Issuu on Google+


OSSIER CALABRIA TERRITORIO

EDITORIALE ..............................................12 Raffaele Costa

INFRASTRUTTURE.......................... 142 Giovanni Grimaldi

L’INTERVENTO.........................................15 Angelino Alfano Diana Bracco

TRASPORTO FERROVIARIO ....... 146 Clara Ricozzi Trenitalia

LA REGIONE IN CIFRE ............................18 Le eccellenze del 2010

IMPRENDITORI DELL’ANNO....... 150 Filippo Arecchi Letterio Bagalà Ettore Saffioti

PRIMO PIANO IN COPERTINA .................................... 22 Salvatore Di Landro LEGALITÀ .............................................. 28 Giuseppe Borrelli Alfredo Mantovano Francesco Talarico L’INCONTRO ....................................... 40 Maurizio Sacconi IL MODELLO FIAT ............................. 44 Sergio Marchionne DIRITTO DEL LAVORO ................... 48 Franco Toffoletto CULTURA DELLA SICUREZZA..... 50 Raffaele Guariniello LAVORO ................................................. 52 Giuseppe Licari Pietro Ichino Francescantonio Stillitani Paolo Tramonti IL PUNTO............................................... 64 Giuseppe Scopelliti

ECONOMIA E FINANZA IMPRENDITORI DELL’ANNO ....... 70 Caffè Guglielmo Ippolito Spadafora Distilleria Caffo Tullio Iaria Francesco Cundari Giuseppe Rechichi Maurizio Mottola di Amato RETI D’IMPRESA ............................... 92 Mario Petramale Ferdinando Morelli CONFINDUSTRIA............................... 99 Giuseppe Gatto Renato Pastore Emilio Bernardo Romano TECNOLOGIE E RICERCA............. 108 Luciano Maiani L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA 112 Michele Trematerra Ettore Vaccaro, Antonio Schiavelli BILANCIO REGIONALE ................. 120 Giacomo Mancini RIFORMA FISCALE ........................ 126 Claudio Siciliotti Antonio Mastrapasqua FINANZA STRUTTURATA ........... 134 Francesco Gianni SERVIZI PUBBLICI LOCALI ........ 138 Giulio Napolitano

10 • DOSSIER • CALABRIA 2010

DISSESTO IDROGEOLOGICO ..... 160 Franco Torchia Francesco Pugliano RIFLESSIONI...................................... 166 Renzo Piano EDILIZIA ............................................... 170 Paolo Buzzetti Francesco Cava IMPRENDITORI DELL’ANNO ...... 176 Pietro Canale Pino Falduto Giovanni Minniti Federico De Paoli Marco Cerminara Salvatore Panetta Istituto di Vigilanza Europol Giuseppe e Massimo Ranieri Antonino Mangiapane


Sommario AMBIENTE FOCUS ENERGIA............................. 200 Stefania Prestigiacomo Stefano Saglia, Giovanni Lelli Umberto Veronesi Chicco Testa Piero Gnudi IMPRENDITORI DELL’ANNO ...... 216 Carmelo Ciccone Fernando Miletta Domenico Mallamaci BIOMASSE ......................................... 224 Federico Vecchioni Guido Castelluccio

GIUSTIZIA

SANITÀ

EVASIONE FISCALE ...................... 232 Antonio Calandro

POLITICHE SANITARIE ................ 258 Ferruccio Fazio

TRA POLICA E GIUSTIZIA ........... 236 Niccolò Ghedini

DEFICIT SANITARIO ...................... 260 Giuseppe Navarria, Nazzareno Salerno Franco Maria De Rose

GRANDI PROCESSI ....................... 240 Gioacchino Sbacchi

ASSISTENZA DOMICILIARE ...... 268 Francesco De Lorenzo

IL RUOLO DEL PENALISTA........ 244 Franco Coppi RIFORMA FORENSE...................... 246 Grazia Volo L’ERRORE MEDICO........................ 248 Nino Marazzita IL RUOLO DELL’AVVOCATO ...... 252 Giuseppe Verdirame IMPRESA E LEGGE......................... 254 Aldo Crapanzano NOTARIATO....................................... 256 Alessandra Maltese CALABRIA 2010 • DOSSIER • 11


IMPRENDITORI DELL’ANNO


IN COPERTINA

LOTTIAMO PER RIAVERE UNA PROVINCIA BELLA E GENTILE Una delle leve fondamentali nell’azione di contrasto alla ‘ndrangheta è l’acquisizione dei patrimoni illeciti. Gli uffici giudiziari di Reggio Calabria stanno adottando procedure che ne permettono un più agevole approccio. Lo sforzo della magistratura reggina raccontato dal procuratore generale Salvatore Di Landro Francesca Druidi

È

l’organizzazione mafiosa più potente e pericolosa, soprattutto per la sua capacità d’infiltrazione nel tessuto economico dei territori. Per questo, la lotta all’ndrangheta richiede uno sforzo unitario e duraturo che deve prescindere dai singoli, e specifici, fatti di cronaca, o dall’accendersi di polemiche che infuA fianco, Salvatore Di Landro, procuratore riano a corrente alternata generale presso la Corte di appello sui palcoscenici mediatici. di Reggio Calabria; sopra, un’immagine A esortare un incessante della manifestazione “No ‘ndrangheta”, promossa il 25 settembre scorso a Reggio impegno nel contrasto alle Calabria dal direttore del Quotidiano della ‘ndrine è Salvatore Di Calabria, Matteo Cosenza Landro, procuratore generale presso la Corte di appello di Reggio Calabria. L’impegno e la professionalità della magistratura reggina e delle forze dell’ordine hanno conseguito importanti risultati nella lotta alla 22 • DOSSIER • CALABRIA 2010


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Salvatore Di Landro



C’è una società civile che, nelle sue categorie più disparate, ci è vicina. La manifestazione “No ‘ndrangheta” ha visto una presenza corale partecipata e intensa di circa 40mila persone

criminalità organizzata facente capo all’ndrangheta, anche attraverso l’aggressione ai patrimoni illeciti. Le ‘ndrine non hanno perciò esitato ad alzare il tiro. Il risultato è una serie di atti intimidatori che nel corso del 2010 hanno avuto come bersagli la Procura e Di Landro stesso. Il 26 agosto scorso, un ordigno è stato fatto esplodere durante la notte



contro l’abitazione del Procuratore, fortunatamente senza provocare alcun ferito. Questi episodi di violenza, sottolinea Salvatore Di Landro, non sortiscono però il voluto effetto intimidatorio, quanto piuttosto servono da sprone al prosieguo delle attività anti-mafia. «La lotta alla ’ndrangheta – afferma il procuratore – non può declinarsi come

una risposta occasionale, legata alla contingenza. Questa battaglia si deve protrarre nel tempo fino a quando questa terra non avrà raggiunto un grado di civiltà accettabile». Ha dichiarato che serve più continuità nell’azione di contrasto alle mafie. Cosa intendeva nello specifico? «È fondamentale tenere alta la tensione morale e professionale che si  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 23


IN COPERTINA



Faremo di tutto per riportare la città a criteri di civiltà e di correttezza nel vivere comune. È intollerabile che si voglia piegare l’uomo, il civis, al crimine, al male, all’oppressione



 registra in questo momento. Mo-

mento di grande impegno corale da parte della Magistratura e delle Forze di Polizia, le cui azioni risultano particolarmente efficienti. Ed è, con ogni probabilità, proprio da questo nuovo clima che si respira a Reggio Calabria che scaturiscono le reazioni da parte della criminalità organizzata. Non è merito esclusivo dei singoli, ma di tutta la Magistratura che sta affrontando coralmente questa emergenza. È, quindi, necessario che la tensione non cali, concentrandosi nell’arco di un solo mese o semestre, ma che riesca a proseguire, pur con grande serenità e nel rispetto del concetto di giurisdizione, alimentando il momento di riscatto da parte della collettività». La popolazione è, dunque, partecipe di questo clima?

24 • DOSSIER • CALABRIA 2010

«C’è una società civile che, nelle sue categorie più disparate, ci è vicina. La manifestazione “No ‘ndrangheta”, promossa a settembre dal direttore del Quotidiano della Calabria Matteo Cosenza, ha visto una presenza corale partecipata e intensa di circa 40mila persone. È una società civile convinta della necessità di reagire». Come, secondo lei, è più opportuno intervenire per indebolire il

potere economico dell’ndrangheta? «Gli uffici giudiziari di Reggio Calabria si sono fatti promotori di procedure particolari che, pur previste dall’ordinamento, implicano un “iter” più spedito per ottenere la confisca dei beni. In ciò è stato antesignano l’Ufficio di Procura Generale, anche su scala nazionale. Le procedure di confisca previste sia dalla normativa speciale che da


Salvatore Di Landro

Nella pagina a fianco, l’esplosione dell’ordigno il 26 agosto scorso contro l’abitazione di Salvatore Di Landro; sotto, ancora un’immagine del procuratore generale. In questa pagina, sopra, via Cimino dove si trova la Procura generale di Reggio Calabria, luogo dell’attentato del 3 gennaio scorso

quella ordinaria consentono un più agevole approccio per l’acquisizione dei patrimoni illeciti. Si tratta di un punto fondamentale dell’azione della Magistratura reggina». Il prefetto Mario Marcone, direttore dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati alla criminalità, ha sottolineato come, al 6 settembre 2010, in Calabria siano state effettuate 1.532 confische complessive, di cui 1.421 gli immobili e 111 le aziende. Solo nel reggino, si contano, sul totale dei beni confiscati, 940 immobili e 81 aziende. Un’altra indagine pone però la regione agli ultimi posti come riutilizzo dei beni confiscati. Qual è, a suo avviso, la situazione? «Si registra ancora qualche difficoltà. Ri-attribuire i beni richiede

tutta una serie di cure, prudenze e attenzioni. Grazie al nuovo organismo creato recentemente dal ministro dell’Interno Maroni, a cui va tutta la mia gratitudine per la vicinanza con cui segue i problemi di questa terra, ritengo che il settore del riutilizzo avrà un nuovo impulso. Certo, si sta ancora lavorando alla formazione della struttura portante dell’Agenzia, la quale richiede uomini e mezzi. A ogni modo, ribadisco che il problema non deve essere quello di vivere un “giorno da leoni”, ma quello di svolgere intensamente e con continuità la nostra azione per riportare la provincia di Reggio Calabria al livello di un Cantone della Svizzera in termini di correttezza e liceità. Questo è il nostro ideale: ritornare a vivere in una provincia “bella e gentile”, come recitava il titolo di

un libro dedicato alla Reggio Calabria degli anni Cinquanta-Sessanta. Per tale motivo è necessario affrontare questa emergenza con grande vigore e passione civile». Una situazione di emergenza, come l’attentato del 26 agosto scorso, risveglia il clamore, anche mediatico, sulla lotta alla criminalità. Ma forse è il periodo successivo quello che conta. «Dopo l’esplosione dell’ordigno avvenuta il 3 gennaio scorso presso la Procura Generale di Reggio Calabria, si è verificato un grande momento di presenza e di impegno delle istituzioni. Poi la curva dell’attenzione è lievemente calata, come era facile ipotizzare. Ora, a seguito dell’intensificarsi delle condotte criminose da un lato, e della reazione della Magistratura e delle Forze dell’Ordine dall’altro, si se-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 25


IN COPERTINA

 gnala un nuovo picco di attenzione Magistratura reggina? nel contrasto al fenomeno della criminalità organizzata. Ma la lotta alla ’ndrangheta non può declinarsi come una risposta occasionale, legata alla contingenza». Come muoversi allora? «Questa battaglia si deve protrarre nel tempo fino a quando questa terra non avrà raggiunto un grado di civiltà accettabile. Il male esiste nell’uomo fin dai tempi di Caino e permarrà, come diceva Foscolo, “...finché il sole risplenderà sulle sciagure umane...”. Una cosa però è prendere atto dell’esistenza del male individuale, un’altra è accettare che una società debba convivere con un sistema dominato dalla criminalità. Ciò è intollerabile. Faremo di tutto per riportare la città a criteri di civiltà e di correttezza nel vivere comune. Una città che non sia schiava, vittima del sopruso della ’ndrangheta. È intollerabile che si voglia piegare l’uomo, il civis, al crimine, al male,



Grazie al nuovo organismo creato dal ministro dell’Interno Maroni, ritengo che il settore del riutilizzo dei beni confiscati avrà un nuovo impulso



all’oppressione, costringendolo a diventare un soggetto passivo di fronte alle cosche». Immagino si sia posto delle domande sui motivi che stanno alla base dell’escalation di intimidazioni nei suoi confronti. Che risposte si è dato? Può essere considerata la controffensiva dell’ndrangheta alle azioni della

26 • DOSSIER • CALABRIA 2010

«Bisogna distinguere due aspetti: da una parte l’attacco alla Procura Generale e alla mia persona in particolare, come testimoniano gli episodi del 3 gennaio, del 6 giugno, con lo svitamento dei bulloni dell’autovettura di servizio assegnatami, e del 26 agosto; dall’altra, l’aggressione alla Magistratura in generale con lo sciame di attentati verificatisi nella primavera scorsa. Perché questa concentrazione su di me? Ce lo devono dire gli inquirenti. Non esprimiamo ipotesi, aspettiamo i risultati delle indagini. Qualsiasi cosa io dica, potrebbe, infatti, essere smentita a breve. I fatti di cui dovevo riferire sono stati esposti più volte. Le valutazioni che dovevo fare sono state formulate. Ora compete a chi di dovere ufficializzare i risultati ottenuti, compatibilmente con la tutela del segreto istruttorio». Per quanto riguarda, invece, la reazione della criminalità nel suo complesso? «In ordine a questo secondo aspetto, evidentemente un nuovo impulso, conseguente alle recenti nomine ai vertici di importanti Uffici giudiziari, quali, ad esempio, quelle dei Procuratori di Reggio Calabria e Palmi, Giuseppe Pignatone e Giuseppe Creazzo, ha dato un notevole scossone allo scenario esistente. Inoltre, segnali di insofferenza da parte della criminalità sono riconducibili anche alla più intensa, unitaria risposta della magistratura sostenuta dalla stampa e dalla migliore opinione pubblica. Oggi si coglie un grande impegno a tutti i livelli. C’è una condivisione di indirizzo e di volontà di fare bene».


LEGALITÀ

Potenziare qualità e numero della polizia giudiziaria

I

l clima che si respira in questo momento in Calabria è di grande fermento per tutti i soggetti coinvolti nella lotta alla ’ndrangheta. Serve ora dare uno slancio decisivo all’azione. A partire dallo scardinamento di quei meccanismi che hanno permesso, e permettono tuttora, alla criminalità organizzata di penetrare efficacemente nel sistema produttivo e sociale. «Esistono caratteristiche del territorio calabrese in termini di sviluppo economico e di tendenza culturale che risultano particolarmente favorevoli al mantenimento dei gruppi criminali. Gruppi che, in sostanza, sono frastagliati e a base familistica», spiega Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. «Non può nemmeno essere trascurata la scarsa presenza in regione delle istituzioni dello Stato». Per Borrelli, la Calabria ha una conformazione, innanzitutto geografica, che richiederebbe un’importante presenza in primis numerica - di apparati finalizzati al contrasto della criminalità. «I reparti di polizia giudiziaria destinati a questo scopo sono attualmente pochi e in numero insufficiente rispetto alle necessità. E anche per quanto riguarda la magistratura, ci troviamo in una si28 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Costruire «un’attività di contrasto alla criminalità organizzata che muova secondo una linea strategica e che veda come elemento centrale il perseguimento dei reati di associazione mafiosa». Per Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto di Catanzaro, è la direzione giusta da intraprendere nella lotta alla ’ndrangheta Francesca Druidi

tuazione di assoluto sottodimensionamento». Può fare un esempio di questa situazione? «La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, sulla base di un numero complessivo di 13 sostituti procuratori presenti effettivamente in ufficio, non può contare su un numero di sostituti superiore a sei. Questi, però, gestiscono un territorio dove operano otto tribunali: c’è, quindi, meno di un sostituto per ogni circondario. Uno di questi è Rossano, che si trova a una distanza di circa 250 km da Catanzaro. Il che significa perdere diverse ore in trasferimenti per seguire le udienze in questa città. In un contesto simile, l’impegno dei singoli magistrati - che non manca di certo - può

riuscire a tenere sotto controllo la situazione, ma non può però dare un significativo colpo d’ala al contrasto alla criminalità». Una delle misure da applicare, quindi, è l’aumento degli uomini


Giuseppe Borrelli

Nella pagina a fianco, Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto di Catanzaro; a sinistra, il Tribunale di Catanzaro



L’attirare risorse straordinarie in funzione delle emergenze è il modo migliore per non risolvere i problemi. Il punto fondamentale è stabilire uno standard medio-alto di efficacia della magistratura e delle forze di polizia

destinati all’antimafia? «Non amo particolarmente quest’espressione perché spesso ha costituito un alibi per la mia categoria, soprattutto negli anni passati. Ma oggi, quando si afferma che servono uomini e mezzi, nonostante si utilizzi una formula abusata, si dice la verità». Rileva dei cambiamenti significativi nell’operazione di contrasto alla criminalità organizzata in regione? «Per quanto riguarda il distretto di Reggio Calabria, non penso sia possibile sottovalutare il grandissimo lavoro che è stato compiuto da Pignatone e da tutta la Procura. Lavoro che ritengo condivisibile sotto molti profili e uno in particolare: quello di aver finalmente costruito un’attività di contrasto alla criminalità organizzata che muova secondo una linea strategica e che veda come elemento centrale il perseguimento dei reati di associazione mafiosa, e non più soltanto di altri tipi di reati, ad esempio quelli legati al traffico di stupefacenti. L’inqui-

namento della società nasce dalla presenza delle organizzazioni mafiose sul territorio, presenza che va combattuta in quanto tale, non solo per i reati commessi riconducibili a quest’ultima. Questa è la linea che stiamo seguendo anche noi a Catanzaro, con un’azione avviata con un po’ di ritardo rispetto a Reggio Calabria e con alcune oggettive differenze, anche in termini di risorse a disposizione». Sono stati compiuti importanti passi avanti nell’ultimo anno? «Per quello che riguarda la mia esperienza personale, ho assistito ad alcuni eventi molto positivi: in particolar modo un potenziamento qualitativo e l’individuazione dei comandanti di alcuni reparti di polizia giudiziaria. Ciò sta producendo e produrrà anche nell’immediato i suoi frutti. Mi domando però se questi interventi rispondano a una visione effettivamente strategica oppure non siano dettati dalle condizioni del momento». L’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alle ma-



fie è oggi un tema centrale. Qual è il bilancio che può trarre dell’attività della Dda di Catanzaro su questo fronte? «Il contrasto ai patrimoni illeciti identifica un’attività che la Procura di Catanzaro e, in particolare il procuratore della Repubblica, ha investito fin dal primo giorno di presenza in città di una rilevanza pregnante. È stato potenziato il settore delle misure di prevenzione e sono stati ottenuti anche significativi risultati in termini di sequestro dei beni. Tra l’altro, abbiamo rivitalizzato un istituto che esisteva già in precedenza, il 12 sexies in fase esecutiva: stiamo riprendendo le sentenze di condanna già diventate definitive per verificare la compatibilità delle situazioni patrimoniali dei soggetti condannati con i redditi che dichiaravano durante il periodo di militanza nelle istituzioni mafiose. Questo tipo di attività ha permesso di pervenire a risultati significativi per quanto riguarda il sequestro di patrimonio illeciti. Anche in questo caso  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 29


LEGALITÀ



Non è possibile sottovalutare il grande lavoro compiuto da Pignatone e da tutta la Procura di Reggio Calabria. Lavoro che ritengo condivisibile sotto molti profili



 però le risorse risultano abbastanza

esigue». Si registrano però ancora delle difficoltà sul versante del riutilizzo di questi beni. «È un problema che fuoriesce dalle competenze della Procura della Repubblica. L’esperienza insegna che il riutilizzo dei beni confiscati è estremamente farraginoso. ha incontrato in passato e spesso incontra ancora una serie di ostacoli nell’inerzia degli enti locali. Ma si tratta di un problema che non riguarda solo la Calabria ma tutta l’Italia». Come rendere l’azione di contrasto alla ‘ndrangheta sempre più intensa, al di là della contingenza? «L’attirare risorse straordinarie in funzione delle emergenze è il modo migliore per non risolvere i problemi. Le organizzazioni mafiose, una volta compreso di aver oltrepassato il limite oltre il quale lo Stato decide di mobilitarsi, si fermano per poi ricominciare non appena vengono meno quelle risorse eccezionali che erano state messe a disposizione. Il punto fondamentale è, quindi, stabilire uno standard medio-alto di efficacia della magistratura e delle forze di polizia. Sotto questo profilo, i mi30 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Sopra, Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria

nisteri della Giustizia e dell’Interno dovrebbero intervenire in maniera tale da potenziare, in limiti ragionevoli ma stabili, il numero e la qualità degli organici della polizia giudiziaria in Calabria e in particolare nel distretto di Catanzaro. Oltre ad avere una giustizia dai tempi più celeri, sarebbe necessario realizzare una pianificazione degli organici e delle strutture della magistratura tale da metterla nelle condizioni di funzionare normalmente». Cos’è che oggi non funziona? «In Procura lavorano 82 funzionari amministrativi e 18 magistrati, di cui 13 in organico. Ma il ministero della Giustizia ha provveduto di recente alla fornitura di soli 5 computer. Molti magistrati

non hanno un computer dotato di masterizzatore dvd. Il che, in relazione all’introduzione della digitalizzazione del dibattimento, rappresenta un handicap insuperabile. Un’altra problematica riguarda il piano normativo, e nello specifico alcune disposizioni che vanno a incidere sulla composizione dei magistrati che operano nella sezione giudicante del Tribunale. Questa composizione può andare a precludere il buon funzionamento dell’intero Tribunale. Ed è quanto avviene oggi a Catanzaro, con tutta una serie di conseguenze negative, dallo spostamento di testi da un punto all’altro della Calabria alla perdita di ore di lavoro da parte di ufficiali di polizia giudiziaria».


LEGALITÀ

Diffondere la cultura della legalità «La mafia si sconfigge con la repressione, ma anche implementando la cultura». Per questo la Fondazione Fortugno rivestirà un ruolo importante. Lo sottolinea Francesco Talarico, presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesca Druidi

«A

bbiamo sentito il dovere, nel quinto anniversario dell’assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno, di onorare la memoria del medico, del politico e dell’uomo al quale è intitolata anche l’Aula dell’Assemblea che ho l’onore di presiedere». Così Francesco Talarico, presidente del Consiglio regionale della Cala-

bria, commenta l’avvio dell’iter che porterà all’istituzione della Fondazione Fortugno, organismo che «curerà la promozione di attività culturali, di studio, di ricerca e di assistenza che favoriscano il progresso nel settore della sanità e lo sviluppo e la diffusione della cultura antimafia nella società e, in particolare, tra i giovani». Quale assetto assumerà la Fondazione? Esiste già una bozza del programma di iniziative? «Un impegno programmatico della Fondazione è la promozione di attività tese a favorire la cooperazione internazionale nella prevenzione e repressione dei delitti di criminalità organizzata per una più rapida ed efficace azione di contrasto. L’individuazione di precisi e determinati obiettivi ci consentirà di operare con più speditezza,

Francesco Talarico, presidente Consiglio regionale della Calabria

36 • DOSSIER • CALABRIA 2010

assicurando iniziative di spessore sui temi della cooperazione internazionale, della legalità e della scienza medica. L’organismo vedrà tra i soci fondatori il Consiglio regionale e la famiglia di Fortugno. Anche questa iniziativa, inoltre, tende a qualificare l’azione legislativa di un’Assemblea che vuole essere percepita come la Casa dei calabresi». In quale clima politico e sociale nasce questa esperienza? «Nasce in una stagione di consapevolezza e di risveglio delle coscienze. L’assuefazione e la rassegnazione, di fronte alla sfida aggressiva della criminalità organizzata, sono i più grandi pericoli che possano impadronirsi della società. È nostro dovere come istituzione combatterli con forza e determinazione. La morte del collega Franco Fortugno non è avvenuta invano se oggi sta gemmando una nuova cultura, di cui sono portatori proprio quei gio-


Francesco Talarico

A fianco, l’aula consiliare dedicata a Francesco Fortugno di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria; sotto, Francesco Fortugno

vani che abbiamo visto sfilare orgogliosi e convinti alla manifestazione anti-‘ndrangheta del 25 settembre scorso e per i quali non ci siamo potuti negare un sussulto di commozione». Cosa si sta muovendo in regione? «Se dopo l’assassinio di Franco Fortugno, la mafia riteneva che tutto sarebbe rimasto come prima, ha sbagliato i propri calcoli. Anzi, io credo che quel delitto abbia dato una scossa alla società civile calabrese, favorendo il risveglio delle coscienze e l’im-

pegno fattivo della parte sana della nostra comunità. Uno slancio che, insieme con il presidente Scopelliti, abbiamo inteso cogliere inaugurando, fin da subito, una nuova stagione che vuole e deve premiare le persone capaci e meritevoli, mettere in luce le valenti professionalità che esistono, tutelare i più deboli e stare, senza se e senza ma, dalla parte degli onesti, isolando e combattendo le illegalità, le lobby e gli sprechi. Da soli non ce la potremo fare. Anche lo Stato, nelle sue massime espressioni, dovrà

sostenerci in questa ferma volontà di cambiamento. Sarà un lavoro lungo e difficile, ma il nostro impegno e la nostra dedizione saranno totali. Sono tante le iniziative e i progetti del Consiglio regionale che vanno in questa direzione». Può elencarmene qualcuno? «Dal riordino del sistema legislativo di sostegno alla lotta al racket e all’usura, con aiuti economici agli imprenditori e commercianti che denunciano tali crimini. E ancora, in accordo con la Conferenza per la sicurezza e con le associazioni  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 37


LEGALITÀ



La morte di Franco Fortugno non è avvenuta invano se oggi sta gemmando una nuova cultura, di cui sono portatori i giovani



 antimafia, l’istituzione della dere e creare una terra vera- di contrasto. Bottega della legalità da ubicare nella sede del Consiglio regionale. Un luogo pubblico, dove le cooperative e le associazioni che producono nelle terre e nelle aziende confiscate alle cosche mafiose, potranno esporre e commercializzare i loro prodotti agroalimentari e artigianali. Contiamo, inoltre, su una prossima seduta straordinaria del Consiglio regionale, che ospiterà un confronto diretto con i ministri dell’Interno, dell’Istruzione e del Lavoro: siamo consapevoli che la mafia si sconfigge con la repressione, ma anche implementando la cultura, l’istruzione e il rilancio delle opportunità occupazionali ed economiche. Pensiamo a uno sforzo corale che dovrà vedere coinvolte le organizzazioni imprenditoriali, sindacali e la Chiesa. Alla disperazione che produce la ‘ndrangheta e al progetto di morte che l’accompagna, sapremo soppiantare la speranza, la fiducia e il disegno di vita che sa infon-

38 • DOSSIER • CALABRIA 2010

mente libera e orgogliosa». Dall’omicidio del vicepresidente Fortugno nel 2005, com’è progredita la lotta alla ‘ndrangheta in Calabria? «La ‘ndrangheta, com’è ormai evidente, non è solo un fenomeno calabrese. È una piovra che ha tentacoli ovunque e si annida dove ci sono speculazioni e interessi criminali da gestire. Dall’omicidio del vicepresidente del Consiglio, tanti sono i passi in avanti compiuti nell’azione di contrasto al crimine organizzato. Ne sono testimonianze anche le reiterate e gravissime intimidazioni che hanno messo in stato d’assedio la nostra regione, con attacchi forti a esponenti di primo piano della Magistratura, delle Forze dell’Ordine e del giornalismo, anche quest’ultimo, fortemente esposto e scomodo agli interessi del malaffare». La reazione della criminalità organizzata deriva con ogni probabilità dall’intensificarsi delle azioni

«Il lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine ha portato a risultati importanti. Sono tanti gli arresti eccellenti, fondamentale è stata poi la confisca delle ricchezze e dei beni illegittimamente conseguiti. Questo encomiabile sforzo va oggi ulteriormente sostenuto, potenziando le strutture di intelligence, gli organici della Magistratura e quelli delle Forze di polizia. Non basta, però, solo la repressione se non è accompagnata da un’azione preventiva che edifichi in Calabria una nuova cultura della legalità. Faremo dell’impegno per l’affermazione di questa cultura, la nostra bandiera. Anche e soprattutto attraverso la Fondazione Francesco Fortugno. Abbiamo l’impegno e anche il compito istituzionale di rappresentare tutta la domanda di sicurezza che proviene dagli operatori economici, dalla famiglie e dalle fasce più deboli delle nostre popolazioni».


CULTURA DELLA SICUREZZA

Thyssenkrupp, l’attesa per la verità Una ferita tuttora aperta, un processo ancora in corso. Il caso Thyssenkrupp continua a rivestire un’importanza non solo mediatica ma anche sul piano giurisprudenziale in attesa di una sentenza che accerti le responsabilità Nicolò Mulas Marcello

L

a notte del 6 dicembre 2007 nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino si verificò un terribile incidente a seguito del quale morirono sette operai e uno rimase ferito. Una vasca di olio bollente prese fuoco e gli operai presenti, nonostante stesse per iniziare la quarta ora di straordinario del loro turno, tentarono di domare le fiamme ma il sistema antincendio era fuori uso e anche gli estintori risultarono vuoti. L’unico sopravvissuto ha potuto successivamente testimoniare le gravi carenze riguardo le norme di sicurezza all’interno dello stabilimento. Un risparmio che finì però per costare la vita a sette persone. Il processo iniziò il 15 gennaio 2009, sul banco degli imputati i sei dirigenti della Thyssen e, per la prima volta, la stessa azienda in qualità di persona giuridica. A oltre un anno e mezzo dalla prima udienza, si è arrivati alla fase finale del dibattimento. Secondo l’accusa dei pm, tra cui Raffaele Guariniello: «L’amministratore delegato del gruppo, Harald Espenhahn, agì con dolo eventuale, ovvero nella consapevolezza e nell’ac-

50 • DOSSIER • CALABRIA 2010

cettazione del rischio». Dopo 68 udienze, il processo Thyssenkrupp si avvia alla fase finale, con la requisitoria. Può stilare un bilancio di questo processo? «È stato un processo molto laborioso, in cui le indagini preliminari sono state fatte in un anno, ma il dibattimento ha richiesto quasi due anni, anche perché i temi da affrontare erano tanti e la Corte d’Assise li ha approfonditi in maniera esaustiva. È un processo giusto per le parti, che hanno potuto esprimere tutte le loro ragioni, adesso dobbiamo portare a conclusione una discussione che comporterà parecchie udienze». Dopo l’ordinanza di rinvio a giudizio dei sei imputati lei parlò di decisione storica. Vuole spiegare perché? «Soprattutto per due ragioni. La prima è che si tratta di un processo svoltosi per la prima volta davanti alla Corte d’Assise. Non mi era mai capitato prima ed è successo perché si è contestato a uno degli imputati il reato di omicidio doloso, naturalmente nel senso di dolo eventuale. Secondo la nostra accusa - spetterà poi alla Corte valutare se questa sia o

meno fondata - uno degli imputati avrebbe agito nella consapevolezza del rischio e secondo l’accettazione di questo rischio che è la forma tipica del dolo eventuale. La seconda ragione riguarda la contestazione della responsabilità amministrativa dell’ente, la forma di responsabilità introdotta dal nuovo Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro. Questo ha fatto sì che ci sia un processo penale a carico delle persone fisiche e un procedimento amministrativo a carico della società. E anche questa è una novità». Lei ritiene che lo stabilimento Thyssenkrupp di Torino rientrava nella categoria di industrie ad alto rischio ma era sprovvisto di certificato antincendio ed era in stato di grave e crescente insicurezza. «Sicuramente anche in questo caso i controlli non sono stati adeguati


Raffaele Guariniello

Sotto, il pm Raffaele Guariniello

però vorrei sottolineare che a nostro avviso questo incendio non poteva che capitare nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino e non, ad esempio, a Terni perché lo stabilimento di Torino era destinato a essere chiuso e pertanto abbandonato a se stesso. Credo che gli investimenti per la sicurezza antincendio sulla linea 5 che è stata teatro di questo infortunio fossero stati programmati ma poi si decise di investire solo quando la linea 5 sarebbe stata portata a Terni, a seguito della chiusura dello stabilimento di Torino». Per lei, l’amministratore delegato di Thyssenkrupp aveva accettato consapevolmente il rischio. Guardando a tutti i processi che lei ha seguito, l’omessa cautela così grave da parte dei dirigenti Thyssenkrupp è un caso isolato? «La caratteristica che differenzia que-

sto processo da tutti gli altri riguarda la politica aziendale che, a nostro avviso, ha abbandonato a se stesso lo stabilimento torinese, ormai destinato alla chiusura. Siamo riusciti a ricostruire questa politica, cosa che non è stato possibile fare in casi precedenti, grazie anche a ricerche rapide e strumenti più penetranti, che in genere non vengono adoperati in processi di sicurezza sul lavoro. Le perquisizioni nei computer dello stabilimento ci hanno consentito di mettere in luce tutta una serie di messaggi che si scambiavano i dirigenti e che vanno a delineare la consapevolezza del rischio e la decisione di accettarlo, ovvero quello che la giurisprudenza ha messo in luce come dolo eventuale». Arrivati a questa fase del processo cosa si aspetta dalla sentenza? «Non lo so, e non mi metto nei panni dei giurati e dei giudici. Sarà interessante vedere all’opera questa Corte d’Assise in quanto non è mai stata chiamata a giudicare nell’ambito di un processo riguardante la sicurezza sul lavoro; devo dire che ha dato prova di un’attenzione esemplare sia alle nostre valutazioni sia a quelle della difesa». In Italia è diffusa l’idea che l’incidente sul lavoro sia legato a una fatalità e come tale non sia preventivabile. Secondo lei dopo questa tragedia è cambiato qualcosa? «Questa era una filosofia di alcuni decenni fa, negli ultimi anni fortunatamente è venuta meno. Ormai con la legge 626 e con il Testo unico è cresciuta la consapevolezza che gli infortuni possono essere evitati attraverso una politica di prevenzione come non era mai stata fatta in passato. Ormai questa politica è una realtà per le aziende italiane». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 51


LAVORO

La lotta al sommerso parte dalle maxi sanzioni

È

102esima su 107 province italiane per prodotto interno lordo (il 7,8% di quello regionale), ha un tasso medio di disoccupazione che negli ultimi anni si è attestato intorno al 13% (contro la media regionale dell’11%) e una percentuale di occupati ferma al 42,4%, dato più basso di oltre 15 punti rispetto a quello italiano (57,5%): stando a questi dati della Guardia di Finanza, la provincia di Vibo Valentia è sicuramente una delle zone del Paese dove il problema lavoro si manifesta in maniera più feroce. In questo contesto, aggravato da un «consistente ricorso al sommerso, prevalentemente nel settore delle costruzioni», si trova a operare la Guardia di Finanza. Il comandante provinciale, Giuseppe Licari, spiega come si sta cercando di contrastare il fenomeno. «Premesso che la realtà economica del Vibonese è connotata da endemici problemi strutturali che non favoriscono certamente la competitività del territorio e degli attori economici in esso presenti, qui si riscontra una diffusa presenza criminale e di varie forme di “illegalità di sistema”. Il sistema economico risulta sostanzialmente meno sensibile, nel breve-medio periodo, ai fenomeni di recessione e in generale 52 • DOSSIER • CALABRIA 2010

La Guardia di Finanza di Vibo Valentia opera in un contesto caratterizzato da una disoccupazione superiore alla media regionale. Il comandante provinciale Giuseppe Licari indica in edilizia e turismo i settori più a rischio: «Criminalità organizzata marginale in questo ambito. Dai datori di lavoro già un milione di euro in multe» Riccardo Casini

alle dinamiche cicliche del sistema economico globalizzato: ciò è confermato ad esempio dall’assenza di delocalizzazioni di realtà imprenditoriali vibonesi verso aree ritenute economicamente e strategicamente più interessanti. Di certo una risorsa da considerare quale volano di sviluppo economico risiede nella naturale vocazione turistica del territorio, benché anche quest’ultimo sia stato spesso oggetto di indiscriminati interventi speculativi, uniformati prevalentemente alla logica del profitto». A proposito di “illegalità di sistema”, nei primi cinque mesi del 2010 in Italia la Guardia di finanza ha individuato 3.790 evasori totali, per un imponibile di 7,9 miliardi. Qual è la situazione nel vibonese? «La Guardia di Finanza di Vibo Valentia, nell’azione di controllo eco-

nomico del territorio e in relazione ai propri compiti Istituzionali di contrasto all’evasione fiscale e contributiva, all’economia sommersa e al lavoro nero, ha individuato a oggi 27 tra evasori totali e paratotali per un imponibile, tra elementi positivi non dichiarati ed elementi negativi non deducibili, superiore a 30 milioni di euro. Il trend è risultato crescente nel tempo, il che in-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Giuseppe Licari

In apertura, il comandante provinciale della Guardia di finanza di Vibo Valentia, Giuseppe Licari

duce a prospettare un sensibile incremento della materia imponibile, in corso di accertamento, per l’anno 2010». In Calabria più di un lavoratore su quattro (27,3%) è irregolare. Quali sono i settori produttivi che soffrono maggiormente di questo fenomeno? «In provincia i settori in cui fortemente incide il lavoro nero sono quello edile e dei pubblici esercizi, nonché quello stagionale, turistico e alberghiero, mentre di residuale interesse operativo risulta quello legato al comparto agricolo, in relazione alle principali col-



ture effettuate nei diversi periodi dell’anno. In dettaglio, tra gennaio e novembre sono stati scoperti dalla Guardia di Finanza 228 lavoratori non in regola, di cui ben 174 in nero, ed elevate consequenziali contestazioni nei confronti di 49 datori di lavoro. Al riguardo, la conclusione di un’operazione di controllo economico e finanziario svolta nel mese di maggio nei confronti di una società operante nel settore dell’edilizia, oltre a consentire la scoperta di decine e decine di lavoratori privi di alcuna tutela contrattuale, ha posto in luce come la stessa impresa, ricorrendo abitualmente al lavoro nero, si sia resa protagonista, oltre che di una consistente evasione contributiva, di una maxi eva-

In provincia i settori in cui fortemente incide il lavoro nero sono quello edile e dei pubblici esercizi, nonché quello stagionale, turistico e alberghiero



sione fiscale. Tale attività è stata oggetto di ampia attenzione mediatica in ambito regionale». Che percentuale ricoprono gli immigrati sul totale dei lavoratori in nero? «La percentuale degli immigrati interessati dal fenomeno, nell’area di responsabilità, risulta alquanto marginale e sostanzialmente legata all’impiego in agricoltura, settore in cui, come è noto, particolari criticità si sono verificate, ma in altre province della Calabria. Da recenti dati di analisi della locale Direzione provinciale del lavoro il fenomeno, nello specifico, ha riguardato un paio di decine di soggetti e si ritiene pertanto non significativo». Qual è il ruolo finora accertato della criminalità organizzata? «Dalle indagini svolte non emergono situazioni che riconducono il fenomeno del sommerso di lavoro a dinamiche specifiche della criminalità organizzata. La sua presenza è comunque diffusa capillarmente in ambito provinciale, anche se risulta protesa verso interessi tradizionali come usura, estorsione, traffico di stupefacenti, speculazioni immobiliari, illeciti ambientali e connesso traffico di rifiuti tossici, come tra l’altro testimoniato dai molteplici sequestri di patrimoni mobiliari e immobiliari che il nostro comando  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 53


LAVORO

 ha operato nei confronti delle

‘ndrine attive sul territorio». Le sanzioni per le imprese coinvolte sono sufficienti a disincentivare il fenomeno del lavoro non regolare? «Il dispositivo afflittivo previsto dalla normativa di settore, tra cui in particolare la cosiddetta maxi sanzione per il lavoro nero, rappresenta sicuramente un deterrente per i datori di lavoro che tendenzialmente ricorrono a tale pratica. Dai dati rilevati dalla competente Direzione provinciale del lavoro, per l’anno in corso risultano irrogate maxi sanzioni per importi prossimi al milione di euro».



Ma su quali aspetti si concentra l’operato della Guardia di finanza? «L’attività della Guardia di Finanza nel settore può essere essenzialmente ricondotta a due ambiti d’impiego: il primo d’iniziativa nell’ambito dell’attività di polizia economico-finanziaria svolta dal Corpo, il secondo nel contesto dei cosiddetti gruppi integrati. Questi intervengono per verifica dei soggetti potenzialmente a rischio di grosse evasioni fiscali e contributive, rilevanti impieghi di manodopera in nero o irregolare, casi di caporalato o intermediazione illecita,

Il dispositivo afflittivo previsto, in particolare la cosiddetta maxi sanzione per il lavoro nero, rappresenta sicuramente un deterrente per i datori di lavoro

54 • DOSSIER • CALABRIA 2010



sfruttamento dell’immigrazione clandestina, collegamenti con la criminalità organizzata o possibili reinvestimenti di proventi illeciti. Tutti questi ambiti, oltre ai finanzieri, vedono impegnati gli ispettori del lavoro, dell’Inps, dell’Inail ed elementi appartenenti alle altre forze di polizia». Qual è il vostro compito in questi casi? «In entrambi, nel corso degli accessi eseguiti si procede all’acquisizione di tutti gli indizi e fonti di prova relativi a eventuali altre violazioni più gravi in campo economico-finanziario che, successivamente, vengono ulteriormente approfondite con le tipiche metodologie ispettive e investigative del Corpo, amplificando così gli iniziali scenari d’intervento e pervenendo spesso a risultati significativi con rilevanti contestazioni nei confronti dei soggetti interessati. Comunque, anche quando il Corpo non opera congiuntamente agli altri enti impegnati nel dispositivo di contrasto, se questi nel corso dei controlli di pertinenza entrano in possesso di elementi atti a configurare violazioni tributarie, economiche o finanziarie, e una volta attesa la specificità delle competenze riservate al Corpo in tali comparti, interagiscono con la Guardia di Finanza che, all’esito di ulteriori investigazioni, procede alla constatazione delle violazioni che prescindono da quelle tipiche del lavoro irregolare, ma che spesso sono a esso connesse».


Pietro Ichino Occhiello

Un modello scandinavo contro la crisi Il senatore Pietro Ichino illustra la sua ricetta per favorire mobilità interaziendale e ricollocamento: «Necessario correggere drasticamente un uso distorto della cassa integrazione. Ma serve un contributo maggiore dei sindacati» Riccardo Casini

L’

allarme lavoro resta alto in Italia. Questo almeno sembrano dire gli ultimi rilevamenti Ocse, secondo cui la disoccupazione nell’area dei paesi membri è all’8,5%. Il dato italiano (8,3%) è in linea, ma in aumento dello 0,2% rispetto ad agosto: numeri da interpretare, come sottolinea Pietro Ichino, giuslavorista e senatore Pd. «Il dato italiano – spiega – si può considerare in

linea soltanto se non si computano tra i disoccupati tutti quei cassintegrati a zero ore per i quali - e sono la maggior parte - in realtà vi è la certezza che non ci sarà ripresa del lavoro nella stessa azienda. Poi ci sono gli “scoraggiati”, tutti quelli che hanno perso il posto nella crisi e hanno rinunciato a cercarne uno nuovo. La Banca d’Italia ci avverte che, se contiamo anche tutti questi, il tasso di disoccupazione italiano sale all’11%. Su

questo criterio di computo il ministro Sacconi non è d’accordo, mentre Tremonti ha dato ragione al governatore Draghi». Ma quali sono i settori più colpiti? «È difficile assegnare i disoccupati a un determinato settore produttivo: non è detto che chi ha perso il posto sia destinato a ritrovarlo in quello stesso settore. Ciò che si può dire è che il problema della disoccupazione in Italia nasce in larga parte proprio dalla nostra incapacità di assistere efficacemente i lavoratori nel pas- A fianco, Ichino, saggio dall’azienda che chiude Pietro giuslavorista o riduce gli organici a quella e senatore Pd che ha bisogno di assumere». Infatti, sempre secondo l’Ocse, “l’Italia è caratterizzata da un ordinamento del mercato del lavoro piuttosto rigido e da una mobilità del lavoro limitata”. Quali misure occorrerebbero per sbloccare la situazione e incentivare l’occupazione? «Nel mio disegno di legge n. 1873, presentato un anno fa  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 55


LAVORO

 con altri 54 senatori, la mate-

ria del licenziamento e della mobilità interaziendale è oggetto di una profonda riforma ispirata al modello nord-europeo della flexsecurity, cioè mirata a conciliare il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza dei lavoratori nel mercato del lavoro». Qual è il meccanismo protettivo delineato nel suo progetto? «L’idea è di esentare le imprese, per i nuovi rapporti, dal controllo giudiziale sul motivo economico od organizzativo del licenziamento, in cambio della loro responsabilizzazione circa il sostegno nel mercato al lavoratore che perde il posto. Il costo per le imprese è largamente compensato dalla possibilità dell’aggiustamento industriale tempestivo. Per il primo anno il trattamento complementare di disoccupazione costerebbe davvero poco, perché il grosso lo paga già l’Inps: donde un forte incentivo per le imprese ad at-

56 • DOSSIER • CALABRIA 2010

tivare i servizi di outplacement migliori per ricollocare i lavoratori licenziati entro il primo anno, evitando così il costo dei due anni successivi». L’obiezione è che il buon trattamento economico potrebbe dissuadere i lavoratori dall’attivarsi per cercare il nuovo lavoro. «Questo è quello che accade oggi, pacificamente, per effetto dell’uso distorto della cassa integrazione anche nei casi in cui vi è la certezza che il lavoro non riprenderà più nella stessa azienda. Per questo occorre correggere drasticamente questo uso distorto. Secondo il mio progetto ispirato alla flexsecurity scandinava, la disponibilità effettiva dei lavoratori

per il processo di riqualificazione e avviamento al nuovo lavoro sarà oggetto di un adeguato potere di controllo da parte dell’azienda che gli paga il trattamento complementare di disoccupazione, nel quadro di un vero e proprio “contratto di ricollocazione”». Quale dovrà essere allora in futuro il ruolo degli ammortizzatori sociali? «Occorrerà, come dicevo, correggere l’abuso della cassa integrazione, fortemente incrementato in questo periodo di crisi con l’esplosione della cassa integrazione in deroga, e sviluppare invece un sistema di sostegno del reddito per chi perde il lavoro fortemente condizionato alla di-


Pietro Ichino



Se fossimo capaci di mettere meglio in comunicazione domanda e offerta, potremmo avere subito una risalita del livello occupazionale

sponibilità effettiva del lavoratore alla ricerca della nuova occupazione: un sistema come quello che io propongo di realizzare, con una combinazione del trattamento Inps con un trattamento complementare posto a carico dell’azienda che licenzia, in cambio della libertà di licenziamento per motivi economici od organizzativi». Quando è possibile attendersi una risalita del livello occupazionale? «Se fossimo capaci di mettere meglio in comunicazione domanda e offerta, potremmo averla anche subito: ci sono diversi settori che già oggi assorbirebbero decine di migliaia di lavoratori qualificati se li trovassero, come il set-

tore del materiale ferroviario, dove potrebbero essere riconvertiti, per esempio, molti dei lavoratori che perderanno il posto nel settore dell’auto. Ma ci sono in ogni regione decine di migliaia di posti scoperti per falegnami, elettricisti, impiantisti, installatori di infissi, tecnici informatici, macellai, panificatori, fabbri, sarti, e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo». Secondo l’ufficio studi di Confartigianato, in Italia oggi i lavoratori irregolari sono quasi 700mila e producono il 17% del Pil. Come è possibile contrastare questo fenomeno? «Innanzitutto credo che gli irregolari siano molti più di 700mila: l’Istat stima il fenomeno al 15% della forza-lavoro. Del resto, non sarebbe possibile che il 3% della forzalavoro producesse il 17% del Pil. I settori maggiormente interessati da questo fenomeno sono l’edilizia, l’agroindustria, la piccola manifattura e i servizi domestici. Nel centronord il sommerso va combattuto aumentando i controlli e regolarizzando i lavoratori extracomunitari. Al sud il fenomeno è più esteso e il problema è più complesso».



