Page 1

PROFESSIONE

VETERINARIA 102000

MENSILE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

EDIZIONI SCIVAC - Anno 10, numero 10, mensile, ottobre 2000 Spedizione in abbonamento postale - 45% Art. 2 comma 20/b-Legge 662/96 - Filiale di Piacenza Concessionaria esclusiva per la pubblicità EDIZIONI VETERINARIE E.V. srl - Cremona

(in questo numero:)

3 L’Inchiesta:

24

La notizia è ufficiale dal 6 ottobre

32

Ordini Professionali: siamo ad un punto di svolta

L’Approfondimento: Novità e perplessità del D.M. 219/2000 sui rifiuti sanitari

In Rete: Internet: come si manda e si riceve la posta (ultima parte)

di Fabrizio Pancini

a M.C. Lopez

di Fabrizio Pancini

11 Attualità:

28 ANMVI Informa:

33 Lettere al Direttore:

Pecoraro Scanio: La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro troppe emergenze sanitarie in Italia di M. Ghinzelli,

F.M. Cancellotti

19 Attualità:

di Carlo Scotti

a cura della redazione

30

Xenotrapianti e clonazione umana terapeutica

Caro Direttore...

Rubrica Legale: Vetlink e Privacy

di M.T. Semeraro

37

Letto su...: Animali transgenici, chimerici e clonati

Jeremy Rifkin

Approvato il Pet Corner Parere favorevole del Ministero alla modifica dell’articolo 52 Ma per il farmaco bisogna attendere

di Sabina Pizzamiglio

22 Attualità:

31

Hai aderito al Fondo Sanitario ANMVI?

a cura della redazione

37

Rubrica Fiscale: Dalle Aziende: Ravvedimento per a cura della redazione omessa presentazione del modello

di Giovanni Stassi

‘‘

l’editoriale

Uniti si vince

In copertina viene pubblicata l’avvenuta ratificazione da parte dell’ufficio legale del Ministro della Sanità della modifica dell’articolo 52 del Codice Deontologico che consente al Medico Veterinario di dispensare ai propri clienti diete, parafarmaco etc… Al di là della valenza professionale di questa opportunità che sancisce, per chi lo desidera, il diritto di ampliare la gamma di servizi offerti alla propria clientela così come avviene in tutta Europa, è anche importante notare come la nostra Categoria abbia vinto una prima battaglia presentandosi agli interlocutori come un movimento professionale che agisce in maniera compatta e coordinata,

senza litigiosità interne, con le idee chiare circa gli obiettivi da raggiungere. Non dimentichiamo che la modifica dell’articolo del Codice Deontologico si rendeva necessaria anche per potere dispensare il farmaco veterinario, argomento sul quale non abbiamo alcuna intenzione di demordere fino ad ottenere anche questa opportunità professionale per il Medico Veterinario. Abbiamo molte altre problematiche aperte, sulle quali da anni ci stiamo impegnando con tutte le nostre energie, quali ad esempio la diminuzione della aliquota IVA sulle prestazioni veterinarie, la riforma dell’accesso alla professione, la regolamentazione della attività libero professionale dei Colleghi della Sanità Pubblica, la rivalutazione e l’ampliamento delle competenze veterinarie. Affinché si possa pensare di ottenere dei risultati concreti è indispensabile che la Categoria operi con la stessa sinergia, compattezza e determinazione dimostrate in occasione della legittima pretesa di potere dispensare ai propri clienti al pari dei Colleghi europei.

Edizioni Veterinarie E.V. srl

Tel. 0372/403538 - Fax 0372/457091 email: fmanfredi@scivac.it

Carlo Scotti

’aggiunta di un breve capoverso all’articolo 52 del Codice Deontologico dà la possibilità al medico veterinario di cedere alla clientela prodotti destinati al completamento della prestazione ambulatoriale. Approvato il 18 dicembre 1999 dal Comitato Centrale della FNOVI e successivamente dagli Ordini Provinciali, il capoverso recita: “Il Medico Veterinario può cedere ai propri clienti prodotti attinenti alla salute ed al benessere degli animali in cura. Detta attività va comunque svolta in forma diretta e non può essere pubblicizzata. È vietata l’esposizione di prodotti”. Il 6 ottobre scorso, con una nota del Dipartimento delle Professioni Sanitarie alla FNOVI, il Ministero della Sanità ha espresso parere favorevole a questa modifica del Codice. Le aspettative e le esigenze di modernizzazione della professione espresse da molto tempo dalla nostra Categoria vengono così soddisfatte. La questione della dispensazione del farmaco rimane invece ancora aperta. All’atto pratico, la FNOVI diramerà alle sedi provinciali le direttive di regolamentazione del Pet Corner, mentre l’ANMVI aggiornerà i Colleghi sugli aspetti fiscali di questa attività complementare sul prossimo numero di questo giornale. ■

L

Un’aliquota al passo coi tempi ra i numerosi emendamenti alla Finanziaria del 2001 che il Parlamento sta discutendo in questi giorni ci auguriamo venga approvato quello proposto dall’A.N.M.V.I. per la riduzione dell’IVA sulle prestazioni veterinarie, la cui aliquota (la più alta in Europa) penalizza il nostro settore sotto vari aspetti. Per anni la SCIVAC ha sollevato il problema nei confronti delle autorità di Governo senza riuscire ad attirare la loro attenzione sui risvolti professionali e sociali della questione. Ora l’ANMVI ha fatto propria questa battaglia e avendo trovato la disponibilità di alcuni parlamentari, spera di riuscire a portare l’IVA al 10% attraverso un emendamento alla legge finanziaria. Le motivazioni che sorreggono l’iniziativa dell’ANMVI sono molteplici: a) le prestazioni veterinarie hanno importanti risvolti sulla salute dell’uomo, pertanto non si comprendono le ragioni della disparità di trattamento fiscale fra le prestazioni dei medici esentate dall’IVA, e quelle veterinarie al 20%; b) mentre c’è ancora chi considera il possesso di un animale un lusso tale da giustificare un’aliquota così elevata, è ormai assodato che il rapporto uomo-animale è diventato socialmente rilevante e può anche costituire una fondamentale occasione di cura per l’uomo in caso di patologie e handicap; c) la presenza di un animale da compagnia è oggi talmente diffusa nelle famiglie italiane da aver assunto un ruolo importante nella convivenza quotidiana, nella crescita e nell’educazione dei bambini, nella vita affettiva degli anziani, ecc… Il provvedimento adottato dal Collegato Fiscale per la parziale deducibilità delle spese mediche veterinarie nella denuncia dei redditi, pur denotando un’attenzione all’evoluzione del rapporto uomo-animale, è ancora una risposta indiretta e burocratica che non ha niente a che vedere con la nostra richiesta di riduzione dell’IVA. Si chiede infatti un segnale di reale comprensione dei mutamenti della società e della sensibilità animalista che si è sviluppata nel nostro Paese. Del resto, la proposta dell’ANMVI non inciderebbe in termini rilevanti sulle entrate pubbliche; sarebbe al contrario un segnale politico apprezzato dalla Categoria, da milioni di proprietari e da migliaia di operatori del settore.

F

FORBID

Previene ed elimina il fenomeno della coprofagia

La Coprofagia è un disturbo che affligge molti animali e l’eziologia è di difficile determinazione. Tra le possibili cause vengono citate le carenze (vitaminiche, minerali, enzimatiche) e comportamentali a cui spesso sono soggetti i cuccioli. Altre cause possono essere l’aumento dell’appetito, l’insufficienza pancreatica, il diabete mellito. L’attuale opinione clinica concorda nel ritenere che la coprofagia sia riconducibile essenzialmente ad un alterato comportamento dell’animale e non a carenze alimentari specifiche come si riteneva in passato. L’approccio terapeutico deve, quindi, tendere a modificare l’atteggiamento comportamentale e a rendere le feci il meno possibile appetibili per l’animale. FOR-BID contiene particolari estratti di proteine vegetali che impartiscono un sapore estremamente sgradevole alle feci.

In questo numero:

“RIFORMA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI Inchiesta alle pagine 3-10

Ricerca e tecnologia avanzata EXTON VET Italia srl - Via Mazzini, 109/i - 46043 CASTIGLIONE d/S (MN) Tel. 0376.632304 - Fax 0376.671728 - E-mail: info@extonvet.it

www.extonvet.it


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

?!

L ’ I N C H I E S T A

FATTI E NOTIZIE SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO

Dopo l’accordo di settembre tra il Comitato Unitario delle Professioni ed il Governo

Ordini professionali: siamo ad un punto di svolta? La sensazione diffusa è che le linee guida proposte dal CUP siano pertinenti. Per alcuni, la disponibilità del Governo è più politica che tecnica l di là dalle opinioni più o meno contrastanti, a favore o contro gli Ordini intesi come istituzione professionale, la sensazione diffusa che abbiamo raccolto è che le linee guida proposte dal Comitato Unitario delle Professioni al Governo, tramite la mediazione del ministro Fassino, siano pertinenti e vadano nella direzione giusta; quella cioè di un riordino delle professioni atteso da troppo tempo. Tuttavia, per sgombrare subito il campo da facili ottimismi, è bene chiarire che tali proposte, anche se giudicate favorevolmente da entrambe le parti in causa, dovranno legittimamente passare attraverso il “giogo” del Parlamento, quest’ultimo, tutt’altro che pronto a votare una legge proprio nell’imminenza dell’inizio della campagna elettorale del prossimo anno. Per restare però nel tema specifico della nostra inchiesta sulla riorganizzazione degli Ordini professionali, è bene ribadire, sia pure sinteticamente, i sei punti qualificanti delle indicazioni del C.U.P. inviate alla Presidenza del Consiglio e cioè: distinguere tra attività professionale ed attività d’impresa; prevedere un esplicito riferimento agli Albi esistenti; chiarire il rapporto tra Ordini ed associazioni, evitando così sovrapposizioni delle attività; garantire che almeno il 50% dei componenti delle Commissioni per gli esami di Stato sia designato dagli Ordini e dai Collegi; mantenere le tariffe minime e le tariffe di riferimento per le prestazioni obbligatorie e, infine, introdurre società professionali ad hoc, senza soci di capitale, con la possibilità di società multiprofessionali (da valutare con i singoli Ordini). Com’è noto, sul testo della riforma, la cosiddetta “Bozza Mirone”, erano piovute una serie di critiche sia da parte degli Ordini professionali che dell’Antitrust, che hanno comportato la revisione di parte del provvedimento da parte del Governo, il quale è intervenuto soprattutto sulla questione dalla pubblicità e delle società professionali. Il provvedimento, comunque, fa perno su due esigenze di fondo: da un lato l’eliminazione di ogni ostacolo alla concorrenza tra professionisti, dall’altro lato, occorre garantire la tutela degli utenti in base al principio fondamentale secondo cui gli ordinamenti professionali sono mirati a “proteggere” non già attività professionali, ma concreti e rilevanti interessi pubblici. Ma sentiamo la posizione di varie voci all’interno della veterinaria ita-

A

liana, in merito alle indicazioni del C.U.P. inviate alla Presidenza del Consiglio, a cominciare dal Presidente della FNOVI Domenico D’Addario.

Dr. Domenico D’Addario Presidente FNOVI Presidente D’Addario, dall’incontro del settembre scorso tra il CUP ed il ministro Fassino, in rappresentanza del Governo, in merito alle modifiche apportate dal Comitato delle professioni per la stesura del disegno di legge di riordino degli Ordini, è scaturito un progetto soddisfacente per la categoria dei medici veterinari? Dopo tre anni di dibattito, finalmente, il sei settembre scorso, il ministro della Giustizia Piero Fassino ha presentato agli Ordini, la tanto attesa proposta di riforma. Proposta, nella quale è stata prevista una delega al Governo, per esaminare uno o più decreti legislativi, recanti norme per la modifica e il coordinamento della legislazione delle professioni intellettuali e le rispettive forme di organizzazione. In diversi incontri presso il CUP abbiamo elaborato gli emendamenti necessari che sono stati poi presentati al ministro Fassino il cinque ottobre. Da parte del Governo è stata confermata la volontà di far rimanere in vita gli Ordini esistenti ed, anzi, di consentire agli stessi il raggiungimento di ulteriori obiettivi quali: il controllo della qualità sulle prestazioni; una più alta capacità competitiva ed una maggiore liberalizzazione delle attività professionali. La “parte pubblica”, dunque, pare intenzionata a concludere in tempi brevi questo già lungo iter, accettando e confermando l’assunto inconfutabile che gli Ordini sono istituzioni nate a tutela della “fede pubblica”, con compiti deontologici e poteri decisionali sugli iscritti. Non sono, pertanto, associazioni volontarie, ma enti di diritto pubbli-

Il Presidente della FNOVI, Domenico D’Addario

3

co a cui il professionista è obbligato ad iscriversi, per poter esercitare quella professione “intellettuale” così come citato nel Codice Civile (articolo 2229). Gli Ordini, infatti, non rappresentano gli interessi personali dei professionisti, né, tanto meno, quelli riservati ai Sindacati. Quali sono i punti cardine della riforma? Con questa riforma, si fisseranno principi generali su: l’appartenenza; l’articolazione; i compiti; l’organizzazione e la dislocazione territoriale; il funzionamento; il finanziamento; il tariffario minimo; il codice deontologico; ecc. Agli Ordini dovrebbe riservarsi, tra l’altro, il compito di rilasciare l’attestazione relativa alla permanenza dei requisiti professionali e la certificazione di qualità delle prestazioni, secondo gli standard fissati: il controllo relativo al comportamento ed al rispetto del codice deontologico; il potere disciplinare sui propri iscritti; il corretto esercizio e svolgimento della professione, sia in forma individuale che in forma associata; il controllo sulla pubblicità e sulle società professionali. In merito a quest’ultimo punto, la volontà è quella di consentire tali società, purché costituite solo da iscritti agli Ordini. E sul rapporto tra Ordini e Università e sul problema dell’Esame di Stato a che punto siamo? Sono questi argomenti di grande importanza: recentemente è stato elaborato un testo, nel rispetto della normativa italiana ed euro-

pea, secondo le proposte indicate dagli Ordini. Spetta ora al ministro dell’Università, Ortensio Zecchino, sentito il Consiglio Universitario Nazionale (C.U.N.), definire il tutto.

Dr. Giampaolo Grassi Presidente della Federazione Regionale Veneta degli Ordini dei Medici Veterinari Dall’incontro del settembre scorso tra il CUP ed il Ministro Fassino, in rappresentanza del Governo, in merito alle modifiche apportate dal comitato delle professioni per la stesura del disegno di legge degli Ordini, credi che sia scaturito un progetto soddisfacente per la categoria dei Veterinari? Pur non avendo ancora elementi concreti per poter valutare correttamente la portata dell’iniziativa del CUP, penso che, nel complesso, sia scaturito un progetto soddisfacente per la categoria dei Medici Veterinari, soprattutto nel momento in cui viene disciplinata l’attività professionale intellettuale a tutela del cliente e degli interessi pubblici connessi all’esercizio di tale attività. Quest’ultima, però, deve essere svolta nel rispetto delle regole deontologiche, della personalità delle prestazioni e della responsabilità del professionista, a garanzia della correttezza e della qualità delle prestazioni. Rispetto a quanto c’è stato finora, a livello di Ordini Veterinari, che cosa cambierà sostanzialmente per la categoria con que-

di Fabrizio Pancini

ste proposte di modifica che dovrebbero essere approvate dal parlamento? Ricordando che l’istituzione degli Ordini aveva lo scopo di tutelare e disciplinare gli esercenti le professioni sanitarie, si è potuto assistere nel tempo ad una maggiore attenzione alla tutela dell’interesse del fruitore delle prestazioni professionali. Allo stesso modo, si è potuto assistere ad una graduale modifica dei principi che ispirano l’etica professionale che, dalla tutela dei rapporti fra i professionisti, nei fatti, sta portando anche alla tutela dei rapporti fra professionisti e clienti. Credo che questo nuovo modo di valorizzare la professione sia adeguato ai tempi attuali purché avvenga nel riconoscimento della assoluta autonomia del professionista e nelle scelte inerenti lo svolgimento della sua attività. Quali misure indicate dal CUP tra: distinzione netta tra disciplina delle attività professionali intellettuali e d’impresa; rapporto tra ordini ed associazioni; mantenimento delle garanzie sui requisiti di chi viene abilitato all’attività e conservazione delle tariffe minime, ritieni che siano maggiormente auspicate dalla nostra categoria e perché? Senza dubbio ritengo che sia necessario mantenere la garanzia sui requisiti di chi viene abilitato all’attività professionale perché, se è pur vero che è il mercato ad operare una selezione, è altrettanto vero che, a tutela del prestigio e del decoro dell’intera categoria, è necessario assicurare la qualità delle prestazioni professionali attraverso una adeguata verifica su tali requisiti. Problema invece più complesso rimane quello delle tariffe minime. Indubbiamente, l’emanazione di una legge che stabilisca un compenso minimo per le prestazioni favorirebbe, attraverso uno strumento certo, l’azione di controllo sul decoro e la dignità professionale degli iscritti agli Albi da parte degli Ordini Provinciali. Tuttavia, le differenti condizioni d’esercizio della professione nelle diverse aree del territorio nazionale suggerirebbero, innanzitutto, l’opportunità di definizione da parte di strutture locali, (penso alle Federazioni Regionali degli Ordini Professionali), di tariffari minimi, al fine di regolamentare l’onorario dell’attività professionale nell’ambito delle realtà economico-sociali di un particolare territorio e, in secondo luogo, attraverso la Federazione Nazionale, di armonizzare un tariffario minimo di riferimento a livello nazionale. Chiaramente, queste sono opinioni personali che scaturiscono da una prima impressione derivata dalla lettura del disegno della legge-delega della riforma degli Or-


4

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L ’ I N C H I E S T A

in seguito un parere ufficiale che rappresenti la posizione di tutti gli Ordini Provinciali del Veneto, in modo esauriente e definitivo.

dini Professionali. Per una più attenta ed approfondita analisi, quindi, ritengo sia necessario attendere la valutazione e l’approvazione del testo da parte delle istituzioni competenti. Per quello che mi compete come Presidente della Federazione Regionale Veneta degli Ordini dei Medici Veterinari, è mia intenzione sottoporre il testo di legge alla valutazione del Consiglio Direttivo della Federazione, per poter esprimere

Dr. Alessandro Lombardi Presidente della Federazione Regionale Piemontese degli Ordini dei Medici Veterinari Dall’incontro del settembre scorso tra il CUP ed il ministro Fassi-

no, in rappresentanza del Governo, in merito alle modifiche apportate dal Comitato delle professioni per la stesura del disegno di legge di riordino degli Ordini, credi che sia scaturito un progetto soddisfacente per la categoria dei veterinari? Rispetto al disegno di legge Mirone, fermo in Parlamento dal ’98, il testo governativo presentato dal ministro Fassino rappresenta sicuramente una concreta apertura nei

confronti delle proposte presentate dalle categorie professionali. Dovranno peraltro essere definiti alcuni aspetti ritenuti fondamentali per il mondo libero-professionale, mi riferisco, in modo particolare: all’obbligo dell’iscrizione all’Albo; alla necessità di un esame di Stato il cui superamento sia effettiva garanzia di preparazione e capacità del professionista; alla certificazione, da parte degli Ordini, della qualità sulla singola presta-

FSA

FSA - ENTE NON PROFIT

FONDAZIONE SALUTE ANIMALE CONTROLLO DELLA DISPLASIA DELL’ANCA E DEL GOMITO DEL CANE

ATTIVATA LA NUOVA CENTRALE UFFICIALE DI LETTURA RICONOSCIUTA A LIVELLO NAZIONALE ED EUROPEO

La Centrale di Lettura FSA é aperta a tutti i medici veterinari: partecipa anche tu al controllo della displasia dell’anca e del gomito del cane! Cogli l’opportunità per:

incrementare i servizi offerti alla tua clientela qualificare il tuo impegno nella prevenzione delle malattie ereditarie del cane esaltare il tuo ruolo di consulente qualificato per allevatori e cinofili

IN COLLABORAZIONE CON

Per conoscere le modalità di adesione puoi: • telefonare alla FSA 0372 403511

Sanità Animale Animal Coder

®

380098101025462 Il sistema di identificazione a transponder

• visitare il sito internet della FSA: www.fsa-vet.org • telefonare al numero verde Bayer 800-015121

zione professionale. Un ulteriore importante chiarimento dovrà riguardare i rapporti tra gli Ordini e le Associazioni che rappresentano i professionisti non iscritti agli Albi. A livello di Ordini veterinari, rispetto al passato, cosa cambierà sostanzialmente per la categoria con queste proposte di modifica che dovrebbero essere approvate dal Parlamento? Ritengo che se verrà mantenuta una netta distinzione tra l’attività professionale intellettuale e l’attività di impresa, la riforma non determinerà alcun sostanziale mutamento nella nostra professione. Quali tra queste misure indicate dal Cup: distinzione netta tra disciplina delle attività professionali intellettuali e d’impresa; chiarimento del rapporto tra Ordini ed associazioni; mantenimento delle garanzie sui requisiti di chi viene abilitato all’attività e conservazione delle tariffe minime, ritieni che siano maggiormente auspicate dalla nostra categoria professionale e perché? È sostanziale che la proposta governativa non sia finalizzata all’abolizione degli Ordini professionali e che sia salvaguardata l’indipendenza del professionista nell’espletamento della sua attività.

Dr. Domenico Mollica Medico Veterinario, Presidente Ordine Veterinari di Napoli Dall’incontro del settembre scorso tra il CUP ed il ministro Fassino, in rappresentanza del Governo, in merito alle modifiche apportate dal Comitato delle professioni per la stesura del disegno di legge di riordino degli Ordini, credi che sia scaturito un progetto soddisfacente per la categoria dei veterinari? Mi è difficile rispondere in maniera esauriente dal momento che ho una parziale conoscenza del disegno di legge a cui fai riferimento. Inoltre, tale norma, anche se positiva per la categoria, potrebbe essere notevolmente modificata nel corso dell’iter parlamentare ed essere quindi differente dal disegno di legge iniziale. Ad ogni modo, l’aumento delle competenze che verrebbero assegnate agli Ordini è sicuramente un dato positivo che consentirà agli stessi, tra l’altro, maggiore autorevolezza. Quali tra queste misure indicate dal Cup: distinzione netta tra disciplina delle attività professionali intellettuali e d’impresa; chiarimento del rapporto tra Ordini ed associazioni; mantenimento delle garanzie sui requisiti di chi viene abilitato all’attività e conservazione delle tariffe minime, ritieni che siano maggiormente auspicate dalla nostra categoria professionale e perché?


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

5

L ’ I N C H I E S T A

È molto importante chiarire i giusti rapporti tra Ordini ed Associazioni dal momento che le normative che regolano tali relazioni si riferiscono, per quanto concerne gli Ordini, ad Enti di Diritto, cosa che le Associazioni non sono. Per quanto riguarda i tariffari minimi, occorre regolamentari in modo tale da evitare speculazioni concorrenziali che accentuano ancora di più la conflittualità tra colleghi.

Dr. Giovanni Petroccia Medico Veterinario, libero professionista, Roma, Commissione ANMVI per la Riforma degli Ordini Ritieni che finora il tuo ordine e più in generale gli Ordini veterinari italiani abbiano difeso efficacemente gli interessi della categoria? Se mi si chiede di esprimere le mie opinioni allora, senza offesa per nessuno, vorrei porre io un quesito: ma quanti veterinari sanno che nel lontano 1998, un certo Mirone cominciò a parlare di riforma delle libere professioni e, ancora più recentemente, di ciò che sta accadendo in merito al problema? Premesso questo, comunque, credo che la problematica del riordino degli Ordini sia stata affidata al C.U.P. in quanto unico organo che abbia un certo “peso” dal punto di vista politico. Certo è che il Comitato Unitario delle Professioni ha difeso anche troppo la questione Ordini, cercando comunque di fare rientrare nuove competenze, quali la rappresentanza dei propri iscritti. In pratica, si parla di sindacato. Nel documento Fassino o futura legge delega in merito, questo compito viene lasciato anche alle associazioni non regolamentate. Ciò mi fa pensare che nel nostro Paese, per stare in politica, in prossimità o meno delle elezioni occorra accontentare un po’ tutti; ciò conduce inevitabilmente a produrre normative che creano spesso confusione sulle competenze di questo o di quell’altro. Ora, provate ad immaginare un Ordine professionale che è, per statuto, Ente pubblico che deve garantire la deontologia dei propri iscritti e che deve, allo stesso tempo, sanzionare gli stessi per garantire l’utenza. Come può difendere tale Ordine, da un punto di vista sindacale, i propri iscritti? Non credete che esista una certa incompatibilità tra queste funzioni? Sei convinto che fosse necessaria e improrogabile questa proposta di modifica di riforma degli Ordini presentata dal governo e ritieni sufficienti e centrate le indicazioni dettate dal Comitato Unitario delle Professioni inviate alla presidenza del Consiglio nell’estate scorsa e recentemente discusse tra Boeri e Fassino? In parte ho già esposto il mio pensiero in merito nella risposta precedente sulla necessità ed impro-

rogabilità della riforma. Su alcune problematiche comunque direi che il C.U.P., per quanto gli sia stato concesso, abbia svolto sicuramente un buon lavoro. A questo proposito vorrei dire che se la proposta Mirone fosse stata presentata così com’era, gli Ordini sarebbero stati aboliti, così come le tariffe minime e la garanzia sulla qualità delle prestazioni per l’utenza. Quest’ultima poi, sarebbe stata garantita esclusivamente dalla

pubblicità che, in un mercato di libera concorrenza, significa privilegiare maggiormente coloro che hanno più rilevanti disponibilità economiche rispetto ad altri. Invece, non solo gli Ordini saranno mantenuti ma, sulla base di un concetto moderno, le tariffe seguiranno e si adegueranno al modello europeo. Questa riforma, inoltre, introduce anche altre innovazioni come: le società tra professionisti, il socio

di capitale (con sbarramento pari al 25%), le associazioni non regolamentate e quindi non riconosciute; ovviamente occorrerà tenere conto della diversificazione tra le libere professioni esistenti, all’interno delle quali esistono differenti problematiche. Pertanto, io mi preoccuperei maggiormente dei decreti applicativi, in rapporto anche ai particolari problemi della nostra categoria. Oltre al C.U.P., molte altre associa-

zioni di categoria, quali consilp, adep, alp, hanno presentato comunque le loro proposte. L’a.l.p., ad esempio, ha proposto di regolamentare la libera professione dei dipendenti pubblici, nel senso che la riforma dovrà prevedere ed inquadrare tutte le incompatibilità tra pubblico e privato in modo chiaro e inequivocabile. Il consilp, invece, ha avanzato diverse proposte che prevedono il no allo stralcio delle associazioni


6

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L ’ I N C H I E S T A

ze scientifiche e professionali e l’autorevolezza in ruoli nuovi, essenziali per la piena occupazione.

non regolamentate; no alla certificazione di qualità per gli Ordini che andrebbe ad appannaggio delle associazioni. Mentre darebbe il proprio sostegno alle società tra professionisti ed alla formazione dei propri iscritti da parte degli Ordini, così come alle associazioni non regolamentate ed allo sbarramento al 25% per il socio di capitale. Quali ti sembra che siano le necessità più impellenti per la categoria rispetto alla realtà professionale che stai vivendo o che stanno vivendo colleghi di tua conoscenza soprattutto per coloro che sono in fase di avvio dell’attività? Il mio pensiero in proposito è perfettamente in linea con l’editoriale di Carlo Scotti pubblicato sul numero del settembre scorso. Per stilare una classifica d’importanza tra le necessità più urgenti per la categoria metterei al primo posto l’Università; infatti, occorre ridurre drasticamente in numero delle facoltà di veterinaria e riprogrammare il numero delle nuove iscrizioni, in relazione alla richiesta del mercato. Inoltre, le nostre facoltà dovrebbero svolgere una didattica molto più aderente alle esigenze di una professione che è profondamente cambiata negli ultimi anni così come è cambiato il cosiddetto mercato del lavoro. Un accenno, infine, alla regolamentazione della libera professione dei colleghi pubblici dipendenti i quali, per partire ad armi pari con noi l.p., dovrebbero avere una partita iva, una propria struttura, attrezzatura e costi di gestione a loro carico. Inoltre, per i pubblici dipendenti che, nonostante ciò, scegliessero di intraprendere la libera professione, si dovrebbe prevedere la riduzione di una quota dello stipendio. Certo, questa sarebbe una decisione politica impopolare, ma, per imboccare la strada che conduce alla creazione di nuovi posti di lavoro, occorre anche grande coraggio…

Dr. Aldo Grasselli Segretario Nazionale SIVEMP Il SIVEMP in quale misura è stato coinvolto nelle proposte di modifica relative al riordino degli Ordini professionali e su quali argomenti specifici? Il Sindacato che rappresenta i Veterinari di Medicina Pubblica non è stato coinvolto nell’elaborazione delle proposte di modifica relative al riordino degli Ordini Professionali. Non c’è stato neppure indirettamente, per il tramite di Presidenti di Ordini che sono nostri dirigenti sindacali, un coinvolgimento della nostra organizzazione. Credo che, del pari, nessun’altra Associazione sia stata coinvolta. Quali sono le vostre aspettative in merito al riordino dell’Ordine dei Medici Veterinari e quali cambiamenti restano imprescindibili per il sindacato per la mi-

gliore riorganizzazione della categoria? Più che aspettative connesse alle modifiche degli aspetti istituzionali e delle norme che regolano la vita degli Ordini ci aspettiamo che questo momento di rinnovamento

sia un’occasione ed una opportunità di rilancio di una strategia complessiva per la riqualificazione del ruolo del medico veterinario. A fronte di un’eccessiva produzione di laureati non si riesce ancora ad espandere l’area delle competen-

Anche alla luce dell’intesa che sarebbe stata raggiunta in modo soddisfacente tra Cup e Governo, quando prevedete che possa essere varata la legge-delega sulla riforma degli Ordini e quali vantaggi potrà portare in concreto ai medici veterinari? Una legge delega prevede l’emanazione di decreti delegati, i tempi non saranno brevi. Conoscendo le ipotesi sulle quali stanno lavorando le istituzioni interessate potremmo dare un giudizio. Allo stato, possiamo solo assicurare che, nel caso di consultazioni con le parti sociali, saremo onorati di dare il nostro modesto contributo per assicurare alla nostra professione le migliori condizioni organizzative e le più concrete opportunità.

