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marina visciano

Appunti sullo studio delle forme urbane Il caso di Zaragoza, Spagna


La serie di pubblicazioni scientifiche Ricerche | architettura, design, territorio ha l’obiettivo di diffondere i risultati delle ricerche e dei progetti realizzati dal Dipartimento di Architettura DIDA dell’Università degli Studi di Firenze in ambito nazionale e internazionale. Ogni volume è soggetto ad una procedura di accettazione e valutazione qualitativa basata sul giudizio tra pari affidata al Comitato Scientifico Editoriale del Dipartimento di Architettura. Tutte le pubblicazioni sono inoltre open access sul Web, per favorire non solo la diffusione ma anche una valutazione aperta a tutta la comunità scientifica internazionale. Il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze promuove e sostiene questa collana per offrire un contributo alla ricerca internazionale sul progetto sia sul piano teorico-critico che operativo. The Research | architecture, design, and territory series of scientific publications has the purpose of disseminating the results of national and international research and project carried out by the Department of Architecture of the University of Florence (DIDA). The volumes are subject to a qualitative process of acceptance and evaluation based on peer review, which is entrusted to the Scientific Publications Committee of the Department of Architecture. Furthermore, all publications are available on an open-access basis on the Internet, which not only favors their diffusion, but also fosters an effective evaluation from the entire international scientific community. The Department of Architecture of the University of Florence promotes and supports this series in order to offer a useful contribution to international research on architectural design, both at the theoretico-critical and operative levels.


ricerche | architettura design territorio


ricerche | architettura design territorio

Coordinatore | Scientific coordinator Saverio Mecca | Università degli Studi di Firenze, Italy Comitato scientifico | Editorial board Elisabetta Benelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Marta Berni | Università degli Studi di Firenze, Italy; Stefano Bertocci | Università degli Studi di Firenze, Italy; Antonio Borri | Università di Perugia, Italy; Molly Bourne | Syracuse University, USA; Andrea Campioli | Politecnico di Milano, Italy; Miquel Casals Casanova | Universitat Politécnica de Catalunya, Spain; Marguerite Crawford | University of California at Berkeley, USA; Rosa De Marco | ENSA Paris-LaVillette, France; Fabrizio Gai | Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Italy; Javier Gallego Roja | Universidad de Granada, Spain; Giulio Giovannoni | Università degli Studi di Firenze, Italy; Robert Levy| Ben-Gurion University of the Negev, Israel; Fabio Lucchesi | Università degli Studi di Firenze, Italy; Pietro Matracchi | Università degli Studi di Firenze, Italy; Saverio Mecca | Università degli Studi di Firenze, Italy; Camilla Mileto | Universidad Politecnica de Valencia, Spain | Bernhard Mueller | Leibniz Institut Ecological and Regional Development, Dresden, Germany; Libby Porter | Monash University in Melbourne, Australia; Rosa Povedano Ferré | Universitat de Barcelona, Spain; Pablo RodriguezNavarro | Universidad Politecnica de Valencia, Spain; Luisa Rovero | Università degli Studi di Firenze, Italy; José-Carlos Salcedo Hernàndez | Universidad de Extremadura, Spain; Marco Tanganelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Maria Chiara Torricelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Ulisse Tramonti | Università degli Studi di Firenze, Italy; Andrea Vallicelli | Università di Pescara, Italy; Corinna Vasič | Università degli Studi di Firenze, Italy; Joan Lluis Zamora i Mestre | Universitat Politécnica de Catalunya, Spain; Mariella Zoppi | Università degli Studi di Firenze, Italy


marina visciano

Appunti sullo studio delle forme urbane Il caso di Zaragoza, Spagna


Il volume è l’esito di un progetto di ricerca condotto dal Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze. La pubblicazione è stata oggetto di una procedura di accettazione e valutazione qualitativa basata sul giudizio tra pari affidata dal Comitato Scientifico del Dipartimento DIDA con il sistema di blind review. Tutte le pubblicazioni del Dipartimento di Architettura DIDA sono open access sul web, favorendo una valutazione effettiva aperta a tutta la comunità scientifica internazionale. Agli studenti, da cui si ha sempre da imparare.

in copertina Città multiforme: alcuni dei tessuti urbani di Zaragoza, Spagna.

progetto grafico Laboratorio Comunicazione Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze Susanna Cerri Gaia Lavoratti

didapress Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze via della Mattonaia, 8 Firenze 50121 © 2017 ISBN 978-88-9608-097-9

Stampato su carta di pura cellulosa Fedrigoni X-Per


indice

Introduzione Claudio Saragosa

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Premessa

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Le trasformazioni urbane di Zaragoza 

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L’evoluzione della forma urbana dalle origini al XIX secolo

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La città pianificata: gli effetti degli strumenti urbanistici sulla formazione della morfologia urbana

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Una visione della città: come appare oggi Zaragoza 

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Emergenze urbane, temi organici e principali continuità della città pubblica

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Lo studio delle morfologie urbane 

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Individuazione delle regole morfogenetiche dei tessuti urbani

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‘Cities in evolution’?

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Bibliografia

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è inutile stabilire classificare tra le quelle infelici. specie che ha senso ma in altre due: qu attraverso gli anni la loro forma ai de cui i desideri o ri la città o ne sono 6

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se zenobia sia da città felici o tra non è in queste due dividere le città, elle che continuano e le mutazioni a dare sideri e quelle in escono a cancellare cancellati. introduzione • claudio saragosa

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Italo Calvino, Le città invisibili, 1972


introduzione Claudio Saragosa

Università degli Studi di Firenze claudio.saragosa@unifi.it

Calle del Sepulcro Zaragoza

Ogni anno presso il Corso di Laurea Pianificazione della città del territorio e del paesaggio (Scuola di Architettura Università di Firenze sede di Empoli) viene organizzato un viaggio di studio in una città europea per gli studenti iscritti. Questa esperienza ha una certa importanza in quanto lo studio dell’urbanistica ha necessità di avvenire anche con un’immersione all’interno degli spazi che nel tempo si sono progettati e realizzati. Camillo Sitte ci insegna che per capire le regole con cui è possibile imparare a gestire le qualità spaziali bisogna conoscerle di persona. Sitte si mise in viaggio per mezza Europa perché era convinto che solo con un indagine diretta, con l’immersione del proprio corpo senziente nei vari luoghi, fosse possibile capire quelle caratteristiche che rendono alcuni luoghi speciali. In particolare, per l’autore un spazio doveva essere valutato mediante la vista: è soprattutto la visione ad attivare quel meccanismo fisiologico che dà origine alla percezione dello spazio su cui riposano tutti gli effetti architettonici. In questo senso, oltre allo studio della storia dell’urbanistica e delle discipline legate alla progettazione urbana e territoriale, per comprendere bene gli spazi configurati che abbiamo ereditato e quelli che dobbiamo contribuire a configurare, è bene avere una immersione proprio nelle soluzioni spaziali che nel tempo sono state prodotte in giro, almeno, per l’Europa. La prima esperienza risale al 2009, quando un gruppo di studenti partirono per Amsterdam e l’Olanda. Li aspettava Hendrik Petrus Berlage (1856-1934) con il suo Plan Zuid ad Amsterdam e Cornelis van Eesteren (1897-1988) con il piano razionalista della città e con i vari quartieri e parchi realizzati (fra cui Quartiere Buitenveldert, Quartiere Slotervaart, Amserdamse Bos). Un’immersione nell’Olanda ha reso evidente quanto la pianificazione fosse importante per la formazione dei territori. A renderlo evidente fu la conoscenza della diga Afsluitdijk e alla nuova provincia di Flevoland con le sue città nuove di Almere e Lelystad. L’anno successivo fu la volta di Berlino, viaggio in cui si incontrarono le opere dei grandi architetti del Novecento (fra cui la Neue Nationalgalerie di Ludwig Mies van der Rohe, 18861969), la Philharmonie di Hans Scharoun (1893-1972), l’Unite d’abitation di Le Corbusier (1887-1965), gli esperimenti urbanistici dell’inizio del XX secolo (fra cui Siemensstadt


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e Britz siedelung), le trasformazioni legate all’urbanistica del nazismo (lo stadio olimpico e il Flughafen Tempelhof), i grandi interventi urbanistici della seconda metà del Novecento (Treptower park, Karl Marx allee; Frankufurter allee, Platz der Vereinten Nationen, Kaiser Wilhelm Gedächtniskirche e il Kurfürstendamm) e le opere di rinnovamento urbano di recente realizzazione (Alexander Platz, Potsdamer Platz, Leipziger, il Reichstag, la Hauptbahnhof, ecc.). Il 2011 fu l’anno di Parigi, nell’immersione nei quartieri storici (Quartiere Marais; Place des Vosges, Place Vendôme; Place de la Concorde, ecc.) e nelle parti riordinate da Eugène Haussmann (1809-1891) (i grandi viali Champs-Élysées, ecc., le piazze Charles de Gaulle-Étoile, ecc., i parchi Parc Monceau; Parc des Buttes-Chaumont, ecc.). Nei grandi interventi di ristrutturazione più recenti, fra cui il Centre Pompidou di Renzo Piano (1937) e Richard Rogers (1933), il Parc de Paris-Bercy, il Parc André Citroën e il Parc de la Villette. Il viaggio si indirizzò poi verso lo studio di villes nouvelles quali Marne-La-Vallée, con le opere di Ricardo Bofill (1939), e Val d’Europe, con le opere di Léon Krier (1946), e di nuovi quartieri fra cui La Défense, Les Grands Moulins, ecc. Nel 2012 fu studiata Stoccolma partendo dal centro storico, per continuare con alcune opere di riorganizzazione e consolidamento urbano, fra le quali l’opera del nuovo municipio (Stockholms stadshus opera di Ragnar Östberg, 1866-1945), la Biblioteca Comunale di Erik Gunnar Asplund (1885-1940), l’intervento di Ricardo Bofill (Bofills Båge o Pa Soder Crescent). La visita si è poi incentrata sul piano funzionalista che ha previsto la realizzazione di una certa quantità di città nuove (Vällingby; Tensta-Rinkeby; Skärholmen; Högdalen; Farsta). Infine, sono stati visitati i nuovi interventi per la riqualificazione urbana che hanno portato alla realizzazione di nuovi quartieri fortemente sostenibili fra i quali Hammarby Sjöstad. L’anno successivo (2013) il viaggio toccò Dresda, Lipsia, Dessau. Dresda, città martire della Seconda guerra mondiale, fu quasi interamente rasa al suolo da un bombardamento di incomprensibile durezza. Durante il dopoguerra fu ricostruita adottando i concetti della urbanistica funzionalista-razionalista con una tessitura urbana che raramente portava in evidenza i precedenti tracciati viari, solo in alcuni punti la città venne ricostruita conservando alcune vestigia del passato (in particolare attorno allo Zwinger; Katholische Hofkirche, Semperoper, Residenzschloss, ecc.). Le altre parti furono riedificate con regole urbane completamente diverse (Kulturpalast, Altmarkt, Prager Straße, ecc.). È con l’unificazione tedesca che alcune parti della città vennero riedificate con un piano di recupero particolarmente attento ai caratteri urbani ed architettonici del passato (ricostruzione della Frauen Kirche e di quartieri limitrofi). Interessanti anche alcune


