ReCoRD Restauro e Conservazione Ricerca e Didattica | De Vita

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a cura di maurizio de vita

ReCoRD Restauro e Conservazione Ricerca e Didattica


La collana Ricerche di architettura, restauro, paesaggio, design, città e territorio, ha l’obiettivo di diffondere i risultati della ricerca in architettura, restauro, paesaggio, design, città e territorio, condotta a livello nazionale e internazionale. Ogni volume è soggetto ad una procedura di accettazione e valutazione qualitativa basata sul giudizio tra pari affidata al Comitato Scientifico Editoriale del Dipartimento di Architettura ed al Consiglio editoriale della Firenze University Press. Tutte le pubblicazioni sono inoltre open access sul Web, favorendone non solo la diffusione ma anche una valutazione aperta a tutta la comunità scientifica internazionale. Il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze e la Firenze University Press promuovono e sostengono questa collana per offrire il loro contributo alla ricerca internazionale sul progetto sia sul piano teorico-critico che operativo.

The Research on architecture, restoration, landscape, design, the city and the territory series of scientific publications has the purpose of divulging the results of national and international research carried out on architecture, restoration, landscape, design, the city and the territory. The volumes are subject to a qualitative process of acceptance and evaluation based on peer review, which is entrusted to the Scientific Publications Committee of the Department of Architecture (DIDA) and to the Editorial Board of Firenze University Press. Furthermore, all publications are available on an open-access basis on the Internet, which not only favors their diffusion, but also fosters an effective evaluation from the entire international scientific community. The Department of Architecture of the University of Florence and the Firenze University Press promote and support this series in order to offer a useful contribution to international research on architectural design, both at the theoretico-critical and operative levels.


ricerche | architettura design territorio


Coordinatore | Scientific coordinator Saverio Mecca | Università degli Studi di Firenze, Italy Comitato scientifico | Editorial board Elisabetta Benelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Marta Berni | Università degli Studi di Firenze, Italy; Stefano Bertocci | Università degli Studi di Firenze, Italy; Antonio Borri | Università di Perugia, Italy; Molly Bourne | Syracuse University, USA; Andrea Campioli | Politecnico di Milano, Italy; Miquel Casals Casanova | Universitat Politécnica de Catalunya, Spain; Marguerite Crawford | University of California at Berkeley, USA; Rosa De Marco | ENSA Paris-La-Villette, France; Fabrizio Gai | Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Italy; Javier Gallego Roja | Universidad de Granada, Spain; Giulio Giovannoni | Università degli Studi di Firenze, Italy; Robert Levy| Ben-Gurion University of the Negev, Israel; Fabio Lucchesi | Università degli Studi di Firenze, Italy; Pietro Matracchi | Università degli Studi di Firenze, Italy; Saverio Mecca | Università degli Studi di Firenze, Italy; Camilla Mileto | Universidad Politecnica de Valencia, Spain | Bernhard Mueller | Leibniz Institut Ecological and Regional Development, Dresden, Germany; Libby Porter | Monash University in Melbourne, Australia; Rosa Povedano Ferré | Universitat de Barcelona, Spain; Pablo Rodriguez-Navarro | Universidad Politecnica de Valencia, Spain; Luisa Rovero | Università degli Studi di Firenze, Italy; José-Carlos Salcedo Hernàndez | Universidad de Extremadura, Spain; Marco Tanganelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Maria Chiara Torricelli | Università degli Studi di Firenze, Italy; Ulisse Tramonti | Università degli Studi di Firenze, Italy; Andrea Vallicelli | Università di Pescara, Italy; Corinna Vasič | Università degli Studi di Firenze, Italy; Joan Lluis Zamora i Mestre | Universitat Politécnica de Catalunya, Spain; Mariella Zoppi | Università degli Studi di Firenze, Italy


a cura di maurizio de vita

ReCoRD Restauro e Conservazione Ricerca e Didattica


Il volume è l’esito di un progetto di ricerca condotto dal Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze. La pubblicazione è stata oggetto di una procedura di accettazione e valutazione qualitativa basata sul giudizio tra pari affidata dal Comitato Scientifico del Dipartimento DIDA con il sistema di blind review. Tutte le pubblicazioni del Dipartimento di Architettura DIDA sono open access sul web, favorendo una valutazione effettiva aperta a tutta la comunità scientifica internazionale.

in copertina Apparecchio dei mattoni disposti a spinapesce nella sezione terminale dei costoloni intermedi della cupola di S. Maria del Fiore, Firenze. Foto di Piero Sanpaolesi, 1936 ca, da Sanpaolesi P. 1962, Brunelleschi, Edizioni Club del libro, Milano, tav. 30.

progetto grafico

didacommunicationlab Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze Susanna Cerri Gaia Lavoratti

didapress Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze via della Mattonaia, 8 Firenze 50121 © 2019 ISBN 978-88-3338-087-2

Stampato su carta di pura cellulosa Fedrigoni Arcoset


indice

Presentazioni Luigi Dei Saverio Mecca

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Restauro, Conservazione, Ricerca e Didattica Maurizio De Vita

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Progetti didattici e di ricerca nelle tematiche del restauro Giuseppe Alberto Centauro

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Dall’Istituto di Restauro di Piero Sanpaolesi ad oggi Maria Di Benedetto

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Introduzione ai temi di studio Maurizio De Vita

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Temi di studio e della ricerca per il Restauro

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Le ghiacciaie. Giardino di Boboli, Firenze | Diletta Corsi

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Il Kaffehaus. Giardino di Boboli, Firenze | Claudia Gerola, Giuseppe Russo

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Villa Medicea di Careggi, Firenze. Il giardino | Annalisa Orsi, Rosella Pascucci, Lorenza Racano, Elena Tarlini

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Villa Medicea di Careggi, Firenze | Annalisa Orsi, Rosella Pascucci, Lorenza Racano, Elena Tarlini 63 Villa Medicea di Castello, Firenze | Laura Bastianini 69 Acque della salute, stabilimento termale, Livorno | Virginia Firenzuoli, Chiara Salvadori

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Restoring Le Corbusier in Paris | Susanna Caccia Gherardini

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Motorchitecture | Susanna Caccia Gherardini

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Chiesa di S. Giovannino, Padri Scolopi, Firenze | Sofia Brizzi 95 Progetto HECO | Giuseppe Alberto Centauro, Carlo Francini

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Restauro ambientale | Giuseppe Alberto Centauro, Daniela Cinti

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Castello dell’imperatore, Prato | Christopher Evans Bennett

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Emergenze del paesaggio, antica Pieve di S. Leonardo in collina, Vaiano | Monica Guasti

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Restauro delle superfici | Simona Bassi, Elena Magazzini

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Restauro post-sisma | Erica Ventrella, Nuria Chiara Palazzi, Silvia Vezzosi, Elena Montomoli, Luca Bassano

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Tempio di Ramesse II, Distretto di Al-Minyā, Egitto | Michele Coppola

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Cittadella di Tartous, Siria | Michele Coppola

147

Fortificazioni pugliesi | Michele Coppola

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Lastrici storici a Firenze | Michele Coppola

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Archeologia delle basiliche fiorentine | G. Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi

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Palazzo del Bargello, Firenze | G. Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi

177

Cappella Bonciani, Cimitero delle Porte Sante, Firenze | Luca Giorgi, Carlo Alberto Garzonio, Marilena Ricci

183

La cattedrale di Siena | Luca Giorgi, Pietro Matracchi

189

La cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze | G. Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi

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I pavimenti di Palazzo Vecchio, Firenze | Barbara Monica

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Torri di San Gimignano | Luca Giorgi, Pietro Matracchi

207

Basilica di San Pietro, Roma | G. Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi

213

Pieve di San Michele, Metelliano (AR) | Giovanni Minutoli

217

Il Faro di Capo d’Orlando | Giovanni Minutoli

221

Rocca San Silvestro, Campiglia Marittima (LI) | Andrea Lumini, Sara Marchini

227

Palazzo Capponi alle Rovinate, Firenze | Ilaria Luisotti

233

Stupa di Amluk Dhara, Valle dello Swat, Pakistan | Nicola Pericoli

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Castello di Chamaa, Tiro, Libano | Giulia Rotesi, Sara Senserini

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Villa romana di Giannutri | Roberto Sabelli

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Hisham Palace, Jericho, Palestina | Roberto Sabelli

251

Ficarra e la sua architettura | Silvio Van Riel, Fauzia Farneti, Giovanni Minutoli

257

Architettura del Novecento | Anna Livia Ciuffreda, Laura Innocenti

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Santa Verdiana, Firenze | Ornella Mariano

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Ricerca e Didattica L’Internazionalizzazione della didattica del restauro Giovanni Minutoli

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Sostenibilità e progetto di restauro: lo sguardo della ricerca al binomio sviluppo-tutela Virginia Neri

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Credits

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presentazione | presentation Luigi Dei

Conservazione e restauro: due temi a me molto cari e quindi con grande piacere ho accolto l’invito del professor Maurizio De Vita a scrivere qualche riga d’introduzione a questa bella raccolta di contributi scientifici, che manifestano una tradizione di eccezionale valore, ma anche l’incredibile vitalità scientifica della scuola del restauro architettonico dell’Università degli Studi di Firenze. Ho insegnato per tre anni presso l’ex-Facoltà di Architettura, ho presieduto per sei anni, dalla sua fondazione, i corsi di laurea triennale e specialistica — poi magistrale — di diagnostica e scienza dei materiali per la conservazione e il restauro, ormai da oltre venti anni buona parte della mia ricerca verte su nanoscienze e nanotecnologie con particolare attenzione alle applicazioni di nuovi materiali per la conservazione e il restauro: a cagione di ciò la collaborazione e l’osmosi con le colleghe e i colleghi che hanno contribuito a questo volume è stata ed è significativa e ormai ben radicata. Molti degli autori e delle autrici degli scritti sono stati docenti o hanno strettamente collaborato nell’ambito di progetti di ricerca e didattica interdisciplinare. Ho sempre creduto in questo approccio collaborativo fra le varie competenze indispensabili per costruire una progettualità di conservazione e restauro al passo coi tempi e che recepisse l’insegnamento di grandi maestri, che in questa idea della contaminazione e della condivisione di saperi hanno fortemente creduto in epoche in cui era ancora molto difficile vincere barriere culturali e segregazioni disciplinari. Uno per tutti Enzo Ferroni, il quale, all’indomani dell’alluvione del 1966, ebbe l’intuizione profetica e pionieristica che scienza e restauro dovessero avviare un dialogo fitto e continuo, la cui fecondità si è rivelata successivamente di straordinaria proficuità e il cui spirito permea in molteplici ambiti questa

Conservation and restoration: both are very dear to me and I therefore happily accepted Professor Maurizio De Vita’s invitation to write a few introductory lines for this lovely collection of scientific contributions, that manifest an exceptionally valued tradition, but also the incredible scientific vitality of the architectural restoration school of the University of Florence. I lectured at the ex-Faculty of Architecture for three years; I presided over the courses of the three-year degree and specialisation — then Masters — of diagnostics and material sciences for conservation restoration from its founding, for six years. Now, for over twenty years, a good part of my research has focused on nanoscience and nanotechnology with particular attention paid to the application of new materials in conservation and restoration: in view of this, my collaboration and chemistry with colleagues who contributed to this publication, was and remains significant and well routed. Most of the authors were either lecturers or have closely collaborated in research projects and interdisciplinary teaching. I have always believed in this collaborative approach between different competences being indispensable towards creating conservation and restoration projects in line with time and influenced by the teachings of great masters who through their belief in the sharing of knowledge managed to overcome cultural barriers and disciplinary divides at a time when this was still unheard of. One cannot not mention Enzo Ferroni who, the day after the 1966 flooding, had the prophetic and pioneering intuition that science and restoration had to be in constant dialogue; a revelation which subsequently became extraordinarily valuable and which surfaces frequently


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in the writings of this publication. The variety of studies, the exceptional sites, the vast problematics encountered and resolved, the international nature of the research related to interventions taken into account in this collection testify the growth of this Florentine architectural restoration school and the interesting and stimulating openings still awaiting it, especially for the large number of young people from all corners of the world, enthusiastic to participate in the dynamism of current projects being undertaken and undoubtedly future ones. The title of this collection of writings, abridged to the acronym ReCoRD, rightly and appropriately recalls the inseparable link between research and teaching in a modern approach towards conservation and restoration. Young people’s education without advanced research, in a world were innovation takes place at the speed of light, would rapidly become obsolete and insufficient. On the other hand, advanced research left in the hands of workers without high quality education, without a link to training, would not allow the formation of professionals able to operate instrumentation which is constantly rapidly evolving, that innovative research could provide nowadays. In conclusion, I must congratulate all who have contributed to this publication and who presently, and surely also in the future, will understand how to take on the great challenges that research and new didactic methodologies may present them with, in a field which is so strategic for our country.

raccolta. La varietà dei casi di studio riportati in questo volume, l’eccezionalità dei siti interessati, la vastità delle problematiche affrontate e risolte, il carattere internazionale delle ricerche oggetto degli interventi mostrano quanto sia cresciuta questa scuola di restauro architettonico fiorentina e quante interessanti e stimolanti prospettive le si aprano, soprattutto per i numerosi giovani, provenienti da ogni parte del mondo, entusiasti di poter partecipare alla vitalità dei progetti oggi in essere e di quelli che sicuramente sbocceranno domani. Giustamente e appropriatamente il titolo della raccolta, condensato nell’acronimo ReCoRD, richiama l’inscindibile giunzione fra ricerca e didattica per un approccio moderno alla conservazione e il restauro. Senza la ricerca avanzata la formazione dei giovani, in un mondo in cui l’innovazione corre alla velocità della luce, diventerebbe rapidamente obsoleta e insufficiente. D’altro canto, senza una formazione di alta qualità la ricerca avanzata lasciata solo agli addetti ai lavori, con totale disgiunzione dai percorsi formativi, non potrebbe poi preludere alla creazione di professionisti in grado di operare con gli strumenti, in costante e rapida evoluzione, che la ricerca innovativa può loro fornire oggigiorno. Per concludere, non mi resta che complimentarmi con tutti coloro che hanno contribuito a questo volume e che nel presente, come sicuramente anche nel futuro, sapranno affrontare le grandi sfide che la ricerca e le nuove metodologie didattiche prospetteranno in un campo così strategico per il nostro Paese.


presentazione | presentation Saverio Mecca

Il volume ReCoRD (Restauro Conservazione Ricerca e Didattica) raccoglie alcune delle esperienze più significative degli ultimi anni portate avanti dai docenti afferenti alla sezione Restauro del Dipartimento di Architettura. I materiali pubblicati sono la sintesi di una mostra realizzata all’interno della sede del Dipartimento nel complesso di Santa Teresa nella primavera del 2018. I vari temi affrontati, sia come temi didattici che come tematiche di ricerca, rientrano in quei filoni che Piero Sanpaolesi (fondatore della scuola fiorentina) istituì sin dagli inizi nell’allora Istituto di Restauro (fondato nel 1960); infatti, si possono trovare temi inerenti il restauro monumentale, il restauro archeologico, il restauro urbano, il restauro del moderno, il consolidamento e numerosi temi di conservazione e valorizzazione. In tal modo si mostra come, con la diversità dei temi proposti, come la disciplina del restauro trovi nelle sue molteplici declinazioni un punto di incontro in metodo sistematico di ‘conoscere per conservare’, nella consapevolezza, che, come diceva sempre Sanpaolesi, il primo documento del manufatto è il manufatto stesso, e che, come un libro di materia va letto con l’accuratezza di un paleografo che leggendo un manoscritto ne comprende i segni e significati nascosti.

The volume ReCoRD (Restoration Conservation Research and Education) collects some of the most significant experiences of recent years carried out by professors belonging to the Restoration area of the Department of Architecture. The published documents are the synthesis of an exhibition held on the spring of 2018. The various topics dealt with, both as educational themes and as research themes, fall within those strands that Piero Sanpaolesi (founder of the Florentine school) established from the beginning in the Institute of Restoration (founded in 1960); in fact, it is possible to find themes related to monumental restoration, archaeological restoration, urban restoration, modern architecture restoration, consolidation and numerous conservation and enhancement themes. In this way it is shown how, with the diversity of the proposed themes, the discipline of restoration can find in its multiple declinations a meeting point in a systematic method of ‘knowing to conserve’, in the awareness that, as Sanpaolesi always was saying, the first artifact document is the artifact itself, and that, like a material book, it must be read with the accuracy of a palaeographer who, reading a manuscript, understands its signs and hidden meanings.


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restauro, conservazione, ricerca e didattica | restoration, conservation, research and education Maurizio De Vita pagina a fronte | opposite page Parco Archeologico, Didyma (Turchia) Foto di Piero Sanpaolesi, 1966

Indagare lo spazio nel tempo senza mai fermare il pendolo che oscilla fra l’antico e l’oggi, per inventare il futuro. È la cultura del restauro che da sempre vive questo moto perpetuo che divenendo azione critica genera progetti. Restauro è quell’azione progettuale che rivendica, chiede, pratica quella consapevolezza diacronica e dinamica della costruzione del mondo, per prospettare ai luoghi ed agli edifici della nostra quotidianità un futuro inedito del loro passato, della loro storia usando con le stesse mani gli strumenti della conservazione e quelli della trasformazione critica. La disciplina del Restauro architettonico, nelle Università e nei Dipartimenti di Architettura italiani, si muove a sua volta nel tempo e nello spazio, fra conoscenza ed invenzione — immancabile quanto compatibile invenzione — sottoponendo alle verifiche della didattica e della ricerca principi, criteri, tecniche, idee che rappresentano la sintesi più complessa della formazione dell’Architetto, perché oggi e soprattutto domani non ignori il valore straordinario dei messaggi della Storia e non rinunci alla formulazione inedita di dialoghi colti quanto imprevedibili, sorprendenti quanto scientificamente alti, guidati da un metodo quanto dall’intuizione formale, fra antica e nuova architettura. ReCoRD è un’occasione creata per mettere a confronto tempi e programmi diversi, oscillazioni recenti e meno recenti di questa disciplina attraverso sintesi di attività svolte ed in corso, appartenenti alla sfera della didattica come della ricerca, di Docenti di Restauro del Dipartimento di Architettura di Firenze (e ancor prima della Facoltà di Architettura di Firenze e dunque del Dipartimento di Restauro di quella Facoltà).

Investigating space over time without stopping the oscillation between old and new to design the future: the culture of restoration lives by this, making it critical action generating projects. Restoration is a project that claims, demands, performs diachronic awareness and dynamism of worldly construction, with the prospect of giving places and buildings frequented in our daily life an unprecedented future with their past, their history through the use of conservation and conscious transformation. The discipline of Architectural restoration in Italian Universities and Architecture departments, oscillates between time and space, knowledge and invention — inevitable and compatible invention — presenting didactics and research with principles, criteria, techniques, ideas that represent the most complex synthesis of the education of an Architect. This so that the extraordinary value of historical evidence is not ignored and does not renounce unpredicted original cultured dialogue, surprising and of a high scientific standard, guided by methodology as well as insight, between old and new architecture. ReCoRD brings forth an opportunity to compare duration and various programmes, recent or less recent variations in this discipline through a synthesis of work which has taken place or is ongoing, belonging to education as well as research, by restoration academics of the Florence Department of Architecture (previously of the Faculty of Architecture of Florence and thus of the Department of Restoration of the same Faculty). The exhibition and this catalogue start by retracing the genealogy of the basis of our education meaning that the central theme of the development of a methodology as meant by who for a long


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time delved into its meaning, thinking of its passing on, founding a School, is sought to be recovered. The construction of both a concrete and theoretic space, entrusted with the growth of a restoration culture and technique in Florence, as well as the emergence of institutional and professional positions to work in the field of conservation, naturally takes us back to the work of Piero Sanpaolesi, the founder of the university institute in 1960. Then, Sanpaolesi “commented on the importance of the testing, on a critical plain as well as a scientific and operative one, of the projects undertaken over the past years in different countries in view of the necessary debate on an international level related to the criteria and methodology in restoration, to establish the limits within which a restoration intervention is permitted and how many and what problems, how they should be addressed, confronted and further analysed… so as to permanently eliminate from restorations aspects of empirical intervention, subjective, mainly intuitive and verbal, that frequently still is the inspiration of non-secondary cases”1. Reflections on methodology and on the determining aspect when comparing ideas and educational paths on an international level influenced the workings and writings of successive generations, the students of Sanpaolesi, who believed that Florence was an observatory of an immense cultural panorama. The call, underlined elsewhere by Sanpaolesi, to “couragious awareness, achievement of one’s own and others’ freedom”, brought to light the necessity to place oneself in a position to live the process of evolution of the discipline, responsibly updating not only ways and techniques of fact-finding but also the decision process of choices that create the restoration project. The structural undertaking of his long discourse on restoration adds the question of authenticity 2a Mostra internazionale del Restauro monumentale, Catalogo Guida, Venezia, Palazzo Grassi, 1964, p. XIII, clt. In G. Cruciani Fabozzi, La difficile eredità di Piero Sanpaolesi: appunti per un bilancio di quarantacinque anni di vita dell’Istituto di Restauro dei Monumenti dell’Università di Firenze, in ANANKE n. 50/2006 pp. 208-223.

La mostra e questo catalogo esordiscono ripercorrendo la genealogia dei nostri fondamenti formativi e ciò significa voler ritrovare il filo conduttore dell’elaborazione di un metodo così come è stato inteso da parte di chi a lungo ne ha scavato il senso, pensando alla sua trasmissibilità, gettando le fondamenta di una Scuola. La costruzione del luogo, concreto e teorico allo stesso tempo, deputato alla crescita di una cultura ed una tecnica restaurativa a Firenze, ma anche all’emergere di figure istituzionali e professionali impegnate sul terreno della conservazione, riporta naturalmente all’operato di Piero Sanpaolesi, fondatore dell’Istituto universitario nel 1960. In quegli anni Sanpaolesi “rimarcava l’importanza di una verifica, sia sul piano critico che su quello scientifico e operativo, delle realizzazioni compiute durante gli ultimi lustri nelle diverse nazioni ai fini di un indispensabile dibattito a scala internazionale circa i criteri e le metodologie di restauro, per stabilire entro quali limiti sia ammissibile l’intervento restaurativo e quanti e quali problemi, e con quale indirizzo, debbano essere affrontati e approfonditi… in modo da sottrarre definitivamente alle operazioni di restauro quell’aspetto di intervento empirico, soggettivo e sostanzialmente intuitivo ed orale che ancora sovente si riscontra ispirare alcuni casi non secondari”1. Le riflessioni, sul metodo e sull’aspetto determinante del confronto internazionale delle idee e dei percorsi della formazione disciplinare hanno avuto poi riscontro nell’operato e negli scritti della generazione successiva, degli allievi di Sanpaolesi, di chi ha ritenuto che Firenze fosse anche un osservatorio di un panorama culturalmente sconfinato. Il richiamo che altrove Sanpaolesi sottolineava alle “coraggiose prese di coscienza, di affermazione della propria e altrui libertà” metteva in luce la necessità di porsi di fronte alla disciplina con la capacità di viverne i processi evolutivi, aggiornando con deciso senso di responsabilità non solo modi e tecniche della conoscenza ma anche gli stru-

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1 a 2 Mostra internazionale del Restauro monumentale, Catalogo Guida, Venezia, Palazzo Grassi, 1964, p. XIII, clt. In G. Cruciani Fabozzi, La difficile eredità di Piero Sanpaolesi: appunti per un bilancio di quarantacinque anni di vita dell’Istituto di Restauro dei Monumenti dell’Università di Firenze, in ANANKE n. 50/2006 pp. 208-223.


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menti del processo decisionale, delle scelte che costruiscono il progetto di restauro. L’assunto strutturale del suo lungo discorso sul restauro incardina al metodo ed all’azione restaurativa la questione dell’autentico, della fedeltà ed onestà del restauratore nel riconoscere nella fabbrica il senso della storia come palinsesto avvertibile da conservare con quel rigore che può solo venire dalla confidenza con la materia e con il senso della sua vita. A queste riflessioni possono essere collegati i molti suoi interventi volti ad indicare i pericoli della distanza fra teoria e prassi nel restauro, auspicando “il rigore analitico delle rilevazioni e degli accertamenti indispensabili, attraverso l’investigazione dei ‘dati esposti’ della fabbrica, la sequenza delle fasi costruttive e delle diverse ‘redazioni’ compresenti nello ‘stato di fatto’ di un organismo architettonico, valutandone i problemi di conservazione e le presumibili cause di degrado e di dissesto”2. Il senso esteso della cultura e delle esigenze della conservazione e l’attività continua ed a tutto campo di Sanpaolesi hanno poi aperto progressivamente i confini della conservazione e delle responsabilità dell’architetto restauratore ad ambiti più vasti. La città, il territorio, il paesaggio sono stati in momenti diversi investigati concettualmente e nella realtà della loro materia, del senso di insieme di luoghi e spazi stratificati, dei criteri e delle azioni che ne favoriscono la conservazione3. Altro aspetto che trova le sue radici in queste fasi e riflessioni critiche, ripreso e sottolineato da chi ha poi insegnato e fatto ricerca afferendo a qull’Istituto, poi divenuto Dipartimento di Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici4, è la necessaria complementarità, nelG. Cruciani Fabozzi, ibidem. I temi della conservazione e del restauro della città e del territorio, più recentemente del paesaggio saranno presenti nell’insegnamento e nelle esperienze sul campo di alcuni docenti dell’Istituto, fra cui Marco Dezzi Bardeschi, Francesco Gurrieri, Piero Roselli il quale, per primo, assumerà il corso di ‘Restauro urbano’, inaugurato nel 1982 e proseguito da Osanna Fantozzi Micali. Fra le tante tematiche connesse: lo studio degli insediamenti sparsi e dell’organizzazione del territorio, l’edilizia rurale e la viabilità storica, fino ai tema dell’ archeologia industriale. Ulteriori estensioni dei campi di indagine ad opera di Giuseppe Cruciani-Fabozzi si sono riferiti alla conservazione ed adeguamento a nuove funzioni di complessi antichi e moderni e strutture dismesse, all’esperienza ed alla conduzione del cantiere di restauro. 4 Il Dipartimento fu attivato nel 2002. Fra le prime iniziative assunte dal DI. RES, si segnala 2 3

to method and restoration; the loyalty and honesty of the restorer in recognising the meaning of history of the building as perceived, to preserve it with the rigour that can only be achieved through confidence with the subject and the sense of its livelihood. Many of his speeches which aimed at indicating the dangers of distancing theory and practice in restoration may be linked to these considerations, hoping for “analytical precision of data and necessary checks through the investigation of exposed data of the building, the sequence of construction phases and the different marks left on the architectural body, evaluating problems of conservation and the presumed causes of decay and ruin”2. The wider understanding of culture and needs of conservation, continuous activity and across-theboard Sanpaolesi, gradually opened up the confines of conservation and the responsibility of the architectural restorer to wider areas of interest. The city, the territory, the landscape were conceptually investigated at different times and considering their true nature, the sense of togetherness and stratification of spaces, using criteria and actions that favour conservation3. Another aspect that stems from these phases and critical considerations, observed and underlined by who then taught and researched at that institute which then became the Department of Restoration and Conservation of Architectural Heritage4, is the necessary complementarity in the G. Cruciani Fabozzi, ibidem. Themes of conservation and restoration of the city and territory, more recently of the landscape will be present in teaching and field experience of some academics of the Institute, amongst whom Marco Dezzi Bardeschi, Francesco Gurrieri, Piero Roselli who, as a first, will take on the course ‘Urban restoration’, inaugurated in 1982 and continued by Osanna Fantozzi Micali. Amongst the related themes: the study of scattered settlements and of the organisation of the territory, rural building and historical viability, to the theme of industrial archaeology. Further additions to the fields of study by Giuseppe Cruciani-Fabozzi referred to conservation and adaptation for new functions of ancient and modern complexes and abandoned structures, experience and conducting a restoration site. 4 The Department was founded in 2002. Amongst the first initiatives of DI. RES, is the re-activation, in 2004, of the 2 3

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education of an architect as well as in the commitment the discipline demands; academic experience and first-hand experience of work in progress on site, underlining the role of the architect as coordinator of all the different technicalities and restoration elements the project involves, able to guarantee coherence in all actions aiming for effective conservation of the building and their compatibility with the building’s historical heritage. Academics who brought to life that Department5, developing and updating the Discourse of Sanpaolesi placed at the centre of their commitment towards the discipline of restoration the matter of methodology, the importance of international comparison, knowledge of materials and surveying of decay, the role of the architectural restorer as guarantor of the quality of the intervention and effective conservation of the location, the application of conservation as a multi-scaled territorial responsibility. Such summary directs us towards the modes of transmission and communication of concepts, but also the ways teaching may bring together, if not anticipate, the future needs of conservation, shaping culturally and technically able people ready to face the real world. To this effect, I’d like to underline the centrality of a restoration project, understood as a variable sequence of actions, theoretical Laboratory Sanpaolesi wanted to investigate stone materials (LAM), under the guidance of Carlo Alberto Garzonio. 5 I would like to once again mention Marco Dezzi Bardeschi, Francesco Gurrieri, Giuseppe Rocchi, Giuseppe Cruciani Fabozzi, Daniela Lamberini, Osanna Fantozzi Micali, Paolo Brandinelli, Fauzia Farneti, Silvio Van Riel, Luigi Marino, Antonella Del Panta, Luca Giorgi, Carlo Alberto Garzonio (Department of Scienze della Terra, Florence), Marilena Ricci (Department of Chemistry, Florence); to-date (November 2018) still in service and members of the Restoration Section: Giuseppe Centauro, Pietro Matracchi, Roberto Sabelli, Michele Coppola, Susanna Caccia Gherardini, Maurizio De Vita. I cannot but mention two people who assure great organisational, technical and administrative support within the Department of Architecture DIDA, but also to the Department of Restoration DIRES. They have been a backbone and extraordinary references for their capability and availability, Marzia Messini and Donatella Cingottini.

la formazione dell’architetto come nella declinazione dell’impegno disciplinare, fra esperienza didattica e presenza sul campo, particolarmente con la frequentazione del cantiere, sottolineando il ruolo dell’architetto in quanto coordinatore dei diversi saperi tecnici impegnati nel progetto e nel cantiere di restauro e garante della coerenza delle azioni finalizzate all’effettiva conservazione dei manufatti ed alla compatibilità degli interventi con il bene storicizzato. I Docenti che hanno dato vita a quel Dipartimento5, elaborando ed attualizzando il Discorso del Sanpaolesi hanno posto dunque al centro del loro impegno vero la disciplina del restauro la questione del metodo, l’importanza del confronto internazionale, la conoscenza dei materiali e le indagini sul degrado, il ruolo dell’architetto restauratore come garante della qualità dell’intervento e dell’effettiva conservazione dei luoghi, le istanze della conservazione come impegno pluriscalare-territoriale. Tale sintesi rimanda ai modi della trasmissione e della comunicazione dei concetti ma anche alle forme con le quali l’insegnamento può raccogliere se non anticipare le esigenze in divenire della conservazione, formando figure culturalmente e tecnicamente capaci di affrontare il mondo reale. Vorrei sottolineare, in tal senso, la centralità del progetto di restauro, inteso come sequenza variabile di azioni, elaborazioni concettuali, previsioni e visioni critiche per la trasmissione al futuro di edifici e luoghi storicizzati da conservare nel rispetto del passato e con una precisa consapevolezza del presente.

la riattivazione, nel 2004, del Laboratorio voluto da Sanpaolesi per le indagini sui materiali lapidei (LAM), sotto la guida di Carlo Alberto Garzonio. 5 Ancora voglio ricordare Marco Dezzi Bardeschi, Francesco Gurrieri, Giuseppe Rocchi, Giuseppe Cruciani Fabozzi, Daniela Lamberini, Osanna Fantozzi Micali, Paolo Brandinelli, Fauzia Farneti, Silvio Van Riel, Luigi Marino, Antonella Del Panta, Luca Giorgi, Carlo Alberto Garzonio (oggi afferente al Dipartimento di Scienze della Terra di Firenze), Marilena Ricci (ogi afferente al dipartimento di Chimica di Firenze); ad oggi (novembre 2018) ancora in servizio e membri della Sezione Restauro sono Giuseppe Centauro, Pietro Matracchi, Roberto Sabelli, Michele Coppola, Susanna Caccia Gherardini, Maurizio De Vita. Non posso non citare due persone che oggi assicurano grande supporto organizzativo, tecnico ed amministrativo all’intero Dipartimento di Architettura DIDA ma che del Dipartimento di Restauro DIRES sono state colonne portanti e riferimenti straordinari per capacità e disponibilità, ossia Marzia Messini e Donatella Cingottini.


