Page 1

Anno IV - settembre/ottobre 2011 - Prezzo di copertina 8.00 euro

Edipress Communications - Torino - Periodico bimestrale - Poste Italiane Spa - Spedizione postale DI 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n. 46) art 1, comma 1,CB/Torino - Anno IV - N° 3 - 2011 - Abbonamento 6 numeri 40 euro.

Campaign Associate Periodico per le Comunità Eco-Sostenibili, Comuni aderenti al Patto dei Sindaci, Partnership Campagna SEE, Distretti Energetici, Poli di Ricerca e dell’Innovazione Tecnologica. Associazione Nazionale Comuni Termali Associazione Comuni di identità tipica

Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile

A come Acqua:

un messaggio di speranza

Premio Spadolini:

attesa per le nominations


ASSOCIAZIONE IRRIGAZIONE EST SESIA Consorzio di irrigazione e bonifica - NOVARA LE MOLTEPLICI ATTIVITÀ A FAVORE DELL’AMBIENTE, DEL TERRITORIO, DELLE ACQUE E DELL’AGRICOLTURA IRRIGUA

I consorziati, il comprensorio e le acque

Fanno parte del Consorzio i proprietari dei terreni irrigati con le acque consorziali, gli affittuari dei terreni stessi che lo richiedano e che abbiano i requisiti previsti dalla legge ed altresì i proprietari dei beni che utilizzano le acque in gestione al Consorzio o che comunque traggono beneficio dall’attività svolta dal Consorzio stesso. Il “comprensorio Est Sesia”, di oltre 209 mila ettari, è costituito dalla pianura irrigua delimitata dai fiumi Sesia, Ticino e Po: comprende la Pianura novarese in Piemonte, nelle province di Novara e Vercelli, e la Lomellina in Lombardia, in provincia di Pavia. L’Est Sesia gestisce, attraverso un’imponente rete di canali di oltre 10.000 chilometri, la quasi totalità delle acque superficiali utilizzate nel Novarese e nella Lomellina, per una portata complessiva di circa 262 metri cubi al secondo.

L’ecosistema della pianura irrigua padana E’ ormai da secoli che le terre della pianura padana sono state convertite alle coltivazioni agrarie e agli insediamenti umani; l’ecosistema naturale originario (foreste, acquitrini e aridi dossi sabbiosi) è stato da lungo tempo sostituito da un ecosistema artificiale, faticosamente creato dall’uomo. Alla pratica dell’irrigazione si deve, in particolare, la formazione dell’ecosistema agricolo-irriguo, costituito dai caratteristici ambienti della risaia, della marcita, dei fontanili, delle capillari reti di rogge e canali; tali ambienti si sono ormai fissati nella memoria storica collettiva fino ad apparire “naturali”. L’ecosistema agricolo-irriguo della pianura risicola padana si presenta di notevole interesse naturalistico; è nota, infatti, l’importanza delle zone umide di acqua dolce, per la complessità biologica che esse esprimono; in particolare, i fontanili, con le tipiche vegetazioni di contorno, costituiscono ambienti di alto valore ecologico in quanto riserve di entità botaniche caratteristiche e rifugio di tipiche popolazioni avifaunistiche (ardeidi coloniali, cicogne ecc.).

Gli specifici interventi dell’Est Sesia nei settori dell’ambiente, del territorio e della cultura Oltre all’esercizio dell’irrigazione, attività indispensabile per la salvaguardia dell’ecosistema agricolo-irriguo della pianura risicola padana, l’Est Sesia attua specifici interventi nei settori dell’ambiente, del territorio e della cultura, con particolare riferimento al comprensorio novarese-lomellino, di propria pertinenza.

• Gli usi plurimi dell’acqua irrigua: ai fini di un impiego sempre più razionale e parsimonioso della risorsa idrica, l’Est Sesia promuove da tempo l’utilizzazione delle acque fluenti nei canali consortili anche per usi diversi da quello irriguo, a condizione che comportino la restituzione delle acque; tali usi riguardano principalmente: - la produzione di energia idroelettrica: sui canali dell’Est Sesia le centrali attualmente in esercizio sono 29, con una potenza complessiva di oltre 25.000 kW; altre 41 centrali sono in progetto e 2 in fase di realizzazione; al di fuori del proprio comprensorio, l’Est Sesia gestisce altre 3 centrali, con una potenza complessiva di circa 13.000 kW;

- la fornitura di acqua alle industrie: sono oltre una quindicina gli

impianti industriali che, nel comprensorio Est Sesia, attualmente utilizzano, con restituzione, acque prelevate dai canali irrigui; viene in tal modo evitato un prelievo di acque sotterranee valutabile in oltre 100 milioni di metri cubi all’anno.

• L’Archivio Storico delle Acque e delle Terre Irrigue:

è stato realizzato dall’Est Sesia in un apposito palazzo adiacente alla sede centrale del Consorzio a Novara; sono conservati ed informatizzati importanti nuclei di documentazione antica relativa ai canali irrigui ed allo sviluppo storico delle irrigazioni in Piemonte ed in Lombardia (Lomellina) tra cui, in particolare, l’intero compendio archivistico della cessata Amministrazione dei Canali Demaniali “Canali Cavour”. Una “Sezione staccata” dell’Archivio, con la documentazione di più specifico riferimento al territorio lomellino, è aperta a Vigevano, in un’ala del Collegio Saporiti. Pure a Vigevano, l’Est Sesia ha restaurato ed aperto al pubblico il leonardesco Mulino di Mora Bassa che ospita, oltre a numerosi modelli funzionanti di macchine tratte dai codici di Leonardo, una mostra intitolata “L’acqua disegna il paesaggio”, composta da quaranta grandi pannelli, che illustra le trasformazioni del territorio operate dall’uomo, soprattutto con l’introduzione dell’irrigazione. Attorno al Mulino è stato creato un percorso-laboratorio all’aperto per lo studio della misurazione delle acque irrigue.

• Le pubblicazioni del Consorzio:

oltre ad alcuni volumi riguardanti specifici argomenti della propria attività (fontanili, paesaggio della pianura irrigua ecc.) l’Est Sesia pubblica, ormai da oltre 50 anni, la rivista “Est Sesia”, distribuita in circa 5.000 copie e dedicata ai problemi del comprensorio novareselomellino e alle vicende storiche della sua irrigazione.

• Altri interventi per la valorizzazione del territorio, dell’ambiente

e delle acque: - l’adozione di tecniche di ingegneria naturalistica nella manutenzione delle antiche rogge (passonate in legno, viminate, rivestimenti di opere in massi di cava, creazioni di “corridoi ecologici”, rinaturazione di corsi d’acqua, ecc.); - la realizzazione lungo le rogge che attraversano gli abitati di esperimenti di “giardini lineari”; - la creazione di reti di piste ciclabili lungo i canali; - il censimento dei fontanili e lo studio di iniziative per la loro salvaguardia e conservazione; - il controllo sistematico dei livelli della falda freatica del comprensorio; - la creazione di “zone umide” con la fornitura di acqua nel periodo invernale per la salvaguardia dell’avi-fauna; - la riforestazione di aree marginali (Bosco di Agognate, ecc.); - l’allestimento di mostre ed esposizioni per illustrare la storia del territorio e del paesaggio e il ruolo svolto dall’irrigazione.


Anno IV - settembre/ottobre 2011

EDITORIALE

Un estate difficile

2

La scure dei tagli si abbatte sui piccoli comuni, scrigni di storia e tradizioni secolari. I tanti paesini della penisola, da nord a sud, hanno insegnato alla metropoli la dignità del risparmio, rispondendo con saggezza e intelligenza alla povertà delle risorse. Il paradosso è che gli “inutili” piccoli comuni falcidiati dalla manovra derivano la loro forza innovativa proprio da quella capacità di risparmio economico ed ecologico tanto invocata dai governi centrali.

L

causa scatenante di questa crisi è stato il sistema finanziario. La creazione di denaro dal nulla, operata dal sistema bancario, è come la creazione di moneta falsa. Da quando il capitalismo dei finanzieri ha soppiantato quello dei produttori, il danaro si è sganciato dal lavoro, dal merito, diventando un valore a sé. Questo gigantesco gioco del monopoli ha significato profitto per molti: la speculazione, si sa, fa il suo mestiere, gli altri non hanno fatto il loro. La classe politica ha mancato tutti gli obiettivi, senza dimenticare che il potere della finanza e dei banchieri è superiore a qualsiasi stato o governo. I maggiori responsabili di questo disastro sono ancora tutti lì, banchieri ricchissimi, finanzieri potenti, intermediari senza scrupoli, nessuno di loro ha pagato, tutti vivono alla grande, assistendo con sufficienza alla nostra agonia. Le misure restrittive approvate dal governo italiano suscitano grandi perplessità, il timore è che abbiano l’unico effetto di aggravare il problema della crescita del Paese. Le tasse sui redditi da lavoro andranno a gravare su un’economia che, secondo le stime, crescerà meno dell’1% quest’anno e il prossimo. Le imposte sui grandi patrimoni, oltre ad essere più eque, avrebbero avuto meno effetti collaterali sull’economia. Mancano del tutto misure per favorire la crescita, gli italiani avrebbero potuto accettare una manovra anche più severa in cui parte delle risorse fossero state destinate a stimoli alla produzione, una luce in fondo al tunnel. Ma questo governo non poteva far ricorso a strumenti eccezionali. Un’imposta patrimoniale era troppo lontana dalle promesse elettorali del Presidente del Consiglio; la lega Nord ha escluso ogni modificazione dei meccanismi previdenziali (il nucleo duro del suo elettorato è costituito da persone prossime alla pensione). Occorrevano strumenti eccezionali, sono stati usati strumenti tradizionali: il solito giro di vite fiscale verso gli altrettanto soliti soggetti, già sottoposti ad uno dei regimi tributari più duri del mondo. Berlusconi ha fatto sapere di avere “un cuore che gronda sangue” per gli inasprimenti fiscali, le famiglie italiane invece cominciano a grondare debiti: il tasso di risparmio è ai minimi storici, l’indebitamento ai massimi. Rischiano di sparire 1970 Comuni da mille abitanti, piccole realtà distribuite soprattutto sulle Alpi e sugli Appennini, spesso ultimo presidio di territori montani e collinari e punti di riferimento per la popolazione. Il tessuto connettivo della nostra penisola composta da mille villaggi, dialetti, tradizioni. Si dovranno accorpare, riusciranno a farlo senza perdere la propria identità? La classe politica nazionale ha un’idea centralista del potere. Sul fatto che in un Paese con un debito del 120 per cento rispetto al Pil,

i costi della politica vadano drasticamente ridotti, non si discute. Ma siamo proprio sicuri che gli amministratori di quegli “inutili” comuni (che spesso non percepiscono indennità ed hanno da tempo imparato a limare al massimo i già magri bilanci) siano i grandi responsabili degli enormi costi della politica nostrana? La posta in gioco qui non è il risparmio: il costo annuo di un consiglio comunale, con sindaco e assessori, è inferiore a 10 mila euro e la maggior parte di loro non percepisce compenso o lo devolve ad associazioni locali che si occupano di servizi. Se poi ci chiediamo quale portentoso risparmio potrà essere ottenuto, val la pena ricordare che si tratta di soli 6 milioni di euro, su una manovra di 50 miliardi, ovvero poco più di quel che ci costa il solo ristorante della Camera (5 milioni e mezzo). I sindaci (in particolare quelli dei piccoli Comuni), aderendo in maniera massiccia al Premio Eco and the City Giovanni Spadolini - organizzato dal nostro giornale, promosso dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia, in sinergia con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e patrocinato dalle più importanti Istituzioni - hanno dimostrato la loro voglia di mettersi gioco, con tante idee e progetti, a vantaggio del proprio territorio. Sono ben altre le cifre dello scandalo: a Palazzo Madama, da inizio legislatura hanno speso 130 mila euro alla voce posate, 8600 set di forchette e coltelli spariti e sostituiti (ma perché? vengono buttate via o portate a casa dai qualche senatore cleptomane?). Ma c’è di peggio. Questo giornale si occupa di energia e di sostenibilità, non potevamo esimerci dall’andare a dare un’occhiata alle bollette dei palazzi del potere. Ne sono emersi dati singolari: il Senato ha speso 1,2 milioni in acqua corrente da inizio legislatura, la Camera, che ha il doppio dei dipendenti, “solo” 985 mila euro. Perché? I deputati sono meno attenti all’igiene ed emanano forti afrori ascellari, mentre i senatori si lavano di più, forse? Ancora: se la bolletta della luce della Camera (14,4 milioni) è in effetti doppia rispetto a quella del Senato (7,3 milioni), quella del gas è di nuovo, nella proporzione, incomprensibile: Camera e Senato spendono più a o meno la stessa cifra, circa 3 milioni (ribadiamo che Montecitorio ha il doppio dei dipendenti). Ma ci sono altre voci di spesa altrettanto ingiustificabili: al Senato dal 2008 hanno speso 6,1 milioni in traslochi, alla Camera “solo” 5,6 milioni. Altre cifre vergognose: la spesa per le divise dei commessi ammonta a 2,3 milioni per la camera e 1,5 milioni per il Senato, da inizio legislatura sarebbero state aquistate più di 23 mila divise, una follia. E’ innegabile la necessità di riorganizzare la pubblica amministrazione, abbiamo alle spalle decenni di sprechi che non siamo più in grado di sostenere. Ma occorre dare l’esempio partendo dai livelli superiori dello stato. Invece la scure dei tagli si è abbattuta pesantissima sulle istituzioni più piccole, più deboli, anche se proprio i tanti paesini della penisola, depositari di storia e tradizioni secolari, da nord a sud, hanno insegnato alla metropoli la dignità del risparmio, rispondendo con saggezza e intelligenza alla povertà delle risorse. Sembra un paradosso, ma la forza innovativa che viene dalle piccole municipalità consiste proprio in quella capacità di risparmio economico ed ecologico tanto invocata dai governi centrali. Comunque vada a finire, bisogna avere il coraggio di dire la verità: l’Italia si regge su un’economia in larga parte illegale, che sfugge ad ogni forma di tassazione. Sic stantibus rebus, se non si può o non si vuole affrontare sul serio questo problema, ogni nuovo provvedimento, ogni nuovo balzello, non solo servirà a poco, ma non potrà che essere vissuto come un’ingiustizia, una vessazione e un furto.

Taty Rosa

3


Anno IV - settembre/ottobre 2011

SPECIALE ACQUA

Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile

6 7 7 8 9 9

SOMMARIO

A come Acqua: un messaggio di speranza Utilizzi e gestione dell’acqua in Italia Un problema culturale Quando gli acquedotti fanno acqua: la rete idrica italiana

fra inefficienza e sprechi

11

Il punto di Federica Rolle

coordinatrice del Settore Sviluppo Sostenibile CNI UNESCO

Un momento di riflessione

14 15 15

L’acqua e la vita

16 18 19 21

Rubinetto o bottiglia

22 25

4

L’acqua patrimonio indispensabile alla vita dell’umanità I numeri dell’acqua

Cosa fa l’Europa 12 conflitti nel mondo per il controllo dell’acqua

Le acque minerali un business da capogiro C’è acqua ed acqua Occhio all’etichetta

Alla scoperta delle terre d’acqua L’uso dell’acqua in agricoltura: una storia affascinante

28 30 31

Un territorio che si ricarica grazie all’acqua e alle foreste La sfida

Alta sostenibilità

33

Il Trentino mette in mostra le best practices

34

La forza dell’acqua calda

NEWS AND THE CITY

36 38 39 40 41 42 45 46 46

Spadolini, autentico pioniere della tutela dei beni culturali e dell’ambiente

Lassù sulle montagne...

Un grande progetto Un nuovo risorgimento per le Comunità Sostenibili L’idea dell’Italia dei sindaci “virtuosi” Una medaglia per due luoghi simbolo I Comuni “virtuosi” uniti in difesa dell’ambiente, del territorio e del paesaggio Nei Paesi, lungo la penisola Una nuova Italia che promuove la sostenibilità Un riconoscimento meritato andrebbe a tutti i candidati Una commissione giudicatrice di alto profilo

ANNIVERSARI

47

I fratelli Irani protagonisti del nostro tempo

Direttore responsabile: Taty Rosa energeodirettore@hotmail.com Redazione: Pierpaolo Bo edipress@hotmail.com Marketing: Luigi Letteriello - 334.120.71.85 Progetti speciali e Pubblicità: Promedia Srl marketing@energeomagazine.com Segreteria di Redazione: Anna Seravelli Progetto Grafico: Spider S.a.s. Realizzazione grafica: Stefania De Cristofaro Comitato Scientifico: • Dipak Pant, professore di Antropologia e Economia, fondatore e direttore dell’Unità di Studi Interdisciplinari per l’Economia Sostenibile presso l’Università di Castellanza. • Carlin Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, è tra le 50 persone che “potrebbero salvare il pianeta”, secondo l’autorevole quotidiano The Guardian. • Augusto Marinelli, ex Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Firenze, garante della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, con il compito di seguire, con rigorose verifiche, le iniziative legate al Premio Eco and the City Giovanni Spadolini. • Prof. Giovanni Puglisi, Presidente CNI UNESCO e Magnifico Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM. • Vincenzo Antonucci, dirigente di ricerca CNR-ITAE. • Dario Carella, MdA Mérit Europeenne, Fondation du Mérite Europeenne, Lussemburgo. • Andrea Chiaves, progettista emerito di impianti innovativi di cogenerazione e teleriscaldamento. • Federica Rolle, Responsabile Settore Sviluppo Sostenibile della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. • Filippo A. Delogu, Settore Sviluppo Sostenibile della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. • Marco Frey, doc. Economia e Gestione delle Imprese presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. • Antonio Lumicisi, coordinatore Campagna SEE in Italia (Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare). • Anna Moreno, coordinatrice di Desire-Net-Project. Dipartimento Innovazione-Enea. • Stefano Masini, responsabile Ambiente e Consumi Coldiretti. • Maria Claudia Sabatini pr mda Consultant AEEE EU Bruxelles. • Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità. • Luigi Spagnolli, Presidente Commissione Ambiente ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). • Alessandro Vercelli, docente di Economia e Ambiente Università di Siena. • Sergio Vicario, Metafora Communication Consultant. Collaboratori: Michaela Barilari (Toscana), Puccio Corona, Claudio Chiaves, Lello Gaudiosi, Elena Jachia,

L’illustrazione di Carlo Stanga utilizzata per descrivere la Campagna di Educazione allo Sviluppo Sostenibile promossa dall’UNESCO.

Giacomo Mosca, Matteo Nefari, Adriano Pessina, Carlo Sacchettoni, Alessandro Sbrana. Fotografie: Ufficio Stampa ACSM Primiero, Gerry Annone, Associazione Irrigazione Est SesiaCommissione Nazionale Italiana UNESCO (Ufficio Stampa), Comune di Pollica, Comune di Transacqua, Consorzio dei Comuni Trentini, Tonino di Marco, Ufficio Stampa Federutility, ICET Industrie, Co.Svi.G., Comunicazione e Territorio, Lello Gaudiosi, Orano Pippucci. Ufficio Stampa Regione Piemonte, Antonio Siani, Ufficio Stampa Regione Toscana. Gli articoli e le note firmate esprimono solo l’opinione dell’autore e non impegnano la direzione e la redazione di Energeo Magazine. Tutela della Privacy: Energeo Magazine viene inviato in abbonamento postale. Il fruitore del servizio può chiedere la cancellazione o la rettifica dei dati ai sensi della Legge 675/96. Prezzo di copertina: 8,00 Abbonamento a 6 numeri 40,00 Diffusione on line: www.energeomagazine.com www.campagnaseeitalia.it www.distrettoenergierinnovabili.it www.edipress.net www.federutility.it www.lswn.it www.unescodess.it Direzione, Redazione, Abbonamenti: Edipress Communications Sas Corso Re Umberto, 82 - 10128 Torino (+39)011.568.20.82 - 335.606.04.90 334.120.71.85 - www.edipress.net abbonamenti@energeomagazine.com Uffici di Corrispondenza: Firenze - Via Bellini, 58 Tel. (+39)055.36.81.23 (Seravelli) Fax (+39)055.321.70.26 Stampa: Società Tipografica Ianni Srl Strada Circonvallazione, 180 - Santena Tel. (+39)011.949.25.80 Registrazione Tribunale di Torino N° 4282 del 18-12-1990 Copyright Energeo Magazine Edipress Communications Sas Periodico bimestrale Poste Italiane Spa Spedizione Postale Dl 353/2003 (conv. in L.27.02.2004 n.46) art.1, comma 1, CB/ Torino Anno IV - N° 3 (doppio) Settembre/ Ottobre 2011 Il periodico Energeo Magazine è iscritto nel Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC) - N° iscrizione 17843 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana.

