Ticino Management: Febbraio 2024

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Anno XXXVI n. 1-2 • Febbraio 2024 Svizzera: Fr. 12.-

Dragone in affanno

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Estero: Ume 10 Euro Regno Unito: Gbp 9,00; Us: Usd 10,00

Tra mattone e demografia Aziende

Ferrovie alpine, sul binario vincente

Cultura

Teatro, nel mondo acrobatiche emozioni

Elezioni

Disegnare il territorio, di ‘comune’ accordo

Automotive

Elettrico, ma non solo

Eureka

Conto alla rovescia per il supercalcolo

Alta gamma

Grandi complicazioni che si ripetono al minuto




EXPLORING NEW TRENDS

DECALIA.COM


ISSN 1664-3798

Società Editrice Eidos Swiss Media Sagl

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Federico Introzzi · fintrozzi@eidosmedia.ch Redazione

Susanna Cattaneo · scattaneo@eidosmedia.ch Giulio De Biase · gdebiase@eidosmedia.ch Mirta Francesconi · mfrancesconi@eidosmedia.ch Simona Manzione · smanzione@eidosmedia.ch Andrea Petrucci · apetrucci@eidosmedia.ch Emanuele Pizzatti · epizzatti@eidosmedia.ch Maria Antonietta Potsios - mapotsios@eidosmedia.ch Eleonora Valli · evalli@eidosmedia.ch Hanno collaborato a questo numero Ettore Accenti, Achille Barni,

Marina Bottinelli, Andrea Ferraretti, Simona Galli, Simone Gianini, Mawerick Marioli, Zulay Menotti, David Mülchi, Frank Pagano, Stelio Pesciallo, Carlo Secchi, Thomas Zara Progetto e coordinamento grafico

Veronica Farruggio · grafica@eidosmedia.ch Pubblicità

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Editoriale

Affanni cinesi Caro lettore, quella che si è dimostrata essere, per molti versi inaspettatamente, la rivelazione dell’ultimo ventennio è certamente la Cina. Il Dragone asiatico in pochi decenni ha infatti inanellato un’impressionante serie di successi, equamente distribuiti in diversi ambiti: economico, è oggi per dimensioni seconda solo agli Stati Uniti; sociale, metà della sua popolazione è uscita dalla povertà; demografico, è lo stato più popoloso al mondo; industriale, è al centro delle catene di fornitura globale, e in fasce a valore aggiunto crescente; formativo, sforna ogni anno il maggior numero di scienziati e ingegneri; e molti altri. Il 2023 ha però evidenziato anche i limiti che un ventennio di crescita sfrenata e dopata si sono lasciati alle spalle, dall’elevato debito delle amministrazioni locali, alla bolla immobiliare, dalla sfiducia delle famiglie e il conseguente crollo del mercato domestico, alla bassissima natalità e al preoccupante invecchiamento della popolazione. La Cina è però anche un Paese dalla grande e millenaria Storia, orgoglioso del suo passato e sicuro delle sue potenzialità: ha dunque tutte le carte in regola per cavarsi rapidamente dall’impiccio, e tornare a correre. Si trova oggi confrontata, prima volta per un’economia in fin dei conti ancora emergente, con i problemi di una sviluppata nel mezzo di una delicata transizione, il passaggio da un’economia imperniata sull’offerta, quindi dirigista negli investimenti, a una della domanda, con il mercato interno chiamato a fare la propria parte. È forse la dimostrazione che anche uno stato totalitario possa prosperare? Si tratta però di un’edizione dedicata anche all’Intelligenza Artificiale e alla ricerca scientifica, che incontra le tecnologie di domani, ma che sono già presenti, al pari di quanto di bello ha Firenze da offrire in queste settimane, o le eccellenze che l’ingegno e l’artigianalità elvetica sanno creare.

Federico Introzzi


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sommario /febbraio 2024 Cover Story

p. 26

Il drago affannato

L’economia cinese si trova confrontata a una serie di crisi che stanno mettendo in discussione molti assunti che negli ultimi decenni le hanno permesso di crescere e prosperare. Il nuovo modello non è ancora pronto ma il tempo stringe.

Da sinistra, Mattia Nocera, Ceo di Belgrave Capital Management, Nicholas Yeo, Director e Head of Equities China di abrdn, Arthur Kroeber, Partner di Gavekal, Simona Grano, Docente e ricercatrice dell’Università di Zurigo.

Opinioni

Osservatorio

14 Ettore Accenti. Molte le ambiguità che la questione energetica solleva, urgono risposte meno ideologiche. 16 Stelio Pesciallo. Il progetto di mandato negoziale con l’Ue desta perplessità. 18 Ignazio Bonoli. Infuria il dibattito sull’Avs, all’avvicinarsi di due nuovi referendum che potrebbero affossarne la sostenibilità finanziaria. 20 Zulay Menotti (in foto). L’Unione Europea si conferma in prima linea per capacità regolatorie anche in ambito di Ia, ma è un esempio da imitare? 22 Simone Gianini. Potrebbe tornare il termine di sanatoria a 30 anni per le costruzioni fuori zona edificabile. 24 Carlo Secchi. Da Las Vegas, novità e trend che stanno influenzando lo sviluppo delle nuove tecnologie.

93 Sfama. I fondi svizzeri. 94 Settori. I titoli tecnologici dovrebbero continuare a far bene anche quest’anno, molte le ragioni alla base. 96 Scenari. Il 2024 si conferma anno del reddito fisso, che dovrebbe correre, pur al netto di qualche marginale rischio. 100 Scenari. A incidere sull’esito delle elezioni americane sarà ancora l’economia, prima di ideologismi e simpatie. 104 Scenari (a lato, Norman Villamin) Il 2024 potrebbe però anche essere l’anno del Giappone, rinvigorito da un lungo processo di riforme strutturali volute da Abe. 105 Veicoli. I prodotti passivi sono la migliore delle alternative disponibili, determinante è infatti il basso costo, non tanto l’abilità dei gestori.

Economia

Eureka

38 Testimonianze. Già complesso in Svizzera, il trust lo è ancor di più in Spagna, dove non è riconosciuto. 40 Testimonianze. Il microcredito, cruciale per lo sviluppo moldavo. 42 Eventi. Wef, ancora rilevante? 44 Settori. Logistica a prova di crisi. 50 Aziende. Rispondere alla complessità del diritto, unendo le forze.

66 Lo studente. Regolamentare una finanza più sostenibile. 68 Digitale. Un esempio virtuoso di conservazione e valorizzazione del patrimonio informatico. 70 Start up. La nuova dimensione del lavoro, fra fisico e virtuale. 72 Associazioni. Ia: approccio svizzero all’insegna dell’equilibrio.

6 · TM Febbraio 2024

74 Digitale. Efficienza e trasparenza, i pregi della blockchain. 76 Crypto. I plus della tokenizzazione.

Finanza 78

80

Analisi. Nonostante i dati in ripresa del Pmi di dicembre, è ancora presto per cantare vittoria in un contesto congiunturale difficile. Fiscalità. Novità dall’Italia, gli investimenti esteri pagano dazio.


Sui giusti binari

p. 46

Record di passeggeri e investimenti strategici hanno premiato le ferrovie alpine, che proseguono la loro corsa. A lato, Fernando Lehner, Ceo Bvz Holding.

Ricerca & Innovazione

p. 62

Il nuovo supercomputer Alps promette un cambio di paradigma, consentendo la convergenza delle tecnologie di Ia e di supercalcolo classico. A lato, Thomas Schulthess, Direttore del CSCS.

Confederazione elettrica?

Minuti, che complicazione!

Grandi progetti per una mobilità elettrica e sostenibile spingono l’automotive in Svizzera verso risultati incoraggianti. A lato, Paul de Courtois, Presidente e Ceo di BMW.

Rari capolavori di ingegneria meccanica di precisione, le ripetizioni minuti sono tra i più complessi meccanismi orologeri. A lato, Patek Philippe, Ripetizione Minuti Tourbillon Ref. 5303R-001.

p. 110

p. 84 Elezioni comunali 2024

Non solo David

La parola ai principali partiti ticinesi per esprimere la loro visione di una progettualità calata sul territorio, in grado di rispondere alle sfide della politica di prossimità.

Oltre 2 milioni i visitatori che nel 2023 hanno affollato le salle della Galleria dell’Accademia di Firenze, che brilla di nuova luce. A lato, Sacra Famiglia con San Giovannino di Pier Francesco Foschi.

p. 52

82

Banche. Prosegue la modernizzazione dei sistemi core banking.

Automotive 86

88

Prospettive. Audi continua con slancio sulla strada dell’elettrificazione con nuovi importanti lanci. Mercato svizzero. Sulla scia di un buon 2023, si punta al sorpasso delle vendite ante pandemia.

Cultura & Società 112

118

Haute Horlogerie. Il battesimo del Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives, inno alla passione e alla competenza. Arti sceniche. Dalle creazioni più intime alle produzioni più spettacolari, da 40 anni la Compagnia Finzi Pasca porta la sua poetica sui palcoscenici del mondo.

p. 114

122 Territorio. Nuova progettualità urbanistica per Lugano sulle ali della Funicolare degli Angioli. 126 Anniversari. Le Fiandre dedicano un anno speciale a James Ensor, svelando l’artista dietro le maschere.

Rubriche 10

Appuntamenti Febbraio 2024 TM · 7


sommario digitale / febbraio 2024

Cover story L’anno del drago è appena iniziato, ma in quale situazione versa l’economia cinese?

Economia Tutti gli articoli dedicati all’analisi di temi economici dalle aziende alla consulenza.

Finanza Riflettori accesi su indipendenti, banche e asset management.

Cultura I protagonisti del grande mondo dell’arte, della cultura e del lifestyle.

Opinionisti Le voci degli esperti che accompagnano i lettori con costanza.

Eureka La nuova sezione dedicata all’innovazione, alla tecnologia e al Venture Capital.

Osservatorio La rubrica di approfondimento finanziario si amplia.

Eventi La sezione web-only dedicata a pre e post eventi.

Speciali Due Speciali per iniziare: Elezioni ed Automotive.

Patek Philippe Ref. 5260/355R-001 Ripetizione minuti Aquanaut Luce ‘Rainbow’ Haute Joaillerie

La perfetta guida dell’internauta. Un vivace dialogo è iniziato, da un lato Ticino Management cartaceo dall’altro suo fratello minore digitale, l’obiettivo? Che siano sempre più connessi. Tra l’uscita di un’edizione e la successiva tutti gli articoli del cartaceo saranno pubblicati a cadenza regolare, insieme a contenuti studiati appositamente per essere nativamente digitali.


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appuntamenti

di Mirta Francesconi

Invece di pose convenzionali, Frans Hals coglie l’attimo fuggente di un movimento o di un’espressione, con il suo stile pittorico straordinariamente sciolto e libero. A sinistra, Il suonatore di liuto, 1623 circa, olio su tela, 70 cm × 62 cm, Musée du Louvre, Parigi.

si vede come abbia saputo rompere con le convenzioni e abbia acquisito fiducia in sé stesso trovando la propria strada. Allo stesso tempo il realismo borghese, di cui fu maestro, offre uno spaccato notevole della vita dei suoi committenti e delle norme, dei valori e delle tradizioni dell’epoca. Tra le esclusive novità dell’allestimento al Rijksmuseum, dipinti come il Banchetto degli ufficiali della Guardia civica di San Giorgio del 1616 e I reggenti dell’ospizio per anziani (Frans Hals Museum), i Ritratti di Lucas de Clercq e Feyntje van Steenkiste (Rijksmuseum) e il Giovane che ride (Mauritshuis). Un’occasione anche per scoprire Haarlem, la città in cui l’artista visse, lavorò e morì, a soli venti minuti di treno. Rijksmuseum Amsterdam Tutti i giorni, 9-17 Fino al 9 giugno

Amsterdam Frans Hals La libertà e la vivacità del suo tocco impressionista fanno di Frans Hals (Anversa 1582/1584 - Haarlem 1666) uno dei pittori più innovativi del XVII secolo. I suoi ritratti, che fossero di reggenti, di uomini del popolo, sono così pieni di vita da sembrare animati. Con l’obiettivo di restituire su tela la vitalità dei soggetti raffigurati, l’artista sviluppò un proprio stile audace, del tutto originale nella pittura olandese del Seicento, fatto di pennellate rapide e fluide, che ne fanno a buon titolo il precursore degli impressionisti - e di fatti molti fra loro si sarebbero recati ad Haarlem a studiarne i capolavori. Ritrattista molto ricercato, si costruì una ricca clientela fra la borghesia olandese, ma la stessa attenzione la metteva anche nei ritratti di emarginati sociali. Prima grande retrospettiva dedicata a Frans Hals dagli anni Novanta - organizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Londra (dove ha debuttato l’anno scorso) e la Gemäldegalerie 10 · TM Febbraio 2024

di Berlino (dove sarà dal 12 luglio al 3 novembre), la mostra che fino al 9 giugno fa tappa al Rijksmuseum di Amsterdam ha il merito di riportare al centro dell’attenzione un artista che, dopo essere stato accomunato per l’originalità del suo stile e della sua tecnica a Rembrandt e Velázquez, è rimasto ad appannaggio di una minoranza di specialisti e appassionati. Nato ad Anversa tra il 1582 e il 1584, era figlio di un tessitore. Nel 1585, la famiglia fuggì dall’invasione spagnola e finì ad Haarlem, dove si formò come pittore per poi diventare un artista indipendente, con la propria bottega, apprendisti e assistenti. Celebrato, ammirato e talvolta disprezzato per il suo “stile grezzo e pronto”, si concentrò in particolare sul genere del ritratto, oltre a creare magistrali opere di milizia. L’esposizione, incentrata proprio sull’innovatività dello stile di Hals, ne riunisce quasi cinquanta dei più bei dipinti, provenienti da prestigiose collezioni internazionali, ripercorrendone la crescita artistica. Quadro dopo quadro,

Milano Moroni (1521-1580) Il ritratto del suo tempo Un altro innovativo ritrattista è protagonista alla sede milanese delle Gallerie d’Italia. Anche all’artista bergamasco Giovan Battista Moroni (1521-1580), considerato fra i maggiori interpreti della pittura rinascimentale lombarda, veniva riconosciuta la dote di dipingere ritratti ‘in azione’, moderne raffigurazioni di personaggi che, attraverso un gesto, uno sguardo, entrano in contatto con lo spettatore superando la lontananza emotiva e la staticità della ritrattistica ufficiale. La mostra milanese - la più completa che gli sia mai stata dedicata - intende restituire un’immagine a tutto tondo del pittore, a partire dai suoi esordi presso la bottega del Moretto per proseguire con il confronto con altri artisti contemporanei attivi in area lombarda quali Lorenzo Lotto, Gerolamo Savoldo e Moretto. Al fine di raggiungere la massima completezza espositiva, i dipinti sono affiancati a opere di Tiziano, Veronese e Tintoretto,


A destra, Giovan Battista Moroni Ritratto di donna con ventaglio, 1576-79 circa, olio su tela, 73,5 x 65 cm, Amsterdam, Rijksmuseum, in mostra alle Gallerie d’Italia di Milano, che riportano l’attenzione su un grande interprete della pittura rinascimentale lombarda.

Losanna Nicolas de Staël

Photo © Christie’s, Paris

Fin dall’inizio, la biografia di Nicolas de Staël (1914-1955), figura chiave della scena artistica del dopoguerra, ha creato un mito intorno alla sua arte: dall’esilio da bambino in seguito alla Rivoluzione russa al suicidio all’età di 41 anni, la vita del pittore ha costantemente influenzato la

© Amsterdam, Rijksmuseum

per delineare un dialogo con le produzioni artistiche del tempo, spaziando anche oltre i confini regionali. Prestigiosi i prestatori delle oltre cento opere, fra i quali si annoverano sia importanti istituzioni italiane, sia internazionali, quali la National Gallery di Londra, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, Gemäldegalerie - Staatliche Museen di Berlino, il Louvre, il Prado o la National Gallery of Art di Washington e il Philadelphia Museum of Art. Un’iniziativa che suggella l’impegno di Intesa San Paolo, cui fa capo il progetto museale delle Gallerie d’Italia, nella valorizzazione del patrimonio di Brescia e di Bergamo, che nel 2023 (la mostra ha aperto a dicembre) sono state Capitale della Cultura italiana. Gallerie d’Italia - Milano Ma-Do, 9.30-19.30; Gi, fino alle 22.30 Fino al 1 aprile ricezione della sua opera. Senza trascurare questa dimensione leggendaria, la retrospettiva alla Fondation de l’Hermitage di Losanna - in collaborazione con il Musée d’Art Moderne de Paris - si propone di rimanere il più vicino possibile alla ricerca grafica e pittorica di Staël, di rara intensità, dai primi passi figurativi e dalle tele scure e opache degli anni ’40 ai dipinti

realizzati alla vigilia della sua prematura scomparsa nel 1955. Ne emerge chiaramente come, indifferente alle mode, la sua opera ribaltasse la distinzione tra astrazione e figurazione, perseguendo un’arte sempre più densa e concisa. Variava instancabilmente strumenti, tecniche e formati, lavorando spesso su più tele in parallelo con sovrapposizioni e alterazioni successive. Esplorazioni in cui il disegno gioca un ruolo sperimentale fondamentale. Fra la selezione di un centinaio di dipinti, disegni e taccuini, accanto all’emblematico Parc des Princes (1952) anche un importante gruppo di opere raramente, se non mai, esposte. Fondation de l’Hermitage Ma-Do, 10-18; Gi 10-21 Fino al 9 giugno

Nicolas de Staël trasfigura le emozioni vissute assistendo alla prima partita di calcio in notturna allo stadio parigino in un’opera emblematica: Parc des Princes, 1952, olio su tela, 2 x 3,5 m. Febbraio 2024 TM · 11


Aarau Augusto Giacometti Libertà / Committenza

Mentre Augusto Giacometti è stato ampiamente riconosciuto per la sua libertà senza precedenti nell’uso del colore, invece le sue vetrate, i suoi murales e la sua impressionante produzione di dipinti floreali - 220, un buon terzo della sua intera opera - hanno ricevuto meno attenzione. Una lacuna che questa mostra dell’Aargauer Kunsthaus, in stretta collaborazione con l’Istituto Svizzero di Studi d’Arte, si propone di colmare, al contempo mettendo in luce le questioni dell’indipendenza artistica. La combinazione di originali, documenti d’archivio e studi scientifici nel campo del restauro offre l’opportunità di presentare i più recenti risultati e porre nuovi accenti nella ricezione dell’artista. Aargauer Kunsthaus Ma-Do, 10-17; Gi, 10-20 Fino al 20 maggio

Coira Augusto Giacometti Contemplazione

© Foto: Luděk Wünsch

Al centro, Augusto Giacometti in un Autoritratto, 1910, olio su tela, 35,2 × 26 cm, Museo statale della Slesia. Sopra, da sinistra, due sue opere in mostra all’Aargauer Kunsthaus: Amaryllis, 1947, olio su tela, 100,7 × 96,2 cm, Aargauer Kunsthaus, e Notte d’estate, 1917, olio su tela, 67,2 × 65 cm, Museo d’Arte Moderna, NY. In basso due opere esposte al Museo d’arte dei Grigioni: da sinistra, Contemplazione, progetto di mosaico per la passerella dell’Università di Zurigo, 1914, su carta, 35,5 x 46 cm, Bündner Kunstmuseum Chur, e Astrazione colorata, 1900, pastello su carta, 22,5 x 25 cm, Bkm. 12 · TM Febbraio 2024

© Foto: The Museum of Modern Art, New York/Scala, Florenz

© Foto: Brigitt Lattmann

Membro della celebre dinastia di pittori bregagliotti, Augusto Giacometti (1877-1947) è stato una figura centrale per la nascita dell’arte moderna svizzera a inizio Novecento, sia con le sue prime astrazioni e la sua libertà nell’uso del colore, sia come membro, e poi presidente dal 1939, della Commissione federale d’arte. Le due mostre che gli sono dedicate nella prima parte dell’anno, ad Aarau e Coira, permettono di comprendere l’innovatività della sua ricerca di una pittura al di là dei confini di genere e le particolarità delle sue tecniche di lavoro.

Sin dagli inizi, disegni e lavori su carta sono stati fra gli strumenti di espressione artistica più importanti per Augusto Giacometti. Con essi sviluppò il suo linguaggio pittorico tra figurazione e astrazione e scoprì le linee libere; pastelli e acquerelli brillanti si prestavano al suo desiderio di rappresentare la luce e il colore in modo smaterializzato. Per questa ragione la mostra presso il Museo d’arte dei Grigioni è dedicata esclusivamente ai suoi lavori su carta presentando le basi della sua attività artistica. Una parte importante della mostra consiste in opere dell’ampia collezione dell’architetto Tilla Theus, che sarà donata al Museo d’arte dei Grigioni nel corso dell’anno. Museo d’arte dei Grigioni Ma-Do, 10-17; Gi, 10-20 Fino al 28 aprile


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opinioni /l’esperto di tecnologia

Tra sfide e strategie Piuttosto che cercare di scongiurare l’inevitabile, si dovrebbe affrontare di petto la questione energetica proponendo soluzioni realistiche e accettabili da parte della popolazione. Ettore Accenti, esperto di tecnologia. Blog: http://bit.ly/1qZ9SeK Il 19-XI-1985 a Ginevra fu siglato uno storico accordo di collaborazione tra Reagan e Gorbaciov per realizzare insieme un progetto energetico, sulla base del reattore sovietico Tokamak.

L

a questione energetica si pone come uno dei dibattiti più cruciali di questo secolo. Negli ultimi due millenni, mai come ora l’umanità ha affrontato un tema così vitale con una combinazione di intelligenza, presunzione e talvolta, purtroppo, con un approccio superficiale. Da un lato, l’avanzamento scientifico e la fiducia nelle capacità umane hanno spinto verso tentativi di dominare la natura e i suoi processi; dall’altro, la miopia e gli interessi particolari spesso oscurano giudizi razionali e azioni necessarie. La sfida posta dal cambiamento climatico e dall’uso delle risorse energetiche si sintetizza in un paradosso storico: in poco più di un secolo, l’Homo Sapiens ha dissipato immense riserve di carbone, petrolio e gas, etichettando questo spreco come ‘civiltà’. La conseguenza immediata è stata un incremento dell’effetto serra, con un riscaldamento atmosferico 14 · TM Febbraio 2024

misurato in circa 0,08 gradi Celsius per decennio, una tendenza in preoccupante accelerazione a causa dell’emissione antropogenica di anidride carbonica. Quest’ultima è passata da 280 parti per milione (ppm) in epoca preindustriale a 420 ppm oggi, un dato che, sebbene non preoccupi il pianeta, abituato a ben altri livelli di Co2 in ere geologiche passate, pone seri interrogativi. Tuttavia, la retorica del “salvare il pianeta” appare riduttiva. La Terra ha superato eventi ben più catastrofici nei suoi 4,7 miliardi di anni di storia. Piuttosto è la qualità della vita umana e la conservazione della biodiversità attuale a essere in gioco, sfidate da un cambiamento climatico antropogenico che, se ignorato, potrebbe rendere l’ambiente meno ospitale. Di fronte a tale scenario, le soluzioni variano, oscillando tra l’innovazione tecnologica e drastiche modifiche del comportamento collettivo. L’esempio

metaforico del bambino di cinque anni che suggerisce di smettere semplicemente di ‘bruciare porcherie’, pur ingenuo, tocca il cuore del problema, ma non gli si chieda di rinunciare ai suoi giocattoli. La necessità di un cambio di paradigma che, tuttavia, richiede sacrifici immediati per benefici a lungo termine, sacrifici che molti trovano difficile accettare. La transizione verso auto elettriche, diete alternative, l’uso di energie rinnovabili pur promettenti, sottolineano la complessità della sfida: queste soluzioni, nonostante l’impegno economico e tecnologico, rappresentano ancora una frazione del fabbisogno energetico globale. La strada verso un futuro sostenibile è disseminata di ostacoli, non ultimi quelli legati alla volontà politica, economica e sociale. La soluzione richiede un approccio olistico, che integri la tecnologia, l’innovazione, la riduzione degli sprechi e un nuovo ethos collettivo, orientato verso il rispetto dell’ambiente e la responsabilità verso le generazioni future. Il dibattito sulla sostenibilità e le misure per affrontare il cambiamento climatico evidenzia una realtà complessa, spesso ostacolata da decisioni politiche e da un’ottica di breve termine. La proposta di ridurre drasticamente i consumi globali del 50%, limitare l’uso delle automobili, moderare il consumo alimentare e, in


Il progetto Iter vede al suo centro la costruzione del primo reattore a fusione nucleare, nel sud della Francia, a Cadarache.

generale, ridurre il Pil globale, riflette una soluzione estrema ma efficace per mitigare l’impatto ambientale dell’uomo. Tuttavia, l’attuabilità di tali misure si scontra con la difficoltà di imporre, specie democraticamente, sacrifici significativi. La ricerca dell’energia da fusione nucleare, come dimostra il progetto Iter, rappresenta un esempio di come la scienza e la tecnologia possano offrire soluzioni. Nonostante i progressi lenti e i costi elevati, il potenziale di produrre energia pulita e illimitata rimane un obiettivo promettente, sebbene i suoi frutti possano non essere colti prima della seconda metà di questo secolo. Questi sforzi dimostrano il dilemma tra perseguire soluzioni immediate, spesso insufficienti o poco popolari, e investire in tecnologie future dai risultati incerti. La reazione mista a proposte di mitigazione del cambiamento climatico, come quelle discusse nelle conferenze Cop, riflette la complessità di bilanciare azioni efficaci e accettazione sociale. Il riferimento alle prospettive future, con un aumento della popolazione globale e del conseguente consumo di risorse, sottolinea l’urgenza di adottare strategie sostenibili. Il cambiamento climatico porterà sia sfide sia opportunità, richiedendo adattamenti sia ecologici sia sociali. Non una novità per la storia umana. Del resto, anziché concentrarsi esclusivamente su misure restrittive o sull’evitare l’inevitabile, sarebbe più produttivo indirizzare risorse e innovazione verso soluzioni che prevedano adattamenti intelligenti e sostenibili. Questo approccio richiede una visione lungimirante e la volontà di intraprendere azioni che siano non solo efficaci ma anche socialmente e politicamente accettabili. La sfida sta nell’equilibrare l’urgenza di agire con la realtà politica e sociale, mirando a soluzioni innovative ma inclusive. In un contesto ottimale, senza incorrere in autodistruzioni, l’umanità è proiettata verso una crescita demografica che potrebbe superare i 12 miliardi entro il 2200. Con questa espansione, si prevede che il consumo individuale aumenterà significativamente rispetto agli standard odierni. Di conseguenza, ci si aspetta un innalza-

L’avventura di Iter La fusione nucleare incarna l’energia prodotta al cuore delle stelle, un processo che fonde atomi di idrogeno per generare elio, rilasciando enormi quantità di energia in condizioni di temperatura e pressione estreme, ben oltre quelle terrestri. Il progetto Iter, una collaborazione internazionale in corso, mira a replicare questa reazione fondendo due isotopi dell’idrogeno, deuterio e trizio, a temperature di circa 150 milioni di gradi Celsius, ma a pressione simile a quella atmosferica terrestre. Questo processo produce un plasma, uno stato della materia ad altissima energia, dal quale si può estrarre energia per generare elettricità. Iter è strutturato in diverse fasi, con l’obiettivo, entro il 2035, di produrre autonomamente il trizio, un isotopo dell’idrogeno non disponibile in natura. Superato questo traguardo, il passo successivo sarà la realizzazione di un prototipo di reattore funzionante, previsto per la seconda metà di questo secolo. Il successo di queste fasi aprirà la strada all’industrializzazione della fusione nucleare, permettendo la costruzione di centrali in grado di fornire energia su vasta scala, segnando un potenziale punto di svolta energetico verso la fine del secolo. La fusione nucleare promette un futuro energetico pulito, sicuro e quasi inesauribile, prospettando una rivoluzione nel modo in cui l’umanità genera e utilizza l’energia, con il potenziale di ridurre drasticamente la dipendenza dai combustibili fossili e mitigare il cambiamento climatico. Secondo le stime con 4,24 kg di deuterio e 6,36 kg di trizio si produrrebbe un TWh. In pratica l’intera produzione annua di energia elettrica dell’Italia verrebbe prodotta con 250 kg di carburante anziché 500mila tonnellate di carbone e senza emissioni.

mento della temperatura globale di alcuni gradi, il ritiro dei ghiacciai e un’ascesa del livello dei mari di uno o due metri. Questi cambiamenti porteranno inevitabilmente a nuove sfide e opportunità, in un ciclo già testimoniato otto volte nell’ultimo milione di anni: la scomparsa di alcune isole, l’abbandono dei delta fluviali abitati, e un’alterazione degli ecosistemi. La regressione delle calotte polari aprirà nuove rotte marittime, riducendo l’importanza di canali storici come quello di Suez e portando ad altri cambiamenti. Di fronte a questa inevitabilità, sarebbe

saggio orientarsi verso azioni proattive che sfruttino la capacità di adattamento e previsione umana. La storia dell’umanità, infatti, ne prova resilienza e ingegnosità: dall’espansione dall’Africa fino alle Americhe durante le ere glaciali e interglaciali, gli uomini hanno saputo navigare cambiamenti climatici estremi senza perdere la loro essenza di Homo Sapiens, esseri sapienti, non folli. Questo passato invita a guardare al futuro con un approccio che valorizzi l’adattamento intelligente e la pianificazione lungimirante, piuttosto che il tentativo di scongiurare l’inevitabile. Febbraio 2024 TM · 15


opinioni/il consulente legale

Un mandato poco negoziale Sul tappeto un pacchetto di accordi che lascia molti dubbi sulla reale volontà di garantire l’indipendenza della Svizzera, ripresentando le criticità della precedente proposta.

I

l 15 dicembre dell’anno scorso il nostro Consiglio federale ha reso pubblico il progetto di mandato negoziale che intende applicare nelle trattative con l’Unione europea sottoponendolo sino a questo febbraio a una serie di consultazioni interne prima di emanarlo in via definitiva. Questo mandato non costituisce una semplice autorizzazione a trattare con l’Ue ma contiene in modo dettagliato i punti sui quali si dovrà farlo, punti che in gran parte sembrano però già essere stati definiti nel corso dei “colloqui esplorativi” condotti finora e che con tutta probabilità non saranno oggetto di modifiche. Ed è questo un primo elemento di criticità di questo “mandato negoziale” che di negoziale dovrebbe avere ben poco. Come noto l’Ue da anni, almeno dal 1992 quando in votazione popolare è naufragata la proposta governativa di aderire allo Spazio comune europeo, non lascia niente di intentato per legare la Svizzera in un modo o nell’altro alle istituzioni europee al fine, in ultima analisi, di pervenire a una sua formale adesione. Sinora, per contro, i rapporti economici tra le due entità, sono stati regolati mediante accordi bilaterali, a partire dall’Accordo sul libero scambio del 1972, sino agli accordi bilaterali I e II che hanno regolato singole materie nell’ambito del reciproco accesso ai mercati e dell’asilo e della ricerca. Questa cosiddetta “via bilaterale”, che costituisce il metodo usuale per regolare i rapporti tra due entità statali indipendenti, è vista da allora sempre più sfavorevolmente dalla Commissione europea che vuole legare la Svizzera più strettamente alle istituzioni europee obbligandola sia ad adottare automaticamente l’evoluzione futura del diritto europeo che a estendere alla Confederazione regolamentazioni, e 16 · TM Febbraio 2024

quindi obblighi, a cui devono attenersi gli Stati dell’Ue. L’ultimo tentativo in tal senso è stato il progetto del cosiddetto Accordo quadro naufragato nel 2021 avendo il nostro governo percepito che non sarebbe stato accolto in votazione popolare. Questo progetto privilegiava un principio e uno strumento che avrebbero indubbiamente ristretto l’autonomia politica della Confederazione: da un lato l’obbligo di adottare automaticamente l’evoluzione del diritto europeo negli ambiti degli accordi bilaterali e, dall’altro, l’adozione delle prese di posizione della Corte Europea chiamata a pronunciarsi in caso di mancato accordo tra le parti nell’ambito del previsto Tribunale arbitrale. Nel caso di non adozione da parte della Confederazione di quanto imposto dalle istituzioni europee, due le conseguenze: sanzioni nei confronti della Svizzera e decadimento degli accordi bilaterali tramite la cosiddetta “clausola ghigliottina”. Il mandato negoziale attualmente in discussione non prevede più un Accordo quadro ma singoli accordi tra le parti e viene presentato pertanto come un “pacchetto di accordi”. Se nella forma, dunque, quanto prospettato nel mandato negoziale viene modificato, invece da quello che si può vedere dalle ottanta e più pagine del messaggio del Consiglio federale non vi sono sostanziali modifiche, in quanto nel pacchetto sono presenti le stesse criticità che hanno condotto al naufragio della proposta di Accordo quadro. In effetti il Consiglio federale si sarebbe già impegnato a riprendere negli accordi bilaterali il nuovo diritto europeo in maniera dinamica, vale a dire automaticamente.

Stelio Pesciallo, avvocato e notaio presso lo Studio 1896, Lugano.

Il Parlamento o il popolo potrebbero opporvisi, in tal caso la Commissione europea verrebbe autorizzata ad adottare adeguate sanzioni contro la Svizzera. È vero che in settori delicati, quali l’immigrazione o la libera circolazione dei cittadini Ue, la Svizzera si riserva di introdurre eccezioni o clausole di protezione, ma l’esito delle trattative su questi punti è completamente aperto. Anche sull’istituzione di un Tribunale arbitrale e del ruolo assegnato alla Corte europea in caso di disaccordo tra le parti, rispettivamente di richiesta di una presa di posizione vincolante da parte di quest’ultima, anche se qualche distinguo sembrerebbe essere stato introdotto, i giochi sembrerebbero già fatti e il Consiglio federale sembra abbia accolto le pretese della controparte, per il che il giudizio finale spetterebbe all’ultima istanza giudiziaria dell’Ue che difficilmente interpreterebbe il diritto tenendo conto del punto di vista svizzero. Invece, mentre l’Accordo quadro decaduto prevedeva una “super-ghigliottina” che avrebbe condotto al decadimento di tutti i bilaterali, compreso l’accordo di libero scambio, in caso di disdetta di uno solo, nel nuovo pacchetto ciò non sarebbe più il caso e rimarrebbe la ghigliottina già presente negli attuali Bilaterali I che condurrebbe al decadimento di tutti gli accordi contenuti in questo bilaterale. Le trattative ufficiali dovrebbero iniziare a mesi e terminare entro quest’anno. Sull’esito delle stesse dovrà pronunciarsi il popolo e non è ancora chiaro se conterà anche il voto dei Cantoni.


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opinioni/l’economista

Da migliorare, ma non così Torna a scaldarsi il dibattito sull’Avs, con due referendum già in vista. Se la necessità di intervenire rimane evidente, altrettanto chiaro è che le soluzioni debbano essere altre.

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l prossimo 3 marzo, il Popolo svizzero sarà chiamato a pronunciarsi su due importanti modifiche della Legge federale sull’Assicurazione vecchiaia e superstiti (Avs). La prima modifica deriva da un’iniziativa popolare che chiede l’introduzione di una tredicesima mensilità per tutti i beneficiari di rendite ed è stata lanciata dai sindacati. La seconda, voluta dai giovani liberali radicali, propone un aumento dell’età di pensionamento a 66 anni, invece degli attuali 65. È noto che il sistema svizzero di protezione della vecchiaia si basa su tre pilastri: l’Avs (e anche l’Assicurazione invalidità AI) è in sostanza l’assicurazione di base. Il II pilastro è costituito dall’Assicurazione professionale, mentre il III è costituito dal risparmio personale, che è fiscalmente privilegiato. Va anche precisato che il I pilastro si basa sul sistema della distribuzione, anche se non completamente come in altri Paesi, mentre le altre due forme di previdenza si basano sul sistema di capitalizzazione (ognuno provvede a formare il proprio capitale di vecchiaia). Da tempo la sinistra chiede di fare in modo che l’Avs assuma i contorni di una pensione popolare, mediante la quale lo Stato garantisca una situazione finanziaria decente durante il pensionamento. Anche l’iniziativa per una tredicesima mensilità si inserisce in questa linea di pensiero. La sua motivazione principale è, infatti, quella di aumentare (in sostanza dell’8,3%) le attuali rendite Avs, che vanno da un minimo di 1’225 franchi mensili a un massimo di 2’450, con la penalizzazione per le coppie sposate. Vi sono due critiche di fondo all’aumento proposto: da un lato non risolve i problemi finanziari dell’Avs, dall’altro ne crea uno grosso per il suo finanziamento. 18 · TM Febbraio 2024

In primo luogo il proposto aumento risolve solo molto parzialmente il problema delle famiglie meno abbienti. Non solo, la distribuzione ‘a pioggia’ degli aumenti favorisce paradossalmente le rendite più alte. Un aiuto molto più mirato viene invece concesso con le prestazioni complementari (Pc), a carico dei cantoni. In secondo luogo il costo dell’operazione a carico del fondo Avs salirebbe subito a 4 miliardi di franchi all’anno e a 5 miliardi a partire dagli anni Trenta. Il finanziamento sarebbe assunto da dipendenti e datori di lavoro, nonché dal sussidio del-

«Il fondo Avs dispone oggi di circa 57 miliardi di franchi. Il recente aumento delle entrate deciso con “Avs 21” avrà un effetto positivo immediato, ma nel corso di sette anni, il capitale scenderà a 32 miliardi, mentre le rendite da pagare salirebbero a oltre 68 miliardi»

la Confederazione. In sostanza, l’onere maggiore sarebbe accollato alle giovani generazioni e aggravato da un aumento del numero dei pensionati. Per sommi capi il fondo Avs dispone oggi di circa 57 miliardi di franchi. Il recente aumento delle entrate deciso con “Avs 21” avrà un effetto positivo immediato, ma nel corso di sette anni, il capitale scenderà a 32 miliardi, mentre le rendite da pagare salirebbero a 68 miliardi. La legge prevede però che il fondo debba avere una consistenza pari a un anno di rendite da versare. Da qui un indispensa-

Ignazio Bonoli, economista.

bile aumento di contributi e sussidi. Lo stesso Consiglio federale dice che non è il momento né di penalizzare le classi lavoratrici, né di accollare nuovi oneri allo Stato. Tanto più che, con l’ultima revisione della legge Avs, sono già aumentati gli oneri a carico di lavoratori e datori di lavoro, nonché i sussidi della Confederazione. Se è vero che, a causa dell’aumento dei prezzi, le rendite reali si riducono, è anche vero che coloro che ricorrono alle prestazioni complementari sono solo l’8% dei nuovi pensionati. Da tempo si va dicendo che per risanare finanziariamente l’Avs sarebbe necessario un aumento dell’età pensionabile. L’iniziativa per un suo prolungamento sembrerebbe offrire una soluzione adeguata. Il Consiglio chiede, però, di respingerla, essenzialmente per motivi di opportunità. Intanto, ricorda come sia stato difficile e laborioso ottenere un aumento dell’età per le donne. Inoltre, ricorda che l’iniziativa prevede dapprima un aumento graduale dell’età di pensionamento fra il 2028 e il 2033, ma poi un adeguamento automatico alla speranza di vita. È difficile far coincidere un simile automatismo con il complicato sistema democratico svizzero che prevede la consultazione popolare per una modifica della Costituzione. Quasi sempre le soluzioni devono essere trovate nell’ambito di un compromesso che permetta un’accettazione popolare, magari dopo lunghi lavori parlamentari. Proprio la recente revisione dell’Avs, con aumento dell’età di pensionamento delle donne e dei contributi di dipendenti e datori di lavoro, ne è un esempio probante.


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opinioni/l’avvocato europeo

Eticamente irreprensibili L’Unione Europea si è mossa con anticipo nel delineare un complesso impianto normativo che cerchi di regolare lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Quali gli obiettivi? Zulay Menotti, Consulente Legale di IusLex Avvocati.

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er comprendere l’approdo alla proposta approvata di regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, è necessario riassumere brevemente quale percorso è stato intrapreso dalle autorità dell’Unione Europea nel corso dei pochi ultimi anni. Nell’autunno del 2020, la transizione digitale è stata oggetto di un attento dibattito da parte del Consiglio Europeo. La Commissione è stata esortata a trovare soluzioni per stimolare investimenti pubblici e privati, a livello europeo e nazionale, nella ricerca e nell’innovazione dell’Ia e nella sua diffusione, coinvolgendo i centri europei di ricerca al fine di coordinarli e renderli cooperativi, individuando e definendo in modo chiaro e obiettivo i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio e accrescere la fiducia nell’Ia. D’altro canto, il Consiglio che nell’ottobre 2021 ha trattato la proposta, si è preoccupato di evidenziare non solo i benefici economici e sociali derivanti dall’Ia 20 · TM Febbraio 2024

bensì anche la necessità di proteggere privacy e diritti fondamentali, come pure di garantire la sicurezza. Di chi? Degli utenti per i quali ci si preoccupa, quando le tecnologie di Ia vengono inserite in prodotti e servizi. La priorità per il Parlamento europeo è assicurarsi che i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell’Ue siano sicuri, trasparenti, tracciabili, non discriminatori e rispettosi dell’ambiente, evitando conseguenze dannose. Quali? Violazioni in materia di protezione dei dati e dei diritti fondamentali (diritto alla non discriminazione, alla libertà di espressione, alla dignità umana) mancata tutela dei consumatori, minaccia a danno dell’occupazione e della sicurezza dei prodotti. L’Ue formula un approccio globale all’Ia “lecita” e fondato su tre parole chiave: eticità, sicurezza, affidabilità. L’armonizzazione auspicata dal Regolamento in materia di sistemi di Ia va a sua volta sposata con testi fondamentali come la Carta dei di-

ritti fondamentali dell’Ue e il Gdpr (di particolare rilievo in questo caso, l’art. 22). Strumenti concreti di protezione consistono nel mantenere pienamente applicabili e impregiudicati tutti i diritti e i mezzi di ricorso concessi, dalla normativa dell’Unione, ai consumatori e ad altre persone passibili di subire l’impatto negativo dei sistemi di Ia, incluso il risarcimento di eventuali danni a norma della direttiva 85/374/Cee del Consiglio in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi. Rafforzare l’efficacia di queste misure già esistenti definendo requisiti e obblighi specifici, anche per quanto riguarda la trasparenza, la documentazione tecnica e la conservazione delle registrazioni dei sistemi di Ia. Senza escludere l’applicabilità di sanzioni a fronte di violazioni del Regolamento. A un anno dall’approvazione del Consiglio nel dicembre del 2022, il 9 dicembre 2023 è stata la volta del raggiunto consenso tra Parlamento e Consiglio stesso. Nell’ambito di quella che è stata definita ‘strategia digitale’ dell’Ue, sono stati posti traguardi e obiettivi concreti in settori rilevanti quali competenze, infrastrutture digitali sicure e sostenibili, trasformazione digitale delle imprese e digitalizzazione dei servizi pubblici, sanità e lavoro. Si intende lavorare a favore, soprattutto, della transizione verde, della neutralità carbonica entro il 2050, a preparare l’Europa a un vero e proprio futuro digitale, creando impatti positivi nel settore sanitario, agricolo ed energetico, per un approvvigionamento sostenibile e più conveniente.


In termini di regolamentazione l’Unione Europea si dimostra apripista anche rispetto all’Ia.

Il Regolamento europeo, innanzitutto, si prefigge l’istituzione di un quadro giuridico uniforme in particolare per quanto riguarda lo sviluppo, la commercializzazione e l’uso dell’intelligenza artificiale in conformità dei valori dell’Unione. Per garantire condizioni di parità e una protezione adeguata dei diritti e delle libertà delle persone in tutta l’Unione, è opportuno che le regole stabilite dal regolamento si applichino ai fornitori di sistemi di Ia in modo non discriminatorio, a prescindere dal fatto che siano stabiliti nell’Unione o in un paese terzo, e agli utenti dei sistemi di Ia stabiliti nell’Unione. Questa opportunità riguarda naturalmente anche la Svizzera. La complessa struttura del Regolamento risolve l’oggetto della sua stessa disciplina (dall’entrata in vigore sono concessi due anni affinché diventi attuabile) nonché il suo ambito di applicazione (art. 2). Seguono fondamentali definizioni che anticipano considerevoli ricadute della normativa sulla classificazione dei rischi prodotti dai sistemi di Ia, sui doveri a cui saranno soggetti gli operatori, sui requisiti a cui si dovrà rigorosamente rispondere e ai quali conformarsi, evitando usi impropri e ragionevolmente prevedibili. Seguono i divieti. Le pratiche di intelligenza artificiale non sono ammesse - in estrema sintesi - quando risultano nocive e pregiudizievoli per categorie vulnerabili, quando consistono in ‘tecniche subliminali’ e in altri casi ben delineati. A differenza dei punti di vista americano e cinese, il Regolamento classifica i sistemi di Ia in base al livello di rischio che essi possono provocare, irrigidendone così il campo di azione. Si parla di sistema di Ia ad alto rischio se esso è soggetto a una valutazione della conformità da parte di terzi ai fini dell’immissione sul mercato o della messa in servizio di tale prodotto ai sensi della normativa. Trattasi - a titolo esemplificativo e non esaustivo - di biometria; infrastrutture critiche (componenti di sicurezza nella gestione e nel funzionamento delle infrastrutture digitali critiche, del traffico stradale e della fornitura di acqua, gas, riscaldamento ed elettricità); accesso a servizi privati essenziali e a prestazioni e servizi pubblici essenziali e fruizione degli

stessi; gestione della migrazione, dell’asilo e del controllo delle frontiere. Gli Stati Uniti, invece, cercano di disciplinare le innovazioni tecnologiche con forme di autoregolamentazione privata, principalmente basate sulla tutela della libera concorrenza (v. Maintaining American Leadership in Artificial Intelligence, Executive Order 13859 2019). Essi attribuiscono priorità alla crescita dell’Ia, affidabile e sicura tecnicamente e limitano gli interventi regolatori alla salvaguardia di privacy, libertà civili, sicurezza e interessi economici del Paese. La Cina fa leva sullo sfruttamento del potenziale offerto dall’Ia, ad opera dello Stato, per fini di espansione politica e militare e uno stretto controllo sociale (per cui, peraltro, la Cina ha già avuto modo di distinguersi sulla scena internazionale). La valutazione di conformità e i certificati, le dichiarazioni di conformità Ue e la marcatura Ce (visibile, leggibile, indelebile), i codici di condotta, la creazione di un’autorità di notifica e di vigilanza, come pure l’istituzione di un Comitato europeo per l’Ia, manifestano le intenzioni europee: familiarizzare con una corretta prospettiva dell’Ia. Uno strumento al servizio dell’uomo ma che si possa arrestare se crea rischi a danno delle persone. Riservatezza e disciplina delle sanzioni sono contenute all’altezza degli artt. 70 e ss, dove si dispone che gli Stati membri stabiliscono le regole relative alle sanzioni comprese le sanzioni amministrative pecuniarie a fronte delle violazioni dell’atto

normativo in esame. Le sanzioni sono e saranno dichiaratamente attente a dimensioni e interessi delle Pmi fornitrici, start up incluse, e della loro ‘sostenibilità economica’, secondo una filosofia già introdotta dal Gdpr, al fine di non ostacolare il benessere aziendale e la sopravvivenza di unità economiche di dimensioni ridotte. Altro discrimine applicativo della sanzione tiene conto del fatto che l’uso del sistema di Ia avviene nel contesto di un’attività personale non professionale o meno. Ad ogni modo, le sanzioni sono e saranno ‘effettive, proporzionate e dissuasive’, con importi che potranno raggiungere il picco di 30 milioni di euro. L’approccio europeo, in conclusione ma in estrema sintesi, pone al centro i diritti fondamentali e limita l’applicazione dell’Ia, assoggettandola a rigidi requisiti di compliance, primi tra tutti l’explainability o interpretabilità (ovvero l’attitudine di un modello di apprendimento automatico e dei suoi risultati a essere spiegati all’uomo in modo da avere senso) e il nutrirsi di dati che non contengano bias. La documentazione prodotta è già corposa e gli obiettivi davvero ambiziosi. Si dovrà studiare bene il materiale a disposizione e che verrà prodotto. Soprattutto si dovranno analizzare e approntare metodologie e protocolli concreti affinché il binomio Ia-impatto sull’uomo avvenga realmente nel rispetto dei diritti fondamentali scardinando i rischi contro l’individuo, come apertamente dichiarato dall’Unione Europea. Febbraio 2024 TM · 21


opinioni/lo studio legale

Il ritorno dei trent’anni Dopo che il Tribunale federale aveva abolito il termine di sanatoria per le costruzioni fuori zona edificabile, la revisione della Lpt dovrebbe reintrodurlo già nel corso dell’anno.

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on una sentenza del 28 aprile 2021 il Tribunale federale aveva deciso che lo Stato poteva (l’effetto della sentenza era che doveva) imporre la demolizione di edifici al di fuori della zona edificabile sprovvisti di licenza edilizia, anche se fossero già trascorsi più di 30 anni dalla loro costruzione o trasformazione. E ciò, pure per proprietari in buona fede e se le autorità non solo non avessero mai scoperto l’illecito ma - se anche fosse stato il caso - non fossero mai intervenute. Nello specifico, il Tribunale federale aveva accolto un ricorso in particolare dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, il quale chiedeva che il Municipio di Neuenkirch e il Canton Lucerna - che ne aveva difeso l’operato, respingendo un pari ricorso a livello cantonale - non si limitassero a ordinare la demolizione soltanto di alcuni degli edifici in zona agricola nei quali un’impresa di costruzione aveva da molto tempo il proprio deposito, ma pretendessero il ripristino completo del fondo, anche se l’edificio principale risultava costruito prima del 1983, e quindi al beneficio del termine di perenzione trentennale sin lì applicato. Per il Tribunale federale la giustificazione di quella sentenza poggiava, da un lato, sulla netta distinzione giuridica che andrebbe fatta tra zona edificabile (dove continuava a essere riconosciuto il termine di perenzione di 30 anni) e quella non edificabile, per la quale il diritto federale era applicabile sin dal 1972 e in cui vigono regole e sensibilità più restrittive. Dall’altro, a mente dell’Alta Corte, proprio in virtù di quelle regole e sensibilità più restrittive, la sicurezza del diritto e la parità di trattamento non permettevano più di tollerare (com’era

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invece stato il caso sino a quel momento) edifici lesivi del diritto, anche se non rilevati o contestati per così tanto tempo. Come era da immaginare, quella sentenza ha fatto molto rumore. Sia per l’effetto ‘a valanga’ che avrebbe comportato per tutte quelle costruzioni al di fuori della zona edificabile, formalmente senza valida licenza, ma da lungo tempo utilizzate in buona fede (magari addirittura sulla base di permessi di costruzione allora concessi da autorità comunali, senza che ne fossero però competenti). Sia per le conseguenze facilmente immaginabili che avrebbe avuto un’applicazione pedissequa di quella nuova prassi da parte di Comuni e Cantoni. Per evitare quelle conseguenze, in nome pure della sicurezza nel diritto e della difficoltà ad accertare e intervenire su situazioni, contro cui lo Stato non ha fatto nulla per più di trent’anni, forte del primato delle leggi federali rispetto alla cognizione del Tribunale federale, il Consiglio nazionale e quello degli Stati sono stati concordi nell’inserire nella revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio (la seconda fase detta Lpt2, successiva a quella che era stata oggetto di votazione popolare, poi entrata in vigore il 1 gennaio 2014), in corso di trattazione proprio a cavallo della citata sentenza, un nuovo art. 25 cpv. 5: “La pretesa al ripristino dello stato legale si prescrive in 30 anni. Il termine è osservato se il primo intervento dell’autorità competente è anteriore allo scadere di detto termine. La pretesa è imprescrittibile se sono minacciati beni di polizia, in particolare l’ordine, la quiete, la sicurezza o la salute pubblici”. Viene quindi chiarito che, anche in zona non edificabile (per la quale il Parlamento ha, d’altro canto, inasprito

Simone Gianini, avvocato e notaio, partner studio legale Barchi Nicoli Trisconi Gianini, Lugano.

tutta una serie di altre condizioni relative alla possibilità di costruzione), lo Stato non può più chiedere il ripristino (nel senso che non diventano legali, ma non se ne può più ordinare la demolizione) di edifici costruiti o trasformati senza permesso da oltre trent’anni. Il termine viene definitivamente interrotto (nel senso che non torna poi più al beneficio nemmeno di un nuovo proprietario che fosse in buona fede) in caso d’intervento (qualsiasi tipo d’intervento formale) da parte dello Stato con oggetto quella costruzione entro quella scadenza. La pretesa al ripristino è comunque imprescrittibile in presenza di irrinunciabili interessi pubblici (di polizia). L’entrata in vigore della revisione della Lpt (Lpt2), e quindi anche della codificazione della perenzione trentennale, sarà determinata dal Consiglio federale, verosimilmente ancora nel corso dell’anno, una volta trascorso infruttuoso il termine di referendum che scade il 15 febbraio 2024 e già preso atto del ritiro dell’iniziativa popolare “contro la cementificazione del nostro paesaggio”, che ne avrebbe rimesso in discussione i principi. Sino ad allora, varrebbe teoricamente la prassi introdotta dal Tribunale federale con la sentenza del 2021, ma - v’è da credere - che Comuni e Cantoni non faranno a gara nella ricerca d’illeciti fuori zona per i quali non fossero intervenuti negli ultimi trent’anni, anche perché una volta entrata in vigore la nuova legge, sarà questa a fare stato per le procedure che non fossero ancora giunte a conclusione.


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opinioni/l’esperto di telecomunicazioni

Da Las Vegas al futuro Anche la tecnologia più innovativa vive i suoi riti periodici come le più tradizionali ricorrenze. E questa è la stagione in cui dalla ‘città che non dorme mai’ arrivano grandi novità.