restauro, conservazione, ricerca e didattica • maurizio de vita

Il progetto di restauro, oggi Fermo restando il convinto ed esplicito rimando alle premesse ereditate da una Scuola che questa occasione di confronto (ReCoRD) riposiziona con convinzione nella Storia, con l’insegnamento del restauro si svolge la fase più complessa della costruzione di architetti che nella profonda comprensione dei suoi passaggi e della sua complessità possono trovare il senso di un percorso straordinario e del loro ruolo nel processo di conservazione dell’esistente. A carico di chi insegna restauro ed il progetto di restauro ci deve essere l’impegno con se stessi e con la sua stessa Scuola a rinnovare costantemente i propri strumenti di comunicazione ed i riferimenti all’attualità quanto mai critica, sia nella prospettiva di una continua sperimentazione didattica che nel costante monitoraggio delle condizioni reali poste dal mondo del lavoro ai futuri architetti. Tale impegno ha, a mio parere, esiti ancor più salutari per la cultura e la pratica restaurativa se impiantato su filoni di ricerca diversi fra di loro ma necessariamente affidati al confronto internazionale in ragione di un possibile interscambio di riflessioni critiche, anche collettive. Il presente ed il futuro prossimo dei nuovi architetti di fronte all’impegno restaurativo pare allontanarsi sempre di più dalla condizione, dai modi e dai tempi di elaborazione tipici dello studio a condizione artigianale che affida al primato del ragionamento critico la costruzione del progetto di architettura. Resta l’imperativo per noi docenti dunque di impiantare nel percorso didattico prima e pre-professionale poi il senso della densità concettuale che anticipa e guida la scelta poi tradotta in disegno. Nuovi soggetti e forme di organizzazione professionale assorbono sempre di più le vite lavorative dei nostri laureati. Occorre sperare che restino salde ed avvertibili tre condizioni molto importanti del nostro mestiere e per il Restauro: la responsabilità, la creatività e la passione di contro ad una possibile domanda di prestazioni mediatiche raffinate e frettolose. L’insegnamento delle responsabilità dell’architetto restauratore è in gran parte legata alla trasmissione rigorosa dell’importanza e del ruolo

output, critical prediction and vision so as to convey buildings and historical places in need of conservation to the future by respecting the past, with precise awareness of the present. A restoration project in today’s world I remain firmly convinced and clearly return to the premises inherited by a School that is repositioned in history with clear conviction on this occasion which allows comparison (ReCoRD); teaching restoration is the most complex phase in the forming of architects who may find the sense of an extraordinary route and role in the process of conservation of the existing by understanding the complexity and passages of restoration. Who teaches restoration and restoration projects must be self-committed and together with the School constantly renew instruments of communication and references to critical novelties, both with the prospect of constant didactic experimentation and through constant monitoring of real life conditions in the working world for future architects. In my opinion, this commitment has positive results for restoration culture and practice if based on different branches of research and compared internationally for possible critical and collective exchange of thoughts. The present and near future of new architects faced with restoration work seems to distance itself from the condition, ways and processing time typically needed for study to artisanal conditions that trust the architectural projects to the primacy of critical thinking. It thus remains essential for us academics to instil a sense of conceptual density that foreruns and guides choices translated into designs earlier and in the pre-professional educational path. New entities and forms of professional organisation take up evermore the working lives of our graduates. We must hope that three very important conditions for our trade and restoration remain firm and perceptible: responsibility, creativity and passion before possible requests for refined and rushed services. Teaching the responsibilities of the restoration architect is greatly linked with rigorously transmitting the importance

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and role of a restoration project, vehicle of ways of safeguarding the existing but also of the role of the architect who performs the intervention. Furthermore, restoration is creative because together with the continuous acquisition of techniques and research in different disciplines is a relentless and necessary search for new architectural solutions, chains of ‘compatible inventions’ (many a time numerous also within the same restoration theme), the interior and exterior of the building or place to be restored, through a critical exercise and imaginary relation between old and new. With regards to passion, this cannot be taught but genes may be re-ignited, remembering that a restoration project is an act of knowledge and respect, of technical rigour, of vision, of creative criticism, of spatial investigation that unites culture and time apart, conducted in our time. It is always important to consider and make others consider, in research as well as didactics, the absolute uniqueness of a restoration project, from the general approach to construction details. Such uniqueness ties the place with who restores it through discovery, revelation, constant care, emotion, including one’s own, because they explain and give continuity to life of materials and people. Effectiveness in teaching (same as in practice) a restoration project lies in being open to multi-disciplinary comparison, as far as possible from the shielding known to our sector and our cultural auto reproductions, in view of a returning back in time that won’t be. A proactive openness to collaboration with other teachings cannot but give strength and sense to what has already been defined as ‘a synthetic educational commitment’, restoration. We must even more so, pursue research on the terms of this new and complex didactic offer in experiences and opinions of a wider university world, European and international. It is a transition of fundamental importance, not only for critical comparison of experiences and proposals that may derive from them, but especially in view of a true international circuit of ideas and the building of a comparative system on terms, princi-

del progetto di restauro, veicolo di forme di salvaguardia dell’esistente ma anche della figura dell’architetto che su questo interviene. Il restauro, inoltre, è atto creativo perché alla continua acquisizione di conoscenze tecniche, alla costante ricerca di confronto con discipline e saperi diversi, si accompagna una inarrestabile e necessaria ricerca di soluzioni architettoniche inedite, catene di ‘invenzioni compatibili’ (spesso diverse anche all’interno dello stesso tema restaurativo), all’interno come all’esterno della fabbrica o dei luoghi da restaurare, attraverso la pratica dell’esercizio critico e immaginifico del rapporto fra antico e nuovo. Per quanto riguarda la passione, questa non si può insegnare ma se ne possono riattivare i geni, ricordando che il progetto di restauro è atto di conoscenza e di rispetto, di rigore tecnico, di esercizio della visione, di creatività critica, di investigazione spaziale che unisce cultura e poetica di tempi fra loro lontani, condotta nel nostro tempo. Occorre inoltre sempre considerare e far considerare, nella ricerca come nella didattica, l’assoluta irripetibilità del progetto di restauro, dall’impostazione generale fino al dettaglio costruttivo e che tale unicità lega il luogo a chi lo restaura attraverso la scoperta, la rivelazione, l’affezione custode e costante, l’emozione dei segni, inclusi i propri, perché spiegano e danno continuità alla vita di materie e persone. La efficacia dell’insegnamento (come della pratica del resto) del progetto di restauro risiede anche nel confronto pluridisciplinare aperto, lontano il più possibile dall’arroccamento infastidito del nostro settore e del nostro operato in autoriproduzioni culturali, in vista di un cammino a ritroso che non verrà. L’apertura propositiva verso la collaborazione con altri insegnamenti non può che dare forza e senso a quel che abbiamo già definito ‘impegno didattico di sintesi’, il restauro. A maggior ragione e con più forza è da perseguire la ricerca sui termini di questa nuova e complessa offerta didattica nelle esperienze e nelle opinioni di un mondo universitario allargato, europeo ed internazionale. Si tratta di un passaggio di fondamentale importanza, non solo per un confronto critico delle esperienze e per le proposte che ne pos-


restauro, conservazione, ricerca e didattica • maurizio de vita

sono derivare, ma anche e soprattutto in vista di un vero circuito internazionale delle idee e della costruzione di un sistema di confronti sui termini, i principi e l’operatività della disciplina più complessa ed anche controversa nello scenario generale del pensiero e dell’operatività architettonica. L’insegnamento in inglese, attivo da qualche anno per tutte le materie del Corso di laurea magistrale biennale del Dipartimento di Architettura di Firenze, ha evidenziato la necessità di un percorso formativo del Laboratorio di Restauro (Restoration Lab) assolutamente nuovo e disponibile alla costruzione di un approccio metodologico rigoroso quanto aperto ad istanze culturali molto, molto diverse fra loro. Il significato, il concetto stesso di restauro non è affatto univoco e condiviso nel mondo e quindi nei tanti, diversi e distanti Paesi dai quali i nostri studenti provengono. Restauro e conservazione, tradotti nelle lingue e nelle Scuole europee (non sempre e non proprio assimilabili fra loro) hanno senso, tradizioni ed operatività profondamente diverse rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti, nelle Università e nei cantieri dell’Oceania, dei Paesi africani ed asiatici quindi nelle destinazioni di provenienza di chi viene a lezione e redige progetti di restauro ‘di Laboratorio’ per potere poi, nella vita professionale, saperlo effettivamente affrontare con una consapevolezza acquisita nelle nostre aule. La cultura restaurativa italiana ha fama estesa, voce molto ascoltata, eco significativa, nel mondo. Mantenere questa credibilità significa rinunciare ad un presunto primato culturale genericamente dovutoci per primogenia ed invece operare proprio a partire dalla grande forza e complessità della nostra cultura restaurativa per capire, rispettare, interloquire sempre con un rigore di metodo che non deve essere imposizione ma ragionamento critico sulle fabbriche, sui principi e le tecniche della conservazione che nelle tante e diverse problematiche poste dal patrimonio architettonico internazionale possano essere occasione di ripensamento ed attualizzazione.

ples and operations of a very complex discipline and also controversial in the general scenario of architectural thought and operations. Teaching in English, a system already active for a couple of years for all subjects within the 2 year Masters course of the Department of Architecture of Florence, evidenced the need for a new educational path for the Restoration Laboratory so as to create a rigorous methodological approach open to instances of cultural differences. The meaning and concept of restoration is not univocal and shared in the world, and thus in many different and distant countries our students come from. Restoration and conservation, translated to different languages and in European schools (not always comparable) make sense, very different traditions and operations in respect to the US, Universities and sites in Oceania, in African and Asiatic countries, and thus in the countries of provenance of who comes to lectures and draws up ‘laboratory’ restoration projects to be able to effectively face projects in the working world with an awareness gained in our lecture rooms. Italian restoration culture is well-known, and a valued reference, eco significant, worldwide. Retaining this credibility means renouncing a presumed cultural first place owed to us by our forefathers. We must rather start from our great strength and complex restoration culture to understand, respect, intervene with accurate methodology which must not be an imposition but critical reasoning on the building, principles and techniques of conservation which, with its many and diverse problems posed on international architectural heritage, can become the reason for re-thinking and updating.

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The challenge of conservation as a territorial multi-step responsibility Matters linked with the educational path and projects related to historical buildings, territory and landscape are very complex and often difficult to identify. Analysing change, at any level it may appear, requires that restoration culture constructs new coordinates for cultural aspects, but also extremely technical ones and a way to aggregate collected data. This with a constant comparison with specialists in other areas, such as structural and hydraulic engineering, geology, chemistry of materials, geographic and mapping results, historical document find-outs, image diagnostics. This is the starting point for the need of comparison between the instruments used to read the elements that constitute the urban section, of a territory, a landscape, complex buildings, open spaces, used or abandoned heritage sites, rural built up areas, waterways, etc. as well as micro-elements that form and give sense to a territory ‘seen from within’. All to build consensus-bound research that from facts must move into intervention hypothesis and towards a restoration project for the territory. International debate is a determining factor because, in full respect of the specifics and characteristic identities of a place, on a conceptual and investigative means level, as well as in cases of decay, there are and may be areas of research of common interest. Europe is made of diverse territorial realities, unfortunately united in forms of environmental, anthropic, social degeneration with commonalities and similarities. A restoration project on a territorial level acts as a testbed of the capability of a restoration culture which allows one to intervene with authority on negative metamorphosis of common heritage, through conservation, including innovative proposals and allowed substitutions. Any territory is a resource and not an indistinct space open to indifference; it is neither a random sequence of places but a system of continuous relation of environmental and liveable spaces with rules of conservation and transformation.

Le sfide della conservazione come impegno pluriscalareterritoriale Le questioni legate al percorso didattico ed alla progettualità riferita agli edifici storici, al territorio ed al paesaggio sono molte, complesse, spesso di non facile individuazione. L’analisi delle alterazioni, a qualsiasi scala si ponga, richiede dalla cultura restaurativa la costruzione di coordinate nuove per aspetti culturali ma anche squisitamente tecnici e per modalità di aggregazione dei dati raccolti. Tutto questo con il confronto costante con specialisti afferenti ad altre aree, quali l’ingegneria strutturale ed idraulica, la geologia, la chimica dei materiali, le risultanze geografiche e cartografiche, l’indagine storico-documentaria, la diagnostica per immagini. Da qui la necessità del confronto sull’individuazione degli strumenti di lettura delle parti costitutive di un comparto urbano, di un territorio, di un paesaggio, dei complessi edificati, degli spazi aperti, dei manufatti in uso o abbandonati, degli agglomerati rurali, dei corsi d’acqua ecc. così come per i micro-elementi che formano e danno senso al territorio ‘visto dall’interno’. Tutto ciò per costruire quella ricerca identitaria che dallo stato di fatto deve procedere verso l’ipotesi di intervento, verso il progetto di restauro del territorio. Il confronto internazionale è determinante perché, nel pieno rispetto delle specificità e delle caratteristiche identitarie dei luoghi, sia sul piano concettuale che degli strumenti di indagine, che delle cause del degrado vi sono e possono essere spazi di ricerca comuni. L’Europa è formata da tante realtà territoriali diverse, unite purtroppo da forme di degrado ambientale, antropico, sociale comuni e simili fra di loro. Il progetto di restauro a scala territoriale è un banco di prova delle capacità della cultura restaurativa di intervenire autorevolmente sulle metamorfosi negative di un bene collettivo, con gli strumenti della conservazione, che includono le proposte innovative e le sostituzioni ammissibili. Qualsiasi territorio è una risorsa e non uno spazio indistinto disponibile all’espansione indifferente e non è neanche una sequenza casuale di luoghi ma un sistema continuo di relazioni ambientali ed insediative che contiene le regole della conservazione e della trasformazione.


progetti didattici e di ricerca nelle tematiche del restauro | education and research in conservation and restoration Giuseppe Alberto Centauro

La rassegna dei poster ReCoRD è da considerare uno spazio di documentazione e di riflessione sulle tematiche della conservazione e del restauro dedicato agli studenti dei corsi e laboratori del Dipartimento di Architettura ma non solo. Esso si apre, infatti, alle valutazioni e al confronto aperto con la città e il mondo accademico. La rassegna offre uno ‘spaccato’ sulla didattica e la ricerca prodotta dai docenti, ricercatori e collaboratori della Sezione Restauro. Nella fattispecie, dopo quanto illustrato in occasione del DIDA Research Week, ReCoRD si esplicita in una serie di sintesi informative, corredate da testi ed immagini, relative a progetti didattici connessi alle ricerche ed esperienze condotte nel triennio 2015/2017. Si tratta in particolare di lavori selezionati con l’intento di dare conto dell’ampiezza e della varietà degli studi intrapresi nel Settore Scientifico Disciplinare ICAR 19 nei tre livelli didattico-formativi pre e post laurea: dai corsi nella triennale in Scienze dell’Architettura, ai CdL magistrali, a ciclo unico quinquennale e del biennio in Progettazione dell’Architettura, ed inoltre, di lavori di tesi condotti nell’ambito della Scuola di Specializzazione in beni architettonici e del paesaggio. Gli studi esemplificati sono testimoni dei molteplici orizzonti culturali e scientifici fatti oggetto, di volta in volta, di approfondimenti tematici dedicati a soggetti diversi, tali da fornire un utile riferimento metodologico e pratico operativo per gli studenti che oggi frequentano i laboratori di restauro. Infatti, dalla selezione delle esperienze portate in evidenza si possono trarre i principali indirizzi e gli orientamenti caratterizzanti oggi la disciplina, dal confronto diretto dei molteplici percorsi di studio per la conservazione e il restauro dei beni architettonici riconducibili alle diverse scale di progetto: dal semplice manufatto

The ReCoRD poster exhibition is to be considered as a space dedicated to the documentation and reflections on the theme of conservation and restoration dedicated to the students of the Department of Architecture and beyond. It in fact opens up to the evaluation and criticism of the city and the academic world. The exhibition offers a cross-section on teaching and research produced by academics, researchers and collaborators from the restoration section. In this case, further to what was illustrated during DIDA Research Week, ReCoRD portrays a series of informative summaries, made up of text and images, related to didactic projects of the research and experiences which took place in the 2015/2017 course of studies. One may find selected projects with the intention of representing the variety of studies the Scientific Discipline Section ICAR 19 undertook within the three didactic-formative levels pre- and post-graduation: from the three year courses in Science of Architecture, to the CdL masters, a 5-year period of studies, and the 2 year course in Architectural design, as well as thesis written during the course of specialisation in architectural and landscape heritage. The selected studies are testimony to the multiple cultural and scientific horizons dealt with, time by time, through detailed study of different subjects, useful to act as a reference in methodology and practice for students who attend the restoration laboratory. In fact, from the selection of experiences portrayed, one may deduce the main directions and positioning which today characterise the discipline through direct comparison of the multiple courses of study in conservation and restoration of architectural heritage attributable to the different size of projects: from the simple artefact to the most


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complex aggregation of historical construction; surveying and analysis of monumental and environmental compounds of known cultural and historical artistic value to the study of archaeological heritage and anthropic landscape evaluated within their different time sequences: from antiquity to the middle ages, modern time to contemporary. The exhibition consists of 42 case studies illustrated through different contents developed by academics, research leaders of the various courses and laboratories of the School of Architecture of the University of Florence. The proposed visit does not intend to illustrate dictates of the afferent SSD, but rather to highlight the multiple significance of the subject. A discipline in continuous evolution is thus portrayed; due to technological innovation, social and economic implications of contemporary society and participative processes to safeguard cultural and environmental values which directly relate to Restoration. The comparative reading of experiences portrayed is thus a reasoned itinerary to better understand scientific and technological evolution, as well as, the prerogative of a discipline that is in keeping with time, nevertheless maintaining a strong tie with tradition which still ties down educational and research activity to the teachings of the Florentine School of Restoration; an unavoidable cultural and scientific matrix as point of reference. In fact, even though on the one hand we will have to consciously confront ourselves with the new, making the restoration project act as an irreplaceable vehicle of modernisation of historical buildings taking into consideration the multiple needs of functional adaptability and safety, performing structural improvement to oppose seismic and hydrogeological risk and ensuring Eco efficiency to contain energy use, on the other hand a well informed and masterfully critical restoration must take place to safeguard and respect the identity of the architecture and landscape considering conservation in the wider picture, from prevention to maintenance programmed for the construction, material and original expression understood as irreplaceable historical documents to be safeguarded. The following review is made up of six distinct

alle aggregazioni più complesse del costruito storico, dalla lettura ed analisi dei compendi monumentali ed ambientali di dichiarato valore culturale e storico artistico alle introspezioni sui beni archeologici e del paesaggio antropico vagliati nelle diverse sequenze temporali: dall’antichità al medioevo, dall’età moderna fino al contemporaneo. La rassegna è articolata in n. 42 casi studio illustrati attraverso i diversi contenuti sviluppati dai docenti, responsabili di ricerca, nei vari corsi e laboratori attivati nella Scuola di Architettura dell’Università di Firenze. Il percorso proposto non intende fornire un’illustrazione didascalica dei dettami del SSD di afferenza, quanto piuttosto evidenziare le molteplici valenze della materia. L’illustrazione segue pertanto il divenire di una disciplina in continua evoluzione vuoi per l’innovazione tecnologica, vuoi per le implicazioni sempre più ampie di carattere sociale ed economico che attraversano la società contemporanea e i processi partecipativi per la salvaguardia dei valori culturali e paesaggisti ai quali fa diretto riferimento il Restauro. La lettura comparata delle esperienze prodotte si muove quindi all’interno di un itinerario ragionato per meglio comprendere l’evoluzione scientifica e tecnologica e, al tempo stesso, le prerogative proprie di una disciplina che ha saputo innovarsi, pur mantenendo un profondo legame con la fertile tradizione che ancora lega le odierne attività didattiche e di ricerca agli insegnamenti della Scuola fiorentina del Restauro, quale irrinunciabile matrice culturale e scientifica di riferimento. Infatti, se da una parte ci si dovrà confrontare consapevolmente con il nuovo, facendo del progetto di restauro un veicolo insostituibile di modernizzazione del costruito storico esistente nel confronto con le molteplici esigenze dell’adeguamento funzionale e messa in sicurezza, perseguendo obiettivi di miglioramento strutturale a contrasto al rischio sismico e idrogeologico e prestazionale di efficientamento ecocompatibile per il contenimento dei consumi energetici, dall’altra l’azione di un restauro consapevole e sapientemente critico dovrà comunque ergersi a garanzia della salvaguardia e del rispetto dei caratteri identitari dell’architettura e del paesaggio guardando alla conservazione in un am-


progetti didattici e di ricerca nelle tematiche del restauro • giuseppe alberto centauro

pio ventaglio di accezioni, dalla prevenzione alla manutenzione programmata dei caratteri costruttivi, materici ed espressivi originari intesi come insostituibili documenti di storia da tutelare. La rassegna che segue è composta da sei distinte sezioni: la nascita dell’Istituto di Restauro e le pubblicazioni salienti; i progetti di ricerca integrati; i temi di specializzazione e il restauro del Moderno; il restauro delle superfici del colore e del paesaggio; gli studi monografici e il restauro archeologico. La nascita dell’Istituto di Restauro e le pubblicazioni salienti La Sezione Restauro ha un’origine lontana, a partire dal 1966 con la nascita dell’Istituto di Restauro dei Monumenti, fondato dal prof. Piero Sanpaolesi, uno dei padri, riconosciuti a livello nazionale, del restauro scientifico. Ma già, ancor prima di questa data, possiamo affermare che la Facoltà di Architettura, aggregata all’Ateneo fiorentino nel 1936, traesse la sua origine della Scuola di Architettura dell’Accademia delle Belle Arti e dal Laboratorio di Restauro installato al Rondò di Bacco di Palazzo Pitti dallo stesso Sanpaolesi, antesignano di quello che sarà il futuro Istituto. Il nuovo laboratorio realizzato insieme all’Istituto sarà fin da subito protagonista in positivo per il recupero del patrimonio architettonico e del centro storico di Firenze drammaticamente colpiti dall’alluvione dell’Arno. Infatti, la creazione del laboratorio dei materiali lapidei e le innumerevoli pubblicazioni che seguirono danno solo in parte la misura della rilevanza delle attività di studio promosse dall’Istituto al quale, più in generale, si devono acquisizioni scientifiche fondamentali nel campo della conoscenza, del rilievo materico e della messa a punto di metodiche diagnostiche finalizzate alla conservazione. Il gran numero di pubblicazioni prodotte in cinquant’anni di vita e la costituzione di un archivio delle monografie di ricerca in gran parte derivanti dalle attività didattiche riguardanti complessi architettonici e siti monumentali distribuiti sull’intero territorio nazionale e oltre i confini di ricerca, ancor oggi custoditi nella

sections: The birth of the Restoration Institute and noteworthy publications; Integrated research projects; Specialisation subjects and Restoration of modernity; Restoration of surfaces, landscape and colour; Monographic studies; Archaeological Restoration. The birth of the Restoration Institute and noteworthy publications The Restoration Section goes back to 1966 with the birth of the Institute of Restoration of Monuments, founded by Prof. Piero Sanpaolesi, one of the fathers of scientific restoration, recognised on a national level. However, even before this date, the Faculty of Architecture together with the University of Florence, in 1936, drew its origin of the School of Architecture of the Fine Arts Academy and the Restoration Laboratory at the Bacco Rondo of the Pitti Palace from the same Sanpaolesi, as a precursor to the future Institute. The new laboratory set up together with the Institute immediately became a protagonist in the recovery of architectural heritage and the historical centre of Florence badly hit by the Arno flooding. In fact, the setting up of the laboratory of stone material and the innumerable publications that followed only portray part of the relevance of the studies promoted by the Institute, to whom fundamental scientific acquisition in relation to surveys of material and the putting in place of diagnostic methodology for conservation purpose, is owed. The vast number of publications produced over a period of fifty years and the setting up of an archive containing monographic studies which mainly concern activity related to architectural complexes and monumental sites found on national territory and beyond scope of research, still safeguarded in the historical headquarters in P. A. Micheli Street, are the best testimony of the large amount of studies which took place. The first part of the exhibition curated by Maria di Benedetto is dedicated to the founding of the Institute of Restoration, to its founder Piero Sanpaolesi, and to a short inventory of the publications which were produced.

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Integrated research projects Returning to recent studies and taking a cue from the multi-disciplinary character already evidenced in early research, the ReCoRD exhibition starts with a space dedicated to a research project curated by the writer, achieved thanks to Italian legal notice 77/2006 (MIBACT tender for the UNESCO site — City Centre of Florence, World Heritage Site). It is a comparative analysis of the monumental and architectural city compound, including surveys and catalogues to evaluate the impact of phenomena of alteration and decay on heritage, measured through the state of conservation of facades, particularly the colour. This study renews the 1970 tradition when the Florentine Institute made restoration problematics on an urban level its centre of interest. The project Heritage Colours (HECO), that is here exemplified, shows the convergence on restoration themes from different disciplines, highlighting the innovative character of applied research in urban restoration, thus underlining some of the new frontiers of the discipline. The theme of post seismic restoration is an integrated research-education project worth special mention, as an interdisciplinary subject, vital in an up-to-date overview of the discipline. The experience of Abruzzo, held over a 9-year period (2009-2018), is presented in the exhibition; placed at the centre of a well-articulate research project by writers, colleagues in construction and researchers of other disciplines (geology, history of art, etc.). It is the result of collaborative institutional agreements and partnerships with local entities to support the reconstruction of historical city centres struck by the 6 April 2009 earthquake; the educational experience is briefly illustrated as methodology to be extended to the field of prevention and safety provisions for the conservation of monumental heritage and buildings. The theme of reducing seismic risk is presented by studies curated by Silvio Van Riel related to the historical city centre of Ficarra (province of Messina) through the systematic study of the morphology of historic buildings, conducted by surveys us-

storica sede di via P. A. Micheli, sono la migliore testimonianza della gran mole degli studi eseguiti. Alla nascita dell’Istituto di Restauro e al suo fondatore, Piero Sanpaolesi, e ad un sintetico repertorio delle pubblicazioni prodotte, è dedicata la prima parte del percorso espositivo curato da Maria di Benedetto. I progetti di ricerca integrati Tornando agli studi recenti e prendendo spunto dal carattere multidisciplinare già evidenziato in quelle prime ricerche, il percorso di ReCoRD riparte con lo spazio dedicato al progetto di ricerca curato da chi scrive, realizzato grazie alla Legge 77/2006 (bando MIBACT per il sito UNESCO — Centro Storico di Firenze, Patrimonio dell’Umanità). Si tratta di un’analisi comparata del compendio monumentale ed architettonico della città, corredata da rilievi e schedature per la valutazione d’impatto sul patrimonio dei fenomeni di alterazione e degrado misurati sullo stato di conservazione della facciate, in particolare del colore. In particolare, questo studio rinnova la tradizione degli anni ’70 del secolo scorso quando proprio l’Istituto fiorentino pose al centro dell’interesse le problematiche del restauro alla scala urbana. Il Progetto Heritage Colors (HECO), che viene qui esemplificato, dimostra la convergenza sulle tematiche del restauro di ambiti disciplinari tra loro diversi, evidenziando il carattere innovativo della ricerca applicata al settore del restauro urbano, marcando in tal modo alcune delle nuove frontiere della disciplina. Tra i progetti di ricerca integrati con la didattica condotti in questi ultimi anni un posto di rilievo è assegnabile al tema del restauro post sismico, quale materia di confronto interdisciplinare, imprescindibile nel panorama odierno della disciplina. Nella rassegna si presenta, a distanza di 9 anni (2009-2018), l’esperienza condotta in Abruzzo, posta al centro di un articolato progetto di ricerca, condiviso da chi scrive con i colleghi di costruzioni e ricercatori di altre discipline (geologia, storia dell’arte, ecc.). Frutto di accordi istituzionali di collaborazione e convenzionato con gli enti locali a supporto della ricostruzione dei centri


progetti didattici e di ricerca nelle tematiche del restauro • giuseppe alberto centauro

storici colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, l’esperienza didattico formativa è sinteticamente illustrata come metodologia da estendere nel campo della prevenzione e dei provvedimenti di messa in sicurezza per la conservazione del patrimonio monumentale ed edilizio diffuso. Sul tema della riduzione del rischio sismico sono presentati a cura di Silvio Van Riel gli studi sul centro storico di Ficarra (ME) attraverso lo studio sistematico della morfologia del costruito storico, condotto con rilievo assistito da laser scanner, da sottoporre a misure di mitigazione del rischio. In altro poster è presentato lo studio per la valutazione del comportamento strutturale finalizzato all’individuazione di soluzioni progettuali per l’adeguamento normativo utilizzando tecniche compatibili con la struttura originaria, esemplificando con casi studio tratti dall’abaco costruttivo del ‘900. Il consolidamento dei solai lignei cassettonati è invece presentato come metodica d’intervento nel caso studio riguardante il plesso didattico di Santa Verdiana, questo studio è finalizzato, più in generale, alla riqualificazione architettonica e strutturale. I temi di specializzazione e il restauro del Moderno Una prima parte della serie proposta in rassegna è dedicata alle tesi di laurea magistrale e alle tesi di specializzazione in beni architettonici e del paesaggio curate da Maurizio De Vita. Vengono in queste esperienze di ricerca proposti casi studio testimoni della versatilità dell’approccio conservativo in situazioni strutturali e compositive complesse in virtù delle potenzialità offerte per il restauro dalle applicazioni di innovative metodologie di rilievo assistite dallo strumento informatico per lo studio di complessi moderni di interesse architettonico e storico-artistico. I casi studio proposti coprono una varia tipologia di situazioni: dal recupero delle manifatture moderne all’archeologia industriale, dall’analisi autoptica dei monumenti allo studio degli apparati decorativi, tra questi lo Stabilimento Termale, in stile Liberty delle Acque della Salute, a Livorno. Analogamente gli studi per la conservazione delle Ghiacciaie nel giardino di Boboli dimostrano in condizioni complesse di giacitura, la rilevanza che assumono

ing laser scanner, to put measures in place to mitigate risk. Another poster shows a study to evaluate structural behaviour so as to identify project solutions for adjustment using techniques which are compatible with the original structure, with examples of case studies from buildings of the 1900s. The consolidation of boxed wooden slabs is presented as the method of intervention in the case study of Santa Verdiana; this study is mainly aimed at architectural and structural requalification. Specialisation subjects and restoration of modernity A first part of the exhibition is dedicated to the Masters thesis and thesis specialised in architectural and landscape heritage curated by Maurizio De Vita. Case studies that testify the versatility of the conservative approach in complex structural and composite situations are proposed in these experiences, thanks to the potential offered by the application of innovative surveying methodology assisted by informatics to study modern complexes of architectural and historical artistic interest, for restoration purpose. The case studies cover a variety of situations: from the recovery of modern buildings to industrial archaeology, from autopsic analysis of monuments to the study of decorative elements, amongst these the Thermal Complex of Acque della Salute in Livorno, in Liberty style. Similarly studies for the conservation of the Ghiacciaie in the Boboli garden show the relevance of preliminary investigation, historical and environmental, when integrated with instrumental surveying of artefacts. Also in Boboli, the importance of the preliminary investigative phase and the study of surfaces with integrated surveying methodology (topographic, laser scanner, direct and photogrammetric) is exemplified by the study of decorative elements and material of the Kaffehaus. The garden and flooring of the Medici Villa in Careggi are the other two elements focussed upon in the research project for preventive maintenance and restoration. In this case the restoration project of the Villa, conforming with the

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indications set forth by the Management plan of UNESCO, is subject of another thesis illustrated for museum purpose. The Medici Villa in Careggi, inserted in the UNESCO World Heritage Site list, is still the focus of more traditional monographic studies, proposing an exhibition project according to principles for correct development. Restoration of Modernity is represented by the series of studies presented by Susanna Caccia Gherardini that illustrate work experiences at the Restoration Laboratory (2015/2016), focussing on the works of Le Corbusier in Paris, with in depth analysis of construction, material and chromatic aspects. Another experience related to modern and contemporary buildings that interact with the landscape, is represented by mapping for the safeguard and restoration of architecture which relates to mobility — ‘motor-architecture’, whereby studies focus on petrol stations considered legendary in the machine age.

