Artemedica n.30

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EDITORIALE

I n v e r n o 2 015 Ormai abbiamo lasciato alle spalle l’EXPO con la formidabile organizzazione di cui l’Italia e Milano possono andare fiere. Anche l’Antroposofia non poteva mancare a questo evento con l’agricoltura biodinamica splendidamente rappresentata dalla presenza di Carlo Triarico in un breve convegno di cui riferisce l'articolo di Stefano Andi. In un altro incontro l’artista Franco Mussida – con la sua chitarra e la sua verve artistica – è stato accolto con grande calore da un folto pubblico. Nel frattempo la stagione è andata avanti e siamo immersi in pieno nell’autunno, e la festa di Natale alle porte con il suo senso di rinascita, di ritorno alla vita. Ma il significato profondo delle stagioni e delle feste sembra sfuggire agli uomini di oggi che invece di osservare la natura consultano la loro agenda per orientarsi nel corso dell’anno. Così se si cercasse di spiegare a un contemporaneo che il nostro ambiente naturale e il nostro cibo sono inquinati e che lo sono anche l’acqua e le foreste, cosa potrebbe rispondere? “E allora, lo sappiamo tutti”. Entra a questo modo in azione una sorta di meccanismo di rimozione, legato anche al fatto che ciascuno di noi pensa di non essere così direttamente coinvolto… Ma tutto quello che pensiamo e sentiamo ha un effetto sul nostro rapporto col mondo e anche con quello che si cela dietro come, per esempio, i nostri defunti. Anche se non ne siamo coscienti, siamo sempre circondati dalla loro presenza. A questo proposito Novalis descrisse questa situazione: “Se i nostri morti ci raggiungono dipende dal nostro stato d’animo, non vogliono la sofferenza e il nostro pianto, ma amano la gratitudine per il vissuto in comune, la nostra fiducia nella vita, i nostri sentimenti di reciproca appartenenza creano lo spazio che permette loro un contatto con noi”. Il seme è per la pianta il colmo dello sviluppo, la fine di un percorso, ossia la morte. Ma la pianta può crescere a nuova vita solamente grazie al seme. Così noi uomini possiamo considerare le nostre esperienze, il nostro vissuto come un processo di cui rimarrà un seme dal quale potranno nascere nuove e impensate possibilità attraverso la morte e un’altra vita. Nasceremo in un altro luogo, in un’altra cultura e ripartiremo con un nuovo bagaglio e una nuova luce. Quello che possiamo intuire in grande, lo possiamo esercitare ogni giorno nel piccolo: come nell’esercizio insegnato da Rudolf Steiner di ripensare a ritroso la giornata prima di affrontare la notte. In questo esercizio si potrebbe vedere il seme maturato nel corso della giornata e portarlo nella luce spirituale durante la notte. Ci consentirebbe forse di riprendere il filo del nuovo giorno in modo più fiducioso grazie alla forza della misteriosa luce notturna con i suoi messaggi, ed è un esercizio che può creare un rapporto più vivo in relazione all’alternanza fra vita e morte. Com’era già avvenuto per Charlie-Hebdo, mentre la nostra rivista stava per andare in stampa gli eventi parigini ci hanno sconvolti: non potendo più intervenire sul contenuto, vi accenniamo qui, nell’Editoriale, rimandando al prossimo numero - e forse con l’aiuto dei nostri lettori - una riflessione che ci aiuti a trovare una chiave di lettura su questa sorta di guerra di religione. Potete leggere sul nostro sito e sulla nostra pagina facebook le parole che Michel Joseph ha scritto all’indomani degli avvenimenti di Parigi. Un caro saluto Paulette Prouse


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ANTROPOSOFIA OGGI

n. 40 - inverno 2015 iscritta al tribunale di Milano al n. 773 registro stampa, il 12.10.2005

Il piccolo campo di sassi

WWW.EDITRICENOVALIS.COM

Direttore Responsabile Luisa Abbà

di Ursula Burkhard

Direzione Culturale Paulette Prouse

Redazione e coordinamento editoriale

URSULA BURKHARD

Uno sterile pezzetto di terra, senza fiori né farfalle, è il regno di Cornetto, un nano amareggiato e deluso dagli uomini. Suoi compagni sono Scricchiolo, spiritello dispettoso, e un nano cantiniere prolisso e monotono. Saranno l’incanto e la dolcezza di una bimba a sciogliere il cuore di Cornetto: insieme trasformeranno, poco a poco, il piccolo campo di sassi in un angolo di paradiso.

IL PICCOLO CAMPO DI SASSI

Daniela Castelmonte Anna Chiello Bruno Lanata

Traduzioni

Nata in un paesino sulle montagne intorno a Basilea, Ursula Burkhard (19302011) divenne cieca in tenerissima età. Tuttavia, compì i propri studi con coetanei vedenti, in una scuola “normale”. Si dedicò in seguito allo studio e alla pratica della pedagogia rivolta ai bambini nonvedenti, curando – fra l’altro – numerose trasmissioni radiofoniche per ciechi. Fin dall’infanzia, ha avuto la percezione di esseri elementari, un’esperienza che si rispecchia in tutti i suoi libri.

Daniela Castelmonte Giuseppina Quattrocchi

Impaginazione e grafica Giulia Boffi Martino Foglia Taverna

Stampatore

5,00 € ISBN 9788888444789

90000 >

9 788888 444789

La Tipografia s.n.c Via Bramante 5, Buccinasco (MI) Stampato su carta Cyclus® 100% fibre riciclate – Colore naturale senza azzurranti ottici (OBA) – Prodotto in linea con le più severe certificazioni ambientali.

