende e operatori privati esistenti all’interno dell’aeroporto e nelle vicinanze». Per una regione che potenzialmente potrebbe vivere di turismo, sarà fondamentale, insomma, migliorare i collegamenti da e per l’aeroporto di Napoli, in attesa dell’apertura dello scalo di Grazzanise. «Anche dopo l’inaugurazione dell’aeroporto casertano – conclude l’assessore – Capodichino rimarrà lo scalo di riferimento per l’intera Campania. Il Piano territoriale regionale prevede una pianificazione complessiva e organica, riguardante il sistema della mobilità interna ed esterna, con un occhio di riguardo a quella aeroportuale».

complesso, superano di dieci volte il traffico aereo della Campania; nonostante ciò questo sistema è entrato in crisi. Credo, infine, che Grazzanise soffrirebbe della vicinanza del grosso hub intercontinentale Roma Fiumicino che dista appena 140 chilometri». Per la città di Napoli, l’aeroporto rappresenta anche un punto di riferimento dal punto di vista socio-economico. La Gesac come si è impegnata in tal senso? «In linea con un’impostazione improntata a una concezione responsabile e sostenibile dell’azienda, Gesac ha da anni attivato il programma di coo-

perazione con le Comunità limitrofe, perché la presenza dell’aeroporto e il suo sviluppo vengano pianificati e realizzati nel rispetto della tutela del territorio circostante e degli interessi delle comunità vicine. L’impegno che Gesac si è assunta con le comunità è stato quello di guadagnare sul campo la loro fiducia e il loro supporto, dimostrando che l’aeroporto rappresenta un’opportunità di crescita e di sviluppo per l’intero territorio e che esso rappresenta un partner responsabile, affidabile e credibile, attento alle istanze provenienti dalla popolazione residente in prossimità dello scalo». CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 169


Una città più organizzata per un buon trasporto pubblico Corsie preferenziali, rispetto della aree di sosta e una mobilità inserita in un sistema cittadino ben organizzato sono alcuni dei rimedi, al pari il rinnovo del parco mezzi e più personale, con cui il presidente dell’Anm, Antonio Simeone curerebbe la mobilità pubblica napoletana Celeste Montemitro


Antonio Simeone



Il rinnovo del parco mezzi e un incremento di forza lavoro ci darebbe la possibilità di offrire un servizio più adeguato alle esigenze dei cittadini

orrebbe «corsie riservate» da lui definite come «sicur a m e n t e necessarie». E auspica «una politica di rispetto della aree di sosta». Non ha un modello, italiano o europeo, di trasporto pubblico ideale a cui ispirarsi per risolvere quello assai ingarbugliato di Napoli. La sua preferenza va piuttosto «a situazioni in cui la mobilità funziona perché inserita all’interno di un sistema cittadino ben organizzato». Antonio Simeone siede sulla poltrona “calda” dell’Anm. Da lui dipendono circa 3.000 dipendenti che, nel 2008, hanno trasportato 175 milioni di passeggeri. In numeri,

V A sinistra Antonio Simeone, presidente dell’Anm



è la municipalizzata che gestisce cinque parcheggi di interscambio e gli ascensori pubblici al Ponte di Chiaia e a via Acton e Sanità. Significa quasi mille mezzi tra diesel, metano, elettrici e tram, 96 linee urbane e 28 extraurbane (più 9 notturne urbane, 8 notturne extraurbane e 9 occasionali urbane). Perché la mobilità pubblica a Napoli sembra sempre sull’orlo del collasso? È un problema di scarsità di mezzi o anche di configurazione urbana? «La viabilità a Napoli è complessa, per non dire complicata, l’orografia della città e le dimensioni ristrette delle strade unite ai cantieri per le gradi opere o per la manutenzione ordinaria rendono difficile il fluire del traffico. Sicuramente un rinnovo del parco mezzi e un incremento di forza lavoro ci darebbe la possibilità di offrire un servizio più adeguato alle esigenze di mobilità dei cittadini». Gli autobus affollati o in ritardo sono una malattia così difficile da curare? «Data la situazione descritta sopra direi che non è semplice e comunque non sempre la situazione è così drammatica.

