Artemedica n.32

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POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE DL 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004N.46) ART.1, COMMA I, DCB MILANO

Inverno 2013/14 - Numero 32 - Periodico Trimestrale

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Editrice Novalis - www.librerianovalis.it

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NEWSLETTER ANTROPOSOFIA OGGI

Verso la medicina integrata La responsabilitĂ personale nel dibattito della moderna medicina Placebo: il benefico effetto

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Cascina degli ulivi biodinamica e agriturismo

Cascina degli ulivi è un'azienda agricola biodinamicaa situata si sulle colline di Novi Ligure in provincia di Alessandria. La cascina è conosciuta soprattutto per i vini, ma il progetto ha un respiro più ampio: una variegata produzione agricola, agricola allevamento, allevamento un agriturismo dove è possibile pranzare e cenare con cibi e vini provenienti dalla produzione aziendale biodinamica e soggiornare per periodi più o meno lunghi nella campagna piemontese.

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Cascina degli Ulivi, Strada Mazzola 14, 15067 - Novi Ligure (AL) Tel +39 0143 744598 Fax +39 0143 510155 www.cascinadegliulivi.it - info@cascinadegliulivi.it

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Cari lettori, dopo l’incontro ad Artemedica fra il dott. Enzo Soresi e il dott. Sergio Francardo, ci sembra importante tenere aperta una simile dimensione che risponde a un’esigenza di carattere attuale e che è molto sentita da tante persone. In quest’ottica abbiamo dato seguito allo stesso argomento, con la speranza di aumentare il numero degli abbonati grazie anche al vostro aiuto. Fra le diverse tipologie di sostegno, troverete infatti alcune proposte più articolate, come per esempio, oltre a diventare voi stessi abbonati, potete regalare a un amico un abbonamento. Potrebbe essere un regalo per Natale ... che dura tutto l’anno! DIREZIONE CULTURALE Proseguono intanto i nostri articoli sul tema dell’integrazioPAULETTE PROUSE ne terapeutica fra la medicina convenzionale e le medicine non-convenzionali. Dopo le interviste al dottor Soresi, in questo numero affrontiamo l’argomento con un noto medico antroposofico milanese: il dottor Sergio Maria Francardo. Con il dottor Enzo Soresi affrontiamo invece un nuovo argomento di grande interesse, al centro di accesi dibattiti: l’effetto placebo. I quesiti e i numerosi interrogativi con i quali siamo quotidianamente messi a confronto, sono potenti, ma la possibilità di riconoscere le vere dimensioni in cui ci conducono queste domande, è spesso debole e mal formulata. Secondo il pensiero di Steiner, il debole sviluppo degli impulsi di volontà pesa fortemente sulla nostra capacità di azione e di iniziative. Le forze volitive devono essere risvegliate dalle nostre giuste percezioni e pensieri. È un sano processo che ci conduce verso il futuro con lo stesso movente con il quale siamo entrati in questa vita quando abbiamo lasciato il mondo spirituale prenatale. Vorremmo proporre ai nostri lettori, che hanno quasi tutti una certa dimestichezza con i testi di Steiner, la presentazione di un movimento chiamato Comunità dei Cristiani (Christengemeinschaft). Sono uomini e donne che sentono la forza del culto e il valore dei sacramenti. Fra i fondatori della Comunità dei Cristiani ci sono personalità di grande carisma quali Friedrich Rittelmeyer, Emil Bock, Rudolf Frieling, Alfred Heidenreich e tanti altri che avevano tutti una profonda conoscenza dei testi di base dell’antroposofia, che sono accessibili e a disposizione di tutti. Tuttavia, i cosiddetti cicli teologici – ossia le conferenze e altri scritti che stanno alla base della fondazione del movimento religioso (1921-1925), in cui vengono trattati da Steiner argomenti di vitale importanza per il movimento – non fanno parte dell’opera omnia di Steiner. Comunque non è pensabile approfondire, in poche righe, il rapporto fra antroposofia e comunità dei cristiani. Ma le persone attive in Italia hanno in programma di pubblicare alcuni testi che chiariscano maggiormente la loro posizione. Non si può negare che le più grandi opere d’arte, sia nella pittura che nella musica, siano sorte dal sentimento religioso, come per esempio la Grande Messa di Bach, e tanti altri giganti dell’arte. Un’arte che ci può dare una premonizione di un nostro potenziale raggiungibile solo in un lontano futuro. É come un urlo verso la divinità. Un caro saluto dalla redazione e dal team di Artemedica

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NEWSLETTER ANTROPOSOFIA OGGI n. 32 - Inverno 2013-2014 iscritta al tribunale di Milano al n. 773 registro stampa, il 12.10.2005

