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nico fedi paolo oliveri

Antichi limiti per nuovi spazi Valorizzazione del polo fieristico e congressuale nella Fortezza da Basso


tesi | architettura design territorio


Il presente volume è la sintesi della tesi di laurea a cui è stata attribuita la dignità di pubblicazione. “La complessità della tematica è stata affrontata fornendo un’ampia e approfondita analisi degli aspetti riguardanti gli spazi espositivi e la valorizzazione del complesso monumentale della Fortezza da Basso. La soluzione progettuale si è distinta per originalità e il carattere innovativo dell’approccio metodologico. La commissione ha apprezzato in modo particolare la qualità degli elaborati e l’eleganza della composizione meritevole di divulgazione”. Commissione: Proff. L. Andreini, F. Canali, G.A. Centauro, M. De Santis, F. Fabbrizzi, M. Gennari, G. Tempesta

Si desidera ringraziare la Professoressa Maria De Santis e il Professor Fabio Fabbrizzi per il supporto e l’aiuto nel compimento di questo importante percorso. Si ringraziano inoltre l’Ente Firenze Fiera, l’Ufficio Direzione Servizi Tecnici del Comune di Firenze e l’Opificio delle Pietre Dure per il supporto nel reperimento del materiale utile. Un ringraziamento particolare al professor Paolo Felli per averci aiutato a capire più a fondo la figura e l’opera di Pierluigi Spadolini e per l’interessamento dimostrato verso questa tesi. Tutte le fotografie della Fortezza, escluse quelle già esplicitamente accreditate, sono di Paolo Oliveri.

in copertina Vista dal basso del bastione Rastriglia.

progetto grafico

didacommunicationlab Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze Susanna Cerri Gaia Lavoratti

didapress Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze via della Mattonaia, 8 Firenze 50121 © 2018 ISBN 9788833380377

Stampato su carta di pura cellulosa Fedrigoni Arcoset


nico fedi paolo oliveri

Antichi limiti per nuovi spazi Valorizzazione del polo fieristico e congressuale nella Fortezza da Basso


Educare alla cultura del progetto


Oggi siamo molto attenti – o dovremmo esserlo – alle differenze che corrono tra l’educare, l’istruire, il formare. Per le scienze pedagogiche questi termini non sono sinonimi perché l’educazione riguarda la persona nei suoi rapporti con gli altri, l’istruzione riguarda i saperi disciplinari (costitutivi del saper fare) e la formazione riguarda la persona in quanto tale. M.C. Torricelli, in un recente saggio sulle teorie e prassi del progetto di architettura, afferma che “la cultura del progetto non si insegna, ma ad essa si educa e ci si educa”. Per questo le Scuole di Architettura sono sempre più attente nel creare percorsi formativi e di ricerca per acquisire capacità e competenze in grado di confrontarsi con la complessità dei mutamenti economici e sociali in atto. Con la riforma universitaria non è cambiata l’istituzione della Tesi di laurea magistrale che resta sempre un momento fondamentale per la conclusione del percorso di studio delegando allo studente il compito di produrre un’elaborazione originale applicando metodologie avanzate, collegate ad attività di ricerca, raggiungendo nello specifico settore di approfondimento competenze complete ed autonomia di giudizio. Nelle migliori esperienze, occasione di sperimentazione formativa con la proposta di modelli didattici sempre volti ad associare e a concentrare in quella fase ruoli e responsabilità rappresentativi del lavoro e del carattere di un’intera comunità scientifica. Oggi come ieri la prova finale del percorso formativo è riconosciuta come spazio di confronto per dibattere su teorie, modelli, rappresentazioni e far valere questa o quella posizione. Uno spazio che ha la vocazione per dare sintesi ai risultati di un percorso formativo ma soprattutto per rappresentare in quel momento la cultura del progetto di una determinata Scuola con la sua Storia, le sue correnti, le sue discipline, le sue personalità. In Architettura teorie e pratica sono sempre state connesse e spesso oggetto di quel confronto, che ha portato a divisioni e scontri nella comunità scientifica divisa fra le teorie tecnico-scientifiche e le teorie artistiche. Con l’ampliarsi della complessità degli scenari di azione e delle conoscenze richieste dal progetto contemporaneo di architettura prevale l’uso di un rapporto dialettico e costante tra teoria e prassi, tra ricerca e progetto con relazioni interdisciplinari che diventano prevalenti per supportare l’ingresso di nuove scienze e tecnologie senza allontanarsi da quell’equilibrio tra conoscenze e creatività che solo la sintesi della soluzione progettuale può esprimere. Alla ricerca della definizione corretta del contenuto si aggiunge la ricerca e l’accesso dibattito su quale sia il ‘formato’ più efficace per comunicare oggi il progetto di architettura, se quello lento e filtrato dei peer review o quello rapido e aperto dei social network. Nel confronto tra proposte e sperimentazioni per una comunicazione del progetto in grado di potenziare la capacità di stimolo e confronto culturale si fa spazio l’idea di restituire significato e visibilità alla preziosa ricerca progettuale portata avanti con il lavoro delle Tesi di Laurea Magistrale. Un’occasione unica in cui giovani intelligenze concludono il percorso formativo più importante per la loro vita futura scegliendo liberamente argomenti, figure e ambiti disciplinari per intraprendere un percorso di sintesi e sviluppare la propria tesi con un progetto. Pubblicare queste ricerche restituisce spazio e valore a tutte quelle riflessioni, strumenti, metodi e immagini rappresentative della cultura del progetto e del lavoro interdisciplinare di un gruppo di persone ma soprattutto può diventare un utile strumento per consolidare i saperi e potenziare il patrimonio culturale comune di una Scuola. Antichi limiti per nuovi spazi, un oggetto e un’immagine che racchiude in sé il significato di una ricerca interdisciplinare e il significante di un progetto. Il lavoro di ricerca sintetizzato in questo volume ha inteso affrontare un dibattito storico e da sempre animato per la città di Firenze. Il complesso storico della Fortezza da Basso e il Polo Fieristico Fiorentino argomento denso di discorsi, immagini e interventi che il più delle volte sviluppano frettolosamente polemiche confuse intorno a concetti non troppo chiari e forieri di equivoci. La tesi propone un’approfondita analisi per leggere le ragioni delle permanenze, delle trasformazioni e dei limiti di questo particolare sistema urbano e poter affermare il valore intrinseco e il significato che potrebbe avere per la città. Nico e Paolo hanno affrontato con particolare passione e intelligenza questo tema di ricerca utilizzando quella che N. Sinopoli chiamava “tecnologia invisibile” dove saperi, organizzazione e intelligenza concorrono a realizzare il progetto di architettura.

Cortina muraria tra Bastione Imperiale e Bastione Bellavista.

Prof.ssa Maria De Santis Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze


Architetti e architettura


Il percorso affrontato per una tesi di laurea che fa del suo tema il progetto d’architettura, è contemporaneamente un punto di arrivo e un punto di partenza. Esso vive di quello che siamo, facendoci tirare fuori, attraverso una sensibilità che nel tempo abbiamo affinato, tutti i pezzi del nostro bagaglio, ma è anche il primo momento di un confronto più concreto e reale con il futuro, la prova di debutto rispetto a quello che ci aspetta, oltre il circoscritto e spesso ovattato mondo universitario. In un buon progetto portato avanti per una tesi di laurea, che per i più rappresenta l’ultima occasione di pensare in termini incontaminati, ovvero di muoversi liberamente in un mondo privo di condizioni e divieti, di burocrazia e legislazione, i toni sono solitamente più alti, le voci più squillanti, gli atteggiamenti più nitidi, le paure maggiormente riposte e le varie modalità, nobilitate da una scioltezza e da una padronanza che testa la vera maturità di chi le mette in atto. Insomma, il progetto di tesi di laurea, quando funziona, è il momento attraverso il quale si abbandona lo stato di allievo per abbracciare quello di architetto. È così nei casi più felici, ma può non essere così in quelli ancora più felici, come ad esempio quello di Nico Fedi e di Paolo Oliveri, con i quali la mia conoscenza e frequentazione progettuale risale al tempo in cui -quando giovanissimi allievi dei miei corsi di progettazione- subito si sono distinti per passione e per capacità progettuale. Ognuno ovviamente per aspetti diversi e su versanti personali, ma compensandosi a vicenda in un equilibrio raro e che ha permesso ad entrambi di essere architetti ben prima della conclusione del loro percorso di studi. La loro tesi di laurea, quindi, non stabilisce un passaggio, ma semplicemente lo ratifica, consacrando all’ufficialità, una loro condizione già viva e presente da tempo. Addentrarsi nei molti aspetti del loro progetto di tesi di laurea presentato in questa pubblicazione, significa sperimentare il riuscito equilibrio attribuito alle loro differenti parti, dove analisi e progetto, si compendiano in un vastissimo spettro di declinazioni, capaci di supportare il risultato da punti di vista diversi, anche se integrati. Non c’è gerarchia, infatti, fra progetto a scala territoriale, progetto a scala urbana e progetto a scala architettonica, così come non c’è gerarchia nemmeno fra gli approfondimenti formali e quelli tecnici, fra l’estetica e la struttura, fra la composizione e la tecnologia. Tutto appare su un medesimo piano di importanza, tutto assolutamente calibrato e indispensabile, per affermare con una maturità priva di forzature, una tesi forte quanto in fondo, molto semplice, ovvero, la necessità, all’interno della dimensione storica dell’architettura, della dimensione contemporanea della forma, intesa quale unico mezzo possibile per esprimersi e relazionarsi a tali contesti. Addentrarsi in questi loro Antichi limiti per nuovi spazi, ovvero, in questo loro progetto di valorizzazione del polo fieristico e congressuale nella Fortezza da Basso di Firenze, oltre al puro piacere di prefigurare i nuovi spazi che vi si narrano e le nuove funzioni e potenzialità che vi si immaginano, significa percepire con evidenza la ricchezza di un vastissimo patrimonio sotteso di riferimenti, di rimandi e di rammemorazioni, ma anche di proiezioni e di visioni, che costituisce la vera natura essenziale del loro lavoro. Significa anche, vedere in maniera molto nitida, come la vera natura del progettare, non sia legata ad una sola azione personalistica e sorgiva, istintuale quanto inebriante, ma piuttosto, come essa non sia altro che un lento processo di avvicinamento al problema, un concretizzarsi e un indirizzarsi di infinite leve che provenendo da campi e mondi diversi, convergono verso la trasformazione del territorio, della città e dell’edificio, secondo canoni disciplinari certi, intelligibili, quindi trasmissibili. Proprio perché trasmissibile, il valore del progetto di architettura, deve essere documentato e trasferito a chiunque abbia voglia di approfondirne passioni e sentimenti, retaggi, visioni e destini, condividendo con gli autori, oltre ai risultati, anche il viaggio necessario per raggiungerli. Ecco lo scopo di pubblicare questo lavoro, che come ho già detto, ha il merito oltre a quello di verificare nuove potenzialità espressive e funzionali per un nodo tanto delicato come quello della Fortezza da Basso a Firenze, anche di rendere “ufficiale”, quindi concretamente spendibile, la maturazione progettuale di chi architetto lo era già.

Cannoniera tamponata sul lato Ovest del bastione Imperiale.

Prof. Fabio Fabbrizzi Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze


Introduzione

Questa tesi di laurea ha come obiettivo il progetto di ampliamento e potenziamento del polo fieristico fiorentino, struttura di grande interesse storico ed economico, unica al mondo per la sua collocazione all’interno di una delle più importanti fortezze rinascimentali. Su questo tema, va avanti un dibattito che dura ormai dagli anni 60 del secolo scorso, anni in cui la Fortezza da Basso fu consacrata all’attuale funzione che noi tutti oggi conosciamo. Nell’arco di questi 50 anni, molte sono state le soluzioni proposte ma poche quelle realizzate: l’unico vero grande intervento, che sembra per ora attraversare il tempo, è il Padiglione Spadolini, nato per essere smantellato, rimasto intatto per la sua flessibilità e capacità di ampliare lo spazio espositivo con una freschezza che lo rende quasi attuale. Lungi da noi il voler dare una risposta esauriente e definitiva a questo problema (va in contraddizione stessa col concetto di spazio in continuo allestimento), abbiamo comunque tentato di trasmettere, attraverso una soluzione progettuale completa, un’idea: lo stretto rapporto che secondo noi deve intercorrere tra la fiera e Firenze, tra la fiera e i suoi spazi, quindi tra la fiera ed il tipo di evento; tutto questo perché il polo fieristico fiorentino possa ancora competere con realtà ben più grandi e strutturate presenti in Italia.

Vista del Mastio.

Per giungere a queste conclusioni, abbiamo condotto con metodo scientifico una corposa analisi che ha spaziato dal generale al particolare. Il lavoro ha preso piede da un’accurata conoscenza del mercato fieristico e congressuale a livello internazionale. Dopodiché, abbiamo ristretto il campo all’Italia attraverso l’analisi di casi studio dei più importanti poli fieristici nazionali, potendo così intavolare un confronto tra questi ed il polo fieristico fiorentino. Da questa analisi, è sorta una prima considerazione molto importante: la forza della fiera di Firenze è Firenze stessa. Nel rapporto con la sua città intravediamo la vera chiave per il potenziamento della struttura. Abbiamo quindi approfondito la lettura storica del luogo, arrivando fino ai giorni nostri, per capire quali siano le principali caratteristiche che fanno della Fortezza da Basso un luogo unico ed un emblema per la sua città. In questo passaggio abbiamo ricavato notevoli spunti progettuali che sono poi stati tradotti all’interno del progetto, proprio perché si possa realmente identificare il legame fiera-città. In assenza di un programma funzionale preciso, abbiamo ritenuto utile studiare direttamente sul campo uno dei più grandi eventi organizzati a Firenze (Pitti Uomo) per capire come venga organizzato, gestito e ampliato lo spazio

espositivo nel giorno di massimo impegno. I risultati empirici sono frutto di attente osservazioni, svolte con occhio critico da chi per scelta vuole occuparsi dello spazio costruito e del rapporto con i suoi fruitori. Le riflessioni scaturite in questa fase hanno rappresentato un forte input progettuale per alcune soluzioni sulla qualità e fruibilità dei nuovi spazi. Il progetto architettonico è la sintesi finale di tutto questo complesso processo di analisi e filtraggio delle informazioni che abbiamo raccolto, unito alla volontà di dare un’immagine generale unica e riconoscibile all’intervento, nel pieno rispetto della struttura storica che lo ospita.


Perché la fiera nella Fortezza da Basso?

La fiera ed il mercato fieristico oggi Il mondo del commercio e degli scambi, dopo l’avvento di Internet e delle nuove tecnologie di informatizzazione, è profondamente cambiato. Sarebbe logico pensare che i settori delle fiere e delle esposizioni, abbiano subìto un calo di interesse da parte degli utenti, con conseguenti perdite a livello economico; ma non è così. Ancora oggi, come in passato, è forte l’esigenza di ricercare spazi e luoghi privilegiati, dove poter esporre i pro-

pri prodotti, presentarli ad un pubblico non virtuale — avere quindi una relazione fisica — e scambiare informazioni con acquirenti e altri operatori del settore (Clemens et al., 2013, p. 8). Del resto, questo fenomeno è testimoniato dal fatto che proprio negli ultimi anni, diverse città europee e mondiali, hanno provveduto alla creazione ex novo o alla ristrutturazione di poli fieristici. I quartieri fieristici contemporanei funzionano come entità autonome rispetto al resto della città, aven-

in basso Fiera di Firenze — Immagine di Porta Faenza.

do al loro interno qualsiasi tipo di attività, dalla ristorazione alla ricezione, dalle infermerie ai servizi bancari; vivono come ‘cittadelle autosufficienti’ dentro alle quali si effettuano incontri con operatori del settore; e tutto questo può avvenire solo fisicamente in un luogo, e non attraverso lo schermo di un computer: è questa la vera fortuna delle fiere. Per favorire questo sistema di legami e scambi, ogni polo fieristico deve essere all’altezza degli eventi che si svolgono al suo interno, e fornire ai propri visitatori un’esperienza unica. Di conseguenza, ogni complesso, oltre a possedere un numero di servizi e strutture adeguate, deve essere riconoscibile e avere la propria identità, anche dal punto di vista architettonico. Come un tempo le chiese o più recentemente gli edifici amministrativi, le stazioni, gli aeroporti e i musei, così anche le fiere danno, con la loro architettura, un’identità alle città ospitanti. (Clemens et al., 2013, p. 9) L’Italia nel panorama fieristico e congressuale internazionale Per avere un’idea più precisa di quello che rappresenta il mercato delle fiere, delle esposizioni e dei congressi, è opportuno analizzare alcuni dati. Il primo dato riguarda le sedi espositive in tutto il mondo ed il totale di me-

tri quadri dedicati (tab. 1): nel 2011 l’Europa è il continente con più superficie espositiva nel mondo (48%), seguita dal Nord America (24%) e l’Asia (20%); facendo riferimento ai paesi ospitanti, 5 di questi (USA, Cina, Germania, Italia e Francia) possiedono il 59% della superficie mondiale totale (UFI, 2011, p. 2), e la presenza di 3 poli italiani tra i 25 più grandi al mondo, dà un’idea dell’importanza dell’Italia in questo mercato (tab. 2). Ulteriore conferma si ha dal fatto che l’Italia, nonostante le ridotte dimensioni del suolo nazionale in proporzione a Cina e Stati Uniti, risulta tra i primi quattro Paesi al mondo per mq di spazi espositivi destinati ad eventi fieristici (tab. 3). Questo dato suggerisce un altro importante aspetto: l’evento fieristico non è solo un incontro d’affari, ma è un momento di viaggio, di scoperta, anche dei luoghi e delle città che ospitano l’evento. Il fatto è maggiormente confermato quando parliamo di strutture congressuali internazionali, intese come istituzioni complementari a quelle espositive. È proprio questo settore del mercato fieristico che punta maggiormente all’aspetto turistico dell’evento. Talvolta, è la scelta stessa della location a determinare il successo o l’insuccesso in termini di numero di partecipanti.