Quali politiche sono necessarie nel Mezzogiorno? «Occorre porre le regioni meridionali in grado di attirare investimenti, italiani e soprattutto stranieri. Per questo occorre un’azione dei poteri pubblici volta a creare un ambiente favorevole agli investimenti, infrastrutture mirate ad agevolare l’insediamento e un sistema di relazioni industriali che consenta la negoziazione dei buoni piani industriali a 360 gradi, anche secondo standard diversi da quelli fissati dal contratto collettivo nazionale». Quale deve essere in questo il ruolo dei sindacati? Come giudica attualmente il loro contributo? «Il loro mestiere dovrebbe consistere nell’operare come intelligenza collettiva dei lavoratori, valutando i piani industriali e, in caso di valutazione positiva, guidando i lavoratori stessi nella scommessa comune con gli imprenditori. Per quanto riguarda il loro contributo, su questo terreno siamo ancora molto indietro. La vicenda di Pomigliano ha dato un salutare scossone alla cultura sindacale italiana, ma c’è ancora molta strada da fare». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 57


LAVORO

Lavoro irregolare, attacco su tre fronti Commissione regionale per l’emersione, Fondazione Field e Calabria Lavoro sono gli enti creati per combattere quella che lo stesso assessore regionale Francescantonio Stillitani definisce «una piaga sociale». Ed è in arrivo anche un osservatorio Riccardo Casini

S

petta alla Calabria la maglia nera del lavoro irregolare. La triste classifica, stilata dall’ufficio studi di Confartigianato, vede al primo posto in Italia la provincia di Crotone, seguita da Vibo Valentia e Cosenza. Nel complesso, in Calabria più di un lavoratore su quattro (il 27,3%) è irregolare. Francescantonio Stillitani, assessore al Lavoro della Regione Calabria, precisa invece che secondo la Commissione regionale per l’emersione del lavoro non regolare a fine 2009 «erano circa 149mila le unità in nero o irregolari, il 24% sul totale dei lavoratori occupati. È vero, è la media più alta d’Italia, ma mi permetto di segnalare che nella sola Milano vi sono quasi 202.505 lavoratori irregolari». Il problema resta. A quanto ammontano le mancate entrate nelle casse regionali dovute al lavoro sommerso? «Dal punto di vista fiscale e previdenziale, in Calabria la massa di economia Francescantonio Stillitani, assessore regionale al Lavoro

58 • DOSSIER • CALABRIA 2010

non rilevata è pari a 5 miliardi e 500 milioni di euro l’anno. Si tratta di economia globale sottratta all’imposizione fiscale e previdenziale, nazionale e regionale. È come se venissero a mancare 990 euro l’anno di imposte per ogni cittadino residente, in totale circa 1 miliardo 978 milioni, sottratte a vario titolo alla Regione, agli enti previdenziali e assistenziali, all’Irpef statale e alle addizionali Irpef regionali». Quali politiche ha messo finora in campo la Regione per contrastare il fenomeno? «Le iniziative sono molteplici. Oltre allo studio, al monitoraggio e alla redazione del rapporto annuale sull’economia sommersa e il lavoro non regolare che fa l’apposita Commissione, ci sono anche una serie di ipo-



In Calabria la massa di economia non rilevata è pari a 5 miliardi e 500 milioni di euro l’anno




Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Francescantonio Stillitani

tesi di progetti atti a contrastare il fenomeno attraverso un concreto sostegno alle imprese che vogliono emergere: campagne di comunicazione mirate sul perché conviene uscire dal nero e l’immissione nel mercato di una nuova figura quale il “tutor per l’emersione”». Da qualche tempo si parla di una proposta di legge regionale sull’emersione: quali saranno le sue linee guida? «Il sommerso calabrese è un fenomeno complesso che non è rappresentato solo da lavoratori mal pagati

60,2 % LAVORO Il tasso di attività degli adulti in età non scolare e non pensionabile in Calabria nel 2009 (il secondo più basso dopo la Campania), equivalente a 97mila maschi e 244mila donne inattive

1325

IRREGOLARI I lavoratori non in regola scoperti dalla Guardia di finanza in Calabria tra gennaio e novembre, tra i quali 998 in nero

e privi delle essenziali garanzie, ma anche da individui integrati in circuiti produttivi complessi e strutturati che dispongono spesso di un notevole capitale umano che viene, però, scarsamente valorizzato a causa di debolezze strutturali o dall’inefficiente strategia di competizione elaborata per misurarsi in un mercato sempre più ampio. La bozza di legge regionale che stiamo predisponendo affronta queste tematiche, promuovendo soprattutto le azioni di premialità verso le imprese, senza abbassare la guardia sul fronte della repressione e con un’imponente campagna di comunicazione sulle convenienze del lavoro regolare. In una parola, si tratta di ristabilire condizioni di legalità nel mercato del lavoro calabrese». In che modo? «Questa nostra proposta è capace di coniugare la necessità di interventi forti e incisivi come quelli dell’istituzione di un’anagrafe delle imprese che hanno fatto ricorso al lavoro sommerso o irregolare, con azioni di accompagnamento all’impresa che vuole emergere e che ha bisogno di trovare il volto amico dello Stato. Una legge quindi dura nel reprimere i comportamenti di sfruttamento, ma anche pronta a tendere la mano a quelle imprese che manifestano la volontà di regolarizzarsi». Quali sono invece i contenuti dell’atto programmatico 2011 di indirizzo della Commissione regionale per l’emersione del lavoro non regolare? «Abbiamo approvato il Piano per il

2011 già nei primi di settembre, con abbondante anticipo rispetto agli anni precedenti. L’obiettivo strategico della Regione attraverso la Commissione è quello di poter aggredire e sconfiggere questa grande piaga sociale senza rimanere nel solo alveo della repressione». Attraverso quali provvedimenti si cerca di perseguire questo risultato? «La Commissione ha messo in atto iniziative per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro, con la previsione anche di azioni formative rivolte ai lavoratori e ai delegati addetti alla sicurezza, così come iniziative per la facilitazione dell’accesso al credito, interventi nell’area del lavoro grigio e del settore informale dell’economia calabrese, con particolare riferimento alla corretta applicazione delle normative sul lavoro a progetto, e azioni per ricostruire le carriere previdenziali dei lavoratori emersi. Ma anche promozione di forme di certificazione, come il rilascio del “bollino etico”, con sistemi di premialità per le imprese che rispettano la normativa sulla regolarità e sulla sicurezza, monitoraggio delle condizioni di lavoro in specifiche aree industriali (agglomerati Asi) e imprese del settore agricolo a maggior utilizzo immigrati. E ancora i progetti Regola, Agcrim e una serie di importanti protocolli come quello della Commissione emersione e la Stazione unica appaltante». Qual è invece il ruolo di altri due enti esistenti come Field e Calabria Lavoro? «A differenza della Commissione emersione, che è un organismo rappresentativo delle forze sociali e imprenditoriali e degli enti preposti al contrasto del sommerso, questi due sono enti che hanno specifiche e di-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 59


LAVORO



In questo periodo di rapidi cambiamenti strutturali e culturali, le giovani generazioni sopportano il peso maggiore del mutamento. Ce ne stiamo facendo carico

 versificate funzioni. La fondazione

Field svolge un ruolo di supporto all’amministrazione regionale quale agenzia di sviluppo locale, assistendo con azioni di accompagnamento i diversi dipartimenti sui bandi e sulle diverse misure da adottare. L’azienda Calabria Lavoro ha, tra l’altro, il compito di assistere la Regione nelle funzioni di normazione, programmazione, indirizzo, coordinamento, vigilanza, controllo e verifica nelle materie relative alle politiche attive del lavoro, come incontro tra do60 • DOSSIER • CALABRIA 2010



manda e offerta. Sbaglia, quindi, chi crede che vi sia una sovrapposizione di compiti tra queste diverse e importanti strutture. Ognuna, seppure nell’ambito delle politiche del lavoro, ha un compito preciso e definito». La creazione di un Osservatorio regionale sul sommerso può essere un obiettivo utile e realizzabile? «Mi risulta che è in atto un’ipotesi di protocollo di intesa, promosso dalla Commissione regionale per l’emer-

sione, che vede d’accordo Inps, Inail, Unioncamere e la stessa azienda Calabria Lavoro a realizzare uno strumento di osservatorio robusto e soprattutto rappresentativo degli enti e delle strutture richiamate, proprio perché sia efficace nelle azioni e abbia tutti gli strumenti necessari per essere un riferimento scientifico adeguato e capace di monitorare il fenomeno del sommerso e dell’economia illegale nella nostra regione». Il sommerso è solo parte di un problema più ampio, la disoccupazione. In Calabria, in particolare quella giovanile ha toccato punte molto elevate. Quali interventi ha in programma la Regione in proposito? «In questo periodo di rapidi cambiamenti strutturali e culturali, le giovani generazioni sopportano il peso maggiore del mutamento. La Regione si sta facendo carico di ciò con un mix di politiche attive del lavoro, che a partire dai bandi già emessi cominciano a dare i primi risultati con un’inversione di tendenza, rispetto alle difficoltà di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, e con l’innalzamento dei tassi di attività. Sono in itinere e quasi pronti altri tre bandi, tra cui “welfare to work”, azioni di sistema per le politiche finalizzate al reimpiego per lavoratori espulsi o a rischio, e “Arco”, bonus assunzionali e voucher formativi. Ma l’azione più importante è quella degli aiuti alla trasformazione dei contratti atipici o temporanei in contratti a tempo indeterminato. Ciò in coerenza e a completamento del Piano per il lavoro che ci ha visti impegnare e spendere risorse per 105 milioni di euro per il primo stralcio».


Paolo Tramonti

Maggiori fondi per le politiche di sviluppo Il segretario generale Cisl Calabria, Paolo Tramonti, plaude al Piano regionale per il lavoro e difende l’operato della Commissione per l’emersione del sommerso: «Ma serve un piano complessivo. Il Por è l’ultima opportunità» Riccardo Casini

I

l Piano stralcio regionale per il lavoro? «Un segnale positivo» secondo il segretario generale Cisl Calabria, Paolo Tramonti, «perché mira, attraverso azioni articolate dagli incentivi alle assunzioni, alla trasformazione dei contratti flessibili e a termine in contratti a tempo indeterminato». Ma per la sigla sindacale calabrese le azioni di contrasto al problema occupazionale non devono certamente limitarsi a questo. «È necessario – spiega Tramonti – mettere in campo un piano complessivo mirato alle trasformazioni dei rapporti di lavoro precari in stabili, all’emersione e regolarizzazione dei tanti lavoratori in nero, alla creazione di nuovi posti di lavoro, attraverso una pianificazione programmata che veda un impegno diretto del sistema universitario calabrese, le sinergie con le associazioni produttive di categorie e le organizzazioni sindacali, puntando su quei settori potenzialmente in grado di riassorbire forzelavoro: turismo, agro-industria, energia, costruzioni».

La Calabria è la regione italiana dove il fenomeno del sommerso ha la maggiore diffusione (27,3%). Come giudica il cammino dei lavori della Commissione regionale per l’emersione Sopra, Paolo Tramonti, segretario generale Cisl Calabria del lavoro non regolare, nei quali siete coinvolti? «La Commissione è proficuamente impegnata su più fronti, sull’economia sommersa e il lavoro dall’azione di sensibilizzazione al la- irregolare». voro regolare verso imprese, lavoraQuali settori produttivi sono intori ed enti locali al progetto in atto teressati maggiormente dal feno“La legalità cresce sui banchi di meno? Qual è la situazione nelscuola” che ha coinvolto migliaia di l’agricoltura dopo i fatti di studenti, fino agli interventi di so- Rosarno? stegno all’emersione in alcuni set- «I settori sono lavoro domestico, tori come agricoltura, edilizia e ser- agricoltura, edilizia, commercio e vizi alla persona. È in itinere l’albo servizi, tessile e meccanica. Per delle badanti per qualificare e certi- quanto riguarda l’agricoltura perficare questa attività, molto diffusa mangono condizioni di forte critianche in Calabria; inoltre, è stata li- cità e utilizzo di lavoro irregolare cenziata una proposta di legge re- nelle Piane di Rosarno, Lamezia gionale sull’emersione e il contrasto Terme e Sibaritide. Come sindacato al lavoro non regolare e sono stati siamo fortemente impegnati in stilati un protocollo d’intesa con la azioni quotidiane di sensibilizzaSua regionale e il rapporto annuale zione e contrasto attraverso rapporti CALABRIA 2010 • DOSSIER • 61


LAVORO



Serve una patente a punti per le aziende che certifichi la regolarità di utilizzo della forza lavoro



 sinergici con le istituzioni». Quanto influenzano la diffusione del fenomeno del sommerso certe politiche di welfare come la crescita delle ore autorizzate di cassa integrazione? «L’aumento del ricorso alla Cig causata dalla crisi economica incide in parte sul lavoro irregolare, tanto è che l’incidenza del sommerso nel corso degli anni è costante. In ogni caso riteniamo indispensabile una riforma degli ammortizzatori sociali che preveda, per il periodo di collocazione dei lavoratori in mobilità, Cigo, Cigs o cassa integrazione in deroga, processi formativi mirati al reinserimento dei soggetti interessati in attività lavorative con maggiore richiesta». Il segretario regionale Cgil, Sergio Genco, ha dichiarato di recente che il fondo sociale europeo e il fondo per politiche attive del lavoro sono risorse che dovrebbero essere meglio impiegate. È d’accordo? Come è possibile migliorarne l’utilizzo? «Bisogna concentrare maggiormente le risorse sulle politiche di sviluppo dei territori e crescita produttiva per accrescere la base occupazionale. In questa direzione 62 • DOSSIER • CALABRIA 2010

vanno integrate le politiche attive per il lavoro con le risorse programmate per le attività produttive tenendo conto che il Por Calabria 2007-2013 rappresenta un’opportunità, forse l’ultima, per mettere in campo azioni di contesto in grado di rilanciare quei comparti capaci di generare in questo momento lavoro e occupazione. In questo senso ci preoccupa che allo stato attuale in Calabria risulta speso solo l’8% e impegnate circa il 30% delle risorse comunitarie disponibili. È altrettanto grave il persistente blocco dei fondi Fas in quanto impedisce la realizzazione di opere importanti a livello di infrastrutture, trasporti, dissesto idrogeologico e ambiente». Come è possibile allora intervenire per colmare il deficit occupazionale? «Riteniamo indispensabile velocizzare e rafforzare il ruolo dei soggetti del partenariato economico e sociale presenti nella nostra regione affinché, attraverso il confronto e la concertazione, possano essere programmati interventi coerenti con le vocazioni dei singoli territori in una logica di maggiore attrattività degli stessi. Ed è indispensabile anche adottare provvedimenti di age-

volazioni fiscali come il credito d’imposta sia sugli investimenti che sull’occupazione». Quali sono invece le vostre proposte per la riduzione del fenomeno del lavoro sommerso? «Occorre prevedere incentivi alle imprese per favorire l’emersione e la regolarizzazione dei lavoratori, e misure graduali di sospensione dell’attività lavorativa in proporzione alla gravità e all’incidenza del ricorso al lavoro irregolare e sommerso da parte dell’azienda. Inoltre bisogna responsabilizzare e penalizzare maggiormente il committente, l’ente appaltante, l’azienda appaltatrice e l’impresa subappaltatrice in presenza di lavoro irregolare e sommerso. Serve una patente a punti per tutte le aziende, per certificare e qualificare la stessa rispetto alla regolarità dell’utilizzo della forza lavoro e della sicurezza sul lavoro, e bisogna favorire un maggior coordinamento da parte dei soggetti istituzionali, economici e sociali, sia per azioni di controllo e vigilanza, sia per predisporre specifici piani finalizzati alla emersione del sommerso di aziende e lavoratori prevedendo, se necessario, di utilizzare strumenti contrattuali flessibili».


IL PUNTO

Il rilancio parte da sanità, turismo e occupazione Il presidente Giuseppe Scopelliti traccia un bilancio dei primi mesi alla guida della Regione Calabria: «Quella sanitaria è la sfida principale, ho subìto anche minacce ma non mi lascio intimidire dalla criminalità organizzata» Riccardo Casini

S

Sotto, il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti

ono trascorsi 8 mesi dall’elezione di Giuseppe Scopelliti a presidente della Regione Calabria. Un periodo relativamente breve ma non per questo poco intenso: molte, infatti, le sfide trovate sul piatto appena insediatosi. Anche per questo la domanda su quali siano state le più difficili da affrontare non lo trova impreparato. «Innanzitutto sanità, occupazione e assetto idrogeologico. La sanità in particolare era allo sbando, tra deficit non quantificato, sprechi talmente evidenti da scriverci libri e ospedali impropriamente definiti tali a serio rischio sicurezza. Abbiamo concentrato la maggior parte del nostro impegno proprio su questo versante ottenendo risultati importanti in pochi mesi. Prima di tutto, abbiamo finalmente certificato al “Tavolo Massici” il debito fino al 2008 ed è iniziata l’attuazione del Piano di rientro che riuscirà a coniugare servizi efficienti e rispetto dei costi». Il disavanzo ammonta a 1,2 miliardi di euro, una cifra non certo indifferente. Quali sono le linee guida del Piano? «Come ho detto, penso che avere una sanità efficiente e sicura mantenendo i conti in regola sia un obiettivo possibile da raggiungere, e questo

64 • DOSSIER • CALABRIA 2010

è l’obiettivo principale che si vuole perseguire con l’attuazione del Piano di rientro. C’è da riorganizzare la rete ospedaliera, quella territoriale e quella dell’emergenza-urgenza. Saranno 18 su 36 le strutture ospedaliere da riconvertire. Noi puntiamo a una sanità diversa, in cui ogni cittadino sappia con certezza quale struttura possieda le specialità per risolvere i suoi problemi e in cui chi opera nel settore possa farlo con sicurezza e avendo tutti gli strumenti. Diciamo “basta” alla logica di chi per anni ha pensato soltanto ad avere un ospedale sotto casa, a chi li ha utilizzati per fare clientela e a quelle lobby che per decenni si sono arricchite gestendo il settore a proprio piacimento. È una sfida squisitamente culturale che necessita di scelte forti e coraggiose. Appena ho cominciato a lavorare sul riordino del sistema sanitario ho subito minacce e aggressioni, ma non mi lascio intimidire dalla criminalità organizzata perché dalla nostra parte ci sono i calabresi onesti che attendono risposte importanti». Quali altre priorità di intervento avete individuato oltre all’ambito sanitario? «Abbiamo lavorato fortemente anche nel campo del credito e del microcredito per favorire lo sviluppo economico. In tal senso, anche la sottoscrizione dell’Apq di Gioia Tauro, con un investimento di 450 milioni di euro e la creazione di un nuovo polo logistico


Giuseppe Scopelliti



Ho trovato una sanità allo sbando, tra deficit non quantificato, sprechi e ospedali a serio rischio sicurezza

intermodale, darà un grande impulso. Vogliamo mantenere i livelli occupazionali ma anche favorire la creazione di nuovi posti di lavoro: a tal fine è stato pensato il bando per 7mila nuovi occupati. Per la specializzazione dei giovani laureati, abbiamo raggiunto l’accordo con le università Luiss e Bocconi per master altamente specialistici per la formazione della nuova classe dirigente, soprattutto nella pubblica amministrazione e nella sanità. In campo legislativo, oltre all’impegno per la semplificazione normativa, abbiamo approvato una legge sullo sport, attesa da oltre un ventennio». Prima parlava di criminalità organizzata. Quale ruolo deve avere la politica nella lotta alla malavita? «Cito spesso Paolo Borsellino, che disse: “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Io, in questo caso, sono per la guerra senza se e senza ma. La criminalità organizzata si combatte con la buona politica, con le azioni positive, con i



progetti per il lavoro e per la legalità. La Calabria è una terra dilaniata dalla ‘ndrangheta che però ha voglia di riscattarsi. Noi siamo dalla parte della magistratura e delle forze dell’ordine, e anche il Governo nazionale ci sta supportando con atti concreti. Il ministro La Russa ha inviato l’esercito per presidiare alcuni obiettivi specifici e il ministro Maroni, dopo aver dichiarato di voler “rispondere alla ‘ndrangheta colpo su colpo”, è passato subito ai fatti». Come state impiegando i beni confiscati alle mafie? «L’istituzione dell’Agenzia per i beni confiscati, con sede a Reggio Calabria, sta lavorando con grande impegno per affidare beni mobili e immobili ad associazioni, enti o scuole, nell’ottica di un rilancio non solo sociale ma di tutta l’immagine della Calabria. Qualche settimana fa ho partecipato a un convegno a Bari in cui si parlava della possibilità di coinvolgere le Regioni e gli enti locali per creare un’Authority di servizi alla giustizia: credo sia un’idea praticabile su cui  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 65


IL PUNTO



Stiamo pensando alla destagionalizzazione del turismo. La Calabria deve tornare a essere appetibile e spendibile in Italia e all’estero



 lavorare, al fine di rafforzare le sinergie tra la portanti risorse per dare un politica e la macchina della giustizia. Prima di tutto, però, ritengo che sia necessario avviare un nuovo processo culturale, principalmente sui giovani. E oltre alla ‘ndrangheta non bisogna sottovalutare la cosiddetta “zona grigia”, la borghesia mafiosa che per troppo tempo ha tenuto in ostaggio la Calabria. Sono convinto, però, che se ogni componente pone in essere azioni concrete, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, la criminalità si può sconfiggere». Qual è invece nel complesso lo stato di salute dell’economia regionale? Che contributo è giunto quest’anno dal turismo estivo? «Sul turismo puntiamo tantissimo. È una delle priorità per il decollo della Calabria. Stiamo infatti pensando alla destagionalizzazione del turismo. Il nostro progetto è ambizioso e la Calabria deve tornare a essere appetibile e spendibile in Italia e all’estero. L’economia della nostra regione passa soprattutto attraverso lo sviluppo di questo comparto, basti pensare che gran parte dei Comuni, in Calabria, soprattutto quelli costieri, vivono grazie al turismo. Ma oggi al di là dei mesi estivi non riusciamo a vendere il prodotto; eppure il clima mite della nostra regione consente di estendere il periodo di vacanza a periodi ben più lunghi dei due classici mesi estivi. Ci sono tanti settori di nicchia su cui sarebbe opportuno puntare, da quello termale a quello religioso passando per il turismo congressuale oltre ovviamente a sole, mare e beni culturali, di cui la regione è particolarmente ricca. Turismo ed economia sono strettamente collegati. Anche se è in corso una crisi che investe non solo la Calabria, ma che coinvolge tutta l’Italia. Oggi, però, abbiamo la possibilità di impegnare im-

66 • DOSSIER • CALABRIA 2010

buon contributo alla ripresa». Da dove deve partire qualsiasi strategia di rilancio? «Innanzitutto sono convinto che per ottenere risultati significativi serva una strategia comune. È necessario pianificare interventi mirati e condivisi da tutti gli attori del territorio. Abbiamo messo in campo azioni finalizzate al rilancio dell’economia calabrese per un ammontare di circa 100 milioni di euro. Gli interventi, individuati con la concertazione dei settori produttivi, riguardano la semplificazione normativa, gli incentivi per nuovi investimenti, l’accesso al credito, la ristrutturazione del debito bancario, misure anticrisi e distretti produttivi. Le azioni elaborate testimoniano la sensibilità messa in campo per aggredire le criticità nella regione e dare respiro alla nostra economia». Nel frattempo la disoccupazione in regione continua a raggiungere picchi preoccupanti, in particolare quella giovanile (65,2%). In che direzione vanno i due bandi recentemente pubblicati? In generale, quali politiche vanno messe in campo per invertire la rotta? «È terminata l’era dei contributi a pioggia: il piano per l’occupazione prevede cinque bandi finalizzati a creare dai 7mila ai 9mila nuovi posti di lavoro nel settore privato entro la fine del 2010. Un progetto di sostegno all’occupazione calabrese che comporta una spesa di quasi 150 milioni di euro tra fondi regionali, statali ed europei. Abbiamo fatto la scelta di


Giuseppe Scopelliti

non ingolfare la pubblica amministrazione e di puntare sul privato, attraverso un sostegno concreto all’imprenditoria». Al discorso occupazionale è legato il fenomeno del lavoro nero. Quali strumenti sono necessari per incentivare il rispetto delle regole in questo campo? «Il bando per l’occupazione è un atto fondamentale che va in questa direzione. C’è da dire che, come ci ricorda la Commissione regionale per il lavoro nero o non regolare, le unità in posizione di irregolarità in Calabria, a dicembre 2009, risultano essere pari a circa 171.500, con un tasso di irregolarità che si attesta intorno al 24%. Dati che ci fanno riflettere». Anche perché il sommerso causa numerosi danni economici alla Regione. «Ogni anno il lavoro nero e l’economia sommersa sottraggono alla Regione in media, per la sola addizionale regionale Irpef, circa 310 euro per ciascuna unità lavorativa in nero o irregolare, per un ammontare di mancati introiti (media 1,4%) pari a circa 53 milioni di euro l’anno. A questa cifra vanno aggiunti i mancati introiti per Irap

regionale, pari ad almeno 50 milioni di euro l’anno, e altri 20 milioni per addizionali comunali. In ogni caso, così come attestano i dati Istat e i Rapporti annuali sull’economia sommersa e il lavoro non regolare in Calabria redatti dalla stessa Commissione, le unità irregolari in Calabria sono state abbattute di circa 40mila unità, passando da 210mila unità del 2000 a 171.500 del 2010, e portando nelle casse dell’erario regionale circa 100 milioni di euro l’anno. I nuovi bandi per l’occupazione daranno delle immediate ricadute su questo versante. A oggi è in bozza un progetto di legge regionale su “Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e all’emersione del lavoro non regolare”. Inutile dire che si tratta di una legge fondamentale per la nostra regione». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 67


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La qualità del caffè riconosciuta nel mondo Un forte legame con il territorio che si concretizza nella ricerca di qualità del prodotto e si esplica in mirate politiche di export che vedono l’azienda Caffè Guglielmo presente in tutto il mondo. Matteo Tubertini spiega i risultati raggiunti finora e i progetti di sviluppo futuri dell’azienda Nicolò Mulas Marcello

U

Matteo Tubertini, responsabile import export e direttore mercato estero di Guglielmo Spa

na realtà importante che dalla Calabria si sta espandendo e sta portando il sapore del made in Italy in tutto il mondo. «Oggi Guglielmo – sottolinea Matteo Tubertini, responsabile import export e direttore mercato estero di Guglielmo Spa – è già presente con i suoi prodotti in oltre 20 paesi nel mondo e rappresenta con notevole prestigio un angolo della nostra terra, offrendo un prodotto di altissima qualità e rendendosi portabandiera del buon gusto e della tradizione dell’espresso all’italiana». Il 2010 si sta per concludere. È possibile stilare un bilancio dell’anno rispetto ai due passati e caratterizzati dalla crisi economica? «Malgrado la crisi economica generale intervenuta a partire dall’autunno del 2008 non sia stata ancora superata e la sua morsa continui a far soffrire tutti i mercati, la dinamica dei consumi nel corso del 2010 ha, però, ripreso a crescere e le previsioni per il 2011 sono nel senso di una prosecuzione di questo trend. Questa inversione di rotta rispetto alla fase regressiva più acuta attraversata nel biennio scorso ha restituito alle aziende nuovi margini di fatturato e uno scenario otti-

70 • DOSSIER • CALABRIA 2010

mistico sul quale puntare per ripartire con nuovi investimenti mirati al sostegno di questa nuova fase di sviluppo. L’azienda, nel segno di questa crescita generale, ha registrato nei dati previsionali del bilancio 2010 un significativo miglioramento dei suoi indicatori principali, avendo aumentato produzione e vendite al consumo, con conseguente incremento delle quote di fatturato relative. Questo è stato ottenuto grazie a una sagace e accorta politica dei prezzi, a un rafforzamento della rete vendita nelle aree storiche di riferimento e allo sviluppo di politiche di penetrazione ed espansione in nuove aree di mercato; interventi che hanno sostenuto le vendite, altresì comportando investimenti importanti nell’impiego di nuove figure professionali e nell’adozione di strumenti di trade-marketing più a largo spettro». Come si concretizzano la ricerca e l’innovazione nella vostra azienda? «Nell’ambito del processo di ricerca e innovazione, ritenuto strategico per perseguire nuovi margini di crescita quali-quantitativa, l’esercizio in esame ha visto proseguire l’impegno della società che aveva già caratterizzato gli esercizi precedenti nella direzione di un lavoro sui marchi, sui prodotti e sulla qualità, nell’attivazione di procedure volte al migliora-


Caffè Guglielmo



Il legame con la nostra terra è forte, perché è qui che sono le nostre radici, ed è da qui che vogliamo dare un messaggio positivo della parte di Calabria sana e propositiva

mento continuo dei propri standard peculiari di offerta, nella riorganizzazione e reenginering dei processi interni aziendali, con investimenti per l’innovazione sempre in un’ottica di crescita nell’alveo della tradizione. A sostegno di queste politiche l’azienda implementa dei sistemi di controllo direzionale a supporto dell’attività d’impresa, investe in strutture di laboratorio e officine interne all’azienda e si avvale della sinergia di società specializzate nello studio e sviluppo di soluzioni personalizzate atte a migliorare e innovare i processi di settore». Il legame con il territorio è un fattore importante. In quali ambiti si esplica il vostro ruolo di “mecenate” e quali sono le ultime iniziative promosse? «L’azienda è un punto di forza e di pulizia del sistema economico e sociale del nostro territorio. Il legame con la nostra terra è forte, perché è qui che sono le nostre radici, ed è da qui che vogliamo dare un messaggio positivo della parte di Calabria sana e propositiva che esiste e che può e deve crescere, perché anche da noi possono trovarsi realtà imprenditoriali serie e solide, capaci di creare, grazie alla cultura del



lavoro e alla professionalità di chi conosce il proprio mestiere, importanti poli produttivi, esempi positivi da portare alla ribalta come modelli di ispirazione, oltre che stimolo, per tutto il tessuto sociale ed economico della nostra amata terra. Ed è a tal fine che l’azienda apre volentieri le sue porte alle scolaresche che ogni anno fanno visita all’opificio industriale a scopo di gita didattica, ed offre la possibilità di seguire stage di formazione e specializzazione alle università locali e alle diverse realtà di categoria che ne dovessero fare richiesta. Inoltre, sono dedicati degli spazi importanti per la crescita della professionalità degli operatori di settore, organizzando a tal fine corsi di formazione, perfezionamento e focus sulle  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 71


IMPRENDITORI DELL’ANNO

 regole per ottenere un espresso perfetto».

Sopra, l’interno dell’azienda Guglielmo Caffè

Ci sono in previsione aperture di punti vendita? «Si continuerà a investire nei progetti di espansione sul mercato nazionale e internazionale. In tale ottica, abbiamo recentemente chiuso un rilevante contratto di fornitura e di collaborazione con un’importante società multinazionale coreana che farà nascere in Corea del Sud un nuovo Concessionario estero Guglielmo per la distribuzione del proprio caffè nei più importanti store e centri commerciali coreani. Questo importante contratto di acquisizione segue, a breve passo, un altro di pari spessore che, seppur meno produttivo riguardo ai volumi e ai fatturati, è di certo non meno significativo rispetto al valore di immagine e di prestigio che da esso ne deriva. Si tratta della fornitura del caffè Guglielmo al più famoso dei locali storici italiani, l’Antico Caffè Greco, nella centralissima Via Condotti di Roma, uno dei Caffè più rinomati al mondo. A giugno abbiamo aperto il primo Guglielmo Store ed è in itinere il progetto per l’apertura in franchising di una catena di locali coffee-bar a proprio marchio».

72 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Quali sono gli impegni per il futuro? «Questi importanti successi rientrano nel progetto di sviluppo del piano strategico che la società sta portando avanti con l’obiettivo di crescere nella sua dimensione nazionale e internazionale, e nasce certamente dall’esigenza di dar vita a una fase di espansione commerciale e strutturale dell’impresa, alla luce dei risultati raggiunti finora e delle prospettive di crescita individuate dalle previsioni del piano industriale. Diretta conseguenza di tale politica è stata l’apertura di una nuova sede commerciale a Bologna, città nella quale l’azienda era già operante da alcuni anni come proprietaria e fornitrice di diversi locali nel centro storico cittadino. La nuova sede di proprietà, con annessi uffici commerciali, show room e depositi, rappresenta una leva importante per lo sviluppo del core-business della Guglielmo nell’area del nord Italia. Questa sede, inoltre, costituirà un nuovo trampolino di lancio per una crescita su larga scala nell’internazionalizzazione dell’azienda, visto che sarà preposta allo sviluppo di nuove soluzioni commerciali verso i mercati esteri e coordinerà tutti i progetti di realizzazione dei concept bar Guglielmo all’estero».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’innovazione è nella ricerca della qualità Nelle Cantine Spadafora la ricerca si concretizza semplicemente nel proporre un prodotto di qualità, naturale e genuino, come avviene dal 1915 secondo la tradizione familiare. Ippolito Spadafora spiega i progetti dell’azienda Nicolò Mulas Marcello

U

Ippolito Spadafora, direttore Cantine Spadafora

n forte legame con il territorio, con le tradizioni e le persone che vivono e lavorano nell’area, è il punto di forza che ha decretato il successo delle Cantine Spadafora. La ricerca dell’eccellenza per Ippolito Spadafora è la mission dell’azienda. Il 2010 si sta per concludere. Possiamo stilare un bilancio rispetto ai due anni precedenti caratterizzati dalla crisi economica?

74 • DOSSIER • CALABRIA 2010

«È stato un anno particolarmente impegnativo, a parte la crisi che nel nostro settore è stata molto sentita, dobbiamo fare i conti anche con le nuove norme sul consumo degli alcolici che nel tentativo di ridurre i rischi connessi all’abuso, di fatto non limitano i consumi dei superalcolici da parte dei giovanissimi ma circoscrivono, invece, i consumi del vino nella ristorazione a causa della psicosi creata dalla norma». Come si concretizzano ricerca e innovazione di prodotto in azienda? «Il vino è un prodotto naturale, genuino e legato alla tradizione familiare, poco adatto a grandi processi di innovazione. La nostra è una cantina nata nel 1915, con alle spalle numerose vendemmie, siamo comunque sempre alla ricerca del miglioramento qualitativo della nostra produzione, innovazione per noi significa “ricerca dell’eccellenza”. I nostri sforzi sono continuamente volti a ottenere dei vini le cui caratteristiche organolettiche siano riconoscibili dai nostri clienti, in quanto siamo convinti che l’unica arma a nostra disposizione nei confronti di un


Ippolito Spadafora

in precedenza parlando di differenziazione, i nostri vini sono diversi, non migliori degli altri, perchè sono espressione di certe tradizioni e di un territorio sul quale si coltivano solo determinati tipi di vitigni autoctoni come il Magliocco, il Greco, il Nerello, la Malvasia. Il terreno, il clima, le uve, le genti che con il loro bagaglio culturale vivono e partecipano al processo produttivo, tutto questo è il territorio che noi chiamiamo Donnici». Quali sono i progetti di sviluppo e quali gli impegni per il futuro? «Molti sono i nostri progetti, tutti volti a migliorare la qualità dei nostri vini. Nel rispetto

mercato così globalizzato sia la differenziazione». Per quanto riguarda l’export qual è la presenza dei prodotti Spadafora all’estero? «L’export per la nostra azienda rappresenta una potenzialità ancora inespressa. I nostri vini sono comunque distribuiti con successo in Germania, in Belgio, in Olanda, in Svezia, in Svizzera, in Francia e in nord America, stiamo ricercando inoltre delle collaborazioni sui mercati emergenti come la Cina, l’India e il Brasile. Nei prossimi anni siamo convinti che l’export possa rappresentare per noi una seria alternativa al mercato nazionale». Quanto è importante il legame con il territorio per il vostro gruppo? «Il territorio è fondamentale, nel proporre i nostri vini dobbiamo prima presentare le nostre terre, le aree da cui provengono le uve utilizzate per la vinificazione; poi si passa alla degustazione dei vini e qui ritorniamo a quanto ho accennato

della tradizione stiamo lavorando a vini innovativi come il Solenero, un vino rosso morbido da bere fresco e da abbinare anche al pesce; oppure il Peperosso, un vino rosso che si sposa egregiamente con le pietanze piccanti tipiche della nostra gastronomia calabrese. Vorrei ricordare inoltre che i nostri vini “tradizionali” come il Donnici Vigna Fiego, il Nerello e il Telesio sono riconosciuti come eccellenze della enologia calabrese sia in Italia che all’estero. È questa la strada che intendiamo percorrere nel nostro futuro: una strada tortuosa e in salita, volta al miglioramento della qualità di tutti i nostri vini». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 75


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il sapore della Calabria che conquista l’America Un anno pieno di successi per la Distilleria Caffo che si attesta come una delle aziende leader nel settore dei distillati non solo in Italia ma anche all’estero. Per Agostino Tripaldi il legame con il territorio è importante per raggiungere elevati standard qualitativi anche nel resto del mondo Nicolò Mulas Marcello

D Da sinistra Agostino Tripaldi, responsabile commerciale di sede di Distilleria Caffo, Sebastiano Caffo, titolare della distilleria e Paolo Raisa, direttore commerciale

a oltre un secolo il Vecchio Amaro del Capo è uno dei distillati più amati nel nostro paese grazie agli ingredienti più tipici della terra e della cultura calabrese. Dagli anni ‘90 l’amaro ha conquistato anche il mercato statunitense «diventando – come sottolinea Agostino Tripaldi, responsabile commerciale di sede di Distilleria Caffo – un fenomeno dell’after dinner in tutti i più noti ristoranti di Manhattan». Il 2010 si sta per concludere. Possiamo stilare un bilancio dell’anno rispetto ai due anni passati caratterizzati dalla crisi economica? «Ci avviciniamo alla fine del 2010 soddisfatti di un anno pieno di successi. Tenendo in considerazione la proiezione dell’ultimo trimestre 2010 chiuderemo con un incremento a doppia cifra confermando il nostro trend positivo consolidato di anno in anno. Il nostro prodotto principale, il Vecchio Amaro del Capo, conferma la scalata alla vetta con dati in netta controtendenza rispetto agli altri

76 • DOSSIER • CALABRIA 2010

attori del comparto e il nostro target ampio e variegato allarga l’orizzonte nel settore beverage facendo avvicinare sempre di più il consumatore che riconosce la qualità dei nostri prodotti. I risultati positivi sono certamente il frutto di una politica aziendale rivolta alla continua ricerca dell’eccellenza della propria produzione mantenendo sempre alti gli standard qualitativi, nonché al miglioramento della propria capacità produttiva orientando i vari investimenti alla realizzazione del più grande insediamento produttivo del beverage del sud Italia. Per quanto concerne la crisi, probabilmente ha rallentato lo sviluppo e la crescita delle aziende, ma allo stesso tempo ha selezionato e rafforzato quelle con solide basi e con programmi di sviluppo pluriennali. La crisi a mio avviso si è sentita meno nel Sud Italia non essendo una novità per un territorio perennemente indietro rispetto al resto del Paese e dove, detenendo una quota di mercato molto elevata rispetto alla concorrenza, ha fatto registrare in ogni caso un incremento nelle nostre vendite. Il 2010 è stato anche caratterizzato dal lancio di nuovi prodotti come l’Elisir Arabesh dedicato alle comunità italo-albanesi presenti sul nostro territorio e dall’affermazione dei nostri pregiati di grappe di monovitigno». Recentemente avete investito in risorse


Distilleria Caffo

umane e sui giovani. Si è rivelata una scelta vincente? «L’età media nella nostra struttura organizzativa è di circa 30 anni. La scelta di inserire i giovani si è rivelata sicuramente vincente. Io per primo, nel ruolo di responsabile commerciale di sede, ma ricordiamo anche l’ingresso in azienda di Alessio Pane, manager della Caffo Beverages, la società che importa e distribuisce i prodotti Caffo negli Stati Uniti, di Marco Oliva nel ruolo di sales development manager, giovane manager calabrese di soli 29 anni con alle spalle un’esperienza quinquennale nel marketing in altre aziende del settore, di Domenico Tripaldi con sede a Monaco di Baviera al timone della filiale tedesca della Caffo. Con l’ingresso di questi giovani, l’azienda riconferma la propria attenzione nel valorizzare, quando possibile, le migliori risorse umane offerte dal territorio in cui ha sede». Per quanto riguarda l’export qual è la presenza dei prodotti Caffo all’estero? «La società Caffo Beverages, avviata alla fine degli anni Novanta, ha conquistato gli Stati Uniti grazie all’italianità, alla qualità e all’attenzione al consumatore. È Alessio Pane, poco più di trent’anni, calabrese purosangue, l’artefice del successo Caffo negli Stati Uniti. Dopo aver conquistato l’Italia, con il Vecchio Amaro del Capo prima e con Liquorice e molte altre produzioni poi, Caffo da alcuni anni è volato oltreoceano portando lo stile e il calore italiano. Alessio Pane è a capo di uno staff quasi tutto al femminile e con Del Capo, così è chiamato il prodotto di punta, ha contribuito a creare un nuovo stile di bere. Consumato inizialmente nei locali italiani, oggi il Del Capo è un fenomeno dell’after dinner in tutti i più noti ristoranti di Manhattan e la



Caffo è oggi nel mondo sinonimo della Calabria, dei valori culturali che questa meravigliosa regione racconta tramite i suoi prodotti agroalimentari



presenza si sta rafforzando anche negli altri Stati. Grazie alla propria società, che controlla direttamente in dodici stati la distribuzione, Caffo ha fatto conoscere e apprezzare anche la grappa, distillato simbolo dell’Italia, ancora troppo poco conosciuto. La grappa, infatti, incontra notevoli difficoltà nell’export, basti pensare che meno del 15% del prodotto prende la via dell’estero. Caffo, tuttavia, sta avendo un notevole successo sia con le grappe ottenute dai vitigni autoctoni del Sud, sia con la linea Friulia, che interpreta i sapori del Friuli Venezia Giulia. Accanto al Del Capo e alla grappa, uno dei prodotti più conosciuti negli Stati Uniti è il Limoncino». Quanto è importante il legame con il territorio per il vostro gruppo? «Caffo è oggi nel mondo sinonimo della Calabria, dei valori culturali che questa meravigliosa regione racconta tramite i suoi prodotti agroalimentari. Da più di un secolo Caffo produce liquori e distillati con gli ingredienti più tipici della terra e della cultura  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 77


IMPRENDITORI DELL’ANNO

 calabrese. Da quattro generazioni distilliamo internazionale. La società in Usa e quella in

La sede della Distilleria Caffo a Limbadi

l’anima della Calabria partendo dal nostro prodotto simbolo, il Vecchio Amaro del Capo, inserito nell’elenco dei prodotti tradizionali della regione, che oggi può fregiarsi dell’appellativo di liquore d’erbe di Calabria. Per raggiungere gli elevati standard qualitativi e consolidare l’immagine sui mercati di tutto il mondo, Caffo ha costruito una vera e propria filiera produttiva, dalla terra alla distilleria, basata sulla naturalezza delle materie prime. Tra i nuovi prodotti che dimostrano questa sensibilità vi è Arabesh, l’unico liquore calabrese dedicato alle antiche comunità italoalbanesi degli Arbëreshë che, fuggendo dall’occupazione Turca Ottomana, si stabilirono nel XV secolo nel meridione d’Italia, in particolare in Calabria. Queste minoranze etniche mantengono ancor oggi le antiche tradizioni, parlando una sorta di antico albanese. Pur essendo fortemente legata al proprio territorio, Caffo ha saputo ascoltare il mercato