5


Anno IV - settembre/ottobre 2011

L’acqua è un bene prezioso, limitato sulla terra, non accessibile a tutti.
La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO vuole diffondere e promuovere una moderna e consapevole cultura dell’acqua, risorsa preziosa alla quale è dedicata la settimana ESS 2011.

L’acqua patrimonio umanità SPECIALE ACQUA

indispensabile alla vita dell’

6

Anche se la Terra è avvolta per il 70 per cento dall’acqua, solo una piccola quota degli 8 milioni di chilometri cubi di acqua dolce è effettivamente utilizzabile e la pressione congiunta di crescita demografica, aumento dei consumi pro capite e inquinamento stanno rendendo la risorsa idrica un bene sempre più prezioso. E sempre più conteso, come dimostra la moltiplicazione dei conflitti per il controllo dei fiumi in un mondo in cui 1,4 miliardi di persone non ha accesso all’acqua potabile.

L

’ acqua, le sue risorse e le sue proprietà sono oggetto di interesse e dibattito fra scienziati, medici, urbanisti, imprenditori, governi e associazioni transnazionali. La sempre piu’ scarsa disponibilità, l’inquinamento ambientale e lo stato di degrado generale sono un rischio reale per il nostro pianeta. Essendo l’acqua un elemento indispensabile per qualsiasi forma di vita, si rende necessaria una gestione razionale delle attuali risorse idriche del pianeta terra. Non a caso le più antiche civiltà sono nate nei pressi di importanti corsi d’acqua, pensiamo al Nilo in Egitto, il Tigri e L’Eufrate in Mesopotamia, lo Huang Ho in Cina, l’Indo e il Gange in India ove i grandi bacini fluviali determinavano fertilità del suolo agricolo e facilità di trasporti. L’importanza dell’acqua era riconosciuta a tal punto che fin dalle società più antiche l’uomo l’ha identificata come il principale o uno dei principali elementi costitutivi dell’universo, attribuendole un profondo valore simbolico riscontrabile in tutte le grandi religioni. In quelle di origine mediterranea l’acqua rappresenta il simbolo del rinnovamento e quindi della benedizione di Dio, pertanto compare nel rito del battesimo cristiano, nelle abluzioni dell’ebraismo e dell’islam, nonchè nei rituali scintoisti di purificazione di persone o luoghi. Eppure nel nostro Paese manca una moderna cultura dell’acqua, per questo la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ha sentito l’esigenza di dedicare la settimana ESS 2011 a questa preziosa risorsa. Per dirla con Francesco d’Assisi, l’acqua è “molto utile et humile et pretiosa et casta”, un bene comune che va sempre difeso e, soprattutto, non va sprecato. La qualità dell’acqua potabile nelle città italiane è più che buona, peccato che il 47% della nostra acqua potabile vada perso e che in molte regioni del meridione venga soddisfatto soltanto il 69,9% del fabbisogno idrico della popolazione. L’iniziativa della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO è finalizzata ad accrescere un uso consapevole dell’acqua, nonchè ad evidenziare il valore di un elemento naturale attraverso le implicazioni del suo

stesso peso sociale. Consentendo di far uscire l’acqua dal suo status di bene infinito, da dare per scontato.

I numeri dell’acqua Anche se la superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, questa è costituita per il 97,5% da acqua salata. L’acqua dolce è per il 68,9% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile. Tale quantità corrisponde allo 0,008% dell’acqua totale del pianeta: un quantitativo irrisorio distribuito in modo ineguale sulla superficie terrestre. Perciò la principale fonte di vita dell’umanità si sta trasformando in una risorsa stra-

tegica vitale. Nel mondo, un miliardo e 400 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. In media ogni abitante del pianeta consuma oggi il doppio di acqua rispetto all’inizio del 1900, e globalmente, il consumo mondiale di acqua è circa decuplicato solo nell’arco di un secolo. Negli ultimi cinquant’anni la disponibilità d’acqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia. In Africa la disponibilità di acqua potabile, reti fognarie e servizi igienici è ancora molto lontana da uno standard accettabile, soprattutto nelle aree rurali, dove meno del 60% della popolazione dispone di acqua potabile e meno della metà di servizi igienici. Un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi di acqua all’anno; la media in Africa è di 250 metri cubi all’anno. 800 milioni sono le persone

che non hanno un rubinetto in casa e secondo le stime dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, più di 200 milioni di bambini muoiono ogni anno a seguito del consumo di acqua insalubre e per le cattive condizioni sanitarie che ne derivano. In sintesi, l’88 per cento delle risorse idriche è consumato dall’11 per cento della popolazione mondiale. L’Italia è prima in Europa per il consumo d’acqua e terza nel mondo con 1.200 metri cubi di consumi l’anno pro capite. Più di noi soltanto gli Stati Uniti e il Canada. Rispetto i parametri europei non possiamo che passare per spreconi: gli italiani consumano quasi 8 volte l’acqua usata in Gran Bretagna, dieci volte quella usata dai danesi e tre volte quello che consumano in Irlanda o in Svezia.

Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile

A come Acqua: un messaggio di speranza

C

apita d’imbattersi in una favolosa illustrazione dedicata al tema A come Acqua, titolo della sesta edizione della Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, che quest’anno si terrà dal 7 al 13 novembre, dedicata alla fonte primaria di vita del nostro pianeta, l’ACQUA, appunto. E rifletti. Ricordi le parole dello scrittore Erri de Luca: “Le acque hanno volti, e sopra i volti affiorano burrasche, bonacce, correnti…..” L’autore, Carlo Stanga, testimonial della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO (nella foto), ha superato se stesso nella preparazione dell’illustrazione che rappresenta il manifesto della Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, utilizzata anche per la copertina di Energeo Magazine (il periodico che ha affiancato la Commissione Nazionale Italiana UNESCO nella raccolta delle proposte sul territorio). L’artista milanese che ha dimostrato di godere, anche in questo caso, dell’aria ispiratrice, come spesso capita quando lavora negli studi di Berlino e Milano (città dove opera regolarmente), ci aiuta a riflettere sugli aspetti legati all’acqua: dai modelli di consumo ai cambiamenti climatici, dall’inquinamento alla gestione integrata del ciclo idrico, dalle pratiche irrigue più innovative al rapporto tra acqua e pace. Guardando bene l’illustrazione troviamo nel tratto sicuro di Carlo Stanga un messaggio di speranza. Una speranza evocata anche da De Luca: “La risorsa idrica, il cosiddetto “oro blu” ne è il protagonista assoluto, il soggetto dominante insieme allegorico e concreto. L’acqua non è solo il liquido primordiale narrato dalla Genesi, o la saliva con cui Dio impasta la creta con cui verrà creato Adamo, ma anche l’abisso dove oggi naufragano le speranze dei clandestini”. L’acqua dunque come elemento universale che accoglie tutto, che abbraccia la vita e la contiene. L’acqua si compenetra alla vita sino a confondersene: non dobbiamo indagare sulle ragioni scientifiche, descriverne gli usi e i consumi, sviscerarne le implicazioni ambientali. Dobbiamo, invece, provare ad individuarne ed avvalorarne le profonde radici culturali e capirne il significato. È questa la nostra speranza. Grazie per aver voluto, ancora una volta, emozionare i lettori di Energeo.

7


Anno IV - settembre/ottobre 2011

Utilizzi e gestione dell’acqua in Italia

precipitazioni, la loro diversa distribuzione stagionale.
Nel Mezzogiorno, le precipitazioni, prevalentemente concentrate sui rilievi ,subiscono forti variazioni stagionali con punte anche dell’80% nel periodo autunnale ed invernale, mentre la relativa domanda, ovvero i fabbisogni della collettività, presenta i suoi massimi proprio nel periodo primaverile-estivo.
 Di fatto tutte le regioni meridionali e centrali devono ricorrere ad opere di captazione ed accumulo in serbatoi naturali delle acque superficiali ed al loro trasferimento attraverso lunghe condutture di grande diametro, anche tra regioni diverse: l’acquedotto del Sele, costruito nel 1905, parte da un sistema di sorgenti posto in Campania e trasporta, per più di 200 Km, circa 180 milioni di metri cubi all’anno di ottima acqua in Puglia; così come l’acquedotto del Sinni, che, alimentato dalle acque raccolte in Basilicata nell’invaso di Montecotugno dalla più grande diga in terra d’Europa, rifornisce, oltre ai comprensori irrigui lucani e pugliesi, i

SPECIALE ACQUA

Il nostro Paese è potenzialmente fra i più ricchi d’acqua. Il volume medio delle precipitazioni piovose è stimato in circa 300 miliardi di metri cubi (mc) all’anno, cioè tra i più elevati in Europa e nel mondo.
 La percentuale più elevata di queste precipitazioni, poco più del 40%, si dovrebbe concentrare nelle regioni settentrionali, il 22% in quelle centrali, il 24% nelle regioni meridionali e appena il 12% nelle isole maggiori, cioè Sicilia e Sardegna.
 Tuttavia, la percentuale di pioggia, che non evapora, non si disperde nel sottosuolo ed è suscettibile di essere utilizzata, è valutata dal Ministero dell’Ambiente in non più di 110 miliardi di metri cubi all’anno.
 Essa da origine ad una disponibilità di risorse idriche, da noi oggi effettiva-

mente utilizzabile, stimata pari a solo 58 miliardi di metri cubi, di cui il 72% derivabile da risorse superficiali (sorgenti, fiumi e laghi) ed il 28% da risorse sotterranee (falde non profonde).
 Quasi il 53% delle risorse superficiali utilizzabili sono localizzate nell’Italia settentrionale, il 19% in quella centrale, il 21% in quella meridionale ed il 7% nelle isole maggiori.
Si stima, inoltre, che circa il 70% delle risorse sotterranee sia collocato nelle grandi pianure alluvionali dell’Italia settentrionale e che poche siano le falde utilizzabili nell’Italia meridionale, tutte confinate nei brevi tratti di pianure costiere ed in poche zone interne: la più sfruttata ed estesa pare essere quella pugliese, accreditata per oltre 500 milioni di metri cubi all’anno, mentre la meno sfruttata e forse la più limitata appare quella sarda con una capacità di non più di 80 milioni di metri cubi all’anno.
La significativa differenza nella disponibilità della risorsa a livello territoriale riflette, oltre il diverso volume medio annuo delle

fabbisogni potabili ed industriali della Puglia, rispettivamente per più di 240 e 15 milioni di metri cubi all’anno.
 Nel Mezzogiorno, dove la popolazione residente è pari a più del 36% del totale nazionale ed i prelievi hanno ormai raggiunto il 96% della disponibilità, lo sfruttamento delle risorse è oggi critico.

Un problema culturale La legge italiana sancisce che l’acqua è un bene pubblico e deve essere governato ed utilizzato secondo i principi della solidarietà e del risparmio idrico, garantendo prioritariamente l’uso umano, quindi quello agricolo e poi quello industriale.
 La metà delle risorse oggi disponibili è destinata a colmare il fabbisogno dell’agricoltura, il 20% soddisfa gli usi civili, il 20% è impiegato nell’industria, mentre il rimanente 10% è principalmente usato nelle centrali termoelettriche.
Tuttavia, in Italia l’acqua viene sprecata perché non se ne valuta il reale valore d’uso: l’acqua oggi costa poco e si è perduta la memoria della sua indisponibilità in tempi non molto lontani. Negli ultimi decenni si è registrata un’alternanza più accentuata di precipitazioni intense e di periodi di siccità. Il trend osservato contribuisce all’acuirsi dei problemi legati al controllo delle piene e alla difesa idrogeologica e incide significativamente sulla disponibilità di risorse, facendo registrare, soprattutto al Sud e nelle Isole, restrizioni nelle erogazioni sia irrigue che potabili.

L’acqua distribuita alla città di Brescia è attinta dalle fonti di Mompiano.

Inoltre l’acqua non arriva da sola ai nostri rubinetti, nei nostri orti, nelle nostre officine, ma occorre captarla, trasportarla e distribuirla a chi ne fa uso. Per ottenere ciò, non solo occorre il danaro per costruire le dighe lungo i fiumi, trivellare i pozzi nelle pianure, raccogliere le sorgenti in montagna, stendere grandi tubi di collina in collina e reti idriche nel sottosuolo delle nostre città, ma, soprattutto, è necessario mantenere efficienti tali infrastrutture e gestirne efficacemente l’esercizio, nonché salvaguardare l’ambiente che le accoglie. Per anni abbiamo pagato il Servizio Acque Potabili meno di chiunque altro in Europa, tuttavia, siamo in prima linea nel consumo di acqua minerale nel mondo. Raramente i costi industriali ed ambientali per la disponibilità dell’acqua ed il suo valore d’uso vengono riconosciuti dai cittadini della nostra penisola, così come ci chiede l’UE.

Quando gli acquedotti fanno acqua: la rete idrica italiana fra inefficienza e sprechi

Un canale di derivazione del Consorzio irriguo Est-Sesia.

8

Otto miliardi di metri cubi ogni anno scorrono attraverso 13mila acquedotti sparsi su tutto il territorio nazionale, con una dispersione media del 27%. Sono i numeri dell’acqua in Italia, primo paese nell’Unione Europea per consumo e tra i primi al mondo (dopo Giappone, Canada, USA e Australia), con una domanda ripartita tra il settore agricolo (60%), quello energetico e industriale (25%) e per gli usi civili (15%). L’Italia degli sprechi e dell’inefficienza non si smentisce quando si parla di acqua. Se gli acquedotti romani sono stati considerati un modello di ingegneria civile in tutto il mondo, oggi riusciamo a disperdere fino al 70 per cento dell’acqua trasportata. Una vera e propria rete di acquedotti “colabrodo” che, secondo i dati del Centro Nazionale delle Ricerche, è la principale causa dell’aggravarsi dell’emergenza siccità di questi ultimi anni. Una situazione cui contribuisce anche la difficoltà di manutenzione dovuta all’alto numero di acquedotti e alla

9


SPECIALE ACQUA

Anno IV - settembre/ottobre 2011

10

39% mentre le meno efficienti sono la Puglia con l’87% e a ruota la Sardegna con l’85%. Una curiosità: l’acquedotto più gruviera, quello che “perde” per strada il 78% dell’acqua non è il famigerato acquedotto del Sele, che si piazza solo al secondo posto, con il 69%. Il primo assoluto si trova nel profondo e virtuoso nord, nella provincia di Verbano, Cusio, Ossola. (notizia da verificare) L’inadeguatezza della rete degli acquedotti in Italia rappresenta una delle componenti che denotano l’arretratezza del settore idrico nazionale rispetto alle altre realtà europee e soprattutto rispetto ai nostri bisogni quotidiani. Molto occorre lavorare per trasformare i servizi idrici italiani in un sistema efficiente ed efficace. Ci troviamo infatti di fronte a una frammentazione del servizio, a gestioni poco efficienti e trasparenti, a infrastrutture obsolete: sono troppo vecchie e non sempre contano su una puntuale manutenzione. E’ vero che la rete totale degli acquedotti in Italia si estende per 291.900 km, quella della fognatura per 131.000 km e sono presenti 14.360 impianti di depurazione, ma le reti appaiono in situazioni precarie sia per l’epoca della loro realizzazione, sia per lo stato d’uso. Si stima in 38.250 miliardi di euro l’investimento necessario per l’ammodernamento di reti e impianti. Insomma l’Italia perde acqua. 
In base alle stime di affidabilità di tenuta delle tubature, circa il 50 % degli attuali acquedotti, almeno 125.000 chilometri di rete idrica, e oltre il 30% delle attuali fognature, corrispondente a 46.000 chilometri di rete fognaria, devono essere sostituite entro il prossimo decennio, tanto più che sussiste una significativa presenza di reti contenenti amianto. E in base alla tariffa nazionale media per l’acqua potabile, il controvalore economico delle perdite annue della rete idrica italiana è di circa 5 miliardi di euro, senza contare i danni ambien-

frammentazione della rete stessa. La dispersione media è pari al 27%, ma può raggiungere anche picchi superiori al 40% della portata dell’acquedotto. Come sempre, il confronto fra Nord e Sud vede nel Mezzogiorno la Cenerentola, con una dispersione media pari al 30,4% contro il 25,4% del Centro-Nord. Anche l’acqua destinata all’irrigazione non si sottrae a questo fenomeno: lungo il percorso che va dalle sorgenti agli idranti nei campi coltivati, viene disperso circa il 40% della distribuzione complessiva. Uno spreco ambientale ed economico enorme: l’acqua persa è un prodotto costoso, frutto di una filiera industriale che parte dall’approvvigionamento per passare attraverso le fasi di trasporto, potabilizzazione, distribuzione, fognatura e depurazione. In un anno in Italia si perde quindi non solo una grande quantità di acqua (circa 3-4 miliardi di metri cubi), ma anche molto denaro: tra i 4 e i 5,2 miliardi di euro. Ma non solo. Sempre secondo il CNR, la situazione idrica in Italia è grave anche per l’uso anomalo delle risorse a disposizione: alcune industrie si servono di acque di ottima qualità per il raffreddamento del loro ciclo produttivo; molte sorgenti appenniniche vengono sfruttate per produrre scarse quantità di energia mentre erogano oltre 1 metro cubo d’acqua al secondo; l’inesistenza di un riciclo e un riutilizzo dell’acqua di scarico per usi domestici che - se venisse reimpiegata per l’agricoltura - ci farebbe risparmiare 1500 milioni di metri cubi, quantità pari a quella raccolta negli invasi in Puglia e Basilicata. Le regioni più virtuose dal punto di vista della dispersione dell’acqua sono il Trentino Alto Adige con il 26%, la Lombardia con il 27%, l’Emilia Romagna con il 32% e la Liguria con il Il ponte del Gard , antico acquedotto romano.

Il punto di Federica Rolle*

Un momento di riflessione

I

l recente dibattito referendario ha mostrato che sul tema delle risorse idriche c’è grande attenzione e sensibilità, soprattutto sul piano emotivo, ma in molti casi manca una conoscenza scientifica diffusa e la capacità di percepire la tematica in una dimensione più globale. E’ questa una delle considerazioni che ha portato a dedicare al tema Acqua la sesta edizione della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, promossa ogni anno dalla Commissione Nazionale Italiana UNESCO allo scopo di diffondere competenze e strumenti conoscitivi, ma anche operativi, necessari per assumere un atteggiamento responsabile nei confronti dei beni comuni di cui tutti fruiamo e del pianeta. In questo spirito la Settimana dell’UNESCO registra ogni anno un grande successo di partecipazione, con diverse centinaia di iniziative organizzate in tutta Italia dalle principali realtà impegnate sul territorio: scuole, istituzioni, associazioni, università, parchi, biblioteche, etc. Un folto gruppo che quest’anno ha risposto ancora più numeroso all’appello lanciato dalla Commissione Italiana UNESCO e che dal 7 al 13 novembre si mobiliterà in tutte le piazze italiane per ricordare la più importante fonte di vita e di benessere del pianeta. Il tema acqua sarà trattato non solo dal punto di vista ecologico ma anche per il suo rapporto con le conoscenze tradizionali e la diversità culturale, per la sua testimonianza dell’evoluzione della comunità umana, per il suo ruolo nella lotta alla povertà e nella promozione della pace, per la sua influenza sui modelli di consumo e di produzione. Molta attenzione sarà data al senso di appartenenza delle comunità nei confronti dei propri territori: i ragazzi delle scuole saranno coinvolti in escursioni alla scoperta dei fiumi locali, in campionamenti delle acque, in concorsi fotografici per testimoniare le bellezze naturali. Saranno organizzate visite guidate per mostrare a giovani e adulti come nei secoli l’intervento dell’uomo abbia consentito l’utilizzo delle acque e modificato l’ecosistema, alla riscoperta delle antiche fonti e sorgenti, degli acquedotti, della biodiversità e dei sistemi tradizionali di irrigazione. Si terranno laboratori, animazioni, concorsi e giochi didattici per incentivare il risparmio idrico o per incoraggiare l’uso dell’acqua di rubinetto, nell’ottica di ridurre i rifiuti in plastica. E non mancheranno momenti artistici e d’intrattenimento come spettacoli teatrali, concerti, maratone di lettura e di poesie, collettive d’arte visiva. Un’iniziativa di questa portata è possibile solo grazie alle sinergie attivate e ai numerosi partner che contribuiscono a promuovere la campagna sul territorio, coinvolgendo tante piccole e grandi realtà entusiaste di poter valorizzare il proprio impegno sotto l’egida dell’UNESCO. Quest’anno particolarmente vincente risulta con il Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, ideato da Energeo Magazine e promosso dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia, che permette di dare una meritata visibilità agli enti territoriali che si adoprano con successo a favore della qualità della vita e della salute globale del nostro paese. *Federica Rolle, coordinatrice Settore Sviluppo Sostenibile, CNI UNESCO

11


Anno IV - settembre/ottobre 2011

SPECIALE ACQUA

Una risorsa in crisi

12

tali generati, in particolare, dalle perdite della rete fognaria. Nonostante gli sprechi e gli acquedotti colabrodo, l’acqua che esce dai nostri rubinetti è buona. Costa centinaia di volte meno della sua concorrente minerale, ma non ha marketing. Sul fronte della qualità e dei controlli, il sistema pubblico ha tenuto il passo di un’Europa che corre verso la qualità e la competizione sulla difesa dell’ambiente. Ha fornito un prodotto più che dignitoso. Ma non è riuscito a convincere il suo pubblico, a conquistarne la fiducia. E’ rimasto prigioniero di una burocrazia che non sa comunicare. Mentre per vendere l’acqua bisogna far venire voglia di berla. L’acqua, fondamentale risorsa del Pianeta, sta rapidamente sparendo. Infatti, la sua scarsità globale si profila come la maggiore minaccia di crisi ecologica, economica e politica del ventunesimo secolo. E’ l’“oro blu” del terzo millennio, capace di scatenare conflitti come già accade per il petrolio. Non è infinita, e se quasi un miliardo di persone non ne ha a sufficienza per soddisfare le necessità primarie, nei paesi dell’Occidente sviluppato spesso la si spreca con grande indifferenza. Tuttavia è possibile ridurre notevolmente i consumi idrici domestici e l’inquinamento da essi provocato senza per questo rinunciare ai livelli di comfort cui siamo da tempo abituati. Per farlo è però necessario innescare il seme di una piccola rivoluzione che, prima che tecnica e politica, è culturale. Promuovere un nuovo rapporto con l’acqua, una convivenza basata su un maggior rispetto: alberi invece di cemento, risparmio anziché spreco. La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ci sta provando.