introduzione • claudio saragosa

esperienze di configurazione urbana della prima metà del ’900 e, in particolare, la città giardino di Hellerau di Heinrich Tessenow (1876-1950). Il viaggio comprese pure uno spostamento a Lipsia, in cui è stato visto il quartiere Rundling Leipzig-Lößnig di Hubert Ritter (1886-1967), e una tappa a Dessau con la visita alla Bauhaus e alla Siedlung Törten di Walter Gropius (1883-1969). Glasgow ed Edimburgo sono state le mete raggiunte nel 2014. A Glasgow non poteva mancare una visita alle varie opere di Charles Rennie Mackintosh (1868-1928) e in particolare alla Glasgow School of Art. Un approfondimento a parte è stato dedicato al recupero dell’area portuale della città a partire dall’Armadillo City Center fino a giungere al Museo dei Trasporti di Zaha Hadid (19950-2016). Il viaggio ha compreso, inoltre, la riscoperta della piccola città industriale di New Lanark dove ha operato Robert Owen (1771-1858) e la new town di Cumbernould in cui si è sperimentato molto per quanto riguarda i modelli dell’urbanistica in particolare del centro urbano. Ad Edimburgo, oltre a vedere nuove opere architettoniche come lo Scottish Parliament di Enric Miralles (1955-2000) e a studiare il progetto della New Town di James Craig (1739-1795), fondamentale è stata la visita alla Outlook Tower, edificio in cui Patrick Geddes (1854-1932) realizzò il suo esperimento con cui si sviluppò la storia della formazione di una città fino a scorgerne attimi di vita del presente. Con il 2015 la visita si è ulteriormente arricchita di un seminario tematico tenuto dai professori Carlo Natali, Gianluca Belli, Claudio Saragosa. Il viaggio è stato svolto in due città spagnole: Zaragoza e Barcellona. A Barcellona, oltre alla visita approfondita al Barri Gòtic, alle problematiche relative alla sua crescita e quindi al piano di Ildefonso Cerdà (1815-1876), ad alcune opere di Antoni Gaudí (1852-1926) (Casa Batlló, Casa Milà, Sagrada Família), si è concentrata l’attenzione sul recupero di alcune parti di città (il recupero del porto, la Ronda Litoral, la Ciudad Olimpica) e sulla definizione dell’Anello Olimpico del Montjuïc con particolare attenzione agli interventi di Santiago Calatrava (1951). Zaragoza è stata studiata con più attenzione. Su questa città si è infatti concentrato il seminario tematico dal titolo Ricerca delle regole di morfologia urbana in una città europea. Nella visita ci si è spinti nella scoperta dell’antica città romana, della città araba, della città spagnola, delle espansioni otto-novecentesche (Plaza España - Paseo Independencia - Plaza Aragon), per poi analizzare i nuovi interventi urbanistici e in particolare i nuovi quartieri caratterizzati dalla spiccata sostenibilità come Valdespartera (con il suo Centro del Urbanismo Sostenible) o i nuovi interventi legati all’ExpoZaragoza 2008, con particolare riferimento al Parque del Agua Luis Buñuel. Nel seminario si è cercato di svelare alcune delle regole morfologiche che hanno dato qualità urbana alla città aragonese. Il seminario ha infatti l’obiettivo di decodificare, per quanto possibile e comunque con

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appunti sullo studio delle forme urbane • marina visciano

attività critica, le regole morfogenetiche che sostengono il processo di sviluppo nel tempo di una città europea. Qualsiasi città ha sicuramente una lunga tradizione di accrescimento che va dall’antichità sino ad oggi. Nella lunga sedimentazione di materiale urbano si può leggere la lenta costruzione di quella complessa identità urbana che attualmente caratterizza quell’insediamento. Il seminario si pone l’obiettivo, utilizzando un approccio storico alla città, di vagliare quali soluzioni spaziali siano maturate nel lungo percorso di formazione dell’urbano, cercando, in particolare, di valutare come i vari atti di trasformazione urbana sono andati a fondarsi sui sedimenti preesistenti e quali abbiano apportato modificazioni spaziali fortemente innovative. In questo percorso di ricostruzione e decodificazione delle configurazioni spaziali presenti, sarà effettuata una valutazione delle qualità dello spazio così come si è andato a consolidarsi. Il processo di valutazione dei caratteri morfogenetici della città sarà poi confrontato con altri processi avvenuti in altre città europee e, in particolare, in città prossime all’insediamento oggetto di studio. Si inizia l’esperienza con un’analisi storica in relazione allo sviluppo della città nella quale si vuole sperimentare il percorso di analisi e lettura morfologica (storia della città e storia dell’urbanistica); si procede con un’analisi della morfologia di singole porzioni urbane desumibili dalla analisi storico-morfologica (rilevo urbano e tecnica urbanistica); si tenta di individuare e restituire le regole del campione studiato (interpretazione delle configurazione urbane); infine, si provano a definire le regole individuate per singoli tessuti urbani e porzioni di città (definizione delle regole morfogenetiche e dei processi generativi). Nell’ultima fase del seminario i partecipanti, in un lavoro da svolgere in aula, riprendono il materiale bibliografico, cartografico, iconografico, fotografico, appunti e schizzi raccolti durante l’immersione nella città analizzata, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione storica dell’insediamento oggetto di studio per riconoscere le regole morfologiche di generazione della città e della sua identità spaziale. In questa fase fervono le attività di rappresentazione, classificazione, interpretazione tipologica, definizione, partendo dallo spazio configurato, dei caratteri specifici che danno qualità e caratterizzazione alla formazione urbana che si sta approfondendo. Il risultato è una grande messe di materiale disegnato su basi cartografiche o attraverso rappresentazioni in pianta, alzato, sezione, assonometria, prospettiva dei tessuti urbani, degli isolati, degli edifici, dei particolare costruttivi distintivi. L’analisi di questi materiali, per quanto possibile, costituisce la base interpretativa per un ragionamento sulla morfologia evolutiva dello spazio urbano che stiamo valutando. Una


introduzione • claudio saragosa

rappresentazione sinottica dei vari materiali raccolti ed elaborati per le singole parti dell’urbano darà la possibilità di capire le differenti regole morfogenetiche presenti, e come tali regole, sviluppandosi nel tempo, sono collegate in un processo evolutivo comune. Certamente il lavoro dovrebbe essere ulteriormente sviluppato, dovrebbe alimentarsi di maggiore materiali di rilievo (talvolta difficilmente reperibili, pensiamo ai rilievi murari, utili per comprendere le qualità dello spazio configurato dell’isolato o del tipo edilizio che in quell’area muraria si è generato); comunque, è un primo approccio alla conoscenza dei luoghi urbani. Per questo è necessario che questo lavoro sia sedimentato, per poterlo di nuovo vagliare quando il quadro conoscitivo a disposizione si sarà ulteriormente arricchito. Secondo questa visione, quindi, mi è sembrato lodevole lo sforzo di Marina Visciano nel dare un ordine a ciò che i ragazzi hanno elaborato durante questa sessione di studio. Su Zaragoza, Marina non ha semplicemente raccolto il materiale elaborato dai tanti studenti (Adele Rizzo, Alessio Di Donato, Alessio Tanganelli, Alfonso Luca Infante, Andrea Maltese, Andrea Naldini, Carlotta Sergiacomi, Carolina Meoni, David Beker, Elena Barbierato, Elia Perrotta, Erika Fricchione, Giancarlo Senese, Gianmarco Di Giustino, Giulio Galletti, Guo Ruizhi, Ilenia Scolari, Irene Capecchi, Irene Cortesi, Lei Liu, Leonardo Piu, Lorenzo Bartali, Margherita De Peppo, Matteo Benedettelli, Mengran Wang, Mengying Quan, Michela Ciacci, Rui Li, Samuele Russolillo, Sanbao Luo, Simona Fusiello, Xiaolin Liu): ha tentato di raffinare il metodo di analisi; lo ha arricchito con personali riflessioni; ha individuato percorsi bibliografici che possono essere ulteriormente vagliati per comprendere meglio i processi di dispiegamento morfogenetico. Il frutto del suo lavoro è questa pubblicazione che finalmente sedimenta ed elabora un materiale che altrimenti sarebbe andato perduto e che, invece, può rappresentare sia una base per coloro che tenteranno lo studio della morfologia di Zaragoza nel futuro, sia uno stimolo per un ulteriore approfondimento della ricerca sulla caratterizzazione dello spazio urbano. Alcuni nodi metodologici debbono essere ulteriormente indagati: la definizione di ciò che si deve intendere come configurazione spaziale dell’urbano; la definizione delle moltitudini di pattern che garantiscono una morfogenesi di uno spazio di grande qualità; la determinazione di come le qualità spaziali si leghino l’una sull’altra producendo luoghi ad alto valore patrimoniale. Questi sono tutti temi che devono essere ulteriormente messi a punto. Tuttavia, la strada appare tracciata. Materiali elaborati come questi non possono altro che avere quella funzione euristica necessaria al proseguimento del ragionamento scientifico sui fatti del mondo. A questa pubblicazione, che tratta nello specifico il caso della città di Zaragoza, dovranno seguire altri materiali che rendano disponibili disegni, grafici, ragionamenti, ipotesi di lettura dei luoghi tanto complessi dell’urbano. L’urbanistica non può essere solo un ragionamento legato a funzioni astratte e a

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dimensioni elaborate presupponendo percorsi evolutivi di tipo quantitativo; come ci ha insegnato Camillo Sitte, se vogliamo capire i segreti che ci aiutano a costruire luoghi in cui sia percepibile una qualità anche morfologica del nostro insediamento umano, non è possibile procedere con uno studio astratto, bisogna immergersi nello spazio-tempo urbano e catturarne le invarianti spaziali che rendono possibile la magia della forma che ci dà un senso di benessere. Per fare ciò, bisogna percorre le nostre città, bisogna appuntarci le combinazioni relazionali che sostengono gli spazi, bisogna ragionare su tali materiali raccolti. Marina Visciano ci offre l’opportunità di sfogliare tali materiali e di verificare se i presupposti metodologici e i risultati a cui siamo giunti riescono a reggere al vaglio ineludibile del tempo. Sfogliando questi materiali raccolti e interpretati potremo sicuramente percorrere qualche passo in più nel sentiero della conoscenza.


premessa

La presente pubblicazione porta alla luce un percorso di studio condotto nel contesto del seminario tematico Regole di morfologia urbana in una città europea del Dipartimento di Architettura di Firenze tenutosi nell’anno accademico 2014-2015. Il testo è quindi il risultato del lavoro svolto dagli studenti iscritti e appartenenti ai Corsi di laurea in Pianificazioneterritoriale triennale (PCTP) e magistrale (PPCT) dell’Università degli Studi di Firenze. La scelta di una città europea come oggetto di studio vuole spingere gli studenti a entrare in contatto con realtà urbane diverse da quelle che quotidianamente vivono e studiano, ampliando così il loro ventaglio culturale. Il percorso formativo proposto, inoltre, ha l’obiettivo di trasmettere un metodo di indagine delle diverse forme della città stimolando la capacità di interpretazione dei fenomeni urbani, in particolare quelli morfologici. Il caso preso in esame è quello di Zaragoza, città spagnola che presenta un contesto urbano particolarmente vario e complesso, dovuto anche alle diverse etnie — e quindi culture — che hanno popolato la città nei vari stadi del suo sviluppo. La prima fase del seminario è stata dedicata all’organizzazione del lavoro e alle lezioni di primo approccio alla città; la seconda ha riguardato un breve soggiorno a Zaragoza dove, attraverso un percorso predefinito, gli studenti hanno avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con la realtà urbana e di ‘toccare con mano’ le tappe evolutive della città. Infine, nella terza e ultima fase sono stati attivati laboratori tematici di studio svolti in gruppi di lavoro misti tra i vari anni di corso. I temi affrontati hanno riguardato la storia della città e dell’urbanistica, l’analisi urbana, lo studio degli insediamenti umani e l’ecologia della città. Il seminario si è concluso con la ricomposizione delle ‘regole’ individuate durante tutte le fasi di studio delle morfologie urbane. La città di Zaragoza è stata analizzata e scomposta mediante un approccio metodologico interscalare: alla scala urbana si è proceduto con una prima analisi delle trasformazioni avvenute in relazione alle forme socio-economiche e politiche che hanno investito la città, in particolare secondo tre aspetti:


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• origine e sviluppo urbano nelle principali fasi storiche; • formazione della struttura della città attraverso gli strumenti di pianificazione; • ruolo e contenuti dei regolamenti edilizi nella formazione della morfologia urbana. In seguito è stato effettuato uno studio dello stato attuale della città sotto vari aspetti, tra cui quelli riguardanti i temi organici, le relazioni emergenti di riferimento urbanistico e la rete della città pubblica. Una volta realizzato un inquadramento dei principali fattori influenti sulla formazione delle morfologie urbane sono stati redatti degli studi sui tessuti della città, attraverso l’individuazione e la successiva classificazione degli stessi sia nella città consolidata sia in quella contemporanea. La città, vista come un puzzle di molteplici tessuti, è stata quindi scomposta nei singoli pezzi, successivamente analizzati distintamente a diverse scale di dettaglio. Per ogni tipologia di tessuto individuata sono state studiate le regole morfogenetiche dei processi generativi della città attraverso l’interpretazione delle configurazioni spaziali che ne hanno indentificato le diverse morfologie urbane. Vorrei ringraziare il Prof. Gianluca Belli, per il suo importante contributo sul metodo di studio delle fonti storiche e, in particolare, i Proff. Carlo Natali e Claudio Saragosa, importanti guide e pozzi di conoscenza da cui è sempre un piacere attingere cultura. Un ringraziamento va anche agli studenti, che con grande passione e impegno hanno partecipato al seminario: Adele Rizzo, Alessio Di Donato, Alessio Tanganelli, Alfonso Luca Infante, Andrea Maltese, Andrea Naldini, Carlotta Sergiacomi, Carolina Meoni, David Beker, Elena Barbierato, Elia Perrotta, Erika Fricchione, Giancarlo Senese, Gianmarco Di Giustino, Giulio Galletti, Guo Ruizhi, Ilenia Scolari, Irene Capecchi, Irene Cortesi, Lei Liu, Leonardo Piu, Lorenzo Bartali, Margherita De Peppo, Matteo Benedettelli, Mengran Wang, Mengying Quan, Michela Ciacci, Rui Li, Samuele Russolillo, Sanbao Luo, Simona Fusiello, Xiaolin Liu.


l’evoluzione della forma urbana dalle origini al xix secolo

Le trasformazioni urbane di Zaragoza

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l’evoluzione della forma urbana dalle origini al xix secolo •

Architetture dell’Expo 2008 Zaragoza

La storia di Zaragoza ha caratterizzato profondamente la sua forma urbis, lasciando segni chiaramente leggibili nell’assetto urbano odierno. Le più antiche fasi storiche documentate sono state caratterizzate dall’insediamento di popoli diversi, che hanno riflesso su Zaragoza la propria visione di ‘città ideale’, mutandone la forma e definendone un nuovo volto urbano. In seguito ad ogni metamorfosi, come simbolo della nuova identità, la città cambiava nome divenendo così un’entità distinta la cui unicità doveva essere riconosciuta. Ogni nuovo popolo insediato — sebbene anche molto diverso da quello precedente — non solo non cancellava i segni della cultura precedente, ma ne ricalcava le forme principali modellandoli secondo le proprie esigenze. La città nuova si adagiava così su quella precedente, determinandone una stratificazione storica chiara ed evidente. L’analisi dell’evoluzione morfologica della città è stata svolta attraverso lo studio di diversi tipi di fonti: scritte, che hanno affiancato tutto il percorso di ricerca; iconografiche, utilizzate soprattutto per le tappe più antiche di cui non si disponeva di piani urbanistici1; cartografiche, riguardanti il periodo coincidente e posteriore con la nascita della pianificazione urbanistica. Salduie (V secolo a. C.) La prima forma di insediamento umano — di origine iberica — si ebbe nell’età del bronzo, testimoniata dalla presenza di antiche monete appartenenti a quel periodo su cui è leggibile la parola ‘Salduie’, scritta in lingua iberica. La sua collocazione in posizione centrale nella valle dell’Ebro e protetta dalla topografia del territorio circostante, favorì l’insediamento del popolo preromano in prossimità della confluenza dei tre fiumi Ebro, Huerva e Gallego, al centro di una pianura fertile e ricca di risorse idriche in contrasto con l’aridità del territorio circostante. Salduie divenne un vero e proprio insediamento urbano nel V secolo a.C,

1   Le fonti iconografiche potrebbero contenere margini di errore, peiché ricostruzioni interpretative delle diverse epoche più antiche.


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Moneta su cui compare il nome di Salduie scritto in lingua iberica. Foto aerea della valle dell’Ebro.

organizzata come una città-stato e strutturata come una piccola acropoli fortificata2, situata sul lato nord-est della successiva cinta muraria romana (Guinea, 2012). L’importanza geografica della città, però, non dipese solo dal sistema ambientale favorevole: Zaragoza si trova infatti al centro del corridoio che collega Madrid con Barcellona, condizione importante che ne determinò lo sviluppo urbanistico. Caesaraugusta (24 d.C. - 472 d.C.) Nel 24 a.C., quattro secoli dopo la sua nascita, Salduie cadde sotto la dominazione romana, che ne fece una strategica colonia militare3 (divenne in seguito un importante avamposto della difesa contro i Visigoti). La città cambiò nome per la sua prima volta e divenne ‘Caesaraugusta’, in onore del primo imperatore Cesare Augusto. L’esistenza di Salduie condizionò molto la fondazione della colonia e l’insediamento preesistente fu integrato nella prima cinta muraria (I secolo a.C), una delle più grandi di Spagna (60 ettari)4.   Pratica di insediamento diffusa nei popoli iberici (Guinea D.M., 2012).   La creazione di Caesaraugusta risponde in un certo modo a quella di una città romana di fondazione tipica coloniale, eccetto che per il buon rapporto istaurato tra la popolazione autoctona e l’Impero romano che si rivelò più collaborativo che di imposizione (alla popolazione locale furono concessi privilegi, anche fiscali, per essere ‘colonia mixta inmune’) (Guinea D. M., 2012). 4   La porzione di territorio inclusa dalle mura non fu colmata neanche nel momento di maggior splendore 2 3

pagina a fronte Foto dei resti delle mura romane.


l’evoluzione della forma urbana dalle origini al xix secolo

Caesaragusta fu fondata con il tipico impianto ortogonale della centuriazione romana, con un cardo maximus e un decumanus maximus aventi una sezione viaria più ampia delle vie disposte parallelamente. La maglia perpendicolare definì le insulae (isolati) basandosi su un’unità modulare pari a 120 piedi (circa 40 m) adattata nei diversi casi in funzione della morfologia del territorio sottostante (Guinea, 2012). Sempre secondo l’idea di città romana, venne costruito il foro, generalmente posto nel punto di intersezione tra i due assi perpendicolari principali della città. Caesaragusta, però, rappresenta un caso anomalo: il cuore della vita civica non risulta nella posizione consueta, ma decentrato in prossimità del fiume. È possibile supporre che i romani insediati considerassero come vero decumanum maximus il fiume Ebro, grande infrastruttura navigabile dove aveva sede il porto fluviale, principale centro di distribuzione commerciale del territorio circostante. Vi era inoltre un ponte — al tempo in legno — posto in asse con il cardo maximus che collegava la città all’altra sponda. Altri elementi della città romana furono l’anfiteatro romano, ancora esistente, il tempio (dove attualmente sorge la Catedral del Salvador) e le terme.

dell’Impero Romando in Caesaraugusta (II-III secolo d.C.). Vi è la possibilità che fosse stata costruita di quelle dimensioni per accogliere al suo interno anche la popolazione locale (Guinea D.M., 2012).

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appunti sullo studio delle forme urbane • marina visciano

1. Plaza de La Seo 2. C. Sepulcro (plaza S. Bruno) 3. C. Gavín, angular a Sepulcro 4. C.D. Juan de Aragón 5. C. Palafox, 26 6. C. Palafox, angular a Universidad 7. C. Torrellas, 1-2 8. C. Universidad, angular a Castillo 9. Plaza de Asso, 3

Localizzazione dei resti preistorici e iberici nel centro urbano di Zaragoza. Caesaragusta sopra l’impianto attuale del centro storico di Zaragoza: i ‘segni’ della città romana percepibili ancora oggi. Elaborazione degli studenti: I. Cortesi, A. Di Donato, L. Lei, A. Naldini, M. Wang.

Ricostruzione ipotetica di Caesaragusta. pagina a fronte L’anfiteatro romano di Zaragoza.


l’evoluzione della forma urbana dalle origini al xix secolo

Cesaracosta (472 d.C. - 714 d.C.) Con l’avvento dei Visigoti, Caesaragusta cambia volto e si trasforma in Cesaracosta. Nella città preesistente erano ben individuabili le emergenze urbane, ovvero le ‘case’ delle funzioni ritenute più importanti per il popolo romano: il foro (potere politico), il tempio (potere religioso), il porto (commercio), il teatro e le terme (svago). Cesaracosta perde questo rapporto distinto tra emergenze e tessuto ordinario: il centro politico viene trasformato in un polo più modesto, il tempio cristiano viene decentrato a ovest lungo il fiume (dove oggi sorge la Basilica del Pilar) e i poli ricreativi non costituivano più centralità ben distinte, ma vennero distribuiti in tutta la città. Anche la trama urbana subisce le prime modifiche, rompendo la rigidità dell’impianto romano e ammorbidendo la forma degli isolati secondo le necessità locali (Guinea, 2012). Dentro la cinta muraria a sud-est dell’insediamento, dove prima c’era l’anfiteatro romano, si insediarono gli abitanti ebrei, separati in maniera fisica dal resto della città e in relazione con essa attraverso sette accessi (Guinea, 2012). La presenza ebraica a Zaragoza è infatti antichissima, e già nel V secolo d.C. vi furono i primi attriti con cristiani e Visigoti, che vedevano gli ebrei come un popolo estraneo, se non ostile. Quel che è certo è che nel 714 d.C. accolsero gli arabi come liberatori (Pros, Navarro, 2001).

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appunti sullo studio delle forme urbane • marina visciano

Emergenze e tessuto ordinario: a sinistra una schematizzazione della situazione romana, a destra quella visigota (In blu il potere politico, in giallo quello religioso e in rosso le aree per lo svago e il tempo libero).

pagina a fronte Ricostruzione ipotetica dell’Aljafería.