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alcoscenico d’eccellenza per grandi brand come per start up, anticipa le tendenze tecnologiche del futuro prossimo: anche questa volta l’edizione annuale del Ces di Las Vegas non ha deluso le aspettative. Manifestazione internazionale nata nel 1967 su iniziativa della Consumer Technology Association, è passata dai 17.500 visitatori della prima edizione (l’unica che si tenne a New York) al record di 175mila dell’edizione del 2019, l’ultima prima della pandemia e ai 130mila di quest’anno. L’importanza di questa fiera dell’elettronica di consumo è cresciuta con l’aumentare dei settori industriali che partecipano attivamente all’appuntamento in Nevada. Gli oltre 4mila espositori, di cui ben 1.200 start up, quest’anno si

© Consumer Technology Association.

Al Consumer Electronic Show (Ces), la fiera tech di Las Vegas, protagonista assoluta è stata l’IA, che ha interessato trasversalmente gran parte delle novità.

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sono particolarmente concentrati su sostenibilità, mobilità e salute; con il motto ‘All on’, all’insegna cioè del tutto connesso e accessibile. La sostenibilità interessa tanto i produttori quanto i consumatori. L’ottimizzazione dei consumi è sicuramente mediata dalla tecnologia. Da una parte, con soluzioni sempre meno esigenti in termini di energia e dall’altra con nuove modalità di produzione. Tra le idee più interessanti, il dispositivo che trasforma la condensa dell’aria condizionata in acqua potabile e i vetri delle finestre in grado di produrre energia. L’effetto ‘Wow’ è garantito dal primo schermo televisivo che, quando non utilizzato, diventa interamente trasparente. La mobilità, quest’anno strettamente connessa all’inclusività, ha visto presentare occhiali con realtà aumentata e un esoscheletro per aiutare persone con disabilità motorie. Descrivere tutte le soluzioni presentate in ambito Healthcare è impossibile. Si passa dai dispositivi per il check-up domestico capaci di monitorare

Carlo Secchi, Head of Sales Ticino di Sunrise Business.

i parametri e inviarli al medico curante alla cintura per ciechi destinata a sostituire bastone e cane guida (una start up ticinese ha presentato una soluzione con lo stesso obiettivo ma basata su occhiali), dal monitoraggio di pressione arteriosa, ossigeno nel sangue e temperatura corporea al sistema di monitoraggio degli allergeni alimentari, in grado di inviare avvisi automatici all’allergologo del paziente o ai primi soccorritori, dalla soluzione per l’emodialisi portatile al trattamento non invasivo e senza farmaci del tremore. In tema di mobilità, abbonda la proposta di assistenti digitali che salgono in auto, supportando interfacce digitali e servizi di rete, avvicinando sempre più l’utente al futuro delle auto a guida totalmente autonoma. Quest’ultima è già realtà nel caso delle impressionanti ruspe elettriche in grado di lavorare 24 ore su 24 senza presidio, oltre ai mezzi agricoli già in uso per arare e trebbiare il terreno, con il controllo da remoto da parte dell’agricoltore. Il comune denominatore del Ces 2024 è senz’altro l’intelligenza artificiale. Un megatrend che promette novità a cadenza settimanale e prevedibilmente dominerà anche le prossime edizioni del Ces. La troviamo ovunque, integrata nei processori a bordo dei dispositivi elettronici o connessa in rete grazie alla rete 5G ma sempre a disposizione per plasmare o dosare i servizi in base alle esigenze dell’utente e del suo ambiente vitale. Las Vegas ce lo ha ricordato: l’evoluzione non è solo cambiamento del quotidiano ma una nuova forma del futuro.


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cover/geopolitica © Foto Rafik Wahba / Unsplash

a cura di Federico Introzzi

Il fiato corto del Dragone Dopo anni vissuti molto intensamente la Cina si trova oggi in una situazione complessa, chiamata a gestire crisi delle più disparate, dall’immobiliare al debito locale, dal rallentamento della crescita alla demografia, dalla fiducia di famiglie e imprese alla geopolitica. Gli strumenti per uscirne meglio di prima li ha, ma l’equilibrismo necessario a farlo è dei più notevoli.

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rascendendo i difficili rapporti che intercorrono tra Russia e Occidente ormai da qualche anno, dopo le rose e fiori dei primi del nuovo secolo, ad avere completamente stravolto gli equilibri mondiali nell’ultimo ventennio è stato l’imporsi sulla scena mondiale della Cina. Oggi seconda economia mondiale, e molto probabilmente destinata a rimanere tale, salvo una reviviscenza europea - il possibile sorpasso sembra essere acqua passata -, ha vissuto fortune altrettanto alterne. È stata prima corteggiata e poi accolta con trasporto proprio da Washington in seno all’economia globale, è diventata rapidamente terra promessa di molte industrie occidentali, alla ricerca della competitività perduta, o almeno di una sua scorciatoia, si è dunque accreditata quale nuova patria del manifatturiero 26 · TM Febbraio 2024

mondiale e idrovora delle emissioni di Treasury americani, ha poi indossato l’elmetto del muratore aprendo cantieri in decine di Paesi emergenti, si è riscoperta ingegnere elettronico segnalandosi anche nel settore tecnologico, ha infine iniziato a tastare il terreno per mettere in discussione forse un giorno l’egemonia americana, e… cadde in disgrazia. Il rapporto tra Cina e Occidente non è però una prima assoluta della storia, così come il celebre mercante veneziano Marco Polo, che nel XIII secolo viaggiò sino all’allora chiamato Catai, non ne fu il precursore. Se l’esistenza di contatti diretti tra Roma e Pechino è argomento di dibattito, anche accademico, è certo che per il tramite di intermediari, e nemmeno troppo per bene, l’interscambio commerciale fosse già nei primi secoli avanti Cristo particolarmente vivace, e sin da allora

a credito dei cinesi. Eppure uno dei più grandi e potenti commercianti di Roma, e in generale della Storia antica, Marco Licinio Crasso, potrebbe ricoprire un ruolo a tratti sorprendente in questo lungo e complesso dibattito. Perché? La risposta a molti interrogativi potrebbe essere letteralmente affondata nella sabbia dell’attuale Harran, un insignificante villaggio di poche migliaia di abitanti, in Turchia al confine con la Siria, all’epoca noto come Carre, dove nel 53 a.C. lo stesso Crasso perse la vita nel peggiore dei modi possibili, almeno per un mercante, in battaglia. Una prima nuova ulteriore domanda dovrebbe dunque essere cosa ci facesse lì, e soprattutto perché in veste di generale. Pur in qualità di mercante, o forse proprio per questo, nel 60 a.C. siglando insieme a Pompeo e Cesare un accordo


Aree d’influenza dei quattro imperatori del 68 d.C. Emesa Syria

Britannia Belgica Lugdunensis Aquitania Narbonensis

L’Impero nel 69 d.C Stati e popoli clienti Provincia romana Area d’influenza di Servio Sulpicio Galba Area d’influenza di Marco Salvio Otone Area d’influenza di Aulo Vitellio Area d’influenza di Tito Flavio Vespasiano

Raetia Noricum Pannoia

Bosporan Kingdom

Dalmatia Moesia Cholcis Italia Thracia Bythinia Kingdom Macedonia et Pontus of Armenia Albania Sardinia Cappadocia Sophene et Achanea Asia Galatia Corsica Commagene Baetica Sicilia Lycia et Syria Osroene Pamphilia Emesa Mauretania Caesariensis Cyprus Afr Creta et Chalcis ica Pro Cyrenae con sula ris Nabatean Aegyptus Kingdom Jud

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Tarraconensis Lusitania

L’espansione di Roma in tre secoli 201 a.C. - Fine della II Guerra Punica 133 a.C. - Fine della Guerra Numantina 44 a.C. - Assassinio di Giulio Cesare 14 a.C. - Morte di Augusto 117 a.C. - Morte di Traiano Protettorati romani nel 117 a.C. Confini delle province romane nel 117 a.C.

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privato di reciproco aiuto e sostegno, noto come primo triumvirato, era diventato a tutti gli effetti l’uomo più potente di Roma, il contrappeso perfetto dei due celeberrimi generali. Negli anni seguenti, mentre Cesare consolidava la sua presa sulla Gallia, Crasso veniva nominato governatore delle ricche province orientali, nello specifico proconsole della Siria, da cui iniziò a pianificare la sua ‘Gallia’, una campagna di conquista delle regioni vicine in mano ai Parti, in direzione di Babilonia. Tempo di iniziare, che già 30mila legionari erano morti nel mezzo di lande desertiche, o dispersi. Ed è qui il punto. Dei 40mila uomini iniziali, circa la metà era morta già a Carre, insieme allo stesso Crasso e al figlio, un quarto era scampato fuggendo, il restante quarto, dunque circa una legione (5mila effettivi), era stato fatto prigioniero. Salvo poi essere stato malauguratamente ‘perduto’ durante la prigionia, che in linea di principio si sarebbe dovuta svolgere nell’attuale Turkmenistan, una provincia remota dell’impero partico, all’atto di siglare la pace con i romani anni dopo, nel 17 a.C., la scoperta: erano spariti nel nulla. Da qui il soprannome di ‘legione perduta’. Secondo un certo filone di ricercatori e accademici, poi ripreso in diversi romanzi di un certo successo, tali prigionieri dopo aver percorso i primi 2mila km per arrivare in Turkmenistan, avrebbero proseguito per ulteriori 3mila, raggiungendo la remota provincia cinese di Gansu, da qui la città di Liqian. Molte le coincidenze che spingono a ritenere possa esservi un fondo di verità in quella che all’apparenza potrebbe sembrare invece una teoria strampalata, degna per l’appunto di un romanzo ma destinata a rimanere tale. Il nome stesso della cittadina di Liqian non è di origine cinese, sono molti gli indizi archeologici che suggeriscono la presenza in quegli anni di una comunità compatibilmente romana nella regione, architettura e tecniche di costruzione in primis, i tratti somatici e il patrimonio genetico dei presunti discendenti hanno affinità europee. Si può dunque concludere che Crasso abbia avuto un ruolo chiave nel gettare le premesse di questi contatti tra Cina e Occidente? Oltre l’idea. L’esplosivo sviluppo che il Dragone asiatico ha sperimentato nell’ultimo ventennio ha sicuramente contribuito ad alimentare un’immagine di Pechino presso la pubblica opinione poco aderente al presente, e molto ‘schiacciata’

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su com’era invece nei primi del Duemila. «Oggi la Cina è per dimensioni la seconda economia globale, e nello scorso decennio ha contribuito alla crescita mondiale più dell’intero G7. Sempre seconda è anche per dimensione dei mercati azionari, con oltre 6mila società quotate, di cui la metà è emersa negli ultimi dieci anni. Ma ha anche maturato un vantaggio tecnologico significativo, che si estende ora a 37 dei 44 settori più critici. È anche apripista nel 5G e leader nei veicoli elettrici, e nella produzione di energie rinnovabili», esordisce così Ben Buckler, Investment Manager di Baillie Gifford. Prendendo in considerazione un arco temporale molto più ampio, dunque anche gli anni Ottanta e Novanta del Novecento, i progressi compiuti rischiano di risultare ancor più straordinari. «Sino al 2001, quando Pechino è entrata ufficialmente nell’Organizzazione Mondiale del

Arabia Petrae

Aegyptus

Il 68 d.C. è il classico anno in cui si manifesta un vuoto di potere e fioriscono i possibili sostituti, senza che riescano a supplire. Galba, Otone e Vitellio saranno imperatori per pochi mesi prima di passare le consegne infine a Vespasiano, inizio di una nuova dinastia. La relazione tra Cina e Stati Uniti è analoga?

Commercio, il Pil cresceva a doppia cifra, ma grazie alla continua svalutazione dello Yuan a migliorare era ‘solo’ il benessere della popolazione. Dal 2005, quando ha iniziato a rivalutarsi, al 2021, è diventato tutto statisticamente più evidente, il Pil cinese rispetto a quello americano è passato da meno del 20 al 76%. In termini nominali la Cina è cresciuta per oltre 15 anni mediamente di 370 miliardi di dollari annui in più degli Stati Uniti, andando a Febbraio 2024 TM · 27


«Le criticità del modello cinese sono note, ma sino a qualche anno fa rispondevano a una chiara esigenza politica: inurbare 20 milioni di persone ogni anno, e garantire lavoro a tutti come fonte di legittimazione per i 98 milioni di membri del partito che costituiscono la classe dirigente» Elena Guglielmin, Cio di Ubs Wealth Management

Un difficile rapporto Andamento del Pil nominale in trl usd (aumento annuale cinese - americano) 1.0

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Cina aggiunge più Pil degli Usa

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Usa aggiungono più Pil della Cina

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1980-2006: Cina non è un problema

2006-21: Cina è un problema

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Fonte: Gavekal Dragonomics

La Cina e il dollaro Acquisti netti di credito americano (mln usd, media 12 mesi) in mln

■ Treasury ■ Titoli ipotecari e similari ■ Credito ■ Bond non Usa

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Fonte: Apollo Global Management 2023

Sintantoché il Pil cinese cresceva, ma non troppo, le dimensioni economiche erano ancora modeste, e la Cina reinvestiva le riserve valutarie in Treasury, i rapporti con gli Stati Uniti erano più che eccellenti. Il rischio che la Cina possa insidiare anche soltanto a livello regionale l’egemonia americana ribalta completamente la natura di tale rapporto, con quali conseguenze? 28 · TM Febbraio 2024

colmare buona parte della distanza iniziale, salvo poi il Covid aver annullato il 40% di questo progresso», precisa Arthur Kroeber, Partner fondatore e responsabile della ricerca di Gavekal. Covid o meno che fosse, era fisiologico attendersi che su base tendenziale presto o tardi si potesse iniziare a registrare un rallentamento. A sorprendere è la sorpresa di molti. «Dal 1978, la Cina ha registrato una crescita media annua del Pil superiore

al 9%. Un modello economico incentrato su un’eccessiva spesa per investimenti, soprattutto in immobiliare, rappresenta una sfida per la crescita economica a lungo termine a causa degli squilibri economici, ambientali e sociali che si lascia dietro. Con il calo dell’export, il mercato domestico sta diventando sempre più importante per lo sviluppo futuro. La debolezza della fiducia dei consumatori dopo i lunghi lockdown non ha aiutato, e sono necessarie riforme strutturali e istituzionali a lungo termine. Queste comportano sfide politiche, ma possono anche fornire una spinta per i settori allineati con gli obiettivi a lungo termine del Governo», rileva l’esperto di Baillie Gifford. Il rischio è del resto sempre il medesimo, dare eccessiva rilevanza ai dati di brevissimo periodo, proiettandoli su un orizzonte temporale più lungo. Da qui errori e fraintendimenti. «L’economia statunitense ha cavalcato una ripresa post pandemia esplosiva grazie alla generosità del Governo federale, che si è tradotta in una crescita del Pil di oltre 2 trilioni di dollari in più della debole performance cinese nel 2022, ma un ruolo determinante l’ha giocato anche lo svalutarsi dello Yuan dell’8% nel biennio. Se il risultato è stato dunque un passo indietro relativo del 40% tra Pil americano e cinese, ancora più negativa è stata la sensazione ampiamente diffusa che la locomotiva cinese fosse, e sia ancora, in panne, che ha zavorrato ulteriormente la già claudicante ripresa. Senza scordare la continuità tra Trump e Biden nell’arginare l’avanzata cinese a suon di dazi e sanzioni commerciali», prosegue il Partner di Gavekal. Per quanto indiscutibilmente abbia iniziato a rallentare, con un quasi arresto nel 2022, il Pil cinese non ha però ancora smesso di crescere. «Stando alle nostre previsioni il sostegno pubblico dovrebbe consentire di raggiungere l’annunciato target del 4% nel 2024, come è stato possibile rispettare quello del 5% l’anno scorso. Il target di quest’anno potrebbe essere innalzato al 5% in marzo, il che costituirebbe un ulteriore segnale agli investitori di quanto già comunicato in dicembre: garantire una crescita ragionevole è ancora la priorità assoluta di Pechino. Da qui la necessità di implementare misure efficaci e sufficienti a stabilizzare l’immobiliare, aumentare la fiducia dei consumatori, e facilitare il passaggio a nuovi fattori di crescita. Al


«Sebbene l’aspettativa che lo sviluppo economico avrebbe portato la democrazia sia ormai tramontata, la Cina è la prova che a determinate condizioni anche uno Stato autoritario può innovare la propria economia e prosperare» Ben Buckler, Investment Specialist Director di Baillie Gifford

Muratori del mondo Progetti infrastrutturali (in mld usd) completati dalla Cina per anno

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Valore dei progetti

tempo stesso, come dichiarato di recente dal Premier Li Qiang, Pechino non cerca una crescita a breve termine, accumulando rischi a lungo, indi per cui la recalcitranza nel ricorrere a politiche monetarie straordinarie», riflette Elena Guglielmin, Cio di Ubs Wealth Management. Tempo di grandi sfide. L’assortimento dei nodi che Pechino sarà chiamata a sciogliere in poco tempo appare quanto meno impegnativo, ancora più significativo per un Paese Emergente. «Il Premier cinese ha confermato in occasione del Wef di aver raggiunto anche nel 2023 il target di crescita prefissato, superandolo leggermente con un 5,2% annuo. Considerato il contesto attuale molti esperti sconsigliano di fissare un target, per garantire maggior flessibilità all’intero processo decisionale. È importante ricordare che in Cina non esista quasi del tutto il concetto di ‘ciclo economico’, semplicemente ogni anno il Governo fissa un obiettivo, e poi si adopera per raggiungerlo a ogni costo. Se però le sfide che è chiamata ad affrontare sono notevoli, al tempo stesso sono l’unico modo per modernizzarsi e continuare a correre», evidenzia Alex Chung, Presidente della Camera di Commercio Svizzera in Cina, sezione Ticino. Al di là delle singole voci di una lista comunque notevole il risultato chiave da raggiungere è ben chiaro, meno il come. «Oggi la vera sfida per il Paese è come continuare a elevare il tenore di vita dell’altra metà della popolazione, senza togliere benessere a quella che ha già raggiunto standard di vita occidentali e senza impattare negativamente sul resto del mondo. La crescita in futuro sarà inevitabilmente più contenuta ma su una base economica di dimensioni molto maggiori, dunque potrebbe permettere il raggiungimento degli obiettivi delle autorità, nonostante le difficoltà storiche riscontrate nella gestione del Paese», commenta Mattia Nocera, Ceo Belgrave Capital Management, Gruppo Ceresio Investors. Il rallentamento della crescita di un’economia avanzata, ad esempio europea, potrebbe rapidamente tradursi in un problema significativo di sostenibilità del debito, nel caso invece di un’Emergente i contorni possono rivelarsi più ambigui. Il rallentare in cosa dovrebbe tradursi? «Sono molti gli elementi che spingono a ritenere che il rallentamento ci sarà, crisi immobiliare, del debito pubblico locale, e demografia avversa, certamente non

Cantieri chiusi per anno ■ Health ■ Potenza da fossili ■ Trasporti ■ Ict ■ Potenza da rinnovabili ■ Utility ■ Petrolio e gas ■ Potenza in trasmissione ■ Idrico Fonte: Aiib 2023

Aiuti agli Emergenti

Questione d’immagine

Flussi di capitali verso gli Emergenti (’14-’21)

La pubblica opinione negli Emergenti

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Francia (91)

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Italia (40)

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Canada (35)

2021 13.8%

■ Altri aiuti ■ Aiuti finanziari ufficiali ■ Ambiguo Fonte: Aiddata 2023

aiutano, ma guardando ai prossimi anni è probabile il sentiero di crescita si assesti intorno al 3-4%. La Cina ha ancora un buon potenziale di recupero sugli Stati Uniti, anche muovendosi meno velocemente, e non mancano gli esempi passati. Dopo aver raggiunto l’attuale livello di reddito, simile a quello del Giappone negli Ottanta, Corea del Sud e Taiwan sono continuate a crescere del 5% annuo per un ulteriore decennio, mentre il Giap-

51.9%

2017 80%

20% 43.2% 73% 63.6% 86.2%

■ Cina ottiene maggior consenso degli Usa ■ Cina ha perso maggior consenso degli Usa Fonte: Aiddata 2023

Anche grazie alla Belt and Road, la nuova Via della Seta, per anni gli investimenti cinesi nei Paesi emergenti sono stati enormi, e hanno portato in dote infrastrutture che avrebbero dovuto collegare un mondo ancora globalizzato. Le risorse investite erano ingenti, al pari dei ritorni d’immagine per Pechino, ma in concomitanza con la pandemia sembra essersi rotto qualcosa. Febbraio 2024 TM · 29


«Se anche un confronto con il 2008 appare eccessivo, quando era emerso potente il legame tra immobiliare e sistema bancario, il mattone cinese si trova in una situazione molto complessa, specie per le autorità locali, il 38% delle cui entrate fiscali negli ultimi anni arrivava proprio dal settore» Alex Chung, Presidente della Camera di Commercio Svizzera in Cina, sezione Ticino

pone del 4%», precisa Kroeber. Ma quanti sono i fronti su cui è chiamata a operare, elaborando una risposta sufficientemente organica da avere anche un indispensabile successo? «Se sullo sfondo rimangono trend di lungo periodo parimenti preoccupanti, sociali e demografici, allo stato attuale le amministrazioni locali sono sotto stress finanziario, la stabilizzazione dell’immobiliare e la ripresa dei consumi si stanno rivelando più lente del previsto, mentre il sentiment delle imprese è rimasto debole. Per uscire dalle secche stimoli fiscali e

riforme strutturali saranno dunque fondamentali. I primi possono tamponare le numerose emergenze, affiancandosi alla ristrutturazione dei debiti pubblici locali e sostenendo il risanamento dei bilanci di molte imprese, ma un ruolo ancor più importante devono svolgerlo le riforme, soprattutto dal lato dell’offerta, dunque in termini di deregulation e imposizione fiscale. L’obiettivo dovrebbe essere ripristinare la fiducia di famiglie e imprese, prevenendo un’ulteriore fuga di capitali», nota Nicholas Yeo, Director and Head of Equities China di abrdn.

Fucina del mondo In chiave prospettica le potenziali ricadute sul manifatturiero che gli attuali problemi cui si trova confrontata la Cina potrebbero avere, soprattutto se mal gestiti o non abbastanza in fretta, sono molto ampie. Il che dovrebbe essere un ulteriore incentivo a fare presto e bene. «Il calo demografico presto o tardi si tradurrà nella perdita di capitale umano, quindi imprenditori, investitori, ma anche lavoratori qualificati. L’invecchiamento e la bassa natalità dovrebbero aumentare il costo della manodopera disponibile, che andrebbe a incidere in maniera diversa a dipendenza dei settori, ma che in ogni caso finirebbe con il tradursi in una perdita di competitività sul mercato globale», chiosa Grano. Nonostante dunque qualche nuvola all’orizzonte, nell’immediato, il ruolo del manifatturiero cinese rimane però imprescindibile, sia per dimensioni che rilevanza inedite anche rispetto al recente passato, anche a livello globale. «La Cina sta risalendo lentamente la catena del valore, specializzandosi su una fascia più alta, scalzando ad esempio il primato del Giappone nell’Automotive. Nonostante molte multinazionali stiano cercando di diversificare la produzione su altri mercati, l’expertise maturata dalla Cina in molte industrie, come i semiconduttori, è già oggi notevole, il che rende l’operazione ancora più lunga e costosa. Da qui il rapido diffondersi di

30 · TM Febbraio 2024

Fattore X. Come sempre in economia, e come in qualunque Paese, la fiducia ha un ruolo fondamentale, e rimane di gran lunga la più fragile delle variabili macroeconomiche. Del resto, ‘non può essere ripristinata per decreto’. «Il termine chiave del 2023 che spiega tutti i problemi cinesi è proprio ‘sfiducia’, che pone la Cina in una situazione anche peggiore del 2008 americano, trattandosi di intervenire su dinamiche interne ed esterne tra loro intrecciate. La fiducia cinese è inevitabilmente legata al ruolo ricoperto dallo Stato, ma anche questo si attira critiche di varia natura: da un lato si lamenta l’eccessivo intervento del Governo, dall’altro il contrario, ad esempio in termini di politica fiscale. Se gli stimoli in passato erano immediatamente trasmessi all’economia per il tramite degli investimenti, stimolare i consumi richiede tempistiche molto più lunghe, come ben sanno i Governi occidentali», sintetizza il Presidente della Camera di Commercio. Se da un lato certo la sfiducia fa la sua parte, dall’altro un approccio alla materia eccessivamente teutonico, o forse semplicemente troppo poco socialista, ha fatto il resto. «Tra il 2020 e il 2022 Pechino non ha offerto alcun sostegno finanziario

Interscambio commerciale Bilancia commerciale Eurozona - Cina (in mld usd) 900

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Fonte: Natixis 2023

una strategia ‘Cina +1’, che prevede l’affiancamento di altri siti produttivi a quelli cinesi, senza però abbandonarli completamente», rileva l’esperto di Ceresio Investors. E se il potenziale impatto che una mala gestione delle attuali sfide interne potrebbe essere ampio, è anche vero il contrario. E se fosse manifatturiera parte della soluzione? «Sono anni che sta investendo in digitalizzazione e automazione, specializzandosi nella produzione di semiconduttori, robot e beni ad alto valore aggiunto, superando per numero di robot installati la somma di quelli presenti in Giappone, Stati Uniti, Corea del Sud e Germania. Secondo un’analisi di Kkr, l’economia ‘verde e digitale’ cinese potrebbe presto più che compensare gli altri freni che la crescita cinese sta sperimentando di recente, e far ripartire il Pil», conclude Rollo.


«L’obiettivo di Pechino rimane garantirsi una crescita economica di maggior qualità, e più sostenibile, il che si lega alla recente politica della ‘Prosperità comune’, voluta da Xi. Grazie alle attenzioni del Governo verso settori a più alto valore aggiunto è un obiettivo raggiungibile» Nicholas Yeo, Director e Head of Equities China di abrdn

Questione di fiducia Andamento del sentiment delle famiglie cinesi (indici di riferimento) Index 140

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a chi ha perso reddito o lavoro, dunque l’opposto degli Stati Uniti, e per far sgonfiare la bolla immobiliare anche la politica fiscale è rimasta particolarmente rigida. Solo negli ultimi mesi si è registrata un’inversione di tendenza, tardiva, che fatica ancora a dispiegare appieno i suoi effetti. Se dunque è crollata sì la fiducia dei consumatori, a essere venuto meno in molti casi è anche la capacità di spesa, che infatti non si è ripresa, da qui la lentezza della ripartenza», nota il Partner di Gavekal. Guardando agli stock di risparmio privati, e alla salute dei bilanci delle famiglie, il quadro non cambia nella sostanza, per quanto almeno si rassereni. «Il timore di molti è che il possibile allargarsi della crisi immobiliare porti a un’insolvenza di massa dei costruttori, cui in milioni di casi sono già stati ampiamente pagati gli immobili promessi. I consumi interni dunque stentano a decollare, mentre i risparmi aumentano, e la situazione potrebbe non sbloccarsi sin tanto che non ci saranno chiare garanzie da parte di Pechino di volersi interessare attivamente del problema. Qualora ciò accadesse i consumi potrebbero ripartire, a beneficio però di brand nazionali e servizi; negli ultimi anni di pandemia anche le preferenze dei cinesi sono cambiate, al pari che in molti altri Paesi», chiarisce Alessandro Rollo, Etf Product Manager di VanEck. Tra breve e lungo periodo. Nonostante decenni di crescita ininterrotta le potenziali criticità accumulate, e ancora in larga misura da scandagliare, certamente non mancano. Si tratta però di problemi tra loro anche molto diversi. «Nel breve Pechino dovrà dimostrare abilità non indifferenti di equilibrismo, attentamente monitorate dai mercati. Deve infatti stabilizzare il suo immobiliare, ma senza essere costretta a intervenire eccessivamente, attenuare le tensioni con gli Stati Uniti, e riattirare capitali e investimenti esteri, muovendosi all’interno di un pericoloso contesto deflazionistico. Oltre alla seria possibilità di partecipare finanziariamente al completamento dei progetti di edilizia residenziale già venduti, Pechino dovrebbe anche valutare di rimettersi al tavolo con i leader occidentali per trovare soluzioni a problemi comuni, migliorando la comunicazione con gli investitori. Tutti elementi necessari e tra loro correlati», riflette l’esperto di Ceresio Investors. Se le possibili soluzioni sono reciprocamente dipendenti, anche i problemi

Fonte: Apollo Global Management 2023

Eccesso di stimoli fiscali Differenza tra saldo primario corretto per il ciclo e saldo di equilibrio (in % Pil) 7 6 5 4 3 2 1 0

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Fonte: Bbva Research

condividono tra loro la medesima natura. «Il modello di sviluppo cinese degli ultimi decenni, difeso da pratiche protezionistiche non sempre correttissime, ha messo la Cina in rotta di collisione con i suoi principali Partner commerciali, Stati Uniti e Unione Europea, che in risposta sono anni che stanno cercando di diversificare le loro catene di fornitura. L’eccesso di investimenti a leva ha però anche scatenato una crisi immobiliare, che

Quella che la Cina si trova a dover affrontare è una situazione tipica delle economie occidentali, un crollo della fiducia delle famiglie, che sta tirando giù i consumi interni, e dunque frenando il Pil. Se tra le cause c’è sicuramente la difficile situazione immobiliare, è pur vero che la parsimonia di bilancio cinese degli anni della pandemia presto o tardi doveva dare i suoi risultati. Febbraio 2024 TM · 31


«Il rapido sviluppo del Paese è stato ampiamente alimentato dal suo ‘dividendo demografico’, il costante aumento della manodopera, inserito in un sistema ad alta intensità di capitale umano e orientato all’export, che ha trainato un’importante quota della popolazione fuori dalla povertà» Simona Grano, Docente e ricercatore dell’Università di Zurigo

Allarme debito Andamento del debito per segmento in Cina (in % del Pil) % 400 350 300 250 200 150 100 50 0 2004

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■ Corporate ■ Famiglie ■ Governativo ■ Banche Fonte: Apollo Global Management 2023

Credito all’economia Crescita del mercato del credito in Cina (in % Pil) Sa, % Pil 60% 50% 40% 30% 20% 10%

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■ Renminbi e Forex ■ Credito fuori bilancio

■ Corporate bond ■ Bond governativi

Aggregato

Fonte: Apollo Global Management 2023

Per essere un’economia ancora in via di sviluppo, e dunque con un Pil pro capite ancora modesto, la Cina presenta un insolitamente elevato indebitamento di tutti gli attori del mercato, ad eccezione dello Stato centrale. Nel mezzo di una crisi immobiliare, e di sostenibilità del debito degli enti locali, questa non è la migliore delle notizie, per quanto non sia nemmeno una novità. 32 · TM Febbraio 2024

rende oggi indispensabile procedere a un ordinato deleveraging del sistema. Città e province sono diventate eccessivamente dipendenti dai finanziamenti ricevuti dagli immobiliaristi, mentre banche e veicoli statali di finanziamento hanno iniettato troppo credito negli investimenti in capitale fisso, e ora è arrivato il conto. Le risorse che questi due fronti assorbiranno limiteranno l’efficacia degli interventi del Governo centrale, destinati ad altro, ad

esempio a famiglie e imprese», mette in evidenza l’esperto di VanEck. È pur vero che accanto a diversi problemi, oggi più evidenti, i risultati raggiunti dal Dragone siano stati altrettanto notevoli, applicati a un Paese di dimensioni straordinarie. «È un modello che ha portato metà della popolazione cinese a uscire dalla povertà in meno di trent’anni, un successo costruito su infrastrutture e immobiliare che hanno gettato le fondamenta perché prosperasse un tessuto produttivo di qualità, sostenuto dallo Stato, ma anche da investimenti esteri diretti. La Crisi del 2008 ha offerto lo spunto anche alla Cina di interrogarsi sui limiti del suo modello, e dal 2011, con l’insediarsi di Xi Jinping, sono iniziate riforme e regolamenti per molti settori. Tra i primi interessati proprio l’immobiliare, afflitto da un alto livello di speculazione, e che allora era arrivato a rappresentare circa il 30% del Pil. Anche in questo caso non mancano però i successi, come la transizione industriale che ha rapidamente portato la Cina ai vertici di settori chiave, tecnologici, sostenibili ed energetici. Il Covid e la geopolitica hanno poi fatto inceppare il motore», prosegue Nocera. Emblematico di quanto possa fare la ‘macchina’ cinese sono del resto i dati a dirlo, con i veicoli elettrici che costituiscono un esempio di tanti possibili. «Sono stati inseriti tra le priorità del piano quinquennale del 2001. L’anno scorso ne sono stati venduti in Cina ben 6,8 milioni, pari al 60% del venduto globale, superando i 980mila statunitensi. Se, come sostiene il produttore cinese Byd, tra cinque anni il 90% delle auto vendute sarà elettrico, allora la Cina sarà la prima grande economia ad aver compiuto la tanto discussa transizione. Altrettanto indicativo è che nel 1990 fossero appena cinque milioni le auto circolanti in Cina, oggi sono oltre 320 milioni, tra cui il 50% delle elettriche presenti al mondo», precisa Buckler. Un mattone di problema. Dopo mesi di annunci sul gigante immobiliare Evergrande, si è infine giunti a una conclusione: la sua liquidazione. Mossa voluta dal tribunale di Hong Kong, puntualmente sterilizzata da Pechino, non ha portato al temuto effetto palla di neve, il che è già stato un successo. Ma poi? «Se anche un confronto con il 2008 appare eccessivo, quando era emerso potente il legame tra immobiliare e sistema bancario, si tratta di una situazione molto


«Il tasso di partecipazione crolla dopo i 50 anni, e la manodopera è impiegata in modo inefficiente, il suo calo potrebbe essere dunque compensato. È il Paese che sforna il maggior numero di ingegneri e scienziati, ma meno del 40% della popolazione ha un’istruzione liceale completa» Arthur Kroeber, Partner e responsabile ricerca di Gavekal

Il Credit Impulse Index Andamento del credito all’economia in Cina per sottocomponenti 10 5

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■ Prestiti bancari ■ Shadow Banking

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■ Obb. corporate ed azioni ■ Bond governativi

Credit Impulse Index (complessivo) Fonte: Allianz Research

Mercato immobiliare Gli investimenti in immobiliare per reddito della provincia (var % annua) ■ Alto reddito ■ Medio reddito

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complessa, specie per le autorità locali, il 38% delle cui entrate fiscali negli ultimi anni arrivava proprio dal settore. Va infatti ricordato che l’alto indebitamento cinese non è nei confronti di creditori esteri, ma verso un enorme sistema bancario ombra non regolamentato; in linea di principio il Governo dovrebbe essere dunque in grado di gestire la crisi in autonomia. Il 26 gennaio si è tenuto un vertice d’emergenza tra enti locali e Governo centrale per stilare una lista di progetti critici cui garantire rapidamente finanziamenti di emergenza e istituire una cabina di regia che coordini le operazioni», nota Chung. La sfida da affrontare rimane delle più notevoli, non tanto per dimensioni, quanto per la bizantina struttura del suo ampio sottobosco. «Non esiste un problema sistemico per il settore bancario, si tratta di circa 12 trilioni di renminbi su un totale di oltre 300 di crediti complessivi, il 4%, ma l’impatto che potrebbe avere sul Pil è molto più ampio. Per esempio, una delle principali società immobiliari cinesi potrebbe avere oltre 4mila progetti all’attivo, ognuno dei quali costituito come Special Purpose Vehicle, che necessita di una ristrutturazione individuale. A questo va aggiunto il diffusissimo ‘modello della prevendita’ che prevede un acconto del 30-60% anche anni prima della consegna dell’immobile finito. Gli interventi voluti da Xi nell’agosto 2020 per frenare il fenomeno hanno impattato i flussi di cassa degli immobiliaristi, da lì i problemi noti», commenta l’esperto di Ceresio Investors. Per certi versi si potrebbe dunque concludere che le modifiche volute dal regolatore stiano finalmente sortendo i loro effetti desiderati, accorsi semplicemente nel momento sbagliato, in un contesto altrettanto problematico. «I problemi di liquidità derivanti da questa modifica normativa, voluta per ridurre la leva finanziaria del settore, hanno portato a ritardi nelle consegne e a valanga tutto il resto. Le recenti misure di sostegno ad autorità locali e settore edilizio stanno iniziando a sortire i loro effetti, con segnali di stabilizzazione importanti, seppur ancora in prospettiva e molto circoscritti. Si tratta di un primo passo fondamentale per il ripristino della fiducia di famiglie e imprese», chiarisce l’esperto di abrdn. Un’articolata risposta da parte di Pechino, sia in termini di nuove regole, sia di risorse erogate ad hoc, ha effettivamente contribuito a invertire la rotta da una

Fonte: Rhodium Group 2023

pericolosa situazione, ancora ben lungi dall’essere però risolta. «Per stimolare la domanda, il Governo ha introdotto regole più favorevoli, per esempio riducendo il requisito d’acconto minimo dal 30 al 20% nelle città principali, abbassando i tassi ipotecari e permettendo sconti sul prezzo d’acquisto. Dal lato dell’offerta il Governo sta autorizzando nuovi prestiti, diretti a completare i progetti non terminati. Ciononostante la risoluzione della

Nonostante qualche miglioramento negli ultimi mesi, la situazione immobiliare di molte province cinesi rimane complessa. Va anche precisato che pur vantando rapporti debito/Pil enormi, è pur vero che in molti casi lo stesso Pil sia cresciuto di decine di volte in un lasso temporale di poche decine di anni. Il tema è oggi quanto sia abbondante la liquidità per evitare che la crisi peggiori. Febbraio 2024 TM · 33


«Il timore di molti è che il possibile allargarsi della crisi immobiliare porti a un’insolvenza di massa dei costruttori, cui in milioni di casi sono già stati ampiamente pagati gli immobili promessi. I consumi interni dunque stentano a decollare, mentre i risparmi privati aumentano» Alessandro Rollo, Etf Product Manager di VanEck

Il mercato immobiliare Andamento dei prezzi nelle 70 più grandi città cinesi (variazione mensile) 90% 70% 50% 30% 10%

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■ Calo ■ Invariato ■ Aumento Fonte: Apollo Global Management 2023

Perdita di posti di lavoro

Caro mattone

Andamento cumulato per settore (in mln)

Rapporto reddito / prezzo dell’immobile

mln eft

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50.1 ■ N. anni necessari all’acquisto 42.6 di un appartamento 42.1 37.4 35.6 35 29.8 29.0 27.7 25 19.619.4 15.7 16.7 15.8 12.4 15 10.0

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Terziario

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Secondario Primario

Fonte: Bnp Paribas

La bolla immobiliare scoppiata in Cina mostra diverse analogie con il 2008 americano, semplicemente trasposto in un’economia emergente, il che complica e semplifica diversi giochi. Per quanto un miglioramento della situazione sia in atto, l’equilibrismo che dovrà dimostrare Pechino è notevole: evitare che la situazione degeneri, cercando di non alimentarla. 34 · TM Febbraio 2024

Sh an g H She hay on n G g K zen ua o ng ng z Pe ho c u M hin o H um an b gz ai ou M Seu ila l Pa no Lo rig nd i Si Syd ra ng n ap ey o N To re ew ky Yo o rk

150

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Fonte: Apollo Global Management 2023

crisi richiederà tempo, ma è sempre più improbabile il rischio di un grave crollo incontrollato», rileva Nocera. L’approccio al problema da parte delle autorità pubbliche si continua a dimostrare sufficientemente equilibrato e accorto, memore di quanto accaduto in passato. Al tempo stesso risoluto. Basterà? «Il comportamento del Governo centrale sembra voler assicurare di essere pronto ad agire per evitare che la crescita si al-

lontani dall’obiettivo prefissato, ma il minimo indispensabile. Ci si aspetta ulteriori tagli ai coefficienti di riserva obbligatoria, dunque indirettamente un supporto dal credito bancario, per ulteriori 50-100 bp, ma anche un deficit del 3,5%, nuove emissioni di obbligazioni pubbliche locali, e l’impiego di risorse raccolte lo scorso anno tramite Cgb. L’aumento dei finanziamenti mirati, e delle altre condizioni, dovrebbe consentire al settore di toccare il fondo nella prima metà dell’anno e iniziare una lieve ripresa già nella seconda. Per stabilizzare l’intero comparto, ed entusiasmare gli investitori, è però probabile che i prestiti supplementari su pegno (Psl) debbano essere aumentati ben oltre l’attuale trilione di Yuan, e la platea dei riceventi prestiti agevolati ampliata. Decisiva sarebbe infine la disponibilità della Banca Centrale a varare un programma di acquisto titoli (Abs o Mbs) stile Fed o Bce», chiosa il Cio di Ubs. Conto demografico. Si è sempre più spesso confrontati con quello che a tutti gli effetti è un ‘mondo al contrario’. Il Dragone asiatico ha imposto per decenni la Politica del figlio unico per contenere l’esplosione demografica, ma oggi si trova nella situazione opposta. «Rimane il Paese più popoloso al mondo, ma negli ultimi anni la crescita demografica è decisamente rallentata, e nel 2022 ha registrato un inedito saldo negativo tra nati e deceduti, poi riconfermato l’anno scorso. Sempre nel 2023 la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli record, sommandosi agli altri problemi. Se da qui al 2050 il calo demografico potrebbe tradursi in una riduzione di 109 milioni della popolazione, è già realtà che il 21,1% dei cinesi abbia più di 60 anni, ossia quasi 300 milioni di persone, destinate ad aumentare sino a 400 entro il 2035. I costi relativi finiranno con lo scaricarsi sui governi locali, già oggi sotto forte pressione», sottolinea Simona Grano, Docente e ricercatrice dell’Istituto per gli studi di Asia e Oriente dell’Università di Zurigo. Certo, le circostanze per cui si è arrivati a questo calo sono comunque particolari, ma il dato in assoluto non cambia. «Si tratta di un modesto 0,15% ossia di circa 2 milioni di persone su un totale di 1,4 miliardi, e oltre a un record negativo di nascite il Covid ha portato in dote un record assoluto di morti, ma è pur vero che resta lo stato più popoloso al mondo. La quantità di forza lavoro sta diminuendo,


ma insistendo sulla qualità dovrebbe comunque riuscire a più che compensarne il calo, migliorandone la produttività complessiva. Tra 10 anni il Pil pro capite cinese sarà ancora solo un quarto di quello americano, dunque di strada da fare ce n’è molta», mette in evidenza Yeo. Nel momento in cui si guardasse davvero alla qualità del capitale umano a emergere sarebbero però altri problemi. «Il tasso di partecipazione alla forza lavoro crolla dopo i 50 anni, e la manodopera è impiegata in maniera inefficiente, il suo calo potrebbe essere dunque agilmente compensato. È anche il Paese che sforna il maggior numero di ingegneri e scienziati ogni anno, ma al tempo stesso meno del 40% della popolazione ha un’istruzione liceale completa, rispetto a una media Ocse superiore all’80%. Se dunque il potenziale è enorme, non mancano gli ostacoli», riflette Kroeber. Nell’immediatezza non molto può dunque essere fatto in termini di qualità, qualcosa in più a livello di quantità, ma sufficiente a risolvere i problemi? «Il rapido sviluppo del Paese è stato ampiamente alimentato dal suo ‘dividendo demografico’, il costante aumento della manodopera, inserito in un sistema ad alta intensità di capitale umano e orientato all’export, che ha trainato un’importante quota della popolazione fuori dalla povertà. Rispondere al calo della manodopera disponibile è sicuramente compito del Governo, e le decisioni che verranno prese avranno chiari effetti di lungo periodo, ad esempio creando opportunità in settori quali l’istruzione, la sanità, l’innovazione, la tecnologia, solo per citarne alcuni», prosegue la docente. Ma i mercati? Indipendentemente dai problemi dell’immediato o dei prossimi anni, il ruolo della Cina a livello di catene di fornitura rimane nodale. Oggi qualcosa potrebbe essere cambiato? «Le criticità del modello cinese sono dunque note, ma sino a qualche anno fa rispondevano a una chiara esigenza politica: inurbare 20 milioni di persone ogni anno, e garantire lavoro a tutti come fonte di legittimazione per i 98 milioni di membri del partito che costituiscono la classe dirigente. Dal decennio scorso si è aggiunta la volontà di costruire un apparato militare significativo in grado di fronteggiare conflitti anche molto ampi, da qui l’impulso alle alte tecnologie e un forte sostegno a tutti i settori manifattu-

«Oggi la vera sfida per il Paese è come continuare a elevare il tenore di vita dell’altra metà della popolazione, senza togliere benessere a quella che ha già raggiunto standard di vita occidentali, e senza impattare negativamente sul resto del mondo» Mattia Nocera, Ceo di Belgrave Capital Management

Il tema previdenziale N. di persone (in mld) coperte da schema pubblico previdenziale per tipologia

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■ Schema pubblico base per residenti urbani e rurali (25 usd mese) ■ Schema pubblico per dipendenti urbani (461 usd mese) Fonte: Hudson Institute 2023

Costi previdenziali Sondaggio: Chi dovrebbe fornire le risorse necessarie al pensionamento? Pensioni pubbliche 18%

Risparmi e depositi bancari Lavoretti part-time durante la pensione Rendita fissa da prodotti finanziari Entrate da azioni e obbligazioni Previdenza privata complementare Sostegno offerto dai figli Entrate da immobili Altro Eredità

42%

28% 31%

9% 8% 7% 7% 6% 7% 6% 6% 5% 5% 4% 5% 2% 2% 1% 1%

■ Secondo gli over 35 ■ Secondo i più giovani (18-35 anni) Fonte: Hundson Institute 2023

rieri per rendersi autosufficienti», rileva Guglielmin. Se nel comparto Difesa la Cina si conferma comunque indietro in termini di sviluppo rispetto ai Paesi occidentali, sicuramente ha maturato un vantaggio altrettanto sottile, che potrebbe dimostrarsi decisivo. «Gli stati membri della Nato sono anni che discutono animatamente di rispettare l’obiettivo ‘del 2%’, la quota di Pil da destinare alle spese

Crisi immobiliare, di sostenibilità del debito, ma anche demografica, il che è altrettanto insolito in un Paese emergente. Il problema abbastanza inedito nella storia è avere una popolazione sempre più anziana, ma ancora nessuna forma, o quasi, di previdenza, pubblica o privata. Nell’immediato chi dovrebbe pagare la pensione a decine di milioni di persone pronte al pensionamento? Febbraio 2024 TM · 35


Popolazione nel 1982

Popolazione nel 2010

Quota della popolazione over 65 (in %)

Quota della popolazione over 65 (in %)

■ Dati mancanti ■ 0 – 5,0 ■ 5,0 – 7,0 ■ Oltre 7,0

■ Dati mancanti ■ 0 – 5,0 ■ 5,0 – 7,0 ■ 7,0 – 10,0 ■ Oltre 10,0

South C China a Sea

Fonte: Science 2011

South China Sea

Fonte: Science 2011

Rari, ma comunque rischi Certo, l’esigenza di mantenere una buona crescita economica è la miglior garanzia a che non avvengano colpi di testa troppo importanti, ma i precedenti già ci sono stati, e anche molto recenti. «Il 1 dicembre Pechino ha annunciato le nuove norme sulle esportazioni di grafite, che prevedono l’ottenimento di licenze speciali. A dipendenza della sua applicazione potrebbe essere una mossa ricca di conseguenze, trattandosi di un componente fondamentale delle batterie dei veicoli elettrici, ma che già da sola dice molto», sottolinea Chung. Del resto quello delle terre rare è il vero, e forse il principale, monopolio cinese. «In termini di lavorazione la Cina controlla il 90% del mercato, e il 60% dell’estrazione, e ha sviluppato una notevole expertise nei decenni, il che le conferisce un ruolo critico in ambiti altrettanto critici. La nuova priorità di Stati Uniti ed Europa sta diventando di affrancarsi da questa pericolosa dipendenza, investendo in giacimenti e nuovi impianti di raffinazione, da affiancare agli unici due fuori dalla Cina, uno in Malesia l’altro in Estonia», rileva l’esperto di VanEck. Controllare l’offerta di terre rare pone infatti notevoli problemi potenziali, specie in occasioni di fasi di particolare attrito. «Indirettamente potrebbe avere una significativa influenza in settori strategici, dalla tecnologia alla difesa, e potrebbe essere una merce di scambio in caso di dispute commerciali o politiche. Il perché questo sia successo è più difficile da capire, un ruolo l’ha sicuramente giocato la difficile sostenibilità Esg di questi materiali, ma non solo», conclude Yeo.

militari. Si tende spesso a dimenticare che l’estremo sviluppo tecnologico che mezzi e armi hanno raggiunto siano fortemente dipendenti dall’impiego nelle fasi di costruzione delle terre rare, materie prime critiche di cui la Cina ha il pressoché totale monopolio, sia nell’estrazione che nella raffinazione, il che in chiave geopolitica potrebbe non essere privo di conseguenze. Si tratta però di materiali estremamente rilevanti anche nella digitalizzazione e nella transizione energetica, settori in cui la Cina sta maturando un certo vantaggio», precisa Rollo. In termini complessivi il manifatturiero cinese di strada ne ha certamente fatta molta. «Può vantare il 30% della capacità produttiva globale, e il 20% del 36 · TM Febbraio 2024

valore dell’export di prodotti manifatturieri, di cui il 70% è oggi riconducibile ad aziende cinesi. Si tratta di semplici dati che lasciano presagire le difficoltà nella diversificazione delle catene di fornitura, o una sua marginalizzazione progressiva da parte delle aziende occidentali», sintetizza il Partner di Gavekal. Eppure, nonostante queste buone premesse, i listini cinesi si confermano sotto pressione, in assenza di segnali di convincente ripresa. «I listini sono infarciti di grandi banche e controllate pubbliche spesso non particolarmente profittevoli, oltre a una forte rappresentanza della tecnologia di consumo, pesantemente colpita da dazi e sanzioni commerciali. A essere fortemente sottorappresentata è invece

La bassa natalità, che non accenna a migliorare, e una popolazione che invecchia celermente provocano non pochi mal di pancia a un Paese ancora fortemente industriale.

la tecnologia di punta, a sfondo militare, fortemente sostenuta dal Governo. A ciò si somma poi il forte clima di sfiducia, dovuto alla crisi immobiliare, da qui la fuga di capitali», sottolinea il Cio di Ubs. La sfiducia che ha contagiato anche gli investitori ha ovviamente delle conseguenze spiacevoli, se non peggiori, rispetto a quella di famiglie e imprese, più semplice da riconquistare. «Pur grande che sia la Cina ha un bacino di risparmio interno insufficiente a far fronte ai fabbisogni delle imprese, rimane dunque significativamente dipendente dall’estero, il che complica la ripresa. Ma offre oggi l’oppotunità di investire in aziende leader del loro settore, con crescita sostenuta sia sul mercato domestico che quello internazionale a valutazioni dimezzate rispetto al 2021, il che le rende molto interessanti. Dunque sembra che il mercato sconti in maniera assoluta la possibilità di una progressiva risoluzione della crisi immobiliare e la riduzione di tensioni geopolitiche, che potrebbero innescare opportunità di guadagni elevati», evidenzia l’esperto di Ceresio Investors. Ed è proprio guardando se non al lungo quanto meno al medio periodo, che a livello di mercati è possibile creare valore. «Bisogna resistere alla tentazione di lasciarsi distrarre dai reali progressi e dalla crescita strutturale che interessano le aziende, che possono essere indipendenti dal contesto macro. Storicamente la correlazione tra Pil e performance dei titoli cinesi è stata bassa, e ci sono diverse aziende in settori con un grande potenziale. La Cina è già il primo produttore di robot industriali, e produce un numero di chip 30 volte superiore a quello di vent’anni fa. Secondo alcune stime l’Intelligenza Artificiale rappresenterà il 26% del Pil entro il 2030, rispetto allo 0,4 del 2022. Ma la gestione attiva sarà sempre più importante, di pari passo al rallentamento della crescita», nota Buckler. Soluzione… interna. Sin tanto che non torneranno i capitali stranieri in termini di offerta qualche problema potrebbe dunque esserci, ma se la fiducia si riprendesse la domanda tornerebbe a


crescere, il che ‘aiuterebbe’ non poco. Finché non ci sarà domanda, l’offerta è dunque un problema che può essere accantonato. «Sono circa 700 i milioni di persone che compongono la classe media cinese, la più numerosa al mondo, ed equivalente al 40% della ricchezza di quella mondiale. Entro il 2030 dovrebbe valere circa un quinto dei consumi globali della classe media, ma soprattutto, se in passato è stata una grande acquirente di beni e brand stranieri, le preferenze sembra siano sempre più orientate verso beni nazionali, prodotti da imprese locali, il che dovrebbe spingere molti investitori a più di una riflessione. In termini assoluti i numeri sono spietati, nel 2021 le sole vendite di beni di consumo in Cina hanno raggiunto i 6,5 trilioni di dollari, ma sono a tutt’oggi molto inferiori a quanto previsto dagli economisti proprio per la scarsa fiducia», rileva l’esperto di VanEck. Non fosse dunque per il pessimo tempismo, la decisione di evolvere il suo modello di sviluppo verso uno più occidentale sarebbe stata meno problematica? «L’obiettivo di Pechino rimane garantirsi una crescita economica di maggior qualità, e più sostenibile, il che si lega alla recente politica della ‘Prosperità comune’, voluta da Xi. Grazie alle attenzioni del Governo verso settori a più alto valore aggiunto è un obiettivo raggiungibile, il cui successo potrebbe rimettere in discussione molti assunti, sia in termini economici che geopolici, sia a livello regionale che mondiale. Determinante sarà l’abilità di Pechino nel gestire in modo fluido e inclusivo questo suo necessario ribilanciamento, fronteggiando le molte sfide interne», riflette l’esperto di abrdn. Ma quali implicazioni pratiche potrebbe avere su famiglie e imprese questo nuovo modello? «Si tratterà sempre più di realizzare la ‘prosperità comune’ di Xi in un modo cinese: sfruttare i benefici del capitalismo del libero mercato, attenuando al contempo gli eccessi e le disuguaglianze che ne derivano, per crescere in armonia. L’intenzione è quella di bilanciare una crescita elevata con una crescita più sostenibile, il che riporta l’attenzione su un maggiore controllo da parte dello Stato. Tuttavia, questo può limitare l’iniziativa privata. Un maggiore sostegno da parte dello Stato, un rallentamento della crescita e la consapevolezza del potenziale innovativo che il settore privato ha apportato negli ultimi anni dovrebbero tuttavia

Investimenti esteri diretti

Investimenti esteri diretti

Capitali in entrata (in mld usd)

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Flussi in entrata Fonte: Hundson Institute 2023

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Flussi in entrata Fonte: Hundson Institute 2023

Il manifatturiero cinese Diversi indici Pmi a confronto 60 55 50 Nbs Pmi Manufacturing Caixin Pmi Manufacturing Nbs Pmi Non-Manufacturing Caixin Pmi Servizi

45 40 35 2020

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Fonte: Nbs, Caixin, Bloomberg 2023

essere ben conciliati, evitando gli eccessi. Sebbene l’aspettativa che lo sviluppo economico avrebbe portato la democrazia sia ormai tramontata, la Cina è la prova che a determinate condizioni anche uno Stato autoritario può innovare e prosperare», conclude Ben Buckler, Investment Specialist Director di Baillie Gifford. La miglior garanzia a che al netto di molti strepiti non succeda nulla di troppo grosso in quella parte di mondo è un semplice dato. Il settore privato in Cina rappresenta il 60% del Pil, ma il 70% dell’innovazione, e ben l’80% dell’occupazione urbana, in un Paese in cui la crescita economica, e l’aumento del benessere per l’intera popolazione, è l’unica fonte di legittimazione della classe dirigente. In più? 1,4 miliardi di persone, almeno quelle dichiarate (secondo il Pentagono sarebbero almeno 1,9), o a dipendenza delle circostanze di potenziali problemi. Indipendentemente dal se Roma e Pechino abbiano davvero avuto un contatto diretto, la realtà è che nel mondo antico tutte le distanze erano ben più notevoli di quanto non siano oggi, dunque era tutto

La scarsa fiducia delle famiglie ha coinvolto anche gli investitori, con una reale fuga di capitali dal Dragone asiatico, indispensabili però per finanziare gli investimenti delle imprese. Come riconquistarli?

riproporzionato su una scala molto più ridotta. Le due superpotenze avrebbero potuto convivere, e prosperare, senza avere nulla da temere, e anzi, sostenendosi nei momenti di difficoltà, con migliaia di chilometri nel mezzo a stemperare. Oggi, nell’era della tecnologia, le distanze sono estremamente ridotte, e il circospetto ‘guardarsi intorno’ di Pechino ha già suscitato ingenti ire da parte di Washington, che è decisamente meno tollerante di quanto non sia stata Roma nei confronti di Cartagine. Ma se dunque Pechino è la nuova Cartagine, e Washington la nuova Roma, l’architettura sicuramente aiuta, la domanda è come evolverà la storia? Cartagine riuscirà a risolvere i suoi problemi e a trovare una formula armoniosa per convivere con Roma? ❏ Febbraio 2024 TM · 37


economia /testimonianze

Una ‘trasparenza’ che prende corpo Istituto caratteristico della tradizione giuridica dei Paesi di common law, il trust è una realtà complessa. Lo è per un Paese come la Svizzera, che pur ha aderito alla Convenzione dell’Aia, e lo è ancor di più in Spagna, dove non è riconosciuto. Tuttavia, la pratica sorprende.