Tab. 1 Poli fieristici: numero e capacità per area geografica strutture con minimo 5000 mq interni (UFI, 2011, p. 4).

Tab. 2 I primi 25 poli fieristici nel mondo superficie espositiva superiore ai 5000 mq (UFI, 2011, p. 5). in basso Fiera di Milano Rho-Pero — vista della vela.

Analizzando tale mercato, un primo dato che merita trascrivere è quello riguardante il numero dei congressi (in valori assoluti) nel mondo per area geografica (tab. 4). Come si può vedere, i meeting congressuali si svolgono molto in Europa, superando notevolmente tutte le altre aree geografiche. Al dato sulle aree geografiche è utile affiancare quello relativo ai singoli Paesi (tab. 5). L’Italia è uno dei paesi nei quali si svolgono più congressi, con una media di

315 l’anno. Nonostante ciò, se andiamo a confrontare il numero di congressi internazionali per città, scopriamo una strana realtà: tra le prime 25 città al mondo per numero di eventi congressuali internazionali, Roma è l’unica città italiana (tab. 6). Da una ricerca svolta dall’IRPET — Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana — sui congressi svolti in Italia negli ultimi anni, si evince che il nostro Paese non è più ad un livello di competitività elevato come in passa-

Continente Europa Nord America Asia Sud America Medio Oriente Africa Posizione 1 2 3 13 ex aequo 22

Numero di location 496 389 184 70 33 25 Polo fieristico Messe Hannover Messe Frankfurt Fiera di Milano Bologna Fiere Fiera di Roma

Dimensioni (mq) 15.600.000 7.900.000 6.600.000 1.300.000 800.000 500.000

Città Hannover Francoforte Milano Bologna Roma

to, e non possiede un “polo attrattore” di livello internazionale capace di confrontarsi con altre città importanti in ambito congressuale, come ad esempio Vienna, Barcellona e Parigi (Provincia di Firenze, 2011, p. 29). I risultati di altre analisi svolte dall’OCI — Osservatorio Congressuale Italiano — mostrano che l’Italia ospita un numero limitato di congressi internazionali, fatto molto penalizzante; oltretutto, si organizzano eventi molto inferiori alla media internazionale di 700 parteci-

Nazione Germania Germania Italia Italia Italia

% sup. totale mondiale 48 24 20 4 2 2 Dimensioni (mq) 466.100 345.697 345.000 200.000 167.000

panti (Rimini Convention, 2009, p. 18). Negli ultimi anni, va poi aggiunta la diminuzione in termini di fatturato dovuta alla crisi economica; la diminuzione del numero di visitatori, numero di espositori, superfici acquistate o affittate ne è la prova (UFI, 2011, p. 11). La ripresa del mercato fieristico, secondo l’Associazione Esposizioni e Fiere Italiane (UFI, 2011, p. 11) si delinea su due correnti future: • la prima riguarderà una competizione tra chi offrirà i migliori servizi e la


Posizione

Paese

Sup. (mq)

Anno

Europa

1 2 3 4

USA Cina Germania Italia

6.712.342 4.775.102 3.377.821 2.227.304

Posizione 1 2 3 23 39 64 91 91 106

Città Vienna Barcellona Parigi Roma Milano Firenze Torino Venezia Bologna

N° di incontri 160 135 131 69 43 26 18 18 16

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009

2904 2926 3407 3555 4073 4242 4456 4695 4727 4513

Paese USA Germania Spagna Italia

2000 538 325 212 243

2001 468 299 221 278

Asia e Medio Oriente 739 801 929 885 1250 1314 1462 1563 1579 1491 2002 571 314 304 293

Nord America

America Latina

Africa

Oceania

TOTALE

773 695 869 871 959 949 975 1031 1054 916

399 413 414 509 561 673 731 773 809 860

135 145 165 175 195 236 223 270 301 314

236 207 195 203 236 220 247 254 245 200

5186 5187 5979 6198 7274 7634 8094 8586 8715 8294

2003 587 339 302 317

2004 620 409 387 329

2005 648 415 352 324

2006 645 449 316 323

2007 651 525 365 350

2008 637 450 385 350

2009 595 458 360 350

Media 596 398 320 315

Tab. 3 Paesi con min. 100.000 mq di spazi espositivi disponibili (UFI, 2011, p. 6).

miglior pubblicità al prodotto fieristico e alle sue caratteristiche; • l’altra si fonderà sulla competizione tra i vari mezzi di comunicazione che ogni azienda avrà a disposizione e la sua capacità di sfruttarli all’interno della cornice fieristica.

Quali sono dunque i punti di forza sui quali la fiera di Firenze deve puntare in base alle considerazioni appena fatte? Per capire meglio quali siano le potenzialità della fiera fiorentina, è utile intavolare un confronto diretto con i principali poli fieristici e congressua-

li nazionali, ovvero Milano, Bologna, Roma e Rimini; queste città, oltre ad ospitare le strutture più grandi del loro genere in Italia, sono assimilabili a Firenze per quel più che hanno da offrire a chi decida di organizzarvi un evento.

Tab. 4 Numero di congressi nel mondo per area geografica, eventi internazionali con partecipazione superiore a 50 unità (Provincia di Firenze, 2011, p. 3). Tab. 5 Paesi con il maggior numero di congressi (Provincia di Firenze, 2011, p. 25). Tab. 6 La distribuzione degli incontri internazionali nelle città. Elaborazione dati nel periodo 2000/2009, rilevazione non univoca per tutti i Paesi (Provincia di Firenze, 2011, p. 27).


in basso Fiera di Hannover. Vista del sistema distributivo. pagina a fronte Fiera di Boston. Vista esterna. Fiera di Basilea. Vista da una corte interna.


Fiera di Bologna. Ingresso principale.

I vecchi poli fieristici La Fiera di Bologna Il polo fieristico bolognese nasce agli inizi dello scorso secolo, per poi ampliarsi e svilupparsi fino ai giorni nostri per mano di diversi progettisti, tra i quali Kenzo Tange e Leonardo Benevolo. Il complesso è situato a nord della cittadina emiliana e vanta circa 375.000 mq di superficie espositiva coperta, 18 padiglioni e 5 ingressi pedonali indipendenti, così da consentire lo svolgimento di più manifestazioni contemporaneamente, con 14.500 posti auto coperti riservati ai visitatori; la sua posizione strategica (in prossimità dei collegamenti autostradali) la rende facilmente raggiungibile. La fiera di Bologna vanta una media di 28 manifestazioni annue, tra cui il Motor Show (salone internazionale dell’auto) e il SAIE (salone internazionale dell’edilizia). I padiglioni realizzati tra il 1964 e il 1965 da Leonardo Benevolo, Tommaso Giuralongo e Carlo Melograni hanno tutti una caratteristica comune: le grandi travature metalliche che ne contraddistinguono il percor-

so e consentono una perfetta esposizione. La conformazione monoplanare e i portoni presenti sul perimetro consentono agli espositori un facile accesso durante le fasi di allestimento delle fiere. La fiera di Milano City La fiera di Milano City è il quartiere fieristico storico della città, nato nel 1906 nel quartiere Portello. Attualmente il polo conta 4 padiglioni (rispetto ai 26 originari) per un totale di 43.000 mq di superficie espositiva lorda distribuita su 4 piani; sono presenti 7 accessi pedonali e 4 accessi merci. I posti auto sono piuttosto limitati (circa 800) ma il quartiere è facilmente raggiungibile con ogni mezzo (a piedi, in bici, in taxi, in tram, in autobus) essendo in città, a differenza della fiera di Rho-Pero. Il principale settore dal quale questa struttura è interessata è appunto quello della moda. Lo stesso marchio Pitti, negli ultimi anni ha spostato l’importante comparto Moda Donna e gli eventi ad esso correlati proprio a Milano City.

La fiera di Firenze La fiera che è oggetto di studio in questa tesi, è di fatto annoverabile tra le strutture di lunga data. Nel 1967 l’ente Mostra dell’Artigianato individua nella Fortezza da Basso, fino ad allora utilizzata come caserma militare, la sede adatta per il nuovo polo fieristico fiorentino. Viene avviata un’importante opera di restauro per adattare gli edifici esistenti alla funzione di padiglioni espositivi, senza che questi perdano la loro identità storica. Del 1977 è il grande e moderno padiglione Spadolini che amplia notevolmente la superficie espositiva. Negli anni sono stati aggiunti ulteriori spazi espositivi, l’ultimo dei quali, il padiglione Cavaniglia, risalente al 1996. La struttura è ben delineata dalla cortina muraria della Fortezza, la quale presenta 6 ingressi, 3 carrabili e 3 pedonali che danno accesso a un’area interna di 100.000 mq, dei quali circa 55.000 sono attualmente quelli coperti. I principali eventi fieristici che vengono realizzati al suo interno sono legati al

settore dell’artigianato (Mostra Internazionale dell’Artigianato) ed in particolare a quello della moda (Pitti), ma vengono anche organizzati serate di gala, concerti e negli ultimi tempi mostre d’arte contemporanea. I nuovi poli fieristici La Fiera di Milano Rho-Pero Il nuovo quartiere fieristico milanese conta una superficie costruita di circa 1.000.000 mq, mentre la superficie espositiva lorda si attesta sui 345.000 coperti più 60.000 mq all’aperto. Il progetto è stato commissionato nel 2002 allo Studio Fuksas, in seguito ad un concorso internazionale ad inviti (Molinari, 2005, p. 206). È composto da 8 grandi padiglioni (due dei quali a due piani) pensati per offrire il massimo della flessibilità e libertà in termini di allestimenti e logistica. Il percorso di distribuzione alle aree espositive si attesta su due punti attraverso i quali si organizzano tutti gli accessi e le uscite al polo fieristico, mentre ai lati del percorso trovano posto i capannoni per le


esposizioni. Al di sopra di questo spazio si estende la grande copertura vetrata denominata vela; proprio questa spina dorsale di 1.500 m di lunghezza e 32 m di larghezza, rappresenta l’elemento simbolo del progetto. Gli accessi pubblici sono 3, posizionati in punti strategici e facilmente raggiungibili, mentre gli accessi per il carico/scarico merci sono 5; i posti auto sono 10.000 per i visitatori e 5.000 per gli espositori. Il polo fieristico è facilmente raggiungibile in metropolitana; è posizionato in prossimità del raccordo autostradale e possiede una stazione ferroviaria dedicata. La Fiera di Roma L’ente Fiera di Roma S.p.a. nell’anno 2000 decide di affidare allo Studio Valle il progetto per il nuovo quartiere fieristico. Il progetto per la Nuova Fiera di Roma si conclude nel 2006. L’area di intervento scelta, a sud-ovest della capitale, si trova in una posizione piuttosto strategica data la vicinanza con l’aeroporto Da Vinci e la ferrovia. La superficie lorda del complesso è di 390.000 mq, per un totale di circa 70.000 mq di area espositiva netta. Il polo si compone di 14 padiglioni per le fiere e conta di 2 accessi pedonali per i visitatori e 4 per le merci, mentre i posti auto sono 7.000. Il quartiere fieristico è facilmen-

te raggiungibile in treno, in autobus o con mezzo proprio, essendo pensato per far parte di un sistema infrastrutturale a scala più ampia. Le specifiche richieste della committenza, orientate a favorire massima flessibilità d’uso, efficienza gestionale e semplificazione nella manutenzione, hanno comportato un ricorso esteso alla prefabbricazione degli elementi strutturali e architettonici. Il camminamento in quota, spina portante del sistema, si sviluppa linearmente verso i volumi d’ingresso più periferici seguendo due semiassi paralleli alla Via Portuense, leggermente sfalsati fra loro, lungo i quali sono disposti a pettine i padiglioni. La circolazione pedonale è completamente svincolata dai traffici veicolari di servizio distribuiti a livello del terreno. La passerella pedonale è coperta

da una complessa quanto suggestiva tensostruttura. La Fiera di Rimini La Fiera di Rimini viene inaugurata nel 2001, dopo circa 4 anni di lavori. Il complesso, ubicato a nord della cittadina romagnola, conta di una superficie espositiva utile di 169.000 mq coperti, più 60.000 mq di servizi; la superficie espositiva netta (circa 70.000 mq) è formata da 16 padiglioni mono planari collegati fra loro da un percorso coperto. Gli accessi per i visitatori sono 3, così da consentire lo svolgimento di più manifestazioni contemporaneamente, mentre i posti auto disponibili ammontano a 11.000 unità. Il polo fieristico possiede una stazione ferroviaria dedicata ed è facilmente raggiungibile dalla rete autostradale. Il proget-

in alto Fiera di Milano City. Ingresso principale. Fiera di Roma. Vista esterna del sistema distributivo coperto. in basso Fiera di Rimini. Ingresso. Fiera di Milano Rho-Pero. Vista degli spazi distributivi esterni.

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1_Stazione di S.M. Novella_500 m._6 min. 2_Piazza S.M. Novella_800 m._10 min. 3_Piazza S. Lorenzo_800 m._9 min. 4_Duomo_1.000 m._12 min. 5_Piazza S. Marco_850 m._10 min. 6_Piazza SS. Annunziata_1.100 m._13 min. 7_Piazza della Libertà_1.100 m._13 min. 8_Piazza della Signoria_1.500 m._18 min. 9_Piazza S. Croce_1.900 m._22 min. 10_Piazza Pitti_2.000 m._24 min. 11_Piazza S. Spirito_1.800 m_22 min. 12_Opera di Firenze_1.200 m._15 min.

to, iniziato nel 1997, è opera dello studio tedesco Gmp Architekten. L’articolazione della struttura è lineare e simmetrica, con padiglioni mono planari collegati tra loro da logge e porticati per un percorso del pubblico sempre al coperto. Il verde e il rispetto dell’ambiente sono il tratto e la filosofia dominanti dell’intero quartiere.

I principali centri congressuali italiani Tralasciando i vari centri polifunzionali (tipo palazzetti dello sport) che all’occorrenza si trasformano in centri congressuali, abbiamo deciso di studiare le strutture ospitate nelle stesse città che hanno fatto da riferimento per le sedi fieristiche. Questo per confrontare Firenze con quelle città che hanno la possibilità di offrire contemporaneamente entrambi i servizi (fiera e congresso). In effetti, è proprio l’offerta completa (un unico ente, un’unica struttura, possibilità di organizzare fiere e/o congressi) che mantiene il polo fiorentino su un piano di competitività con le strutture prese in considerazione.

Stella Polare – Centro congressi della Fiera di Milano Rho La struttura congressuale denominata “Stella Polare” trova posto all’interno del quartiere fieristico di Milano Rho – Pero; dispone di 9 sale conferenze con capacità da 70 a 1.000 posti, oltre che di un auditorium con 1.000 posti a sedere. Nel complesso sono presenti 31 uffici, da 25 a 200 mq, e un ristorante da 400 posti; tutte le sale sono dotate di pareti mobili fonoassorbenti, arredi di pregio e impianti tecnici avanzati. Sono presenti inoltre sala da banchetto con poltrone removibili e cinema con Dolby surround.

a sinistra Palazzo dei congressi di Roma. Vista esterna. Centro congressi di Rimini. Vista esterna. in alto Distanze dai più importanti punti del centro storico di Firenze. pagina a fronte Studio sul numero di servizi presenti (in nero ristorazione, in arancione pernottamento) nel raggio di 1500 m.

