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OSSIER LOMBARDIA L’INTERVENTO ..........................................9 Luigi Colombo Sergio Travaglia

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................12 Francesco e Giuseppe Losciuto L’INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI .......................20 Giorgio Squinzi Claudio De Albertis

ECONOMIA E FINANZA STRATEGIE ...........................................46 Roberto Formigoni Carlo Sangalli CREDITO & IMPRESE ........................53 Ennio Doris Bruno Ermolli Giuseppe Guzzetti Giuliano Terzi RIFORMA DEL LAVORO....................62 Sara Calzi

RITRATTI.................................................26 Corrado Passera

CONSULENZA.......................................64 Roberto Angeleri

IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA .................................32 Patrizia Catellani Klaus Davi Renato Mannheimer

TECNOLOGIE.........................................66 Massimo Vezzoni, Romualdo Gobbo, Giovanni Galimberti, Aldo Gambineri, Ferdinando Bertolotti, Mario Goretti, Demis Zanon, Enrico Fumagalli, Franco Nobili, Sergio Levati

LIBERALISMO.......................................38 Gaetano Quagliariello Giovanni Orsina Vincenzo Olita

INTERNAZIONALIZZAZIONE...........92 Cesare e Donata Novellone Osvaldo Finazzi Evaristo Facchinetti EXPORT.................................................100 Antonio Pozzi, Renato Formenti, Italo Dall'Armellina, Bruno Luraschi, Diego Maraschi, Franco Freddi, Giuliano Balbi, Renato Gamba, Walter Praderi e Anselmo Albini, Sergio Ravasio, Duilio Pesenti, Daniele Terruzzi

INNOVAZIONE.....................................130 Umberto Alliata Roberto Loda Osvaldo Bosetti Giuliano Tacchi Ivan D’Altoè Marco Fanton Pedrotti MADE IN ITALY...................................144 Clemente Bugatti Corrado Mariani MODELLI D’IMPRESA ......................148 Antonio Pugliese, Mario Altrocchi, Marco Monti, Giuseppe Fusi, Roberto Zomegnan, Ugo Rota, Mario Bonaita, Alessandro Pirotta, Giovanni Cittadini, Felice Albertin e Pierangelo Stroppa, Simona Bertola, Antonio e Bruno Casati, Daniela Arrigoni, Angelin Velaj, Paolo Luca Rigamonti, Ambrogio Pessina Tintoria Filati, Camillo Mantero, Guido Rossi Antonella Benetatos, Francesco Apuzzo Amos Tonoli, Roberto Palmieri, Mariano Bandera, Sebino Chimica, Patrizia Tuzza, Fabio Scordamaglia, Damiano e Simone Marchetto, Lorenzo Valsecchi PRODOTTI ALIMENTARI................206 Anna ed Elio Belotti Angelo Pellizzoni Gianluigi Loda COMUNICAZIONE ..............................214 Giuseppe Orlandi Luca Barutti ed Enrico Toniazzi GESTIONE DEI RISCHI ...................220 Urbano Strada SICUREZZA .........................................222 Oreste Ceravola e Luca Breda Giorgio Castellazzi

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Sommario TERRITORIO

GIUSTIZIA

FOCUS BERGAMO............................229 Franco Tentorio Emilio Zanetti Paolo Agnelli

TURISMO..............................................276 Renzo Iorio Mauro di Dalmazio Bernabò Bocca

CONTRAFFAZIONE ..........................352 Daniela Mainini Renato Maria Russo

COMO IN CIFRE .................................238 Giulia Pusterla Francesco Verga Paolo De Santis Marco Mazzone

INFRASTRUTTURE...........................282 Raffaele Cattaneo

SANITÀ

CONSUMI.............................................246 Giovanni Cobolli Gigli Camillo De Berardinis Andrea Petronio Luigi Bordoni

AMBIENTE

EDILIZIA................................................288 Valeria Tallachini, Guido Roderi, Sergio Meraviglia, Alessandro De Boni, Davide Busetto, Andrea Madini Moretti, Luigi Lazzaretti, Stefano Gherardi, Giorgio Vitali, Attilio Ferla, Marco Dallera, Gian Battista Ferrari, Nicola e Michele Marcato

ENERGIA ..............................................254 Fabrizio Belotti Matteo Codazzi

COSTRUZIONI....................................322 Carlo Valagussa, Marco Conte e Guido Peri

RINNOVABILI......................................258 Luca Ruggeri

IMMOBILIARE ....................................324 Giampaolo e Franco Pisa

AMBIENTE E COSTRUZIONI ........260 Demetrio Grassenis

COMMERCIO.......................................328 Antonio Maria Bardelli

GESTIONE RIFIUTI ...........................262 Marco Vitali Ercole Grisoli Bortolo Gelfi

MATERIALI ..........................................330 Marco Parravicini Sintesi Alfredo Piantoni Romina Facchinetti

ECOLOGIA ...........................................272 Carlo Merlini Ferdinando Tigli

TRASPORTI.........................................284 Tatiana Rosolen

TRAPIANTI...........................................358 Alessandro Nanni Costa Luciano Bresciani Luciano De Carlis Leonida Pozzi POLITICHE ANTIDROGA ................367 Giovanni Serpelloni STRUTTURE SANITARIE................372 Pasquale Intini SERVIZI SANITARI............................376 Gianluca Marra IL SETTORE FARMACEUTICO......378 Nicola Travierso FARMACI..............................................380 Paolo Lombardi BIOTECNOLOGIE ..............................382 Leone Cinelli

INTERNI................................................340 Giovanni Anzani Francesco Guarneri Paolo Orlandini Domenico Franzoni NAUTICA ..............................................348 Tullio Abbate

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Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Xxxxx cxpknefv L’INTERVENTO

L’edilizia affronta la “grande depressione” di Luigi Colombo, presidente di Ance Lombardia

l settore delle costruzioni sta attraversando la fase più buia della sua storia recente. I dati parlano chiaro: in Lombardia nel quinquennio 2008-2012 gli investimenti in nuove costruzioni sono crollati del 42,3 per cento e del 29,5 per cento quelli in opere pubbliche. Con i fatturati in caduta e le imprese in difficoltà è letteralmente esploso il ricorso alla cassa integrazione (le ore autorizzate sono quadruplicate, passando da 4,2 milioni nel 2008 a 17,9 milioni nel 2011). Ciò ha però solo arginato l’emorragia di forza lavoro nel settore, che tra il 2008 e il 2011, secondo l’Istat, ha perso in Lombardia ben 44.500 occupati (12,3 per cento). L’incertezza dei mercati, l’altalena degli spread dei titoli sovrani, le notizie allarmistiche legate a possibili default incontrollati di banche e nazioni, tutti questi fattori hanno creato, già a partire dal 2008, un infondato clima di sfiducia nella tenuta degli investimenti nel mattone, in una fase in cui, al contrario, il “bene casa” avrebbe potuto svolgere una funzione di volano per l’economia. A incidere negativamente sulla propensione all’investimento immobiliare sono, da qualche anno, anche il sistematico impoverimento in atto nella società italiana e una diffusa percezione di incertezza sul futuro professionale e sulla tenuta dei bilanci familiari e aziendali. Il circolo vizioso della sfiducia è così innescato: il mercato non tira, il sistema del credito chiude i rubinetti a imprese e famiglie e un settore che vale il 10 per cento del prodotto interno lordo nazionale scivola verso la stagnazione. Per molti, troppi anni, la prima a non credere nel pro-

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verbiale ruolo anticiclico del settore edilizio è stata proprio la politica. Forse confondendo il mondo della speculazione immobiliare con quello dell’economia reale; i nostri governanti hanno “snobbato” il comparto edile, arrivando troppo tardi a individuare in una vera politica industriale per il suo rilancio una delle strategie per l’uscita della crisi. Nel nostro Paese la pressione fiscale penalizza fortemente sia chi realizza, sia chi investe, sia chi possiede immobili. In un momento di crisi si è deciso di optare per la soluzione più semplice per “fare cassa”, reintroducendo l’Imu sui beni di proprietà di famiglie e aziende. È ora più che mai necessario intervenire sulle misure fiscali, che possano contribuire a ricreare quel clima di fiducia necessario per la ripartenza delle compravendite e degli investimenti, alleggerendo il carico tributario sull’acquisto di immobili per operazioni di sviluppo e trasformazione, e introducendo temporaneamente un principio di “neutralità fiscale” per le compravendite immobiliari, in particolare sulla prima casa, intesa come bene primario. Solo lavorando sulla riattivazione del mercato immobiliare e sugli investimenti infrastrutturali riusciremo a sbloccare il meccanismo inceppato: dismissioni pubbliche, rigenerazione delle città, valorizzazione turistica del territorio e dei beni culturali, sicurezza del territorio, riqualificazione energetica degli edifici esistenti: lungo queste direttrici di sviluppo - rispetto alle quali l’edilizia svolge un ruolo centrale - si potrà concretizzare una vera ripresa economica nel nostro Paese. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 9


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Xxxxx cxpknefv L’INTERVENTO

Lo spreco, da onere a risorsa Di Sergio Travaglia, senatore della Repubblica

econdo una sensazione diffusa nel Paese il governo Monti, nella sua attività riformatrice, avrebbe scelto la strada più facile, bersagliando di imposte i cittadini “buoni” e ignorando la situazione delle enormi realtà “cattive” come i drammatici “sprechi”. Avrebbe quindi trascurato le colossali potenzialità offerte da questa situazione patologica. Ma cos’è lo “Spreco”? Secondo vocabolario, spreco è: “Cattivo uso, consumo eccessivo o inutile”. E cos’è la “Risorsa”, creata dall’abolizione dello spreco? Sempre secondo vocabolario è “l’insieme dei mezzi di cui si dispone e che possono costituire sorgente di ricchezza”. Proviamo a identificare qualche ipotesi di spreco in termini di mancati interventi: in primis l’evasione fiscale da combattere ferocemente (al di là di blitz occasionali) e poi le false invalidità, la negoziabilità delle proprietà pubbliche attraverso preliminari interventi legislativi, l’effettivo sblocco commerciale dei beni sequestrati alla mafia, la progressiva razionalizzazione, attraverso tagli, del sistema “Province”, il tassativo incasso dei contributi Ue a fronte di progetti tempestivamente presentati (è criminale la frequente rinuncia per pura incapacità, a finanziamenti fondamentali), l’assenza deleteria di un sistema di “costi standard” per gli acquisti effettuati dallo Stato o dagli enti locali, l’abolizione delle Comunità montane a livello del mare, l’abolizione degli enti inutili e così via. È chiaro che l’abolizione dello spreco può essere indolore o sofferta: è indolore nei casi legati a frode o a palese assurdità, tipo la falsa invalidità o la comunità montana a livello del mare; oppure a semplice neghittosità o ignoranza, come nel caso dei mancati contributi europei. In altri casi potrebbe invece toccare dolorosamente l’occupazione, salva l’adozione iniziale di misure mirate, come il blocco del turnover o i corsi di riqualificazione. Il governo dovrebbe quindi scendere in guerra contro lo “spreco”, animato da un intenso sentimento di “sprecofagia” e

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guidato dallo stimolante motto “Lo spreco, da onere a risorsa”. Sarebbe, inoltre, opportuna una più stretta collaborazione con la Corte dei Conti che, nella descrizione della funzione, contiene tra l’altro la seguente frase: “Controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria”. Da ultimo una stretta collaborazione con un importante ente, forse sotto impiegato: il Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro), al quale si potrebbe chiedere la compilazione di una mappa degli sprechi del Paese, composta da una parte descrittiva e da una parte visivamente illustrativa, basata soprattutto su confronti grafici fra istogrammi. In latino la parola “spreco” si traduce con “effusio”. Andrebbe rapidamente istituita una facoltà di “Effusiologia” (facoltà comunque più utile della defunta “Trofeistica”), che consentisse la futura disseminazione sul territorio a livello locale e centrale di un esperto corpo di “effusiologi”, assunti per migliorare i bilanci delle unità locali o centrali. E per concludere, l’istituzione della “Giornata nazionale contro lo spreco” all’insegna del motto sopra suggerito, ”Lo spreco, da onere a risorsa”. Una massiccia azione di “sprecofagia” godrebbe, inoltre, del tifo entusiastico della grandissima maggioranza dei cittadini estranei al meccanismo dello spreco, con un netto miglioramento del clima politico. Mentre l’apatia politica attuale nei confronti degli sprechi, potrebbe far pensare al cittadino che il governo giudichi perfetta la situazione generale e quindi “inutile” ogni intervento correttivo. Alla luce del panorama sopra descritto, un Paese potrebbe addirittura compiacersi per l’abbondanza degli sprechi, considerati dopo l’eliminazione come fonte di risorse e di ricchezza. In conclusione, la “sprecofagia” potrebbe rappresentare il toccasana per il nostro debito pubblico. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 11


IN COPERTINA

LA PREFABBRICAZIONE CHE INVESTE SUL FUTURO Con un nuovo polo produttivo e un portafoglio ordini di oltre 90 milioni di euro, la bergamasca Isocell Precompressi Spa cresce, nonostante la crisi, scommettendo sull’innovazione e interpretando le nuove esigenze del comparto della prefabbricazione. La prossima scommessa? Milano. La parola a Francesco e Giuseppe Losciuto Andrea Mantovani

l coraggio di investire nell’impresa, oggi, è tutt’altro che scontato. La crisi ha creato uno spartiacque tra quelle aziende che hanno colto il cambiamento, riformulando le proprie strategie, e quelle che, invece, sono rimaste ad aspettare che tutto tornasse come prima. Così, mentre queste ultime soffrono la recessione, le altre iniettano speranza su un sistema economico, quello italiano, che dovrà rilanciarsi partendo proprio dalle sue eccellenze imprenditoriali. In questo il comparto delle costruzioni funge da esempio calzante. Origine, oltre che principale vittima, del calo del Pil, il settore delle costruzioni ha oggi un volto nuovo. Se le commesse sono calate, lo sono anche gli attori coinvolti. Un quadro che Francesco e Giuseppe Losciuto, titolari della bergamasca Isocell Precompressi Spa, conoscono bene. Una realtà giovane, nata nel 2007, che ha incrementato il suo fatturato di circa il 100 per cento ogni anno. E che per i prossimi mesi può già contare su un portafoglio ordini di oltre 90 milioni di euro. I due imprenditori non hanno mancato l’occasione di far sfociare i

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frutti dei loro investimenti su alcune delle infrastrutture e delle opere più significative degli ultimi anni. Tra questi anche il nuovo stabilimento della Pirelli, a Settimo Torinese e il nuovo stadio della Juve. Ma il futuro si trova all’ombra della Madonnina. «L’obiettivo strategico, per noi, è Milano» sottolinea Francesco Losciuto. Cosa rappresenta, per voi, il Capoluogo lombardo? FRANCESCO LOSCIUTO «Una grandissima fucina di progetti. L’Expo regalerà a Milano moltissime nuove infrastrutture. E noi intendiamo essere protagonisti di questa rivoluzione urbana». Su Milano, tra l’altro, avete già realizzato importanti commesse. GIUSEPPE LOSCIUTO «Vero, su tutte il nuovo tribunale e alcune stazioni per la linea 5. Abbiamo anche chiuso un importante contratto per il nuovo Centro Commerciale di Esselunga in Corso Adriano. Soprattutto, ci interessano le nuove infrastrutture edilizie, civili e industriali, i parcheggi e le nuove vie di comunicazione». Rispetto al passato il prefabbricato come si è evoluto? F.L. «La tecnologia e la ricerca sui ma-

teriali, sulla loro resistenza e sulla capacità di ridurre il consumo energetico, hanno migliorato le prestazioni dei prefabbricati in maniera significativa. Noi, come Isocell Precompressi, ci siamo impegnati economicamente, ma anche temporalmente, sperimentando e ampliando la nostra prospettiva progettuale. Le parole ricerca e sviluppo ultimamente sono sulla bocca di tanti industriali e rappresentanti di categoria. Ma in pochi si prendono il rischio di investirci concretamente». Il rischio? F.L. «Sì, perché sperimentare, per un’impresa, significa anche compiere un salto nel vuoto. Ma noi siamo convinti che questo sia l’unico modo per crescere. E lo dimostrano anche i valori dei nostri brevetti. Questi ci hanno portato a soluzioni concrete per il risparmio energetico e per l’utilizzo delle rinnovabili. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il supporto dell’ingegner Carlo Calisse, fondamentale per l’innovazione di Isocell Precompressi». G.L. «Da sempre puntiamo al nostro sviluppo interno attraverso il controllo qualità, la collaborazione con enti di áá


Francesco e Giuseppe Losciuto


áá nuovi componenti per la fabbricazione in partnership con aziende primarie del settore». Costruzioni oggi vuole anche dire burocrazia. Come riuscite ad alleggerire il carico ai vostri committenti? F.L. «La risposta la si trova nella gestione efficiente dell’impresa. Intanto al nostro interno abbiamo uffici tecnici e di controllo strutturati in maniera tale da poter seguire, passo dopo passo, ogni fase della commessa. In secondo luogo, credo sia fondamentale la nostra impostazione a carattere familiare». Anche questo in effetti salta all’occhio. Nonostante la crescita mantenete questa tipologia di

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Ulteriori prospettive grazie al nuovo stabilimento orge a fianco della sua storica sede, il nuovo stabilimento della Isocell Precompressi S.p.A.. Una struttura nata grazie a un investimento di oltre 7 milioni di euro, con grande soddisfazione da parte della proprietà, che in un periodo di profonda crisi per il settore è comunque riuscita a crescere. «In un periodo in cui molte aziende chiudono o comunque fanno fatica ad andare avanti, è incoraggiante vedere come siamo riusciti a trovare il coraggio imprenditoriale e gli spazi operativi per migliorare e potenziare

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gestione? «Qui non ci sono dirigenti, ognuno è responsabile di un’area e riferisce costantemente alla proprietà. Non ci sono filtri, ogni qual-

F.L.

la capacità produttiva dell’azienda» dichiara Giuseppe Losciuto. Su una superficie di oltre 6500 metri quadrati destinata alla realizzazione di manufatti, troveranno posto diverse linee di produzione, un nuovo impianto per il calcestruzzo, carriponte per la movimentazione dei pezzi da 30 tonnellate di portata, un reparto per l’assemblaggio del ferro e un nuovo laboratorio per il controllo del processo produttivo. www.isocellitalia.it

volta emerge un problema ci rivolgiamo direttamente al committente. A differenza di altre realtà societarie, dove le “gerarchie” manageriali rallentano la risoluzione delle pratiche e va a finire che per rispondere a una domanda di un cliente i proprietari impiegano giorni. Il contatto, secondo noi, deve essere diretto e costante». Torniamo a parlare di investimenti: sette milioni per il vostro nuovo stabilimento. Un fatto tutt’altro che marginale in questo periodo. Quali prospettive vi apre? G.L. «Grazie al nuovo stabilimento abbiamo compiuto un salto di qualità notevole. Ci ha permesso di aprire nuove linee di produzione, aumentando notevolmente la capacità produttiva, innalzando i nostri standard».


IN COPERTINA

Le sinergie fanno crescere il comparto Un gioco di squadra tra alcune teste di serie del comparto delle costruzioni lombardo. Una strategia di concerto che ha consentito un superamento della crisi e la realizzazione di grandi opere a tempi da record Filippo Belli nserirsi in una filiera che vede coinvolti i nomi più importanti dell’edilizia italiana. Una strategia che ha premiato la società Isocell Precompressi S.p.A., guidata dai fratelli Francesco e Giuseppe Losciuto. «Lavorare con aziende e professionisti all’avanguardia, in grado di affrontare con estrema flessibilità l’immensa mole di lavoro corrente e le nuove sfide operative, normative e

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Tempi ed efficienza: la sfida della prefabbricazione Una collaborazione che ha permesso in tempi rapidi la realizzazione di opere strategiche per le principali realtà industriali italiane. Antonio Guarascio e il team di GSE Italia l concetto di filiera racchiude in sé un modus operandi che, nei casi virtuosi, ottimizza tempi, risorse e produzione. Anche nell’edilizia. A confermarlo è Antonio Guarascio, top manager della filiale italiana del gruppo francese GSE, tra i principali attori sul settore delle costruzioni, attiva come General contractor nel mercato dell’industria, della logistica e del terziario. «Poter collaborare in sinergia con aziende serie, affidabili, per noi è un fattore fondamentale – spiega Antonio Guarascio -. Le nostre commesse possono valere anche 10 o 15 milioni di euro». Commesse da consegnare in tempi sempre più stretti. Il mercato, su questo, è intransigente. «La nostra collaborazione con la Isocell Precompressi nasce proprio al fine di garantire un rispetto dei tempi di consegna». Le due società hanno già collaborato nella realizzazione del polo logistico Walcor di Pozzaglio e Uniti (CR) (foto) e nello

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stabilimento della Dimo a Vercelli. Attualmente stanno lavorando su un progetto per il gruppo Carapelli. «Il cliente ci ha chiesto di consegnare l’immobile in cinque mesi. Altrimenti avrebbe rischiato di dover rimandare l’avvio di un imponente processo produttivo, perdendo milioni di euro. Se ho al mio fianco aziende come la Isocell Precompressi e consulenti seri, l’operazione è fattibile, altrimenti il rischio è di non guadagnarci e, anzi, rimetterci in penali». Per Guarascio è centrale, nelle sinergie d’impresa, la comunicazione. «Le aziende che portano avanti progetti comuni devono comunicare in maniera costruttiva. I problemi si risolvono attuando riflessioni progettuali intelligenti».


Se il prefabbricato raccoglie l’energia Grazie alla collaborazione con Rizzani De Eccher, la Isocell Precompressi Spa dei fratelli Losciuto si è resa protagonista anche nelle più importanti opere della città di Torino ono 166 i metri in altezza della Torre che Intesa San Paolo inaugurerà a Torino. Poco meno della Mole Antonelliana. Un grande progetto che potrà contenere oltre 2mila dipendenti del gruppo bancario e che coprirà una superficie complessiva di circa 110mila metri quadrati. Una realizzazione “evento” per l’Italia, notoriamente poco propensa all’architettura verticale, che vede coinvolto uno dei nomi più importanti dell’universo costruttivo europeo, Rizzani De Eccher. A commentare con entusiasmo l’opera, progettata dal maestro Renzo Piano, è l’ingegner Giorgio Fassinotti. «Questo sarà un edificio simbolo per la città di Torino» spiega. Anche in questa realizzazione, protagonisti sono i prefabbricati della bergamasca Isocell Precompressi S.p.A.. «Lavoriamo alla realizzazione di 33 piani di prefabbricato areati che garantiranno un risparmio e un recupero energetico grazie al loro funzionamento innovativo». Degna di nota la tempestività con cui Isocell Precompressi S.p.A. si è messa in azione.

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«Inizialmente, con Rizzani De Eccher avevamo incaricato un’altra azienda che, al momento di iniziare la produzione, ha avuto dei grossissimi problemi di natura economica. In pochissimo tempo abbiamo cambiato strategia e grazie alla Isocell Precompressi siamo riusciti a mettere in funzione le attrezzature di produzione e a mandare in consegna i primi pezzi nel giro di 15 gg». Ma per Fassinotti non è stata una sorpresa. «Con Isocell Precompressi avevo già operato in passato con altre aziende per altre importanti opere tra cui lo stadio della Juventus e, ancora prima, lo stabilimento della Pirelli. Si tratta di un’azienda che ha saputo cogliere e assecondare le esigenze odierne del mercato edile, relazionandosi con partner e committenti, cooperando per obiettivi comuni. Per questo a mio avviso è in crescita».

tecniche, è ciò che ci permette di portare a compimento ogni progetto» ha dichiarato Giuseppe Losciuto, che si occupa delle commesse e del nuovo stabilimento, realizzato a seguito di un investimento di 7 milioni di euro. Va da sé che la qualità e l’innovazione progettuale portata a compimento dall’azienda di Bergamo, ha fatto sì che i suoi prefabbricati venissero richiesti dalle società di maggior successo del settore. A cominciare dalla Rizzani De Eccher, attualmente impegnata, proprio insieme a Isocell Precompressi S.p.A., nella realizzazione della Torre per Banca Intesa San Paolo, a Torino. Una collaborazione avvenuta a seguito del lavoro realizzato, sempre a Torni, per il nuovo stabilimento della Pirelli, a Settimo Torinese. Per quest’ultima opera, in soli due mesi, sono stati realizzati oltre 250 pilastri, più di 200 travi e 400 tegoli di impalcato e alari di copertura. Per un totale di 6400 metri cubi di cal- áá LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 17


IN COPERTINA

Crescono i progetti lombardi Dopo la realizzazione del centro commerciale Famila, prosegue la partnership tra le bergamasche Poledil e Isocell. Parla Roberto Poloni, amministratore della società di costruzioni, oggi protagonista anche nei cantieri per l’Expo 2015 on un indotto occupazionale di oltre 200 persone, Poledil si conferma una realtà strategica per il settore edile lombardo. La società di costruzioni generali, nata nel 1987 per volontà della famiglia Poloni, ha contribuito in Italia all’evoluzione dell’edilizia civile e industriale. E con un volume produttivo nuovamente in crescita dal 2011 e 45 cantieri aperti, prosegue nei suoi piani di espansione, puntando su infrastrutture e formule contractor. Centrale, resta il mercato bergamasco, su cui si sono aperti importanti cantieri che vedono coinvolta

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anche la Isocell Precompressi S.p.A., ormai partner ufficiale della Poledil per tutto ciò che concerne la realizzazione di prefabbricati. «Proprio a Bergamo abbiamo realizzato il nuovo centro commerciale Famila – ricorda l’amministratore di Poledil, Roberto Poloni -. Un’opera sita direttamente sulla SS671, che rientra nel Piano di Recupero “Ex Molini Riuniti”». Il centro commerciale vanta una superficie coperta di oltre 4500 metri quadrati. «I tempi di consegna per quest’opera erano strettissimi – sottolinea Poloni -. In questo la cooperazione di Isocell Precompressi si è rivelata basilare. In sei mesi abbiamo fatto tutto, partendo da zero». Una sinergia, quella tra le due aziende, rafforzatasi in seguito all’acquisizione di nuove cave, attraverso cui la società guidata da Poloni rifornisce di alcuni materiali. «In pratica, ora, i prefabbricati che acquistiamo da Isocell Precompressi sono realizzati anche con i materiali forniti da noi». Un altro esempio di filiera vincente e che pone le basi per ulteriori iniziative. E anche Poledil, scommette insieme alla Isocell Precompressi sull’Expo di Milano. «Una quota importante del nostro fatturato deriverà dall’Expo, per cui realizzeremo diverse infrastrutture».

áá cestruzzo su 60mila metri quadrati di sottolinea l’ingegner Antonio Guara- sui cantieri dell’alta velocità e delsuperficie coperta. Anche il gruppo francese GSE, tramite la sua filiale italiana, ha collaborato con l’azienda di Bergamo per portare a compimento diverse infrastrutture strategiche. Non ultimo, il polo logistico Walcor di Pozzaglio e Uniti (CR). Collaborare con queste aziende, significa in primis mettersi in gioco stimolando nuovi orizzonti innovativi e progettuali. GSE Italia ha realizzato con Isocell Precompressi S.p.A. diversi interventi, tra cui oltre a Walcor, Carapelli a Milano e Euronics a Vercelli. Come gruppo ha anche assegnato delle commesse in Francia. «Necessitavamo di un partner affidabile e soprattutto tecnicamente competente – 18 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

scio di GSE Italia -. La squadra dei fratelli Losciuto si è fatta guidare dal nostro modus operandi, dimostrando grande competenza e velocità sia nella fase progettuale che realizzativa». Il gruppo francese ha anche affidato all’azienda la realizzazione delle strutture per il magazzino Smoby Toys in Francia, permettendole così di esportare il suo prodotto anche oltre confine. Coordinando strategie e progetti, si ottiene anche una significativa razionalizzazione dei costi, oltre che una garanzia su ciò che si acquista. È questo l’esempio dell’accordo che Isocell Precompressi S.p.A. ha siglato con la Poledil, società di costruzioni generali leader in Nord Italia, impegnata anche

l’Expo di Milano. Quest’ultima, tra l’altro, tramite le sue cave, fornisce alcuni dei materiali alla Isocell Precompressi S.p.A.. «Da anni sviluppiamo anche le materie prime, confezioniamo e produciamo asfalto e calcestruzzo - spiega l’amministratore Roberto Poloni -. E va da sé che forniamo Isocell Precompressi, il nostro partner per i prefabbricati». Alla base di tutto, l’ascolto e la comprensione di ciò che ogni specifico committente richiede. Il progetto esecutivo di ogni edificio è il risultato di un’attenta valutazione delle necessità che, di volta in volta, si presentano per arrivare a una soluzione personalizzata.


L’INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI

Edilizia, settore chiave per uscire dalla crisi Per ripartire l’Italia necessita di una semplificazione burocratica e di sgravi fiscali per chi investe nello sviluppo. Sono questi i nodi da sciogliere subito per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che sulle politiche attuate dal governo avverte: occorre fare di più Nicolò Mulas Marcello

n Italia i primi sei mesi dell’anno sono stati particolarmente negativi per quanto riguarda il settore dell’edilizia. Il volume dell’attività edile nel nostro paese è sceso dell’ordine del

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Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria

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30% nella prima metà del 2012. A sostenerlo è Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, il quale continua però a vedere nelle costruzioni, un elemento di rilancio per tutta l’economia. «Alla base ci deve essere

una semplificazione normativa e burocratica – sottolinea – che rappresenta la madre dello sviluppo». L’obiettivo è superare la crisi e rimettere in moto l’economia del Paese: «Dietro la ripartenza – conti-


Giorgio Squinzi



Alla base ci deve essere una semplificazione normativa e burocratica che rappresenta la madre dello sviluppo

nua Squinzi – deve esserci anche la rifocalizzazione del settore edile, che si è completamente fermato, con dati molto negativi negli ultimi mesi. Sarebbe una ripartenza virtuosa perché è un settore ad alta intensità di manodopera e a basso contenuto di importazione». Negli ultimi mesi c’è più attenzione al problema della crescita: «Se ne è reso conto anche il presidente del Consiglio Mario Monti» e anche il numero uno della Bce, Mario Draghi, «è intervenuto in una maniera molto precisa». Inoltre, occorre una revisione dei pagamenti da parte

della pubblica amministrazione alle aziende. I tempi troppo lunghi affossano soprattutto le pmi: «I pagamenti alle imprese da parte della Pa – spiega il numero uno degli industriali italiani – sono un argomento da affrontare con la massima urgenza. Nell’edilizia e nelle costruzioni se si continua in questo modo entro fine anno un numero elevatissimo di imprese sparirà». Perché il Paese riparta quindi occorre «riprendere gli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali» sulla scia di quanto fatto dagli Stati Uniti dopo la crisi del 1929.



Squinzi si dice favorevole agli eurobond «soprattutto per le infrastrutture, che sono fondamentali per uscire dalla crisi». Il numero uno di viale dell’Astronomia pone l’accento anche sul costo dell’energia, che in Italia è superiore alla media europea. E ha avvertito che «non ci sarà ripartenza se non si va nella direzione degli Usa e cioè senza una politica comune su welfare, fisco, infrastrutture ed energia. Senza la coordinazione su questi 4 punti è impossibile». L’economia reale «sta soffrendo e negli ultimi mesi abbiamo registrato un crollo verticale dei consumi», è necessario quindi «ridurre i costi della pubblica amministrazione e c’è anche un problema di recupero dell’evasione da realizzare non con accanimento ma con misure come la deducibilità fiscale di alcuni costi che potrebbe far emergere i redditi sommersi. Bisogna pensare poi alle misure per la crescita, anche Monti se ne è reso conto e sta prestando più attenzione a questa questione». La direzione del governo secondo Squinzi è quella giusta, ma occorre fare di più, essere coesi e concordi nel per-  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 21


ONE ELEPHANT L’INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI

INVESTIMENTI

-6% LA FLESSIONE DEGLI IMPIEGHI NELLE COSTRUZIONI PREVISTA NEL 2012, MAGGIORE DEL-5,3% REGISTRATO NEL 2011

OCCUPATI

325.000 GLI ADDETTI DEL SETTORE CHE HA PERSO IL LAVORO DALL’INIZIO DELLA CRISI, CIFRA CHE SALE A 500MILA SE SI CONSIDERA TUTTO L’INDOTTO

DEBITI PA

19 mld I SOLDI CHE GLI ENTI STATALI DEVONO ALLE IMPRESE EDILI CHE REALIZZANO LAVORI PUBBLICI, IL 62% DI QUESTI RIGUARDA LE PMI FONTE DATI: OSSERVATORIO ANCE

 correre la strada dello sviluppo. Squinzi torna anche sulla riforma attuata dal governo deve ora lasciare Nelle aziende si cerca di spendere meno e incassare di più. Secondo il leader di Confindustria, nel Paese, attraverso il fisco si sta facendo cassa ma non si sta invece riducendo la spesa: «Mi auguro che dalla spending review ci sia veramente la possibilità di avere fondi disponibili per pagare i fornitori e anche per destinare una parte di queste risorse agli investimenti».

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del lavoro, spiegando che la visione di Confindustria riportata dai giornali non è del tutto vera: «Nonostante non condividessimo gran parte dei contenuti, al di là delle esagerazioni mediatiche, abbiamo accettato che la riforma si approvasse in fretta con la prospettiva di apportare i dovuti correttivi». Per fare in modo che l’Italia si rimetta in carreggiata, la politica di rigore

spazio a misure concrete per coadiuvare la crescita e lo sviluppo: «Questo è lo spirito costruttivo che anima Confindustria, ma dobbiamo essere tutti concordi sulle riforme che servono veramente al Paese: semplificazione burocratica e riduzione della spesa pubblica. Credo che ritrovare la crescita sia alla nostra portata, sono convinto che ce la possiamo fare».


Claudio De Albertis

Le imprese chiedono azioni concrete Il settore edile è l’unico a subire una pesante forma di tassazione sulla produzione. A sostenerlo è Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil, che illustra la difficile condizione del comparto Nicolò Mulas Marcello

edilizia è sicuramente uno dei settori più colpiti dalla crisi economica. Gli operatori del comparto, pur cauti nell’accennare previsioni, concordano su ciò che serve per risollevare l’intero settore: azioni mirate e concrete. «È necessario in primo luogo – spiega Claudio De Albertis, presidente dei costruttori milanesi – abbattere le barriere di accesso al credito. Poi bisogna attivare investimenti pubblici nelle politiche abitative. Inoltre, occorre un progetto politico sulla fiscalità immobiliare, basato su una visione integrata del settore e del suo indotto». Che situazione sta vivendo il settore delle costruzioni in Lombardia? «Lo scenario delle imprese edili della Lombardia non si discosta molto dalla realtà nazionale. Una realtà nazionale caratterizzata da vari fattori. La struttura produttiva settoriale è caratterizzata dalla forte incidenza delle micro e piccole imprese: nel 2010 le imprese di costruzioni con meno di nove addetti rappresentano il 95% del totale, e

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in particolare le imprese con un solo addetto rappresentano il 57% del totale. Tra il 2008 e il 2010 l’edilizia ha sperimentato un notevole calo in termini di numero di imprese e di occupati. La crisi economica settoriale ha determinato tra il 2008 e il 2010 la fuoriuscita

Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance

dal sistema di 27.000 imprese e di 218.000 addetti. L’aumento delle imprese con un solo addetto può, quindi, essere collegato al parziale riassorbimento di personale dipendente espulso dalle imprese a causa della crisi e rimasto nel settore con caratteristiche di offerta produttiva scarsamente strutturata. La maggioranza delle imprese di costruzioni è ubicata nel Nord Italia, in particolare in Lombardia: In termini di variazione del numero di imprese, dal 2008 al 2010 il nordovest si caratterizza come la seconda area per numero di imprese cessate con oltre 7mila imprese in meno». Come e quanto ha influito l’Imu sul settore delle costruzioni? «Sarebbe auspicabile che il gettito derivato dall’Imu rimanesse nelle casse delle amministrazioni locali e che venisse utilizzato non per le spese correnti, bensì per finanziare le opere strategiche per le realtà locali, come ad esempio le infrastrutture e le scuole. I fabbricati costruiti e destinati dalle imprese edili alla vendita scontano, infatti, il tributo comunale in parola. La previsione, che appare a dir poco iniqua, è LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 23




L’INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI



Ance ha sostenuto la necessità di interventi che potessero dare ossigeno al settore delle costruzioni, attraversato da una crisi senza precedenti



 particolarmente onerosa per le im- amministrazioni disponessero la 12,5%; finanziamento delle infraprese. E lo è ancor più in questo momento di crisi del mercato, in quanto il prelievo tributario finisce per colpire le imprese proprio sull’invenduto. Vorrei rimarcare, inoltre, come quello edile sia l’unico tra i settori industriali a subire una pesante forma di tassazione sulla produzione proprio nel momento in cui drammaticamente il mercato, anche quello locale, è in profonda crisi. I Comuni, per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, già da ora hanno la facoltà, se non di eliminare, almeno di ridurre l’aliquota Imu sino allo 0,38% in luogo dell’ordinario 0,76%. Sarebbe auspicabile che le

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suddetta riduzione, temperando, anche se solo in parte, l’iniquità degli effetti del prelievo tributario». Il governo ha istituito provvedimenti finanziari che vanno sotto il nome di “project bond”. Quali opportunità possono concretizzarsi per le imprese edili? «Sicuramente si tratta di misure che vanno nella direzione fortemente voluta dal sistema Ance, che ha sostenuto la necessità di interventi che potessero dare ossigeno al settore delle costruzioni, attraversato da una crisi senza precedenti. L’utilizzo della leva fiscale per la realizzazione di nuove infrastrutture in “project financing” (project bond tassati al

strutture mediante defiscalizzazione; istituzione di un fondo per il finanziamento dei porti in misura pari all’1% dell’Iva e delle accise riscosse in tali strutture) può essere una strada percorribile e si inserisce in uno scenario europeo dove la realizzazione di opere pubbliche attraverso il partenariato pubblico-privato rappresenta una consuetudine. Questo meccanismo può rappresentare per il nostro Paese una delle ultime possibilità per recuperare l’endemico ritardo infrastrutturale, anche in virtù dei tagli della spesa pubblica e dell’andamento dei bandi di gara progressivamente diminuiti nel corso degli anni».


IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA

La comunicazione dei fatti La comunicazione politica al tempo della crisi e del web 2.0. La docente di psicologia politica Patrizia Catellani analizza i principali cambiamenti avvenuti rispetto al recente passato, con lo sguardo rivolto al prossimo appuntamento elettorale Francesca Druidi

l dilagare dell’antipolitica e le condizioni critiche in cui versa il Paese renderanno ancora più cruciali le prossime elezioni. A illustrare le strategie comunicative che potrebbero fare la differenza è Patrizia Catellani, docente di Psicologia sociale della politica e Psicologia della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano. Come i politici dovrebbero usare il linguaggio per raggiungere i propri obiettivi? «Il politico dovrebbe soprattutto cercare di dire con chiarezza agli elettori chi è, in cosa è simile a loro e, soprattutto, quali obiettivi condivide con loro. Quanto al primo punto, un politico per diventare leader deve possedere un elemento che lo distingue dagli altri, che colpisce l’attenzione e rimane chiaramente impresso. Ora che l’affidabilità e l’onestà sono considerate caratteristiche cruciali, è probabile che chi riesce a connotarsi come persona onesta e degna di fiducia abbia maggiori possibilità di affermarsi. Vista la mancanza di stima nella classe politica nel suo insieme, chi non ne fa parte o vi entra adesso ha dunque maggiori possibilità di successo? Non necessariamente, perché le persone hanno bisogno di tempo

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per imparare a fidarsi. Potrebbe riuscire qualcuno che sia nuovo alla politica, o conosciuto per altre ragioni, ma che sia anche appoggiato da una personalità di cui già ci fidiamo. Ad esempio Monti, che pure godeva di un’ottima reputazione, è stato molto avvantaggiato dall’appoggio del presidente della Repubblica. Così ora chi che fosse appoggiato da Monti (oltre che naturalmente Monti stesso) avrebbe sicuramente buone probabilità di successo». E per quanto riguarda il secondo punto, cioè il fatto che il politico deve comunicare agli elettori la sensazione di essere vicino e simile a loro? «Bisognerebbe chiedersi se i nostri politici adesso lo stanno facendo. Per quel che vediamo in televisione e leggiamo sui giornali, forse non abbastanza. Pensiamo alle concertazioni in atto per costruire le alleanze in vista delle prossime elezioni. È naturale che, avvicinandosi l’appuntamento elettorale, una parte consistente dell’attività politica venga dedicata agli intrecci e ai negoziati tra i diversi leader, partiti e correnti, ma questi processi devono concludersi entro tempi ragionevoli. In ogni caso, quanto accade non dovrebbe indurre nei cittadini l’impressione

Patrizia Catellani, docente di psicologia politica

di trovarsi di fronte a una politica delle parole e non dei fatti o a politici che parlano solo tra loro e non con gli elettori. Non possiamo pensare che alle persone interessi sapere solo chi ha litigato con chi, è necessario capire che cosa i politici hanno da proporci, che cosa intendono fare e quali obiettivi vogliono raggiungere. Insomma, i politici dovrebbero trasmettere l’idea che quello che stanno facendo ha un valore, richiede una competenza specifica, è qualcosa che altri non saprebbero fare con uguale risultato». Quali differenze esistono tra il linguaggio dell’attuale classe politica e quello scelto dalle nuove liste e movimenti civici? «Una prima differenza, almeno fino ad ora, è l’uso massiccio, a volte quasi esclusivo, della rete da parte delle nuove liste e movimenti. Internet è uno strumento


Patrizia Catellani

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Uno degli aspetti che caratterizza alcune delle nuove liste e movimenti è il ricorso a un linguaggio molto esplicito

formidabile e poco costoso per raggiungere un numero molto ampio di persone in poco tempo. Consente di comunicare in modo fresco, forte e immediato. Presenta, tuttavia, anche dei rischi, perché le emozioni politiche e la partecipazione che nascono online sono forti, ma rischiano di essere di breve durata. Perché la passione politica rimanga tale è, dunque, essenziale che i movimenti sviluppino in parallelo forme di vita politica condivisa, reale, direi pienamente “fisica”. Un altro

aspetto che caratterizza alcune delle nuove liste e movimenti è il ricorso a un linguaggio molto esplicito, duro, tranchant, a volte anche offensivo. In una realtà di profonda incertezza e instabilità come quella che viviamo oggi, le persone, più ancora di quanto non facciano di solito, possono essere orientate a farsi convincere da discorsi “estremi”». Quali sono gli aspetti fondamentali di acquisizione di consenso per questi soggetti? «Innanzitutto chiarezza e univocità, evitando - nella comunicazione e nei fatti - di suscitare l’impressione di avere divisioni al proprio interno. Per i movimenti emergenti, più che per la politica tradizionale, è fondamentale la compattezza. Ad esempio, nel Movimento 5 Stelle, che si è sviluppato così in fretta e in maniera così estesa, è inevitabile che vi siano diverse anime e il rischio che si creino divisioni e fram-

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mentazioni è sempre dietro l’angolo. Movimenti di questo tipo possono entrare in una coalizione con partiti tradizionali? Potrebbero, ma solo se riescono a dare l’impressione di non tradire la motivazione per cui sono nati e di costruire alleanze solo per poter agire politicamente in modo ancora più efficace. Sia i movimenti sia i partiti tradizionali di coalizione, dovrebbero nel caso saper comunicare in modo ben chiaro che l’unità nella diversità è uno dei valori fondanti cui l’alleanza si ispira». Quali saranno le parole chiave della comunicazione elettorale nel 2013? «Nuova politica, rinnovamento, crescita, sviluppo, lotta alla disoccupazione, futuro per i giovani». E quali istanze faranno presa sugli elettori? «Ciò che andrebbe fatto in questo momento è un altro tipo di comunicazione, una comunicazione basata su fatti, su dati, su proposte concrete, con tempi e modalità di realizzazione». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 33


VAGH IL LINGUAGGIO LINDABSDELLA POLITICA

Credibilità prima di tutto Avere uno stile e una comunicazione chiari, attendibili e coerenti, anche sul piano umano. Fidelizzare i propri elettori, mettendo a frutto anche le peculiarità dei new media. Per Klaus Davi sono le strategie oggi vincenti per i politici italiani Francesca Druidi

ià proiettati verso la campagna elettorale per le elezioni politiche 2013, diventa interessante andare a esaminare quelli che potrebbero essere i fattori decisivi nella comunicazione politica, alla luce delle trasformazioni avvenute in questi anni nel panorama italiano dei media e del clima di evidente malcontento nei confronti della classe dirigente. A dare una lettura dell’attuale situazione è il massmediologo Klaus Davi. Se e in che modo l’uso di internet e dei social media ha influenzato l’attuale comunicazione politica? «Ha inciso enormemente. I social media sono diventati un canale di comunicazione ma anche di verifica dell’operato della politica, usati dai politici e al contempo dagli elettori. Prima non esisteva un controllo così stringente. Con internet, invece, si può accedere alle delibere, ai soldi spesi, a un bacino più vasto di informazioni. Oggi, attraverso il web e i social network, i cittadini possono - anche senza la mediazione dei giornalisti - attivare dei meccanismi di pressione potenti. I new media hanno, inoltre, avvicinato alla politica italiani che non andavano a votare».

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Con la pesante crisi in atto e l’avanzare dell’antipolitica, quali sono i passi fondamentali che un politico dovrebbe seguire per comunicare in maniera efficace? «Un politico è un testimonial della propria politica. Predicare tagli e sobrietà con un Parlamento di sprechi già condanna il politico alla poca credibilità. È importante innanzitutto dare segnali chiari dal punto di vista del comportamento personale e stabilire un rapporto di fidelizzazione con l’elettorato: se attivi un blog rispondi; se ricevi un’email rispondi, perché anche questi aspetti contano. E poi occorre uno stile credibile: non serve promettere la luna perché non ti votano. Bisogna promettere cose reali, non sogni». Ha modo di intervistare i membri della nostra classe politica all’interno di “KlausCondicio”, la trasmissione che conduce su YouTube. Chi oggi tra i politici sa utilizzare meglio le potenzialità dei new media? Chi invece boccerebbe? «Su internet funziona il messaggio diretto rivolto agli elettori, insieme alla provocazione e alla boutade. È uno strumento - scontato dirlo - usato

Klaus Davi, scrittore e giornalista

bene da Grillo, da Di Pietro e dai movimenti di protesta. Per quanto riguarda, nello specifico, le interviste su YouTube, funzionano bene quei personaggi che parlano chiaro, in maniera netta: i De Magistris, le Santanchè, le Serracchiani, gli Stracquadanio. YouTube è un canale dove è fondamentale emerga una frase emozionale in grado di arrivare al pubblico e a cui si colleghi tutto il discorso. Internet, in generale, non ama le mediazioni: Enrico Letta è un bravissimo politico, ma sul web sfonderà solo in caso di gesti clamorosi. Purtroppo non dice mai una frase che resti in mente. L’iper-razionalità non va bene, sul web bisogna saper un po’ emozionare, anche con dei dati, dei numeri o degli aneddoti. Lo stile di un politico come Enrico Letta, fatto di sfumature, fatica a imporsi. La Dc, salvo qualche eccezione, con internet


Klaus Davi



La televisione resterà importante, checché se ne dica, con talk show e confronti. Internet rappresenterà uno strumento di difesa ma anche di attacco in campagna elettorale

non avrebbe mai funzionato». In previsione delle prossime elezioni politiche del 2013 verrà privilegiato un medium piuttosto che un altro? «Non si può prevedere ora. La televisione resterà importante, checché se ne dica, con talk show e confronti. Internet rappresenterà uno strumento di difesa ma anche di attacco in campagna elettorale. Saranno sempre più rivalutate le radio e, in base al sistema elettorale, conterà più o meno la stampa locale». Quali saranno, invece, le strategie utilizzate dai politici in cam-



pagna elettorale? «Anche in questo caso, impossibile prevederlo. Si può, usando il buon senso, pensare a un marketing mix che impieghi tutte le leve, ma poi dipende anche dallo stile del politico e del partito. Ad esempio, il Pdl, che aveva un po’ sottovalutato la rete, sta ora investendo molto su internet. Un’altra variabile è rappresentata dai soldi che gireranno e non va escluso il porta a porta. Questo discorso è, ad ogni modo, condizionato dal sistema elettorale: se rimane quello bloccato, prevarranno i sistemi generalisti. Se ci sarà la preferenza, internet rivestirà un

ruolo ancora maggiore. L’uso dei media non va pensato in astratto, ma declinato in concreto». L’elettorato da quale elemento rimarrà più colpito? «Gli elettori andranno a vedere persino cosa i politici “hanno nelle mutande”, ossia conterà ogni aspetto. E potendo misurare tutto, peserà la coerenza del politico in questi cinque anni. Poi naturalmente incideranno elementi che variano da persona a persona. Le leve di marketing più forte saranno, in generale, la coerenza, l’attività svolta e, certo, inciderà anche la comunicazione». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 35


IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA

È finita l’era del politichese Semplicità e chiarezza sono le parole d’ordine per far presa su un elettorato in larga parte sfiduciato nei confronti della politica dei partiti. L’opinione di Renato Mannheimer Francesca Druidi

li italiani ce la possono fare, basta unire tutte le forze produttive del paese». Frasi come questa, che campeggiano sui quotidiani oppure rimbalzano dalla rete alla Tv, andrebbero evitate dai politici. È l’opinione di Renato Mannheimer, noto sondaggista e presidente dell’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione). «Gli italiani cercano oggi messaggi chiari, non più il politichese». Qual è il problema più evidente sul fronte della comunicazione politica? «Si presenta un doppio nodo: da un lato, i politici continuano per lo più a non offrire proposte chiare, semplici e concrete. E, dall’altro, c’è proprio un deficit di credibilità. I politici non sono percepiti come credibili perché in passato non hanno saputo mantenere le promesse fatte». Rileva differenze tra “i tecnici” e il resto della classe politica? «Il governo tecnico è creduto di più, anche se è riuscito a raggiungere tutti gli obiettivi che si era prefissato inizialmente. Si segnalano differenze di stile piuttosto forti tra i messaggi dei membri del governo tecnico più diretti e precisi - e quelli dei politici tradizionali, maggiormente vaghi e indistinti. Basti prendere ad

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esempio il caso della riforma elettorale: tutti i politici affermano che occorre una riforma elettorale utile per il Paese ma senza entrarvi davvero nel merito perché, in realtà, non vogliono né parlarne né portarla a termine». Nei recenti sondaggi, il consenso degli italiani nei confronti del Movimento 5 Stelle supera ormai la soglia del 20 per cento. Che cosa convince? «Non è una questione di convincimento. È che il Movimento 5 Stelle se la prende con i partiti. È così grande la sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali che i cittadini o dicono che non vanno a votare - il 50 per cento in questo momento - o vanno in cerca di una sponda che li rappresenti contro questi soggetti». Quanto funziona oggi un linguaggio acceso? «Ha sempre funzionato. Ha cominciato Bossi e ha subito avuto successo. In base alle analisi che avevamo realizzato al tempo, emergeva l’apprezzamento verso un certo tipo di linguaggio un po’ grezzo, perché riproduceva a grandi linee le conversazioni nei bar sotto casa, trasmettendo una

Renato Mannheimer, presidente dell’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione

sensazione di vicinanza all’elettorato. Bossi identifica un estremo di questa tendenza, ma comunque un linguaggio un po’ grezzo solitamente aiuta. Ciò che conta davvero è la semplicità dei messaggi, come ha dimostrato il Berlusconi dei tempi d’oro». Quali strategie utilizzeranno i politici nella prossima campagna elettorale? «Mi auguro per loro che sapranno essere più convincenti rispetto a quanto hanno saputo fare finora». Su quali temi verterà la corsa elettorale? «La principale preoccupazione per gli italiani è il lavoro, anche per chi ha il posto fisso. Chi saprà fare maggiore presa su questo versante partirà con un sostanziale vantaggio».


LIBERALISMO

Un’amara liberalizzazione Lo stallo dei partiti italiani in deficit di leadership può rappresentare l’occasione per una rinnovata spinta liberale. Ma a pesare, secondo il professor Giovanni Orsina, sono crisi e globalizzazione: «La paura non aiuta il liberalismo» Francesca Druidi

ggetto di numerose disamine ma disatteso fino a oggi nei fatti, il liberalismo resta una proposta tutta da decifrare per quanto riguarda il nostro Paese. «Il liberalismo ha una grandissima fiducia nella capacità della società civile di funzionare bene in maniera spontanea – evidenzia Giovanni Orsina, docente di storia presso la Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli e autore di diversi saggi – ma in Italia fiducia nella società non c’è mai stata. È sempre stata diffusa la convinzione che la società civile è immatura, arretrata, e che, quindi, vi sia bisogno di un

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grande sforzo per farla crescere». Cosa ha frenato l’applicazione dei principi liberali fino a questo momento in Italia? «Il nostro è un paese più a tradizione giacobina, con l’idea di una classe dirigente e di uno Stato che impongono alla società di funzionare in una determinata maniera. Anche il liberalismo che si è sviluppato, quello del periodo pre-fascista, è di carattere interventista e statalista, dove la libertà non sorge dal basso ma si costruisce dall’alto. Poi nel corso del Novecento si sono susseguiti il fascismo e il comunismo, che di liberale hanno naturalmente ben poco, e il cattolicesimo politico, che

di liberale avrebbe avuto molto, ma che dagli anni Cinquanta in poi ha visto prevalere una corrente non liberale. De Gasperi era un cattolico politico fortemente liberale, Sturzo era un liberale con alcune caratteristiche ben precise; Fanfani e Moro non erano liberali, non saprei dire quale dei due lo fosse di meno». Nel contesto attuale di crisi, esistono i margini per una svolta maggiormente liberale? «È molto difficile. L’Italia è un paese che perde i treni della storia e il treno della storia del liberalismo è transitato negli anni Ottanta. È stato quello il momento di grande fortuna, almeno del liberalismo economico: molti, infatti, all’idea di considerare Reagan e Thatcher dei liberali storcerebbero il naso. L’Italia ha perso quell’ondata, anzi in quegli anni ha accumulato il proprio debito pubblico. Poi, in qualche modo, ha


Giovanni Orsina

Nella pagina precedente, Giovanni Orsina, docente e direttore scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Roma



Saremo costretti a compiere dei passi in termini di liberalizzazione economica, ma non vedo nessuno che possa “vendere” agli italiani queste misure

acchiappato la coda di quel treno con il 1994, ma quell’operazione non è stata portata a compimento, non ha funzionato. Oggi, da un lato, l’unica strada che possiamo seguire per cercare di adattarci alla situazione a livello mondiale è quella di liberalizzare, affrontando la competizione internazionale in una forma più dinamica di quanto non sia stato fatto fino ad ora, dall’altro lato la gente è atterrita». Da cosa in particolare? «La parola globalizzazione, che aveva un sapore buono a metà degli anni Novanta, ha progressivamente perso il suo gusto piacevole. Se, inizialmente, l’idea che l’Italia fosse coinvolta nei processi di globalizzazione suscitava speranze, oggi genera più che altro timori. Dopo quindici anni, ci sono stati prima l’11 settembre e poi la crisi economica. Per l’opinione

pubblica il mondo è un posto pericoloso dal quale difendersi, non certo un luogo di opportunità. E la paura non aiuta il liberalismo». Non è ottimista sul fatto che possa esserci un cambio di rotta? «Saremo costretti a compiere dei passi in termini di liberalizzazione economica, ma non vedo nessuno che possa “vendere” agli italiani queste misure come azioni da adottare con entusiasmo. Sono “pietanze” da far ingoiare all’opinione pubblica come una medicina amara piuttosto che come un buon pasto». Lei è direttore scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Roma, che in un recente convegno ha lanciato una proposta alternativa di riforma del finanziamento dei partiti. Di che cosa si tratta? «è una proposta che parte comunque dal presupposto che la politica è necessaria. Nessun liberale affermerebbe il contrario, a meno che non si trattasse di un esponente di estrema destra liberale (libertaria). La politica costa ed è giusto che venga finanziata. Per un liberale il meccanismo prevalente di finanziamento deve es-



sere volontaristico, proveniente cioè dai cittadini e non dallo Stato. La proposta è quella di un modello misto con un piccolo rimborso-spese elettorale, mirato in maniera esclusiva all’appuntamento con le urne, in ragione di un euro per voto e con forme di sgravio fiscale per chi, invece, intende finanziare liberamente i partiti. In quanto strumento dello Stato, le elezioni resterebbero così sostenute da quest’ultimo, mentre il funzionamento della politica e dei partiti sarebbe ad appannaggio della società civile, aiutata in questo caso delle agevolazioni fiscali». Quali sono le possibilità che questa proposta venga recepita e accettata dalla classe politica? «A parole possono essere tutti d’accordo, nei fatti assolutamente no. Un modello di questo tipo costringerebbe i partiti italiani a mettersi a “ribussare” alle porte e a cercare di recuperare il contatto e il dialogo con i cittadini per chiedere e ottenere finanziamenti. Alcuni politici sono esplicitamente contrari, come ad esempio Violante, denunciando il rischio di consegnare la politica al controllo dei poteri forti. Chi si dice favorevole a parole, poi nei fatti non lo è davvero». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 41


LIBERALISMO

Meno Stato, più partecipazione Responsabilità, etica, cittadinanza. Temi centrali attorno ai quali andrebbe ridefinito il liberalismo secondo Vincenzo Olita. Il direttore di Società Libera annuncia la presentazione di un manifesto contro la criminalità Francesca Druidi

ocietà Libera” è un’associazione culturale tesa allo studio e alla promozione del liberalismo. L’annuale rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana e la marcia internazionale per la pace costituiscono due delle sue principali iniziative. Il direttore Vincenzo Olita fa il punto sullo stato di salute del liberalismo in Italia. Qual è l’attuale situazione del nostro Paese? «Pessimo, perché se nel recente passato c’è stata un’ubriacatura, quasi un abuso del termine liberalismo, oggi invece si addossa a questa parte culturale responsabilità che, in realtà, non ha. Negli anni scorsi, tutti si sono dichiarati liberali: D’Alema si è dichiarato un liberale di sinistra; si è, inoltre, parlato a lungo della rivoluzione liberale che doveva avvenire a destra. Liberalismo è una parola dolce e suadente che significa tutto e nulla, perciò tutti si sono riversati a capofitto su questo termine che è diventato, di fatto, un’etichetta. Con la crisi internazionale, questa tendenza si è attenuata. Al mercato, ai liberali, alla libera concorrenza, sono state attribuite colpe che non avevano. Non si tratta di

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difendere a spada tratta il liberalismo o il mercato, ma ci sono colpe evidenti della politica, non solo italiana, che non ha saputo dare regole e certezze, e il mercato si è trasformato in un non-mercato. Il problema, quindi, non è il liberalismo, è che la politica si occupa di tutto in maniera spropositata, mentre dovrebbe concentrarsi su pochi aspetti, stabilendo poche regole condivise». Su quali temi si giocherà il futuro del liberalismo in Italia e non solo? «Il liberalismo andrebbe innanzitutto ridefinito. Società Libera ritiene che il liberalismo si basi essenzialmente sul concetto della centralità della persona e della sua responsabilità individuale. A ciò si ricollega anche il tema dell’etica individuale. Di fronte all’abuso odierno di questi termini, occorre riscoprire concetti quali responsabilità individuale, partecipazione a tutti i livelli e cittadinanza. Viviamo in una società massificata, che soffre la mancanza di un’informazione seria e consapevole da parte dei mezzi di comunicazione, presupposto fondamentale per una piena partecipazione. Oggi non è più sufficiente legare il concetto di cittadinanza alla sola possibilità di voto alle urne; bisogna allargare la sfera della par-

tecipazione, anche, per esempio, attraverso lo strumento referendario. Serve, inoltre, riportare la politica nel suo ambito. È preoccupante il problema della classe dirigente in Italia, di governance in generale: il tasso di credibilità si è molto abbassato. Del resto, io che ero in disaccordo con la Prima Repubblica non posso comunque fare a meno di riconoscere che, sotto il profilo della formazione politica, c’è un gap sostanziale rispetto alla Seconda Repubblica. Il fulcro resta comunque quello della libertà. Si pensi alla situazione della libertà individuale in alcune aree del Mezzogiorno». Contesti in cui la libertà dell’individuo viene messa a dura prova dalla criminalità organizzata. «Lo Stato ha perso in alcuni casi il controllo del territorio, ad esempio in alcune aree della Campania e


Vincenzo Olita



Come in ambito economico, anche nel contrasto al crimine organizzato la ricetta è meno Stato, con poche regole che consentano grande efficacia



della Calabria. Diventa difficile invocare crescita e sviluppo quando mancano i presupposti di base. Da qui poi inevitabilmente ci si ricollega anche al discorso economico, ai motivi per cui le imprese straniere non vengono a investire e alle difficoltà degli imprenditori nel Meridione». Come si potrebbero applicare i principi liberali per inseguire crescita e benessere? «Ritengo che occorra andare controcorrente rispetto a quanto si sta facendo. La ricetta è sempre la stessa: meno Stato, in particolare uno Stato che eserciti poche direttrici di governance e non entri nel merito della quotidianità dei citta-

dini. Se non immettiamo importanti flussi di libertà individuale, non arriveremo alla crescita economica. Purtroppo, più il tempo passa e più si diffonde l’idea che c’è bisogno comunque e dovunque dell’intervento dello Stato. La situazione in alcune zone del Paese è, invece, proprio da addebitare alla sua onnipresenza. È in programma, a ottobre, a Salerno il convegno “Stato e criminalità” dove presenteremo un manifesto liberale sulla criminalità». Quali i punti salienti? «La responsabilità dello Stato sul versante del crimine organizzato è pesante. Non è un problema di organico: considerando il rapporto

Nella pagina precedente, Vincenzo Olita, direttore dell’associazione Società Libera

numerico tra cittadini e presenza delle forze di polizia, l’Italia è infatti al primo posto nel mondo occidentale. Il nodo critico è che non si può contrastare in maniera radicale il crimine organizzato solo con l’attività repressiva. Come in ambito economico, la ricetta è meno Stato, con poche regole che consentano grande efficacia; nel contrasto al crimine organizzato auspichiamo un diverso ruolo dello Stato, capace di affiancare alla necessaria repressione quotidiana un impegno serrato sul fronte dello sviluppo economico e una vera e propria rivoluzione culturale. Senza questa interconnessione, in Italia la lotta al crimine è persa». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 43


STRATEGIE

Gli asset necessari per una Lombardia più attrattiva La piattaforma Invest in Lombardy, la sperimentazione della banda ultra larga e l’accordo di programma per la competitività sono alcuni degli strumenti necessari alla promozione del sistema regionale. Ne parla Roberto Formigoni Francesca Druidi

i perdita di competitività dell’Italia si discute ormai da tempo, ma l’acuirsi della crisi impone un’accelerazione su un tema che, insieme a quello della crescita, rappresenta senz’altro uno dei fronti prioritari di intervento. La Regione Lombardia, di concerto con il sistema camerale e altri attori economici e istituzionali, ha messo in campo una serie di piani di sviluppo e di accordi per sostenere e rilanciare il tessuto produttivo regionale, facendo leva sulle eccellenze lombarde e puntando su giovani e infrastrutture immateriali come la banda ultra larga. Il governatore Formigoni entra nel dettaglio delle iniziative che accompagneranno la Lombardia nei prossimi mesi. All’esigenza di recupero di competitività tenta di rispondere innanzitutto la piattaforma Invest in Lombardy, rivolta all’internazionalizzazione. Su quali fronti sarà articolata, nello specifico, questa iniziativa? E con quali obiettivi? «Invest in Lombardy è un servizio gratuito e “chiavi in mano” che abbiamo deciso di rea-

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lizzare, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, per attrarre e supportare gli investimenti esteri in Lombardia. Si tratta di una guida per l’investitore estero con tutte le informazioni indispensabili sia per conoscere le opportunità offerte dalla Regione e le sue caratteristiche più attrattive, sia per poter avviare un’impresa in un sol giorno senza intoppi ma, anzi, sfruttando gli incentivi e le semplificazioni messi in campo dalla pubblica amministrazione. Siamo convinti che questa piattaforma ci aiuterà ancora di più a promuovere la Lombardia come una destinazione di business con vantaggi competitivi comparabili a quelli dei principali gateway europei come le aree di Parigi, Londra, Francoforte e Madrid; a intercettare i progetti di investimento delle aziende estere e veicolarli verso la nostra regione; ad assistere l’investitore straniero in tutte le fasi del processo di investimento, in collaborazione con società e professionisti privati lombardi». Regione Lombardia e Fondazione Cariplo hanno siglato un accordo da 9 milioni di euro per la ricerca e l’innovazione. Quanto è


Roberto Formigoni



Invest in Lombardy è un servizio gratuito e “chiavi in mano” per attrarre e supportare gli investimenti esteri in Lombardia

possibile ritagliare un ruolo allo sviluppo di questi due asset in un momento delicato come questo? Su quali settori e produzioni occorre puntare le principali risorse economiche e formative per quanto riguarda il tessuto produttivo locale? «Il tema della ricerca, dell’innovazione tecnologica e della valorizzazione del capitale umano rappresenta tradizionalmente uno dei punti di forza del sistema lombardo. Gli investimenti in ricerca e sviluppo superano in Lombardia i 4 miliardi di euro all’anno e costituiscono il 21 per cento di quelli nazionali. In questo contesto si inserisce l’accordo di collaborazione con la Fondazione Cariplo per valorizzare e integrare le eccellenze scientifiche, sviluppare il capitale umano, favorire la ricerca di qualità e rafforzare la capacità di produrre innovazione, con un’attenzione particolare nei confronti dei giovani. Voglio anche ricordare il bando Miur con il quale sosteniamo la ricerca in specifici settori tecnologici considerati di interesse strategico, quali l’agroalimentare, l’aerospazio, l’edilizia sostenibile, l’automotive e l’energia, le fonti



rinnovabili, le biotecnologie, l’Ict e i nuovi materiali, oltre a moda, design e meccanica di precisione». Attrattività del territorio lombardo, innovazione, reti d’impresa e accesso al credito sono tra le priorità strategiche previste dall’accordo di programma 2012 tra la Regione e il sistema camerale lombardo. Qual è lo stato di attuazione del piano? «L’accordo di programma sulla competitività è lo strumento principale di azione che abbiamo costruito insieme al sistema camerale per sviluppare un’azione comune a favore del nostro sistema economico e produttivo. Dal 2006 al 2011 abbiamo messo in campo circa 380 milioni di euro. Per il 2012 il programma d’azione prevede interventi per circa 73 milioni di euro a sostegno della competitività e l’attrattività delle imprese e del territorio lombardo. Abbiamo già assegnato molte risorse e quindi sono già aperti diversi bandi specifici, come il voucher per l’internazionalizzazione, il voucher ricerca e innovazione, il Fondo abbattimento interessi sui finanziamenti di “CreditoAdesso” e il supporto delle attività  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 47


STRATEGIE

1,1 mln

Roberto Formigoni all’intesa per l’avvio dalla banda ultra larga in Brianza il 18 luglio scorso

BANDA ULTRA LARGA LA CIFRA STANZIATA DALLA REGIONE LOMBARDIA PER L’AVVIO DELLA SPERIMENTAZIONE DELLA BANDA ULTRA LARGA IN BRIANZA

 dei Confidi. Nel corso di quest’anno verrà tech per l’avvio della sperimentazione della anche data attuazione ad alcune importanti misure approvate sul programma 2011, in particolare il programma operativo sperimentale per la diffusione della responsabilità sociale di impresa e gli accordi di sviluppo territoriale per l’insediamento di nuove attività produttive». È partita la sperimentazione della banda ultra larga. Quali gli step e l’investimento previsti? «Dopo l’impegno per la diffusione della banda larga su tutto il territorio lombardo, siamo partiti con la prima sperimentazione della banda ultra larga. Abbiamo sottoscritto una convenzione con i comuni di Monza e Concorezzo, con la Camera di Commercio di Monza e Brianza e il distretto green e high 48 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

banda ultra larga (Bul) e dei servizi a essa collegati in un’area fortemente industrializzata della Brianza. Per avviare questo processo virtuoso, Regione Lombardia ha stanziato 1,1 milioni di euro per la realizzazione di infrastrutture passive (canalizzazioni e fibre ottiche). Il progetto prevede quattro step: in questo mese di settembre parte l’analisi della domanda e la raccolta delle adesioni preliminari attraverso la compilazione di questionari. A novembre è previsto l’avvio della gara per la realizzazione e la gestione della rete, mentre a febbraio del prossimo anno saranno formalizzate le adesioni preliminari mediante l’effettiva sottoscrizione di contratti; ad aprile sarà infine implementata la rete e avviati i servizi di connettività».


STRATEGIE

Milano, città aperta e attenta ai cambiamenti I dati confermano il rallentamento dell’economia milanese, ma disegnano uno scenario, provinciale e regionale, più positivo dell’andamento registrato a livello nazionale. Il presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli spiega cosa ha permesso di reggere alla crisi Renata Gualtieri

l sistema delle imprese milanesi è ancora solido e capace di creare nuove formule di aggregazioni come le reti, ma si confronta con una crisi che non ha esaurito i suoi effetti negativi. Una crisi globale, legata in primis al debito pubblico dei Paesi più industrializzati. Ma la Lombardia è un territorio che non vuole rassegnarsi alla cultura del declino inevitabile. «Per rimettersi in piedi la nostra economia – sostiene il presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli – ha bisogno di due motori: l’export, che continua ad avere un andamento positivo, e il mercato interno». Milano è, infatti, una città fortemente internazionalizzata ma legata, per il 72 per cento delle sue attività, al commercio e ai servizi, che senza domanda interna ri-

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mangono di fatto privi di carburante. «È necessario entrare in una logica di rinnovamento continuo puntando sull’innovazione e sul rafforzamento delle infrastrutture materiali e immateriali, come quelle digitali». È possibile fare una previsione di medio e lungo periodo? «Anticipare l’andamento dell’economia nei prossimi anni è molto difficile. Le previsioni fatte a fine 2011 dall’ufficio studi della Camera di Commercio di Milano, sulla base di dati Unioncamere Lombardia e Prometeia, stimavano in una prospettiva che arriva fino al 2014, un aumento del valore aggiunto per l’economia milanese del 2 per cento. Le previsioni segnalavano anche una crescita dell’interscambio del 5,5 per cento per l’export e del 3,9 per cento per le importa-


Carlo Sangalli

zioni. Il 2012 si prospetta quindi come un anno di transizione, in cui dovremo porre le basi per la tenuta dell’economia e per la successiva ripresa. Il 2012 sarà un anno importante per ripartire con nuove iniziative necessarie per la crescita del sistema delle imprese e per la loro competitività internazionale. In questa direzione è necessario un impegno condiviso delle istituzioni a favore del rilancio del nostro sistema territoriale». Da dove potrà scaturire valore aggiunto economico e sociale in un prossimo futuro? «Milano può vincere la sfida della globalizzazione solo se si presenta come una città aperta e dinamica, non statica. Una città statica subisce le evoluzioni dell’economia globale standone sostanzialmente ai margini, come un porto dove merci e risorse passano o si depositano ma senza ulteriori conseguenze. Al contrario, una città aperta e dinamica è coraggiosa, multiculturale, ma consapevole delle proprie radici e capace di mettersi in gioco. Un vero centro di innovazione, in cui produzione e creazione si rafforzano a vicenda, e in cui le istituzioni pubbliche devono diventare animatrici di circuiti virtuosi. Milano, insomma, centro della rete globale. Non statica e presa nella rete». L’indice di fiducia da parte degli imprenditori si mantiene negativo. Cosa impensierisce di più? «L’indice Ispo per la Camera di Commercio di Milano è

l’indicatore di “economic sentiment” delle imprese milanesi, e il dato degli inizi di quest’anno è negativo. Come prevedibile il livello di sfiducia delle imprese è salito e l’87 per cento ritiene che i miglioramenti siano più lenti del previsto. Si tratta di preoccupazioni che riguardano le principali variabili aziendali, come ordini, fatturato e occupazione. Tra i fattori che impensieriscono maggiormente le imprese ci sono l’incertezza del contesto, l’aumento dei tassi di interesse, il calo degli ordini e in particolare le difficoltà di accesso al credito. Le stesse imprese ci dicono che, negli ultimi 3 mesi, in un caso su quattro non hanno ottenuto il prestito richiesto». Quali azioni ha messo in atto la Camera di Commercio di Milano e quali le iniziative future a sostegno delle micro, piccole e medie imprese, specie per favorire i processi di internazionalizzazione? «La ripresa è trainata dalle esportazioni, almeno dai segnali che arrivano e che sono già iniziati

lo scorso anno per rafforzarsi nel 2012. In questo quadro diventano importanti le azioni di supporto all’internazionalizzazione consolidate intorno a Promos, l’azienda speciale dell’ente camerale con 15 uffici nel mondo, da Shanghai al Cairo, da San Paolo a Mosca, da Mumbai a Seoul. Le imprese del territorio vengono accompagnate nel loro percorso di internazionalizzazione e aiutate nell’inserimento sui mercati di interesse grazie all’integrazione dei diversi strumenti di supporto; dalle vetrine on line, alla partecipazione a fiere e presentazioni del made in Italy all’estero, alla ricerca diretta di partner. In questo contesto Expo può rappresentare un’occasione importante per rafforzare questi rapporti e crearne di nuovi. E questo è il fronte su cui siamo impegnati per una ricaduta diretta sulle imprese. Vanno promossi a livello internazionale design, buon gusto, creatività e innovazione, che sono quegli elementi alla base della competitività delle nostre imprese conosciuti e apprezzati nel mondo».

In apertura, il presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 51


CREDITO & IMPRESE

IL FINANZIAMENTO ALL’ECONOMIA LOMBARDA Secondo il rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Lombardia, nella prima parte del 2012 i finanziamenti bancari si sono ridotti (-0,9 per cento a marzo), una dinamica più accentuata di quella registrata nella media italiana. I prestiti alle imprese, ancora in crescita nel 2011 (+0,2 per cento), sono diminuiti nella prima parte del 2012 (-3,0 per cento a marzo). Tale andamento ha interessato in

misura più accentuata i finanziamenti alle piccole aziende, che hanno registrato un calo del 3,4 per cento nel 2011, intensificatosi nell’anno in corso (-5,1 per cento a marzo). Il credito alle famiglie ha rallentato al 2,8 per cento nel 2011, dal 3,8 per cento dell’anno precedente, pur fornendo un sostegno alla dinamica complessiva. La decelerazione è proseguita nei primi mesi dell’anno (1,8 per cento). LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 53


CREDITO & IMPRESE

IL SISTEMA BANCARIO ITALIANO RESTA SOLIDO Questa sarà una crisi più lunga rispetto a quelle del passato, perché strutturale, ma il presidente di Banca Mediolanum, Ennio Doris, crede nella solidità del sistema bancario italiano. Invita le aziende a continuare a investire e attende un lento recupero nel 2014 Renata Gualtieri

ediolanum ha compiuto 30 anni. Al momento della sua nascita, come gruppo che faceva consulenza globale nel settore finanziario e in quello assicurativo, non c’era l’idea di creare una banca. Poi è arrivato internet, l’esempio della First direct, cioè della prima banca telefonica in Inghilterra, e quindi la trasformazione in banca nel 1997. «Grazie alla scelta di non avere filiali, strutture oggi sempre più obsolete e costose, e di avvalersi del canale umano rappresentato dai family banker – spiega Ennio Doris – Mediolanum è la banca che, da un lato, ha meno costi di tutte le altre, e quindi può fare condizioni migliori, e dall’altro dà una consulenza di altissimo livello. E il sistema funziona talmente bene che oggi siamo tra le banche che erogano di più nel settore dei mutui. E mentre le altre banche hanno

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il problema dei dipendenti in esubero noi continuiamo ad assumere». In questo momento di particolare instabilità economica dei mercati finanziari come occorre fronteggiare la crisi e in cosa questa si differenzia dalle altre? «Questa è una crisi strutturale non solo dell’Italia, ma dell’Europa intera. Sono arrivati al pettine i nodi emersi con la creazione della moneta unica, l’euro, nato senza che contemporaneamente ci sia stata la creazione di uno stato centrale, senza quindi la possibilità di usare gli strumenti che sono a disposizione di uno stato centrale. Una situazione del genere, con l’unica istituzione davvero funzionante che è la Banca centrale europea, ma che ha uno statuto che le impedisce di muoversi come succede alla Fed, ha reso evidenti le enormi differenze che ci sono all’interno dell’Europa da


Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum

Paese a Paese, mettendo in crisi soprattutto i paesi del sud Europa che, con una moneta unica identica alla Germania e all’Olanda, si sono presentati in condizioni di inferiorità a livello organizzativo ed economico». Oggi ci si domanda se l’euro sparirà o se la mancanza di un’autorità centrale verrà colmata con una serie di provvedimenti. «Sono convinto che l’euro rimarrà perché la Germania ha tutto l’interesse che sia così: ha avuto un vantaggio enorme per le esportazioni sia fuori dall’Europa che all’interno in quanto ha eliminato quelle svalutazioni competitive che ogni tanto alcuni stati (come l’Italia) facevano, ma nello stesso tempo non vuole assumersi i debiti del sud Europa. Occorre andare avanti nella costruzione europea ma d’altro canto è necessario che sia la Bce che Draghi prendano decisioni diverse rispetto al passato,

e questo sembra che stia avvenendo. Ciò spiega perché questa è una crisi strutturale un po’ diversa da quelle del passato: l’economia finanziata con i debiti pubblici dello Stato italiano non può più continuare, quindi bisogna prendere provvedimenti che taglino i costi dell’amministrazione pubblica. Si è deciso di aumentare le tasse per arrivare al pareggio di bilancio, ma questi sono tutti provvedimenti che accentuano la crisi economica. Rispetto a quelle precedenti questa sarà una crisi più lunga e ognuno nel proprio ruolo dovrà essere preparato ad affrontarla». Analizzando la delicata situazione italiana ed europea, quali i possibili scenari? Che 2013 si aspetta? «Mi aspetto che nel 2013 in Italia, se andrà bene, avremo un Pil uguale a quello del 2012 e che ci sia un lento recupero nel 2014. Tutta  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 55


CREDITO & IMPRESE

 l’Europa sta rallentando per il peso dei paesi stanno assolvendo al loro compito di finandel sud e questo sta diventando un problema anche per l’America, per l’Asia e per la Cina. La ripresa dell’America è modesta perché se l’Europa, che è la più grande area commerciale al mondo, si ferma, l’effetto si fa sentire sia negli Usa che in Cina, dove corrono ancora, ma con una velocità inferiore rispetto al 2011». L’attuale realtà economico-finanziaria in che misura e come impatta sui risparmiatori e sulle scelte degli imprenditori? E come lo stato d’animo dei risparmiatori si riflette sul tipo di investimento scelto? «I risparmiatori sono molto preoccupati e spaventati, mai era successo nella loro vita di sentir parlare di potenziale default dell’Italia, cosa nella quale io non credo. I più preoccupati tengono il denaro a casa, altri portano il denaro all’estero commettendo un reato e correndo dei rischi, come è successo quando il franco e l’euro avevano identico valore di cambio e ora hanno perso il 20 per cento. I pochi che hanno fatto scelte razionali, avendo al loro fianco un consulente preparato, hanno diversificato in tutto il mondo tramite lo strumento dei fondi comuni, che mette il cliente al riparo dai rischi di valuta e Paese. Essendo investiti non solo in Italia, ma anche in Europa, in Usa, in Cina, in India possono guardare agli avvenimenti di una singola area senza preoccupazioni. Per le aziende che hanno saputo crearsi un mercato internazionale invece il 2012 è un buon anno, chi non ha problemi di liquidità non deve tagliare gli investimenti ma aumentarli». Come giudica la solidità del sistema bancario italiano e come gli istituti di credito 56 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

ziare l’economia reale? «Il sistema bancario italiano è uno dei più solidi in assoluto perché gli istituti italiani non si sono fatti prendere la mano dagli investimenti finanziari durante la bolla degli anni 2007 e 2008 e non hanno scheletri nell’armadio. Contestualmente però sono molto esposti verso l’economia reale che è in grande difficoltà e questo sta creando problematiche ai bilanci degli istituti di credito, che dal canto loro hanno reagito molto bene ricorrendo ad aumenti di capitale necessari per affrontare la crisi. E poi hanno in cassa i titoli di Stato italiani. Io sono convinto che lo Stato italiano sia solido per una serie di ragioni connesse con il nostro sistema di risparmio, con le partecipazioni statali, con gli immobili, quindi non c’è nulla da temere. Per contro devono affrontare una liquidità che costa molto per colpa dello spread e questo incide sulla loro capacità di erogare credito, oltre a essere diventati più prudenti per la crisi economica stessa». Quali i principali effetti sul mondo del credito in Lombardia e come valuta il rapporto banche e imprese sul territorio? «I principali effetti sono il forte rialzo dei tassi e del costo del denaro e la scarsa liquidità. E questo non poteva che impattare sulle banche. Contemporaneamente questa crisi, che è soprattutto di consumi perché la gente si è spaventata, ha messo in difficoltà le aziende facendone fallire tantissime. Ora il problema è delle banche, e siccome il denaro non è loro ma dei risparmiatori devono cercare di erogarlo a chi sanno che poi lo restituirà».


LA LOMBARDIA NON TEME LA STRETTA CREDITIZIA «Nonostante la crisi degli ultimi anni il territorio lombardo ha grandi opportunità di crescita e sviluppo». Bruno Ermolli indica quali sono le prospettive per l’economia italiana e come cogliere le opportunità di rilancio Renata Gualtieri risultati della ricerca per il 2012 condotta dall’ufficio studi di Mediobanca tracciano un quadro a tinte fosche sia per l’industria che per le banche. Ma guardando attentamente tra i dati emersi, fa notare Bruno Ermolli, presidente di Promos, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano, si scorgono alcuni segnali incoraggianti, tra cui «una ripresa che, seppur debole, è già in atto perchè nel complesso i fatturati delle imprese sondate sono cresciuti rispetto all’anno precedente, così come i prestiti degli istituti di credito». Ancora una volta, sono le piccole e medie imprese manifatturiere ad azionariato italiano a rispondere alla crisi, grazie alla loro intrinseca resilienza, flessibilità e capacità di far leva sui fattori che trainano lo sviluppo: internazionalizzazione, innovazione, capitale umano, sinergia nelle reti e nei distretti. «Processi che – commenta Ermolli, dallo scorso giugno membro del cda di Mediobanca – devono essere sostenuti sia incrementando l’attrazione mirata di

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investitori esteri e di fondi pubblici e privati, sia sostenendo e agevolando la nascita di start up e imprese innovative». Quanto la preoccupa la crisi che sta attraversando il mondo del credito e come possono uscirne le banche italiane? «La sottocapitalizzazione caratterizza l’imprenditoria italiana, costituita per circa il 99 per cento da micro, piccole e medie imprese: aziende che com- Sopra, petono sui prodotti e nell’export, ma finanziaria- Bruno Ermolli, di Promos e mente troppo fragili e quindi dipendenti dalle presidente membro del consiglio di banche, oggi in crisi di liquidità. Per allentare la amministrazione di morsa del credit crunch e allontanare il rischio in- Mediobanca solvenza che a catena ne deriva, occorre rimettere in moto il prestito ai privati e per questo occorre una politica virtuosa a livello europeo». Gli effetti della crisi del credito si fanno sentire anche in Lombardia? «Certamente la crisi finanziaria e la stretta del credito si stanno facendo sentire anche sulle imprese lombarde, acuendo le problematiche relative alle  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 57


CREDITO & IMPRESE

 disponibilità finanziarie, necessarie per avviare e stimento dall’estero. La performance dell’Itarealizzare progetti di crescita e sviluppo, pur in presenza di valide idee e modelli di business. L’urgenza di far fronte a questo problema ha però innescato processi di risposta positivi: ha accentuato la necessità da parte di banche e fondi di investimento di intervenire con prospettive di lungo periodo, non solo per migliorare la liquidità delle aziende ma per portarle a una reale crescita economica, implementandone la struttura gestionale, il know how, i processi di innovazione e di internazionalizzazione». Da dove possono arrivare possibilità di crescita per l’economia lombarda? «La Lombardia costituisce un territorio di grandi opportunità di crescita e sviluppo, a livello territoriale e globale. La specificità dei prodotti del made in Italy e la velocità con cui le imprese si adattano ai cambiamenti del mercato, ampliando il loro raggio d’azione, sono punti di forza su cui investire. Promos e la Camera di Commercio di Milano si stanno muovendo su più fronti, progettando e offrendo nuovi strumenti di sostegno mirato alle imprese del territorio: quelle che già esistono e vogliono ampliare la loro presenza all’estero, mettersi in rete o sviluppare joint venture con investitori stranieri, così come le start up, che richiedono business plan solidi per poter accedere al credito e crescere. Senza dimenticare Expo 2015: un’opportunità unica e una vetrina internazionale per le eccellenze lombarde e italiane». Promos ha pubblicato l’aggiornamento dell’Osservatorio investimenti diretti esteri da cui risulta che negli ultimi due trimestri l’Italia ha attratto solo 51 nuovi progetti di inve58 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

lia rischia di trascinare verso il basso anche la Lombardia? «In tempi di crisi è naturale che la selezione del mercato si faccia più rigida, e cresca la competizione tra le aree metropolitane più forti nell’intercettare i capitali, i progetti eccellenti e le attività più pregiate e a maggiore valore aggiunto. In questo contesto la Lombardia tiene: da qui passa oltre il 70 per cento dei capitali stranieri diretti nel nostro Paese e qui hanno sede 92 su 100 principali multinazionali presenti in Italia. La Lombardia offre vantaggi competitivi rispetto alla media europea in termini di minor il costo del lavoro per unità prodotta, produttività totale dei fattori, ritorno medio dell’investimento, con punte di eccellenza nei comparti tradizionali come in quelli ad alto valore aggiunto. Occorre presentare ai potenziali investitori questi vantaggi: anche per questo con il sistema camerale lombardo e la Regione abbiamo dato vita al servizio di scouting e assistenza “Invest in Lombardy”». Perché occorre scommettere sempre di più sull’internazionalizzazione? «La Lombardia è la regione più imprenditoriale d’Europa, con oltre 820.000 imprese, e si colloca ai primi posti nella top ten europea delle regioni con maggiore propensione all’internazionalizzazione. La crisi che caratterizza il mercato domestico delle nostre pmi è di domanda, non di competitività: per questo oggi guardare all’estero è una necessità per affrontare e vincere la sfida globale, in chiave di crescita, innovazione e sviluppo. Uno sviluppo che sfrutta il volano dell’export, unico dato saldamente positivo nella nostra bilancia».


