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Anno 47 | N°07 del 12.04.2016 | quindicinale | ₏ 5,50 | www.fashionmagazine.it

E H I S SI D GL IN EN ION RS VE

Il magazine di news, business e trend

luxury

Tra Tokio e Teheran, le nuove geografie del retail

Fast fashion Primark e H&M strategie a confronto

The

Design Issue

Dal prodotto al negozio lo storytelling sta nel concept Nella foto: Palazzo Fendi


PRECIOUS TROUSERS


n° 7 12 APRILE 2016

SOMMARIO

www.fashionmagazine.it

7 L’Editoriale

PROTAGONISTI

8 PRIMARK/BREEGE O’DONOUGH Chi ha paura del fast and cheap?

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10 H&M/DAN NORDSTROM «Con home e beauty effetto sorpresa»

BUSINESS / 1

14 CANTON TICINO Nuovi progetti per la fashion valley 16 FOCUS RETAIL La testa conta più dei muscoli

In copertina

Palazzo Fendi a Roma Ph. Gionata Xerra

22 RETAIL REAL ESTATE L’Italia al centro dei giochi 24 IL CENTRO AD ARESE «Piazze e palazzi nel mall della svolta»

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26 NUOVI MERCATI/IRAN Teheran sogna il Quadrilatero

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n° 7 12 APRILE 2016 www.fashionmagazine.it

SOMMARIO

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30 30 VISUAL MERCHANDISING Minimalismo addio, è tempo di stupire

STYLE & DESIGN

35 MILAN DESIGN WEEK 5 rooms 44 ITINERARIES Design and the city 46 CONCEPT STOREs In-crowd destinations

BUSINESS / 2

pEOPLE

51 TRAVEL RETAIL La vetrina perfetta per i globetrotter

76 RITRATTI/JUSTIN O’SHEA Un “unconventional hero” per rilanciare Brioni

54 FOCUS CINA Il dragone pronto al rilancio

78 PERSONE & POLTRONE

58 FASHION TECHNOLOGY Più competitivi con il plm

80 Q&A/ALESSANDRO SQUARZI «Amo i capi con una storia da raccontare»

61 DIGITAL FASHION

81 Fashion people

65 WOMEN’S SNEAKER

82 Red carpet

FALL-WINTER 2016/2017

Walking down the street

68 BRAND TO WATCH 70 BASELWORLD Il gioiello italiano 72 STORE TO WATCH In bottega una “Full” immersion nel menswear

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74 OPENING

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n un momento di forti smottamenti e di adeguamenti continui, trovare la forma giusta da dare a prodotti e formati retail è una sfida non indifferente. Da un lato, esistono barriere culturali sempre più fluide, con una clientela sempre più cosmopolita. Non a caso il genio dell’esegeta estetica di questi anni, Zaha Hadid, consisteva proprio nel conferire, con verve rivoluzionaria, un insieme armonioso a elementi poliedrici, caleidoscopici, a volte in aperto contrasto tra di loro. Valorizzare la diversità è dunque sicuramente uno degli imperativi più pressanti del nostro tempo. D’altro canto, rimarcare in modo univoco e riconoscibile il proprio posizionamento in questo mare magnum di stimoli è altrettanto imprescindibile. Essere rappresentativi della propria epoca, ma unici e consistentemente diversi: è questo il grido di battaglia dei creativi di tutte le latitudini, che non solo sono protagonisti assoluti dei player di moda quando vestono i panni dello stilista, ma anche quanto fungono da interior designer, visual merchandiser, stylist o product manager. E che saranno, tra poco, di nuovo graditi mattatori a Milano di quella grande occasione di incontro e di ispirazione quale è il Salone del Mobile, incluse le numerose installazioni del Fuorisalone. Questo numero è dedicato a loro, infaticabili realizzatori delle visioni imprenditoriali della Moda. Perché in un momento in cui dal basso sorgono sempre nuovi competitor (e la calata di Primark in Italia coincide con i fasti del Design), solo l’originalità e il rigore della propria proposta estetico-funzionale possono fare da argine all’erosione dei margini di guadagno. Come, guarda caso, rimarca anche un player come H&M.

L’EDITORIALE

Shaping the Future

In times of continuous change, the question of how to shape one’s products and retail formats is not an easy one. Cultural barriers are waning and clients are becoming increasingly cosmopolitan. And yet, one’s unique positioning needs to stand out. To bridge the gap between opposites in a harmonious way becomes ever more necessary.

Marc Sondermann

Direttore/Editor-in-Chief

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PROTAGONISTi

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Breege O’Donoghue di primark

Chi ha paura del fast & cheap? Nella competizione italiana tra i retailer arriva Primark, che darà battaglia grazie a prezzi più bassi della concorrenza e un’alta resa al metro quadrato. Per il primo store nel Paese il gruppo irlandese ha scelto Arese. Quasi 5mila metri quadrati e 46 casse. Nel 2017 sarà la volta di Firenze. «Cerchiamo di capire i gusti del mercato per poi accelerare», dice la top manager Breege O’Donoghue di Andrea Bigozzi

Primark takes action in the Italian arena of fast-fashion retailers, opening its first local store in Arese (close to Milan). Nearly 5.000 square meters and 400 “km 0” employees. «Our secret? We operate differently from other retailers, our margins are lower», the director of the Irish group, Breege O’Donoghue, anticipates and underlines. «We try to understand the Italian tastes and then accelerate». In 2017 it will be the turn of Florence.

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on un primo megastore pronto per il taglio del nastro a Milano e uno in arrivo nel 2017 a Firenze, Primark si aggiunge a Ovs, Zara, H&M e Gap (ormai tra i colossi manca praticamente solo Uniqlo) nella competizione più accesa del mercato italiano, quella dei retailer di abbigliamento che - contando su prezzi bassi, look sempre aggiornati e creatività - puntano a conquistare tutta la famiglia e in particolare gli acquirenti più giovani. Nata nel 1969 a Dublino, 5,4 miliardi di sterline di fatturato nel 2015 (quasi 7 miliardi di euro) e 300 punti vendita in 10 Paesi - la catena può già contare da noi sull’entusiamo di un pubblico fedele: la pagina Facebook, (“Vogliamo Primark in Italia”), fondata nel 2012, ha quasi 8mila follower. Ma il vero asso nella manica della catena irlandese, oltre nell’altissima resa al metroquadrato che secondo alcuni sfiora le 490 sterline (610 euro), sta nel low cost (che ha ispirato anche lo stesso nome dell’insegna, contrazione delle parole “prezzo” e “marca”), con cartellini decisamente inferiori a quelli della concorrenza. Secondo l’istituto di ricerche Sanford C. Berstein, citato recentemente da The Economist, in Gran Bretagna il prezzo medio di un abito da donna firmato H&M è di 10,69 sterli-


1. 2. 4. Le collezioni Primark primaveraestate 2016 uomo, donna e bambino che saranno disponibili nello store di Arese 3. Il nuovo quartier generale di Primark di Dublino, inaugurato nel 2015

studiare il mercato italiano. Ci sarà poi tutto il tempo per arrivare nel centro storico, e in grande stile. Cosa può anticiparci del megastore di Arese? Coprirà una superficie di 4.500 metri quadrati di vendita su due piani, con 63 camerini prova e 46 registratori di cassa, aree wifi, e luoghi dove rilassarsi. Sarà in vendita tutto il nostro mondo, uomo, donna, bambino, casa, calzature e accessori. Ci lavoreranno circa 400 persone, quasi tutte “a km zero”. Il nostro recruitment team è infatti rimasto molto impressionato dal talento dei professionisti di Arese e dei dintorni. Qual è il vostro piano di espansione in Italia? Stiamo pianificando un’altra apertura nel 2017 a Firenze. Lo store si troverà all’interno de I Gigli, un centro commerciale alla periferia della città.

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ne (circa 13,5 euro), contro le 3,87 sterline (meno di 5 euro) di Primark. Come è possibile? «Perché abbiamo margini più bassi rispetto agli altri high street brand e poi investiamo meno in pubblicità», spiega il direttore del gruppo Breege O’Donoghue, che ha parlato con Fashion di questo debutto italiano, fissato per il 14 aprile, all’interno de Il Centro di Arese, che si inaugura lo stesso giorno e che sarà uno dei più grandi centri commerciali d’Europa. L’Italia è la patria della moda, spesso usata dalle aziende come mercato test. Eppure ci siete arrivati tardi, perché? Questo sarà l’undicesimo mercato in cui opereremo. Il primo Paese dove siamo sbarcati, al di fuori di Irlanda e Regno Unito, è stato la Spagna nel 2006 perché c’erano delle somiglianze con la clientela irlandese. Da lì non ci siamo più fermati: Portogallo, Germania, Olanda, Belgio, Austria, Francia e Stati Uniti. Finalmente ora ci sentiamo pronti anche per l’Italia. Perché per questo debutto avete scelto una location periferica e non in centro di Milano, dove sono presenti tutti i vostri competitor?

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Per lo store di Arese abbiamo fatto le cose in grande: quasi 5mila metri quadrati, 63 camerini, 46 registratori di cassa e 400 lavoratori a km 0 Breege O’Donoghue

Il Centro di Arese è la location ideale per Primark, in quanto rispetta tutti i parametri richiesti per le aperture dei nostri punti vendita: è facilmente raggiungibile ed è di dimensioni notevoli. Siamo certi che sarà una destinazione molto popolare per il nostro target. Si trova in una posizione strategica, vicino a Milano, la città della moda e questo è un primo passo in Italia per Primark. Questo negozio sarà l’occasione per

I prezzi sono uno degli elementi alla base del vostro successo: come fate a tenerli così bassi? Sono bassi perché operiamo in maniera diversa dagli altri retailer. Per prima cosa il nostro utile netto sulle vendite è inferiore a quello degli altri high street brand. Poi seguiamo un business model che ci consente di tenere i prezzi accessibili: facciamo poca pubblicità e non investiamo in iniziative di marketing e in collaborazioni esterne. Poi ordiniamo sempre grandi volumi e paghiamo prontamente i nostri fornitori, che così sono invogliati a praticare prezzi bassi. Abbiamo una catena corta, cerchiamo di lavorare direttamente con i fornitori. Inoltre produciamo il più possibile dove si trovano le materie prime: anche questo fa diminuire i costi e sostiene economie in via di sviluppo: come il Bangladesh (dove Primark era tra le aziende che facevano produrre nella fabbrica tessile crollata 3 anni fa, ndr) . Le novità, in termini di espansione del marchio, non sono finite: avete deciso di guardare anche oltreoceano... L’espansione negli Stati Uniti per noi è molto importante: abbiamo da poco inaugurato i primi due punti vendita, ma tra il 2016 e il 2017 apriremo altri sei store. Anche perché, dai primi risultati di vendita, il consumatore americano sembra aver bene recepito la nostra offerta. ■

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PROTAGONISTI

Dan Nordstrom di H&M

«Con Home e beauty, effetto sorpresa» È vero che gli italiani dai colossi del fast fashion vogliono solo abiti? E quali sono le strategie del gruppo svedese, che ad Arese inaugurerà uno dei più grandi punti vendita d’Italia, dove debutta la linea home? Risponde Dan Nordstrom, che scommette tutto sulla sorpresa e sul coinvolgimento del consumatore di ANDREA BIGOZZI

What do Italians want from the giants of fast fashion? Just clothes? And what are the strategies of the Swedish group, that will open in Arese one of its biggest stores in Italy, where for the first time in our country the Home line will be sold? Dan Nordstrom, answers these questions, putting in first place the “wow effetc” and the involvement of consumer. 1

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nche quando si tratta di sbirciare nelle vetrine delle grandi catene del fast fashion e con prezzi low cost, il consumatore cerca il “wow effect”. Per questo dopo aver declinato il marchio in vari modi e stili, H&M punta a dare alla clientela italiana qualcosa di nuovo: la linea home, finora disponibile solo online nel nostro Paese e dedicata alla casa e ai corredi tessili. L’esordio retail della collezione è previsto il 14 aprile, quando ad Arese, all’interno di un nuovo centro commerciale che si annuncia tra i più grandi di Europa (vedi servizio a pagina 24) sarà inaugurato un punto vendita di 3.500 metri quadrati e nella vicina Milano entrerà nel vivo la design week. «Vogliamo offrire ai clienti un’esperienza di shopping unica e stiamo preparando qualcosa di speciale per il giorno dell’apertura», anticipa Dan Nordstrom, country manager Italia del colosso della

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distribuzione svedese, alla vigilia dell’apertura del negozio, che diventerà uno dei più grandi dello stivale e che dimostrerà che il business concept di H&M non è più solamente abbigliamento. Perchè introducete nei vostri negozi una selezione di oggettistica e tessile? Il principale obiettivo del gruppo è quello di superare ogni giorno le attese dei clienti, proprio per questa ragione abbiamo deciso di inserire finalmente la linea Home. E poi crediamo che il consumatore sia felice di avere un’offerta sempre più completa in un numero crescente di negozi. Cosa può raccontarci di questa apertura di Arese? Ne siamo molto felici: non si tratterà di un punto vendita totalmente dedicato a H&M

Home, ma sarà il primo in Italia con questa linea, affiancata dalle nostre collezioni moda per donna, uomo e bambino. Il negozio, con una superficie di vendita di oltre 3.500 metri quadrati, suddivisi su due livelli, sarà uno dei più vasti in Italia. Si tratta di un traguardo davvero importante. Insomma, per correre veloce H&M continua a diversificare. State spingendo molto anche il beauty... Operiamo in un settore che è esposto a una forte competizione e per questo ci impegniamo costantemente per garantire ai nostri clienti la miglior combinazione di moda, qualità, prezzo e sostenibilità. Con questo spirito stiamo affrontando anche il concept H&M Beauty, presente in Italia con 20 punti vendita. Questa collezione ha ottenuto riscontri positivi fin dal suo lancio, nel luglio dello scorso anno. Si tratta


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di una linea ampia che comprende prodotti per il make-up, la cura del corpo e dei capelli. Di recente poi abbiamo introdotto una collezione Conscious, prodotti beauty più sostenibili, certificati da Ecocert. Da H&M proponiamo già collezioni di abiti sostenibili, è quindi naturale per noi avere una linea sostenibile anche all’interno della nostra offerta beauty. Sul fronte del business, come sta comportando l’Italia nel 2016? Ovviamente numeri non posso darne, ma posso dire che siamo pienamente soddisfatti dell’andamento delle vendite. Il gruppo quest’anno ha annunciato 425 nuove aperture nel mondo, come vi muoverete a livello retail in Italia? Il 2015/2016 sarà un altro anno di grande espansione per H&M. Nuova Zelanda,

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Cipro e Porto Rico diventeranno nuovi mercati. Quanto all’Italia, si conferma un mercato molto importante per noi, con 142 negozi. Lo scorso anno ne abbiamo aperti 16, tra centri città e centri commerciali. Da gennaio a oggi abbiamo avviato il secondo punto vendita a Napoli e il dodicesimo in Sicilia, nel centro di Messina. A breve, oltre al negozio ad Arese, inaugureremo il primo store nel cuore di Udine. Per sorprendere nel campo dell’abbigliamento, oltre alle collaborazioni con i grandi designer, avete pensato di sfilare a Parigi. Ci sarà spazio anche per Milano? La collezione H&M Studio rappresenta il design unico di H&M e i principali trend e pezzi chiave di moda femminile per la stagione successiva. Abbiamo scelto Parigi, per il quarto anno, perché riteniamo sia la capitale della moda per eccellenza e la vetrina ideale per celebrare la nostra moda. Al momento non abbiamo in programma una seconda sfilata, ma una novità che possiamo evidenziare per questa primavera-estate è l’introduzione nel concetto Studio della moda maschile, realizzata dai nostri designer del dipartimento uomo. ■

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1. Dan Nordstrom è il country manager di H&M Italia 2. Nel nostro Paese, fino ad oggi l’arredamento d’interni e le decorazioni firmati H&M erano acquistabili solo online: lo store di Arese sarà il primo ad ospitare la linea Home 3. La primavera-estate 2016 segna il debutto del progetto Studio nel menswear 4. In campo femminile, la Studio, ha sfilato per la quarta volta a Parigi 5. Nel 2016 in Italia ha già messo a segno una serie di aperture tra cui Messina

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NEWS IN PRIMO PIANO a cura di ELISABETTA FABBRI

IL TREND DEGLI INVESTIMENTI DEL PRIVATE EQUITY IN MODA E LUSSO (Valori in milioni di euro)

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2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 Fonte: Aifi-Pwc

roberto cavalli

private equity e venture capital

rilancio in due fasi per la roberto cavalli con il socio clessidra, che punta su dundas

moda e lusso restano in primo piano

The Roberto Cavalli Group announced a 14% decrease in its turnover and a profit of 32,7 million euro, compared to the 9,7 million loss recorded in 2014. The new shareholders - an investors pool headed by private equity firm Clessidra - and the new management are now restructuring the fashion company, starting from design (now entrusted to Peter Dundas) and offering.

According to PwC-Aifi 2015 data, Italian fashion-luxury private equity transactions increased to 25, from 17. The amount decreased from 856 million to 569 million euro.

Fatturato in calo ma ritorno all’utile per il Gruppo Roberto Cavalli, in fase di ristrutturazione con i nuovi soci, un pool guidato dalla società di private equity Clessidra, che lo scorso maggio ha rilevato dal fondatore Roberto Cavalli il 90% della maison. Nel 2015 i ricavi sono scesi del 14% a 179,7 milioni di euro: su questo dato, come spiegano dall’azienda, pesa il calo delle vendite derivanti dalle licenze (-17%), correlato alla fine del rapporto con la licenziataria Dressing (in concordato preventivo), produttrice di Cavalli Class (linea passata all’azienda Swinger). L’ebitda è risultato in rosso di 1,6 milioni di euro, dai +24 milioni del 2014, mentre l’utile netto si è attestato a 32,7 milioni (da -9,7 milioni), grazie anche a una plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile a Parigi. «Il 2015 è stato un anno di transizione - ha commentato Renato Semerari, ceo del Gruppo Roberto Cavalli -. Il nuovo azionista (tra i soci di minoranza figurano il fondo L-Gam e la holding di Hong Kong Chow Tai Fook Entreprises, ndr) e il nuovo management sono entrati in azienda a metà esercizio, iniziando un percorso di riorganizzazione che si riflette sui risultati. Nel secondo semestre abbiamo lavorato sull’organizzazione, iniziando a strutturarci in maniera più efficace e competitiva, per poter fronteggiare gli investimenti previsti dal piano industriale». «Ci siamo focalizzati sullo stile e sull’offerta - ha precisato - per modernizzare il linguaggio e offrire un assortimento più articolato. Su questo fronte, i nostri sforzi organizzativi stanno cominciando a registrare i primi risultati positivi, come testimonia la buona campagna vendite della collezione autunno-inverno 2016/2017 realizzata da Peter Dundas, che ha sfilato lo scorso febbraio (nella foto)». Di fatto, il rilancio della maison si articola in due fasi. Nella prima, di 24-36 mesi, il fondo punta a rafforzare il management (soprattutto nel commerciale, nel design e nel merchandising) e a ridefinire la strategia di prodotto nel ready-to-wear, pelletteria, scarpe e menswear. «Stiamo lavorando - ha anticipato Semerari - alla ridefinizione del posizionamento del brand e al suo story-telling. Inoltre abbiamo previsto un impulso allo sviluppo del wholesale, specialmente in aree chiave come gli Usa, oltre alla revisione del parco negozi esistente, all’introduzione di corsi di formazione di “retail excellence” e alla modernizzazione degli store». In più è partito il rilancio dell’e-commerce, secondo una strategia omnichannel. La “fase due” prevede l’espansione all’estero, con pfocus sull’Asia e investimenti in categorie merceologiche come borse, scarpe e menswear. Tuttavia i progetti per la Roberto Cavalli arrivano mentre anche Clessidra è in fase di riassetto. Al momento di andare in stampa pare si siano interrotte le trattative fra il presidente e partner Francesco Trapani e i familiari del fondatore, Claudio Sposito (scomparso in gennaio), per l’acquisto del 59% della società di private equity in loro possesso.

Nel 2015 gli investimenti di private equity e venture capital in Italia sono cresciuti del 31% a 4,6 miliardi di euro e il lusso - con un valore di 461 milioni di euro - è risultato il secondo maggiore settore (dietro quello dei servizi finanziari), come emerge da un’analisi di Aifi-Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt in collaborazione con Pwc-Transaction Services. «L’ammontare degli investimenti - ha commentato Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi - ha raggiunto il secondo valore più alto di sempre. Questo ottimo risultato è dovuto anche al ritorno di attrattività del nostro Paese, tanto che gli operatori internazionali hanno apportato ben il 66% del totale investito». In salita pure il numero complessivo delle operazioni: 342 nel 2015 (+10%) con il manifatturiero in testa, a quota 39. Secondo le statistiche di Aifi-PwC, le operazioni nella moda e nel lusso sono aumentate, in totale, a 25, dalle 17 del 2014, mentre il valore complessivo degli investimenti è sceso da 856 a 569 milioni di euro (ma erano 141 milioni nel 2006, vedi grafico). Gli investitori si sono focalizzati su aziende con in media un fatturato di 40 milioni e 120 dipendenti. L’ammontare investito nel 2015 è stato, mediamente, di 45 milioni.

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mango: 200 nuove vetrine entro l’anno Mango is on track to increase its store portfolio. The Spanish retailer planed 200 openings in 2016, and 53 will be Europe. Sono circa 90 le aperture pianificate dal retailer spagnolo Mango per il primo semestre 2016, ma l’obiettivo è arrivare a 200 nuovi store nell’anno. 53 delle nuove aperture entro giugno saranno in Europa, di cui una quindicina in madrepatria. L’insegna sbarcherà inoltre in America Latina, Medio Oriente, Africa e Asia. Mango, che ha avviato il suo primo store nel Passeig de Gràcia di Barcellona nel 1984, conta oggi oltre 2.700 punti vendita in 108 Paesi. Secondo alcune stime, negli ultimi quattro anni ha investito 1,2 miliardi di euro, per avviare dei megastore in grado di dare risalto a tutte le linee del brand.