Mi Co – Centro congressi di Milano Il nuovo centro congressi del capoluogo lombardo è uno fra i più grandi in Europa e nel mondo. Può accogliere fino ad un totale di 18.000 persone in 70 sale (da 20 a 2.000 posti a sedere), è dotato di 2 sale plenarie da 4.000 e 2.000 posti e un auditorium con 1.500 sedute. La struttura offre anche una superficie espositiva di circa 54.000 mq, ed è accessibile da ben 15 ingressi separati; il parcheggio ha una capacità di circa 1.100 veicoli. Con la sua ubicazione nel quartiere Portello, è facilmente raggiungibile in metropolitana, in autobus, in treno, ed è ben collegato alla tangenziale di Milano. Come per la fiera, anche il centro congressi offre una serie di servizi indispensabili ai suoi clienti, quali catering, audio-


visivi, progettazione e realizzazione allestimenti, e-commerce, collegamenti con aeroporti. Bologna Congressi Il centro congressi bolognese è inserito all’interno del quartiere fieristico; pertanto gode così dei soliti servizi offerti per le manifestazioni fieristiche. La struttura mette a disposizione 13 sale con capienza da 20 a 6000 posti, per un totale di 11000 posti a sedere. Il Palazzo dei Congressi di Roma La storica struttura ubicata nel quartiere romano dell’Eur, a sud della città, ha una capacità di 2.590 posti ripartiti su 4 sale. Il Palazzo dei Congressi è facilmente raggiungibile sia in metropolitana che in autobus.

L’edificio fu costruito fra il 1938 e il 1954 su progetto dell’architetto Adalberto Libera. È concepito come una grande “basilica” e la sala dei Ricevimenti ne rappresenta il concetto spaziale: un cubo di 38 m di lato concluso in alto con una volta a crociera tenuta da una leggera struttura in metallo fissata agli angoli. La sala dei Congressi ha una pianta rettangolare e un volume a forma di parallelepipedo, e il solaio di copertura ha più funzioni: un giardino pensile sull’atrio e un teatro all’aperto per il quale Libera ha ideato un sistema di copertura a velario.

to nel 2011. Gode di una vantaggiosa vicinanza al centro della città ed ha una capienza di 39 sale che vanno da 36 a 4700 posti, per un totale di 9000 posti a sedere. È una struttura all’insegna del rispetto dell’ambiente, dell’innovazione tecnologica e della flessibilità, una delle più grandi d’Europa. […] Tra le caratteristiche principali una grande attenzione alla gestione delle risorse energetiche nonché le dotazioni tecnologiche all’avanguardia che lo rendono adatto ad ospitare eventi complessi. (MC Online, 2015)

Centro congressi di Rimini Il centro congressi di Rimini, anch’esso ad opera dello studio di architettura Gmp Architekten, è stato inaugura-

Centro congressi di Firenze L’offerta congressuale dell’ente Firenze Fiera è individuata nelle strutture della Fortezza da Basso e nel com-

plesso del giardino di Villa Vittoria, vera e propria struttura consacrata a sede congressuale. Il Palazzo dei Congressi, uno spazio circolare semi-ipogeo progettato da Pierluigi Spadolini nel 1964, forma con la preesistente villa un edificio unico che si proietta sul bel giardino ottocentesco nel quale è inserito. La capienza della sala plenaria è di 1.000 posti “con annessi 920 mq di spazi espositivi” (MC Online, 2015). Per congressi che superano tale numero di partecipanti, l’ente mette a disposizione gli spazi della Fortezza da Basso, in particolare il padiglione Spadolini e il Cavaniglia, i quali, opportunamente organizzati, possono ospitare rispettivamente fino a 3.500 e 2.000 posti. 19


Percentuale di eventi internazionali, nazionali e regionali ospitati dalle strutture prese in esame. Percentuale delle categorie di eventi ospitati dalle strutture prese in esame. pagina a fronte Schema riassuntivo delle principali caratteristiche analizzate per ogni struttura presa in esame.

Il carattere della fiera e la natura dell’evento Questa rapida panoramica sui principali enti fieristici e congressuali italiani, ci dà una prima idea delle fondamentali differenze che riscontriamo con la sede fiorentina. Oltre alle dimensioni, risalta il fatto che la maggior parte di queste sedi è stata appositamente creata ex-novo per lo scopo prefisso, in grandi porzioni libere di città che permettevano l’inserimento di una tale funzione. Il polo fieristico fiorentino è invece il risultato di un adattamento a nuova funzione di uno spazio storico già esistente. Ma se da una parte questo aspetto pone limiti e vincoli (primo tra tutti la possibilità di espansione), dall’altra si rivela il suo punto di forza in quanto garantisce la vicinanza al centro storico di Firenze. Se per esempio confrontiamo semplicemente la distanza tra i vari poli fieristici e il centro delle città ospitanti, ci rendiamo conto che Firenze è sicuramente quella che ha il rapporto più stretto. Considerando che la fiera contemporanea necessita di grandi aree per essere costruita, in una realtà come quel-

la italiana, è molto difficile trovare lo spazio necessario mantenendo uno stretto contatto con il centro cittadino più prossimo. E questo è infatti il caso di tutti i poli fieristici precedentemente descritti: nonostante siano ospitati da città dal valore storico universalmente riconosciuto, il rapporto dell’organo fieristico con la propria città di riferimento è debole. Se c’è una peculiarità che fa di Firenze una sede unica è proprio lo stretto rapporto con il centro cittadino e la sua storia. Il discorso va allargato anche a tutti i servizi che vengono offerti esternamente ai poli fieristici (perché le cittadelle hanno un orario di chiusura). Come si può notare, l’offerta di servizi (strutture per pernottamento, ristoranti, locali, ecc.) intorno alla Fortezza da Basso è nettamente superiore al resto dei casi studiati, proprio in virtù della vicinanza al centro cittadino. La stessa osservazione può esser fatta per i centri congressuali. Per gli edifici di nuova costruzione, si nota che anche in città come Milano e Rimini, c’è stato maggiore interesse ad avvicinarsi al centro; un primo motivo è che questo tipo di costruzione necessita di una superficie minore rispet-

to a quella richiesta da una nuova fiera. Un secondo e più importante motivo, è che il mercato del congresso attira molti più professionisti-turisti. Come abbiamo già detto, spesso sono proprio le società organizzatrici a fornire programmi che alternano agli incontri scientifici, visite guidate, momenti di relax, shopping, sport, ecc. Anche (e soprattutto) in questo settore, il centro congressuale di Firenze riveste un ruolo piuttosto importante a livello internazionale, con particolare riferimento ai congressi scientifici in campo medico. Un altro aspetto da considerare, è il tipo di evento che viene ospitato; mentre per il mercato congressuale il format non varia molto da settore a settore e la scelta della struttura è fortemente condizionata dalla città ospitante, per il mercato fieristico occorre fare una distinzione: fiere pesanti, che mettono in mostra macchinari o grandi merci, necessitano di ampi spazi, simili a capannoni, e di tutto un apparato infrastrutturale che talvolta ha più importanza del padiglione in sé; e fiere leggere, come potrebbero esserlo quelle della moda, dell’artigianato o simili, che hanno necessità di spa-

zi ridotti, più accoglienti ed in un certo senso più attraenti. Di fatto, i dati raccolti dimostrano che c’è una certa corrispondenza tra tipologia di evento fieristico e quantità/ qualità/dimensione dello spazio espositivo. Firenze fa da padrona indiscussa nel settore dell’abbigliamento. Anche gli eventi non propriamente fieristici rivestono una parte importante della programmazione: eventi di gala, festival musicali come il Nextech e ultimamente anche l’organizzazione di mostre d’arte contemporanea, rivelano il carattere principalmente leggero del tipo di evento ospitato dalla struttura fiorentina. Ad ulteriore conferma di questo fatto, si nota che gli eventi riguardanti il settore meccanico sono principalmente ospitati dai poli fieristici di Milano e Bologna, proprio quelle strutture che per le loro caratteristiche organizzative (grandi capannoni, ampie zone di manovra e rete infrastrutturale rilevante) ne permettono lo svolgimento.


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La storia del luogo e del suo contesto

La Fortezza Contesto storico e motivazioni Il clima nel quale nasce la Fortezza di San Giovanni, meglio nota come Fortezza da Basso, è piuttosto turbolento. Dopo la breve parentesi repubblicana del triennio 1527 – 1530, aperta in occasione del Sacco di Roma appoggiato da Carlo V, i Medici tornano a Firenze grazie alla riconciliazione tra il regnante e papa Clemente VII. I due, in azione congiunta, cingono d’assedio la repubblica fiorentina e riportano al potere il nipote del papa, Alessandro de’ Medici, il quale viene investito del titolo di duca. Restaurato il dominio mediceo sulla città, nel 1532 papa Clemente VII invoca per Firenze la costruzione di

“una grande e bella fortezza”, che per il duca “fosse un rifugio in qualche tumulto repentino”. (Varchi, 1841, p.46) Questa affermazione chiarisce già chi fosse il nemico dal quale il papa voleva difendere la sua casata. La costruzione prende infatti forma come una cittadella autosufficiente, fino a diventare un nuovo “interno città” (Salvadori et al., 1971, p.27). La Fortezza non viene pensata come un castello o un palazzo signorile, ma come un insediamento che rifiuta il dialogo nei confronti della città, come ritorsione interna di uno spazio urbano che ha ormai fuggito la dimensione “dominabile”, che non è più “vivibile” per il signore. (Salvadori et al., 1971, p.27)

in basso I ritratti di Alessandro de’ Medici, primo duca di Firenze, Papa Clemente VII e l’imperatore Carlo V d’Asburgo; incisioni raffiguranti le città di Mirandola (1751) e Lucca (1761). pagina a fronte Traduzione in planimetria degli schemi del Sangallo per individuare la zona preposta alla costruzione della nuova Fortezza.

È questo un concetto che si può letteralmente toccare con mano: la posizione della Fortezza, ubicata a ridosso dell’ultima cerchia di mura, ha il solo fronte interno trattato con caratteri “taglienti, arroganti e intimidatori” (Salvadori et al., 1971, p.27), come dimostrano il Mastio e i due bastioni. Si deve tenere conto anche del contesto architettonico durante il quale la Fortezza viene costruita; in campo militare, assistiamo ad un periodo di profondi cambiamenti nei sistemi difensivi cittadini: con l’avvento della polvere da sparo e l’abbandono del tiro piombante, cambia radicalmente la concezione di difesa, che da quel momento diviene assorbente. Di conseguenza, si affermano su larga scala alcune novi-

tà, prima tra tutte, il bastione poligonale che porta con sé un acquattamento delle strutture difensive, da ora più basse e robuste. Particolare attenzione viene poi riversata nell’apparecchio murario e nei materiali, i quali fanno la bontà della resistenza delle fortezze e, di queste, sono anche tratto distintivo. Proprio di questo periodo sono alcune delle più importanti fortificazioni moderne, italiane ed europee: vale la pena ricordare Anversa, nelle Fiandre (1542–1543), Mirandola, vicino Modena (1552–1553), Lucca (1513–1650), o esempi al limite dell’utopia come la città di Palmanova (1592–1593).


Il progetto: genesi e realizzazione Per la nuova fortezza, nel 1534 Alessandro chiama, su consiglio del papa, Antonio da Sangallo il Giovane. All’architetto è affidato il compito di scegliere la forma ed il luogo dell’intervento; a tal proposito, il Sangallo esegue alcuni disegni preparatori, uno dei quali realizzato salendo sulla cupola di Santa Maria del Fiore e tracciando su un foglio gli orientamenti delle porte delle mura, alcuni edifici militari importanti ed alcune postazioni difensive. Tramite gli assi tracciati, la scelta ricade sulla zona di Porta Faenza, una complessa struttura formata da un ponte a tre arcate che scavalcava il Mugnone […] con i due ballatoi merlati che congiungevano la porta all’antiporta verso la campagna. (Gurrieri et al., 1990, p.27) Tra le altre motivazioni, la relativa vicinanza di questo luogo a palazzo Medici–Riccardi, residenza della casata di Alessandro, gioca un ruolo fondamentale nella scelta del sito. La realizzazione del progetto ha ripercussioni rilevanti: si chiude un’arteria viaria […] su cui, nei secoli precedenti, erano sorti notevoli insediamenti. (Salvadori et al., 1971, p.31) Questa via di scambio tra Firenze e la campagna circostante è tutt’ora rintracciabile nella sistemazione interna della fortezza, dal mastio al bastione Imperiale, […] tenuto come asse del pentagono. (Salvadori et al., 1971, p.31) La geometria del nuovo forte è sicuramente uno dei caratteri architettonici fondamentali del nuovo progetto; per definirne il perimetro, Sangallo lavora con una serie di schemi geometrici in progressiva auto-generazione (Salvadori et al., 1971, p.29) partendo dal triangolo. Le successive ricerche in ambito formale, lo portano alla fine a prediligere il pentagono, in quanto la particolare forma delle mura in quella posizione favorisce questa conformazione. L’impianto definiti-

vo del progetto è quindi un pentagono piuttosto regolare (con il lato più largo rivolto verso la città), ai cui vertici vengono posizionati i bastioni. Il progetto prevede il mantenimento di alcune preesistenze, prima tra tutte la porta, che viene inglobata nel bastione piano. Il nuovo sistema difensivo viene perciò incluso in un tratto esistente dell’ultima cerchia di mura fiorentine, realizzate fra il 1284 ed il 1333. Queste erano “grosse tre braccia e mezzo […] e alte venti braccia” (Gurrieri et al., 1990, p.25), ovvero, profonde 2 metri ed alte più di 11 metri e mezzo, una delle più grandi opere realizzate fino a quel momento a Firenze, rimasta inalterata fino alla costruzione dei due forti, San Giovanni Battista e Belvedere. Terminata la fase d’impostazione progettuale, i lavori hanno ufficialmente inizio il 15 luglio del 1534 con la demolizione delle preesistenze e la posa della prima pietra; nel dicembre 1535 la fortezza può considerarsi ultimata nel suo impianto perimetrale bastionato e nel mastio. (Gurrieri et al., 1990, p.47) Il resto delle sistemazioni interne, concepite da Sangallo come volumi perimetrali su più piani, resta irrealizzato. Queste si sviluppano su più piani addossandosi alle cortine ovest, sud ed est, lasciando quella nord (interrotta dal Bastione Imperiale) libera. Le facciate interne sono caratterizzate da porticati su colonne (studiati sia in versione singola che doppia), su cui si affacciano una serie di ambienti rettangolari. (Salvadori et al., 1971, p.32) Sebbene il progetto del Sangallo non fu mai realizzato nella sua completezza, si possono comunque individuare, per ciò che è stato concretizzato, le principali caratteristiche che più rappresentano un così alto esempio di fortezza moderna in Toscana: • pianta pentagonale che si situa a ridosso delle mura esistenti e ingloba al suo interno porta Faenza sul tratto di muro più lungo rivolto alla città;

seppur partendo da una forma geometrica pura per la definizione del perimetro, questa viene trasformata per adattarsi al suo intorno, viene contestualizzata; le cinque punte del pentagono vengono poi trasformate in altrettanti baluardi (Rastriglia, Bellavista, Imperiale, Strozzi, Cavaniglia); • le cortine murarie in mattoni, scarpate e definite dalla pietra forte in cornici e bordature, rievocano tutta la tradizione materica e del colore tipica del Medioevo e del Rinascimento fiorentino; notevole anche la sistemazione esterna del mastio, con la facciata in pietra forte scolpita da motivo che ricorda sia le palle medicee che i proiettili d’artiglieria; vi è in questi elementi una ricerca di appiglio ad una qualche matrice; un proporzionamento che non è lontano da certe composizioni modulari moderne. (Gurrieri et al., 1990, p.201)

La Fortezza dopo la costruzione fino ad oggi: declino e ripresa Con la morte di Alessandro de’ Medici nel 1537, per mano del cugino Lorenzino, la fortezza viene occupata dal capitano Alessandro Vitelli in nome dell’imperatore Carlo V. La situazione non si smuoverà fino all’anno 1543, quando Cosimo I, successore di Alessandro, può finalmente riprendere il controllo della fortezza allontanando le truppe spagnole. Da questo momento in poi, le realizzazioni interne alla fortezza si staccano completamente dall’idea originale di Antonio da Sangallo il Giovane, come si può notare nella pianta di Firenze ad opera di Stefano Bonsignori, datata 1584: i volumi interni al perimetro fortificato si sviluppano al centro dello spazio concluso, in un’organizzazione che ripropone il pentagono perimetrale. Gli interventi da questo momento sono modesti e si limitano alla manutenzione dell’esistente, tanto più che la Fortezza perde il suo ruolo militare e fors’anche di deterrente psicologico. (Gurrieri et al., 1990, p.51) Nel 1649, si provvede alla copertura del mastio che fino a quel momento si presentava come una piazza rialzata scoperta. Viene così realizzato il tetto a padiglioni tutt’ora presente. Dalla esaustiva descrizione che 23 Odoardo Warren redige dello


Schemi sintetici che riportano le matrici geometriche studiate dal Sangallo. Ricostruzione dell’impianto generale del progetto del Sangallo. pagina a fronte Ricostruzione della configurazione spaziale pensata da Sangallo per gli edifici perimetrali. Analisi geometrica generativa degli spazi del Mastio.

stato di fatto all’anno 1745 della Fortezza, si evince che l’entratura principale per i pedoni è al piano del fianco sinistro del bastione piano, […]. Quella per le carrozze e vetture è quasi nel mezzo della cortina contigua. (Warren, 1745) Inoltre, nella relazione vengono menzionati un buonissimo quartiere che è sopra l’entratura del bastione piano per il comandante, vi è un bell’arsenale ben fornito d’artiglieria, una fonderia di cannoni che lavora bene, due belle armerie, dei magazzini per le munizioni, e delle botteghe per qualunque sorte di operai (Warren, 1745), segno che la Fortezza è viva e attiva, quasi del tutto indipendente dalla città. Durante il dominio dei Lorena, la struttura viene usata come casa di Correzione e rimane tale fino all’Unità d’Italia. Col progetto del Poggi per la risistemazione di Firenze capitale, la Fortezza subisce i profondi cambiamenti che la portano allo stato odierno: i fossati vengono interrati e con essi le porte originarie. Ne vengono aperte di nuove, a quote più alte, le quali tutt’ora rappresentano gli accessi alla fortezza.