Credo che in tutte le metropoli dove i bus attraversano il centro cittadino, qualche problema ci sia, sopratutto nelle ore di afflusso e deflusso per e dalla città verso la periferia». Prevedete l’apertura di nuove linee per raggiungere parti della città ancora scoperte? Quali fattori determinano la pianificazione di una nuova linea: economici o di servizio? «Abbiamo una rete molto ampia e capillare; la creazione di nuove linee sarà dovuta o alla modifica delle attuali esigenze di spostamento o alla nascita di nuovi poli attrattori o interscambi con il ferro». Nell’ottica di un sistema integrato, quanto il trasporto su gomma in città si completa con quello su ferro? «Il sistema dei bus è perfettamente integrato con quello della metropolitana, ogni stazione è affiancata da una fermata di bus o da un attestamento». L’appena inaugurata Ztl nel centro di Napoli, per voi è un’opportunità? Sono state potenziale le linee che lo attraversano? È previsto l’acquisti di nuovi Pollicini? «La Ztl non è attraversata dai  CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 173


MOBILITÀ URBANA



2 mln EURO

Il buco in bilancio causato dal mancato trasferimento, dal Comune all’Anm, delle risorse previste

bus e quindi non modifica i nostri percorsi. Rispetto ai bus di piccola dimensione è previsto l’acquisto di una trentina di mezzi». Il parco autobus pare vetusto, sono previsti investimenti per il rinnovo in linea con il rispetto dell'ambiente? «I bus di piccola capacità saranno tutti euro 5 e quelli di futura acquisizione, circa un centinaio, sono a bassissimo impatto ecologico. Inoltre tutti i 150 mezzi inseriti nel parco aziendale negli ultimi due anni sono a bassissimo impatto ambientale. Non dimentichiamo che abbiamo progetti relativi al prolungamento della linea tranviaria e filoviaria, entrambe assolutamente eco-compatibili».

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Contratto di servizio: su quali punti critici auspichereste una sua revisione? Oltretutto il Comune non ha ancora staccato l’assegno di più di 2 milioni di euro lasciandovi con un buco in bilancio. Con quali conseguenze? «È necessario adeguare il contratto all’indice di svalutazione che previsto dall’Istat dal momento in cui è stato sottoscritto ad oggi. È necessario considerare, inoltre, l’aumento del costo delle materie prime e del lavoro. Il mancato pagamento da parte del Comune, obbliga l’azienda a fare ricorso al credito bancario, con conseguente pagamento di oneri finanziari». Quali interventi avete

messo in campo per incentivare i napoletani a lasciare la macchina in garage e a prendere i mezzi pubblici? Occorre forse un cambio di mentalità al pari di una messa a punto della rete urbana? «Non sempre è possibile sostituire l’auto con il mezzo pubblico, a prescindere dai livelli di servizio. Basta vedere realtà come Parigi New York e Barcellona dove il sistema di trasporto è sviluppatissimo sia su gomma che su ferro e, comunque, le auto circolano. Occorre fare un’analisi tecnica, qualitativa e quantitativa, per comprendere cosa spingerebbe le persone all’uso del mezzo pubblico e agire di conseguenza».


Domenico Palmieri

Più azienda e migliori professionalità per la mobilità cittadina Contratto di servizio potato, buco in bilancio, sono molto i mali dei trasporti pubblici napoletani snocciolati dal consigliere comunale del Pdl-Nuovo Psi, Domenico Palmieri. Il quale rileva l'ennesima criticità di una città dagli eterni cantieri, con strade concepite per le carrozze e attraversate da autobus mastodontici che non possono servire tutte le zone. E dunque «ti costringono a prendere l’auto» Alfonso Pellicola li autobus a rilento e sovraffollati; la grande incompiuta, la linea 1 del metrò, sono solo la punta (visibile) dell’iceberg della debacle dei mezzi pubblici di Napoli. Una mobilità faticosa, che arranca, la cui soluzione, osserva Domenico Palmieri, consigliere comunale Pdl-Nuovo Psi, è da ricercare