L’IDEALE DEL RISPARMIO L’associazione che rappresenta anche le casse di risparmio, madri delle fondazioni, festeggia quest’anno il suo centenario. Giuseppe Guzzetti illustra la situazione risparmio in Italia e le iniziative in atto Nicolò Mulas Marcello Acri compie cent’anni e in un secolo la concezione del risparmio per gli italiani è cambiata. Oggi le famiglie sono più attente a come utilizzano i propri soldi, ma il risparmio come lo si intendeva una volta, nel momento che stiamo vivendo per molti è una chimera. «Esiste ancora l’ideale del risparmio, del voler metter da parte qualcosa per i propri figli, – spiega Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri – ma è difficile che oggi si riesca concretamente a farlo. Le fondazioni su questo fronte giocano un ruolo importante per il bene comune». Quali iniziative sono previste in occasione dei 100 anni dell'Acri? «Siamo soliti festeggiare con sobrietà, da sempre: a giugno si è svolto il congresso di Palermo per riflettere sui problemi che ci troviamo ad affrontare tutti i giorni. Il miglior modo per celebrare l’anniversario dell’associazione che rappresenta anche le casse di risparmio è stato condividere con le istituzioni e con i rappresentanti del terzo settore la strada fatta fin qui, e stringere un patto per il bene del nostro Paese: un’alleanza che ci vede impegnati tutti nel dare nuovi impulsi e fiducia nel futuro.

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Abbiamo voluto, non a caso, celebrarlo al Sud, convinti del fatto che il nostro Paese può rialzare la testa se fonda il suo impegno sulla coesione, senza divisioni, tra Nord e Sud. Chi pensa il contrario non ha chiaro il contesto. Ma anche qui sono in molti a strumentalizzare certi temi». Come vede il futuro delle fondazioni bancarie italiane? «Una parte del Paese ha compreso il nostro ruolo, ne ha riconosciuto il valore e ci vorrebbe investire di nuove responsabilità, rivolgendosi alle fondazioni anche per attività che però non sono di nostra competenza. Abbiamo appena approvato la Carta delle fondazioni: un documento importante varato dopo vent’anni dalla loro nascita. La Carta però guarda al futuro, come giusto che sia: indica la strada per migliorarci, sul fronte della governance, tenendo lontano gli appetiti della politica, sul fronte della efficienza nella gestione: vogliamo realizzare una filantropia moderna, ci sentiamo partner in questo progetto per rilanciare il Paese, partner non bancomat. Continueremo insomma a fare la nostra parte, anche pagando le tasse, Imu compresa, non come qualcuno malinformato o in malafede vuol far credere».

Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 59


CREDITO ALLE IMPRESE

Fra credit crunch e mancati pagamenti o stato di salute delle Pmi Italiane è allarmante. Basta leggere il numero di ore di cassa integrazione e il numero dei fallimenti, che crescono costantemente. Nei primi tre mesi del 2012 si sono registrati 3001 fallimenti, 33 al giorno, un dato che rappresenta in percentuale un più 36,6 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2009, quando la crisi aveva da poco iniziato a far sentire i suoi effetti. Solo in Lombardia abbiamo avuto 633 fallimenti nel primo trimestre 2012 e in prevalenza le aziende più colpite sono quelle del settore edile». È questo il quadro descritto da Giuliano Terzi, presidente di Fidialtaitalia, che prosegue: «E se in questo periodo di crisi finanziaria non vi fosse stato l’intervento dei confidi, la situazione delle imprese sarebbe stata ancora peggiore. Senza confidi non si accede al credito o si accede con oneri finanziari estremamente elevati e non sopportabili dalle imprese che già faticano ad avere ordinativi e a incassare i crediti». Visto il ruolo assunto dai confidi, qual è la situazione dal punto di vista della necessità di una maggiore capitalizzazione? «I confidi sono diventati il cuscinetto ammortizzatore tra banche e imprese. Viene richiesta ai confidi una maggiore capitalizzazione proprio in funzione del rischio che l’emissione di garanzia, sempre più a prima richiesta, comporta. A mio parere – ma so di essere una voce fuori dal coro – la capitalizzazione va raggiunta utilizzando il si-

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Il ruolo dei confidi nella concessione del credito alle imprese. Giuliano Terzi, presidente di Fidialtaitalia, analizza le motivazioni più frequenti dietro alle richieste di finanziamento. La scarsa liquidità si conferma al primo posto. Calano le richieste per investimento Valerio Germanico

stema del costo della garanzia. Vi sono ancora molti confidi che non valorizzano la propria garanzia emettendo a favore delle imprese garanzie a costi “politici”. Credo sia finito il tempo, e comunque dovrà finire, delle contribuzioni pubbliche – camere di commercio, regioni, province – a favore dei confidi. Occorre indirizzare le contribuzioni pubbliche ai confidi di secondo grado, che come scopo principale devono poter controgarantire i confidi di primo. Questo permetterebbe una seria razionalizzazione della contribuzione pubblica». In tempi di credit crunch, è cambiato il rapporto fra i confidi e gli istituti di credito? «Negli ultimi tre anni il rapporto bancaconfidi è cambiato radicalmente. Se ripenso al 2008-2009 i confidi erano quelle strutture da utilizzare, per le banche, con clienti che presentavano criticità importanti. Con il recepimento delle regole di

Giuliano Terzi, presidente di Fidialtaitalia Spa di Busto Arsizio (Va) www.fidialtaitalia.it


Giuliano Terzi

Basilea i confidi, specialmente quelli vigilati da Banca d’Italia, sono diventati indispensabili per poter accedere al credito e attualmente sono gli istituti di credito a portare i loro clienti ai confidi. Utilizzando i confidi gli istituti di credito hanno l’opportunità di accantonare perCredo sia finito il tempo, e comunque centuali più basse per il loro capidovrà finire, delle contribuzioni tale di vigilanza, inoltre i confidi pubbliche a favore dei confidi che hanno l’accredito automatico con Mcc, permettono alle banche di utilizzare la ponderazione zero e quindi di non accantonare percentuali di capitale di vigilanza». l’azienda insolvente». Le richieste di finanziamento dei vostri Quale crede sarà nei prossimi mesi la associati hanno come obiettivo l’investi- situazione delle imprese italiane che mento o servono a “tamponare” una fanno richiesta di finanziamenti? mancanza di liquidità, per esempio, cau- «La situazione attuale è pessima. Non si è sata dal ritardo nei pagamenti? ancora fatto nulla per aiutare le imprese in «Le richieste che ci sono pervenute negli difficoltà. Le imprese che ancora oggi ultimi due anni sono per la maggior parte stanno in piedi lo stanno facendo solo con richieste di ripristino di liquidità, che a le loro forze. Il costo del lavoro, la conloro volta si diversificano in finanziamenti correnza sleale da parte dei paesi extra-Ue, rateali e linee autoliquidanti. Una buona gli oneri finanziari e una tassazione elevaparte è legata anche all’avvio di start up. tissima non permettono alle aziende di riPer quanto riguarda la richiesta di liqui- partire. Purtroppo continua la politica dedità, la stessa è legata particolarmente ai ri- gli annunci, nonostante i ministri “tecnici” tardi dei pagamenti da privati. La cosa che ben poco è cambiato. Il potere di acquisto però innervosisce è il ritardato pagamento della gente continua a diminuire e tutti i delle pubbliche amministrazioni – stato, settori sono in forte recessione. Ritengo regioni, province, comuni, tribunali –, una che nei prossimi mesi le imprese continuevergogna solo italiana. Lo stato non paga, ranno a richiedere interventi per liquidità ma se l’azienda non paga la pubblica am- e non per investimenti e, senza investiministrazione, l’Agenzia delle entrate mette menti, non sarà possibile uscire da questa in mora l’azienda, emettendo cartelle con crisi, che non è stata causata dal mondo del interessi di mora improponibili e non ten- lavoro, bensì da un mondo finanziario madendo conto se è lo Stato il debitore del- lato e privo di regole».

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LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 61


RIFORMA DEL LAVORO

Un colpo di grazia per gli “svantaggiati” l 18 luglio è entrata in vigore la tanto attesa riforma del lavoro firmata dal ministro Elsa Fornero. Da più parti il testo della legge è stato accolto mestamente, soprattutto dopo mesi in cui si erano formate grandi attese su uno dei temi cruciali per la ripresa dell’economia italiana. Molte delle novità introdotte dalla riforma sembrano aver complicato anziché semplificato le cose, sia per le aziende che per i lavoratori e i disoccupati. L’avvocato giuslavorista Sara Calzi, membro dello staff del Centro Studi Ameco di Milano, fondato dal Senatore Eugenio Filograna, analizza i punti più controversi. «A mio giudizio questa legge ha peggiorato il mercato del lavoro e ha creato condizioni assolutamente peggiorative per le imprese, senza contare che ha introdotto previsioni così complesse che richiedono che gli imprenditori siano assistiti da professionisti anche per semplici adempimenti. Onestamente la riforma mi pare quasi punitiva per le imprese. Erroneamente si pensa che una legge a sfavore delle imprese sia conseguentemente a favore dei lavoratori o di chi è in cerca di un nuovo impiego. Non è così». Lei crede che alla fine la riforma sia sfavorevole per tutti, quindi anche per i disoccupati? «Certamente. Quando le aziende sono messe in maggiore difficoltà di operare e di produrre, ne fanno inevitabilmente le spese anche i lavoratori e i disoccupati. C’è poi una categoria di disoccupati che è stata gravemente

I Sara Calzi, avvocato giuslavorista del Centro Studi Ameco di Milano www.ameco.it

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L’avvocato giuslavorista Sara Calzi affronta uno dei nodi della riforma Fornero: le modifiche all’articolo 13 del decreto legislativo 276/03 che cancella ogni beneficio per incentivare le assunzioni dei cosiddetti “svantaggiati” Valerio Germanico

colpita da questa riforma, ossia quelle persone che la Comunità Europea definisce “svantaggiati”. Si tratta di persone che hanno marcate difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro a causa di particolari condizioni soggettive – persone disoccupate con più di 50 anni, persone senza titolo di studio, disoccupati da oltre 24 mesi, persone che vivono sole con una o più persone a carico. La Comunità Europea riteneva fondamentale che gli stati membri promuovessero aiuti in favore dei lavoratori svantaggiati e ciò era stato fatto nel 2003 con l’introduzione dell’articolo 13 del decreto legislativo 276/03». Cosa prevedeva questa norma? «Prevedeva la possibilità, per le agenzie del lavoro, di assumere i c.d. lavoratori svantaggiati con una deroga rispetto al Ccnl dell’utilizzatore. Solo recentemente una convenzione con Italia Lavoro ha precisato che per possibilità di deroga si intende una riduzione della retribuzione sino al massimo del 20 per cento. In questo modo molti imprenditori erano incentivati ad assumere questi soggetti. Ambedue le parti avevano un beneficio: gli svantaggiati avevano qualche opportunità in più di essere assunti e gli imprenditori


Sara Calzi

godevano di un piccolo risparmio sul costo del lavoro. Peraltro la norma prevedeva anche che l’imprenditore, per usufruire di tale beneficio, garantisse allo svantaggiato un contratto di almeno 6 mesi con un tutor e interventi formativi». Cosa prevede la riforma Fornero per la categoria degli svantaggiati? «La riforma ha tolto ogni incentivo all’impresa per agevolare la loro ricollocazione. Infatti è stata abrogata la possibilità di derogare il contratto collettivo. Mentre gli obblighi per l’impresa (di un contratto di almeno sei mesi e di formazione) sono rimasti invariati. Si tratta di una norma ormai senza senso. Perché un imprenditore dovrebbe scegliere di assumere un lavoratore che ha particolari criticità e, peraltro, assumendosi gravosi oneri senza corrispondenti benefici? È una vera e propria assunzione aggravata. Molte assunzioni di soggetti svantaggiati che avrebbero dovuto essere attivate nell’estate, sono “saltate” a causa a della riforma». I cosiddetti svantaggiati non hanno avuto alcuna reazione? «C’è da dire che non hanno mezzi economici, organizzativi e culturali per farlo. Nel loro piccolo però hanno creato un grosso gruppo di contestazione su facebook (il gruppo si chiama: gli svantaggiati: ridateci l’art. 13 nella formulazione originale). Sono ormai circa 12mila. Giustamente queste persone ritengono che sia un loro diritto scegliere di accettare una retribuzione leggermente ridotta quale alternativa alla disoccupazione». Qual è la parte politica che ha sollecitato la

modifica dell’articolo 13 e, quindi, l’eliminazione dei benefici per gli imprenditori che assumono svantaggiati? «Pare sia stata voluta dalla Cigl, che ritiene che tutti i lavoratori – a prescindere dalle caratteristiche soggettive e dal curriculum – abbiano diritto all’applicazione del Ccnl. Il principio è anche condivisibile, ma purtroppo non è ancorato alla realtà. Tale soluzione non agevolerà gli svantaggiati a trovare più facilmente un lavoro retribuito da Ccnl, bensì li agevolerà a rimanere disoccupati più a lungo. Peraltro, anche con la vecchia formulazione della norma, uno svantaggiato era assolutamente libero di non accettare un lavoro con la deroga al Ccnl. Quindi la vecchia norma non imponeva alcunché, ma lasciava agli interessati un’opportunità in più e la facoltà di scegliere. Questa facoltà è stata eliminata. Diciamo che ora purtroppo gli svantaggiati lo sono ancora più di prima». Quali altre norme, secondo lei, determineranno un appesantimento burocratico? «Senza dubbio quelle sul contratto a chiamata, che prevedono l’obbligo per il datore di inviare una comunicazione alla Dpl ogni volta che si chiama il lavoratore. Alcune realtà aziendali saranno costrette ad assumere una persona solo per gli adempimenti burocratici della gestione del personale. In un momento di crisi e di contrazione dell’economia si tratta di un costo che un’azienda non si può permettere. L’imprenditore dovrebbe, al contrario, essere sgravato da queste incombenze per dedicarsi allo sviluppo commerciale e allo sviluppo di idee. I nostri imprenditori sono invece incatenati alle carte e alle procedure. Tutto questo spaventa e determina stress e demotivazione».

L’avvocato Calzi, con il dottor Pasquale Maione, il senatore Eugenio Filograna, il dottor Filippo Santambrogio e l’avvocato Alessandro Rizzo

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TECNOLOGIE

Tecnologie e diversificazione, i migliori investimenti Investimenti importanti che riguarderanno tutta la comunicazione web, con l’introduzione di un nuovo sistema gestionale informatizzato e globale che tramite il cloud computing servirà a tutto il gruppo come piattaforma di lavoro. Massimo Vezzoni spiega le novità in Distram Roberta De Tomi

arketing, formazione, tecnologia in primo piano, in particolare, con l’introduzione del cloud computing, un insieme di tecnologie che permettono, insieme a un provider fornito al cliente, di effettuare una serie di operazioni informatiche grazie all’utilizzo di risorse hardware e software distribuite in rete. L’elaborazione di strategie sempre nuove e innovative fa parte della filosofia di Distram, azienda di Campagnola Cremasca che, all’iniziale attività di distributore di prodotti di elettronica di consumo nel canale della Gdo e della

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Gds, come Consumer Eletronic Branch, ha poi accostato altre due attività, connotate da uno specifico brand: Building Supply Branch, operante nella progettazione, produzione e fornitura di finiture, arredi e corredi per l’edilizia, e Distram Technologies, Branch, finalizzata allo sviluppo di servizi Ict per il mercato dell’Hospitality. E per il gruppo, come riferito dal presidente, Massimo Vezzoni, tra gli obiettivi di crescita si pone anche il consolidamento dell’attività nel settore benessere e della cosmesi a esso legata, a seguito dell’acquisizione di parte dell’azienda Blew Sa.


Massimo Vezzoni

Quale bilancio potete trarre a seguito dell’attività svolta dal gruppo nel corso del 2011? «Per il nostro gruppo il 2011 è stato un anno positivo e di conferme nonostante il calo del mercato generale. L’obiettivo per il 2011 era il consolidamento del fatturato del 2010, incrementato nel 2011 del 5 per cento. Questa performance rappresenta una conferma positiva, rispetto agli investimenti consistenti che abbiamo realizzato negli anni, al fine di accrescere la nostra realtà e la qualità dei servizi». Come prevedete di chiudere questo 2012? «Si tratta di un anno in generale difficile: la crisi sta toccando anche il mercato dell’elettronica di consumo che, quindi, sta subendo una forte frenata. Questo intaccherà inevitabilmente anche la Consumer Electronic Branch della Distram, ma per fortuna con un impatto nettamente inferiore rispetto al mercato, grazie all’ottimo lavoro locale svolto a fianco dei clienti storici e all’individuazione di nuovi partner con cui collaborare. Per quanto riguarda la divisione Building Supply, abbiamo in corso dei grandi progetti all’estero, mentre l’acquisizione dell’azienda Svizzera Blew ci ha permesso di completare l’offerta del nostro catalogo, nel quale mancavano le Spa. Ci aspettiamo quindi una crescita di fatturato per entrambe le divisioni».

Quanto sta incidendo la congiuntura economica sulle scelte strategiche compiute? «Dal nostro punto di vista le crisi sono opportunità preziose, in quanto sono momenti per mettersi in discussione e trasformare l’ostacolo a vantaggio del business. Con quest’ottica abbiamo sempre affrontato i vari momenti difficili che si sono presentati negli anni, ottenendo in questo modo grandi risultati. Attualmente i settori nei quali operiamo sono sicuramente toccati Massimo Vezzoni, dalla crisi e ciò ha condizionato le nostre scelte. presidente della Distram Srl Abbiamo quindi deciso di investire ulteriormente di Campagnola in personale, tecnologia, formazione e marketing Cremasca (CR) per dare una forte spinta al nostro business, de- www.distram.it stinato quindi per i prossimi 5 anni a ulteriori e importanti crescite». Quale impatto ha, invece, la crisi sul rapporto tra la vostra società e i grandi distributori? «I grandi distributori sono indubbiamente molto più strutturati, con gestioni pesanti che si riflettono sul piano economico, costringendoli spesso a rinunciare ai margini per produrre volumi di  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 67


TECNOLOGIE

SPA SUISSE: INVESTIRE SUL BENESSERE D i recente il gruppo Distram ha acquisito parte della Spa Suisse, operante nel settore del benessere. Un ambito su cui puntare e i dati lo dimostrano. Secondo Unipro, l'associazione di categoria che riunisce le aziende del settore bellezza, il giro di affari nel 2010 (ultimo dato disponibile) è aumentato del 5,2 per cento rispetto all'anno precedente. Le previsioni per il 2012 sono positive: Unipro è convinto che si registrerà un aumento del 6 per cento del fatturato globale. Per quanto concerne il franchising, rispetto all’anno precedente, nel 2010 è stato registrato un incremento dell’1 per cento del fatturato del comparto beauty e per i prossimi anni il trend sembra essere in crescita. In questo quadro numerico si pone la Spa elvetica, iniziativa illustrata da Luca Mazzanti, fondatore di Blew (acronimo di Beauty, Luxury, Emotion e WellBeing). «La nostra società ha lanciato da qualche anno un progetto di franchising di estetica e centri benessere introducendo nel mondo della bellezza un nuovo concetto di relax che valorizza la cultura

dell'ambiente, riportando l’attenzione sui dettagli, sulla qualità dei servizi, sulle atmosfere e sul coinvolgimento sensoriale. Da questa idea, si sviluppa quella di business di Blew, ovvero la creazione di un network di centri Spa secondo una formula evoluta di franchising: il nostro gruppo accentra le funzioni strategiche, direzionali e di marketing, mentre la responsabilità gestionale e operativa dei centri Spa Suisse viene condivisa con i gestori locali accuratamente selezionati da Blew».

«Attualmente – continua il fondatore di Blew – il gruppo conta due Spa a gestione diretta: Spa Suisse Mendrisio, in Svizzera e l'Air Spa Suisse a Milano, all'interno dell'Hotel Ramada Plaza. Oltre a questi, questa realtà si è occupata dall'ottobre del 2009 al settembre del 2012 dello start up dell’Atomic Spa Suisse presso l’Hotel Boscolo Exedra Milano. Diverse strutture ricettive offrono inoltre trattamenti Spa Suisse». Attualmente il settore benessere offre diverse possibilità di business, anche se si pongono alcune condizioni necessarie all’avvio dell’attività. «Per aprire una struttura Spa Suisse – spiega Mazzanti – è necessario disporre di una location di circa 250 metri quadrati, meglio se all'interno di una città con almeno 50mila abitanti. Elementi essenziali sono entusiasmo, spirito di iniziativa, voglia di lavorare in team, dedizione al lavoro. L'investimento iniziale è di mille euro al metro quadro, oltre ad una fee d’ingresso di 20mila euro. Il fatturato medio annuo si attesta intorno ai 500mila euro». www.spasuisse.com

 fatturato. Questo non avviene in Distram, che al

contrario è orientata verso una dinamica organizzativa e gestionale flessibile e snella. Inoltre, il Key Point del nostro gruppo è la presenza verticale sul territorio, con un team di vendita attiva direttamente sul Field per cogliere le opportunità giornalmente e risolvere localmente le principali problematiche di vendita e postvendita a fianco di buyer e capi reparto». Quali novità avete in cantiere? « Nel dettaglio sarà di sicuro positivo l’ingresso di nuovi marchi in distribuzione per la Consumer Electronic Branch, che ci consentiranno di aumentare, oltre al fatturato, anche la marginalità media. La Building Supply Branch concretizzerà alcuni grossi contratti all’estero con un impegno che implicherà l’inserimento di nuove persone. Infine la Contract e Spa in capo alla partecipata Blew Sa svilupperà il lancio di un franchising nel settore Spa, di linee di cosmesi e di Spa da realizzarsi in Italia e all’estero». In che modo la formula del general contractor, garantisce competitività sul mercato?

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«Il General Contractor per sua definizione nel mercato è sinonimo di servizio chiavi in mano e problem solving. Nel caso di Distram a tutto questo si aggiunge anche lo spirito competitivo per la logica di business che abbiamo improntato fin dalla nascita della divisione. Operiamo in diverse parti del mondo; quindi siamo un’azienda globalizzata con un ventaglio di soluzioni in grado di soddisfare anche il cliente più esigente e che punta a essere il miglior Contract in termini


Massimo Vezzoni

di offerta di servizio. E, dunque, qualitativamente più competitiva». Quali sono le innovazioni più importanti che riguarderanno i vostri progetti? «L’innovazione più importante nell’elettronica di consumo è il cloud computing e la virtualizzazione delle macchine da ufficio che ottimizza i costi, riducendo notevolmente l’impatto ambientale. Nella divisione Contract-Spa lanceremo la Spa Room: un concentrato di tecnologia in pochi metri quadri, dove sarà possibile effettuare un percorso benessere programmato che alterna sauna a docce emozionali, bagno turco, talassoterapia e altri trattamenti specifici. I nostri progetti sono realizzati ponendo la massima attenzione all’ambiente, tema per noi fondamentale. Un esempio: per la nostra cosmesi ci avvaliamo di prodotti esclusivamente naturali. Una scelta molto apprezzata dai nostri clienti». Quali sono le vostre sfide nel medio periodo? «Il focus principale sarà la crescita del gruppo e il suo consolidamento sul mercato globale. Puntiamo in particolare alla presenza con nostri uffici

in Medio Oriente, Russia ed Europa. Inoltre intendiamo diventare market leader delle Spa con Blew Sa e nella cosmesi di alta gamma per Spa, nonché essere il nuovo riferimento globale per il contract alberghiero e nell’hospitality in genere. Due altri traguardi che ci siamo posti: consolidare la leadership nel contract oil and gas e, per quanto riguarda la Consumer Electronic Branch, diventare un partner di riferimento nel canale del retail market». Per conseguire i vostri obiettivi, quali investimenti intendete realizzare? «Abbiamo in previsione investimenti importanti in tema di comunicazione web, con l’introduzione di un nuovo sistema gestionale informatizzato e globale che tramite il cloud computing servirà a tutto il gruppo come piattaforma di lavoro in qualsiasi parte del mondo i miei collaboratori, clienti e fornitori si troveranno. Altre risorse saranno destinate alla pubblicità e a eventi itineranti sul Field, al fine di avere nuovi sbocchi di comunicazione e marketing, e all’apertura di nuovi uffici all’estero per una presenza puntuale e locale nei mercati emergenti». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 69


TECNOLOGIE

L'innovazione a supporto delle Pmi L’informatizzazione del tracking. Romualdo Gobbo presenta la sfida raccolta da NEWLOG Consulting: portare nelle piccole e medie imprese le soluzioni utilizzate dalle grandi organizzazioni industriali. Adattandole alle esigenze specifiche di realtà che mancano di un’organizzazione strutturata Manlio Teodoro

aradossalmente, confrontando l’organizzazione delle grandi aziende, da una parte, e, dall’altra, quella delle piccole e medie, la maggiore complessità si riscontra nelle seconde. E questo si spiega col fatto che queste ultime mancano di un’organizzazione strutturata. Proprio per questo le piccole e medie imprese hanno bisogno di soluzioni che le aiutino ad autorganizzarsi, soprattutto per quanto riguarda la logistica e il tracking». È a partire da questa valutazione che Romualdo Gobbo, titolare di NEWLOG Consulting, software house specializzata nello sviluppo di sistemi avanzati per l’industria, i servizi logistici e il document management, ha avviato il trasferimento verso le Pmi di un bagaglio di competenze sviluppate originariamente per la grande industria, anche multinazionale. «Per fare ciò la natura del software è diventata fondamentale, dato che in concreto esiste un’esigenza diversa per ogni singola realtà. La nostra risposta è stata quella di realizzare una sintesi delle soluzioni esistenti, fissarla in una logica strutturata nel software lasciando la giusta flessibilità, in modo da permetterle di adattarsi alle varie condizioni». Qual è stato il risultato di questa impostazione? «Soprattutto nell’universo della gestione del magazzino è stato un elemento vincente, perché ha permesso di adattarsi a mondi completamente distanti: dall’alimentare alle ceramiche, alla minuteria di ferramenta e a molti altri settori. Il tutto è accessibile anche da Internet e at-

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traverso un’interfaccia grafica tridimensionale, che rende intuitiva la verifica delle disponibilità di magazzino e stimola un cambiamento di punto di vista. Inoltre, la nostra impostazione ci ha permesso di risolvere la problematica fondamentale della variabile spazio-tempo, attraverso l’applicazione di sistemi di location awareness all’ambito industriale. Ovvero, sapere in qualsiasi momento dove si trova una determinata risorsa». Quali vantaggi offre l’utilizzo di un sistema di location awareness in ambito industriale? «Nella distribuzione, nelle consegne, nella pianificazione delle risorse – intese sia come persone, che come mezzi e merci –, conoscere in tempo reale la loro posizione vuol dire poter fare importanti considerazioni e gestire al meglio eventuali imprevisti. Per esempio, un ritardo, se intercettato immediatamente, può essere sfruttato per apportare una rettifica alla pianificazione, recuperando così in altri contesti quella che altrimenti si ridurrebbe inevita-

Romualdo Gobbo, titolare della NEWLOG Consulting Srl di Monza (MB) www.newlog.it


Romualdo Gobbo

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Conoscere in tempo reale la posizione delle risorse vuol dire poter gestire al meglio eventuali imprevisti

bilmente a una perdita. Insomma, la pianificazione non è più un programma rigido e fissato, bensì diventa un processo dinamico, suscettibile di essere corretto a livello centrale, proprio grazie a una visione di insieme della localizzazione». Come sono state accolte le vostre soluzioni dalle imprese italiane? «Purtroppo ci scontriamo ancora con una cultura di impresa che si trova in una posizione di retroguardia rispetto alle opportunità dell’avanzamento innovativo. Questo si è tradotto nel fatto che nonostante il nostro obiettivo fosse quello di portare queste soluzioni nelle Pmi, a sceglierci sono state soprattutto le grandi imprese. Infatti, fra molti imprenditori non viene ancora colta l’importanza di applicare un gestionale all’intera filiera logistica. L’importanza della variabile spazio-temporale,

del resto, non sempre viene compresa pienamente». La vostra società, oltre a proporre soluzioni innovative, ha una struttura innovativa. Può spiegare il concetto di “rete di competenze”? «Lavorando poco sulla serialità e più sulle competenze applicate abbiamo avuto la necessità di formare un team altamente specializzato. Il modo migliore per fare ciò è stato quello di non avere dipendenti in senso stretto, ma di strutturarci come un network di microaziende indipendenti, il cui apporto viene di volta in volta determinato sulla base degli obiettivi da raggiungere. Un esempio è la società WebKeynetix, che ho fondato con Maurizio Dosso, una start up specializzata nell’erogazione di applicazioni SaaS web based. Sintetizzando, in NEWLOG abbiamo investito per ricreare le competenze di una multinazionale “in piccolo” e offrirle al mondo delle Pmi, anche se poi ci siamo trovati a lavorare anche con grandi aziende». Quali sono le prospettive per il futuro? «Abbiamo intenzione di muoverci sul mercato della real time enterprise, implementando la logica di approfondimento in tempo reale delle informazioni legate alla sensoristica diffusa in mercati piuttosto complicati, come quelli del trasporto di merci su rotaia e su gomma. Inoltre prevediamo un consolidamento della gestione documentale, sempre dedicata ai trasporti. Questo settore per noi è un punto di riferimento». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 71


TECNOLOGIE

Dall’idea al prodotto, verso la connettività Il lavoro di progettazione hardware e software come una forma di artigianalità contemporanea. Attraverso un ingegno che porta alle soluzioni. Giovanni Galimberti segue questa filosofia, che mette al centro il programmatore come persona Luca Cavera

endere la programmazione un’attività alla portata anche di una persona con competenze di base. È questo uno degli obiettivi che sta perseguendo la Qsd Sistemi, società che si colloca nella business area della progettazione hardware e software, nella produzione di schede per elettronica dedicata e nelle attività di consulenza e costituzione di task force. Servizi che si rivolgono sia alle grandi società interessate all’implementazione di grossi progetti elettronici, sia verso lo sviluppo e la progettazione di sistemi per l’automazione e l’ingegneria delle telecomunicazioni. «Nell’ultimo anno – spiega Giovanni Galimberti, presidente della società –, per reagire alla complessa situazione di mercato, abbiamo, da una parte, puntato molto sulla diversificazione produttiva e, dall’altra, sulla formazione e la collaborazione con istituti di ricerca. Sul primo fronte, uno dei maggiori risultati raggiunti, è stato lo sviluppo di dispositivi Linux based, dotati di touchscreen, destinati a tutte quelle applicazioni – in rapida diffusione – che richiedono connettività». Quali sono le principali applicazioni e settori per i quali state sviluppando questo dispositivo? «Si tratta di un dispositivo, delle dimensioni e della potenza di un palmare, che stiamo sviluppando con Freescale – che è stato nostro

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Giovanni Galimberti, presidente della Qsd Sistemi Srl di Pessano con Bornago (MI) www.qsdsistemi.it

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partner già in passato anche per altri progetti. Le sue applicazioni sono molteplici e certamente destinate ad andare oltre quelle che sono le possibili previsioni attuali. Si va dal settore industriale, dove questi dispositivi possono essere utilizzati per la gestione delle macchine utensili fino alla domotica, al medicale e alle vending machine. Il passo successivo – in un certo senso l’evoluzione di questo prodotto – alla quale stiamo già lavorando, sarà un dispositivo più vicino alle potenzialità di un Pc. Infatti sarà dotato di un processore più potente, sarà in grado di gestire due schermi in parallelo e video in Hdmi e sarà orientato decisamente verso il mondo della multimedialità». Un altro fronte sul quale siete particolarmente impegnati è quello della formazione e della collaborazione con istituzioni che fanno ricerca. Quali sono state le ultime iniziative? «La nostra collaborazione con il Politecnico ormai è stata avviata da parecchi anni e molti giovani che hanno avuto modo di fare un’esperienza presso la nostra azienda, oggi si


Giovanni Galimberti

trovano a lavorare anche per grandi aziende del settore It, soprattutto statunitensi. Se dal punto di vista dell’impresa, ovviamente, abbiamo perso delle risorse importanti, da quello umano non posso che costatare soddisfazione per avere contribuito alla crescita professionale di queste persone, che oggi ricoprono ruoli importanti nel mondo dell’informatica. Fra le ultime novità, poi, quest’anno abbiamo avviato un’esperienza di stage anche per gli studenti di un istituto superiore locale, portando in azienda cinque ragazzi giovanissimi». Quali riscontri avete avuto da questa esperienza? «Si è rivelata particolarmente importante. E ci ha permesso anche di testare l’usabilità del nostro dispositivo. Abbiamo riscontrato che anche per persone con una formazione di base, attraverso l’uso di questo strumento, è possibile sviluppare software in C e C++ e creare un applicativo. Questo risultato ci ha spinto anche a proporre nelle scuole questo prodotto come strumento didattico. Al di là di questa, che è solo una delle sue possibili applicazioni,

questa esperienza è stata anche un’ottima occasione di testing, che ha dimostrato le caratteristiche assolutamente friendly del sistema». Quali sono attualmente i vostri progetti sul fronte della progettazione hardware e software in ambito industriale? «Fra i progetti più significativi ci sono certamente quelli nell’ambito dei trasporti, in particolare nel ferroviario. Abbiamo sviluppato il nuovo apparato Radio Terra Treno, destinato all’installazione sui nuovi treni della metropolitana di Milano e sviluppato il sistema informativo di bordo per due dei maggiori player nazionali del trasporto su rotaia. Inoltre, per il settore medicale, abbiamo progettato un apparato per il monitoraggio delle particelle in camere sterili e di un dispositivo per il controllo di un apparato per radiografie dentali. In questi progetti, a un 90 per cento di hardware standard, integriamo un 10 per cento di apparecchiature da noi composte in full custom». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 73


TECNOLOGIE

Soluzioni tecnologiche complete La tecnologia da sola, senza soluzioni adeguate e complete, rimane semplicemente uno strumento e richiede grandi investimenti e conoscenze per costruire le applicazioni necessarie. Il punto di Aldo Gambineri sull’evoluzione del mercato italiano dell'Ict Martina Carnesciali

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SAS Italia Srl ha sede a Milano www.sasitalia.it

el 2011 il mercato italiano dell'Ict, nelle sue componenti tradizionali - hardware, software e servizi ha subito un’ulteriore contrazione dell'ordine di -3,6 per cento rispetto all'anno precedente. Questi dati, a fronte di un aumento medio mondiale della domanda di Ict di +4,4 per cento, mettono in luce in modo drammatico dove si concentrano le difficoltà di ripresa della nostra economia, che fa ancora troppa fatica ad agganciarsi all'innovazione digitale come motore della crescita». Così ha dichiarato il presidente di Assinform Paolo Angelucci, preoccupato per la situazione in Italia. A tale situazione difficile, però, si contrappongono realtà funzionali e specializzate, come la SAS Italia. Fondata all’inizio del 1981, quando il suo attuale presidente, Aldo Gambineri, constatò che la situazione era matura per la nascita e lo sviluppo di prodotti gestionali destinati alle piccole e medie aziende. SAS pertanto si dedicò, fin dagli esordi, alla progettazione, realizzazione e commercializzazione di soluzioni applicative pacchettizzate. A proposito del bilancio da trarre, anche in termini di fatturato, obiettivi e risultati raggiunti a seguito dell’attività dell’azienda, Aldo Gambineri ammette che «il 2011, contrariamente alle previsioni, si è chiuso per la nostra azienda con un, sia pur contenuto, utile operativo, nonostante che il mercato risentisse già delle contrazioni della domanda e della disponibilità finanziaria. SAS, anziché ricorrere alla Cig, ha utilizzato le risorse non saturate dalla domanda

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dei clienti per sviluppare nuove applicazioni e per migliorare quelle esistenti». Diverso è il discorso per quanto riguarda il 2012 e le previsioni per gli ultimi mesi dell’anno: «il primo semestre 2012 ha segnato un miglioramento rispetto all’anno precedente, ma prevalentemente per riferimento ai servizi tecnicoapplicativi, grazie soprattutto agli investimenti operati da alcuni clienti di maggiori dimensioni. Le acquisizioni di nuovi clienti, specie nell’area delle piccole aziende, sono limitate dal clima di sfiducia nel futuro che caratterizza molte di esse, generato sia dalla contrazione della domanda, sia dalle politiche applicate nei loro confronti dal sistema bancario. Oggi formulare previsioni, anche a breve termine, è un azzardo. Se ci basiamo sulle trattative concrete in essere e sui progetti che stiamo analizzando, le previsioni sono certamente positive, ma, nel contesto inaffidabile nel quale ci troviamo ad operare, tutto è possibile», aggiunge Gambineri. In generale, il mercato italiano dell’It si è estre-


Aldo Gambineri



Il 2011, contrariamente alle previsioni, per la nostra azienda si è chiuso con un utile operativo

mamente evoluto negli ultimi 10 anni. Per il presidente, i lati forti di SAS sono «sicuramente la completezza delle soluzioni fino ai dettagli e l’esperienza del personale di assistenza. La tecnologia da sola, senza soluzioni adeguate e complete, pronte a rispondere alle esigenze nei dettagli rimane uno strumento, certamente interessante e determinante in molti casi, ma che richiede comunque grandi investimenti e conoscenze per costruire le applicazioni necessarie. Ciò che distingue le nostre soluzioni è appunto la completezza delle applicazioni, realizzate sulle piattaforme tecnologiche più indicate e integrate e la loro precisa rispondenza alle esigenze del tipo di industria cui sono destinate». SAS inoltre ha curato la formazione e la crescita dei suoi specialisti addetti all’assistenza dei clienti, sia in fase di avviamento, sia nel successivo utilizzo ed evoluzione, in coerenza con le mutazioni del contesto nel quale le aziende operano».



Fra i servizi di SAS più importanti e di successo, in questo periodo di crisi, vanno citati i finanziari «Sas, in qualità di Premier Business Partner di Ibm, è abilitata a proporre i servizi di IBM Finanziaria, a copertura dell’intero investimento necessario per la realizzazione di progetti, ovvero inclusivi di hardware, software, assistenza ed eventuali sviluppi personalizzati. In questo periodo di crisi finanziaria il finanziamento globale Ibm permette alle aziende di affrontare progetti senza incidere sulla loro liquidità contingente, a tassi competitivi», commenta il presidente Gambineri. È infine giusto parlare dei nuovi progetti, dei prodotti e dei servizi che l’azienda proporrà al mercato nel medio periodo, che «si possono riassumere in tre voci: Business Intelligence, Gestione Documentale e Cloud. SAS è già pronta con le soluzioni relative, già oggi installate presso alcuni clienti che, nel corso del 2013, verranno offerte a tutti i clienti Sas». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 75


Automazione il futuro è elettronico Un intero settore sta voltando pagina e la produzione abbandonerà gradualmente il meccanico. «Ma pochi in Italia se ne rendono conto». Ferdinando Bertolotti svela le prossime novità per l’automazione Renato Ferretti

osa bolle in pentola? Quando si parla di innovazioni tecnologiche i più usano la parola “epocale” con parsimonia: data la velocità con cui procede la ricerca, quello che oggi sembra nuovissimo domani potrebbe già essere considerato obsoleto. Ma a sentir parlare Ferdinando Bertolotti, contitolare ed Amministratore Unico dell’Autorotor di Vaiano Cremasco (CR), quello che sta avvenendo nel campo dell’automazione industriale ha i connotati di una vera e propria rivoluzione. A dirla tutta, è già da qualche anno che il processo si è avviato e gradualmente si sta passando dalla meccanica all’ elettronica. «Ma in Italia – afferma Bertolotti – il mercato è pigro e sembra che nessuno se

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Ferdinando Bertolotti, amministratore unico dell’Autorotor di Vaiano Cremasco (CR). In apertura, il reparto rettifiche mentre nella pagina a fianco, la sala di controllo - www.autorotorgroup.com

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Ferdinando Bertolotti

ne sia ancora accorto». Che bilancio potete trarre degli ultimi due anni? «I risultati per il 2011 non sono stati male il fatturato ha superato di circa il 5 per cento quello del 2008, l’ultimo anno pre crisi. Rispetto al 2010, poi, il miglioramento percentuale è stato in doppia cifra». Quali sono stati i problemi più gravi che avete affrontato? «Il contesto generale, per usare una locuzione abusata, non è stato esaltante, visto che la ripresa del mercato è stata lenta e parziale; questo da più valore ai nostri risultati. Nonostante questo sfondo grigio, abbiamo ampliato la nostra gamma di prodotti e fatto un grossissimo investimento in macchine. Ciò significa credere nel futuro o, ancora meglio, in noi stessi». E questo nel bilancio del primo semestre del 2012 che conseguenze ha avuto? «Anche nel primo semestre del 2012 è continuata la fase di assestamento del mercato, con un più marcato outlook negativo rispetto al passato. Questo si riferisce soprattutto all’Italia, dove molte ditte sono in forte sofferenza. Non è un caso che il nostro fatturato per il mercato domestico sia in calo rispetto al 2011, calo ampiamente compensato da un forte aumento dell’esportazione». A proposito di mercati esteri, voi avete par-

tecipato alla fiera dell’Hannover Messe, tra le più importanti di settore a livello internazionale. Quanto si è rivelata utile? «Noi siamo espositori storici ad Hannover. Perché? Lo scopo principale dell’Autorotor è quello di internazionalizzarsi: qualche anno fa l’export rappresentava meno del 10 per cento del totale, oggi sfiora il 40 per cento; io non sarò contento fino a che questa percentuale non avrà superato, e di molto, il 50 per cento. Il nostro primo cliente è estero, e sui primi venti clienti nove sono stranieri. Ora, uno slogan dell’Hannover Messe è “il mondo alla tua porta”e questo è del tutto vero. Facciamo Hannover per incontrare il mondo lontano, che è quello che conta di più, per avere l’opportunità di conoscere nuovi distributori, nuovi clienti, di sperimentare nuove possibilità. Paradossalmente, vista la provenienza di una gran parte dei visitatori, in fiera si parla quasi più inglese che non tedesco. Abbiamo incontrato lì i nostri distributori più lontani. Ormai il mercato europeo, Germania a parte, ha perso importanza rispetto a quello di altri Paesi. Non è un caso che i nostri due migliori distributori nel 2011 siano stati quello brasiliano e quello indiano». Quali sono le sfide per il vostro settore nei prossimi anni? «Come spesso accade, il termine “sfida” è sinonimo della parola “innovazione”. E questo  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 77


TECNOLOGIE

 è più che mai valido nel nostro caso. “La”

In alto, montaggio della motorizzazione

sfida, quella che in fondo comprende tutte le altre, è quella di saper rispondere all’evoluzione della tecnologia, che porta a sostituire gradualmente i prodotti meccanici con quelli elettronici. Questo implica non tanto e non solo un cambiamento di tecnologia, ma anche e soprattutto un cambiamento di mentalità, di atteggiamento, di approccio. L’Autorotor, come praticamente tutti i costruttori di tavole rotanti (fabbrichiamo unità meccaniche/meccatroniche per automazione e le tavole rotanti sono il nostro prodotto di punta) ha la “testa meccanica”, quindi accettare la sfida significa anche tradire un po’ sé stessi. È d’altronde una sfida non eludibile: il futuro, e ormai anche il presente, è elettronico, a partire dai paesi dell’Estremo Oriente. Purtroppo, almeno in Italia, pochi si sono resi effettivamente conto dell’importanza di questo cambiamento che, naturalmente, avrà bisogno di anni per completarsi, fermo restando che resteranno sempre delle applicazioni affrontabili soltanto con prodotti meccanici. La maggioranza prosegue sull’onda dell’“abbiamo sempre fatto così”. Per contro, noi abbiamo sempre cercato di precedere il cambiamento, al massimo di accompagnarlo, mai di seguirlo. Per questo abbiamo sviluppato, e stiamo tuttora sviluppando, alcune linee di prodotti totalmente elettronici - presentati, non a caso, alla Hannover Messe - senza trascurare naturalmente la produzione meccanica, che al momento rappresenta ancora il grosso della nostra produzione». Qual è, invece, la sfida dal punto di vista commerciale? «Qui la sfida, anch’essa ineludibile, è quella della conquista dei mercati esteri lontani, o vorrei dire remoti, sempre più importanti sulla scena mondiale. Certo occorre tempo, perché si tratta di integrarsi in mentalità e culture, anche commerciali, diverse, il che implica comprensione e sensibilità. Sulla nostra situazione a questo riguardo ho già risposto, quando ho accennato al continuo aumento del fatturato estero». Data la vostra esperienza, quali sono le dif-

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ferenze che bisogna affrontare quando si approccia a nuovi mercati e come è possibile adeguarsi efficacemente? «Non ci sono differenze sostanziali tra l’inizio di un rapporto con un cliente/distributore italiano ed uno ad esempio del Far East. Certo, come ho affermato prima, nel secondo caso si devono approfondire aspetti che tra connazionali sono scontati, ma i parametri più importanti di un rapporto e di una trattativa commerciale sono in fondo sempre gli stessi. La chiave risolutiva si chiama dialogo, dialogo, dialogo. Qualcuno considera i mercati lontani con una mentalità che definirei colonialista; la cosa si commenta da sé». Quali sono i fattori che secondo voi vi rendono competitivi? «La qualità del prodotto è data per scontata. Molto importante è la nostra vastissima rete di distributori, siamo presenti praticamente in tutto il mondo, dall’Australia all’India, a Singapore, al Brasile, naturalmente agli Stati Uniti e al Canada, solo per citare alcuni Paesi. Inoltre, e questo è un plus che molti ci invidiano, forniamo un’assistenza continua, direi quasi assillante, in ogni circostanza; dai casi di emergenza sui nostri prodotti, ovunque sia il cliente, a quelli più normali. Il cliente Autorotor non deve sentirsi mai solo».


TECNOLOGIE

L’informatica, una risorsa per le Pmi Il mondo informatico è sempre più vicino alle imprese italiane. Anche grazie agli eventi organizzati dalle società IT, aumentano le aziende che si rivolgono proprio all’informatica per ottimizzare la produttività. Il commento di Mario Goretti, amministratore delegato di Agomir Emanuela Caruso

gli occhi delle piccole e medie imprese, chiamate a razionalizzare i costi di gestione, in alcuni casi l’informatica può apparire un elemento costoso anziché una risorsa. Causa di buona parte di questa scarsa appetibilità sono state alcune mosse sbagliate fatte dagli stessi informatici nel corso degli anni. Mosse che in passato hanno enfatizzato troppo gli aspetti tecnici dell’informatica e poco gli aspetti di business, che hanno fatto affidamento su termini e interfacce molto complicati e che hanno sminuito il vero valore dei servizi di informatizzazione. Di conseguenza, oggi, davanti alla possibilità di acquistare software o sistemi in grado di migliorare la produttività della propria azienda,

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Mario Goretti, amministratore delegato di Agomir Spa., Lecco www.agomir.com

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si perde talvolta tempo in processi decisionali troppo lunghi rispetto agli effettivi costi da sostenere e ai tempi di intervento previsti. A essere ben consapevole di questa situazione per cercare, nel contempo, di ribaltarla è la società Agomir di Lecco, che da oltre trent’anni all’interno del gruppo G.R. Informatica si occupa della produzione di software e infrastrutture digitali destinate alle piccole e medie imprese che, da sole o in rete, affrontano i mutamenti del mercato globale. «Per fare in modo che le PMI entrino meglio in relazione con le società IT e promuovere l’informatizzazione dell’imprenditoria italiana – spiega Mario Goretti, amministratore delegato di Agomir – cerchiamo da sempre di fornire idee e soluzioni davvero utili al miglioramento dei processi aziendali dei nostri clienti e rispondenti in pieno alle loro reali necessità. I buoni risultati stanno cominciando a farsi vedere e molte società stanno iniziando a capire e a servirsi del valore aggiunto che l’informatica può dare alle loro attività». Per promuovere la cultura informatica, anche quest’anno Agomir organizzerà la rassegna “ICT Forum – Tecnologie e soluzioni al servizio delle imprese”. Con quali propositi e aspettative vi state preparando alla realizzazione di questo evento? «Avendo deciso di porre l’accento sul fatto che l’informatica avrà sempre più un ruolo chiave


Mario Goretti

nell’evoluzione delle piccole e medie imprese, investiamo tempo ed energia nella preparazione di questa rassegna, che non promuoviamo solo sul territorio lombardo, ma anche nel resto d’Italia grazie ai nostri partner. Con l’edizione di quest’anno vogliamo rafforzare la nostra posizione di riferimento soprattutto in un’ottica culturale-formativa orientata alla promozione dell’ICT attraverso un forte spirito di condivisione delle espeVogliamo che le tecnologie informatiche rienze pratiche maturate da tutti covengano vissute come una leva loro che parteciparanno e che metteranno in campo competenze e per il business aziendale e come una sfida necessità». che bisogna cogliere al volo Quali sono le novità più importanti che la Agomir intende presentare nell’edizione 2012 dell’ICT Forum? «Alcune novità riguardano le sessioni plena- tipo di eventi e quali altri sono in prorie, previste nel corso di entrambe le giornate gramma nel corso dei prossimi mesi? della rassegna, in cui autorevoli professioni- «Credendo nel valore dell’ascolto per comsti del settore e importanti opinion leader de- prendere e anticipare le necessità dei clienti e dei scriveranno il panorama italiano e mondiale collaboratori, partecipare a manifestazioni inin termini di utilizzo delle tecnologie attuali formatiche di questo genere riveste un fattore e future. Altro compito fondamentale verrà chiave nel nostro percorso di crescita. Abbiamo, affidato ai workshop organizzati in sessioni quindi, recentemente aderito come espositori a parallele, che dovranno illustrare in modo Smau Bologna, ottenendo interessanti contatti; concreto e interattivo alcuni casi di successo, mentre a metà ottobre saremo presenti a Smau quali per esempio i software gestionali, i si- Milano per presentare la nuova versione della stemi hardware integrati, il CRM, la business suite di applicazioni web, denominata Inteintelligence, il cloud computing, solo per ci- GRa, per la gestione digitale dei processi azientarne alcuni. Oltre alla presenza di interactive dali. Il 24-25 ottobre, poi, aderiremo a MCM bureau, dove le aziende partner dell’iniziativa Verona, un appuntamento annuale dedicato al potranno incontrare e confrontarsi con i par- tema della gestione della manutenzione degli tecipanti, sarà presente anche una sala vir- impianti, occasione in cui presenteremo l’evotuale: un camion tecnologico sul quale sarà luzione del nostro software InteGRa.Asset, possibile “toccare con mano” gli apparati har- messo a punto insieme all’Osservatorio TeSeM dware e i sistemi di ultima generazione». del Politecnico di Milano». Quanto è importante partecipare a questo Dal punto di vista operativo, su quali altri áá

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TECNOLOGIE

A OTTOBRE LA SECONDA EDIZIONE DELL’ICT FORUM

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progetti state lavorando? «In linea con i trend del mercato, abbiamo avviato una serie di nuovi progetti focalizzati su alcuni aspetti dell’ICT che stanno catalizzando l’interesse di molte aziende. Sono la business intelligence e lo sviluppo di soluzioni mobile e di cloud computing. Lo scopo di questi progetti è quello di ricondurre questi termini un po’ abusati a una logica di applicabilità quotidiana, affinché le soluzioni vengano usate con soddisfazione dagli utenti finali. In un contesto in cui la nostra economia si trova di fronte all’imperativo di migliorare la propria competitività e capacità di innovazione, vogliamo che le tecnologie informatiche vengano viste e vissute come una leva per il business aziendale e come una sfida che bisogna cogliere al volo». Quali sono le prospettive e gli obiettivi che la Agomir si pone per il medio e lungo periodo? «In questo preciso momento stiamo operando su diversi fronti che potrebbero avere una visibilità piuttosto ampia nel tempo grazie allo spirito d’impresa e alla qualità del lavoro dei nostri collaboratori. Per entrare più nello specifico, riporto tre esempi di progetti in corso d’opera: la messa a punto del nuovo software gestionale, impegno ambizioso e costoso che mira a sostenere i nostri utenti attuali e futuri anche nei

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Dopo aver ottenuto un ottimo successo con la prima edizione, la società Agomir ha rinnovato anche per il 2012 l’appuntamento con “ICT Forum – Tecnologie e soluzioni al servizio delle imprese”. L’evento, che si terrà il 4 e il 5 ottobre presso il centro Lariofiere di Erba, in provincia di Como, vedrà la partecipazione di imprenditori, IT manager, responsabili amministrativi, controller, e molti altri, che si confronteranno sui temi più attuali legati all’ICT. Durante le due giornate organizzate dall’azienda informatica di Lecco, sarà possibile partecipare a sessioni plenarie, dove verrà discussa l’importanza per le piccole e medie imprese italiane di evolversi informatizzandosi. Oltre a interactive bureau, dove sarà possibile approfondire gli argomenti trattati durante il convegno con le aziende partner dell’iniziativa, l’agenda prevederà diversi workshop, per studiare in modo concreto i sistemi e software già proposti da Agomir che stanno riscuotendo buoni risultati sul mercato e presso le imprese che li hanno adottati. I temi principali che verranno toccati nel corso dell’evento, la cui partecipazione è gratuita, verteranno principalmente su software gestionali, sistemi hardware integrati, virtualizzazione e server consolidation, business intelligence, portali e siti web; e ancora cloud computing, applicazioni mobile, backup e disaster recovery, efficienza energetica, service management, sistema di supporto alle decisioni, SEO e web marketing. www.ictforum.it

prossimi anni, offrendo loro applicazioni sempre al passo con i tempi; la realizzazione della nuova sede della società, la cosiddetta “casa del software”, fortemente voluta a Lecco a conferma del valore delle nostre radici e progettata in modalità ultra-green, ovvero a impatto zero, anche con la collaborazione del Politecnico di Milano e di numerosi studenti stranieri; infine, la definizione precisa di un percorso di internazionalizzazione supportato da una società esperta sul tema, per distribuire i nostri software anche all’estero affinché Agomir possa allargare gli orizzonti del proprio operato».


TECNOLOGIE

Il laser, la vera innovazione nel settore stampi L’incisione laser, con i vantaggi che apporta alle lavorazioni degli stampi, si sta dimostrando la tecnologia giusta con cui sbarcare sui mercati internazionali, in particolare Messico, Turchia e Brasile. A parlarne è Demis Zanon Emanuela Caruso

l laser è senz’altro la tecnologia più innovativa che oggi il settore degli stampi mette a disposizione del mercato. Non solo, infatti, permette di eseguire microsaldature su qualsiasi tipo di metallo senza creare tensioni e deformazioni nello stampo, ma addirittura è in grado di sostituire gran parte delle lavorazioni solitamente affidate alla fotoincisione chimica, come per esempio la realizzazione di texture, di abbattere i limiti tecnico-estetici delle strumentazioni tradizionali, e di donare quindi maggiore libertà creativa a centri stile e designer. Tra le prime realtà imprenditoriali ad aver importato la tecnologia laser, troviamo la società Piazza Rosa. «Il reparto di incisione laser – spiega De-

I Demis Zanon, amministratore delegato della Piazza Rosa di Pieve D’Alpago (BL) www.piazzarosa.it

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mis Zanon, amministratore delegato dell’impresa – è sicuramente il nostro fiore all’occhiello. Proprio quest’anno abbiamo inserito al suo interno una nuova macchina laser per incisione profonda, una Agie Charmilles modello 1200 a 5 assi. Grazie all’utilizzo di questa apparecchiatura e alle lavorazioni a 5 assi su matrici e punzoni di stampi di grandi volumi, saremo in grado di far penetrare la tecnologia laser in nuovi settori del mercato e di acquisire, di conseguenza, nuovi clienti». A soli pochi mesi dalla sua installazione ci sta dicendo che a breve necessiterà di una gemella. Quali mercati rappresentano la percentuale maggiore del core business della Piazza Rosa? «La percentuale più elevata del nostro fatturato, circa il 60 per cento, è sviluppato nel settore dell’automotive, dove spaziamo da stampi per il lighting come guida-luce a stampi di grandi dimensioni come spoiler e paraurti. Un 20 per cento del fatturato è poi maturato nel comparto del packaging e delle bottiglie in Pet, dove collaboriamo con aziende leader. Infine, il restante 20 per cento del nostro volume d’affari è scomposto in vari rami di mercato, tra cui in particolar modo il farmaceutico, l’elettrodomestico e il giardinaggio». Su quale principio cardine è


Demis Zanon

basata la politica aziendale della Piazza Rosa? «Sin dall’inizio della nostra attività, abbiamo basato la politica aziendale sull’investimento costante. Investire nella tecnologia ci consente infatti di migliorare l’efficienza e la qualità delle lavorazioni ormai consolidate, come la lucidatura stampi e la saldatura laser, inserendo macchinari e attrezzature di ultima generazione, e di offrire ai clienti una gamma di servizi sempre più completa e un supporto concreto ai vari problem solving che possono presentarsi». Nel 2011 avete dato vita a un nuovo e innovativo servizio, la WCS. Di cosa si tratta? «La WCS, World Client Service, è una società che svolge un servizio di assistenza agli stampisti o utilizzatori di stampi con prestazioni di lucidatura, saldatura laser, aggiustaggio e avviamento stampi. Il servizio viene svolto direttamente presso le sedi dei clienti e si è dimostrato un investimento vincente e apprezzato, in quanto nonostante il progetto sia partito solo a metà 2010, oggi la WCS è già una realtà importante, con un team di 15 tecnici specializzati, un fatturato previsionale del 2012 che toccherà i due milioni di euro, e una richiesta crescente di cantieri fissi di assistenza in Brasile e Messico». E proprio in Messico avete portato avanti un interessante progetto. «Sì, in Messico, dove il mercato è in forte espansione economica e produttiva, abbiamo creato una società di statuto messicano che si impegnerà nell’assistenza ai clienti con attività di lucidatura, saldatura laser e aggiustaggio. Abbiamo, inoltre, in previsione di poter inserire in questo plant anche l’attività di incisione laser e, successivamente, alcune macchine utensili per poter offrire anche un servizio di piccole e medie modifiche su stampi, attività questa ancora poco sviluppata in Messico. Sempre all’estero, abbiamo inoltre in programma di aprire una sede WCS in Turchia, un altro mercato in forte crescita; proprio ora stiamo valutando i possibili investimenti da compiere e le aree più strategi-

Nel 2011 siamo riusciti a incrementare il nostro fatturato del 30 per cento e il nostro portafoglio clienti del 18 per cento

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che in cui iniziare con il lavoro. L’obiettivo è quello di essere operativi già a partire dai primi mesi del 2013». Quale bilancio può trarre dall’attività dell’ultimo anno della Piazza Rosa? «Nonostante la morsa della crisi globale, il 2011 è stato un anno positivo per l’azienda, e questo non solo in termini di fatturato, con un +30 per cento rispetto al 2010, ma anche in termini di incremento della clientela. Abbiamo infatti aumentato il nostro portafoglio clienti di circa il 18 per cento. L’esperienza professionale dimostrata, la visione approfondita del settore ci sta comunicando che il modo di operare è quello giusto, stimolandoci a perseguirlo e quindi a porre sul mercato nell'immediato futuro interessanti novità». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 85


TECNOLOGIE

Tecnologie per lo stampaggio o stampaggio è un settore fondamentale, che si applica quasi a qualsiasi campo produttivo. La M.D.C. Srl di Ronco Briantino (MB) è un’importante fornitrice di aziende operanti nel settore stampaggio di prodotti farmaceutici, cosmetici, di profumeria e tecnici. Ha maturato negli anni svariate innovazioni, grazie all’utilizzo di particolari tecnologie di progettazione e di costruzione. Fondata nel 1976, l’azienda si è specializzata nella costruzione di stampi per materie plastiche: di soffiaggio, di iniezione, di iniezione-soffiaggio. A proposito del bilancio dell’attività e del fatturato relativi all’ultimo anno, racconta Enrico Fumagalli che «la crisi economica globale ci ha colpiti, certo, ma nel nostro caso specifico si è creata una sorta di ciclicità di buon profitto nel primo semestre e una flessione nel secondo. Per il momento siamo riusciti a non ricorrere agli ammortizzatori sociali». La strategia imprenditoriale, al fine di tenere bene il mercato in questo buio periodo di crisi, si è concentrata «sulla stretta collaborazione con i clienti storici che apprezzano il lavoro per la qualità dei prodotti e la certezza che gli stampi da noi costruiti dopo la normale messa a punto possano lavorare senza problemi, oltre che sull’assistenza continua

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La MDC Srl ha sede a Ronco Briantino (MB) www.mdcstampi.it

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Prodotti farmaceutici, di profumeria, cosmetici e tecnici sono solo alcuni dei campi in cui lo stampaggio si può applicare. Il punto di Enrico Fumagalli Martina Carnesciali

che forniamo - commenta Fumagalli. - La collaborazione è indispensabile per progettazioni complesse, per un’accurata analisi del prodotto finale e del suo utilizzo e, di conseguenza, la valutazione di tutte le criticità specifiche del prodotto». E, sempre a proposito di produzione, quella della M.D.C. risponde alle esigenze dei settori più disparati. I mercati che rappresentano la percentuale maggiore del core business sono quelli «dei prodotti cosmetici e di profumeria (circa l’80 per cento), di farmaceutica (il 18 per cento), di settori tecnici (2 per cento). Sono poi gli stessi clienti che, a loro volta, riescono con il passaparola a metterci in contatto con altre aziende». Tutto, nel settore dello stampaggio, parte da un’accurata progettazione. «Grazie a un ufficio tecnico specializzato che utilizza software all’avanguardia, è garantita un’accurata progettazione dello stampo e dei percorsi Cam - ci spiega il titolare. - Il nostro punto di forza è la stretta collaborazione con il cliente per un’accurata analisi del prodotto finale e del suo utilizzo e per la ricerca della soluzione più mirata alle criticità specifiche del progetto. In particolare vi è lo studio di forme sempre più complesse e originali per rispondere in maniera adeguata alle richieste di mercato; lo studio della posizione più


Enrico Fumagalli

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L’utilizzo di macchinari e tecnologie all’avanguardia ci permette di realizzare particolari anche di notevole complessità tecnica

idonea del punto di iniezione per la ricerca della migliore estetica e la valutazione di un adeguato numero di cavità che consente di garantire bassi cicli di stampaggio e lungo utilizzo degli stampi. Ritengo importante anche la cura nella finitura superficiale delle parti stampanti, oltre a quella nelle linee di chiusura più complesse». Anche le fasi di lavorazione, seguite passo passo all’interno dell’azienda, sono interessanti. Come specifica il titolare, «le fasi di lavorazione, in seguito alla progettazione del pezzo da realizzare, iniziano con la scelta degli acciai più idonei alla funzionalità dei pezzi da assemblare. È, questo, un passaggio molto importante: difatti la scelta dei materiali specifici e dei trattamenti termici e superficiali adottati ci consentono di mantenere inalterate nel tempo le caratteristiche dei nostri stampi. L’utilizzo di macchinari e

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tecnologie all’avanguardia ci permette di realizzare particolari anche di notevole complessità tecnica; si passa poi alla sgrossatura e alla finitura con macchine utensili asservite da controllo numerico su più assi». Adesso, con lo stampo pronto, non rimane altro da fare che diffondere il prodotto sui principali mercati di riferimento. Enrico Fumagalli, senza particolari dubbi, ci spiega che «l'ubicazione dei nostri clienti è a livello regionale. È soprattutto la Brianza che, nello specifico, rappresenta un territorio con una grande tradizione a livello meccanico. In questo periodo necessita di un supporto concreto per evitare che questo patrimonio vada disperso». Così si finisce a parlare di prospettive e intenzioni per il futuro più prossimo: «cercheremo di mantenere e consolidare la nostra quota di mercato, oltre a cercare di soddisfare le necessità dei clienti più esigenti».

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INTERNAZIONALIZZAZIONE

Intercettare i mercati in crescita I risultati dell’ultimo piano di sviluppo triennale di Amisco presentati da Cesare e Donata Novellone. Bilanci, obiettivi raggiunti e investimenti realizzati nella direzione dell’internazionalizzazione del gruppo. E le prospettive per il prossimo triennio Luca Cavera opo un 2011 caratterizzato da un incremento di vendite del 20 per cento rispetto all’anno precedente e un 2012 che lascia prevedere una chiusura di bilancio sullo stesso trend di crescita, il gruppo Amisco punta a raggiungere un fatturato di 45 milioni di euro entro il 2013. La strada verso questo ambizioso obiettivo è stata tracciata dal piano strategico triennale elaborato dal management della società di Paderno Dugnano, oggi strutturata come gruppo internazionale e specializzata nella progettazione, sviluppo e produzione di bobine elettriche

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Cesare e Donata Novellone, direttori generali, insieme alla sorella, Alessandra Novellone, che si occupa di risorse umane, e alle “nuove leve” del management della Amisco Spa di Paderno Dugnano (MI) www.amisco.it

incapsulate, solenoidi di azionamento ed elettrovalvole pneumatiche destinati alle più svariate applicazioni. Come spiega Donata Novellone, che costituisce la direzione generale insieme al fratello Cesare: «Abbiamo avviato varie azioni di intervento, che sono state portate avanti rispettando e in alcuni casi anticipando i traguardi prefissati. Il piano comprende un arricchimento della gamma e una diversificazione dell’offerta dei prodotti mediante consistenti investimenti dedicati alla progettazione e sviluppo di nuovi modelli e all’incremento del parco macchine e dell’automazione». In quali progetti, in concreto, sono confluiti i vostri investimenti? DONATA NOVELLONE «Per l’ampliamento della capacità produttiva sono stati previsti due nuovi insediamenti, da affiancare a quelli già esistenti in Italia e in Cina. Abbiamo portato a termine l’acquisizione di un’unità produttiva per l’assemblaggio e il collaudo delle parti pneumatiche delle elettrovalvole e avviato un sito produttivo in Repubblica Ceca al quale destinare le produzioni labour intensive. Il primo progetto si è


Cesare e Donata Novellone

+20%

INCREMENTO DELLE VENDITE REGISTRATO DA AMISCO FRA IL 2010 E IL 2011. IL COMPLETAMENTO DEL PIANO STRATEGICO TRIENNALE PORTERÀ IL FATTURATO A QUOTA 45 MLN ENTRO IL 2013

concretizzato nel corso del 2011, per il secondo prevediamo lo start up entro la fine dell’anno. Nello stabilimento di Paderno Dugnano, inoltre, sono state introdotte le tecniche di lean production su tutte le isole di produzione». Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto ad aprire una linea di produzione in Cina? Si è trattato di una delocalizzazione parziale, o di un’espansione produttiva dettata da esigenze di mercato? CESARE NOVELLONE «Abbiamo maturato l’idea di creare un sito produttivo in Cina sia come scelta strategica sia per mantenere alcuni rapporti di collaborazione, dato che molti nostri partner,

negli ultimi anni, hanno aperto filiali in Estremo Oriente e sono alla ricerca di fornitori localizzati su quell’area. Abbiamo perciò pensato che quei fornitori potevamo essere ancora noi. Inoltre, essere presenti in un paese con un tasso di sviluppo formidabile come quello cinese, che sta generando una forte domanda interna, ci è parsa una buona opportunità. Tuttavia non abbiamo mai preso in considerazione la possibilità di fabbricare in Cina prodotti da destinare al mercato europeo. Tempi e costi di trasporto, mancanza di flessibilità, impossibilità nel garantire ai nostri committenti consegne rapide e lotti ridotti, renderebbero questa soluzione poco vantaggiosa». La vostra società esporta in Dal punto di vista commerciale trenta paesi nel mondo. In quali stiamo registrando i maggiori state ottenendo i maggiori sucsuccessi nei paesi in via cessi? C.N. «Dal punto di vista commerciale di sviluppo, come Cina e India stiamo registrando i maggiori successi nei paesi in via di sviluppo, áá

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INTERNAZIONALIZZAZIONE

áá come Cina e India. Tra gli interlocutori storici ritornano in primo piano gli Stati Uniti, oggi protagonisti di una netta ripresa, dopo la crisi che li aveva investiti. A livello di strategie di marketing, abbiamo sempre curato con attenzione la partecipazione a fiere nazionali e internazionali, come Hannover Messe in Germania, Fluid Trans Compomac ed Expoconfort a Milano, Ptc China a Shangai, e molte altre. Abbiamo sviluppato una rete di agenti e distributori in Cina, India, Far East, Stati Uniti, America Latina, Gran Bretagna e Germania che ci aiutano a raccogliere e smistare le richieste dei clienti e a diffondere il nostro marchio. A partire dal 2013 dedicheremo un’attenzione particolare ai mercati dell’America Latina, come Brasile e Argentina, che hanno dimostrato in questi anni buone prospettive di crescita. E in più stiamo avviando un piano di sviluppo commerciale nella federazione Russa». Qual è invece la situazione del mercato interno? D.N. «In questo periodo la situazione del mercato interno è stazionaria, ma poiché da sempre Amisco ha accordato una netta prevalenza alle esportazioni, cresciute ancora negli ultimi tempi, fino ad assorbire l’80 per cento della produzione, il mercato interno influisce in maniera limitata. Inoltre possiamo sempre contare su alcuni importanti committenti storici che non mostrano flessioni significative delle loro richieste».

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A quali settori industriali sono destinati principalmente il vostro prodotto e i vostri servizi? C.N. «Ci rivolgiamo ai settori dell’automazione pneumatica e industriale, dell’oleodinamica e, in netto aumento negli ultimi anni, a quello dell’automotive. Su tutti i campi offriamo un elevato livello qualitativo, ottenuto mediante controlli capillari in ogni fase del processo produttivo, con collaudi al 100 per cento sul prodotto finito. In termini di servizi abbiamo previsto un programma di riunioni direzionali a cadenza settimanale, dedicate allo studio e all’approfondimento delle segnalazioni e dei problemi dei clienti; un laboratorio per eseguire prove di vita e choc termici. Non meno importante è il servizio di progettazione e sviluppo dei prodotti, che ci consente di affiancare i nostri partner nel lancio dei nuovi modelli, potendo contare sulla condivisione dei file informatici, fornitura di stampi e attrezzature, prototipi e pre-serie, test preliminari approfonditi». Sinteticamente, qual è dunque il valore aggiunto rispetto ai vostri competitor? D.N. «Il differenziale competitivo rispetto ai concorrenti risiede non solo nella qualità del prodotto e dei servizi, ma anche nella capacità dell’azienda di garantire la soddisfazione del cliente attraverso soluzioni progettuali e produttive complete e integrate. E nella trasparenza dei processi, sui quali il cliente può effettuare rigorosi audit per conoscere e testare in ogni dettaglio tutte le nostre procedure e ottenere una garanzia assoluta su ciò che acquista». In termini di ricerca e sviluppo, su quali progetti state lavorando in questo momento? C.N. «Al momento stiamo conducendo uno studio sulle mescole in gomma destinate alle guarnizioni dei nostri piloti pneumatici. E sono in corso di sperimentazione anche nuovi materiali plastici per l’incapsulamento delle bobine. Tuttavia il lavoro di ricerca del nostro team di ingegneri non riguarda soltanto l’innovazione sotto il profilo specificamente tec-


Cesare e Donata Novellone

nico, ma anche sotto quello dei processi e dei servizi, come l’introduzione delle logiche della Lean Production e l’ideazione di soluzioni logistiche avanzate». Qual è la vostra politica industriale sul fronte della sicurezza e del rispetto ambientale? D.N. «La questione della sicurezza è sempre stata considerata prioritaria in Amisco. Per la formazione dei nostri addetti e soprattutto dei neoassunti abbiamo realizzato un Il quartier generale del gruppo Amisco si trova a Paderno Dugnano ed è qui che si concentrano le attività di ricerca e sviluppo, progettazione, prototipazione, manuale dedicato, che in una industrializzazione del prodotto, coordinamento amministrativo e finanziario, forma semplice ed esauriente anacoordinamento commerciale, sistema qualità e servizio clienti. Nella sede di lizza e illustra i vari aspetti della Paderno si svolge anche l’attività produttiva più tecnologicamente avanzata, che prevenzione: dalla valutazione del si avvale di impianti automatizzati e robotizzati e che ha anche la funzione di rischio alle protezioni da adottare, vetrina per la promozione del marchio e dell’immagine dell’azienda verso i partner dalle procedure di emergenza alle direzionali. Le sedi distaccate del gruppo fungono in alcuni casi da avamposti produttivi in economie con un vivace mercato interno – come Cina e Stati Uniti –, istruzioni per l’evacuazione, fino ai in altri casi come fornitori low cost – come il futuro stabilimento in Repubblica comportamenti da tenere in caso Ceca – che garantiscono la capacità produttiva necessaria, permettendo di infortunio o di calamità natuflessibilità e adattamento alle istanze dei diversi mercati. rali. Sul fronte ambientale, poi, l’azienda persegue una politica di difesa e salvaguardia attraverso misure come le zati di volta in volta. Inoltre, abbiamo proanalisi di dispersione dei gas nocivi, le analisi delle grammato la realizzazione un impianto fotoemissioni in atmosfera, dello scarico acque, dei voltaico sul tetto dei nostri capannoni». Quali sono le prospettive, gli obiettivi e campi elettromagnetici». Avete fatto anche degli investimenti mirati gli investimenti programmati per il medio e su tecnologie che vi permettono di limitare lungo periodo? D.N. «Stiamo sviluppando una grande mole di l’impatto della produzione? C.N. «Per evitare gli sprechi di acqua nel raffred- nuovi progetti che vedranno la luce tra il 2013 damento delle macchine, disponiamo di un e il 2014 – alcuni di questi saranno rivolti al anello a circuito chiuso. Per il risparmio energe- settore dell’automotive, in ottemperanza alla tico, una società specializzata ha effettuato lo nuova normativa Euro 6. Entro la fine delscreening dei nostri impianti. Questo ci ha per- l’anno, poi, sarà pronto il nuovo piano trienmesso di individuare vari punti di intervento, tra nale, nel quale indicheremo le linee guida per cui una nuova cabina di trasformazione del- il periodo 2013-2016. Nel delinearne i conl’energia elettrica, una nuova centrale per la di- torni stiamo contando su una ripresa generale stribuzione dell’aria compressa – comandata da dei mercati, più sostenuta negli Stati Uniti e un apposito server che ne ottimizza l’impiego nel Far East, più moderata in Europa. In ogni –, l’adozione di lampade a risparmio energetico caso prevediamo di continuare a crescere con in tutto lo stabilimento, l’abolizione degli im- un incremento nel volume di lavoro del 15-20 balli a perdere, sostituiti da contenitori riutiliz- per cento».

L’organizzazione internazionale

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INTERNAZIONALIZZAZIONE

La meccanica al vaglio dell’innovazione È

Dribblare la concorrenza cinese si può. Sono necessarie innovazione, precisione e oculate strategie di internazionalizzazione. Osvaldo Finazzi racconta le dinamiche di un settore, quello della produzione di componenti meccaniche, che non teme il confronto con la Cina Emanuela Caruso

Osvaldo Finazzi, fondatore dell’omonima società di Grumello del Monte (BG) www.finazziosvaldosrl.it

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un dato di fatto ormai da alcuni anni: la concorrenza cinese è potente e mette in difficoltà gran parte dei mercati, anche quello italiano, che riesce a destreggiarsi soltanto grazie all’ottima fama di cui gode la qualità del made in Italy. Dal comparto tessile alla produzione di scarpe, dal settore dei giocattoli alla realizzazione di biciclette, fino ad arrivare alla produzione di terre rare, ovvero dei minerali pregiati contenuti dentro ai dispositivi hi-tech. Sono questi i settori in cui la Cina non ha quasi più rivali e che si contrappongono, invece, in maniera netta a quei rami del mercato in cui la forza economica e produttiva cinese non è ancora riuscita a specializzarsi. Proprio tra questi comparti si colloca l’attività della società Officine Meccaniche Finazzi Osvaldo Srl, sita a Grumello del Monte, in provincia di Bergamo. «Negli ultimi anni – commenta Osvaldo Finazzi, fondatore dell’impresa – il nostro core business è incentrato sulla realizzazione di valvole a sfera e in particolare di quei rivestimenti che ne aumentano la resistenza. La produzione di riporti nelle valvole richiede materiali molto innovativi e grande precisione, entrambi elementi che il mercato cinese non ha ancora ben affinato, e che ci permettono quindi di schivarne la concorrenza e di imporci sul mercato internazionale». L’internazionalizzazione è da sempre un aspetto fondamentale della vostra attività. Come avete raggiunto tale traguardo e in quali Paesi siete presenti?


Osvaldo Finazzi

«Abbiamo cominciato a pensare seriamente a rendere internazionale la nostra società agli inizi degli anni 90 grazie a un’opportunità offerta da un bando camerale. Collaborando per un periodo di sei mesi con un export manager, abbiamo effettuato una massiccia ricerca di mercato all’estero, che ci ha portato ad ampliare i nostri orizzonti e a ottenere il nostro primo cliente estero, la Francia. Oggi, riceviamo commesse da Paesi quali la Francia, Spagna, la Germania, il Regno Unito e gli Emirati Arabi». Quali sono le caratteristiche che hanno permesso all’azienda di ottenere commesse da tutto il mondo? «Sicuramente l’elevata qualità dei prodotti che realizziamo e del servizio che offriamo; una capacità produttiva che varia da componenti di 50 millimetri a componenti di 3mila millimetri; il continuo investimento in innovazioni tecnologiche; e la costante ricerca di nuove quote di mercato, tanto nei Paesi industrializzati quanto nei Paesi economicamente emergenti». Come si sviluppa il processo produttivo della vostra impresa? «Il processo produttivo aziendale comprende tutte le fasi di lavorazione, dalla progettazione alla realizzazione, dal controllo dimensionale certificato all’imballo protetto, dall’etichettatura alla spedizione. Inoltre, a garanzia della qualità dei prodotti e del “made in Italy” di cui si fanno portatori, ogni singolo pezzo costruito viene sottoposto a costanti controlli e test di resistenza e affidabilità. Ad

Abbiamo cominciato a rendere internazionale la nostra società agli inizi degli anni 90. Oggi, riceviamo commesse da Francia, Spagna, Germania, Regno Unito ed Emirati Arabi

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assicurarne, invece, la totale tracciabilità ci pensano la colata attestante la provenienza del materiale e il logo FIN». Dalla nascita dell’azienda a oggi, come si è evoluta l’attività della vostra impresa? «La nostra avventura è partita nel 1981 con un tornio parallelo e un garage a disposizione. Grazie al duro lavoro e a molta costanza, dopo pochi anni l’azienda si è trasformata da impresa artigiana familiare a impresa industriale e si è dotata di macchinari più moderni, come il tornio a controllo numerico. Ci siamo poi specializzati nella fornitura di particolari meccanici destinati ad apparecchiature per la lavorazione del marmo e a macchinari tessili per la produzione di bottoni. È, invece, degli anni 90 la decisione di fare delle valvole a sfera per il settore petrolchimico il nostro core business. Dal 2009, infine, siamo specializzati anche nella realizzazione di componentistica per il comparto energetico». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 97


INTERNAZIONALIZZAZIONE

Migliora la tecnologia, aumenta la sicurezza Unire alla meccanica tradizionale la più avanzata tecnologia. Aprirsi ai mercati internazionali per aumentare la competitività. Rimanere legati al territorio d’origine. Così il settore della sicurezza fa parlare di sé. Il commento di Evaristo Facchinetti Emanuela Caruso

Evaristo Facchinetti, presidente del gruppo Iseo con sede a Pisogne (BS) www.iseoserrature.it www.iseo.com

l gruppo Iseo è una realtà italiana specializzata nella progettazione e realizzazione di prodotti per la sicurezza anti-intrusione e la gestione degli accessi. Iseo Serrature, creata nel 1969 a Pisogne (Brescia), è la casa madre. «La nostra azienda punta da sempre alla crescita e all’eccellenza produttiva. La tecnologia gioca un ruolo fondamentale nella progettazione dei sistemi di chiusura – spiega Evaristo Facchinetti – Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo –. Tra i prodotti Iseo più all’avanguardia compaiono, ad esempio, articoli in grado di combinare l’affidabilità della meccanica alla flessibilità dell’elettronica, garantendo, così, una maggiore e più efficace personalizzazione della sicurezza». Fra gli ultimi ritrovati in campo tecnologico proposti attualmente al mercato spiccano i prodotti per il controllo degli accessi. La chiave intelligente, ad esempio, facilmente programmabile tramite PC, può autorizzare o meno l’apertura di determinate porte in fasce orarie e giorni prestabiliti, e registra ogni tentativo di accesso non autorizzato. Fondamentale, per la crescita di Iseo, è stata la decisione di aprirsi ai mercati esteri. A che punto è il processo di internazionalizzazione del Gruppo? «Attualmente siamo presenti in otto diversi Paesi: in Italia, Francia, Spagna e Germania abbiamo i siti produttivi; negli Emirati Arabi, in Sud Africa, Malaysia e Cina, invece, abbiamo insediato le aziende di commercializzazione. Dato che in Europa continuiamo a registrare fatturati elevati ma stabili, puntiamo a espanderci e investire nelle zone extraeuropee. È importante tenere in considerazione anche mercati come

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Evaristo Facchinetti

quello mediorientale, dove quest’anno abbiamo rilevato performance interessanti». Pur essendo presenti su scala internazionale, avete mantenuto un forte legame con il vostro territorio d’origine. Quale valore aggiunto garantisce questa impostazione? «La conduzione familiare e il mantenimento del management locale fanno sì che Iseo venga riconosciuto sul mercato mondiale più che come gruppo, come una squadra di aziende sinergiche in grado di offrire specializzazione produttiva e qualità di servizio. In questo modo il Gruppo Iseo diventa una realtà alternativa alle grandi concentrazioni finanziarie». Riuscite a mantenere la vostra presenza sul territorio italiano anche grazie alla rete di specialisti Iseo for You. Di cosa si tratta? «È un insieme di specialisti che si occupa di fornire un servizio non solo di assistenza post-vendita, ma anche di consulenza per l’installazione di prodotti più idonei a rispondere a determinate esigenze di sicurezza. È un servizio personalizzato e studiato su misura del cliente e del mercato, e oggi conta più di cento punti vendita in Italia». Quale bilancio è possibile trarre dall’ultimo anno di attività di Iseo? «Nonostante l’azienda abbia dovuto affrontare varie difficoltà, anche a causa dei disordini verificatisi nell’area settentrionale dell’Africa e nelle zone mediorientali, tra cui la Libia che rappresenta un mercato importante per Iseo, il 2011 è stato un anno abbastanza positivo. Infatti, l’instabilità di questi mercati è stata compensata da un buon incremento delle vendite sul mercato italiano. Il fatturato registrato nel 2011 ha toccato i 113 milioni di euro, di cui la maggior parte è stata maturata all’estero».