Londra: il Dover Street Market trasloca

GUCCI

ermenegildo zegna

sfilate uomo-donna unificate dal 2017

salgono i ricavi, scendono gli utili

Gucci will unify its women’s and men’s collections starting from next year. The brand will work with the Italian Chamber of Fashion to define the new calendar.

The Ermenegildo Zegna Group reports full year 2015 revenues of 1.26 billion euro, up 4% from a year earlier. Net profit declined from 71 to 45 million (-37%).

Dal 2017 Gucci unificherà le sfilate uomo e donna e il primo fashion show “unificato” si svolgerà presso la nuova sede del marchio, in via Mecenate a Milano. «Da sempre Alessandro Michele presenta le sue collezioni uomo e donna contemporaneamente - ha spiegato il presidente e ceo del brand, Marco Bizzarri (nella foto) - quindi non è altro che un’evoluzione naturale. Optare per un’unica sfilata a ogni stagione semplificherà molti aspetti del nostro business. Mantenere due calendari distinti e separati è più un retaggio della tradizione, che una scelta pratica». «Lavoreremo a stretto contatto con la Camera Nazionale della Moda Italiana (Cnmi) - ha proseguito Bizzarri - in modo da definire insieme un calendario che permetta di mantenere i tempi del “see now, buy later” per le nostre sfilate, indispensabili per valorizzare al massimo sia il processo creativo che quello produttivo, per i quali i tempi di esecuzione restano fondamentali». La scelta di Gucci indebolirà la fashion week milanese? «I calendari sono in evoluzione: non mi soffermerei sulla divisione rigida tra uomo e donna», ha detto a caldo il presidente della Cnmi, Carlo Capasa. «Molte collezioni donna - ha precisato -sfilano durante l’uomo e viceversa. La situazione è molto più fluida che in passato. L’importante è che la proposta italiana mantenga una forte vitalità nel suo complesso».

Nel bilancio 2015 del Gruppo Ermenegildo Zegna i ricavisono saliti del 4% a 1,26 miliardi di euro. Tuttavia il margine operativo lordo è diminuito a 146 milioni, dai precedenti 185 milioni (-21%) e i profitti annuali sono passati da 71 a 45 milioni (-37%). «Considerate le imprevedibili turbolenze geopolitiche e finanziarie con cui ci siamo dovuti misurare, i risultati del 2015 sono da ritenersi soddisfacenti», ha commentato il ceo Gildo Zegna (nella foto). Nell’esercizio la società ha ottimizzato della rete retail e ha proceduto nella riorganizzazione complessiva della produzione industriale e ora è «in grado di affrontare le sfide di un mercato globale instabile e senza punti di riferimento certi». «Sono sicuro - ha detto Zegna - che l’ingresso di Alessandro Sartori in qualità di direttore artistico contribuirà ad aprire una nuova fase di sviluppo del nostro brand, aiutandoci a intercettare altre fasce di consumatori nei mercati tradizionali e conquistare quei consumatori che, a partire dall’Asia, si stanno presentando alla ribalta del mercato globale». Nel 2015 la Cina si è riconfermata il maggiore mercato, seguita dagli Usa. Con il 90% dei ricavi realizzati all’estero, la Ermenegildo Zegna programma di raddoppiare lo store di Londra e di aprire a Berlino, Istanbul, Macao e Teheran. Nei piani anche l’omnicanalità, partendo da Europa e Stati Uniti.

After 12 years in Mayfair, the luxury concept store Dover Street Market relocated in London, at 18-22 Haymarket. In marzo il Dover Street Market ha aperto i battenti in una nuova location a Londra, al 18-21 di Haymarket (zona Piccadilly Circus). Il luxury concept store lanciato da Rei Kawakubo (fondatrice del brand Comme des Garçons) si è spostato in un quartiere storicamente a vocazione commerciale, dopo 12 anni nell’elegante distretto dove risiedettero, tra gli altri, il Duca di Wellington e Horacio Nelson. Lo spazio, di circa 3mila metri quadri su tre livelli, risulta di fatto triplicato rispetto al passato. Altri Dover Street Market si trovano a Tokyo e a New York, cui si aggiunge a una boutique in franchising in Cina.

Francia: consumi frenati con il rischio terrorismo The risk of terrorist attacks slowed consumption in Paris. The bet is the arrival of rich Chinese. Il rischio terrorrismo preoccupa il lusso. Persino Hermès ne ha fatto specifico riferimento nel bilancio pubblicato a fine marzo («Vediamo che gli eventi del 13 novembre a Parigi hanno davvero influenzato il mercato francese», ha detto il ceo Axel Dumas). Mentre si parla di un calo dell’affluenza nei negozi tra il 20% e il 30%, un’indagine condotta dalla Camera di Commercio di Parigi evidenzia che per l’88% di un campione di 300 commercianti, gli attentati del 13 novembre hanno avuto delle ripercussioni “importanti” sull’attività e per il 67% i ricavi della stagione autunno-inverno sono diminuiti. Un recente studio di Boston Consulting Group fa ben sperare: Parigi è in pole position tra le destinazioni dei ricchi cinesi nei prossimi 12 mesi, davanti a Hong Kong e Tokyo.

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FASHION RESEARCH I T A L Y

La Fondazione Fashion Research Italy valorizza creatività, talento, innovazione tracciando le traiettorie del cambiamento. Master in Fashion, Design & Technology con l’Università di Bologna e corsi di alta formazione sulle più moderne tecnologie per la comunicazione del Made in Italy. Archiviazione scientifica e digitale del patrimonio fotografico delle eccellenze fashion, di un Fondo di 20.000 disegni dipinti a mano e 5.000 volumi per gli uffici studi.

FRI FASHION RESEARCH I T A L Y


BUSINESS

canton ticino

nuovi progetti per la fashion valley In Canton Ticino, molti operatori, come pure le istituzioni, sono pronti a scommettere che la fashion valley locale si rafforzerà, in parallalelo con una maggiore digitalizzazione del settore. E che la Svizzera resterà competitiva anche dopo l’abolizione dei privilegi fiscali di elisabetta fabbri

By 2019, Switzerland will abolish tax privileges for foreign companies. Many local operators and institutions are confident that there are still many chances for foreign investors in the Swiss Confederation. And in Canton Ticino, there are several signs that the local “fashion valley” will get stronger, thanks to the digital economy.

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n Svizzera è in atto una riforma fiscale - la Riforma III, partita su impulso dell’Ocse e dell’Ue - che dovrebbe portare all’abolizione dei privilegi per le società con sede nella Confederazione elvetica, appartenenti a gruppi esteri. Ma questo non implica necessariamente la fuga delle aziende, come prospettano alcuni. Tanto meno di quelle della moda, che negli anni hanno costituito una vera e propria “fashion valley” in Canton Ticino. Al contrario, diversi segnali portano a pensare che questa sorta di distretto stia crescendo e che abbia buoni motivi per ramificarsi sul territorio. Intanto si sa che il brand Michael Kors si è spostato in una sede più grande, VF International ha ampliato la sua Via Nassa, nota strada unit, Richemont si è insediato con dello shopping di Lugano la logistica di alcuni suoi marchi e Guess intende trasferire (dall’Italia) lo sviluppo prodotto e lo stile. Inoltre lavorando per realizzare il progetto della la moda sta cercando figure specializzate, costituzione sul territorio di un “Parco naziodalle vendite al marketing, dal controlling nale dell’innovazione” con focus su fashion, fino all’e-commerce e al digital. «Solo negli lusso ed e-commerce», anticipa Stefano Rizultimi due mesi abbiamo ricevuto 11 offerzi, direttore della Divisione dell’Economia al te», dice Silvia Invrea, responsabile Career Dipartimento delle finanze e dell’econoService & Alumni di USI - Università della mia del Canton Ticino. In più, il DipartiSvizzera Italiana di Lugano. Un altro semento Tecnologie Innovative della Scuola gnale positivo arriva dal recente career forum universitaria professionale della Svizzera itadell’ateneo. «Alla nona edizione dello scorso liana supporta i processi di innovazione delle marzo - dice Invrea - hanno partecipato nomi aziende, ad esempio per quanto riguarda lo come Gucci, Michael Kors, VF International sviluppo di nuovi materiali, la prototipazione e Pianoforte Holding (che controlla brand rapida o la gestione ottimizzata della catena, come Carpisa e Yamamay, ndr): la moda dall’acquisto del tessuto fino alla gestione resta uno dei top employer per i nostri laudella clientela finale. A proposito della Riforreati». Le istituzioni locali, a loro volta, conma fiscale, che dovrebbe entrare in vigore nel tinuano a scommettere sul settore. «Stiamo

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2019, Louis Macchi, director Tax & Legal Services nella sede di Lugano di PwC sottolinea: «La Svizzera sarebbe competitiva anche senza regimi fiscali privilegiati. Le aziende si insediano in loco perché possono contare su aspetti quali la stabilità normativa, la certezza giuridica e la burocrazia snella». «Negli anni ‘70 e ‘80 era il momento dell’ottimizzazione fiscale, poi è stata la volta della logistica e dei back office e oggi siamo stiamo assistendo a una rivoluzione digitale», afferma Lorenzo Leoni, direttore della Fondazione Agire, agenzia per l’innovazione che svolge attività di consulenza, coaching e venture capital. «Non si tratta solo di e-commerce - spiega - ma anche di sistemi di pagamento, sicurezza nelle transazioni, ottimizzazione della supply chain e di tutta la catena del valore». «Vogliamo offrire i talenti migliori - aggiunge - formandoli localmente e attraendoli dall’estero». Va letta in tal senso un recente incontro a New York, al Fashion Institute of Technology. In più è in valutazione un progetto per realizzare una “Digital Academy”. «Stiamo assistendo alla nascita di una filiera digitale/e-commerce nella moda - conferma Carlo Terreni, direttore dell’associazione dell’e-commerce Netcomm Suisse Association -. L’evento annuale di Netcomm Suisse “E-commerce meets Fashion in the Ticino Fashion Valley”, in calendario il 18 aprile al LAC congress center di Lugano, sarà l’occasione per annunciare l’insediamento in Ticino di tre grandi realtà internazionali specializzate in servizi ■ digitali ed e-commerce».


FOCUS RETAIL

IL trend 2016 dei monomarca

La testa conta più dei muscoli Una serie di trasformazioni, dettate dalla frenata di alcuni mercati e dalle fluttuazioni valutarie, hanno modificato la geografia del lusso globale, ma le aperture non si fermano. E a dettar legge, più che la quantità, è l’attenzione alla redditività. Con la convinzione che chiudere non è sempre negativo e la speranza che la ripresa arrivi dopo le elezioni Usa di ANDREA BIGOZZI

A series of changes, caused by the slowdown of some markets and currency fluctuations, have altered the geography of global luxury, but the monobrand’s openings will not stop. And to make a difference, rather than quantity, is the attention to like for like. With the belief that store closing is not always negative and the hope that the recovery should come after the US elections.

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llarme? Non proprio. Per gli addetti ai lavori non c’è ragione di drammatizzare: in questo momento il ruolo dei negozi monomarca è sicuramente ridimensionato, ma non è stato accantonato dalle aziende del settore. Anche se va detto che, nel 2014 le vendite fatte nei negozi monobrand erano salite al 75% del totale (erano il 57% dieci anni prima), nella seconda parte del 2015 non abbiamo assistito a grandi espansioni dei network da parte dei big brand e lo stesso, presumibilmente, accadrà nel 2016. «Piuttosto - prevede Luca Solca, head of luxury equity di Exane Bnp Paribas, che in partnership con Re Analytics ha da poco realizzato un monitor del network retail le aziende insisteranno sulla desiderabilità dei prodotti, ovviamente investendo molto sullo sviluppo del digitale». Secondo alcuni esperti immobiliaristi, ci sarebbero forse margini per una ripresa, ma non prima delle elezioni presidenziali statunitensi, previste a novembre (e molto dipenderà anche dall’esito). «Dopo le votazioni in America le cose potrebbero migliorare - ipotizza Thomas Casolo, partner e responsabile del

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dipartimento retail in Italia di Cushman & Wakefield - e nel 2017 il numero delle operazioni forse tornerà a essere più dinamico, anche se sarà da verificare nei diversi Paese singolarmente. In ogni caso, non sono previste accelerazioni generali quest’anno: a causa anche degli attentanti terroristici, le aziende sono in tensione e faticano a programmare certi investimenti, benché questo non voglia dire che l’importanza dei monomarca sia messa in discussione». Big brand, Tutti a tokyo! tempo di cina per gli outsider Previsioni a parte, oggi bisogna confrontarsi con la realtà: attualmente i new opening non sono i driver di crescita e gli investimenti nel mattone continuano, ma si fanno più riflessivi. Confermano questo approccio “cauto”, e lo mettono nero su bianco nei loro bilanci, gruppi come Tod’s, Prada e Hugo Boss, che annunciano come nei prossimi 12 mesi ci saranno un rallentamento dell’espansione retail e una ottimizzazione in alcuni mercati. Anche Stefano Sassi, amministratore delegato di Valenti-

Ma la vera ripresa sarà dopo le elezioni Nel 2016 non sono previste grandi espansioni retail: il mercato è lento, e fra terrorismo e consumi in calo, le aziende faticano a pianificare grossi investimenti. «Se dopo le elezioni americane - affermano gli esperti - si delineasse una ripresa della fiducia, anche il mercato del retail potrebbe trarne qualche beneficio»


1. Gli Stati Uniti continuano a rivestire un ruolo importante sul fronte retail: New York e la Quinta Strada sono sempre al centro dell’interesse dei grandi marchi 2. Tokyo sta recuperando terreno e appetibilità: solo nelle ultime settimane hanno aperto a Ginza e dintorni Kiton, La Perla e Bally

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Il borsino del retail: celine apre 10 store, versace ne chiude 9

NEGOZI @ 30/9/2015

APERTURE

CHIUSURE

SALDO

NEGOZI @ 8/1/2016

crescita

Céline 152 Louboutin 93 Saint Laurent 148 Valentino 158 Michael Kors 705 Givenchy 107 Bottega Veneta 279 Moncler 132 Dolce&Gabbana 285 Tiffany 308 Gucci 495 Burberry 459 Miu Miu 180 Prada 379 Tod’s 241 Ferragamo 560 Loro Piana 132 Giorgio Armani 186 Louis Vuitton 473 Alexander McQueen 36 Hermès 315 Zegna 427 Versace 139 Bulgari 273 Total / Average 6662

10 5 10 9 35 3 8 3 11 6 17 8 4 3 2 4 3 0 0 2 3 2 7 3 158

-1 0 -3 -2 -6 0 -1 0 -6 -1 -9 -2 -2 -1 -1 -2 -3 0 0 -2 -5 -6 -9 -11 -73

9 5 7 7 29 3 7 3 5 5 8 6 2 2 1 2 0 0 0 0 -2 -4 -2 -8 85

161 98 155 165 734 110 286 135 290 313 503 465 182 381 242 562 132 186 473 36 313 423 137 265 6747

5.9% 5.4% 4.7% 4.4% 4.1% 2.8% 2.5% 2.3% 1.8% 1.6% 1.6% 1.3% 1.1% 0.5% 0.4% 0.4% 0.0% 0.0% 0.0% 0.0% -0.6% -0.9% -1.4% -2.9% 1.3%

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no, nelle sue ultime interviste ai media ha spiegato che nel 2016 il budget stanziato per i negozi sarà inferiore al passato (tra il 2013 e l’anno scorso la maison ha speso tra i 250 e i 300 milioni) e porterà a non più di 20/30 tagli del nastro, tra inaugurazioni e relocation. Dai 50 milioni di euro che Versace destinerà al retail nel 2016 non scaturiranno solo new opening, ma soprattutto il rinnovamento delle storiche boutique di Milano e New York. Non siamo quindi di fronte a una nuovo modello di business. «Semplicemente - precisa Solca - aprire negozi quando il mercato è lento porta ad una riduzione delle vendite al metro quadrato, ovvero a un Lfl, like-for-like negativo e questo si traduce in una forte compressione dei margini, come abbiamo visto recentemente con Prada». Cosa devono fare dunque gli imprenditori e direttori commerciali delle grande aziende? Fermarsi e aspettare che il mercato torni a correre? Niente affatto, questo è il momento di fare strategia e concentrarsi sulle location che in questo momento sono in grado di dare un ritorno sul capitale investito, senza temere di fer-

Fonte: RE Analytics, Exane BNP Paribas analysis

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FOCUS RETAIL

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mare alcune vetrine. «Chiudere - racconta a Fashion il capo del retail di un’importante azienda italiana, impegnata attualmente in una attenta politica di ottimizzazione dei mercati - non è sempre un fattore negativo. Spesso riflette la capacità di rispondere prontamente ai cambiamenti dei mercati». Non a caso, negli ultimi quattro mesi del 2015 alcuni brand best seller del settore non hanno esitato a tirare giù la serranda di alcuni punti vendita, per poi riaprirne (in alcuni casi) altrettanti, ma altrove. È il caso, secondo i dati forniti da Exane Bnp Paribas, di Gucci e Versace (nove chiusure), Dolce&Gabbana ed Ermenegildo Zegna (sei), Hermès (cinque). Dopo aver posizionato le loro bandierine ai quattro angoli del mondo, ora le maison - perlome-

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1. Tra aperture e chiusure di monomarca, via Montenapoleone è sempre un cantiere aperto. 2 . Los Angeles e Rodeo Drive sono tornate ad essere “the place to be” per le griffe, che si stanno invece ridimensionando in Cina, dove possono fare affari i nomi del lusso accessibile e gli outsider

no in alcuni casi - preferiscono ridimensionarsi e concentrarsi solo in quelle aree dove lo shopping resta una “necessità”. Louis Vuitton, Hugo Boss e tanti altri hanno fatto retromarcia in Cina. In generale sono gli Stati Uniti, Macao e il Giappone i mercati dove si registra la maggior attività retail. «Sicuramente il Giappone è diventato una sorta di nuova Hong Kong. Vista la forte svalutazione dello yen, molti cinesi vanno nel Paese del Sol Levante a fare acquisti. È la cosa più naturale del mondo: si cerca di comprare dove costa meno». Si difende anche l’Italia, visto che secondo gli ultimi dati di Cushman & Wakefield Milano e Roma sono le città europee dove i canoni di affitto per le attività commerciali sono cresciute maggiormente, senza contare che

proprio ad Arese, alle porte di Milano, sta per essere inaugurato Il Centro, tra i più grande centri commerciali d’Europa. Ovviamente la strategia varia a seconda della tipologia dei marchi, con la Cina che in questa fase di rallentamento promette però buoni affari ai player del lusso accessibile. «Un marchio che non è ancora entrato in Asia trova ora l’opportunità di ottenere location che in passato sarebbero stati proibitivi da ottenere», afferma Andrea Bonardi, fondatore di Texere Advisors. Il rallentamento dell’economia del Dragone ha avuto un impatto significativo sul retail, che ha visto i tassi di crescita passare da medie del 20-30% a un più modesto 10%. «Le differenti condizioni di mercato - prosegue Bonardi, attualmente impegnato a seguire in una serie di progetti cinesi brand come Fabiana Filippi, Frette e Moroso hanno portato il consumatore a ridurre la spesa nei beni di lusso, a favore di prodotti a prezzo più contenuto e alta qualità». A livello distributivo, la crisi ha ridotto l’appetito dei landlord cinesi, che riflettono prima di investire su nuovi marchi, pur capendo che devono portare un po’ di novità nell’offerta dei loro centri commerciali. «La necessità di consolidare il retail esistente lasciano però ottimi spazi di ingresso diretto nei centri commerciali che sono alla ricerca, ora più che mai, di marchi nuovi, da proporre ad una clientela ormai stanca e meno prodiga», conclude l’esperto. chi ha i monomarca non teme L’e-commerce Ma chi si avvantaggi di questo rallentamento delle politiche commerciali di molti marchi del settore? In tanti sono pronti a scommettere l’e-commerce. Ma l’equazione meno store reali, più virtuali non sempre funziona, anzi. «Certo, di questi tempi - riflette Alessio Barbati, chief ecommerce officer di Triboo Digitale, che gestisce gli e-shop di numerose griffe tra cui Roberto Cavalli, Les Copains e Coccinelle - alcuni clienti, spaventati dagli investimenti non garantiti del retail, ci chiedono di potenziare l’online. In effetti rafforzare il servizio di e-commerce, quando si intende disinvestire in alcune aree è logico, ma il primo scopo di un buon e-shop è sempre quello di portare clienti nei negozi fisici. Quindi, oggi come ieri, ■ lunga vita al monomarca».


RETAIL NEWS

HUGO BOSS

nuovi equilibri in usa e cina

FAUSTO PUGLISI

Un monomarca in via Spiga

Retail is still on the foreground for Hugo Boss: its last opening was in Italy, in the centre of Florence. But last year 20 Chinese stores were closed. Nonostante il retail sia tuttora centrale per il business di Hugo Boss - con un valore pari a 1,4 miliardi di euro nel 2015 (+15%), contro 1 miliardo relativo al wholesale -, la realtà tedesca ha annunciato la chiusura di 20 store in Cina, all’indomani dell’uscita di scena del ceo Claus-Dietrich Lahrs. Con vendite che nello scorso fiscal year hanno raggiunto i 2,8 miliardi (+9%), ma utili in calo del 5%, l’azienda punta a rivedere le proprie strategie distributive anche negli Usa, dove la presenza della label di punta Boss verrà circoscritta, per quanto riguarda i multimarca, agli shop in shop, grazie a un accordo con department store come Macy’s. In primo piano l’espansione digital e opening anche in Italia: recente l’apertura del primo flagship fiorentino, 500 metri quadri in Por Santa Maria 70/72 (nella foto). (a.b.)

