Rassegna Stampa Dolomiti UNESCO | Dicembre 2022

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R A S S E G N A S T A M P A

DICEMBRE 2022

Fondazione Dolomiti Dolomites Dolomiten Dolomitis

PRINCIPALI ARGOMENTI DALLA RASSEGNA STAMPA DI DICEMBRE:

RIUNITO IL COLLEGIO DEI SOSTENITORI DELLA FONDAZIONE DOLOMITI UNESCO ........................................ 3

STRUTTURE OBSOLETE NELLE DOLOMITI: IL CONVEGNO A BELLUNO 3

CRISI IDRICA E CLIMATICA: RIFLESSIONI, ANALISI E DATI 5

REGIONE DEL VENETO: FUTURI INVESTIMENTI NEL COMPARTO SCIISTICO.................................................... 7

FUNIVIA TIRES – MALGA FROMMER: GI AGGIORNAMENTI ............................................................................... 9

OLIMPIADI 2026: GLI AGGIORNAMENTI ............................................................................................................. 9

ACCESSIBILITA’ IN VISTA DELL’APPUTNAMENTO OLIMPICO ......................................................................... 12

FONDO COMUNI CONFINANTI: IL NUOVO FINANZIAMENTO 13

LEGGE SULLA MONTAGNA 13

LA GESTIONE DEI FLUSSI TURISTICI: LA DIREZIONE INTRAPRESA DA VENEZIA .......................................... 14

TRASPORTI PUBBLICI NELLE DOLOMITI: LA PROPOSTA DI DOLOMITIBUS E PROVINCIA DI BELLUNO......... 15

MERCATINI DI NATALE: IL CASO DI CAREZZA................................................................................................. 16

CARTA EUROPEA TURISMO SOSTENIBILE: PASSI AVANTI NEI PARCHI TRENTINI 17

NOTIZIE DAI RIFUGI 18

NOTIZIE DAL SOCCORSO ALPINO 18

RIUNITO IL COLLEGIO

Telebelluno | 21 dicembre 2022

DEI

SOSTENITORI DELLA FONDAZIONE DOLOMITI UNESCO

https://www.telebelluno.it/wp/fondazione-dolomiti-unesco-bilanci-e-prospettive/

Fondazione Dolomiti Unesco: bilanci e prospettive

STRUTTURE OBSOLETE NELLE DOLOMITI: IL CONVEGNO A BELLUNO

Corriere delle Alpi | 3 dicembre 2022

p. 18, segue dalla prima Abbattere o rigenerare? 50 strutture obsolete raccontano le Dolomiti

BELLUNO

Dall'Ordine degli architetti alla Provincia, passando per la Fondazione Dolomiti Unesco. Le prossime Olimpiadi, per quanto possibile, non siano motivo di consumo di altro territorio, semmai di rigenerazione delle strutture abbandonate fin troppo numerose sul territorio. Sono almeno 50 le "Strobs", che sta appunto, per 'strutture obsolete', sulle Dolomiti. Sono state censite, cinque anni fa, dai ricercatori dello Iuav per conto della Fondazione Dolomiti Unesco e della Provincia. «In verità gli impianti abbandonati sono molto più numerosi», ammette Fabiola De Battista, presidente dell'Ordine provinciale degli architetti. «Già che ci siamo, scrutiamo il territorio di Cortina e della Valle del Boite. Troveremmo tante di quelle strutture da poter rigenerare a segmenti di villaggio olimpico. Se il Cio ammettesse la distribuzione logistica, non occorrerebbe affannarci per costruire un impianto nuovo».Dai plinti in calcestruzzo rimasti a fare brutta mostra di sé sul ghiacciaio della Marmolada ai piloni dei vecchi impianti del Nevegal; dai bivacchi inutilizzati in alta montagna a quelli delle cave dismesse nelle valli; dai forti della prima e seconda guerra lasciati in preda alla vegetazione alle Case cantoniere sprangate da decenni: l'elenco delle strobs è davvero lungo. Se n'è discusso ieri al convegno dal significativo titolo "Ai margini del paesaggio", presso la Sala Bianchi 'Eliseo Dal Ponte', per iniziativa dell'Ordine degli Architetti Ppc di Belluno, in collaborazione con la Fondazione Architettura Belluno Dolomiti, la Fondazione Dolomiti Unesco, la Provincia e il Comune di Belluno. Simone Deola, consigliere delegato della Provincia, si sintonizza sulla stessa lunghezza d'onda della presidente De Battista per ribadire: «La Provincia si è interrogata sulla possibilità che i prossimi eventi olimpici lascino sul territorio non tanto cattedrali nel deserto, quanto realizzazioni che possano essere di attrazione per nuovi residenti, anche attraverso un'edilizia popolare ben inserita nel contesto montano e dolomitico». Magari, appunto, recuperando stabili abbandonati, anziché edificarne di nuovi. Tenuto conto - come si è detto al convegno di ieri - che la rimozione e il ripristino paesaggistico non sono l'unica soluzione, a volte le strutture abbandonate possono essere rigenerate dando così impulso a nuove modalità di fruizione del territorio. Come, peraltro, è avvenuto in alcuni casi (virtuosi), in questi ann, da parte sia del pubblico che del privato. L'albergo Tre Croci è rinato. Il bivacco Fanton sulle Marmarole è stato sostituito. La prima rinascita è stata quella del forte sul monte Rite. L'Anas ha appena donato alla Fondazione Dolomiti Unesco la casa cantoniera di Cortina.Ma è poca cosa, conferma De Battista: «Non è detto che tutto ciò che da anni, forse da decenni, è abbandonato, inutilizzato, debba essere raso al suolo. Ci sono elementi che hanno fatto la storia è che vanno conservati».Due esempi: il trampolino di Zuel e almeno parte della pista di bob. Mara Nemela, direttrice della Fondazione, sarà tra i relatori della giornata di riflessione. «È saggio mantenere in vita alcune di queste "reliquie" come testimonianza di un'epoca. Testimonianza positiva, ma anche negativa: dei fallimenti che ci sono stati, di ciò che non va fatto, magari di un mancato rispetto dell'ambiente e della comunità. E questo perché non si ripeta". Ma, appunto, ci sono beni da mantenere, magari da far rinascere. E che proprio per questo - afferma Nemela - diventano utili a stimolare l'ingegno dei nostri professionisti. «Dal passato abbiamo molto da imparare. E noi professionisti», interviene De Battista, «ci auguriamo che queste "lezioni" della storia siano tenute nel debito conto anche in preparazione delle Olimpiadi. Noi siamo per la rigenerazione dei siti (là dove è possibile, evidentemente), piuttosto che per la creazione di nuovi». © RIPRODUZIONE

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Corriere delle Alpi | 3 dicembre 2022

p. 19, segue dalla prima

Un museo nel forte e rivive il "Tre Croci"

BELLUNO

Il forte della Grande guerra, sul monte Rite, non compare tra le strutture obsolete censite dallo Iuav? Lo era, fino a 20 anni fa, ma è diventato il Museo fra le nuvole di Reinhold Messner. Il primo sito rigenerato. Nella piccola frazione di Frassené, in comune di Voltago Agordino, è stata smantellata, giusto un anno fa, la storica seggiovia, realizzata nel 1956 in una zona che era conosciuta come la "Piccola Cortina". Era stata chiusa definitivamente nel 2011. Il bivacco Fanton, sulle Marmarole, anch'esso censito tra i siti da bonificare, si è rigenerato in un nuovo, anzi innovativo impianto. L'albergo Tre Croci, sull'omonimo passo, è tornato a nuova vita, in occasione dei Mondiali di sci dell'anno scorso. Un'operazione da 10 milioni di euro. Per le Olimpiadi a Cortina, la regione recupererà il Trampolino di Zuel, investimento da una quindicina di milioni, mentre un pezzo della vecchia'Eugenio Monti'resterà incarnato nel nuovo impianto. «Le strutture obsolete», spiega ancora Viviana Ferrario, che ha coordinato il censimento dello Iuav, «non rispondono più agli scopi per cui sono state create, ma non hanno ancora subito processi di riappropriazione e riuso: si trovano insomma in uno stato "sospeso", che può, in certi casi, anche diventare un'opportunità». Il recupero del forte di Monte Ricco, a Pieve di Cadore, lo dimostra. Costituiva il cuore del campo trincerato di Pieve di Cadore e fu costruito a quota 953 metri nell'ultimo ventennio dell'Ottocento, quasi sul sito dell'antico castello che per secoli rappresentò la difesa e il simbolo di questa terra. Adesso è un centro di cultura.Dall'altra parte della provincia, sull'altopiano del Cansiglio, "Veneto Agricoltura" ha spazzato via l'ex caserma Bianchin, ha salvato solo un hangar che ha trasformato in un auditorium. Mentre in cima al Pizzoc si è fatta piazza pulita: l'ex caserma è stata rasala al suolo ed il terreno su cui insisteva è diventato "Piazza della pace". Sul monte Grappa è stato appena abbattuto il rudere ex Nato. Il sito è un pascolo. «Alcune demolizioni, come ad esempio quella dell'ex albergo al passo Rolle», conclude la sua disamina Viviana Ferrario, «hanno un valore perfino catartico: fai pulizia, levi via la sporcizia, per rinascere alla bellezza». fdm©

Corriere delle Alpi | 3 dicembre 2022

p. 19, segue dalla prima Teleferiche dismesse, alberghi abbandonati: lo IUAV aggiornerà lo studio datato 2016