INCONTRO A ROMA CON IL SOTTOSEGRETARIO LI CALZI

L’ANMVI CHIEDE VERIFICHE SULL’AGGIORNAMENTO E CHIARIMENTI SULLE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI Il 9 ottobre scorso, durante un incontro con il Sottosegretario alla Giustizia, On. Marianna Li Calzi, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI) ha espresso le proprie considerazioni sull’impianto generale della riforma. Ai colloqui erano presenti Rino Borio e Giovanni Petroccia rispettivamente Presidente e membro permanente della Commissione ANMVI per la Riforma degli Ordini. Queste le osservazioni dell’ANMVI nel resoconto di Rino Borio: ’incontro tenutosi al Ministero di Grazia e Giustizia tra la delegazione ANMVI e il Sottosegretario l’on.le Marianna Li Calzi ha permesso di cogliere alcuni aspetti della riforma delle professioni che il Governo sembra intenzionato a varare. Bisogna premettere che il CNEL ha fatto un lungo studio sulle cosidette professioni non regolamentate. Si tratta di professioni intellettuali che non hanno ricevuto l’imprimatur di una appartenenza ad un Ordine o ad un Collegio professionale: Inoltre bisogna dire che quanto “non è regolamentato” in questi tempi viene considerato l’immagine del nuovo e non burocratico e quindi del futuro lavorativo in contrapposizione a quanto già presente da tempo, consolidato, in una parola vecchio. Mi è parso che la preoccupazione del Governo e dei politici non sia tanto la riforma degli Ordini quanto piuttosto l’introduzione nel circuito lavorativo di queste nuove professioni così come inserito nella bozza all’art. 8: In questo articolo infatti quando si scrive di “associazioni professionali” non bisogna riferirsi a quanto conosciamo cioè associazioni libere di professionisti per scopi culturali, sindacali, ecc. quanto a “Società tra professionisti non iscritti agli Ordini” con finalità di produrre lavoro intellettuale per i propri clienti. Quando si afferma che queste associazioni non avranno “interferenze con le competenze degli Ordini professionali” si dovrebbe intendere che non invaderanno i campi delle professioni già inquadrate in Ordini e Collegi. A questo proposito l’ANMVI ha chiesto che vengano precisate le attività che potranno essere svolte da queste Associazioni, chi ne potrà far parte, nell’intento di fare un minimo di chiarezza su argomento che appare nebuloso. Per quanto riguarda la riforma degli Ordini in senso più stretto due sono i punti che sembrano più interessare il Governo: le tariffe e la pubblicità. Per quanto riguarda le tariffe l’attuale formulazione sembra lasciare la possibilità di mantenere un minimo tariffario finalizzato a garantire la qualità delle prestazioni. Per quanto riguarda l’abolizione del divieto di pubblicità delle prestazioni professionali mi pare che quanto proposto sia di difficile applicazione e fonte di possibile contenzioso. Come si potrà infatti definire le “oggettive caratteristiche dei servizi” offerti da una Clinica veterinaria o da un ambulatorio nel corso di una presentazione in un talk-show televisivo oppure su una patinata rivista naturalmente portata a magnificare tutto quanto viene trattato? Un’ultima annotazione riguarda quanto ha dichiarato il sottosegretario on. Marianna Li Calzi riferendosi a una possibile riscrittura della bozza di legge. Era parso ai più che si trattasse di una versione pressoché definitiva: ora si tratterà di vedere come effettivamente i funzionari ministeriali ed anche il ministro Fassino vorranno mettere mano. Esponenti del Governo hanno più volte affermato sugli organi di stampa la volontà di chiedere con grande urgenza la parte preparatoria per portare in Parlamento la legge di riforma. Le due affermazioni non sono poi così facilmente conciliabili in quanto modifiche sostanziali porterebbero a nuovi incontri con le parti interessate: CUP, Ordini professionali, associazioni di categoria, ecc. con inevitabili ulteriori ritardi. In conclusione penso si possa ritenere che il Governo voglia portare questa legge per l’approvazione definitiva in Parlamento con l’obbiettivo di farla approvare da almeno un ramo dello stesso, ritenendolo un argomento assai interessante oltre che per l’obiettiva rilevanza anche per le future prossime scadenze elettorali.

L

Tullio Paolo Scotti Segretario Nazionale SIVELP Il nostro sindacato ritiene che la presenza degli Ordini sia effettivamente una garanzia indispensabile per il consumatore-cittadino, in quanto è proprio questo l’elemento che ha contraddistinto la costituzione degli Ordini, quello di consentire attraverso l’iscrizione in un Albo che chi effettua una certa prestazione sia in possesso di una laurea e di una specifica abilitazione. So che molti vorrebbero una completa liberalizzazione ed anche una eliminazione di tariffe minime. Riteniamo che il problema dell’accesso non sia mai esistito per i nostri Ordini Professionali e semmai questo è un problema di programmazione universitaria che a nostro avviso dovrebbe avere un’impostazione diversa dall’attuale. Riteniamo anche, che al di sotto di una certa tariffa ne vada della dignità di una categoria, anche se riteniamo possibile discutere di tariffario minimo semmai affrontando di volta in volta singoli progetti specifici ad esempio di particolare carattere sociale. Passare dal concetto di tariffa a quello di corrispettivo minimo come introdotto nell’articolo 3 della proposta di riforma, non modifica affatto quanto detto precedentemente. Riteniamo sia anche importante una modifica della legislazione sulla pubblicità che ha frustrato non poco la nostra categoria. Di questo vedremo poi come evolverà la questione sulle informative delle varie prestazioni professionali. L’altro punto che condividiamo è l’obbligatorietà di un’assicurazione di responsabilità civile per ogni singolo iscritto. Questo per altro è un elemento che già avevamo intuito venisse regolamentato, ed il sindacato lo ha organizzato come servizio particolarmente vantaggioso per tutti i liberi professionisti, già dall’inizio dell’anno. Altra questione che ci vede completamente contrari all’eliminazione degli Ordini, (pericolo ormai scampato), sarebbe la perdita di riferimento anche per le Casse di Previdenza di tutti i professionisti. Questo determinerebbe una tale difficoltà di operare, tanto da rischiare di mettere in ginocchio una Cassa autonoma privatizzata, che non solo rischierebbe di scomparire ma come conseguenza, farebbe confluire tutti i professionisti nel calderone dell’INPS. Altro elemento su cui ci si dovrà confrontare e che ci vede per alcuni aspetti perplessi, è il compito della continua verifica dei requisiti e della preparazione professionale degli iscritti. In assoluto è argomento che condividiamo proprio come ulteriore garanzia per la società, ma le modalità dovranno essere approfondite in un dibattito ampio ed aperto. Sarebbe auspicabile che la FNOVI coinvolgesse anche la base su questo. Certo è che comunque si dovrà tener conto delle varie realtà socio-econo-


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

7

L ’ I N C H I E S T A

miche del paese ed anche delle diverse visioni culturali dello status morale dell’animale come ci riferiscono i nostri colleghi che si occupano di bioetica. Concordiamo invece nel divieto all’accesso agli Ordini di società di capitali, perché la professione è cosa ben diversa dall’impresa. Circa la rapidità con cui questa legge delega dovesse venire varata abbiamo delle perplessità perché dipenderà anche dagli eventuali ultimi accordi con il CUP (Comitato unitario delle Professioni) ed inoltre sarà poi necessario per noi, il confronto con il Ministero della Sanità.”

Dr. Giuliano Lazzarini Medico Veterinario, libero professionista, Forlì Ritieni che finora il tuo ordine e più in generale gli Ordini veterinari italiani abbiano difeso efficacemente gli interessi della categoria? Ritengo che il primo interesse della categoria veterinaria debba essere, oggi, quello di acquistare credibilità e visibilità in ambito pubblico e privato e acquisire tutti i campi che ci competono come medici veterinari. La difesa degli interessi di categoria, intesa come espressione sindacale, deve lasciare il posto ad una ricerca di professionalità in tutti i settori della veterinaria. La lotta fra veterinario pubblico e privato è una scena a cui non dovremmo più assistere, perché gran parte della veterinaria ha voluto la nascita di un movimento associativo, A.N.M.V.I., che deve essere il momento di confronto, scontro e risoluzione delle problematiche esistenti fra le varie componenti. Un grande tavolo di concertazione che deve presentare al mondo politico le scelte della nostra categoria sia per il settore pubblico sia per quello privato. Ritieni sia stata necessaria ed improrogabile la proposta di modifica di riforma degli Ordini presentata dal governo e ritieni centrate le indicazioni recentemente discusse da Boeri e Fassino, dettate dal Comitato Unitario delle Professioni alla presidenza del Consiglio? La proposta di riforma degli Ordini ha come fulcro la difesa dell’utenza attraverso una continua ricerca della professionalità a cui ognuno deve tendere. I nostri interlocutori siano essi detentori di animali da compagnia, allevatori di animali da reddito, consumatori di prodotti di origine animale devono individuare nell’Ordine professionale l’istituzione preposta alla loro sicurezza. Ritengo importante che gli Ordini divengano i promotori di una continuing education, ma penso che sia fondamentale, per il medico veterinario, che essi siano sempre più chiamati in causa ogniqualvolta, in ambito provinciale o regionale, decollano Commissioni o Co-

mitati che studiano progetti o prendono in esame situazioni inerenti la tutela e la cura degli animali. Quali ti sembra che siano le necessità più impellenti per la categoria rispetto alla realtà professionale che stai vivendo o che stanno vivendo colleghi di tua conoscenza in fase di avvio della loro attività? Per qualsiasi veterinario la cosa

più importante dopo la laurea, penso sia la soddisfazione di entrare nel mondo del lavoro e vedere retribuito l’operato svolto per il quale tanto ha studiato. Non è scandaloso né venale raccogliere i frutti dopo aver tanto sudato per raggiungere la meta; è un cerchio che si chiude ma che rischia di intrappolare il neo professionista che, guardandosi attorno, con sempre più difficoltà, scorge delle aperture sul mercato del lavo-

ro. Per evitare che il raggiungimento di un obiettivo si trasformi nella constatazione di una mancanza di offerta di lavoro, bisogna porre un freno all’aumentare delle facoltà e giungere alla definizione del numero di medici veterinari di cui il nostro paese necessita. Una scelta politica di chiarezza e di onestà che la nostra Federazione Nazionale pretenderà nei prossimi incontri coni i Ministeri preposti a tale materia.

Dr. Sergio Spirito Medico Veterinario, libero professionista, Foggia - Coordinatore ANMVI per il Sud-Italia Ritieni che finora il tuo ordine e più in generale gli ordini veterinari italiani abbiano difeso efficacemente gli interessi della categoria? Rispondere a questa domanda è difficilissimo perché occorre, pri-


8

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L ’ I N C H I E S T A

ma d’ogni altra cosa, intendersi sulla definizione di “interessi generali” della categoria. La verità, ad esempio, dovrebbe essere sempre riconosciuta come un valore comune e d’interesse generale e questo non solo per una singola categoria. E a me sembra assolutamente vero che la categoria dei veterinari in Italia sia numerosa (probabilmente troppo) e divisa in componenti assolutamente distanti per ambito professionale, per legittime aspirazioni e dunque per “interessi di categoria”. Solo chi smetterà di ignorare questo presupposto potrà lealmente sedersi a discutere d’interessi da difendere e quali. Personalmente ritengo che, a prescindere dai numeri, siano le componenti meno tutelate a doversi aspettare di più dall’azione degli ordini. Mi riferisco al mondo dei giovani professionisti, sciaguratamente riversati sul mercato dalla autoreplicante Università italiana, e a quei settori della libera professione che sono destinati ad accoglierli ed a subirne l’impatto. Ci sono poi una serie di questioni specifiche sulle quali i veterinari aspettano risposte da anni, ma in questo lentissimo paese una categoria debole d’immagine (e di voti) come la nostra è inevitabilmente destinata a soffrire ed attendere più di altri. Ed è proprio sull’immagine e sul ruolo dei veterinari che gli ordini potrebbero investire di più invece di dedicarsi (parlo per molte realtà del sud che meglio conosco) a gestire l’ordinaria amministrazione, a sopire dibattiti, a simulare “unità di categoria” ottenendo, come risultato finale, solo disinteresse e disaffezione degli iscritti. Come giudichi la proposta di modifica degli Ordini presentata dal governo? Ritieni sufficienti e centrate le indicazioni dettate dal Comitato Unitario delle Professioni, inviate alla presidenza del Consiglio nell’estate scorsa e recentemente discusse tra Boeri e Fassino? La proposta di modifica degli ordini presentata dal Ministro Fassino porta poco di nuovo sotto il sole. Rappresenta certo un tentativo di adeguamento al presente, ma l’impianto culturale del testo a me sembra vecchio e sovrapponibile alle norme attuali. Apprendere dopo tanti anni che le tariffe minime saranno sostituite da corrispettivi minimi tali da garantire al cliente una prestazione professionale qualitativamente adeguata, non mi sembra una grande e risolutiva novità. Per il resto non riesco tanto a gioire se siamo dovuti arrivare al duemila per leggere finalmente (cito a caso) di forme flessibili del tirocinio, di meccanismi elettorali che prevedano tutela delle minoranze, d’eleggibilità per non oltre due mandati…Tuttavia meglio di niente, sperando che qualche novità vada in porto. Quali sono a tuo avviso le ne-

cessità più impellenti per la categoria dei medici veterinari rispetto alla realtà professionale che stai vivendo o che stanno vivendo colleghi di tua conoscenza soprattutto nella fase di avvio della loro attività? È assolutamente prioritario che siano rivoluzionati i meccanismi d’immissione dei giovani nel mondo del lavoro. Già negli anni ottanta quando l’università sfornava i suoi giovani tuttologi (io ero fra questi) mol-

ti hanno avuto difficoltà ad inserirsi, oggi è impensabile continuare così. Occorre riformare e differenziare seriamente sia l’iter formativo sia i meccanismi d’accesso alle varie branche della professione. In campo libero professionale occorre porre rimedio ad una situazione di mercato saturo e senza regole. Pubblicità a parte, oggi ognuno di noi può fare, se crede, tutto ed il contrario di tutto a prescindere da competenze speciali-

stiche, attrezzature o altro. I “minimi”, che siano tariffari o di corrispettivi, non risolveranno il problema. Semplicemente, se finalmente rispettati, garantiranno alla categoria una quota di reddito complessivo superiore; una sorta di soluzione tampone destinata a perdere efficacia col tempo. Credo si debba avere il coraggio di cambiare rotta a costo di proporre soluzioni avversate da molti ed a prima vista impopolari:

standard qualitativi e accreditamenti sono le soluzioni più lungimiranti se introdotte per tempo e con l’opportuna gradualità. Sono convinto che se come singoli professionisti abbiamo il dovere di offrire al cliente (direttamente o con consulenze specialistiche) la prestazione di cui questi ha effettivamente bisogno, come categoria abbiamo il dovere di dotarci di strumenti validi a tutela della qualità delle presta-

PONGO® e PONGO PLUS® - Versione 3.0 Software per la gestione dell’ambulatorio veterinario

con il patrocinio della

Pongo® (versione 3.x.x) è il primo software di gestione ambulatoriale scaturito direttamente dall’esperienza pluriennale di medici veterinari liberi professionisti che hanno voluto un prodotto che soddisfacesse i seguenti requisiti: • aggiornabilità facile da parte dell’utente per quel che riguarda le normative fiscali (tabelle aliquote, numerazione fatture, modifiche contabili, eventuale cambio di ragione sociale, passaggio di anno fiscale). • autonomia gestionale da parte dell’utente in ogni sua parte • totale adeguamento a qualsiasi richiesta dell’utente (contabile, fiscale, grafica, clinica, ...) • compilazione e sviluppo su un database commerciale sicuro, garantito e multipiattaforma • costo accessibile • garantito per l’anno 2000 Queste sono le premesse da cui è scaturito PONGO®, frutto della collaborazione tra medici veterinari (in particolare Andrea Pievaroli e Matteo Tommasini Degna), la TELE.MA.CO., software house con sede in Roma e la SCIVAC, che ne ha fornito le linee guida di sviluppo.

IL PROGRAMMA GESTIONALE AD ELEVATA PERSONALIZZAZIONE CHE RISOLVE TUTTE LE ESIGENZE PROFESSIONALI DEGLI AMBULATORI VETERINARI La versione del programma che viene ora commercializzata è utilizzata da oltre 2 anni nella maggior parte degli ambulatori e delle cliniche veterinarie italiane con risultati eccellenti ed é diventato, in assoluto, il leader di mercato nel settore. Caratteristiche salienti: Gestione dati anagrafici clienti e dei loro animali Stampa certificati predefiniti e modificabili dall’utente (es. Certificato antirabbica, buona salute, vaccinazioni etc.) Stampa lettere ai clienti (con testi predefiniti e modificabili dall’utente); Ricerche multiple incrociate e facilitate nei campi del data base clienti e animali; le ricerche e le query sono possibili senza limitazioni per ogni campo dei vari databases. Gestione cartelle cliniche (Esame Obb. Generale, Visita dermatologica, Oftalmologica, Ortopedica, Neurologica, Odontoiatrica, Esame Ecografico, Esami di laboratorio, Citologia, Istologia etc., Esame articolazione anca, Esame Cardiologico, Esame Radiografico) Stampa preventivi al cliente (con testi predefiniti e modificabili) Libretto vaccinazioni e stampa lettere al cliente per richiami Gestione fatturazione, entrate, uscite, scorporo Iva-Enpav, ritenute acconto, prima nota automatica e scadenzari pagamenti Calcolo, gestione e stampa della Notula (o avviso di fattura) Trasformazione automatica della Notula in fattura al momento del pagamento della prestazione Ricerca e stampa statistiche di fatturato divise per tipo di prestazione Gestione di più sedi (multifatturazione) prevista in tutte le versioni Stampa e ristampa fatture sia in A4 che in A5 e Stampa bollati (Cronologico, Registro Fatture, Registro Uscite) sia in formato A4 che in 11” Preparazione registri bollati e stampa registri bollati delle fatture emesse, delle uscite, del cronologico e del magazzino. Gestione studio e personalizzazione della struttura interna, inserimento professionisti interni ed esterni, definizione specie animali trattati, razze, tariffario, testi preventivi, testi certificati, valori laboratorio, vaccini utilizzati, fornitori e voci spesa. Gestione carico e scarico farmaci e stampa registro bollato dei movimenti di carico e scarico di magazzino. Gestione vaccinazioni e stampa mod. 12 Possibilità di interfacciamento con apparecchiature (ecografi, endoscopi, fotocamere digitali, scanners etc) per la memorizzazione di immagini e filmati nel data base delle cartelle cliniche Funzionante in ambiente Windows 95, Windows 98, Windows NT, Macintosh. Il programma è configurabile anche in rete LAN Client Server (protocolli TCP/IP o IPX o Appleshare). Assistenza hot-line professionale gratuita per i primi 12 mesi e facoltativa in seguito, a pagamento.

Versioni speciali:

Pongo PLUS: stesse caratteristiche del Pongo con in più: AGENDA APPUNTAMENTI : Gestione completa di una Agenda appuntamenti, collegata alla lista Clienti, con possibilità di inserire, modificare, stampare e spostare automaticamente appuntamenti. MAILMERGE Gestione lettere richiamo e testo certificati con testi definibili dall’utente e con i campi del database clienti, animali e vaccinazioni selezionabili ed inseribili all’interno dei testi. Pongo LAN: versione multiutente rete di Pongo - Caratteristiche identiche a Pongo o Pongo PLUS per il funzionamento in rete locale (LAN Ethernet protocolli TCP/IP, IPX o Mac Appleshare).

prezzo di Pongo® riservato ai SOCI SCIVAC : Pongo: Lit. 750.000 - Pongo PLUS: Lit. 850.000 (versioni monoutente) I SOCI SCIVAC devono essere in regola con l’iscrizione per l’anno in corso

prezzo di listino Pongo® per i non soci: Lit. 1.500.000 inclusa garanzia e assistenza hot line 12 mesi I prezzi indicati sono al netto dell’IVA di legge


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

9

L ’ I N C H I E S T A

zioni, poiché di questo l’utenza ha effettivamente bisogno.

Dr. Stefano Candotti Medico Veterinario libero professionista, Pordenone Ritieni che finora il tuo ordine e più in generale gli Ordini veterinari italiani abbiano difeso efficacemente gli interessi della categoria?

No. È difficile sostenerlo, purtroppo. Gli Ordini professionali in generale ed il nostro in particolare, per esperienza diretta, sono mancati in questi anni agli appuntamenti maggiori, quali la legge sul farmaco veterinario, l’espansione incontrollata delle facoltà universitarie di medicina veterinaria, per quanto riguarda la legge sulla pubblicità sanitaria, l’evoluzione professionale della categoria e come organo di controllo della deon-

tologia professionale. Per i primi tre aspetti abbiamo dovuto digerire leggi e regolamenti assolutamente non calati nella nostra realtà, (con particolare riferimento al settore dei piccoli animali) e, nel caso della pubblicità sanitaria, abbiamo visto appiopparci dei regolamenti completamente sovrapponibili a quelli destinati ai medici umani. Manca assolutamente, a livello locale e nazionale, una difesa con-

vinta della categoria che gli Ordini rappresentano da parte dei rappresentanti designati. Uniche valide scusanti: la mancanza di peso politico dei rappresentanti nazionali e la mancanza di potere giuridico nei confronti degli iscritti. Sei convinto della necessità di presentazione della proposta di modifica di riforma degli Ordini presentata dal governo e

• schede cliniche e chirurgiche modulari. Possibilità di inserire immagini e filmati secondo necessità • Contabilità e gestione carico -scarico farmaci semplici ed intuitivi • grande chiarezza e flessibilità - Nuova AGENDA APPUNTAMENTI (Pongo PLUS) • grafica ad elevata interattività. Basta fare “click” con il mouse

TELE.MA.CO. - Divisione Telematica e Software Via Savoia, 29 – 00198 - Roma tel. 06-854.29.25 – fax. 06-841.78.53 – e-mail: telemacosw@tin.it - telemacosw@mclink.it

con il patrocinio della

ritieni sufficienti e centrate le indicazioni dettate dal Comitato Unitario delle Professioni inviate alla presidenza del Consiglio nell’estate scorsa e recentemente discusse tra Boeri e Fassino? Già due anni fa, sull’onda della relazione Amato, si era ventilata la destabilizzazione degli Ordini professionali, visti come dei club di esclusiva difesa degli interessi economici del professionista, a discapito del cliente. È chiaro che, dipendendo da una visione così demagogica e superficiale, gli Ordini sarebbero stati riformati trasformandoli in custodi della moralità degli iscritti nei confronti delle lamentazioni dell’utente, (soprattutto, se non solo a livello economico). A parte l’assurdità nell’applicare tali riferimenti alla realtà veterinaria, il principio sarebbe stato sbagliato perché avrebbe portato ad una deregulation in cui ci sarebbe stata libertà solamente di ridurre la qualità professionale delle prestazioni effettuate (soprattutto in campo veterinario, ma non solo), senza nessuna garanzia per l’utente finale. È inevitabile però affrontare l’argomento della riforma degli Ordini professionali, perché questi ultimi, sicuramente, non si sono adeguati ed evoluti con la trasformazione delle stesse professioni. Quindi, bene ha fatto il CUP a trattare le modifiche alla riforma degli Ordini. Mi pare che ne ha tratto dei vantaggi non indifferenti ed ha evitato almeno il grosso del rischio: la scomparsa degli Ordini stessi. Aggiungerei una nota finale: da molte parti e da parte di molti iscritti si ritiene che gli Ordini professionali non servano a nulla. È un segnale importante. Perciò, è buona cosa aver contrastato quegli aspetti della riforma che ci avrebbero seriamente danneggiati, ma dovremmo ricordarci che gli Ordini vanno riformati assolutamente. Devono acquisire autorità giuridica e poter garantire gli iscritti dall’abusivismo professionale e dai comportamenti anti - deontologici e falsamente di libera concorrenza tra gli iscritti. Devono poter assumere il ruolo di giudici e controllori della corretta gestione della libera professione. I minimi tariffali (sacrosanti) salvaguardati ed il ruolo di gestori degli interessi dei liberi professionisti (decisamente da potenziare, anziché da ridurre), sono solo un passo molto piccolo del cambiamento. Sarebbe il caso di sfruttare questa opportunità per diventare seriamente degli Ordini professionali e non solo formalmente. Quali ti sembra siano le necessità più impellenti per la categoria rispetto alla realtà professionale che stai vivendo o che stanno vivendo colleghi di tua conoscenza in fase di avvio della loro attività? Metterei in prima fila la limitazione


10

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L ’ I N C H I E S T A

ed il riordino delle facoltà di veterinaria. Attualmente sono troppo numerose, sfornano troppi laureati e/o potenziali disoccupati, disperdono risorse economiche non potendo così fare della ricerca efficace e creano notevoli disagi all’attività libero - professionale. Esiste poi il tema della suddivisione ben chiara dei compiti e ruoli della categoria: attualmente escono dalle università laureati che poi vanno a finire in realtà professionali completamente diverse (clinica, ispezione alimenti, zootecnia) e spesso incompatibili tra loro. Gli Ordini professionali le rappresentano tutte, queste realtà, il che va bene per un generico principio di categoria, ma gli interessi ed il tipo di attività svolte sono spesso assolutamente lontane tra loro. Riporterei gli Ordini professionali alla sola rappresentanza di chi svolge libera professione, anche se capisco che ciò rappresenterebbe un principio provocatorio. Ma non lo è, considerata l’inevitabile evoluzione della veterinaria da professione per tuttologi a attività con settori molto specializzati tra loro. Aggiungerei sinteticamente un ruolo degli Ordini molto chiaro e forte nei confronti della realtà veterinaria, (maggior difesa delle nostre necessità e dell’immagine pubblica della nostra professione) e, rispetto agli iscritti, una miglior garanzia del rispetto della deontologia professionale. Al momento, invece, siamo nell’anarchia più totale.

Dr. Giorgio Neri Medico Veterinario libero professionista, Novara Ritieni che finora il tuo ordine e più in generale gli Ordini veterinari italiani abbiano difeso efficacemente gli interessi della categoria? Non so se sia giusto, in quest’ambito, fare della dietrologia, ma sta di fatto che in Italia dal 1992 ad oggi (“Tangentopoli” compresa) sembra che nel determinismo di certe cose ci sia una sorta d’ineluttabilità: politici, partiti e governi “cambiano come devono cambiare”, quasi come se ci fosse una regia superiore. In questo contesto non è tanto difficile pensare che anche gli Ordini Professionali “cambino come devono cambiare”. Tanto è vero, per esempio, che, “casualmente”, nella diatriba che l’estate scorsa vedeva opposti i rappresentanti degli Ordini e il Governo, il potere contrattuale di quest’ultimo è aumentato improvvisamente e vertiginosamente quando, proprio nei giorni delle trattative, a Catanzaro è scoppiato lo scandalo degli oltre 2100 aspiranti avvocati sorpresi a copiare agli Esami di Stato: è stata veramente una coincidenza? Alla luce di questa premessa la mia impressione era che gli Ordini, più che difendere gli interessi di categoria, si siano difesi con denti, unghie e con ogni altra arma impropria di-

sponibile per conquistare almeno l’onore delle armi in una battaglia che sembrava persa in partenza. A posteriori devo però rilevare che, vista la legge in materia presentata recentemente dal Ministro Fassino parrebbe (il condizionale è d’obbligo, visto che bisognerà poi vedere i successivi Decreti Legislativi) che si sia passati dall’ultimatum posto ad agosto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Micheli (in pratica: o vi va bene il contentino che vi diamo o la riforma la facciamo senza di voi) ad alcune aperture interessanti. Sei convinto che sia necessaria e improrogabile questa proposta di modifica di riforma degli Ordini presentata dal governo e ritieni sufficienti e centrate le indicazioni recentemente discusse da Boeri e Fassino, dettate dal Comitato Unitario delle Professioni alla presidenza del Consiglio nell’estate scorsa? La fretta è cattiva consigliera e l’urgenza con cui l’attuale Governo sta cercando di chiudere la questione prima che finisca la legislatura (e nella verosimile ipotesi di un cambio della guardia) potrebbe essere un’ulteriore prova che la riforma debba essere ad ispirazione molto più politica che tecnica. Ritengo molto pertinenti le linee guida proposte dal CUP relativamente alla netta distinzione tra professioni ed attività di impresa (che hanno logiche ed obbiettivi diversi); al mantenimento delle tariffe minime (che dovrebbero essere supportate da un decreto) in contrapposizione al “costo minimo sostenuto” che oltre ad essere impossibile da quantificare o, quantomeno, soggetto alle più disparate interpretazioni, sarebbe anche inutile in quanto non vincolante per nessuno; all’assoluto divieto all’ingresso di soci di capitale; si potrebbe, a mio avviso, pensare, eventualmente, alla possibilità di permettere anche qualcosa tipo la S.A.S., in cui il socio accomandante non partecipa né alla gestione dell’attività né ha rappresentanza legale. Però anche in questo caso il rischio d’interferenze nell’autonomia professionale e gestionale sarebbe pesante. Sono altresì favorevole all’espressione, negli Esami di Stato, di almeno il 50% dei Commissari da parte degli Ordini, per continuare a far sì che l’accesso al mondo professionale sia almeno in parte gestito e regolamentato dai professionisti stessi; così come ad un moderato allargamento delle maglie per quanto riguarda la possibilità di pubblicizzare le attività professionali. Quali ti sembra che siano le necessità più impellenti per la categoria rispetto alla realtà professionale che stai vivendo o che stanno vivendo colleghi di tua conoscenza in fase di avvio della loro attività? Soprattutto la necessità di una re-

golamentazione ben fatta degli ingressi nel mondo professionale che eviti la pletora di laureati odierna e la conseguente sotto/disoccupazione e l’eccessiva burocratizzazione della nostra professione. Il primo punto, tra l’altro, ben si ricollega ad un’altra richiesta avanzata dal CUP riguardo la riforma degli Ordini: quella di negare il riconoscimento a quelle associazioni professionali che operino in settori sovrapposti a quelli di pertinenza degli Ordini: è facile infatti in questo caso prevedere doppioni nelle varie competenze, con ulteriore sovraffollamento professionale e concorrenza selvaggia (magari da parte di chi non ha vincoli Ordinistici) con ulteriore acuizione della sottoccupazione ed incremento della disoccupazione.

Dr. Andrea Brignolo Medico Veterinario libero professionista, Asti Ritieni che finora il tuo ordine e più in generale gli Ordini veterinari italiani abbiano difeso efficacemente gli interessi della categoria? Credo che in realtà gli Ordini provinciali lavorino bene a livello locale per migliorare l’immagine del veterinario presso il pubblico e per creare un clima di collaborazione tra colleghi. Tuttavia sono anche convinto che, per essere difesi efficacemente, gli interessi della nostra categoria debbano avere un coordinamento centrale e che gli Ordini debbano farsi sentire maggiormente, migliorando e intensificando i contatti con la federazione nazionale. In questo modo potranno essere da stimolo e da guida per azioni a livello nazionale sicuramente più efficaci di quanto siano state finora. Sei convinto che sia necessaria e improrogabile questa proposta di modifica di riforma degli Ordini presentata dal governo e ritieni sufficienti e centrate le indicazioni recentemente discusse da Boeri e Fassino, dettate dal Comitato Unitario delle Professioni alla presidenza del Consiglio nell’estate scorsa? Non so se la proposta di modifica degli Ordini fosse improrogabile. Certamente gli Ordini, così come sono strutturati oggi, sia pure con le notevoli differenze che esistono tra le varie professioni, sono recepiti da molti come delle vere e proprie corporazioni. Sono convinto che alcune modifiche, concertate con gli Ordini stessi, possano certamente portare ad un’organizzazione e ad una migliore immagine della professione. Ovviamente sarà necessario migliorare e fare maggiori verifiche sui servizi forniti all’utenza da parte degli iscritti agli albi; questa, credo, sarà la sfida per il futuro. Io non credo sia concepibile una professione intellettuale senza un controllo di qua-

lità disciplinare, così come un mercato legato esclusivamente alla libera concorrenza. Riguardo alle indicazioni del C.U.P., mi pare siano complessivamente corrette e condivisibili. Quali ti sembra siano le necessità più impellenti per la categoria rispetto alla realtà professionale che vivi o che stanno vivendo colleghi di tua conoscenza in fase d’avvio della loro attività? Un’esigenza impellente è la ristrutturazione dei corsi universitari, aumentando drasticamente la parte pratica e creando corsi di specializzazione qualificanti con la ne-

cessità dell’introduzione del numero programmato “vero”, cioè legato alle reali opportunità d’occupazione. Inoltre, bisogna lavorare moltissimo per riappropriarci del nostro ruolo di professionisti, una funzione che è stata sminuita, sia in ambito pubblico che privato. Dobbiamo adoperarci a tutti i livelli per riaffermare con forza il nostro peculiare bagaglio professionale, migliorando di pari passo la qualità del nostro operato. Un ultimo importante punto è la necessità di rendere possibile la vendita del farmaco veterinario, un traguardo che ci consentirebbe di uniformarci a molti altri paesi europei. ■

LA POLIZZA CANE & GATTO Sopperire alle spese veterinarie in misura adeguata e significativa attraverso una polizza assicurativa è l’obiettivo che Sicur@mente S.r.l.®, su internet www.sicuramente.it , si propone con la Polizza CANE & GATTO®. L’iniziativa, realizzata con Nationale Suisse S.p.A., società assicuratrice di diritto italiano, facente capo al primario ed omonimo gruppo Assicurativo Finanziario elvetico di Basilea, è la naturale evoluzione della già avanzata esperienza Inglese del petplan e di quelle italiane che tanto interesse e consenso hanno suscitato fra i possessori di Animali da Compagnia e fra i Medici Veterinari. La copertura, ottimizzata nelle condizioni contrattuali e nella offerta, privilegia il canale internet per la gestione del rapporto assicurativo in tutte le sue fasi; è peraltro possibile richiedere la polizza attraverso il modulo di richiesta contenuto nei depliant che gli interessati troveranno disponibile a fine novembre 2000 presso tutti gli Studi Veterinari che aderiranno all’iniziativa. Ulteriori informazioni potranno essere ottenute con il modulo sottoriportato, spedito via fax, per posta oppure online al citato indirizzo web www.sicuramente.it. Fra le novità di rilievo di questa polizza l’adozione di una tabella precisa ed analitica dei rimborsi previsti al verificarsi degli eventi che generano risarcimenti con ovvi, positivi impatti sulla velocità e congruità delle liquidazioni dei sinistri risarcibili. Le funzionalità positive sono altresì rimarcate dall’uso sistematico ed integrato delle più consolidate tecnologie applicate ai servizi al Cliente che Sicur@mente S.r.l ha voluto adottare quale presupposto indispensabile per la diffusione di questo servizio assicurativo tanto atteso e richiesto, sia dai proprietari degli animali da compagnia che dai Veterinari, nell’interesse prioritario dei piccoli grandi amici a 4 zampe che, finalmente potranno essere curati al meglio nella certezza di una copertura importante delle spese incontrate. Ai Medici Veterinari ed agli interessati, fin d’ora Sicur@mente S.r.l mette a disposizione sul proprio sito www.sicuramente.it la possibilità di entrare a far parte della Comunità Virtuale “Sicuramente”, alla quale sarà possibile peraltro aderire compilando il seguente coupon ed inviandolo via fax o per posta alla sede di Milano via Valassina 17. Sicur@mente S.r.l. - Via Valassina 17 - 20159 Milano Fax 02/69010732 Richiesta di informazioni Adesione alla comunità virtuale “Sicuramente” Cognome e Nome ....................................................................................... Indirizzo ..................................................................................................... Cap ............................ Città ................................................................................. Prov. .................. Telefono ................................................ Fax ................................................ E-mail .................................................................................... Ai sensi della Legge 675/96 si autorizza Sicuramente S.r.l. al trattamento dei dati raccolti. I dati potranno essere utilizzati per finalità di marketing, pubblicità, promozione e analisi statistiche con riferimento ai prodotti e servizi offerti da Sicuramente S.r.l. Per le medesime finalità, i dati potranno essere comunicati, in Italia o all’estero, a dipendenti, distributori e partner commerciali di Sicuramente S.r.l. o a società collegate. Sono fatti salvi i diritti previsti dall’art. 13 della Legge 675/96. Tali diritti potranno essere esercitati inviando richiesta scritta a Sicuramente S.r.l. via Valassina 17 20159 Milano. Firma ....................................................................................