La struttura rimane ad uso militare per tutto il periodo successivo; anche durante la Seconda Guerra Mondiale, gli spazi interni sono usati come caserma e rimangono tali fino agli anni ’50. Dal 1966, la Fortezza passa in mano all’Ente Mostra Mercato Internazionale dell’Artigianato; fin da principio, si avvia un vasto piano di riutilizzo e restauro condotto dalla Soprintendenza ai Monumenti di Firenze: vengono effettuate demolizioni di più parti e viene insediato il Laboratorio di restauro nel lungo fabbricato che costeggia il muro lato stazione (Gurrieri et al., 1990, p.57). La volontà di rivitalizzare la Fortezza sfruttandola per una nuova funzione, quella della fiera appunto, è sottolineato dal concorso nazionale d’idee bandito nel 1967, proprio dall’Ente Mostra Mercato Internazionale dell’Artigianato, per la sistemazione ed il restauro urbanistico ed architettonico della Fortezza da Basso a Firenze destinata a Centro Nazionale dell’Artigianato. (L’esito del concorso nazionale d’idee per la Fortezza da Basso di Firenze, 1968, p.3) Molti di questi lavori sono contraddi-

stinti da una spinta carica utopistica, derivata dalle ricerche progettuali del tempo. Vengono comunque giudicati idonei alle richieste della commissione. Il risultato conclusivo, che vede 5 finalisti premiati e 7 menzioni, alla fine non viene preso in considerazione per la realizzazione. Resta comunque un’interessante considerazione del presidente dell’Ente, il dottor Cesare Matteini, che evidenzia l’avvenimento come un primo passo verso la realizzazione di quello spazio espositivo necessario non solo per la valorizzazione delle tradizionali mostre, patrimonio dell’Ente, ma anche atto ad inserirvi, con la prevista flessibilità d’uso, altre manifestazioni con le quali arricchire il patrimonio culturale artistico commerciale turistico della città (L’esito del concorso nazionale d’idee per la Fortezza da Basso di Firenze, 1968, p.3); ed ancora, sulla possibilità di riportare la Fortezza a Firenze, ci pare dalle numerose proposte fatte si possa trarre una felice prospettiva per una sollecita soluzione si da restituire alla città un insigne monumento, renderlo vivo e operante dopo secoli di mortifican-

te abbandono. Simbolo, […] di come si possa trarre nuovo impulso e vigore innestando su antiche radici di civiltà nuove forze di vita e di lavoro. (L’esito del concorso nazionale d’idee per la Fortezza da Basso di Firenze, 1968, p.3) Una soluzione, in forma ridotta e più puntuale, viene comunque data, con la realizzazione del Padiglione Spadolini. L’architetto fiorentino viene chiamato a realizzare quello che doveva essere un padiglione temporaneo, ma che di fatto è divenuto permanente. Il progetto è comunque realizzato con materiali e tecnologie che ne permettono un facile smantellamento. Questo spazio, per lungo tempo è l’unico vero grande spazio fieristico contemporaneo all’interno della Fortezza da Basso, a poco a poco divenuto simbolo della fiera fiorentina. L’ultimo intervento nella Fortezza risale al 1996, anno di realizzazione del Padiglione Cavaniglia, posizionato a fianco del padiglione Spadolini, tra il bastione omonimo ed il Mastio. A testimoniare il continuo interesse per la funzione fieristica per la città di Firenze, vi è un’incessante attività di


trasformazione del contesto urbano ed infrastrutturale nel quale la Fortezza è calata. Negli ultimi 20 anni piazza Beslan, la zona di viale Strozzi a sud della struttura, ma anche quella nord, hanno subito continui cambiamenti che hanno rimesso in gioco il rapporto tra Firenze e la Fortezza da Basso. Tra i principali interventi si devono ricordare il nuovo accesso alla stazione di Santa Maria Novella da piazzale Montelungo di Gae Aulenti, l’interramento di viale Strozzi con la creazione di piazza Beslan (prima non esisteva un collegamento diretto da lato giardino Valfonda alla Fortezza, solo aereo tramite ponte pedonale), la costruzione del parcheggio interrato sul lato esterno che va dal bastione Bellavista al bastione Imperiale. Va ricordata anche la recente costruzione del padiglione accrediti dell’architetto Elio di Franco, situato all’esterno, davanti alla cortina che va dal Mastio al bastione Rastriglia, giudicato incoerente e quindi rimosso.

L’approccio progettuale di Antonio da Sangallo il Giovane Analizzando la genesi dell’intervento per la Fortezza da Basso, ci sono alcuni interessanti aspetti dell’approccio progettuale del Sangallo che abbiamo cercato di comprendere e fare nostri, per reinterpretarli successivamente. Rapporto città/Fortezza Sangallo sceglie il luogo da dedicare alla costruzione della nuova Fortezza partendo dalla stessa città di Firenze. Salito sulla cupola del Duomo, traccia dei riferimenti che prendono in considerazione i punti focali della città. Il luogo scelto è Porta Faenza, sia per la sua posizione strategica nei confronti della piana, sia per la sua diretta vicinanza a palazzo Medici-Riccardi, al tempo residenza di Alessandro de’ Medici; CITTADELLA IN/PER/CONTRO CITTÀ

Importanza della geometria Gli schizzi preparativi di Sangallo denunciano la chiara lettura geometrica che l’architetto dà al progetto. In linea con le innovazioni dell’epoca in campo di fortificazioni, opta per una configurazione planimetrica pentagonale, partendo dalla sua scomposizione in forme pure, un quadrato ed un triangolo. Nel calare poi la fortezza nel luogo prescelto, Sangallo riadatta il pentagono alla conformazione del terreno ed al tracciato delle mura arnolfiane; FORMA PURA Relazione con le preesistenze L’aggiunta della cittadella fortificata al sistema difensivo delle mura arnolfiane, impone a Sangallo l’adozione di un atteggiamento chiaro rispetto alle strutture già esistenti nell’area. Sangallo decide di non abbattere tutto l’esistente ma di inglobarlo e riadattarlo alla nuova costruzione. Emblematico l’intervento su Porta Faenza, la quale viene mantenuta e riplasmata all’interno del mastio; INGLOBARE / RIADATTARE

Relazione con il limite murario La costruzione del perimetro murario della Fortezza viene conclusa nell’arco di 2 anni dall’inizio dei lavori. Il progetto della sistemazione interna, anch’esso previsto dal Sangallo e mai realizzato, afferma uno stretto rapporto con il suo limite esterno: il bordo diventa ambiente vivo ed animato, permettendo così la liberazione dello spazio centrale; gli ambienti perimetrali si rapportano a più livelli con le mura grazie ad un terrapieno interposto tra i locali abitati e le mura stesse. LIBERARE IL CENTRO / ADDENSARE IL BORDO

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Lo stato attuale

Elaborazione grafica del giudizio medio degli utenti su: 1_personale di servizio, 2_strutture della fiera, 3_ città di Firenze, 4_servizi offerti, 5_trasporti. Al centro la media dei valori. pagina a fronte in alto Schema della rete tranviaria in fase di costruzione. Schema dell’assetto infrastrutturale di Firenze. in basso Schema della linea 2 (in evidenza le fermate analizzate).

Due poli, un unico ente Le attuali strutture del polo fieristico fiorentino sono rappresentate dagli spazi della Fortezza da Basso e da quelli di Giardino Valfonda. Questi due poli, il primo a carattere espositivo, il secondo a carattere congressuale (anche se non di rado questi ruoli si ribaltano o si compensano), vanno a formare dal punto di vista gestionale un unico grande complesso in mano all’ente Firenze Fiera. La rodata esperienza organizzativa del suddetto ente è garanzia di successo di pubblico per ogni evento in programma; se analizziamo i dati relativi al gradimento della clientela, raccolti da Firenze Fiera per l’anno 2013, rielaborati graficamente e qui riproposti, notiamo subito che i punteggi più alti sono quelli riguardanti il personale e l’assistenza (grafico 1). D’altro canto, notiamo che, a fronte del massimo gradimento di Firenze come città, i punteggi più bassi sono relativi alle infrastrutture (arrivare in macchina, arrivare dall’aeroporto) ed alle strutture messe a disposizione (grafico 2), in particolare la voce riguardante qualità/prezzo (grafico 3). I suggerimenti più ricorrenti sono tutti relativi alla ristrutturazione dell’area, alla sistemazione interna dello stesso padiglione Spadolini, ad agire sulle at-

trezzature e sull’impiantistica, vecchia e dalla gestione onerosa. Al contrario, anche in questo caso, la valutazione sulla disponibilità e sulla preparazione del personale è ottima (grafico 4): questo ci spinge ancora una volta a dire che, nonostante l’ente lavori molto bene da parte sua e Firenze si confermi ancora come una delle città più apprezzate, il vero problema sembrano essere lo spazio costruito e la sua difficile gestione. Il progetto della tranvia e Piazza Beslan Una delle novità che auspichiamo possa significare un notevole passo avanti per la migliore gestione della fiera, è rappresentato dal progetto per il passaggio della linea tranviaria 3.1. È inutile dilungarsi sul grande successo che sta avendo l’operazione tranvia che, pur tra le polemiche, sembra essere adesso molto apprezzata dai fiorentini, e non solo: ne è testimone il larghissimo uso a tutte le ore del giorno. La linea 1, l’unica attualmente realizzata, ha considerevolmente contribuito ad abbattere il carico di traffico proveniente dalla zona di Scandicci, fornendo un servizio di trasporto pubblico efficiente. La costruzione della linea 3.1, potrebbe veramente rappresentare un passo avanti anche per la gestione dei flussi

intorno alla Fortezza da Basso nei giorni di fiera: una delle voci più basse nella raccolta dati effettuata da Firenze Fiera (grafico 5) è quella relativa alla raggiungibilità del polo fieristico dall’aeroporto. La linea 3.1, partendo dalla stazione di Santa Maria Novella, si collega direttamente all’aeroporto Amerigo Vespucci; la Fortezza è una delle fermate intermedie e potenzialmente, questa soluzione rappresenta un incentivo alla possibilità di espansione sul mercato internazionale. Per questo, in fase progettuale, grande attenzione è stata posta nello studio di piazza Beslan, che diventa, in previsione di questo intervento, non solo un nodo cittadino estremamente importante, ma il biglietto da visita del polo fieristico fiorentino. È risultata utile a tal fine una breve analisi delle principali tipologie di fermata realizzate finora sulla linea 1, per capire quali siano le caratteristiche da considerare nella progettazione di piazza Beslan. Premesso che la società progettista ha stabilito un sistema che prevede l’uso di stesse attrezzature, materiali e tipologia di sistemazione della banchina per ogni fermata, abbiamo notato che alcune differiscono comunque in dipendenza della loro posizione all’interno della città e/o della loro posizione sulla linea (stazione di punta, stazione di linea). Le principali caratte-


ristiche che abbiamo analizzato sono: • accessibilità; • sistemi di illuminazione; • materiali utilizzati; • sistemi di copertura; • attrezzature; • rapporto col verde; • controllo del traffico. I casi presi in esame sono stati appunto di due tipologie: • Fermata di punta (Villa Costanza); • Fermata di linea (Talenti, Resistenza, Torregalli–Nenni, Porta al Prato– Leopolda). Villa Costanza È il capolinea della linea 1 in direzione Scandicci. Benché non situata in un contesto urbano ben definito, è di una certa importanza per la presenza del parcheggio scambiatore.

Resistenza Situata nel cuore di Scandicci, nella grande piazza recentemente interessata dall’intervento di riqualificazione dello studio Rogers Stirk Harbour + Partners. Sono presenti edifici misti residenza e commerciale, la sede comunale di Scandicci ed il nuovo centro civico. Questa fermata si identifica per la complessità e l’unicità della copertura, al momento la più grande del sistema tranviario fiorentino. Torregalli-Nenni La fermata è posta poco fuori il centro di Scandicci, nella zona interessata dalla presenza del centro commerciale Ponte a Greve e dal complesso ospedaliero San Giovanni di Dio, a circa un chilometro a piedi. Per la presenza del centro commerciale, la fermata è molto sfruttata durante la giornata.

Talenti È una fermata situata in una zona periferica di Firenze a carattere prevalentemente residenziale, senza particolari servizi di interesse nelle vicinanze. È una casistica piuttosto ricorrente. In questo caso la sede dei binari è centrale rispetto alla carreggiata; la fermata è quindi costeggiata dalla strada su entrambi i lati senza interposizione di marciapiede (come un’isola di traffico).

Al di là delle differenze minime che abbiamo individuato, ci preme osservare due aspetti: il primo riguarda il sostanziale anonimato delle fermate (fatta eccezione per la fermata Resistenza progettata dallo studio Rogers + Partners), il che può essere giustificato da un controllo sulla gestione dei costi, che si trasforma comunque in un’occasione sprecata, considerando che alcuni punti strategici, non vengono valo-

Porta a Prato-Leopolda Nonostante il peso strategico degli interventi che caratterizzano quest’area (Stazione Leopolda, Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze), la fermata di Porta al Prato – Leopolda risulta essere piuttosto anonima. Tenendo presente anche il flusso di visitatori che questi due centri attirano durante gli eventi, è strano constatare che non sia stato previsto il sistema di copertura per questa fermata.

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FERMATA Villa Vittoria

Talenti

Resistenza

SPECIFICHE

Accessibilità

Sistemi di illuminazione

Torregalli Nenni

Porta al Prato Leopolda

• • Materiali utilizzati

• •

    Rampe di accesso alla banchina     Pavimentazione di tipo LOGES Sistemi di illuminazione     Illuminazione puntuali incassata a terra    Sistemi a lampione

Materiali utilizzati     Piastrelle rettangolari in pietra     Elementi autobloccanti in calcestruzzo    Asfalto    Verde estensivo Sistemi di copertura

Attrezzature

    Display con orari e tempi di attesa

    Telecamere collegate alla centrale di controllo

   Telefono di servizio

    Pensiline metalliche di copertura

• •

Comparazione delle fermate analizzate in base alle caratteristiche comuni individuate.

rizzati. Questo non vuol dire che ci siano fermate meno importanti di altre; al contrario, con poco, si potrebbe renderle tutte più facilmente riconoscibili. Il secondo aspetto, più pratico, riguarda la presenza o meno di un sistema di copertura per gli utenti in attesa sulla banchina; all’interno del limi-

   Altoparlanti    Emettitrice di biglietti

   Panchine Rapporto col verde    Erba    Essenze arbustive

Rapporto col verde

Controllo del traffico

Accessibilità

   Sistemi a faretto

Sistemi di copertura

Attrezzature

LEGENDA

te del centro storico, non è stato possibile per la società progettista prevederne l’inserimento. Questo aspetto ci è sembrato piuttosto forzato, un po’ perché ci sono molti modi di pensare ad una copertura (fissa, rimovibile, come oggetto iconico che può caratterizzare uno spazio), un po’ perché, come abbiamo largamente documentato nella nostra visita sul campo (proposta nel capitolo seguente), nei giorni di pieno utilizzo di grandi strutture

   Alberi Controllo del traffico    Sistema semaforico

come la Fortezza (e così la Leopolda o il Maggio Musicale fiorentino), il carico d’utenza è elevato e fornire un riparo, utile soprattutto in caso di maltempo, può rappresentare un attenzione non banale verso l’utente. Se vogliamo infatti che si avvii un circolo virtuoso teso al miglioramento dell’intero sistema, è importante fornire un servizio che sia adeguato sempre.