T

ra gli aspetti affascinanti delle scienze giuridiche, a maggior ragione per chi le pratica professionalmente, c’è senz’altro quello del diritto comparato e dell’analisi di come determinate questioni giuridiche vengano risolte in un mondo sempre più globale e con intense interrelazioni. Anche in ordinamenti giuridici consolidati, con una storia millenaria, è possibile trovare spunti per interessanti riflessioni, a volte non esenti di una certa sensazione di sorpresa. È per esempio il caso che affronto in questo contributo di inizio anno: il trattamento del “trust” in Spagna. Dando per acquisita, nel lettore, la conoscenza dell’istituzione del trust e dei suoi concetti di base (costituzione attraverso il trasferimento, da parte di un “settlor”, di un bene o diritto, “trust good”, a un “trustee”, affinché questi lo amministri nei termini stipulati nell’atto costitutivo, “trust deed”, di norma a favore di uno o più “beneficiaries” e spesso sotto la supervisione di un “protector”). Istituzione giuridica del diritto anglosassone (common law) e, soprattutto per questioni di diritto civile (ed il “numerus clausus” dei diritti reali) non applicato direttamente negli ordinamenti giuridici di diritto continentale (civil law). Lo strumento principale ideato dai giuristi per la conciliazione dell’istituto del trust fra i due sistemi giuridici principali - common law e civil law - è la Convenzione relativa alla legge applicabile ai trust e al loro riconoscimento conclusa all’Aia il 1 luglio 1985. La Svizzera vi ha aderito nel 2006 (in vigore dal 1 gennaio 2007). L’Ufficio federale di giustizia (Ufg) rendeva allora noto che: “Il trust è un istituto caratteristico della tradizione giuridica

38 · TM Febbraio 2024

dei Paesi di common law, ma è presente anche nella realtà economica e normativa svizzera: in particolare esso occupa un posto di rilievo negli affari di gestione dei capitali privati che le grandi banche svizzere realizzano a livello internazionale, per non parlare del ruolo per nulla trascurabile che gioca nel finanziamento delle imprese. Aumentano le società fiduciarie e gli studi legali specializzati nel settore della pianificazione e amministrazione dei trust. Se da una parte essi

«Possiamo arrivare alla conclusione che l’istituto del trust, come in Svizzera prima dell’adesione alla Convenzione dell’Aia, è presente nella realtà economica e normativa spagnola. Per quanto riguarda la realtà economica, i tribunali spagnoli e/o le autorità tributarie spagnole sono stati confrontati con i trust principalmente in casi di materia successoria, ma anche di natura civile e commerciale» tendono ad acquisire un’importanza crescente nel settore economico, d’altra parte le inadeguatezze dell’attuale legislazione causano un sentimento di insoddisfazione. Per conferire basi certe al riconoscimento del trust e accrescere la certezza del diritto a beneficio di tutti gli operatori del settore, la Svizzera si propone di ratificare la Convenzione dell’Aia relativa alla legge applicabile ai trust e al loro riconoscimento. L’avamprogetto del Dfgp prevede inoltre una modifica della legge federale sul diritto internazionale privato

e della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento”. Dal 2018 l’Ufg lavorava su un progetto di introduzione di un ‘trust’ svizzero ma, dopo il risultato di un gruppo di lavoro dell’Amministrazione Federale delle Contribuzioni (“Afc”), il 15 settembre 2023, il Consiglio federale annunciava che “al momento non esiste un consenso politico sufficiente per introdurre un trust secondo il diritto svizzero”, rinunciando a elaborare un messaggio e proponendo al Parlamento lo stralcio della mozione. Quanto successo nel nostro Paese serve a capire come anche in un ordinamento giuridico di civil law che ha aderito alla Convenzione della Aia la questione trust rimane complessa; non sorprende dunque come essa venga trattata in un Paese come la Spagna, dove il trust non è riconosciuto dalla legge interna né come aderente alla Convenzione dell’Aia. Di conseguenza molti professionisti sono diffidenti o insicuri al momento di analizzare situazioni giuridiche che coinvolgano la figura del trust con connessioni spagnole, soprattutto in fase di pianificazione fiscale o legale (per esempio successoria) ma anche di risoluzione di eventuali problematiche o conflitti. Sebbene non esista un trust spagnolo e neppure un riconoscimento attraverso l’adesione alla relativa Convenzione dell’Aia, è pur vero che, come nel caso della Svizzera, il trust è presente nella realtà economica e normativa spagnola, ed è quindi utilizzato ed utilizzabile in Spagna. Da un punto di vista normativo, il trust è entrato nell’ordinamento giuridico spagnolo indirettamente, attraverso l’applicazione della normativa comunitaria della Ue. Per esempio, il regolamento n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2012 con-


cernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, nella sezione che tratta la proroga di competenza dedica due paragrafi al trust ed in particolare all’Art. 25. Un altro esempio è la Direttiva 2009/65/Ce del 13 luglio 2009 concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (Oicvm), nella quale si riconoscono i trust come Oicvm. Ma anche nella normativa nazionale il trust viene introdotto come istituto giuridico. Nell’ambito tributario anche la Orden Hap/72/2013 cita espressamente i trust in relazione con gli obblighi di dichiarazione dei beni e diritti all’estero. Dunque possiamo arrivare alla conclusione che l’istituto del trust, come in Svizzera prima dell’adesione alla Convenzione dell’Aia, è presente nella realtà economica e normativa spagnola. Per quanto riguarda la realtà economica, i tribunali spagnoli e/o le autorità tributarie spagnole sono stati confrontati con i trust principalmente in casi di materia successoria, ma anche di natura civile e commerciale. Da un punto di vista del diritto privato, il Tribunale Supremo (Ts) nel 2008 si era occupato di un caso di una successione dove il “de cuius”, di nazionalità dello Stato dell’Arizona negli Usa (anche luogo del decesso), aveva allo stesso tempo lasciato un testamento ed istituito un trust. Le istanze inferiori avevano preso una decisione in merito all’oggetto della causa (relativa ad un immobile sito in Spagna) in applicazione della legge spagnola, invece di quella dell’Arizona che sarebbe stata applicabile giusta la norma di diritto internazionale privato (Dipr) in vigore all’epoca, al considerare che la parte attrice non aveva provato il diritto materiale straniero ed alla necessità di dover decidere nel merito. Il Tribunale Supremo conferma le decisioni delle istanze inferiori e si sofferma sull’istituto del trust che definisce “negozio successorio non previsto nel diritto spagnolo” e, “in casu”, considera, dato che il trust era stato costituito mortis causa, che: “l’inesistenza di una norma specifica di conflitto in diritto spagnolo determinante quale diritto materiale sia applicabile in Spagna all’istituto, deve essere sanata riferendosi alla norma di conflitto propria della successione mortis causa del Dipr spagnolo, ovvero quella dello Stato

dell’Arizona dove era stato costituito il trust”. La sentenza non esclude dunque che un tribunale spagnolo possa applicare la legge straniera anche in relazione con un istituto giuridico che non riconosce. Resta però una questione complessa da un punto di vista giuridico che va analizzata con molta attenzione, per esempio alla luce del Regolamento (Ue) n. 650/2012 del 4 luglio 2012 relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e all’accettazione e all’esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo, che all’articolo 1. 2 lett. j) esclude dall’ambito di applicazione “la costituzione, il funzionamento e lo scioglimento di trust”. Dal punto di vista fiscale, l’amministrazione tributaria ha invece optato, almeno inizialmente, per una soluzione salomonica: dato che l’ordinamento giuridico spagnolo non riconosce l’istituto del trust, da un punto di vista fiscale il trust non esiste, è totalmente trasparente. In linea di principio non entra nel merito dell’esame se si tratta di un trust discrezionale, revocabile o irrevocabile, le facoltà del settlor, ecc. Per esempio, nel caso in cui un settlor nomini come beneficiario suo figlio, al momento in cui il trustee distribuisca un bene del trust al figlio beneficiario, se il settlor è ancora in vita il fisco spagnolo tratterà la trasmissione nell’ambito delle imposte di donazione, se invece il settlor è deceduto, la tratterà nell’ambito dell’imposta di successione. È interessante notare che, al disconoscere il trasferimento della proprietà dal settlor al trustee, il figlio beneficiario dichiarerà la donazione come ricevuta dal padre, non da un terzo (il trust o il trustee), con una riduzione notevole delle imposte dovute (soprattutto nelle regioni autonome che hanno in pratica soppresso l’imposta). Un’altra conseguenza è che per il fisco spagnolo resta chiaro che un beneficiario di un trust (espressamente nominato) non ha l’obbligo di dichiarare le sue aspettative nell’imposta sulla sostanza, al contrario del settlor. In un interpello del 1998 l’Agenzia delle Entrate spagnole trattava la questione delle conseguenze tributarie, in specie il pagamento dell’imposta speciale sulla trasmissione dei beni immobili, nel caso di cambiamento di un trustee al quale faceva capo una società spagnola con attivi immobiliari. In questo caso la risposta è stata: se dal cambia-

David Mülchi, Avvocato e Socio dello Studio Legale Mülchi & Asociados, Madrid e Lugano.

mento del trustee deriva la trasmissione dell’immobile o delle azioni di una società i cui attivi consistono per più del 50% in immobili siti in Spagna, l’imposta speciale è dovuta. Finalmente, dopo decenni in cui il Fisco spagnolo ha optato per risolvere le questioni tributarie relative ai trust semplicemente considerandolo come non esistente (trasparente), in interpelli più recenti c’è qualche novità, per esempio in uno del settembre 2022, la Direzione Generale dei Tributi, dopo aver risolto “more solito”, conclude l’interpello con un paragrafo interessante: “Ciononostante, bisogna indicare che, dato che la legislazione applicabile in ogni caso a un “trust” può essere di indole diversa e che gli accordi che lo regolano possono essere complessi e di natura diversa, le conclusioni anteriori restano condizionate alle valutazioni delle questioni di fatto che realizzeranno gli organi di accertamento e di gestione dell’Amministrazione Tributaria ed alle regole di interpretazione e qualificazione della Legge Generale Tributaria”. Dunque dovrebbe essere ormai chiaro che anche in Spagna e malgrado la mancata adesione alla Convenzione dell’Aia, è possibile usare l’istituto del “trust” con una ragionevole certezza di come verrà trattato sia dai tribunali civili che da quelli amministrativi (in particolare tributari). Resta però e comunque una materia estremamente complessa dal punto di vista giuridico che merita sempre una profonda analisi, meglio se preventiva, onde evitare sorprese (anche se a volte possono essere piacevoli). Febbraio 2024 TM · 39


economia/testimonianze

Microsuccessi del primario Nel corso dell’ultimo trentennio la Moldova ha vissuto una fase di importante sviluppo economico, sostenuto in una certa misura dal microcredito. Gli istituti finanziari non tradizionali affrontano infatti problemi che esulano spesso anche dal semplice finanziamento. A lato, Chisinau, la capitale del piccolo stato europeo della Moldova. Sotto, nonostante gli investimenti in intangibili valgano per meno del 3% del totale stanno fronteggiando meglio la frenata economica. Le fonti di finanziamento dell’attività d’investimento delle imprese segnalano un certo margine di crescita per gli intermediari.

Investimenti delle imprese

Fonti di finanziamento

Indicizzato a 100: anno precedente

Per tipologia in % del totale (dati 2023)

150

%

145,5

8,2

130 109,3

110

11,6

113,9 107,0

98,0

100

109,7

90

4,8

13,0 88,0

62,4

70 61,4 50

2019

2020

Intangibili

2021

2022

Tangibili

Fonte: Statistica Moldovei 2023

L

a Moldova, un piccolo Paese dell’Europa orientale situato tra Romania e Ucraina, ha vissuto importanti trasformazioni economiche da quando ha ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991. Il Paese ha una superficie di un quarto inferiore a quella svizzera, e circa 2,5 milioni di abitanti. Un fattore cruciale nel suo sviluppo è stato il microcredito, quei 40 · TM Febbraio 2024

■ Fondi propri ■ Risorse a bilancio ■ Fondi stranieri, crediti e prestiti dall’estero ■ Crediti e prestiti domestici ■ Altro Fonte: Statistica Moldovei 2023

servizi finanziari essenziali per microimprenditori e piccole imprese. Dal 2014, le significative riforme strutturali del settore bancario, attentamente monitorate e sostenute dal Fondo Monetario Internazionale, hanno contribuito a rafforzare la fiducia nell’economia nazionale. Come sottolineato dal Fondo nel 2017, i risultati sono stati promettenti: la crescita economica è ripresa, l’inflazione

è stata sotto controllo, il settore bancario si è stabilizzato e la bilancia commerciale con l’estero è migliorata. Sebbene persistano alcune vulnerabilità, soprattutto per quanto riguarda questioni come la Governance bancaria, la trasparenza e l’impegno a combattere la corruzione, sotto osservazione del Fondo, il contesto economico generale si continua a dimostrare favorevole, specie per le realtà più piccole, dalle microimprese alle Pmi, con un atteso aumento dell’imprenditorialità e degli investimenti. Un contributo fondamentale a questo miglioramento delle condizioni quadro lo stanno sicuramente dando istituzioni di microcredito, come Mikro Kapital Moldova, attiva nel Paese dal 2013. Impegnate a promuovere la crescita economica e l’empowerment, queste organizzazioni forniscono soluzioni di microcredito su misura ai microimprenditori, aiutandoli a superare le barriere che li tengono al di fuori del mercato finanziario, e a contribuire alla prosperità della nazione. La Moldova è ben nota per essere un territorio particolarmente fertile, con dunque il primario chiamato a contribuire significativamente allo sviluppo economico nazionale. Tuttavia, il Paese ha dovuto affrontare sfide economiche signi-


ficative negli ultimi anni, tra cui alti livelli di povertà ed emigrazione. La necessità di servizi finanziari accessibili per sostenere le piccole imprese e i microimprenditori è dunque fondamentale. Agro Pensione: una storia di successo. Le imprese moldave hanno bisogno di un sostegno tempestivo ed efficiente per prosperare. A soli 60 Km da Chisinau, in un’area ricca di vigneti, Valeriu ha immaginato di creare un’azienda dallo stile autentico. L’autenticità dell’idea, caratterizzata dalla fedeltà alla missione e ai valori, nonché dall’onestà e dalla sincerità nei confronti del pubblico e di se stessi, era al centro del suo progetto. L’inizio della pandemia ha portato Valeriu a rendersi conto che il vino moldavo avesse un posto non solo nei mercati esteri, dove già lo vendeva, ma anche nel mercato locale. Ha così avviato un progetto ambizioso per la sua cantina, l’Agro Pensione, che offre ai visitatori l’opportunità di assaporare vini ricchi di storia. Valeriu, proprietario di Domeniile Cainari, ha colto la necessità di adattarsi a un mercato in continua evoluzione, sia a causa di una pandemia che di altri fattori. Dapprima una consapevolezza, i consumatori locali non cercano solo i prodotti, ma un’esperienza olistica, poi l’idea di creare una ‘pensione agroalimentare’, ‘approvata’ dalla pandemia, durante cui l’agriturismo è cresciuto velocemente, consolidando l’idea originale della pensione agricola. Sono già stati compiuti progressi significativi nel progetto, tra cui la costruzione di una guest house per i turisti, la piantumazione di viti per diversi ettari della proprietà e l’aggiunta di una piscina. Per rispettare le scadenze del progetto, Valeriu ha ottenuto un prestito da Mikro Kapital Moldova, riconoscendo l’adagio secondo cui “un cucchiaio è prezioso quando l’ora di pranzo è vicina”. Questo sostegno finanziario tempestivo gli ha permesso di far fronte alle esigenze finanziarie in tempi brevi, garantendo l’avanzamento del progetto. Oltre alla rilevanza economica immediata, le ragioni alla base dell’Agro Pensione si estendono alle generazioni future, ipotizzando che figli e nipoti decidano di sviluppare l’attività trasformandola così in un’attività di famiglia. A patto che questo avvenga, l’accento si dovrebbe dunque spostare sull’impatto duraturo e sul valore che la Domeniile Cainari porterà

«La Moldova è ben nota per essere un territorio particolarmente fertile, con dunque il primario chiamato a contribuire significativamente allo sviluppo economico nazionale. Tuttavia, il Paese ha dovuto affrontare sfide economiche significative negli ultimi anni, tra cui alti livelli di povertà ed emigrazione» Sergiu Turcanu, Ceo di Mikro Kapital Moldova

Bilancia commerciale Andamento delle partite correnti indicizzato 100: anno precedente (in %) 143,8 137,9 135,1 137,0 132,5 132,8 129,6 126,1 120,2 119,2 117,6 119,9 116,3 117,5 112,3 134,7 128,5 122,7124,7 104,0 127,6 127,5 102,7 100,4 114,9 96,8 120,1 118,7 118,6 113,8 92,7 110,7 111,6 80,6 84,1 101,7 105,4 101,4 100,8 96,3 97,5 96,3 88,8 75,0 132,4

66,9 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 Import

Export

Fonte: Statistica Moldovei 2023

nei decenni a venire. Si tratta di una semplice storia, di come il microcredito stia incidendo sullo sviluppo dell’economia moldava, una piccola parte degli obiettivi che si prefigge: - Colmare il gap. Le piccole imprese moldave spesso faticano ad accedere ai finanziamenti delle banche tradizionali a causa dei requisiti rigorosi e delle richieste di garanzie. Gli istituti di microcredito hanno colmato questa lacuna, offrendo soluzioni di microcredito flessibili e accessibili, adattabili alle esigenze specifiche dei microimprenditori; - Promuovere l’inclusione. Gli istituti di microcredito lavorano attivamente per migliorare l’alfabetizzazione e l’inclusione finanziaria dei loro clienti. Fornendo istruzione e formazione, mettono gli imprenditori in condizione di prendere decisioni informate, di gestire le loro attività in modo più efficace; - Incoraggiare l’imprenditorialità. Il sostegno del microcredito ha incoraggiato l’imprenditorialità e l’innovazione in Moldova. Ha aiutato i singoli a trasformare le loro idee in imprese fiorenti,

Nel corso di qualche decennio il forte miglioramento della bilancia commerciale ha reso possibile per il Paese stabilizzare la propria economia e crescere.

creando posti di lavoro e contribuendo alla crescita economica del Paese; - Promuovere la resilienza. La Moldova deve affrontare sfide economiche, tra cui la vulnerabilità agli shock esterni. Il microcredito ha aiutato a costruire imprese più resistenti, meglio attrezzate per affrontare le incertezze economiche. L’approccio globale del microcredito all’inclusione e al sostegno finanziario è stato una forza trainante per la resilienza e lo sviluppo economico locale, non solo in termini meramente finanziari, ma anche per la crescita e lo sviluppo professionale dei microimprenditori, e il formarsi di un sostrato solido di imprese piccole e piccolissime, consentendo a molti di perseguire i propri sogni, creando posti di lavoro, e contribuendo alla crescita economica del Paese. Febbraio 2024 TM · 41


economia/eventi

Grandi, ma quanto rilevanti? Si è conclusa l’edizione 2024 del forum annuale di Davos, ma non si placano le dispute tra sostenitori e detrattori. Se indubbiamente parte del lustro di tale formato è andato perso negli ultimi anni, è davvero diventato così inutile organizzare grandi eventi di dibattito? Tra il 15 e il 19 gennaio si è tenuto a Davos il summit annuale 2024, al centro del dibattito l’Ia.

© World Economic Forum / Marcel Giger

L Le tematiche 2024 L’edizione appena conclusa si è concentrata nell’analizzare cause e conseguenze di tre ulteriori tematiche, oltre all’Intelligenza Artificiale, tema conduttore, sottolineando il ruolo che le strategie di lungo termine dovrebbero avere in un mondo più inclusivo, tecnologicamente avanzato ed economicamente sostenibile. Infrastrutture sostenibili e intelligenti. Mentre leader globali, innovatori e esperti convergono per affrontare le sfide globali, a Davos ci si è voluti concentrare sull’urgenza di adottare soluzioni avanzate e interconnesse. Dall’ottimizzazione dei trasporti alla gestione innovativa delle reti energetiche, il dibattito sulle infrastrutture intelligenti si integra perfettamente nel contesto di un mondo più connesso, sostenibile e tecnologicamente avanzato. Seppur con progressi lenti. La Gender equality. Molta attenzione è stata dedicata alla chiusura del divario salariale di genere, alla promozione dei ruoli di leadership femminile e alla creazione di ambienti di lavoro inclusivi. Si è riconosciuto che per raggiungere una vera crescita economica è necessaria la partecipazione piena e uguale sia degli uomini che delle donne. Punti chiave per raggiungerla, l’inclusività nei processi decisionali e la promozione di opportunità uguali. Lo Sviluppo dell’Africa. È stato riconosciuto il potenziale inesplorato del continente e ci si è concentrati sulle strategie necessarie per favorire una crescita sostenibile, l’empowerment economico e l’avanzamento tecnologico. Tra le principali leve d’azione lo sviluppo infrastrutturale, opportunità di investimento e l’uso della tecnologia per guidare l’innovazione in Africa. Il Wef ha fornito una piattaforma per il dialogo tra i leader africani e la comunità globale, promuovendo partnership che possono contribuire allo sviluppo del continente.

42 · TM Febbraio 2024

’edizione annuale del World Economic Forum a Davos, in Svizzera, si è conclusa la terza settimana di gennaio imperniata sul tema: Ricostruire la fiducia. L’evento, iniziato il 15 gennaio, ha riunito rappresentanti di Governi, organizzazioni internazionali, miliardari, imprenditori, esperti, accademici, Ong e stampa per affrontare i principi fondamentali della fiducia, tra cui trasparenza, coerenza e responsabilità nel periodo successivo alla pandemia e degli attuali conflitti. Negli ultimi anni, la rilevanza del Wef è finita spesso sotto esame, anche a causa di una diminuzione di partecipanti di alto profilo. Assente è stato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, e secondo Peter Willetts, professore emerito di politica globale, i leader prendono decisioni strategiche sulla partecipazione al forum. Nel 2023, il cancelliere tedesco Olaf Scholz è stato l’unico leader del G7 presente. Nonostante queste sfide, il Wef è continuato a essere considerato un’opportunità per favorire il dialogo e la comprensione tra decision-maker influenti. Gli esperti hanno lodato l’enfasi del forum sulla ‘Governance multi-stakeholder’, sostenendo che le questioni globali siano affrontate al meglio attraverso la collaborazione tra diverse parti interessate colpite da esse. Sebbene il Wef potrebbe non aver fornito soluzioni concrete ai problemi globali, il suo valore è stato trovato nella creazione di reti e nell’accumulo di conoscenze. Tuttavia, i critici hanno messo in discussione i deficit democratici del fo-


rum, evidenziando la sua natura esclusiva, limitando la partecipazione a Governi potenti, aziende e attori selezionati. L’agenda di quest’anno includeva discussioni su rischi globali urgenti, come delineato nel Global Risks Report 2024. Disinformazione e informazioni erronee, accentuate dall’Intelligenza Artificiale, sono state indicate come le minacce più significative, seguite da eventi meteorologici estremi e polarizzazione politica. Alcuni hanno sostenuto che il Wef non sia riuscito ad affrontare adeguatamente tali temi, mancando di contributi decisivi e non ponendo le giuste domande. Mentre il mondo affronta una forte debolezza congiunturale, inflazione e una potenziale recessione, a Davos hanno approfondito questioni più ampie legate alla produzione globale, al commercio e all’impatto degli eventi geopolitici. In conclusione, le opinioni sul successo del Wef sono state e rimangono molto discordanti, con i sostenitori che riconoscono il ruolo che tuttora svolge nel riunire élite globali per discutere di questioni critiche, mentre i critici ne evidenziano la sua esclusività, mettendo in dubbio la capacità di avere impatti significativi sui problemi del mondo reale. Il dibattito di quest’ultima edizione molto probabilmente è destinato ad alimentare il medesimo dibattito, sino al 2025! Davos 2024: Ia everywhere. L’Intelligenza Artificiale ha dominato l’ultima edizione, riunendo leader globali, innovatori tecnologici e opinionisti dal 15 al 19 gennaio. Con un focus sull’Ia, il dibattito ne ha evidenziato il potenziale trasformativo e l’importanza che dovrebbe ricoprire una Governance prudente. Il 2023 è stato un anno cruciale per l’Ia, influenzando occupazione e regolamentazioni globali. Ciò ha spinto le conversazioni sulla formazione e l’adattamento delle competenze, con leader come Sam Altman, Klaus Schwab e Satya Nadella che hanno sottolineato l’importanza di ‘equipaggiare’ le persone per sfruttare i benefici dell’Ia, gestendone i rischi. Un’analisi del Fondo Monetario Internazionale ha stimato che fino al 60% dei lavori nelle economie avanzate è a ri-

© World Economic Forum / Marcel Giger

Nella piccola località grigionese di Davos è dal 1971 che si tiene con cadenza annuale il World Economic Forum. Ma quanto è incisivo?

Mantra sostenibile? Nel corso del panel Sustainability Stewards: Expert Speakers in Eco-Innovation, ho contribuito attivamente al dibattito globale sulla sostenibilità durante la Davos Innovation Week. Abbiamo infatti dibattuto di innovazione ecologica e dei requisiti necessari per investire nei mercati privati nel contesto della sostenibilità e nell’esplorazione di nuove prospettive e soluzioni che plasmeranno un futuro più sostenibile per il pianeta. Sopra, da sinistra, i partecipanti del panel: Juan Carlos Lara di Point5 Family Office; Emanuele Pizzatti, Mp di Sigf e corrispondente di Ticino Management; Luise Ammerschuber, Director e fondatore di Yess Impact; Florence Anglès, responsabile Esg, Risk Management e Alm Internal Audit di Bcge; e Rom Reddy, Ceo di Soptics.Ai

schio, suscitando discussioni approfondite sul futuro del lavoro e sull’urgenza della formazione. La sessione Corsa alla Riqualificazione ha sviscerato il ruolo della tecnologia nello sviluppo delle competenze. Le discussioni si sono spinte oltre l’hype, concentrandosi sulla riqualificazione come chiave per capitalizzare i vantaggi dell’Ia. Altman ha previsto un passaggio verso ruoli più incentrati sulle idee, sottolineando l’importanza dell’allineamento dei valori dell’Ia e chiamando il coinvolgimento della società nella definizione di standard etici e di sicurezza. Il filosofo Michael Sandel ha sollevato questioni etiche più profonde, spingendosi a riflettere sulla relazione esistente tra uomo e tecnologia. Le richieste per

una Governance etica e responsabile dell’Ia hanno trovato ampio consenso, con un appello a un approccio equilibrato che favorisca l’innovazione mitigandone i rischi. La convergenza nelle normative sull’Ia è stata sottolineata come fondamentale per affrontare le sfide globali. Davos 2024 ha dunque evidenziato l’onnipresenza e l’importanza dell’Ia nella società moderna, mettendone in luce il potenziale di trasformazione e sottolineando la necessità di una Governance bilanciata, tra etica e competenza. Mentre l’Ia continua a evolvere, i dibattiti in forum come Davos saranno cruciali per guidarne lo sviluppo a beneficio di tutti. Emanuele Pizzatti Febbraio 2024 TM · 43


economia/settori

Logistica resiliente? Linfa vitale dell’economia svizzera, il sistema logistico elvetico si presenta buono nel suo complesso, lasciando tuttavia spazi per migliorarne la resilienza in caso di catastrofi.

U

n’interruzione della logistica in Svizzera significherebbe immediata carenza di medicamenti e beni di sussistenza. Un rischio abbastanza limitato, ma l’assenza di una strategia globale potrebbe incidere in caso di scenari catastrofici, quali tensioni geopolitiche, eventi climatici estremi e pandemie. Queste le conclusioni dello studio Resilience of the Swiss Logistics di Deloitte. In particolare, l’analisi dimostra la forte vulnerabilità del trasporto merci in caso di pandemia, tenuto conto della stretta dipendenza del settore dal personale, ma anche le ripercussioni di eventi estremi naturali e tensioni geopolitiche, con diversa intensità a seconda della tipologia di trasporto. Strada. L’elevato fabbisogno di manodopera e la vulnerabilità delle infrastrutture a calamità naturali come frane, smottamenti e inondazioni espongono il trasporto di merci su strada - che in Svizzera è il principale sia in termini di peso (65%) che di valore (54%) - a potenziali criticità. Se la recente pandemia ha mostrato le conseguenze delle restrizioni di personale e delle frontiere, le tensioni geopolitiche minacciano invece un impatto meno diretto, nonostante le ripercussioni sull’aumento dei prezzi di energia e carburante. Rotaia. Malgrado a parità di volume di merci trasportate la ferrovia richieda un numero di addetti inferiore alla strada, è ugualmente vulnerabile alle interruzioni. I centri di controllo destinano un numero elevato di specialisti alle manovre di coordinamento e alla continuità operativa, difficili da rimpiazzare tempestivamente in caso di emergenza. Innovazioni come l’accoppiamento automatico potrebbero sostituire alcuni compiti manuali. Tuttavia nel breve la possibilità di introdurre 44 · TM Febbraio 2024

l’automazione su tutta la linea è limitata, poiché la sicurezza dipende ancora molto dall’intervento e dall’esperienza umana. L’introduzione dei treni a guida autonoma - per citare un esempio - è al momento bloccata da vincoli legali e l’accettazione da parte della clientela non è così scontata. Analogamente al trasporto su strada, eventuali danni infrastrutturali causerebbero disagi e blocchi - dunque ritardi e costi - ma verosimilmente non un’interruzione totale del servizio. Resilienza della logistica svizzera Da 100 (nessun impatto negativo evidente) a 0 (blocco completo) 100 Strada 80

Aziende logistiche (stoccaggio, trasporto, packing)

60 40

Rotaia

20

Traffico aereo

0

Trasporto fluviale (Reno)

■ Pandemia ■ Tensioni geopolitiche ■ Aumento eventi climatici estremi Fonte: “Resilience of the Swiss Logistics”, Deloitte

Aereo. È l’opzione più veloce per le distanze più lunghe, prediletta per prodotti urgenti, costosi e leggeri. Il trasporto aereo costituisce quasi metà del valore totale delle importazioni svizzere di prodotti medtech e dell’orologiero. In particolare, nel caso dei prodotti in metallo, 9 franchi su 10 entrano in Svizzera via aria, ma gomma e rotaia rappresentano rispettivamente il 70 e il 25% in termini di peso. Oltre a un’aviazione efficiente, è necessaria una vasta infrastruttura terrestre per garantire sicurezza ed efficienza delle operazioni. Il sistema nel suo complesso è sottoposto a una pianificazione serrata,

Luciano Monga, Partner di Deloitte Svizzera. Sotto, la logistica elvetica risulterebbe vulnerabile in particolare a uno scenario pandemico, essendo fortemente dipendente dal personale.

il che lo rende vulnerabile a interruzioni su singoli processi, mentre pandemie o tensioni geopolitiche potrebbero causare la sospensione su larga scala dei voli. Fluviale. Il trasporto lungo il Reno è una parte fondamentale della logistica svizzera, con oltre il 10% del commercio estero, in particolare per materiali da costruzione e fertilizzanti, per cui risulta più economico. Tallone d’Achille, il livello dell’acqua, che se eccessivo o scarso incide sui volumi massimi che possono essere caricati e sulla velocità di crociera. La disponibilità di capitani rappresenta un ulteriore fattore critico, non potendo sostituire il personale con breve preavviso. Raccomandazioni. Nonostante queste sfide, l’importazione di merci può essere resa più flessibile e agile, oltre che complessivamente più resiliente. Lo studio Resilience of the Swiss Logistics di Deloitte formula alcune proposte, destinate sia al settore pubblico che al privato. Ad esempio, nell’ambito delle misure a breve termine, le imprese di logistica potrebbero stringere partnership transfrontaliere per diversificare i mezzi di trasporto o poter attingere a personale specializzato in caso di emergenza. Sul lungo termine, gioca un ruolo fondamentale la digitalizzazione per mettere a punto sistemi di monitoraggio in tempo reale della supply chain. Nel contempo, si auspica l’implementazione di condizioni quadro volte a facilitare gli accordi transfrontalieri.


9 12 MAY 24 GENEVA PALEXPO

INTERNATIONAL GEM & JEWELLERY SHOW


economia/aziende

© Matterhorn Gotthard Bahn

Tutti in carrozza!

Nel 2023 le ferrovie alpine svizzere hanno sfrecciato sui binari del successo, segnando record su record di passeggeri. Complessivamente quasi 10 milioni quelli trasportati dalla Matterhorn Gotthard Bahn e dalla Gornergrat Bahn: merito di investimenti strategici che permettono di rimanere in vetta e di intercettare i trend della sostenibilità che sempre più interessano il turismo, capitalizzando l’attrattività delle montagne per eccellenza.

L

o scorso novembre la Matterhorn Gotthard Bahn ha concluso con Stadler Rail - il costruttore ferroviario turgoviese, fra i leader del settore - un contratto d’acquisto per 25 treni a unità multiple del valore di 266 milioni di franchi, a oggi il suo maggior investimento, che va a sommarsi alla precedente tranche di 12 veicoli, entrati in servizio a giugno, per un totale di 420 milioni di franchi. Numeri che parlano di una realtà che anche nelle accidentate stagioni degli ultimi anni con il turismo prima paralizzato dalla morsa pandemica e poi, al momento della ripresa, confrontato a costi in aumento su tutti i fronti, ha potuto beneficiare degli investimenti strategici della Bvz Holding Ag - l’acronimo Bvz viene da Briga-Visp-Zermatt

- gruppo proprietario della Matterhorn Gotthard Bahn (MgBahn) che fornisce servizi di trasporto pubblico e turistico nei Cantoni Vallese, Uri e Grigioni. «In media, ogni anno vengono investiti circa 100 milioni di franchi nelle infrastrutture. La Matterhorn Gotthard Bahn attraversa 49 tunnel e gallerie, 60 ponti e collega 44 stazioni lungo i suoi 144 chilometri di percorso. La stazione più bassa è Visp, a 625 metri sul livello del mare, mentre la più alta è il Passo dell’Oberalp, a 2033 metri sul livello del mare. La Gornergrat Bahn, con i suoi 9,3 km, corre 365 giorni all’anno da Zermatt, a 1.605 metri sul livello del mare, fino al Gornergrat, a 3.089 metri, e per mantenere l’infrastruttura e anche come misura di sicurezza, ogni anno devono essere effet-

tuati investimenti per decine di milioni», precisa Fernando Lehner, amministratore delegato della Bvz Holding e di MgBahn. Per il Gruppo, il 2023 si è concluso confermando pienamente le ottimistiche previsioni basate sui risultati del primo semestre. Nel trasporto regionale di passeggeri, la Matterhorn Gotthard Bahn ha trasportato 8,6 milioni di passeggeri, 841mila turisti (+26,6%) hanno viaggiato da Zermatt al Gornergrat, 281mila hanno utilizzato il treno panoramico Glacier Express tra St. Moritz e Zermatt e quasi altrettanti veicoli sono stati trasportati da Oberwald a Realp o viceversa con il sistema del Furka. Per inciso: Zermatt è chiusa al traffico ormai dal 1961, raggiungibile solo in treno, attraverso la ferrovia che la collega a Visp,

In viaggio da oltre 130 anni, tra Vallese, Uri e Grigioni Inaugurazione Gornergrat Bahn

Elettrificazione Visp-Zermatt-Bahn

Inaugurazione Glacier Express

Apertura invernale Visp-Zermatt-Bahn

1898

1929

1930

1933-34

1891

Inaugurazione Visp-Zermatt-Bahn

1926

Inaugurazione Furka Oberalp Bahn

46 · TM Febbraio 2024

1930

Prolungamento Briga-Visp-Zermatt

1942-43

Visp-Zermatt-Bahn diventa Briga-Visp-Zermatt-Bahn Bvz Asset Management Ag e del settore Immobiliare Briga-Visp-Zermatt-Bahn diventa BVZ Zermatt-Bahn

Apertura invernale Gornergrat Bahn

1991

1962

1982

Inaugurazione tunnel di base del Furka

1999

1999

Trasformazione Bvz Zermatt-Bahn in Bvz Holding Ag


© BVZ Holding

«In media, ogni anno investiamo 100 milioni di franchi nelle infrastrutture. La Matterhorn Gotthard Bahn attraversa 49 tunnel e gallerie, 60 ponti e collega 44 stazioni lungo 144 km di percorso. La Gornergrat Bahn, con i suoi 9,3 km, corre 365 giorni all’anno da Zermatt, a 1.605 metri fino al Gornergrat, a 3.089 metri, con una vista imprendibile» Fernando Lehner, Ceo BVZ Holding

La struttura del Gruppo BVZ Holding AG Business area Gornergrat Società controllate

lasciando l’auto nel vicino paese di Täsch. «Il mercato interno svizzero è e rimane il riferimento più importante, con circa il 40% degli ospiti. All’interno dell’Europa, Germania, Francia e Regno Unito rivestono una grande rilevanza. L’aumento della domanda da parte degli ospiti statunitensi, anch’essi molto importanti in termini assoluti, è stato particolarmente forte. Tassi di crescita elevati - anche se a un livello inferiore - sono stati registrati nei mercati del Sud-Est asiatico, con Singapore nettamente in testa. Continua la tendenza a viaggiare individualmente, che stiamo promuovendo con offerte innovative e personalizzate. Ne sono un esempio il Day Planner per il Gornergrat, i viaggi esclusivi con la Classe Excellence sul Glacier Express e la Classe NostalChic sulla Ferrovia del Gornergrat, lanciata nel 2023 in coincidenza con il 125esimo anniversario. Tuttavia, anche il segmento dei gruppi rimane un pilastro che continuiamo a coltivare», precisa il Ceo. I risultati finanziari verranno comunicati a metà marzo, ma i 181 milioni di Chf di ricavi del 2022, che già avevano segnato un’importante ripresa dopo la pandemia, promettono di essere agilmente sorpassati. Un successo dovuto a fattori di diverso ordine. Da un lato, evidente, l’effetto di recupero dopo le restrizioni degli ultimi anni. «Dall’altro, con l’escursione al Gornergrat vantiamo un unicum nel nostro portafoglio: dalla cima si apre un’incomparabile vista panoramica sul Cervino e su altri 28 quattromila, con un viaggio che già di per sé è un’esperienza, la ferrovia stessa è un’opera pionieristica. Oltre alla destinazione turistica di Zermatt, famosa in tutto il mondo, serviamo anche altre regioni popolari, come l’Aletsch Arena, Goms e le regioni turistiche di Andermatt e Disentis», precisa Fernando Lehner, che da ottobre passerà le redini a Egon Gsponer, attualmente responsabile delle infrastrutture e membro del CdA, nonché vice amministratore delegato.

Business area Immobiliare

100% Gornergrat Bahn AG (GGB)

Business area Partecipazioni

100% BVZ Asset Management AG 50% Andermatt Central AG

34% Matterhorn Terminal AG Täsch 22% Zermatt Bergbahnen AG

Business area Mobilità 50% * AG Matterhorn Gotthard Bahn (MGM) 75% Matterhorn Gotthard Verkehrs AG (MGV) 50% Glacier Express AG

* MGM AG è responsabile della gestione di MVG, GBG e MGI

50% Panoramic Gourmet AG

0% Matterhorn Gotthard Infrastruktur AG (MGI)

Fonte: BVZ Holding

Sui giusti binari per un lungo viaggio Con sede a Zermatt, la Bvz Holding - nata nel 1999 dall’azienda Bvz Zermatt-Bahn - riunisce sotto lo stesso tetto 10 filiali e partecipazioni di vario orientamento. È quotata alla Six Swiss Exchange. Il Gruppo - l’acronimo Bvz viene da Briga-Visp-Zermatt - fornisce servizi di trasporto pubblico e turistico nei Cantoni Vallese, Uri e Grigioni. L’attività principale, di servizio pubblico, consiste nel trasporto regionale sulla ferrovia Matterhorn Gotthard Bahn tra Disentis e Göschenen e Zermatt, nonché nella navetta ferroviaria Täsch-Zermatt, nel trasporto di auto sul Passo della Furka e nel trasporto merci tra Visp e Zermatt. Il settore privato del Gruppo è costituito dai servizi turistici associati ai marchi Gornergrat (acquisito nel 2005) e Glacier Express (di cui detiene una quota del 50%, l’altra metà fa capo alla Ferrovia retica), dal settore immobiliare e dalle partecipazioni nel Matterhorn Terminal Täsch e nelle Zermatt Bergbahnen.

* Fotomontaggio (un’unità multipla Orion è invece composta da tre vagoni) Fusione Furka Oberalp Bahn e Bvz Zermatt-Bahn: nasce la Matterhorn Gotthard Bahn

Entrano in servizio 5 nuove Inaugurazione del unità Polaris per GGB Matterhorn Terminal Täsch

2002

Partecipazione Bvz Holding agli impianti di risalita di Zermatt

2022

2006

2003

2005

Bvz Holding acquisisce la Gornergrat Bahn

2017

Creazione Glacier Express AG (50% BVZ Holding, 50% Ferrovia retica)

125 anni Gornergrat Bahn

2023

2020-23

Ordini per 37 nuove unità multiple Orion per MGB (420 mio. Chf)

La Visp-Zermatt-Bahn entrò in servizio nel luglio 1891, riducendo la durata del viaggio da nove ore a due e mezza. L’anno successivo trasportava già 38mila passeggeri nei soli mesi estivi di attività. Matterhorn Gotthard Bahn e Gornergrat Bahn sono i pilastri fra i servizi di trasporto pubblico e privato sotto il tetto della Bvz Holding. Febbraio 2024 TM · 47


© Matterhorn Gotthard Bahn

Quando si parla di ferrovie, un’infrastruttura e una sicurezza impeccabili sono imprescindibili, a maggior ragione muovendosi in scenari mozzafiato che possono raggiungere pendenze del 200 per mille. Si prenda il caso della Ggb, un’autentica prodezza ingegneristica: inaugurata 125 anni orsono, è stata la prima in Europa a sfondare il tetto dei tremila, banco di prova per l’avveniristico sistema a cremagliera progettato dall’ingegnere svizzero Roman Abt, che nella sua carriera ha diretto la costruzione di 72 ferrovie di montagna in tutti i continenti, fra cui anche quelle della Furka, dell’Oberalp, del Monte Generoso e la Visp-Zermatt. Lungo i nove chilometri di tratta della Ggb sono posati circa 10.600 moduli di cremagliera per un totale di 155mila denti (un peso di 710,6 tonnellate), con una durata media di vent’anni. Oltre all’usura del materiale rotabile, per servire al meglio i viaggiatori occorre continuare a investire nei treni: «L’orientamento coerente verso una flotta standardizzata avrà un effetto positivo sulle opzioni di

La Matterhorn Gotthard Bahn attraversa 49 tunnel e 60 ponti lungo 144 km. Sopra, il Grengiols è il viadotto più alto, 48 metri, tra Briga e Oberwald. Al centro, le cinque unità multiple Polaris in funzione dal settembre 2022 hanno aperto un nuovo capitolo per la Gornergrat Bahn, che l’anno scorso ha festeggiato 125 anni. Fra gli atout, una delle sue tre locomotive 3003 di prima generazione, ristrutturata e dorata, fa mostra sulla cima, a 3.089 metri, come “Golden Spot” per una foto, ovviamente con il Cervino sullo sfondo (a destra).

Gornergrat Bahn, 125 anni in piena forma Prima ferrovia elettrica a cremagliera della Svizzera e terza al mondo dopo il Chemin de fer du Salève in Francia (1892) e la Barmer Bergbahn in Germania (1894), la Gornergrat Bahn (Ggb) è entrata in funzione il 20 agosto 1898 ed è oggi la più antica nel suo genere ancora in servizio. Prodezza nella prodezza per l’epoca, venne costruita in due soli anni, impiegando fino a mille operai contemporaneamente ad altitudini proibitive per posare il materiale rotabile e costruire ponti e gallerie. I termini del contratto volevano infatti che la Greulich & Haag, che si era aggiudicata i lavori per 3 milioni di Chf, assicurasse entro 24 mesi progettazione e costruzione della ferrovia, compresa la centrale elettrica e gli impianti elettrici, l’acquisizione dei terreni e dei diritti d’acqua, l’acquisto del materiale rotabile e dei mobili. Per ogni giorno di ritardo era prevista una penale di 2.000 franchi (alla fine furono una cinquantina, ma non risulta se la multa sia stata effettivamente riscossa). Oltre al ponte Getwing sul fiume Vispa, è stato necessario costruirne uno da 90 metri sulla gola del Findelbach. Nei primi 4 km, quattro gallerie lunghe 25, 45, 60 e 200 metri caratterizzano il percorso. Per trent’anni la Ggb è stata in funzione solo da giugno a settembre. L’ostacolo principale per sfruttarla in inverno era un pendio ripido particolarmente esposto alle valanghe, che richiedeva un intervento complesso e costoso: la costruzione della galleria Riffelbord, iniziata nel 1939, fu completata entro la fine della guerra, dando un contributo ulteriore al turismo invernale di Zermatt, che aveva avviato la prima stagione invernale nel 1928/29. Il 125esimo compleanno della Gornergrat Bahn, l’anno scorso, è stato festeggiato con numerose attività e offerte, ma un importante regalo se lo era fatto già in anticipo: dalla stagione invernale 2022/23, i passeggeri possono usufruire dei nuovi treni a unità multiple Polaris, dotati di tutti i confort e dal design futuristico ed esclusivo (con interni firmati Pininfarina, anche se qui la velocità di marcia è di 30 km/h), commissionati anche questi a Stadler Rail, che della nicchia dei treni a cremagliera è leader mondiale.

48 · TM Febbraio 2024

impiego operativo e fornirà maggiore flessibilità nella pianificazione. A beneficiarne saranno soprattutto i viaggiatori: le nuove unità multiple Orion garantiscono maggior comfort, spazio di carico aggiuntivo, Wlan e accessibilità. Possono essere utilizzate sull’intera rete MgBahn, sostituendo le locomotive più vecchie e le relative carrozze passeggeri che hanno ormai superato l’età. Circolano in trazione singola, doppia o tripla offrendo fino a 438 posti a sedere, di cui 72 in prima classe. Oltre all’uso di materiali leggeri per la costruzione dei veicoli, sono caratterizzate da componenti di trazione di ultima generazione ad alta efficienza energetica, dall’ottimizzazione dell’energia in modalità di riposo e dal basso consumo energetico grazie a trasformatori a secco privi di olio», precisa il Ceo. Sin dalle origini, le due linee ferroviarie si sono contraddistinte tanto per il livello ingegneristico, quanto per un’alimentazione virtuosa. La Gornergrat Bahn utilizza la tecnologia a corrente trifase fin dal primo viaggio, avvenuto il 20 agosto 1898. Il principio del recupero consente al treno di produrre la propria elettricità. Durante la discesa, il motore agisce come un generatore immettendo l’energia recuperata direttamente nella rete. Ancora oggi, tre treni della Gornergrat Bahn generano,


© Gornergrat Bahn

© Gornergrat Bahn

durante la discesa, energia elettrica sufficiente per uno o due treni in salita. La Visp-Zermatt-Bahn (nucleo originario della MgBahn) ha invece sostituito le sue locomotive a vapore con veicoli elettrici nel 1929, inaugurando l’anno successivo anche il tanto atteso tratto di linea tra Visp e Briga. «Otteniamo l’elettricità da fonti idroelettriche rinnovabili al 100%, dalle Ffs per la Matterhorn Gotthard Bahn e dalla centrale elettrica di Zermatt per la Gornergrat Bahn. Con questi partner abbiamo contratti a lungo termine, il che ha permesso di ammortizzare ampiamente l’aumento dei prezzi dell’energia. Siamo ben posizionati anche sul fronte dei costi. Tenerli d’occhio è come lavarsi i denti: un compito quotidiano», rileva il Ceo. Se chi nel paesaggio ha la sua risorsa più importante non può che essere sensibile alla tutela della natura, d’altro canto il business turistico richiede di conciliarlo con la presenza degli ospiti. «Quello che è già un fattore critico di successo e lo sarà ancora di più in futuro è la gestione dei flussi di passeggeri. Il Gornergrat si posiziona come montagna escursionistica e vicina alla natura: stiamo quindi valutando se sia opportuno limitare il numero di visitatori al giorno, in modo che l’esperienza in montagna continui a essere percepita come naturale, unica e di alta qualità», ammette il Ceo. Uno sfruttamento moderato della natura è parte dell’approccio con cui affrontare le sfide che in tempi di cambiamenti climatici e ritiro del permafrost stanno destabilizzando molte formazioni geologiche, creando aree instabili che possono provocare frane, smottamenti o colate detritiche. «Per rispon-

dere, teniamo statistiche, conosciamo e monitoriamo i punti pericolosi, lavoriamo a stretto contatto con esperti esterni, ad esempio geologi, e integriamo tutte le nostre scoperte nella gestione sistematica dei rischi naturali. Utilizziamo quindi criteri stabiliti per analizzare le minacce nelle singole località, stabiliamo le priorità su questa base e implementiamo misure preventive adeguate per garantire un corridoio di sicurezza», precisa il Ceo della Bvz Holding. Il Gruppo si sta preparando a incorporare la sua agenda della sostenibilità, appena sviluppata da un team di progetto globale, come base per il prossimo periodo strategico 2025-2029. Un’altra criticità con cui si confronta il settore è la carenza di manodopera qualificata. «La nostra eccellente reputazione di datore di lavoro però ci avvantaggia. Tra l’altro, condividiamo con i nostri dipendenti una parte del nostro successo. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo ampiamente compensato l’inflazione incrementando gli stipendi. Di recente, abbiamo raggiunto un accordo con le parti sociali per aumentare la busta paga per il 2024 del 2,5%. Inoltre, tutti i dipendenti hanno ricevuto un bonus di 1.250 franchi in occasione del 125esimo anniversario della Gornergrat Bahn (versato ai dipendenti part-time in base al loro tasso di occupazione)», evidenzia Fernando Lehner. La Bvz conta quasi 700 collaboratori. Anche il settore immobiliare sta diventando sempre più importante per la Bvz Holding, che possiede grandi proprietà in posizioni centrali presso le stazioni ferroviarie di Zermatt, Visp e, in particolare, Andermatt, ormai fra le principali

destinazioni turistiche svizzere. Proprio nel centro del paese si trova la nuova stazione ferroviaria con il nuovo edificio per uffici e abitazioni Andermatt Central I. Costato 36 milioni di Chf, è un progetto congiunto di BvzAsset Management (50%), Andermatt Swiss Alps e Schmid Group (25%). «Il possibile ampliamento è attualmente in discussione con il Comune e i partner; l’esigenza e la domanda locale sono sicuramente presenti. In generale, per noi l’immobiliare rappresenta un segmento stabile e quindi un pilastro in combinazione con le altre aree commerciali, prevalentemente legate al turismo, che sono decisamente più volatili», conclude il Ceo. Con le diverse aree di business e le sue offerte esclusive, il Gruppo è ben posizionato anche a lungo termine, malgrado fluttuazioni valutarie o i conflitti geopolitici rendano sempre difficile formulare previsioni a lunga scadenza in ambito turistico. L’ambizione è chiara: affermarsi come ferrovia turistica numero uno nelle Alpi. Si punta alle stelle anche nella scelta dei nomi con cui sono battezzate le nuove unità della flotta: dopo i treni regionali Komet (KOmfortabler MEterspur Triebzug) della Matterhorn Gotthard Bahn, entrati in servizio nel 2007, nel 2021/22 sono state acquistate cinque nuove unità multiple Polaris (POpular LAndscape Railway In Switzerland) per la ferrovia del Gornergrat ed entro il 2030 saranno in servizio tutti e 37 i nuovi Orion (Optimaler Regionalzug Im Oeffentlichen Nahverkehr). Acquisti illuminati. Susanna Cattaneo Febbraio 2024 TM · 49


economia/aziende

Complessità del diritto Per rispondere a richieste sempre più articolate e con valenza internazionale, il fenomeno dell’accorpamento di competenze legali specifiche e di studi con caratteristiche complementari riguarda anche il Ticino.