78 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Germania sono nate proprio per rispondere a questa esigenza». Quali sono i progetti di sviluppo della distilleria Caffo e quali gli impegni per il futuro? «L'azienda sta lavorando allo sviluppo di nuovi prodotti ed entro due anni ci saranno importanti novità. L’impegno è rivolto anche, tuttavia, al mantenimento di prodotti storici che oggi rischiano di scomparire. Proprio nei giorni scorsi la nostra azienda ha dato la propria disponibilità al salvataggio della Borsci per riprendere la produzione del famoso Elisir San Marzano. La Distilleria Caffo ha già avuto un’esperienza positiva nell’incorporazione di aziende del proprio settore: dal 2006 ha assorbito, infatti, lo stabilimento Friulano della Distilleria Durbino, salvaguardando la manodopera locale e riattivando la distillazione delle vinacce locali per ottenere grappe friulane di alta qualità».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La promozione del prodotto sulla strada dell’outsourcing Il marketing ha molte facce. E nonostante l’economia contemporanea lo consideri il motore principale dello sviluppo di mercato, esistono ancora regioni, come la Calabria, piuttosto restie a investirvi tempo e denaro. Ma qualcosa sta cambiando. Il caso della Easy Contact Center dalle parole del suo amministratore Tullio Iaria Aldo Moscariello

T Tullio Iaria, amministratore unico della Easy Contact Center di Reggio Calabria

elemarketing, sondaggi, ricerche di mercato, interviste telefoniche. Negli ultimi anni sono aumentati gli ambiti in cui la Easy Contact Center , società nata da un’idea di Aurelio Iaria, oggi presidente onorario, si è dimostrata capace di trainare lo sviluppo di numerose iniziative economiche e imprenditoriali locali e non solo. Quello che fa distinguere l’azienda sul panorama produttivo calabrese, è la crescita raggiunta nel più completo autofinanziamento, senza quindi i sostegni regionali o europei. Uno

80 • DOSSIER • CALABRIA 2010

sviluppo che si è concretizzato sulle capacità manageriali di uno staff giovane ed adeguato. «L’azienda, nonostante la crisi, prevede una crescita di fatturato pari al 30% per il prossimo anno» dichiara Tullio Iaria, attuale amministratore. Un dato importante, che Tullio Iaria illustra assieme a Giuseppe Stilo, responsabile delle risorse umane, e Giuseppe Nucera, responsabile commerciale. Un gruppo operante nella convinzione che, nel rispetto della legalità, anche al Sud sia possibile creare PIL e occupazione senza aiuti statali. «Avere 30 anni e considerarsi giovane nel mondo del lavoro è un ossimoro squisitamente italiano – spiega Giuseppe Stilo -. Nella nostra azienda abbiamo voluto investire risorse su personale con esperienze nel settore di competenza, trovando ottimi collaboratori. Questi, grazie a una formazione specifica, oggi possiedono il know how necessario a far sì che l’impresa risulti vincente. Tali risorse non tangibili costituiscono un patrimonio aziendale che da sempre noi cerchiamo di valorizzare. Patrimonio ancor più importante visto il territorio nel quale operiamo, dove scarseggia la necessaria competenza lavorativa e dove ancor’oggi viene ricercato, nell’immaginario dei giovani, un posto negli Enti Pubblici cosiddetto “fisso”. La formazione per noi è un elemento costante nel corso dell’attività lavorativa che si


Tullio Iaria



Rilevazione statistica e ricerca di mercato permettono di indirizzare le azioni economiche e politiche di chi opera in contesti complessi



evolve con l’evolversi del mercato assumendo sempre nuove vesti». Ed Easy Contact Center propone questo orientamento in un settore sempre più strategico. «L’uso corretto della rilevazione statistica e della ricerca di mercato sono gli strumenti che permettono di indirizzare le azioni economiche e politiche di chi vuole operare in contesti complessi – afferma Giuseppe Nucera, responsabile commerciale -. In particolar modo la ricerca di mercato è da noi utilizzata per comprendere a quale fascia o segmento di mercato si rivolge il prodotto che andremo a vendere, quali possono essere i servizi e le preferenze dei clienti a cui ci rivolgiamo. L’analisi di questi studi ci permette di offrire sempre un servizio all’altezza dello standard raggiunto ed atteso dai nostri committenti». Ad analizzare il quadro e le prospettive dell’azienda, è Tullio Iaria. Dunque niente finanziamenti pubblici? «Siamo riusciti a concretizzare il progetto aziendale e, dopo la prima fase di start up,

ottimizzando le risorse iniziali, siamo arrivati a essere tra i primi call center in Italia per procedure qualitative su commessa specifica, traguardo che ci riempie d’orgoglio. Per scelta non abbiamo mai chiesto e usufruito degli aiuti messi a disposizione per il Sud, convinti come siamo che sia importante fare affidamento sulle proprie forze, adeguando il budget ai ricavi. Riteniamo che gli aiuti alle imprese da parte dello stato, i cosiddetti contributi a fondo perduto, abbiano distorto l’economia meridionale, non aiutandola di certo a svilupparsi». Trova che la Easy Contact Center possa fungere da esempio per altre realtà del territorio? «Ci piacerebbe essere indicati come esempio, ma saranno il tempo e il mercato a giudicare se il nostro lavoro potrà essere definito un “modello” per gli altri. A oggi possiamo affermare che siamo un’azienda in piena regola con la sicurezza sui luoghi di lavoro, fattore tutt’altro che scontato, certificata Iso. Ab-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 81


IMPRENDITORI DELL’ANNO

 biamo adottato un modello organizzativo

I dottori Teresa Neri, Giuseppe Stilo, Maria Nucera, Giuseppe Nucera

innovativo affiancandolo a un controllo di gestione rigoroso, effettuato in outsourcing da uno studio di revisione». La cultura imprenditoriale locale quanto ricorre ai servizi in Outsourcing? «Pochissimo. La nostra è una regione dove il modello di outsourcing non è ancora decollato. Le aziende fanno tutto in famiglia convinte che gli aspetti aziendali non debbano essere conosciuti all’esterno. Io e i miei soci

invece siamo convinti che l’organizzazione dell’impresa, il suo modus operandi, i risultati raggiunti e non ultime le criticità riscontrate, debbano essere visibili e giudicabili dai committenti e dai clienti di questi ultimi. Infatti, crediamo che la trasparenza e la legalità con cui operiamo siano il nostro maggiore punto di forza». Il settore della comunicazione quale potenziale riveste nelle dinamiche di incentivazione e sviluppo del territorio locale? «Il potenziale territoriale è enorme, poiché offre la possibilità di creare strutture che potrebbero richiamare commesse a livello non solo nazionale, ma internazionale. Mi viene in mente ad esempio un help desk multi lingue. La difficoltà maggiore consiste nel reperire risorse adeguatamente istruite e formate per poter fare fronte alle commesse. A tal proposito sarebbe opportuno che intervenisse lo Stato, affinché i giovani non ancora assunti, ma anche in possesso di contratti a termine o a progetto, possano essere aiutati con risorse

DALLA CALABRIA ALLA LOMBARDIA a Easy Contact Center, società di natura strettamente familiare, nasce nella convinzione che i giovani calabresi debbano dedicare le loro intelligenze alla loro terra, favorendone lo sviluppo e l’allineamento con le altre aree del nostro paese. La società ha fatto affidamento solo ed esclusivamente sull'autofinanziamento dei soci, senza ricorrere a contributi agevolati. La sede principale è a Reggio Calabria, proprio perché si vuole contribuire alla creazione di posti di lavoro in un territorio ad alto tasso di disoccupazione. Siamo nel 2003 e la Easy Contact Center viene alla luce in un torrido pomeriggio di Luglio. A Ottobre la prima commessa importante di “teleselling” per Telecom Italia. Ricorda Tullio Iaria, che dell’azienda è l’amministratore unico, socio assieme ai fratelli Paolo e Marco, come «da allora sono trascorsi quasi sette anni e l’azienda è cresciuta tanto da decidere, per meglio collocarsi sul mercato e dare ulteriore spazio ad altre commesse, di aumentare le postazioni dalle 30 iniziali alle attuali 150». Il gruppo si occupa di telemarketing, gestione e recupero crediti, sondaggi, verifiche campagne pubblicitarie, test eletto-

L

82 • DOSSIER • CALABRIA 2010

rali, ricerche di mercato, formazione personale, gestione numeri verdi, interviste telefoniche, gestione reclami, inviti a eventi, gestione telefonica concorsi a premi e servizi di help desk. Tra i clienti di questa realtà si annoverano Telecom Italia, Enel, Vodafone e alcune Agenzie di credito al consumo. Ha un’agenzia anche a Milano, operante per il canale Push Centro Nord di Telecom Italia. Per avere una penetrazione maggiore sul mercato, in termini di ore/giorno, si è deciso di investire in una nuova sede che, con le sue 150 postazioni consente di sviluppare circa 1200 ore di lavoro giornaliere. Uno spazio importante è stato dedicato alla qualità. Infatti, un’apposita sezione denominata Quality Check, garantisce la piena rispondenza del lavoro svolto dagli operatori con gli standard richiesti. Inoltre, sempre all’interno dell’azienda sono stati creati appositi spazi per la formazione e l’aggiornamento dei collaboratori, assieme a una sezione dedicata allo sviluppo e alla ricerca. Al momento, tra la sede di Reggio e quella di Milano, sono impiegate oltre sessanta risorse. info@easycontactcenter.it - www.easycontactcenter.it


Tullio Iaria

Una veduta dell’area di Via dell’Innovazione a Milano, dove la Easy Contact Center ha la sua sede lombarda, a fianco dell’Università Statale Bicocca



La nostra azienda è oggi una realtà economica anche a Milano, dove opera quale partner per il canale Push Centro Nord di Telecom Italia

finalizzate alla formazione e gestite direttamente dalle aziende». Quali metodologie utilizzate nello svolgere le attività di ricerca e indagine di mercato? «Si fa un uso frequente di attività di street marketing e di door to door per reperire le informazioni che ci vengono restituite dai nostri sistemi informatici sotto forma di tabelle e grafici. Su questi risultati avviamo le attività di telemarketing ponendo attenzione su quanto l’Authority prescrive sull’uso delle informazioni così ottenute». Quali sono i vostri principali settori di riferimento? «Energia e telecomunicazioni sono i rami dove abbiamo sino a oggi sviluppato la maggiore esperienza e dove vogliamo consolidare i risultati aziendali fin qui ottenuti».



Cosa vi chiedono, soprattutto, le aziende? «I nostri committenti ci chiedono di rendere produttive le loro campagne pubblicitarie. Pertanto il lancio di un nuovo prodotto o di una nuova tariffa, vede la Easy Contact Center intervenire con azioni di guerilla e street marketing, stand promozionali e door to door». In futuro intendete espandervi verso nuove aree? «Stiamo sviluppando una serie di progetti per l’automatizzazione e la comunicazione nei nuovi modelli di business. Nel contempo stiamo creando, con dei giovani ingegneri, alcuni hardware e software a basso costo per i call center. Questi permetteranno di risparmiare risorse economiche consentendo di reinvestire le stesse per la qualificazione del personale e la loro stabilizzazione».

CALABRIA 2010 • DOSSIER • 83


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Un supporto tecnico nell’organizzazione del lavoro

A

l giorno d’oggi nessuno ne può fare a meno: è impossibile pensare di gestire un’azienda senza l’aiuto di un computer. A supporto dell’uomo centinaia di software predispongono e gestiscono il lavoro quotidiano di migliaia di persone. Per questa ragione la richiesta di professionisti del software, specializzati nel pianificare al meglio l’organizzazione interna delle aziende, è in rapido aumento. Dalla gestione del personale al controllo delle merci, dal monitoraggio del lavoro al database dei committenti, tutto è sotto la guida di complicati sistemi informatici in grado di aiutare l’essere umano. Francesco Cundari, responsabile CFSoft azienda di progettazione e sviluppo software, approfondisce alcuni aspetti. Qual è la principale figura lavorativa che richiede la vostra assistenza tecnica e quali sono le sue necessità? «Professionisti esperti di gestione aziendale e del personale sono le maggiori figure richiedenti prodotti software. L'informatizzazione è ormai operativa a trecentosessanta gradi. Il professionista, per l'espletamento degli adempimenti contabili-previdenziali e assistenziali, interagisce ormai con la pubblica amministrazione quasi esclusivamente tramite piattaforme informatiche avanzate. Il cambiamento del sistema di operare delle pubbliche amministrazioni è stato attuato affinché i vari enti inter-operassero con un unico sistema interlocutorio, al fine di poter rendere un servizio celere al cittadino e di procedere più rapidamente ed esaustivamente al controllo e monitoraggio del cittadino stesso. Ciò ha comportato un onere aggiuntivo per il professionista, non solo in termini di espletamento, ma sopratutto in termini di formazione e strumen86 • DOSSIER • CALABRIA 2010

È ormai lontana l’epoca in cui il termine computer aveva come unica accezione latina “calcolare”. Oggi centinaia di software predispongono e gestiscono il lavoro quotidiano di migliaia di persone. Ne parla Francesco Cundari Paola Maruzzi

tazione. È per questo che viene richiesto, soprattutto da queste figure lavorative, un supporto tecnico specifico». Le consulenze da voi fornite aiutano quindi a comprendere come utilizzare al meglio i software? «Non solo. Gli strumenti da noi offerti ai clienti sono un valido nonché indispensabile supporto ai vari software di controllo e upload, cui, quasi quotidianamente devono assolvere. Tuttavia molto spesso ci siamo dovuti sostituire a chi di competenza, nel dare aiuto concreto all'utilizzo delle nuove procedure di lavoro, in quanto sono state molteplici le richieste degli utenti che purtroppo non ricevono formazione alcuna. Auspichiamo che tale testimonianza, serva a sensibilizzare albi professionali ed enti pubblici a che non curino soltanto l'aspetto informativo, ma sopratutto quello pragmatico formativo in sinergia tra loro». Per quanto invece riguarda la produzione di software, qual è la principale caratteristica di questi gestionali? «I nostri prodotti da sempre sono contraddistinti

Francesco Cundari www.cfsoft.it f.cundari@cfsoft.it


Francesco Cundari

hanno conosciuto sin dalle origini della nostra azienda. Tra i servizi rientrano anche la consulenza specifica e tecnica, rilasciando costantemente aggiornamenti tecnico-legislativi. Inoltre quest’ultimo punto è ulteriormente migliorato perché grazie alle nuove tecnologie si riesce a intervenire in remoto sugli impianti degli utenti riducendo notevolmente i tempi di intervento». La progressiva evoluzione del mercato e lo L’uso di internet sta favosviluppo di internet, hanno reso necessario offrire rendo la diffusione di nuove un’assistenza sempre più specifica e costante applicazioni, la sua azienda come percorrerà questa nuova tendenza? dalla facilità d’uso e dall’inconfondibile prati- «La rete è ormai a portata di tutti, ciò costituisce terreno fercità, ciò è frutto di un’attenta analisi di base si- tile per distribuire servizi usufruibili direttamente via web e per nergica tra i nostri sviluppatori e il reparto de- creare nuovi mercati. Per alcuni settori l'utilizzo di queste argli analisti. Questi ultimi, in particolare, non chitetture è diventato obbligatorio, basti pensare agli istituti sono solo esperti del settore di competenza, bancari, assicurativi, e quant’altro. Nel nostro settore, invece, ma, in primis, utilizzatori dei software per lo non essendoci necessità specifiche, si è scelto di continuare con svolgimento delle loro attività». l'uso on-site degli applicativi anche perché da indagini svolte Quale è il tipo di software maggiormente presso l’utenza, emerge come preferenza la localizzazione dei richiesto dalla committenza? dati sui propri server. Da ciò si è ritenuto opportuno rendere «Fra i prodotti che realizziamo, quello che re- fruibile via internet solo il necessario, pertanto per specifiche gistra maggiore interesse è sicuramente il utenze è attivo sin dal 2005 il portale webdocument.it». software che cura l’amministrazione del perL’informatica ogni giorno cresce, si sviluppa e cambia. Il sonale». vostro compito è anche quello di riuscire a fornire al cliente Come viene garantito il servizio di assi- gli strumenti necessari per cavalcare l’onda dei costanti agstenza post-vendita e quanto è importante giornamenti? nel vostro settore? «Certamente, la progressiva evoluzione del mercato e di inter«I servizi post-vendita sono basilari, in quanto net, ha reso necessario offrire un’assistenza sempre più specifica costituiscono elemento indispensabile per fi- e costante, impiegando non solo gli strumenti tradizionali, delizzare il cliente. Non a caso annoveriamo quali il contatto telefonico e il servizio email, ma anche la cotra i nostri utenti importanti realtà che ci municazione on-line con gli specialisti in tempo reale».





CALABRIA 2010 • DOSSIER • 87


IMPRENDITORI DELL’ANNO

I

Riaccendiamo i motori

l comparto auto necessita di interventi mirati. La politica degli incentivi non risulta lungimirante sul lungo periodo, favorendo la domanda solo nel breve termine. In questo quadro i concessionari Le strategie necessarie per rilanciare il comparto devono puntare sulla “sopravvivenza” piutdell’automobile. Gli incentivi sono utili, ma non tosto che sull’aumento dei fatturati. «Ho ritenuto necessario organizzarmi per rendere la riescono a dare quella marcia in più al settore, specie mia concessionaria sempre più competitiva nel lungo periodo. Il caso di Giuseppe Rechichi con piccoli investimenti, in attesa dell’uscita da questo duro e lungo periodo di instabilità Ezio Petrillo di mercato». A parlare è Giuseppe Rechichi, titolare della Rechichi Motor. A settembre l’andamento del settore auto tinua evoluzione». in Italia ha registrato una notevole flesLa recessione ha influenzato gli stili di consumo con una sione. Come ha reagito in questo senso il maggiore richiesta di autovetture dotate di carburanti ecosuo concessionario? logici e a Gpl. Registra questo andamento anche lei? «La crisi sta insegnando molto. L’immediata «La richiesta di autovetture con alimentazione alternativa, reazione, come imprenditore, è stata quella di nella nostra realtà, non è ancora fortemente sentita. Pertanto, analizzare in maniera ancora più approfon- il numero di vetture vendute con alimentazione GPL, non ha dita dove e come intervenire nell’azienda, influenzato particolarmente l’andamento delle vendite». cercando di rendere Gli incentivi alla rottaancora più produttive mazione hanno costituito le risorse umane e in passato un aiuto construmentali. L’obietcreto per il settore. Sativo fondamentale, in ranno utili anche in fuquesto momento, turo per rilanciare il non è l’aumento dei comparto? volumi quanto piut«Le vendite di auto in Itatosto la sopravvivenza lia, da Aprile a Agosto, a medio e lungo terhanno subito un forte calo mine». dovuto al fatto che, finiti Come vi state atgli incentivi, la domanda trezzando per afnon ha trovato, nella rifrontare il nuovo presa dell’economia, stianno? moli adeguati a sostenerla. Giuseppe Rechichi della Rechichi Motor di Reggio Calabria - info@rechichimotor.volkswagentour.it «Deve restare sempre Il motivo principale è che vivo l’obiettivo principale, ossia l’orienta- le agevolazioni sono in grado di favorire la domanda solo nel mento al cliente. Spesso ci troviamo a dover breve periodo, invogliando l’acquirente ad anticipare l’acrincorrere soluzioni alternative per soddi- quisto dell’auto penalizzando invece il mercato nel medio e sfarne le esigenze, pur rimanendo in linea lungo termine. Sono convinto che l'andamento di tale comcon le necessità aziendali. La clientela oggi è parto sarà nei prossimi anni fortemente influenzato sia dalattenta e informata, non si attiene alle logi- l'evoluzione della congiuntura economica, che dalla politica che del passato e le sue richieste sono in con- di incentivi governativi».

88 • DOSSIER • CALABRIA 2010


IMPRENDITORI DELL’ANNO

È

la tecnologia la leva su cui puntare. Per uscire dalla crisi, per crescere e svilupparsi. Anche in realtà difficili come quella calabrese. E proprio sulla tecnologia hanno investito da subito Maurizio Mottola di Amato, Vincenzo Bertucci ed Ermenegildo Scuteri quando, nel 1997 hanno deciso di dar vita alla Impremed, Imprenditoria mediterranea, consapevoli, in seguito a una ricerca di mercato condotta personalmente, della necessità, sul territorio, di una lavanderia industriale efficiente e tecnologicamente all’avanguardia. «L’idea di fondare Impremed è diventata presto un business plan» commenta Maurizio Mottola di Amato. Nella compagine sociale sono stati quindi coinvolti il commercialista Antonio De Franco e Stefano Scuteri. «Il progetto relativo alla realizzazione di un’azienda di lavaggio e noleggio della biancheria – continua Mottola di Amato – fu ritenuto valido e finanziato dalla società per l’imprenditorialità giovanile di Roma nell’anno 1997». In poco tempo l’azienda è cresciuta, trasformandosi da Sas in Srl e in soli sei mesi ha ap-

90 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Alta tecnologia nel lavaggio industriale Da realtà nata con i finanziamenti pubblici a leader regionale nel settore del lavaggio industriale. L’esperienza della Impremed, cresciuta grazie all’innovazione tecnologica Lucrezia Gennari

prontato lo stabilimento industriale e realizzato la prima linea di produzione. «Inizialmente il target clienti era costituito da alberghi, ristoranti, villaggi turistici e strutture sanitarie private della Calabria. La posizione baricentrica dello stabilimento, sorto nella zona industriale di Marcellinara, a soli 12 chilometri da Catanzaro, favoriva l’affermazione dell’azienda in tutta la regione». Ma sono soprattutto gli impianti all’avanguardia a fare fin da subito la differenza. «La dotazione tecnologica dell’epoca permetteva il lavaggio di 70 quintali in un turno da sei ore.


Maurizio Mottola di Amato

Nelle foto, fasi di lavaggio all’interno della Impremed. L’azienda ha sede a Marcellinara (CZ) www.impremed.it



L’altra grande svolta, oltre a quella tecnologica che ha portato una crescita sostanziale della nostra realtà imprenditoriale, è avvenuta due anni fa, con la scelta di Impremed di specializzarsi in ambito esclusivamente sanitario



Pertanto già da subito l’iniziativa imprenditoriale della Impremed si segnalava per la concretezza con la quale veniva svolta: i dati del fatturato e delle assunzioni in continua crescita ne erano la palese testimonianza» ricorda Maurizio Mottola di Amato. L’acquisizione di quote sempre più consistenti di mercato imponeva, con il passare degli anni, l’effettuazione di notevoli investimenti con risorse proprie in macchinari e attrezzature. «Già nel 2002 l’azienda si è dotata di una seconda linea di produzione e di una camera di sterilizzazione della biancheria ospedaliera e nel contempo ha conseguito la certificazione di qualità Iso 9001:2000 e la certificazione ambientale Iso 14001:2004. Avendo acquisito ulteriore clientela, nell’anno 2007, la Impremed si è dotata di una terza linea di produzione ritrovandosi dopo dieci

anni, per dimensioni e fatturato, cresciuta il triplo rispetto agli inizi, a quella realtà nata nel 1997 con gli aiuti pubblici». «L’altra grande svolta, oltre a quella tecnologica che ha portato una crescita sostanziale della nostra realtà imprenditoriale è avvenuta due anni fa, con la scelta di Impremed di specializzarsi in ambito esclusivamente sanitario» continua Maurizio Mottola di Amato. Il successo che ha caratterizzato l’iniziativa della Impremed, veniva altresì testimoniato dall’invito dell’avvocato Mottola di Amato all’Università degli studi di Cosenza, Facoltà di Ingegneria, a un Seminario il cui tema era “Quelli che hanno detto addio al posto fisso”, dove la Impremed veniva indicata quale esempio ai giovani che vogliono intraprendere l’attività imprenditoriale senza lasciare la Calabria. «Ma la compagine sociale della Impremed – continua - non ha mai limitato la sua attività e il suo impegno al solo fine del miglioramento delle performance aziendali. È intervenuta anche nel campo sociale sia tramite la partecipazione costante in attività benefiche, come il Banco Alimentare, e sia attraverso la sponsorizzazione e lo sviluppo di attività sportive minori nel catanzarese». Ultimamente l’azienda, nel frattempo divenuta Spa, ha effettuato investimenti nel nuovo settore strategico costituito dal lavaggio dei capi di alta visibilità dotandosi di macchinari all’avanguardia. Le attuali dimensioni della Impremed sia in termini di fatturato che di dotazione tecnologica, la rendono leader nel proprio settore in Calabria, dov’è divenuta punto di riferimento anche per i maggiori gruppi nazionali operanti nel settore. «L’impegno dei soci per il futuro – conclude Maurizio Mottola di Amato - è quello di mantenere l’attività della Impremed su elevati standard qualitativi, confermando la posizione di avanguardia tecnologica in cui attualmente si trova nella regione». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 91


RETI D’IMPRESA

Meno burocrazia per le imprese Per Mario Petramale «è la burocrazia del pregiudizio che blocca lo sviluppo calabrese». Servono quindi sostanziali modifiche per sbloccare il sistema che soffoca la crescita economica della regione Nicolò Mulas Marcello

L’

Mario Petramale, presidente Confapi Calabria

economia calabrese che già risentiva della carenza di interventi che ne incentivassero lo sviluppo, ha subìto anche gli effetti della difficile congiuntura economica che ha contraddistinto gli ultimi due anni. «Le imprese oggi stanno pagando per colpe che non hanno» è la denuncia di Mario Petramale, presidente di Confapi Calabria. «Circa due anni fa, la speculazione edilizia statunitense ha generato la crisi del sistema del credito mondiale. Con il tempo, le difficoltà si sono estese alle imprese che si sono viste mancare la liquidità per la gestione ordinaria e degli investimenti messi in atto nel tempo. Gli imprenditori più lungimiranti hanno messo a segno importanti ristrutturazioni finanziarie, patrimonializzando affidamenti e finanziamenti a breve, hanno provveduto al miglioramento della qualità delle produzioni ricorrendo alla formazione, hanno capito che per competere con il mondo globalizzato è indispensabile ricorrere alla ricerca industriale per ampliare la gamma

92 • DOSSIER • CALABRIA 2010

dei prodotti e per migliorare le produzioni esistenti magari incrementando il valore dei prodotti stessi». Qual è lo stato di salute dell’industria calabrese? «Oggi il sistema industriale Calabrese soffre sia per la situazione congiunturale internazionale, ma anche per gli atavici ritardi infrastrutturali. La rete stradale, ferroviaria e navale è carente, se non del tutto insufficiente. I professionisti sono davvero pochi, le maestranze non sono preparate per affrontare nuove sfide industriali. Tutto ciò grava sull’impresa come un costo occulto quantificabile in circa il 20% della produzione. Quindi in Calabria le imprese non dispongono delle risorse finanziarie per ampliare il proprio “core business”, ma tirano a campare. La situazione attuale è drammatica, basta guardare ai dati della Cassa integrazione, anticamera del licenziamento. L’aumento è stato del 413,8% nell’ultimo semestre con picchi raggiunti nella provincia di Catanzaro di +1.378,6%. Se a questo si af-


Mario Petramale



Le imprese da parte loro devono imparare a essere più virtuose, a tenere i conti sotto controllo, a indirizzare gli investimenti verso il reale bisogno



fianca che in un comparto fondamentale della nostra economia come quello agroindustriale i decreti del Psr per un totale di 150 milioni di euro sono stati annullati, che il turismo nella scorsa estate ha registrato un calo a due cifre anche per la questione delle navi dei veleni. Bisogna aggiungere, infine, che molte aziende hanno usufruito di fondi, come nel caso della legge 488/92, in cui gli imprenditori invece di avere alla base un’idea imprenditoriale, presentavano domanda perché vi era il contributo. Terminato il contributo l’azienda o falliva o chiudeva. Per cui agli inizi del 2000 vi è stato un proliferare di aziende che oggi, sia per la crisi o perché basate su idee fallimentari iniziali, non esiste più o sono molto ridotte nelle loro attività. Siamo tornati indietro di 15 anni con una montagna di soldi spesi».

Lei ha affermato che la burocrazia del pregiudizio blocca lo sviluppo calabrese. In che senso? «Intendevo dire che molto spesso il solo fatto di avere la propria fabbrica in Calabria implica due cose: o si è mafiosi o non è possibile che si possa condurre una attività alla luce del sole. Ciò induce ad avere molta prudenza, per usare un eufemismo, nella valutazione di progetti da realizzare. In poche parole, si parte dall’assunto che siamo tutti dei “ladri” o “imbroglioni” e per dimostrare che non è così vengono chiesti una miriade di documenti che servono per esimere da ogni responsabilità chi deve valutare tali proposte. Questo significa che la burocrazia non è utilizzata per una valutazione ottimale dei progetti, ma serve per scaricare dalle responsabilità. Tutto ciò porta a rallentamenti e blocchi allo sviluppo. Per questo motivo non credo che da noi si possa fare impresa sana e leale». Quali sono i principali interventi concreti che andrebbero effettuati per incentivare la produzione in Calabria? «Bisogna togliere il “borsellino” dalle mani dei politici. E questo si può fare mettendo in atto politiche di sviluppo industriale basate non sui finanziamenti a fondo perduto ma sui crediti di imposta. Con il finanziamento a fondo perduto si offrono soldi alle imprese per realizzare un investimento produttivo. Questi soldi, quando arrivano, sono erogati con lentezza e spesso bisogna rivolgersi “all’amico di turno” per accelerare i tempi. Il meccanismo del credito di imposta, invece, funziona diversamente: invece di darti i soldi, non te li prendo. Ciò va bene se il sistema del credito supporta gli investimenti delle  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 93


RETI D’IMPRESA

 aziende. Quindi avanti con il credito di imposta, ma a patto che si ristrutturi il sistema del credito e credo che la Fincalabra, la Banca di Garanzia e la Banca del Sud vadano in questa direzione. Le imprese da parte loro devono imparare a essere più virtuose, a tenere i conti sotto controllo, a indirizzare gli investimenti verso il reale bisogno. Gli incentivi a fondo perduto, invece, devono essere concessi alle neoimprese giovani e femminili, affiancando sempre fondi di garanzia creati ad hoc». A marzo Confapi Calabria ha presentato il progetto Epaia per promuovere il made in Italy all’estero. In cosa consiste esattamente questo progetto? «Epaia nasce dalla sinergia tra imprese e governo del Senegal, interessato alla meccanizzazione dei cicli produttivi e quindi al know how e ai prodotti italiani. Sono state finanziate dalle imprese africane due società italo-senegalesi, una per l’accesso al credito agevolato degli imprenditori africani attraverso il meccanismo 94 • DOSSIER • CALABRIA 2010



Gli incentivi a fondo perduto devono essere concessi alle neoimprese giovani e femminili, affiancando sempre fondi di garanzia creati ad hoc



dei Confidi, l’altra per commercializzare i prodotti italiani nel mercato di riferimento, che è quello dell’Unione economica monetaria dell’Africa Occidentale, con estensione territoriale paragonabile all’Europa ed un bacino di utenza ragguardevole. I mercati africani non sono saturi e gli acquirenti ricercano il made in italy per l’insita garanzia di qualità dei nostri prodotti. Partecipare al progetto Epaia significa aprirsi alle possibilità dei Paesi in via di sviluppo, ricchissimi di opportunità in un mercato vastissimo e operare in un contesto patrocinato dall’Assemblea nazionale del Senegal».


RETI D’IMPRESA

Sinergie tra imprese mirate allo sviluppo Con oltre 200 imprese ubicate in tutta l’area, il parco industriale di Rende è una delle realtà produttive più importanti della regione. Numerose sono le iniziative di promozione che mette in campo il consorzio del parco. Lo spiega il presidente Ferdinando Morelli Nicolò Mulas Marcello

«L Ferdinando Morelli, presidente del parco industriale di Rende; al centro, una veduta aerea dell’agglomerato

a logica del consorzio è quella di creare le opportune sinergie tra le imprese partecipanti al fine di determinare prospettive di sviluppo e acquisire maggiore forza contrattuale nei confronti di fornitori, committenti ed enti locali». Ferdinando Morelli, presidente del parco industriale di Rende, sottolinea però anche «un certa difficoltà “burocratica” nel dialogare con la Regione che ci vede quasi impossibilitati a promuovere qualsiasi tipo di progetto nell’ambito del Por Calabria: in ogni bando regionale viene, purtroppo, previsto che i consorzi debbano produrre una serie infinita di documenti per ciascuna delle imprese consorziate che comportano costi non indifferenti». Nel parco industriale sono presenti numerose aziende operanti in vari settori. A quanto ammonta il loro numero? «Le aziende censite dal nostro consorzio, e verificate da un gruppo di studenti dell’Università della Calabria che sta realizzando una tesi di laurea sul parco industriale di Rende, sono oltre 200. Molte di queste sono, però, microimprese o anche studi professionali che

96 • DOSSIER • CALABRIA 2010

stanno continuamente riscontrando molti vantaggi nell’essere ubicati in questa zona. Le aziende iscritte oggi sono 80 e aumentano di mese in mese. Esse sono tra le più grandi tra quelle presenti nell’area, sia per volume d’affari che per numero di occupati, e non tutte appartengono ovviamente al settore manifatturiero. Il concetto di “industria”, come si può facilmente comprendere, oggi va infatti esteso alle nuove filiere produttive che integrano servizi avanzati, manifatture, ricerca e sviluppo, nuove tecnologie». Quali sono le principali attività di sviluppo del Parco? «Il nostro consorzio è impegnato nello svolgimento di una serie di attività finalizzate alla crescita e lo sviluppo dell’area industriale di Rende, a favorire le economie di scala e a promuovere e gestire programmi di formazione e di aggiornamento professionale. Uno dei problemi principali su cui siamo impegnati è quello delle infrastrutture e dei servizi per il quale abbiamo avviato da tempo un dialogo costruttivo con l’Amministra-


Ferdinando Morelli

delle imprese associate? «Intanto abbiamo consolidato una forma di contatto efficiente tra le aziende del parco che sempre più frequentemente effettuano forniture di beni e servizi tra di loro. Poi facilitiamo il dialogo tra alcune imprese e l’Università della Calabria o altri centri di ricerca. Stiamo infine pianificando un sistema di sinergia tra imprese dello stesso settore per ottimizzare le modalità di partecipazione a eventi fieristici in Italia ed all’estero». A ottobre è partito il progetto Orto Rende, un mercatino a km zero che si svolgerà nel parco tutti i sabati. Come sta andando questa iniziativa? «Quando ci è stato chiesto di ospitare i produttori ortofrutticoli del territorio per l’organizzazione di un mercatino a km zero non abbiamo potuto tirarci indietro. E così grazie alla nostra

zione comunale di Rende finalizzato alla realizzazione delle opere mancanti (ad esempio alcune strade, parte dell’illuminazione pubblica e dei sistemi di raccolta delle acque) come anche all’implementazione delle reti e dei servizi di trasporto. Le attività che invece riusciamo a realizzare interamente con le nostre risorse sono i corsi riguardanti la sicurezza sul lavoro, i corsi di business english e una serie di seminari sul management nelle Pmi. Stiamo poi studiando un progetto di ottimizzazione della raccolta dei rifiuti porta a porta, grazie al contributo prezioso della nostra azienda associata Calabra Maceri, specializzata nel settore dei rifiuti, che dovrebbe consentire di eliminare i cassonetti dalle strade evitando così che le strade stesse diventino ricettacolo di rifiuti di ogni genere spesso di provenienza esterna alla nostra area industriale». In che modo promuovete l'innovazione, la competitività e la diffusione dei prodotti

azienda associata Scanga Concessionaria Mercedes che ha reso disponibile un’area attrezzata, alla Banca di Credito Cooperativo Mediocrati che ha fatto da sponsor e al Comune di Rende che ha con entusiasmo patrocinato l’evento, siamo riusciti a far partire questa bellissima iniziativa che vede protagonisti ogni sabato mediamente 30 espositori e circa 500 visitatori e che non poteva che chiamarsi Orto Rende. In programma avremmo inoltre l’organizzazione di alcuni importanti eventi espositivi adottando però le opportune precauzioni del caso per l’evolversi di questa crisi economica di portata straordinaria al fine di pianificare tutti gli aspetti operativi». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 97


GIUSEPPE GATTO Presidente di Confindustria Catanzaro

RENATO PASTORE Presidente di Confindustria Cosenza

EMILIO BERNARDO ROMANO Presidente di Confindustria Crotone


Catanzaro spera in un futuro rinnovabile Il presidente di Confindustria Catanzaro, Giuseppe Gatto, apre una riflessione sulle fonti rinnovabili: rispettose dell’ambiente e strategicamente ideali per “scaldare” il motore industriale della provincia, costretto a pagare a caro prezzo le politiche energetiche attuali Paola Maruzzi

«A

vvertiamo, nella consapevolezza di un giusto sistema di coesione sociale, un forte dovere morale e un alto senso di responsabilità al fine di non disperdere quei segnali di speranza e di fiducia necessari alla crescita di ogni comunità territoriale». Con queste parole il presidente di Confindustria Catanzaro, Giuseppe Gatto, disegna la cornice ideale entro la quale dovrebbe muoversi l’economia del territorio. Oggi più di ieri c’è bisogno di un ripensamento che tenga conto di parametri innoGiuseppe Gatto, vativi. Tra questi presidente la scommessa Confindustria Catanzaro delle rinnovabili 100 • DOSSIER • CALABRIA 2010

è senza dubbio un valido appiglio. Il costo dell’energia rappresenta, infatti, un classico problema tutto italiano. «Ma l’innovazione non basta». Per gli imprenditori catanzaresi il futuro green deve partire su scala nazionale. Qual è la politica energetica di Confindustria Catanzaro in termini di sviluppo sostenibile del territorio e riduzione del costo energetico? «Mai come in questi anni si sta avvertendo, anche nel nostro territorio, la centralità del tema dell’energia. Un argomento di rilevanza strategica, dove le istanze economiche e di sviluppo industriale si intrecciano fortemente con quelle della sicurezza, dell’ambiente, della sostenibilità delle grandi scelte di fondo. Vogliamo puntare sull'efficienza energetica per ridurre i costi e stimolare la crescita economica».


Giuseppe Gatto

Questo darebbe nuovo ossigeno al tessuto imprenditoriale sotto diversi punti di vista. «L’efficienza energetica è un’opportunità di crescita e può rappresentare un vantaggio competitivo in termini di occupazione, d’impatto sul Pil e sulla bolletta energetica. È un campo in cui dobbiamo investire con determinazione, senza disperdere risorse». Di cosa c’è bisogno per ripensare al territorio in chiave green? «È necessario un piano complessivo di politica energetica serio e di medio termine, che comprenda anche le fonti rinnovabili. Il giusto mix di fonti è infatti indispensabile per abbassare un costo dell’energia che in Italia resta troppo alto, totalmente squilibrato, rappresentando uno dei principali freni alla crescita del Paese. Occorre cominciare da quello che si può fare oggi, cioè il risparmio energetico, con vantaggi per la collettività e l’ambiente. Ma guardiamo anche al futuro, co-

struendo sin da ora opzioni vere e fattibili di politica energetica. Siamo perciò pronti a supportare il governo. Non c’è più tempo per i rinvii, bisogna passare alle scelte». In che modo sostenete le imprese ad accedere ai nuovi mercati? «Anche se il nostro tessuto produttivo è tradizionalmente poco incline all’internazionalizzazione, stiamo cercando di portare avanti numerose iniziative, il più delle volte legate ai Gruppi Giovani e a Piccola Industria. Vogliamo instaurare e rafforzare collaborazioni e partnership con Paesi esteri. Inoltre abbiamo avviato



È necessario un piano complessivo di politica energetica, serio e di medio termine, che comprenda anche le fonti rinnovabili



delle azioni di formazione dirette a favorire la crescita della cultura manageriale e organizzativa, sviluppando le giuste e opportune competenze in un periodo di crisi economica e finanziaria». E per favorire la ricerca? «Cerchiamo di aggregare imprese, interagire con strutture di start up e di trasferimento tecnologico, promuovere rapporti di collaborazione tra imprese e università, incentivare corsi executive di dottorati di ricerca, lavorare su un sistema articolato di altre iniziative. Anche in questo caso i risultati sono incoraggianti, e definiscono l’importanza di questa dimensione nelle responsabilità del sistema Confindustria, basti citare le esperienze del Consorzio Legno e del Consorzio Dream». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 101


CONFINDUSTRIA

Potenziare le infrastrutture per far decollare Cosenza Renato Pastore, presidente di Confindustria Cosenza, fa il punto sull’economia locale toccando le deboli corde delle infrastrutture: autostrade, statali e reti ferroviarie sono carenti e poco collegate al resto del Paese. Il tessuto industriale non può permettersi di rimanere in coda Paola Maruzzi

G

Renato Pastore, presidente di Confindustria Cosenza

li imprenditori di Cosenza festeggiano a modo loro il centenario della nascita di Confindustria, e attraverso un’interessante pubblicazione di taglio socio-economico, vengono rilette in controluce le storiche criticità della Calabria. Tra un susseguirsi di pareri illustri e specialistici, trova spazio il presidente di Confindustria Cosenza, Renato Pastore, che firma l’introduzione e ne approfitta per rimarcare l’annosa carenza delle infrastrutture. Occorre ripartire dalla Salerno-Reggio Calabria per spingere l’economia. «L’industria non è mai stata, né lo è ai nostri giorni, il settore strategico dell’economia locale. Ragioni e congiunture storiche, posizione geografica e paradigmi tecnologici emergenti non hanno consentito

102 • DOSSIER • CALABRIA 2010

alla provincia di Cosenza, e neppure alla Calabria e a larga parte del Sud d’Italia, di diventare una vera e matura locomotiva industriale». In passato lo sviluppo del vostro territorio ha dovuto fare i conti con una serie di vincoli. «Intanto la mancanza di infrastrutture. La rete ferroviaria che passa attraverso la nostra regione è troppo datata. Inoltre non esistono come al Nord collegamenti adeguati. Le faccio un esempio: se uno dei miei tecnici dovesse recarsi a Locri, con i mezzi pubblici a disposizione gli risulterebbe difficoltoso. Abbiamo da una parte la Salerno-Reggio Calabria, uno scandalo noto a tutti, dall’altra la statale 106, per la quale erano stati stanziati dei soldi per la ristrutturazione, ma poi sono stati destinati al Nord. E questo la dice lunga sugli investimenti». In quest’ottica cosa pensa del ponte sullo Stretto? «A parte il fatto che non credo sia il momento giusto per affrontare tale investimento, avremmo più bisogno della Salerno-Reggio Calabria, di treni ad alta velocità, di migliorare le


Renato Pastore

bretelle della 106. Tutte cose che richiederebbero costi più bassi rispetto al ponte. Poi, senza entrare nel merito tecnico, si tratta di un’opera che avrà un impatto violento sul territorio. Noi scontiamo tutti i ritardi di essere stati il fanalino di coda per tanti anni. Ci vuole un’altra generazione, anche politica, per ribaltare le carte in tavola». A parte le infrastrutture materiali, cos’altro manca? «Il credito. La nostra regione vive di pubblica amministra-

zione, che nei patti di stabilità non paga le imprese, generando problematiche di liquidità. Qualche azienda è fallita proprio perché non sono stati rispettati i tempi di pagamento». Cosa state facendo in questa direzione? «Stiamo lavorando su un protocollo con la Regione per tentare di garantire almeno il rispetto degli oneri finanziari di questa operazione, pro-

vando a stabilire delle cessioni di credito col bollino regionale. Certificare i debiti è un altro problema dei nostri enti. Uno dei modi per recuperare i soldi che ti deve la pubblica amministrazione è quello di andare presso una banca dimostrando di avere essere creditori verso l’ente pubblico. Tra ritardi e cavilli burocratici, osservo tuttavia che c’è molta voglia di fare impresa. Alle difficoltà bisogna rispondere mettendo in circolo nuove strategie». Quali sono le potenzialità di sviluppo del territorio? «Per prima cosa le meraviglie del paesaggio e, di rimando, l’industria del turismo. Poi c’è tutto l’ambito della formazione: mi risulta che l’università di Cosenza sia la tra le prime dieci in ordine dei migliori atenei in termini di servizi. Nella nostra città ci sono circa 34.000 giovani e studenti, sono loro a farci sperare. Magari potremmo ricalcare l’esempio della California, che è scattata in avanti ai tempi del boom delle information technology perché ricercatori e imprenditori venivano attratti dalle sue opportunità informatiche. Diciamo che anche la Calabria ha tutte le carte per fare questo balzo. Manca solo una diversa gestione della cosa pubblica, ma forse ci vorrà una generazione per rimetterci in piedi. Intanto non posso che constatare che bisogna fare largo ai giovani». Quindi anche un settore tradizionale come l’agricoltura potrebbe rinnovarsi? «Certo. Per essere competitivi bisogna puntare su un’agricoltura di nicchia. In tal senso il mercato biologico riserva delle sorprese positive. Poi, oltre a investire nelle figure professionali, dovremmo imparare a vendere i nostri ottimi prodotti. Insomma, dobbiamo assimilare il linguaggio del marketing». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 103


CONFINDUSTRIA

Crotone sulla strada della ricerca e delle reti d’impresa La realtà imprenditoriale di Crotone è impaziente di scrollarsi di dosso la veste di un Mezzogiorno che non si rinnova. Emilio Bernardo Romano, presidente di Confindustria Crotone, fa largo ai progetti che vogliono mettere in moto ricerca e sviluppo Paola Maruzzi