le indagini preliminari, storiche ed ambientali quando integrate al ri-

Restoration of surfaces, landscape and colour In another section, curated by the writer, aspects related to surface restoration for the protection of the urban environment, decorations and methods of intervention on built barriers and facade colours are examined. The methodologies and applications of the colour plane are presented through thesis, restoration laboratories and educational stages at the Cinque Terre National Park and the marinas of Monterosso, Vernazza and Riomaggiore, the San Lorenzo neighbourhood in Florence and the Marciana Marina waterfront on the island of Elba. Amongst the numerous experiences related to the reading of anthropic, built and green area landscaping, one may also include the activities of the Environmental Restoration Laboratory run as part of the Specialisation School that report themes of restoration for the safeguard and development of both spatial urban settings as is the case with Santa Maria Novella Square and more complex spaces such as the areas along the walls of Oltrarno (the

di presentati da Susanna Caccia Gherardini che illustra esperienze di

lievo strumentale dei manufatti. Ancora a Boboli, l’importanza della fase preliminare d’indagine e l’esame delle superfici con applicazione delle metodiche del rilievo integrato (topografico, laser scanner, diretto e fotogrammetrico) è esemplificato nello studio degli apparati decorativi e dei materiali del Kaffehaus. Il giardino e le pavimentazioni della Villa Medicea di Careggi sono gli altri protagonisti del lavoro di ricerca progettato per la manutenzione preventiva e il restauro. In questo caso il progetto di restauro della Villa, conformemente alle indicazioni del Piano di Gestione del sito UNESCO, è oggetto di un’altra tesi di specializzazione debitamente illustrata ai fini museali. La Villa Medicea di Careggi, inserita nell’elenco dei siti UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è ancora protagonista di studi monografici più tradizionali, proponendo per la tutela un progetto di percorso espositivo secondo i principi di una corretta valorizzazione. Al tema del Restauro del Moderno è invece dedicata la serie di stulavoro tratte dal Laboratorio di Restauro (a. a. 2015/2016), puntando l’interesse sulle opere di Le Corbusier a Parigi, approfondite per quanto riguarda gli aspetti costruttivi, materici e cromatici. In altra esperienza, in chiave di trattamento dei manufatti moderni e della contemporaneità che interagiscono sul piano del paesaggio percepito, viene presentata la mappatura per la tutela e il restauro delle architetture per la mobilità ‘motorchitetture’, in quest’ultimo caso gli studi si concentrano sulle stazioni di servizio considerate come espressioni del mito nell’era della macchina. Il restauro delle superfici, del paesaggio e del colore In altra sezione, curata da chi scrive, si trattano in particolare gli aspetti relativi al restauro delle superfici a tutela del paesaggio urbano, del decoro e modalità d’intervento sulle cortine edilizie e il colore delle facciate. Sono presentate le metodologie e le applicazioni del piano del colore elaborate attraverso tesi di laurea, laboratori di restauro e


progetti didattici e di ricerca nelle tematiche del restauro • giuseppe alberto centauro

stages formativi per il Parco Nazionale delle Cinque Terre e le marine di Monterosso, Vernazza e Riomaggiore, il Quartiere di San Lorenzo a Firenze e il waterfront di Marciana Marina all’Isola d’Elba. Nel novero delle esperienze relative alla lettura del paesaggio antropico, del costruito e delle aree verdi si inseriscono anche le attività del Laboratorio di Restauro Ambientale condotte nell’ambito della Scuola di Specializzazione che riportano al centro del processo conoscitivo le tematiche del restauro per la salvaguardia e valorizzazione sia di ambiti urbani areali come quello mostrato nei casi di piazza Santa Maria Novella sia di aree a sviluppo più complesso come gli spazi posti lungo le mura urbiche dell’Oltrarno, con il corollario degli studi inerenti il sistema dei giardini storici e del verde pubblico e privato da proteggere e manutenere. Ulteriori tematiche affrontate negli studi di restauro alla scala territoriale riguardano il patrimonio diffuso dell’architettura rurale, intorno a pievi e castelli spicciolati in contesti ambientali di specifico interesse, matrici degli assetti territoriali caratterizzanti il paesaggio. Il procedimento analitico da perseguire nel restauro per quanto concerne l’approccio conoscitivo, dalla fase storico evolutiva della fabbrica al rilievo architettonico fino all’analisi diagnostica sui materiali e sul degrado è esemplificato nel caso dell’antica pieve di San Leonardo in Collina nel Comune di Vaiano, considerabile come un’emergenza architettonica isolata nel paesaggio terrazzato della campagna toscana. Gli studi monografici La conoscenza della fabbrica, come monumento architettonico, è esemplificata ancora da chi scrive nel caso del Castello dell’Imperatore a Prato. Questo tema di studio pone alla base della ricerca, quali elementi fondamentali per il progetto di restauro: l’approfondimento storiografico, il rilievo geometrico del progetto originario, il rilievo materico e dei degradi delle superfici a faccia vista, lo studio stratigrafico delle unità murarie e di rivestimento. L’impianto organizzativo per approntare compiutamente una ricerca

other side of the Arno river), in addition to studies on historical gardens and public and private green areas to be protected and maintained, as central to the fact-finding process. Other themes undertaken in the study of restoration on a territorial level relate to widely diffused rural architectural heritage, around Parish Churches and castles isolated in environmental contexts of particular interest, matrices of territorial assets characteristic of the landscape. The analytical process to follow in restoration in a fact-finding approach, from the historical evolution of the building to the architectural survey until reaching diagnostic analysis of materials and decay is shown in the case of the ancient Parish Church of Saint Leonard in Collina in the Municipality of Vaiano, significant as an example of isolated architecture in terraced landscape of the Tuscan countryside. Monographic studies Knowledge of a building as an architectural monument is exemplified by who writes about the Emperor’s Castle in Prato. This subject of study sets, as a basis for research, fundamental elements for the restoration project: historiographic analysis, geometric surveying of the original project, surveying of material and surface decay, stratigraphic study of the walls and covering. The organisational system to create a complete monographic preparatory research study to define conservation interventions on a religious building is illustrated by Daniela Chiesi with the Church of San Giovannino of the Scolopi Fathers in Florence. The examples curated by Luca Giorgi and Pietro Matracchi give an exhaustive overview of methodology of analysis and reading of large vaulted structures, domes and arches. The themes of geometric introspection of the monuments which were studied, beginning with the archaeology of Florentine basilicas and studies on the Dome of Santa Maria del Fiore, Saint Peter’s Basilica and Siena Cathedral, and the case of the Bonciani Chapel that highlight the fundamental aspects of architectural surveying and the ways of design

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record • maurizio de vita

restitution being at the basis of a well-led and quality research aimed at the closure of the restoration project, were developed. Cases of residential towers, of a monumental nature, were examined through studies on the Bargello Palace, the San Gimignano towers and the flooring of Palazzo Vecchio. Planning procedure in architectural restoration is highlighted by the case studies curated by Giovanni Minutoli, through the display of graduate thesis on the Capponi delle Rovinate Palace in Florence; the studies produced by the Restoration Laboratory (2015/2016) for the functionality and analysis of the Capo d’Orlando Lighthouse (province of Messina), the Parish church of Saint Michael in Metelliano, et al. Archeological restoration Archeological restoration is dealt with various examples of study and distinct methods of analysis, diagnostics and monitoring by Michele Coppola and Roberto Sabelli. Firstly the case studies on the Ramesse Temple in the district of Al-Minyà in Egypt is evidenced by models of architectural elements and various finds providing restoration simulation; the second is the Stupa of Amluk Dhara in Pakistan; the castle of Chamaa in Lebanon, through illustrated records on the types and techniques of construction; the Roman Villa on Giannutri subject of restoration hypothesis of the archaeological site; the architectural complex, nowadays the Hisham Palace, in Palestine as subject of analysis for the restoration project. As a conclusion to the exhibition of methodologies in archaeological restoration, are examples curated by Michele Coppola of Fortifications of the Puglia region, from knowledge to diagnostics and the study of materials conducted since 2015 with the DIDA-LARC laboratory for the study and analysis of the state of conservation of the Florentine paving, curated in collaboration with the Municipality of Florence, the superintendence and the Offices of UNESCO.

monografica propedeutica alla definizione degli interventi conservativi su un edificio religioso è invece illustrato da Daniela Chiesi per la chiesa di San Giovannino dei Padri Scolopi a Firenze. Gli esempi curati da Luca Giorgi e Pietro Matracchi offrono una panoramica esauriente sulle metodologie di analisi e lettura delle grandi strutture voltate, cupole ed archi. In particolare sono sviluppate le tematiche relative all’introspezione geometrica dei monumenti esaminati, a cominciare dall’archeologia delle basiliche fiorentine per proseguire con gli studi sulla Cupola di Santa Maria del Fiore, sulla Basilica di San Pietro e la Cattedrale di Siena, e il caso della Cappella Bonciani che mettono in luce gli aspetti fondamentali del rilievo architettonico e le modalità di restituzione del disegno che stanno alla base di una buona conduzione e qualità di ricerca finalizzata alla definizione del progetto di restauro. La casistica degli edifici civili a torre, a carattere monumentale, sono esaminati attraverso gli studi sul Palazzo del Bargello, le Torri di San Gimignano e i pavimenti dei Palazzo Vecchio. Le procedure progettuali per il restauro architettonico sono poste in evidenza nei casi studio curati da Giovanni Minutoli, attraverso l’esposizione di tesi di laurea relative a Palazzo Capponi delle Rovinate in Firenze; agli studi prodotti dal Laboratorio di Restauro (a. a. 2015/2016) per l’analisi e la funzionalizzazione del Faro di Capo d’Orlando (ME), per la Pieve di San Michele a Metelliano (AR) et alii. Il Restauro Archeologico Il restauro archeologico è affrontato con varie esemplificazioni di studi e distinti metodi di analisi, diagnostica e monitoraggio da Michele Coppola e da Roberto Sabelli. Il primo porta mette in evidenza i casi studio relativi al Tempio di Ramesse nel distretto di Al-Minyà in Egitto, con modellazioni di elementi architettonici e vari reperti per produrre simulazioni di restauro; il secondo la Stupa di Amluk Dhara in Pakistana; il castello di Chamaa nel Libano, qui attraverso l’illustrazione di schede relative alle ti-


progetti didattici e di ricerca nelle tematiche del restauro • giuseppe alberto centauro

pologie e alle tecniche costruttive; la Villa Romana di Giannutri oggetto di ipotesi di restauro del sito archeologico; il complesso architettonico, oggi Hisham Palace, in Palestina in funzione delle analisi per il progetto di restauro. Per concludere la rassegna delle metodiche di rappresentazione per il restauro archeologico gli esempi curati da Michele Coppola relativi alle fortificazioni pugliesi, dalla conoscenza alla diagnosi e gli studi materici condotti dal 2015 con il Laboratorio DIDA-LARC per lo studio e l’analisi dello stato di conservazione dei lastrici fiorentini, curati in collaborazione con il Comune di Firenze, la Soprintendenza e l’Ufficio UNESCO. Coordinatore della Sezione restauro (2015/2017): Giuseppe Alberto Centauro Responsabili scientifici delle attività didattiche e di ricerca: Giuseppe Alberto Centauro (P. A.), Daniela Chiesi (Docente a contratto), Michele Coppola (Ricercatore), Maurizio De Vita (P. O.), Maria Di Benedetto (Docente a contratto), Susanna Caccia Gherardini (P. O.), Luca Giorgi (P. A.), Giovanni Minutoli (Ricercatore), Roberto Sabelli (Ricercatore), Silvio Van Riel (P. A.)

Coordinator of the Restoration Section (2015/2017): Giuseppe Alberto Centauro Scientific supervisors for didactics and research: Giuseppe Alberto Centauro (Associate Professor), Daniela Chiesi (Lecturer), Michele Coppola (Researcher), Maurizio De Vita (Professor), Maria Di Benedetto (Lecturer), Susanna Caccia Gherardini (Professor), Luca Giorgi (Associate Professor), Giovanni Minutoli (Researcher)Roberto Sabelli (Researcher), Silvio Van Riel (Associate Professor)

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dall’istituto di restauro di piero sanpaolesi ad oggi Maria Di Benedetto a destra | right Le antiche sedi della Facoltà di Architettura a Firenze Ancient Architecture’s Faculty buildings in Florence in basso | below Regia Scuola di Architettura di Firenze, via Ricasoli Head office, Florence school of Architecture, via Ricasoli

Le sedi, da Istituto di Restauro a Sezione di Restauro La Facoltà di Architettura, aggregata all’Università di Firenze nel 1936, trae la sua origine dalla Scuola di Architettura dell’Accademia di Belle Arti per questo i locali di piazza San Marco costituiscono la prima sede storica dell’attuale Facoltà. Ma il vero e proprio laboratorio dell’ Istituto di Restauro venne installato nel Rondò di Bacco di Palazzo Pitti, dove rimase per alcuni anni. Un passaggio fondamentale sarà tuttavia rappresentato dalla sede di Palazzo San Clemente, l’annesso palazzetto (al numero civico 8 di via Micheli) fu allora occupato dall’Istituto di Restauro dei Monumenti, con l’archivio, il gabinetto fotografico, la biblioteca, il laboratorio dei materiali e la segreteria che hanno mantenuto i locali dell’ex Istituto fondato dal prof. Piero Sanpaolesi.

The headquarters, from Restoration Institute to Restoration Section The Faculty of Architecture aggregated at the University of Florence in 1936, originally the School of Architecture at the Fine Arts Academy, and thus the first historical headquarters of the Faculty is that in San Marco Square. However, the true laboratory of the Restoration Institute was established at the Bacco Rondò of Palazzo Pitti, where it stayed for a few years. A fundamental change was that of the headquarters at San Clemente Palace, the annex (8, via Micheli), was then taken over by the Institute of Monument Restoration, with the archives, the photo cabinet, library, the materials laboratory and the secretariat keeping as location that of the ex-institute founded by Prof. Piero Sanpaolesi.


Istituto di Restauro Rondò di Bacco, Palazzo Pitti | Restoration Institute Bacco Rondò, Pitti palace Dipartimento di Restauro, via Micheli 8 | Restoration Department, via Micheli 8

The library and monograph archive The library holds about 5000 volumes, while the monograph archive is made up of elaborate scholarly works presented by students for their restoration exams, on monument styles and construction types. It was further enriched by archival assets of important protagonists of Italian restoration of the likes of Piero Sanpaolesi. It includes around 6000 works on antique buildings documented through surveys, photographs and history papers. The photographic laboratory The photographic archive, organised and directed by Adriano Bartolozzi, includes material produced during the workings of the Institute and of its founder.; about 93, 000 negatives (14, 000 of which of Sanpaolesi), 31, 500 slides, 10, 000

La biblioteca e l’archivio delle monografie Il fondo librario è costituito da circa 5000 volumi, mentre l’archivio delle monografie è costituito dagli elaborati prodotti dagli studenti per l’esame di restauro e di caratteri stilistici e costruttivi dei monumenti. Esso si è altresì arricchito di fondi archivistici di importanti protagonisti del restauro italiano quale fu Piero Sanpaolesi. Si tratta di circa 6000 lavori su edifici antichi documentati con rilievi, fotografie e relazioni storiche. Il laboratorio fotografico L’Archivio fotografico, organizzato e diretto da Adriano Bartolozzi, raccoglie il materiale prodotto nell’ambito delle attività dell’Istituto e del suo fondatore. Si tratta di circa 93. 000 negativi (di cui 14. 000 a


dall’istituto di restauro di piero sanpaolesi ad oggi • maria di benedetto

firma Sanpaolesi), 31. 500 diapositive, 10. 000 stampe. Oltre al fondo Sanpaolesi il Laboratorio Fotografico raccoglie documenti fotografici di altri Docenti dell’Istituto oltre che dello stesso Adriano Bartolozzi. Di questo corposo materiale negli ultimi anni una parte è stato scansionato ed è oggi in formato digitale. Il laboratorio di diagnostica per il restauro dei materiali architettonici Il primo nucleo del Laboratorio dei Materiali fu fondato da Piero Sanpaolesi nel 1963 dove sperimentò analisi e prove di permeabilità dei fluidi fino ai materiali per i trattamenti di consolidamento dei materiali lapidei. Nel 1975 il Laboratorio ebbe anche un Tecnico Laureato, oggi Professore Luca Giorgi (al quale nel 1987 succederà Prisca Giovannini) e il Laboratorio dei materiali divenne così anche della Diagnostica per il restauro dei materiali.

prints. The photographic laboratory holds photographic documentation of lecturers of the institute, besides those of Adriano Bartolozzi and the assets of Sanpaolesi. A part of this material has been scanned in the past years and is now available in digital format. The architectural material restoration diagnostic laboratory The first nucleus of the Material Laboratory was founded by Piero Sanpaolesi in 1963 where he experimented with analysis and permeability of fluids including materials used in consolidation of stone. In 1975 the laboratory also had a graduate technician, today Professor Luca Giorgi (who was succeeded by Prisca Giovannini in 1987) and thus the Material Laboratory became that also for Diagnostics for material restoration.

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dall’istituto di restauro di piero sanpaolesi ad oggi • maria di benedetto

Costantinopoli, Chiesa dei SS. Sergio e Bacco pagina a fronte | opposite page Piero Sanpaolesi

Piero Sanpaolesi, la nascita dell’Istituto di Restauro Piero Sanpaolesi fondò l’Istituto di Restauro dei Monumenti nel 1960 (il primo in Italia e in Europa) grande istituzione di quella Facoltà di Architettura di cui fu Preside. Egli conseguì prima la Laurea in Ingegneria chimica e poi quella in Architettura, questa sua formazione scientifica fece si che uno degli interessi maggiori in Sanpaolesi fosse costituito dallo studio e dalla sperimentazione sullo stato di conservazione dei materiali lapidei. Questi interessi lo spinsero ad organizzare un primo embrionale laboratorio di restauro a Firenze nei locali della della Vecchia Posta nel corpo degli Uffizi e poi, al Rondò di Bacco in Palazzo Pitti.

Piero Sanpaolesi, the foundation of the Institute of Restoration Piero Sanpaolesi founded the Institute of Monument Restoration in 1960 (the first in Italy and Europe); a great Institute of the Faculty of Architecture which he headed. He first read for a degree in chemical engineering followed by that in Architecture. One of his major interests was that of studying and experimenting on the state and conservation of stone material thanks to having had a scientific formation. These interests led him towards setting up together a restoration laboratory at what was the old post office within the Uffizi building and later at the Bacco Rondò in the Pitti Palace, in Florence.

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record • maurizio de vita

a sinistra | left Palazzo Rucellai: rilievo dell’apparecchio murario reale della facciata | Palazzo Rucellai: Survey of the facade wall a destra | right Palazzo Bartolini Salimbeni: il palazzo prima e dopo intervento di restauro | Palazzo Bartolini Salimbeni: palace before and after restoration pagina a fronte | opposite page in alto | above Santa Maria Novella: facciata con effetti dicromici | Santa Maria Novella: facade with dichromic effects Duomo di Pisa: particolare ordine inferiore facciata | Duomo di Pisa: detail of lower order of facade Duomo di Pisa: sezione longitudinale | Duomo di Pisa: longitudinal section al centro | centre Perge: particolare della grande cavea gradonata del teatro (1966) | Perge: detail of the large staired cavea of the theatre (1966) Pergamo: fondazione dell’altare di Zeus (1966) | Pergamo: foundation of the altar to Zeus (1966) Persepolis: area archeologica, particolare di grifo scultoreo (1967) | Persepolis: archaeological area, detail of sculpted griffin (1967) in basso | below Gazvin: Moschea del Venerdì, cupole del sotterraneo | Gazvin: Friday Mosque, basement domes Didyma tempio: provvedimenti di emergenza (1966) | Didyma temple: emergency measures (1966) Mileto, Teatro: resti di un fregio (1966) | Mileto, Theater: remains of a frieze (1966)

The restorations and overseas missions Among the works undertaken by the Restoration Institute under the helm of Piero Sanpaolesi as Director, is the restoration of the Rucellai Palace, further to fundamental and precious evaluation. The clearing of the Loggia Rucellai, that Sanpaolesi undertook, was just one of the small, but determining interventions for the quality of the urban environment of the centre of Florence. Furthermore, works included those held by special request by International Organisations and Institutions such as those in Iran and Turkey. The survey One of the main peculiarities of the Florentine school of restoration, is the great importance given to surveying the building to be restored. “Sanpaolesi invented (and we owe it to him) the systematic surveying of the building, because it was previously simply described in geometric terms,

I restauri e le missioni all’estero Tra i lavori che si possono ascrivere all’Istituto di Restauro con l’opera di Piero Sanpaolesi in quanto Direttore citiamo il restauro, anticipato dal fondamentale e prezioso rilievo, di Palazzo Rucellai. La liberazione della Loggia Rucellai, che Sanpaolesi realizzò fu uno dei piccoli, ma determinanti, interventi per la qualità dell’ambiente urbano nel centro di Firenze. Oppure importanti lavori condotti su specifico incarico di Organismi e Istituzioni internazionali come nel caso dell’Iran e della Turchia. Il rilievo Una delle principali peculiarità della scuola fiorentina del restauro è rappresentata dalla grande valenza assegnata alle operazioni di rilievo dell’edificio che dovrà essere oggetto di restauro. “Sanpaolesi inventa (e si deve a lui) il Rilievo sistematico dell’organi-


smo di fabbrica, perchè fino ad allora era descritto semplicemente con la geometria, con rilievi anche abbastanza sommari. Sanpaolesi insegnò che il rilievo doveva essere un rilievo integrato che, oltre alla connotazione geometrica, rilevasse anche la ratio strutturale, la ratio materica e si spingesse già alle prime considerazioni sui motivi del degrado” (Gurrieri 2007).

with very summarised surveys. Sanpaolesi taught that the survey had to be an integrated one; that other than a geometric study, it also had to show the structural ratio, the materic one, already directed towards the first considerations for the reasons behind the degeneration” (Gurrieri 2007).


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record • maurizio de vita

Palazzo Strozzi Localizzazione dei carotaggi saggi sulle murature saggi sulle volte

Diagnostics To preserve means to know: accepting this as a truth leads us to believe that the project can and must be developed also on the basis of the technical-scientific data acquired during the surveying and diagnostic phases. Diagnostics in conservation began and was somehow experimented by Sanpaolesi. He is among the first teachers of restoration, and among the first restorers, to experiment with and use diagnostics, both invasive using coring, and uninvasive, for example the first termographic experience, as very well evidenced at the Strozzi Palace.

La diagnostica Conservare significa conoscere: riconosciuta l’indubbia verità di tale affermazione, ne deriva che il progetto può e deve essere elaborato anche sulla base dei dati tecnico-scientifici acquisiti nelle fasi del rilievo e della diagnostica. La diagnostica nell’esercizio della conservazione nasce ed è sperimentata in qualche modo proprio da Sanpaolesi. Egli è fra i primi docenti di restauro, e fra i primi restauratori, a sperimentare ed utilizzare la diagnostica, sia quella invasiva con i carotaggi, che quella non invasiva, per esempio con le prime esperienze termografiche, come peraltro ben evidenziato nel caso di Palazzo Strozzi.


Piero Sanpaolesi, Discorso sulla metodologia generale del restauro dei monumenti, Editrice Edam, Firenze, 1973

Le pubblicazioni L’Istituto di Restauro dei Monumenti (Istituto di Restauro, Istituto di Storia dell’Architettura e Restauro dei Monumenti, Dipartimento di Storia dell’Architettura e Restauro dei Monumenti, Dipartimento di Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici, DiCR Dipartimento di Costruzioni e Restauro, infine il DIDA Dipartimento di Architettura Sezione Restauro, denominazioni assunte nel tempo dal 1956 ad oggi anche in seguito ad accorpamenti con dipartimenti o settori disciplinari diversi), fondato da Piero Sanpaolesi alla fine degli anni Cinquanta, è ben noto sia in Italia sia all’estero (come si evince dall’elenco ICOMOS) per lo studio dei materiali, monumenti, tessuti urbani e ambienti, condotto con i mezzi più aggiornati di conoscenza scientifica. L’attività dell’Istituto, che fu parte costitutiva della scuola italiana del Restauro, ha prodotto pubblicazioni di valenza storica e scientifica. Le pubblicazioni scientifiche dei docenti di restauro Dall’Istituto di Restauro di Firenze derivano acquisizioni fondamentali nel campo della conoscenza dei più celebrati monumenti medievali e moderni (dalla Cattedrale di Pisa, alla Basilica di S. Francesco ad Assisi, dalla Cupola brunelleschiana, alla Cappella Pazzi, ecc.); le ricerche spaziano nelle più importanti direzioni, come ampiamente attestato da convegni, mostre e un grande numero di pubblicazioni e di collane di cui si rappresentano solo alcune a titolo esemplificativo.

Publications The Institute of Monument Restoration (Restoration Institute, Institute of Architectural History and Monument Restoration, Department of Architectural History and Monument Restoration, Department of Restoration and Conservation of architectural heritage, DiCR Department of Construction and Restoration, DIDA Department of Architecture Restoration Section, names given in time since 1956 to-date also when joined to departments or sections of different disciplines) founded by Piero Sanpaolesi at the end of the 50s, well-known in Italy and abroad (as evidenced by ICOMOS) for the study of materials, monuments, urban fabric and environment, run by the most up-to-date means to scientific knowledge. The Institute, which was an essential part of the Italian School of Restoration, has produced publications of historical and scientific relevance. Scientific publications of restoration teachers The Restoration Institute of Florence has provided fundamental knowledge of the most celebrated medieval and modern monuments (spanning from Pisa Cathedral to the Basilica of Saint Francis in Assisi, from the Brunelleschi Dome to the Pazzi Chapel, etc.); research covers the most important elements, as very clearly proven at conferences, exhibitions and a great number of publications and series of which only a few examples have been provided.


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record • maurizio de vita

PIERO SANPAOLESI Metodo di indurimento delle pietre dell’architettura, Vallecchi, Firenze, 1966.

PIERO SANPAOLESI La Cupola di Santa Maria del Fiore. Il progetto la costruzione, Editrice Edam, Firenze, 1977.

PIERO SANPAOLESI La chiesa di S. Sofia a Costantinopoli, Officina Edizioni, Roma, 1978.

PIERO SANPAOLESI Scritti vari di storia, restauro e critica dell’architettura, Facoltà di Architettura, Firenze, 1978.

PIERO SANPAOLESI Il duomo di Pisa e l’architettura romanica delle origini, Nistri Lischi, Roma, 1974.

FRANCESCO GURRIERI San Miniato al Monte. Il nido dell’aquila, Accademia dell’Iris, Firenze, 2011.

FRANCESCO GURRIERI Il Battistero di San Giovanni. Conoscenza, diagnostica, conservazione, Mandrgora, Firenze, 2014.

FRANCESCO GURRIERI Il degrado della città d’arte, Edizioni Polistampa, Firenze, 1998.

FRANCESCO GURRIERI Teoria e cultura del restauro dei monumenti e dei centri antichi, CLUSF, Firenze, 1977.

FRANCESCO GURRIERI Prime nozioni istituzionali per il restauro dei parchi e dei giardini storici, CLUSF, Firenze, 2003.

GIUSEPPE ROCCHI COOPMANS DE YOLDI S. Maria del Fiore: rilievi, documenti, indagini strumentali, interpretazioni: Piazza, Battistero, Campanile, Il Torchio, Firenze, 1996.

GIUSEPPE ROCCHI COOPMANS DE YOLDI Santa Maria del Fiore Teorie e storie dell’archeologia e del restauro nella città delle fabbriche arnolfiane, Alinea, Firenze, 2006.

GIUSEPPE ROCCHI COOPMANS DE YOLDI Istituzioni di restauro dei beni architettonici e ambientali, Hoepli, Milano, 1985.

GIUSEPPE ROCCHI COOPMANS DE YOLDI Le Corbusier Terragni Michelucci, Alinea, Firenze, 1985.

GIUSEPPE ROCCHI COOPMANS DE YOLDI La chiesa e il convento di San Marco a Firenze, Cassa di Risparmio, Firenze, 1990.

LUCA GIORGI, PIETRO MATRACCHI Cupole medievali. Il Duomo di Siena, Genesi gruppo editoriale, Perugia, 2010.

LUCA GIORGI Antonio da Sangallo il Vecchio e Andrea Pozzo a Montepulciano. Il tempio della Madonna di San Biagio e la Chiesa del Gesù, Editrice Le Balze, 1999.

PIETRO MATRACCHI Giorgio Vasari e altri autori nella fabbrica di Santa Maria Nuova a Cortona, Calosci, 1998.

GENNARO TAMPONE Il restauro del legno, Nardini Editore, Firenze, 1996.

GENNARO TAMPONE Conservation of historic wooden structure, Vol. 1, Collegio degli Ingegneri.


GIUSEPPE CENTAURO Dipinti murali di Piero della Francesca. La basilica di S. Francesco ad Arezzo: indagine su sette secoli, Electa, Milano, 1990.

GIUSEPPE CENTAURO, M. MORIONDO LENZINI Piero della Francesca ad Arezzo: problemi di restauro per la conservazione futura, Marsilio, Venezia, 1993.

MARCO DEZZI BARDESCHI Conservazione e Metamorfosi, Alinea, Firenze, 1998.

MAURIZIO DE VITA Architettura nel tempo. Dialoghi della materia, nel restauro, Firenze University Press, Firenze, 2016.

Le riflessioni, le indicazioni e le esperienze in merito al restauro lapideo che sono contenute ed illustrate in questa pubblicazione rappresentano l’esito della collaborazione avviatasi nel 2008 e conclusasi nel 2011 fra il Comune di Arezzo ed il Dipartimento di Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici (DIRES) – successivamente Dipartimento di Costruzioni e Restauro – della Facoltà di Architettura di Firenze con più convenzioni di ricerca per l’elaborazione di criteri, attività di indagine, rilevazioni, definizione di tecniche di restauro specifiche, consulenza in fase di cantiere per il restauro delle cortine murarie di uno dei più importanti monumenti della Toscana: la cinquecentesca Fortezza di Arezzo. Il volume riporta tutte le fasi della ricerca e delle attività svolte, dalle valutazioni ed indagini preliminari fino al completamento dei restauri delineando metodo, cronologia e sequenze delle stesse quale contributo di ricerca, esperito sul campo, relativo al restauro lapideo.

Maurizio De Vita architetto e docente di restauro presso la facoltà di Architettura di Firenze. Ha insegnato presso la Columbia University di New York, la Syracuse University, la facoltà di Architettura di Ascoli Piceno, la facoltà di Architettura di Venezia-IUAV. È autore di numerose pubblicazioni e saggi sui temi dei restauri specialistici, del restauro dell’architettura moderna e contemporanea, del rapporto fra antico e nuovo nel progetto di architettura. L’autore è stato progettista ed ha diretto importanti lavori di restauro quali quelli del raffaellesco Palazzo Pandolfini, il Castello di Torregalli e la Palazzina Lorenese nella Fortezza da Basso a Firenze, il Battistero di Pistoia, il Forte di Bard in Val d’Aosta, il Castello dell’Acciaiolo a Scandicci.

Maurizio De Vita Il Restauro Lapideo. Le mura della Fortezza di Arezzo

dall’istituto di restauro di piero sanpaolesi ad oggi • maria di benedetto

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GASTONE PETRINI La cappella del Santo Sepolcro nella ex chiesa di S. Pancrazio in Firenze, Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici per le provincie di Firenze e Pistoia, 1978.

MARCO DEZZI BARDESCHI Lo stanzino del principe in Palazzo Vecchio: i concetti, le immagini, il desiderio, Casa editrice Le lettere, 1980.

MAURIZIO DE VITA Il restauro Lapideao, Edifir, Firenze, 2012.

MAURIZIO DE VITA Il patrimonio architettonico del XX secolo fra documentazione e restauro, Alinea, Firenze, 2000.

Maurizio De Vita

Il Restauro Lapideo Le mura della Fortezza di Arezzo

€ 10,00

ROBERTO SABELLI Mura etrusche di Volterra: conservazione e valorizzazione, La grafica pisana, Pisa, 2012.

SUSANNA CACCIA GHERARDINI The architectural restoration and conservation handbook, Didapress, Firenze, 2016.

CARLA PIETRAMELLARA Il duomo di Siena: Evoluzione della forma dalle origini alla fine del Trecento, Editrice Eda, 1980.

CARLA PIETRAMELLARA Lo stanzino del principe in Palazzo Vecchio: i concetti, le immagini, il desiderio, Casa editrice Le lettere, 1980.

CARLA PIETRAMELLARA Battistero di S. Giovanni a Firenze, Rilievo a cura dell’istituto di restauro dei monumenti.

STEFANO BERTOCCI, SILVIO VAN RIEL La cultura del restauro e della valorizzazione: temi e problemi per un percorso internazionale di conoscenza, Alinea, Firenze, 2014.

SILVIO VAN RIEL Gli edifici in muratura e la normativa in zona sismica (18842003), Alinea, Firenze, 2004.

LUIGI MARINO Il rilievo per il restauro, Hoepli, Milano, 1990.

LUIGI MARINO Il progetto di restauro, ricerche e studi preliminari, Alinea, Firenze, 1981.

PIERO ROSELLI, GIUSEPPINA CARLA ROMBY, OSANNA FANTOZZI MICALI I teatri di Firenze, Bonechi, Firenze, 1978.

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PIETRO ROSELLI Istituto di Restauro dei Monumenti, Firenze Studi e ricerche sul centro antico, Industrie grafiche Lischi, Pisa, 1974.


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record • maurizio de vita OSANNA FANTOZZI MICALI, MARIA DI BENEDETTO I piani di ricostruzione post-bellici nella provincia di Firenze, Franco Angeli, Milano, 2000

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ANTONELLA DEL PANTA Materiali, lavori, ecc., Angelo Pontecorboli Editore, Firenze, 1995.

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DANIELA LAMBERINI Il Sanmarino: Giovan Battista Belluzzi architetto militare e trattatista del Cinquecento. La vita e le opere, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2007.

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DANIELA LAMBERINI L’eredità di John Ruskin nella cultura italiana del novecento, Nardini, Firenze, 2006.

QUASAR Restauro Urbano. Che fare? Angelo Pontecorboli Editore, Firenze (18 aprile 2005).

Piero Sanpaolesi. Restauro e Metodo, Firenze, 18 aprile 2005, Nardini Editore.

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Alla ricerca della Primavera: Firenze e Provincia: dopoguerra e ricostruzione, a cura di Osanna Fantozzi Micali, Alinea, Firenze, 2002.

2° mostra internazione del restauro monumentale, Venezia Palazzo Grassi, 25 maggio - 25 giugno 1964, Stamperia Venezia, 1964.

STORIA E RESTAURO | 1 La cartografia per i beni architettonici e ambientali, Alinea, Firenze, 1991.

DIRES QUADERNI DELLA FOTOTECA | 1 Firenze. Immagini dell’alluvione. Firenze, Edizioni Polistampa, 2006.

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OPUS STUDIORUM | 6 Laboratorio restauro. Scritti vari e lezioni (1977/83-2012).

QUADERNI DI RESTAURO URBANO Le strade ferrate, Alinea, Firenze, 2000.

QUADERNI DI RESTAURO URBANO Ai margini della città storica, Alinea, Firenze, 2004.

STORIA E RESTAURO | 7 Restaurare la città oggi, Alinea, Firenze, 1991.

Un parco per le cascine medicee di Prato. Conservazione e restauro, Didapress, Firenze.

GIUSEPPE ROCCHI COOPMANS DE YOLDI, La basilica di San Francesco ad Assisi prima, durante e dopo il 1997, Alinea, Firenze, 2002.


introduzione ai temi di studio Maurizio de Vita

ReCoRD è un’occasione creata per mettere a confronto tempi e programmi diversi, oscillazioni recenti e meno recenti di questa disciplina attraverso sintesi di attività svolte ed in corso, appartenenti alla sfera della didattica come della ricerca, di Docenti di Restauro del Dipartimento di Architettura di Firenze (e ancor prima della Facoltà di Architettura di Firenze e dunque del Dipartimento di Restauro di quella Facoltà). La mostra e questo catalogo ripercorrono la genealogia dei nostri fondamenti formativi e quindi dell’operato di Piero Sanpaolesi per poi approdare ai più recenti esiti della didattica e delle ricerca della disciplina del Restauro architettonico a Firenze. Di seguito si succederanno 38 schede che racchiudono altrettante esperienze e progetti affrontati nel corso del tempo all’interno del Dipartimento di Restauro. Ogni progetto è presentato da un breve testo introduttivo, che ne indica le principali peculiarità, oltre che gli aspetti storici e geografici, e da un ampio corredo fotografico che fornisce un quadro generale per la lettura dell’opera in dettaglio. In molte ricerche sono inoltre presenti estratti delle tavole di rilievo geometrico, materico e delle patologie di degrado, oltre che indagini specialistiche eseguite in collaborazione con diversi Istituti.

