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00 | 2012

DIDA DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA aPERIODICO INFORMALE


Università e competitività del territorio

LET’S GROW

Design Campus è un luogo in cui convivono formazione, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico. In ciò l’Università svolge un ruolo importante, contribuendo alla crescita del territorio su cui insiste. Un ruolo reso ancor più centrale di fronte alle sfide della globalizzazione; con la competitività di nazioni e territori che appare sempre più legata alla capacità di produrre ed utilizzare conoscenza come base per la progettazione dell’innovazione. Dunque, la capacità di formare il futuro e di contribuire al presente. Tra gli eventi organizzati in occasione dell’inaugurazione di Design Campus la mostra Let’s Grow design(ers) che presenta il lavoro di giovani progettisti formati ai Corsi di Laurea in Disegno Industriale e Magistrale in Design dell’Università di Firenze. Uno spaccato vario e complesso delle molte sfaccettature del multiverso del design. Un evento, quello destinato agli ex studenti, organizzato in collaborazione con il Centro Studi Giovanni Klaus Koenig, che appare importante nell’ottica del rafforzamento dell’identità della Scuola Fiorentina. Un’iniziativa sicuramente da ripetere nel tempo. Saverio Mecca Preside Facoltà di Architettura

Design Campus Fra tutti i settori della progettazione quello del design è oggi ritenuto il più libero, il più creativo, il più dinamico, il più al passo con i tempi, il più rappresentativo della cultura contemporanea. Il design ha sviluppato nuovi metodi e strumenti mantenendo al centro del proprio interesse l’uomo e le sue esigenze nell’evoluzione della società. Così, dagli anni ’50, il design è entrato come disciplina nelle Facoltà di Architettura italiane, preparando le nuove generazioni allo studio degli stili di vita, alla progettazione di prodotti avanzati, alla moda e al disegno industriale in tutte le sue espressioni. La nuova sede universitaria denominata “Design Campus” nel comune di Calenzano, vicino a Firenze, rappresenta la volontà delle Istituzioni toscane di dotare la nostra regione di una struttura adeguata alle esigenze formative di una disciplina strategia come il design in grado di contribuire alla competitività del territorio e delle sue imprese. La struttura non ospita solo spazi per la didattica, ma anche laboratori – di design per la sostenibilità, di ergonomia, di modelli e prototipi… – un museo del design italiano, un’aula magna per conferenze ed incontri, spazi espositivi e luoghi di socializzazione come giardini pensili, anfiteatro, il design caffè. Un insieme che costituisce un vero e proprio campus per studiare, progettare, vivere. Massimo Ruffilli Presidente Corso di Laurea Magistrale in Design

Molto interesse intorno al design Da qualche anno l’interesse verso il disegno industriale è molto cresciuto e il design è stato al centro di un’attenzione particolare, che ne ha dilatato la considerazione ben oltre l’alveo originario di disciplina elitaria e distintiva. La stampa e i giornali, anche i quotidiani e i non specializzati, dedicano al design, ogni settimana, pagine, rubriche, rassegne, interviste… rivelando un interesse complessivo per il dibattito in corso in questa materia e soprattutto osservano e riferiscono le tendenze in atto. Quest’attenzione generalizzata, piuttosto rara per molte altre discipline, segnala che molti lettori dedicano il loro interesse a questa gradevole parentesi tra le notizie, dove trovano uno spazio molto illustrato e ricco di spunti, vitale e variegato. Attraverso le immagini degli oggetti che quasi sempre arricchiscono gli articoli, si rivela un mondo di grande vivacità creativa, originale e talvolta bizzarro, che consente di sbirciare il futuro attraverso i segnali che da questi si possono rilevare. E in ragione di questa considerazione cosi generosamente riservata, nel giro di venti anni intorno al design sono maturate iniziative d’ogni genere, sono state fondate scuole, pubbliche e private, istituiti corsi di studio universitari, sono stati progettati e realizzati eventi, sono moltiplicate le riviste e le antologie ad esso dedicate, si sono svolte manifestazioni a tutti i livelli, tali da portare questa disciplina, percepita fino a pochi anni fa come riservata a una comunità d’elite e di gusti raffinati, alla dimensione planetaria della cultura di massa. Oggi tutti, proprio tutti, conoscono il significato del termine design. Più o meno correttamente interpretata ed enunciata questa magica parola conferisce significati di qualità, di esclusività, di cultura e di buon gusto. Il suo opposto potrebbe essere il termine dozzinale, che identifica la natura esclusivamente merceologica degli oggetti, con connotazioni qualitativamente negative. Ovvero oggetti che sono soltanto merce da vendere, l’esatto contrario di quel magico mix di significati che il termine design indica. Perché succede questo? Dove si nasconde l’artificio che consente, con un solo termine, di aggettivare senza bisogno di altre precisazioni una intera categoria di cose? Se proviamo a isolare i significati più stabili e certi tra quelli possibili, alla parola design associamo spesso il termine ‘progetto’, che è la traduzione pressoché letterale del termine inglese design. Il significato, in questo caso, individua la presenza di un pensiero preliminare alla realizzazione di qualcosa, ma non di un pensiero qualunque, ma di un pensiero complesso, multidimensionale, tecnico e artistico allo stesso tempo, analitico e di sintesi, con un termine più specialistico potremmo definirlo euristico…