Il focus

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Dai resti delle vecchie sciovie alle case cantoniere, dalle teleferiche ad alberghi e ristoranti abbandonati, da ponti non più in uso a cave di pietra dismesse. Sono più di una cinquantina i siti abbandonati, perché obsoleti, in provincia di Belluno. La certificazione è stata fatta, ancora nel 2016, dal Dipartimento di culture del progetto dell'Università Iuav di Venezia (responsabile scientifica Viviana Ferrario, assegnista Chiara Quaglia).La Fondazione Dolomiti Unesco ha infatti condotto, su specifica richiesta dello Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura, l'attività legata alla «catalogazione delle strutture obsolete», in quanto disvalori da rimuovere per conservare i valori universali del "World heritage sites". L'esito è stato sottoposto ai valutatori dell' Unesco a Parigi, che l'hanno trovato di estremo interesse. La ricognizione, peraltro, è avvenuta anche all'esterno dell'area strettamente Unesco. «Fin dai primi anni Duemila, la rimozione delle "strutture obsolete" è stata una delle strategie messe in atto per proteggere le aree naturali e i paesaggi di valore eccezionale sulle Alpi», ricorda la professoressa Ferrario, una delle principali relatrici al convegno dell'Ordine degli architetti. Lo Iuav provvederà, nei prossimi mesi, ad aggiornare il suo censimento, verificando quanti di questi elementi sono stati rimossi, quanti abbattuti, quanti rigenerati, quanti invece ancora abbandonati. «La bellezza del paesaggio (perché di questo trattiamo) non passa solo per la demolizione, ma anche per il riuso, magari con la riqualificazione di questi ambienti», precisa Ferrario. Come accadrà per il restauro del Trampolino di Zuel. Qualche esempio, dunque, di strobs in territorio bellunese? La ricerca dello Iuav segnala, a Borca, in località Villanova, l'ex sciovia, con la presenza di strutture in ferro e cemento, nonché due piste coperte dalla vegetazione. A Cortina ha individuato il vecchio ponte sulla strada che sale al Giau. È costruito con pilastri in blocchi di pietra e il corpo del ponte è in parte ricoperto da erba. Lo Iuav ha certificato la presenza sulla Marmolada di ben sette siti da bonificare. Si tratta dei plinti della vecchia seggiovia Fedaia-Fiacconi, dei ruderi del rifugio Col de Bonus, del ponte divelto a passo Fedaia, degli scalini di cemento a Pian dei Fiacconi, dell'ex rifugio Fedaia, dell'ex capanna Fisici, degli edifici abbandonati di Fedaia. Si aggiunge quanto resta del rifugio Pian dei Fiacconi, danneggiato da una valanga. Un altro ponte segnalato è quello sul Gavone vicino a Caviola, in Valle del Biois. In Val di Gares sono stati trovato i residui dei materiali utilizzati per la partenza di una vecchia teleferica, ma i ricercatori hanno fotografato anche i tralicci elettrici dismessi, senza cavi, di una linea elettrica: ben 15 piloni in un chilometro.A Taibon è stata "catturata" la Baita, edificio presente ancora nel 1948. A Forcella de la Grava, in Val di Zoldo, c'è la partenza della teleferica per il rifugio Torrani, lunga 3 chilometri: gli autori dello studio si augurano che con la ristrutturazione del rifugio si sistemi anche questo locale. Altra teleferica in Val Pramper, sempre in Val di Zoldo: la sede di partenza meriterebbe una riqualificazione. A Sovramonte, a Col dei Cavai, resistono i blocchi in cemento della teleferica Dal Piaz. I ruderi della malga Due Navete, a Cesiomaggiore, sono stati ripresi dai ricercatori come un cumulo di macerie. La condotta dell'acquedotto della Val Canzoi merita lo smantellamento, se non è ancora stato fatto. L'ex cava Agnelezze Brendol, sempre a Cesio, meriterebbe anch'essa una ricomposizione. La centralina idroelettrica del Mis, a suo tempo bloccata, dimostra la sua obsolescenza. Via anche i pali della luce, suggerisce lo studio commissionato dalla Fondazione Dolomiti Unesco.Almeno una decine le case cantoniere abbandonate. Ritornando a Cortina, ecco l'ex stazioncina ferroviaria delle Dolomiti ad Ospitale, abbandonata almeno dal 1964. Lo studio sofferma l'attenzione anche sull'ex casello di Cimabanche, nonché sull'ex deposito

militare, osservato speciale in queste settimane quale possibile location del villaggio olimpico. E poi le ex scuderie di Misurina, l'ex sciovia, l'ex cabina elettrica. Lo Iuav scende e in Val d'Oten e trova il ristorante La Pineta. F.D.M.© RIPRODUZIONE RISERVATA

CRISI IDRICA E CLIMATICA: RIFLESSIONI, ANALISI E DATI

Alto Adige | 3 dicembre 2022

p. 23

Ghiacciai, l'anno orribile «Il peggiore di sempre»

Bolzano

Ghiacciai, è stata l'annata peggiore di sempre, quanto meno da quando sono iniziate le rilevazioni. Il solo ghiacciaio di Malavalle, il più grande dell'Alto Adige, ha perso 18,8 milioni di metri cubi d'acqua, pari a circa un anno e mezzo del consumo di acqua potabile della città di Bolzano.Scioglimento in anticipo«Lo scarso accumulo nivale invernale in combinazione con le temperature al di sopra delle medie registrate ad inizio estate e con il consistente strato di sabbia sahariana depositatosi sui ghiacciai a fine inverno, hanno portato quest'anno ad un forte anticipo nello scioglimento della neve stagionale», riferisce il direttore dell'ufficio provinciale idrologia e dighe, Roberto Dinale.I ghiacciai altoatesini non avevano mai vissuto un Glacier loss day tanto anticipato, il giorno dell'anno a partire dal quale continuano a perdere massa fino alla stagione fredda successiva: «Dal 20 giugno circa in poi il bilancio di massa dei ghiacciai si è fatto di giorno in giorno più negativo. A inizio luglio circa i due terzi della superficie glaciale era già priva di neve».Troppo caldoPer via del perdurare del clima molto caldo, unitamente alla spesso elevata umidità dell'aria e all'assenza di precipitazioni nevose degne di nota, lo scioglimento dei ghiacciai è stato molto intenso durante tutta la stagione di ablazione. Con quest'ultimo concetto si intendono tutti quei processi che producono la perdita di massa dei ghiacciai, come lo scioglimento, l'evaporazione o anche la sublimazione. «Il mese di luglio 2022 è stato, sulle Alpi Orientali, verosimilmente il mese con la più grande perdita di massa glaciale a memoria d'uomo», riassume Dinale.I bilanci di massa: negativiSono ora state completate e sono disponibili le elaborazioni finali dei bilanci di massa 2022. Sulla Vedretta Lunga in Val Martello, sul Ghiacciaio di Malavalle in Val Ridanna e sulla Vedretta occidentale di Ries in Valle di Riva di Tures sono stati misurati i bilanci di massa più negativi dall'inizio delle osservazioni: meno 3.408 chili di acqua al metro quadro, meno 3.174 chili di acqua al metro quadro e meno 2.487 chili di acqua al metro quadro.«Questi valori - sottolinea Roberto Dinale - sono più negativi anche di quelli dell'estate 2003, allora prontamente denominata come estate del secolo».I risultati sono ancora più significativi, «se si pensa che alle enormi perdite di massa del 2022 hanno contributo in modo relativamente limitato le quote più basse, importanti nel 2003, dove oggi le superfici glaciali risultano fortemente ridotte rispetto al passato», spiega il glaciologo.Un'estate da dimenticareNell'estate 2022 la neve caduta nell'inverno precedente è andata completamente persa e così l'Accumulation area ratio, ossia la percentuale di ghiacciaio coperta da neve al termine dell'anno idrologico, è risultato nullo. Di conseguenza non è stato possibile collocare entro i limiti dei ghiacciai la relativa quota di equilibrio (Equilibrium line altitude). Quest'ultima rappresenta la linea lungo la quale, al termine dell'estate, accumulo e ablazione si equivalgono.Perdite di volume recordLa Vedretta Lunga, il Ghiacciaio di Malavalle e la Vedretta occidentale di Ries esibiscono quest'anno perdite di volume record dell'ordine del 5-10% del rispettivo totale: «Per rendere comprensibile questo dato: il solo Ghiacciaio di Malavalle, il più grande dell'Alto Adige, ha perso 18,8 milioni di metri cubi d'acqua, pari a circa un anno e mezzo del consumo di acqua potabile della città di Bolzano», spiega Dinale. La modellazione delle modificazioni degli apparati glaciali, calcolata facendo riferimento alle proiezioni climatologiche, mostra come, nel prossimo futuro, perdite di massa del tipo di quelle di quest'anno saranno sempre più frequenti. Tra 10-20 anni è molto probabile che i ghiacciai più grandi avranno perso circa la metà del loro volume attuale. I ghiacciai più piccoli andranno ancora di più in sofferenza e alcuni scompariranno addirittura», conclude Roberto Dinale. DA.PA

Gazzettino | 5 dicembre 2022

p. 5, edizione Belluno

Sempre più caldo: «2022 anno record»

BELLUNO

E mentre ieri l'Arpav diffondeva il bollettino neve con dati che davano come massimo i 6 centimetri di coltre fresca caduti sui Monti Ornella, il bilancio dell'anno che si sta per chiudere parla di un caldo che farà il 2022 anno dei record. E sempre più secco.

NOVEMBRE

Il mese che si è appena chiuso è risultato complessivamente abbastanza mite e meno piovoso del normale. Le temperature medie mensili sono risultate da 0.5°C a 1.5°C superiori alla norma, effetto delle prime due decadi molti miti, seguite da una terza decade

decisamente più fresca. Nel complesso si può osservare una lenta, irregolare diminuzione termica nel corso del mese, con ritorno a valori normali, o anche inferiori alla norma, dal giorno 20, dopo un mese di ottobre eccezionalmente caldo. Lo zero termico è variato fra un minimo di 1130 metri del giorno 29 ed un massimo di 3650 metri il giorno 12.

CALDO RECORD

Da gennaio a novembre il 2022 a Belluno è risultato mediamente 1.0°C più caldo del normale e probabilmente a fine dicembre si potrà classificarlo fra i più caldi in assoluto. Le precipitazioni totali mensili sono state inferiori alla norma, considerando che novembre è normalmente uno dei mesi più piovosi dell'anno. In media gli apporti sono risultati più bassi del 50-65% sulle Dolomiti (totali 50-90 millimetri), dove è piovuto in genere un po' meno della metà del consueto, e del 30-40% nella fascia prealpina, cioè in Alpago, Valbelluna e Feltrino (totali 100-170 millimetri), dove quindi è piovuto poco più della metà degli apporti normali per questo mese. Gran parte della pioggia totale mensile è caduta nella mattinata del giorno 4 e nel corso del giorno 22. La frequenza delle piogge, invece, è da considerare normale, con 5-10 giorni piovosi, a seconda delle zone, contro una media di 8-9. Questo rivela che è piovuto abbastanza spesso, ma poche volte in maniera significativa.

POCA NEVE

La neve è caduta mediamente oltre i 1500-2000 metri nelle prime due decadi e oltre gli 800-1500 metri nella terza. Il bollettino Arpav di ieri dava come numeri record solo quello relativo ai Monti Ornella, ad Arabba a 2250 metri, dove ci sono 6 centimetri di neve al suolo e Falcade con 7. Da inizio anno il deficit nel bilancio pluviometrico si è anche leggermente aggravato, con scarti negativi compresi fra il 30 ed il 45%, ad eccezione delle zone più settentrionali della provincia, dove sono più contenuti (5-25%). Considerando gli ultimi 35 anni, periodo di monitoraggio della Regione Veneto, il 2022 è finora il secondo anno più secco in assoluto, dopo il 1990.