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in una ricetta semplice: «Meno gestione e più governo. Più aziendalizzazione e ricorso a professionalità di valore in grado di incidere sulla pianificazione della spesa, sull’efficienza e l’efficacia del servizio che deve appartenere a un sistema integrato trasporto-parcheggi, che filtri, con quelli di interscambio, serviti opportunamente da navette, l’ingresso in città per chi viene da fuori». Dopo una vostra denuncia, la magistratura ha aperto un fascicolo sui 200 assunti senza regolare concorso all’Anm. Quali strade per uscire da questa situazione? «L’ultimo concorso pubblico risale a 13 anni fa. Allora furono assunte 1.200 unità. Prima, nel 1981, ne furono assunti in 1.100. Da circa dieci anni si fa ricorso, all’uopo, agli interinali. Così, ad esempio, sono stati presi a tempo determinato circa 150 autisti, poi stabilizzati. Francamente l’inchiesta della Procura non mi ha sorpreso e il

sospetto sul possibile ricorso a un escamotage per ottenere, malgrado il blocco, un bel numero di trasferimenti-permuta, peraltro ricorrendo a personale a poco più di un passo dalla pensione, era più che giustificato». Come se n’esce? «Intanto osservando le regole e rispettando l’articolo 97 della Costituzione che dice che nella Pubblica amministraDomenico Palmieri, zione si entra per concorso. consigliere comunale Oggi l’età media del personale Pdl-Nuovo Psi è decisamente elevata. A meno di un mese dal voto l’amministrazione Iervolino ha bandito un concorso pubblico per 500 posti al Comune; all’Anm non ci hanno pensato neppure di ringiovanire il personale. Un paradosso». Il bilancio dell’Anm si è chiuso con un buco da 2 mln che il Comune non ha ancora coperto. Quale le origini del disavanzo? «È grottesco, ma questo buco non trae origine dai costi elevati di chissà quale esercizio di qualità. Si tratta per lo più  CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 175


MOBILITÀ URBANA



-20% TAGLIO

È la diminuzione del monte chilometri come previsto dal contratto di servizio ComuneAnm che, in un primo tempo, ammontava a 36 milioni di chilometri

di interessi su trasferimenti erogati dal Comune con ritardi biblici, anche in termini di anticipazioni bancarie. Erogazioni somministrate alla velocità dei nostri bus, cioè lumaca!». E l’attività, i costi di esercizio? «Ridotta drasticamente. Due anni fa il contratto di cervizio col Comune prevedeva una percorrenza annua di circa 36 milioni di chilometri. Oggi, per contenere i costi, questo monte-chilometri è stato tagliato di oltre il 20%. Così ci ritroviamo con un prezzo del biglietto più alto, ma con una

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qualità del servizio, anche in termini di frequenza delle corse, ancora più scadente di quella precedente. Mentre l’Acam, l’agenzia campana per la mobilità, continua a rifilarci mezzi moderni, ma del tutto insufficienti e inadeguati alla nostra viabilità». Cioè? «Nella città degli eterni cantieri dalle strade concepite per le carrozze, autobus mastodontici che non possono certo servire tutte le zone di tutti i quartieri e che, dunque, ti costringono a prendere l’auto non servono a niente. Mezzi ingombranti spesso in ripara-

zione, pochissimi sono Pollicino. Senza contare la scarsa tutela della sicurezza del personale viaggiante: nel 2009 sono state denunciate ben 300 aggressioni ai conducenti. Un record che non tiene peraltro


Domenico Palmieri

CHIUDERE I CANTIERI E POTENZIARE IL TRASPORTO SU GOMMA

ae questioni inerenti la mobilità rappresentano sicuramente una delle principali criticità storiche della città di Napoli. Ma, mentre nel trasporto su ferro sono stati fatti enormi passi in avanti, non c'è dubbio che quello su gomma soffra maggiori difficoltà». Realista Francesco Nicodemo (nella foto), consigliere comunale Pd, non nasconde che il muoversi con gli autobus all’ombra di Castel dell’Ovo non sia così semplice. Anzi. Le definisce, appunto, difficoltà e invita «l'Amministrazione, così come fatto in questi anni, a continuare a investire risorse nell'acquisto e nel potenziamento dei mezzi su gomma, puntando molto sull'innovazione e sul rispetto dell'ambiente. Perché un parco macchine più ampio e innovativo significa meno bus affollati e so-