VERSACE

Fausto Puglisi opens his first monobrand store in via Spiga 1, in the Milanese “golden triangle”. La scalata al retail di Fausto Puglisi inizia dal Quadrilatero milanese, dove apre il suo primo monomarca, in via Spiga 1, negli spazi precedentemente occupati da Sebastian. Il negozio si trova di fronte alle vetrine di Dolce&Gabbana, “sponsor” di Puglisi a inizio carriera all’interno del loro concept store Via Spiga 2. Lo stilista siciliano è uno degli special guest del prossimo Pitti Uomo. (an.bi.)

BOTTEGA VENETA

in vista i restyling a Milano e sulla quinta

Pensa più in grande, aspettando New York

Versace is ready to invest 50 million euro in its retail network, between openings (the most recent one was in Chicago) and restylings, first of all in Milan and New York.

Bottega Veneta is expanding its clothing, shoes and jewels business and retail is going to be readapted. Next opening in Beverly Hills, followed by NYC in 2017.

In un fiscal year 2015 archiviato a quota 645 milioni di euro di ricavi (+17,5%), le vendite realizzate da Versace attraverso il canale retail hanno superato i 400 milioni (+28,9%). «Investiremo su questo canale 50 milioni di euro» annuncia l’a.d. Gian Giacomo Ferraris, indicando le priorità: i restyling dei flagship di Milano, in Montenapoleone, e New York sulla Quinta Strada, e nuove aperture, tra cui quelle di Hong Kong e Melbourne. L’ultimo opening in ordine di tempo è stato, a fine marzo, uno spazio di 460 metri quadri a Chicago (nella foto).

Intorno al core business della pelletteria, Bottega Veneta sta sviluppando abbigliamento, scarpe e gioielli, in modo da fare il grande salto dagli attuali 1,28 miliardi di euro di ricavi (realizzati all’80% con la distribuzione diretta) ai 2 miliardi. Di conseguenza, cambierà anche il concept dei monomarca. In vista una seconda maison Bottega Veneta a Beverly Hills, dopo quella di Milano e, nel 2017, l’opening di New York, all’incrocio tra la Madison e East 64th Street, preceduto da un temporary al 650 della Madison (nella foto, un modello inverno 2016/2017). (a.b.)

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RETAIL NEWS

Del Mare 1911

DUE nuovi STORE L’ANNO Per un marchio storico The legendary emblem of menswear stores, which is present in Milan and Northern Italy, has a retail development project that involves the opening two new stores a year. Del Mare 1911 sbarca il 14 aprile al nuovo centro commerciale di Arese. L’azienda ha chiuso il 2015 con un fatturato di 16 milioni di euro, in crescita del 10% sull’anno precedente. I suoi negozi sono a gestione diretta e il progetto di sviluppo retail prevede l’apertura di due nuovi negozi l’anno. Non male per un’insegna storica di Milano ( ma avviata più di cento anni fa a Torino), specializzata nell’abbigliamento uomo e nelle divise aziendali. In totale ha all’attivo 16 punti vendita, di cui cinque in centro a Milano, dieci nell’Italia del Nord e uno all’interno di Foxtown a Mendrisio, in Ticino. «Per la produzione dei nostri capi per lui con etichetta Del Mare 1911 ci appoggiamo a façonisti italiani - spiega il direttore generale dell’azienda, Giovanni Mantriota -. Abbiamo una nuova sede in via Mecenate a Milano, dove si concentrano ufficio stile, magazzini e spaccio aziendale. La divisione progettazione, in particolare, è stata rafforzata un anno fa con l’inserimento di un brand manager. Qui si fa ricerca continua al fine di realizzare una gamma completa di proposte per l’uomo dai 25 anni in su, dal classico aggiornato al casual. Non abbiamo subito la crisi proprio in virtù della nostra capacità di rinnovare sempre il prodotto». (e.a.)

Camicissima

Naracamicie

La FORZA DEL MONOPRODOTTO Abbiategrasso, Magenta, Lodi and Crema are the towns in Lombardy with over 25,000 inhabitants in which Naracamicie is examining the possibility of opening new shops. Naracamicie è un’insegna storica che ha saputo rinnovarsi nel tempo, facendo leva sul monoprodotto (camicie dai 49 ai 99 euro) e sulla formula del franchising. Ne parliamo con Dario Bravi, rappresentante di zona Lombardia/Piemonte, un’area in cui sono presenti 39 negozi. «A fine novembre abbiamo riaperto a Brà, in provincia di Cuneo, a febbraio a Lonato del Garda, presso il centro commerciale Il Leone. Inoltre, abbiamo fortemente voluto essere all’interno della nuova cittadella dello shopping Il Centro di Arese, con un negozio di 68 metri quadri», snocciola le novità il manager. «Tuttavia, non vogliamo inflazionarci - prosegue -. Cerchiamo di tutelare sempre i nostri clienti. Al momento le uniche località con almeno 25 mila abitanti che riteniamo appetibili per nuove possibili aperture sono Abbiategrasso, Magenta, Lodi e Crema». (e.a.)

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Obiettivi ambiziosi nei nuovi mercati Camicissima, which is planning to open 20 stores in Iran over the next five years, has opened its first store in the country. The brand already has 50 stores in China and is aiming to reach 440 by 2020. A pochi mesi di distanza dal termine delle sanzioni verso l’Iran, Camicissima è fra i primi brand italiani della moda a entrare in questo mercato: ha inaugurato il primo monomarca a Teheran, al piano terra del Mall Tiraje 2. Il marchio della camiceria, che fa capo a Fenicia, ha un piano che prevede l’apertura di 20 negozi nei prossimi cinque anni nelle principali città del Paese. Camicissima ha anche tagliato il traguardo del 50esimo negozio in Cina: qui il programma di espansione, siglato a metà del 2014 con il gruppo locale Zhejiang Baoxiniao Garment Co. Ltd, mira a raggiungere i 440 punti vendita entro il 2020.(e.a.)


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Scenari

Retail Real Estate

L’ITALIA al centro dei giochi Grazie a progetti di caratura internazionale - come Il Centro, Scalo Milano e Westfield Milan - l’Italia recupera posizioni e conquista un posto nell’Olimpo del retail real estate mondiale. La centralità del Paese è sottolineata anche dal debutto di Mapic Italy e dalla Icsc European Conference di Elisabetta Campana

Thanks to projects of international scope - such as Il Centro, Scalo Milano and Westfield Milan - Italy recovers positions and wins a place in the retail real estate Olympus. The centrality of the country is also highlighted by the debut of Mapic Italy and the Icsc European Conference, both scheduled in Milan.

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’inaugurazione de Il Centro ad Arese, vicino a Milano, considerato il mall della “svolta” in Italia (vedi a pagina 24), per concept e dimensioni al pari dei grandi shopping center internazionali, anticipa quella di Scalo Milano: l’inedito “city style” giocato su fashion, food e design, a opera di Promos, aprirà in ottobre a Locate di Triulzi, a Sud della città. Bisognerà invece aspettare probabilmente il 2020 per l’opening del mega Westfield Milan, nei pressi dell’aeroporto di Linate, con una superfice di 175mila metri quadri di gla (compreso un Galeries Lafayette) e un investimento stratosferico di 1,3 miliardi di euro. Un tris di iniziative che sancisce a tutti gli effetti l’entrata di Milano e, soprattutto, dell’Italia - Paese tradizionalmente rimasto un passo indietro nello sviluppo del retail real estate - nel gotha mondiale del settore. «Questi tre progetti dimostrano cosa sia possibile fare nella Penisola: abbiamo imboc-

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cato la strada giusta - commenta Massimo Moretti, presidente di Cncc Italy (Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali) -. Il nostro è un mercato importantissimo, ma con grandi potenziali ancora inespressi: è vero che sono in costruzione 500mila metri quadri di superfice lorda affittabile (gla), pari a 1,52 miliardi di euro, tra cui strutture come il Verona Adige Shopping Center, il Maximo a Roma e il GrandApulia a Foggia, ma è necessario fare di più». «In special modo - aggiunge Moretti - bisogna portare gli shopping center all’interno delle città, contribuendo a dare nuova linfa vitale a parti delle municipalità che sono in disuso». Affinché il tutto si concretizzi «è però indispensabile aumentare gli investitori e i retailer internazionali disposti a scommettere sul nostro Paese, dando visibilità al comparto anche con convegni ed eventi», chiosa Moretti. Senza dubbio la Icsc European Conference dal titolo “Authenti-

city: differentiating retail” che si terrà a Milano il 18 e 19 aprile, in collaborazione con il Cncc, dopo 12 anni di assenza dal BelPaese, contribuirà a focalizzare l’attenzione sull’immobiliare commerciale italiano. MAPIC ITALY: PREVISTI OLTRE 800 PARTECIPANTI. STAND SOLD OUT L’evento più atteso dell’anno è il debutto del Mapic Italy, il 24 e il 25 maggio nel Superstudio Più di Milano, organizzato da Reed Midem (come il Mapic di Cannes) con il supporto del Cncc. «Abbiamo deciso di lanciare una piattaforma di business dedicata al mercato italiano, perché negli ultimi due anni è aumentato l’interesse di investori e retailer stranieri verso questo Paese», premette Nathalie Depetro, direttrice di Mapic e Mapic Italy, che anticipa: «Questa prima edizione si preannuncia un successo. Hanno già aderito 250 retailer, di cui il 40% stranieri e preve-


Ph. Kpf Kohn Pedersen Fox

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1. Lavori in corso da Scalo Milano, il “city style” in apertura entro ottobre 2. La veduta aerea del “commercial super block” di Hudson Yards a New York 3 . Westfield Milan, con in primo piano il departmnent store Galerie Lafayette, è tra i progetti di spicco dei prossimi anni a Milano 4 . Un rendering di Place Vendôme, in costruzione a Lusail City in Qatar

diamo oltre 800 partecipanti fra insegne, sviluppatori, investitori e broker». «Fermo restando - aggiunge Depetro - che il nostro obiettivo è quello di creare un evento dedicato non solo i centri commerciali, ma anche le shopping arcade, i transit hub, le high street e i department store». Ci sarà chi vorrà vendere i propri asset e chi comperarli, chi vorrà affittare i negozi e chi ancora cercherà la location migliore per sbarcare nella Penisola. «Promuoveremo pure le nuove insegne all’interno della sessione “Scopri i retailer di successo di domani», conclude Depetro. Tutti i 33 stand sono già stati già assegnati a nomi come Gallerie Commerciali Italia, Igd, Larry Smith, Svicom, Sonae Sierra, Cbre, Cogest, JLL, Eurocommercial, Multi, McArthurGlen, Promos, Rustion&Partners, Ece e Svicom. Tra i retailer non ancora presenti in Italia spiccano Aeropostale e American Vintage. ■ Adesso non resta che passare ai fatti.

Grandi progetti all’estero

uno sguardo a Ovest e uno a Est From the “mammoth” Hudson Yards, under construction in West Side, Manhattan to Place Vendôme the luxury mall underway in Qatar: two unique projects to watch Le problematiche politiche ed economiche a livello mondiale, oltre all’andamento altalenante delle Borse e del costo del petrolio, hanno di fatto rallentato la realizzazione di molti nuovi progetti di retail real estate. A maggior ragione l’attenzione è rivolta alle mega iniziative che non solo proseguono, ma che rappresentano un unicum. A partire da Hudson Yards, che sta rivitalizzando il West Side Manhattan di New York: un complesso titanico su 28 acri, pari a un investimento di 20 miliardi di dollari, con un mall all’interno di 100mila metri quadri, che ospiterà il primo Neiman Marcus della Grande Mela oltre a un centinaio di altri store, presi di mira dalle insegne di tutto il mondo. L’opening della parte commerciale è prevista nel 2018. Guardando a Oriente, più che la Cina - dove è gia stato costruito di tutto e di più e il problema, semmai, è riempire le strutture vuote - è il Middle Est a essere protagonista. Qui spicca Place Vendôme, in costruzione a Lusail City nel Qatar. Ispirato allo sfarzo di Parigi e delle più belle città del mondo come Venezia, si sviluppa su una superfice lorda affittabile (gla) di 230mila metri quadri per un investimento di oltre 1,1 miliardi di euro, il complesso scommette su retail, lusso, entertainment, leisure e si candida a essere una delle top destination della Regione. L’apertura è in programma per fine 2017.(e.c.)

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RETAIL REAL ESTATE

Il Centro ad Arese

Piazze e palazzi nel mall della svolta Debutta alle porte di Milano il mall più grande d’Italia costruito in una sola fase: 92mila metri quadri, con 220 negozi, giocati in un susseguirsi di palazzi e piazze. «Disegnarlo è stato come “dipingere” una città, con in mente le abitudini e i gusti di abitanti e turisti» racconta l’architetto Davide Padoa, ceo di Design International di Elisabetta Campana

Il Centro, to open in Arese, near Milan, is the largest shopping centre built in one single phase in Italy, with 92,000 sqm of gla and boasting 220 shops, cafés, restaurants, sport, cultural and health activities. The key concept is a “permeable” street with indoor buildings, indoor and outdoor squares, porticos, gates and gardens.

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urante la realizzazione tutti lo chiamavano Arese Shopping Center. In realtà il suo vero nome è Il Centro. Due parole che, nella loro essenzialità, trasmettono un chiaro messaggio: si tratta di un unicum. Ed è vero. Perché il mall in apertura il 14 aprile ad Arese, alle porte di Milano, nell’area dell’ex fabbrica Alfa Romeo, con i suoi 92mila metri quadri di superfice lorda affittabile (gla) è il centro commerciale più grande d’Italia, tra i primi 10 d’Europa. Da capogiro, almeno per gli standard del nostro Paese, anche le altre coordinate: 220 insegne - tra cui Primark, al suo debutto italiano (vedi a pagina 8), tutto il gruppo Inditex, H&M anche con la parte Home (vedi a pagina 10), Victoria’s Secret, Foot Locker, Alcott, il gruppo Calzedonia, Nara Camicie, Del Mare 1911, Kiabi, MediaWorld, McDonald’s e, in arrivo, il Lego Store -, 2mila addetti, 13 milioni di visitatori stimati l’anno (circa 40mila al giorno e 60mila di sabato e domenica) e 7mila posti auto, oltre a varie attività di entertainment e leisure. Chi ci ha visto lungo e ha creduto nell’iniziativa

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In Numeri Superficie 92mila metri quadri di gla Insegne 220 Addetti 2mila Visitatori 13 milioni (stimati all’anno) Posti auto 7mila Investimento 500 milioni di euro Certificazione Leed, livello Gold

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è Marco Brunelli, 89 anni, patron di Finiper, che prima ha acquistato i terreni e poi finanziato il progetto, pari a un investimento di circa 500 milioni di euro. Il Centro porta la firma di architetti del calibro di Davide Padoa, ceo di Design International, Michele De Lucchi e Arnaldo Zappa. Padoa - convocato in una seconda fase, grazie alla sua comprovata expertise nel mondo retail - ha caratterizzato il concept realizzando un building iconico, con l’imprinting dei grandi shopping center internazionali. Il noto architetto, che vive a Londra ma è nato ad Arese ( anche se confida «Quando mi hanno chiamato non sapevano delle mie origini») ci racconta il progetto. Cosa rende Il Centro un unicum? Il suo mix di modernità e tradizione, oltre alla dimensione, al format e all’esperienza di shopping e dining, che affonda le radici più di 500 anni fa, quando la strada diventò un luogo d’incontro. Il Centro non presenta negozi lungo una galleria commerciale, ma veri e propri palazzi e piazze lungo una via. Inoltre è il primo mall in Italia realiz-


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1. Davide Padoa, ceo di Design International 2. La Food Court de Il Centro, con la grande rampa laterale, che porta al piano superiore 3. Una veduta aerea del mall 4. Un’immagine della parte dedicata al fashion

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zato in un’unica fase e dove si è avuto il coraggio di tornare alla formula originale basata su una singola galleria, con una forma a “L” - seppur con la grandiosità richiesta da una struttura moderna -, abbandonando la più comune soluzione “ad anello”. Grazie al porticato esterno, con i punti vendita che interagiscono con l’interno, i visitatori possono comunque effettuare un giro completo, senza mai tornare sui loro passi. Palazzi e piazze: come è stato possibile caratterizzare l’enorme galleria? Grazie alle dimensioni e alle proporzioni della struttura - la larghezza va dai 24 ai 45 metri e l’altezza fino a 20 metri -, abbiamo

puntato su una sequenza di palazzi, come in una scacchiera, più o meno sporgenti, per creare l’effetto estetico di una strada di tipo medioevale, con prospettive e punti visivi che continuano a cambiare, in modo da suscitare curiosità e stimolare all’acquisto. Il tutto intervallato da un sistema di piazze, ognuna con la propria identità, e da diverse scale, che permettono di accedere al tetto di diversi negozi, dove si trovano dei bar. Non mancano alberi alti sei metri, piantati a terra, per merito di buchi creati nel pavimento. Infine il soffitto, altissimo, realizzato in “Glulam” (legno lamellare strutturale) dà un effetto di luminosità diffusa, accentuato da grandi finestroni laterali, che consentono di vedere direttamente il cielo.

Mi parli dei due poli del mall, uno fashion l’altro food… Nella Fashion Court, dove si affacciano le varie insegne, mi sono ispirato a Covent Garden di Londra. E nonostante tutti insistano sul fast fashion, amo lo slow fashion, così ho pensato a una cioccolateria nel centro della piazza. Stesso discorso nel polo del food: l’ipermercato si affaccia sulla galleria e, grazie a una sorta di sua estensione, offriamo ai visitatori, proprio come in una città, l’opportunità di acquistare (ed eventualmente consumare) prodotti freschi in tutta la food court, nel cui centro non mancano bancarelle con spremute e cibi vari. Salendo poi la grande rampa si accede alla parte superiore, con bar e ristoranti. Cosa ha portato di Arese, sua città natale, all’interno de Il Centro? Il suo spirito. Anche se non lo sanno in molti, Arese è la cittadina con il maggior numero di piste ciclabili probabilmente d’Europa: tutti si muovono in bici e amano la natura. Non solo Il Centro è perfettamente raggiungibile con le due ruote, ma il negozio dello storico marchio Bianchi mette a disposizione dei visitatori le sue bici, per consentire a tutti di fare un giro nei paraggi. Che senza dubbio meritano. ■

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Nuovi MERCATI

IRAN NEW SHOPPING DESTINATION

Teheran sogna il Quadrilatero Con buona parte del mondo in frenata, l’Iran, libero dalle sanzioni internazionali, diventa una nuova, allettante shopping destination, grazie a oltre 80 milioni di potenziali consumatori. Grandi opportunità, ma anche diversi ostacoli - dai dazi elevati all’eccesso di falsi - in un mercato ancora tutto da esplorare di Elisabetta Campana

Free from international sanctions, Iran becomes an attractive shopping destination, with a market of over 80 million potential consumers. Nevertheless, there are some problems: high duties, excess of fakes and few locations suited to the international brands.

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a revoca delle sanzioni internazionali ha riaperto ufficialmente le porte all’Iran. Anche per la moda che - preoccupata da varie difficoltà, in primis quelle attraversate dai Paesi Brics - sta cercando nuovi mercati di sbocco. L’ex Persia è ricca in risorse naturali e forte di una popolazione di 80 milioni di persone, giovani (29 anni l’età media) e ben istruite, contraddistinte da uno spiccato gusto per il bello e il lusso, che nemmeno il severo governo degli ayatollah dell’ultimo trentennio - con gli uomini “invitati” a vestire in grigio e le donne in nero - è riuscito a tacitare. L’entusiasmo del dopo restrizioni cavalca l’onda di un lento, ma progressivo, cambiamento verso una maggiore modernità, anche a livello di costumi, sul ricordo, mai sopito, dello sfarzo della corte di Reza Pahlavi e Farah Diba. L’apertura nella capitale Teheran (9 milioni di abitanti, 16 milioni considerando l’area metropolitana) del primo monomarca Roberto Cavalli, a cui seguirà tra breve quella di Versace - entrambe in North Alef street a Zafaraniyeh, uno dei quartieri più eleganti della città - ha dato un segnale concreto che qualcosa si sta muovendo. Tutto il fashion ne è coinvolto. Ermenegildo Zegna arriverà entro fine anno. Camicissima ha annunciato lo sbarco nella capitale,

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IRAN In Numeri Popolazione 81,8 milioni (età media 29 anni) Tasso di crescita del Pil 3,1% (stime primo semestre 2016) Principali città Teheran, Mashhad, Isfahan, Tabriz, Karaj, Shiraz Top shopping center Sam Center, The Palladium, In costruzione The Iran Mall 255mila metri quadri (nla)

all’interno del mall Tiraje 2 e prevede 20 opening entro i prossimi cinque anni nelle principali città della nazione. Stefanel ha programmato il debutto nel 2017 e Mango, già presente con sette store - oltre che a Teheran, a Isfahan, Mashhad, Tabriz e Shiraz - inaugurerà uno spazio di mille metri quadri nel Palladium Mall della capitale, in collaborazione con il gruppo Caspian Mode. Marchi che si aggiungono a quelli che in Iran ci sono da tanto tempo, a partire da Benetton, il primo italiano arrivato nell’ex Persia. Piquadro, Stefano Ricci, Desigual, Chopard, Montblanc sono tutti ospitati all’interno del Sam Center, considerato il luxury mall della metropoli iraniana, anche grazie ai bar e ristoranti decisamente trendy. Nike, Geox, Swatch e Calvin Klein (orologi) sono invece tra le insegne del Palladium Mall, altra location prescelta dai marchi internazionali. Un obiettivo ambizioso: creare una via Montanapolenone «Il mercato iraniano sta vivendo una nuova euforia e i brand del lusso guardano con grande attenzione al Paese e alle decine di milioni di suoi potenziali consumatori» spiega Renato Semerari, a.d. di Roberto Cavalli, cha ha avviato il monobrand in


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partnership con il gruppo Kelide Talaei. Il presidente della realtà iraniana che ha scommesso su questo marchio e su quello della Medusa, Medhi Firouzan, ha dichiarato di avere un obiettivo ben più ambizioso: «Vogliamo creare una vera e propria via Montenapoleone nel ricco quartiere di Zafaraniyeh, a Nord della capitale ». Come spiega l’architetto e conoscitore del mercato iraniano Fabrizio Nafesti, di Arclab a Milano, la parte nobile di Teheran è quella a settentrione, la più distante dal deserto e la più “verde”, vicina ai monti Elburz, da sempre prescelta da ricchi e benestanti per le loro residenze, oltre che dai turisti perché qui si trovano gli hotel migliori, con shop in shop di alcuni top brand soprattutto di gio-

1. Un rendering dell’Iran Mall, che aprirà tra Tehran e Karaj il prossimo anno, a opera di Tat Group 2 . L’interno del Sam Center nella capitale iraniana, considerato il luxury mall della metropoli 3 . Nel nuovo store Roberto Cavalli, dedicato a uomo, donna e bimbo, una signora iraniana guarda il childrenswear 4. L’esterno del palazzo sulla Fereshteh a Tehran, che ospita la boutique Farhad, ristrutturato da Arclab di Milano

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ielli e orologi. «In questa zona, la via Fereshteh è l’indirizzo storico di riferimento per lo shopping di lusso - racconta Fabrizio Nafesti - anche se è una via stretta, a senso unico e, pertanto, con pochi spazi disponibili per lo sviluppo richiesto dai brand internazionali, mentre ci sono altre strade, fra cui la Zafaraniyeh, che hanno una viabilità e dimensioni diverse tali, in futuro, da poter rispondere meglio a queste esigenze». Nafesti si è occupato del completo rifacimento della facciata e di buona parte degli interni di uno dei palazzi della Fereshteh, che ospita la storica boutique multimarca di alta moda Farhad, di proprietà di Soultani Farhad, completamente ristrutturata e adesso sviluppata su tre livelli.