La maggior parte del nostro fatturato viene realizzato nei Paesi esteri, come Spagna, Germania, Francia, Emirati Arabi, Cina e Sud Africa

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Avete in cantiere particolari progetti per il prossimo futuro? «Tra i nostri obiettivi figura sicuramente l’ampliamento delle quote di mercato in Italia, percorso già iniziato attraverso gli investimenti effettuati nella comunicazione, che hanno dato risalto al marchio sul territorio nazionale grazie alle campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e alla sponsorizzazione del Giro d’Italia. A livello internazionale, invece, speriamo di poter penetrare maggiormente nei mercati extraeuropei». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 99


EXPORT

Cresce l’export per le imprese manifatturiere Investimenti in nuovi macchinari e attenzione costante al risparmio energetico e alle certificazioni che permettono di entrare in nuovi mercati. Antonio Pozzi, individua le strategie di crescita, anche internazionale, per le imprese manifatturiere Martina Carnesciali

seguito del calo globale della produzione registrato nel biennio 2008-2009, dal 2010 il settore imballaggi ha avuto una ripresa, sia nazionale che internazionale, in virtù della correlazione tra utilizzo di imballaggi e incremento di produzione dell’industria manifatturiera. Rispecchia questa situazione l’attività della Roncoroni Spa di Como, che da oltre cinquant’anni è specializzata nell’accoppiamento e nella spalmatura di diversi materiali tra cui carta, alluminio, poliestere, fibre naturali e artificiali. I suoi prodotti in uscita hanno delle applicazioni che spaziano dal settore dell’imballaggio a quello dell’isolamento, ma anche del medicale, della legatoria e del tessile. Antonio Pozzi, che ha rilevato l’azienda nel 2000 incrementandone il fatturato a prescindere dalla crisi, spiega l’attività e gli investimenti lavorativi. Quale bilancio

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Antonio Pozzi, titolare della Roncoroni Spa di Como www.roncoronispa.it

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può trarre dall’attività e dal fatturato della Roncoroni relativamente all’ultimo anno? «È stato fatto un investimento in un nuovo macchinario che rappresenta un grandissimo passo in avanti in termini di efficienza, qualità e velocità di produzione; in teoria ci permetterà di quasi raddoppiare la capacità produttiva e di entrare in nuovi mercati. Abbiamo fatto inoltre degli investimenti importanti per il risparmio energetico e avviato una serie di certificazioni Iso che ci permetteranno di entrare in mercati più esigenti. Un nuovo sistema di rilevazione dati di produzione permette inoltre di migliorare ulteriormente il calcolo di gestione dei costi». Negli ultimi anni avete registrato un fatturato sempre in crescita. Su quali aspetti avete puntato soprattutto per conseguire risultati così importanti? «Di base vi è l’Abc di un’azienda che vuole crescere: ovvero qualità, prezzi e servizio. Oltre a questo c’è ovviamente molto altro, partecipare continuamente alle fiere di settore, avere un back-office multilingue efficiente, una programmazione precisa, un rapporto schietto con i clienti, ma forse la ragione principale di questa crescita è che tutti i collaboratori lavorano in un ambiente sereno e aperto al dialogo, come se l’azienda fosse davvero di tutti». Quali settori industriali rappresentano


Antonio Pozzi

È stato fatto un investimento in un nuovo macchinario: un grandissimo passo in avanti in termini di efficienza, qualità e velocità di produzione

la percentuale maggiore del vostro core business? «L’azienda è nata come fornitrice di materiali per il packaging; ora è solo uno dei tanti settori in cui lavoriamo. Ad oggi il core business è sicuramente il settore del building e dell’isolamento: accoppiamo materiali diversi tra loro che vengono a loro volta utilizzati come componenti per altri materiali nel settore dell’isolamento termico ed acustico. Nel dettaglio, siamo specializzati nell’utilizzo di carte, cartoni, fogli di alluminio, film plastici, rafia in politene, Tnt e tessuti naturali che vengono lavorati e accoppiati tramite processi quali l’extrusion-coating (politenatura), la bitumatura, la paraffinatura, la spalmatura con colle viniliche o senza solventi e con polveri Vci». Da dove arrivano le innovazioni tecnologiche?

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«Lavoriamo molto sulla nostra formazione interna, abbiamo rapporti continui con laboratori esterni, ma molto spesso i risultati ottenuti sono arrivati grazie alla collaborazione con gli stessi clienti». Roncoroni Spa ha aumentato l’export del 50 per cento in poco più di dieci anni. Da quali mercati stanno derivando le migliori risposte in termini commerciali? «Sicuramente i mercati in cui ci sono prodotti molto tecnici e di alto valore aggiunto sono quelli che ci hanno dato più soddisfazione in termini di volume e fatturato: quei mercati in cui i potenziali fornitori non sono tanti, ma si contano sulle dita di una mano, dove si privilegia la qualità e non la quantità». Quali le prospettive dell’azienda? «Sicuramente con il nuovo investimento l’obiettivo è di crescere ancora, ma non troppo, perché credo sia importante avere un’azienda snella ed efficiente. E soprattutto continuare a puntare sulla qualità e su nuovi prodotti». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 101


EXPORT

Identità made in Italy Il mercato del mobile sta attraversando una fase di veloce cambiamento che lo coinvolge a tutti i livelli. I prezzi e i margini sono sempre più sotto pressione e l’export si dimostra ancora una volta salvifico. La parola a Renato Formenti Matteo Grandi

l successo dell’industria dell’arredamento è il risultato di un modo tutto italiano di produrre mobili, caratterizzato da una fortissima specializzazione delle aziende nella produzione di singole fasi di lavorazione, componenti e singoli prodotti finiti. Nell’attuale situazione appare ancora più chiaro, rispetto al passato, che il ruolo chiave per sostenere la produzione d’arredamento italiana di design e di qualità, passa da un modello evoluto di distribuzione tradizionale, replicabile anche sui mercati del Mondo, che sappia competere in una logica di qualità e servizio con la moderna grande distribuzione organizzata. Ed è proprio questa la politica adottata dal Gruppo lombardo Formenti & Giovenzana. «Oggi viviamo la realtà di un mercato del mobile in veloce cambiamento a tutti livelli (fornitori, fabbricanti, distributori) – spiega Renato Formenti, amministratore delegato del Gruppo Formenti & Giovenzana –. Prezzi e margini sono severamente sotto pressione e la morsa tra quanto i clienti sono pronti a pagare per i prodotti e i costi delle materie prime si fa sempre più stretta. Ma il nostro gruppo ha tutte le carte in regola per dimostrare di essere una realtà solida e capace di fronteggiare anche questo particolare momento di congiuntura economica negativa con occhio ottimistico verso il futuro». L’attività commerciale del Gruppo è infatti fortemente orientata all’export. «Possiamo contare su una quota pari all’85 per cento del fatturato consolidato e su un posizionamento nella fascia più competitiva del mercato con

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Renato Formenti è amministratore delegato del Gruppo Formenti & Giovenzana di Veduggio con Colzano (MB) www.fgvitaly.com

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clienti sempre più esigenti e competenti. Il nostro fatturato ha un andamento positivo ed è supportato da clienti della grande distribuzione che lanciano continui segnali di prospettive interessanti. In questo modo riusciamo a tenere testa al mercato e a mantenere una posizione chiara e univoca, ovvero offrire prodotti con la giusta qualità al giusto prezzo. Tutto ciò può essere espresso nella formula Value for many, il claim aziendale che manteniamo dal 2009». La competitività della Formenti & Giovenzana è rappresentata soprattutto dall’offerta variegata di prodotti. «Quest’offerta – prosegue l’amministratore Formenti - si concretizza in una gamma completa di prodotti che spazia dalle cerniere alle guide per cassetti, dai sistemi di cassetti alle soluzioni più efficaci per la gestione e l’ottimizzazione dello spazio interno ai mobili, dalle aperture alternative alle più innovative applicazioni per ante scorrevoli. Un’offerta che non si esaurisce in un semplice elenco ma si articola in una vera e propria armonia di soluzioni in


Renato Formenti

grado di soddisfare pienamente qualsiasi esigenza del mercato». La storica azienda lombarda ha ben chiare quali sono le armi e gli obiettivi da concretizzare nel futuro. «Nuovi e mirati programmi d’investimento saranno destinati allo sviluppo di attività e di progetti propri del settore di riferimento. Un piano d’azioni coordinate e continuative sarà messo a punto per implementare soluzioni e applicazioni d’avanguardia. In ogni caso l’obiettivo più ambizioso del gruppo è il Target 200, ovvero arrivare a un fatturato consolidato di 200 milioni che l’azienda può e vuole raggiungere. Non si tratta di un sogno ma di un obiettivo concreto che intendiamo veder concretizzato già a partire dal 2013. Non un semplice traguardo ma una passione sconfinata, una dedizione continua e senza riserve che ci consentirà di collocarci in una posizione privilegiata tra le aziende leader del mercato globale». Se il traguardo del 2013 guarda al fatturato, c’è da dire che quest’idea può contare su delle

basi molto solide, date dall’esperienza che la Formenti & Giovenzana ha alle spalle. «L’azienda – prosegue Formenti – nasce nel 1947 a Veduggio, in Brianza, come laboratorio artigiano per la produzione di maniglie per mobili. L’attuazione, fin dall’inizio, di una significativa politica di investimenti ci ha permesso però di sfruttare appieno le condizioni favorevoli di sviluppo del primo dopoguerra. Il passaggio dalla produzione artigiana a quella industriale è stato rapido e la gamma di prodotti è subito stata ampliata con l’introduzione di ulteriori componenti per mobili come cerniere e guide per cassetti. Durante tutto il boom economico degli anni 60/70 poi la vocazione dell’azienda è stata accrescere e adeguare la propria offerta al mercato italiano del mobile che grazie all’impulso dell’industria in Brianza, nel Veneto e nelle Marche viveva un periodo di forte espansione. A partire dai primi anni 80 c’è stata poi l’apertura al mercato estero; in questo modo siamo riusciti ad affrontare le sfide più ambiziose con competenza e con-  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 103


EXPORT



Proponiamo una gamma completa di prodotti che spazia dalle cerniere alle guide per cassetti, alle soluzioni più efficaci per la gestione dello spazio interno ai mobili

 cretezza. Il percorso di crescita è importante e lo sviluppo di una nuova strategia commerciale fortemente votata all’export è diventato da quel momento prioritario». Negli ultimi 10 anni la società ha dovuto confrontarsi soprattutto con la concorrenza cinese e con la crescente globalizzazione. «In ogni caso, attraverso l’individuazione di vie d’uscita alternative in mercati emergenti e attraverso l’espansione con nuove sedi produttive in Slovacchia, Brasile e Cina, e filiali distributive in tutto il mondo la società è riuscita a crescere ulteriormente diventando una Multinazionale “Tascabile”, ossia una realtà sempre pronta a rinnovarsi per rispondere alle mutevoli esigenze di mercato». Investimenti continui e crescita costante diventano dei requisiti fondamentali che garantiscono nuove opportunità di business. «Nel 2011 un investimento di 25 milioni ha permesso l’apertura di un nuovo stabilimento 104 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012



in Italia con una capacità produttiva annua di 6 milioni di cassetti di ultima generazione per un grosso committente e distributore di mobili di fama mondiale. In qualità di produttore e attraverso le nostre filiali distributive abbiamo raggiunto un elevato livello di servizio. Significativi investimenti in ricerca e sviluppo e la coerente implementazione di tecnologie d’avanguardia hanno garantito negli anni un’offerta sempre innovativa e adeguata a soddisfare tutte le esigenze. La completezza della gamma di prodotti e la disponibilità d’innumerevoli soluzioni e applicazioni ci consentono oggi – conclude Formenti – di proporci come fornitore One Stop Shop in grado di offrire a clienti e distributori notevoli vantaggi in termini di qualità e servizio. Ma è grazie soprattutto al design made in Italy che l’offerta assume una propria identità e si distingue quale reale alternativa a tutti gli altri brand del settore».


La crisi? Un’occasione per ristrutturare il futuro Nuove risposte, tra cui il passaggio generazionale e la volontà di agire con decisione nei mercati stranieri. Italo Dall'Armellina descrive la strategia attuata nel momento di recessione

a crisi ha anche dato il via alla ricerca di nuove risposte, capaci di riformulare l’orizzonte economico attuale mirando verso nuovi contesti. È il caso del fon- Caterina Marchetti datore di Siccet, il Cavalier Italo Dall’Armellina, che insieme ai figli Ivan e Walter, attualmente responsabili commerciali e di produzione, gestisce l'azienda di famiglia consapevole di quanto il ca- I prodotti di Siccet vengono attualmente utilizpitale umano costituito dal management familiare zati «in tutti quegli ambienti ove è necessario conpossa incidere favorevolmente sui possibili ri- trollare e rilevare le temperature di lavoro. I setsvolti produttivi, insieme al know-out offerto tori interessati sono: siderurgico, petrolchimico, dalle giovani generazioni. aerospaziale, automotive, industria alimentare e «Nell’ultimo anno l’andamento del business di navale, circuiti di sicurezza, costruttori di forni Siccet è stato ottimo. Abbiamo infatti registrato industriali e civili, elettromedicale». Analizzando il più alto fatturato della nostra storia, supe- gli ambiti di applicazione di un prodotto di core rando del 15 per cento circa il fatturato del business come i cavi termocoppia, il fondatore 2008, considerato da noi e da molti del settore dell'azienda, chiarisce: «Sicuramente i cavi teruno degli anni migliori» spiega il Cav. Dall’Ar- mocoppia/termoresistenza, utilizzati per il conmellina, che riguardo al 2012 aggiunge: «Il trollo e la rilevazione delle temperature, rapprenuovo anno si è aperto con un discreto calo di sentano il nostro business principale, tuttavia ordinativi con una conseguente sensibile ridu- peculiarità della nostra azienda è l’estrema flessizione del fatturato. Negli ultimi 2 mesi però bilità, che ci rende in grado di costruire e studiare stiamo registrando un buon andamento e una insieme ai nostri clienti cavi speciali destinati a buona ripresa riducendo la perdita di fatturato svariate e differenti applicazioni». rispetto al 2011 solo del 5 per cento». In questo senso l'essere direzionati verso l'estero

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Alcune immagini della Siccet Srl di Molinetto (Brescia) www.siccet.com


Italo Dall'Armellina

❝ appare una questione fondamentale nell’approccio a un’uscita dalla crisi che volga verso l'espansione del settore, oltre che la sua riconferma sul territorio. «La nostra produzione negli ultimi anni si è sviluppata soprattutto verso l’estero. Circa il 70 per cento di essa è lì destinato. Il mercato europeo rimane quello più importante e tra i paesi più attivi sicuramente rientrano Germania, Francia, Inghilterra, oltre che, negli ultimi anni Paesi dell’Est, quali Russia o Polonia. Buone performance vengono registrate anche in America Latina, Brasile in particolar modo, Australia e Singapore». Se lo sviluppo tecnologico si situa necessariamente nel modus operandi ai fini dello sviluppo, bisogna dire che: «La ricerca e lo sviluppo sono essenziali - spiega il Cavalier Italo Dall’Armellina – e quotidianamente ricerchiamo e sviluppiamo nuovi progetti atti a risolvere le problematiche dei clienti. Inoltre ogni anno Siccet dedica tempo e denaro nella ricerca di nuovi materiali, nuove applicazioni e nuovi macchinari. Nell’ultimo anno, per esempio, abbiamo attivato una nuova linea di estrusione per mescole siliconiche che ci permetterà di ampliare la gamma e introdurre nei nostri prodotti cavi resistenti al fuoco. Abbiamo, inoltre, ampliato il parco macchine introducendo nuovi macchinari finalizzati a trattare e trecciare fibre per alte temperature, in grado di lavorare a temperature sino a +1200°C.»

Nell’ultimo anno, abbiamo attivato una nuova linea di estrusione per mescole siliconiche che ci permetterà di ampliare la gamma e introdurre cavi resistenti al fuoco

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Quali, dunque, le prospettive e gli obiettivi per il medio e lungo periodo? «Nonostante il periodo nero del mercato, il momento difficile della nostra economia e il calo iniziale degli ordinativi, Siccet si è prefissata l’obiettivo di pareggiare e se possibile migliorare il fatturato raggiunto l’anno scorso. Questo grazie anche all’introduzione di quelle macchine e quei materiali che permetteranno, nel breve periodo, di offrire ai clienti esistenti e a nuovi mercati prodotti innovativi e diversi». La continua volontà di ricerca e l'avanguardia tecnologica costituiscono il claim di realtà come l'azienda Siccet di Molinetto, in grado di cogliere il momento di crisi per rivalutare il capitale umano unendo una visione capace di prefigurare il futuro all'esperienza di una storia destinata a svilupparsi nel tempo e che oggi non può non confrontarsi con gli scenari offerti dall'economia globale, con il suo portato di rischi e, altresì, ineguagliabili potenzialità. Perché mai come nei momenti di crisi è possibile brandire le armi per immaginare e costruire il futuro. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 107


Produzioni innovative e sostenibili Credere nel presente e investire sul futuro. Know how e made in Italy. Innovazione tecnologica e impegno sul fronte della produzione sostenibile. La ricetta di Bruno Luraschi per la produzione di tessuti stampati. In vista del passaggio generazionale Luca Cavera

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Bruno Luraschi

l made in Italy come garanzia. È questo il fattore chiave che permette a Bruno Luraschi, fondatore e titolare di Seride e produttore di tessuti stampati e uniti per le migliori firme italiane e straniere, di affermare: «Il nostro mercato è il mondo intero». Infatti, il 60 per cento della produzione di abbigliamento donna, uomo e bambino dell’azienda di Portichetto di Luisago, nel comasco, è destinato direttamente ai mercati di Europa, Stati Uniti, Medio Oriente e Cina. Mentre il restante 40 viene esportato come capo finito, in Europa e nel mondo, dai partner confezionisti di Seride. Agire avendo come orizzonte il mercato globale ha permesso all’azienda di affrontare i recenti anni di crisi esibendo performance decisamente fuori tendenza rispetto all’andamento della produttività nazionale. E infatti, negli ultimi bilanci, Seride ha messo nero su bianco fatturati importanti, che consentono a Bruno Luraschi e ai suoi figli – Stefano, Matteo e Federica, collocati in posizioni chiave dell’azienda di famiglia – di avere una visione ottimistica sullo sviluppo ulteriore del loro business. Quali sono stati i fattori che vi hanno permesso di centrare questi importanti obiettivi, nonostante la congiuntura sfavorevole? «Abbiamo reagito alle difficoltà di questo periodo critico investendo su nuove macchine digitali, aggiornando altri impianti tradizionali ,e nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. A livello di mercati, in questo momento quelli più interessanti per noi sono quello Europeo, gli Stati Uniti e la Russia. Per quanto riguarda il mercato Cinese, questo è servito direttamente da molti dei nostri clienti con i capi confezionati. Questo a conferma sia della nostra vocazione all’export sia del fatto che i paesi emergenti sono destinati ad affermarsi come i mercati più importanti per le produzioni made in Italy. Oggi i nostri tessuti viaggiano in tutto il mondo, poiché i nostri committenti sono quasi tutti esportatori – sulla totalità dei nostri partner solo un paio si occupa esclusivamente del mercato interno. Certamente l’onda lunga

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La nostra capacità produttiva è di 4mila metri giornalieri in stampa tradizionale e di 3mila metri con quella digitale

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della congiuntura negativa è ancora tangibile, ma non appena finiranno i suoi effetti, gli in- In apertura, vestimenti realizzati ci permetteranno di ag- Bruno Luraschi, titolare di Seride Srl, insieme ganciare la ripresa immediatamente». ai figli Federica, Matteo Al di là dell’aspetto tecnologico, cos’è che e Stefano. Insieme vi permette di contraddistinguervi in quanto guidano l’azienda di Portichetto rappresentanti del made in Italy? di Luisago (CO) «Naturalmente la nostra affermazione sui mer- www.seride.it cati dipende anche da altri fattori e non si limita all’investimento in nuove macchine. Oltre alla tecnologia, per la nostra competitività è fondamentale il ruolo svolto quotidianamente dai nostri collaboratori, che rappresentano un vero e proprio patrimonio di competenze e know how. E che sono gli elementi base che fondano sia la nostra attività di ricerca sia il supporto ai nostri partner. Però non basta sviluppare nuove áá LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 109


EXPORT

áá tecniche per fare un buon prodotto, bisogna anche essere puntuali nelle consegne e saper dare risposte precise e veloci a ogni problematica. Insomma bisogna dare un servizio, oltre che un prodotto. A riscontro della nostra capacità di interpretare le richieste del mercato c’è il fatto che con il 70 per cento dei nostri partner abbiamo rapporti che durano da anni». Come interpretate il concetto di servizio? «Qualità totale innanzitutto, che significa saper fornire un prodotto perfetto sotto tutti gli aspetti e nel tempo più breve possibile. Quindi massima elasticità e flessibilità nella lavorazione, ma anche nel modo di gestire gli ordini e le consegne. A questo si aggiunge che cooperiamo direttamente con tutti i nostri partner e i loro studi stilistici, cercando di interpretare qualsiasi esigenza e realizzando anche le idee più estrose e creative. Questo vuol dire fare molta ricerca anche sulle tendenze ed essere sempre aggiornati sui tessuti, sulle stampe, sui colori e sulle tecnologie di applicazione. Naturalmente, per fare al meglio tutto questo, i sistemi informatici danno un aiuto consistente al fattore

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umano, che però resta sempre fondamentale quando si parla di stile e soprattutto di stile made in Italy». Qual è attualmente la vostra capacità produttiva e com’è organizzata la vostra produzione? «La nostra capacità produttiva è di 4mila metri giornalieri in stampa tradizionale e di 3mila metri con quella digitale. I campioni dei nuovi disegni vengono approntati rapidamente, in modo che si possa procedere direttamente con le campionature una volta pronti i quadri. Tuttavia il nostro lavoro è condizionato dall’andamento stagionale. In estate dominano le fantasie e quindi si produce moltissima stampa, mentre in inverno la produzione decresce, dato che prevalgono le tinte unite. Nonostante questa ciclicità, riusciamo ad affrontare la stagione invernale egregiamente, proponendo un’ampia gamma di articoli dedicati, come jersey e tessuti pesanti». Avete delle specializzazioni? «L’introduzione della stampa digitale ci ha permesso di realizzare disegni unici, senza alcun limite per numero di colori e dimensioni del rapporto di stampa.


Bruno Luraschi

EXPORT

60% QUOTA DELLA PRODUZIONE DI TESSUTI STAMPATI E UNITI CHE SERIDE SRL DESTINA DIRETTAMENTE AI MERCATI DI TUTTO IL MONDO

Con questa tecnica le piccole metrature possono essere prodotte senza la realizzazione dei quadri di stampa ed è inoltre possibile stampare piccoli lotti e riassortimenti in tempi molto celeri. In più, a dare valore e specificità alla nostra produzione è il fatto che i nostri articoli si differenziano rispetto alla tradizionale proposta serica del territorio. Oltre a ciò il nostro catalogo comprende l’intera gamma delle fibre disponibili – cotone, seta, viscosa, sintetici e lana – e accanto alla stampa tradizionale e digitale, realizziamo tinture monofacciali di tessuti in lana e cotone, laminature, stampa rotocalco, glitter e devoré, accoppiatura e goffratura dei tessuti, finissaggi antigoccia, antisfilo e irrestringibili». Qual è il vostro impegno in tema di rispetto ambientale? «Sopra il nostro stabilimento abbiamo realizzato

Sulla nostra sede abbiamo un impianto fotovoltaico di 1.500 metri quadrati con una capacità produttiva di 200 kW/h di energia elettrica

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un impianto fotovoltaico che si estende per un’area di 1.500 metri quadrati con una capacità produttiva di 200 kW/h di energia elettrica. Questo è un modo per noi di rispettare il nostro territorio e il suo ambiente. Siamo anche impegnati nel promuovere iniziative locali – per esempio a livello sportivo – e una delle prove del legame con la nostra terra, nonostante il nostro sguardo sia rivolto ai mercati mondiali, è nel fatto che preferiamo partecipare alle fiere locali piuttosto che ai grandi eventi internazionali. Questo per mantenere e consolidare la stretta collaborazione con i nostri partner locali e sviluppare al meglio tutte le richieste». Con l’ingresso dei suoi figli in azienda si può dire avviato anche il ricambio generazionale. Quali sono le prospettive? «Insieme ai miei figli e ai miei collaboratori abbiamo cercato di creare una grande famiglia, che si regge sulla collaborazione e l’avere tutti un obiettivo comune, che è quello della crescita costante della nostra realtà. Ho cercato di trasferire ai miei figli l’entusiasmo per questo mestiere e a mettere al primo posto la soddisfazione dei nostri partner, che deve venire prima del ritorno economico. Insomma, il lavoro deve essere prima di tutto una passione. Sono questi i valori nei quali crediamo e che potranno darci un’ottima garanzia di continuità». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 111


EXPORT

Elettromeccanica, nuovi mercati fuori dalla Ue Per un’azienda che produce apparecchiature di sicurezza antideflagranti, il nuovo orizzonte è rappresentato da Paesi extra-europei come il Brasile, l’Australia, la Corea e l’India. Il punto con Diego Maraschi Renato Ferretti

no spettro si aggira per l’Europa, Marx aveva ragione. Ma non è quello del comunismo: si chiama crisi economica. Non sono in pochi, infatti, gli imprenditori che guardano con fiducia fuori dalla Ue, come se il mercato interno fosse ormai irrecuperabile. Mentre si parla sempre più spesso di autunno caldo per il mercato, e il ministro del Lavoro Elsa Fornero si dice preoccupato per il prossimo futuro dell’industria italiana, quest’ultima cambia prospettive e cerca gli strumenti che le permetteranno nuove opportunità. Diego Maraschi, managing director dell’Elettromeccanica MB con sede a Grassobbio (BG), ha un’idea ben precisa degli obiettivi che il suo settore deve perseguire. «La necessità imprescindibile – dice Maraschi – per le aziende che operano nel nostro ambito è di trovare gli strumenti necessari per accedere a nuovi mercati extra-Ue. In particolare quelli in cui ci sono nuove opportunità per le forniture delle nostre apparecchiature antideflagranti». Di cosa si tratta nello specifico? «La EMB ha iniziato a operare nel 1970 nel settore delle costruzioni elettromeccaniche, sviluppando un’ampia specializzazione nell’ambito delle apparecchiature elettriche in esecuzioni di sicurezza, conosciute come apparecchiature “Ex”. Queste vengono utilizzate

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in atmosfere potenzialmente esplosive, per la presenza di gas o vapori infiammabili, o di polveri combustibili». Dunque la salvezza è fuori dall’Europa? «Io parlo per quanto riguarda il nostro settore. Puntare a conquistare nuovi mercati fuori dall’Europa è essenziale per aumentare l’export e quindi per combattere la recessione. Questa, dal mio punto di vista, è molto grave soprattutto nel Vecchio continente. I mercati a cui mi riferisco sono: Australia, Nuova Zelanda, Brasile, USA, Canada, Russia, Turchia, India, Thailandia, Malaysia, Singapore, Cina, Corea e Giappone». Con quale strategia avete deciso di muovervi in questo senso? «Tutti i Paesi che ho citato aderiscono allo schema di certificazione IECEx, che garantisce la sicurezza dei prodotti antideflagranti in ambito internazionale. Prima di qualsiasi altra cosa noi dobbiamo ottenere la certificazione secondo l’IECEx Certified Equipment Scheme, ed è quello a cui stiamo lavorando. Lo schema IECEx prevede il riconoscimento


Diego Maraschi

Diego Maraschi, managing director dell’Elettromeccanica MB con sede a Grassobbio (BG) - www.elettromeccanicamb.com

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Operiamo nell’Oil&Gas un settore che presenta ampi margini di crescita

dei risultati delle prove effettuate da laboratori ExTL (Ex Testing Laboratory) per certificazioni IECEx rilasciate da enti ExCB (Ex Certification Body). L’eventuale passaggio dal certificato IECEx al certificato nazionale avverrà quindi senza l’aggravio economico dovuto alla ripetizione delle prove eventualmente previste da altri schemi nazionali di valutazione». Visto che si parla di materiale di sicurezza immagino che l’IECEx non sia la sola certificazione di cui vi siete muniti. «Dall’inizio degli anni 80, fino all’entrata in vigore della Direttiva del “Nuovo Approccio” 94/9/CE (ATEX), abbiamo ottenuto le certificazioni in accordo alle Norme CENELEC EN 50014/50016/50018. Tali certificazioni sono state poi convertite man mano in certificati ATEX e integrate con nuovi certificati; ora mancano solo alcuni certificati IECEx. Dal 1998 l’azienda collabora con il CEI – Comitato Elettrotecnico Italiano, nello sviluppo, diffusione e applicazione delle Norme Nazionali armonizzate a livello Europeo. EMB è socio effettivo CEI (n. 01237) e membro dei seguenti comitati

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tecnici e sottocomitati: CT 31 “Materiali Antideflagranti” ed SC 31J “Impianti Elettrici nei Luoghi con pericolo di Esplosione”». In che misura il vostro bilancio è stato compromesso dalla crisi? «In realtà noi non l’abbiamo conosciuta. Noi operiamo prevalentemente nell’Oil&Gas, un settore cosiddetto “di nicchia” dove, contrariamente al pensiero comune, esistono ancora ampi margini di crescita, legati anche alle recenti scoperte di rilevanti riserve di gas e petrolio non-convenzionali. L’introduzione di una linea innovativa di prodotti - condizionatori d’aria e sistemi HVAC in esecuzione antideflagrante ha riscosso un immediato successo in mercati extra-europei (in particolare Medio Oriente e Russia), consentendoci di compensare cali di richieste di altre tipologie di materiali; oggi la commercializzazione di detti apparecchi avviene sia tramite vendita diretta all’utente finale, sia come prodotto integrato in cabinati o armadi, commissionatici da Società multinazionali come ad esempio il “Nuovo Pignone” di Firenze, del gruppo General Electric». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 113


EXPORT

Carpenteria, la forza dell’innovazione Quali sono gli aspetti vincenti dell’industria italiana? Franco Freddi, da anni nel settore carpenteria del bresciano, risponde. Al primo posto l’innovazione tecnologica, perché non si può che puntare sulla qualità Renato Ferretti

«C La Lafre Srl ha sede a Vobarno (BS) www.lafre.it

hi lavora solo in Italia fa fatica a crescere». È l’amara riflessione di Franco Freddi, titolare della Lafre con sede a Vobarno, in quel bresciano industrioso e instancabile che di certo non si è fatto intimorire dalla crisi. Ma nonostante la tenacia con cui tutto il settore legato alla carpenteria si è battuto, Freddi non ha dubbi. «Se siamo riusciti addirittura a incrementare il nostro fatturato negli anni della recessione è perché abbiamo molti clienti che lavorano con aziende estere. L’export è vitale in questa fase». La Lafre ha cominciato nel 2000 come una piccola carpenteria conto terzi, poi poco alla volta gli investimenti mirati hanno portato ad ampliare l’attività con macchinari tecnologicamente

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all’avanguardia incrementando così il range di lavoro, il parco clienti, e aprendo anche alla produzione propria. Forse si spiega anche così, con questo esempio di diversificazione, la loro invulnerabilità alla recessione. «Non bisogna dimenticare – continua Freddi – che si dà molto valore alla velocità con cui si evade un ordine: il nostro magazzino è molto fornito e questo ci permette di soddisfare le esigenze della clientela in modo efficiente da questo punto di vista. Come capita spesso negli esempi virtuosi, sono diversi gli elementi che spiegano la tenuta, nonostante il periodo difficile per chiunque. Il mercato di riferimento è molteplice grazie all’operazione di diversificazione portata avanti: in particolare il settore edilizio, quello della refrigerazione ,il tessile, settore meccanico e dell’arredamento. «Ora che abbiamo avviato la produzione – spiega Freddi – dobbiamo potenziare la commercializzazione: non solo saper produrre, bisogna anche saper vendere. Per questo ora stiamo collaborando con alcuni agenti, presto vedremo i primi risultati». Ma forse l’aspetto a cui i titolari tengono di più riguarda l’ufficio tecnico. «Investiamo mediamente 150mila euro l’anno su ricerca e personale specializzato, cosa che ci permette un’innovazione costante. Poi un’altra


Franco Freddi

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Il mercato di riferimento è molteplice grazie all’operazione di diversificazione portata avanti: in particolare il settore edilizio, quello della refrigerazione, della meccanica, il tessile e l’arredamento

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voce riguarda i costi per l’aggiornamento dei macchinari, che non ha solo un prezzo monetario. Si pensi per esempio al cambio nell’organizzazione: bisogna dedicarsi vari mesi al rinnovamento del proprio programma di lavoro». E se di qualità si parla, perché le grandi produzioni sono altrove dove i costi non sono paragonabili a quelli italiani, allora bisogna considerare servizi aggiuntivi alla produzione in sé. «Quello che si propone di fare la Lafre è di avere tecnici disponibili a consigliare la clientela, valutando la fattibilità del progetto e proponendo eventuali modifiche e migliorie necessarie. I nostri tecnici si occupano del controllo qualità e seguono direttamente tutte le fasi di produzione, dal disegno al completa-

mento del prodotto finito. Diversificare i campi di lavoro è stato il nostro punto di forza, puntando ad ottimizzare sempre più la qualità dei prodotti grazie alla tecnologia all’avanguardia. Inoltre si è puntato all’assunzione di personale qualificato e ad una costante formazione interna ed esterna dello stesso, investendo nel sapere e nelle competenze, cercando di creare una squadra che sappia affrontare le sfide sempre più complesse dell’attuale situazione economica». Le prospettive della Lafre nell’immediato futuro riguardano ancora una volta il rinnovamento tecnologico. «Nel reparto saldature sono in programma nuovi investimenti, forse avremmo dovuto farlo prima, ma volevamo capire meglio le reali esigenze del mercato. Ci stiamo pensando, ma sicuramente la prossima mossa riguarderà quel reparto. E poi speriamo di potenziare la nostra produzione. Non vogliamo abbandonare la parte del conto terzi, ma il motivo per cui stiamo puntando sul commerciale adesso è dovuto proprio alla possibilità di vendere i nostri prodotti direttamente». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 115


EXPORT

I nuovi mercati del settore energetico In tutti i paesi in via di sviluppo si registrerà nei prossimi anni una sempre maggiore richiesta di risorse energetiche. Il punto di Giuliano Balbi che produce compensatori tessili e cuscini isolanti per le centrali elettriche e collabora con Enel, Ansaldo Energia, General Electric, Siemens ed Edison Marco Tedeschi

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opo i primi tre mesi di notevole contrazione delle vendite, frutto delle ben note difficoltà generali che stanno investendo anche il mondo dell’energia, i successivi mesi mostrano un netto miglioramento grazie alle rinnovate strategie commerciali». Questo è l’andamento che l'ingegnere Giuliano Balbi, amministratore della New Componit di Cirimido, ha registrato per il primo semestre del 2012. La New Componit, proprio all’interno del mondo energetico, si propone come partner di chi ha la necessità di affrontare problemi legati alla presenza di calore ad elevate temperature negli impianti industriali. A questo scopo ha sviluppato il proprio know-how tecnologico, sulla base delle conoscenze acquisite nel campo dei ma-

Da sinistra, Giuliano e Simone Balbi, rispettivamente amministratore e responsabile tecnico della New Componit Srl di Cirimido (CO) - www.newcomponit.com/it/

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teriali utilizzati ad alte temperature e dei materiali isolanti, termici e acustici, ad altissime prestazioni. Nell’ultimo biennio, qual è stato l’andamento del vostro business? «Abbiamo registrato un’evoluzione verso prodotti più prestazionali, qualificati e qualificanti, come ad esempio compensatori di dilatazione specifici per caldaie a recupero (HRSG) e sistemi di isolamento flessibile per grossi motori marini. Il fatturato evidenzia un calo formale da 6 a 5 milioni in quanto un’attività complementare che si occupa di realizzazione di protezioni passive al fuoco, certificate per l’impiego in ambiente petrolchimico, viene realizzata dalla nostra consociata BILCO Antifire Engineering». Quali categorie e settori industriali si rivol-


gono più spesso a voi? «Il mondo dell’energia in generale, quello petrolchimico e navale. Il settore energetico in ogni caso in questi anni non sta vivendo un periodo facile in Italia. È un comparto piuttosto statico, se non in contrazione a volte, che fa registrare una certa vivacità solo per quanto riguarda la manutenzione degli impianti». Qual è il mercato estero più importante? «Attualmente quello mediorientale. Abbiamo in ogni caso in prospettiva di aumentare il nostro raggio d’azione verso il mercato est europeo in primis e verso i paesi emergenti successivamente. In tutte queste aree infatti si sta registrando un fabbisogno crescente di energia perciò rappresentano sicuramente un mercato interessante per la nostra realtà». Qual è il vostro prodotto di maggior successo e quali servizi vengono richiesti più frequentemente? «I compensatori tessili per le centrali di produzione di energia, che richiedono anche un accurato servizio di supervisione e montaggio. Un altro servizio molto richiesto è inoltre la supervisione preventiva finalizzata all’elaborazione di nuovi progetti. Questi sono gli ambiti in cui riceviamo maggior richiesta». Quanto investite in ricerca e sviluppo? «Investiamo circa il 3 per cento del fatturato in ricerca e sviluppo. Ad oggi stiamo lavorando su due progetti. Un primo progetto riguarda la realizzazione di compensatori sagomati, preformati su stampo, che sono stati sollecitati da un nostro importantissimo cliente. Questo progetto ci potrà aprire la strada alla fornitura di

prodotti simili in settori differenti. Un secondo progetto si riferisce alla realizzazione di manufatti ad altissime prestazioni d’isolamento grazie all’utilizzo delle nano tecnologie. Contemporaneamente abbiamo avviato un importante processo di verifica e d’innovazione dei processi aziendali, iniziando da quello produttivo per arrivare a quello commerciale. Un controllo evolutivo che sta investendo tutti gli altri, con lo scopo di migliorare efficienza ed efficacia e di abbattere i costi di ogni tipo». Quali sono le prospettive e le strategie legate al tema ambientale? «Abbiamo anzitutto investito all’interno dell’azienda, in particolare nello stabilimento di produzione, per creare un ambiente con il minimo impatto sulla salute e la sicurezza dei lavoratori e a impatto zero rispetto all’ambiente esterno. Inoltre, nella realizzazione dei nostri manufatti, utilizziamo solamente prodotti privi di elementi pericolosi». Che obiettivi vi siete posti nel medio e lungo periodo? «Di espanderci ancora sul mercato italiano con prodotti innovativi e soluzioni d’avanguardia, supportati da servizi sempre più qualificati. Intendiamo inoltre portare la nostra presenza sui mercati esteri in cui il fabbisogno di energia è in costante crescita. L’azienda sta inoltre affrontando un importante passaggio generazionale. Da alcuni anni mio figlio Simone è inserito in azienda e ha iniziato ad affiancarmi affrontando gli aspetti commerciali e gestionali. Un apporto fondamentale anche per affrontare nuovi mercati». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 117


EXPORT

Il made in Italy da medaglia olimpica

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Enrico Gamba, managing director dell’azienda di Gardone Val Trompia (BS) e figlio del titolare, Renato Gamba www.renatogamba.it

prodotti di qualità non conoscono crisi». Sintetizza così la situazione del settore artigianale di alto livello Enrico Gamba, managing director della bresciana Renato Gamba, una delle aziende più conosciute a livello mondiale per la realizzazione di fucili da caccia e da tiro. L’azienda vanta un’esperienza centenaria in fatto di armi: la fondazione risale infatti al 1748. Uno dei fucili qui creati ha vinto una medaglia olimpica a Pechino e anche nell’ultima edizione dei giochi vi era una nutrita rappresentanza dei fucili Gamba. Uno degli aspetti su cui Gamba pone l’accento è in particolare l’unicità di ogni pezzo, come un’opera d’arte. «Perché in fondo lo è – dice il managing director – le nostre armi si definiscono “fini”, e sono tali anche per il lavoro di pregio che c’è dietro. Pensi ai materiali, alle lavorazioni meccaniche, i progetti e poi l’estetica. Il tutto pensato e realizzato nei minimi dettagli da maestri artigiani che devono sottostare alle rigide leggi dell’ergonomia, della balistica per prestazioni sul campo ineccepibili». Tutto questo avrà un certo prezzo. «Il nostro target di riferimento è in effetti medio-alto, ma all’interno di questa fascia abbiamo cercato di mantenere comunque un rapporto qualità prezzo competitivo. Ultimamente abbiamo deciso di concentrarci ancora di più sul mercato che potrei definire del lusso, riaffermando lo storico marchio». Non avete risentito neanche indirettamente della crisi economica? «Non ci siamo adagiati sui proverbiali allori, se da oltre 50 anni la scelta è quella di fare l’imprenditore allora è necessario utilizzare il cervello. Così abbiamo preso come spunto i recenti giochi olimpici di Londra. Abbiamo creato una serie limitata di fucili da tiro, 25 in totale, per le specialità del Trap e dello

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L’alto artigianato non subisce flessioni, semplicemente sposta il target verso il mercato del lusso. Enrico Gamba racconta la sua esperienza nella gestione di un marchio centenario ora vincitore ai Giochi di Pechino Renato Ferretti

Skeet, riservati ai collezionisti. Per produrlo siamo partiti dal fucile di punta, il Daytona, già detentore della medaglia olimpica a Pechino, l’abbiamo arricchito con delle incisioni in oro che rappresentano il tiratore e il Big Ben, dove le lancette dell’orologio, ad ogni ora, seguono il numero progressivo del fucile. Il prezzo: 25mila euro». Dove si trovano più frequentemente questi collezionisti? «Il nostro fatturato al 95 per cento è concentrato sull’esportazione, e punteremo ancora di più ad espanderci sul mercato estero nei prossimi mesi. I mercati emergenti del lusso, sembrerebbe un paradosso, ma non sono più Eu-


Renato Gamba

EXPORT

95% QUOTA DELLA PRODUZIONE DELLA RENATO GAMBA DESTINATA AI MERCATI DI MEDIO ORIENTE, AUSTRALIA ED EST EUROPA

ropa ed America, presi dal panico dai nostri politici. Adesso molti dei nostri clienti vengono dal Medio oriente, dagli Emirati Arabi, dall’Australia e dall’Est Europa». Quanto avete investito per seguire l’evoluzione tecnologica in materia di armi da tiro? «Il nostro obiettivo è quello di creare un prodotto che renda le massime prestazioni possibili, dunque facciamo tutto quello che è necessario per raggiungere lo scopo. Il nostro prodotto di punta, come dicevo, è il Daytona, ed è un fucile da tiro tecnologicamente molto avanzato. Ma non tralasciamo mai l’aspetto estetico, neanche in questi casi dove ciò che conta è forse più la performance sportiva. Diretta conseguenza di questa scelta è una lavorazione mista: quando certi risultati non sono perseguibili con la gestione elettronica degli utensili allora interviene la mano dell’artigiano. Nello specifico, nel caso in cui le macchine vengano utilizzate solo per "sbozzare" la materia e le imperfezioni, le lavorazioni sono affidate per oltre il 60 per cento ad autentici artisti che trasformano i fucili in pezzi unici e

irripetibili, opere d'arte e testimonianza palpabile dell'orgoglio e della passione necessari, insieme ovviamente all'estro e alla capacità. La mano dell'artigiano quindi prende il posto dell'utensile gestito elettronicamente ogni qualvolta ciò garantisca migliori risultati, ciò significa che l’opera in larghissima parte è frutto del più sensibile e sofisticato dei sistemi di controllo: quello costituito dal cervello dell'uomo. Le tirature di legni e metalli, calciature in noce scelto o in radica, incisioni eseguite a mano sempre di pregio, talvolta finissimi capolavori di grandi maestri, la purezza delle linee, gli alti contenuti tecnico formali. Da sempre cerchiamo uno stile unico e irripetibile. Dai sovrapposti da tiro e da caccia di fascia medio alta agli esemplari unici destinati solo ai “palati" più raffinati». Quali sono i progetti per il futuro? «Il futuro del tiro sarà nel percorso caccia, naturalmente al piattello. Questo ci costringe all’attenzione su quanto averrà di innovativo in questo settore. Per il resto punteremo ancora di più sull’export» LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 119


EXPORT

L’intimo tecnico made in Italy Dal carbonio, alla bioceramica, passando per specifici filati in poliammide e polipropilene, sono molti i nuovi tessuti sviluppati da MIA. Anche se non sono immuni dalla concorrenza cinese. Il punto di Walter Praderi e Anselmo Albini Roberta De Tomi

egli ultimi anni la ricerca nel campo dei tessuti hi-tech ha fatto grandi passi avanti. A beneficiare di questi acquisiti, aziende come MIA, realtà specializzata nella produzione di intimo tecnico-sportivo. Dal carbonio, che consente la dispersione delle cariche elettriche sia prodotte che ambientali alla bioceramica, che agisce come stabilizzatore termico, passando per specifici filati in poliammide e “polipropilene Dryarn” – traspiranti, igienici, più resistenti – i nuovi tessuti prodotti, utilizzano filati certificati, a tutela dell’eccellenza che rappresentano. A questa, si coniuga un’altra eccellenza: quella del made in Italy. MIA, realtà giovane di Acquafredda, ma già rodata anche sui mercati esteri, basa il proprio lavoro sul connubio di queste due eccellenze. Anche se non mancano due ordini di problemi: la crisi e la concorrenza di altre realtà del tessile-moda, che si stanno orientando al tecnico-sportivo, come sottolineato dai titolari, Walter Praderi e Anselmo Albini. Come si presenta lo scenario del mercato all’interno del quale operate? «Il settore in questione rappresenta una nicchia specifica di mercato verso cui si stanno orientando tutti i produttori di abbigliamento sportivo, dunque si tratta di una realtà in forte espansione. Purtroppo la crisi sta facendo sentire i propri influssi, cui si aggiunge la presenza di una forte concorrenza da parte di diverse aziende anche cinesi che si sono dotate degli stessi macchinari che consentono la

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Da sinistra, Walter Praderi e Anselmo Albini, titolari di MIA Srl di Acquafredda (BS) www.mia-group.it

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realizzazione di questi indumenti. A causa di questa concorrenza i prezzi tendono al ribasso, a svantaggio della competitività». Quali performance state avendo in termini di fatturato? «Nel 2011 il nostro fatturato è cresciuto del 30 per cento rispetto all’anno precedente. Per noi si tratta di un buon risultato, considerando che siamo una realtà presente da poco su un mercato che presenta le criticità già citate. Quello cui puntiamo per l’anno in corso è di chiudere il bilancio mantenendoci in linea con il 2011». Quali sono le prerogative della vostra produzione? «Noi non abbiamo un marchio nostro, ma lavoriamo proponendo articoli a brand già presenti sul mercato. La nostra modalità produttiva si basa sulla flessibilità e su un continuo rinnovamento, tanto che un 10 per cento del fatturato annuo è sempre destinato alla ricerca, per realizzare articoli con tessuti


Walter Praderi e Anselmo Albini

sempre innovativi. Attualmente trattiamo articoli d’intimo tecnico molto leggeri: T-shirt di 45-50 gr (per intenderci è circa il peso di un paio di collant) realizzati con filati tecnici, in polipropilene, anti batterici, traspiranti e che si asciugano rapidamente». Il mercato italiano è quello cui vi riferite maggiormente? «In realtà l’obiettivo è di consolidare la nostra presenza nei paesi del Nord Europa, poiché, per le proprietà termostabilizzanti che contraddistinguono l’abbigliamento tecnico sono molto più utili dove fa più freddo. Già abbiamo un buon livello di penetrazione: circa il 40 per cento della nostra produzione è infatti destinata all’estero, in particolare a Germania, Austria, Svizzera e Francia. Questo però non toglie nulla alla nostra presenza in Italia, dove abbiamo instaurato collaborazioni con ottimi marchi. Restano però, allo stato attuale, grosse difficoltà legate al momento storico». Nonostante la forte concorrenza, il made in Italy continua a essere un traino all’estero? «Il made in Italy continua a rappresentare un marchio distintivo per il mercato. Non a caso tedeschi e austriaci si rivolgono a noi per prodotti di qualità , anche se parallelamente svi-

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Diverse aziende del tessile-moda si stanno orientando al tecnicosportivo, segmento di mercato in forte espansione

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luppano linee in Asia. D’altro canto il fatto di produrre a breve distanza da loro rappresenta la nostra forza». A che punto siete con “le nuove proposte”? «L’ultimo prodotto lanciato è l’ultra-light, un tessuto molto leggero, realizzato con filati tecnici che sta riscuotendo grande successo. Inoltre stiamo testando filati infrared che hanno particolari benefici, in quanto, a contatto con la pelle generano una lieve azione termica che stimola la circolazione sanguigna superficiale, favorendo lo smaltimento dei grassi». Quali prospettive avete per il futuro? «Intendiamo crescere ulteriormente puntando sul “private label”, ma vogliamo rimanere una realtà medio-piccola, altrimenti rischieremmo di perdere la flessibilità su cui basiamo il nostro operato». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 121


EXPORT

Le cinque M del caffè «Un caffè degno di questo nome si realizza con la regola delle cinque emme: miscela, macchina, macinatura, manutenzione e mano, quella del barman». Sergio Ravasio racconta la sua esperienza nel settore della torrefazione Emanuela Caruso

er chi non è un vero esperto, di un settore di nicchia come quello della torrefazione del caffè si sa ben poco. Certo, si è a conoscenza del fatto che la maggior parte delle partite di chicchi di caffè proviene dalle piantagioni dei paesi del centro e sud America, che molto spesso i chicchi arrivano in Italia a bordo di grandi navi da trasporto e che i moderni impianti di torrefazione sono dotati di macchinari di ultima generazione. Ma quello che ancora rimane ignoto a molti è in che modo la qualità del caffè come prodotto finito dipenda dalla quantità di chicchi tostati. Ad aver fatto di questi misteri del mestiere le proprie armi vincenti è la Ravasio Caffè, sita a Brusaporto, in provincia di Bergamo, e attiva nell’ambito della torrefazione da oltre vent’anni. «A differenza delle aziende che dispongono di impianti industriali in grado di lavorare quintali di caffè alla volta – commenta Sergio Ravasio, fondatore dell’attività

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Da sinistra, Sergio e Lorenzo Ravasio della Esserre Distribuzione – Caffè Ravasio di Brusaporto (BG). Nella pagina a fianco, uno scatto realizzato durante un corso di formazione e aggiornamento per “L’espresso perfetto” che l’azienda organizza periodicamente per i suo i clienti www.cafferavasio.it - info@cafferavasio.it

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– noi abbiamo scelto di utilizzare macchine capaci di tostare solo quantitativi ridotti di caffè, 60 o 70 chili per volta, non di più. Questo perché durante ogni lavorazione meno chicchi vengono tostati più alta sarà la qualità della miscela, del gusto e del profumo del caffè». E anche nella preparazione delle miscele la Ravasio Caffè mette originalità, impegno ed estrema qualità. «Il mio lavoro – spiega ancora Sergio Ravasio – è molto simile a quello del cuoco e dell’enologo. Ogni caffè, infatti, ha il suo bouquet e la sua struttura, di conseguenza la nostra abilità sta nel riuscire ad abbinarli in maniera vincente, preparando miscele capaci di soddisfare e far emozionare, rilassare e sorridere per il piacere». È grazie a questa filosofia e alla sua attuazione pratica che oggi la Ravasio Caffè è conosciuta e scelta non solo da oltre 500 titolari di bar in tutta Italia, concentrati in prevalenza a Bergamo, Brescia, Como e Sondrio, ma anche dai tanti intenditori internazionali di caffè. «La prima richiesta estera – continua il signor Ravasio – è giunta da un cliente arabo che aveva assaporato il nostro caffè in un bar di Bergamo e che da quel momento in poi non ha più voluto cambiare miscela. Grazie a quell’episodio abbiamo capito che potevamo avere successo anche oltre i confini nazionali e così abbiamo cominciato a farci conoscere anche all’estero, in particolar modo partecipando a importanti fiere, come quella di Tokyo. Attualmente, le nostre miscele vengono distribuite in Arabia, Russia, Giappone e Taiwan». L’avanzata della


Sergio Ravasio

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Buona parte delle oltre 200 tonnellate di caffè che oggi vengono torrefatte nel nostro laboratorio è destinata alle macchinette presenti tanto nei luoghi di lavoro quanto nelle case di migliaia di famiglie

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Ravasio Caffè è in continuo movimento e negli ultimi tempi si è interessata soprattutto all’espansione verso il mercato svizzero, dove l’impresa ha già instaurato rilevanti contatti. «Per penetrare in modo proficuo il mercato svizzero, abbiamo deciso di partecipare a fiere di settore, così da far apprezzare il nostro marchio e trovare nuovi distributori regionali». Per non negare a nessuno il piacere di un buon caffè, poi, l’azienda di Brusaporto, località in cui si è trasferita nel 2000 lasciando la sede originaria di via Mattioli, nel quartiere di Longuelo, si è specializzata anche nella produzione di cialde. «Una buona parte delle oltre 200 tonnellate di caffè che oggi vengono torrefatte nel nostro laboratorio – chiarisce Sergio Ravasio – è destinata alle macchinette presenti tanto in numerosi luoghi di lavoro quanto nelle case di migliaia di buongustai. Queste macchinette vengono rifornite di cialde a domicilio dagli agenti della nostra

impresa, che conta in totale tredici collaboratori». A provare e confermare il successo e la notorietà della Ravasio Caffè ci pensano i numeri raggiunti dall’azienda e gli investimenti in cantiere. «Il fatturato del 2011 – conclude il signor Ravasio – è aumentato ben del 18 per cento rispetto a quello dell’anno precedente, e anche il 2012 si sta mantenendo sullo stesso andamento positivo. Proprio per questo motivo abbiamo previsto tutta una serie di investimenti mirati che porteranno ulteriori miglioramenti nella nostra attività. In primis, dato che gli investimenti tecnici e strutturali programmati sono già stati effettuati con successo, le risorse da impegnare quest’anno riguarderanno l’incremento del personale, così da essere ancora più puntuali nel risolvere le diverse esigenze della clientela. Poi, altri fondi verranno impiegati per rinnovare la comunicazione aziendale, in modo da riuscire a veicolare il marchio in maniera più visibile, riconoscibile e quindi efficace». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 123


EXPORT

L’industria lombarda, un modello nel mondo In fatto di innovazione tecnologica il Nord Italia è sempre stato all’avanguardia nel ramo produttivo. Come si pone ora sul mercato internazionale? Ne parliamo con Daniele Terruzzi. «L’export ci aiuta a superare la stagnazione. Cina e India sono opportunità» Renato Ferretti

Daniele Terruzzi, consigliere delegato della Terruzzi Fercalx con sede a Milano www.terruzzifercalxgroup.com

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rmai è un dato che non si può più ignorare. La ripresa del Nord Italia in termini di fatturati e produzione è innegabile, anche se sono ancora molte le aziende in affanno, altrettante si rialzano grazie a innovazioni e export dirompenti. Daniele Terruzzi, consigliere delegato della centenaria Terruzzi Fercalx che si occupa di progettazione, ingegneria e realizzazione di impianti industriali, è al timone di una delle imprese lombarde che guidano la risalita dell’economia nazionale. «Per quel che riguarda la nostra esperienza – dice Terruzzi – grazie alla consolidata attività all’estero riusciamo a superare la criticità della stagnazione del mercato italiano. È vero che soffre, ma aumentano gli imprenditori che investono e quindi gli ordini in Italia stanno riprendendo». In numeri, la capacità di reazione della Terruzzi alla flessione del mercato globale parla da sé. «La nostra azienda – continua Terruzzi – opera nel mercato globale e realizza impianti con una tecnologia propria. Stiamo vivendo un periodo di grande e costante sviluppo che è iniziato nel 2008 con un aumento tale degli ordini da raddoppiare sia i margini che il fatturato da un anno all’altro: fino ad allora era assestato intorno ai 12 milioni di euro, mentre nel 2009 è arrivato a circa 27 milioni. Da allora abbiamo mantenuto la posizione e le previsioni per il 2012 sono quelle di avvicinarci ai 30 milioni di euro. La crescita è dovuta esclusivamente alla conquista di nuove quote di mercato, e ciò è avvenuto soprattutto nei due settori principali in cui operiamo: forni e impianti per la produzione di calce, che realizziamo per le acciaierie, e autoclavi per la poli-

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Daniele Terruzzi

DAL 1897 Terruzzi Fercalx Group fonda le proprie radici nel 1897, quando Daniele Terruzzi avviò l’attività imprenditoriale che, attraverso generazioni di figli e nipoti, è stata tramandata fino ai giorni nostri. La gamma di produzione è stata sviluppata nel corso degli anni fino a raggiungere oggi una diversificazione di prodotto che, unitamente ad una stabile presenza nei cinque continenti con consistenti quote di mercato e al fatto di poter annoverare fra i propri clienti leader mondiali di settore, garantisce una crescita costante e la produttività della società. Terruzzi Fercalx Group possiede propri centri di progettazione e ingegneria, così come impianti produttivi in Italia e in India ed esporta in tutto il mondo. L’attività industriale del Gruppo, invece, oggi è organizzata in quattro società.

merizzazione dei materiali compositi, che realizziamo per il settore aeronautico». L’elenco dei settori in cui l’azienda è impegnata aumenta con le nuove esigenze e richieste, segno che interpretare il momento storico è alla base del successo imprenditoriale. «Il 2012 costituisce per noi l’inizio di una nuova sfida con l’entrata in un nuovo settore, quello dell’Energia. È entrata infatti in pieno esercizio la neo costituita società Terruzzi Fercalx Energy Srl, che si occupa della progettazione, costruzione e realizzazione di impianti di gasificazione per la produzione di energia elettrica e termica utilizzando come materia prima qualsiasi sostanza che abbia sufficiente potere calorifico, quali biomasse vege-

tali, rifiuti solidi urbani, fanghi, pollina, farine animali. Stiamo già lavorando su diversi progetti in Italia che sono prossimi ad ottenere le necessarie autorizzazioni, e le prospettive in generale sono molto interessanti. Stiamo coinvolti, per fare un altro esempio, nel progetto internazionale e d’avanguardia per l’energia nucleare detto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor). Infine, stiamo eseguendo una commessa per la realizzazione in Cina che costituisce la più grossa realizzazione di Terruzzi Fercalx, sia per quantità di forni con un solo contratto che per la dimensione di ciascun forno. Alcune delle difficoltà derivano, in paesi come la Cina, dalla sempre più incalzante concorrenza locale áá LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 127


EXPORT

áá che basa la propria attività sul tentativo di ri- ness Innovation Centre. Lo scopo del Bic è la riproduzione dei nostri impianti». Un altro elemento cui bisogna guardare è la delocalizzazione mirata, come parte di una strategia al passo coi tempi. «Come gruppo rivolto al mercato globale, dove l’export costituisce oggi dal 70 al 90 per cento del nostro fatturato, abbiamo sentito l’esigenza di stabilirci in alcuni dei mercati dove operiamo, consapevoli che l’export puro e semplice sarà sempre più difficile. L’India è un mercato potenzialmente enorme, molto complicato e che abbiamo deciso di sviluppare dall’interno con l’acquisizione di una società quotata alla Borsa di Mumbai. Ma il mercato più florido per noi è certamente la Cina. Un notevole incremento delle esportazioni lo stiamo avendo in Africa, dove stiamo realizzando impianti in Zambia, Egitto ed Algeria». Poi Terruzzi passa a evidenziare l’importanza della ricerca. «Con l’inizio dell’anno abbiamo formalizzato la costituzione di un nuovo centro dedicato specificatamente alla ricerca e sviluppo di gruppo, che abbiamo denominato Bic, Busi-

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cerca trasversale rispetto a tutti i nostri prodotti che, oltre a quelli citati in precedenza, sono anche i liofilizzatori per l’industria farmaceutica e alimentare. Certamente i gasificatori che realizziamo utilizzando due distinte tecnologie, updraft e downdraft, sono i prodotti che richiedono maggiore sforzo e per i quali abbiamo un preciso programma di sperimentazione in corso utilizzando impianti pilota». Non ultima è l’attenzione verso altri temi sempre più al centro del dibattito mediatico riguardo il settore produttivo, e quindi verso sistemi per garantire un basso impatto sull’ecosistema e il risparmio energetico «Le nostre tecnologie sono continuamente soggette ad affinamento e ottimizzazione proprio in questo senso. Gli impianti di gasificazione rappresentano un esempio di sistema per ridurre sia i consumi che le emissioni. Nel caso del forno per calce si utilizza uno scarto come il rsu, il carbone di cattiva qualità oppure una biomassa vegetale, per produrre un gas combustibile in sostituzione del gas metano, riducendo le emissioni. Tutto questo a un costo bassissimo». E infine alla domanda su prospettive investimenti e obiettivi per il medio periodo, Terruzzi risponde: «Riteniamo di avere ancora ampi margini di crescita con i nostri attuali prodotti perché siamo consapevoli che le nostre tecnologie sono all’avanguardia e che riusciamo a svilupparle anche grazie ai nostri collaboratori che costituiscono un asset fondamentale dell’azienda. Questo comporterà un ulteriore incremento dell’organico che attualmente in Italia è costituito da circa 90 collaboratori. Il consolidamento ulteriore della presenza nei mercati esteri richiederà anche l’esecuzione del progetto di ampliamento dello stabilimento che abbiamo iniziato quest’anno. Obiettivo ambizioso ma necessario sarà anche quello, nel medio periodo, di avere una nostra presenza diretta anche in un altro paese Brics, oltre all’India».


INNOVAZIONE

Riprogettare il processo di nobilitazione Innovazione di processo in aggiunta a trattamenti ignifughi, Oir, Sanfor e Smeriglio a fibre di carbonio. Focus sul miglioramento continuo del servizio. La parola a Umberto Alliata

ra i settori produttivi che più hanno saputo innovarsi negli ultimi anni c’è sicuramente il comparto tessile e, in particolar modo, il ramo della nobilitazione dei tessuti. A testimoniare la capacità di questo interessante mercato di rimanere al passo con i tempi ci pensano le nuove tipologie di trattamenti messe a punto da tante aziende del settore, in primis la società Inveruno, attiva da trentacinque anni e specializzata nei trattamenti particolari su tessuti in pezza. «Tra i trattamenti di cui abbiamo fatto la nostra punta di diamante – spiega Umberto Alliata, impegnato nella direzione dell’impresa di famiglia dal 1993 e laureato alla Bocconi con Specializzazione in Economia delle Aziende Industriali – spiccano quello per rendere il tessuto ignifugo, così da poterlo destinare alla preparazione di abiti da lavoro, materassi e tendaggi. Molto richiesto è anche l’Oir, ovvero il trattamento oleoidrorepellente,

T Umberto Alliata, alla direzione della Inveruno Spa dal 1993, Inveruno (MI) www.inveruno.com

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Foto di Giuseppe Battistella

Emanuela Caruso

indispensabile per la confezione di abiti da lavoro per l’industria chimico-petrolifera, per la preparazione di abiti per la protezione civile e per la camiceria antimacchia. Tingiamo, inoltre, con coloranti fluorescenti ad alta visibilità, per capi utilizzati da operatori autostradali e aeroportuali e, infine, con l’ausilio del Sanfor, conferiamo al tessuto la stabilità dimensionale, evitando così che si accorci durante i successivi lavaggi». Il processo di nobilitazione della Inveruno utilizza anche macchinari specifici molto innovativi. Quali? «In area produzione l’impresa dispone di macchinari per il candeggio, la tintura e il finissaggio. I più utilizzati sono senza dubbio il Bruciapelo, la Rameuse, i Jigger e i Lavaggi, che con l’ausilio di determinati prodotti chimici sanno dare ai tessuti tutte quelle peculiarità che li rendono “nobili” e speciali. Un’altra apparecchiatura all’avanguardia è lo Smeriglio a fibre di carbonio, il cui compito è di donare ai tessuti un finissaggio particolare chiamato, “mano pesca”, in quanto regala al tessuto la morbidezza e la sensazione vellutata


Foto di Giuseppe Battistella

Foto di Giuseppe Battistella

Umberto Alliata

La Inveruno nobilita i tessuti, ovvero dona loro speciali caratteristiche in grado di soddisfare le esigenze del comparto tessile-calzaturiero

della pesca. Infine, possediamo anche macchinari adatti alla tintura di tessuti esclusivi, come quelli utilizzati dall’industria calzaturiera per creare scarpe, stivali e borse. Si tratta di impianti in grado di nobilitare i tessuti cosiddetti “spaziati”, ossia caratterizzati da un intreccio di fibre di poliestere e nylon, oppure di tessuti in cotone-viscosa-gomma». Di quali materie prime vi rifornite e che tipo di tinture impiegate? «La nostra materia prima è il tessuto greggio o stampato di origine italiana o importato dall’estero dai nostri clienti. Le tinture della Inveruno utilizzano coloranti altamente selezionati dall’industria chimica che soddisfano i requisiti di tutte le normative europee e americane in tema di salute e ambiente. Oltre a queste tinture, però, il nostro laboratorio elabora specifiche ricette per soddisfare anche le richieste più sofisticate dei nostri clienti». In ogni circuito produttivo spesso la qualità soggiace a strategie di risparmio e offerte “low cost”. Con tale premessa, come riuscite a rendervi competitivi, mante-

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nendo però invariata la qualità dei vostri prodotti? «Le offerte “low cost” non fanno parte della nostra filosofia aziendale, il controllo e la razionalizzazione dei costi invece sì. Attraverso l’ausilio di sistemi informatici e di processi produttivi molto innovativi, siamo in grado di offrire una vasta gamma di servizi esclusivi a costi assai competitivi. Inoltre, il continuo controllo dei tempi e dei processi di lavorazione ci permette di rispondere repentinamente alle richieste dei nostri clienti, mantenendo quindi elevata anche la qualità del nostro servizio». Come si concretizza una “oculata e prudente gestione”, oggi indispensabile per non soccombere alla crisi? «In tempi come questi, la strategia aziendale deve seguire una costante evoluzione e adattarsi alle nuove richieste del mercato. Tutto ciò comporta un continuo miglioramento del servizio offerto alla clientela, che trova in noi un fornitore ma anche un valido supporto tecnico per la realizzazione del prodotto tessile finale». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 131


INNOVAZIONE

Il Monte Bianco ispira l’abbigliamento sportivo dall’altitudine del Monte Bianco che prende il nome ed è proprio a chi della montagna ha fatto la propria passione, la propria casa o il proprio lavoro che si rivolge. Il “4810 New Technical Spirit” è l’ultima grande rivoluzione immessa nel mercato dell’abbigliamento e dello sport montani. Un marchio il cui obiettivo è quello di aiutare i professionisti della montagna, le guide e il soccorso alpino ad affrontare situazioni estreme e a resistere a condizioni meteorologiche non sempre favorevoli. A distinguerne i prodotti, che vanno dall’intimo ai completi termici, passando per i micropile e i wind stopper, sono le innovative soluzioni tecniche adottate e i materiali più performanti e resistenti utilizzati. La società che ha saputo ideare questo progetto, è la Punto Azzurro di Rovetta, in provincia di Bergamo. «Questa linea di capi griffati pensati per qualsiasi impiego montano, dallo scii al trekking, dal trail running all’alpinismo –

È

La Punto Azzurro ha sede a Rovetta (BG) www.puntoazzurro.org

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Sci, trekking, trail running, alpinismo e sport invernali in genere. Proprio per queste realtà è stato pensato il nuovo marchio che sta conquistando il settore dell’abbigliamento sportivo e montano. Roberto Loda presenta il “4810 New Technical Spirit” Emanuela Caruso

spiega Roberto Loda, figlio del fondatore e presidente dell’impresa –, ci è sembrato lo strumento migliore con cui presentarci sul mercato dell’outdoor e in particolare in paesi come gli Usa, il Canada, la Scandinavia e la Cina. I risultati ottenuti finora sono molto buoni, tanto che il marchio è già affermato nel comprensorio del Monte Bianco, veste numerose scuole sci in Francia, a St. Moritz in Svizzera e a Cortina in Italia, ed è stato il fornitore esclusivo per 8 anni di tutte le scuole della Valle d’Aosta». Pensare e sviluppare un marchio vincente, non ha rappresentato una difficile meta da raggiungere per la Punto Azzurro, che può vantare trent’anni di esperienza e rapporti di lavoro e collaborativi con le più prestigiose aziende del settore. «Sin dalla nascita della società – commenta ancora Roberto Loda – abbiamo iniziato a produrre abbigliamento tecnico e sportivo per importanti brands italiani, quali Asics, Lotto, Diadora, Fila e Kappa, Reebok, e nicchie di mercato estero rappresentate da Craft e Vuarnet. Grazie a tali partnership siamo stati per cinque anni fornitori di


Roberto Loda

Il “4810 New Technical Spirit” unisce funzionalità, confort e stile in un’unica linea di capi d’abbigliamento dedicati all’utilizzo montano

capi tecnici-agonistici con marchio ASICS per la Federazione Italiana Sport Invernali, partecipando in maniera sostanziale allo sviluppo di nuovi materiali e soluzioni tecniche». Ma la Punto Azzurro non si è accontentata di questi traguardi e ha proseguito la sua avanzata, cominciando a lavorare nel mondo acqua. «La collaborazione con questa società leader nel settore, ha portato allo studio e alla realizzazione in seamless dei body nuoto da competizione, permettendo alla nostra impresa di ottenere un fatturato su larga scala e di scovare nuovi campi d’applicazione». Proprio tali nuovi settori rappresentano oggi un importante business della Punto Azzurro, che attraverso il lavoro simultaneo dei suoi vari stabilimenti di proprietà continua a lavorare per noti marchi. «Attualmente – specifica Roberto Loda – siamo impegnati nella produzione di abbigliamento tecnico di elevata qualità dedicato al mondo dello sci, della montagna e del freddo in genere. I nostri clienti più importanti sono Moncler, Vist, Goldwin e Spyder. La produzione si svolge in una fabbrica slovacca che conta oltre 250 addetti e in una struttura industriale moldava di 100 operai. Nella sede principale, quella di Rovetta, invece, svolgiamo attività di ricerca e sviluppo e operano una decina di cucitrici altamente qualificate». La grande capacità aziendale e pro-

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duttiva della Punto Azzurro, così come i suoi numerosi contatti, sono garantite da punti di forza ormai ben consolidati nel tempo. «Abbiamo vari assi nella manica, tra cui il servizio e la cura del cliente, aspetti intesi in termini di tempestività di risposta, flessibilità e versatilità produttiva, l’elevato standard qualitativo, le conoscenze tecniche e innovative, il controllo diretto delle fonti produttive, e un buon rapporto qualità-prezzo». Anche finanziaramente i numeri della Punto Azzurro non lasciano dubbi. Infatti, il 2011 si è concluso con un fatturato di 8 milioni e per la fine del corrente anno è previsto il raggiungimento dei 10 milioni di euro. Risultati ottenuti con sinergia di collaborazioni grazie anche al “progetto 4810” che, se opportunamente sponsorizzato e pubblicizzato, si stima porterà nei prossimi 2 o 3 anni a un incremento del 20 per cento del volume d’affari complessivo dell’azienda. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 133


INNOVAZIONE

L’impresa in una rete multinazionale Aziende indipendenti e un obiettivo comune. I vantaggi della partecipazione a una rete globale di distributori di componenti fluidodinamici. Un mercato di nicchia, dai grandi numeri e dall’altissimo livello tecnologico. La parola a Osvaldo Bosetti

un modello di business particolare quello che ha portato il gruppo Swagelok a fatturare nel 2011 un miliardo e mezzo di dollari. L’industria di Cleveland (Ohio, Usa) ha costruito il proprio successo nel settore dei prodotti fluidodinamici grazie a un’organizzazione globale di distributori esclusivi, costituiti da società indipendenti. In Italia il gruppo è presente attraverso la Nordival di Rovato, alla quale sono affidati anche il mercato turco, cipriota e maltese. «Anche la nostra società – spiega il dottor Osvaldo Bosetti, presidente di Nordival –, registra da anni bilanci positivi, con una crescita media annua a doppia cifra. Un risultato che è certamente in contrasto rispetto all’andamento generale dell’economia italiana ed europea e che abbiamo ottenuto grazie alla nostra organizzazione, sia come società indipendente sia come soggetto inserito in una rete distributiva globale che include 230 centri autoriz-

È Osvaldo Bosetti, presidente di Nordival Srl di Rovato (BS) www.nordival.com

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Foto di SWAGELOK COURTESY

Luca Cavera

zati Swagelok nel mondo». Il vostro gruppo si presenta al mercato con un’organizzazione assolutamente particolare. Può spiegare quali sono le sue specificità? «La chiave per comprendere il nostro modello deve partire dalla considerazione che Swagelok, azienda americana che progetta e produce prodotti fluidodinamici destinati a un mercato di nicchia, ove sono richiesti elevatissimi standard tecnologici, ha scelto di operare unicamente attraverso la rete distributiva. Infatti, i suoi clienti, in senso stretto, sono rappresentati dai 230 centri autorizzati alla distribuzione dei suoi prodotti, compresa la Nordival. Il contatto con le industrie e le società dei vari settori ai quali si rivolge il prodotto Swagelok è una nostra prerogativa, che comunque non si esaurisce in un mero rapporto commerciale e di fornitura». Qual è dunque il ruolo di Nordival e delle altre società distributrici? «Acquistiamo il prodotto da Swagelok creando un magazzino dedicato, ci adoperiamo


Foto di SWAGELOK COURTESY

Osvaldo Bosetti

I nostri ingegneri raccolgono gli input del mercato e contribuiscono così a orientare gli investimenti in ricerca e sviluppo del produttore statunitense

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Foto di SWAGELOK COURTESY

perché noi investiamo direttamente per la diffusione del marchio che rappresentiamo. Il nostro, infatti, è un prodotto di altissima gamma che viene utilizzato per applicazioni che richiedono alte prestazione e solide garanzie. A ragione di quanto detto, gli ingegneri che compongono il nostro staff tecnico hanno, tra gli altri, il compito di organizzare training ai clienti, al fine di informarli sulle potenzialità del prodotto e permettere all’utilizzatore finale di compiere una scelta consapevole. Il nostro è infatti un prodotto che, nella propria categoria di mercato, si colloca in una fascia alta di gamma e di relativo costo, giustificati però pienamente dalle alte prestazioni che fornisce sugli impianti e sistemi per i quali un guasto può causare ingenti danni anche di carattere economico. Quali sono i settori ai quali è destinato il vostro prodotto e quali sono, in concreto, le garanzie che date? «Spaziamo dal settore chimico al petrolchimico, dall’oil & gas al power supply, dai semiconduttori alle nanotecnologie. Inoltre nu- áá

alla promozione, al supporto tecnico e alla vendita del prodotto, offrendo anche un servizio costante di addestramento agli utilizzatori finali. Questo lavoro viene condotto in rapporto esclusivo con Swagelok attraverso un’organizzazione dedicata. Per questo conosciamo bene il prodotto, le sue potenzialità e ovviamente le specificità richieste dai settori di riferimento. Tuttavia, definire la nostra società semplicemente “distributore” risulta limitante rispetto alla nostra azione, anche

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Foto di SWAGELOK COURTESY

INNOVAZIONE

áá cleare, Cng (Compressed Natural Gas) e al-

ternative fuel, alimentare, ingegneria navale e aeronautica, biofarmaceutico, automotive, produzione e distribuzione di gas tecnici o speciali. Fondamentale è anche il settore della ricerca e sviluppo di questi settori e di centri come il Cern di Ginevra, il nostro Cnr e le maggiori Università italiane. Tutti i prodotti Swagelok godono di una garanzia a vita sul prodotto, sia che venga montato su una piattaforma petrolifera che sulla turbina di un’azienda elettrica. Il messaggio che ne deriva è comunicare efficacemente che l’utilizzo dei nostri componenti si giustifica dal massimo livello di prestazioni». Chi si occupa direttamente della diffusione di tale “cultura del prodotto”? «A svolgerla sono i nostri ingegneri, che partecipano costantemente a periodi di formazione e aggiornamento negli Stati Uniti, soprattutto quando Swagelok si appresta a lanciare sul mercato nuovi prodotti o aggiornamenti di altri già esistenti. Il ruolo dei no-

Il nostro ruolo è quello di comunicare efficacemente che al costo del componente corrisponde il massimo livello di funzionalità

Foto di SWAGELOK COURTESY

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stri ingegneri non si limita a trasferire le informazioni dal produttore al consumatore, ma anche a raccogliere gli input e le richieste del mercato trasferendole a Swagelok, che, analizzando le informazioni fornite dai 230 centri autorizzati, ha modo di orientare i propri investimenti in ricerca e sviluppo». Avete delle relazioni dirette anche con le altre aziende della rete distributiva, oltre che con il produttore? «Certamente sì. Ci confrontiamo giornalmente per mezzo di una rete informatica dedicata, utilizzata anche per verificare eventuali disponibilità di prodotti nei magazzini locali; scambiamo regolarmente informazioni sia sul mercato che sul prodotto durante i frequenti meeting organizzati dalla casa madre. Insomma, anche se siamo società indipendenti, ognuna con un proprio bilancio, lavoriamo con una forte cooperazione di gruppo. E poiché ogni centro autorizzato agisce come la casa madre, ci muoviamo sul mercato come una multinazionale, con tutti i vantaggi che questo comporta». Qual è, in questo momento, l’andamento dei vostri mercati di riferimento? «Considerando i due più grandi, ovvero Italia e Turchia, entrambi offrono ottime occa-


La forza dell’alleanza In Italia, il 95 per cento delle realtà produttive è composto da piccole e medie imprese. Queste sono anche le dimensioni di Nordival, che conta 25 dipendenti, e che però è inserita in un’organizzazione globale che conta oltre 7mila persone. Ciò significa, per la società di Rovato, avere la possibilità di investire autonomamente in base alle proprie risorse e al contempo far parte di una forza costituita da una rete di 230 centri autorizzati che nel mondo rappresentano il marchio Swagelok. Ciò permette all’azienda lombarda di proporre al mercato un catalogo di oltre 200 brevetti, commercializzare prodotti con certificazioni specifiche per settori come quello nucleare. E questo grazie a un’alleanza imprenditoriale e commerciale in grado di ammortizzare i costi di investimento su una vastissima platea di soggetti economici. Questa forma ha garantito al gruppo e a Nordival un vantaggio competitivo importante, tanto da farne uno dei protagonisti mondiali nel comparto della produzione e distribuzione di componenti fluidodinamici.

sioni di fare business, oltre ad avere un enorme potenziale in prospettiva. Il mercato turco, infatti, è un mercato in forte espansione, che si trova in una posizione geografica tale da fungere da trampolino di lancio per attività che poi si svolgono nei territori circostanti. Il mercato italiano, nonostante la situazione economica attuale, è per noi sempre molto interessante. Godiamo della fiducia delle maggiori società industriali nazionali e collaboriamo con importanti società d’ingegneria che si occupano di progetti internazionali. Dunque lavoriamo anche con realtà italiane che di fatto non sono soggette al-

Foto di SWAGELOK COURTESY

Osvaldo Bosetti

l’andamento dell’economia nazionale». Quali prospettive ha aperto la creazione della vostra nuova struttura di Rovato? «Abbiamo incrementato gli spazi a disposizione, in particolare quello destinato al magazzino, duplicandone la superficie e permettendoci una maggiore disponibilità del materiale. Infatti, sono ben 250mila gli articoli che rappresentano la nostra gamma di prodotti. Il cambio di sede non è stato dettato solo da esigenze puramente commerciali. Vi è stata un’espressa volontà di trasferirci in un ambiente il più possibile eco-compatibile ed eco-sostenibile. Al riguardo abbiamo installato impianti geotermici che ci permettono di non avere né caldaie né impianti di condizionamento e di essere indipendenti dal punto di vista energetico, non producendo così emissioni in atmosfera. Lavorare in un ambiente a misura d’uomo è una delle prerogative del gruppo Swagelok e quindi anche noi abbiamo investito in questa direzione. E vi investiremo ancora, come investiamo costantemente nella formazione e nell’information technology, dato che per il nostro lavoro abbiamo la necessità di essere sempre connessi a tutto il resto del mondo». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 137


Utensileria speciale, il futuro è l’innovazione Capacità innovativa, controllo minuzioso su ogni singola fase di lavorazione e servizi mirati. In questo modo le giovani imprese del settore dell’utensileria speciale domano il mercato odierno. Ne parla Giuliano Tacchi Emanuela Caruso

uesti ultimi anni, duri per la maggior parte delle realtà imprenditoriali italiane, si sono dimostrati ancora più difficili per le giovani aziende, che in misura nettamente maggiore hanno dovuto affrontare sacrifici tanto in termini di denaro quanto in termini di impegno ed energia. Più delle società con background ormai consolidati da anni e anni di attività ed esperienze, infatti, le imprese di recente nascita hanno dovuto escogitare strategie e metodi con cui cavalcare le difficili onde del mercato odierno e con cui farsi notare da un bacino d’utenza semrpe più provato dalla situazione. Chi è riuscita a racapezzarsi in modo brillante è stata la Tz Tools, società attiva nel campo della produzione e riaffilatura di utensili speciali che, come ci racconta Giuliano Tacchi, titolare e amministratore dell’attività, «è riuscita a reagire attraverso l’attuazione

Q Nelle foto, momenti della produzione della Tz Tools Srl di Presezzo (BG) www.tztools.it

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di mirate strategie aziendali volte a eliminare le spese superflue e a mantenere invariati gli standard qualitativi dei prodotti. Ma, in particolar modo, l’impresa è stata capace di sorprendere un mercato in stallo grazie alla capacità innovativa di cui da sempre ha fatto il proprio punto di forza». E rivolgere costantemente l’attenzione verso la tecnologia e l’acquisizione di macchinari di ultima generazione e software d’avanguardia sempre aggiornati è stato lo strumento con cui la TZ Tools è riuscita a convincere tutti i possibili acquirenti. «Alla nostra clientela – spiega Giuliano Tacchi – proponiamo utensili speciali in metallo duro integrale per la lavorazione di materiali ferrosi, non ferrosi e plastici; e ancora utensili saldobrasati e a fissaggio meccanico. La grande esperienza maturata nel corso degli anni e ottenuta anche grazie a proficue collaborazioni con grandi realtà del settore, ci ha consentito di riu-


Xxxxxxx Giuliano Xxxxxxxxxxx Tacchi

La parte più complessa del ciclo è senza dubbio quella del controllo delle geometrie e delle verifiche diametrali

scire a innovare di volta in volta i nostri prodotti, e oggi lavoriamo con moderne macchine a controllo numerico capaci di mantenere tolleranze centesimali anche sui profili sagomati e di rettificare, laddove serva, in tolleranza +/- 0.0015. È così facendo che immettiamo sul mercato articoli sempre nuovi e sempre più precisi e rivoluzionari». Da quanto riferito dal signor Tacchi, si deduce quindi che per un’azienda come la TZ Tools sia di primaria importanza poter contare su un ciclo produttivo ottimamente organizzato e altrettanto controllato. «Sin dalle prime fasi dell’iter realizzativo, poniamo molta attenzione alla cura di ogni minimo dettaglio. La parte più complessa del ciclo è senza dubbio quella del controllo delle geometrie e delle verifiche diametrali. Proprio per svolgere al meglio tale step, a bordo macchina abbiamo due postazioni per la progettazione dell’utensile in simulazione 3D, ottimali per eseguire anche singoli pezzi evitando qualsiasi tipo di errore che potrebbe compromettere la costruzione finale. Nel caso si abbia a che fare con serie di produzione dai numeri elevati di pezzi, il processo può facilmente essere automatizzato, riducendo al minimo l’intervento dei tecnici e, quindi, ottimizzando i costi». Ma dato che in un settore come quello dell’utensileria speciale il controllo non è mai troppo, la TZ Tools può contare su altri stru-

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menti di verifica, così da assicurare agli acquirenti prodotti davvero efficaci. «Disponiamo anche di una postazione con telecamera che permette di controllare le varie geometrie in una tolleranza di +/- 0.01 mm sui profili; mentre per i controlli diametrali ci serviamo di comparatori e micrometri con risoluzione millesimale». Pur essendo una realtà giovane, la TZ Tools non si sta dimostrando forte solo a livello produttivo, ma anche in termini di servizi offerti al bacino d’utenza, servizi che prevedono la personalizzazione e la consulenza. «La nostra società – conclude Giuliano Tacchi – è in grado di progettare utensili sulla base delle specifiche esigenze dei cliente, partendo sia dal disegno fornito che dalla sola forma del singolo particolare. Per conseguire la personalizzazione del prodotto, instauriamo col cliente un rapporto di collaborazione, in cui vengono scambiati idee e pareri sulla tipologia di materiale e di lubrorefrigerante da utilizzare e sulle macchine da scegliere per la lavorazione. Infine, grazie alle competenze raggiunte, rivestiamo anche il ruolo di consulenti, fornendo consigli su come massimizzare la qualità e l’efficienza dei prodotti richiesti». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 139


INNOVAZIONE

La tecnologia a Led nei semafori I La tecnologia led ha fatto il suo ingresso anche nel mondo della segnaletica stradale. Attraverso i semafori a led si riducono consumo energetico e manutenzione, mentre aumenta la durata di funzionamento. Ne parliamo con Ivan D’Altoè Paolo Bucciarelli

Ivan D’Altoè, amministratore della Fis Fabbrica Italiana Semafori Srl, di Melzo (MI), ritratto con il padre Silvano www.fabbricaitalianasemafori.it

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n una città media il consumo dei semafori incide per circa il 10 per cento sul totale della pubblica illuminazione, dato a cui vanno aggiunti i costi di manutenzione come pulizia o sostituzione periodica lampade. Le possibilità di risparmio energetico ed economico in questo campo possono quindi essere molto interessanti. L'innovazione tecnologica ha messo a disposizione nuove lampade semaforiche formate da gruppi di led. Con il led il consumo si ridurrà dell’80 per cento, la durata aumenterà di circa 10 volte, la manutenzione verrà ridotta e la sicurezza aumenterà. «La tecnologia led – spiega Ivan D’Altoè, amministratore della Fabbrica Italiana Semafori Srl - si è sposata molto bene con i nostri impianti e il risparmio sul consumo di corrente è notevole. Lo scoglio da superare è il costo iniziale elevato rispetto alla soluzione con lampadine ad incandescenza. In ogni caso è un investimento che negli anni si ammortizza. Inoltre utilizzando il led si possono installare cartelli lampeggianti senza l’ausilio della corrente ma con il solo accumulo dell’energia solare tramite pannelli solari e batterie». Quali evoluzioni hanno subìto le lanterne semaforiche? «Le prime lanterne semaforiche erano in alluminio, direttamente colate in stampi di terracotta. Con l’evoluzione dei materiali si è iniziato a stampare in policarbonato. La nostra azienda stampa e assembla la lanterna semaforica seguendo tutto il processo. Si parte dal policarbonato e si arriva alla lanterna semaforica finita con i relativi accessori. La nostra azienda progetta, produce, installa ed esegue la manutenzione d’impianti semaforici e ci siamo adegua anche all’avvento dei led». Con chi collaborate maggiormente? «La nostra attività è rivolta principalmente agli enti pubblici, sia amministrazioni comunali che provinciali, che sono i proprietari degli impianti semaforici. Abbiamo anche dei clienti privati che possono avere la necessità di usufruire d’impianti semaforici magari in un contesto più am-


Ivan D’Altoè

Abbiamo creato nel Comune di Padova

pio di intervento o delle imprese edili una rete di monitoraggio che permette che hanno negli oneri di urbanizzaall’Ufficio di Viabilità di controllare zione l’installazione di impianti semain tempo reale chi entra e chi esce forici. Purtroppo cerchiamo di selezionare il cliente privato per evitare dal territorio spiacevoli situazioni di insolvenza». E per quello che riguarda le rotatorie voi come vi ponete? «Noi siamo dell’idea che, dove ci sono le possi- Con questo sistema è possibile anche realizzare bilità d’intervento, la scelta di una rotatoria sia dei report per studiare modifiche viarie che perpreferibile rispetto al semaforo perché ha un mi- mettano di agevolare il traffico. È un sistema nor impatto sul traffico rispetto a un impianto se- molto efficace nella sua semplicità e abbiamo inmaforico che, per ovvi motivi di sicurezza, ha dei tenzione di proporlo anche ad altre realtà». tempi “morti”. Il rovescio della medaglia delle roCome vede il futuro del settore? tatorie è che poi si pone il problema dell’attra- «La recessione la sentiamo anche noi e molti noversamento dei pedoni per cui ecco che spunta stri clienti devono lottare con patti di stabilità. l’impianto semaforico a chiamata pedonale che Rispetto a un tempo gli investimenti sulla seinterrompe il flusso delle auto». gnaletica luminosa sono calati notevolmente ma Offrite altri servizi oltre agli impianti se- abbiamo comunque la certezza che i lavori esemaforici? guiti possiedono una copertura finanziaria. «Abbiamo esperienza anche in impianti elettrici Siamo certi che col passare del tempo le ammie negli impianti di rilevamento del traffico. Que- nistrazioni troveranno le giuste risorse per un setst’ultima mansione ci ha permesso di poter la- tore che ricopre un servizio alla popolazione con vorare con la società Autostrade Per L’Italia sia per un alto grado di sicurezza». gli impianti di controllo di velocità che per la pesa In cosa è stata indispensabile la vostra espedinamica che consente alla Società di monitorare rienza? il peso effettivo dei camion che transitano sulla «Sicuramente nella possibilità di servire al meglio loro rete. Sempre per quanto riguarda il rileva- i clienti. E sempre grazie all’esperienza riusciamo mento abbiamo creato nel Comune di Padova a proporre soluzioni valide per risolvere problemi una rete di monitoraggio che permette all’Uffi- viabilistici e di controllo del traffico. Fautore di cio di Viabilità di poter controllare in tempo tutto questo è mio padre che si dedica tutt’oggi reale chi entra e chi esce dal territorio comunale. agli aspetti tecnici della nostra attività».