Per testi e immagini di cui non è stato possibile rintracciare i detentori dei diritti, l’editore si dichiara sin d’ora disponibile a riconoscere i diritti a chi ne facesse legittimamente richiesta. Eventuali indicazioni terapeutiche presenti negli articoli sono da considerarsi esemplificative e generiche e non sono applicabili a singoli casi senza il consulto di uno specialista.

Concessionaria per la pubblicità EDITRICE NOVALIS Via Angera, 3 - 20125 Milano tel. 026711621 - fax. 0267116222 mkt@librerianovalis.it

Uno sterile pezzetto di terra, senza fiori né farfalle, è il regno di Cornetto, un nano amareggiato e deluso dagli uomini. Suoi compagni sono Scricchiolo, spiritello dispettoso, e un Nano cantiniere prolisso e monotono. Ma saranno l’incanto e la dolcezza di una bimba a sciogliere il cuore di Cornetto: insieme a lei trasformerà a poco a poco il piccolo campo di sassi in un angolo di paradiso.

Ursula Burkhard (1930-2011) nacque in un paesino sulle montagne intorno a Basilea. Divenne cieca in tenerissima età, ma compì i propri studi con coetanei vedenti, in una scuola “normale”. Si dedicò in seguito allo studio e alla pratica della pedagogia rivolta ai bambini non-vedenti. Curò fra l’altro numerose trasmissioni radiofoniche per ciechi. Fin dall’infanzia ebbe la percezione di esseri elementari, un’esperienza che si rispecchia in tutti i suoi libri.

Il volume Il piccolo campo di sassi è offerto in omaggio agli abbonati. Prezzo del singolo volume € 5,00 – Artemedica + volume: € 5,00


SOMMARIO Inverno 2015 4 Dicembre

Le atmosfere invernali nelle parole di un grande narratore • Fabio Tombari Un’architettura per l’uomo

7 L’Expo di Milano 2015: luci ombre e chiaroscuri • Stefano Andi

L’alimentazione nell’infanzia 10 Nutrire il corpo e l’Io • Luigi Orsucci

12 Educazione alimentare Intervista a Francesca Noli

14 Parliamo di mamme… Intervista a Gaudenzio Garozzo

28 Calendario dicembre-febbraio:

Incontri - Conferenze - Iniziative Associazione Menschen

30 Luce e tenebra

• Maurizio Pietro Morisco L'arte di invecchiare

34 Il cammino della vita terrena attraverso l’azione dei pianeti

Le possibilità di iniziazione attraverso le età della vita

37 Annunciazione

Le parole dell’angelo • Rainer Maria Rilke Il sogno di una morfologia

38 Davanti al cammino verso l’immaginazione • Daniele Nani

17 La dieta vegetale: indicazioni pratiche • Michela De Petris

20 L’alimentazione negli anni della scuola Intervista a Claudia Giovannini

21 Le proteine • Emma Graf

24 La spina dorsale è un organo di consapevolezza • Frank Meyer Tratto da Info3

25 I perseguitati dai morti Piloti di droni: non vogliono più uccidere • Bernhard Steiner Tratto da Das Goetheanum

26 La compassione porta frutti di conoscenza • Mario Mayrhoffer Tratto da Info3

In allegato

Il piccolo campo di sassi di Ursula Burkhard

Antroposofia nel mondo

44 Malaysia: il primo congresso Kolisko • Sybille Eichstaedt Tratto da Das Goetheanum

46 …cospargeva i suoi piedi con olio profumato

Parliamo di essenze e profumi con Alberto Rigoni

48 La salute in cammino, la cultura del viaggio a piedi • Daniela Gnocchi Arte&Anima

50 Luce4Good

Una mostra con asta per la ricerca contro il tumore al seno • Clara Lovisetti

51 In favore della spiritualità e della scienza • Arthur Zajonc

52 Consigli di lettura


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Un’architettura per l’uomo

L’Expo di Milano 2015 : luci, ombre e chiaroscuri • Stefano Andi

In un precedente articolo (Artemedica n.38, estate 2015) avevamo annunciato l’intenzione di commentare il contributo che l’Expo 2015 di Milano, ora conclusa, avrebbe dato non tanto rispetto al tema centrale a cui era dedicata la manifestazione - l’alimentazione e le attività agricole ad essa collegate - quanto nel campo delle proposte di tipo architettonico ed edilizio che con quelle attività sono connesse, contribuendo con esse a configurare il paesaggio agrario extraurbano, delle campagne, dell’intero territorio. Il tema del ricupero o addirittura il rinnovamento del paesaggio agrario, non solo dal punto di vista estetico, è anch’esso di grande attualità soprattutto nei paesi civilizzati come l’Italia e dove le attività antropiche hanno modificato radicalmente e spesso sconvolto gli antichi equilibri. L’attività edilizia al servizio dei bisogni abitativi, lavorativi, di sviluppo e di gestione delle risorse naturali e delle coltivazioni agricole non è meno importante di queste, nel creare con le sue forme architettoniche un ambiente che sia organico con le dirette attività e armonico con le forme naturali. Da questo punto di vista un’esposizione internazionale dedicata all’alimentazione e all’agricoltura, con tutte le sue branche di attività e di produzione, dovrebbe raccogliere anche le proposte e le iniziative legate alla formazione del paesaggio in senso lato e dell’edilizia rurale, dell’architettura dei manufatti agricoli in particolare. In questa direzione infatti si è