Saraqusta (714 d.C. - 1118 d.C.) Sotto la dominazione araba la città cambiò il nome in ‘Saraqusta’ trasformandosi a sua volta in una nuova realtà urbana. A differenza del tipico modello romano, quello introdotto non parte dall’idea di una città pianificata, ma dalla somma di spazi individuali che danno forma alla medina. La Medina Albaida (città bianca), nonché Saraqusta, fu fondata tre o quattro metri sopra i resti delle rovine di epoca romana e visigota5 (Pros, Navarro, 2001). Come primo segno di possesso della città i conquistatori costruirono una moschea sull’antico foro romano. Il nuovo centro di culto fu insediato nel punto in cui si ergeva l’antico tempio romano, cui fu modificato l’orientamento della facciata principale6. Sebbene questo fosse un chiaro segno di affermazione della propria cultura a scapito di quella precedente, gli arabi non obbligarono gli abitanti locali a cambiare religione, e coloro che rimasero devoti alla propria fede vennero raggruppati in due distretti: gli ebrei nell’angolo sud-est della città, dove già precedentemente si erano insediati, denominato Castillo de los judíos (castello degli ebrei) o Juderìa, mentre la comunità cristiana, perdendo il suo potere, si insediò intorno alla chiesa di Santa Maria, in prossimità del fiume dove oggi sorge la Basilica del Pilar. L’epoca araba fu per Zaragoza un grande periodo di sviluppo urbanistico. Nel 1031 in Spagna la fine del califfato della dinastia degli Omayyadi portò alla formazione di piccoli stati indipendenti, i regni Taifa, tra cui quello di Saraqusta. Come simbolo del nuovo potere locale fu costruito in pieno stile Mudejar il Palazzo dell’Aljafería7; la fortificazione fu realizzata in quella parte di pianura a sud-ovest della città che gli arabi chiamavano al-Musara, il Campo di Marte di Saraqusta8. Il

I ‘segni’ della città araba: la moschea, la nuova cinta muraria, il Castello dell’Aljafería e 5 le tre espansioni   Questo spiega la visione un po’ fantastica che dà il geografo al-Zuhri: “Le sue mura sono in pietra bianca, di urbane. blocchi squadrati e incastrati. La parte esterna si eleva quaranta cubiti, più o meno, ma l’interno si erge allo stesElaborazione so livello di vie e strade, eccedendo al massimo cinque cubiti. Tutte le case spiccano sopra le sue mura” (Pros J.L. degli studenti: & Navarro A.A., 2001, p.49). 6 I. Cortesi, A. Di  Il mihrāb (abside) posto nella facciata principale delle moschee viene sempre rivolto verso la Mecca. Donato, L. Lei, A. 7  Il Palazzo dell’Aljafería divenne nel 1065 un luogo dedicato allo svago. Naldini, M. Wang. 8  Il Campo di Marte era sede di esercitazioni equestri, corse di cavalli, dimostrazioni e sfilate militari, feste e


palazzo-fortezza fu costruito all’ombra di una grande torre, conosciuta a Zaragoza come El Trovador (Il Trovatore), accanto a un pozzo collegato alla sottostante falda acquifera dell’Ebro. La muraglia dell’edificio aveva un perimetro rettangolare di 78 m x 87 m ed era dotata dei torrioni semicircolari tipici delle architetture omayyadi presenti nel deserto siriano, collocati anch’essi in terreni pianeggianti (Pros, Navarro, 2001). Lo splendore di questo regno portò a un grande incremento demografico che si rifletté direttamente sulla città. Saraqusta si espanse fuori dalle sue mura lungo tre direttrici, dove fu trasferita la comunità cristiana9. Vi fu inoltre la prima espansione, a nord del fiume e in prossimità del ponte (ricostruito in pietra), denominata ‘Arrabal’, e abitata principalmente da agricoltori. Per proteggere le nuove parti di città fu eretta una nuova cinta muraria, meno alta e robusta della precedente, ma che ne delineava il nuovo limite urbano. La seconda cinta conteneva al suo interno anche una parte destinata all’agricoltura, attività tipica delle popolazioni arabe (Guinea, 2012). Tra l’XI e il XII secolo l’esercito cristiano delle terre castellano-leonesi guidato da Alfonso VI conquistò Toledo, punto-chiave di controllo del potere arabo. Nel 1118 Alfonso I di Aragona assediò la città di Saraqusta e formalizzò il suo dominio alla fine dello stesso anno, dichiarando così la fine del periodo musulmano e l’inizio di un nuovo periodo di trasformazione della città: l’epoca cristiana. Saragoça (1118 d.C. - XVIII secolo) Nel 1118 la conquista degli aragonesi portò a un incisivo cambiamento sociale ed amministrativo della città che si rifletté sulla sua morfologia, modificandone ancora l’identità. A Saragoça l’imposizione dell’unità religiosa organizzò la gestione della città cristiana in parroccelebrazioni di vario tipo. L’area, essendo molto fertile, era inoltre coltivata a cereali. 9   Da queste prime forme di espansione, in epoca cristiana si svilupparono i tre quartieri San Pablo, San Miguel e Saint Augustin.


Interpretazione dei principali interventi del Piano di Zaragoza del 1769. Elaborazione degli studenti: R. Guo, C. Meoni, L. Piu, M.Quan, I. Scolari.

chie, ognuna delle quali aveva una chiesa di riferimento. L’importanza religiosa e amministrativa degli edifici ecclesiastici fu marcata dalla costruzione di una torre campanaria adiacente a ognuna di esse, simbolo del nuovo potere locale. Il numero delle chiese aumentò in maniera sostanziale e nell’arco di dieci anni tutte le moschee furono convertite al culto cristiano. La moschea principale fu a sua volta trasformata nella cattedrale di Zaragoza, ribattezzata Catedral del Salvador. Ulteriore segno di appropriazione della città fu rappresentato dal Palazzo de la Aljafería, che divenne in questo periodo un vero e proprio castello di residenza dei re aragonesi e della successiva dinastia dei Re Cattolici10. L’unità religiosa portò all’espulsione di tutti gli arabi residenti nella Medina, i quali, in parte, emigrarono e, in parte, si insediarono a sud-est del Casco Histórico11, dentro la seconda cinta muraria. Per sopperire alle migrazioni avvenute, Alfonso I concesse privilegi fiscali o fondiari, incentivando l’insediamento di nuove famiglie cristiane e incrementando così la popolazione. Gli ebrei mantennero la loro posizione e, in seguito alla saturazione del Castillo de los Judìos, fu concesso loro un ampliamento del quartiere, la juderia nueva (Guinea, 2012). Saragoça fu caratterizzata principalmente dalla formazione di tre quartieri con caratteristiche urbane molto diverse: San Pablo, San Miguel e San Augustin. Il primo fu realizzato a partire dal 1210 a ovest del Casco Histórico, in stretta relazione con la città preesistente: il punto di saldatura tra l’antico centro e la nuova espansione fu rappresentato pagine 28-29 Basilica del Pilar, Zaragoza.

  In questo periodo furono molte le opere di ampliamento del complesso.   Centro storico di fondazione romana e Medina in epoca araba.

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l’evoluzione della forma urbana dalle origini al xix secolo

dal mercato centrale, collocato a ovest della città in prossimità della Porta Toledo12 (Guinea, 2012). Da qui il nuovo Barrio (quartiere) si sviluppò secondo un criterio egualitario e omogeneo con una parcellazione ortogonale del suolo. Inoltre, dove possibile, San Pablo mantenne i segni storici preesistenti13. Morfologicamente diversi furono San Miguel e San Augustin, la cui fondazione fu strettamente condizionata dalle preesistenti espansioni fuori dalle mura romane. San Miguel sorse a sud-est della città, mentre San Augustin si sviluppò come accrescimento del tessuto urbano preesistente fino a saturare lo spazio compreso entro la seconda cinta muraria. In prossimità del nuovo Barrio fu costruito un secondo ponte per collegare la città alla sponda nord del fiume. In seguito al XIV secolo, rappresentato da un periodo oscuro a causa dell’epidemia di peste nera diffusa in tutto il contesto europeo, il XVI secolo fu per Saragoça un’epoca fiorente in cui vi fu una notevole crescita demografica (Guinea, 2012). L’età moderna portò a Saragoça diverse trasformazioni in campo urbanistico: furono costruite la Basilica del Pilar con l’omonima piazza antistante e la Piazza de la Seo di fronte alla cattedrale; fu realizzato El Coso, un’ampia via che ricalca il segno lasciato dall’antica cinta muraria romana. Il borgo medievale venne rinnovato, anche attraverso l’inserimento di nuovi edifici in stile rinascimentale italiano14: la combinazione dei tre principali stili che hanno investito la città — il tradizionale aragonese, il mudejar e il rinascimentale italiano — dette a Saragoça un’identità nuova e gelosamente unica, frutto della stratificazione della città nelle diverse epoche. Zaragoza (dal XIX secolo) La Guerra d’Indipendenza (1804-1814) segnò profondamente la città di Zaragoza determinandone un’altra metamorfosi: la popolazione era diminuita da 45.000 abitanti alla fine del XVIII secolo a solo 30.000 nel 1808, e la città subì gravi danni e demolizioni. Gran parte del patrimonio edilizio venne distrutto (compreso il ponte di pietra), soprattutto nelle espansioni a sud e a est del Casco Histórico, e la città visse un periodo di forte decadenza che durò per decenni. Tra il 1814 e il 1830 si attivò a Zaragoza un processo di ricostruzione con l’intento di ripristinarne gran parte dell’assetto originario. Agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e urbanistico si aggiunsero quelli volti alla definizione di una nuova immagine della città e fu ritenuta necessaria la realizzazione di un progetto a carattere rappresentativo   La città romana disponeva di quattro porte poste sulle estremità dei due assi principali, di cui la Porta Toledo ne costituiva l’accesso Ovest. 13   Un valido esempio è dato dal tracciato della strada che costituiva il prolungamento del decumano romano verso la città di Toledo. 14   Nel 1551 fu costruita la prima università della città ed è riconosciuta come il miglior esempio di architettura rinascimentale a Saragoça. 12

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appunti sullo studio delle forme urbane • marina visciano


l’evoluzione della forma urbana dalle origini al xix secolo

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Planimetria del Paseo de la Independencia. Interpretazione dei principali interventi del Piano di Zaragoza del 1908. Elaborazione degli studenti: R. Guo, C. Meoni, L. Piu, M.Quan, I. Scolari.

del nuovo potere locale15: il Paseo de la Independencia16. Fu progettato dall’architetto Joaquín Asensio17 come un lungo e ampio asse rettilineo — arricchito da alti portici e filari alberati — con l’obiettivo di mettere in relazione il centro storico con le future espansioni urbane. Il percorso avrebbe avuto origine in una nuova polarità urbana, la Plaza de España — realizzata nel punto in cui era ubicata la porta sud della città —, e sarebbe terminato in un’altra piazza di forma ovale, la Plaza de Aragon. Il XIX secolo fu per Zaragoza un periodo di grande sviluppo industriale18 da cui ne derivò la necessità di potenziare il sistema infrastrutturale per agevolare i collegamenti con Madrid, Barcellona e Valencia. Furono costruite tre stazioni in direzione delle tre polarità e successivamente furono tutte collegate da una nuova linea ferroviaria. Lo sviluppo industriale favorì l’incremento occupazionale e si tradusse in un periodo di grande boom demografico. In seguito, a partire dai principali poli attrattori19, la città si espanse a macchia d’olio secondo due orientamenti: come risultato dell’attuazione di strumenti di pianificazione, dando alle nuove parti di città regole morfologiche chiaramente individuabili; in maniera sregolata, come frutto di meri processi speculativi privi di un disegno complessivo e di un’organizzazione generale.