IL CASO

Eventi o fenomeni particolari da ricordare di questo mese sono relativi al giorno 12 novembre: temperature diurne insolitamente alte per il periodo, con massime di 18.1°C a Sant'Andrea di Gosaldo, 17.2°C a Malga Ciapela e 17.2°C sul Monte Avena. In questo giorno anche le temperature notturne in quota sono molto miti, con minime di 8.8°C sul Monte Avena e 6.6°C sul Faloria. E poi il giorno 22 novembre: vento forte in alcune zone delle Prealpi, associato a pioggia anche intensa, con raffiche di 74 km/h a Quero e 73 km/h a Col Indes di Tambre. In Comune di Ponte nelle Alpi in quelle ore le raffiche causano locali danni. In tutto il mese di novembre 2022 si sono avuti 13 giorni soleggiati, 15 instabili e 2 giorni di prevalente maltempo. Un autunno del tutto particolare. (Fe.Fa.)

p. 6

«Inverno liquido» di Nardelli e Dematteis: una approfondita analisi fra clima, economia e sfruttamento gigi zoppello trento

Non stiamo a girarci intorno: il cambiamento climatico è una realtà, e l'industria dello sci - sull'arco alpino come in Appennino - deve ricorrere a ogni mezzo per sopravvivere. Ma la domanda è: a quale costo, e per quanto?È la domanda che si sono fatti Maurizio Dematteis e Michele Nardelli. La risposta è nel libro «Inverno liquido - La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa», edito da Derive Approdi (20 euro). Il risultato di due intensi anni di trasferte, sopralluoghi, interviste ed analisi per mettere insieme idee.La premessa: «C'è un momento preciso in cui capisci che qualcosa sta cambiando. Sei nato e cresciuto pensando che sarebbe sempre stato così, anno dopo anno, stagione dopo stagione, generazione dopo generazione. Poi un giorno ti svegli e d'improvviso gli impianti di risalita sono fermi. E capisci che quel mondo è finito» dicono gli autori.«L'emergenza sanitaria legata al Covid 19 ha messo in luce l'estrema debolezza del modello economico legato al turismo dello sci da discesa sulle montagne. In un'epoca nella quale il Climate Change ne accorcia le stagioni e ne aumenta i costi di gestione, in cui la crisi economica lo rende uno sport elitario e il cambiamento culturale vede prospettarsi una diversa domanda di svago anche nei centri vocati alla monocultura del turismo invernale, quali prospettive di riconversione possono essere messe in campo? »Spiega Nardelli: «La domanda di base è: le comunità delle terre alte si interrogano sulle conseguenze climatiche? E siccome terre alte significa sci, si interrogano sul futuro dello sci? Perché quello che succede lo abbiamo intorno: sempre più montagne senza neve».Per i due autori, la risposta è «cambiare paradigma, ma la risposta delle amministrazioni locali, con la pioggia di soldi del PNRR, è controproducente, perché ha finito con il finanziare progetti che erano nel cassetto da anni perché insostenibili».Il lungo reportage è diviso in capitoli, che raccontano storie paradigmatiche. Per il Trentino, ad esempio, il «caso Monte Bondone», con una storia della località ma anche una analisi (seria e ponderata) sul «grande impianto». Ma c'è anche una parte dedicata al «caso Asiago», con l'appendice di Lavarone e Folgaria. Senza tralasciare il caso Passo Rolle, «il miracolo svanito»Ed un approfondito focus su Dolomiti Superski.Naturalmente si parla delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina: con «un fiume di denaro, per Olimpiadi malate di gigantismo», chiosano.Se i diversi «casi» offrono una carrellata condita di errori ed orrori, è però la prima parte a fornire il contesto: il capitolo «le radici dell'oggi» analizza infatti il sorgere dello sci di massa.È poi impressionante il capitolo a pagina 124, che si occupa della Marmolada dopo la tragedia del crollo del luglio scorso. Ma la tragedia, a leggere questo capitolo, appare in una luce completamente diversa. «Il ghiacciaio ha perso l'80% della sua massa in un secolo ed è destinato all'estinzione. Sono dati incontrovertibili, e di dominio pubblico. La cosa più sconcertante è che nelle nostre comunità alpine si tende a far finta di nulla». La domanda è: che cosa si può fare? «Non siamo catastrofisti, nella

Il Nuovo Trentino | 6 dicembre 2022

nostra ricerca siamo andati a trovare anche esempi positivi» dice Maurizio Dematteis. «Siamo alla fine di un periodo di post-fordismo, ma alcune realtà hanno un futuro, partendo dal punto di vista delle comunità. Chiaro che, come dice Luca Mercalli, Cervinia ha davanti 30 anni di attività. Per un investitore è ancora appetibile. Ma per chi vive lì? Forse vale la pena iniziare a pensarci».Per Dematteis «in tante piccole realtà si rischia la desertificazione. Ma ci sono comunità che hanno reagito, e le raccontiamo». Reagito come? «Sono piccoli numeri, ma bisogna diversificare l'offerta, E noi abbiamo cercato e raccontato anche il "non ancora" del turismo di montagna».Il libro verrà presentato a Trento martedì 13 dicembre, alle 17.30, al Muse di Trento.

p. 27

Legambiente e Cgi: al ghiacciaio rimangono solo quindici anni di vita

ROCCA PIETORE

Ancora 15 anni di vita per il ghiacciaio della Marmolada? L'infausta ipotesi è di Legambiente e del Comitato glaciologico italiano. L'estate 2022 ha messo a dura prova i ghiacciai di montagna. Tra fine giugno e metà luglio la temperatura non è quasi mai scesa sotto lo zero, causandone un repentino scioglimento. Uno studio della Provincia autonoma di Bolzano sostiene che tra 10-20 anni è molto probabile che i ghiacciai più grandi avranno perso circa la metà del loro volume attuale mentre i più piccoli potrebbero addirittura scomparire. Di cambiamenti climatici si sta parlando in questi giorni anche nell'ambito del Comitato olimpico internazionale, un po' "preoccupato" per il futuro dei Giochi olimpici invernali (costi energetici, clima e riutilizzo degli impianti di gara). E ieri, alla vigilia della Giornata internazionale della montagna, Legambiente e Comitato glaciologico italiano (Cgi) hanno presentato a Roma il report finale di "Carovana dei ghiacciai 2022" nella conferenza "Monitorare la scomparsa dei ghiacciai per comprendere l'urgenza dell'adattamento climatico" all'hotel Nazionale di Roma. Numerosi gli arretramenti delle fronti, in gran parte dovuti alla cesura delle parti frontali, oltre un chilometro per la Vedretta de la Mare e a 600 metri per il ghiacciaio di Lares (gruppo dell'Adamello). Nelle Alpi Occidentali si registra in media un arretramento frontale annuale di circa 40 metri. Si ritira di 200 metri il ghiacciaio del Gran Paradiso, si ritirano i ghiacciai del Timorion (in Valsavaranche) e del Ruitor (La Thuile), di Verra (Val d'Ayas), il Lys e gli altri corpi glaciali del Monte Rosa, come l'Indren. I ghiacciai Planpincieux e Grandes Jorasses in Val Ferret (Aosta) potrebbero crollare, travolgendo gli insediamenti e le infrastrutture del fondovalle. Sulle Alpi Orientali, il Ghiacciaio del Careser (Val di Pejo) si è ridotto dell'86%. Arretrano di oltre un chilometro la Vedretta de la Mare e di 600 metri il Lares (Gruppo dell'Adamello). Perdono spessore i ghiacciai di Malavalle e della Vedretta Pendente. E il ghiacciaio della Marmolada tra quindici anni potrebbe scomparire del tutto, dopo che nell'ultimo secolo ha perso più del 70% in superficie e oltre il 90% in volume. Unica eccezione, sulle Alpi Orientali, è il ghiacciaio occidentale del Montasio, piccolo ma resistente che, pur avendo subito in un secolo una perdita di volume del 75% circa e una riduzione di spessore pari a 40 metri, dal 2005 risulta stabilizzato, in controtendenza dunque rispetto agli altri ghiacciai alpini. «La crisi climatica non arresta la sua corsa, sembra anzi accelerare ad un ritmo impensabile anche dagli stessi esperti, non risparmiando le nostre montagne, sua sentinella principale», ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. «In occasione della Giornata internazionale ad esse dedicata torniamo a ribadire l'urgenza di programmare al più presto una reale governance del territorio e dei rischi ad esso connessi, con adeguate strategie e piani di adattamento al clima su scala regionale e locale, a tutela dei territori e delle comunità». fdm© RIPRODUZIONE RISERVATA

REGIONE DEL VENETO: FUTURI INVESTIMENTI NEL COMPARTO SCIISTICO

Corriere delle Alpi | 4 dicembre 2022 p. 13

Venezia stacca l'assegno: 30 milioni per lo sci

Francesco Dal Mas BELLUNO

Altri 30 milioni, dalla Regione, per gli impianti a fune e lo sci, che andranno a stimolare investimenti per 83 milioni in considerazione delle compartecipazioni. Ben 12 i progetti, distribuiti nel territorio dell'alta provincia, da Malga Ciapela al Comelico. Però senza passare, ad esempio, per il Nevegal, che non ha partecipato al bando. Lo stanziamento di 29,8 milioni - questa la cifra esatta - arriva dopo il primo finanziamento di 4 milioni. Ne seguirà un terzo, a dimensioni più contenute, che riguarderà prevalentemente la ristrutturazione della rete di innevamento e l'approvvigionamento della risorsa idrica (leggi bacini). «I contributi che riusciamo a concedere consentono

Corriere delle Alpi | 8 dicembre 2022

di realizzare tutti gli interventi a strategia regionale risultati ammissibili e quindi in graduatoria», precisa l'assessore regionale al turismo Federico Caner. «Parliamo di una dozzina di progetti per un valore stimato di circa 83,2 milioni di euro che andranno a valorizzare l'intero sistema sciistico regionale rendendolo ancora più competitivo e attrattivo».Ad Arabba ne hanno beneficiato tre strutture. Un impianto rigenerato a Malga Ciapela sostituirà i due che erano obsoleti e sono stati dimessi. Investimenti anche a Palafavera, in Zoldo. Hanno partecipato con successo anche gli operatori di Comelico Superiore per incrementare la loro offerta, in attesa del futuro collegamento. Alcune strutture in rinnovamento a Cortina. Ma nessun nuovo impianto.«Quello tra Cortina e la Val Badia», precisa ancora Caner, «è ancora in fase di ripensamento. Non siamo neppure alla prima progettazione. E, in ogni caso, interloquiremo col territorio». Da Passo Falzarego si sale al Passo Valparola e poi si scende verso san Cassiano, quindi si evita Arabba. Più avanti nell'ideazione il collegamento tra le 5 Torri, il Passo Giau, in parte già esistente, Selva di Cadore e l'aggancio col sistema Civetta. «Qui siamo più avanti, anche se lo studio progettuale dobbiamo portarlo ancora all'esame della comunità locale. Però qualche impianto finanziato col bando appena concluso è prodromo a questo collegamento», precisa Caner. «Dopo l'assegnazione di 4 milioni di euro sul primo stanziamento destinato ai primi progetti nella graduatoria per la concessione di contributi in conto capitale per lo sviluppo delle aree sciabili attrezzate, sono state reperite ulteriori risorse che ci consentono lo scorrimento della stessa sino al suo intero esaurimento. L'operazione», conclude «è stata resa possibile attraverso un sinergico impiego di distinte fonti di finanziamento. Complessivamente destiniamo al comparto montagna 29,8 milioni di euro per sostenere un programma di investimenti rilevante anche in vista anche dell'appuntamento olimpico di Cortina 2026».La graduatoria ultima è quella legata al bando pubblicato nel 2020 con il quale sono stati concessi contributi per la realizzazione di nuovi impianti di risalita e ammodernamento di impianti esistenti. © RIPRODUZIONE