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

11

A T T U A L I T À

La tutela della salute e sicurezza sul lavoro nel settore agrozootecnico: il ruolo del veterinario Introduzione Lo scopo di questa nota è presentare i contenuti di una ricerca realizzata su incarico dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro sulle problematiche della salute degli addetti (allevatori, veterinari, operatori di qualsiasi livello) nel settore della zootecnia e dell’industria di trasformazione. La ricerca ha considerato la totalità dei rischi presenti in queste attività produttive dal fenomeno infortunistico al rischio chimico, biologico, da movimenti ripetitivi, da rumore, vibrazioni, ecc… Il lavoro svolto ha colmato, almeno in parte, un vuoto di conoscenze pressoché assoluto. Nel nostro Paese sono state svolte in passato alcune ricerche di tipo specifico o monotematico, ma non era mai stato affrontato il problema in maniera organica e soprattutto, multidisciplinare. Anche la letteratura internazionale consultata aveva fornito dati parziali e, talvolta, addirittura fuorvianti in tema di pericoli insiti nelle attività agrozootecniche e di rischi per gli operatori e/o loro familiari. Tra i diversi profili trattati nel rapporto si intende in questa sede focalizzare l’attenzione sul ruolo del veterinario nella gestione del rischio biologico nelle realtà zootecniche. Gli autori hanno affrontato aspetti peculiari delle condizioni di lavoro e dei rischi per la salute degli addetti all’allevamento degli animali e alle attività connesse con la produzione di alimenti di origine animale; hanno messo in evidenza la profonda trasformazione che nel corso degli anni ’70 ed ’80 ha subìto l’intero comparto agro-zootecnico. Se da un lato è diminuito il numero complessivo degli addetti al lavoro agricolo, si è andata affermando l’industrializzazione ed ha fatto grandi progressi la tecnologia applicata alle varie fasi. Ciò vale sia per l’allevamento che per la lavorazione dei prodotti di origine animale. Nelle regioni del centro nord del Paese ed in alcune provincie del sud e delle isole si sono andati progressivamente riducendo gli allevamenti di tipo familiare e si è affermato l’allevamento di tipo intensivo. Le innovazioni tecnologiche introdotte nel settore dell’allevamento e della lavorazione delle carni, se per certi aspetti hanno condotto ad un miglioramento della condizione lavorativa e della produzione, dall’altro hanno modificato e ampliato alcuni fattori di rischio cui sono esposti gli addetti. Questi rischi sono tipici di un’organizzazione di lavoro moderna, parcellizzata, con mansioni ripetitive e con utilizzo di numerose sostanze chimiche; gli addetti hanno dovuto

adottare tecniche e strumenti di lavoro molto diversi da quelli caratteristici della zootecnia degli anni ’50 e ’60, che prevedeva molto personale, grande impegno fisico, scarse densità di animali rispetto agli spazi e produttività limitata. Il personale impiegato deve adottare metodi e strumenti che rapidamente si rinnovano; la scarsità di manodopera, in certe realtà regionali, ha portato all’immissione nei processi produttivi zootecnici e parazootecnici di operatori provenienti da realtà e Paesi diversi. Ciò comporta la necessità di formare ed aggiornare continuamente tale personale che nella maggior parte dei

casi, giunge al momento dell’impiego privo di conoscenze. Macchinari complessi, strumenti informatici, tempi di lavoro stressanti e/o ripetitivi, manipolazione di sostanze chimiche per l’alimentazione, per la terapia e per la pulizia e disinfezione caratterizzano questa fase della “zootecnia dura”. Attualmente, in vari Paesi dell’Europa, si sta facendo avanti la cultura del ritorno ad allevamenti estensivi per garantire una condizione di maggior benessere agli animali e per soddisfare la sensibilità dei consumatori ostili all’animale “tecnologizzato” e alle carni potenzialmente contaminate

da residui di ormoni e di farmaci. Una nuova cultura della prevenzione Il tema della protezione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sta per completare la sua “rivoluzione culturale” passando dalla diffusa concezione della fatalità e del risarcimento assicurativo che imperava sino a qualche decennio fa, al razionale approccio dell’analisi e controllo dei rischi. Il Decreto Legislativo 626 del 1994 “Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/665/CEE, 89/656 /CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguar-

di M. Ghinzelli*, F.M. Cancellotti** *ASL Mantova **Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

dante il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro” rappresenta il punto di svolta con il recepimento nella normativa di un metodo di fare prevenzione basato sui cardini dell’analisi dei processi produttivi, dell’individuazione dei rischi e dell’adozione dei correttivi. La valutazione del rischio, che ogni datore di lavoro deve svolgere nella sua azienda, è la chiave di volta della prevenzione e permette di adattare i principi generali fissati dalla norma alla miriade di situazioni particolari. È una norma di segno liberista, che assegna la gestione della sicurezza

TABELLA 1 - ATTIVITÀ: MACELLO SUINI FASE DI LAVORAZIONE: 1 RICEVIMENTO SUINI / SCARICO; 2 SOSTA E DOCCIATURA MODALITÀ OPERATIVE 1 Ricevimento suini Scarico

RISCHI INDIVIDUATI 1. Urti traumatici con mezzi in manovra e/o transito.

2. Lesioni causate da contatto traumatico / schiacciamento / caduta a causa di posizionamenti instabili / insicuri di strutture del mezzo, durante le operazioni di carico e scarico del mezzo. 3. Contatto, inalazione di aerosol biologici / chimici (sostanze impiegate) in fase di lavaggio finale del mezzo di trasporto. 4. Cadute, traumatismi vari per inciampo, scivolamento su superfici sdrucciolevoli.

5. Esposizione a polveri.

6. Contatto traumatico con animali di grossa taglia.

7. Esposizione ad agenti climatici esterni. 8. Rumore.

2 Sosta e docciatura

1. Cadute, traumatismi vari per inciampo, scivolamento su superfici sdrucciolevoli.

2. Possibilità di contatto traumatico con animali di grossa taglia.

3. Rumore.

4. Esposizione a gas (CO2, idrogeno solforato, ammoniaca, metano). 5. Esposizione a polveri.

6. Rischio biologico da agenti potenzialmente patogeni.

MISURE DI CONTENIMENTO DEI RISCHI 1. Delimitazione, segnalazione dei percorsi adibiti al transito dei mezzi; - formazione degli addetti sulle corrette modalità di lavoro in presenza di mezzi in movimento. 2. Le manovre di predisposizione dell’automezzo allo scarico e al carico devono essere effettuate dal conduttore; - utilizzare per l’accesso a postazioni di carico e scarico collocate in quota, idonei dispositivi a norma (scale, piattaforme, ecc.) adeguatamente costruite e posizionate. 3. Postazioni di lavaggio mezzi collocate separate dai luoghi di lavoro; - igiene personale degli addetti; - d.p.i. mascherina protettiva; indumenti protettivi. 4. Percorsi di transito adeguatamente dimensionati e realizzati; - segnalazione ostacoli; - illuminazione adeguata; - trattamenti superficiali / pulizie percorsi transitabili; - d.p.i. scarpe antinf. con suola antiscivolo. 5. Pulizie ambientali periodiche; - adeguata ventilazione dei luoghi di lavoro; - d.p.i. mascherina protettiva. 6. Collocazione di barriere di contenimento/ trappole/ percorsi separati per gli animali; - procedure finalizzate a ridurre lo stress degli animali; - procedure operative di accesso ai box (presenza contemporanea di due addetti); - uso di appositi attrezzi dissuasori manuali; - d.p.i. indumenti protettivi / scarpe antinf. 7. D.p.i. indumenti protettivi 8. Valutazione esposizione; - attuazione degli interventi relativi; - uso d.p.i. se previsti. 1. Percorsi di transito adeguatamente dimensionati e realizzati; - segnalazione ostacoli; - illuminazione adeguata; - trattamenti superficiali / pulizie percorsi transitabili; - d.p.i. scarpe antinf. con suola antiscivolo. 2. Collocazione di barriere di contenimento/ trappole/ percorsi separati per gli animali; - procedure operative finalizzate a ridurre lo stress per gli animali; - procedure operative di accesso ai box (presenza contemporanea di due addetti); - uso di attrezzi dissuasori manuali; - d.p.i. indumenti protettivi / scarpe antinf. 3. Valutazione esposizione; - attuazione degli interventi attuativi; - uso d.p.i. se previsti. 4. Rimozione periodica del materiale organico; - ventilare adeguatamente i luoghi di lavoro. 5. Pulizie ambientali periodiche; - adeguata ventilazione dei luoghi di lavoro; - d.p.i. mascherine protettive. 6. Igiene personale degli addetti; - Verifica sanitaria sugli animali ricevuti (veterinario ASL); - d.p.i. indumenti protettivi, guanti.


12

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 A T T U A L I T À

Schema 1

a) La sequenza delle operazioni Le operazioni elencate sono tipiche e costanti per questa attività ma possono essere svolte con soluzioni tecniche e manualità diverse nei diversi stbilimenti.

1. Ricevimento dei suini 2. Scarico Visita anti-mortem 3. Sosta e docciatura 4. Stordimento 5. Jugulazione Manutenzione

6. Dissanguamento

Lavaggio sanificazione ambienti 7. Docciatura

Lavaggio attrezzatura mobile Amministrazione-Commercio

8. Scottatura

Ispezione e vigilanza veterinaria 9. Depilazione 10. Asportazione unghielli 11. Flambatura 12. Toelettatura 13a. Lavorazione visceri toracici 13. Eviscerazione 13b. Lavorazione visceri addominali 14. Divisione in mezzene Visita post mortem 15. Asportazione teste 16. Toelettatura 17. Bollatura sanitaria 18. Sezionamento carni 19. Stoccaggio in celle frigo

di sicurezza e di tutela della salute nei settori dell’allevamento, macellazione e distribuzione delle carni”. La scelta di affidare questo tipo di ricerca ad un istituto che si occupa di tematiche specifiche della medicina veterinaria, manifesta la volontà di un approccio multidisciplinare al problema ed il riconoscimento del ruolo insostituibile dei veterinari in tutti i temi che toccano le filiere zootecniche e della trasformazione degli alimenti di origine animale. La Direzione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha affrontato il compito individuando un gruppo di esperti del settore scelti con il solo criterio della competenza dimostrata sui temi da esaminare: medici del lavoro, veterinari dei servizi pubblici, docenti universitari, tecnici della sicurezza. Le diverse professionalità coinvolte sono state: Dr.ssa Franca Alborghetti (UOTSLL – Azienda Unità Sanitaria Locale 27 – Gorgonzola, Milano), Prof. Giorgio Battelli (Dipartimento Sanità Pubblica e Patologia Animale, Facoltà di Medicina Veterinaria, Ozzano Emilia, Bologna), Sig. Riccardo Cazzagon (SICLA s.a.s., Mogliano Veneto, Venezia), Prof. Roberto Chiumenti (Dipartimento Produzione Vegetale e Tecnologie Agrarie, Facoltà di Agraria, Università di Udine), Prof. Erminio Clonfero (Istituto Medicina del Lavoro, Servizio di Medicina Preventiva dei lavoratori, Università di Padova), Dr. Francesco Da Borso (Dipartimento

20. Confezionamento

Schema 3 21. Spedizione delle merci

ai soggetti che ne sono protagonisti, che commisura le responsabilità al ruolo svolto in azienda e dove lo stato conserva il ruolo di vigilare sul rispetto delle regole. È insito in tale norma il ruolo attivo e la corresponsabilizzazione degli operatori, che non sono più soggetti passivi o vittime, ma al contrario devono giocare un ruolo di protagonisti consapevoli perché formati ed aggiornati continuamente. Molte delle difficoltà nell’attuazione della norma sono proprio legate alla difficoltà che i datori di lavoro (ma non solo), incontrano nella gestione della sicurezza. La mancata applicazione o l’elusione del D.Lvo 626 avviene spesso per difficoltà economiche, talvolta per colpevole calcolo o noncuranza, ma anche per mancanza dei mezzi tecnici e culturali per affrontare il compito. Questa difficoltà è sicuramente acuita nelle piccole aziende dove il datore di lavoro spesso crede di assolvere ai suoi obblighi acquistando una costosa valutazione preconfezionata che non è in grado di attuare è che non è adatta alla sua azienda. Per questo motivo il D.Lvo 626 prevede che gli organismi pubblici, in primis le ASL, operino per fornire supporti tecnici, informativi e culturali a queste realtà. Nel settore dell’allevamento le diffi-

coltà sono aggravate dallo storico ritardo del comparto sui temi della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. I motivi sono legati alla frammentazione territoriale delle aziende, alla bassa o assente tutela sindacale dei lavoratori, alle difficoltà degli addetti ai controlli ad affrontare realtà poco conosciute sotto il profilo tecnico ed alla riluttanza del legislatore ad intervenire in un settore considerato cronicamente in difficoltà. Tutto questo non è stato senza conseguenze e purtroppo i dati sugli infortuni del settore (forniti dall’INAIL) ne sono testimonianza. L’iniziativa dell’ISPESL Nonostante molti tecnici dei servizi pubblici abbiano prodotto negli ultimi anni pregevoli lavori su alcuni aspetti del problema, mancano ancora dei punti di riferimento organici su tutta la materia in grado di essere condivisi dagli operatori privati e dagli addetti alla vigilanza. L’ISPESL, interpretando questa esigenza, ha ritenuto di commissionare una ricerca all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Legnaro (Padova) sul tema dei rischi per gli addetti nei settori dell’allevamento e della macellazione. Il mandato ricevuto era di produrre un rapporto su “Definizione dei rischi di esposizione e delle misure

Schema 2

b) Disposizione tipo dei locali e flusso delle merci in impianti industriali

Piazzale esterno ricevimento suini

Contumaciale

Stalla di sosta Locali tecnici Uffici amministrativi e Servizio veterinario Locale macellazione Laboratorio analisi Sala frattaglie

Depositi materiali

Tripperia

Lavaggio attrezzature

Locale eviscerazione

Spogliatoi personale Sala sezionamento a caldo Celle frigorifere

Celle stoccaggio congelato

Sala sezionamento a freddo (Prosciutti)

Sala confezionamento

Sala spedizione

Piazzale esterno spedizioni

Produzione Vegetale e Tecnologie Agrarie, Facoltà di Agraria, Università di Udine), Dr.ssa Nicoletta De Marzo (Istituto Medicina del Lavoro, Servizio di Medicina Preventiva dei lavoratori, Università di Padova), Dr. Massimo Ghinzelli (Azienda Unità

Sanitaria Locale 21, Mantova), Dr.ssa Luisa Loli Piccolomini (Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta – attualmente Servizi Veterinari Emilia Romagna), Prof. Adriano Mantovani (Centro di Collaborazione OMS-


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

13

A T T U A L I T À

TABELLA 2 - ALCUNE ZOONOSI CHE POSSONO COLPIRE GLI ADDETTI DEL SETTORE ZOOTECNICO E PARAZOOTECNICO MALATTIA

AGENTE RESPONSABILE

BRUCELLOSI

Brucella abortus Brucella melitensis

LEPTOSPIROSI FEBBRE Q

MODO DI TRASMISSIONE

OPERATORI ESPOSTI

bovini, ovicaprini, suini

contatto diretto " ed indiretto #

AL, VET, AM, ALP, CONS

Leptospira interrogans

tutte le specie di mammiferi

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM, ALP

Coxiella burnetii

bovini, ovicaprini

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM, ALP

TETANO

Clostridium tetani

tutte le specie di mammiferi

contaminazione di ferite

AL, VET, AM, ALP

PSITTACOSI ORNITOSI

Chlamidia psittaci

volatili, pecore, bovini

contatto diretto

AL, VET, AM

TUBERCOLOSI

Micobacterium bovis Micobacterium tuberculosis Micobacterium avium

bovini, suini, ovicaprini, volatili

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM, ALP, CONS

SALMONELLOSI

Salmonella spp.

tutte le specie animali

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM, ALP, CONS

CAMPILOBATTERIOSI

Campylobacter spp.

bovini, ovini, suini, volatili

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM, ALP, CONS

INFEZIONI DA E. COLI

Escherichia coli VTEC ed EHEC

tutte le specie animali

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM, ALP, CONS

HELICOBATTERIOSI

Helycobacter spp.

suini, altri mammiferi

contatto diretto

AL, VET, AM

MAL ROSSO

Erysipelothrix rhusiopathiae

suini, volatili, pesci

contatto diretto

AL, VET, AM, ALP, CONS

STAFILOCOCCOSI

Staphylococcus spp.

varie specie animali

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM

STREPTOCOCCOSI

Streptococcus suis

suini

contatto diretto

AL, VET, AM

LISTERIOSI

Listeria monocytogenes

bovini, ovicaprini, suini, pesci, volatili

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM, ALP, CONS

CARBONCHIO

Bacillus anthracis

bovini, ovicaprini, suini, equini

contatto diretto

AL, VET, AM, ALP

TULAREMIA

Francisella tularensis

lagomorfi, animali selvatici

contatto diretto

AL, VET, AM, ALP, CONS

MALATTIA DI LYME

Borrellia burgdorferi

bovini, ovicaprini, equini

contatto indiretto

AL, VET

TOXOPLASMOSI

Toxoplasma gondii

ovini, lagomorfi, gatti

contatto diretto ed indiretto

AL, VET, AM, ALP, CONS

Echinococcus granulosus

ospiti definitivi: cani e canidi selvatici ospiti intermedi: bovini, ovicaprini, suini

contatto diretto ed indiretto

AL

contatto diretto

AL, VET, AM

ECHINOCOCCOSI IDATIDOSI

PRINCIPALE SERBATOIO ANIMALE

DERMATOFITOSI

Tricophyton spp. Microsporum

bovini

INFLUENZA VIRALE

Orthomyxovirus tipo A

volatili, suini

contatto diretto

AL, VET

MALATTIA DI NEWCASTLE

Paramyxovirus 1

volatili

contatto diretto $

AL, VET

STOMATITE PAPULOSA

Parapoxvirus

bovini

contatto diretto

AL, VET

ECTIMA CONTAGIOSO

Parapoxvirus

ovicaprini

contatto diretto ➌

AL, VET

" contatto diretto con animali # contatto indiretto attraverso vettori (ectoparassiti ed insetti), alimenti contaminati, superfici imbrattate da feci etc. $ sia per contatto con gli animali, sia possibilità di infezione nel corso di operazioni di vaccinazione con vaccini a virus vivo attenuato AL : allevatori e addetti alla cura e custodia degli animali VET : veterinari del servizio pubblico e liberi professionisti AM : addetti alla macellazione degli animali ALP : addetti alla lavorazione dei prodotti di origine animale CONS : consumatori

FAO, Istituto Superiore di Sanità, Roma). Il coordinamento dei lavori è stato gestito dal dr. Franco Benvenuti, Dipartimento Igiene e Lavoro, Istituto Superiore di Prevenzione e Sicurezza Lavoro (ISPELS) e dal dr. Francesco Maria Cancellotti, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Questo tipo di approccio multidisciplinare, se ha presentato delle difficoltà di integrazione delle peculiarità professionali, si è rivelato estremamente importante per comprendere i diversi aspetti di queste attività mai esaminate in maniera globale, almeno fino ad ora, nel nostro Paese. Il lavoro si è protratto per due anni circa ed ha portato alla compilazione di un volume contenente le relazioni tecniche delle filiere dell’allevamento e macellazione di bovini, suini ed avicunicoli. L’elaborato è stato approvato dall’ISPESL e sarà pubblicato prossimamente allo scopo di rilanciare il tema della prevenzione nel settore. Dalla relazione emerge il ruolo insostituibile del veterinario nella gestione dei processi produttivi esaminati, il suo ruolo di figura di riferimento del settore e soprattutto il fatto che

molti problemi e soluzioni nel settore della salute e sicurezza hanno implicazioni che lo coinvolgono. Il contenuto del rapporto Il gruppo di lavoro si è mosso in base alla considerazione che le azioni preventive negli allevamenti degli animali e nelle strutture di macellazione e di lavorazione carni devono scaturire da una corretta valutazione del rischio collegata agli specifici cicli e alle condizioni degli ambienti di lavoro. Per esaminare gli ambienti di lavoro, si sono organizzati sopralluoghi in aziende zootecniche per l’allevamento di bovini da latte e da carne, di suini, di specie avicunicole ed in centri di macellazione di lavorazione carni e prodotti di origine animale delle suddette specie. Per valutare i fattori di rischio per i lavoratori sono state individuate le diverse operazioni, i cicli produttivi, le materie prime utilizzate, i sistemi di controllo di fumi e gas, le tecniche di smaltimento di effluenti e di rifiuti solidi etc.; sono state valutate le mansioni dei diversi operatori, i tempi, l’uso di dispositivi di protezione e gli eventuali programmi di sorveglianza sanitaria.

In questa prima fase di acquisizione dei dati si sono rivelati fondamentali i colloqui con i tecnici del settore, con gli imprenditori e con i veterinari ufficiali che hanno espresso i diversi punti di vista e le difficoltà incontrate. Le osservazioni acquisite con i sopralluoghi sono state confrontate con le esperienze individuali dei componenti del gruppo e con i dati presenti in bibliografia. Poiché i sopralluoghi hanno interessato realtà molto differenziate per dimensioni strutturali ed economiche, per numero di addetti e per livelli tecnologici adottati si è profuso uno sforzo particolare nell’individuare denominatori comuni e dettare soluzioni applicabili a realtà tanto diverse. Tutto ciò ha poi portato alla descrizione delle strutture, dei processi tecnologici, e delle mansioni degli addetti per le diverse attività considerate. La parte descrittiva è completata da tabelle riassuntive con la descrizione dei rischi individuati nelle diverse fasi e le misure di controllo del rischio da adottare. A titolo puramente indicativo, non potendo riportare nell’ambito di questo articolo i contenuti di un la-

voro imponente quanto alla mole, si riportano schemi rappresentativi dell’approccio alla valutazione, di sintesi e di indicazioni opportune scaturite dal lavoro suddetto (schema 1 e 2, tabella 1). Il rischio biologico e la legge Una particolare attenzione è stata posta allo studio dei problemi connessi al rischio biologico: il contatto con gli animali, i loro ambienti di vita, con gli effluenti zootecnici, con gli ambienti di centri di macellazione e di lavorazione dei prodotti di origine animale, espone notevolmente al rischio di contrarre infezioni batteriche, fungine e virali. Il D.Lvo. 626/94 considera espressamente il rischio di esposizione ad agenti biologici, elenca in apposite tabelle (recentemente aggiornate) gli agenti biologici fonte di rischio, ed impone di fatto la valutazione del rischio biologico in tutte le attività nelle quali vi è contatto con animali e/o prodotti di origine animale. Nelle tabelle sono classificati, con diversi indici di pericolosità, tutti gli agenti delle malattie zoonosiche degli animali. L’obbligo di effettuare una valutazione di rischio specifica per il rischio da zoonosi si scontra con la difficoltà di reperire dati sulla reale incidenza del fenomeno. Il sistema di raccolta dati sulle malattie zoonosiche d’origine professionale è inadeguato, certo meno accurato di quello esistente per molte patologie animali e rischia di produrre una sottostima del fenomeno. A fronte di una diffusa consapevolezza dell’esistenza di un rischio di malattia infettiva trasmessa dagli animali, dettata dall’esperienza e dalla osservazione sul campo, si contrappone l’impossibilità di dimostrare e quantificare il fenomeno con la forza dei numeri. Inoltre, a raffronto di numerosi studi condotti per valutare la pericolosità dell’impiego di sostanze chimiche o dell’utilizzo di macchine in agricoltura, i lavori che studiano l’incidenza di zoonosi in addetti alla zootecnica sono limitati. La Convenzione n. 121 del 1964 della Conferenza Internazionale del Lavoro (Assemblea Generale dell’Ufficio Internazionale del Lavoro) considera tra le malattie professionali tutte le “malattie infettive o parassitarie contratte in una lavorazione dove esiste un rischio particolare di contaminazione”, quindi anche le zoonosi. Nella normativa italiana (D.P.R. 1124 del 30/06/1965 “Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”) tuttavia le malattie zoonosiche sono considerate infortuni sul lavoro e non malattie professionali. Questo comporta particolari difficoltà di risarcimento assicurativo in quanto è necessario dimostrare che l’agente causale è intervenuto “in occasione del lavoro”. Dimostrare questa associazione è spesso complesso ed è verificabile solo con indagini epidemiologiche specifiche. Il ruolo del veterinario Una particolare difficoltà a costruire

uno schema razionale di prevenzione per le zoonosi professionali consiste nel fatto che il problema affonda le sue radici in campo veterinario e manifesta i suoi effetti in campo medico. Fonte del pericolo sono gli animali e controllare la sanità animale rappresenta la prevenzione alla fonte del problema. La conduzione dell’allevamento, i trattamenti vaccinali o terapeutici, l’esecuzione delle profilassi, la scelta e manutenzione dei ricoveri sono fattori di controllo non solo delle patologie animali ma anche di quelle degli addetti. Il medico del lavoro si confronta con le malattie nell’uomo e dispone degli strumenti per contrastarne le conseguenze, ma ha evidenti difficoltà ad intervenire con la rimozione delle cause del problema. Il D.Lvo 626 nel porre l’accento sul rischio biologico renderà indispensabile l’avvio di un’organica collaborazione di medici e veterinari, di datori di lavoro e di funzionari pubblici per affrontare il problema. Il Servizio Veterinario pubblico, che assolve la storica funzione di prevenire i rischi di trasmissione di infezioni animali al consumatore ed alla popolazione ed è capillarmente presente nelle aziende zootecniche e nel settore della trasformazione degli alimenti di origine animale, deve divenire il naturale punto di riferimento per quanti vogliano affrontare il problema. Il medico veterinario, dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, operante nell’area di sanità animale e di controllo degli alimenti deve agire, nell’ambito del Dipartimento di prevenzione, in collaborazione con il medico del lavoro per definire i rischi insiti nell’attività del settore zootecnico e parazootecnico e per segnalare tempestivamente eventuali casi di malattia presenti negli animali che possono minacciare la salute dei lavoratori. Il Veterinario incaricato della ispezione delle carni al macello dispone a sua volta dello strumento dell’esame anatomo-patologico che compie con la visita post-mortem e rappresenta spesso il mezzo per individuare patologie non manifeste in allevamento. Il puntuale rispetto dell’obbligo di legge di segnalare la patologia zoonosica rappresenta un elemento fondamentale per il controllo del rischio per i consumatori, per gli addetti e per gli animali stessi. Nel pieno rispetto delle diverse competenze professionali e responsabilità individuali degli altri soggetti, solo una forte e motivata partecipazione del veterinario permette di affrontare questo problema. L’individuazione corretta dei rischi è il punto di partenza di ogni valutazione e nel caso del rischio biologico questo significa una chiara rappresentazione delle condizioni sanitarie ed epidemiologiche di un allevamento. In questo modo il datore di lavoro potrà predisporre un documento di valutazione rispondente alla reale esistenza di rischi zoonosici nella sua azienda e la sorveglianza sanitaria affidata al medico competente


14

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 A T T U A L I T À

prevederà esami e controlli mirati per tali profili di rischio. Lo Schema 3 riportato a pagina 12, rappresenta i ruoli e le azioni nella lotta al rischio biologico tenendo conto del D.Lvo 626 e della normativa veterinaria preesistente. Come si può vedere il controllo del rischio biologico interessa tutta la filiera produttiva e non il solo settore dell’allevamento o della macellazione. Infatti la vigilanza negli allevamenti e le visite sanitarie ante e po-

st mortem effettuate sugli animali nei macelli sono strumento insostituibile per acquisire conoscenze sullo stato sanitario degli animali e hanno importanza per valutare i rischi per gli allevatori, macellatori, addetti all’industria della lavorazione dei prodotti di origine animale. Valutare il rischio biologico Le malattie trasmissibili originate dal contatto con gli animali sono alcune centinaia; quelle di interesse

primario, almeno nei Paesi ad elevato livello igienico sanitario in cui esiste un Servizio Veterinario efficiente che opera nell’ambito del sistema di prevenzione e che attua i piani di monitoraggio, prevenzione ed eradicazione delle maggiori malattie trasmissibili, sono essenzialmente quelle riportate nella Tabella 2 di pagina 13. Questa tabella non può essere considerata esaustiva; include però i principali agenti trasmissibili elen-

cati nell’allegato XI del D.L.vo 626/94 (Loli Piccolomini L. e coll., 1997). Le zoonosi nell’uomo possono manifestarsi clinicamente ma, nella maggior parte dei casi, il contatto può dar luogo a infezioni inapparenti e perciò a distanza di tempo sono i dati di laboratorio, in particolare la ricerca degli anticorpi, che possono aiutare nella valutazione della pregressa infezione. Il rischio biologico è potenziale,

cioè risultante da manipolazione non volontaria di virus e batteri. Il lavoratore esposto può infettarsi per via cutanea in presenza di lesioni, anche di piccola entità, oppure il microrganismo può passare attraverso le mucose orali, nasali e congiuntivali. Una valutazione condotta razionalmente considera il rischio come il prodotto della probabilità di verificarsi di un evento per le conseguenze negative che esso comporta: R = PxD dove R = rischio, P = probabilità, D = danno Per il rischio biologico da zoonosi mancano i dati necessari per valutare la probabilità che si verifichi l’infezione o la malattia. Difficile è anche esprimere l’entità del danno atteso. Infatti le conseguenze dell’esposizione ai più comuni agenti zoonosici possono variare dalla semplice sieroconversione, alla malattia con manifestazioni sintomatologiche estremamente variabili fino alla insorgenza di postumi irreversibili o alla morte. Il danno è condizionato dalla dose infettante ricevuta, dalla patogenicità del ceppo, dallo stato immunitario dell’uomo ed alla presenza di fattori di rischio quali trattamenti farmacologici, malattie o infezioni intercorrenti, ecc… Alcuni riferimenti scientifici I lavori che si possono reperire in letteratura riguardanti il rischio biologico per queste categorie di lavoratori sono limitati, particolarmente quelli condotti in Italia e complessivamente insufficienti per poter definire il rischio in termini quantitativi. Tuttavia quelli da noi esaminati e menzionati nel rapporto offrono spunti molto interessanti per la comprensione dei rischi, soprattutto se ci si limita ad una valutazione qualitativa, ossia individuare quali agenti biologici possono rappresentare un rischio significativo per gli operatori di questi comparti. Nel settore dell’allevamento suino il rischio più importante è rappresentato dalla leptospirosi sostenuta da Leptospira interrogans, particolarmente nelle regioni del Paese dove l’infezione tra i suini risulta diffusa (Lombardia, Emilia, Umbria). L’uomo può infettarsi per via cutanea in presenza di lesioni (anche di piccola entità), attraverso le mucose orale, nasale e congiuntivale. In allevamento le urine degli animali infetti rappresentano la fonte di infezione principale; pertanto le operazioni di lavaggio di capannoni, mezzi di trasporto, sale macellazione che comportano la formazione di aerosol, possono rappresentare un momento di rischio. In provincia di Mantova, per valutare il rischio professionale di leptospirosi in allevamento, è stato condotto uno studio sierologico (Zaffanella F. e coll., 1996) sul personale di 12 allevamenti; le indagini di laboratorio hanno evidenziato positività anticorpale nel 32% degli allevatori esposti; l’assenza di un cam-