Direttore Responsabile Lucia Abbà Direzione Culturale Paulette Prouse Bruno Lanata Redazione Anna Chiello Grafica e Copertina Joint Design sas Traduzioni Daniela Castelmonte Larissa Semeniouk Stampatore La Tipografia s.n.c. via Bramante, 5 - Buccinasco (Mi)

LA PUBBLICITÀ SU ARTEMEDICA È ECONOMICA E EFFICACE unico concessionario per la pubblicità EDITRICE NOVALIS via Angera, 3 - 20125 Milano tel. 02 67116249 fax 02 67116222 www.librerianovalis.it INFORMAZIONI info@librerianovalis.it


Il mondo incantato delle fiabe di Letizia Omodeo

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Verso la medicina integrata di Bruno Lanata

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Placebo: il benefico effetto di Bruno Lanata

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Sull’origine dell’uomo nel Corano di Frank Hoertreiter

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La responsabilità personale nel dibattito della moderna medicina di Heinz Sucker

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I cereali di Giulia Giunta

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Quando la pelle si ribella di Frank Meyer

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L'esperienza umana tra morte e nuova nascita di Patrizia Bertuzzi

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La forma questa sconosciuta di Daniele Nani

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Vedere la nuova manifestazione di Dio di Michael Heidenreich

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Dipingere un’atmosfera, un ambiente e le sue creature di Letizia Omodeo Salè

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L’alchimia di Leonilde Carabba

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Innovazione e senso dell’antico La ricerca creativa di un giovane artista

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Il ministero di Sant’Ambrogio di Milano di Archimandrita Ambrogio Makar

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Geopatie ed elettrosmog implicazioni con la salute umana a cura di Diego Rossi

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SOMMARIO

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VERSO LA MEDICINA INTEGRATA UN’ALLEANZA TERAPEUTICA PER LA SALUTE DELL'UOMO Proseguono i nostri incontri sul tema dell’integrazione terapeutica fra la medicina convenzionale e le medicine non-convenzionali. In questo numero ne parliamo con il dottor Sergio Maria Francardo, medico antroposofico. di Bruno Lanata

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ottor Francardo, secondo lei i principi della medicina allopatica e di quella antroposofica possono convivere all’interno di una stessa terapia? La medicina integrata è la vocazione naturale della medicina antroposofica. Per rendersene conto basta fare riferimento al testo da cui trae origine: “Elementi fondamentali per un ampliamento dell’arte medica secondo le conoscenze della scienza dello spirito”. A torto, quindi, la medicina antroposofica, per ragioni storiche, ha incontrato una sorta di ostracismo da parte della medicina ufficiale. Atteggiamento che ha impedito lo sviluppo di un dialogo costruttivo. Eppure la medicina antroposofica presenta un percorso interessantissimo anche in ambito oncologico, tanto che sono oltre 200.000 i pazienti trattati in Europa. Anche lo stesso farmaco ricavato dal vischio (Iscador), prima che si riuscissero a fornire dati oggettivi su una certa attività citostatica ed immunostimolante, era tuttalpiù considerato l’elucubrazione di un filosofo, Rudolf Steiner, che in questa pianta emiparassita, che non tocca mai la terra, individuava una sorta di analogia del

Sergio Maria Francardo è membro della Società Italiana di Medicina antroposofica SIMA ed esercita attività di libero professionista come medico antroposofico dal 1980. È docente di corsi in Medicina antroposofica per medici e farmacisti svolti in Italia e da dieci anni insegna medicina antroposofica ai medici giapponesi.

tumore dell’albero respiratorio. Così quando, già venticinque, trent’anni fa, parlavamo di epigenetica, venivamo considerati con sufficienza. Oggi l’epigenetica, quella conoscenza che descrive tutte quelle modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del Dna, ha una grande importanza. Le difficoltà nei rapporti con la cosiddetta medicina ufficiale si riscontrano solo in Italia? Questa difficoltà di dialogo si è manifestata in modo minore nel mondo di cultura germanica. La Lukas Klinik, una clinica oncologica antroposofica dove anch’io ho studiato, è abitualmente frequentata anche da medici oncologi allopatici e alle terapie chemioterapiche ufficiali vengono affiancati rimedi antroposofici di straordinaria efficacia, che purtroppo non sempre possiamo utilizzare appieno in Italia per i pesanti limiti della legislazione attuale. Un esempio è costituito dall’antimonio1 – l’antico rimedio utilizzato dagli alchimisti – che, trattato in modo particolare, attraverso un processo di sublimazione, polverizzazione e dinamizzazione diventa un rimedio omeopatico a bassa potenza utile nelle patologie da