ReCoRD was created to provide the opportunity to compare different times and programmes, and recent and less recent developments in this field, through the sum of past and present activities carried out both in teaching and research by Restoration Teachers of the Department of Architecture of Florence (as well as of the former Faculty of Architecture of Florence and therefore of the Department of Restoration of that Faculty). The exhibition and this catalogue retrace the genealogy of our formative foundations and therefore of Piero Sanpaolesi’s work, reaching the most recent results in teaching and research about the field of architectural restoration in Florence. Below are tables containing 38 experiences and projects conducted at the Department of Restoration. Each project is presented by a short introductory text, indicating the main features, as well as the historical and geographical aspects, accompanied by an extensive set of photographs that provides a general framework for understanding the work in detail. Many research projects contain extracts of the geometric and material relief tables and of the pathologies of degradation, as well as specialised investigations carried out in collaboration with various institutes.


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titolo saggio • nome cognome

Temi di studio e della ricerca per il Restauro

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le ghiacciaie. giardino di boboli, firenze Diletta Corsi pagina a fronte | opposite page Vista della Ghiacciaia grande e del Viottolone View of the Ghiacciaia Grande and of the Viottolone

Il complesso delle Conserve del Diaccio del Reale Giardino di Boboli si presenta parzialmente ipogeo e si colloca nello spazio compreso tra l’Anfiteatro ed il Prato del Pegaso. Occupa tre livelli della collina ed è costituito dalla Grande e Piccola Ghiacciaia, due strutture di forma troncoconica, per la parte ipogea, e di forma cilindrica con copertura semisferica, per la parte emergente, e da una serie di locali sotterranei posti su due livelli con accesso dai viottoloni al di sopra dell’anfiteatro. Tra i locali sotterranei si distinguono il lungo corridoio caratterizzato da cinque coppie di nicchie voltate speculari e l’aula circolare organizzata in nove nicchie distribuite radialmente lungo il perimetro della parete. Il complesso delle ghiacciaie, così come lo vediamo oggi, è il frutto di una serie di trasformazioni che coinvolsero la fabbrica a partire dal Cinquecento e che videro alla fine dell’Ottocento ridurre le ghiacciaie a conserve dell’acqua potabile a servizio della città.

Relatore Maurizio De Vita Correlatore Mauro Linari

The complex of the Ice reserve of the Boboli Garden is partially a hypogeum. It is located in the space between the Amphitheater and the Prato del Pegaso and occupies three levels of the hill. It consists of the Great and the Little Ghiacciaia, two truncated conical structures, for the hypogeum, and of a cylindrical shape with a semispherical cover, for the emerging part, and a series of underground rooms on two levels with access from the cribs above the amphitheater. In the underground halls there are the long corridors featuring five pairs of mirrored niches and a circular hall organized in nine niches distributed radially along the perimeter of the wall. The complex of ‘glaciers’, as we see it today, is the result of a series of transformations from the sixteenth century, with the ‘ghiacciaie’ ending up as drinking water reserves for public use at the end of the nineteenth century.


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in alto | above Pianta del Giardino di Boboli di S. A. R. il Gran Duca di Toscana, Michele Gori, 1709 Historic Boboli Garden plan Vista della Ghiacciaia piccola View of the Ghiacciaia Piccola al centro | centre Vista della Ghiacciaia Grande View of the Ghiacciaia Grande SBAP, Archivio fotografico, negativi n. 216015, 2003 Photos from Superintendence of Architectural Heritage and Landscape archive in basso | below Viste aula al di sotto della ghiacciaia grande Views of the room under the ‘ghiacciaia grande’ pagina a fronte | opposite page in alto | above Stato di fatto: Prospetto Survey facade Stato di fatto: sezione trasversale Survey section al centro | centre Stato di fatto: pianta quota 9. 90 m Survey plan: 9, 90 mt height Stato di fatto: pianta quota 3. 80 m Survey plan: 3, 80 mt height in basso | below Stato di fatto: sezione longitudinale Longitudinal section Stato di fatto: sezione longitudinale Longitudinal section



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le ghiacciaie. giardino di boboli, firenze • diletta corsi

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in alto | above Vista aula al di sotto della Ghiacciaia Grande View of the room under the ‘ghiacciaia grande’ a sinistra | left Il corridoio di accesso all’aula centrale Entrance aisle to the central room Sistema di smaltimento dell’acqua ‘diacciata’ Frozen water disposal system pagina a fronte | opposite page in alto | above Vista ingresso secondo viottolone View of the entrance at the second ‘viottolone’ Vista ingresso secondo viottolone View of the entrance at the second ‘viottolone’ Vista ingresso secondo viottolone View of the entrance at the second ‘viottolone’ in basso | below Analisi dello stato di degrado della porzione emergente delle ghiacciaie Degradation analysis of the emerging portion of ‘ghiacciaia’


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il kaffehaus. giardino di boboli, firenze Claudia Gerola, Giuseppe Russo pagina a fronte | opposite page Vista del prospetto ovest del Kaffehaus View of the Kaffehaus’ west facade in ballo | below Prospetto ovest. Il muro di contenimento West facade. The containment wall

Il giardino di Boboli, uno dei più importanti esempi di giardino formale del Rinascimento italiano, è un parco storico di notevoli dimensioni collocato nel cuore della città di Firenze. Al suo interno molti sono gli edifici che vi si trovano, realizzati per il volere della famiglia regnante del momento. Tra questi, certamente il Kaffeehaus è uno tra i più singolari. Situato in prossimità del cancello verso il Forte Belvedere, è una costruzione che rientra tra le opere volute dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena tra il 1774 e il 1785, per restituire al giardino di Boboli, allora in parziale stato di abbandono, la dignità e il ruolo ricoperto in passato. Il ‘nuovo casino sotto la fortezza’, inizialmente così denominato, venne edificato su progetto di Zanobi Del Rosso a partire dal 1774 nella parte del giardino più prossima alla Fortezza del Belvedere. Nei primi mesi del 1775 la nuova costruzione era ultimata e pronta per essere utilizzata come luogo di sosta per la corte durante le passeggiate e per quel rito della degustazione del cioccolato che iniziava a diffondersi tra la società aristocratica europea.

Relatore Maurizio De Vita Correlatore Mauro Linari

The Boboli Garden is one of the most important models of formal gardens of the Italian Renaissance. It is a historical park of remarkable size situated in the city centre of Florence. There are several buildings in the park built by the reigning families of the time. Among these buildings, the Kaffeehaus, is surely one of the most characteristic, situated close to the gate near Forte Belvedere. It was commissioned by Grand Duke Pietro Leopoldo of Lorena between 1774 and 1785. The Kaffeehaus was built to return dignity and its past role to the Boboli Garden since it was almost abandoned in that period. It was originally named ‘new ‘casino’ under the fortress’, and it was built following Zanobi Del Rosso’s design, from 1774, in the part of garden next to Fortezza del Belvedere. In the first months of 1775 the new building was ready to be used as resting place for the court during walks and for the ritual of chocolate tasting, which was beginning to spread among European aristocratic society.


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in alto | above Sezioni della Sala Grande Sala Grande sections in basso | below Prospetto ovest dopo i restauri | West facade after the restoration Prospetto ovest foto della coloritura rossa degli intonaci prima dei restauri degli anni Ottanta del Novecento | West facade photo of the red coloring of the plaster before the restorations Campagna di rilievo | Survey campaign

il kaffehaus. giardino di boboli, firenze • claudia gerola, giuseppe russo pagina a fronte | opposite page a sinistra | left Fotopiano e pianta del prospetto ovest Photoplan and plan of west facade in alto | above Sezione trasversale e pianta piano terra Cross section and ground floor plan

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Rilievo materico Materic survey pagina a fronte | opposite page Rilievo del degrado Degradation survey


il kaffehaus. giardino di boboli, firenze • claudia gerola, giuseppe russo

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villa medicea di careggi, firenze. il giardino Annalisa Orsi, Rosella Pascucci Lorenza Racano, Elena Tarlini pagina a fronte | opposite page Vista della pavimentazione in imbrecciato View of the imbrecciato flooring in basso | below Planimetria generale General plan

Il giardino, annesso alla villa medicea di Careggi, fu costruito presumibilmente nel 1440 e subì numerose modifiche nel corso dei secoli, di cui l’ultima nel 1848 ad opera di Francis Sloane. La struttura rinnovata seguì le tracce che rimanevano delle antiche partizioni, con le vasche d’acqua e le aiuole delimitate da cordonature in pietra. Furono create nuove pavimentazioni in imbrecciato e inserite numerose specie di piante rare. Il giardino si presenta tuttora composto da due entità distinte, un parco naturalistico e un giardino formale, situato nel lato sud-ovest della villa. Il lavoro di ricerca ha messo in evidenza gli elementi architettonici che, a causa dell’esposizione agli agenti atmosferici e all’usura del tempo, necessitano di interventi di restauro. Il progetto si basa sul principio della piena conservazione nel rispetto della struttura originaria e delle successive stratificazioni, con interventi utili a porre rimedio al processo di degrado, quali operazioni di pulitura, ripristino e restauri specialistici degli elementi d’arredo.

Relatore: Maurizio De Vita Correlatore Vincenzo Vaccaro

The garden, annexed to the Villa Medici at Careggi, was presumably built in 1440 and modified many times over the centuries until 1848, with the last change being by Francis Sloane. The renewed structure followed the remaining traces of the old partitions, with basins and flowerbeds bordered with stone curbs. New imbrecciato floorings were created and many species of rare plants were included in the park. The garden is still composed of two separate sections, a naturalistic park and a formal garden, located on the south-west side of the manor. The research work highlighted the architectural elements that, due to the continuous exposure to atmospheric agents and ravages of time, needed restoration. The project is based on the principle of conservation fully respecting the original structure and its successive layers, with useful interventions to remedy the degradation process, such as cleaning, restoring paths, and specialized restorations of the furniture.


Pianta del Reale Giardino di Careggi, ASCF (Archivio Storico Comune di Firenze), seconda metà del XVIII secolo | Careggi Real Garden plan, second half of the XVIII century La Villa medicea di Careggi, T. Buzzi, C. B. Negri, Disegno realizzato per la mostra del Giardino Italiano, Firenze 1931 | The Villa Medici at Careggi, T. Buzzi, C. B. Negri, Drawing made for the Italian Garden exhibition, Firenze 1931 Il giardino formale verso la Villa | View of the Villa from the formal garden Vista dello stato di conservazione delle aiuole | View of the conservation state of the flowerbeds Vista dello stato di conservazione delle aiuole | View of the conservation state of the flowerbeds Il giardino formale, vista dall’alto | The formal garden, view from above pagina a fronte | opposite page Planimetria giardino formale. Indicazione degli elementi architettonici | Formal garden planimetry. Indication of the architectural elements Viste di dettaglio della pavimentazione | Details of the flooring Dettaglio: pianta riquadri | Detail: panels plan Pianta pavimentazione | Flooring plan


villa medicea di careggi, firenze. il giardino • annalisa orsi, rosella pascucci, lorenza racano, elena tarlini

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in alto | above Particolari dello stato di conservazione della vasca | Details of the conservation state of the basin Particolari dello stato di conservazione della vasca e delle sedute | Details of the conservation state of the basin and the benches in basso | below Vasca d’acqua V5 e sedute S1-4 Pianta e prospetto — sezione V5 | Water basin and benchs S1-4 Plan and elevation — section Vasca d’acqua V4 Pianta, prospetto e sezione | V4 Water basin Plan, elevation and section


in alto | above Vasca d’acqua V2: particolari dello stato di conservazione della vasca V2; particolari del ninfeo Water basin: details of the conservation state of the basin; details of the nymphaeum Vista della pavimentazione in imbrecciato View of the imbrecciato flooring Dettaglio: pianta riquadri Detail: panels plan a sinistra | left Particolari dello stato di conservazione della vasca Details of the conservation state of the basin


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villa medicea di careggi, firenze Annalisa Orsi, Rosella Pascucci Lorenza Racano, Elena Tarlini pagina a fronte | opposite page Loggetta del piano primo con le colonnine ioniche Loggia of the first floor with Ionic columns in basso | below Planimetria generale General plan

La villa medicea di Careggi è Patrimonio mondiale UNESCO dal giugno 2013, assieme ad altri beni appartenuti alla famiglia Medici compresi nel sito “Ville e giardini medicei in Toscana”. Acquistata dai Medici nel 1417, risalgono alla metà del XV secolo gli interventi di Michelozzo, mentre alcuni ambienti furono affrescati agli inizi del XVII secolo. Le ultime trasformazioni sono del XIX secolo. Per la sua rilevanza culturale, artistica e paesaggistica, determinata dalla sua autenticità e integrità funzionale e strutturale, la villa riveste ancora oggi un notevole valore simbolico. Il lavoro di ricerca condotto è stato sviluppato seguendo due direzioni: una, volta all’approfondimento e alla conoscenza storico-architettonica della villa; l’altra finalizzata all’individuazione di un’adeguata trasformazione funzionale degli spazi interni, nel rispetto dell’impianto originario, al fine di valorizzarla e renderla nuovamente fruibile al pubblico. Il progetto di restauro è stato elaborato seguendo il piano di gestione del sito UNESCO; si prevede la realizzazione di un museo, un centro UNESCO di coordinamento delle ville medicee sul territorio toscano, una biblioteca e un centro convegni.

Relatore: Maurizio De Vita Correlatore Vincenzo Vaccaro

The Villa Medici at Careggi is a UNESCO World Heritage site since 2013; together with other properties that belonged to the Medici family it was included in “Ville e Giardini medicei in Toscana”. It was purchased by the Medici family in 1417. Michelozzo works date to the mid-XV century, while some rooms were painted in the early XVII century. The last transformations of the building may be dated to the nineteenth century. The Villa still plays a significant symbolic value for its cultural, artistic and landscape importance, due to its functional and structural authenticity and integrity. The research that we conducted was developed following two directions: the first one is aimed at the deepening and of the historical and architectural knowledge of the monument, the second one aimed at identifying appropriate functional transformation of the interior spaces, respecting the original distribution, in order to value it and make it accessible to the public again.


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Pianta piano terra | Ground-floor plan pagina a fronte | opposite page Prospetto est | East facade Pianta piano terra | Ground-floor plan


villa medicea di careggi, firenze • annalisa orsi, rosella pascucci, lorenza racano, elena tarlini

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in alto | above La Reale villa di Careggi, da: Zocchi G. (1744), Vedute delle Ville e d’altri Luoghi della Toscana, tav. 31, Firenze, Allegrini Historical view by Giuseppe Zocchi in basso | below Piano terra Particolare del pozzo Ground floor Well’s detail Piano terra pavimentazione in lastre di pietra serena Ground floor paved with stone slabs pagina a fronte | opposite page in alto | above Salone del piano terreno. Affreschi di Michelangelo Cinganelli, Storie di Rinaldo e Armida tratte dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso Ground-floor hall. Frescoes by Michelangelo Cinganelli, Stories of Rinaldo and Armida from Gerusalemme Liberata by Torquato Tasso al centro | centre Prospetto sud South elevation Prospetto ovest. Particolare dell’ingresso South elevation. Entrance detail in basso | below Piano interrato. La grotticina Basement. The little cave Piano interrato. Particolare del pavimento in maiolica della grotticina Basement. Detail of the tiled floor


villa medicea di careggi, firenze • annalisa orsi, rosella pascucci, lorenza racano, elena tarlini

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villa medicea di castello, firenze Laura Bastianini pagina a fronte | opposite page Vista della villa dal giardino View of the villa from the garden in basso | below G. Zocchi, veduta della villa di Castello, fine XVIII sec. Historic drawing by G. Zocchi, end of XVII century

La villa medicea di Castello è stata inserita nel 2013 tra i siti UNESCO del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, insieme ad altre undici ville e due giardini medicei. La proprietà della villa è passata dai Medici ai Lorena e da questi ultimi ai Savoia, che nel 1919 hanno donato villa e giardino allo stato; la villa non è museo di se stessa, ma dal 1976 è sede dell’Accademia della Crusca. Con l’obiettivo di sviluppare una possibile soluzione di adeguamento per accogliere nella villa nuove funzioni, è stato svolto un lavoro di analisi che ha riguardato: la verifica e l’aggiornamento del rilievo esistente; la ricerca bibliografica e d’archivio finalizzata a ricostruire le trasformazioni del manufatto nel corso dei secoli; l’analisi delle criticità attuali, soprattutto per quanto riguarda l’integrazione delle componenti impiantistiche. Allo stato attuale, parte delle sale al piano terra sono aperte al pubblico per visite guidate: viene proposto il progetto di un vero e proprio percorso espositivo, attuando così alcuni degli obiettivi individuati dal Piano di Gestione del sito UNESCO, secondo i princìpi di valorizzazione e al tempo stesso di tutela del patrimonio culturale.

Relatore Maurizio De Vita Correlatore Hosea Scelza

The Medici villa in Castello was added as UNESCO World Heritage Sites in 2013, together in eleven villas and two Medici Gardens. The villa belonged firstly to the Medici family then to the Lorena family handed down to the Savoia family, who donated the villa and garden to the Italian State in 1919; the villa is not a museum in itself, but since 1976 it hosts the Accademia della Crusca. With the aim of developing a possible adaptation solution to accommodate new functions in the villa, a study was carried out concerning: checking and updating the existing survey; bibliographic and archive research aimed at reconstructing the transformation of the artefacts over the centuries; the analysis of current criticalities, especially with regard to the integration of technological components. Up to now, part of the ground floor halls are opened to the public for guided tours: the proposal is to have a real exhibition itinerary, implementing some objectives identified by the UNESCO Site Management Plan, in accordance with both the principles of valuing and safeguarding cultural heritage.


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La villa e il giardino di Castello oggi The villa and the garden nowadays 1. Parcheggio | Park 2. Accesso alla Villa (sede Accademia e CNR) | Entrance to the villa (location of Accademia della Crusca) 3. Accesso alla villa (alloggi privati) | Entrance to the villa (private residences) 4. Accesso al giardino (Polo Museale Fiorentino) | Entrance to the garden (florentine museum centre) 5. Fontana di Ercole e Anteo | Ercole and Anteo fountain 6. Giardino degli agrumi | Agrumes garden 7. Grotta degli animali | Animals Grotto 8. Fontana di Gennaio | Gennaio fountain 9. Parco ottocentesco | Eighteenth century park


villa medicea di castello, firenze • laura bastianini

Foto storiche. Immagini degli interventi di restauro degli anni Sessanta | Historic photos. View of 60’ restoration interventions pagina a fronte | opposite page a sinistra | left La villa e il giardino di Castello oggi | The villa and the garden nowadays a destra | right Giusto Utens: Lunetta, fine XVI sec. | Giusto Utens: Lunetta, end of XVI century Foto storiche. Immagini degli interventi di restauro degli anni Sessanta | Historic photos. View of 60’ restoration interventions

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Stato di fatto: rilievo piano terra Survey of the ground floor Stato di fatto: fotopiano prospetto sud-ovest South west facade Stato di fatto: sezioni trasversali Sections pagina a fronte | opposite page Stato di progetto: pianta piano terra Project ground floor plan Stato di progetto: sezioni di dettaglio Project section


villa medicea di castello, firenze • laura bastianini

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acque della salute, stabilimento termale, livorno Virginia Firenzuoli, Chiara Salvadori pagina a fronte | opposite page Vista del colonnato e di parte del corpo centrale View of the columns and of the central building

Lo stabilimento termale Acque della Salute è un edificio in stile Liberty situato a Livorno, inaugurato nel 1904, e considerato da sempre tra le più importanti architetture del periodo in quanto definito come il primo edificio in Italia costruito con il sistema Hennebiquè. Per la sua riqualificazione è stato necessario effettuare il rilievo tramite scansioni laser, con una successiva elaborazione dei dati tramite il software Cyclone; il rilievo così ottenuto, ha permesso di ottenere degli elaborati grafici precisi al punto tale da consentire anche la ricostruzione di tutti i dettagli architettonici come i capitelli, i mascheroni, gli infissi, ecc. È stato poi effettuato lo studio dei materiali utilizzati per la costruzione e l’analisi delle tipologie di degrado attualmente presenti nello stabilimento. La proposta di progetto prevede il recupero dello stabilimento come Urban Center con un’ipotesi di consolidamento della struttura esistente e la proposta di nuove strutture.

Relatore Maurizio De Vita Correlatori Carmela Crescenzi, Giacomo Tempesta, Francesco Tioli

The ancient spa Acque della Salute is an Art Nouveau building located in Livorno, opened in 1904. It is the first of its kind built in the Hennebique’s method in Italy and for this reason it is considered a milestone in the architectural landscape. For the requalification of this building it was necessary to carry out a survey through scans with a Laser-Scanner and consecutive data processing with the software Cyclone; this type of survey, allowed us to gather graphic work for the reconstruction of some architectural details like capitals, masks, fixtures, etc. The current types of decay in the building and the materials used for construction were then analysed. The project proposal is to change the Spa into an Urban Centre. Hypothesis to reinforce the entire existing structure and the possibility of new structures to provide for the new project were also put forward.


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record • maurizio de vita Elaborati grafici di rilievo. Rilievo geometrico e fotogrammetrico degli alzati: sezione trasversale, scala 1: 200 Survey drawings. Geometric survey drawings and photogrammetric survey drawing: cross section, scale 1: 200 Vista generale del manufatto | General view


acque della salute, stabilimento termale, livorno • virginia firenzuoli, chiara salvadori Elaborati grafici di rilievo. Rilievo geometrico e fotogrammetrico degli alzati: sezione longitudinale, scala 1: 200 Survey drawings. Geometric survey drawings and photogrammetric survey drawing: longitudinal section, scale 1: 200 Cartoline storiche dello stabilimento | Historical pictures Foto dello stato attuale dello stabilimento | Contemporary photos

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Dettagli. Restituzione grafica di alcuni dettagli tipici dello Stile Liberty come mascheroni in finta pietra, infisso in legno di acero, porzione di colonnato in cemento armato, edicola e altre decorazioni in gesso, maioliche con relativa foto del loro stato attuale di degrado Details. Drawings of Art Nouveau’s typical elements such as majolicas, masks made with faux stone, fixiture made with madle wood, reinforced concrete column, aedicula and other elemnts made with plaster, majolicas with contemporany photo about them state of decay pagina a fronte | opposite page Progetto. La proposta di progetto prevede un urban center come nuova destinazione d’uso dello stabilimento termale e la sua riqualificazione. Attraverso lo studio di alcuni disegni storici è stata proposta una nuova copertura per il padiglione centrale. Sopra alcuni elaborati di progetto, rendering e particolari costruttivi Project. The project proposal involves an urban center idea as a new intended use of the facility and its renovation. Through the study of some historical drawings it has been proposed a new structure for the roof of the central pavilion. Here some graphic works, renderings and structural details



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restoring le corbusier in paris Susanna Caccia Gherardini pagina a fronte | opposite page Asile flottant

Pochi casi studio come il restauro delle opere di Le Corbusier implicano nuovi percorsi di ricerca, che può essere interessante rendere espliciti. Questo si è cercato di fare all’interno del Laboratorio di Restauro, prendendo in esame parte delle opere distribuite tra Parigi e i suoi dintorni dell’architetto franco-svizzero. Nel confronto diretto con questi manufatti, attraverso la lettura del loro divenire materico e districandosi tra l’intenzionalità degli archivi, si passa dai problemi dell’autorialità della più iconica architettura della modernità, villa Savoye, a interventi meno conosciuti come quello della péniche sulla Senna. Da questa riflessione possono venire fuori temi utili a riconsiderare anche la stessa letteratura sul restauro del moderno: l’intreccio in primis tra memoria, storia e oblio. Una memoria che agisce come riappropriazione dello spazio del passato trasforma una testimonianza (artistica o antropologica, non è qui in discussione) in patrimonio o, forse, più correttamente in patrimonializzazione. I casi delle maison parigine sono in questo senso quasi paradigmatici, pur nella loro diversità. Mentre ‘una memoria istruita dalla storia’ consente di fare politiche, come quelle costruibili con i proprietari delle residenze lecorbuseriane o quelle finalizzate al riconoscimento di valori nel dossier per la candidatura Unesco. Valori che si vorrebbero universali e che spesso creano controversie, come nel caso appunto della travagliata epopea per l’elezione dell’opera di Le Corbusier nella World Heritage List.

Collaboratori Stefania Aimar, Francesca B. Giusti, Salvatore Zocco

Few case-studies, like the restoration of Le Corbusier’s works, entail new research paths which might be interesting to describe. This is the aim that the Restoration Laboratory attempted to reach by analyzing some of the architectural works of the French-Swiss architect which are located between Paris and its suburbs. When comparing this architecture, as well as through the reading and interpretation of their material transformation process, and by sorting out the archives, we are confronted with various aspects such as the authorship issues of the most iconic Modern architecture — Villa Savoye — to less known interventions such as the one of the péniche on the Seine. This consideration may contribute beneficial arguments to reconsider the literature on restoration of Modern architecture itself: first and foremost, the intertwining of memory, history and oblivion. A memory that aims at claiming back the space of the past transforming evidence (either artistic or anthropologic — this is not to be discussed here) into heritage or, possibly even more appropriately, into capitalization. In this respect, the maisons in Paris are, despite their diversity, paradigmatic examples. On the other hand, ‘a memory educated by history’ allows to carry out policies such as the ones that can involve the owners of Le Corbusier’s residential buildings, or those aiming at recognizing values within the proposal for the application to UNESCO; values which should ideally be universal and that often generate disagreement, as was the case with the troubled saga of the inscription of Le Corbusier’s work in the World Heritage List.


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Asile flottant (1929-1930) Fotopiano, prospetto Photomap, elevation Mappatura dei degradi e delle alterazioni, sezione longitudinale Direct analysis of the materials’ alteration and decay, section pagina a fronte | opposite page Mappa delle architetture di Le Corbusier a Parigi e dintorni Map of Le Corbusier’s architectures in Paris and neightborhood Asile flottant (1929-1930) Mappatura dei materiali, prospetto Analysis of the materials, elevation


restoring le corbusier in paris • susanna caccia gherardini

Legenda dei degradi e delle alterazioni Legend of alterations and decay

Legenda dei materiali Legend of materials

1. Villa Besnus (1922-1923) 2. Maison-atelier Ozenfant (1922-1924) 3. Maison-atelier Lipchitz-Miestchaninoff (1923-1925) 4. Villa La Roche (1923-1925) 5. Villa Jeanneret Raaf (1923-1925) 6. Villa Ternisien (1923-1927) 7. Villa Cook (1926) 8. Palais du Peuple (1926-1927) 9. Maison Planeix (1924-1928) 10. Villa Stein-De Monzie (1926-1928) 11. Asile flottant (1929-1930) 12. Villa Savoye (1928-1931) 13. Cité de Refuge (1929-1933) 14. Pavillon Suisse (1930-1933) 15. Immeuble Molitor (1931-1934) 16. Maison Henfel (1934-1935) 17. Villa Jaoul (1951-1955) 18. Maison du Brésil (1953-1959)

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Vista del Palais de Peuple View of Palais de Peuple Palais du Peuple (1926-1927) Analisi delle trasformazioni storiche Analysis of the building’s constructive evolution and transformations pagina a fronte | opposite page Cité de Refuge (1929-1933) Restituzione grafica, prospetto Rendering, elevation



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restoring le corbusier in paris • susanna caccia gherardini

Maison-atelier Ozenfant (1922-1924) Analisi delle trasformazioni storiche Analysis of the building’s constructive evolution and transformations pagina a fronte | opposite page Pavillon Suisse (1930-1933) Fotopiano, prospetto Photomap, elevation Mappatura dei materiali, prospetto Analysis of the materials, elevation Fotopiano, prospetto Photomap, elevation Mappatura dei materiali, prospetto Analysis of the materials, elevation

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motorchitecture Susanna Caccia Gherardini pagina a fronte | opposite page Vista di una pompa di benzina Shell View of a Shell gas station

Le stazioni di servizio sono l’emblema di una nuova era costruita sul mito della macchina, della mobilità, delle infrastrutture, del brand aziendale. Si tratta di luoghi e architetture che contrassegnano il paesaggio urbano ed extraurbano; siti di transito e di margine che seducono il cinema e l’arte contemporanea del Novecento. L’architettura tende a sperimentare, ricerca morfologie aerodinamiche, esprime pensiline ardite, si avvale di un materiale, per eccellenza plastico, come il cemento armato. A fronte della straordinaria ricchezza documentaria che emerge da inedite fonti aziendali e dalla qualità di molte permanenze, la ricerca in questo settore ha trascurato il fenomeno italiano, con inevitabili conseguenze sul piano della conservazione. Molte le distruzioni e le alterazioni, molti ancora gli edifici da salvaguardare. È questo il principale obiettivo della ricerca: individuare, censire, diffondere la conoscenza, tracciando un percorso interpretativo nel panorama dell’architettura contemporanea nazionale e internazionale, tra gli anni ’30 e gli anni ’60 del secolo scorso, che conferisca riconoscibilità e finalità di tutela e di valorizzazione alla qualità di questo patrimonio.

Collaboratori Stefania Aimar, Francesca B. Giusti, Salvatore Zocco

Gas stations are icons of a new era, based on the myths of automobile, mobility, infrastructures and company branding. Their spaces and architectures constitute landmarks articulating both the urban and the rural landscape; transit and fringe sites that have been seducing cinema and the arts of the 20th century. Their architecture is characterized by experimentation, seeking aerodynamic morphologies, building daring overhangs and adopting such an exceptionally plastic material, like concrete. Although the extraordinary wealth of documentation emerging from hitherto unpublished archive records and the high quality of many of the permanencies, investigations focusing on this topic have neglected the Italian manifestations for a long time. This led to obvious consequences concerning their conservation, because many gas stations have been demolished and many others have been considerably altered; but there still exist many others, which have to be preserved. This is exactly the main objective of the research: after locating and registering the buildings pertaining to this architectural heritage, it will trace an interpretative path against the background of Modern architecture (from the Thirties to the Sixties of the last century), both Italian and international, in order to establish criteria for the identification of this valuable heritage and to set procedures for its preservation and valorization.


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Mappatura delle architetture della mobilità in Toscana Mobility architectures mapping in Tuscany 1. Via Aurelia, Carrara (MS) 2. Viale XX Settembre, Carrara (MS) 3. Piazzale della Misericordia, Massa (MS) 4. Viale Cristoforo Colombo, Marina di Carrara, Carrara (MS) 5. Via Aurelia, Migliarino Pisano (PI) 6. Via Aurelia, Madonna Dell’Acqua, Pisa 7. Via del Brennero, Pisa 8. Via Fiorentina, Pisa 9. Piazza Guerrazzi, Pisa 10. Viale del Tirreno, Tirrenia (PI) 11. Sr 439, La Sterza, Lajatico, Terricciola (PI) 12. Via del Brennero, Lucca 13. Via del Tiro a Segno, Lucca 14. Via Lucchese, Lucca 15. Via Pesciatina, Capannori (LU) 16. Largo Risorgimento, Viareggio (LU) 17. Via Lungomare Roma, Marina di Pietrasanta, Pietrasanta (LU) 18. Via Aurelia nord, Pietrasanta (LU) 19. Via Aurelia, Pietrasanta (LU) 20. Via Aurelia, Pietrasanta (LU) 21. Viale Cristoforo Colombo, Lido di Camaiore, Camaiore (LU) 22. Viale della Repubblica, Forte dei Marmi (LU) 23. Via Vecchia Aurelia, Donoratico, Castagneto Carducci (LI) 24. Corso Matteotti, Cecina (LI) 25. Corso Matteotti, Cecina (LI) 26. Via Francesco Baracca, Firenze 27. Via G. Masini, Castelfiorentino (FI) 28. Via N. Sauro 347, Pistoia 29. Via del Salsero, Montecatini Terme (PT) 30. Sp 152, Potassa, Gavorrano (GR) 31. Via Jacopo Carducci, Empoli 32. Via Piero della Francesca, Arezzo 33. Santa Barbara, Cavriglia (AR) 34. Via dell’Aereoporto, Pisa 35. Via Roma, Prato 36. Via Micallé, Pistoia 37. Via Aurelia, Livorno 38. Via Aurelia, Livorno 39. Via Aurelia, Pisa 40. Via Aurelia, Pisa 41. Viale Adua, Pistoia

Via Baracca, Firenze Fotopiano, mappatura dei materiali, mappatura dei degradi e delle alterazioni Photomap analysis of the materials direct analysis of the materials’ alteration and decay pagina a fronte | opposite page in alto | above Via Aurelia nord, Pietrasanta Fotopiano, mappatura dei materiali, mappatura dei degradi e delle alterazioni Photomap analysis of the materials direct analysis of the materials’ alteration and decay Viale Cristoforo Colombo, Lido di Camaiore, Camaiore (LU) Fotopiano, mappatura dei materiali, mappatura dei degradi e delle alterazioni Photomap analysis of the materials direct analysis of the materials’ alteration and decay in basso | below Piazzale della Misericordia, Massa Fotopiano, mappatura dei materiali, mappatura dei degradi e delle alterazioni Photomap analysis of the materials direct analysis of the materials’ alteration and decay Via Piero della Francesca, Arezzo Fotopiano, mappatura dei materiali, mappatura dei degradi e delle alterazioni Photomap analysis of the materials direct analysis of the materials’ alteration and decay




motorchitecture • susanna caccia gherardini

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chiesa di san giovannino, padri scolopi, firenze Sofia Brizzi pagina a fronte | opposite page Prospetto ovest dopo i restauri West facade after the restoration

La chiesa di San Giovannino dei Padri Scolopi, ubicata all’incrocio tra via Martelli, via de’ Gori ed adiacente a Piazza San Lorenzo, presenta un ricco apparato decorativo realizzato con tecnica a secco nel 1758 da Agostino Veracini e raffigurante La visione apocalittica di San Giovanni Evangelista. La struttura della volta presentava macroscopici fenomeni di degrado, quali un cedimento di circa 10 cm nella porzione centrale, una serie di fessure, craquelures e lacune dello strato pittorico. Si è analizzato quindi lo stato di conservazione dell’opera nel suo complesso e documentato lo stato antecedente l’intervento di consolidamento della volta. Le indagini svolte, con il supporto del restauratore Sabino Giovannoni, sono state non solo propedeutiche alla conoscenza del manufatto ma mirate alla redazione di un progetto di restauro consapevole. A tale proposito sono state avanzate ipotesi per la pulitura della pellicola pittorica a seguito dei test preliminari effettuati in situ.