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

15

A T T U A L I T À

pione di controllo non ha consentito di dimostrare con assoluta certezza l’origine professionale di tale esposizione che si può comunque supporre, vista la maggiore frequenza di positività verso stipiti che in quell’area geografica più frequentemente infettano i suini. Il mal rosso, sostenuto da Erysipelothrix rhusiopathiae, è un’altra infezione notevolmente diffusa tra i suini in Italia e può costituire un rischio per gli allevatori, ma la categoria professionale più colpita è quella dei macellatori. Nell’allevamento bovino i rischi biologici più segnalati in letteratura sono: brucellosi, febbre Q e tubercolosi. La brucellosi in Italia è una malattia con bassa prevalenza negli allevamenti bovini di molte regioni grazie al piano specifico di profilassi e di eradicazione della infezione brucellare (L. 615 del 9 Giugno 1964: “Bonifica sanitaria degli allevamenti dalla tubercolosi e dalla brucellosi”; D.M. 3 Giugno 1968: “Piano nazionale per la brucellosi bovina”), che ha portato dopo circa 30 anni alla quasi scomparsa del problema da molte aree del Paese. La sua importanza come rischio professionale è senza dubbio diminuita in questo settore, mentre persiste elevata nell’allevamento ovicaprino, dove l’infezione tra gli animali è più diffusa. Tuttavia il rischio non si può certo definire trascurabile, particolarmente in quelle aree dove l’incidenza si mantiene anche tra i bovini. Brucella abortus rappresenta la specie del genere Brucella più diffusa in questa specie animale. Non è comunque da escludere anche la possibilità di una infezione da Brucella melitensis che, anche se riscontrata più frequentemente tra gli ovi-caprini, può colpire anche i bovini. In allevamento la manipolazione di feti o placente in occasione di aborti, e il contatto con secrezioni vaginali, deiezioni, carcasse di animali infetti, rappresentano i fattori di rischio principali. La febbre Q causata da Coxiella burnetii, può essere trasmessa all’uomo per via respiratoria: gli aerosol infetti rappresentano una fonte di rischio per gli addetti all’allevamento e alla macellazione degli animali (Marrie T., Fraser J., 1995) (Murphy A.M. Hunty C., 1981). Negli anni ’50 ha dato origine a numerosi focolai di malattia in Italia. Un’indagine sierologica condotta in Puglia (Baldelli R. e coll., 1995) ha valutato la differente esposizione degli addetti alla zootecnia ed industrie correlate rispetto ad una popolazione campione di controllo per quanto riguarda Brucella spp., Coxiella burnetii, evidenziando differenze significative di positività anticorpali per gli agenti della brucellosi e della febbre Q, con percentuali di positività nei soggetti a rischio rispettivamente pari a 11,9% e 38,5%. A titolo di paragone si ricorda che nell’ambito di un focolaio di febbre Q che si è verificato in Polonia in un allevamento bovino (Tylewska Wierzbanowska e coll.,

1991), è stata riscontrata una percentuale di positività anticorporale pari a 82% tra il personale addetto agli animali e sono state rilevate numerose infezioni in atto mediante studio della dinamica anticorpale in due prelievi successivi. Da queste indagini risulterebbe che l’esposizione professionale agli agenti di brucellosi e febbre Q riveste una notevole importanza, ma la rarità attuale delle segnalazioni di malattia sta probabilmente a signifi-

care che per lo più potrebbe trattarsi di infezioni asintomatiche o, più precisamente, accompagnate da sintomi non caratteristici, difficilmente distinguibili da quelli di altre patologie. La tubercolosi rappresenta un rischio professionale quasi mai quantificabile in quanto per i casi umani difficilmente si giunge ad una tipizzazione del micobatterio responsabile, ciò non consente quindi di distinguere le infezioni da

Mycobacterium bovis da quelle da M. tuberculosis, sicuramente più frequenti, ma non legate alla trasmissione da parte dei bovini. In ogni caso il problema della recrudescenza a livello mondiale di infezione tubercolare nell’uomo merita particolare attenzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nei suoi più recenti rapporti segnala milioni di casi umani, nonostante le campagne di eradicazione in corso da decenni in quasi tut-

ti i Paesi, Italia compresa (L. 615 del 9 Giugno 1964: ”Bonifica Sanitaria degli allevamenti dalla tubercolosi e dalla brucellosi”). Nel caso della tubercolosi, attualmente la popolazione a rischio maggiore è rappresentata da individui affetti da virus HIV, responsabile dell’immunodeficienza acquisita (Sniden D.E. e coll., 1994). Rifugiati o immigrati che trovano impiego nelle aziende zootecniche sono talvolta costretti a vivere in condizioni


16

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 A T T U A L I T À

di estremo disagio economico e psicologico e per questo possono essere vittime di infezione tubercolare di origine animale. Sono stati segnalati casi di positivizzazione alla prova della tubercolina in bovini venuti a contatto con persone affette da forma tubercolare umana (Grange J. M., 1994). Le fonti di infezione possono essere le più diverse: l’infezione può passare da uomo ad uomo, dagli animali all’uomo, tra specie animali

diverse (es. bovino - suino) e poi all’uomo. Alimenti non adeguatamente trattati termicamente possono essere una fonte di infezione importante. Tutto ciò impone sorveglianza permanente anche a livello d’allevamento e, successivamente, di centri di macellazione al fine di segnalare immediatamente al servizio di prevenzione casi di tubercolosi animale per l’adozione delle misure tese a proteggere l’uomo e ad eradi-

care la malattia dalle popolazioni animali. Notevolmente diffuse tra i bovini sono le micosi sostenute da Tricophyton verrucosum che possono colpire anche gli operatori che si infettano per contatto diretto compiendo manualità sugli animali portatori (Mantovani A., Battelli G., 1979). Tra i settori citati quello più studiato per il rischio biologico sembra es-

sere quello della macellazione per alcune possibili ragioni: gli addetti sono più esposti per il contatto con organi e visceri, è forse più facile reperire un elevato numero di soggetti essendovi un alto numero di dipendenti per azienda e la sorveglianza sanitaria è più intensa rispetto a quella che riguarda gli addetti all’allevamento. Gli studi epidemiologici condotti a livello di macello hanno una evidente ricaduta anche nell’individuare i

possibili rischi negli allevamenti da cui provengono gli animali e per questo motivo ne riferiamo in questa sede. Per quanto riguarda la macellazione del suino, in Italia ed in altri Paesi, il rischio più segnalato è rappresentato dalla leptospirosi (Leptospira spp.) (Blakmore D.K., 1984). Per valutare la presenza di anticorpi anti-leptospira e quindi l’esposizione dei lavoratori a questo agente sono state condotte indagini sierologiche sul personale di impianti di macellazione di suini (Cacciapuoti B. e coll., 1987). Le elevate percentuali di positività rilevate in due studi condotti in Italia pari al 32,3% come rilevate nel ferrarese (Castagnari L. e coll., 1984) e al 11,8% e 21,7% in due campioni di siero di individui esaminati in anni differenti (Dordoni E. e coll., 1992), dimostrano che gli addetti alla macellazione sono esposti alle leptospire e confermano la gravità del problema a livello di allevamento. La differenza significativa di positività tra i macellatori rispetto ad un gruppo di controllo, costituito da persone non a rischio, dimostrano che tale esposizione è legata all’attività lavorativa (Castagnari L. e coll., 1984). Che il contatto con animali rappresenti un fattore di rischio nell’uomo è stato anche dimostrato da un altro studio sierologico che ha esaminato campioni rappresentativi di nove regioni italiane (Cacciapuoti B. e coll., 1994) evidenziando su tutta la popolazione, in particolare in alcune regioni quali Lombardia e Veneto, positività elevate, superiori rispetto a quanto ci si poteva attendere dalle diagnosi di malattia e registrando i più alti valori nella categoria di persone che aveva abitualmente contatto con animali (di allevamento, da compagnia, selvatici). In provincia di Mantova, è stata organizzata recentemente da Ghinzelli (1996) un’indagine epidemiologica nei confronti di alcuni agenti di zoonosi in alcuni stabilimenti di macellazione e lavorazione carni bovine e suine di particolare importanza per capacità produttive e per numero di addetti. Sono stati acquisiti dati relativi alle condizioni generali di lavoro negli opifici esaminati, alle mansioni individuali dei singoli operai, ad abitudini individuali connesse al rischio, ed eventuali fattori di rischio zoonosico al di fuori dell’ambito lavorativo e l’anamnesi recente e remota dei soggetti esaminati. Per quanto riguarda in modo particolare le infezioni da Leptospira spp., sono stati effettuati due prelievi a distanza di 20 mesi uno dall’altro ad operai di un grosso mattatoio industriale di suini. Dopo il primo prelievo sono stati esaminati 52 operai sugli 80 lavoratori complessivi impiegati nello stabilimento (65%) e dopo il secondo prelievo 83 addetti su 95 presenti (87%). Scopo del doppio prelievo era di valutare prevalenza e incidenza della infezione da leptospira in questi operatori. Gli operatori risultati positivi nel pri-


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

17

A T T U A L I T À

mo saggio eseguito verso almeno uno stipite, sono stati pari al 12% (6 addetti su 51 esaminati) e pari al 22% dopo venti mesi (18 casi positivi su 83 esaminati). L’incidenza di nuove positività sierologiche nel periodo considerato è stata pari al 12,5%. In tale modo sono stati svelati due casi di probabile infezione in atto e tre casi di infezioni relativamente recenti senza evidenti manifestazioni cliniche. L’anamnesi svolta su tutti i soggetti testati non aveva indicato elementi patognomonici o sospetti per leptospirosi. L’infezione sembrerebbe decorrere quindi, nella maggior parte dei casi, asintomatica o non diagnostica anche in presenza di titoli relativamente elevati. Poiché le variabili riguardanti attività extralavorative dei singoli soggetti prese in esame (caccia, pesca, balneazione in acque dolci) non sono apparse correlabili con gli esiti ottenuti, si è concluso che i contatti con l’agente patogeno infettante erano dovuti alla attività lavorativa. Le indagini eseguite portano l’autore a ritenere elevato il rischio di infezione da Leptospira negli operatori dei macelli di suini, conseguenza diretta della larga diffusione della malattia negli allevamenti di suini. Il fatto che l’infezione non sia stata seguita, nei casi esaminati, da malattia conclamata non può giustificare la sottovalutazione verso questa infezione; nel suino la nefrite interstiziale da Leptospira è frequente reperto alla macellazione, ma il numero dei focolai segnalati appare francamente irrisorio rispetto alle dimensioni del fenomeno. Il rischio per leptospirosi è degno di molta attenzione anche per la gravità che la malattia può avere nell’uomo ed in considerazione del fatto che può avere anche effetti letali. L’agente del mal rosso, Erysipelothrix rhusiopathiae, è sicuramente molto diffuso nei nostri allevamenti suini e frequentemente segnalato al macello. Erysipelothrix rhusiopathiae determina nell’uomo una lesione cutanea detta erisipeloide ma anche artriti, meningiti ed endocarditi valvolari particolarmente gravi. Nella trasmissione dell’infezione all’uomo assumono particolare importanza sia la macellazione di suini infetti che la lavorazione ed il consumo delle relative carni. Il D.Lvo 18 aprile 1994 n. 286: “Attuazione delle direttive 91/497/CEE e 91/498/CEE concernenti i problemi sanitari in materia di produzione ed immissione sul mercato di carni fresche”, prevede l’esclusione dalla macellazione di suini affetti da mal rosso. Purtroppo la presenza di setole abbondanti o animali non perfettamente puliti impediscono spesso di individuare le classiche lesioni esantematiche alla visita antemortem. I suini con lesioni cutanee clinicamente manifeste vengono poi facilmente individuati e distrutti in sede di visita post mortem, ma solo dopo essere stati manipolati dagli operai. A questo va aggiunto che alcune forme di questa infezione sono pra-

ticamente inapparenti e che l’agente si localizza a livello di tonsille, placche di Peyer e cripte della valvola ileocecale anche in animali apparentemente sani. Per tutti questi motivi una visita veterinaria accurata non può offrire protezione assoluta per gli addetti di un macello. In una recente indagine epidemiologica (Ghinzelli M., 1996) è stato considerato uno stabilimento di macellazione ove si erano registrati in due anni 13 episodi di mal rosso in

suini provenienti da 11 diversi allevamenti; di 64 suini con la forma classica solo 25 erano stati individuati esattamente alla visita ante mortem. Sono stati eseguiti test sierologici su 52 operai di questo stabilimento e, a titolo di paragone, su 42 sieri acquisiti da donatori AVIS estranei al settore, utilizzati come gruppo di controllo. I titoli sierologici più elevati sono comparsi solo nei macellatori. I dati ottenuti hanno così permesso di

confermare come rilevante la possibilità di contagio da E. rhusiopathiae nei macellatori di suini. Due altri agenti biologici sono stati recentemente oggetto di studio come potenziali fattori di rischio per gli operatori dei macelli suini: Streptococcus suis e Helicobacter pylori. Lo Steptococcus suis diffuso negli allevamenti suini, risulterebbe responsabile nell’uomo di forme patologiche (meningite, artrite, polisierosite, setticemia, endocardite); di

queste, sono stati segnalati pochi casi nella letteratura internazionale, quasi tutti in soggetti impiegati ad impianti di macellazione o ad attività in allevamenti di suini (Arends J.P. e coll., 1988), (Sala V. e coll., 1989). L’infezione nell’uomo è occasionale e, come si è detto, può colpire principalmente gli addetti alla macellazione e lavorazione delle carcasse suine e più raramente gli allevatori; può provocare quadri di setticemia


18

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 A T T U A L I T À

e meningite con mortalità bassa ma con sequela frequente di sordità permanente. In uno studio olandese che ha valutato gli isolamenti effettuati presso il laboratorio di referenza per le meningiti batteriche, i 30 casi registrati sono stati rapportati con la popolazione impiegata negli allevamenti e nei macelli suini. È stato stimato un rischio per gli addetti pari 3,0/100.000 per gli allevatori e pari a 1,2/100.000 per i macellatori. Altri lavori riportano positività anticorpali nell’ordine del 10% e 20%, rispettivamente, nelle due categorie di lavoratori (Robertson D. e coll., 1989) e isolamenti da mani e coltelli (Breton J. e coll., 1986) che sono indicativi di un potenziale rischio di infezione. L’isolamento da 9 tamponi tonsillari su 92 prelevati da operai di un macello in uno studio condotto in Italia da Sala e coll., (1994) pone in risalto il problema, che richiede però ancora molte ricerche vista la difficoltà nel tipizzare gli streptococchi di origine animale differenziandoli da quelli umani. L’Helicobacter pylori, sta conquistando una posizione di rilievo in campo gastro-enterologico essendo costantemente associato alle gastriti acute e croniche dell’uomo. È stata prospettata l’ipotesi che l’infezione da H. pylori sia una zoonosi; studi sierologici condotti su addetti alla macellazione e veterinari, hanno dimostrato anticorpi significativamente più alti rispetto ai controlli (Ghinzelli M., 1996). Una ricerca recente è stata condotta su 73 operai di macello di suini di Mantova. Il campione di controllo era costituito da soggetti non esposti a ripetuti contatti con animali e ricalcava per numero, sesso ed età il campione in esame. Tra i macellatori 27 soggetti (37%) presentavano anticorpi specifici

contro i 19 (26%) del gruppo di controllo. Pur evidenziandosi una maggiore prevalenza di infezione nel gruppo dei macellatori, non si è raggiunta una differenza statisticamente significativa (Sacco L. e coll., 1994). La classificazione di H. pylori tra le zoonosi è quindi degna di ulteriori indagini (Ghinzelli M., 1996). Più recentemente sono emersi, o forse riemersi, agenti capaci di esplicare attività patogene nei confronti dell’uomo in condizioni di rischio particolare (infanzia, età avanzata, stato di gravidanza, stato di immunodepressione da farmaci o da agenti trasmissibili). Notevole risonanza, a causa degli episodi di sindrome emolitico uremico emorragica che ha portato a morte alcuni bambini, anche nel nostro Paese, ha avuto a livello internazionale l’infezione da stipiti di Escherichia coli produttori di verocitossine. Tale agente troverebbe nel bovino, e forse in altre specie, il reservoir asintomatico. L’infezione si trasmetterebbe all’uomo attraverso carni poco cotte o altri cibi, tra cui succhi di frutta, yogurt, verdure contaminati da feci di bovino (Caprioli A. e coll., 1993), (Caprioli A. e coll., 1994). I ceppi produttori di verocitossine (VTEC) sono presenti nell’intestino degli animali, soprattutto nei bovini, e sono stati isolati anche da capi conferiti per la macellazione. Per questo motivo si sta indagando l’ipotesi che tali ceppi di E.coli costituiscano un rischio per gli addetti alla macellazione. Sono state eseguite presso l’Istituto Superiore di Sanità esperienze su sieri di macellatori di bovini e suini per valutare la presenza di anticorpi neutralizzanti le verocitotossine prodotte dal microrganismo (VTEC). Nel territorio di Mantova i sieri di macellatori di bovini testati sono stati 63 di cui 10

positivi (16%). Tra i macellatori e sezionatori di suini sono stati esaminati 175 campioni di cui 15 positivi (9%). I confronti realizzati con sieri prelevati tra la popolazione normale e tra macellatori di bovini hanno mostrato anticorpi in percentuale significativamente più elevata in questi ultimi. I risultati ottenuti suggerirebbero che i macellatori dei bovini sono esposti a un rischio significativo di infezione per VTEC (Ghinzelli M., 1996), ma questi dati vanno considerati con prudenza e richiedono ulteriori verifiche. Per gli addetti al macello bovino il rischio principale rimane da infezione brucellare da Brucella spp. Come si è detto in precedenza, è la più conosciuta ed importante zoonosi per allevatori, veterinari, macellatori ed addetti ai laboratori di diagnosi. A titolo di esempio, un lavoro condotto in Australia in tre macelli di bovini e ovini ha evidenziato una percentuale di positività alla sieroagglutinazione pari al 25% su un totale di 990 campioni di sieri esaminati, più elevata negli operatori addetti alla macellazione degli ovini, ma comunque alta (nell’ordine del 20%) anche negli addetti alla macellazione dei bovini. La percentuale di positività negli operatori aumenta con l’aumentare degli animali infetti macellati (Jamieson J.A. e coll., 1981). Questo conferma l’importanza della diffusione dell’infezione nel patrimonio animale per il rischio professionale (Loli Piccolomini L. e coll, 1997). Al fine di verificare l’incidenza di tale infezione in una realtà zootecnica avanzata, sono stati individuati i tre maggiori macelli di bovini della provincia di Mantova, per entità di macellazione e per numero di addetti, ed un macello di suini di analoghe

Angelo Franceschini MEDICAL SUPPLIES VIA CA’ RICCHI N. 15 40068 SAN LAZZARO DI SAVENA - BO

ARREDAMENTO ARREDAMENTO -- ANESTESIA ANESTESIA DIAGNOSTICA DIAGNOSTICA PER PER IMMAGINI IMMAGINI LABORATORIO LABORATORIO -- ORTOPEDIA ORTOPEDIA STRUMENTARIO STRUMENTARIO -- STERILIZZAZIONE STERILIZZAZIONE CONSUMO CONSUMO ESCLUSIVE NAZIONALI (sett. VETERINARIO): AESCULAP - BEAR - CADISCOPE - CITIEFFE - EVSCO (Fecalyzer) WELCH ALLYN RIVENDITORI AUTORIZZATI: ACEM rx - KODAK - TYCO PREVENTIVI GRATUITI - LEASING e FINANZIAMENTI DIRETTI

PER ORDINI o INFORMAZIONI Tel. 0516270333 - Fax 0516270290 - E-mail: franceschini@acronet.it

caratteristiche ed è stato condotto uno studio sugli operatori addetti alla macellazione (Ghinzelli M. 1996). Gli addetti totali dei 4 impianti erano 165 di cui 146 si sono sottoposti al test sierologico (88,4%). Il gruppo di controllo era costituito da 42 donatori estranei alle operazioni di macellazione. Nessuno dei 188 campioni esaminati ha indicato pregresse infezioni brucellari. A sette mesi di distanza dal primo screening, tra gli addetti di uno dei macelli di bovini precedentemente controllati, si sono verificati tre casi di brucellosi. Il test sierologico è stato ripetuto con le stesse modalità su tutti gli operai del macello interessato. Gli esiti questa volta hanno svelato 3 nuovi casi di infezione subclinica dei quali 2 hanno mostrato sintomatologia nei giorni successivi. Altri due operai, assenti per malattia non diagnosticata, sono stati esaminati con esito sierologico positivo. L’episodio epidemico si è concluso con 8 operai infetti, dei quali 7 clinicamente manifesti e 5 ospedalizzati. Tutti erano addetti alla manipolazione di visceri o di uteri e mammelle, organi target delle brucelle, e cioè alle mansioni a maggior rischio per contrarre questa zoonosi. La prevalenza è stata del 20% sul totale dei macellatori e del 60% se calcolata sugli addetti alla manipolazione di mammelle e uteri. La progressiva realizzazione dei piani di profilassi pianificate negli allevamenti bovini ha notevolmente ridotto il rischio di trasmissione della brucellosi all’uomo. Tuttavia la recente apertura al commercio di animali vivi da paesi dell’Europa orientale ove le situazioni epidemiologiche sono poco note ed i sistemi veterinari sono relativamente affidabili, accentua i rischi di infezione per il personale dei macelli (Loli Piccolomini L. e coll., 1997). I rischi emergenti Al termine di questa rassegna bibliografica, è necessario ricordare nuovi e potenziali rischi di malattie trasmissibili dagli animali all’uomo finora poco conosciuti ma che sono saliti prepotentemente alla ribalta internazionale. Si tratta degli agenti non convenzionali responsabili di encefalopatie spongiformi dell’uomo (Creutzfeld Jacob, Kuru, sindrome di Stressman-Scheinker, Insonnia fatale familiare) e degli animali (Scrapie, Encefalopatia spongiforme bovina, Encefalopatia spongiforme felina). Si è prospettata recentemente, in seguito agli oltre centomila casi di malattia nei bovini (BSE) verificatisi dal 1985 ad oggi in Inghilterra, il passaggio della infezione dagli animali all’uomo, determinando in quest’ultimo una forma finora sconosciuta, ora definita variante giovanile di Creutzfeld - Jacob (vCJD). Una conferma di questa ipotesi si è avuta da un recente studio fondato sulla valutazione sia del profilo istolesivo che del tempo di incubazione di topini inoculati con tessuto cerebrale rispettivamente di bovini con BSE, di pazienti con vCJD e di pazienti con forma classica di CJD

(Bruce e coll., 1997) e da un’indagine sul pattern di glicosilazione (Hill e coll., 1997). Nel nostro paese non sono stati evidenziati casi di BSE ad eccezione di 2 bovini provenienti dalla Gran Bretagna, prontamente abbattuti e distrutti. Il rischio per veterinari, allevatori, addetti alla macellazione, macellai e consumatori è bassissimo in termini di probabilità di esposizione all’agente della BSE, ma la gravità del problema richiede che venga comunque preso in considerazione. Si deve essere pronti, in caso di comparsa anche nel nostro Paese, di casi di encefalopatia spongiforme animale, ad adottare in toto le misure già adottate in Inghilterra e in Francia, due Paesi per ora maggiormente colpiti da vCJ e da BSE (Orriss G.D., 1997) Conclusioni In conclusione possiamo affermare che l’incidenza delle infezioni zoonosiche negli addetti all’allevamento ed alla macellazione, seppure presumibilmente minore rispetto al passato per le migliorate condizioni sanitarie del bestiame, è da ritenersi non correttamente stimata. Le condizioni di lavoro di questo settore espongono il personale e gli stessi veterinari addetti ai controlli a contatti con urine, feci, sangue, visceri ed altri tessuti animali potenzialmente infetti. Il numero limitato di episodi di zoonosi sintomatiche conclamate ed identificate non deve indurre a sottovalutare il fenomeno in quanto dipende dalle difficoltà diagnostiche e dalla inadeguatezza del sistema di raccolta dei dati. Il rischio biologico è strettamente correlato allo stato epidemiologico degli animali allevati e macellati che varia per le modificazioni ambientali, per il tipo di attività zootecniche praticate e le loro modalità, per i mutamenti intervenuti nelle popolazioni degli animali portatori, domestici e selvatici ecc. Il servizio veterinario deve collaborare, per quanto di competenza, coi servizi di tutela della salute nei luoghi di lavoro per la applicazione del D.Lvo 626/94 in allevamenti, macelli, laboratori di trasformazione carni, stabulari ed in genere in tutte le attività che comportano contatti con animali o loro prodotti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto le zoonosi quali causa di malattie professionali (WHO Fact Sheet December 1997) e la lotta alle zoonosi è uno dei compiti storici della veterinaria ed uno dei principali motivi della presenza dei servizi veterinari nel Servizio Sanitario Nazionale. Il Decreto Legislativo 626/94, recepimento di Direttive europee, rende obbligo di legge la valutazione del rischio biologico e la lotta alle zoonosi professionali. Tutto questo non è realizzabile senza il contributo del medico veterinario; è necessario uno sforzo culturale che permetta di realizzare quella collaborazione interdisciplinare che alcuni auspicano da tanti anni e che non si è mai realizzata compiutamente. ■


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

19

A T T U A L I T À

Xenotrapianti e clonazione umana terapeutica i hanno chiamati “ maiali dal cuore umano”. Per le dimensioni degli organi interni e per il tipo di circolazione sanguigna il suino è il candidato ideale degli xenotrapianti. I donatori umani sono notoriamente insufficienti, per questo il Governo ha introdotto una legge sul prelievo di organi umani basata sul principio del silenzio-assenso informato, mentre la ricerca biomedica sta sperimentando la strada degli xenotrapianti. Il principale limite di questa tecnica è

L

In principio fu il babbuino ’opinione pubblica venne per la prima volta informata dell’esistenza di trapianti esogeni nel 1984 quando fu trapiantato il cuore di un babbuino ad una neonata di appena quindici giorni. La bimba morì venti giorni dopo il trapianto. Nel 1992 l’esperimento venne replicato su un uomo di trentacinque anni all’università di Pittsburg. L’uomo sopravvisse due mesi e mezzo. I ricercatori americani si resero conto che la specie animale utilizzata fino a quel momento poteva essere vettore di virus sconosciuti, in grado di sfuggire al controllo durante il processo di trapianto. Ecco quindi la spinta delle industrie biotecnologiche a tentare la strada degli organi di suino. Strano ma vero i suini sono anatomicamente e fisiologicamente più vicini all’uomo delle scimmie: stessa quantità di sangue pompato dal loro cuore, organi di dimensioni adattabili, maturità sessuale precoce, alta riproduttività e possibilità di crescita in ambienti privi di agenti patogeni. La fiducia dei ricercatori è stata però minata alla scoperta del retrovirus Perv che infetta le cellule umane, lasciando intravedere altri possibili retrovirus suini che come il virus dell’Aids siano trasmissibili per via ematica o sessuale. La politica statunitense improntata al laissez faire demanda alle istituzioni sanitarie locali il compito di autoregolamentarsi, mentre il Regno Unito è sempre stato più critico sui trapianti esogeni. In Italia, dove non sono ancora stati effettuati xenotrapianti sull’uomo, il progetto è finanziato dai ministeri dell’Università e dell’Agricoltura. La responsabile, Marialuisa Lavitrano ha recentemente dichiarato ad un diffuso quotidiano nazionale: “Siamo ancora alle problematiche di base, non all’aspetto medico”.

L

il rischio di rigetto per superare il quale i ricercatori hanno pensato di modificare geneticamente gli animali inserendo nel loro DNA alcuni geni umani che “ingannerebbero” le difese del ricevente. Ma dal fronte della clonazione potrebbero arrivare ulteriori novità: il governo britannico prima e quello americano a distanza di pochi giorni si sono infatti pronunciati a favore della clonazione di embrioni umani per la ricerca medica a fini terapeutici. Numerosi ricercatori sono del parere che la clonazione umana aprirà la strada a nuove cure per molte malattie. Gli scienziati studiano in particolare la possibilità di ottenere i più svariati tessuti o organi a partire da cellule primordiali. Abbiamo chiesto al dottor Cesare Galli, responsabile del Laboratorio Tecnico di Riproduzione Consorzio e Incremento Zootecnico di Cremona un parere sulle possibili interazioni fra questi due fronti della bioricerca. Il via libera alla clonazione da parte della consulta scientifica del governo britannico, principalmente giustificata a scopo medico, potrebbe avere conseguenze sulla sperimentazione animale ed in particolare sugli xenotrapianti? La scelta di avviare la sperimentazione della cosiddetta “clonazione umana terapeutica” (CUT) si pone come possibile alternativa agli xenotrapianti. Per capire come, è necessario conoscere come potrà

funzionare e comprenderne i limiti e i vantaggi. La CUT si pone come obiettivo di generare cellule totipotenti (cellule embrionali staminali) in grandi quantità ma mai un organo intero, in quanto non è possibile far sviluppare un organo completo e funzionante in vitro. Le cellule embrionali possono essere indotte a differenziare verso diversi tipi cellulari dei vari tessuti. Per esempio in un paziente con la cirrosi epatica dovrei prelevare dalla sua cute o sangue delle cellule sane che attraverso la clonazione generano un embrione dal quale faccio crescere una linea cellulare staminale che dopo determinati trattamenti con fattori di crescita diventano cellule epatiche che innesto nel fegato con la cirrosi e recupero in parte la sua funzionalità. Il grosso vantaggio è l’assenza di rigetto quindi non è richiesta la terapia immunosoppressiva. Per lo sviluppo della CUT, la sperimentazione animale a mio giudizio è limitata alla verifica in topi immunosoppressi del potenziale proliferativo e differenziativo delle cellule embrionali staminali. L’altro possibile utilizzo di animali sperimentali sarebbe quello di mettere a punto modelli animali di CUT prima di passare all’uomo direttamente per verificare se la teoria (per ora è solo una teoria) funziona. Clonazione di embrioni e xenotrapianti potranno avere percorsi di ricerca paralleli oppure l’utiliz-

di Sabina Pizzamiglio

zo di organi di origine animale non avrà più ragione d’essere? Gli xenotrapianti sono indispensabili quando è assolutamente necessario sostituire un organo completo. Anche questa è una strada ancora lunga perché c’é il problema del rigetto, per ora si sta cercando con modifiche transgenetiche dei suini di bloccare la reazione acuta (necrosi dell’organo entro poche ore dal trapianto) poi ci sono diversi livelli di rigetto ancora da superare e comunque il paziente trapiantato avrà sempre bisogno di una terapia immunosoppressiva. Un’ ulteriore complicazione con gli xenotrapianti è il rischio non ancora ben quantificato di trasferire retrovirus suini alla specie umana (vedi http://www.nature. com/nature/prepub/). La clonazione dei suini permetterà di facilitare le mofiche transgentiche da apportare alle cellule di suino per evitare il rigetto perché tali tecniche possono ora essere effettuate sulle cellule somatiche che verranno poi utilizzate per clonare mentre in passato si doveva operare direttamente sugli embrioni con risultati imprevedivili e molto costosi. Penso che sia ancora presto dire quale sarà la strada vincente, personalmente ritengo che siano entrambe da perseguire in questo momento. Sarà possibile intraprendere anche per gli animali la clonazione a scopo terapeutico, per trapianti da animale ad altro animale?