L

’accorpamento di competenze e di entità non comporta necessariamente una perdita di autonomia. Emblematico in tal senso è il ‘modello Kellerhals Carrard’, studio legale presente a Zurigo, Berna, Basilea, Losanna/Sion, Lugano e Ginevra con, in aggiunta, dei desk all’estero: in Cina e in Giappone. In un’unica struttura cooperativa sono uniti diversi studi legali, che mantengono però una gestione autonoma. Un modello maturato nel corso del processo di crescita che ha coinvolto studi anche di lungo corso come il Carrard, fondato nel 1885, e il Kellerhals, aperto a Berna nel 1919. Nel 2006 lo studio Kellerhals si è fuso infatti con lo studio zurighese Hess e, nel 2010, con il basilese Rickli. Poi, nel 2015, si è unito allo studio Carrard a Losanna. Nel 2017 si è aggiunto lo studio PsmLaw di Lugano (presente sul territorio già dagli anni ’50) e, infine, vi è stata un’ulteriore espansione verso Ginevra con l’incorporazione dello studio de Pfyffer e parte dello studio Python. Avv. Paparelli, in questo assetto come si colloca il Ticino? Lo studio Kellerhals Carrard è presente a Lugano come società anonima Kellerhals Carrard Lugano. Avv. Bernasconi, quali sono le aree di competenza e di specializzazione di Kellerhals Carrard? Potendo contare su quasi 300 avvocati, dispone di competenze in 29 specialità ed è pertanto in grado di fornire assistenza e consulenza in tutti gli ambiti giuridici. Accanto all’attività tradizionale di patrocinio e consulenza in ambito civile, penale e amministrativo, lo studio è attivo anche in 50 · TM Febbraio 2024

ambito bancario, immobiliare, societario, di diritto dello sport e fiscale. Nella sede di Lugano, a questi settori aggiungiamo quello del diritto del lavoro, del quale mi occupo personalmente. Pur disponendo di una struttura importante, e con un’attività in campo nazionale e internazionale, il nostro obiettivo è quello di mantenere un “approccio locale”, privilegiando un approccio personale nelle relazioni con i clienti. Avv. Paparelli, quali - tra i molteplici servizi di consulenza legale da voi proposti - vengono maggiormente richiesti dalle aziende e perché? Consulenza e patrocinio nel settore commerciale, immobiliare, fiscale e nell’ambito delle risorse umane rientrano tra le principali richieste da parte delle aziende. Aziende che giudicano importante rivolgersi a un unico interlocutore, che funge da persona di contatto, il quale - all’occorrenza - può indirizzare la richiesta verso soggetti che dispongono dello specifico know-how. Un singolo avvocato, infatti, non potrà mai essere specializzato in tutti i campi. Uno studio strutturato come il nostro, riesce ad assicurare alla clientela le risorse necessarie a garantire le migliori conoscenze in ogni ambito, anche nei campi più innovativi o d’attualità come il segmento Life Science, il diritto ambientale e la sostenibilità, la protezione dei dati o la proprietà intellettuale. Kellerhals Carrard Lugano ha realizzato - in collaborazione col Campus formativo industriale di Aiti - un corso di formazione online sul contratto di lavoro: un ‘volo panoramico’ sulle basi legali e sulle normative che regolano il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore in Svizzera.

Da sinistra: gli avvocati Jonathan Bernasconi e Ivan Paparelli, Partner di Kellerhals Carrard Lugano.

Avv. Bernasconi, il corso online sul contratto di lavoro è disponibile sul sito cfi.swiss ... Sì, esso si compone di cinque moduli che trattano la qualifica del rapporto di lavoro, le varie forme di remunerazione (e il versamento di salario in caso di impedimento al lavoro), il tempo di lavoro (e la distinzione tra ore supplementari, lavoro straordinario, tempo libero e vacanze, con i diritti e i doveri che ne derivano), i principi di diligenza e fedeltà del dipendente (con particolare riferimento al divieto di concorrenza) e, infine, le varie forme di disdetta del rapporto di lavoro. Il corso presenta un taglio molto pratico e funzionale, proprio per rispondere alle esigenze concrete delle aziende. Ci siamo infatti resi conto che, sovente, le imprese avanzavano richieste di chiarimento su alcuni temi specifici che si ripetevano ciclicamente. Abbiamo quindi pensato di ideare uno strumento di approccio diretto, e di facile consultazione, capace di fornire alcuni chiarimenti di base che possono risolvere i dubbi e assicurare una corretta gestione del personale. Il diritto del lavoro è un campo molto dinamico e i responsabili delle risorse umane non sempre dispongono del tempo necessario per stare al passo delle modifiche legislative (e adattare di conseguenza le varie direttive e i regolamenti aziendali), rispettivamente per tener conto dell’evoluzione dettata dai cambiamenti giurisprudenziali. Simona Galli


ESPERIENZA CHE GUIDA I TUOI INVESTIMENTI STRATEGIE INDIPENDENTI E DI NICCHIA DAL 1971


Elezioni /politica di prossimità

a cura di Susanna Cattaneo

Di comune accordo In avvicinamento alle prossime Comunali, la parola ai principali partiti ticinesi per esprimere la loro visione di una progettualità calata sul territorio, in grado di rispondere alle sfide della politica di prossimità, che si misura quotidianamente con esigenze concrete e immediate ma, al contempo, deve dimostrare la visione strategica per creare le premesse del futuro sviluppo.

Tasso di successo femminile

Dalla popolazione ai candidati agli eletti

Elezioni comunali ticinesi 2021, in % sulle candidature

Elezioni comunali ticinesi 2021, sei fasce di età (in %) 35

45 40 35 30 25 20

30 25 20 15 10 5 0

■ Municipi ■ Consigli

% 50

40

Popolazione

Iscritti

Votanti

Candidati ai Municipi

Eletti ai Municipi

Candidati ai consigli comunali

Eletti nei consigli comunali

■ 18-25 ■ 26-35 ■ 36-45 ■ 46-55 ■ 56-65 ■ 66 e più

I

52 · TM Febbraio 2024

Gran Consiglio 2023-2027 Numero seggi attribuiti Avanti con Ticino & Lavoro Verdi del Ticino

3

Altri* 10

5

PLRT 21

UDC 9 PS-GISO-FA Lega dei 12 Ticinesi 14

Uomini

Donne

Uomini

Donne

Fonte: CAN, Ustat

Fonte: Ustat

niziava nel 2015 l’intenso confronto attorno al progetto Ticino 2020 per riconfigurare competenze e flussi finanziari fra Cantone e Comuni, dirimendo le innumerevoli aderenze venutesi a creare fra i due livelli istituzionali sul piano normativo, amministrativo e finanziario, ma soprattutto per contrastare le derive della progressiva erosione dell’autonomia decisionale e operativa dei Comuni, sempre più relegati a ‘sportello’ dalla crescente cantonalizzazione di compiti storicamente di loro pertinenza. Evoluzione cui è andata a sommarsi la polarizzazione delle disparità di risorse fra grandi aggregazioni e nuclei di piccolissima taglia, in un ventennio che ha visto passare i Comuni ticinesi da quasi 240 a poco più di un centinaio, non senza esacerbare il malcontento attorno al meccanismo perequativo vigente. Dopo un iter di otto anni fra entrata in materia e consultazioni, i malumori sollevati dal progetto infine partorito quanto meno confermano il grado di complessità dell’esercizio. Frattanto l’imminenza delle Elezioni comunali impone, passando dalla teoria

15 10 5 0

Il Centro+ GdC 16

■ *Più Donne (2), PVL e GVL (2), PC-POP (2), MPS-Indipendenti (2), HelvEthica Ticino (2) Fonte: Cantone Ticino

alla pratica, di ricordarsi come la politica di prossimità vada sempre letta e vissuta nella sua bidirezionalità. Come riuscire a stimolare l’interesse dei cittadini per la vita politica locale, in particolare contrastando la disaffezione delle fasce più giovani che rappresentano il futuro? Alle scorse comunali, il tasso di partecipazione in Ticino si è attestato al 61% e i principali centri urbani non hanno certo brillato vero, era il 2021 viziato dalla pandemia - con Lugano addirittura al 52,6%.

Alle scorse comunali i più assidui al voto sono stati gli over 66. Sottorappresentati invece i candidati nella stessa fascia di età, come all’opposto i più giovani. Da notare che quando le donne concorrono per i Consigli comunali hanno un tasso di successo maggiore dei colleghi, che rappresentano però circa il 70% delle candidature. A fianco, la distribuzione attuale di seggi in Gran Consiglio. Le relazioni fra i due piani istituzionali di Cantone e Comuni sono protagoniste di uno dei grandi cantieri della politica ticinese, la riforma Ticino 2020.

In più, quest’anno, in molti municipi si assisterà a un cambio della guardia con nuovi nomi in lizza a sostituire gli storici uscenti. Un’opportunità, ma anche una sfida a un livello istituzionale dove sono spesso le qualità del singolo candidato a fare la differenza, prima ancora che la linea del partito. Indicativo il successo della scheda senza intestazione scelta da una parte importante di elettori ticinesi alla scorsa tornata. Gli spunti di riflessione non mancano. E le sfide nemmeno.


il punto di vista/PLRT

Lungimiranti, ma attenti alla concretezza di Alessandro Speziali, presidente del Partito Liberale Radicale Ticinese

S

e a parole è facile promuovere un dialogo proficuo fra i due piani istituzionali di Cantone e Comuni, nei fatti lo risulta molto meno. La visione d’insieme è la cornice fondamentale per qualsiasi decisione e serve per evitare incoerenze, frizioni o errori. È importante - in politica, ma non solo - che per ogni scelta ci si chieda: quali sono le conseguenze concrete? Interrogativi fondamentali nel difendere principi come l’autonomia dei Comuni o la sussidiarietà, in un’eterna ricerca di equilibrio con l’interesse generale cantonale (che negli anni pende verso un’eccessiva centralizzazione). Il dialogo e il confronto devono quindi essere costanti, chiari e onesti, per evitare che i due livelli istituzionali siano in lotta o, peggio ancora, che si ignorino. È importante che il Ticino sia costituito da Comuni capaci di svolgere bene i compiti nell’interesse del cittadino, senza sprecare risorse. Se poi la dimensione è di mille abitanti o diecimila, poco importa. Non ritengo problematica una certa eterogeneità, né avverto il bisogno di standardizzare per forza ogni ente locale. Il problema sorge quando la polarizzazione è tale da rendere alcune leggi adatte per un tipo di Comune, complicate o proibitive per altri - e penso alla pianificazione e alle differenze tra Città e Valli. Importante è promuovere una politica di prossimità, servizi e investimenti: in altre parole, una crescita a misura d’uomo. Purtroppo il progetto Ticino 2020 è lontano da una vera riforma, perché si tratta di andare nei meccanismi profondi del sistema, con molte resistenze e diffidenze, a tutti i livelli. La politica non può però arrendersi e deve insistere per rendere il Cantone un orologio dagli ingranaggi funzionanti, funzionali, precisi e affidabili; altrimenti saremo sempre in ritardo. Ma come e dove trovare un equilibrio fra la necessità di risanamento delle finanze pubbliche e la qualità dei servizi offerti ai cittadini? Pensiamo ai cosiddetti Paesi “frugali”, come Austria, Olanda, Danimarca, Finlandia o Svezia: vi sembra

che i cittadini soffrano più che altrove? No. Spesso si contrappongono ideologicamente le finanze sane con la qualità dei servizi. Le finanze sane non sono un dogma, ma un percorso per arrivare in salute a promuovere investimenti a favore della collettività. Un buon vecchio detto insegna che con il “passo più lungo della gamba”, a lungo andare, ci si fa male. Chiediamoci invece quali siano le priorità, se la qualità dei servizi sia sufficiente e verifichiamone l’efficienza (sfruttando per esempio la digitalizzazione o l’intelligenza artificiale). Un liberale sente la responsabilità anche nei confronti delle prossime generazioni: non meritano solo debiti, ma anche investimenti, infrastrutture e servizi di qualità. D’altro canto, per stimolare l’interesse dei cittadini per la vita politica dei loro Comuni, la politica deve essere concreta, occuparsi della quotidianità così come delle visioni che abbiamo del Paese - e comunicarle nella difficile sfida della complessità. L’antipolitica, la banalizzazione, l’autocommiserazione, invece, non fanno che alimentare una disaffezione che ha origini profonde, tra cui la crisi del senso di appartenenza alla comunità e alle istituzioni tradizionali. Probabilmente la giusta combinazione tra comunicazione, persone e temi potrà rafforzare il legame

tra cittadini e istituzioni, che secondo me non è senza speranza, ma va coltivato di più e meglio. Se penso ai giovani: temi come scuola, lavoro, libertà, ambiente, salute incrociano il loro interesse. In questa tornata elettorale in molti Comuni si assisterà a un cambio della guardia con nomi storici che non si ripresentano e nuovi nomi in lizza: un’occasione per i partiti di rinnovarsi - nelle strutture, nei linguaggi, nei temi forti. Occorre però rompere con la delegittimazione costante dei partiti in quanto tali; malgrado abbiano dei difetti, sono anche uno spazio di crescita, approfondimento, organizzazione delle idee, confronto e nuovi arrivi. Nel Plr vedo una palestra, non una caserma. Guardando agli obiettivi chiave che ci poniamo per la prossima legislatura, dal punto di vista interno, stiamo stringendo il legame con le nostre sezioni, che sono le nostre radici in tutto il Ticino. Prossimità significa sostegno, vicinanza e riconoscenza per chi si mette a disposizione. Più in generale, stimoliamo il coraggio di realizzare infrastrutture per la popolazione di ogni età, l’onestà di raccontare al cittadino cosa possiamo fare e non fare, nonché la cura della qualità del nostro territorio, perché il Comune è la prima dimensione di vita di ciascuno di noi. Febbraio 2024 TM · 53


il punto di vista/il Centro

Autonomia decisionale e solidarietà intercomunale di Fiorenzo Dadò, presidente cantonale del Centro

I

n periodi di magra, con i conti dello Stato in condizioni difficili, definire le priorità per il nostro Cantone di comune accordo con le altre forze politiche è un’impresa titanica. Per poter decidere, bisogna conoscere bene, e da tempo il Centro auspica una revisione seria della spesa, affidando il compito a un ente esterno competente. Questo non è stato fatto e i risultati, con la presentazione del Messaggio sul Preventivo 2024, sono stati evidenti. Proprio per questo il nostro partito ha posto come condizioni la spending review e la revisione dei compiti.

senza autonomia decisionale. Ogni Comune ha poi le sue peculiarità, legate alla conformazione del territorio, al tessuto economico e alla struttura socio-demografica. Imporre una visione dall’alto che non tenga conto di queste differenze è sbagliato. Il sistema svizzero si basa sul principio del federalismo, della prossimità, per cui nel limite del possibile va garantita l’autonomia comunale. Date queste premesse, siamo ora in attesa di conoscere nel dettaglio i contenuti del progetto denominato Ticino 2020, che riconfigura compiti e flussi finan-

Il dialogo tra Cantone e Comuni non è semplice, viste le diverse necessità proprie dei due livelli istituzionali. A rendere le cose ancor più complesse sono le differenze tra realtà comunali, in Ticino estremamente variegate: dalle Città con decine di migliaia di abitanti ai Comuni che ne hanno solo poche centinaia, ma un territorio immenso da gestire. Molti amministratori comunali si sentono come lo sportello del Cantone, in pratica a dover applicare misure calate dall’alto,

ziari tra Cantone e Comuni. Al momento mancano ancora le osservazioni da parte dei Comuni e degli enti consultati, ma da quanto visto finora, il progetto appare ampiamente ridimensionato rispetto agli obiettivi iniziali e rischia di essere il classico topolino partorito dalla montagna. In generale, non sembra emergere un rafforzamento dell’autonomia comunale che, in alcuni ambiti, come la scuola, potrebbe addirittura essere ridotta. I meccanismi di perequazione, così come previsti at-

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tualmente, aiutano a riequilibrare le risorse tra i Comuni: si tratta di un sistema solidale che, seppure con delle modifiche, merita di essere confermato. Infatti, grazie alla perequazione, un Comune che porta avanti una politica progettuale riesce abbastanza agevolmente a offrire i servizi essenziali alla propria popolazione. In alcune località, con le elezioni comunali del prossimo aprile, si assisterà inoltre a un cambio della guardia, con numerosi sindaci che dopo molti anni non si ripresenteranno. Siamo dunque attenti alle dinamiche territoriali e ai dibattiti che nasceranno nelle differenti realtà. Le liste dei candidati, per quanto riguarda il nostro Partito, mi sembrano valide e ben bilanciate in considerazione delle aspettative della popolazione, che chiede sempre più persone competenti, impegnate e che conoscano la realtà del loro Comune. Emerge piuttosto chiaramente anche la volontà di alcune sezioni di cercare un riscatto dal risultato di tre anni fa, quando in piena pandemia non si riuscì a promuovere il Partito in modo diretto come di solito viene fatto. Il nostro è un Partito popolare, vicino al cittadino e di prossimità; per noi il contatto umano con le persone è e resta fondamentale. Un aspetto che mi rende felice è constatare il grande numero di candidati giovani (sotto i 33 anni). Crediamo fermamente che il coinvolgimento dei giovani passi proprio dai giovani; il nostro movimento giovanile infatti, i Giovani del Centro, sotto la guida di Marco Profeta e Mattia Lepori si è impegnato e si sta impegnando molto per avvicinare i propri coetanei alla politica. Per garantire un valido ricambio generazionale nei Legislativi e negli Esecutivi comunali, e non solo, è necessario coltivare le nuove leve e aprirsi alle iniziative che giungono dal basso, nonché alle nuove esigenze che una società in continuo movimento come quella attuale solleva costantemente. Il Centro, con il cambiamento delle modalità di far politica, le posizioni profilate e lo spirito costruttivo dimostrati in questi anni, sta attirando sempre di più l’attenzione dei giovani e questo non può che farci piacere.


il punto di vista/Lega dei Ticinesi

Più partecipazione, più efficienza e più efficacia di Roberta Pantani Tettamanti, vicecoordinatrice della Lega dei Ticinesi

L

’equilibrio elvetico si basa su una buona e corretta relazione istituzionale fra Comuni, Cantone e Confederazione. Detta così, crediamo possa essere sottoscritta da tutti. Dopodiché il diavolo sta nei dettagli, perché non tutti i Comuni sono uguali (si pensi alle città e alle valli), non tutti i Cantoni hanno le medesime caratteristiche geo-economiche e la stessa Confederazione è la sintesi di una complessa alchimia linguistica, culturale e religiosa. È la premessa che andrebbe sempre fatta ogni qualvolta si parla o si scrive di “sostenibilità finanziaria” o “aumento della spesa pubblica”. Il contesto, la stratificazione fiscale, le condizioni di base, la qualità dei servizi, lo sviluppo urbanistico, la conservazione del patrimonio ambientale, la riconversione economica per una società compatibile, una socialità adeguata: tutte queste politiche necessitano di un’analisi contestuale e solo dopo si può ragionare sulle ipotetiche risoluzioni. Detto questo, tre sono i macro-temi che ci stanno a cuore. Il primo riguarda la partecipazione dei cittadini alla vita comunitaria degli enti locali. La Lega è nata quale movimento che ha rotto l’egemonia dei partiti storici - quelli che si spartivano la torta - imponendo un nuovo modo di fare politica, più vicino alla gente e meno istituzionale, in una modalità trasparente, dando a tutti la possibilità di avere voce in capitolo. È la partecipazione della base e non quella solo degli “eletti” che mantiene viva la democrazia: un bene prezioso che va curato, della cui importanza spesso non ci si rende conto. In questo senso siamo attenti a quanto viene promosso a livello cantonale a favore dei Comuni dal Dipartimento delle istituzioni, molto sensibile su questo tema e non a caso diretto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, nostro coordinatore. Stiamo entrando in una nuova dimensione, in cui ogni attività è e sarà sempre più condizionata dalla digitalizzazione. Deve essere un condizionamento positivo, che dovrà permettere un miglioramento dell’azione dell’amministrazione comunale. In questo senso sosterremo

quanto viene fatto nei Comuni e promuoveremo iniziative affinché la digitalizzazione entri a far parte in modo positivo nelle stanze del Comune. Anche su questo fronte ci deve essere un collegamento in-

tempi finanziariamente difficili, è complicato per tutti far quadrare i conti, senza un ribaltamento di oneri da una parte o dall’altra. Intanto però è una base su cui discutere e su cui riuscire a trovare

tercomunale e con il livello cantonale, per coordinare ciò che sta avvenendo. Troppo spesso ci dimentichiamo che correre da soli, senza metterci in rete e senza collaborare può comportare un’inutile perdita di tempo, spese più ingenti, sforzi enormi senza raggiungere gli obiettivi prefissati. Anche per i Comuni il contenimento dei costi è una necessità e un dovere. Per questo la Lega dei Ticinesi vuole che ci sia più efficienza (meno spesa) mantenendo alta l’efficacia (buoni servizi). Lo dobbiamo alle cittadine e ai cittadini, che non possono vedersi aumentare le tasse. Uno degli obiettivi è dunque di lavorare affinché i moltiplicatori d’imposta nei Comuni non abbiano a salire, ma tendenzialmente a scendere nel corso del quadriennio. Oggi le dinamiche tra Cantone e Comuni vengono spesso dipinte come difficili e improduttive. A mio giudizio invece il dialogo tra i due livelli istituzionali sta migliorando. Vero è che la riforma Ticino 2020 non soddisfa pienamente né i Comuni né il Cantone, anche perché in

un compromesso. A nulla serve erigere muri di incomprensione tra Cantone e Comuni. Compito di un buon politico è quello di trovare una soluzione: sono sicura che andremo verso questa direzione. Per riassumere: partecipazione e coinvolgimento attivo dei cittadini, progetti di digitalizzazione per migliorare la qualità dei servizi, mantenimento/abbassamento del moltiplicatore d’imposta sono tre obiettivi della Lega dei Ticinesi per la prossima legislatura comunale. Accanto a questi, però, ci sono tutta una serie di obiettivi che si vogliono raggiungere nei singoli Comuni e per i quali le nostre candidate e i nostri candidati che verranno eletti si batteranno. E c’è un minimo comun denominatore che dovrà caratterizzare la modalità di lavoro dei rappresentanti della Lega: mettere il cuore in tutto quello che faranno, sia nei Municipi, sia nei Consigli comunali. Assieme al buon senso e all’impegno è la ricetta che ci ha insegnato il nostro fondatore Giuliano Bignasca. Senza farci schiacciare i piedi da nessuno e con la voglia di fare bene. Febbraio 2024 TM · 55


il punto di vista/PS Ticino

Un’occasione per ripensare il territorio di Laura Riget e Fabrizio Sirica, copresidenza Partito Socialista Ticino

L

’equilibrio elvetico si basa su una buona e corretta relazione istituzionale fra Comuni, Cantone e Confederazione. Detta così, crediamo possa essere sottoscritta da tutti. Dopodiché il diavolo sta nei dettagli, perché non tutti i Comuni sono uguali (si pensi alle città e alle valli), non tutti i Cantoni hanno le medesime caratteristiche geoeconomiche e la stessa Confederazione è la sintesi di una complessa alchimia linguistica, culturale e religiosa. È la premessa che andrebbe sempre fatta ogni qualvolta si parla o si scrive di “sostenibilità finanziaria” o “aumento della spesa

cantonale e le sue non poche differenze quasi ‘identitarie’ in una prospettiva decisamente nuova e foriera di sicuro successo economico e sociale. Non tanto e non solo tramite gli strumenti già messi su tavolo dal Consiglio di Stato, come la Riforma 2020, finalizzati in particolare a ridistribuire i compiti fra Cantone e Comuni su una nuova base (chi paga, comanda). In realtà il salto qualitativo offerto dalla nuova mappa comunale ticinese (che ha quasi dimezzato il numero degli enti locali) dovrebbe essere l’occasione in primo luogo per ridisegnare lo sviluppo urbano e ridefinire l’utilizzo

pubblica”. Il contesto, la stratificazione fiscale, le condizioni di base, la qualità dei servizi, lo sviluppo urbanistico, la conservazione del patrimonio ambientale, la riconversione economica per una società compatibile, una socialità adeguata: tutte queste politiche necessitano di un’analisi contestuale e solo dopo si può ragionare sulle ipotetiche risoluzioni. Quanto capitato negli ultimi anni in Ticino, le aggregazioni comunali, ci offre l’opportunità per leggere il territorio

delle risorse qui prodotte. Il tutto, riformando le normative vigenti, ma anche varando con coraggio alcune leggi (vedi ad esempio la pianificazione urbanistica, occasione perduta nel secolo scorso) capaci di rispondere alle importanti trasformazioni in atto, sociali ed economiche in primis. Un esempio concreto fa riferimento ai piani regolatori. Ha ancora un senso lasciare che ogni Comune pianifichi per conto proprio quanta produzione arti-

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gianale e industriale debba operare in un piccolo e specifico territorio, magari attaccato a un altro di indirizzo politico completamente diverso? Quanto ha ancora senso chiedere e ottenere impianti sportivi di qualità, e quindi costosi, in ogni Regione per non dire Comune? Ma soprattutto, è davvero attuale continuare a proporre moltiplicatori fiscali diversi per attività economiche che a pochi chilometri di distanza? L’autonomia locale non è in discussione, ma per migliorare occorre a nostro avviso estendere il concetto di “autonomia”, perché questo dovrebbe essere il fine ultimo, la vita di tutta la popolazione, nessuno escluso. Migliorare, che significa per noi socialisti creare spazi residenziali più vivibili e ambientalmente compatibili, attività economiche ad alto valore aggiunto capaci di garantire salari dignitosi, una socialità non “caritatevole” ma riconosciuta per garantire parità di genere e parità di diritti. E ancora, un ripensamento delle istituzioni partecipative - perché questo e non altro sono i Comuni - dovrebbe ridisegnare un territorio capace di conciliare benessere con vivibilità, senza preclusione di sorta. Non da ultimo: “La storia siamo noi”, cantava Francesco De Gregori. La storia quotidiana devono farla tutti i cittadini e tutte le cittadine, storia confrontata con non pochi problemi. Perché solo così la democrazia acquista senso. Certo, il voto per l’elezione di Municipi e Consigli Comunali, ma anche la partecipazione a organizzazioni, associazioni, enti; là dove si condividono le esperienze vere e si cercano assieme le soluzioni. La relativa - perché altrove va anche peggio - disaffezione alle urne della cittadinanza ticinese si supera solo se chi vota si sente anche protagonista del proprio destino. Questa dunque la sfida socialista per le elezioni del prossimo 14 aprile: ripensare al territorio comunale come un’aggregazione socioeconomica più ampia e capace di relazionarsi in termini innovativi con le sfide del futuro, che si traducono anche in innovazione tecnologica, parità di diritti e benessere professionale.


il punto di vista/UDC Ticino

Prendere atto della realtà, per reagire alle sfide di Piero Marchesi, presidente UDC Ticino

C

onciliare visione di insieme e di dettaglio, garantendo efficacia, efficienza e trasparenza delle politiche pubbliche è molto complesso, anche perché il Cantone a parole intende lasciare maggior autonomia agli Enti locali, richiede da loro sempre più competenze, affidando maggiori compiti - e relativi costi - ma non fornisce poi il conseguente margine di manovra. Un esempio emblematico: un Comune che gestisce milioni di franchi dei cittadini, quando deve trattare una richiesta di cambiamento del tetto di lamiera di un pollaio fuori zona, non può esprimersi e deve chiedere il preavviso, che diviene vincolante, del Cantone. Una pazzia. Il progetto Ticino 2020 avrebbe dovuto riorganizzare i compiti tra Cantone e Comuni, responsabilizzando questi ultimi e attribuendogli maggiori competenze decisionali, chiarendo inoltre i flussi finanziari tra i due livelli istituzionali: ma se a parole si voleva fare molto, nella pratica i risultati non si sono visti. Così come presentato, il progetto è da rifiutare, avendo disatteso le premesse con una proposta caotica e che, alla fine, penalizzerà ancora una volta i Comuni stessi. I cittadini necessitano invece vieppiù di Comuni forti, che sappiano dare buoni servizi a un costo moderato. Va però detto che, se da una parte i Comuni si strutturano, assumendosi nuovi compiti - e, ahimè pure i costi - l’amministrazione cantonale invece di snellirsi e costare meno, si ingrossa a dismisura. E a pagarne i costi, mediante le imposte, sono sempre i cittadini ticinesi. Un recente studio commissionato dal Cantone dimostra che il Ticino, in rapporto alla media degli altri Cantoni, spende il 33% in più per la voce “Amministrazione cantonale” per un totale di circa 117 milioni di maggior costo, il 36% in più per “Traffico e telecomunicazioni” (circa 124 mio.), il 14% in più per “Cultura, sport, tempo libero e chiesa” (circa 27 mio.) e il 16% in più per “Sicurezza sociale” (circa 140 mio.). Sommati, sono 400 milioni di franchi di maggior spesa per rapporto agli altri Cantoni. Pare evidente

che il margine per trovare dei risparmi non dovrebbe essere così complicato, basterebbe fare come tutti gli imprenditori obbligati a far quadrare i conti: evitare l’aumento dei costi, rivedere i processi di lavoro, riformulare l’organizzazione, verificare se quanto di offre sia ancora utile e necessario, ottimizzare gli acquisti, ecc. Invece il Consiglio di Stato da anni dorme sonni tranquilli. È ben conscio del problema, infatti su 9 risultati d’esercizio, dal 2015 al 2029 (dati estrapolati dai consuntivi, preventivi e dal piano finanziario), solo 4 volte chiuderanno in attivo. La somma delle perdite e degli utili cumulati in questo periodo aumenteranno il debito pubblico di ben 1 miliardo di franchi(!). Se le nostre aziende venissero gestite in questo modo sarebbero già fallite da tempo. Ma si sa, finché ci sono i contribuenti da chiamare alla cassa il gioco per un po’ tiene. L’Udc da tempo presenta misure per attenuare i deficit e per ridurre l’indebitamento, non da ultimo il Decreto Morisoli approvato dal popolo ticinese nel 2021, ma anche in questo caso si aspetta, si analizza, si valuta e nulla si concretizza. Vedo purtroppo un Governo pigro, stanco, quasi apatico nel reagire alle sfide. La prima di tutte deve essere quella di avere finanze pubbliche in ordine per poter investire laddove serve per rilanciare anche economicamente il nostro Cantone.

È vero che un fenomeno come il successo della scheda senza intestazione, scelta da una parte importante di elettori ticinesi proprio alle Comunali, segnalano un calo di fidelizzazione ai partiti. Alla fine però cambia poco, perché se le persone che rappresentano i partiti sono capaci di far passare le idee e i progetti vi è pure la possibilità che l’elettore voti anche il partito. E, aggiungo per fortuna, minor fidelizzazione significa maggiore capacità di scegliere come votare fuori dalle logiche di famiglia e da tradizioni demandate da generazioni. Un buon inserimento di giovani nelle Istituzioni, soprattutto comunali, permetterà forse a questa fascia di popolazione di sentirsi meglio rappresentata. Lo spero vivamente, anche perché una società può convivere bene se ogni categoria compartecipa al raggiungimento degli obiettivi. Dopo le brillanti Elezioni, dove l’Udc Ticino ha superato il 10% alle Cantonali e il 15% alle Federali, abbiamo l’ambizione di essere più presenti anche a livello locale. In questi ultimi mesi abbiamo creato una quindicina di nuove sezioni comunali, che sono di buon auspicio. Presentiamo liste Udc, in autonomia o in collaborazione con altri partiti, in una cinquantina di Comuni. Contiamo di continuare su questa strada migliorando la nostra capillarità e portando le nostre idee e il nostro modo di far politica in sempre più Comuni. Febbraio 2024 TM · 57


il punto di vista/Verdi del Ticino

L’approccio sistemico della visione ecologica di Marco Noi e Samantha Bourgoin, Coordinamento Verdi del Ticino

A

vere una visione ecologica sulla realtà significa riflettere e agire con un approccio sistemico che integra vari piani. Il pensiero Verde riflette e lavora sulla prossimità tra locale e globale, centro e periferia, pubblico e privato, così come tra economia, società e ambiente. Per questi legami, non solo siamo costretti a vedere come coniugare la dimensione Cantonale con quella Comunale e viceversa, ma siamo anche costretti a dover coniugare queste con quella nazionale e mondiale. Ogni flusso sia esso migratorio, di merci, di risorse o finanziario, entra o esce dai nostri confini con grandi impatti su territorio, ambiente e società. La nostra azione è dunque a 360 gradi. Come Verdi abbiamo certamente a cuore l’equilibrio finanziario dello Stato. Abbiamo però anche a cuore le finanze e il benessere delle famiglie e delle persone in generale, così come abbiamo a cuore la salute dell’ambiente. Se tenere fede al Decreto Morisoli significa mortificare

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il benessere sociale e ambientale, allora mandiamo al macero il decreto e la sua retorica. Come Verdi abbiamo anche a cuore l’economia e l’imprenditoria, ma non così come attualmente interpretate. Affermare che l’imprenditore è “colui che crea valore, genera ricchezza, occupazione e posti di lavoro per la società”, significa affermare che tutte le persone che costituiscono un’azienda - dipendenti e giovani compresi - non giocano un ruolo rilevante nella creazione di ricchezza e posti di lavoro. Ciò si traduce in una svalutazione del lavoro collettivo per esaltare il valore dei leader e del capitale, con ripercussioni su salari e conti dello Stato. Risultato: salari mediocri, sempre più persone e famiglie faticano ad arrivare a fine mese necessitando sussidi, aumento delle spese sociali, riduzione delle entrate fiscali. Una dinamica perversa, che si vuole risolvere attraverso gli sgravi fiscali ai ricchi, ovvero chiedendo meno contributi a chi ha più forza finanziaria (sic!).

Avere una visione ecologica significa dunque mettere in relazione le finanze pubbliche e private con certe inique e malsane dinamiche economiche e fiscali portate avanti da una politica miope. Se i salari in Ticino fossero in linea con la media svizzera, oltre a evitare la fuga dei cervelli, avremmo meno spese sociali, non litigheremmo sui conti cantonali e nemmeno sulla ripartizione dei costi tra Cantone e Comuni, con buona pace di Ticino 2020. Se poi, nell’ambito della perequazione intercantonale, il Ticino ricevesse ogni anno per ogni suo abitante ciò che riceve ogni abitante del Canton Grigioni (Ticino: 244 Chf; Grigioni: 1.141 Chf., per non parlare di Vallese: 2.506 Fr; Friborgo: 1.917 Chf; Uri: 1.913 Chf) avremmo avanzi milionari. Invece di lottare assieme per avere più risorse, noi litighiamo su dove tagliare! Davanti a questi insensati scenari, fa dunque enorme piacere la mobilitazione della cittadinanza e anche dei Comuni (soprattutto quelli medio-piccoli) che non accettano di essere svalorizzati e manipolati. Questo è un segno di partecipazione e vitalità di quelle parti della polis che rimangono al margine dei centri di potere e rivendicano il proprio legittimo posto e valore, osando alzare la voce. Questa è politica di prossimità. Quello che è certo è che noi Verdi sosterremo queste rivendicazioni, affinché chi viene emarginato dal potere e dal benessere possa ritornare al centro della scena e guadagnarsi il proprio legittimo valore salariale e morale. Lavoreremo a tutti i livelli istituzionali affinché ogni persona (non solo le facoltose, gli imprenditori o le altamente qualificate) si senta prossima al potere e al benessere. Lavoreremo affinché l’ambiente e gli ecosistemi ritornino a essere integrati in ogni tessuto urbano, garantendo quelle funzioni (microclimi, drenaggio delle acque, purificazione dell’aria, …) necessarie al nostro benessere. Lavoreremo affinché ogni tipo di attività economica sia a profitto della collettività e dell’ambiente e non del capitale. Ci sembra un’impresa per la quale vale la pena lottare.


il punto di vista/Avanti con Ticino&Lavoro

Lavorare sui problemi della quotidianità di Amalia Mirante, co-fondatrice di Avanti con Ticino&Lavoro

U

n dialogo efficace tra i livelli istituzionali del Cantone e dei Comuni è un obiettivo difficile: svilupparlo e sostenerlo però è veramente indispensabile. L’alternativa sarebbe la competizione tra enti pubblici che andrebbe a danno dei cittadini. Se nelle aziende la concorrenza può portare benefici, lo stesso non avviene tra livelli istituzionali: in effetti, i cittadini sono contemporaneamente cittadini del Cantone e dei Comuni (e naturalmente anche della Confederazione). È proprio per questo che gli ambiti e le sfere di responsabilità devono essere definiti chiaramente, anche nel loro finanziamento. Quando questo non succede il cittadino ne risulta danneggiato. Purtroppo, in questo senso le riforme promesse nella ripartizione dei compiti sono rimaste ferme e i passi avanti sono stati molto pochi. Si poteva immaginare che le aggregazioni avrebbero potuto ovviare alla mancanza di un coordinamento efficace tra Cantone e Comuni, fornendo le premesse anche per un miglioramento di qualità di vita e situazione economica. Dobbiamo constatare che questa “soluzione” non ha funzionato. Anzi, oggi ai problemi di dialogo tra i livelli istituzionali si aggiungono anche quelli tra i centri e le periferie delle nuove città aggregate. I dati, le cifre, la pianificazione studiati per sostenere le aggregazioni sembravano cosa facile da applicare, sulla carta. Ma dopo qualche anno bisogna fare i conti con le realtà. E ciò che si percepisce in generale è una sorta di malcontento da ambo le parti. I centri cittadini ritengono che la qualità dei servizi come quelli legati alla pulizia urbana sia peggiorata perché il territorio da gestire è diventato troppo grande. Le periferie, da parte loro, percepiscono una lontananza delle autorità che spesso interpretano come indifferenza verso le loro richieste. È evidente che non è facile valorizzare le risorse e le peculiarità di ogni realtà sul territorio e garantire, allo stesso tempo, un accesso equo e di qualità ai servizi. Un passo importante in questa direzione può

però essere fatto dalle autorità che devono ricominciare a uscire da “palazzo” per ascoltare tutti i cittadini, quelli che si incontrano in centro città, ma anche quelli delle valli. Non sono i cittadini che devono andare dalla politica, ma è la politica che deve andare dai cittadini. Ed è uno sforzo che non può essere prodotto solo nelle ultime settimane di legislatura. Negli ultimi anni la politica si è allontanata dai problemi quotidiani delle persone e delle aziende, dimenticandosi di fatto di uno dei compiti più importanti: trovare soluzioni concrete e praticabili. Spesso i grandi temi internazionali e i grandi principi hanno spostato l’attenzione dalle questioni di tutti i giorni, che tuttavia devono avere priorità per chi fa politica a livello comunale e cantonale. In questo caso penso, per esempio, al tema del lavoro. La sicurezza economica che nasce da uno stipendio dignitoso e da un impiego soddisfacente accompagna tutta la nostra vita. Purtroppo, nel nostro Cantone le difficoltà legate al mondo del lavoro non sono più ritenute prioritarie. Eppure, i nostri figli non trovano un posto di apprendistato. Le nostre nipoti, finiti gli studi, rimangono oltre Gottardo oppure sono costrette ad andarci perché qui non trovano un lavoro. E se lo trovano, i salari sono circa il 20% più bassi che nel resto della Svizzera e questo obbliga a ricorrere all’aiuto dello Stato. E che dire dei cinquantenni che perdono il posto di lavoro e non riescono a trovarne un altro? Senza dimenticare le persone anziane che dopo una vita di

sacrifici e lavoro onesto sono costrette a pensare di andare a vivere all’estero perché non hanno accumulato abbastanza risparmi e contributi pensionistici. Purtroppo, se la politica non si preoccupa di trovare soluzioni ai problemi del mercato del lavoro il Ticino è destinato a diventare terra di nessuno: giovani che fanno famiglia oltre Gottardo, anziani che

emigrano all’estero e frontalieri che se ne tornano oltre confine la sera. E oltre ai conflitti tra le periferie e i centri geografico-territoriali, avremo sempre più conflitti tra chi sta al centro della vita sociale perché ha un lavoro e uno stipendio dignitosi e chi è invece respinto alla periferia del vivere sociale da stipendi insufficienti e prospettive di incertezza e insicurezza. Febbraio 2024 TM · 59


Actual investors think in decades. Not quarters. Search for Actual Investors


Eureka!

Al centro del primo capitolo dell’anno si trovano i potenziali sviluppi di un nuovo modo di lavorare, lo smart working, che dopo aver conosciuto mesi di gloria durante la pandemia, sembra ora aver perso buona parte del suo slancio. Ma che fine farà? Se l’Ia e lo sviluppo di nuove tecnologie faranno certamente la differenza, una nuova dimensione potrebbe aprirla anche il Cscs di Lugano, che si prepara a inaugurare il suo nuovo supercomputer. Gli anni dimostreranno la verità, come sempre.

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Il settimo capitolo di un’epica avventura...

Federico Introzzi

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eureka/ricerca

© Foto Matteo Aroldi, CSCS

Le vette alpine del supercalcolo

Dalle vette alpine guardare agli orizzonti della ricerca: grazie alla flessibilità di un’architettura multi-tenant cluster e alle nuove unità di elaborazione grafica, il nuovo supercomputer Alps del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico promette un cambio di paradigma, consentendo la convergenza delle tecnologie di IA e di supercalcolo classico in un’unica e potentissima infrastruttura. Dalla meteorologia alle scienze dei materiali, innumerevoli i settori interessati.

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© Foto Matteo Aroldi, CSCS

S

olito battezzare i suoi supercomputer con il nome di una montagna, per il suo nuovo gioiello il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (Cscs) ha mobiliato l’intero arco alpino. Se il suo predecessore, Piz Daint, per sei anni è stato il supercalcolatore più potente di Europa e il sesto al mondo, arrivando a 25 petaflops (un petaflop equivale a un milione di miliardi di operazioni matematiche al secondo, pari al lavoro svolto in tremila anni da un comune laptop), Alps con le sue 10mila unità di elaborazione grafica (Gpu) di ultima generazione, posiziona la scienza svizzera al livello delle principali aziende tecnologiche mondiali in termini di potenza di calcolo, sette volte più potente dell’attuale sistema leader mondiale per Ia. «Ma il vero grande cambiamento di Alps riguarda l’architettura del sistema. Stiamo adottando tecnologie cloud-native in combinazione con un supercalcolatore collaudato per migliorare qualitativamente il tipo di flussi di lavoro scientifici che possiamo supportare. In combinazione con l’apprendimento automatico (machine learning) stiamo trasformando il calcolo scientifico», sottolinea Thomas Schulthess, direttore del Cscs.

Istituito nel 1991 come dipartimento del Politecnico federale di Zurigo e divenuto asse portante della Strategia nazionale di calcolo e reti ad alta potenza (Hpcn), dal 2012 il Cscs è stato trasferito dalla sede originaria di Manno a Lugano, in un edificio ispirato ante litteram ai criteri di sostenibilità ecologica che la gestione dei supercalcolatori sfida a rispettare. Insieme ai partner Nvidia e Hewlett Packard Enterprise (Hpe) per progettare e costruire Alps si è immaginato che potesse soddisfare i requisiti necessari per la ricerca sul clima. «Quando si costruisce

un’infrastruttura di ricerca di uso generale su questa scala, è infatti necessario un obiettivo di co-progettazione. Abbiamo scelto il problema meteo-climatico per diversi motivi. Primo: è un classico problema di supercalcolo - von Neumann lo scelse alla fine degli anni ’40 quando sviluppò i “sistemi di calcolo avanzati” all’Institute for Advanced Studies di Princeton. Secondo: all’Eth, così come con MeteoSvizzera e l’European Center for Midrange Weather Forecasts, di cui MeteoSvizzera è membro fondatore, abbiamo eccellenti partner di ricerca. Terzo:


«Il vero grande cambiamento di Alps riguarda l’architettura del sistema. Stiamo adottando tecnologie cloud-native in combinazione con un supercalcolatore collaudato per migliorare qualitativamente il tipo di flussi di lavoro scientifici che possiamo supportare. In combinazione con il machine learning stiamo trasformando il calcolo scientifico»

© Foto Matteo Aroldi, CSCS

sta spingendo i limiti di tutte e cinque le dimensioni dei big data - volume, varietà, veridicità, velocità e valore dei dati. Si tratta di una caratteristica unica, che ci permette di creare la migliore infrastruttura di ricerca attualmente immaginabile, in grado di supportare sia l’extreme computing che l’extreme data analytics, nonché tutti i problemi non così complessi che si incontrano nella scienza, e di farlo in modo efficiente dal punto di vista dei costi», sottolinea il direttore del Cscs. Prosegue così lo sviluppo che negli ultimi decenni ha cambiato e potenziato la ricerca scientifica, trovando nella simulazione il terzo pilastro accanto alla sperimentazione e alla teoria. Del potenziale di Alps potranno beneficiare tutte le aree a oggi supportate dal Cscs, per le quali la qualità della ricerca è direttamente legata alle capacità di simulazione, fondamentali per dare un senso ai dati scientifici, tra cui le scienze dei materiali e la chimica, l’astronomia e la fisica in generale, le scienze della terra e dell’ambiente, life sciences, medicina, ingegneria, ecc. Per un utilizzo ottimale di Alps è stato sviluppato un ambiente vCluster. «La

Thomas Schulthess, Direttore del CSCS

tecnologia versatile software defined cluster di Alps permette di configurare le partizioni del cluster in modo mirato ai diversi tenant, garantendo un’offerta personalizzata per diversi settori della comunità di ricerca svizzera. Uno dei primi esempi importanti sarà un vCluster per l’Istituto Paul Scherrer che subentrerà agli attuali sistemi Hpc istituzionali on-premises», precisa Thomas Schulthess. La nuova infrastruttura non occuperà molto più spazio del predecessore Piz

Daint, per contro le prestazioni aumenteranno di circa 15-20 volte, a fronte di un consumo di elettricità solo triplicato nel rispetto dei limiti della struttura di Lugano. Sono invece i costi dell’elettricità a essersi impennati (per sei) dopo il naufragio dell’Accordo quadro con l’Ue, ulteriormente aggravati dal conflitto in Ucraina. «Rispetto però a infrastrutture simili che verranno realizzate quest’anno e il prossimo nel Regno Unito e nell’Europa continentale, abbiamo fatto un ot-

L’intelligenza artificiale parla ‘svizzero’

Se grazie ai supercomputer e all’aumento esponenziale della loro potenza di calcolo i ricercatori hanno potuto elaborare modelli e simulare fenomeni sempre più complessi, ora la convergenza con l’Ia consentita da Alps - il nuovo gioiello del Cscs prossimo all’inaugurazione - apre nuovi orizzonti, dalla meteorologia all’astrofisica, dalle scienze della vita a quelle dei materiali, ... Sopra, il sistema di raffreddamento di Alps e, a sinistra, le tubature che distribuiscono l’acqua del lago di Lugano, dove ha sede.

Alps sarà anche uno degli strumenti chiave della Swiss AI Initiative, lanciata congiuntamente dal Politecnico di Zurigo e dall’Epfl, che mira a posizionare la Svizzera come leader nello sviluppo e nell’utilizzo di un’intelligenza artificiale trasparente e affidabile, nella convinzione che la scienza debba svolgere un ruolo pionieristico in un campo così promettente come l’Ia, piuttosto che lasciarne lo sviluppo nelle mani di poche multinazionali. Questione anche di libertà di ricerca e sovranità digitale. In particolare, l’obiettivo è sviluppare e addestrare nuovi modelli linguistici di grandi dimensioni (Llm), ovvero modelli avanzati di intelligenza artificiale progettati per comprendere e generare un linguaggio simile a quello umano a un livello sofisticato. «Questi modelli hanno la capacità di comprendere il contesto e di generare testi coerenti, ad esempio ChatGpt contiene al suo interno un potente Llm. Il loro sviluppo richiede quantità significative di dati e milioni di ore di capacità di calcolo delle Gpu. Alps mette a disposizione dei ricercatori una Gpu di ultima generazione, ideale per addestrare gli Llm e con una capacità sufficiente per farlo. Consentirà quindi ai ricercatori svizzeri di sviluppare Llm affidabili addestrati utilizzando set di dati noti, software open-source e allineati ai valori svizzeri», spiega il direttore del Cscs. Ciò conferisce alla Svizzera un notevole vantaggio competitivo a livello internazionale. Dato il rapido sviluppo dell’Ia generativa, le infrastrutture di calcolo di ultima generazione sono una merce rara, ovunque nel mondo. E quando sono disponibili, sono generalmente in mano a poche grandi aziende. «Inoltre, in collaborazione con l’industria svizzera, questa capacità sarà utilizzata con diversi ritorni positivi, in particolare formando la prossima generazione di studenti in grado di utilizzare queste tecnologie per garantire che la Svizzera rimanga competitiva a livello globale», conclude Thomas Schulthess.

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Utilizzo del Cscs per settore di ricerca, 2022 1%

Utilizzo del Cscs per istituzione di appartenenza, 2022 3% 4% 4%

11% 29%

9%

35%

14%

11%

Il Cscs mette a disposizione della comunità scientifica i suoi servizi e le sue risorse negli ambiti del calcolo computazionale ad alte prestazioni, previo un processo di selezione altamente competitivo. Attualmente sostiene 150 progetti, il 70% guidati da ricercatori in Svizzera.

17%

16%

28%

■ Meccanica & Ingegneria ■ Computer Science ■ Chimica & Materiali ■ Fisica ■ Life Science ■ Scienze della terra e dell’ambiente Fonte: Cscs

18%

■ Altro CH ■ Università di Berna ■ Empa ■ Università di Ginevra ■ Internazionale ■ Epfl ■ Eth Zurich ■ Università di Zurigo Fonte: Cscs

© Foto Matteo Aroldi, CSCS

Cscs, catalizzatore dell’innovazione Il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (Cscs), con sede a Lugano (in foto) sviluppa e gestisce un’infrastruttura di ricerca di dati e calcolo ad alte prestazioni supportando la scienza di livello mondiale in Svizzera. Finanziato dalla Confederazione attraverso il Consiglio dei Politecnici federali e l’Eth, nel 2022 ha potuto disporre di un budget operativo di circa 30 milioni di Chf, di ulteriori 20 milioni destinati a investimenti e altri 8 milioni da progetti di collaborazione e servizi offerti a terzi. «Ci sforziamo di essere il partner principale per le soluzioni di calcolo e dati estremi che meglio soddisfano le esigenze in evoluzione della scienza. Per questo motivo, ci impegniamo sistematicamente con scienziati di spicco, attraverso programmi ad accesso aperto come la Platform for Advanced Scientific Computing (Pasc), con partner importanti (ad esempio MeteoSvizzera e il Paul Scherrer Institute) e comunità scientifiche innovative. Recentemente, sulla base della nostra esperienza con la piattaforma medica della comunità europea delle neuroscienze, è stata avviata una collaborazione per la creazione congiunta di un ambiente di ricerca affidabile (Tre) con l’Eth e l’Epfl. In generale, il nostro centro si affida a iniziative dal basso verso l’alto per finanziare lo sviluppo di software applicativi e archivi di dati, e utilizza le competenze acquisite e l’infrastruttura che coprogetta con il settore meteorologico e climatico per i casi più complessi di big data e simulazioni per poi supportare tutti gli altri settori di ricerca rilevanti. Non siamo un’organizzazione di servizi It, ma un’infrastruttura di ricerca», chiarisce il direttore. Il Cscs conta circa 120 collaboratori, provenienti da oltre una ventina di Paesi. Attualmente sostiene circa 150 progetti, circa il 70% guidati da ricercatori in Svizzera. Tutti sono selezionati valutando le risposte ai bandi e le decisioni di assegnazione sono prese sulla base di una revisione trasparente tra pari.

timo affare. E se fossimo un cliente commerciale che ha bisogno di una consegna immediata ora, il costo sarebbe almeno quattro o sei volte superiore», evidenzia il direttore. Da parte loro, a Nvidia e Hpe, partner già di lunga data del Cscs, il merito di aver portato avanti questa collaborazione visionaria avviata nel 2020 nonostante l’aumento dei costi di opportunità. 64 · TM Febbraio 2024

Il Cscs ha inoltre sottoscritto a inizio gennaio una partnership con il Politecnico di Losanna, dove l’estensione di Alps sarà disponibile come failover per MeteoSvizzera. «Dall’inizio abbiamo previsto di puntare su un’infrastruttura geo-diversificata per assicurare la geo-ridondanza dei nostri servizi ad alta disponibilità. Tuttavia abbiamo dovuto accantonare questi piani

quando è diventato chiaro che senza il necessario accordo bilaterale con l’Ue la rete elettrica svizzera avrebbe potuto diventare instabile, situazione aggravata dall’attacco all’Ucraina. L’estensione all’Epfl è piccola rispetto all’infrastruttura di Lugano, anche se abbastanza grande da mantenere in funzione i servizi critici in caso di prolungate interruzioni», ricorda Thomas Schulthess. Intanto si avvicina l’inaugurazione ufficiale di Alps. Anche se in un certo senso si potrebbe dire che sia già pienamente operativo o, all’opposto, che non lo sarà mai del tutto, in quanto continuerà a evolversi. «Le consegne dell’hardware saranno completate in primavera, mentre al momento ci sono alcuni problemi di software da risolvere. Ma è normale quando si è all’avanguardia. Altri progetti in Germania e nel Regno Unito, successivi al nostro, beneficeranno di questo lavoro», commenta il direttore. Piena operatività per quest’estate, si potrà allora smantellare Piz Daint dopo un decennio di onorato servizio. E pensare che la storia del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico è iniziata nel 1991 con il supercomputer Adula che aveva una potenza di calcolo di 5 gigaflops, molto meno di uno smartphone attuale. Fino a che punto ci si può aspettare che i supercomputer si spingano in futuro? «Sembra che non ci siano limiti o non oso prevederne. La Legge di Moore è ormai sconfessata, non otteniamo più una crescita esponenziale delle prestazioni a costi costanti. Investimenti e consumo energetico si impennano. Tuttavia, finché l’importanza (il valore) dell’informatica nella società aumenterà, le prestazioni continueranno a crescere. E dove c’è una necessità, anche le tecnologie si svilupperanno, aprendo nuove opportunità. È un ciclo che non si esaurirà finché ci sarà un’economia basata sulla tecnologia», conclude il direttore del Cscs. Susanna Cattaneo


C A P T U R E M E C O L L E C T I O N - L E A R N M O R E AT A K I L L I S. C O M


eureka/associazioni studentesche

Una finanza a prova di Esg È opportuno pensare che il diritto del mercato dei capitali e quello societario siano i più idonei a regolamentare e promuovere una finanza più sostenibile, cogliendone davvero la complessità?