«L

e associazioni degli industriali, specie nel Sud, non devono giocare solo un ruolo di rappresentanza, bensì innescare concrete opportunità. Ed è in questa direzione che ci stiamo muovendo, portando avanti il nostro impegno quotidiano. Cerchiamo di essere un canale diretto affinché novità e conoscenze passino dalla teoria alla pratica». A parlare di “scintille” e trasformazioni in corso è Emilio Bernardo Romano, presidente di Confindustria Crotone. Una provincia spesso considerata, insieme a buona parte del meridione, una delle periferie dello sviluppo economico italiano. Infatti, tra le critiche più diffuse nei confronti della Calabria, c’è quella di essere una regione in qualche modo prigioniera dell’assistenzialismo, dove manca il dinamismo imprenditoriale. Ma è davvero la terra degli immobilismi, delle dietrologie e dell’indifferenza verso i cambiamenti che attraversano i mercati globali e frenetici? «Affermare che i problemi non sussistano non sarebbe corretto. Pensiamo, per esempio, alla questione della carenza di adeguate infrastrutture, elemento indispensabile alle imprese e ai traffici. La viabilità ci taglia fuori e ne risen-

104 • DOSSIER • CALABRIA 2010

tiamo soprattutto oggi che la crisi mette a dura prova alcune nostre fragilità endemiche. Non nego neanche che in passato ci sia stato uno spreco delle risorse pubbliche, che ha alimentato il mito dell’assistenzialismo. Ma occorre fare delle precisazioni per sfatare fuorvianti luoghi comuni. La Calabria è anche un territorio di ricchezze e potenzialità tutte da esprimere». Parte con cautela Emilio Bernardo Romano. Subito, però, fornisce un quadro più complesso e variegato di quanto normalmente venga rappresentato. «È vero che l’evoluzione e la modernizzazione del tessuto produttivo non sono processi rapidissimi e scontati, tuttavia le iniziative ci sono, soprattutto per favorire la ricerca. Pensiamo alle opportunità offerte dai fondi comunitari che non dobbiamo lasciarci sfuggire. Di recente se ne è parlato rimarcando un mancato impiego. Credo che, al di là delle polemiche e della cattiva gestione burocratica che si frappone come ostacolo, queste risorse rappresentino un concreto aiuto per rinnovarci, soprattutto in termini di ricerca e innovazione. Detto questo va poi fatta un’altra riflessione: gli


Emilio Bernardo Romano



Puntare su ricerca e tecnologie, favorire lo scambio di saperi e risorse tra le imprese. Su questo ci stiamo battendo e qualcosa inizia a cambiare

incentivi non dovrebbero essere a fondo perduto. Bisognerebbe pensare a delle forme trasversali, come ad esempio la riduzione degli oneri finanziari e le facilitazioni per l’accesso al credito. Chi ha piani di investimento deve poter contare su degli strumenti. Per quanto riguarda il federalismo fiscale, credo che possa costituire un problema per le regioni del Sud». A Crotone gli industriali rimettono al centro della questione il ruolo dei governi e, soprattutto, guardano all’Europa per rimettere in circolo la cultura d’impresa. «Solo così si andrà verso ricerca e innovazione, che rappresentano due tasselli fondamentali per lo sviluppo. Diciamo che sono una strada obbligata. Lo fanno intendere chiaramente i mercati globali, che spingono all’aggiornamento costante, sia in termini di prodotto che di tecnologia. Stiamo puntando molto su questi settori. Le risorse messe a disposizione, sia dal ministero che dalla Regione, sono cospi-



cue. Ma questo non basta. Quello che conta è lavorare insieme e con obbiettivi comuni. Nella nostra provincia si è avviato un percorso virtuoso, un dialogo tra imprenditori e istituzioni, anche coinvolgendo le forze sindacali. Questo ci ha portato a sottoscrivere delle intese. L’individualismo non premia. Bisogna fare rete e creare nuove sinergie». Emilio Bernardo Romano chiude con una provocazione: «Ma guai a ritenersi soddisfatti, perché c’è il rischio di arrestarsi». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 105


TECNOLOGIE E RICERCA

La ricerca prima di tutto «Razionalizzare la gestione del Cnr per favorire la ricerca e lo sfruttamento dei suoi risultati per il progresso del Paese». Questo l’obiettivo che intende perseguire Luciano Maiani, che sottolinea come «le nanotecnologie, le biotecnologie e l’energia rappresentano le sfide più ardite e affascinanti del tempo presente» Nike Giurlani

L

In basso, Luciano Maiani, presidente Cnr

a relazione della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria del Consiglio nazionale delle ricerche evidenzia come, nonostante la riduzione in termini reali delle risorse disponibili, il Cnr abbia “saputo conseguire” progressi, “sia per i risultati dell’attività scientifica che per i rapporti di collaborazione scientifica con imprese e con vari soggetti pubblici”. I ricercatori, infatti, in questi anni, «hanno ottenuto risultati d’assoluto prestigio internazionale in diversi settori d’indagine e – rileva il presidente Luciano Maiani – per citare solo un caso, un’invenzione Cnr sull’impiego di legno artificialmente, fossilizzato come supporto per protesi ossee, è stata classificata dalla rivista Time tra le 50 invenzioni più rappresentative su scala mondiale realizzate nel 2009». Dall’inizio del suo mandato, il presidente Maiani ha cercato di perseguire

108 • DOSSIER • CALABRIA 2010

«l’obiettivo di razionalizzare la gestione del Cnr proprio nel senso di favorire la ricerca e lo sfruttamento dei suoi risultati per il progresso del Paese e – conclude – abbiamo lavorato per migliorare le relazioni con il tessuto imprenditoriale, per facilitare la nascita d’impresa dalla ricerca e per potenziare la capacità brevettuale». Quali sinergie vanno attuate tra le diverse componenti dell’imprenditoria nazionale per favorire il processo d’internazionalizzazione del sistema produttivo? «In campo europeo vi sono programmi di ricerca e innovazione a partecipazione pubblico/privata che costituiscono ovvie opportunità di sviluppo del nostro sistema produttivo: penso ad esempio a “Innovative medicine initiative”, un programma del valore di due miliardi euro per progetti cofinanziati dalla Commissione europea e dalla European federation of Pharmaceutical industries and associations (Efpia), oppure alle grandi infrastrutture europee di ricerca da realizzare all’interno della piattaforma ap-


Luciano Maiani

provata dalla Commissione europea. Consideriamo che il 60-70% dell’export europeo verso i Paesi dalle economie in rapida crescita (Brasile, India e Cina) è detenuto dalla Germania con una quota italiana decisamente minoritaria. Il Cnr e, più in generale, la ricerca pubblica possono svolgere un fondamentale ruolo trainante nello stabilire legami profondi e fungere da testa di ponte verso questi Paesi, dove sono presenti le massime opportunità di mercato». Ricerca e innovazione sono fondamentali per far fare un salto di qualità al made in Italy. Quali sono i partner internazionali con i quali collabora il Cnr? «Il Cnr è l’ente italiano che vanta il maggior numero di progetti all’interno del VII Programma Quadro europeo, il 22% di tutti i progetti italiani. Tra questi, il Cnr è il coordinatore di Mycored, un gran progetto sulla sicurezza alimentare e sui metodi d’analisi e di decontaminazione degli alimenti dalle micotossine prodotte dai funghi. In aggiunta, oltre alle relazioni con i tradizionali Paesi par-

tner di ricerca come Usa, Cina, Canada, Giappone, il Cnr sviluppa numerosi progetti con le nazioni in via di sviluppo, ad esempio un sistema di allerta precoce per prevenire danni alle colture in caso d’eventi catastrofici e cambiamenti climatici. In ambito agroalimentare possiamo inoltre vantare il brevetto di un genotipo d’ulivo che vendiamo in tutto il mondo. Il Cnr ha costanti relazioni con il tessuto imprenditoriale e manifatturiero italiano. È il caso dell’energia, con le collaborazioni con tutte le utilities energetiche del Paese e le aziende che producono rinnovabili, O o dell’automotive». Quali le sinergie che entrano in gioco? POSTO «In questo caso riguardano le auto, le moto, la nautica da diporto e i settori sportivi, con La posizione occupata dal Cnr nomi di primo piano come la Ferrari. Infine, nella classifica esiste un altro settore che registra una relainternazionale Scimago Institution zione continua tra la ricerca prodotta dal Cnr Rankings 2010 e l’impresa: quello delle macchine utensili, vero fiore all’occhiello del made in Italy, con partner di primario interesse come Comau». In particolare, che peso stanno ricoENERGIA prendo i settori come biotecnologie, naLa percentuale notecnologie, apparecchiature medicali e di fabbisogno energetico importato aerospazio? «Nanotecnologie e biotecnologie, assieme all’energia, rappresentano le sfide più ardite e affascinanti del tempo presente. Sono settori in cui il Cnr può vantare competenze e relazioni eccellenti. Recentemente abbiamo riorganizzato in nuovi istituti le ricerche in nano scienze e biotecnologie su cui puntiamo fortemente, anche alla luce dei risultati raggiunti. Il ruolo che queste branche della scienza hanno già assunto è testimoniato dal recente premio Nobel per la Fisica attribuito alle ricerche sul grafene, un materiale che po- 

23

16%

CALABRIA 2010 • DOSSIER • 109


TECNOLOGIE E RICERCA

 trebbe diventare l’attore di una rivoluzione

pari a quella avvenuta con la scoperta della plastica, e su cui ricercatori del Cnr lavorano da diversi anni». Ritiene che il ritorno al nucleare sia indispensabile per rilanciare l’economia del nostro Paese e renderlo competitivo anche a livello internazionale? «Il ritorno all’energia nucleare è una scelta giusta e necessaria. Prima di tutto perché si tratta di una fonte energetica sicura e importante, inoltre perché consentirebbe all’Italia di non importare più il 16% del proprio fabbisogno energetico dai vicini Paesi come Francia o Svizzera, derivanti proprio dall’uso delle centrali nucleari di quei Paesi e con costi eccessivi. Rispetto a 20 anni fa, la tecnologia ha fatto passi da gigante e si tratta dunque d’impianti sicuri per la sicurezza e per la salute della popolazione. Infine, rimettere in moto le competenze connesse alla costruzione e alla gestione degli impianti nucleari costituirà un importante volano per le imprese italiane, come avviene sempre in caso di nuove avventure tecnologiche». Quali sono i settori dove la ricerca ha raggiunto livelli d’eccellenza?

110 • DOSSIER • CALABRIA 2010



Nanotecnologie, biotecnologie ed energia rappresentano le sfide più ardite e affascinanti del tempo presente e sono settori in cui il Cnr può vantare competenze e relazioni eccellenti



«La ricerca italiana non è nuova ad eccellenze, in diversi settori. Fisica, nanotecnologie e medicina sono indiscusse punte di diamante, unite alle tradizionali competenze italiane nelle materie umanistiche e nei ben culturali. Semmai, il gap che scontiamo rispetto alle altre nazioni occidentali è dovuto ai minori investimenti, soprattutto dei privati, e al ridotto numero dei ricercatori rispetto alla generale forza lavoro. Ciononostante, l’Italia figura a buon titolo tra le nazioni con la maggiore produzione scientifica al mondo. Lo testimonia la recentissima classifica internazionale Scimago Institution Rankings 2010, secondo cui - per volume di pubblicazioni su riviste internazionali - il Cnr è al 23esimo posto al mondo, prima dell’università di Oxford o Yale o del Massachussetts Institute of Technology».


L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA

Senza innovazione non c’è progresso «La Calabria può divenire un polo competitivo a livello mondiale». Non ha dubbi, l’assessore regionale all'Agricoltura Michele Trematerra, che guarda con attenzione ogni proposta innovativa da cui il territorio possa trarre beneficio Renata Gualtieri

I

l potenziale inespresso del settore primario in Calabria è, purtroppo, ancora rilevante. Innovare, in agricoltura, vuol dire ottimizzare al massimo le risorse e accrescere la competitività delle aziende agricole. È questa la direzione in cui lavorare secondo l’assessore regionale all’Agricoltura Michele Trematerra, senza snaturare le proprie peculiarità e crescere in quei segmenti in cui è necessario migliorare. Innovare è anche salvaguardare, ma un’innovazione di cui la Calabria ha senz’altro bisogno è quella di un nuovo approccio culturale all’ambiente. «La nostra è una regione ricca di risorse naturali e questo, a volte, noi calabresi siamo i primi a dimenticarlo. Allo stato attuale c’è ancora molta strada da fare anche se le scelte operate sinora in questo nuovo corso amministrativo vanno nella giusta direzione». La “Casa dei vini della Calabria” dà il via all’enoteca regionale scegliendo Cirò e Lamezia Terme come sedi. In questo progetto come si coniuga l’agroalimentare di eccellenza con l’innovazione e la ricerca? «L’agroalimentare di eccellenza si coniuga per necessità con l’innovazione e la ricerca: un prodotto eccellente deve avere caratteristiche uniche e, soprattutto, scientificamente provate. Per intenderci, non basta affermare che la patata silana è superiore, per gusto e consistenza, a tuberi provenienti da altre zone geografiche: la qualità si misura attraverso criteri 112 • DOSSIER • CALABRIA 2010

scientifici che spiegano razionalmente le congiunzioni geologiche, climatiche e ambientali che permettono a determinati prodotti di essere unici al mondo. E, di conseguenza, di occupare spazi importanti nei mercati internazionali. L’istituzione dell’enoteca regionale “Casa dei Vini di Calabria” è concepita proprio in questo senso: mediante la costituzione di specifiche commissioni tecniche, si riuscirà a dare un impulso importante per lo studio e la promozione dei vini regionali e di tutti gli altri prodotti agroalimentari di qualità del territorio calabrese». Dagli arbusti da fibra della macchia mediterranea l’innovazione. È questa la proposta di Mosaico. È davvero possibile creare in Calabria un polo di innovazione competitivo a livello mondiale, a partire dalle biotecnologie? «Il dipartimento Agricoltura della Regione guarda con attenzione ogni tipo di proposta innovativa da cui il nostro territorio possa trarre beneficio. La nostra regione può divenire un polo di innovazione competitivo a livello mondiale; non ho dubbi, ne abbiamo i numeri. Su questa specifica tematica, però, sug-

Qui sopra, l’assessore regionale all’Agricoltura, Michele Trematerra


Michele Trematerra



La Casa dei Vini di Calabria darà impulso per lo studio e la promozione dei vini e prodotti agroalimentari regionali di qualità

gerirei la massima cautela: la nostra agricoltura sarà sempre quella delle produzioni tipiche legate alla storia culturale della nostra terra. Ne siamo consapevoli e, soprattutto, ben lieti. Non è mai simpatico fare paragoni ma, questo è noto, le nostre risorse naturali e climatiche ci consentono di ambire a un sistema agricolo di qualità e finalizzato alla valorizzazione delle risorse donateci dalla natura». Come sono stati impiegati sin qui i fondi europei per l’innovazione in agricoltura e quale sarà l’utilizzo dei circa 34 milioni di euro da spendere entro fine anno? «I fondi europei, sino a ora, sono stati una spinta innovativa e qualitativa importante per l’evoluzione delle potenzialità produttive delle nostre filiere. Pensiamo al nostro prodotto agroalimentare principale: solo venti anni fa,



circa il 90% del nostro olio di oliva era “lampante”, cioè non utilizzabile per il consumo diretto. Ora oltre il 70% è di qualità extravergine. I fondi comunitari, in processi come questo, hanno svolto un ruolo fondamentale. Le risorse da investire entro la fine dell’anno verranno impiegate principalmente per dare enfasi alle filiere che seguono la produzione delle nostre eccellenze. Non saranno interventi “a pioggia” ma ben mirati. In questo senso, si è rivelato fondamentale la creazione di un nuovo modello gestionale organizzativo che ha coinvolto l’Arssa e che ci ha permesso di recuperare molto terreno perso in passato sulle misure agroalimentari. Con i pagamenti eravamo fermi al 2007; oggi siamo in procinto di liquidare i pagamenti relativi al 2010».  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 113


L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA



Le nostre risorse naturali e climatiche ci consentono di ambire a un sistema agricolo di qualità





L’innovazione in agricoltura può essere occasione per nuovi posti di lavoro? «La risposta è scontata ed è affermativa. Nel nostro contesto, inoltre, l’innovazione può essere determinante per quello “scatto in avanti” necessario in campo economico. Per questo, è determinante evitare di cadere nei soliti atavici errori gestionali che, per troppo tempo, hanno frenato lo sviluppo della Calabria. Il sincero attaccamento alla mia terra mi spinge a non optare per decisioni populiste e finalizzate al nulla come quelle cui abbiamo spesso assistito in passato. Senza innovazione, senza idee positive e propositive, non c’è progresso e non si alimenta benessere. Non mi stancherò mai di ripetere che non basta spendere, serve investire. Raggiungere questo obiettivo sarebbe, forse, per la Calabria la più grande delle innovazioni». Quanto occorre ancora investire in nuove tecnologie perché la green economy sia motore di sviluppo della regione?

114 • DOSSIER • CALABRIA 2010

«Eolico, idroelettrico, solare e biomasse: a livello nazionale, negli ultimi anni c’è stata un’inversione di tendenza che ha determinato un sensibile incremento degli investimenti finalizzati allo sviluppo della green economy. Un dato su tutti: dal Rapporto Italia 2010 dell’Eurispes emerge che, dal 2001 al 2007, in Italia il consumo di petrolio è sceso di quasi l’8% a fronte di un aumento del consumo interno lordo di energia ricavata da fonti pulite. Il Sud, e nella fattispecie la Calabria, grazie alle sue risorse, può puntare in maniera decisa a essere capofila di questo nuovo modo di fare impresa, ma c’è ancora molto da fare. Senza dubbio, occorrono decisi investimenti sul territorio; pubblico e privato, in questo senso, devono condividere medesimi obiettivi. Non sono l’unico a credere che, attraverso questo approccio, si possano creare numerosi nuovi posti di lavoro».


Processi virtuosi di rilancio del settore agricolo «L’Ente dovrà diventare punto di riferimento nella produzione di innovazione tecnologica di processo e di prodotto e eccellenza per i servizi specialistici diretti all’impresa agricola». È la mission dell’Arssa, per il commissario Ettore Vaccaro Renata Gualtieri

L’

integrazione fra sistema produttivo agricolo e tutela ambientale costituisce il presupposto fondamentale della futura agricoltura. In questo processo di trasformazione, un’attenzione particolare è riservata alla conservazione e alla valorizzazione della risorsa suolo, fondamentale per aspetti ambientali, economici e sociali. Riconoscendo la centralità di questa importante risorsa naturale, la Regione Calabria attraverso l’Arssa, ha attivato uno specifico filone di attività finalizzato all’acquisizione di conoscenze dei suoli e alla gestione delle stesse per scopi applicativi. In quest’ottica è stata completata la “Carta dei suoli della Calabria”. «La Carta – commenta il com-

missario Arssa Ettore Vaccaro – costituisce uno strumento utile per la pianificazione territoriale a livello provinciale, regionale e nazionale e risulta fondamentale per il corretto recepimento delle normative in tema di agroambiente». Grazie al lavoro dell’Arssa la Regione Calabria è riuscita a evitare due procedure di infrazione dell’Unione europea per mancata applicazione delle norme sulla salvaguardia dell’ambiente. L’Agenzia, infatti, ha tra i suoi principali scopi l’orientamento alla conservazione e valorizzazione delle risorse naturali e a un uso multifunzionale e sostenibile 

Sotto, il commissario dell’Arssa, Ettore Vaccaro

CALABRIA 2010 • DOSSIER • 115


L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA

 dello spazio rurale calabrese, ma anche la pre-

disposizione di strumenti conoscitivi di metodologia e di linee guida per il governo del territorio, la gestione e valorizzazione dei boschi e la riqualificazione delle zone rurali degradate a causa di calamità naturali. L’Arssa per statuto deve erogare servizi avanzati all’agricoltura e gestire centri di ricerca agricola. Dall’inizio del suo mandato quale è stata la sua ricetta per perseguire i fini statutari? «In questi pochi mesi di attività l’obiettivo principale è stato quello di riprendere le competenze presenti nell’Agenzia nel campo della ricerca e della sperimentazione, dell’erogazione dei servizi specialistici quali la pedologia, l’agrometeorologia, la cartografia, e la diffusione e la relativa trasmissione delle informazioni alle imprese agricole. Certo la condizione di “liquidazione dell’Ente” ha reso il mio compito più difficile soprattutto nell’individuare motivazioni e stimoli nel personale che, per circa tre anni, non ha avuto le spinte necessarie per pensare al futuro della propria attività. L’impegno assunto dall’assessore all’Agricoltura Michele Trematerra e dalla Giunta regionale, che lavorano quotidianamente ad un progetto di riforma dell’Agenzia, hanno invertito la rotta e, con l’aiuto delle professionalità presenti nell’Ente, sono stati innescati processi virtuosi di rilancio che stanno dando già i primi evidenti frutti di un impegno rinnovato». Quali le priorità dell’Ente per favorire anche a lungo termine lo sviluppo dei servizi innovativi in agricoltura? «Il processo di riorganizzazione dell’Agenzia, in corso, consentirà innanzitutto di pensare a una nuova mission dell’Ente, che dovrà diventare uno strumento agile al servizio solo dell’agricoltura calabrese, punto di riferimento tecnico e scientifico nella produzione di innovazione tecnologica di processo e di prodotto e eccellenza nel campo dei servizi specialistici diretti all’impresa agricola. Ne è prova la partecipazione dell’Agenzia a importanti progetti a valenza anche internazionale. L’Agenzia dovrà favorire e seguire la costituzione di aziende agricole cooperativistiche in grado di 116 • DOSSIER • CALABRIA 2010

conseguire adeguati livelli di reddito, con particolare riguardo alla collaborazione tra l’Arssa e le scuole medie superiori e universitarie al fine di verificare la possibilità di utilizzare terreni agricoli incolti di proprietà della Regione, dei Comuni, degli Enti o dello Stato con contratti di comodato gratuito al fine di mettere detti terreni in coltura e renderli piccole aziende agricole. La Calabria dunque sarebbe la prima regione d’Italia ad attuare il federalismo con un progetto che potrebbe



Il servizio agrometeorologico rappresenta il punto di riferimento di un sistema nazionale per lo studio e il monitoraggio dei fenomeni meteorologici



chiamarsi “Dalla scuola al posto di lavoro”». A nord di Paola l’Arssa ha realizzato un importante centro sperimentale su un’area di circa 400 ettari. Quanto contribuisce questa struttura alla salvaguardia dell’ambiente e della fauna calabrese? Che servizi offre all’agricoltura? «Il centro sperimentale dimostrativo di Paola, come gli altri 10 centri dell’Arssa dislocati sull’intero territorio regionale, ha il compito principale di rappresentare le condizioni pedo-climatiche, ambientali, agronomiche e di biodiversità del territorio calabrese. All’interno di queste condizioni vengono testate le innovazioni che provengono dal mondo della ricerca pura ed applicate a prove sperimentali di ripetizione che consentono, ai tecnici dell’Agenzia, di individuare correttivi atti a una più utile applicazione delle innovazioni nell’azienda agricola. Quello di Paola ha, inoltre, la peculiarità di poter osservare le interazioni tra ambiente


Ettore Vaccaro

DOVE LA RICERCA GARANTISCE LA QUALITÀ T

quasi incontaminato e le pratiche di allevamento e produzione in montagna, oltre che all’allevamento, in forma naturale, di specie dell’avifauna calabrese e degli ungulati. Questo centro pilota dell’Alto Tirreno Cosentino consente la conoscenza de visu di molte specie di animali, visitati dalle scolaresche in ogni periodo dell’anno, e di come gli stessi devono vivere in un ecosistema incontaminato». Il Servizio agrometeorologia quali tecnologie avanzate utilizza e che supporto da alla divulgazione di informazioni utili alle imprese agricole per la corretta gestione dei processi produttivi? «Uno dei principali compiti del servizio Agrometereologia è quello di fornire i supporti necessari per diffondere al mondo agricolo informazioni in grado di consentire una corretta programmazione delle attività colturali in funzione dell’andamento meteorologico. Ciò si traduce nella realizzazione di interventi colturali mirati (trattamenti fitosanitari, interventi irrigui, concimazioni, lavorazioni del terreno, sfalcio dei prati, ecc), che permettono un risparmio economico per l’imprenditore agricolo ma anche la riduzione dell’uso di sostanze chimiche e pertanto un minore impatto ambientale. Le stesse informazioni, opportuna-

ra le realtà presenti all’interno del Consorzio Sibarit largo spazio viene dato all’innovazione. Il vice presidente e amministratore delegato Antonio Schiavelli (nella foto) spiega come è gestita dal Consorzio la spinta innovativa di ogni singolo associato. Alcune produzioni ortofrutticole sono stagionali. Con quali tecniche si può allungare la vita del prodotto? «Le tecniche attualmente disponibili sono basate soprattutto su metodiche fisiche, e non chimiche, come la frigoconservazione controllata e la sottrazione di ossigeno. Il Consorzio punta maggiormente all’introduzione di nuove cultivar in grado di ampliare il periodo di maturazione e quindi di commercializzazione». Quali i risultati ottenuti nella sperimentazione di nuove cultivar? «Tra gli obiettivi raggiunti il miglioramento delle qualità organolettiche (aumento grado zuccherino in giusto rapporto con l’acidità), l’ampliamento calendario di maturazione, miglioramento della consistenza dei frutti, della shelf life e miglioramento aspetto esteriore». Quali nuovi strumenti utilizza il Consorzio per assicurare la tracciabilità e la qualità del prodotto? «La tracciabilità e la qualità del prodotto oggi sono fondamentali per essere competitivi sul mercato. Gli strumenti usati sono da un lato quelli di laboratorio dall’altro quelli informatici tecnologici per la completa tracciabilità e/o rintracciabilità del prodotto nell’intera filiera fino al consumatore finale (computer palmari, codici a barre, e sistema informativo di filiera in grado di memorizzare tutte le attività). In avanzata fase di sperimentazione ci sono i microchip già applicati su ogni contenitore usato per la raccolta».

mente elaborate, costituiscono un supporto fondamentale per le finalità di medio e lungo periodo come: pianificazione territoriale, valorizzazione dei prodotti tipici, difesa degli ecosistemi agro-forestali. Inoltre, il servizio agrometeorologico rappresenta il punto di riferimento di un sistema nazionale per lo studio e il monitoraggio dei fenomeni meteorologici, cambiamenti climatici e lotta alla desertificazione. La rete dell’Arssa, costituita da oltre 40 stazioni agrometeorologiche diffuse su tutto il territorio regionale, può contare anche sul monitoraggio agrofenologico di vite, olivo, agrumi e pesco, eseguito mediante rilevazioni settimanali presso 80 stazioni agrofenologiche, il servizio si è avvalso anche della collaborazione dei divulgatori dislocati nelle aree interessate. Viene emesso un bollettino settimanale di consigli alle imprese agricole, anche on line». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 117


Risanare i conti per aprirsi all’Europa Rilanciare la Calabria non solo a livello nazionale, ma anche europeo. Questo l’obiettivo che la Giunta guidata da Giuseppe Scopelliti ha in serbo per la propria terra, come ha messo in luce l’assessore Giacomo Mancini. Tra progetti e iniziative già attuate, ecco le prossime sfide Nike Giurlani

I In alto a destra, Giacomo Mancini, assessore con delega al Bilancio e alla Programmazione

l 2011 si prospetta un anno denso di progetti, iniziative e nuove sfide per la Calabria. «Il governatore Scopelliti, e noi insieme con lui, è impegnato nell’interlocuzione con il governo e con la Conferenza delle Regioni per far comprendere il nostro punto di vista, raccordandoci sempre con le altre regioni del Mezzogiorno che vivono le nostre stesse preoccupazioni» evidenzia Giacomo Mancini, assessore con delega al Bilancio e alla programmazione. L’obiettivo principale è non sforare il patto di stabilità per non incorrere in sanzioni. Proprio per questo motivo «i primi d’agosto – spiega l’assessore – abbiamo approvato una legge regionale contenente specifiche previsioni dirette ad assicurare il rispetto del patto

120 • DOSSIER • CALABRIA 2010

di stabilità e nel mese di settembre una delibera di Giunta sul piano dei pagamenti che ci ha consentito e ci consentirà di rispettare gli impegni». L’assessore tiene poi a precisare l’impegno profuso dall’intera Giunta, fin dal primo momento del loro insediamento, per recuperare autorevolezza e fiducia a livello europeo. «La Calabria è stata una delle regioni d’Italia che ha speso peggio le ingenti risorse stanziate dall’Europa» sottolinea Mancini. Per questo motivo «il nostro intendimento è quello di cambiare rotta seguendo due direzioni: la prima punta a conquistare una nuova credibilità verso le istituzioni italiane ed europee; l’altra ha come obiettivo quello di creare una macchina burocratica più rapida, più efficiente e capace di fare


Giacomo Mancini



Le priorità sono per noi la tutela ambientale e naturalmente le infrastrutture

spesa positiva» conclude Giacomo Mancini. Lei ha dichiarato «abbiamo iniziato la legislatura approvando una manovra considerevole che ha consentito ai calabresi di risparmiare 45 milioni di euro e di avviare così il risanamento del pesantissimo disavanzo che affligge i conti regionali e di razionalizzare la spesa pubblica». Qual è la situazione attuale a livello di liquidità? «Quando ci siamo insediati abbiamo trovato una situazione difficile: il bilancio della Calabria, infatti, presentava un disavanzo strutturale di 300 milioni di euro, nel senso che ogni anno in Calabria le previsioni di bilancio non erano sufficienti a sostenere la spesa autorizzata. Rispetto a questa vera emergenza ci siamo subito messi a lavoro. Abbiamo approvato una manovra finanziaria che ha fatto risparmiare ai calabresi 45 milioni di euro, ponendo le basi per risanare le casse della regione. Iniziando dal taglio di tanti sprechi e di tanti sperperi. La giunta guidata dal presidente Scopelliti è stata la prima a decurtare sensibilmente i costi della politica».



Proprio recentemente sono emersi dei ritardi nei pagamenti alle imprese calabresi, in quanto avete adottato una delibera sul piano dei pagamenti che ha avuto come conseguenza quella di ridurre la spesa e di allungare per quest’anno i tempi dei pagamenti. Quali le prospettive al riguardo per il 2011? «Anche qui subiamo gli effetti negativi della cattiva gestione del passato. Le norme nazionali indicano per la Calabria il tetto di spesa di un miliardo e 400 milioni di euro per il 2010. Se dovessimo superare questa cifra, sforeremmo il patto di stabilità e andremmo incontro a delle sanzioni. La vecchia giunta, dopo solo 3 mesi, aveva dissipato più della metà del nostro budget per interventi clientelari, utili alla loro campagna elettorale. Anche su questo punto siamo corsi ai ripari. I primi d’agosto abbiamo approvato una legge regionale contenente specifiche previsioni dirette ad assicurare il rispetto del patto di stabilità e nel mese di settembre una delibera di giunta sul piano dei pagamenti che ci  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 121


BILANCIO REGIONALE

RILANCIARE IL PORTO DI GIOIA TAURO T

ra le vittorie messe a segno dalla nuova Giunta c’è la sottoscrizione dell’Apq di Gioia Tauro con la quale saranno finanziati 443 milioni di euro, il triplo di quelli originariamente previsti. «Con queste risorse finanzieremo il potenziamento del porto di Gioia (nella foto) che già oggi è tra i più importanti del bacino del Mediterraneo» spiega l’assessore Giacomo Mancini. «Insieme realizzeremo importanti infrastrutture ferroviarie che consentiranno alle navi, che attraccheranno nel nostro porto, di poter scaricare i container sui treni che grazie all’alta velocità raggiungeranno in tempi rapidi il nord Europa». Con questo intervento la Calabria che è stata spesso considerata una regione marginale ed emarginata «sarà una terra protagonista di primo livello anche all’interno del famoso Corridoio 1 Berlino-Palermo e nelle grandi linee di comunicazione euromediterranee» conclude l’assessore.

 ha consentito - e ci consentirà - di rispettare gli impegni. Quali sono state le reazioni? «Queste decisioni hanno trovato ampio consenso in tutti gli operatori della nostra regione. Anche chi ha subito qualche rallentamento ha compreso che è l’interesse generale che vogliamo tutelare. Per la prospettiva del 2011, il governatore Scopelliti, e noi insieme con lui, è impegnato nell’interlocuzione con il governo e con la Conferenza delle Regioni per far comprendere il nostro punto di vista, raccordandoci sempre con le altre regioni del Mezzogiorno che vivono le nostre stesse preoccupazioni». La Giunta, ha recentemente approvato il Dpefr per gli anni 2011-2013, di cosa si tratta? Quali gli obiettivi prefissati? «L’approvazione del Dpfer è propedeutica alla definizione del bilancio di previsione che è nostro fermo intendimento approvare in Consiglio regionale entro il 31 dicembre. Questo è avvenuto una sola volta in quaranta anni di vita regionale. La traiettoria che abbiamo seguito, e continuiamo a seguire, è quella di razionalizzare la spesa continuando a tagliare le voci inutili e avviando un percorso che, pur nelle 122 • DOSSIER • CALABRIA 2010

difficoltà economiche in cui viviamo, possa offrire nuove opportunità ai calabresi». Quali sono i settori che risentono maggiormente della mancanza di liquidità e verso i quali state lavorando per erogare presto dei finanziamenti? «La scelta federale e di rigore finanziario avviata dal governo - che noi condividiamo nella pratica determinerà profonde innovazioni nel sistema tributario e la riduzione di una serie di trasferimenti: a iniziare da quelle sui trasporti per finire a quelle per il sociale. Anche su questo vogliamo abbandonare il clichè degli amministratori meridionali che sanno solo lamentarsi. Noi vogliamo far fronte con le nostre forze in una dinamica complessiva che riguarda l’intero Paese». Lei ha dichiarato che la spesa dei fondi Fesr prima dell’insediamento della giunta Scopelliti arrivava appena al 7%. Cosa è cambiato ad oggi? «La Calabria è stata una delle regioni d’Italia che ha speso peggio le ingenti risorse stanziate dall’Europa. Ci sono stati sperperi, sprechi e anche una serie d’azioni illecite. Il nostro intendimento è quello di cambiare rotta seguendo due direzioni: la prima è esterna e punta a conquistare una nuova credibilità con le istituzioni italiane ed europee; l’altra è interna e ha come obbiettivo di creare una macchina burocratica più rapida, più efficiente e capace di fare spesa positiva. Seguendo queste traiettorie abbiamo iniziato il nostro lavoro che fin da subito ha prodotto ottimi risultati». Quali progetti saranno realizzati grazie ai fondi dell’Unione europea? «Il primo approccio con l’Unione è stato duro. Ci hanno spiegato, in maniera categorica, che bisognava necessariamente rompere con la cattiva gestione del passato. Il ri-


Giacomo Mancini

schio concreto per la Calabria era quello di perdere i finanziamenti e dalla Commissione hanno preteso il rispetto di un loro cronoprogramma molto fitto. Noi siamo molto orgogliosi di averlo rispettato e di avere raggiunto in pochi mesi risultati davvero importanti. Le priorità sono per noi la tutela ambientale, gli attrattori culturali dai quali far nascere nuove occasioni di crescita turistica e naturalmente le infrastrutture». Il ministro Fitto ha dichiarato che entro il mese di novembre verrà varato il piano per il Sud. Che cosa auspica per la Calabria? «Il ministro Fitto nei diversi incontri che ha avuto con Scopelliti ha dimostrato grande attenzione nei confronti della Calabria. Siamo fiduciosi anche dell’attenzione del governo rispetto al nostro percorso di cambiamento. Anche a Roma hanno percepito con soddisfazione che in Calabria lavora una classe dirigente giovane, capace, preparata che vuole fare il massimo per la propria



La Calabria è stata una delle regioni d’Italia che ha speso peggio le ingenti risorse stanziate dall’Europa: Il nostro intendimento è quello di cambiare rotta

terra». Nei giorni scorsi il ministro Galan ha fatto presente che alcune Regioni italiane “stanno per buttare via 342 milioni di finanziamenti europei, che poi arrivano al doppio perchè c’è la parte di cofinanziamento” per quanto riguarda il settore agricolo. Qual è la situazione in Calabria? «La denunzia del ministro è molto allarmante e preoccupante. Riguarda il Piano di sviluppo rurale che è gestito dal dipartimento Agricoltura. Sono sicuro che l’assessore Michele Trematerra, insieme alla sua dirigenza, sarà capace di invertire la rotta e di sviluppare un settore strategico per la nostra regione».



CALABRIA 2010 • DOSSIER • 123


RIFORMA FISCALE

Serve un clima di fiducia tra Stato e cittadino Un fisco equo e sostenibile. Che persegue un obiettivo: ottenere un “Paese migliore”, come cita il titolo del 2° Congresso nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili. Lo afferma Claudio Siciliotti, presidente della categoria Francesca Druidi

Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili

ono quattro le proposte di legge presentate dai commercialisti al congresso nazionale di categoria tenutosi a ottobre: innanzitutto inserire in Costituzione lo statuto del contribuente e poi la certificazione degli asset di un’azienda da parte di commercialisti iscritti in un apposito elenco della Camera di Commercio, per un rapporto fiduciario migliore tra banche e Pmi. Le altre proposte riguardano la liberazione dai debiti delle micro realtà economiche e le società per i professionisti. «I riscontri che abbiamo avuto sono stati tutti positivi – commenta Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili – ci è stata riconosciuta da tutti una capacità propositiva unica nel panorama delle categorie professionali». Certo, come ricorda Siciliotti, l’attuale contesto di instabilità politica non aiuta a fare in modo che questi progetti possano in tempi rapidi convertirsi in provvedimenti concreti. «Noi comunque faremo tutto quanto nelle nostre possibilità per non far

S

126 • DOSSIER • CALABRIA 2010

calare l’attenzione sulle nostre proposte». La semplificazione sembra essere la parola chiave della nuova riforma fiscale. Da quali temi non si potrà in alcun modo prescindere? «La semplificazione è sicuramente una direttrice di riforma importante e posso assicurare che i primi a desiderare ardentemente un sistema fiscale più semplice sono coloro che, come i commercialisti italiani, si scontrano ogni giorno con le farraginosità talvolta ottuse del nostro sistema fiscale. Chi pensa che su quelle complicazioni categorie come la nostra fondino le proprie fortune, davvero non capisce nulla. Per quanto semplice, un sistema fiscale evoluto mantiene sempre un livello minimo di complessità che rende necessaria e utile al paese e ai cittadini la figura di un esperto fiscale. È la complessità inutile ed evitabile che ammazza il sistema e, in primis, chi se ne occupa in modo professionale. Ciò detto, ritengo che nel quadro attuale ci siano alcune direttrici d’azione ancora più importanti di quelle di semplificazione».


Claudio Siciliotti

Ad esempio? «Il nostro è un fisco iniquo che premia chi possiede e penalizza chi produce e che, attraverso imposte genuinamente demenziali come l’Irap premia chi esternalizza e delocalizza rispetto a chi garantisce occupazione e posti di lavoro. Il punto centrale oggi è il lavoro e la produzione: quella deve essere anche la principale direttrice della riforma fiscale». Lei ha usato il significativo slogan “un fisco leggero con sanzioni pesanti” per chiarire l’idea di fisco che vorrebbe. Come sarà possibile raggiungere questi obiettivi? «Creando un clima di fiducia tra cittadino e Stato, prima che tra contribuente ed Erario. In un Paese in cui i cittadini non credono davvero che chi li rappresenta si preoccupa dei loro problemi prima che dei propri, è assai difficile che la naturale propensione egoistica che fa da sfondo all’evasione fiscale, possa ridursi anziché esplodere ulteriormente. Mi lascia sempre stupefatto vedere i due pesi e le due misure con cui viene trattata l’evasione fiscale, da un lato, e una serie di altri riprovevoli comportamenti dall’altro. Metterla anche sul piano etico, quando addirittura non su quello religioso, ci può anche stare per quanto mi riguarda, ma perché allora su tutta una serie di altri comportamenti si ritiene di dover escludere l’etica dal novero dei parametri di giudizio? Quello fiscale, lo ribadisco, è solo una sfaccettatura patrimoniale del ben più ampio e pregnante rapporto che lega un cittadino al suo Paese». Si sta aprendo in Italia una nuova stagione del rapporto tra contribuenti e fisco? In quale direzione si posiziona la vostra proposta di elevare a rango costituzionale lo Statuto del contribuente?

Il punto centrale oggi è il lavoro e la produzione: quella deve essere anche la principale direttrice della riforma fiscale

~

«Nel senso di creare un minimo comune denominatore di regole che non siano soltanto condivise, ma anche certe e inderogabili. In questi anni, lo Statuto del contribuente è stato derogato talmente tante volte, a danno del cittadino, per mere esigenze di cassa, da contribuire quasi di più ad accrescere nei cittadini l’indignazione e la consapevolezza dell’essere spesso trattati come sudditi, piuttosto che la soddisfazione di vivere in uno Stato di diritto. Elevando a norma di rango costituzionale i principi dello Statuto si ovvierebbe a questo drammatico inconveniente e si lancerebbe un chiaro segnale nel senso della creazione di quel clima di fiducia di cui abbiamo fatto cenno prima». Federalismo fiscale e lotta all’evasione fiscale. Leve fondamentali per il futuro

››

CALABRIA 2010 • DOSSIER • 127


RIFORMA FISCALE

Non siamo mai stati dei meri fiscalisti e siamo da sempre il principale consulente strategico delle aziende, grazie alla nostra formazione multidisciplinare

~

›› del Paese. Quali le criticità ancora da af- poco a favore del fisco il rapporto con il confrontare? «Per quanto riguarda il federalismo fiscale, ci sembra che sia troppo sbilanciata l’attenzione verso l’autonomia impositiva, ossia la possibilità per regioni ed enti locali di introdurre tributi propri. Molto più rilevante è, invece, l’autonomia finanziaria, ossia la diretta titolarità del gettito di tributi che, per il resto, possono anche rimanere concepiti a livello centrale, evitando tra l’altro in questo modo una vera e propria proliferazione di leggi di imposta che potrebbe portare a una “Babele fiscale” ingestibile. Per quanto riguarda la lotta all’evasione, le criticità sono due. La prima: gli obiettivi di recupero sono talmente elevati da rendere altrettanto elevato il rischio che l’amministrazione finanziaria possa esasperare le situazioni di conflitto anche in situazioni dove la pretesa erariale è tutt’altro che certa. Questo rischio esiste tanto più perché i nuovi mezzi messi a disposizione, dal redditometro che sembrerebbe venire trasformato in una sorta di studi di settore per famiglie, agli accertamenti direttamente esecutivi per la riscossione, sbilanciano non

128 • DOSSIER • CALABRIA 2010

tribuente». Mentre la seconda criticità? «Se davvero vogliamo dare un senso al motto “pagare tutti per pagare meno” bisognerebbe allora cominciare a utilizzare almeno parte delle somme recuperate dall’evasione ai fini della riduzione delle imposte a chi già le paga. E, nonostante gli slogan, questo continua a non avvenire, quale che sia la maggioranza di turno al governo». Si può parlare sempre più di un’evoluzione del ruolo dei commercialisti da fiscalisti a consulenti strategici delle aziende? «In verità noi non siamo mai stati dei meri fiscalisti e siamo da sempre il principale consulente strategico delle aziende, grazie alla nostra formazione multidisciplinare. L’avvocato segue una causa, il notaio segue un atto, il consulente del lavoro segue le paghe e le questioni concernenti la gestione del personale, ma chi da sempre segue l’azienda a 360 gradi è il commercialista. Anche per la consulenza fiscale, ovviamente, ma di certo non solo».