Nel caso degli animali ritengo che il discorso economico sia il più importante. In teoria sarebbe fattibile ma in pratica avrebbe dei costi notevoli. Potrebbe in futuro costare di meno clonare l’animale piuttosto che sottoporlo a clonazione terapeutica. Per ulteriori approfondimenti: www.nature.com/nature/prepub Professione Veterinaria n. 3/2000, La clonazione animale: tra passato, presente e futuro, di Cesare Galli ■

Clonare per scongiurare l’estinzione n gruppo di scienziati del Massachusetts è riuscito a clonare le cellule di un esemplare morto di “gaur”, rarissimo bue asiatico nativo dell’India. Con una cellula epidermica i ricercatori hanno dato vita ad un embrione geneticamente identico al donatore, successivamente impiantato nell’utero di una mucca. Il Washington Post ha commentato l’evento scrivendo che grazie alla clonazione gli animali estinti potranno un giorno ritornare a popolare il pianeta. Utilizzando questa tecnica, si pensa anche di salvare il Panda, la più nota fra le specie a rischio d’estinzione.

U


22

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 A T T U A L I T À

Le sottoscrizioni sono aperte fino al 30 novembre

8.

Hai aderito al Fondo Sanitario ANMVI? Il Fondo non è una polizza. Giuridicamente è regolamentato dal DL 460/97 sull’assistenza sanitaria integrativa. Il principio ispiratore è quello della solidarietà di categoria nche il prestigioso SOLE 24 ORE ha dato spazio all’iniziativa dell’ANMVI, pubblicando la notizia che la Categoria Veterinaria non è stata a guardare e si è data un proprio Fondo Sanitario Integrativo ai sensi di legge e con il contributo di un colosso del settore come la MARSH. La positiva e sollecita risposta della Categoria Veterinaria ha infatti confermato l’importanza e la novità del progetto Le adesioni, aperte dal primo ottobre fino al 30 novembre 2000 sono già numerose, segno dell’efficace risposta del Fondo alle esigenze di garanzia sanitaria dei Colleghi. Chi non aderisce entro novembre potrà farlo solo fra tre anni. Agli iscritti alle Associazioni Federate ANMVI, a cui è riservato il diritto di ingresso, ricordiamo di seguito i principali vantaggi offerti dal Fondo e le sue caratteristiche, riportando nel dettaglio le tre opzioni in cui è articolato e pubblicando le risposte dei nostri esperti alle domande ricorrenti dei nostri sottoscrittori. Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere a www.anmvi.it oppure ai telefoni 0372/40.35.37 – 011/5654735

A

1.

ISCRIVERSI SUBITO AL FONDO SANITARIO ANMVI CONVIENE PERCHÉ:

%

il Fondo Sanitario ANMVI è gestito con esperienza e con professionalità dalla MARSH S.p.A., leader mondiale del settore che ne garantisce tutti gli aspetti finanziari, ed è amministrato dall’ANMVI attraverso un proprio Consiglio di Amministrazione, a tutela degli interessi dei medici veterinari aderenti. permette di fornire concrete risposte ai nostri bisogni sia in materia di assistenza sanitaria che di copertura di qualsiasi spesa sanitaria sostenuta anche a seguito di infortunio subito in ambito professionale o privato; comprende tutto il nucleo familiare; offre prodotti definiti in base alle specifiche esigenze della Categoria Veterinaria; comporta costi di adesione molto ridotti e concorrenziali; i Medici Veterinari che vi aderiscono da subito sono privilegiati e protetti.

%

% % % %

2.

COME ISCRIVERSI

Dal 1° ottobre al 30 novembre 2000 verranno raccolte le adesioni dei Medici Veterinari interessati, i quali potranno scegliere fra 3 diversi piani di copertura per l’assistenza sanitaria. Per finalizzare l’adesione basta compilare in ogni sua parte il modulo allegato. Nel corso del mese di dicembre il Fondo provvederà a richiedere il versamento del contributo. Le adesioni saranno operative a partire dal 1° gennaio 2001. % %

chi non aderisce entro il 30 Novembre 2000 potrà iscriversi al Fondo Sanitario A.N.M.V.I. solo il 31 dicembre 2003; è possibile passare da un piano sanitario all’altro solo alla scadenza dell’annualità e soltanto per passare ad una opzione di livello superiore (si vedano le opzioni offerte).

3.

I TRE PIANI DI ASSISTENZA SANITARIA

%

Sono stati individuati tre piani sanitari di diverso contenuto e ampiezza di copertura; la copertura è estesa al nucleo familiare; è possibile passare da un’opzione all’altra ma solo al termine dell’annualità e soltanto optando per un piano più ampio.

% %

4. COSTO ANNUO PER NUCLEO FAMILIARE (comprensivo del costo di gestione) %

Opzione minima:

Lit. 200.000

% % 5.

Lit. 1.700.000 Lit. 2.600.000

(Scoperto per evento: 20% minimo Lit. 100.000).

7.

NUCLEO FAMILIARE GARANTITO

Protesi ortopediche: massimo di Lit. 2.000.000. La garanzia è prestata con franchigia di Lit. 50.000 per evento

PER L’OPZIONE MEDIA E PER L’OPZIONE MASSIMA OPERA LA CENTRALE OPERATIVA “FILO DIRETTO” (24h SU 24h) Questo comporta:

Opzione media: Opzione massima:

Le nostre coperture sono estese all’intero nucleo familiare del socio. 6.

LE TRE OPZIONI PER L’ASSISTENZA SANITARIA

OPZIONE MINIMA (Lit. 200.000) Grandi interventi chirurgici: massimo di Lit. 200.000.000 (nessuna franchigia) % rette di degenza senza limiti di spesa; % accertamenti diagnostici effettuati fino a 120 gg prima del ricovero e accertamenti e cure effettuate nei 120 gg successivi al ricovero; % vitto e pernottamento in istituto di cura o in struttura alberghiera per un accompagnatore con un massimo di Lit. 100.000 al giorno ed un massimo di 30 gg; % Trasporto all’istituto di cura anche all’estero con un massimo di Lit. 3.000.000. % Indennità sostitutiva giornaliera (solo nel caso in cui il ricovero sia a totale carico del S.S.N.): Lit.150.000 con un massimo di 90 gg. L’elenco dettagliato dei grandi interventi chirurgici è disponibile al sito www.anmvi.it e può essere richiesto allo 0372/403537. È stato inoltre pubblicato sul numero 9/2000 di Professione Veterinaria. OPZIONE MEDIA (Lit. 1.700.000) Ricoveri con o senza intervento chirurgico: massimo di Lit. 150.000.000 (nessuna franchigia) % rette di degenza senza limiti di spesa; % accertamenti diagnostici effettuati fino a 120 gg prima del ricovero e accertamenti e cure effettuate nei 120 gg successivi al ricovero; % interventi chirurgici ambulatoriali; % vitto e pernottamento in istituto di cura o in struttura alberghiera per un accompagnatore con un massimo di Lit. 100.000 al giorno ed un massimo di 30 gg; % Trasporto all’istituto di cura anche all’estero con un massimo di Lit. 3.000.000. Grandi interventi chirurgici: massimo di Lit. 300 milioni (nessuna franchigia) Parto non cesareo Rette di degenza con il limite massimo di Lit. 150.000 al giorno. Onorari medici, accertamenti diagnostici, cure, medicinali, esami riguardanti il periodo di ricovero anche per il neonato. Indennità sostitutiva giornaliera (Solo nel caso in cui il ricovero sia a totale carico del S.S.N.) % Lit. 150.000 al giorno con un massimo di 90 gg in caso di ricovero con intervento chirurgico; % Lit 100.000 al giorno con un massimo di 90 gg in caso di ricovero senza intervento chirurgico; Indennità di convalescenza (solo a seguito di ricovero di almeno 20 gg con intervento chirurgico) % Lit. 50.000 al giorno con un massimo di 90 gg in caso di ricovero con intervento chirurgico; Extraospedaliere: massimo di Lit. 5.000.000 (scoperto per evento: 10% minimo Lit. 25.000) % Agopuntura (se effettuata da medico) % Angiografia; % Arteriografia; % Coronarografia; % Chemioterapia; % Cobaltoterapia; % Diagnostica radiologica; % Dialisi; % Doppler; % Ecografia; % Elettrocardiografia; % Laserterapia; % Risonanza magnetica nucleare; % Scintigrafia; % TAC; % Telecuore; % Endoscopia (tutti gli esami di tipo invasivo). Visite specialistiche quali: analisi, visite, esami diagnostici e di laboratorio se non rientranti nei capitoli di spesa relativi a ricoveri con o senza intervento chirurgico e alle extraospedaliere con un massimo di Lit. 1.500.000.

OPZIONE MASSIMA (Lit. 2.600.000) (Sono valide tutte le condizioni della opzione media con le seguenti variazioni o integrazioni): Ricoveri con o senza intervento chirurgico: massimo di Lit. 300.000.000 (nessuna franchigia) Grandi interventi chirurgici: massimo di Lit. 500.000.000 Extraospedaliere: massimo di Lit. 10.000.000 (scoperto per evento: 10% minimo Lit. 25.000). Visite Specialistiche quali: analisi, visite, esami diagnostici e di laboratorio se non rientranti nei capitoli di spesa relativi a ricoveri con o senza intervento chirurgico e alle extraospedaliere con un massimo di Lit. 3.500.000. (Scoperto per evento: 20% minimo Lit. 100.000).

CENTRALE OPERATIVA “FILO DIRETTO”

%

consulti medici telefonici notturni e festivi;

%

invio gratuito di un medico in casi d’urgenza (max 3 volte all’anno);

%

consegna gratuita di farmaci a domicilio (max 3 volte all’anno);

%

trasporto gratuito in autoambulanza in Italia (max 3 volte all’anno);

Le prestazioni ammesse al rimborso presuppongono l’esistenza dello stato di malattia e/o di infortunio. Se mancano tali presupposti ovviamente le prestazioni non possono considerarsi rimborsabili. In particolare, quindi, non sono rimborsabili: ♦

%

assistenza infermieristica (solo reperimento del personale);

%

rete sanitaria convenzionata;

♦ ♦

%

gestione gratuita dell’appuntamento (tel. 800/24079 oppure 800/24080);

%

%

consulenza nazionale ed internazionale nei settori cardiologico ed oncologico. (In questi casi, a richiesta, ricerca dello specialista con: organizzazione logistica trasferimento, traduzione cartella clinica, check-up oncologico ed informazioni ai familiari).

& Cure dentarie: massimo di Lit. 2.500.000 (scoperto per evento: 20% minimo Lit. 300.000).

PRINCIPALI ESCLUSIONI

% LIMITI DELLE PRESTAZIONI Sono escluse dal rimborso le spese relative a: ♦ intossicazioni conseguenti ad abuso di alcolici o ad uso di allucinogeni nonché ad uso non terapeutico di psicofarmaci o stupefacenti; ♦ infortuni sofferti sotto l’influenza di sostanze stupefacenti o simili (non assunte a scopo terapeutico); in conseguenza di proprie azioni delittuose; derivanti da partecipazione a gare professionistiche e relative prove ed allenamenti; derivanti da movimenti tellurici, eruzioni vulcaniche, inondazioni o alluvioni; ♦ conseguenze dirette od indirette di trasmutazione del nucleo dell’atomo, come pure di radiazioni provocate dall’accelerazione artificiale di particelle atomiche. ♦ malattie mentali (incluse nevrosi e psiconevrosi);

tutte le prestazioni mediche intese ad eliminare o correggere difetti fisici preesistenti all’iscrizione; chirurgia plastica a scopo estetico; visite per abilitazioni sportive, per patenti e simili. PERSONE NON ASSOGGETTABILI ALLA PRESTAZIONE Le persone affette da infermità mentali, tossicodipendenza, alcoolismo, epilessia, paralisi, delirium tremens, non sono assoggettabili alla prestazione e la prestazione cessa con il loro manifestarsi nei modi e nei termini previsti dall’articolo 1898 del Codice Civile.

FONDO DI ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA A.N.M.V.I. MODULO DI ADESIONE (da inviare via fax alla Segreteria A.N.M.V.I. al n° 0372/457091 oppure al n° 0372/403526) Per informazioni: 0372/403537 Cognome

Nome

Luogo di nascita

Prov.

Data di nascita

Cod. Fiscale Indirizzo

Cap

Città

Pr.

Telefono Iscritto alla seguente Associazione Federata ANMVI

Coordinate bancarie ABI _____________________ CAB ______________________ N. Conto_____________________________________________

OPZIONE PRESCELTA ❏ Opzione minima (Lit. 200.000)

❏ Opzione media (Lit. 1.700.000)

❏ Opzione massima (Lit. 2.600.000)

COMPOSIZIONE NUCLEO FAMILIARE Cognome e nome

Data di Nascita (giorno/mese/anno)

Grado di parentela (*)

(*) Coniuge:

(*) Convivente:

(*) Figlio:

(*) Figlia:

(*) Genitore convivente:

CG

CV

FO

FA

GC

Data

Firma

__________________________________________

__________________________________________


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

23

A T T U A L I T À

DOMANDE SUL FONDO SANITARIO ANMVI Per attivare la copertura, come posso iscrivermi? È sufficiente compilare il modulo di adesione ed inviarlo via fax alla segreteria A.N.M.V.I. al numero 0372/457091. Nel corso del mese di dicembre il Fondo invierà agli aderenti la richiesta di contribuzione e la copertura decorrerà dal 1° gennaio 2001. Dal punto di vista finanziario quali sono le garanzie di copertura del Fondo? Essendo il Fondo gestito dalla MARSH che, leader mondiale del settore gestisce fondi per oltre 800.000 miliardi di lire, tutti i sottoscrittori hanno la massima garanzia di serietà e correttezza operativa e finanziaria. La copertura è estesa a tutto il nucleo familiare? I costi indicati sono relativi ad ogni singolo componente o a tutto il nucleo? La copertura vale per tutto il nucleo familiare dell’iscritto intendendo il coniuge (o il convivente) ed i figli conviventi. È possibile anche inserire i genitori purché siano conviventi come da stato di famiglia. Il premio indicato è relativo alla copertura assicurativa dell’intero nucleo familiare. Come faccio ad ottenere i rimborsi delle spese mediche sostenute e che tipo di documentazione devo presentare? Ad ogni aderente verranno inviati alcuni moduli per la richiesta dei rimborsi, con tutte le istruzioni per la trasmissione dei documenti necessari. Naturalmente, in linea generale, sarà necessaria la fattura originale attestante la spesa e la diagnosi che attesti lo stato di malattia. Come ricevo i rimborsi delle spese sostenute? Direttamente sul tuo conto corrente. Per questo motivo è bene compilare esattamente il modulo di adesione anche nella parte relativa alle coordinate bancarie. Cosa succede se il mio nucleo familiare subisce modifiche nel corso dell’anno? A tutti gli aderenti verranno inviati dei moduli per la tempestiva comunicazione delle modifiche del nucleo familiare (ad es. in caso di matrimonio, nascita di un figlio ecc.). Ho già in corso una polizza sanitaria assicurativa che scade fra due anni. Posso comunque aderire al Fondo Sanitario ANMVI? Puoi certamente aderire. Se la tua polizza ti dà già una buona copertura puoi iniziare sottoscrivendo l’opzione minima di lit. 200.000 con la possibilità di passare ad opzioni superiori allo scadere della tua polizza, altrimenti puoi sempre scegliere l’opzione che ritieni più opportuna ad integrazione della polizza che hai in corso. Ho già in corso una polizza sanitaria. Posso ottenere due rimborsi? Sì, ma solo fino al limite della spesa sanitaria sostenuta. In questo caso la copertura del Fondo A.N.M.V.I. può operare ad integrazione della copertura sanitaria individuale. La copertura è valida anche per le malattie diagnosticate antecedentemente all’iscrizione al Fondo? Certo, il grande vantaggio dell’iscrizione al Fondo A.N.M.V.I. è proprio il fatto che sono incluse anche le malattie pregresse e che il socio non debba presentare alcun questionario anamnestico che è sempre fonte di discussione con le Compagnie di Assicurazione.

Dopo quanto tempo posso presentare la prima richiesta di rimborso? Non vi sono periodi di attesa, neanche per la garanzia relativa al parto.

congenite di handicap, rientra fra quelli assoggettabili al Fondo, ma solo a copertura di spese sanitarie sostenute per ragioni estranee ed indipendenti dalla condizione dell’interessato.

te con la MARSH, leader mondiale presente con proprie filiali in più di 100 Paesi, può rispondere di spese sostenute in qualsiasi parte del mondo, conformemente all’opzione scelta.

Se aderisco, posso decidere di interrompere la mia partecipazione al Fondo? Certamente, ogni socio può decidere liberamente di interrompere la partecipazione al Fondo alla scadenza annuale dandone comunicazione scritta al Fondo entro il 31 ottobre di ogni anno. In questo caso, però, il socio non potrà più essere riammesso.

In caso di malattia cronica, le ricorrenti spese per l’acquisto di farmaci rientrano fra quelle rimborsabili? Le spese per i farmaci rientrano nelle coperture indicate dal Fondo; esclusivamente per quei medicinali utilizzati nel corso di ricoveri ospedalieri relativi alla malattia. È previsto il rimborso fino al raggiungimento dei massimali previsti.

Posso uscire dal Fondo? Certamente, alla scadenza annua dell’adesione (31/12 anno solare), si può recedere dal Fondo. È però importante ricordare che non è più possibile aderirvi in corso di triennio, ma solo alle scadenze triennali già previste (2004/2007, ecc…)

Quali privilegi e protezioni ho aderendo subito al Fondo? Il limite di data per l’adesione al Fondo garantisce chi aderisce subito da eventuali sottoscrizioni avanzate dopo questa data e motivate esclusivamente dall’insorgere di un problema sanitario imprevisto.

Il Fondo non prevede una visita preventiva, normalmente prevista dalle polizze assicurative. Perché? È stato più volte precisato che le caratteristiche del Fondo non sono quelle di una polizza assicurativa. Il Fondo parte da un concetto di solidarietà fra appartenenti alla stessa Categoria e non è quindi determinante ai fini della sottoscrizione conoscere lo stato di salute dell’aderente. Il Fondo, diversamente da una qualsiasi compagnia assicurativa non fa valutazioni economiche. Sono esclusi pertanto soltanto i casi previsti in modo specifico al punto 8 del prospetto e quelli ulteriormente dettagliati dalla risposta alla domanda numero 5.

Nel caso decidessi di essere ricoverato in una struttura pubblica che cosa mi riconosce il Fondo visto che l’assistenza sanitaria sarebbe comunque gratuita? In questo caso il Fondo garantisce un’indennita sostitutiva giornaliera di Lire 150.000 per un massimo di 90 gg. Posso decidere di cambiare opzione? Sì, alla fine di ogni anno è possibile scegliere un’opzione diversa, ma soltanto passando dalle opzioni inferiori a quelle superiori. Sono già iscritto ad una delle Associazioni Federate all’A.N.M.V.I., ma decido di non aderire al Fondo. Posso farlo successivamente? Certamente, ma se perdi questa prima occasione non potrai più aderire al Fondo prima del 31/12/2003. Data la validità dell’iniziativa, ti conviene aderirvi fin da ora, anche solo con l’opzione minima che offre comunque grandi vantaggi, e riservarti per il futuro la possibilità di passare ad altre opzioni. Posso detrarre il costo dalla mia dichiarazione dei redditi? No, i costi non sono detraibili dalla dichiarazione di redditi. Le spese sanitarie sostenute sono detraibili dalla mia dichiarazione dei redditi? Sì, le spese sanitarie, anche se rimborsate, sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi secondo le norme espressamente previste per tali tipi di oneri. Per questo motivo il Fondo restituisce le fatture originali direttamente all’indirizzo di ogni socio indicato nel modulo di adesione. Rinviando il mio ingresso nel Fondo, alla fine del 2003 troverò le stesse quote o queste subiranno aumenti? Le quote saranno sicuramente maggiori rispetto alle attuali (200.000/1.700.000/2.600.000) in quanto si è ritenuto di favorire chi avrà dato fiducia a questo progetto fin dalla sua nascita.

Sono rimborsati anche gli interventi chirurgici ambulatoriali? Sono rimborsati tutti gli interventi di cui all’opzione prescelta, indipendentemente dal fatto che sia previsto il ricovero. In caso di modifica del nucleo familiare cosa succede? È sufficiente comunicare immediatamente la modifica al Fondo. Il convivente rientra fra le persone previste dal Fondo? Rientra soltanto nel caso in cui risulti dallo Stato di Famiglia ed abbia la stessa residenza del sottoscrittore. Il Fondo verifica che la persona per cui si richiede un rimborso appartiene realmente al nucleo famigliare? Il documento che fa fede è lo Stato di Famiglia. Il nominativo dell’interessato deve figurare fra quelli comunicati attraverso il modulo di adesione, all’atto d’ingresso al Fondo o con successive comunicazioni per variazione del nucleo famigliare. In quanto tempo si viene rimborsati? Il Fondo sostiene direttamente le spese sanitarie unicamente in caso di ricovero con intervento chirurgico. Sostiene inoltre direttamente le spese ad esso relative e quelle dell’equipe medica, ma solo se la struttura ospedaliera è fra quelle convenzionate con la rete di FILO DIRETTO. In ogni caso, quando il Fondo ANMVI sarà a regime i tempi di liquidazione non dovrebbero superare i 35/45 giorni dal ricevimento della documentazione completa.

Sottoscrivendo oggi il Fondo, vedrò mantenuta la mia quota di adesione annuale oppure questa potrà subire aumenti? Sarà il Fondo stesso a valutare eventuali variazioni delle quote per risvolti inflazionistici o per ampliamenti di contenuto delle diverse opzioni.

Com’è possibile che il Fondo anche con pochi iscritti possa essere comunque operativo? Il Fondo veterinario può essere operativo anche con un solo aderente, in quanto inserendosi in un contesto più ampio, tramite la MARSH, che vede già oggi l’adesione di più di 100.000 soggetti, dà la massima garanzia e copertura finanziaria.

Ho un figlio down. Può rientrare fra le persone che possono aderire al Fondo? Questo caso, come altre forme

Il Fondo copre spese sanitarie eventualmente sostenute all’estero? Il Fondo, collaborando direttamen-

Serve avere anche una polizza assicurativa? Il Fondo prevede tre diverse opzioni. È evidente che la maggiore dà una copertura più ampia ed in questo caso non è necessaria una polizza integrativa. Chi avesse già in corso una polizza assicurativa può aderire subito al Fondo sfruttando l’opzione minima (senza perdere il diritto d’ingresso altrimenti rimandato fino al 2003) riservandosi la possibilità di passare ad opzioni maggiori allo scadere della polizza assicurativa. Come avvengono i passaggi di opzione in opzione? Alla scadenza annuale è possibile passare dall’opzione minima alla media o alla massima. Non è possibile retrocedere da opzioni superiori ad opzioni inferiori. Quando devo pagare la quota del Fondo? La quota del Fondo dovrà essere pagata tutti gli anni a dicembre per l’anno a venire. Entro il 31 gennaio successivo dovrà essere anche versata la quota d’iscrizione ad una delle Associazioni Federate ANMVI per non perdere il diritto di aderire al Fondo. Se non rinnovo l’iscrizione ad una Associazione Federata ANMVI posso continuare a restare nel Fondo? La mancata iscrizione ad una Associazione Federata ANMVI fa decadere automaticamente la possibilità di restare nel Fondo. Si deve quindi attendere la scadenza triennale per rientrarvi, regolarizzando la posizione associativa ad una delle associazioni federate. Sono un dipendente pubblico e non sono iscritto a nessuna delle Associazioni Federate ANMVI. Posso iscrivermi al Fondo? No. È condizione preliminare e indispensabile la regolare appartenenza ad una di esse. Sono studente e non mi sono ancora iscritto ad una Associazione Federata ANMVI. Lo farò nel 2001: dovrò aspettare il 2004 per poter aderire anche al Fondo? Assolutamente no. I nuovi iscritti, studenti o laureati, ad una delle Associazioni Federate ANMVI, possono aderire in qualsiasi momento al Fondo senza aspettare la scadenza triennale. Anche nel 2001. Quella dei soci di prima iscrizione è un’eccezione ammessa dal Fondo. Inoltre, se la nuova iscrizione alla società viene regolata dopo il 30 giugno, la quota di adesione al Fondo per l’anno d’ingresso verrà corrisposta al 50%. Ho già sottoscritto una polizza infortuni. Mi è comunque utile aderire al Fondo? Certamente. La polizza infortuni non è abbinata ad una polizza sanitaria e quindi i costi inerenti alle prestazioni sanitarie, anche se legate all’infortunio, non sono coperti. Pertanto, è assolutamente necessaria l’adesione al Fondo, che al contrario li copre.

Da chi è amministrato il Fondo? Attualmente da un Consiglio di Amministrazione composto da alcuni Consiglieri dell’ANMVI che si sono occupati esclusivamente degli aspetti legali ed operativi per far partire il progetto. A fine anno, chiuse le adesioni al Fondo, saranno gli stessi aderenti in assemblea ad eleggere il nuovo Consiglio di Amministrazione. Quali sono i vantaggi dell’adesione al Fondo rispetto ad una polizza assicurativa? Un notevole vantaggio è quello della semplicità di adesione che non richiede visite preventive. Un altro, più evidente, è la presenza di un’opzione che prevede una quota annua estremamente contenuta, a parità di coperture offerte da qualsiasi polizza assicurativa. Inoltre, è bene ricordare che se il Fondo raggiungerà un consistente numero di aderenti, potrà diventare completamente autonomo e risparmiare ulteriori costi di gestione a tutto vantaggio dei suoi sottoscrittori. La quota annua di adesione al Fondo è fissa e riferita al nucleo familiare indipendentemente dal numero dei componenti? Tutte le quote di sottoscrizione e i massimali delle varie opzioni sono fissi e riferiti all’intero nucleo familiare indipendentemente dal numero dei suoi componenti. Il Fondo può rifiutare ad un suo aderente il rinnovo dell’adesione? Il rifiuto potrà essere giustificato esclusivamente da: 1) mancato rinnovo della quota di iscrizione ad una Associazione Federata ANMVI 2) comportamenti scorretti o illegali nei confronti del Fondo. Il Fondo prevede la copertura in caso di parto cesareo? Certamente. Il parto cesareo rientra nei casi di ricovero con intervento chirurgico. L’accertamento diagnostico con ricovero è previsto dal Fondo? Il ricovero senza intervento chirurgico è previsto dal Fondo. Se il ricovero per l’accertamento è richiesto da un medico a seguito dell’individuazione di un segno clinico, l’esame rientra fra quelli riconosciuti dal Fondo. Sono previste coperture per controlli sanitari periodici ordinari (es. visita ginecologica, oculistica, ecc…)? No, perché se si tratta di controlli di routine non richiesti dal medico curante per l’individuazione di un segno clinico non rientrano nelle coperture del Fondo. Sono miope, il Fondo mi rimborsa un intervento laser per la correzione della miopia? No. Se l’intervento laser è invece richiesto per una patologia oculare sarebbe certamente rimborsato. Come viene considerata l’ortodonzia dal Fondo? È compresa nelle cure dentarie (opzione massima). Perché le quote del Fondo non sono detraibili? Le quote non sono detraibili secondo quanto previsto dalla normativa fiscale. Le spese sanitarie rimborsabili dal Fondo continuano ad essere deducibili nel 730/740? Sì, sulla base di quanto previsto dalla normativa fiscale, anche se si tratta di spese rimborsate dal Fondo. ■


24

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L ’ A P P R O F O N D I M E N T O

Novità e perplessità del D.M. 219/2000 sui rifiuti sanitari tre anni dall’emanazione del Decreto Ronchi, D.Lvo 22/97 relativo allo smaltimento dei rifiuti in generale, il quadro normativo è stato integrato con il D.M. 219/00, regolamento che disciplina la gestione dei rifiuti sanitari di cui all’art. 45 del Ronchi. In base a quanto disposto dall’art. 1, comma 3 del nuovo decreto “Le strutture sanitarie devono provvedere alla gestione dei rifiuti prodotti secondo criteri di sicurezza, nel rispetto dei principi stabiliti dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e dal presente regolamento”. Illustrare come devono essere gestiti i rifiuti sanitari alla luce del nuovo regolamento è lo scopo principale del presente lavoro. Tuttavia, è doveroso, da parte nostra, evidenziare alcune delle perplessità che sono sorte nell’analizzare la recente disposizione, perplessità che, se non chiarite, possono modificare l’ambito di applicazione della norma.

A

CONCETTO DI RIFIUTO SANITARIO Se in passato avevamo più volte affermato che non esisteva una definizione giuridica di rifiuto sanitario, tale mancanza viene oggi superata con l’emanazione del D.M. 219/00. Infatti, all’art. 2, comma 1, lett. a), i “rifiuti sanitari” vengono definiti come “i rifiuti elencati a titolo esemplificativo, negli allegati I e II del presente regolamento, che derivano da strutture pubbliche e private, individuate ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, che svolgono attività medica e veterinaria di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca ed erogano le prestazioni di cui alla legge 23 dicembre 1978, n. 833”. Nell’esaminare i contenuti di questa definizione, sorge subito la prima perplessità. 1) In riferimento al D.Lvo 502/92 dobbiamo dire che tale decreto individua le strutture sanitarie soggette ad autorizzazione sanitaria. Senza entrare in ulteriori approfondimenti e, in attesa che vengano emanate nuove disposizioni in merito alle strutture veterinarie, possiamo affermare che, al momento attuale, gli studi veterinari non sono sottoposti all’obbligo di autorizzazione sanitaria. 2) Non è sufficiente che i rifiuti, per poter essere definiti sanitari, provengano dalle strutture sopra citate in quanto le stesse devono anche erogare le prestazioni di cui alla L. 833/78 che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.). Risulta, pertanto, che ai sensi del decreto per rifiuto sanitario si deve intendere quello proveniente da una struttura sanitaria, sia pubblica che privata, soggetta ad autorizzazione sanitaria e che eroga quelle

prestazioni sanitarie che lo Stato è tenuto a garantire ai cittadini. Non c’è dubbio alcuno che le prestazioni effettuate dal medico veterinario ufficiale rappresentano

compiti di istituto, rientrando nella disciplina della L. 833/78. Diversamente, rimangono perplessità relativamente all’attività del medico veterinario libero professionista che

non sempre assicura prestazioni che costituiscono compiti del S.S.N. (Ad esempio, quando sterilizza un animale per espressa volontà del suo proprietario).

di M.C. Lopez Moreno F. Pezza Istituto di Medicina Legale e Legislazione Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano

Preliminarmente occorre stabilire se le strutture veterinarie private siano da considerarsi o meno tra quelle che comunque svolgono funzioni di sanità pubblica ai sensi


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

25

L ’ A P P R O F O N D I M E N T O

della L. 833/78, almeno quando nelle stesse viene assicurata l’assistenza zooiatrica di base. In caso di risposta positiva, la struttura verrebbe a svolgere una funzione essenziale di sanità pubblica e quindi i rifiuti provenienti da ambulatori veterinari, a gestione privata, sono da considerarsi sanitari ed entrano nell’ambito di applicazione del D.M 219/00. Ne consegue che, fermo restando detta premessa, alle stesse strutture verrebbe ad applicarsi anche l’art. 4 del decreto n. 219/00 che stabilisce che “nel caso in cui la prestazione del personale sanitario delle strutture pubbliche e private che erogano le prestazioni di cui alla legge 23 dicembre 1978, n. 833, e al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, sia svolta all’esterno delle stesse, si considerano luogo di produzione dei rifiuti sanitari le strutture medesime, (omissis). Il conferimento di tali rifiuti dal luogo in cui è effettuata la prestazione alla struttura sanitaria avviene sotto la responsabilità dell’operatore sanitario che ha fornito la prestazione, in tempo utile per garantire il rispetto dei termini di cui all’articolo 45, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22”. “Si considerano altresì prodotti presso le strutture sanitarie di riferimento i rifiuti sanitari, con esclusione di quelli assimilati agli urbani, prodotti presso gli ambulatori decentrati dell’azienda sanitaria di riferimento”. In tale logica, si rafforza il principio che soltanto i rifiuti provenienti dalle prestazioni di cui alla L. 833/78 sono sottoposti a quest’obbligo. Infatti, a titolo esemplificativo possiamo dire che rientrano in tale ipotesi i rifiuti prodotti dal medico veterinario ufficiale che si reca ad un allevamento per effettuare operazioni di bonifica sanitaria (prove intradermotubercoliniche), mentre i rifiuti prodotti dal medico veterinario durante una vaccinazione facoltativa di animali non sono da considerarsi sanitari, bensì rifiuti provenienti dall’allevamento. Riportiamo gli allegati I e Il del nuovo decreto ministeriale dove vengono elencati, sia pure a titolo esemplificativo, le tipologie di rifiuti da considerare sanitari, nel rispetto della definizione presente nel decreto. CLASSIFICAZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI SANITARI Premesso quanto sopra e, tenendo conto che il nuovo regolamento abroga in maniera diretta il D.M. 25.5.1989 –“Individuazione dei rifiuti ospedalieri da qualificare come assimilabili ai rifiuti solidi urbani”- nonché alcuni dei punti della Deliberazione Interministeriale 27.7.1984 –in particolare i punti 1.1.3, 2.2 (raccolta e trasporto di rifiuti ospedalieri e simili e di rifiuti provenienti da laboratori biologici) e 4.2.3.3- vogliamo ora illustrare come vengono classificati e come devono essere gestiti i rifiuti sanitari in base alla nuova disposizione.