Dai dazi alla contraffazione l’altra faccia della medaglia Tutte le più grandi realtà del lusso e del fashion, da Kering Group a Lvmh Group, da Prada a Dolce&Gabbana, guardano con attenzione al Paese. «Non è però semplice individuare la soluzione giusta - dice un responsabile sviluppo -. Anche perché non è chiara la dinamica dei dazi (in alcuni casi pari al 100%, ndr): pertanto al momento non si possono applicare prezzi in linea con quelli di Dubai, come invece è indispensabile che siano». È altrettanto vero che aprire un monomarca, oltre a essere impegnativo, implica trovare un partner giusto, cosa complicata. «D’altro canto - aggiunge un manager

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Nuovi MERCATI

- non è nemmeno scontato perseguire la strada del wholesale: in un mercato a lungo chiuso come questo, infestato dal parallelo e dai falsi, i multimarca sono i primi a pagare in termini di credibilità». Difficili da identificare, i multibrand più noti di Teheran annoverano nomi come Pars Boostan (con un account su Instagram), che vende brand del calibro di Fendi, Salvatore Ferragamo, Versace, Gucci, Philipp Plein e Giuseppe Zanotti. «Quello iraniano è un mercato al tempo stesso facile e difficile, come la maggior parte delle realtà mediorientali» sintetizza Saro Khodaveerdi di Lerner Italy, con sede a Milano, società che da 30 anni supporta con funzioni di buying office e di consulenza gli importatori stranieri di brand italiani e europei, per esempio Dolce&Gabbana, Corneliani, Saint Laurent, Givenchy, Bally e tutto il gruppo Giorgio Armani. L’ex Persia offre buone opportunità di sviluppo, ma affinché si parli di vere prospettive è indispensabile che vengano allineati i dazi e che si cerchi di risolvere il problema dei prodotti contraffatti (che induce chi può ad acquistare all’estero), così come bisogna evitare che si mischino articoli in corso di stagione con quelli degli anni passati, oltre a creare location adatte a ospitare i brand internazionali, non solo su strada, ma pure nei centri commerciali. Tra i nuovi progetti in cantiere, l’Iran Mall di Tat Group si candida a essere il più grande shopping cen-

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ter del Paese con una superficie complessiva di 1,7 milioni di metri quadri di cui 255mila metri quadri di nla (net lettable area) dedicati a shopping, entertainmente e leisure, tra cui una fashion avenue, una fashion court, un Persian Garden e un Persian Bazaar. «Una parte significativa verrà dedicata al lusso - assicura Amir Orai Shirpour di Iran Mall Commercial -. Il centro è l’elemento di spicco di un mega complesso già in costruzione tra Teheran e Karaj, con un exhibition center, due hotel, a un investimento totale di oltre tre miliardi di dollari. L’apertura è prevista entro l’anno prossimo». Nel Paese de “Le Mille e Una Notte”, sorprese e opportunità per la moda certo non mancano e mancheranno. Ma, come nella nota “favola nella favola”, ■ i tempi non saranno brevi.

1. Un’immagine del multimarca Pars Boostan 2 . Il Palladium Mall nella capitale iraniana 3 . La foto di una giovane donna iraniana tratta dal blog The Tehran Times

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Tradizione e moda

Sotto lo spolverino spunta il jeans Scarves, footwear, handbags, watches, jewelry and duster coats are the fashion items most requested by the Iranian women. Come nella maggior parte dei Paesi mediorientali, anche in Iran le donne non possono mostrare in pubblico i capelli e il corpo in generale, fino alle caviglie. Di conseguenza foulard, calzature, borse, orologi e gioielli sono tra gli articoli moda più richiesti dal mercato. Insieme agli spolverini, che coprono i vestiti più attillati, a meno che non si indossi il tradizionale abito nero e il chador (dal persiano velo, mantello, ndr). «Le imposizioni sono molto mediate dalle giovani con l’utilizzo di colorati e prestigiosi foulard, che coprono parzialmente le capigliature, spesso bionde - spiega Fabrizio Nafesti di Arclab a Milano -. Impermeabili e spolverini coprono fino al ginocchio, ma continuano ad accorciarsi, per nascondere alla vista nella maggior parte dei casi jeans e pantaloni aderenti. Maniacale l’attenzione pure al make up del viso con cosmetici e profumi e alla cura delle mani, per una donna attenta al proprio aspetto». Un’idea di come si evolve la moda nell’ex Iran si può avere dal fashion blog The Tehran Times, fondato da Araz Fazaeli nel settembre 2012, che pubblica immagini di streetstyle, con l’intento di far vedere al mondo come in realtà si vestono le iraniane. (e.c.)

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facet

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visual merchandising

LE NUOVE REGOLE in negozio

Minimalismo addio. È tempo di stupire Una tavola imbandita con cibi di tanti sapori, presentati con molto gusto e serviti da chi se ne intende davvero. Questa la metafora per il negozio di moda perfetto, suggerita dagli addetti ai lavori. Che insistono su un concetto importante: nel visual prima del prodotto vengono le emozioni di Carla Mercurio

A table laden with multi-flavours food, presented with good taste and served by people who are really competent. This is the metaphor for the perfect fashion store, suggested by visual merchandising specialists. Who insist on an important concept: emotions come before the product.

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a formula vincente viene dal mondo della cucina. Una tavola imbandita con cibi di tanti sapori, presentati con molto gusto e serviti da chi se ne intende davvero. O, ancora, una pasticceria che espone tanti dolcetti di tipi diversi, ai quali è impossibile resistere. Queste le metafore per il negozio perfetto. Parola di esperti come Tiberio Pellegrinelli, specialista nel visual merchandising di negozi plurimarca, da 35 anni sulla breccia con un suo ufficio a Milano, e Beatrice Rizzi, socia fondatrice di Venus, società di Treviso specializzata nella consulenza e formazione nel retail e nel marketing. Archiviati i tempi del minimalismo, la boutique allestita con pochi pezzi, scarna ed essenziale, non funziona più. Piuttosto allontana il cliente. «Che siano monomarca o plurimarca, i punti vendita moda devono mettere al centro il consumatore - spiega Beatrice Rizzi -. Devono saperlo stupire e coccolare con modalità di presentazione inconsuete, fargli vivere una shopping experience emozionale, che non necessa-

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riamente conduca a una transazione. Anzi, l’aspetto meramente commerciale non deve assolutamente trapelare». E prosegue: «Un esempio lampante sono i punti vendita del lifestyle brand americano Anthropologie. Impossibile uscire a mani vuote! Ma apprezzo molto anche le scelte di Nespresso e Eataly, l’operazione ringiovanimento di Ovs, l’approccio di Coin e Calzedonia e gli allestimenti di Dolce&Gabbana, che portano avanti con convinzione il concetto della sicilianità». Riassumendo: «Gli spazi minimal, con uno o due capi per modello non funzionano, così come non funzionano molte delle soluzioni proposte da architetti famosi, che puntano più sulle strutture che sulla valorizzazione dei prodotti». Indicazioni che, secondo Rizzi, i negozi di moda dovrebbero seguire con più convinzione. «In molti casi le boutique di abbigliamento sono autoreferenziali, non tengono conto delle esigenze del cliente, che finisce per sentirsi spettatore e non protagonista. Bisognerebbe fare come Ikea, che periodica-


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1. Una recente vetrina della boutique Moschino, in via Sant’Andrea a Milano 2 . Il design concept delle vetrine springsummer 2016 di Gucci ripropone la stampa Chevron presente nelle collezioni uomo e donna di Alessandro Michele, insieme ai video delle sfilate. Nella foto, il punto vendita di via Montenapoleone a Milano

mente manda tutto il personale, compresi i manager, a fare una settimana sul campo, nei punti vendita». Il problema, a detta di Tiberio Pellegrinelli, interessa più i monomarca dei plurimarca. «Assistiamo al ritorno in auge degli store di fiducia, gestiti da dettaglianti carismatici, in grado di andare oltre l’omogeneizzazione legata al digital e la monotonia di molti monogriffe - spiega -. Partendo dal presupposto che il prodotto è lo stesso, vince chi sa presentarlo e proporlo in modo inconsueto, rendendolo unico e diverso, creando abbinamenti e allestimenti speciali». Da questo punto di vista la vetrina è fondamentale, così come è importante che ci sia un dialogo fra l’esterno e l’interno, spiega Pellegrinelli, che fra i clienti annovera realtà come Base Blu a Varese (tre plurimarca a svariati monomarca), il Gruppo Mantovani, con vetrine a Carate Brianza, Lecco, Lugano (Shuga Palace) e Milano (Super) ma anche esperienze con monomarca del gruppo Furla o di Gianvito Rossi. «Le vetrine vanno rinnovate settimanalmente, al massimo ogni 15 giorni, creando allestimenti di impatto da riproporre, amplificati, internamente - spiega -. Una vera operazione di marketing, in cui anche il mix di prodotti è fondamentale». Così come incidono una serie di accorgimenti universali: il capo esposto su manichino vende quattro volte di più, l’oggettistica funziona in vetrina ma non all’interno, la merce esposta su tavolo ha un appeal cinque volte maggiore

visual merchandiser

LA TOP TEN Di seguito la top ten dei visual merchandiser che collaborano con realtà al top del settore moda-lifestyle, secondo gli elenchi di Linkedin e il filtro di Beatrice Rizzi, socia fondatrice di Venus, società specializzata nella consulenza e formazione nel retail e nel marketing.

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Luca Malacrinò Visual merchandiser worldwide Dolce&Gabbana

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Silvia Fioravanti Client advisor/visual merchandiser Louis Vuitton

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Francesca Pro Visual merchandiser H&M

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Emanuela Franzese Visual merchandiser free lance Diesel

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Marilena Giacalone Visual merchandiser manager Bialetti Store

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Biagio Vinella Visual merchandiser-graphic designer Gucci

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Antonello Fiorino Senior visual merchandiser Benetton Group

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Danila De Cicco Visual merchandiser Adidas Group

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Roberta Gianfranceschi Visual merchandiser Cos

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Anna Ferro Visual merchandiser coordinator Tommy Hilfiger

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visual merchandising

1. L’interno della boutique “su misura”uomo di Dolce&Gabbana, in corso Venezia 13 a Milano 2 . Le vetrine dedicate di recente alla collezione Phylosopy di Lorenzo Serafini, nel punto vendita La Rinascente, in piazza Duomo, a Milano

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rispetto a quella su parete, elenca Beatrice Rizzi. Da questo punto di vista il ruolo del visual merchandiser tende ad ampliarsi fino ad assumere la funzione di un vero e proprio consulente a tutto tondo. «Da 15 anni - racconta Pellegrinelli - abbiamo aperto un buying office che si occupa della ricerca di marchi e prodotti nuovi da suggerire ai clienti, per arricchire l’offerta, che poi inseriremo negli allestimenti dei loro negozi». Metti l’arte in vetrina. E conquisti il cliente Sull’importanza di una shopping experience unica e inimitabile insiste Monica Ferreri, marketing and communications director presso La Rinascente: «Rinnovate nel 2005 dall’architetto Aldo Cibic, le otto vetrine del punto vendita in piazza Duomo, a Milano, sono molto scenografiche. Rappresentano il nostro primo biglietto da visita e devono catturare l’attenzione dei milioni di persone

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che ogni anno passano sotto i portici, di cui circa 9 milioni e mezzo entrano in store. Per questo gli allestimenti non prevedono la presenza del mero prodotto, ma anche valenze artistiche e impatti comunicativi molto forti. Le regole stabiliscono un rinnovo settimanale, con squadroni di persone (anche più di 100) che in una notte riescono a cambiare scenario». Consuetudine vuole che su 52 settimane in un anno 40 siano appannaggio dei brand, a cui vengono cedute, e 12 siano gestite direttamente dal department store, in periodi topici dell’anno. «Il Natale e la Design week sono i momenti istituzionali più importanti per noi. In questo caso non ci focalizziamo sulla moda ma sull’arte, affidandoci a specialisti del settore come The Serpentine Galleries, in occasione del Salone del Mobile, oppure ad artisti ogni volta diversi per le festività di dicembre (ultimo della serie, John Armleder). L’importante è avvicinare il pubblico all’arte, regalando suggestioni e punti di vista inconsueti».  ■

OMNICANALITà

Occhio ai Millennial The Millennials generation is an increasing drive for the go-to-market models of fashion and luxury brands. Nata a cavallo tra i primi annni Ottanta e i primi anni del Duemila, la generazione dei Millennial è un target chiave per i negozi, un drive sempre più importante per le strategie di go-to-market dei marchi fashion e luxury. Basti pensare che nel 2015 ha generato circa il 25% del fatturato dei luxury brand e circa il 37% di quello dei premium brand, come rivela un’analisi effettuata da Value Lab, società di consulenza di management e information technology. Sono consumatori che si distinguono per la maggiore propensione a finalizzare gli acquisti online, per l’utilizzo massivo di device mobili e l’ingaggio costante tramite social media e “chat app”. Indicazioni di cui fare tesoro anche all’interno del punto vendita fisico, dove si diffonde l’impiego di smartphone e tablet per mostrare l’assortimento al cliente, registrarlo all’interno della superficie di vendita e sfruttare ulteriori attività di ingaggio interattive. Molti marchi fashion, inoltre, hanno inserito all’interno della propria rete retail schermi e strumenti digitali a disposizione del cliente. In parallelo lo sviluppo degli store digitali viene pensato sempre più per gli acquisti mobile e per le app dedicate. In prospettiva la sfida è legata all’ampliamento dei canali di contatto con il cliente, in particolare le “chat app” (WhatsApp, WeChat e Kakao). Se già oggi i venditori impiegano device mobili dotati di Chat App per interagire in modo personale con i clienti, in futuro le “chat app” andranno ad affiancare i canali tradizionalmente deputati al direct marketing, come sms e email, risultando anche un valido canale di contatto “after sales”. Da non sottovalutare i beacon, piccoli sensori fisici che trasmettono messaggi o segnali a smartphone, tablet e personal computer, utili per fornire ai clienti informazioni su prodotti, vendite flash e offerte.


AVANT TOI for

Uno spazio all’avanguardia, come Avant Toi Oltre 250 metri quadri affacciati su una corte del primo Novecento: in via Carlo Botta, al civico 8, riapre i battenti dopo il restyling la showroom-laboratorio di Avant Toi. Uno spazio espositivo dove raccontare l’evoluzione del marchio, che ha stravolto i canoni estetici del cashmere. Fare ricerca, innovare, andare controcorrente, rimanendo fedeli al bello e alla qualità. Un imperativo che ha fatto il successo di Avant Toi, brand sulla cresta dell’onda da oltre 20 anni, grazie a un knitwear votato alla sperimentazione, per creazioni ad alto tasso creativo, dalla forte personalità, intrise di arte ed emozioni. Un think tank in evoluzione che ora trova una nuova vetrina, per dialogare con il trade e gli aficionados del brand: una showroom completamente rinnovata, in via Carlo Botta 8 a Milano, con un concept architettonico in armonia con la visione avant-garde del designer Mirko Ghignone. Firmato dal duo di artigiani-artisti Alex Gamba e Perla Vestena dello Studio Superfluoo, lo spazio si sviluppa su 250 metri quadri, prediligendo tonalità neutre e un design essenziale, con un effetto di grande contemporaneità. Le pareti, in malta e

calce colorata in pasta con pigmenti naturali, riecheggiano la vocazione alla ricerca materica di Avant Toi, mentre le lunghe travi a pavimento sottolineano l’amore per l’heritage e l’artigianalità, grazie a un esclusivo e laborioso trattamento di anticatura con mordente a base di caffè, tè e sale grosso. I tavoli in ferro battuto con il piano in microcemento fanno pendant con l’anima industriale dell’edificio (in origine un opificio) e ben si sposano ai grandi specchi a parete, che moltiplicano la luminosità diffusa da “nuvole” di luce intelaiate in box di ferro battuto. Unica concessione al colore, l’utilizzo del rosso pompeiano e di cornici dorate per il disimpegno: una nota dissonante in linea con lo spirito “eversivo” del brand, che dell’anticonformismo estetico ha sempre fatto il proprio leimotiv.

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TASTE THE ITALIAN LIFESTYLE

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STYLE & DESIGN

Collezione LifeStyle 14_03_2016 BRUNELLO 35 CUCINELLI


12_17 April /Milan Design Week

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rooms

Cinque stanze immaginarie per un percorso sensoriale ai confini tra moda e design. Ecologia, riuso e artigianalità sono le nuove costanti del momento creativo.

Alessi : “All Around the clock” via Manzoni 14-16 Presentazione della nuova serie di orologi da parete. Presentation of the new collection of wall clocks. Design Abi Alice, Giulio Iacchetti, Daniel Libeskind, Studio Job e Mario Trimarchi.

Kartell c/o Kartell Flagship Store via C. Porta angolo/corner of via Turati Presentazione Home Collection. Unveiling its expanded Home Collection. Design Patricia Urquiola.

Byblos Boutique”The Amazing Metal” via della Spiga 33 Il marchio di moda lancia un nuovo concept di seduta MF, in acciaio. The fashion brand presents a new concept of seating MF, in steel. Design Mattia Festa.

Five imaginary rooms for a sensory itinerary on the border between fashion and design. Ecology, reuse and handmade are the new guidelines of the creative process.

di ALBERTO CORRADO

Swing Design EU : ”DesignCircus in Marghera” via Marghera 14/a Alla ribalta la seduta Rocking Chair. Under the spotlight of seating the“Rocking Chair”. Design Giovanni D’Oria.


Campomaggi : “Parola alla Materia – Elementi scultorei in vetro ” via della Spiga 5 Installazione /Installation Una storia per narrare l’incredibile magia del vetro di Murano. A story about the amazing enchantment of Murano glass. Design Daniela Poletti Zino.

Ittala : “Pause of Harmony” 10 corso Como L’installazione è il fulcro di un viaggio nell’universo espressivo del materiale e del colore. The installation is a journey in the expressive universe of material and colour. Design Issey Miyake.

1 KITCHEN

Il cuore della casa The heart of home

Dolce&Gabbana e Smeg Metropol via Piave 24 La storia della straordinaria competenza artigiana della Sicilia, raccontata attraverso una riedizione del frigorifero FAB28. The story of extraordinary artisan expertise of Sicily, told through a reissue of fridge FAB28. Duvetica Showroom“Bora” via Senato 41/a Per la prima volta a Milano la collezione storica progettata dall’azienda Cristallo di Murano. For the first time in Milan the historic collection designed by Cristallo di Murano. Design Maestro Carlo e Giovanni Moretti.

BOTTEGA VENETA HOME BOUTIQUE via Borgospesso 5 Focus sulla Home Collection. Focus the Home Collection. Design Tomas Maier.


MILAN DESIGN WEEK CO|TE / SlobsCasa :“Graphic Creatures” largo Richini 2 Presenta /Presents : poltroncine imbottite rivestite con i tessuti che hanno reso celebre il brand made in Italy. The upholstered armchairs covered with fabrics that have made famous the made in Italy brand. Design: Francesco Ferrari e Tommaso Anfossi.

La Perla :“MIA” via Montenapoleone 1 Il marchio di lingerie ospita l’eleganza geometrica del design. The underwear brand hosts the geometric elegance of the design. Design Walter Terruso. Veblèn TheLuxury Edition by Fiam Italia Fiera Milano Rho In anteprima il nuovo progetto “Pasha”. A preview of the new “Pasha”project. Design Marzia e Leo Danelli.

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L’angolo della calma e degli affetti

Bedroom

The calm an affection corner

Emanuel Ungaro Home Fiera Milano,Rho Nuove collezioni, inserite in un affascinante percorso tra arte e design. New collections presented in a fascinating itinerary between art and design.