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potuto portare l’attenzione sul problema della configurazione del paesaggio agrario italiano, per esempio, nell’ambito di un convegno, svoltosi il 29 settembre 2015, dal titolo “La buona scuola del bio. Il contributo della bioagricoltura all’istruzione e alla formazione professionale”, ospitato nell’area della Biodiversità all’interno del programma fieristico dell’Expo. In questa occasione l’intervento dello scrivente, che aveva come tema “Architettura scolastica per aule orti e giardini”, in realtà ha potuto allargarsi ad abbracciare non solo il tema delle nuove architetture per l’agricoltura, ma soprattutto il problema d’attualità del riutilizzo delle vecchie strutture edilizie agricole dismesse e quindi del loro reinserimento in un nuovo concetto di paesaggio agrario in chiave didattico-educativa e assistenziale. Data la complessità del tema, potremo riferire di questa proposta e dei suoi risvolti sia in campo agricolo che pedagogico solo in un successivo contributo su questa Rivista. Tornando alla tematica a cui ci siamo riferiti in apertura, quella della qualità delle proposte architettoniche dei padiglioni dell’Expo, in funzione dello sviluppo di una sensibilità verso le esigenze e gli obiettivi di una nuova alimentazione, di una nuova agricoltura e, come detto, di un nuovo paesaggio agrario, è possibile fare ora un bilancio di quanto è stato mostrato nell’areale espositivo. È vero che un padiglione

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fieristico deve soddisfare e adattarsi a esigenze particolari in fatto di spazio a disposizione, di costi contenuti, di eventuale ricupero e riciclaggio delle sue strutture e dei suoi materiali; deve rispondere a criteri di pubblicità, di promozione e rappresentazione esteriore dei prodotti esposti, ma dovrebbe anche esprimere il carattere del Paese che rappresenta, degli orizzonti naturali e colturali che illustra, parlare con le sue forme del rapporto con la terra, con la natura, con i prodotti dell’agricoltura e del lavoro agricolo là svolto, infine con la popolazione del luogo e la sua cultura. Questo vale per un edificio comunque inteso che si collochi organicamente in un contesto territoriale ambientale economico e culturale specifico, ma anche per un manufatto edilizio provvisorio che lo voglia rappresentare autenticamente e degnamente in un contesto come quello dell’Expo. Da questo punto di vista la valutazione delle architetture realizzate per l’edizione milanese è presto fatta e dà purtroppo dei risultati scoraggianti. Solo pochi padiglioni rispondono a questi parametri formali e ideali, ossia di essere organici al contenuto di quanto devono rappresentare. Alcuni, pochi, hanno scelto la via di riprodurre pedissequamente e banalmente forme tradizionali delle costruzioni del Paese in questione, per di più con materiali e tecniche non originali, artificiali e persino simulate (plastiche, imitazioni varie), realizzando un falso e una copia esteriore anacronistica di tipologie originali ben più vitali e motivate dalle condizioni là, del tempo e del luogo. Si tratta di padiglioni che finiscono per risultare esempi di kitsch e di cattivo gusto se non addirittura ahimè volgari: Nepal, Oman, Sudan, Qatar, Romania, e altri. La maggior parte ha seguito la via dell’immagine tecnologica e razionalista, astratta e omologata sui modelli dell’attuale edilizia moderna, quanto mai lontana da un rapporto organico con i contenuti e priva di valori vivi. Pensiamo in particolare al padiglione della Gran Bretagna che incredibilmente è stato eletto migliore edificio dell’Expo da parte di una giuria “qualificata”: un trionfo della tecnologia industriale, informatica e cibernetica, per allestire un luogo virtuale meccanizzato e EXPO Milano 2015: Padiglione Cina

illusionistico: l’esatto opposto di quanto ci si poteva onestamente aspettare. Ma anche il padiglione Italia, così esaltato dai nostri media, non è che un grande meccanismo in acciaio e cemento (l’aggettivo “biodinamico” usato per questo materiale, ha giocato su un furbo e deplorevole equivoco, trattandosi di un contesto specialistico, quello dell’alimentazione, dove era presente l’agricoltura biodinamica, quella vera), bisogna riconoscere comunque di un alto livello formale e costruttivo, aggiornato alle tendenze attuali: esteriormente una grossa scatola a reticolo che si squarcia e mostra le spaccature, internamente una sequenza di ambienti costituiti da pareti, pavimenti e soffitti a specchio e/o da grandi schermi luminosi integrali a led in continuo mutamento di immagini. Un’esperienza totalmente destabilizzante e alienante, illusionistica e artificiale, del tutto estranea ai caratteri del nostro Paese e del tema in oggetto. Alcuni altri hanno espresso valori estetici di un certo spessore, dovuto al talento inventivo dei progettisti e alla cultura dei committenti, ma comunque quasi sempre sganciato dal tema agricolo o alimentare o paesaggistico del loro paese. Possiamo in questo senso annoverare e apprezzare, con riserva appunto, i padiglioni della Francia (solo l’interno), del Giappone, Kuwait, dalla Santa Sede, della Slovenia, del Brasile, dell’Alitalia, di Intesa San Paolo, della azienda Vanke, il Padiglione Zero. Solo pochissimi hanno invece saputo centrare entrambi gli obiettivi, quello di esprimere un nesso organico con l’ambiente naturale, agrario, etnico dei vari orizzonti territoriali ed essere al contempo anche un esempio di qualità artistica architettonica. Vogliamo segnalare per questo i padiglioni della Cina, degli Emirati Arabi Uniti, della Germania, e poco altro (apprezzabili nella loro colta semplicità i fabbricati modulari dei servizi generali) . Onesti e modesti, purtroppo, infine, i padiglioni che volevano rappresentare il nuovo, l’impulso verso un’agricoltura ecologica e sostenibile, di tipo etico e sociale: quello della Biodiversità (con un eccellente sistemazione esterna a verde dei 5 EXPO Milano 2015: Padiglione Emirati Arabi