DESIGN(ERS) Tutti i prodotti industriali sono comunque progettati prima di essere prodotti, ma solo quelli ‘di design’ rivelano in modo esplicito il valore del progetto rispetto agli altri fattori di produzione. Negli altri casi si apprezza un pensiero meno complesso, talvolta con una valenza esclusivamente tecnica tale da soverchiare gli altri contenuti, in qualche caso annullandoli del tutto. Oppure può verificarsi che gli oggetti siano fabbricati senza essere mai stati veramente progettati. Siamo circondati, infatti, da un universo oggettuale generato da una produzione sterminata di cose che hanno origine da modelli riprodotti, più o meno identicamente, oppure di modelli semplificati che continuano ad essere prodotti senza aver mai avuto il tocco creativo di un progettista che ne ha revisionato la funzione, pensato i materiali con cui realizzarli o rivisto la forma. Fatto sta che un oggetto progettato, di design appunto, si distingue rispetto a uno non progettato o, meglio, non di design. E quest’ultimo lo si distingue più per quello che gli manca che per quello che ha. Si verifica in questi casi la manifesta carenza di forma o di studio morfologico che rivela le semplificazioni del processo di pensiero che ha portato a quella forma. Non si tratta di superficialità di sviluppo, quanto piuttosto di maggiore o minore considerazione di una molteplicità di parametri di progetto per pervenire a una sintesi compiuta. Messi uno accanto all’altro, nel risultato finale, i due oggetti sono profondamente diversi, non soltanto diversi. Cosa è stato che li ha resi diversi? Rapporti proporzionali inadeguati o solo qualche dettaglio imperfetto? Oppure la banalità della soluzione tecnica e formale o la presenza o meno di una idea riconoscibile, o la compiutezza di senso, o… soltanto il colore? Questi fattori si maneggiano con una certa difficoltà e riservano insidie, se non se ne ha consuetudine. Il confine tra una soluzione di design e una soluzione qualunque però è molto chiaro. …bello e ben fatto, e oltre… Un altro dei significati distintivi del termine design è la contemporaneità. Non può essere di design la riproduzione di uno stile, di una esperienza formale già esperita, di una ricerca morfologica che ha già esaurito il suo portato. Come nella storia dell’arte, e per estensione nella storia degli oggetti, la successione cronologica allinea in una traiettoria, che può anche essere molto ramificata, i fatti avvenuti e le cose fatte. (da: V. Legnante, G. Lotti, I. Bedeschi, Dinamici Equilibri/Design e Imprese, ed. Franco Angeli, Milano 2012) In occasione della festa per inaugurare la nuova sede abbiamo raccolto le testimonianze di trenta nostri laureati negli anni scorsi, ciascuno dei quali ha affrontato temi e progetti diversi e praticato le competenze acquisite nel corso degli studi e maturate in contesti differenti e comunque appropriati alla preparazione del designer. Questo mestiere si basa sulla professionalità e su strumenti adeguati, ma soprattutto richiede personalità, intelligenza creativa e qualità di pensiero. Le idee che trovano sintesi nel progetto non possono essere ordinarie o non pensate, o soltanto superficiali considerazioni di comodo. Sono pensieri so-

lidi, interpretazioni originali di problemi, proposte e soluzioni che si concretizzano in una forma. Con questa rassegna – i “frutti del design” – sono portati all’evidenza i risultati di una scuola di progetto. In ciascuna scheda c’è una persona, un’idea e un progetto. Questo è stato realizzato ed ha iniziato una sua propria vita di oggetto. Come tale significa qualcosa, appartiene a qualcuno, è fabbricato da qualcun altro, ha un valore riconoscibile, piace o non piace, ha fortuna o durerà solo lo spazio di una moda… come tutti gli oggetti di design. Vincenzo Legnante Presidente Corso di Laurea in Disegno Industriale

Il design “che ora c’è” “Il design che prima non c’era” scriveva qualche anno fa Renato De Fusco. Let’s grow design(ers) ci parla di questo. Di una disciplina che si è fatta realmente pervasiva e che investe il panorama materiale ed immateriale che ci circonda. Ma Let’s go design(ers) ci parla di questo e anche di molto di più. Di progetti e prodotti, sogni ed aspettative, successi e difficoltà. Alcune idee appaiono compiute, altre solo abbozzate, altre ancora il possibile avvio di nuovi percorsi. I prodotti presentati praticano linguaggi diversi, talvolta contraddittori. High tech e low tech, locale e globale, natura e artificio, industria e artigianato, grande serie e pezzo unico, minimalismo e formalismo … Specchio fedele di una realtà in cui le antitesi convivono fianco a fianco. Così, quasi a rafforzare tale condizione, abbiamo optato per una comunicazione volutamente complessa, quasi senza mediazione, con l’obiettivo di non sistematizzare, imbrigliare in categorie ciò che non è facilmente classificabile. Con la volontà di lasciare i progetti accavallarsi in un flusso mutevole, a tratti gioiosamente caotico. Nell’estrema varietà dei lavori nati dai 10 anni del Corso di laurea di Disegno industriale di Firenze, abbiamo l’ambizione di leggere il compito primario della Scuola che, come scrive Umberto Galimberti, risiede nel far acquisire ad ognuno la consapevolezza delle proprie capacità e “nell’esplicitarle e vederle fiorire secondo misura”. Francesca Tosi referente indirizzo “Design” del Dottorato di Ricerca in Architettura