Manuel Ritz & Karman :“Texture of Light” Via Solferino 1 Una gamma di lampade e l’eleganza della collezione S/S 2016. A collection of lamps and the elegance of the S/S 2016 collection. Design Matteo Ugolini.

Tatras : “More Than Textile” via privata Gaspare Bugatti 3 Un’installazione tessile dell’azienda nipponica Hosoo. A textile installation of the japanese company Hosoo. Design OeO.

Vivienne Westwood & Midsummer Corso Venezia 25 Lancio del nuovo brand dedicato al bedding. The preview of the new brand dedicated to bedding. Design Chiara Mennini.


Signorini&Proraso “Dowtown” Corso Garibaldi 44 Uno spazio polifunzionale, una nuova interfaccia tra persone e design. A multifunctional space, a new interface between people and design. Design Dainelli Studio.

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Bagno

Fuga nel relax con aspetti minimalisti

Milan Design Market:“The Room” via Giulio Romano 8 Piattaforma di eventi e iniziative per promuovere giovani designer, brand emergenti e start up creative. Platform of events and initiatives to promote young designers, upand-coming brands and creative start-up.

Bath

Escape into relaxation with minimalist aspects Teuco@Showroom Vergari – Ottopiù via Lovanio 5 (Brera) La nuova collezione bagno unisce serenità orientale e design occidentale. The new bath collection combines oriental serenity and occidental.design. Design Carlo Colombo. fashion mag_finish_TR.pdf

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PIJAMA via Pastrengo 11 Una collezione di mini pochette multiuso in tessuti e pattern esclusivi. The collection of a multiuse mini-pochette in exclusive patterns and fabrics. Design Monica Battistella e Sergio Gobbi.


MILAN DESIGN WEEK Bagutta: “Bergère Ds 16” via Fiori Chiari 7 / via San Pietro all’Orto 26 Una collezione di sedute che interpretano il rapporto fra tessuto e tailor made. A seating collection that interprets the relationship between textile and tailor made. Design DainelliStudio.

Armani / Casa :“Club” Corso Venezia 14 Tra le novità il concept esclusivo “Bar Cabinet”. Presenting new products and the exclusive concept “ Bar Cabinet”. Design Giorgio Armani.

Cassina via Durini 16 In esposizione la nuova edizione “Ultrecht”, progettata da Gerrit T. Rietveld nel 1935, con gli esclusivi tessuti jacquard. The new edition of “Ultrecht”, designed in 1935 by Gerrit T. Rietveld, with exclusively jacquard fabrics. Design Bertjan Pot.

4 Fendi : “L’altra metà del sogno 1940-2015” via Montenapoleone 3 In mostra una riproposizione dei prodotti iconici del designer Guglielmo Ulrich. Recuperare il passato per proiettarsi verso il futuro. Exhibition of the iconic products from designer Guglielmo Ulrich. Recovering the past in order to look to the future.

LIVING

Space multitasking per relax

Living A multitasking space for relax

MDF: “Thea” via della Chiusa angolo/ corner of / via Crocefisso Presenta le novità delle collezioni arredi. Presenting new items of the furniture collection. Nendo design Sag, Piergiorgio Cazzaniga design Tense Material, Lina Obregón e Carolina Galan design Thea.

Fornasetti corso Matteotti 1/a Le ultime creazioni di arredi realizzate nel tema degli “Arlecchini”e nel motivo “Ortensia”. The latest creations of furniture in the theme of “ Arlecchini” and “Ortensia”. Design Piero e Barnaba Fornasetti.


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MILAN DESIGN WEEK

Marni: “Ballhaus” viale Umbria 42 Rush è la nuova collezione di sedute e tavoli. Tutti gli oggetti sono metallo e PVC colorato, realizzati a mano da un gruppo di donne colombiane. Rush is the new collection of seats and tables. All the objects are in metal and colored PVC, made by handmade a group of Colombian women.

Lexus :“Design Award 2016” La Torneria Via Tortona 32 In mostra /On display. Un percorso sensoriale attraverso la materia per immaginare superfici inedite. A sensory itinerary through materials to imagine unusual surfaces. “Bio-Vide” Design by Takuma Yamazaki.

Emu:“Lyze” Fiera Milano Rho Presentazione delle nuove collezioni in un’ ottica ecosostenibile. Presentation of the new sustainable collection.. Zhair designed by Studio Archivolto, Lyze designed by Florent Coirier, Terramare designed by Studio Chiaramonte-Marin.

5 DEHORS

Disordine apparente e tutto al suo posto Apparent disorder and everything in its place

Falconeri Galleria Pattari 2/ Via della Spiga 3 La storia di una straordinaria competenza artigiana, raccontata da due designer internazionali. The story of the extraordinary craftsmanship, told by two international designers. Design Clément Brazille & Ellinor. Ericsson.

Visionnarie “Design Gallery” Piazza Cavour 3 In primo piano le nuove collezioni dedicate al dehors: prodotti innovativi che rivoluzioneranno la funzionalità, lo stile e il comfort, per un benessere personalizzato. Presentation of new dehors collection: innovative products that revolutionize functionality, style and comfort for a personalized weill-being.


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itineraries

design and the city Dal Quadrilatero a zona Tortona, passando per corso Venezia: quattro appuntamenti nella costellazione di eventi che animano la capitale del design From the Golden Triangle to corso Venezia and the Tortona area: four highlights in the constellation of events that enliven the city di ALessandra bigotta

ASTON MARTIN CON L’AM37 DA LARUSMIANI

SUPERDESIGN SHOW IN TORTONA Non c’è settimana del mobile senza zona Tortona: fulcro dell’area è il SuperDesign Show, che all’interno di Superstudio Più (via Tortona 27) e Superstudio 13 (via Forcella 13 e via Bugatti 9) presenta su 17mila metri quadri non solo prodotti, ma soprattutto progetti, installazioni, contaminazioni. Ideato da Gisella Borioli, con la direzione artistica di Carolina Nisivoccia, l’appuntamento è riservato ai professionisti dal 12 al 15 aprile, per poi aprirsi al pubblico il 16 e il 17. Tra gli highlight di questa seconda edizione, il viaggio immaginario tra diverse culture di Barovier&Toso e Paola Navone, l’installazione sul vetro di AGC Asahi Glass, il padiglione dedicato al colosso giapponese Aisin e quello sul design cinese di Red Star Macalline, il Materials Village messo a punto da Material ConneXion Italia, l’area Selected Objects...ma c’è molto di più, tutto riportato nel nuovo sito superdesignshow.com.

SUPERDESIGNSHOW IN TORTONA AREA The beating heart of Tortona area is SuperDesign Show, on 17,000 sqm. at Superstudio Più (via Tortona 27) and Superstudio 13 (via Forcella 13 and via Bugatti 9). Created by Gisella Borioli, with Carolina Nisivoccia as the artistic director, the event presents a myriad of products, projects, installations, Hand Studio @ Selected Objects - SuperDesign Show contaminations. Among them, the “journey” through cultures of Barovier&Toso and Paola Navone, the AGC Asahi Glass installation, the pavilion dedicated to Aisin from Japan, the Materials Village by Material ConneXion Italia, the Selected Objects area and much more. See also www.superdesignshow.com.

Non è una nave che sembra una macchina, né una macchina in grado di “navigare” come una nave. Ma l’AM37, motoscafo in vetroresina con inserti in carbonio, ha l’eleganza, la forza e la grinta tipiche dello stile Aston Martin. A questa imbarcazione unica nel suo genere è dedicato un cocktail nei giorni della “festa mobile” milanese: appuntamento la sera del 13 aprile nella boutique Larusmiani, in via Montenapoleone 7.

ASTON MARTIN WITH AM37 AT LARUSMIANI It isn’t a boat that looks like a car, nor a car “floating” like a boat. But the AM37 motorboat, made in glassreinforced plastic with carbon inserts, shows the elegance and grim typical of the Aston Martin style. A cocktail on 13rd April evening at Larusmiani (via Montenapoleone 7) celebrates this unique project.


PIAGET IN LOVE WITH PAULA CADEMARTORI Durante la design week l’alta gioielleria e orologeria di Piaget incontra la creatività della designer brasiliana Paula Cademartori. Accade in via Verri 10, dove il monomarca del brand fondato nel 1874 da Georges-Edouard Piaget ospita le borse primavera-estate 2016 della giovane stilista, che in comune con la maison svizzera ha la passione per la qualità. Un evento la sera del 13 aprile celebra questa liaison, all’insegna dell’esclusività.

piaget in love with paula cademartori During the design week, Piaget’s haute joiaillerie and horlogerie meets the creativity of Paula Cademartori. The Piaget store in via Verri 10 is the setting for the Spring-Summer 2016 bags created by this young Brazilian designer, as fond of quality as the Swiss brand is. An event scheduled for 13rd April evening will celebrate this liaison. MC16_FASHION-MAG_225x145.pdf 1 11/03/2016 11:01:56

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ARMANI/CASA: ANTEPRIMA IN CORSO VENEZIA Per l’opening ufficiale del nuovo store Armani/Casa di corso Venezia 14, al posto di De Padova, bisognerà aspettare ancora qualche mese. Ma il popolo del design non si lascerà sfuggire, dal 12 al 17 aprile, un’anteprima dello spazio: qui viene presentata la nuova collezione, mentre l’Armani/Casa di via Sant’Andrea 9 ospita le proposte continuative.

ARMANI/CASA: PREVIEW IN CORSO VENEZIA Waiting for the official opening of the new Milanese Armani/ Casa store, in the former De Padova flagship in corso Venezia 14, the space will be temporarily opened from 12 to 17 April, to show the new collections of the brand. During the same period, the Armani/Casa showroom in via Sant’Andrea 9 will present the no-season products.


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Where to shop for conceptual fashion in the world’s design capital

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Nata dalla passione di Angelo e Barbara Beryl Villa, la meta d’elezione per le shoe addict.

Founded by Angelo and Barbara Beryl Villa, the not-to-miss address for shoe addicted women.

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Piazza XXV Aprile 14 eral55.com Marchi al maschile con un’anima e una storia. E il plus del servizio personalizzato. Men’s brands with a soul and a story. And the customized service as an added value.

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Corso Como 3-4-8 bouledeneige.it Concept multibrand sviluppato in tre negozi in corso Como, VIA POLIBIO NI NTO cui si aggiungono la boutique di viale Monte Grappa 9, I CA ANN GIOV VIA lo spazio Y-3 Yohji Yamamoto/adidas Store in via Carlo de Cristoforis 5 e un punto vendita a Gallipoli. Multibrand concept developed in three stores in corso Como and, moreover, the shops in viale Monte Grappa 9 GA and via Carlo de Cristoforis 5 (this one dedicated to Y-3 Yohji VER REA AND VIA Ya mamoto/adidas Store). There is also a store in Gallipoli, IO RAR FER in Puglia region. OLE ERC

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Palazzo Cagnola Via Cusani 5 antonia.it Un concept store multimarca all’avanguardia in uno storico palazzo in Brera. M VIA BE LFIO RE A fashion-forward multibrand concept store A R E H CORSO VERCELLI M inside a Vhistorical building in Brera area. ARG M IA

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4 BOULE DE NEIGE

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Via Pontaccio 15 clanupstairs.com Su 900 metri quadri un brand mix creativo e un luogo d’incontro, con dehors esterno. A creative brand mix and a meetingM point with an outdoor space, on 900 square metres.

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GIO MORETTI 6 THE STORE

Via Solferino 7 thestoremilano.com

Contemporary men’s and women’s brands, wwith an original yet timeless style.

LARTE MILANO

Marchi contemporanei uomo e donna, con uno stile originale ma che dura nel tempo.

7 GIO MORETTI

Via della Spiga 4 - giomoretti.com

Dagli anni Settanta Gio Moretti è il multimarca di riferimento per l’upscale fashion shopping.

From the Seventies Gio Moretti is “the” multibrand store for upscale fashion shopping. 8 LARTE MILANO

Via A. Manzoni 5 - lartemilano.com

Più di un ristorante: una “casa delle eccellenze italiane” nel cibo, nella moda e nel design.

More than a restaurant: a home for the “Italian excellences” in food, fashion and design.


IN-CROWD DESTINATIONS /2

SANT’AMBROGIO, NAVIGLI, TORTONA

YOU ARE HERE

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PUPI SOLARI-e HOST

1 PUPI SOLARI e HOST

Piazza Tommaseo 2 pupisolari.com Dall’esperienza di Pupi Solari, affiancata dal figlio Andrea e dalla nuora Sunny, un multimarca donna, uomo e bimbo raffinato e inconfondibile. From the experience of Pupi Solari, with her son Andrea and her daughter-in-law Sunny, a refined and unique multibrand store for women, kids and men.

2 ANTHROPOLOGY

Alzaia Naviglio Grande 4 anthropologymilano.com Vestiti, scarpe, accessori uomo e donna dei marchi più cool, in un ambiente versatile e accogliente. Men’s and women’s clothing, shoes, accessories of the coolest brands, in a versatile and cozy atmosphere.

3 BANG SLANG

Via Pestalozzi 1 facebook.com/bangslangspace/ Concept store e studio di Paolo Errico, Bang Slang mescola le sue creazioni con nomi indipendenti, dal notevole contenuto di design. Concept store and studio founded by Paolo Errico, Bang Slang mixes his creations with independent brands, with a strong design content.

4 ANNA RAVAZZOLI

Corso Genova 13 e 16 annaravazzoli.eu Da Balmain a Erdem, da Lanvin a Adidas: due negozi (abbigliamento e accessori) declinati al femminile, di forte personalità. From Balmain to Erdem, from Lanvin to Adidas: two women’s stores (clothing and accessories) with a strong personality.

5 BIFFI BOUTIQUE

Corso Genova 6 biffi.com Stile, ricerca e avanguardia, filtrati dal fiuto infallibile di Rosy Biffi e del suo team. L’informal casualwear è di casa nel negozio B-Contemporary, al 5 della stessa via. Style, research and avant-garde, filtered by the flawless instinct of Rosy Biffi and her team. Informal casualwear can be found at N. 5 of the same street.

BANG SLANG

6 WOK STORE

ANTHROPOLOGY

Viale Col di Lana 5/A wok-store.com Un concept store eclettico, curioso, giocato su un mix and match di marchi e stili. An eclectic, curious concept store, played on a mix and match of brands and styles.

3


BIFFI BOUTIQUE anna RAVAZZOLI

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WOK STORE 4 5

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CIRCUS

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Via Medici 15 (angolo via Circo) - docksmart.it Un contenitore di collezioni “fuori dal coro”, per tutte le tasche, che fa capo a DockSmart, realtà specializzata nella ricerca di marchi anticonformisti.

A container of alternative collections with every price, founded by DockSmart: a brand focused on labels that stand out from the crowd.

ANTONIOLI MILANO

9 ANTONIOLI MILANO

Via Pasquale Paoli 1- antonioli.eu Innovazione è la parola chiave di uno spazio di oltre 400 metri quadri, in un ex tempio del cinema muto.

Innovation is the keyword of this store, more than 400 square metres in a former cinema of silent movies.


strategie distributive

travel retail

la vetrina perfetta per i globetrotter è un business in crescita costante e la moda, al terzo posto per fatturati, continua a fare progetti di espansione. Per il travel retail sono in valutazione non solo aeroporti, ma anche navi e downtown duty free di elisabetta Fabbri

Italian fashion and luxury brands are strengthening their investments in travel retail and duty free shopping. The business doubled its global worth in 10 years and apparel&accessories are among travellers’ favorite shopping categories.

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el 2015 Furla ha rafforzato la presenza nel travel retail, arrivando a contare 195 door nei principali scali aeroportuali (dai 174 del 2014) e ha incrementato le vendite su questo canale del 36%. Paul&Shark vuole raggiungere 61 location nel mondo per fine anno ed Etro sfiorerà quota 30. L’interesse della moda per i “luoghi di transito” è supportato dalle statistiche, anche se le tensioni sul fronte geo-politico e le minacce di attentati terroristici inducono alla cautela. Secondo un report di Generation Research, presentato in ottobre al summit annuale TFWA-Tax Free World Association, il business vale nel mondo 63,5 miliardi di dollari e, se si eccettua il 2009, cresce costantemente dal 2005. Le attività di duty free e travel retail sono concentrate principalmente in Asia-Pacifico (38,6%

1. Furla nell’aeroporto di Sydney 2 . Lo scalo di Malpensa

la quota, con il Sud Corea che rappresenta il più vasto mercato singolo al mondo) ed Europa (32,3%). Tenendo conto dei ricavi per categoria di prodotto, abbigliamento e accessori sono terzi (14,6%) dietro ai vini e liquori (16,4%) e al beauty (30%). Quasi il 60% delle vendite duty free e travel retail hanno luogo negli aeroporti (marginali le vendite su aerei, 4,5%, navi, 3,5%, mentre il 34%

riguarda altri shop come i downtown duty free store). E il traffico aereo cresce un po’ ovunque. Nel 2015 ha registrato un +6,5%: secondo la Iata-International Air Transport Association è la migliore performance dalla ripresa post-crisi finanziaria del 2010. L’Asia-Pacifico ha accelerato dell’8%, contro il +5% dell’Europa e il +3,2% degli Usa. Dinamici America Latina (+9,3%) e Medio Oriente (+10,5%), in coda l’Africa (+3%). Segno più anche per l’Italia: nel 2015 i passeggeri sono aumentati del 4,5%, in base alle stime dell’Enac-Ente Nazionale per l’Aviazione Civile. Lo scalo maggiore, Roma Fiumicino, ha messo a segno un +5,1%. Milano Malpensa (secondo scalo nazionale), ha accusato un -1,2% mentre Bergamo Orio al Serio (terzo), ha rivelato un +18,5%.

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strategie distributive

1. Paul&Shark nell’aeroporto Incheon di Seul: la Corea del Sud è il Paese con il più vasto mercato al mondo nel duty free e travel retail 2. La boutique Etro a MilanoMalpensa: il brand sta negoziando l’ingresso nei maggiori hub internazionali

L’ideale per rafforzare la brand awareness «Il travel retail - dice Jacopo Etro, direttore creativo del marchio Etro - è la vetrina perfetta per acquisire nuovi clienti, cosmopoliti e internazionali. Il dipartimento Travel Retail, creato una decina di anni fa, si è rivelato una scelta fondamentale per rafforzare e potenziare la brand awareness». A oggi la maison conta 27 opening nel travel retail, con focus nel mercato asiatico (in dicembre ha debuttato nell’aeroporto di Pechino-Capitale). «Nel 2016 - anticipa Etro - il marchio entrerà nel primo downtown duty free europeo, in un palazzo storico di Venezia (il Fondaco dei Tedeschi, una destinazione commerciale di oltre 7.900 metri quadrati gestita da Dfs Group, società del gruppo Lvmh, ndr). In giugno apriremo a Bangkok, in più stiamo negoziando importanti progetti nei principali hub, al momento top secret». Paul&Shark, invece, ha aperto il suo primo travel retail store nel 1998, nel 2014 ha investito in un team dedicato e per fine anno vuole arrivare a quota 61 location, spaziando tra aeroporti, navi da crociera e downtown duty free shop». «Tra i progetti per l’anno in corso - racconta Catherine Bonelli, worldwide travel retail director del brand - ci sono due domestic duty free shop a Seul, aperture presso l’Hong Kong International Airport, l’Haikou Meilan Airport, nell’isola cinese di Sanya, l’Houston International Airport, il Myanmar Airport, oltre a due border shop in Paraguay e a due punti vendita sulle navi da crociera. Altri opening potrebbero finalizzarsi per la seconda metà del 2016 o l’inizio del 2017». Sulla base di quali parametri

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vengono scelte le destinazioni? «Essendo il nostro un luxury brand - risponde Jacopo Etro - siamo molto selettivi: l’obiettivo è essere presenti nei più importanti scali del mondo. Nel valutare le nuove location ci basiamo sul brand environment in aeroporto e sulla tipologia di traffico: il nostro target è il business e frequent flyer oriented». «Oltre al luxury brand environment - ribatte Bonelli di Paul&Shark - è bene tenere conto dei “vicini”, meglio se brand della moda, ma anche della visibilià dello store nell’area e delle dimensioni, per valorizzare le collezioni». Raggiungere le destinazioni più ambite però è sempre più complesso. «Gli aeroporti delle principali capitali mondiali - spiega Etro - sono molto challenging e sempre più profit oriented: se un brand non performa, viene

tendenzialmente escluso dalle successive gare per l’assegnazione degli spazi. Questo spiega l’elevata rotazione dei marchi e le condizioni commerciali sempre più aggressive». D’altro canto, come osserva Bonelli, l’offerta commerciale di uno scalo sta diventando un plus, nell’agguerrita competizione per conquistare il titolo di “hub eccellente”. «I passeggeri - sostiene - hanno molte più opzioni di un tempo per raggiungere le loro mete e non scelgono solamente sulla base del costo degli spostamenti e delle preferenze a livello di compagnie aeree». Di positivo c’è che, nei loro acquisti in viaggio, sono sempre più attratti da moda e lusso. Trend che sta permettendo ai brand di conseguire nonostante tutte le complessità del business ■ - «risultati interesanti». 

il mercato del Duty Free e Travel Retail nel mondo valori in miliardi di dollari

51,00 37,70 32,10

32,10

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Fonte: Generation Research

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FOCUS CINA

IN DIRETTA DA SHANGHAI

IL DRAGONE PRONTO AL RILANCIO

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Mentre a Shanghai i padiglioni del National Exhibition and Convention Center si animavano con oltre 1.300 marchi internazionali, a Pechino veniva varato il 13esimo piano quinquennale. Tra le priorità, un maggior impulso ai consumi interni: una scommessa per la Cina, dove sta cambiando radicalmente il comportamento d’acquisto dei consumatori di ANGELA TOVAZZI

With the 13th Five-Year Plan, China is preparing to re-launch: a bet for fashion, protagonist in Shanghai with the big fair Chic.