Classificazione dei rifiuti sanitari In base alla pericolosità il D.M. 219/00 differenzia i rifiuti sanitari in: A).- Rifiuti sanitari non pericolosi B).- Rifiuti sanitari pericolosi, che a sua volta vengono distinti in: B.1).- Pericolosi a rischio infettivo (H9) B.2).- Pericolosi non a rischio infettivo. Il regolamento, inoltre, stabilisce quali siano le nuove categorie di: C) rifiuti sanitari assimilabili ai rifiuti urbani e D) rifiuti sanitari che richiedono particolari sistemi di gestione.

Gestione dei rifiuti sanitari Dal combinato disposto del D.Lvo 22/97 con il nuovo regolamento di attuazione, risulta che la gestione delle categorie di rifiuti di cui sopra, viene così disciplinata: A).- Rifiuti sanitari non pericolosi: appartengono a questa categoria i rifiuti non compresi tra quelli elencati nell’allegato D del D.Lvo 22/97. Il tempo di permanenza nel deposito temporaneo (art.6, comma 1, lett. m), punto 3, D.Lvo 22/97) di questa tipologia di rifiuti viene così differenziato: • se il quantitativo di rifiuti in depo-

sito non supera i 20 metri cubi nell’anno o la struttura è localizzata nelle isole minori, la durata massima è di un anno; • se si superano i 20 metri cubi all’anno, il tempo di permanenza nel deposito temporaneo è di tre mesi o quando il deposito raggiunge i 20 metri cubi. Il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle norme tecniche. B) RIFIUTI SANITARI PERICOLOSI B.1.- RIFIUTI SANITARI A RISCHIO INFETTIVO (H9). Sono in-

Allegato I (art. 2, comma 1, lettera a) TIPOLOGIE DI RIFIUTI SANITARI E LORO CLASSIFICAZIONE (elenco esemplificativo) COMPOSIZIONE

TIPO RIFIUTO

REGIME GIURIDICO

1.- Rifiuti a rischio infettivo di cui all’art. 2, comma 1, lettera d) C.E.R. 180103 o 180202

Assorbenti igienici, pannolini pediatrici e pannoloni Bastoncini cotonati per colposcopia e paptest Bastoncini oculari non sterili Bastoncini oftalmici di TNT Cannule e drenaggi Cateteri (vescicali, venosi, arteriosi per drenaggi pleurici, ecc.), raccordi, sonde Circuiti per circolazione extracorporea Cuvette monouso per prelievo bioptico endometriale Deflussori Fleboclisi contaminate Filtri di dialisi. Filtri esausti provenienti da cappe (in assenza di rischio chimico) Guanti monouso Materiale monouso: vials, pipette, provette, indumenti protettivi mascherine, occhiali, telini, lenzuola, calzari, seridrape, soprascarpe, camici Materiale per medicazione (garze, tamponi, bende, cerotti, lunghette, maglie tubolari) Sacche (per trasfusioni, urina stomia, nutrizione parenterale) Set di infusione Sonde rettali e gastriche Sondini (nasografici per broncoaspirazione, per ossigenoterapia, ecc.) Spazzole, cateteri per prelievo citologico Speculum auricolare monouso Speculum vaginale Suturatrici automatiche monouso Gessi o bendaggi Denti e piccole parti anatomiche non riconoscibili Lettiere per animali da esperimento Contenitori vuoti Contenitori vuoti di vaccini ad antigene vivo Rifiuti di gabinetti dentistici Rifiuti di ristorazione Spazzatura

Pericolosi a rischio infettivo

1-bis Rifiuti provenienti dallo svolgimento di attività di ricerca e di diagnostica batteriologica

Piastre, terreni di colture ed altri presidi utilizzati in microbiologia e contaminati da agenti patogeni

Pericolosi a rischio infettivo

2. Rifiuti taglienti C.E.R. 180103 o 180202

Aghi, siringhe, lame, vetri, lancette pungidito, venflon, testine, rasoi e bisturi monouso

Pericolosi a rischio infettivo

2-bis Rifiuti taglienti inutilizzati C.E.R. 180101 o 180201

Aghi, siringhe, lame, rasoi

3. Rifiuti anatomici, C.E.R. 180103 o 18202

Tessuti, organi e parti anatomiche non riconoscibili Animali da esperimento

Pericolosi a rischio infettivo

4. Contenitori vuoti, C.E.R. 180104 180203

Contenitori vuoti di farmaci, di farmaci veterinari, dei prodotti ad azione disinfettante, di medicinali veterinari prefabbricati, di premiscele per alimenti medicamentosi, di vaccini ad antigene spento, di alimenti e di bevande, di soluzioni per infusione

Speciali/assimilati agli urbani se conformi alle caratteristiche di cui all’art. 5 del presente regolamento

5. Rifiuti farmaceutici, C.E.R. 180105

Farmaci scaduti, farmaci di ritorno dai reparti

Speciali

6. Sostanze chimiche di scarto e rifiuti farmaceutici da servizio veterinario, C.E.R. 180204

Farmaci scaduti, sostanze chimiche di scarto da strutture veterinarie

Pericolosi

Speciali

clusi in questa categoria, ai sensi dell’art. 2, lett. d) punto 3 del D.M. 219/00,“I rifiuti provenienti da attività veterinaria, esclusi i rifiuti disciplinati dal D.Lvo 508/92, che: 3a) siano contaminati da agenti patogeni per l’uomo o per gli animali; 3b) siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto per i quali sia ravvisato, dal medico veterinario competente, un rischio di patologia trasmissibile attraverso tali liquidi”. Tali rifiuti devono essere identificati con il codice CER 18.02.02. Il deposito temporaneo (art. 45, D.Lvo 22/97) deve essere effettuato in condizioni tali da non causare alterazioni che comportino rischi per la salute e può avere una durata: • di trenta giorni, se la quantità di rifiuti non supera i duecento litri al mese; • di cinque giorni, se si superano i duecento litri al mese. Al direttore o responsabile sanitario della struttura compete la sorveglianza ed il rispetto di questa disposizione, fino al conferimento dei rifiuti all’operatore autorizzato al trasporto verso l’impianto di smaltimento. Il deposito temporaneo, la movimentazione interna alla struttura sanitaria, lo stoccaggio, la raccolta ed il trasporto dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo devono essere effettuati utilizzando apposito imballaggio a perdere, anche flessibile, recante la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo” e il simbolo del rischio biologico o, se si tratta di rifiuti taglienti o pungenti, apposito imballaggio rigido a perdere recante la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo taglienti e pungenti”, contenuti entrambi nel secondo imballaggio rigido esterno, eventualmente riutilizzabile previa idonea disinfezione ad ogni ciclo d’uso, recante la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo”. Questi ultimi imballaggi esterni devono avere caratteristiche adeguate per resistere agli urti ed alle sollecitazioni provocate durante la loro movimentazione e trasporto, e devono essere realizzati in un colore idoneo a distinguerli dagli imballaggi utilizzati per il conferimento degli altri rifiuti. Si ricorda che chiunque effettua il deposito temporaneo con violazione delle modalità sopraindicate, è punito con la pena dell’arresto da tre mesi ad un anno o con la pena dell’ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire trenta milioni per quantitativi non superiori a duecento litri. Lo stoccaggio, la raccolta ed il trasporto dei rifiuti pericolosi a rischio infettivo restano sottoposte al regime generale dei rifiuti pericolosi. La termodistruzione, in impianti autorizzati ai sensi del D.Lvo 22/97, è il metodo di smaltimento previsto per i rifiuti sanitari con pericolo infettivo. Tuttavia, sono previste delle deroghe a questa disposizione in casi particolari.


26

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L ’ A P P R O F O N D I M E N T O

B.2.- RIFIUTI SANITARI CON PERICOLO DIVERSO DAL INFETTIVO. Sono inclusi in questa categoria i rifiuti compresi nell’allegato D del decreto Ronchi che presentano almeno una delle caratteristiche di pericolosità, tranne quella infettiva (H9), dell’allegato I del medesimo decreto. Alcuni di questi rifiuti vengono elencati, a titolo esemplificativo, nell’allegato II del D.M. 219/00. La durata del deposito temporaneo (art. 6, comma 1, lett. m) punto 2, D.Lvo 22/97) viene stabilita in funzione della quantità di rifiuti prodotti: • è di un anno, se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 10 metri cubi nell’anno o la struttura è localizzata nelle isole minori; • è di due mesi, se si superano i 10 metri cubi all’anno o quando il deposito raggiunge i 10 metri cubi. Il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle norme tecniche che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose nonché nel rispetto delle norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura dei rifiuti pericolosi. C.- RIFIUTI SANITARI ASSIMILABILI AI RIFIUTI URBANI Il D.M. 219/00 stabilisce quali sono le categorie di rifiuti sanitari assimilabili ai rifiuti urbani e, quindi, assoggettati al regime giuridico e modalità di gestione di questi ultimi. A condizione che si tratti di rifiuti sanitari non pericolosi, sono assimilabili ai rifiuti urbani: 1) i rifiuti derivanti dalla preparazione dei pasti provenienti dalle cucine delle strutture sanitarie; 2) i rifiuti derivanti dall’attività di ristorazione e i residui dei pasti provenienti dai reparti di degenza delle strutture sanitarie, esclusi quelli che provengono da pazienti affetti da malattie infettive per i quali sia ravvisata clinicamente, dal medico che li ha in cura, una patologia trasmissibile attraverso tali residui; 3) vetro, carta, cartone, plastica, metalli, imballaggi in genere, materiali ingombranti da conferire negli ordinari circuiti di raccolta differenziata, nonché altri rifiuti non pericolosi che per qualità e per quantità siano assimilati agli urbani ai sensi di regolamenti comunali (art. 21, comma 2, lettera g D.Lvo 22/97); 4) la spazzatura; 5) i rifiuti costituiti da indumenti monouso; 6) i rifiuti provenienti da attività di giardinaggio effettuata nell’ambito delle strutture sanitarie; 7) i gessi ortopedici, gli assorbenti igienici, i pannolini pediatrici e i pannoloni; 8) i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo assoggettati a procedimento di sterilizzazione effettuato secondo quanto stabilito nel D.M. 219/00 e a condizione che si verifichino determinate condizioni: che sia in esercizio nell’ambito territoriale ottimale di cui all’articolo 23 del D.Lvo 22/97, almeno un

Allegato II (art. 2, comma 1, lettera a) RIFIUTI SANITARI PERICOLOSI NON A RISCHIO INFETTIVO (elenco esemplificativo) DENOMINAZIONE

C.E.R

Miscela solventi organici Miscela solventi alogenati e non Soluzioni acide.... Soluzioni basiche.... Soluzioni con metalli pesanti Soluzioni acquose organiche Terre filtranti da cromatografia ed affini Oli esausti da pompe a vuoto Liquidi di fissaggio Liquidi di sviluppo Reagenti acidi Reagenti basici Reagenti solventi Reagenti solventi alogenati Rifiuti contenenti mercurio Reagenti solidi inorganici Materiali isolanti contenenti amianto Lampade fluorescenti.... Batterie (pile) ed accumulatori esausti....

impianto di incenerimento per rifiuti urbani, oppure sia intervenuta autorizzazione regionale allo smaltimento in discarica, secondo quanto previsto all’articolo 45, comma 3, del medesimo decreto legislativo. I suddetti rifiuti sanitari, eccetto quelli del punto 8, vengono gestiti, a tutti gli effetti, come i rifiuti urbani. Quindi, l’obbligo che la normativa precedente imponeva in relazione alle indicazioni da apporre sui contenitori (struttura sanitaria di provenienza e dicitura “rifiuti di origine sanitaria assimilabili agli urbani”) viene a cadere. Per quanto riguarda invece i rifiuti sanitari di cui al punto 8, essi sono assimilabili ai rifiuti urbani soltanto per specifiche fasi. Trattamento di sterilizzazione dei rifiuti sanitari infetti. Ai sensi del D.M. 219/00, per sterilizzazione si deve intendere “l’abbattimento della carica microbica tale da garantire un S.A.L. (Sterility Assurance Level) non inferiore a 10-6. La sterilizzazione è effettuata secondo le norme UNI 10384/94, parte prima, mediante procedimento che comprenda anche la triturazione e l’essiccamento ai fini della non riconoscibilità e maggiore efficacia del trattamento nonché la diminuzione di volume dei rifiuti stessi. L’efficacia viene verificata secondo quanto indicato nell’allegato III del presente regolamento. La sterilizzazione dei rifiuti sanitari a rischio infettivo è una facoltà esercitabile ai fini della semplificazione delle modalità di gestione dei rifiuti stessi”. Le sterilizzatrici vengono definite come “le apparecchiature dedicate esclusivamente alla sterilizzazione dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo. L’efficacia del procedimento di sterilizzazione ed i metodi per dimostrarla, sono stabiliti dalla norma UNI 10384/94, parte prima sulla base delle prove di convalida in essa stabilite”. Dopo che i rifiuti sanitari a rischio

070704 070703 060199 060299 060405 070701 070709 070710 130107 090104 090101 060199 060299 070704 070703 060404 060405 170601 200121 160601 160602 160603

infettivo sono stati sottoposti a trattamento di sterilizzazione, vengono definiti, ai sensi della normativa come “rifiuti sanitari sterilizzati”. Tuttavia, bisogna differenziare: • Se i rifiuti sanitari oltre al pericolo infettivo avevano altro tipo di pericolo, dovranno essere comunque gestiti come “rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo”, in quanto il trattamento di sterilizzazione elimina soltanto il pericolo infettivo. Ad esempio un termometro di mercurio infetto, è considerato comunque pericoloso dopo la sterilizzazione in quanto contenente mercurio. • Se invece, trattasi di rifiuti sanitari a solo rischio infettivo la sterilizzazione fa sì che diventino rifiuti sanitari non pericolosi assimilabili ai rifiuti urbani, sottoposti al regime giuridico e alle norme tecniche che disciplinano la gestione degli urbani ma non per tutte le fasi della loro gestione, come si vedrà a seguito. Premesso quanto sopra, è importante distinguere anche le diverse possibilità previste nella norma in relazione al luogo ove è consentito sottoporre i rifiuti infetti a trattamento di sterilizzazione: A.- Sterilizzazione al di fuori della struttura sanitaria.- Il decreto legislativo 22/97 consente che i rifiuti sanitari infetti possano essere sterilizzati al di fuori della struttura sanitaria che li ha prodotti. In questo caso si tratta di rifiuto sanitario pericoloso H9 che deve essere depositato, raccolto e trasportato come tale fino all’impianto di sterilizzazione (impianto che deve essere autorizzato ai sensi del decreto Ronchi). Soltanto dopo la sterilizzazione diventa assimilabile ai rifiuti urbani ma ai fini dello smaltimento, come “rifiuto sanitario sterilizzato”, e non in tutte le fasi che lo precedono. B.- Sterilizzazione in impianti situati all’interno del perimetro della struttura sanitaria.- Tali impianti di sterilizzazione non hanno bisogno di essere autorizzati, a condizione

che vengano trattati soltanto i rifiuti prodotti dalla struttura stessa. Tuttavia, l’attivazione di essi deve essere preventivamente comunicata alla Provincia ai fini dei controlli. I rifiuti provenienti da strutture sanitarie decentrate ma organizzativamente e funzionalmente collegate con la stessa vengono considerati come prodotti dalla struttura sanitaria dove è ubicato l’impianto di sterilizzazione. Il direttore o responsabile sanitario e il gestore dell’impianto di sterilizzazione sono responsabili dell’attivazione degli impianti e dell’efficacia del processo di sterilizzazione. Quest’ultima dovrà essere verificata e certificata secondo i tempi, le modalità ed i criteri stabiliti nell’allegato III del D.M. 219/00. Presso gli impianti di sterilizzazione deve essere tenuto un registro, con fogli numerati progressivamente, che dovrà riportare le seguenti indicazioni: numero di identificazione del ciclo di sterilizzazione, quantità giornaliera e tipologia dei rifiuti sterilizzati nonché la data del processo di sperimentazione. Dopo tali trattamenti i rifiuti saranno assimilabili ai rifiuti urbani ma non per tutte le fasi della loro gestione. Infatti, la normativa stabilisce che il deposito temporaneo, la movimentazione interna alla struttura sanitaria, lo stoccaggio, la raccolta ed il trasporto dei rifiuti sanitari sterilizzati devono essere effettuati utilizzando appositi imballaggi a perdere, anche flessibili, di colore diverso da quelli utilizzati per i rifiuti urbani e per gli altri rifiuti sanitari assimilati, recanti, ben visibile, l’indicazione indelebile “Rifiuti sanitari sterilizzati” alla quale dovrà essere aggiunta la data della sterilizzazione. Si specifica, inoltre, che la raccolta ed il trasporto di questi rifiuti devono essere separati dai rifiuti urbani. La termodistruzione presso impianti autorizzati è il metodo di smaltimento previsto per i rifiuti sanitari sterilizzati, anche se sono previste delle eccezioni.

D) CATEGORIE DI RIFIUTI CHE NECESSITANO DI PARTICOLARI SISTEMI DI GESTIONE Devono essere gestiti, in modo particolare, le seguenti tipologie di rifiuti sanitari: 1) farmaci scaduti o inutilizzabili compresi i farmaci ed i materiali antiblastici per uso umano o veterinario; 2) organi e parti anatomiche non riconoscibili di cui al punto 3 dell’allegato I al presente regolamento: che dovranno essere gestiti con le stesse modalità dei rifiuti sanitari a rischio infettivo; 3) animali da esperimento di cui al punto 3 dell’allegato I al presente regolamento: che dovranno essere gestiti con le stesse modalità dei rifiuti sanitari a rischio infettivo; 4) sostanze stupefacenti e altre sostanze psicotrope. Tutti questi rifiuti sanitari devono essere smaltiti in impianti di incenerimento. Le sostanze stupefacenti e psicotrope, debbono essere avviate verso impianti di incenerimento autorizzati ai sensi del D.Lvo 22/97, secondo le modalità e procedure previste dal D.P.R. 309/90. CONCLUSIONI Superate le perplessità citate in premessa in merito all’inclusione nell’ambito di applicazione delle strutture veterinarie private riteniamo interessante evidenziare anche altre novità: • In relazione alla gestione degli oggetti taglienti (bisturi, lamette, rasoi, ecc.) non infetti. Il D.M. 219/00 prende in considerazione soltanto quelli con pericolo infettivo mentre, per quanto riguarda quelli taglienti non pericolosi, il decreto, pur classificandoli come “rifiuti speciali” (punto 2.bis dell’allegato I D.M. 219/00), non stabilisce disposizioni particolari per la loro gestione. • Per quanto riguarda gli animali morti provenienti dalle strutture veterinarie, a differenza di quanto stabilito nel precedente D.M. 25.5.1989 che prevedeva la termodistruzione come metodo di smaltimento, nell’attuale regolamento tale tipologia di rifiuti non viene presa in considerazione. Soltanto una circolare ministeriale la n. 600.2/24436/6717, avente per oggetto il D.Lvo 508/92 eliminazione carcasse di cani e gatti, stabilisce che “in considerazione del fatto che le carcasse di animali familiari provenienti da ambulatori veterinari possono contenere sostanze farmacologicamente attive derivanti da cure pregresse o usate per la soppressione eutanasica, oltre che per motivi etici, si ricorda che le stesse non possono essere destinate ai già citati impianti, bensì eliminate secondo le procedure previste dai commi 3 (incenerimento) e 4 (sotterramento) dell’art. 3 del D.Lvo 508/92”, facendo salvo quanto disposto nel Regolamento di Polizia Veterinaria.. È importante che la norma sia applicata in modo uniforme e si auspicano istruzioni ministeriali che contribuiscano alla realizzazione della finalità ecologica della norma. ■


28

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 A . N . M . V. I . I N F O R M A

Al MIPAF le maggiori organizzazioni del settore

auspicato l’adozione di norme comunitarie per tutelare il benessere animale di questi cuccioli imponendo un’età minima per la commercializzazione, norme severe per la prevenzione delle malattie infettive e per le patologie ereditarie e una rigida regolamentazione delle modalità di trasporto. ■

Pecoraro Scanio: troppe emergenze sanitarie in Italia Convocati FNOVI, SIVEMP, ANMVI e SIVELP per fare il punto sulla sanità pubblica veterinaria e sui principali problemi del settore veterinario ertice al Ministero delle Politiche Agricole l’11 ottobre scorso fra le maggiori organizzazioni del settore veterinario e il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio il quale non ha risparmiato pareri critici e perplessità sulle ricorrenti emergenze sanitarie che, dalla BSE all’influenza aviare, colpiscono ancora il nostro Paese e non hanno smesso di preoccupare gli addetti del settore e gli stessi consumatori. Il problema non è solo italiano e come è noto se ne sta facendo carico anche l’Unione Europea, ma in Italia assume risvolti particolari non solo sanitari, con ripercussioni sui mercati agro-alimentari nazionali. Per la segreteria tecnica del Ministero, all’incontro era presente anche Gianluca Felicetti dirigente della LAV -Lega Anti Vivisezione- impegnata nella lotta contro i combattimenti illegali fra animali e promotrice a questo riguardo di una campagna di sensibilizzazione realizzata in collaborazione con la FNOVI. Questi gli argomenti toccati nel corso dell’incontro:

tuita dal Ministero della Sanità. È anche in questa veste che ha espresso viva preoccupazione per la possibilità di svolgere attività libero professionale che il recente accordo contrattuale riconosce ai dipendenti del SSN. Il Contratto in questione non tiene conto delle specificità di ruolo dei dipendenti veterinari che, vertendo principalmente su funzioni di controllo e prevenzione sanitaria, si rendono incompatibili con un’attività libero professionale espletata per diagnosi e cure. Concretamente, potremmo trovarci di fronte al veterinario dipendente del SSN preposto al controllo dello stesso allevamento per il quale presta consulenza liberoprofessionale. È pertanto auspicabile che le autorità competenti prevengano l’insorgere di situazioni che comprometterebbero ulteriormente la fiducia dei consumatori verso la Sanità Pubblica Veterinaria e regolamentino l’attività libero professionale dei suoi dipendenti salvaguardandone le inequivocabili prerogative istituzionali.

Commissione Nazionale di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare L’ANMVI in ragione della sua ampia rappresentatività come Associazione di Categoria è stata formalmente inserita nella Commissione Nazionale per la Sanità Pubblica Veterinaria e la Sicurezza Alimentare recentemente isti-

Il Veterinario Riconosciuto Il Ministro ha evidenziato la necessità di evitare in futuro emergenze sanitarie nel settore della zootecnia (e.g. BSE, influenza aviare, blu tongue, ecc..) attraverso un diverso impegno della veterinaria pubblica, che proprio nella prevenzione e nel controllo ha le sue specifiche funzioni istituzio-

V

Intramoenia: no del SIVEMP ad una collaborazione con l’ANMVI l 5 ottobre una rappresentanza dell’ANMVI composta da Paolo Bossi, Carlo Scotti e Giovanni Petroccia - rispettivamente Vice Presidente, Segretario e Coordinatore Regionale ANMVI per il Centro Italia - ha incontrato la dirigenza del SIVEMP nella sede romana del Sindacato. Obiettivo dell’incontro, da tempo voluto dall’ANMVI, era quello di trovare una via d’intesa sulla regolamentazione della professione intramuraria dei dirigenti pubblici e risolvere così le pesanti ripercussioni che questa avrà sulla libera professione e sulla garanzie di sanità pubblica veterinaria. A questo riguardo, la Commissione ANMVI per i Rapporti fra Libera Professione e Medicina Pubblica sta lavorando ad una proposta di regolamentazione dell’intramoenia per la definizione della quale avrebbe coinvolto anche il SIVEMP. L’incontro si è risolto in un nulla di fatto. Il Sindacato ha infatti successivamente inviato una lettera in cui rifiuta il confronto con l’ANMVI su questa problematica scrivendo che “non si ritiene opportuna la costituzione di una commissione tra il SIVeMP, che ha un ruolo istituzionale in atto, e l’ANMVI che assolve un compito culturale essenzialmente esegetico ai fini della formazione di regole cogenti, delle quali, si conviene, vi è necessità per garantire con chiarezza tutti i diritti”. Preso atto di questa decisione l’ANMVI porterà ugualmente a termine i lavori della propria Commissione pur senza il contributo del Sindacato, avviando anche iniziative sul piano nazionale ed europeo, valutando eventuali iniziative congiunte con le associazioni dei consumatori.

I

nali. Le emergenze sanitarie, infatti, oltre a danneggiare economicamente il comparto allevatoriale, con conseguenti ripercussioni sulla finanza pubblica, alimentano la sfiducia dei consumatori a scapito del mercato nazionale delle derrate alimentari interessate dalle emergenze. L’ANMVI, che da tempo denuncia questa situazione, ha avviato incontri con le maggiori associazioni dei consumatori alla ricerca di soluzioni che diano maggiori garanzie di controllo sulla filiera agro-alimentare. In particolare, l’ANMVI ha proposto l’introduzione della figura del Veterinario Riconosciuto in Azienda di Produzione Agro-alimentare, che rappresenterebbe la miglior risposta della nostra categoria alla necessità sottolineata anche da recenti normative comunitarie- di garantire la qualità dei prodotti. È quindi indispensabile definire questa figura professionale e stabilirne le modalità di accreditamento, gli strumenti per la garanzia della qualità sanitaria delle produzioni e i rapporti con la sanità pubblica. Le recenti normative comunitarie pongono sempre più spesso l’accento sulla necessità di garantire la qualità dei prodotti. Le derrate alimentari di origine animale sono spesso al centro di polemiche, talvolta anche prive di contenuti, poiché a fronte di una crescente richiesta di garanzie da parte dei consumatori, sempre più imprecisa è la determinazione dei ruoli svolti dalle figure professionali che operano in tale settore. Il veterinario riconosciuto rappresenterebbe certamente la miglior risposta che la nostra categoria potrebbe offrire all’opinione pubblica per porre fine a questa sorta di “caccia alle streghe” perpetrata dagli organi d’informazione, talvolta con la pretesa di fare divulgazione scientifica, alla quale troppo spesso ci è toccato assistere impotenti affidandoci a “comunicati stampa” che certo non sono in grado di rispondere adeguatamente all’impatto emotivo che tali campagne divulgative sono in grado di generare nell’opinione pubblica. Riteniamo pertanto indispensabile definire questa figura professionale e stabilirne le modalità di accreditamento, gli strumenti per la garanzia della qualità sanitaria delle produzioni e i rapporti con la sanità pubblica. Ddl 6583 Collaborazione e sostegno alla FNOVI per le sue proposte di modifica del Ddl sui cani pericolosi

volte ad introdurre correttivi che riportino il provvedimento di legge su un piano di maggiore attendibilità scientifica, alla luce di moderni studi di genetica e di bioetica. Malattie ereditarie Si è richiesto che il MIPAF solleciti dei piani di controllo sulle malattie ereditarie del cane per tutte le razze riconosciute, per la tutela del benessere animale e del patrimonio cinotecnico nazionale. Importazioni di animali da compagnia dai Paesi dell’Est Europeo L’importazione di cuccioli dai Paesi extra-UE dell’Est ha creato gravi problemi sanitari nella popolazione canina. L’ANMVI ha

L’intramoenia è un problema europeo ’UEVP (Unione Europea dei Liberi Professionisti Veterinari) ha discusso in consiglio, il 30 settembre scorso, la situazione italiana riassunta dall’ANMVI in un rapporto pubblicato sullo scorso numero di questo giornale. Con riferimento all’attività libero professionale dei Medici Veterinari dipendenti, oltre a condividere le perplessità espresse dalla nostra Associazione, ha reso noto che è già in atto la preparazione di un documento europeo, redatto sul modello di quello già approntato da alcuni Paesi che hanno già trovato una soluzione di regolamentazione. ■

L

Convegno Nazionale ANMVI

Accesso alla Professione e Futuro degli Ordini Professionali Venerdì, 24 novembre 2000 Cremona - Palazzo Cittanova RELATORI Per Riforma degli Ordini e Riordino delle Professioni Intellettuali: • On. MARIANNA LI CALZI Sottosegretario di Stato al Ministero di Grazia e Giustizia • Dr GIANNI BOERI Presidente CUP - Comitato Unitario Permanente Ordini e Collegi Professionali • Dr GAETANO STELLA Presidente CONSILP - Confederazione Sindacale Italiana Libere Professioni • Dr DOMENICO D’ADDARIO Presidente FNOVI - Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani • Dr MARCO ELEUTERI Presidente ANMVI - Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani Per l’Accesso alla Professione: • Dr ROMANO MARABELLI Direttore del Dipartimento Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria • Dr VINCENZO CAPORALE Direttore Istituto Zooprofilattico di Teramo • Prof. CARLO GIRARDI Coordinatore della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Medicina Veterinaria • Dr CARLO PELLEGRINO Membro della Commissione ANMVI Giovani Veterinari • Dr PAOLO BOSSI Vice Presidente ANMVI


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 A . N . M . V. I . I N

BREVE

Anche i liberi professionisti nel Comitato Randagismo “Modifica dell’art. 3 comma 2 della legge regionale 7 aprile 2000, n. 27” Iniziativa dei consiglieri di Alleanza Nazionale alla Regione Emilia Romagna Alberto Balboni, Enrico Aimi, Marcello Bignami, Pietro Vincenzo Tassi Relazione Come è noto, il comma 2 del-

l’art. 3 della Legge Regionale 7 aprile 2000, n. 27 prevede la istituzione di un Comitato provinciale presieduto dal Presidente dell’Amministrazione provinciale o da un suo delegato. Detto Comitato non prevede la presenza, al proprio interno, di nessun medico veterinario desi-

29

gnato dall’Ordine professionale. Tale esclusione appare inspiegabile in considerazione che i tanti medici veterinari, liberi esercenti, presenti sul territorio potrebbero contribuire, sulla scorta della propria professionalità e preparazione, all’applicazione di quanto previsto per le

Art. 1 Modifica dell’art. 3 comma 2, L.R. 7 aprile 2000, n. 27

Competenze delle Province ed in particolare per quanto stabilito dal comma 2 dell’art. 18. Queste, seppur succintamente richiamate, sono le ragioni per le quali con la modifica proposta si intende porre rimedio ad una grossolana dimenticanza che nei fatti disconosce la funzione, le competenze e le responsabilità dell’Ordine dei Medici Veterinari.

ENALAPRIL L’ ACE-inibitore di riferimento mondiale

®

L’ Enalapril maleato per la Medicina Veterinaria

Nel trattamento dell’insufficienza cardiaca da rigurgito mitralico e da cardiomiopatia dilatativa ENACARD ® è disponibile in cinque confezioni per un dosaggio semplice ed accurato.

ENACARD ® è confezionato in blister da sette compresse, per un mantenimento efficace della terapia da parte del cliente.