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LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 141


Novità per le Pmi lombarde Dall’11 settembre 2012 le Pmi lombarde possono contare su un fondo di 6 milioni di euro. L’obiettivo è avvicinare le imprese ai temi dello sviluppo tecnologico. Con Marco Fanton Pedrotti parliamo dell’evoluzione tecnologica nel campo delle resistenze elettriche corazzate Marco Tedeschi

Marco Fanton Pedrotti è titolare insieme ai soci Roberto Caschili e Davide Gianetti della Redic di Saronno (VA) www.redic.it

e Pmi lombarde potranno usufruire di 6.070.000 euro per gli interventi volti a favorire i processi di innovazione tecnologica (di prodotto, processo, metodo), ricerca e sviluppo e valorizzazione del capitale umano. Una buona notizia per tutte quelle Pmi lombarde che hanno puntato proprio sull’innovazione tecnologica, come la Redic di Saronno, specializzata nella produzione di resistenze elettriche corazzate. «Siamo presenti come fornitori di tantissime aziende che operano in tutti i settori (gomma, plastica, stampi, riscaldamento aria, riscaldamento acqua, galvanica) – spiega Marco Fanton Pedrotti che ge-

L

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stisce l’attività insieme ai soci Roberto Caschili e Davide Gianetti -. Negli ultimi anni abbiamo investito parecchie risorse per velocizzare la produzione acquistando macchinari e investendo sulla sperimentazione. Tutto ciò ci ha permesso di offrire un prodotto di qualità a un prezzo concorrenziale». Da un punto di vista geografico quali sono i vostri mercati di riferimento? «La nostra clientela è dislocata su tutto il territorio italiano, abbiamo clienti in tutte le regioni del paese. Abbiamo anche clienti esteri, principalmente svizzeri e tedeschi, e stiamo cominciando a collaborare con altre nazioni. Non è molto che ci occupiamo dell’esportazione ma stiamo già raggiungendo risultati interessanti, oltre che sotto l’aspetto economico anche per quanto riguarda soddisfazioni personali; un paio d’importanti aziende utilizzano infatti resistenze progettate dal nostro ufficio tecnico come soluzione a quelle precedentemente impiegate,


Marco Fanton Pedrotti

dando un notevole apporto alla durata e alla sicurezza del prodotto». Quale bilancio è possibile trarre dall’ultimo anno di attività? «Negli ultimi anni siamo cresciuti esponenzialmente a livello di fatturato, nel 2009 (dove la crisi si è sentita maggiormente) abbiamo comunque continuato a investire, sia con macchinari che con sperimentazioni interne, e nel 2010 siamo riusciti ad aumentare il fatturato del 30 per cento. Nel 2011 abbiamo aumentato ancora del 28 per cento il fatturato sull’anno precedente. La situazione economica e sociale non aiuta di certo ad andare avanti con tranquillità e la cosa non dipende solo da noi; il pericolo di mancati pagamenti è sempre più alto di conseguenza l’attenzione è massima. Nonostante ciò possiamo vantare una bassissima percentuale di insoluti che ci permette, anche grazie ad un’oculata amministrazione, di avere un ranking bancario eccellente». Avete in cantiere particolari progetti? «Il prossimo passo sarà, come anticipato prima, l’inserimento ulteriore nel mercato estero, in quanto siamo consapevoli di avere un prodotto di elevata qualità vendibile a un prezzo molto concorrenziale. Stiamo anche iniziando la produzione di una nuova tipologia di prodotto che ci permetterà di dare un ulteriore servizio». Quali sono le peculiarità alla base della vostra struttura produttiva? «Sicuramente la nostra esperienza trentennale e una severa attenzione alle evoluzioni tecnologi-

Una severa attenzione alle evoluzioni tecnologiche ci permette di costruire resistenze ad hoc consigliando, attraverso il nostro ufficio tecnico, il prodotto ideale

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che ci permettono di costruire resistenze ad hoc consigliando, attraverso il nostro ufficio tecnico, il prodotto ideale che abbia un’ottima qualità e una lunga durata pur mantenendo prezzi contenuti. Durante la progettazione e la costruzione di nuove tipologie di prodotti ci si interfaccia spesso con il cliente cercando di ottenere più informazioni possibili per creare il prodotto che corrisponda appieno alle esigenze del committente». Quali sono gli aspetti più significativi che bisogna tenere in considerazione quando si vanno a progettare e costruire queste particolari resistenze? «Una caratteristica fondamentale che ci appartiene è la curiosità: siamo alla continua ricerca di novità, di evoluzioni, di nuovi materiali e di possibili nuove applicazioni per i nostri prodotti. Visitiamo frequentemente fiere e congressi e ci confrontiamo in maniera abituale con i nostri fornitori “strategici” in modo da elaborare congiuntamente le migliori soluzioni. Abbiamo nella nostra officina macchinari evoluti di cui alcuni progettati da noi con l’ausilio dell’azienda che ha poi eseguito la costruzione e messa in opera del progetto». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 143


MADE IN ITALY

La riconoscibilità del design italiano L’entusiasmo per il lavoro, la passione e le emozioni che si inscrivono nella forma delle funzioni. Per Clemente Bugatti la creatività italiana si basa su due concetti chiave: design-driven innovation e sharing experience Luca Cavera

ual è il fattore che rende il design italiano così attraente all’estero? Secondo Clemente Bugatti, alla guida di una piccola impresa che esporta l’85 per cento della propria produzione di articoli per la tavola e la cucina, è la riconoscibilità. «Di fronte a un prodotto ideato, progettato e realizzato in Italia, all’estero riescono a percepire qualcosa che probabilmente a noi sfugge e che fa spiccare il prodotto made in Italy fra gli altri. Ai loro occhi il prodotto appare dotato e portatore di un’anima e della capacità di trasmettere le emozioni e la passione di chi lo ha creato. Ed è proprio questo il significato della creatività italiana: riuscire a trasferire al prodotto, attraverso le azioni della manifattura, un’anima, un significato e una parola, che sono espressi dalla forma delle funzioni e da un concetto unico e incomparabile». Bugatti, prima di tutto, quindi, è un’azienda che crede nel valore del design. E poi nell’innovazione, nelle nuove tecnologie e nella condivisione. La vostra azienda e l’Istituto Europeo di Design di Milano hanno avviato un programma di collaborazione triennale. Quali sono gli obiettivi? «Questa per noi rappresenta una sfida: quella di avvicinare mondo della formazione e mondo dell’impresa. Abbiamo accettato questa collaborazione a patto che i giovani designer pos-

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sano entrare in azienda e “respirarne” il profumo, confrontarsi con tutte le figure professionali, perché bisogna anche far crescere la conoscenza delle esigenze per guidare l’innovazione del design. Come ha sintetizzato Roberto Verganti: “L'innovazione “design-driven”, guidata dal design, non viene dal mercato, ma crea nuovi mercati; non spinge nuove tecnologie, ma dà vita a nuovi significati.” L’azienda come incubatore di imprenditori futuri: per questo crediamo nell’incontro dell’esperienza con la teoria, un confronto capace di salvaguardare la creatività italiana». Su quali progetti di ricerca e innovazione state lavorando in questo momento? «Oltre ai progetti nelle categorie presenti nel nostro assortimento, tra cui posate, accessori per la tavola e piccolo elettrodomestico, stiamo sviluppando un progetto che abbiamo battezzato Glasstechot. È una nuova tecnologia, un semiconduttore che applicato a un vetro ceramico può raggiungere la temperatura di 450 °C. Alla base di questo progetto c’è stata la curiosità di sperimentare materiali innovativi e applicazioni alternative. Questa tecnologia ci ha permesso di sviluppare nuovi prodotti, ma per le dimensioni della nostra impresa, sappiamo di essere in grado di sfruttare solo il 5-10 per cento delle sue potenzialità. Per questo ab-

Clemente Bugatti, Ad della Ilcar di Bugatti Srl di Lumezzane (BS) www.casabugatti.it


Clemente Bugatti

biamo deciso di condividere la nostra esperienza con altre imprese, gratuitamente. Dare ci ha consentito di ricevere e, grazie a questa logica di sharing experience, stiamo avviando collaborazioni con altre importanti aziende italiane». A quali target e fasce di mercato si rivolgono i vostri prodotti di design? «Ci rivolgiamo a una fascia medio-alta e alta. Il target dei consumatori è quello di persone interessate al design, alla qualità e all’innovazione, al fatto che il prodotto comunichi loro un’emozione da poter condividere con gli altri». In quali paesi state riscontrando le performance migliori? «Nel 2011, registrando flessioni in alcuni paesi europei – con le eccezioni di Francia e Regno Unito –, abbiamo puntato sullo sviluppo di nuovi mercati e ci siamo rivolti soprattutto alla Russia e al mercato asiatico, ma anche al Sud America. Nonostante il nostro mercato maggiore resti quello francese - copre il 16 per cento del nostro fatturato - esportiamo in altri circa cinquanta paesi, fra i quali in questo mo-

Il significato della creatività italiana: trasferire al prodotto un’anima, un significato e una parola

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mento stanno crescendo molto l’Estremo Oriente – Singapore, Malesia, Indonesia, Cina, Corea – e l’Oceania, compresa l’Australia». Quali sono le prospettive e i vostri obiettivi per il medio periodo? «Concentrare gli sforzi nell’innovazione e nello sviluppo dei mercati rispondenti, cioè in grado di darci marginalità da reinvestire in ulteriore innovazione. Gli obiettivi sono quelli di crescere e ricercare, per generare opportunità. E lavorare con entusiasmo. Non è semplice, però siamo convinti che l’utile che siamo in grado di generare oggi sia puramente virtuale. Certamente è molto importante fare utili, utilizzandoli responsabilmente, trasmettendo e facendo circolare nuovi stimoli, e lavorare per l’internazionalizzazione, senza trascurare gli investimenti nel mondo web, che aiutano in questo processo». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 145


MADE IN ITALY

La produzione locale? È ancora un valore aggiunto n “Urlo” per distinguersi sul mercato. È il nome scelto – non a caso – per il marchio registrato dalla Erre.BI.BI., realtà che da Casazza ha aperto il ventaglio delle proposte al mondo, accettando le sfide del mercato globale. L’azienda produce accessori destinati a tre ambiti: il fashion, l’abitare, il tempo libero. La Erre.Bi.Bi., presente sul mercato da vent’anni, è nata in quel momento storico dell’economia in cui il processo di globalizzazione stava subendo una forte accelerazione. Il fondatore dell’azienda, Aldo Belbruti, aveva ben presente la sfida e, ancora di più, aveva presente la necessità di mantenere la saldezza dei valori che uniformano i processi produttivi, consentendo la stabilità nell’evoluzione. La crisi ha mostrato le debolezze della globalizzazione, che, soprattutto in Italia, fa rima con delocalizzazione. La Erre.BI.BI. ha imboccato una strada diversa, operando strategie mirate alla valorizzazione dei processi lavorativi locali, posti nel solco della tradizione

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CorradoMariani, Aldo Belbruti e Daniela Nicoli, titolari di Erre.BI.BI. Srl di Casazza (BG) info@rbbsrl.it

146 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Restare fedeli al made in Italy è una scelta vincente. Soltanto mantenendo la propria identità, infatti, è possibile sostenere le grandi sfide del mercato. Il punto di Corrado Mariani Roberta De Tomi

artigianale italiana. Come spiegato dall’amministratore Corrado Mariani, la fedeltà al made in Italy ha permesso alla società di lavorare anche con prestigiosi brand internazionali, senza mai perdere la propria identità. Come si colloca la vostra azienda in un mercato così difficile come quello attuale? «Si naviga a vista. La parola d’ordine è flessibilità: nella mutevolezza delle richieste del mercato, occorre riuscire ad adeguarsi alle specifiche. Per questa ragione ogni imprenditore deve misurarsi con le difficoltà poste da questa crisi sistemica e si deve difendere dall'oppressione di una globalizzazione selvaggia e speculativa, che, come previsto, ha generato le condizioni che conosciamo e contro cui dobbiamo combattere. Quello che ci ha permesso di “fare la differenza” è stata la fedeltà ai valori tradizionali della storia del nostro lavoro e delle nostre famiglie. Ciò ci ha consentito di proseguire sulla strada che abbiamo intrapreso, mantenendoci ben saldi rispetto al conseguimento dei nostri obiettivi». A quali mercati vi rivolgete? «Ci proponiamo a ogni mercato, fermo restando che quelle che ci interessano sono le richieste che prevedono anche la disponibilità a realizzare una collaborazione costruttiva e


Corrado Mariani

reciproca. Da soli non si cammina». Da dove nasce l’idea di registrare il marchio “Urlo”? «Dal punto di vista concettuale, l’urlo è qualcosa che esce da dentro, nonché una modalità per farsi sentire. Da ciò quindi la scelta del nome, per un marchio che rappresenta una delle risposte che stiamo dando alle richieste del mercato. Questo marchio racchiude in sé le caratteristiche artigianali e creative (manualità e arte) che rendono celebre il made in Italy in tutto il mondo. “Urlo” designa una collezione di accessori (borse, cinture, portafogli) ma s’identifica soprattutto con un modus operandi che spazia anche nell’elaborazione di soluzioni e di design innovativi. Tale ricerca coniuga sempre la funzionalità all’originalità, al fine di distinguerci sul mercato, avanzando proposte sem-

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Quello che ci ha permesso di “fare la differenza” è stata la fedeltà ai valori tradizionali della storia del nostro lavoro e delle nostre famiglie

pre nuove e innovative, senza mai perdere di vista le proprie radici» Quanto influisce la crisi sulla spendibilità dello stile italiano e sul valore che il made in Italy riveste in termini di competitività sui mercati? «Dal nostro punto di vista, in un mercato che ha un’offerta ampia e vasta, si pongono comunque nuove richieste a cui si può dare una risposta, attingendo ai valori e alle risorse che hanno fatto grande lo stile italiano. Più rimaniamo fedeli al made in Italy, e dunque noi stessi, più saremo premiati».

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LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 147


La diversificazione come risposta alla crisi L’assenza di continuità nelle commesse sta bloccando gli investimenti di molte imprese. Per reagire queste puntano sull’ampliamento dei servizi e sull’ottimizzazione delle risorse interne, umane e tecnologiche. Antonio Pugliese presenta la strategia per il settore packaging Manlio Teodoro

impossibilità di fare programmazione è una delle cause principali del calo di investimenti generale delle imprese italiane. L’innovazione tecnologica ha un suo costo e a questo non è però possibile far corrispondere un recupero dell’investimento in tempi certi, soprattutto di fronte all’assottigliarsi dei margini. Questo discorso, trasversale a tutta l’industria, è una realtà nel settore del confezionamento e del packaging. Come dice Antonio Pugliese, titolare della P&c di Melzo: «Nell’ultimo anno ci siamo trovati di fronte a picchi di lavoro imprevisti, che si sono alternati a periodi di quasi inattività. L’assenza di continuità è uno dei problemi principali che riscontriamo. Per farvi fronte abbiamo puntato al massimo sulla diversificazione, avventurandoci anche con successo in am-

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148 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

biti e lavorazioni per noi totalmente nuove. Ma naturalmente puntando soprattutto ad ampliare il più possibile le competenze nei nostri settori di riferimento». A quali aree di mercato vi rivolgete maggiormente? «Il nostro core business è rappresentato dalle lavorazioni che eseguiamo per la cosmetica e l’editoria. A livello territoriale copriamo tutta l’area lombarda, ma lavoriamo anche in Veneto e in Piemonte. In linea di principio non ci siamo mai dati dei limiti geografici. Anche se oggi dobbiamo mettere in conto la crescita dei costi di trasporto, che possono incidere in maniera significativa sui ricavi finali». Quali sono le vostre specializzazioni principali?

Antonio Pugliese, titolare della P&c Srl di Melzo (MI) www.pecpackaging.it


Antonio Pugliese

«Siamo in grado di realizzare assemblaggi e packaging di qualsiasi dimensione, eseguendo tutte le operazioni manualmente e garantendo così una cura e un’attenzione che nessuna macchina può dare e rendendo comunque ogni pezzo identico agli altri. Inoltre eseguiamo lavorazioni di termoretrazione, diversi servizi per l’editoria – come sostituzione di pagine, raccolta, applicazione di sovraccoperte, bollinatura e altri – ed eseguiamo forature, occhiellature, rivettature e angolature su cataloghi e altri supporti. Abbiamo anche un reparto dedicato alla stampa: facciamo serigrafie su diverse tipologie di articoli e gadget promozionali, stampa tampografica a tre colori e a un colore su superfici tonde come vasetti, bottiglie e oggetti sferici. Abbiamo la tecnologia anche per eseguire stampa a caldo in oro, argento e altri colori su tessuti, pelle e Pvc – destinato principalmente ad agende e portadocumenti». Qual è il valore aggiunto di eseguire alcune lavorazioni a mano anziché attraverso i macchinari? «Alcune operazioni, semplicemente, sono di una tale complessità, che i macchinari non potrebbero realizzarle al meglio. Il lavoro artigianale permette invece di dare quel tocco di creatività e personalizzazione che nessuna macchina può applicare a un catalogo o a una presentazione di prodotti, rendendoli particolarmente attraenti per il target al quale sono rivolti. E realizzando al meglio così quella che è la funzione del packaging, ovvero quella di rendere subito accattivante un prodotto attraverso la sua confezione». Questa scelta vi permette anche di ovviare al problema legato alla difficoltà di fare investimenti in questo momento?

Abbiamo puntato al massimo sulla diversificazione, entrando con successo anche in ambiti e lavorazioni per noi totalmente nuovi

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«Assolutamente. Oggi non è facile investire in nuove tecnologie, le attrezzature richiedono risorse ingenti e purtroppo, vista la quantità altalenante di commesse che riusciamo a ottenere, c’è il rischio di non riuscire a rientrare dagli investimenti in tempi brevi e per le aziende questo non è il momento migliore per esporsi – anche perché non possiamo contare sull’aiuto di finanziamenti bancari. Per questo cerchiamo di sfruttare al massimo quello che abbiamo e di valorizzare al meglio i nostri collaboratori, dai quali dipende la qualità del nostro lavoro». Quali le vostre prospettive per i prossimi mesi? «Abbiamo in programma di potenziare la nostra rete commerciale, in modo da riuscire ad avere più clienti e commesse. Nel nostro settore, infatti, conta molto il passaparola fra le aziende, ma anche il contatto diretto. Con maggiori risorse commerciali contiamo di incrementare il nostro volume di lavoro e a livello di produzione continueremo a impegnarci nel suggerire le soluzioni migliori e nel garantire tempi e costi certi per ogni lavoro commissionato – due aspetti sui quali il mercato è particolarmente sensibile in questo momento». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 149


MODELLI D’IMPRESA

La siderurgia esige tempestività In un settore, quello meccanico, dove la maggior parte delle aziende decide di fuggire dall’Italia per rifugiarsi in paesi più competitivi, ci sono ancora realtà che credono nella forza del mercato italiano e lavorano con qualità. Ne parla Mario Altrocchi Emanuela Caruso

La Siderurgica Lombarda ha sede a Usmate Velate (MB) www.siderurgicalombarda.com

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n magazzino rifornito di acciai, comuni e speciali, come quella della Siderurgica Lombarda, è a completa disposizione della clientela e si distingue per la rapidità delle consegne». Con queste parole Mario Altrocchi sintetizza le dinamiche del settore siderurgico. Un comparto in cui effettivamente l’attività funziona come una catena di montaggio, dove committente, acciaieria e società di servizio dettano l’un l’altro tempistiche e quantitativi di materiali. Un comparto dove una società di servizio per distinguersi dalle aziende concorrenti deve saper rispondere con rapidità e precisione alla fornitura di acciai. Ed è proprio della puntualità nella risposta alle richieste dei clienti che l’impresa Siderurgica Lombarda ha fatto il suo punto di forza maggiore. «Il nostro compito – spiega Mario Altrocchi, titolare della società – è quello di acquistare dalle acciaierie primarie, sia italiane che estere, svariati materiali, così da porci nei confronti dei nostri utenti come una specie di negozio all’ingrosso, dove è

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Mario Altrocchi

L’unico ramo che in questo momento sopravvive, rispetto alla meccanica, è quello legato al petrolio

possibile scegliere ciò di cui si ha bisogno. Una volta ricevuta la richiesta, si provvede con immediatezza alla preparazione e alla consegna dei prodotti con estrema velocità ed efficienza». Oltre che per la tempestività delle consegne, la Siderurgica Lombarda, attiva da più di trent’anni, si distingue anche per una filosofia aziendale le cui basi si fondano su importanti principi. «Sin dall’inizio dell’attività – commenta ancora Mario Altrocchi – abbiamo fatto in modo di dare spicco a quattro pilastri fondamentali per la buona riuscita del nostro lavoro: l’impiego di materie prime di elevata qualità, il ricorso a tecnologie produttive d’avanguardia, lo studio di costi contenuti e competitivi, e come già detto, un sistema di consegna ottimale. Grazie a questa filosofia operativa, la nostra impresa, pur essendo una piccola realtà nel settore siderurgico, è riuscita sempre ad ottenere buoni risultati e a conquistare clienti importanti». Proprio a disposizione della clientela, formata in prevalenza da costruttori di macchinari, la Siderurgica Lombarda propone la Garanzia di Qualità, «una prerogativa assoluta della società, in quanto metodo efficace per assicurare al bacino d’utenza non solo prodotti di primissima qualità, ma soprattutto prodotti garantiti sotto ogni punto di vista. Per poter dare questa sicurezza, siamo stati tra i primi commercianti si-

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derurgici a richiedere la specifica certificazione e, inoltre, ci avvaliamo della collaborazione di uffici specializzati esterni incaricati di controllare ogni fase della nostra lavorazione». Ecco allora che tutti i prodotti commercializzati dalla Siderurgica Lombarda sono corredati di certificato di collaudo e riportano analisi di colata e caratteristiche meccaniche. «L’intera gamma di articoli trattati, inoltre – continua Mario Altrocchi –, segue le normative nazionali e internazionali; e tutti i materiali in entrata e in uscita dal nostro stabilimento vengono controllati con la massima accuratezza». Sono quindi la puntualità, l’assortimento e il controllo le armi con cui la Siderurgica Lombarda cerca di sconfiggere la crisi economica abbattutasi sull’economia italiana e su cui punta per rimanere sul mercato. «Attualmente – conclude il signor Altrocchi – il nostro settore non versa in buone condizioni. La meccanica è quasi del tutto ferma e le aziende che ancora lavorano lo fanno solo conto terzi. L’unico ramo che sopravvive, rispetto alla meccanica, è quello legato al petrolio. Le maggiori difficoltà che riscontriamo sul mercato sono i ritardi nei pagamenti, la reticenza delle banche ad aiutare clienti e imprenditori per nuovi investimenti, la fuga dall’Italia e la confusione generale che, di conseguenza, si è creata e che non consente di fare previsioni per il futuro». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 151


Imprese che scelgono “il loro mercato” uest’anno, a far scendere il Pil italiano di oltre il 2 per cento ci penseranno l’elevatissimo spread che incombe su vari stati dell’Unione Europea, la pressione fiscale da record, la burocrazia che gioca a sfavore delle aziende del nostro Paese e di quelle europee e la situazione politica incerta. Con davanti agli occhi uno scenario del genere, alle imprese italiane non resta che cercare di sopravvivere alla crisi tenendo quanto più salda possibile la propria posizione sul mercato e studiando strategie adeguate al particolare periodo economico che stiamo vivendo. Tutti questi aspetti li ha ben presenti la società Aviometal, sita ad Arsago Seprio, in provincia di Varese, e nata come azienda di supporto ai principali costruttori aeronautici nazionali e specializzatasi, successivamente, nell’area delle leghe di alluminio per impieghi strutturali. «Come obiettivo per il 2012 – spiega il dottor Marco Monti, presidente dell’azienda – vogliamo cercare di perdere meno terreno possibile nei mercati più colpiti dalla crisi e di mantenere invece inal-

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152 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Consolidare la presenza sui mercati di riferimento più importanti continua a essere il metodo migliore per affrontare il periodo economico attuale. L’esperienza diretta di Marco Monti di Aviometal Spa Emanuela Caruso

terata la nostra quota nei mercati più distanti dalla stagnazione economica. Per riuscire in questo proposito, dobbiamo quindi consolidare i settori tradizionali in cui operiamo, ampliando il nostro raggio d’azione in quelli riguardanti la piccola distribuzione». Ed è proprio la varietà dei settori di riferimento uno dei maggiori punti di forza su cui da sempre può contare la Aviometal. «I nostri prodotti, ovvero semilavorati industriali in leghe d’alluminio, altri metalli non ferrosi e pannelli a nido d’api – continua il dottorMonti –, sono distribuiti principalmente nei settori delle costruzioni macchine, della meccanica generale e della sua subfornitura, del-

Alcuni interni della Aviometal. L’azienda, che quest’anno ha festeggiato il traguardo dei 60 anni di attività, ha sede ad Arsago Seprio (VA) www.aviometal.com


Marco Monti

Uno stock di magazzino ben fornito e svariati settori di riferimento sono i punti di forza della Aviometal

l’imballaggio, dell’aeronautica e del navale. Il comparto che tra questi ha mantenuto finora un livello più elevato di consumi, donandoci grandi soddisfazioni, è la costruzione macchine, che grazie ai risultati raggiunti con le esportazioni ci fa ben sperare anche per gli anni a venire». Il successo che la società Aviometal continua a riscuotere sul mercato nonostante la crisi è dovuto anche e in particolar modo all’ampia ed esaustiva gamma di prodotti semilavorati che costituisce lo stock di magazzino aziendale. «Potendo disporre di vari e diversificati articoli, tra cui lamiere sottili, piastre, barre estruse e trafilate, tubi e profilati standard e speciali – commenta ancora il presidente della Aviometal –, siamo in grado di soddisfare le richieste di qualsiasi settore e cliente, da cui veniamo considerati dei distributori generalisti. La possibilità di avere uno stock piuttosto importante che oltre a conservare metalli e materiali, si occupa anche dell’esecuzione di tagli a misura o in sagoma la dobbiamo, invece, ai rapporti e agli scambi che intratteniamo con i nostri fornitori, in genere appar-

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tenenti a multinazionali che operano sul mercato da molti anni. Le nostre reciproche conoscenze ci permettono di sfruttare al meglio le capacità e le qualità dei diversi attori in gioco, così da proporci al bacino d’utenza con un rapporto qualità-prezzo davvero competitivo». Ma non è finita qui, poiché la Aviometal ha a sua disposizione un altro asso nella manica, rappresentato dalla qualità del servizio, resa ottimale dall’aver capito che in un settore come quello in cui è impegnata l’azienda gioca un ruolo essenziale la prossimità all’utente. «Il maggior numero di consegne effettuate dalla società – ci fa sapere Marco Monti – si concentra nelle regioni più vicine a noi e, quindi, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Abbiamo, però, riscontrato una buona tenuta anche nelle Marche e un certo incremento dei volumi in Campania». Come commenta il responsabile, per concludere, «sono stati tutti i fattori citati finora ad aver permesso alla Aviometal di chiudere il 2011 con un consolidamento delle dimensioni del fatturato e una importante riduzione dell’indebitamento generale dell’azienda, e allo stesso tempo è stata in grado di mantenere invariati i livelli d’investimento e di stock di magazzino». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 153


MODELLI D’IMPRESA

L’export tiene, ma non traina export non è più sufficiente per reagire alla crisi del mercato interno». È questa la dichiarazione netta che fa l’ingegnere Giuseppe Fusi, titolare dell’azienda Nuova Inoxtecnica. Tale affermazione assume un valore decisivo se si considera che l’impresa di Galliate, specializzata nella progettazione e produzione di apparecchiature elettriche per la cottura degli alimenti e la generazione di vapore, realizza all’estero il 70 per cento del proprio fatturato. «Nonostante il risultato di 2 milioni di euro di fatturato nel 2011, per quest’anno prevediamo una flessione di almeno il 15 per cento. A trainare la nostra economia è ancora l’export, ma la crisi nel mercato nazionale ha effetti importanti sul nostro bilancio. Da parte delle aziende italiane la domanda non esiste, oppure è orientata a una ricerca di quotazioni sempre più al ribasso, che spesso sfiorano la soglia del sottocosto. In molti casi non siamo disposti a scendere a tali compromessi pur di vendere, perché il livello tecnologico e la qualità alla quale puntiamo nella realizzazione dei nostri prodotti hanno un costo e un valore, anche in termini di risorse umane, che

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La Nuova Inoxtecnica Srl ha sede presso Galliate (NO) www.nuovainoxtecnica.com

Le imprese italiane si confrontano con mercati a due velocità. Da una parte la crisi interna, dall’altra l’export, diventato la voce più importante del bilancio. Giuseppe Fusi, produttore di apparecchiature elettriche per la cottura tratteggia lo scenario europeo Manlio Teodoro

non possiamo ignorare né svendere». Il core business della Nuova Inoxtecnica è rappresentato dalla produzione di apparecchiature, esclusivamente ad alimentazione elettrica, destinate, da una parte, alla generazione di vapore – con applicazioni nelle saune, box doccia, disinfezione e sterilizzazione in ambito medicale –, dall’altra, alla cottura e al mantenimento a temperatura degli alimenti. «La nostra gamma comprende piani caldi in acciaio o vetro, piani di cottura in vetroceramica, fornelli elettrici, bistecchiere, grill, TeppanYaki, crepiére, cuoci-pa-


Giuseppe Fusi

Il nostro focus è rivolto al rispetto dell’ambiente e tutte le nostre produzioni sono concepite per avere un impatto minimo

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sta, friggitrici, brasiere – apparecchiature destinate all’uso sia professionale sia domestico. Da anni realizziamo anche apparecchi professionali che sfruttano l’induzione, tecnologia oggi molto di moda. Tuttavia crediamo ancora molto nelle tecnologie tradizionali, anche perché il nostro focus è rivolto al rispetto dell’ambiente ed è per questo motivo che tutte le nostre produzioni sono concepite, progettate e realizzate per un impatto minimo. I sistemi di cottura tradizionali possono essere realizzati con componenti interamente made in Italy e garantiscono vantaggi in termini di sicurezza, facilità d’uso, rendimento, rapidità e durata nel tempo. Inoltre, a fine vita il materiale che costituisce la macchina è recuperabile al 100 per cento, con un vantaggio anche ambientale. Lo stesso discorso, invece, non vale per la componentistica elettronica impiegata nell’induzione». Nuova Inoxtecnica realizza il 70 per cento del fatturato all’estero, principalmente nei paesi europei. «Il nostro mercato più importante è quello tedesco, seguito da Regno Unito, Spagna, Turchia, Austria e Svizzera. Inoltre, nel settore vapore, il nostro prodotto di punta è quello desti-

nato alla sterilizzazione. Uno dei nostri principali partner, per questa tecnologia, è un produttore europeo che detiene il primato mondiale nella produzione e commercializzazione di attrezzature per la disinfezione e la sterilizzazione, utilizzate in ospedali e laboratori di analisi». I risultati raggiunti a livello internazionale dalla società guidata dalla famiglia Fusi sono stati ottenuti grazie a un impegno costante nella ricerca e nell’innovazione, che spesso si sono anche tradotte nella registrazione di brevetti. «Il segreto del nostro successo sta nel periodico riesame di tutti i processi aziendali, attraverso i quali ottimizziamo la programmazione, l’organizzazione del lavoro e la formazione del personale. Sul fronte dello sviluppo di nuove apparecchiature, attualmente stiamo lavorando a un sistema che sfrutti i generatori di vapore per le saune. Queste, tradizionalmente, hanno sempre utilizzato i carboni accesi e le pietre calde sulle quali si versava l’acqua. Lo stesso risultato però si può ottenere con una massa termica in acciaio inossidabile, in grado di vaporizzare immediatamente l’acqua grazie a un’inerzia termica abbastanza grande». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 155


MODELLI D’IMPRESA

Investimenti salva-crisi Nonostante la crisi le Pmi italiane continuano, tra molte difficoltà, a investire. Investimenti che si sono rilevati la miglior ricetta per non soccombere ed espandersi verso altri mercati. La parola a Roberto Zomegnan Nicoletta Bucciarelli

na perdita di competitività per l'Italia di 30 punti in 15 anni rispetto alla Germania non lascia dubbi sull'importanza del fattore produttività in chiave anti-declino. Per questo è fondamentale verificare ogni strumento che permetta di valorizzare al massimo la produttività del lavoro a livello aziendale. Produttività che non è solo contratti e regole del lavoro. È anche ricerca e innovazione, infrastrutture, fisco più semplice. Tutti settori dove il Governo è chiamato a favorire gli investimenti. Vera ancora di salvezza per le Pmi. «Il 2012 – spiega Roberto Zomegnan, direttore della Tecnoelettra, azienda che produce e progetta componenti aeraulici – si sta dimostrando un anno di grandi investimenti. Noi, come tutte le Pmi incontriamo difficoltà di finanziamento. Questo nonostante la nostra azienda produca utili. Le banche non stanno infatti privilegiando le Pmi, che si trovano a pagare gli errori commessi con i grandi gruppi. Gli investimenti sbagliati con le multinazionali stanno ricadendo sulle spalle dei piccoli imprenditori. Questo ci porta a pagare un tasso d’interesse del 4.5 per cento. Un grande problema se ci confrontiamo con i nostri concorrenti in Francia o in Germania». Da qui deriva la perdita di competitività italiana. Quali sono le previsioni di mercato? «Intendiamo chiudere il 2012 mantenendo una crescita del 6-7 per cento con la speranza di avere un 2013 fruttuoso e di continua espansione su mercati come la Polonia, la repubblica Ceca, tutti mercati legati alla sfera tedesca. L’area economicamente più sana e sicura. Il mercato

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Roberto Zomegnan è titolare della Tecnoelettra di Brebbia (VA) www.tecnoelettra.biz

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italiano infatti non permette alle aziende serie di poter rimanere. Il nostro mercato purtroppo è in balìa di leggi che non vengono rispettate, di competitors che propongono prodotti identici ai nostri ma che non vengono testati e certificati. Non c’è serietà in questo». Voi vi inserite all’interno del settore del condizionamento. «Noi produciamo terminali per la distribuzione d’aria. Questi terminali vengono venduti sia sul mercato estero, soprattutto nel nord Europa che oggi garantisce sicuri pagamenti, sia per un 30 per cento sul mercato italiano. I nostri clienti non sono in ogni caso i clienti finali, ma grandi multinazionali che comprano i nostri prodotti e poi li rimettono sul mercato. Una clientela straniera di alto livello; avere un ottimo contatto con grandi multinazionali estere, rappresenta la nostra fortuna. Il numero di prodotti che ci vengono richiesti dai nostri clienti è infatti molto elevato». Quanto è presente la tecnologia nei vostri prodotti? «Moltissimo, considerando che i nostri pro-


Roberto Zomegnan

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Puntiamo a mantenere una crescita del 6-7 per cento, espandendoci sui mercati legati alla sfera tedesca. L’area economicamente più sana e sicura

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dotti vengono sviluppati per impianti di condizionamento altamente performanti. Tra le novità degli ultimi anni c’è il prodotto termostatico, che ha rappresentato il nostro trampolino di lancio; si tratta di un diffusore che si posiziona a seconda della temperatura dell’aria che passa attraverso. Non è dotato di motorini o corrente elettrica ma dipende completamente dalla temperatura dell’aria che esce. Abbiamo impianti di produzione tecnologicamente avanzati; quasi tutti gli impianti sono robotizzati, cosa che garantisce la qualità finale». E per quanto riguarda gli investimenti? «Negli ultimi anni abbiamo investito più di 1 mln di euro in ricerca e sviluppo 2 mln di euro ca. in nuovi impianti e questo nonostante la crisi e considerando che fatturiamo circa 7.5 mln di euro. L’investimento in ogni caso si è rivelato la miglior arma per combattere la con-

giuntura economica. Per affrontare la concorrenza estera abbiamo molto puntato sulla specializzazione e l’avanzamento tecnologico». Quale andamento state registrando? «Nell’ultimo anno abbiamo chiuso con un fatturato in crescita rispetto al 2010 e, per i primi otto mesi di quest’anno, registriamo un andamento di sette punti superiore rispetto agli stessi mesi del 2011. Questo tenendo conto che i nostri prodotti vanno a inserirsi all’interno di un settore, quello delle costruzioni, che risulta fortemente in crisi. Il segreto è stato quello di puntare su investimenti costanti». Quale scenario futuro prospettate? «Bisogna considerare che lo scenario attuale è molto negativo. Il mercato italiano è condizionato dalla crisi del mercato immobiliare e contemporaneamente dalla crisi finanziaria che costringe pagamenti a 150-180 giorni e senza certezza. Da qui la scelta di espanderci ad altri mercati come Danimarca, Svezia, Norvegia, Olanda, Germania e Francia, da sempre un mercati importanti. Abbiamo in previsione di allargarci anche alla Gran Bretagna, anche se il mercato inglese utilizza prodotti che non sono di nostra produzione, non sono standard come nel resto d’Europa. Dobbiamo vagliare ancora se investire o no». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 157


MODELLI D’IMPRESA

Prospettive positive per la meccanica a crescita per Nexoil, società fondata a Busto Arsizio, operante nel comparto dell’oleodinamica, passa attraverso tre direttive: la conquista di nuovi mercati, in particolare quello asiatico e quello dell’Est Europeo; la riorganizzazione interna, in riferimento all’implementazione dell’ambito di ricerca e sviluppo; il lancio di nuovi prodotti. Tali azioni esprimono la volontà di questa realtà, che intende mettere in campo forme di contrasto agli attacchi della crisi, a fronte di un quadro generale che si delinea non privo di prospettive positive, come evidenziato anche dal presidente Mario Bonaita. «La meccanica è uno dei settori che tutto sommato sta reagendo meglio alla crisi – spiega – proprio per la peculiarità delle produzioni. Per quanto riguarda la nostra realtà, i nostri maggiori clienti sono aziende costruttrici di macchine e impianti, che vengono utilizzati nei più svariati settori e che si avvalgono di un’elevata tecnologia che la nostra società è in grado di garantire. Altro nostro punto di forza è l’export, favorito anche indirettamente attraverso la nostra clientela italiana che per la maggior parte è esportatrice. Da qui si sono poste le condizioni che ci hanno permesso di affrontare fiduciosi uno stato di crisi economica/finanziaria generale. Indubbiamente la situazione non è del tutto rosea, in quanto, come la maggior parte delle aziende italiane, anche noi non siamo immuni dai problemi legati all’eccessivo costo del lavoro, all’imposizione fiscale e ad una restrizione del credito concesso dal sistema bancario, che riducono la competitività con l’estero. Forti del lancio di nuovi prodotti, previsto entro la fine di quest’anno, pun-

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La Nexoil ha la sua sede legale a Busto Arsizio (VA) www.nexoil.it

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La meccanica è uno dei settori che tutto sommato sta reagendo meglio alla crisi, anche grazie alla peculiarità delle sue produzioni. Il punto di Mario Bonaita su export, ricerca e sviluppo e lancio di nuovi prodotti Roberta De Tomi

tiamo a determinare un considerevole trend di crescita per gli anni futuri». Per Nexoil, tre sono le linee di produzione: componentistica e sistemi per la lubrificazione industriale; cilindri pneumatici e oleodinamici; minicentrali oleodinamiche che, come precisato da Bonaita: «Si tratta di una gamma realizzata nel 2011, pronta per il lancio di vendita che avverrà nell’ultimo trimestre del 2012. Entro la fine dell’anno in corso prevediamo di incrementare ulteriori quote di mercato, grazie alla gamma delle minicentrali oleodinamiche e alla realizzazione di altri progetti in via di sviluppo. Teniamo conto che il nostro attuale core business è rappresentato al 60 per cento dai componenti e sistemi di lubrificazione, mentre il restante 40 per cento dai cilindri pneumatici e oleodinamici». Un ulteriore passo avanti per la società, che negli anni ha saputo crescere sia in termini quantitativi e qualitativi: l’azienda ha infatti tagliato un traguardo importante, ottenendo da QS la certificazione Iso 9001:2008. Parola chiave è ricerca e sviluppo, che Bonaita definisce «Essenziale. Al momento stiamo rafforzando l’ufficio dedicato a questa funzione, che riteniamo indispensabile sia per lo sviluppo di progetti innovativi, che per il


Mario Bonaita

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La meccanica è uno dei settori che tutto sommato sta reagendo meglio alla crisi proprio per la peculiarità delle produzioni

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mutamento dei processi produttivi. Intendiamo, insomma, potenziare maggiormente il nostro know how». Per concludere, Nexoil intende espandersi con maggior consistenza nel mercato estero. «A fronte di un mercato italiano in fase di chiusura progressiva – chiarisce il Presidente – puntiamo ai mercati stranieri, forti delle risposte positive da parte di quelli in cui siamo già presenti, come il Brasile e buona parte dell’Europa, dove abbiamo già buone risposte. Nell’ottica dell’espansione, intendiamo focalizzarci su Asia ed Europa dell’Est, dove l’automazione

pneumatica e oleodinamica con elevati standard qualitativi è molto richiesta». Nuovi prodotti, riorganizzazione interna, estero sono i nuovi traguardi da raggiungere, perché come sottolineato da Bonaita: «Nonostante la negatività diffusa a tutti i livelli, vogliamo abbandonare la parola crisi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 161


MODELLI D’IMPRESA

Sostenibilità ed efficienza Alessandro Pirotta, Direttore Generale della Sayerlack di Pianoro, fa da testimone a un matrimonio che spesso sembra impossibile. L’attenzione ambientale, nella sua esperienza, ha portato al top tecnologico Renato Ferretti

attenzione all’ambiente da parte di un’impresa non è sempre un ostacolo, o una spesa per rientrare nelle normative vigenti. Ci sono casi in cui l’ecocompatibilità va di pari passo con una maggiore qualità del prodotto. La Sayerlack di Pianoro (Bo), azienda di proprietà del gruppo americano Sherwin Williams, offre un buon esempio del fenomeno. Le sue vernici per legno ad acqua con bassissimo impatto ambientale rappresentano anche il top tecnologico nel settore, come ci spiega il Direttore Generale dell’azienda, Alessandro Pirotta. «I prodotti all’acqua per esterni garantiscono una maggiore durata nel tempo perché, grazie alla loro elasticità, si adattano meglio alle variazioni della superficie del legno causate da umidità ed eventi atmosferici. Volevamo offrire prodotti per un ambiente meno inquinato, meno tossico, più salubre e siamo stati i primi, in

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Alessandro Pirotta, Direttore Generale della Sayerlack di Pianoro (Bo) www.sayerlack.it

Italia, a cominciare la formulazione dei prodotti all’acqua, agli inizi degli anni 80. È importante sottolineare che creare un prodotto ecosostenibile non danneggia la qualità ma la esalta. L’incidenza dei prodotti all’acqua sul nostro fatturato è del 30 per cento e siamo in grado di proporre ai nostri clienti vernici all’acqua per ogni tipo di manufatto e di applicazione». A proposito di fatturato: se dovesse riassumere la vostra azienda in numeri, anche in riferimento agli ultimi investimenti? «Abbiamo 325 dipendenti, di cui 270 lavorano presso la sede di Pianoro, 30 a Mariano Comense e 25 operano sul tutto il territorio. La quota di investimenti annuali si aggira intorno ai due milioni e mezzo di euro, e questi investimenti sono funzionali a migliorare l’ambiente di lavoro negli stabilimenti. Nel 2010 abbiamo investito 1 milione di euro nell’impianto di postcombustione, per abbattere l’emissione in atmosfera di solventi. Gli investimenti destinati alla Ricerca e Sviluppo nel 2011 sono stati 2 milioni e 800 mila euro». Qual è la vostra copertura geografica? «Siamo presenti in tutto il mondo attraverso una rete di distributori e, in alcuni mercati quali Spagna, Francia e Gran Bretagna e Singapore, con delle consociate. L’Italia rimane il punto di riferimento: pur con tutte le difficoltà che il mercato italiano sta vivendo, porta ancora il 40 per cento del fatturato aziendale. La Rus-


Alessandro Pirotta

Le vernici ad acqua, oltre al bassissimo impatto ambientale, garantiscono una maggiore durata nel tempo

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sia è il secondo mercato di riferimento, insieme a tutti i paesi dell’Est». Si può dire che la crisi del mercato tradizionale viene colmata da quelli in via di sviluppo? «Sì, anche se noi in questi paesi non siamo arrivati semplicemente in seguito alla crisi. Siamo presenti nei paesi emergenti da 20 anni. Oggi beneficiamo della presenza consolidata nel tempo con tassi di crescita che sono mediamente superiori a quelli del mercato di riferimento e dei diretti concorrenti». Parliamo dell’importanza delle certificazioni nel vostro campo. «Premesso che la qualità dei prodotti vernicianti per legno italiani non ha paragoni rispetto alle vernici prodotte in altri paesi, la certificazione di prodotto, in questo particolare momento congiunturale, rappresenta per noi un vantaggio competitivo, che ci ha permesso di uscire dalla logica commerciale soggettiva per essere valutati da enti esterni, che certificano in modo oggettivo la qualità e il valore dei prodotti Sayerlack. Le certificazioni di prodotto permettono ai nostri

clienti di presentare i propri manufatti, verniciati con Sayerlack, come prodotti di qualità certificata, dando loro ulteriori argomentazioni di vendita». La Lombardia, e in particolare la Brianza, è caratterizzata da produttori di manufatti in legno che utilizzano tecnologie d’avanguardia. «Sayerlack fornisce i produttori di manufatti in legno di ogni categoria merceologica: mobili, porte, finestre, ecc. Il manufatto in legno brianzolo è di altissimo livello; gli imprenditori lombardi sono quindi indubbiamente sensibili alle soluzioni tecniche e tecnologiche d’avanguardia. Il rapporto con i nostri partner va al di là di una mera fornitura di prodotto e si basa invece su una sinergia, un lavoro insieme, che permette il raggiungimento di risultati importanti. Da partner definiamo insieme soluzioni e collaborazioni, individuando le migliori aree di sviluppo del nostro business». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 163


MODELLI D’IMPRESA

L’innovazione, motore per la crescita

Investimenti, innovazione e ricerca. Le parole chiave per spiegare l’evoluzione da azienda artigiana di reti da pesca a società che, diversificando, ha raggiunto i mercati internazionali. La visione di Giovanni Cittadini e la sua idea di fare-impresa responsabile Luca Cavera

alla lavorazione artigianale delle reti da pesca all’industria e all’alta moda. È questo il percorso che ha portato la Cittadini spa, impresa di Paderno Franciacorta, a consolidare nel primo semestre 2012 un export a quota 52 per cento. «Anni di importanti investimenti in tecnologia e automazione – spiega il fondatore Giovanni Cittadini –, ci hanno permesso di diversificare la produzione di reti con e senza nodo, individuando nuove opportunità di mercato in settori via via sempre più distanti da quello tradizionale, come l’acquacoltura, l’antinfortunistica, l’agricoltura, ma anche impieghi tecnici e industriali. La diversificazione, insieme a notevoli sforzi commerciali e all’attività di ricerca e sviluppo, ci ha condotto verso nuove nicchie di mercato, potenziando le esportazioni. E ciò si è tradotto anche in un incremento di fatturato del 15 per cento nel primo semestre di quest’anno – risultato importante in un momento di difficile congiuntura economica». Qual è la sua valutazione del 2012 alla luce dei risultati finora raggiunti? «Il primo semestre 2012 ha confermato il nostro trend positivo. A trainare è stato soprattutto l’incremento del fatturato estero, che ha consolidato i buoni risultati di crescita ottenuti

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La famiglia Cittadini: al centro Giovanni, fondatore della Cittadini Spa di Paderno Franciacorta (BS), con la moglie Pia e i figli Cesare, Marco, Paola, Elena e Lorenzo www.cittadini.it

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negli anni 2010 e 2011 – biennio in cui il fatturato era cresciuto di oltre il 45 per cento –, riaffermando la leadership nei nostri principali business di riferimento: reti per acquacoltura, pesca, moda, filati tecnici, filati cucirini e trecce. Questi risultati hanno confermato la lungimiranza della nostra scelta di investire in ricerca e sviluppo e nell’innovazione di prodotti e processi. Naturalmente ci sono anche state delle criticità, rappresentate dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre che dagli oneri per finanziare il capitale circolante e dal fisco e dalla burocrazia italiana». Quali sono state le mosse fondamentali che hanno caratterizzato la vostra strategia industriale di diversificazione? «La verticalizzazione della produzione, con l’inserimento di modernissimi impianti di torcitura, ci ha permesso di affiancare alle reti da pesca una seconda linea di prodotti: cucirini industriali per pelletteria, calzature e arredamento, filati aumentati di torsione per tessitura, filati tecnici greggi e tinti per nastrifici e abbigliamento di fascia alta. Le reti e i filati sono stati poi valorizzati e reinventati con uno straordinario uso del colore, applicato ai filati di alta tenacità. Questo è stato possibile grazie all’investimento nell’installazione di impianti


Giovanni Cittadini

52%

EXPORT QUOTA SUL FATTURATO RAGGIUNTA DALLA CITTADINI SPA NEL PRIMO SEMESTRE 2012 GRAZIE ALLE ESPORTAZIONI IN EUROPA, AMERICA E ASIA

tecnologicamente all’avanguardia nella tintoria interna dell’azienda e alla collaborazione di tecnici altamente qualificati, che ci hanno consentito di acquisire nicchie di mercato esigenti e sofisticate, come quelle della moda. Oggi le nostre reti e i nostri filati, lavorati, tinti e sottoposti a particolari finissaggi sono utilizzati dalle più prestigiose griffe mondiali dell’alta moda. Inoltre, abbiamo conquistato anche il difficile mercato dell’automotive tedesco». Quale indirizzo avete dato al vostro reparto di ricerca e sviluppo? «Consideriamo l’investimento in ricerca e sviluppo fondamentale per il mantenimento della leadership nei nostri mercati di riferimento. Le iniziative su questo fronte strategico hanno riguardato sia attività svolte all’interno dell’azienda, sia progetti di ricerca di tipo cooperativo – portati avanti insieme a un pool di aziende e alle principali università e centri di ricerca lombardi –, come i progetti “Greenmade” e “Indes”, finanziati della Regione Lombardia. Abbiamo poi di recente avviato un nuovo progetto cooperativo regionale ed entro la fine dell’anno partiranno le attività di R&S legate

al bando “Industria 2015 – Nuove tecnologie per il made in Italy”». Con quale spirito guardate al futuro? «L’obiettivo primario è garantire sviluppo e crescita sostenibile nel medio periodo. Per questo l’azienda continuerà a investire in nuovi macchinari, innovazione di prodotto e di processo e nella formazione delle risorse umane, difendendo il bene d’impresa, orgogliosi di conservare una tradizione che ci vede protagonisti da oltre 79 anni. La nostra storia non è solo di business. Abbiamo sempre portato avanti una filosofia di mantenimento e sviluppo nell’interesse comune, con un dovere di responsabilità sociale. Siamo stati pionieri nelle politiche di pari opportunità e conciliazione dei tempi famiglia-lavoro, nelle politiche ambientali, del territorio e nella creazione di valore sociale tramite la solidarietà. Abbiamo cercato di dare una testimonianza concreta della possibilità di fare impresa in modo etico e responsabile, innovando il nostro tradizionale core business della rete, internazionalizzando, ma mantenendo un forte legame con il territorio». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 165


MODELLI D’IMPRESA

La tecnica dell’imprimere È una delle tecniche più affascinanti del mondo della comunicazione, e dopo aver rivoluzionato il settore della stampa per anni, sta continuando a farlo con nuovi prodotti come l’ologramma di sicurezza. Simona Bertola presenta la stampa a caldo Emanuela Caruso

omunemente viene definita “stampa a caldo”, ma in realtà andrebbe chiamata “impressione a caldo”, poiché oggi questa tecnica non si adatta più solo alla carta ma anche alla plastica, alla pelle e ai tessuti. Dai frontali degli elettrodomestici, ai giocattoli per bambini, dalle borse ai portachiave, dai flaconi dei profumi ai dettagli delle automobili; su ognuno di questi oggetti, e su molti altri ancora, compaiono dettagli luminosi, intriganti, innovativi e soprattutto stampati, o meglio impressi. Di queste lavorazioni ha fatto il proprio business la società Oropress di Cormano, in provincia di Milano, che negli ultimi tempi è riuscita nel difficile intento di crescere nel mercato italiano, stagnante da qualche anno, grazie all’interessante produzione di lamine per la stampa di ologrammi di sicurezza. «La funzione dell’ologramma di sicurezza – spiega Simona Bertola, Amministratore delegato dell’impresa – è quella di tutelare il marchio, il nome, l’origine di un’azienda o di un prodotto, permettendo così di garantirne l’autenticità. Sono lavorazioni complesse, dove il primo step consiste nel verificare che chi commissiona l’ologramma sia il titolare effettivo del marchio. È un ramo questo che vanta ancora una buona marginalità di espansione e crescita e che ci sta regalando

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168 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

grandi soddisfazioni e collaborazioni con importanti società, ragione per cui abbiamo intenzione di puntarvi anche in futuro». La Oropress è stata fondata nel 1952; da allora quali sono stati i cambiamenti più rilevanti a cui avete assistito? «A essere cambiati nel tempo sono principalmente i settori a cui man mano la Oropress si è rivolta. All’inizio dell’attività, la stampa a caldo delle lamine era utilizzata al fine di nobilitare e decorare le copertine dei libri e i biglietti augurali, comparti a cui si sono ben presto aggiunti quelli dell’editoria in generale, del packaging, della cartotecnica e delle etichette per vini. Un passo importante per la storia della nostra società è stato registrato quando abbiamo potuto iniziare a imprimere anche su plastica, penetrando quindi nei mercati della cosmetica, con flaconi e tubetti, delle carte di credito con prodotti specifici volti a posizionarsi sulla parte in rilievo delle carte, e dell’automotive, dove ci siamo impegnati nella realizzazione di exterior foil per automobili e particolari colorati e argentati per gli interni.

Simona Bertola, amministratore delegato della Oropress Spa di Cormano (MI) www.oropress.it


Simona Bertola

La funzione dell’ologramma di sicurezza è quella di tutelare il marchio, il nome, l’origine di un’azienda o di un prodotto

Infine, ci siamo rivolti al ramo della moda, occupandoci di abbigliamento, costumi da bagno, pelle e tessuto anche per arredamento». Dal 2000 prende piede la stampa a freddo. In che cosa consiste e quali vantaggi comporta? «La stampa di lamine a freddo meglio nota come “cold foil”, è un processo con il quale il film viene trasferito su un supporto per mezzo di un adesivo ad essicazione uv. I vantaggi della stampa a freddo sono legati al fatto che non sono necessari speciali e costosi cilindri matrice incisi. In altre parole si ottengono elevati vantaggi economici per lavori di bassa tiratura». Chi sono i principali interlocutori della Oropress? «I nostri interlocutori sono soprattutto gli studi grafici, tanto quelli a cui presentiamo i cataloghi con centinaia di prodotti metallizzati, lucidi, opachi, tridimensionali e dai mille colori, quanto gli studi con cui collaboriamo per la realizzazione di articoli ad hoc studiati su misura delle esigenze del-

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l’utente. Ci rivolgiamo però anche alle multinazionali e alle aziende padronali che cercano di sviluppare nuove tipologie di packaging per quel che riguarda i colori e la possibilità di stampare sia su carta che su plastica». Quali sono al momento i prodotti più richiesti? «Vanno forte i prodotti legati al settore della cartotecnica e delle materie plastiche, mentre vivono un momento di stallo le richieste di articoli riguardanti il tessile e le concerie. Quest’ultima è una questione puramente ciclica, ovvero quest’anno le lamine non vanno “di moda”. Ciò su cui i clienti stanno però puntando maggiormente sono i prodotti pensati ad hoc per loro realizzati con immagini olografiche per la carta, o attraverso i transfer per la plastica, che permettono di ottenere il logo e l’immagine complessiva che l’utente ha richiesto». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 169


Diminuisce l’impatto ambientale delle vernici abbinamento dei colori nell’arte e nella vita in genere non è solo lavoro per pittori e amanti dell’estetica, ma nasconde un vero e proprio studio e impegno da parte di esperti, chimici e specializzati del settore. In Italia, tali figure professionali collaborano e si spalleggiano per creare vernici sempre più specifiche e all’avanguardia. I colorifici, enormi aziende dove si mescolano polveri colorate con olio, acqua, solventi e smalti, nel corso degli anni si sono raffinati tanto nella scelta dei prodotti ecosostenibili che nella cura per le vernici per essere al passo con i tempi e ridurre l’impatto d’inquinamento ambientale, rischio sempre più presente. In che modo? Prova a spiegarcelo Antonio Casati, cotitolare insieme al fratello Bruno dell’omonimo colorificio di Verona, azienda familiare nata più di 75 anni fa. Superata una prima fase artigianale di produzione di tempere in pasta, l'attività negli anni si è orientata alla produzione di vernici e smalti di varia tipologia e utilizzo. Parlando di bilanci e di fatturati, nella crisi odierna di tutti i settori possibili del mercato, il ragionier Casati è positivo. «Nel corso del 2011

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Vernici, smalti e pitture sono sempre più all’avanguardia: Antonio e Bruno Casati spiegano l’utilizzo di prodotti a basso contenuto di composti organici volatili, rischiosi per l’uomo e l’ambiente Martina Carnesciali

il quadro economico e le tendenze dell’economia italiana ed estera sono state oggetto di forte incertezza, conseguenza della gravissima crisi finanziaria innescata nel 2008. Noi operiamo sia nel settore nazionale che internazionale, contraddistinti da una generale flessione sia nei volumi, che nel fatturato. Ciò nonostante siamo riusciti, anche per il 2011, a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo fissati aumentando i livelli di redditività relativamente agli anni precedenti. Per raggiungere risultati concreti, in questi anni di crisi, è stato scelto di puntare su nuovi prodotti e su nuove tecnologie». Parlando proprio di ricerca, innovazione e sviluppo, Casati ci tiene a sottolineare l’importanza delle innovazioni tecnologiche introdotte. «Utilizziamo un nuovo studio tintometrico denomi-

Il Colorificio A. & B. Casati Spa ha sede a Poiano (VR) www.casati.it


Antonio e Bruno Casati

nato “Evolution”: partendo da analisi di mercato che davano una sempre maggior richiesta di tinte forti per gli esterni, sono state sostituite alcune paste tintometriche con altre molto resistenti alle intemperie e ai raggi solari». Viene spontaneo chiedere quanto la Casati sia attenta all’impatto ambientale nella realizzazione dei suoi prodotti. Il titolare è molto sicuro e orgoglioso nel rispondere: «riteniamo di aver fatto un grosso passo avanti anche con l’impatto ambientale. Nella formulazione dei nuovi prodotti, sono state impiegate tutte le materie prime attualmente sul mercato a basso contenuto di Voc (Low Voc- composti organici volatili). Si è inoltre scelto di puntare sulla formazione del personale con corsi di formazione specializzante per impiegati, quadri, operai e impiegati tecnici. Sicurezza e salute sul lavoro, essendo quello dei colori un campo in parte tossico, vengono puntualmente seguite da incaricati con particolari corsi e grande controllo sul prodotto finito». Il Colorificio Casati è dal 1982, dopo molti anni di produzione locale, presente anche sui mercati esteri, ottima speranza per ulteriori investimenti e risposte positive. «Anche sui mercati esteri - sottolinea Bruno Casati - abbiamo avuto un buon riscontro, incrementando di molto il fatturato. È nostra intenzione allargare ancora sui mercati extraeuropei: stiamo ricevendo via via sempre maggiori richieste dai Paesi Africani e Sudamericani, mercati completamente nuovi per la nostra società», aggiunge Casati. Non possono ovviamente mancare le speranze

Nella formulazione dei nuovi prodotti, sono state impiegate tutte le materie prime attualmente sul mercato a basso contenuto di Voc

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per il futuro, gli obiettivi e le prospettive di crescita dell’azienda. Nel corso degli anni la Casati si è evoluta e allargata, passando dalla semplice produzione di pennelli dei primi tempi a una più recente specializzazione di prodotti per l’edilizia cioè intonaci, idropitture, rivestimenti, smalti e vernici. «Per gli anni futuri abbiamo diversi obiettivi in programma, e di varia natura: quello che ci sta più a cuore in questo momento è la costruzione di un nuovo capannone nel quale trasferire il nostro magazzino di prodotti finiti e investire maggiormente sulla logistica, sulla coordinazione aziendale. Siamo fermamente convinti che servizi logistici più efficienti siano fondamentali e importanti tanto per la soddisfazione dei clienti che per la giusta riuscita dei prodotti». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 171


MODELLI D’IMPRESA

L’alto valore del made in Italy e si parla d’industria, il bresciano non è un posto qualsiasi. Non a caso è nata qui la prima associazione industriale d’Italia, l’Aib. Era il 14 aprile del 1897. Non a caso nel Novecento ha rappresentato un luogo per antonomasia dello sviluppo italiano. Ma negli ultimi anni anche la “capitale industriale” italiana è stata attraversata da profondi cambiamenti e forti flessioni di mercato. I dati parlano di una brusca contrazione della produzione industriale nel secondo trimestre 2012, 1,9 per cento. L’industria locale ha fortemente risentito della debolezza della domanda interna, del peggioramento del quadro macroeconomico europeo e del rallentamento degli ordini provenienti dai mercati extra Ue, che avevano rappresentato il principale sostegno al made in Brescia negli ultimi mesi. In questo scenario molte sono state le realtà che hanno chiuso o che si sono ridimensionate, alcune hanno cercato nuovi mercati e la Verincolor è una di queste. Quest’azienda di Montirone impegnata nel campo della verniciatura industriale ha saputo trovarsi uno spazio

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Verincolor si trova a Montirone, Brescia www.verincolor.it

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La contrazione per il 2012 si presenta ancora più robusta delle attese per il bresciano. Diventa quindi sempre più importante per le aziende del distretto puntare sulla qualità del brand made in Italy. Ne parliamo con Daniela Arrigoni Marco Tedeschi

lontano dai confini nazionali e nonostante una contrazione dei volumi ha continuato ad essere tra i primi produttori del settore. «Questo fa sì che molti nostri clienti, - spiega Daniela Arrigoni che insieme al marito Andrea Baronchelli gestisce l’azienda familiare -, pur producendo all’estero con brand italiano, tornano in Italia, da noi, per la verniciatura, soprattutto per tutti quei prodotti ad alto valore aggiunto e spiccatamente made in Italy. Per combattere la crisi serve qualità, impegno, ricerca e in questi anni anche tanti sacrifici, in attesa che il mondo politico si renda conto dell’assoluta necessità di in-


Daniela Arrigoni

Abbiamo in start up un progetto riguardante delle strutture in rete stirate verniciate per l’architettura, un prodotto di grande gusto, in stile made in Italy

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centivare gli imprenditori e ridurre le complicazioni burocratiche affinché si possa essere competitivi sui mercati internazionali». Ed è proprio su questi mercati che si è spostata l’azienda del bresciano. «Oggi lavoriamo quasi completamente con commesse da oltre confine, in particolare dalla Germania e dalla Francia mentre abbiamo mantenuto i nostri clienti italiani che producono all’estero soprattutto per prodotti di grande qualità. Ultimamente poi un occhio di riguardo lo stiamo avendo per i nuovi mercati emergenti, soprattutto per i Paesi del Medio Oriente. Tra i nostri committenti annoveriamo marchi importanti in moltissimi settori produttivi, dalle automobili, in particolare le tedesche, ai casalinghi, dall’elettricità illuminazione ai macchinari ad alta tecnologia, a brand italiani di qualità del mondo dell’arredamento e dell’architettura. In questi ultimi casi la continua ricerca di colori e soluzioni innovative contribuiscono a creare quel gap tra i prodotti italiani e la concorrenza internazionale e a fare del made in Italy quel mix perfetto tra gusto, creatività e qualità». Tra gli obiettivi della Verincolor c’è quello soprattutto di sviluppare ancora di più il mercato internazionale, in particolar modo europeo. «È necessario – prosegue Arrigoni -, continuare una ricerca di mercato nazionale, rispettare gli impegni con i nostri collaboratori, mantenere

gli obiettivi raggiunti e, per il prossimo futuro, puntare di più al mercato estero. Abbiamo anche in start up un grosso progetto riguardante delle strutture in rete stirate verniciate per l’architettura, un prodotto di grande stile e gusto di cui l’artefice principale è mio figlio Luca, e del quale nei prossimi mesi cominceremo a vedere dei concreti sviluppi». La Verincolor, dagli esordi negli anni ottanta ha saputo crescere e interpretare il mercato. «Col tempo e con l'aumentare del lavoro è cambiato anche il modo di intendere l'attività che da artigianale è diventata industriale: abbiamo fatto programmi, acquistato macchinari e attrezzature innovative. Pochi anni dopo l’avvio abbiamo costruito un altro capannone sempre a Montirone e nel 2004 abbiamo unificato le nostre due aziende in Verincolor, una realtà oggi con una ventina di collaboratori, tre impianti produttivi, un grande magazzino e un reparto per assemblaggio e imballaggio in cui abbiamo sempre messo in primo piano la professionalità e la qualità. Questo è testimoniato dalla certificazione Uni En Iso 9001 e dal sistema di gestione ambientale secondo le normative Uni En Iso 14001». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 173


MODELLI D’IMPRESA

Tailor made, una risposta alla concorrenza low cost Paolo Luca Rigamonti illustra la strategia per mantenere e incrementare la competitività nella produzione di macchine per la lavorazione della lamiera. Le due mosse fondamentali sono la personalizzazione ad alto valore aggiunto e l’export verso i paesi delle economie emergenti Manlio Teodoro

e produzioni standard in Italia non sono più sostenibili dal punto di vista economico. I costi di processo nel nostro paese sono tali da porre un prodotto seriale immediatamente fuori mercato, battuto dalla concorrenza low cost di imprese estere capaci di invadere il mercato con la stessa tipologia di prodotto, ma a un prezzo di parecchie volte inferiore. La specializzazione, il tailor made e la sperimentazione di soluzioni innovative sono le risposte e gli strumenti attraverso i quali un’industria compe-

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Annamaria Buffoni è la sales director della Comal Srl e si occupa del commerciale estero. Comal Srl ha sede presso Trezzo sull’Adda (MI) www.comalcalandre.it www.comalcalandre.com

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tente e matura può ancora competere sul mercato, sia interno sia internazionale. È questa la strategia scelta dalla Comal, azienda di Trezzo sull’Adda specializzata nella costruzione di calandre e macchinari per la deformazione della lamiera. Strategia che prevede inoltre l’espansione commerciale verso i paesi esteri. Come afferma il titolare di Comal, Paolo Luca Rigamonti: «Oltre 15 anni fa puntavamo ai mercati dell’Est e dove ci siamo collocati bene soprattutto con la Russia e il vasto CIS. Abbiamo sempre proposto attrezzature di tipo speciale e mai macchine tradizionali. Su questa linea, guardando anche alla strategia per il futuro, quello che facciamo, più che produrre delle macchine o delle attrezzature, è proporre delle soluzioni per i problemi specifici dei nostri committenti. Questa formula l’abbiamo finora sperimentata con successo nei mercati emergenti dell’Est europeo. Da qui in avanti le prossime sfide sono rappresentate da India ed emisfero Sud». L’export, seguito dalla sales director Annamaria Buffoni,


Paolo Luca Rigamonti

si conferma prioritario per Comal, dato che il mercato interno risente, come il resto dell’Europa, della situazione di crisi generale. «Anche ai nostri partner italiani proponiamo sempre produzioni particolari, realizzate su misura, puntando sulla sperimentazione, alla ricerca di quella soluzione che faccia la differenza sul mercato, risolvendo le problematiche specifiche di una data attività industriale. Se avventurarsi su strade non ancora battute all’inizio può essere complicato, una volta superata la fase critica iniziale, il rischio si traduce in un vantaggio competitivo, dato che ci dà la possibilità di diventare degli interlocutori privilegiati per problematiche specifiche». Va da sé che una stretta collaborazione con il committente diventa cruciale per il raggiungimento di questi obiettivi. «Molte delle soluzioni tecniche sviluppate in questi anni sono state ottimizzate anche con la collaborazione degli utilizzatori finali. L’esperienza ci ha dimostrato l’importanza dell’interazione tecnica con i nostri partner, per i quali non vogliamo essere semplicemente dei fornitori di macchine. Stando a stretto contatto con le loro problematiche produttive, attraverso

Nessun sistema è assolutamente perfetto in tutti i casi: la scelta migliore va fatta sempre in base alle esigenze di produzione finali

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l’analisi teorica dei problemi di deformazione e la costante verifica pratica siamo riusciti ad adattare le nostre macchine alle reali esigenze del caso – dalla nostra lunga esperienza possiamo dire che nessun sistema è assolutamente perfetto in tutti i casi: la scelta migliore va fatta sempre in base alle esigenze finali. Queste sessioni di lavoro in collaborazione, poi, ci hanno permesso di trasferire il know how acquisito anche nel resto delle nostre produzioni, per questo di base ogni nostra macchina è progettata per essere facilmente personalizzabile, flessibile e adattabile – anche in riferimento ai prodotti pronti a stock, che hanno il solo vantaggio di essere pronta consegna, anche se non necessariamente rispondenti alle specifiche necessità del cliente». In conclusione, Rigamonti osserva: «Il mondo è in evoluzione continua, e noi imprenditori dobbiamo stare al passo con risposte pronte. Il futuro è nella nostra stessa dinamicità».

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Nel comasco si punta sulle sinergie La forza dell’industria dei filati è nella collaborazione. Una case history del “fare rete” come strategia. Per competere in un mercato sempre più pressato dall’avanzata di produzioni a basso costo provenienti dall’estero Valerio Germanico

Da sinistra Ambrogio Taborelli, Graziano Brenna e Alessandro Tessuto dell’Ambrogio Pessina Tintoria Filati di Montano Lucino (CO) www.ambrogiopessina.it

n uno scenario globale nel quale il settore tessile ha visto via via consolidarsi la contrapposizione fra un polo produttivo europeo e uno collocato nei paesi in via di sviluppo, la risposta delle imprese comasche è stata quella di fare rete. Sembra questa l’unica strategia praticabile per promuovere il prodotto di qualità made in Italy e contrastare l’avanzata delle produzioni estere, che hanno dalla loro la capacità di lanciare sul mercato filati e tessuti a prezzi fortemente competitivi. È quindi in questa direzione che si è mossa l’Ambrogio Pessina Tintoria Filati, azienda che porta il nome di uno degli imprenditori più avveduti e innovativi del comparto tessile comasco del dopoguerra. «La nostra impresa – spiega Graziano Brenna, alla guida della tintoria insieme ad Ambrogio Taborelli e Alessandro Tessuto – oggi fa parte di un gruppo molto più ampio, è nata con la vocazione di interagire con il territorio, posizionandosi su elevati livelli di qualità e servizio. Il legame con le tintorie consociate Comofil e Portichetto, poi, ci ha permesso in breve tempo di posizionarci come un’organizzazione in grado di offrire una vasta gamma di servizi al settore tessile, comasco e non». L’ultimo salto di qualità è coinciso con la nascita di Tot, un’azienda specializzata nella for-

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Ambrogio Pessina Tintoria Filati

Non esiste fibra che non possa essere lavorata dalle aziende del nostro gruppo, indipendentemente dalla destinazione d’uso del filato

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nitura in stock service di un’ampia gamma di filati naturali e sintetici. La nascita di quest’ultima realtà è facilitata dall’ingresso nel gruppo di questa vera e propria rete d’imprese della società Ongetta srl di Treviso, importantissima realtà sia commerciale che produttiva nel campo dei filati e dei tessuti.«La nostra voglia di investire – aggiunge Ambrogio Taborelli –, resa possibile dalla visione sinergica del gruppo, si è concretizzata nel 2010 nella creazione di un modernissimo laboratorio chimico. Questo, dotato di attrezzature di ultima generazione, può soddisfare qualsiasi esigenza: dal piccolo rocchetto di pochi grammi sino a un qualsiasi numero di rocche necessario per la realizzazione della campionatura. La nostra voglia di innovare, inoltre, ci vede impegnati in una costante ricerca di soluzioni tecniche. L’investimento in ricerca e sviluppo ha consentito al gruppo di realizzare innovazioni di prodotto e di processo oggi diventate veri e propri fondamentali nelle diverse aree del mercato tessile nazionale». Tutto questo si traduce in un vantaggio competitivo che permette all’Ambrogio Pessina Tintoria Filati di destreggiarsi all’interno di un mercato frenetico come quello attuale. «Il nostro gruppo – prosegue Ambrogio Taborelli – è nella condi-

zione di supportare qualsiasi tipo di richiesta: la rapidità della campionatura e la qualità della stessa vengono garantite dall’efficienza del servizio di laboratorio. Al momento dell’ordine di produzione i nostri tre siti produttivi possono soddisfare ogni esigenza, sia per quanto riguarda la tipologia della fibra da lavorare sia per il quantitativo della stessa, grazie a un parco macchina che può produrre da poche rocche fino a oltre mille chilogrammi per colore. «Il servizio offerto da Tot, inoltre, ha riscontrato un importante apprezzamento sul mercato - afferma Andrea Ongetta – Trenta articoli diversi – ciascuno disponibile in una vastissima gamma di colorazioni – sono l’arma vincente di questa società. Questo permette ai nostri committenti di sbizzarrirsi nell’utilizzo dei nostri filati, sia in fase di campionatura che in produzione. Con la garanzia degli elevati standard di qualità e servizio che il nostro gruppo industriale può assicurare». Questo permette ad Alessandro Tessuto, in conclusione, di affermare che: «Attualmente non esiste fibra che non possa essere lavorata dalle aziende del nostro gruppo, indipendentemente dalla destinazione d’uso del prodotto: dall’abbigliamento all’arredamento, dall’accessorio alla camiceria, realizzati con ogni tipo di filato – dalla seta al cotone, dal poliestere al lino, dal nylon alla viscosa. Per questo, pur in un momento di oggettiva difficoltà per il settore, queste sinergie ci permettono di affrontare i mercati con rinnovato entusiasmo. E oggi il gruppo sta lavorando per raccogliere nuove sfide, che possano garantirci un futuro meno complicato». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 179


Il tessile punta sull’investimento tecnologico Svanita la pianificazione stagionale, i distretti tessili italiani lavorano con tempi di consegna sempre più sostenuti. Rapidità, qualità e automazione sono le parole chiave per restare sul mercato. Guido Rossi spiega perché è fondamentale l’investimento tecnologico Manlio Teodoro

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Guido Rossi

n base ai dati, non ancora definitivi, diffusi da Sistema Moda Italia, il 2011 è stato un anno positivo per l’industria della filatura italiana, che registrerebbe un incremento di fatturato del 16,4 per cento. Il settore è stato sostenuto sia dalla domanda interna intrafiliera, sia dall’export. Più modesto invece l’incremento sul valore di produzione, fermo a un più 1,6 per cento. «Questi dati confermano che nonostante dal 2008 a oggi abbiamo vissuto dei momenti difficili, per il tessile italiano la ripresa è possibile». È questo il commento ottimistico espresso da Guido Rossi, titolare insieme alla moglie Rita Lorena Turati dell’Orditura Lorena, impresa terzista specializzata nel trattamento, preparazione, lavorazione e orditura di filati per i produttori di tessuti, principalmente lombardi, che forniscono i grandi marchi della moda italiana. Come aggiunge Rossi: «Per restare sul mercato è stato naturalmente necessario adattarsi ai nuovi scenari, dai quali la parola “pianificazione” è stata totalmente cassata, mentre sono sempre più determinanti la flessibilità e la velocità nel garantire la consegna delle commesse». Quali sono i fattori che hanno determinato un cambiamento di scenario?

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«Lavorando come terzisti, noi dipendiamo dall’andamento degli affari dei nostri committenti. Questi sono stati fortemente condizionati dalla crisi dei consumi. Quello che è cambiato soprattutto, a livello di programmazione, è il fatto che se prima si ragionava in una prospettiva stagionale e quindi si iniziava a lavorare una partita di prodotto con sei mesi di anticipo sul lancio sul mercato, oggi questo intervallo si è ridotto alle quattro settimane. E questo perché adesso nessuna azienda si muove senza avere la certezza di vendere immediatamente un prodotto, soprattutto nell’ambito dell’abbigliamento. Dunque i nostri ritmi di lavoro sono diventati molto più sostenuti, dato che le operazioni da eseguire sono sempre le stesse e il filo deve essere prodotto, tinto e ordito». Come avete reagito per adattarvi alle

Guido Rossi, titolare dell’Orditura Lorena Srl di Bulgarograsso (CO) www.ordituralorena.it

áá


MODELLI D’IMPRESA

áá nuove condizioni di lavoro? «Sicuramente oggi conta molto la velocità. E la nostra forza è stata proprio la capacità di garantire ristretti tempi di consegna insieme a una buona qualità di prodotto. Accanto a questo, ovviamente, è stato necessario investire nell’innovazione tecnologica, puntando soprattutto a incrementare il livello di automazione della linea di lavorazione. Noi siamo stati i primi, già nel 2004, ad adottare un tipo di macchina che per la creazione di campionature medio-corte. In seguito abbiamo fatto altre sperimentazioni, l’ultima è una macchina – presentata nel 2011 a Barcelona – che abbiamo adottato per primi nel mondo e che, cambiando il sistema di lavoro – che prima era dall’alto verso il basso e ora è inverso –, ci permette di lavorare tanto con un numero esiguo di rocche che con una certa quantità e ottenere delle discrete metrature». Come si colloca la vostra azienda all’in-

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terno della filiera del tessile made in Italy? «Noi lavoriamo per aziende per lo più collocate nelle aree industriali di Bergamo, Como, Biella e ci spingiamo anche fino a Prato. Rappresentiamo un’impresa di servizio, produciamo un semilavorato e quindi ci collochiamo nella parte iniziale e mediana della catena produttiva. Il nostro modello di business fino ad alcuni anni fa non era considerato necessario dal mercato. Molti dei nostri partner hanno le nostre stesse macchine e quindi hanno la possibilità di eseguire internamente le lavorazioni. Oggi che la situazione è cambiata e gli ordini arrivano a ondate, però, si rivolgono a noi per l’orditura, perché siamo più veloci, specializzati e quindi garantiamo un risultato qualitativamente migliore. Oltre al fatto che per loro mantenere o investire sui macchinari che si utilizzano per queste lavorazioni è diventato eccessivamente oneroso». Quanto è importante l’investimento tecnologico nel vostro lavoro? «È fondamentale. Ma naturalmente richiede risorse economiche ingenti. Noi abbiamo scelto di investire anche su macchine non ancora sperimentate su larga scala e per questo motivo ci siamo guadagnati la fama, nel nostro territorio, di precursori per quanto riguarda le innovazioni


Guido Rossi

Dobbiamo essere capaci di sfruttare al massimo il patrimonio di creatività e know how della nostra imprenditoria tessile

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tecnologiche. I risultati finora ottenuti sono ottimi e crediamo ci sia ancora spazio per il miglioramento. A questo si aggiunge che le nuove macchine sono costruite in maniera tale da ridurre i consumi energetici, con un doppio vantaggio: economico e ambientale. Però nonostante l’importanza dell’automazione, che permette di snellire i tempi di lavorazione, il fattore umano conserva ancora un ruolo cruciale in questo lavoro». Qual è il valore aggiunto rappresentato da questa componente? «Per ogni lavorazione, un terzo del processo dipende da una persona e dal suo intervento diretto e manuale. Ciò e dovuto al fatto che il percorso verso la completa standardizzazione è ancora lungo. E anzi spesso ci capita di ricevere dai nostri committenti dei materiali che hanno necessariamente bisogno di essere gestiti in maniera manuale, magari perché prodotti all’estero e non integrabili immediatamente agli standard delle nostre macchine. Questo comunque rappresenta una forza per noi, perché ci permette di fare la differenza sulle lavorazioni più complesse. Le risorse per l’acquisto delle macchine automatiche possono averle tutti, mentre la competenza e il know how non sono ancora delle merci facilmente trasferibili. Di contro, però, le risorse umane hanno un costo e questo è uno dei fattori che ha messo in difficoltà molte aziende, che si trovano ad affrontare il mercato con una tassazione sul lavoro dipendente troppo alta e la concorrenza di aziende estere che operano pressoché senza regole».