Dar forma al possibile Comprendere, o sottolineare, il ruolo del design nella capillare estetizzazione della realtà contemporanea sembra essere divenuto un interrogativo quasi ozioso, un esercizio tautologico. Il design, oltre a essere, come è stato affermato, “il DNA di una società industriale – o post-industriale”, è essenzialmente una narrazione nella quale il testo della funzione si modula su quello della superficie. È questa complessità di sfumature che definisce la natura attuale dell’oggetto, di un oggetto che nel momento in cui cerca di dirci qualcosa di se stesso ci sta dicendo in realtà chi siamo, in quale mondo stiamo vivendo e in quale mondo vorremmo vivere. Il design non è soltanto uno dei codici più riconoscibili del sistema della comunicazione globale, è soprattutto una direzione di senso nella quale una civiltà modula ed elabora i suoi gusti, le sue esperienze, le sue speranze. Attraverso i lavori di giovani designer che si sono formati nel Corso di Laurea di Disegno Industriale dell’Università degli Studi di Firenze Let’s Grow Design(ers) vuole restituire al design quello che è sempre è stato il suo compito: dar forma al possibile, a quel possibile che ogni essere umano riconosce negli oggetti di ogni giorno, la costruzione operativa della nostra polis comune. Andrea Mecacci Docente di Estetica

La mostra è a cura di Giuseppe Lotti con: Tommaso Cappelletti, Sofia Crescioli, Eleonora Gigli, Maddalena Lombardo, Niccolò Salani, Martina Roghi, Ambra Somigli.


GIULIA CIUOLI

DANILO FEDELI

Tessuti per abbigliamento e per arredamento, realizzati mediante telai manuali a licci, impiegando filati naturali, autoctoni italiani, come le lane di razze Garfagnina, Sarda, Sopravissana, Massese.


MARCO GIUMENTARO KEYFRAMESTUDIO

La progettazione in campo nautico e automobilistico passa da sketch a mano libera, modelli fisici e altre varie tecniche e arriva alla creazione di un modello tridimensionale CAD, che può essere usato in sistemi CAM, per la diretta realizzazione dell’oggetto, riducendo al minimo le possibilità di errore ed aumentando al massimo la precisione e la velocità della fase produttiva.


DBLAB STUDIO

CIAMPOLI + MARSEGLIA

Una seduta con un forte legame con la natura, progettata per essere inserita direttamente nel terreno. I difetti programmati realizzati sul legno riproducono il naturale degrado dovuto alle colonizzazioni vegetali e alle aggressioni biologiche impreziosendo esteticamente la materia.

ALICE CATENI

ALICE CAPPELLI

Una linea di gioielli realizzata all’interno di un progetto di cooperazione internazionale finanziato dall’Unesco e dal Club Soroptimist di San Marino. Il progetto ha come risultato finale la costituzione di cooperative Agatako. Sotto il nome di Nyanzabijou i gioielli sono già inseriti nel mercato locale e in quello internazionale.


…fare ricerca significa creare le condizioni per far scaturire un’idea, indagare il quotidiano con la stessa attenzione che ha l’investigatore alle prese con un caso da risolvere...

Grand Commis de Cuisine Couscoussiera nata nell’ambito di un progetto di cooperazione Italia - Marocco, finalizzato a valorizzare il saper fare artigianale dei due paesi.

Paolo Ulian

Collezione di gioielli che nasce dal riutilizzo di scarti di produzione di aziende metalmeccaniche; nel tentativo di dare nuova vita a materiali poveri.

ELISA POLIDORI

Cover borchiata in resina per smartphone. Leggera e perfettamente aderente al dispositivo. Disponibile in più colorazioni e compatibile con iphone 4 e 4S. Realizzata completamente in Italia, munita di black hole per foto senza riflessi. Borchie sicure e piacevoli al tatto.


DBLAB STUDIO GUIDO GAROTTI

MADDALENA VANTAGGI

MATTEO KRZANOWSKI

ALESSIA PUNTILLO GOLNAR GORGIN


Ginko, Akiko, Keiko Quando un prodotto esce di produzione, gli stampi che lo generavano vanno in disuso. Lo scopo di questo progetto è il riuso di uno stampo in disuso di una poltrona in schiumato flessibile con l’obiettivo di ottenere un prodotto nuovo e attraente. Sono state disegnate tre nuove forme a partire da quella precedente e dopo aver modificato stampo e inserto metallico, è stata fatta una piccola maschera per finalizzare il prodotto.La base in acciaio cromato è stata ridisegnata ed è stata ristudiata la tappezzeria con l’obiettivo di creare una combinazione originale. Il risultato è un set di tre poltrone lounge create dal riuso dello stampo.

È il tempo del design, lo è per il gusto, per l’estetica della produzione, per la cultura e la tecnologia, lo è per la civiltà e per lo stile di vita.