Corriere delle Alpi | 10 dicembre 2022 p. 19

Zaia punta sullo sci contro lo spopolamento «La rete degli impianti di risalita va estesa»

L'ANALISI

Riecco i grandi collegamenti tra hub. La risposta, secondo il presidente della Regione, Luca Zaia, alla gran voglia di neve e di sci di questi giorni, anzi di questi tempi. Nonostante, si badi, la crisi. Un milione e mezzo di passaggi sulle piste di Dolomiti Superski? «Sì, 250 mila soltanto su quelle venete. È il rinascimento della nostra montagna. È un contraccolpo formidabile allo spopolamento. Ecco perché io insisto sulla prospettiva di completare i grandi collegamenti sciistici». Zaia finalmente sorride parlando di terre alte, di Olimpiadi. «Questo grande ritorno sulle piste; questa gran voglia di sciare non prescinde dalle Olimpiadi», insiste. «E il traino olimpico crescerà di giorno in giorno fino ad arrivare alla sua apoteosi non nel 2026, ma dopo le Olimpiadi perché ci sarà comunque l'eredità dei Giochi».Siamo in un monastero di monache di clausura, a San Giacomo di Veglia, per cui il presidente non si permette neppure il minimo gesto scaramantico. Però una pre-soddisfazione se la concede. «Ovviamente in questo contesto io penso che sia fondamentale ammodernare e completare la rete impiantistica esistente, ma anche realizzare in tempo utile i collegamenti strategici, quelli con Arabba, da una parte o dall'altra della valle, e con il Civetta. Ovviamente», aggiunge subito, «rispettando tutti i vincoli e le regole ambientali. Questo ci permetterebbe di completare quello che è il progetto della fruibilità della montagna».Zaia è convinto che passi anche da qui, dal movimento turistico, sciistico in particolare, il contrasto alla desertificazione delle terre più alte. «In un ponte dell'Immacolata, di solito scarso di presenze, registrare il tutto pieno significa un riscatto per tutto il sistema montagna: alberghi, ricettività diversa, bar, ristoranti, attività commerciali, impianti, rifugi, noleggi, trasporti. Ecco, chi immagina la montagna vergine, intonsa, senza alcuna traccia di intervento umano, esprime una posizione da rispettare, ma la montagna a quel punto sarebbe un problema di tutela che comunque dovrebbe essere gestito. Io direi che c'è una via di mezzo: rispettare l'ambiente, ma tenere la gente in montagna».Lunedì si festeggia la Giornata internazionale della montagna. A Belluno, in primavera, il ministro Gelmini si era augurata, in sede Confindustria, che per questo 12 dicembre la legge quadro sulla montagna fosse già varata. Invece bisognerà aspettare almeno un altro anno. C'è chi, fra i collaboratori del nuovo ministro, Roberto Calderoli, propone di inserire nel nuovo testo sgravi fiscali per le imprese che s'insedieranno in quota ed incentivi per il telelavoro. Sono misure auspicabili - chiediamo a Zaia - per trattenere i residenti nelle valli e in quota? «La gente è fondamentale anche perché noi dobbiamo riconoscere che la montagna ha delle difficoltà oggettive che sono quelle della logistica, degli spostamenti, dello spopolamento, difficoltà che vanno superate incentivando la vita in montagna. Lo si fa con grandi eventi come quello delle Olimpiadi, lo si fa con grandi interventi infrastrutturali, lo si fa con i presidi sanitari, ma lo si deve fare anche cercando di diventare attrattivi, promuovendo opportunità lavorative. Una montagna attrattiva è una montagna che deve essere dedicata ai giovani, alle nuove attività, a tutto quello che è comunque compatibile con l'ambiente montano».Anche il presidente della Regione Veneto si augura, in ogni caso, che la nuova legge sulla montagna veda la luce nei tempi più brevi, senza tralasciare altri incentivi, previsti dal testo originario: quelli per il personale sanitario e scolastico. E poi mettendo a terra il Fondo montagna: i 200 milioni previsti per il 2022 sono ancora in cassa. Secondo Zaia, il criterio dell'impiego non può essere quello della distribuzione a pioggia, ma del supporto a progetti strategici. E l'impiantistica può essere uno di questi. La Regione, infatti, dopo il recente bando, ne prevederà un altro per le reti di innevamento da rigenerare. E in Finanziaria sono previsti 30 milioni con questa destinazione. Francesco Dal Mas© RIPRODUZIONE

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FUNIVIA TIRES – MALGA FROMMER: GI AGGIORNAMENTI

p. 4

Funivia di Tires, Verdi all’attacco sulla sanatoria Interrogazione degli ambientalisti: «La Provincia faccia chiarezza anche sui contributi»

BOLZANO

Non si placano le polemiche su alcune presunte irregolarità nella realizzazione della funivia Tires - Malga Frommer. Il gruppo Verde in consiglio provinciale, composto da Riccardo Dello Sbarba, Brigitte Foppa ed Hanspeter Staffler, ha presentato un’interrogazione sul progetto di variante in sanatoria della funivia «cabrio».

«Il 23 novembre premettono i Verdi è stato emesso il verdetto della Conferenza dei servizi. Un punto importante: il volume edilizio in eccesso e non autorizzato non dovrà essere demolito. Ai fini della riqualificazione contano anche le parti costruite in conformità al progetto». L’assessore provinciale Hochgruber Kuenzer ha spiegato, in un’intervista, che la decisione della Conferenza dei servizi si baserà sulla legge statale (prevede progetti di varianti). Secondo la nuova legge provinciale sulla pianificazione territoriale, invece, non sono possibili progetti di variante per la «riabilitazione» di progetti illegali. Lo Stato però non ha una giurisdizione primaria nel campo della pianificazione territoriale. I Verdi hanno di conseguenza presentato un’interrogazione in consiglio provinciale: «L’Alto Adige chiedono anzitutto ha una competenza primaria in materia di pianificazione territoriale o no? Se ha una responsabilità primaria, perché non è stata utilizzata la legge sul territorio e sul paesaggio come base per la ristrutturazione della funivia di Tires? Quali parti del progetto della funivia di Tiers sono state utilizzate per la ristrutturazione? Come intende la giunta garantire che la chiusura permanente e stabile rimanga davvero “permanente”? Quanti contributi pubblici aggiungono i Verdi sono stati utilizzati per finanziare la funivia di Tires? Saranno ricalcolati alla luce degli eventi che si sono verificati?».

OLIMPIADI 2026: GLI AGGIORNAMENTI

Gazzettino | 1 dicembre 2022

p. 3, edizione Belluno

Ancora incerti i costi: oscillano tra i 40 e i 100 milioni di euro

CORTINA D'AMPEZZO

A primavera 2023 la demolizione del vecchio tracciato. Nell'estate successiva l'inizio dei lavori di costruzione dell'impianto nuovo, da terminare nell'autunno 2024, in modo da averlo a disposizione nell'inverno 2025 per i collaudi, per le prove generali, i test per verificare che tutto sia a posto, in vista dei Giochi olimpici Milano Cortina, nel febbraio 2026. È questo il futuro della pista Eugenio Monti, fra le case di Ronco e di Cadelverzo, alle pendici della Tofana. Su questo impianto si concentra da mesi l'opposizione, anche se è soltanto una delle opere che si faranno, in vista dei Giochi 2026. Questo chilometro di cemento, serpeggiante fra i larici, è stato preso come simbolo dell'assalto all'ambiente, dello spreco di risorse, di una politica dissennata, in epoca di crisi, verso un futuro quantomeno grigio.

I SOLDI

Sui costi c'è una ridda di cifre: da una quarantina di milioni di euro, previsti inizialmente, si è passati a una sessantina, poi a ottanta, ma si paventa che possano essere cento. Intanto è stata indicata la spesa dello strip out, la demolizione controllata, con la selezione dei materiali di risulta: il lavoro di smantellamento richiederà sessanta giorni e costerà 2 milioni 200 mila euro. Sarà la fase preliminare, in vista della costruzione del nuovo impianto. Inizialmente la Soprintendenza aveva previsto un vincolo sull'esistente, testimonianza da preservare. Il nuovo progetto tiene conto di queste indicazioni e prevede di valorizzare l'interesse culturale della vecchia pista, sorta un secolo fa, con il recupero di alcuni tratti, di certi edifici, con un percorso pedonale lungo tutto il tracciato, l'allestimento di un memoriale dedicato ai grandi campioni del bob, per raccontare miti e riti di Cortina nello sport. A dare il via libera a questa ricomposizione paesaggistica è il commissario di governo Luigivalerio Sant'Andrea. Con il suo decreto tiene conto della determinazione conclusiva della conferenza dei servizi, per l'esame del progetto del primo stralcio funzionale dell'intervento di riqualificazione della pista Eugenio Monti. È un primo, concreto e significativo passo per l'attuazione degli interventi funzionali alla sostenibilità dei Giochi 2026; ha recepito gli ultimi positivi pareri, tra i quali quello dirimente della Soprintendenza, pervenuto a seguito della presentazione di un progetto culturale per l'individuazione del programma e delle strategie per la tutela e la valorizzazione delle qualità materiali, immateriali, ambientali e paesaggistiche della pista.