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conto degli atti di teppismo. Poi c’è l’inquinamento e quindi i divieti. Bella programmazione!». Il nuovo decreto sui servizi pubblici impone la gara di appalto per l’affidamento del

prattutto più confortevoli. In secondo luogo, bisogna chiudere quanto prima i cantieri che da troppi anni ingolfano la mobilità cittadina e che colpiscono soprattutto i trasporti pubblici su gomma». Guardando poi al già fatto delle ultime Giunte, Nicodemo rileva come «l’ambiziosa “cura del ferro”», delineata nel Piano comunale dei trasporti varato nel 1997, «stia portando a realizzazione un sistema di collegamenti tra le diverse parti della città e di valorizzazione dell’enorme dotazione di infrastrutture di trasporto su ferro di cui l’area metropolitana di Napoli è dotata. Dal 2001 a oggi – spiega snocciolando le cifre – sono stati già spesi 2,8 miliardi, di cui oltre 900 milioni di fondi del Por Campania 2000-2006, e sono stati aperti al pubblico 50 km di linee, di cui 23 a Napoli, e 34 fermate e stazioni tra nuove e riqualificate, 25 solo nel capoluogo; mentre attualmente sono in corso lavori in 20 cantieri a Napoli, e nel resto della regione 60 km di nuove linee e 36 stazioni, con 2,8 miliardi di euro già disponibili». Insomma, visti i più di 9 miliardi di euro di costi, «si tratta della più grande opera pubblica in corso in dopo l’Alta velocità ferroviaria». Inevitabili, per il consigliere del Pd, le ricadute positive sui napole-

servizio e, quindi, la scomparsa delle municipalizzate. Il Comune di Napoli come si sta muovendo? «Da quattro anni si afferma di volerle chiudere o razionalizzarle ma se ne parla solo mentre si cerca affannosamente di tamponarne le gravissime falle finanziarie e di servizio. Per ora solo chiacchiere» Linea 1 del metrò: dopo oltre un decennio non è ancor stata completata. Un esempio, non tocca ancora la Stazione centrale fermandosi a piazza Dante. Impossibile il suo completamento? «Conosco le tesi trionfalistiche del centrosinistra per aver

tani. «Cominciano a vedersi i primi effetti. Il recupero del centro non può prescindere dalla riduzione massiccia della pressione del traffico veicolare. Il Comune ha, inoltre, da tempo avviato un progetto per la promozione della mobilità ciclistica che prevede la realizzazione di un percorso privilegiato per le biciclette che si snoda lungo tutta città per oltre 20 chilometri, collegando Bagnoli a San Giovanni a Teduccio». Trasporti, ma anche sostenibilità, considerando i continui e costanti sforamenti di Pm 10. «C'è la consapevolezza di dover risolvere questo problema non in maniera episodica – osserva Nicodemo –, dando vita a parcheggi di interscambio. Soprattutto va elaborato un piano che consideri l'intera area metropolitana in termini di auto e persone. L'estensione della zona a traffico su tutto il territorio cittadino, tra le 7.30 e le 10.30, nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì dei mesi di aprile, maggio e giugno, rappresenta un primo passo in avanti per provare a dare una soluzione immediata all'emergenza inquinamento. La Ztl consente la circolazione solo ai veicoli euro 4, Gpl e metano e incentiva il car pooling. Ribadisco, serve a breve termine, ma può essere un esperimento da rendere permanente in futuro».

aperto qualche stazione. Ma lo sa quel progetto a quando risale?» Prego… «Sono passati 30 anni dalla posa della prima pietra. Certo, tra uno scavo che diventa il giorno dopo archeologico e i soldi che finiscono, qualche problema si pone. Ma mentre ci si è arrovellati non poco per infiocchettare le poche stazioni aperte con costose espressioni d’arte, a volte discutibili, ma tuttavia gradite al consulente Bonito Oliva, sono passati tre decenni. Spero solo che quando la linea 1 sarà ultimata il servizio non sarà superato dalla logica delle nuove necessità». CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 177