orizzonti agrari italiani dalla Sicilia alle Alpi e un anonimo e deludente allestimento interno delle offerte del biodinamico e del biologico); e quello di Slow Food (tradizionale, conservativo, ma in forme eleganti). Al termine di ogni Expo il dibattito è acceso sul senso di queste manifestazioni oggi e sul destino dei terreni occupati dall’iniziativa e degli edifici temporanei lì innalzati. Milano non è sfuggita a queste giustificate problematiche. Noi siamo fra quelli che non trovano più molto senso in una kermesse di questo tipo, non solo e non tanto per i capitali economici riversati in realizzazioni effimere e superficiali, quanto per il carattere di sbornia sensoriale, di illusione emozionale e di inganno intellettuale che l’insieme ha manifestato e indotto nel pubblico. Il trionfo delle plastiche (il 70% delle presenze vegetali e alimentari era artificiale, finto), delle forme meccaniche e macchinistiche, la virtualità e illusionarietà delle esperienze che si potevano fare hanno purtroppo ben rappresentato il tratto prevalente dell’impostazione generale, caratterizzata dagli obiettivi dell’industria alimentare multinazionale, che spinge sempre più verso pratiche agricole ed alimentari e stili di vita innaturali e alienanti (OGM, sfruttamenti intensivi, consumi crescenti, sperequazioni, ecc.). La cultura architettonica e l’industria edilizia si sono messe ahimè al servizio di questi principi fuorvianti e disumanizzanti. A prescindere dalle decisioni, infine, che verranno per il dopo Expo (già però è stata annunciata la conservazione, purtroppo, in situ della costruzione più pacchiana e volgare dell’intera Expo: il cosiddetto Albero della vita) circa l’utilizzo dei terreni liberati (ci sono almeno tre progetti alternativi), nel bilancio assai problematico dell’evento vanno inseriti però anche tratti positivi e meritevoli, che qui vogliamo menzionare e che hanno comunque giustificato per noi una visita accorta alla manifestazione. Incontrare alcuni Paesi espositori che probabilmente mai si potranno visitare nella nostra vita (a noi è capitato per esempio con l’Iran, con la Thailandia, con i piccoli Paesi delle zone aride, l’Eritrea, la Somalia, ecc.), conversando con le gentili hostess o con i volonterosi addetti

Segnaliamo l’uscita del primo numero di una nuova "rassegna" di architettura organica vivente: DYNAMEIS, curata dall’Associazione Culturale Ars Lineandi. DYNAMEIS è un progetto nato qualche anno fa e intende essere un momento di crescita per il movimento che si riconosce attorno alle tematiche dell'architettura secondo la concezione organicovivente proposta da Rudolf Steiner agli inizi del secolo scorso. Non è propriamente una rivista, in quanto non ne ha le caratteristiche giuridiche, ma piuttosto una newsletter che racconta e propone argomenti, fatti, eventi. Il progetto è aperto alla collaborazione di tutti coloro che hanno interesse e voglia di partecipare. La rassegna è gratuita ed è distribuita in formato pdf, scaricabile cliccando sull'immagine di copertina al link www.architetturaorganicavivente.org/ alla presentazione dei prodotti mostrati, e osservando i costumi, i materiali e i paesaggi riprodotti, è stata sicuramente un’esperienza appagante e significativa, che solo un evento di questo tipo può dare. Tornando al tema architettonico, che è quello che più ci compete, nonostante la stragrande maggioranza delle prove negative e talvolta persino dannose che committenti e progettisti hanno fatto, anche in queste occasioni si ha modo di vivere dal vivo (non attraverso la mediazione addomesticata e falsata delle riviste, degli schermi internet, delle roboanti parole delle accademie e delle giurie dei premi e dei concorsi) il corpo dell’architettura con tutte le sue valenze sensibili e soprasensibili, come essa si rivolge e parla realmente all’uomo concreto. E infine, sperimentare, partecipare almeno una volta a un fenomeno del nostro tempo, per quanto problematico, contraddittorio e decadente, è comunque condividere il senso del nostro vivere oggi in un mondo che affronta il destino dell’evoluzione.

EXPO Milano 2015: Padiglione Italia


L’alimentazione nell’infanzia

Nutrire il corpo e l’Io L’alimentazione è qualcosa che tocca tutti noi molto da vicino, non è un’ astratta questione filosofica, ma un problema molto concreto e pratico con cui ci confrontiamo quotidianamente. • Dottor Luigi Orsucci, pediatra con orientamento antroposofico

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ARTEMEDICA - n. 40 Inverno 2015