  La borghesia si insediò nelle nuove e confortevoli abitazioni del Paseo (Pros, Navarro, 2001).   Inizialmente chiamata Rue Imperial, dopo Sala Santa Engracia e, infine, nel 1860 Paseo de la Independencia. 17   Nel Marzo del 1811 fu nominato architetto del comune per il maresciallo Luis Gabriel de Suchet, governatore generale d’Aragona. 18   Le principali industrie che si svilupparono furono fonderie, zuccherifici e distillerie. (Clemente, 1996) 19   I principali furono il centro storico, le stazioni ferroviarie e le zone industriali. 15 16


la città pianificata: gli effetti degli strumenti urbanistici sulla formazione della morfologia urbana

L’analisi degli strumenti urbanistici inizia con la documentazione relativa alla seconda metà del XIX secolo, in quanto non sono state reperite fonti antecedenti di pianificazione o regolamentazione della struttura e dello sviluppo urbanistico di Zaragoza. Dallo studio di tali documenti è possibile affermare che gli strumenti appartenenti al XIX secolo erano maggiormente incentrati sul riassetto e la riorganizzazione generale della città esistente, mentre quelli relativi al secolo successivo avranno come obiettivo cardine la pianificazione e la gestione delle nuove addizioni urbane. Il documento più antico reperito risale al 1854 e si tratta di un Regio Decreto volto a stabilire una prima forma di regolamentazione per la larghezza delle strade e l’altezza degli edifici1. L’atto prescrisse una classificazione delle strade in base alla loro dimensione (12, 10, 8 e 6 metri) e alla loro funzione, introdusse regole di altezza massima degli edifici e impose la simmetria nei prospetti. Nella seconda metà dell’Ottocento Zaragoza presentava ancora la struttura storica medievale: il tessuto compatto dovuto alla fitta disposizione a pettine degli edifici rispetto alla viabilità ebbe conseguenti problemi di ventilazione e soleggiamento2. Nel 1849 fu redatto dall’architetto Josè Yarza il primo piano della città, il Plano Geométrico, con l’intento di migliorare la situazione igienico-sanitaria, adeguare la città alle nuove necessità socio-economiche e adattarla al nuovo stile di vita borghese. Lo strumento urbanistico era incentrato sul rimodellamento del Casco Histórico attraverso la rettifica delle strade principali e il conseguente adattamento delle facciate ai nuovi tracciati, utilizzando la simmetria come elemento regolatore. L’intervento-simbolo del piano fu quello della Via Alfonso I, nuovo asse rettilineo che, oltre a decongestionare la viabilità, creò un importante asse prospettico in direzione della cupola della Basilica del Pilar. Alla fine dell’Ottocento fu introdotta la tranvia, e con il Piano di Zaragoza del 1899 se ne “Bases para la anchura de las calles y la altura de las casas”.   Un esempio è rappresentato dall’edificio situato nella Calle Manifestaciòn al n. 20. Si tratta di un volume di 7,8 m di larghezza, per 25,5 m di profondità, per 20 m di altezza, composto da otto alloggi disposti su cinque piani. 1 2


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Alcune strade modificate in seguito al Regio Decreto del 1854. Studio redatto dagli studenti: E. Fricchione, S. Fusiello, E. Perrotta.

pagina a fronte Interventi di allargamento e rettificazione di Via Alfonso I. Un estratto del Plano de Zaragoza nella zona degli Orti di S. Engracia.

delinearono i percorsi urbani. Come la ferrovia nel periodo precedente, la nuova infrastruttura funzionò da catalizzatore per le nuove espansioni. La rapida crescita del settore industriale si riflesse nel 1868 nella scelta di Zaragoza come sede dell’Esposizione Aragonese, che si sarebbe tenuta in prossimità dell’attuale Plaza de Aragon e che innescò nuovi processi di urbanizzazione. Furono occupate le aree limitrofe al Paseo e saturati i vuoti urbani, come accadde nel caso dell’area occupata dagli Orti di S. Engracia, su cui il Piano di Zaragoza previde una lottizzazione. Nel XX secolo iniziarono le prime forme di pianificazione per la crescita urbana: negli anni ’20 un ordinamento statale impose la redazione di un piano di espansione per tutte le città che avessero raggiunto i 200.000 abitanti o il cui incremento demografico fosse superiore al 20% della popolazione nell’arco di dieci anni. Nel 1924 la municipalità di Zaragoza incaricò l’architetto comunale M.A. Navarro del piano di espansione che si sarebbe esteso a sud della città in continuità con il tessuto esistente (Piano Generale di Esanche y estencion). Il piano originario prevedeva un’urbanizzazione razionale mediante la realizzazione di edifici in linea, così da evitare i problemi di ventilazione e soleggiamento riscontrati precedentemente nel centro storico. Il disegno si basava su una griglia di assi ortogonali — di cui la Gran Vìa ne costituiva la


la città pianificata

spina dorsale — che avrebbe collegato la città esistente a un grande polmone verde, il Parque de Buena Vista (oggi Parque Primo de Rivera). L’andamento ortogonale si sarebbe interrotto solo in prossimità del Rio Huerva che, in parte interrato, avrebbe determinato nelle aree circostanti il diverso andamento della nuova urbanizzazione. Il piano fu realizzato solo parzialmente nell’area limitrofa alla Gran Vìa. La crescita urbana mise in discussione l’assetto infrastrutturale esistente, che necessitava di essere riadattato alle nuove esigenze. Nel 1943 gli architetti Yarza, Borobio e Beltràn redassero un disegno preliminare al Piano Generale di Ordinamento (1957) incentrato sulla riorganizzazione della viabilità. Il piano si basava sulla realizzazione di un anello stradale intorno alla città consolidata su cui sarebbero stati direzionati i maggiori flussi di traffico, decongestionando l’area al suo interno (Guinea, 2012). In relazione al nuovo assetto della viabilità la città si sviluppò in maniera radial-concentrica, mettendo in relazione il centro storico con l’arteria circolare. Le nuove espansioni urbane successive al nuovo disegno infrastrutturale furono caratterizzate da una forte monofunzionalità. Il Plan General de Ordinación occupò una posizione rilevante nella storia della pianificazione di Zaragoza, in quanto fu il primo strumento urbanistico in cui la città venne considerata nel suo insieme, come un’entità unica. Nella metà del Novecento un’altra fase di sviluppo industriale dette alla città un nuovo impulso di crescita, da cui derivò la nascita dei quartieri operai a sud della città. Se fino a questo momento Zaragoza si era estesa a macchia d’olio, verso la fine del secolo le espansioni urbane si caratterizzarono per il loro sviluppo ‘a macchia di leopardo’, non necessariamente

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Plan General de Esanche y estencion. Plan General de Ordenación. I principali segni di ogni epoca di trasformazione ancora leggibili nel disegno della città contemporanea. Elaborazione degli studenti: I. Cortesi, A. Di Donato, R. Guo, L. Lei, A. Naldini, C. Meoni, L. Piu, M. Quan, I. Scolari, M. Wang.

in prossimità della città esistente, bensì localizzate in posizioni isolate dove il valore dei suoli era più basso. In questo contesto di crescita smisurata, nel 1968 Emilio Larrodera redasse un nuovo Plan General de Ordenación, basato su un’idea completamente diversa da quella su cui si fondava il piano precedente: l’architetto-urbanista abbandonò il modello urbano radial-concentrico a favore di un sistema più aperto, inglobando gli accrescimenti spontanei preesistenti e vincolandoli al nuovo piano. Larrodera pianificò le nuove espansioni come nuovi nuclei urbani disposti lungo le principali vie di comunicazione, distanti e allo stesso tempo ben collegati con la città esistente.


emergenze urbane, temi organici e principali continuitĂ della cittĂ  pubblica

Una visione della cittĂ : come appare oggi Zaragoza

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emergenze urbane, temi organici e principali continuità della città pubblica •

L’immagine di Leon Krier, sebbene faccia riferimento principalmente alle emergenze architettoniche, dà un’idea della differenza di scala e delle relazioni che vi sono tra tali elementi e le altre componenti del tessuto urbano in cui si inseriscono.

Quando Patrick Geddes realizzò l’Outlook Tower di Edimburgo specificò l’importanza di osservare la città secondo due punti di vista: dall’alto, per una visione del funzionamento globale e per una lettura delle forme urbane; da terra, per comprendere a fondo la percezione dello spazio. Per avere una visione completa della città, lo studio di Zaragoza si è sviluppato secondo questo tipo di approccio. L’assetto urbano attuale è il prodotto del susseguirsi delle vicende storiche che hanno investito Zaragoza dalla sua origine a oggi. In questa sezione verranno analizzate le caratteristiche della città odierna, nonché le relazioni tra emergenze urbane e tessuto ordinario e l’organizzazione degli spazi pubblici. È quindi interessante capire come queste peculiarità si diversifichino nelle varie parti della città e quindi nelle diverse morfologie urbane. Note di metodo per lo studio delle emergenze urbane e dei temi organici La città è costituita da diversi tipi di sistemi di organizzazione dello spazio urbano, tra cui quelli relativi alle emergenze urbane e ai temi organici di cui tratteremo in questa parte. Le emergenze urbane nascono storicamente come elementi fuori scala rappresentativi di un potere locale o di funzioni pubbliche e dovevano quindi essere ben riconoscibili all’interno del tessuto urbano. La forma della città è fortemente caratterizzata dal rapporto e dalle relazioni che ci sono tra il tessuto ordinario e queste parti di città che per forma o dimensione si differenziano dal contesto, denotandosi come eccezionalità. Tali fuori-scala urbani sono stati così classificati: • emergenze strutturanti: elementi che, sebbene rappresentino delle singolarità, si relazionano con il contesto mediante rapporti morfologici, funzionali e sociali, strutturando l’assetto urbano circostante; fanno generalmente parte di questa categoria le emergenze urbane più antiche; • emergenze destrutturanti: elementi singoli o complessi di edifici (spesso residenziali) di notevoli dimensioni e/o con caratteristiche proprie, dissonanti, ‘atterrati’ sul suolo urbano con caratteristiche morfologiche impattanti, senza relazioni spaziali con il contesto urbano in cui si inseriscono.


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Sopra In giallo un esempio di tema organico complesso. Estratto della tavola “Temi organici, relazioni emergenti e strutture nodali complesse di riferimento urbanistico” elaborata dagli studenti: M. Benedettelli, M. Ciacci, A. Maltese, C. Sergiacomi. Sotto In viola un esempio di tema organico non relazionato, in giallo un altro esempio di tema organico complesso. Estratto della tavola “Temi organici, relazioni emergenti e strutture nodali complesse di riferimento urbanistico” elaborata dagli studenti: M. Benedettelli, M. Ciacci, A. Maltese, C. Sergiacomi. pagina a fronte Un esempio di emergenza considerata strutturante: La Basilica del Pilar. Un complesso residenziale considerato destrutturante. Inquadramento dell’area trattata nell’immagine precdente.

A differenza delle emergenze strutturanti, la seconda categoria agisce in maniera opposta, interrompendo le relazioni urbane esistenti o potenziali, agendo quindi come elementi destrutturanti. Un’altra categoria di sistemi capaci di organizzare, o meno, lo spazio urbano è quella dei temi organici, strutture fisiche la cui essenza dipende strettamente dalle relazioni che si


emergenze urbane, temi organici e principali continuità della città pubblica

instaurano tra le componenti che le formano. Non singoli elementi quindi, ma l’esito di un rapporto intimo tra elementi anche di natura diversa (edificato, spazio pubblico costruito, aree verdi, ecc.) che generano specifiche configurazioni spaziali. Anche i temi organici sono stati suddivisi in due categorie: • temi organici complessi: sistemi specifici e dinamici che, oltre a costituire entità percepibili, strutturano e organizzano il tessuto urbano circostante; • temi organici non relazionati: sistemi che possono essere definiti da regole ben riconoscibili, ma che comunque non si relazionano con il contesto circostante.

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emergenze urbane, temi organici e principali continuità della città pubblica

EMERGENZE Emergenze strutturanti Elementi che creano condizioni di eccezionalità nel tessuto urbano con cui si relazionano dal punto di vista morfologico, funzionale e sociale Emergenze destrutturanti Elementi che creano condizioni di eccezionalità nel tessuto urbano, ma che non rappresentano indiscussi punti di riferimento per la città. Mancano di dialogo con il contesto circostante e di adeguatezza morfologico-compositiva intrinseca TEMI ORGANICI Temi organici complessi Sistemi specifici e dinamici che organizzano la città circostante. Sono composti da configurazioni spaziali relazionate tra loro in maniera coerente e strutturante Temi organici non relazionati Sistemi definiti da regole riconoscibili che non si relazionano con il contesto circostante per la mancanza di reciproche sinergie RELAZIONI Relazioni strutturanti Elementi lineari che definiscono l’organizzazione spaziale della città costituendo una rete di connessioni urbane Relazioni emergenti Mutue connessioni tra polarità selezionate tra “emergenze strutturanti” e “temi organici complessi”. Individuabili come elementi unici all’interno della rete delle “relazioni strutturanti” pagina a fronte Tavola “Temi organici, relazioni emergenti e strutture nodali complesse di riferimento urbanistico” elaborata dagli studenti: M. Benedettelli, M. Ciacci, A.Maltese, C. Sergiacomi.