ABUSIVISMO EDILIZIO

Il mancato controllo del territorio è la causa dell’abusivismo La dis-amministrazione della Campania da parte del centrosinistra, per Paolo Romano, capogruppo uscente del Pdl, è il fattore scatenante della fioritura illecita di costruzioni. Ma c’è anche dell'altro Donato Ferro

isogno, criminalità, assenza di piani regolatori comunali, concessioni facili: molteplici i fattori che concorrono al fiorire dell’abusivismo edilizio in Campania. Tanti. Anche se, per Paolo Romano, capogruppo uscente del Pdl rieletto in Consiglio regionale, l’origine è riconducibile alla «scarsa o inesistente capacità di presidio e governo del territorio della

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classe politica dirigente che ha amministrato male la Campania fino ad oggi». Inevitabile che da qui discenda il resto. Come, cita Romano, «la forte esposizione agli interessi della criminalità, il fatto che su 551 comuni solo 12 abbiano un Puc definitivamente approvato e il diffuso ricorso ai vecchi piani di fabbricazione inadeguati e permeabili agli interessi speculativi». Illegalità diffusa che sembra però concentrarsi nell’area tra Napoli e Caserta. Dove, rileva Romano, «l’abusivismo si lega a doppio filo con quello demografico. C’è la domanda e, in qualche modo, si trova sempre qualcuno pronto a darti una risposta anche in violazione della legge. La cultura della legalità, potremmo dire, in queste aree è stata inversamente proporzionale ai bisogni. Se a questo si aggiunge la latitanza delle istituzioni, il gioco è fatto». Analizzando questa fioritura illecita di case, si evidenzia come abbia un duplice volto: speculativo e di necessità. È ipotizzabile che, senza

con ciò voler trovare una giustificazione, la necessità determini la speculazione? «Nel napoletano e nel casertano in particolare, il tema è proprio quello dell’abusivismo di necessità che racchiude in sé un dramma che affonda le sue radici in un bisogno primario, la casa. Piaccia o meno, parliamo di un problema che prima di tutto è sociale. Nulla a che vedere, per carità, con la deprecabile speculazione edilizia a uso e consumo di gruppi di interesse e che va perseguita con implacabile rigore». Mentre l’abusivismo di necessità? «Qui ci muoviamo sul terreno dello stato di necessità che ha spinto decine di migliaia di famiglie ad arrangiarsi in un modo o nell’altro, anche se in violazione di alcune prescrizioni urbanistiche. Nel corso dell’esame del Piano casa regionale, ho presentato emendamenti ad hoc che facevano salvi i vincoli sulla sicurezza sismica e quelli paesaggistici. Paradossalmente, quella sinistra, che dice di voler tutelare i deboli, li

Paolo Romano, capogruppo uscente del Pdl rieletto nel Consiglio regionale campano


Paolo Romano



Da capogruppo Pdl ho invocato ripetutamente la necessità di attuare tutti gli strumenti di monitoraggio e controllo del territorio, denunciando negligenze e disattenzioni

ha bocciati in nome di un ambientalismo di facciata. Ancora: nel 2006, su iniziativa dei senatori forzisti Pasquale Giuliano e Carlo Sarro, fu presentata una proposta di legge per porre un freno agli abbattimenti che in qualche modo potevano essere evitati perché questo vituperato abusivismo di necessità investe ben 6 milioni di cittadini. La politica ha il dovere di farsi carico del problema». Il piano casa contiene strumenti di contrasto? «Non c’è dubbio. E non è un caso che questa grande intuizione del presidente Berlusconi ha avuto gioco facile nella Conferenza Stato-Regioni che l’ha