L’alimentazione nell’infanzia

In merito all’alimentazione, ogni essere umano ha le sue opinioni, che difende a spada tratta. Ci sono anche tanti modi di dire legati al cibo: Il vino fa buon sangue!, Le arance sono d’oro alla mattina, di piombo alla sera. Io do alcune indicazioni maturate in decenni di esperienza pediatrica e di studio dell’antroposofia. Prima di parlare dell’alimentazione del bambino, proviamo ad osservarlo nelle prime fasi della sua vita. Nel suo primo anno di vita il bambino, o per meglio dire il lattante, compie un’evoluzione meravigliosa, fa delle conquiste prodigiose. In lui avvengono dei processi di crescita e dei cambiamenti enormi, sia nel corpo che nella parte animico-spirituale. In 12 mesi il peso corporeo viene triplicato (da circa 3 kg alla nascita a circa 9 kg ad un anno). E nell’anima, in questo periodo il bambino si apre al mondo. Alla nascita il neonato è tutto chiuso in se stesso, gli occhi sono chiusi, ha lunghissime pause di sonno, non ha nessuna capacità di interagire con l’ambiente e con le persone che ha attorno. Se lo rivediamo dopo un anno, siamo colpiti dai progressi incredibili che ha fatto: con le manine riesce ad afferrare con precisione anche una briciolina di pane, nello spazio ha conquistato la stazione eretta, talvolta sa già camminare, e, fiero di aver raggiunto la verticalità, guarda il mondo con occhi diversi, è un grande osservatore, e davvero nulla sfugge alla sua attenzione. Quando si volge verso di noi, ci guarda dritto negli occhi con sguardo penetrante e indagatore. Il primo anno di vita Qual è l’alimentazione giusta in questo primo anno di vita? Il latte materno è l’alimento ideale nei primi mesi di vita, su questo punto sono d’accordo tutti gli specialisti. Ma fino a quando è bene continuare l’allattamento al seno? Su questo punto ci sono tante opinioni diverse. Ritengo saggio interrompere l’allattamento al seno quando il bambino conquista la posizione eretta. Vediamo perché. È l’Io del bambino che gli consente di raggiungere la verticalità (e nei mesi seguenti di camminare, poi parlare, quindi di pensare). L’Io è quell’entità spirituale che è al centro della natura umana. L’antroposofia ci svela che il latte materno contiene non solo zuccheri, proteine e grassi, ma anche le forze strutturanti dell’Io materno che sono necessarie al bambino nei primissimi mesi di vita, quando questo ha il proprio Io ancora molto poco presente, molto poco incarnato. Ma quando l’Io del bambino manifesta la sua presenza, facendogli assumere la posizione eretta, ha un senso che la mamma continui ad allattare? Il bambino non ha più bisogno delle forze strutturanti dell’Io materno, così come alla nascita non ha più bisogno dell’utero materno, ma vuole venire al mondo, e vedere la luce del sole!

n. 40 Inverno 2015 - ARTEMEDICA

Quando comincia lo svezzamento? Nei primi 6/7 mesi di vita, il latte materno dovrebbe essere l’unico alimento che riceve il bambino. Raggiunta questa età si possono introdurre cibi diversi dal latte: frutta, verdura, cereali. La frutta si può dare a metà mattina e metà pomeriggio, ma lontano dagli altri cibi, altrimenti tende a fermentare nell’intestino. Con le verdure e i cereali si preparano le prime pappe. I cereali con cui iniziare lo svezzamento dovrebbero essere il miglio e il riso, privi di glutine e facilmente digeribili. Come verdure, all’inizio si può dare carota, bietola e zucca gialla (in inverno) o zucchine (in estate). Così si danno tutte le parti di una pianta: una radice, una foglia, un frutto. Ci sono però lattanti che hanno bisogno di più della radice che del frutto, e a cui vanno date più carote e meno succo, ed altri invece hanno bisogno di maggiori quantità di succo e meno carote. Fa parte della visita medica antroposofica valutare queste cose. Carote e patate, Sole e terra Sconsiglio l’uso della patata nella prima infanzia. Vediamo perché. Per arrivare a conoscere la vera natura della patata, mettiamoci davanti ad essa con tutti i nostri sensi ben aperti. Che cosa ci dice delle patate il senso del gusto? Ci dice che la patata è immangiabile quando è cruda: è disgustosa. In questo differisce radicalmente dalla carota che è deliziosa anche cruda. Si può quindi dire che il senso del gusto ci mostra che abbiamo una avversione per la patata. Un altro senso, il senso della vista, ci chiarisce meglio la natura di questa avversione: guardando la carota, rimaniamo meravigliati dal suo bellissimo color arancione, così vivace, così caldo. Si può così comprendere che la radice della carota ha un rapporto con il mondo della luce, con il mondo dei colori, con il Sole (da cui proviene la luce). E si è proprio contenti di nutrire il bambino con le carote, perché anche lei viene dalla sfera della luce e del sole. Nella patata è presente invece il freddo e l’oscurità della terra. Per renderla appetibile dobbiamo cuocerla, dobbiamo cioè fornirle noi in modo artificiale il calore che le manca. I bambini che mangiano tante patate richiamano anche nella sfera del pensare di essere troppo legati alle forze negative presenti nella terra: tendono a sviluppare un pensiero “terra-terra”, un pensiero privo di entusiasmo, ma rivolto solo alle cose materiali. Altre radici importantissime nell’alimentazione del bambino piccolo e, ahimè, poco usate, sono il sedano-rapa, il topinambur, la barbabietola rossa. Tutte radici ottime anche crude. Adesso che siamo in inverno, è bene mangiare tante radici. Infatti in questa stagione le piante perdono le foglie, perché le loro forze vitali lasciano la parte aerea del vegetale e si ritirano nella radice.