Alberto Rosselli

di(af)fetti Linea di ceramiche di recupero ideata con l’obiettivo di dare una seconda vita ai pezzi difettosi che altrimenti verrebbero gettati via. Una volta individuati i difetti più comuni, una soluzione grafica trasforma il difetto stesso in un elemento di decoro. I di(af)fetti sono realizzati con scarti di aziende umbre che producono semilavorati in argilla rossa del Tevere con tecniche manuali e semimanuali.


Oscar Wilde

L’arte è la sola cosa seria al mondo e l’artista è la sola persona mai seria

RICCARDO GIRALDI

BBQ lavabo in pietra Elemento per il bagno semplice ed essenziale, facilmente personalizzabile in base alle esigenze di spazio e fruizione, realizzato ottimizzando gli scarti di materiale. Il lavabo è progettato per conferire una inedita qualificazione agli ambienti per la cura del corpo, attraverso l’unione di semplici lastre materiche. Il piano è regolabile per avere un maggiore spazio di appoggio all’interno o all’esterno.


PAOLO CAMPINOTI

SOFIA CRESCIOLI

WALTER GIOVANNIELLO

STEFANO VISCONTI RICCARDO GIRALDI


VALENTINA FROSINI CIAMPOLI + MARSEGLIA STUDIO LIEVITO

STUDIOVO

IRENE BRUNI

VALENTINA FROSINI


Giovanni Klaus Koenig

ZAID JWAD

Il campo linguistico dei prodotti non può essere rivoluzionalto di colpo, pena il rifiuto, ma deve essere continuamente forzato con una operazione paziente e tenace che rende solo alla distanza.

Poliseat Seduta trasformabile, che si adatta alle esigenze dell’utente e si colloca perfettamente in tutti quegli spazi ridotti, nei quali la versatilità è requisito fondamentale. Un sistema modulare che offre la possibilità di configurare varie opzioni di seduta: uno sgabello, una panca, poltroncine, chaise-longue e qualsiasi altra forma si voglia sperimentare. Il sistema è composto da 12 moduli e 6 perni per il bloccaggio, oltre ad uno speciale cuscino che si adatta ai vari tipi di seduta. Per quanto riguarda l’assemblaggio, una volta individuato il tipo di seduta da configurare, basta poggiare a terra i primi due moduli nella giusta posizione, connetterli con due perni per mantenerli in posizione e procedere con l’inserimento dei moduli restanti. Un procedimento semplice che contribuisce a rafforzare l’identità di questo prodotto ludico ed essenziale.

Squadra La caratteristica ‘squadra a 90’ utilizzata dallo scalpellino fornisce una soluzione formale per una lampada a luce orientabile. Squadra può fornire luce indiretta all’ambiente o illuminare zenitalmente un piano di lavoro, ruotando la posizione del suo angolo a 90°. Base in pietra serena, stecca led di 40 cm in profilo di alluminio.


DESIGN(ERS) KeyframeStudio KFS è composto attualmente da Filippo Biagi, Manfredi Conforzi e Francesco Marini, lo stesso gruppo che nel 2005 si laureò a Disegno Industriale con la Tesi Space 65’, Yacht Design and Innovation. Alla Facoltà di Disegno Industriale si è laureato anche Giancarlo Sangari, collaboratore dello Studio ormai da qualche anno. KFS ha sede a Firenze e si occupa di progettazione a 360 gradi con una naturale predisposizione per la progettazione nautica. Da quando è attivo, oltre a collaborare con molti cantieri in Italia e oltre-confine, ha partecipato con successo a concorsi di Yacht Design, ottenenoo per 4 volte, premi al MYDA, dal primo nel 2006, proprio con Space 65’, all’ultimo e più prestigioso nel 2012 con Gran Marlin 46. Ha vinto il concorso indetto dal Cantiere MAS di Como, per la progettazione del MAS 36’ ed è da poco stato premiato al concorso per la progettazione del nuovo Taxi lariano, con Lariocab. KFS vanta anche un premio al Concorso per la progettazione dei nuovi Dehor di Firenze, Bandito dal Comune nel 2011. Oltre alla progettazione nautica, KFS si occupa anche di design nel campo del prodotto, della moda, degli interni ed allestimenti e della grafica.

LET’S GROW Irene Bruni Un’innata attitudine al disegno e alle attività manuali rappresentano le basi sulle quali si è sviluppato il percorso formativo di Irene Bruni. Gli studi artistici dapprima e poi la Laurea Magistrale in Design hanno contribuito a consolidare la sua passione per il progetto. Da sempre portata per l’hand made, che sperimenta attraverso varie forme d’espressione, di recente si è dedicata all’autoproduzione nel campo del furniture e del product design. A volte è la semplicità che rende attraente un oggetto; l’essenzialità con la quale è risolta la sua forma, l’agilità con la quale viene realizzato, la facilità con la quale lo si utilizza. La ricerca della semplicità, declinata secondo questi tre aspetti, e da considerarsi come valore aggiunto, rappresenta la fonte d’ispirazione dei lavori di Irene Bruni. Oggetti le cui forme essenziali scaturiscono dalla ricerca di una brillante soluzione funzionale.