La crisi dell’acqua è reale e grave. È la grave graduale perdita di una risorsa non più rinnovabile. Perdita per siccità e per inquinamento, degrado della qualità dell’acqua. La scarsità della risorsa idrica si è tradotta, in alcuni casi, in fenomeni di desertificazione dei suoli, nell’espansione dei deserti sabbiosi. Particolarmente interessata al fenomeno è l’Africa. Questi fenomeni risultano essere particolarmente preoccupanti se si considera il fatto che essi sono in progressivo aumento, e che si prevede aumenteranno ulteriormente se non si porranno dei freni a monte dei processi che hanno un certo impatto sull’ambiente. In linea di mas-

questo trend dovesse continuare, entro il 2025, due terzi della popolazione si potrebbero trovare in condizioni di emergenza (3,5 miliardi di persone). L’acqua è diventata un bene economico prezioso la cui gestione rischia di diventare un grave problema a livello planetario. Sempre più spesso si rileva l’inadeguatezza tra i bisogni e le disponibilità geografiche e stagionali di acqua. Questo squilibrio comporta fenomeni di sfruttamento eccessivo e di degrado delle riserve, a volte persino episodi di tensione e competizione tra Stati. Non sono pochi gli esperti che si occupano di geopolitica a sostenere che l’acqua potrà essere in brevissimo tempo il bene più prezioso, così prezioso da poter scatenare dei conflitti

sprechi che compromettono l’approvvigionamento, gli equilibri ambientali e la qualità della vita di tutti i cittadini. Varie forme di inquinamento stanno rendendo non più utilizzabili alcune importanti riserve idriche, accrescendo così la percentuale dell’acqua non potabile. Il grosso dell’inquinamento è presente

La diga Alaco che alimenta l’acquedotto Sorical che serve 88 comuni dell’area vibonese e catanzarese.

sima, il calo della disponibilità totale di acqua è dovuto a fattori come la crescita demografica, il depauperamento delle falde acquifere, i cambiamenti climatici. Per questi motivi molti paesi sono alla soglia della scarsità cronica: cioè, quella situazione in cui, l’approvvigionamento idrico di un paese diventa difficoltoso e la disponibilità pro-capite scende a 1700 m cubi annui. In aggiunta a queste problematiche si deve considerare lo spreco d’acqua dovuto all’inefficienza dei sistemi di irrigazione e delle reti idriche urbane. Il consumo di acqua nel mondo negli ultimi anni è aumentato di sei volte, a un ritmo più del doppio del tasso di crescita della popolazione, tanto che la disponibilità pro capite dal 1950 al 1995 è passata da 17000 m cubi a 7500 m cubi e più di un terzo della popolazione vive in condizioni di emergenza idrica. Questo accade perché il consumo supera di oltre il 10% il totale dell’offerta.Se

in vaste aree del nostro pianeta. L’acqua è destinata a rivestire un’importanza sempre più rilevante nei rapporti tra gli Stati, in alcune regioni del mondo, la scarsità di acqua potrebbe diventare quello che la crisi dei prezzi del petrolio è stata, negli anni settanta: una fonte importante di instabilità economica e politica. 
Quasi il 40% della popolazione mondiale dipende da sistemi fluviali comuni a due o più paesi. L’India e il Bangladesh disputano sul Gange, il Messico e gli Stati Uniti sul Colorado, la Cecoslovacchia e l’Ungheria sul Danubio. Una zona calda emergente è l’Asia centrale, dove 5 ex repubbliche sovietiche, da poco indipendenti, si dividono due fiumi già troppo sfruttati, l’Amu Darja e il Sjr Darja. E’ soprattutto nel Medio Oriente che le dispute sull’acqua stanno modellando gli scenari politici e i futuri economici. Anche nei Paesi dove l’acqua abbonda, si registrano episodi di inquinamento e

soprattutto nei mari e nei fiumi, ma a ciò si aggiungono i preoccupanti fenomeni di desertificazione dei terreni e di siccità, ulteriore spada di Damocle per le popolazioni del cosiddetto Sud del mondo. Il 20% dell’incremento della scarsità d’acqua mondiale sarà dovuto ai cambiamenti climatici. Le zone umide saranno probabilmente interessate da maggiori precipitazioni, mentre è prevista una diminuzione e una maggior irregolarità nelle regioni

13


Anno IV - settembre/ottobre 2011

fornitori di acqua devono valutare il potenziale rischio di contaminanti lungo tutta la filiera, dalla fonte al consumatore, e documentare l’intero processo. In molte zone del mondo l’acqua è sporca e portatrice di funghi e batteri, che, se introdotti nell’organismo, conducono alla morte: in Bangladesh, per esempio, si beve acqua contaminata dalle fognature senza sapere che basterebbe scavare dei pozzi più profondi per risolvere gran parte del problema. Inoltre l’acqua contaminata è anche veicolo di tifo, colera e malaria, i quali, infettando gli insetti e gli animali in generale, contribuiscono alla diffusione di tali malattie in più vaste zone. I diversi paesi hanno l’opportunità di fare un progresso sostanziale nella salute pubblica applicando gli standard appropriati per assicurare la tutela dell’acqua e la sua qualità» ha detto Maria Nera, direttore Salute Pubblica e Ambiente dell’OMS. «Approcciare un sistema di prima prevenzione garantisce una maggior efficacia, costa di meno, e dà la possibilità

SPECIALE ACQUA

propense alla siccità, nonché in alcune zone tropicali e sub-tropicali. La qualità dell’acqua peggiorerà con l’aumento della sua temperatura e dei livelli d’inquinamento. I Paesi con maggiori problemi resteranno Medio Oriente e Africa, a seguire Asia e Caraibi. Inoltre, lo spreco di risorse idriche e la cattiva gestione delle acque di scarto sta inquinando in tutti i Paesi le riserve non rinnovabili. Il ciclo idrico naturale deve, quindi, essere ripristinato per ridurre i costi di approvvigionamento del fabbisogno idrico e della sua necessaria depurazione, attraverso tecnologie in grado di portare a scarico delle acque controllate biologicamente e chimicamente con scarso tasso d’inquinamento. Lotta all’inquinamento, diminuzione degli sprechi e nuova amministrazione a livello globale delle acque. Queste le sfide del prossimo futuro.

14

di affrontare nuove urgenze come il cambiamento climatico, la crescita della popolazione e l’urbanizzazione» ha aggiunto. L’OMS ricorda, inoltre, che oltre a prestare maggiore attenzione al rischio microbico occorre porre l’attenzione anche ai rischi connessi ai cambiamenti delle temperature esterne, alla siccità o alle precipitazioni: tutti agenti esterni che hanno significative implicazioni sulla qualità dell’acqua e sul suo livello di sicurezza.

Cosa fa l’Europa La gestione sostenibile delle risorse idriche richiede un notevole impegno nel campo scientifico e tecnologico che non può realizzarsi senza una cooperazione internazionale e pluridisciplinare tra ricercatori. Si tratta di conoscere i meccanismi del ciclo naturale dell’acqua, di valutare i mezzi per la tutela delle risorse e preservarne la qualità, di elaborare tecnologie di controllo e depurazione adeguate ed economicamente vantaggiose, di lottare contro gli sprechi. In tutti questi settori l’UE finanzia progetti realizzati in collaborazione da équipe di vari paesi europei. Le tecnologie dell’acqua - per le quali il know-how europeo gode di un riconoscimento mondiale - costituiscono un notevole mercato, fonte di attività economica ed occupazione. Da vari anni gli Stati membri dell’Unione europea hanno adottato una politica comune nel settore dell’acqua che si traduce in una serie di direttive destinate a tutelare questa preziosa risorsa. In questo settore di importanza vitale, l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano, in particolare nel campo della ricerca, per rispondere alle esigenze che emergono a livello planetario.

12 conflitti nel mondo per il controllo dell’acqua

L’acqua e la vita Due milioni di morti e miliardi di persone infettate o intossicate. Non sono i numeri di una guerra o di un’emergenza umanitaria, ma quelli delle vittime dell’acqua contaminata in tutto il mondo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno milioni di persone nel mondo muoiono dopo aver bevuto acqua contaminata e aver contratto malattie evitabili. Una tragedia che potrebbe essere limitata se venissero adottate misure di sicurezza volte a migliorare la qualità dell’acqua potabile. E’ l’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha stilato nuove linee guida destinate ai Governi affinché si adoperino per migliorare gli standard di qualità e sicurezza dell’acqua. Nel documento si legge che i Le sorgenti del fiume Fiora, viste dall’alto

a cura di Pierpaolo Bo

12

sono i conflitti nel mondo

in Italia (Sardegna 38%, Sicilia e regioni

per il controllo dell’acqua.


del Centro 30%, Sud 29%,

1,6 miliardi

sono le persone che, nel mondo,

Nord Est 28,5 %, Nord Ovest 20%)


non hanno accesso all’acqua potabile.


4,13 miliardi è il fatturato dell’industria italiana

2.000.000

sono le tonnellate di rifiuti che ogni giorno

dei servizi idrici.


vengono dispersi nell’acqua (rifiuti umani,

54.000

sono gli addetti del servizio idrico


industriali e chimici, compresi pesticidi

20,6 miliardi sono gli investimenti in infrastrutture

e fertilizzanti usati in agricoltura).

idriche dell’ultimo decennio.


1 litro

di acqua inquinata sporca 8 litri

0,281 euro

è la tariffa media italiana per la distribuzione

di acqua pulita.


di un metro cubo di acqua potabile.


2

Sono le multinazionali francesi

98,2%

è la percentuale di italiani servita

che da sole detengono il 40%

da acquedotti.


del mercato mondiale dell’acqua.


70,3%

è la percentuale di abitanti del Sud

1,6 miliardi

Sono le persone che nel 2015 saranno

che devono fare i conti con ricorrenti crisi

costrette a comperare acqua

idriche (dal 54,9% nelle isole al 69,4% in

dalle multinazionali.


Puglia fino all’88% in Molise e Calabria).

5.513

Sono gli enti che gestiscono

48%

è la percentuale di acqua destinata

i servizi idrici in Italia


all’irrigazione (il 19% è usata dall’industria,

13.503

È il numero degli acquedotti italiani


il 14% dal comparto energetico e solo il 19%

27%

È la percentuale delle perdite di rete

viene impiegato in usi civili)

15


Anno IV - settembre/ottobre 2011

L’87% degli italiani alla controllatissima acqua di rubinetto preferisce l’ acqua in bottiglia, per un totale di 11200 milioni di litri all’anno, oltre 190 litri a testa. Negli ultimi 15 anni, il consumo di acque minerali in bottiglie di plastica è aumentato fino al 65%. Un mercato molto remunerativo, che vale in Italia 3,2 miliardi di euro, con un trend annuo in continua crescita.

Rubinetto bottiglia SPECIALE ACQUA

o

16

Gli italiani sono i maggiori consumatori di acque in bottiglia del mondo. Oltre al maggior impatto ambientale dovuto al fatto che il trasporto dell’acqua in bottiglia comporta forti consumi di combustibili fossili, il consumo di acqua minerale rappresenta una spesa consistente: il costo medio annuo per ogni famiglia italiana èdi circa 300 euro.

I

l nostro corpo è costituito per il 60% da acqua, percentuale che sale ad 80% nei lattanti. E’ quindi il nostro elemento vitale, il più importante ai fini della nostra stessa esistenza. Ma quale acqua? Quella del rubinetto o in bottiglia? L’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case, comunemente chiamata “acqua potabile” viene prelevata da falde acquifere in superficie ed è soggetta a trattamento antibatterico per renderla pura. Inoltre, per arrivare ai rubinetti, quest’acqua deve attraversare le tubature cittadine, il che deve avvenire in condizioni di assoluta igiene. L’acqua minerale, cioè quella in bottiglia, proviene da falde acquifere sotterranee, è batteriologicamente pura e non può essere sottoposta a trattamenti di nessun tipo. Un’altra grande differenza tra i due tipi di acqua è quello relativo al prezzo. Il costo medio di una bottiglia da 1 litro e mezzo risulta essere di 40 centesimi contro i 70 centesimi al metro cubo, ad esempio, dell’acquedotto di Milano. Allora perché l’87 per cento degli italiani acquista, a caro prezzo, l’acqua imbottigliata? Buona parte del successo delle acque minerali è dovuto alla sempre maggiore pressione pubblicitaria e all’utilizzo di testimonial d’eccezione: campioni sportivi, attori e attrici di grande popolarità. Basti pensare all’investimento pubblicitario che nel 1990 era di 31 milioni di euro con un consumo pro capite di 110 litri, mentre, 15 anni dopo, gli investimenti sono quadruplicati ed il consumo quasi raddoppiato. In molte città è la sfiducia nella purezza dell’acqua del rubinetto che porta ad un consumo spropositato dell’acqua imbottigliata. Oggi molte amministrazioni comunali e numerose associazioni ambientaliste spingono verso un sostanziale incremento nell’uso

dell’acqua da rubinetto ed esiste un’ampia letteratura che invita al risparmio idrico, usando argomentazioni più che convincenti. L’acqua di rubinetto è buona e sana: inodore, incolore, limpida, fresca e aerata, priva di batteri e di sostanze nocive, sicura grazie a tutta la serie di controlli quotidiani molto severi previsti dalla normativa vigente, che non ammettono assolutamente rischi per la salute degli utenti; controlli peraltro con limiti molto più stringenti e su un numero di parametri molto più alto di quelli previsti per le acque in bottiglia. Inoltre, in tempi di crisi, non va dimenticato il fattore dei costi, l’acqua che sgorga dai rubinetti delle nostre case costa poco, infinitamente meno rispetto a quella imbottigliata. Non necessita di bottiglie, etichette, colla, packaging, da cui scaturiscono problemi di smaltimento (basti pensare che gli imballi di plastica immessi sul mercato ammontano a 2200000 tonnellate, di cui circa 400000 tonnellate sono contenitori in PET*); non dev’essere trasportata da un capo all’altro della penisola e quindi non contribuisce ad accentuare problemi di traffico e di inquinamento (le acque in bottiglia vengono trasportate per larghissima parte su strada, solo per il 18% viaggia su rotaia). Insomma, l’acqua di rubinetto non avrebbe nulla da invidiare alle più costose acque in bottiglia, al contrario è una scelta intelligente e consapevole, che fa risparmiare e non pesa sulla sostenibilità ambientale. Resta il fatto che gli italiani sono i maggiori consumatori di acque in bottiglia del mondo, eppure le acque minerali non sono automaticamente più sane dell’acqua di rubinetto. Infatti la legge tollera nelle acque imbottigliate, concentrazioni di sostanze nocive superiori a quelle non accettate, e quindi vietate, per l’acqua di acquedotto.

17


Anno IV - settembre/ottobre 2011

SPECIALE ACQUA

dride carbonica, 40 grammi di idrocarburi, 25 grammi di ossidi di zolfo e 18 grammi di monossido di carbonio Per legge i controlli sull’acqua dell’acquedotto pubblico sono più frequenti e i parametri hanno valori più restrittivi. Per giunta l’acqua in bottiglia dopo l’imbottigliamento non può essere più controllata, ma la qualità può peggiorare anche di molto se viene conservata alla luce e al caldo (es. in depositi all’aperto, sui balconi delle abitazioni, ecc). I casi di contaminazione di acqua in bottiglia ad opera di sostanze presenti nella plastica sono oggetto di una vasta letteratura scientifica. L’acqua d’acquedotto invece è in pressione, scorre e si rinnova di continuo. Fra i tanti pregiudizi c’è quello secondo cui l’acqua in bottiglia sarebbe pura di fonte, mentre quella dell’acquedotto trattata. Anche l’acqua pubblica è spesso di falda e non trattata: è così per metà dei comuni in provincia di Milano, ad esempio. Negli altri casi l’acqua è trattata per rispettare i valori dei parametri previsti dalla normativa. Qualora si avvertisse odore di cloro, sostanza del resto assolutamente innocua, basta versare l’acqua in caraffa e lasciarla riposare qualche minuto: il cloro evapora molto rapidamente.Secondo un’altra leggenda, frutto di disinformazione, l’acqua in bottiglia avrebbe meno residuo fisso di quella del rubinetto. Per scoprire che ciò non corrisponde al vero basta far bollire e prosciugare in un pentolino dell’acqua in bottiglia. Spesso le acque in bottiglia sono più ricche di calcare e di sali minerali rispetto a quelle d’acquedotto e per legge possono superare anche i 1500 mg/l di residuo fisso. *Per produrre 1 kg di PET, sono necessari poco meno di 2 chili di petrolio e 17 litri di acqua, mentre, la lavorazione rilascia nell’atmosfera 2,3 chili di ani-

18

Le acque minerali, un business da capogiro L’Italia vanta 266 marche di acque minerali, imbottigliate sotto i rispettivi nomi commerciali e l’indicazione del luogo in cui sgorgano e vengono imbottigliate. Nel nostro Paese c’è stata una crescita esponenziale del mercato delle acque imbottigliate, sorto dal bisogno delle molte persone, che nei vari tipi di acque minerali cercano quanto di più rispondente alle loro necessità o anche semplicemente al loro gusto. Statistiche alla mano, gli italiani sono i maggiori consumatori di acque in bottiglia del mondo. L’87% degli italiani, invece di consumare la controllatissima acqua di rubinetto, consumano acqua in bottiglia, per un totale di

11200 milioni di litri all’anno, cioè, oltre 190 litri a testa. Negli ultimi 15 anni, il consumo di acque minerali in bottiglie di plastica è aumentato fino al 65%. Sono numeri esorbitanti. Non solo coloro che abitano in luoghi dove effettivamente esistono reali problemi legati agli acquedotti non bevono l’acqua di rubinetto, ma anche in una regione come il Trentino, dove la qualità dell’acqua è ottima, i consumatori di acqua in bottiglia sono, comunque, il 72,1% (si tratta comunque del dato più basso in Italia). Nel corso dell’ultimo decennio la produzione nazionale di acque minerali e’ passata da 6.100 milioni di litri a 9.150 milioni di litri, per un valore annuo di quasi due miliardi e mezzo di euro. Il costo medio annuo per ogni famiglia italiana e’ di circa 300 euro. Quello delle acque minerali, è un mercato molto remunerativo, che vale in Italia 3,2 miliardi di euro, con un trend annuo in continua crescita. Si tratta di un business da capogiro, a forte concentrazione industriale

Un particolare del depuratore di Amiacque che eroga il sevizio di acquedotto e fognatura nel comune di Melegnano.

e finanziaria. Nestlé (multinazionale svizzera) e Danone (francese) sono rispettivamente la numero uno e la numero due delle imprese mondiale d’acqua imbottigliata. Da sole rappresentano più del 30% del mercato mondiale. Nestlé possiede più di 260 marche d’acqua minerale in tutto il mondo. Acque Minerali sono

• che abbiano proprietà favorevoli alla salute.

esclusivamente quelle riconosciute e definite tali dal Ministero della Sanità sulla base di una specifica normativa che prevede analisi chimico-fisiche e microbiologiche sulla composizione, purezza e qualità. La normativa vigente (in riferimento al D.L. 25/02/92 n° 105) considera minerali le acque: • che siano originate da falde o da un giacimento sotterraneo, che provengono da una o più sorgenti naturali o perforate; • che, microbiologicamente pure, abbiano caratteristiche igieniche particolari;

La tecnologia è semplice e gli impianti sono completamente automatizzati. Le bottiglie, ben lavate e sterilizzate, corrono su un nastro trasportatore fino alla macchina riempitrice alimentata dall’acqua della sorgente, eventualmente addizionata ad anidride carbonica solo per il tipo gassato, per poi passare alle macchine tappatrici ed etichettatrici. Non sono ammessi altri interventi: al massimo si possono far decantare le acque per eliminare alcuni composti quali ferro e zolfo.