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ll’aumento dell’interesse generale per la sostenibilità, risponde anche la crescente rilevanza acquisita negli ultimi anni dalla “Sustainable Finance”. L’obiettivo è operazionalizzare fattori non patrimoniali di matrice sostenibile nelle attività finanziarie, trascendendo la mera ottimizzazione delle rendite. Parallelamente a queste ultime, l’allocazione di capitale dovrebbe quindi considerare le dimensioni ‘Ambiente’, ‘Socialità’ e ‘Governance aziendale’ (Esg), orientando le risorse finanziarie verso soluzioni a lungo termine che assicurino un futuro più promettente alle prossime generazioni. Il fenomeno è in rapida espansione e attira attenzione a livello mondiale grazie alle prime iniziative normative. Concentrandosi su dinamiche rilevanti per il nostro mercato, emergono le strategie dell’Unione Europea, la quale, sulla spinta dal suo Action Plan on Sustainable Finance, sta ponendo le fondamenta di un sistema complesso. Questo sistema si articola in un coordinamento tra Taxonomy Regulation, Corporate Sustainability Reporting Directive, Sustainable Finance Disclosure Regulation, riforme in materia di norme di comportamento vis-à-vis degli investitori (MiFiD II), iniziative riguardanti Green Bonds e nuovi Benchmark, unitamente al recente accordo politico riguardante la Corporate Sustainability Due Diligence Directive. Nel contesto nazionale, la Svizzera ha enfatizzato più volte il ruolo cruciale del suo centro finanziario nella promozione degli interessi di sostenibilità, sottolineando l’urgenza di adattare il proprio quadro normativo. Tuttavia, al momento, le misure concrete si limitano a poche disposizioni legali volte a incrementare la 66 · TM Febbraio 2024

trasparenza aziendale in aspetti extrafinanziari. Questa passività è motivata con l’argomento del principio di sussidiarietà dell’azione statale e la convinzione dell’idoneità di soluzioni originate del mercato. Un’analisi dei progetti indicati rivela un comune denominatore: l’accentuata importanza attribuita alla trasparenza e alla divulgazione di informazioni. Ciò dovrebbe spingere gli investitori a meglio ponderare le loro decisioni d’investimento, allocando il capitale in soluzioni più sostenibili. Tale transizione è stimolata per mezzo di revisioni in materia di diritto del mercato dei capitali e diritto societario. Tuttavia l’approccio adottato finora non soddisfa, non considerando debitamente la complessità di ciò che si intende regolamentare e mancando di efficacia nell’attuazione. In primis, si evidenzia una significativa assenza di chiarezza in merito al concetto di “Sustainable Finance”, mancando di definizioni condivise e internazionalmente accettate. La strumentalizzazione delle dimensioni “Esg” nell’etichettare e descrivere attività e progetti manca di una definizione precisa dei singoli elementi, come pure di una considerazione approfondita delle loro interconnessioni. In particolare, si nota una preponderante enfasi sulla dimensione “Environment”, mentre “Social” e “Governance”, seppur riconosciute, non hanno ancora beneficiato di un’operazionalizzazione adeguata. In secondo luogo, emerge l’attenzione predominante sul mercato primario, trascurando l’importanza delle operazioni nel mercato secondario. Sorge l’interrogativo sulla sorte dei titoli considerati ‘sporchi’, ceduti da investitori che, sviluppato un interesse per le tematiche di

Mawerick Marioli, MLaw, Dottorando presso l’Università di Zurigo, membro del Circolo Giovani Giuristi Zurigo.

sostenibilità, mostrano riluttanza nel possederli. Questi titoli, invece di essere rimossi dal mercato, subiscono un semplice deprezzamento, non attribuibile ad attività di per sé disfunzionali, ma a ‘semplici’ variazioni nell’orizzonte d’interessi. Gli investitori non sensibili alla sostenibilità possono quindi trarne vantaggio, realizzando profitti significativi. Il mercato così non consegue alcun incremento del grado di sostenibilità e le imprese considerate ‘sporche’ non vengono soppresse. Infine, il dibattito presuppone che gli investitori manifestino automaticamente interesse alle questioni di sostenibilità una volta esposti alle nuove informazioni e siano quindi disposti a sacrificare parte dei loro rendimenti. Tale supposizione pare affrettata: finché esisteranno investitori indifferenti alla sostenibilità, sarà arduo attuare una transizione efficace. È altresì imperativo ponderare l’incremento dei costi derivanti dallo studio e integrazione delle nuove informazioni così come la notevole difficoltà nel tutelare gli interessi non patrimoniali nelle relazioni contrattuali. Nel suo ruolo di regolatore del comportamento, qui mirato a investitori e mercati finanziari ‘più sostenibili’, il diritto dovrebbe fornire incentivi più incisivi della mera divulgazione di informazioni. Si pone quindi la domanda centrale: è appropriato considerare il diritto del mercato dei capitali e il diritto societario come le principali e più adatte discipline per promuovere una finanza più sostenibile?


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eureka/digitale

Storia e... informatica Conoscere il passato per capire il presente. Una formula a lungo rodata, e declinata ancora una volta in modo differente. Quanto è valida però in ambito informatico? Sembra molto.

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l Premio Möbius 2023 ha visto tra i suoi protagonisti, e premiati, quale “esempio virtuoso di preservazione, valorizzazione, e divulgazione di una parte fondamentale della storia recente della Svizzera italiana” Astisi, l’Associazione per la storia dell’informatica della Svizzera Italiana. Nata nel 2021, si è sin da subito prefissata un obiettivo chiaro: la conservazione di materiale e conoscenze inerenti alle tecnologie dell’informatica e della comunicazione, e di impiegarle per diffondere la conoscenza dell’evoluzione dell’era digitale. «Nel corso della mia lunga attività professionale, prima presso la Scuola Tecnica Superiore e poi in Supsi, ho avuto modo di collezionare molto materiale informatico, hardware, software e documentazione relativa, acquisito da enti pubblici, e ulteriormente arricchito da donazioni di privati. A oggi la collezione, che occupa una superficie di oltre 400 metri quadri, consta di circa 400 oggetti, tra computer e periferiche, di 1500 prodotti software, e oltre 3500 tra libri e manuali. Nel 2021 era stata provvisoriamente sistemata presso la sede Supsi di Trevano, ma oggi, poiché lo stabile è stato dichiarato non più abitabile, occorre trovarle una nuova collocazione», spiega Carlo Spinedi, Presidente di Astisi. Si tratta in molti casi di materiale datato oltre mezzo secolo e, a maggior ragione in anni segnati da uno sviluppo tecnologico vertiginoso, appare quanto meno logico domandarsi a cosa possa servire. «La tesi di Astisi è che conoscere il passato possa svolgere un ruolo fondamentale per capire meglio il presente. Parecchi oggetti conservati sono funzionanti, e guardando a tali sistemi è già possibile rintracciare i germi di soluzioni presenti in quelli attuali. Una differenza fondamentale è che in assenza di una concorrenza troppo 68 · TM Febbraio 2024

accesa in passato i costruttori fornivano una ricca documentazione, mentre oggi a prevalere è il ‘segreto industriale’. Altrettanto importante, si tende molto spesso a credere che lo sviluppo tecnologico sia un percorso unidirezionale e lineare, mentre i fatti dimostrano che le guerre commerciali, le mode, i fallimenti e la casualità hanno avuto un ruolo determinante», prosegue il presidente.

Alcune curiosità dalla ricca collezione dell’Associazione per la storia dell’informatica della Svizzera Italiana. Dall’alto, in senso orario: la scrivente a margherita del 1976 (Diablo 1620), un personal computer del 1986 (IBM XT 286) e il minicomputer del 1971 (PDP 8/e) con la scrivente a matrice del 1971 (DECwriter I).


Nonostante le collezioni siano solitamente conservate nei musei, non per forza i luoghi deputati devono definirsi tali. Il discrimine è infatti il pubblico a cui sono destinate e le modalità di fruizione. E ci si potrebbe trovare in presenza, per l’appunto, di un’eccezione. «Quello allestito a Trevano è un atelier destinato a studenti e curiosi di tecnologia. Per rendere fruibile ai visitatori tali tecnologie, mantenendole funzionanti, è indispensabile avere a disposizione parecchio spazio. Già oggi è anche sede di eventi, in presenza e in digitale, mentre nel medio periodo sarà indispensabile coinvolgere maggiormente i docenti di materie affini nei vari ordini scolastici, con un rispettoso e concordato affiancamento ad Astisi», riflette Carlo Spinedi. Una seconda sostanziale differenza, rispetto a un semplice museo, è del resto proprio nell’essere ancora funzionante di quello che diversamente sarebbe un vero e proprio cimelio. «Poter osservare un sistema funzionante suscita nel pubblico un interesse completamente diverso, in primis per l’incapacità della documentazione scritta di trasmetterne l’essenza con altrettanta efficacia. Non si deve però trascurare il fatto che le apparecchiature nel corso del tempo deperiscono, da qui la necessità di fissare le loro peculiarità in filmati o slideshow accattivanti il prima possibile. Certo, se ne può prolungare la vita, ma per farlo sono necessarie ampie conoscenze in elettronica, meccanica, scienza dei materiali; conoscenze che, una volta acquisite possono rendersi preziose anche in altri contesti. Il Ticino ha un forte bisogno di ‘cultura tecnologica’, fondamentale affinché possa crearsi un humus fertile, su cui possano nascere aziende ad alto valore tecnologico aggiunto. Se nell’immediato Astisi vuole fare la propria parte nel campo delle tecnologie dell’informatica e delle telecomunicazioni, in futuro si dovrà aprire anche ad altri settori, guardando ad esempio alla robotica, all’energia e anche alle biotecnologie», evidenzia il presidente. È però già nel brevissimo che si delinea una prima sfida fondamentale: trovare una nuova sede, e presto. «Attualmente la collezione è depositata in due grandi aule, con un locale annesso destinato a deposito e archivio. Idealmente avremmo bisogno di una superficie simile, di circa 500 mq, con una disposizione analoga a quella odierna ma definitiva, onde evitare

«Poter osservare un sistema funzionante suscita nel pubblico un interesse completamente diverso, in primis per l’incapacità della documentazione scritta di trasmetterne l’essenza con altrettanta efficacia» Carlo Spinedi, Presidente di AStISI

La collezione di Astisi riunisce 400 oggetti, tra computer e periferiche, di 1500 prodotti software, e oltre 3500 tra libri e manuali. Dall’alto: un home computer del 1982 (Sinclair ZX Spectrum), un plotter vettoriale del 1976 (Tektronix 4662) e un personal computer del 1975 (Altair 8800).

il rischio di una dispersione della raccolta. Oltre agli spazi espositivi e d’archivio, vi troverebbe posto un laboratorio dove curare e restaurare i manufatti, per garantire il passaggio di questo prezioso patrimonio alle nuove generazioni. Una sfida dall’esito non scontato», conclude Carlo Spinedi. Individuare una nuova sede per attrarre e interessare pubblico giovane non sarà certo un’impresa facile, ma l’appello deve essere lanciato. Sarà possibile trovarla? Forse... sì. Achille Barni Febbraio 2024 TM · 69


eureka/start up

Lavorare in una nuova dimensione Il futuro del lavoro da remoto al termine dell’emergenza pandemica appare quanto meno incerto, diverse le esigenze di imprese e collaboratori, urgente la necessità di trovare soluzioni di lungo periodo. Ma cosa può fare il Ticino in questo ambito?

A lato, un ‘ufficio’ in Alterland. Sotto da sinistra: Aleksandra Miklaszewicz, Mateusz Michalczyk, Bartlomiej Padamczyk, Dorota Sedek, Wojciech Gorecki, Tomasz Agacki. Il nucleo originale di sviluppatori.

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el frenetico mondo digitale di oggi, il concetto di ufficio tradizionale sta rapidamente evolvendo, anche grazie all’apporto di società grandi e piccole. Tra queste Alterland, un’impresa visionaria concentrata nel segmento del lavoro a distanza. Nata dallo spirito innovativo di Dorota Sedek, trascende i limiti tradizionali degli spazi di lavoro fisici creando un ambiente virtuale coinvolgente, una vera e propria metropoli digitale immersa in una valle svizzera virtuale. 70 · TM Febbraio 2024

La genesi. Alla base di tutto, un’idea semplice ma potente: colmare il divario tra il mondo del lavoro fisico e quello virtuale. «Osservando le sfide del lavoro a distanza, dalla mancanza di impegno agli ostacoli alla collaborazione, abbiamo immaginato una piattaforma che non solo risolvesse questi problemi, ma migliorasse anche la produttività e le dinamiche del team. All’epoca, gestivo una società di consulenza e interagivo con i clienti principalmente da remoto. Mi occupavo prevalentemente di formazione manageriale e leadership,

ma online i partecipanti potevano acquisire solo una parte delle competenze che avrebbero potuto sviluppare in presenza», esordisce così Dorota Sedek, Ceo e fondatore di Alterland. È stata questa l’idea sulla cui base si è poi formato il progetto, trovare una via che unisse i vantaggi delle due diverse modalità. «L’obiettivo era elaborare una modalità che rispecchiasse il più fedelmente possibile l’esperienza del mondo reale. Una soluzione che permettesse ai dipendenti e ai loro datori di lavoro di raggiungere i massimi livelli di produttività, senza perdere tempo con gli spostamenti, mantenendo l’equilibrio tra lavoro e vita privata e rispettando l’ambiente», prosegue la fondatrice. Al centro della piattaforma si trovano dunque degli uffici virtuali, progettati per replicare e migliorare l’esperienza dell’ufficio reale. «Questi spazi sono più che semplici repliche digitali: sono centri di collaborazione, creatività e innovazione. L’uso della realtà virtuale offre un livello di immersione senza precedenti, rendendo le interazioni più intuitive e coinvolgenti. L’integrazione dell’intelligenza artificiale, come la funzione Smart Note, ottimizza i flussi di lavoro, mentre la tecnologia blockchain garantisce sicurezza e affidabilità», sintetizza Sedek. In linea di principio si potrebbe dunque arrivare a sostituire l’ufficio tradizionale con uno più alternativo e completamente


virtuale, risparmiando in termini di costi, e affidandosi alla tecnologia, dall’Intelligenza Artificiale alla blockchain. Ma con quali effetti in termini di cultura del lavoro? «È sicuramente un ambito particolarmente sollecitato da questa evoluzione del modello tradizionale. Fornendo una piattaforma in cui i team possono interagire da remoto in un ambiente realistico, supera i divari geografici e promuove un senso di comunità e appartenenza. Questo non solo aumenta la produttività, ma anche il benessere dei dipendenti, un fattore cruciale nel luogo di lavoro moderno», riflette la fondatrice. Per certi versi adottare un tale approccio su più ampia scala potrebbe anche avere dei benefici in termini ambientali, almeno per quanto riguarda la necessità di spazi fisici destinati a uffici, che in questo modo potrebbero essere ridotti. Sul fronte opposto da soppesare ci sarebbe sicuramente l’importante consumo di energia da parte di tutte le tecnologie impiegate, oltre ai potenziali rischi psicologici, ad esempio di alienazione, del personale coinvolto. Pro e contro, come in qualunque evoluzione. Il team. L’efficacia della piattaforma è provata quotidianamente da un testimonial d’eccezione: l’intera squadra di Alterland. «Siamo un team piccolo, ma affiatato di 20 professionisti molto diversi tra loro, che ben riflettono i principi promossi dalla piattaforma. Operiamo tutti e sempre da remoto, interagendo tra noi senza difficoltà, nonostante il team sia composto da programmatori, gamer, artisti, analisti, manager, per un totale di oltre 300 anni di esperienza cumulata», mette in evidenza Sedek. Del resto, la Ceo e fondatrice da sola vanta oltre 16 anni d’esperienza in ruoli manageriali, con team da 4 a 500 persone. È business coach dal 2016, e tiene regolarmente workshop di gestione per le aziende. Oltre a un master e un Mba, ha condotto studi post-laurea in psicologia aziendale, oltre a un dottorato in management. Sfide e potenziale. Con un mercato target che abbraccia vari settori, dall’istruzione alla vendita al dettaglio, Alterland si inserisce nel fiorente mercato della realtà virtuale e aumentata. «Con il diffondersi del lavoro a distanza, la domanda di soluzioni innovative come la nostra è destinata ad aumentare. In prospettiva, la piattaforma non è solo posizionata per la

«L’uso della realtà virtuale offre un livello di immersione senza precedenti, rendendo le interazioni in un ambiente digitale più intuitive e coinvolgenti. L’integrazione dell’Ia, come la funzione Smart Note, ottimizza i flussi di lavoro, mentre la Blockchain garantisce sicurezza e affidabilità» Dorota Sedek, Ceo e fondatore di Alterland

Secondo l’investitore Nel 2030, il lavoro subirà notevoli cambiamenti grazie a tecnologie emergenti e modelli di lavoro ibridi, richiedendo maggiori investimenti tecnologici e una stretta collaborazione tra imprese e leader dell’It. Si prevede che la spesa in It supererà i 4,6 trilioni di dollari entro due anni, con un aumento annuo del 5%. Investire in tecnologie di collaborazione, gestione degli spazi e monitoraggio della salute diventa quindi cruciale per garantire la sicurezza dei dipendenti e un’esperienza lavorativa senza soluzione di continuità. La Future of Work 100, una classifica di start up che stanno rivoluzionando gli ambienti di lavoro, include 64 aziende valutate oltre 1 miliardo di dollari, 20 “stelle nascenti” e 16 “emergenti”. Queste aziende, provenienti da 16 Paesi e appartenenti a diverse categorie, affrontano sfide fondamentali per promuovere forze lavoro sostenibili. Le tendenze emergenti indicano una natura globale del lavoro, con una crescente attenzione alla gestione del talento e una forte diversificazione geografica delle start up. L’industria affronta sfide di valutazione, ma il potenziale di crescita e innovazione rende gli investimenti nel settore del lavoro promettenti per il futuro.

crescita, ma ambisce a definire il futuro del lavoro a distanza, e la concezione stessa degli spazi di lavoro. Vuole essere in tutti i sensi un passo in avanti nella ricerca di un futuro più connesso, sostenibile e produttivo, dunque migliore. Un futuro non più così lontano», nota la fondatrice. Il fatto che la start up operi comunque dal Ticino lascia grandi speranze all’economia cantonale, dalla creazione di nuovi posti di lavoro ad alto valore aggiunto, a uno sviluppo futuro completamente diverso del mercato del lavoro. Il successo della stessa sarebbe un’importante pubblicità per l’intero territorio. «La natura innovativa del progetto, ulteriormente sostenuta dalla collaborazione con le università locali, potrebbe creare un brand per il Ticino quale polo di nuove tecnologie e innovazione. A sua volta, il riflesso di Alterland della valle svizzera nella realtà virtuale promuoverà

ulteriormente la bellezza del nostro Paese. La crescita della nostra piattaforma si allinea perfettamente agli obiettivi ambientali che si è posto il Consiglio federale, riducendo l’impronta di carbonio e promuovendo pratiche sostenibili», conclude Dorota Sedek. Tra i prossimi passi che Alterland ha intenzione di muovere si trova l’espansione della città virtuale in nuovi distretti. Ognuno dei quali offrirà nuove funzionalità che rispecchieranno le esigenze di altri settori, con l’istruzione online e gli eventi che saranno i primi a essere lanciati. Il lavoro a distanza è solo l’inizio di una rivoluzione incentrata su una presenza sempre più importante della realtà virtuale, e pur essendo già oggi utilizzato in molti settori, la tecnologia sta iniziando solo ora ad accelerarne lo sviluppo. Emanuele Pizzatti Febbraio 2024 TM · 71


opinioni/camere di commercio

Un motore artificiale Anche la Svizzera si appresta a regolamentare lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, emulando il tentativo già in gran parte svelato dell’Unione Europea. Ci riuscirà?

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n un’epoca segnata da un’evoluzione tecnologica senza precedenti, l’intelligenza artificiale si afferma come una delle forze più impattanti e trasformative. La Svizzera, con la sua lunga storia di primati in innovazione e ricerca, si posiziona al centro di questa rivoluzione, svolgendo un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell’adozione dell’Ia anche nel mondo del business. L’importanza dell’Ia risiede nella sua straordinaria capacità di rivoluzionare ogni ambito di azione umana: questa disciplina non rappresenta soltanto un salto qualitativo nel panorama delle nuove tecnologie, ma agisce come un vero e proprio catalizzatore che sta ridefinendo il panorama industriale ed economico, riscrivendo le regole del commercio internazionale. Dall’automazione avanzata alla personalizzazione dei servizi, dall’analisi predittiva alla soluzione di problemi complessi, l’Ia sta aprendo nuove frontiere. La Svizzera emerge come un laboratorio dinamico per l’Ia, grazie ad un ecosistema di ricerca mondiale, ad infrastrutture avanguardiste e ad un ambiente normativo favorevole. Le università e i centri di ricerca svizzeri sono in prima linea, mentre start up e aziende consolidate esplorano applicazioni pratiche che potrebbero rivoluzionare il panorama globale. Un aspetto cruciale dell’approccio svizzero all’Ia è la ricerca di una regolamentazione equilibrata. Il Consiglio federale, attraverso il Datec, sta elaborando un quadro normativo che mira a garantire sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali negli ambiti di azione dell’Ia e che valorizzi l’Ia limitandone i rischi. Il 2024 sarà un anno cruciale per la regolamentazione dell’Ia in Svizzera grazie a uno studio che, attraverso la collabora72 · TM Febbraio 2024

zione interdipartimentale con enti e comitati, intende stabilire una sinergia con il Regolamento Ue sull’Ia, assicurando l’allineamento elvetico agli standard internazionali, con l’obiettivo di creare un quadro normativo che tuteli i cittadini e i consumatori promuovendo, al contempo, un ambiente favorevole all’innovazione. L’approccio svizzero alla regolamentazione dell’Ia non è isolato: questo processo coinvolge enti e comitati, tra cui l’Ufficio federale delle comunicazioni e la Divisione Europa del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), nonché

«Il 2024 sarà un anno cruciale per la regolamentazione dell’Ia in Svizzera, a partire dall’analisi del diritto esistente. Si mira a stabilire una sinergia con il Regolamento Ue, assicurando che la Confederazione rimanga allineata con gli standard internazionali» gruppi di lavoro specializzati in Ia. L’obiettivo è creare un quadro normativo che non solo tuteli i cittadini e i consumatori, ma che promuova un ambiente favorevole per l’innovazione e la crescita economica. L’analisi si baserà sui seguenti principi: - Il rispetto del diritto internazionale che prevale sul diritto interno; - La promozione dell’innovazione e della competitività della Svizzera nel campo dell’Ia, tenendo conto degli interessi economici, sociali e ambientali; - La protezione dei diritti fondamentali e dei valori etici, in particolare della dignità umana, della privacy, della non discriminazione e della responsabilità;

Marina Bottinelli, Innovation Manager della Camera di Commercio italiana in Svizzera.

- La partecipazione e il dialogo con le parti interessate, tra cui il settore privato, la società civile, il mondo accademico e le istituzioni internazionali. Esempi concreti dell’uso dell’Ia in Svizzera includono anche il settore della salute con, al centro, diagnosi e trattamenti puntuali; nel settore dell’energia, invece, ci si concentrerà sull’ottimizzazione di produzione e distribuzione; nel settore ambientale, con il monitoraggio e la tutela della biodiversità e delle risorse naturali. Il Canton Ticino si distingue come un polo di attrazione unico per l’espansione delle attività high-tech. La sua posizione strategica, la stabilità politica ed economica e un sistema burocratico efficiente lo rendono ideale per l’espansione internazionale. Istituzioni come l’Università della Svizzera Italiana e l’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale sono esempi di come il Ticino sia diventato un hub di ricerca e innovazione. Per gli imprenditori italiani che desiderano espandere la propria attività in Svizzera, è essenziale valutare le opportunità e le sfide del mercato, scegliere la giusta forma giuridica, registrare l’impresa e ottenere i permessi necessari. Il supporto di esperti locali in materia normativa e fiscale è cruciale in questo processo. In conclusione, la Svizzera, con il suo impegno verso l’innovazione e un approccio equilibrato all’Ia, offre un terreno fertile per la crescita e l’espansione delle imprese high-tech, con il Canton Ticino che si distingue come un hub ideale per l’innovazione e la ricerca internazionale.


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eureka/digitale

Questa vita è una catena Quello che la blockchain fa davvero bene è creare efficienza e trasparenza a livello di filiere e catene produttive. L’attenzione e gli sforzi dovrebbero concentrarsi lì.

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l seguente esempio è tratto da una storia vera, come si direbbe al cinema. La nave con il carico di pietre e metalli preziosi, per la nuova collezione di gioielli di un importante brand, arriva a Rotterdam, direttamente dallo stabilimento del fornitore esclusivo in Africa. Il carico viene controllato nel giro di poche ore dagli addetti del porto, grazie a una serie di sensori e telecamere. Gli stessi verificano, infine, la documentazione di viaggio. Luce verde. Lo smart contract legato all’operazione va in esecuzione e la transazione tra fornitore e catena viene regolata, con un costo di pochi centesimi (i famosi ‘gas fee’). Entrambi, marca e fornitore, ricevono istantaneamente la conferma dell’avvenuto pagamento in crypto, da un wallet all’altro. La tesoreria di entrambi converte le crypto in moneta locale, di nuovo per pochi centesimi e istantaneamente, per minimizzare la volatilità nella loro posizione di valute estere o ‘altre’. Il carico è quindi pronto a partire alla volta della Svizzera, a volte già il giorno stesso. Da quando questa famosa catena di gioiellerie ha testato e poi lanciato un sistema automatizzato di controllo delle spedizioni e di regolazione dei pagamenti via blockchain, il team della supply chain è riuscito a recuperare due mesi di tempo su di una filiera, che dall’ordine dei materiali al prodotto finito, ovvero quello che va in vetrina, viaggia sui dieci o dodici mesi. C’è stato tutto un periodo di prova e di allineamento della rete dei fornitori, naturalmente, con tanto lavoro di aggiu74 · TM Febbraio 2024

stamento, e tanta comunicazione tra tutti gli attori coinvolti. L’efficientamento finale del 15-20% è qualcosa di mai visto prima, ed è un risultato che rivoluziona un business vecchio come il mondo. “Questa vita è una catena”, come recitava una famosa canzone di Lucio Dalla. In passato, solo l’attesa dell’avvenuto pagamento bancario, che spesso coinvol-

geva più banche e più intermediari tra due continenti, fino alla conferma finale, poteva prendere settimane, con costi fissi e variabili considerevoli. Nessuno ha l’incentivo a deviare dal nuovo protocollo e prendere scorciatoie, perché sarebbe tracciato su blockchain per sempre. Non ci sarebbe neppure bisogno di discussione. Il carico sarebbe rigettato automaticamente e il fornitore tagliato fuori, per sempre. Se si discutesse di qualsiasi cosa davanti a un giudice, si comincerebbe la discussione

Frank Pagano, azionista di Tokenance, Senior Partner di Jakala, Contributor de Il Sole 24 Ore.

partendo da dati certi e condivisi tra tutte le parti, efficientando anche questa fase di customer service ‘B2B’ e l’intero processo di contestazione di fatture e servizi. La blockchain, gli Nft e il metaverso hanno raccolto e raccolgono enorme esposizione mediatica, di solito, per quello che riescono a fare nella parte di front-end, o meglio nell’ingaggio del consumatore. Tuttavia, la natura programmabile, deterministica, trustless e permissionless delle blockchain e dei suoi smart contract si sposano perfettamente, anzi meglio, con una missione fondamentale: tagliare intermediari, costi e sprechi. Lo scambio di ‘valore’ a livello globale si sposa perfettamente con un commercio che non è mai diventato davvero globale, e che è sempre stato caratterizzato da enormi commissioni degli intermediari finanziari. La blockchain è nata per fare proprio questo. Per capirne la portata rivoluzionaria, anzi, bisognerebbe partire dal retro, dal back-end, che purtroppo è la parte più noiosa, e vedere in azione uno strumento potente, che riduce sprechi e consuma meno. Efficientare il modo di produrre dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni azienda, per ottimizzare le risorse a disposizione e produrre, usando meno del ‘mondo circostante’. Questa vita deve essere una catena efficiente e trasparente.


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eureka/crypto

Tokenizzare... il tutto Nonostante il concetto di tokenizzazione, alla base degli Nft, non sia inedito, e analogo a quello di cartolarizzazione, i potenziali benefici sono diversi, specie in prospettiva. Thomas Zara, Managing Partner di Arkadia Digital Advisory.

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a tokenizzazione è il processo di creazione di token sulla blockchain che rappresentano beni tangibili o intangibili denominati Rwa (Real World Assets). Si intendono tutti quei beni, finanziari o meno, suscettibili a essere tokenizzati, come immobili, azioni, materie prime, diritti, opere d’arte, dati... La tokenizzazione, infatti, offre una maggiore liquidità agli asset rendendo gli investimenti più flessibili, permettendo di entrare e uscire dal mercato in modo più rapido. Il concetto di tokenizzazione non è nuovo ed è molto simile a quello di securisation (o cartolarizzazione), dove asset reali vengono rappresentati, dematerializzati e scambiati sotto forma di strumenti finanziari, tipicamente ‘notes’. Tale procedimento è applicabile solo a operazioni economicamente rilevanti, in cui il sottostante sia in grado di giustificarne i costi. La nascita degli Nft, acronimo di Non Fungible Token, che a differenza delle criptovalute o dei token fungibili sono i beni unici e non interscambiabili, ha creato le basi per la frammentazione della proprietà su larga scala, a prescindere dal valore. 76 · TM Febbraio 2024

L’arte ha rappresentato il primo vero use case di Nft (si pensi ai Crypto Punks o alle Bored Ape), anche se all’epoca il tutto appariva solo come una follia speculativa senza senso o utilità. Nel frattempo il concetto di multiproprietà di un Nft si è sviluppato, evoluto e raffinato. Tale possibilità è ora disponibile per chiunque, in maniera immediata e standardizzata, con costi irrilevanti. Il primo beneficio della tokenizzazione nel trasferimento di asset reali consiste infatti nell’eliminazione di ogni intermediazione e terziarietà, riducendo al minimo le spese amministrative, di servizio o legali. Ulteriori benefici? La decentralizzazione, l’incremento di sicurezza, la velocità delle transazioni, la trasparenza e l’immutabilità del dato, la non reversibilità, la programmabilità e automaticità delle transazioni, oltre ad aspetti nuovi come il permettere la diversificazione nella natura degli investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro e nuove professionalità. Grazie alla tokenizzazione anche gli investitori retail possono ora accedere a frazioni di asset e partecipare a opportunità di investimento inedite. Ad esempio, con

un investimento relativamente piccolo, è possibile possedere una frazione di un immobile, di una startup o di un quadro famoso. Questa parcellizzazione può inoltre facilitare la trasferibilità dell’asset in caso, ad esempio, di successione. Anche l’aspetto sicurezza gioca un ruolo fondamentale. L’uso di tecniche crittografiche avanzate, come la zero-knowledge proof (Zkp), che preservano la privacy e il cui uso sta prendendo sempre più piede, permette di garantire la riservatezza e la protezione dei dati e delle informazioni contenute negli asset tokenizzati. Recentemente Ethereum ha approvato l’Erc3643, il primo standard per la tokenizzazione di Rwa. Questo significa che chiunque, rispettandone gli standard, può creare un token e scambiarlo sulla sua blockchain. Ci si trova agli albori della “tokenizzazione del tutto”. Una nuova disruptive rappresentazione e commercializzazione decentralizzata del valore ad appannaggio di chiunque. Ma perché tutte le innovazioni collegate alla Blockchain come, Web3, Nft, Smart Contracts, Rwa Tokenization facciano un grande passo verso l’adozione di massa serve che diventino scalabili e quindi facilmente utilizzabili, al pari di quanto avvenuto con gli smartphone. Condizione essenziale ulteriore è l’interoperabilità tra le varie blockchain, ossia la capacità di comunicazione, scambio e trasferimento di dati in forma tokenizzata in modo veloce, standardizzato e sicuro. Senza tale salto qualitativo, tutte queste innovazioni rimarrebbero però appannaggio di solo pochi addetti ai lavori.


EXHIBITION | EXPERIENCE | EVENTS

10 - 14 APRIL 2024 HEAD — Genève timetowatches.com


finanza /analisi regionale

Quanto è duratura la ripresa? Nonostante il 2023 si sia chiuso sulle ali di una forte ripresa degli indici Pmi non sono poche le ambiguità intorno a questo dato. Evolvono le aspettative delle imprese e si riduce l’ottimismo con cui guardano alle prospettive dei prossimi anni. Sondaggio alle Pmi Come si è sviluppato il fatturato della sua azienda negli ultimi dodici mesi?

Il rallentamento della congiuntura mondiale indice anche sull’andamento e sul sentiment delle Pmi svizzere.

28 23 15 13 4

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6

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> 50%

-20% a -50% -10% a -20%

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+5% a +10%

> 10%

Crescita

■ 2022 ■ 2023 Fonte: Raiffeisen 2023

L’indice Pmi delle Pmi svizzere Andamento dei due indici a confronto 75 70 65 60 55 50 45 40 35 30 25 20 01/18

01/19

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Raiffeisen Purchasing Manager Index delle Pmi

01/22

01/23

procure.ch Purchasing Manager Index

Fonte: Raiffeisen 2024

I

l 31 dicembre si è chiuso un anno molto complesso per le piccole e medie imprese svizzere, segnato dalle molte emergenze macroeconomiche andate succedendosi nei mesi. Nonostante la forte ripresa di fine anno, catturata appieno dagli indici, restano le molte difficoltà dei trimestri precedenti, che avranno delle conseguenze. 78 · TM Febbraio 2024

«L’anno si è chiuso bene, con l’indice Pmi che è finalmente tornato in territorio positivo, passando nell’arco di poche settimane da 46,8 punti (livello prossimo ai minimi di inizio 2021) a 50,9 punti. Questo dato non dovrebbe però ingannare. Il bilancio che si è appena chiuso non è sicuramente dei migliori; durante il secondo semestre 2023 il sentiment si

è nettamente deteriorato, e si fatica ancora a trovare elementi per una duratura inversione di tendenza. Ad accusare particolarmente il colpo le Pmi di maggiori dimensioni, e orientate all’export, in controtendenza rispetto a quelle più piccole concentrate sul mercato domestico», esordisce così Goran Juric, Responsabile Clientela aziendale Ticino di Raiffeisen Svizzera. Guardando ai prossimi mesi non sono però molti gli elementi a sostegno di una credibile ripresa dell’attività economica delle Pmi, tendenza che vede la Svizzera in eccellente compagnia di quasi tutti i Paesi Ocse. «Congiunturalmente non mancano le difficoltà su entrambe le sponde dell’Atlantico, il che non depone certo a favore dell’economia svizzera. I livelli dell’attività industriale e manifatturiera si confermano anemici, ma quanto meno non ci si aspetta più un loro ulteriore rallentamento, come spesso avvenuto nel 2023. Una spinta seppur ritardata potrebbe arrivare sul finire dell’anno dall’allentamento delle condizioni di politica monetaria, e da un taglio dei tassi atteso già a partire dall’estate. Questi due elementi non impediranno però il concretizzarsi di un forte rallentamento congiunturale in Europa», prosegue l’esperto di Raiffeisen. Cambia il vento. In uscita da diversi anni di crisi di varia natura, affrontate sempre all’insegna di un certo ottimismo


da parte delle imprese, il 2024 potrebbe segnare un importante cambio di passo anche nell’approccio riservato al futuro da parte delle Pmi. «Guardando ai precedenti 36 mesi, l’anno scorso solo il 62% delle imprese intervistate per una nostra recente indagine era ottimista circa la propria situazione economica complessiva, un dato comunque importante, ma in forte calo rispetto al 76% del 2021 e al 67% del 2022. Restringendo l’ambito di riferimento a un’analisi finanziaria, solo il 50% si attende un aumento dei fatturati, rispetto al 69% del 2021, e solo il 28% dei margini, rispetto al 39% precedente. Tra le principali preoccupazioni è però confermata la carenza di personale qualificato, oltre alla scarsa disponibilità e il costo di materie prime ed energia», afferma Juric. Le differenze tra imprese vanno ampliandosi però soprattutto in relazione alle dimensioni, il che è facilmente riconducibile ai mercati su cui operano, con una propensione a rimanere sul mercato domestico da parte di quelle più piccole. «Dal sondaggio emerge che rispetto alle condizioni politiche ed economiche siano le imprese con un fatturato inferiore ai 10 milioni di franchi a dichiararsi mediamente più ottimiste, ma al tempo stesso sono anche quelle che ritengono di essere meno preparate ad affrontare nuove possibili crisi, specie se geopolitiche, contro le più grandi che negli ultimi anni hanno registrato qualche miglioramento anche su questo fronte. Guardando all’estero si conferma però immutata la richiesta alle istituzioni nazionali: stabilizzare sul lungo periodo i rapporti con Bruxelles, che rimane di gran lunga il principale partner commerciale elvetico», nota l’esperto. Le preoccupazioni delle imprese si confermano essere le medesime del passato, indice del fatto che i problemi non siano ancora stati risolti. «Non sorprende che le tematiche più finanziarie non rientrino tra le priorità delle imprese, in linea con gli anni precedenti, per loro stessa natura appaiono ‘meno tangibili’ che non altre. A segnalarsi per importanza continuano a essere le potenziali tensioni sui prezzi di energia e materie prime, nonostante la situazione si sia enormemente distesa. La disponibilità delle materie prime ha perso in criticità, ma si conferma un tema significativo. Continua a crescere, invece, l’allarme sulla ricerca di personale qualificato, accresciuto da una

«Dal sondaggio emerge che rispetto alle condizioni politiche ed economiche siano le imprese con un fatturato inferiore ai 10 milioni di franchi a dichiararsi mediamente più ottimiste, ma al tempo stesso sono anche quelle che ritengono di essere meno preparate ad affrontare nuove possibili crisi» Goran Juric, Responsabile Clientela aziendale Ticino di Raiffeisen Svizzera

Quanta ripresa? Dopo mesi sotto la soglia fisiologica dei 50 75 punti è a fine anno che 70 si è registrato un dato 65 60 positivo, un primo ti55 50 mido segnale di un’a45 40 gognata inversione di Produzione Ordinativi 35 Termini di consegna Occupazione 30 tendenza? «Se psicoScorte 25 20 logicamente siamo in 01/22 07/22 01/23 07/23 presenza di un dato Fonte: Raiffeisen 2024 importante, nella pratica non ha cambiato le sorti di un 2023 particolarmente pesante per il comparto nel suo insieme, e al tempo stesso non dev’essere nemmeno interpretato quale punto di svolta. Il merito ‘statistico’ di questo pur importante risultato va infatti attribuito a due sottoindici, Produzione e Occupazione, a fronte di una stagione invernale particolarmente intensa. Si può dunque parlare di rimbalzo localizzato, e non all’invertirsi di una tendenza di medio-lungo periodo», rileva Juric. A non deporre a beneficio di un rasserenarsi degli animi un’ulteriore contrazione del portafoglio ordini, andato sì migliorando nel mese di dicembre con una crescita da 44,8 a 48,8 punti, ma tuttora in negativo, al di sotto della soglia di 50 punti. In aggregato i sottoindici Produzione e Occupazione valgono il 45% dell’indice, una loro decisa crescita è quindi in grado di influenzarne il corso, pur non riflettendo una tendenza di lungo periodo, catturata invece dagli Ordinativi, che da soli valgono il 30% dell’indice. A far male il dato relativo alle scorte, il cui ridursi riflette il raffreddarsi delle prospettive di crescita delle imprese, al pari dei tempi di consegna, andati invece migliorando, grazie ai margini offerti dalla capacità produttiva inutilizzata. L’indice Pmi delle Pmi

Andamento delle sottocomponenti dell’indice

maggior concorrenza a livello globale e non più solo locale. Secondo l’ufficio di statistica federale a fine 2022 erano oltre 120mila i posti vacanti in Svizzera, con una equa distribuzione in tutti i settori», rileva Juric. È confermato, ancora una volta, il vantaggio che la Piazza svizzera è in grado di offrire alle imprese nazionali, di piccola

e grande dimensione, in linea con gli ultimi decenni: condizioni quadro stabili e prevedibili, certezza del diritto e qualità di infrastrutture e istituzioni, oltre che ovviamente la proverbiale stabilità politica. Elementi ancora dati per scontati, ma da confermare anno su anno. Achille Barni Febbraio 2024 TM · 79


finanza/l’esperto di fiscalità internazionale

Su le imposte patrimoniali Anche gli investimenti esteri pagano dazio. La Legge di Bilancio 2024, recentemente approvata dall’Italia, tassa ulteriormente tali investimenti: aumentano l’Ivie e l’Ivafe.

G

estori patrimoniali e family office che si occupano di clientela italiana, dovranno riconsiderare le modalità di detenzione e/o la giurisdizione degli investimenti finanziari detenuti in giurisdizioni ‘black list’. Dovranno inoltre fare i conti con un aumento dell’imposizione fiscale sugli investimenti immobiliari esteri. La Legge di Bilancio 2024, recentemente approvata dall’Italia, ha infatti puntualmente aumentato le imposte patrimoniali sugli investimenti finanziari ed immobiliari, detenuti all’estero. La misura introdotta determina: -L’incremento dallo 0,76 all’1,06% dell’imposta sul Valore degli Immobili detenuti all’estero (Ivie); - L’incremento dallo 0,2 allo 0,4% dell’Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero (Ivafe), limitatamente alle detenzioni dirette (senza intervento di una società fiduciaria italiana), nelle giurisdizioni cosiddette ‘black list’ di cui al D. M. 4 maggio 1999. Più in dettaglio, la prima misura comporta un aumento dell’imposta applicabile alla detenzione di immobili all’estero, allineandola in sostanza all’Imu italiana, mentre la seconda colpisce gli investimenti finanziari detenuti in giurisdizioni non considerate collaborative, dall’Italia. Il soggetto passivo dell’imposta Ivie è il titolare del diritto di proprietà residente in Italia, che liquiderà l’imposta nell’ambito della propria dichiarazione annuale dei redditi. Normalmente, soprattutto nei casi di detenzione di immobili tramite mandati fiduciari senza intestazione accesi con società fiduciarie italiane, il calcolo dell’imposta Ivie e la verifica della possibilità di 80 · TM Febbraio 2024

compensazione di eventuali imposte pagate all’estero, è svolta da quest’ultima. La seconda misura, invece, colpisce le persone fisiche e soggetti assimilati (trust e società di persone) che detengono investimenti finanziari e gestioni patrimoniali direttamente - senza il tramite di un intermediario italiano, come una società fiduciaria - in giurisdizioni considerate ‘black list’ dall’Italia, secondo la lista di cui al D. M. 4 maggio 1999. In merito, si segnala che, avendo il D. M. 20 luglio 2023 eliminato la Svizzera dalla ‘black list’, ne consegue che il suddetto incremento dell’Ivafe non riguarderà gli investimenti finanziari e le gestioni patrimoniali detenuti in Svizzera. Il ‘nuovo corso’ delle relazioni tra la Svizzera e la vicina Penisola produce quindi risultati positivi tangibili, a beneficio degli investitori e dei propri consulenti. Invece, altre giurisdizioni quali il Principato di Monaco, il Principato del Liechtenstein, Singapore, Hong Kong e Isole del Canale, ed altre ancora, spesso utilizzate da gestori patrimoniali e family office, per il deposito su banche locali degli investimenti finanziari e delle gestioni patrimoniali, rimangono nella ‘black list’ italiana e sono dunque a tutt’oggi fortemente penalizzate. Tale evenienza determina - viene qui ribadito - il raddoppio dell’Ivafe a partire dall’anno d’imposta 2024 e rende opportuno, quindi, per evitare l’applicazione di tale incremento, la detenzione degli investimenti finanziari e delle gestioni patrimoniali, tramite una società fiduciaria italiana, oppure alternativamente il cambio di giurisdizione. Decisione non facile la seconda, essendo la diversificazione delle giurisdizioni

Andrea Ferraretti, Presidente di Riva Reno Fiduciaria.

- in una tipica allocazione di portafoglio - una delle variabili fondamentali che i family office e i gestori patrimoniali devono prendere in considerazione. In aggiunta, devono essere tenuti in debito conto anche altri elementi, quali, ad esempio, le relazioni storiche e consolidate con gli operatori locali, la vicinanza ai mercati di sbocco o approvvigionamento nell’ambito delle attività imprenditoriali degli investitori od anche la reperibilità ‘in loco’ di specifiche asset class o investimenti. Stabilità politica, efficienza operativa e regolamentazione moderna tipiche di alcune giurisdizioni, devono oggi fare i conti con relazioni politiche - in particolare con i Paesi europei - non sempre facili. Relazioni che si sostanziano, anche, nell’inserimento di tali giurisdizioni nelle ‘black list’, in funzione della loro considerazione quali giurisdizioni ‘non collaborative’ o con condizioni di assenza di reciprocità, soprattutto per quanto concerne l’attività di vigilanza. Questo probabilmente stride con il fatto che questi Paesi hanno ormai da tempo intrapreso la strada della trasparenza, diventando - ad esempio - giurisdizioni ‘partecipanti’ a sistemi automatici di scambio di informazioni, quali il Common Reporting Standard (Crs). Ma oggi la collaborazione ai soli fini fiscali non è più sufficiente. In un mondo che galoppa verso un’integrazione finanziaria sempre più corposa, le scelte fatte a livello politico dalla Svizzera anni fa, stanno dando oggi - e senza dubbio - frutti tangibili.


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finanza/banche

Modernizzarsi, ma a quale prezzo? L’industria bancaria svizzera sono ormai anni che sta investendo pesantemente per digitalizzarsi, e rimanere aderente alle richieste della clientela. Quali strategie sono state sino ad oggi adottate e cosa potrà succedere nei prossimi anni?

© Switzerland Tourism

Paradeplatz a Zurigo è da sempre l’ombelico della finanza svizzera. Lo sarà ancora nei prossimi anni?

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egli ultimi vent’anni, la tecnologia ha fatto enormi progressi. Le nuove applicazioni sono più modulari, flessibili, aperte, user-centric e, soprattutto, cloud native. Stanno emergendo man mano sistemi di core banking di nuova generazione molto più efficienti e le aziende che li producono (spesso finanziate da grandi realtà di livello internazionale) sono determinate a crescere sempre più nel mercato. Questi nuovi sistemi riducono notevolmente le spese operative dei clienti bancari e vantano una tecnologia più avanzata rispetto alle piattaforme legacy o ai sistemi di core banking di prima generazione. Questo è il motivo per cui diversi esperti ritengono che questi nuovi sistemi possano rappresentare una sfida non indifferente per le piattaforme di core banking di prima generazione. Può essere facile cadere quindi nella trappola di vedere questa evoluzione solo da una prospettiva tecnologica e pensare che “il nuovo è sempre migliore”. Le banche con i sistemi di core banking di prima generazione beneficiano però dei molti 82 · TM Febbraio 2024

anni di operazioni consolidate con i propri clienti. Il personale bancario ha una comprensione approfondita dei processi finanziari. Inoltre, questi sistemi, gestiscono in modo puntuale i requisiti bancari in numerosi Paesi. Alla luce di questi sviluppi, le banche svizzere devono affrontare un dilemma. «Le trasformazioni del core banking hanno richiesto, negli ultimi vent’anni, importanti investimenti. Passare ora a sistemi di nuova generazione avviando nuovamente e a distanza di soli pochi anni nuove iniziative complesse, costose e rischiose, è una decisione difficile da prendere. Situazione ben diversa, invece, nel caso di tutti quegli istituti che hanno mantenuto i loro vecchi sistemi in servizio, e non hanno ancora sostenuto gli investimenti necessari ad ‘andare avanti’, come è spesso il caso di banche all’estero. Nel loro caso compiere questo passo, e guardare sin da subito ai sistemi di nuova generazione è una valida alternativa», esordisce così Luciano Rizza, Country Managing Director di Gft Svizzera. Quindi, quali sono le opzioni per le

banche svizzere in questo contesto? Come possono trarre vantaggio dagli ultimi progressi tecnologici bilanciando costi e rischi di nuove iniziative di trasformazione? Le principali opzioni sono: modernizzare i sistemi esistenti, sostituirli con sistemi di nuova generazione, aprire un nuovo branch, o ridurre il ‘core’. «La via più semplice è modernizzare i sistemi di core banking di prima generazione, con il supporto di fornitori di piattaforme bancarie che aiutino a preservare la competitività dell’istituto. Si tratta spesso di migliorare le interfacce utente, modularizzare le architetture monolitiche, nonché aprire i sistemi tramite Api per abilitare un’integrazione più facile. Questo primo approccio limita gli sforzi cui l’istituto deve sottoporsi per ‘modernizzarsi’, ed è per questo che è anche il più diffuso. La principale sfida è però dimostrare di poter soddisfare le aspettative della clientela anche in termini di qualità del servizio», nota il manager. Una seconda via si contraddistingue invece per la radicalità dell’operazione, con dunque uno sforzo richiesto da parte dell’istituto ben superiore. «Si tratta di sostituire il sistema attuale con un sistema di core banking di nuova generazione, “on premises” oppure SaaS in cloud. Nonostante i benefici del passaggio verso una tecnologia all’avanguardia, le banche sono consapevoli degli sforzi e dei rischi legati a questo tipo di iniziativa. Alcune banche all’estero hanno adottato questo approccio sostitutivo, spostando completamente o in parte le funzionalità operative su


sistemi di core banking di nuova generazione. In Svizzera non sembra essere stata avviata alcuna iniziativa in tal senso», prosegue Rizza. Un approccio più graduale, e meno rischioso, ma che potrebbe richiedere tempi molto più lunghi è invece ‘fondare una nuova banca’. «L’istituto può decidere di costituire una nuova banca digitale separata, spesso con un marchio dedicato, e basata sin da subito su sistemi di nuova generazione. Mentre viene utilizzata per l’onboarding di nuovi clienti, questa nuova piattaforma può essere anche sfruttata per migrare progressivamente i clienti esistenti dai sistemi legacy. Ciò riduce notevolmente il rischio operativo di una transizione “big-bang”. Uno dei punti da considerare attentamente è la duplicazione dei costi operativi per l’intera durata della transizione, a quelli precedenti bisognerà infatti sommare quelli ‘nuovi’, da qui un’accurata valutazione dei driver strategici in campo e l’intero business case», riflette il manager. Una quarta via, infine, cerca di cogliere il buono di alcune alternative precedenti, puntando a limitare, seppur non eliminandoli, i rischi relativi. «Da un lato non si vuole sostituire il sistema di core banking esistente, dall’altro si vuole migliorare le capacità dell’istituto di rispondere alle esigenze della clientela. L’obiettivo chiave di questo approccio è ridurre il sistema di core banking esistente alle funzionalità essenziali, come la gestione delle transazioni, sostituendo al contempo altre funzionalità e interfacce utente con nuove applicazioni modulari dedicate. Potenzialmente si possono ottenere maggiore flessibilità, time to market più rapidi e migliore gestione della customer journey, ma è necessario fare un’attenta valutazione dei costi. L’integrazione di altre applicazioni potrebbe infatti aumentarli, e di molto», evidenzia Rizza. Ma come si stanno muovendo attualmente le banche svizzere? «Considerando gli importanti investimenti in infrastruttura sopportati di recente da molti istituti non sorprende che al momento le alternative più seguite siano la prima, e l’ultima. Ciò non toglie che nei prossimi anni molto possa cambiare, e in fretta. Determinanti saranno l’evoluzione dei sistemi core banking di prima generazione, e il prezzo di continuare a modernizzarli, l’evoluzione delle piattaforme emergenti e la loro capacità di

«Le trasformazioni del core banking hanno richiesto, negli ultimi vent’anni, importanti investimenti. Passare ora a sistemi di nuova generazione avviando nuovamente e a distanza di soli pochi anni nuove iniziative complesse, costose e rischiose, è una decisione difficile da prendere» Luciano Rizza, Country Managing Director di GFT Schweiz

La digitalizzazione premia i primi della classe I campioni sovraperformano i ritardatari sia in termini di costi che redditività Digital Champions

RoE +1,5% RoA +0,1% Costi/ricavi -4%

Digital followers

Digital adopters

Ritardatari

Fonte: Deloitte Digital Banking Maturity Study 2023

Digitalizzazione bancaria Le diverse tappe di un percorso lungo e accidentato 2020 e oltre IV generazione

1970 - 1980 I generazione 1990 - 2005 II generazione

2010 - 2020 III generazione

Computerizz. iniziale

Interfaccia digitale del singolo prodotto

Next-gen banking via piattaforma Cliente-centrismo

Fonte: Gft 2023

essere compliant a normative specifiche e locali, le decisioni e le idee strategiche di una nuova generazione di manager che nei prossimi anni assumeranno posizioni chiave nei principali istituti. Quello che è certo è però che le competenze in ambito core banking continueranno a essere un fattore critico di successo per l’industria», conclude il Managing Director di Gft. Per cavalcare le opportunità offerte dalla tecnologia sarà sempre più neces-

In linea di principio digitalizzare i sistemi bancari porta benefici a tutti, anche in termini di costi. Dipende dalle modalità e... dai dettagli!

sario restare ‘sul pezzo’ e aggiornati, sia in infrastruttura che in competenze. Non farlo equivarrebbe a scomparire. Giulio De Biase Febbraio 2024 TM · 83


automotive /prospettive

Senza dimenticare l’idrogeno In movimento dal passato al futuro, percorrendo strade diverse, che implicano l’elettrico sì, ma contemplano anche altre tecnologie, alcune delle quali si stanno testando. Guidati da Paul de Courtois, Presidente e Ceo di Bmw Svizzera. A sinistra, Bmw i4 M50, la prima Gran Coupé completamente elettrica di Bmw M. Sotto, la nuova Mini Countryman C, che sintetizza un elevato livello di comfort di guida e un ambiente spazioso con un efficiente motore a benzina a 3 cilindri. La tecnologia mild hybrid integrata viene utilizzata per recuperare l’energia di frenata e supporta il motore a combustione interna durante le accelerazioni con una potenza di trazione elettrica di 14 kW. Questo riduce il consumo e le emissioni della Mini Countryman C.