Matteo Krzanowski Nato a Firenze nel 1976 da madre italiana e padre polacco, Matteo Krzanowski vive a Milano dal 2006. Affascinato dalle automobili sin da piccolo, disegna instancabilmente su qualsiasi sopporto cartaceo e non. Il suo gusto si è via via affinato grazie allo studio dei grandi architetti quali Zaha Hadid, della quale ammira le forme innovative introdotte nel design; Calatrava per la suggestione di architetture organiche; e Frank Lloyd Wright, padre del Movimento Moderno. Fonte di ispirazione inesauribile sono gli innumerevoli viaggi durante i quali, spinto da fervida curiosità, ama “scovare” nuove tendenze, forme innovative e prospettive insolite da inserire nelle sue creazioni. Dal 2006 lavora alla Honda Advanced Design Studio di Milano.

Paolo Campinoti Classe 1983. Ho conseguito il diploma di Grafico Pubblicitario presso l’Istituto L. Einaudi di Grosseto nel 2002, sviluppando l’interesse per la progettazione, non solo in fase concettuale, ma anche a livello di processo produttivo nell’interior design, cosa che successivamente l’iscrizione e gli studi intrapresi alla facoltà di Disegno Industriale di Firenze mi hanno permesso di approfondire ed arricchire, fino a laurearmi nel 2009. Dal 2008 ho intrapreso la carriera lavorativa presso una nota azienda di moda, la multinazionale americana GUESS?, entrando a far parte di un team di progettazione e sviluppo di spazi commerciali (negozi, outlet, stand espositivi, corner) come designer d’interni e project manager a livello sia italiano che europeo. Attualmente, oltre a proseguire il percorso lavorativo, l’interesse per il design e ciò che lo circonda mi ha portato a continuare gli studi presso il Corso di Laurea Magistrale in Design di Firenze.

Alice Cappelli Laureata in Product Desig,n intraprende la strada della cooperazione internazionale con paesi terzi partecipando a progetti che portano il design ad avvicinarsi con le realtà artigianali del Brasile, Marocco e Rwanda. Nel 2009 sviluppa la tesi di laurea magistrale in una ricerca sul ruolo strategico del design come possibile strumento per il recupero e la riqualificazione del patrimonio artigianale locale in Rwanda. L’esperienza la porta a lavorare come ricercatrice e formatrice nel progetto ‘Atelier Rwanda’ e nel 2011 torna in Rwanda come designer e formatrice all’interno di un progetto dell’UNESCO di San Marino. Un’altra esperienza in questo piccolo paese africano la vede come docente presso il dipartimento di Creative Design della Faculty of Architecture and Environmental Design, Università KIST. Attualmente vive ad Amsterdam e collabora con Università e privati portando avanti la sua passione e professionalità identificate sotto il nome di Social design.

Sofia Crescioli Nasce a Firenze nel 1986. Fin da piccola cerca di capire come sono fatte le cose: apre, smonta e rimonta tutto ciò che le passa tra per le mani. Ruba ago e filo alla nonna, pezzi di legno e colla al nonno e con questi crea strane creature che riempiono la sua stanza. Dopo cinque anni passati con le mani in creta al Liceo artistico decide di riprendere la sua ricerca sul come sono fatte le cose e si iscrive al Corso di Laurea in Disegno Industriale presso l’Università di Firenze. Attualmente frequenta il corso di Laurea Magistrale in Design. Ha da poco fondato l’agenzia di comunicazione Coom – comunicazione coordinata insieme a Giulio Bogani, copywriter e fotografo. Segni particolari: frequentatrice di mercatini dell’usato, è affascinata dalle stazioni dei treni e dai cappelli. Extraskills: Osservatrice molesta, sceglie i libri dalla copertina.

Giulia Ciuoli Nata a Siena nel 1979, è progettista tessile e tessitrice. Il suo lavoro è riconoscibile per il suo peculiare connubio tra ricerca, design e artigianato tessile. Si è formata in laboratori di artigianato tessile, in Italia e all’estero, con i quali attualmente collabora come progettista applicando metodi di lavorazione legati alla cultura tradizionale del luogo. In parallelo alla sua formazione artigianale, ha studiato la progettazione tessile con la designer Graziella Guidotti, laureandosi poi in Tecnico di Progetto in Tessile, nel 2007, presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Si è poi diplomata al Master Ecodesign ed Ecoinnovazione, presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Camerino. Nel 2010 nasce Pamphile, nome e marchio del suo laboratorio-studio, in cui progetta e produce tessuti per abbigliamento e per arredamento, mediante telai manuali a licci. Impiega filati naturali. Per l’arredo porta avanti uno studio sulle tecniche tessili della cultura popolare italiana, che lei rivisita in uno stile contemporaneo. Per tale produzione impiega filati autoctoni italiani, come le lane di razze Garfagnina, Sarda, Sopravissana, Massese.