INFRASTRUTTURE

Polo logistico intermodale, il futuro di Gioia Tauro Ridurre le accise sui prodotti petroliferi usati dalle strutture portuali e risolvere il nodo del costo del lavoro. Giovanni Grimaldi, presidente dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, spiega le misure per favorire il rilancio e la competitività Francesca Druidi

C

ontribuire allo sviluppo economico della Calabria e continuare a rivestire un ruolo leader nel circuito dei traffici del Mediterraneo. Questi gli obiettivi del porto di Gioia Tauro, che vede oggi questi traguardi più raggiungibili grazie all’accordo di programma quadro, sottoscritto nel settembre scorso dalla Regione con il ministero dei Trasporti. L’accordo prevede un investimento di oltre 459 milioni di euro per la realizzazione di interventi nell’area di Gioia Tauro e su parte del territorio della regione. «Per quanto riguarda gli interventi gestiti dall’Autorità portuale – precisa il presidente dell’Authority di Gioia Tauro, Giovanni Grimaldi – il loro iter è stato già avviato». Si può parlare di ripresa per il porto di

142 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Gioia Tauro? «A fine luglio, il porto di Gioia Tauro, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, è ritornato in attivo del 15%. Grazie all’abbattimento delle tasse portuali, negli ultimi mesi, siamo riusciti a dare il via all’impennata dei traffici in modo costante e sempre crescente. Dati alla mano, si è passati da un -14,1%, rilevato nei movimenti del mese di maggio 2010, a un +15,5 % di luglio. Si tratta di un trend che, mensilmente, continua a essere confermato dal positivo andamento dei traffici. Lo scorso ottobre, infatti, sono stati movimentati 258.681 teus». L’emendamento del ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, al decreto milleproroghe per fronteggiare le difficoltà dei porti italiani, in particolare quelli che mo-

Nella pagina a fianco, Giovanni Grimaldi, presidente dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro; nelle altre foto, immagini dello scalo portuale


Giovanni Grimaldi

vimentano i container come Gioia Tauro, Taranto e Cagliari, specializzati nelle operazioni di transhipment, ha quindi dato i suoi frutti. «Sì, il provvedimento legislativo è stato definitivamente approvato con la legge di conversione n. 25 del 26 febbraio 2010. Immediata è stata la risposta dell’Autorità portuale di Gioia Tauro che, cogliendo la palla al balzo, ha portato in Comitato portuale la proposta di ridurre le tasse d’ancoraggio del 60%, per le navi fino a 50mila tonnellate di stazza, e del 90% per quelle di peso superiore. Siamo riusciti a ridurre le tasse portuali fino al 90% con l’utilizzo delle sole spese correnti, senza fare ricorso agli avanzi di bilancio. Che, invece, credo debbano essere utilizzati per affrontare i problemi finanziari del porto e per sostenere le buone scelte adottate in via sperimentale». Quali sono le priorità per il prossimo futuro? «Stabilizzare questo buon risultato anche per affrontare le problematiche della concorrenza dei porti del Nord Africa. Attualmente è in discussione in Parlamento la norma esplicativa della legge Matteoli, che dà la possibilità di utilizzare gli avanzi di bilancio per il prossimo anno. Credo sia opportuno riuscire a

sostenerla, per dare alle Autorità portuali gli opportuni strumenti per continuare a influenzare e ad attrarre l’andamento dei traffici internazionali». Con quali strategie occorre assecondare il rilancio, affrontando la competizione globale, in particolare dei porti spagnoli e africani? «Vi sono due punti su cui, a mio avviso, si potrebbe intervenire. Anzitutto occorrerebbe ridurre le accise sui prodotti petroliferi utilizzati dalle strutture portuali e, contemporaneamente, affrontare il problema del costo del lavoro, che nel Nord Africa è decisamente inferiore. Del resto, e mi riferisco nello specifico alla Spagna, occorre rilevare che il suo governo ha di recente approvato una legge che assegna alle Autorità portuali una maggiore autonomia finanziaria, demandando loro la determinazione dell’entità delle tasse da applicare. L’unico vincolo è che la produzione abbia una redditività annua non inferiore al 2,5%.  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 143


INFRASTRUTTURE

 

È prevista la costruzione del Terminal intermodale come anello di congiunzione tra lo scalo e il collegamento terrestre

Credo fermamente che il nostro futuro sia legato al bacino del Mediterraneo, la cui parte meridionale avrà senz’altro uno sviluppo molto importante». In quali termini? «La popolazione è percentualmente molto più giovane di quella della sponda europea e, secondo tutte le stime, il peso demografico è destinato a una decisa crescita, al contrario di quello dei paesi europei che subirà un decremento. Pertanto, a mio avviso, dovrà divenire una sorta di “Comunità economica del Mediterraneo” sul modello della prima comunità economica europea. Sarà, dunque, necessario prevedere la libera circolazione di merci, persone e servizi anche in attuazione della dichiarazione di Barcellona del 1995, abbattendo ogni forma di protezionismo. Inoltre, probabilmente a molti non è noto, bisogna ricordare che il cluster marittimo vale in Italia 40 miliardi di euro, cifra molto più rilevante del settore agricolo e della produzione di autoveicoli. Pertanto è necessario che i porti siano considerati alla stregua di una vera e propria industria e che, quindi, siano sostenuti dalla mano pubblica». In che cosa consisteranno gli interventi previsti dall’Apq? «Su precisa volontà del governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, gli interventi previsti nell’Accordo di programma quadro hanno ampio respiro e coinvolgono diverse istituzioni. Per quanto riguarda gli interventi gestiti dall’Autorità portuale, il loro iter è 144 • DOSSIER • CALABRIA 2010

stato già avviato, fermo restando che, comunque, tutte le infrastrutture dovranno essere realizzate entro il 31 dicembre del 2015. Tra le infrastrutture di nostra competenza, ritengo vadano messe in risalto, per la loro strategica funzionalità, il terminal intermodale in ambito portuale; il completamento della profondità dei fondali, che consente allo scalo di essere il porto scelto dalle navi di grandi dimensioni e di futura generazione; la rivisitazione dell’intera viabilità portuale e il rimodellamento del canale portuale». Può indicare le prospettive di sviluppo legate alla creazione del nuovo polo logistico intermodale? «Per stimolare l’integrazione dello scalo di Gioia Tauro con l’entroterra e il resto del mercato, è stata prevista la costruzione del Terminal intermodale, che assurge ad anello di congiunzione tra lo scalo portuale e il collegamento terrestre regionale, nazionale e internazionale. Si tratta di un Terminal che centralizza le operazioni di carico e scarico dei carri ferroviari. Strutturato per rispondere a 360 gradi alle esigenze del traffico container e di quello delle auto nuove con accesso anche ai flussi extra-portuali. Si tratta di un’infrastruttura strategica che fornirebbe al Porto l’occasione di aprirsi al territorio ed essere così il punto di riferimento per lo sviluppo dell’intera Regione e per continuare a rivestire il suo ruolo leader nel circuito dei traffici del Mediterraneo, da e per il Far East».


TRASPORTO FERROVIARIO

Lamentele in rete Il servizio risente della mancanza di investimenti del passato ma il panorama sta cambiando, assicura il presidente di Ferrovie della Calabria, Clara Ricozzi. In arrivo i convogli Stadler, la riqualificazione dell’area della stazione di Catanzaro Città e un programma di salvaguardia idrogeologica Michela Evangelisti

146 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Q

uarantasette Comuni toccati, quaranta automotrici, circa un secolo di storia. Sono solo alcuni dei numeri delle Ferrovie della Calabria, che nelle province di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria integrano i servizi forniti a livello regionale dalle Ferrovie dello Stato. Una rete della quale gli utenti non mancano di lamentare inefficienze e carenze, ma che comunque costituisce una forma di trasporto fondamentale, data

la particolare morfologia del territorio regionale e gli eterni cantieri sull’autostrada A3. E il cui potenziamento, assicura il presidente, è già nei programmi aziendali; ma servono finanziamenti e investimenti. Quali sono le zone meglio servite e quelle, invece, dove si registrano più difficoltà? Avete in cantiere progetti di potenziamento delle linee? «Le Ferrovie della Calabria collegano con la linea CosenzaCatanzaro Lido i Comuni della valle del Savuto con Cosenza e


XxxxxxxClara Xxxxxxxxxxx Ricozzi

Trenitalia, nessuna discriminazione verso gli utenti calabresi Accese polemiche ha suscitato tra gli utenti quella che su blog e social network è stata definita una vera e propria esclusione della Calabria dalla recente iniziativa di Trenitalia sui treni low cost. «Non è vero che la Calabria è stata tagliata fuori dalle offerte autunnali: non erano state illustrate con chiarezza sul nostro sito internet, ma l’equivoco è stato successivamente chiarito – spiegano dall’ufficio stampa Ferrovie dello Stato Calabria –. La campagna promozionale prevede una serie di agevolazioni tariffarie per chi utilizza i treni di media e lunga percorrenza, valide per i viaggiatori dell’intera nazione, Calabria inclusa. Nessuna discriminazione quindi». E alle proteste degli utenti, che lamentano un generale

Clara Ricozzi, presidente di Ferrovie della Calabria

quelli del comprensorio di Soveria Mannelli con Catanzaro. Non hanno servizi su Reggio Calabria, ma solo nel comprensorio di Gioia Tauro, con le linee Gioia Tauro-Palmi e Gioia Tauro-Cinquefrondi, peraltro caratterizzate da domanda debole. La zona a più alta frequentazione e più servita è la tratta Catanzaro Lido - Catanzaro Città, che comprende la salita al centro della città con la cremagliera. Altre tratte ad elevata frequenza e frequentazione sono quelle Soveria Mannelli-Catanzaro e RoglianoCosenza, che raccolgono gran parte del pendolarismo locale.

ritiro di Trenitalia dalla regione, Trenitalia risponde così: «Non c’è in atto alcun ritiro dell’azienda dalla Calabria. Occorre precisare che il numero, le caratteristiche, le fermate e le tariffe di tutti i treni a lunga percorrenza non a mercato sono fissati in un apposito contratto di servizio e stabiliti dallo Stato, che ne garantisce l’effettuazione con propri corrispettivi. Per quanto riguarda l’offerta del prossimo orario di Trenitalia, il relativo contratto di servizio è in fase di definizione. La recente cancellazione della coppia di Eurostar Fast Roma-Lamezia Terme risponde a criteri di mercato: in media, su quei treni, 7 posti a sedere su 10 restavano vuoti. Siccome gli unici ricavi di questo treno (che non riceve alcun corrispettivo pubblico) derivano dai biglietti venduti, non c’è società di trasporto che in queste condizioni possa continuare a effettuare il servizio».

Il potenziamento e il maggior comfort dei servizi esercitati da Ferrovie della Calabria è connesso sia al rinnovo del materiale rotabile, già nei programmi aziendali, sia a interventi sull’infrastruttura ferroviaria, che consentano di velocizzare la linea Cosenza-Catanzaro Lido, per i quali occorrono investimenti e finanziamenti specifici. Anche a questo fine mira il piano industriale straordinario che stiamo mettendo a punto in questi giorni». È possibile quantificare gli utenti delle ferrovie? Sono diminuiti o aumentati negli ultimi 5 anni? «Gli utenti di Ferrovie della Calabria, che sono stimati in circa 30 milioni di passeggeri km/anno sulle tratte a maggiore frequentazione, sono tendenzialmente in incremento, ma oggi scontano i negativi effetti dell’ultimo anno, determinati dagli eventi alluvionali che, come è noto, hanno provocato gravi danni e interru-

zioni in più punti della linea Cosenza-Catanzaro Lido». È previsto un rinnovamento del parco mezzi, anche per stare al passo con le nuove esigenze di impatto ambientale? «Per migliorare il servizio è in corso di attuazione un piano di rinnovo dei rotabili ferroviari sulla linea Catanzaro Città-Catanzaro Lido, che comprende una tratta a cremagliera, con l’immissione in servizio di 5 convogli Stadler di ultimissima generazione. Si tratta di treni particolarmente confortevoli e a bassissimo impatto ambientale, anche sotto il profilo dell’inquinamento acustico, che saranno certamente graditi all’utenza, molto numerosa, che si sposta quotidianamente su quella linea per motivi di lavoro». Le lamentele della vostra utenza riguardano la scarsa pulizia delle tratte, l’abbandono degli immobili, i ritardi e la carenza di corse. Come cercate di far fronte a CALABRIA 2010 • DOSSIER • 147




TRASPORTO FERROVIARIO

 queste criticità?

«Si tratta di lamentele non del tutto fondate, ma certamente comprensibili, dal momento che il servizio risente ancora della mancanza di investimenti del passato. Ma le cose stanno cambiando, visto che, ad esempio, è partito il progetto di riqualificazione urbana dell’area della stazione di Catanzaro Città, con un impegno di spesa di circa 5 milioni di euro, che arrecherà rilevanti benefici a tutta la popolazione del comprensorio interessato». Il turismo estivo è una delle fonti principali dell’economia regionale. Cosa fanno le ferrovie per favorire e facilitare lo spostamento in treno dei turisti? Sono previste offerte speciali o potenziamenti estivi del servizio verso i centri del turismo marittimo? «Le Ferrovie della Calabria non operano sulle linee ferroviarie litoranee, che sono di competenza di Trenitalia, ma hanno in corso un protocollo d’intesa con l’ente Parco della Sila finalizzato al recupero e alla valorizzazione a scopi tu-

148 • DOSSIER • CALABRIA 2010

ristici della tratta ferroviaria a scartamento ridotto presente in Sila - una delle strade ferrate altimetricamente più alte d’Europa, con paesaggi di rara suggestione - e alla ristrutturazione di immobili originariamente adibiti a stazioni di sosta, che saranno destinati ad attività turistiche e ricettive, quali centri di accoglienza e di orientamento alla visita del Parco». Quali sono i livelli di sicurezza delle linee? Nei mesi scorsi il maltempo ha causato incidenti e interruzioni sulle tratte. Come state intervenendo per evitare che problemi del genere si ripetano in futuro? «I livelli di sicurezza della linea sono ovviamente negli standard previsti dalle norme vigenti, anche se è necessario, ed è stato già messo a punto, un programma di rettifiche di tracciato e di salvaguardia idrogeologica dei costoni e dei versanti attraversati dalla linea stessa». Qualche mese fa ha fatto presente al presidente della

Regione che il taglio dell’acconto annuo di 2,5 milioni di euro per 15 anni potrebbe significare per le Ferrovie della Calabria la chiusura. Quali evoluzioni ci sono state a questo proposito? «La Regione ha reinserito negli strumenti legislativi di manovra finanziaria adottati nel corso dell’estate l’ipotesi di corresponsione dell’importo annuo di 2,5 milioni di euro, a partire dall’anno 2011. Al momento è in corso un proficuo confronto con l’amministrazione regionale, per affrontare in modo strutturale le criticità e offrire un servizio migliore ai cittadini, in una prospettiva di certezza e sviluppo per i lavoratori e l’indotto. Peraltro, i recenti tagli effettuati nei trasferimenti alle Regioni e la crisi finanziaria complessiva hanno indotto la nostra società a predisporre un piano industriale straordinario, che prevede rilevanti sforzi di efficientamento e linee di sviluppo mirate a quei servizi, sia ferroviari che automobilistici, a più elevata frequentazione».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Non fermiamo lo sviluppo verso Tremestieri

N

onostante il calo di traffico registrato sulla rotta dello Stretto di Messina, si conferma la solidità della Meridiano Lines. La nota società di traghettamento, fondata da Cesare Diano, è riuscita a mantenere la posizione dello scorso anno. A confermarlo è il suo giovane amministratore delegato, Filippo Arecchi. «La Meridiano è ormai una realtà consolidata sullo Stretto. Certo, ha risentito della sempre più massiccia messa in servizio

150 • DOSSIER • CALABRIA 2010

di nuove tratte. Sul quadro incidono più fattori, a partire dalle condizioni di estrema difficoltà che vivono gli autotrasportatori che percorrono l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e, in aggiunta, le regole più restrittive dettate dal nuovo Codice della Strada in merito alle ore guida-riposo». Quali prospettive ripone verso il prossimo anno? «Non credo che il 2011 si discosterà molto dall’anno che volge al termine, perlomeno per la prima metà. Non ci sono se-

Quello dei traghettamenti sullo Stretto di Messina non è certamente uno dei comparti più semplici da amministrare. Ma per Filippo Arecchi, Ad della Meridiano Lines, non ci si può arrendere alla crisi Aldo Mosca


Filippo Arecchi

In apertura, Filippo Arecchi, Ad della Meridiano Lines di Reggio Calabria www.meridianolines.it



L’obiettivo è quello di incrementare la capacità di stiva a parità di naviglio e di risorse impiegate

gnali di grande cambiamento. L’economia delle regioni del Sud soffre della troppa dipendenza verso il comparto dell’edilizia, unico settore di rilievo che riesce a creare un reale valore aggiunto. Non ci sono attività che riescono a esportare». Dunque lei osserva un mercato troppo statico? «Il commercio, già fortemente indebolito dalla grande distribuzione, non riesce a stare in piedi da solo e, per assurdo, anche la grande distribuzione vive un momento di crisi che non aveva mai conosciuto, in particolare nel Mezzogiorno. Al tempo stesso l’agricoltura, a esclusione di quella praticata in alcune aree, è divenuta un’attività marginale che non riesce a creare un reddito consistente



per l’area meridionale». E tutto questo come si riflette sul settore dei trasporti, in particolare per la sua azienda? «Il calo più marcato lo abbiamo vissuto nel biennio 2008-2009, quando abbiamo dovuto quasi dimezzare l’offerta di corse e di unità impegnate. La chiusura della Fiat di Termini Imerese, con i conseguenti effetti sul suo indotto, farà sentire le sue conseguenze in termini di volumi di traffico anche nei prossimi anni». Nonostante ciò, Meridiano Lines è un’impresa che regge. Quali strategie imprenditoriali e organizzative mettete in atto per fare fronte a questa situazione? «In primis, il mantenimento

delle quote di mercato a oggi possedute e l’aumento del numero di corse. Il fine è quello di incrementare la capacità di stiva a parità di naviglio e di risorse impiegate». Quanto investite per il mantenimento e il rinnovamento della flotta? «È difficile fare piani pluriennali di investimento e rinnovo se poi, di fatto, non è dato sapere per quanto tempo ancora sarà necessaria l’esistenza di una flotta che solchi lo Stretto. Mi riferisco alla totale incertezza sull’effettiva volontà di realizzare il ponte e, nel caso affermativo, conoscerne i relativi tempi di ultimazione. Non si fa altro, quindi, che mantenere il naviglio esistente, con costi di manutenzione più alti rispetto a quelli necessari per farlo su navi nuove e, comunque, più efficienti». Dal punto di vista infrastrutturale come giudica i punti di approdo utilizzati dalla Meridiano? «Sicuramente utilizziamo la rotta migliore, riferita al traghettamento dei veicoli commerciali, che l’area dispone. I porti scalati sono quelli di Reggio e di Messina Tremestieri. Quest’ultimo è un approdo co-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 151


IMPRENDITORI DELL’ANNO



C’è bisogno di laboriosità e di ottimismo per ritornare a essere un grande Paese industrializzato



 struito dalla Protezione Civile

per ovviare il problema dell’attraversamento della città di Messina da parte del traffico pesante». Nell’ambiente si è molto discusso sulla strategicità di Tremestieri. «La disposizione normativa che ha permesso l’individuazione della località di Tremestieri per la realizzazione di un approdo “veloce”, doveva ottenere gli stessi effetti sull’opposta costa calabrese, evitando all’area urbana il traffico pesante, cosa che non è ancora avvenuta. Questa scelta, oggi, dovrà fare i conti con l’esistenza dello “schema di separazione del traffico” in atto, vigente nello Stretto di Messina». Il suo è un raro caso di imprenditore affermatosi in giovane età. A 29 anni era già Ad e direttore generale. «A dire il vero non mi riconosco più nella definizione di giovane, lo sono stato fino a 28-30 anni. Ritengo di essere una persona che contribuisce in modo maturo al benessere collettivo e che deve dare una mano ai veri giovani, aiutandoli a credere nelle loro capacità, sgombrando il campo dalla paura, diffusa, di confrontarsi con le difficoltà dell’imprenditoria italiana. Ritengo di essere stato molto fortunato, anche se ho aiutato la

152 • DOSSIER • CALABRIA 2010

NELLE INTENZIONI DI ARECCHI UN RILANCIO OCCUPAZIONALE La storia della Meridiano Lines è segnata dall’intraprendenza di Cesare Diano. Dal 2001, però, la società è nelle mani del suo Ad, Filippo Arecchi, il quale auspica, per il futuro, la possibilità di integrare la compagine lavorativa attività della Meridiano Lines nasce da una felice intuizione di Cesare Diano. La società opera un servizio di auto traghettamento nello Stretto di Messina, specializzata nel trasporto di automezzi commerciali, è abilitatata al loro imbarco, sbarco e incolonnamento. Diano, già presidente degli industriali della Provincia di Reggio Calabria e di Confindustria Calabria, nonché membro della giunta nazionale di Confindustria, con la sua Diano Spa, nell’agosto del 1998, cogliendo le occasioni che

L’

si presentavano con la liberalizzazione del cabotaggio marittimo, inaugura la tratta tra i porti di Reggio Calabria e Messina. A lui si deve l’individuazione di Tremestieri quale località di approdo del traffico gommato pesante sulla sponda siciliana. Nel 2001, la Meridiano Lines che fino ad allora era solo una delle divisioni della Diano SpA, diviene, a seguito di cessione di un ramo d’azienda, una realtà autonoma. Realtà che gestisce, appunto, l’unico servizio di traghettamento tra la città di Reggio Calabria e


Filippo Arecchi

sorte cercando di non perder tempo nella mia vita professionale e nelle scelte che hanno poi caratterizzato quella privata e familiare». Cosa rappresenta il suo lavoro? «Un grande impegno e, allo stesso tempo, un grande onore. Mi sento responsabile sia nei confronti del territorio su cui operiamo, sia verso i tanti collaboratori della Meridiano. Nel nostro Paese ci sono tante eccellenze che, come formiche operose, silenziosamente trainano carichi molto pesanti. Ci sono poi tanti che, come le sanguisughe, succhiano energie vitali al sistema, indebolendolo e facendo di tutto per rallentare la corsa del carro, al fine di farlo

apparire troppo lento rispetto a loro. Ma quest’ultima è gente che si industria per poi, spesso, non produrre nulla se non un sistema di prebende a vantaggio di sé stessi». Cosa occorre, a suo parere, al sistema economico italiano per uscire da questo binomio “estremo”? «C’è bisogno di laboriosità e di ottimismo per ritornare a essere un grande Paese industrializzato. Credo che in questo i giovani saranno fondamentali, ce la possono fare e, di fatto, già in tanti ci riescono ogni giorno, magari senza troppi clamori». Quali consigli darebbe ai giovani che intendono seguire la sua strada? «Di osservare, in primis, i casi di

successo di tantissimi giovani nel mondo. Nel campo dell’innovazione informatica, pensiamo a Sergey Brin e Larry Page, inventori di Google e poi, impossibile, non citare Mark Zuckerberg, ideatore di Facebook. Nel resto d’Europa, inoltre, vi sono molti giovani leader politici. I giovani italiani devono rendersi conto che la loro fortuna può essere frutto solo del loro impegno. La società attende il loro contributo per innovarsi. Purtroppo, però, se la televisione veicola un messaggio secondo cui la propria fortuna passa dalla semplice apertura di un “pacco” piuttosto che di un altro, è chiaro che diventa più difficile stimolare i giovani a coltivare il loro potenziale».

l’approdo di Tremestieri. Le altre compagnie, infatti, “scalano” il porto di Villa San Giovanni. Siamo nel 2001 e, a soli 29 anni, viene nominato amministratore delegato e direttore generale Filippo Arecchi, commercialista e revisore contabile. Arecchi, nonostante la giovane età, era già direttore generale dell’unica industria conciaria presente in Calabria, oltre che di altre piccole aziende del gruppo di famiglia. In particolare, l’amministratore delegato di Meridiano ci tiene a rinverdire, una volta oltrepassata la crisi, l’impatto occupazionale del gruppo. «Alla buona riuscita dell’attività della Meridiano prendono parte circa 60 persone, direttamente impiegate. Poi vi è un indotto composto da ulteriori 20 unità – spiega Arecchi -. Fino all’inizio della crisi il personale impegnato era di oltre il doppio, quota che spero di raggiungere nuovamente una volta superata la congiuntura negativa». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 153


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Verso un nuovo polo logistico

I

l rilancio e la valorizzazione del Porto di Gioia Tauro rappresentano due tasselli presenti da anni sui tavoli della Pubblica amministrazione e delle imprese coinvolte. Molti i buoni propositi, ma molte anche le inevitabili polemiche. La recente sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro (Apq) a Roma, che comporta nuovi importanti investimenti sull’area di Gioia Tauro, come ha evidenziato il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, è certamente fondamentale nelle logiche di sviluppo del porto. Ancora prima dei politici, però, sono gli imprenditori a rilevare, in prima persona, le criticità e le potenzialità del polo infrastrutturale calabrese. «La creazione del nuovo polo logistico intermodale rappresenterà solo lo strumento con cui promuovere Gioia Tauro e il suo porto, al fine di recuperare la competitività persa fino a ora». A parlare è il Capitano Letterio Bagalà, amministratore unico della Universal Services, tra le imprese portuali più importanti dell’area. «È fondamentale, quindi, che si passi rapidamente ai fatti e non si perda più un minuto nell’attuazione dei progetti. Il polo logistico da solo non sarà comunque sufficiente». Cosa occorre secondo il suo punto di vista? «Sarà necessaria una grossa at154 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Letterio Bagalà, a capo della Universal Services, fa il punto sulle opportunità di sviluppo della sua società in vista dell’importante opera di rinnovo che riguarderà il porto di Gioia Tauro. Un traguardo che permetterà importanti investimenti Carlo Sergi

tività di marketing territoriale per attrarre investitori e aziende reali nell’area di Gioia Tauro. Solo in quest’ottica il nuovo polo logistico sarà realmente tale, scongiurando il rischio di immobilizzare milioni di euro senza un effettivo ritorno». Lei ha visto nascere il porto lavorandoci già alla fine degli anni Settanta. Come sono cambiati, in tale contesto, gli assetti imprenditoriali e logistici? «Negli anni Settanta e Ottanta vi erano finalità diverse su quest’area. Osservando invece quello che è successo dal 1995 in poi, anno dell’avvio del porto di Gioia Tauro, posso dire che lo sviluppo dell’imprenditoria locale ha avuto un impulso solo intorno alla fine del secolo. Mi riferisco al periodo che va dal 1999 al 2003, quando si sono creati i “giochi” delle attività imprenditoriali nell’ambito delle attività portuali. Mi riferisco ai servizi portuali e terminalistici per i due principali operatori logisti, MCT e BLG, attività di spedizioni e trasporti. Da quella data in poi non si sono avuti esempi di nuova impren-

ditoria, ma si sono consolidate solo le aziende sorte attorno al porto». Questo come si spiega? «Le cause sono da ricercare nella tipicità del terminal di Gioia Tauro, terminal di transhipment. Ma anche nell’assenza di un polo logistico intermodale. Le criticità sono pertanto correlate al rischio di diventare operatori legati solo a due o tre clienti importanti, quindi strettamente dipendenti dal loro andamento economico. Le prospettive interessanti potranno quindi nascere dal nuovo polo logistico, ma solo se nuovi operatori e imprenditori verranno a insediarsi nell’area di Gioia Tauro. In caso contrario, per consolidare la nostra azienda, dovremmo concentraci su una diversificaLetterio Bagalà, amministratore unico della Universal Services Srl di Palmi (Rc) lillo.bagala@universalservices.it


Letterio Bagalà

zione geografica, esportando la nostra attività e il nostro know how nei terminal del Nord Africa». Perché un’impresa di imbarco e sbarco, come la Universal Services, sceglie Gioia Tauro come centro logistico? «Perché è al centro del Mediterraneo, vi sono ampi spazi e aree disponibili immediatamente a ridosso del porto da sfruttare e potenziare. Dal 2012 si aprirà il libero scambio tra tutti i paesi che si affacciano su questo mare, con l’abbattimento di tutte le frontiere. In quest’ottica Gioia Tauro potrà rappresentare effettivamente una nuova opportunità di sviluppo, stimolando quell’impulso all’import e all’export». Su quali nuove committenze può puntare la Universal Services anche in vista dell’ampliamento del porto? «Vedrei bene la crescita di servizi portuali quali la movimentazione e stoccaggio di merci, nonché lo sbarco e l’imbarco da nave di merci sfuse. Mi riferisco alle forniture di materiale per l’edilizia necessario alle opere di ampliamento». Quale bilancio può trarre dall’attività dell’ultimo anno? «La forza del gruppo è tutta nella nostra organizzazione e nel fatto di avere delle performance di produzione molto elevate. In quest’ottica abbiamo affrontato i primi mesi dell’anno consapevoli che la crisi si sarebbe affievolita e sa-



Vedrei bene la crescita di servizi portuali quali la movimentazione e stoccaggio di merci, nonché lo sbarco e l’imbarco da nave di merci sfuse

rebbe passata. Non è ancora il momento per abbassare la guardia ma guardando i mesi trascorsi possiamo dire che il peggio è passato e ne usciamo ancora più rafforzati». Dunque il 2011 sarà presumibilmente positivo? «Il nuovo anno risentirà ancora della crisi economica mondiale. Il nostro obiettivo è quindi continuare nell’opera di patrimonializzazione della società. Inoltre non si fermeranno i nostri investimenti, per cui non abbiamo mai richiesto nemmeno un euro di finanziamento pubblico». Soprattutto su cosa investirete? «In attrezzatura portuale e mezzi per la movimentazione



dei container e delle merci, in ultimo un Reach Staker per il sollevamento di container pieni. Abbiamo investito in attrezzatura di safety e in valori immateriali quali la certificazione del sistema qualità a norma Iso 9001 e del sistema della sicurezza a norma Ohsas 18001. I prossimi investimenti si concentreranno nel potenziare il nostro parco mezzi. Stiamo pensando ad esempio di acquisire una gru portuale. Stiamo inoltre misurando e monitorando costantemente il nostro rating interno secondo Basilea, in quanto vogliamo che l’equilibrio economico, finanziario e patrimoniale della società sia sempre mantenuto e salvaguardato». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 155


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Nuovi servizi sul territorio Dal trasporto pubblico locale, al servizio turistico che va oltre i confini urbani e regionali. Ettore Saffioti racconta gli sviluppi della società che su Palmi offre una pluralità di servizi di interesse pubblico Carlo Gherardini

T L’avvocato Ettore Saffioti, presidente della Ppm spa di Palmi (RC). www.ppmspa.it

rasporto pubblico, manutenzione segnaletica stradale, manutenzione del verde pubblico, servizio rimozione e custodia veicoli. Sono attività necessarie alla gestione ordinata di ogni comune, che a Palmi vengono coordinati dalla società per azioni Piana Palmi Multiservizi. La società, che vede il comune di Palmi azionista unico, è nata nel 1955 come Azienda Municipale Autobus, A.M.A., del comune e conosciuta per il servizio di trasporto pubblico locale urbano. «La società è diventata

156 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Piana Palmi Multiservizi Spa nel 2001, con delibera del Consiglio Comunale, – spiega l’avvocato Ettore Saffioti, presidente della Ppm e ha acquisito nel proprio oggetto sociale l’ampia categoria di servizi pubblici locali che tuttora segue con successo. Di recente ho personalmente fatto richiesta all’amministrazione comunale di ritornare alla sigla originaria A.M.A., la cui esatta denominazione sarebbe oggi Azienda Multiservizi Autolinee». Ppm è sinonimo di competenza e affidabilità e, grazie alla nuova divisione Granturismo, ha ampliato il proprio raggio d’azione, offrendo un servizio turistico che va oltre i confini locali e regionali. La vostra società è una delle più longeve aziende di trasporto presenti in regione. Negli anni avete affiancato al trasporto altri importanti servizi pubblici. Com’è avvenuto questo cambiamento? «L’azienda ha ampliato il suo spettro di attività nel momento in cui ha acquisito

una trentina di unità lavorative che non potevano essere stabilizzate e che sono state trasferite dal comune alla società. Sono nate quindi nuove specializzazioni, nuove divisioni e la società oggi si compone di diversi settori ognuno guidato dal rispettivo responsabile. L’obiettivo è sempre stato quello di lavorare al meglio per offrire un servizio pubblico di qualità. Oltre ai trasporti, alla manutenzione del verde pubblico, al soccorso e alla segnaletica stradale, disponiamo anche di un’autobotte per il rifornimento di acqua in caso di necessità. Proprio recentemente siamo stati contattati dal comune di Bagnara Calabra colpito da una


Ettore Saffioti



Il terminal bus realizzato in due anni a Palmi è attivo da circa dodici mesi. Qui si intersecano tutte le autolinee provinciali e molte autolinee nazionali



frana causata dal maltempo. Abbiamo soccorso il paese insieme alla protezione civile, rifornendolo di acqua». La crisi economica ha influenzato la vostra attività? «Come tante altre realtà, abbiamo dovuto affrontare diversi problemi di quest’ordine negli ultimi anni, ma, forti del nostro lavoro, siamo riusciti comunque a chiudere il bilancio in attivo. Non siamo una grande azienda, ma per la realtà del nostro territorio, della provincia di Reggio Calabria, che le statistiche indicano come una delle più povere, con un tasso di disoccupazione elevatissimo, avere 50 unità lavorative che ricevono regolarmente lo stipendio penso sia un grande

merito, di cui siamo molto fieri. Credo che i bilanci si possano chiudere in attivo o con perdite ragionevoli se si lavora, se si è presenti, se si sprona con i giusti mezzi il personale, se si evitano gli sprechi. Noi controlliamo anche i chilometri percorsi da ogni nostro pullman per stabilire esattamente il quantitativo di carburante necessario e sapere quindi la spesa annuale dedicata al rifornimento. Credo che questa attenzione e scrupolosità, applicata a ogni necessità, permetta poi di gestire l’azienda in modo corretto, senza ritardi sui pagamenti». Con la nuova divisione Granturismo siete cresciuti, offrendo un servizio di trasporto molto più ampio.

«La divisione Granturismo della Ppm mette a disposizione i suoi mezzi e i suoi autisti, per condurre i cittadini in qualsiasi parte d’Italia. I mezzi utilizzati sono tutti in perfetto stato di manutenzione. Inoltre, nel caso in cui l’automezzo sia tenuto in movimento per più di 8 ore giornaliere, è garantita la presenza di due autisti. Ma un altro progresso importante per noi è stata la creazione di un nuovo terminal bus a Palmi». In che cosa consiste esattamente? «Il terminal bus realizzato a Palmi è attivo da circa un anno e rappresenta il vero e proprio fiore all’occhiello della società. Qui si intersecano tutte le autolinee provinciali e molte au-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 157


IMPRENDITORI DELL’ANNO



Vorremmo poter collegare Palmi con l’aeroporto di Lamezia e con quello di Reggio Calabria



 tolinee nazionali. Partono an- fatto tutto il resto. Ci siamo piacerebbe poter avere altre auche corriere che da Palmi sono dirette a Roma, Milano, Genova. In questa stazione di servizio, trova sede anche il terminal per il trasporto degli studenti. Tutti gli studenti che risiedono nei comuni limitrofi vengono accompagnati con i nostri mezzi dalle diverse scuole al terminal bus di Palmi e da qui prendono i pullman per le varie destinazioni. La struttura è concepita in modo moderno e decisamente funzionale, dispone di diversi servizi e punto ristoro. Siamo riusciti a renderla attiva nel giro di soli due anni, senza contributi né dall’Amministrazione comunale né dalla Regione». Com’è stato possibile? «Il Comune ci ha dato in comodato una struttura abbandonata da tempo. Noi abbiamo

158 • DOSSIER • CALABRIA 2010

rimboccati le maniche e abbiamo letteralmente costruito il terminal bus. In Calabria siamo gli unici oggi ad avere una struttura del genere. A breve dovrebbe partire anche un terminal bus a Reggio Calabria ma non è ancora pronto, noi siamo partiti da quasi un anno e non abbiamo debiti e paghiamo regolarmente gli stipendi. Questa struttura rappresenta un grande traguardo, una grande crescita per la nostra società, perché ci ha permesso di andare oltre il servizio strettamente urbano o provinciale». Quali obiettivi vi riservate di raggiungere nel prossimo futuro? «Vorremmo aumentare il nostro lavoro, i nostri servizi, poter migliorare la qualità dei trasporti sul nostro territorio. Ci

tolinee, ad esempio, avendo vicino il porto di Gioia Tauro, il nostro obiettivo sarebbe poter offrire servizi di trasporto anche ai dipendenti del porto, creando delle linee che abbiano orari in coincidenza con i turni di lavoro dei dipendenti. Qui vicino ci sono anche le Terme di Galatro, un altro nostro obiettivo sarebbe quello di poter offrire un servizio alla piana anche in questo senso, con autolinee che possano collegarsi alle terme. Le nostre ambizioni sono tante, vorremmo poter collegare Palmi con l’aeroporto di Lamezia e con l’aeroporto di Reggio Calabria in modo da creare meno disagi possibili a chi deve prendere l’aereo. Uno dei nostri principali obiettivi è creare delle linee studiate appositamente per questi aeroporti».


DISSESTO IDROGEOLOGICO

Informare e formare per salvare il territorio

L’

La Regione ha chiesto lo Stato d’emergenza. E secondo Franco Torchia, sottosegretario alla Protezione civile, è necessario diffondere «una cultura basata sulla conoscenza scientifica dei fenomeni e sulle attività di prevenzione»

intensità dei fenomeni meteorologici che dal mese di settembre ha inte- Nike Giurlani ressato incessantemente la Calabria si unisce ad una situazione idrogeologica del territorio abbastanza delicata, petono quasi annualmente e tanto da dover chiedere al Go- spesso alla prima caduta di verno di riconoscere lo Stato pioggia autunnale». Proprio d’emergenza. «Gli episodi di perché si tratta di eventi che si dissesto e le inondazioni possono prevedere «non hanno inciso in maniera avere, in tutti questi anni, drammatica sulla fragilità provveduto a intervenire, con morfologica della nostra re- la necessaria diligenza, per gione – spiega Franco Torchia, mettere in sicurezza il nostro sottosegretario alla Protezione territorio, richiama delle gravi civile e Meteo regionale – e in responsabilità nella classe poqueste settimane molti ammi- litica calabrese» sottolinea il nistratori locali si sono trovati sottosegretario. Si sta, quindi, a far fronte a situazioni che, riscontrando «un aumento di nella gran parte dei casi, si ri- sensibilità verso il problema e un vero e proprio cambio di rotta in termini culturali ma – conclude Franco Torchia – è necessario accelerare per diffondere la cultura della protezione civile basata sulla conoscenza scientifica dei fenomeni e sulle attività di prevenzione che i sindaci devono obbligatoriamente mettere in atto». Quali le operazioni promosse dalla Protezione civile per far

160 • DOSSIER • CALABRIA 2010

fronte all’emergenza dei mesi scorsi? «L’emergenza in Calabria è ormai una consuetudine consolidata dalla quale dobbiamo cercare di uscire al più presto. Il nostro obiettivo primario non dovrà essere quello di intervenire “in emergenza” al verificarsi dei fenomeni, cosa che accade oggi nella gran parte dei casi, ma evitare che questi stessi fenomeni si verifichino riducendo in maniera apprezzabile gli effetti sulla popolazione attraverso un’adeguata attività di divulgazione, formazione ed informazione della cittadinanza. Di fronte all’emergenza dei giorni scorsi, comunque, la Protezione civile si è immediatamente attivata per prestare il primo soccorso alle popolazioni colpite. La nostra Sala operativa è stata tempestata giorno e notte da continue richieste di soccorso e di segnalazioni di frane e d’allagamenti. Siamo intervenuti direttamente o tramite le

A sinistra, Franco Torchia, sottosegretario alla Protezione civile e Meteo regionale


Franco Torchia



La nostra sala operativa è stata tempestata giorno e notte da continue richieste di soccorso e di segnalazioni di frane e d’allagamenti

associazioni di volontariato e gli operai idraulici forestali dell’Afor, con le attrezzature a disposizione, offrendo il necessario supporto ai comuni interessati e provvedendo nei casi più gravi all’evacuazione d’intere famiglie». Quali i danni registrati? «In questo momento stiamo attuando una ricognizione dei danni subiti e stiamo cercando insieme al presidente Scopelliti di individuare le soluzioni più ottimali per venire incon-

tro alle esigenze di quelle famiglie ed imprenditori duramente colpiti. In questo senso non posso però negare che, considerata la particolare situazione economica della nostra regione, ogni tipo di ragionamento appare quanto mai complicato». L’emergenza porta con sé allagamenti e frane. Come combattere questi pericoli che in Calabria diventano sempre più gravi? «In questi pochi mesi ho avuto



modo di girare in lungo e in largo la mia Regione, accompagnato dai miei collaboratori e tecnici, spesso anche su richiesta dei sindaci e ho constato con amarezza che il dramma di Maierato, che attraverso i media ha fatto il giro del mondo, potrebbe accadere anche in misura più grave in altre e più vaste zone della Calabria. Certamente non è il caso di creare allarmismi inutili alla popolazione già inesorabilmente colpita, ma bisogna  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 161


DISSESTO IDROGEOLOGICO

 mettere in guardia i responsabili dell’incolumità eventi meteorologici di questi ultimi anni, si dei cittadini, ovvero i sindaci che sono i “Capi della protezione civile” nel comune che essi governano, dei rischi che si possono correre. proprio i primi cittadini ci chiedono spesso di realizzare numerosi e costosissimi interventi strutturali di tipo ingegneristico, ma pur essendo questa una strada utile da percorrere, non è però la sola». Quale, quindi, l’alternativa? «Occorre individuare una precisa strategia operativa per mettere sotto una maggiore e diretta osservazione l’intero territorio, soprattutto in prossimità dei centri abitati, nonché una maggiore organizzazione delle comunità in termini d’autotutela ed autoprotezione. Tanto più una comunità è organizzata in termini di protezione civile, minori saranno le conseguenze di tali negativi fenomeni su di essa. La parola d’ordine è quindi “prevenzione, prevenzione, prevenzione”. Per fare questo, è necessario ottimizzare le sinergie e le professionalità delle diverse componenti del sistema di protezione civile e rimettere in campo le competenze ed i compiti di Enti, quali Comunità montane, Consorzi di bonifica, Afor, Arsa che un tempo provvedevano in maniera diffusa alla cura ed alla manutenzione del territorio con interventi talvolta semplici e continui di difesa idrogeologica». Quali le principali criticità della regione? «Numerosi studi relativi ai fenomeni franosi in Italia hanno classificato la Calabria come una delle regioni a più alto rischio idrogeologico. In particolare quello presentato a giugno al Forum nazionale sul dissesto idrogeologico dall’Ordine dei geologi ha censito circa 10mila frane che hanno interessato il territorio calabrese, di cui 550 negli ultimi due anni. Indicare alcuni territori a rischio rispetto ad altri non è compatibile con la situazione reale che contempla una forte vulnerabilità di quasi tutti i comuni calabresi che sono classificati ad alto rischio idrogeologico. Del resto lo abbiamo visto con le stesse previsioni del Piano stralcio d’assetto idrogeologico (Pai) predisposto dall’Autorità di bacino nel 2001. Queste non comprendevano alcune zone che invece, alla luce degli 162 • DOSSIER • CALABRIA 2010

sono dimostrate a grande rischio». Nei mesi scorsi sono stati rilevati movimenti tellurici, in particolare nel catanzarese. Sono stati provocati danni preoccupanti? Che cosa prevede il Piano di protezione civile al riguardo? «È vero, ma fortunatamente non hanno provocato alcun genere di danni a persone o cose, ma soltanto molta paura. Il territorio calabrese è ad alta sismicità e di continuo avvengono fenomeni di questo genere ed il più delle volte non sono avvertite dall’uomo. In casi come questi, ove l’intensità dovesse essere significativa con conseguenze dannose, viene attivato il Comitato operativo regionale per le emergenze per assicurare la direzione unitaria ed il coordinamento delle attività di competenza della Regione e la convocazione del Comitato tecnico-scientifico per la Protezione ci-

Il territorio calabrese Operazioni di bonifica, di depurazione e lotta ai rifiuti sono le prossime sfide ambientali dell’assessore Francesco Pugliano, che sottolinea l’importanza di «formare e informare» onifica, depurazione e rifiuti, rappresentano le tre grandi e complicatissime emergenze, che vanno affrontate da una politica unitaria per l’ambiente per curarne lo stato di salute, gravemente sofferente» rileva l’assessore Francesco Pugliano con delega all’Ambiente (nella foto). Per quanto attiene la problematica della bonifica del territorio calabrese «il nuovo Governo regionale sta cercando di privilegiare gli interventi di bonifica, trascurati e rinviati a favore degli studi e dei carotaggi, sui siti inquinati». Riguardo, invece, alla problematica della depurazione, «l’avvicendarsi tra più soggetti nella gestione e nella responsabilità del sistema idrico integrato ha creato disordine,

«B

confusione ed inefficacia negli interventi programmati e realizzati, non essendo orientati da una visione d’insieme del sistema» sottolinea l’assessore. «Sul sistema depurativo il nuovo Governo Regionale ha già definito un cronoprogramma d’interventi prioritari ed urgenti su 31


Franco Torchia

poli depurativi, relativi ad agglomerati di oltre 15 mila abitanti, per i quali la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia con le procedure d’infrazione, che condurranno alla revoca dei trasferimenti di fondi comunitari, se la Calabria non renderà efficiente il sistema depurativo nei 31 agglomerati». Per quanto riguarda il sistema dei rifiuti «pur in una condizione al limite del collasso – continua l’esperto – il governo regionale ha voluto offrire solidarietà alla Campania, come già fatto nel passato, perché l’Italia unita la si deve non solo festeggiare per i suoi 150 anni di vita ma, praticarne in primo luogo i valori ed i principi fondamentali della solidarietà e della sussidiarietà». Due le linee d’azione su cui investire: una d’interventi infrastrutturali ed una d’educazione ambientale. «La prima riguarda non solo la realizzazione d’impianti di trattamento, discariche di servizio e termovalorizzatori, ma principalmente filiere produttive

connesse al riuso, al riciclo, alla produzione di materia ed energia, da stimolare, sostenere e finanziare». La seconda riguarda, invece, «attività di sensibilizzazione, formazione ed informazione per accrescere la rete di soggetti e strumenti impegnati ad un nuovo approccio, ad un nuovo rapporto con i rifiuti per farli percepire come risorsa da utilizzare e non come fonte d’inquinamento» sottolinea l’assessore Pugliano. A tale scopo è stato anche istituito il Rimuseum, un museo dell’ambiente per trasmettere una nuova coscienza ambientale, una responsabilità civica e sociale. «Potrà sviluppare conoscenze, competenze per fare attecchire nuovi stili di vita, buone prassi per aumentare la durata della vita dei prodotti e ridurre la quantità dei rifiuti e – conclude l’assessore – stimolerà la consapevolezza che i rifiuti devono essere recuperati o smaltiti, senza pericolo per la salute e senza pregiudizio per l’ambiente».

vile. Le prime attività, comunque, riguardano l’attuazione degli interventi diretti ad assicurare alle popolazioni colpite ogni forma di prima assistenza e l’attuazione coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative necessarie ed indilazionabili volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita». A giugno è stato presentato il Piano antincendi boschivi che avrà una durata di tre anni. Quali i primi risultati registrati? «Il piano ha dato risultati estremamente positivi facendo registrare una sensibile diminuzione della superficie boschiva bruciata. Le operazioni d’intervento e la tempestività hanno avuto la loro efficacia. Queste sono dovute essenzialmente all’impostazione data alla campagna antincendio durante la stesura del Piano alla cui redazione hanno contribuito in maniera determinante la Protezione civile, il Dipartimento agricoltura della Regione, il Corpo forestale dello Stato, il Corpo dei Vigili del fuoco. Il metodo utilizzato per la stesura del Piano ha sortito i suoi effetti positivi nel momento della sua attuazione con le attività di contrasto effettuata dalle istituzioni suddette congiuntamente agli operatori Afor, ai consorzi di bonifica e alle associazioni di volontariato». Quali le iniziative più significative? «In particolare abbiamo voluto rafforzare la presenza dei volontari sottoscrivendo 60 convenzioni rispetto alle 15 dell’anno precedente. L’aumento è notevole ma rimane sempre un numero contenuto rispetto alla realtà calabrese, perciò siamo impegnati a sensibilizzare il mondo dell’associazionismo per raggiungere un maggior numero d’adesioni il prossimo anno. È stata indirizzata una richiesta anche ai sindaci, per emanare un’ordinanza al fine di intimare ai cittadini ad operare la necessaria manutenzione e pulizia dei propri fondi o zone circostanti la propria abitazione che ha portato i suoi frutti. Inoltre, anche in questo settore, bisogna puntare sulla prevenzione e la mia soddisfazione rispetto alle cifre è contenuta. Non si può cantare vittoria quando si spegne un incendio ma quando esso non divampa». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 163