Sulle acque minerali è tassativamente vietato operare qualsiasi trattamento chimico che ne alteri la composizione: l’unica deroga consentita è l’eventuale aggiunta di anidride carbonica per renderle gassate. Le acque minerali devono essere batteriologicamente pure, prive di agenti inquinanti e devono essere imbottigliate così come sgorgano dalla sorgente. I vari stabilimenti infatti si limitano a sfruttare per l’imbottigliamento l’acqua di una sorgente: ecco perché son dette “acque di sorgente”.

C’e’ acqua ed acqua Le acque minerali non sono tutte uguali, ognuno può e deve scegliere in base alle proprie specifiche esigenze. L’importante è che ciascuno sia in grado di sapere che cosa scegliere per orientarsi nella scelta fra le tante offerte del mercato. Caratteristiche e proprietà salutari dipendono dalla sorgente di provenienza e dai sali minerali che l’acqua stessa ha strappato alla roccia durante tutto il suo percorso sotterraneo, prima di sgorgare in superficie.

19


SPECIALE ACQUA

Anno IV - settembre/ottobre 2011

20

Tali minerali, indicati come “residuo fisso”, cioè la quantità di sali minerali depositati da un litro di acqua fatta evaporare a 180°, danno la classificazione delle acque minerali: • Acque Minimamente Mineralizzate: residuo fisso ≤ 50 mg/l. Si tratta di “acque leggere” che, essendo povere di sali minerali, favoriscono la diuresi e facilitano l’espulsione di piccoli calcoli renali; • Acque Oligominerali: residuo fisso > 50 ≤ 500 mg/l. Grazie ai pochi sali contenuti sono ottime acque da tavola, adatte ad essere bevute quotidianamente ed inoltre svolgono azione diuretica e contengono poco sodio; • Acque Minerali o Medio Minerali: residuo fisso > 500 ≤ 1500 mg/l. Contengono una percentuale ragguardevole di sali minerali e pertanto è bene non berne in quantità eccessive e cioè fino a un litro al giorno, alternandole con acque oligominerali. Hanno applicazioni diverse in ragione del tipo di sostanze in esse presenti: calcio, zolfo, ferro, magnesio, bicarbonato ed altre ancora; • Acque Ricche di Sali Minerali: residuo fisso > 1500 mg/l. Sono molto ricche di sali e pertanto devono essere bevute a specifico scopo curativo e su consiglio medico. Normalmente si comprano in farmacia ma è possibile reperirne qualcuna anche nella grande distribuzione. Esiste poi la Classifica delle acque minerali compilata in base alla composizione salina, cioè in base alla qualità dei sali contenuti:

• Acque Bicarbonate, con tenore di calcio > 600 mg/l: facilitano la digestione se bevute durante i pasti, combattono l’acidità, se bevute a digiuno; prevengono l’osteoporosi negli adulti e favoriscono la crescita durante l’infanzia; sono anche adatte a chi soffre di atologie epatiche e biliari; • Acque Solfate, con tenore dei solfati > 200 mg/l, sono leggermente lassative e quindi consigliate a chi soffre di malattie epatiche e biliari e coliche spastiche; sono invece controindicate durante la crescita poiché i solfati interferiscono con l’assorbimento del calcio; • Acque Clorurate, con tenore di cloruro > 200 mg/l, sono indicate per malattie epatiche e biliari; • Acque Calciche, con tenore di calcio > 150 mg/l, sono indicate nei casi di malattie epatiche e biliari, per le donne in gravidanza e in menopausa, per i bambini; • Acque Clorurate, con tenore di cloruro > 200 mg/l, sono indicate come coadiuvante nella cura di malattie epatiche e biliari; • Acque Magnesiache, con tenore di magnesio > 50 mg/l, hanno azione purgativa e sono indicate nella prevenzione delle patologie ostetriche, ginecologiche e aterosclerotiche;

Occhio all’etichetta E’ opportuno non farsi influenzare dalle lusinghe della pubblicità (difficilmente un sedentario signore di mezza età in sovrappeso, diventerà agile e sportivo come Del Piero nella pubblicità di una nota marca), ma saper leggere l’etichetta, che è la vera carta d’identità di un’acqua imbottigliata. Non sempre gli utenti leggono le informazioni apposte sulle bottiglie d’acqua, generalmente si basano sulla pubblicità o sul gusto. I valori riportati sull’etichetta, invece, costituiscono un importante strumento per conoscere i minerali disciolti in un litro d’acqua. Su ogni etichetta è sempre stampata la dicitura “Acqua Minerale Naturale”, per poterla distinguere da altre acque, nonchè il nome dell’acqua stessa. Sono riportati inoltre a chiare lettere:

Le sorgenti del fiume Sele, in Irpinia, che alimentano l’Acquedotto Pugliese.

• Acque Fluorate o contenenti fluoro in concentrazione > a 1 mg/ vanno consumate con molta parsimonia, essendo presente il rischio di una fluorosi; • Acque Ferruginose o contenenti ferro bivalente con tenore > a 1 mg/l sono indicate per persone affette da anemia per carenza di ferro; • Acque Sodiche con tenore di sodio > 200 mg/l vanno evitate dai bambini, dagli ipertesi e da chi segue una dieta povera di sodio; • Acque Iposodiche con tenore di sodio < 20 mg/l sono indicate per le diete povere di sodio.

• Il nome della sorgente e di chi ha imbottigliato; • la data di imbottigliamento e relativa scadenza • il codice a barre; • il lotto di produzione, • il ph, i risultati delle analisi chimiche effettuate e l’Università che le ha effettuate; • la classificazione in ragione del residuo fisso; • la dicitura Microbiologicamente Pura (attesta la totale assenza di germi pericolosi per la salute e indicatori di inquinamento, ma non esclude la presenza di una certa flora microbica naturale e tipica a riprova che l’acqua minerale naturale non è stata trattata); • la dicitura ambientale con cui si invita a non disperdere il contenitore nell’ambiente dopo l’uso;

• le indicazioni per una corretta conservazione del prodotto.

a cura di Pierpaolo Bo

21


Anno IV - settembre/ottobre 2011

La tecnologia applicata alle pompe di calore ha fatto notevoli passi in avanti.

Alla scoperta delle terre d’acqua

SPECIALE ACQUA

Le antiche ruote del leonardesco Mulino di Mora Bassa a Vigevano. In alto a sinistra: una veduta dall’alto del Canale Cavour.

Ad Est del fiume Sesia si trova un vasto comprensorio esteso su 209.986 ettari, di cui 87.232 in Piemonte e 122.754 in Lombardia. Siamo nel regno del riso, il mare a quadretti. L’acqua caratterizza fortemente l’ambiente, ne ridisegna il paesaggio, ne fa riscoprire la storia, la cultura, le tradizioni ed incide fortemente sull’economia del territorio. La cabina di regia di questa formidabile scacchiera naturale, in grado di salvaguardare l’habitat e di ridisegnare il paesaggio, è costituita dall’Associazione irrigazione Est Sesia, con sede a Novara: è il consorzio irriguo più grande d’Italia.

I

l territorio, fertile e pianeggiante, è caratterizzato da lunghi filari dei pioppi che delimitano le grandi estensioni dei campi e scandiscono il ritmo del tempo. Ma ci sono anche ontani, salici e sambuchi che occhieggiano tra foglie, erbe e una vegetazione bellissima. Questa pianura è stata coltivata per diversi secoli principalmente a cereali e foraggere; oggi questa vasta area rappresenta le “terre d’acqua” che si trovano ad Est del fiume Sesia. Siamo nel il regno del riso: le province di Novara, Pavia e Vercelli, rappresentano la cassaforte della produzione risicola italiana. La risaia sommersa oltre a rappresentare un “mare a quadretti”, può essere considerata alla stregua di un’estesa “diga di pianura”, un grande invaso che accumula acqua nei periodi primaverili, ricarica le falde, alimenta fiumi e torrenti che intersecano il territorio, soddisfa i fabbisogni idrici per le colture, creando le condizioni per disporre di una riserva adeguata nei mesi più caldi. La cabina di regia di questa formidabile e tecnologica scacchiera naturale, in grado di salvaguardare l’habitat e di ridisegnare il paesaggio, è costituita dall’Associazione irrigazione Est Sesia, con sede a Novara: è il consorzio irriguo più grande d’Italia autorizzato ad assumere, con separata gestione e con organi statutari speciali, anche le funzioni di Consorzio di Bonifica. L’Est Sesia dà il nome al vasto comprensorio esteso su 209.986 ettari, di cui 87.232 in Piemonte (82.164 in provincia di Novara e 5.068 in provincia di Vercelli) e 122.754 in Lombardia. E’ costituito dalla parte di Pianura Padana posta a levante del fiume Sesia e delimitata, ad est da questo corso d’acqua, ad ovest dal Ticino, a sud dal Po e a nord dai primi rilievi collinari prealpini. Il comprensorio ha carattere interregionale in quanto comprende in Piemonte la pianura Novarese (nelle province di Novara e, in parte, di Vercelli) e in Lombardia la Lomellina (in provincia di Pavia). La superficie agrarioforestale è di circa 190.000 ettari, quella irrigua di 158.000, di cui 116.000 irrigati con le acque consorziali. Questo ecosistema agricolo-irriguo è una “macchina” oliata alla perfezione che, grazie alle competenze di professionisti con espe-

rienze decennali in questo campo, risulta capace di gestire l’irrigazione del territorio destinato all’agricoltura, comprensiva degli usi plurimi dell’acqua irrigua. L’utilizzo della risorsa idrica appare il più possibile parsimonioso, razionale e rispondente all’interesse generale, anche attraverso il riuso dell’acqua ed il riordino irriguo. I numerosissimi fontanili, che costituiscono un ambiente molto caratteristico, le altrettanto numerose rogge, le risorgive e i canali che intersecano tutto il territorio hanno favorito, nel corso dei secoli, la nascita e lo sviluppo dei

mulini, azionati dall’energia idraulica necessaria per la macinazione dei cereali. Quasi tutti funzionanti fino agli anni ‘50, sono ora in cattivo stato di conservazione e rischiano sfortunatamente la definitiva distruzione. A volte si trovano inseriti all’interno dei cascinali, oppure sono isolati nelle campagne. Il paesaggio negli anni è stato ancora una volta modificato, causando sfortunatamente la definitiva distruzione di queste strutture entrate a far parte dell’archeologia industriale, in un paesaggio metafisico. Le ruote metalliche in alcuni casi continuano a funzionare e costituiscono, come nel caso del Mulino di Mora Bassa in Lomellina, un richiamo per i turisti e gli studenti. I Mulini non producono più ricchezza. L’Acqua che scorre nella fitta rete di canali, rogge e fossi, questi autentici corridoi ecologici, recuperati con l’adozione di tecniche di ingegneria naturalistica, rimane ancora oggi una grande risorsa che viene utilizzata attraverso sofisticati impianti idroelettrici, per produrre energia rinnovabile, riservando un minimo deflusso vitale, indispensabile per garantire agli ecosistemi naturali, alvei dei fiumi e dei torrenti, un patrimonio da tutelare. Tutto il paesaggio, anche se ha subito numerosi cam-

Lavori in risaia in piena estate.

22

23


biamenti nei secoli, rappresenta un’attrazione: è un laboratorio di ecologia a cielo aperto. Tali ambienti, testimonianze di fatiche umane che si sono succedute nei secoli, si sono fissati nella memoria storica collettiva fino ad apparire naturali. La vegetazione arborea è costituita quasi esclusivamente da Salici bianchi, alcuni Olmi, Ontani, Farnie; dominano i Pioppi autoctoni, Carpini ed Aceri. Man mano che ci si avvicina all’acqua si incontrano grosse Carici, la Stiancia, l’Iris palustre e poi la Tifa e la Cannuccia di palude. Spesso negli specchi d’acqua si trova la Ninfea gialla. Un notevole numero di animali, soprattutto uccelli, vivono nel paesaggio delle risaie: il Germano Reale vi alleva i piccoli, vi nidificano il Merlo e la Gallinella d’Acqua, l’Usignolo, la Capinera, il Codibugnolo e lo Scricciolo; e nelle cavità dei vecchi salici, la Cinciallegra; la Nitticora, l’Airone cinerino, l’Airone rosso, la Garzetta vengono qui a nutrirsi. Nidifica il Cuculo. Non mancano uccelli divenuti ormai rari come l’Upupa, il Picchio verde, il Gufo comune, il Rigognolo. Questo territorio ha recuperato il suo equilibrio biologico; sono stati compiuti alcuni significativi passi nella conservazione delle aree ambientali di un certo interesse naturalistico. La sommersione delle risaie, oltre a costituire un

aspetto importante per la coltivazione del cereale, ha un ruolo ben preciso nella conservazione e nel riciclo delle risorse idriche della pianura padana. La falda freatica esercita un’insostituibile funzione di accumulo e restituzione delle acque irrigue, che consente di riutilizzare più volte le stesse portate idriche addotte dai grandi canali. Anche in questo caso parliamo ancora di acqua, preziosa risorsa. Acqua che equivale a energia, acqua che attraverso il percorso tortuoso dei canali a cielo aperto, opere di presa, chiuse, scarichi, turbine, si trasforma in luce. Acqua che ci consente di pensare ad una agricoltura sempre più moderna e competitiva, considerando l’irrigazione come uno strumento prezioso ed indispensabile per una maggiore e migliore produttività. La ricchezza vera arriva oggi sempre da quell’enorme riserva d’acqua che caratterizza fortemente l’ambiente, ne ridisegna, in primavera, il paesaggio, ne fa riscoprire la storia, la cultura, le tradizioni e che incide sull’economia del territorio. “La riserva nasconde un grande giacimento di energia pulita e rinnovabile - dice il Direttore Generale inge-

gner Bruno Bolognino - tanta energia prodotta localmente che potrebbe illuminare un’intera città. Vogliamo sviluppare tutti gli usi plurimi delle acque addotte dai canali irrigui che risultino compatibili con il prioritario uso irriguo, incrementando questa sostanziale voce del bilancio”. In effetti - spiega Bolognino - la grande risorsa viene sfruttata sui salti dei canali irrigui, dove sono state installate moderne centraline idroelettriche con tecnologie che risultano ancora più in armonia con l’ambiente, e dove si applicano rigidi criteri sull’utilizzo dell’acqua e sulla salvaguardia dell’abbondante fauna ittica, attraverso moderne scale di risalita per i pesci e il deflusso minimo vitale: queste realizzazioni consentono di tenere sotto controllo gli oneri della gestione irrigua, distribuendo i vantaggi (diretti e indiretti) a tutti gli associati”. “Occorre mirare - conclude l’ingegner Bolognino - ad una gestione sempre più economica dei canali e delle relative pertinenze. E poi, le acque risultano, dopo il passaggio nelle turbine, più ossigenate”. Il Direttore del Consorzio Est Sesia fa rilevare che “vi sono ancora lungo la rete alcune disponibilità per altre possibili utilizzazioni idroelettriche.” Lasciando intendere che sotto il pelo dell’acqua rimane il regno di Carpe, Tinche, Scardole, Carassi, Persici, Alborelle. Attraverso una gestione virtuosa si vuole rideterminare la qualità dell’ambiente e l’aspetto complessivo del paesaggio, salvaguardandolo.

Il Direttore Generale ingegner Bruno Bolognino, a lato Giuseppe Caresana, Presidente dell’Associazione Irrigazione Est Sesia.

24

L’uso dell’acqua

in agricoltura: una storia affascinante Leonardo da Vinci osservò e studiò i corsi d’acqua esistenti. Il Consorzio Est Sesia ha ricostruito la storia di questi luoghi e del territorio lomellino: a Vigevano, nel leonardesco Mulino di Mora Bassa, ha organizzato una mostra intitolata “L’acqua disegna il paesaggio”, che presenta numerosi modelli funzionanti di macchine tratte dai codici di Leonardo.

I

n origine, l’area fu modellata da fiumane che depositarono sabbia e ciottoli formando dossi, conche e avvallamenti che si conservarono, costellati di paludi e boschi, fino al Medioevo. Per natura questa terra di risorgive è stata per secoli un’impraticabile palude, ma le comunità dei monaci nel medioevo, che bonificarono la zona, la colonizzazione feudale nel duecento e le grandi riforme agricole introdotte dagli Sforza, che sperimentarono la coltivazione del riso, hanno fatto di questa zona un mosaico di ricchissimi campi di cereali. Verso la fine del ‘700 sotto il regno di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III, vennero aperti il Canale di Cigliano, il Naviletto della Mandria ed il Naviletto di Saluggia, solo per rammentare i più vicini a noi. L’elenco completo dei “Canali Derivati da Corsi d’Acqua” riportato dalla “Carta delle Irrigazioni Piemontesi” ne comprende ben 137; la notizia documentaria più antica risale al 1220 e riguarda il Canale Moirano che, però, “si presume risalga al 1000 dell’Era Volgare”; la Roggia Marchesa, derivata dal Torrente Cervo, non porta data alcuna ma la dicitura recita “antichissimo”. La storia dei canali irrigatori nel Nord Ovest è assai lunga e ad essi si può far risalire il fondamentale fattore della ricchezza del alto Piemonte e della Lomellina. I primi canali furono scavati nel tardo Medio Evo intorno all’anno 1.000, ma solo nel XV secolo si tentò di costruire una vera e propria rete: il Canale del Rotto, derivato dalla Dora Baltea, fu aperto fin dal 1400 dai Marchesi del Monferrato; il Naviglio di Ivrea fu scavato nel 1468 per volere di Jolanda di Savoia. Anche in Lombardia le acque dei fiumi alimentano una fitta rete di canali artificiali che regolano e distribuiscono l’acqua nelle zone più aride. I più importanti sono il Naviglio Grande, il Naviglio di Pavia, il Naviglio della Martesana e il Canale Villoresi. Erano stati costruiti, più o meno, nella stessa epoca. Leonardo da Vinci percorse le strade del territorio, arrivò a Vigevano nel 1494,

Storica la Centrale di restituzione sul Naviglio di Ivrea; lo stesso edifico lo vediamo, nella pagina successiva, completamente ristrutturato e funzionale.