C

on 25.251 immatricolazioni di veicoli Bmw e Mini, il 2023 si è chiuso per Bmw Group Switzerland con ottimi risultati. Le immatricolazioni di modelli Bmw sono aumentate dell’8,2%, raggiungendo le 21.360 unità e collocando il marchio al primo posto nella categoria premium e al secondo posto nell’intero mercato automobilistico. Dal canto suo, Mini ha registrato 3.891 nuove immatricolazioni, con un aumento del 2%. Mentre tutti i mercati automobilistici affrontano grandi sfide, Bmw Group Switzerland e i suoi marchi Bmw e Mini hanno mantenuto le loro posizioni e sono cresciuti in termini assoluti. A cosa si deve questo risultato? Lo scorso anno le immatricolazioni di Bmw Group Svizzera sono aumentate complessivamente del 7,2%. E le motivazioni sono rintracciabili non solo nella 84 · TM Febbraio 2024

gamma di modelli ma anche nella circostanza che in Svizzera la clientela ha un debole per le auto sportive. La quota di mercato delle auto Bmw M GmbH è del 24,1%. Non sorprende che i veicoli a trazione integrale siano popolari in Svizzera, ma la quota di mercato dell’85,3%

di Bmw xDrive è decisamente sorprendente. Con un’ampia offerta di propulsori alternativi, la domanda rimane forte e siamo ben posizionati per gli anni a venire. Nel 2023, i veicoli elettrificati rappresentavano già il 30,9% delle immatricolazioni di Bmw Group Svizzera.


Il futuro delle auto sarà veramente elettrico? Stiamo lavorando sull’elettrico ormai da tempo, e siamo già arrivati alla sesta generazione di questa tecnologia. Nel 2023, le vendite di auto Bmw 100% elettriche sono aumentate del 34% e quelle dei modelli ibridi ricaricabili del 17%. In pratica un veicolo Bmw nuovo su tre è stato un modello elettrico (6.532 unità, di cui 3.097 completamente elettriche e 3.435 ibride plug-in). La Bmw X1 (5.019 unità) è al primo posto, seguita dalla Bmw X3 (3.092 unità). La Bmw iX1 completamente elettrica, con 1.448 unità, ha giocato un ruolo importante nel successo della serie. La domanda di veicoli con propulsori elettrificati rimane elevata e Bmw Group Svizzera ha pienamente raggiunto gli obiettivi di CO2 fissati dal governo svizzero per il 2023. Mini ha registrato 3.891 immatricolazioni (+2%), pari a una quota di mercato dell’1,5%. La Mini Countryman (1.192 immatricolazioni) e la Mini3 porte (1.020 immatricolazioni) sono appaiate. La Mini Cabrio (859 immatricolazioni) rimane di gran lunga la cabriolet più immatricolata in Svizzera. In questo segmento, la Bmw Serie 4 Cabriolet è al secondo posto con 481 immatricolazioni. Nonostante i venti contrari e le incertezze, siamo ben posizionati per il 2024. Il potenziale di crescita è buono, soprattutto per i modelli elettrici. La nuova Bmw iX2 e soprattutto la nuova Bmw i5 Touring accelereranno la nostra crescita nella mobilità elettrica. Anche per Mini, che ha una nuovissima famiglia di modelli, la domanda dovrebbe essere in aumento. Mini sarà cento per cento elettrica entro il 2030. Come marchio a vocazione urbana, infatti, si presta particolarmente per la mobilità elettrica. Nel frattempo, la Mini 3 porte e la Mini Countryman saranno proposte sia con un motore endotermico che con un’unità esclusivamente elettrica. La Mini Aceman, invece, sarà proposta esclusivamente con un motore elettrico a partire dalla fine di quest’anno. Grazie alla joint venture con il produttore “Great Wall Motor”, la nuova Mini 3 porte elettrica e la Aceman vengono attualmente prodotte in Cina. Dal 2026, entrambi i modelli saranno prodotti anche a Oxford. Nonostante la grande importanza dell’elettrico, non abbiamo optato per un passaggio radicale. L’elettrico avanza,

«Nel 2023, le vendite di auto Bmw 100% elettriche sono aumentate del 34% e quelle dei modelli ibridi ricaricabili del 17%. In pratica un veicolo Bmw nuovo su tre è stato un modello elettrico» Paul de Courtois, Presidente e Ceo di Bmw (Suisse)

certo, ma non è una rivoluzione. Continuano per noi gli investimenti in tecnologia. Stiamo testando la fattibilità del motore a idrogeno e oggi, in Svizzera, esistono già diciassette stazioni che lo distribuiscono. Come stanno andando i vostri marchi nei tre grandi mercati: America, Cina e Europa? La Cina è per Bmw il primo mercato in termini di volume; l’Europa, ‘cuore storico’, è il secondo mercato, mentre gli Stati Uniti rappresentano - sempre in base al volume - il terzo mercato. Mercati diversi hanno gusti diversi. La clientela statunitense per esempio è orientata ai modelli di auto di grandi dimensioni. Ed è proprio in America, precisamente nella Carolina del Nord, che ha sede la più grande fabbrica di Bmw, che produce tutto l’essenziale per tutto il mondo. La rete di produzione del gruppo Bmw com-

Sopra, Bmw ix Xdrive50 che, grazie all’efficiente tecnologia Bmw eDrive e alla trazione integrale puramente elettrica, raggiunge un’autonomia eccezionale e un’impressionante accelerazione da ferma. Il Bmw Operating System 8.5 si aggiorna costantemente in automatico e permette la gestione completamente intuitiva.

prende 31 siti di produzione e assemblaggio in 15 Paesi. Il pensiero a lungo termine e l’azione responsabile hanno ispirato l’azienda nel tracciare la rotta per il futuro e, di conseguenza, la sostenibilità e la conservazione delle risorse sono al centro del suo orientamento, dalla catena di fornitura alla produzione fino alla fase di fine vita di tutti i prodotti passando per la produzione. Simona Manzione Febbraio 2024 TM · 85


automotive/prospettive

Sulla buona strada Con i risultati positivi del 2023, Audi continuerà quest’anno a perseguire sistematicamente la sua strategia di elettrificazione. Sono previsti lanci importanti, come anticipato da Dieter Jermann, Direttore del Marchio Audi Svizzera. A sinistra, la concept Audi A6 e-tron a quattro porte. Si pone come precursore di una gamma innovativa di vetture prodotte in serie con un sistema di trazione completamente elettrico. La base è costituita dalla nuovissima architettura tecnologica Premium Platform Electric (Ppe). Sotto, gli interni. A destra, Audi Q6 e-tron, con una nuova piattaforma, un’architettura elettronica, una tecnologia di ricarica e di batterie, oltre a un design pionieristico per Audi. La Q6 e-tron apre la strada al futuro completamente elettrico di Audi.

D

ati del 2023 alla mano, Audi ha aumentato il proprio volume, espandendo ulteriormente la propria quota di mercato. Con 20.313 veicoli immatricolati, infatti, per quanto riguarda la Svizzera il marchio dei Quattro anelli, parte del Gruppo Volkswagen, ha registrato un aumento del 12,5% rispetto all’anno precedente. Ciò rappresenta una nuova quota di mercato dell’8,1% e il terzo record consecutivo di quota di mercato in Svizzera. Anche i modelli elettrici (Audi e-tron Gt, Rs e-tron Gt, Q8 e-tron, Q8 Sportback e-tron, SQ8 e-tron, SQ8 Sportback e-tron, Q4 e-tron e Q4 Sportback e-tron) hanno dato il proprio contributo al raggiungimento di questi risultati. Nei prossimi due anni verranno lanciati numerosi nuovi modelli, sia gli ultimi motori a combustione che le pionieristiche auto elettriche. Entro il 2027 l’idea è quella di avere un veicolo completamente elettrico in tutti i segmenti principali. Secondo l’attuale pianificazione dei prodotti, ci saranno più di 20 modelli elettrici. Dieter Jermann, direttore del marchio Audi Svizzera, si dice ottimista. 86 · TM Febbraio 2024

Che ne sarà del motore diesel? Ha ancora una possibilità come ibrido? La strategia aziendale di Audi è stata comunicata chiaramente nell’estate del 2021. I motori a combustione saranno prodotti fino alla fine del 2033. A partire dal 2026, verranno lanciati sul mercato solo nuovi modelli completamente elettrici. Si tratta di un chiaro impegno a favore della mobilità elettrica. Come tecnologia ponte, i Phev sono una componente chiave della strategia di elettrificazione di Audi. Consentono e facilitano l’ingresso nella guida completamente elettrica e danno un contributo

significativo alla mobilità sostenibile. I modelli ibridi plug-in di Audi si distinguono per la loro lunga autonomia elettrica, per le prestazioni di ricarica semplici e per l’elevata idoneità all’uso quotidiano. Il futuro delle auto sarà davvero elettrico? Audi ha un piano chiaro per la transizione alla mobilità elettrica. La mobilità elettrica è il modo più efficiente per decarbonizzare il settore dei trasporti. Il nostro slancio nel campo della mobilità elettrica continua a crescere. In Audi Svizzera, ciò


è dimostrato dal numero di 5.076 modelli Audi completamente elettrici venduti nel 2023, che corrisponde a un aumento delle vendite del 58% rispetto al 2022 e a una quota di Bev del 25%. La tabella di marcia per il futuro mostra che la quota di Bev continuerà ad aumentare costantemente. Nonostante il difficile contesto di mercato, possiamo essere molto soddisfatti del risultato. Se si considera separatamente l’aumento del volume dei veicoli Bev di Audi, la quota ammonta al 25% delle vendite annuali complessive. Rispetto all’anno precedente, Audi sta quindi crescendo di 7,2 punti percentuali per i modelli e-tron completamente elettrici. Il popolarissimo Suv compatto Q4 e-tron e la sua variante Sportback sono stati venduti in 3.664 esemplari, pari a un aumento del volume del 97,7%. Anche la domanda per il Suv premium Audi Q8 e-tron di classe superiore è rimasta ininterrottamente elevata nel 2023 con 1.126 immatricolazioni. Quali sono i vostri assi nella manica per i prossimi anni? Dal 2024 sono previsti numerosi nuovi lanci. La più grande iniziativa di modelli nella storia di Audi comprende nuovi lanci e aggiornamenti completi dei prodotti. Un’offerta premium personalizzata per ogni cliente. Presenteremo la Q6 e-tron completamente elettrica alla fine del primo trimestre del 2024. Sarà la prima vettura dei Quattro anelli prodotta sulla piattaforma modulare Ppe (Premium Platform Electric). Il pianale Ppe prevede batterie con tensione nominale di 800 Volt, efficienti motori elettrici e ricariche ad alta potenza. La plancia, sempre più digitale, è composta dall’Audi Virtual Cockpit, dall’head-up display con realtà aumentata, dal display curvo Mmi e dallo schermo del passeggero anteriore. La Q6 e-tron introduce per la prima volta l’architettura elettronica E3 e il sistema d’infotainment basato su Android Automotive. La A6 e-tron seguirà poco dopo, nell’estate del 2024. È dell’inizio del 2024 la presentazione della nuova A3 nel segmento dei motori a combustione, mentre sono previste per la seconda metà dell’anno quelle di A5 e la Q5. Ogni nuovo modello Audi soddisfa

«Entro il 2027 si punta ad avere un veicolo completamente elettrico in tutti i segmenti principali. Secondo l’attuale pianificazione dei prodotti, ci saranno più di 20 modelli elettrici» Dieter Jermann, Direttore del marchio Audi Svizzera

gli elevati standard premium di design, qualità ed efficienza. Sembra che, dopo un iniziale ritardo, i marchi europei abbiano recuperato notevolmente terreno e dispongano di competenze tecniche pari, se non per certi aspetti addirittura superiori, a quelle di Tesla e della proposta cinese, non è vero? Dobbiamo sempre essere attenti alla concorrenza. Negli ultimi anni è stata acquisita una grande esperienza nello sviluppo e nella produzione di veicoli. Con 20.313 veicoli immatricolati nel 2023, Audi Svizzera ha registrato una crescita del 12,5% rispetto all’anno precedente e ha aumentato la sua quota di mercato per il terzo anno consecutivo, raggiungendo un nuovo record dell’8,1%. Il Suv compatto Audi Q4 e-tron sale al terzo posto tra le auto completamente elettriche più vendute in Svizzera. Una prova sufficiente del fatto che anche con i modelli Audi e-tron completamente

elettrici abbiamo imparato il “Vorsprung durch Technik”. Sono fermamente convinto che con i nostri punti di forza, come il design e la dinamica di guida, il nostro patrimonio di marca e l’esperienza che abbiamo, troveremo una buona strada da percorrere, soprattutto nel segmento premium. Perché il mercato svizzero è così importante per voi? La Svizzera è molto importante per il marchio con i Quattro anelli. In primo luogo, perché è un mercato con un’elevata affinità con il marchio Audi e, soprattutto, con i nostri veicoli ad alte prestazioni delle serie “S” e “RS”. La Svizzera apprezza anche la nostra trazione integrale di qualità superiore. La Svizzera è un “Paese Quattro”. E naturalmente è anche un mercato importante dove si può vedere come funziona la mobilità elettrica nel settore delle prestazioni. Claus Winterhalter Febbraio 2024 TM · 87


automotive /mercato svizzero

Un’ottima ripresa Tornano a girare i motori dell’automotive con vendite in aumento e prosegue la diffusione delle propulsioni alternative, quasi un terzo dei veicoli venduti in Svizzera nel 2023. Il prossimo lancio di tanti attesissimi modelli potrebbe dare la spinta decisiva per sfondare nuovamente la soglia delle 300mila nuove immatricolazioni ante pandemia. Mercedes AMG CLE 53 Coupé

P

iù di un’auto nuova su cinque venduta in Svizzera nel 2023 era integralmente elettrica. Con una quota di mercato del 20,9% la crescita del segmento prosegue, anche se a ritmo più lento rispetto al 2022 (3,1 % contro 4,5%). Il numero di vetture elettriche di nuova immatricolazione è aumentato del 31,3% rispetto all’anno precedente, passando da 40.173 a 52.728. Se si aggiungono le oltre 23mila ibride plug-in (+26,5%), i veicoli con presa elettrica rappresentano ormai quasi un terzo del mercato (30,1%), di poco dietro ai motori a benzina, entrambi in largo vantaggio sui diesel (9,3%). Effetto collaterale del successo, da questo gennaio anche le motorizzazioni elettriche sono assoggettate all’aliquota del 4% sugli autoveicoli applicata sul prezzo all’importazione, misura voluta dal Consiglio federale come parte del piano di correzione per il bilancio dello Stato. L’aumento della quota di vetture a propulsione alternativa stava infatti comportando un consistente calo delle entrate provenienti dall’imposta sugli autoveicoli,

88 · TM Febbraio 2024

infatti mantenendo l’esenzione si stimava che le perdite fiscali per il periodo dal 2024 al 2030 sarebbero ammontate a circa 2-3 miliardi di franchi. Un peggioramento delle condizioni quadro per la mobilità elettrica che, come lamentato da auto-suisse, risulta in contraddizione con gli obiettivi per il settore dei trasporti di riduzione delle emissioni di CO2 del 57% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, proprio in un momento in cui l’industria automobilistica sta cercando di convincere sempre più clienti a passare a veicoli a emissioni zero. Complessivamente, in Svizzera il 2023 si è concluso con un incremento di automobili vendute dell’11,6%, pari a 252.214 nuove immatricolazioni. Non male come ripresa, ma purtroppo si resta ancora lontani dai fasti delle circa 300mila autovetture nel pre-pandemia. Acquisti condizionati dalla prudenza per le prospettive congiunturali e dall’aumento dei prezzi, considerato come l’automobile per un’economia domestica costituisca il secondo investimento in termini di valore dopo l’alloggio.

Nuove immatricolazioni in CH Gennaio-Dicembre 2023 e variazione %Y/Y Volkswagen

28.350

BMW

21.290

+11,5% +8,2%

Škoda

21.160

+21,6%

Audi

20.313

+12,5%

Mercedes-Benz

19.971

+3,4%

Toyota

13.291

+9,3%

Seat / Cupra

11.958

+12,4%

Ford

10.029

+13,0%

Tesla

8.757

+0,4%

Renault

8.584

+14,3%

Hyundai

8.452

+11,5%

Dacia

7.961

+9,0%

Volvo

7.827

+36,6%

Kia

6.859

+18,6%

Peugeot

5.381

-16,3%

Opel

4.784

+7,4%

Porsche

4.564

+5,3%

Mazda

4.493

+5,6%

Suzuki

4.321

+14,0%

Fiat

4.302

+7,7%

Mini

3.891

+2,0%

Nissan

2.998

+75,9%

Citroën

2.924

-15,3%

Jeep

2.427

+47,0%

Honda

2.343

-1,8%

Mitsubishi

2.172

+17,6%

Land Rover

1.977

+29,7%

Marchi diversi

1.871

+44,7%

Subaru

1.849

+27,5%

Alfa Romeo

1.487

+16,9%

Polestar

901

+10,7%

Lexus

856

+58,8%

Smart

826

+225,2%

Genesis

717

+47,2%

DS Automobiles

677

+14,0%

Maserati

531

+37,2%

Jaguar

414

-25,2%

SsangYong

309

+141,4%

Aston Martin

151

+18,0%

Alpine

129

+4,9%

BMW Alpina

70

+22,8%

Aiways

47

-7,8%

Totale

252.214

11,6%

Fonte: auto-suisse


Se il settore dell’auto ha sofferto gli ultimi anni, osservando il calendario delle novità auto 2024 si direbbe che le Case automobilistiche vogliano recuperare terreno dopo i rallentamenti dovuti a Covid e crisi dei componenti. Sarà quindi un 2024 ricco di lanci di nuove gamme e modelli inediti, tra cui anche parecchie cinesi. Le più attese sono sicuramente Audi Q8, Audi Q6 e-tron, Alfa Romeo Milano, Bmw X2, Cupra Tavascan, Dacia Duster, Fiat Panda, Lamborghini nuova Huracan, Lancia Ypsilon, Lexus Lbx, Mercedes Amg Gt e Mercedes Cle Cabriolet, Range Rover completamente elettrica, Renault 5, Smart #3, Suzuki Swift, Tesla Model Y 2024, Toyota C-HR, Volkswagen Passat,

Volkswagen Passat

Volvo EX90

Per la 24esima volta VW è leader in Svizzera, con 28.350 auto vendute nel 2023. Altre tre tedesche sul podio, Bmw, Mercedes e Audi. È invece Tesla Model Y la più acquistata. Prosegue, anche se con minor slancio, l’ampliamento della fetta di mercato delle motorizzazioni alternative.

Vw Tiguan e Vw ID 7, Volvo Ex 90 - per citarne alcune, in ordine alfabetico. Nel frattempo, uno sguardo ad alcune notevoli prestazioni dell’anno passato. Volvo Car Switzerland. La casa automobilistica premium svedese si è fatta notare registrando una crescita tre volte superiore a quella del mercato automo-

Carica elettrica positiva

La crescita delle motorizzazioni alternative Parti di mercato delle propulsioni alternative (nuove vetture passeggeri), CH & FL, %

Immatricolazioni auto 2023 in Svizzera e variazione 2022/23 in %

57,4%

60% 50,8%

52.929 (+30,7%)

44,5% 40%

24.8% 28,2%

20%

0%

bilistico svizzero, con un totale di 7.827 nuove immatricolazioni (+37%). Dopo aver raggiunto nel 2022 una quota di mercato del 3,1%, ha così consolidato la sua posizione di fornitore affermato di veicoli elettrificati nel segmento premium. Con 2.862 modelli completamente elettrici (2022: 1198) e 2.828 modelli ibridi plug-in (2022: 2458), nel 2023 quasi il 73% di tutti i veicoli Volvo nuovi venduti in Svizzera era elettrificato. In particolare, il segmento dei veicoli totalmente elettrici, guidato dalla Volvo EX30, il Suv più piccolo del marchio arrivato l’anno scorso in Svizzera e che promette di diventarne uno dei modelli più venduti, ha registrato un’ulteriore crescita (37% delle Volvo immatricolate in Svizzera). Inoltre, nella primavera del 2023 Volvo Car Switzerland è stata una delle prime case automobilistiche in Svizzera a creare un canale di vendita online per tutti i modelli completamente elettrici, complementare agli showroom. Un’iniziativa che ha già riscontrato un buon successo.

13,1% 4,7% 4,2% 1.9% 2.4% 0.7% 0.9% 2015 2016

5,6% 2.7% 1.1% 2017

7,2% 3.8% 1.5% 2018

7.1% 1.4% 4.2% 2019

13.6%

23.094 (+29,7%)

21.9%

9.1%

6.1%

8.1% 17.8%

8.2%

13.3%

2020

2021

■ BEV ■ PHEV ■ HEV+MHEV ■ CNG (matano) ■ % crescita Y/Y Fonte: auto-suisse

27.4%

2022

Totale 252.214 (+ 11,6%)

85.205 (-1,2%)

9.2% 70.732 (+21,9%)

20.9%

2023

23.940 (-10%)

■ Benzina ■ Diesel ■ Ibridi normali ■ Ibridi plug-in ■ Bev Fonte: Ust, Ustra

Febbraio 2024 TM · 89


Alfa Romeo Tonale Plug-in Hybrid Q4

Volkswagen. Per la 24esima volta consecutiva Volkswagen è risultato il marchio automobilistico più acquistato in Svizzera, in netto vantaggio sul secondo classificato, con un totale di 28.350 unità vendute (+11,5%) e una quota di mercato pari all’11,2%. Già per la quinta volta, la Tiguan risulta il modello più apprezzato: con 4.023 veicoli venduti si è infatti ag-

giudicata il quinto posto nella graduatoria delle vendite in Svizzera nel 2023. Anche la Golf, altra campionessa di vendite che quest’anno festeggia i suoi 50 anni, rimane saldamente ancorata alla top 10. Rispetto al 2022, la quota di veicoli ibridi e completamente elettrici del marchio è cresciuta quasi del 5% (26,2% del volume complessivo). La ID.3, lanciata nel

Mobilità rinnovabile per la Svizzera Il Gruppo Amag non solo ha chiuso il 2023 all’insegna del successo, ma si conferma come importante datore di lavoro e motore economico. Forte di un fatturato consolidato di 5,2 miliardi di franchi, con i suoi marchi Volkswagen, Audi, Škoda, Seat/Cuora e Volkswagen La stazione di ricarica rapida a Vaduz, fra le Veicoli Commerciali, Amag 13 sedi della rete che Amag sta costruendo è riuscita ad aumentare al come parte della sua strategia a sostegno 32,4% la sua quota in un dell’elettromobilità. mercato complessivo in leggera crescita. Con le sue 82 sedi, costituisce la rete di garage più fitta della Svizzera, dove inoltre si è posizionata ancora una volta come una delle principali aziende formatrici con 7.500 posti di lavoro (200 in più rispetto al 2022) e, per la prima volta, oltre 800 apprendisti. La posizione di leader nel settore dei veicoli completamente elettrici è stata notevolmente consolidata. Le auto elettriche acquistate dalla clientela sono state 18.542, con un aumento di quasi il 50% rispetto all’anno precedente. Con gli impianti fotovoltaici costruiti su tutto il territorio nazionale l’anno scorso da Helion Energy, affiliata di Amag, è stato possibile coprire quasi il doppio del fabbisogno energetico delle auto elettriche vendute dal Gruppo nel 2023, in linea con il concetto di ‘mobilità rinnovabile’: con elettricità proveniente dalla Svizzera per le auto elettriche in Svizzera.

90 · TM Febbraio 2024

2023 con un importante aggiornamento, e la ID.4 conquistano rispettivamente il quarto (2.556 unità vendute) e il settimo posto (1.836) fra le auto integralmente elettriche acquistate in Svizzera e si punta ora alla tripletta con il lancio della ID.7, nelle versioni berlina e Kombi adatte a lunghe percorrenze. Alfa Romeo. C’è anche un’italiana che fa parlare di sé. Con un incremento di immatricolazioni del 16,9%, Alfa Romeo è stato uno dei marchi più vincenti in Svizzera nel 2023. Una performance che si inscrive in un anno eccezionale per la casa automobilistica milanese, che si qualifica come il marchio premium che cresce di più tra i migliori competitor globali (+30%). Addirittura in Europa le vendite sono aumentate del 46% e nella regione del Medio Oriente e dell’Africa del 74%, supportata dal mercato turco (+155%). Molto interessante per il futuro anche il mercato statunitense, dove il debutto di Tonale a settembre è stato accolto con grande entusiasmo. Nella ricerca di settore Iqs (Initial Quality Study) pubblicata da JD Power, Alfa Romeo si è piazzata sul gradino più alto del podio tra i marchi premium e al terzo posto nell’industry, scalando bel 24 posizioni. Si conferma così il successo della strategia a lungo termine lanciata nel 2021: un nuovo prodotto ogni anno, con un’attenzione altissima sulla qualità. Dopo il successo di Tonale, il marchio è pronto a sfoderare diversi assi nella manica nel 2024: oltre ai nuovi modelli Quadrifoglio per Giulia e Stelvio, i modelli speciali “Tributo Italiano” (con caratteristiche di design particolari, nei soli colori della bandiera nazionale) e, nel corso dell’anno, un modello completamente nuovo con l’Alfa Romeo Milano. Tesla. Proprio un’elettrica doc, Model Y di Tesla, è stata la vettura più venduta, sia in Svizzera (6.200 unità) che a livello europeo, dove è stata la prima auto elettrica a piazzarsi in testa alla classifica di vendite annuale, per giunta prima ‘straniera’ ad aggiudicarsi il vertice del podio. E, sulla base delle statistiche dell’Istituto britannico Jato Dynamic, ha conquistato la pole position anche a livello mondiale, a soli 20 anni dalla nascita di Tesla con 1,23 milioni di unità vendute tra gennaio e dicembre 2023, segnando un aumento annuale del 64% Claus Winterhalter


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Osservatorio

di Federico Introzzi

Inizio cauto Il 2024 dovrebbe dimostrarsi un anno abbastanza positivo in termini di mercato, ma molto volatile sulla scorta della conclusione di moltissimi cicli elettorali. Aspettando novembre...

I

l mercato svizzero dei fondi nel corso del mese di settembre ha registrato un leggero arretramento, dovuto in larga misura a una correzione dei principali listini azionari, riportandosi, alla chiusura del trimestre, sui livelli di sei mesi prima. Ad accusare il colpo i fondi azionari, che rispetto a una perdita di masse di poco inferiore ai 13 miliardi si fanno carico di ben 9,2 miliardi di franchi svizzeri. In controtendenza, come ormai abitudine, i fondi monetari che crescono di 3,6 miliardi, gli unici a mettere a segno una performance positiva. Interessante guardare alla raccolta; se anche in questo caso sono i monetari gli unici a registrare cifre nere, per 725 milioni, e l’intera industria lascia invece sul terreno 4,2 miliardi, sono gli obbligazionari a fare peggio, con flussi in uscita tali da giustificare quasi totalmente la perdita di masse amministrate. Osservando invece il quadro più in prospettiva si può affermare che i protagonisti degli ultimi mesi si confermino i fondi monetari che segnano una raccolta alla chiusura del III trimestre di oltre 15,5 miliardi, e a 12 mesi più che doppia, con 31,2 miliardi di new money, a seguire solo gli azionari mantengono una raccolta positiva, con 1,8 miliardi, nonostante i chiari di luna. In profondo rosso invece gli obbligazionari, che accumulano deflussi netti pari a 8,8 miliardi sulle ali del rallentamento, e tali da coprire buona parte del calo di quasi 13 miliardi del gestito per l’intera Asset Class. In termini assoluti, l’industria dei fondi continua a riscuotere apprezzamento da parte degli investitori, anche internazionali, nonostante infatti riporti deflussi nel mese di settembre per 4,2 miliardi nell’arco di 12 mesi vanta al proprio attivo new money pari a 15,5 miliardi, o un ancor più significativo +79,8 miliardi negli ultimi 36 mesi, quando il gestito complessivo era superiore agli 1,27 trilioni.

Il mercato svizzero dei fondi (Dati Morningstar in mln di franchi) Categoria fondi

Asset under Management IX-2023 VIII-2023

Var.

Sottoscrizione al netto dei riscatti

Fondi azionari

592.157

601.418

-9.261

-373,9

Fondi obbligazionari

370.849

374.645

-3.796

-3.305,3

Fondi misti

166.730

169.402

-2.672

-981,0

Fondi mercato monetario

137.933

134.314

3.619

725,9

Fondi immobiliari

52.519

52.492

0.027

-6,0

Materie prime

27.434

27.918

-0.484

-137,5

Investimenti alternativi

11.050

11.226

-0.176

-150,0

Altri fondi

2.083

2.177

-0.094

-13,5

1.360,755

1.373,592

-12,837

-4.241,3

Totale mercato

Raccolta per Asset class (in milioni di franchi) 1 mese

3 mesi

6 mesi

1 anno

-3.305,3

-4.705,7

-4.080,3

-8.854,3

Misti

-981,0

-1,358,8

-2.099,2

-3.302,2

Materie prime

-137,5

-300,2

-795,4

-2.026,5 -783,0

Obbligazionari

Immobiliari

-6,0

-132,9

-327,5

Altro

-13,5

-577,5

-652,2

-810,1

Alternativi

-150,0

-431,3

-904,2

-1.784,1

Monetari

725,9

4,856,7

11.839,7

31.214,9

Azionari

-373,9

129,1

-3.548,15

1.883,2

Osservatorio 4.0 Caro lettore, L’Osservatorio sta infine sfondando la famosa terza dimensione, l’online, per essere sempre più completo e aderente all’evoluzione vorticosa dei mercati finanziari, tenendo il passo. Una parte dei contributi dei numerosi Partner che da anni contribuiscono alla sua ricchezza, e che molti apprezzano, inizieranno a essere web-only, specie per quelle tematiche molto più ‘liquide’. Buona meta-lettura

FI

L’Angolo dell’investitore: (Financials, Automotive, Luxury): ▲ Societe Generale

▲ Ferrari

▲ Richemont

▲ Unicredit

▲ Mercedes

▲ Hermès

▲ Nordea

▲ Michelin

▲ Lvmh

(FR0000130809) (IT0005239360) (FI4000297767)

(NL0011585146) (DE0007100000) (FR001400AJ45)

(CH0210483332) (FR0000052292) (FR0000121014)

Febbraio 2024 TM · 93


osservatorio/settori

Incognite intelligenti I titoli tecnologici sono solitamente tra i favoriti da un calo dei tassi d’interesse, il che si somma a diversi altri elementi che suggeriscono come il segmento continuerà a far bene. Matteo Ramenghi, Cio di UBS Wealth Management Italia. A lato, il diffondersi dell’Intelligenza Artificiale pone non pochi rischi per una quota crescente di posti di lavoro, in tutti i Paesi.

Rischi artificiali Quote di posti di lavoro esposti al diffondersi dell’Intelligenza Artificiale 100% 80% 60% 40% 20% 0%

Mondo

Economie sviluppate

Economie emergenti

Paesi a basso reddito

■ Basso rischio ■ Alto rischio, bassa complementarietà ■ Alto rischio, alta complementarietà Fonte: Imf, Ubs 2024

L

’intelligenza artificiale è considerata da molti la più grande innovazione di questi tempi ed è sempre più un tema di interesse finanziario. Si attesta infatti tra i principali fattori che hanno guidato l’andamento di alcuni titoli talmente grandi da influenzare le borse globali. La diffusione dell’intelligenza artificiale cambierà in modo dirompente l’efficienza dei processi aziendali e l’esperienza dei consumatori: 94 · TM Febbraio 2024

secondo alcuni studi accademici potrebbe portare a un aumento della produttività fino al 7%, paragonabile a quanto si registra normalmente in poco meno di un decennio. Come accade spesso durante una rivoluzione tecnologica, si teme per la tenuta dell’occupazione. Accenture stima che la durata media della giornata lavorativa potrebbe ridursi fino al 63%; secondo il Future of Jobs Report 2023 del World

Economic Forum, il 34% di tutte le attività aziendali verrà gestito da macchine. Tuttavia, l’automazione di compiti ripetitivi potrebbe liberare tempo per attività più creative, che richiedono intuizione, empatia e capacità di risolvere problemi. Le implicazioni in termini di crescita economica, ad oggi, non sono chiare, e la definizione del prodotto interno lordo (Pil), ideata circa un secolo fa, non aiuta certamente a farsi un’idea: ad esempio, l’aumento del tempo libero non viene preso in considerazione. Non necessariamente la storia è destinata a ripetersi, ma le tante rivoluzioni tecnologiche del passato suggeriscono che l’economia abbia forti capacità di adattamento: è stato stimato che circa il 10% delle posizioni lavorative alla fine di ognuno degli ultimi decenni non esisteva pochi anni prima. Guardando al passato, l’introduzione della catena di montaggio da parte di Henry Ford nel 1913 ridusse i tempi di produzione di un’auto da 12 ore a un’ora, l’introduzione dell’Ibm System/360 portò all’informatizzazione del lavoro, ma la temporanea riduzione dell’occupazione causata da queste innovazioni è stata poi compensata dalla maggior accessibilità di alcuni prodotti, che ha guidato un aumento della domanda. Tutto ciò va anche considerato nell’ottica di una riduzione della popolazione attiva nelle economie avanzate, per effetto


Se l’Intelligenza Artificiale spingerà molti settori a crescere, è anche vero che scegliere titoli di qualità nelle fasi di rallentamento congiunturale sia fondamentale.

Alla ricerca della qualità Performance relativa Msci High Dividend Yield e Msci World dal 1995 (in %) 8 5.4

6 4

dell’invecchiamento della popolazione. Un altro aspetto da considerare è come verranno distribuiti i vantaggi derivanti dalla maggior efficienza: le aziende diverranno più redditizie, o la concorrenza porterà a prezzi più bassi per i consumatori? In una nostra recente ricerca, Will Generative AI deliver a generational transformation?, è stato ipotizzato che le riduzioni dei costi per le aziende nel tempo si tradurranno in prezzi più bassi, a beneficio dei consumatori. La maggior efficienza potrebbe quindi diventare una forza deflattiva, ma lo stesso concetto di inflazione potrebbe essere messo in discussione. Infatti, per via di software che adattano rapidamente i prezzi alla domanda in un dato momento e in una specifica area, come già avviene per hotel e biglietti aerei, l’importanza del dato generale di inflazione perderebbe rilevanza rendendo ancora più complesso il ruolo delle Banche Centrali. Per di più, l’adozione dell’intelligenza artificiale richiede grandi capitali, dato che chip e server costano multipli di quelli tradizionali, e forti competenze nel campo della scienza dei dati e della programmazione. Proprio per questo si potrebbero registrare tensioni sociali: mentre alcune categorie beneficeranno degli avanzamenti tecnologici, altre potrebbero soffrire di una diminuzione di reddito e status. Questa situazione potrebbe portare a un’ulteriore polarizzazione della società e a un rafforzamento dei populismi. Inoltre, come avvenuto con il blocco all’esportazione di alcuni microprocessori avanzati tra Stati Uniti e Cina, l’intelligenza artificiale potrebbe acuire le tensioni geopolitiche. Si pongono poi complessi temi etici e legali, ad esempio, gli algoritmi potrebbero creare pregiudizi a causa dei dati utilizzati, portando a decisioni discriminatorie e ingiuste. C’è anche il rischio che l’intelligenza artificiale venga utilizzata per manipolare l’opinione pubblica. I Governi dovranno quindi predisporre rapidamente una regolamentazione che tenga conto di molteplici aspetti: antitrust

2.8

2 0 -2 -4 -6 -8

-7.9

-10

-10.8

-12 Fasi di ripresa

Fasi di rallentamento

Fasi di espansione

Fasi di recessione

Fonte: Ubs 2024

Intelligenza artificiale Stime di crescita dei fatturati 2022-2027 per i comparti (Cagr in %, e mld usd) Applicazioni Ia

Infrastruttura Ia

165 (+60%)

Computing

30 (+25%)

Altro

40 (+140%)

software

65 (+265%)

Internet

50 (+129%)

Modelli e cloud

70 (+145%)

420 (+72%)

Altro

Totale

Fonte: Ubs 2024

«I titoli tecnologici vengono da una forte performance nel 2023 e presentano multipli elevati. Tuttavia, le aspettative sono di una forte crescita dei ricavi proprio grazie alle vendite di microprocessori, software e dispositivi per l’intelligenza artificiale» per evitare la creazione di oligopoli, privacy, rapporti di lavoro, relazioni internazionali, ecc. Insomma, sicuramente l’intelligenza artificiale rappresenta una rivoluzione tecnologica destinata a cambiare società ed economia, ma ci sono ancora tante incognite, sia a livello macro che per le aziende e gli individui. Nel contesto degli investimenti, il settore tecnologico è particolarmente sensibile ai tassi d’interesse, data la sua elevata crescita. Quando si attualizzano gli utili attesi per valutare una società,

un peso maggiore è attribuito al futuro e risente quindi maggiormente del tasso d’interesse. Di conseguenza, i titoli tecnologici solitamente sono favoriti durante i tagli dei tassi d’interesse. Un investitore particolarmente cinico potrebbe spingersi ad affermare che, quando i tassi scendono, si genera sempre entusiasmo riguardo qualche innovazione. Questo potrebbe essere utilizzato per giustificare la performance degli asset legati alla tecnologia. Si potrebbero prendere ad esempio i prezzi mirabolanti di un anno fa per i terreni virtuali e le opere d’arte digitale, ma sarebbe riduttivo e sbagliato applicare questo concetto anche all’intelligenza artificiale. I titoli tecnologici vengono da una forte performance nel 2023 e presentano multipli elevati. Tuttavia, le aspettative sono di una forte crescita dei ricavi proprio grazie alle vendite di microprocessori, software e dispositivi per l’intelligenza artificiale, per questo, monitorando con attenzione l’andamento degli utili trimestre dopo trimestre, si continua a essere positivi su questo segmento. Febbraio 2024 TM · 95


osservatorio/scenari

Investimenti obbligati Sono svariati i fattori che lasciano presagire un ottimo anno per gli investitori del reddito fisso, sia negli emergenti che negli sviluppati. Qualche rischio marginale. Realmente interessante Livello rendimenti obbligazionari 5y necessari a battere l’inflazione Interessante 7.0

6.3

6.0

5.8

5.6

5.0

Fair Value

5.1

Costoso

4.8

4.0

3.1

3.0

2.8

2.0

Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management. A lato, nel caso di alcuni Paesi gli attuali rendimenti offerti dall’obbligazionario governativo sono davvero interessanti, essendo anche in termini reali positivi. Eccezione sono Svizzera e Giappone, ancora particolarmente bassi.

1.0 0.0

0.7 Italia

Usa

Australia

Uk

Canada

Cina

Germania Svizzzera

0.4 Giappone

■ Rendimento breakeven per un rendimento reale positivo ■ Rendimento attuale Fonte: Pictet Am

C

osa dire del 2024, e dunque dei prossimi pochi mesi? Qualche certezza, la crescita economica rallenterà. Lo stesso farà l’inflazione, ma non tanto quanto sperato. I rendimenti azionari saranno meno brillanti, ma le obbligazioni faranno meglio. Lo status degli Stati Uniti come prima potenza sui mercati azionari globali si attenuerà, mentre, per una volta, le azioni europee sorprenderanno in positivo. Allo stesso tempo, gli Emergenti supereranno i Paesi sviluppati, sebbene i punti interrogativi sull’economia cinese facciano preferire le obbligazioni alle azioni del comparto. È poco probabile che il rischio geopolitico diminuisca in modo significativo, date le molte elezioni che si succederanno, e che anzi porteranno a un leggero aumento della volatilità. Complessivamente, il 2024 non sarà un anno eccezionale per gli investitori. Ci si aspetta però che la stretta correlazione tra le asset class che ha caratterizzato i mercati negli ultimi anni si attenui. Ciò dovrebbe consentire ai portafogli bilanciati di mostrare una migliore diversificazione. 96 · TM Febbraio 2024

Rendimenti reali in miglioramento. I mercati obbligazionari globali non hanno mai sostenuto un periodo di volatilità così prolungato come negli ultimi due anni. Quello che però è stato definito “il più grande mercato obbligazionario ribassista di tutti i tempi” si sta infine chiudendo, con le prospettive sia per gli sviluppati che gli emergenti che si vanno rischiarando. È probabile che i mercati globali del reddito fisso producano utili superiori alla media, grazie a un reddito da cedole più elevato, alla debolezza della crescita nominale e a un graduale allontanamento dalle politiche monetarie. I tassi di interesse hanno raggiunto il picco (o quasi) per la maggior parte delle economie e l’inflazione è destinata a scendere (sebbene gradualmente e con una certa volatilità), da qui la probabilità di tagli dei tassi vicini, come già avvenuto in alcuni emergenti. È probabile che le economie sviluppate ne seguano l’esempio. Dunque, due tagli dei tassi di interesse della Fed nella seconda metà dell’anno, mentre la Bank of England potrebbe sorprendere già a mag-

gio. È probabile che anche la Bce riduca i tassi di interesse, ma in misura inferiore rispetto all’omologa statunitense. In calo. È probabile che i rendimenti dei titoli di Stato nelle principali economie diminuiscano mediamente di circa 50 punti base. I Treasury decennali americani termineranno l’anno intorno al 4%, il che dovrebbe portare il total return delle obbligazioni globali (secondo il JP Morgan Global Aggregate Bond) a circa il 7%. Dall’Italia agli Stati Uniti, dal Regno Unito al Canada, gli investitori in titoli di Stato delle economie sviluppate possono assicurarsi ritorni interessanti post inflazione. Negli Stati Uniti, i Treasury protetti dall’inflazione (Tips) appaiono particolarmente interessanti qualora l’inflazione dovesse rimanere sostenuta anche a causa dei conflitti in Medio Oriente. È probabile che i mercati obbligazionari giapponesi e svizzeri disattendano la tendenza positiva. Entrambi sono mercati a basso rendimento, in cui le prospettive reali annualizzate restano negative. Gli investitori dovrebbero evitare in particolare i titoli di Stato giapponesi, la Bank of Japan sembra pronta a normalizzare, ponendo fine ai tassi di interesse negativi, per poi aumentare i costi di finanziamento a breve termine. È probabile che il Giappone sarà l’unico Paese in cui i


rendimenti di riferimento aumenteranno entro la fine del 2024. Tenere sotto controllo i deficit. Il rischio per i titoli di Stato degli sviluppati è rappresentato dall’aumento dei deficit di bilancio e dal conseguente aumento dell’offerta obbligazionaria. Negli Stati Uniti, il Tesoro ha già allargato la dimensione delle aste per colmare il crescente deficit di bilancio, in peggioramento anche per via degli aumenti dei tassi. Allo stesso tempo, le valutazioni non sono più così interessanti dopo che le obbligazioni globali hanno attratto almeno il doppio dei miliardi rispetto alle azioni. Inoltre, nei sondaggi una quota record di investitori sovrappesa questa asset class e si aspetta un calo dei rendimenti obbligazionari, il che potrebbe ridurre i rischi di rialzo dei prezzi dei bond. Per quanto riguarda il debito societario, bene i corporate bond di alta qualità. All’avvicinarsi di un periodo di minore inflazione e di rallentamento della crescita, la preferenza va al credito investment grade. Gli spread high yield statunitensi si attestano a 400 punti base, troppo poco per essere giustificati dato un atteso rialzo dei tassi di insolvenza al di sopra della media storica del 3,6%. L’attuale spread di 400 è coerente con una crescita del Pil statunitense superiore al 3%, una completa normalizzazione degli standard di credito e tassi di insolvenza ben inferiori alla media: uno scenario alquanto improbabile. Per il resto, tante sono le ragioni per allocare capitale nelle obbligazioni emergenti, soprattutto in America Latina. Il debito in valuta locale ha già beneficiato dei tagli dei tassi. Essendosi mosse prima delle controparti sviluppate nel cercare di tenere sotto controllo l’inflazione, le Banche Centrali emergenti sono meglio posizionate per sostenere la crescita con una politica monetaria più accomodante, un ciclo che prenderà velocità. La prospettiva di un apprezzamento delle valute emergenti significa che le loro obbligazioni potrebbero guadagnare persino di più: sembra infatti probabile che possano superare le loro controparti sviluppate. Il divario di crescita tra i mercati emergenti e quelli sviluppati si potrà allargare sino al 3%. I modelli mostrano che le valute dei mercati emergenti sono scambiate fino al 20% al di sotto del fair value. Sebbene sia possibile un restringimento dei differenziali di rendimento (un fattore trainante

Caro dollaro Confronto tra differenziale di rendimento e indice del dollaro 115

1.5

110

1.3

105 1.1 100 0.9

95

0.7

90 2021

2022

2023 Differenziale di rendimento Usa - Globale in % (dx)

Indice del dollaro Usa (sx) Fonte: Pictet Am

Confronto tra asset class Andamento dei rendimenti reali di azioni, bond e monetari (dev. standard) 5 4 3 2 1 0 -1 -2 -3

1971

1976

1981

1986

1991

1996

2001

2006

2011

2016

2021

Rapporto P/E mondiale rettificato ciclicamente Rend. dei Treasury 10y meno crescita nominale tendenziale Usa Tasso dei Fed Fund meno tasso di inflazione core Pce Usa Fonte: Pictet Am

a livello valutario) a favore del dollaro, una crescita più elevata degli Emergenti aiuterà le loro valute ad apprezzarsi. Anche il loro debito in valuta forte dovrebbe sovraperformare, dato che il suo rendimento attuale si attesta al 9%, il più alto sul mercato delle obbligazioni sovrane e circa 200 punti base al di sopra della sua media a 10 anni. Ci si aspetta un restringimento marginale degli spread obbligazionari emergenti, che, unito a un calo dei rendimenti statunitensi, dovrebbe portare a un total return ben superiore al 10% nel 2024. Il declino del dollaro. Per quanto riguarda i mercati dei cambi, è probabile il dollaro comincerà un periodo di declino lento ma prolungato. Il vantaggio di rendimento della valuta rispetto alle controparti dei mercati sviluppati scomparirà di pari passo con la discesa della crescita del Pil statunitense al di sotto di quella della maggior parte delle altre economie sviluppate nel corso dell’anno. Ci si attende un calo del dollaro di almeno il 5% rispetto al paniere delle principali valute di riferimento.

L’eccezionalismo del dollaro potrebbe essere giunto al termine, e nei prossimi anni potrebbe tornare a segnalarsi il Vecchio Continente, i cui mercati sono anche meno cari di quelli del Nord America.

Lo yen dovrebbe trarre il massimo vantaggio dalla debolezza del dollaro. Il suo tasso di cambio effettivo reale è inferiore di oltre il 20% alla sua media decennale, mentre, sulla base della parità del potere d’acquisto, la valuta giapponese è inferiore di circa il 40% al suo fair value. Il calo dei differenziali di rendimento Stati Uniti-Giappone a favore dello yen dovrebbe contribuire a ridurre progressivamente questo divario di valutazione. Anche l’attrattiva degli investimenti in oro è in crescita. Il calo dei tassi reali statunitensi e l’indebolimento del dollaro dovrebbero essere favorevoli al metallo prezioso, sebbene la sua valutazione non sia più così interessante dopo il rialzo di quasi il 10% del 2023, soprattutto a seguito del conflitto tra Israele e Hamas. Febbraio 2024 TM · 97


osservatorio/scenari

Tra fragilità e tensioni Il 2024 sarà senza dubbio un anno interessante, ricco di sfide e opportunità, e con molte tendenze in inversione. Sorvegliati speciali i tassi, ma anche i risultati elettorali. GianLuigi Mandruzzato, Senior Economist di Efg.

L

’inflazione e la crescita economica saranno i fattori chiave che influenzeranno i mercati nel 2024. L’economia globale sembra avviata verso un atterraggio morbido, con i tassi di crescita delle economie emergenti destinati a superare quelli della maggior parte delle economie avanzate. Lo scenario più probabile per l’economia globale nel 2024 sarà un atterraggio morbido, con una crescita media annua del Pil di circa il 2,5-3,0%. Gli Stati Uniti dovrebbero evitare una recessione marcata e crescere più rapidamente della maggior parte delle altre economie avanzate, come già nel 2023. I rapporti di forza tra i diversi settori cambieranno ancora: dopo l’aumento della spesa per i servizi negli ultimi due anni, con la riapertura delle economie, il 2024 potrebbe segnare un ritorno alla spesa per i beni durevoli, con un aumento della produzione mondiale di beni di consumo. 98 · TM Febbraio 2024

Nel 2024 tutti gli occhi saranno ancora una volta puntati sull’economia statunitense, dato il suo impatto sulla crescita globale. Nel decennio precedente la pandemia, la produttività degli Stati Uniti è cresciuta solo dell’1,2%. La sua impennata a un tasso annualizzato del 5,2% nel terzo trimestre del 2023 ha riacceso le speranze di una rinascita della produttività basata sulla tecnologia. Tale dato, tuttavia, enfatizza in modo eccessivo il potenziale miglioramento che più probabilmente si potrebbe attestare a circa l’1,5% annuo. Con una crescita demografica continua, gli Stati Uniti dovrebbero mantenere una crescita del Pil di circa il 2%. Le economie in via di sviluppo dovrebbero superare quelle avanzate nel 2024, anche se è probabile che la Cina si assesterà su un tasso di crescita più lenta, con una media di circa il 4,0%-4,5% all’anno. Con la riduzione dell’inflazione globale, l’attenzione degli investitori si sposterà

sull’entità e sulla tempistica dei tagli dei tassi di interesse. Il ritmo dei tagli sarà fondamentale per molte asset class. L’incertezza che circonda l’allentamento delle politiche crea notevoli rischi di reinvestimento per gli investitori a reddito fisso, che potrebbero quindi privilegiare le scadenze nella parte intermedia della curva. Riduzione dei costi di rifinanziamento. Il calo dei tassi previsto favorirà una riduzione dei costi di finanziamento per il settore privato. Ciò potrebbe comportare una ripresa della spesa per i progetti legati alla transizione energetica, in quanto le preoccupazioni per il clima tornano in primo piano. Ci si aspetta una maggiore offerta di green e blue bond per soddisfare la crescente domanda degli investitori. Inoltre, si vedono prospettive molto più positive per i progetti eolici, solari e di accumulo di batterie, che sono stati penalizzati dall’aumento dei costi di finanziamento dovuto al rialzo dei tassi di interesse a partire dal 2022 e, in alcuni casi, dalla fissazione di garanzie di prezzo futuro irrealisticamente basse. Nel 2024, la selezione dei titoli rimarrà fondamentale, con le azioni a bassa capitalizzazione che potrebbero superare quelle ad alta. Le prime, infatti, tendono a produrre rendimenti più elevati rispetto alle altre su un orizzonte temporale più lungo, tuttavia negli ultimi tempi le società più piccole hanno registrato una significativa sottoperformance. L’intelligenza artificiale è stato il tema dominante del 2023. Per il 2024 l’impennata di popolarità dei farmaci per la perdita di peso potrebbe replicare questa


tendenza. Se così fosse, ciò potrebbe avere importanti implicazioni per i settori dei beni di prima necessità e della sanità. Alcuni settori sono stati ingiustamente puniti e questo crea un’opportunità, soprattutto se la nuova ondata di farmaci contro l’obesità replicherà le ‘mode dietetiche’ del passato. Rinascita del settore societario giapponese. Nel 2024 ci si aspetta una ripresa delle valute sottovalutate. La tendenza al ribasso del tasso di cambio nominale e reale del dollaro americano non è stata uniforme rispetto a diverse valute, in particolare allo yen. La valuta giapponese appare attualmente sottovalutata in quasi tutte le misure di parità di potere d’acquisto e di tassi di cambio di equilibrio. Nel 2024 lo yen beneficerà della probabile correzione di questa divergenza di valutazione. L’abbandono della politica dei tassi d’interesse zero da parte della banca centrale giapponese, la continua ripresa dell’economia e la rinascita del settore corporate del Paese favoriranno l’apprezzamento della valuta. Guardando ai mercati del reddito fisso, per il 2024 è bene privilegiare le obbligazioni con scadenze da tre a cinque anni nel debito governativo e societario investment grade, in quanto le scadenze più brevi hanno storicamente offerto protezione contro il rischio di reinvestimento associato al calo dei tassi di interesse a breve termine. Le obbligazioni indicizzate all’inflazione appaiono interessanti per l’elevato rendimento reale che offrono e per il fatto che non prezzano già una prospettiva di inflazione troppo elevata. Le obbligazioni convertibili selezionate continuano a offrire la sicurezza associata all’esposizione al reddito fisso e il potenziale di rialzo delle azioni small cap. I Governi di tutto il mondo si trovano ad affrontare ampi deficit di bilancio e alti livelli di debito. I conservatori fiscali sottolineano la necessità di tagliare la spesa pubblica o di aumentare le tasse, e i bilanci che mostrano ampi deficit rischiano di essere presi di mira dai bond vigilantes, come ha scoperto il Regno Unito alla fine del 2022. Questa sfida potrebbe diventare ancora più importante nel 2024 con le prossime elezioni negli Stati Uniti, in India e in molti altri Paesi, incluso, forse, il Regno Unito. In pillole. Ecco i 10 temi principali per i mercati nel 2024: 1. È probabile una crescita economica

Yen Variazione del cambio Usd/Yen (1980 - 2023) 290

290

260

260

230

230

200

200

170

170

140

140

110

110

80

80 50

50 1/1/80

7/1/84

1/1/89

7/1/93

■ +/- 1 dev. stand.