EDILIZIA

Abitare e costruire le certezze della bioedilizia L’Ance promuove l’ecosostenibilità. Un paradigma innovativo solo se doppiamente impiegato: sulle nuove costruzioni e sulla riqualificazione dell'esistente. Mentre a macchia di leopardo fioriscono cantieri green, Paolo Buzzetti pensa a un piano uniforme che innovi il Paese Paola Maruzzi

C Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance

ase ad alta efficienza energetica. Edifici che inquinano meno di un’auto. Marchi di qualità che certificano le nuove politiche dell’abitare ecosostenibile. Sotto il segno della green economy, l’industria edile nazionale ha già accumulato un bel numero di assi nella manica. Ma serve una tattica di gioco organica e complessiva per affrontare da un lato la sfida lanciata dall’ambiente, dall’altro per risanare e riqualificare un settore duramente colpito dalla crisi. Per il presidente dell’Ance la conversione ecologica dell'edilizia deve andare di pari passo con l’evoluzione di regole e normative statali. Oltre a indottrinare imprese e cittadini sull’importanza del risparmio energetico, servono direttive chiare e verticali, che dal governo si propaghino fino ai cantieri più periferici. Così il bilancio di Paolo Buzzetti porta la

170 • DOSSIER • CALABRIA 2010

discussione sul piano della fattibilità e, quindi, sulla reale fruibilità del mattone green che, sia pure timidamente, ha preso forma. Presidente, cosa è necessario per innescare la scintilla dell’edilizia ecosostenibile? «Come Ance stiamo indirizzando le nostre imprese verso un nuovo modo di costruire improntato sulla qualità e sulla sostenibilità. Sono argomenti che cominciano ad avere presa anche sui consumatori. È necessaria però una conoscenza della materia diffusa e condivisa. In definitiva serve un quadro di regole certe, completo, affidabile e uniforme su tutto il territorio nazionale. Solo così il sistema produttivo potrà indirizzarsi con decisione sui cambiamenti da apportare all’organizzazione aziendale e ai processi produttivi, e rispondere a questo nuovo modello di sviluppo, meno attento alla quantità e più sensibile alla sicurezza, alla durabilità e alla tutela dell’ambiente». Quindi manca un quadro

nazionale univoco e chiaro? «Purtroppo nel nostro paese la corsa verso la bioedilizia è stata rallentata dal ritardo nella definizione del quadro delle regole. Sono serviti cinque anni per definire i decreti attuativi per i metodi di calcolo dei consumi e per le linee guida per la certificazione energetica. E siamo ancora in attesa del decreto sui certificatori energetici. A questo va aggiunta la sovrapposizione delle competenze tra Stato e regioni, che ha di fatto determinato norme a macchia di leopardo sul territorio nazionale». Prima accennava alla presa sui consumatori. Ma gli italiani sono pronti a investire sul mattone green? «Secondo un recente studio dell’Ocse, sono ancora pochi i consumatori disposti a pagare un maggior prezzo per acquistare prodotti a basso impatto ambientale. Ma la situazione cambia in presenza di incentivi finanziari e di chiari obiettivi da conseguire, di regole definite, di un’infor-


Paolo Buzzetti



Serve un quadro di regole certe, affidabili e uniformi su tutto il territorio nazionale. Solo così l’edilizia si fa ecosostenibile

mazione autorevole da parte di organismi indipendenti e credibili che li possano convincere ad adottare scelte responsabili». L’Ance quali input sta dando al governo e alle imprese, per aprire le porte a questa rivoluzione verde? «L’Ance si sta impegnando affinché le disposizioni regionali esistenti vengano allineate al quadro di regole nazionale e venga inoltre emanato tempestivamente il decreto che disciplina i requisiti professionali e i criteri di indipendenza dei certificatori energetici. La mancanza di tale decreto, con differenze e contraddizioni tra le regole nei diversi territori regionali, ha creato confusione anche nei consumatori. Crediamo inoltre che sia fondamentale promuovere un sistema di comunicazione e d’informazione istituzionale rivolto agli uti-

lizzatori per far crescere la sensibilità, l’interesse, la cultura dei cittadini e, di conseguenza, delle imprese. Sosteniamo la necessità della diffusione della certificazione per rafforzare la conoscenza della prestazione energetica degli edifici. Fondamentale è poi l’avvio di una politica di strumenti incentivanti per l’acquisto di nuovi immobili ad alta efficienza energetica (classe A e classe B). Quelli in vigore, definiti dal decreto legislativo 40/2010, sono stati senza dubbio un’ottima idea, che non ha ottenuto gli effetti attesi di stimolo alle nuove iniziative». In Italia dove si stanno registrando i primi segnali positivi? «Nonostante le difficoltà derivanti dalla tardiva definizione di un quadro unico nazionale, una maggiore sensibilità si è avuta nelle re-



gioni del Nord, sia per specifici indirizzi di alcune amministrazioni locali, sia per un tangibile vantaggio economico derivante dalla riduzione dei consumi per il riscaldamento invernale». E sull’urgenza di intervenire sul parco edilizio esistente, cosa sarebbe necessario? «Per incentivare la riqualificazione si potrebbero pianificare delle scadenze entro le quali diventi obbligatorio eseguire interventi di miglioramento, supportati da incentivi fiscali e da altri strumenti di sostegno per gli utenti. Chiediamo di puntare nel breve termine a riconfermare l’attuale strumento di detrazione fiscale del 55 per cento delle spese, rimodulandone il funzionamento e concedendolo solo a quegli interventi che effettivamente riducano il fabbisogno di energia». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 171


EDILIZIA

Strategie per il rilancio Biennio nero per il settore delle costruzioni. Secondo il presidente di Ance Calabria, Francesco Cava, un programma di piccole e medie opere, l’avvio del piano casa e una ripresa dei lavori pubblici potrebbero segnare la svolta Michela Evangelisti

L Francesco Cava, presidente di Ance Calabria; in alto, il porto di Gioia Tauro

a salute del comparto dell’edilizia in Calabria è oggi piuttosto malferma. Il 2009 è stato un anno nero e dalle stime realizzate nell’ultimo trimestre l’andamento del 2010 si rivela ancora peggiore. Una crisi articolata e con pesanti conseguenze sul tes-

172 • DOSSIER • CALABRIA 2010

suto sociale ed economico, se si tiene conto che il settore contribuisce al Pil regionale per circa il 33%. «Sul versante occupazionale abbiamo calcolato una fuoriuscita nel 2009 di circa 5.000 unità, accompagnata da un aumento considerevole della cassa integrazione straordinaria» spiega Francesco Cava. Il quadro, quindi, è piuttosto negativo ed è caccia aperta alle soluzioni. Quali interventi servirebbero a livello regionale per risollevare il settore? «Qualche settimana fa in una conferenza stampa abbiamo denunciato lo stato del settore e chiesto alla Regione una serie

di interventi. Già quasi due anni fa avevamo proposto che si avviasse un programma di piccole e medie opere immediatamente cantierabili e di piccolo importo - fino a un milione di euro - in modo da sbloccare l’edilizia e consentire di avviare attività con un impatto istantaneo sia sul territorio che sulle imprese. Avevamo monitorato e individuato con i nostri associati una serie di opere da realizzarsi su tutto il territorio regionale, ma il progetto non è partito. Rilanciarlo potrebbe dare una boccata d’ossigeno al comparto». Il Piano casa è, per ora, bloccato. Quali conseguenze


Francesco Cava



Il piano casa deve partire in fretta, perché rimetterebbe in moto l’edilizia, soprattutto quella delle piccole e medie imprese, che sono la stragrande maggioranza



pubblica amministrazione. «La nostra regione è interessata da una serie di lavori particolarmente rilevanti, contenuti sia nel programma operativo nazionale (Pon) sostenuto dai fondi comunitari, sia nel programma operativo regionale, il Por Calabria. Questi grandi progetti - l’accordo di programma quadro sul porto di Gioia Tauro, che ha un valore di circa 400 milioni di euro, il programma sulle trasversali che UNITÀ uniscono Ionio e Tirreno e la Professionisti espulsi nuova ma ormai antica auto- dal settore nel 2009 strada A3 - procedono a rilento. Basti ricordare che l’accordo di programma quadro sulle infrastrutture e la mobilità PIL che la Regione ha stipulato Contributo quasi otto anni fa, e che è stato del settore edile al prodotto interno aggiornato un anno e mezzo lordo regionale fa, ha uno stato di avanzamento del 30% circa. Questo “giustifica” (lo dico in senso provocatorio) la riduzione del numero degli appalti pubblici e del loro valore in termini finanziari, con pesanti conseguenze sul settore». Sarà possibile il recupero dei tanti lavoratori espulsi nell’ultimo biennio? «La Regione Calabria ha varato un piano sull’occupazione, 

5 mila

avrà per il settore il suo avvio? «Questa estate il piano casa è stato licenziato e qualche giorno fa è tornato in consiglio regionale per alcune modifiche, che fortunatamente non ne hanno toccato l’impianto, da noi in generale condiviso. Non abbiamo invece approvato la proroga dell’entrata in vigore (doveva essere il 14 ottobre ma è stata rimandata di 45 giorni). Il piano deve partire in fretta, perché rimetterebbe in moto l’edilizia, soprattutto quella delle piccole e medie imprese, che sono la stragrande maggioranza nella nostra regione». Gli interventi di edilizia so-

ciale saranno orientati più verso il recupero dell’esistente o verso nuove costruzioni? «Il nuovo bando sull’edilizia ancora non c’è, ma presupponiamo che riprenderà le indicazioni del precedente, di fatto non ancora partito, tra annullamento delle graduatorie e revoche, ovvero orienterà le attività più verso la costruzione di nuovi alloggi destinati alle fasce svantaggiate che verso il recupero dell’esistente». L’Ance lamenta una riduzione del numero e del valore dei bandi di gara per lavori pubblici e ritardi nel pagamento da parte della

33%

CALABRIA 2010 • DOSSIER • 173


EDILIZIA

 soprattutto finalizzato agli in-

centivi alle nuove assunzioni previsti dal fondo sociale europeo (sono stati messi a disposizione oltre 100 milioni di euro) e a un programma di formazione continua che potrebbe fungere da ammortizzatore sociale aggiunto, permettendo la “riconversione” professionale di alcune figure. È chiaro però che se questi incentivi non sono accompagnati dall’avvio di piccole opere, da accordi di programma quadro, da nuove gare d’appalto, rischiano di rimanere fini a se stessi, utili per galleggiare ma non per produrre sviluppo». Come il settore in Calabria affronta il problema della legalità? «È difficile lavorare in un territorio in cui la ‘ndrangheta è fortemente invasiva; le imprese di costruzione, partecipando agli

174 • DOSSIER • CALABRIA 2010



Gli incentivi all’occupazione, se non sono accompagnati dall’avvio di piccole opere, da accordi di programma quadro, da nuove gare d’appalto, sono utili per galleggiare ma non per produrre sviluppo

appalti pubblici, sono particolarmente esposte. Come Ance stiamo portando avanti a questo proposito due iniziative. Una ha carattere nazionale e stiamo tentando di regionalizzarla: si tratta di registrare e depositare presso le prefetture calabresi le liste dei fornitori di materiali più a rischio di inquinamento mafioso (calcestruzzo, bitume, movimento terra). Diciamo che i fornitori presenti in queste liste e passati al vaglio della prefettura avranno una sorta di bollino blu, che garantirà la trasparenza nei rapporti con le imprese. La seconda iniziativa è



relativa alla questione dei massimi ribassi negli appalti in edilizia: chi offre il miglior prezzo non sempre offre qualità e non sempre quel prezzo è coerente con i costi che un’azienda deve sostenere. In una parola, se il prezzo è troppo basso, c’è qualcosa che non va. Vogliamo, in accordo con la Sua della Calabria (la stazione unica appaltante, che gestisce tutti gli appalti nei quali sussiste un finanziamento regionale), fissare dei parametri al di sotto dei quali non si possa scendere. Un passo in più a favore della garanzia e della trasparenza».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Un futuro “a metano” nei progetti della Canale Metano, formazione, progetti connessi a enti pubblici. Molti i punti sull’agenda dei prossimi mesi della società edile Canale. A parlarne è il suo amministratore unico, Pietro Canale, che non manca di soffermarsi sul difficile quadro economico dell’imprenditoria edile reggina Carlo Sergi

I

Pietro Canale

176 • DOSSIER • CALABRIA 2010

l tessuto produttivo calabrese si regge, indubbiamente, sul comparto edile. Questo il core dell’economia regionale, il motore capace di creare uno sviluppo trasversale, coinvolgendo tutti gli altri settori. La crisi si è rivelata, per molte realtà aziendali, sicuramente funesta. Ma emergono, come in ogni scenario critico, i casi di eccellenza. Si evidenziano, quindi, quei leader del settore che grazie alle loro strategie hanno saputo reggere il colpo e, anzi, si sono rivelati in grado di porre le basi per un rilancio tutt’altro che distante. Pietro Canale, a capo dell’omonima impresa, da trent’anni tra le più consolidate sul territorio di Reggio Calabria ma non solo, collabora stabilmente con le amministrazioni pubbliche inoltre da diversi anni opera ed è partner di Gas Natural Distribuzione Spa e Gas Natural Vendita Spa nella realizza-


Pietro Canale

zione e manutenzione dei metanodotti. «Sicuramente la crisi nel nostro settore ha colpito maggiormente l’edilizia privata - spiega Pietro Canale -. Per questo la nostra azienda ha sentito meno di altre gli effetti di questo periodo negativo. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto con enti pubblici e multinazionali. Siamo stati in grado di resistere a questa crisi diversificando le nostre attività». Quali sono, a suo parere, gli elementi più allarmanti per il settore? «Quello che, personalmente, più mi preoccupa, è il fatto che le “industrie” della nostra regione sono proprio le imprese edili, il che vuol dire che molte famiglie calabresi stanno vivendo un momento di vero disagio». È al centro di polemiche



Qualità e risparmio non si ottengono con alti sconti sui lavori, basti pensare ai tanti progetti appaltati e mai ultimati

la cosiddetta politica dell’assegnazione al ribasso degli appalti. In molti sostengono che si persegue eccessivamente l’ottica del risparmio economico, a discapito dei parametri qualitativi. «Si tratta di un problema vecchissimo per il nostro Paese. Credo questo sia un ostacolo presente a livello nazionale. E lo dico con cognizione di causa, considerando che abbiamo tentato più volte di partecipare a



gare fuori dalla nostra re- Nelle immagini, planetario di Reggio gione, con la speranza di po- ilCalabria. La cupola terci aggiudicare lavori con del Planetario ribassi “ragionevoli”. Il fatto è seconda in Europa Parigi, è che più volte ci siamo dopo per bellezza ed scontrati con realtà molto si- estensione di diametro, mili alla nostra, se non peg- con ben 12 metri www.impresacanale.it giori. Il problema sta nella legge nazionale verso cui tutti gli enti pubblici si devono attenere. Credo sia inutile entrare nei particolari delle norme che regolano le gare d’appalto, inoltre penso che neanche gli ultimi provvedimenti, ovvero quelli re-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 177


IMPRENDITORI DELL’ANNO

 lativi alla giustificazione dei

prezzi, possano limitare il problema». Eppure una soluzione ci deve essere. «Probabilmente una delle più immediate consta in un reale e concreto controllo sulle imprese da parte delle amministrazioni, le quali non dovrebbero transigere sia sulla qualità dei materiali utilizzati che sulla esecuzione dei lavori stessi. E, cosa ancora più importante, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo potrebbe essere uno degli strumenti per far scendere in maniera naturale i ribassi offerti da noi imprenditori. E aggiungo che qualità e risparmio non si ottengono con alti sconti sui lavori, basti pensare ai tanti progetti che vengono appaltati e mai ultimati. Viene normale chiedersi il perché le imprese adottino questo sistema pur di aggiudicarsi un appalto». Quali sono, secondo lei, le ragioni principali? «Il motivo è che tante volte, anche sottocosto, le imprese devono sottoscrivere contratti di lavoro per accedere alle linee di credito offerte da nostri istituti bancari, i quali sicuramente non adottano lo stesso criterio di valutazione rischi che adottano

178 • DOSSIER • CALABRIA 2010

in altre regioni d’Italia. Ciò ostacola le imprese in maniera considerevole, non mettendole nelle condizioni di poter lavorare e crescere». Quali sono i progetti che hanno segnato in maniera significativa la sua carriera e la storia dell’impresa Canale? «Ritengo che i lavori significativi non siano quelli con più rilevanza economica, ma quelli che hanno dato prestigio all’impresa, sia per le committenze che per la tipologia stessa dei lavori. Tra questi il sistema V.T.S. per il controllo

2011

NUOVI TRAGUARDI È tra gli obiettivi principali del 2011 la realizzazione della divisione autotrazione per la società Canale


Pietro Canale

del traffico navale nello Stretto di Messina, realizzato in associazione con società di fama mondiale come Alenia e Stretto di Messina per conto del Ministero dei Trasporti e della Navigazione. Inoltre meritano di essere citate la costruzione del Planetario Provinciale di Reggio Calabria, ritenuto uno dei più belli d’Europa, e la metanizzazione, ancora in corso, del Comune di Reggio Calabria. In tal caso realizzando, per la nostra committente, sia la distribuzione che la contrattualizzazione per la vendita del



gas metano. E, non ultima, è strategica la collaborazione nata di recente con la nostra emittente nazionale Rai Way per la manutenzione delle sedi e dei siti nella nostra regione». Per il 2011, tra i vostri progetti principali, vi è lo sviluppo di una rete di aree di servizio per veicoli a metano. Perché puntare su questa iniziativa? «Vista la crisi nel settore abbiamo pensato di diversificare le nostre attività investendo in quello che è il settore energetico, non solo per ciò che concerne l’ambito edile, ma anche

Abbiamo pensato di diversificare le nostre attività investendo in quello che è il settore energetico, non solo per ciò che concerne l’ambito edile, ma anche per quello dell’autotrazione



per quello dell’autotrazione, dei veicoli, sia pubblici che privati. Questi potranno circolare a metano riducendo notevolmente l’inquinamento e offrendo, alle famiglie della nostra città, l’opportunità di poter fare un pieno con non più di quindici euro». Cosa comporta questo allargamento del business aziendale? «Occorre prepararci per essere competenti. Abbiamo investito su corsi di formazione per il nostro personale per dare un ulteriore servizio, quello della trasformazione a metano dell’autovettura, chiavi in mano, con eventuale finanziamento del costo stesso dell’impianto e con un contratto di manutenzione periodico. Speriamo quindi che nell’anno 2011 nascerà la divisione autotrazione della Canale Srl». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 179


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Determinati a fabbricare la Reggio che verrà Ripensare il cemento armato secondo nuovi canoni: espressivi, creativi e funzionali. L’edilizia del Gruppo Falduto smonta un vecchio luogo comune e mette radici a Reggio Calabria. La città del mare, dell’antichità ma anche delle nuove costruzioni. Tra queste spicca Porto Bolaro Luciana Fante

«C

ostruire è un gesto antico e inarrestabile. Ogni epoca ha dato il suo contributo, modesto o grandioso che sia. Oggi possiamo dire che il cemento armato arreda le città. A patto che venga trattato con cura e nel pieno rispetto del paesaggio». Pino Falduto, imprenditore calabrese con il pallino per la cura dei particolari, lancia una provocazione, che questa volta non rimbalza sul cosiddetto muro di gomma. Anzi, colpisce e convince quel mercato edilizio che rigetta le polemiche ambientaliste e guarda dritto al progresso. Così il Gruppo Falduto firma, in collaborazione con la Promocentro di Milano, la messa in opera di Porto Bolaro di Reggio Calabria.

180 • DOSSIER • CALABRIA 2010

«Chiamarlo semplicemente centro commerciale è riduttivo. È un aggregato di opportunità. Primo perché ha messo in moto il mercato occupazionale. Secondo perché crea un mix che coniuga servizi e brand di successo. E, non da ultimo, ammicca al turismo nautico». In fase di progettazione c’è, infatti, un porticciolo. L’idea è quella di coinvolgere alcune grandi compagnie di navi da crociera, facendo della zona una piccola ed efficiente base logistica per chi viaggia in barca. E che, grazie alla possibilità di attraccare, magari potrà approfittarne per fare una sosta e scoprire il territorio. «La struttura è stata ideata seguendo il principio dell’accoglienza e dell’attenzione agli spazi verdi: appena fuori dal centro c’è una sorta

di parco in miniatura, dove è possibile passeggiare tra ulivi secolari in versione bonsai e due enormi alberi della Scimmia. Con questo abbiamo voluto scommettere su un’architettura capace di armonizzarsi con il contesto naturalistico». A fare da cornice a Porto Bolaro c’è, infatti, uno degli angoli più suggestivi della costa calabrese. A presiedere al taglio del nastro, l’attuale governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, che ha appunto sottolineato il merito di chi punta sulle realtà lo-

In alto, il complesso di Porto Bolaro, firmato dal Gruppo Falduto (Reggio Calabria) falduto.pino@alice.it


Pino Falduto



A presiedere al taglio del nastro, l’attuale governatore della Calabria, che ha sottolineato quanto investire nell’edilizia abbia ripercussioni positive sulla società locale

cali, mettendo in moto le sinergie del territorio. «Crediamo che il settore edile della Calabria possa crescere solo se, lasciandosi alle spalle vecchi immobilismi, riuscirà a intercettare la voglia di innovarsi. Deve esserci un’apertura trasversale, che coinvolga piccole e grandi opere. Mi riferisco anche al ponte sullo Stretto. Per noi rappresenterebbe un’opportunità da cogliere al volo. Insomma, non dobbiamo restare indietro nella corsa verso l’economia

del futuro». Gettando, invece, un occhio al passato si scopre che la famiglia Falduto è sulla piazza da più di mezzo secolo. «Dagli anni Novanta io e mio fratello Antonino, assieme ai nostri cugini, ci siamo imbarcati nella progettazione di immobili civili, creandoci una nicchia di mercato favorevole. L’obiettivo è di continuare a incrementare la Zera Costruzioni del Gruppo Falduto». L’offerta dell’impresa ha maturato negli anni una vera e propria specia-

lità edilizia: la lavorazione a “faccia vista”. «In pratica è una tecnica di messa in opera che utilizza il calcestruzzo come elemento di finitura. Si tratta di una scelta quasi controcorrente che ha almeno due pregi. Per prima cosa permette di risparmiare sulla manutenzione futura. E poi dà il senso immediato delle costruzioni antisismiche». Posta in questi termini, sembrerebbe che l’appeal estetico venga meno. Ma Pino Falduto precisa che non è così. «La valorizzazione architettonica è fondamentale. Guardiamo, per esempio, alcuni dettagli di Porto Bolaro che riprendono lo stile dei capitelli della Magna Grecia. Questo dimostra quanto sia flessibile e malleabile il cemento armato. Per noi è la soluzione che coniuga efficienza, bassi costi e resa estetica».



CALABRIA 2010 • DOSSIER • 181


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Edilizia in prima fila per lo sviluppo del territorio

I

mportanti quanto necessarie, le opportunità di sviluppo del territorio calabrese si fanno strada attraverso i canali dell’imprenditoria d’elezione. Tra questi, i protagonisti del settore edile pianificano i potenziali flussi creditizi per il rilancio dell’economia regionale, per l’arricchimento dei valori territoriali e, soprattutto, per la realizzazione di vere e proprie risorse per i cittadini. Tali premesse però, condivise e condotte da Giovanni Minniti, membro del Cda dell’Ance di Reggio Calabria e amministratore unico della Edil Minniti, possono compiersi solo sulla base del valore delle risorse umane scelte e divenute “squadra”. Così le maestranze della Edil Minniti, responsabili dei progetti in fase di realizzazione del Centro Cuore di Reggio Calabria e degli alloggi universitari per l’Uni-

182 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Il Centro Cuore degli Ospedali Riuniti e il progetto per l’università di Cosenza, vogliono rappresentare l’incipit per un reale sviluppo della regione Calabria. È l’auspicio di Giovanni Minniti Adriana Zuccaro

cal di Cosenza, non possono che essere gli autentici portavoce di una mission collettiva che diffonda l’identità calabrese e la annoveri tra le “virtuose”. Su quali prerogative si basa la realizzazione di un presidio chirurgico-ospedaliero? «Il mercato cui fanno capo i vari settori concorrenti alla messa in opera di una struttura ospedaliera è incredibilmente vasto. Tenendo a fondamento del progetto interventistico le funzionalità che un presidio sanitario deve possedere, l’assoluta efficacia dell’assetto impiantistico è imprescindibile. Perché in una sala operatoria, ad esempio, un semplice ups non collegato adeguatamente può mettere a repentaglio la vita del paziente chirurgico. Per questo il Centro Cuore degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria cui stiamo lavorando, rappresenta un intervento di altissima edilizia e di massima tecnologia. Entro il prossimo aprile il capoluogo calabrese disporrà di un centro di chirurgia di eccellenza che, an-

che dal punto di vista delle apparecchiature, non avrà nulla da invidiare neanche al San Raffaele». In che modo si è evoluto l’incarico per il Centro Cuore? «Nel progetto presentato in gara d’appalto non potevamo che puntare alla qualità commisurata ai costi e ai profitti; formula necessaria soprattutto in gare d’appalto connesse al mondo della sanità, dove il gioco al ribasso non procura alcun risultato. Per la fornitura dei macchinari destinati al Centro Cuore e alle sale operatorie in cui si effettuano i cosiddetti “interventi a cuore aperto”, ci siamo avvalsi della partnership della G.E. Medical System, multinazionale leader nel campo delle apparecchiature per emodinamica. In gara rappresentavamo uno dei tre soli gruppi di imprenditori selezionati; da ciò è comprensibile l’importanza di garantire all’ente qualità, competenza e serio tempismo nell’esecutivo». In che modo l’edilizia con-

A sinistra, Giovanni Minniti. Nella pagina a fianco, render di un ambiente del Centro Cuore di Reggio Calabria e sotto, cantiere del complesso di alloggi per l’Unical di Cosenza www.edilminniti.it


Giovanni Minniti

tribuisce allo sviluppo del territorio? «Sulle recenti esperienze della Edil Minniti posso affermare che l’aver conseguito l’assegnazione dell’appalto per il Centro Cuore, poter collaborare con grandi multinazionali come la G.E., e soprattutto, poter partecipare alla creazione di autentiche risorse per una nuova e più forte Calabria e per i calabresi di domani, sono per noi tutte ragioni di orgoglio e soddisfazione. Nonostante poi il nostro core business sia rappresentato dalla realizzazione di sale operatorie chiavi in mano, quindi di tecnologie ospeda-

13 mln EURO

È il valore dell’appalto indetto per la realizzazione del Centro Cuore degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria e affidato alla Edil Minniti

180 ALLOGGI

Sono in fase di edificazione per gli studenti dell’Unical di Cosenza

liere, è in corso d’opera un altro importante progetto destinato a rappresentare per la città di Rende un nuovo bacino di formazione universitaria. Per i 38 mila iscritti all’Unical di Cosenza stiamo infatti lavorando all’edificazione di un nuovo complesso di 180 alloggi per studenti. Oltre le maestranze scelte per il progetto per la realizzazione dell’opera, poiché si tratta di semplice edilizia civile, la Edil Minniti si avvarrà di ditte specializzate in pavimentazioni, termoimpiantistica e rifiniture varie, in accordi di subappalto». Conquistato il mercato calabrese, a quali nuove rotte si affaccia la Edil Minniti? «Preso atto del rallentamento del mercato calabrese, diventa inevitabile muoversi fuori regione, in Umbria ad esempio e avventurarsi, con le opportune prerogative, anche all’estero. In Kosovo e in Albania il tentativo imprenditoriale da parte della Edil Minniti si configura nell’instaurazione di rapporti di collaborazione, con le istitu-

zioni locali innanzitutto, per la realizzazione di nuovi ospedali». Affrontare e vincere la crisi presuppone un forte carattere aziendale. Su cosa è basato il vostro? «Il carattere che diventa distintivo e valore aggiunto per un’impresa sta nella forza del gruppo di lavoro. I traguardi raggiunti dalla Edil Minniti negli anni sono infatti il risultato del costante affiatamento che rende il team unito, sinergico e produttivo. Per quanto scontato possa apparire, non bisogna mai dimenticare che sono le persone a costituire l’anima del fare impresa. Quando la squadra dimostra di essere in grado di affrontare anche le situazioni più complicate e di poterle risolvere in tempi ragionevoli, l’intera azienda ne beneficia e trova gli strumenti adatti per contrastare la crisi, la concorrenza e risolvere le pause burocratiche che, purtroppo, in Italia rallentano la realizzazione dei progetti pubblici e, conseguentemente, lo sviluppo del territorio in cui si interviene». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 183


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Ripartire da fondamenta ecosostenibili

L’edilizia di Federico De Paoli mette in campo la voglia di scommettere sulla Calabria. Così l’impresa punta su prezzi competitivi, senza tralasciare la “stoffa” del mattone Paola Maruzzi

«N La De Paoli Costruzioni è a Reggio Calabria depaolisrl@alice.it

on ha fatto una piega, la vecchia e annosa questione meridionale. La Calabria ne è ancora perseguitata come ai tempi dell’Unità d’Italia. Eppure i presupposti per ribaltare le carte in tavola ci sono. Soprattutto in ambito edilizio. Abbiamo creatività, voglia di fare, qualità ed eccellenze che potrebbero rendere competitivo il Sud». Le parole di

Federico De Paoli, imprenditore nel settore edile, si perdono nella notte delle reminiscenze storiche per approdare a un interrogativo attuale: «Dov’è andato a finire il sogno del boom industriale del Mezzogiorno? I governi lo promettono da sempre. Ma le criticità sono ancora tante». Tra queste le infrastrutture. Anche per la De Paoli Costruzioni è una problematica all’ordine del giorno. «Pensiamo al rispar-

mio di tempo e denaro, non solo per gli imprenditori, che potrebbe portare il potenziamento della Salerno-Reggio Calabria. E questo è solo un esempio tra i tanti. L’economia del meridione ha bisogno di essere risollevata. Insomma necessita di una visione lungimirante e trasversale». Dopo essersi soffermato sulle peculiarità del contesto, Federico De Paoli punta dritto al suo campo di competenza:


Federico De Paoli

l’edilizia. «Se dovessi descrivere la nostra forza, quella che ci permette di rimanere sul mercato nonostante siano passati quarant’anni, citerei sicuramente la disponibilità verso i committenti. Al di là della retorica, cerchiamo di accogliere le richieste e realizzarle in tempi rapidi. Questo non è scontato, soprattutto considerati i tempi lenti di un certo modo di fare meridionale». D’altronde il target di riferimento della De Paoli Costruzioni è “impaziente”. «I nostri interlocutori sono normalissime famiglie, spesso giovani coppie. Hanno dunque delle esigenze reali e una visione pragmatica dell’abitazione, che deve essere confortevole, ma anche sostenibile da un punto di vista economico. La nostra sfida consiste proprio nell’incoraggiare l’investimento di chi non è propriamente un facoltoso. E oggi sappiamo tutti che avere la possibilità di costruirsi una casa sta diventando un privilegio per pochi». Dunque la prima regola è tenere bassi i prezzi, non rinunciando al contributo dell’avanguardia edilizia. «Cerchiamo di trovare validi compromessi. Per esempio scommettendo sul risparmio energetico. Su questo credo che la Calabria debba ancora maturare». Da un po’ di tempo la De Paoli

costruzioni sta immettendo sul mercato edilizio pareti in poliestere e cappotti termici. «Si tratta di particolari accorgimenti che trattengono il calore. Così, oltre a non inquinare, le famiglie risparmiano sulle bollette, sempre più care». Ma a Reggio Calabria a che punto siamo con l’edilizia ecosostenibile? «Dal nostro punto di vista qualcosa inizia a muoversi. Tuttavia ci sono ancora delle forme di resistenza. Il nostro compito consiste soprattutto nel sensibilizzare: spieghiamo a quali vantaggi andrebbero incontro, quali sono i passi base da seguire. Insomma mettiamo a loro servizio le nostre competenze da addetti ai lavori». Spesso, infatti, l’approccio alle costruzioni green non prende piede perché non c’è un’adeguata preparazione. «Magari si fa confusione e si ingenerano falsi luoghi comuni, per esempio che l’edilizia ecocompatibile richieda un investimento eccessivo». A conclusione di tutto sembra proprio che De Paoli voglia stabilire un legame tra quelle che sono le qualità imprenditoriali e una più grande spinta al rinnovamento che smuova tutto il Sud. «Non dobbiamo restare indietro. Sarà un sogno, sarà lontano, ma come diceva un grande reggino emigrato a Milano, Gianni Versace, l’importante è partire».



Spesso si fa confusione e si ingenerano falsi luoghi comuni, per esempio che l’edilizia ecocompatibile richieda un investimento eccessivo



CALABRIA 2010 • DOSSIER • 185


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Tra industria, edilizia e nautica A dispetto di un sistema economico e territoriale problematico, la qualità aziendale riflessa in un prodotto o in un servizio ripaga sempre. Come alla Artes Lucia, dove ogni utensile o attrezzo fornito partecipa alla crescita del reparto industriale, edile e nautico Giulio Conti

O

gni ambito lavorativo preposto alla produttività tecnico-industriale, così come ogni cantiere adibito alla costruzione edile o alla nautica, impiega una vasta gamma di utensili e attrezzature destinati a garantire la sicurezza dell’operatore, l’efficacia e la tempestività esecutiva e la resistenza all’usura. Così la Artes Lucia, azienda leader nella vendita di utensileria e attrezzature tecniche, nonché dell’assistenza tecnica di tutte le marche di elettroutensili esistenti sul territorio nazionale, dal 1966 partecipa alla crescita del reparto industriale e cantieristico attraverso la fornitura e la manutenzione di tutte le attrezzature necessarie. Marco Cerminara, rappresentante della terza generazione di Artes Lucia, descrive le dinamiche commerciali insite all’azienda, dentro una critica cornice che caratterizza il mercato calabrese, ancora indebolito da deficit strutturali del territorio. 186 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Tra commercializzazione e assistenza tecnica, in che modo si perviene all’affermazione aziendale all’interno del mercato di riferimento? «Quando ci si riferisce a un’azienda consolidata da oltre quaranta anni di esperienza come la Artes Lucia, l’impegno imprenditoriale si misura nella capacità di mantenersi sempre pronti a rispondere a qualsiasi nuova esigenza esposta dal mercato di riferimento. È fondamentale tenersi sempre aggiornati sulle novità da fornire al cliente e prestare attenzione, oltre che specifiche competenze, alle modalità del servizio post vendita. Tali premesse si traducono nel tempo in una vera e propria integrazione dell’azienda con il territorio. A riconfermarlo, la recentissima apertura di una nuove sede di Artes Lucia nella zona industriale della provincia di Cosenza». Qual è l’obiettivo implicito del binomio vendita-assistenza?

«Più che di obiettivo si tratta di risultato. Impegnandosi nella fornitura di attrezzature per l’edilizia, l’industria e la nautica, e nel servizio di assistenza tecnica post vendita su ognuno dei prodotti che si commercializzano, l’azienda giunge infine a fidelizzare il cliente. Artes Lucia difatti svolge anche un’attività di presa e riconsegna dell’attrezzatura da manutentare in tempi brevi. Per differenziarsi dalla concorrenza è necessario mettere in atto ogni possibilità

Marco Cerminara rappresenta la terza generazione di Artes Lucia. L’azienda ha sede a Catanzaro e una nuova sede a Rende (CS) www.arteslucia.com


Marco Cerminara



Ogni cantiere impiega una vasta gamma di utensili e attrezzature destinati a garantire la sicurezza dell’operatore, l’efficacia e la tempestività esecutiva e la resistenza all’usura operativa al fine di garantire il servizio pre e post vendita competitivo e competente». Quanto incide l’informatizzazione sui traguardi aziendali? «I moderni sistemi informatizzati consentono di gestire depositi delocalizzati, di amministrare al meglio il gruppo di lavoro e di conoscere in tempo reale quello che succede ai clienti. La Artes Lucia infatti dispone di un costumer service che, in caso di chiamata da parte di un cliente in zona, consente di intervenire immediatamente;



se è fuori regione, in 6-7 ore». Cosa vuol dire oggi lavorare anche con gli enti pubblici? «Purtroppo è inevitabile lamentare i rapporti con gli enti pubblici per le lungaggini cui sempre più spesso, e in tempi sempre più lunghi, si perviene ai pagamenti. Ma il circuito economico arranca anche per questioni normative. L’ultimo Basilea, ad esempio, ritengo sia paragonabile a un autentico rompicapo». Cosa occorrerebbe per alleggerire questo stato di pesantezza dell’intero sistema?

«Invece di continuare a indire bandi con finanze agevolate o a fondo perduto, basterebbe semplicemente un periodo di defiscalizzazione così da poter far respirare le aziende, tornare a fare girare il denaro, ridare potere d’acquisto. Nessuna agevolazione, dunque, ma se si abbassassero le tasse si potrebbe veramente sistemare parte del sistema delle imprese italiane perché, soprattutto qui al Sud, ogni fondo viene quasi sempre perduto per frode. Nonostante i milioni di euro disposti per la Regione negli ultimi 15 anni, la curva occupazionale è ancora pari a zero. Basta leggere i nostri report confindustriali per rendersi conto che in Calabria non riusciamo a progredire». Quali le cause? «Paghiamo le conseguenze della cattiva amministrazione che abbiamo sempre avuto. Basti pensare alle infrastrutture. La Salerno-Reggio Calabria è un cantiere interrotto da più di 20 anni. Il costo dei trasporti su gomma è forse il più alto d’Italia. La merce ad arrivare in Calabria, ci mette sempre 1-2 giorni in più rispetto alle altre regioni. E ogni ritardo ha, ovviamente costi abnormi. Risolvere il problema delle infrastrutture significherebbe dare nuovo respiro anche a tutto il sistema imprenditoriale calabrese». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 187


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Come cambia il mercato della sicurezza Il dottor Francesco Mario Pizzichemi, a capo dell’Istituto di Vigilanza Europol, spiega perché, nel suo settore, urge un impianto normativo più stabile, rivolto in primis alle istanze di pubblica sicurezza Piero Lucchi

Francesco Mario Pizzichemi, l’Amministratore unico dell’Istituto di Vigilanza Europol di Reggio Calabria. A fianco, la centrale operativa. Nella pagina successiva, un momento relativo al trasferimento dei Bronzi di Riace supervisionato dalla Europol europol_rc@libero.it

190 • DOSSIER • CALABRIA 2010

È

profondamente mutato, negli ultimi anni, il settore della sicurezza, sia per quanto riguarda gli Enti Pubblici, sia per le realtà private. A confermarlo è anche Francesco Mario Pizzichemi, l’Amministratore unico dell’Istituto di Vigilanza Europol, attualmente operante in tutta la provincia di Reggio Calabria. «Tale trasformazione non ha però riguardato quelli che sono i parametri fondamentali della sicurezza in genere – spiega Pizzichemi -. Infatti, pur essendo cambiate le tecniche di difesa, grazie all’impiego di strumenti tecnologici, sono rimasti immutati gli aspetti da considerare quando si approccia all’elaborazione di un piano di sicurezza». E proprio su questo aspetto la Europol ha co-

struito la sua reputazione. La società è oggi una delle più affermate in regione, e a lei si rivolgono enti pubblici e privati tra i più importanti dislocati sul territorio. Proprio di recente è stata al centro dell’attenzione pubblica essendosi occupata di alcuni dei monumenti più famosi d’Italia, i Bronzi di Riace, affidati all’istituto dal Museo della Magna Grecia durante le fasi di restauro dello spazio museale, che ha previsto ovviamente lo spostamento delle statue. Come è cambiato il mercato dei servizi di vigilanza? «Mentre nello scorso decennio, l’utente finale era quasi del tutto allo scuro delle metodologie e delle apparecchiature utilizzate, adesso la popolazione ha acquisito una certa competenza. Questa permette di proporre sistemi altamente tecnologici capaci di innalzare concretamente il livello di sicurezza globale. Di conseguenza, specie negli ultimi tre anni, si è assistito a un boom degli impianti di videosorveglianza digitali». Dunque vi sarete adeguati anche all’interno della vostra struttura? «Abbiamo dotato la nostra centrale operativa delle più innovative tecnologie presenti sul mercato e abbiamo stretto rapporti commerciali con i più importanti fornitori del settore potendo così


Francesco Mario Pizzichemi



Abbiamo dotato la nostra centrale operativa delle più innovative tecnologie presenti sul mercato

offrire una vasta gamma di servizi. Ormai è un fattore imprescindibile per chi opera nel settore della sicurezza privata». Quali sono i sistemi più avanzati a disposizione? «Sicuramente i sistemi Radar a onde millimetriche, di ausilio ai sistemi di videosorveglianza, e particolarmente indicate per fornire sicurezza perimetrale, specie per impianti fotovoltaici, centri commerciali, grandi cantieri e grandi siti industriali. Il sistema radar scansiona continuamente a 360 gradi tutta la zona interessata e, tramite delle impostazioni precedentemente caricate sul software di gestione, permette di interagire con le telecamere a circuito chiuso per il monito-

raggio di eventuali intrusioni all’interno delle aree designate o di asportazione di oggetti. Il sistema è in grado di rilevare, contemporaneamente, la presenza di intrusi multipli in diversi punti del sito sorvegliato. Utili sono anche i sistemi biometrici per l'identificazione di una persona sulla base di caratteristiche biologiche». Quali sono le criticità maggiori che il suo settore incontra? «Stiamo attraversando un periodo di particolare difficoltà, derivante a mio avviso anche da un impianto normativo che non rispecchia, di fatto, le evoluzioni che nel mercato, invece, si sono susseguite negli anni. In questo settore confluiscono le diverse istanze



di garanzia della concorrenza e di tutela della sicurezza pubblica, di cui si fanno promotori, rispettivamente, l’ordinamento comunitario e quello interno. Le recenti disposizioni europee hanno innescato dei meccanismi che portano gli istituti di vigilanza a dover ridurre i prezzi praticati, per poter “sopravvivere”». Si spieghi meglio. «Penso ad esempio all’eliminazione delle cosiddette tariffe di legalità, che avevano la doppia valenza, da un lato, di permettere agli istituti di offrire i propri servizi a prezzi remunerativi, evitando così la corsa allo sconto che incide inevitabilmente sulla qualità delle prestazioni rese, e, dall’altro, permetteva alle prefet-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 191


IMPRENDITORI DELL’ANNO

73

GUARDIE Questo il numero totale di personale dipendente con funzione di Guardia Particolare Giurata all’interno di Europol. Tra questi, due responsabili tecnico-operativi, quattro brigadieri e otto appuntati

ture di avere un controllo diretto e incisivo sul mercato e su eventuali abusi perpetrati da istituti non in regola. Tuttavia, è necessario un loro bilanciamento con le primarie istanze di tutela della sicurezza pubblica. Il che comporta un forte rigore nell’esercizio della regolazione e della vigilanza sul settore della sicurezza complementare. Proprio perché la sicurezza è, prima di tutto, “pubblica”, in quanto patrimonio e diritto inalienabile di tutti i cittadini. In tal senso assumerà un ruolo di primo piano l’attività di competenza dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato». In che modo si rivelerà incisiva la sua azione? «Al garante spetterà il compito di evitare fenomeni di concentrazione sul mercato e, quindi,

192 • DOSSIER • CALABRIA 2010

le loro relative conseguenze, che non sono di carattere esclusivamente economico. Il mercato non è autosufficiente. I soggetti pubblici sono chiamati a svolgere pienamente e autorevolmente le funzioni di controllo loro affidate nell’esclusivo interesse della cittadinanza, senza alcuna possibilità di abdicarvi, tanto più nella delicata materia della sicurezza dei cittadini. Un cammino difficile evidentemente, nel quale la riforma attuale e i provvedimenti che verranno fungeranno da regolamentazione e controllo, ma dove i protagonisti non possono che essere gli imprenditori del settore». Di recente avete garantito la sicurezza di alcuni reperti di inestimabile valore del Museo della Magna Grecia

tra i quali i famosissimi Bronzi di Riace, durante la loro presenza presso le sale del Consiglio regionale calabrese. In questo caso quale piano di sicurezza è stato attuato? «Si è realizzato un sofisticato sistema antintrusione, antifurto e antivandalo, che ha previsto l’installazione di alcuni sensori “a tenda”, capaci di rilevare l’eccessivo avvicinamento dei visitatori ai reperti. Sono stati installati numerosi sensori per la rottura dei vetri e diverse barriere ad infrarossi. Il tutto è stato completato da un sistema di videosorveglianza e di controllo accessi. Tutti i sistemi sono monitorati 24 ore su 24 sia dal personale presente dal posto che dalla nostra Centrale Operativa».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

«B

envenuti al Sud». Giuseppe Ranieri, amministratore delegato della Rancraft, ammicca all’ultimo successo cinematografico per smontare ogni pregiudizio e stereotipo: c’è un Mezzogiorno che produce innovazione. E come? «Con passione, il mare in questo caso, e volontà di tradurla in grandi progetti». È la miscela giusta per conquistare partner d’oltreoceano. A Soverato, famosa cittadina turistica nel golfo di Squillace, sulla costa jonica calabrese, il settore nautico non molla e gli affari si concludono a bordo degli yacht: sono questi, infatti, il fiore all’occhiello della produzione cantieristica della famiglia Ranieri. «Siamo nel settore nautico da oltre 40 anni. Tutto è cominciato con Piero e Antonio, mio fratello maggiore, che aveva un'officina meccanica per riparare motorini e motocicli». Da una parte un passato lontano, modesto e protoindustriale;