Nella fase applicativa è risultato interessante l’individuazione di un particolare tema organico complesso presente nel nucleo storico città di Zaragoza: l’asse rettilineo di Via Alfonso I costituisce un canale prospettico verso la Basilica del Pilar, affacciata su un’ampia piazza pedonale che ne valorizza l’importanza e che la mette in relazione con la cattedrale della città. Quando lo spettatore si cala in questa realtà percepisce lo spazio urbano come un’entità unica, la cui identità dipende strettamente dalle relazioni instaurate tra la strada, la piazza e le due emergenze (in questo caso quindi strutturanti). La città pubblica: temi e principali continuità Edoardo Salzano1 afferma che “La città non è un insieme di case, bensì la casa della società”; lo spazio pubblico è quindi la componente essenziale per trasformare un semplice agglomerato di edifici in città. Le configurazioni spaziali che derivano dalla relazione tra i due volti 1   Edoardo Salzano è ingegnere e urbanista italiano estensore di numerosi Piani Regolatori. È stato professore ordinario in materia urbanistica dal 1972 al 1976 presso il Corso di laurea in urbanistica dell’Università Iuav di Venezia, e professore straordinario di Urbanistica dal 1976 al 1979. È stato Presidente dell’INU dal 1983 al 1991. È autore di numerosi saggi ed articoli per le principali testate di stampa nazionali ed internazionali, nonché di volumi tra cui Atlante di venezia (1989), La città sostenibile (1992), Urbanistica e città opulenta (1969), Fondamenti di Urbanistica (2006).

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Estratto della tavola “Temi e principali continuità della città pubblica” elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, A. L. Infante, G. Senese, L. Xiaolin.

pagina a fronte Alcuni estratti della tavola “Temi e principali continuità della città pubblica” elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, A. L. Infante, G. Senese, L. Xiaolin.

dell’insediamento urbano — quello pubblico e quello privato — variano da tessuto a tessuto, determinandone la morfologia. L’analisi della città pubblica è stata quindi ritenuta indispensabile per una più corretta individuazione delle diverse forme urbane. Lo spazio pubblico cambia forma in relazione alla funzione che svolge e si suddivide principalmente in due grandi famiglie: una riguardante le connessioni e l’altra relativa alle polarità urbane. Alla prima categoria appartiene la rete di collegamenti che permette il facile spostamento degli abitanti da una parte all’altra della città, rispondendo così a una necessità di spostamento. La seconda, invece, si riferisce ad una domanda di sosta e riguarda sia gli edifici sedi di funzioni pubbliche sia gli spazi aperti (piazze e aree verdi), in cui prevale la funzione ricreativa. Dallo studio svolto è emerso che a Zaragoza la rete di connessioni è ben sviluppata, strutturata in diverse forme (percorsi ciclabili, tramviari, ferroviari, ecc.) e a servizio di tutto l’insediamento urbano, comprese le aree più marginali. In termini di polarità pubbliche vi sono delle differenze sostanziali tra quelle presenti


emergenze urbane, temi organici e principali continuità della città pubblica

Plaza San Bruno La piazza è quella classica, di forma irregolare e chiusa su tutti i lati; le vie uscenti non entrano perpendicolarmente e da ogni punto della piazza se ne può vedere solo una alla volta. Può essere considerata una piazza accessoria a quella del Pilar.

Plaza Espana Questa piazza, di forma pressoché quadrata, non è ben delimitata per via del largo Paseo de la Independencia, che la collega a Plaza Aragòn, ma assicura comunque, almeno in parte, una percezione di chiusura, visto che i quattro angoli sono definiti.

Plaza de los Sitios La piazza, di forma rettangolare, è chiusa e delimitata, ed è organizzata come un giardino. Dando uno sguardo al tessuto circostante, si può intuire che probabilmente si tratta di una piazza nata da uno o due lotti non edificati.

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Geometrie principali in pianta e organizzazione della sezione stradale della Piazza del Pilar. Estratti della tavola “Temi e principali continuità della città pubblica” elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, A. L. Infante, G. Senese, L. Xiaolin. Geometrie principali in pianta e organizzazione della sezione stradale del Paseo de la Independencia Estratti della tavola “Temi e principali continuità della città pubblica” elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, A. L. Infante, G. Senese, L.Xiaolin.

pagina a fronte a sinistra La Piazza del Pilar. a destra Paseo de la Independencia.

all’interno e all’esterno della città consolidata. In proporzione, sebbene nel primo caso gli spazi risultino di dimensioni più modeste rispetto al secondo, essi presentano forme riconoscibili e con una struttura ben precisa. È stato quindi possibile analizzare la morfologia di alcune delle piazze principali della città consolidata, basandosi sugli studi dell’ambiente urbano nei diversi periodi storici svolti dall’urbanista Camillo Sitte2 e riportati in L’arte di costruire la città. Un particolare approfondimento è stato svolto sugli spazi pubblici più imponenti del centro consolidato: la Plaza del Pilar e il Paseo de la Independencia. La prima, nonostante la sua ampia superficie, si configura come uno spazio chiuso su cui domina l’emergenza principale del sistema, la Basilica del Pilar; è una piazza interamente pedonale in cui l’arredo urbano è volto esclusivamente alla sosta. Il secondo, invece, si presenta come un ampio viale alberato: l’edificato, dove al piano terra trovano spazio alti porticati, è separato dal traffico veicolare mediante ampi marciapiedi e due filari alberati. Al centro trova spazio il trasporto pubblico costituito dalla linea tramviaria. È interessante osservare come i due spazi pubblici aventi all’incirca le stesse dimensioni, in realtà risultino percettivamente come due ambienti urbani completamente diversi. Lo stesso vuoto urbano in relazione ad una diversa cornice edificata e organizzato per rispondere a funzioni 2   Camillo Sitte (Vienna, 1843-1903) fu un architetto, urbanista e pittore austriaco, inoltre direttore della Gewerbeschule di Salisburgo e di quella di Vienna. Opera cardine è il saggio L’arte di costruire la città in cui riporta i suoi studi sull’organizzazione dello spazio urbano, in particolare l’analisi di modelli di piazze e strade del passato da cui cercò di ricavare principi costruttivi universali.


emergenze urbane, temi organici e principali continuità della città pubblica

differenti dà origine a spazi pubblici apparentemente e percettivamente imparagonabili. È importante notare che nonostante le diverse peculiarità, entrambi gli ambienti suscitano un’immagine del luogo chiara e ordinata alla base della qualità urbana (Lynch, 2006). Essi, infatti, presentano quelle caratteristiche che l’urbanista statunitense Kevin Lynch3 riteneva alla base di un buon disegno urbano: • leggibilità: intesa come ‘chiarezza apparente’ di un luogo, nonché la “facilità con cui le sue parti possono venir riconosciute e possono venir organizzate in un sistema coerente” (Lynch, 2006, p.3); • identità: capacità di uno spazio urbano di essere riconosciuto come un’entità distinta dalle altre, avente quindi una “identità separabile” (Lynch, 2006, p.8); • struttura: capacità di un luogo di rendere chiara la relazione spaziale esistente tra esso stesso e l’osservatore; • significato: l’oggetto deve avere un significato preciso per l’osservatore, sia esso pratico o emotivo; • figurabilità: “la qualità che conferisce ad un oggetto fisico una elevata probabilità di evocare in ogni osservatore un immagine vigorosa” (Lynch, 2006, p.9). Nel caso di Zaragoza, in contrasto con le polarità pubbliche della città consolidata vi sono quelle collocate al di fuori, morfologicamente molto diverse: ampie superfici con forme generalmente poco riconoscibili, in cui mancano quindi le cinque caratteristiche descritte. In queste aree la città pubblica perde la sua relazione intima con quella privata, e con essa la presenza di un’anima propria; vi è quindi difficoltà a riscontrare dei temi organici. Come si vedrà più avanti, la forma dello spazio pubblico incide in maniera sostanziale sulla morfologia urbana dei diversi tessuti urbani. 3   Kevin Andrew Lynch (Chicago, 1918 - Martha’s Vineyard, 1984) fu un urbanista e architetto statunitense. Allievo di Frank Lloyd Wright, nel 1963 divenne professore ordinario di disegno e pianificazione urbana al MIT. Concentrò la sua attività di ricerca nello studio della percezione del paesaggio urbano da parte delle persone (www.azioniurbane.it).

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in alto La Piazza del Pilar. in basso Paseo de la Independencia.


individuazione delle regole morfogenetiche dei tessuti urbani

Lo studio delle morfologie urbane

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individuazione delle regole morfogenetiche dei tessuti urbani •

Estratto della tavola “Parti di città morfologicamente omogenee e disomogee“ elaborata dagli studenti: L. Bartali, G. Galletti, A.Tanganelli.

Decodificare il genoma territoriale significa capire come un luogo della terra si è venuto formando, ha costituito un set di regole di organizzazione dello spazio, un set di regole uniche date dalla coevoluzione complessa fra una data cultura e un dato ambiente. Queste regole sono invarianti strutturali nella costruzione del nostro Luogo da abitare, […] sono quelle invarianti che producono identità, che disegnano, all’interno di un quadro di segni simili, quelle particolari proporzioni che fanno distinguere l’uno dall’altro, che lo differenziano, che lo rendono unico. (Saragosa, 2011, p. 345)

In quest’ultima parte viene riportata l’indagine conoscitiva avente come fine non solo l’individuazione delle regole di costruzione della città di Zaragoza, ma anche una riflessione sulle dinamiche di trasformazione che esse hanno subito con l’evoluzione della città. Le componenti costitutive di base della forma urbana, siano esse volumi pieni (edifici e attrezzature per servizi) o spazi aperti (strade, piazze, parchi e giardini), si giustappongono nel paesaggio urbano dando luogo a forme insediative che, se osservate come aree sufficientemente estese, possono presentare particolari caratteri di unitarietà o omogeneità formale, distinguibili e classificabili sulla base dei loro caratteri morfologici omogenei. (Mattogno, 2014, p. 289)

Note di metodo per la classificazione dei tessuti urbani Attraverso una lettura della città a scala urbana, le diverse morfologie individuate sono state suddivise in tre tipi in base alla loro struttura: • tessuto omogeneo stratificato: caratteristico del nucleo storico della città si presenta come una struttura urbana ben identificabile nonostante non sia il prodotto di un disegno urbano univoco, ma esito di una stratificazione temporale; • tessuto omogeneo pianificato: riscontrabile sia nelle parti più antiche della città che in quelle più contemporanee, si caratterizza per la possibilità di riconoscere in esso una struttura ben definita con chiare regole di organizzazione dello spazio antropico; • tessuto disomogeneo: si distribuisce sul territorio sia a macchia d’olio, partendo dalle aree centrali della città, sia a macchia di leopardo, insinuandosi nei vuoti urbani e trasformandoli in aree urbane disomogenee. È più precisamente un ‘tessuto non-tessuto’ poiché rappresenta quelle parti di città prive di regole ben definite e dissonanti rispetto al disegno urbano complessivo.


Estratti dei tre tipi di tessuti individuati: dall’alto tessuto omogeneo stratificato, tessuto omogeneo pianificato e tessuto disomogeneo.

pagina a fronte Estratto della tavola “I tessuti della città contemporanea” elaborata dagli studenti: L. Bartali, G. Galletti, A.Tanganelli.