Quali sono le vostre specializzazioni produttive? «A livello di materiali siamo in grado di trasformare una gamma veramente ampia di fibre. Lavoriamo vari tipi di filamenti: le sete più pregiate tinte o grezze, i poliesteri più svariati, i ritorti, le viscose, gli acetati, i cotoni, il nylon. In più siamo specializzati nel trattamento di filativi elasticizzati. E siamo stati i primi a introdurre la possibilità di realizzare orditure di piccola e media metratura. Un tempo queste non erano convenienti a livello di costi di produzione. Oggi, con le nuove macchine automatiche ed esigenze di mercato differenti, questa nostra scelta si è rivelata vincente». Quali sono le prospettive future per il settore e quali i vostri prossimi obiettivi? «Crediamo che il settore tessile italiano abbia soltanto bisogno di maggiore fiducia. L’inventiva e la creatività sono un patrimonio che nessuno può sottrarci, dobbiamo però essere capaci di sfruttarlo al massimo proprio adesso che la concorrenza è più elevata. Come per il resto dell’economia italiana, anche per il tessile, non dobbiamo cedere al pessimismo. Naturalmente molto dipenderà dall’andamento dei consumi, sia a livello interno che internazionale. Per quanto riguarda la nostra azienda, infine, l’obiettivo è sfruttare al massimo l’ultima macchina sulla quale abbiamo investito. Il nostro è stato un investimento importante, ma puntiamo a recuperarlo entro la fine del 2012». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 185


MODELLI D’IMPRESA

Superare la crisi con l’export Nell’ultimo triennio il mercato Italiano per Carrara Spa, che produce guarnizioni industriali e sistemi di tenuta per valvole, pompe e flange, ha prodotto una crescita costante, grazie alla capacità dell’azienda di intercettare la domanda dei settori commercialmente orientati all’export. Il punto di Francesco Apuzzo Caterina Marchetti

ogliere la sfida di un’annata decisamente complessa, il 2012, per puntare sul futuro con una scommessa fuori dall’ordinario. L’Ingegner Francesco Apuzzo illustra le sfide della Carrara Spa di Adro, in provincia di Brescia, azienda leader nella produzione di guarnizioni industriali e sistemi di tenuta per valvole, pompe e flange. Un’attività rivolta principalmente al sistema produttivo industriale dell’energia e ai segmenti relativi al settore Oil & Gas di estrazione, trasporto e raffinazione, oltre che ai settori chimico e petrolchimico. Quali le direttive principali della vostra gestione? «La strategia generale mira a massimizzare l’offerta commerciale presso il portafoglio esistente, processo di fidelizzazione, e ad aumentare l’attrattività presso i potenziali clienti con l'offerta di prodotti e servizi i cui standard di qualità siano percepiti e considerati di elevato livello. Il posizionamento competitivo di Carrara è migliorato grazie all’incremento dell'offerta e di per-

C L'ingegner Francesco Apuzzo, Technical and R&D Manager della Carrara Spa di Adro (BS) www.carrara.it

formance logistica che l’azienda è stata in grado di offrire, soprattutto nell’ambito di prodotti e servizi che concorrono alla riduzione delle emissioni di agenti inquinanti in atmosfera». Come si è concluso il 2011? «L’ultimo biennio si è contraddistinto per gli ottimi risultati conseguiti, tanto in termini di posizionamento competitivo, quanto di acquisizione ordini e in termini di fatturato. Gli effetti positivi della strategia indirizzata verso segmenti di mercato con aspettative di crescita migliori rispetto ai settori tradizionali, implementata sin dal 2009, ha dato i suoi frutti». Che andamento mostra il mercato interno e quali mercati esteri si configurano tra i più importanti? «Ogni mercato, pur con aspettative di crescita differenti, può presentare prospettive interessanti: è necessario pensare che anche presso mercati al momento classificati come deboli si possono ottenere risultati inaspettati. Per questo è determinante perseguire piani commerciali precisi, che insistano su “segmenti” piuttosto che su “mercati” intesi come aree geograficamente delimitate. Per esempio, nell’ultimo triennio il mercato italiano per Carrara ha rappresentato una crescita costante, grazie alla capacità dell’azienda di intercettare la domanda dei settori commercialmente orientati all’export». Quanto è fondamentale il fattore flessibilità per la vostra realtà?


Francesco Apuzzo

«La flessibilità è solo uno dei molti fattori che concorrono al raggiungimento di una buona performance. In realtà, il fattore principale di successo è il piano industriale: se sviluppato in coerenza con gli scenari (generali e particolari) e supportato dai dovuti strumenti organizzativi, tra cui la flessibilità, le chances di successo migliorano considerevolmente. Viceversa, se il piano è lacunoso, o ancor peggio, miope, nessuno strumento potrà consentire il raggiungimento degli obiettivi». Quali sono stati gli ultimi investimenti effettuati in termini di innovazione e tecnologia? «Sul fronte informatico, l’azienda si è dotata di un sistema di controllo di gestione all’avanguardia, che ha consentito di migliorare la performance del flusso informativo e dunque la riduzione dei Lead Times. In generale, buona parte degli investimenti sono stati rivolti, e lo saranno, più all’organizzazione che ai prodotti, per comprimere i Lead Times e migliorare l’attrattività. Per esempio presso il team commerciale Carrara oggi gli operatori comunicano in 6 lingue differenti, interagendo con clienti di tutto il mondo, supportati da strumenti moderni ed efficienti». Come promuovete lo sviluppo sostenibile?

«Il progetto principale a cui Carrara sta lavorando al momento è fortemente orientato al segmento Oil & Gas e riguarda, tra le altre cose, l’introduzione della linea di tenute meccaniche per le pompe e l’espansione della divisione di servizi ambientali Ferp, per il monitoraggio delle emissioni diffuse di composti organici volatili COV, che oggi si colloca in una condizione di leadership nello specifico segmento del mercato italiano, nonché in qualità di intraprendente outsider all’estero». Quali sono i vostri obiettivi a medio e lungo periodo? «Le prospettive al momento sono positive: l’azienda ha superato la crisi del 2009 affrontando il 2012 in controtendenza rispetto alla media di settore, segno che il modello di business è stato, e continua a essere, coerente e reattivo. Nel medio e lungo periodo gli obiettivi sono quelli di coordinare con rigore le strategie di brand con quelle di prodotto e servizio per orientarsi verso la partnership il rapporto tra fornitore e cliente, elemento quest’ultimo che è stato individuato tra i principali fattori critici di successo». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 189


MODELLI D’IMPRESA

Sulle preforme in Pet più attenzione su ambiente e controllo er un’azienda impegnata nella realizzazione di preforme in Pet l’energia termica “pesa” in modo considerevole, tanto da determinare quasi il 30 per cento dei costi di produzione e provocare un forte impatto ambientale. Ecco allora che diventa fondamentale dotarsi di impianti capaci sia di alleggerire tale peso sia di rispettare l’ambiente. E proprio questo ha fatto la società Garda Plast di Polpenazze Del Garda, da sempre attenta a conciliare l’attività con uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale. «Un paio di anni fa – commenta Amos Tonoli, Amministratore delegato della Garda Plast – abbiamo investito nell’acquisto di un impianto di trigenerazione a gas metano in grado di integrare la produzione di energia elettrica e quella di energia termica, riducendo in un colpo solo i consumi e l’impatto ambientale. Ogni anno, grazie a questo sistema, evitiamo di immettere nell’aria 640 tonnellate di

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Amos Tonoli, Amministratore delegato della Garda Plast di Polpenazze Del Garda (BS) www.gardaplast.it

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Il settore delle preforme in Pet si dimostra ancora una volta attento alle evoluzioni del mercato, alla qualità e al controllo dei prodotti e, soprattutto, alla questione ambientale. L’esperienza diretta di Amos Tonoli e della Garda Plast Emanuela Caruso

anidride carbonica e riduciamo il consumo di petrolio di ben 275 tonnellate». Qual è il core business della Garda Plast? «Siamo specializzati nella produzione di preforme Pet. Realizziamo oltre 1,4 miliardi di preforme di varie tipologie e colori destinate al settore delle acque minerali, delle bibite, dell’olio alimentare, dei succhi, del vino e della detergenza e cosmesi. Operando in un tale mercato, dobbiamo disporre di tecnologie avanzate e dobbiamo cercare di mantenerci competitivi attraverso la riduzione dei costi produttivi e l’acquisizione di sempre nuove quote di mercato». Come si sviluppa il ciclo produttivo? «Il nostro iter produttivo segue quattro fasi principali: lo stoccaggio della merce, l’essicazione dei materiali, lo stampaggio e lo stoccaggio del prodotto finito. Ogni giorno arrivano in azienda cisterne contenenti circa 30 tonnellate di materia prima, materia che dopo aver subito vari controlli qualitativi viene stoccata in appositi silos. Da ogni isola di stampaggio, poi, il Pet, o polimero, viene aspirato in una tramoggia, dove è sottopo-


Amos Tonoli

Abbiamo in cantiere progetti volti alla realizzazione di prodotti destinati a settori nuovi, ovvero i settori delle conserve, del latte a lunga conservazione e della birra

sto a una fase di essicazione della durata media di cinque ore e mezza e a una temperatura di 170/190 C°. Una volta essiccato, il materiale viene introdotto nella vite attraverso un tubo di caricamento, dove successivamente subisce uno stress meccanico accompagnato da un riscaldamento da resistenze elettriche, lavorazioni che lo portano alla fusione. Viene poi iniettato nello stampo e raffreddandosi dà vita alla preforma. Infine, il prodotto viene inscatolato ed etichettato». Quanto è importante per un’azienda come la vostra svolgere un controllo accurato dei prodotti? «Importantissimo. Disponiamo di un sistema informativo che controlla la qualità dei polimeri in entrata e delle preforme realizzate. A supporto di questo sistema qualità, utilizziamo anche moderni strumenti informatici e un laboratorio in cui ogni giorno vengono svolte prove di controllo acetaldeide, prove di controllo viscosità intrinseca, e verifiche dei flussi. Vengono effettuati, inoltre, controlli dimensionali sul peso e sugli spessori e controlli automatici di routine a bordo macchina, svolti attraverso un impianto sviluppato direttamente dalla nostra azienda». Quanto investite in ricerca e sviluppo e su quali nuovi progetti state lavorando al momento?

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«Purtroppo, i fondi che dedichiamo a ricerca e sviluppo non sono molti, in quanto il nostro settore ha margini bassi e non riceve abbastanza incentivi. Ciò nonostante, abbiamo in cantiere progetti volti alla realizzazione di prodotti destinati a settori nuovi, ovvero i settori delle conserve, del latte a lunga conservazione e della birra». La produzione ha risentito della crisi dei consumi? «Fortunatamente, la crisi dei consumi non ha influito più di tanto sulla nostra attività, anche se comunque abbiamo notato un cambiamento di direzione nelle vendite. Infatti, a discapito degli articoli di marca e delle grandi multinazionali, sono aumentati i consumi di prodotti di primo prezzo reperibili nei discount. Mutamento questo che avvantaggia un’impresa come la nostra, che lavora in prevalenza con i mediopiccoli imbottigliatori non specializzati nella produzione di preforme e quindi obbligati ad acquistarle». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 191


MODELLI D’IMPRESA

Un nuovo approccio al settore farmaceutico el variegato settore dell’industria farmaceutica, quello che contraddistingue l’azione di Therabel, laboratorio farmaceutico privato, è la qualità delle donne e degli uomini che lo compongono, il loro modo di lavorare insieme e la loro voglia di cambiare le cose». Basterebbero queste parole del Ceo, JM Robert, per comprendere la filosofia del Gruppo Therabel, multinazionale europea con 350 dipendenti e un fatturato di circa 120 milioni di euro nel 2011, il cui innovativo modello gestionale ha trovato perfetta applicazione anche nelle varie filiali europee dell’azienda, in Francia, Paesi Bassi, Italia, Germania e Regno Unito. La conferma arriva da Roberto Palmieri, che dal 2011 ricopre il ruolo di amministratore delegato dell’affiliata italiana del gruppo, Therabel GiEnne Pharma. La società, con sede a Milano, è nata nel 1997 in seguito all’acquisizione di GiEnne Pharma, uno “spin off” del gruppo Basf, e oggi può vantare una presenza consolidata in settori specialistici quali quello cardiovascolare e del dolore, con la produzione e commercializzazione di diversi farmaci e medicinali: «Non sono i risultati trimestrali o borsistici a guidare il nostro lavoro, ma progetti e obiettivi a lungo termine, che hanno permesso a Therabel di rafforzare la sua posizione su scala europea». Senza dubbio un nuovo modo di rapportarsi al mercato, so-

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Roberto Palmieri, amministratore delegato della Therabel GiEnne Pharma di Milano www.therabel.com

È un nuovo modello aziendale, fondato sulla condivisione e sulla valorizzazione delle persone, quello proposto da Therabel, multinazionale del settore farmaceutico. Lo illustra l’amministratore delegato di Therabel GiEnne Pharma, Roberto Palmieri Diego Bandini

prattutto all’interno di un settore come quello farmaceutico. Ma come fare a sopravvivere tra grandi gruppi multinazionali, senza una dimensione competitiva? «La nostra ricetta è molto semplice: buona gestione, flessibilità e valori condivisi con tutta l’organizzazione. Crediamo nella serietà professionale e nella preparazione delle persone che lavorano con noi, nella loro intraprendenza e nel nostro modello operativo. Questo è fortemente radicato sull’informazione scientifica rivolta alla classe medica, e sulla qualità dei nostri preparati, che continuiamo a sviluppare e a migliorare nonostante siano presenti sul mercato già da tempo, certi di offrire opzioni terapeutiche uniche e sempre aggiornate». Possiamo dire che sono le persone il patrimonio più importante per la vostra società? «Assolutamente. La nostra è un’azienda coesa, che si fonda su un’organizzazione consolidata e che ci permette, nonostante i tempi e la scarsità di risorse, di continuare a investire nella formazione professionale a tutti i livelli. Oggi trovano impiego nella nostra società circa 100 dipendenti: una dimensione umana davvero difficile da trovare all’interno delle grandi multinazionali».


Roberto Palmieri

FARMACI

4,5 mln LE CONFEZIONI DI MEDICINALI VENDUTE DA THERABEL GIENNE PHARMA NEL 2011, PER UN FATTURATO DI CIRCA 20 MILIONI DI EURO

Quali sono, nello specifico, i vostri ambiti di riferimento? «Fin dalla fondazione di Therabel GiEnne Pharma le strategie aziendali hanno puntato soprattutto allo sviluppo nelle aree cardiovascolare, del dolore e della gastroenterologia, ambiti nei quali il management della società può vantare una cultura e un’esperienza internazionale più che ventennale. In particolare, nel cardiovascolare Therabel GiEnne Pharma ha sviluppato una specializzazione nel settore degli antialdosteronici. Qui, da diversi anni, stiamo portando avanti ricerche cliniche innovative». Collaborate con altre aziende del settore per lo sviluppo dei vostri prodotti? «Il Gruppo Therabel è inserito in numerose alleanze strategiche, riguardanti non solo lo sviluppo e la ricerca di nuovi farmaci, ma anche la promozione di prodotti in licenza o in concessione. Abbiamo infatti messo in atto accordi di partnership sul territorio con società di primissimo livello, tra cui l’austriaca Gebro Pharma, per la commercializzazione di un antinfiammatorio orale, e Abbott, multinazionale americana nel campo gastrointestinale. Recentemente, infine, abbiamo iniziato a collaborare su scala europea con BioAlliance Pharma, per la commercializzazione di un antifungino topico, con tecnologia innovativa».

La crisi però, non ha risparmiato neanche il mondo farmaceutico. Quali sono le principali criticità con cui siete costretti a confrontarvi attualmente? «Non possiamo nascondere i problemi che stanno attanagliando il comparto farmaceutico in Italia. Le misure di contenimento della spesa pubblica, attuate soprattutto negli ultimi tre anni, hanno portato a tagli lineari sui prezzi dei medicinali, peraltro già i più bassi d’Europa, che hanno colpito soprattutto le imprese di piccole e medie dimensioni. Nonostante tutto, però, non possiamo che essere soddisfatti di quanto fatto finora. Dal 1997, anno di costituzione di Therabel GiEnne Pharma, il nostro giro d’affari è quasi raddoppiato. Nel 2011 abbiamo venduto più di 4,5 milioni di confezioni di farmaci, con un fatturato di 20 milioni di Euro e posizionandoci tra le prime 75 Società farmaceutiche in Italia». Quali sono, infine, gli obiettivi di Therabel per il prossimo futuro? «Dopo 60 anni di attività, prima in Belgio, poi in Francia, nei Paesi Bassi e in Italia, l’ambizione di Therabel è quella di consolidarsi come gruppo farmaceutico di livello europeo, insediato in tutti i maggiori paesi della Comunità, continuando però a mantenere la dimensione umana delle nostre strutture, il nostro pensiero, la nostra etica e la nostra libertà d’azione». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 193


Le versatili applicazioni del poliuretano ra il 1947 quando i laboratori della Bayer perfezionavano la reazione chimica per la sintesi dei poliuretani, una vasta famiglia di polimeri che ancora oggi rappresenta uno dei materiali più impiegati per un numero quasi infinito di utilizzi. Poco più di trent’anni dopo, Mariano Bandera fondava a Brescia la Sifra, nata come piccola azienda operante nel commercio di ruote e oggi importante realtà italiana del settore della lavorazione del poliuretano e altri materiali. «È nei primi anni Novanta che ci siamo evoluti in sintonia con le richieste del mercato italiano ed estero – ricorda Bandera –, specializzandoci nella produzione di rulli rivestiti in poliuretano, gomma e di altri prodotti speciali e accessori realizzati a disegno per i più svariati settori e impieghi». Quali sono le principali proprietà del poliuretano, quelle che lo rendono così adatto a un impiego vario e molteplice?

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194 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Il poliuretano, insieme a gomma, metalli e diversi altri materiali, è al centro di incessanti studi per la messa a punto di lavorazioni e applicazioni sempre nuove, come spiega l’amministratore unico della Sifra Spa Mariano Bandera Amedeo Longhi

«Per i poliuretani la ricerca e lo sviluppo di nuovi polimeri ha aperto la via a soluzioni produttive in ambiti dove, fino a poco tempo fa, veniva impiegata esclusivamente la gomma. Le maggiori prestazioni sotto il profilo fisico e chimico fornite dai prodotti realizzati in poliuretano, a confronto con la gomma, consentono un notevole aumento dei tempi di esercizio e un conseguente miglioramento della produttività. Per quanto riguarda le tolleranze dimensionali bisogna te-

Mariano Bandera, amministratore unico della Sifra Srl di Bescia www.sifra.it


Mariano Bandera

nere presente che, trattandosi di un elastomero ed essendo quindi dotato di un elevato coefficiente di dilatazione termica, il poliuretano non può raggiungere parametri di precisione assimilabili a quelli dei metalli. I poliuretani uniscono i vantaggi delle gomme naturali e sintetiche – ovvero elasticità ed elevato allungamento sotto carico – a quelli delle materie plastiche – durezza ed elevata capacità di carico – e consentono quindi applicazioni tecniche diversamente non realizzabili. La Sifra offre gamme di poliuretani ottenuti per colata di qualità superiore nell’ambito dei polimeri a base etere e estere. È inoltre in grado di offrire rivestimenti realizzati con metodo rotazionale, che hanno inferiori caratteristiche fisico-meccaniche ma che possono risultare più interessanti a livello economico. Le caratteristiche peculiari dei prodotti in poliuretano sono resistenza all’abrasione, alla lacerazione, al taglio, alla compressione, ai prodotti chimici, all’ozono e bassa isteresi elastica». Quali altri materiali e lavorazioni trattate? «La nostra produzione parte dalla produzione di parti metalliche di rulli, cilindri e ruote in acciaio, carbonio, alluminio e altri metalli per ogni utilizzo. Siamo specializzati anche nella fornitura di parti metalliche accoppiate ai vari rivestimenti, che possono essere in poliuretano, gomma o riporti speciali tipo tungsteno o

cromo. I rivestimenti in gomma che forniamo vengono selezionati in funzione della mescola più adatta a ogni singola applicazione e sono in grado di soddisfare le innumerevoli specifiche tecniche richieste dai processi produttivi che utilizzano rulli gommati. Effettuiamo anche riporti speciali su parti metalliche, ovvero il deposito su particolari di vario materiale costruttivo, nei nostri casi su rulli, di uno o più strati di materia di varia composizione chimica. Lo scopo del riporto è quello di incrementare le caratteristiche fisicomeccaniche del pezzo trattato». Com’è strutturata la vostra attività al di là della parte produttiva? «Non veniamo infatti considerati semplici fornitori, ma veri e propri collaboratori, ai quali i clienti si rivolgono per qualsiasi problema tecnico o per ogni dubbio relativo alla scelta e alle prestazioni del prodotto. Oltre all’aspetto produttivo, curiamo quindi anche quello relativo al servizio di consulenza e che racchiude tutta l’esperienza consolidata in anni di attività. Questo è a sua volta possibile grazie al contributo di uno staff di tecnici altamente qualificati e all’utilizzo di strumenti e tecnologie innovative, soprattutto nella lavorazione del poliuretano e della gomma». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 195


MODELLI D’IMPRESA

Gli effetti del caro carburante sulle imprese l costo dei carburanti va alle stelle, sfiorando o, in alcuni casi, toccando i due euro al litro. Una situazione che mette alle strette diverse realtà, tra cui anche la Sebino Chimica, specializzata nello stoccaggio e nella distribuzione di prodotti chimici di base, che realizza le consegne avvalendosi di automezzi di proprietà. L’azienda eroga i propri servizi a diversi settori: dal tessile (tintorie, lavanderie) al galvanico (cromature, zincature), passando per l’alimentare (salumifici, caseifici). Una consistente porzione delle sue attività è rivolta al trattamento delle acque di scarico, fornendo anche consulenza tecnica in merito all’utilizzo e all’ottimizzazione delle sostanze consone agli impianti di depurazione (es. polielettroliti, decoloranti, carboni attivi). Il nome deriva dal luogo in cui è stata fondata, il Sebino; in seguito, per una migliore logistica dei servizi, l’azienda è stata spostata a Montichiari, dov’è tutt’ora collocata. A questo stabilimento si annovera anche il deposito inaugurato quest’anno ad Acquafredda, posizione scelta per agevolare la distribuzione capillare dei prodotti alla committenza, presente soprattutto nella Bassa Padana.

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La Sebino Chimica Srl si occupa dello stoccaggio e della distribuzione di prodotti chimici di base sebinochimica@libero.it

Flessibilità, dinamicità e gestione efficiente sono gli strumenti, secondo l’ingegner Silvano Godenzi, che consentono il consolidamento della Sebino Chimica sul mercato nonostante la crisi Roberta De Tomi

La società si è dunque creata diverse occasioni di crescita nel contesto di una situazione complessa, di cui ci fornisce un quadro l’amministratore di Sebino Chimica, ingegner Silvano Godenzi. «Attualmente – spiega – le aziende che lavorano sono quelle che hanno un mercato all’estero, perciò la domanda viene principalmente da queste realtà; tuttavia, confidiamo in una ripresa dell’economia interna per incrementare il nostro fatturato. Analizzando i fattori critici, in riferimento alle materie prime, allo stato attuale, non essendoci una domanda sostenuta, il prezzo di queste è stabile, con una lieve tendenza al rialzo a seguito del cambio sfavorevole euro/dollaro. Quello che incide veramente e in maniera notevole sulla nostra attività, è il costo del carburante per i trasporti. Se un tempo per noi era insignificante, oggi rappresenta un costo primario». Rispetto al bilancio 2011 Godenzi rileva che «Nonostante il periodo storico, ci siamo tenuti in linea con il fatturato dell’anno precedente, realizzando, anzi, un piccolo rialzo a seguito dell’acquisizione di nuovi clienti». Il core business di Sebino Chimica, che tra i servizi evidenzia


Sebino Chimica

quello di una consulenza mirata alle specifiche dell’utenza «È costituito dalla fornitura di prodotti chimici che consentono la decantazione delle acque di scarico e che sono presenti in un’ampia gamma (soda caustica, acido solforico, acido cloridrico, cloruro ferrico, sale). Abbracciamo quasi tutti i settori industriali e artigianali e offriamo servizi a tutti gli enti, siano essi pubblici o privati, che abbiano un impianto di depurazione delle acque. Le nostre prestazioni riservano la massima attenzione all’impatto ambientale e proprio perché strettamente connesso alle nostre attività, tendiamo ad agire in modo da apportare i nostri contributi migliorativi». «Visto il ridimensionamento delle realtà di produzione di prodotti chimici in Italia – continua Godenzi – i nostri fornitori sono soprattutto multinazionali che hanno impianti prevalentemente all’estero e sono stati scelti in base al principio della qualità del prodotto e del relativo prezzo sostenibile. Criteri di sostenibilità determinano il nostro mercato di riferimento, che è soprattutto quello locale. Punteremmo anche ai mercati di una territorialità più ampia per espanderci, ma a frenarci è proprio il già citato problema del costo del trasporto che incide in maniera rilevante su quello del prodotto». Difficoltà che hanno portato l’azienda a elaborare strategie alternative e a puntare piuttosto sugli aspetti di flessibilità e dinamicità interne e su una

Mentre un tempo il costo del trasporto era insignificante, oggi incide in maniera consistente sulle scelte aziendali

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gestione efficiente ed efficace. Punti di forza dell’azienda sono infatti la velocità e la rapidità nelle consegne, i prezzi competitivi, il buon rapporto di collaborazione e di responsabilizzazione con i dipendenti e l’utilizzo di mezzi propri nella rete di distribuzione che consentono all’azienda di ampliarsi nonostante la crisi e la concorrenza di aziende di dimensioni molto più grandi. «Nell’ottica di un ampliamento – conclude il titolare – abbiamo investito in nuove strutture, apportando le migliorie del caso. La nostra prospettiva nel breve periodo, a fronte del persistere della crisi, è quella di riuscire a mantenere le condizioni attuali, rimanendo pronti per il rilancio, quando ci sarà la ripresa economica».

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 197


MODELLI D’IMPRESA

Le evoluzioni del packaging Un nuovo prodotto in fase di sviluppo è il segno di una realtà del packaging, attiva nell’innovazione, per soluzioni che siano sempre più funzionali. Anche se ci sono “cantieri aperti” e ancora tanto da fare. Il punto di Patrizia Tuzza Roberta De Tomi

ackaging ecosostenibile, una possibilità per il futuro? È una notizia dei mesi scorsi di network Newgenpak, un progetto finanziato nell’ambito del programma europeo “Itn People”, finalizzato al concepimento di soluzioni alternative per un packaging sostenibile. All’iniziativa, che coinvolge atenei, istituti di ricerca e imprese europei, partecipa anche il gruppo “Diffusione in polimeri” del dipartimento di Ingegneria chimica, mineraria e delle tecnologie ambientali dell’Università di Bologna. Malgrado i buoni propositi espressi in tempi recenti, la maggior parte dei prodotti di packaging vengono realizzati con sostanze non eco-compatibili, come spiegato an-

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La Igc Srl ha sede a Busto Garolfo (MI) www.igcsrl.com

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che da Patrizia Tuzza, titolare della Igc, azienda specializzata nell’imballaggio nei settori alimentare, degli integratori alimentari e della cosmetica. «Le buste che produciamo – spiega la nostra interpellata – sono composte da politeni, poliesteri e allumini, dunque non possono essere smaltite, ma vanno poste nell’indifferenziata». Tuttavia l’obiettivo di un packaging a impatto zero sull’ambiente non si configura come un’utopia, ma, piuttosto, come una realtà concretizzabile nel futuro, che potrebbe dare un ulteriore impulso a un ambito che, pur con qualche difficoltà, resiste alla crisi. Il discorso vale anche per la Igc, realtà posta a pochi chilometri di Milano,


Patrizia Tuzza

che nei settori di riferimento, ha maturato un’esperienza trentennale. Interlocutori dell’azienda sono soprattutto italiani, mentre il core business della Igc è rappresentato in particolare dalla cosmetica, all’interno del quale l’azienda si è posta come la principale interlocutrice di grandi firme del panorama nazionale, realizzando bustine monodose promozionali da allegare a magazine femminili o da spedire per posta. «Il cosmetico – afferma la titolare di Igc – rappresenta il 70 per cento del nostro business, che, malgrado la crisi, ci vede in una situazione tutto sommato positiva. Il 2011 si è chiuso, infatti, con un aumento di fatturato del 10 per cento rispetto all’anno precedente, trend positivo, soprattutto se lo paragoniamo a quello nazionale. Per il 2012, prevediamo invece di chiudere con un bilancio in linea con il 2011, o forse con qualche piccola perdita, che tuttavia non pregiudicherà il nostro andamento globale». Le cautele sono molte, ma l’impegno profuso dall’azienda è maggiore. «Il nostro lavoro – spiega la titolare – consiste nella realizzazione dell’imballaggio del prodotto: oltre all’involucro, realizziamo anche il riempimento, in quanto il nostro parco macchine annovera anche quella adibita a tale funzione. Il nostro committente fornisce le indicazioni: noi riceviamo i file che contengono le istruzioni relative al progetto da realizzare, e poi procediamo alla stampa della busta su film. Poi entrano in funzione le macchine automatiche che preformano la busta e la riempiono. La tipologia di lavorazione cambia in base alle richieste della committenza e prevedono differenziazioni in base alle finalità, ovvero quelle destinate alla vendita hanno determinate caratteristiche, quelle per promozionali ne hanno altre». L’attenzione della società è fortemente focalizzata su investimenti mirati. Rispetto a quelli per l’acquisto di macchinari: «Nell’immediato – non ne abbiamo bisogno, perché sono già stati fatti 3-4 anni fa. Piuttosto,

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Le confezioni che produciamo sono composte da politeni, poliesteri e allumini, dunque non possono essere smaltite

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gli investimenti in agenda riguardano il packaging, ma si tratta di un progetto in fase di sviluppo. La ricerca e lo sviluppo sono per noi fondamentali, tanto che abbiamo operato in tale direzione, realizzando un prodotto che ha ottenuto un regolare brevetto. Si tratta di Mono +, che nel 1996 è stato anche insignito dal prestigioso riconoscimento dell’Istituto italiano per l’imballaggio in quanto ritenuta la confezione più innovativa per i cosmetici. Si tratta di una bustina dotata di un tappo richiudibile, che ci ha addirittura visti protagonisti di un episodio di tentato plagio. Mono+ ha infatti attirato l’attenzione di un’azienda di Taiwan, che ha cercato di aggirare la proprietà intellettuale, riproducendo copie del prodotto. Dal canto nostro, siamo riusciti a intervenire, affinché la copia dell’originale non venisse commercializzata e la questione si è risolta a nostro vantaggio e in maniera pacifica». Per la Igc la qualità passa anche attraverso l’innovazione, per sostenere competitor, presenti in Europa. E per il futuro «Intendiamo produrre e fatturare come l’anno scorso – conclude la titolare – e malgrado le difficoltà del momento e le previsione citate, crediamo che sia un obiettivo raggiungibile». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 199


MODELLI D’IMPRESA

Quando la crisi è un’opportunità Nuove soluzioni sono possibili se si esce dalle procedure standard. È la convinzione di Fabio Scordamaglia, giovane imprenditore del milanese che spiega come «una mente giovane colga le opportunità offerte dalla recessione» Renato Ferretti

nvertire il trend negativo che i concorrenti subiscono. Ci vuole un’operazione che ovviamente non può essere ricercata nell’alveo delle soluzioni e procedimenti di routine. Serve un’idea che comprenda le esigenze raggiungendo il giusto compromesso con le difficoltà imposte dall’impresa e un certo fattore di rischio. Tutto questo può realizzarsi più facilmente tra quelli che non hanno ancora cristallizzato il proprio modo di fare e che per loro natura risultano più audaci: in una parola, i giovani. Ne abbiamo parlato con un imprenditore, Fabio Scordamaglia, che ben rappresenta le nuove leve e che è riuscito a trovare una strategia vincente per ribaltare le previsioni con la sua Ilmas, azienda nel settore dell’illuminazione. «La crisi c’è, inutile negarlo – dice Scordamaglia –. Il nostro merito è stato quello di trasformarla in un’opportunità. In un momento in cui le grandi aziende hanno cercato di contenere i costi, investendo meno nel magazzino, noi siamo andati avanti, credendo nella qualità dei prodotti. Quindi abbiamo lavorato, al contrario, moltissimo sulle scorte, in modo da fornire un servizio rapido con consegne in 24/48h». Dunque nell’ultimo anno ha registrato un bilancio positivo? «Usciamo da 3 anni molto positivi con una crescita media annua del 35 per cento, che ha portato il fatturato da 2 a 7 milioni di

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Fabio Scordamaglia, amministratore delegato della Ilmas di Bernate Ticino (MI) www.ilmas.com

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euro e, anche quest’anno, nonostante tutto, ci consideriamo tra i fortunati che possono ancora mantenere lo stesso trend positivo. Il vantaggio della piccola impresa è quello di considerare ogni cliente unico e importante e di creare un rapporto diretto e personale. Le opportunità, proprio in questo momento di crisi, ci sono e solo una mente giovane può coglierle e farle proprie». Vi occupate di illuminazione per negozi e per l’outdoor. Quali sono le attuali tendenze di questi mercati e su quali prodotti si sta puntando maggiormente? «Seguiamo diverse catene di negozi, partendo dalla progettazione e dal calcolo illuminotecnico, spesso utilizzando illuminazione tradizionale, ma sempre con un occhio di riguardo per la tecnologia a Led. Il futuro, quello su cui stiamo lavorando, sarebbe di creare apparecchi efficienti in termini di illuminazione, dimensionati in modo da risultare il meno invasivi possibile. Parte del fatturato è destinata allo sviluppo di nuovi prodotti. Al momento stiamo lavorando a una serie di proiettori, a degli incassi per uffici a Led e ad alcuni prodotti destinati al-


Fabio Scordamaglia

Il vantaggio della piccola impresa è quello di considerare ogni cliente unico creando un rapporto più diretto

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CRESCITA

+35% INCREMENTO MEDIO ANNUO DEL FATTURATO DELLA SOCIETÀ ILMAS. DA 2 A 7 MLN DI EURO IN TRE ANNI DI ATTIVITÀ

l’illuminazione di edifici antichi e di prestigio, che sono l’orgoglio del nostro Paese, ma che risultano, spesso, poco valorizzati a causa di un’illuminazione non adeguata». Quali sono i vostri mercati più importanti all’estero e qual è la situazione nel mercato interno? «Il nostro primo mercato, a dispetto della crisi, resta il mercato italiano, dove, con il servizio reso, siamo riusciti a fidelizzare la clientela. Buone soddisfazioni ce le siamo tolte, nel passato recente, anche negli Emirati Arabi e stiamo lavorando per lo sviluppo in Europa. Per il prossimo futuro c’è ancora molto da fare sviluppando i rapporti con stati come il Brasile, L’India, la Russia». Cosa pensate possa fare lo Stato per aiutare le imprese? «In questo momento di parziale recessione, lo Stato deve trovare strumenti forti per aiutare la ripartenza dell’economia, in partico-

lare nel settore edilizio che, purtroppo, anche a causa di nuove tasse (come l’Imu), ha subito un blocco preoccupante. Lo Stato stesso potrebbe vendere i propri immobili, generalmente situati in zone centrali e utilizzare i fondi per incentivare l’edilizia costruendo edifici più grandi, nelle aree periferiche. Un vantaggio per le aziende sarebbe la detassazione dell’incremento di magazzino. Aumeterebbero gli acquisti grazie alla merce subito disponibile. Più vendite significa più utili anche per le casse dello stato, senza contare l’aumento della domanda di “spazio fisico” e quindi, di nuovo, un incentivo all’edilizia». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 201


PRODOTTI ALIMENTARI

Problematiche e strategie del comparto molitorio Nonostante le tante difficoltà che attualmente affliggono il settore molitorio, le imprese italiane continuano a far registrare buoni risultati grazie soprattutto alle esportazioni di farina di grano tenero. A parlarne sono Anna ed Elio Belotti Emanuela Caruso

hi negli ultimi anni è stato oggetto di un cambiamento estremamente radicale è il settore molitorio italiano. Il nostro paese, infatti, è stato palcoscenico di una graduale e costante concentrazione del numero di operatori, che a sua volta ha portato a un aumento della dimensione media di ogni singolo impianto produttivo presente sul territorio. Ciò ha comportato, dal 2004 a oggi, una riduzione del 23 per cento del numero degli operatori, ma allo stesso tempo anche un incremento del 10 per cento della capacità produttiva di ogni azienda. Parallelamente a questa situazione, se ne sono verificate altre che hanno contribuito a modificare profondamente le dinamiche del settore e che, in primis, hanno riguardato la domanda di farina di grano tenero sul mercato domestico, vittima di un calo piuttosto netto. Basti pensare che in

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La Molino Belotti Srl ha sede a Coccaglio (BS) www.molinobelotti.com

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poco più di dieci anni vi è stata una contrazione della domanda di oltre il 20 per cento. Le conseguenze più dirette e ovvie di uno scenario del genere non sono difficili da immaginare: un eccesso di offerta che si è ripercosso in maniera negativa sui margini aziendali. E il periodo di grandi, e sfavorevoli, cambiamenti non è ancora finito, almeno secondo il parere della società Molino Belotti, attiva da più di cinquant’anni nella produzione di farina di grano tenero di elevata qualità. Come spiega Anna Belotti, socio dell’impresa: «Nei prossimi anni il nostro settore dovrà continuare ad affrontare un aumento importante dell’attività di M&A, ovvero di fusioni e acquisizioni da parte dei vari operatori del comparto. Per non rischiare di farci trovare impreparati da tali eventi, abbiamo deciso di muoverci in controtendenza rispetto le altre imprese, che hanno scelto di privilegiare gli investimenti volti a incrementare la capacità produttiva per fare in modo di ridurre il costo unitario di macinazione, e impegnare capitale, risorse e sforzi nell’ottimizzazione della nostra capacità produttiva attuale. Con una domanda in contrazione, infatti, riteniamo non sia opportuno aumentare ulteriormente l’offerta, abbassando ancora di più la redditività aziendale». Secondo le strategie studiate e messe a punto dalla Molino Belotti, dunque, al giorno d’oggi è preferibile concentrarsi su aspetti come il risk management e l’hedging sull’acquisto delle materie prime, soprattutto in vista di una crescita esponenziale della volatilità dei prezzi dei ce-


Anna ed Elio Belotti

reali. «In un’industria di prima trasformazione come la nostra, le materie prime incidono da un 60 ad un 80 per cento sul totale dei costi, di conseguenza ottimizzarne l’acquisto a fronte di una sensibile riduzione del rischio, garantirebbe un miglioramento della nostra redditività. In aggiunta a questo tipo di strategie, riteniamo sia importante anche creare intense sinergie, tanto orizzontali quanto verticali, tra i molti attori della filiera, così da creare una rete d’impresa dall’eccellente know-how. Proprio per soddisfare questo bisogno del settore molitorio, intratteniamo rapporti con altre aziende del comparto e possiamo quindi contare su vantaggi quali la flessibilità di una piccola organizzazione, le competenze avanzate per ogni ramo della filiera, la condivisione dei costi e dei risultati delle ricerche attuate, e infine una minore asimmetria informativa». La lungimiranza imprenditoriale e strategica dimostrata dalla Molino Belotti ha saputo ripagare gli sforzi dell’impresa e l’andamento dell’ultimo biennio è stato alquanto positivo. «Nonostante l’ultimo periodo sia stato caratterizzato da una congiuntura economica negativa e le violente oscillazioni del prezzo dei cereali abbiano messo ulteriormente a dura prova il nostro comparto – commenta Elio Belotti, altro socio dell’attività – l’azienda è riuscita a ottenere performance più che soddisfacenti. Oltre ad aver registrato un au-

EXPORT

+10% INCREMENTO RAGGIUNTO DALLA MOLINO BELOTTI NELL’EXPORT DI FARINA ALLA FINE DEL 2011

mento del fatturato, infatti, abbiamo anche, e continuamente, incrementato i volumi di vendita. Nel primo semestre del 2012, la crescita dei volumi si è attestata intorno al 12 per cento, migliorando notevolmente i risultati ottenuti negli anni precedenti». Traguardi come quelli appena descritti sono  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 207


PRODOTTI ALIMENTARI

 senz’altro merito di una diversificazione dei ca- mento è quello nazionale, con una quota pari al nali di vendita e di una razionalizzazione della presenza della Molino Belotti sul territorio, e come ci conferma Elio Belotti: «Il processo produttivo è stato implementato in modo tale da essere in grado di rispondere con prodotti adatti a qualsiasi richiesta e di personalizzare il servizio offerto. Il bacino d’utenza, inoltre, è eterogeneo e l’azienda può quindi rivolgersi a più clienti, tra i quali panettieri artigianali o industriali, pizzerie, pasticcerie, industrie dolciarie, catene della grande distribuzione, imprese di catering e grossisti sia nazionali che esteri. Il mercato di riferi-

VOLUMI

+12% CRESCITA DELLE VENDITE MATURATA DALLA MOLINO BELOTTI NEL PRIMO SEMESTRE DEL 2012

208 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

95 per cento, mentre il restante 5 per cento si divide tra Regno Unito, Irlanda, Europa Continentale, Sud Africa e Arabia Saudita». Tra mercati, settori e comparti così vari l’uno dall’altro, la Molino Belotti registra ottime performance in prevalenza dal canale pizzeria, dal segmento pasticceria e dall’export delle aziende di distribuzione. «Negli ultimi anni, le pizzerie e le pasticcerie hanno mostrato parecchio interesse verso i nostri prodotti, nonostante i volumi trattati finora rappresentino ancora una quota marginale del fatturato. Per quanto concerne l’export di farina, invece, al termine del 2011 abbiamo registrato un significativo incremento del 10 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. Seguendo la scia di questi buoni risultati, stiamo approfondendo alcuni contatti per la vendita di farina in Usa, Libano e Australia». Opinione generale all’interno della Molino Belotti è quella che per continuare a presidiare e mantenere la posizione di mercato guadagnata in tanti anni di attività sia indispensabile investire. «Abbiamo fatto investimenti mirati e oculati – conclude Anna Belotti –. Nel 1994, per esempio abbiamo aperto un panificio di nostra proprietà che ci ha permesso sia di testare quotidianamente la qualità delle nostre farine, sia di preparare prodotti nuovi da proporre alla clientela. Ci siamo poi concentrati sul miglioramento della sicurezza del processo realizzativo e sull’importanza della salvaguardia ambientale. A tale proposito, abbiamo implementato il trattamento di decorticazione pre-macinazione, mossa che ha determinato un significativo abbattimento della carica batterica totale dei lieviti e delle muffe, e studiato un sistema innovativo per lo stoccaggio e la conservazione dei cereali e dei prodotti finiti, sistema che va a eliminare di fatto l’utilizzo di qualsiasi prodotto nocivo per l’ambiente».


PRODOTTI ALIMENTARI

Nuovi allevamenti, tecnologia e più natura Ideatrice già 50 anni fa delle uova col “certificato di nascita”, Coccodì oggi è leader anche nella produzione di uova da allevamenti non intensivi: alleva le galline senza costringerle a vivere in gabbie. Angelo Pellizzoni fa il punto su produzione e nuove normative Martina Carnesciali

ggi, giustamente, ci sono regole davvero severe per l’allevamento degli animali. Da questo non esulano nemmeno le galline ovaiole: devono essere tutelate e devono avere uno spazio vitale minimo soprattutto nelle gabbie. La normativa benessere relativa al comparto avicolo prende le mosse da una direttiva che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole in batteria. Gli aspetti salienti di tale normativa sono l’identificazione di tre sistemi di allevamento delle galline (gabbie non modificate, gabbie modificate e sistemi alternativi) e la definizione di parametri tecnici minimi per la costruzione delle strutture e delle attrezzature d’al-

O Angelo Pellizzoni, titolare della Coccodì di Milano www.coccodi.it

levamento. Inoltre, la normativa europea obbliga lo smantellamento di tutti i vecchi allevamenti di gabbie in batteria. Anche l’aumento dei costi delle materie prime sta influenzando in maniera enorme il comparto della produzione delle uova fresche, dal momento che è il comparto zootecnico in cui l'incidenza dei prezzi dei cereali ha il peso maggiore. In un quadro di così grande incertezza, ci sono alcune aziende di allevamento di galline ovaiole come la Coccodì di Milano che intendono intervenire con investimenti mirati (e consistenti) sui diversi ambiti della filiera produttiva e commerciale. Angelo Pellizzoni, dall’interno degli allevamenti, spiega: «Coccodì nasce come marchio nell’ottobre del 1962 come frutto di una passione già presente fin dagli inizi del secolo. Ha radici lontane, che sono da rintracciare in un periodo storico scandito ancora dai ritmi dell’agricoltura, in cui le “procedure della qualità” erano le conoscenze tramandate di padre in figlio, così che un uovo era buono perché alle galline si voleva bene come se fossero parte della famiglia e le uova erano benedette». Non è difficile immaginare le tradizioni di quei tempi, quando i contadini andavano a raccogliere le uova a mano e c’era preoccupazione se


Angelo Pellizzoni

La libertà di beccare e razzolare in moderni pollai migliora in modo sensibile il benessere degli animali e la qualità delle uova

le galline non ne producevano un certo numero ogni giorno. Continua Pellizzoni: «nel 1962 la famiglia Gandolfi ha creato il marchio Coccodì con una chiarissima intenzione: permettere ad ogni milanese di consumare quotidianamente uova fresche di giornata. Il progetto era ambizioso, ma sono riusciti a realizzarlo appieno attraverso soluzioni tecnologiche e concettuali avveniristiche per l’epoca per la produzione, la lavorazione e la distribuzione in 24‐48 ore delle uova». Già da allora, la famiglia Gandolfi intendeva portare la conoscenza delle materie prime ai diretti fruitori. «Per far comprendere ai clienti la portata e la bellezza del progetto - spiega Pellizzoni - Coccodì metteva a punto visite aziendali, vere e proprie “gite fuori porta”, nelle quali il salumiere o il proprietario di un negozio di alimentari veniva accompagnato nella scoperta della filiera dell’uovo». Tali innovazioni, che si possono riscontrare an-

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che nelle produzioni moderne, hanno portato la Coccodì ad essere «pionieri nella “certificazione di prodotto” e nella rintracciabilità delle uova codificate sul guscio. Oggi l’azienda è anche leader nella produzione di uova da allevamenti non intensivi: alleva le proprie galline senza costringerle a vivere in gabbie. La libertà di beccare e razzolare in moderni pollai migliora in modo sensibile il benessere degli animali», aggiunge Angelo Pellizzoni. E, dal presente al futuro, il passo è davvero breve. «Oggi Coccodì vuole affrontare i prossimi anni nel solco tracciato dalla sua storia. I nuovi allevamenti (oltre 600.000 galline che si aggiungono al 1.400.000 attuali) e la nuova pulcinaia, totalmente privi di gabbie, rispettosi dei bisogni etologici delle galline, igienici ed efficienti, si presentano come moderni pollai tecnologicamente avanzati, in cui la cura e l’attenzione ai particolari, all’ordine e alla pulizia (controlli igienici sanitari, lavorazioni rapide e precise ed efficiente distribuzione sono garantiti da un centro di imballo uova tra i più moderni e automatizzati d’Europa), trovano nella qualità delle uova la naturale conseguenza», conclude Pellizzoni. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 211


COMUNICAZIONE

Le strategie del marketing relazionale n crollo degli investimenti pubblicitari del 7 per cento. È questa la previsione di AssoComunicazione per l’anno 2012. Fra le cause, guardando le percentuali scorporate per mezzo di comunicazione, c’è certamente la crisi della tv generalista e della stampa, ma è indubbio che le minori risorse destinate dalle aziende verso le attività di marketing abbiano la loro ragione principale nella congiuntura economica. Come conferma Giuseppe Orlandi, amministratore delegato di B2U, agenzia milanese che si occupa di motivazione, promozione, eventi: «Credo che non vi sia agenzia che non abbia da raccontare storie di

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214 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Di fronte al calo degli investimenti pubblicitari si aprono nuove strade per raggiungere l’attenzione dei consumatori. Giuseppe Orlandi presenta le attuali tendenze della comunicazione pubblicitaria e promozionale. Dall’organizzazione di eventi alle campagne motivazionali Luca Cavera

budget tagliati all’osso, di campagne saltate, di investimenti ridotti. C’è comunque da sottolineare che, in questo settore, spesso gli investimenti del committente sono direttamente collegati al risultato. In altre parole, c’è una certa variabilità che consente all’azienda di spendere solo a risultato acquisito e questo rappresenta un elemento importante da sottolineare. In ogni caso, la capacità professionale oggi si misura in termini di rapporto fra creatività e pragmatismo. Si deve assicurare originalità e carattere, facendo attenzione agli obiettivi da perseguire e soprattutto al budget stanziato». Alla crisi della tv generalista e dei mezzi di comunicazione tradizionali possono sopperire i nuovi media e i social network? «Poiché l’insieme dei processi di gestione della relazione passa attraverso l’analisi delle informazioni intercorse – e si tratta di relazioni one to one, di rapporti diretti con i singoli componenti del target e non di rapporti one to many, come accade nel caso delle campagne di advertising – la comunicazione interattiva gioca un ruolo di primissimo piano nel creare un filo diretto fra l’azienda e i singoli componenti dei target. Dai primi call

Giuseppe Orlandi, amministratore delegato dell’agenzia B2U Srl di Milano. Nelle altre immagini, eventi e progetti web realizzati dall’azienda www.b2u.it


Giuseppe Orlandi

FATTURATO

+15% INCREMENTO PREVISTO DA B2U PER LA CHIUSURA DI BILANCIO 2012, PASSANDO DAI 14 MLN DI EURO DEL 2011 A QUOTA 16 MLN

center alla web communication e alla diffusione degli smart phone e dei tablet, le occasioni per stabilire contatti, approfondirli e arricchirli di valore sono cresciute a livello quantitativo e qualitativo, permettendo una conoscenza profonda dei propri interlocutori. La diffusione dei social network ha poi reso familiare e gratificante il rapporto col web, diventato la vera agorà virtuale del nostro tempo. L’evoluzione tecnologica ha certamente facilitato il consolidamento dei rapporti bilaterali». Qual è il vostro approccio nei confronti delle opportunità offerte dal web? «B2U è ben focalizzata sui social media e sulla più recente web evolution. Basti pensare al portale che abbiamo recentemente creato, per esempio, per un grande gruppo del settore tecnologico. I partecipanti alla campagna motivazionale lo usano come spazio di discus-

La comunicazione interattiva gioca un ruolo di primo piano nel creare un filo diretto fra azienda e target

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sione e di confronto professionale, ma anche come palestra di scambio di opinioni, oltre che come medium per la campagna in atto. Insomma, la logica dell’intranet è stata applicata – con successo – a un social network di categoria». Quali sono le tendenze più innovative in fatto di marketing? «La diffusione del marketing relazionale è ormai globale in tutti i mercati evoluti, Italia inclusa. Anche se in periodi di crisi il marketing di transazione rialza la testa, dall’one shot deal al minor prezzo possibile. È chiaro però che il ciclo di vita di un prodotto o di un servizio dipenda dalla capacità aziendale di soddisfare le esigenze e adempiere le promesse in modo da mantenere stabilmente il cliente. Il marketing relazionale puro, dunque, è l’unico a lavorare in questa prospettiva temporale estesa». Quali sono le caratteristiche peculiari che differenziano il marketing relazionale dalle classiche strategie di marketing? «Il marketing relazionale è la branca del marketing basata sulla relazione con il cliente, perno centrale dei rapporti che si muovono áá LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 215


COMUNICAZIONE

áá

sul mercato. Alcuni lo identificano con la fidelizzazione, ma in realtà l’approccio si applica all’intero ciclo relazionale: dalla creazione allo sviluppo, dal mantenimento all’ottimizzazione del rapporto fra l’azienda e i clienti, in un’ottica di scambio mutualmente soddisfacente e di collaborazione win-win. Questo modello punta a creare una relazione stabile e continuativa fra azienda-venditoritrade-cliente finale, coinvolgendoli in programmi a lunga scadenza che offrono benefici immediati, ma anche vantaggi crescenti nel tempo, per rafforzare il senso di appartenenza e d’esclusività tipici del legame. In questo i programmi di motivazione e di loyalty diventano strumento del marketing relazionale: i club, le collection, le azioni member get member sono infatti funzionali al rafforzamento della relazione o all’estensione della stessa a nuovi membri». La vostra società ha tre divisioni: Marketing e comunicazione, Rewarding solutions, Viaggi incentive & eventi. Quali sono le prerogative di ciascuna divisione? «Il settore Marketing e comunicazione studia e progetta iniziative orientate alla motivazione delle reti di vendita, alle trade e consumer promotion, alle loyalty e ai community pro-

216 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

gram. Nello stesso tempo lavora per creare comunicazione in ambito eventi. Si può dire quindi che rappresenti un servizio che fornisce creatività e progettazione utile ai due settori più operativi, quello delle Rewarding solutions e degli Eventi. Infatti, Rewarding solutions rappresenta per noi lo studio e la gestione di strumenti premianti da utilizzare nell’ambito delle iniziative motivazionali – piattaforme per cataloghi on line, selezioni speciali, buoni spesa. La divisione Viaggi incentive & eventi, infine, si occupa di progettare e gestire incentive travel, meeting, convention, special event, road show, congressi e convegni». Nell’ambito delle Rewarding solutions, quali sono i servizi e le soluzioni più richieste o che più spesso suggerite? «In realtà non abbiamo alcun interesse a spingere una soluzione piuttosto che un’altra. Indichiamo quelle a nostro avviso più efficaci per le necessità contestuali, sapendo di poterle attivare e gestire in toto. Crediamo infatti che proprio il fatto di agire con competenza in ogni branca del marketing della motivazione rappresenti una garanzia per le aziende che si rivolgono a noi. Quanto ai servizi più richiesti, questi variano nel tempo. Mentre, per esempio, nel campo Incentive & events le aziende sembrano ora preferire convention ed eventi multitasking più che viaggi incentive puri, nelle Rewarding solutions si utilizzano con eguale peso sia soluzioni corpose – come l’intero catalogo contenuto nella nostra piattaforma “b.tool” –, sia le selezioni calibrate su misura di “b2log”, la scelta immediata fra quattro premi di “one4you”, la tem-


Giuseppe Orlandi

La diffusione dei social network ha reso familiare e gratificante il rapporto col web e ha facilitato i rapporti bilaterali

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Mario Sciacca, vice presidente gruppo Next, Giorgio Parravicini, direttore commerciale B2U, Giuseppe Orlandi, amministratore delegato B2U, e Marco Jannarelli presidente gruppo Next

pestività dello shopping online di “free2shop”». B2U, fin dalla fondazione, ha sempre dato grande attenzione al tema ambientale. In che modo, con la vostra attività, riuscite a contribuire alla tutela e alla difesa dell’ambiente? «Siamo soci del Kyoto Club e, in collaborazione con l’associazione AzzeroCO2, offriamo supporto alle aziende per compensare e neutralizzare le emissioni di biossido di carbonio prodotte da ogni evento da noi progettato e realizzato. L’intervento, solitamente, si concretizza contribuendo a piani di forestazione effettuati sul territorio italiano. Inoltre, tra i nostri prodotti, abbiamo messo a punto Eos (Eco Oriented Solutions), un servizio innovativo pensato e creato per offrire soluzioni di marketing, eventi e corsi di formazione orientati all’ecosostenibilità, destinato a tutte quelle aziende che operano nel settore delle energie rinnovabili». Le vostre previsioni per il fatturato 2012 indicano una crescita dai 14 milioni di euro del 2011 a quota 16 milioni. Sulla base di quali strategie prevedete un tale incremento, in un contesto di crisi come quello odierno? «Questa previsione di crescita si basa sulla spinta all’innovazione che cerchiamo di dare ai nostri prodotti e servizi. Inoltre, ai nostri partner fidelizzati prevediamo si aggiungeranno delle new entry. Comunque la crescita stessa va inquadrata nell’ottica dell’organizzazione della quale facciamo parte, il gruppo Next, che nel 2012 conseguirà un fatturato globale di circa 50 milioni di euro. Il processo d’integrazione fra le diverse società del gruppo ci rende più forti sotto il profilo commerciale e di progettazione, ma anche più efficienti nella gestione e più “attrezzati”, perché le diverse branche portano conoscenze affinate in settori particolari che vanno a beneficio di tutti». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 217


GESTIONE DEI RISCHI

Certificazioni e nuove prospettive per l’impresa In un contesto di fragilità diffusa nel tessuto economico, allontanare ogni possibile pericolo che riguardi un’attività può risultare decisivo. Urbano Strada condivide la sua esperienza nel settore della gestione dei rischi Renato Ferretti na selva di normative, certificati e garanzie richieste, oppure obbligatorie. Per non parlare dei pericoli veri e propri, che siano economici o fisici, che riempiono la vita quotidiana dell’azienda. Quanto un’azienda può tenere sotto controllo tutto questo? Il settore della gestione dei rischi, in un periodo di flessione generale, forse può essere considerato avvantaggiato, vista l’importanza del risparmio, della messa in sicurezza di quanto già si possiede e della difficoltà in cui si trovano le aziende a soddisfare spese impreviste. Invece Urbano Strada, direttore della Apave Italia, ci dà un quadro un po’ diverso di quanto ci si aspetterebbe. «I miei colleghi si lamentano spesso del calo di lavoro. Ma dal mio punto di vista la cosa più importante soprattutto durante la crisi è essere propositivi, altrimenti il rischio è di farsi schiacciare». Stando al vostro bilancio relativo agli ultimi anni, il pericolo si può dire passato. «Se si considera il fatturato i numeri parlano solo di crescita. Si è passati da 5,9 milioni di euro nel 2009 a 7 milioni nel 2010, con aumento quindi del 27 per cento. L’anno successivo l’incremento è stato del 7 per cento, di gran lunga meno eclatante. Quello dal 2009 al 2010 è stato un salto dovuto a una giusta interpretazione che abbiamo dato di nuove nor-

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Urbano Strada, direttore dell’Apave Italia con sede a Bienno (BS) www.apaveitaliacpm.it

mative, si spiega così la doppia cifra di crescita nel pieno della recessione. Comunque anche la nostra marginalità ha registrato segni positivi». In cosa consiste esattamente la vostra attività? «La nostra è una società presente in cinque continenti, nata nel 1867 in Francia, dove ancora oggi è la sede principale. Il nostro organismo è un ente terzo: in breve assistiamo le aziende per la gestione dei rischi tecnici legati all’ambiente e alle attività umane in genere. In molti casi riusciamo ad ottimizzare le performance delle imprese con cui lavoriamo. Ma si badi bene, la nostra non è consulenza aziendale». In cosa si differenzia? «Siamo un organismo notificato, per cui facciamo controlli e verifiche anche per il settore pubblico, per conto di ministeri. Ma non facciamo mai consulenze, nel senso che non consigliamo su come gestire al meglio dal punto di vista dell’interesse aziendale il fattore di rischio che riscontriamo: indichiamo quali tra le soluzioni possibili è la migliore dal punto di vista delle normative o del pericolo stesso. La nostra assistenza consiste nella valutazione e il controllo dei rischi con un’ispezione, assistenza tecnica, prove misure, formazione e certificazioni. Ultimamente siamo presenti anche sul campo delle rinnovabili, soprattutto nel settore dell’eolico e del fotovoltaico».


Urbano Strada

Come avete evitato le ripercussioni della recessione? «Il nostro settore è abbastanza in crisi e anche noi abbiamo sentito una certa flessione, è inutile dire il contrario. Ma si reagisce. La prima regola è “esserci”, interpretare il momento e le esigenze del mercato, magari promuovendo certificazioni che possono aprire nuove prospettive per l’azienda. Ci tengo a precisare che la nostra indipendenza viene ufficialmente riconosciuta dalle autorizzazioni ministeriali nonchè dagli accreditamenti secondo norme internazionali». Come sintetizzerebbe la vostra funzione all’interno del tessuto economico delle zone

che ricoprite? «Noi contribuiamo alla crescita industriale del territorio e facciamo da cerniera tra chi produce, la ricerca e il cliente inteso come mercato che pretende certe garanzie. Si pensi ai prodotti che viaggiano da una parte all’altra del mondo e non vengono accettati per la mancanza di una valutazione dei rischi fatta prima, si pensi ai problemi che ne scaturiscono. E parliamo di ricerca, non solo per il 5 per cento di fatturato dedicato al miglioramento in genere dell’azienda, ma anche per le tante consulenze che chiediamo alle università con cui lo scambio rimane costante». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 221


SICUREZZA

Sicurezza: prevenzione, protezione e normative a sicurezza e la salute sono un argomento delicato, che da sempre dovrebbe essere al primo posto nella gestione e nell’organizzazione di un ambiente lavorativo. Date le numerose sfaccettature che presenta ogni tipo di potenziale problema, nel corso degli anni sono nate società che si occupano proprio della prevenzione. La TA&TS, azienda di Milano attiva dagli inizi del 1985, si è col tempo specializzata nel settore della sicurezza. È pertanto in grado di assicurare assistenza e consulenza, progettazione civile e industriale, assunzione dei ruoli di responsabili di servizi aziendali di prevenzione e protezione e coordinatori per la sicurezza di cantieri, fornitura di servizi di vigilanza antincendio e gestione delle emergenze, oltre alla fornitura di impianti completi di tutti i dispositivi di sicurezza. L’ingegnere Oreste Ceravola, amministratore delegato e socio più anziano dell’azienda, insieme al tecnico e coordinatore della sezione impianti della società Luca Breda, forniscono un quadro esplicativo del loro lavoro. Quando è iniziata l’attività? O.C.: «Nel 1985, come società di servizi destinata a fornire assistenza e consulenza specifica in materia di prevenzione incendi come TenicaAntincendio. È diventata TA&TS negli anni 90, con conseguente coinvolgimento nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Attualmente è anche società d’ingegneria e impresa abilitata alla fornitura, installazione e manu-

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Fondamentale, in ogni luogo di lavoro, è la sicurezza. Oreste Ceravola e Luca Breda fanno il punto sulle normative e sulle differenze di sensibilità e attenzione al tema che dipendono anche dal contesto territoriale Martina Carnesciali

tenzione di impianti in sicurezza». Come avete affrontato l’ultimo biennio? O.C.: «Gli attuali tempi non sono certo facili per chi produce. Per chi lavora onestamente, il facile business, del resto, non esiste se non nelle eccezioni. Non ci sono scorciatoie se si vuole restare sul mercato per oltre un quarto di secolo come nel nostro caso». L.B.: «Occorre impegno costante, formazione in continuo aggiornamento, capacità di rinnovarsi nella continuità e di proiettarsi sempre in avanti. È l’unico modo per portare avanti il testimone, specie quando le condizioni al contorno non sono le migliori». Come analizzate i rischi per le aziende? O.C.: «Le procedure per la valutazione dei rischi prevedono puntuali indagini aziendali tese ad individuare carenze e interventi migliorativi, nella convinzione che la consapevolezza del pericolo sia già elemento di contenimento del rischio. La gestione delle aziende e più in generale di ogni attività produttiva, condotta nel rispetto delle procedure di sicurezza, è altrettanto essenziale quanto la presenza di tutti i dispositivi e le dotazioni di sicurezza previsti dalle normative, finalizzati


Oreste Ceravola e Luca Breda

In apertura, Oreste Ceravola, amministratore delegato della TA&TS di Milano www.taets.it



Le procedure per la valutazione dei rischi prevedono puntuali indagini aziendali, tese a individuare carenze e interventi migliorativi

alla sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente». Negli ultimi mesi sono state introdotte delle novità normative rilevanti? O.C.: «Le novità normative di recente riguardano, in particolare, la disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi con l’emanazione del D.P.R. 151/2011, entrato in vigore il 7 ottobre 2011, che sancisce modifiche importanti nelle procedure. “In primis” l’introduzione della segnalazione certificata di inizio attività, la cosiddetta SCIA, a firma del titolare dell’attività, da presentare insieme ad una Asseverazione redatta dal professionista attestante la conformità alle normative antincendio ad opera realizzata. Altra novità è rappresentata dagli accordi sanciti in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni pub-



blicati nella G.U. dell’11 gennaio 2012 circa gli obblighi di formazione dei lavoratori, preposti e dirigenti, nonché di formazione dei datori di lavoro che intendono svolgere compiti di responsabile del servizio prevenzione e protezione aziendale. Si tratta di disposti normativi che trasferiscono sul privato oneri e responsabilità non trascurabili». Quali sono gli indici della continuità e al tempo stesso della capacità di rinnovarsi della società? O.C.: «I soci storici, che si incontrarono “sul campo” negli anni 80 sono ancora presenti, attivi e solidali fra loro e con i soci che si sono aggiunti nel tempo. I dipendenti hanno un’età media di 35 anni e nel contempo un’anzianità di servizio media di 11 anni. Il 50 per cento dei  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 223


SICUREZZA



Interveniamo principalmente nelle aree del Centro-Nord e maggiormente in tutta la Lombardia



 dipendenti è anche socio TA&TS; oltre il 60 per

cento dei soci - fra dipendenti e professionisti collaboratori - opera per la società. I soci - dipendenti e collaboratori - anche se in possesso di modeste partecipazioni azionarie, si pongono in modo propositivo nella soluzione delle problematiche aziendali, anche quando queste comportano sacrifici sul piano personale». La vostra società è attiva su tutto il territorio nazionale. In base all’area geografica, riscontrate delle differenze di sensibilità e attenzione da parte sia dei datori di lavoro che dei lavoratori sul tema della sicurezza? L.B.: «Interveniamo principalmente nelle aree del Centro-Nord e maggiormente in tutta la Lombardia. Ovunque esistono differenze di sensibilità e attenzione sul tema della sicurezza così come sull’ambiente. Certo nelle aree depresse le problematiche sono maggiori, ma non si deve generalizzare». Avere incluso fra i servizi la fornitura chiavi in mano degli impianti di sicurezza. Quali ef-

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Luca Breda, il socio più giovane della TA&TS

fetti ha avuto sul vostro modo di lavorare e sui risultati raggiunti? L.B.: «La fornitura di impianti “chiavi in mano”, spesso accompagnata dal successivo incarico di condurre la manutenzione degli stessi, rientra nell’approccio in direzione del quale la nostra società si è mossa da tempo, con la messa a disposizione delle aziende di tutta una serie di servizi avente l’obiettivo di sollevare gli imprenditori, per quanto possibile, dal “chi fa e che cosa”. Una fornitura comprensiva di progetto e realizzazione risulta alla fine conveniente e riduce la possibilità di incomprensioni sulle responsabilità».


FOCUS BERGAMO Il saldo migratorio positivo, espressione di una popolazione straniera cresciuta del 6% negli ultimi 5 anni, traina lo sviluppo demografico della città di Bergamo, che dallo scorso gennaio ha superato i 121mila abitanti

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BERGAMO, WELFARE E OPERE PUBBLICHE I buoni incassi ottenuti dall’Imu e la partecipazione al gettito degli accertamenti fiscali sorreggono i conti di Palazzo Frizzoni. Ma per guardare avanti, rileva Franco Tentorio, bisogna metter mano al patrimonio comunale Giacomo Govoni

ista meno di due anni il traguardo di fine mandato per il sindaco di Bergamo Franco Tentorio che, prima di restituire le chiavi della città, conta di spuntare qualche altro capitolo dalla sua agenda programmatica. Primo fra tutti «l’intero rifacimento della zona stazione comprensivo di piazza, stazione autolinee e parcheggi, che dovremmo completare tra meno di un anno». Poi il recupero dell’Accademia Carrara, gioiello della città e quarto museo pittorico d’Italia, costato 6 milioni e il lavoro di due amministrazioni. «La sua riapertura – preannuncia – sarà probabilmente il mio ultimo sigillo da sindaco». Due

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6,8 milioni ALIENAZIONI La cifra ricavata dall’assegnazione del piazzale della Celadina, aggiudicato a una società immobiliare da un recente bando d’asta promosso dall’amministrazione

opere a cui Tentorio tiene molto, anche perché tra le poche superstiti di un piano investimenti 2012 ridotto all’osso, per via della scure calata dal governo centrale sugli enti locali. Come si ripercuoteranno i tagli nella voce entrate del bilancio? «Malgrado i pesantissimi tagli subiti da Tremonti e da Monti, pari a 10,3 milioni di euro su un totale di 27 a disposizione degli assessori, la parte corrente consente comunque di mantenere gli stessi servizi. Soprattutto i servizi sociali, con una spesa confermata di 7 milioni, restano congrui a una città con crescenti fasce di povertà. Le entrate dell’Imu sono state buone, e con la seconda rata

speriamo di concedere qualche agevolazione mirata ai negozi, ai contratti di locazione convenzionata e agli agricoltori. La preoccupazione permane per l’anno venturo, quando ci toglieranno altri 5 milioni. Senza dimenticare che oggi abbiamo 99 milioni bloccati a Roma per via del patto di stabilità». E, dunque, per pensare a nuove opere e manutenzioni straordinarie venderete azioni e immobili di proprietà comunale. Quante risorse sperate di recuperare? «Dalla vendita complessiva degli immobili potremmo ricavare una ventina di milioni. Intanto, uno dei primi bandi attivati per la vendita del piazzale della Celadina ha avuto


Franco Tentorio

esito positivo. Il vincitore, che per 6,8 milioni si è aggiudicato l’area denominata Europan, oggi sede del luna park, s’impegnerà anche a procurarci aree alternative. L’altro dato positivo, se ci verrà concesso, sarà il contributo di 6 milioni dallo Stato e 3 della Regione nell’ambito del patto di stabilità. Nel frattempo il consiglio comunale ha dato l’ok alla vendita di 7 milioni di euro di azioni di A2A. Ora si tratta solo di aspettare il momento propizio per venderle». Intanto, dalla cronaca si apprende che a Bergamo cresce l’evasione fiscale. Quale contributo può dare l’amministrazione comunale per moderare questo trend?

«I dati apparsi non sono relativi alla città, bensì alla provincia, di 12 volte più grande. In ogni caso, fin dalla scorsa amministrazione c’è massima collaborazione con la Guardia di Finanza che quando va in verifica, evidenzia anche l’evasione dei tributi locali. Questo, per legge, comporta una partecipazione del Comune al gettito degli accertamenti che ci ha già fatto maturare circa un milione di euro fino al 2011. Resta il fatto che la dichiarazione dei redditi pro-capite dei cittadini di Bergamo è seconda in Italia dopo Milano, a riprova che la nostra gente lavora molto, produce reddito ed è anche mediamente onesta». Dopo la firma della convenzione per la riorganizzazione del trasporto pubblico locale della primavera scorsa, quali passi avanti sono stati fatti nella mobilità bergamasca? «In seguito a un’intesa con Comune e Regione, la Provincia di Bergamo sta predisponendo, per prima in Lombardia un bando per l’assegnazione della gestione del trasporto pubblico urbano. La gara verrà fatta l’anno prossimo e ci auguriamo che le aziende della bergamasca, pubbliche o private che siano, vincano». Infine, una domanda sulla realizzazione del Parco dello Sport, nuovo stadio compreso. Che sviluppi ci sono? «Noi credevamo molto in que-

sto progetto, ma le ultime notizie non sono assolutamente beneauguranti. I due presupposti fondamentali, ovvero che un privato ci metta le aree e l’altro la squadra, non si stanno verificando. Purtroppo oggi le parti, vale a dire il presidente dell’Atalanta Percassi e il proprietario della aree Cividini, sono in vivissima polemica tra loro. Altre aree non ci sono, il Comune non le ha e l’amministrazione, a parte consentire volumetrie, non può aggiungere denaro. È circolato il nome di Grassobbio, ma andare fuori Bergamo mi sembra una scelta riduttiva per la nostra squadra». Oltre agli interventi già citati, quali altri spera di veder conclusi prima di svestire la fascia? «Vorremmo avviare i lavori per la nuova galleria di arte moderna e contemporanea, di cui Ubi Banca ci ha regalato la sede. Il progetto è già presentato e ora è all’esame delle commissioni comunali. Poi stiamo definendo gli ultimi conteggi per il parcheggio sotto Città Alta, che sarà realizzato da un’associazione temporanea di imprese. Spero in un avvio dei lavori prima della fine mandato. Ultimo obiettivo grosso, la valorizzazione dell’ex carcere Carmine-Sant’Agata, ottenuto gratis dal demanio, che attraverso un bando internazionale verrà affidato a un imprenditore che potrà costruirci un albergo».

A sinistra, Franco Tentorio, sindaco di Bergamo

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CREDITO E PROSPETTIVE PER FAMIGLIE E PMI L’assistenza di Banca Popolare di Bergamo all’economia dei territori in cui opera, sottolinea Emilio Zanetti, non si ferma agli aspetti creditizi, ma s’impegna a fornire alle aziende «gli strumenti finanziari utili per gestire l’interscambio con l’estero» Giacomo Govoni

a relazione semestrale al 30 giugno 2012, approvata dal consiglio d’amministrazione della Banca popolare di Bergamo a fine agosto, rispecchia la filosofia di un istituto che a fronte dell’allargamento del raggio d’azione con l’ingresso nel gruppo Ubi nel 2007, non perde la sua vocazione territoriale e di concreto sostegno all’economia reale delle aree presidiate. «Approfondendo l’analisi dell’ultimo semestre – osserva il presidente Emilio Zanetti – si vede come la marginale riduzione degli impieghi complessivi sia stata più evidente per le aziende di grande dimensione, tipicamente non territoriali, mentre famiglie e pmi hanno potuto contare sulla con-

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232 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

tinuità dell’assistenza finanziaria della banca». Quali indici riflettono meglio la vicinanza alle richieste che si levano dal territorio? «Un indice che riflette la nostra vicinanza al territorio è la sostanziale tenuta degli impieghi, pari a 19,3 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2012, -1,8 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La marginale riduzione degli impieghi complessivi è stata più evidente per le aziende di grande dimensione, tipicamente non territoriali, mentre famiglie e pmi hanno potuto contare sulla continuità dell’assistenza finanziaria. A loro abbiamo erogato oltre 850 milioni di euro fra prestiti e mutui, solo nei primi 6 mesi di quest’anno».

Quale fetta è toccata al territorio locale? «La provincia di Bergamo ha beneficiato di quasi il 35 per cento dell’erogato, pari a circa 300 milioni di euro. Senza contare la possibilità, che continuiamo a offrire, di sospendere per 12 mesi il rimborso della quota capitale di mutui, prestiti e leasing, di allungare la durata dei finanziamenti o nuove concessioni di finanza. A oggi beneficiano, o hanno beneficiato dell’opportunità di sospensione quota capitale alcune migliaia di clienti, privati e pmi». A maggio d’intesa con Confindustria Lombardia avete messo a disposizione un plafond di 50 milioni per le imprese di diverse province lombarde. A quali bisogni


Emilio Zanetti

del tessuto economico risponderanno? «L’accordo siglato con Confindustria Lombardia vuole rispondere alle esigenze più sentite dalle pmi: certezza del credito, occupazione e prospettiva. I 50 milioni destinati alle

«La crisi non ha modificato la nostra attenzione per le aziende dinamiche che vogliono rilanciarsi, viceversa, ci ha spinto a continuare nella ricerca di qualcosa di nuovo da offrire. Mi riferisco per esempio ai cosiddetti bond del territorio, emissioni

200mila EURO L’importo massimo dei finanziamenti per la casa principale, che l’istituto di Zanetti propone a famiglie senza occupazione stabile

imprese delle province di Bergamo, Varese, Monza e Brianza, Lecco e Como associate a Confindustria mirano a fornire prezioso ossigeno per dare sicurezza alle maestranze e pianificare investimenti anche sui mercati internazionali. Oltre agli aspetti creditizi, l’accordo prevede l’assistenza alle aziende che intendono migliorare la conoscenza degli strumenti finanziari utili per gestire gli scambi commerciali con l’estero. Il progetto, già operativo in alcune province lombarde, coinvolgerà presto anche Bergamo». Che approccio state tenendo verso quelle aziende territoriali che, oltre a ripianare i debiti, mostrano di voler investire nel rilancio?

di prestiti obbligazionari rivolti a specifici mercati territoriali, finalizzati alla concessione di altrettanti finanziamenti alle pmi dei medesimi. Operazioni che potremmo definire “a km zero” che recano soddisfazioni sia ai risparmiatori, a cui vengono offerti importanti rendimenti, sia ai prenditori che possono accedere a finanziamenti con costi inferiori rispetto ad analoghe forme di impiego. Rispetto al credito al consumo invece che genere di sostegno garantirete nei prossimi mesi alle famiglie bergamasche? «Il nostro approccio di concessione del credito al consumo non è divenuto più severo a causa della crisi. Purtroppo è la domanda che si è molto inde-

bolita e i motivi sono ben noti. Oltre agli anticipi cassa integrazione guadagni straordinaria e ai prestiti della speranza, per Bergamo sono a disposizione ulteriori tipologie di “prestiti sociali” quali Fondazione Mia-Congregazione Misericordia Maggiore e Caritas, con cui raccogliamo richieste e istanze di famiglie disagiate. Per l’acquisto della prima casa da parte di giovani coppie e di famiglie senza occupazione stabile rendiamo disponibili appositi finanziamenti per importo massimo di 200 mila euro». Di recente il sindaco Tentorio ha auspicato che immobili comunali di pregio, come Casa Suardi, vengano acquisiti da istituti finanziari e poi adibiti a luoghi culturali. Che ne pensa? «La Fondazione Banca popolare di Bergamo onlus, nata per volontà della Banca nel 1991, ha sempre dimostrato coi fatti, e in ossequio ai suoi scopi istituzionali, di essere vicina al proprio territorio con numerosi interventi in campo artistico, del restauro e nel recupero di fabbricati storici. Penso all’ex convento di Sant’Agostino, ad Astino, e più recentemente al progetto per la riqualifica dello spazio di via Rovelli, già sede della Dogana, che intendiamo nei prossimi anni valorizzare, regalando ai bergamaschi un polo museale di arte moderna e contemporanea in grado di gareggiare con le più importanti sedi espositive nazionali».

In apertura, l’ex convento di Sant’Agostino ed Emilio Zanetti, presidente della Banca popolare di Bergamo

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FOCUS BERGAMO

IL MANIFATTURIERO UNISCE LE FORZE PER IL RILANCIO Uscite dal grembo comune della Confapi, alcune associazioni territoriali - Bergamo in testa - hanno scelto nei mesi scorsi di riunirsi sotto un nuovo tetto associativo per rilanciare uno dei comparti cardine dell’economia bergamasca. Parola a Paolo Agnelli Giacomo Govoni

n controtendenza rispetto a tutti i sistemi associativi, impegnati oggi ad allargare la base e guadagnarsi una rappresentanza migliore, a Bergamo è nata pochi mesi fa una nuova associazione, concepita per la salvaguardia di un solo comparto. «Confimi, acronimo di Confederazione delle industrie manifatturiere italiane – spiega Paolo Agnelli, presidente di Apindustria Bergamo – è la volontà di rappresentare unicamente il mondo delle pmi manifatturiere». Quali sono al momento i nodi più intricati da sciogliere per gli addetti al manifatturiero del Bergamasco? «Come nelle altre aree a vocazione produttiva del nostro Paese, anche qui sono in atto

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profonde trasformazioni che stravolgeranno il tessuto imprenditoriale locale. Ci vuole il coraggio di adottare nuove strategie, da realizzarsi con il contributo delle forze istituzionali e sociali del territorio. Se non si rallenta l’impoverimento del settore manifatturiero, non vi sarà futuro per gli addetti impiegati nelle industrie e per i giovani che non riescono a entrare nel mercato del lavoro. Servono terapie d’urto, sul costo del lavoro e sull’energia in primis, che riavvicinino le imprese estere al nostro territorio e scoraggino le industrie che oggi operano nella nostra provincia dal dirottare la propria attività in altri Paesi». Gli ultimi report sull’industria bergamasca confermano che a resistere sono le aziende

che si sono create un canale commerciale estero. Quali iniziative promuoverete nei prossimi mesi in tal senso? «Confimi ha messo in cima alla propria strategia associativa il tema dell’internazionalizzazione. La nostra sfida è riuscire realmente a essere utili alle imprese sul versante internazionale, mettendo in rete gli ottimi servizi che le associazioni territoriali già svolgono e avviando una rete di canali diretti con alcuni Paesi esteri. Non più il tradizionale accompagnamento per fiere e missioni generiche di carattere istituzionale, bensì azioni concrete: promozione di consorzi stabili all’estero per l’edilizia e tutto l’indotto, accordi e partnership in via di definizione con quei Paesi emergenti in grado di accogliere


Francesco Paolo Agnelli Fanti

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MANIFATTURIERO Le piccole e medie industrie che compongono la base associativa di Confimi, nata per iniziativa delle Api di Bergamo, Vicenza, Verona e Modena

le esigenze commerciali delle imprese associate». Da inizio anno lei è anche membro del Cda di una storica banca legata al territorio. Come va letta questa nomina, in chiave di rapporto mondo del credito e pmi locali? «Sono fiero dell’opportunità che mi è stata data dalla presidenza della Banca popolare di Bergamo di contribuire alla gestione di un istituto così importante per l’economia provinciale. Ritengo che l’unione tra esperienze bancarie, professionali e imprenditoriali possa favorire strategie che accrescono la gamma dei servizi rivolti alle aziende e migliorare il rapporto tra banca e impresa cliente. In questa gravosa congiuntura, coniugare il rispetto di determi-

nati parametri e il mantenimento dell’equilibrio economico richiesti dalle banche con la spasmodica ricerca di liquidità del sistema imprenditoriale, è un compito arduo. La scommessa è superare questo terribile periodo tutelando entrambe le parti in modo che possano proseguire nella propria azione creditizia e imprenditoriale». Confimi è un organismo imprenditoriale cucito su misura, di cui lei è primo presidente nazionale. Cosa vi ha spinto ad avviare questa operazione e quali obiettivi si prefigge? «In Confimi sono rappresentate tante piccole e medie industrie italiane che, su base volontaria, si pongono l’obiettivo

primario di perseguire un progetto comune: tornare a essere il “sindacato” degli imprenditori manifatturieri. Capace di tutelarli, farli crescere e in grado di progettare e di predisporre per queste imprese situazioni “tailor made”. Nell’immediato, Confimi deve far capire alla politica e agli economisti la gravità irreversibile in cui versa la competitività del manifatturiero italiano e le ripercussioni sociali che potrebbero scaturire dall’ennesimo rinvio nell’individuazione di una vera politica industriale, assente in questo Paese da almeno 20 anni, capace di guidarci per i prossimi 20». Questa decisione ha comportato, a stretto giro, la vostra uscita da Confapi. Cosa non funzionava? «Confimi rappresenta unicamente il mondo delle pmi manifatturiere perché troppo spesso nel panorama associativo del nostro Paese si mescolano formule eterogenee e aggregazioni di vario genere: pmi industriali e artigiane, società commerciali, liberi professionisti, assicurazioni, servizi alle persone, banche. Confapi ha allargato i propri numeri solo per aumentare la rappresentanza fine a se stessa adottando politiche sbagliate, come una bilateralità che costerà troppo alle imprese associate. La bilateralità con le organizzazioni sindacali è uno strumento utile se gestito in maniera funzionale alle esigenze delle imprese. Confapi invece ha scelto adottato metodi antitetici agli interessi delle imprese».

In apertura, Paolo Agnelli, presidente di Apindustria Bergamo e neo presidente di Confimi

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 235


COMO IN CIFRE

Prove tecniche di contabilità virtuosa La città di Como vede l’inizio di una nuova offerta culturale e dei primi interventi infrastrutturali voluti dalla Giunta Lucini. Il Comune però deve ridurre le uscite senza sacrificare i servizi al cittadino, fondamentali nell’attuale periodo di crisi Teresa Bellemo

opo una lunga stagione che continuava dal 1994, la città di Como ha deciso di cambiare. Archiviate le amministrazioni Botta e Bruni, ai ballottaggi dello scorso maggio Mario Lucini ha ottenuto quasi il 75 per cento delle preferenze. La città ha creduto in una proposta diversa, soprattutto, sostiene Giulia Pusterla, assessore al Bilancio, per «gli innumerevoli errori delle due giunte precedenti nella gestione del progetto delle paratie e dell’area ex Ticosa. La “ribellione” è nata soprattutto quando la città ha temuto di non avere più quello splendido cannocchiale sul lago che si aveva da Piazza Cavour, e questo a causa di lavori sui quali i comaschi erano scettici fin dall’inizio». Su questo, ma anche

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sulla recente introduzione dell’Imu e sui lavori alle infrastrutture della città verrà valutata la nuova amministrazione, che pare accettare la sfida, anche grazie alla collaborazione e all’ascolto dei cittadini. Il tutto tenendo sempre in considerazione i limiti dovuti alla drastica riduzione dell’erogazione agli enti locali a causa della spending review. A questo proposito l’assessore Pusterla confida di mettere a punto una macchina amministrativa più attenta e, dunque, più efficace. «Credo che si debba essere più efficienti nella gestione dei crediti del Comune, anche perché formare residui attivi che poi non si incassano non è sicuramente una prassi contabile virtuosa». Qual è il bilancio dei primi 100 giorni dalla Giunta Lucini?

«A mio avviso è un bilancio positivo, soprattutto considerando da un lato la complessità di alcune problematiche che sapevamo di dover gestire e dall’altro il pessimo momento economico e finanziario. Abbiamo cercato di contemperare l’esigenza di occuparci con immediatezza delle questioni più spicciole, come l’offerta di cultura e spettacolo, importante soprattutto per una città a vocazione turistica come Como, le manutenzioni delle strade e vari interventi sull’organizzazione interna del Comune per aumentarne l’efficienza, con l’esigenza, di occuparci dei temi delle paratie e dell’area ex Ticosa. Inoltre, abbiamo dovuto approvare il bilancio di previsione 2012. Come in tutti i Comuni, abbiamo sofferto delle riduzioni dei tra-


Giulia Pusterla

sferimenti statali e del forte vincolo del patto di stabilità. Per riuscire a far quadrare i conti ci si è basati su razionalizzazioni della spesa, ma anche, purtroppo e inevitabilmente, su un aumento dell’addizionale Irpef e dell’Imu. Sono soddisfatta perché siamo riusciti a non arretrare sulle spese sociali, che in questi momenti di grave crisi delle famiglie sono più che mai indispensabili». Da una parte recuperare un credito di 4 milioni di euro dai cittadini comaschi e dall’altra la possibilità di rateizzare l’Imu. Assomigliano a due facce diverse della stessa medaglia: da una parte l’amministrazione “esattrice” e dall’altra il suo volto più umano. «Il tema della lotta all’evasione è un tema a me molto caro, perché va a braccetto con quello della giustizia sociale.