194 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Le imbarcazioni Rancraft virano a Oriente L’innovazione si fa largo nei mercati asiatici e globali. Così i cantieri navali Rancraft, ospitano una delle più note famiglie di imprenditori in Cina. Ne parlano Giuseppe e Massimo Ranieri Paola Maruzzi dall’altra il presente evoluto, che travalica i confini nazionali. Massimo Ranieri, che si occupa della direzione tecnica dei lavori, evidenzia che l’area commerciale della Rancraft, guidata dal fratello Giuseppe, ha attuato una delle ultime strategie che hanno permesso il passaggio verso il debutto internazionale in termini di trasferimento di tecnologia applicata alla nautica: «Da qualche tempo abbiamo dato il via a un’esperienza nel mercato cinese, seguendo una linea un po’ controcorrente: produrre in Cina, ma non per esportare il prodotto, bensì per trasferire la tecnologia. In questo modo i committenti cinesi, noti per le loro esi-

genze in termini di qualità e stile, danno il loro importante contributo, ma al tempo stesso la manifattura rimane rigorosamente made in Italy». Da questa joint venture, a metà strada tra il sovoir faire italiano e quello asiatico, nasce la Rc 27, che altro non è che la denominazione commerciale della prima imbarcazione Rancraft che sarà prodotta in Cina. L’imbarcazione ha avuto successo grazie alle sue linee audaci e design incisivo». L’accordo è stato siglato con i vertici di un’importante azienda cinese, che ha sede ad Hangzhou. Il famoso colosso cinese produrrà in serie l’unità Rc 27: basandosi sui dati tecnici tridimensionali, sui processi manifatturieri e sugli standard qualitativi della Rancraft darà vita a una vera e propria produzione industriale. Una scelta nient’affatto casuale. «Con i suoi 6.5 milioni di abitanti, le sue 16 università, di cui 8 sono istituti politecnici, questa città cinese rappresenta un centro formativo di prima eccellenza. Inoltre fa leva su un vasto pa-

Da sinistra, Giuseppe e Massimo Ranieri della Rancraft www.rancraft.com


Giuseppe e Massimo Ranieri



Attraverso l’harvardiana Blue Ocean Strategy e senza l’appoggio di nessun ente, abbiamo stretto un patto con le eccellenze cinesi



norama economico e industriale specializzato nell’informatica, nel tessile e nelle telecomunicazioni. Per noi calabresi è motivo di orgoglio poter vivere un’esperienza internazionale». Detto questo, meritano di essere conosciute più da vicino le vere protagoniste di questo trait d'union: le imbarcazioni appunto. E a questo punto bisogna affondare nella tradizione nautica della Rnacraft, cioè nella precisione artigiana che sostiene i ritmi di produzione. «Grazie a soluzioni tecniche e alla cura dei contenuti estetici, ogni modello ha delle caratteristiche diverse. Uno dei nostri punti di forza è l’esclusiva carena Ihc, acronimo di Innovating Hull Concept. Si tratta di un avanzato progetto, icona dei nostri cantieri: que-

sta, infatti, permette alle imbarcazioni dell’intera gamma di ottenere prestazioni molto elevate, garantendo una navigazione sicura, confortevole e performante». La gamma delle imbarcazioni Rancraft non si ferma qui: comprende ben diciotto modelli, di cui l’ultimo è l’ammiraglia Rc 45, che in versione Hard Top ha debuttato al cinquantesimo Salone nautico di Genova. Un lancio che, per Giuseppe Ranieri, deve tutto al suo design «grintoso ed elegante, tipico di uno stile contemporaneo, che non sottovaluta la sicurezza, il comfort e le prestazioni. Si distingue per gli elevati standard di rifiniture, brillantezza delle superfici, linea slanciata e la nuovissima carena Dual Step ad ala di rondine. Per quanto riguarda gli interni, la cura progettuale è andata oltre i confini dei vecchi modelli nautici, ponendo la giusta attenzione al design contemporaneo». E per il futuro? «Sogniamo di fare una marina a Soverato, infrastruttura assente. La nostra famiglia ha già acquistato un appezzamento necessario per il progetto per i 400 posti barca. Sarebbe una grande opportunità per sviluppare il turismo nautico. Penso al mio Paese, alla mia regione, ma anche al futuro dei miei figli. Ecco, allora è proprio il caso di dire: benvenuti al Sud». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 195


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’agricoltura si apre a nuovi mercati

I

n certi settori vince la specializzazione. La realizzazione di pochi prodotti che garantiscono alti standard di qualità. È il caso del settore agricolo, in cui specializzarsi nella coltivazione di poche tipologie di piante sembra essere la scelta giusta. «La nostra attività ha fortemente voluto specializzarsi nella coltivazione di ulivo e agrumi – spiega Antonino Mangiapane, rappresentante della quarta generazione della famiglia alla guida della Mangiapane Vivai di Lamezia Terme – e la nostra produzione offre il maggior numero possibile di varietà di tali tipologie di piante nonché un alto livello di qualità garantito e certificato». I numeri parlano chiaro: Mangiapane Vivai, nonostante la crisi economica, ha già esaurito tutta la produzione di quest’anno e negli ultimi tre anni ha avuto un aumento di bilancio quasi del 50% annuo, continuando ad aumentare le commissioni e la vendita dei prodotti, ed esportando molto anche all’estero. In quali paesi stranieri è particolarmente alta la richiesta di ulivi e agrumi? «I nostri principali mercati stranieri spaziano dal continente americano, Centro e Sud Ame196 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Concentrarsi solo su poche tipologie di piante. Delle quali si coltivano quante più cultivar possibili. Con un’attenzione scrupolosa alla tracciabilità del prodotto e alla sua qualità. Così Antonino Mangiapane esporta le sue piante anche all’estero. E guida un’azienda che in tre anni ha sestuplicato il fatturato Eugenia Campo di Costa

rica, all’Area Mediterranea. In particolare Tunisia, Egitto e Marocco, e in parte anche gli Emirati Arabi, negli ultimi cinque anni hanno cominciato a guardare a ulivo e agrumi con sempre maggior interesse. Stanno diventando molto concorrenziali rispetto a questo genere di produzione e il loro mercato si sta ampliando continuamente. Di recente siamo stati contattati anche dal rappresentante del commercio estero per la Libia: l’idea è impiantare lungo il confine con l’Egitto, decine di migliaia di ettari di agrumeto e uliveto, ampliando così il mercato dell’ulivocultura e dell’agrumicultura. Oltre alle piante in senso stretto, questi paesi richiedono anche il nostro know how. Sono desiderosi di imparare come possono produrre da sé queste colture, come impiantarle, come farle crescere. È una

delle facce della globalizzazione: in futuro questi paesi saranno in grado di produrre ulivo e agrumi così come altre colture che oggi importano, ma sicuramente ci vorranno ancora molti anni». Le politiche comunitarie insistono molto sulla qualità di prodotto. E sulla certificazione. Quali garanzie offre la vostra produzione al consumatore? «Tutte le nostre produzioni sono certificate in conformità con le direttive comunitarie, con il sistema di certificazione decretato con DM 14/4/1997 relativo alla qualificazione sanitaria delle produzioni vivaistiche che attesta che le nostre produzioni sono “virus esente”. La certificazione delle produzioni vivaistiche e le norme obbligatorie comunitarie e nazionali che regolamentano le produzioni del materiale di pro-

Uno dei vivai della Mangiapane Vivai di Lamezia Terme www.mangiapanevivai.it


Antonino Mangiapane

pagazione, permettono la tracciabilità e la rintracciabilità di processo e prodotto, requisiti fondamentali per la qualità delle produzioni ortofrutticole. A partire dal seme, solitamente acquistato presso istituti accreditati dal ministero, si procede con la tracciabilità del materiale di propagazione vero e proprio, quindi le marze che servono per praticare l’innesto. Si continua poi con i test batteriologici e virologici che devono portare a determinare l’esenzione delle piante da patologie dannose. Il passaggio finale consiste nella certificazione vera e propria, con l’assegnazione, pianta per pianta, di veri e propri “patentini”. In questo

204 ULIVO

È il numero di cultivar di ulivo presenti presso la mangiapane vivai, per un totale di oltre 2.740.000 piante di ulivo

80 mila DEPOSITI

La produzione di agrumi comprende 30 cultivar di clementine e 20 di arance. Mangiapane vivai produce anche 12.000 piante da frutto

modo, anche se la pianta viene mandata dall’altra parte dell’emisfero, si può sempre garantire la sua tracciabilità». Quali sono le maggiori criticità del vostro settore? «In meridione le difficoltà sono diverse, anche se si hanno aziende sane e con bilanci in re-

gola. È difficile accedere al credito, se si vuole investire per far crescere la propria impresa, la resistenza da parte di banche e istituti di credito è sempre notevole. Anche la burocratizzazione attanaglia il settore e la continua compilazione di moduli, domande, carte diventa limitante. Altri fattori critici sono più strettamente legati al territorio, e riguardano ad esempio l’annoso problema dei trasporti, basti pensare che è molto più facile ed economico inviare un container di materiale in Tunisia, Marocco o Libia partendo dal porto di Gioia Tauro, piuttosto che mandare un autotreno di merce a Milano». Quali prospettive avete per il futuro? «L’obiettivo è migliorare ulteriormente gli standard qualitativi della produzione e ampliare il nostro mercato su territori emergenti. Abbiamo già contatti in Georgia, un paese che si affaccia sul Mar Nero e che offre grandi possibilità di sviluppo per l’agrumicoltura. L’interesse è anche su paesi Arabi come gli Emirati, il Kuwait o lo Yemen, realtà che stanno investendo molto sull’ambiente e sull’agricoltura». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 197


FOCUS ENERGIA

Ripartiamo dal nucleare er il rilancio del nucleare, la tecnologia che adotteremo sarà di terza generazione, che ha risolto tutti i problemi di sicurezza rispetto a Chernobyl che fu, è bene ricordarlo, un esperimento militare» mette in evidenza Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia. Sicurezza, raggiungimento degli obiettivi comunitari, rilancio economico e occupazionale: questi gli obiettivi perseguibili grazie all’energia nucleare, tiene a precisare il sottosegretario. Inoltre, comunicare e informare sarà la ricetta del governo «per superare i pregiudizi e le paure sul nucleare». Dialogo prima di tutto, quindi, anche per quanto riguarderà la scelta dei siti. «Non costruiremo mai nessuna centrale senza concertazione e dialogo con le parti interessate e in particolare con le Regioni», conclude Saglia. Ad ottobre sono stati riavviati due reattori dell’Enea. Che significato riveste questa iniziativa? «Il riavvio dei due reattori Enea è un primo passo delle prove in sicurezza per il ritorno al nucleare in Italia, che si avvarrà di una tecnologia collaudata da decenni

«P

204 • DOSSIER • CALABRIA 2010

L’energia nucleare non è una minaccia, ma una fonte importante di sviluppo che «ridurrebbe la dipendenza dell’Italia dagli idrocarburi che importiamo da Paesi politicamente instabili». Il punto del sottosegretario Stefano Saglia Nike Giurlani

Sotto, Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia

in cui il nostro Paese ha avuto il primato fino alla fine degli anni 80. Inoltre, questo tipo di energia sta vivendo oggi una rinascita a livello globale con un trend di crescita positivo: stiamo tornando ai livelli della prima corsa al nucleare». Quali i vantaggi connessi all’introduzione del nu-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Stefano Saglia

Nucleare, cominciamo a scaldare i motori «La centrale nucleare va pensata come un’infrastruttura che contribuisce alla crescita e alla competitività del sistema Paese» spiega Giovanni Lelli, commissario dell’Agenzia Enea l ritorno al nucleare è fondamentale per il nostro Paese? L’ingegnere Giovanni Lelli (nella foto), commissario dell’agenzia Enea, non ha dubbi, la risposta è sì. «Prima di tutto perchè essendo il nucleare più competitivo nella produzione d’energia elettrica, rispetto ai combustibili fossili, ed essendo anche meno costoso, permette di avere energia elettrica a costi inferiori, consentendo al nostro sistema Paese, impresa e cittadini, di pagare meno l’energia elettrica e quindi di competere di più sui mercati». Inoltre, va tenuto presente, che l’Italia ha sottoscritto degli impegni internazionali «per l’abbattimento della CO2 e sicuramente il nucleare risponde pienamente al problema posto perchè nel produrre energia elettrica non emette anidride carbonica». Infine rappresenterebbe l’occasione di rilanciare l’industria termoelettromeccanica del Paese, in quanto «dall’evento di Chernobyl questo settore ha puntato più che altro sull’esportazione, mentre grazie al ritorno del nucleare in Italia si tornerebbe a potenziare anche il nostro mercato interno» mette in luce il commissario. In questa ottica, l’Enea potrà «aiutare l’industria a qualificarsi per realizzare componenti e sistemi da poter utilizzare nelle centrali», ma anche a livello di formazione il suo contributo sarà importante. «Metteremo a disposizione dell’università i nostri impianti sperimentali per rendere i futuri ingegneri all’altezza del ruolo che andranno a svolgere». Infine, spiega l’ingegnere Lelli «affiancheremo l’Agenzia di sicurezza del nucleare nella valutazione dei progetti, attraverso adeguati strumenti di analisi, come i codici di calcolo». Una volta accertata l’affidabilità degli impianti occorrerà affrontare il problema dello smaltimento delle scorie prodotte dalle centrali che avverrà seguendo i metodi già sperimentati in tutto il mondo. Le scorie si dividono in tre categorie e le ultime sono quelle che decadono in tempi lunghissimi. «In realtà, opportunamente trattate, quest’ultime occupano dei volumi piccolissimi ed è per questo motivo che possono essere conservate nelle centrali che li hanno generati». Altra soluzione illustrata da Lelli è quella dei depositi superficiali, «presenti in tutto il mondo, nell’attesa che ci si doti di un sito definitivo dove collocare queste scorie a lunghissimo tempo di decadimento». Un esempio? «La Svezia ha recentemente scelto il sito per il deposito geologico, che per caratteristiche geomorfologiche risulta affidabilissimo; tuttavia, ricerca e sviluppo si muovono nella direzione di migliorare lo smaltimento delle scorie e nel futuro si arriverà a bruciare i rifiuti radioattivi all’interno dei reattori stessi perchè in questo modo si ridurrà notevolmente la loro radioattività» conclude il commissario.

I

cleare per il nostro Paese? «Il nucleare si avvale di una tecnologia a zero emissioni d’anidride carbonica e contribuirebbe, in combinazione con le rinnovabili, al conseguimento degli obiettivi comunitari vincolanti. Inoltre, favorirebbe la messa in sicurezza dell’approvvigionamento energetico in quanto ridurrebbe la dipendenza dell’Italia dagli idrocarburi che importiamo da Paesi politicamente instabili. Infine, rappresenta un’opportunità industriale e occupazionale poiché favorirebbe investimenti, posti di lavoro e crescita economica». Sono già stati scelti i punti d’insediamento degli impianti? «Gli operatori interessati di volta in volta identificano il sito in cui costruire un’eventuale centrale. La proposta viene analizzata dall’Agenzia per la sicurezza nucleare che valuta la scelta del sito secondo criteri ben definiti. ›› CALABRIA 2010 • DOSSIER • 205


FOCUS ENERGIA

Il riavvio dei due reattori Enea è un primo passo delle prove in sicurezza per il ritorno al nucleare in Italia, che si avvarrà di una tecnologia collaudata da decenni in cui il nostro Paese ha avuto il primato fino alla fine degli anni 80

~

›› Nel caso in cui il sito risul-

In alto, il reattore Tapiro e il reattore Triga del Centro ricerche Casaccia Enea

tasse idoneo per l’Agenzia, inizierebbe un dialogo con gli enti locali e con la popolazione. Non costruiremo mai nessuna centrale senza concertazione e dialogo con le parti interessate e in particolare con le Regioni». La tecnologia adottata sarà quella di terza generazione. Quali gli standard di sicurezza introdotti rispetto al passato? «Per il rilancio del nucleare, la tecnologia che adotteremo sarà di terza generazione, che ha risolto tutti i problemi di sicurezza rispetto a Chernobyl che fu, è bene ricordarlo, un esperimento militare.

206 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Questo, tra l’altro, fu l’unico incidente con vittime accaduto nel mondo in oltre 50 anni e fu causato da gravi inadempienze. Attualmente, nel mondo, ci sono 436 impianti in esercizio in 30 Paesi e 56 reattori in costruzione in 14 Paesi. Molti in territori limitrofi al nostro. Infine anche i nuovi depositi hanno elevati standard di sicurezza: basti pensare che il contenitore riesce a resistere all’impatto con un boeing 747». Quali iniziative il governo intende portare avanti affinchè il nucleare non venga più visto come una minaccia, ma come un’occasione di crescita economica per il Paese? «Comunicare e informare è la ricetta del governo per superare i pregiudizi e le paure sul nucleare. Crediamo nella trasparenza e nel coinvolgimento della popolazione.

Abbiamo previsto, infatti, una campagna d’informazione, che verrà concordata da una pluralità di ministeri e soggetti e che dovrà essere approvata nei tre mesi successivi all’emanazione definitiva dello schema di decreto sul nucleare». Lei ha dichiarato che grazie al nucleare saremo in grado di rispettare gli impegni presi con il protocollo di Kyoto e di migliorare e rendere più efficiente il mix energetico del Paese. In che modo? «L’energia nucleare non produce emissioni d’anidride carbonica e quindi contribuisce a rispettare gli impegni presi a Kyoto. Inoltre in combinazione con le energie rinnovabili, contribuirebbe al raggiungimento di un mix equilibrato d’energia pulita che riduce la dipendenza dagli idrocarburi».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Più parità meno burocrazia Tempi brevi, agevolazioni, semplificazioni: concetti difficili da applicare alle procedure che riguardano le piccole e medie imprese. Il punto di Carmelo Ciccone Belinda Pagano

N

on è sempre facile destreggiarsi con le tempistiche della burocrazia e spesso a rimetterci sono proprio le imprese direttamente coinvolte in ordinari problemi di pagamento. Da tempo piccole e medie imprese manifestano esigenze di semplificazione delle procedure fiscali che hanno, al giorno d’oggi, tempistiche proibitive. «Basta semplicemente ricordare le vicissitudini di molte aziende per vedere liquidate le proprie fatture, che naturalmente deve essere accompagnata dal Durc il documento di correttezza contributiva» afferma Carmelo Ciccone, titolare

Carmelo Ciccone, al centro, con i collaboratori della Radi di Palmi (RC) radi.srl@libero.it

216 • DOSSIER • CALABRIA 2010

dell’azienda Radi di Palmi. «Per ottenerlo l’imprenditore ha già dovuto fare salti mortali per adempiere al pagato dei contributi Inps e Inail. Quando l’ente finalmente è in fase di liquidazione, dopo l’iter burocratico di circa sei passaggi, occorre attendere che Equitalia certifichi che la tale impresa non abbia pendenze coi pagamenti delle varie tasse. Solo allora, dopo quattro o cinque giorni ancora, la fattura vedrà la liquidazione attraverso il passaggio ulteriore del bonifico che, a seconda delle banche, lieviterà ancora dai tre ai sei giorni». Se si fanno i calcoli, l’auspicato pagamento si compie dopo un totale complessivo di circa tredici/quindici giorni dalla presa in esame della fattura. Secondo lei queste problematiche verranno prese in considerazione e saranno in qualche modo risolte? «Purtroppo, nello sviluppo imprenditoriale non vi sono concreti, o per lo meno snelli, sostegni politici. Anche il sistema banca è rimasto fermo di fronte alle imprese, manca la

liquidità monetaria. Addirittura ci sono casi in cui vengono denunciati fenomeni di strozzinaggio alle imprese. La Radi da sempre leva la voce tra le tante piccole e medie imprese del territorio calabrese, accomunate dalle stesse strozzanti tematiche di lotta per la sopravvivenza. Per non parlare poi del “Patto di stabilità”, per cui operando con le Pubbliche amministrazioni ci si ritrova a dovere subire passivamente le sorti di questo o quell’ente, che magari alla fine dell’iter di liquidazione fattura come precedentemente detto. In questo contesto si vede ritardare e/o bloccare ulteriormente il dovuto pagamento, creando in seno alle imprese seri e tangibili rischi di fallimento. È una situazione insostenibile, di difficile comprensione forse per i non “addetti ai lavori”, ma molto gravosa e penalizzante». La sua impresa si occupa in particolare della raccolta, trasporto e stoccaggio di Rspu. Per quanto riguarda le aziende che operano nel settore ambientale, quali sono le problematiche specifiche? «In quest’ambito abbiamo


Carmelo Ciccone



Il “Decreto Sistri” emula alcuni sistemi avanzati già applicati in Europa per particolari tipologie di rifiuti



una splendida “ciliegina sulla torta”, che è data dall’introduzione di un decreto legge emanato di recente che vorrebbe trovare applicazione nel sistema tecnico-operativo della gestione del rifiuto e che peraltro non fa altro che burocratizzare ulteriormente tale complessa materia. Infatti il D.M 17.12.2009 “Decreto Sistri” emula alcuni sistemi più avanzati applicati già in Europa per particolari tipologie di rifiuti. Si tratterebbe di particolari sistemi elettrici ed elettronici da dotare sui mezzi di trasporto e dell’applicazione di un insieme di procedure e di metodologie finalizzate alla rin-

tracciabilità del rifiuto. In Italia però si estenderebbe inutilmente a tutte le tipologie di rifiuto. E naturalmente non si nasconde l’esborso di denaro per potere fare parte di tale sistema. Tutto ciò, comunque, sta giustamente incontrando una serie di contrasti, per cui la sua applicazione tra una proroga e l’altra continua a tenere in tensione la classe imprenditoriale del settore». Il panorama da lei descritto sicuramente non è dei più rosei. Crede che si possa fare qualcosa nel concreto, anche per quanto riguarda la sua azienda? «Purtroppo, anche se la società è

continuata a crescere con i volumi di affari, con nuove assunzioni, con dotazione di nuovi macchinari, questo non cambia i seri rischi che incontra nel quotidiano a causa sia delle tematiche appena esposte che di altri argomenti non citati. Al momento sembra che non si aprano spiragli di rinnovamento. Comunque si va fiduciosi lottando a denti stretti, nella speranza di superare il quotidiano e purtroppo con l’amara constatazione di non riuscire a potere fare altro in questo prolungato clima di congiuntura economica, inasprita sempre più dall’osservanza di regole e sistemi complessi».

CALABRIA 2010 • DOSSIER • 217


IMPRENDITORI DELL’ANNO

M

ancanza di investimenti, carenza di fondi pubblici, criminalità organizzata. Sono molte le sfide che una società pubblica deve affrontare in un territorio come quello calabrese. Non sempre è facile uscirne a testa alta. A maggior ragione in un periodo di difficoltà economiche mondiali come quello attuale, in cui non è sicuramente facile lavorare con tranquillità e sicurezza. Ma ci sono anche casi positivi, di realtà pubbliche che sono riuscite a far fronte alle difficoltà e a chiudere i bilanci in positivo. Ne è un esempio la Lamezia Multiservizi Spa, che offre e gestisce diversi servizi pubblici nella provincia di Catanzaro e ad Amantea. «Delle tante società pubbliche sorte negli ambiti di nostra competenza – afferma Fernando Miletta, presidente di Lamezia Multiservizi – la nostra società è l’unica che ha regolarmente mostrato un trend di crescita costante sia in termini di servizi svolti che, ovviamente, di fatturato». Quale percorso vi ha portato a conseguire ottimi risultati nonostante i tempi avversi? «Direi innanzi tutto efficienza e qualità nella gestione dei servizi pubblici resi. Anche in una regione del meridione e in periodo di profonda crisi, è possibile che una società pubblica concretizzi ottimi risultati e diventi un esempio riconosciuto

218 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Servizi, verso una gestione integrata Anche in periodo di profonda crisi, è possibile che una società pubblica concretizzi ottimi risultati e diventi un esempio riconosciuto di società in attivo. Ovviamente l’imperativo è l’efficienza e la qualità nella gestione dei servizi. L’esperienza di Fernando Miletta Belinda Pagano di società in attivo. A queste caratteristiche si aggiungono la trasparenza e la legalità. Lamezia Multiservizi, pur operando anche in settori definiti a rischio come la gestione del ciclo dei rifiuti, si è sempre distinta da questo punto di vista, tanto è vero che non è mai stata oggetto di alcun tipo di interessamento giudiziario». Bisogna avere grandi numeri, secondo lei, per ottenere grandi risultati? «Lamezia Multiservizi opera nel pubblico da ormai tredici anni, è una società per azioni che nel tempo ha allargato la sua compagine societaria a 26 comuni della provincia di Catanzaro oltre al comune di Amantea nel cosentino. Se si parla di numeri, i dati parlano chiaro: un fatturato complessivo di oltre 20 milioni di euro, una dotazione organica di personale di 257 dipendenti, un parco tecnologico e di mezzi moderno ed efficiente». Crede che sia importante concentrarsi in un ambito

Fernando Miletta, presidente di Lamezia Multiservizi e, in alto, alcuni servizi offerti dalla società www.lameziamultiservizi.it


Fernando Miletta



Multiservizi ha avviato nuovi piani di sviluppo: produzione energetica sostenibile e ricerca di fonti idriche proprie

specifico oppure spaziare su diverse attività? «Dipende sicuramente dal tipo di società. Nel nostro caso, ad esempio, la forza sta proprio nelle numerose attività svolte: dalla gestione del servizio di igiene urbana comprendente anche la raccolta e il trasporto dei rifiuti solidi urbani e la raccolta differenziata al servizio idrico integrato, dal servizio di trasporto pubblico e scolastico alla gestione della viabilità, illuminazione e verde pubblico, dalla gestione dei servizi cimiteriali al canile municipale». Con quali strumenti una società può tendere a un costante miglioramento? «Lamezia Multiservizi ha già dato il via a nuovi piani di sviluppo, guardando con attenzione alla produzione di energia derivante da fonti rinnovabili ed ecosostenibili e andando verso un settore che, con il passare degli anni, sta diventando sempre più importante: la gestione del ciclo idrico integrato. Forte dell’esperienza acquisita,



sono già in corso gli interventi progettuali e tecnici per la ricerca di fonti proprie di approvvigionamento idrico con le quali alimentare la rete distributiva. Inoltre, il comune di Lamezia Terme ha autorizzato la realizzazione di un impianto di trattamento RSU con annessa discarica a suo servizio e degli altri comuni del comprensorio che effettuano la raccolta differenziata. Abbiamo già avuto un finanziamento regionale pari a due milioni di euro. Fondamentale è anche la riorganizzazione interna a seconda di come cambia il panorama esterno all’azienda». Per rimanere al passo coi tempi e soddisfare in maniera sempre più precisa gli utenti, a volte sono necessari dei cambiamenti. «La nostra società, in virtù delle nuove normative in materia di affidamento dei servizi pubblici locali, ha ora avviato una nuova fase, con l’ausilio di Daedala Spa di Pesaro in qualità di advisor, per la ricerca di un par-

tner tecnico strategico e operativo. Si tratta di un passaggio importante per noi in quanto consentirà l’avvio di un vasto processo di riorganizzazione strutturale in grado di porre la Lamezia Multiservizi nelle condizioni ottimali per affrontare le nuove sfide di mercato e per meglio rispondere ai bisogni degli utenti». Quali sono le vostre esigenze organizzative? «Sono relative alla necessità di arrivare alla definizione di un nuovo quadro organizzativo, più idoneo a valorizzare settori strategici, a creare le condizioni per una gestione integrata dei servizi, a rafforzare il ruolo di decisore politico delle amministrazioni comunali, a creare le condizioni per un’ottimizzazione gestionale attraverso il coinvolgimento di partner industriali. Il processo, quindi, è finalizzato alla dismissione del 40% del capitale sociale a un partner industriale in possesso di know how specifico sui servizi pubblici gestiti, attraverso una procedura ad evidenza pubblica. L’aggiudicazione della procedura sarà effettuata prioritariamente a favore dell’impresa che garantirà la migliore gestione dei servizi, in via residuale in relazione all’offerta del prezzo più alto. La previsione non è solo di incamerare risorse significative da destinare al finanziamento di piani di investimento, ma, soprattutto, di individuare un partner industriale con il quale condividere il processo di crescita e miglioramento». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 219


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il servizio idrico deve essere risanato Il settore dei servizi relativi alla depurazione e alla fognatura è in profonda crisi. A causa, soprattutto, di una grave inadeguatezza finanziaria del sistema. Domenico Mallamaci fa il punto sulle difficoltà più urgenti e auspica un cambiamento ormai divenuto necessario Eugenia Campo di Costa

I Il presidente di Acquereggine Domenico Mallamaci

l servizio idrico integrato nasce dall’esigenza di superare l’eccessiva frammentazione delle gestioni esistenti, perseguendo un adeguamento tecnologico e innovativo dei servizi nonché dando loro caratteristiche industriali, a tutto vantaggio dei cittadini utenti. Il miglioramento del

220 • DOSSIER • CALABRIA 2010

servizio si tradurrebbe in vantaggio per i cittadini. «Il superamento della frammentazione comporterebbe tutti i benefici dell’economia di larga scala, costi contenuti, efficienza negli interventi» afferma Domenico Mallamaci, presidente di Acquereggine, realtà che ha assunto l’obbligo di prestare un servizio per l’idrico secondario, fognatura e depurazione, ad esclusione della fornitura d’acqua, che risponda ai criteri di efficienza, economicità ed efficacia. La società è conduttore degli impianti di depurazione e delle reti fognarie nei Comuni ricadenti nel territorio dell’A.A.T.O 5 (Autorità d’ambito territoriale ottimale) di Reggio Calabria. Nel rispetto della nor-

mativa vigente, Acquereggine ha costruito, quindi, un modello di servizio con l’obiettivo di pervenire al migliore risultato sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello economico. «La perfetta sinergia tra ATO 5 RC, i Comuni e l’Ente Provincia, nel procedere in tal senso, ci ha permesso un’approfondita conoscenza delle reti e degli impianti che consentirà di prevedere il livello d’investimento necessario per migliorare l’impiantistica attualmente gestita» commenta Mallamaci. Quale situazione vive il vostro settore nella regione Calabria? «La situazione dei soggetti gestori in tutta Italia è difficile, ma nel nostro territorio è


Domenico Mallamaci



Il superamento della frammentazione comporterebbe tutti i benefici dell’economia di larga scala

drammatica. In Calabria vi è una società che gestisce l’acquedotto primario e altre che hanno in carico la depurazione e la fognatura. Nella provincia di Reggio Calabria, Acquereggine gestisce il segmento della depurazione e della fognatura. Per le aziende del settore, le difficoltà maggiori non sono nel prestare i servizi ma nel far rispettare i tempi di pagamento. Localmente, l’inadeguatezza finanziaria del sistema sta creando non poche difficoltà. Risulta assente il pagamento del corrispettivo per il servizio prestato così come fissato nei contratti stipulati a suo tempo e ciò alla lunga potrebbe condurre le società a dover rescindere i contratti per mancanza di risorse economiche.

Il paradosso è che questi mancati e tardivi pagamenti alla lunga potrebbero indurre le aziende a ritardare, tra l’altro, i versamenti dei contributi dovuti per legge; se ciò si verificasse scatterebbe l’inesorabile Equitalia che ne segnalerebbe la posizione debitoria all’ente, il quale, secondo norma, non può procedere al pagamento di quanto dovuto per i servizi prestati». Oltre al danno la beffa. «Anche perché questa anomalia si ritorce sulle parti, portando il ritardo nei pagamenti a chi presta il servizio e una vessazione sui cittadini che prima o poi dovranno sopportare una tantum il pagamento del pregresso e del corrente, con esborsi esosi. Dovrebbe essere cercata una



soluzione a livello politico e Alcune fasi di lavorazione istituzionale, garantendo la sugli impianti di continuazione dei servizi at- depurazione e fognari. La società ha sede traverso il regolare pagamento operativa e amministrativa alle società gerenti. Nella no- a Reggio Calabria stra regione il settore è forte- www.acquereggine.com mente in crisi poiché l’esecuzione del servizio non viene quasi mai soddisfatta con il corrispettivo dovuto né tantomeno in tempi ragionevoli». Come sta reagendo Acquereggine a tale difficile quadro? «Nonostante le molte difficoltà economiche, scaturite dai mancati e tardivi pagamenti da parte delle Amministrazioni, Acquereggine ha prestato comunque sempre il servizio al fine di non paralizzare, neanche parzialmente, le attività affidatele definite ap-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 221


IMPRENDITORI DELL’ANNO



In provincia gli impianti depurativi, costruiti più di 20 anni fa, necessitano di interventi strutturali



 punto “essenziali”. La società, atto gli strumenti adeguati partita con capitali privati delle consorziate, rende un servizio comunque adeguato ma, per i motivi sopra specificati, sicuramente potrebbe dare risultati più soddisfacenti. Siamo stati costretti come organo amministrativo a far ricorso al prestito bancario, e l’indebitamento ha raggiunto ormai livelli inaccettabili». Quali sono le vostre speranze a riguardo? «L’unico ossigeno è stata la voglia di continuare a credere in una presa di coscienza da parte degli enti preposti sul fatto che prestare un servizio del genere richiede non solo impegno e volontà, ma anche un grande esborso di capitali e che è necessario mettere in

222 • DOSSIER • CALABRIA 2010

per definire il tutto. Per capire la drammaticità in cui versano tutte le aziende che erogano servizi pubblici essenziali basta pensare che il governo centrale ha allo studio un sistema finalizzato alla riduzione dei debiti accumulati dagli enti locali. Le considerazioni esternate manifestano il pensiero della gran parte delle aziende operanti nei settori citati. Sono tanti gli amministratori preoccupati per le sorti della propria azienda e dei propri dipendenti (circa 5.000 in Calabria per non parlare dell’indotto). La speranza è che si smuova qualcosa. Da noi imprese può venire, attraverso un coordinamento, l’ausilio e l’affiancamento alle istituzioni

per cercare di trovare la soluzione concreta e immediata all’annoso problema». State investendo risorse finanziarie anche allo scopo di migliorare e riqualificare gli impianti. Quali progetti avete in questo senso? «Considerato che il sistema depurativo nella nostra provincia è stato prevalentemente ideato e costruito da più di 20 anni, è evidente che gli impianti oltre a necessitare di veri e propri interventi strutturali, non sono neanche adeguati all’incremento demografico che subiscono i grandi centri costieri per effetto dello svuotamento dei paesi interni. Ho più volte auspicato e caldeggiato la formazione di tavoli istituzionali, con la presenza di tutte le parti interessate, per cercare sinergicamente la soluzione di questo problema. In quest’ottica e in virtù del contratto stipulato, la società ha deciso di utilizzare risorse proprie al fine di migliorare e riqualificare gli impianti stessi. La società ha trasmesso all’AATO 5 uno studio tecnico volto a verificare le potenzialità degli impianti di depurazione della Provincia di Reggio Calabria gestiti da Acquereggine e a stimarne i


Domenico Mallamaci

costi di adeguamento. Gli interventi inerenti la revisione e fornitura e posa in opera di apparecchiature statiche e elettromeccaniche risultano indispensabili per una corretta gestione ordinaria del processo depurativo degli impianti e consentono un miglioramento del servizio offerto dalla scrivente al committente. Preme sottolineare che, dove la tecnica è stata supportata da adeguati interventi economici, come in località Gallico-Gioiosa Jonica a Reggio Calabria, si sono raggiunti risultati soddisfacenti. È in corso uno studio relativo all’analisi del consumo e del fabbisogno energetico degli impianti di depurazione atto a indivi-

A sinistra, installazione di un impianto di depurazione. Sopra, lo spurgo di una fognatura

duare lo sviluppo sostenibile e un possibile risparmio energetico mediante l’uso dell’energia da fonti rinnovabili, quali i sistemi fotovoltaici». Quali le vostre prospettive per il futuro? «Nel bando di gara del S.I.I per la provincia di Reggio Calabria era prevista l’istituzione di un unico soggetto gestore su base provinciale, come d’altronde la normativa vigente impone. L’espletamento di tale servizio, per l’esperienza acquisita, non può prescindere dal coinvolgimento pubblico. Si dovrebbe pensare, a mio avviso, a una società mista sul modello delle regioni che sono avanti rispetto a noi in que-

sto settore. Infatti, i servizi erogati di cui stiamo parlando, essendo fondamentali e imprescindibili per la vita e il benessere dei cittadini, non possono essere trattati in un’ottica totalmente privatistica. Il principio della solidarietà costituzionale, che solo il pubblico su larga scala economica può dare, fa sì che quest’ultimo non possa venire meno da tali partecipazioni. La nostra esperienza si dovrebbe chiudere al 31/12/2011. Pensiamo di avere contribuito, tra luci e ombre, a porre le basi affinché l’intero sistema possa decollare sollevando cittadini e amministrazioni pubbliche dai tanti disservizi che, negli anni, si sono verificati». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 223


BIOMASSE

Le biomasse dell’agricoltura L’uso energetico delle biomasse rappresenta una risorsa importante per l’Italia. Lo spiega Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura Nike Giurlani

ncentivare la produzione di energia da biomasse, con particolare riferimento alle imprese agricole, rappresenta un aspetto molto importante quando si parla di energie rinnovabili. In primo luogo «perché garantisce il mantenimento di un tessuto produttivo agricolo sul territorio, con un’agricoltura pluriattiva, che diversifica il proprio reddito e che può così continuare a tutelare il paesaggio e l’ambiente» chiarisce Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura. In secondo luogo, «la produzione è alimentata da materie prime nazionali ed è possibile aumentare il grado d’autosufficienza energetica del Paese». L’aspetto che maggiormente qualifica l’uso energetico delle biomasse è, però, «la forte valenza ambientale collegata al riutilizzo dei sottoprodotti e dei residui dell’attività agroforestale e delle industrie connesse nonché - continua - in alcune filiere, come quella del biogas, alla conseguente riduzione delle emissioni climalteranti».

I

224 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Quando, inoltre, si parla di green economy «la produzione d’energia da biomasse ha un valore aggiunto rispetto alle altre fonti e – sottolinea il presidente – coinvolge tutta la filiera, agricola, artigianale, industriale, commerciale, ed è l’unico settore produttivo energetico che interessa in modo così profondo l’economia di un territorio». Qual è il ruolo che stanno già giocando le aziende agricole? «L’agricoltura europea e quella italiana sono da anni impegnate in un’azione pioneristica di sviluppo di queste filiere, anche con politiche integrate alla Pac che, ad esempio, già da decenni, hanno promosso il set-aside energetico, ben prima del protocollo di Kyoto. Ora si raccolgono i frutti di questo impegno nella produzione d’energia pulita che fa perno sull’agricoltura e sulle sue imprese. Molte aziende hanno già aderito alla possibilità di realizzare impianti fotovoltaici ed eolici per la produzione diretta d’energia elettrica ed è diffusa anche la produzione d’energia

da biomasse con procedimenti di varia natura, realizzati in azienda o da soggetti esterni, che acquisiscono le materie prime agricole ed i residui da trasformare in energia». Sono stati ottenuti dei risultati nel settore del biogas d’origine agricola? «Sono già operativi circa 300 impianti, con più di 150 Mw installati, cifra che potrebbe raddoppiare già a partire da questo anno e raggiungere nel 2020 i 650-800 Mw. A questi occorre aggiungere più di 400 impianti, di cui poco più della metà in fase progettuale, che riguardano le biomasse

A destra, Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura


Federico Vecchioni

solide e gli oli vegetali che utilizzano biomasse provenienti dall’agricoltura e dalla forestazione. La produzione d’energia da biomasse è forse il tipo d’utilizzo di fonti rinnovabili che possiede le maggiori prospettive, come testimonia anche il Piano di azione nazionale del ministero dello Sviluppo economico».

Rispetto agli altri Paesi europei l’Italia è più arretrata sotto questo punto di vista. Per quale motivo? Che cosa si sta facendo per invertire questa tendenza? «Se si considerano gli impianti a biomasse e biogas, sicuramente l’Italia è ancora indietro rispetto ai principali Paesi europei. Va però sottolineato che, grazie al sistema

Sono già operativi circa 300 impianti, con più di 150 Mw installati, cifra che potrebbe raddoppiare già a partire da questo anno e raggiungere nel 2020 i 650-800 Mw

~

d’incentivazione della produzione d’energia elettrica da biomasse e biogas, con particolare riferimento alla tariffa omnicomprensiva per gli impianti di potenza inferiore ad 1 Mw, il gap si sta riducendo rapidamente. Occorre ora dare stabilità a questo sviluppo, creando le condizioni per ulteriori investimenti delle imprese agricole e per rafforzare l’industria manifatturiera». Quali le richieste fatte da Confagricoltura per sviluppare appieno le potenzialità delle biomasse? «Gli obiettivi individuati nella strategia europea da qui ›› CALABRIA 2010 • DOSSIER • 225


BIOMASSE

Il solo comparto agricolo può fornire, grazie all’energia da biomasse, almeno 3 dei 17 punti percentuali richiesti all’Italia dalla direttiva Ue 20-20-20

›› al 2020 per lo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili implicano un adeguamento dell’attuale sistema d’incentivi, per incrementare la quota d’energia prodotta, evitando contemporaneamente una crescita non sostenibile di oneri sul consumatore. In questo senso occorre creare in primo luogo, un quadro stabile di riferimento, indispensabile sia per i produttori d’energia, sia per l’industria ad essa collegata. Solo così si può consentire agli operatori la programmazione delle iniziative e l’accesso al credito. Per le biomasse e il biogas, inoltre, la tariffa omnicomprensiva ed il sistema del coefficiente moltiplicatore dei certificati verdi sono entrati in vigore con notevole ritardo rispetto a quanto indicato nella Finanziaria 2008, a causa dei tempi di emanazione dei provvedimenti at226 • DOSSIER • CALABRIA 2010

tuativi, provocando un brusco rallentamento degli investimenti fino a quasi tutto il 2009. È essenziale, quindi, che i livelli d’incentivo attualmente in vigore siano mantenuti almeno per tre anni». Quali gli aspetti basilari dell’incentivo? «Il valore dell’incentivo riconosciuto all’impianto deve rimanere fisso per tutto il periodo d’incentivazione, così com’è indicato nel Piano di azione nazionale. La revisione periodica del sistema di incentivazione, inoltre, deve avere una cadenza triennale e deve entrare in vigore non prima di dodici mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale». In cifre, quali sono le potenzialità delle biomasse? «Il Piano di azione nazionale sulle energie rinnovabili attribuisce grande importanza alle

~

biomasse, la cui produzione di energia dovrà aumentare da 2,2 a 9,8 milioni di tonnellate equivalenti petrolio, entro il 2020. Ovvero 7,6 mtep in più, che rappresentano praticamente la metà delle energie da fonti rinnovabili che l’Italia dovrà produrre in più, da qui a dieci anni. L’agricoltura nazionale può, quindi, ambire ad un ruolo di primo piano rispetto agli obiettivi nazionali. Il solo comparto agricolo può fornire, grazie all’energia da biomasse, almeno 3 dei 17 punti percentuali richiesti all’Italia dalla Direttiva 20-20-20 (un contributo vicino al 20%). In proiezione futura, pertanto, occorre tenere in maggiore considerazione le bioenergie agricole ovvero colture dedicate, residui zootecnici e residui colturali, viste le notevoli possibilità di sviluppo: circa 8,3 mtep».


BIOMASSE

L’energia del legno sicura e sostenibile L’energia elettrica da fonti rinnovabili, in particolare da biomasse rappresenta «un sistema energetico sostenibile e una tecnologia all’avanguardia» come illustra il direttore generale di Biomasse Italia, Guido Castelluccio, che delinea le caratteristiche delle centrali di Crotone e di Strongoli Nike Giurlani

ata nel 1997, Biomasse Italia rappresenta un punto di riferimento nel panorama nazionale della produzione d’energia elettrica da fonti rinnovabili, nel pieno rispetto dell’ambiente. Due le sedi, una a Crotone e una a Strongoli, «sicuramente una delle centrali più grandi e moderne d’Europa» evidenzia il direttore generale, Guido Castelluccio. L’attuale struttura produttiva delle due centrali ha una capacità d’immissione complessiva d’energia nella rete nazionale pari a 60 Megawatt (40 MW per Strongoli e 20 MW per Crotone) che fanno di Biomasse Italia una delle più grandi aziende europee nel settore della produzione

N

Sotto, il direttore generale Guido Castelluccio. Nell’altra pagina, depositi di legno

228 • DOSSIER • CALABRIA 2010

d’energia elettrica da sola combustione di biomassa. La produzione annuale è di circa 500 GWh per un fatturato di circa 100 milioni di euro l’anno. «Il processo di conversione energetica tende sempre a utilizzare le migliori competenze tecnologiche – spiega Castelluccio – per assicurare il miglior rendimento impiantistico nel rispetto assoluto e incondizionato di tutte le più rigide normative per la protezione dell’ambiente e la sicurezza dei lavoratori». È per questo motivo che «il nostro modello di business si fonda sull’integrazione della nostra azienda nel sistema economico e sociale locale per sviluppare sinergie industriali e culturali a vantaggio di tutti i portatori d’interesse, azionisti, dipendenti, fornitori e territorio» conclude l’ingegnere. Come avviene il processo produttivo?