Il corno di vacca costituisce un elemento fondamentale nella preparazione del concime in agricoltura biodinamica chemioterapia nel favorire la ripresa del paziente. Certo, l’impiego dell’antimonio non riesce a coprire interamente il danno neurotossico del cisplatino; si rivela però un rimedio di estrema efficacia su tanti aspetti lesivi della chemioterapia. Eppure noti esponenti della medicina e della farmacologia non riconoscono ancora l’efficacia terapeutica dell’omeopatia. Lei cosa ne pensa? Quando dicono che non esistono prove dell’azione dei rimedi omeopatici ci troviamo di fronte a una manipolazione della verità. Esistono prove inoppugnabili a questo proposito. Esperimenti effettuati in agricoltura. E non si può certo dire che le piante siano suggestionabili. Ad esempio, possiamo far essiccare un intero campo di frumento con una dose del preparato 501, che è cristallo di rocca (la comune sabbia): una sostanza che, impiegata in dose omeopatica, aumenta la radiazione solare. Inoltre, somministrando dell’arsenico – in dose ultra-omeopatica, quindi senza nemmeno una molecola di arsenico – sulla germinazione dei semi è possibile stressare la crescita delle piante. Esistono ricerche scientifiche persino in numerose facoltà di agraria italiane. La mancanza di onestà intellettuale che incontriamo in certi ambiti dà spazio anche al lato che potremmo definire meno sano, meno bello delle medicine non convenzionali. La cecità della medicina ufficiale, questo volere fare riferimento solo a ciò che è statisticamente rilevabile – certo un fattore importante che però non può essere l’unica verità – ha dato spazio a figure che potremmo definire “para-omeopatiche” discutibili. Uno per tutti valga l’esempio della prescrizione di rimedi che alcuni millantati omeopati praticano attraverso la sola visione della fotografia del paziente. Come definirebbe in sintesi il fine che si propone la medicina antroposofica? Se mi si consente una battuta potrei dire che la vera vocazione della medicina antroposofica è quella di scomparire. Mi spiego. Una trentina di anni fa Aaron Antonovsky, sociologo della medicina, aveva avanzato precise critiche al sistema sanitario dell’epoca. Per lo studioso israelo-americano occorreva operare un cambio di rotta passando da una medicina essenzialmente incentra-

ta sulla malattia a una che si concentrasse principalmente su come mantenersi al più a lungo possibile in buona salute. Era nata quella che viene indicata come salutogenesi. La sempre maggiore attenzione a una corretta alimentazione e ai corretti stili di vita, come i famosi 10 mila passi quotidiani, si rispecchiano per molti versi nella visione della medicina antroposofica. Faccio un esempio. Nella medicina antroposofica i muscoli sono sostanzialmente gli organi legati al volere. L’uomo può esercitare il volere solo in quanto dotato di muscoli. Esercitare i muscoli assume quindi un’influenza enorme, non solo perché previene il rischio cardiovascolare e “riduce la pancetta”, ma anche in quanto aiuta a scoprire i nostri veri desideri. Recentemente si è svolto a Venezia un convegno sulla "vecchiaia" organizzata dalla Fondazione Veronesi nell’ambito del programma "The Future of Science". Tra gli argomenti affrontati ampio spazio è stato dedicato all’alimentazione. In particolare è stata sottolineata l’importanza di una corretta alimentazione, per lo più riconducibile a una dieta vegetariana. Qual è la posizione della medicina antroposofica a questo riguardo? Un’altra componente fondamentale della medicina antroposofica è il rapporto con la natura in generale e gli aspetti nutrizionali in particolare. Un’attenzione che si manifesta attraverso una forma di agricoltura molto avanzata quale è l’agricoltura biodinamica. L’agricoltura biodinamica è attualmente l’unica forma di agricoltura che riesce a superare quell’aspetto – molto vicino a quell’indebolimento generale (detta fatigue) che deriva dalla chemioterapia – che in agraria si chiama stancabilità del terreno, cioè quando lo strato di humus si riduce e perde vitalità oltre un certo livello. L’agricoltura biodinamica, nata come una medicina del terreno negli anni ‘20 del secolo scorso, usa soprattutto rimedi in dose omeopatica, ottiene risultati importanti nel recuperare il terreno che va verso la desertificazione, come dimostrano le grandi aziende biodinamiche nel deserto australiano e nelle zone più aride dell’India e del Bangladesh. Per questo consigliamo sempre ai nostri pazienti di nutrirsi con alimenti prodotti seguendo i dettami della biodinamica, in quanto hanno una straordinaria vitalità. L’agricoltura biodinamica è infatti il frutto di esperienza e di studi approfonditi. In Svizzera esiste un istituto di ricerca, il FiBL, attivo da oltre 40 anni, che si occupa di monitorare e confrontare i risultati formidabili dell’agricoltura biodinamica tanto con quelli dell’agricoltura biologica che con quelli dell’agricoltura convenzionale2. Ma c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione. Di basilare importanza è il rapporto col pianeta perché l’alimentazione a basso contenuto di proteine animali significa salvare terreno. Le proteine animali, in termini di impegno del terreno, hanno un’incidenza sette volte superiore rispetto alle proteine vegetali.