Alice Cateni Nata il 28 settembre 1983 a Livorno, dopo la laurea in Disegno Industriale presso l’Università di Firenze nel 2007, prosegue la sua formazione specializzandosi nel 2011 in Product Design al Politecnico di Milano. Nel 2010 vince il primo bando Made in Mage, incubatore della moda e design sostenibile, un progetto sperimentale di riuso temporaneo promosso da multiplicity.lab / DiAP-Politecnico di Milano e gestito da Arci Milano, ottenendo l’assegnazione di uno spazio per atelier e laboratorio presso gli ex Magazzini Generali Falck. Nel frattempo porta avanti altre passioni, per l’arte, la grafica, il web design. Tra le esperienze professionali sono da segnalare quella presso esterni, associazione culturale senza scopo di lucro, e quella presso Artemide, illuminazione. Vive e lavora a Milano come designer, operando in vari ambiti che spaziano dall’organizzazione e comunicazione di eventi alla progettazione di allestimenti e di prodotti d’arredo, ma sempre con una attenzione particolare alla sostenibilità e al sociale.

Ciampoli + Marseglia designers Daniela Ciampoli e Marco Marseglia si laureano al Corso di Laurea Magistrale in Design presso l’Università degli Studi di Firenze nel 2012, discutendo “Attorno al Mediterraneo”, una tesi sull’identità dei luoghi, sulla rivalutazione della figura del designer in rapporto con l’artigianato e sul design con i Sud del mondo. Collaborano in campo progettuale dal 2003. Negli anni si sono occupati di grafica, allestimento e progettazione di prodotto; fondando nel 2008 PSP Associates società cooperativa di progettazione con sede a Firenze. Collaborano con i Corsi di Laurea in Disegno Industriale in Magistrale in Design dell’Università di Firenze.

Danilo Fedeli È nato a Lucignano nel 1973. Si è laureato in Disegno Industriale presso la Facoltà di Architettura di Firenze, presentando una tesi sul bagno e la sua nuova dimensione etica e sociale. È stato designer per importanti aziende italiane nel settore dell’arredamento, dove ha maturato una significativa esperienza, prima di iniziare la sua attività freelance fondando lo studio di design 3DF. A progetti di product design per le maggiori aziende italiane, alterna quelli per interior residenziali, showroom e commerciali. Vincitore di vari concorsi internazionali, nel 2011 vince il prestigioso Design Plus Awards. Ispirato dai grandi maestri del design italiano, è alla continua ricerca di una nuova fruibilità delle forme. Sostiene che la bellezza non è materia progettabile, ma che risiede silenziosamente nella semplicità delle linee continue.

DBLab Design DBLab Design è un brand che parte dalla ricerca e dall’esperienza del design nell’ambito dell’accessoristica e dell’oggetto d’uso. La nostra idea viene dalla voglia di conoscere e sperimentare nuove tecniche e nuovi prodotti sempre all’avanguardia, grazie alla continua ricerca di materiali innovativi, tecniche industriali e forme originali da proporre. Innovazione e sperimentazione sono i concetti chiave a cui ci ispiriamo in fase di progettazione per realizzare nel nostro laboratorio i prototipi dei prodotti. Una delle nostre caratteristiche migliori è la flessibilità intellettuale che ci permette di spaziare in tutte le direzioni e comprendere le esigenze del consumatore, favorendo comunque la produzione in serie degli oggetti e l’industrializzazione degli stessi. DBLab vuole diventare un brand contemporaneo nel settore del product design e dello oggetto d’uso, mantenendo al primo posto il “made in italy” riportato in produzioni in serie.


DESIGN(ERS) Guido Garotti Nato nel 1984 in provincia di Ravenna consegue la Laurea triennale in Disegno Industriale presso l’Università di Firenze e la Laurea specialistica in Furniture Design presso la Sheffield Hallam University. L’esperienza formativa lo ha portato in diverse parti del mondo permettendogli di lavorare a progetti interculturali in Cina e in Tunisia. Affascinato dalle scienze cognitive e sociali si è specializzato su temi quali estetica, semantica del prodotto e durabilità emozionale. Con l’intenzione di esplorare queste teorie nel 2011 fonda Life Given A Shape design studio & atelier con Sehr Khan. Una visione basata su “rapporti autentici, consumi equilibrati e necessità fondamentali” contraddistingue lo spirito dello studio caratterizzandone le collezioni autoprodotte e il lavoro di consulenza.

Valentina Frosini Classe 1978, si laurea in disegno industriale nell’aprile del 2005 presso la Facolta’ di Architettura di Firenze. Intraprende da subito la professione di designer freelance, disegnando e collaborando con aziende del settore del mobile, italiane e straniere. Nel 2008 partecipa alla sua prima esposizione al Cersaie di Bologna, con un mobile di arredo bagno disegnato per Cristalquattro. Nel 2009 viene selezionata al Salone Satellite di Milano e partecipa all’esposizione con prototipi di autoproduzione. In quell’occasione viene chiamata al Maison et objet di Parigi ed al 100% design di Londra. Tra il 2010 ed il 2011 prende parte ad esposizioni locali, realizza eventi e vetrine per promuovere i prodotti di autoproduzione riuniti sotto il nome di AIME3C273. Nel 2012 entra come “narrative designer” all’interno di un’importante azienda locale, dove affianca al percorso progettuale, anche quello didattico…