Detto questo, sono molto contenta di aver recepito nel regolamento Imu l’idea di un consigliere comunale che prevede di concedere una sospensione temporanea dei pagamenti Imu sulla prima casa per quei soggetti che siano stati ammessi dalla banca a una moratoria dei pagamenti delle rate del mutuo. La strada per ridurre al minimo l’evasione passa dalla tax compliance: bisogna convincere il contribuente a pagare il dovuto senza che ci sia bisogno di accertamenti. E questo obiettivo si raggiunge se il contribuente sa che i suoi soldi sono spesi bene, senza sprechi, per finalità condivise. Ma anche se sa che, se non paga, sarà scoperto e sanzionato. In particolar modo con la fiscalità municipale è facile per il cittadino, per la prossimità con l’amministrazione, valutare la capacità dell’amministrazione stessa di

spendere bene i soldi derivanti dalle imposte». Il piano di governo del territorio in via di approvazione è quello stilato dalla giunta precedente. Cosa manca al documento perché si avvicini alla vostra idea di città? «Ci sono almeno due motivazioni determinanti che ci impongono oggi di partire dalla bozza del Pgt predisposto dalla giunta precedente: bisogna fare in fretta, perché la legge regionale ne impone l’adozione entro il 31 dicembre prossimo e non si possono buttare via gli oltre 300mila euro di consulenze già spese per questo Pgt. Certo, il documento è da migliorare e lo faremo aprendo ai suggerimenti, alle idee, alla progettualità di tutte le componenti che vorranno contribuire a una costruzione di una casa comune più bella, più vivibile, più sostenibile».

Sopra, l’assessore al Bilancio del Comune di Como, Giulia Pusterla

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 239


COMO IN CIFRE

Rinnovarsi per trovare nuova linfa Confindustria e Api si uniscono in Unindustria per pesare di più. E le aziende dovrebbero fare lo stesso: investire sull’innovazione e sulla pianificazione di nuovi paradigmi per rispondere a un mercato diverso rispetto al passato Teresa Bellemo momenti di crisi rappresentano anche momento di cambiamento e rinnovamento. Questo non solo per poter ripartire in maniera più efficace quando la situazione economica sarà migliore, ma anche per poter rispondere con più attenzione alle esigenze degli attori del mercato. Per questo è importante da una parte, per le aziende, investire nella ricerca e nell’innovazione e dall’altra, per gli enti e anche per le istituzioni, fare sistema e snellire i propri apparati. Da questa idea parte l’imminente fusione di Confindustria Como con Api Como, che insieme daranno vita a Unindustria: un’associazione unica per avere più voce in capitolo. È anche per questo che Francesco Verga, presidente degli industriali comaschi, auspica un rinnovamento anche da parte delle istituzioni. «I principali freni

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Sopra, Francesco Verga, presidente di Confindustria Como

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per lo sviluppo sono presto individuati: scarsa efficienza amministrativa, farraginosità burocratiche, cuneo fiscale troppo elevato, difficoltà di accesso al credito. Il nostro governo deve recepire rapidamente la direttiva comunitaria che impone un limite ai pagamenti a un massimo di 60 giorni sia per la pubblica amministrazione che per le aziende. A pochi chilometri da noi c’è la Svizzera, che è davvero un altro mondo: basterebbe applicare solo alcune delle loro soluzioni per permettere alle nostre aziende di respirare e per attirare investimenti in Italia». Qual è lo stato di salute del tessuto produttivo locale? «Il momento non è dei più facili: negli ultimi sei mesi abbiamo assistito a un rallentamento. Ma non sono pessimista, il nostro territorio del resto vive una situazione migliore di altri. È innegabile

che la contrazione degli ordini (-2,5%) negli ultimi mesi è stata piuttosto importante. Il dato che oggi ci conforta è quello dell’export che, seppur non ai livelli passati, continua a crescere. Nonostante dunque il calo delle vendite in Italia, il commercio estero ci rassicura per quanto riguarda la competitività del nostro sistema produttivo a livello internazionale: continua ad ampliarsi infatti la forchetta tra vendite all’estero e mercato interno. È d’obbligo quindi rimboccarsi le maniche cercando di aprirsi ai nuovi mercati senza mai dimenticarsi l’importanza dell’innovazione per poter essere competitivi a livello globale. Speriamo di vedere presto uno spiraglio di miglioramento che porti le nostre imprese a riprendere l'attività produttiva come nel periodo precedente alla crisi, rilanciando il sistema produttivo


Francesco Verga

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Il dato che oggi ci conforta è quello dell’export che, seppur non ai livelli passati, continua a crescere

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AZIENDE

1.000 IL NUMERO DI IMPRESE CHE RIUNISCE UNINDUSTRIA, L’ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA FORMATA DA CONFINDUSTRIA E API

del nostro territorio e del nostro Paese». Presto Confindustria e Api faranno parte di un’unica, nuova associazione: Unindustria. Quali le motivazioni e le finalità di questa fusione? «Stiamo vivendo un momento non semplice per la vita del nostro Paese e delle nostre aziende. La crisi di questi anni ci ha portato in un mondo nuovo, in cui gli approcci al mercato sono drasticamente mutati e che richiede nuovi modi di pensare e agire. Vanno dunque individuate strade nuove per affrontare i problemi quotidiani e un modo è proprio quello di unire le forze. È proprio in quest’ottica che Confindustria e Api hanno avviato un percorso condiviso che porterà gradualmente all’aggregazione delle due strutture sul territorio. È importante che gli imprenditori si facciano sentire e avanzino istanze con una sola, unica voce. L’aggrega-

zione tra Confindustria e Api ci permetterà di presentarci come un’unica associazione di categoria, che aumenterà il proprio peso rappresentativo e sarà dunque in grado di incrementare la propria capacità di lobby presso le istituzioni del nostro territorio e in seno al sistema Confindustria. Grazie a questo processo, infatti, saremo tra le prime 10 associazioni territoriali per dimensioni e rappresentatività, con circa 1.000 aziende e quasi 50.000 addetti. Inoltre, l’aggregazione ci permetterà di offrire dei servizi ancora migliori». Quanto l’innovazione e la ricerca sono importanti per vincere la concorrenza? «Innovazione e ricerca sono non solo importanti, ma fondamentali per proporsi sui mercati, soprattutto su quelli internazionali, che sono quelli che hanno permesso alla nostra economia di reggere alla crisi in maniera concorrenziale. Credo che tutte

le imprese dovrebbero sforzarsi di investire sempre in ricerca e innovazione. Per essere competitivi oggi bisogna puntare su internazionalizzazione, qualità, propensione all’export e creatività: quest’ultima per noi è di vitale importanza in quanto ci contraddistingue da sempre». Quanto conta l’export per il settore serico e quanto risulta importante il made in Italy per i mercati esteri? «L’export conta moltissimo: il totale tra export diretto e indiretto ammonta al 7580% del fatturato complessivo. Nel 2011 abbiamo ampliato le vendite verso alcuni mercati come Cina e Russia, mentre altri mercati importanti, come Francia e Spagna, sono stati confermati, anche se hanno visto un rallentamento. In questi ultimi paesi è fondamentale la qualità del prodotto, mentre per mercati come la Cina è il made in Italy a fare davvero la differenza». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 241


COMO IN CIFRE

La ricetta vincente: export e innovazione Le aziende che si sono rivolte all’estero sono riuscite a superare meglio i peggiori mesi della crisi segnando risultati soddisfacenti. Uno dei motivi di questo successo sta nell’attenzione all’innovazione, che anche la Camera di Commercio appoggia e incentiva con ComoNext Teresa Bellemo a situazione produttiva comasca come specchio della realtà a livello macroeconomico del “sistema Italia”. Contrazione dei consumi, riduzione delle vendite e degli ordinativi per il comparto manifatturiero. A ciò si aggiunge la vicina Svizzera, ogni giorno più competitiva a causa di agevolazioni fiscali e maggior fluidità dal punto di vista burocratico. Come sottolinea Paolo De Santis, presidente della Camera di Commercio di Como, questo «Non è un problema soltanto per il territorio comasco, ma per tutta l’Italia che produce». È l’export, però, a segnare un masso differente, è qui che le aziende continuano a crescere e ad avere prestazione positive. Il comparto serico, ad esempio, nel primo trimestre 2012 ha visto un aumento del 12,5% rispetto al primo trimestre 2011. Merito anche dell’attenzione nei confronti dell’innovazione. Un’attenzione non soltanto del singolo imprenditore, ma anche del

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comparto associativo. ComoNext, il parco scientifico tecnologico di Lomazzo, è il primo spazio nato con l’obiettivo di offrire un luogo fisico in cui le aziende innovatrici della provincia di Como possono trovare le migliori condizioni per portare avanti la propria vocazione. Qual è la situazione economica del territorio di Como? «La nostra situazione non è dissimile da quella che si respira nel resto del Paese. Como è una provincia ancora fortemente manifatturiera e su questo fronte ci sono grandi sofferenze. Se poi prendiamo in considerazione l’andamento dei consumi, anche nel settore del commercio e dei servizi si possono riscontrare grosse difficoltà. Aggiungo anche che il settore dell’edilizia, ancora una volta come in tutta Italia, è quello più fermo in assoluto. Fatta questa premessa, dobbiamo anche ricordare che Como è una provincia dove il manifatturiero ha una forte vo-


Paolo De Santis

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ComoNext da più di due anni è diventato il nuovo punto di riferimento per tutti i progetti che hanno a che fare con l’innovazione tecnologica

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cazione all’export, dunque una parte del nostro tessuto produttivo riesce a reggere e ad essere in una condizione di crescita. I segnali di pesantezza prevalgono, ma è giusto notare che chi agisce sui mercati esteri riesce a reggere in termini di fatturato e ordinativi». Quanto la vicina Svizzera si rivela una concorrente e quanto invece una risorsa per l’economia comasca? «Bisogna distinguere due livelli. La Svizzera è un concorrente non tanto per il territorio di Como, ma per l’intero Paese. In questi anni, infatti, in Canton Ticino si stanno insediando filiali di aziende italiane importanti che operano soprattutto nella moda, ma non solo, proprio perché lì ci sono condizioni fiscali, normative e di semplificazione burocratica che agevolano molto il lavoro aziendale. D’altro canto, però, la Svizzera è anche una risorsa importante, soprattutto dal punto di vista dell’assorbimento di manodopera. Potremmo considerarla quasi un ammortizza-

tore sociale per il territorio di Como, lì è impegnata una parte di lavoratori che altrimenti rischierebbero di non trovare occupazione in Italia». Come si sviluppa sul territorio l’attenzione per un asset strategico come quello dell’innovazione? «Il tema dell’innovazione è centrale, come lo è anche sostenibilità. Il tessuto produttivo comasco è da sempre stato aperto all’innovazione e per questo su questi settori si investe e si spinge molto. A questo proposito la Camera di Commercio di Como ha creato un centro per l’innovazione tecnologica. Si tratta di ComoNext, che ormai da più di due anni è diventato il nuovo punto di riferimento per tutti i progetti che hanno a che fare con l’innovazione tecnologica, le start-up, il sostegno alla nuova impresa». La vostra provincia, complice anche la presenza di alcuni personaggi noti, è diventata una meta turistica ricercata. Come poter incentivare ancora di più questo

settore? «Certamente lo sviluppo turistico della provincia comasca si è consolidato in questi anni grazie anche alla presenza di personaggi celebri, che nel tempo hanno dato fama al nostro territorio. Vorrei sottolineare però che questo risultato è stato possibile anche grazie ai grossi investimenti che gli operatori hanno fatto in termini di eccellenza: basti pensare al rinomato centro congressuale di Villa Erba. Como ha un turismo che non è di quantità ma di qualità, perché le sponde del lago non si prestano a un turismo di massa. Il lavoro che stiamo facendo è quello sui servizi, sulla qualità non soltanto delle strutture ricettive ma anche sui trasporti e sull’accoglienza. Volendo fare un identikit del turista che sceglie Como per le sue vacanze, dobbiamo parlare sicuramente di una clientela anglosassone, americana e inglese, a cui poi si aggiungono le componenti della Francia della Germania».

In apertura, Paolo De Santis, presidente della Camera di Commercio di Como

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 243


L’ECONOMIA BERGAMASCA

Insieme per la ripresa Mentre la congiuntura economica continua a non migliorare, serve lavoro di squadra e innovazione, per favorire le imprese nella sfida dell’internazionalizzazione. Il punto di Marco Mazzone Teresa Bellemo a Compagnia delle Opere di Como da luglio ha un nuovo presidente, Marco Mazzone che, a poco tempo dalla sua elezione, ha già delineato le linee guida dell’associazione per i prossimi tre anni. Innanzitutto, per il futuro delle aziende sarà decisivo un forte impulso alle reti tra imprese e ai servizi per l’internazionalizzazione. Per facilitare questi percorsi sono nati i progetti “Matching” ed “Expandere Alta Lombardia”, due momenti che favoriscono le relazioni tra imprenditori e la conoscenza dei mercati internazionali, nazionali e locali. Per quanto riguarda il sostegno a imprenditori e disoccupati, ricorda Mazzone: «La nostra scuola di impresa si pone come sostegno formativo per l’imprenditore e poi c’è “Compagnia delle Opere per il lavoro”, un aiuto nel cercare un’occupazione per chi si trova in difficoltà». Quali saranno le priorità del suo mandato? «Il mio operato sarà indiriz-

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Sopra, Marco Mazzone, presidente della Compagnia delle Opere di Como

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zato a favorire il più possibile il protagonismo dei nostri associati attraverso forme e modalità che assicurino la valorizzazione delle loro attività. Cercherò inoltre di rendere possibile un percorso formativo che incrementi la relazione degli imprenditori tra loro e con gli enti della società civile, come le istituzioni pubbliche, finanziarie e sociali. Credo sia importante riuscire a incrementare l’attenzione verso i giovani, intesa come preoccupazione sistematica al loro sostegno in tutto quello che facciamo, in modo da favorire un loro inserimento e una loro integrazione nel mondo del lavoro. Ciò evidenzia un tema importante nel percorso della Compagnia delle Opere, che è quello di considerare l’emergenza educativa come elemento primario, che riconosce il lavoro come occasione privilegiata, attraverso la quale il giovane può conoscere se stesso, i suoi desideri e la positività della vita». Come vede la situazione economica del territorio

di Como? «La situazione economica del nostro territorio rispecchia quella nazionale, dove molte aziende del settore manifatturiero sono in crisi e rischiano la chiusura. Il tasso di disoccupazione a livello provinciale è giunto al 5,4% e continua a crescere. Inoltre, il settore commercio è in estrema difficoltà a causa del rallentamento dei consumi. Emergono, d’altro canto, segnali positivi da parte di aziende che hanno investito nell’export e nell’innovazione tecnologica e si sono trovate nella possibilità di aprire nuovi mercati per commercializzare i loro prodotti. Esempi concreti, in questo senso, li vediamo in alcuni settori come il legno-arredo dove gli imprenditori, di fronte alla crisi, si sono assunti la responsabilità di rischiare mettendo in campo tutta la loro passione per il proprio lavoro. Tale assunzione di responsabilità la vedo ancora carente nella nostra classe politica e auspico un’accelerazione in questo senso».


CONSUMI

L’equilibrio tra piccola e grande distribuzione «Offrire il miglior servizio ai cittadini attraverso la presenza di tutte le formule distributive». È la strada indicata da Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, per il futuro del commercio Francesca Druidi

ncentivo ai consumi oppure un autogol in un periodo di drastico calo degli acquisti? La liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali ha suscitato grandi polemiche e opposizioni. Un parziale bilancio della situazione è delineato da Giovanni Cobolli Gigli, a capo dell’associazione che raggruppa le imprese italiane della Gdo. Qual è il bilancio che può trarre fino a oggi della normativa? «Le aziende hanno utilizzato

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questa opportunità sulla base delle proprie strategie commerciali. Anche se è ancora presto per trarre un bilancio definitivo, si può dire che l’effetto complessivo ci pare positivo: è migliorato il servizio ai consumatori e, a causa dell’aumento delle ore lavorate, c’è stata una maggiore distribuzione di reddito per i dipendenti. Anche in termini occupazionali si è verificato qualche incremento - soprattutto di giovani - e, dove ciò non è stato possibile, le maggiori aperture festive hanno

contribuito a sostenere i livelli occupazionali, minacciati dalla crisi dei consumi. La liberalizzazione degli orari ha, tuttavia, incontrato una diffusa e miope opposizione da parte degli enti locali, con emanazione di provvedimenti restrittivi da parte dei Comuni e ricorsi alla Corte Costituzionale da parte delle Regioni. Federdistribuzione e le sue aziende associate si sono opposte con fermezza a queste azioni, mettendo in atto ogni intervento possibile, ottenendo sempre dagli organi ammini-


Giovanni Wwcvwvw Cobolli wervew Gigli

strativi il riconoscimento delle proprie tesi. Continueremo a batterci in difesa della libertà d’impresa e del mercato». Molti vedono in questo provvedimento un modo per favorire la grande distribuzione. «La possibilità di programmare liberamente gli orari e le aperture dei propri punti vendita è un principio di concorrenza valido per tutti gli imprenditori, di grandi catene come di negozi di prossimità. Si tratta di capire che deve cambiare il modo di fornire servizio ai consumatori, adeguandosi ai loro mutati stili di vita. Se le associazioni di rappresentanza del dettaglio tradizionale continuano a osteggiare apertamente il provvedimento, ho notato che, invece, tanti piccoli esercenti, negli ultimi tempi, stanno prendendo coscienza delle opportunità offerte dal decreto “salva Italia”, adeguando i propri comportamenti alle nuove esigenze dei cittadini e, quindi, rappresentando una reale alternativa ai punti vendita della distribuzione moderna organizzata. In diverse realtà territoriali, poi, già prima del Salva Italia per molti Comuni turistici e città d’arte, vi era la possibilità di aprire tutto l’anno e, quindi, il nuovo provvedimento non ha radicalmente stravolto la situazione». Come hanno inciso le misure prese in merito alla contrattualistica della filiera agroalimentare? «Le nuove disposizioni previste dall’articolo 62 della legge “Cresci Italia” avranno forti ripercussioni sulla grande distribu-

zione. Il provvedimento entrerà in vigore molto rapidamente, modificando in maniera radicale il ciclo finanziario delle imprese: stimiamo uno spostamento di 6 miliardi di liquidità in un anno a favore dei fornitori». Con quali conseguenze? «Le imprese dovranno far ricorso al credito in misura superiore: per molte questo credito potrebbe non arrivare, con il rischio di dover chiudere, e per le altre il costo della gestione finanziaria aumenterà. Peraltro le nostre aziende opereranno in termini negoziali per attenuare l’effetto. Gli investimenti del settore in nuovi punti vendita e in ristrutturazioni, anche in questo periodo di crisi stimabili tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro, saranno messi a rischio e la Gdo potrebbe perdere il ruolo virtuoso di bacino di nuova occupazione e di propulsore di crescita. Questo per tutelare indiscriminatamente i fornitori, senza alcuna distinzione in base alla loro dimensione. Mentre siamo favorevoli a intervenire in favore di agricoltori o piccoli e medi industriali che possono rappresentare la parte debole della filiera, siamo invece contrari a provvedimenti che portino vantaggi alla grande industria, che ha forte potere negoziale ed è perfettamente in grado di difendersi da sola». Come valuta nel complesso i rapporti tra piccola, media e grande distribuzione in Italia? «Molti gruppi della moderna distribuzione organizzata operano in più formule, superando quindi le antiche barriere. Il

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Programmare liberamente gli orari e le aperture dei punti vendita è un principio di concorrenza valido per tutti gli imprenditori

tema è come trovare un equilibrio tra la distribuzione moderna e il dettaglio più tradizionale. I numeri diffusi dall’Osservatorio del ministero dello Sviluppo economico dicono che, negli ultimi dieci anni, le due realtà hanno saputo coesistere, e l’espansione della prima non ha compresso la seconda: se nel 2000 in Italia vi erano 721mila esercizi in sede fissa, di cui 40mila appartenenti alla Dmo e 681mila al dettaglio tradizionale, nel 2011 i punti vendita sono diventati 776mila, di cui 56mila della Dmo e 720mila tradizionali. La nostra idea è che il commercio possa offrire il miglior servizio ai cittadini attraverso una presenza vitale di tutte le formule distributive, in una logica di continuo adeguamento ai bisogni del consumatore e di evoluzione, fattori appartenenti a qualsiasi tipologia di negozio, grande o piccolo che sia».

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Sopra, Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione

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CONSUMI

Investire su nuovi modelli distributivi I prezzi dei prodotti al dettaglio non accennano a diminuire e comprimono il potere d’acquisto delle famiglie. Dal cibo alla benzina, sono le promozioni a dominare la scena, con un gradimento in ascesa per il private label. Ne parla Camillo De Berardinis di Adm Giacomo Govoni er rintracciare una stagione segnata da un carrello della spesa così pesante bisogna tornare all’immediato dopoguerra. I risultati sull’andamento dei consumi pubblicati a inizio agosto da Confcommercio trovano conferma nel decremento dell’1,4 per centodelle vendite al dettaglio certificato da Istat nei primi 6

P Camillo De Berardinis, presidente di Associazione distribuzione moderna (Adm)

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mesi del 2012. Una fotografia allarmante, da ascrivere innanzitutto all’impennata del prezzo dei carburanti, saliti del 3 per cento solo nel passaggio da luglio ad agosto e del 16,3 per cento - tasso medio di crescita tra benzina e gasolio - su base annua. «L’impatto fiscale sui carburanti – commenta Camillo De Berardinis, presidente di Associazione distribuzione moderna – ha raggiunto livelli insostenibili e c’è ancora tanto da lavorare». Intanto, largo ai provvedimenti sulle liberalizzazioni disposti dall’ultimo decreto, purché «le Regioni recepiscano questi indirizzi e non vi contrappongano politiche di freno». Il suo impegno a favore della libera concorrenza gli è valso il soprannome di “Mister liberalizzazioni”. In tema di carburanti, come sta incidendo il decreto sulle scelte commerciali dei rivenditori? «L’eliminazione delle barriere restrittive nel commercio dei

carburanti è buona. L’ingresso della Gdo e delle pompe bianche è salutare perché innesca il riposizionamento di tutto il mercato. Quando all’interno di un mercato entra un nuovo soggetto tutti i competitor di quel bacino d’utenza si riposizionano. Iniziative come quella degli sconti per il weekend promossa da Eni sono l’espressione di un mercato che sta cambiando e rivedendo anche le politiche di marketing tra compagnie concorrenti». A livello generale, ritiene che le aperture normative del decreto Monti possano giovare alle imprese distributive? «Cominciamo col dire che la concorrenza è un fattore positivo perché va a vantaggio dei consumatori ed è premiante per le imprese migliori, al netto di elementi regolatori del mercato che non devono mancare. Nel mercato c’è spazio per tutte le imprese, piccole e grandi, di qualsiasi tipologia d’impresa o d’insegna. Gli sforzi fatti anche


Camillo De Berardinis

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La crescita della marca commerciale non sembra un trend temporaneo, ma un fenomeno importante nel paniere degli acquisti dei consumatori

dal Governo Monti vanno nella direzione corretta, di apertura del mercato alla concorrenza». Quali strumenti e collaborazioni occorre attivare nel prossimo futuro in chiave di contenimento dei costi per i consumatori? «Oggi quasi un terzo delle vendite nella grande distribuzione si fanno in promozione, strategia con cui si è cercato di aggredire la caduta dei consumi. Per il quinto anno consecutivo il reddito delle famiglie è in calo. Nel 2012, secondo Confesercenti, siamo a un ulteriore -2 per cento. La competizione di prezzo si può sostenere non solo con promozioni, ma attraverso il recupero di risorse nella filiera industria-distribuzione da riversare sul prezzo finale». Alla luce dei dati più recenti, qual è lo spazio di crescita della marca privata in Italia? «è stata certamente una delle leve più importanti nella strategia distributiva degli ultimi anni, con una risposta importante da parte dei consumatori.

Negli ultimi 3-4 anni la marca commerciale ha avuto un’impennata, passando dal 13,5 per cento del 2007 al 17,5 per cento del 2011, con un ulteriore incremento anche nei primi 8 mesi di quest’anno. Non sembra un trend temporaneo, ma un fenomeno importante nel paniere degli acquisti dei consumatori». Cosa rimane da perfezionare nel dialogo fra retailer e industrie fornitrici? «Dobbiamo sforzarci di costruire insieme delle politiche che vadano incontro ai bisogni dei consumatori. Noi abbiamo due filoni: quello dell’efficienza e della riduzione di costi a livello di logistica, di imballi, di relazione di filiera e quello dell’offerta commerciale, con iniziative di co-marketing che vanno incontro al potere d’acquisto delle famiglie, come anche il presidente di Confcommercio Sangalli ha chiesto di recente. Una strategia vincente, indipendentemente dalla dimensione del punto vendita, è quella dell’innovazione, che per un distributore moderno signi-

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fica anche aprirsi a proposte nuove, come i carburanti, parafarmacie, ottici, o investire nei formati distributivi nel solco di esperienze come Sapori e dintorni Conad, che ha introdotto servizi nuovi quali un’area per la degustazione e consumo dei prodotti. Oppure, a livello di grande struttura, seguendo esempi come Italy, che sta riscuotendo risultati migliori della rete tradizionale». Tra le poche regioni italiane che secondo un’indagine Nielsen nel primo trimestre 2012 ha mantenuto i fatturati della Gdo pressoché inalterati figura la Lombardia. Da cosa è dipesa questa maggior tenuta delle vendite? «La tendenza complessiva è negativa, ma non omogenea. La Lombardia è tra le regioni italiane quella che ha mostrato una miglior tenuta sia sul piano occupazionale che del fatturato. Questo per via della presenza di una concorrenza elevata e consolidata nei decenni e anche di un tessuto economico più solido e con livelli medi di reddito e di consumo più alti». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 249


CONSUMI

Accompagnare il consumatore nell’acquisto L’accoppiata convenienza e tipicità sta premiando sia le aziende italiane che puntano sull’alta qualità sia importanti catene distributive estere. In aggiunta, Andrea Petronio invita a «un rapporto più diretto con il cliente» Giacomo Govoni er avere più chance di ingraziarsi il consumatore del futuro le imprese della distribuzione dovranno cominciare a valutare l’ipotesi che la virtù non stia più nel mezzo. La chiave di volta secondo Andrea Petronio, partner di Bain&Company, sarà piuttosto polarizzare l’offerta tra un modello “value for money” e un modello esclusivo di fascia alta, ma anche unico e differenziante per consumatori di fascia media. «I casi di Eataly o di altri format premium funzionano già all’estero, con player storici come Waitrose e Good Food che fanno dell’istintività, del biologico, dell’alta qualità un punto di forza». È questa la via maestra per contrastare la flessione dei consumi? «È quella di chi guarda alla competitività. Credo sia giunto il tempo per i rivenditori di fare scelte di campo un pochino più premium, anche guardando a quella fetta di fortunati che ha ancora la possibilità di comprare bene. Da noi non trovi

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più frutta fresca e carne buona in nessun supermercato, mentre c’è ancora un’ampia fetta di consumi di freschissimi da intercettare». Su quali altri direttrici gli operatori della Gdo possono lavorare per affrontare un contesto di mercato al ribasso come quello odierno? «Ci sono due diversi tipi di operatori: quelli con una situazione patrimoniale e reddituale solida e quelli in difficoltà. Occorre che questi ultimi puntino alla ricerca di opportunità d’integrazione o consolidamento con altri, evitando i soliti campanilismi italiani, serviti solo a salvaguardare una frammentazione cospicua. Tante operazioni in passato sono naufragate perché ognuno ha la tendenza a voler comandare in casa propria, ma piccolo è bello oggi non è più un’equazione profittevole. L’altro aspetto, da assumere come buon esercizio, è aumentare l’attenzione e il rigore sui costi circolanti e gli investimenti». Spesso, invece, i retailer optano per un ricorso massiccio

alla promozionalità. Che frutti sta raccogliendo questa politica e come andrà modulata in futuro? «L’Italia è storicamente il mercato con il maggior utilizzo delle promozioni, strumento che sta diventando più efficace, ma è diventata una bella giungla. Invece di elargire promozioni a pioggia, poco premianti e senza possibilità di fidelizzazione, ritengo preferibile uscire un po’ dal coro, lavorare in maniera più mirata con strumenti di promozione come il customer relationship management, dal ritorno economico garantito». Visto dal lato dei distributori, quali sono i risvolti positivi del decreto liberalizzazioni? «Sicuramente le liberalizzazioni come quelle sul farmaco hanno dato una spinta all’innovazione. La verità è che, tolti casi sporadici, negli ultimi anni questi provvedimenti non hanno generato risultati significativi. Anche l’ultimo decreto di fatto non tocca tanti temi relativi alla liberalizzazione dei consumi,


Andrea Petronio

PROMOZIONI

27% LA QUOTA DEI PRODOTTI APPARTENENTI ALLE GRANDI MARCHE VENDUTI IN PROMOZIONE, SECONDO UNA RICERCA DI CENTROMARCA RIFERITA AL 2012

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Eccetto alcuni retail dell’abbigliamento, nessun operatore della Gdo ha messo finora il naso fuori dal Paese in maniera rilevante

quanto dei settori professionali e di accesso al mondo del lavoro. Sui consumi si può fare ancora molto». Da una vostra recente ricerca emerge un grande interesse delle aziende italiane ad affacciarsi sui mercati esteri. Quali gli accorgimenti da adottare sotto il profilo della selezione dei paesi e dell’identificazione dell’offerta? «La dinamica dell’internazionalizzazione nella Gdo ha riguardato quasi esclusivamente alcuni retail dell’abbigliamento. Per il resto, nessuno ha messo il

naso fuori dal Paese in maniera rilevante, alimentare in primis. Oggi abbiamo retailer fondamentalmente domestici che dobbiamo proiettare all’estero, andando su mercati mirati e non mettendo bandierine a caso in giro per il mondo. Per creare un business locale vanno studiati bene consumi e tradizioni locali per personalizzare l’offerta, fin dalle confezioni. E fare molto leva sull’italianità, mai abbastanza sfruttata. Dal punto di vista di geografie crescenti, Brasile e tutto il Sudamerica sono i fronti più favorevoli, dove forse conviene entrare con acquisizioni per via dei grossi problemi logistici. In Europa, i mercati più promettenti sono nel centro-est e anche in Turchia». Sul fronte della comunicazione, quale strategia promette in futuro di far più presa sul consumatore “formato crisi”? «Con il consumatore serve un rapporto più diretto, bisogna

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creare un’empatia che faccia vedere nel distributore un partner nella sicurezza della spesa. Attraverso una promozionalità più mirata, anche con l’aiuto delle tecnologie. Altri servizi importanti possono essere quelli assicurativi e dell’energia. La comunicazione deve interessare non tanto il prezzo, ma la sicurezza e la convenienza del cliente che si sente in qualche modo protetto». Quali buone pratiche delle catene distributive estere dovrebbero essere mutuate dai rivenditori italiani? «Nel 2002 avevamo già portato l’esempio di Mercadona, un formato spagnolo di super discount di grande successo, che ha fatto dell’offerta propria una grandissima distintività. Tutte le forme che abbinano convenienza e tipicità rappresentano modelli a cui ispirarsi. Altri modelli molto affermati sul territorio sono Leclerc in Francia, Edeka in Germania o Tesco in Inghilterra».

Andrea Petronio, partner di Bain & Company e consulente direzionale nella practice retail and consumer goods

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CONSUMI

Qualità e innovazione, le grandi marche tengono Anche in un contesto difficile si conferma la domanda di servizio e qualità, elementi caratteristici delle grandi marche che, sottolinea il presidente di Centromarca Luigi Bordoni, dovrebbero essere sfruttati come leve di rilancio e crescita Renata Gualtieri a marca ha una sua tenuta di fondo nel carrello della spesa del consumatore, pur essendo in una fase di crisi dei mercati e di consumi stagnanti, e il punto di riferimento negli acquisti restano le grandi marche che sono vendute spesso in promozione perché questo permette di ridurre i prezzi e venire incontro a un consumatore che ha un potere di acquisto più basso. «Nasce però un problema – rivela il presidente di Centromarca Luigi Bordoni – che è quello della marginalità che viene ridotta ed erosa, e questo a lungo termine porta a una riduzione delle risorse che l’industria di marca può destinare agli investimenti». Da qui ad esempio si assiste a una frenata del mercato pubblicitario. Occorre dunque, continuare a generare valore, soprattutto in questa fase complicata dei mercati.

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Il presidente di Centromarca Luigi Bordoni

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Qual è l’andamento dei consumi e da quali settori potrebbero arrivare segnali di ripresa? «L’andamento dei consumi è stagnante, ma ci sono categorie di prodotto che registrano tassi di crescita anche a due cifre, come alcune tipologie di cosmetici. È il caso ad esempio delle tinture per capelli, dei prodotti di bellezza per uomo, dei piatti pronti surgelati e di prodotti specifici quali la pasta senza glutine. Oggi non esiste più un consumatore medio ma un utente più attento che è capace di fare delle scelte e nel suo stile di vita combina diversi tipi di esigenze in funzione di un reddito medio che non sta crescendo e di fronte a un potere d’acquisto che sta calando. Lavorando però su fattori importanti come la conservazione della qualità e un buon tasso di innovazione, la marca ha la capacità di tenere bene il mercato. Il fatto che le private label in Italia continuano, anche in questa fase di crisi, ad avere le quote

di mercato più basse a livello europeo e internazionale testimonia una fidelizzazione e un apprezzamento del consumatore per il prodotto di marca che non ha eguali in altri Paesi europei». Quali sono le leve da cui passa il rilancio? E da quali settori vengono più sfruttati questi elementi per la crescita? «Su tutti l’innovazione. Il settore delle tecnologie è uno dei più avvantaggiati perché l’innovazione è molto veloce e visibile. Anche nell’alimentare c’è un livello d’innovazione interessante perché è sempre presente l’obiettivo di rinnovare il coefficiente di servizio del prodotto e questo si traduce in innovazione di packaging o di ciclo produttivo per rendere un prodotto, ad esempio, meno impattante sull’ambiente. Un altro settore in cui l’innovazione è importante e costante è la cura della casa e della persona con prodotti sempre più compatibili con le esigenze che il consumatore manifesta».


ENERGIA

La svolta per le imprese? Un’organizzazione flessibile Approfondire la ricerca sulle energie alternative, soprattutto biomasse, vero core business del futuro. È lo scopo della Fluidomatic dopo anni di crescita in vari settori industriali. Il punto di Fabrizio Belotti Roberta De Tomi

Fabrizio Belotti, Amministratore delegato della Fluidomatic di Castelli Calepio (BG) www.fluidomatic.it

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essuna crisi rilevata, aumento costante del fatturato, assunzioni in vista e l’inaugurazione di una nuova e ultramoderna sede, a rappresentare un futuro mirato al mercato delle energie alternative. Non è il ritratto di un’azienda virtuale, ma di una solida realtà imprenditoriale della provincia di Bergamo. È la Fluidomatic di Castelli Calepio, che opera nell’ambito industriale fornendo valvole assemblate per diversi settori: siderurgico, meccanico, chimico, petrolchimico, alimentare, oleodinamico ed energetico. Da piccola società di rivendita costituita nel 1988 dall’iniziativa di 4 soci a realtà di riferimento nella commercializzazione di soluzioni tecnologiche complete, il passo è breve. In pochi anni, infatti, l’azienda apre un ventaglio d’offerte, commercializzando sul mercato italiano i prodotti di punta delle più importanti case costruttrici internazionali, leader nei loro settori di competenza. Alcuni esempi? La Sebigas - società

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del Gruppo Industriale Maccaferri specializzata nella realizzazione e gestione di impianti a biogas ricavato da biomasse per la quale l’azienda bergamasca ha realizzato 24 progetti unici - e Ies Biogas - che opera per lo stesso mercato della gestione delle biomasse - ove sono state fornite valvole a ghigliottina vestite e assemblate con le specifiche esigenze del cliente per la realizzazione di 40 impianti automatizzati e gestibili da remoto. E ora per Fluidomatic, forte di una nuova sede inaugurata di recente, la sfida è il mercato dell’energia, in particolare quello delle rinnovabili, come spiega il Responsabile della Comunicazione, Fabrizio Belotti. Esiste, per le categorie di prodotti che commercializzate, un problema di concorrenza low cost? «Come sappiamo i componenti più a buon mercato provengono dai paesi asiatici che però non costituiscono la vera concorrenza. Sono poche in Italia le imprese che offrono i nostri skill tecnici, innovazione e ricerca al nostro prezzo, avendo noi per


Fabrizio Belotti

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Ci stiamo espandendo verso la domanda del mercato attualmente più forte, quella che proviene dal comparto delle rinnovabili, biogas e biomasse

altro un forte potere di trattativa negli acquisti. Sappiamo di avere sul nostro territorio un rapporto qualità-prezzo inattaccabile». Qual è la vostra copertura territoriale e quali i mercati più importanti? «Lavoriamo nel Nord Italia da 25 anni. Attualmente ci stiamo aprendo in Puglia, Calabria, Basilicata. Ci stiamo espandendo nel rispetto della domanda del mercato attualmente più forte, quella che proviene dal comparto delle rinnovabili, biogas e biomasse particolarmente, ove si richiedono prodotti sempre più sofisticati e unici. Essere flessibili e piccoli ci fa rispondere con propositività alla domanda attuale di mercato». Che cosa rappresenta l’inaugurazione della nuova sede? «La nuova sede - un capan-

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none geotermico in classe A predisposto all’installazione di un impianto fotovoltaico, una struttura moderna di 1000 metri quadri, capace di contenere 15mila referenze è il risultato di quanto abbiamo costruito in tanti anni. Abbiamo infatti un trend positivo costante del 20 per cento dal 2008, con un fatturato 2011 di circa 5 milioni di euro. Abbiamo una reputazione che ci colloca tra le imprese capaci di fornire know-how, suggerimenti tecnici, a fianco e soprattutto nel rispetto delle problematiche del cliente, che supportiamo come vero partner, non come semplice fornitore». Quali sono i prossimi investimenti programmati? «Dopo tanti anni di espe-

rienza nel mercato, nel futuro di Fluidomatic c’è di sicuro l’assunzione di tecnici esperti, con l’ambizioso obiettivo di costruire un prodotto a marchio nostro». Quali sono le prospettive e gli obiettivi per il medio e lungo periodo? «Incrementare in primo luogo le aree di vendita. E allo stesso modo approfondire la ricerca nelle soluzioni ideali per il mercato delle energie alternative, soprattutto biomasse, vero core business nel futuro della nostra azienda. Ci stiamo orientando verso la proposta di prodotti che possano essere altamente funzionali e allo stesso tempo semplici, utilizzabili per questo da team esperti come dal semplice utilizzatore finale». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 255


ENERGIA

Un futuro energetico sempre più smart Anche nel mondo delle grandi infrastrutture elettriche si è entrati nell’era smart. Nuove soluzioni che miglioreranno la qualità del servizio elettrico riducendo i costi gestionali. Ne parliamo con Matteo Codazzi, amministratore delegato di CESI Nicoletta Bucciarelli

econdo studi di organizzazioni internazionali si stima che nel mondo, un miliardo e mezzo di persone manchino di un accesso adeguato all’energia elettrica. «Questo – spiega Matteo Codazzi, amministratore delegato del CESI, Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano – è un indizio molto chiaro dell’enorme fabbisogno ancora esistente, a livello mondiale, per nuove infrastrutture elettriche ed energetiche. In questo contesto, CESI, con una rete di oltre mille professionisti, è leader globale nel mercato delle prove e della certificazione di componenti elettromeccanici e nei servizi di consulenza ed ingegneria nel settore elettro-energetico e dell’ingegneria ambientale. Abbiamo competenze distintive per condurre Master Plan di rete sia per singoli Paesi che per intere Re-

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gioni. Lo scorso febbraio, per esempio, ci siamo aggiudicati una gara indetta dal Fondo Arabo per lo Sviluppo Economico e Sociale, per lo studio di fattibilità dello scenario ottimale delle interconnessioni elettriche e dei gasdotti e da questo alla creazione entro il 2030 di un mercato dell’energia unico. Di fatto stiamo disegnando la strategia energetica dei 20 Paesi della Lega Araba. Nel corso del 2011 abbiamo continuato l'assistenza tecnica per l’implementazione della linea HVDC tra Porto Velho e Araracoara, in Brasile, che con i suoi 2500 km e 6300 mw di capacità di trasporto è una delle più grandi infrastrutture di trasmissione al mondo». Come si è chiuso il 2011? «Pur in uno scenario economico globale difficile, il 2011 è stato per noi un anno record. I ricavi sono aumentati del 10 per cento grazie in particolare all’aumento dell’attività internazionale cresciuta del 20 per cento rispetto all’anno precedente. Con un valore della produzione di 111,3

milioni di euro e un’utile di 14,0 milioni di euro, CESI ha conseguito il miglior risultato economico-finanziario degli ultimi 10 anni». Che quadro si è delineato finora per il 2012? «Le turbolenze che continuano a caratterizzare l’economia mondiale anche nel 2012 inducono a non abbassare l’attenzione gestionale. Comunque noi siamo consapevoli della nostra eccellenza tecnica, competenza e ora anche di una più ampia diversificazione dei nostri mercati di riferimento». Nell’ultimo periodo vi siete concentrati in modo particolare sulle tecnologie legate alle smart grids. «Nel mondo delle grandi infrastrutture elettriche ormai si è entrati in un’era “smart”, di cui i contatori elettronici, sono solo un primo elemento abilitante. Nel prossimo quinquennio a livello globale si prevedono investimenti in smart grid per qualche centinaio di miliardi di euro nei diversi settori industriali


Matteo Codazzi

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Nel prossimo quinquennio a livello globale si prevedono investimenti in smart grid per qualche centinaio di miliardi di euro in diversi settori industriali

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coinvolti: tutto ciò ci porterà verso reti “autoconfiguranti”, più intelligenti, più efficienti, su cui l’elettrone scorrerà contemporaneamente ad un flusso di “bit” informatici. La nostra società ha maturato un’esperienza considerevole, grazie al know-how sviluppatosi sul progetto del contatore elettronico Enel in Italia nonché quello Endesa (per 45 milioni circa di contatori tra Italia e Spagna). Attualmente stiamo assistendo, su progetti di digital meter, le utilities di Serbia e Montenegro nonché, a brevissimo, Asia centrale e America Latina. Nell’ambito delle Smart Grid, abbiamo studiato soluzioni che migliorano la qualità del servizio elettrico riducendo i tempi delle interruzioni e i costi di gestione e di esercizio». Quali sono le prospettive di

Matteo Codazzi è amministratore delegato del CESI. Oltre alla sede di Milano CESI ha due stabilimenti di testing in Germania e ha costituito le società CESI Middle East a Dubai e CESI do Brasil a Rio de Janeiro - www.cesi.it

mercato per la tecnologia delle celle solari che da qualche anno state sviluppando? «Attualmente sono in orbita 62 satelliti di 20 diverse nazionalità che hanno a bordo celle solari, interamente prodotte dal CESI e tutelate da brevetto, ad altissima concentrazione con efficienza superiore al 38 per cento. Queste celle solari sono oggi pronte per le applicazioni terrestri. Abbiamo calcolato che una superficie di 45x45 km ricoperta con questa soluzione tecnologica sarebbe sufficiente per garantire l’attuale fabbisogno elettrico di una nazione come l’Italia. Oggi la soluzione è economicamente sostenibile, senza sussidi, per i Paesi ad altissima solarità o desertici, come Cile, Sud-Africa, il Middle East e gran parte del NordAfrica, nonché alcune aree del

Nord-America. Sulle celle solari abbiamo depositato 2 brevetti internazionali». Quali sono le strategie nel medio-lungo periodo? «La crescita dell’internazionalizzazione è la sfida centrale e anche il Far East rappresenta un’opportunità all’orizzonte; la Cina soprattutto. Abbiamo le competenze, l’esperienza e la capacità finanziaria per cogliere queste opportunità di mercato e di allargarci pensando in grande, ad esempio a una “società d’ingegneria delle reti”, ovvero a un CESI con competenze trasversali su elettricità, gas e acqua. Molto del knowhow che abbiamo accumulato nel settore elettrico potrebbe essere messo a fattore comune e molte delle nostre competenze sono indipendenti dal fluido: acqua, gas o kwh che sia». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 257


RINNOVABILI

Il futuro dell’energia? Rinnovabili e domotica In un mercato attualmente confuso e quasi fermo, unire le funzionalità di domotica e impianti fotovoltaici sembra l’unico metodo con cui movimentare il settore delle energie rinnovabili. Il punto della situazione dalla voce di Luca Ruggeri Emanuela Caruso

a quando si è deciso di aiutare lo sviluppo delle energie rinnovabili, sono stati davvero tanti gli incentivi veri o fittizi associati alla produzione di questo tipo di energia senza scadenza. Si è creata molta confusione tra gli interessati a ricevere incentivi e a installare impianti fotovoltaici o solari, e soltanto da poco la chiarezza è finalmente giunta a regolarizzare la situazione. È stato infatti deliberato che

D Luca Ruggeri, titolare della Proget Elettroimpianti di Bergamo www.progetsrl.com

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chi installa un impianto fotovoltaico ha diritto di utilizzare l’energia prodotta, di vendere il surplus e, in entrambi i casi, di ricevere un incentivo per la durata di vent’anni. Tali finanziamenti, inoltre, varieranno a seconda della potenza dell’impianto e del periodo in cui viene messo in funzione, ovvero prima si realizza l’impianto, maggiore saranno gli incentivi erogati. In aggiunta, le aziende e i privati potranno ottenere delle maggiorazioni nel caso si rimuovano anche coperture di amianto o si utilizzino materiali europei. Proprio quest’ultimo è il caso della società Proget Elettroimpianti di Bergamo. «Abbiamo scelto di impiegare solo componenti prodotti in Italia e in Europa – spiega Luca Ruggeri, titolare dell’impresa – perché nonostante costino di più, garantiscono una qualità maggiore e anche incentivi più alti del 10 per cento». Com’è la situazione attuale del mercato nazionale e in particolare di quello lombardo ri-

guardo alla realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile? «Nonostante gli incentivi erogabili a chi realizzi impianti fotovoltaici, il mercato generale sta vivendo una fase di grande rallentamento e incertezza. I prezzi dei materiali, in particolare di pannelli e apparecchiature elettroniche, sono troppo elevati; e gli stessi 7 miliardi di incentivi annui verranno presto bloccati. In questo modo né i grandi impianti su cui si era finora puntato né quelli piccoli dei privati e delle Pmi potranno accedere agli aiuti finanziari e quindi rinnovarsi ed entrare in funzione. Questo problema andrà a gravare anche sui posti di lavoro, perché se un impianto in costruzione e attivo crea moltissima occupazione, anche grazie al suo vasto indotto, un impianto la cui realizzazione è ferma riduce a zero il lavoro di tantissime persone». Qual è il bilancio che la Proget Elettroimpianti può fare dell’ultimo anno di attività?


Luca Ruggeri

c «Negli ultimi due anni siamo riusciti a quintuplicare il fatturato, quindi a raggiungere, a dispetto del duro periodo economico, risultati ragguardevoli. Per giungere a tali traguardi abbiamo puntato tutto e creduto molto nel fotovoltaico e nelle energie rinnovabili in genere, in quanto unica soluzione all’imminente esaurimento di risorse fossili. Inoltre, anche se gli impianti di energia rinnovabile costano di più di quelli normali, rappresentano un vantaggio dal punto di vista di una riduzione consistente di spese mediche dovute a inquinamento, fumi e gas emessi dall’energia fossile». Quali sono i punti di forza che hanno permesso alla Proget Elettroimpianti di raggiungere i risultati sopracitati? «Il fattore che ci ha permesso di allargare la nostra attività e

Affiancando a un impianto fotovoltaico di ultima generazione una domotica domestica altrettanto moderna è possibile ottenere un ragguardevole risparmio energetico

aumentare il fatturato è stato sicuramente il passaparola dei vari clienti, unito anche alla qualità degli impianti e dei materiali che garantiamo durante ogni nostro lavoro. Rappresenta poi un grande punto di forza il fatto che anche se di piccole dimensioni, siamo in grado di occuparci dalla progettazione, alla costruzione, alla messa a punto e all’installazione dell’impainto, prendendoci quindi cura di tutte le varie fasi e di tutti i minimi particolari di cui bisogna sempre tenere conto. Gli utenti apprezzano anche il rapporto diretto che instauriamo con loro, volto soprattutto a capire e quindi soddisfare le reali necessità». Quale tipologia di impianto rappresenta al mo-

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mento la parte principale del vostro core business? «Il nostro core business al momento si focalizza sul fotovoltaico e sulla domotica, e in particolar modo sulle applicazioni della domotica finalizzate al risparmio energetico. Infatti, integrando alla domotica un impianto fotovoltaico, è possibile gestire e usare in modo intelligente l’energia della propria abitazione o della propria azienda, gestendo per esempio il controllo dei carichi dei vari elettrodomestici e programmando i consumi della casa in base all’effettiva energia che riesce a produrre l’impianto fotovoltaico di cui si dispone. Pensiamo che proprio la domotica legata al risparmio energetico sarà il futuro delle energie rinnovabili».

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 259


Costruzioni a misura di ambiente C

Realizzazione di impianti fotovoltaici, bonifica e smaltimento di amianto ed eternit. Il settore dell’edilizia punta su queste due attività per rilanciare il mercato e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Ne parla Demetrio Grassenis Emanuela Caruso

Nelle immagini, alcune realizzazioni della Duesse Coperture Srl di Ponte Nossa (BG) www.duessecoperture.com

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on l’entrata in vigore del Quinto Conto Energia sono finalmente chiare ai futuri consumatori di energie alternative le nuove direttive sul tema degli incentivi. L’ultimo Conto presentato, infatti, stipula che maggiori privilegi spetteranno alle piccole realtà, mentre per la costruzione di impianti e strutture più rilevanti, l’acquirente avrà a che fare con finanziamenti più bassi rispetto al passato. A fronte di tali modifiche, quindi, il settore andrà incontro ad alcuni cambiamenti importanti, cambiamenti però che non dovrebbero variare il flusso di richiesta che caratterizza attualmente il mercato. A confermare questa prospettiva sono le ricerche fatte dalla società Duesse Coperture, azienda specializzata da oltre

vent’anni nella produzione di coperture industriali e civili. «Parallelamente alla riduzione degli incentivi, abbiamo assistito anche a una diminuzione dei costi di installazione degli impianti fotovoltaici – spiega Demetrio Grassenis, legale rappresentante dell’impresa –, ragion per cui il mercato continua a chiedere a gran voce prodotti a basso impatto ambientale, tecnologie sempre più sofisticate per l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e nuovi impianti fotovoltaici». E capire l’interesse del mercato per strutture capaci di sfruttare energie dalla durata illimitata non è così complicato, perché come spiega Demetrio Grassenis «il fotovoltaico è un sistema che presenta innumerevoli vantaggi sia ambientali che economici. Le aziende che decidono di installare impianti di questo


Demetrio Grassenis

genere sui tetti degli stabilimenti possono produrre energia elettrica utile all’esecuzione delle lavorazioni e risparmiare i costi che invece deriverebbero dall’impiego di energia fossile tradizionale». Sempre attenta alla cura dell’ambiente e alla salute di chi vi abita, la Duesse Coperture si è specializzata anche nella rimozione e bonifica di amianto ed eternit, attività che per essere svolta al meglio deve seguire in modo scrupoloso le normative vigenti. «Sempre più spesso – continua ancora Demetrio Grassenis – gli interventi di cui dobbiamo occuparci prevedono la rimozione di amianto e la conseguente bonifica delle coperture di capannoni industriali. Il trattamento per eliminare l’amianto e l’eternit parte con una stabilizzazione delle fibre di amianto, così da impedire la dispersione delle polveri altamente nocive per l’ambiente e le persone, e continua con l’incapsulamento delle lastre attraverso sostanze sintetiche, la bonifica delle coperture e lo smaltimento delle scorie di amianto ed eternit. Rispetto al passato, relativamente a questo ramo della nostra attività, abbiamo notato un cambiamento importante: se prima, eliminato l’amianto, montavamo un pannello di 4 centimetri d’altezza, oggi sta crescendo il numero di clienti che richiedono pannelli coibentati

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Attualmente, una volta rimosso l’amianto, ricopriamo i tetti con pannelli coibentati di 10 centimetri d’altezza

di almeno 10 centimetri, composti da due lastre di lamiera con in mezzo il poliuretano. Questa scelta non viene fatta solo da grandi o piccole aziende, ma anche dai privati che desiderano ristrutturare le coperture della propria abitazione». L’elevata qualità di queste lavorazioni e degli altri servizi messi a disposizione del cliente dalla Duesse Coperture, quali installazione di lattonerie, interventi di impermeabilizzazione e coibentazione civili e industriali e realizzazione di sistemi anticaduta, hanno permesso alla società di affrontare con grinta il momento di crisi vissuto dal comparto edile e di registrare una costante crescita del proprio volume d’affari. «Partiti con un fatturato 2009 pari a 6 milioni di euro – conclude Demetrio Grassenis – siamo riusciti a raddoppiarlo in appena

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tre anni, passando per un 2010 che ha fatto segnare un fatturato di 9,5 milioni e giungendo a fine 2011 con un volume d’affari di circa 11 milioni di euro. La strategia che più di ogni altra ha consentito tale risultato è stata senza dubbio quella di investire sull’azienda, in particolare sulla formazione del personale, che ha un’età media di trent’anni. Importantissimi sono poi stati gli investimenti dedicati al potenziamento delle capacità tecniche e all’aggiornamento dei mezzi e degli strumenti fondamentali per il nostro lavoro». Per l’immediato futuro, la Duesse Coperture si augura di migliorare ulteriormente i traguardi finora raggiunti e di partecipare in modo più costante alle gare di appalto pubbliche, che a oggi rappresentano per l’azienda solo l’1 per cento del fatturato. LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 261


GESTIONE RIFIUTI

Il “recupero” dell’economia? Potrebbe arrivare dai rifiuti Un settore in fortissima crescita che offre ottime possibilità, non solo dal punto di vista imprenditoriale. Riguarda l’ambiente, il risparmio economico e quello energetico. Marco Vitali offre un’analisi su andamento, implicazioni e prospettive del riciclo Renato Ferretti

l valore delle materie prime aumenta, la tecnologia per il recupero dei rifiuti progredisce. È una combinazione di fattori destinata a diventare sempre più importante e già oggi c’è chi ha compreso il suo potenziale in termini commerciali. Il settore del riciclo sta marciando a ritmi di crescita impressionanti, tanto che nel 2011 era secondo solo alle energie rinnovabili e quest’anno c’è stato il sorpasso: supera del doppio l’eolico e del 60 per cento il fotovoltaico. Da una parte quindi

I La e-metalli si trova a Milano www.e-metalli.com

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l’affare e dall’altra l’attenzione all’ambiente, un altro binomio che bisogna considerare fondante nel campo. Eppure non sono molti in Italia a investire nel riciclo. «Per la ricerca delle migliori opportunità purtroppo spesso si ricorre a impianti in paesi esteri, primi fra tutti la Germania e il Giappone dove viene attualmente fornito il 50 per cento del fatturato». A parlare è Marco Vitali, uno dei soci della e-metalli di Milano, azienda specializzata nel trovare le soluzioni per il recupero degli scarti e rifiuti urbani o industriali. Vitali conferma il trend positivo a partire dalla sua esperienza diretta. «Abbiamo registrato – dice Vitali – un incremento del 20 per cento annuo negli ultimi 3 esercizi dal 2010 al 2011 e altrettanto ci aspettiamo quest’anno. C’è una certa stagnazione dovuta alla crisi, come per esempio nel recupero del vetro: lo scarto delle famiglie si è ridotto perché i consumi si sono ridotti,

ma i prodotti che vengono imballati nel vetro hanno costi più alti e quindi ce n’è un utilizzo inferiore. Ma nonostante questo siamo convinti che ci siano atteggiamenti più moderni che permettono margini di crescita». I RAEE E LE ALTRE MINIERE DI MATERIE PRIME Il core business della e-metalli è rappresentato dai cosidetti rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). «Questi – spiega Vitali – contengono molti metalli preziosi come oro, argento, platino, palladio, stagno, rame e tanti altri. Ma questo tipo di recupero spesso risulta difficile perché le materie sono miste nello stesso prodotto, e in questi casi, molto frequenti, non è facile procedere alla separazione. Possiamo parlare di un vero e proprio deprezzamento delle materie prime contenute in certi scarti perché di difficile recupero. Per esempio, un cavo elettrico può essere com-


Marco Vitali



Dobbiamo puntare sulle nuove generazioni perché l’importanza del tema ambientale sia messa al centro

posto da tessuto, pvc, politiliene e poi magari un filo di rame. Quindi si dovrebbe sottoporre a lavorazioni complesse bruciare il resto per ottenere il rame, ma magari ce n’è troppo poco per sostenere la spesa. Per le normative vigenti il produttore di cavi adesso deve produrre con materiali compatibili. In questo modo il riutilizzo è di gran lunga più semplice. I produttori in generale dovrebbero operare in modo che il prodotto a fine vita possa essere facilmente recuperato». Il discorso non è molto diverso se si prende in considerazione il recupero degli imballaggi, altro campo in cui lavora la e-metalli. «Gli imballaggi – continua Vitali – purtroppo sono spesso fatti



con materiali compositi, come una sfoglia di alluminio unita a una sfoglia di plastica. Il problema è quello della corretta cernita dei prodotti e loro valutazione. Noi mandiamo questi materiali in Germania, per esempio, dove c’è un impianto che brucia la plastica in un processo di pirolisi: questo permette di generare energie lasciando poi solo l’alluminio. In Italia ce n’è solo uno. Quindi i rifiuti se sono trattati in un certo modo si recuperano altrimenti sono costretti ad andare in discarica». UN PROBLEMA DI SENSIBILIZZAZIONE La possibilità di evitare questo spreco non è soltanto un problema industriale di pro-

duzione. «È difficile convincere delle persone di una certa età che non bisogna buttare i mozziconi di sigarette per terra, mentre invece un ragazzo di sedici anni ha sicuramente un atteggiamento mentale diverso da chi ha vissuto nell’era del consumismo. Ecco, noi dobbiamo puntare sulle nuove generazioni perché l’importanza del tema ambientale sia messa al centro. La raccolta differenziata, per esempio deve essere un’abitudine, perché se è vero che in fase di produzione si può fare molto di più per rendere semplice la divisione dei materiali, è altrettanto vero che se anche le famiglie differenziassero il trattamento sarebbe meno complicato, i costi di smaltimento si  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 263


GESTIONE RIFIUTI

 ridurrebbero e le possibilità una certa direzione, poco cato abbiamo avuto riscontri

Da sinistra, Impianto Raee Deluca Smaltimenti e Rottami elettronici di Milano e smontaggio televisori presso l’Impianto Adriatica Green Power Spa di Agugliano (AN)

di recupero crescerebbero. Insomma è questione di sensibilizzazione». Un tema che secondo Vitali non riguarda solo il riciclo, ma riflette un diverso approccio mentale che distingue le nuove dalle vecchie generazioni. E che forse decide anche del futuro di un’impresa. «I giovani imprenditori, dal mio punto di vista, hanno più facilità a cogliere soluzioni innovative e a guardarsi intorno, mettere in discussione lo stato di fatto, nel nostro settore è sicuramente un approccio vincente. È l’atteggiamento che cerchiamo di avere noi: cerchiamo non far crescere l’azienda grazie all’amico dell’amico, ma individuando nicchie e nuove opportunità».

consueta per degli imprenditori. «Abbiamo cercato – dice Vitali – di non esasperare la trattativa da mercato, ma di trovare delle controparti che ci arricchissero del loro livello culturale. Mi spiego meglio. Noi siamo agenti di una delle più grosse società giapponesi da oltre quindici anni, con loro abbiamo avuto scambi continui per tecnologie e impianti. Il lavoro che facciamo per esempio sulle schede elettroniche, cercando di estrarre i preziosi contenuti da queste, nasce da uno stimolo avuto da loro: avevano un impianto molto sofisticato per lo scopo e noi abbiamo cercato di capire cosa potevamo fare in Italia in questo senso. Questo è solo un esempio, in generale LA CHIAVE È LA RICERCA siamo andati a cercare le soUn atteggiamento mentale luzioni più complesse e sofiche ha guidato i tre soci verso sticate. Poi una volta sul mer-

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favorevoli». Ma non è l’unica direzione perseguita per continuare la ricerca di nuove soluzioni. «Stavamo pensando di sponsorizzare borse di studio, anche per il nostro interesse, perché i giovani hanno grandi capacità di ricerca e di approfondimento. Personalmente ho fatto una tesi sul commercio dei metalli in Inghilterra e negli Stati Uniti che è stata illuminante per tutta l’attività lavorativa successiva. Infatti, se si ha la fortuna di interfacciarsi con sei o sette operatori qualificati nel settore, questo può dare un punto di vista veramente prezioso in tutta l’attività successiva, soprattutto se è sostenuto da una volontà di ricerca, appunto. Come conseguenza c’è più probabilità di realizzare progetti tecnologicamente all’avanguardia».


GESTIONE RIFIUTI

In aumento il recupero di rottami metallici Una sede operativa dotata di un impianto fotovoltaico e grande attenzione all’impatto ambientale. Per le aziende che operano nel settore del recupero di materiali, gli adempimenti sono tanti e necessari. Il punto di Bortolo Gelfi Roberta De Tomi

isale all’anno scorso l’approvazione del Regolamento UE 333/2011, recante i criteri che determinano quando alcuni tipi di rottami metallici (rottami di ferro, acciaio e alluminio, inclusi i rottami di leghe di alluminio) cessano di essere considerati rifiuti ai sensi della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. Il provvedimento, entrato in vigore lo scorso 28 aprile, ma applicato dal 9 ottobre 2011 s’iscrive all’interno dell’obiettivo generale di arrivare a una società del riciclaggio, mettendo fine all’era del rifiuto. Il regolamento contiene tutte le indicazioni relative alle definizioni di rottami e alle modalità di trattamento, secondo specifiche ben precise e mira a porre fine alle diatribe comunitarie e nazionali relative al concetto di rifiuto. La Img, azienda del Gruppo Gelfi che opera nel commercio

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Bortolo Gelfi, presidente della Img, azienda del Gruppo Gelfi, di Cividate Camuno (BS) info@gelfigroup.com

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e nella lavorazione di materiali ferrosi e non, conosce bene gli adempimenti relativi, e opera in conformità, prestando molta attenzione alla realizzazione di investimenti adeguati, che tengano conto dell’impatto ambientale. Nello specifico la società si occupa della raccolta e della lavorazione di rottami ferrosi e metallici quali: rame, ottone, alluminio, leghe di acciaio e tutti i metalli non ferrosi. Inoltre Img è in fase di ampliamento: a ottobre sarà attiva una seconda sede, dotata di un impianto di fotovoltaico.

Alla luce dell’attuale congiuntura economica in che condizioni versa il commercio dei materiali ferrosi? «Il settore in cui operiamo sta risentendo meno di altri della crisi, per tutta una serie di ragioni connaturate alle peculiarità del nostro lavoro. In primo luogo, vi è ancora una richiesta di materiale ferroso, malgrado le criticità del momento. Inoltre le nostre fornitrici sono soprattutto le aziende che si occupano di forgiatura che, in quanto settore di nicchia, ci ha permesso di mantenere il nostro business. Un terzo aspetto,


Bortolo Gelfi

collegato al contesto generale in cui stiamo vivendo, riguarda l’aumento di vendite giudiziarie e delle aste legate ai fallimenti. In questo caso, possiamo dire che vi è stato un aumento di disponibilità di materiale ferroso, anche se tale incremento, sempre a causa della crisi, non sempre coincide con un incremento delle conseguenti immissioni di mercato». Quale trend sta seguendo il vostro bilancio? «Attualmente, l’andamento è positivo e rispetto all’anno scorso, abbiamo realizzato una crescita». Attraverso quali iter realizzate la trasformazione dei metalli? «Un primo aspetto da sottolineare è che il materiale che trattiamo è considerato un rifiuto, dunque, deve essere trattato come tale. Dopo aver acquisito il materiale in questione, o presso le aziende di forgiatura, da cui ritiriamo intestature di pezzi grossi, o, come già detto, presso vendite giudiziarie, effettuiamo accurati controlli con specifici macchinari, che rilevano la presenza di sostanze residue. In tal caso la fonte di contaminazione deve essere rimossa. Il materiale così rigenerato viene immesso di nuovo sul mercato, venendo incontro in particolar modo alle richieste delle acciaierie». Il vostro lavoro richiede anche di ottemperare a particolari obblighi di legge. «Come detto, le normative vi-



Le normative vigenti considerano i metalli ferrosi dei rifiuti. Ciò implica da parte nostra la necessità di ottenere delle autorizzazioni specifiche

genti nel nostro paese considerano i metalli ferrosi dei rifiuti. Ciò implica da parte nostra la necessità di ottenere delle autorizzazioni specifiche, per poter procedere allo stoccaggio e alla lavorazione dei prodotti in questione. Tali autorizzazioni riguardano il luogo in cui si realizzano questi procedimenti, in quanto deve avere caratteristiche particolari, corrispondenti a quanto richiesto dalle normative. Per quanto riguarda la società, ne abbiamo ottenuta una nel 2008 per la struttura di via Delle Cave, e in tempi recenti, una seconda per l’edificio che sarà utilizzato da ottobre in poi». Oltre al commercio e alla rivendita dei materiali ferrosi e non, vi occupate di altre attività?



«Ci occupiamo anche di rottamazione, attività che si collega a quella del recupero, che rappresenta il nostro core-business. Anche in questo caso, spesso ci rivolgiamo alle aste fallimentari, presso cui acquisiamo beni recuperabili (veicoli e sollevatori), per poi immetterli sul mercato. Inoltre siamo specializzati nel servizio container e nelle demolizioni industriali, con conseguente smontaggio di siti e macchinari. Per realizzare queste operazioni, ci avvaliamo di macchinari quali gru e, naturalmente, di personale qualificato e opportunamente formato. Nella nostra attività la formazione è un perno imprescindibile». Quali sono gli investimenti necessari, con particolare riferimento all’impatto am-



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GESTIONE RIFIUTI

 bientale?

«Per poter operare in questo ambito, occorre adeguare costantemente gli edifici e i materiali alle richieste delle normative. Ci siamo dovuti dotare di attrezzature per il controllo radiometrico (per verificare eventuali fonti radioattive) e di macchinari di una certa tipologia; abbiamo ad esempio, anche dovuto dotarci di un sistema adeguato allo scarico delle acque. Le tematiche ecologiche sono al centro del nostro lavoro, tanto che abbiamo fatto installare sulla copertura nel nuovo edificio dei pannelli fotovoltaici». Qual è il vostro raggio d’azione? «Lavoriamo prevalentemente per le forgiature locali: circa l’80 per cento del materiale proviene da un’unica fonte. Tuttavia, nel caso in cui dobbiamo raggiungere aste fallimentari, il nostro raggio di azione si estende oltre i con-

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fini del locale, arrivando in città quali Brescia e Milano. Naturalmente, siamo legati alle eventualità delle richieste che vengono fatte, anche fuori regione o fuori dal territorio nazionale. Di recente, ad esempio, abbiamo venduto del materiale ferroso a un’acciaieria austriaca. La nostra disponibilità a superare i confini locali c’è, in quanto ci avvaliamo di automezzi ad ampia capacità, di proprietà di un’azienda del Gruppo Gelfi, di cui Img fa parte, che possono trasportare anche alcune

tonnellate di materiale». Quali sono le prospettive per il breve e medio termine? «Per quanto riguarda il bilancio e la tenuta del lavoro, dovrebbe mantenersi sui livelli dell’anno in corso, sperando che la crisi non metta a rischio la stabilità dei nostri produttori. Naturalmente, la speranza è che venga superato questo difficile momento in cui, è vero che stiamo ritirando un maggiore quantitativo di materiale presso fallimenti, causati dalla situazione, ma è altrettanto vero che è difficile immettere i prodotti sul mercato. Per quanto riguarda il futuro dell’azienda, si spera che i miei figli, già inseriti nelle aziende del Gruppo, possano portare avanti il lavoro, nell’ottica della continuità. Infine, l’attenzione sarà sempre rivolta a investimenti sulla conoscenza, la sicurezza, le attrezzature, in accordo con le normative».


ECOLOGIA

Cave, per un’estrazione ecologica Da sito per l’estrazione di sabbia e ghiaia a bacino artificiale perfettamente integrato con l’ecosistema della pianura lombarda. Carlo Merlini descrive le cave eco-sostenibili, e gli sforzi che hanno contribuito a creare un nuovo habitat Renato Ferretti

na cava non determina solo l’approvvigionamento di sabbia e ghiaia indispensabile in edilizia. Spesso purtroppo crea dei veri e propri “buchi” nel posto in cui si è scavato, dei vuoti che non hanno un impatto esclusivamente paesaggistico. Sarebbe il meno. L’ecosistema stesso del territorio viene svuotato nello stesso punto, cambiando i connotati della flora e della fauna locali.

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Il problema è noto da tempo, ma, come denuncia Legambiente, forse se ne parla troppo poco. La Lombardia è al primo posto per le cave di sabbia e ghiaia, ma ha anche primati decisamente positivi per la salvaguardia del territorio in relazione all’ attività estrattiva. Proprio una delle cave di sabbia e ghiaia, attiva nel milanese, ha operato in modo da risultare un esempio unico di sviluppo sostenibile. Sono le cave Merlini, che d’accordo

con il Comune di Gaggiano hanno proceduto alla riqualificazione dell’area. «L’ambiente – dice il responsabile delle cave, Carlo Merlini – è una risorsa unica e proteggerlo e valorizzarlo è un dovere di tutti. Per questo motivo ci siamo impegnati per la creazione del lago Boscaccio». Quindi niente discarica a cielo aperto, ma una riqualificazione in grado di favorire lo sviluppo di specie di piante e animali tipici del posto. «Il lago Boscac-


Carlo Merlini

cio è un bacino artificiale nato grazie alla nostra attività di escavazione – continua Merlini –, è alimentato da numerose risorgive di acqua purissima e ricrea un habitat tipico della pianura lombarda. La creazione del lago è legata al processo di estrazione delle sabbie e delle ghiaie. La presenza della falda acquifera, prossima al piano campagna, ha infatti determinato la progressiva sostituzione di terreni a seminativo irriguo e mais con un invaso artificiale da cui viene estratto il materiale inerte per l’edilizia. Il 1994 è l’anno in cui possiamo far risalire la premessa che ha reso possibile la nascita del “progetto Natura Boscaccio” quando le Cave Merlini, con lo scopo di rendere attuabili e sostenibili nell'area del lago Boscaccio nuove iniziative alternative all'attività di cava, decisero di spostare gli impianti di lavorazione e selezione, allora localizzati nell'area di fronte il lago, in una nuova posizione più marginale». I primi interventi di recupero ambientale al Lago Boscaccio risalgono al 1987, e fin da allora si ripensa il sito cercando di coinvolgere altri soggetti in grado di individuare le potenzialità del luogo. «Il progetto – Carlo Merlini ricorda – si è via via arricchito di nuovi contenuti, grazie anche a prestigiose collaborazioni con biologi e naturalisti, permettendo così di strutturare un ambiente assolutamente naturale ed omogeneo con il territorio». Dunque l’azienda Cave Merlini sostiene orgogliosamente che «la biodiversità si può

esprimere in contesto paesaggistico che nasce dall’attività di cava, in cui si possono condurre anche studi finalizzati alla ricerca. Il potenziale produttivo di una cava non è misurabile solo dai metri cubi estraibili da un giacimento, ma anche dalla sua capacità di produrre ambiente». Il Boscaccio oggi ospita visite guidate, eventi ed attività sportive e permette anche studi specifici sul nuovo ambiente che così si è creato. «Le attività di studio e ricerca, in collaborazione anche con le Università, contribuiscono alla raccolta sistematica di informazioni che valorizzano questo contesto offrendo una solida base scientifica per definire gli obiettivi e l'evoluzione

di questa oasi naturalistica. Molti di questi dati, che confluiranno negli studi scientifici pubblicati nella collana I Quaderni del lago Boscaccio, desiderano contribuire ad approfondire la conoscenza sulla biodiversità presente in questo nuovo ambiente, monitorandola nel tempo per garantirne continuità e tutela a vantaggio delle future generazioni. Con il progetto “il Canneto del lago Boscaccio”, avviato nel 2003, è stata creata una zona umida per accogliere gli uccelli acquatici di passo. Il Lago Boscaccio è inserito nell'oasi di protezione denominata dal piano faunistico venatorio della Provincia di Milano “Oasi di protezione di Cascina Boscaccio”».

Il lago Boscaccio è situato a sud est di Milano, nella zona di Corsico-Gaggiano www.naturaboscaccio.it

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TURISMO

Raccontare i territori Secondo Renzo Iorio, il vero problema italiano non è nella qualità delle strutture, che giudica competitive rispetto ai paesi europei, ma nel modo in cui si comunica l’offerta turistica al grande pubblico. «Da questo punto di vista, dobbiamo recuperare terreno rispetto ai nostri concorrenti» Elisa Fiocchi

on c’è solo il mare e la montagna nelle scelte di viaggio dei turisti italiani e stranieri. Negli ultimi dieci anni il turismo culturale interno del Bel Paese ha spiccato per una crescita superiore a tutti gli altri segmenti, toccando il +17 per cento per quanto riguarda gli italiani e il +54 per

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cento per gli stranieri. In vetta alla classifica, compaiono le mete classiche come Venezia, Verona, Padova, Roma, Firenze, Siena e la riviera romagnola. Se la scelta culturale si dimostra l’arma vincente in un contesto di crisi economica e finanziaria, il presidente di Federturismo Confindustria, Renzo Iorio, accende i riflettori sull’Expo 2015, un’occasione straordinaria per 276 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

migliorare l’immagine dell’Italia, suscitare curiosità e potenziare anche le infrastrutture, cioè il punto di acquisto e di scelta di viaggio da parte dei turisti lontani. «Il governo si sta impegnando, pur nei limiti del potere esclusivo che le Regioni hanno oggi in materia di turismo – afferma –, potere che oggi andrebbe rivisto per trovare prima di tutto il modo di rilanciare la destinazione Italia». Come giudica l’attuale offerta di strutture turistiche in Italia? «È un mercato saturo rispetto alla domanda attuale perchè siamo il paese che dopo gli Stati Uniti ha il maggior numero di camere di albergo e se poi aggiungiamo tutta la ricettività non convenzionale - bed and breakfast, agriturismi, ospitalità religiose - arriviamo a 115mila imprese complessive. Non c’è un problema di offerta, ma di domanda. Non vedo poi situazioni drammatiche in termini di qualità delle strutture rispetto ai livelli di mercato dei nostri concorrenti europei come Francia e Spagna. Credo, invece, che il problema verta su come questa offerta riesce a essere comunicata

e messa a sistema e possa offrire un’esperienza facilmente acquistabile e di aspettativa di prodotto rispetto al cliente. Da questo punto di vista l’Italia ha dei passi da recuperare rispetto ai nostri concorrenti». Come l’Italia regge il confronto con altri paesi, come ad esempio la Spagna che pur in una fase di crisi economica ha saputo valorizzare al massimo le proprie strutture turistiche? «L’Italia ha un deficit di competitività ma anche un problema nel riuscire a catturare i clienti. A questa situazione contribuisce una promozione del paese parcellizzata, con 21 attori e 21 campagne di dimensioni forzatamente modeste a livello internazionale e pochi investimenti sull’immagine che il Paese ha nei mercati lontani. Ecco perchè risulta decisivo il lavoro di rilancio di una promozione nazionale e unitaria attorno all’Enit e all’Ice che per missione sostengono il paese sui mercati internazionali». Secondo le stime della Fondazione Altagamma, l’hotellerie di lusso in Italia non sente la crisi.


Renzo Iorio

«Quando si subisce una recessione economica, la fascia ristretta di persone con un reddito di fascia alta continua a mantenere la propria capacità di spesa e si amplia il divario. È un fenomeno fisiologico. In tempi di crisi è la classe media a essere penalizzata in termini di potere di acquisto e anche gli sbocchi di acquisto risultano quelli più penalizzati. Il mercato del quattro stelle italiano soffre poi più di altri perchè lì è aumentata l’offerta e ha patito maggiormente anche la contrazione della domanda del turismo di affari, cioè di quei movimenti di persone legati all’attività economica che, in tempi di crisi, inevitabilmente si riduce. C’è più concorrenza, meno domanda e anche dall’estero la clientela internazionale guarda al medio alta di gamma per il mercato italiano». Quali nuove strategie andrebbero adottate per rilanciare le altre strutture ricettive del target medio? «Le chiavi di crescita sono legate a quei fenomeni di forte aggregazione sul territorio oppure al tema del sostegno da parte dei marchi internazio-

nali che rassicurano una clientela di lungo raggio e, nello stesso tempo, possono rendere visibili questi alberghi su un mercato internazionale e non più locale. L’Italia dipende al 55 per cento dalla clientela internazionale e, in particolare, dal mercato europeo, statunitense e cinese perciò è difficile essere competitivi senza strumenti efficaci di tipo distributivo come presenza sul web e visibilità». Come e dove intervenire a livello infrastrutturale per aumentare i collegamenti e valorizzare alcune aree e strutture turistiche italiane? «Il nostro Paese ha un punto debole dal punto di vista turistico e della logistica, cioè la maglia di alta velocità che attraverso la pianura padana lo collega alla rete internazionale, come la linea Torino-Trieste e il prolungamento verso la Francia. Sul resto del territorio, presenta invece una magliatura sufficientemente importante e di contro un problema di spreco di risorse con un proliferare assurdo di aeroporti che non hanno un senso economico. Ci sono linee sostenute dalle comunità

locali che finanziano le Ryanair di turno perchè vadano ad atterrare lì». Dove indirizzare, dunque, gli investimenti? «Nella salvaguardia e nella tutela del territorio, penso ai beni paesaggistici e monumentali dove è necessario investire in termini di conservazione e fruibilità turistica, che è la prima infrastruttura del nostro mestiere. Servono poi piattaforme web o virtuali per rendere appetibile la destinazione Italia in tutte le sue declinazioni sui mercati internazionali: non parlo del portale Italia che ormai sarebbe una formula obsoleta ma penso alla capacità di raccontare i territori e di individuare all’interno le esperienze che il turista può fare».

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L’Italia dipende al 55% dai turisti stranieri, in particolare dal mercato europeo, statunitense e cinese. È difficile essere competitivi senza strumenti efficaci di tipo distributivo

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TURISMO

Il turismo torna al centro dell’agenda Paese Secondo Mauro di Dalmazio, Il piano strategico è uno strumento fondamentale che orienterà le scelte non più in maniera occasionale ma strutturale: «Darà il segnale di un sistema che vuole puntare su questo settore come fattore di crescita» Elisa Fiocchi

er rimettere al centro dell’agenda Paese il settore turistico, ciascuna Regione ha presentato un proprio documento che contiene gli asset strategici per costruire un piano di rilancio nazionale. La sfida oggi si gioca sulla qualità dei servizi e delle strutture, sulla creazione di un prodotto competitivo che non si concentra unicamente sugli attrattori turistici del territorio. «Per troppi anni l’Italia si è adagiata a queste politiche ma con l’avvento di un mercato sempre più difficile questi meccanismi, da soli, non bastano». A sostenerlo è Mauro Di Dalmazio, coordinatore della Commissione Beni e attività culturali della Conferenza delle Regioni, che illustra le potenzialità del Piano strategico del

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turismo, «uno strumento che dovrà assumere un ruolo di centralità nell'agenda politica e nel documento di programmazione economica del Governo». Su quali linee guida e obiettivi il piano è stato concepito? «Intanto è bene dire che finalmente c’è un lavoro concreto ed è uno strumento di cui si avvertiva l’assoluta necessità per permettere al turismo di diventare un dominio e un settore fondamentale per la crescita del paese. Le linee guida sono già state rimesse nei documenti e riguardano la messa a sistema dei servizi che integrano il prodotto turismo, la competitività delle imprese turistiche, l’organizzazione dei servizi delle professioni turistiche, l’incentivazione della qualità, la

certificazione amministrativa e la formazione degli operatori. La logica di sistema è finalizzata alla creazione di prodotti di qualità che al di là dell’attrattore turistico e culturale, dispongano anche di una gamma di servizi che rendano l’esperienza del turista accattivante. A fianco di politiche di incentivazione sul pubblico e l’interazione con altri settori serve infatti un sistema di stimoli per la competitività delle nostre imprese». Come saranno allocate le risorse? «Per il momento non è stato stanziato ancora nulla ma le risorse dovranno assecondare le azioni e saranno dirette e indirette. Se ne parlerà discutendo di incentivazione e armonizzazione fiscale, di sostegni ai processi di aggrega-


Mauro di Dalmazio

zione e di commercializzazione, ad esempio. Il piano strategico orienterà le scelte quando si tratterà di distribuire le risorse». In che modo potrà rilanciare il comparto e renderlo competitivo con i livelli europei? «A livello di servizi e di strutture la sfida è tutta sulla qualità. Nel piano strategico dovrà rientrare il Portale Italia di cui se ne parla da troppo tempo e una logica di sistema molto coordinata tra i vari livelli istituzionali che stiamo ottenendo. Un ruolo chiave lo avrà anche la commercializzazione sui mercati ricchi ed emergenti, qui si apre il capitolo Enit, che finalmente si è ricostituito è che deve diventare strumento centrale di raccordo e promozione all’estero del nostro paese. In-

fine, il sostegno a operatori e imprenditori che soffrono un gap importante rispetto all’Europa, pensiamo ad esempio alla disarmonia fiscale». Quali saranno i prossimi passi istituzionali? «In Commissione al Senato abbiamo già portato delle nostre piccole proposte che cercheremo di far confluire nel Piano strategico: dall’estensione degli incentivi per le ristrutturazioni, a reinvestimenti, attraverso Enit, degli introiti derivanti dai visti turistici, alla creazione di un fondo ad hoc per le pmi scorporato dal fondo unico delle attività produttive. In questo momento c’è buona armonia istituzionale e un buon livello di collaborazione, bisogna continuare così». Con quali previsioni si chiuderà invece il 2012 per

il turismo italiano e quali nuove politiche saranno attuate per favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici? «Si tratta di politiche fondamentali per un paese come il nostro che soffre molto la stagionalità dell’offerta balneare. Bisognerà lavorare su più fronti, come ad esempio incentivare il turismo congressuale con un rilancio operativo dell’ente Convention Bureau, del quale si dovrà decidere il destino organizzativo, ma che comunque non può mancare nella programmazione turistica del nostro paese. Per quanto concerne le previsioni, tenuto conto del contesto di crisi, il problema si registra nella diminuzione della propensione alla spesa che ha provocato una flessione dei fatturati».

Sopra, Mauro Di Dalmazio, assessore al turismo dell’Abruzzo e coordinatore della Commissione Beni e attività culturali della Conferenza delle Regioni

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TURISMO

Italia, mercato saturo L’offerta ricettiva è fin troppo elevata, al punto che si rendono necessarie delle vie di fuga per alcune imprese. «Favorendo il cambio di destinazione d’uso, asciugheremmo il mercato di tutte quelle aziende in affanno» spiega Bernabò Bocca Elisa Fiocchi li addetti al settore del turismo chiedono nuove misure per la ripresa dei consumi e maggiori incentivi fiscali sia sul fronte edilizio che su quello occupazionale. Stando all’analisi del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, «il sistema ricettivo del Bel Paese è più che dimensionato alla domanda» ma non mancano le criticità legate ai flussi turistici, con evidenti tagli della capacità di spesa della componente d’oltreconfine e con un incremento degli stranieri che riguarda essenzialmente le aree delle città d’arte e dello shopping. Il “piano strategico di rilancio del turismo in Italia”, esposto al presidente del Consiglio Mario Monti, punta proprio a sviluppare una strategia unitaria per il turismo e a cogliere le opportunità di crescita offerte dal settore. Come giudica la validità dell’attuale offerta di strutture ricettive sul territorio nazionale? «L’Italia, con 1,1 milioni di camere alberghiere, è quarta nel mondo, dietro gli Stati Uniti (4,6 milioni di camere), il Giappone (1,7 milioni) e la Cina (1,6 milioni). Inoltre, è prima in Europa per numero di camere e po-

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Sopra, Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi

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sti letto, che ammontano a 2,2 milioni, sopravanzando la Germania (920mila camere e 1,7 milioni letti), la Spagna (840mila camere e 1,7 milioni letti) e la Francia (630mila camere e 1,3 milioni letti). È dunque evidente come il nostro sistema ricettivo sia più che dimensionato per una nazione a vocazione turistica quale l’Italia». Quali sono, a suo avviso, i principali interventi infrastrutturali da avviare per arricchire il territorio di tecnologie per l’accesso alla rete che puntano all’innovazione e rappresentano uno strumento competitivo? «Non è solo un problema di sviluppo delle infrastrutture tecnologiche, ma anche di una modernizzazione del sistema viario, ferroviario, aeroportuale e navale. Chiediamo più autostrade a più corsie, un servizio ferroviario più capillare oltre la Tav, lo sviluppo di poli aeroportuali davvero consoni alle esigenze dei territori per i quali dovrebbero favorire il flusso di viaggiatori, l’incremento dei porti e porticcioli turistici per sviluppare adeguatamente la pur consistente domanda dei diportisti». E per riqualificare le strut-

ture ricettive esistenti? «L’offerta alberghiera è fin troppo elevata, al punto che riteniamo saturo il mercato e bisognoso di vie di fuga per quelle imprese che, inevitabilmente e anche a causa della crisi, rischiano di essere marginali. Favorendo il cambio di destinazione d’uso, asciugheremmo il mercato di tutte quelle aziende in affanno, non depaupereremmo il patrimonio immobiliare delle aree interessate e daremmo ossigeno alle restanti strutture ricettive che potrebbero trovare nel mercato stesso le fonti di nuovo reddito in grado di consentire loro investimenti in ammodernamenti e riqualificazioni». E attraverso quali alleanze e collaborazioni, anche internazionali, è possibile renderle più attrattive? «Giungendo anche a semplificazioni amministrative, attireremmo di sicuro nuovi investitori stranieri che non aspettano altro se non cogliere l’occasione per entrare in Italia, a condizione che per investire in Italia non si debba sempre essere schiavi di lacci e lacciuoli burocratici che disincentivano e rendono più difficile qualsiasi iniziativa».