Corriere dell’Alto Adige | 4 dicembre 2022

LA STORIA

Le prime curve furono erette negli anni Venti del secolo scorso, semplici rilievi di sassi. Un primo intervento sostanziale avvenne per i Giochi invernali Cortina 1956, ma la pista continuava ad avere una refrigerazione naturale. Le serpentine per creare ghiaccio artificialmente arrivarono negli anni Ottanta, poi ci furono continui interventi di ammodernamento e adeguamento alle mutate condizioni di discesa, alle velocità sempre più alte, alla necessità di omologare questa pista anche per le altre discipline, dallo slittino allo skeleton. La presa di posizione di ieri del consiglio comunale, che fa seguito a pronunciamenti della Regione Veneto, del Coni e del Cio, respinge l'ipotesi di trasferire queste gare in un impianto già esistente, per quanto bisognoso di adeguamenti: la pista di Igls, presso Innsbruck, in Austria. Il piano di demolizione controllata e di conservazione di alcuni manufatti, così come il conseguente progetto delle nuove curve, mira a preservare le condizioni morfologiche e altimetriche del sedime della pista storica, profondamente radicata all'interno di un palinsesto fortemente identitario per la comunità locale. Vuole essere l'ideale passaggio di testimone tra la storia sportiva del passato e il futuro.

p. 15

Con l'atteso via libera da parte della Corte dei Conti è finalmente arrivata la garanzia che le opere previste per le Olimpiadi MilanoCortina del 2026 avranno copertura finanziaria. Il Piano degli interventi approvato dal governo Draghi a fine settembre, su proposta dell'amministratore delegato della società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa (SIMICO) Luigi Valerio Sant'Andrea, indica nel dettaglio le 73 opere, con relativo costo, "essenziali" per lo svolgimento dei giochi invernali. Per il Veneto si tratta di tredici opere per un costo complessivo di oltre 1,1 miliardi di euro. Si va dalla realizzazione del villaggio olimpico a Cortina all'adeguamento dell'Arena di Verona per la cerimonia di chiusura, dalla ristrutturazione dello storico trampolino ai diversi interventi infrastrutturali come le attese varianti di Longarone e Cortina.essenziali e indifferibiliIl DPCM firmato da Draghi ha diviso le opere in due livelli di priorità: quelle "essenziali e indifferibili" e quelle "essenziali". Le prime dovranno essere consegnate entro dicembre 2025 per un "puntuale e corretto svolgimento dell'evento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 nei modi e nei tempi predefiniti". Le seconde sono quelle che avranno "effetti durevoli per l'economia, in un'ottica di sviluppo e rilancio dei territori interessati e che costituiscono l'eredità dei Giochi olimpici. Per queste ultime la SIMICO è autorizzata ad avviare le opere per "stralci funzionali" fino al "loro

Corriere delle Alpi | 11 dicembre 2022 Olimpiadi 2026 via libera al Piano degli interventi: al Veneto 1,1 miliardi di euro

completamento in funzione e subordinatamente al progressivo reperimento dell'integrale copertura finanziaria". C'è poi un altro elenco di opere, quelle ritenute di "elevata complessità progettuale e procedurale", che sono sottoposte a una procedura semplificata e accelerata prevista dal PNRR: per il Veneto si tratta del villaggio olimpico di Cortina (47 milioni di euro), la realizzazione di un nuovo sistema integrato di mobilità intermodale a Cortina (95 milioni) e le varianti di Longarone (380 milioni) e di Cortina (483 milioni).la perla delle dolomitiTra gli interventi che dovranno essere necessariamente completati entro il dicembre 2025 c'è ovviamente l'adeguamento della pista di bob "Eugenio Monti" (85 milioni il costo) che ospiterà le competizioni di bob, parabob, slittino e skeleton. A gennaio dovrebbe tenersi anche la conferenza dei servizi che dovrebbe dare il via ai primi interventi sulla pista. Anche il trampolino, simbolo delle Olimpiadi del 1956, dovrà essere consegnato entro il dicembre 2025. È prevista poi una spesa di 10 milioni per la ristrutturazione della struttura e del braciere, insieme a interventi infrastrutturali di collegamento tecnologico.la pista da bob Per quanto riguarda la pista è arrivato anche il parere dirimente della Soprintendenza con il quale sarà possibile avviare la procedura di gara per l'affidamento dei lavori. Il progetto del primo stralcio prevede che le attività di demolizione selettiva e meccanica della pista esistente e del successivo ripristino ambientale dei luoghi siano eseguite nel rispetto delle più rigorose misure di salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio, così come la procedura per la gara d'appalto sarà orientata a favorire la massima partecipazione da parte degli operatori con elevate capacità tecniche e organizzative, al fine di tutelare la qualità dell'opera. Il bando prevede che le opere siano completate entro 60 giorni dall'avvio del cantiere. Il via libera di Sant'Andrea si lascia alle spalle le polemiche sull'eventuale trasferimento delle gare a Innsbruck.

Gazzettino | 2 dicembre 2022

p. 13, edizione Belluno

Villaggio olimpico, c'è Campo in pista

Per i Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026 il villaggio olimpico della sede di gare di Cortina, che dovrà ospitare le squadre di atleti, non sarà certamente a Fiames. È probabile che sorga a Campo. All'ipotesi iniziale, inserita nel dossier della candidatura, di realizzare gli alloggi sulla pista del vecchio aeroporto, si stanno ora sostituendo altre prospettive. I giorni scorsi ci sono stati sopralluoghi del sindaco ampezzano Gianluca Lorenzi, con l'assessore all'Urbanistica Stefano Ghezze, tecnici della Amministrazione e della società Simico, che realizza le opere olimpiche. In particolare è stata osservata la vasta spianata di Campo, a ridosso di tre dei quattro campeggi di Cortina; l'altro camping si trova proprio a Fiames. Tutti e quattro sono sulle rive del torrente Boite.

LE IPOTESI

«Stiamo valutando altre aree rispetto a Fiames che possano accogliere il villaggio olimpico conferma il sindaco Lorenzi A breve vorremmo anche noi, come Amministrazione, assieme alla società Simico e alla Regione, definire l'area, per poi agire di conseguenza». Fra le ipotesi, si è guardata anche la piana di Socol, a sud dell'area artigianale di Pian da Lago, che però non convince i tecnici. È preferibile la zona di Campo. Su quel piano si disputarono le gare di fondo, ai Giochi olimpici Cortina 1956, con l'allestimento di strutture provvisorie, casupole in legno, che furono rimosse alla fine di quel grande evento sportivo. Lo stesso accadrà nel 2026.

IL SINDACO

«Inizialmente è stato fatto un ragionamento con i titolari dei tre campeggi di Campo conferma il sindaco , che sono stati contattati dal commissario di governo Luigivalerio Sant'Andrea, per vedere se fosse possibili coinvolgerli per una riqualificazione totale dell'area. Pare però che non siano interessati, per cui il villaggio dovrebbe sorgere nell'area antistante, sul prato. Quello che è certo è che saranno strutture del tutto provvisorie, da montare per i Giochi e rimuovere subito dopo». Svanisce quindi l'ipotesi, ventilata da alcune categorie economiche d'Ampezzo, in particolare dagli albergatori, di creare una struttura stabile, almeno in parte, sull'aeroporto di Fiames, da conservare anche dopo le Olimpiadi, trasformata in foresteria per il personale che lavora in valle, negli alberghi, altre strutture ricettive, impianti di risalita. In questo e in altri progetti, Cortina guarda oltre i propri confini, fino a coinvolgere i vicini paesi del Cadore, così come altre valli della provincia di Belluno: «Siamo facendo valutazioni, non soltanto per il villaggio olimpico, in modo da comprendere altre realtà assicura Lorenzi Il tema è sul tavolo, lo stiamo affrontando, è un'opportunità che va colta. Non può essere soltanto Cortina a dare risposta all'esigenza di tutta una serie di servizi che sono essenziali per le Olimpiadi. Sono ragionamenti che dovremo fare assieme agli altri sindaci. È giusto che anche altri paesi abbiano un'opportunità di sviluppo, derivante dai Giochi 2026, nel sistema Provincia di Belluno».

QUESTIONE GARE

Lorenzi rigetta i timori ricorrenti sul possibile allontanamento da Cortina di alcune delle gare previste dal dossier. Se n'è parlato anche mercoledì, in Consiglio comunale, con l'ipotesi che non venga confermato tutto il programma: sci alpino femminile; discese di bob, skeleton e slittino; torneo olimpico di curling: «Al momento non mi risultano questi timori. Sono convinto che le discipline stabilite debbano rimanere. Non sono in discussione. Per lo sci, con i Mondiali 2021 sono stati fatti investimenti che è giusto siano utilizzati anche durante le Olimpiadi. Il curling non è in discussione. Per il bob si sta lavorando per cominciare a realizzare l'impianto. Per quanto mi riguarda non c'è pertanto incertezza, per nessuna disciplina».

ACCESSIBILITA’ IN VISTA DELL’APPUTNAMENTO OLIMPICO

Gazzettino | 1 dicembre 2022

p. 11, edizione Belluno

Parte un progetto di turismo sociale rivolto ai disabili

Il Comune di Cortina d'Ampezzo impiegherà 130mila euro, in diciotto mesi, per un progetto di turismo sociale inclusivo, rivolto a persone con disabilità. Rientra nella promozione dell'accessibilità, nelle destinazioni turistiche del Veneto, ma varrà anche per promuovere esperienze formative per ragazzi. Il piano sarà presentato alla cittadinanza il 16 dicembre e comprende un tirocinio per i giovani che si vogliano dedicare a queste attività; l'acquisto di carrozzine motorizzate e di monosci. La selezione delle persone coinvolte sarà fatta dalla Ulss 1 Belluno, con cui il comune ha collaborato, sin dall'adesione, avvenuta nel maggio scorso, con la precedente amministrazione. Il tema del turismo inclusivo è sempre più sentito, dall'amministrazione comunale come dalla Fondazione Cortina, in vista delle Paralimpiadi invernali Milano Cortina 2026, una vera sfida per la località, che in questo momento non è di certo pronta per accogliere migliaia di atleti tecnici, accompagnatori, dirigenti, giornalisti, provenienti da tutto il mondo, che per alcune settimane vivranno le Dolomiti, con le loro differenti disabilità, motorie o sensoriali. È stato questo l'argomento di apertura di un consiglio comunale denso, ricco di stimoli, durato oltre due ore. La seduta si è aperta con questa variazione di bilancio, per sostenere il progetto.

OLIMPIADI

In tema di Olimpiadi, è stato approvato lo statuto della Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi olimpici e paralimpici. Il passaggio è d'obbligo, dopo la sostanziale novità dell'ingresso del governo nazionale: entra in Fondazione la figura del presidente del Consiglio dei ministri. Cambia anche la composizione, con la riduzione del consiglio di amministrazione da ventidue a quattordici membri. Le rappresentanze del territorio potranno dunque essere più limitate, con qualche timore per la presenza di esponenti cortinesi, al posto di Sandro Bernardi, che era stato individuato dalla passata amministrazione comunale. In consiglio si è deliberata la variazione al bilancio di previsione triennale 2022/2024, che dovrà tenere conto di un avanzo di 3.173.798 euro del precedente esercizio. Di questi, 471mila euro andranno per spese correnti; un milione 806mila per spese in conto capitale e investimenti. Cortina ha deliberato, come gli altri comuni del territorio, di aderire alla nuova fondazione Dmo Dolomiti Bellunesi, che sostituisce il precedente consorzio Dmo, per l'esigenza di percepire fondi pubblici. Nel 2023 non saranno ritoccate le aliquote e le detrazioni per applicare l'imposta municipale propria, che resteranno quelle degli anni passati, dal 2020 in poi. Fra gli allegati al bilancio, nella verifica delle aree e dei fabbricati destinati alla cessione, si è stabilito di non alienare altri immobili, oltre a quelli già individuati da tempo. Per queste cessioni si presume ragionevolmente di introitare 892.810 euro.