1/1/98

7/1/02

Cambio Usd/Jpy

1/1/07

7/1/11

1/1/16

7/1/20

Ppp stimato

Fonte: Bloomberg

Crescere, ma quanto? Crescita del Pil 2023, e attese per il 2024 (in %) Canada 2023 2024 1.3 1.5 Stati Uniti 2023 2024 2.1 1.2 Messico 2023 2024 3.2 2.0

Fonte: Imf

Uk 2023 2024 0.5 0.4

Corea del Sud Russia 2023 2024 2023 2024 1.4 2.1 2.2 1.4

Svizzera Eurozona 2023 2024 2023 2024 0.9 1.1 0.7 0.6 Unione Africana 2023 2024 3.2 3.4 Arabia Saudita India Brasile 2023 2024 2023 2024 0.8 3.5 2023 2024 6.3 6.3 3.1 1.6 Argentina Sud Africa 2023 2024 -2.5 -1.0 2023 2024 0.9 1.3

globale di circa il 2,5%-3% avviandosi verso un atterraggio morbido. Le economie emergenti e in via di sviluppo cresceranno più rapidamente di quelle avanzate; 2. La produttività degli Stati Uniti potrebbe aumentare guidata dalla tecnologia nel corso dell’anno; 3. I Governi di tutto il mondo sono gravati da ampi deficit di bilancio e da alti livelli di debito. Soprattutto negli Stati Uniti, dove c’è uno squilibrio strutturale tra entrate e spese, questo continuerà; 4. Più della metà della popolazione mondiale vive in Paesi che terranno elezioni nel 2024. Le elezioni negli Stati Uniti attireranno la maggiore attenzione e avranno probabilmente le conseguenze più ampie sul resto del mondo; 5. Le dimensioni della popolazione, la sua distribuzione per età e il numero di persone che lavorano sono fattori chiave del progresso economico e delle forze deflazionistiche; 6. La popolarità dei farmaci per la perdita di peso potrebbe aumentare; 7. La transizione dai combustibili fossili all’energia pulita dovrebbe riprendere

Giappone 2023 2024 Cina 2.0 0.9 2023 2024 5.0 4.5 Indonesia 2023 2024 5.0 5.0 Australia 2023 2024 1.8 1.5

Nel corso del 2024 proseguirà il rallentamento congiunturale in atto ormai dalla metà del 2023, come fotografa il consensus sulle aspettative di crescita del Pil. Stazionaria l’Eurozona, già fortemente rallentata nel 2023 dalla pessima performance tedesca. A far bene sarà però anche lo yen, spinto da una forte ripresa dei profitti aziendali, grazie alle riforme strutturali volute da Abe negli anni precedenti.

parte dello slancio perduto; 8. Ci si attende una ripresa delle valute sottovalutate, in particolare dello yen; 9. Interessanti opportunità nei mercati obbligazionari: titoli con scadenze da tre a cinque anni nel debito governativo e societario investment grade, obbligazioni indicizzate all’inflazione e obbligazioni convertibili selezionate; 10. Come storicamente accade, le small cap dovrebbero produrre nel tempo rendimenti più elevati rispetto alle large cap. Febbraio 2024 TM · 99


osservatorio/scenari

Anno elettorale Determinanti per gli esiti del grande appuntamento americano saranno le dinamiche economiche del mandato di Biden. Nulla è scritto, e molto potrebbe ancora succedere. Kevin Gardiner, Global Investment Strategist presso Rothschild & Co Wealth Management. A lato, il dividendo dei presidenti americani.

Tra politica ed economia Andamento di diversi indicatori sotto le diverse presidenze (in %) 15 12 9 6 3 0 -3 -6 -9

Azioni Us

Bond

Crescita

Inflazione

Disoccupazione

Salari reali

■ Biden (2020 - 2023) ■ Trump (2016 - 2020) ■ Media del Dopoguerra Fonte: Rothschild&Co

I

l ciclo elettorale statunitense, avviato a gennaio con le primarie, probabilmente coinciderà con le elezioni generali nel Regno Unito per la prima volta dal 1992. Mentre a Londra è probabile un cambio della guardia, a Washington nulla è scontato. I principali protagonisti della prossima campagna elettorale statunitense sono ben noti: Joe Biden e Donald Trump, con quest’ultimo imputato per 91 reati. Se tutto andasse come previsto, a contendersi il titolo sarebbero i più anziani di sempre, con una media di 80 anni a testa. I probabili candidati. L’esperienza insegna che il presidente in carica spesso gode di un ‘vantaggio di mandato’, tuttavia gli indici di gradimento di Biden stazionano sui minimi storici. Nonostante le difficoltà, la campagna di Trump Keep America Great non sta andando male. Almeno una cosa è certa: le maggioranze al Congresso sono estremamente equilibrate, si spartiscono equamente il controllo delle due camere, ed è probabile che rimangano tali. Al pari delle frammentazioni interne agli stessi partiti. 100 · TM Febbraio 2024

Blocco dei repubblicani. Il Partito, in particolare quest’anno, ha avuto difficoltà a raggiungere un consenso su un obiettivo comune in materia di politica economica e fiscale. Il prolungato stallo nel processo di approvazione del bilancio annuale, è un costante monito, con l’eventualità di leggere variazioni che potrebbero spingere a un’ulteriore impasse legislativa. Non mancano del resto sfide significative che il prossimo presidente dovrà affrontare. L’economia. Le posizioni ideologicamente opposte di Biden e Trump saranno sottoposte a un attento esame nei prossimi mesi, e sarà la percepita competenza economica la determinante delle elezioni. I conflitti e le dispute politiche dominano i titoli dei giornali, ma l’elezione sarà principalmente influenzata dallo stato di salute dell’economia. In ultima analisi, per gli elettori, il costo della vita e la disponibilità di lavoro sono aspetti più rilevanti. Nonostante i bassi indici di gradimento, Biden ha ottenuto un discreto successo nell’approvazione di leggi, tra cui l’Inflation Reduction Act, che promuove la sostenibilità ambientale, e il Chips Act,

che incentiva la produzione di semiconduttori, nonostante le sfide numeriche al Congresso. Ma in termini azionari un rendimento annuo netto del 2,5% non è particolarmente convincente. Crescita positiva, sentimento pessimista. Dal punto di vista economico, la crescita si è mantenuta positiva, sulle ali del post pandemia, ma i sondaggi evidenziano un sentiment dei consumatori particolarmente negativo, determinante anche per gli investimenti, rispetto invece alle opinioni generalmente accettate sulle inclinazioni di democratici e repubblicani. Spesso risultano più significativi i dati, come il ciclo economico. I presidenti democratici hanno frequentemente governato durante periodi di crescita economica e mercati positivi, ma ciò riflette probabilmente più il contesto economico che non i loro successi. L’agitazione politica potrebbe contribuire a un aumento della volatilità nei prossimi mesi. Tuttavia, ciò non modifica necessariamente le attuali tendenze economiche, che sono complessivamente positive per i mercati dei capitali, con una maggiore enfasi sulle azioni. Coloro che sono preoccupati per una possibile rielezione del Presidente Trump non dovrebbero dimenticare che anche il suo primo mandato non è stato il disastro economico che molti si aspettavano. E manca ancora quasi un anno prima che gli elettori vadano alle urne. Il quadro economico in evoluzione potrebbe ancora influenzare le dinamiche elettorali.


osservatorio/scenari

I principali trend asiatici Nel corso dell’anno l’attenzione generale resterà concentrata sull’Asia, in attesa di sviluppi positivi, pur in presenza di molte incertezze. Le elezioni in India faranno la differenza? Luca Castoldi, Senior Portfolio Manager di Reyl Intesa San Paolo a Singapore. A lato, le performance dell’azionario asiatico nel 2023.

Azionari asiatici Performance degli indici azionari nel 2023 (100: 1-I-2023) 130 120 110 100 90 80

gen

feb

mar

Tpx Index Twse Index Nifty Index

apr

mag

giu

Asx Index Kospi Index Vnindex Index

lug

ago

Hsci Index Sti Index Pcomp Index

set

ott

nov

dic

Shsz300 Index Jci Index

Set Index Fbmklci Index

Fonte: Bloomberg

S

toricamente, l’Asia ha tratto vantaggio dalla solida crescita cinese e dalla politica accomodante della Fed. Nel 2023, entrambe si sono mosse in direzione opposta. La ripresa cinese ha finito rapidamente per affievolirsi e non si è tradotta in una crescita positiva per la regione. Più in generale, le condizioni del manifatturiero e del commercio mondiale sono peggiorate nel corso del 2022 e non si sono ancora riprese. E anche le condizioni finanziarie globali si sono rivelate complesse, con gli aumenti dei tassi. Pertanto i Paesi che hanno storicamente seguito da vicino le performance degli Stati Uniti hanno ottenuto risultati relativamente migliori. Per contro, tutti i Paesi dipendenti dalle materie prime o dalla Cina si sono trovati in difficoltà. Con l’India a essersi distinta. Cosa si prospetta per l’Asia nel 2024? Presenta situazioni peculiari, ma resta legata alle esportazioni, ai Pmi e alle condizioni finanziarie globali. Nonostante le molte speranze, il contesto è caratterizzato da molti timori e incertezze.

Strategia macro o bottom-up? La volatilità del mercato proseguirà nel 2024, e le aspettative di mercato continueranno a cambiare con i dati, esattamente come nel secondo semestre del 2023. Lo scenario di base prevede che i tassi complessivamente più elevati ne influenzeranno le economie e si tradurranno in profitti più bassi. La produzione rimarrà debole, con il rischio di influenzare anche i servizi. La buona notizia è che i bilanci in Asia sono molto più sani ora di quanto non lo fossero nell’era pre-Covid, con deficit di bilancio e disavanzi delle partite correnti più cauti. Lo scenario più favorevole prevede un calo dell’inflazione, tale da migliorare le condizioni finanziarie generali. Ci si può dunque concentrare su un approccio fondamentale, valutando i punti di forza di ciascun Paese e azienda. Lo scenario peggiore considera invece il rischio che l’inflazione diventi più persistente del previsto, spingendo le banche centrali a tenere i tassi elevati a lungo. I Paesi su cui puntare. La Cina ha deluso nel 2023 e le incertezze continueranno. La convergenza tra il posizionamento

degli investitori e il riconoscimento della debolezza nell’economia da parte dei Governi dovrebbe portare a nuovi stimoli, e dunque utili societari inattesi. Il rischio rimane geopolitico, ma il sostegno all’immobiliare potrebbe tradursi in un aumento di fiducia e spesa dei consumatori. L’India conserva una dinamica di crescita strutturale grazie ai solidi dati demografici, al processo di riforme in atto e al continuativo drenaggio degli afflussi che i mercati emergenti stanno dirottando dalla Cina verso il subcontinente. Negli ultimi anni, la stabilità esterna dell’India, la sua inclusione nell’indice obbligazionario globale e la sua attrattiva per gli investimenti diretti all’estero hanno continuato a migliorare. Mantiene una dinamica di crescita strutturale di lungo periodo anche se, nel breve, tali elementi sono già ampiamente scontati. Il rischio principale è che lo status quo si inverta o che le incertezze politiche aumentino con le elezioni politiche, con un conseguente ritorno di interesse per la Cina. Allo steso modo, le importanti riforme e la crescita della popolazione stanno attirando investimenti esteri in Indonesia. Ma, come nel caso dell’India, le imminenti elezioni potrebbero generare ulteriore volatilità. Taiwan e Corea sono più esposte alle esportazioni, specialmente per la tecnologia, ambito nel quale non si aspettano importanti sviluppi. Dopo una buona performance nel 2023, le stime correnti portano a ritenere che potrebbe manifestarsi un certo rischio di ribasso. Febbraio 2024 TM · 101


osservatorio/alternativi

Relazioni che si deteriorano La competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina ha ricadute crescenti di cui l’investitore azionario deve essere consapevole. Restano improbabili grosse sorprese. Giovanni Rickenbach, Responsabile Strategia di Pkb. A lato, il declino della crescita dell’import cinese.

Cina Andamento dell’import cinese, dati mensili in usd mld 320

160

80

40

20 2001

2004

2008

2011

Import cinese

2014

2018

2021

Trend

Fonte: Pkb, Bloomberg

D

a completare entro il 2049, la strategia del Grande rinnovamento della nazione cinese prevede la revisione dell’ordine internazionale in senso multipolare. Pechino afferma di prepararsi a un clima internazionale più turbolento. Gli Stati Uniti preferiscono mantenere il sistema unipolare nel quale sono egemoni. Da qui la politica di contenimento cinese. L’Europa partecipa a questa competizione quale alleato degli Stati Uniti. Ucraina, Medio Oriente, Taiwan e colpi di stato in Africa ed elezioni problematiche sono sintomi di stress del sistema unipolare. Per le imprese occidentali che esportano o producono in Cina e per l’investitore azionario, il grande Paese asiatico diventa quindi di preoccupazione. La rivalità Usa-Cina rappresenta un cambio di regime duraturo rispetto alla globalizzazione, ma non esclude flussi commerciali e investimenti diretti. Risorse e capacità sono infatti inegualmente distribuite e creano dipendenze. La Cina soffre ad esempio di dipendenza alimentare ed energetica, e importa tecnologia. 102 · TM Febbraio 2024

Il campo occidentale importa dalla Cina componenti industriali e materiali, tra cui le strategiche terre rare. L’autarchia non è una soluzione, anche nel lungo periodo. La guerra economica deve infatti essere praticata con misura, perché un’escalation avrebbe conseguenze negative per tutti, sul livello dell’attività economica e sulla crescita nel lungo periodo. La competizione geo-strategica prende numerose vesti: barriere tariffarie e non, sovvenzioni, embarghi, sanzioni, controlli ai capitali, politiche industriali, diplomazia economica, azioni giudiziarie... Una varietà che rende necessaria un’analisi caso per caso. Due esempi. Lo sviluppo economico non è mai uniforme. Nel campo dei semiconduttori e della loro produzione, la Cina mostra un marcato ritardo. Gli Stati Uniti hanno proibito l’esportazione verso la Cina di quelli di ultima generazione e dei macchinari per produrli. I cinesi restano grossi importatori di chip delle generazioni precedenti e lo resteranno. Le vendite in Cina dei produttori americani, europei e di Taiwan non sono a prima vista in pericolo

e le loro valutazioni azionarie non dovrebbero quindi soffrirne. Un’estensione dell’embargo statunitense cambierebbe però la situazione. La transizione energetica è l’occasione per la Cina di ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia fossile. La leadership cinese nelle auto elettriche mette in difficoltà i produttori europei presenti in Cina, in particolare quelli tedeschi, le cui azioni trattano ormai a valutazioni molto depresse. Solo gli elevati dividendi le rendono un minimo interessanti. Le azioni di società americane ed europee esposte significativamente alla Cina presentano quindi un rischio accresciuto di cui bisogna essere consapevoli. Quando già scontato, è giudizioso non contare sul ritorno delle valutazioni ai livelli più alti. Quando non lo è, bisogna avere buone ragioni per ritenere che anche in futuro non saranno penalizzate. La visione d’insieme è rassicurante. L’esposizione alla Cina in termini di fatturato delle società quotate europee e americane non supera il 10%. È limitata, ma mostra differenze. Riguarda i settori implicati nei flussi commerciali: tecnologia, prodotti industriali, materiali e beni di consumo durevoli. È poco rilevante nei servizi. Escluse un’escalation protezionistica o un conflitto aperto, il raffreddamento crescente delle relazioni Occidente-Cina costituirà piuttosto un motivo di disturbo temporaneo per i mercati azionari, non un fattore suscettibile di provocare grosse fratture durevoli o una depressione permanente dei prezzi.


osservatorio/scenari

Spread obbligati A meno di notevoli colpi di scena il 2024 vede uno scenario economico in fase di normalizzazione, e dunque favorevole ai mercati. L’interesse dovrebbe rimanere sul reddito fisso.

Questione inflativa Andamento dei saggi d’inflazione Cpi (in %)

00

02

04

06

08

10

12

14 Usa

16

18

20

22

24

11.0 10.0 9.0 8.0 7.0 6.0 5.0 4.0 3.0 2.0 1.0 0.0 -1.0 -2.0

Eurozona

Fonte: Eurizon 2024

D

a un punto di vista macroeconomico il 2024 dovrebbe dimostrarsi un anno privo di sostanziali colpi di scena, e di prosecuzione del ciclo economico globale, in presenza di un combinato disposto di inflazione e crescita finalmente normalizzato, per la prima volta dall’inizio dell’emergenza pandemica nel 2020. A fronte di un’inflazione ormai sotto controllo, le Banche Centrali dovrebbero mantenere stabili i tassi per la durata del primo semestre dell’anno, per poi iniziare a tagliarli già in estate. A patto che non vi siano sviluppi bruschi a livello macroeconomico, un’improvvisa caduta dei livelli di attività economica, diversamente dai cicli precedenti questa volta la discesa dei tassi dovrebbe essere lenta e graduale, di pari passo con il normalizzarsi delle pressioni inflative. A metà anno l’inflazione sia negli Stati Uniti che nell’Eurozona dovrebbe assestarsi intorno al 2,5%, il che dovrebbe consentire nei primi mesi del 2025 di portare i tassi europei intorno al 2-2,5% e quelli americani sul 3-3,5%. Nei primi mesi dell’anno i livelli di

attività economica dovrebbero dunque ulteriormente raffreddarsi, pur senza scivolare in una recessione, per poi ripartire in concomitanza con il taglio dei tassi nella seconda metà dell’anno, e soprattutto della frenata dell’inflazione che contribuirebbe a ridare ‘fiato’, o potere d’acquisto, ai consumatori. Se dunque lo scenario di base risulta essere tutto sommato rassicurante, e prefigurerebbe il normalizzarsi del ciclo economico post pandemia, giunto altrimenti al suo quinto anno di ‘straordinarietà’, lo scenario di rischio vede al suo centro l’eventualità di una brusca frenata dell’economia globale, quale effetto ritardato del rapido e progressivo inasprirsi delle condizioni monetarie degli ultimi anni. Utile in tal senso monitorare sia gli aggregati monetari, di credito, gli indici di default, o più semplicemente i segnali macroscopici del mercato del lavoro americano. Gli elementi di attenzione che potrebbero innescare volatilità sono legati alle tensioni geopolitiche degli ultimi due anni e ancora in essere, a cui si aggiunge un fitto calendario elettorale con oltre la

Andrea Conti, Responsabile Macro Research di Eurizon. A lato, l’andamento dell’inflazione Cpi in Stati ed Eurozona si sta normalizzando.

metà della popolazione mondiale chiamata a operare almeno una scelta. Se in Europa si dovranno decidere gli equilibri del nuovo Parlamento Europeo, la grande domanda rimane: chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca? A patto che lo sfidante di Biden sia Trump, sarebbe la prima volta di un già presidente, il che renderebbe ancor meno utile guardare alle ‘esperienze storiche passate’. Nell’ipotesi che si verifichi si verifichi lo scenario di base, il 2024 sarà particolarmente positivo per gli sviluppi dei mercati finanziari. L’obbligazionario nel 2023 ha incassato un rendimento assoluto positivo, pur in presenza per il secondo anno consecutivo di una volatilità inconsueta, in via però di assorbimento, tendenza che dovrebbe infatti proseguire nel 2024, salvo sorprese. Da preferirsi quindi un sovrappeso sulla duration governativa, in euro e dollari. Rispetto agli obbligazionari a spread i ritorni assoluti del 2023 sono risultati più che positivi, grazie anche alla protezione offerta dagli spread che nel 2022 erano di molto saliti. I tassi a scadenza delle componenti più rischiose, High Yield ed emergenti, non hanno visto nuovi massimi per il richiudersi degli spread, sulla scorta di una tenuta migliore delle attese dell’economia. Pur considerando il calo già avvenuto negli ultimi mesi, gli spread attuali di Ig, Hy ed emergenti risultano ancora superiori ai livelli tipici di fine ciclo, da qui l’interesse che dovrebbero catturare ancora quest’anno. Febbraio 2024 TM · 103


osservatorio/scenari

Una pausa ristoratrice Allo stabilizzarsi dell’obbligazionario nei prossimi mesi dovrebbe affiancarsi un buon andamento di alcune azioni, e in particolare del Giappone. Ma cosa c’è oltre la volatilità? Norman Villamin, Group Chief Strategist di Union Bancaire Privée (Ubp). A lato, le riforme strutturali hanno fatto bene al Giappone.

La ripartenza giapponese Andamento del Pil e dei profitti delle aziende (1980: 100) 800 Scoppia la bolla

Abenomics

Normalizzazione

100: 1980

600 400 200 0 80

85

90

95

Pil nominale

00

05

10

15

20

25

Profitti Corporate giapponesi

Fonte: Bank of Japan

I

cicli di rialzi dei tassi, e dei relativi ribassi dei mercati obbligazionari, dovrebbero concludersi nel 2024. Se le pressioni inflazionistiche si sono allentate dalla metà/fine del 2022, vale soprattutto la pena di sottolineare che i mercati obbligazionari globali sono tornati a premiare gli investitori. La normalizzazione dell’obbligazionario consente di reintrodurre un’esposizione a più lungo termine ai tassi, con il calo dei rendimenti, verso il 4-4,5% per i Treasury e il 2-2,5% per i Bund tedeschi, è possibile realizzare modesti utili di capitale per la prima volta dal 2020. Gli investitori che nel 2023 si sono rifugiati nel credito dovrebbero essere più attenti e cercare una maggiore compensazione del rischio di credito nel 2024. Si attende una ripresa, prima in Europa, poi negli Stati Uniti, dei cicli di rifinanziamento che guideranno la prossima fase di fallimenti. Nel frattempo, le obbligazioni investment grade sono beni rifugio. Per coloro che cercano rendimenti superiori le aspettative di una spiccata volatilità sulle azioni significano anche che le 104 · TM Febbraio 2024

strategie di carry sulla volatilità possono essere affiancate alle obbligazioni high yield con breve duration per ottenere redditi più elevati nel corso dell’anno. Le pressioni sui tassi si allenteranno e l’accelerazione sull’Ia dovrebbe andare di pari passo con la ripresa ciclica del cloud, dell’e-commerce e della pubblicità digitale per favorire una crescita a due cifre dei ricavi e degli utili, a vantaggio delle Big Tech ma anche del settore del software. Al di fuori dei tecnologici, gli investitori possono considerare le società la cui qualità non si rispecchia nei prezzi delle azioni. Inoltre, il ciclo industriale in fase d’indebolimento accenna una ripresa sotto la spinta della nuova politica industriale degli Stati Uniti, incentrata su infrastrutture, industria di punta ed energia. Sebbene i mercati non abbiano premiato gli investitori nella transizione energetica, gli investimenti americani nelle costruzioni industriali hanno raggiunto 1,9 trilioni di dollari a fine agosto 2023, con un progresso annuo del 65%, il più sostenuto del secolo. Le risorse di bilancio stanziate a bilancio per questa politica

industriale dovrebbero registrare un altro forte incremento nel 2024–2026, quindi creare un terreno fertile per una ripresa degli utili societari. Con la stabilizzazione dei rendimenti obbligazionari il finanziamento di progetti a più lungo termine dovrebbe diventare più pianificabile. Bene gli utili. Al di fuori dell’America, le azioni sono scambiate sotto 13x gli utili, quindi appena al di sopra dei livelli visti durante la Crisi del 2008, la crisi dell’Eurozona del 2011 e la pandemia. Le azioni non statunitensi sono prossime a questo minimo storico, il che potrebbe ridestare l’interesse degli investitori, guardando agli utili. Il Giappone si distingue sulla scena, da quando nel 2012 ha iniziato le riforme strutturali le società giapponesi hanno registrato un Cagr degli utili pari all’11%, superiore al 7,3% dello S&P 500, e pari all’11% del Nasdaq 100. Dopo il rally del 22,3%, il trend dovrebbe proseguire nel 2024, sulla scorta di un aumento degli utili del 7%, trainato dalla ripresa industriale globale, dall’aumento dei dividendi e dei buyback. Oltre la volatilità. Nel complesso, se in questa fase di transizione i rischi sono elevati, a non mancare sono le opportunità, ad esempio nell’obbligazionario globale. Inoltre, come negli anni Settanta hanno dovuto affrontare un panorama geopolitico mutevole, gli investitori dovrebbero guardare oltre la volatilità di breve termine e tenere d’occhio i rendimenti derivanti dalla trasformazione a lungo termine dell’economia globale.


osservatorio/veicoli

Spinta per gli indicizzati Alla prova dei fatti i fondi a gestione attiva non riescono a dimostrarsi migliori di quelli indicizzati, anzi. Il consiglio è dunque quello di limitare semplicemente i costi. Roger Bootz, responsabile per Svizzera e Liechtenstein di Vanguard. A lato, i prodotti attivi nonostante tante parole... i risultati?

Sempre e solo passivi Extra rendimento dei fondi obbligazionari (in %) per gestione 1100

N. di fondi

900 700 500 300 100 Fusi o liquidati

-4% e -3%

-3% e -2%

-2% e -1% -1% e 0% Extra rendimento

■ Fondi attivi

0% e 1%

1% e 2%

■ Fondi indicizzati

Fonte: Vanguard

S

econdo un recente studio The case for low-cost indexed investments, la gestione passiva è la favorita in ogni fase di mercato (mercato toro, orso o anche ad alta volatilità). Ciò è dovuto a due fondamentali fattori. La relazione inversa tra costi degli investimenti ed extra-rendimenti. Nel lungo periodo, la correlazione esistente tra i costi dei fondi, attivi e passivi, e la loro capacità di generare extra-performance è negativa. Pertanto, quanto maggiori sono i costi degli investimenti, tanto minori sono le probabilità che questi possano generare una sovraperformance. Ciò spiega il motivo della crescita significativa che i fondi indicizzati a basso costo hanno avuto negli ultimi anni. Le evidenze dimostrano che negli ultimi 15 anni, il numero delle gestioni attive e passive, sia azionarie sia obbligazionarie, che hanno generato sottoperformance rispetto al mercato risulta di gran lunga superiore a quello delle gestioni che invece hanno generato sovraperformance. Il grafico mostra gli scostamenti delle gestioni attive e passive di tipo obbligazio-

«Le evidenze dimostrano che negli ultimi 15 anni il numero delle gestioni attive e passive, sia azionarie sia obbligazionarie, che hanno generato sottoperformance rispetto al mercato risulta di gran lunga superiore a quelli in sovraperformance» nario rispetto al benchmark di mercato. Le gestioni a sinistra della linea tratteggiata che indica la performance del benchmark di mercato hanno generato sottoperformance, mentre quelle a destra hanno generato sovraperformance. Investendo in fondi a basso costo, gli investitori hanno minori possibilità di generare delle sottoperformance, e viceversa. Il costo è l’elemento indicatore dell’extra-rendimento di un investimento, non le performance passate. È proprio sull’assunto della relazione inversa tra costi degli investimenti ed extra-rendimenti che sono state sviluppate le ricerche che

dimostrano come un basso impatto dei costi degli investimenti possa essere un più che valido elemento per prevederne la capacità di generare delle sovraperformance rispetto al mercato, piuttosto che le performance passate. Normalmente, infatti, gli investitori che si affidano alla gestione attiva effettuano le loro scelte puntando sui fondi che hanno ottenuto sovraperformance in passato, pensando che gli stessi risultati possano essere replicati anche in futuro. Tuttavia, gli studi rivelano come la persistenza della capacità dei singoli gestori di generare una sovraperformance sia veramente bassa. Partendo dagli extra-rendimenti dei fondi che si sono posizionati nei primi quintili nel periodo compreso tra il 2011 e il 2015 e analizzando gli extra rendimenti ottenuti dagli stessi nei cinque anni successivi (dal 2016 al 2020), si osserva infatti che non tutti sono stati in grado di confermare gli stessi livelli di extra-rendimento. Guardando ad esempio agli 861 fondi che si sono piazzati nel primo quintile nel periodo 2011-2015, soltanto il 28,7% è stato in grado di confermare lo stesso risultato nel quinquennio successivo, mentre il 56,3% ha peggiorato il proprio posizionamento. Degli 865 fondi che invece si sono piazzati nel quinto quintile nel periodo 2011-2015, il 43,2% è stato in grado nei cinque anni successivi di migliorare il proprio posizionamento, mentre il 22,4% è rimasto stabile. Il 34,3%, invece, è stato oggetto di fusione o liquidazione. Febbraio 2024 TM · 105


osservatorio/settori

Scelte in salute L’Healthcare è un settore ricco di differenze e molto variegato: se investirvi in passato ha sempre regalato soddisfazioni, è anche vero che sia necessario procedere con accortezza. Paola Nisoli, Analyst di Lagom Family Advisors.

L

a salute è uno dei fattori che determinano lo sviluppo economico e la riduzione della povertà. Una solida base teorica ed empirica evidenzia come il capitale umano - di cui una componente importante è la salute - contribuisca alla crescita economica, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Studi della Direzione Generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione Europea mettono in luce come la salute contribuisca ai risultati economici attraverso quattro principali canali: maggiore produttività legata a individui più sani ed efficienti; maggiore offerta di lavoro connessa anche a una più lunga permanenza nel mercato del lavoro; miglioramento delle competenze grazie a maggiore istruzione e formazione; aumento del risparmio, guidato da un’aspettativa di vita più lunga. Si potrebbe aggiungere che investendo sulla salute si abbattono le spese sanitarie e si aumenta in generale il benessere della popolazione. Tuttavia, oggi, nei Paesi sviluppati spesso si discute di problemi legati alla spesa sanitaria. In Svizzera, per esempio, 106 · TM Febbraio 2024

l’Ufficio federale della sanità pubblica ha annunciato che i premi dell’assicurazione sanitaria aumenteranno in media dell’8,7%. Le cause sono principalmente un progressivo invecchiamento della popolazione, ma anche l’aumento del costo dei farmaci e il maggiore consumo di ‘sanità’. Il sistema risulta quindi sempre più difficile da finanziare e parte della popolazione non riesce a pagare i premi. L’autorità pubblica deve quindi sostenere queste persone concedendo sussidi. Anche l’Italia, sotto questo punto di vista, presenta diversi problemi, tra cui un importante sottofinanziamento e una progressiva carenza di personale sanitario. Ciò ha portato, a solo titolo di esempio, a introdurre misure di nuova tassazione per i ‘vecchi’ frontalieri italiani che lavorano in Svizzera; dovranno versare una percentuale del loro reddito netto per finanziare il Sistema Sanitario Nazionale italiano. La situazione è ancora più delicata nelle aree più povere del pianeta, dove il peso delle malattie e la loro diffusione rappresentano una questione cruciale da affrontare. L’Organizzazione Mondiale della

Sanità pubblica annualmente un’edizione aggiornata delle statistiche relative alla salute mondiale, evidenziandone successi e sfide. Nell’ultimo World Health Statistics 2023 viene riportato come il mondo abbia compiuto notevoli progressi. L’aspettativa di vita è aumentata grazie soprattutto a un calo della mortalità infantile e materna, a una minore mortalità da malattie infettive e alla maggiore accessibilità ai servizi sanitari. Tuttavia, già da diversi anni, i progressi rispetto a molti indicatori sanitari globali sono rallentati o stagnanti. La pandemia stessa ha fatto regredire ulteriormente la situazione. Accelerare i progressi è comunque possibile attraverso sforzi congiunti di comunità locali, Governi e organizzazioni internazionali. Essenziali sono quindi un aumento sostanziale dell’attenzione e degli investimenti. Di recente, infatti, la Fondazione di Bill e Melinda Gates ha annunciato un budget di 8,6 miliardi dollari per salvare e migliorare vite umane, con un impegno ad aumentare la spesa annua a 9 miliardi di dollari entro il 2026. Nella nota diffusa alla stampa si legge come parte dei finanziamenti saranno destinati a promuovere innovazioni sanitarie globali perché Non possiamo parlare del futuro dell’umanità senza parlare del futuro della salute come commenta lo stesso Gates. Il tema della sanità sarà quindi centrale anche nei prossimi anni. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento di malattie croniche aumenterà la domanda di servizi e trattamenti. Questo mercato sarà quindi in continua espansione, alla ricerca di nuove soluzioni e opportunità al fine di


migliorare la qualità della nostra vita. In un’ottica di lungo termine e di diversificazione di portafoglio, investire nel settore dell’Healthcare potrebbe quindi essere una buona idea. Occorre però prestare attenzione; questo settore include infatti diverse categorie, legate per esempio alla fornitura di servizi sanitari, allo sviluppo e alla commercializzazione di farmaci, a vaccini o terapie, alla produzione di dispositivi medici come protesi, articolazioni... Si tratta di un mondo decisamente variegato anche in termini di dimensione e stabilità delle società. Molte presentano bilanci solidi e situazioni patrimoniali robuste, ma in alcuni ambiti, specialmente quelli ad alto contenuto tecnologico, esiste una costellazione di piccole Start up. L’innovazione tecnologica e la ricerca e sviluppo sono infatti elementi chiave dell’industria della salute e ne costituiscono spesso il motore di crescita. Ora più che mai, per esempio, l’Intelligenza Artificiale può dare un contributo determinante in questo ambito. Allianz Partners, in uno studio del 2019, individuava, tra le tendenze chiave che potranno rivoluzionare il panorama sanitario nei prossimi anni, le cure mediche personalizzate, le cellule staminali, la medicina su scala nanometrica, la terapia genica, l’editing del genoma e la digital health. Sensori smart posizionati “attorno e all’interno” del corpo umano, renderanno immediatamente accessibili i dati sanitari e l’estrazione predittiva di dati medici fornirà avvertimenti preventivi su possibili problemi e malattie future. Le terapie con cellule staminali saranno sempre più utilizzate e gli organi da trapiantare saranno creati in laboratorio, con minimo rischio di rigetto. La nanomedicina potrebbe consentire agli scienziati di creare farmaci più potenti e l’Intelligenza Artificiale potrà aiutare nella diagnosi quotidiana, nell’accelerazione del passo delle innovazioni e nel migliorarne l’efficacia. Dal punto di vista degli investimenti, tuttavia, il settore della salute ha registrato nell’ultimo anno performance inferiori alle aspettative. Nel 2023 il rendimento dell’indice MsciWorld Health Care (in dollari) è stato del 4,27%, chiaramente inferiore alle performance dei principali indici. L’andamento è però irregolare: alcune società, quelle che avevano fortemente beneficiato dell’emergenza pandemica, hanno visto un forte ridimensionamento, anche a causa del crollo delle vendite

Invecchiamento demografico N. degli over 65 per regione, nel 1980, nel 2021 e nel 2050 (in mln) Mondo 260 761 1.603 Regioni con meno di 50 milioni di persone di età pari o superiore a 65 anni 9

Nord Africa Asia occidentale

30

12

Africa subsahariana

Regioni con 50 milioni o più di persone di età pari o superiore a 65 anni America Latina e Caraibi

98

35

15

Asia orientale e sud orientale

100

0 Oceania 0.5 1.6 2 Australia/Nuova Zelanda 5 9

59

71 38

Asia centrale e meridionale

131

113

Europa e Nord-America

142

293

598 350

208

303

■ 1980 ■ 2021 ■ 2050 Fonte: Onu 2022

C’è chi sale, e chi... Andamento degli indici total return in usd (1-I-2023: 100) 180 160 140 120 100 80 60 40 20 0

.22

.12

30

.23

.01

30

.23

.02

28

.23

.01

30

Pfizer

.23

.04

30

.23

.05

31

Moderna

.23

.06

30

.23

.07

31

.23

.08

31

Novo Nordisk B

.23

.09

30

.23

.10

31

.23

.11

30

Eli Lilly

Fonte: Refinitiv 2024

dei vaccini anti-Covid. Pfizer, Moderna e BioNTech, in borsa hanno perso terreno. Alcuni ambiti specifici, invece, sono stati caratterizzati da ritorni a doppia cifra; è il caso di Novo Nordisk e di Eli Lilly, società leader nel trattamento dell’obesità, che hanno saputo attirare l’attenzione e il favore degli investitori. La scorsa estate la danese Novo Nordisk è persino arrivata a scavalcare Lvmh in termini di capitalizzazione, in Europa. Si tratta quindi di un settore complesso, poliedrico e alla ricerca di innovazioni. Dopo aver condotto un’attenta e approfondita analisi, gli investitori più esperti potrebbero quindi decidere di investire in singole azioni (nella speranza di identificare i prossimi “vincitori”, attivi per esempio in ambito oncologico oppure nella cura dell’Alzheimer). In forma più conservativa, la scelta potrebbe essere quella di diversificare tra i principali segmenti e per geografia, esponendosi al settore salute attraverso fondi d’investimento attivi o passivi. L’ingresso nei mercati privati, ambito ‘illiquido’, è invece riservato a chi può bloccare capitali a più lungo termine.

Nonostante il Pharma continuerà a fare bene anche nei prossimi anni, non tutti gli ambiti applicativi sono uguali, e non tutti i titoli sono uguali agli altri. Dopo le sovraperformance degli anni della pandemia, i produttori di vaccini stanno vivendo un forte calo borsistico.

Per concludere, diverse banche e analisti prevedono sviluppi, prospettive e performance positivi per questo settore, sia nel 2024 sia a medio-lungo termine. Ne sottolineano in particolare il carattere difensivo e i buoni dividendi, che rendono il settore adatto a periodi complessi e sostanzialmente aciclico, ma anche la capacità potenziale di alcune società di introdurre innovazioni dirompenti. Il mix di valutazioni interessanti e di innovazioni ‘latenti’ dovrebbe quindi alimentare la crescita e le performance nel lungo termine, così come permettere di cavalcare una delle tendenze strutturali più evidenti e riconosciute, l’invecchiamento della popolazione. Febbraio 2024 TM · 107


osservatorio/strategie

Un gestore illuminato... Le strategie d’investimento collaudate non funzionano più. L’affermazione di Voltaire “Le mieux est l’ennemi du bien” è più che mai attuale, dunque meglio non lasciarsi abbagliare. Thomas Meier, Portfolio Manager di MainFirst. A lato, rendimento reale del decennale della Confederazione.

Di dubbio rendimento Rendimento del decennale svizzero al netto dell’inflazione (in %)

Rendimento reale in %

4 3 2 1 0 -1 -2 -3 -4 2001

2003

2005

2007

2009

2011

2013

2015

2017

2019

2021

2023

Decennale governativo svizzero Fonte: Bloomberg al XII-2023

V

oltaire, uno dei filosofi più influenti dell’Illuminismo, sarebbe stato anche un buon banchiere. Sapeva quanto fosse importante l’indipendenza finanziaria per un letterato critico. Anche la libertà intellettuale era importante per lui. Per questo motivo fuggì dalla Francia nel XVIII secolo. Dopo la morte del padre, nel 1722, riuscì ad accrescere la sua eredità e fu presto molto ricco. La sua affermazione Le mieux est l’ennemi du bien è ancora oggi di grande attualità, soprattutto in tempi di aumento dell’inflazione. Nel nuovo anno, gli investitori stanno ancora facendo i conti con il rally azionario dell’anno precedente e si godono i risultati. Ma la grande domanda è: lo spettro dell’inflazione è stato scacciato? L’era dei tassi zero, con i suoi vantaggi, svantaggi ed eccessi, è passato. Oggi i mercati offrono tassi a lungo desiderati. Molti si stanno quindi dirigendo verso le alternative a tasso fisso, rispetto alle azioni. Il problema è che spesso perdono di vista i rendimenti reali, ossia il potenziale di guadagno corretto per l’inflazione. Og-

108 · TM Febbraio 2024

gi è più importante che mai. Punto di svolta. Dalla fine degli anni Settanta si è vissuto un boom obbligazionario. Ora, per la prima volta, ci si trova di nuovo in un mercato orso pluriennale. Le Banche Centrali hanno aumentato i tassi in volata per contrastare l’inflazione. Anche i consumatori sentono nel loro portafoglio le conseguenze degli interventi governativi, come le tariffe e le restrizioni commerciali, e in alcuni casi anche l’aumento delle tasse. È bene però non dimenticare alcuni dettagli. Ci si trova in un mondo di investimenti nuovo e molto impegnativo, in cui è bene abituarsi a inflazione e volatilità. Si ammetta, l’inflazione si stabilizzerà a un livello superiore a quello degli ultimi 20 anni, anche in Svizzera. Le obbligazioni non sono più un rifugio. Alla ricerca di rendimenti, gli investitori sono tentati di investire in obbligazioni a lungo termine con rendimenti elevati. Non devono lasciarsi abbagliare. L’aumento dei tassi negli ultimi mesi ha portato a un’elevata volatilità e a perdite di prezzo sulle obbligazioni. I rischi di

insolvenza sono ora troppo elevati. La correlazione negativa tra obbligazioni e azioni non esiste più dopo l’Ucraina. Le obbligazioni non possono più essere utilizzate per diversificare efficacemente un portafoglio, o preservare un patrimonio. L’inflazione marginalizza i rendimenti reali rispetto alle azioni. Le strategie di investimento collaudate hanno fatto il loro tempo. Gli investitori devono avere nervi d’acciaio. Le oscillazioni a breve dei mercati, sia al rialzo che al ribasso, sono sempre più violente. A ciò si aggiunge l’inflazione. Non c’è modo di evitare le azioni quando si tratta di preservare il patrimonio. I rendimenti reali devono essere al centro della gestione degli asset. Evitare la volatilità passa in secondo piano. Lo spettro dell’inflazione è stato domato, ma per controllarlo l’asset allocation deve essere strutturata attivamente, con le azioni. Il classico portafoglio 60/40 è stato uno dei maggiori perdenti degli ultimi anni. La volatilità dei mercati porta anche a rotture di trend più rapide e difficili, il che rende vulnerabili le strategie di trend o gli Etf tematici. Dallo scoppio della guerra in Ucraina, le strategie di tendenza con focus Esg non hanno ottenuto risultati. Le obbligazioni sono state a lungo un investimento sicuro. Tuttavia, non genereranno rendimenti sufficienti in futuro. Le azioni sono l’unica via. Gli investitori dovrebbero prendere a cuore le parole di Voltaire. Oggi privilegerebbe le azioni e modificherebbe la sua asset allocation. Gli investitori dovrebbero fare lo stesso.


osservatorio/alternativi

A volte... ritornano? Nel corso dei prossimi mesi torneranno le condizioni necessarie affinché anche i mercati privati possano riconquistarsi l’interesse degli investitori. Il peso dei mercati privati Gestito e rendimento degli investimenti alternativi (trl, mld usd) AuM globale per segmento (trl)

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2005 2010 2015 2021 2022 2027e 2005 2010 2015 2021 2022 2027e ■ Liquidi alternativi ■ Materie prime ■ Infrastrutture ■ Private debt ■ Hedge fund ■ Immobiliare ■ Private equity

0.1 1.8 9.4

Fonte: Bcg Global Am 23

N

ell’arco degli ultimi 12-18 mesi, i mercati privati hanno attraversato una fase più complessa rispetto agli anni precedenti, principalmente a causa di fattori di natura temporanea. In seguito alla diminuzione del valore degli asset liquidi nel 2022, che aveva spinto verso un maggiore investimento in mercati e asset illiquidi, si è recentemente verificata una tendenza opposta. L’aumento dei tassi d’interesse ha portato a un rinnovato interesse per le obbligazioni liquide. Tuttavia, lo stesso incremento ha anche causato una significativa riduzione del valore dei titoli già in portafoglio, da qui la necessità di incrementare gli investimenti nel segmento per mantenere il bilanciamento iniziale, e dunque per scongiurare un fenomeno noto come ‘effetto denominatore’. Oltre a non giocare a loro favore, ha comportato un allungamento dei cicli di raccolta fondi nei mercati privati, con il lancio delle raccolte per i nuovi fondi che spesso avviene solo una volta avvenuta la chiusura definitiva del precedente.

Frank Sabbah, Head of Sales Asset Management Continental Europe di Berenberg. A lato, nonostante il rallentamento i mercati privati sono una valida soluzione per sostenere il rendimento del portafoglio.

Quali le prospettive per il 2024? Si prevede un contesto decisamente più favorevole. Tale prospettiva è in parte attribuibile alla riduzione dell’effetto denominatore, con un ritorno degli investimenti negli alternativi. Nel 2023 si è registrato un netto calo sia nel volume sia nel numero delle transazioni rispetto all’anno precedente. La principale causa di questo declino è la riduzione delle transazioni primarie, influenzata in parte dal rallentamento delle attività di fusione e acquisizione. I gestori patrimoniali che già dispongono di ampi portafogli traggono vantaggio da questa situazione, poiché possono sfruttare i loro portafogli esistenti per rifinanziamenti o per espandere o incrementare le transazioni in corso tramite acquisizioni addizionali. Questi portafogli esistenti spesso testimoniano anche l’esistenza di una rete ben sviluppata, cruciale per l’ottimale impiego del capitale degli investitori. Il rischio di insolvenza, come prevenirlo? È essenziale una scrupolosa selezione dei mutuatari, unita a un adeguato ammontare di finanziamento, una vasta

gamma di garanzie, e covenant finanziari ben definiti. Nelle operazioni di leveraged buy-out, ad esempio, sta crescendo l’importanza di un’adeguata leva finanziaria. Nel segmento del Corporate Direct Lending, ci si attende che gli spread di credito rimangano stabili o subiscano un lieve aumento. In generale, gli investitori dovrebbero dunque beneficiare di un contesto che offre rendimenti più alti. Come posizionarsi dunque? L’asset allocation dipende in gran parte dalla propensione al rischio dell’investitore e dagli obiettivi specifici del Private Debt. Si può osservare il Private Debt come uno strumento per la conservazione del capitale che può generare rendimenti sia affidabili sia interessanti. A questo scopo, è importante concentrarsi su settori non ciclici con margini Ebitda stabili, un solido profilo di cash flow e un modello di business altrettanto sostenibile. Settori come la sanità, la tecnologia, il software e i beni di consumo non discrezionali, caratterizzati spesso da una quota significativa di ricavi ricorrenti, in questa fase di mercato sono particolarmente interessanti. Concentrandosi in termini geografici sull’Europa, il maggior potenziale può essere rintracciato entro le economie forti e stabili, con particolare riferimento ai Paesi centrali, dunque Austria, Svizzera e Germania, oltre che risalendo il continente anche nei Paesi nordici. Febbraio 2024 TM · 109


cultura /haute horlogerie

Anche al polso, repetita iuvant Rari capolavori di ingegneria meccanica di precisione, le ripetizioni minuti sono tra i più complessi meccanismi di ripetizione. Gli orologi dotati di questa Grande Complicazione sono stati rilanciati da Patek Philippe per il 150. anniversario della Maison, la cui collezione oggi dispone dell’offerta forse più ampia di segnatempo con ripetizione minuti, incluse due novità.

L

a sua origine risale al tempo in cui la luce elettrica non era diffusa e il suono consentiva di sapere al buio che ora fosse, oltre a essere usata dai non vedenti: è la ‘ripetizione’. Una complicazione in un orologio meccanico che suona il tempo a richiesta, attivando un pulsante o un cursore. Tipi diversi di ripetizione consentono la riproduzione sonora del tempo segnato dall’orologio, con diversi gradi di precisione, dalla semplice ripetizione dei quarti che suona soltanto le ore e i quarti, alla ripetizione minuti che suona il tempo fino al minuto usando due timbri per far suonare le ore, i quarti e i minuti. Le ripetizione minuti suonano dunque due suoni differenti: le ore sono tipica-

mente segnalate da un tono basso, i minuti da un tono acuto e i quarti da un’alternanza di due toni (ore e minuti). Il tempo è battuto da martelletti su timbri di toni differenti - fili di acciaio che si curvano a cerchio attorno alla circonferenza interna della cassa. Con i suoi minuscoli e intricati rastrelli e chiocciole, camme e ruote, quello della suoneria di una ripetizione minuti è uno dei meccanismi più complessi e affascinanti, che la maggior parte degli orologiai considera come la complicazione più estrema dell’orologeria. Si devono infatti combinare centinaia di componenti unici per creare un meccanismo di ripetizione minuti, ognuno dei quali deve essere lavorato con tolleranze molto rigorose.

Integrare una ripetizione minuti in un orologio da tasca richiede un’abilità incredibile, ma inserirla in un orologio da polso è ancora più complesso, in quanto le ridotte dimensioni della cassa richiedono l’ulteriore miniaturizzazione di componenti già molto piccoli. Assemblare una ripetizione minuti richiede all’orologiaio centinaia di ore di lavoro. Competenze, una lunga esperienza e abilità manuale sono requisiti indispensabili. In ogni segnatempo che ne è dotato, solo quando tutti i suoi componenti sono rifiniti, assemblati e regolati alla perfezione è possibile ottenere rintocchi precisi e purezza assoluta di suono. Per questo motivo, ogni ripetizione minuti prodotta da Patek Philippe viene ascoltata dal Pre-

La ripetizione minuti a carica automatica Ref. 5178, con quadrante in smalto Grand Feu blu flinqué.

La Ripetizione Minuti Tourbillon Ref. 5303R-001, dedicata agli appassionati di orologi con suoneria.

L’allure contemporanea della Ref. 5316 racchiude cinque delle complicazioni più ricercate dagli intenditori.

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sidente in persona. Se è approvata, il suo suono viene registrato negli archivi della Manifattura per le generazioni future. Tra le più complicate, le ripetizioni minuti condividono un lungo retaggio con altri orologi, più comunemente noti come orologi a suoneria, le cui origini risalgono alla fine del XVII secolo. I primi esempi di orologi a suoneria sono le ripetizioni ‘mute’, che battevano i rintocchi all’interno della cassa producendo un suono soffocato che poteva essere percepito solo tenendo l’orologio in mano; proprio questo permetteva a persone come i cortigiani, presso i quali questi orologi ‘muti’ erano molto diffusi, di controllare l’ora durante le noiose levées e i concilii regali, senza offendere il monarca. Con il tempo è stata introdotta una campana da percuotere, di norma attaccata alla cuvetta interna dell’orologio: nascevano così i primi orologi a suoneria.

L’evoluzione ha portato poi a orologi che oltre alle ore, battevano i quarti, i mezzi quarti e i cinque minuti. I primi esempi di ripetizione minuti apparvero invece verso metà del XVIII secolo. Alla fine di quel secolo, A. L. Breguet disegnò un meccanismo che batteva ore, quarti e minuti in cui la campana era sostituita da una serie di timbri circolari, riducendo così lo spazio necessario e fornendo toni diversi. Alla fine del XIX secolo il meccanismo di ripetizione minuti fu perfezionato fino a raggiungere la sua configurazione attuale. E oggi tra le più recenti espressioni, si distingue il primissimo ripetizione minuti Aquanaut di Patek Philippe, che sancisce l’ingresso della Grande Complicazione, una delle più emblematiche della Maison, nella sua collezione “sporty chic contemporanea”

Ripetizione minuti Aquanaut Luce “Rainbow” Haute Joaillerie: sopra la Ref. 5260/1455R-00 e, in alto a sinistra, la Ref. 5260/355R-001. Patek Philippe introduce nella sua collezione ‘sporty chic contemporaneo’ Aquanaut una delle sue Grandi Complicazioni più emblematiche, prediligendo questa volta la linea da donna. A lato, il calibro R 27, carica automatica, ripetizione minuti su due timbri classici.

Aquanaut, in particolare nella linea Aquanaut Luce per signora. Questo nuovo e originale modello arricchisce ulteriormente la varietà di orologi al femminile della Manifattura ed è disponibile in due versioni Haute Joaillerie impreziosite da un arcobaleno di zaffiri multicolori e da diamanti taglio baguette incastonati secondo la tecnica del serti invisible (incastonatura invisibile). Non è la prima volta che una complicazione è inaugurata su una referenza per signora: nel 2009, infatti, la Manifattura ha reso omaggio alla crescente passione delle donne per la meccanica di pregio presentando in anteprima il calibro cronografico a carica manuale CH 29-535 PS e inserendolo nel modello Ladies First Chronograph Ref. 7071R. Nel settore degli orologi con funzioni

acustiche, questa scelta è anche un riferimento alla sua storia, poiché il primo orologio da polso Patek Philippe con suoneria era stato, nel 1916, una ripetizione dei cinque minuti per signora, con cassa in platino e bracciale a catena. Più di recente, dal 2011 al 2017, la Manifattura ha proposto la Ref. 7000 Ladies First Minute Repeater, con calibro a carica automatica R 27 PS e cassa tonda in stile Officier. Come nel caso del Cronografo Aquanaut Luce “Rainbow” Ref. 7968/300R001 presentato nel 2022, Patek Philippe celebra l’avvento di questa nuova Grande Complicazione per signora impreziosendola con un arcobaleno di zaffiri multicolori e diamanti taglio baguette, grazie ai savoir-faire più raffinati degli artigiani incastonatori della manifattura (per esempio le tecniche di incastonatura serti invisible e serti neige); il risultato sono due modelli dallo stile originale e raffinato. Simona Manzione Febbraio 2024 TM · 111


cultura/ haute horlogerie

Superando i limiti del tempo

Da destra, Jean Arnault, Direttore dell’Orologeria di Louis Vuitton, e l’orologiaio indipendente Raúl Pagès vincitore del premio.