INFRASTRUTTURE

Le grandi opere in Lombardia Secondo uno studio dell’Università Bocconi le nuove infrastrutture viarie, una volta concluse, porteranno ogni anno effetti positivi sul sistema economico del nord-ovest pari a 21 miliardi di euro. L’assessore alle Infrastrutture e mobilità, Raffaele Cattaneo, sottolinea l’impegno della Regione nel completamento dei lavori Renata Gualtieri

e infrastrutture sono alla base del rilancio della competitività di un Paese e in Italia c’è assoluto bisogno di colmare il gap rispetto alle altre nazioni europee. La Lombardia ha già individuato le sue priorità d’intervento: «Vogliamo portare a termine 180 chilometri di autostrada che, con la realizzazione di Pedemontana, Brebemi e Tem – assicura l’assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità Raffaele Cattaneo – arriveranno in tempo per il grande appuntamento di Expo 2015». Entro quella data saranno completati 101 chilometri di rete ferroviaria, di cui 80 già in cantiere. Si tratta di opere strategiche come l’alta velocità Treviglio-Brescia, la linea ferroviaria Saronno-Seregno o il collegamento transfrontaliero tra Arcisate e Stabio. Sotto l’aspetto del potenziamento autostradale sono in fase di realizzazione interventi importanti per rispondere alle esigenze di mobilità dei cittadini lombardi e all’efficienza complessiva del sistema.

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L’Alptransit che occasione rappresenta e quale sarà l’impegno della Regione Lombardia? «La rete dell’alta capacità non può mancare della tratta verticale che collega la Lombardia con il cuore dell’Europa. Bisogna guardare come prospettiva al 2020 e intanto proseguire in previsione dell’apertura della galleria del San Gottardo a fine 2016, con un aumento della capacità della linea tramite interventi di potenziamento tecnologico. Il progetto Alptransit prevede un sistema di trafori sotto le Alpi. Ne fanno parte la galleria di base del San Gottardo, lunga 57 chilometri, la galleria del Monte Ceneri (15 km) fra Milano e Zurigo e, sulla direttrice del Sempione, la nuova galleria del Loetschberg (34 km). Al fine di evitare strozzature all’interno della galleria di base del Monte Ceneri che inevitabilmente si creeranno con l’apertura del tunnel del Gottardo, occorre che la Svizzera dia priorità agli interventi sulla rete, in particolare su

quel tratto, per scongiurare l’effetto “collo di bottiglia”. Abbiamo il dovere e la responsabilità di dialogare di più: Svizzera e Italia non hanno interessi divergenti e c’è la volontà di lavorare in un’ottica integrata. Dobbiamo cogliere questa opportunità per accorciare ancora di più le distanze tra i due Paesi e le infrastrutture hanno questo compito». Quali principali novità previste dal nuovo contratto di servizio per il sistema ferroviario che la giunta regionale lombarda ha deliberato di affidare a Trenord ancora per tre anni, dal 2012 al 2014? «Innanzitutto alcuni dati: 255 milioni di euro in più

L’assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità Raffaele Cattaneo


Raffaele Cattaneo

per l’acquisto di 23 treni nuovi e per il rinnovo di altri 7, che si sommano ai 17 ancora da ordinare, e un aumento dal 20 al 30 per cento del bonus agli abbonati, ovvero lo sconto sul prezzo dell’abbonamento per le linee con ritardi oltre una certa soglia. Sono queste le principali novità previste dal nuovo contratto di servizio per il sistema ferroviario che Regione Lombardia ha deliberato di affidare a Trenord ancora per tre anni, quando il servizio verrà messo a gara come previsto dal decreto legge statale sulle liberalizzazioni. Per garantire un servizio all’altezza delle aspettative dei nostri pendolari, la Regione proseguirà con il programma di investimenti e acquisto del nuovo materiale rotabile, modalità che ci consentirà di migliorare la qualità dell’offerta. In questo senso, la fusione di Trenitalia e LeNord ha dato frutti positivi: in un momento di scarsità di risorse pubbliche, che costringe molte Regioni a tagli talvolta pesanti, ci ha consentito di garantire 580 corse in più ne-

gli ultimi tre anni. Vogliamo treni sempre più affidabili e puliti per questo abbiamo introdotto un sistema di premialità e penalità legato al raggiungimento di obiettivi di qualità del servizio basato su puntualità, affidabilità, pulizia ed efficienza dei treni». La Lombardia ha indetto uno specifico tavolo regionale per la mobilità delle merci. Quali gli obiettivi e le azioni in programma? «Quando parliamo di logistica intendiamo un ampio sistema che supera i confini regionali, senza rinunciare a valorizzare le singole specificità. La “regione logistica lombarda”, che comprende anche le province di Verona, Piacenza e Novara, non ha eguali in Italia: conta 18.000 imprese con oltre 90.000 addetti, che generano più di 10 miliardi di euro, pari al 25-30 per cento del fatturato nazionale del comparto. Per questo motivo, da quasi un anno, attraverso il tavolo regionale dedicato alla mobilità delle merci, lavoriamo a un programma di interventi di rilancio del settore insieme a

TRENORD

255mln LA CIFRA STANZIATA DALLA REGIONE PER L’AMMODERNAMENTO DEL SERVIZIO FERROVIARIO LOMBARDO

oltre 70 attori tra associazioni e operatori della filiera non solo lombardi, ma che comprendono anche le autorità portuali liguri e i gestori dell’interporto di Novara. Lo sviluppo della logistica passa attraverso l’ammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture, ma anche per la semplificazione amministrativa. Temi su cui la Lombardia è impegnata da anni. I partecipanti al tavolo si sono assunti due impegni: individuare la localizzazione di nuovi terminal, per far fronte agli incrementi di traffico proveniente dalla Svizzera a seguito dell’apertura del San Gottardo e dall’aumento della capacità dei porti liguri, e definire un programma per aumentare la capacità retroportuale dell’entroterra padano, lavorando insieme a Piemonte e Liguria per assicurare un migliore coordinamento». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 283


TRASPORTI

La logistica affronta il rincaro carburante Il rincaro carburante ha rappresentato un ostacolo notevole per le realtà impegnate nella logistica e nei trasporti. La soluzione? Razionalizzare, ottimizzare e specializzare il traffico veicolare e le risorse aziendali. L’esperienza di Tatiana Rosolen Marco Tedeschi

rezzi stabili per benzina e diesel anche se all’orizzonte si profilano ancora ritocchi in aumento. Secondo il monitoraggio di Quotidiano Energia, la continua crescita delle quotazioni internazionali ha aperto la strada a nuovi rincari dei prezzi sulla rete carburanti nazionale. Per il momento, tuttavia, prevale la stabilità con l’occhio attento a non superare in alcune aree del Paese gli attuali elevati livelli. Una stabilità che in ogni caso

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Tatiana Rosolen è co-titolare della Fer-log Logistica Ferroviaria di Milano www.fer-log.it

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arriva dopo continui e inesorabili aumenti che coinvolgono il settore da circa quattro anni e che hanno influito notevolmente su tutte quelle attività connesse al mondo dei trasporti. Come la Fer-log, azienda che si occupa dei trasporti e della logistica per il Gruppo Ferrovie dello Stato. «Dal 2008 ad oggi – spiega la co-titolare Tatiana Rosolen abbiamo registrato un aumento del costo di approvvigionamento del carburante pari al 45 per cento; questo fenomeno, soprattutto se considerato in relazione all’andamento pressoché costante delle tariffe di trasporto chilometrico applicate al cliente, rappresenta il principale differenziale negativo gravante sul bilancio della nostra azienda». Potrebbe farci un quadro dello scenario che state vivendo in questo momento? «Al di là delle considerazioni generali relative al pessimo stato di salute dell’economia italiana, e quindi dell’ormai quasi insostenibile pressione fiscale cui siamo tutti sottoposti,

la principale difficoltà con la quale siamo costretti a misurarci quotidianamente è reperire liquidità. Fortunatamente possiamo contare su un buon portafoglio commesse e per il momento il lavoro non manca, ma l’aumento generalizzato dei costi e le difficoltà connesse all’accesso al credito da parte del sistema bancario – nonostante il nostro principale cliente sia FS Logistica, società che fa parte del Gruppo Ferrovie dello Stato – creano più di un grattacapo, diciamo». In che modo avete agito per scongiurare il rincaro carburanti? «Data l’eccezionale gravità dell’attuale situazione economica, l’unica leva a disposizione è stata quella del massimo contenimento dei costi, attraverso l’acquisto del carburante all’ingrosso e successivo stoccaggio in cisterna aziendale, la contemporanea installazione sui mezzi che ne erano sprovvisti di serbatoi maggiorati per aumentarne l’autonomia di funzionamento e concentrare i rifornimenti direttamente in


Tatiana Rosolen

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Il fatturato è cresciuto costantemente fino ad assestarsi su buoni livelli e confidiamo che questo trend prosegua

azienda, investendo in formazione del personale di condotta con dei corsi dedicati a sviluppare una tecnica di guida più parsimoniosa, investendo in software funzionali alla razionalizzazione e all’ottimizzazione del traffico veicolare». Qual è il vostro raggio d’azione? «La quasi totalità del nostro traffico è nazionale. Negli ultimi anni i nostri sforzi si sono concentrati nello sviluppo di un modello di business sempre più orientato a soddisfare le esigenze dei nostri clienti, ci siamo specializzati nella logistica ferroviaria ed in particolar modo a quella dedicata all’alta velocità, riducendo il raggio d’azione e puntando più sull’efficienza e la velocità di reazione agli stimoli del mercato». In che direzione vanno gli investimenti per la vostra realtà? «Le risorse a disposizione sono

tutte dedicate al miglioramento continuo delle procedure aziendali, nella formazione del personale, nel rinnovo del parco veicolare per ridurre al minimo l’incidenza dei guasti sul livello di servizio e sfruttare le novità tecnologiche che le case costruttrici introducono a tutto vantaggio del consumo e perché no del rispetto dell’ambiente. Da qualche tempo abbiamo puntato anche sulla diversificazione del business con la nascita di una nuova società consortile, operante a livello nazionale, che si occupa prestare attività di manodopera a servizio del ciclo logistico negli impianti ferroviari». Questa nuova attività quanto ha inciso a livello di bilancio aziendale? «Ha inciso in maniera piuttosto positiva, la richiesta di personale da parte del Gruppo Ferrovie dello Stato dedicato alla movimentazione di ma-

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gazzino e alla logistica sta crescendo a ritmi piuttosto soddisfacenti, direi nell’ordine del 15-20 per cento annuo dal 2010 ad oggi; il fatturato è cresciuto costantemente fino ad assestarsi su livelli di buona soddisfazione e confidiamo prosegua allo stesso modo». Quali sono le prospettive o i cambiamenti che auspica per il proseguo dell’attività? «Dal lato trasporto il mio augurio è che gli investimenti effettuati fino ad ora incrementino gli effetti che cominciano a manifestarsi sul recupero della marginalità ; dal lato della manodopera, invece, auspico che gli investimenti in formazione continua del personale che già sono in essere e che proseguiranno anche in futuro, in un’ottica di acquisizione di competenze sempre più qualificanti e specializzate, si traducano quanto prima in nuove opportunità di lavoro». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 285


EDILIZIA

Sfide e ostacoli del comparto edile Imporsi come azienda dagli elevati standard qualitativi su un mercato non semplice da gestire come quello dell’edilizia è oggi l’unica strategia da utilizzare. Valeria Tallachini racconta la sua esperienza Emanuela Caruso

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l mondo dell’edilizia continua a risentire in misura sempre maggiore dei tanti problemi creati dalla crisi economica, dalla mancanza di lavoro e dalla lungaggine burocratica. Nonostante il cammino tortuoso e ricco di ostacoli, però, sono ancora parecchie le società edili che cercano di andare avanti, di servire la clientela nel miglior modo possibile e di operare con qualità, efficienza e puntualità; in altre parole di tenere a galla quel poco di edilizia attiva che rimane sul territorio italiano. Proprio tra queste aziende si colloca la Geom. G. Gualeni, sita a Milano e specializzata nel noleggio a caldo e freddo di piattaforme e semoventi. «Puntare al massimo sull’attività – spiega Valeria Tallachini, amministratrice dell’impresa – è oggi l’unico metodo per dimostrare a un mercato stagnante e pigro e a un bacino d’utenza sempre più scettico che affidarsi a imprese professioniste con personale qualificato è la mossa più conveniente per ottenere risultati ottimali, ovvero un prodotto finito eccellente e un servizio davvero su misura delle necessità del cliente. Spinta e rafforzata da questa convinzione, la nostra azienda non si lascia intimorire dalla difficile congiuntura attuale e continua a noleggiare e far ap-

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Valeria Tallachini

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Nel dopoguerra, la Geom. G. Gualeni è stata la prima impresa a introdurre nel settore dell’edilizia il noleggio di autoscale

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prezzare i propri macchinari sul territorio regionale». Oggi, infatti, la Geom. G. Gualeni opera principalmente nella regione Lombardia, occupandosi tanto di noleggio a caldo quanto di noleggio a freddo. «Nonostante portiamo avanti entrambe le tipologie di noleggio – chiarisce Valeria Tallachini – in realtà preferiamo quello a caldo, ovvero quello con cui oltre al macchinario viene “noleggiato” anche l’operaio che deve manovrarlo, perché rappresenta una maggiore garanzia rispetto al freddo, cioè quello con cui il cliente prende la macchina senza operaio, la usa e poi la riporta. Con il noleggio a freddo, infatti, capita molto spesso che i clienti ci restituiscano piattaforme, o qualsiasi altro macchinario, rovinati. Con il caldo, invece, grazie alla

presenza dei nostri operatori altamente preparati, siamo sicuri di riavere indietro macchine in perfetto stato; senza contare poi che la presenza dell’operaio, anche se eleva il costo del servizio, rappresenta per il bacino d’utenza una garanzia sia dal punto di vista dei tempi di lavoro, sia dal punto di vista degli spostamenti, che diventano più mirati e veloci». Nel settore del noleggio macchinari per l’edilizia, la Geom. G. Gualeni si è imposta sin dal dopoguerra come pioniera di notevoli innovazioni e ha fatto dei vantaggi del noleggio di strutture edilizie il proprio punto di forza. «L’idea di noleggiare e portare nei cantieri le autoscale – spiega ancora Valeria Tallachini – è stata un’idea del compianto geometra Gualeni molto avanguardistica nel

periodo del dopoguerra, poi- La Geom. G. Gualeni ché allora esistevano solo pon- ha sede a Milano gualeni-srl@libero.it teggi in legno, trabatelli, ponti a bilancia e, in seguito, ponteggi tubolari. Le autoscale hanno ridotti i tempi d’intervento e migliorato la qualità dell’opera e ancora di più lo hanno fatto le piattaforme autocarrate e i semoventi cingolati e non. Il vero vantaggio nel noleggiare queste strutture, piuttosto che nell’acquistarle, sta nel fatto che sia la ristrutturazione o la ricostruzione di un edificio necessitino di molti o pochi giorni, il noleggio costa meno dell’acquisto, è burocraticamente più agevole e permette al cliente, una volta finita l’opera, di restituirlo. Oltre a questo, c’è da aggiungere UU LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 289


EDILIZIA

UU che a disposizione del cliente, oggi, sulla piazza ci sono nuovi mezzi a noleggio in grado di toccare altezze più elevate in confronto a un tempo. È perciò con questi assi nella manica che la Geom. G. Gualeni, condotta a carattere familiare e giunta alla seconda generazione, cerca di affrontare tutte le problematiche che presenta oggigiorno l’edilizia italiana. «Da qualche anno – commenta Valeria Tallachini – la concorrenza nel nostro settore si è fatta molto più intensa e complicata: ci sono società che utilizzano i cosiddetti

290 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

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Il noleggio a caldo è molto più sicuro di quello a freddo, che molto spesso riporta in azienda macchinari rovinati

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“Flying men”, gli “uomini volanti”. Questi operai, che all’inizio erano soprattutto ex guide alpine, essendo esenti da vertigini o crisi di vuoto, si calano con corde dall’alto, arrivando a lavorare su altezze e posti impensabili da raggiungere con i nostri macchinari. La concorrenza è però solo uno degli ostacoli che le aziende del comparto edile devono affrontare; infatti, tra i problemi forse più gravi che possiamo riscontrare ci sono i ritardi nei pagamenti, se non addirittura i mancati pagamenti, e la carenza di giovani davvero interessati a inserirsi in questo mercato. Sì, perché ora come ora le persone che si affacciano sul mondo del lavoro edile sono interessate quasi esclusivamente allo stipendio e al periodo di ferie, mentre dimostrano poca voglia di imparare un mestiere e di svolgere un compito con professionalità, efficienza, competenza e qualità. La difficoltà nel trovare maestranze volenterose non è un problema da sottovalutare, perché non solo farà perdere di credibilità agli occhi della clientela, ma nel lungo periodo aumenterà lo stato di crisi del-

l’edilizia e delle aziende. Già, oggi, alcuni mestieri come il fabbro, il tornitore e il muratore stanno pian piano scomparendo». A fronte di una tale situazione diventa indispensabile capire come risollevare il comparto e, di conseguenza, quali provvedimenti attuare. «Per favorire il rilancio edile – conclude la signora Tallachini – sono necessari interventi e provvedimenti sia di carattere politico che di carattere imprenditoriale. Gli stretti lacci con cui oggi siamo legati alle questioni sulla sicurezza andrebbero un tantino rivisti a livello burocratico e mirati al settore specifico, perché invece di migliorare in modo concreto la qualità del nostro lavoro, hanno creato ulteriori oneri e aggiornamenti, cosa che per un’azienda come la nostra non si traduce in vantaggi effettivi, ma in costi aggiuntivi e aumento della burocrazia. Infine, bisognerebbe trovare un rapido rimedio all’attuale tassazione, davvero troppo pesante da sostenere e di sicuro non volta a favore dell’imprenditoria italiana, soprattutto in questo preciso momento storico in cui ci troviamo in balia della crisi».


È ancora crisi di liquidità nell’edilizia pubblica Il numero limitato di appalti pubblici di piccole e medie dimensioni. Le difficoltà delle imprese nel riscuotere i crediti per le opere realizzate. Guido Roderi riassume le principali criticità in cui versa il settore nelle province di Milano, Como, Monza Brianza e Pavia Manlio Teodoro

Guido Roderi, responsabile tecnico della Comobit Spa. Nella pagina accanto, da sinistra: stabilimento della Milano Bitumi a Gaggiano (MI) e cabina dell’impianto di produzione della Comobit Nova Milanese (MB) www.comobit.it

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uello del ritardo nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni si conferma uno dei problemi più gravi per l’economia italiana nel 2012. Secondo le stime della Banca Dati Euler Hermes Italia, nelle province di Milano e Como, a confronto con il 2010, la frequenza nei mancati pagamenti è aumentata rispettivamente del 33 e del 63 per cento, mentre i dati sul primo trimestre del 2012 indicano per Milano una frequenza del 27 per cento e per Como addirittura il 100 per cento. Quello dell’edilizia e delle costruzioni è uno dei set-

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tori più colpiti, come conferma Guido Roderi, responsabile tecnico della Comobit, azienda specializzata nella produzione di conglomerati bituminosi e asfalti colorati destinati alle imprese brianzole che operano nel settore delle opere pubbliche stradali». Quale impatto ha avuto la crisi sul vostro fatturato? «Se guardiamo al destino verso il quale stanno andando incontro molte realtà nel nostro territorio e alla situazione generale dell’economia italiana – in particolare nel settore del-


Guido Roderi

l’edilizia e delle costruzioni –, possiamo registrare una moderata tenuta. Di fatto il risultato maggiore che siamo riusciti a ottenere è stato il contenimento dei danni. Non abbiamo avuto un tracollo di fatturato, ma un decremento certamente c’è stato anche per l’impresa per cui lavoro. Recentemente abbiamo fornito il materiale per la quarta corsia della Milano-Bergamo, però le grandi opere non sono il nostro core business. Lavoriamo esclusivamente sul territorio lombardo, in partnership con altre due aziende legate a vario titolo a Comobit: Milano Bitumi e Pavia Bitumi. La prima ha la propria influenza soprattutto sulla zona sud est e sud ovest di Milano, dato che produce negli stabilimenti di Segrate e di Gaggiano. Pavia Bitumi, invece, ha uno stabilimento a pochi chilometri da Pavia, ne serve la Provincia, in particolare l’Oltrepò, e raggiunge anche Piacenza. Entrambe queste Società

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Recentemente abbiamo fornito il materiale per i lavori di realizzazione della quarta corsia dell’autostrada Milano-Bergamo

hanno struttura, caratteristiche e problemi analoghi a quelli di Comobit». Quali sono le maggiori criticità? «Da una parte c’è stato un calo consistente del numero di lavori nella fascia in cui noi operiamo, che è quella degli appalti piccoli e medio-grandi. Il settore è in gran parte fermo, anche se non del tutto e grazie a un certo numero di commesse siamo riusciti a contenere il calo di fatturato. Dall’altra parte, però, anche per questi progetti, oltre che per moltissimi di quelli già realizzati, c’è un grave problema di mancanza di liquidità. Ciò è dovuto principalmente al ritardo nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Sebbene noi non dipendiamo direttamente da queste ultime, dato che forniamo pri-

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vati che realizzano le opere, ci troviamo di fronte a imprese che non essendo state pagate, non sono in grado a loro volta di saldare le nostre forniture». In questo scenario, attraverso quali scelte siete riusciti a contenere le perdite? «Abbiamo scelto di non rinunciare alla qualità del prodotto e questo è un fattore che sul mercato trova ancora un suo riscontro, anche se notiamo come a causa delle difficoltà molte imprese stiano puntando esclusivamente sul fattore prezzo. È comprensibile che, in un momento di scarsa liquidità, questo elemento abbia una sua rilevanza, ma riteniamo che alla lunga una scelta di questo tipo non possa essere premiante. Anzi pensiamo che proprio in una fase in cui sia necessario ottimizzare al massimo – data an- UU LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 293


EDILIZIA

UU che la riduzione drastica dei

A lato, stabilimento della Pavia Bitumi a Corteolona (PV). Sotto, cabina dell’impianto di produzione della Milano Bitumi a Segrate (MI)

margini di utile –, mettere a disposizione un prodotto di maggiore qualità permetta di porsi al riparo da contestazioni e dai costi di un secondo intervento su un lavoro già realizzato». Per raggiungere questo livello qualitativo effettuate lavorazioni particolari che contribuiscono a differenziare il vostro prodotto da quelli più economici? «L’attenzione per mantenere elevata la qualità è a tutti i livelli. Si parte dalla scelta delle materie prime, si prosegue con il mantenimento in piena efficienza degli impianti e da una particolare cura nella produzione, sia in termini di studio del progetto che della sua realizzazione. Fondamentale è inoltre il controllo degli standard e delle caratteristiche finali del prodotto, per questo effettuiamo numerose prove di laboratorio. Questi test sono una garanzia per i nostri committenti sulla funzionalità e validità dei conglomerati bitumi-

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Utilizziamo materiali riciclati e questo ci permette di risparmiare risorse e limitare l’uso degli inerti vergini

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nosi che forniamo». Sempre sul discorso qualità, quanto conta nel vostro lavoro l’attività di ricerca e sviluppo? «In realtà lavoriamo con prodotti che rappresentano dei “classici”, anche perché spesso la committenza si orienta su conglomerati già utilizzati che assicurano affidabilità e determinate caratteristiche note. Più che un lavoro costante sulla ricerca di nuove soluzioni, una nostra prerogativa è quella di proporre le soluzioni più idonee al tipo di progetto da eseguire. Ciò può, per esempio, portarci a suggerire l’uso di un prodotto già sviluppato ma finora poco sfruttato sul campo. In questo modo cerchiamo di favorire la diffusione di soluzioni che rispetto all’uso sono di fatto in-

novative». Recentemente, nonostante la crisi, siete riusciti a investire? Su quali ambiti? «Abbiamo investito su due fronti: da un lato sul rispetto ambientale e dall’altro sulla formazione. Stiamo per ottenere la certificazione Iso 14000 e curiamo tutti gli aspetti in merito alle emissioni. Per questo nella lavorazione utilizziamo anche materiali riciclati e questo ci permette sia di risparmiare risorse economiche che di limitare l’uso degli inerti vergini. Per quanto riguarda la formazione, il nostro personale segue annualmente dei corsi e seminari di aggiornamento sulle novità tecnologiche in fatto di impianti, sui prodotti e ovviamente anche sul tema della sicurezza».


EDILIZIA

Soluzioni al calo immobiliare Secondo le previsioni di Confindustria il mercato immobiliare, già duramente colpito, è destinato a peggiorare ulteriormente entro la fine dell’anno. La soluzione? Cercare di esportare il made in Italy e differenziarsi a livello locale tramite l’individuazioni di servizi e prodotti che incontrino sempre più le esigenze del cliente. La parola a Sergio Meraviglia Matteo Grandi

ono stati quattro anni decisivi per il mercato immobiliare italiano: il riferimento ovviamente va al periodo temporale compreso tra il 2008 e il 2012, vale a dire quello in cui i prezzi delle abitazioni sono scesi di oltre dieci punti percentuali (il 10,4 per cento per la precisione, il 16,2 per cento se si considerano i termini reali). E non è detto che questa di-

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scesa sia finita. Il calcolo di Confindustria parla di un ulteriore calo di sette punti percentuali entro la fine del prossimo anno. Una situazione generale che emerge anche dai protagonisti del settore che si trovano a vivere questa situazione direttamente. Come afferma Sergio Meraviglia, direttore generale dell’azienda Meraviglia Spa di Bulgarograsso (CO): «Ogni giorno ci troviamo a fare più cose allo

stesso tempo. Ci sono oneri e onori. Tra gli oneri in questo momento difficile, ad esclusione dei pochi che operano in una nicchia dorata, metto il fatto di sentirsi soli, perché il mercato è duro, devi lottare ogni giorno, far capire alla tua azienda che bisogna tirare la cinghia e bisogna essere sempre molto efficienti. Poi bisogna fare i conti con un mondo finanziario che ti rende la vita più difficile e un contesto po-


Sergio Meraviglia

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Negli ultimi due anni sono stati acquisiti diversi clienti di carattere internazionale che hanno rafforzato e reso più solida l’azienda

litico e sociale molto deprimente. Dall’altro lato, però, queste difficoltà sono fonte di grande motivazione. Ogni imprenditore crea, quotidianamente, opportunità di lavoro per tante famiglie. L’apertura di un cantiere si traduce, ogni volta, nella possibilità di lavoro per tante persone, fornitori, collaboratori e professionisti. Siamo anche fieri di portare all’estero il made in Italy ma anche il know-how di un’azienda che è presente sul mercato da oltre cinquanta anni». Meraviglia nasce nel comasco. «Siamo tra le realtà più innovative del nostro territorio. Un’azienda che, nonostante la crisi che ha colpito l’intero settore, continua a crescere». Fondata in Valtellina all’inizio degli anni cinquanta da Mario Meraviglia, oggi l’impresa di Bulgarograsso occupa circa 70 dipendenti diretti, «senza dimenticare – precisa Meraviglia – l’indotto delle tante realtà artigianali che lavorano con l’azienda. Il nostro fatturato ad oggi ammonta a 50 milioni di euro. Siamo presenti sul mercato nazionale e internazionale, anche come General

Contractor. In questo modo cerchiamo di gettare uno sguardo al futuro e a nuove possibilità, senza però perdere di vista l’attaccamento alle nostre radici. Intendiamo offrire soluzioni su misura nel campo dell’edilizia residenziale, industriale e della riqualificazione; la nostra struttura aziendale è pensata per fornire progetti integrati chiavi-in-mano: dallo studio di fattibilità alla realizzazione dei disegni esecutivi, dallo studio architettonico al design d’interni, dall’esecuzione dei lavori alla vendita. All’interno della struttura sono presenti tre divisioni: nuove costruzioni, ristrutturazioni, engineering di progettazione ed elettromeccanica impiantistica che utilizza fonti di energia alternative per garantire a ogni progetto un contenuto ecosostenibile. Siamo presenti anche all’estero con una sede a Londra e una Riyadh per l’ingresso nel mercato dell’Arabia Saudita e del Golfo». La volontà di essere presenti anche all’estero nasce dalla consapevolezza delle poche possibilità di espansione che in questo momento il mercato in Italia può offrire.

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«Nuovi sbocchi e nuove opportunità sono arrivate rendendo più mobili i confini e aprendosi a un approccio multiculturale. Meraviglia oggi dispone di un team in grado di organizzarsi e partire in poche ore e proporre un’offerta che tenga conto delle esigenze locali in Russia, in Africa o in Medio Oriente. Negli ultimi due anni sono stati acquisiti diversi clienti di carattere internazionale che hanno rafforzato e reso più solida l’azienda». Una solidità che è anche frutto della lungimiranza di alcune scelte fatte dalla Meraviglia. «Noi abbiamo cercato di anticipare i tempi - conclude Sergio Meraviglia - di fare qualcosa di utile e che nel contempo ci differenziasse da quello che il mercato al tempo proponeva. Per questo, dieci anni fa, abbiamo iniziato a progettare e costruire edifici che fossero in grado, oltre che di garantire il massimo comfort, di rispettare l’ambiente con il duplice obiettivo: contribuire a ridurre l’inquinamento riducendo gli sprechi. Una scelta che ci ha decisamente ripagato negli anni».

In apertura, Sergio Meraviglia, direttore generale della Meraviglia Spa di Bulgarograsso (CO). A lato, Passiv Haus, villa privata, ad Albese con Cassano (CO). In questa pagina, particolare di struttura portante in legno, Residenza Green House, a Cassina Rizzardi (CO) www.meravigliaspa.com

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 297


EDILIZIA

Il settore edile cerca il rilancio L

Il settore dell’edilizia, tra crisi del mercato e dispendio delle risorse esauribili, sta cercando nuovi settori, nuove tecniche e nuovi approcci. L’analisi di Alessandro De Boni Martina Carnesciali

La Varese Controsoffitti Srl ha sede a Brunello (VA) www.varesecontrosoffitti.com

a tecnologia e l’avanguardia applicate all’edilizia leggera si declinano con una specializzazione nella costruzione a secco, attraverso un sistema costruttivo che si sostituisce al mattone. L’evoluzione del clima, il dispendio delle risorse esauribili per il riscaldamento e la produzione di energia hanno dato una spinta alla ricerca di prodotti e soluzioni eco-compatibili. Alessandro De Boni, titolare e amministratore unico della Varese Controsoffitti di Brunello, ci spiega che «la tecnologia del secco è presente da sempre. Ma, come tutte le cose, ci vuol tempo per far decollare una nuova linea di pensiero. Il cartongesso ha sicuramente consentito all’edilizia uno slancio in avanti, soprattutto nel set-

tore civile». La sua società non si limita al sistema a secco, ma prevede ristrutturazioni chiavi in mano: ovvero progettazione, demolizioni e ricostruzioni, allestimento interno di impianti tecnologici, realizzazione di tutte quelle fasi atte alla consegna dell’immobile pronto per essere abitato, con mansioni dirette e con l’ausilio di una filiera di aziende artigiane. E, a detta del titolare, «il sistema chiavi in mano dà la possibilità di creare più valore aggiunto, il sistema a secco meno in quanto è un mercato ormai saturo di operatori più o meno specializzati che si improvvisano». Tra i recenti progetti portati a termine, «la più grossa scommessa è data dall’allestimento dell’edificio 100 e 101 della JRC di Ispra. Lavoro molto


Alessandro De Boni

complesso e con grande dispendio di energie, dovrebbe essere ultimato in autunno, anche studiando e applicando il design rivolgendolo alla funzionalità pratica», commenta l’amministratore unico. I diversi ambiti offerti presuppongono diversi approcci al progetto e al cliente. «La struttura - spiega De Boni - si muove in maniera differente a seconda dell’importanza del progetto. Il nostro punto di forza per lo svolgimento del lavoro è la perfetta sinergia con i dipendenti, che si devono sentire parte integrante del progetto, piccolo o grande che sia, trasmettendo ai clienti la cura e l’accortezza di ogni mossa. Questa è la vera risorsa utile, non esiste commessa vincente se non c’è feeling con i propri operatori». Anche le strategie operative e commerciali per sferzare la concorrenza sono quelle di sempre: «oggi come oggi, ancora vale il principio del passaparola. Quello dell’edilizia leggera è un mercato strano che guarda al ribasso, quindi le strategie non esistono, se non perseverare nel dare un servizio giusto con costi adeguati». E, a proposito di servizi giusti, poco tempo fa è stato siglato in prefettura a Monza un accordo per la regolarità e la sicurezza del lavoro nel comparto delle costruzioni nel territorio della Provincia di Monza e Brianza. Il cosiddetto “Tavolo Edilizia”

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Le leggi esistono in Italia, vanno solo applicate e monitorate per evitare irregolarità e permettere la rinascita dell’edilizia

è stato formato anche con lo scopo di contrastare il fenomeno dell’intermediazione illegittima di manodopera. Per questo le amministrazioni pubbliche firmatarie si impegnano a inserire nei propri bandi di gara la facoltà di escludere le ditte per le quali il prefetto dovesse segnalare pregressi impieghi di manodopera con modalità irregolari, o che abbiano fatto ricorso a forme di intermediazione illegittima per il reclutamento della manodopera stessa. Secondo l’amministratore della Varese Controsoffitti, un simile accordo è «utile ma poco incisivo. Dovrebbe prima esistere un organo istituzionale di tutela, che dia dei chiari pa-

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letti fuori dai quali si venga esclusi e soprattutto puniti. Solo successivamente a questo, ogni singola Regione potrebbe recepire la norma, a seconda delle differenze geografiche. Mi permetto di fare un esempio chiaro. In Svizzera esiste un vero comitato paritetico che tutela le aziende, le aiuta, dà delle chiare linee guida e chi non le segue viene sanzionato. Tutto sulla base di quanto scelto dai cantoni, quindi dallo Stato. Le leggi esistono già in Italia, vanno solo snellite, applicate e soprattutto monitorate costantemente e in maniera costruttiva per evitare irregolarità e permettere una buona rinascita dell’edilizia». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 299


EDILIZIA

Grandi costruzioni, tiene il mercato estero La dinamicità del mercato estero si sta dimostrando una possibile ancora di salvezza per le imprese italiane del settore edile. Qatar e Repubbliche ex Urss i paesi più interessanti al momento. L’analisi di Davide Busetto Emanuela Caruso

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Davide Busetto è il Ceo della Projects Group Srl e della Projects Group Holding Srl www.projectsgroup.it

e differenze riscontrabili tra il mercato edile italiano e quello estero sono abissali, specialmente in termini di possibilità economiche e d’investimento e di approccio dell’interlocutore straniero nei confronti dell’imprenditore italiano». Non c’è quindi da stupirsi, a detta di Davide Busetto, se molte aziende del comparto edile italiano, già da alcuni anni, notando l’approssimarsi di tempi sospetti e di una pessima evoluzione del mercato nazionale, hanno deciso di

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intraprendere nuovi percorsi e portare le proprie competenze sul territorio internazionale. Tra tali realtà imprenditoriali anche la Projects Group, società specializzata nel project & construction management di complesse opere edilizie destinate ai settori commerciale, ricettivo, terziario, residenziale e dei centri commerciali. «L’idea di sviluppare la nostra attività anche all’estero – spiega Davide Busetto, Ceo dell’azienda – è nata nel 2010, quando abbiamo intrattenuto i primi rapporti con gli Emirati Arabi e il Qatar, contatti ottenuti grazie alla Camera di commercio e al nostro impegno nel promuovere l’attività. Questa strategia di espansione all’estero ha iniziato a dare i suoi frutti e negli ultimi otto mesi quasi l’80 per cento delle richieste d’offerta è arrivato dall’estero, dove il mercato è molto attivo e dinamico». Il vostro interesse per i mercati esteri vi ha spinto a fondare altre due società di

proprietà della Projects Group. «Le competenze tecniche aziendali maturate negli anni e le enormi possibilità intraviste a livello internazionale ci hanno consentito di dar vita alla Projects Group Holding, il cui obiettivo è portarci all’estero con sempre maggior insistenza, e alla Projects Group Qatar Wll, branch qatarina con sede a Doha». Quali sono le fasi principali che caratterizzano la vostra attività di project & construction management? «Questa particolare attività viene svolta direttamente per conto del committente dell’opera, del quale curiamo gli interessi durante l’intero corso dell’intervento. L’attività si divide in una fase pre-esecutiva e in un’altra esecutiva-cantieristica. Nella prima ci occupiamo del coordinamento generale del progetto o della progettazione esecutiva, dell’elaborazione dei capitolati tecnici, del budget, della pianificazione della commessa, della gestione delle gare d’ap-


Davide Busetto

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L’80% delle richieste d’offerta giunte negli ultimi otto mesi alla Projects Group viene dai mercati esteri

palto e della formulazione dei contratti. Nella seconda fase, invece, ci concentriamo sulla gestione, supervisione e direzione dei lavori in cantiere». Quali sono stati i progetti e le realizzazioni più recenti o in corso? «I progetti attualmente in corso e più interessanti per la loro complessità realizzativa sono un nuovo albergo a 5 stelle lusso in centro a Milano e un centro residenziale a Segrate di 450 appartamenti con annessi parcheggi interrati, piscina e palestra. Interessanti sono anche i due concept per un albergo e un centro commerciale che abbiamo sviluppato per il mercato del Qatar. Con una commessa appena acquisita in Georgia intendiamo inoltre aprire il mercato anche in quell’area geografica».

Che prospettive ci sono per il mercato italiano, in particolare per quanto riguarda Expo 2015 e il Social Housing? «Purtroppo, il clima del settore è ancora “invernale” e non è facile fare previsioni sull’andamento futuro del comparto edile italiano. Di conseguenza, la Projects Group cercherà di cogliere al massimo le opportunità offerte da Expo 2015, dove l’attività di project & construction management sarà fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi. Per quanto riguarda il Social Housing, invece, nonostante la richiesta stia crescendo poiché un numero sempre maggiore di famiglie non riesce ad accedere al finanziamento da parte delle banche, questo mercato alternativo non sembra ancora

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decollato secondo le reali potenzialità». Per concludere, qual è stato l’andamento del vostro business nell’ultimo biennio e quali obiettivi vi ponete per il medio periodo? «Dopo la forte flessione del 2009, dovuta essenzialmente alla contrazione dello sviluppo immobiliare della grande distribuzione, negli ultimi due anni il fatturato ha ripreso a crescere, arrivando a registrare nel 2010 un +20 per cento e nel 2011 un +16 per cento con ulteriore aumento di attività nel settore residenziale e alberghiero. Per il medio periodo ci siamo prefissati di confermare il fatturato 2011 e di continuare a investire nel marketing e nello sviluppo del mercato estero, cercando al contempo di consolidare anche il mercato italiano». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 301


EDILIZIA

Quali strumenti per il settore edile? l mercato edile italiano, in crisi da alcuni anni, pare ancora non accennare a una seria ripresa. Come riporta il sito dell’Ance, i dati sulla forza lavoro diffusi dall’Istat segnalano un’ulteriore contrazione dei livelli occupazionali nelle costruzioni: nel secondo trimestre 2012 il numero degli occupati nel settore registra un calo del 5,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che segue il -4,5 per cento rilevato già nei primi tre mesi dell’anno in corso. Chiediamo ad Andrea Madini Moretti, ingegnere della Engi.Co Srl di Milano, alcune delucidazioni a riguardo. Il mercato edile è in stallo dall’inizio della crisi. Molti attori del settore spingono affinché si possano favorire maggiormente le realizza-

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L’ingegnere Andrea Madini Moretti della Engi.Co Srl di Milano andrea.madini@engi.co.i t

Partnership, project financing, project bond. Sono questi i mezzi da utilizzare nel tentativo di risollevare il mercato dell’edilizia. Ne parla Andrea Madini Moretti, della Engi.Co di Milano Martina Carnesciali

zioni di opere pubbliche tramite fondi privati. Qual è la sua opinione in merito? «Credo sia una notevole opportunità; occorre però che siano superate alcune resistenze, dato che spesso capita di imbattersi in amministratori pubblici che invece non vedono con favore l’intervento dei “privati”, oltre alle difficoltà burocratiche e i connessi costi derivanti da procedure troppo farraginose. Il risultato complessivo è che allo stato attuale risulta molto difficile convogliare significativi investimenti finanziari sulle opere, specie da parte di investitori istituzionali». La formula del project financing potrebbe rappresentare una via di uscita per favorire la ripresa? «È evidente che la procedura è applicabile in tutti quei casi in cui vi sia la possibilità di un ritorno finanziario degli investimenti necessari a realiz-

zare le opere con una gestione delle medesime per un periodo sufficiente ad ammortizzarne i costi. Ciò equivale in pratica a scaricare i costi delle opere sui loro utenti, costi che altrimenti graverebbero sulla fiscalità generale. Per rendere la procedura del project financing veramente traino di uno sviluppo, sano e concorrenziale, occorre creare sufficienti condizioni di attrattiva per gli investitori istituzionali facendo convogliare sulle opere infrastrutturali, la vera ricchezza di un paese, le loro consistenti potenzialità di investimento». Attraverso la Engi.Co. quali sono state le opere, le esperienze più significative in tal senso? «Penso alle più recenti, cioè alla realizzazione di un lido pubblico attrezzato e di un parcheggio pubblico a rotazione. A prescindere dai contenuti, l’aspetto più significativo è


Andrea Madini Moretti

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Per rendere il project financing traino di sviluppo, occorre creare condizioni di attrattiva per gli investitori

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l’esperienza maturata nella conoscenza complessiva della procedura in tutte le sue articolazioni, dalla fase di presentazione della proposta e alla gara, alle varie fasi di realizzazione, a tutti gli aspetti amministrativi e finanziari connessi, agli aspetti gestionali. Le ultime esperienze sopra citate sono state sviluppate in partnership con imprese di costruzione e di gestione che ci hanno visto coinvolti nel coordinamento dell’intero processo, compresa la gestione dei rapporti con le amministrazioni pubbliche concedenti». Su quali nuovi progetti si concentrerà in futuro? «Abbiamo alcune proposte in corso di istruttoria, e nel frattempo ci stiamo guardando intorno per valutare nuove

iniziative». Lei ha sottolineato, giustamente, anche la necessità di rivedere gli aspetti fiscali e di concessione dei crediti/finanziamenti. Quali sono le farraginosità maggiori che riscontra? «Per rendere la procedura del project financing veramente traino di sviluppo, occorre creare sufficienti condizioni di attrattiva per gli investitori istituzionali, che consistono innanzitutto in uno snelli-

mento significativo delle procedure burocratiche accompagnato da strumenti finanziari mirati e norme fiscali specifiche. Penso in particolare alla recente introduzione dei cosiddetti “project bond”, ovvero dei prestiti obbligazionari mirati allo scopo. Il loro successo sarà legato alla diffusione capillare, cioè all’effettiva possibilità di utilizzazione nelle opere di medie e piccole dimensioni, alle modalità e ai costi di collocamento, oltre alle garanzie che si potranno offrire ai sottoscrittori». In che maniera, una società come la sua, può rivelarsi utile nel presentare e convincere il mondo bancario a concedere finanziamenti nella realizzazione di nuove opere? «Possiamo mettere il nostro patrimonio di esperienza a disposizione delle amministrazioni pubbliche, dei singoli imprenditori, degli enti di gestione e degli investitori finanziari». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 303


L’immobiliare deve puntare su qualità e ambiente La Lombardia, nonostante la crisi del mercato, ha ancora dei capisaldi nella costruzione e vendita di immobili. Società che, necessariamente, si devono ingegnare per rispettare l’ambiente e offrire la massima flessibilità. Ne parla Stefano Gherardi della Edil Gps Martina Carnesciali

Stefano Gherardi, della Edil Gps Srl di Gorle (BG). Nelle altre immagini, proposte immobiliari realizzate dalla Edil Gps in collaborazione con la società real estate Artemide 2001 www.artemide2001.it

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l mercato immobiliare è stato il primo a risentire della crisi che ormai da molti mesi fa stringere la cinghia alla maggior parte degli italiani. Come riporta il sito internet dell’Agenzia del Territorio, dove è disponibile una nota territoriale che analizza i volumi delle compravendite, le dinamiche di mercato e l’andamento delle quotazioni medie del mercato residenziale riferiti al secondo semestre del 2011, nelle province della Lombardia si può attestare una contrazione pari al -1,7 per cento rispetto allo stesso semestre del 2010. Nonostante questo, alcune so-

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cietà del settore riescono ad essere dei veri e propri punti di riferimento del mercato locale. Edil Gps e Artemide 2001 sono due società operanti nel settore edile lombardo, da anni responsabili della ristrutturazione di edifici residenziali e commerciali. Adesso la loro attività principale è costruire immobili, pur continuando a fare inter-


Stefano Gherardi

venti di ristrutturazione/manutenzione a edifici di proprietà di terzi. Le due società hanno iniziato a collaborare nel 2004, dando vita a una proficua specializzazione nella costruzione e vendita diretta di appartamenti e ville. Ci racconta del campo immobiliare Stefano Gherardi, titolare della Edil Gps Srl. Nel mercato odierno, la costruzione e la vendita di case è diventata piuttosto complicata. Quali sono le strategie della società? «Senza dubbio, il costruire edifici e case di ottima fattura nel rispetto dell’ambiente e a prezzi concorrenziali. Tutto il nostro lavoro è orientato verso un unico obiettivo: fornire la massima attenzione alle richieste dei clienti, offrendo un supporto informativo continuo e stabile per dare ascolto alle necessità e mettere in opera le scelte effettuate. Il cliente ha anche una sicurezza in più avendo una conoscenza diretta dell’immobile costruito». Quanto investite sulla formazione del personale? «Aggiorniamo i nostri dipendenti con corsi di formazione

interni ed esterni per assicurare la migliore qualità costruttiva sul mercato. Nel 2009, siamo stati premiati da Edilcassa Artigiana di Bergamo per meriti di serietà professionale nel settore edile in quanto operiamo sempre nel rispetto delle norme in materia di lavoro e di sicurezza. Puntiamo molto sulla qualificazione professionale di ogni “fase” lavorativa nonché del materiale impiegato. Oltre al nostro personale, ci avvaliamo della collaborazione di “fornitori” di fiducia con i quali lavoriamo da anni, nonché di studi tecnici specializzati in diversi settori». Le case e gli appartamenti che offrite sono standard o gli acquirenti possono scegliere tra varie possibilità? «Siamo un’azienda flessibile, i clienti possono personalizzare ogni immobile, dalle dimensioni e disposizioni dei locali fino al dettaglio delle finiture. Abbiamo attivo un solo cantiere alla volta che prevede la realizzazione di complessi residenziali composti da dieci, massimo quindici unità. Di capitolato prevediamo: travi a vi-

sta per i locali situati sotto il tetto, posa del parquet per la zona notte, tinteggiatura anche degli appartamenti, videocitofono, porte a scomparsa quando necessarie, impiego di materiali tecnici evoluti per ottenere edifici in categoria energetica sempre più “eccellente” (quello in costruzione sarà in classe A+), pannelli solari per il sanitario, pannelli fotovoltaici per il riscaldamento e parti comuni, classe acustica di alto livello. Chi si rivolge a noi può contare sia sulla serietà e attenzione al dettaglio che al rispetto dell’ambiente». Per l’appunto, quanto è forte l’impatto ambientale delle vostre costruzioni? «Rispettiamo normative non ancora obbligatorie per assicurare una qualità migliore della vita non solo per chi acquista i nostri immobili. Rispettiamo i luoghi costruendo edifici che migliorano l’ambiente circostante, senza alterarne l’aspetto; realizziamo opere di urbanizzazione a beneficio dell’intera collettività». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 307


EDILIZIA

Isolamenti stagni per risanare D gli ambienti Le infiltrazioni di acqua e umidità, così come quelle di gas radon e vapore, rimangono uno dei maggiori problemi legati al settore dell’edilizia. Ecco allora che risanare gli ambienti diventa essenziale. La parola a Giorgio Vitali Emanuela Caruso

Giorgio Vitali, titolare della Artes Srl di Scanzorosciate (BG) www.artesrisanamenti.it

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opo il fumo di sigaretta, il radon è la causa principale del tumore al polmone. Ciononostante, mentre in Europa la rilevazione della concentrazione di gas radon è obbligatoria sia nei locali abitativi sia in quelli adibiti ad attività commerciali, in Italia il Decreto Legislativo 230 del 1995 e il Decreto Legislativo 241 del 2000 impongono tali analisi solo negli edifici commerciali. Un grande problema, poiché il radon è un gas radioattivo, inodore, incolore e presente ovunque nella crosta terrestre e, soprattutto, si infiltra molto facilmente attraverso i normali materiali edilizi, raggiungendo anche i piani fuori terra. Tra le aziende che da diversi anni si impegnano per trovare soluzioni innovative in grado di combattere l’espandersi di questo gas nocivo si colloca la Artes, sita in provincia di Bergamo e specializzata nel recupero dell’abitabilità e vivibilità degli ambienti umidi, con particolare riferimento agli edifici storici. «Per contrastare le infiltrazioni da gas radon – spiega Giorgio Vitali, titolare dell’impresa – abbiamo messo a punto un prodotto d’avanguardia: la Barriera Verde Antiradon. Si tratta di una membrana da posare sul pavimento o sul terreno, formata da una serie di materiali che uniti tra loro consentono di raggiun-

gere un livello di impermeabilità al radon superiore al 90 per cento. In questo modo si impedisce al gas di allagare i locali interrati e, da questi, di diffondersi agli altri ambienti abitativi». Un altro problema assai diffuso e di cui vi occupate è l’assorbimento di acqua dal terreno nelle murature. Come intervenite in questo caso? «Da oltre venticinque anni proponiamo una soluzione che consiste nel saturare il piede del muro mediante una serie di iniezioni di resine nanomolecolari, che intercettando tutti i capillari della muratura creano una barriera chimica impermeabile. È un approccio questo adatto anche ai risanamenti di edifici storici soggetti a vincoli di tutela artistico-ambientale, in quanto permette un riequilibrio naturale del grado di umidità delle murature, impedendo quindi il degrado delle superfici e degli intonaci». Quali sono i primi aspetti di cui tener conto quando si comincia un intervento di risanamento? «Per prima cosa è necessario tracciare la linea di quota del terreno, dato che la porzione di fabbricato immersa nel terreno e la porzione di fabbricato fuori terra presentano problematiche differenti. Poi, bisogna distinguere gli ambienti destinati a scopi abitativi o lavorativi da quelli con destinazione non


Giorgio Vitali

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Con la Barriera Verde Antiradon realizzata dalla Artes è possibile impedire al radon di diffondersi negli ambienti abitativi e danneggiare la salute dell’uomo

abitativa. Nel caso specifico delle porzioni fuori terra, queste possono essere interessate da fenomeni di umidità ascendente dovuta alla risalita capillare dell’acqua, oppure da fenomeni di condensa da ponti termici». Quando si ha a che fare con strutture interrate, invece, come interviene la Artes? «Di solito, le porzioni di fabbricato immerse nel terreno sono colpite da infiltrazioni d’acqua e umidità provenienti dal terreno o da eccessiva traspirazione dei paramenti murali. Situazioni peggiorate dal fatto di essere a contatto col terreno, che interagisce con gli ambienti in modo diverso a seconda delle condizioni climatiche e stagionali. La miglior so-

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luzione prevede la realizzazione di una serie di strati di rivestimento studiati per contrastare le infiltrazioni d’acqua, gli allagamenti da vapore e gas e gli sbalzi termici, e, allo stesso tempo, mitigare gli sbalzi di umidità dovuti alla permanenza variabile delle persone all’interno degli ambienti. Questi rivestimenti vengono prodotti con materiali atossici, stabili e antincendio». In che misura la crisi economica che ha colpito il settore edile e delle ristrutturazioni ha inciso sul lavoro della Artes? «La congiuntura economica degli ultimi anni ha destabilizzato parecchio il settore edile e tante piccole imprese che con i propri cantieri crea-

vano una discreta sinergia nel commercio dei prodotti per il risanamento sono scomparse. Per quel che riguarda la nostra azienda, sono state la diffusa rete di contatti consolidati, il buon nome e le credenziali ottenute durante il corso dell’attività a permetterci di continuare a lavorare. Resta comunque un periodo difficile; bisogna stare attenti, analizzare in continuazione il mercato e capire quali mosse sono da compiere, altrimenti si rischia di essere travolti dalla crisi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 309


EDILIZIA

L’immobiliare punta sui servizi In previsione di un mercato che resterà confuso e oscillante anche nei prossimi anni, le aziende più lungimiranti hanno cambiato modo di operare offrendo prodotti e servizi innovativi. L’esperienza di Attilio Ferla, presidente del gruppo Mediocasa Costruzioni Emanuela Caruso

ntraprendere una politica aziendale prudente». Questo il diktat che Attilio Ferla, presidente e fondatore del gruppo Mediocasa Costruzioni, la società di Crema attiva da oltre 20 anni nel settore immobiliare, ha seguito negli ultimi anni. Una strategia che ha permesso al gruppo di mantenersi competitivo nonostante il difficile andamento economico del mercato. Quando ha compreso di dover intraprendere una strada più “prudente”? «Alla fine del 2008, in vista della crisi economica incom-

«I Attilio Ferla presidente del Gruppo Mediocasa Costruzioni, Crema www.mediocasaonline.it

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bente, i vertici aziendali decisero di creare liquidità, vendendo gli ultimi immobili già costruiti e sospendendo qualsiasi nuova iniziativa, in attesa di conoscere e monitorare il mercato immobiliare. Proceduto a una attenta analisi del settore, si è lavorato per trovare e pianificare nuove soluzioni per combattere il momento difficile. Nel 2010 siamo ripartiti a costruire grazie anche alla credibilità acquisita nel tempo dal gruppo Mediocasa Costruzioni. L’azienda si è sempre distinta per una buona gestione finanziaria e per il buon lavoro di

squadra. Il nostro gruppo è formato da persone fedeli, impegnate al conseguimento di buoni risultati nell’interesse generale, ma soprattutto dei clienti. La capacità di mettersi continuamente in discussione, la cura dei dettagli, la ricerca della funzionalità e il grande lavoro offerto nel post vendita, unita ad una serie di servizi unici e innovativi, sono le vere armi che ci hanno consentito di affrontare la crisi che negli ultimi anni ha sconvolto gli scenari mondiali». In che cosa consistono i vostri servizi, li può descrivere brevemente? «Grande vanto del gruppo Mediocasa Costruzioni è il libretto garanzia e tagliandi. Siamo stati noi infatti per primi a introdurlo sul mercato già alla fine degli anni 90. Il libretto viene fornito al cliente all’atto di consegna dell’immobile acquistato, a garanzia dello stesso. Il servizio prevede tre visite programmate e gratuite nel corso del primo anno di proprietà. Nostri incaricati si recheranno a casa dell’acquirente, per accertare la buona funzionalità dell’immobile, e intervenire in caso di


Attilio Ferla

necessità. I vantaggi sono evidenti, tanto che il successo di questo servizio ha contribuito a fornire più serenità alla clientela e credibilità al nostro gruppo. Un altro servizio che vuol essere di aiuto ai clienti in difficoltà finanziarie è “Progetto Sostegno”. Un’operazione tramite cui il cliente può entrare in possesso da subito della sua abitazione, con un minimo anticipo. Nei tre anni successivi verserà delle rate concordate, a interessi zero, a titolo di acconto sul prezzo, che andranno a diminuire il saldo finale fino a risultare il 75 per cento del valore dell’immobile. Questa operazione permetterà all’acquirente di ottenere l’accollo di mutuo con una rata più bassa e un risparmio delle spese complessive negli anni di investimento pari o superiore al 15 per cento». Chi acquista un immobile oggi è più informato e attento ad aspetti che fino a qualche anno fa erano considerati di relativa importanza? «L’acquirente odierno è molto più attento, anche se inizialmente si muove quasi esclusivamente spinto dalla logica del risparmio. Le molte informazioni inesatte acquisite attraverso gli organi di informazione piuttosto che da social network lo rendono insicuro e diffidente. Il nostro obiettivo è

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Un’oculata gestione delle risorse ci ha consentito di rimanere competitivi nonostante la crisi

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quello di dimostrare la serietà della nostra azienda informando i clienti sulla bontà dei nostri servizi, tranquillizzandoli con la trasparenza che ci contraddistingue. Oggigiorno, dal primo appuntamento alla conclusione di una trattativa, passano mediamente 4/6 mesi e in questo lasso di tempo lavoriamo in simbiosi col cliente per chiarire tutti quegli aspetti che l’utente deve avere ben presenti prima di procedere con l’acquisto». La vostra società si è impegnata anche sul fronte di operazioni in grado di reinvestire gli utili in maniera intelligente. «Abbiamo costituito delle società di capitali per offrire la

possibilità anche ai nostri clienti e partner di investire insieme a noi. Gli investitori versano una somma che potranno ritirare al termine di ogni singola operazione immobiliare insieme agli utili prodotti. Evitando il ricorso a finanziamento di Terzi il vantaggio è reciproco, se in parte ci dimezza i guadagni che andranno divisi con i soci, dall’altra grazie alla liquidità rende l’operatività meno rischiosa consentendoci di rimanere produttivi e allo stesso modo tranquilli, anche in questa situazione di mercato, garantendo allo stesso tempo più sicurezza al compratore e migliori garanzie agli istituti di credito». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 311


EDILIZIA

In corsa verso la ripresa na zona ricca, un territorio aspro e un fermento produttivo insonne. La provincia di Brescia è uno di quegli esempi di tenacia e determinazione che contraddistinguono un’intera area geografica. Le idee e le soluzioni per scongiurare il segno meno sui bilanci delle imprese non mancano, nonostante tutto, anche quando si tratta di edilizia e indotti annessi. Non fa certo notizia la profonda crisi in cui versa il settore, dunque non stupisce come la vendita dei relativi strumenti ristagni in modo preoccupante. Marco Dallera, titolare della NordAl2 di Castel Mella (BS), si occupa da anni di vendita, montaggio e assistenza per gru e affini. Il punto sulla situazione a partire dalla propria esperienza non è poi «così drammatico come alcuni vorrebbero far apparire – precisa subito Dallera –. C’è stato un calo drastico, lo abbiamo sentito anche noi e anche molto grave: le vendite sono scese del 60 per cento, quindi sappiamo bene quanto possa aver inciso la crisi nel nostro ambito. Ma i segni di una ripresa ci sono tutti. Ovvio che non è un

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Marco Dallera, titolare della Nord-Al2 di Castel Mella (BS) www.nord-al2.it

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L’edilizia continua a crollare e il suo indotto ristagna. Ma nella provincia di Brescia c’è chi nonostante l’affanno continua a rincorrere la “ripresa”, resistendo grazie a una diversificazione secondo mercato. Il punto con Marco Dallera Renato Ferretti

periodo in cui ci si può adagiare su quanto fatto finora». Questo calo che conseguenze ha avuto sulla vostra azienda? «Noi da un certo punto di vista siamo stati fortunati. C’è stato un periodo in cui il nuovo andava molto, perché da queste parti c’erano commesse e più lavoro, quindi si vendevano molte gru nuove. Deve tener conto che il nostro territorio impone l’uso di questo tipo di strumenti, proprio per la conformazione del terreno. Ma noi non era-

vamo solo concessionari, siamo sempre stati anche officina e quindi se da una parte non vendevamo più dall’altra le richieste di riparazioni e manutenzione in genere sono cresciute tantissimo. Ma è ovvio, se non si compra vuol dire che si cerca di salvaguardare gli strumenti che si hanno già al massimo». Dunque possiamo parlare di diversificazione vincente. «Se non vincente ci ha permesso comunque di rimanere in piedi. Nel nostro caso al termine diversificazione si


Marco Dallera

può dare una doppia accezione. Da una parte infatti abbiamo esteso il nostro campo d’azione interno. Dall’altra bisogna dire che in questo modo ci siamo distinti dagli altri». In che misura avete esteso il campo d’azione? «Nella nostra strategia anticrisi abbiamo pensato di focalizzarci sulla manutenzione, visto che era questo quanto chiedeva il mercato, cercando di offrire un servizio in tal senso come nessun altro. In primo luogo con l’officina mobile, con cui siamo in grado di intervenire sul posto per effettuare le riparazioni del caso, dovunque ce ne fosse bisogno. Effettuiamo collaudi e verifiche periodiche anche in giornata presso la nostra sede. Provvediamo anche alla formazione del personale in ambiti specifici. Insomma tutto quello di cui c’è bisogno. Per fare un esempio concreto della disponibilità che devi dimostrare per reagire a un mercato avaro



Nella nostra strategia anti-crisi abbiamo pensato di focalizzarci sulla manutenzione, visto che era quello che chiedeva il mercato

come questo, alcuni cantieri spesso lavorano anche di domenica: noi quindi siamo pronti a intervenire anche quel giorno. Insomma, se uno vuole lavorare non mancano le possibilità». Quanto si estende la vostra zona di riferimento? «Noi copriamo l’area di Brescia, Bergamo, Mantova, Cremona e ci spingiamo fino a Trento, altro territorio che ha bisogno dei macchinari di cui ci occupiamo. Adesso abbiamo intenzione di espandere un po’ la nostra attività coprendo meglio la Val Camonica». Se doveste fare delle previsioni per i prossimi mesi? «In questo momento non possiamo che essere ottimisti, perché oltre a difenderci bene con le attività più legate



all’officina, pare che si stia smuovendo qualcosa in zona per nuove costruzioni. A quanto pare si parla di appalti che nel giro di sei o al massimo otto mesi si dovrebbero conoscere meglio, per entità ed estensione. Quindi dovrebbe sbloccarsi così la vendita del nuovo. Intanto noi continueremo a fare formazione, ad occuparci dei tagliandi obbligatori per le attrezzature a fornire collaudi e verifiche obbligatorie Asl. Insomma tutto quello che può servire ai nostri clienti e per cui finora siamo riusciti a distinguerci. Poi si spera di ricominciare a vendere le nostre gru per autocarri, le lame sgombraneve, gli impianti idraulici e quelli scarrabili. Accoglieremo come si deve la ripresa dell’economia». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 313


EDILIZIA

Nuovi materiali per il futuro dell’edilizia Dalla bioedilizia giunge una nuova opportunità di sviluppo per il comparto edile. A fare il punto della situazione è Gian Battista Ferrari, che diversificando ha saputo affrontare la crisi Emanuela Caruso

uando si parla di case in legno e bioedilizia, tra i più regna ancora l’ignoranza. Nonostante, infatti, realizzare costruzioni in armonia con la natura sia un argomento di sempre maggior rilevanza in un mercato che si afferma con convinzione ecocompatibile ed ecologico, sono ancora poche le persone davvero consapevoli delle potenzialità di un materiale come il legno e delle abitazioni fabbricate con esso. Non ci si è ancora del tutto convinti che per le sue carat-

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L'Impresa Edile Ferrari ha sede a Pralboino (BS) www.impresaedileferrari.it - edilizia.ferrari@libero.it

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teristiche fisiche e termiche il legno sia il miglior materiale per la creazione di ambienti sani ed equilibrati e che, oggi, sia per quantità, la materia prima rinnovabile più disponibile. Impegnata a diffondere più informazione e a promuovere la bioedilizia è la società Impresa Edile Ferrari di Pralboino, attiva nel comparto edile da più di vent’anni. «È importante puntare sul legno – spiega Gian Battista Ferrari, titolare dell’attività – perché presenta peculiarità uniche. Essendo dotato, infatti, di grande leggerezza, resistenza a snervamento ed elasticità, è in grado di contribuire alla realizzazione di strutture leggere, flessibili e sicure in chiave antisismica. In caso di terremoto, una casa in legno che può contare sulle doti di deformabilità e duttilità della sua materia prima, sarà capace di dissipare l’energia indotta da un’onda sismica e resistere all’impeto distruttivo.

Considerando la cosa in questi termini, si può anche facilmente immaginare come una casa in legno danneggiata da un sisma sia più semplice da ristrutturare rispetto a un’abitazione in cemento, dotata di meno elasticità e quindi più soggetta a danni di maggiore entità». Ma come spiega ancora Gian Battista Ferrari, le caratteristiche antisismiche non sono le uniche a rendere il legno un materiale da tenere d’occhio: «Il suo utilizzo consente di costruire molto più rapidamente, di realizzare case più asciutte e meno umide e di contribuire alla causa del risparmio energetico. Per via della sua bassa conduzione termica e delle sue eccellenti proprietà isolanti, il legno permette di progettare case a


Gian Battista Ferrari

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Le attività di bioedilizia e di smaltimento dell’eternit incideranno per il 50 per cento l’una sul fatturato aziendale del 2012

basso consumo di energia». Di fronte a una tale sfilza di vantaggi derivanti dall’impiego del legno, non può che venir naturale additare la bioedilizia come possibile leva su cui premere per far uscire il comparto edilizio dalla recessione che lo ha colpito e da cui non riesce a liberarsi. «Certo – commenta Gian Battista Ferrari – la bioedilizia potrebbe diventare il nuovo fiore all’occhiello del nostro settore, soprattutto considerando la buona domanda che già invade il mercato e i suoi costi vantaggiosi. L’unico problema che ancora ne rallenta lo sviluppo e la diffusione è la difficoltà nell’ottenere prestiti e fondi dalle banche. La nostra impresa, per esempio, ha già preparato una serie piuttosto

cospicua di preventivi, ma nessuno si sta trasformando in progetto da attuare per colpa del sistema bancario». Insieme alla bioedilizia e all’edilizia tradizionale, l’Impresa Edile Ferrari, si occupa anche di smaltimento eternit. «Credendo fortemente nell’importanza della diversificazione, abbiamo iniziato a investire e operare in quest’ambito dall’inizio del 2012, ottenendo già ottimi risultati, merito in particolar modo del personale altamente specializzato e dei macchinari di ultima tecnologia di cui disponiamo. Le previsioni per fine anno ci dicono che lo smaltimento di eternit inciderà sul fatturato dell’azienda di circa il 50 per cento». L’Impresa Edile Ferrari, però, non ha puntato soltanto sulla

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differenziazione dell’attività e degli interventi possibili, ma ha anche investito sul proprio servizio, così da poter offrire al bacino d’utenza un trattamento completo a 360 gradi. «Oltre a garantire agli acquirenti i servizi di base necessari a svolgere con qualità ed efficienza il nostro lavoro – conclude Gian Battista Ferrari – abbiamo cercato di sviluppare anche servizi più particolari, destinati ad aiutare i clienti in ogni fase burocratica del progetto. Quello forse più interessante riguarda il nostro mettere a disposizione alcuni operatori in grado di consigliare agli utenti i mutui migliori di cui poter disporre, questo, ovviamente, dopo una ricerca e un’analisi delle varie possibilità proposte da più banche». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 317


EDILIZIA

Il restauro, tra mancanza di fondi e visione internazionale Nell’attesa che le Soprintendenze dispongano di nuovi fondi da fornire agli interventi di restauro di edifici storici, le imprese edili di questo comparto si rivolgono al mercato estero, di certo più attivo e dinamico. Il commento di Nicola e Michele Marcato Emanuela Caruso

Restauro del monumento a Cavour per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Nella pagina successiva, immobile di Corso Porta Romana e statua di Minerva. Recuperi realizzati dalla Gdl Conservazione e Restauro di Barbianello (PV) - www.gdlrestauro.com

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e c’è un comparto dell’edilizia che più di ogni altro “fa notizia” è certamente quello del restauro degli edifici storici e monumentali. Il recupero di opere pubbliche o private dall’ineguagliabile valore per una città o un popolo viene considerato da sempre molto interessante e vissuto con partecipazione e ansia nell’attesa di vedere tali opere risplendere di nuovo della loro grande e antica bellezza. Purtroppo, però, l’interesse e l’attesa si scontrano oggi con la carenza di iniziative di tal genere, carenza non di certo dovuta alla mancanza di monumenti o edifici importanti, ma causata dalla scarsità di fondi e di possibilità d’investimento. E a essere maggiormente e inevitabilmente in difficoltà e crisi sono le Soprintendenze, il braccio operativo dello Stato in questo particolare ambito dell’edilizia italiana, ormai prive di qualsiasi tipo di risorsa per consentire serie programmazioni e interventi mirati. Per ovviare alle carenze di commesse e ordinativi, le società che del restauro di edifici storici e monumentali hanno fatto il proprio core business, come nel

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caso della Gdl Conservazione e Restauro, hanno dovuto necessariamente escogitare strategie vincenti e oculate. «La nostra società – spiega Nicola Marcato, amministratore dell’impresa insieme al fratello Michele – ha cercato di arginare il periodo di recessione rivolgendosi a committenti esteri. Idea che si è dimostrata azzeccata, poiché da un mercato molto più dinamico come quello internazionale abbiamo ricevuto svariate commesse, tra le quali anche il restauro della monumentale facciata della nuova boutique di Louis Vuitton a Marsiglia». La Gdl Conservazione e Restauro ha, inoltre, cercato di mantenere inalterati gli standard qualitativi che sin dall’inizio dell’attività ne hanno caratterizzato l’operato. Come commenta, infatti, Michele Marcato: «La società è attiva su tutto il mercato nazionale, ma in particolar modo nelle regioni del Nord, zone in cui è stata chiamata a realizzare opere di un certo livello che, per la maggiore, hanno riguardato il restauro e il recupero delle facciate monumentali di Palazzo Reale a Milano, Palazzo delle Generali di Largo Augusto, Palazzo Carminati in Piazza Duomo a Milano, e Palazzo


Nicola e Michele Marcato

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Per gli interventi di natura complessa, ci avvaliamo di laboratori dedicati alle analisi dei materiali e allo studio del miglior approccio all’opera

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Ferrania, progettato dall’architetto Giò Ponti nel 1939 e attuale sede della casa di moda Abercrombie & Fitch. Riusciamo a ottenere commesse così importanti grazie al nostro modo di lavorare. Nei confronti della committenza sia pubblica che privata, ci poniamo infatti come attenti interlocutori e come collaboratori di studi professionali e tecnici incaricati della progettazione e delle ricerche storiche, fattori essenziali per portare a termine la realizzazione di un progetto articolato, storicamente corretto e tecnologicamente all’avanguardia, in grado di ottenere anche le varie autorizzazioni da parte delle Soprintendenze ai Bbaa». Per essere ulteriormente certa

di garantire un intervento efficiente, completo e attento ai minimi particolari, la Gdl Conservazione e Restauro si serve di specifici laboratori di ricerca e analisi. «Nel caso in cui ci troviamo ad aver a che fare con interventi più complessi – fa ancora presente Nicola Marcato –, occasioni in cui sia necessaria un’indagine diagnostica dei materiali e delle cause del degrado più approfondita, possiamo contare sul supporto di appositi laboratori il cui compito è di fornire precise indicazioni sulle varie componenti dei materiali costituenti il manufatto. Così facendo, il criterio di restauro risulta più completo e gli operatori addetti al lavoro hanno una conoscenza più ampia sul

metodo con cui procedere». Proprio tra le opere più interessanti e più complesse che la Gdl Conservazione e Restauro si è trovata ad affrontare si colloca il recupero dell’immobile di Corso Porta Romana, che, come racconta Michele Marcato: «È stato protagonista di un consolidamento materico e statico degli ornamenti in cotto presenti in cornicioni e finestre. Per riuscire nell’obiettivo, abbiamo eseguito indagini materiche per individuare le cause dell’alterazione dei manufatti e i conseguenti prodotti specifici per il consolidamento cromatico finale». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 319


COSTRUZIONI

L’ingegneria civile punta sull’interdisciplinarietà Infrastrutture per i trasporti, costruzioni idrauliche, edilizia di interesse pubblico e opere di urbanizzazione. Non solo in Italia ma a livello internazionale. Non è il campo d’azione di una multinazionale, ma di una piccola o media impresa Emanuela Caruso

ono pochissime in Italia le realtà imprenditoriali capaci di caratterizzarsi e farsi riconoscere su un mercato sempre più competitivo attraverso un’interdisciplinarità vasta e interessante. E il numero di queste imprese si riduce ancora più drasticamente se si considera il settore dell’ingegneria civile, nel quale, addirittura, si può contare un’eccezione, una società in grado di unire in modo integrato tutte le varie discipline di tale comparto. Questa singolare impresa è la Alpina di Milano (circa 70 unità), a capo della quale troviamo l’ingegnere Carlo Valagussa, l’architetto Marco Conte e l’ingegnere Guido Peri. «Sin dall’inizio della nostra attività, avvenuto nel 1989 dopo aver acquistato l’azienda dalla Finanza Milanese e averla trasformata da società captive in società di libero mercato – spiega Carlo Valagussa, azionista, presidente e direttore tecnico – ci siamo impegnati sul

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322 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

fronte di tre diverse discipline. La prima abbraccia il ramo delle infrastrutture per i trasporti, ovvero autostrade, metropolitane e ferrovie, ambito nel quale siamo molto presenti e che si suddivide in specialità come la geotecnica e il calcolo strutturale. La seconda disciplina si occupa di idraulica e di costruzioni idrauliche, cioè sia dello studio del comportamento dell’acqua sia della realizzazione di dighe e impianti per la produzione di energia elettrica. La terza, infine, è quella dell’edilizia di interesse pubblico e relative opere di urbanizzazione. Con edifici di interesse pubblico intendiamo alberghi, teatri e università, laboratori di ricerca, sia che essi

siano di proprietà privata o pubblica». Proprio nell’ambito di quest’ultima branca dell’attività, l’Alpina si è recentemente distinta per il progetto del rifacimento, ammodernamento e ampliamento del teatro dell’opera di Baku, capitale dell’Azerbaigian. «L’intervento – continua Marco Conte, azionista, consigliere d’amministrazione e direttore tecnico dell’impresa – è stato molto simile a quello che fu fatto anni orsono a Milano al Teatro alla Scala. Anche a Baku si è trattato di mantenere e restaurare la struttura monumentale del teatro, mentre si è progettata in modo dettagliato ed esecutivo la demolizione e ricostruzione

Da sinistra, l’architetto Marco Conte, consigliere di amministrazione, l’ingegner Guido Peri, amministratore delegato, e l’ingegner Carlo Valagussa, presidente dell’Alpina Spa di Milano www.alpina-spa.it


Carlo Valagussa, Marco Conte e Guido Peri

degli spazi accessori, come la torre scenica, i camerini e tutte le parti di supporto per l’allestimento dello spettacolo. Inoltre, abbiamo inserito anche un nuovo auditorium all’interno dell’organismo teatrale». La disciplina in cui la Alpina opera in maniera più continua ed estesa è quella per le metropolitane, le autostrade e le ferrovie. «Ad esempio i lavori sulle autostrade A4/A26 – commenta Guido Peri, azionista, amministratore delegato e direttore tecnico della società sono un intreccio tra progetto autostradale e progetto della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Milano che corrono in parallelo. Attualmente abbiamo l’incarico per la futura direzione lavori sul tratto dell’alta velocità Torino-Lione per i primi 8 km del tunnel di base, parte del tunnel lungo 56 km

che collegherà l’Italia con la Francia. Per la Brebemi, l’autostrada Milano-Brescia, l’Alpina ha eseguito il progetto finale, la verifica di congruità del progetto esecutivo, la funzione di Responsabile dei lavori e di assistenza alla Alta Sorveglianza. Una speciale convivenza quindi tra Brebemi e Alpina dal 2008. Per le metropolitane Alpina è impegnata a Copenhagen e a Milano (M2, M4, M5)». Posti di fronte alla realizzazione

di opere così importanti sia a livello nazionale che internazionale, non si può che chiedere ai tre azionisti che guidano l’Alpina quale sia il valore aggiunto che le permette di essere scelta da clienti tanto diversi. «Il valore aggiunto della nostra società – concludono insieme Marco Conte, Carlo Valagussa e Guido Peri – sta nel fatto di essere liberi da qualunque proprietà, ovvero di non appartenere a nessun gruppo, nessuna banca e nessun centro di potere, e di aver sempre privilegiato la produzione interna di elaborati, senza voler ricorrere a collaborazioni esterne, salvo casi di particolari ripetitività di progetto. Produrre il proprio lavoro internamente è sinonimo per forza di cose di qualità, mancanza di errori, precisione, cura e chiarezza; tutti elementi che il bacino d’utenza apprezza e si aspetta di ricevere».

Sopra, immagine virtuale del teatro di Baku, ristrutturato e ampliato. Sotto, fresa per lo scavo della condotta forzata dell’impianto idroelettrico di Premadio II in Valtellina

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IMMOBILIARE

Figure innovative nel recupero di aree cittadine dismesse La figura del developer è ancora poco diffusa in Italia. Approfondiscono l’argomento Giampaolo e Franco Pisa, a capo di uno dei pochi developer puri impegnati nello sviluppo di comparti commerciali polifunzionali, tramite la trasformazione di aree urbane dismesse Emanuela Caruso eveloper” è il termine americano con cui si designa lo “sviluppatore” nell’accezione più ampia e ricca del termine, che va a identificare una figura professionale impegnata nello sviluppo a 360 gradi di un’operazione immobiliare. Figura quindi impegnata in ogni singola fase realizzativa del progetto, dall’acquisto del terreno al project financing, dalla progettazione alla costruzione, con l’obiettivo di ottimizzare la qualità degli asset attraverso il proprio know how e esternaliz-

“D Franco e Giampaolo Pisa, titolari della Coimpredil Spa di Brescia www.coimpredil.com

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zando esclusivamente le funzioni non strategiche. Tra le pochissime aziende italiane che attualmente ricoprono questo ruolo all’interno del settore immobiliare troviamo la società bresciana Coimpredil. «La nostra società si presenta al mercato come uno dei pochi developer puri nel comparto dei centri commerciali» spiegano Giampaolo e Franco Pisa, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’azienda. Coimpredil, nata come impresa attiva nell’edilizia integrata pubblica e privata, si è conquistata all’estero, nei non

facili territori dell’Est europeo, vasta competenza e credibilità nel settore dei centri commerciali, abbracciandone gradualmente tutti gli aspetti. Dopo le esperienze accumulate in Polonia, Russia e Croazia, il gruppo è ritornato in Italia con due progetti: Bariblu a Bari, sviluppato completamente in proprio, e Freccia Rossa, sviluppato in partnership con primari gruppi internazionali, primo urban center realizzato in un centro storico (Brescia); seguendo la filosofia dell’azienda, entrambi gli asset sono tuttora mantenuti in proprietà. Quali sono stati i progetti realizzati nel nostro paese? GIAMPAOLO PISA: «Il centro commerciale Bariblu e l’Urban Center Freccia Rossa. Il primo complesso è stato realizzato lungo la tangenziale barese e si è concentrato in particolar modo sulla qualità architettonica e sull’innovativa offerta di shopping, offrendo a marchi nazionali e internazionali, quali il gruppo Inditex/Zara, H&M e Pittarello, fino ad allora ancora non presenti in quell’area, un valido motivo per avviare


Giampaolo e Franco Pisa



Il developer gestisce le operazioni immobiliari e commerciali a 360 gradi, occupandosi di ogni aspetto riguardante l’intervento che è chiamato a effettuare

lo sviluppo nel Sud Italia. Bariblu si è distinto come una delle gallerie commerciali più innovative in Italia e nel 2007 ha vinto il premio “Quality Certificate of Merit” assegnato dal Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali. Freccia Rossa, invece, è una galleria urbana la cui peculiarità è integrare le funzioni del commercio con l’offerta di servizi e spazi di aggregazione rivolti ai cittadini. È collocato nel cuore di Brescia, limitrofo al centro storico, e si differenzia dal classico centro commerciale per la presenza di un piccolo supermercato complementare a un importante galleria commerciale e di servizi, fra cui ristorazione, cinema multisala e palestra. Freccia Rossa si posiziona quindi come centro polifunzionale di shopping e non come meta della spesa alimentare settimanale». Di quali aspetti avete dovuto tenere conto per la realizzazione di Freccia Rossa e

più in generale di un Urban center? FRANCO PISA: «Freccia Rossa è una propaggine del centro storico e un rafforzamento dello stesso: in questo senso è un’operazione atipica, poiché presenta nel contempo i vantaggi del commercio cittadino e quelli della grande struttura commerciale. Il bacino d’utenza, quanto meno quello primario, è lo stesso del centro storico di Brescia; Freccia Rossa attrae infatti gli stessi utenti che si recano in centro per fare shopping nei negozi tradizionali. Strutture polifunzionali come Freccia Rossa servono anche per rivitalizzare i centri storici e risolvere brillantemente il problema delle aree dismesse. I nostri centri storici sono fiacchi nell’intervallo di pranzo e completamente morti la sera. Nel caso di Brescia, l’apertura di Freccia Rossa ha avuto molti effetti positivi, perché il centro storico si è trovato ad avere due magneti: il centro commerciale e i ne-



gozi tradizionali, che a loro volta con il tempo sono stati costretti a modernizzarsi e ad ampliare gli orari di apertura. L’effetto è stato che la sera la gente è tornata a frequentare il centro città, grazie anche alla presenza nella galleria di un cinema multisala e di una zona ristorazione, che stanno aumentando l’attrattività di tutto il centro città. Va da sé che lo sviluppo di un centro urbano comporta la necessità di tener conto di una serie di criticità quali il traffico, l’equilibrio commerciale dell’intero comparto, l’importanza della mediazione a livello politico e sociale, il dialogo quotidiano con la pubblica amministrazione e la cittadinanza. Laddove, come spesso accade, l’area di sviluppo coincida con un’area ex-industriale dismessa, importanza primaria assumono tutti gli aspetti correlati alla bonifica ambientale». Qual è lo scenario attuale del vostro settore e come si 

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 325


IMMOBILIARE

 sta muovendo la Coimpredil

in tale contesto? G.P.: «Oggi, con la carenza delle aree e il moltiplicarsi di realtà da riqualificare, spesso ubicate nelle città, si è generata la necessità di approcciare diversamente lo sviluppo di nuove operazioni che permettano, grazie alla realizzazione di centri polifunzionali, comprendenti Urban Center, residenze, terziario, edilizia sociale, di sostenere i notevoli costi per le bonifiche e la “riurbanizzazione” di interi quartieri. A rendere particolarmente difficile tale attività concorrono l’attuale difficoltà di intervento del sistema finanziario a supporto delle imprese e gli ostacoli e lungaggini che amministrazioni e burocrazia impongono allo sviluppo di una qualsiasi operazione integrata. Compredil è attualmente impegnata nello sviluppo di operazioni in due centri storici di primaria valenza commerciale secondo i parametri e le modalità sopradescritti».

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Urban Center Freccia Rossa ha contribuito alla crescita economica, commerciale e produttiva del centro storico di Brescia

Bonifiche Expo 2015, di cosa si tratta? F.P.: «Proprio nell’ottica di dare importanza al recupero di quanto già esistente abbiamo promosso con altre qualificate società lombarde “Bonifiche Expo 2015”, un’associazione stile lobby inglese che, con la collaborazione della Università Bocconi, è impegnata a sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e a promuovere il recupero di alcune importanti aree dismesse in Lombardia, in considerazione delle opportunità generate dal prossimo Expo». Quali sono i progetti futuri della Coimpredil e quali sono i clienti a cui vi rivolgete? F.P.: «Il nostro intento è portare a termine lo sviluppo delle due operazioni avviate nei centri storici e, parallelamente alla

nostra attività di sviluppo, proseguire con successo nell’attività di consulenza e servizio per clienti terzi che nell’ultimo triennio ci ha caratterizzati come partner di fondi d’investimento italiani e stranieri ai quali la nostra struttura ha offerto e offre servizi di commercializzazione nell’ambito retail, studi di fattibilità e project management. Continueremo inoltre le vendite delle residenze nel golf da noi realizzato ad Asti e tuttora in nostra proprietà che, in controtendenza con l’attuale mercato, stanno già andando molto bene. Sono inoltre in avvio un’operazione di riqualificazione di un immobile dei primi del ‘900 a Brescia, per la realizzazione di un concept store di alto livello e, non ultimo, l’ampliamento del nostro già consolidato centro commerciale Bariblu».