Relatore Daniela Chiesi Correlatore Marilena Ricci

The church of Saint John of the Scolopi Fathers, located on via Martelli corner with via de’ Gori and adjacent to Piazza San Lorenzo, holds a rich a secco technique decoration dating from 1758 by Agostino Veracini, representing The Apolcalyptic vision of Saint John the Evangelist. The vault structure presented microscopic deterioration phenomena, including a 10cm collapse in the central part, a number of cracks, craquelures and lacunae in the painting. The state of conservation in its entirety was thus analysed and the state prior to consolidation documented. The investigations, supported by the restorer Sabino Giovannoni, were not only preparatory to understand the artifact but aimed at the realisation of an informed restoration project. In this respect the hypothesis for the cleaning of the painting layers further to preliminary tests in situ was put forward.


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a sinistra | left Inquadramento territoriale L’edificio viene riportato già sulle carte storiche di Stefano Bonsignori (fine XVI sec) e di Ferdinando Ruggeri (1731) Territorial overview The building is already present on the historical maps of Stefano Bonsignori (end XVI century) and Ferdinando Ruggeri (1731) Inquadramento storico La chiesa fu edificata per volere di Giovanni di Lando, della famiglia Gori, a partire dal 14 Maggio 1351 Historical overview The Church was built by request of Giovanni di Lando, part of the Gori Family, starting from 14th May 1351 Veduta di Palazzo Ricardi in via Larga, acquaforte di Magazzari G. Rosaspina B., prima metà XIX sec. Perspective of Ricardi Palace in Via Larga, first half of XIX century pagina a fronte | opposite page Elaborati grafici: il rilievo, a supporto della ricerca, è stato vettorializzato ad Autocad previa verifica di un rilievo eseguito nel 1993. Si riportano la pianta a quota +1, 50 mt, sezione longitudinale e sezione trasversale. Gli elaborati sono serviti come base per la realizzazione del fotopiano della volta e per la mappatura dei fenomeni di degrado dell’apparato decorativo Graphic Art: the survey, as support to the research, was vectorised with Autocad upon verification of a survey run in 1993. The longitudinal and transversal sections of the plan at +1, 50mt have been included. These served as a base to the creation of the photomap of the vault and the mapping of the deterioration of the decorative elements.


chiesa di san giovannino, padri scolopi, firenze • sofia brizzi

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Test di preconsolidamento della pellicola pittorica con caseinato d’ammonio e soluzione di bario satura filtrata prima e dopo l’applicazione. Test di preconsolidamento su parte decoesa tra superficie pittorica e intonaco Pre-consolidation test of the painting film using ammonium caseinate and a solution of saturated barium filtered before and after application. Pre-consolidation test of the detached part between the painting surface and the plaster (intonaco) Test di pulitura su doratura effettuata con solvente Nitro, alcool denaturato, acetone, miscela di soluzione satura ammonio bicarbonato e glicerina, carbonato d’ammonio e acqua deionizzata Cleaning test of the gilding using Nitro solvent, methylated spirit, acetone, a mix of saturated ammonium bicarbonate solution and glycerine, ammonium carbonate and deionised water

Test di pulitura di una porzione del dipinto centrale localizzata vicino alla linea di mezzeria della volta con acqua deionizzata, sepiolite, Arbocel BC200 e carta giapponese. Risultati ottenuti dopo la pulitura Cleaning test of a part of the central painting found near the central line of the vault using deionised water, sepiolite (meerschaum), Arbocel BC200 and Japanese paper. Results after cleaning

Test di pulitura di una porzione del dipinto in prossimità di una fessurazione con spugna wishab, dischetto di cotone imbevuto di acqua deionizzata. Risultato dopo un’ora di posa ed individuazione della zona di applicazione Cleaning test of a part of the painting near a crack/fissure using a wishab sponge, a cotton disc with deionised water. Result after an hour and identification of the area

Test di preconsolidamento della pellicola pittorica con caseinato d’ammonio e soluzione di bario satura filtrata prima e dopo l’applicazione. Test di preconsolidamento su parte decoesa tra superficie pittorica e intonaco Pre-consolidation test of the painting film using ammonium caseinate and a solution of saturated barium filtered before and after application

Test di pulitura di una porzione del dipinto in prossimità di una fessurazione con spugna wishab, dischetto di cotone imbevuto di acqua deionizzata. Risultato dopo un’ora di posa ed individuazione della zona di applicazione Cleaning test of a part of the painting near a crack/fissure using a wishab sponge, a cotton disc with deionised water. Result after an hour and identification of the area


Individuazione dei punti di prelievo dei campioni e documentazione fotografica correlata I campioni sono stati sottoposti ad analisi quali spettroscopia raman (eseguita sul campione 1), spettroscopia FTIR-ATR, realizzazione di sezioni lucide per osservazione a microscopio a scansione elettronica (SEM). Il campionamento si è reso necessario per la conoscenza del manufatto poiché non sarebbe stato possibile procedere con analisi termografiche, riflettografiche uv/ir a causa dell’ubicazione del cantiere Identification of the s ampling points and photographic documentation The samples were analysed via Raman spectroscopy (held on sample 1), FTIR-ATR spectroscopy, preparation of polished sections for observation under a scanning electron microscope (SEM). The sampling was necessary to understand the artifact to proceed with termographic, uv/ir reflectographic analysis due to the location of the works Ipotesi di progetto per il restauro dell’apparato decorativo a seguito del consolidamento della volta. Contestualmente all’intervento sulla struttura della volta, sono state approntate opere a presidio dell’apparato decorativo, rivolte alla stabilizzazione e al consolidamento strutturale degli intonaci dipinti e degli ornati a stucco. Solo in seguito a questo intervento preliminare di consolidamento si potrà procedere alla pulitura degli apparati Hypothetical project for the restoration of the decorative elements further to consolidation of the vault. During the intervention on the vault, works to safeguard the decorative elements were undertaken, to structurally stabilise and consolidate the painted intonacos of the ornate stucco. The decorative elements could only be cleaned after this preliminary consolidation

Restauro del dipinto centrale e degli sfondi viola pallido delle sezioni ornate a stucco: prenconsolidamento del colore nelle zone decoese e microsollevate tramite nanocalci, idrossido di bario filtrato e/o acqua di calce filtarata con caseinato d’ammonio al 4%. Pulitura definitiva della superficie pittorica tramite spugna wishab, o carta giapponese con un impacco di Arbocel BC200, sepiolite e acqua deionizzata. Consolidamento e ristabilimento della coesione tra i diversi strati costitutivi dell’opera tramite applicazione di TEOS con acqua di calce. Stuccatura delle zone di caduta dello strato pittorico mediante grassello e sabbia lavata di granulometria idonea, e restauro pittorico nelle zone abrase o cadute tramite velinatura sensibilizzata dall’impiego di acquarelli e/o colori minerali in polvere. Applicazione di un eventuale protettivo finale composto da cera d’api sbiancata ed essenza di petrolio Restauro degli ornati a stucco con doratura: rimozione dei depositi superficiali tramite spugna wishab o impacco di cotone imbevuto con acqua deionizzata. Stuccatura con acqua di calce e polvere di marmo. Stesura di oro in polvere sintetico a base di mica. Per la pulitura sono stati utilizzati solventi quali: solvente Nitro, alcol denaturato, acetone e carbonato d’ammonio, che si sono rilevati tutti efficaci nella rimozione della vernice stesa sulla doratura come protettivo finale Restauro degli ornati a stucco: asportazione dei depositi superficiali di nerofumo tramite spugna wishab, o impacco di cotone imbevuto con acqua deionizzata. Stuccature delle parti cadute o fratturate da eseguire con grassello e polvere di marmo di granulometria idonea Credits Comune di Firenze — Servizio belle arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio Giorgio Caselli, Patrizia Contini, Paolo Ferrara, Emiliano Lascialfari Direttore operativo del progetto di restauro Sabino Giovannoni Elaborazioni grafiche Marta Porcile


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progetto heco Giuseppe Alberto Centauro, Carlo Francini pagina a fronte | opposite page Inquadramento territoriale core zone del sito UNESCO — Centro Storico di Firenze Carta Ufficiale MIBACT 2010 Scala 1: 15000 Territorial overview UNESCO site core zone — Centro Storico di Firenze Carta Ufficiale MIBACT 2010 Scala 1: 15000

Ricercatori Andrea Bacci, Daniela Chiesi, Daniela Cinti, Maria Teresa Cristofaro, David Fastelli, Irene Centauro, Nadia Cristina Grandin, Martina Vicini

La conservazione e la valorizzazione dei valori di autenticità ed integrità del patrimonio paesaggistico ed architettonico del sito UNESCO — Centro Storico di Firenze sono stati gli obiettivi degli studi condotti dal gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Firenze nell’ambito del Progetto Heritage Colors (HECO). Il volume presenta, unitamente al percorso dello studio scientifico che è stato sviluppato per la messa a punto di innovative metodologie di analisi e valutazione del costruito storico urbano e degli spazi verdi, i risultati acquisiti per la gestione del sito UNESCO di Firenze secondo le indicazioni espresse nelle linee guida indicate dall’ICOMOS per la valutazione d’impatto sul patrimonio (HIA), attraverso sperimentazioni e applicazioni sul campo, illustrate nella pubblicazione, in ampia sintesi con capillari quadri riepilogativi.

The conservation and appreciation of the values of authenticity and integrity of the environmental and architectural heritage of the UNESCO site — the Historical Centre of Florence, were the object of study undertaken by the research group of the University of Florence in the context of the Heritage Colors Project (HECO). Besides the scientific study developed to define innovative analytical methodologies to evaluate the urban historical constructions and green spaces, the volume includes the acquired results on managing the UNESCO site of Florence according to the indications of the ICOMOS guidelines to assess impact on heritage (HIA), via on field experimentation and application, illustrated in the detailed publication.


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Metodologie Methodologies


progetto heco • giuseppe alberto centauro, carlo francini

Metodologie Methodologies

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Metodologie Methodologies pagina a fronte | opposite page Analisi Analysis


progetto heco • giuseppe alberto centauro, carlo francini

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Analisi Analysis


progetto heco • giuseppe alberto centauro, carlo francini

Sintesi Synthesis Progetto Heritage Colors si basa sullo studio critico del paesaggio urbano e del costruito storico esistente attraverso una lettura sistematica e particolareggiata del colore delle facciate, in particolare per quanto riguarda l’introspezione sulle superfici degli edifici dichiarati di interesse architettonico (ex D. lgs 42/2004), nonché degli aggregati seriali urbani, realizzando un data collection di migliaia di informazioni relative a: caratteri storico evolutivi e tipologici, caratterizzazioni materiche e costruttive, geometrie e dimensioni, stato di conservazione, alterazione visiva e vulnerabilità morfologica ai fini sismici. Il colore delle facciate, catalogate per matrici cromatiche e minerali, nella misura di ricerca adottata nel progetto funge da cartina tornasole dei fenomeni di alterazione, degradazione e incongruo trattamento che distinguono le principali minacce che interessano le dinamiche di trasformazione registrate a livello cittadino. I data record sono stati inseriti e gestiti attraverso un sistema online di data management collegato agli applicativi dei Geographic Infomation Systems (GIS). Tutti i dati raccolti sono stati elaborati attraverso una serie di algoritmi per consentire delle sintesi informative utili al monitoraggio e all’aggiornamento delle banche dati Heritage Colors Project bases itself on the critical study of the urban landscape and historical buildings by a systematic and an extensive reading of facade colours, particularly in relation to surface introspection of buildings declared to be of architectural interest (e. g. D. lgs 42/2004), as well as urban serial grouping, creating data collection including a numerous amount of information related to: historical evolution and typology characteristics, materic and construction character, geometry and dimension, state of conservation, visual alteration and morphological vulnerability in view of seismic activity. The colour of the facades, catalogued according to cromatic matrices and minerals, act as a litmus paper showing alteration phenomena, degeneration and incongruous treatment that distinguish the main threats of the registered transformations on a local level. The data was recorded utilising an online management system connected to the applications of the Geographic Infomation Systems (GIS). All the collected data was elaborated using a series of algorithms to provide informative summaries useful for monitoring and the updating of the data bank

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restauro ambientale Giuseppe Alberto Centauro, Daniela Cinti pagina a fronte | opposite page Fotopiano della chiesa di Santa Maria Novella e del cimitero di Paona Photomap of the Church of Santa Maria Novella and Paona Cemetery

Le attività del Laboratorio di Restauro ambientale sono declinate nelle tre componenti del restauro urbano, del restauro di parchi e giardini e della tutela e valorizzazione del Paesaggio. Particolare rilievo è stato dato alla riqualificazione di ambienti urbani espressione della sinergia tra l’opera dell’uomo e la natura. I tessuti edilizi storici e il sistema degli spazi aperti pubblici e privati (piazze, strade, giardini e parchi) hanno costituito l’oggetto delle elaborazioni analitico-diagnostiche e progettuali sia alla scala urbana che architettonica. Il sistema delle piazze generate da importanti complessi monastici (S. M. Novella, S. Frediano, Santo Spirito, Carmine, S. M. degli Angeli), le mura urbane e gli spazi verdi contigui, i giardini storici privati hanno rappresentato altrettante tematiche. Grande attenzione è stata rivolta alle superfici murarie e agli spazi verdi nell’ambito dell’elaborazione progettuale per la conservazione e l’innovazione.

The work of the Environmental restoration laboratory is divided into urban restoration, park and garden restoration and safeguarding and enhancing landscape. Particular attention has been placed on urban environments expressing a synergy between man and nature. Historical built-up areas and the system of public and private open spaces (squares, streets, gardens and parks) have been the focus of analytical-diagnostics and project elaboration both on an urban as well as on an architectural level. The system of squares created by the presence of important monastery complexes (S. M. Novella, S. Frediano, Santo Spirito, Carmine, S. M. degli Angeli), the urban walls and the green spaces adjacent to them, private historical gardens also represent other cases. Great attention has been paid to walls and green spaces with the scope of developing conservation and innovation projects.


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Fotopiano del fronte ovest di piazza Santa Maria Novella | Photomap of the west side of Santa Maria Novella Square Iconografia storica Historical iconography F. Borbottoni, Piazza Santa Maria Novella, XIX secolo pagina a fronte | opposite page in alto | above Principali collegamenti con i complessi religiosi presenti nell’intorno urbano | Main links with religious complexes present within the urban context Flussi turistici verso le principali emergenze urbane presenti nell’intorno | Tourist flows towards the main urban emergencies present in the neighbourhood in basso | below Schema di sintesi che indica i colori prevalenti dei fronti della piazza confrontati con quelli storici | Summary indicating the prevalent colours of the fronts of the square compared to the historical ones



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castello dell’imperatore, prato Christopher Evans Bennett pagina a fronte | opposite page Castello prima dei restauri del XX secolo The castle before the restoration of the XX cen.

La conoscenza della fabbrica è il primo fondamentale passo per iniziare un percorso formativo finalizzato al restauro architettonico in chiave di conservazione e valorizzazione. Le indagini condotte sul Castello di Prato mettono in evidenza questi aspetti che non possono prescindere dalle strette correlazioni esistenti tra le strutture in elevato e quelle ipogee, riscontrate archeologicamente, presenti nel tessuto storico limitrofo. L’approfondimento dei fenomeni di degrado materico e fisico forniscono il quadro conoscitivo necessario per sviluppare una coerente proposta di recupero e di riutilizzo funzionale al fine di risolvere le problematiche fisiche della conservazione e quelle della valorizzazione culturale. Nelle immagini si riportano gli elementi fondamentali della disciplina: 1. conoscenza storiografica, documentaria ed iconografica; 2. rilievo geometrico, materico, e delle istanze progettuali; 3. rilievo materico e dei fenomeni di degrado; 4. progetto di restauro del monumento e del suo intorno in un disegno globale.

Relatore Giuseppe Alberto Centauro Correlatore Andrea Bacci

Gaining knowledge of the building is the first fundamental step towards a training resulting in architectural restoration of which the key concept is that of conservation and enhancement. The research on Prato Castle evidences these aspects that do not allow us to overlook the existing close relationship between the structures on the surface and below, seen through archeological studies, present in the historical neighbourhood. Delving deeper into the materic and physical degeneration phenomena we can develop a coherent proposal for recovery and functional use of the space resolving physical conservation and enhancement problems. In the diagrams you may find the fundamental elements of this discipline: 1. historiographic, documentary and iconographic knowledge; 2. geometric, materic and project steps surveying; 3. materic and degeneration phenomena surveying; 4. restoration project of the monument in its context and in a global context.


1. 2. 3. 4. 5. 6.

Torre Ovest Torre mediana lato Nord-Ovest Torre Nord Torre mediana lato Nord-Est Torre Est Torre mediana pentagonale lato Sud-Est 7. Porta secondaria di accesso al Castello del Cassero demolito 8. Torre Sud 9. Torre mediana pentagonale lato Sud-Ovest 10. Scala ingresso principale 11. Cortile interno

in alto | above Keyplan: Il Castello e i suoi ambienti | Keyplan: The Castle and its spaces Panorama di Prato (XVII sec.) | View of Prato (17th Century) Il progetto geometrico degli ambienti interni | Geometrical design of the interiors rooms in basso | below Veduta aerea del Castello di Prato, attualmente destinato a cinema estivo e aperto al pubblico durante l’anno | Aerial view of Prato Castle, currently used as a Summer cinema and open to the public during the year pagina a fronte | opposite page Evoluzione delle cerchie murarie pratesi | Evolution of the wall’s circle of Prato Catasto Generale Toscano — Mappa n. 76, 1820 | Tuscan collective real estate registry — Map no. 76, 1820



Le analisi: referenziazione degli scavi eseguiti dalla cattedra di Archeologia Mediovale (prof. G. Vannini) nel 2012 in occasione della riqualificazione della piazza di S. M. delle Carceri Analysis: referencing of the excavations undertaken by the chair of Medieval Archaeology (Prof. G. Vannini) in 2012 during the modernisation works of S. M. delle Carceri Square


castello dell’imperatore, prato • christopher evans bennett

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Una proposta di restauro del castello Le analisi: dai rilievi delle specchiature e dalla ricomposizione degli alzati si procede alla lettura del materiale e dei fenomeni di degrado. Ad ogni fenomeno rilevato si determinano poi le azioni necessarie da intraprendere sul manufatto, al fine di contrastare il processo degenerativo e riqualificarne il paramento in ottica conservativa. Questa fase di studio permette di fare una preventiva scelta sulla progettazione del restauro. Si esemplifica, nello studio di tesi qui presentato, la complessità dei temi affrontati, tra loro integrati nelle applicazioni di rilievo per la conoscenza, di analisi dei materiali e dei fenomeni di degrado (da contrastare con adeguati provvedimenti), unitamente ad un’ipotesi di riabilitazione, fino all’individuazione di una proposta progettuale che propone in maniera emblematica il confronto mai risolto nel linguaggio compositivo tra ‘antico’ e ‘nuovo’, coinvolgendo il contesto urbano pagina a fronte | opposite page Sistemazione degli accessi all’interno di una riqualificazione funzionale condotta dalle conoscenze storiche, architettoniche e archeologiche Organisation of entrances within a functional modernisation plan based on historical, architectural and archaeological knowledge Vista d’insieme | Panoramic view



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Il progetto di restauro: proposta di nuovi accessi alla struttura e loro studio funzionale e architettonico The restoration project: proposal for new entrances to the structure and the study of their functionality and architecture


castello dell’imperatore, prato • christopher evans bennett

Renderizzazione dello spazio interno e rapporto con le preesistenze ipogee in ottica funzionale e museale Rendering of the inside space linking with the pre-existing hypogeums in view of functionality and museum use

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emergenze del paesaggio, antica pieve di s. leonardo in collina, vaiano Monica Guasti pagina a fronte | opposite page Antica pieve di San Leonardo in Collina (Vaiano — Prato) Stato attuale | Actual state

Obiettivo formativo primario del laboratorio è quello di fornire agli studenti gli strumenti tecnici e critici essenziali per una conoscenza degli elementi architettonici caratterizzanti l’edilizia storica, propedeutici alla progettazione per la conservazione e il restauro. Il corso, in particolare, si pone l’obiettivo di fornire agli allievi di architettura un approccio analitico verso il costruito storico, le matrici tipologi-che e i sistemi edificatori della tradizione, applicando regole e norme di riferimento consolidatesi in un plurisecolare processo storico culturale. La trattazione degli argomenti verte sull’approfondimento relativo ai materiali e alle tecniche costruttive, antiche e moderne, suddivisa in tre parti: a) aspetti conoscitivi di base dell’edilizia storica; b) rilievo per la conservazione e diagnosti-ca; c) analisi dell’organismo architettonico, dei materiali lapidei e delle superfici decorate.

Relatore Giuseppe Alberto Centauro Correlatore Roberto Tazioli

The primary educational goal of the laboratory is to provide students with the essential technical and critical tools for an understanding of the architectural elements that characterize historic buildings, close to conservation and restoration. The course, in particular, aims to provide architecture students with an analytical approach to historical buildings, typological matrices and traditional building systems, applying rules and reference norms consolidated in a centuries-old cultural-historical process. The discussion of the topics focuses on an in-depth study of materials and construction techniques, both ancient and modern, divided into three parts: a) basic cognitive aspects of historical buildings; b) survey for conservation and diagnostics; c) analysis of the architectural organism, stone materials and decorated surfaces.




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restauro delle superfici Simona Bassi, Elena Magazzini pagina a fronte | opposite page Parco Nazionale delle Cinque Terre Cinque Terre National Park

Il processo di analisi e di lettura delle superfici architettoniche dell’edilizia storica rientra nell’ambito disciplinare della conservazione e del restauro, della tutela ai fini paesaggistici, per ristabilire nelle diverse espressioni dialettiche, ambientali ed architettoniche, quel legame di continuità col passato che è anche il vero senso da dare oggi alla salvaguardia dell’identità cromatica dell’architettura e del paesaggio. Il restauro del colore in architettura deve intendersi realizzabile esclusivamente se posto sul piano materico, stabilendo per ciascun edificio un proprio codice, unitamente ad un’idonea tecnologia applicativa, affidando semmai alle tinte di rifacimento il compito di non tradire la stratigrafia storicamente accertata sui fronti esterni, in relazione ai mutamenti consolidati del contesto, e conseguentemente rispettare le matrici cromatiche dalle quali deriveranno tutte le tinte compatibili di progetto e i modi di trattamento delle superfici.

Relatore Giuseppe Alberto Centauro Correlatore Nadia Cristina Grandin

The analytical and reading process of historical architectural surfaces is considered a part of the conservation and restoration disciplines, the caring of landscapes too, to re-establish in the various environmental and architectural expressions, a tie with the past to create continuity, that is also the true sense of safeguarding the cromatic identity of architecture and landscape. The restoration of colour in architecture is possible when based on a materic level, establishing a code for every building, together with a suitable applied technology, entrusting that the new colours do not betray the historically ascertained stratigraphy of the external fronts, in relation to the consolidated changes of the context, and to consequently respect the colour matrices where all compatible colours of the project come from and the methods used in the treatment of surfaces.


Per gli aspetti analitici del paesaggio urbano (Parco Nazionale delle Cinque Terre) For analytical aspects of urban landscape (Cinque Terre National Park) Modeli materici (invrianti minerali e matrici cromatiche — 2005) Materic models (minerals invariant and cromatic matrices — 2005) pagina a fronte | opposite page Per gli aspetti conoscitivi del colore urbano (Centro Storico di Firenze) For fact-finding aspects of urban colour (Historical Centre of Florence) Foto di Adriano Bartolozzi (Laboratorio Fotografico DiDA UniFi) Estratti dei pannelli esemplificativi della mostra “Firenze In_colore”, Comune di Firenze — Ass. all’Urbanistica / Ufficio UNESCO / DiRes (2008)



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Per gli aspetti di valorizzazione del colore nei beni culturali (Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli) For aspects of colour appreciation in cultural heritage (Chapel of the Magi by Benozzo Gozzoli) Cappella dei Magi, ciclo pittorico di Benozzo Gozzoli Cappella dei Magi, ciclo pittorico di Benozzo Gozzoli (dal rilievo al progetto il colore al centro del percorso di valorizzazione museale). Tesi di Elena Magazzini Chapel of the Magi, painting cycle by Benozzo Gozzoli (from survey to project: colour at the centre of museum appreciation). Thesis by Elena Magazzini pagina a fronte | opposite page Per gli aspetti di progettazione del colore nel paesaggio naturale (Marciana Marina — Isola d’Elba) For planning aspects of colour in natural landscape (Marciana Marina — Isola d’Elba) Colori rilevati e tavolozza di progetto con simulazioni in acquerello Recorded colours and project palette with watercolour simulations


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restauro post-sisma Erica Ventrella, Nuria Chiara Palazzi, Silvia Vezzosi, Elena Montomoli, Luca Bassano pagina a fronte | opposite page L’Aquila Iconografia storica: Gonfalone civico dipinto nel 1579 da G. P. Cardone, con la città compatta entro il circuito difensivo e sostenuta come un unico grande plastico da quattro Santi Protettori Aquila historic iconography: Civic standard painted in 1579 by G. P. Cardone, picturing the city within its defensive circuit and held like a large sculpture by its four Patron Saints

Relatore Giuseppe Alberto Centauro Correlatori Nadia Cristina Grandin, Roberto Tazioli, Guido Iannone

Gli studi sono stati condotti all’indomani del sisma dell’aprile 2009, nella ‘Zona Rossa’ dell’Aquila, nell’ambito del corso di Restauro Urbano e del Laboratorio di Restauro; dopo, con un accordo di collaborazione istituzionale tra il DIDA e il Comune di Sant’Eusanio Forconese, sono stati oggetto di ricerca d’Ateneo, confluita nella pubblicazione Lineamenti per il restauro postsismico del costruito storico in Abruzzo. Piano di ricostruzione di Casentino (AQ) (a cura di G. A. Centauro). La finalità è quella di fornire uno strumento tecnico per dar corso all’impegnativo lavoro di recupero e a una metodologia d’indagine a valenza preventiva. Si tratta della messa a punto di un ‘codice di pratica’ per guidare le azioni di rilievo, analisi, diagnostica per la conservazione e il restauro postsismico, e di monitoraggio nella valutazione critica degli interventi da gestire per la sicurezza futura, a contrasto della vulnerabilità di un territorio storicamente a forte rischio sismico.

The research studies were conducted in April 2009 in the aftermath of the earthquake, in the ‘Red Zone’ of L’Aquila, in the Urban Restoration course and in the Restoration Laboratory; later, through a partnership agreement between the DIDA Department and the Municipality of Sant’Eusanio Forconese, the research studies merged into the publication Outlines for the post-seismic restoration of the historical building in Abruzzo. Plan of reconstruction of Casentino (AQ) (edited by G. A. Centauro). The aim is to provide a technical tool to carry out the demanding recovery work and a surveying methodology with a preventive value. This is the development of a ‘code of practice’ to guide the actions of relief, analysis, diagnostics for conservation and post-seismic restoration, and of monitoring in the critical evaluation of the interventions for future security, in order to contrast the vulnerability of a historically high seismic risk territory.


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L’Aquila, Zona Rossa: stato dei luoghi e monitoraggio degli effetti dello sciame sismico 05/2009-03/2011 Aquila, Red Zone: state of locations and monitoring of seismic activity effects 05/2009-03/2011 L’Aquila, centro storico: accertamento e valutazione del livello di danneggiamento degli edifici Aquila, historic centre: inspection and evaluation of the level of damage to buildings pagina a fronte | opposite page L’Aquila, Zona Rossa: isolato campione. Caratterizzazione delle murature dopo la messa in sicurezza nel 2011 Aquila, Red Zone: isolated sample. Characterisation of stonework after having secured it in 2011 L’Aquila, Zona Rossa: isolato campione. Mappatura dei crolli e dei plessi fessurativi. Marzo 2011 Aquila, Red Zone: isolated sample. Mapping of the collapse and fissures. March 2011


restauro post-sisma • erica ventrella, nuria chiara palazzi, silvia vezzosi, elena montomoli, luca bassano

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Zona Rossa: Carta dell’Agibilità | Red Zone: Safe circulation map pagina a fronte | opposite page Rilievo delle tipologie costruttive e studio dei meccanismi di collasso | Survey of construction types and study of collapse mechanisms Particolare apparecchiatura muraria lesionata, rafforzata e con cocci e studio della caratterizzazione muraria | Particular damaged construction equipment, strengthened with earthenware and study of the stonework characterisation


restauro post-sisma • erica ventrella, nuria chiara palazzi, silvia vezzosi, elena montomoli, luca bassano

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Lettura delle criticitĂ e spiegazione dei meccanismi di rottura e proposta di intervento Reading of criticality and explanation of breakage mechanisms and intervention proposal Simulazione degli aggregati dopo la riparazione del danno e il restauro Simulation of aggregates after repairs and restoration



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restauro tempio di ramesse ii, distretto di al-minya ˉ, egitto-sisma Michele Coppola

Le ricerche sul tempio di Ramesse II ad Antinoe sono svolte da un gruppo interdisciplinare nell’ambito della Missione Archeologica Italiana. L’obiettivo è quello di individuare le fasi del ciclo di vita dell’edificio, attraverso lo studio dei suoi caratteri formali e tecnologici originali e delle successive trasformazioni. Oltre al rilievo in pianta e in elevato delle strutture in situ, la posizione delle strutture murarie, oggi scomparse, è stata evidenziata dalla mappatura dei pavimenti. Indagini stratigrafiche e analisi sui materiali hanno permesso di identificare le sequenze standard dei principali processi tecnologici, nonché soluzioni specifiche. L’attenzione è stata rivolta allo studio delle malte e degli strati pittorici, in particolare con l’analisi dei pigmenti utilizzati in diverse fasi di decorazione. La registrazione sistematica dei pezzi sparsi (capitelli, architravi, cornici, talatat) sta portando ad una conoscenza significativa delle parti crollate dell’edificio. Sono state proposte alcune ipotesi sull’aspetto originale delle trabeazioni e dei colonnati.

The research and conservation project of the temple of Ramesses II at Antinoe is carried out by an interdisciplinary team of the Italian Archaeological Mission. The goal is to identify the stages of the building life cycle, through the study of its original formal and technological characteristics and subsequent transformations. Complete plans and elevations of still-on-place remains have been drafted. Stratigraphic investigations and analysis of the materials have been carried out on the columns of the courtyard and of the hypostyle hall. Standard formal models and main technological processes have been identified, as well as specific solutions found. Attention has been paid to the study of mortars and painting layers, especially with the analysis of pigments used in different decoration phases. The systematic recording of the scattered pieces is leading to significant knowledge of the collapsed parts of the building. Some hypothesis on what the original colonades could have looked like have been put forward.