INTERROGAZIONI

In conclusione di seduta il sindaco Gianluca Lorenzi e i suoi assessori hanno dato risposta ad alcune interrogazioni delle minoranze, in merito al progetto di riqualificazione dell'area della vecchia stazione ferroviaria; sul complesso edilizio ex Antonelli a Zuel, dove oggi ci sono le scuole Montessori; sullo stato di avanzamento del progetto della cabinovia fra la vecchia Polveriera e Socrepes. In questo caso la spiegazione è stata necessariamente limitata, poiché l'elaborato è giunto in municipio solamente martedì 29 novembre, quindi sarà esaminato dai consiglieri nei prossimi giorni. (m.d.)

Corriere delle Alpi | 13 dicembre 2022

p. 28

Turismo e inclusività: arrivare preparati per le paralimpiadi

L'APPUNTAMENTO

Turismo e inclusività, prospettive e soluzioni. Se ne parlerà venerdì nel workshop "Inclusività turistica - misure e strumenti in vista di Milano Cortina 2026", in programma all'Alexander Girardi dalle 15. L'incontro (promosso da Comune, Assoalbergatori e Comitato italiano paralimpico) offrirà agli operatori del settore la possibilità di confrontarsi con le istituzioni su una tematica strategica in vista dell'appuntamento olimpico e paralimpico.«Al momento l'unica certezza è che Cortina ospiterà le paralimpiadi invernali 2026», dichiara Stefano Pirro, presidente di Assoalbergatori), «e noi è da questa certezza che dobbiamo iniziare a ragionare. Il nostro territorio può finalmente diventare un punto di riferimento virtuoso per la Regione e per l'interno Paese. Proprio per questo dobbiamo dimostrarci all'altezza del compito che ci viene richiesto. Il senso del convegno sta proprio nella volontà di rintracciare linee d'azione e strategie comuni affinché le istituzioni non sottovalutino le esigenze della manifestazione cui andiamo orgogliosamente incontro, ma ci aiutino a farvi fronte nella maniera più completa e concreta possibile». Dopo i saluti istituzionali, si entrerà nel vivo della discussione con le relazioni tecniche di Luigi Leporiere (CERPA) e Armando De Salvatore, Accessibility consultant della Fondazione Milano Cortina 2026. Verrà quindi analizzata l'imperdibile occasione di riscatto e crescita concessa dai Giochi.All'evento sarà presente la Games project director della Fondazione Milano Cortina 2026, Diana Bianchedi, che illustrerà il progetto "Adaptive winter sport", finalizzato a

promuovere corsi di formazione rivolti a istruttori, allenatori e maestri di sci, campus sportivi invernali per avvicinare i giovani con disabilità e le loro famiglie agli sport paralimpici e la creazione di nuove professionalità specializzate nell'accoglienza e nel turismo sportivo accessibile.«Nel cammino che ci porterà al 2026», dichiara il vicesindaco Roberta Alverà, «è doveroso da parte dell'Amministrazione essere motore, stimolo e supporto al processo di adeguamento e innovazione che la Conca, non solamente come meta turistica, dovrà necessariamente intraprendere in un'ottica di inclusività e accessibilità. Questo è dunque il momento di attuare le progettualità e di passare ai fatti. Solo così saremo in grado di garantire un'accoglienza e un'ospitalità al passo con i tempi, inclusiva e aperta ai cambiamenti». a.s.© RIPRODUZIONE RISERVATA

FONDO COMUNI CONFINANTI: IL NUOVO FINANZIAMENTO

L’Adige | 3 dicembre 2022

p. 15

«Comuni di confine, il fondo non si tocca»

Parlando a Venezia, con al fianco il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ieri il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha detto che le Province di Trento e Bolzano dovranno continuare a versare i 40 milioni l'anno ciascuna per il Fondo Comuni di confine a favore delle amministrazioni comunali venete e lombarde, come stanno facendo ormai da anni, sulla base dell'impegno finanziario preso con lo Stato con il «patto di Milano» che risale al 2009.L'auspicio espresso dall'assessore provinciale agli enti locali, Mattia Gottardi, qualche settimana fa in un'intervista all'Adige, di poter ridiscutere questa parte del patto finanziario, quando Veneto e Lombardia avranno l'autonomia differenziata e quindi potranno godere di maggiori risorse finanziarie, perché ora quei soldi servono ai Comuni trentini, non sembra dunque essere un obiettivo facile da raggiungere, almeno non a breve termine. «Ho già risposto - ha detto ieri il ministro leghista in terra veneta, sollecitato dalle domande dei cronisti, - che Trento e Bolzano, per ciascuna quota, devono dare il dovuto, è frutto di una intesa e le intese non si cambiano unilateralmente». Calderoli ha però espresso la disponibilità che venga ricalibrata la destinazione delle risorse che ogni anno Trentino e Alto Adige mettono a disposizione dei comuni confinanti perché vengano utilizzate per investimenti di interesse comune e non, come avvenuto negli ultimi anni, anche per spesa corrente e piccole opere locali.«Quindi - ha specificato il ministro Calderoli - continueranno ad essere versati. Credo che rispetto all' utilizzo di quei fondi, per i quali dovrò nominare il mio delegato, quindi il presidente dell'Odi, ci sia la necessità di fare interventi più strutturali che di semplice spesa e quindi progetti un po' più ampi e di lungo respiro». E certamente questo è un obiettivo che sia l'assessore Gottardi che il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, si sono dati per fare in modo che quei soldi vengano utilizzati per opere che possano interessare anche la Provincia di Trento o quanto meno non per investimenti che possano porsi in concorrenza con gli interessi provinciali, come le opere per sviluppare le località sciistiche e turistiche del Veneto, che tanto hanno dato fastidio ai comuni trentini. «I soldi assolutamente non si toccano - ha messo in chiaro dunque il ministro Calderoli - escludendo che Trento e Bolzano possano rimetterci le mani sopra - e poi abbiamo un grande evento sportivo da realizzare e credo che il miglior utilizzo di quelle risorse sia per il Veneto, la Lombardia, Bolzano e Trento». Insomma, quelle risorse potrebbero essere utilizzate, sembra suggerire il ministro, per potenziare le infrastrutture destinate all'organizzazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026.Nelle ultime settimane, le dichiarazioni di Gottardi avevano suscitato molte aspettative tra i Comuni trentini, ma nello stesso tempo preoccupazioni tra quelli veneti e lombardi, che avevano sollecitato un intervento proprio del ministro Calderoli. L.P.

LEGGE SULLA MONTAGNA

Corriere delle Alpi | 13 dicembre 2022

p. 17

Calderoli blinda la Legge sulla montagna Sul piatto un miliardo in cinque anni

Francesco Dal Mas

BELLUNO

Le terre alte non hanno bisogno di interventi spot, una tantum, "assistenziali" - il ministro Roberto Calderoli lo ha detto chiaro e tondo -, ma di una "visione". Che non è aria fritta - ha specificato il suo consigliere Alessandro Panza, eurodeputato di Domodossola - ma che significa, ad esempio, stanziare un miliardo in cinque anni in modo da risolvere uno o due grossi problemi, magari riservando una

parte seconda del fondo ad altre esigenze più spicciole, ma sempre strategiche.Convegno UnimontSe n'è parlato a Edolo, in provincia di Brescia, dove l'università Unimont ha celebrato la Giornata internazionale della montagna, con la partecipazione, fra gli altri, del senatore Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, di Lorraine Berton, a capo di Confindustria Belluno, presente in Lombardia con il direttore Andrea Ferrazzi. A tema la nuova legge sulla montagna. Impegno di Calderoli«Da parte mia ribadisco l'impegno a presentare una Legge sulla Montagna che sia di iniziativa governativa, con l'obiettivo di garantire un iter parlamentare che possa giungere a positiva conclusione». Si è capito, dai vari interventi, che la legge potrebbe essere presentata già nei primi mesi del 2023. Calderoli ha fatto cenno a misure strutturali contro lo spopolamento: incentivi per il personale sanitario e scolastico, interventi per l'infrastrutturazione e la mobilità, sgravi fiscali per le imprese, le attività commerciali, i rifugi. «E questo perchè», ha spiegato il ministro, «c'è ancora una sperequazione in capo ai diritti civili e sociali tra la montagna e la pianura».Chi è montanoMa si pone anche un nodo storico da sciogliere: la definizione di montanità, di comune montano, proprio per evitare che tante risorse si sprechino in territori che sono montani di nome, ma non di fatto. Per Enrico Borghi, del Pd, questo è un nodo che dura da almeno 20 anni, ma al quale sarà difficile metter mano, quindi si rischia di perdere tempo. E, in ogni caso, i criteri di montanità li fissano le Regioni. «Ma in questo modo», ha obiettato Panza, «non distingueremo mai chi è davvero montano da chi lo è solo nominalmente e pure si piglia i fondi».Disegno di legge del Pd Proprio ieri il Pd ha presentato un Disegno di legge che «delega al Governo l'introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali». Propone l'istituzione delle Comunità di Comuni montani sulla falsariga dell'esperienza francese. Rivendica il riconoscimento delle peculiarità e l'urgenza a intervenire nel campo della sanità, delle scuole, dell'accesso ad internet. Sollecita misure strategiche per l'agricoltura e le foreste. Servizi ecosistemici«Di particolare interesse anche la delega sui servizi ecosistemici che riprende un testo, già approvato nel 2015 dal Parlamento e poi lasciato decadere dall'esecutivo, finalizzato a introdurre un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici per riconoscere, da un lato, le funzioni ambientali assicurate dai territori montani e dall'altro per reperire le indispensabili risorse per la tutela dell'assetto paesaggistico, idrogeologico e ambientale di tali territori, riprendendo in tal senso una positiva esperienza già concretizzatasi in Svizzera», conclude la nota. Senatore De CarloDe Carlo si è detto invece d'accordo sulla definizione di montanità, per aggiungere che le indispensabili premialità devono privilegiare i territori davvero disagiati, che rischiano la desertificazione («valli intere entro 10 anni», è la previsione di Borghi). Da qui il passaggio - definito indispensabile ed urgente - dell'approvazione in Finanziaria dei crediti di carbonio.I fondi di CalderoliE il ministro Calderoli ha specificato che «stiamo lavorando per erogare rapidamente la quota parte statale di 15 milioni di euro del Fonsmit (fondo per la montagna, ndr), con l'obiettivo di garantire 11 milioni per il sostegno in questo momento complicato agli impianti di risalita con innevamento artificiale e contemporaneamente investire 4 milioni nell'imprenditoria femminile a supporto di start-up innovative di quelle donne che muovono la montagna. «Abbiamo inoltre in previsione», ha concluso Calderoli, «di confermare gli oltre 200 milioni di contributi nel Fonsmit - andando a raddoppiare le risorse disponibili nel 2023». © RIPRODUZIONE