COMMERCIO

Città Fiera: nuovi universi tematici per il centro commerciale Secondo l’Istat sta crollando il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Per sopperire a questo problema il centro commerciale deve sganciarsi dall’idea classica e abbracciare un’offerta differente. Ne parliamo con Antonio Maria Bardelli del centro Città Fiera di Udine Matteo Grandi l fermo delle retribuzioni e i prezzi in continua crescita comportano una stangata per ogni famiglia media di perdita di potere d'acquisto pari a 2.333 euro l'anno. A rilevarlo è l'Osservatorio Nazionale di Federconsumatori che commenta così i dati diffusi dall'Istat. «Questo inaccettabile andamento - afferma l'Osservatorio - continua a intaccare il già basso potere di acquisto delle famiglie che, dal 2008 ad oggi, ha conosciuto una caduta di oltre l’11,8 per cento». In questo scenario è necessario per chi gestisce una grande offerta di vendite studiare nuove soluzioni accattivanti e che incontrino le possibilità e i desideri della clientela. È quanto si sta operando al centro commerciale Città Fiera di Udine. «Il progetto di ampliamento del centro commerciale - spiega l’amministratore Antonio Maria Bardelli - è iniziato a luglio con l’apertura di Leroy Merlin, uno dei mas-

I

Sotto, Antonio Maria Bardelli. Il centro Città Fiera si trova a Udine www.cittafiera.it

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simi protagonisti del bricolage a livello internazionale. Questo ingresso rappresenta il primo tassello di quello che diventerà il settore casa del centro, un polo innovativo per il mercato italiano che sarà in grado di offrire al visitatore una gamma di prodotti inimmaginabile». Come è stato pianificato l’ampliamento? «Il segreto della crescita di Città Fiera risiede nella continua ricerca di nuovi sviluppi mai improvvisi ma ponderati nel tempo. Il piano di sviluppo complessivo prevede di passare dagli attuali 86 mila mq di superficie commerciale a 160 mila, a conclusione dello stesso il centro diventerà il più grande d’Italia. Obiettivo finale è la creazione di poli di attrazione in grado di allargare di molto l’attuale bacino di utenza. Il progetto rappresenta il superamento del centro commerciale classico grazie alla creazione di universi tematici attorno ai quali ruoterà un’offerta variegata e profonda: shopping, fashion home outlet, leisure. Il programma di sviluppo è molto

ambizioso ma, a differenza di altri centri, Città Fiera parte da una massa critica rappresentata da ben 8 milioni di visitatori e spazi di circa 86 mila metri quadri. Alla luce dei dati rilevati fino ad ora, Città Fiera diventerebbe il quarto o quinto Centro Commerciale in Europa ed il più grande in Italia». Quale il prossimo step? «Nel 2012 si darà il via ai lavori della nuova galleria grazie al recupero delle aree dell’ex ferramenta. Una nuova struttura situata strategicamente nella zona nord ovest dell’attuale centro commerciale a cui è collegata da uno degli ingressi più frequentati con un accesso privilegiato ai parcheggi multipiano. La galleria rappresenta un ulteriore passo avanti per la creazione di un anello che racchiuderà lo spazio commercial,e assicurando un flusso costante di pubblico. Agli attuali 86mila mq di superfici commerciali disponibili attualmente si aggiungeranno altri 26mila mq di superficie commerciale per le nuove aperture. La nuova galleria si


Antonio Maria Bardelli

UNA CRESCITA ESPONENZIALE

Superficie commerciale (GLA)

ATTUALE

SVILUPPO

86.000 mq

160.000 mq 30.000 mq

Outlet - HIC Ipermercato IPER Udine

7.450 mq

7.450 mq 1000 mq

Hard Discount 339 mq

2.154 mq

Altre superfici non alimentari

34.869 mq

53.396 mq

Totale commercio al dettaglio

42.658 mq

94.000 mq

Grandi negozi specializzati

10

15/20

Esercizi commerciali, servizi

190

300/350

Ristoranti, caffè e bar

19

25

Mercatino alimentare

3

5

11 sale

11 sale

1

1

Altre superfici alimentari

Multisala Sala Giochi

svilupperà su due piani nella parte storica, che un tempo aveva la funzione di ferramenta, (la struttura risale al 1967): l’intervento in questo senso verrà effettuato con una moderna riqualificazione delle strutture industriali esistenti rispettando le sue caratteristiche originali. Mattone, vetro e acciaio i materiali che andranno a contraddistinguerla». Una grande attenzione alle iniziative umanitarie è inoltre una delle caratteristiche predominanti di Città Fiera. «Siamo molto contenti di essere conosciuti sul territorio non solo per gli spazi commerciali ma anche per le numerose attività di responsabilità sociale che portiamo avanti che riteniamo siano molto importanti per il territorio». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 329


MATERIALI

Tra stile e design, una produzione che parla italiano Il Gruppo Parà resiste alla crisi. Grazie a continui investimenti, ricerche stilistiche ispirate ai linguaggi delle tradizioni asiatiche e a una produzione 100 per cento made in Italy, la family company brianzola ha superato i 90 anni di attività. La parola a Marco Parravicini Nicoletta Bucciarelli

l settore tessile, si sa, sta vivendo una delle crisi più pesanti che hanno mai caratterizzato il comparto. Nell’estate 2012 si è registrata una diminuzione netta della produzione. Dati Istat parlano di un calo che arriva al 14,6 per cento. Eppure, antiteticamente a questo scenario, la chiave di svolta sembra venire proprio da

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quelle aziende che hanno scelto di puntare ancora e sempre di più sul made in Italy. Un esempio di eccellenza in questo senso è rappresentato dalla brianzola Parà, azienda che produce tessuti di grande pregio estetico e di alta qualità tecnica, utilizzati per la protezione solare, l’arredamento di interni ed esterni e la nautica. Parà, fondata da Mario Parravicini nel 1921, è da tre generazioni saldamente nelle mani della stessa famiglia e oggi tre fratelli, Michele, Matteo e Marco, sono impegnati nella gestione aziendale come amministratori delegati, affiancati dal padre Ambrogio nel ruolo di presidente. «Il nostro gruppo – spiega il titolare Marco Parravicini –, è presente in 65 Paesi sia in Europa che nel mondo attraverso filiali, distributori o agenti. In ogni caso la produ-

zione è rimasta 100 per cento made in Italy ed è questo che ci ha permesso di diventare un punto di riferimento nei mercati internazionali». La vostra politica aziendale vi ha quindi permesso di avere una forte spinta all’internazionalizzazione. «Attualmente l’azienda produce 4 linee di prodotti di alta gamma realizzati con fibre tessili high performance per l’indoor e l’outdoor. Il mercato di riferimento è ancora orgoglio-

In apertura, Marco Parravicini. Sopra, la famiglia Parravicini alla guida della Parà Spa. L’azienda ha sede a Sovico (MB) www.para.it


Marco Parravicini

samente quello italiano, ma grazie a una struttura commerciale formata da oltre 60 agenti nel mondo e da una fitta rete di distributori esclusivisti, siamo diventati punto di riferimento per quei paesi particolarmente attenti e sensibili alla qualità e allo stile dei prodotti made in Italy. Germania, Giappone, Nord e Sud America e Australia ci danno grosse soddisfazioni in termini di vendite e riconoscibilità del marchio. Inoltre, andando contro ogni previsione e andamento di mercato, assume sempre più rilevanza il nostro export verso la Cina e le altre principali economie asiatiche, che sono ben note per la loro produzione tessile interna. Siamo orgogliosi di essere ambasciatori del made in Italy nel mondo». Nel 2011 Parà ha festeggiato l’importante traguardo dei 90 anni di attività. «In effetti era il 1921, quando Mario Parravicini, mio nonno, creò la Emme-Pi, inizialmente impegnata nella produzione di tessuti di cotone per rivestire i tralicci dei materassi. L’azienda

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Una sostenuta attività di ricerca e sviluppo ha permesso una costante evoluzione dei nostri tessuti Tempotest® e con essa la crescita di tutta l’azienda sino alle dimensioni attuali

ha poi attraversato numerose tappe intermedie, senza mai perdere la propria natura tessile e industriale. Negli anni 50 ad esempio ci siamo dedicati alla produzione di tessuti di carta utilizzati per la copertura dei sedili delle automobili. È all’inizio degli anni 60 che l’azienda entra nel mondo della protezione solare e dell’arredamento interno ed esterno della casa; inizialmente con tessuti pesanti realizzati in puro co-

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tone, utilizzati sia nella tenda da sole e nell’ombrellone, che nell’arredamento. Poi nel 1964 avviene la grande svolta, quando il colosso chimico italiano Montecatini, cede alla nostra azienda il marchio Tempotest® e l’utilizzo della fibra acrilica tinta in massa, una fibra sintetica rivoluzionaria che sembra fatta apposta per vivere all’aperto». Tempotest® è oggi il marchio che rappresenta maggiormente la vostra azienda. Qual è stata da allora l’evoluzione in termini di offerta di prodotti con questo marchio? «In effetti il marchio Tempotest® ha portato l’azienda ad essere leader assoluto a livello mondiale nel settore dei tessuti per utilizzi outdoor; tale notorietà è dovuta non solo alla qualità in termini di prodotto e di UU LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 331


MATERIALI

Il Gruppo Parà veste la Casa Bianca Una tessuto del Gruppo Parà è stato scelto dal decorator incaricato da Barack Obama per rivestire le sedute dello studio ovale. Il Presidente, al momento di rivestire con ricercatezza i divani e le poltrone della Casa Bianca, ha deciso di puntare sulla qualità italiana. «Si tratta dell’ennesimo successo sullo scacchiere internazionale ottenuto dal nostro Gruppo ha commentato il marketing manager di Parà, Paolo Patruno -, siamo entusiasti del fatto che l’italianità ancora una volta sia sinonimo di eccellenza». Il tessuto scelto dal Presidente americano risulta particolarmente soffice ed è in grado di rendere altamente preziose le sedute della sala ovale. L’approdo alla Casa Bianca è a conferma delle capacità della realtà brianzola di porsi sul mercato nazionale e internazionale, con una qualità e uno stile sempre più inconfondibili.

servizio che dedichiamo ai nostri resistenza a qualsiasi agente at-

UU clienti, ma anche agli ingenti in- mosferico e in particolare alvestimenti che da oltre 20 anni l’azienda fa in campagne pubblicitarie e di comunicazione a sostegno del brand. Il marchio Tempotest® viene utilizzato per identificare tutte le linee di prodotto per gli utilizzi outdoor, tra i quali, oltre ai più noti tessuti per la protezione solare, spiccano la gamma Tempotest Home® per mobili da giardino e Tempotest Marine® per il mondo della nautica. In tempi più recenti abbiamo sviluppato la linea di prodotto Tempoteststar®, una gamma di tessuti realizzati con una fibra innovativa, frutto di anni di lavoro del nostro ufficio R&D. Tempoteststar® ha un’incredibile

l’azione logorante dei raggi solari. L’azienda ha costantemente investito ingenti risorse finanziarie ed umane nelle attività di Ricerca e Sviluppo e ciò ha permesso una costante evoluzione dei tessuti Tempotest® nel corso degli ultimi 40 anni, sia in termini di offerta che di qualità e con essa la crescita di tutta l’azienda sino alle dimensioni attuali». Parà è anche leader mondiale nella produzione di tessuti in fibre naturali per l’arredamento di interni. Quali sono i trend in questo settore per la prossima stagione? «I nostri tessuti non sono solo sinonimo di alte performance, ma

sono il concentrato di una costante ricerca stilistica. Le nostre ultime proposte nel campo della decorazione di interni, nascono dalla ricerca dei segni e dei linguaggi delle tradizioni culturali asiatiche, in particolare di India e Giappone, spaziando nel continente africano e attraversando i linguaggi tessili mediorientali. Le collezioni tessili da noi realizzate sono uniche nel loro genere, ma allo stesso tempo contengono principi universali di bellezza e senso estetico che superano ogni frontiera, diventando parte di un linguaggio nuovo, plurale, coordinato ed elaborato abbinando diversi stili e colori provenienti dalle diverse aree geografiche del pianeta. Le nuove tendenze nel settore del tessile per l’arredamento, riflettono l’importanza e la centralità del tema della multietnicità nello scenario contemporaneo». Come comunicate e come sostenete i vostri brand sui mercati in cui siete presenti?


Marco Parravicini

«Abbiamo sempre creduto nella comunicazione. Siamo stati una delle prime aziende del nostro settore a comparire con spot tv e sulla carta stampata; questo ha permesso il lancio del marchio Tempotest® che oggi, dopo oltre 20 anni di investimenti, gode di una elevata riconoscibilità presso il consumatore finale. Partecipiamo ogni anno a circa 20 fiere nel mondo, organizziamo convention ed eventi; abbiamo creduto ed investito nelle nuove tecnologie, attraverso la creazione di un sito web interattivo che riceve migliaia di visite settimanali e di una application per Ipad e Android. Nel comunicare il nostro brand, non dimentichiamo mai di associargli quelli che sono i nostri valori aziendali di qualità, performance e italianità». Quanto conta per voi la politica ambientale? «È diventata uno dei nostri punti di forza. 15 anni fa, quando le normative vigenti non imponevano particolari restrizioni, abbiamo realizzato un impianto di riciclo delle acque di produzione capace di rendere addirittura potabili 3000 metri cubi di acqua al giorno utilizzando una tecnologia a enzimi naturali. Anche l’energia elettrica utilizzata nei nostri sei impianti industriali viene totalmente autoprodotta grazie a un impianto di cogenerazione e a uno fotovoltaico. Tutto questo ci ha reso un’azienda a impatto zero».

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Nel comunicare il nostro brand, non dimentichiamo mai di associare quelli che sono i nostri valori aziendali di qualità, performance e italianità

Anche la vostra politica interna di lavoro guarda sempre al futuro. «La qualità finale del prodotto è inevitabilmente il risultato di una molteplicità di fattori, tra i quali quello umano è sempre il più importante. La qualità del lavoro e dei luoghi in cui esso si svolge, hanno per noi un’importanza preponderante ed i risultati raggiunti ci danno grandissima soddisfazione: all’interno delle nostre fabbriche c’è un bassissimo turn over tra i dipendenti, che generalmente trascorrono l’intera vita lavorativa presso di noi e ciò è sinonimo di una qualità di lavoro ottimale. Attualmente sono impiegati interi nuclei familiari e spesso intere generazioni hanno prestato servizio nelle nostre aziende. Nel 2011 la Parà ha festeggiato i 90 anni di storia e in quella occasione abbiamo premiato 40 dipendenti che festeggiavano a loro volta 40 anni di

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servizio». La crescita costante negli ultimi 30 anni è servita a fronteggiare meglio la crisi? «Sicuramente ci ha donato maggior tranquillità, dovuta ad una solidità finanziaria che si è costituita in quasi un secolo di storia aziendale ricca di successi. In questa lunga storia aziendale sono state diverse le crisi economiche e politiche che il mondo ha dovuto affrontare, compreso anche un conflitto bellico mondiali. Ciononostante l’azienda non ha mai smesso di investire i frutti del proprio lavoro in aggiornamenti tecnologici e in processi di ricerca e sviluppo. Il risultato è che oggi Parà è un’industria tessile completamente verticalizzata, che vanta le più moderne tecnologie disponibili sul mercato e questo ci consente di competere a livello globale anche con quella concorrenza che proviene dai Paesi a bassissimo costo di manodopera». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 333


MATERIALI

Ecosostenibilità e sviluppo per l’industria del legno Il rispetto dell’ambiente e la produzione di legno possono andare di pari passo. Sintesi esemplifica come versatilità progettuale e gestione delle risorse si possano accompagnare alla ricerca di prodotti ottimali e di basso impatto ambientale Martina Carnesciali

a produzione di legno per la costruzione edile e lo sviluppo di progetti per grandi e piccole strutture abitative, industriali, sportive e commerciali è un settore in espansione. Che richiede professionisti che curino l’aspetto realizzativo, operatori che offrano assistenza, oltre a numerose verifiche sul disegno e in cantiere, fino ai calcoli strutturali per l’eventuale collaudo finale. Non tutte le aziende riescono a ricoprire interamente le mansioni, la Sintesi di Malonno (BS), azienda specializzata nelle coperture in legno lamellare, con l’innovazione ha tentato di sopperire a certe mancanze introducendo la figura del builder advisor, cioè un consulente costruttore nel settore abitativo in legno. Martino Martinotta, l’amministrazione delegato, ci spiega che «al momento dell’apertura dell’azienda, nel ’95, ave-

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Alcuni lavori della Sintesi Srl. L’azienda ha sede a Malonno (BS) www.legnosintesi.com

334 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

vamo maturato una lunga e profonda esperienza nell’industria del legno lamellare. Chiara però era la consapevolezza della lontananza tra la logica industriale e le aspettative dell’operatore edile e del committente privato: è nata così la figura del consulente costruttore». Non solo: «la versatilità progettuale, l’utilizzo dei più aggiornati software di settore e di macchinari robotizzati a controllo numerico di ultima generazione favoriscono l’utilizzo di sistemi costruttivi affidabili ed ecologici con soluzioni che esaltano le peculiarità intrinseche del legno lamellare quali leggerezza, resistenza, inalterabilità e indeformabilità nel tempo». Si parla di ecologia perché i legnami utilizzati dalla Sintesi «provengono da selvicolture sostenibili e certificate Pefc 100 per cento: significa che la gestione dei boschi è programmata e controllata da un ente che garantisce un

corretto utilizzo della risorsa prevedendone i necessari reinserimenti. Questo è il motivo principale per cui il legno da costruzione si definisce ecosostenibile, meglio ancora se parliamo di legno lamellare perché in questo caso si riesce ad ottimizzare l’uso della materia prima, realizzando elementi anche di grande impatto dimensionale sfruttando le sezioni resistenti, per poi liberarsi dalla circonferenza del tronco per approdare a sezioni con mo-


Sintesi

duli resistenti altissimi». Per lavorare a simili livelli di precisione, anche i macchinari e le innovazioni sono fondamentali. L’amministratore delegato, non a caso, specifica: «Nonostante la pesante crisi che investe il settore edile, la prossima meta aziendale è l’installazione di un moderno impianto per la “finitura” automatizzata del legno. Il rispetto per l’ambiente ci ha spinto a investire in un importante impianto fotovoltaico che, nell’arco dell’anno, ci permette di

coprire interamente le esigenze energetiche aziendali». Non solo ecosostenibilità e sviluppo, anche la sperimentazione è di grande interesse. Martinotta ci parla di un solaio collaborante di loro invenzione, coperto da brevetto europeo. «In collaborazione con il Centro Prove Materiali della facoltà di ingegneria dell’Università di Trento, due anni fa abbiano condotto una campagna di prove distruttive su campioni del solaio Sintec. L’innovazione di questo si-

stema poggia sull’utilizzo di connettori posti in opera senza l’ausilio di mezzi meccanici e senza l’utilizzo di resine o collanti: in pratica i connettori vengono infilati nelle loro sedi semplicemente esercitando una piccola pressione direttamente con le mani». Non c’è però da adagiarsi sugli allori: «la competizione e la crisi del settore edile non permettono illusioni di questa natura; le idee devono essere cercate ovunque. Sintesi, lo scorso anno, ha instaurato un bel rapporto con l’istituto di Belle arti “Laba” di Brescia, lanciando un concorso di idee tra i giovani designer sul tema della “Pensilina d’attesa”. La risposta è stata esaltante e tutti i progetti erano meritevoli di plauso. I giovani sono una fucina di idee, grezze a volte, ma sempre interessanti ed è sicuramente una strada da percorrere nel futuro più prossimo». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 335


INTERNI

La creatività che dà forma allo spazio La Brianza del design ha portato i propri showroom nelle capitali del mondo. Un’idea di arredo moderna che mette al centro i desideri di ogni persona. Giovanni Anzani espone la filosofia del brand Poliform. E la sua interpretazione dello spazio domestico Luca Cavera

a qualità di uno spazio non dipende dalle sue dimensioni. E un arredo di design non impone necessariamente un budget per pochi». È questa la filosofia che sta dietro la progettazione e la proposta di arredo sviluppata da Poliform, riassunta nell’espressione “My life”, che accompagna tutte le attività di comunicazione sviluppate dall’azienda di Inverigo. «Queste due parole – prosegue Giovanni Anzani, amministratore delegato Poliform Spa – sintetizzano un senso di appartenenza, un’affinità: il desiderio di ogni persona di trovare soluzioni che rispecchino la propria unicità, il proprio mondo. Ed

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340 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

esprimono la capacità dei nostri designer di interpretare uno stile sempre più individuale e proprio per questo sempre diverso». Dalle radici di una realtà artigiana, negli anni Settanta, grazie all’intuizione di Alberto e Aldo Spinelli e Giovanni Anzani, tuttora alla guida dell’azienda, Po-

liform ha imboccato la strada della produzione su scala industriale, con lo scopo di coniugare qualità e affidabilità, secondo un approccio progettuale innovativo e improntato alla massima creatività. «La svolta è stata sfruttare appieno le potenzialità di una produzione seriale

Al centro, Giovanni Anzani, amministratore delegato della Poliform Spa, insieme ai componenti della sua famiglia coinvolti nella direzione aziendale. La Poliform Spa ha il suo headquarters presso Inverigo www.poliform.it


Giovanni Anzani

A sinistra, divano Bolton tessuto sfoderabile, schienale regolabile in altezza. Libreria Wall System laccato opaco fango, inserti attrezzati rovere spessart. Poltrona Ventura lounge tessuto e struttura rovere spessart. Coffee Table Soori bronzo anticato. Tavolini Dama cedro e Flute laccato lucido acqua

e ingegnerizzata, prestando una costante attenzione alle trasformazioni del mercato e intendendo quest’ultimo in una dimensione globale, approfondendo le esigenze di un pubblico eterogeneo proprio perché internazionale. Oggi i nostri showroom sono presenti in oltre 76 paesi nel mondo. Siamo riusciti a sviluppare un vero e proprio network mondiale». Le collezioni Poliform comprendono sistemi e complementi d’arredo per ogni area della casa: librerie, contenitori, armadi e letti. «A questo nucleo originario della produzione, a metà degli anni Novanta si è aggiunto il marchio Varenna, dedicato esclusivamente alla produzione di cucine. Negli anni più recenti, abbiamo diversificato ancora la nostra produzione, creando una linea di imbottiti e, in seguito, fondando Poliform Contract, che lavora per il comparto delle grandi forniture. Questa progetta guardando a esigenze estetiche e funzionali differenti da quelle proposte dal mercato del prodotto di serie». Un altro dei concetti chiavi sviluppato da Poliform, attraverso le linee dei numerosi designer con i quali collabora, è quello della qualità dell’abitare come componente fondamentale

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I nostri designer interpretano uno stile sempre più individuale e per questo sempre diverso

della vita quotidiana. «Ogni collezione è il risultato di un impegno costante nel proporre al grande pubblico la più ampia varietà di scelta, che permetta di realizzare la propria dimensione domestica. Alla base della nostra idea di qualità sta un patrimonio di conoscenza del legno, che ha le sue radici nella tradizione artigiana del distretto della Brianza, che oggi si rinnova evolvendosi in un know how tecnologico sempre all’avanguardia. L’obiettivo delle nostre ricerche stilistiche è orientato verso progetti fortemente concreti, mirati a garantire la massima interpretazione dei trend contemporanei dell’abitare e a fornire la massima libertà di accostamento fra le diverse proposte». Accanto alla ricerca sulla forma e al rispetto dei materiali, Poliform coltiva una consapevolezza etica. «Crediamo che parte della nostra mission sia quella di migliorare la qualità della vita, ponendo la persona al centro della sfera d’attenzione. Per questo siamo attivi nel campo sociale,

nel supporto alla cultura e nella tutela dell’ambiente. Soprattutto per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, riconosciamo l’importanza di un design sostenibile e abbiamo adottato nel corso degli anni un approccio progettuale che fonde innovazione tecnologica e attenzione alle risorse. I nostri prodotti sono composti da pannelli di particelle di legno con minimo contenuto ed emissione di formaldeide, usiamo vernici prive di metalli pesanti e non utilizziamo legni provenienti da foreste esotiche protette. Gli imballi sono realizzati senza l’utilizzo di colle, in modo da facilitare la separazione, il recupero e il riciclaggio del materiale. Infine, con l’installazione di un impianto fotovoltaico composto da 765 pannelli presso il nostro Poliform Lab – un laboratorio di idee interamente dedicato alla definizione della nostra brand image –, cerchiamo di dare il nostro contribuito anche sul fronte dell’efficienza energetica e del sostegno alle fonti rinnovabili».

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LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 341


INTERNI

La marcatura Ce apre le porte all’export Oggi, è una certificazione essenziale per immettere sul mercato estero le pareti divisorie prodotte in Italia, ma solo pochissime imprese, finora, sono riuscite a ottenerla. Francesco Guarneri parla della Marcatura Ce Emanuela Caruso

ono circa una decina le aziende italiane che a oggi hanno ricevuto il Benestare Tecnico Europeo ETA 07/0312, ovvero la marcatura Ce obbligatoria per la vendita di pareti divisorie su tutto il territorio europeo ed extraeuropeo. La sesta società certificata in questo senso è stata la Alpar System di Leno, in provincia di Brescia, che da cinque anni, ovvero da quando ha prelevato il ramo produttivo di pareti divisorie di una realtà imprenditoriale più grande, si destreggia con agilità e qualità all’interno del mercato italiano. «A ottenere la marcatura Ce nel di-

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La Alpar System Srl ha sede a Leno (BS) www.alparsystem.it

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cembre dell’anno scorso – commenta Francesco Guarneri, titolare dell’impresa – è stata la linea Wall Games, che si distingue dalle altre nostre collezioni per la sua struttura interna in acciaio zincato e la capacità di proporre all’utente finale un sistema di suddivisione dello spazio ufficio in grado di offrire prestazioni di sicurezza paragonabili a quelle delle tradizionali pareti in laterizio. In aggiunta, sono prodotti che garantiscono maggior isolamento acustico e comfort visivo». Ed è proprio grazie a questa certificazione riconosciuta a livello mondiale che la Alpar System è riuscita a farsi strada nell’impervio quanto ricco di possibilità mercato estero. Come racconta ancora Francesco Guarneri: «La grande novità degli ultimi anni è stata l’acquisizione di due importanti commesse in paesi esteri, più precisamente in Africa Centrale. Grazie ad alcuni rappresentanti dell’azienda siamo riusciti a entrare in contatto

con realtà che ci hanno appaltato la produzione di pareti divisorie e attrezzate destinate a varie banche. L’espanderci verso l’estero non ci ha permesso soltanto di allargare il nostro portafoglio clienti e ordini, ma ci ha consentito anche di affrontare con un piglio più deciso la congiuntura negativa che gravita sul mercato interno e di registrare, al contrario di molte nostre concorrenti, risultati positivi. Abbiamo, infatti, superato i fatturati degli anni precedenti di circa il 15 per cento». E dato il grande successo che la società sta maturando in Africa, la Alpar System ha deciso di procedere con la diversificazione dei mercati, mossa strategica ormai indispensabile per colmare il gap del mercato nazionale. «In questi cinque anni abbiamo raggiunto un livello tale di specializzazione nella produzione di pareti divisorie tale per cui è stato naturale proporre anche all’estero la gamma di prodotti che mettiamo a disposizione dei clienti, un ven-


Francesco Guarneri

c

Per assicurare ai clienti la qualità made in Italy delle nostre pareti divisorie produciamo tutto in Italia e montiamo l’80 per cento dei prodotti

taglio di alternative che è in grado di soddisfare qualsiasi tipo di richiesta. Ai settori industriali, commerciali e terziari italiani e internazionali, quindi, proponiamo pareti monolitiche, pareti in doppio vetro, pareti intelaiate a partitura orizzontale o verticale, pareti box produzione, e attrezzate, ovvero armadiature a muro o centrostanza che completano la partizione degli ambienti di lavoro». Oltre a prodotti dalle linee pulite, minimali ed essenziali, la Alpar System garantisce ai committenti servizi e lavora-

zioni di elevata qualità. «I nostri prodotti – continua Francesco Guarneri – sono tutti creati su misura del cliente, ciò significa che ci avviciniamo alle commesse attraverso un approccio consulenziale attraverso il quale analizziamo le specifiche esigenze di ogni acquirente e mettiamo a punto prodotti davvero in grado di migliorare gli spazi lavorativi di chi si rivolge a noi. Curiamo nei minimi dettagli le finiture, la scelta dei colori e la fase di consegna, puntando sempre alla qualità assoluta di ciò che

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realizziamo. Anche per questo motivo, l’80 per cento dei nostri prodotti viene montato dal nostro staff interno». Per continuare sulla strada del miglioramento della propria produzione, che avviene tutta in Italia, la società ha già sviluppato alcuni investimenti per il breve-medio periodo. «Per l’immediato futuro, abbiamo intenzione di investire maggiormente sull’immagine dei prodotti così come su quella dell’impresa, cercando al contempo di allargare la nostra presenza sul mercato mondiale». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 343


Le tre anime del designer Artista, artigiano e manager. Attraverso la trasformazione di un’idea in un prodotto finito. L’esperienza di Paolo Orlandini nella progettazione di sedute Luca Cavera

lla base del processo deve esserci un’idea forte. Non importa se di carattere formale, tecnico, produttivo, legata a un nuovo materiale o a una nuova lavorazione industriale. Senza una buona idea il progetto non può nascere». L’architetto Paolo Orlandini descrive così l’input del processo creativo. E prosegue descrivendo il modo in cui, nel suo laboratorio, si disegnano le sedute: «Dopo una breve fase di schizzi e disegni, si passa alla modellazione tridimensionale. Questa può avvenire al computer, ma il più delle volte la facciamo con modellini in scala e al vero. I primi modelli

«A

sono sommari, realizzati con materiali di riciclo. Poi, quando le idee si fanno più chiare e il progetto si delinea nelle sue diverse parti, si passa ai modelli definitivi e ai prototipi da presentare. Questo iter che ho riassunto in poche righe però può durare anche parecchi mesi ed è proprio questo che rende il parto creativo di un prodotto industriale estremamente gratificante». Voi create progetti che saranno poi realizzati in serie. Qual è il vostro approccio con i produttori? «L’interazione e il dialogo con i produttori per i quali disegniamo sono fondamentali. Un progetto è valido se pensato al momento giusto e per l’azienda giusta. La cosa migliore è ovviamente lavorare su un brief specifico sul quale l’azienda ha già focalizzato gli obiettivi – in


Paolo Orlandini

questo modo si evita di andare fuori tema e di perdere tempo su strade sbagliate. Se non esiste una richiesta specifica, invece, è importantissimo studiare il catalogo del produttore e dei suoi concorrenti diretti per evitare ripetizioni e prodotti che non avrebbero mercato. In questo si rivela la natura profonda del designer, allo stesso tempo artista, artigiano e manager. Queste tre figure diverse concorrono tutte nelle varie fasi che portano dall’idea al prodotto finito». Quali saranno le principali novità presentate al Salone del mobile? «Presentiamo due nuove sedute, una sedia in legno – Boba, prodotta da Zilio – e una poltroncina imbottita – Collier, prodotta da Casprini. Alla base del progetto di Boba c’è il tentativo di eliminare ogni tipo

di discontinuità formale e materica fra struttura portante in massello e scocche in multistrato. Infatti, la superficie del sedile si plasma nello spazio diventando le gambe anteriori e annullando, almeno in parte, l’effetto cartaceo che solitamente hanno sedili di questo tipo». Quali sono le caratteristiche dell’altra seduta che presentate? «Collier è una poltroncina in poliuretano integrale con telaio metallico, gambe in tubolare d’acciaio o in pressofusione d’alluminio o in legno. La scocca, dalla forma molto avvolgente, è caratterizzata da una sorta di effetto colletto che corre perimetralmente lungo i braccioli e lo schienale, abbracciando così chi è seduto. Questo, oltre a conferire un carattere particolare al prodotto,

rende più morbide e ricche a livello tattile le superfici di contatto con braccia e schiena». Presentate anche altri elementi di arredo? «Un esempio può essere la linea di tavolini Table, prodotta da Minottiitalia. Sono tavolini bassi con piano in Mdf laccato e gambe a slitta in tondino cromato. Ciò che caratterizza questo progetto non è soltanto l’immagine insolita del basamento formato da più slitte randomizzate, ma il loro dialogo con il piano di appoggio. Queste sono fissate al di sotto del top e lo attraversano da parte a parte, affiorando in superficie e diventandone il tema decorativo».

In apertura, l’architetto Paolo Orlandini e lo staff dello studio Orlandini Design di Sedriano (MI); in alto, tavoli Table. In questa pagina, in alto progetto e Poltroncina Collier www.orlandinidesign.net

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INTERNI

Il made in Italy trova conferma all’estero

L’export costituisce sempre più una possibilità di crescita per tutte quelle Pmi che negli anni hanno fatto del made in Italy la loro bandiera. Puntando su ingegno e inventiva. Ne parla Domenico Franzoni Marco Tedeschi export dell'industria manifatturiera è da decenni il motore dell'economia italiana e, anche oggi, in tempi di crisi, continua a esserlo. Nel corso del 2011, mentre la domanda interna si è ulteriormente indebolita, quella estera è cresciuta e ha assicurato ancora una volta un saldo attivo alla nostra bilancia commerciale. L'export costituisce perciò una leva fondamentale per scongiurare un aggravamento della recessione, come emerge anche dall'ultimo rapporto del Centro studi di Confindustria sull'andamento della congiuntura.

L’

Domenico Franzoni, sales manager di Sicos. L’azienda ha la sede a Castelcovati (BS) www.sicos.it

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Per questo risulta di fondamentale importanza aiutare le Pmi a valorizzare certe singolari attitudini come l'inventiva, l'ingegnosità e una particolare perizia nel saper fare, in modo da renderle più incisive e da farle valere su più ampie cerniere del mercato globale. Ed è proprio partendo dall’ingegnosità e dall’inventiva che la Sicos, azienda lombarda che produce scale e trabattelli sia a livello professionale che per la casa, ha deciso di puntare molte energie sull’estero. «La forte spinta in direzione di Paesi che rappresentano il futuro dell’economia – precisa Domenico Franzoni, sales manager di Sicos - ha consentito sicuramente di mitigare gli effetti della continua recessione che coinvolge l’Europa intera. Ovviamente un approdo sicuro e fondamentale è rappresentato da quei paesi che possiedono oramai un’economia consolidata e sicura ma che presentano ancora oggi notevoli prospettive di sviluppo. Mi riferisco al Brasile, alla Libia, ai Paesi del Sud America e alle repubbliche ex Urss. Si

tratta di Paesi in grande fermento economico che possono avere notevoli possibilità di crescita economica. In tutte queste frontiere abbiamo osservato un denominatore comune: la sempre maggiore richiesta di qualità e il forte richiamo del vero made in Italy». Un made in Italy che per la Sicos significa soprattutto una grande attenzione ai materiali utilizzati e una cura meticolosa del design. «Il design risulta strumento efficace se coniuga in sé caratteristiche di stile, bellezza e funzionalità. Di queste tre caratteristiche non ve n’è una che abbia più spessore dell’altra, ma tutte e tre proseguono il cammino dell’innovazione con lo stesso complementare passo. Il nuovo prodotto Maxima ne è espressione concreta». Per l’azienda lombarda che dal 1978 produce scale e trabattelli le principali caratteristiche e linee guida aziendali restano sicurezza, qualità italiana ed ecologia. «Specificità che rappresentano contemporaneamente i nostri punti di forza e


Domenico Franzoni

c gli obiettivi da raggiungere. La sede di Castelcovati, in provincia di Brescia, ospita gli uffici e l’intero sistema produttivo, dalla ricerca e sviluppo alla progettazione per arrivare, attraverso tutte le fasi di lavorazione, al prodotto finito». Per un prodotto tradizionale come la scala infatti la ricerca della perfezione è un traguardo a cui si cerca di aspirare attraverso una continua ricerca. «L’innovazione – prosegue Franzoni - è un processo continuo che coinvolge risorse altamente specializzate nei diversi settori della Sicos. Gli ultimi frutti di questo lavoro sono rappresentati dal sistema elettronico di stabilità Ess che conferisce maggiore sicurezza e consapevolezza all’utilizzatore della scala. Si tratta di un si-

stema elettronico che, applicato alla scala, avvisa l’utilizzatore se la scala è ben posizionata e, quindi, stabile. L’apparato tecnologico, ideato e brevettato da Sicos, è autoalimentato da un piccolo pannello fotovoltaico e si compone di led luminosi che indicano quando la scala non è correttamente posizionata (led rosso) e quando invece è stabile e pronta per essere utilizzata in sicurezza (led verde). In caso di sbilanciamento della scala, un segnale acustico si attiva a supporto del led rosso, per avvisare anche chi sta già utilizzando il prodotto». Un’altra novità è rappresentata dalla serie di prodotti Simplex. «In questo caso si consente a un trabattello di avere la semplicità d’uso di una scala garantendo

Tra le ultime novità c’è il sistema elettronico di stabilità Ess che conferisce maggiore sicurezza e consapevolezza all’utilizzatore della scala

però condizioni di sicurezza tipiche di una struttura più complessa». Anche con questi nuovi prodotti di punta l’obiettivo principale della Sicos resta quello della diffusione in nuovi mercati. «Prospettive di medio periodo – conclude Franzoni riguardano proprio l’espansione del marchio nei Paesi che rappresentano interessanti sbocchi nell’economia mondiale. Da qui facile pensare a nuove sedi localizzate negli stessi Paesi così da poter presidiare al meglio il territorio nel rispetto delle specificità di mercato tipiche».

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NAUTICA

Nautica, in crisi l’eccellenza Parla Tullio Abbate, figlio di Guido, il cui nome ha fatto la storia della motonautica. Un marchio made in Italy ben noto agli appassionati. Eppure l’azienda ora soffre, nonostante i prodotti anti-crisi. «Abbiamo bisogno di finanziamenti» Renato Ferretti

e dovessero indovinare dove sono nati i motoscafi più veloci, probabilmente i più risponderebbero Genova, Venezia o Napoli: comunque posti di mare. E invece le fuoriserie dell’acqua italiane sono nate sul lago di Como e sul lago Maggiore, anche grazie al pioniere Guido Abbate che realizzò motoscafi da record mondiali di velocità. Ora a gestire il cantiere di Tremezzo dove vengono ancora costruite le Ferrari della motonautica è il figlio Tullio. Il titolare della Abbate però non può fare a meno di mettere l’accento sul grave momento di

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difficoltà che sta vivendo il suo settore e la sua impresa. Sarà forse anche l’effetto della caccia alle streghe fatta ai danni delle barche come status symbol, per alcuni una sorta di sfregio alla povertà che nell’ultimo periodo può apparire odioso. Paradossalmente, in questo modo i costruttori di barche hanno subito un durissimo contraccolpo e quella che voleva essere una denuncia indignata contro presunti ricchi spendaccioni rischia adesso di mandare gambe all’aria decine di cantieri che hanno fatto la storia e l’eccellenza di un prodotto italiano a livello mondiale. «Negli ultimi


Tullio Abbate

12 mesi abbiamo fatto di tutto – ci dice con rammarico Abbate – abbiamo tentato i miracoli pur di non chiudere. Con i progetti più piccoli ci siamo anche riusciti, ma quasi esclusivamente all’estero». Dunque un’annata nera. «Ormai in Italia la nautica è morta, grazie al governo Monti. Il giro d’affari è diminuito dell’80 per cento. Abbiamo cercato di fare dei prodotti anti-crisi, ma abbiamo venduto veramente poco. I telefoni che abbiamo in ufficio non squillano più. E dire che noi vendevamo a persone come Madonna, Maradona, Schumacher, Versace». Come pensate di reagire alla situazione? «In Francia, Svizzera e Germania qualcosa abbiamo venduto e questo ci ha permesso di “galleggiare”, di sopravvivere. Inoltre facciamo i saloni più importanti d’Europa e quindi un po’ di riscontri li abbiamo ricevuti, ma a costo di una grande fatica. Vedo una morìa di can-

tieri impressionante. Noi probabilmente siamo riusciti a vendere qualcosa perché siamo conosciuti, siamo sul mercato da quarant’anni e questo qualcosa vorrà pur dire. Però se non arrivano dei finanziamenti non so che fine faremo». Avete in mente qualche novità da presentare per i prossimi eventi? «Per quanto riguarda le nostre novità posso assicurare che non avranno tutte quelle diavolerie come joystick, telecomandi che dovrebbero servire a manovrare una barca. Io non sono d’accordo: troppo spesso abbiamo visto dei disastri, come durante le manovre nei porti. Non voglio fermare il progresso. Mi limito a non essere d’accordo con l’inserimento di tutta questa elettronica, ma per quanto riguarda il motore porto il massimo rispetto alla nuova generazione tecnologica che rispetta di più l’ambiente e ha abbassato i consumi». Che cosa chiederebbe alle istituzioni?

«Se a settembre il governo non dà un po’ di soldi alle aziende, io non so se vado avanti. Ai miei operai l’ho detto: fin qui vi ho portato, ma le commesse che ho per il momento non sono sufficienti a sostenere il costo dell’azienda. Le banche hanno tolto quel poco che davano. Se non inventano un qualche finanziamento, chiudiamo tutti: il problema di cui parlo non riguarda ovviamente solo la nautica. La Bce ha dato dei soldi alle banche per finanziare le imprese, ma noi non abbiamo visto un centesimo». Dunque c’è il forte rischio che un’azienda storica chiuda davvero i battenti. «L’unica cosa per cui mi ritengo fortunato è di aver cresciuto un figlio, tra pregi e difetti, che sta seguendo le mie orme prendendosi grandi soddisfazioni. Si chiama Tullio anche lui e l’anno scorso è stato campione mondiale di Endurance Formula 1. Ma per lui sarà tutto molto più difficile di quanto non lo sia stato per me».

Tullio Abbate, titolare dell’omonima azienda con sede a Mezzegra (CO) www.tullioabbate.it

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CONTRAFFAZIONE

Tolleranza zero per le imitazioni del made in Italy La contraffazione è un fenomeno dai risvolti sia sociali che economici. E la posta in gioco, soprattutto in tempi di crisi, è piuttosto alta: ogni giorno vengono sottratti posti di lavoro ed entrate fiscali. Per questo l’attenzione deve sempre essere massima Teresa Bellemo

e siamo orgogliosi di ciò che contraddistingue maggiormente il nostro Paese, vale a dire la storia e i beni culturali, e per questo riteniamo importante tutelarli, allo stesso tempo la medesima attenzione dovrebbe essere riposta in ciò che rende altrettanto grande l’Italia, ossia il made in Italy. Il Consiglio nazionale anticontraffazione (Cnac) è l’organismo istituzionale che ha il compito di dare indirizzo, impulso e coordinamento in materia di lotta alla contraffazione in undici settori produttivi: agroalimentare, design, elettronica, farmaci e cosmetici, fiere, giocattoli, meccanica, moda-tessile-accessori, opere d’arte, pirateria e sport. La contraffazione è un freno per la crescita della nostra economia ma soprattutto un pericolo per la salute, in particolare nel caso dei farmaci, dei cosmetici o degli alimenti, ma anche per quanto concerne l’abbigliamento, i giochi per bambini e gli elettrodomestici. Secondo la presidente del Cnac, Daniela Mainini, «le istanze che arrivano dalle imprese o dal mondo associativo e istituzionale danno continua e costante evidenza che la contraffazione è un furto

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della creatività, un virus che mina le fondamenta del sistema imprenditoriale italiano». Quali sono le priorità nel campo della tutela del marchio e della lotta alla contraffazione? «Tutelare il marchio significa tutelare il cuore dell’impresa. È il bene supremo, sinonimo di qualità dei prodotti e garanzia per il consumatore di qualità e sicurezza. La lotta alla contraffazione è una delle priorità di questo Paese, che a volte dimostra di sottovalutare il fenomeno, non tanto nell’apparato normativo, quanto nell’applicazione delle norme. Dai lavori del Consiglio nazionale anticontraffazione sono emersi dati in forte ascesa e un problema di sottostima del fenomeno, che è prima di tutto un problema di cultura: vendere e acquistare prodotti contraffatti viene tollerato dall’opinione pubblica. La politica deve riappropriarsi della tutela della proprietà intellettuale, senza la quale questo Paese non avrà sviluppo». Quanto l’economia italiana, e in particolare il made in Italy, vengono penalizzati dalla contraffazione?


Daniela Mainini

AGROALIMENTARE

60 mld IL GIRO D’AFFARI GENERATO OGNI ANNO DAL FENOMENO DELL’ITALIAN SOUNDING



L’imitazione per la griffe può essere segno di successo dei suoi prodotti, un prodotto che non ha successo non viene certamente copiato

«Moltissimo, soprattutto se pensiamo ai fenomeni dell’Italian sounding e del “look alike”, che consistono nell’imitazione del nome o dell’aspetto di prodotti italiani ma che di italiano non hanno nulla. È un fenomeno rilevante soprattutto nel settore agroalimentare, dove il giro d’affari dell’Italian sounding supera i 60 miliardi di euro l’anno, ma tocca anche gli altri settori tradizionali della manifattura italiana, per esempio il tessile, la pelletteria e le calzature, dove l’indicazione made in Italy è il valore aggiunto del prodotto che va tutelato come e più di un marchio. Questi sono tra le priorità in materia di lotta alla contraffazione, un obiettivo che presenta peraltro la sfida di un continuo confronto della normativa italiana con quelle comunitaria e internazionale». Ci sono stati casi in cui prodotti contraffatti sono stati trovati nei normali circuiti di vendita. Quali possono essere i percorsi più efficaci per limitare la penetrazione della contraffazione nel mercato italiano ed internazionale? «Nel nostro Paese, tra le attività delle organizzazioni mafiose, la contraffazione ha ormai superato in valore il contrabbando e alcune ricerche specializzate sull’analisi della contraffazione come fenomeno criminale indicano che la richiesta di pizzo ai commercianti è stata sostituita dall’imposizione ai negozianti dell’acquisto di prodotti contraffatti. Que-



sto spiega la presenza di falsi nei circuiti legali. Sul piano strategico, il Piano nazionale anticontraffazione del Cnac indica la strada da percorrere per ostacolare la penetrazione del fenomeno. Sul piano operativo, serve sostenere tutti i corpi specializzati impegnati sul campo a combattere un fenomeno che sta diventando sempre più ambito dalla criminalità organizzata». Il mercato del lusso è in costante crescita e spesso le contraffazioni sono molto evidenti. Questo non rappresenta quasi una sorta di pubblicità per le griffe più che una reale minaccia? «Non penso che un capo di abbigliamento contraffatto esposto su un marciapiede possa costituire una forma di pubblicità. Per ripetere una battuta del compianto Nicola Trussardi “sarebbe come essere felici del tradimento della propria donna quale segno del comune apprezzamento per la sua bellezza”. Il punto è che da tempo la contraffazione non è più un fenomeno limitato al mondo del lusso, oggi si falsifica di tutto. E nella contraffazione che coinvolge questi settori non è certo in ballo il successo o l’insuccesso di un prodotto o il raggiungimento di uno status symbol. In questi casi è più probabile che il consumatore non sappia neanche che sta comprando un prodotto contraffatto e che la vera posta in gioco non sia lo status ma la sua sicurezza e la sua salute».

In apertura, Daniela Mainini, presidente del Consiglio nazionale anticontraffazione

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SFVWVWWRW CONTRAFFAZIONE

Il mercato del falso ai tempi della crisi Il circuito della contraffazione in meno di dieci anni è cresciuto a livello esponenziale. Colpa delle nuove tecnologie, come internet, e della crisi economica, che aumenta la richiesta di prodotti a basso costo Teresa Bellemo

egli ultimi anni la contraffazione del marchio sta diventando un fenomeno sempre più diffuso e ampio. I sequestri, infatti, dal 2003 a oggi sono aumentati più di tre volte e il giro d’affari totale è stimato tra il 2 e il 7 per cento del commercio mondiale. Questo perché l’industria del falso cambia continuamente strategie e metodologie di gestione dei traffici illeciti, mutando spesso gli itinerari, falsificando la documentazione doganale e commerciale, movimentando le partite attraverso società fantasma. Anche per questo motivo, oltre il 90 per cento dei sequestri della Guardia di Finanza è operato sul territorio, fuori dai punti di approdo delle merci, quali porti e aeroporti. L’Italia purtroppo su questo campo dimostra essere tra i bacini più importanti, almeno per quanto riguarda il vecchio continente. La Commissione europea, infatti, sottolinea che sebbene il 73% della produzione di merci contraffatte provenga dalla Cina, per quanto riguarda il bacino del Mediterraneo la fonte

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principale dei traffici è localizzata nell’area orientale. Il comandante regionale delle Fiamme Gialle, Renato Maria Russo, non rinuncia inoltre a sottolineare l’aspetto più importante correlato alla contraffazione. Oltre ai rischi per la salute, si deve infatti ricordare la forte connessione tra falso e criminalità organizzata. «Ogni cittadino dovrebbe sempre tenere in considerazione che acquistare una merce “taroccata” significa finanziare - seppur indirettamente - la criminalità e che l’apparente convenienza del prezzo più basso non vale nulla di fronte ai rischi che si corrono per la propria salute e sicurezza fisica». In Italia qual è l’incidenza della contraffazione del marchio? «L’industria del falso ha registrato negli ultimi anni un salto in avanti di dimensioni esponenziali: i sequestri di prodotti contraffatti o pericolosi operati dalla Guardia di Finanza sono passati dai 34 milioni del 2003 ai circa 95 del 2004, fino a raggiungere negli anni successivi una media di oltre 100 milioni di pezzi al-


Renato Swdcwdcwadcawe Maria Russo

FALSI

53 mln I PRODOTTI CONTRAFFATTI SEQUESTRATI NEI PRIMI SETTE MESI DEL 2012 IN ITALIA



Internet costituisce la nuova frontiera della contraffazione e della pirateria per la sua enorme facilità di accesso



l’anno. Nei soli primi sette mesi del 2012, sono 53 milioni i prodotti contraffatti sequestrati, 6.000 responsabili sono stati denunciati all’autorità giudiziaria e 94 arrestati perché affiliati a organizzazioni criminali dedite al falso. Stando alle cifre diffuse non solo da fonti ufficiali, ma anche da organismi di studio e ricerca, il giro d’affari dell’industria del falso è stimato fra il 2 e il 7 per cento dell’intero commercio mondiale e determinerebbe, nel nostro Paese, un mancato gettito per oltre 5 miliardi di euro». Qual è la geografia della produzione e della diffusione del prodotto contraffatto? «Nel panorama comunitario il nostro Paese si conferma come uno degli stati membri maggiormente interessati dal fenomeno. Secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea sul contrasto doganale alla contraffazione e alla pirateria, nel 2011 l’Italia è il terzo Paese per numero di articoli sequestrati e il quinto per numero di casi riscontrati ai varchi doganali. Esistono poi sul nostro territorio nazionale dei veri e propri distretti produttivi del falso: emble-

matico è il caso di Prato, ma non di minor rilievo sono le aree dell’hinterland vesuviano e del comprensorio dei calzaturifici e tomaifici delle Marche e del Vicentino. Sul territorio i principali canali di distribuzione e commercializzazione delle produzioni contraffatte, infine, sono costituiti dagli operatori commerciali e dagli ambulanti abusivi e da internet, che costituisce la nuova frontiera della contraffazione e della pirateria per la sua enorme facilità di accesso, l’ineguagliabile velocità delle transazioni e la garanzia di un sostanziale anonimato dei forniSopra, tori e dei clienti». Il comandante della Quanto la criminalità organizzata trae pro- Guardia di Finanza della Lombardia, Renato fitto dal mercato della contraffazione? Maria Russo «La contraffazione, a causa degli ingenti profitti generati, svolge per i gruppi criminali organizzati una duplice funzione: è fonte di finanziamento per una serie di ulteriori attività illecite e, al contempo, costituisce uno strumento per riciclare proventi derivanti da altri reati. La criminalità organizzata è, infatti, sempre più coinvolta in questi traffici illeciti, basti pensare che  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 355


CONTRAFFAZIONE

 nell’ultimo triennio i soggetti segnalati dalla tamente la situazione economica, che ha fatto Guardia di Finanza all’autorità giudiziaria per associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di contraffazione sono stati 985 e nello stesso periodo sono stati tratti in arresto 264 tra promotori e organizzatori dediti alla contraffazione, 121 dei quali solo nell’ultimo anno». Ci sono casi di contraffazione che possono davvero essere confusi con gli originali. Come si muove l’industria della copia e quali sono le ultime “novità” in questo settore? «Può accadere che i “tarocchi” siano venduti anche in esercizi apparentemente regolari, accanto o insieme ai prodotti originali. Più in generale, comunque, emerge una notevole estensione e diversificazione delle merci soggette a contraffazione, che non sono più costituite dalla sola sfera dei beni di lusso ma interessano ormai le più svariate merci di uso comune. Sebbene l’alta moda, l’abbigliamento e i suoi accessori si siano confermati settori in cui la contraffazione e la falsa indicazione made in Italy è ancora fortemente diffusa (nel 2011 25,5 milioni sequestri), lo scorso anno abbiamo notato un notevole aumento dei sequestri di beni di consumo (+30% rispetto al 2010), tra i quali spiccano i medicinali, i cosmetici, i libri e i prodotti per la scuola. In questo influisce cer356 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

aumentare la domanda di prodotti a basso costo da parte dei sempre più numerosi consumatori che si trovano in difficoltà a causa della recessione». I consumatori che acquistano prodotti con marchi contraffatti quali rischi corrono? «Praticamente nessun prodotto è immune dal rischio di falsificazione e il principale e più grave problema per i consumatori è costituito dalla pericolosità intrinseca dei “tarocchi”. A titolo di esempio si citano scarpe e borse contenenti abnormi percentuali di cromo esavalente, sigarette falsificate spesso con percentuali elevatissime di catrame e arsenico, termocaloriferi assemblati con fibre di amianto e rubinetti che rilasciano sostanze pericolose al contatto con l’acqua. Questo accade perché, ovviamente, l’unico obiettivo dei trafficanti di falsi è massimizzare il profitto illecito; e non la qualità, la salubrità o l’incolumità di chi utilizzerà i loro prodotti. A ciò si aggiunga che il consumatore sorpreso ad acquistare prodotti che, come recita la norma, “per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti e in materia di proprietà industriale” rischia una sanzione che può arrivare fino a 7.000 euro».


TRAPIANTI

Una regione all’avanguardia nella trapiantologia La Lombardia contribuisce in maniera sostanziale all’attività di donazione e di trapianto che si registra a livello nazionale. «Il tasso di opposizione è di circa il 22-23% e si mantiene costantemente al di sotto dei valori nazionali». Il punto di Luciano Bresciani Elisa Fiocchi

a Regione Lombardia ha intrapreso nuovi progetti al fine di potenziare le attività di reperimento degli organi e dei tessuti in materia di trapiantologia, a cominciare dalla formazione del personale delle terapie intensive sul trattamento clinico del potenziale donatore fino a quella rivolta a tutti gli operatori e finalizzata in particolare alla donazione dei tessuti. L’assessore regionale alla sanità, Luciano Bresciani, descrive le attività legate alle numerose aziende sanitarie del territorio e le prossime politiche per favorire una cultura della donazione: «Nel triennio 2011-13 contiamo di coinvolgere oltre 6mila professionisti tra medici e infermieri». Quali altre misure sono indirizzate al reperimento degli organi e dei tessuti? «Sono già attivi sistemi di monitoraggio a livello aziendale per l’individuazione di tutti i potenziali

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Luciano Bresciani, assessore alla sanità della Regione Lombardia

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donatori, in collaborazione con Areu e con le reti neuro-trauma-cerebrocardiovascolare, e puntiamo allo sviluppo di nuove metodologie quali il “ricondizionamento” di organi come il polmone, già in atto presso la Fondazione Irccs Policlinico di Milano, l’applicazione di tecniche innovative per l’utilizzo di donatori con criteri allargati - per esempio il doppio trapianto di rene - e l’espansione del programma di donazione di organi da donatori a cuore fermo sulla scorta dell’esperienza del Policlinico S. Matteo di Pavia». E con quali strumenti e campagne punta a favorire la cultura della donazione sul territorio? «Attraverso l’integrazione con le campagne promosse dal Centro nazionale trapianti, come la giornata nazionale del trapianto, il supporto a iniziative sportive, come la prossima edizione della manifestazione ciclistica dei trapiantati, e manifestazioni di celebrazione dell’attività trapiantologica, l’aggiornamento del sito web regionale e delle singole aziende sanitarie, in particolare per l’attività di informazione finalizzata anche a facilitare l’espressione di volontà da parte dei cittadini. Inoltre, favoriamo la collaborazione con le iniziative delle associazioni di volontariato,


Luciano Bresciani



Nel primo semestre del 2012 spicca l’attività di reperimento di donatori multiorgano dell’area di coordinamento di Monza, Varese, Brescia e Bergamo

tra cui l’Aido, in particolare nelle scuole, e la promozione di iniziative di formazione rivolte ai medici di famiglia». Come rispondono i cittadini lombardi? «Nel 2011 si sono registrati 222 donatori multiorgano, traguardo che pone la Lombardia al primo posto in Italia. Nonostante ciò, si deve lavorare per incrementare il tasso di donazione, sia contenendo il fenomeno dell’opposizione sia affinando la capacità di identificazione dei potenziali donatori nei nostri ospedali. Non dobbiamo dimenticare che fortunatamente cambiano le caratteristiche dei donatori, sempre più anziani e affetti da malattie cardiovascolari, il che rende sempre più problematico il recupero di organi idonei per il trapianto. In questo contesto sono stati effettuati 646 trapianti, 22 in più rispetto all’anno precedente, tuttavia resta il problema dei pazienti in lista che attendono un organo spesso salvavita. Un dato significativo per illustrare sia il livello di coinvolgimento delle strutture sanitarie sul tema della donazione sia la generosità della popolazione è l’incremento significativo, di oltre il 20%, del numero di donazioni di tessuti e di cornee in particolare». Come giudica finora l’organizzazione e il lavoro svolto delle 18 aree in cui è



stato suddiviso il territorio regionale della Lombardia? «L’attuale assetto organizzativo delle diverse aree di coordinamento si presenta assai differenziato per estensione, popolazione, numerosità delle strutture sanitarie e delle loro caratteristiche, in particolare per la presenza o meno di reparti di neurochirurgia. Un dato che preme sottolineare è che oltre i 2/3 delle terapie intensive presenti sul territorio regionale contribuiscono, ovviamente in misura diversa, all’attività di donazione: può accadere che qualche unità non abbia l’occasione di segnalare potenziali donatori, ma nessuna è “fuori dal sistema”». Quali di queste hanno raggiunto traguardi importanti e sono le più virtuose? «Tutte le aziende sanitarie, nessuna esclusa, sono attivamente coinvolte nei programmi di donazione di tessuti sia da cadavere sia da vivente e non poche sono al di sopra degli obiettivi regionali. Nel primo semestre del 2012 spicca l’attività di reperimento di donatori multiorgano dell’area di coordinamento di Monza, presso il S. Gerardo, di Varese, di Brescia e di Bergamo. Tra le aree di coordinamento che non hanno centri Nch, da segnalare l’attività costante dell’ospedale di Lodi». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 361


TRAPIANTI

Aumentano donazioni e organi utilizzati Il nostro paese mantiene un buon livello di donatori nel contesto europeo. Ne parla il professor Luciano De Carlis, responsabile dell’Unità operativa di trapianti del fegato all’Ospedale Niguarda di Milano, dove dal 1972 a oggi sono stati eseguiti oltre 1.400 interventi Elisa Fiocchi

econdo le proiezioni per il 2012 elaborate dal Centro nazionale trapianti, il numero di donatori per milione di abitanti salirà entro la fine dell’anno a 23,5 rispetto al 21,9 registrato nel 2011. Al Niguarda di Milano sono già 60 i trapianti di fegato compiuti nel 2012, 55 quelli di rene e 6 quelli di pancreas. «Come direttore della chirurgia generale 2 e dei trapianti – spiega il professor Luciano De Carlis – posso confermare che la nostra attività è cresciuta rispetto agli ultimi anni in maniera compatibile con le proiezioni nazionali». Merito

S

Luciano De Carlis, direttore del reparto di chirurgia generale 2 e dei trapianti dell’Ospedale Niguarda di Milano

362 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

di un’efficace attività di coordinamento all’interno del dipartimento e di una mirata politica territoriale. Inoltre, da un’analisi dei costi, oggi il trapianto dal punto di vista economico è considerato meno dispendioso della dialisi: «è più conveniente rispetto al trattamento dialitico o a quello dell’epatopatia cronica che richiede cure mediche più costose, complesse e meno efficaci». Quali fattori hanno reso possibile un aumento delle donazioni? «Sicuramente ha inciso una politica di maggiore attenzione da parte del coordinatore regionale della Lombardia nei confronti della donazione. Mi auguro che l’incremento delle donazioni sia fisiologico, visto che è anche ampliato nei centri trapianti il ventaglio di donazioni e donatori che fino a qualche anno fa non erano utilizzati. Inoltre, dobbiamo considerare le maggiori condizioni di sicurezza, ma anche la maggiore esperienza e conoscenza, dei limiti della donazione e dei successivi passi da compiere. Sono poi aumentate le tipologie di trapianto, come quello di doppio rene o la scelta di donatori selezionati che hanno la positività degli anticorpi per epatite C e B. Questo ci consente di incrementare anche il numero di organi utilizzati». L’attesa media per un trapianto di fegato è di 2,1 anni e il tasso di mortalità durante l’attesa è del 7,13 per cento. Per la fine del 2012 ci si aspettano 1.040 di questi trapianti. Quali sono le tipologie maggiormente richieste?


Luciano De Carlis

TRAPIANTI DI RENE / PANCREAS E CHIRURGIA PANCREATICA. ESPERIENZA OSPEDALE NIGUARDA (1972 - 2012)

TRAPIANTI RENE

TRAPIANTI RENE CHIRURGIA E PANCREAS PANCREATICA

2.278 91

835

COMBINATI 49

c

L’Italia deve incrementare il trapianto da donatore vivente, soprattutto per il rene, come avviene in Inghilterra, dove si sfiora il 50 per cento

«Il più richiesto in termini di numeri e di lista di attesa resta il trapianto renale, compiuto per la prima volta nel 1954 e nel 1972 presso l’ospedale Niguarda. I pazienti in lista per un trapianto di rene sono tantissimi, ma attraverso la dialisi possono sopravvivere, mentre per quelli che attendono un trapianto di fegato, che vanno incontro a un’insufficienza epatica o a un tumore, l’impellenza è maggiore. Il Niguarda forse è il primo ospedale in regione se si considera la casistica di tumori e sappiamo che senza il trapianto di fegato questi malati moriranno: è un intervento salvavita». Nel 2008 il Niguarda ha raggiunto il traguardo dei mille trapianti di fegato. Come incide la parte organizzativa, il lavoro dello staff medico-infermieristico e dei reparti di rianimazione nel bilancio finale? «è un lavoro d’equipe: non c’è solo il chirurgo in sala operatoria, ma l’anestesista, il rianimatore, l’infettivologo, il nefrologo e tante altre figure ospedaliere. Di recente abbiamo cominciato un programma di trapianti di fegato su pazienti Hiv positivi, che necessita di un supporto infettivologico ed epatologico enorme. Dietro a tutto questo poi, l’intero ospedale deve fare la sua parte e funzionare al meglio: la radiologia interventistica e per immagini, l’anatomia patologica, il laboratorio, la microbiologia, gli infermieri. Siamo stati uno dei primi ospedali in Italia a creare un

d

dipartimento trapianti e mi auguro che non saremo penalizzati dalle prossime manovre di spending review. I risultati ottenuti si vedono in termini di sopravvivenza: l’Italia è riuscita a creare una rete di trapiantologia che ha dato risultati eccellenti a livello mondiale». Quali saranno le nuove frontiere della ricerca nell’ambito della trapiantologia? «Si può parlare di cellule staminali ma non è ancora il momento, tutto è in fase sperimentale. Tra gli obiettivi prossimi, c’è la volontà di incrementare ulteriormente la donazione che è competenza dell’organizzazione sanitaria e il trapianto da donatore vivente, soprattutto per il rene: l’Italia dovrebbe seguire l’esempio dell’Inghilterra, dove quasi il 50% di trapianti renali provengono da donatori viventi. Nel nostro paese, l’unico programma robotico di donazione offre molti vantaggi al donatore perché consiste in una tecnica mini invasiva con pochi danni sia funzionali sia estetici. Lo stesso vale per il trapianto di fegato: il Niguarda, assieme all’ospedale di Palermo, è l’unica struttura a compiere interventi da vivente. Incrementare questo trapianto per certi tipi di riceventi offre ottimi risultati dopo una scelta accurata dei pazienti. Lo stesso vale per il trapianto di doppio rene». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 363


TRAPIANTI

La donazione come gesto dovuto «Stiamo vivendo un momento di ripresa delle donazioni e speriamo vivamente che questo sia l’inizio di una nuova stagione». Il punto del presidente di Aido Lombardia Leonida Pozzi Elisa Fiocchi

a Lombardia è la prima regione italiana per iscritti all’Aido. «Al 31 dicembre 2011, il numero complessivo degli iscritti risultava essere di 335.054». Le ragioni di questo risultato devono ricondursi in primo luogo alle origini dell’organizzazione, che è stata fondata a Bergamo, quindi è dalla Lombardia che è iniziato tutto. Il secondo fattore, spiega il presidente Leonida Pozzi, «è determinato dalla capillarità del sistema Aido in regione, che conta ben 450 gruppi comunali localizzati in altrettanti paesi, che agiscono in rete su altri territori privi di un’organizzazione». Nel 2011 si è registrato un incremento significativo delle donazioni, eppure le liste di attesa contano ancora molti pazienti: come diminuire il divario tra domanda e offerta? «Bisogna riuscire a far passare fra la gente il messaggio che la donazione degli organi è un segno di alto civismo. È un gesto dovuto da parte della popolazione che dimostra così di offrire i propri organi per solidarietà verso coloro che soffrono. L’atto di donazione diventa vita per coloro che altrimenti sarebbero destinati a sicura morte, o perlomeno a condizioni veramente precarie, basti pensare ai dializzati». In tal senso, la banca dati

L

Leonida Pozzi, presidente di Aido Lombardia

364 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

Sia promossa da Aido, in che modo sta favorendo il compito degli operatori e facilitando le persone in lista d’attesa? «è stato un grande momento per l’Aido. Siamo l’unica associazione che è riuscita a stilare questo tipo di protocollo, che favorisce una valida sinergia tra il mondo del volontariato e l’istituzione pubblica italiana. Il compito degli operatori e dei volontari è facilitato perchè questo strumento ha unificato il linguaggio relativo alla trasmissione dati e alla procedura di iscrizione, che è diventata molto semplice». Qual è il ruolo dell’Aido Lombardia nella promozione di nuove sinergie con gli altri enti locali e le aziende sanitarie sul territorio? «Lavoriamo in sinergia con la Regione Lombardia, con la Direzione generale sanità e con tutte le strutture ospedaliere lombarde che svolgono attività di prelievo e trapianto di organi; con i coordinatori provinciali e locali; con le èquipe di prelievo e trapianto di organi, con le Asl provinciali. L’Aido Lombardia è chiamata a essere relatore, per quanto di competenza, a master universitari e corsi elettivi riservati a neo laureati e laureandi in medicina e a tenere lezioni agli studenti dei corsi di laurea in Infermieristica. Inoltre, tutte le nostre strutture si interfacciano con le istituzioni provinciali, offrendo la loro collaborazione. Allo stesso modo, ci relazioniamo con gli uffici scolastici provinciali per realizzare sui vari territori vere e proprie lezioni riguardanti la solidarietà attraverso il dono degli organi. Colloquiamo, infine, con tutte le Banche dei tessuti esistenti in Lombardia».


RUBRICA SULLA PREVENZIONE DELL’USO DI DROGHE

LIBERI DI ESSERE LIBERI


STRUTTURE SANITARIE

Sanità, non solo cura, ma prevenzione e informazione In una struttura sanitaria la multidisciplinarità e l’attenzione a porre al centro il paziente rappresentano le basi per una completa assistenza. Ne parliamo con Pasquale Intini, responsabile di Politerapica - Terapie della Salute. Attività che ha da poco aperto le porte ad una convenzione con Confindustria Bergamo Marco Tedeschi

Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato una definizione ben precisa di quello che intende per Salute. “Non solo assenza di malattia, ma stato di completo benessere fisico, psicologico e sociale”. Una tipologia di approccio in cui non è sufficiente curare, ma in cui risulta fondamentale intervenire attraverso la prevenzione, l’informazione, la sensibilizzazione e la promozione di comportamenti sani e orientati al benessere. È proprio questa tipologia di approccio che ha seguito Politerapica - Terapie della Salute di Seriate, struttura sanitaria privata che lavora in stretta sinergia con il territorio e con enti pubblici e privati e che svolge attività rivolte ai singoli individui come ai gruppi. «Per noi è fondamentale spiega Pasquale Intini, responsabile di Politerapica - Terapie della Salute - essere completamente radicati sul territorio. In questo modo abbiamo la possibilità di agire in relazione con operatori sanitari, strutture sanitarie, sociali, enti pubblici e associazioni, mantenendo un alto standard qualitativo nei

L’ Pasquale Intini, responsabile di Politerapica - Terapie della Salute. La struttura ha sede a Seriate (BG) www.politerapica.it

372 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

servizi offerti e nelle attività svolte». Di cosa si occupa nello specifico la vostra struttura e per quale scopo è nata? «Politerapica - Terapie della Salute si occupa della riabilitazione e del benessere della persona, con particolare ma non esclusivo riferimento all’apparato locomotore nel senso più ampio, fornendo trattamenti adeguati al ripristino e al mantenimento delle condizioni di prima della cura nonché alla prevenzione di traumi, patologie, e condizioni di malessere, anche connesse con lo stato emozionale, indipendentemente dal fatto che la correlazione sia di causa o di effetto. Ci occupiamo quindi di disturbi fisici a carico di muscoli, ossa, articolazioni o del pavimento pelvico di adulti e bambini ma anche di disturbi dello sviluppo che necessitano di intervento logopedico o psicomotorio, sempre con una grande attenzione alla condizione psicologica dei nostri utenti». In tutte queste attività svolte, la centralità del paziente è fondamentale. «Esattamente. In tutte le nostre attività il paziente riveste ovviamente una centralità assoluta. Con questo scopo svolgiamo sia servizi rivolti agli individui sia servizi rivolti a gruppi, portando avanti definiti obiettivi terapeutici, di prevenzione e di mantenimento. Si tratta di terapie svolte in modo specifico o nell’ambito di più ampi programmi/progetto dedicati, rivolti alla salute in momenti particolari del corso della vita o


Pasquale Intini

Una sinergia pubblico-privato Politerapica - Terapie della Salute porta avanti una forte collaborazione con istituzioni, enti pubblici e privati, strutture sociosanitarie, medici professionisti e persone comuni. «Questo ci consente - spiega Intini - di organizzare seminari e conferenze su temi connessi alla salute e alle varie attività del centro. È molto importante che una struttura privata si occupi di lavorare col pubblico, soprattutto su un tema così delicato come quello della salute. A ottobre si terrà ad esempio un convegno pubblico a Bergamo organizzato da Politerapica – Terapie della Salute dal titolo: “È nato e ora si torna a casa. Mamma e bambino, una vita nuova”. Da poco è stata inoltre stipulata una convenzione tra Politerapica Terapie della Salute e Confindustria Bergamo che prevede per gli imprenditori associati e i dipendenti l’accesso ai servizi della struttura a condizioni favorevoli».

in relazione a specifiche condizioni patologiche o di disagio. Nelle attività rivolte a individui, sono comprese la Fisioterapia, la Massoterapia, le Terapie Fisiche, la Riabilitazione del Pavimento Pelvico, la Logopedia, la Psicomotricità e la Psicoterapia. Nelle attività rivolte a gruppi, sono compresi i corsi di Ginnastica, e le Classi di Esercizi della Psicoterapia Bioenergetica, i percorsi di gruppo della Psicomotricità e l’organizzazione di Seminari e Convegni nonché Corsi di Formazione rivolti alle Professioni Sanitarie. Per quanto riguarda i programmi/progetto dedicati, questi comprendono diverse attività di prevenzione, terapia e mantenimento che, gestite in modo sinergico e integrato, rispondono a esigenze o problemi legati a condizioni o fasi della vita particolari, quali la gravidanza, la nascita o l’anzianità». Per ogni singola attività fornita dalla struttura è previsto un riferimento medico-specialistico? «Tutto ciò sempre per offrire la miglior prestazione possibile al paziente. Allo specialista fanno riferimento i terapisti per ricevere le indicazioni più appropriate alla migliore erogazione dei relativi servizi, assicurando così quell’alto standard qualitativo che caratterizza le nostre attività. Nell’impostazione del Centro, peraltro, la figura del medico specialista di riferimento non si sostituisce, per il paziente, al proprio medico o allo specialista eventualmente già prescelto. Si cerca, anzi, in queste circostanze, di costruire rapporti di collaborazione e sinergia col medico che segue il paziente».

È giusto parlare di una vera e propria multidisciplinarità? «Crediamo proprio di sì! Forniamo al paziente terapie fisiche, riabilitazione, fisioterapia, trattamento della scoliosi, riabilitazione dell’apparato pelvico per l’incontinenza rivolta a uomini, donne e bambini, ginnastica di gruppo, psicomotricità, logopedia e psicoterapia per adulti, per famiglie e per bambini nella fase evolutiva. Possediamo inoltre un ambulatorio di chirurgia plastica e ricostruttiva e di medicina estetica. Per quanto riguarda le terapie fisiche queste comprendono massaggio terapeutico, linfodrenaggio, mobilizzazione articolare e ginnastica passiva, allungamento muscolare, bendaggio funzionale, kinesiotaping insieme alla ginnastica posturale individuale, alla pancafit e alle terapie erogate utilizzando apparecchiature elettromedicali come la laserterapia e la tecarterapia». Multidisciplinarità anche riferita alle competenze dei vostri professionisti? «Certo. Con noi lavorano Fisioterapisti, Massofisioterapisti, Massaggiatori, Ostetriche, Logopediste, Psicomotriciste. E tra le specialità erogate dagli specialisti con cui collaboriamo, vi sono Ortopedia - Ortopedia della colonna, Medicina Fisica e Riabilitazione - Fisiatria, Neurochirurgia, Urologia, Urologia pediatrica, Ginecologia, Chirurgia - Proctologia, Chirurgia Generale, Chirurgia Plastica Ricostruttiva e Medicina Estetica, Medicina dello Sport, Neurologia, Pediatria, Neuropsichiatria infantile, Scienza della Nutrizione, Otorinolaringoiatria - Foniatria, Odontoiatria, Psicoterapia, Psicoterapia dell’età evolu- UU LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 373


STRUTTURE SANITARIE

UU tiva, Psicoterapia della famiglia. Un team di ope- proctologica, sia maschili che femminili. Lo facratori e di specialisti al centro del quale sta, come dicevamo, la persona che, perché tale, è una struttura complessa e deve quindi essere sempre considerata come un insieme unico di tutte le sue componenti». E la riabilitazione? «Le attività di riabilitazione dell’apparato locomotore hanno uno spazio notevole e riguardano condizioni post-evento sia di natura traumatica che di natura chirurgica. Le attività fisioterapiche, massofisioterapiche e riabilitative vengono svolte anche a scopo preventivo applicando l’approccio più completo della terapia conservativa. Se necessario, vengono erogate anche con il supporto della psicoterapia bioenergetica che ha l’obiettivo di comprendere la persona, attraverso l'espressione corporea e i processi energetici connessi. L’attenzione si concentra sul corpo, sulle sue posture, le tensioni, le rigidità, fino a certi blocchi muscolari che spesso producono malattia». Per quanto riguarda la riabilitazione del pavimento pelvico siete apprezzati in tutta la provincia. «In questo campo in effetti lavoriamo a 360° per problemi di natura urologica, ginecologica e

ciamo attraverso attività particolarmente efficaci, cui il paziente partecipa attivamente nel ruolo di protagonista principale della terapia, seguito passo, passo dalla terapista. A seconda dei casi, si adottano tecniche diverse, combinate tra loro, come l’elettrostimolazione eccitomotoria o miorilassante, biofeedback, fisiochinesiterapia, rieducazione sfinteriale, ginnastica posturale e propriocettiva. Questo per i disturbi del pavimento pelvico, quali incontinenza e ritenzione urinaria, incontinenza fecale e stipsi, prolassi. Con notevole successo vengono trattati anche disturbi che si possono verificare durante i rapporti sessuali quali dolore pelvico cronico, vulvodinia e dispaurenia, con approccio sia fisico, sia psico-sessuologico. Da alcuni mesi, ci occupiamo anche di bambini quando il fenomeno della “pipì a letto” diventa un disturbo». Tra i molti progetti portati avanti c’è il progetto Einai. Di cosa si tratta? «È un progetto rivolto al bambino e alla famiglia, contemporaneamente. I primi anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo armonico e sereno della persona. Spesso accade che, da un lato, gli eventuali problemi della crescita siano eccessivamente drammatizzati o addirittura considerati come malattie mentre, dall’altro, stati di malessere e segnali di difficoltà vengano sottovalutati. L’obiettivo è quello di seguire lo sviluppo del bambino dal concepimento fino all’età adulta, insieme alla famiglia e all’ambiente socio-educativo che lo circonda, con attività, servizi, terapie ma anche con interventi di divulgazione e approfondimento sul territorio. L’approccio del programma Einai è basato sul lavoro multidisciplinare e integrato di terapisti e specialisti, assicurando così valutazioni e interventi sinergici per soluzioni rivolte alla salute del bambino nel senso più ampio. Einai, infatti, mette in sinergia tutto il sapere, l’esperienza e la professionalità di diversi specialisti».


SERVIZI SANITARI

L’outsourcing soccorre la Pubblica amministrazione Le Pubbliche amministrazioni accettano la mano tesa offerta dalle imprese del settore sanitario e lasciano che l’outsourcing di alcuni servizi generi risparmi e nuovi indotti occupazionali. Gianluca Marra racconta la sua esperienza Emanuela Caruso

rmai è sotto gli occhi di tutti il fatto che la Pubblica amministrazione stia procedendo con sempre maggior impeto verso una profonda rivisitazione del modello gestionale. Di fronte a un cambiamento tale non si può rimanere inerti, ed è essenziale correrle in aiuto per fare in modo di generare efficienza e risparmi in quelle attività che, al contrario di molte altre, non possono semplicemente essere “tagliate”. L’aiuto deve essere ancor più mirato se tra queste attività si sceglie quella dei servizi sanitari. Ecco allora che l’outsourcing di attività noncore e la centralizzazione di alcuni servizi comuni a più aziende ospedaliere possono indubbiamente portare risparmi ed efficienza nella gestione, oltre a un sicuro sviluppo del tessuto imprenditoriale e occupazionale nell’ambito dell’esternalizzazione. Proprio in quest’ambito, a rappresentare un notevole aiuto per la pubblica amministrazione è la società milanese Sterimed, parte del gruppo Gst. «La nostra offerta di outsourcing – commenta Gianluca Marra, co-titolare dell’azienda insieme alla sorella Roberta – ha come princi-

O Gianluca Marra, co-titolare della Sterimed Srl, società del gruppo Gst, con sede a Milano www.sterimed.it

376 • DOSSIER • LOMBARDIA 2012

pale obiettivo quello di generare risparmi per la Pa e di farlo attraverso la centralizzazione e uniformazione del servizio di sterilizzazione dei ferri chirurgici per più imprese ospedaliere dislocate sul territorio. In questo modo, è possibile eliminare le inefficienze del processo attraverso la tracciabilità informatizzata dei percorsi, il dimensionamento ottimale della forza lavoro e la conseguente riduzione del rischio di infezioni ospedaliere». Com’è nata la Sterimed e qual è, oggi, il suo territorio di riferimento? «L’attività è stata avviata da mio padre Vittorio negli anni Novanta, in seguito a una riflessione sull’importanza dell’attività di esternalizzazione di alcuni servizi ad alto contenuto tecnologico e considerati non-core all’interno del sistema ospedaliero. La società si è, così, focalizzata sulla costruzione e gestione di centrali di sterilizzazione dello strumentario chirurgico. Negli ultimi cinque anni, abbiamo cercato di espanderci su tutto il territorio nazionale e poco a poco siamo stati in grado di vincere appalti in Lombardia, Lazio e Veneto. Non ancora del tutto soddisfatti, abbiamo poi sviluppato una politica di diversificazione dell’attività, investendo nell’ambito dell’igiene ospedaliera e, in particolare, nel comparto della sanificazione e del monitoraggio ambientale di spazi a contaminazione controllata». Quanto investite in ricerca e sviluppo? «Come per ogni altra azienda che operi nel settore della sanità, la ricerca di nuovi prodotti,


Gianluca Marra

servizi e procedure è fondamentale per il successo dell’attività. Ciò ci ha di recente spinto a iniziare una proficua collaborazione con l’università del Salento, che ha lo scopo di sperimentare e validare nuovi sistemi per il controllo delle infezioni generate da batteri presenti in aria e acqua». Quali sono le caratteristiche e le prospettive del progetto di Sterilizzazione che state portando avanti in Lombardia? «Questo progetto, che stiamo sviluppando insieme all’azienda ospedaliera di Treviglio-Caravaggio, avrà come risultato la centralizzazione dei servizi di sterilizzazione dello strumentario chirurgico delle realtà sanitarie presenti nell’area. È un progetto strutturale che ha richiesto un investimento di 2,5 milioni di euro e che rappresenta un esempio di innovazione procedurale nel settore dell’outsourcing. Prevediamo che porterà alla pubblica amministrazione un risparmio pari al 20 per cento e genererà un indotto occupazionale di almeno trenta nuove assunzioni. L’apprezzamento è stato grande, tanto che un ospedale sloveno ci ha richiesti per intraprendere un progetto simile». Qual è stato l’andamento del business della Sterimed nell’ultimo anno e quali previsioni fate per l’immediato futuro? «Nel 2011 il fatturato del gruppo si è chiuso con

Con l’attività di outsourcing, esternalizziamo servizi ad alto contenuto tecnologico e considerati non-core all’interno del sistema ospedaliero

~

una crescita del 20 per cento, raggiungendo i 10 milioni di euro. Con l’obiettivo di migliorare ulteriormente questi risultati, a partire da quest’anno abbiamo avviato la ristrutturazione societaria, strategia che ci permetterà di approcciare il 2013 con un maggior vantaggio competitivo e con più risorse disponibili da destinare al reparto di ricerca e sviluppo. Unica dinamica da tenere sotto controllo per non rischiare di veder messa a repentaglio la nostra crescita, sarà l’evolversi dei tagli previsti dalla contrazione dei budget sanitari, dal patto di stabilità e dalla spending review». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 377


FARMACI

Più indipendenza alla ricerca L’indipendenza della ricerca, nel settore farmaceutico, come in quello tecnologico è strategica. Paolo Lombardi parla dello sviluppo di nuovi farmaci destinati alla cura di alcuni tumori Roberta De Tomi

eglio un laboratorio povero di mezzi ma ricco di idee, che un laboratorio ricco, ma povero di idee». La frase, attribuita a Camillo Golgi, primo italiano Premio Nobel per la Medicina nel 1906, descrive la vision di Naxospharma, società farmaceutica dedicata alla ricerca di potenziali chemioterapici, con particolare enfasi su cancro e malattie infettive e parassitarie. Idee che si devono scontrare contro la precarietà cronica in cui versa la ricerca italiana. «La nostra società – spiega il dottor Paolo Lombardi – che è risultata eleggibile in numerose misure di agevolazione finanziaria per avvio di impresa e di progetti di ricerca, promosse da diversi enti, ha in essere accordi di cooperazione scientifica e tecnologica all’estero, per sviluppare diversi progetti. Inoltre ha ricevuto il Premio Mercurio d’Oro 2010 e il Premio Internazionale Le Fonti 2012, riconoscimenti prestigiosi nell’ambito di riferimento». Naxospharma raccoglie l’eredità hi-tech della Ricerca Farmitalia Carlo Erba, che nel campo delle terapie oncologiche «ha contribuito – sottolinea Paolo Lombardi – a fare della Lombardia una regione di statura internazionale, elaborando medicinali chemioterapici che sono andati a costituire un patrimonio disperso a causa della mancanza

«M Sotto, il dottor Paolo Lombardi. La forza delle idee traina le attività di ricerca nel campo delle terapie oncologiche della Naxospharma Srl di Novate Milanese (MI) www.naxospharma.eu

di consapevolezza (se non di palese ostilità) verso il valore strategico di una politica d’indipendenza nazionale nel settore farmaceutico, così come generalmente in quello tecnologico». L’azienda ha fatto tesoro di questo patrimonio «sviluppando – chiarisce – un modello d’impresa che agisce cedendo in licenza i farmaci designati per l’ulteriore sviluppo, dopo averne ottenuto la protezione brevettuale e una caratterizzazione preclinica approfondita sulla base delle nostre possibilità d’investimento. Ciò prevede ricavi solo a lungo termine, indubbiamente durevoli e consistenti, ma ovviamente realizzati solo in caso di successo dei nostri progetti». Il nuovo progetto dell’azienda «sviluppa potenziali farmaci innovativi – dichiara Lombardi – destinati alla cura di alcuni tumori resistenti o refrattari ai farmaci attuali, quali i mesoteliomi e il cancro del colon, e altri rari. Abbiamo già ottenuto il brevetto Usa che abbiamo già esteso in altre nazioni rilevanti per il mercato farmaceutico. Il progetto, che ci vede in partnership con Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l’azienda Aromics di Barcellona è in parte agevolato dal nostro MSE nell’ambito dell’iniziativa transnazionale EuroTransBio, ma valuteremmo favorevolmente anche finanziamenti addizionali da parte di privati terzi».


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Dossier Lombardia 09 2012  

Dossier Lomabardia sett 2012

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