Inquadramento territoriale Il tempio di Ramesse II fa parte del complesso archeologico della città di Antinoopolis, fondata da Adriano nel 130 d. C. su un insediamento precedente, nei pressi di Hermopolis in Medio Egitto Territorial context The temple of Ramesses II is part of the archaeological complex of the city of Antinoopolis, founded by the emperor Hadrian in 130 AD on a previous settlement, in Middle Egypt, near Hermopolis

La ricerca sui frammenti architettonici sparsi Uno degli obiettivi primari della ricerca è quello di ricomporre la forma originaria dell’edificio attraverso la catalogazione sistematica e il rilievo di tutti i frammenti architettonici sparsi in superficie. Sono più di 350 i frammenti schedati, rilevati e analizzati (architravi, cornici, elementi del pilone di ingresso, capitelli, colonne, aperture, lastre di copertura) che in molti casi sono stati ricomposti graficamente Research on scattered architectural fragments One of the main goals of the research is the reconstruction of the original shape of the building through systematic recording and survey of the architectural fragments scattered on the surface. More than 350 fragments have been recorded, and analyzed (architraves, corniches, elements of the entry pylon, capitals, columns, openings, roofing slabs) that in many cases have been graphically recomposed La ricerca sulle strutture in situ Le colonne in situ della corte e della sala ipostila sono state oggetto di accurate letture stratigrafiche, di analisi di laboratorio e di indagini tipologico costruttive che hanno permesso di comprendere le modalità di realizzazione e decorazione. Il rilievo di frammenti ha permesso di ricostruire l’aspetto delle colonne del terrazzo In-situ structures The columns of the court and the hypostyle hall are still in-situ. They were the subject of accurate stratigraphic readings, laboratory tests and constructive typological investigations that allowed us to understand the methods of construction and decoration. The survey of the fragments allowed to reconstruct the appearance of the columns of the terrace


restauro tempio di ramesse ii, distretto di al-minya ˉ, egitto-sisma • michele coppola

Gli strati pittorici Una figura di Ra nel cartiglio del prenome di Ramesse II in un capitello della corte, in cui sono presenti quasi tutti i pigmenti utilizzati nel programma decorativo del primo cantiere The painting layers The god Ra in the cartouche of the praenomen of Ramesses II in a capital of the court, in which there are almost all the pigments used in the decorative program of the first phase

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La decorazione in rilievo Tutti gli elementi architettonici sono decorati con iscrizioni e figure in rilievo dipinto. Il degrado dell’arenaria nubiana è particolarmente evidente nella graduale perdita di dettagli delle figure scolpite, come nel caso di questa raffigurazione del dio Thot su una colonna della corte Relief decoration All the architectural elements are decorated with inscriptions and painted relief figures. The decay of the Nubian sandstone is particularly evident in the gradual loss of details of the carved figures, as in the case of this depiction of the god Thot on a column of the court


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Le indagini sui materiali e i monitoraggi I monitoraggi ambientali hanno messo in luce alcuni aspetti dei materiali, come ad esempio la risposta differenziata all’irraggiamento solare tra intonaci e pietra e il conseguente distacco. Esami di laboratorio hanno permesso la caratterizzazione di molti materiali come la cuprorivaite (CaCuSi4O10) nel blu egizio rintracciata con SEM-EDS Tests on stone materials and monitoring Environmental monitoring has highlighted some aspects of the materials, such as the differentiated behavior to solar irradiation between plasters and stone. Laboratory tests have allowed the characterization of many materials such as cuprorivaite (CaCuSi4O10) in the Egyptian blue detected with SEM-EDS pagina a fronte | opposite page La ricostruzione degli ambienti Lo studio tecnico-morfologico dei frammenti architettonici sparsi unito a quello formale e testuale operato insieme agli egittologi ha consentito di ricomporre l’assetto di alcuni ambienti, in particolare dell’impianto delle trabeazioni del terrazzo e della sala ipostila. In base ai risultati si è cercato di proporre un’ipotesi di configurazione degli ambienti del tempio, ad esclusione del santuario di cui non restano tracce in superficie The reconstruction of the temple The technical-morphological study of scattered architectural fragments, combined with the formal and textual one, allowed us to reconstruct the structure of some parts of the temple, in particular the entablature of the terrace and the hypostyle hall. According to the results, we tried to propose a hypothesis of configuration of the temple, with the exception of the sanctuary whose there are no remains on the surface


restauro tempio di ramesse ii, distretto di al-minya ˉ, egitto-sisma • michele coppola

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cittadella di tartous, siria Michele Coppola

La cittadella di Tartous è un caso di trasformazione ed evoluzione di un grande complesso architettonico di grande interesse. Nonostante le trasformazioni ripetute, la configurazione originale è ancora visibile e i suoi edifici offrono un vasto repertorio di tecniche costruttive, sovrapposte nel corso dei secoli. Lo stato di conservazione generale è piuttosto critico: alcune parti sono abbandonate e in rovina, la vicinanza del mare influisce negativamente sui materiali carbonatici e la popolazione residente nella cittadella adatta ciò che rimane alle proprie esigenze. La ricerca, sviluppata nell’ambito di un finanziamento EU, ha portato avanti lo studio di questo complesso monumentale con lo scopo di acquisire le informazioni necessarie per tracciare programmi di conservazione e linee guida per gli studi simili su complessi monumentali di altre città portuali storiche del Mediterraneo. Il piano di lavoro è stato sviluppato in tre fasi: una fase preliminare dedicata alla raccolta di dati e informazioni; questa è stata seguita da indagini mirate sul campo (rilievi, diagnosi, analisi, ecc); la fase finale è stata dedicata al trattamento dei dati e alla valutazione dei risultati.

The citadel of Tartous is a case study of great interest for several reasons. Despite repeat transformations, the original configuration of this large fortified complex is still visible. Its buildings offer a vast repertoire of construction techniques, superimposed over the centuries. The general state of conservation is critical: some parts are abandoned ruins, the sea is close by and the large population living in and around the citadel adapts what remains to their needs. This monumental complex has been studied and surveyed in order to acquire the information necessary for its preservation and to establish guidelines for similar studies on monumental complexes found in other historically stratified Mediterranean port cities. The work plan was developed in three phases: a preliminary phase involved the collection of data and information; this was followed by field surveys; the final phase was dedicated to data processing and evaluation of results.



pagina a fronte | opposite page Inquadramento territoriale. Tartous, l’antica Antarados fenicia, si trova sulla costa della Siria, quasi al confine con il Libano. Questa parte di territorio è ben protetta da una catena montuosa che la separa dalla valle del fiume Oronte più a Est Territorial context. Tartous, the ancient Phoenician Antarados, is located on the coasts of Syria, almost on the border with Lebanon. This part of the territory is well protected by a mountain chain that separates it from the valley of the Orontes river La ricerca sulle strutture in situ. Ricostruzione dell’aspetto originario del Crac des Chevaliers realizzata da Sauvageot e pubblicata da E. G. Rey nel 1871. Il complesso fortificato è caratterizzato da una forte gerarchizzazione degli spazi e da un controllo sistematico delle cinte murarie concentriche. Le analogie con la cittadella di Tartous sono numerose (Rey E. G., Étude sur les monuments de l’architecture militaire des croisés en Syrie et dans l’Île de Cypre, Paris, Imprimerie Nationale, 1871 — table VII) The research on in-situ structures. Reconstruction of the original appearance of the Krak des Chevaliers drawn by Sauvageot and published by E. G. Rey in 1871. The fortified complex is characterized by a strong hierarchy of the spaces and a systematic control of the concentric walls. There are several analogies with the citadel of Tartous. (Rey E. G., Étude sur les monuments de l’architecture militaire des croisés en Syrie et dans l’Île de Cypre, Paris, Imprimerie Nationale, 1871 — plate VII) La ricerca sugli apparecchi murari. Alla base dell’indagine sulle murature di epoca medievale c’è il rilievo che ha permesso di documentare per la prima volta in modo sistematico lo stato di fatto e i caratteri tecnologici di questi manufatti. Un primo approccio interpretativo si è focalizzato sullo studio geometrico The research on masonry types. A general survey of the medieval walls, has been was the first step of the investigation, which allowed us to document for the first time in a systematic way the current conditions and the technological characteristics of these artifacts. A first interpretative approach focused on the geometric study Il donjon. Il cuore fortificato dell’intero complesso, e presumibilmente il nucleo più antico, presenta parti inferiori riconducibili all’epoca di dominio bizantino. La numerosità di intertventi e trasormazioni è ben evidenziata dalle letture strstigrafiche sugli elevati in cui le strutture crociate sono visibilmente successive a impianti risalenti al controllo arabo The donjon. It is the fortified core of the whole complex and presumably the most ancient part. Its lower parts can be dated back to the Byzantine period. The number of interventions and transformations is well evidenced by the stratigraphic readings on the elevations, by which the crusader structures appear latter than the installations made under the Arabian control


Sequenze e frequenze. Tutto il complesso monumentale della cittadella è interessato da sequenze di sovrapposizioni. Il tempo ha trasformato torri in abitazioni, fossati in strade, sale consiliari in vicoli, gallerie militari in cantine. Ogni manufatto, attraverso un’indagine approfondita, testimonia una forte ricchezza di saperi tecnologici sia nella preparazione dei materiali che nell’esecuzione delle opere murarie Sequences and frequencies. The entire monumental complex of the citadel is full of sequences of overlaps. Time has turned towers into houses, ditches into streets, council rooms in lanes, military tunnels into cellars. Each artifact testifies to a strong wealth of technological knowledge both in the preparation of materials and in the execution of masonry works Una gerarchia di spazi. La cittadella era impostata secondo il modello Franco del castello, con un perimetro murario fortificato, in questo caso doppio e allagato. Un solo accesso permetteva di entrare nella prima cerchia A hierarchy of spaces. The citadel was set according to the Frank model of the castle, with a walled perimeter, double in this case. Only one access allowed to enter the first circle L’indagine tipologica sulle murature isodome. Le murature in opera isodoma, che si prestano meno agevolmente a una lettura stratigrafica immediata sono state indagate anche con metodi tipologici per individuare omogeneità e differenze tra gruppi di elementi costruttivi e delineare fasi costruittive interne ai corpi di fabbrica The typological investigation of isodome masonry. The isodome masonry, which lend itself less easily to an immediate stratigraphic reading, was also investigated using typological methods to identify homogeneity and differences between groups of construction elements and outline construction phases





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fortificazioni pugliesi Michele Coppola in basso | below Falchi a riposo. Miniatura dal De Arte Venandi Cum Avibus (da Trombetti, 2007) Hawks at rest

Le fortificazioni della Puglia settentrionale sono un campo di studio ricco, ampio e diversificato. Terra di confine nell’Alto medioevo, la Capitanata si arricchì di presidi lungo la valle del Fortore e in tutto il Tavoliere nord occidentale, per proseguire in questo ruolo di presidio degli accessi dalla via Litoranea anche in epoca normanna e nei secoli successivi. Il controllo cessò di essere capillare nei territori interni a partire dal tardo medioevo per rivolgere l’attenzione alle coste e alle minacce provenienti da oltremare. Una ricerca condotta dal LARC dell’Università di Firenze, ha come obiettivo la conoscenza approfondita dei sistemi di fortificazione, delle loro dinamiche evolutive, dei processi degenerativi, finalizzata alla conservazione e al recupero in stretto rapporto con le comunità locali. I due casi studio presentati, Fiorentino, città medievale di frontiera e Torre Scampamorte, presidio spagnolo isolato sul mare, sono storie concatenate nel tempo. Rappresentativi di due esigenze diverse, l’insediamento stabile e il punto di avvistamento costiero continuo, hanno in comune l’attuale stato di abbandono.

The fortifications in northern Puglia are a rich field of study, large and diverse. Borderland in the Upper Middle Ages, this land was enriched with garrisons along the valley of the Fortore and around the northwestern Tavoliere and kept on playing this role overseeing access through the via Litoranea even in the Norman period and the following centuries. Fortified settlements ceased to be widespread in the inner territories from the late Middle Ages to direct attention to the coasts and threats from overseas. A research study conducted by LARC of the University of Florence, is aimed at gaining in-depth knowledge of the fortification systems, their evolution dynamics and degenerative processes, aimed at preservation and recovery in close contact with local communities. The two case studies presented, Fiorentino, a medieval city and Torre Scampamorte, a Spanish garrison isolated on the seaside, are concatenated stories over time. Representing two different needs, permanent land control and continuous coastal watch, they are currently in the same state of ruin.


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Inquadramento territoriale Torre Scampamorte sorge sull’istmo sabbioso che separa la laguna di Lesina dall’Adriatico, immersa nella macchia mediterranea e isolata dai centri abitati. Il sito di Fiorentino sorge su uno sperone interfluviale collinare ai margini occidentali del Tavoliere, a metà strada tra Lucera (città di antiche origini, di grande importanza in epoca medievale) e Torremaggiore (sede di un’abbazia benedettina attiva tra X e XIV secolo) Territorial context Torre Scampamorte rises on the sandy isthmus that separates the lagoon of Lesina from the Adriatic sea, isolated from the inhabited centers. The site of Fiorentino stands on an hill on the western edge of the Tavoliere plain, halfway between Lucera and Torremaggiore (seat of a Benedictine abbey active between the X and XIV century) pagina a fronte | opposite page Torre Scampamorte Costruita intorno al 1568 nell’ambito del programma di presidio costiero promosso dal viceregno Spagnolo, aveva il compito di interrompere la distanza di 25 km che sparava le due torri adiacenti di Torre Mileto e Torre Fortore. Danneggiata dal grande terremoto del 1627, fu più volte rimaneggiata, fino al secolo XIX. La configurazione attuale è priva del coronamento superiore con apparato a sporgere e caditoie. Gli interni sono voltati a botte e presentano vani di servizio probabilmente non presenti nella versione originaria Scampamorte Tower Built around 1568 as part of the coastal garrison program promoted by the Spanish Viceroy, it had the task of interrupting the 25 km distance between the two adjacent towers (Torre Mileto & Torre Fortore). Damaged by the great earthquake of 1627, it was remodeled several times, until the 19th century. The current configuration lacks the upper machicolations. The interiors are barrel vaulted.


fortificazioni pugliesi • michele coppola

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Le indagini sulle murature e sui materiali Lo studio degli elevati si è reso necessario per tentare di identificare i rimaneggiamenti, le ricostruzioni, le integrazioni e le trasformazioni. Le letture stratigrafiche integrate da altri tipi di indagine, hanno messo in luce alcuni caratteri dimensionali, tecnologici e materiali dell’edificio e delle sue parti. Indagini di laboratorio su alcuni campioni di materiale hanno fornito informazioni sul tipo di roccia calcarea, sulla natura carbonatica dei leganti e sulla composizione dei laterizi. Un’indagine specifica è stata condotta per identificare la diffuzione di NaCl all’interno della porosità dei materiali. Significativa è la presenza di sale in tutto lo spessore di un’intonaco, che esclude la provenienza da spray marino Investigations on masonry and materials The study of the elevations was necessary to try to identify reconstructions, integrations and transformations. The stratigraphic readings integrated by other types of investigation have highlighted some dimensional, technological and material features. Laboratory investigations on some samples of material provided information on the type of limestone, on the carbonate nature of the binders and on the composition of bricks. A specific investigation was conducted to identify the diffusion of NaCl within the porosity of the materials. Significant is the presence of salt throughout the thickness of a plaster, which excludes the origin from sea-spray pagina a fronte | opposite page La cinta muraria Tratti di cinta muraria lungo il pendio collinare testimoniano numerosi rifacimenti e riparazioni The walls Stretches of walls along the hillside testify numerous reconstructions and repairs



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Il catalogo degli apparecchi murari. Sono stati identificati 15 apparecchi murari, diversificati per qualità tecnica, materiali, epoche. Oltre a una chiara comprensione delle fasi costruttive, delle sequenze statiche e delle dinamiche degenerative specifiche, questo consente anche di identificare le parti ricostruite recentemente dopo crolli improvvisi The catalog of that masonry types. 15 masonry types were identified, diversified by technical quality, materials and age. In addition to a clear understanding of the construction phases, of the static sequences and of the specific decay dynamics, this also allows us to identify the reconstructed parts pagina a fronte | opposite page Planimetria dell’area archeologica (da Calò Mariani, 1998). Fiorentino in Capitanata. Il sito archeologico di Fiorentino sorge su una collina a Ovest del Tavoliere. Abitato fin dall’antichità, riattivato nell’XI secolo dal Catapanato bizantino, l’insediamento ha avuto la massima espansione in età normanna e sveva. Sede vescovile, fu sede di una delle Domus Solaciorum di Federico II di Svevia che vi morì nel 1250. Campagne archeologiche italo-francesi (1982-94) hanno portato alla luce abitazioni, cisterne, chiese, la cattedrale, il palazzo fortificato, fossati, mura La Domus. Camini a valva di conchiglia nelle sale della Domus. Un confronto tra i rilievi di scavo e quelli odierni mostra la perdita di parti non protette La Cattedrale. Corridoio voltato al di sotto del presbiterio. Di grande interesse è la tecnica muraria con tegole di reimpiego, in critiche condizioni di conservazione Il monitoraggio dei fenomeni degenerativi. Nonostante gli scavi siano stati affiancati da interventi di conservazione diffusi, l’abbandono decennale ha innescato numerosi meccanismi di degrado. La ricerca condotta dall’Università di Firenze sta monitorando da alcuni anni lo stato di conservazione di molte strutture. Gli aspetti più critici riguardano le murature di scarsa qualità, soprattutto se non protette, in continuo deperimento Plan of the archaeological area. Fiorentino in Capitanata. The archaeological site of Fiorentino stands on a hill in the west of the Tavoliere plain. Inhabited since antiquity, reactivated in the 11th century by the Byzantine rulers, the settlement reached its greatest expansion in the Norman and Swabian age. Episcopal see, it was the seat of one of the Domus Solaciorum of Frederick II of Swabia who died there in 1250. Italian-French archaeological campaigns (1982-94) discovered houses, cisterns, churches, the cathedral, the fortified palace, moats, walls The Domus. Shell-shaped fireplaces in the rooms of the Domus. A comparison between excavation survey and today’s state shows the loss of unprotected parts Cathedral. Vaulted corridor under the presbytery. Of great interest is the masonry technique with re-used tiles Monitoring of the degenerative phenomena. Despite the excavations have been joined by widespread conservation interventions, the decay has triggered many degradation processes. The research conducted by the University of Florence has been monitoring the conservation conditions of many structures for years. The most critical aspects concern the walls of poor quality, especially if not protected


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lastrici storici a firenze Michele Coppola

Dal 2015 il laboratorio LARC dell’Università di Firenze ha avviato un progetto di ricerca indirizzato alla conservazione delle pavimentazioni fiorentine, in collaborazione con il Comune di Firenze, con le Soprintendenze competenti, con l’Ufficio Unesco e con aziende del territorio. Obiettivo primario del progetto è contribuire ad interrompere la progressiva perdita di autenticità materica e culturale delle pavimentazioni in pietra. L’idea è di puntare alla definizione di nuove dinamiche di tutela e di intervento, non solo nell’approccio tecnologico e culturale delle singole specificità, ma in una pianificazione condivisa e sostenibile. Il progetto si articola in una fase di indagine conoscitivo/diagnostica, finalizzata alla messa a punto di strumenti di conoscenza dell’esistente e in una fase di ricerca rivolta alla definizione di strumenti di controllo della progettazione. In questo contributo vengono presentati i primi risultati della fase conoscitiva.

From 2015 the LARC laboratory of the University of Florence started a research project aimed at the conservation of historical paving of Florence, in collaboration with the Municipality of Florence, with the competent Superintendence, with UNESCO offices and local stakeholders. The primary aim of the project is to help stop the progressive loss of material and cultural authenticity of stone paving. The idea is to achieve a definition of new dynamics of protection and intervention, not only in technological and cultural specificities, but in shared and sustainable planning. The project is divided in a first stage of cognitive-diagnostic surveying, aimed at development of the existing tools and knowledge and a research phase aimed at the definition of the design control tools. We are here presenting the first results of the survey phase.


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lastrici storici a firenze • michele coppola

Inquadramento territoriale L’indagine sulle pavimentazioni storiche di Firenze si è focalizzata inizialmente sull’area interna alla cerchia muraria trecentesca. Lo spazio di osservazione è stato suddiviso in tre macrosettori in cui hanno lavorato gruppi diversi. La direttrice Ponte Vecchio — Via San Gallo — Porta San Gallo ha costituito l’asse di distinzione dei due macro settori posti al di qua dell’Arno. Il terzo include tutto lo spazio a sud del fiume Territorial context The survey on the historical street paving of Florence initially focused on the area inside the 14th century walls. The whole space has been divided into three macro-sectors in which different groups have worked. The connection Ponte Vecchio — Via San Gallo — Porta San Gallo has been the axis of distinction between the two macro sectors located on the north-side of the Arno river. The third includes all the space south of the river Il catalogo generale delle tessiture pavimentali Lo studio è finalizzato alla messa a punto di un Atlante delle pavimentazioni storiche di Firenze. Si tratta di un catalogo sistematico di tutte le tipologie presenti. Il lavoro del gruppo di ricerca si sta focalizzando sulle metodologie di rilievo (scansioni 3D, stereofotografia, ecc), sui sistemi di raccolta e gestione delle informazioni (schedatura e integrazione della piattaforma GIS del Comune di Firenze) e sulla interpretazione stratigrafica degli interventi sovrapposti, nel tentativo di quantificare e datare le azioni costruttive principali. Oltre allo stato di fatto delle superfici, nell’Atlante confluiscono informazioni storiche e dati disponibili sui manufatti documentati al di sotto del piano stradale The general catalog of paving patterns The study is aimed at the development of an Atlas of the historic street-paving of Florence. The work is focusing on surveying methodologies on data collection and management systems (cataloging and integration of the GIS platform of the Municipality of Florence) and on the stratigraphic interpretation of overlapping interventions, in order to quantify and date the main constructive actions. In addition to the actual state of the surfaces, historical information and available data on the artifacts below the road surface, flow into the Atlas

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lastrici storici a firenze • michele coppola

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Lo studio dei sistemi di montaggio Le superfici pavimentate sono state indagate attraverso metodi tipologici e stratigrafici di lettura per rintracciare la logica di posa in opera delle porzioni omogenee. L’analisi dimensionale e delle sequenze costruttive consente di individuare alcuni caratteri tecnologici. La maggiore complessita si riscontra nelle tecniche di assemblaggio della ‘rinfusa’ particolarmente legate alla soggettività dell’esecuzione The study of assembly system The paved surfaces were investigated through typological and stratigraphic reading methods to trace the criteria of laying the homogeneous portions. Dimensional analysis and construction sequences focused some technological features. The greatest complexity is found in the ’rinfusa’ techniques, linked to the subjectivity of the execution Lo studio dei fenomeni degenerativi La fase di indagine diagnostica punta a focalizzare e mappare la natura e l’entità del rischio per i manufatti pavimentali in sé e per quelli direttamente o indirettamente coinvolti. L’obiettivo è un Catalogo dello stato di conservazione e dei livelli di vulnerabilità dei lastrici e delle strutture archeologiche, del rischio idrico, del rischio strutturale indotto sugli edifici The study of degenerative phenomena The diagnostic investigation phase aims to focus and map the risk of loss for the paved structures and those directly or indirectly involved. The goal is a catalog of conservation status and levels of vulnerability of pavements and archaeological structures, of water risk, of the structural risk induced on buildings Verso un data base stratigrafico Mappa stratigrafica di Piazza San Martino. Questo tipo di indagine consente di isolare le porzioni prive di rimaneggiamenti in modo da stabilire classi di rischio e modalità di intervento Towards a stratigraphic database Stratigraphic map of San Martino square. This kind of investigation isolates the portions without any re-adjustments in order to establish risk classes and methods of intervention


lastrici storici a firenze • michele coppola

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archeologia delle basiliche fiorentine Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi pagina a fronte | opposite page La prima campata di Santa Maria del Fiore durante gli scavi di Santa Reparata The first bay of Santa Maria del Fiore during Santa Reparata excavations in basso | below Sezione longitudinale est-ovest del complesso Battistero-Piazza-Cattedrale con indicazione degli scavi archeologici: sotto il Battistero i resti di pavimentazioni romane, sotto la piazza il sepolcreto, sotto Santa Maria del Fiore i resti della vecchia cattedrale di Santa Reparata Longitudinal section west-east of the Baptistery-Square-Cathedral complex indicating archaeological excavations: remains of Roman flooring under the Baptistery, sepulchre area under the square, the remains of the Santa Reparata Cathedral below Santa Maria del Fiore

L’insediamento degli ordini mendicanti, dalla seconda metà del XIII secolo, favorì la costruzione di chiese di grandi dimensioni. I domenicani iniziarono a ingrandire la chiesetta di Santa Maria in Novalibus orientata nord-sud, presto abbandonata per scavalcarla con l’attuale di Santa Maria Novella orientata est-ovest. Poco dopo i francescani costruirono la seconda Santa Croce, con sei cappelle affiancate all’abside e un convento, complesso poi abbandonato e rimasto sotto la navata sinistra della odierna basilica. Santa Reparata è coesistita con la costruzione della nuova Santa Maria del Fiore, le cui grandi campate la inglobarono fino alla sua completa demolizione. I resti di queste chiese originarie sono stati documentati con nuovi rilievi e indagini strumentali, mettendoli in relazione alle chiese odierne.

The establishment of religious orders, from the second half of 13th century, favoured the construction of large churches. The Dominicans began to extend the church of Santa Maria of Novalibus facing north-south, soon abandoned and replaced by the current Santa Maria Novella facing west-east. The Franciscans soon after built the second Santa Croce, with six chapels, apse and convent, a complex which was later abandoned remaining under the left aisle of the same Basilica. Santa Reparata coexisted with the building of the new Santa Maria del Fiore, until its large bays absorbed it reaching complete demolition. The remains of these previous churches have been documented via new surveys and instrumental investigation, comparing them to the present churches.


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a destra | right Viste della vecchia cattedrale di Santa Reparata View of the pre-existing church Santa Reparata in basso | below Santa Maria Novella: analisi stratigrafica degli elevati della cripta con la cronologia delle diverse fasi di attività e sezione longitudinale della basilica con la proiezione dei vani ipogei della chiesa preesistente Santa Maria Novella: stratigraphic analysis of the crypt elevations including the chronology of the different phases of activity and a longitudinal section of the basilica projecting the hypogeum levels of the pre-existing church pagina a fronte | opposite page Prospezioni georadar nella zona del sagrato di Santa Maria del Fiore: è stato individuato un grosso muro, probabile resto della facciata di Santa Reparata. La fondazione interrotta dell’angolo meridionale della facciata arnolfiana Georadar prospecting of the parvis of Santa Maria del Fiore: a large wall was identified, probably remains of the facade of Santa Reparata. The interrupted fondation of the southern corner of the arnolfian façade


archeologia delle basiliche fiorentine • giuseppe rocchi coopmans de yoldi, luca giorgi, pietro matracchi

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archeologia delle basiliche fiorentine • giuseppe rocchi coopmans de yoldi, luca giorgi, pietro matracchi

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Sotto l’attuale Santa Croce, fra la seconda e la quinta campata, sono conservati i resti del convento e della precedente chiesa di Santa Croce con la sua ipotetica estensione: lo schema planimetrico a Tau aveva un transetto con la cappella maggiore centrale (rosso) fiancheggiata da tre cappelle per lato (azzurro). A fianco della chiesa i resti del chiostro e delle altre aree conventuali (verde) Beneath today’s Santa Croce, between the second and fifth bay, the remains of the convent and previous Santa Croce Church are preserved with its hypothetical extension: the Tau style plan had a transept with a main central chapel (red) flanked by three chapels on either side (sky blue). The remains of the cloister and the other parts of the convent next to the church (green) Vista degli scavi nella navata centrale View of excavations in the central nave pagina a fronte | opposite page La pianta di Santa Maria Novella con i sottostanti reperti (giallo) mostra che il muro d’ambito longitudinale e due pilastri della basilica attuale vennero poggiati sulle murature dell’iniziale chiesa domenicana Plan of Santa Maria Novella including underlying finds (yellow) showing that the longitudinal wall and two pilasters of the present basilica where placed on the walls of the initial Dominican Church


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palazzo del bargello, firenze Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi pagina a fronte | opposite page Vista del palazzo del Bargello View of Bargello palace in basso | below Pianta del piano terra prima dei restauri, con indicata l’originaria cappella del palazzo (celeste) Ground floor plan prior to restorations, where the original palace chapel is indicated (light blue)

Le indagini e i rilievi hanno permesso di individuare il primo nucleo del palazzo del Bargello, risalente alla seconda metà del XIII secolo, posto sul lato di via del Proconsolo e dotato in origine di una torre più bassa dell’attuale. Nella prima metà del Trecento il palazzo raggiunse l’attuale estensione e la cappella giottesca della Maddalena al piano primo, dove fu ritratto Dante, sostituì la cappella al piano terra del primitivo corpo di fabbrica. Nel 1332 fu innalzata l’ala su via del Proconsolo e si sopralzò la torre con l’attuale cella campanaria. Nella seconda metà del Cinquecento il palazzo del Podestà fu trasformato in carcere assumendo la denominazione di Bargello, finché a metà dell’Ottocento fu avviato un imponente restauro dal Mazzei, che creò allora le sale di Michelangelo e di Donatello, le cui imponenti volte a crociera erano fino ad oggi attribuite a Neri di Fioravante.

Investigations and surveys allowed the identification of the first nucleus of Bargello palace, dating from the second half of the 13th century, leading onto via del Proconsolo originally holding a lower tower than the present one. In the first half of the fourteenth century the palace reached its current extension and the Magdalene’s chapel on the first floor, where Dante was portrayed, replaced the chapel on the ground floor of the original building. The wing leading onto via del Proconsolo was raised and the belfry was added to the current tower in 1332. The Podesta’ palace was transformed into prisons and named Bargello in the second half of the 1500s, until a vast restoration was undertaken by Mazzei in the 1850s, creating the Michelangelo and Donatello halls, which impressive cross vaults were until now attributed to Neri di Fioravante.


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Sezione longitudinale sull’ala settentrionale del cortile e la cappella della Maddalena Longitudinal section of the courtyard’s northern wing and the Maddalena chapel

Sezione trasversale sulla torre e sulle sale di Michelangelo e Donatello, con la successiva bifora di Benci di Cione Transversal section of the tower and the Michelangelo and Donatello halls, with the Benci di Cione mullioned window


palazzo del bargello, firenze • giuseppe rocchi coopmans de yoldi, luca giorgi, pietro matracchi

Piano terra: torre preesistente (viola) primo nucleo del palazzo (giallo); pilastri della Sala di Michelangelo che inglobano strutture preesistenti (tratteggio verde-arancio) e di nuova costruzione (arancio); tamponamento di parte dell’abside dell’originaria cappella (azzurro); l’ala meridionale del loggiato (marrone scuro) della fine del Duecento; ampliamento dell’inizio del XIV secolo (marrone chiaro). Piano primo: individuazione della primitiva Sala del Consiglio (verde) Ground floor: pre-existing tower (purple) first unit of the palace (yellow); pillars of the Michelangelo hall that incorporate pre-existing structures (green-orange hatching) and new construction (orange); closing off of part of the apse of the original chapel (sky blue); the southern wing of the loggiato (dark brown) from end 1200; extension of the beginning of the 14th century (light brown). First floor: identification of the original old town hall (green) Fotopiani delle fronti Nord, Est e Sud Photomap of the North, East and South sides

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palazzo del bargello, firenze • giuseppe rocchi coopmans de yoldi, luca giorgi, pietro matracchi

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La sovrapposizione della facciata su via del Proconsolo con le strutture retrostanti delle sale di Michelangelo e Donatello evidenzia l’incompatibilità fra alcune aperture antiche e strutture interne attuali The superimposition of the façade on Via del Proconsolo with the backward structures of Michelangelo’s and Donatello’s halls highlights the incompatibility between some ancient openings and current internal structures Foto storica e foto attuale del lato Ovest del cortile con le aperture modificate (celeste) Historical photo and current photo of the West side of the courtyard with modified apertures (light blue) pagina a fronte | opposite page La foto del palazzo dopo i restauri ottocenteschi mostra le vaste sostituzioni di paramento The palace’s photo after the 1800 restorations shows the extensive facade substitutions Capitelli del cortile e fotopiani delle fronti Nord, Est e Sud. Nel pilastro d’angolo Sud-Est si trova l’unico capitello figurato, dove sono scolpite le insegne degli Evangelisti The courtyard capitals and photomap of the North, East and South sides. The column on the South-east corner is the only one with a figurative capital, where the evangelists’ symbols are sculpted


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cappella bonciani, cimitero delle porte sante, firenze Luca Giorgi, Carlo Alberto Garzonio, Marilena Ricci pagina a fronte | opposite page Vista della Cappella Bonciani View of the Bonciani chapel in basso | below Viste assonometriche della Cappella Bonciani Axonometrics views of the Bonciani chapel

La Cappella Bonciani-Francini è situata nel Cimitero delle Porte Sante di Firenze, ricavato nelle fortificazioni michelagiolesche a San Miniato al Monte. Progettata nel 1910 da Enrico Dante Fantappiè e realizzata dalla Ditta del Bono, è costituita da spessi blocchi di marmo botticino e si presenta come una piccola costruzione dal possente basamento quadrilatero che va rastremandosi verso l’alto con un sistema di volumi e cornici che ne articolano la superficie. Il volume tronco piramidale si rifà apertamente al Liberty, soprattutto negli elementi decorativi del prospetto principale.

The Bonciani-Francini Chapel is found in the Cemetery of the Porte Sante of Florence, within the Michelangelo Fortifications at San Miniato al Monte. Planned in 1910 by Enrico Dante Fantappiè and executed by Ditta del Bono, it is a small square tapering construction, made of thick Botticino marble, with cornices and systematic volumes articulating its surfaces. The pyramidal trunk volume is evidently influenced by the Liberty style, especially in the decorative elements of the main facade.


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cappella bonciani, cimitero delle porte sante, firenze • luca giorgi, carlo alberto garzonio, marilena ricci

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Porta d’ingresso alla Cappella The entrance door of the Chapel Vista di dettaglio di una finestra Detail view of the window Vista dei decori sopra la porta d’ingresso View of the decorations above the entrance door pagina a fronte | opposite page Rilievo della Cappella Bonciani Survey of Bonciani Chapel


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Analisi delle differenti forme di degrado e delle loro cause e estensione della patina biologica sul fronte principale. L’indagine diagnostica ha riguardato l’analisi della struttura, individuando i grandi pezzi lapidei con i quali è stata realizzato l’edificio, e la loro tecnica di lavorazione; sono stati identificati i materiali costituenti e il degrado, determinato nelle cause e nell’estensione. È stato redatto un programma di campionamento finalizzato all’approfondimento della conoscenza di materiali e degrado Analysis of the different forms of decay, their cause and the extension of the biological patina on the main front. Diagnostic studies analysed the structure, identifying the large pieces of stone which were used in building it and the technique used to work the stone; the constituent materials and decay, determining causes and extent, were identified. A sampling programme was initiated aimed at a better understanding of the materials and the degeneration pagina a fronte | opposite page Piano generale del campionamento con indicazione del fine di ogni prelievo e con le analisi previste i campioni di pietra o malta General plan of the sampling indicating the aim of each sample to be taken and the expected analysis on the stone or mortar samples



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la cattedrale di siena Luca Giorgi, Pietro Matracchi pagina a fronte | opposite page Vista della Cupola della Cattedrale View of the Dome of Cathedral in basso | below Pianta e assonometria dell’intradosso della cupola interna a linee di livello Plan and axonometric projection of the intrados of the internal dome

Le complesse vicende costruttive della cattedrale di Siena, probabilmente iniziate nel XII secolo, si protrassero con ingenti interventi fino all’Ottocento. Nella cupola, dotata nel Seicento dell’attuale lanterna, il guscio esterno ligneo fu sostituito da una calotta laterizia alla fine dell’Ottocento. Della cupola è stata individuata la tecnica costruttiva, inoltre è stata messa in luce la complessa geometria che ha consentito di raccordare le cupole interna ed esterna con i sei pilastroni sottostanti. Dalle indagini è emersa una struttura estremamente diversificata, che non è possibile ricondurre a strutture omogenee e ripetute, a sezioni principali che possano esemplificare il sistema costruttivo della cupola.