SPECIALE ACQUA

SPECIALE ACQUA

Anno IV - settembre/ottobre 2011

25


SPECIALE ACQUA

Anno IV - settembre/ottobre 2011

26

convocato da Ludovico il Moro. In quel periodo Leonardo abitava a Milano, dove si era stabilito da qualche anno, e dove sarebbe rimasto fino al 1501. A Vigevano Leonardo arriva in qualità di ingegnere idraulico, una delle sue innumerevoli specialità, oltre che di artista: a quell’epoca risale uno dei ritratti simbolo (la Dama con l’ermellino) dello straordinario livello artistico raggiunto da Leonardo che dipinse il volto di Cecilia Gallerati, giovane amante del Moro. L’incarico specifico di Leonardo è quello di organizzare la prima fattoria specializzata della storia, detta “la Sforzesca”, voluta da Ludovico in persona. Deve occuparsi del carburante che muove industria e agricoltura: l’acqua, che da queste parti abbonda, e va gestita con cura, attraverso un sistema complesso fatto, come abbiamo visto, di chiuse, mulini e canali. Osservò e studiò i corsi d’acqua esistenti (era stato anche ad Ivrea a studiare il Naviglio). E proprio in quegli anni inventò un nuovo tipo di ruota, con pale concave in ferro, che, girando in posizione verticale e sfruttando l’energia prodotta dall’acqua di una cascata, consentiva il funzionamento di tutte le parti del mulino mediante un complicato sistema di pulegge e cinghie. Ma non comincia qui la storia di questo territorio “virtuoso”, anche se Leonardo diede un grande impulso al progresso. Il Consorzio Est Sesia ha ricostruito la storia di questi luoghi e del territorio lomellino: a Vigevano, città ideale per antonomasia, nel leonardesco Mulino di Mora Bassa che ospita, oltre a numerosi modelli funzionanti di macchine tratte dai codici di Leonardo, una mostra intitolata “L’acqua disegna il paesaggio”, che illustra le trasformazioni del territorio operate dall’uomo, soprattutto con l’introdu-

Un barraggio su un canale irriguo nella pianura novarese.

zione dell’irrigazione. “Nel comprensorio Est Sesia - ricorda il presidente dell’Associazione Irrigazione Est Sesia Giuseppe Caresana - l’irrigazione ha origine antichissime, tanto è vero che si hanno notizie di una rete di canali irrigui, sia pure su limitate estensioni, già a partire dall’anno 1000. Questa rete si è poi estesa via via, con la realizzazione di importanti derivazioni a beneficio del Novarese e della Lomellina, sia dal Sesia che dal Ticino. E’ nella seconda metà dell’Ottocento, compiuta l’Unità d’Italia, che ha un apporto decisivo per il completamento dell’irrigazione del comprensorio Est Sesia,

attraverso la costruzione del grande canale Cavour, derivato dal Po a Chivasso ed integrato con le acque della Dora Baltea”. Ci sono fatti che portano alla storia recente . All’inizio del secolo scorso il compito di gestire il sistema di irrigazione venne affidato al Demanio dello Stato che acquistò dai privati proprietari il Roggione di Sartirana, le Rogge Busca e Rizzo Biraga ed altri cavi minori e realizzò il grande diaramatore Quintino Sella ed il diramatore Vigevano. “A questo punto comincia la nostra storia - riprende il presidente Giuseppe Caresana Nel 1922, grazie soprattutto all’inge-

gnere novarese Giuseppe Garanzini, venne costituita l’Associazione Irrigazione Est Sesia, dapprima come Società anonima cooperativa e, dal 1926, come Consorzio irriguo”. Non nasconde una certa emozione quando ricorda queste importanti tappe che hanno reso grande l’Associazione che presiede. “Stiamo per compiere 90 anni - dice Giuseppe Caresana - tappa dopo tappa, il periodo pre e post bellico è stato segnato da numerose realizzazioni sotto il segno del continuo ampliamento del bacino irriguo. Fino a segnare un evento di portata storica: in attuazione di un’apposita norma (articolo12) della Legge 27 dicembre 1977 n.984 (Legge Quadrifoglio), tutti i canali demaniali, già amministrati dal Ministero delle Finanze attraverso l’apposita “Amministrazione Generale dei Canali Cavour” vennero trasferiti dal demanio statale a quelli regionali e consegnati definitivamente ai Consorzi degli utenti (Est Sesia di Novara

e Ovest Sesia di Vercelli) per l’esercizio e la manutenzione; per la gestione dei canali di uso comune, i due Consorzi costituirono, il 27 ottobre 1978, la Coutenza Canali Cavour”. Si avverava in tal modo il sogno del Conte Camillo Benso Conte di Cavour di un completo autogoverno delle irrigazioni da parte degli stessi utenti riuniti in consorzio. Il Canale Cavour è tuttavia la realizzazione più matura e complessa tra tutti gli interventi operati dall’uomo sulla rete irrigua del vercellese e del novarese. L’opera, ideata dall’agrimensore vercellese Francesco Rossi tra il 1842 ed il 1846, venne riprogettata dall’ispettore delle Finanze ingegner Carlo Noè nel 1852 per incarico del conte di Cavour, al tempo Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Piemontese. I lavori di costruzione del canale ebbero inizio nel 1863, dopo la proclamazione del Regno d’Italia e nonostante le difficoltà incontrate nella realizzazione, dovute in particolare ai numerosissimi manufatti che si dovettero costruire, ebbero compimento nel 1866, dopo meno di tre anni dal loro inizio. Si tratta di un’opera che desta meraviglia per la sua complessità (basti pensare che per gli attraversamenti di strade e corsi d’acqua vennero costruiti ben 101 ponti, 210 sifoni e 62 ponti-canale) e per la cura della fabbrica costruttiva ottenuta impiegando solo mattoni e pietra naturale. Il canale Cavour fu, per parecchi decenni, il fiore all’occhiello dell’ingegneria idraulica italiana ed europea. Si tratta di un’opera simbolo: l’acqua che dal Monviso scende verso la pianura è stata protagonista della storia nazionale, giustamente ricordata nel 150° Giubileo della Nazione. Considerata come forza motrice per far funzionare i mulini, le officine, le macchine che aumentano la produzione di beni ed alleviano la fatica, l’acqua insieme alla montagna è diventata simbolo di progresso e di prestigio per il Regno di Sardegna e poi per l’Italia Unita . Il resto è storia di oggi.

Risaie sommerse nel Comprensorio Est Sesia.

27


Anno IV - settembre/ottobre 2011

Le Dolomiti campioni di sostenibilità: nel Primiero le energie rinnovabili producono non soltanto calore ed energia pulita, ma anche importanti ricadute economiche per i Comuni.

Un territorio acqua

che si ricarica e alle foreste

grazie all’

SPECIALE ACQUA

Diga di Val Schener.

La Comunità di Primiero, in provincia di Trento, punta sullo sviluppo delle reti e degli impianti energetici rinnovabili. Il territorio, già inserito nella Worl Heritage List dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, punta ad un altro primato e guarda al futuro con l’obiettivo di portare avanti nel comprensorio il concetto di Oil free zone.

I

l legame tra energia e territorio è per la Comunità di Primiero del tutto evidente: le reti e gli impianti energetici rappresentano una delle infrastrutture portanti dello sviluppo economico dell’area dolomitica, a ridosso del Parco naturale Paneveggio - Pale di San Martino. Il territorio, già inserito nella World Heritage List dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, ora punta ad un altro primato e guarda al futuro con l’obiettivo di portare avanti nel comprensorio il moderno e particolare concetto di Oil free zone. Si punta alla piena autonomia energetica con l’introduzione di fonti energetiche pulite e rinnovabili. In pratica si produce più energia elettrica di quanta ne consumano gli abitanti, grazie a un mix di impianti (idroelettrico, fotovoltaico, biomasse). E il surplus di produzione crea risorse economiche reali (circa 4 milioni di euro di utile netto all’anno). Il progetto pioneristico è stato avviato nel 1902 con la costituzione dell’Azienda Consorziale Servizi Municipalizzati (ACSM), ormai radicata sul territorio, grazie alla volontà dei Comuni di Fiera di Primiero, Imer, Mezzano, Siror, Tonadico, Transacqua e di alcuni privati determinati a realizzare un impianto idroelettrico e una rete di distribuzione in grado di fornire energia elettrica a tutto il territorio del Primiero, in provincia di Trento. Il progetto, realizzato con notevoli sacrifici delle popolazioni locali, ha portato un importante tassello nello sviluppo dell’intero Primiero; mettendo al bando l’olio combustibile, si mette al bando in quest’area, a ridosso del settore Trentino delle Pale di San Martino, quasi un tempio della sostenibilità ambientale dove tutto è inverosimilmente perfetto, una intera lista di sostanze nocive per l’ambiente. Si tratta di luoghi suggestivi ed incontaminati, dove, tra panorami mozzafiato, si percepisce l’effetto tutela ambientale a 360 gradi. Esiste qui un complesso processo di organizzazione territoriale che fa riferimento alle differenti tipologie di fonti energetiche utilizzate (l’acqua e i residui di lavorazione del legno, risorsa abbondante del territorio, il fotovoltaico), alle infrastrutture realizzate per il loro sfruttamento, all’importanza dei servizi ener-

getici per lo sviluppo e l’economia dei luoghi che affondano in una storia antica la vocazione allo sviluppo sostenibile e di tutela delle risorse e, non in ultimo, agli impatti ambientali e territoriali della produzione e del consumo di energia. I vantaggi? Non soltanto per l’ambiente tout court che comunque sono evidenti. Fra queste montagne colpisce la vista e il cuore la tutela appassionata di una delle più belle riserve naturali, una delle più attive scuole di natura d’Italia che ospita camosci, cervi, caprioli e qualche decina di stambecchi introdotti dodici anni fa. In questi luoghi nidificano anche l’aquila reale, il gallo forcello, la pernice bianca e il gallo cedrone. Non si discute poi sul ruolo del Primiero come “aula verde” a cielo aperto: i Paesi del primierotto pongono un’attenzione particolare ai fiori presenti nelle aiuole pubbliche, alla loro corretta collocazione, armonia, colori e forme, oltre agli alberi, le siepi, e l’arredo urbano “verde”. Una cultura ambientale pienamente riconosciuta e condivisa da sempre in questi luoghi. Transacqua è il paese più grande: 2124 abitanti, 35,60 kmq, 101 chilometri da Trento, si trova dove comincia la salita che porta a San Martino di Castrozza e Passo Rolle. E’ inoltre il Comune fiorito 2011, una delle due località italiane che hanno partecipato alla fase finale della kermesse internazionale “Entente Florale”, edizione 2011. Il Comune del Primiero ha rappresentato, assieme a Grado (Friuli Venezia Giulia), i colori nazionali in questo originale confronto tra città e paesi sparsi in tutto il vecchio continente che premia le realtà locali attente alla qualità della vita e allo sviluppo armonico del tessuto urbano con la natura. Non solo estetica e cura del centro abitato, però: saranno infatti fondamentali per l’attribuzione del punteggio anche attenzione ad aspetti di carattere ambientale, di qualità della vita e di rispetto verso la natura. Anche se si parla di un concorso prestigioso, siamo, comunque, in tema perché non dobbiamo dimenticare, in questo originale confronto, la tematica del risparmio energetico, rispetto alla quale Transacqua può contare su due punti qualificanti come la nuova illuminazione pubblica a led e la nuova centrale Ecotermica che produce calore per la popolazione attraverso gli scarti del legno. Il sindaco di Transacqua, Marino Simoni, che è anche membro della Commissione Ambiente riequilibrio territoriale della Comunità di Primiero, traccia un primo bilancio: “Abbiamo superato largamente il nostro fabbisogno energetico, immettiamo ogni anno circa 500 milioni di kWh prodotti da energia rinnovabile sulla rete e ricavandone circa 4 milioni di utile netto da reinvestire sul territorio”. Ed ammette: “Grazie all’innovazione si è costruito un modello di ter-

ritorio che diventa sistema, con ambiziose iniziative sulla rampa di lancio: si tratta di progetti innovativi che prevedono l’applicazione di moderne tecnologie per le energie rinnovabili e risparmio energetico e per favorire la green economy“. Ma non finisce qui: “Abbiamo ancora troppi trattori che bruciano gasolio nei nostri campi. Chissà se oltre ai mini bus urbani, a bassa emissione di gas inquinanti, i led lungo i viali per l’illuminazione pubblica e molti tetti fotovoltaici sulle abitazioni, si potrà in futuro intervenire per favorire le imprese agricole a diventare virtuose?”. Aggiunge: “Vogliamo guidare e sostenere attraverso ricerca e sperimentazione l’attività professionale dell’agricoltore. In particolare, vogliamo preservare le tradizioni del Trentino, sperimentando nuovi metodi di coltivazione ecologici, necessari per valorizzare il carattere specifico dei prodotti tipici”. In tema di gestione e tutela del territorio c’è una condivisione di intenti e di ricerca delle vocazioni comuni dei territori dolomitici, che ha portato queste terre al recente, meritato riconoscimento Unesco. Nell’agenda del neo eletto Assessore della Comunità di Primiero, Giovanni Francesco Fontana, con competenze alle attività economicheproduttive e cooperazione, ci sono già i primi segnali di interventi.

Marino Simoni, Sindaco di Transacqua.

28

29


SPECIALE ACQUA

Anno IV - settembre/ottobre 2011

L’Assessore Fontana dovrà occuparsi, in chiave di sviluppo sostenibile, delle politiche per le imprese, politiche per la valorizzazione del prodotto Primiero, della filiera del legno e del progetto acqua e energia, compresi nell’innovativo concetto di oil free zone; inoltre si occuperà attivamente dell’agricoltura, che dovrà adottare le più moderne tecnologie per definirsi virtuosa, in quanto lo sviluppo sostenibile è ritenuto strategico per il territorio. La Comunità di Primiero è impegnata, infatti, da tempo, nel sostegno delle politiche di educazione ambientale e legate allo sviluppo sostenibile come espressamente individuate nella dichiarazione ambientale adottata dall’Amministrazione nell’ambito del percorso per l’ottenimento della certificazione EMAS dell’Ente. In questo contesto rientra la collaborazione con l’Agenzia provinciale per la Protezione dell’Ambiente per promuovere in stretta sinergia, tematiche nell’ambito dell’educazione alla sostenibilità a partire da questo mese di settembre. Con l’Agenzia per l’ambiente, ci sarà una collaborazione in materia di informazione, formazione ed educazione ambientale attraverso la condivisione, il coordinamento, la progettazione e la realizzazione di attività comuni tramite il laboratorio territoriale. Oltre al tradizionale momento di condivisione dei territori delle Dolomiti non mancheranno le iniziative di studio e approfondimento, oltre che di confronto, sui temi di stretta attualità della montagna riconosciuta Patrimonio dell’Umanità.

ed indipendenza dall’utilizzo di olio combustibile? Quale iniezione di energia occorre dare al territorio per percorrere la strada verso la completa sostenibilità energetica ed ambientale? Nella valle del Primiero, si attua un bell’esempio di promozione della “green economy” se si considerano le attività che hanno un basso o nullo impatto ambientale in termini di emissioni di gas causanti l’effetto serra, di anidride carbonica e polveri sottili. C’è la volontà politica di creare un nuovo mix energetico: più sostenibile, più verde e meno dipendente dai paesi Opec. La Commissione Europea propone entro il 2020 di raggiungere una quota di energia rinnovabile del 20% in tutti gli Stati membri. E c’è la volontà

di promuovere l’economia verde, in ogni modo, considerando anche l’uso di sistemi intelligenti di gestione dell’energia, di apparecchiature con telecontrollo remoto e di sistemi di certificazione dell’efficienza nell’involucro edilizio (ad esempio, Leeds e CasaClima). Oggi la Valle del Primiero è già al 100% rinnovabile nel campo dell’energia elettrica grazie all’idroelettrico, con il prossimo impianto di teleriscaldamento, arriveremo a quote di energia termica da fonte rinnovabile vicine all’80%, il terzo passo è la mobilità. Questi obiettivi possono essere raggiunti solo incentivando la nascita di nuove “filiere” che utilizzano risorse rinnovabili (biomasse agricole e forestali, fotovoltaico, idroelettrico,

Cippato di legno vergine.

La sfida Come si realizza una oil free zone e cioè una zona che tende alla libertà

30

La centrale di teleriscaldamento di San Martino di Castrozza.

solare, ecc.), in modo da promuovere il local attraverso economie verdi. Le rinnovabili “made in Trentino” utilizzeranno le risorse naturali creando un circolo virtuoso ed un produttivo indotto di settore. Il Trentino, infatti, si appresta a diventare un “laboratorio” pilota ad alto utilizzo delle rinnovabili e punta diritto in direzione di un’ economia ad emissioni zero. Nel 1902 nella Vallata dolomitica, grazie alla municipalizzata ACSM, vennero mossi con successo i primi passi dell’industria idroelettrica. Seguì, negli anni, una fase di forte espansione e di grande potenziamento tecnico. Oggi ACSM è una Società per Azioni a capitale totalmente pubblico, detenuto dai Comuni di Canal San Bovo, Castello Tesino, Cinte Tesino, Fiera di Primiero, Imer, Mezzano, Pieve Tesino, Predazzo, Sagron Mis, Siror, Sovramonte (BL), Tonadico e Transacqua. L’attuale compagine sociale, delineatasi nel 2004 con l’entrata di sette Comuni affianco ai sei storici, è frutto di un concambio azionario. ACSM S.p.A. ha acquisito il pacchetto di maggioranza di Primiero Energia S.p.A., altro produttore idroelettrico locale. ACSM S.p.A. si occupa attualmente di produzione di energia elettrica con 3 centrali idroelettriche (Castelpietra, Zivertaghe e Colmeda), di tre mini impianti idroelettrici sugli acquedotti, del servizio di distribuzione e vendita di energia elettrica in Primiero e di Predazzo, del servizio idrico nel territorio di Primiero, della gestione dell’illuminazione pubblica e della individuazione, localizzazione e gestione di siti per la telecomunicazione. Attraverso la controllata Azienda Ambiente si occupa della gestione dei rifiuti solidi urbani in Primiero e Vanoi ed, attraverso le collegate Ecotermica San Martino S.p.A. ed Ecotermica Primiero S.p.A.di teleriscaldamento e produzione di energia termica ed elettrica da biomassa legnosa.

Lassù sulle montagne...

Alta sostenibilità

A colloquio con il direttore generale ACSM ingegner Francesco Colaone

L

’ACSM è un’azienda vocata ai servizi pubblici ed alle energie rinnovabili mediante un attento sviluppo ed utilizzo delle risorse del territorio locale. E’ in grado di produrre energia interamente pulita, offrendo alla propria utenza la certificazione dell’energia proveniente da fonti rinnovabili. Tale certificazione per il cliente finale, oltre che permettergli di dare un concreto sostegno all’ambiente, diventa un’importante opportunità di marketing per le strutture del territorio che potranno fregiarsi di utilizzare soltanto energie rinnovabili. Lo chiediamo al direttore generale del Gruppo e amministratore delegato di Primiero Energia ing. Francesco Colaone.“Vogliamo essere un esempio di autonomia energetica al servizio del territorio. All’ACSM è stato affidato il compito dell’attuazione di alcuni nuovi progetti legati all’energia in grado di promuovere uno sviluppo del territorio attraverso l’utilizzo razionale delle energie rinnovabili disponibili”. Quali sono i progetti in campo? “Il concetto di oil free zone racchiude ed individua alcune idee progettuali in studio da parte di ACSM, come ad esempio il progetto legato alla mobilità alimentata da energia rinnovabile, quali energia elettrica, biometano ed idrogeno. In tal senso ACSM sta progettando l’avvio dell’installazione di colonnine per la ricarica di biciclette ed auto elettrice, ha già predisposto uno studio in collaborazione con Ricerca S.r.l., società che studia, sperimenta e realizza impianti di produzione di idrogeno e sta progettando, in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach ed il Centro Ricerche Fiat un impianto di produzione di biogas da reflui zootecnici, dotato di uno stadio sperimentale di upgrading per la produzione di biometano. Nel campo dell’idrogeno (progetto a lungo termine) un ruolo fondamentale spetterà all’impiego di energia idroelettrica prodotta in ore di basso carico, dagli impianti esistenti e da nuovi impianti per i quali si sta lavorando per ottenere la concessione (primo fra tutti la progettata piccola centrale idroelettrica sul torrente Vanoi). Anche nel campo della mobilità si sta quindi pensando ad un mix di “combustibili”, tra loro accomunati dall’origine locale e dal fatto di essere ottenuti da fonte rinnovabile. L’idea di oil free zone racchiude altresì ogni altra iniziativa del territorio, gestita non solo da ACSM ma anche dagli altri operatori esistenti, volta alla limitazione del consumo di derivati del petrolio ed al risparmio energetico. In tal senso sono e saranno coinvolti il settore del turismo, il Parco di Paneveggio - Pale di San Martino, il settore industriale, artigianale e dell’allevamento e agricoltura, al fine di coordinare le azioni ed i progetti in modo organico, nel solco dell’idea di oil free zone”. E per riscaldarsi? “Abbiamo un altro progetto, anch’esso individuato nell’ambito del contenitore concettuale “oil free zone” in fase avanzata di attuazione, che potrà

31


Anno IV - settembre/ottobre 2011

E’ l’inizio di un percorso che dovrà portare lontano.

SPECIALE ACQUA

di Primiero che la società partecipata Ecotermica Primiero S.p.A. ha quasi completato in collaborazione con ACSM. Il progetto prevede la realizzazione di una centrale di produzione di energia termica per il riscaldamento di edifici e per produrre l’acqua calda impiegata negli stessi. La produzione avverrà esclusivamente mediante la combustione di cippato di biomasse legnose con notevoli benefici sotto il profilo ambientale ed economico”. L’impianto sarà del tutto simile, su scala decisamente maggiore, a quanto già realizzato ed in funzione da quasi 10 anni, presso l’abitato di San Martino di Castrozza. Lo stesso Francesco Colaone non dimentica nel discorso i problemi legati alle giovani generazioni: “Se non lavoriamo per creare una cultura diffusa partendo dalle scuole primarie, che consideri il rapporto innovazione-tradizione locale, difficilmente potremo rendere autonomo energeticamente il nostro territorio”. E conclude: “ACSM, nell’ambito della propria politica ambientale ha effet-

La sede di ACSM S.p.A.