approvato. L’idea è assolutamente corretta perché, in piena crisi, oltre al rilancio dell’economia e dell’occupazione del settore edile e dell’indotto, si è guardato con attenzione alla possibilità di riqualificare il patrimonio immobiliare attraverso specifici incentivi, puntando soprattutto alla possibilità di dare risposte all’emergenza abitativa». Lei ha denunciato la quasi totale assenza nei comuni del Puc. Con buona pace delle legge vigenti. Come è potuto accadere? «Perché chi ha fornito le norme quadro non si è preoccupato poi di andare a vedere se e in

che modo venissero attuate. La Regione Campania è la stessa che, in termini di mancanza di presidio del territorio, ha nei fatti consentito a chiunque di ‘versare’ qualsiasi cosa in qualsiasi luogo. Da capogruppo Pdl ho invocato ripetutamente la necessità di attuare tutti gli strumenti di monitoraggio e controllo del territorio, denunciando negligenze e disattenzioni. Com’è andata, lo sappiamo». In occasione del varo del Piano casa propose di sanzionare, anche col commissariamento, le amministrazioni che, a un anno dall’insediamento, non si fossero dotate del Puc. Che reazioni ha trovato? «L’idea m’è venuta sulla scorta di due considerazioni. La prima attiene alla consapevolezza di come l’assenza dei Puc generi disastri, speculazioni e danni anche irreparabili nell’evolu-  CAMPANIA 2010 • DOSSIER • 181


ABUSIVISMO EDILIZIO

TROPPE LEGGI POCO CHIARE

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’origine dell’abusivismo edilizio? In primis culturale. La Campania ha norme molto restrittive a fronte delle quali l’abusivismo si sviluppa, per reazione, molto più che altrove». Insomma per Nunziante Coraggio (nella foto), presidente dell'Ance Campania, le radici di questo fenomeno affondano e traggono linfa dalle stesse «norme che strangolano. La loro proliferazione, in una logica sempre più restrittiva, non sortisce efficacia: il crescente accanimento ottiene l’effetto contrario. Più che introdurre regole nuove occorre che siano rese rispettabili e rispettate quelle esistenti. Ne occorre un numero limitato e dall’operatività certa. Poi chi non le rispetta dovrà pagare senza sconti». Un auspicio che contrasta in modo netto con la situazione attuale. «Interventi anche di grande semplicità – osserva il numero uno dei costruttori campani – sono soggetti a concessione edilizia. La trasgressione, che in questi casi si verifica ed è difficilmente perseguibile dato il numero elevato e la grande polverizzazione di tali interventi, finisce comunque nel cal-

 zione urbanistica dei territori.

La seconda rinvia, invece, alla logica del provvedimento adottato dal sottosegretario all’Emergenza rifiuti che dispone

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derone dell’abusivismo edilizio, facendo lievitare le cifre e annacquando la portata di interventi ben più seri. Con il risultato di porre sullo stesso piano la costruzione di un palazzo abusivo con lo scavo di una piccola piscina. Non possiamo paragonare l’abuso di un gazebo eretto in giardino a quello della costruzione di un appartamento o di una villa». Primo banco di prova per invertire questo trend «sarà la definizione del regolamento del Piano casa. Nel normare gli interventi, connessi a questa, sarà opportuno agire con vedute abbastanza larghe sulle questioni di dettaglio. Quali gli interventi nelle proprie case o negli ampliamenti del 20%: situazioni nelle quali lascerei una certa libertà di fare (pur opportunamente definita). In casi, invece, di maggiore portata, in cui per esempio si procede con abbattimenti, le regole devono essere poche, ben definite e chiare». Solo così la gente, per Coraggio, si sentirà vicina allo spirito della norma, rispettandola. Quanto alle sanzioni «poche e severe: per chi va oltre le regole devono esserci sanzioni che giungono alla demolizione, senza sconti». Ma non basta. «Non è possibile – rileva – che in Campania quasi sia possibile contare sulle dita di una mano i comuni che dispongono di piani regolatori: laddove non esiste un quadro normativo, i comportamenti dei cittadini dilagano. Questo è il circolo vizioso che, nell’assenza di regole certe, porta poi ai condoni: di fronte a un’emergenza evidente com’è quella della casa e al dilagare della trasgressione, si finisce per cercare solo palliativi al problema».