Walter Giovanniello Nato il 30 luglio 1984. laureato in Disegno Industriale presso l’Università di Firenze nel 2007, prosegue la sua formazione a Milano dove, dal 2008 al 2010 collabora con diversi studi del settore: Claudio Bellini, Mario Bellini Architects, Odoardo Fioravanti, Francesco Castiglione Morelli e Materioteca. Nel 2010 si trasferisce ad Alessandria dove si specializza in “Design, materie plastiche e stampaggio ad iniezione” presso il consorzio Proplast (Plastics innovation pole), Nel 2011 si sposta a Bologna dove adesso vive e lavora. Appassionato di tutti i campi legati alla progettazione, la sua attenzione e ricerca spaziano dall’artigianato all’industria, dalle lavorazioni della ceramica allo stampaggio ad iniezione, dall’intreccio di vimini alla ingegneria meccanica. È stato vincitore negli anni di diversi concorsi di design tra cui il Coca Cola Live Positively (2010): nuovi contenitori per la raccolta differenziata.

Elisa Polidori Nasce a Città di Castello nel 1985, trasferita a Firenze per proseguire gli studi in Disegno Industriale, dove ottiene la laurea in production design nel 2011 con il progetto Se son Rose…Fioriranno. Studio che parte dall’analisi del contesto produttivo locale, focalizzandosi su scarti di materiale prodotti nelle aziende ed utilizzando il design come veicolo, per dare una nuova vita a questi materiali. Studia una collezione di gioielli, progetto che tutt’ora prosegue nell’ambito dell’autoproduzione insieme a nuovi prodotti in collaborazione con altre aziende. Contemporaneamente si avvicina all’artigianato iscrivendosi ad un Master che la porta a cooperare in un contesto di artigianato rurale nel sud del mondo – Rwanda e Marocco.

Riccardo Giraldi È direttore creativo di B-Reel Products a New York. Ha iniziato la sua carriera giocando a lego e non è sicuro di come sia finito a lavorare nel’industria digitale. Nel corso degli anni Riccardo ha sviluppato un forte accento geek e ha trovato soddisfazione nel vedere le sue idee venire rapidamente alla luce grazie al computer ed internet. Ama capire come funzionano le cose, programmare, interaction design e sta adesso sperimentando nuovi modi di creare esperienze che combinano il digitale ed il tangible. Riccardo ama far lavorare la parte destra e sinistra del suo cervello insieme. Ha lavorato a Firenze, Stoccolma, Londra e New York in studi quali unit9, Helpful Strangers, Specialmoves e B-Reel. Ha ricoperto diversi ruoli nel corso degli anni nel suo tentativo di imparare il più possibile sui temi che ama. Sfortunatamente continua ad innamorarsi di nuove discipline ed inizia a domandarsi se questo ciclo avrà mai fine.

Stefano Visconti Stefano nasce ad Abbadia San Salvatore (Si) nel 1982. Fin da piccolo nutre la passione per il disegno grazie anche alla notevole dote del padre che lo segue e lo ispira. Con la maggiore età si trasferisce a Firenze per evadere dalla dolce routine del piccolo paese e proseguire gli studi con una laurea in Disegno Industriale che arriverà nell’Aprile del 2005. Durante il triennio si avvicina al mondo del product design. Decide quindi di proseguire gli studi con un Master in Disegno Industriale che lo porterà a fare un’esperienza a San Paolo del Brasile. Agli inizi del 2007 si trasferisce a Londra dove lavora per Claudio Silvestrin, grazie al quale ottiene una visione molto più ampia e approfondita del disegno industriale. Attualmente progettista e libero professionista, vive a Firenze dove collabora con vari studi e aziende.

Marco Giumentaro Nato in Puglia a Taranto nel 1982, exterior designer Volkswagen. 2003 esperienza lavorativa presso Destech specializzata in industrial design in Montecatini Terme. 2005 esperienza lavorativa nel Centro stile Lancia come exterior designer. 2006 laurea in Disegno Industriale con una tesi sponsorizzata dal Centro stile Lancia, titolo tesi: hydrogen design. 2007 master in transportation design presso l’Istituto d’Arte applicata e Design a Torino ed esperienza lavorativa in Volkswagen Design come exterior designer. 2008 laurea in Transportation Design con una tesi sponsorizzata dal Centro Ricerche Fiat e dalla regione Piemonte, titolo tesi: re-load. 2008 esperienza lavorativa nel Centro Stile Volkswagen nel ruolo di exterior designer.

Studio Lievito Un unico progetto, due parole per intendersi, tre anime (due maschili e una femminile) che si incontrano e danno vita ad una collezione di oggetti con l’obiettivo di “lievitare”. Frequentare l’altro, dialogare, ascoltare, capirne i segreti e i divieti a ogni fase del processo, dall’idea all’orchestrazione, dalla realizzazione alla finitura. I tre designers si formano a Firenze e dopo aver conseguito gli studi accademici decidono di aprire il loro studio nella città che li ha ospitati. Non sarà come lavorare a Milano o a Parigi, ma comunque la città sta dando un grande supporto a questa esperienza promossa da tre giovani toscani doc che hanno già istaurato con gli artigiani locali un rapporto come un direttore d’orchestra fa con i suoi musicisti e si stanno facendo largo tra la miriade di progettisti che stanno uscendo dalle Università Europee. Espongono a Milano al Salone Satellite, dove riscuotono un grande successo per alcuni oggetti in ceramica e in legno per la cucina; presto saranno a Torino alla Mostra Mercato Design Autoprodotto. Collaborano con un’importante azienda di Firenzuola che estrae e lavora la pietra serena e si sono visti pubblicati in importanti riviste del settore.