U

La centrale idroelettrica di San Silvestro.

tuato in collaborazione con i comuni Soci una campagna di sensibilizzazione al risparmio energetico mediante la quale ACSM ha regalato alle utenze dei Comuni Soci (quasi 15.000) un kit composto da lampadine fluorescenti e rompigetto areati per rubinetti, in grado di attuare sostanziali risparmi idrici ed energetici. Sulla base di questi principi ACSM collabora alla promozione degli impianti fotovoltaici presso le abitazioni private”. ACSM ha infine promosso la costituzione di una ESCO sul territorio, alla quale partecipa con la quota del 10%; si tratta della prima esperienza di società di tale natura a capitale misto pubblico-privato. Alla ESCO è stato appunto conferito il compito della gestione e promozione di progetti di risparmio energetico che siano sostenibili nella loro realizzazione sia in senso ambientale che economico.

Una veduta di Primiero: in primo piano il Comune di Mezzano.

32

n laboratorio energetico ambientale in Trentino? Le premesse ci sono tutte. Anzi, si può dire che il cantiere è già stato aperto, con il debutto ufficiale, organizzato presso lo stand del Consorzio dei Comuni Trentini, nel corso della recente Assemblea Nazionale Anci che si svolta a Brindisi. E’ stato lo stesso Presidente del Consorzio Marino Simoni, sindaco di Transacqua, a consegnare tre utili progetti classificati tra le buone pratiche, ideati e gestiti dal Consorzio, nelle mani del Commissario Prefettizio del Comune di Brindisi, dottor Bruno Pezzuto, per sottolineare l’immagine di un Trentino capace di integrare esigenze di sostenibilità ambientale, bisogni di welfare insieme ad alta capacità di inclusione e sistemi ICT con tecnologia innovativa. “Si è voluto dare un segno tangibile della volontà di rilanciare, a Brindisi, capitale momentanea delle municipalità nazionali - ha spiegato il presidente Simoni - lanciando un messaggio di un Trentino che non si chiude all’interno dei confini autonomistici, ma mette le proprie best practices e la propria ricerca a disposizione di tutte le municipalità italiane”. E’ proprio un bel segnale che viene da questa laboriosa provincia per individuare l’inizio di un percorso che dovrà portare lontano. Questi progetti sono volti a sti-

molare e promuovere la condivisione di idee e la partecipazione. Brindisi, infatti, è stata la passerella ideale per presentare nuove iniziative, raccogliere idee, analizzare soluzioni, confrontarsi su nuovi programmi. I Comuni trentini hanno anche presentato nel loro stand un manifesto dell’associazionismo ispirato ai valori della cooperazione, all’ideazione ed attivazione di soluzioni ICT di sistema (con evidenti vantaggi di scala) e in generale, all’inclusione dei più deboli, che caratterizza l’approccio del Consorzio ai servizi erogati ai propri Soci. In particolare tre sono i concreti risultati messi a disposizione dei Comuni italiani, a partire da quello di Brindisi che ha ospitato l’evento: la panchina in legno certificato PEFC che permette di accogliere chi si muove su carrozzine e rappresenta un concreto approccio al cosiddetto turismo sostenibile, il servizio Dimmi (che veicola informazioni 24x24 via SMS) e sensoRcivico, il nuovo sistema di People Centric Sensing per raccogliere le segnalazioni via web o mobile direttamente dai cittadini e monitorare in automatico numerose fonti (come quotidiani online, blogs, social network, ecc.) per essere informati costantemente attraverso il web cosa si dice del proprio Comune. Dal canto suo la città di Brindisi sta realizzando un articolato piano di interventi nel settore del verde pubblico:”Vogliamo collocare la panchina in legno certificato PEFC - ha detto il dott. Pezzuto - nel primo grande parco urbano appena inaugurato, dove sarà in bella mostra: dovrà rappresentare un patrimonio per tutti i cittadini di Brindisi”.

SPECIALE ACQUA

Il Trentino mette in mostra le best practices

determinare una concreta e sostanziale diminuzione dell’uso di petrolio: è il teleriscaldamento del fondovalle

Nello stand allestito a Brindisi, il manifesto dell’associazionismo ispirato ai valori della cooperazione. In primo piano la panchina di legno certificato PEFC regalata alla Città di Brindisi.

33


Anno IV - settembre/ottobre 2011

La tecnologia applicata alle pompe di calore ha fatto notevoli passi in avanti

Laacqua forza calda SPECIALE ACQUA

dell’

Viene dalla terra, non inquina ed è una fonte praticamente inesauribile. E’ la geotermia. Per il futuro il sottosuolo italiano potrebbe rivelarsi un deposito di energia geotermica “insospettata”: grandi volumi di acque a bassa-media entalpia si nascondono sotto i nostri piedi. E’ il calore naturale della crosta terrestre. Di questa massa solo una minima frazione è utilizzata per la produzione energetica, una piccola percentuale viene utilizzata per il termalismo, soltanto una piccolissima quota viene utilizzata per il riscaldamento e il raffreddamento domestico, quando invece potrebbe essere sfruttata su ampia scala per produrre acqua per il teleriscaldamento.

E

ntro il 2020 l’utilizzo delle pompe di calore geotermiche in Europa quasi triplicare contribuendo ad un approvvigionamento energetico sostenibile e non impattante con l’ambiente: dagli attuali 11.500 MWh si dovrebbe passare a 30.000 Mwh. Gli usi diretti della geotermia dovrebbero, secondo questa indagine, quasi raddoppiare in Toscana dove la geotermia è, oggi, la principale risorsa di energia rinnovabile, e dove questi interventi sono considerati molto significativi. Se n’è parlato al Convegno dedicato alla Geotermia, sul tema “Medie e basse Entalpie”, promosso a Firenze dal Co.SVI.G. (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche), nell’ambito della rassegna Energhetica 2011, svoltasi alla Fortezza da Basso, lo scorso settembre. “Si è trattato di un appuntamento importante” spiega il direttore generale del Co.Svi.G. Sergio Chiacchella “non solo per la qualità e l’importanza dei relatori, personalità della ricerca, dell’imprenditoria, rappresentanti della pubblica amministrazione, a livello nazionale ed internazionale, ma soprattutto perché si sono presentati sistemi e tecnologie all’avanguardia già sperimentati in altri Paesi. Sinora le medie e basse entalpie in Italia sono state considerate delle cenerentole nel settore geotermico, non sfruttandone le grandi potenzialità esistenti. La tecnologia attuale ci permette invece di riscoprire in queste risorse un orizzonte inesplorato sotto il profilo delle opportunità di sviluppo, anche per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, come i cicli binari ci dimostrano”. Il possibile utilizzo di queste risorse energetiche sarà affrontato non solo da un punto di vista tecnico, ma anche normativo, per comprendere meglio quali possano essere i quadri legislativi dai quali prendere esempio, sia da un punto di vista nazionale che regionale. La risorsa geotermica presenta, tra le fonti energetiche rinnovabili, oggi una sicura economicità. Secondo alcuni studi compiuti dai ricercatori dell’Università di Pisa con il calore del sottosuolo si potrebbe arrivare a riscaldare, nel nostro Paese, intere aree distribuite a macchia di leopardo, con un grande risparmio, anche per l’ambiente. L’Italia, infatti, è il primo paese in Europa per risorse geotermiche e uno dei primi al mondo. Il suo potenziale è molto grande sulla terraferma. In Toscana, dove nell’area di Larderello, nel 1904 venne avviato l’utilizzo della geotermia a scopi elettrici, si assiste ad una rivitalizzazione delle ricerche anche grazie al Decreto legislativo n 22/10 che ha liberalizzato tale attività.

Sergio Chiacchella, direttore generale del Co.Svi.G.

34

Tommaso Franci dell’UGI (Unione Geotermica Italiana).

Fra i due e i tremila kmq del territorio regionale saranno interessati dalla ricerca con la possibile autorizzazione per la realizzazione anche di piccole centrali ad emissioni atmosferiche nulle. Risorse a bassa-media entalpia sono presenti anche in molte altre regioni italiane: Piemonte (Vinadio, Valdieri), Veneto, nell’area dei Colli Euganei; in maniera molto estesa nel Lazio, in Sardegna e Sicilia, in Calabria, Campania (Campi Flegrei). Il teleriscaldamento geotermico oltre che in Toscana è già utilizzato anche a Ferrara, in Emilia-Romagna. L’utilizzazione delle risorse geotermiche locali potrebbe essere molto importante anche nelle isole minori. Oltre Ischia, Pantelleria, Lipari, possiedono importanti risorse geotermiche di bassa e media entalpia che potrebbero, se le amministrazioni locali e il mondo imprenditoriale agissero per il loro sfruttamento, portare benefici economici ed ambientali alle popolazioni locali. Non è facile, comunque, investire nella geotermia, sia per le competenze complesse e multidisciplinari richieste, che per la normativa frammentata che regola la materia. L’utilizzazione delle risorse geotermiche in Italia e nel mondo è comunque ad una svolta molto significativa e stimolante: Stati Uniti, Europa,

Australia e vari paesi delle Americhe e dell’Estremo Oriente investono considerevoli risorse nella geotermia, considerata una delle fonti rinnovabili in grado di contribuire in maniera significativa alla richiesta di energia globale rispettando l’ambiente. E’ molto importante, in questa fase, considerare lo sviluppo e l’importanza che sta assumendo la tecnologia delle pompe di calore geotermiche che sta avendo una rapida diffusione in Europa, Svizzera, Germania e altri Paesi, negli Stati Uniti, Canada etc. “Le pompe di calore geotermiche - sostiene il professor Alessandro Sbrana, docente di Geotermia all’Università di Pisa - prevedono lo sfruttamento della energia termica contenuta nel suolo, in falde freatiche a bassa temperatura, 10-14 °C in acque superficiali, corsi d’acqua, laghi, etc… consentendo la climatizzazione (riscaldamento e raffreddamento) di ambienti anche di grandi dimensioni. Sono adatte in questo caso sonde geotermiche e pompe di calore impiegate attraverso perforazioni a bassa profondità, realizzate anche nella fase di costruzione delle fondazioni degli edifici”, Le pompe di calore, fatte le debite valutazioni, potrebbero avere applicazioni in quasi tutte le nostre Regioni. “Ci sono importanti novità - dice Tommaso Franci dell’UGI (Unione Geotermica Italiana) - In Italia consumi di energia da fonte geotermica tramite pompe di calore per il 2010 sono stimati attorno a 40 ktep, questo valore secondo il Piano di Azione Nazionale per le rinnovabili (PAN) nel 2020 dovrebbe arrivare a 522 ktep, più che decuplicando in dieci anni ad un tasso medio annuo di crescita quasi del 30%. UGI stima che in Italia, nel 2010, la capacità termica

installata delle pompe di calore geotermiche sia di circa 500 MWt con un parco di circa 10.000 impianti di varie dimensioni. Ma uno degli aspetti più rilevanti e poco conosciuti è la forza dell’industria italiana in questo settore. Secondo i dati dell’Osservatorio Energia di REF negli ultimi anni oltre il 90% delle pompe di calore vendute nel mercato italiano sono di produzione nazionale e circa il 50 % della produzione nazionale viene destinata all’esportazione”. Conclude quindi Franci “La promozione delle pompe di calore geotermiche potrebbe costituire una vera spinta all’economia italiana molto più forte di quella data dall’incentivazione ad altre tecnologie come il fotovoltaico per il quale dipendiamo quasi esclusivamente dall’estero”. Alcune aziende italiane, considerato il know how, stanno sperimentando nuovi prototipi. Anche il Centro di Ricerca sulla Geotermia (CEGL) di Larderello ha dato un importante contributo, sia nel settore della ricerca applicata che dell’industria energetica. In particolare si pensa di trasferire le competenze anche agli installatori, organizzando corsi specializzati e una preparazione adeguata, per contribuire a mantenere il prestigio di cui godono l’industria e le strutture di ricerca geotermiche italiane nel mondo.

Alessandro Sbrana, professore Geochimica e Vulcanologia, docente di Geotermia Università di Pisa.

35


Anno IV - settembre/ottobre 2011

Spadolini, autentico beni Il Premio Eco and the City rende omaggio alla figura umana e politica dello statista fiorentino.

NEWS AND THE CITY

pioniere della tutela dei culturali e dell’ambiente Il professore fiorentino é stato un protagonista nel secolo scorso: eletto senatore (1972 ) nel collegio elettorale di Milano come indipendente nelle file del Partito Repubblicano Italiano, venne chiamato, due anni più tardi, da Aldo Moro a far parte del suo governo, con la carica di Ministro per i Beni Culturali e Ambientali.

I

l volto rassicurante del professor Giovanni Spadolini, (oggi scolpito su una medaglia), uno dei più insigni uomini politici italiani del secolo scorso (Firenze 1925 - Roma 1994), che fu nei fatti, fondatore del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, appartiene a chi ha accolto da molti anni, inconsapevolmente, il suo messaggio di speranza, intuendo la strada per procedere nella direzione da lui indicata, in un Paese che ha individuato nel suo ricordo, numerosissimi progetti e iniziative in difesa dell’ambiente, la salvaguardia del paesaggio, la tutela dei beni culturali. Anche adottando nuovi stili, scelti come indicatori di cambiamento della nostra società proiettata verso un nuovo modo di vivere, formata da cittadini sempre più attenti alle scelte eco-sostenibili. Il professore fiorentino è stato un protagonista del secolo scorso: eletto senatore (1972) nel collegio elettorale di Milano come indipendente nelle file del Partito Repubblicano Italiano, venne chiamato, due anni più tardi, da Aldo Moro a far parte del suo governo; gli venne affidato il nascente Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Spadolini inserì la tutela del territorio nell’agenda di Governo, dando inizio a un percorso innovativo per la politica italiana e diventando precursore di un confronto concreto sui grandi temi del nostro tempo. Il Premio annuale Eco and the City, che promuove e valorizza l’eredità culturale di Giovanni Spadolini a diciassette anni dalla morte, permetterà di confrontarsi sul futuro del nostro Paese, almeno dal punto di vista della sostenibilità ambientale, rappresentando un momento di condivisione, conoscitivo, di riflessione e propositivo, inserito nel programma ufficiale delle celebrazioni del Giubileo della Nazione. Che cosa ci troveremo tra le mani quando avranno termine i festeggiamenti e le celebrazioni dell’Unità d’Italia? Riusciremo domani a trovare soluzioni nuove e innovative in tema di rispetto dell’ambiente? A questi interrogativi hanno fornito tantissime, concrete risposte i numerosissimi candidati al Premio.Vedremo chi risulterà ai primi posti di questa speciale classifica che premierà, per ogni categoria, con la Medaglia Spadolini, importante riconoscimento conferito, per quanto riguarda i sindaci, ai progetti volti all’adozione di politiche territoriali integrate e sostenibili al fine di ridurre le emissioni di gas serra attraverso le energie rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica

La fusione in bronzo dell’effigie del professor Giovanni Spadolini è stata modellata dal noto scultore Riccardo Cordero.

36

e programmi sul risparmio energetico e uso razionale dell’energia (sezione 1). Le altre sezioni riguardano la valorizzazione dei patrimoni e dei beni culturali, le istituzioni, le associazioni o cittadini che hanno avuto un ruolo di primo piano nelle azioni di difesa dell’ambiente e del paesaggio e nei progetti di riqualificazione dei territori agricoli che rappresentano uno strumento importante di promozione della cultura locale e le imprese virtuose e innovative. Si è scelto, tra l’altro, di dedicare una sezione speciale alle città che custodiscono i Siti Italiani riconosciuti Patrimonio Unesco sul proprio territorio e nelle aree confinanti, iscritti nella World Heritage List, per segnare una tappa di avvicinamento al 40° Anniversario della Convenzione UNESCO (2012) riguardante la protezione sul piano mondiale del Patrimonio naturale e culturale. Si assegnerà un riconoscimento ufficiale anche ai luoghi della memoria storica del Paese (Sezione Speciale) che meglio hanno saputo conservare e tutelare il territorio, ispirandosi alle note vicende che li hanno visti coinvolti. Un modo per ricordare l’epopea garibaldina che rivive nelle stampe, nell’oggettistica e nei volumi d’epoca che fanno parte della collezione risorgimentale di Giovanni Spadolini.

Dall’album di famiglia, il Professor Giovanni Spadolini con gli statisti Ugo La Malfa e Aldo Moro. In alto: lo statista fiorentino.

Sono scesi così in campo, in maniera massiccia, Enti locali, Comuni, Associazioni di Comuni, Comunità montane, Consorzi di municipalità e Associazioni Comuni d’identità, Organizzazioni locali, Consorzi agricoli, aziende vitivinicole e private che si sono distinte nell’ambito della propria attività, dando la chiara percezione di aver acquisito una stessa identità nazionale dal punto di vista della promozione della sostenibilità ambientale ed energetica e dei progetti regionali sugli interventi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La Medaglia sarà anche conferita “simbolicamente“ a tutti i candidati che hanno compilato nelle varie voci (rappresentava un autentico rompicapo) il bando, portando in questo progetto la propria testimonianza di una maniera sostenibile di vivere, per tutti. In tanti, tutti i candidati e il movimento che si è creato attorno al Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, vorrebbero dire semplicemente grazie al grande studioso e appassionato di storia del Risorgimento, per aver dato inizio a un percorso innovativo per la politica italiana e per essere stato il precursore di un confronto concreto sui grandi temi del nostro tempo. Da allora l’educazione ambientale è divenuta uno strumento fondamentale per sensibilizzare i cittadini nei confronti di questi problemi, coinvolgendoli direttamente nelle politiche di governo del territorio.

37


Anno IV - settembre/ottobre 2011

Il Premio Eco and the City vuole rendergli omaggio

Un grande progetto

NEWS AND THE CITY

I

38

l progetto Eco and the City, ideato dal nostro giornale, è partito con il piede giusto, con l’avvio di una speciale alleanza con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia che si onora dell’Alto Patronato Permanente del Presidente della Repubblica, e con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, che propone ogni anno la Campagna di Educazione allo Sviluppo Sostenibile. Il tema affrontato dal Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, è risultato perfettamente allineato con le politiche unescane in materia di tutela e valorizzazione delle attività culturali e dell’ambiente: la sostenibilità ambientale, la difesa del paesaggio, la riqualificazione del territorio agricolo e l’utilizzo del bene acqua. E’ stata una collaborazione costante, efficace, concreta, con l’intenzione di avviare nuovi progetti: un cammino destinato a durare. L’edizione di quest’anno della Campagna ESS, come ci racconta nel riquadro a pag. 11 Federica Rolle, responsabile del Settore Sviluppo Sostenibile dell’UNESCO, è stata dedicata al tema A come Acqua e si apre a tanti significati, stimolando un approfondimento sulla gestione integrata del ciclo idrico e l’equo accesso alle risorse idriche come veicolo di pace e di sviluppo. In Italia si è creata una vasta rete intorno al DESS, mostrando che siamo un paese ricco di realtà virtuose. Il Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, dal canto suo, nato da un progetto di comunicazione del periodico Energeo Magazine che ne cura

l’organizzazione, ha lo scopo di mettere in evidenza il valore delle scelte ecosostenibili, le forme di collaborazione tra territori e il dialogo tra realtà impegnate nello sviluppo sostenibile. Come sta facendo, da qualche anno, il Distretto delle Energie Rinnovabili della Toscana, considerato un altro alleato importante del Premio (con la funzione di segreteria organizzativa), che rappresenta un territorio modello della Toscana per la promozione delle energie rinnovabili. L’iniziativa ha ottenuto i più prestigiosi patrocini istituzionali (Senato della Repubblica, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Toscana, nonchè di Esperienza Italia), che hanno considerato di altissimo valore l’iniziativa, finalizzata a promuovere la sostenibilità ambientale e la valorizzazione delle peculiarità culturali del territorio. Prestigiosi partners hanno condiviso il progetto destinato a diventare cinghia di trasmissione di un programma da promuovere su ampia scala che dovrà utilizzare la campagna di divulgazione del Premio ideato per raccontare l’evoluzione, gli usi, le applicazioni, le scelte di tutela del paesaggio e le moderne tecnologie delle fonti rinnovabili. In sostanza Il Premio si propone di catturare l’immagine dell’Italia di oggi dal punto di vista della sostenibilità ambientale e dei progetti avviati sul territorio nazionale in difesa dei beni culturali e dell’ambiente, ma anche di conoscere le iniziative della grande provincia, piccoli e grandi comuni che a ogni crinale di collina cambiano accento, paesaggi, prodotti dell’agricoltura, coltivati con l’adozione di pratiche rispettose per l’ambiente. E c’è il sostegno diretto dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia), di Expo 2015, e della

stessa Commissione Europea che promuove la Campagna SEE e il Patto dei Sindaci. Hanno collaborato per promuovere il progetto i quotidiani: Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Giorno, Il Resto del Carlino, la Nazione,e le rubriche televisive: Tg2, RegionEuropa, Rai International, Prodotto Italia, la redazione regionale della TGR, i Servizi parlamentari della Rai ed altre rubriche televisive nazionali. Uno “speciale” sulla vita dello Statista fiorentino alla cui memoria è dedicato il premio, dal titolo: Spadolini. Un’idea dell’Italia, è stato realizzato dalla struttura Rai 150, coordinata da Giovanni Minoli. E’ stato utile anche il web che ha ripreso le Agenzie giornalistiche nazionali, consentendo un’altissima visibilità. Altri se ne stanno aggiungendo strada facendo. La Guida Vini buoni d’Italia di Touring Editore ha collaborato attivamente nell’organizzare dell’evento. Un sostegno è stato dato in maniera congrua da ICET INDUSTRIE; altre piccole risorse arriveranno dalla Fondazione Monte Paschi di Siena e da Federutility. La Banca C.R. Firenze ha messo a disposizione lo storico Palazzo Incontri; la segreteria organizzativa è stata garantita dal Distretto Energie Rinnovali e dal Co.Svi.G. (Consorzio Sviluppo Aree Geotermiche); il Grand Hotel Mediterraneo ha messo a disposizione la sua struttura per tutte le esigenze di ospitalità e di organizzazione. E’ in fase di costruzione il sito dedicato al Premio che interagirà con altri siti web partner della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, con il sito di Federutility (www.federutility.it) e del Co.Svi.G (www.distrettoenergierinnovabili.it).