I criteri prevalentemente utilizzati per individuare le tre diverse nature dei tessuti sono stati: densità edilizia, organizzazione e struttura della maglia stradale, forma degli isolati, rapporto tra edificato e viabilità, rapporto tra spazio pubblico e privato. Una volta redatta questa prima analisi è stata approfondita la ricerca delle regole insediative che stanno alla base della forma della città. Particolare approfondimento è stato svolto sulla città consolidata, dove l’applicazione del metodo descritto è risultato più complesso a causa della difficile individuazione delle diverse morfologie urbane, soprattutto nel Casco Histórico: la stratificazione del tessuto ha in sé sovrapposto le diverse regole insediative relative ai vari periodi storici che hanno investito la città, non permettendone quindi una chiara individuazione. Dopo una prima mappatura a scala urbana è stata curata alla scala di dettaglio una schedatura dei tessuti individuati, così strutturata1: 1

Le immagini sono estratti delle tavole riportate successivamente.


1. inquadramento urbano | individuazione della posizione del tessuto preso in esame in relazione al contesto urbano e territoriale; 2. foto aerea | presentazione del tessuto urbano nel suo complesso utile alla lettura delle caratteristiche non percepibili al livello del suolo; 3. caratteristiche geometriche del tessuto urbano tipo | schematizzazione delle principali geometrie del tessuto urbano generate dai rapporti tra spazio pubblico e privato e tra ambiente costruito e spazio aperto; 4. sezione urbana tipo | rappresentazione volta allo studio complessivo delle relazioni dimensionali che intercorrono tra l’ambiente costruito e i vuoti urbani; 5. caratteristiche geometriche dell’isolato tipo | analisi delle principali geometrie che regolano la forma degli isolati da cui dipende fortemente la morfologia del tessuto urbano; 6. sezione dell’isolato tipo | studio che mira in maniera specifica all’individuazione delle proporzioni esistenti tra l’edificato, le relative pertinenze e gli spazi pubblici strettamente legati ad essi;


Estratto della tavola “I tessuti della città consolidata” elaborata dagli studenti: E. Barbierato, I. Capecchi, M. De Peppo.

7. prospetto tipo | rappresentazione che descrive gli elementi costruttivi delle facciate degli edifici, le quali contribuiscono fortemente all’immagine della città. Per ogni tessuto è stato individuato un prospetto tipo, rappresentato in diversi modi: dalla riproduzione fedele delle forme a schematizzazioni degli elementi caratterizzanti le facciate; 8. vista 3D dell’isolato tipo | elaborazione che permette di avere la ‘terza dimensione’, nonché una visione d’insieme dei singoli studi redatti precedentemente.


Fase applicativa L’indagine inter-scalare sulle relazioni che intercorrono tra le diverse componenti urbane ha permesso di individuare quelle regole di costruzione che nelle future fasi progettuali dovrebbero costituire una base per la reinterpretazione dello spazio urbano. Di seguito vengono riportate le schedature redatte durante il seminario.


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Tavole elaborate dagli studenti: E. Barbierato, I. Capecchi, I. Cortesi, M.De Peppo, A. Di Donato, L.Lei, A. Naldini, M. Wang.

pagina a fronte in alto Tavola elaborata dagli studenti: E. Barbierato, I. Capecchi, I. Cortesi, M.De Peppo, A. Di Donato, L.Lei, A. Naldini, M. Wang. in basso Tavola elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, E. Fricchione, S. Fusiello, A. L. Infante, E. Perrotta, G. Senese, L. Xiaolin.


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in alto Tavola elaborata dagli studenti: E. Barbierato, I. Capecchi, I. Cortesi, M.De Peppo, A. Di Donato, L.Lei, A. Naldini, M. Wang. in basso Tavola elaborata dagli studenti: D. Beker, M. Benedettelli, M. Ciacci, R. Li, S. Luo, A. Maltese, S. Russolillo, C. Sergiacomi.

pagina a fronte Tavole elaborate dagli studenti: D. Beker, M. Benedettelli, M. Ciacci, R. Li, S. Luo, A. Maltese, S. Russolillo, C. Sergiacomi.


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in alto Tavola elaborata dagli studenti: D. Beker, M. Benedettelli, M. Ciacci, R. Li, S. Luo, A. Maltese, S. Russolillo, C. Sergiacomi. in basso Tavola elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, E. Fricchione, S. Fusiello, A. L. Infante, E. Perrotta, G. Senese, L. Xiaolin.

pagina a fronte in alto Tavola elaborata dagli studenti: L. Bartali, G. Galletti, R. Guo, C. Meoni, L. Piu, M.Quan, I. Scolari, A. Tanganelli. in basso Tavola elaborata dagli studenti: E. Barbierato, I. Capecchi, I. Cortesi, M.De Peppo, A. Di Donato, L.Lei, A. Naldini, M. Wang.


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in alto Tavola elaborata dagli studenti: E. Barbierato, I. Capecchi, I. Cortesi, M.De Peppo, A. Di Donato, L.Lei, A. Naldini, M. Wang. in basso Tavola elaborata dagli studenti: L. Bartali, G. Galletti, R. Guo, C. Meoni, L. Piu, M.Quan, I. Scolari, A. Tanganelli.

pagina a fronte in alto Tavola elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, E. Fricchione, S. Fusiello, A. L. Infante, E. Perrotta, G. Senese, L. Xiaolin. in basso Tavola elaborata dagli studenti: D. Beker, M. Benedettelli, M. Ciacci, R. Li, S. Luo, A. Maltese, S. Russolillo, C. Sergiacomi.


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in alto Tavola elaborata dagli studenti: D. Beker, M. Benedettelli, M. Ciacci, R. Li, S. Luo, A. Maltese, S. Russolillo, C. Sergiacomi. in basso Tavola elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, E. Fricchione, S. Fusiello, A. L. Infante, E. Perrotta, G. Senese, L. Xiaolin.

pagina a fronte Tavole elaborate dagli studenti: G. Di Giustino, E. Fricchione, S. Fusiello, A. L. Infante, E. Perrotta, G. Senese, L. Xiaolin.


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Tavole elaborate dagli studenti: L. Bartali, G. Galletti, R. Guo, C. Meoni, L. Piu, M.Quan, I. Scolari, A. Tanganelli.

pagina a fronte Tavole elaborate dagli studenti: L. Bartali, G. Galletti, R. Guo, C. Meoni, L. Piu, M.Quan, I. Scolari, A. Tanganelli.


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in alto Tavola elaborata dagli studenti: D. Beker, M. Benedettelli, M. Ciacci, R. Li, S. Luo, A. Maltese, S. Russolillo, C. Sergiacomi. in basso Tavola elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, E. Fricchione, S. Fusiello, A. L. Infante, E. Perrotta, G. Senese, L. Xiaolin.

pagina a fronte in alto Tavola elaborata dagli studenti: G. Di Giustino, E. Fricchione, S. Fusiello, A. L. Infante, E. Perrotta, G. Senese, L. Xiaolin. in basso Tavola elaborata dagli studenti: L. Bartali, G. Galletti, R. Guo, C. Meoni, L. Piu, M.Quan, I. Scolari, A. Tanganelli.


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in alto Tavola elaborata dagli studenti: L. Bartali, G. Galletti, R. Guo, C. Meoni, L. Piu, M.Quan, I. Scolari, A. Tanganelli. in basso Tavola elaborata dagli studenti: E. Barbierato, I. Capecchi, I. Cortesi, M.De Peppo, A. Di Donato, L.Lei, A. Naldini, M. Wang.

pagina a fronte Schema interpretativo delle relazioni tra i tre tipi di tessuti e le relative caratteristiche.


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Osservazioni e riflessioni sugli esiti della ricerca Le tre grandi famiglie di tessuti (omogeneo stratificato, omogeneo pianificato e disomogeneo non pianificato) in cui sono state raggruppate le diverse forme urbane si caratterizzano tutte per la presenza o meno di due peculiarità: • ordine urbano: organizzazione spaziale, insieme di relazioni tra le diverse componenti urbane; • disegno urbano: creazione di un singolo prodotto che viene pensato, disegnato e realizzato, quindi finito (Marshall, 2009a). L’urbanistica, nel suo senso più completo, dovrebbe includere sia l’ordine sia il disegno urbano; in realtà non è necessariamente così: il primo può contribuire al secondo, ma può esistere anche in forma indipendente (Marshall, 2009a). È questo per esempio il caso del tessuto omogeneo stratificato (T.O.S.), in cui la forma urbana presenta un ordine — quindi una regola — ma che non deriva dalla realizzazione di un ‘prodotto finito’, disegnato e ordinato, come nel caso del tessuto omogeneo pianificato (T.O.P.). Vi è infine il tessuto disomogeneo (T.D.), che non è caratterizzato né da un ordine né da un disegno urbano complessivo, bensì da un’aggregazione di singoli elementi. I T.O.S. e i T.O.P. presentano le caratteristiche tipiche di quelle che Steven Marshall definisce Collective Entities, sistemi costituiti da diverse componenti individuali aventi ognuna una propria funzione e un proprio scopo. Egli paragona queste entità ad uno stormo di uccelli, in cui ogni individuo agisce in modo indipendente — senza alcuna forma di subordinazione — pur formando una cosa unica (Marshall, 2009a). Il T.D. è invece una parte di città costituita dall’accostamento di edifici, singoli o aggregati,

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Inquadramento dei quattro tessuti. Estratto della tavola “Ruolo e contenuto dei regolamenti edilizi nella formazione della morfologia urbana” elaborata dagli studenti: E. Fricchione, S. Fusiello, E. Perrotta.

senza presentare né un ordine né un disegno urbano. Non un’entità collettiva, quindi, ma un’aggregazione di quegli elementi che Marshall definisce Corporate Objects, oggetti singoli e unitari composti da sub-unità complementari2. Sebbene le tre famiglie di tessuti siano state suddivise secondo la loro struttura di base e non per la fase storica in cui si sono sviluppate, vi sono delle riflessioni in merito alla relazione tra questi due parametri. I T.O.S. fanno principalmente parte dei periodi più antichi dello sviluppo urbano, mentre i T.D. riguardano prevalentemente quelli dell’era modernista e post-modernista. Vi è però la terza categoria, quella dei tessuti pianificati, i quali non possono essere riferiti a un periodo storico ben preciso, ma si muovono più liberamente sulla linea temporale dell’evoluzione urbana. A questa famiglia appartengono infatti i tessuti ottocenteschi, come il piano di lottizzazione per gli Orti di S. Engracia, quelli dei primi del Novecento, per esempio il piano della Gran Via a sud della città consolidata, ma non solo. Ad essa infatti appartengono quelle parti di città sviluppate in età contemporanea anche con criteri progettuali di fondo molto diversi: dal modello di città

pagina a fronte Studio relativo alle misure dei quattro tessuti individuati nell’immagine precedente. Estratti della tavola “Ruolo e contenuto dei regolamenti edilizi nella formazione della morfologia urbana” elaborata dagli studenti: E. Fricchione, 2 S. Fusiello, In questo caso, l’urbanista paragona il corporate object ad una macchina con i suoi ingranaggi i quali esistono affinché la macchina stessa possa funzionare. E. Perrotta


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ecologica presente a Valdespartera (Tessuto n. 28) a quelle parti di Zaragoza in cui vi è stato il tentativo di riproporre le regole tipiche della città tradizionale. A questo proposito in fase di studio sono stati individuati tessuti urbani — anche ben distanti dal centro storico — in cui sono riconoscibili delle similitudini con le proporzioni e le forme della città consolidata. Come già esposto, il Regio Decreto del 1854 prescrisse la classificazione delle strade in base alla larghezza e alla funzione (12, 10, 8 e 6 metri); la ricerca ha portato all’individuazione di quattro parti della città contemporanea in cui è stata ripresentata una simile gerarchia dimensionale e funzionale.