LA GESTIONE DEI FLUSSI TURISTICI: LA DIREZIONE INTRAPRESA DA VENEZIA

p. 11

Ticket, via alle osservazioni Brugnaro apre un portale web

Venezia

Cittadini veneziani e associazioni di categoria, fatevi avanti. Si era parlato di 16 gennaio 2023 per la sua entrata in vigore, e invece il dibattito sul contributo d'accesso è ancora aperto. Apertissimo. Tanto da coinvolgere, appunto, cittadini e associazioni di categoria a presentare contributi, proposte, osservazioni. Insomma, di strada ce n'è ancora da fare. E molta. Così come la sua entrata in vigore: già rinviata a luglio, ora sembra tutt'altro che dietro l'angolo e anzi, ulteriori rinvii non sono da escludere. Intanto, questa mattina dalle 12 e fino al prossimo 7 gennaio, sul sito del Comune di Venezia (all'interno della sezione dedicata a "Dime") sarà aperta una piattaforma pubblica sul "Regolamento per l'istituzione e la disciplina del contributo di accesso". Una scelta precisa, rivendicata dal sindaco Brugnaro in prima persona. Chi potrà accedervi? «Cittadini e stakeholder», si legge nel documento. Tradotto: residenti nel comune di Venezia ma anche rappresentanti di aziende e associazioni di categoria. «Con questa piattaforma», dice Brugnaro, «voglio dare a tutti i cittadini e ad altri "stakeholder", la possibilità di presentare eventuali contributi, proposte e osservazioni che possano essere utili a perfezionare il sistema di istituzione e disciplina del Contributo di accesso. Un'occasione per dimostrare, ancora una volta, che le riforme fondamentali per il futuro della Città vogliamo farle assieme, così da essere quanto più condivise e funzionali. Le osservazioni e i suggerimenti che arriveranno saranno oggetto di una prima valutazione tecnico-amministrativa da parte dei dirigenti competenti, così da fornire poi alla giunta e agli organi consiliari gli strumenti utili alla deliberazione finale del Regolamento». Nelle parole del sindaco, ecco quindi l'iter di approvazione del contributo. Alla chiusura di questa piattaforma online, il 7 gennaio, proposte e

Corriere delle Alpi | 6 dicembre 2022

osservazioni saranno valutate dai tecnici e dalla giunta. Quelle meritevoli, finiranno in un maxi emendamento di giunta che dovrà recepire anche le richieste di modifica arrivate in questi mesi. A quel punto si tornerà in commissione, come del resto era stato annunciato a metà novembre dagli assessori Venturini e Zuin. Una volta licenziato il testo, si andrà finalmente in consiglio comunale per la sua approvazione. A quel punto, serviranno sei mesi (circa) per oliare tutto il sistema (affinando software per i portali necessari alla prenotazione). Insomma, ci vorrà tempo. E intanto, quasi sei mesi dopo il primo ok al testo da parte della commissione consiliare competente e dopo le due manifestazioni pubbliche di contrarietà al ticket, le opposizioni vanno al contrattacco. «È evidente che il sindaco sia in difficoltà e la sua proposta sul ticket d'ingresso sia traballante», l'affondo di Paolo Ticozzi (Pd), «prova ne è il fatto che, nonostante la sua nota e più volte ripetuta avversione per la partecipazione dei cittadini, abbia lanciato in prima persona una piattaforma online di partecipazione sul contributo d'accesso, vuol dire che ha fatto centro l'istruttoria partecipata. Quello del sindaco con questa piattaforma è chiaramente un tentativo di depotenziare l'istruttoria partecipata anticipandola con questo portale online». «Apprendiamo con gioia che il sindaco negli ultimi mesi ha scoperto due cose: esistenza di un garante della privacy e le virtù della consultazione pubblica, in attesa di conoscere le modalità in cui essa si svolgerà», aggiunge il consigliere Marco Gasparinetti (Terra e Acqua). Oggi alle 12 è previsto l'esordio di questa nuova piattaforma. eugenio pendolini© RIPRODUZIONE RISERVATA

TRASPORTI PUBBLICI NELLE DOLOMITI: LA PROPOSTA DI DOLOMITIBUS E PROVINCIA DI BELLUNO

Corriere delle Alpi | 17 dicembre 2022 p.18

Un sistema digitale per pianificare il proprio viaggio sulle Dolomiti

Belluno

Se il futuro del mondo dei trasporti è incerto visto il quadro internazionale attuale, come evidenziato da Carlo Carminucci, direttore ricerca e responsabile dell'Osservatorio Isfort, resta la volontà da parte di Dolomitibus e della Provincia di Belluno di dare un nuovo impulso al servizio di trasporto pubblico locale in vista dell'appuntamento delle Olimpiadi. Trasporto, QUALE FUTURO?«Oggi ai nostri clienti, siano essi studenti, lavoratori e turisti, offriamo lo stesso servizio», precisa Stefano Rossi, amministratore delegato di Dolomitibus. «Bene, il nostro obiettivo è dare risposte a ciascuno di loro, a seconda delle loro esigenze. Quella della pandemia poteva tradursi in un'opportunità per cambiare passo, ma non è stato così, perché per cambiare le regole in Italia servono tempi biblici e quando arrivano il mondo è cambiato già un'altra volta. Ma noi ci impegneremo perché le cose cambino e si possa avere un servizio diverso». Il sogno dell'assessore regionale e vice presidente Elisa De Berti prevede uno scatto in avanti in più. «È stato un errore aver diviso il trasporto su gomma, affidandolo all'ente di governo, dal trasporto su rotaia. A mio parere i due ambiti devono essere tra loro integrati, bisogna aspirare alla digitalizzazione del sistema trasporto. Sogno che, grazie al traino Olimpiadi, si possa applicare a tutta la Regione un sistema integrato come il Maas, un canale digitale congiunto che consenta agli utenti di pianificare, prenotare e pagare più tipi di servizi di mobilità». LA SFIDA Sono questi i temi più importanti emersi ieri al convegno sul futuro della mobilità svoltosi a palazzo Fulcis e organizzato da Dolomitibus e Agens. Una sfida non indifferente, visto che resta l'auto, soprattutto dopo la pandemia, il mezzo di trasporto più utilizzato. Per far ripartire il settore del Tpl in provincia, Dolomitibus ha avviato da ieri una nuova campagna pubblicitaria che si chiama "Muoviamo la bellezza", dove in un video si sposano le Dolomiti Unesco patrimonio dell'umanità con la sostenibilità del trasporto pubblico. «Si pensi che un autobus pieno corrisponde a venti auto in meno sulle strade: è evidente come il Tpl rappresenti una forma per ridurre anche l'inquinamento», ha detto Rossi. IL NODO AUTISTI e infrastruttureI progetti di rilancio, però, non possono prescindere dalla garanzia del servizio che viene non solo dalle risorse economiche, ma anche dalla disponibilità di autisti. Ed è questo il nodo più importante che la Provincia oggi si trova a dover risolvere, come sottolineato dal presidente Roberto Padrin. «Per incentivare il Tpl è necessario che questo sia veloce e capillare, cosa difficile da realizzare nel nostro territorio per il nodo infrastrutturale che nella parte alta dovrebbe risolversi proprio grazie ai giochi del 2026. Dobbiamo però accelerare i tempi di percorrenza e togliere le auto dalla strada, anche se questo significa diminuire drasticamente le risorse che ci arrivano con l'imposta sull'auto e la rca che per il 2022 ha visto una perdita di 3 milioni di euro sui sette solitamente incassati». «Anche con il treno i tempi di percorrenza sono lunghi e quindi non siamo concorrenziali», ha fatto il quadro Padrin, che poi ha parlato della carenza di autisti. «In questo momento viviamo la difficoltà nel reperire autisti e per questo stiamo lavorando con i sindaci per trovare una soluzione. Spingiamo sulla Academy e anche sulla ricerca degli alloggi a prezzi calmierati per chi verrà qui», ha detto spendendo un ringraziamento per chi sta garantendo il servizio. Sul reperimento di autisti sta lavorando anche la Regione per creare corsi e bandi di formazione all'interno delle società di Tpl. «La speranza è che si presenti qualcuno a questi bandi», ha ribadito De Berti.Migliorare le infrastruttureSulla criticità delle infrastrutture si è soffermato anche il direttore di Confindustria, Andrea Ferrazzi, evidenziando come l'associazione stia redigendo uno studio sui nodi strategici intervallivi, pedemontani e di collegamento a nord. «Dobbiamo guardare

Belluno con lenti del 21°secolo. Basta con le ricette di 10-20 anni fa, il mondo è cambiato e dobbiamo dare ai giovani le stesse opportunità di quelli della pianura», ha detto, annunciando l'attivazione di un corso universitario di informatica a Belluno. Il Tpl COME ATTRATTIVITÀ«Il trasporto pubblico rimane uno dei principali elementi di attrattività dei territori e delle città, è necessario salvaguardarlo ad ogni costo e far tornare la gente sui mezzi», ha sottolineato Arrigo Giana, presidente di Agens. «Oggi siamo ancora a un -25% e questo penalizza molto le aziende, il caro energia impatterà in maniera ancora molto forte, già è successo quest'anno e per il 2023 sarà ancora peggio. Stiamo dialogando con il Governo. Serve una riforma complessiva, un testo unico che metta ordine e favorisca un'evoluzione del settore per farne un vero settore industriale, sempre meno assistito». © RIPRODUZIONE RISERVATA