The complex construction vicissitudes of Siena Cathedral, probably starting in the 12th Century, continued with huge interventions until the 1800s. The dome’s external wooden shell was substituted with a brick spherical one at the end of the 1800s, with the current lantern having been built in the 1600s. The construction technique used for the dome was identified and the complex geometry allowing the linking of the internal and external domes with the six pilasters below was brought to light. Investigations show an extremely diversified structure which does not indicate homogenous and repeated structures, with main sections as with a regularly constructed dome.


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la cattedrale di siena • luca giorgi, pietro matracchi

Dettaglio della sezione longitudinale del Duomo Detail of the longitudinal section of the Duomo pagina a fronte | opposite page Piante del sottotetto della cupola: A sinistra: fasi costruttive con la cupola medievale (rosso) e i sovrapposti costoloni fatti per la lanterna seicentesca (verde) e per la cupola ottocentesca (giallo) A destra: punti di esecuzione dei saggi sull’apparecchio murario (verde) e sull’ammorsatura dei costoloni (rosso) Plans of the domes attic: Left: construction stages with the medieval dome (red) and the superimposed ribs made for the 1600 lantern (green) and the 1800 dome (yellow) Right: test points of the wall structure (green) and the rib toothing (red) Vista dell’intradosso della cupola View of the intrados of the internal dome

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la cattedrale di siena • luca giorgi, pietro matracchi

A destra: Sezione della cupola con le zone a diverso spessore murario, i livelli delle leghe in travertino di collegamento fra le due cupole, la posizione delle catene lapidee e metalliche della cupola esterna e le ammorsature dei costoloni ottocenteschi alla cupola medievale Right: Section of the dome showing areas with different wall thickness, the levels of the travertine ties connecting the two domes, the positioning of the metal tie-rods of the external dome and the toothing of the nineteenth century ribs connected to the medieval dome pagina a fronte | opposite page Sezioni della cattedrale che mostrano differenti sistemi di contraffortamento e incatenamento trasversale delle volte nei diversi valichi Sections of the Cathedral that show different systems of buttressing and transversal tie-rods of the vaults of the various archways

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la cupola di santa maria del fiore, firenze Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi pagina a fronte | opposite page Sezione trasversale della Cattedrale con vista della cupola e delle absidi laterali Cross section of Cathedral and view of the dome and side apses

La cupola maggiore di Santa Maria del Fiore è stata indagata nella sua struttura interna con indagini dirette e strumentali. Rilievi georadar hanno mostrato le discontinuità di apparecchio murario nel nucleo interno della cupola maggiore e la funzione di rivestimento dei laterizi nei passaggi dei costoloni e nel serraglio. L’analisi dell’apparecchio murario, fatta con osservazioni dirette e rilievi di intradosso e estradosso delle vele, ha documentato la gran quantità di malta impiegata nella muratura, l’andamento delle corde blande in relazione alle strutture interne, i forti cambiamenti di inclinazione con sdoppiamenti e riunificazioni di tracciati nelle spirali a spina pesce.

The internal structure of the main dome of Santa Maria del Fiore was studied via direct and instrumental means. Georadar scans showed the discontinuity of the wall within the internal nucleus of the main dome and the function of the covering of bricks in the rib passageways and ‘serraglio’. The wall analysis, via direct observation and intrados and extrados surveying of the webs, showed the large quantity of mortar used in the walls, the corde blande profile in relation to internal structures, the strong changes in inclination with splitting and the reunification of the herring bone layout in the spirals.


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I sondaggi georadar mostrano tre distinte fasce nello spessore murario della cupola interna: verosimilmente la muratura laterizia presenta un nucleo interno con apparecchio meno curato e privo di spine pesce The georadar scans show three distinct layers in the thickness of the internal dome’s wall: probably the brick wall has a less well-finished internal nucleus not in herring-bone pattern Sondaggi nei passaggi dei costoloni e nei corridoi degli oculi mostrano che i laterizi a faccia vista, levigati e con giunti sottili, sono un rivestimento della muratura, fatta invece di comuni laterizi e giunti spessi e irregolari Surveys in the passages trough the ribs and in the oculi corridors show that the exposed brick, levigated and with fine joints, are a covering of the wall, which is on the other hand made of common brick and wide and irregular joints


la cupola di santa maria del fiore, firenze • giuseppe rocchi coopmans de yoldi, luca giorgi, pietro matracchi

Rilievo dell’intradosso delle vele con i tratti delle spine pesce affioranti sotto i dipinti: esse hanno inclinazione molto variabile (da 31° a 55°), con differenze marcate sia tra vele contigue che all’interno della stessa vela Survey of the intrados of the webs, including the herring bone brickwork showing-up below the paintings: they have a variable inclination (from 31° to 55°), with marked differences between adjoining webs and within the same webs Zone della cupola interna indagate con georadar (azzurro) The areas of the internal dome studied using georadar (sky blue)

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I rilievi delle zone dell’intradosso rese visibili mostrano la discontinuità di apparecchio murario, la generale assenza di laterizi comuni alle vele contigue, l’irregolarità delle spine pesce e l’impiego di elementi di pezzatura variabile The surveys of the intrados parts rendered visible, show the discontinuity in the walling, the absence of common bricks at the adjoining webs, the irregularity of herring bone brickwork and the use of different sized elements pagina a fronte | opposite page Il rilievo dell’estradosso della parte alta di una vela mostra che gli archi sub orizzontali interni si estendono fino all’esterno e che le spinepesce continuano anche al di sopra dei costoloni intermedi The extrados survey of the upper part of a web shows that the internal sub horizontal arches extend till the outside and that the herringbone brickwork continues also above the intermediary ribbing Sommità della cupola con l’estradosso della vela esterna messo a vista nei restauri. Il rilievo mostra che la vela termina in alto con una linea orizzontale, mentre la base marmorea della lanterna si incurva, creando fra esse uno spazio, poi murato (in rosso). L’apparente conformazione a corda blanda della piattaforma della lanterna è quindi dovuta alla concomitante azione di assestamento della cupola laterizia e di puntellamento del rivestimento marmoreo dei costoloni The top of the dome showing the extrados of the outer web masonry exposed uncased during restoration. The survey shows that the web ends horizontally at the high end, whereas the marble base of the lantern curves, creating a space between the two, then walled (in red). The corde blande effect of the lantern base is thus due to the settling of the brick dome and the shoring made by the ribs marble cladding


la cupola di santa maria del fiore, firenze • giuseppe rocchi coopmans de yoldi, luca giorgi, pietro matracchi

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i pavimenti di palazzo vecchio, firenze Barbara Monica pagina a fronte | opposite page Dettaglio del pavimento della Sala Leone X Detail of the floor of Leone X hall in basso | below Vista della Sala di Leone X View of Leone X hall

Nel ‘500 si nobilita il cotto utilizzandolo in materiale ceramico nudo a due colori. A Firenze vengono pavimentati con questa tecnica la Biblioteca Mediceo Laurenziana, la Grotticina di Madama e i Quartieri Monumentali di Palazzo Vecchio, il cui esecutore è Santi Buglioni. Si sono studiati i pavimenti a tarsie in cotto bicromo, approfondendo analisi dei temi decorativi, tecniche di realizzazione, composizione mineralogica e chimica del materiale. I due tipi di cotto sono diversi per compattezza, composizione e colore: il rosso, probabilmente dell’Impruneta, svolge da sfondo alla rappresentazione, quello bianco-ocra, tendente spesso al rosato, è impiegato per rappresentare i motivi allegorici e decorativi. Nella composizione degli elementi chiari, che coincide con quella delle ceramiche a pasta chiara di Montelupo Fiorentino, l’elevato tenore di CaO fa escludere l’ipotesi di caolino, e suggerisce l’impiego di una miscela artificiale.

Relatore Luca Giorgi Correlatori Ugo Muccini, Sergio Vannucci

In the 1500s earthenware tiles were elaborated to be used as two-toned nude ceramics. The Mediceo Laurenziana Library, the Grotticina di Madama and the Monumental Quarters of Palazzo Vecchio’s flooring was applied by Santi Buglioni, using this technique. The intarsiated two-toned brick flooring was studied, analysing the decorative themes, working technique, mineral and chemical composition of the material. The two different brick types have different compactness, composition and colour: the red one, probably from Impruneta, acts as a background, the whiteochre one, tending to become a little pinkish, is used for allegorical and decorative motifs. In the composition of the light elements, coinciding with the white ceramics of Montelupo Fiorentino, the high amount of CaO excludes the hypothesis of kaolin, and suggests the use of an artificial mixture.


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i pavimenti di palazzo vecchio, firenze • barbara monica Rilievo del pavimento della Sala di Leone X Survey of the floor of Leone X Hall pagina a fronte | opposite page Pianta di Palazzo Vecchio con le sale pavimentate a policromia laterizia. Primo piano: 1 Sala di Clemente VII, 2 Sala di Leone X. 3 Sala di Cosimo il Vecchio. Secondo piano 4 Sala di Cerere; 5 Sala di Ercole, 6 Disimpegno verso il Salone dei Cinquecento, 7 Sala di Opi Palazzo Vecchio plan showing the halls with policromed brick flooring. First floor: 1 Clement VII Hall, 2 Leone X Hall, 3 Cosimo the Elder Hall. Second floor: 4 Cerere Hall, 5 Hercules Hall, 6 Landing leading to the Cinquecento Hall, 7 Opi Hall Vista di dettaglio del pavimento della Sala di Clemente VII Detail view of the floor Clemente VII hall Vista di dettaglio di una mattonella intarsiata Detail view of an intarsiated tile

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i pavimenti di palazzo vecchio, firenze • barbara monica

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Sala di Leone X. Pianta tematica (sopra) della pavimentazione con i colori del cotto, chiaro nei motivi decorativi (rosa) e in rosso nel fondo (azzurro), e i rispettivi elementi adattati (tonalitĂ scure) nella posa e nei restauri Leone X Hall. Themed plan (above) of the flooring with the colours of the bricks, light in the decorated motives (pink) and red as background (sky blue), and their respective adapted elements (dark colour) in tiling and restoration pagina a fronte | opposite page A sinistra: Pavimento della Sala di Opi Left: Opi Hall flooring A destra: Mascheroni agli angoli del campo centrale della Sala di Leone X (sopra) e una mattonella intarsiata prima e dopo il restauro (sotto) Right: Grotesque masks at the angles of the central part of Leone X Hall (above) and an intarsiated tile before and after restoration (below)


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torri di san gimignano Luca Giorgi, Pietro Matracchi pagina a fronte | opposite page Vista dall’alto di San Gimignano View from above of San Gimignano

Al progetto RiSEM, coordinato da Gianni Bartoli e finanziato da PAR FAS REGIONE TOSCANA, hanno partecipato Dipartimenti dell’Università di Firenze, dell’Università di Siena e il Comune di San Gimignano, con l’obiettivo della messa a punto di tecniche di indagine per stabilire il rischio sismico di beni monumentali o di interi agglomerati urbani di interesse storico. San Gimignano, scelto come ‘case study’, è un caso unico nel panorama mondiale riguardo alla densità di torri che emergono dall’edificato. Il gruppo del DIRES — Dipartimento di Costruzioni e Restauro, ha eseguito il rilievo delle torri con indagini dirette, strumentali e laser-scanner, evidenziando gli aspetti rilevanti per la diagnostica architettonica ai fini antisismici, come interventi delle diverse epoche, demolizioni e brecce di aperture, quadro fessurativo, strapiombi, variazioni di spessore murario.

Departments from the University of Florence, the University of Siena and the Municipality of San Gimignano participated in the RISEM project, coordinated by Gianni Bartoli and financed by PAR FAS REGIONE TOSCANA, with the aim to set up investigation techniques able to define seismic risk of monuments or whole built up urban areas of historic value. San Gimignano, chosen as a case study, is unique on a worldwide scale in relation to the density of towers in a constructed area. The DIRES (Department of Construction and Restoration) group, surveyed the towers using direct investigation, instrumental and laser-scanner techniques, evidencing relevant aspects in architectural diagnostics for anti-seismic purpose, such as interventions from different epochs, demolitions and breach apertures, fissures, overhangs, variations in wall thickness.


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Le fasi del progetto RISEM The stages of the RISEM project

Definizione della pericolosità sismica Le indagini interferometriche (Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni dell’Università di Firenze); la modellazione strutturale (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Firenze) Interferometric investigations (Department of Electronics and Telecommunication, University of Florence); structural modelling (Department of Civil and Environmental Engineering, University of Florence)

Rilievo e caratterizzazione delle torri

Modellazione numerica

Valutazione del rischio sismico


torri di san gimignano • luca giorgi, pietro matracchi

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Stralcio della Carta Litologico-Tecnica

Stralcio della Carta Geologica dell’area di San Gimignano in scala 1: 10. 000 (dati Regione Toscana)

Stralcio della Carta Geomorfologica dell’area di San Gimignano in scala 1: 25. 000 (Dati Provincia di Siena)

Definizione della risposta sismica locale

Analisi dell’interazione terreno-struttura

Prove dinamiche (Down-Hole)

Le indagini geologiche (Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Siena) Geological investigations (Department of Earth Sciences, University of Siena) Le indagini geognostiche (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Firenze) Geognostic investigations (Department of Civil and Environmental Engineering, University of Florence)


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torri di san gimignano • luca giorgi, pietro matracchi

Fronte e rilievi delle Torri Salvucci, con indicazione delle murature demolite ai diversi livelli Salvucci towers facades and surveys, indicating demolished walls on different floors pagina a fronte | opposite page Rilievi della Torre del Duomo, parzialmente demolita al piano terreno per costruire l’abside della Cattedrale Tower survey, partially demolished on the ground floor to build the Cathedral apse

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basilica di san pietro Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi pagina a fronte | opposite page Vista di dettaglio della Cattedra del Bernini Detail view of Bernini’s Cathedra in basso | below Sovrapposizione del rilievo di Santa Maria del Fiore e di San Pietro nella medesima scala: si è fatta coincidere la quota d’imposta delle due cupole senza tener conto del livello del pavimento (verde chiaro: San Pietro; grigio: Santa Maria del Fiore; verde scuro: area di sovrapposizione); si osserva la pressoché perfetta coincidenza dei profili delle cupole fin quasi alla sommità, dove il profilo di Santa Maria del Fiore sopravanza quello di San Pietro Superimposition of the Santa Maria del Fiore and Saint Peter’s survey in the same scale: the spring level of the two domes were placed on each other disregarding the floor level (light green: Saint Peter’s; grey: Santa Maria del Fiore; dark green: superimposed area); the almost precise outline of the domes till the summit is observed, whereby that of Santa Maria del Fiore surpasses that of St. Peter’s

Alle indagini sulla Basilica di San Pietro in Vaticano, oggetto di una poliennale ricerca di interesse nazionale, hanno partecipato ricercatori delle Università di Firenze, Perugia, Roma La Sapienza e Pisa. Lo studio ha riguardato le trasformazioni della fabbrica dall’epoca romana alla fase Berniniana, con indagini approfondite sulle testimonianze artistiche delle varie epoche. Gli aspetti architettonici sono stati affrontati dal gruppo guidato da Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, promotore e coordinatore della ricerca, sulla base dell’interpretazione di un nuovo rilievo. Questo, redatto con l’impiego delle più aggiornate strumentazioni, permise anche di determinare l’esatto profilo della cupola, oggetto fino ad allora di infiniti dibattiti.

Researchers from the Universities of Florence, Perugia, La Sapienza in Rome and Pisa have participated in the investigations on Saint Peter’s Basilica in The Vatican City, object of years of research of national interest. The study focused on the building’s transformation from the Romans to Bernini, delving deeply into the artistic testimony of the various epochs. The architectural aspects were looked into by a group led by Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, research promoter and coordinator, on the basis of the interpretation of a new survey. This, together with the use of the most up-to-date technology, allowed the determination of the exact outline of the dome, till then subject to endless debate.



Sul corpo maderniano sono state elaborate due sezioni trasversali. Quella rivolta ad oriente (nella pagina seguente), rappresenta la retrofacciata, mai rilevata prima, e coglie il rapporto tra navata e corpo della facciata, protesa ai due lati. La sezione in direzione opposta (sopra), dove non è stato riportato il Baldacchino berniniano, ma l’immensa Cattedra del Bernini sinora mai rilevata, permette di cogliere gli esatti rapporti intercorrenti fra navata, corpo centrico e cupola, mettendo in risalto il rapporto fra la mole della cupola e il resto dell’edificio Two cross-sections of the Maderno’s nave have been elaborated. That facing east (next page), represents the counter-facade, never previously measured, showing the relationship between the nave and the facade, extended to both sides. The directly opposed section (above), where the Bernini’s Canopy is not shown, but rather the great Bernini’s Chair not previously included, allows us to appreciate the exact relationship between the nave, the circular part and the dome, emphasising the relationship between the dome’s imposing dimensions and the rest of the building pagina a fronte | opposite page Facciata di San Pietro St. Peter’s façade San Pietro da Castel Sant’Angelo St. Peter view from Castel Sant’Angelo


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pieve di san michele, metelliano (ar) Giovanni Minutoli pagina a fronte | opposite page Vista della facciata della pieve View of the pieve’s facade

Collaboratore Marco Repole

in basso | below Esploso tridimensionale con mappatura Three dimensional exploded view diagram with mapping

Le pievi hanno rappresentato per quasi un millennio il fulcro dell’evangelizzazione dei territori rurali e uno dei più articolati sistemi burocratici presenti nel Medioevo europeo. La Val d’Esse ad est di Cortona è un tipico esempio, naturale e storico, di come la proliferazione delle pievi ha avuto un ruolo fondamentale per l’amministrazione civile e religiosa. La pieve di San Michele a Metelliano, nei pressi di Cortona, è un tipico esempio della tipologia descritta. Essa, pure essendo un esempio splendido del genere, passa quasi totalmente inosservata nel vastissimo mosaico di architetture presenti nel territorio. Lo studio ha coperto due anni di lavoro, passando, da una prima analisi geometrica del manufatto per arrivare ad uno studio accurato dei singoli elementi strutturali e sulla loro efficienza.

Parish Churches have, for almost a millennium, represented the fulcrum of evangelisation in rural territory, while being one of the most articulated bureaucratic systems present in medieval Europe. Val d’Esse, east of Cortona, is a typical example, natural and historical, of how the proliferation of parish Churches has played a fundamental role in civil and religious administration. The parish church of San Michele a Metelliano, close to Cortona, is a typical example of this. Although it is a splendid example of its genre, it is almost completely missed due to the vast architectural mosaic present within the territory it stands in. The study lasted two years, beginning with a geometric analysis of the building moving on to a detailed study of each structural element and their condition.


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pieve di san michele, metelliano (ar) • giovanni minutoli

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Analisi dimensionale delle orditure del tetto Dimension analysis of the roof frames Analisi della capriata meno resistente Analysis of the least resistant truss Grafico degli sforzi della capriata Diagram of the strain of the truss pagina a fronte | opposite page Inquadramento territoriale Areal view Vettorializzazione della pianta Plan vectorisation Sezione trasversale con fotopiano Cross-section with photomap Prospetto longitudinale con fotopiano Longitudinal elevation with photomap Prospetto absidale con analisi dei degradi Survey of apse with deterioration analysis Analisi delle deformazione della facciata Facade deformation analysis Analisi delle deformazione della controfacciata Counter-facade deformation analysis


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il faro di capo d’orlando (me) Giovanni Minutoli pagina a fronte | opposite page Foto d’inquadramento Site photo

Collaboratore Pier Paolo Lagani

in basso | below Fotopiano, sezione ambientale Photomap, environmental section

Il faro di Capo d’Orlando si trova sul promontorio dell’omonima cittadina, in provincia di Messina; la sua denominazione risale all’epoca Normanna, in seguito ad una presunta sosta del paladino Orlando durante una corciata in Terra Santa. Secondo la leggenda Capo d’Orlando sarebbe stata fondata da Agatirso, figlio di Eolo, dio dei venti e delle isole Eolie. Progettato dai tecnici del Genio Civile ed attivato nel 1904, il faro è costituito da una torre a pianta quadrata alta 10 metri di colore rosa addossata ad un corpo con pianta simmetrica ad un solo piano, un tempo dimora del guardiano del faro. La torre posizionata sulla facciata prospiciente il mare si trova in corrispondenza dell’asse di simmetria dell’edificio, al secondo livello si restringe ed assume una configurazione prismatica a pianta ottagonale delimitata da un alto cornicione merlato. La tipologia architettonica del faro di Capo d’Orlando è quella dei fari a blocco, la tipologia più diffusa in Sicilia, dove la torre è abbinata a un blocco di servizio che fa da ingresso a tutto il complesso e che caratterizza architettonicamente l’immagine del faro. Il progetto di conoscenza ha avuto come finalità il restauro e l’ipotetica trasformazione in Museo del Mare.

The Capo d’Orlando lighthouse is found on the promontory of the same-named town, in the province of Messina; its name goes back to Norman times, since it is believed that Orlando rested there during a crusade to the Holy Land. According to legend, Capo d’Orlando was founded by Agatirso, son of Eolo, the god of wind and the Eolian islands. The lighthouse, designed by specialists from the Public Works division and put into function in 1904, has a pink square 10 meter high tower attached to a one floor symmetrical plan building, once the tower guard’s home. The tower, which overlooks the sea, is at the point of symmetry of the building, the second floor is narrower and prismatic in shape with an octagonal plan delineated by a crenellated cornice. The Capo d’Orlando lighthouse is of the block typology, the mostly found type in Sicily, whereby the tower is adjacent to a service block through which one enters the whole building and which architecturally characterises the image of the lighthouse. The research project aimed at restoration and a hypothetical transformation of the structure in a Sea Museum.


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il faro di capo d’orlando (me) • giovanni minutoli

Fotopiano, sezione strutturale Photomap, structural section Planimetria generale General plan pagina a fronte | opposite page Fotopiano, prospetto Photomap, front Inquadramento territoriale Areal view Dettagli strutturali storici Structural hystorical detail

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Proposte progettuali Project proposals pagina a fronte | opposite page Rendering Rendering Rendering


il faro di capo d’orlando (me) • giovanni minutoli

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rocca san silvestro, campiglia marittima (li) Andrea Lumini, Sara Marchini pagina a fronte | opposite page Vista panoramica della Rocca Panoramic view of the fortress in basso | below Schematizzazione dello sviluppo del villaggio durante i secoli X-XI; XII-XIII; XIII-XIV Draw of village development during the X-XI; XII-XIII; XIII-XIV centuries

Rocca San Silvestro è un villaggio sorto fra il X e l’XI secolo per iniziativa signorile, finalizzato allo sfruttamento dei ricchi giacimenti locali di rame e piombo argentifero. I metalli sono destinati alla produzione monetaria delle zecche toscane, Lucca prima e Pisa poi, grazie ai rapporti commerciali che i signori intrattengono con queste città. Lo scavo, iniziato nel 1984, ha messo in luce la complessa ‘pianificazione urbanistica’ del villaggio e ha permesso di individuare l’organizzazione funzionale dell’abitato. Il castello si presenta come un’area ben fortificata che racchiudeva, seguendo grosso modo l’andamento naturale del terreno, una complessa struttura urbanistica caratterizzata da strutture residenziali e produttive dominate dalla mole dell’area signorile, con il torrione, e dalla chiesa. L’abbandono, avvenuto nel Trecento, è la conseguenza di una serie concomitante di eventi politici e demografici. Lo studio, interessato allo stato di conservazione dell’opera nel suo complesso, ha condotto indagini mirate non solo alla conoscenza del manufatto ma alla redazione di un progetto di restauro consapevole, reversibile e riconoscibile.

Relatore Giovanni Minutoli Correlatori Andrea Arrighetti, Stefano Bertocci, Silvia Guideri

Rocca San Silvestro is a village built by nobility between the 10th and 11th century, aimed at exploiting the rich copper and argentiferous lead deposits in the area. The metals were destined for monetary production in Tuscan mints, first Lucca and then Pisa, thanks to the commercial ties that the nobility held with these cities. Excavations, started in 1984, brought to light the complex ‘urban planning’ of the village, allowing us to understand the functional organisation of the residential area. The castle was well-fortified, respecting more or less the natural terrain structure, including a complex urban structure characterised by residential structures and productive ones, dominated by the imposing noble area, with its defense tower and church. It being abandoned in the 1300s was a result of a number of concurrent political and demographic events. The study, aimed at the state of conservation, included not only investigation to understand the remains but rather the realisation of a knowledgeable, reversible and evident restoration project.


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Corridoio di ingresso sulle mura | Main entrance Interno della chiesa | Inside of the church Panoramica della cisterna e della torre | Overview of the cistern and tower Area signorile | Noble’s area pagina a fronte | opposite page Rilievo della rocca | Survey



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Rilievo quotato a fil di ferro | Survey Analisi del materico | Anlysis of the materials Analisi stratigrafica | Stratigraphic analysis


rocca san silvestro, campiglia marittima (li) • andrea lumini, sara marchini

Fotopiano | Photomap Analisi del degrado e definizione degli interventi di restauro | Analysis of degradation and identification of restoration interventions Analisi ed identificazione delle deformazioni e delle lesioni | Analysis and identification of the doformations and the cracks

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palazzo capponi alle rovinate, firenze Ilaria Luisotti pagina a fronte | opposite page Vista della facciata del palazzo View of the building’s facade in basso | below Sovrapposizione piano terra e piano cantine Overlap between ground floor plan and basement floor plan

Palazzo Capponi alle Rovinate risulta completato intorno alla prima metà del ‘400. Ci sono ancora dubbi riguardo a chi sia stato l’architetto incaricato della costruzione e tutt’oggi la moderna critica storica continua il dibattito. Il palazzo fu commissionato da Niccolò da Uzzano, grande cittadino della Repubblica, e alla sua morte nel 1432 passò alla famiglia Capponi grazie ad alcuni legami di parentela. L’architettura del palazzo è di notevole rilevanza. Esso, è infatti ricco, pur nell’adesione a soluzioni proprie della tradizione trecentesca, di non poche novità che anticipano quello che sarà il successivo linguaggio rinascimentale. Lo studio compiuto si propone di analizzare il manufatto in maniera tale da garantirne un’adeguata conservazione e valorizzazione, rispettosa di quelli che sono i caratteri formali e costruttivi dell’edificio.

Relatore Giovanni Minutoli Correlatore Giovanni Pancani

Capponi alle Rovinate palace seems to have been completed round about the first half of the 1400s. Doubts on who the architect may have been still exist and modern critical historical debate is still ongoing. The Palace was commissioned by Niccolò da Uzzano, a great citizen of the Republic, and after his death in 1432 the Capponi family inherited it thanks to their being related. The Palace is of great architectural value. It is in fact rich of a novelty of elements which anticipate what will be the future Renaissance language, irrespective of the 1300 traditional solutions present. The study which has taken place aims at guaranteeing the maxima of conservation and value of the building, non-invasive and reversible, respecting the formal and construction character of the building that has come to us.


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palazzo capponi alle rovinate, firenze • ilaria luisotti

Analisi dei dissesti e quadro fessurativo | Analysis of the instability Sezione con indicazione dei possibili interventi di consolidamento | Possibilities of different measures to stabilize pagina a fronte | opposite page Fil di ferro | Wireframe Mappatura dei materiali | Analysis of the materials Fotopiano | Photomap Mappatura dei degradi e delle alterazioni | Direct analysis of the materials’ alteration and decay Pianta piano terra | Ground floor plan Pianta piano cantine | Basement floor plan

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stupa di amluk dhara, valle dello swat, pakistan Nicola Pericoli

Relatore Roberto Sabelli

ACT (Archaeology, Community, Tourism — Field School) è un progetto del Pakistan-Italian Debt Swap Agreement (PIDSA), sotto la vigilanza della Economic Affairs Division, Government of Pakistan, eseguito per conto del PIDSA dalla Missione Archaeologica Italiana in Swat (Is. I. A. O.) e dal Department of Archaeology and Museums, Government of Khyber Pakhtunkhwa. A due chilometri di distanza dalla strada principale che da Barikot porta a Buner, lo stupa di Amluk-Dara (III secolo d. C.) fu scoperto dall’archeologo anglo-ungherese Sir Aurel Stein nel 1926 e studiato, negli anni ‘60 e ‘70, da Domenico Faccena. Il sito, saccheggiato e scavato illegalmente, durante i recenti scavi ha dato modo di recuperare, oltre ad un piccolo stupa e un Vihara, molti frammenti di decorazioni scultoree, decorazioni in stucco, frammenti di ceramica e dipinti su ceramiche Shahi databili tra il VII e l’XI secolo d. C. Il basamento quadrato dello stupa di Amluk Dara poggia su tre livelli cilindrici di nove metri. Il tamburo è diviso da una cornice su mensole intervallate di 0, 30 centimetri; una seconda cornice aggettante corre sotto la cupola. L’altezza dello stupa dal piano di calpestio fino alla cupola è di circa 20 metri.

The Act-Field School is a project of the Pakistan-Italy Debt for Development SWAP Agreement (PIDSA-EAD), Government of Pakistan, implemented by the Department of Archaeology and Museums, Government of Pakistan and Istituto Italiano per l’africa e l’Oriente (Is. I. A. O.) and will be conducted by the Directorate of Archeology and Museums, Khyber Pakhtunkhwa according to the 18th constitutional amendment. The stupa of Amluk-Dara (third century A. D.) was discovered by Sir Aurel Stein, an Anglo-Hungarian archaeologist, two kilometres from the main road that leads from Barikot to Buner, in 1926. It was studied by Domenico Faccena in the 60s and 70s. The site, previously looted and illegally excavated, during recent excavations allowed for the recovery of, in addition to a small stupa and a Vihara, many fragments of sculptural decorations, stucco decorations, ceramic fragments and paintings on Shahi pottery dating between the seventh and the XI century AD. The base of the stupa Amluk Dara is square and rests on three cylindrical levels of nine meters. The drum is divided by a frame on shelves spaced 0. 30 centimeters; a second shulf jutting runs below the dome. The height of the stupa from the floor to the dome is about 20 meters.


Inquadramento territoriale e immagini generali e di dettaglio della stupa Areal view and general images and details of the stupa pagina a fronte | opposite page Immagini di rilievo della stupa — stato attuale Survey images of the stupa — current state Immagini dell’analisi del degrado — stato attuale Deterioration state images of the stupa — current state



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castello di chamaa, tiro, libano Giulia Rotesi, Sara Senserini in basso | below Immagine di un edificio all’interno delle mura del villaggio Image of a building inside the village walls Inquadramento territoriale Areal view

Chamaa è un piccolo villaggio situato sulla cima di una collina a circa 20 Km da Tiro. Deve la sua importanza alla presenza di una moschea il cui nucleo originale è databile al periodo fatimide (X sec.) rimasto all’interno di un villaggio fortificato dai crociati. Il villaggio è stato gravemente danneggiato dai bombardamenti israeliani del luglio-agosto 2006. All’interno delle mura del castello ci sono edifici civili privati e di pubblico interesse come una piccola moschea, un frantoio per l’olio e una cisterna di raccolta d’acqua. Secondo la tradizione il villaggio è intitolato al profeta Chamoun Al-Safa (chiamato Nabi Sh’ma in arabo e Simone o Simeone in italiano) che predicò in quest’area nel I secolo d. C., e si dice che alcuni suoi resti siano conservati nella moschea. I bombardamenti del 2006 hanno danneggiato l’intero villaggio e la moschea: il minareto è stato completamente demolito e sono state danneggiate le coperture delle sale e la facciata est del complesso.

Relatore Roberto Sabelli Correlatore Gianluca Mengozzi

Chamaa is a small village situated on the top of a hill, about 20 Km from Tyre. It owes its importance to the presence of a mosque whose original nucleus, probably belonging to the Fatimid period (10th century), is situated inside a castle built at the time of the Crusades. This nucleus was badly damaged by the last bomb attacks of the July-August 2006 war. Within the ancient towered walls of the castle there are private civil edifices and buildings of ‘public’ interest such as a small mosque, an olive press and a cistern for collecting water. According to tradition the village is named after the prophet Chamoun Al-Safa (called Nabi Sh’ma in Arab, and Simone or Simeone in Italian) who preached in this area in the 1st century A. D. and whose remains it would seem are preserved inside the mosque. The 2006 bombings have damaged the whole village and the mosque: the minaret was completely demolished; the hall roofing and façade on the east side of the complex were also damaged.


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Tipologie di abitazioni tradizionali | Different typologies of traditional buildings Esempio di casa a tre archi | Three arches house example Esempio di casa a corte | Court house example

pagina a fronte | opposite page Immagini prima e dopo i bombardamenti del 2006 Images before and after the 2006 bombing Distruzioni del villaggio fortificato di Chamaa Destructions in the fortified village of Chamaa


castello di chamaa, tiro, libano • giulia rotesi, sara senserini

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villa romana di giannutri Roberto Sabelli in basso | below La Villa Domizia dopo gli scavi degli anni venti The Villa Domizia after the excavation in the twenties

La Villa Romana di Giannutri è ascrivibile, allo stato attuale delle ricerche, all’età traianea-adrianea (fine I - primi decenni del II secolo d. C.); costituisce “uno dei complessi più rappresentativi delle ville marittime d’ozio costruite in età imperiale nei siti costieri e insulari più suggestivi della penisola italica”. La sua disposizione su più livelli sfrutta al meglio la morfologia movimentata dell’isola di Giannutri e le potenzialità panoramiche del sito, da cui si gode una visibilità a 360 gradi che abbraccia l’Argentario, l’isola del Giglio e la costa toscana e laziale fin oltre Civitavecchia. L’area portuale di Cala Maestra, a sud della villa vera e propria, è composta da un nucleo di strutture antiche (criptoportico con l’adiacente insula, detta ‘Le Stanze’) Il criptoportico romano è destinato ad accogliere il ‘Centro di documentazione’ archeologica di Giannutri ed è stato finora restaurato con questa finalità, prevedendo già gli spazi e l’alloggiamento di mosaici e reperti provenienti dalla villa romana. Inoltre, è stato proposto di realizzare negli stessi ambienti anche il ‘Centro di documentazione’ del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Roman Villa of Giannutri, at the current state of the research, can be dated back to the Trajan-Hadrian Age (end of 1st century AD - first decades of 2nd century AD). The Villa is “one of the most representative buildings complex among the seaside villas dedicated to idleness that were built in the most picturesque coastal and insular areas of the Italian peninsula during the Imperial Age”. The layout of the complex, which develops over several levels, takes advantages of the uneven morphology of Giannutri island and the panorama of the site, with a 360-degree view embracing the Argentario promontory, the island of Giglio and the coastline of Tuscany and Lazio far beyond Civitavecchia. The old harbour of ​​Cala Maestra, south of the villa, consists of a group of ancient structures (a cryptoporticus with the adjacent insula called ‘Le Stanze’). The Roman cryptoporticus will house the ‘Archeological Documentation Center’ of Giannutri, and has so far been restored with this same aim by already providing the spaces and lodging for the mosaics and finds of the Roman villa. Furthermore, it has been recommended to house also the Tuscan Archipelago National Park ‘Documentation Center’ in the same cryptoporticus.