lo scioglimento dei Comuni che mancano gli obiettivi della raccolta differenziata. Così, ho preso carta e penna e ho lanciato la proposta inviando anche una lettera al governo. Mi rendo conto che si tratta di una norma politicamente impopolare che può crearti non pochi nemici tra i sindaci. Tuttavia, come si dice, a mali estremi estremi rimedi». Oltre alla Regione, quanto i Pm contribuiscono a combattere questo reato? «In Campania, soprattutto negli ultimi tempi, la magistratura ha lavorato tantissimo su questo fronte, intervenendo, pur tra mille difficoltà, a salvaguardia dei territori, oltre che a

garanzia del rispetto delle leggi. Un lavoro encomiabile che tuttavia si è espresso non senza conseguenze sociali, proprio per l’assenza delle istituzioni. Una per tutte: la Regione guidata da Bassolino, che peraltro ha chiuso la sua esperienza violando il Patto di stabilità per quasi 2 miliardi di euro, ha avuto a disposizione risorse incredibili per ridisegnare la Campania, restituendole quel ruolo che le spetta nel consesso nazionale e internazionale. Dopo quindici anni di governo regionale del centrosinistra assistiamo ancora all’indecoroso spettacolo degli abbattimenti e delle famiglie in mezzo a una strada».


ABUSIVISMO EDILIZIO

Castel Volturno e Salerno i due volti della lotta all’abusivismo Demolizioni e piani regolatori. Nuove case a basso costo e maggiori investimenti. Sono alcuni degli strumenti adottati da Castel Volturno e Salerno per sconfiggere l’abusivismo edilizio. Due comuni guidati da Antonio Scalzone e Vicenzo De Luca Lucia Todisco

Qui sotto, Antonio Scalzone, sindaco di Castel Volturno, accanto, Vincenzo De Luca, primo cittadino di Salerno

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uno, da uomo delle regole, vanta nel suo curriculum di sindaco la demolizione del mostro, il famigerato villaggio Pinetamare (cosiddetto Coppola). L’altro, l’avvio della trasformazione urbanistica della sua città. Antonio Scalzone e Vincenzo De Luca. Castel Volturno e Salerno. Il primo, il pidiellino Scalzone, ritorna ora alla guida del comune casertano dopo averlo amministrato dal 2000 al 2005. Il secondo, esponente del Pd, siede in municipio a

L’

Salerno dal 2006. Abusivismo. Per anni Castel Volturno ne è stato il regno. «Ora – commenta Scalzone –, per fortuna la morsa di questo fenomeno si è molto allentata rispetto al passato. Si tratta di un percorso che avviai con il primo mandato attraverso un’attività di controllo serrato del territorio». Anche perché nel Dna del neo-sindaco c’è l’imprinting di «controllare anche i controllori. Le regole esistono e devono essere rispettate. Quindi, il presidio del territorio è centrale». Con questa logica, «avviai l’inversione di tendenza che nell’agosto 2003 portò allo storico abbattimento di ben otto palazzine per complessivi 600 appartamenti (villaggio Pinetamare, ndr) grazie a un accordo di programma che realizzammo insieme al comune di Villa Literno e un consorzio di privati che si impegnarono ad investire a spese loro in strutture alberghiere, turistiche, sportive e persino universitarie». Una rivoluzione per Castel Volturno dove «l’abusivismo affonda le sue radici negli anni 70 – ricorda Scalzone –. E dove la camorra ha avuto le mani praticamente libere e la politica grandi responsabilità. Qui si veniva da ogni parte