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L’alimentazione nell’infanzia

LA DIETA VEGETALE indicazioni pratiche • dottoressa Michela De Petris medico chirurgo specialista in Scienza dell’Alimentazione

Seguire un’alimentazione sana e corretta fin dai primi mesi di vita è il modo migliore per investire sul proprio stato di salute e su quello di tutta la famiglia. Una dieta basata solo su cibi di origine vegetale, varia e ben bilanciata, può tranquillamente essere intrapresa già dallo svezzamento e proseguita per il resto della vita. Se a partire dallo svezzamento (6-7 mesi) l’alimentazione del bimbo fosse vegetariana o vegana (completa assenza di prodotti di origine animale) risulta necessario fornire un’adeguata integrazione di vitamina B12. Ecco alcune indicazioni pratiche su come preparare e organizzare i pasti principali e gli spuntini dei bimbi a partire dai 6 mesi di età

ALIMENTI PRINCIPALI Creme di verdure

carota // cavolo cappuccio // cavolfiore // crescione // zucca // broccoli e cipolla Bollire o cuocere a vapore le verdure e ridurle in crema schiacciandole con una forchetta o passandole al passaverdura

Latti vegetali e creme di cereali A seconda della proporzione fra cereale e acqua è possibile ottenere un latte o una crema

// dai 5-6 mesi di età mescolare: 1 parte di cereale con 10 parti di acqua // dai 7-8 mesi di età mescolare: 1 parte di cereale con 7 parti di acqua // dai 9-10 mesi di età mescolare: 1 parte di cereale con 5 parti di acqua // dai 12 mesi di età mescolare: 1 parte di cereale con 4 parti di acqua // dai 18 mesi di età mescolare: 1 parte di cereale con 3 parti di acqua // a partire dai 2-3 anni di età: il rapporto ottimale per la cottura dei cereali in chicco è di 1 parte di cereale con 2 parti di acqua (lasciar sobbollire per 40-60 minuti fino a completo assorbimento dell’acqua)

Utilizzare singolarmente riso, miglio, mais, tapioca (in chicco o in fiocchi), oppure mescolarli a piacere fra loro. Non introdurre grano (o frumento), farro, orzo, avena, segale e kamut prima dei 12 mesi di età, perché contengono glutine che può predisporre alla celiachia (intolleranza al glutine) se assunto nei primi mesi di vita. Far sobbollire per 90 minuti il cereale in chicco in modo che l’acqua venga del tutto assorbita (usando la pentola a pressione i tempi si dimezzano). Al termine della cottura passare il cereale al passaverdura o in un setaccio per separare la parte fibrosa dalla parte cremosa. Per velocizzare la preparazione è possibile usare i fiocchi di cereale. A seconda della capacità masticatoria del bambino preparare latti o creme di cereali più o meno consistenti. I cereali in chicco e la pasta di grano duro potranno essere introdotti solo quando il bimbo sarà in grado di masticarli adeguatamente.

n. 40 Inverno 2015 - ARTEMEDICA

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L’alimentazione nell’infanzia

DOLCE E SALATO Per quanto riguarda i dolcificanti, evitare zucchero bianco, di canna e miele e preferire malto di mais, di miglio o di riso oppure amasake (crema dolce di riso fermentato). Nel primo anno di vita evitare l’aggiunta di sale e insaporire i cibi con piccole quantità di alghe ben sminuzzate e di gomasio con pochissimo o senza sale (si ottiene a partire da sesamo e sale tostati insieme in proporzione variabile: per i bimbi più piccoli utilizzare un rapporto di 20 a 1 che può essere gradatamente ridotto a 7 a 1 secondo i gusti). Dopo il primo anno di età è possibile introdurre il sale marino integrale in piccole dosi.

CONDIMENTI E SAPORI Per condire le minestre si possono utilizzare semi e frutti oleaginosi, quali semi di sesamo, zucca, lino, girasole, canapa, chia, papavero. Poiché i bambini non sono in grado di masticarli perché di dimensioni troppo piccole e li eliminano intatti con le feci è necessario polverizzarli mediante frullatore o attrezzo adatto. Per condire i latti vegetali, le creme di cereali e le verdure si possono usare anche creme di nocciola, mandorla, anacardi, pistacchi, sesamo (tahin). Le alghe - kombu, wakame, dulse, arame, nori – sono da utilizzarsi crude polverizzate o ben cotte spezzettate o passate insieme a cereali, legumi e verdure. Prima di usarle lasciarle in ammollo per qualche ora per eliminare il sale in eccesso.

Miglio, zucca e fagioli rossi azuki Ingredienti 160 gr di miglio, 1 kg di zucca con la buccia, 200 gr di fagioli rossi Azuki già cotti, 4 cucchiai di semi di girasole tirati, 4 cucchiaini di olio extravergine d’oliva, 8 foglioline di meta fresca o secca Preparazione Lavate bene la zucca, tagliatela a tocchetti mantenendo la buccia e versatela insieme al miglio in una pentola capiente; aggiungete l’acqua necessaria a coprire il tutto e fate cuocere per 20 minuti. Incorporate i fagioli e lasciate cuocere per altri 5 minuti mescolando bene (se preferite avere un “migliotto” più brodoso aggiungete in cottura altra acqua). Condite con l’olio, i semi di girasole e servite guarnendo con la menta. Tratta da “Scelta Vegetariana e Vita in Bicicletta”, Il Pensiero Scientifico Editore (aprile 2012)

LEGUMI E PROTEINE VEGETALI Proporre i legumi quotidianamente iniziando con piccole quantità (1-2 cucchiaini) e associarli sempre a creme di cereali e di verdure: lenticchie, piselli freschi o secchi, azuki (fagioli rossi), soia, ceci, fagioli, lupini, fave, cicerchie possono essere introdotti già dal 6-7 mese di vita. Da mettere in ammollo con alga kombu per 12 ore e bollire fino alla loro completa cottura. Inizialmente utilizzare i legumi più digeribili e meno fibrosi quali: lenticchie rosse decorticate, piselli secchi, azuki. Le prime volte passare il legume al passaverdura per eliminarne la buccia e renderli di consistenza cremosa; man mano che il bimbo cresce ed è in grado di masticare bene sarà possibile farglieli consumare interi. Esistono poi le proteine vegetali alternative, quali tofu, tempeh, seitan. Si tratta di cibi raffinati (tofu, seitan) e fermentati (tempeh) da consumare ciascuno non più di una/due volte alla settimana. Il tofu può essere introdotto già dal 7° mese, il tempeh un po’ più tardi (12 mesi), mentre il seitan che è un concentrato di proteine vegetali (glutine) è bene non utilizzarlo prima dei 3 anni di età. Frullarli o ridurli in crema e proporli in piccole quantità con cereali e verdure.