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he la Cina stia attraversando una fase interlocutoria non è una novità. Finita la turbo-crescita che ha contraddistinto gli ultimi decenni, il gigante asiatico soffre da tempo di un affanno che sta frenando la sua corsa. Nel 2015 il Pil cinese è aumentato del 6,9%, il livello più basso di quest’ultimo quarto di secolo, da quando (nel 1990) Pechino pagò lo scotto delle sanzioni per le repressioni di Piazza Tienammen. Eppure la nomenklatura cinese non lascia emergere segnali di pessimismo e si è detta convinta che non ci sarà un «hard landing» per la sua economia, come ha dichiarato il primo ministro Li Keqiang. Il 16 marzo scorso è stato varato dal Congresso Nazionale del Popolo un documento cruciale, con le linee di sviluppo da qui fino al 2020: il “Work goverment report”, ossia il 13esimo piano quinquennale. Un programma che stima una crescita annua stabile del 6,5-7%, con un Pil che dovrebbe salire dai 67.700 miliardi di yuan del 2015 (oltre

9mila miliardi di euro) ai 92.700 miliardi di yuan nel 2020 (circa 14mila miliardi di euro), e un pacchetto di riforme strutturali che ambisce a trasformare il modello industriale di questo sconfinato Paese, traghettandolo dallo status di fabbrica del mondo votata all’export a uno Stato dall’economia più matura, capace di sostenersi e autoalimentarsi grazie alla domanda e ai consumi interni. Una scommessa per l’establishment locale, alla luce anche del forte cambiamento in atto nel comportamento d’acquisto dei consumatori del Regno di Mezzo. Come conferma l’ultimo rapporto McKinsey China Consumer, presentato a marzo, i tempi dell’abbuffata possono dirsi definitivamente archiviati: dalle 10mila interviste fatte a cittadini tra i 18 e i 65 anni di 44 città dell’ex Celeste Impero emerge chiaramente che i consumatori, pur dichiarandosi ottimisti per il futuro (il 55%), sono diventati più avveduti, selettivi, esigenti. Scelgono di spendere


VISTI A CHIC

HOUSE OF AVENUES

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Immagine pop, colori strong e lettering ironico sono il filo conduttore di questo brand di accessori al femminile, nato nel settembre 2010 a Hong Kong e attivo anche con l’e-commerce houseofavenues.com.

1. Vista notturna su Shanghai: in primo piano la Oriental Tv Pearl Tower, uno dei simboli della megalopoli cinese 2. Visitatori al salone Chic 3. Il padiglione La moda italiana@Chic

A FISH NAMED FRED

Tra gli espositori del Dutch Pavilion, new entry a questa edizione di Chic, si è distinto il brand from Amsterdam A Fish Named Fred, sinonimo di abbigliamento e accessori maschili (con una selezione anche femminile) dal gusto informale, con il plus di stampe colorate e divertenti.

IVANA HELSINKI

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Dietro il brand Ivana Helsinki, presente a Chic nella collettiva Pure Shanghai, c’è Paola Suhonen, stilista, artista e regista, che realizza la sua collezione dalle atmosfere oniriche in un piccolo atelier nella capitale finlandese.

in servizi anziché in prodotti tout court, spostando interesse e portafoglio verso viaggi (anche per fare shopping a costi inferiori) ed esperienze di vita. Si dicono interessati alla moda, ma risultano molto più consapevoli sul fronte della qualità e del prezzo, con un 50% orientato ad acquistare prodotti high-quality. LA CINA IN TRASFORMAZIONE: UNA SFIDA ANCHE PER LA MODA Un concetto evidenziato anche all’ultimo appuntamento di Chic a Shanghai, la più grande fiera asiatica del settore abbigliamento (1.300 gli espositori su una superficie di oltre 100mila metri quadri presso il National Exhibition and Convention Center, nel Qingpu District), andata in scena dal 16 al 18 marzo scorsi. Chen Dapeng, executive vice president della China National Garment Association e presidente del salone, ha tenuto a ribadire che «il mercato cinese sta crescendo ancora e non c’è

JRY BY ERIC TIBUSCH

Conosciuto in Francia come designer di haute couture, Eric Tibusch ha scommesso sulla Cina, dove si è recentemente alleato con il gruppo Swelnus. Tra le novità un nuovo brand, denominato TY, pronto al via con il prossimo inverno.

SEUNGMI KIM

Con studi al London College of Fashion, la designer coreana Seungmi Kim firma un brand di footwear dall’appeal contemporaneo, con tacchi e dettagli scultura, dagli echi zen e con il chiodo fisso del comfort.

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FOCUS CINA

1. Visitatori alla nona edizione di Milano Unica Cina, di scena negli stessi giorni e nella stessa location di Chic 2. Due proposte per l’autunno-inverno 2016/2017 di Loriblu, uno dei 51 marchi presenti nel padiglione italiano a Chic 3. Uno scatto nei dintorni di Nanjing road, il cuore dello shopping griffato a Shanghai

1

alcun restringimento in atto». «Certo - ha precisato - i tassi di crescita sono inferiori a quelli registrati negli anni passati, ma anche nel 2015 l’industria dell’abbigliamento ha messo a segno un aumento di quasi il 10% e i dati più recenti, relativi a gennaio e febbraio 2016, parlano di un incremento pari all’8,4%». Ma se i numeri sono all’insegna della stabilità, sottotraccia rimbomba un forte dinamismo che, complice la progressiva digitalizzazione e iperconnessione del mercato, sta ridisegnando il profilo dei consumatori: «È cambiata la mentalità - ha sottolineato Dapeng - e con essa

la priorità di asset come qualità, servizio e prezzo». In particolare, quest’ultimo fattore è diventato una discriminante essenziale nella valutazione dell’offerta: «I cinesi - ha rimarcato il manager, lanciando indirettamente un monito alle griffe - non sono più disposti a sborsare qualsiasi cifra e accettano sempre meno che un articolo di lusso costi fino a quattro volte di più che in Europa». Un imperativo, quello relativo alla cifra sul cartellino, che riguarda da vicino anche le aziende made in Italy, presenti per la seconda volta a Shanghai con La moda italiana@Chic nel padiglione “Fashion

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Journey”. «I prodotti dei nostri stand - ha commentato Marisa Pizziolo, marketing and operating manager di Emi-Ente Moda Italia, che insieme a Ice ha organizzato la trasferta della compagine tricolore - non possono che dialogare con un target di consumatore dall’alto potenziale d’acquisto, affrancato dal potere persuasivo del logo, che resta ancora una molla fondamentale in questo mercato. Rimane però imprescindibile il prezzo corretto: le aziende che l’hanno capito, sono quelle che hanno ottenuto i feedback migliori». 51 i marchi presenti a questa edizione (rispetto ai 46 dell’ottobre

pronta al via linkingplus, nuova piattaforma fieristica a xiamen LinkingPlus, a new exhibition platform, is ready at the start in Xiamen: the goal is to connect the international players and the Chinese fashion. Nell’ambito di Chic è stato annunciato il lancio di una nuova piattaforma, pronta al debutto a Xiamen, città sulla costa nel Sud della Cina. Obiettivo dell’evento, la cui prima edizione si terrà i prossimi 22 e 23 novembre, è stringere le maglie della collaborazione tra gli attori internazionali della filiera e i protagonisti della moda e dell’industria cinese. Networking, dialogo, collaborazione, ma anche crescita, sviluppo, innovazione: sono queste le parole chiave della nuova iniziativa firmata congiuntamente da China National Garment Association (nella foto, l’executive vice president Chen Dapeng), Sub-Council of Textile Industry (CCPIT) e China Fashion Association, che con il nuovo appuntamento nella Repubblica Popolare intendono coinvolgere produttori, designer, brand, ma anche istituti formativi e altre organizzazioni legate

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al settore operanti a livello worldwide, per metterli in comunicazione - in maniera mirata ed efficiente, sulla base di precedenti questionari e feedback - con l’industria e le realtà locali. A partire dal prossimo autunno, LinkingPlus si terrà una volta all’anno su una superficie di 2mila metri quadri e si articolerà in quattro aree: B2B, PromoShow, Forum e Business Tour. Nella sezione B2B, la più importante della fiera, saranno invitate 100-150 aziende e organizzazioni internazionali, che potranno interfacciarsi con potenziali partner cinesi, scelti sulla base delle specifiche esigenze espresse dai partecipanti. Cinque le sotto-sezioni, al fine di far interagire al meglio domanda e offerta e far fluire la comunicazione: Creative Odm, Brands Cooperation, New Materials, Design&Consulting ed Education.  (a.t.)

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scorso), forti di un ascendente sul Dragone che, nonostante la “febbre gialla” che ha contagiato le Borse asiatiche la scorsa estate e il rallentamento complessivo del mercato, sembra non perdere smalto. A confermarlo sono i dati forniti da Sistema Moda Italia: nel periodo gennaio-ottobre 2015 l’export verso la Cina delle imprese nazionali è aumentato del 9%, per un valore di circa 800 milioni di euro. «La Cina è un mercato talmente ampio e in evoluzione, soprattutto per quanto riguarda la capacità di spesa delle classi più alte e le nuove disponibilità economiche della crescente classe media, che neanche la crisi finanziaria attuale può arrestare nel suo percorso di sviluppo e modernizzazione - ha confermato Ercole Botto Poala, presidente di Milano Unica, in trasferta a Shanghai con Milano Unica Cina -. Basti pensare che, in base a uno studio di Fortune Character Group, il 46% delle vendite globali del ■ lusso è concentrato in quest’area».

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Interfilière nel 2016 si svolgerà a Lione per la sessione di luglio 12_04_2016

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FASHION TECHNOLOGY

dal prodotto all’omnicanalità

più competitivi con il plm Si parla tanto di omnicanalità e di “see now, buy now”: strategie impensabili se l’industria della moda e gli stakeholder non parlassero un linguaggio comune. Le tecnologie aiutano le imprese con il Plm (Product lifecycle management) per una migliore connessione, collaborazione e controllo di ELISABETTA FABBRI

In the omnichannel and “see now, buy now” era, Plm (Product lifecycle management) softwares become an essential ally for the fashion industry, facing new and decisive challenges.

F

ino a non troppo tempo fa il Plm sibile integrare il merchandising». - acronimo di Product lifecycle Un aspetto distintivo della piattamanagement, per indicare un apforma di Centric Software è il coproccio e una tecnologia informadevelopment con i propri clienti, tica per la gestione del ciclo di vita grazie al quale le best practice di del prodotto - si proponeva come settore sono disponibili e riutilizzaVeronica Peraro Guido Porro Antonella Capelli alleato dell’industria della moda bili già nel software standard. Tra CENTRIC SOFTWARE DASSAULT SYSTEMES LECTRA per ridurre il time to market. Oggi è le ultime novità c’è il mobile, che uno strumento indispensabile - a detta degli significa «mettere gli operatori del settore no a uscire dalla tradizionale product specifioperatori del settore - se si vuole gestire un nella condizione di lavorare con la suite, ancation per coinvolgere altri ambiti: vogliono mercato sempre più complesso perché multiche quando non sono in azienda». Un’altra integrare ciò che pianificano con quello che canale o perché propone nuovi modelli d’acsfida recente è soddisfare le Pmi. Per questo sviluppano, con il marketing e il merchanquisto come il tanto discusso “see now, buy è stata messa a punto la soluzione “cloud dising». Centric Software lo ha sperimennow” (vedo ora e compro subito). Di certo il based” Centric for small businesses, basatato con clienti come Tommy Hilfiger e business del Plm è in ascesa e la moda, che ta sulle stesse tecnologie e contenuti innoCalvin Klein (Gruppo Pvh) e in Italia con non è stata tra i pionieri nell’adottarlo, oggi vativi del software fornito ai grandi gruppi, Arena, il brand del costumi e accessori per si trova all’avanguardia e aperta alle soluzioma più snella e meno onerosa. «In Italia gli sport acquatici diventato numero due al ni più avanzate. osserva Peraro - c’è un tessuto produttivo mondo, subito dopo Speedo, grazie all’inimportante, che fatica ad affrontare le tenovazione e all’espansione all’estero. «La la product specification matiche del Plm. E se il numero di aziende priorità di un’azienda come questa - spiega ora non basta più è in contrazione, il valore della produzione Peraro - è governare al meglio il processo «Da progetti inizialmente concentrati sulla cresce, perché il settore si sta spostando verdi pianificazione, vendendo i prodotti più gestione del dato - racconta Veronica Peraso il medio-alto di gamma, grazie anche alla indicati per ogni singolo mercato di approro, sales director per l’Italia della californiatecnologia. Oggi il fashion si trova a dovedo. Deve tradurre il piano economico in un na Centric Software - il Plm si è spostato re affrontare grandi trasformazioni, come indirizzo chiaro per lo sviluppo prodotto e sulla descrizione del prodotto, indotta inil’omnicanalità e il “see now, buy now”, che per un rapporto ben definito con i fornitori. zialmente dalla necessità di interagire con i cambiano il rapporto con il consumatore, Quest’ultimo si può costruire, per esempio, fornitori del Far East. I clienti ora ci spingocon ripercussioni sulla disponibilità delrealizzando un portale ad hoc. Inoltre è pos-

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la merce. Il Plm è in grado di governare i processi di sviluppo prodotto e di integrare i feedback che arrivano dal mercato e dal web, permettendo una maggiore flessibilità, nel caso si renda necessario modificare la produzione». Il 3D per dialogare con il retailer e il consumatore «In passato - dice Guido Porro, managing director della francese Dassault Systèmes per l’area Euromed - prevaleva una logica Erp classica, dove il dialogo tra pianificazione, design, sviluppo e sourcing scarseggiava e quel poco che si realizzava avveniva attraverso processi destrutturati, quindi con tempi lunghi e possibilità di errore». Oggi le imprese della moda puntano a definire i processi velocemente, ridurre i tempi di informazione per lo sviluppo prodotto, contenere i costi della produzione di campionari o del lancio di un prodotto. «Supply chain, risk management, vicinanza al cliente: avere una catena del valore frammentata - puntualizza Porro - è un limite, mentre un software per la gestione del ciclo di vita del prodotto permette di fornire un’unica “versione della verità” a tutti gli stakeholder. E, grazie al cloud,

1. Arena (nella foto il campione di nuoto Chad Le Clos) ha scelto la suite Plm Centric 8 di CentricSoftware per supportare la sua crescita 2. Uno screenshot della piattaforma Plm sviluppata da Dassault Systèmes per El Corte Inglés 3. Una nuova sfida di CentricSoftware: il mobile

anche le Pmi possono permettersi una maggiore integrazione, velocità e feedback dal consumatore finale». Oltre al Plm in senso stretto, con 3DVia Store Dassault Systèmes si sta focalizzando sulla gestione degli store e lo sviluppo del punto vendita secondo gli schemi della realtà aumentata. «Si tratta - spiega Porro - di una soluzione ad hoc per la “virtualizzazione” dello store: online si entra all’interno di una sorta di “camera virtuale” dove è possibile testare, modificare e ottimizzare il layout e il visual merchandising. Le merci esposte sono collegate alla supply chain: una decisione presa in negozio si riverbera verso l’alto, sull’intera catena di approvvigionamento,sulla pianificazione e sulla revisione delle collezioni attraverso feedback diretti e indiretti». Le tecnologie 3D permettono anche di offrire una nuova esperienza d’acquisto al consumatore orientato alla multicanalità. La soluzione My Retail Theatre, pensata per la grande distribuzione, sfrutta i dati 3D derivanti dal design e dallo sviluppo prodotto e li trasforma in un’esperienza visiva per il consumatore nel negozio fisico e online. Gli shopper sono in grado di configurare e personalizzare i prodotti in negozio (reale o sul web) sfruttando dispositivi

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come tablet, smartphone, cataloghi digitali o sistemi interattivi. I retailer, invece, possono estendere l’offerta senza appesantire l’inventario, perché le scorte reali sono sostituite da immagini digitali “fotorealistiche”. In più riescono ad acquisire informazioni preziose dall’interazione con i clienti. le soluzioni evolvono per avvicinarsi alle pmi Un altro operatore francese, Lectra, mixa tre ingredienti per rendere efficace la sua piataforma per il Plm. «Lectra Fashion Plm - specifica Antonella Capelli, manager dell’azienda - unisce alla soluzione tecnologica vera e propria l’expertise nel settore fashion e un approccio progettuale focalizzato sul cambiamento. L’obiettivo è portare in un unico ambiente di lavoro tutti gli attori coinvolti dalla fase di pianificazione dell’offerta fino alla sua produzione, tenendo correlate le tre dimensioni chiave: creativa, tecnica e gestionale». «Nella progettazione creativa e tecnica, propria del dna di Lectra - prosegue - integriamo aree “dipartimentali” come la progettazione tessuti, lo sviluppo colore, la modellistica e l’ottimizzazione dei consumi». Lectra va ben oltre il voler fornire un

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FASHION TECHNOLOGY

1. La progettazione di un capo in 3D con Lectra Fashion Plm 2 . Il womenswear Dixie: il marchio del fast fashion italiano controllato dal Gruppo Imperial ha adottato le soluzioni Plm di Lectra a fine 2015

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Pdm (Product data management, strumento informatico per la gestore dei dati di prodotto) evoluto: punta a innovare modalità di lavoro e collaborazione, anche sfruttando le potenzialità di tecnologie quali la virtualizzazione 3D per il fitting e l’operatività in mobility». Ne possono beneficiare solo i big brand della moda? «Assolutamente no - risponde Capelli -. Forse questo poteva essere vero anni fa. Oggi soluzione e approccio sono talmente evoluti, da rendere “accessibile” un’iniziativa Plm. La soluzione riporta al suo interno tante logiche intelligenti “pronte all’uso”, permettendo di minimizzare le personalizzazioni. In termini di approccio, siamo in grado di realizzare percorsi di adozione progressiva, ad hoc per le Pmi, secondo criteri di priorità e valore. In ultimo, anche il “licensing SW” vede sempre meno barriere all’ingresso, in favore del rispetto della dimensione aziendale». «Oggi - precisa l’esperta di Lectra - riscontriamo un’attenzione crescente alle tematiche Plm proprio da parte delle Pmi, che sempre più spesso presentano le stesse complessità di una grande azienda della moda: per esempio, le piccole realtà che sono partner strategiche dei grandi marchi del lusso, per le quali è vitale aumentare flessibilità e velocità operativa, preservando la qualità del servizio e controllando la profittabilità». Clienti di Lectra come Imperial e Dixie, esponenti del fast fashion italiano, hanno invece investito nel Plm per valorizzare l’integrazione tra l’area creativa e la filiera a valle. I grandi gruppi devono fronteggiare i cambiamenti dettati dalla diffusione dell’e-commerce e della multicanalità. «Se guardiamo alle implicazione del recente “see now, buy now” - sottolinea Capelli - capiamo come sia sempre più importante aumentare la fluidità dell’intera catena, dal

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a firenze

appuntamento con IT4FASHION

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design alla produzione, arrivando a immaginarli quasi concomitanti: in questo caso è fondamentale che l’azienda sappia mantenere la consistenza tra processi e informazioni, affinché non diventino caos». Oggi, secondo Capelli, l’industria del fashion ha capito, più di altri settori, l’importanza della tecnologia. Il percorso sta accelerando pure in Italia, grazie alla consapevolezza - da parte anche delle istituzioni e associazioni di categoria che occorre puntare su innovazione e qualità operativa, per preservare e accrescere il posizionamento nel contesto della competizione globale. Questo vale non solo per i grandi brand del lusso, ma anche per tutte le aziende della filiera. «Ricordiamoci - conclude Capelli - che nel nostro Paese la componente produttiva ha ancora un peso importante e che le nuove generazioni di imprenditori non vedono più la tecnologia come una nemica dell’artigianalità, ma come il fattore ■ che può fare la differenza».

Le maggiori aziende di Ict (Information communication technology) incontrano le imprese della moda a Firenze all’appuntamento annuale IT4Fashion, dal 20 al 22 aprile, organizzato dalle Università di Firenze, Milano, Bergamo, Padova, Bologna dell’Osservatorio della Moda Italiana, con il supporto del ministero dello Sviluppo Economico, affiancato da un Comitato scientifico di ricercatori e manager di importanti realtà della fashion industry. Alla sua sesta edizione, l’evento si svolge in una nuova location, l’ex Manifattura Tabacchi, che in accordo con la Regione Toscana diventerà anche sede di un incubatore per il trasferimento tecnologico tra mondo accademico e industria, nello specifico segmento della moda. Il 20 e 21 aprile è prevista una conferenza caratterizzata da tre sessioni parallele, incentrate sui temi dello sviluppo prodotto (come Npd, Plm e virtual prototyping), della supply chain (tra cui Erp e Scm) e del retail (Rfid, Nfc, BI, Crm e customer experience) e animate da interventi delle maggiori società dell’ Ict su casi di studio o progetti realizzati e presentati dai principali marchi internazionali delle aziende della moda. Nell’ultima giornata, invece, saranno resi noti i risultati di analisi sul settore fashion condotte da Università e centri di ricerca di tutto il mondo. (e.f.)


DIGITAL FASHION

E-COMMERCE NETCOMM FORUM

le nuove frontiere del business digitale Per la prima volta su due giornate, il 18 e 19 maggio si svolge a Milano l’E-Commerce NetComm Forum: attesi più di 6mila professionisti dell’innovazione. Tra la parte espositiva e quella dedicata alle conferenze, spazio anche alla moda, uno dei settori che stanno guidando la rivoluzione digitale in atto di Elena Azzola

On 18 and 19 May the E-Commerce NetComm Forum will be held in Milan: more than 6 thousand innovation professionals are expected. Both in the exibithion part and in the conferences, fashion is under the spotlight.