Antonio Scalzone e Vicenzo De Luca

della Campania per farsi la casa al mare e, complice l’assenza di qualsiasi strumento urbanistico, si edificava di tutto e dappertutto. Persino su suolo demaniale». Un segnale chiaro, dunque, la demolizione di quelle otto palazzine. Un cambio di rotta che ha sortito l’effetto sul lungo periodo «di riuscire ad arginare questo fenomeno. C’è maggiore senso di responsabilità nelle istituzioni e le ordinanze del Tar, che un tempo bloccavano le sentenze o le prescrizioni comunali di abbattimento, sono rare». La strada per debellare questi reati resta lunga. E lo è ancora di più quando come strumento operativo si ha in mano un Puc inadeguato «adottato alla fine della precedente amministrazione e approvato con l’astensione mia e dell’opposizione. Avremmo potuto fare ostruzionismo, ma

c’era l’urgenza di dare comunque delle regole al territorio. Va da sé che, condividendone poco o nulla, se possibile, apporteremo le modifiche necessarie per assegnare al Puc anche quel ruolo di traino economico-sociale e per tenere alla larga gli interessi che non coincidono con quelli generali». Un primo ostacolo cui se ne aggiunge un secondo. «Tra le negligenze della giunta precedente, c’è anche la mancata approvazione delle norme attuative del Piano casa regionale». Si ri-parte, dunque, a Castel Volturno, con «l’obiettivo – fa sapere il primo cittadino – di riqualificare il patrimonio esistente, molto consistente anche se di non grande pregio. Penso all’adozione di piani particolareggiati per recuperare un maggior decoro dei territori. La verità è che ci vorrebbero risorse ade-



C’è maggiore senso di responsabilità nelle istituzioni e le ordinanze del Tar che un tempo bloccavano le sentenze o le prescrizioni comunali di abbattimento sono rare



guate da investire per abbattere e ricostruire, per dare dignità alle aree degradate che, soprattutto in periferia, vedono una larga presenza di cittadini più sfortunati, in larga parte extracomunitari anche senza permesso di soggiorno, che abitano, anche in 20 per volta, fatiscenti villette a tre o quattro vani. Purtroppo, rispetto alle altre amministrazioni locali partiamo particolarmente svantaggiati. Non ci indebiteremo fino al collo come ha fatto qualcuno, ma non disperiamo». Radical- 

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ABUSIVISMO EDILIZIO

In apertura la demolizione del villaggio Pinetamare; a sinistra una veduta di Salerno

 mente diversa la situazione nel regolarità». Abbattimenti, ma desiderano trasferirsi a Salerno capoluogo salernitano. «Negli ultimi diciotto anni – avverte De Luca – abbiamo realizzato una straordinaria trasformazione urbanistica con la riqualificazione dei quartieri e il recupero delle funzioni sociali ed economiche del territorio. La demolizione di immobili fatiscenti, abbandonati, abusivi e semi-abusivi è stata una premessa e uno strumento fondamentale per tale trasformazione. Le ruspe sono state a lungo in azione nel nostro territorio per demolire catapecchie, baracche, fabbricati e interi isolati». Una politica che, pur avendo «in pratica debellato l’abusivismo», non esclude la continua vigilanza «specialmente nelle aree rurali e collinari per impedire ir186 • DOSSIER • CAMPANIA 2010

non solo. «Siamo tra i pochi comuni d’Italia – sottolinea De Luca – ad aver approvato da tempo il Puc, firmato dall’architetto Oriol Bohigas. È un programma moderno e innovativo che concilia la salvaguardia dell’ambiente, la realizzazione di nuove unità abitative e la nascita di nuove iniziative imprenditoriali. Il meccanismo prescelto è quello della perequazione che scongiura anche speculazioni sui terreni». Un piano in seno al quale è stato «lanciato un grande programma d’edilizia popolare e residenziale che permetterà di costruire, nei prossimi anni, oltre tremila alloggi a favore delle giovani coppie, delle famiglie a basso reddito, di coloro che

richiamati dalla nostra qualità di vita. È questa una risposta efficace e concreta alla domanda di case». Insomma, conclude il sindaco, «il nostro programma di edilizia residenziale e popolare è una risposta al fabbisogno di case e rappresenta un’importante forma di prevenzione del cosiddetto abusivismo di necessità che va valutato con grande attenzione e distinguendo bene le speculazioni, favorite dall’assenza di controlli e strumenti urbanistici, dall’effettiva necessità. Il territorio, l’ambiente e il paesaggio vanno salvaguardati, ma non si possono neanche mummificare, creando il paradosso che l’eccesso di vincoli favorisce, per certi aspetti, l’abusivismo».


DossCampania042010  

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