L’utilizzo degli spazi interni Una volta presa coscienza dei principali problemi legati alle infrastrutture che servono il polo fieristico fiorentino, ci siamo concentrati sull’analisi di un’altra problematica: la sistemazione degli spazi interni. Il primo passo è stato conoscere e capire le strutture esistenti. La fiera di Firenze, ha attualmente a disposizione 100.000 mq di superficie espositiva da offrire; di questi, circa 55.000 mq sono coperti e distribuiti tra 20 padiglioni e magazzini fissi, Palazzo dei Congressi, Palazzo degli Affari, Villa Vittoria ed ulteriori 2-3 padiglioni provvisori montati in varie occasioni. Padiglione Spadolini Guardando alla flessibilità degli spazi, il padiglione Spadolini è sicuramente il più importante dell’intero complesso; costruito tra il 1974 ed il 1976, come struttura provvisoria, è caratterizzato da un sistema costruttivo prefabbricato che garantisce grande versatilità e permette un facile smontaggio con recupero di molte parti. Due sono i principi di base seguiti nella progettazione: la creazione di un volume elementare


piuttosto basso che non entra in concorrenza con le mura, e uno studio dei materiali superficiali e dei componenti atto a ridurne il numero. L’adozione di questi principi ha portato a un edificio regolare, che fornisce da solo 30.000 mq di superficie espositiva, ottenuta grazie ad un grande spazio libero rettangolare sorretto da una struttura metallica a telaio con campate di 10 m x 10 m, realizzata con un solo tipo di pilastro e due tipi di trave. L’edifico si compone di 2 piani fuori terra ed uno interrato, con 4 rampe di scale simmetriche che percorrono i lati lunghi del volume. Il rivestimento esterno è in doghe di alluminio anodizzato color bronzo, mentre la pavimentazione esterna è composta da elementi prefabbricati in cemento con inserti di ciottoli di fiume bianchi e verdi. L’impiantistica consente inoltre un uso parzializzato dell’edificio. La particolarità del Padiglione Spadolini risiede proprio nella sua grande flessibilità.

Nucleo settecentesco Un’importante porzione dello spazio espositivo, è situata nel complesso nominato nucleo settecentesco. Quest’area, perfettamente centrale alla Fortezza, è composta da edifici antecedenti al 1731, tutti di un certo ed indiscusso valore storico; queste strutture sono state oggetto di un recente restauro volto alla conservazione e predisposizione ad ambienti espositivi. Da mettere in evidenza la Palazzina Lorenese, un edificio dalla singolare impostazione planimetrica, una sorta di pentagono con una corte centrale e un doppio ordine di portici caratterizzati da archi ribassati; il complesso dell’Arsenale – Basilica – Fureria, una somma di tre strutture che con il recente restauro, è divenuta un unico organismo ospitante le esposizioni e il ristorante con annessa cucina; il teatrino lorenese, un’interessante struttura a pianta rettangolare che è passata dall’originaria destinazione di fonderia a quella di teatro/sala conferenze.

Quartiere monumentale È rappresentato dal Mastio e dalle strutture ad esso connesse. In questa porzione della Fortezza, si nota tutto il genio di Antonio da Sangallo nell’inglobare l’esistente Porta Faenza anziché distruggerla. All’interno, questa struttura ospita gli spazi più suggestivi di tutto il complesso, compresa la bella sala ottagonale costruita in mattoni con la tecnica dello spina-pesce. Le annessioni retrostanti sono posteriori, databili tra il 1750 ed il 1970. Attualmente, per la loro bellezza, ma anche per la ridotta dimensione, questi spazi ospitano piccole esposizioni dal carattere suggestivo. Recentemente è stata utilizzata anche come spazio espositivo per mostre d’arte contemporanea.

Sala delle Nazioni Un edificio altrettanto interessante per la sua spazialità, è la sala delle Nazioni, un lungo rettangolo eretto di fronte alla cortina muraria che collega il bastione Imperiale al bastione Strozzi. Questo grande padiglione, dall’altezza interna di 5,5 m, è caratterizzato all’esterno da una facciata fatta di grandi pilastri che inquadrano le aperture sormontate da un arco a sesto ribassato. La copertura a capanna sovrasta e confligge con le mura della Fortezza.

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Altri spazi Firenze Fiera può contare sull’apporto di ulteriore superficie espositiva grazie ad altri edifici presenti all’interno della Fortezza, tra i quali il Liceo, una struttura di metà ‘800 dai 3 piani fuori terra che ha ospitato fino a non molto tempo fa il liceo Machiavelli; i Magazzini del Teatro Comunale, struttura costituita da un unico fabbricato diviso in due parti: quella più prossima a porta Santa Maria Novella, ospita al primo piano la sede dell’ufficio tecnico dell’Ente, mentre la seconda è a tutta altezza ed è stata sede della palestra del liceo; il padiglione Polveriera, un edificio tanto interessante quanto anomalo, dalla pianta rettangolare terminata ai due lati da semicerchi, muri perimetrali in pietrame misto ed interamente voltato all’interno, con un tetto a capanna all’esterno che diventa conico nelle porzioni che coprono i due semicerchi.

Opificio delle pietre dure L’edificio che attualmente ospita questa importantissima Istituzione, è un lungo rettangolo recentemente restaurato dal prof. arch. Adolfo Natalini, costituito da due piani fuori terra e situato davanti alla cortina che congiunge il bastione Rastriglia al bastione Bellavista. È sede dell’Istituzione dal 1967 ed è l’unica attività estranea al polo fieristico all’interno della Fortezza; il rapporto tra questi due diversi mondi è di difficile gestione; ma una eventuale compresenza di queste due funzioni, potrebbe diventare un’opportunità per entrambe le Istituzioni, in vista di un recupero della Fortezza non solo come attrazione fieristica, ma anche come monumento per la città di Firenze.

Villa Vittoria Il progetto di Villa Vittoria fu commissionato a Giuseppe Poggi dal marchese Carlo Strozzi. Erano già presenti il giardino con delle stalle ed una casa d’abitazione. Negli anni 1869-1870, il Poggi era fortemente impegnato nella realizzazione delle trasformazioni previste dal Piano Regolatore approvato del 1867. Per questo, il progetto di Villa Vittoria fu affidato ad un suo allievo, l’ingegner Girolamo Passeri. Dello stesso Poggi è invece il progetto del Giardino Valfonda. Villa Vittoria è un edificio in stile tra il neo-classico ed il rinascimentale, con un’estensione di 840 metri quadri e che sorge al centro del giardino. Ha tre piani fuori terra più uno seminterrato e le soffitte, per un totale di 47 vani. Nell’anno 1931, fu acquistata dal conte Alessandro Contini Bonaccossi, il quale trasformò i due piani inferiori in sede della sua collezione d’arte privata (Piero della Francesca, Tiziano, Tintoretto, Tiepolo, Goya, Velazquez), lasciando il piano superiore destinato alla vita privata.

Nel 1964 la Villa è stata acquistata dall’Azienda Autonoma per il Turismo di Firenze sotto la guida dell’avvocato Raffaello Torricelli. L’intento era di dotare Firenze di un Palazzo dei Congressi, in modo da portare flussi turistici continui. Palazzo dei congressi Costruito fra il 1965 ed il 1968 su progetto di Pierluigi Spadolini, il Palazzo dei Congressi si inserisce all’interno del Giardino Valfonda, collegandosi direttamente alla già presente Villa Vittoria. Con la sua struttura ipogea, le sue forme plastiche e curvilinee, l’edificio riesce a integrarsi egregiamente con tutto il giardino circostante; non cerca lo scontro con le architetture e la natura limitrofe, ma bensì il dialogo e la continuità tra i fruitori all’interno e l’ambiente esterno. L’edificio comprende una grande sala da 1000 posti, in aggiunta ai 300 già presenti all’interno di Villa Vittoria. Dal punto di vista tecnologico-strutturale, il manufatto è caratterizzato da


una grande copertura circolare, formata da un anello in calcestruzzo armato precompresso appoggiato su 4 punti, all’interno del quale trova posto una struttura reticolare a travi incrociate. Sopra la copertura è stato ricavato un anfiteatro, divenuto uno spazio per concerti, aperitivi, incontri e rinfreschi. La pavimentazione esterna, formata da piccoli sassi affogati nella malta, ricorda quella di un altro famoso giardino fiorentino, Boboli. In questo progetto, Spadolini denuncia apertamente il suo amore per il design, sostenendo che vi è una continuità concettuale tra quest’ultimo e l’architettura: il particolare controsoffitto, realizzato con elementi triangolari a curvatura sferica, creano un suggestivo effetto visivo e garantiscono un buon rendimento acustico. Palazzo degli affari Fa parte del giardino di Villa Vittoria, occupandone il limite sud. Edificato tra il 1968 e il 1973 su progetto di Pierluigi Spadolini, ha un carattere pretta-

mente polifunzionale: in esso trovano posto uffici, spazi espositivi, aule per conferenze, sale di incontro, ecc. Gli spazi sono molto flessibili e indifferenziati, adatti alle più diverse esigenze; a livello planimetrico, l’edificio segue l’andamento della strada, acquisendo così la forma di una C, mentre si sviluppa con una volumetria digradante verso l’alto, così da frazionarne la massa. Si compone di 5 piani, ognuno dedito a una funzione specifica. Di particolare interesse è la modalità costruttiva attraverso la quale è stato realizzato l’edificio: una serie di elementi prefabbricati in cemento armato bianco, di forma simile ad archi rovesci, costituisce la cortina muraria esterna, tenuta insieme da cavi in acciaio in tensione, consentendo così la funzione di appoggio necessaria dei solai metallici. All’interno, la presenza di pareti mobili leggere in legno consente una grande flessibilità, aumentata ancor di più da un attento studio impiantistico. Eventi fieristici e piccoli spazi Se scendiamo ad analizzare più nel dettaglio l’uso che viene fatto degli spazi a disposizione, scopriamo aspetti decisamente interessanti. Come raccontano le elaborazioni grafiche dei dati collezionati dall’ente Firenze Fiera, il padiglione Spadolini dispone da solo di un quarto dello spazio espositivo coperto del polo fieristico fiorentino; questo dimostra il perché del suo maggior utilizzo rispetto agli altri padiglioni. Nel complesso però, analizzando la percentuale d’utilizzo dell’intera struttura rispetto al suo potenziale, ci rendiamo conto che viene

sfruttata meno del 50% di quello che potrebbe invece offrire. Per quale ragione? Come abbiamo prima accennato, ci rendiamo conto che i principali problemi sono legati alle infrastrutture (tema già trattato nel precedente capitolo); ma il ruolo giocato dalle strutture espositive è altrettanto cruciale, come dimostrano i dati forniti dall’ente. Dall’analisi di queste informazioni (in questa sede proposta con estrema sintesi nelle elaborazioni grafiche 1 e

2), si ricavano alcune importanti osservazioni, sulla base delle quali è possibile iniziare a trovare degli input da porre a guida delle successive scelte progettuali: • Lo spazio più usato durante l’anno è il piano terra del padiglione Spadolini, che conta 276 giorni di utilizzo su 365 (il 76%) contro i 175 ed i 134 rispettivamente del piano interrato e dell’attico. Questo dato, apre una fondamentale riflessione che 31 ci porta a sottolineare l’impor-


tanza della corrispondenza in quota tra percorso distributivo e spazio fieristico. Tutte le operazioni di carico-scarico risultano molto più comode quando tutto avviene al piano di vita della fiera. • I valori più alti si registrano tra piano terra del padiglione Spadolini (276 gg) ed il padiglione Cavaniglia (203 gg), probabilmente per la loro vicinanza (che li rende complementari) e la loro adattabilità rispetto ad altri spazi (sono sede sia di fiere che di convegni, così come di eventi live come il Nextech). • Gli spazi più piccoli e meno flessibili sono penalizzati. • Altri padiglioni come i Quartieri Monumentali, risultano sfruttati effettivamente poco rispetto a quello che offrirebbero in termini di potenzialità; si potrebbe ripensare la funzione di questi spazi, ad esempio utilizzandoli come locali di accesso o rappresentanza piuttosto che come spazi espositivi (forse poco flessibili e non molti grandi).

• Gli spazi classificati come aggiuntivi, risultano poco utili rispetto al loro potenziale: la loro localizzazione sparsa e decentrata all’interno della Fortezza, ne decreta lo scarso utilizzo. • La Palazzina Lorenese, è sfruttata in proporzione identica sia per il piano terra che per il piano primo. Uno dei punti di forza di questo edificio è proprio il sistema distributivo: i piccoli spazi espositivi sono tutti serviti da una percorrenza perimetrale coperta che si sviluppa sotto i porticati che disegnano la facciata. Un’analisi simile può essere condotta anche per l’ala congressuale del Giardino Valfonda. Dal grafico 2 si può dedurre che: • Gli spazi più usati durante l’anno sono quelli del Palazzo dei Congressi; anche il Palazzo degli Affari è piuttosto sfruttato mentre non lo è molto Villa Vittoria, soprattutto il primo piano. • All’interno del Palazzo degli Affari, gli spazi maggiormente sfruttati sono quelli più ampi e flessibili come il

quarto piano, completamente libero e configurabile, la sala centrale del piano primo, che permette di avere sempre un corridoio di disimpegno per le sale, senza perdita di spazio, e la grande sala al piano terra, direttamente servita dalla zona ricettiva su piazza Adua. • Per quanto riguarga il Palazzo dei Congressi, è da chiedersi se il suo basso sfruttamento in termini di valori assoluti sia da imputare a un’inadeguatezza strutturale rispetto ai cambiamenti nel mondo dei congressi (si sottolinea che per congressi superiori a 1000 persone, Firenze Fiera è costretta ad attrezzare gli spazi fieristici della Fortezza da Basso). Tirando le somme di questa analisi sull’utilizzo degli spazi del polo fieristico, possiamo evidenziare quattro aspetti fondamentali: • L’importanza del sistema distributivo e della configurazione spaziale dei padiglioni, soprattutto nella definizione dei collegamenti verticali. Resta comunque preferibile, per

una migliore gestione, organizzare lo spazio espositivo alla quota di movimentazione delle merci e dei visitatori. • L’importanza della flessibilità d’uso, dovuta soprattutto al sistema strutturale e spaziale adottato. • La continuità degli spazi fieristici, garantita dal sistema distributivo: spazi frammentari e decentrati non funzionano e non vengono utilizzati. Riunire tutto lo spazio progettato in un unico sistema può migliorare lo sfruttamento generale dell’intero complesso. • Le dimensioni degli spazi; ambienti troppo grandi rischiano di essere dispersivi, così come ambienti troppo piccoli finiscono per essere inutilizzati. Va ricercata una formula che permetta varietà di soluzioni organizzative flessibili e puntuali.


Una giornata alla Fiera di Firenze

Pitti ed i maggiori eventi: il “carico massimo” In previsione d’intervenire sulle strutture esistenti, abbiamo visitato la fiera durante uno degli eventi più importanti di tutto l’anno: Pitti Uomo. Questa manifestazione che si svolge ben due volte l’anno, attirando mediamente 30.000 visitatori, è il teatro perfetto per uno studio sul campo al fine di capire come è organizzato l’intero complesso, le cose che non vanno, ciò che invece funziona e può essere migliorato. In questo modo, agendo in previsione di un carico massimo, si provvede a sistemare i nuovi spazi affinché siano di facile gestione durante le manifestazioni maggiori; tenendo sempre d’occhio la flessibilità dei nuovi padiglioni come caratteristica prima, una volta superato il problema del grande evento, è possibile riconfigurare gli spazi per organizzarne di più piccoli grazie ad un sistema che lavora sempre con la stessa logica, fornendo i medesimi servizi anche ad una scala più minuta. Il giorno di visita in questione è il 16 gennaio 2015. Il tempo non promette bene e ci coglie anche la pioggia; per noi è un valore aggiunto che ci permette di capire come possano essere gestite simili situazioni. L’analisi empirica che andiamo a proporre, è una raccolta di immagini significative che rac-

chiudono delle riflessioni condotte con occhio critico verso l’uso dello spazio ed il comportamento del fruitore al suo interno, successivamente trasformate in input progettuali. Prima, durante e dopo La serie di immagini che segue, si sviluppa secondo un ordine che possiamo definire PRIMA, DURANTE E DOPO la manifestazione. In queste tre fasi si colgono i principali aspetti riguardanti la fiera, dall’arrivo dei visitatori, alla gestione dello spazio interno durante la mostra, fino allo smontaggio della stessa, essendo il giorno in questione l’ultimo dell’evento. Criticità ed opportunità Anche in questo caso, dopo questa veloce analisi sul campo, possiamo fare alcune osservazioni che più di altre ci preme sottolineare: • È palese la necessità di un ripensamento distributivo dell’intera fiera. Come molte di queste immagini raccontano, questo problema è sottolineato dall’Ente stesso, il quale per ovviare e fornire anche un percorso coperto, si adopera nel montaggio e nello smontaggio di un sistema leggero di copertura. Queste, come abbiamo fatto notare in preceden-

za, oltre a rappresentare un percorso discontinuo, si trasformano in elementi d’intralcio nel momento in cui inizia la fase di chiusura dell’evento. Non a caso, nelle zone carrabili, la prima cosa che viene smontata e accatastata da una parte è questo sistema di copertura. • Manca una gerarchia nella gestione degli spazi. Ci sono aree della Fortezza che diventano in alcuni momenti, contemporaneamente parcheggio, zone di deflusso dei visitatori, zone di transito dei furgoni ed altro ancora. Sarebbe opportuno pensare quindi ad un sistema non strettamente vincolante che garantisca un minimo di differenziazione.