«Quando si parla d’energia elettrica derivate da biomassa, la materia prima principalmente utilizzata è il legno, o meglio gli scarti di legname ricavati dalla manutenzione boschiva, dalle segherie, dalla lavorazione agricola e dagli scarti della potatura del verde pubblico. Si tratta di residui vergini non trattati, non contaminati, non mescolati tra loro che vengono opportunamente ridotti in pezzetti di piccola dimensione e buttati dentro gigantesche caldaie. Attraverso la combustione viene prodotto vapore ad alta temperatura che, successivamente, viene immesso in una turbina a vapore che trasforma l’energia del calore in energia elettrica. Questa, infine, viene inserita nella rete nazionale». Che cos’è il sistema di gestione per la qualità Biomasse Italia? «Si tratta di un sistema inte-


Guido Castelluccio

Quando si parla d’energia elettrica derivate da biomassa, la materia prima principalmente utilizzata è il legno

grato di certificazioni che segue i principali standard internazionali. Non solo, quindi, la certificazione Iso 9001:2000, ma anche quella ambientale, di sicurezza e la Sa 8000 per la responsabilità sociale. In più il nostro sistema di gestione è articolato in altri sottosistemi focalizzati sulla tutela della privacy, dell’etica e della sicurezza. In questo modo siamo in grado di garantire sicurezza sia al territorio che ai dipendenti che alla popolazione locale. Si tratta quindi di uno strumento organizzativo molto complesso nel quale investiamo risorse umane e materiali, ma per noi è importante che tutti i processi operativi e decisionali por-

500 GWh ENERGIA

La produzione annuale d’energia elettrica da fonti rinnovabili

~

tati avanti in azienda avvengano nel pieno rispetto delle leggi». Che importanza ricoprono le energie rinnovabili e in particolare quelle derivate dalle biomasse? «Tra le fonti d’energia rinnovabile quella derivata dalle biomasse è meno sviluppata rispetto per esempio al fotovoltaico e all’eolico. Il motivo è semplice: nell’ambito delle rinnovabili le biomasse sono l’unico settore dove la materia prima non arriva naturalmente come il sole e il vento, ma deve essere approvvigionata. Questo, da un lato rappresenta un vantaggio perchè dà vita ad un’importante filiera e quindi crea molti posti di lavoro. Dal-

l’altro però proprio perchè dipendente dalla presenza del legname, reperibile facilmente entro distanze modeste, le centrali biomasse non possono sorgere ovunque, ma possono interessare solo un numero limitato di località». Che ruolo ricoprono le risorse umane all’interno dell’azienda? «Il personale dipendente è composto da circa 93 persone a Strongoli e Crotone, di cui il 18% in possesso del titolo di laurea e il 58% con un diploma di scuola superiore. L’azienda ha sempre assicurato stabilità e continuità di lavoro ai propri dipendenti, con un trend occupazionale in costante ›› CALABRIA 2010 • DOSSIER • 229


BIOMASSE

›› crescita. Nel prossimo futuro

In basso, la centrale di Strongoli

prevediamo di rinforzare anche l’organizzazione, in funzione della specificità delle competenze e mansioni richieste». Qual è lo scopo delle collaborazioni con l’Università della Calabria? «Il nostro obiettivo è quello di poter offrire ai giovani laureati l’opportunità di crescere personalmente e professionalmente in un’azienda

in piena evoluzione che coltiva ambiziosi progetti di sviluppo. Due volte l’anno, ci proponiamo di presentare le opportunità formative a tutti gli studenti interessati, organizzando visite presso la nostra sede. Biomasse Italia ha interesse a sviluppare il proprio business secondo le diverse direzioni strategiche già definite, favorendo la crescita professionale dei giovani, dando loro la possibilità di

La centrale di Strongoli rappresenta sicuramente una delle centrali più grandi e moderne d’Europa basata su un sistema energetico sostenibile

230 • DOSSIER • CALABRIA 2010

~

utilizzare tecnologie all’avanguardia e di soddisfare le proprie ambizioni professionali e personali. L’azienda intende sviluppare, inoltre, collaborazioni di ricerca con diversi dipartimenti universitari in funzione delle proprie esigenze». Da dove deriva il successo del vostro modello di business? «Biomasse Italia è un progetto che fin dall’inizio si è basato sulla presenza di due centrali d’importanti dimensioni: Crotone e Strongoli in provincia di Crotone. Questa è sicuramente uno delle più grandi d’Europa. Nel totale abbiamo 60 MW e rappresentano, quindi, realtà di grandi dimensioni. È per questo motivo che abbiamo sviluppato un modello di business efficiente anche per minimizzare il costo di biomassa del territorio. Ora stiamo realizzando degli investimenti per circa 70 milioni di euro per entrambe le centrali, al fine di migliorare l’efficienza energetica degli impianti e quindi anche quella sull’impatto ambientale. L’obiettivo è quello di entrare nel nuovo sistema degli incentivi dei certificati verdi e assicurare in questo modo altri 15 anni di lavoro ad entrambe le centrali».


EVASIONE FISCALE

Il controllo economico del territorio calabrese Il comandante regionale della Guardia di Finanza, Michele Calandro, illustra gli interventi per individuare le forme più gravi e insidiose di evasione, quelle che si consumano attraverso le frodi fiscali e l’economia sommersa Renata Gualtieri

N

Nella pagina accanto, il comandante regionale della Guardia di Finanza, Michele Calandro

ei primi 10 mesi di quest’anno, sono state eseguite oltre 3.900 verifiche e controlli, che hanno consentito di individuare redditi sottratti a tassazione per oltre 470 milioni di euro ed un’evasione Iva per oltre 150 milioni di euro. I controlli in materia di scontrini, ricevute fiscali e beni viaggianti sono stati oltre 23.000. Sono state invece 383 le persone denunziate all’Autorità Giudiziaria per reati fiscali, fra i quali spiccano quelli legati al fenomeno delle fatturazioni per operazioni inesistenti. Il contrasto all’economia sommersa ha portato finora alla scoperta di oltre 270 evasori totali e all’individuazione di oltre 1.400 posizioni lavorative non in regola. Sono questi i risultati ottenuti dal Comando regionale della Guardia di Finanza Calabria dalle operazioni di controllo svolte per il contrasto all’evasione fiscale che «costituisce – assicura il comandante regionale Michele Calandro – unitamente alla lotta all’illecita accumulazione di capitali ed alla tutela della

232 • DOSSIER • CALABRIA 2010

spesa pubblica, un obiettivo strategico prioritario». La Guardia di Finanza come effettua la sua attività di controllo in merito al reato di evasione fiscale? «Lo strumento più efficace e approfondito è la verifica fiscale finalizzata a controllare l’esattezza, la completezza e la veridicità delle basi imponibili dichiarate dal contribuente, attraverso l’esame degli aspetti più significativi della sua posizione. Si affiancano forme ispettive speditive, i “controlli”, che si rivolgono a una più ampia platea di soggetti e


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Michele Calandro

sono finalizzati a contrastare le violazioni degli obblighi strumentali all’applicazione dei tributi, ovvero a reprimere evasioni in specifici settori; la loro funzione è di prevenzione e deterrenza dell’evasione fiscale. Il contrasto all’evasione fiscale in Calabria passa però soprattutto attraverso il controllo economico del territorio - che si svolge con l’attività informativa, con le analisi dei contesti imprenditoriali, con il monitoraggio delle produzioni e degli scambi commerciali per individuare le forme più gravi e insidiose di evasione, quelle che si consumano attraverso le frodi fiscali e l’economia sommersa». Quali sono le forme di evasione più ricorrenti e quelle più difficili da contrastare? «I fenomeni più insidiosi individuati in Calabria sono rappresentati dalle frodi fiscali, realizzate attraverso le false

fatturazioni. Utilizzando fatture per operazioni inesistenti, infatti, vengono ridotte o annullate le basi imponibili nelle imposte sui redditi, viene evasa l’Iva o, addirittura, vengono fraudolentemente richiesti rimborsi fiscali. Le false fatturazioni sono poi associate, nella regione, anche all’illecita acquisizione di fondi pubblici: esse infatti rappresentano spesso lo strumento per documentare falsamente l’esecuzione di opere che beneficiano di finanziamenti nazionali o europei. Ancora, alle false fatturazioni è legato il fenomeno delle cosiddette “frodi carosello”: si tratta di un collaudato sistema di frode negli scambi intracomunitari, che consente ingenti evasioni dell’Iva, attraverso l’interposizione di missing traiders, imprese fantasma sulle quali si fa gravare il debito d’imposta che nessuno poi pagherà». Come si contrastano le forme di evasione più complesse? «Innanzitutto, con una costante azione di controllo economico sul territorio, grazie alla quale i reparti del Corpo acquisiscono elementi e indizi sintomatici di pericolosità fiscale. Risultati di rilievo scaturiscono spesso da input colti dalle nostre pattuglie impegnate nei servizi su strada o nei controlli speditivi: si tratta talvolta di constatazioni all’apparenza marginali che, opportunamente elaborate attraverso l’utilizzo ragionato delle informazioni disponibili sulle banche dati, costituiscono l’innesco di attività ispettive complesse che fanno emergere posizioni rilevanti per il Fisco o fenomeni di evasione fiscale consistente. La scelta dello strumento investigativo viene modu-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 233


EVASIONE FISCALE



Risultati di rilievo scaturiscono da input colti dalle nostre pattuglie nei servizi su strada o nei controlli speditivi

 lata, caso per caso, valutando la tipologia di

contribuente, di attività ispezionata, o il fenomeno evasivo che si intende contrastare. Così, ad esempio, le indagini nei casi di sospetta frode negli scambi internazionali vedono un ampio ricorso allo scambio di informazioni con le Amministrazioni fiscali estere, mentre per il contrasto alla cosiddetta evasione totale risultano particolarmente proficue le indagini finanziarie». La dimensione sempre più internazionale delle frodi e dei fenomeni evasivi richiede la capacità di seguire i flussi finanziari anche all’estero. Quali gli strumenti idonei? «I casi più frequenti di evasione fiscale internazionale sono rappresentati dai fittizi trasferimenti della residenza fiscale in Paesi a bassa fiscalità. Più insidiosa, per le difficoltà di smascheramento, è l’evasione fiscale internazionale che scaturisce dall’esercizio di attività d’impresa in Italia da parte di stabili organizzazioni di società estere, la cui esistenza viene nascosta al Fisco. L’azione di contrasto passa attraverso la collaborazione con le Amministrazioni fiscali estere, per acquisire informazioni rilevanti sui soggetti investigati o per richiedere l’esecuzione di specifici interventi ispettivi, gli uni e gli altri, finalizzati a dimostrare l’evasione. Con i paesi dell’Unione europea, la cooperazione si realizza

234 • DOSSIER • CALABRIA 2010



attraverso il Central Liaison Office, una struttura presente in ogni Stato membro; in Italia si trova presso il Comando generale della Guardia di Finanza. In questo contesto, il Corpo costituisce dunque il referente degli organi collaterali esteri per la mutua assistenza amministrativa e per l’interscambio informativo, nel rispetto delle norme di diritto internazionale nonché delle direttive comunitarie che regolano la materia. Se il fenomeno evasivo assume rilevanza penale, e viene perciò segnalato all’Autorità Giudiziaria, è possibile fare ricorso alle rogatorie internazionali». I casi di evasione fiscale internazionale quanto sono diffusi in Calabria? «Dalle nostre risultanze, in Calabria, i casi di evasione fiscale internazionale non sono molto frequenti. Tuttavia abbiamo registrato nell’ultimo anno un fenomeno evasivo, mai scoperto in precedenza, che ha interessato tutta la regione: marittimi residenti in Italia imbarcati su navi battenti bandiera diversa da quella italiana, pur lavorando a bordo per oltre sei mesi nell’arco dell’anno (e, dunque, considerati dalla legge residenti), non dichiaravano in Italia i redditi percepiti. Il risultato complessivo dei nostri interventi ha portato alla scoperta di redditi complessivamente non dichiarati per un importo di circa un milione e mezzo di euro».


GRANDI PROCESSI

Il mio ideale di libertà Ha avuto importanti maestri dai quali ha imparato i fondamenti della professione. Rigore e severità verso sè stessi. Le riflessioni di un grande avvocato: Gioacchino Sbacchi Antonella Girardi

I

Sotto, l’avvocato Gioacchino Sbacchi

processi mediatici. Quelli che dalle aule di tribunale passano senza possibilità di appello alle corti televisive. Ma quali e quante sono state le stagioni dei grandi processi, in Italia? E chi sarebbe in grado di ricordarne qualcosa al di là di condanne, opinioni e assoluzioni consegnate alla memoria collettiva attraverso pezzi di cronaca? Non si tratta degli infiniti dibattimenti condotti fuori dalle aule di giustizia, ma delle pretese disquisizioni sulla giustizia stessa. Magari, sulle sue forme processuali. Prova a farlo Gioacchino Sbacchi, penalista palermitano con una lunga carriera in processi eccellenti. Avvocato Sbacchi, è possibile ricostruire la storia d’Italia a partire dai grandi processi? «È una bella pretesa volere riscrivere la storia del Paese attraverso i grandi processi come, per esempio, quello a Giulio Andreotti. Penso che sia un’idea sbagliata, meglio non farlo proprio. Ho avuto un impatto violento con un libro, La vera storia d’Italia, che è una sintesi del materiale raccolto sul processo a carico del senatore a vita. Ciò che mi sgomenta è che gli autori trattano la materia come se nell’aula bunker fosse stato possibile rintracciare tutta la trama e l’ordito di complotti, assassinii e collusioni tra i poteri forti di un certo periodo della Repubblica. Invece la trattazione non è completa, perché il materiale è unilate-

240 • DOSSIER • CALABRIA 2010

rale: il Procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli e i suoi Pm propongono una loro visione e una valutazione personale del materiale raccolto che è solo una parte della storia. A monte di tutto questo c’è poi una tesi che considero molto fuorviante, quella che io chiamo l’idea del “grande vecchio” che muove le fila. La mafia non è questo ma un’organizzazione criminale il cui apparato tiene in scacco lo Stato. Lo sbaglio sta nella pretesa di uscirne dando un giudizio politico. È questo che io riassumo nell’errato concetto sincretico del grande vecchio». Come si è formato in lei il concetto di giustizia? «Io non ho una tradizione familiare nell’avvocatura. Mio padre era un commerciante che ha allevato quattro figli, insegnandomi il lavoro e la dedizione assoluta. Mi ha dato una scala di valori, sui quali ho costruito con entusiasmo giovanile il mito dell’uomo libero che tutela con ogni mezzo l’ideale di libertà di cui è portatore. E l’ho identificato con la figura dell’avvocato. Io non ho mai pensato di fare il magistrato. Attraverso l’ammirazione per le figure di incomparabili professionisti del secolo scorso, il mio entusiasmo ha continuato ad alimentarsi. Penso a Francesco Carnelutti e ad Alfredo De Marsico, impareggiabili personaggi che hanno onorato l’avvocatura in Italia, scrivendone la storia. Ecco, così è nata l’idealità giovanile del sistema di giustizia, coltivata attraverso le letture e lo studio universitario. Ma, già dal secondo anno


Gioacchino Sbacchi



Penso che sia necessaria una riforma per temperare i poteri assoluti del pm e che vada anche rivisitata la materia delle prove

di università, la teoria si è congiunta alla pratica: sono entrato nello Studio di Paolo Seminara, che posso considerare il mio maestro, per confrontarmi il prima possibile con la realtà». Quali sono state le difficoltà che ha incontrato nel lavorare a Palermo? «Lo studio delle carte è alla base di tutto, a inizio o a fine carriera, a Palermo come a Torino. Bisogna leggerle, dalla prima all’ultima. Quando ho iniziato, l’avvocato stava in cancelleria e schizzava appunti personali, apprendendo nell’immediato tutte le fasi del processo con le relative mancanze e storture. Il mio maestro mi ha insegnato a essere come lui: uno studioso rigoroso ed estremamente severo con se stesso. Sono arrivato così al mio primo processo». Venendo alla professione, a che punto pensa possano spingersi le indagini dell’avvocato? «Le indagini difensive passano spesso attraverso i consulenti, in caso di necessità bisognerebbe quindi assicurarsi livelli di consulenza altissimi.



L’imputato lo può sempre sostenere questo sforzo economico? Non si può guardare alle indagini difensive come al toccasana, il pubblico ministero dispone di mezzi smisurati e può assicurarsi immediatezza di risposte a qualsiasi livello di qualità. Pensiamo poi che se il pm convoca una persona informata sui fatti, questa è obbligata a rispondere, mentre può rifiutarsi di farlo nei confronti dell’avvocato. Nella pratica, non c’è comunque condizione di parità tra le parti. Io penso che il sistema giudiziario presenti delle distorsioni. Un’indagine preliminare, per come è congegnata oggi, è la visione particolare del pm: una raccolta di carte che segue un determinato percorso, il quale di sovente si traduce in una richiesta di provvedimenti cautelari. Credo che occorra intervenire proprio sull’indagine preliminare, perché si assicuri la difesa al di là di quelli che sono gli atti cosiddetti assistiti, i soli a cui può partecipare il difensore. Il pm può svolgere fino a due anni di  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 241


GRANDI PROCESSI

 indagini, senza che nessuno sappia niente e può «Penso che sia necessaria una riforma per temchiedere l’arresto a seguito di un’attività svolta nel segreto più assoluto». Lei cosa modificherebbe? «Se il pm conduce alcune indagini rispetto alle quali il giudice non conosce nulla o quasi, sarei dell’opinione che non sia il Gip a dover emettere il provvedimento cautelare, sommerso all’improvviso da un oceano di carte da vagliare in tempi brevi. Situazione ardua per effettuare un controllo a tutela del cittadino, spesso accusato di reati gravissimi che postulano interventi immediati. I Gip sono oltretutto in rapporto numerico di inferiorità, a Palermo sono una decina a fronte di più di settanta magistrati. È mia opinione che la materia della custodia cautelare debba essere riformata. Il provvedimento di restrizione della libertà a garanzia del cittadino indagato dovrebbe essere sottratto al Gip e affidato a un tribunale diverso da quello del riesame, cioè un organo collegiale non condizionato dalle tempistiche». E quali riforme proporrebbe? 242 • DOSSIER • CALABRIA 2010

perare i poteri assoluti del pm e che vada anche rivisitata la materia delle prove. Nell’ordinamento processuale è stata introdotta una sorta di prova legale in materia di dichiarazioni rese da coimputati, collaboratori di giustizia nella quasi totalità dei casi. Questa si presta a valutazioni soggettive e illiberali con quanto ne consegue sul piano della giustizia sostanziale. Comunque è proprio tutta la strutturazione del processo penale che andrebbe rivista. Posso dire che il processo Contrada è stato proprio la somma algebrica delle peggiori deformazioni processuali. Se si creano regole di valutazione della prova per cui basta la somma di dichiarazioni inutili, inconsistenti, per determinare la colpevolezza di un cittadino, è chiaro che si possa soccombere. Penso che sia anche necessario dare attuazione ai principi fissati dall’articolo 111 della Costituzione, dalla tutela del contraddittorio alla garanzia del diritto alla prova, fino all’effettivo esercizio del diritto di difesa e della parità delle parti. Tutto questo è però rimasto lettera morta».


IL RUOLO DEL PENALISTA

La passione della giustizia Ha assunto la difesa di imputati eccellenti così come di manager, imprenditori o semplici cittadini. Con un convinzione: «Ciò che mi conquista dell’avvocatura – spiega Franco Coppi – è la possibilità di contrastare un’ipotesi accusatoria per contribuire a evitare che un’ingiustizia possa essere consumata» Gloria Baldini

U

Franco Coppi, avvocato penalista

n’avvocatura “artigianale”, quasi in bianco e nero, fatta sulle carte. Una filosofia che si respira già entrando nel suo studio, condiviso con pochi e fidati collaboratori. «Mi piace poter seguire i processi dalla prima all’ultima battuta – ammette Franco Coppi – e confrontarmi alla pari con i collaboratori, ai quali chiedo soltanto preparazione, passione e spirito di sacrificio». E questo metodo di lavoro si traduce anche in un modo d’essere. Tutt’altro che verboso, il noto penalista italiano fa suo uno stile essenziale, stringato. è chiaro, arriva sempre dritto al punto. Forse perché è abituato a dividere la sua professione tra le aule dei tribunali e quelle dell’università. Ad arringare e, al contempo, a spiegare. Due facce di una stessa professione. «Una lezione ben riuscita, un allievo che elabora una buona tesi o vince un concorso universitario – assicura – sono grandi soddisfazioni. Pari a quelle che si possono provare quando, sapendo di aver combattuto una giusta battaglia, si ha la consapevolezza di aver contribuito all’affermazione della verità e della giustizia». Professor Coppi, la docenza universitaria quanto è importante nella sua vita? «Il rapporto con gli studenti è ricco di un particolare significato umano. Esso obbliga il

244 • DOSSIER • CALABRIA 2010

docente a rinnovarsi continuamente e a mettersi in discussione e lo aiuta a sentirsi coetaneo dei propri allievi. È questo forse il profilo più significativo dell’esperienza universitaria». In cosa sono diversi gli studenti di oggi da quello che era lei? «Nei miei allievi vedo le stesse speranze, preoccupazioni e timori che avevo anch’io quando frequentavo l’università. Forse il livello della preparazione di base, fatte le debite eccezioni, oggi è meno ricco di quello di un tempo; questo rende più difficile e meno proficuo il rapporto tra docente e studenti». Lei ha raccontato di avere intrapreso l’avventura forense “tanto per fare qualcosa”. A parte la scelta fortunata, cosa l’ha conquistata e cosa la continua a conquistare della professione? «La possibilità di rifiutare tesi preconcette e di contrastare un’ipotesi accusatoria, esaltando anche il particolare più piccolo, in favore dell’imputato per contribuire a evitare che un’ingiustizia possa essere consumata». A proposito di ingiustizie, spesso per poter contare su di una buona difesa, serve molto denaro. Questo significa che la legge funziona meglio per chi è ricco? «Una difesa efficiente in un processo di media complessità costa indubbiamente parecchio e non c’è dubbio che chi ha maggiori disponibilità economiche può sostenerne meglio il peso. Vale la pena di aggiungere che non sempre gli onorari del difensore costituiscono la voce più cara».


Franco Coppi

Dalla politica all’alta finanza, nella sua carriera ha avuto spesso a che fare con i cosiddetti poteri forti. Ma quali sono le loro maggiori debolezze? «L’incapacità, specialmente nei momenti più delicati e nei quali maggiormente si sente la necessità di assumere responsabilità, di respingere soluzioni demagogiche, di rispondere “no” a richieste farneticanti e di assumere decisioni anche impopolari nell’interesse generale, mettendo da parte quello personale o della propria parte». Lei ha seguito tanti processi celebri che hanno fatto storia. Che Italia le hanno restituito? «Nella misura in cui è lecito generalizzare, lo spaccato che emerge, specialmente nei processi in materia di criminalità economica e dei colletti bianchi, è quello di un Paese nel quale la corruzione è molto praticata, i furbi e gli improvvisatori hanno rapidi successi, e altrettanto rapide cadute devastanti per la collettività, per l’efficienza degli apparati pubblici e per le loro

capacità di vigilanza, controllo e intervento piuttosto limitate». C’è un caso, una difesa, che nel passato le sarebbe piaciuto assumere? «Ne ricordo qualcuno, ma sono stati trattati da avvocati così grandi da farmi passare qualsiasi voglia». Quanto è importante il rapporto umano con l’assistito? «Non è necessario un particolare feeling con l’assistito. L’importante è che non sia del tutto antipatico e che soprattutto sia corretto nei confronti del proprio legale e consapevole dei limiti che lo stesso suo difensore deve osservare nell’esercizio della difesa». In due casi eccellenti ha rinunciato alla difesa. Cosa viene a mancare quando questo accade? «Le ragioni per le quali si rinuncia alla difesa possono essere le più varie. In genere può intervenire una divergenza di opinioni sulla linea di difesa da seguire e in questo caso deve prevalere la volontà dell’assistito». CALABRIA 2010 • DOSSIER • 245


DEFICIT SANITARIO

Parola d’ordine razionalizzazione Revisione della rete ospedaliera, territoriale e d’emergenza. Questi i primi step del Piano che, come spiega il subcommissario Giuseppe Navarria, proseguirà nel segno della riconversione delle strutture, dell’ottimizzazione del personale e della riduzione delle liste d’attesa Michela Evangelisti

I

Giuseppe Navarria, sub commissario del piano di rientro sanitario della Regione Calabria

l Piano di rientro, approvato con Delibera di Giunta regionale numero 845 del 16 dicembre 2009, ha come obiettivo strategico la riqualificazione e il miglioramento dell'intero sistema sanitario calabrese, oltre, ovviamente, a quello di regolare i conti, per riempire il disavanzo regionale recentemente quantificato in 1,2 miliardi di euro: due bersagli strettamente legati, da centrare nel giro di un triennio. La razionalizzazione del sistema passerà attraverso l’ottimizzazione delle risorse umane, la chiusura e la riconversione di alcune strutture ospedaliere e la conseguente riduzione dei posti letto. Sono previsti anche interventi immediati e massicci sul piano dell’emergenza, con importanti investimenti sui mezzi di autoambulanza ed elisoccorso. La Regione Calabria sta cercando di recuperare il grosso debito sanitario regionale. Quali linee guida operative seguirete? «Abbiamo già attuato la revisione delle tre reti, ospedaliera, territoriale e di emergenza e urgenza, e riordinato il sistema delle farmacie, sia convenzionate che ospedaliere. Abbiamo poi approvato il piano dei conti regionali, per attuare la contabilità analitico patrimoniale, che ancora qui stenta un po’ a partire. Dobbiamo ora

260 • DOSSIER • CALABRIA 2010

proseguire con la revisione dell’ospedalità privata e della specialistica ambulatoriale, sia pubblica che privata». Sono 22 gli ospedali che saranno coinvolti in un intervento programmato. Quali trasformazioni subiranno? «Di questi 22 ospedali, 4 sono montani, e in essi rimarrà una parte di degenza ospedaliera con ricoveri ordinari per la medicina, alla quale si appoggerà anche la chirurgia per piccoli interventi che necessitano di ricoveri. Per il resto saranno riconvertiti, come gli altri ospedali, in case della salute, strutture ambulatoriali, attività relative al 118, alla guardia medica, alla specialistica ambulatoriale, per garantire la continuità assistenziale. Molte delle strutture che ora sono in regime di ricovero verranno trasformate in strutture ambulatoriali, per la stessa disciplina. Il piano della ricostruzione ospedaliera fa capo al presidente Scopelliti, tuttavia posso indicare che alcune strutture sono da costruire ex novo - ad esempio a Corigliano e Rossano - altre solo da risistemare; a Catanzaro bisogna ancora stabilire se ristrutturare interamente l’ospedale Pugliese-Ciaccio o se realizzare un nuovo polo». Si parla anche di una riduzione del personale: secondo quali criteri avverranno i tagli? «Principalmente attraverso il blocco del turn over; i dipendenti che andranno in pensione non saranno più sostituiti, evitando così i licenziamenti. Il tutto passa poi per una riorga- 


Giuseppe Navarria

AUDIZIONI E SOPRALLUOGHI SUL TERRITORIO a commissione consiliare regionale per le attività sanitarie, sotto la guida di Nazzareno Salerno, ha deciso di contribuire alla radicale revisione del sistema sanitario in Calabria operando in maniera diretta, sul territorio, uscendo da quelli che sono di solito gli schemi di condotta delle commissioni consiliari. Come vi state muovendo? «Abbiamo effettuato sopralluoghi in tutte le strutture sanitarie regionali e abbiamo svolto audizioni con tutti i commissari delle aziende sanitarie provinciali e di quelle ospedaliere, nonché con i rappresentanti delle case di cura private». Cosa è emerso?

L

«Sono emerse tante criticità ma anche tante potenzialità: i grandi mali della sanità calabrese derivano - al di là delle linee direttive dei precedenti governi provinciali - da una pessima gestione delle aziende, priva di attenzione, competenza e oculatezza. Vogliamo dare una svolta anche attraverso l’esercizio di un’attività di verifica e di controllo continua; le audizioni non saranno un fatto isolato, ma vogliono diventare periodiche, un vero e proprio monitoraggio. Ad esse si aggiungerà l’ascolto delle richieste che provengono dal territorio, dagli utenti come dai professionisti. Stiamo raccogliendo anche dati relativi alle aziende, in particolare sui pagamenti e sulla emigrazione sanitaria, una delle grandi piaghe

della sanità regionale, diretta conseguenza della generalizzata sfiducia nelle strutture». Pensa che il piano di rientro possa rivelarsi efficace? «È un punto di partenza importante per voltare finalmente pagina; certo è in corso d’opera, ci saranno degli assestamenti da affrontare di volta in volta, ma oggi si presenta come lo strumento migliore per uscire da una situazione drammatica, data sia dal debito che dalla mancanza di servizi e dai casi di malasanità. Tutte circostanze che offuscano le tante eccellenze presenti sul territorio. Ci stiamo impegnando molto per rispettare i tempi del piano; è necessario agire in fretta, per avere il prima possibile una situazione chiara e ben delineata».

Nazzareno Salerno, presidente della commissione Attività sociali, sanitarie, culturali, formative

CALABRIA 2010 • DOSSIER • 261


DEFICIT SANITARIO



La riconversione degli ospedali andrà nella direzione di un rafforzamento dei servizi ambulatoriali, nell’ottica di rispondere alle reali esigenze degli utenti



 nizzazione complessiva del personale, con una

ridistribuzione più razionale e con possibilità di mobilità regionale da una struttura all’altra». Intendete ridurre le attese nelle strutture pubbliche da sei mesi a un mese di media. Con quali sistemi? «Si tratta di una delle azioni previste dal piano della salute ma anche dal piano di rientro. L’obiettivo è raggiungibile soltanto attraverso il potenziamento delle attività ambulatoriali e specialistiche, sia pubbliche che private. Se rendiamo disponibile per i cittadini un’offerta che funziona da filtro all’accesso all’ospedale, possiamo arrivare ad accorciare di

262 • DOSSIER • CALABRIA 2010

molto le liste d’attesa. Per ottenere questi risultati occorre un lavoro intenso, che durerà almeno due anni. La riconversione degli ospedali andrà proprio nella direzione di un rafforzamento dei servizi ambulatoriali, nell’ottica di rispondere alle reali esigenze degli utenti. Le criticità più serie si riscontrano soprattutto nei settori della cardiologia, dell’ortopedia, della ginecologia, della piccola chirurgia; ma le liste di attesa sono inaccettabili anche nell’ambito della diagnostica». Di qui a breve effettuerete anche una riorganizzazione della rete dei punti parto. «Secondo normative internazionali ed europee un punto parto, per garantire la salute della gestante e del nascituro, deve avere una produttività di almeno 500 parti all’anno. Tutti i centri che non raggiungono questi numeri devono essere disattivati. La donna e il bambino hanno il diritto di godere di condizioni di assoluta sicurezza: non è possibile pensare di costruire un ospedale dove non ci siano una pediatria o un servizio di rianimazione adeguato». Facendo un punto sul piano di rientro, quali risultati pensate di ottenere e con quali tempistiche? «I nostri obiettivi sono molto ambiziosi. Cercheremo di portare la sanità calabrese a un sistema di erogazione efficiente dei Lea (i livelli essenziali di assistenza) e al pareggio di bilancio. Ovviamente occorreranno tutti i tre anni del piano di rientro per raggiungere questi esiti. Lo scopo finale del nostro sforzo si può riassumere così: offrire un servizio adeguato alle necessità dei cittadini, in condizioni economiche virtuose».


DEFICIT SANITARIO

Un taglio netto con il passato Ripristinare la legalità, eliminare gli sprechi e razionalizzare i servizi. Sono questi gli obiettivi verso i quali tendono le azioni di riordino messe in campo dal commissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Franco Maria De Rose Michela Evangelisti

I

Franco Maria De Rose, commissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza

l territorio dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza coincide con quello della Provincia di Cosenza, che copre circa il 44% della superficie della Calabria ed è la più popolosa. Un’ampia fetta di regione, i cui abitanti, circa 750.000, hanno diritto a una gestione dei servizi sanitari sicuramente più razionale e corretta di quella con la quale hanno dovuto fare loro malgrado i conti. Una grande responsabilità per il commissario De Rose, insediatosi a fine aprile di quest’anno, che afferma con decisione di voler dare «un taglio netto con il passato, costellato da numerosi provvedimenti connotati da vizi di legittimità o addirittura nulli e comunque espressione di una cattiva gestione». Ha fatto notizia la sua decisione di dichiarare nulli i provvedimenti con cui erano state istituite dalla precedente gestione ben trentadue unità operative. Quali le motivazioni di una decisione così radicale? «Le motivazioni sono state molteplici, a partire dal ripristino di un mi-

264 • DOSSIER • CALABRIA 2010

nimo di legalità (che in Calabria è già una meta ambiziosa), alla necessità di rispondere in maniera seria e coerente alle strette imposte dalla situazione economica della sanità calabrese. Non è tollerabile, infatti, che in un momento in cui tutti sono chiamati a impegnarsi per intraprendere percorsi virtuosi, qualcuno si voglia fregiare di pennacchi, fermo restando il fatto che, annullati i provvedimenti istitutivi delle fantomatiche unità operative, o meglio istitutivi di nuove direzioni di struttura, si è continuato ugualmente a garantire i livelli di assistenza ai cittadini del territorio di questa Asp». Quali altri provvedimenti sta prendendo nella direzione di una gestione più rigorosa, che superi logiche clientelari e sprechi? «Che questa sia una gestione rigorosa è documentato dai tanti provvedimenti adottati e fi-


Franco Maria De Rose



Nonostante siano trascorsi ben tre anni dalla data di accorpamento delle ex Aass, ho rilevato che nulla è stato fatto per rendere omogenei i livelli organizzativi



nalizzati a eliminare gli sprechi che purtroppo ho registrato dal momento del mio insediamento: ho disattivato un centro prelievi in città i cui costi fissi di gestione complessivamente superavano di gran lunga i ricavi, con il conseguente annullamento di tutti gli atti a esso connessi, quali la locazione dell’immobile e l’assunzione di personale con contratti a progetto. Ho proceduto alla razionalizzazione di diversi servizi esternalizzati e alla riduzione drastica di spese di manutenzione straordinaria sugli immobili di proprietà e, ovviamente, ho vietato l'esecuzione di lavori di adeguamento sugli immobili non di proprietà, per i quali paradossalmente sono state effettuate nel passato spese ingiustificate. L'elenco potrebbe continuare ancora, ma preferisco portare l’attenzione su quanto si sta realizzando». Guardando quindi al futuro, quali sono i

principali obiettivi del suo lavoro? «Nonostante siano trascorsi ben tre anni dalla data di accorpamento delle ex Aass, ho rilevato che nulla è stato fatto per omogeneizzare i livelli organizzativi, anzi, l’organizzazione su base provinciale altro non è che la sommatoria delle ormai residue organizzazioni presenti nelle disciolte Aziende, ciascuna con modalità e procedure proprie, ancora lungi dall’essere unificate. Ho ritenuto prioritario quindi dover procedere nel segno dell’unificazione di alcuni progetti strategici e pertanto, in coerenza con gli obiettivi regionali, finalmente stiamo completando il Cup aziendale, capace di dare risposte ai cittadini sui tempi di erogazione delle prestazioni in tutte le strutture sanitarie della provincia. Si è proceduto alla stipula di convenzioni con le associazioni di volontariato e le cooperative sociali, per supportare in tutto il territorio provinciale alle stesse condizioni il servizio del 118; sono stati individuati due gruppi di lavoro per ridisegnare l’organizzazione dei servizi sanitari e amministrativi dell’Asp. Inoltre, si sta riorganizzando il protocollo informatico su tutto il territorio al fine di velocizzare e snellire i flussi di corrispondenza interna ed esterna. Si è disposta la pubblicazione degli atti adottati sul sito aziendale, assi-  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 265


DEFICIT SANITARIO



Il Cup aziendale sarà capace di dare risposte ai cittadini sui tempi di erogazione delle prestazioni delle strutture sanitarie



 curando in tal modo la tanto agognata traspa-

renza; sono state nominate le commissioni per le valutazioni curriculari dei dirigenti al fine di ripristinare quelle regole, purtroppo spesso disattese dalla passata direzione generale, di correttezza nel conferimento degli incarichi dirigenziali». Ha disposto una serie di controlli sugli atti in tema di incarichi e stabilizzazioni del personale precario. Con quali esiti? «Al riguardo è stata disposta una procedura interna di verifica sulle intervenute stabilizzazioni, pari a 439 unità in un triennio, ed è stata altresì istituita un’apposita commissione di esperti, per affrontare questo annoso problema con la necessaria e doverosa attenzione che il caso richiede». Come si muoverà per arginare i frequenti casi di malasanità? «L’Asp è già dotata di una specifica unità operativa di rischio clinico, che oltre a svolgere le dovute inchieste in casi di vera o presunta ma-

266 • DOSSIER • CALABRIA 2010

lasanità provvede, in simbiosi con i direttori medici dei presidi, alla stesura di apposite procedure per identificare il percorso del paziente e avere la garanzia che il tutto permetta di svolgere l’attività sanitaria in modo corretto». Nuovo ospedale: se ne parla da anni ma il progetto ha sorti alterne. Il nuovo polo si farà? «L’attuale programmazione dei fondi ex articolo 20 non prevede la costruzione di un nuovo ospedale su Cosenza. L’accordo di programma quadro del 13 dicembre 2006 ha infatti previsto in Calabria la realizzazione di quattro nuove strutture ospedaliere, a Catanzaro, nella piana di Gioia Tauro, a Vibo Valentia e a Sibaritide. Questo non esclude che nel futuro programma di riorganizzazione della rete sanitaria ospedaliera, con le prossime tranche di fondi ex articolo 20, si possa pensare per Cosenza alla realizzazione di un nuovo polo sanitario, concepito in maniera innovativa, che possa essere propulsore di un nuovo modello di sanità nel nostro territorio. Nell’immediato con l’accesso agli attuali fondi ex articolo 20, che grazie all'azione incisiva del governo regionale stanno per essere sbloccati, si provvederà ad avviare interventi di messa in sicurezza dell’attuale struttura, che consentano alla popolazione di poter fruire di strutture riportate in condizioni “normali”».


ASSISTENZA DOMICILIARE

La grande rete del volontariato «Una buona informazione inserita in un processo di comunicazione efficace, risulta essere sempre più uno strumento di lavoro per il sistema salute». L’impegno di Francesco De Lorenzo, presidente dell’Associazione italiana malati di cancro, per garantire ai malati una buon“terapia informativa” e uguali trattamenti nella cura Francesca Druidi

N

el piano oncologico nazionale per il biennio 2010-2012 è stata riconosciuta l’importanza dell’informazione in ambito oncologico. Per i malati di cancro, anche secondo recenti studi europei, l’informazione rappresenta la prima medicina. La conferma viene da uno studio condotto da Aimac e Aiom, in cui si evidenzia che gli strumenti informativi (libretti, dvd, opuscoli) migliorano il rapporto medico-paziente nel 90% dei casi. «La sempre più ampia diffusione dei mezzi di comunicazione di massa – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente di Aimac – ha accresciuto i bisogni di informazione sia da parte dei malati che dei loro familiari». Inoltre, con l’introduzione del consenso informato «si è di fatto rivoluzionato il rapporto medico/paziente – prosegue l’ex ministro – mettendo il malato di fronte alla responsabilità di conoscere la propria malattia per partecipare alle decisioni». La possibilità di compiere ricerche autonome, all’interno di una sovrabbondante disponibilità

268 • DOSSIER • CALABRIA 2010

di risorse «espone, tuttavia, il cittadino anche abile e provvisto di buona cultura generale, al rischio di disorientarsi rispetto alla mole di informazioni “accessibili”, tra l’altro non sempre affidabili sotto il profilo clinico-scientifico». Una buona informazione, quindi, inserita in un processo di comunicazione efficace, «risulta essere sempre più uno strumento di lavoro per il sistema salute», ribadisce De Lorenzo. Tutto ciò


Francesco De Lorenzo

Il professor Francesco de Lorenzo, presidente dell’Aimac; nella pagina a fianco, una postazione dell’Help-Line

rientra negli obiettivi del Piano oncologico nazionale 2010-2012 laddove viene sottolineato che l’informazione sulle cure oncologiche deve essere sempre ancorata a parametri di elevata scientificità, rifuggendo dalla divulgazione di messaggi che promettono risultati terapeutici non avallati dalla comunità scientifica e che è necessario garantire una comunicazione equilibrata in grado, tra l’altro, di evidenziare benefici e rischi delle nuove tecnologie. Help-line è uno dei servizi offerti da Aimac. Quali sono le richieste più frequenti fatte dai malati di cancro o dal loro familiari? «L’Help-line ha sede presso Aimac ed è un servizio telefonico e telematico nazionale di accoglienza e informazione in oncologia. Un’équipe di operatori - appositamente formati all’accoglienza, all’ascolto e alla rilevazione del bisogno informativo - avvalendosi della consulenza di varie professionalità fornisce risposte alle specifiche necessità espresse dagli utenti, che nel 2009 sono stati circa 2.500. Le richieste inoltrate all’Help-line di Aimac riguardano soprattutto i benefici socio-previdenziali cui si ha diritto durante le fasi delle terapie e del followup; informazioni sull’iter diagnostico terapeutico (26%); informazioni sulle associazioni di volontariato (23%) e sulle possibilità esistenti sul territorio di ricevere supporto psicologico (38%) e sugli aspetti nutrizionali».



Un’équipe di operatori appositamente formati all’accoglienza, all’ascolto e alla rilevazione del bisogno informativo, fornisce risposte alle specifiche necessità



derazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, l’associazione delle associazioni di volontariato a servizio dei malati di cancro e delle loro famiglie che contribuisce a creare sinergie fra le diverse associazioni e ad assicurare una rappresentanza unitaria dei malati nei confronti delle istituzioni. È costituita da oltre 500 realtà, molte delle quali diffuse su tutto il territorio nazionale attraverso rappresentanze in tutte le province, per un totale di circa 25.000 volontari (nella maggior parte dei casi malati o ex malati) e 700.000 iscritti a vario titolo. Le associazioni federate si diversificano tra quelle che operano presso i centri di cura e i presidi sanitari, quelle che operano nelle proprie sedi, quelle che assistono malati affetti da particolari neoplasie e anche da alcune che si occupano di oncologia pediatrica». Come si possono tutelare i diritti e gli interessi dei malati di cancro? «La norma del part time contenuta nella Legge Biagi del 2003, come è noto, riguardava solo i dipendenti del settore privato. Ma in occasione dell’iter che ha portato all’approvazione della Finanziaria 2008, è stato possibile estenderla anche ai dipendenti del pubblico impiego e, in diversa Quanto è importante partire dalle reti contro misura, ai familiari o conviventi che assistono il un’emergenza planetaria come il cancro? malato. Così oggi tutti i lavoratori dipendenti con «Sono talmente convinto che le reti siano fon- posto fisso hanno in mano un valido strumento damentali che nel 2003 ho fondato Favo, la Fe- per non essere espulsi dal processo produttivo,  CALABRIA 2010 • DOSSIER • 269


ASSISTENZA DOMICILIARE

 mentre i loro familiari, se lavoratori, acquisi-

scono un titolo preferenziale rispetto ai colleghi nel mutare l’orario di lavoro (da tempo pieno a tempo parziale) e potersi prendere cura del congiunto affetto da neoplasia. È inoltre in corso di realizzazione anche il progetto sperimentale, finanziato dal ministero del Lavoro, insieme a Eni, Inps, Sodalitas e Consiglio provinciale dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Milano chiamato “Una rete solidale per attuare le norme a tutela dei lavoratori malati di cancro sui luoghi di lavoro”. L’attività di lobbying svolta da Aimac a partire dai primi anni del XXI secolo ha indotto le autorità politiche a recepire e concretizzare innovative azioni per dare risposte ai nuovi bisogni dei malati di cancro che sono sempre più malati cronici. Il sostegno socio-assistenziale e la tutela del lavoro sono aspetti riabilitativi di fondamentale importanza per il miglioramento della qualità della vita, per il ritorno alla vita dopo una diagnosi di cancro. Si possono tutelare i diritti e gli interessi dei malati di cancro sicuramente facendoli conoscere ai malati e ai loro familiari. A tale scopo abbiamo creato anche il libretto informativo “I diritti dei malati di cancro”, scaricabile dal nostro sito». Cosa è stato fatto in questi anni? «Nei 5 anni di attività di Favo tutto è cambiato, l’associazione ha promosso studi e indagini con tutti gli Istituti nazionali tumori Irccs (Milano, Aviano, Genova, Roma, Napoli, Bari) e con molte università; ha documentato inaccettabili disparità nell’accesso ai trattamenti terapeutici e assistenziali tra le regioni italiane; ha richiesto e ottenuto nuove leggi per garantire le tutele ai malati di cancro che vogliono lavorare, come pure per il tempestivo riconoscimento della disabilità - anche transitoria - che affligge i malati nel momento in cui iniziano il trattamento chemioterapico; ha chiesto e ottenuto l’approvazione del Piano oncologico nazionale, nel quale al volontariato è riconosciuto un ruolo centrale». 270 • DOSSIER • CALABRIA 2010

Quali le prossime sfide? «Per quanta riguarda l’Aimac potenziare il servizio informativo nazionale che abbiamo creato, ampliarlo e fare in modo che tutti gli ospedali che hanno un rilevante accesso di malati oncologici possano dotarsi di un punto informativo. L’altra grande sfida, che riguarda tutto il volontariato oncologico, è quella di garantire a tutti i malati in Italia uguali trattamenti perché ci sono delle disparità tra le varie regioni che rendono il trattamento dei malati di cancro in alcuni casi inaccettabile e penalizzante. Poi c’è la grande disparità di accesso ai nuovi farmaci in ben 14 regioni, dove la presenza di prontuari regionali rallenta e a volte nega l’accesso ai medicinali che sono salva-vita. Questo non succede in regioni come la Lombardia e il Piemonte dove il farmaco innovativo appena approvato viene immediatamente erogato. La vera sfida del volontariato è dunque evitare che con il federalismo fiscale queste disparità si accentuino».



Dossier Calabria 11 2010