Per lo svolgimento dei compiti di cui al presente articolo, presso ogni Provincia, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, è istituito un Comitato provinciale presieduto dal Presidente dell’Amministrazione provinciale, o da un suo delegato, e formato da: un veterinario designato da ciascuna delle Aziende Unità Sanitarie locali della provincia, un rappresentante indicato dall’Ordine Professionale dei Medici Veterinari della provincia, il Sindaco, od un suo delegato, di ciascun Comune della provincia sede di struttura per il ricovero e la custodia di cani e gatti, un rappresentante delle associazioni intercomunali, un rappresentante designato da ciascuna Comunità Montana della provincia ed un rappresentante per ciascuna associazione di cui al comma 2 dell’art. 1 esistente nella provincia e che faccia richiesta. Tale Comitato può essere integrato da tecnici di volta in volta formalmente invitati dal Presidente del Comitato su proposta dei componenti. ■

A Bologna il primo incontro regionale ANMVI i è svolto a Villanova (Bo) il 3 ottobre scorso il primo incontro regionale ANMVI. Patrocinato dall’Ordine dei Medici Veterinari di Bologna e organizzato in collaborazione con le delegazioni regionali di SCIVAC, SIVAR e SIVE e con il Circolo Veterinario Bolognese, l’incontro era aperto a tutti i Colleghi dell’Emilia Romagna, iscritti alle Associazioni Federate ANMVI, SCIVAC - SIVAE - SIVAR - SIVE – APVAC e CVB. Per la presentazione e la discussione di temi professionali di particolare interesse e attualità, che l’ANMVI sta trattando da tempo a livello nazionale, erano presenti i Colleghi Carlo Scotti, Segretario-Tesoriere ANMVI, e Aldo Vezzoni, Consigliere ANMVI, con le seguenti relazioni

S

• •

MERIAL Italia S.p.A - Piazza Pio XI, 1 - 20123 Milano - Tel. 02/722551 - Fax 02/7225551 - Servizio Tecnico 02/7225547-23-22 - www.merial.com

ANMVI: perché una nuova Associazione Professionale La posizione dell’ANMVI su alcune problematiche professionali emergenti

L’ANMVI ringrazia tutti gli intervenuti, annunciando che altre iniziative regionali similari sono previste a Milano, Roma e Napoli. ■


30

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000



R U B R I C A

Vetlink e Privacy

A

seguito di alcune richieste di chiarimento sulla tutela della privacy all’interno dei gruppi di discussione aperti in rete da numerose Associazioni Professionali (e.g. ANMVI SCIVAC SIVAR e SIVE) riportiamo il parere del nostro consulente legale che chiarisce l’eventuale caso di reperimento e divulgazione dei messaggi inviati alle liste. Il problema si pone in modo particolare per quanto riguarda la vetlink-list dell’ANMVI che diversamente dai Forum SCIVAC, SIVAR e SIVE - aperti solo ai rispettivi soci e dedicati al confronto scientificoammette l’accesso a tutti i Medici Veterinari iscritti ad un Ordine per la discussione professionale. Tuttavia, è opportuno premettere che, secondo il regolamento di adesione alla vetlink-list, i messaggi scambiati all’interno di questa lista non possono essere letti se non da chi è regolarmente iscritto e che tale può diventare solo chi dichiara sotto la propria responsabilità di essere Medico Veterinario iscritto all’albo. Tutti i Colleghi vengono dettagliatamente informati di queste disposizioni all’atto stesso dell’iscrizione. Sono inoltre previste alcune regole di comportamento ispirate a principi di correttezza e buona educazione, ma resta il fatto che il web è ancora ricco di incognite e di dubbi proprio sul piano legislativo, mancando di fatto una specifica normativa. Come tutelare il diritto alla privacy dei medici veterinari che comunicano in via telematica tramite liste di discussione scientifiche o professionali? È possibile denunciare alla magistratura chi divulga i messaggi rendendo noto nome e cognome dell’autore? Rispondere ai quesiti in esame mi consente di affrontare una questione che sta appassionando i giuristi e gli esperti di comunicazione telematica, in quanto i primi si trovano a dover adeguare ad un mezzo di comunicazione per così dire fluido e poco governabile, le regole e i principi rigidi del diritto. Nell’individuazione delle condotte illecite penalmente perseguibili ciò che rende difficile il lavoro del giurista è che, con riferimento: a) all’interesse-diritto leso, b) al danno subito, c) ai soggetti legittimati passi-

vamente, d) ai responsabili, e) al luogo, f) al tempo in cui l’evento si è verificato, non sempre sono utilizzabili gli strumenti del diritto così come codificati. Le difficoltà di tale operazione, paragonabile a quella di chi cerca di arginare un fiume in piena, ha indotto alcuni giuristi a configurare INTERNET come uno spazio a-normativo. Da parte mia, concordo con quella parte di dottrina che ritiene che sia possibile, previ necessari adeguamenti, utilizzare le leggi esistenti per la soluzione delle problematiche giuridiche connesse all’utilizzo di INTERNET. Con la promulgazione della L. 675/96 “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali” più conosciuta come legge sulla privacy, si è introdotta nel nostro ordinamento, con molto ritardo rispetto ad altri Paesi, la tutela dei diritto alla riservatezza. In merito all’argomento qui trattato, diritto alla riservatezza e comunicazione telematica, va detto che con la L. N° 318/97, il legislatore ha inteso estendere anche alla comunicazione telematica la normativa che regolamenta, per esempio, la trasmissione di dati personali relativi agli utenti e agli abbonati, all’identificazione della linea chiamata e della linea collegata. La legge sulla privacy non ha, comunque, inteso censurare toutcourt la circolazione di idee e l’attribuzione delle stesse ad un dato soggetto identificabile con un nome e cognome. Ciò che intendo evidenziare e che la legge sulla privacy impone, essenzialmente, regole, per poi sanzionarne la violazione, dirette ad impedire che un soggetto che è a conoscenza, per svariati e legittimi motivi, di dati relativi alla mia persona li “tratti” divulgandoli a terzi senza il mio consenso. Ma, in merito, alla tutela da invocare per evitare la divulgazione di messaggi e l’attribuzione degli stessi ad un dato soggetto che navighi in rete, la legge N° 675/96 non sempre appare essere di grande utilità. Navigare in rete, infatti, è un po’ come partecipare ad una discussione pubblica che si tiene in una sala di conferenza a cui può accedere solo una determinata categoria di

L E G A L E

soggetti i quali, proprio al fine di partecipare alla discussione, devono qualificarsi ed essere identificati. Ciò che diversifica il partecipare ad un dibattito pubblico dal navigare in rete è, dunque, la differenza del mezzo di comunicazione che in un caso è verbale e nell’altro in rete. Eguale è, invece, da considerare lo scenario in cui il mio messaggio orale o scritto viene inviato e cioè, un luogo pubblico, in cui un gruppo di persone selezionate, magari in base alla professione ma soggettivamente indistinte, ascolta, registra e può, dunque, utilizzare, anche divulgandolo, il mio messaggio. Se allora, navigare in rete è equiparabile a parlare in uno spazio pubblico o a scrivere su un giornale, l’autore dei messaggi telematici, prima di invocare la disciplina della L. 675/96, dovrà accertarsi che i suoi messaggi non contengano espressioni diffamatorie né, tantomeno notizie false, fermo restando quanto ribadito nella Costituzione italiana che, ex art. 21 I° comma testualmente sancisce: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. - Con riferimento alla VET-LINK-LIST A.N.M.V.I. va chiarito che trattandosi di una mailing list i messaggi ivi trasmessi sono inviati a mezzo posta elettronica. La comunicazione a mezzo posta elettronica e-mail è tutelata dall’art. 15 I° comma della Costituzione che così dispone: “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”. Prima ancora, dunque, che assoggettata alla legge che tutela la privacy, anche la corrispondenza telematica è assoggettata al principio costituzionale sopra richiamato la cui violazione è penalmente sanzionabile. Si potrà, dunque, dare una risposta ai quesiti sottopostimi solo riuscendo ad inquadrare quale sia la natu-

f 15 h Top na oder iù m 0 hf p 3 a i p a tt og To cnol perfe e La te per una mmagin on i ’ l l e za c ità d quen fuoco e r f qual o a micr d alt chi a o rotante c e r appa d anod a tubo

La radiografie appartengono all’ambulatorio Al cliente che pretende il rilascio delle radiografie, si risponda che la proprietà delle stesse è dell’ambulatorio. Lo stabilisce un decreto presidenziale del 1965. Non essendo uno studio radiologico, l’ambulatorio veterinario non è tenuto a detto rilascio, ma per non deludere il cliente può realizzare duplicati dietro rimborso dei costi di riproduzione. Ecco un’utile avviso da affiggere in sala d’attesa: ESAMI RADIOGRAFICI Si informa la spettabile clientela che questo ambulatorio è autorizzato ad eseguire indagini radiografiche negli animali in cura unicamente come supporto alla propria attività clinica. Si informa pertanto che ai sensi del DPR 1763 del 28/12/1965 le radiografie restano di proprietà di questo ambulatorio. Su richiesta, con un supplemento di spesa, possono essere forniti dei duplicati.

ra giuridica dei messaggi telematici inviati: e cioè se essi, per esempio, sono inviati via e-mail o via news group. Solo in questo modo è, infatti, possibile perseguire coloro che divulgano i messaggi inviati a mezzo posta elettronica rendendo noto nome e cognome dell’autore. Come risulta dalla definizione fornita dai testi specializzati, “la mailing list è una discussione di gruppo che viene portata avanti esclusivamente tramite messaggi di posta elettronica. Le persone interessate a un argomento nella lista inviano un messaggio di posta elettronica a un determinato indirizzo per la sottoscrizione. Se l’elenco consente la partecipazione pubblica si potrà usare uno speciale indirizzo di posta elettronica per inviare un messaggio a tutti i membri. Ogni messaggio inviato - da uno del gruppo inserito nella lista appare nella posta in arrivo di tutti i membri.” Questo carattere di partecipazione pubblica alla mailing list fa sì che il soggetto che vi partecipa è consapevole che ogni suo messaggio apparirà nella casella “posta in arrivo” di ogni membro della mailing list medesima. In tale ipotesi colui che partecipa alla discussione non potrà lamentarsi se il suo messaggio, verrà ricevuto e letto da tutti coloro che sono, o possono essere inseriti, nell’elenco della mailing list. Nel caso specifico, dunque, il veterinario che accede alla VET-LINKLIST A.N.M.V.I. deve accettare il rischio che il suo messaggio telematico venga letto da tutti coloro che sono iscritti agli ordini veterinari provinciali. Diversa è l’ipotesi in cui i messaggi inviati tramite la predetta mailing list vengano divulgati al di fuori della loro sede naturale, (la discussione telematica sulla mailing list). In tal caso reputo che si possa configurare, l’applicabilità della normativa sulla tutela della privacy nonché la normativa sulla tutela dell’inviolabilità della segretezza della corrispon-

RADIOLOGIA

20052 MONZA / MI / ITALY Viale Marconi, 6 Tel./Fax 039.2121557

a cura di Maria Teresa Semeraro Avvocato, Bologna

denza con conseguente denuncia dei responsabili, se identificabili, avanti la magistratura. Il dibattito su queste problematiche è, più che aperto, apertissimo, e richiede, comunque, che il legislatore intervenga al più presto per inserire, nel nostro ordinamento, regole più idonee a tutelare privacy e inviolabilità della corrispondenza con riferimento alla comunicazione telematica. ■

LISTE DI DISCUSSIONE TELEMATICA Per la discussione professionale:

ANMVI vetlink-list@anmvi.it Per la discussione scientifica:

scivac-forum@scivac.it

sive-forum@sive.it

sivar-forum@sivarnet.it


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 R U B R I C A

31

F I S C A L E

di Giovanni Stassi

Ravvedimento per omessa presentazione del modello la dichiarazione ai fini IRAP. In sintesi le sanzioni applicabili sono riportate nella tabella 1. Il contribuente ha però la possibilità di usufruire di una riduzione delle sanzioni mettendo in atto la procedura nota come “ravvedimento operoso” di cui all’articolo 13, comma 1, del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. È possibile accedere al ravvedimento solamente se la violazione non sia stata già constatata e co-

l 31 luglio 2000 è scaduto il termine per la presentazione dei modelli UNICO 2000 persone fisiche e società di persone. Le sanzioni per l’omessa presentazione delle dichiarazioni annuali sono stabilite dal Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi, dei sostituti d’imposta e dell’IVA e dal Decreto Legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 per quanto riguarda

I

Tabella 1 Dichiarazione

Dottore Commercialista, Torino

munque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento portate formalmente a conoscenza del contribuente. Per poter usufruire delle sanzioni ridotte occorre: • presentare le dichiarazioni omesse entro 90 giorni dal termine di legge; • versare contestualmente (cioè entro lo stesso termine di 90 giorni) la sanzione ridotta, pari ad un ottavo del minimo sta-

bilito dalla legge. Per l’anno in corso, tenendo conto del termine di presentazione delle dichiarazioni fissato al 31 luglio, il termine ultimo per ravvedersi scade il 30 ottobre 2000 (il 29 ottobre 2000 è infatti domenica e quindi il termine viene prorogato per legge al primo giorno feriale successivo). Chi vorrà usufruire del “ravvedimento operoso” alle condizioni sopra riportate potrà quindi sanare gli omessi adempimenti

Tabella 3 Rif. legislativo

Sanzione per omessa presentazione della dichiarazione

Descrizione

Codice

Sanzione pecuniaria

Note

8908

per il versamento della

Altre Imposte Dirette Redditi

Art. 1, c. 1, D.Lgs 471/97

• dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute con un minimo di lire 500.000 • da lire 500.000 a lire 2.000.000 se non sono dovute imposte

sanzione di lire 62.000 per la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi

Sanzione pecuniaria IVA

8904

per il versamento della sanzione di lire 62.000 per la mancata presentazione della dichiarazione IVA

Sostituti

IVA

IRAP

Art. 2, c. 1, D.Lgs 471/97

Art. 5, c. 1, D.Lgs 471/97

Art. 32, c. 1, D.Lgs 446/97

• dal 120% al 240% dell’ammontare delle ritenute non versate con un minimo di lire 500.000 • dal 120% al 240% dell’ammontare del tributo dovuto per il periodo d’imposta o per le operazioni che avrebbero dovuto formare oggetto di dichiarazione, con un minimo di lire 500.000 • dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute con un minimo di lire 500.000 • da lire 500.000 a lire 2.000.000 se non sono dovute imposte

Tabella 2 Infrazione Omessa presentazione della dichiarazione

Sanzione • Sanzione di lire 62.000 (1/8 della sanzione minima di lire 500.000)

(se non sono dovute

Sanzione pecuniaria

8906

per il versamento della

Sostituti d’imposta

sanzione di lire 62.000 per la mancata presentazione della dichiarazione dei sostituti

Sanzione pecuniaria Irap 8907

d’imposta

QUESITO

per il versamento della

A quale trattamento tributario deve essere assoggettata la somma versata all’associato di uno studio professionale a seguito di recesso dall’associazione? La risposta al quesito è stata fornita dall’Amministrazione finanziaria con la Circolare ministeriale 17 maggio 2000, numero 98/E. Il Ministero chiarisce che “........le eventuali somme liquidate all’associato nei cui confronti si scioglie il rapporto associativo, a titolo di indennità di recesso, costituiscono, invece, un componente negativo deducibile ai fini della determinazione del reddito prodotto dall’associazione e, per il percipiente, indennità da assoggettare a tassazione separata a norma dell’articolo 16, comma 1, lettera l), del TUIR se tra la data di costituzione dell’associazione e quella di comunicazione del recesso è trascorso un periodo di tempo superiore ai cinque anni. Le somme vanno indicate nel quadro RM del modello Unico persone fisiche. Qualora tra la costituzione dell’associazione e la comunicazione del recesso dell’associato intervenga un periodo di tempo inferiore, le somme percepite devono essere assoggettate a tassazione ordinaria e vanno indicate nel quadro RE del modello Unico persone fisiche.” ■

sanzione di lire 62.000 per la mancata presentazione della dichiarazione Irap

Tabella 4 8911 - Sanzione pecuniaria per altre violazioni tributarie. Per il versamento delle eventuali imposte dovute e delle relative sanzioni sarà utilizzato il modello F 24 con i seguenti codici tributo: Descrizione

Codice

Irpef - saldo

4001

Sanzione pecuniaria Irpef

8901

Addizionale regionale all’Irpef

3801

Sanzione pecuniaria Addizionale regionale all’Irpef

8902

Addizionale comunale all’Irpef

3817

(1)

imposte) Sanzione pecuniaria Addizionale comunale all’Irpef Omessa presentazione

• Sanzione di lire 62.000

della dichiarazione

• Pagamento delle imposte dovute

(con imposte dovute)

maggiorate degli interessi calcolati al tasso del 2,5% annuo • Sanzione per il ritardato

8903

Versamento Iva sulla base della dichiarazione annuale

6099

Sanzione pecuniaria Iva

8904

Sanzione pecuniaria Sostituti d’imposta

8906

Irap - saldo

3800

Sanzione pecuniaria Irap

8907

pagamento pari al 3,75% delle imposte dovute (nel caso di ravvedimento entro 30 giorni [30 agosto 2000]) • Sanzione per il ritardato pagamento pari al 6% delle imposte dovute (nel caso di ravvedimento oltre i 30 giorni)

con il pagamento delle sanzioni evidenziate nella tabella 2. La sanzione di lire 62.000 per omessa presentazione della dichiarazione deve essere versata per ciascuna dichiarazione non presentata e quindi tenendo conto che normalmente il modello Unico 2000 comprende quattro dichiarazioni (Redditi, Irap, Iva e Sostituti d’imposta) la sanzione complessiva da versare sarà pari a lire 248.000 (lire 62.000 x 4). Per il versamento delle sanzioni dovute per la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali dovrà essere utilizzato il modello F 24 usando i codici tributo (Tabella 3). È possibile effettuare il versamento della sanzione di lire 62.000 cumulativamente per tutte le dichiarazioni non presentate utilizzando il codice tributo (Tabella 4). Si ricorda che l’importo degli interessi, al tasso del 2,5% annuo, calcolati dal giorno successivo a quello di scadenza fino al giorno di pagamento, dovrà essere sommato all’importo dell’imposta da versare.

(1) Il codice tributo per l’addizionale Comunale Irpef è diverso da quello sopra indicato per le seguenti località: • Regione Valle d’Aosta - cod. 3826 • Regione Friuli Venezia Giulia - cod. 3829 • Provincia Autonoma di Trento - cod. 3832 • Provincia Autonoma di Bolzano - cod. 3835


32

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 I N

R E T E

Internet: come si manda e si riceve la posta (ultima parte) Non usate parolacce salvo nei casi indispensabili C’è già tanto turpiloquio in giro su Internet che non c’è bisogno che vi aggiungiate il vostro. Tenete sempre presente che il numero di giovani (e addirittura bambini) che partecipano alla vita di Internet è molto elevato. Date loro un esempio di civiltà che possano usare come modello. Se proprio dovete usare linguaggio crudo o offensivo, adottate il sistema detto rot13. Consiste nel convertire ogni lettera dell’alfabeto in un’altra (ad esempio la A in M, la B in N, e così via) per rendere illeggibile il messaggio. Questo significa che il messaggio è sì cifrato ma è comunque leggibile da tutti. Quale potrà mai essere lo scopo di codificare un messaggio con un codice che tutti possono decifrare? Semplice: in questo modo chi legge la posta e trova un messaggio in formato rot13 sa di essere di fronte ad un testo probabilmente volgare o di natura intima che non si addice alla lettura da parte di chiunque. Essendo codificato, l’utente deve compiere lo sforzo intenzionale di decodificarlo e quindi se poi si trova di fronte del materiale che ritiene offensivo è solo colpa sua. Prima che vi venga il dubbio: la codifica e decodifica di un messaggio in formato rot13 viene effettuata automaticamente dalla maggior parte dei programmi di gestione dell’e-mail; basta che diate un semplice comando. Niente pubblicità, grazie Se pensate di usare Internet per fare pubblicità a basso costo alla vostra azienda, mandando l’equivalente elettronico di quegli insopportabili volantini pubblicitari che tutti noi ci troviamo ogni giorno nella buca delle lettere, beh, toglietevelo dalla testa. Se c’è una cosa che manda in bestia gli utenti di Internet è la pubblicità. Se volete contattare nuovi clienti, aprite una pagina Web come “vetrina” e lasciate che siano loro a bussare alla vostra porta. Fra l’altro non sottovalutate il potere della massa degli utenti di Internet. Se un’azienda diffonde un milione di e-mail pubblicitari, basta che un solo utente su dieci le risponda (magari aggiungendo qualche colorita espressione di protesta) perché la casella postale dell’azienda si intasi con centomila messaggi. Questa non è un’ipotesi: succede spesso e volentieri, come ben sanno dal 1994 i signori Canter e Siegel, titolari di una società di consulenza legale negli Stati Uniti, che ebbero la bella idea di provar-

ci. Quello che è successo alla loro casella Internet è facilmente immaginabile ed è uno degli episodi più raccontati della storia della Rete. Nonostante la reazione furibonda della maggior parte degli utenti di Internet, le aziende e gli improvvisati imprenditori internettari si ostinano a comportarsi da spammer, mandando pubblicità non richiesta a tutti gli utenti dei quali riescono a sapere l’indirizzo. Il mio consiglio è uno e trino: cancellare, cancellare, cancellare. Malizie del commercio telematico A proposito di spammer e di pubblicità non richiesta, mi raccomando, non cadete nella trappola escogitata recentemente da alcuni aspiranti imprenditori nonché patentati imbecilli, che vi mandano un e-mail offrendo il loro prodotto e dicendo “se non vuoi più ricevere questa pubblicità, basta che mi rimandi questo messaggio”. Non fatelo. È un tranello. Siccome gli utenti si sono fatti furbi e non fanno circolare inutilmente il loro indirizzo di e-mail, questi spammer mandano milioni di messaggi a tutti gli indirizzi possibili, anche quelli inesistenti (intasando ovviamente la Rete, ma a questo loro non interessa). È come chiamare tutti i numeri di telefono da 00000001 a 99999999: molti non esistono, ma la maggior parte corrisponde a qualcuno. Nel messaggio vi invitano a rispondere, e se cadete nell’inganno loro ottengono il vostro indirizzo per bombardarvi ancora di più con pubblicità indesiderata. Non rispondete: cancellate e basta. Questo è un paese libero, ma.... Quando immaginiamo di violare la legge tramite Internet è facile pensare alla pirateria cibernetica di codici d’accesso, carte di credito rubate, e prelevamenti illeciti da conti correnti altrui. È chiaro che comportamenti di questo tipo sono illegali in tutto il mondo e quindi siete vivamente pregati di evitarli. Ci sono però situazioni meno evidenti in cui ciò che è lecito in un paese non lo è in un altro. Un caso è dato dalla pornografia: mentre è facile immaginare che le foto di Penthouse o Playboy siano bandite nei paesi islamici, è meno facile considerare che molte immagini dei nostri spot pubblicitari sono considerate assolutamente inaccettabili in Inghilterra. Ci sono stati casi di utenti che hanno inviato a un parente in Inghilterra un e-mail cui avevano allegato un’immagine digitale del lo-

ro bambino di tre anni mentre faceva il bagnetto, col risultato di causare l’incriminazione del parente per ricettazione di immagini di pornografia infantile. Non sto scherzando! Ci ha rimesso le penne anche un’annunciatrice televisiva inglese piuttosto famosa da quelle parti. Faccio un altro esempio molto vicino a noi: la Germania. Questo paese ha delle leggi molto severe che puniscono chiunque circoli materiale filonazista. Mandare a un tedesco un brano del Mein Kampf di Adolf Hitler è un reato. È una scelta discutibile, ma la legge parla chiaro. Un altro caso è dato dalle libertà personali. Molti paesi dell’Estremo Oriente (Cina, Singapore, e parecchi altri) e del Medio Oriente, e non solo, hanno un criterio diverso da quello occidentale in fatto di diritto all’informazione. Se vi capita di corrispondere tramite e-mail con persone di quei paesi, state dunque attenti a quello che dite ad esempio sulla situazione interna del paese del vostro

corrispondente: potreste facilmente metterlo nei guai con commenti o informazioni che per noi sono del tutto innocenti ma che a casa sua sono purtroppo considerati “sovversivi”. Ci sono anche paesi che consideriamo liberi ed evoluti dove però si possono comunque causare guai con un e-mail apparentemente innocente. È capitato che nel tranquillo Canada fosse stato emesso un provvedimento legale per imporre il silenzio stampa su un fatto criminoso, per non influenzare le giurie, e che dagli Stati Uniti filtrassero comunque tutte le informazioni sulla faccenda tramite Internet, violando quindi la riservatezza giudiziaria. Il potere della parola Se pubblicate un messaggio su Internet, ad esempio inviandolo ad un gruppo di utenti con la preghiera di farlo circolare, fate ogni ragionevole sforzo per essere sicuri di quello che dite prima di criticare qualcuno o dare informazioni. Quando create un messaggio pubblico, siete come dei giornalisti: avete la facoltà di scatenare una reazione emotiva e causare danni commerciali o morali molto seri. Pensate come si sentono i lavoratori della Ferrero quando qualcuno invita a boicottare i loro prodotti perché ha saputo della

di Fabrizio Pancini

leggenda metropolitana sugli additivi citata poco fa. Su Internet, ognuno di noi diventa potenzialmente più potente (o pericoloso) di tutti i mass media commerciali o statali messi insieme. Siate quindi molto cauti, documentatevi, e citate bene le fonti delle vostre informazioni prima di scrivere qualcosa di potenzialmente dannoso per gli altri. Anche perché quegli “altri” possono citarvi per danni, come fanno spesso McDonald’s e la Chiesa di Scientology, tanto per fare qualche esempio concreto. Di conseguenza, la stessa cautela va applicata alla rovescia ai messaggi che leggete: non potete essere sicuri che quello che trovate su Internet sia la verità. Purtroppo, adesso che il giornalismo della carta stampata non si fa più andando sul campo ma sfogliando distrattamente le pagine di Internet, anche i giornali non verificano più quello che scrivono (come dimostra la storia del presunto Batman erotico di Pisa di qualche tempo fa, anch’essa un classico delle leggende metropolitane). Prendete tutto quel che leggete con un pizzico di scetticismo. ■

La Veterinaria in rete http://www.prevenzio.net/ n sito davvero utile sia per i veterinari pubblici, sia per i liberi professionisti che sono alle prese con la non sempre facile legislazione che regola la professione. Il sito, progettato dalla Camera di Commercio di Modena, in collaborazione con la locale Azienda Sanitaria ed alcune associazioni imprenditoriali, tratta di prevenzione, sicurezza sul lavoro, ma soprattutto di igiene e sanità, nonché di alimenti e veterinaria. Ed è proprio l’area legislativa che coinvolge la professione quella maggiormente interessante, un settore nel quale i colleghi potranno trovare la risposta giusta alle tante domande che inevitabilmente incontrano nella pratica quotidiana.

U


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L E T T E R E

Cari Colleghi, troverete in questo numero lettere alle quali non do intenzionalmente risposta per incoraggiarvi a dire la vostra. Le auspicate reazioni al “caporalato” nel settore libero professionale ci sono e ve le propongo volentieri. Aggiungo solo che, come la lettera che ha lanciato l’argomento, questi contributi non sono firmati, ma del resto riservatezza e anonimato sono legittimi. Ho scelto inoltre di pubblicare due interventi legati all’attualità del nostro settore e, in particolare, ai rapporti con la veterinaria pubblica. Carlo Scotti

Quei Caporali… Secondo quanto appare particolarmente evidente, al o alla collega il primo problema che traspare è di tipo misto, sia di educazione sia di tipo caratteriale, evidentemente o da una parte o dall’altra o da entrambe le parti i rapporti non sono tra i più adatti a lavorare. Ai miei collaboratori dico sempre durante il periodo di prova (che fanno fare anche tutte le ditte), che la concezione dello staff di lavoro è un po’ come quando si va in ferie in barca. Si sa infatti che lo stretto contatto fa risaltare i caratteri, i quali possono essere così diversi da determinare degli scontri o anche delle semplici antipatie che però portano prima o poi inevitabilmente a scontrarsi. Ci sono quelli che ci passano sopra e quelli che portano rancore e alla prima occasione te la fanno pagare con gli interessi, quindi se non si va pienamente d’accordo o si manda giù oppure si cambia posto di lavoro, e questo vale per tutti i lavori, non solo tra noi veterinari. La mancanza di un contratto nasce proprio perché i liberi prof. appunto sono liberi, possono di conseguenza sia restare che andarsene quando vogliono, non sono consulenti aziendali il cui contratto è annuale e devono garantire un certo lavoro al massimo livello; inoltre gli orari delle prestazioni da loro svolte sono tra i più svariati, dipendono da turni tra colleghi o dagli orari degli ambulatori o dalle loro necessità personali, o da imprevisti. Pertanto vengono emesse fatture di prestazione d’opera mensilmente e nessuno può fare contratti mensili, come nessuno può garantire al datore di lavoro come accade spesso, che di punto in bianco il giorno dopo ti salutino perché più vicini a casa ecc. lasciandoti nei guai. Riguardo il periodo di prova gratuito non credo che esista un periodo obbligatorio gratuito generalizzato a tutti, se ciò accade è perché spesso si sentono persone con esperienze di lavori che poi in realtà risultano solo visti fare; in pratica è un modo di tutelarsi da fregature, da

parte del Dir. Sanitario, ma ciò non basta, serve anche per vedere le capacità e la disponibilità reale, il carattere, ad omologare le esperienze precedenti con quelle nuove e sicuramente diverse del nuovo posto di lavoro, ecc. Non dobbiamo pensare che ciò accada solo da noi, sento spesso dire di avvocati che quasi gratuitamente per anni lavorano in vari studi legali. Per quanto ci riguarda, per coloro che dimostrano

A L

D I R E T T O R E

(anche verbalmente) di arrivare da esperienze serie e consolidate (che poi si può controllare con una telefonata), il periodo di prova è comunque pagato. La gratuità per quanto sento dai colleghi, nasce solo quando si devono insegnare i fondamenti della pratica a neodottori che sanno ben poco o praticamente niente, neppure fare la vaccinazione come è già accaduto, o da particolari situazioni, tipo neolaur. non ancora

iscritti all’Ordine e senza partita IVA, che vengono per imparare. Ricordo che mia madre per imparare in una sartoria a fare la sarta pagava la sarta per insegnarle il mestiere, forse che qualcuno chiede ai neolaureati soldi per il tempo perso, o dei guai che combinano, come invece facciamo noi quando andiamo a fare dei corsi, senza considerare il rischio come spesso accade che alla fine vanno da altre parti o peggio

33

@ L’Uomo è più dei suoi geni (U. Galimberti)

aprono nelle vicinanze lavorando con i tuoi clienti? Il problema di queste conflittualità, comunque viene da lontano, la situazione economica tolte tutte le spese che deve sostenere un centro


34

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L E T T E R E

medico avviato, non è rosea (affitto o mutuo, luce, tel., spese condominiali, riscaldamento, rifiuti speciali e ordinari, iscriz. Ordine, enpav, commercialista, assicurazione, tasse statali varie, ici, collaboratori, spese materiali di consumo, iscriz. soc. culturali, iscriz. sindacato L.P., spese di viaggio, spese alimentazione, spese corsi aggiorn. e congressi, libri, ecc.) come si vede nessuno naviga nell’oro, si può anche stare molto bene ma non c’è ricchezza vera per i veterinari, e questo in fondo è il fondamento su cui si basano poi tutti gli scontri ed i soprusi nella nostra categoria, infatti non per nulla alcuni anni fa e forse ancora adesso, un posto nell’impiego pubblico era od è molto ambito, oggi si va volentieri nelle industrie mangimistiche o farmaceutiche, per gli stessi motivi. Quindi i rischi sono condivisi da entrambe le parti, sta alla persona ed alla sua serietà ed onestà impostare un rapporto di sciaccallaggio (come scrive il/la collega) o proficuo per tutti. AUGURI! Lettera firmata!