• È strettamente necessario trovare una sistemazione per la funzione di magazzino. È impensabile continuare ad occupare il giardino intorno alla Fortezza deviando il traffico pedonale sul viale. La complicata situazione di viale Strozzi nei giorni di fiera, già di per sé difficilmente risolvibile, viene in questo modo ulteriormente aggravata.

Schema planimetrico dell’organizzazione del polo fieristico durante la manifestazione Pitti Uomo di gennaio 2015.

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1. Il sistema di copertura provvisorio è un elemento che ritorna costante anche all’interno della Fortezza; suggerisce la necessità di dare consistenza al sistema distributivo 2. La soluzione del nodo di Piazza Beslan è di fondamentale importanza. Nei giorni di grande affluenza, i visitatori sono spesso costretti in lunghe file all’esterno della Fortezza; la cosa si può complicare una volta realizzata la linea 3.1 della tranvia 3. Il rapporto del mastio con la piazza, e quindi con la città, è stato ridotto in seguito alla sistemazione dello spazio antistante

4. All’interno della fiera, il sistema distributivo che ricuce i vari padiglioni che vengono allestiti è nuovamente affidato ad una copertura provvisoria 5. L’impressione che si ha girando nello spazio fieristico è di scarsa organizzazione; non c’è differenziazione tra lo spazio espositivo e lo spazio di gestione 6. L’altro grande tema non risolto è la presenza ingombrante e male mascherata degli impianti per gli spazi fieristici


7. Il sistema d’ingresso viene realizzato utilizzando delle transenne che riconducono il visitatore alla biglietteria realizzata all’interno di un primo padiglione 8. Alcuni bastioni sono stati svuotati e vengono utilizzati come depositi di materiale. Sono tutti spazi che per le loro dimensioni potrebbero essere sfruttati per le esposizioni 9. All’interno della Fortezza anche la pavimentazione contribuisce ad un senso di spaesamento e solo le coperture smontabili indicano la presenza di un percorso

10. Nelle ore di punta, entrata ed uscita dagli eventi fieristici, Piazza Beslan diventa una zona di sosta di mezzi pubblici e privati (taxi e pullman) 11. Le strade intorno alla Fortezza, in particolare viale Strozzi e zona Piazzale Montelungo diventano nei momenti di carico e scarico degli affollati parcheggi di furgoni 12. Questa sistemazione crea disagi alla circolazione ciclabile e pedonale con spostamento di entrambe le sedi all’interno del viale

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13. All’altezza del bastione imperiale, nel parco retrostante, viene frequentemente allestito un magazzino che serve da appoggio logistico alla fiera 14. Quando la fiera finisce, la situazione si fa caotica durante le operazioni di smontaggio. La difficile organizzazione genera un effetto a catena che rallenta sia il trasporto delle merci che il traffico veicolare. L’attuale situazione peggiorerà quando la piazza sarà attraversata dalla tranvia 15. Le coperture nella piazza possono risultare utili in giornate di cattivo tempo. Il regolamento urbanistico vieta la loro presenza fissa in zona centro storico

16. Una volta usciti gli espositori, gli addetti allo smontaggio degli stand vengono fatti entrare con i furgoni all’interno della Fortezza 17. All’interno si crea una situazione piuttosto caotica, dovuta talvolta alla difficoltà di manovra causata dalla presenza di ostacoli e dei padiglioni 18. Al momento della chiusura c’è una commistione incontrollata tra i flussi carrabili e pedonali che rallenta molto le operazioni e le rende più rischiose


Il masterplan e le idee

Dalla città alla Fortezza: ricucire un rapporto Il rapporto che si deve necessariamente ricostruire tra la Fortezza e Firenze affinché il sistema fieristico ne tragga vantaggio, trova la sua chiave nel saper riconfigurare l’accessibilità alle strutture legandosi al contesto infrastrutturale che le circonda, e nella rilettura funzionale dell’intero complesso fieristico come organismo unico. In questo senso, il giardino di Villa Vittoria assume il ruolo di porta verde al nuovo sistema fieristico. Già adesso, nei giorni di fiera, il giardino è aperto e visitabile, prefigurando così un passaggio urbano piacevole e suggestivo, che viene di preferenza scelto dai visitatori diretti alla Fortezza (l’altro modo di raggiungerla è seguire il perimetro del giardino lungo via Valfonda). Con il completamento del nuovo assetto infrastrutturale della zona, e quindi il passaggio della nuova linea tranviaria 3.1 da piazza Beslan, questo rapporto rischia di essere interrotto. Intervenire qui, significa cercare di rendere fluido e continuo il rapporto Fortezza/Giardino Valfonda/centro città: perciò la soluzione del nodo di piazza Beslan rappresenta un punto fondamentale del pro-

getto. Inoltre, tenendo conto dei lavori per l’alta velocità e quindi la presenza non distante della nuova stazione, è stata ipotizzata una connessione aerea tra la Fortezza e la stazione di Santa Maria Novella. Questa prima idea d’intervento alla scala urbana, mira a ricostituire il rapporto con il centro attraverso l’unione di tutto il complesso in un solo corpo, affinché l’intera struttura diventi un nuovo spazio non solo per la fiera ma anche per Firenze, prefigurando un nuovo percorso di attraversamento sull’asse nord-sud che include proprio la Fortezza.

Concept di progetto.

Liberare lo spazio interno Come rendere quindi, uno spazio che richiede una gestione complessa dei flussi, aperto, permeabile e fruibile? La risposta ci viene fornita dalla storia: come abbiamo visto, il progetto originario del Sangallo prevedeva di attrezzare gli spazi perimetrali liberando quanto più possibile il centro della Fortezza. L’idea della piazza d’armi, immediatamente tradita dopo la prima fase di completamento delle mura, spostava il peso della composizione nello spessore abitato del limite fortificato. In questo senso, il camminamento di ronda assumeva un ruolo molto importante, non solo per scopi militari. Per quanto possibile, abbiamo cercato di rimettere in luce quest’idea e di liberare quanto più che potevamo lo spazio interno. I padiglioni eliminati, vengono recuperati in nuovi volumi lungo il perimetro che assicurano una nuova continuità del percorso espositivo. Grazie ad un sistema di rampe, il camminamento di ronda, opportunamente restaurato, potrebbe essere riaperto per configurarsi come elemento di passaggio indipendente (ma non staccato) dalla fiera, aprendo la Fortezza al passaggio pedonale da nord a sud, in direzione del centro.

Nel voler rafforzare l’idea originaria del Sangallo, il perimetro torna ad essere elemento verde, mentre gli edifici esistenti ed i nuovi interventi interni alla Fortezza, galleggiano ora su un piano indefinito che li accoglie, annullando possibili gerarchie (di fatto già inesistenti) e richiamando nell’inconscio la piazza d’armi della Fortezza. Potenziare e migliorare… Se da un lato addensare il limite ci permette di liberare l’interno, dall’altro ci pone il problema di cosa fare dell’esistente. In un’ottica di recupero degli spazi già presenti, eliminando solo ciò che risulta fortemente incoerente, rimane una situazione estremamente eterogenea; come procedere quindi perché si possa potenziare il sistema fieristico, svecchiarlo delle complicazioni derivate dal costruire per somma e ricucire interno e perimetro? L’idea nasce dall’analisi dei casi studio riguardanti i sistemi fieristici contemporanei, vere macchine funzionali che nella definizione del loro impianto distributivo hanno trovato la forza del progetto: un unico elemento centrale di connessione, accoglie le teste di tutti gli edifici del nucleo storico della Fortezza, garantendo copertura continua ai visitatori. Questo sottile filo attra-


Il sistema chiuso

Il recinto murario

La fiera contemporanea

Il contesto eterogeneo

Il nuovo sistema

Il vuoto riempito

La situazione attuale

La relazione mancante

Le nuove relazioni

Il perimetro attrezzato

Il nuovo asse distributivo

La nuova relazione

versa il complesso sull’asse est-ovest, collegando in testa l’Opificio delle Pietre Dure ed il padiglione Spadolini. Un nuovo elemento unificatore, che implica una connessione fisica e simbolica tra edifici di età e fascino completamente diversi, ed accompagna il visitatore proprio attraverso la storia evolutiva della Fortezza.

… Nel rispetto dell’esistente Scendendo ulteriormente di scala, si è posto il problema di come armonizzare il nuovo intervento col patrimonio esistente. Confrontarsi con un linguaggio antico, spesso molto più articolato, richiederebbe, soprattutto nel dettaglio, soluzioni sempre ad hoc che possono anche inficiare la forza e la chiarezza dell’idea progettuale concepita nel suo insieme. Per questo, l’atteg-

giamento intrapreso è stato quello di far prevalere il distacco fisico tra nuovo intervento e preesistenze. Oltre a risolvere i problemi di giunzione che si sarebbero altrimenti verificati, ciò aiuta ad evidenziare e mettere in nuova luce l’esistente; questo assume maggiore forza ed indipendenza rispetto al nuovo, senza che si perda comunque il senso generale dell’intervento in quanto facente parte di un sistema di-

stributivo unico. Ed è in questo rapporto, espresso soprattutto nei confronti del perimetro murario, che i nuovi spazi perimetrali attingono tutto il fascino e l’identità che Firenze ha da dar loro.

Linea tramviaria Linea ferroviaria

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Il progetto

Le zone d’intervento e l’approccio progettuale L’aspetto della scala d’intervento, è stato per noi particolarmente importante: lavorando sulla Fortezza da Basso, il problema si è posto immediatamente nell’esprimere il complesso rapporto tra essa e la città di Firenze; di fatto, la Fortezza è già di per sé una piccola città e quindi, il confronto ha assunto in un primo momento una connotazione tendente alla scala urbanistica. Procedendo nella definizione del progetto, il problema si è fatto mano a mano più architettonico, senza però che questa linea di demarcazione fosse palesemente tangibile. Questo procedere incessante con un occhio sempre dietro ci ha fortemente condizionato anche nella formulazione delle idee di progetto. Abbiamo concettualizzato gli input analitici e quelli derivanti dal luogo mentre scendevamo di scala, cercando un continuo nesso logico che garantisse ad ogni idea di essere la naturale evoluzione della precedente, modellata dalla scala di osservazione. Le principali zone sulle quali siamo intervenuti sono il nodo di piazza Beslan ed il rapporto con giardino Valfonda ed il Palazzo dei Congressi, la connessione laterale con la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella ed il nuovo ingresso dalla cannoniera del bastione Ra-

Schemi progettuali. pagina a fronte Fotoinserimento del progetto per il nuovo polo fieristico.

striglia, l’interno della Fortezza, in quei punti liberati dopo le demolizioni previste dal Piano di Recupero, lasciando intatte le preesistenze (già ben restaurate, in buono stato di conservazione e adibite alla funzione espositiva) e cercando di integrare il più possibile i nuovi interventi. Tutto questo, assumendo un atteggiamento di particolare attenzione ad alcuni temi trasversali, come ad esempio il costruire responsabilmente: aumentare la copertura del suolo implica un carico maggiore di spazio non drenante. Anche se la zona non è classificata come particolarmente a rischio, alcuni accorgimenti progettuali mirano a stabilire un equilibrio che non sia solo temporaneo ma duraturo, proprio per il carattere lungo della vita di una nuova architettura. Queste ed altre riflessioni, fanno parte dell’intero bagaglio di questo progetto, ed il fatto che talvolta non siano rappresentate non significa che non siano state prese in considerazione. Il fine ultimo è comunque stato quello di agire rimuovendo — sostituendo — potenziando per ottenere un complesso fieristico che avesse a monte una visione ed un funzionamento quanto più possibile organici.


La connessione con la città: la nuova Piazza Beslan ed il ponte pedonale L’attuale rapporto tra città e Fortezza, si esplica totalmente attraverso piazza Beslan, vuoi perché su questa prospetta il mastio con i due ingressi principali, vuoi perché gli altri ingressi sono utilizzati per funzioni tecniche. Fatto sta che, la buona riuscita della connessione con il centro cittadino, dipende proprio dalla risistemazione di quest’area, soprattutto in vista del passaggio

della nuova linea tranviaria, la 3.1. Attualmente non è possibile prevedere con precisione quali siano i vari scenari che si prospettano, soprattutto per il traffico: se da una parte è chiaro come verrà risistemata la circolazione carrabile, dall’altra bisogna tenere in conto che nei giorni di grandi fiere, il traffico veicolare (perlopiù rappresentato da taxi e pullman privati) è una presenza molto ingombrante sulla piazza. Chiaramente, l’augurio è che la tranvia, riduca drasticamente questa situazio-

ne. Di fronte a questo auspicio, abbiamo pensato di ricostituire una gerarchia chiara tra spazi pedonali e spazi carrabili. Un prolungamento della strada, che si configura come un’insenatura, garantisce ancora l’arrivo e la sosta dei taxi, ma limita chiaramente l’accesso alla zona pedonale. Intorno alla banchina per la fermata della tranvia, al centro della piazza, è previsto infatti solo l’accesso di mezzi di servizio e soccorso. Avendo la possibilità di vivere questo spazio più liberamente e senza

il pensiero del traffico, abbiamo deciso di riportare il visitatore a stretto contatto con il Mastio, vero elemento simbolico di questo spazio: uno scavo, addolcito da un disegno curvilineo, riporta gradualmente la piazza ad abbassarsi verso la quota originale di costruzione della Fortezza, alterata dopo l’intervento del Poggi sui viali. Questa soluzione permette di eliminare l’attuale siepe che, seppur piuttosto bassa, limita la visione completa del Mastio a meno che non ci si affacci sulla scarpa-


ta. La facciata della Fortezza riprende così aria e viene in questo modo esaltata e riproposta al visitatore.Sui lati della nuova piazza, per difendere i passanti dal continuo rumore del trafficato viale Strozzi, sono state previste due grandi vasche rialzate di verde arbustivo che, oltre a ridurre l’impatto sonoro, schermano dalla visione del traffico. Anche nella soluzione di copertura della fermata della tranvia, è stata posta particolare attenzione affinché le pensiline, oltre a richiamare nel linguaggio

l’intero intervento, non interferiscano con la vista del Mastio per chi giunge alla Fortezza attraverso via Faenza, principale asse storico di congiunzione con la città. Per favorire maggiormente l’utilizzo del trasporto pubblico e limitare perciò l’impatto del traffico, abbiamo pensato ad una connessione diretta per i visitatori tra la stazione di Santa Maria Novella e la Fortezza. Sul lato di piazzale Montelungo, un ponte pedonale ricongiunge il piano rialzato della sta-

zione con l’interno della Fortezza, passando attraverso la suggestiva cannoniera del bastione Rastriglia. Il ponte ha due appoggi: il primo insiste al di sopra della strada, su lato stazione all’altezza dei binari, in prossimità della rampa progettata da Gae Aulenti; il secondo appoggio è situato all’interno di piazzale Montelungo e si configura pure come elemento di risalita dallo stesso parcheggio, in modo che sia possibile sfruttare il nuovo accesso dalla cannoniera anche da questa zona.

Vista della sistemazione di piazza Beslan dall’alto. pagina a fronte Pianta delle coperture.

La quota interna del piano di calpestio del bastione, è inferiore a quella del piano della stazione di circa 1,20 m -1,50 m; per questo è stato necessario pensare ad un sistema di rampe e ad un solaio interno, rimovibile e rialzato, di modo che il nuovo accesso fosse totalmente praticabile per 45 i diversamente abili.