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Oggi si sta sempre più diffondendo una scienza che si chiama arte del cucinare, veramente straordinaria che aiuta a mangiare in modo veramente gradevole. Tutto il mondo si sta riempendo di questi piccoli ristoranti vegetariani, vegani, dove mangi molto molto bene, con cibi biologici a prezzi assolutamente accettabili. Quale ruolo riveste la capacità di ascolto e la fiducia che il paziente nutre verso il proprio medico? A volte rimango piacevolmente sorpreso per la fiducia che il paziente nutre nei miei confronti. Riconosco che questa fiducia ha un valore enorme. Anche se importante è essere sempre consapevoli dei propri limiti ed essere sinceri con se stessi. Occorre dare valore non a se stesso ma sostenere questa aspirazione del medico a migliorarsi che è il vero comandamento della medicina antroposofica e della vera medicina. Prendiamo il caso della medicina narrativa dove gran parte della terapia è legata alla sola possibilità di poter raccontare la propria storia. Ognuno di noi ha bisogno di raccontarsi. Non solo nei momenti importanti della propria esistenza ma anche negli aspetti più quotidiani. Certo non sempre si può ricorrere a figure familiari: anche la mamma dopo un po’ inizia a non poterne più di ascoltare i nostri problemi; in quel momento un medico

che sappia davvero ascoltare, che provi quel desiderio profondo di incontrare l’umano può essere una grande risorsa. La bellezza è che lo è per il paziente ma lo è anche per il medico che in un certo senso viene guarito dalle storie dei suoi pazienti: una terapia immunostimolante spirituale.

Note 1 Antimònio [lat. mediev. antimonium, lat. scient. Stibium] L’origine del nome non è chiara; alcuni lo fanno derivare dalle parole greche anti e monos col significato di “opposto alla solitudine” altri da antos Ammon, ossia “il fiore di Ammon”. Un’altra possibile origine del nome fa riferimento al monaco tedesco Basilio Valentino, sul quale nulla si sa che abbia storico fondamento. L’alchimista, dopo aver provato l’antimonio coi maiali che ne avevano tratto giovamento, lo aveva somministrato anche ai suoi confratelli che invece, purtroppo, erano morti. Da allora questa sostanza venne chiamata antimoine, cioè antimonaco. 2 Dal 1978 a Therwil vicino a Basilea città, è in corso l’esperimento a lungo termine denominato DOK. In questo esperimento sono paragonati i sistemi di agricoltura biodinamica con l’agricoltura biologica e l’agricoltura convenzionale. Grazie a questo importante esperimento è stato possibile documentare la superiorità dell’agricoltura biologica sull’agricoltura convenzionale. I risultati sono stati pubblicati in affermate riviste scientifiche.


A COLLOQUIO CON ENZO SORESI

PLACEBO:

IL BENEFICO EFFETTO di Bruno Lanata

La moderna ricerca clinica ha da sempre utilizzato il placebo come elemento di confronto per stabilire l’efficacia di nuove terapie. Solo recentemente la medicina ha iniziato a interessarsi alle cause che sovraintendono all’effetto placebo ossia delle ragioni per cui la somministrazione di una sostanza praticamente inerte induca benefici scientificamente verificabili in una vasta gamma di malattie.

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uò un medico essere condannato per aver contribuito – seppur in modo non deontologicamente corretto – alla guarigione di un proprio paziente? Per quanto possa sembrare assurdo il fatto è realmente avvenuto. Un editoriale apparso su Medical Press del 18 giugno 1890 riporta il caso di una donna che aveva citato in giudizio il proprio medico – contestandone la parcella – per averle iniettato acqua al posto di morfina, come le era stato invece assicurato. Nonostante fosse guarita, il tribunale le aveva dato ragione e il medico aveva perso la causa. “È proprio finito – si domanda indignato l’editorialista – il tempo in cui [il placebo] potrà esercitare i suoi mirabili effetti psicologici con la stessa efficacia dei suoi omologhi più tossici?” . In fondo, da quando “esiste la medicina, i dottori sanno che il garbo e le rassicurazioni possono essere molto efficaci”. Eppure è sufficiente sfogliare qualche dizionario per rendersi conto che il placebo non sembra godere di particolare considerazione, essendo per lo più classificato come un “farmaco” senza specifica attività terapeutica, i cui effetti sono essenzialmente collegabili alla suggestione indotta in pazienti affetti da disturbi genericamente riconducibili a fattori psicologici. Dottor Soresi, cosa pensa dell’effetto placebo? La mia sensazione è che la medicina scientifica abbia liquidato l’effetto placebo come un fenomeno di autosuggestione, grazie al quale la gente che si considerava malata si convinceva di stare meglio. Ora, invece, ci si sta rendendo conto che le aspettative personali possono perfettamente integrarsi con la corretta risposta terapeutica e che l’effetto placebo può agire in sinergia con le cure proposte. Mi è sovente capitato che un paziente – cui avevo prescritto antidolorifici di maggiore efficacia in sostituzione