COME COMBINARE GLI ALIMENTI FRA LORO Piatti dolci

Piatti salati

// crema di nocciole, mandorle, tahin // malto o amasake // frutta fresca, cotta o essiccata // sfarinato di semi di sesamo, zucca, lino, girasole // cereali in fiocchi, soffiati o muesli

// crema o passato di legumi (lenticchie, piselli, azuki, ceci) // crema di verdure // crema di nocciole, mandorle, tahin // sfarinato di semi di sesamo, zucca, lino, girasole // alghe cotte // tofu, tempeh passati o ridotti a piccoli pezzi (tipo ragù) // cereali in fiocchi o soffiati

Latti vegetali o creme di cereali si abbinano con:

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Latti vegetali o creme di cereali si abbinano con:

ARTEMEDICA - n. 40 Inverno 2015


L’alimentazione nell’infanzia

Semifreddo alle mandorle Ingredienti 100 g di mandorle pelate, 150 g di malto di riso, 200 g di panna di soia, 50 g di cocco in scaglie. Preparazione Sciacquate le mandorle e tostatele in una padella, aggiungendo poco malto di riso; frullate da tiepide in un mixer. In una ciotola, fate montare la panna con un frullatore a immersione, aggiungete poi il malto e le mandorle tritate. Mescolate bene tutti gli ingredienti da sotto a sopra. Prendete uno stampo (già freddo da freezer) e fate aderire alle pareti il cocco in scaglie. Versate il composto nello stampo. Fate riposare in freezer per qualche ora prima di servire. Servite con cioccolato caldo fuso. Tratta da “Buono, Sano, Vegano”, Mondadori (marzo 2015

QUALI PROPORZIONI? Durante lo svezzamento, il brodo di verdura può essere arricchito con 2-3 cucchiai di crema di cereali senza glutine, 1-2 cucchiaini di legumi passati, 2-3 cucchiai di purea di verdure, un cucchiaino di sfarinato di semi o di frutta secca o di crema di mandorla (o nocciola o tahin), un cucchiaino di olio extra vergine d’oliva, un cucchiaino di olio di lino da frigo, un pizzico di alghe. È possibile integrare l’alimentazione quotidiana con piccole quantità di frutta di stagione (passata o schiacciata) lontano dai pasti principali. Dopo lo svezzamento la composizione del piatto tipo deve comprendere cereali (un po’ più della metà del piatto), verdure crude e cotte (un quarto del piatto), legumi e/o proteine vegetali alternative quali tofu o tempeh (a riempire il piatto). I semi (sfarinati o interi), le alghe e le creme di frutta oleaginosa (nocciole, mandorle) devono essere utilizzate come condimento. Proporre la frutta di stagione (cruda o cotta) lontano dai pasti. Per merende e spuntini si possono proporre gallette di riso con malto e/o crema di nocciole, di mandorle, tahin; frutta essiccata (prugne, albicocche, mele, uvette); frutta fresca (cruda o cotta);

frutta oleaginosa e semi macinati; amasake; dolci casalinghi preparati in modo semplice con latti vegetali, fiocchi di cereali, frutta essiccata e semi oleaginosi, senza l’utilizzo di latte animale, burro, uova e zucchero.

cereali

legumi

verdure

Ricotta di canapa Ingredienti 100 g di semi di canapa decorticati, un litro di acqua, sei cucchiai succo di limone. Preparazione n una pentola scaldate bene l’acqua senza portarla ad ebollizione. Prendere 4 mestoli di acqua calda e frullate con i semi di canapa per ottenere un composto omogeneo. Rimettete tutto nella pentola con l’acqua rimasta, ponete sul fornello e mescolate in continuazione. Dopo 1-2 minuti il latte di canapa comincerà a cagliare; a questo punto aggiungete il succo di limone, mescolate e lasciate scaldare fino quasi a bollore . Spegnete, coprite la pentola con un coperchio e fate riposare 10-15 minuti. Scolate il contenuto in un cestello o colino rivestito da tessuto simil garza o da uno strofinaccio e schiacciate leggermente per fare uscire l’acqua in eccesso. Mettete in frigorifero per 4-5 ore. Tratta da “Mangio Sano Cucino Vegan”, Macroedizioni, giugno 2015

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L’alimentazione nell’infanzia

L’alimentazione negli anni della scuola • intervista alla dottoressa Claudia Giovannini medico scolastico