MERCATINI DI NATALE: IL CASO DI CAREZZA

Alto Adige | 10 dicembre 2022 p. 17

Corriere dell’Alto Adige | 21 dicembre 2022

p. 4, segue dalla prima

Assalto al lago di Carezza per le «Magie natalizie» Il sindaco: piano anti-code

Il Cai: scelta sbagliata. Dejori: bilancio positivo, sarà ripetuto

Quanto può incidere Instagram sulla vita quotidiana? Senza scomodare psicologi per la Gen Z o sociologi da metaverso, è sufficiente mettersi in viaggio sulla strada statale 241 della Val d’Ega per rendersene conto. Specie nel weekend all’altezza del Lago di Carezza preso letteralmente d’assalto durante il Ponte dell’Assunta. Fino a quattro chilometri di coda di auto di turisti pronte a riversarsi al «Mercatino» (in realtà si chiama Magie Natalizie) che circonda il celebre laghetto con le casette a forma di lanterna. C’è chi ha percorso un chilometro ogni 14 minuti impiegando quindi ore per arrivare a conquistare uno degli 800 posti del parcheggio dedicato. E chi ha perso delle ore per raggiungere gli impianti sciistici o la Val di Fassa senza avere la minima intenzione di visitare le Magie Natalizie. Sui social si è scatenata la protesta di molti bolzanini: c’è chi annuncia di voler preferire Plan de Corones a Carezza se questo sarà il trend in futuro, chi testimonia quattro ore in coda e chi protesta per non essere riuscito a raggiungere la propria seconda casa a Carezza (questa più complicata da credere considerando che i giorni disponibili erano quasi quattro e la coda solo in salita). Tutto vero, ma questo Mercatino non è esattamente una novità: esiste da sette anni. Ci sono stati sette anni, insomma, per esprimere le proprie perplessità ma fino ad ora non si erano verificate situazioni così difficili. Cosa è cambiato allora? Si è abbattuto sul lago di Carezza natalizio l’effetto Instagram come a Braies ma in salsa natalizia. Indicare nel telefilm «Un Passo dal Cielo» l’unico e principale artefice del boom turistico del laghetto in Alta Pusteria è inesatto. A portare carichi di visitatori a Braies è, ancora oggi, Instagram. A Carezza è successa la stessa cosa, come conferma il sindaco di Nova Levante Markus Dejori: «È accaduto qualcosa che non potevamo controllare. Alcuni grandi influencer hanno scattato delle fotografie delle Magie Natalizie. Uno di loro conta un milione di follower per intenderci. È un marketing di cui non si ha contezza, sfugge ai calcoli di pianificazione. Di colpo centinaia di turisti, italiani e tedeschi, hanno scoperto che si trattava di una manifestazione dall’atmosfera incredibile. Sensazioni che si riusciva facilmente a trasmettere ai propri follower con una fotografia o un reel». Triste? Forse ma è comunque ciò che accade. Il problema è che, da Braies a Pamukkale in Turchia, il mondo dice che la situazione non andrà migliorando in modo naturale. Anzi. «Stiamo già lavorando con una task force aggiunge il sindaco per migliorare l’hotspot del Lago di Carezza. L’idea è di bloccare il traffico diretto alle Magie Natalizie, che ci sono solo durante i weekend e festivi, già a Nova Levante quando l’afflusso si dimostra eccessivo. Il parcheggio da 800 posti è già un’infrastruttura che ci concede di lavorare in questo senso. Va sviluppato un preciso piano organizzativo di reazione». La difficoltà è che Carezza, rispetto a Braies, non si trova in una strada di vallata ma nel bel mezzo del raccordo principale tra l’Alto Adige e la Val di Fassa. L’idea di inchiodarla per afflusso turistico nei fine settimana dell’Avvento non è percorribile. «Ne siamo consci continua Dejori e stiamo lavorando proprio per non incidere su questa situazione. Sapremo trovare un piano efficace. Stavolta siamo rimasti sorpresi ma non era mai accaduto qualcosa con queste dimensioni».

Nel frattempo il Cai e la Bürgerliste di Nova Levante premono per un’eliminazione della manifestazione: «I Mercatini vanno bene nelle grandi città ma non al Lago di Carezza o in montagna affermano Questi dovrebbero essere giorni per offrire tranquillità in montagna anziché traffico e smog». Abolizione che, va detto, non è affatto nei piani del Comune: «Le “Magie Natalizie” si sono concluse il 18 dicembre ed il bilancio è positivissimo. Archiviata questa edizione conclude il sindaco Dejori in gennaio inizieranno già le prime riunioni per organizzare la prossima».

CARTA EUROPEA TURISMO SOSTENIBILE: PASSI AVANTI NEI PARCHI TRENTINI

L’Adige | 2 dicembre 2022

p. 40

Focus sul turismo sostenibile

C'era il mondo (beh, dai, diciamo mezzo mondo) mercoledì nella sede di Tione dell'Anffas, dov'è stata confermata l'adesione alla Carta europea del turismo sostenibile (Cets) da parte del Parco naturale Adamello Brenta.D'altra parte il Pnab è capofila, ma la compagnia di giro è ampia e ne fanno parte il Servizio sviluppo sostenibile e aree protette della Provincia, la Fondazione Dolomiti Unesco, il Parco Fluviale della Sarca, Trentino Marketing, il Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino e il Parco Nazionale dello Stelvio-Trentino, i Comuni, i Distretti Famiglia, le Apt, le Biblioteche presenti all'interno dei confini del Parco, Dolomiti Open e Anfass.In realtà è stato

sottoscritto ieri a Tione il nuovo Piano d'azione e strategia 2023-27 del Parco Naturale Adamello Brenta, che ha ottenuto la Cets (assegnata da Europarc Federation, il più grande network europeo di aree protette, ed è promossa in Italia da Federparchi) da quasi vent'anni. Il documento si compone di 51 azioni, suddivise in due itinerari (Novità, con 38 azioni, e Continuità, con 13) e tre percorsi dai nomi (per ora ci accontentiamo di quelli) suggestivi: "Consapevolezza, Sensi e Qualità".«Una delle principali novità di questo Piano quinquennale, con cui il Parco vuole accedere al quarto rinnovo della Cets, è l'inserimento delle cosiddette "Azioni di Sistema" - hanno spiegato il presidente del Parco Walter Ferrazza ed il direttore Cristiano Trotter - iniziative soprattutto nel campo della formazione, della comunicazione e della sensibilizzazione ambientale che verranno realizzate congiuntamente in tutte le aree protette del Trentino. La Carta Europea del Turismo Sostenibile è un riconoscimento prestigioso, che certifica gli sforzi fatti dalle aree protette per conciliare una buona accoglienza dei visitatori, che tenga conto delle loro esigenze e ne rafforzi la sensibilità ambientale, con il bisogno di tutelare il patrimonio naturale e la biodiversità. La Cets si è rivelata inoltre uno strumento utile per favorire il dialogo tra l'Ente e le comunità che vivono all'interno dell'area del Parco».Carta europea... Slogan? «Nemmeno per sogno», rintuzzano al Parco, dove spiegano che «la definizione dei contenuti del Piano ha comportato un doppio percorso partecipativo: da un lato con una molteplicità di soggetti, istituzionali e non (oltre un centinaio) espressione delle comunità coinvolte; dall'altro con i diversi soggetti del sistema delle aree protette del Trentino (Parchi e Reti di Riserve). Con loro il Parco Adamello Brenta condivide un percorso "a tappe" che, dopo le prime due fasi, rispettivamente la certificazione delle stesse aree protette e delle strutture ricettive, ora si proietta verso la terza fase, quella della certificazione degli operatori turistici, e quindi prima di tutto le Aziende per il turismo (per le quali è stato istituito un tavolo di lavoro coordinato da Trentino School of Management).Le azioni? C'è tanto. Convenzioni con i Comuni per la manutenzione del territorio e per servizi; mobilità sostenibile; attività escursionistiche estive; progetto Let's Green; iniziative a carattere educativo/scientifico/comunicativo (progetti didattici con le scuole e con le università della Terza età, attività svolte con i media locali ed extra-provinciali, azioni di marketing territoriale).Ora il Piano verrà trasmesso a Bruxelles per la validazione da parte delle istituzioni europee e il conseguente rinnovo della Cets Fase I per il quinquennio 2023-27.G.B.

NOTIZIE DAI RIFUGI

Corriere del Trentino | 1 dicembre 2022

p. 11

«Rifugi del Trentino, estate record: ora rilanciamo»

La presidente Silva: «Il fattore squadra, una necessità per gli operatori della montagna»

M. Z.

Trento Dopo la «lunga e bella stagione dei Rifugi dell’estate 2022», come ha sottolineato la presidente dell’associazione Rifugi del Trentino Roberta Silva, affiancata dal vice Raffaele Alimonta, martedì durante l’assemblea annuale ordinaria dei gestori dei Rifugi del Trentino alla Distilleria Marzadro di Nogaredo, ora si pensa alla stagione invernale.

Dopo le evidenze estive con il ritorno della clientela straniera, la tragedia della Marmolada, l’andamento dei flussi rispetto ai mesi di stagione, il favore del meteo, l’apertura facilitata dalla poca neve in quota ma condizionata dalla gestione della risorsa acqua, il nodo personale e i rincari energetici, si è parlato de i temi della stagione invernale . A cominciare dalla prudenza in montagna, che vede il recente accordo col Soccorso alpino, il protocollo di potabilizzazione dell’acqua dei Rifugi, la progettazione in alta quota di Rifugi e bivacchi.

La relazione della presidente Silva che ha evidenziato il buon andamento della stagione estiva si è focalizzato sul «fattore squadra come necessità di sistema collaborativo tra gli attori della montagna, per portare avanti progetti e intenti comuni, anticipare le necessità, soprattutto per evidenziare i fattori critici anche in vista dell’apertura invernale».

Presenti all’assemblea i massimi vertici del turismo. L’assessore provinciale al turismo Roberto Failoni ha parlato della «necessità di dialogo a 360° tra gli operatori della montagna dalle risorse al sostegno finanziario come per l’approvvigionamento dell’acqua». Per Gianni Battaiola, presidente Trentino Marketing e Asat «Rifugi del Trentino è la punta dell’ospitalità in casa Asat, dell’offerta turistica del Trentino con la cura della montagna in prudenza»,e Maurizio Rossini ad Trentino Marketing ha parlato di «cultura per un ecosistema che abitiamo». Anche la vice presidente Sat Jole Manica ha parlato di «cultura della montagna nel Dna della Sat», ma servono cambiamenti, «serve pensare a Rifugi in maniera diversa».

NOTIZIE DAL SOCCORSO ALPINO

Corriere delle Alpi | 12 dicembre 2022

NOTIZIE DAI COLLEGI DELLE GUIDE ALPINE E ACCOMPAGNATORI DI MEDIA MONTAGNA

Alto Adige | 15 dicembre 2022 p. 20

Le guide alpine «In quota rifugi attrezzati non hotel»

Bolzano

In Alto Adige operano 194 guide alpine e 484 accompagnatori di media montagna. Il nuovo direttivo della loro associazione ha incontrato Schuler.Il presidente dell'Associazione provinciale guide alpine sciatori, Thomas Zelger, il suo vice, Bernhard Mock, e Patrick Stuflesser, rappresentante degli accompagnatori di media montagna nel consiglio dell'associazione, hanno fatto visita all'assessore competente, Arnold Schuler.«La montagna e la natura devono essere al centro del nostro lavoro. È anche importante trovare un buon equilibrio fra turismo di qualità e natura», ha sottolineato Thomas Zelger.Secondo l'assessore Schuler, «l'equilibrio tra la tutela del territorio e la destinazione di vacanza gioca un ruolo chiave nelle nostre strategie. Una buona collaborazione è importante. Tutti dovrebbero sentirsi a proprio agio in Alto Adige», ha affermato l'assessore.Nel corso dell'incontro è stato affrontato anche il tema dei rifugi e dei progetti edilizi nella regione alpina. «Delle strutture ricettive funzionali sono essenziali in montagna, non altrettanto gli hotel o i monumenti architettonici», hanno affermato i componenti della delegazione.Thomas Zelger è stato eletto presidente del Collegio provinciale e dell'Associazione delle guide alpine sciatori dell'Alto Adige in novembre dai rispettivi Consigli direttivi, succedendo a Kurt Walde. I nuovi consigli eletti con Michaela Egarter comprendono per la prima volta anche una donna.Patrick Stuflesser è stato invece confermato come rappresentante degli accompagnatori di media montagna.

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