di quelli più blandi che stava assumendo – sia ritornato alla terapia precedente in quanto, secondo lui, molto più efficace. È come se l’organismo, una volta impostata una certa risposta organica indotta da un determinato farmaco non riuscisse più a modificarla. Il placebo è ampiamente utilizzato nella ricerca clinica come elemento di confronto per verificare l’efficacia di una cura sperimentale. Tanto da diventare per la Food and Drug Administration il golden standard di riferimento. Spesso, comunque, in particolare nei protocolli oncologici, il nuovo trattamento viene messo a confronto con la migliore cura preesistente. Quali sono le ragioni che, nella prassi, inducono all’impiego del placebo? Sul piano scientifico abbiamo tre argomenti a sostegno Enzo Soresi, medico specialista in anatomia patologica, malattie dell’apparato respiratorio e oncologia clinica, ha sviluppato tutta la sua carriera presso l'Ospedale di Niguarda Ca’ Granda dove – dal 1990 al 1998 – ha diretto come primario la Divisione di pneumotisiologia. Studioso di oncologia polmonare ha pubblicato sull’argomento oltre 150 articoli comparsi su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Attualmente è segretario di Octopus, associazione per le malattie fumocorrelate. Studioso di neurobiologia ha scritto un libro edito da UTET dal titolo “Il cervello anarchico” (2005) e ha recentemente pubblicato insieme a Pierangelo Garzia ed Edoardo Rosati “Guarire con la nuova medicina integrata” per Sperling & Kupfer.

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dell’impiego del placebo nell’ambito della ricerca clinica. In primo luogo, il fatto che il placebo costituisce un preciso punto di riferimento. Inoltre, frequentemente risulta difficile decidere verso quale trattamento sia opportuno confrontare una nuova molecola. Infine, è più facile valutare la significatività negli studi clinici controllati ponendoli a confronto con il placebo. Ma che cosa è il “placebo” e come esercita il suo “benefico effetto”? Sempre di più in questi ultimi anni stanno nascendo pratiche sanitarie più o meno scientificamente validate i cui risultati spesso vengono ascritti al placebo. Ormai è ampiamente riconosciuto che il placebo è efficace nell’alleviare dolore e sofferenze e che la risposta al placebo è la manifestazione della notevole capacità dell’organismo di autocurarsi nel caso di una vasta gamma di malattie. In pratica l’effetto placebo non è altro che l’attivazione di percorsi biologici che si instaurano in funzione di uno stimolo cognitivo. Intendendo per cognitivo ogni stimolo neurosensoriale in grado di modificare l’assetto del sistema nervoso centrale. E che i pensieri e le emozioni possano influire sulla nostra salute non è certo una novità. La sfida dell’attuale medicina consiste nell’identificare i percorsi che collegano le condizioni mentali alle risposte organiche fisiologiche e patologiche. Quanto la mente interviene nella modificazione di una determinata risposta? La mente è un campo energetico potente che, in quanto tale, interviene nella costruzione di proteine che sono quelle che poi portano informazioni. Quando la proteina arriva e bussa sulla membrana cellulare e sul recettore, se il sistema funziona, si apre la porta e inizia la produzione di cortisone. Ma se i recettori sono bloccati, ad esempio da un evento stressogeno, allora non si produce nulla. Un strettissimo intreccio a livello neurobiologico tra funzionalità emotiva e sfera razionale che Antonio Damasio ha ben spiegato nel suo libro L’errore di Cartesio. D’altra parte l’effetto placebo affonda le proprie radici proprio nelle prime fasi in cui viene impostata la relazione tra madre e figlio. Relazione vissuta come comunicazione emozionale, fonte di benessere. Quindi esiste una correlazione fra placebo e aspettative del malato? Prendiamo cento persone che soffrono di uno stato doloroso. A metà di esse somministriamo un placebo e all’altra metà morfina. Nel primo gruppo noteremo una remissione del dolore nel 50 per cento dei casi, nel secondo la remissione sarà dell’80 per cento. Un dato che evidenzia chiaramente che quella al placebo non è una risposta isterica né mesmerica ma è una risposta completamente biologica legata sostanzialmente a situazioni relazionali. Il malato ripone la propria fiducia nella cura intesa come atto capace di realizzare l’evento atteso dalla psiche, ossia la guarigione. Recenti ricerche hanno dimostrato come l’atto terapeutico vissuto dal malato in modo cognitivo inneschi una corretta risposta biologi-