Come cambia l’alimentazione del bambino al suo ingresso nella scuola? All’inizio, nelle prime classi delle elementari, l’atteggiamento nei confronti del cibo è del tutto simile a quello degli anni d’asilo: il bambino – nel quale sta maturando il sistema neurosensoriale – predilige la semplicità, vuole cose immediatamente riconoscibili, non mescolate le une alle altre, perché ha bisogno di chiarezza nella percezione sensoriale. Per questo è importante che gli alimenti siano veri, cioè di qualità. Il gusto della carota che mangia a questa età sarà per lui il termine di confronto per tutte le carote successive. In questo periodo accanto al percorso conoscitivo scolastico vi è un’educazione degli archetipi alimentari che porteremo in noi per tutta la vita. È l’età in cui il bambino chiede sempre lo stesso cibo, il più semplice possibile: la pasta condita con il pomodoro o addirittura in bianco, le verdure chiaramente distinte e ben separate nel piatto. Tutt’al più si possono aggiungere poche erbe aromatiche o meglio ancora i semi (finocchio, anice, cumino ecc.) per sostenere i processi digestivi. I tentativi e gli esperimenti di introdurre menu più complessi e raffinati nelle mense scolastiche non hanno quasi mai avuto esiti positivi proprio per questi motivi. Quando il gusto per i sapori diventa “adulto”? Dopo il nono anno e in misura sempre maggiore fino all’adolescenza il gusto si va affinando e può essere educato, mentre diventa sempre più individuale: l’aspetto e la forma assumono più importanza, piace tutto ciò che è croccante, le polpette, i piatti al forno, gratinati, i colori nel piatto, le combinazioni di sapori. Si potranno aggiungere erbe aromatiche in foglie. Nell’adolescenza arrivano poi – anche nel rapporto con il cibo - una complessità sempre maggiore e la ricerca della raffinatezza. O all’opposto del cibo spazzatura che non deve comunque essere guardato con terrore: è questa l’età della sperimentazione e dell’azzardo e, come in altri campi, l’educazione degli anni precedenti servirà da bussola: se nell’in-

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fanzia abbiamo conosciuto i sapori veri – la verdura del campo, il pollo cresciuto nell’aia – ci si stancherà presto di un cibo “artificiale” o artefatto. Se le fiabe hanno nutrito la sua anima, le impressioni neurosensoriali dei sapori ne hanno educato il gusto, per questo l’adolescente può essere capace di scegliere, ha la possibilità di operare una scelta libera. Quale criterio può seguire una mamma, un genitore, per decidere quale sia l’alimentazione migliore per il figlio? Fin dalla nascita le tappe della crescita fisica ci indicano i passaggi, le fasi della nutrizione. All’arrivo dei denti è necessario dare già qualcosa di diverso dal latte, quando il bimbo poggia i piedi per terra e conquista a poco a poco la stazione eretta, quindi dopo l’anno, avrà bisogno di proteine, e certamente quelle animali, le più vicine a noi, sono le più facili, quelle che richiedono meno fatica all’organismo. È importante ascoltare quello che ci dice l’organismo del bambino che cresce, sia quando è neonato, sia negli anni della scuola, della socialità. La scelta non dovrà essere astratta, ma tener conto della situazione in cui la famiglia vive, degli alimenti che quella regione offre, come anche delle tradizioni familiari. Quale che sia tale scelta, il bambino va rassicurato che il mondo attorno a lui è buono, questo è il vero nutrimento spirituale.

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In favore della spiritualità e della scienza • Arthur Zajonc

Arthur Zajonc e il Dalai Lama, un incontro fra amici di lunga data

Nel trascorrere del tempo, divento sempre più consapevole di quanto siano necessarie per la vita attuale le conoscenze dell’antroposofia. E come siamo esortati a renderle fruttuose in situazioni sempre nuove, non ancora presagite da Rudolf Steiner. L’arcobaleno descritto da Goethe all’inizio della II parte del Faust è un’immagine della tensione ideale dell’umanità: ricorda la meravigliosa varietà di colori costituita dagli uomini che, come le singole gocce d’acqua, trovano la loro via unica, il proprio individuale contributo, il proprio rapporto con la luce, per cooperare alla riuscita del tutto. Se guardo agli ultimi quarant’anni della mia vita, la mia personale sfida è stata agire in misura crescente sulla scena pubblica e trovarvi forme nuove che portassero i mirabili doni di Rudolf Steiner in tutto ciò che avevo da fare – possibilmente senza ideologie e dogmi. Alla fine di gennaio di quest’anno, mi

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trovai ad esempio in una situazione straordinaria: insieme a un gruppo di venti scienziati di spicco ero invitato a guidare un dialogo con il Dalai Lama. Il Dalai Lama – accompagnato da ventun monaci dell’università monastica tibetana in esilio insieme a progrediti maestri del buddismo tibetano e a più di mille monaci - era giunto dal sud dell’India per realizzare la prima sostanziale trasformazione di 600 anni di monachesimo in un piano di studi. Da quel momento la scienza moderna si sarebbe integrata al monachesimo. In quell’occasione potei parlare della profonda necessità di legare una all’altra scienza e spiritualità. Il nostro tempo ci chiede con urgenza di conoscere più profondamente noi stessi e il mondo – con tutti i mezzi a nostra disposizione. Anche se i rischi del materialismo sono molto seri, dobbiamo controbattere con coraggio e praticare tanto la scienza quanto una spiritualità contemplativa per rac-

cogliere le straordinarie sfide del futuro. Così un’esigenza centrale dell’antroposofia – l’accordo fra scienza moderna e spiritualità – può diventare di attualità in un momento in cui la conoscenza della contemporaneità ci sollecita a dare il nostro contributo per un futuro umano. In sostanza siamo chiamati ovunque a fare ciò che Rudolf Steiner ha fatto: trasporre l’antroposofia nella vita, là dove possiamo in sintonia con il nostro destino. Nella mia vita ho trovato tre elementi che preparano a questo: lo studio dell’antroposofia, la meditazione e la padronanza a livello professionale di una materia (nel mio caso la fisica). Nel corso al Goetheanum ho potuto lavorare con questi tre elementi. Nelle conferenze e negli esercizi era data la possibilità a ogni partecipante di capire più chiaramente quale poteva essere il suo particolare contributo per il futuro e di coglierlo – proprio come la luce dell’arcobaleno.

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