Golnar Gorgin Sono nata a Teheran nel 1980. Sempre nella stessa città, ho iniziato i miei studi universitari nel 2000, nel campo del Product Design. Durante il mio percorso universitario il ripetuto e stimolante lavoro di squadra mi ha sviluppato una forte passione per i gioielli. Alla ricerca di nuove opportunità ed esperienze ho lasciato nel 2005 l’Iran per Firenze, città culla delle arti applicate. Attualmente sto frequentando il Corso di Laurea Magistrale in Design sempre presso l’Università di Firenze, che segnerà un po’ la conclusione e il compimento di tutto quello che è stato il mio percorso di studi. Amo mettermi in gioco nel confronto fra tradizione artigianale e nuove tecnologie, convinta che dove la storia si intreccia col contemporaneo e dove l’etnia si identifica in uno specchio multiculturale io possa fare la mia parte, come designer e come donna, per arrivare al prossimo, come individuo e non solo come ‘consumatore’. Continuo a progettare e creare gioielli di design nel mio piccolo laboratorio a casa ed a elaborare gioielli nei grandi laboratori di aziende.

Zaid Jwad È nato il 14 marzo 1985 a Firenze, dov’è cresciuto e ha studiato. Si è laureato nel 2009, con una tesi in Architettura dell’Informazione inerente il design delle piattaforme video, sviluppata durante il tirocinio universitario presso il Media Integration and Communication Center di Firenze. In seguito si è iscritto al Master in Multimedia Content Design istituito dall’Università degli Studi di Firenze in collaborazione con RAI. Trasferitosi a Milano, ha trovato impiego presso MRM Worldwide, del gruppo McCann-Erickson, lavorando su progetti di applicazioni mobile e website per clienti quali UGF Assicurazioni, Campari, Pavesi, Dr. Scholl e Opel, dove è rimasto fino a dicembre 2011. Da gennaio 2012 è impiegato presso Ubiquity, un’azienda specializzata in soluzioni di mobile payment, messaggistica SMS e sviluppo di applicazioni digitali, in particolare per il settore bancario e finanziario. In questa realtà ha realizzato il design del website “Repubblica+ Tablet” e dell’applicazione ufficiale per smartphone di Banca Popolare di Sondrio, disponibile per terminali iPhone e Android, di cui ha curato l’architettura dell’informazione, la user-experience e il sound design.

Studiòvo Studiòvo è composto da Andrea Caturegli e Marco Vincenzi. Andrea Caturegli nasce a Lucca il 24 Settembre 1984, Marco Vincenzi nasce a Lucca il 23 Novembre 1981. Entrambi laureati a Firenze presso la Facoltà di Architettura in Disegno Industriale, hanno proseguito i loro studi e le loro prime esperienze lavorative a Milano. Tornati nella loro città natale, hanno fondato nel 2009 Studiòvo, uno studio di idee con campo applicativo che spazia tra il design di prodotto, l’architettura degli interni e la grafica.

Maddalena Vantaggi È nata a Gubbio nel 1981. Dopo la laurea in Product Design si specializza in Arti Visive allo IUAV di Venezia, con l’obiettivo di esplorare i confini tra design e arte. Concepisce il progetto non solo come ricerca di soluzioni funzionali ma soprattutto come proposta di nuovi comportamenti, tesi a soddisfare i bisogni emotivi nascosti nelle abitudini più scontate.Lavora come designer in Design Possivel, progetto di design e cooperazione tra Brasile e Italia. Nel 2008 fonda con Roberta Bruzzechesse e Maria Zanchi il gruppo Publink con il quale realizza Rifiuto Con Affetto, progetto di public design per il quale viene inserita nel Young Design 09. Dal 2009 al 2010 lavora come designer presso l’azienda anteprimabrands srl , per la quale, tra gli altri prodotti, disegna una linea di tessili per bambini. Dal 2009 si dedica al design autoprodotto e i suoi progetti vengono esposti al Designboom Mart - Stockolm Forniture Fair (Svezia), all’Appartamento Lago di Torino, al Macef e al Fuorisalone di Milano, mentre la sua linea di ceramiche autoprodotte di(af)fetti è in vendita nel webshop GarageDesign (Milano). Vive e lavora a Gubbio - e ovunque le sia richiesto grazie a Internet - come designer, grafica e artista visiva.


Facoltà di Architettura Corso di Laurea in Disegno Industriale Corso di Laurea Magistrale in Design Scuola di Dottorato di Architettura Indirizzo Design

LET’S GROW DESIGN(ERS)

con la collaborazione del CENTRO STUDI GIOVANNI KLAUS KOENIG

Let's grow design(ers) DIDA 00  

Progetti e prodotti, sogni ed aspettative, successi e difficoltà che praticano linguaggi diversi, talvolta contraddittori. High tech e low t...

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