‘cities in evolution’?

Il primo teorico a parlare di ‘cities in evolution’ fu Patrick Geddes, che grazie alla sua formazione di biologo e botanico paragonò la città ad un organismo vivente. Steven Marshall1, urbanista inglese contemporaneo, condivide l’idea che la città presenti molte peculiarità che la rendono ‘organica’, ma non la paragona necessariamente ad un organismo, piuttosto a un ecosistema. Una città cresce (come un organismo) secondo un tipo di programma di sviluppo o ciclo della vita (nascita, crescita, maturità, morte). Ciò implica che certe cose accadranno secondo un ordine previsto. Dalla ghianda sai che verrà fuori una quercia. (Marshall, 2009b, p.3)

Marshall definisce il fenomeno appena descritto con il concetto di sviluppo urbano e lo distingue da quello evolutivo, così definito: L’evoluzione urbana implica un cambiamento della città nel corso del tempo e a tempo indeterminato. Come un ecosistema la città è costituita da componenti in co-evoluzione. Come con l’evoluzione biologica, non esiste una direzione unica di progresso, il cambiamento può essere graduale o rapido e può andare in qualsiasi direzione. Non c’è un futuro ottimale conoscibile. Non si può sapere se un pesce si evolverà in mammifero o in uccello. (Marshall, 2009b, p.4)

Si passa quindi da un’idea di evoluzione geddesiana a una darwiniana: la prima è una sorta di dispiegamento graduale, come se la città fosse nata e cresciuta secondo un tipo di programma di sviluppo. La seconda è invece imprevedibile; il modello di oggi potrebbe essere obsoleto domani. Tutto ciò che è nel sistema urbano deve essere pronto a innovarsi, ad adattarsi e a sopravvivere (Batty, Marshall, 2009). A conclusione di questa esperienza di ricerca, si potrebbe affermare che l’evoluzione urbana sia un fenomeno che in qualche modo comprende ed esclude le idee di Geddes e di Marshall. Della prima vi è sicuramente il fatto che una città, indipendentemente dal suo proces1   Steven Marshall è docente del corso di Urban Morphology and Urban Design alla Bartlett School of Planning, University College London. Le sue ricerche si focalizzano principalmente sulla lettura delle morfologie urbane - e in particolare delle strade - e sulla lettura dell’urban code. E’ autore di numerose pubblicazioni.tra cui Streets and Patterns (2005), Land Use and Transport (with David Banister), Cities, Design and Evolution (2009) and Urban Coding and Planning (2011).


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so evolutivo, manterrà in qualche modo un codice genetico (Saragosa, 2011), dei caratteri e dei segni che la legheranno sempre al suo territorio di nascita: un bambino crescerà e diventerà uomo. Della seconda vi è indubbiamente l’imprevedibilità: lo stesso bambino crescendo (e diventando uomo) manterrà le sue caratteristiche iniziali? Diventerà alto o resterà basso? Sarà così magro per tutta la vita? Resterà così scontroso o diventerà gentile? L’aspetto che prenderanno i nostri insediamenti resta davvero ignoto e per questo è importante che siano flessibili e resilienti, capaci di sopperire a ogni loro possibile mancanza o carenza. La città, però, è un prodotto d’amore tra uomo e natura ed è questo che la rende qualcosa di più di un semplice organismo o ecosistema: essa non sarà solamente soggetta a un’evoluzione biologica, poiché, essendo figlia di uomini, ha un forte valore spirituale. È piuttosto una città ‘umana’, un qualcosa che necessita di un’evoluzione spirituale, oltre che fisica. Sebbene quindi non ci sia concesso di sapere quale sarà il volto delle nostre città-umane (o città-figlie), è compito nostro lavorare sulla loro evoluzione etica e spirituale, promuovendo il senso di appartenenza e costruendo lentamente e nell’arco della loro intera vita un’identità forte, profonda, che non si rifletterà solamente nel loro valore morale, o più semplicemente nel loro significato, ma anche nell’aspetto fisico e formale. Vi è quindi l’importanza di considerare nella lettura e nella progettazione delle città gli aspetti legati alla percezione degli abitanti e alla loro capacità di riconoscere una struttura (leggibilità) per potergli attribuire un significato, una figurabilità (Lynch, 2006). L’identità, però. è un valore strettamente legato a quello della memoria: da qui l’importanza dello studio dell’evoluzione urbana e dei suoi processi di stratificazione che, insieme alla lettura delle caratteristiche morfologiche, sono elementi fondamentali nel processo conoscitivo di una città. Tali studi sono necessari per comprendere quanto ogni insediamento, a suo modo, possa essere flessibile, quanto si sia trasformato e quanto possa ancora mutare in seguito a cambiamenti ambientali, socio-culturali, politici ed economici, senza stravolgere la propria identità. In merito a questo, la città-umana abbraccia la visione darwiniana che definisce l’insediamento antropico ribelle, imprevedibile, mutevole e sempre in movimento e include quindi nella sua evoluzione anche tutte quelle fasi che sono riuscite a stravolgerla completamente. L’urbanistica tradizionale ‘non pianificata’, l’urbanistica classica, il vecchio modernismo e il new urbanism sono tutti parte dello stesso gioco evolutivo. Ognuno di essi, in misura diversa, hanno un po’ di innovazione o variazione. (Marshall, 2007, p. 10)

L’avvento del modernismo è stato spesso visto come il momento in cui le città hanno smesso di evolversi, continuando semplicemente ad accrescersi. La città tradizionale, in-


‘cities in evolution’?

fatti, che presentava ‘the interlocking of patterns’ (gli ‘incastri’ dei pattern)2, e che nonostante la stratificazione temporale aveva mantenuto il suo insieme di regole3, con il modernismo perde qualsiasi forma di relazione interna e ogni componente della città viene progettata separatamente, svincolata da tutto (Marshall, 2009a). In questa ottica, lo studio dell’evoluzione delle città ha portato in età contemporanea un nuovo modo di fare urbanistica, un neo-tradizionalismo con cui si cerca di riproporre la regola storica individuata nella città stratificata, riapplicandola in altre aree urbane. Sebbene il metodo descritto sia in grado di restituire alle città la ‘misura d’uomo’ che il modernismo aveva soppiantato con grandi volumi, esso ignora la stratificazione stessa, replicando un pezzo di città tradizionale (Marshall, 2007) con un’azione che l’era informatica definirebbe ‘copia e incolla’. Lo studio dell’evoluzione urbana non ha quindi l’obiettivo di studiare le antiche forme per ‘ricalcarle’ nelle nuove periferie, ma di capire il valore della stratificazione dei tessuti urbani e di come, attraverso essa, si possano sovrapporre le diverse idee di città, comprese quella moderna e post-moderna. Non considerare tutte le fasi storiche precedenti ad oggi, non sarebbe tanto diverso dall’atteggiamento che ha caratterizzato il periodo modernista con cui è stato ignorato totalmente il patrimonio urbano antecedente. Altro aspetto condivisibile e applicabile alla città-umana è l’approccio evolutivo darwiniano che incoraggia un tipo di pianificazione elastica, libera da visioni rigide e forzate della città del futuro; questa infatti non deve essere trattata come un insieme finito, prodotto di un disegno univoco (Marshall, 2007), ma come un qualcosa che si evolve lentamente, in maniera ‘naturale’ e che può quindi portare a nuovi esiti e forme ancora inesplorate. Il percorso di ricerca condotto e l’applicazione della metodologia descritta nel corso del testo sulla città Zaragoza hanno permesso di capire che, sebbene non sia possibile definire anticipatamente una forma urbana ideale — né i suoi processi di formazione —, le future città dovrebbero avere un segno imprescindibile, una peculiarità che le renda flessibili ma non caotiche, libere ma non sregolate, nuove e allo stesso tempo ricche di elementi identitari. Indipendentemente dalla presenza o meno di un disegno definito, le città, per evitare di essere percepite come non-luoghi, dovrebbero avere un loro ordine, uno schema di relazioni capace di far funzionare l’ecosistema urbano come un’entità collettiva.

2   Una facciata è sia parte dell’edificio che della strada; edificio e strada sono bloccati insieme e non è possibile progettare l’uno senza l’altro (Marshall, 2009a). 3   Zaragoza è l’esempio calzante di una città che nonostante fosse stata conquistata da popoli con costumi anche molto diversi tra loro, ha mantenuto nella sua parte consolidata un vasto sistema di regole urbane.

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Fonti immagini Google Immagini (p. 20). Google Earth (p. 39, p. 45, p. 46). Google Maps (p. 20). Guinea D.M. 2012, Breve historia del urbanismo en Zaragoza (p. 24). Krier L. 1995, Architettura. Scelta o fatalità, Edizione Laterza, Bari (p.36) Pros L., Navarro J.A.A. 2001, Historia de cuatros ciudades, Salduie Caesaraugusta Saraqusta Zaragoza, Ayuntamiento de Zaragoza, Zaragoza (p. 21, p. 22, p. 25, p. 27). Piano Geometrico di Zaragoza, 1849 (p. 33).


Finito di stampare per conto di didapress Dipartimento di Architettura UniversitĂ degli Studi di Firenze Novembre 2017


La presente pubblicazione porta alla luce un percorso di studio condotto nel contesto del seminario tematico “Regole di morfologia urbana in una città europea” del Dipartimento di Architettura di Firenze tenutosi nell’anno accademico 2014-2015. Il caso preso in esame è quello di Zaragoza, città spagnola che presenta un contesto urbano particolarmente vario e complesso, dovuto anche alle diverse etnie — e quindi culture — che hanno popolato la città nei vari stadi del suo sviluppo. Il testo, organizzato in tre parti, oltre a riordinare il lavoro svolto dagli studenti, riporta approfondimenti culturali e metodologici, nonché riflessioni personali sullo studio dell’evoluzione morfogenetica della città. La prima parte, dedicata all’evoluzione urbana di Zaragoza della città, descrive le trasformazioni avvenute dale origini fino ad oggi, con l’intento di capire come ogni periodo storico abbia influenzato la formazione della morfologia urbana. La seconda parte illustra come la città di Zaragoza si presenta ai giorni nostri, concentrandosi sulle relazioni tra le diverse componenti della città e in particolar modo sullo spazio pubblico. Infine, la terza fase approfondisce lo studio delle morfologie urbane e il metodo di analisi adottato per l’individuazione delle regole morfogenetiche dei tessuti urbani, con osservazioni e riflessioni sugli esiti della ricerca.

Marina Visciano nasce a Livorno il 14/09/1990. Nell’A.A. 2013/2014 consegue la laurea magistrale in Pianificazione e Progettazione della Città e del Territorio presso l’Università degli studi di Firenze: la tesi ottiene un punteggio di 110/110 e Lode e viene giudicata meritevole di pubblicazione. Negli A.A. 2014/2015-2015/2016 svolge attività didattica prima come cultore della materia, poi come tutor, nel Laboratorio di Urbanistica del CdL in Pianificazione della Città del Territorio e del Paesaggio. È attualmente tutor del Laboratorio di Pianificazione territoriale e ambientale e cultore della materia per il corso di Storia dell’urbanistica moderna nello stesso CdL. Collabora infine con il Laboratorio di ricerca Didalab – Piani e progetti per la città e il territorio con sede a Empoli dove coltiva i suoi principali interessi di ricerca legati allo studio dell’evoluzione urbana, delle configurazioni spaziali e delle morfologie urbane a fini progettuali per la rigenerazione urbana.

9 788896 080979

€ 15,00

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Appunti sullo studio delle forme urbane | Visciano  

La presente pubblicazione porta alla luce un percorso di studio condotto nel contesto del seminario tematico “Regole di morfologia urbana in...

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