ca che sinergizza e potenzia le azioni del farmaco somministrato. Le è mai capitato, nella sua professione di medico, di assistere a casi in cui l’effetto placebo si sia manifestato con esiti di particolare rilevanza? Il fatto risale ad alcuni anni fa. Allora avevo, già da qualche tempo, in cura una persona – che chiamerò V. D. – per un cancro al polmone. Un giorno questi mi telefona per dirmi che sua madre, di recente dimessa dall’ospedale, soffriva per gli atroci dolori dovuti a un tumore intestinale già metastatizzato. Desiderava quindi fissare un appuntamento per lei. Visitata la donna, già molto sofferente, le prescrissi compresse di morfina da 30 milligrammi da prendere con regolarità almeno tre volte al giorno. Raccomandai, inoltre, a V. D. di stare molto vicino alla mamma destinata ad avere pochi mesi di vita e forti sofferenze controllabili con le compresse di morfina, a dosi eventualmente sempre più elevate. Passato circa un anno la mia segretaria mi comunica che V. D. aveva fissato un appuntamento per un controllo a sua madre. Resto stupefatto per la sopravvivenza della donna, che aveva in effetti superato ogni più rosea aspettativa. Quando i due si presentano in studio, il figlio mi chiede di avere prima un colloquio, per spiegarmi alcune cose, senza che la mamma fosse presente. Mi racconta che, trasferitosi dopo la mia visita a Roma, la mamma era stata assistita con grande abnegazione da una sua amica sudamericana, Maria Dolores che, invece di somministrarle la morfina in compresse, le dava un bicchierino di acqua minerale da lei benedetta recitando alcune preghiere. Dopo qualche mese, rientrata in Brasile, Maria Dolores lo aveva chiamato avvisandolo che un gruppo di preghiera sarebbe intervenuto a distanza per aiutare la mamma. Gli aveva quindi raccomandato che la sera di un determinato giorno avrebbe dovuto farla sdraiare sul letto vestita con una camicia da notte bianca. Così fece. Il giorno prestabilito, V. D. preparò la madre e le si mise accanto con in mano il libro di preghiere lasciato da Maria Dolores. Verso mezzanotte, la madre si risvegliò all’improvviso, iniziando a urlare per i dolori. Dopo una decina di minuti la mamma si era acquietata e aveva ripreso sonno, con un’espressione beata sul viso, Da quel momento V. D. non le aveva più somministrato neppure l’acqua benedetta da Maria Dolores. Rimasi sconcertato dal racconto ma fui ancor più sorpreso dal fatto che la paziente, nel frattempo entrata nella studio, stava molto meglio di quando l’avevo vista l’ultima volta: non mostrava segni di deperimento organico né di sofferenza in atto. Dopo la visita prescrissi un’ecografia che confermò la presenza di voluminose metastasi. Da quel momento passarono ancora parecchi mesi prima che la signora morisse al suo domicilio senza avere più accusato alcun dolore. Questo è sicuramente l’effetto placebo più significativo cui ho potuto assistere nella mia professione di medico. Un’esperienza che mi ha portato ad approfondire scientificamente questo argomento, sia dal punto di vista biologico sia antropologico.


GEOPATIE ED ELETTROSMOG IMPLICAZIONI CON LA SALUTE UMANA a cura di Diego Rossi, full-point.com

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a vita si è sviluppata sulla Terra adattandosi ad un ambiente di campi elettromagnetici deboli e di basse frequenze nonché di campi geomagnetici quasi statici e di radioattività naturali. Questi campi magnetici naturali provengono essenzialmente da due sorgenti: il sole e i temporali. Con il debutto del XX secolo campi artificiali di intensità ben più elevata e ripartiti in uno spettro molto differente, si sono sovrapposti all’irraggiamento naturale provocando danni alla salute umana.