Il Premio ha interagito con numerosi quotidiani nazionali: Corriere della Sera, Il Giorno, il Resto del Carlino, la Nazione, la Stampa, la Repubblica, testate che hanno mantenuto un rapporto particolare con Giovanni Spadolini.

Il commento del professor Cosimo Ceccuti

Un nuovo Risorgimento per le Comunità Sostenibili L’Italia, scriveva Cesare Cantù, è una “pianta dalle molte radici”: la vastità e l’importanza dei progetti ecosostenibili realizzati, intrapresi o programmati, stando al successo del Premio Eco and The City Giovanni Spadolini, conferma la tradizionale, intelligente operosità della nostra gente. Altro che immobilismo!

L

a prima edizione del Premio “Eco and the City Giovanni Spadolini” è ormai giunta in porto, con una serie di prestigiosi patrocini e sinergie, a cominciare dalla stretta collaborazione con la Commissione italiana presso l’Unesco, al cui presidente, professor Giovanni Puglisi, mi lega un sentimento di gratitudine e di personale amicizia. Il riconoscimento più gradito e per certi aspetti inatteso per i promotori, è stato il consenso diffuso che il Premio stesso, nato dall’entusiasmo e dalla

semplicità di pochi amici, ha raccolto. La vasta partecipazione di Comuni e comunità, nelle forme più varie di spontanea e convinta adesione all’iniziativa, in tempi così preoccupati e difficili per le amministrazioni locali, sulle quali si riversa la maggior parte del peso della insistente e drammatica crisi economica, induce ad alcune positive considerazioni. Primo: è emersa un gran voglia di fare, uno spirito di reazione ovunque diffuso, la volontà di cogliere l’opportunità offerta per sentirsi vivi e partecipi, dimostrando di esserlo. Secondo, la solida realtà nazionale, la consapevolezza di far parte di una comunità che ha bisogno dell’impegno di tutti per consentire la ripresa, o meglio un nuovo “Risorgimento”, per restare in tema col 150° dell’Unità della Nazione. La positiva accoglienza del premio, che si onora delle tre bandierine tricolori (il logo ufficiale del Comitato dei garanti), si è avuta da Nord a Sud nell’intero stivale e nelle isole, in Comuni densamente abitati (a cominciare dalla Capitale) come Il professor Cosimo Ceccuti, Presidente pure in quelli con poche centinaia di abi- della Fondazione Spadolini Nuova Antologia e il professor Giovanni Puglisi, Presidente tanti. L’Italia, scriveva Cesare Cantù, è della Commissione Nazionale Italiana UNESCO, membro onorario della Commissione giudicatrice. una “pianta dalle molte radici”. Terzo, la vastità e l’importanza dei progetti ecosostenibili realizzati, intrapresi o programmati, che conferma la tradizionale, intelligente operosità della nostra gente. Altro che immobilismo! Quarto, ma non per importanza, il ricordo vivo di Giovanni Spadolini, del suo impegno culturale, politico, civile in una dimensione italiana ed europea, cui si richiama il Premio, per tenerne viva la memoria e i valori ai quali sempre si ispirò lo statista fiorentino, fondatore del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, nonché storico insigne dell’epopea risorgimentale. Ai “Comuni garibaldini” non a caso è dedicata una sezione speciale del premio. Quando Spadolini ti passava accanto - disse un giorno Indro Montanelli richiamandosi alla sua onestà - lasciava dietro di sé “l’odore del pulito di bucato”. Anche per questo il riconoscimento ufficiale del Premio - la medaglia col suo volto onesto e sorridente - si rivela così ambita.

Gli organizzatori brindano al successo dell’iniziativa.

39


Anno IV - settembre/ottobre 2011

L’idea dell’Italia dei sindaci “virtuosi”

NEWS AND THE CITY

E

40

’ stato preparato un programma fitto e articolato in quella “giornata particolare” che si svolgerà il 12 novembre, dedicata al tema dell’acqua e al Premio Spadolini, entrato prepotentemente tra i grandi eventi programmati nell’ambito delle Celebrazioni dei 150° Anni dell’Unità, perfettamente in linea con le politiche unescane. Alla kermesse sono stati invitati famosi personaggi come, due campioni olimpici rimasti nel cuore degli italiani: Sara Simeoni, medaglia d’oro alle XXII Olimpiadi Mosca nel 1980 e primatista del mondo e Livio Berruti, medaglia d’oro dei 200 metri piani alle XVII Olimpiadi Roma. Entrambi spiegheranno quando sia importante il valore di una medaglia conferita a coloro che primeggeranno al Premio Eco and the City. Uno “speciale” sulla vita dello Statista fiorentino alla cui memoria è dedicato il premio, dal titolo: Spadolini. Un’idea dell’Italia, è stato realizzato dalla struttura Rai 150, coordinata da Giovanni Minoli. Il promo del programma sarà proiettato in anteprima a Palazzo Incontri, in pieno centro del capoluogo toscano, dove si svolgerà la cerimonia. E’ prevista la presentazione del progetto educativo http://www.h2ooooh.org/ (cartoni animati sull’acqua realizzati dai ragazzi), frutto di una collaborazione UNESCO, Gruppo Alcuni, Rai Fiction. E’ attesa anche la poetessa Marcia Teophilo, madrina della manifestazione, testimonial della Commissione Nazionale Italiana UNESCO, per presentare la

poesia “Madre d’Acqua”. L’evento conclusivo della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, promossa dalla Commissione Nazionale Italia per l’UNESCO quest’anno dedicata al tema dell’Acqua si aprirà con un dibattito condotto da Dario Carella, vice direttore della TGR, curatore della Rubrica RegionEuropa. Interverranno: Aurelio Angelini, Presidente del Comitato Scientifico Italiano UNESCO DESS (Decennio di Educazione allo Sviluppo Sostenibile); Renato Drusiani, ingegnere, direttore area Idrico-ambientale di Federutility; Sergio Chiacchella, Consorzio Sviluppo Aree Geotermiche; Andrea Chiaves, ingegnere, imprenditore, progettista di acquedotti; Pietro Laureano, consulente presso l’UNESCO per le zone aride, gli ecosistemi in pericolo e le conoscenze tradizionali; Mario Scalet, Capo Unità Scienza, Ufficio UNESCO di Venezia (Regional Bureau for Science and Culture in Europe). Le conclusioni dei lavori saranno affidate a Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana UNESCO. Il ritmo intenso della manifestazione sarà intervallato dalle note e le interpretazioni della cantante Caterina Dei, accompagnata da Roberto Magnanensi, pianoforte, e Cristiano Pacini, sax. Sempre tra gli stucchi e gli affreschi della Sala Convegni, messa a disposizione dalla Cassa di Risparmio di Firenze, la bella e brava conduttrice Cecilia Cappelli, giornalista di Rai International, introdurrà anche il secondo spazio dedicato alle Identità territoriali e al progetto Vino, Cibo e territorio. Il giornalista Bruno Gambacorta, inviato del Tg2 e curatore della rubrica Eat Parade, che ha raccolto in un libro dieci anni della fortunata trasmissione, incontrerà i rappresentanti delle Associazioni di Identità, dell’agricoltura e della viticoltura: ci sarà anche Mario Busso, curatore della guida Vini Buoni d’Italia-Touring Editore. Il settore ha adottato le best practices, garantendo prodotti di qualità, anche sostenibili. Uno spazio è dedicato ai fratelli Alighiero, Alfiero e Aldero Irani, protagonisti del nostro tempo: l’ICET INDUSTRIE, l’azienda di famiglia, che si caratterizza come un’azienda virtuosa e innovativa, compie settant’anni. Lo spazio dedicato alle premiazioni è fitto: sfileranno in apertura le numerose categorie dei segnalati, poi ci sarà l’attesa per la proclamazione dei vincitori indicati nelle varie sezioni, ai quali sarà conferita la Medaglia Spadolini. Una Medaglia fuori concorso sarà conferita alla città di Venaria Reale, luogo simbolo della salvaguardia dei beni culturali e ambientali, in ricordo dell’opera meritoria del Senatore Giovanni Spadolini che, come Ministro per i Beni Culturali e Ambientali, avviò un primo intervento per recuperare la Reggia, a quel tempo in uno stato di completo abbandono. Una seconda Medaglia fuori concorso sarà conferita alla memoria ad Angelo Vassallo, “il sindaco pescatore”, di Pollica, nel salernitano (come si legge nella pagina accanto è considerata un luogo simbolo della sostenibilità ambientale), vittima di un agguato malavitoso nel settembre 2010. La Commissione giudicatrice ha annunciato il conferimento di quattro Premi Speciali a rappresentanti del mondo dell’informazione che hanno trattato temi sulla sostenibilità ambientale. Ma chi vincerà la Medaglia Spadolini? Lo sapremo il 12 novembre nella giornata “clou” della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile. Al termine ci sarà una Degustazione dei vini autoctoni delle varie regioni d’Italia premiati da Vinibuoni -Touring editore.

La campionessa Olimpica Sara Simeoni, medaglia d’oro alle XXII Olimpiadi Mosca nel 1980.

Venaria Reale e Pollica ospiti d’onore.

Una medaglia per due luoghi simbolo

S

u proposta del professor Cosimo Ceccuti, la Commissione Giudicatrice conferirà la Medaglia Spadolini alla memoria di Angelo Vassallo, ucciso a Pollica, in provincia di Salerno, nel settembre 2010, dalla malavita organizzata. L’episodio criminoso è rimasto ancora oggi senza risposte. Sul sacrificio del sindaco pescatore si è scritto molto: è certo che Angelo Vassallo, vittima di un agguato, ammazzato con nove colpi di pistola lungo la strada per casa, ha lasciato una pesante eredità: non c’è sostenibilità senza trasparenza delle procedure, nel rispetto delle leggi, con una visione ampia della tutela dell’ambiente e del paesaggio. Era un uomo battagliero e decisionista, convinto sostenitore della salvaguardia del territorio e della valorizzazioni delle migliori esperienze dei Comuni impegnati a promuovere il rapporto tra ambiente, sviluppo economico e legalità. Questo è il senso della motivazione, indicata dalla Giuria del Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, del conferimento della Medaglia e, al tempo stesso, un monito agli amministratori pubblici per la diffusione delle buone pratiche, mirate al corretto uso delle leggi vigenti per la realizzazione di interventi di sviluppo locale: l’eredità, appunto, di Angelo Vassallo. Un’eredità lasciata al figlio Antonio, attuale assessore del Comune di Pollica e al suo più stretto collaboratore Stefano Pisani (oggi sindaco della cittadina) che ricopriva, al momento del delitto, l’incarico di vice sindaco e che mai, fino

alle elezioni, dopo aver raccolto in un momento di sgomento le redini dell’amministrazione comunale, ha voluto indossare nelle cerimonie ufficiali la fascia tricolore che fu di Angelo. Un passaggio di testimone che Stefano Pisani ha accettato con slancio e abnegazione, mettendosi a capo di un progetto (candidato anche al Premio) che coinvolge 95 Comuni del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, teso a promuovere l’autonomia energetica in un vastissimo territorio. Il professor Cosimo Ceccuti ha segnalato alla Commissione un luogo-simbolo della salvaguardia dei beni culturali e ambientali in ricordo dell’opera meritoria del Senatore Giovanni Spadolini. E’ il caso della Reggia di Venaria, segnalato nello scorso numero di Nuova Antologia che riporta la scoperta di un carteggio inedito conservato presso la Fondazione Spadolini Nuova Antologia. Tra i documenti assume particolare rilievo una lettera inviata dal Presidente del Consiglio On.le Aldo Moro al neo Ministro dell’Ambiente Spadolini, nella quale si sollecita un intervento su Venaria Reale, in un’epoca in cui la salvaguardia dei beni culturali e ambientali era considerata un’istanza pressocchè secondaria. Nel documento epistolare si evince come, all’epoca, c’era già un’idea sulla futura destinazione d’uso del complesso della Venaria Reale. La lettera svela che l’interessamento era stato sollecitato dall’editore piemontese Giulio Einaudi e che erano sue le idee “per un riassetto e una futura utilizzazione come grande museo ecologico di questo palazzo e del suo parco“. Scriveva nella lettera diretta al Senatore Spadolini il presidente del Consiglio Aldo Moro: “Gli ho scritto dicendo di parlare della cosa con te che sei il Ministro competente”. Il pensiero di Giulio Einaudi è noto: “In ogni cosa ho voglia di arrivare, sino alla sostanza, sino ai motivi, sino alle radici, sino al midollo”. Oggi mettendo insieme queste nobili e concrete considerazioni, alla vigilia del Premio Eco and the City Giovanni Spadolini che vuole ricordare l’opera di uno dei più insigni uomini politici italiani del XX Secolo, la Fondazione Spadolini Nuova Antologia che ha promosso il Premio, intende conferire alla Reggia di Venaria Reale una Medaglia “fuori concorso” al sindaco della città di Venaria, per significare lo stretto legame con la Venaria Reale, partita nel lontano 1974, nata da un progetto antico e realizzata successivamente secondo la visione di Giulio Einaudi. E come aveva visto il grande editore piemontese per la Reggia di Venaria: “Il progetto non deve essere esclusivamente di tutela ma deve prevedere iniziative volte alla valorizzazione del bene“. La Corte della Reggia di Venaria, tutto quello che si vede, è opera di grandi architetti del Sei Settecento, ma si ricorda che fu necessario un primo intervento del fondatore del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali per avviare il recupero della Reggia (l’episodio veniva segnalato dalla Gazzetta del Popolo) dopo due secoli di utilizzo militare e di abbandono. Venaria Reale è tornata a vivere grazie alla reinvenzione di un luogo e di un complesso oggi ammirato da migliaia di visitatori. Dopo otto anni di intensi lavori, nel più grande cantiere d’Europa, destinato al recupero di un bene culturale, c’è stato “il concorso di tutte le forze vive della cultura e della società“. Come suggeriva il Senatore Giovanni Spadolini. Dovrà essere un esempio significativo per tutti coloro che si sono candidati al Premio. Per questo a Palazzo Incontri ci saranno i gonfaloni delle due città. Il compianto Angelo Vassallo, sindaco della località cilentana, vittima di agguato malavitoso.

41


Anno IV - settembre/ottobre 2011

Raccolte adesioni con numeri a quattro cifre: un vero record.

NEWS AND THE CITY

I Comuni “virtuosi” uniti in difesa dell’ambiente, del territorio e del paesaggio

42

Il Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, che si svolge in sinergia con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, ha raccolto adesioni con numeri a quattro cifre: un vero record. Fenomenologia di un evento che ha saputo coinvolgere città e Paesi, agricoltori e viticoltori dalle Alpi alla Sicilia. Buona la partecipazione del settore privato e delle imprese virtuose e innovative. Significativa l’adesione delle Associazioni Comuni identità tipiche e delle strutture di supporto al Patto dei Sindaci.

tutte le previsioni della vigilia, raggiungendo cifre da record. Alla scadenza del bando (5 ottobre 2011) si sono registrati numeri a quattro cifre che, a conteggio effettuato, veleggiano attorno a quota 1600 che si avvicina e forse supera e un grande coinvolgimento, su tutto il territorio nazionale, di Comuni e di organizzazioni territoriali che hanno avviato iniziative virtuose. Le candidature avrebbero potuto essere ancora più numerose, ma si è dovuto dire ad un certo punto stop, per dar modo alla Commissione Giudicatrice di esaminare scrupolosamente e in tempo utile, tutte le adesioni. Tuttavia Energeo Magazine, che ha ideato e organizzato il Premio, apre le porte anche a tutti i ritardatari, dando, di comune accordo con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, una proroga, non per concorrere al conferimento della Medaglia Spadolini, ma per entrare a far parte di questa particolare sodalizio che si riconosce sotto il segno di Giovanni Spadolini, lo statista che, nei fatti, fu il fondatore del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. E li invita ad entrare, comunque, a far parte di questa nuova, grande famiglia virtuosa, preparando la candidatura per l’edizione del 2012. Tutti (e sono in tanti) rappresentano l’Unità ritrovata, nella fase conclusiva delle Celebrazione del Giubileo della Nazione dalle realtà“virtuose” del nostro Paese che si richiamano ai principi di Giovanni Spadolini. Lo statista fiorentino amava, infatti, ripetere: “Una moderna politica dell’ambiente e del territorio richiede il concorso di tutte le forze vive della cultura e della società”. Questo auspicio è stato il primo tassello della molla che ha fatto scattare il grande interesse, in tutt’Italia, per il Premio che conferirà, il 12 novem-

U

n lungo elenco di città e paesi, comunità montane, associazioni Comuni d’Identità tipiche, organizzazioni territoriali, luoghi che ospitano Siti Unesco, paesi e città che si identificano come luoghi della memoria, coinvolti nell’epopea garibaldina, parchi, strutture agricole, cantine virtuose, aziende private, si sono presentati insieme, per candidarsi al Premio Eco and the City Giovanni Spadolini. Nessuno avrebbe potuto prevedere un’adesione così massiccia ad un Premio dedicato alla sostenibilità ambientale, al territorio, al paesaggio. Il Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, ha stravolto

Il Presidente della Commissione Giudicatrice, professor Augusto Marinelli.

Il cofanetto che contiene la Medaglia Spadolini.

bre 2011, nella fase conclusiva delle celebrazioni dei 150 Anni dell’Unità d’Italia, la Medaglia Spadolini, realizzata dal noto scultore Riccardo Cordero. In questo momento solenne si potrà tranquillamente annunciare che una nuova realtà italiana, formata da grandi città e piccoli paesi e da imprenditori che sperimentano l’economia green, si è impegnata a realizzare un singolare affresco dell’Italia unita, identificando il territorio come sostenibile, e che vuole coinvolgere in queste “buone pratiche” la collettività, mediante un processo partecipativo sempre più ampio. Il Premio Eco and the City Giovanni Spadolini è diventato così una “nave ammiraglia“ che ha imbarcato il nutrito sodalizio di candidati, coinvolgendo gli enti locali, le associazioni, i consorzi e le imprese, per le rispettive quattro sezioni (due sono le sezioni speciali dedicate ai Comuni coinvolti nell’epopea garibaldina e ai luoghi che ospitano i Siti Unesco). I premiati potranno fregiarsi del merito, anche tangibile, di essere gli interpreti principali di un nuovo modello di sviluppo, puntando sulla salvaguardia dell’ambiente che, per tutti i candidati, è un’entità complessa intorno alla quale si sono confrontate posizioni ideologiche forti.