Una nuova organizzazione funzionale Come abbiamo avuto modo di notare durante lo studio sul campo, nei giorni di grandi fiere, l’organizzazione interna è talvolta estremamente caotica, al punto che si perde quasi di vista la manifestazione nel suo complesso. Anche se i nuovi interventi sono pensati perché possano funzionare l’uno indipendentemente dall’altro (favorendo così la possibilità di organizzare contemporaneamente più eventi), abbiamo reputato utile studiare il sistema come

un organismo unico che deve dare una risposta organizzativa chiara e funzionale durante i giorni di massimo carico. Di fatto, abbiamo cercato di consolidare ciò che al momento viene fatto con i mezzi a disposizione, osservando e riproponendo una soluzione che non impone un nuovo assetto all’organizzazione, ma sfrutta il funzionamento attuale rendendolo più chiaro. Come da progetto, una volta dentro la Fortezza, il visitatore, sia che entri da porta Santa Maria Novella (che al momento è il

principale accesso), sia che giunga dal nuovo ponte pedonale, viene condotto ad un nuovo padiglione d’ingresso che si configura come prolungamento del corpo di fabbrica dell’edificio denominato palestra. Questa nuova struttura leggera, oltre ad essere un elemento iconico ben riconoscibile ed identificabile come punto di inizio del nuovo sistema distributivo, fornisce ai visitatori, in attesa di effettuare l’accredito, sia un luogo di ritrovo e socializzazione che un riparo dalle eventua-

li intemperie. Proseguendo all’interno dell’edificio palestra, costituito da due corpi di fabbrica, troviamo il nuovo centro accrediti che si sviluppa sui lati del primo; superati i tornelli per l’ingresso, alla fine del primo corpo di fabbrica, si apre uno spazio a tutta altezza che può essere sfruttato come nuovo spazio espositivo. Uscendo da questa prima struttura, il visitatore viene condotto all’ingresso laterale dell’Opificio delle Pietre Dure. Al fine di non spostare questa importante realtà che com-


pie lavori di restauro di altissimo livello a scala internazionale, potrebbe essere interessante coinvolgere questa istituzione nello sviluppo della nuova fiera, inserendo lo spazio distributivo all’interno di questa struttura. Avendo questa un impianto architettonico di tipo basilicale a tre campate, si tratterebbe di riorganizzare lo spazio interno e destinare la campata prospiciente il piazzale alla fiera, con opportuno intervento di separazione degli ambienti lavorativi tramite strutture vetrate,

all’occorrenza oscurabili: il risultato, è quello di un primo connettivo che diventa anche una vetrina sull’importante lavoro svolto da questa istituzione, un lavoro che viene svolto in pochissimi centri al mondo, e per il quale si potrebbe ipotizzare una percentuale d’incasso sul prezzo del biglietto d’accesso ai vari eventi fieristici, con guadagni anche per l’Opificio. Da questa sistemazione, prende avvio l’intero sistema fieristico, con l’innesto, a metà edificio, della nuova spina centrale di

copertura e, alla testa nord dell’Opificio delle Pietre Dure, del nuovo sistema anulare di spazi espositivi. In questo modo, viene proposto un sistema connettivo coperto ma non vincolante, che garantisce continuità al percorso espositivo, caratteristica attualmente assente soprattutto in quelle grandi manifestazioni che prevedono l’utilizzo di tutta la Fortezza. Con questo tipo di soluzione, si dà risposta anche ad un altro aspetto non del tutto secondario nei poli fieristici: il flusso dei visitatori

Vista del nuovo ingresso alla Fortezza dalla stazione. pagina a fronte Pianta del piano terra.

ha i propri spazi e questi, sono adesso nettamente separati dalle zone di movimentazione per il carico/scarico, lasciando così libertà e tranquillità sia a chi lavora, sia a chi visita. Alcune zone del nuovo intervento hanno infatti carattere prettamente funzionale e sono per la quasi totalità non interferenti con le zone espositive. 47


Vista del nuovo ingresso alla Fortezza dalla cannoniera del bastione Rastriglia. Vista interna del padiglione della cortina BellavistaPorta Soccorso alla Campagna. pagina a fronte Schema del nuovo sistema di accesso e distribuzione.

Il carattere dello spazio e la natura degli eventi: i padiglioni perimetrali Elevare la qualità spaziale e limitare l’interferenza tra i due volti dell’evento fieristico (lavorativo/organizzativo e visita), è la filosofia dietro al trattamento dei nuovi spazi che si sviluppano lungo la cortina muraria: questi padiglioni, che formano con continuità il nuovo sistema espositivo perimetrale, hanno un doppio affaccio che privilegia ampiamente il rapporto con la cortina. L’idea, è quella di rimettere a vivo il paramento murario originale (che in alcuni punti è già liberato), eliminando quelle superfetazioni che nel tempo vi sono state addossate, per trasformarlo nel vero prospetto degli spazi fieristici; sfruttando il rapporto tra progetto contemporaneo ed architettura storica, si vuole così elevare il valore della fiera che, altrimenti, al pari di tanti altre, risulterebbe meramente funzionale. Questa scelta si lega alla volontà di dare alla fiera fiorentina quel qualcosa in più che, come abbiamo già detto, non può essere ritrovato in un enorme ampliamento di superficie. Garantire una qualità degli spazi che va oltre l’offerta in metri quadri, apre le porte a tutti quei settori che hanno tra i principali interessi quello di trovare venues accattivanti, che collaborino alla riuscita nella vendita di un prodotto. Parliamo, ad esempio, di settori già presenti a Firenze come quello della moda, ma anche di mercati nuovi, come quello delle esposizioni e dell’arte. Questa soluzione infatti, mira a lambire il confine definito dalle sostanziali differenze che intercorrono tra lo spazio espositivo vero e proprio e lo spazio fieristico.


I padiglioni si configurano perciò come delle scatole trasparenti rivestite sui lati interni alla fiera da una lamiera forata. Questo elemento ha una duplice valenza: da un punto di vista tecnologico, scherma la vetrata dall’irraggiamento diretto; da un punto di vista compositivo, questo elemento filtra dall’interno la vista diretta delle zone di carico e scarico, ma non nega al tempo stesso un rapporto continuo con gli spazi esterni. Questo aspetto è stato fondamentale nella guida alle scelte progettuali; la riflessione che ci ha portato a questa soluzione, riguarda una caratteristica più o meno costante all’interno dei sistemi fieristici contemporanei: il visitatore, una volta entrato in fiera, è immerso in un mondo che lo distacca completamente dal paesaggio esterno. Gli spazi fieristici sono fortemente introversi; la volontà è sempre quella di alienare il visitatore per portarlo a concentrarsi solo sul prodotto esposto, stessa logica usata dai grandi magazzini. Alla lunga, dopo una giornata intera all’interno di una fiera, ci si sente come disorientati, tant’è che molto spesso è difficile orientarsi all’interno delle fiere contemporanee. Abbiamo voluto assolutamente evitare questo effetto; se c’è una qualità che va riconosciuta alla fiera fiorentina, anche allo stato attuale, è che la conformazione dei padiglioni e la loro diversità, rendono possibile un continuo orientamento. Per non perdere questa qualità, abbiamo optato per una soluzione che garantisse contemporaneamente schermatura e permeabilità visiva. Un ulteriore conferma di questa riflessione, si ritrova nel fatto che il perimetro espositivo è studiato perché non risulti mai un tunnel continuo e senza fine; le zone di passaggio da un padiglione all’altro, diventano spazi di decompressione nei quali il visitatore ha l’occasione di riacquistare pieno rapporto col contesto (perché costretto ad usci-

re, anche se al coperto) e quindi orientarsi, rilassarsi e poi riprendere in libertà il percorso che preferisce. L’importanza degli spazi di sosta, è sottolineata anche nell’organizzazione degli spazi esterni dei nuovi padiglioni costruiti nei bastioni: la zona di stacco tra le mura e l’esposizione, è organizzata per essere vissuta come area relax, con zone specifiche che prevedono l’inserimento di opere d’arte, spingendo ancora una volta il limite che separa spazio fieristico e spazio espositivo aulico. Tentare un nuovo mercato: il padiglione espositivo Riguardo all’intervento che insiste sul perimetro, un discorso a parte va fatto per l’unica porzione di progetto che è stata pensata in quota, ovvero lo spazio espositivo che si erge sul bastione Imperiale. Questo elemento, non diverso dagli altri per forma, struttura e trattamento, sorge come contrappunto compositivo al Mastio e alla torre di Porta Faenza, annunciando la Fortezza dal lato nord, quello che anticamente era il primo baluardo che s’incontrava per chi veniva dalla zona della Piana Fiorentina. Dopo un’attenta analisi del funzionamento e non funzionamento degli spazi fieristici, tutti i padiglioni espositivi sono stati collocati alla stessa quota, quella del piano terra. Questo spazio si differenzia dagli altri non solo per l’accessibilità, ma anche per la sua funzione: ultimamente, alla Fortezza, alcuni luoghi tra i più suggestivi, sono stati utilizzati per organizzare esposizioni d’arte contemporanea. L’idea è molto interessante: questa apertura potrebbe attirare un nuovo mercato (che soprattutto in Italia non conosce crisi) e promuovere la visita della Fortezza anche da parte di chi non è realmente interessato all’evento fieristico. Con un sistema di accessibilità indipendente, realizzato a Porta alla Campagna, in modo che possa funzio-

nare anche nei giorni di non utilizzo per manifestazioni fieristiche, questo spazio fa parte della logica del camminamento di ronda: continuando a sfruttare le suggestive stanze del Mastio come altro luogo per esporre, si verrebbe a creare un percorso in quota, quello appunto del camminamento, che prevede due soste a metà via l’una dall’altra, nelle quali è possibile immergersi nel mondo dell’arte. La visita della Fortezza si trasformerebbe così in un’esperienza completa e più appetibile. Non bisogna scordare inoltre, che all’esterno del lato nord, tra bastione Imperiale e bastione Bellavista, è stato realizzato non molti anni fa un vasto parcheggio interrato. Offrire un motivo in più per la sosta, oltre a garantire nuovamente la possibilità di attraversare da nord a sud la Fortezza grazie al cam-

minamento di ronda, può rappresentare un modo per sfruttare meglio anche le potenzialità di questo servizio. Questo padiglione, essendo realizzato con la stessa logica degli altri interventi, può comunque ospitare, al di là delle esposizioni artistiche, gli eventi congressuali in programma. Il posizionamento rialzato di questo spazio, permette di godere di una vista completa della Fortezza, del Mastio, delle Cappelle Medicee e della Cupola di Santa Maria del Fiore, grazie ad un’unica grande apertura che si apre sulla facciata che prospetta verso il centro di Firenze.

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I nuovi padiglioni del nucleo settecentesco I padiglioni aggiunti all’interno del nucleo settecentesco, seguono la stessa logica costruttiva e compositiva dei padiglioni realizzati negli spazi liberati dei bastioni. L’unica differenza, consiste nella chiusura dei due lati opposti che affacciano sugli spazi di manovra per il carico/scarico, grazie a setti in cemento armato, all’interno dei quali sono stati ricavati gli spazi per i servizi ed i magazzini. I due lati liberi, anche se schermati dalla stessa lamiera forata, si aprono sulle preesistenze, garantendo permeabilità visiva col contesto esterno, una volta dentro al padiglione. La morfologia quadrata della pianta, vuole richiamare l’idea di un elemento estremamente neutro, puro e funzionale, che non cerca nell’imitazione o nella conformazione il proprio rapporto con l’esistente, ma che ritrova con esso, sebbene sia autoreferenziale, una contestualizzazione dovuta alla continua vibrazione e semitrasparenza del prospetto. Questi padiglioni sono i sostituti degli attuali padiglioni temporanei. Uno di essi è addirittura permanente (vedi l’attuale padiglione Rastriglia), anche se il suo aspetto è decisamente provvisorio. Se lo confrontiamo con il padiglione Spadolini, nato anch’esso come struttura provvisoria, non si può certo dire i due interventi assimilabili. Se

la fiera di Firenze vuole puntare sul richiamare clientela, grazie al fascino degli spazi che propone, dovrebbe in primo luogo rivedere proprio quest’offerta, fatta purtroppo anche di strutture cariche più di un’estetica povera e provvisoria che non del fascino dello spazio fieristico. Questi due padiglioni, che abbiamo inserito in sostituzione dei provvisori (lungi da noi il considerarli la soluzione ultima e definitiva) hanno quantomeno un trattamento che si può riallacciare ad un’unica idea di progetto e che quindi, contribuiscono alla creazione di un’immagine unitaria per l’intero complesso, aspetto che come abbiamo ricordato nel primo capitolo, fa la differenza quando si deve identificare una fiera con i propri simboli (Clemens et al., 2013, p.9). Oltre a questo, c’è da considerare che il progetto prevede di liberare la zona attualmente occupata dal padiglione Rastriglia per ridare più respiro all’ingresso in Fortezza, ma non nega comunque la possibilità di reinserire nel nuovo piazzale che si viene a creare, ulteriori spazi espositivi provvisori (come del resto viene fatto per l’attuale Padiglione delle Ghiaie, montato e smontato ogni volta ci sia bisogno di spazio, come nei giorni delle manifestazioni di Pitti). Il nuovo sistema distributivo centrale, studiato appositamente per l’intervento, può prevedere dalla parte libera (ovvero quel-

Schema funzionale del nuovo assetto fieristico/congressuale. in basso Prospetto dei padiglioni addossati al lato Nord della Fortezza. pagina a fronte Vista dello spazio esterno del padiglione Bellavista.


la rivolta verso la città) l’innesto di altri spazi espositivi che verrebbero quindi, almeno a livello gestionale e funzionale, ad armonizzarsi con il resto dell’intervento. Di fatto, quello che proponiamo, è che il piazzale che insiste davanti ai quartieri monumentali (con i suoi vincoli e le sue regole), diventi un tutt’uno con il piazzale liberato compreso tra liceo, palestra ed opificio, lasciando all’organizzazione la possibilità di decidere se ampliare lo spazio (temporaneamente) grazie alla possibilità gestionale che offre il nuovo sistema distributivo. Il nuovo asse coperto Questo elemento, viene a configurarsi come la spina dorsale del progetto che tiene insieme nuovo ed esistente. La difficoltà principale riscontrata nel potenziamento della fiera di Firenze, è stata quella di armonizzare funzionalmente il nuovo intervento con una situazione piuttosto caotica dal punto di vista delle preesistenze. Lo spunto ci è stato dato dallo studio di quelle realtà fieristiche virtuose contemporanee, presenti in Italia (Milano, Rimini, Roma): questi complessi sono tutti organizzati secondo uno schema identico, impostato su asse centrale distributivo e padiglioni espositivi ai lati. Inoltre, studiando sul campo l’attuale organizzazione seguita nei giorni di grandi manifestazioni a Firenze (tipo

Pitti o Mostra dell’artigianato), si evince la necessità di garantire una copertura continua tra padiglione e padiglione, altrimenti slegati tra loro. Il nuovo asse coperto, lungo circa 220 m, collega tutti i principali accessi agli edifici del nucleo storico, tagliando trasversalmente la Fortezza e ricongiungendo l’Opificio al Padiglione Spadolini; una riconnessione anche simbolica, che mette in comunicazione tutti gli elementi della fiera grazie ad un unico intervento che fa da ponte tra le varie età di sviluppo della Fortezza. Benché nei casi sopracitati, l’elemento distributivo assuma notevole carica compositiva, tanto da diventare il simbolo di ognuna delle tre fiere, qui, al contrario, questa struttura si stempera, si fa il più possibile esile per lasciare al costruito esistente la parola. Nella fiera fiorentina, non ci troviamo circondati da enormi capannoni dal piglio funzionale, ma da volumi, da edifici che hanno un loro carattere, una loro chiarezza compositiva e che soprattutto, riportano tutto ad una dimensione più umana. Inserire un elemento che si afferma in maniera prorompente, rischia di annullare questa carica umanistica che differenzia Firenze da tante altre città. La pensilina si snoda e si adatta al contesto che incontra nel suo sviluppo, sorretta da esili pilastri che non seguono un andamento regolare, ma che si

in basso Sezione trasversale sugli spazi espositivi uniti al camminamento di ronda (nuovo padiglione Imperiale — Quartieri Monumentali). pagina a fronte Vista del nuovo asse coperto.

alternano nel passo per non dare mai la sensazione di ossessività. Nell’intradosso, in alcuni punti, è previsto l’inserimento di sistemi tipo mediawire, così da collegare alla funzione distributiva, anche una funzione narrativa e pubblicitaria. Il nuovo sistema di copertura garantisce al visitatore una fruizione riparata di tutti gli spazi espositivi; anche se la pensilina non raggiunge gli spazi più interni del nucleo storico, è comunque possibile visitare tutti i padiglioni senza mai avere la necessità di uscire allo scoperto, grazie proprio all’organizzazione di alcuni degli edifici esistenti (in particolare la Palazzina Lorenese, il Teatrino ed il complesso dell’Arsenale). Questo dà all’organizzazione la possibilità di evitare il montaggio delle coperture provvisorie, sostituendole appunto con una pensilina aperta e dall’altezza minima adatta al regolare passaggio dei mezzi di carico e scarico; in questo modo, il nuovo asse permette perfetta permeabilità al passaggio carrabile tra un settore e l’altro della Fortezza durante le operazioni di allestimento fieristico.