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esima edizione per l’E-Commerce NetComm Forum, l’evento dedicato all’e-commerce e alla digitalizzazione delle aziende più importante in Italia, organizzato da NetComm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano. Per la prima volta l’appuntamento è articolato su due giornate: il 18 e il 19 maggio. Confermata la location: il centro congressi Mico, al Gate 14 di via Gattamelata 5 a Milano. Qui sono attesi più di 6mila protagonisti dell’innovazione digitale nel nostro Paese. La struttura del Forum prevede una parte espositiva, che ospiterà gli stand di più di 100 imprese leader nei servizi per l’omnicanalità: in particolare, realtà attive nella logistica, nelle piattaforme per la vendita online, nel digital marketing, nell’It e nel payment. Ci sarà poi un’area meeting, con più di 60 incontri, tra conferenze plenarie e workshop. Le riunioni istituzionali tratteranno tematiche relative all’andamento del mercato dell’e-commerce e agli aspetti normativi che lo regolano. Si focalizzeranno inoltre sui processi e le competenze che possono accompagnare le aziende nella digital trasformation in atto e sui comportamenti del consumatore globale, sempre più coinvolto dalla Rete. Fra i temi caldi: Internet of things, big data, entertainment e “cittadinanza attiva”. I workshop affronteranno argomenti più specifici, a cura di molte delle aziende sponsor dell’evento. Alcuni seminari si

concentreranno su settori come il food, l’Italian lifestyle e il b2b, altri su come approcciare specifici mercati, come quello cinese. In particolare su moda, beauty e design è previsto un approfondimento, moderato dal direttore di Fashion (media partner dell’evento), Marc Sondermann, che metterà in luce alcune case history e best practice di realtà italiane e internazionali che stanno vivendo una fase di crescita e successo tramite l’e-commerce e

la rivoluzione digitale innescata da questo canale di vendita. Sul palco si alterneranno responsabili di Zalando, Bottega Verde, Lanieri e Piquadro. Un fatto è certo: nella moda e nel lusso è fondamentale puntare sull’integrazione fra il canale fisico e quello virtuale e cosiderare come evolve la relazione con il consumatore finale, alla luce del moltiplicarsi del cosiddetti touch point. Maggiori informazioni ■ sul sito ecommerceforum.it.

Zalando

Il mobile shopper italiano: 3 su 4 sono Donne The leading platform for online fashion sales in Europe traced the profile of the Italian mobile shoppers: they are mostly women (about three out of four), have between 20 and 34 years and prefer to pay cash on delivery. Chi acquista da smartphone e tablet su Zalando.it è donna (circa tre clienti su quattro), ha tra i 20 e i 34 anni e preferisce il pagamento alla consegna, più comodo da impostare mentre si è in movimento rispetto a quello con carta di credito: è questo l’identikit del fashion mobile shopper italiano, tracciato dalla piattaforma online leader in Europa nelle vendite di moda. Dall’analisi emerge anche che il giorno preferito per comprare abbigliamento e accessori via Interanet tramite smartphone o altri dispositivi mobili è il lunedì: meglio se da casa, in tutta tranquillità e senza troppe distrazioni (66%) o, in alternativa, mentre si torna dopo una giornata di lavoro (21%). Al contrario, al mattino compra online solo il 7% dei mobile shopper. Le regioni italiane in cui si acquista di più tramite mobile sono Calabria, Basilicata e Campania. Si effettuano maggiormente ordini da desktop in Friuli-Venezia Giulia, Trentino e Marche. «Nella Penisola le aree con minor accesso alla banda larga sono spesso caratterizzate da un alto utilizzo del mobile - nota Giuseppe Tamola, country manager Italia e Spagna del colosso delle vendite online di moda -. Per molti connazionali smartphone e tablet rappresentano canali sostitutivi del desktop, più che complementari: questa peculiarità ci deve far riflettere sul modo in cui accompagneremo la transizione verso l’e-commerce». (e.a.)

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NEWS

NENETTE

L’eloquenza dei numeri The feminine total look by Nenette is finding new customers in Italy and abroad. New flagships are about to open in the domestic market and abroad. Devil Perini, direttore commerciale di Nenette, riassume la mission del brand, un total look femminile che si completa con borse e complementi tessili. «Una proposta con un rapporto qualità-prezzo ben calibrato (60 euro la media sell in dell’invernale e 52 quella dell’estivo) e un mark up di circa 2,75. Un mix con un venduto prima dei saldi di oltre il 60%, che per il prossimo inverno ha visto un aumento degli ordini del 21%». Il brand in capo all’azienda milanese Cotton è presente in 500 negozi in Italia e 200 all’estero. L’export, 25% su un turnover di 13 milioni di euro, è oggetto di una strategia di implementazione «Con l’estate 2017 saranno dieci in totale i mercati europei di riferimento, oltre all’Italia», rivela Perini. Nenette è anche insegna di cinque monomarca in Italia: «Le prossime aperture saranno a Bergamo, Como, Milano, Varese e Palermo. All’estero siamo in trattative per Mosca e le Canarie». (c.me.) SILVIAN HEACH

Primo flagship a Milano Silvian Heach has arrived in Milan on April 7 with a store of about 700 square meters on two levels in Via Dante 4. REDA/BAJA EAST E CADET

Dalla parte dei giovani Fabrics by Reda will be the stars of the spring-summer 2017 and autumnwinter 2017 collections of the young brands Baja East and Cadet. I tessuti pregiati di Reda saranno i protagonisti delle collezioni primavera-estate 2017 e autunnoinverno 2017 dei due giovani designer brand americani, Baja East e Cadet. L’obiettivo del lanificio è continuare a dare il proprio supporto ai talenti emergenti, che si distinguono per creatività e originalità. «Apprezziamo gli stilisti che interpretano e valorizzano la moda attraverso l’utilizzo dei tessuti - è il commento di Ercole Botto Poala, ceo di Reda -. Baja East e Cadet spiccano per lo stile audace, pulito e facilmente riconoscibile. (c.me.)

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POP BAG BY J&C

BORSE ECLETTICHE in via Calimala Via Calimala 23r: this is the address in Florence where to find the eclectic Pop Bag by J&C. Le borse trasformiste Pop Bag by J&C hanno preso casa in via Calimala, al civico 23r. 70 metri quadri, la boutique è stata progettata dallo Studio 63 all’insegna del colore. Sulla parete di destra c’è una fila di pannelli colorati in tanti materiali diversi. Se ne scelgono due a piacimento, si abbinano grazie a una fila di automatici, si selezionano i manici e il gioco è fatto. Salvo poi smontare la borsa per riporla in armadio o in valigia. L’idea è dell’imprenditrice cinese Sara Lin, che vive a Firenze da quando era bambina e che le Pop Bag le ha brevettate lo scorso anno. A lei fanno capo anche il marchio J&C Jackyceline (da cui ha avuto origine la Pop Bag) e l’etichetta fiorentina Desmo, nata nel 1976 e acquisita nel 2010. (c.me.)

Opening in grande stile per Silvian Heach, approdato con il primo flagship a Milano lo scorso 7 aprile. Uno spazio di circa 700 metri quadrati su due livelli in via Dante 4, dove convivono i due volti del womenswear del marchio che fa capo ad Arav Fashion: la donna Silvian Heach e la versione “teen” di SH by Silvian Heach. Entro il 2017 sono in programma quattro opening Silvian Heach (a Doha, Mosca, Ankara e Il Cairo), il rifacimento del travel shop nell’aeroporto di Linate, due store SH (a Campobasso e Salerno), nonché il restyling dello spazio di Catanzaro (nella foto, un look della capsule Piccione.Piccione per Silvian Heach), lanciata di recente.  (e.f.)


Ph. Raoul Beltrame

Gabriele PASINI

il marchio di chi crede nel dandy tailoring After the opening of its first store abroad, in Los Angeles, Gabriele Pasini plans another important step with the extension of the Modena headquarter and a new store in Italy.

★ Bronx agence (Paris) MAPIC is a registered trademark of Reed MIDEM- All rights reserved.

Chi pensa che l’universo sartoriale italiano sia un mondo di rigidità e regole inamovibili si sbaglia. Nell’era dell’online anche la tradizione può essere innovativa. È il caso di Gabriele Pasini, marchio frutto del connubio “societario” tra il sarto dandy modenese, esperto di scuola napoletana che rivisita in chiave british e barocca l’estetica classica dell’uomo, e Lardini, brand fiore all’occhiello del menswear made in Italy. «Quando viaggio, per trunk show o per piacere, sono alla costante ricerca di materiali nuovi o interpretati in modo innovativo. Non parlo solo di tessuti,

torno sempre pieno di idee, oltre che di oggetti», racconta Pasini. Una delle sue ultime trasferte è stata a Los Angeles, dove da poco ha inaugurato un concept store (foto). «Uno spazio in Melrose Avenue, che è l’evoluzione della bottega di Modena, da cui tutto è cominciato. Riceviamo solo su appuntamento e stiamo facendo conoscere il nostro tre pezzi sulla West Coast». La linea Gabriele Pasini è quasi una start-up, visto che il progetto su scala globale è partito con Lardini nel 2012, ma in forte sviluppo: «Con ogni cliente si stabilisce un’affinità elettiva. È questa la nostra forza. Per noi

RETAIL IN ITALY: * LET’S DO BUSINESS. MAPIC mapic ITALY

non ci sono loghi da esibire, né tendenze da mostrare o confermare». Con questo approccio al business, ben presto arriveranno l’ampliamento della bottega di Modena e un altro monomarca in Italia: «Niente di ufficiale, ma il progetto è nell’aria», dice Pasini. Intanto il brand continua a potenziare il network di multimarca, ormai a quota 150 nel mondo. «A Milano siamo da The Store e Geniali, a Firenze da LuisaViaRoma. All’estero i nostri capi hanno successo in Germania. Ci aspettiamo di crescere negli Usa e in Giappone, dove ci stiamo dando un gran da fare». (an.bi.)

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24-25 Maggio 2016 Superstudio Più Milano

L’ appuntamento dei professionisti del Retail & Real Estate dedicato alle opportunità di business offerte dal mercato italiano. 12_04_2016

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women’s sneakers fall-winter 2016/2017

WALKING DOWN THE STREET di ALBERTO CORRADO Alberto Guardiani

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WOMEN’S SNEAKERS FALL-WINTER 2016/2017

URBAN SIZE Un’icona di stile, un design unico, un’identità al femminile inconfondibile. Il concetto di sneaker esce dal suo ambito di utilizzo originale, per entrare a tutti gli effetti nel guardaroba per la città. A style icon , a unique design, an unmistakable identity.

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MAISON MARGIELA Modello alto, in pelle bicolor rosso/nero PRADA Il velluto reinventa la sneaker GUCCI ACE in pelle bianca, con dettaglio web verde-rosso verde, ricamo motivo ape in oro HOGAN Maxi Platform H222 in pelle nera, con H laterale ricoperta di borchie con zeppa interna GIUSEPPE ZANOTTI In tessuto nero tone-on-tone, con zip laterali dorate.

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LOTTO leggenda

ASICS TIGER

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ASICS TIGER Mod.Gel Lytev in camoscio, declinato in due diverse tonalitĂ di blu STONEFLY Tecnologia Blusoft Memory per il mod.stone, con dettagli in vernice a specchio LOTTO LEGGENDA Sneaker Tokyo Wedge W con tomaia in suede/nylon e strass DIADORA HERITAGE Exodus Raffle in lana invecchiata e suede ADIDAS Nuova intersuola con tecnologia Adidas Boost per il mod. NMD Runner PUMA FIERCE Sneaker senza lacci con intersuola e scanalature flex groove CONVERSE Mod.Chuck Taylor Rubber in gomma, con fascia laterale e suola outdoor.

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TREND

BRAND TO watch Hanno alle spalle poche stagioni, ma stanno conquistando un posto al sole negli shop che contano. I plus? Un concept originale e una storia da raccontare a cura di ANGEla Tovazzi

They have a few seasons, but are gaining a place in the shops that count. Their plus? An original concept and a story to tell.

MIAHATAMI Launched by Persian designer Narguess Hatami, Miahatami represents the meeting point between Middle East and European design. Padre architetto e madre stilista, Narguess Hatami è nata a Teheran nel 1981 e oggi vive tra Milano e l’Emilia Romagna. Miahatami, la linea che ha lanciato lo scorso inverno, rappresenta la sintesi di un percorso culturale e creativo iniziato nel Medio Oriente e arricchito via via grazie agli studi in Italia e a numerose collaborazioni stilistiche con nomi di punta come Paola Frani, Massimo Giorgetti e Marco Morosini. Una collezione in cui la tradizione millenaria persiana è quanto mai viva nei colori, nelle geometrie, negli spunti architettonici e nelle reminiscenze letterarie, interpretata con uno spirito contemporary decisamente europeo. Prodotta in Italia, Miahatami è venduta presso realtà come Penelope a Brescia, Mimma Ninni a Bari, Sugar ad Arezzo, Tessabit a Como. I prezzi sell out vanno dai 200 ai 900 euro. (c.me)

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AnTonio griMaldi Known for its collection of haute couture, the designer Antonio Grimaldi signs since 2013 a luxury ready-to-wear line. Attivo dal 2010 con una collezione di haute couture, Antonio Grimaldi dal 2013 firma anche una collezione di prêt-à-porter, svelata per la seconda volta a Milano durante l’ultima fashion week. «Ripensare il concetto di bellezza femminile senza dimenticare il valore della tradizione»: questa la mission dello stilista salernitano, che per il prossimo inverno si è ispirato alla transavanguardia italiana, corrente artistica degli anni Settanta. Con prezzi sell in compresi tra 400 e 3.000 euro, il brand è distribuito in multimarca esteri come Al Fatina in Kuwait, Sun Motoyama in Giappone e Harvey Nichols a Riyad e, in Italia, da Cerdelli a Bergamo e Bruschi a Bolzano.

MOA-MASTER OF ARTs Moa is the acronym of Master of Arts and bets on a sneaker collection, inspired by the icons of the international art. Il mondo dell’arte è il punto di partenza per Moa, acronimo di Master of Arts: una linea di sneaker, nata nel 2013, che utilizza disegni, sketch, graffiti e antichi mosaici per trasferire nella collezione l’iconografia legata ai maestri dell’arte figurativa, da Barnett Newman a Jean-Michel Basquiat, passando per Mickey Mouse e la street art. Disponibile presso la showroom Fashionlink (a Milano e Firenze) e venduta al pubblico con prezzi tra i 150 e i 180 euro, la collezione si sta imponendo in top shop come Excelsior, Galeries Lafayette, Harvey Nichols, Tsum e LuisaViaRoma.

ALSTECA Born in 2015, Alsteca is a new brand of lightweight and shape-memory sunglasses. Alsteca nasce nel 2015 dall’idea di Alfredo Soldano (produttore e distributore di occhiali), Camilla Dell’Olio (esperta di design) e Stefano Fanciulli (proprietario di Alsteca S.r.l. e di una società milanese di pr): da qui l’acronimo Al-Ste-Ca, sinonimo di occhiali da sole unisex ultraflessibili e leggerissimi (solo 16 grammi), con lenti in policarbonato infrangibili e antigraffio e montatura realizzata con un polimero estremamente performante. Proposti nei modelli Wynwood (tondeggiante) e Overtown (squadrato), sono venduti con prezzi compresi tra 89 e 99 euro sull’e-shop e in un network di negozi fashion, tra cui Biffi a Milano e Tessabit a Como. Sudafrica, Centro America ed Emirati Arabi i prossimi step.

ALBERTINE di alexandra alberta chiolo Alexandra Alberta Chiolo designs a collection of fitted shoes, with interchangeable heels and plateau. Da un’idea di Alexandra Alberta Chiolo nascono le Albertine, décolleté 100% made in Italy con tacchi e plateau intercambiabili. Disponibili finora esclusivamente online e nelle showroom di Milano e Torino, stanno muovendo i primi passi anche nella distribuzione offline e, fino al 12 settembre, sono tra le protagoniste della rassegna “W-Women in Italian Design” alla Triennale di Milano (nella foto, le Albertine Cotton Candy, vendute a 235 euro).

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BaseLworld

il gioiello italiano s

Calato il sipario di Baselworld 2016, Il primo trend report sulle novità del mercato a cura di alberto corrado

After Baselworld 2016, the first trend report on what’s new in the market.

crivelli Collezione La cromia delle pietre Anello contrarié in oro rosa e perle rosa, arricchito con pavé di brillanti e zaffiri.

chantecler Collezione Capriful Orecchini pendenti in oro rosa, corallo rosso e diamanti.

ANNAMARIA CAMMILLI Collezione Calla Anniversary Si ispira al più raffinato dei fiori l’anello in oro arancio, con diamante taglio marquise centrale.

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giovanni ferraris Collezione Titanium Linee sinuose per gli orecchini in oro rosa, diamanti e titanio.

mattioli Collezione Arcimboldino Orecchini in oro rosa, citrino, ametista, rodolite, tormalina rosa e peridoto: l’effetto è quello di un bouquet floreale.

giorgio visconti Collezione Anima Giochi di intrecci per l’anello (Destino), realizzato in oro rosa e diamanti bianchi.

MARCO BICEGO

roberto coin

Collezione Masai Bracciale in oro a cinque fili, lavorato a mano con la tecnica della corda di chitarra e diamanti.

Collezione Pois Moi Tre bracciali: il grande in oro rosa con diamanti, il medio con un solo quadratino in oro rosa con diamanti, il piccolo sempre in oro rosa con diamanti.

de grisogono Collezione Boule Sfere preziose danno vita agli orecchini in oro rosa, diamanti e cristalli.

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Store to watch

A MILANO

in bottega una Full immersion nel menswear Chi bada esclusivamente all’apparenza vede solo giacche, camicie e pantaloni, mentre chi si spinge oltre scopre in Full Milano l’atmosfera della bottega di 50 anni fa. Luca Santamaria, che all’e-commerce continua a preferire il passaparola, ha aperto un posto che racconta la sua passione, quella per un uomo vero, quasi completamente made in Italy di ANDREA BIGOZZI

Walking into the Full Milano multibrand store is like entering one of old Milan’s menswear “bottega”, given the care of the owner in displaying the products and his vintage attitude. In this little place, where almost 25 brands are sold, the password is not e-commerce, but word of mouth.

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rmai, quando si varca una soglia di una boutique multimarca, non si sa mai cosa si può trovare. Col dilagare dei concept store, gli abiti si mescolano alle piante, gli accessori ai complementi di arredo, fino alla musica, ai libri e alle creazioni artigianali. Ma questo non accade da Full Milano, piccolo multimarca inaugurato tre anni fa in via Lambro 11, dove appesi alle grucce si trovano solo vestiti. «Abbiamo lavorato sul concetto di bottega, ovvero uno spazio ridotto, ma dove il cliente si senta come a casa, anzi come nel proprio guardaroba». Parola del padrone di casa, Luca Santamaria. Creatività, ma anche testa sulle spalle, Luca in passato ha lavorato da Dolce&Gabbana e Antonia. Tutto ciò che si trova in questi 60 metri quadrati (ma a novembre 2012, quando per la prima volta fu alzata la saracinesca, erano

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appena 20) asseconda il gusto di Luca. «Lo stile che proponiamo è decisamente maschile, non seguiamo troppo i trend ma ciò che in primis piace a noi», specifica sottolineando, non senza soddisfazione, che i capi proposti sono praticamente tutti made in Italy, «mentre quando abbiamo iniziato eravamo più orientati ai marchi dal sapore nordico e urbano». La collocazione, una via tranquilla nel quartiere di Porta Venezia, più lontana dagli store del Quadrilatero di quanto dica la geolocalizzazione, potrebbe sembrare un po’ insolita. «Ma in questi anni si è rilevata giusta sia per il flusso di gente, sia per costruire la nostra immagine del negozio di fiducia». Della stocklist di Full fanno parte circa 25 marchi, con Camo e i pantaloni Department 5 bestseller assoluti. Ma tanti altri brand entreranno in negozio per la prossima stagione. «Con


Nella pagina a fianco Luca Santamaria, che prima di dar vita a Full ha lavorato per Antonia e Dolce&Gabbana. Il multimarca milanese si trova al civico 11 di via Lambro. All’apertura occupava poco più di 20 metri quadrati, saliti poi a 60 con un successivo ampliamento. Della selezione di Full fanno parte 25 marchi, al 90% italiani, scelti principalmente a Pitti Uomo. «Non è vero che per far ricerca si deve per forza andare all’estero»

l’autunno-inverno 2016/ 2017 - fa il punto Santamaria - ci sarà un turnover e faranno il proprio ingresso nomi come The Gigi, Massimo Piombo, Levi’s Vintage, Filson. Abbiamo scelto un ambito molto definito. Per intenderci, non trattiamo capi troppo stravaganti e non vendiamo T-shirt all’ultima moda. I nostri sono prodotti di qualità, che si trovano regolarmente nel guardaroba di ogni uomo, con camicie da 120 euro e giacche da 350». Di come sta andando la sua avventura imprenditoriale, il buyer è abbastanza soddisfatto e dal suo osservatorio nota con curiosità che i clienti di Full al momento sono uomini dai 35 anni in su, «molti professionisti che passano qui davanti e si lasciano sedurre da questo luogo tranquillo, dove ognuno può sentirsi libero di entrare per dare un’occhiata», assicura. Full è un progetto in progress, e dove prossimamente

qualche cosa di nuovo bollirà in pentola. «Ci piacerebbe allargarci - confida Santamaria - e non è detto che non si riesca a farlo, ma non prima di un paio d’anni». Per essere aggiornati sulle varie iniziative del negozio (durante la settimana del Salone del Mobile è previsto un evento) basta seguire il profilo Instagram. «Ma non ci trovate, né ci troverete, online», precisa con un pizzico di fierezza l’imprenditore. «Anche l’ecommerce - conclude - non fa per noi. Full è una bottega, non una piattaforma multimediale. A “luoghi” come Farfetch, noi preferiamo il passaparola. Sarà uno strumento old fashion, ma funziona e ci porta sempre nuovi clienti: milanesi, ma anche stranieri di passaggio. Nell’ultima stagione si sono visti cinesi e giapponesi, merito di qualche uscita sui magazine ■ internazionali».