Passione e competenza. E la perseveranza nel ricercare e sperimentare soluzioni tecniche ed estetiche sempre nuove. L’orologeria trova nella creatività indipendente un guizzo unico. Ed è proprio questo guizzo a essere premiato con il ‘Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives’, quest’anno alla sua prima edizione. Il tempo, si sa, vuole forme mai uguali a sé stesse.

A

conquistare il ‘Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives’, quest’anno alla sua prima edizione, è stato Raúl Pagès. Il premio è stato assegnato il 6 febbraio alla presenza di appassionati di orologi ed esperti internazionali del settore, con una cerimonia tenutasi presso la Fondation Louis Vuitton di Parigi. Raúl Pagès, per anni nella zona di Neuchâtel, si è formato restaurando capolavori dell’orologeria per poi mettersi in proprio, nel 2012. Ogni anno firma circa quattro segnatempo che crea interamente a mano, dalla progettazione e sviluppo del meccanismo fino alla fabbricazione, all’assemblaggio e alla finitura. L’orologiaio è stato scelto per il suo ‘RP1 - Régulateur à détente’, un orologio da polso a carica manuale in acciaio inossidabile dal design unico, dotato di un calibro con scappa112 · TM Febbraio 2024

mento a carica automatica. «Il premio Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives è per me il più bel riconoscimento come orologiaio indipendente», ha dichiarato Raúl Pagès ricevendo il premio. E, a proposito del premio, iniziato da Jean Arnault, Direttore dell’Orologeria del marchio, il Louis Vuitton Watch Prize


for Independent Creatives, celebra l’eccellenza nell’orologeria e nel know-how. L’iniziativa, sostenuta da La Fabrique du Temps Louis Vuitton, mira a mettere in luce gli orologiai indipendenti che sfidano il presente e superano i limiti del tempo nel mondo dell’Alta Orologeria. Il Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives è aperto a creatori, artigiani e imprenditori orologieri indipendenti di tutto il mondo. Per questa prima edizione, il Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives ha ricevuto quasi mille candidature. Le creazioni sono state esaminate da un comitato di esperti internazionali composto da rivenditori, collezionisti, giornalisti specializzati, artisti, artigiani, designer e altri appassionati di orologeria. Le selezioni sono state effettuate sulla base di cinque criteri: design ed estetica, creatività e audacia, innovazione tecnica, dettagli e finiture, complessità. Le candidature dei cinque finalisti sono state esaminate da una giuria di cinque giudici eletti dagli esperti. Michael Tay, amministratore delegato di The Hour Glass Group, è stato nominato presidente della giuria, insieme a Carole Forestier-Kasapi, direttore dei movimenti di Tag Heuer, Auro Montanari, scrittore e collezionista di orologi, Rexhep Rexhepi, orologiaio indipendente e fondatore di Atelier Akrivia, e Jiaxian Su, giornalista freelance specializzato in orologeria e fondatore di SJX Watches. A Raúl Pagès è stato consegnato un

Sopra, quattro diversi passaggi della lavorazione della teca in tela Monogram realizzata per custodire il premio.

La Fabrique du Temps Entrato nel mondo degli orologi nel 2002 con il modello Tambour, Louis Vuitton continua a perseguire la ricerca dell’eccellenza in un settore così vicino a una delle sue passioni più care: il viaggio. Nell’ottobre 2014, la Maison ha inaugurato la propria fabbrica svizzera di orologi a Meyrin, La Fabrique du Temps, dove Louis Vuitton ha riunito tutte le sue professioni orologiere. Indipendenza creativa e audacia dell’innovazione all’avanguardia sono le parole d’ordine de La Fabrique du Temps, che racchiude nei suoi quattromila metri quadrati, creatività e tecnologia per realizzare orologi innovativi. Luogo di incontro e di lavoro per i maestri orologiai, gli ingegneri e i designer che creano i segnatempo Louis Vuitton.

In alto, l’orologio ‘RP1 - Régulateur à détente’ per il quale l’orologiaio indipendente Raúl Pagès ha vinto il premio alla creatività.

trofeo d’argento, unico nel suo genere, ispirato a una spirale, componente essenziale per dare vita ai segnatempo. Il trofeo rende omaggio all’ascesa dell’orologeria indipendente. Il trofeo è stato personalizzato da un maestro incisore de La Fabrique du Temps Louis Vuitton e presentato nella sua teca Louis Vuitton in tela

Monogram, una similpelle artigianale proveniente dagli storici laboratori della Maison ad Asnières. Una “V” è stata dipinta a mano in bianco e nero, perpetuando la tradizione del Voyage de la Victoire. Simona Manzione Febbraio 2024 TM · 113


cultura/arte

Una Galleria ‘illuminata’

Forte di oltre 2 milioni di visitatori nel 2023, grazie agli importanti investimenti degli ultimi anni la Galleria dell’Accademia di Firenze si conferma un’istituzione allo stato dell’arte in tutti i sensi. Al suo patrimonio di capolavori, Gipsoteca e Strumenti musicali rari inclusi, si aggiunge la mostra di riscoperta del pittore rinascimentale Pier Francesco Foschi.

A fianco, la Resurrezione commissionata da Antonio Bettoni per la chiesa fiorentina di Santo Spirito tra il 1542 e il 1545, uno dei vertici della produzione foschiana, pittore che la Galleria dell’Accademia di Firenze permette di (ri)scoprire grazie alla prima mostra dedicatagli in Europa. La campagna di riqualificazione, restauro e riallestimento degli ultimi otto anni ha contribuito a valorizzare l’istituzione, molto di più della casa del David. Sopra, scorci della Sala degli Strumenti, della Gipsoteca e della Sala del Colosso.

N

on bastò una lunga e fortunata carriera come pittore nella Firenze epicentro rinascimentale ad assicurargli eterna memoria. Il nome di Pier Francesco Foschi (1502-1567) è caduto nell’oblio, nonostante i prestigiosi incarichi affidatigli da famiglie di spicco come i Medici, i Pucci o i Torrigiani, la commissione per le tre pale d’altare della chiesa 114 · TM Febbraio 2024

di Santo Spirito e, poi, la partecipazione alle principali imprese collettive della neonata Accademia, fra le quali gli apparati effimeri per i funerali di Michelangelo. A decretarne la sorte, il silenzio del Vasari che di lui ha tramandato solo un sobrio racconto senza riservargli una biografia: come tanti altri esclusi dalle sue Vite, decretandone sfortuna critica. «Il voluto ridimensionamento di Foschi non è un

caso isolato e rientra probabilmente nel progetto vasariano di esaltazione di una via maestra delle arti fiorentine del Ducato, basata sulla commistione di elementi fiorentini e romani, michelangioleschi e raffaelleschi, che costituiscono l’ossatura della rappresentazione vasariana delle arti fiorentine e cosimiane successive alla metà del secolo, sempre attento agli equilibri interni al sistema cittadino delle arti.


Cecilie Hollberg, Direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze

erano rimasti infatti rari e riservati a una nicchia di specialisti. «Spetta a Nelda Damiano del Georgia Museum of Art di Athens il merito di avergli dedicato nel 2022 la prima mostra monografica in assoluto, Wealth and Beauty. Pier Francesco Foschi and Painting in Renaissance Florence. In qualità di curatrice, non solo si è rivolta alla Galleria dell’Accademia di Firenze per avere in prestito la nostra opera giovanile dell’artista Sacra Famiglia con San Giovannino, ma ci ha proposto anche di fare da seconda sede. Idea avvincente, visto che in genere presentiamo solo esposizioni su artisti o argomenti che nascono dalle nostre collezioni e che offrono qualcosa di nuovo tra ricerche e opere», racconta la direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze. La proposta è stata felicemente accolta e adattata all’istituzione fiorentina. Apprezzamento sia da parte degli addetti ai lavori che del pubblico e bellissime recensioni confermano come l’operazione sia perfettamente riuscita e l’ambizione di riabilitare un nome caduto nell’oblio non fosse velleitaria, ma giu-

stificata dal valore artistico. «Lo stile di Foschi muove dalla pittura ‘senza errori’ del suo primo maestro, Andrea del Sarto, considerato a quel tempo il principale interprete del classicismo fiorentino. Nella fase della maturità si evolvette in direzioni personali e innovative, adottando una maniera più semplice e accostabile, caratterizzata da un allungamento delle figure e dei volti, una diminuzione del chiaroscuro a favore di una maggiore luminosità e cromie brillanti, sull’esempio dei più moderni Pontormo e Bronzino», commenta Cecilie Hollberg, che è anche fra i curatori della mostra insieme a Nelda Damiano, Elvira Altiero, responsabile del dipartimento storico-artistico della Galleria dell’Accademia, e allo studioso Simone Giordani, specialista di Foschi. Il percorso di visita, che beneficia anche dell’efficace illuminazione led - fra i punti forti degli interventi di ristrutturazione degli ultimi anni, che fanno della Galleria dell’Accademia un luogo allo stato dell’arte in tutti i sensi - allineando una quarantina di opere autografe tra dipinti e

disegni ripercorre e approfondisce l’intera carriera del pittore, dagli esordi presso la bottega di Andrea del Sarto alla maturità, secondo un itinerario cronologico e tematico. «Grande impegno è stato rivolto alla sezione sulle pale d’altare provenienti da chiese fiorentine e toscane, opere che richiedono attenzioni particolari per caratteristiche di ubicazione, formato e dimensioni, oltre che per ragioni di culto. È stata l’occasione per promuovere importanti azioni di restauro di dipinti di Foschi collocati nel territorio, tra cui la Trasfigurazione nella basilica di Santo Spirito a Firenze. La mostra ha permesso inoltre di ricostruire complessi smembrati e di presentare al pubblico opere inedite. Sia gli interventi conservativi che l’organizzazione della mostra sono stati sostenuti dalla nostra Galleria. Un generoso contributo si deve inoltre a Fabrizio Moretti per il restauro del Polittico del Sacramento di Fivizzano», precisa la direttrice. Una mostra che ha suggellato un 2023 strepitoso per la Galleria dell’Accademia di Firenze, sancito dal record senza preceFebbraio 2024 TM · 115

© Foto Gianfranco Gori

«Grazie a decisioni strategiche, dal 2015 al 2023 abbiamo avuto un incremento di visitatori del 42%. Abbiamo sostenuto lavori immensi di riqualificazione, restauro e riallestimento. Oggi il museo non è più riducibile solo al “David”: con il nuovo assetto, i visitatori si distribuiscono in ogni sala, attratti da tutte le opere, dal modello in gesso allo strumento musicale al fondo oro»

© Foto Guido Cozzi

© Foto Guido Cozzi

Le scelte stilistiche che non rientravano in questa linea vennero sistematicamente sminuite o criticate e quelle arcaizzanti compiute da Foschi fin dalla gioventù, e portate avanti per tutta la vita, erano sicuramente lontane dai modi auspicati dalla vasariana Maniera moderna», sottolinea Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, che all’artista dedica in questi mesi, fino al 10 marzo, la prima mostra monografica in Europa. Un progetto nato in un modo molto particolare: se l’artista è squisitamente fiorentino, lo stimolo a organizzare la mostra è arrivato da oltreoceano, dagli Stati Uniti. Malgrado nel Novecento, con la riscoperta del Manierismo e dei suoi protagonisti, il nome di Foschi fosse iniziato a riaffiorare, gli interventi critici


mento energetico, sono stati ripensati percorsi, allestimenti e si è colta l’occasione per effettuare interventi sulle opere e realizzare campagne fotografiche approfondite, conservative o di digitalizzazione, su tutte le collezioni. Sono così state rinnovate la Galleria dei Prigioni, le Sale dedicate alla pittura del Duecento e del Trecento, con la straordinaria collezione dei fondi oro, tra le più ricche e prestigiose al mondo, la Sala del Colosso con la pittura fiorentina del Quattrocento e del primo Cinquecento, la Gipsoteca con la sua raccolta di oltre Sopra, la Sacra Famiglia con San Giovannino (1526-1530), appartenente alle collezioni della Galleria dell’Accademia di Firenze: un dipinto cruciale per capire la produzione giovanile di Foschi. A fianco, Giuditta e Oloferne (1540-45), soggetto dal significato antitirannico e libertario a cui il pittore si dedicò a più riprese.

denti di 2.013.974 visitatori. Merito anche degli importanti investimenti sostenuti negli scorsi anni e del lavoro svolto insieme allo staff. «Grazie a decisioni strategiche, dal 2015 al 2023 abbiamo avuto un incremento di visitatori del 42%. Abbiamo sostenuto lavori immensi di riqualificazione, restauro e riallestimento. Oggi tutte le sale sono climatizzate e il sistema illuminotecnico a led di ultima generazione ha portato non solo un importante risparmio energetico ma ha valorizzato ogni singola opera esposta. Il museo non è più riducibile solo al David di Michelangelo. Grazie al nuovo assetto, i flussi dei visitatori si distribuiscono in ogni sala attratti da tutte le opere, dal modello in gesso allo strumento musicale al fondo oro», sottolinea la direttrice della Galleria dell’Accademia. Complessivamente il cantiere portato avanti negli ultimi otto anni ha riguardato 3mila mq del museo. Oltre agli interventi infrastrutturali e di impiantistica, che hanno contribuito anche all’efficienta116 · TM Febbraio 2024

400 gessi tra busti, bassorilievi, sculture monumentali, modelli originali (in gran parte di Lorenzo Bartolini, fra i più importanti scultori italiani dell’Ottocento) e la Collezione degli strumenti musicali che nel suo patrimonio conserva alcuni pezzi di straordinario prestigio, come la viola tenore e il violoncello costruiti da Antonio Stradivari per il Gran Principe Ferdinando de’ Medici nel 1690. Attualmente si stanno completando la facciata e l’ingresso dell’edificio. Relativamente all’attività scientifica, è stato

sottoscritto un accordo di studio e valorizzazione con l’Opera di Santa Croce di Firenze per la ricostruzione digitale dell’armadio della sagrestia decorato con formelle dipinte da Taddeo Gaddi. «Il 4 marzo abbiamo in programma una giornata di studi sui restauri delle opere di Pier Francesco Foschi compiuti in occasione della mostra sul pittore. Inoltre, è stato appena avviato insieme alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana un progetto tecnico-scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze Pistoia e Prato, che riguarderà i modelli in gesso di Lorenzo Bartolini conservati nella nostra Gipsoteca, applicando una tipologia di analisi che è stata usata anche sui gessi del Museo Vincenzo Vela di Ligornetto», annuncia Cecilie Hollberg. Anche per un’istituzione tanto prestigiosa e affermata è fondamentale aggiornare il modo di presentarsi e interagire con il pubblico, intercettando nuovi target. «Ci muoviamo su molti piani, sia online che con laboratori in presenza. Siamo passati a un livello di contatto con vari pubblici mai avuto prima, dai bambini agli anziani, rendendo il museo accessibile e inclusivo tramite video didattici, contenuti sui social, il chatbot col David nato in collaborazione con studenti di università italiane e non. Il nostro sito offre una quantità e qualità uniche. Inoltre nel 2023 abbiamo aderito al progetto Welfare Culturale, “l’arte e i musei per tutti” che si pone l’obiettivo di abbattere barriere fisiche e cognitive, attraverso l’incontro con l’arte e gli altri», conclude la Direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze. Un baluardo del patrimonio culturale rinascimentale che, forte dei suoi 142 anni di storia - venne fondata dal Granduca Pietro Leopoldo di Toscana nel 1784 come struttura didattica per gli studenti dell’Accademia di Belle Arti - sa dimostrarsi un’istituzione moderna e viva. Anche dando un contributo fondamentale alla riscoperta di grandi artisti dimenticati, come Pier Francesco Foschi. Susanna Cattaneo


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Anime da palcoscenico

© Compagnia Finzi Pasca

© Compagnia Finzi Pasca

cultura/arti sceniche

Costanti ritorni e rinnovate partenze. A 40 anni dall’esordio, il viaggio della Compagnia Finzi Pasca continua. Dalle creazioni più intime alle produzioni più spettacolari, la magia di un teatro che con acrobatica leggerezza sa raggiungere le vertiginose profondità dell’animo umano. E che al Ticino ha regalato una fra le maggiori compagnie artistiche indipendenti al mondo.

O

ltre 40 spettacoli creati, quasi 600 palcoscenici calcati in 46 Paesi di tutto il mondo, per oltre 15 milioni di spettatori. Dai lavori più intimi alla scala monumentale delle cerimonie olimpiche, passando per le collaborazioni con il Cirque du Soleil e le produzioni per rinomate case d’opera, senza tacere l’emozione di vedersi affidare, nel 2019, la direzione artistica di un evento profondamente radicato

nella tradizione svizzera, come la Fête des Vignerons, che cade solo ogni 25 anni. Risultati che qualificano quella nata a inizio anni Ottanta nel quartiere luganese di Molino Nuovo - una realtà a dir poco periferica rispetto ai grandi centri creativi - tra le maggiori compagnie artistiche indipendenti al mondo. La scelta di mantenere il proprio epicentro a Lugano - malgrado, nota dolente, ancora manchi una sede consona - è un immenso punto

d’orgoglio per la Compagnia Finzi Pasca. «Negli anni ho invitato ‘amici’ di tanti Paesi a camminare sulle nostre montagne e a fare il bagno nei nostri laghi, dai fondatori del Cirque du Soleil ai produttori delle Olimpiadi, affinché potessero comprendere le radici del nostro teatro e del nostro modo di lavorare», rivela Daniele Finzi Pasca, raggiunto mentre è impegnato a Venezia nella creazione del prossimo spettacolo che debutterà a luglio.

Fra le otto opere liriche firmate dalla Compagnia, Pagliacci di Leoncavallo per il Teatro San Carlo di Napoli.

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© Compagnia Finzi Pasca / Viviana Cangialosi

«Se all’inizio c’era una grande ingenuità, è pur vero che le intuizioni che abbiamo avuto 40 anni fa sono quelle su cui abbiamo costruito tutto il nostro lavoro, partendo dalla semplice intuizione che il teatro sia empatia e che ci siano storie che riescono a curare ferite dell’anima che altri metodi non possono alleviare»

Una territorialità che sin dalle origini si è nutrita, solo apparente paradosso, dell’apertura verso le altre culture. Cresciuto nella ginnastica artistica e appassionatosi alla clownerie, è grazie a un primo fondamentale viaggio che Daniele ha sentito il bisogno di ‘raccontare storie’. Partito appena diciannovenne per un lungo soggiorno in India, lavorando con i missionari ha vissuto un’esperienza iniziatica. Al rientro ne nasce il Teatro Sunil - nome scelto in ricordo di un ragazzo indiano che aveva visto spegnersi non senza una strenua lotta per la vita - fondato insieme a un primo nucleo di amici, molti tuttora presenti, fra cui il fratello Marco.

Subito pronti a rifare le valigie, in cerca di incontri ed esperienze che nutrissero la loro urgenza creativa aiutandoli a esplorare nuovi linguaggi espressivi e performativi. Poco dopo arriva Maria Bonzanigo introducendo le dimensioni della musica e della danza. «Subito ci ha legati il desiderio di fare un teatro dove più delle frontiere tra narrazione, danza o clownerie era importante trovare un’espressività che unisse i linguaggi per far breccia nella sensibilità del pubblico», conferma Maria Bonzanigo, che ha incontrato Daniele alla festa di compleanno del compositore svizzero-americano Paul Glass, per entrambi una figura di riferimento. «Volevamo distanziarci dalla violenza che la fisicità del Living Theather o la Fura dels Baus portavano in scena, per provocare a modo nostro, in maniera più gentile. Coscienti in primo luogo di come quella dell’attore, chiamato a mettere a disposizione tutto il proprio essere, sia una posizione di vulnerabilità, abbiamo pensato a un teatro che consentisse agli interpreti di dare il meglio di sé», commenta Maria Bonza-

nigo. Hanno così preso forma e vita un’estetica e una poetica uniche, personalissime, unendo progressivamente elementi di teatro, danza, acrobazia, circo, opera, documentario e multimediali per andare oltre i canonici confini del palco, sondando gli aspetti energetici, immaginativi, sensoriali, fisici e catartici del teatro, raggiungendo un linguaggio universale nella sua trasversalità culturale. «Se all’inizio c’era una grande ingenuità, è pur vero che le intuizioni che abbiamo avuto 40 anni fa sono quelle su cui abbiamo costruito, in modo pian piano più consapevole, tutto il nostro teatro: è diventata un’etica di lavoro, poi uno stile e, successivamente, una tecnica. Con stupore, scopro che oggi viene insegnata in scuole di teatro di tutto il mondo. Ed è strano, perché in fondo siamo partiti dalla semplice intuizione che il teatro sia empatia e che ci siano delle storie che riescono a curare ferite dell’anima che altri metodi non possono alleviare. Di quest’idea abbiamo fatto la logica del nostro stare sulla scena», spiega Daniele Finzi Pasca.

In viaggio da 40 anni I numeri della Compagnia Finzi Pasca, dal 1983 Oltre15 milioni di spettatori

Performance in 600 teatri e festival

Canada

Russia

500

collaboratori (ex. nel 2017)

2

Europa

Stati Uniti

7

Spettacoli attualmente in tournée mondiale

Spettacoli Cirque du Soleil Egitto

Corea del Sud India Emirati Arabi Hong Kong Membri Tailandia dello staff Etiopia

46

Paesi visitati

3

Cerimonie Olimpiche

2

Perù Argentina

Spettacoli Cirque du Soleil

26

15

Brasile

Nazionalità Australia

Uruguay

8

Opere liriche

© Compagnia Finzi Pasca

In apertura, un’anticipazione del prossimo spettacolo della Compagnia Finzi Pasca, Titizé - a venetian dream, che debutterà il 18 luglio al Teatro Goldoni di Venezia e arriverà in autunno al Lac. Sopra, Bianco su Bianco e, a sinistra, Daniele nel suo Icaro.

Daniele Finzi Pasca, co-fondatore della Compagnia Finzi Pasca, regista, coreografo e attore


© Compagnia Finzi Pasca © Compagnia Finzi Pasca © Compagnia Finzi Pasca

È il “teatro della carezza” e del “gesto invisibile”: la capacità, nell’apparente levità, di raggiungere un’estrema densità di significati, toccando la parte più profonda dello spettatore, dove sono riposte le sue fragilità e i suoi entusiasmi. Un incanto che sono riusciti a preservare anche confrontandosi con le produzioni su larga scala come le tre cerimonie olimpiche (chiusura di Torino nel 2006 e a Sochi nel 2014, dove hanno anche curato l’inaugurazione delle Paralimpiadi). «La svolta è arrivata con la chiamata di Guy Laliberté, fondatore del Cirque du Soleil. Un’immensa sorpresa, perché abbiamo dovuto capire come reinventarci per portare quegli stessi ‘sapori’ che aveva apprezzato nella ‘cucina’ familiare di casa nostra, nei suoi leggendari studios, il non plus ultra dal punto di vista della tecnologia», ricorda il regista teatrale. Insieme hanno realizzato due pietre miliari come Corteo (2005) - che ormai sfiora i 10 milioni di spettatori nella ventina di paesi in cui è andato in scena - e Luzia (2016). Questa apertura si coglie anche nell’integrazione di nuove tecnologie che convivono con la dimensione artigianale contribuendo a potenziare il senso di magia e stupore, come confermano le suggestive scenografie di Hugo Gargiulo - da spettatore per caso nel 1995 di Icaro in tournée a Montevideo ad attore, autore e, soprattutto, scenografo della Compagnia, nonché marito di Maria Bonzanigo. «Ad esempio, non appena uscirono i primi 120 · TM Febbraio 2024

Alcuni lavori dei creatori della Compagnia. Da sinistra: Einstein on the Beach (2019), la chiusura delle Olimpiadi di Sochi (2014), Corteo per il Cirque du Soleil (2005) e lo spettacolo multimediale Montréal Avudo (2017). Sotto, Maria nelle prove della Carmen e, a destra, l’iconica Roue Cyr in Donka (2018).

fari a testa intelligente ne sperimentammo uno, creando in Giacobbe (1995) un dialogo fra il personaggio e questa luce fino ad arrivare a installazioni vere e proprie come la foresta di 36 km di tubi led per la cerimonia olimpica di Sochi», ricorda Daniele Finzi Pasca. Anche l’uso particolare di strumenti acrobatici come la Roue Cyr è diventato un marchio di fabbrica, copiato da tanti, così come le splendide

«Ogni progetto richiede di immergersi in un nuovo universo e impregnarsene filtrandolo attraverso la propria sensibilità per trasmettere una sostanza umana, personale e artistica. Così sarà anche per la Venezia della nostra prossima creazione “Titizé - a venetian dream”, che debutterà il 18 luglio al Teatro Goldoni» Maria Bonzanigo, coreografa, compositrice e co-fondatrice della Compagnia Finzi Pasca

coreografie aeree o l’uso di elementi naturali in scena: vento, acqua, ghiaccio, luce, oltre alle musiche, da inizio anni Duemila diventate il tessuto dell’intero spettacolo, sfidando Maria a comporre partiture originali sempre più ampie e articolate. «Con Nebbia - nel 2007, in coproduzione con il Cirque Éloize di Montréal - è stata la prima volta in cui ho scritto così tanto per orchestra, nel tentativo di tradurre musicalmente quella sensazione di sospensione che la nebbia procura, quel mondo serendipico fra ciò che si vede e non si vede, quello che si intravede o che si spera di trovare e quanto si incontra lungo il cammino per caso. Ancora adesso sento che lì c’è molto di quello che voglio dire musicalmente», sottolinea la compositrice. Lontani dal puro virtuosismo, né la gag clownesca, né le coreografie più acrobatiche né la più stupefacente trovata tecnologica sono fini mai a sé stesse, al contrario sostanziano una dimensione altrimenti impalpabile e indefinibile. Da un altro incontro fondamentale di Daniele, con Julie Hamelin, co-fondatrice del Cirque Éloize di Montréal con la quale ha intrecciato il suo destino artistico e personale - sua moglie fino alla prematura scomparsa nel 2016 - è nata nel 2009 Inlevitas per realizzare progetti internazionali come grandi eventi, opere liriche e documentari, confluita due anni più tardi insieme al Teatro Sunil nella Compagnia Finzi Pasca: nuova


© Compagnia Finzi Pasca / Viviana Cangialosi

© Compagnia Finzi Pasca / Cirque du Soleil © Compagnia Finzi Pasca

nave, stesso equipaggio - Daniele, Julie, Maria, Hugo e Antonio Vergamini. Un nucleo unito da una intensa complicità, memorie e domande condivise. «Ognuno di noi ha fatto e fa in parallelo esperienze indipendenti, fondamentali per attingere stimoli esterni e rimettersi in questione. Tuttavia ho l’impressione che sia proprio insistendo nella nostra ricerca condivisa che possiamo scoprire dettagli, mondi e tesori a cui non arriveremmo singolarmente», osserva Maria Bonzanigo. Attorno a questo nucleo si intersecano le orbite di tanti altri artisti fedeli alla Compagnia, prevenienti dal mondo intero. «Quello che più mi sorprende è che ci siano nostri spettacoli che hanno raggiunto migliaia di repliche viaggiando fuori dall’Europa, dalla Corea a Taiwan, ad Argentina, Russia, Stati Uniti, ... Orizzonti inimmaginabili per noi, partiti dal Piazzale Milano di Molino Nuovo nel 1983 pensando di fare qualche tournée, una tenitura, magari di entrare in un festival», commenta Daniele Finzi Pasca. Un evento come Montréal Avudo, spettacolo multimediale per i 375 anni della città canadese, ha collezionato 249mila spettatori in 4 mesi, Abrazos per la Feria Estatal de León più di 200mila, la Fête des Vignerons circa 375mila e l’installazione immersiva per l’inaugurazione del più grande organo della Russia, al Zaryadye Concert Hall di Mosca, quasi 10mila in sole 24 ore. Prossimo approdo in Laguna, per un nuovo progetto a e su Venezia, in coproduzione con la Fondazione Teatro Stabile del Veneto Teatro Nazionale. Una città talmente intrisa di poesia e seduzione, storia e leggenda, arte e finzione, che il rischio è di esserne sopraffatti. «Si

va allora in cerca di dettagli, scoperte, … Titizé - a venetian dream sarà uno spettacolo di narrazione per immagini e situazioni. Una Venezia fatta di luci, acqua, colori, aromi, frammenti, trasparenze… con il nostro universo acrobatico e gli splendidi costumi di Giovanna Buzzi», anticipa Maria Bonzanigo. Première il 18 luglio al Teatro Goldoni di Venezia che con questo progetto festeggia i suoi 400 anni e gli importanti lavori di restyling. In autunno arriverà al Lac - dove dal 2015 la Compagnia è residente - prima della tournée in Italia e Francia, poi all’estero nel 2025. Un’altra novità, da quest’estate e con inaugurazione ufficiale a settembre, sarà un’esperienza di percorso immersivo presso il Fox Town. A Daniele e parte del team è stata inoltre affidata la direzione della prima grande opera lirica in lingua araba e la prima assoluta prodotta in Arabia Saudita, Zarqa Al Yamama, per di più dedicata a una figura femminile, che debutterà il 25 aprile al teatro King Fahad Cultural Center. «Ogni nuovo progetto richiede di immergersi in un nuovo universo e impregnarsene per poterlo restituire. Un processo a maggior ragione essenziale in un’epoca che ci subissa di immagini e narrazioni. Non si tratta infatti soltanto

di far passare un messaggio, quanto di trasmettere una sostanza umana, personale e artistica. È il mio consiglio a ogni giovane artista: apprendere e assimilare il più possibile, così da disporre di un vocabolario e risorse immaginative molto ampie e poi, sempre, filtrare tutto attraverso la propria sensibilità», suggerisce la compositrice e coreografa, che condivide con entusiasmo la sua esperienza anche nei suoi workshop con le nuove generazioni. Fra tante creazioni della Compagnia, opera manifesto, ideata nel 1991 come progetto di ricerca ma subito capace di spiccare un volo che non si è più fermato, è Icaro. In scena con Daniele è una persona scelta fra a caso il pubblico: l’empatia è dunque essenziale per adattarsi allo spettatore che con la sua personalità di quell’esecuzione diventa il direttore d’orchestra. «A inizio gennaio, poco dopo aver festeggiato i miei 60 anni, tornare in scena con Icaro è stato ancor più emozionante. Confrontandosi con quella che, per quanto esile sia la trama, è una materia solida, costante, precisa nel meccanismo drammaturgico, misuri quanto sei cambiato, trovandoti a ricorrere ad altre soluzioni per gestire la diversa energia fisica e vivendo nuove sensazioni, altre tensioni… proprio come accade con i luoghi in cui si ritorna, ad esempio mi è capitato quest’estate in India o ogni anno quando salgo sul Monte Lema come sin da ragazzo», confessa Daniele Finzi Pasca. Costanti ritorni e rinnovate partenze. Un viaggio che continua, riuscendo a trasportare ogni suo passeggero in un sogno condiviso a occhi aperti. Susanna Cattaneo Febbraio 2024 TM · 121


cultura/territorio

© Archivio storico Lugano, Collezione iconografica comunale

Angioli, ispiratori di visioni urbane

N © Archivio storico Lugano, Fondo Vincenzo Vicari

onostante da quasi quarant’anni sia stata dismessa, la Funicolare degli Angioli è rimasta un segno identitario del paesaggio luganese con la sua diagonale che attraversa la città, da Piazza Luini ai piedi del parco del Tassino. Con la sua presenza testimonia un momento di forte sviluppo turistico e, di riflesso, di trasformazione urbanistica per una Lugano che, finalmente integrata con le vie di comunicazione europee dopo l’apertura della Galleria ferroviaria del san Gottardo nel 1882, si ritrovava a poter approfittare del connubio fra paesaggio alpino e clima mediterraneo diventando un’apprezzata destinazione di soggiorno.

Sopra, due foto d’epoca della Funicolare degli Angioli (1950) e dell’Hotel Bristol (1928), cui dava accesso. Accanto, lo status quo, in attesa dei nuovi sviluppi. 122 · TM Febbraio 2024

© Città di Lugano

Svelati i due progetti scelti per reinterpretare il comparto Funicolare degli Angioli di Lugano. Un’occasione non solo per rimettere in funzione un unicum di ingegneria meccanica e un simbolo storico della città, ma soprattutto per valorizzare il potenziale di un’area di pregio a beneficio di residenti, turisti e sostenibilità.


Se già nel 1855 il lussuoso Hotel du Parc, fatto progettare da Giacomo Ciani e affidato alla direzione dell’abile Alessandro Béha, aveva precorso un’attività alberghiera di classe superiore, da fine Ottocento si assiste a un fervido sviluppo. Oltre all’edificazione del Palazzo degli Studi, all’Ospedale Civico e al Palazzo della Posta, la città si identifica sempre più con il lago: prende forma il quai e successivamente il Lido, vengono edificati numerosi alberghi, sia in direzione di Paradiso, sia verso Cassarate, e viene messo in funzione un sistema di funicolari per collegare parte bassa e le zone collinari con i loro punti panoramici. Nel 1913, la Funicolare degli Angioli, al limite sud del nucleo storico cittadino, è la quarta dopo quelle della stazione ferroviaria (1886), del Monte San Salvatore (1890) e del Monte Brè (1908). Progettata come accesso al Grand Hotel Bristol che era stato inaugurato nel 1903, correndo parallelo alla Gradinata degli Angioli il suo tracciato di 142 metri collegava Piazza Luini con via Maraini, che dal quartiere di Loreto porta alla stazione di Lugano. Nella sua apparente semplicità, un piccolo gioiello ingegneristico: l’impianto a fune a un solo binario, senza scambi e con una vettura unica, fornito dalla Officine Meccaniche Stigler di Milano - prima società italiana costruttrice di ascensori, che conobbe un importante sviluppo e prima di essere acquisita nel 1947 dalla Otis - è l’unico di questo

A fianco, il progetto “Le città continue” ambisce a rendere tangibili le qualità paesaggistiche e culturali già presenti. In particolare, nel giardino Belvedere nuovi alberi andranno ad arricchire la vegetazione, valorizzando anche le sculture sull’esplanade con un attento allestimento. Sotto, il modello del progetto.

L’approdo delle “Città continue” Ad aggiudicarsi il mandato per l’Area imbarcadero con Piazza Luini e lungolago fino a monumento Washington (Sotto-modulo 1) è stato il progetto “Le città continue” dello studio Luca Pessina Architetti (capofila) congiuntamente al gruppo interdisciplinare composto dagli studi Ingeni (per l’ingegneria civile), Reali e Guscetti Studio d’ingegneria (per l’ingegneria civile) e Lorenz Eugster, Landschaftsarchitektur und Städtebau (architettura del paesaggio). Seguendo la loro idea di “rendere tangibili a tutti le qualità paesaggistiche e culturali delle città già esistenti” hanno offerto una lettura territoriale convincente con proposte chiare, attente e ben strutturate. È previsto un nuovo imbarcadero con un punto di ristoro; la sistemazione dell’area verde e del tratto di lungolago che va dal busto di Washington a Piazza Luini e una zona d’incontro su tutto il perimetro, con una nuova fontana e isolotti galleggianti sul lago. Nel giardino Belvedere, su un’ampia esplanade a bordo lago, saranno inserite nuove alberature accanto alle attuali e le sculture saranno valorizzate in parte mantenendole dove si trovano, in parte I tre sotto-moduli in cui riposizionandole sull’esplanade del giarè stata ripartita l’area di dino, nel quale è pianificato anche l’inconcorso complessiva, serimento di un padiglione. dal lungolago al parco La ripresa della pavimentazione esidel Tassino. stente in Piazza Luini e la sua estensione fino alla riva unirà idealmente la chiesa di Santa Maria degli Angioli, l’ex Palace e il Lac. Sulla riva antistante, la “nuova piazza sul lago”, con uno spazio generoso per spettacoli e concerti, si conclude a bordo acqua con dei gradoni in pietra. Il punto di ristoro, ancorato alla riva e ispirato alle costruzioni leggere del lago, è rispettoso delle peculiarità del fondale, grazie al pontile galleggiante che risolve molto bene le esigenze del bando.

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Armonie di “Belle Époque”

Per quanto riguarda il secondo sotto-modulo (che include la scalinata, la torretta intermedia e l’area retrostante il Lac,) e il terzo (parco del Tassino e l’area compresa tra via Motta e via Maraini) è stato scelto il progetto “Belle Époque” dello studio di architettura Stadler Zlokaba (capofila), congiuntamente al gruppo interdisciplinare composto dagli studi Schnetzer Puskas Ingenieure (per l’ingegneria civile) e Berchtold.Lenzin Basel (per l’architettura del paesaggio). Ha convinto la sua scelta architettonica raffinata e rispettosa delle peculiarità del territorio, della funicolare e della sua torretta. Il giardino retrostante al Lac diventerà un luogo pubblico attrattivo e fruibile attraverso tre accessi, non mutando però il suo carattere tranquillo e discosto. L’area sarà valorizzata con nuova vegetazione, in continuità con quella ipotizzata per il parco del Tassino. Piace in particolare la soluzione di creare aree di sosta al cambio di direzione dei percorsi nel parco. Gli autori hanno fornito una soluzione interessante per sanare la cesura tra città bassa e città alta; in particolare, per raggiungere la quota del ponte ciclopedonale, è stata proposta la sopra-elevazione della torretta di arrivo (che ospita la sala macchine e la fossa del contrappeso) per il collegamento alla passerella. Viene così restituito alla funicolare il suo valore d’uso, con la rimessa in funzione del meccanismo che muoverà la cabina per raggiungere non più l’Hotel Bristol come un tempo, ma il parco del Tassino. Il progetto prevede l’inserimento nel parco di una serra con piante storiche e nuove, là dove un tempo sorgeva Villa Enderlin e ancora si trova la sua torretta rosa in stile neorinascimentale, e la creazione di una rete di sentieri ondulati, per accedere facilmente alle diverse collezioni di piante botaniche presenti. tipo conservato fino ai nostri giorni. In realtà, si tratta di un ascensore inclinato con contrappeso e trazione elettrica. Caduta in disuso nel 1971 dopo la chiusura del Bristol (oggi convertito a condominio residenziale) che rappresentava un terzo dell’utenza, dal 1987 arresta le sue corse. Da allora sono fortunatamente rimasti intatti l’edificio della stazione a monte con tutto l’impianto originale, cabina compresa, il ponte in acciaio su via Motta e la tettoia con colonnine affusolate di ghisa. Nel 2011 l’impianto è stato inserito nel censimento dei beni culturali di interesse cantonale, come pure nell’elenco federale degli impianti di risalita storici degni di conservazione. 124 · TM Febbraio 2024

Se da alcuni anni, sullo slancio della costruzione del centro culturale del Lac e della rinnovata progettualità che ha portato nel comparto, si è cominciato a ipotizzare di restaurarla e riattivarla, non è soltanto per recuperare un’attrazione turistica e, giustamente, per tutelare quella che resta una chicca di architettura in-

dustriale, ma piuttosto nell’ottica di una risemantizzazione della sua infrastruttura destinata a farne l’asse di una mobilità urbana lenta che valorizzi l’area sovrastante del Tassino, penalizzata dalla cesura data dalla linea ferroviaria. Dopo che nel 2019 la Città di Lugano ha promosso un mandato di studio in parallelo per approfondire i possibili scenari urbani legati alle diverse modalità di conservazione e/o riuso della funicolare e della scalinata, sulla base delle considerazioni emerse ha compiuto un ulteriore passo, lanciando lo scorso aprile un concorso di architettura per la progettazione di interventi e contenuti capaci di rendere il comparto urbano funzionale e attrattivo sia per residenti che per turisti, valorizzandone il potenziale nel rispetto dei principi di sostenibilità. I progetti dei due gruppi interdisciplinari vincenti, appena

Il progetto Belle Époque ha convinto in particolare con la soluzione proposta per raggiungere il parco Tassino, commisurata alla scala urbana, architettonicamente raffinata e basata sul rispetto empatico del manufatto storico.

nominati, stanno per essere presentati in un’esposizione pubblica a Villa Ciani, dal 26 febbraio al 17 marzo, che permetterà di farsi un’idea più precisa delle soluzioni individuate e di immaginarsi la Lugano di un futuro sempre più prossimo. Mirta Francesconi


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© Collection KMSKA, Photo Hugo Maertens

cultura/arte/anniversari

Ensor, l’artista dietro le maschere Se queste settimane di cortei carnevaleschi si prestano particolarmente a rievocare la genialità di James Ensor, tanti altri sono i volti del “pittore delle maschere” da scoprire grazie al programma speciale con cui nel 2024 le Fiandre, insieme a Bruxelles, rendono omaggio al grande artista di casa, a 75 anni dalla scomparsa.

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cento e della prima metà del Novecento, malgrado il suo nome sia oggi meno popolare di quanto non un Magritte. A 75 anni dalla scomparsa, il Belgio rende omaggio a James Ensor con un programma speciale di importanti mostre e iniziative fra le Fiandre e Bruxelles du-

Sopra, uno dei capolavori assoluti di James Ensor, Intrigo, 1890, olio su tela, inscena un corteo granguignolesco di una società ripugnante e corrotta. Sotto, I tetti di Ostenda, 1901, olio su tela, amata città natale, dove il pittore trascorse quasi l’intera vita.

© Collection Mu.ZEE, Foto Adri Verburg

V

olti mascherati, creature grottesche o fantasmagoriche, scheletri, diavoli: un corteo granguignolesco popola le tele per cui è più celebre James Ensor (1860-1949). La fascinazione per il carnevale, tradizione secolare nella sua Ostenda, con la sua primigenia carica trasgressiva e il sovvertimento parodico dei codici sociali, ne aveva stimolato lo spirito caustico e la visionarietà. Tanto erede dei suoi antenati fiamminghi Bosch e Bruegel, quanto precursore della rivoluzione espressionista e surrealista (e di molto altro ancora). Un outsider che, sebbene quasi mai nella sua lunga vita, quasi novant’anni, lasciò la città natale, conducendo un’esistenza del tutto solitaria, era puntualmente aggiornato su quanto accadeva nell’ambiente delle avanguardie, dell’arte, della musica e della letteratura a Parigi e Bruxelles, al contempo guardando ai modelli degli antichi maestri che, quanto i più moderni emergenti, ambiva a superare. Divenendo di fatto uno degli interpreti di spicco dell’arte di fine Otto-


© Collection KMSKA, Foto Rik Klein Gotink

© Collection Mu.ZEEv - Foto Hugo Maertens

A sinistra, Autoritratto con cappello fiorito (1883-1888), fra le più raffigurazioni di Ensor che ammicca così a un altro grande artista suo compatriota, Rubens. Sopra, invece, in Lo scheletro pittore (1896-97) si raffigura giocando con il suo immaginario, fra il macabro e il divertito, morto vivente nell’atelier fra le sue opere.

«Attraverso le sue particolari messe in scena, Ensor offre la sua interpretazione del mondo, per quanto idiosincratica. Poiché la realtà è solo apparente, tanto vale riprodurne il riflesso, il simulacro, la sua immagine artificiale»

© Photo Karin Borghouts

rante tutto il 2024. Obiettivo: contribuire a far conoscere in tutte le sue sfaccettature un grande artista di casa - che però portava un nome inglese, come il padre, medico che aveva sposato una fiamminga. «All’interno della variegata opera di Ensor, la messa in scena costituisce uno dei modi espressivi prediletti», conferma Xavier Tricot, che del pittore di Ostenda è fra i massimi conoscitori, già autore del suo catalogo ragionato e curatore anche di diverse fra le mostre in calendario quest’anno, tra cui le due in programma alla Ensorhuis, di cui è conservatore (ingloba la casa in cui l’artista visse dal 1917 fino alla morte nel 1949): Autoritratti (21.03-16.06) e Satira, parodia e pastiche (19.09.24-12.01.25). «La propensione di Ensor per lo ‘spettacolare’ ha avuto un profondo effetto sul suo sviluppo artistico. Fin da piccolo era sensibile alle rappresentazioni più strane, sia spaventose che meravigliose. La sua vita quotidiana conteneva già i semi che la sua immaginazione, da adulto, avrebbe sviluppato», sottolinea il critico d’arte. Nel negozio di souvenir per villeggianti e articoli per il carnevale gestito dalla madre - una sorta di gabinetto delle curiosità - oltre ad animali impagliati o armi coloniali il piccolo James poteva ammirare maschere di cartone e maschere teatrali giapponesi o cinesi. E lui stesso ricordava l’influenza dei gusti eccentrici di sua nonna, che gli

Xavier Tricot, critico d’arte e conservatore della Ensorhuis

aveva trasmesso la passione per i travestimenti. «A partire dal 1887, l’universo del carnevale occupò una dimensione sempre più centrale nell’immaginario di Ensor e nelle sue ricerche pittoriche. Il motivo della maschera, insieme allo scheletro, divennero una componente ricorrente della sua opera, tanto che è oggi noto al grande pubblico come “il pittore delle maschere”. Anche se questo cliché rischia di offuscare i numerosi altri temi che sviluppò, è pur vero che lo sfruttò fino a farne un paradigma», sottolinea il critico. Se Ensor è autore di circa 900 dipinti, quattromila disegni e oltre 130 incisioni su un’ampia gamma di soggetti, tra cui anche nature morte e paesaggi, è per le sue immaginifiche raffigurazioni di una

macabra e sgangherata umanità che lo si ricorda. Opere come il monumentale Ingresso di Cristo a Bruxelles del 1889 (oggi di proprietà del J. Paul Getty Museum di Los Angeles), che immagina la Seconda Venuta nella capitale belga durante una parata del Martedì Grasso, oppure l’inquietante folla di figure mascherate di Intrigo (del Museo Reale di Belle Arti di Anversa) portano all’apice la vena sovversiva di Ensor - fra farsa e dramma, fra terrificante ed esilarante - denunciando le storture della società. Le aspirazioni della giovane monarchia belga, la Chiesa arroccata in difesa del suo potere e le ripercussioni della rapida industrializzazione polarizzavano le tensioni politiche, socio-economiche ed etniche soggiacenti. Febbraio 2024 TM · 127


«L’universo teatrale, che per sua stessa mente di presentare James Ensor nell’eessenza si definisce in relazione al fitti- terogeneità degli interessi che ne hanno zio, viene messo en abyme nei dipinti di alimentato la creatività. È infatti stato Ensor. Consapevole che il palcoscenico anche un brillante uomo di lettere che teatrale funziona come metafora del si cimentava in improvvisazioni infarcite mondo, a sua volta fa in modo che la sua di miscele di neologismi, un appassionato pittura diventi come metafora del teatro. di musica e compositore; più in generale, Il mondo dei simulacri e i simulacri del mondo si uniscono in ciò che è artificio. Il titolo Masques nous sommes, che attribuisce a un disegno ripreso nel 1888, la dice lunga. Attraverso le sue particolari messe in scena, Ensor offre la sua interpretazione del mondo, per quanto idiosincratica. Poiché la realtà è solo apparente, tanto vale riprodurne il riflesso, il simulacro, la sua immagine artificiale», sottolinea Xavier Tricot. E l’assoluta sintesi ne è proprio la maschera. «A ben guardare, la © Toerisme Oostende vzw - James Ensorhuis - Photo Nick Decombel maschera può essere interpretata come l’altra forma del volto, la sua alterazione grottesca, mentre il teschio umano cos’è, se non una declinazione della maschera indossata sotto il volto? Le maschere provocano sia orrore che riso, e proprio questa ambiguità mette a disagio. Una falsa finzione, perché la loro funzione è quella di ingannare. Dietro la maschera come oggetto, di legno o di cartapesta, si nasconde solo il vuoto. L’apparenza e la somi- © Photo Sigrid Spinnox glianza si fondono», conclude Xavier Tricot. Ecco che le opere di Ensor divengono specchio di un’umanità trionfante nella sua deriva. Attraverso l’iperbole e il sarcasmo il pittore vuole ritrarre il vero volto del potere e le sue grettezze, ma al contempo dà forma e colore alla più sfrenata fantasia figurativa, dimostrando perfetta padronanza dei mezzi espressivi. Oltre al negozio di souvenir familiare, sopra cui si trovava il suo atelier, a ispirarlo erano anche gli ampi © KRB paesaggi e le loro atmosfere che Dall’alto, la casa-museo di Ensor nella non si stancava di ammirare nelle sue pas- sua Ostenda, la splendida stazione seggiate in riva al mare - e non a caso fra centrale di Anversa e il giardino del gli artisti ammirati e studiati vi fu anche Mont des Arts di Bruxelles. A 75 anni William Turner. dalla scomparsa, le tre città rendono Il respiro annuale e nazionale della omaggio al pittore belga James Ensor programmazione delle celebrazioni del con un programma speciale di mostre 75esimo anniversario permette final- e altre iniziative durante tutto il 2024. 128 · TM Febbraio 2024

un instancabile sperimentatore, attitudine che, in pittura, fino in tarda età lo ha portato a cimentarsi con nuovi soggetti, generi, stili e tecniche, peraltro con estrema perizia, scegliendo il materiale nelle botteghe più costose. Tutt’altro che un eremita arroccato nella sua soffitta, come è stato a lungo ritenuto, anzi era coinvolto nella vita culturale e sociale della sua città partecipando a diversi circoli, fra cui anche il giovanissimo Rotary (pur non mancando di una certa eccentricità). Una poliedricità che ben colgono le diverse mostre e attività proposte dal cartellone culturale dedicatogli. Il programma ha già preso avvio dal luogo con cui per eccellenza Ensor si identifica, Ostenda, dove un vero e proprio festival cittadino permette di immergersi nell’universo dell’artista (highlight: la mostra Rose, Rose, Rose, à mes yeux! del Mu.Zee dedicata alle sue nature morte, fino al 14 aprile). In parallelo, fra febbraio a giugno a Bruxelles due mostre ricordano come anche la capitale sia stata fonte di ispirazione per Ensor che qui frequentò l’Accademia Reale, conservando anche successivamente un legame speciale con la capitale, dove avrebbe esposto e soggiornato (James Ensor: inspired by Brussels, Kbr, 22.02-02.06, e James Ensor, maestro, Bozar, 29.02-23.06). Da fine settembre (28.09.2419.01.25), il testimone passerà ad Anversa, il cui Museo Reale di Belle Arti (Kmska) conserva la più vasta collezione al mondo del pittore (con 39 dipinti, 650 disegni, di cui non meno di 10 delle sue opere migliori) oltre a ospitare il centro di competenza Ensor Research Project. Due gli aspetti cruciali affrontati da questa mostra: il desiderio di Ensor di rappresentare i sogni più sfrenati e la dichiarata volontà di andare ‘oltre l’impressionismo’. Un’ambizione che aveva inizialmente condiviso con il gruppo d’avanguardia di artisti belgi Les XX (I Venti), che lo vedeva fra i fondatori, abbandonando la convenzionalità e il realismo dei primi lavori - marine, paesaggi


© Koninklijke Musea voor Schone Kunsten van België, Antwerpen

© Collection KMSKA, Foto Rik Klein Gotink

Tre opere che testimoniano diversi ‘volti’ di Ensor: a sinistra, La mangiatrice di ostriche (1882), che scandalizzò ritraendo una donna intenta a consumare da sola cibo costoso e afrodisiaco. Sopra una rivisitazione della natura morta con Maschera e crostacei (1891). Sotto l’apocalittica Caduta degli angeli ribelli (1889), opera che guarda ben oltre l’impressionismo, anticipando le avanguardie a venire.

© Photo Rik Klein Gotink, Collectie KMSKA – Vlaamse Gemeenschap

urbani, nature morte e interni. Ben presto però la sua audacia entrò in collisione con i suoi stessi colleghi, in parte proprio ostili a quell’immaginario eversivo e disturbante di maschere e scheletri che ne popolava le tele. Se queste settimane in cui domina la tradizione del carnevale si prestano particolarmente a rievocare la genialità di Ensor, senza incorrere nell’errore di etichettarlo semplicisticamente

come “pittore delle maschere”, l’invito è ad approfondirne l’opera, approfittando dello spunto per qualche giorno di vacanza in Belgio. Che per le arti visive tutt’oggi rappresenta, in particolare con Bruxelles, con una delle fiere che per l’antiquariato d’arte è assoluto punto di riferimento, la Brafa, di cui a fine gennaio si è tenuta la 69esima edizione, nonché Art Brussels, a fine aprile, alla 40esima. Anche Ostenda

merita una sosta, pur non essendo più la regale località balneare di un tempo. Ma soprattutto è Anversa, gioiello delle Fiandre orientali, a conquistare sin dalla sua ‘cattedrale ferroviaria’ come viene soprannominata la splendida stazione centrale. Con il suo equilibrio fra storia e contemporaneità, una destinazione da non mancare e dove di casa è un altro grande protagonista dell’arte fiamminga, Rubens: suoi capolavori si possono ammirare nella Cattedrale, nella chiesa di San Carlo Borromeo e al Museo Reale delle Belle Arti con una sala dedicata che ne espone sedici dipinti. Uno dei modelli ai quali Ensor guardò: lo testimonia uno dei suoi più celebri autoritratti, quello con cappello fiorito (1883-88), in cui si rappresenta (si maschera?) proprio alla maniera di Rubens. Da confrontare, per assaporare tutta la trasgressività di Ensor, a un altro suo emblematico autoritratto - entrambi saranno esposti nella mostra Autoritratti della Casa di Ensor - Lo scheletro pittore (1896-97), in cui si raffigura a mo’ di scheletro vivente, circondato dalle sue opere in atelier: una sorta di memento mori in cui Ensor gioca con gli stilemi della sua pittura, applicando alla sua arte lo stesso divertito e impietoso sarcasmo con cui additava gli inganni altrui. Susanna Cattaneo Febbraio 2024 TM · 129


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