Campi geomagnetici La Terra è un vero e proprio organismo vivente e come tale presenta punti di forza e punti di criticità per l’uomo. A seconda delle caratteristiche del terreno, dei corsi d’acqua, delle faglie sotterranee alcune aree possono essere salutari e altre nocive per la vita umana. Il termine “geopatia” è stato coniato proprio per indicare una serie di emanazioni naturali nocive alla salute umana. I punti geopatici più critici sono quattro. Il corso d’acqua sotterraneo, a causa degli attriti tra le sue molecole e il terreno circostante, può emettere una radiazione così potente da raggiungere anche i piani più alti dei più alti grattacieli. Questa radiazione ha un effetto momentaneo molto stimolante ed eccitante. Nelle antiche cattedrali venivano sfruttati gli effetti del sostare su un corso d’acqua per breve tempo, per questo si costruiva su fiumi sotterranei o addirittura sugli incroci di più falde acquifere. Questo doveva servire a stimolare e aprire la mente dei fedeli elevandoli verso il divino. Chiunque, con un minimo di sensibilità, può notare di essere colpito da un effetto simile entrando nei grandi luoghi di culto. Certo in una chiesa di questo tipo non sarebbe né possibile, né salutare vivere. Se una falda acquifera scorre sotto il nostro letto, dove noi sostiamo ogni notte per diverse ore, l’effetto sarà sicuramente nocivo. I nodi di Hartmann avvolgono la superficie terrestre in

una specie di reticolo di 2x2,5 m circa, reticolo che segue il campo magnetico terrestre e nel quale i punti di incontro delle maglie sono appunto chiamati “nodi”. Le emissioni dannose di questi punti possono essere molto diverse rispetto a un grande numero di variabili ambientali e personali. Anche i nodi di Curry si formano attraverso l’incrocio di fasce che a loro volta costituiscono un reticolo che ha le dimensioni di 3,5x3,5 m ed è disposto con un angolo di 45° rispetto al magnetismo terrestre, risultando così in diagonale rispetto alla rete di Hartmann. Le faglie sono profonde spaccature del terreno che si verificano a causa dello scorrimento delle placche terrestri. La linea di frattura (faglia) a seconda della sua composizione minerale può emettere delle radiazioni molto intense sia di raggi gamma che di raggi X. Se più geopatie di riscontrano nella stessa area, il loro sommarsi produrrà un effetto dannoso molto più forte della semplice somma dei singoli effetti a causa della sinergia che si crea tra loro.

Campi elettromagnetici Un campo elettromagnetico (EM) si manifesta allorché delle particelle cariche (elettroni) vengono accelerate. Per natura, queste particelle cariche sono circondate da un campo elettrico e, quando esse si spostano, producono un campo magnetico. Dunque è il cambio di velocità delle particelle, accelerazione o rallentamento, che pro-

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duce il campo elettromagnetico. Lo spettro elettromagnetico è diviso in frequenze. Da un punto di vista elettrico abbiamo tre bande o campi: - Campi di frequenze estremamente basse (ELF) che comprendono tutte le frequenze fino a 300 Hertz (Hz) - Campi di frequenze intermedie (IF), comprendono le frequenze tra 300Hz e 10MHz - Campi delle radiofrequenze (RF), comprendono tutte le frequenze tra 10MHz e 300GHz. Gli effetti di questi campi elettromagnetici sul corpo umano dipendono non solo dalla loro densità, ma egualmente dal tipo di frequenza ed energia che trasportano.

Effetti sulla cellula e il corpo umano Le cellule sono rivestite e protette da una membrana lipidica che può essere considerata un vero e proprio cavo conduttore elettromagnetico, all’interno del quale sono inserite delle particolari strutture proteiche dotate di carica elettrica che regolano il voltaggio della cellula (“potenziale di membrana”) e il flusso delle sostanze nutritive o tossiche, degli ioni elettronici (attraverso le “pompe protoniche”), degli ormoni eec, verso l’interno della cellula o verso l’esterno di essa. La cellula quindi è avvolta da un delicato ma raffinatissimo sistema informatico elettronico di smistamento e interazione con l’ambiente esterno. Il magnetismo naturale, proveniente da elementi magnetici terrestri fornisce la carica magnetica della frequenza e del tipo adatto a garantire un funzionamento di questo sistema corretto, rapido ed efficiente, cosicché le cellule diventano capaci di assorbire o espellere le so-

Studio geobiologico di un terreno edificabile

stanze giuste al momento giusto e nella quantità opportuna, relazionandosi in modo “sano” con tutto l’organismo. L’elettromagnetismo artificiale disequilibrante, al contrario, diffonde impulsi caotici di vario tipo e frequenze che aumentano il disordine e la confusione nelle cellule e nelle strutture subcellulari. Naturalmente il disordine organico porta alla patologia, il proprio campo elettromagnetico influenzato ed indebolito dall'elettromagnetismo artificiale (cellulari, computer, tv, radio, elettrodomestici, reti elettriche, antenne ripetitori, cavi dell’alta tensione ecc) è causa della maggior parte dei vari disturbi sviluppatosi esponenzialmente al crescere dell'era industriale- informatica dagli ultimi 50 anni. L’ordine e l’efficienza biologica favoriscono invece una condizione di salute ottimale e prolungano la vita. La cellula presenta una sua polarità elettrica con il nucleo negativo rispetto all'esterno della membrana positivo. Questa differenza di potenziale elettrico è proprio quella che consente il passaggio (l'ingresso e l'uscita) dei nutrienti e degli scarti cellulari, motivo essenziale per cui la cellula può rimanere viva.