Oggi tende a prevalere una visione di ambiente quale risultante dell’interazione fra natura e cultura rispetto alle quali è necessario attuare politiche di gestione integrata, con la prospettiva di rendere compatibili crescita economica, benessere e tutela ambientale. Di ciò Giovanni Spadolini aveva piena consapevolezza avendo affermato, in tempi pionieristici, che tutti dovrebbero dare il proprio contributo per l’ambiente, dalla politica alle istituzioni, dalla formazione al lavoro, per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile. Un legame con il territorio che non si è smarrito, considerato il grande coinvolgimento dalle Alpi alla Sicilia. Qualche indicazione? Mettendo insieme, uno a fianco all’altro, Comuni e città che hanno aderito al Premio, si può creare un territorio grande, per superficie e per numero di abitanti di abitanti quasi come uno stato. In pratica, un Paese nel Paese che rappresenta un unico grande laboratorio per lo sviluppo delle buone pratiche della sostenibilità che trasformeranno le città e i loro territori in un modello di economia a bassa emissione di carbonio, migliorando la qualità della vita ai cittadini. Significativa è stata la collaborazione delle Associazioni Res Tipica promossa dall’ANCI (Città del Vino, Città del Tartufo, I Borghi Autentici d’Italia, Paesi Bandiera Arancione, ecc.) per la promozione delle identità territoriali italiane. L’Associazione ResTipica, perfettamente allineata con il Premio, è nata per salvaguardare e promuovere l’immenso patrimonio ambientale, culturale, turistico ed enogastronomico dei Comuni piccoli e medi del nostro Paese, valorizzando la cultura dei territori, per far conoscere in Italia e nel mondo, la ricchezza di paesaggi, saperi e sapori. E’ interessante capire come si svolge l’attività in quel cantiere aperto di idee che è diventato il Parco Nazionale del Cilento (è il più grande d’Italia) che si sviluppa per 3.210 chilometri quadrati di superficie e investe 95 Comuni pari al 60% della provincia di Salerno e una popolazione di 270 abitanti, un territorio tutelato dall’Unesco come “paesaggio culturale”. Oggi quest’autentica riserva naturale punta diritto all’autonomia energetica con un avveniristico progetto. Non si può nemmeno dimenticare il prezioso contributo delle strutture di supporto al Patto dei Sindaci che hanno raccolto le adesioni nel territorio di competenza. Significativa la partecipazione della provincia di Bergamo che ha aderito compatta e delle province di Foggia. La Spezia, Modena, Lecce che si sono molte impegnate a completare il percorso, nei tempi brevi previsti dall’adesione al Patto dei Sindaci. Ha aperto la lista delle iscrizioni la Provincia di Trento, attraverso la collaborazione del Consorzio dei Comuni Trentini, creando il supporto necessario ai 217 Comuni del territorio: luoghi che condividono un progetto di politica green coordinato dalla provincia e, in questo caso, hanno presentato un programma di certificazione della gestione forestale sostenibile dei boschi trentini. Questo progetto costituisce un importante riferimento a livello nazionale, da più parti citato sia per l’ampiezza della superficie coinvolta ( 250.000 ettari) che per l’elevato numero di soggetti aderenti (oltre 300). Ha risposto all’appello anche la Regione Abruzzo con le Province di Teramo, Chieti, Pescara e la martoriata provincia dell’Aquila, che auspica una ricostruzione sostenibile e virtuosa. La Regione Abruzzo ha presentato un modello di gestione del Covenant of Mayors attuato in regione in collaborazione con tutte le Amministrazioni Provinciali e i 305 Comuni della Regione, tutti firmatari del Patto dei Sindaci. Efficaci anche i progetti presentati da località grandi e piccole e di alcune comunità montane che si collegano quasi sempre al Paes (Piano di Azione per l’Energia Sostenibile), ma anche ad altre iniziative virtuose. Il Gal Mongioie, per esempio, ha presentato il Distretto Emas più esteso

43


NEWS AND THE CITY

Anno IV - settembre/ottobre 2011

44

d’Europa che ha coinvolto 33 piccoli Comuni del Cuneese ( il 56% ha meno di 500 abitanti); un’iniziativa simile è stata realizzata dal Gal gemellato Montagne Vicentine che ha presentato un efficace sistema di gestione ambientale sempre certificato Emas, coinvolgendo 8 Comuni dell’Altopiano di Asiago. Ha aderito al Premio anche il Comune di Sestriere, il più alto d’Italia (2050 metri) con il progetto Sestriere 2035 che comprende il Paes 20112020 e uno studio di fattibilità che sposta la scadenza temporale più in là e con un progetto in fase di realizzazione del Distretto energetico Olimpico. La Fondazione Kambo no-profit di Frosinone ha presentato il progetto strategico di valorizzazione della Valle di Sarco, alla riscoperta del fiume che l’attraversa: il Sarco, appunto. “Deve essere salvato il nostro fiume” - chiedono gli Amici del Sele proponendo un riequilibrio del corso d’acqua, la pianificazione del territorio e un definitivo rilascio dalle sorgenti che alimentano l’Acquedotto Pugliese. Insomma tanti progetti e iniziative. Quasi tutti i candidati hanno toccato i temi dell’approccio energetico, l’ecoriqualificazione dei centri storici e le politiche locali della sostenibilità, della riqualificazione dei territori agricoli e della tutela del paesaggio. La Rete Comuni Solidali ha presentato l’esperienza del Comune di Cassinetta Lugagnano che ha presentato il progetto: stop al consumo del territorio. Tra le associazioni di identità, l’organizzazione delle Città del Vino ha presentato il progetto di un Piano regolatore delle Città del Vino, strumento messo a disposizione dei Comuni associati per la redazione dei loro programmi di sviluppo urbanistico. Lo strumento prevede la tutela delle aree rurali di pregio con partico-

lare riferimento alla viticoltura, il risparmio energetico e le fonti rinnovabili e del loro rapporto con l’agricoltura e i suoli agricoli. Il progetto in gara dell’Associazione Borghi autentici d’Italia si chiama “Comunità ospitale”, un innovativo modello di offerta turistica nel quale il borgo e la sua comunità costituiscono la destinazione e la motivazione per una vacanza responsabile e di scoperta all’interno di un luogo “dell’Italia speciale“. Interessante la proposta dell’Associazione Comuni bandiera Arancione che candida il progetto “Gusta l’Arancione“, per valorizzare e promuovere il ricco patrimonio culturale e ambientale dei Borghi. Le Città del Tartufo promuovono la conoscenza e l’utilizzo del tartufo e il rispetto dei territori in cui si produce, attraverso una serie di azioni e buone pratiche. In ogni proposta, in tutte le candidature, dall’impegno dei proponenti ci sono tante idee per l’Italia. Per quanto attiene alla seconda Sezione, che riguarda la valorizzazione dei patrimoni paesaggistici e culturali, i risultati rappresentano un autentico “pensatoio” di progetti e di applicazioni. Non manca la fantasia e la progettualità nella riqualificazione dei territori agricoli (terza Sezione) e nelle proposte presentate (quarta Sezione) dal settore privato e dalle imprese virtuose e innovativo, tutte tese al risparmio energetico e al minor impatto possibile nell’ambiente. Non dimentichiamo la partecipazione di Roma che, attraverso l’assessorato alle Politiche Culturali e Centro storico, ha scelto, con la collaborazione

della Sovraintendenza ai Beni Culturali, la sezione speciale dedicata all’epopea garibaldina con il progetto” Il Gianicolo per i 150° Anni dell’Unità d’Italia: i luoghi della memoria e il Mausoleo Ossario Garibaldino”. Non manca dall’elenco Venezia: la città lagunare ha presentato il progetto sperimentale “Energia dalle onde” con la finalità di salvaguardare le rive dal moto ondoso e nel contempo di sfruttare il movimento delle onde per produrre energia rinnovabile. Insomma sono tante e variegate le proposte e i progetti che sperano di trovare, un confronto in una fase successiva, con altre esperienze e altre curiosità. Qualcuno pensa già di raccogliere questi progetti in un libro. Dalle idee ai fatti, come si fa? E’ semplice: basta aver voglia di consultare la ricca documentazione raccolta in un capiente armadio situato nelle stanze della segreteria del Premio, organizzata dal Distretto

delle Energie Rinnovabili di Firenze (via Vincenzo Bellini 59). Ci è stata consentita soltanto un’occhiata sommaria. Particolarmente curiosa la candidatura del Progetto Cantoregi di Carignano, dove il regista Vincenzo Gamna (ha lavorato con Enzo Biagi e in altri fortunati programmi della Rai), la cui fondazione risale al 1977, ha raccontato in trent’anni (ora è in pensione), programmando una rassegna teatrale con attori dilettanti, storie di cultura materiale e di tradizione popolare, di paesaggi dimenticati e di borghi antichi, atmosfere di ambienti, forse, scomparsi. Ma anche storie sul futuro della terra, con la comune idea che l’elevata emissione di C02 nell’atmosfera comporti l’aumento dell’effetto serra e dell’assorbimento dei raggi solari da parte del suolo. E del ruolo dell’acqua come protagonista assoluta all’interno del processo che sta scardinando il nostro ecosistema. Un progetto che consente una riflessione sulla straordinaria bellezza e forza di questo elemento attraverso la musica, l’immagine, il canto. Sono i temi affrontati dal Premio Eco and the City Giovanni Spadolini e dalla Commissiona Nazionale Italiana per l’UNESCO che ci fanno riflettere.

Nei Paesi, lungo la penisola

Una nuova Italia che promuove la sostenibilità

C

he ci fossero percorsi sostenibili nel nostro Paese nessuno lo ha mai messo in dubbio, ma che venissero individuati e catalogati tanti, tutti insieme, in una sola volta, forse. Lo ha fatto il Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, partendo da un progetto nato sulle colline metallifere, quelle terre magiche, surreali e suggestive che, da un anno, sono anche patrimonio del’Umanità. In questa vasta area nel cuore dell’Italia, tra le province di Grosseto, Pisa e Siena che si riconosce nel Distretto delle Energie Rinnovabili, in un territorio caratterizzato dai suggestivi pennacchi dei soffioni, Energeo Magazine ha trovato l’ispirazione per ideare un concorso così articolato e, visti i risultati, funzionale per far confrontare tanti territori che hanno fatto scelte sostenibili diverse per promuovere l’economia green. All’interno del Distretto delle Energie Rinnovabili c’è la possibilità concreta di sperimentare un percorso di sviluppo sostenibile del territorio attraverso la produzione e l’uso di energia da fonti rinnovabili, legando questi processi alle caratteristiche e tradizioni dell’area e all’innovazione tecnologica. E’ un territorio che si fa progetto, dichiarando la sua vera identità e ponendosi come un nuovo modello per confrontarsi con altri luoghi. Bene ha fatto il sindaco di Minervino di Lecce, Ettore Caroppo (è stato uno dei primi ad aderire alla Covenant of Majors), che suggerì, in un incontro a Bruxelles di sindaci virtuosi, di far riconoscere i propri territori non soltanto per le caratteristiche turistiche, ma anche per il raggiungimento della consapevolezza di adottare criteri sostenibili nel rispetto dell’ambiente, della tutela del paesaggio e del risparmio energetico. Ecco perché c’è una gran voglia di identità nel nostro Paese: lo conferma la massiccia adesione al Patto dei Sindaci che rappresenta l’iniziativa più importante a livello europeo nella lotta ai cambiamenti climatici, se non altro per le sue modalità di attuazione che vedono l’Ente territoriale impegnato a proporre nuove criteri per ridurre le emissioni di CO2 del territorio di almeno il 20% entro il 2020, ma soprattutto per l’attivo coinvolgimento dei cittadini. Anche le imprese private, associazioni, istituti finanziari, agenzie energetiche, centri di ricerca, sono impegnati al risparmio energetico, utilizzo di fonti rinnovabili e a maggiore efficienza energetica. Il Premio Eco and the City Giovanni Spadolini ha colto questo interessantissimo processo che si è ulteriormente sviluppato negli ultimi anni. Una bandiera, un logo, un cartello, oggi diventano essenziali per farsi riconoscere e per far sapere a tutti che, nella fase conclusiva delle Celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, tantissimi, sotto il segno di Giovanni Spadolini e della CNI UNESCO, hanno preso un impegno, adottando criteri nuovi per la valorizzazione del patrimonio culturale, la tutela dell’ambiente, la fruibilità delle risorse energetiche. Al nord come al Sud. Questa vuole essere l’Italia nei prossimi 150 anni. L’idea dell’Italia di Giovanni Spadolini.

45


Anno IV - settembre/ottobre 2011

Un riconoscimento meritato andrebbe a tutti i candidati

NEWS AND THE CITY

U

46

Una Commissione Giudicatrice autorevole e qualificata è al lavoro per individuare i finalisti da inserire nella cinquina delle nomination. Alla finale saranno candidati 30 progetti suddivisi nelle sei sezioni stabilite dal bando, valutati con la lente d’ingrandimento da tutti i componenti della Giuria, il cui giudizio è insindacabile e inappellabile. “Sicuramente questo premio ci farà riflettere. Non ci aspettavamo una simile adesione. E’ la conferma che abbiamo un Paese alla ricerca di identità …” - ha affermato il Professor Augusto Marinelli, nominato garante della Fondazione Spadolini Nuova Antologia per vigilare sull’imparzialità e sull’integrità dell’iniziativa e presidente della Commissione Giudicatrice. “Nel progetto c’è la contemporaneità. La volontà di sapere e di conoscere. E’ un autentico PremioInchiesta: un’occasione per dare una chiave di lettura del territorio italiano”. Ha aggiunto: “la Commissione Giudicatrice ha svolto un lavoro collettivo di indagine su vasta scala, per far emergere il meglio delle politiche ambientali, della salvaguardia del paesaggio e di tutela dei beni culturali ”. “Va detto - ha concluso il professor Marinelli - che tutti i candidati meriterebbero un riconoscimento, perché hanno messo le basi per un movimento di realtà virtuose

Una commissione giudicatrice di alto profilo L’alto profilo della Commissione Giudicatrice e la partecipazione collettiva lasciano tante speranze nel futuro del Premio, quest’anno alla prima edizione. La Commissione Giudicatrice, presieduta dal professor Augusto Marinelli, già Magnifico Rettore

dell’Università degli Studi di Firenze, dove ha svolto tutta la propria carriera universitaria (è professore ordinario di Economia ed Estimo Forestale e Ambientale presso la Facoltà di Agraria di cui è stato preside dal 1988 al 2000), è di altissimo profilo: i membri, senza ombra di dubbio, sono autorevole e competenti. Il Professor Giovanni Puglisi, Presidente CNI UNESCO, accademico di lungo corso, oggi Magnifico Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano. Antonio Lumicisi, romano, in rappresentanza del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, coordinatore del Patto dei Sindaci. Stefano Masini, responsabile ambiente e territorio della Coldiretti. Angelo Paladino, avvocato, ex assessore all’ambiente della Provincia di Salerno, già presidente Renael (Rete delle agenzie energetiche locali), ricopre oggi il ruolo di Presidente dell’Osservatorio Europeo del Paesaggio. Lido Riba, cuneese, politico di lungo corso in Regione Piemonte, attualmente presidente dell’UNCEM Piemonte, è in Giuria in rappresentanza di tutte le Comunità Montane del nostro Paese. Luigi Spagnolli, altoatesino, Sindaco di Bolzano, presidente della Commissione Ambiente dell’ANCI. E’ stato delegato a rappresentare l’Associazione nazionale dei Comuni italiani nella Giuria del Premio. Maria Claudia Sabatini, milanese, professionista della comunicazione EU CONSULTANT, responsabile delle relazioni esterne della Fondazione Respubblica (www.fondazionerespubblica.org), Sergio Vicario, professionista della comunicazione METAFORA CONSULTANT.

Con caparbietà hanno superato le avversità della vita gettando il cuore oltre l’ostacolo. E’ il successo di una famiglia unita, fondatori dell’azienda virtuosa ICET INDUSTRIE, che ha fatto del lavoro una missione.

I fratelli Irani

protagonisti del nostro tempo

E

’ l’Italia che piace. Che vince sfruttando la passione e usando la testa, perché il lavoro è soprattutto concentrazione, nervi saldi, controllo delle emozioni e tanta volontà. E il successo dipende molto dalla famiglia: solida, concreta, unita. E’ la storia della ICET INDUSTRIE, l’azienda di Barberino Val d’Elsa segnalata dal Premio Eco and the City Giovanni Spadolini, in occasione dei settant’anni di attività ininterrotta, come virtuosa e che vuole continuare con la terza generazione, sperando in un futuro ancora più generoso e di impegno. Il riconoscimento sarà consegnato agli artefici di questo successo, i fratelli Alighiero, Alfiero e Aldero Irani, dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia nel corso della Cerimonia che vuole celebrare un’Italia che piace, piena di virtù e di volontà e festeggiare tre autentici protagonisti del nostro tempo. Alighiero e i suoi fratelli, che hanno vissuto un’infanzia come tante nel dopoguerra, oggi sono a capo del Gruppo Icet Industrie Spa, che dà lavoro ad oltre 300 dipendenti, un numero che raddoppia se si considerano le collaborazioni esterne. Il capostipite Alighiero, a soli sedici anni, appena uscito dalla scuola di avviamento professionale, venne chiamato dal padre Arturo a collaborare nella piccola azienda familiare.

Era il 1951. Quel ragazzo volenteroso, completati gli studi, nella calda stagione, quando i compagni si godevano il meritato riposo, altro che vacanze, era già nel piccolo laboratorio a tirar di lima, come apprendista e primo dipendente di un piccolo laboratorio che avrebbe avuto poi un grande avvenire come industria altamente tecnologica. “Non sapevo che quell’ingresso in bottega avrebbe fatto di me e dei miei fratelli apprezzati lavoratori con settant’anni di attività ininterrotta”. Una biografia romanzesca quella raccontata dal primogenito Alighiero Irani; ICET Industrie era stata fondata nel 1941 dal padre Arturo, anch’egli con una gioventù avventurosa alle spalle, fatta anche di stenti e di privazioni. Dal disagio e dalla miseria nacque una grande avventura industriale, una storia esemplare di imprenditoria in Toscana. Quest’anno ICET INDUSTRIE festeggia i suoi primi settant’anni. Alighiero e i suoi fratelli sono presenti tutti in giorni in ufficio, dove campeggia il ritratto del padre Arturo, fondatore dell’azienda. Nel volgere di pochi anni, la famiglia Irani è riuscita a far decollare un’azienda, nata in provincia di Siena, diventata nel 1970, con il suo spostamento di sede nel nuovo stabilimento a Barberino Val d’Elsa, fiorentina. Oggi rappresenta un importante Gruppo industriale che ha un know how consolidato, inserito nel sistema produttivo che caratterizza la strategia nazionale per la competitività. In particolare TSE ingegneria e impianti Srl (un’azienda del Gruppo) ha la mission di sviluppare business legati alle energie rinnovabili quali eolico, fotovoltaico, solare termico, idroelettrico, cogenerazione, da biomasse e oli vegetali, geotermico, biogas, teleriscaldamento e risparmio energetico in generale, rappresentando le best practices, insomma, come è stato riassunto nella motivazione del riconoscimento. ICET Industrie è oggi sinonimo di affidabilità, qualità, innovazione e ricerca, ma anche di valorizzazione delle reti di conoscenze e di trasferimento tecnologico a supporto del sistema produttivo. E’ il grande insegnamento di Arturo Irani che ha indicato a tutti il segreto del successo: impegnarsi nel lavoro, superare le avversità gettando il cuore oltre l’ostacolo, tenendo unita la famiglia. Era il sogno del giovane Arturo che, in tempo di guerra, guardava lontano. C’è molto da imparare da questi lavoratori italiani protagonisti e testimoni del nostro tempo. Alighiero Irani, responsabile del Gruppo Icet Industrie Spa. Foto in alto: lo stabilimento Icet Industrie di Barberino Val d’Elsa.

ANNIVERSARI

Grande soddisfazione per il professor Augusto Marinelli

che si potrà ulteriormente sviluppare in futuro”. Gli esaminatori, adottando criteri base, individuati più in generale in tutte le sezioni, vogliono cogliere l’obiettivo di individuare un modello di sviluppo basato sull’utilizzo dell’energia sostenibile e sull’applicazione delle buone pratiche, considerando la tutela del paesaggio e dell’ambiente. In questo modo si potrà identificare il territorio, l’impresa, l’azienda agricola come “sostenibile” sulla base delle informazioni fornite dai candidati. Sarà valutato anche il livello di condivisione della popolazione locale nei progetti di sostenibilità e l’eventuale coinvolgimento degli altri portatori di interesse locali (scuole, imprese, associazioni, ecc.) nei progetti di sostenibilità. Per quanto riguarda i criteri di valutazione delle candidature riguardanti la seconda Sezione, i membri della Commissione hanno deciso di prendere in considerazione la Convenzione Europea del Paesaggio firmata a Firenze nel 2000. Nella sezione che riguarda la riqualificazione dei territori agricoli sono compresi i Parchi, i Consorzi Agricoli, Tenuta, Azienda Vitivinicola, Cooperativa, ecc. Infine le imprese virtuose sono state valutate attraverso l’originalità del progetto sostenibile. Le linee guida così individuate sono state adottate anche per valutare le candidature delle due sezioni speciali che riguardano i Comuni interessati all’epopea garibaldina e i luoghi che ospitano e tutelano Siti UNESCO.

47


ENERGEO MAGAZINE Anno IV sttembre-ottobre 2011  

ENERGEO MAGAZINE (www.energeomagazine.com) è il periodico delle Comunità energetiche sostenibili che puntano ad una maggiore conoscenza dell...