Flessibilità come libertà d’organizzazione Pensare padiglioni indipendenti, resi continui dal sistema distributivo coperto, ha un ulteriore vantaggio: l’incremento della flessibilità d’uso. Una delle debolezze della fiera fiorentina evidenziate nella fase di analisi, consiste nel fatto che molti spazi, talvolta per la loro esigua grandezza e difficile adattabilità, vengono usati pochi giorni all’anno, con conseguente spreco di risorse. Anche la natura della maggior parte degli eventi qui organizzati, non riesce a coprire l’intera superficie messa a disposizione dall’ente. Per questo motivo, abbiamo scelto di dare una soluzione che garantisse la massima flessibilità organizzativa a chi gestisce l’intero complesso; i padiglioni, sia quelli perimetrali che quelli centrali, sono già indipendenti l’uno dall’altro, tutti attrezzati con gli stessi servizi, ognuno con i propri magazzini, tutti raggiungibili allo stesso modo, e


possono quindi ospitare parallelamente eventi distinti, aumentando la possibilità di inserire in calendario, negli stessi giorni, tanti eventi di media-piccola portata. All’interno dei nuovi spazi, è stato adottato un sistema strutturale che libera completamente lo spazio coperto, annullando di fatto l’interferenza dei pilastri con la superficie espositiva. Questo perché, oltre ad ospitare eventi fieristici, i nuovi padiglioni sono stati pensati affinché ampliassero l’offerta riguardante il mercato congressuale. Questo avviene già, ad esempio, nel padiglione Spadolini, adibito all’occorrenza perché possa ospitare eventi del genere, quando questi superano i 1.000 invitati e quindi, la capienza massima del Palazzo dei Congressi. L’unico limite che a parere nostro sembra avere l’adattamento dello Spadolini, è proprio la presenza dei pilastri, i quali, benché non molto fitti, generano comunque zone d’ombra per gli spettatori. La soluzione proposta consente di avere grandi spazi liberi da ingombri, organizzabili esattamente come viene attualmente organizzato lo Spadolini. Virtualmente, c’è la possibilità di avere in contemporanea 6 sale quadrate (4 nei bastioni, 2 al centro della Fortezza) dalla capienza di 700 posti, più 3 sale allungate ed ulteriormente frazionabili (i padiglioni rettangolari che corrono lungo il perimetro) che in seduta ple-

naria possono ospitare 350, 450 e 600 posti, per un incremento totale di circa 5.500 posti. All’interno dei padiglioni, non sono stati previsti nuovi servizi di ristorazione in quanto è già presente un servizio catering e self-service che viene normalmente attivato all’interno dei piani superiori nel Padiglione Fureria. D’altra parte, come avviene già in molte fiere, è possibile prevedere il montaggio di punti ristoro provvisori, che hanno le stesse caratteristiche dei normali stand espositivi. Il sistema costruttivo e le scelte tecnologiche Una parte rilevante nel progetto di padiglioni fieristici, è rappresentata dalle scelte costruttive e tecnologiche; per il carattere fortemente funzionale di questi interventi, molto spesso c’è una netta sovrapposizione tra soluzione compositiva e sistema strutturale. Nel nostro caso, la priorità assoluta è stata quella di garantire flessibilità e per fare ciò, abbiamo ritenuto giusto adottare una soluzione strutturale che liberasse lo spazio da appoggi intermedi. Il riferimento più chiaro (ed innegabile) lo abbiamo trovato nel progetto di Mies Van der Rohe per la Neue Nationalgalerie, un perfetto esempio di sintesi tra risultato estetico, soluzione strutturale e programma funzionale. Lo schema strutturale per i nuovi padiglioni fieristici rielabora in sostanza

Schema della possibile organizzazione dei flussi di carico/scarico. in basso Prospetto della pensilina, nuovo asse coperto del polo fieristico fiorentino. pagina a fronte Vista del nuovo padiglione d’ingresso, adiacente al nuovo centro accrediti.


quella soluzione, adottando un sistema di pilastri/setti in acciaio-cemento i quali sorreggono delle travi tralicciate alte circa 1,8 m che garantiscono una luce libera fino a 32 m. Tutto ciò, permette piena flessibilità di organizzazione da parte dell’ente gestore. Le travi sono successivamente rivestite da un carter metallico che dona alla struttura un’estetica più neutrale rispetto ai possibili allestimenti derivanti dall’uso. Un diverso linguaggio è stato invece adottato nella definizione degli spazi esterni coperti: nelle zone dei bastioni, mentre gli spazi espositivi continuano ad avere in pianta una forma cristallina e pura, la copertura, relazionandosi con la cortina muraria e con la forma stessa del bastione, adatta il proprio andamento al perimetro. Avendo perciò un disegno più libero e meno costrizioni dal punto di vista funzionale per le zone esterne al padiglione, queste parti sono state risolte con un sistema di pilastri in calcestruzzo armato che sorreggono una soletta, inseriti su una griglia, disposti in modo che la lettura di questa venga annullata, l’ordine sia apparentemente casuale e crei un effetto immateriale ed evocativo. La pensilina e tutti i sistemi di connessione indipendenti, sono invece realizzati con esili pilastri metallici che ne vanno ad aumentare il senso di sospensione. I pilastri sorreggono una trave prin-

cipale in acciaio che corre lungo tutto il bordo della pensilina; a questa si innestano le travi secondarie che irrigidiscono la copertura e permettono la posa delle lastre di finitura. La chiusura degli spazi fieristici è realizzata grazie ad un sistema di facciata continua vetrata: questa scelta è stata dettata dalla volontà di garantire trasparenza, sia dall’esterno che dall’interno. Nel riportare a vivo la cortina muraria, vogliamo che gli interventi, soprattutto quelli perimetrali, siano fortemente caratterizzati dal rapporto con il lato interno delle mura della Fortezza; per questo, una continua trasparenza interna, permette di far slittare in secondo piano il vero alzato del padiglione, per trasformare l’interno dei bastioni ed il loro apparato murario nel vero fondale degli spazi fieristici. La facciata ed i materiali: una connessione tra antico e nuovo Un breve cenno va fatto sulla scelta e trattamento del materiale di facciata: l’uso di bronzi all’alluminio, altrimenti detti cuprallumini, per il rivestimento dei nuovi padiglioni, è dettato dalla volontà di non aggiungere ulteriori materiali all’immagine generale dell’intervento, ma di cercare, come lo si è fatto dal punto di vista funzionale e distributivo, una relazione con i vari linguaggi presenti. Il risultato estetico è quello ottenuto nel padiglione Spado-

lini, un materiale estremamente cangiante che passa dall’aspetto brunito ad un effetto dorato quando colpito dai raggi del sole. Come dimostra questo padiglione, la durabilità di un materiale metallico è ottimale, soprattutto in contesti fieristici, sempre in movimento ed in continua riorganizzazione. Abbiamo evitato la mera citazione sulla finitura grecata del pannello, che sarebbe solo andata a contrastare con l’immagine già assodata dello Spadolini, ma abbiamo voluto riprendere il gioco di vibrante chiaroscuro orizzontale con la finitura forata. Inoltre, l’uso del bronzo all’alluminio è ulteriore garanzia di durabilità agli agenti atmosferici in quanto spesso usato, in virtù delle sue qualità, in applicazioni che prevedono una forte esposizione all’umidità. Il senso di orizzontalità è

poi sottolineato dal giunto delle lastre: mentre nell’accoppiare il pannello sul lato verticale, l’aggancio studiato garantisce la minimizzazione della fuga, sul lato orizzontale è resa esplicita grazie alla formatura del pannello stesso, permettendo oltretutto la scomparsa del sistema d’ancoraggio. Ogni lastra ha dimensione orizzontale fissa di 2 m, mentre quella verticale si riduce progressivamente verso l’alto; questo interessante stratagemma, è stato adottato dal Sangallo per definire il rivestimento in pietra forte del Mastio, i cui ricorsi subiscono un leggero assottigliamento progressivo verticale, come si vede in alcuni disegni da lui stesso prodotti.


1 - Solaio controterra sotto alla pensilina Tessuto non tessuto 5 mm Strato di ghiaia e sassi a pezzatura variabile 340 mm Tessuto non tessuto 5 mm Massetto autolivellante in cls alleggerito 80 mm Membrana impermeabilizzante 5 mm Strato di allettamento in sabbia 150 mm Pavimentazione in lastre di pietra 50 mm 2 - Copertura pensilina Sistema di facciata mediatica tipo “GKD Mediamesh V6xH5.0” 80 mm Orditura strutturale secondaria in travi IPE 140 Lamiera grecata tipo “Metecno Hi-Bond A 55/P 600” Sistema di copertura in lamiera metallica tipo “Riverclack 550” 135 mm 3 - Solaio controterra interno al padiglione Terreno di riempimento 400 mm Magrone 100 mm Vespaio areato in elementi plastici “Cupolex” con soletta in c.a. 500 mm Massetto autolivellante in cls con rete elettrosaldata 70 mm Membrana impermeabilizzante 5 mm Strato di isolamento termico in XPS tipo “Isover XPS” 120 mm Massetto portaimpianti in cls alleggerito 60 mm Sistema di pavimentazione in cls alleggerito con finitura in resina epossidica 50 mm 4 - Pavimentazione esterna al padiglione Pavimentazione in cls drenante a grana fine di finitura superficiale tipo “Idrodrain” 90 mm Pavimentazione in cls drenante a grana media di sottofondo tipo “Idrodrain” 150 mm Terreno di sottofondo 320 mm 5 - Chiusura verticale Sistema per facciate continue tipo “METRA Poliedra Sky 50” Pannelli di rivestimento a dimensione variabile in lamiera forata tipo “KME Tecu Gold” in cupralluminio 1,5 mm (forature circolari diametro 50 mm) 6 - Solaio di copertura del padiglione Sistema di controsoffitto traslucente in tessuto tipo “SEFAR Lightframe” 80 mm Solaio alveolare prefabbricato in cemento tipo “ALVEOX H30” 300 mm Massetto di completamento in cls con rete elettrosaldata 50 mm Barriera al vapore 5 mm Strato di isolamento termico in XPS tipo “Isover XPS” 80 mm Membrana impermeabilizzante 5 mm Sistema tetto verde estensivo con elementi di drenaggio/accumulo tipo “Bauder DSE 40” 180 mm

Dettaglio dell’innesto tra l’asse distributivo ed il nuovo padiglione del nucleo settecentesco.

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1 - Solaio controterra interno al padiglione Terreno di riempimento 400 mm Magrone 100 mm Vespaio areato in elementi plastici “Cupolex” con soletta in c.a. 500 mm Massetto autolivellante in cls con rete elettrosaldata 70 mm Membrana impermeabilizzante 5 mm Strato di isolamento termico in XPS tipo “Isover XPS” 120 mm Massetto portaimpianti in cls alleggerito 60 mm Sistema di pavimentazione in cls alleggerito con finitura in resina epossidica 50 mm 2 - Pavimentazione esterna sotto copertura Pavimentazione in cls drenante a grana fine di finitura superficiale tipo “Idrodrain” 90 mm Pavimentazione in cls drenante a grana media di sottofondo tipo “Idrodrain” 150 mm Terreno di sottofondo 320 mm 3 - Solaio di copertura degli spazi interni Sistema di controsoffitto traslucente in tessuto tipo “SEFAR Lightframe” 80 mm Solaio alveolare prefabbricato in cemento tipo “ALVEOX H30” 300 mm Massetto di completamento in cls con rete elettrosaldata 50 mm Barriera al vapore 5 mm Strato di isolamento termico in XPS tipo “Isover XPS” 80 mm Membrana impermeabilizzante 5 mm Sistema a tetto verde estensivo con elementi di drenaggio e accumulo tipo “Bauder DSE 40” 180 mm 4 - Solaio di copertura degli spazi esterni Solaio in c.a. a soletta piena 300 mm Massetto in cls alleggerito 85 mm Membrana impermeabilizzante 5 mm Sistema a tetto verde estensivo con elementi di drenaggio e accumulo tipo “Bauder DSE 40” 180 mm 5 - Pavimentazione degli spazi interstiziali tra padiglioni e cortina muraria Terreno di sottofondo 500 mm Tessuto non tessuto 5 mm Finitura in ghiaia lavata a pezzatura variabile 100 mm

Dettaglio degli spazi esterni coperti ricavati tra i padiglioni e la cortina muraria

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Il monumento e la fiera Conclusioni

Quando si affronta un nuovo tema progettuale, specie se di così vasta portata, non è mai chiaro a cosa si vada incontro, quale sarà soprattutto il risultato finale. Certamente, vengono posti degli obiettivi che devono essere raggiunti, ma il risultato è sempre qualcosa di oscuro, che prende forma passo dopo passo, per piccoli aggiustamenti. Una volta che il progetto è concluso (quando scegliamo di considerarlo concluso, dal momento che può sempre migliorare), è possibile ripercorrere le fasi che hanno condotto alla soluzione definitiva, per capire quale sia il grado di coerenza che intercorra tra risultato, processi e premesse iniziali. Considerando che questa tesi, aveva come obiettivo principale il potenziamento del sistema fieristico fiorentino e la volontà di restituire alla Fortezza il ruolo di Monumento per la città (come Francesco Gurrieri e Paolo Mazzoni hanno ben sottolineato nel loro libro), possiamo affermare che, la lettura data al tema, ha sempre avuto un occhio di riguardo nel valorizzare profondamente il rapporto con questo Monumento. Il rischio era infatti quello di venire trasportati dalla massimizzazione e dall’estrema funzionalità che caratterizza normalmente gli spazi fieristici, finendo per negare completamente

il rapporto con l’importante struttura che ospita la fiera. Come abbiamo più volte affermato, se da una parte la Fortezza è il limite che non permette una grande espansione del polo fieristico fiorentino (sia dal punto di vista fisico che organizzativo), dall’altra, è uno dei più importanti motivi, oltre a Firenze stessa, per i quali questo complesso fieristico/congressuale è ancora così apprezzato e scelto da chi organizza eventi di qualità. Nella ricerca di una linea progettuale che desse voce a queste considerazioni, alla fine ha prevalso quella che secondo noi conciliava maggiormente un giusto incremento di spazio, una migliore organizzazione per la gestione degli eventi, un potenziamento del rapporto con la città e le sue infrastrutture, uno stretto dialogo tra i nuovi spazi ed il Monumento, restituito con nuove funzioni alla città.

Schema che riassume la disposizione dei vari spazi dell’Ente Firenze Fiera dopo l’intervento con i relativi mq. pagina a fronte Vista sul centro storico di Firenze dall’interno del padiglione espositivo nel Bastione Imperiale.


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Bibliografia

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Indice

Educare alla cultura del progetto Maria De Santis

6

Architetti e architettura Fabio Fabbrizzi

9

Introduzione

10

PerchĂŠ la fiera nella Fortezza da Basso?

12

La storia del luogo e del suo contesto

22

Lo stato attuale

26

Una giornata alla Fiera di Firenze

35

Il masterplan e le idee

40

Il progetto

43

Il monumento e la fiera

60

Bibliografia

62

63


Finito di stampare per conto di didapress Dipartimento di Architettura UniversitĂ degli Studi di Firenze Luglio 2018


Un dibattito lungo 50 anni continua ad avvolgere — più del traffico che la circonda — la Fortezza da Basso. È la sua attuale condizione la migliore auspicabile per questo importante monumento? C’è chi spera che la fiera ospitata al suo interno venga spostata in altro luogo, magari fuori dal centro, alimentando un inutile consumo di territorio, risorsa già scarsa sul territorio fiorentino; c’è chi vorrebbe la Fortezza ricondotta a status di puro monumento, una condizione nobile tanto quanto forzosa, vuoi per la complessa evoluzione storica che per la gestione di un complesso così vasto; chi la vede solo come fiera, privata quindi del suo senso storico e del suo valore di monumento, qui nell’accezione di simbolo, di bene comune che dovrebbe essere a disposizione di tutti, non solo di chi vi lavora. Non ci sono mai risposte semplici a problemi così complessi, né tantomeno soluzioni definitive che risolvano una volta per tutte le criticità messe in campo. Nonostante tutto, è ancora possibile inserirsi all’interno di questo dibattito: lo strumento è il progetto di architettura; per quanto perfettibile, per quanto impositivo, può ancora vantare la capacità di mettere a sistema, di saper conciliare posizioni altrimenti inconciliabili. A valle di tutti i ragionamenti, di tutte le analisi svolte su questo caso specifico, c’è quindi una proposta progettuale che non vuole presentarsi come definitiva, ma che prova a dimostrare come mettere a sistema esigenze, persone e spazio costruito, costituisca una buona formula per creare convivenza e generare convenienza, per tutti. Nico Fedi, Pistoia, 1987, architetto. Si forma presso la Scuola di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze laureandosi nel 2015 con Maria De Santis e Fabio Fabbrizzi. Dal 2010 partecipa a numerosi concorsi di architettura nazionali e internazionali per i quali ottiene riconoscimenti e premi. Dal 2015 collabora presso il corso di Tecnologia dei Materiali e degli Elementi Costruttivi e il Laboratorio di Architettura e Ambiente. Dal 2017 svolge la libera professione di architetto, collaborando con lo studio di Massimo Mariani Architetto a Pistoia. Paolo Oliveri, Pisa, 1988, architetto. Si forma presso la Scuola di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze laureandosi nel 2015 con Maria De Santis e Fabio Fabbrizzi. Dal 2010 partecipa a numerosi concorsi di architettura nazionali e internazionali per i quali ottiene riconoscimenti e premi. Dal 2015 collabora presso il corso di Tecnologia dei Materiali e degli Elementi Costruttivi e il Laboratorio di Architettura e Ambiente. Dal 2016 è dottorando in Tecnologie dell’Architettura presso il DIDA — Unifi e collabora professionalmente con lo studio del Prof. Alberto Breschi a Firenze. ISBN 978-88-3338-037-7

ISBN 978-88-3338-037-7

9 788833 380377

Antichi limiti per nuovi spazi  

Un dibattito lungo 50 anni continua ad avvolgere — più del traffico che la circonda — la Fortezza da Basso. È la sua attuale condizione la m...

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