Noi “liberi dipendenti” Spett.le SCIVAC, ho appena finito di leggere la lettera del collega di Milano sui rapporti che intercorrono tra “capi” e “dipendenti” liberi professionisti. Sono anch’io purtroppo tra questi ultimi e tra le righe mi è parso di vedere la mia stessa vita: pagamenti in ritardo e ribassati, accordi verbali spesso non mantenuti,

turni massacranti (fino a ventiquattro ore ininterrotte nella stessa struttura!) e, alla prima richiesta di un trattamento migliore, l’accantonamento a favore di un povero collega neolaureato che accetterebbe qualsiasi condizione pur di fare esperienza e di vedere i primi “guadagni”. Ma allora è proprio così dappertutto! Siamo nella assurda situazione di essere fiscalmente dei liberi professionisti, con tutti gli oneri che ciò comporta, e lavorativamente dei dipendenti, senza peraltro alcuna delle protezioni che nel nostro paese spettano a questa categoria; derubati del nostro tempo, in preferenza notti, domeniche e festività, in cambio di compensi, che è vergognoso anche riferire, e di trattamenti di tipo feudale. C’è davvero bisogno di un tariffario minimo e di una legislazione a tutela di questa nuova figura lavorativa (il “dipendente libero professionista”) che così snobbata ha invece un ruolo sempre più importante, giacché un Pronto Soccorso o una Clinica Veterinaria aperti ventiquattro ore su ventiquattro, difficilmente sopravviverebbero con il lavoro dei soli Direttori Sanitari. Lettera non firmata

Un sindacato alternativo? Egregio direttore, ho letto sul numero 8 di Professione Veterinaria la risposta del Presidente ANMVI sullo spazio che possono avere anche i dipendenti pubblici dentro questa Associa-

A L

D I R E T T O R E

zione. Come iscritto alla SCIVAC, e quindi indirettamente parte dell’ANMVI e da dipendente pubblico desidero esprimere a mia volta alcune considerazioni. Innanzitutto ritengo che la nascita dell’ANMVI sia la giusta risposta ad esigenze di aggregazione che le diverse componenti della veterinaria sentivano da tempo. Come dipendente pubblico mi sento perfettamente rappresentato dall’ANMVI che mi sembra lavorare con criterio, equilibrio ed impegno anche per la soluzione dei problemi del nostro settore. Ho invece l’impressione che i sindacati rappresentino ormai soltanto una piccola fetta della veterinaria. Mentre credo il SIVELP abbia ormai visto il suo ruolo completamente superato dal progettoANMVI, il SIVEMP riesce ad avere ancora una discreta capacità di rappresentanza sebbene i suoi iscritti siano una minoranza rispetto ai numeri del settore pubblico e questo perché può vantarsi di risultati non certo derivanti dalla sua capacità contrattuale (l’intramoenia per i veterinari è un traguardo raggiunto solo perché previsto dal contratto di tutti i dipendenti della Sanità). Per quanto riguarda la nascita di un nuovo sindacato per la veterinaria pubblica, l’ipotesi rimane valida e credo che incontrerebbe l’interesse di molti colleghi che per vari motivi non si riconoscono più nel SIVEMP. Mi auguro pertanto che l’ANMVI possa crescere diventando sempre più rappresentativa di tutta la Categoria e possa cominciare a risolvere alcuni dei numerosi problemi che incontriamo quotidianamente nel nostro lavoro. Mauro Verri

A proposito di riforma degli ordini Caro direttore, nel tuo editoriale del numero 9 del 2000 con grande coraggio chiarisci senza dubbi le cause che hanno ammalato la classe veterinaria e continuano ad ammalarla. Poi vai oltre, suggerisci un piano terapeutico e usi una espressione «soluzioni dolorose». Direttore non è la terapia dolorosa, ma le cause che hanno scatenato la malattia, quindi la preoccupazione a mio avviso va rivolta verso il male o i mali che affliggono la nostra categoria; pertanto il piano terapeutico che tu suggerisci, giammai provoca dolore ma semmai tenta di curarlo o addirittura di eliminarlo. Detto questo passo all’argomento in questione: da tempo si parla di riformare le libere professioni e gli ordini professionali di questo paese, dopo vari e soliti peregrinaggi che subiscono le bozze di legge in questo paese, con cambi di ministeri, sottosegretari e quant’altro, recentemente e sembra in modo definitivo la competenza è stata data dal ministero di Grazia e Giustizia; detto ministero ha emanato un documento denominato Fassino dal nome del ministro responsabile. Il tentativo che il ministero sta cercando di fare è quello di verificare le esigenze e i problemi che una riforma di tale portata comporta. Le figure che si sono sedute intorno al tavolo sono tante ma in conclusione il documento Fassino ribadisce e afferma alcuni principi essenziali. Il mantenimento degli ordini professionali e delle federazioni, riaffermando i principi e le competenze che già hanno, ed inoltre aggiungendone delle nuove, quali la formazione post laurea e la certificazione di tale formazione per i propri iscritti. Altro punto in questione nel documento Fassino sono le associazioni non regolamentate, qui il problema diventa spinoso perché queste associazioni (esempio quelle sindacali), chiedono più spazi: più poteri, chiedono che siano loro a fare formazione ai loro iscritti e mi riferisco sempre a quella post laurea, inoltre sostengono che la certificazione

sulla continua educazione professionale dei propri iscritti, per coerenza difronte all’utenza non può essere lasciata agli ordini professionali, ma le stesse associazioni sulla base dei programmi forma, vi rilasciano la certificazione. In tutto ciò le associazioni dei consumatori presenti ai tavoli, sostengono invece principi completamente diversi, quali la abolizione degli ordini, l’abolizione delle tariffe sia minime che massime in quanto è l’unico modo per garantire una libertà di scelta della utenza (a loro dire). Altro punto nodale della riforma sono le tariffe; la posizione del ministero su questo problema è quella di mantenere e regolamentare le tariffe su un modello europeo. Nel documento Fassino viene anche affrontata la questione delle società tra professionisti e la figura del socio di capitale. Tutti, a parte qualche categoria (avvocati forensi, notai, commercialisti), sono concordi su questa figura nuova del socio di capitale ma con uno sbarramento massimo del 25% poiché il timore è che grandi gruppi possono senza un limite impadronirsi e condizionare il libero professionista. L’A.L.P. recentemente, con un documento presentato nella riunione ultima presso il Ministero con il sottosegretario Li Calzi, incaricato dal ministro Fassino ha chiesto, la regolamentazione della incompatibilità sulla libera professione del dipendente pubblico nella garanzia di una libera professione corretta anche nei confronti dell’utenza. È evidente che tutto è demandato ad una legge delega e che quindi successivamente saranno emanati Decreti applicativi in merito, la richiesta che sarà avanzata dalle organizzazioni chiamate ai tavoli di concertazione è quella di considerare la profonda diversità tra le professioni intellettuali. In merito ai punti sempre del documento Fassino sull’accesso alla professione e l’esame di stato, un ruolo fondamentale sarà rivestito dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, che nella propria riforma senza stravolgere la legge delega, detterà i principi e le regole. Cordialmente Giovanni Petroccia

ANNUNCI • Clinica Veterinaria Zoospedale Flaminio srl Roma vende ecografo Kontron Iris 440 (Marzo 1997) con due sonde settoriali meccaniche 5 Mhz7,5 Mhz - Doppler CW + PW - Lire 22.000.000. Rivolgersi al dr. Fonti ai numeri (06/3336110 - 06/3333208). • Clinica Veterinaria Zoospedale Flaminio srl - Roma cerca neolaureati per tirocinio teorico-pratico con durata minima di 4 mesi. Rivolgersi ai numeri 06/3333208 - 06/3336110 - Dr. Varano o sig.ra Fonti. • Cercasi socio/a per apertura ambulatorio veterinario in provincia di Bologna. Per informazioni rivolgersi a Chiara - Tel. 051/247253 Cell. 0338/2249878.


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000

35

D A L L EA TAT SU SAOL CI IT AÀ Z I O N I

Seminario di Oncologia felina

CAMERA SINGOLA L. 70.000 CAMERA DOPPIA L. 100.000

18-19 novembre 2000 - Cremona - Palazzo Trecchi

HOTEL DUOMO*** VIA CONFALONIERI 43 - 26100 CREMONA - tel: 0372/35242 CAMERA SINGOLA L. 70.000 CAMERA DOPPIA L. 110.000

Relatore Sylvester Price, DVM, PhD, Dipl ACVIM (Oncology) Partecipanti alla tavola rotonda Paolo Buracco, Med Vet, Dipl ECVS, Università di Torino Fulvio Marsilio, Med Vet, Università di Teramo Sylvester Price, DVM, PhD, Dipl ACVIM (Oncology)

dicina Interna e nel 1997 ottiene la specializzazione in Oncologia. I suoi interessi di ricerca comprendono la farmacologia e i fattori che migliorano l’efficacia dei chemioterapici e ne riducono gli effetti indesiderati. Ha condotto ricerche su farmaci antiemetici e ha riesaminato l’impiego della superficie corporea come base per il calcolo dei dosaggi di chemioterapici. Attualmente dirige un dipartimento di ricerca presso la Ethicon Endo-Surgery.

SEDE DEL SEMINARIO PALAZZO TRECCHI - VIA TRECCHI 20 - 26100 CREMONA ALBERGHI CONSIGLIATI A CREMONA HOTEL ASTORIA*** VIA BORDIGALLO 19 - 26100 CREMONA - tel: 0372/461616

HOTEL IBIS**** VIA MANTOVA - 26100 CREMONA - tel: 0372/452222 CAMERA SINGOLA L. 110.000 CAMERA DOPPIA L. 130.000

PER INFORMAZIONI Palazzo Trecchi - Via Trecchi, 20 - 26100 Cremona Tel. 0372/460440 Fax 0372/457091

LA PRENOTAZIONE DÀ DIRITTO A • partecipazione al seminario • traduzione simultanea • campionatura di prodotti • attestato di frequenza

Giorgio Romanelli, Dipl ECVS, Milano Chaiperson: Tommaso Furlanello, Med Vet, Padova Primo giorno Sabato 18 Novembre 14.15 Registrazione dei partecipanti 14.45 Saluto del Consiglio Direttivo SIMEF ed apertura dei lavori

42

15.00 Rapporti tra il patologo e il veterinario clinico pratico, ovvero come ottenere il massimo dagli esami istopatologici 17.00

Pausa caffè

17.30 Diagnosi e terapia del linfoma felino

congressonazionalescivac

19.30 Interruzione

FIERA MILANO 1-4 MARZO 2001

Secondo giorno Domenica 19 novembre 9.00 Aggiornamenti sul fibrosarcoma felino

in collaborazione con

10.30 Pausa caffè 11.00 Tavola rotonda sul fibrosarcoma felino Epidemiologia italiana dei sarcomi vaccino indotti e più in generale delle neoplasie che compaiono nei siti d’iniezione Patogenesi dei sarcomi VI, con particolare riferimento all’effettivo ruolo causale delle profilassi vaccinali Nuovi protocolli vaccinali, realizzati sulla spinta delle conoscenze attuali sui sarcomi: descrizione e commento Approccio terapeutico.

European Veterinary Society For Small Animal Reproduction Symposium

13.30 Pausa pranzo 14.30 Neoplasie cutanee nel gatto 16.00 Neoplasie gastrointestinali nel gatto

Hill’s*

17.00 Termine del seminario RELATORE Sylvester Price DVM, PhD, Dipl ACVIM (Int Med – Onc) Nel 1984 si è laureato alla Cornell University. Nel 1985 completa un internship in Small Animal Medicine & Surgery presso l’Animal Medical Center a New York. Si trasferisce alla North Carolina State University dove segue fino al 1987 un programma di residency in medicna interna e dove sviluppa i propri interessi per l’oncologia a conferma dei quali ottiene un PhD sulla termochemioterapia sistemica (ipertermia sistemica associata alla chemioterapia). Nel 1991 entra nel corpo docente della North Carolina State University. Nel 1995 consegue il Diploma dell’American College of Internal Medicine con specializzazione Me-

FORT DODGE Sanità Animale

®

FORT DODGE ANIMAL HEALTH

Animal Health


36

PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 D A L L E

Zoomark Mediterraneo: presenti 700 Veterinari a seconda edizione del salone nazionale dei prodotti e delle attrezzature per gli animali da compagnia, tenuto dal 29 settembre all’1 ottobre scorsi a Napoli, ha confermato la vitalità del settore in Italia.

L

UN’ONDA DI CULTURA Anche nella sua seconda edizione Zoomark Mediterraneo è stato un’occasione di approfondimento culturale e professionale, oltre che commerciale. Durante i tre giorni di manifestazione si sono svolti i seminari scientifici dal tema “Pronto Soccorso e medicina d’urgenza del cane e del gatto” organizzati in collaborazione con Scivac (la maggiore associazione italiana di veterinari per animali da compagnia) e con il patrocinio del Waltham Centre for Pet Nutrition. I seminari sono stati tenuti dalla dottoressa statunitense Rebecca Kirby, luminare nel campo. Il grande interesse per l’argomento e la professionalità della relatrice hanno attirato un’autentica folla di medici veterinari che hanno gremito l’auditorium del Centro Congressi di Mostra d’Oltremare per tutt’e tre i giorni, superando di gran lunga le aspettative degli organizzatori.

Un’immagine del Seminario SCIVAC “Pronto soccorso e medicina d’urgenza”

156, 4313, 2569, 780 156 sono le aziende che hanno esposto direttamente o sono state rappresentate a Zoomark Mediterraneo per fornire ai visitatori una panoramica di quanto di meglio si possa trovare sul mercato nazionale, lanciare nuovi prodotti o promozioni. 4313 sono i buyer che hanno accolto l’invito dell’organizzazione e dei visitatori e hanno approfittato dell’occasione per dare nuovo impulso alla loro attività, approfondire la conoscenza del mercato e sviluppare nuovi rapporti commerciali. 2569 sono le attività che gli operatori in visita al salone hanno rappresentato: negozi, toelettature, ambulatori veterinari, grossisti, concessionari, produttori. 780 sono gli appassionati zoofili che hanno visitato il salone nella giornata di domenica 1 ottobre, unico giorno in cui era ammesso anche il pubblico, a pagamento.

Un giocattolo per imparare ad accudire i quattrozampe a Lega nazionale per la difesa del cane, sempre impegnata nella ricerca di strumenti utili alla formazione dei giovani, ha quest’anno trovato la collaborazione di una dinamica azienda, la Nuova Faro, per la realizzazione di un giocat-

L

A S S O C I A Z I O N I

tolo che soddisfi questa doppia esigenza: si tratta della “Casa dei cuccioli”, una speciale cuccia-nido di grandi dimensioni, corredata di numerosi accessori per la cura e il benessere di cani e gatti. Come hanno dimostrato numerose ricerche scientifiche, il prendersi cura di un animale domestico contribuisce sensibilmente allo sviluppo del bambino, non solo rendendolo più sicuro ed equilibrato. Anche non potendo avere a disposi-

zione un cane o un gatto in carne ed ossa, già il solo gioco di ruolo con dei peluche contribuirà a fornire solide basi per la formazione di un futuro adulto più attento e consapevole nei confronti degli altri esseri viventi. “Le nostre campagne contro l’abbandono e i maltrattamenti” spiega Marco Poli, responsabile del centro Comunicazione e sviluppo della Lega “mirano a sensibilizzare gli adulti che fanno soffrire gli animali soprattutto a causa di

un’assente o, peggio ancora, cattiva educazione ricevuta da piccoli al riguardo. Solo formando i giovani possiamo sperare in un futuro più giusto per tutti”. Infine, una doppia gratificazione per chi dovesse decidere di donare la “Casa dei cuccioli”: oltre al valore ludico ed educativo del giocattolo, la consapevolezza di aver aiutato le migliaia di trovatelli accuditi dalla Lega, in quanto ad essa viene devoluta una parte del ricavato. ■


PROFESSIONE VETERINARIA 10/2000 L E T T O

37

Y

S U . . .

Animali transgenici, chimerici e clonati

Primo, I’inserzione di geni nei cromosomi animali è del tutto casuale. Non è insolito, afferma Langley, che alcune o anche centinaia di copie di un gene siano inserite di seguito all’interno di un cromosoma. Il fatto che il transgene venga espresso, e il modo in cui venga espresso, è assai complesso e dipende dai promotori (sequenze nucleotidiche che si trovano a monte della zona codificante, che sono siti di legame proteico e indispensabili per il controllo di una corretta trascrizione del gene strutturale, n.d.t.), dagli enhancers (sequenze che in genere incrementano la trascrizione di un gene indipendentemente dal loro orienta-

mento, la cui caratteristica è quella di essere localizzati a monte e a distanza dal gene del quale stimolano la trascrizione, sebbene, a volte siano stati trovati anche all’interno e a valle dello stesso, n.d.t.) e dagli pseudogeni (sequenze di DNA che strutturalmente sono omologhe ai geni attivi corrispondenti, ma che non codificano per alcun prodotto genico, n.d.t.) dell’organismo ospite. Secondo, se il transgene distrugge i geni naturali dell’animale ospite, ne può risultare una mutazione inserzionale. Langley cita l’esempio di un transgene composto dal gene del moscerino della frutta e dal gene virale Tk (timidina chinasi) che è stato introdotto in embrioni di topo. Alcuni dei topi transgenici nati, presentavano anomalie estreme, quali la mancanza degli arti posteriori, spaccature nel muso ed enormi difetti cerebrali. Terzo, con la trasmissione dei transgeni dall’animale trattato alla sua progenie spesso non si ottiene lo scopo prefissato, richiedendo per centinaia di volte la ripetizione degli esperimenti su

altri animali per sviluppare con successo la linea desiderata. Inoltre è quasi normale che il transgene sia alterato chimicamente nella progenie, producendo qualche volta negli animali degli effetti totalmente indesiderati. Quarto, i transgeni potrebbero sintetizzare il loro prodotto allo stesso modo in ogni parte di un organo, ma potrebbero anche avere effetti mutanti nelle differenti parti dell’organo stesso. In un esperimento, alcuni topi transgenici furono fatti crescere con un gene che può fare insorgere il cancro (preso dal virus SV40) e un promotore preso dal fattore genetico cardiaco atriale disegnato per attivare l’oncogene nello stesso modo sia nella cavità superiore sia in quella inferiore del cuore. Dopo la nascita, invece gli scienziati si sorpresero nel trovare che la cavità superiore destra del cuore (atrio destro, n.d.t.) cresceva in un modo incontrollabile, fino a cento volte in più delle sue misure normali, sommergendo alla fine il resto dell’organo. La cavità superiore sinistra (atrio sinistro, n.d.t.), al contrario, non veniva

Concorso Hill’s Amici in forma 2000 Si è concluso alla fine di settembre il concorso per cani e gatti che devono riacquistare il loro peso forma: i vincitori saranno premiati nella finalissima del 30 novembre Hill’s Pet Nutrition, leader mondiale nel settore dei cibi dietetici per animali domestici, ha proposto quest’anno la terza edizione del concorso “Amici in forma”, un programma che offre ai proprietari di cani e gatti la possibilità di aiutare i loro fedeli animali a perdere peso in maniera sana ed efficace, nel pieno rispetto delle loro esigenze nutrizionali. Ma il dimagrimento deve essere controllato: Hill’s Pet Nutrition offre prodotti a basso contenuto calorico e ricchi di fibre; Canine e Feline r/d e w/d della gamma Prescription Diet, utilizzati nel Concorso, sono prodotti che forniscono un limitato quantitativo di

Hill’s*

grassi; in seguito, il peso ideale viene mantenuto grazie a Maintenance Light della gamma Science Plan. Il concorso “Amici in forma 2000” iniziato a marzo prevedeva che i proprietari di cani e gatti in sovrappeso mettessero a dieta il proprio animale con i prodotti della linea Prescription Diet sotto il controllo del loro veterinario di fiducia. I partecipanti dovevano fotografare il proprio animale prima e dopo la cura così da dimostrare il dimagrimento, compilare una scheda clinica dove andava riportata la progressiva perdita di peso e consegnare il tutto al veterinario. Tra tutti i cani e gatti che hanno ultimato la cura sono stati selezionati da esperti e veterinari i finalisti che parteciperanno con i loro proprietari alla grande finale che si svolgerà giovedì 30 novembre alle ore 11,00 presso La Posteria di Via Sacchi 5/7 a Milano. La manifestazione, aperta al pubblico, sarà presentata da Licia Colò, giornalista, conduttrice televisiva, viaggiatrice e soprat-

D A L L E

A Z I E N D E

tutto amica degli animali e della natura. Durante la sfilata, una giuria di esperti e veterinari selezionerà l’Amico in Forma 2000 e premierà il fortunato proprietario del vincitore con una stupenda vacanza ai Caraibi per due persone. Siete quindi tutti invitati all’elezione dell’Amico in forma 2000”! Per maggiori informazioni contattare Eidos - Immagine & Comunicazione - Tel. 02/8900870 Fax. 02/8900852 Annalisa Colosio

In Italia nel 2001 un Meeting Internazionale per fare il punto sull’artrosi nel cane Si svolgerà nel 2001 in Fiera Milano Congressi il primo Simposio internazionale sull’artrosi del

Alcuni anni fa, il pubblico venne edotto sulla crudele sofferenza che può risultare da un esperimento condotto su di un animale transgenico quando venne mandato in onda, durante il notiziario americano della sera, un breve film per la televisione. Gli scienziati del centro di ricerche Usda di Beltsville, nel Maryland, grazie a delle microiniezioni, introdussero il gene che codifica il fattore di crescita umano nel codice genetico di embrioni di maiale. Lo scopo era quello di produrre dei maiali che sarebbero cre-

cane. Voluto ed organizzato da IOVA (Innovet Osteoarthritis Veterinary Association) il simposio si terrà nell’ambito del 42° congresso nazionale SCIVAC dal 2 al 4 marzo. 3 giornate di lavori, 15 relatori d’eccezione, più di 1000 presenze: questi i numeri di quella che si configura come tappa di partenza di un decennio di attività scientifiche che IOVA intende focalizzare sullo studio e sulla ricerca intorno all’artrosi, una tra le più gravi malattie ortopediche del cane. Dieci anni è anche il periodo durante il quale la “The Bone and Joint Decade 2000/2010” - iniziativa internazionale sotto la cui egida si svolgerà l’incontro - si impegnerà parallelamente ad approfondire gli aspetti clinici e patogenetici delle malattie articolari in Medicina umana. David Bennett (Gran Bretagna), Jean Francois Bardet (Francia), David Biller (USA), Dawn Boothe (USA), Aldo Vezzoni (Italia), sono solo alcuni dei prestigiosi nomi che durante le tre giornate dei lavori, tratteranno in dettaglio gli

sciuti molto di più e molto più velocemente, così da diventare fonte di profitti per l’industria dell’allevamento. I risultati, invece, furono alquanto differenti da quello che si aspettavano. Alcuni degli animali mostrarono grossolane anomalie. Un maiale dell’esperimento era eccessivamente peloso, artritico, strabico e letargico. «La trappola nella quale eravamo caduti», disse Bob Wall, uno dei due ricercatori del progetto Usda, «era che non potevamo controllare come speravamo il gene che codifica l’ormone della crescita». Il gene delI’ormone umano della crescita utilizzato dai ricercatori della Usda o non aveva stimolato la produzione di una maggiore quantità di ormone della crescita o, se l’aveva stimolata, la disperdeva continuamente. Vern Pursel, lo scienziato che diresse gli esperimenti di ingegneria genetica, riferì che i muscoli dei maiali transgenici andarono incontro a degenerazione e gli animali erano così indeboliti da riuscire a malapena a camminare. Da “Il secolo biotech” di J. Rifkin

N O T I Z I E

colpita dall’effetto del transgene e cresceva normalmente nei topi transgenici. I ricercatori ipotizzarono che le differenze nei livelli del fattore di crescita delle due cavità potevano aver giocato un ruolo importante nella risposta asimmetrica. La grande lezione è che le molteplici e complesse interazioni tra il gene che viene inserito e l’attività chimica dell’animale ospite non sono, per la maggior parte, prevedibili e conosciute, e questo può provocare, nell’essere vivente, forme nuove e a volte bizzarrie di patologia.

’inserimento di geni estranei nel codice genetico di un animale può scatenare una serie di molteplici reazioni e può essere la causa di una sofferenza per la creatura mai riscontrata in passato. Il dottor Gill Langley, della Royal Society of Medicine del Regno Unito, elenca una serie di settori della sperimentazione genetica il cui esito può essere quello di aumentare la sofferenza animale.

L

aspetti più salienti dell’artrosi del cane. Carlo Maria Mortellaro, Professore Ordinario dell’Università di Milano e Presidente del comitato scientifico di IOVA, coordinerà, insieme ad altri importanti chairmen, lo svolgimento delle numerose relazioni. Non mancheranno gli spunti di confronto tra Medicina umana e veterinaria, che culmineranno nella giornata conclusiva di domenica con l’intervento del maggior esperto di artrosi nell’uomo, il Professor Roberto Marcolongo dell’Università di Siena. Le tre giornate di studio termineranno con una roundtable che vedrà impegnati tutti i relatori in un rapido confronto conclusivo sui temi trattati. Il Simposio sarà aperto sia ai veterinari che parteciperanno al congresso nazionale SCIVAC, sia a quelli interessati esclusivamente all’incontro in questione. Il programma definitivo sarà disponibile entro il mese di novembre 2000. Ulteriori informazioni sono disponibili nel sito www.innovet.it\iova\iova.html.


38

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2000 C A L E N D A R I O

CORSO SCIVAC - SINVET

9-12 nov

SEMINARIO SCIVAC – SOVEP IN COLLABORAZIONE CON SISCA

11-12 nov

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DIAGNOSTICA PER IMMAGINI

12 nov

DELEG. REG. SCIVAC TOSCANA INCONTRO PROVINCIALE

12 nov

DELEG. REG. SCIVAC LAZIO INCONTRO PROVINCIALE

12 nov

CORSO SCIVAC

14-18 nov

DELEG. REG. SCIVAC TOSCANA INCONTRO PROVINCIALE

15 nov

SEMINARIO SIMEF

18-19 nov

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI CITOLOGIA

19 nov

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI ANESTESIA

19 nov

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC EMILIA ROMAGNA

19 nov

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC PUGLIA - BASILICATA

6° CORSO ASAMI - SCIVAC - ESVOT

19 nov

22-25 nov

SCIVAC - PERUGIA - CORSO DI BIOCHIMICA CLINICA

23-25 nov

CONVEGNO NAZIONALE ANMVI

SEMINARIO SCIVAC IN COLLABORAZIONE CON SOVI

24

DELEG. REG. SCIVAC LAZIO - INCONTRO PROVINCIALE

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI MEDICINA NON CONVENZIONALE

25-26

29-30 nov 1 dic

3

3 dic

3 3 dic

DELEGAZIONE REGIONALE SIVE LAZIO

SEMINARIO AVANZATO SIDEV - SIVAE

4 dic

5-7 dic

CORSO SCIVAC

8-9 dic

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI ODONTOSTOMATOLOGIA

10 dic

CORSO SCIVAC

14-16 dic

SEMINARIO SISCA

PROCEDURE DIAGNOSTICHE IN DERMATOLOGIA E MANIFESTAZIONI DERMATOLOGICHE DELLE PIU’ COMUNI ENDOCRINOPATIE – Dr. Ssa F. Galeotti e Dr. M. Corazza – Tirrenia PI – Hotel Continental L.go Belvedere n°6 Tel. 050/37031. Per informazioni Dr.ssa Lisa Chiefa 0587/735387 PRINCIPI E TECNICHE RADIOLOGICHE E DI SVILUPPO PER UNA CORRETTA DIAGNOSI ORTOPEDICA – Dr. M. Tommasini Degna – Rieti – Sala di Lettura – Via Garibaldi 265 - inizio ore 9.00 CORSO BASE DI CITOLOGIA - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it ATOPIA DEL GATTO - Ist. Zooprofilattico di Firenze - Per informazioni: Francesca Manfredi Segreteria SCIVAC - tel. 0372/403538 - email fmanfredi@scivac.it ONCOLOGIA FELINA - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it LA CITOLOGIA IN PATOLOGIA UMANA. DIFFERENZE E SIMILITUDINI CON LA CITOLOGIA VETERINARIA Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it APPROCCIO AL PAZIENTE RESPIRATORIO. GESTIONE E CONTROLLO - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

17 dic

5 NOVEMBRE GIORNATA ECOLOGICA A CREMONA Alla data indicata Cremona chiuderà al traffico il centro-città. Chi dovesse recarsi a Palazzo Trecchi potrà accedere in auto nella zona centrale solo per recarsi al parcheggio La Marmora situato in Via Villa Glori, a 100 m. dalla sede (a pagamento L. 1500/h.). È inteso che non è possibile parcheggiare liberamente all’interno della zona chiusa al traffico, se ciò accadesse i veicoli saranno soggetti a rimozione e contravvenzione. Vi preghiamo pertanto di presentare alla polizia municipale, che si troverà nel perimetro della zona interdetta al traffico, la circolare che la Segreteria ANMVI vi avrà fatto avere. Chi non fosse interessato ad avvicinarsi in auto alla sede dovrà parcheggiare il proprio veicolo al di fuori della barriera e recarsi verso Palazzo Trecchi con i mezzi pubblici o a piedi.

NEOPLASIE DEL CAVO ORALE E CHIRURGIA ADDOMINALE – Dr. G. Romanelli - Hotel San Marco, via Emilia 42, Ponte Taro (PR) - Per informazioni Francesca Manfredi - Segreteria SCIVAC Tel 0372/403538 email fmanfredi@scivac.it ANIMALI ESOTICI - Per informazioni Francesca Manfredi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403538 email fmanfredi@scivac.it CORSO SULLE METODOLOGIE DI ILIZAROV - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it Perugia Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

25-26

dic

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI CARDIOLOGIA

TAC. CASI CLINICI - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 email catia@scivac.it

OFTALMOLOGIA DEL GATTO - Castelvolturno - CE - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

dic

SCIVAC-PERUGIA - SIDEV

DISTURBI COMPORTAMENTALI LEGATI A PAURA, FOBIA E ANSIA NEL CANE E NEL GATTO - Asti - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

ACCESSO ALLA PROFESSIONE E FUTURO DEGLI ORDINI PROFESSIONALI - Cremona - Palazzo Cittanova - Per inform.: Sabina Pizzamiglio - Segreteria ANMVI - Tel. 0372/403537 - email info@anmvi.it

nov

CORSO SCIVAC

CORSO BASE DI NEUROLOGIA - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

nov

nov

SEMINARIO SIVAE

A T T I V I T À

TAVOLA ROTONDA INTERATTIVA A SESSIONI CON ARGOMENTI DI: ANESTESIA, MAL. INFETTIVE E MAL. PARASSITARIE, MAL.METABOLICHE E MAL.GESTIONALI - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it CORSO BASE DI ECOGRAFIA - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it ESAME ELETTROCARDIOGRAFICO. ALTERAZIONI RADIOLOGICHE ED ECOGRAFICHE PIU’ FREQUENTI. Dr. R. Assin – Hotel Colony Flaminio – via Monterosi 18 - Roma – inizio ore 9.00 Per informazioni: Dr. M. Gargiulo Tel. 06/3210473 APPROCCIO DIAGNOSTICO ALLE ALOPECIE NEL CANE - Perugia - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it EMATOLOGIA EQUINA - Roma – Per informazioni: Ludovica Bellingeri – Segreteria SIVE Tel: 0372 403502 - email lbellingeri@sive.it SEMINARIO AVANZATO SIDEV-SIVAE “DERMATOLOGIA AVIARE E DEI PICCOLI MAMMIFERI - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it CORSO AVANZATO DI ODONTOSTOMATOLOGIA - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it LESIONI ORALI DI MALATTIE DERMATOLOGICHE - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it CORSO BASE DI TERAPIA COMPORTAMENTALE - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it AGGRESSIVITÀ - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 email catia@scivac.it

PROFESSIONE

VETERINARIA Direttore Carlo Scotti Direttore Responsabile Antonio Manfredi Comitato di Redazione Pier Paolo Bertaglia Paolo Bossi Marco Eleuteri Giuliano Lazzarini Pier Mario Piga Capo Redattore Fabrizio Pancini Rubrica fiscale Giovanni Stassi Rubrica legale Guido Canale Maria Teresa Semeraro Segreteria di Redazione Sabina Pizzamiglio Coordinamento Editoriale Angelo Franceschini Progetto Grafico Germano Pontevichi

Editore SCIVAC Via Trecchi, 20, Cremona info@scivac.it Iscrizione registro stampa del tribunale di Cremona, n. 263. del 9/7/1991 Concessionaria esclusiva per la pubblicità EDIZIONI VETERINARIE E.V. srl, Cremona Ufficio Pubblicità Francesca Manfredi tel. 0372/40.35.38 fmanfredi@scivac.it Per aggiornare il professionista sulla evoluzione delle tematiche professionali Stampa Press Point, Abbiategrasso - MI tel. 02/94965467 Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2 comma 20/B Legge 662/96 - Filiale di Piacenza a cura di Nacor di G. Manfredi, Bobbio - PC - tel 0523/936546 La rivista è gratuita per gli iscritti alle Associazioni Federate ANMVI. Per i non soci è disponibile al costo di lire 60.000 come contributo spese di spedizione. Viene inoltre inviata gratuitamente ad Enti Pubblici, Università, Ordini, ASL, Istituti Zooprofilattici e alle aziende di settore. Arretrati: Tel. 0372/403537 Chiuso in stampa il 23 ottobre 2000

Professione Veterinaria, Anno 2000, Nr 10  

Professione Veterinaria è un settimanale specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you