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OPENING di ELISABETTA CAMPANA

il super restyling di palazzo fendi a roma

Uniqlo: mega store londinese

After a refurbishment, Fendi reopens its Palazzo Fendi in central Rome. The building includes a 1,000 sqm store, a “by invitation only” suite, a seven-room hotel and Zuma restaurant.

Uniqlo reopens its 311 Oxford street global flagship store in London, following an extensive renovation.

Di fronte a via Condotti e alla scalinata di piazza di Spagna, Palazzo Fendi presenta il nuovo concept: cinque piani che contengono, oltre al più grande store mondiale del marchio di oltre mille metri quadri (con annesso un atelier di pellicceria), un appartamento per accogliere i vip, il primo hotel della maison con sette suite private e il pluripremiato ristorante gaipponese Zuma.

Dopo un completo restyling ha riaperto a Londra, al 311 di Oxford street il global flagship store di Uniqlo. Lo spazio di di 2.240 metri quadri, su cinque livelli, dedica un piano al nuovo concept “LifeWear”.

Vinicio: 500 metri quadri a novara

Max Mara sbarca nel cuore di vienna

Vinicio opens a luxury multibrand store, 500 sqm in corso Italia 18, Novara, dedicated to womenswear, menswear and accessories.

Max Mara opens in Graben street 14, its first multibrand store in Vienna. Designed by Duccio Grassi Architects, the unit, 5oo sqm, is located in a 19th-century building.

È dedicato al lusso il nuovo multimarca Vinicio inaugurato da Vinicio Ravagnani a Novara, nel centralissimo corso Italia al 18. La boutique di 500 metri quadri su tre livelli - accessori, donna e uomo si aggiunge a quelle di Legnano (Mi) e Arona (No).

Dopo Tokyo e Londra, Max Mara prosegue il programma di sviluppo retail con una nuova apertura a Vienna, al 14 di Graben, via dello shopping della capitale austriaca. Il multimarca di 500 metri quadri - firmato da Duccio Grassi Architects - è ospitato all’interno di un palazzo di fine Ottocento.

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Valentino: 500 metri quadri nel metropol di mosca

a seoul il primo store Lardini

Valentino has opened a new flagship store in Moscow. Located at the historical Metropol Hotel, the new Russian boutique covers 500 sqm and is operated in franchising by Mercury Group.

For its retail debuts Lardini chooses the Korean capital Seoul. The store is in the Shinsegae, Gangnam.

Nuovo opening per Valentino che, insieme a Mercury Group, inaugura una boutique di 500 metri quadri all’interno del Metropol Hotel nel cuore di Mosca, in Teatralny Proezd 2. Il top retailer russo è diventato distributore esclusivo della maison. La boutique presenta il concept store sviluppato da Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, insieme a David Chipperfield.

Lardini sceglie Seoul, nella Corea del Sud, per il debutto del suo primo monomarca al mondo. Lo spazio, all’interno del Shinsegae di Gangnam, è frutto dell’accordo siglato con Shinsegae International.

Il mondo di dolce&gabbana A Zurigo

La Perla: Un negozio-galleria d’arte a Tokyo

Dolce&Gabbana opened in Bahnhofstrasse 10, Zurich, its first boutique that sells together women’s, men’s and childrens’ collections.

La Perla opens a new flagship store, 380 sqm, in the Aoyama District, Tokyo. The boutique designed by the Italian architectural studio Baciocchi Associati - is like an “art gallery”.

Dolce&Gabbana inaugura a Zurigo uno spazio di 830 metri quadri, che si affaccia con cinque vetrine su Bahnhofstrasse 10. È il primo store del brand a ospitare sotto lo stesso tetto le collezioni uomo, donna e bambino, oltre un’area dedicata al “su misura” maschile.

Situata in un edificio in vetro di forma irregolare, la nuova boutique La Perla - di 380 metri quadri, su tre piani - aperta a Tokyo, nel quartiere di Aoyama, è stata progettata dallo studio di architettura italiano Baciocchi Associati. Di forte impatto visivo, il concept store è ispirato a una galleria d’arte. 12_04_2016

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RITRATTI

Justin O’Shea

Un “unconventional hero” per rilanciare Brioni Dal primo di aprile è creative director di Brioni Justin O’Shea, già global fashion director dell’etailer del lusso MyTheresa ma mai stilista di una collezione. Una scelta non convenzionale per un personaggio fuori dagli schemi, a cui viene chiesto di rilanciare la casa di moda del menswear in difficoltà.

• Nasce nel 1979 in Australia • Inizia la sua carriera nel commercio al dettaglio e all’ingrosso per aziende basate in Australia, Paesi Bassi e Regno Unito • Lavora nelle miniere in Australia

di Elena Azzola

As of 1 April, the new creative director of Brioni will be Justin O’Shea. O’Shea is already the global fashion director of luxury online clothing retailer MyTheresa, but has never designed his own collection.

• Diventa buyer per il retailer del lusso Al Ostoura in Kuwait • Nel 2009 è in MyTheresa, dove è global buyer director e, da gennaio 2016, global fashion director

L’

incarico è da far tremare i polsi. Essere il direttore creativo di un brand del menswear con un heritage come quello di Brioni e guidarlo fuori dalle secche di una situazione non facile, con un 2015 debole e almeno un centinaio di esuberi in azienda (ma inizialmente si parlava di 400 posti di lavoro a rischio). Ma Justin O’Shea ha il piglio giusto e il physique du rôle: lo testimonia il suo curriculum e lo confermano i suoi look, seguitissimi su Instagram, dove ha circa 80mila follower. Certo, Justin non ha alle spalle il cursus canonico e le esperienze tipiche di un designer. Per la verità, stilista, nel senso più letterale del temine, non lo è proprio. Il suo ultimo incarico è stato di global fashion director (promosso a gennaio 2016, prima era global buyer director) di MyTheresa, l’e-tailer del lusso con sede a Monaco di Baviera, acquisito da Neiman Marcus nel settembre 2014. La sua storia è quella di un moderno “cenerentolo”: Justin nasce in una sperduta località della profonda Australia. Inizia la sua carriera nel commercio al dettaglio e all’ingrosso per aziende basate in Australia, Paesi Bassi e Regno Unito.

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• Nel marzo del 2016 viene nominato direttore creativo di Brioni

Dopo un anno di intervallo, nel quale torna in Australia per lavorare nelle miniere, diventa buyer per il retailer del lusso Al Ostoura in Kuwait. Poi l’occasione rappresentata da MyTheresa nel 2009. Ma Justin è noto e apprezzato nella moda, oltre che per il suo innegabile talento, anche per il suo inconfondibile stile personale: fisico prestante, barba, tatuaggi, abiti eleganti mixati a capi da biker, dettagli ricercati e inusuali. Tutto ciò fa di lui uno dei personaggi più fotografati del mondo della moda. Soprattutto in compagnia della fidanzata: la bella, alta e bionda Veronika Heilbrunner, style editor di Harper’s Bazaar in Germania, con cui forma una coppia affiatata, sempre presente alle sfilate e gli eventi che contano. Quello che i media specializzati hanno messo in luce in occasione della nomina in Brioni, effettiva dal

primo di aprile, è il profilo non convenzionale di Justin, che prende il posto lasciato vacante da Brendan Mullane, creative director del marchio da luglio 2012 (anno in cui Brioni è stata acquistata da Kering, ex PPR) a febbraio di quest’anno. Eppure i dirigenti di Kering hanno voluto proprio lui alla guida della casa italiana, sinonimo di lusso sartoriale al maschile, fondata a Roma nel 1945 e con forti legami con il mondo del cinema, avendo vestito numerosi attori nel ruolo di James Bond e star del calibro di Richard Burton, Clark Gable e Matthew McConaughey. Ma bisogna dire che oggi per i top luxury brand il creative director viene più apprezzato per le sue doti di saper comunicare un punto di vista forte, attraverso più canali, che vanno dalle apparizioni pubbliche ai social media, che ■ per la realizzazione delle collezioni.


persone e poltrone a cura di ELENA AZZOLA

Beyoncé stilista di una collezione di activewear Per Anthony Vaccarello la nuova sfida si chiama Saint Laurent Anthony Vaccarello leaves Versus Versace and takes over as creative director of Saint Laurent. His first collection for the French brand will go on stage next October.

Anthony Vaccarello passa alla guida di Saint Laurent al posto di Hedi Slimane. Per raggiungere l’accordo ci sono voluti mesi, poi tutto si è definito in poche ore lo scorso 4 aprile. Caloroso il benvenuto del nuovo capo dello stilista italo-belga, François-Henri Pinault, presidente e ceo di Kering, che ha dichiarato: «Sono molto orgoglioso di accogliere una così vivida e giovane forza nel panorama dei talenti creativi della moda di oggi. Sono certo che lo stile unico di Vaccarello esprimerà brillantemente l’impronta creativa e l’autorità della maison». Per ribadire il concetto, la casa di moda ha cancellato tutte le foto di Slimane dal suo profilo Instagram: una scelta che ha scatenato i social. «Negli ultimi anni ho lavorato con tre eccezionali giovani talenti: Christopher Kane, JW Anderson e Anthony Vaccarello. Ogni volta, l’esperienza in Versus li ha portati a un enorme progresso nella loro carriera», ha fatto notare Donatella Versace nel dare l’addio al designer 36enne, direttore creativo di Versus da inizio 2015. Anche se l’avventura di Vaccarello in Saint Laurent inizia immediatamente, per vedere la sua prima collezione si dovrà attendere fino a ottobre 2016, durante la settimana della moda primavera-estate 2017 di Parigi. «Mr Saint Laurent - ha commentato lo stilista, che ha all’attivo anche la linea che porta il suo nome - è una figura leggendaria per creatività, stile e audacia. Sono veramente grato di avere l’opportunità di poter contribuire alla storia di questa maison straordinaria». Nessuna informazione in merito al nome del successore di Vaccarello in casa Versace.

Giornetti: finita l’esperienza in Ferragamo, apre un nuovo capitolo The partnership between Salvatore Ferragamo and Massimiliano Giornetti, which began in 2000, has ended. The fashion house has implied that there is no hurry to replace him, while someone bets that the designer should be perfect for Dior.

Finisce il sodalizio tra Salvatore Ferragamo e Massimiliano Giornetti, iniziato nel Duemila, quando Giornetti era stato nominato designer del menswear, e culminato nel 2011 con la guida stilistica del brand. «Coglieremo questa opportunità per rivisitare il nostro approccio alla creatività», ha commentato l’a.d. Michele Norsa. «Negli anni l’azienda ha scoperto e sostenuto tanti giovani talenti e oggi può contare su un eccellente team interno» ha aggiunto, lasciando intendere che non c’è fretta per un’eventuale sostituzione di Giornetti, il quale si rimette sul mercato, dando già adito a rumors. Le poltrone libere presso le griffe non mancano. C’è chi ha parlato di Dior come prossimo approdo. Chi di Berluti.

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The Ivy Park activewear collection, developed by Beyoncé with Sir Philip Green, president of Arcadia Group, makes its debut on 14 April.

Il debutto, per un’altra popstar che si cimenta nella moda, è fissato per il 14 aprile. Allora si potrà esprimere un giudizio su Ivy Park, la linea di activewear sviluppata da Beyoncé con Sir Philip Green. La cantante e il numero uno di Arcadia Group hanno scelto di presentare in anteprima il progetto in 50 Paesi, attraverso la collaborazione con retailer offline e online del calibro di Topshop, Nordstrom, Net-aPorter, Selfridges, Jd Sports, Namshi, Zalora, The Iconic, Glue Store, Myer, Hudson’s Bay e Zalando.

Susan Chokachi alla guida di Gucci America Susan Chokachi has been promoted to president and CEO of Gucci America, taking over from Christophe de Pous, who left the company at the end of March.

Una promozione in casa Gucci. Susan Chokachi è stata nominata president e ceo di Gucci America al posto di Christophe de Pous, che ha lasciato la società a fine marzo. La scelta conferma la filosofia dell’azienda, orientata a promuovere i talenti interni: la manager è entrata in Gucci nel 1998 e nel corso degli anni ha assunto responsabilità crescenti, fino a ricoprire (dal 2009) l’attuale ruolo di senior vice president, marketing and communications e a far parte del Gucci America’s Executive Management. Con una laurea alla University of California di Berkeley e trascorsi all’interno dell’area comunicazione di Giorgio Armani a San Francisco e New York, Chokachi in Gucci ha maturato una conoscenza approfondita del marchio e delle dinamiche del settore in Nord America, contribuendo anche a sviluppare molte delle iniziative filantropiche della griffe a livello globale, compresa la campagna “Chime For Change”.


Q&A DI ELENA AZZOLA

IMPRENDITORE E icona di stile

ALESSANDRO SQUARZI

«Amo i capi con una storia da raccontare»

Chi è il vero Alessandro Squarzi: il titolare di showroom, lo stilista o l’Instagrammer? Tutte e tre le cose. Ma prima di tutto sono un babbo (di Allegra, 10 anni, ndr). Il brand AS65 - specializzato nella rivisitazione del parka vintage con interni in pelliccia, da lei lanciato nel 2015 - sta andando molto bene. Qual è stata la genesi di questo progetto? AS65 nasce dalla mia passione per il vintage e dal desiderio di creare capi esclusivi, non solo di lusso, ma che abbiano anche un’anima e una storia da raccontare. I capi vintage hanno questo potere. Si dice che deve alle foto postate dal suo amico Scott Schuman su The Sartorialist i suoi primi successi come icona di stile sulla Rete. Ma da dove nasce la sua passione per l’eleganza? Penso che l’eleganza sia qualcosa di innato. O ce l’hai o non ce l’hai.

Alessandro Squarzi, owner of a multibrand showroom and founder of the AS65 and Fortela brands, is one of the most followed trendy male icons on Instagram, where he has over 85,000 followers. He tells us about his start in the fashion world and his idea of elegance. Titolare di showroom multimarca, fondatore dei marchi AS65 e Fortela e tra gli uomini-icona di stile più seguiti su Instagram, dove ha più di 85mila seguaci. Ci racconta in breve i suoi esordi nel mondo della moda? Trent’anni fa, dopo una delusione d’amore, ho deciso di dedicarmi a quella che da sempre era la mia vera passione e di entrare nel mondo della moda. Quali le tappe decisive della sua carriera? Di tappe decisive ce ne sono state e sono certo che ce ne saranno ancora molte in futuro. Sicuramente l’esperienza in Dondup ha confermato il mio intuito e le mie capacità, dandomi il coraggio e la spinta a portare avanti nuovi progetti che mi hanno regalato grandi soddisfazioni.

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Come gestisce il suo account su Instagram? Ho scelto di mantenere il mio profilo Instagram molto personale. È una finestra sul mio mondo. Mi piace condividere con i miei follower momenti di vita quotidiana e, soprattutto, la passione per il mio lavoro. Che effetto le ha fatto vedersi inserito, insieme a protagonisti del jet set internazionale del calibro di David Beckham, nel servizio di Mr Porter “The Best-Dressed Men of the Year”? Sicuramente un grande onore. Ringrazio Mr Porter per questo riconoscimento. Cosa rende veramente elegante un uomo? Cosa può fare la differenza, nel bene e nel male? Come ho detto, l’eleganza è qualcosa di innato. Sapersi vestire valorizzando la propria fisicità e in modo appropriato ai diversi contesti: è questo che fa sicuramente la differenza. Quanto è grande il suo guardaroba? A cosa non rinuncerebbe mai? Grandissimo! Non rinuncerei mai ai miei jeans bianchi. Quali sono i suoi prossimi progetti? Continuare a espandere i miei marchi AS65 e Fortela sui mercati internazionali.

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people a cura di Carla Mercurio

linda tol

«Con la linda bag, sempre più vicina alle mie follower» Recently the Pomikaki brand has entrusted Linda Tol with the creation of a bag, named Linda, presented at an event at La Rinascente in Milan, in Piazza Duomo.

chiara capitani

«Sono una it girl acqua e sapone» 26 years, Chiara Capitani won in a short time an audience of almost 45 thousand followers on Instagram thanks to its soap and water aspect, the casual look and eye-catching photos. 26 anni, Chiara Capitani ha conquistato in breve tempo una platea di quasi 45mila follower su Instagram grazie al suo aspetto acqua e sapone, al look casual e alle foto accattivanti che posta. È nata vicino a Roma e oggi vive a Milano, dove si occupa della comunicazione di diverse aziende di moda e dove è entrata a far parte della schiera di It Girl del settimanale Grazia. Ha un'attenzione speciale per le scarpe, che lei stessa disegna. «Faccio parte del team di Chiara Ferragni per le scarpe ma sto aprendo un mio ufficio stile e spero di avere presto un mio brand - racconta -. Amo il vintage, che compro un po' ovunque in giro per il mondo, in particolare a Tokyo e Los Angeles». E prosegue: «Mi piace mixare il lusso con lo streetwear. Borse e scarpe griffate con capi di brand come Nike, Stone Island e Adidas, che acquisto da One Block Down, a Milano, in piazza Diaz. La gente mi apprezza per la mia semplicità. Sono la ragazza della porta accanto».

Con ben 240mila seguaci, Linda Tol e il suo caschetto biondo sono sempre più nel mirino dei fashion brand. Di recente il marchio di borse Pomikaki le ha affidato la realizzazione di una borsa, battezzata Linda, presentata in occasione di un evento a La Rinascente di Milano, in piazza Duomo, che l'ha vista protagonista. «Oggi l'opinione dei consumatori è uno dei concetti più importanti nel marketing - spiega Linda Tol -. I social media hanno cambiato la relazione tra il consumatore e il marchio, rendendo possibile un contatto diretto con il pubblico per avere feedback diretti. La gente segue gli influencer perché si ispira alle loro esperienze e al loro stile di vita e perché sente di conoscerli. Si instaura un dialogo molto importante». Gettonata soprattutto nella versione rosa chiaro, la Linda bag potrebbe essere seguita da altre proposte. «Ho tante idee in proposito!». Nel frattempo, Linda è focalizzata sulla design week: «Amo questo appuntamento perché credo nel mix tra moda, design e arte. E poi la città si anima e l'atmosfera è carica di energia».

MARSICA FOSSATI

«il design prima di tutto. ma alla moda non rinuncio» 28 years, Marsica Fossati has a degree in interior design. In her blog, Theinteriorscream, she shares her passions. Among which there is fashion too. 28 anni e 13.500 follower su Instragram, Marsica Fossati si è laureata in interior design allo Ied e da tre anni ha un suo blog, Theinteriorscream, in cui condivide la sua ricerca e la sue passioni. Tra queste c'è anche la moda. «L'universo fashion è in continua evoluzione - dice - e rappresenta una fonte di ispirazione inesauribile per il mio lavoro. «Alla settimana del design - prosegue - troverò sicuramente spunti interessanti per il mio lavoro. Il mio progetto più importante? Quello per il ristorante Pacifico di Milano. Ma il mio obiettivo ora è lanciare prodotti disegnati da me. Come la panca che comparirà nei prossimi giorni sul sito di LuisaViaRoma, in un redazionale ambientato nella showroom di Alberta Ferretti. Ho dei progetti interessanti anche nel campo della moda, ma per il momento non posso anticipare nulla».

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red carpet a cura di CARLA MERCURIO

Dsquared2

due giorni IN ORIENTE

#24hoursintokyo e #24hoursinshanghai: sono gli hashtag scelti da Dean e Dan Caten per il loro tour in Oriente. A ciascuna delle metropoli i due stilisti hanno dedicato una giornata intensa, piena di eventi elettrizzanti, conclusa con uno special dinner in un locale famoso: l’Ukai di Tokyo, seguito dall’Arc, per il party serale e il M1nt di Shanghai. «Tokyo e Shanghai - dicono - ci trasmettono vibrazioni positive e sono una fonte costante di ispirazione. Non potevamo perderci questa grande opportunità e questa avventura creativa».

Dean e Dan Caten con Tomoaki Makino

Il modello Taiki Takahashi con un ospite

Joey Young

Il gruppo musicale “I don’t like mondays”

TOMMY hilfiger

Tiffany & Co.

exhibitionism

Sponsor ufficiale di “Exhibitionism”, la prima mostra dedicata ai Rolling Stones, alla Saatchi Gallery di Londra, Tommy Hi lfiger ha festeggiato con Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watts in occasione del gala di apertura. Per l’occasione ha creato una capsule dedicata, in edizione limitata.

I Rolling Stones

Urahama Alisa

serata in blu

Serata alla Fenice per festeggiare l’opening della boutique Tiffany & Co. in calle Vallaresso, a Venezia. Per l’occasione la facciata dello storico teatro si è illuminata dell’iconico azzurro della griffe. In onore all’opera Madama Butterfly, Tiffany & Co. ha esposto nel foyer del teatro la sua collezione di farfalle.

Tommy Hilfiger

L’inaugurazione del negozio in calle Vallaresso

Tommy e Dee Hilfiger

Florence Rollet, Bianca Arrivabene e Raffaella Banchero

Lucrezia e Lucilla Bonaccorsi con Luisa Beccaria

#24hoursintokyo and 24hoursinshanghai are the hashtags chosen by Dean and Dan Caten for their tour in Far East. In each of these cities the two designers have spent a busy day, full of exciting events, closed with a special dinner in a famous restaurant. Official sponsor of “Exhibitionism”, the first exhibition dedicated to the Rolling Stones at the Saatchi Gallery in London, Tommy Hilfiger celebrated the opening gala with Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood and Charlie Watts. An evening at the Fenice theatre in Venice to celebrate the opening of Tiffany & Co. boutique in calle Vallaresso. For the occasion, the façade of the historic theater has been lit with blue, the iconic color of the label. Honoring Madama Butterfly, Tiffany has exhibited in the foyer of the theater its collection of butterflies.

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