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ARTEMEDICA AR TEMEDICA CONSIGLIA... In queste dieci conferenze del 1909, accompagnaaccompagna te da due dibattiti, Rudolf Steiner affronta l’appassiol’appassio nante scenario evolutivo della terra e dell’uomo, didi stingue per rango e attività la complessità degli esseri spirituali appartenenti alle gerarchie angeliche, narra quale sia il compito degli spiriti della natura nell’econell’eco nomia della terra e pone l’attenzione sulla responsabilità specifica dell’uomo nei confronti dell’evoluzione di tali spiriti. Ritroviamo dunque i fondamenti di una vera e propria angelologia: con pa pa-role semplici Steiner ci riporta anche a opere millenarie come la Bhagavad Gita e ne attualizza le citazioni tradutradu cendole in concetti chiari e comprensibili per la nostra mente, parla del sorgere e dello sparire di interi mondi anticipando concetti come i «buchi neri». Inoltre raffronta in modo scientifico il sistema copernicano e quello toletole maico spiegandone le orbite planetarie. Conduce quindi alla comprensione del nostro sistema zodiacale e chiude il ciclo di conferenze esprimendo in modo commovencommoven te la missione specifica di noi esseri umani Teerra. ni sulla Terra. In apertura alle conferenze una esauriente prefazione di Pietro Archiati e in appendice una spiegazione su alcune scelte redazionali operate dalla casa editrice tedesca cui, fedelmente, si attiene la presente edizione italiana. Il testo di queste conferenze risale alla prima stampa pro manumanu scripto del 1910 che riportava il titolo Gerarchie spirituali e loro riflesso nel mondo fisico ((Z (Zodiaco, ZZodiaco, odiaco, pianeti, pian cosmo). Nel numero 110 dell’opera complessiva si dice: «Le concon ferenze tenute a braccio furono probabilmente stenograstenogra fate da Walter Berlino». Poiché è dimostrato Walter Vegelahn, Vegelahn, e che nella stesura W. W. Vegelahn Veegelahn ha aggiunto aggiunt commenti, e spesso anche riempitivi, la presente versione è stata alleggerita di alcune di tali espressioni aggiuntive.

Rudolf Steiner Uomo e Angeli - Edizioni Rudolf Steiner - Milano 2013 240 pagine - € 10,00

Nella collana Polis, che raccoglie testi per la forfor mazione, la ricerca e la socialità, il libro di KarlMartin Dietz ha come obiettivo quello di porre, sia pur in forma conciconci sa, le basi della "condu"condu zione dialogica" e della "cultura dialogica d’imd’im presa" quali sono state sviluppate a partire dalla metà degli anni NovanNovanta presso l’Istituto Friedrich von Hardenberg di HeiHei delberg e che nel corso del tempo hanno trovato sempre maggiore applicazione pratica in aziende e organizzazioni culturali. Il testo, che ripercorre nella sua prima parte una conferenza tenuta presso l'Università di Heidelberg, nell’attuale edizione è stato riveduto e ampliato, e nella seconda parte esamina dettagliatamente i propro cessi dialogici come modalità pratiche che possono arricchire il lavoro comune, ma anche come possibipossibi lità di errori e insidie da evitare.

Karl-Martin Dietz: Iniziativ Iniziativaa individuale e impresa - Per una cultura dialogica 62 pagine - € 10,00 Karl-Martin Dietz è nato nel 1945 a Heidelberg. StuStudi di filologia classica, germanistica e filosofia, e inoltre di scienze economiche ad Heidelberg, Tübingen T ü übingen e Roma. Laureato con una tesi sulla filosofia pre-socratica. Dal 1974 al 1980 svolge attività di insegnamento presso l’Università di Heidelberg. Nel 1978 fonda con Thomas Kracht l’Istitu l’IstituKulturto Friedrich von Hardenberg für Kultur urr-wissenschaften. Oltre a lavori legati alla wissenschaften. vol scienza dello spirito e a pubblicazioni volattua te a una presa di consapevolezza del momento attuale, viene sviluppata una “cultura dell’iniziativa basata sul dialogo” che fino ad oggi si concretizza in intrapreintraprese economiche e in organizzazioni.

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