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Prospetto A-A’ | Prospect A-A’ Prospetto B-B’ | Prospect B-B’ Prospetto C-C’ | Prospect C-C’ pagina a fronte | opposite page Il quartiere residenziale della villa | The villa’s residencial quarter


villa romana di giannutri • roberto sabelli

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Lo stato di conservazione delle strutture si presentava critico ovunque, con pericolo immediato di crollo, soprattutto per le strutture che assolvono alla funzione di sostegno dei riempimenti in terra mai scavati. Tale situazione è possibile individuarla per i muri che delimitano a nord l’area dell’intervento. In buona parte di queste strutture, il nucleo interno era in completo stato di erosione con perdita della totalità dello spessore, fino a rendere visibile le superfici interne delle cortine contrapposte al lato di osservazione. Questi processi di disgregazione sono stati causati, all’epoca del rinvenimento (1835 circa) ad oggi, probabilmente dal succedersi di talune azioni naturali che, innnescando il meccanismo di degrado, in breve ne hanno determinato la completa rovina. Tutte le superfici esposte a sud difatti presentavano i maggiorni fenomeni erosivi. Le creste dei muri erano completamente disgregate e decoese, con evidenti fenomeni di fessurazione e conseguente infiltrazione delle acque meteoriche. The state of conservation of the structures was critical everywhere, with danger of immediate collapse, above all for the structures that perform the function of supporting the earth fillings. This situation can be identified in the walls that border the northern area of ​​the intervention. In most of these structures, the inner core was in a complete state of erosion with loss of the totality of the thickness. These processes of disintegration were caused, at the time of the discovery (about 1835), probably by the succession of certain natural actions: triggering the degradation mechanism, soon led to its complete ruin. All the surfaces exposed to the southern part in fact presented the most erosive phenomena. The ridges of the walls were completely disintegrated and decoese, with evident phenomena of cracking and consequent infiltration of meteoric water.


villa romana di giannutri • roberto sabelli

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Sezione G-G’ Section G-G’ Sezione F-F’ Section F-F’ Sezione H-H’ Section H-H’ Rilievi del 1931-33 riferiti alla planimetria del quartiere residenziale Surveys of 1931-33 refer to the floor plan of the residential district pagina a fronte | opposite page Restauro degli ambienti detti ‘Le Stanze’ di villa Domizia Restoration of the spaces called ‘Le Stanze’ in Villa Domizia Esempi di integrazioni di copertura eseguite Examples of covering integrations


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hisham palace, jericho, palestina Roberto Sabelli in basso | below Planimetria del complesso Complex plan

Il complesso Ommayade di Khibert al Mafjar si trova in un’area Agricola di Gerico. Dopo la sua scoperta (Warren and Condor nel 1873, Palestinian Antiquities Department dal 1934 al 1948, Hamilton nel 1959) il palazzo appariva completamente distrutto, probabilmente a causa del terremoto del 747-748. L’appellativo Hisham si riferisce al suo costruttore e compare su un passaggio sotterraneo di fondazione. Walid Ibn Yazid succedette a suo zio nel 743 e fu ucciso l’anno seguente. Hisham Palace è oggi in precarie condizioni di conservazione. La maggior parte dei degradi sono causati dall’erosione eolica, dalle elevate temperature e dalle rapide variazioni climatiche, caratteristiche della regione. Un elevato degrado antropico ha ulteriormente peggiorato la situazione. Il nostro progetto di conservazione (con UNESCO, Mota Palestine e SBF) mira a proteggere l’intero complesso e a favorirne una valorizzazione sostenibile sia come risorsa economica sia come simbolo della Palestina.

The Khibert al Mafjar (Umayyad complex) lies in the agricultural area of Jericho. After its discovery (Warren and Condor in 1873, the Palestinian Antiquities Department from 1934 to 1948, Hamilton in 1959) the palace appeared completely destroyed, probably due to the earthquake in 747-748. The name Hisham, referring to its builder, appears on an underground foundation passageway. Walid Ibn Yazid succeeded his uncle Hisham in 743 and was murdered a year later. Qasr Hisham is now in precarious conservation conditions. Most damage is due to wind erosion, high temperature and climate drifts, hitting the region every day; furthermore, a strong antrophic degeneration has worsened the situation. Our conservation project (with UNESCO, MoTA Palestine and SBF) aims at protecting the entire complex and to favour the sustainable development of this important cultural heritage as an economic resource and as a symbol of Palestine.


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Vista aerea del sito Aereal view of the site pagina a fronte | opposite page Immagini delle lavorazioni per gli interventi conservativi Images of the processing of the conservative interventions



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hisham palace, jericho, palestina • roberto sabelli

Fotomosaico del pavimento musivo della sala Grande del Bagno Photomosaic of the floor of the Great Hall of the Bath pagina a fronte | opposite page Progetto di copertura con sistema di termoregolazione naturale Project of the roof with natural Thermoregulation system

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ficarra e la sua architettura Silvio Van Riel, Fauzia Farneti, Giovanni Minutoli pagina a fronte | opposite page Carta per gli elementi dell’analisi della CLE CLE Chart of elements under analysis in basso | below Indagini e analisi per il restauro e la riduzione del rischio sismico di palazzo Ferrarolo, edificio situato al termine di via Umberto I. Modellazione dell’ipotesi di intervento sul palazzo Investigations and analysis for the restoration and reduction of the seismic risk of Palazzo Ferrarolo, situated at the end of Umberto I street. Model of the hypothesis of intervention on the building

È impossibile al momento attuale prevedere un sisma, la ricerca si sta impegnando per limitarne gli effetti disastrosi sull’edificato e sulle vite umane. Lo studio interdisciplinare, che in merito a questi argomenti ha interessato, negli ultimi sei anni l’edificato di Ficarra e la sua architettura ha evidenziato le vulnerabilità intrinseche, costruttive e distributive del centro storico di cui via Umberto I rappresenta l’asse principale. L’analisi sistematica della morfologia e delle fasi di accrescimento storiche degli aggregati edilizi e urbani, unita ad un preciso rilievo architettonico e territoriale, condotto con metodologia laser scanner, completata con lo studio dello stato conservativo dell’edificato, sono stati parte integrante dell’indagine che, prendendo avvio dalle indicazioni normative, ha esplicitato il percorso conoscitivo propedeutico alle azioni per la mitigazione del rischio sismico, già espresse nella definizione di microzonizzazione sismica e di Condizione Limite per la gestione dell’Emergenza (CLE).

Gruppo di ricerca Giovanni Anzani, Monica Lusoli, Francesco Pisani, Alice Frosali

It is currently impossible to prevent an earthquake, but research is focusing on limiting its disastrous effects on buildings and human beings. The report outlines the results of intense interdisciplinary studies on this topic, over the past six years, in relation to the built-up area of Ficarra and its architecture; research has shown the intrinsic vulnerability of the construction and historical centre plan where via Umberto I is the main axis. The systematic study of the morphology and the phases of growth of buildings and urban areas, together with precise architectural and territorial surveying, using laser scanner methodology, and analysis of the state of conservation of buildings, were an integral part of the investigation, based upon regulatory indications, clarifying the preparatory learning curve in relation to actions to reduce risks caused by seismic activity, already expressed when defining seismic micro-zoning and Maxima for Emergencies (CLE).


Inquadramento territoriale | Territorial Overview Rilievo dello stato attuale di via Umberto I, planimetria con l’ampliamento della strada attuato nei primi anni del Novecento e ipotesi ricostruttiva dei prospetti degli edifici | Survey of the current state of via Umberto I, plan with the extension of the road implemented in the early twentieth century and reconstructive hypothesis of the elevations of buildings Indagini e analisi per il restauro e la riduzione del rischio sismico di palazzo Ferrarolo Modellazione dell’ipotesi di intervento sul palazzo | Laser scanner survey of Palazzo Ferrarolo. Modeling of the hypothesis of intervention on the building pagina a fronte | opposite page Rilievo laser scanner di piazza Mattarella e via Umberto I | Laser scanner survey of piazza Mattarella and via Umberto I Indagini e analisi per il restauro e la riduzione del rischio sismico di palazzo Ferrarolo Modellazione dell’ipotesi di intervento sul palazzo | Laser scanner survey of Palazzo Ferrarolo. Modeling of the hypothesis of intervention on the building Rilievo di palazzo Ferrarolo, prospetti laterali | Survey of Ferrarolo Palace



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architetture del novecento Anna Livia Ciuffreda, Laura Innocenti in basso | below L’ex palazzo comunale di Segezia (FG) Former municipal building of Segezia

I presenti lavori si articolano in fasi seguendo il cammino metodologico del D. M. 14 gennaio 2008. Partendo dalla ricerca storico-critica della documentazione, coadiuvata dal rilievo architettonico e strutturale, dalla caratterizzazione dei materiali e del loro stato di degrado, si è pervenuti all’identificazione del sistema strutturale e del suo stato di conservazione. La definizione di un modello numerico ha permesso la valutazione del comportamento strutturale e l’individuazione di soluzioni progettuali per l’adeguamento normativo, utilizzando tecniche compatibili con la struttura originaria. Lo studio funzionale ed energetico ne ha evidenziato infine le carenze. Tale percorso ha permesso di giungere alla definizione di interventi che mirano a ‘salvare’ il manufatto, operando nel rispetto della sua storia, del suo valore architettonico e della sua funzione nel contesto urbano, lasciando inalterate le caratteristiche costruttive tipologiche e conservandone il funzionamento strutturale.

Relatori Silvio Van Riel, Marco Tanganelli

Current works take place in phases following the methodology of D. M. 14th January 2008. Starting from historical-critical documentation research, assisted by the architectural and structural survey, by the characterisation of materials and their state of degeneration, we have identified the structural system and its state of conservation. Defining a numeric model has allowed for the evaluation of structural behavior and the identification of solutions to attain regulatory compliancy, using techniques compatible with the original structure. Finally, the functional and energy study evidenced shortcomings. All this allowed us to define what interventions needed to take place to ‘save’ the building while respecting its history, its architectural value and its function within the urban context, while leaving the construction type characteristics unchanged and retaining its structural functionality.


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L’ex palazzo comunale di Segezia (FG). Ipotesi di riabilitazione strutturale e adattamento funzionale Former municipal building of Segezia, hypothesisof structural rehabilitation and functional adaption Inquadramento storico Segezia, città realizzata nel Ventennio Fascista su disegno dell’arch. Concezio Petrucci nell’ambito della riforma agraria dell’ONC nel Tavoliere delle Puglie (immagini storiche da: S. Ruinas, Città di Mussolini: Segezia, in Le vie d’Italia, febbr. 1943 e M. Piacentini, Il centro comunale di Segezia, in Architettura, giu-lug-ago 1943) Historical overview Segezia, a city founded during the Fascist period on the designs of arch. Concezio Petrucci as a consequence of the ONC agricultural reform in Tavoliere delle Puglie (historical images of: S. Ruinas, Mussolini’s City: Segezia, in Le vie d’Italia, Feb. 1943 and M. Piacentini, The municipal centre of Segezia, in Architettura, June-July-Aug 1943) pagina a fronte | opposite page Rilievo architettonico Pianta del piano terra, pianta del piano primo e pianta del piano secondo Architectural survey Ground floor plan, first and second floor plans



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Rilievo architettonico e materico Sezione trasversale e longitudinale, prospetto principale e laterale Architectural and materic survey Cross section and logitudinal section, front and side elevations Rilievo strutturale Viste del modello strutturale tridimensionale realizzato sulla base del rilievo strutturale effettuato. Da sinistra: fondazioni, solaio del piano terra, primo e secondo impalcato, controsoffittatura, copertura Structural survey Views of the three-dimensional structural model based on the structural survey which was undertaken. From left: the foundations, the ground floor base, first and second decks, false ceiling, roofing


architetture del novecento • anna livia ciuffreda, laura innocenti

Analisi Strutturale A sinistra: modello in Straus7 della copertura e dell’edificio A destra: risultati dell’analisi statica sulla copertura e dell’analisi sismica globale sull’edificio Structural Analysis Left: Straus model of the building’s roofing Right: Results of the static analysis on the roofing, and the seismic tests on the whole building Progetto architettonico e strutturale A sinistra: le soluzioni progettuali riguardano il miglioramento sismico e l’adeguamento normativo, utilizzando tecniche compatibili con la struttura originaria A destra: il progetto di riutilizzo dell’edificio come centro interculturale Architectural and structural project Left: project solutions look into the improvement in case of seismic activity and falling in line with regulatory norms, using techniques compatible with the original structure Right: the project entailing the re-use of the building as an intercultural centre

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architetture del novecento • anna livia ciuffreda, laura innocenti

Ex Caserma Cadorna Scuola allievi ufficiali di complemento di fanteria (AR). Valutazione delle prestazioni strutturali e ipotesi di intervento Analisi Rilievo fotografico della condizione attuale in cui versano l’edificio e le zone limitrofe. Modellino BIM della caserma Analysis Photos of the current condition of the building and the surrounding areas. BIM model of the barracks Elaborati grafici di rilievo Rilievo geometrico architettonico della pianta di piano terra, piano primo, piano secondo e copertura in scala 1: 500; rilievo geometrico strutturale del primo, secondo e terzo impalcato e della copertura in scala 1: 500. Rilievo fotogrammetrico di due dei prospetti. Grazie a questi elaborati è stata poi effettuata un’analisi relativa ai materiali e alle tipologie di degrado presenti. A seguire sezione longitudinale e trasversale dell’edificio in scala 1: 200. A seguire risultati dell’analisi eseguita con il programma 3muri e ipotesi di intervento Analysis Drawings Architectural geometric survey of the ground floor plan, first floor, second floor and roofing in the scale 1: 500; structural geometric survey of the first, second and third decks and roofing in the scale 1: 500. Photogrammetrical survey of two of the fronts. Thanks to these drawings one could proceed with analysing the relative materials and the types of degeneration present. Following are longitudinal and cross sections of the building in the scale 1: 200. Following are the results of analysis held via the 3muri programme and intervention hypothesis

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santa verdiana, firenze Ornella Mariano pagina a fronte | opposite page Il monastero di Santa Verdiana La costruzione del primo braccio del chiostro inizia nel 1395, adeguando le case e il palazzo dell’Abate vallombrosano lungo via delle Fornaci (oggi via dell’Agnolo) The monastery of Santa Verdiana Construction of the first wing of the cloister began in 1395, adapting the houses and the Abate vallombrosano Palace along via delle Fornaci (today via dell’Agnolo)

La valorizzazione di un complesso storicizzato e stratificato come quello di Santa Verdiana a Firenze non può prescindere dalla sua rifunzionalizzazione, fruizione e accessibilità. All’interno della generale razionalizzazione distributiva, basata sulla compartimentazione delle funzioni secondo i corpi di fabbrica, le destinazioni museali, espositive e di rappresentanza sono state delegate al braccio lungo via dell’Agnolo, quello di maggiore valore storico e di fatto il più trascurato. Il fulcro del progetto risiede sicuramente nei collegamenti verticali, in particolare nel corpo scala centrale, che renderebbe nuovamente accessibili le sale decorate del palagio Vallombrosano, nucleo originario del monastero. Il percorso conoscitivo dalla forte impronta strutturale, in cui la post-produzione della nuvola di punti è stata integrata dall’analisi per campionatura degli apparecchi murari, ha evidenziato la necessità di consolidare i solai lignei cassettonati trecenteschi del piano nobile.

Relatori Maurizio De Vita, Silvio Van Riel

The value of a historical and stratified complex like Santa Verdiana in Florence cannot be considered without taking into account its new functionality, use and accessibility. Within the general rational distribution plan, based on dividing functionality according to the different parts of the building, the museum, exhibition spaces and representational spaces have been destined to the wing which runs along via dell’Agnolo, the one of greatest historical value and which has been most neglected. The crux of the project definitely lies in the vertical connections, particularly the central staircase, which would once again render the halls decorated by Palagio Vallombrosano, the original nucleus of the monastery, accessible. The research, carrying a strong structural imprint, where the post-production of the point cloud was integrated with the analysis for sampling of the walls, showed the need to consolidate the wooden coffered ceilings of the piano nobile dating from the 1300s.


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Il braccio meridionale Il monastero viene ampliato a partire dal 1462, perdendo il carattere di casa di campagna abbaziale dell’impianto originale, corrispondente all’attuale braccio sud. Dal prospetto su via dell’Agnolo è evidente l’articolazione centrale del palagio trecentesco e della chiesa adiacente The southern wing The monastery was extended as of 1462, losing the character of an abbey-style country house of the original structure, corresponding to the current south wing. The central addition of the palace from the 1300s and the adjacent church is evident from the via dell’Agnolo side Rilievo strutturale — secondo impalcato — quota d’imposta +10, 00m scala 1: 50 Structural survey — second deck — at +10. 00m scale 1: 50


santa verdiana, firenze • ornella mariano

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D1 — Solaio cassettonato a tripla bussola — stato di progetto scala 1: 10 D1 — Triple compass coffered ceiling — project state scale 1: 10 pagina a fronte | opposite page Progetto Il braccio sud viene diviso funzionalmente per orizzontamenti, collegati mediante l’inserimento di un nuovo corpo scala, una struttura autoportante in acciaio Project The south wing is functionally divided according to load-bearing slabs, and connected via a new self-supporting steel staircase



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titolo saggio • nome cognome

Ricerca e Didattica

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l’internazionalizzazione della didattica del restauro | the internationalisation of the teaching of restoration Giovanni Minutoli pagina a fronte | opposite page G. Michelucci, Sede della Cassa di Risparmio di via Bufalini a Firenze, dettaglio copertura vista dalle arcate dell’Ospedale di S. Maria Nuova G. Michelucci, Head office of the Cassa di Risparmio of Via Bufalini in Florence, detail coverage seen from the arches of the Hospital of S. Maria Nuova

La base culturale, su cui si radicano le diverse civiltà, mostra i diversi approcci alla disciplina del restauro, questa considerazione fa emergere come la disciplina del restauro è tra le più ‘sensibili’ al contesto socio-culturale in cui viene trattata. Un elemento significativo di memoria classica è il paradosso della nave di Teseo in cui si narra che l’imbarcazione del mitico eroe greco si fosse conservata intatta nel corso degli anni grazie alla sostituzione sistematica degli elementi ammalorati. A distanza di numerosi decenni la nave si presentava nella sua forma originaria e in perfetto stato di conservazione anche se nessuno degli elementi costitutivi era quello presente in origine. La conservazione dell’immagine della nave di Teseo è valutabile come restauro e conseguentemente come preservazione della ‘reliquia’? O la sostituzione degli elementi costitutivi è da valutare come negazione dell’essenza dell’imbarcazione, determinando la scomparsa della ‘reliquia’? Si deve conservare l’immagine della nave sostituendo i singoli elementi e manutenendola costantemente affinché rimanga nelle condizioni in cui era al momento dello sbarco di Teseo o è meglio conservarla senza sostituire e reintegrare affinché la nave risenta del passare del tempo e deperisca ma senza cambiarne gli elementi? È più importante conservare l’immagine degli oggetti iconici o è meglio conservarne la materia? Questo dualismo trova anche un concreto riscontro nelle diverse religioni professate principalmente in oriente e occidente; se per i Cristiani la reliquia, e quindi la materia, è essenza della divinità tanto che con il solo contatto si entra in ‘relazione’ con la divinità, nelle religioni orientali il corpo, e quindi la materia, non è rappresentazione del divino a tal punto da prevederne la cremazione dopo la morte. La perpetuazione del culto avviene tramite l’immagine, dipinta o scolpita, della divinità.

The cultural basis on which different civilisations establish their roots shows the several approaches towards the discipline of restoration; this observation shows how the discipline of restoration is amongst the most ‘sensitive’ within a socio-cultural context. A significant classical recollection is the paradox of Teseo’s ship which is said to have been preserved in its entirety over the years thanks to the systematic replacement of the deteriorated parts. After numerous decades the ship was still to be found in its original form and in a perfect state of conservation even though none of its constituents were those originally present. Can the conservation of the image of Teseo’s ship be considered as a restoration and consequently as the preservation of the same ‘relic’? Or would the replacement of its constituents be considered as a negation of the being of the ship, thus determining the disappearance of the ‘relic’? Does the image of the ship have to be preserved by substituting the single parts and constantly maintaining it so as to remain in the condition it was at Teseo’s disembarkation, or is it better to preserve it without substituting parts which would mean that the ship would suffer the passage of time and ruin, but without any parts having been changed? Is it more important to preserve the image of icons or is it better to preserve the substance? This dualism is also present in the different religions practised mainly in the East and West; whereas for Christians, the relic, and thus the substance, is the essence of divinity which means that with simple contact one relates with divinity, in Eastern religions, the body, and thus the substance, is not a representation of divinity allowing cremation after death. The immortalisation of the cult takes place through the painted or sculpted image of divinity.


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The conservation of ancient Buddhist and Shintoist temples is guaranteed through the continuous substitution of the deteriorated elements, assuring the preservation of the image of buildings. The conservation of Christian churches is guaranteed through interventions aimed at slowing down the deterioration of the elements and structures, limiting substitution and integration to structural elements. The paradox of Teseo’s ship, with the dualism of preserving an image or its substance, establishes the difference between the Eastern and Western vision of the discipline of restoration. It is one of the aspects and understandings of the culture of conservation (in this case attributed to the principle of authenticity) that render the transmission and sharing of criteria and techniques of restoration at an international level particularly complex. Other views are also still proposed in relation to the concept of cultural heritage, but the community of lecturers, researchers, students in search of verification, measuring themselves on a worldwide level, looking for international comparison with regards to the different fields and subjects of conservation (archeological restoration, classic building restoration, restoration of modernity, urban restoration, rural building restoration, environmental and land restoration, etc.) is ever-growing. All are strongly bound to a culture and restoration practice that see our country, many of our teachers and our architectural schools as historical epicentres in progressive and extraordinary evolution, unpublished critical considerations, theoretical elaborations and completed restorations that represent universally acknowledge references followed by such communities. Lingering on specific aspects of university education at primary, secondary and tertiary level in the restoration field is duty-bound. With total respect towards cultural differences, who maintain different approaches, often at arms-length, in relation to subjects and experiences of conservation — and especially because of this — our lectures and teachings may contribute towards the growth of knowledge on artefacts and historical territory

La conservazione degli antichi templi Buddisti o Scintoisti è garantita attraverso la sostituzione continua degli elementi ammalorati, assicurando la preservazione dell’immagine degli edifici. La conservazione delle chiese Cristiane è garantita attraverso interventi mirati al rallentamento dell’invecchiamento dei materiali e delle strutture, limitando le sostituzioni e le integrazioni esclusivamente agli elementi strutturali. Il paradosso della nave di Teseo, con il dualismo conservare l’immagine o conservare la materia, sancisce la differenza tra visione orientale e occidentale della disciplina del restauro. Si tratta di uno degli aspetti e delle concezioni della cultura della conservazione (in questo caso ascrivibili al principio dell’autenticità) che rendono particolarmente complessa la trasmissione e la condivisione di criteri ed anche tecniche restaurative a livello internazionale. Altri ancora ci propongono prospettive diverse dalle quali si guarda al concetto di patrimonio culturale, eppure sempre più vasta ed in cerca di verifiche è la comunità di docenti, ricercatori, studenti che a livello mondiale si misurano, cercando un confronto appunto internazionale, sui diversi campi e temi della conservazione (restauro archeologico, restauro degli edifici della classicità, restauro del moderno, restauro urbano, restauro degli edifici rurali, restauro del paesaggio e del territorio ecc.). Tutti fortemente legati ad una cultura ed una pratica restaurativa che vede nel nostro paese, in tanti nostri maestri e nelle nostre scuole di architettura epicentri storici di progressive e straordinarie evoluzioni, di riflessioni critiche inedite, di elaborazioni teoriche e di restauri portati a compimento che rappresentano riferimenti universalmente riconosciuti e seguiti da tali comunità. Soffermandosi sugli aspetti specifici della formazione universitaria di primo, secondo e terzo livello in campo restaurativo appare chiaro quanto, nel pieno e totale rispetto delle differenze culturali, degli approcci spesso lontani che le culture mondiali riservano ai temi ed ale esperienze della conservazione — anzi proprio per questo motivo — le nostre aule ed insegnamenti possono contribuire alla crescita di


l’internazionalizzazione della didattica del restauro • giovanni minutoli

un percorso conoscitivo internazionalmente condiviso dei manufatti e del territorio storicizzato, per la conservazione attiva e propositiva del patrimonio architettonico quale bene culturale internazionale. Il restauro è una disciplina di sintesi, che assomma complessità e compresenza di saperi tecnici diversi e complementari. Un percorso metodologico di ultima generazione che comprenda il più aggiornato progetto della conoscenza (indagini storiche, rilievi di ultima generazione, diagnostica non invasiva, analisi fisico-chimiche ecc.) Può mettere a disposizione di futuri architetti impegnati globalmente nella conservazione gli strumenti più utili e necessari ai fini di una lettura critica dell’esistente e per la sua trasmissione al futuro. Partendo da tali basi e da un impianto metodologico forte e condiviso ogni percorso restaurativo, quali che siano latitudine e longitudine del suo svolgimento, si creeranno i presupposti per un confronto reale, alto, rispettoso delle specificità culturali e territoriali di operatori e luoghi. L’intervento restaurativo inteso come attività di ricerca, ogni volta diverso ed ogni volta poggiato su riferimenti di metodo condivisi, ovunque esso accada, diviene un tassello di quel patrimonio culturale internazionale cui si accennava ed un potenziale campo di applicazione di un confronto aperto multiculturale e pluridisciplinare finalizzato alla permanenza di tale patrimonio ed al suo posizionamento critico nella contemporaneità. Nelle università italiane e di altri paesi quindi la costruzione di un percorso di internazionalizzazione della disciplina del restauro assume una connotazione ed anche una responsabilità estremamente forte ed alta, sicuramente efficace se intesa quale percorso eminentemente culturale, pronta ad utilizzare la tecnologia più aggiornata per la conoscenza in un percorso di formazione di riferimenti di metodi che consentiranno di muoversi nel mondo rispettando ogni specificità ed approccio contribuendo alla formazione critica del perché, di quel perché si restaura che insieme ma più del come, del dove e del quando dirige le scelte da compiersi, tanto per i restauri specialistici quanto per le addizioni contemporanee, le forme, le modalità e le tecniche del riuso. Tale percorso, visto dalla parte di chi forma,

shared internationally, for active and intentional conservation of architectural heritage as international cultural heritage. Restoration is a discipline that brings together complexities and diverse complementary technological knowhow. A methodological state of the art course that includes the most updated knowledge (historical research, state of the art surveying, non-invasive diagnostics, physico-chemical analysis, etc.) can make available the most useful and necessary tools for critical reading of what exists and its conveyance to the future to future architects working in conservation. Starting from this and with good shared methodology, every restoration, whether longitudinal or latitudinal in nature, will result in a realistic, high, respectful towards culture and territory of the taskforce and location, comparison. Restoration as a research activity, every time different and based on shared methodology, wherever it may be, becomes an anchor of that international cultural heritage already pointed out and a potential field for the application of a multicultural and multidisciplinary comparison aimed at the permanence of the same heritage and its critical positioning in contemporary times. Thus the internationalisation of the discipline of restoration in Italian universities and other countries takes on a connotation of strong responsibility, definitely useful if intended as a mainly cultural course, ready to use most known recent technology in an educational path of which methodology will allow moving around the world while respecting every specificity and approach contributing towards critical development of why restoration takes place, how, where and when choices must be taken for specialised restorations, contemporary additions, shapes, method and technique of re-use. Such a path, seen from the point of view of an educator, cannot become reality without a constant disciplinary and multidisciplinary international comparison of ideas, activities, scientific work in the most appropriate and qualified educational, conference, meeting and restoration sites. These considerations are at the basis of the com-

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plexity of teaching restoration in different countries and various cultural environments making the integration of new university educational paths that foresee, particularly in the European context, the integration of didactic-cultural models of member states, rather complicated. Jane Knight and Hans de Wit1 say, “internationalisation of higher education is the integrative process of an international/intercultural dimension in didactics, research and services offered by institutions”. This explains how one cannot limit ‘internationalisation’ to Erasmus student exchange, but rather, one must support and encourage exchange, mobility and integration also amongst researchers and academics, holders of diverse educational and cultural identity, fostering debate and dialogue among different universities. New generations must be trained in view of an ever more globalised world where cooperation may lead to the creation of common programmes of study and partnerships in didactics and research. If on the one hand integration of different educational forms in the sciences is simple, it becomes more complex for technical-humanistic subjects, as is restoration, in which basic concepts are mediated by cultural forms as previously discussed. Paths to internationalisation foresee four main goals: • An international education favours one’s insertion in the working world, increasing possibilities of employment. • The creation of networks stemming from scientific collaboration which evaluate methods of cooperation in teaching and education. • The possibility of attracting students, academics and researchers from other countries. • Increasing one’s activity abroad, conceiving and putting into effect common didactic activities. If on the one hand the first two points above are mainly of a cooperative nature, the second two Knight, Jane and Hans de Wit (1999 a), An Introduction to the IQRP Project and Process. In Knight, Jane, and Hans dee Wit (ed.), Quality and Internationalisation in Higher Education, Paris, IMHE/OECD.

non può compiersi ed avverarsi se non sottoponendo se stessi, le proprie idee ed attività e la propria produzione scientifica ad un costante confronto internazionale disciplinare e pluridisciplinare nelle più appropriate e qualificate sedi siano queste quelle della didattica, dei congressi, degli incontri, dei cantieri di restauro. Queste considerazioni sono alla base della complessità dell’insegnamento della disciplina del restauro nelle varie nazioni e nei vari ambiti culturali rendendo complesso l’integrazione con i nuovi percorsi formativi universitari che prevedono, soprattutto in ambito europeo, l’integrazione tra i modelli didattici-culturali dei diversi stati membri. Gli studiosi Jane Knight e Hans de Wit1 definiscono “internazionalizzazione della formazione superiore è il processo di integrazione di una dimensione internazionale/interculturale nella didattica, nella ricerca e nei servizi delle istituzioni”. Chiarendo come non si può limitare ‘l’internazionalizzazione’ allo scambio di studenti con i programmi Erasmus ma che bisogna favorire e facilitare gli scambi, la mobilità e l’integrazione anche tra ricercatori e i docenti, portatori di diverse identità culturali e formative. Promuovendo il confronto e il dialogo tra le diverse università. Le nuove generazioni devono essere formate in previsione di un mondo sempre più globalizzato in cui la cooperazione porti alla creazione di programmi di studio comuni e portino a partenariati nel campo anche della didattica e della ricerca. Se l’integrazione tra le diverse forme di didattica è semplice per le materie scientifiche diventa invece più complesso per le materie tecnicoumanistiche come il restauro in cui i concetti base della disciplina sono mediati dalle singole forme culturali come precedentemente argomentato. I percorsi di internazionalizzazione prevedono quattro principali finalità:

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1 Knight, Jane and Hans de Wit (1999 a), An Introduction to the IQRP Project and Process. In Knight, Jane, and Hans dee Wit (ed.), Quality and Internationalisation in Higher Education, Paris, IMHE/OECD.


l’internazionalizzazione della didattica del restauro • giovanni minutoli

• Un bagaglio formativo di impianto internazionale favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro aumentando le possibilità di occupazioni. • La costituzione di reti che partendo dalle collaborazioni scientifiche valutino forme di cooperazione della didattica e nella formazione. • La possibilità da parte dei singoli atenei di attrarre studenti, docenti e ricercatori di altri paesi. • Ampliando le proprie attività all’estero concependo e concretizzando attività didattiche in comune. Se i primi due punti hanno finalità principalmente di carattere cooperativo i secondi mirano allo sviluppo di strategie mirate all’aumento della competitività. In Europa gli Stati hanno iniziato da tempo una approfondita analisi degli scopi e metodi di una internazionalizzazione di qualità e portato avanti un confronto dei propri sistemi per giungere ad una visione unitaria e condivisa. Uno dei risultati più evidenti è la Dichiarazione di Bologna (1999) e il conseguente processo di Bologna che ha generato una ampia serie di attività: scambio di docenti, studenti e staff, sviluppo di curricula congiunti, formazione di studenti internazionali, ricerche congiunte, ecc. Il comunicato di Bucarest dell’aprile 2012 descrive i risultati del processo di Bologna, valutando come negli anni i sistemi di istruzione universitaria in Europa si sono uniformati divenendo confrontabili aumentando il numero di nazioni in cui i titoli di studio sono riconosciuti reciprocamente. Questi risultati sono il frutto del continuo interscambio di studenti che avviene in Europa e delle proficue relazioni tra i vari atenei. La CRUI sollecita però ancora ulteriori attività di collaborazione che permetta di migliorare alcuni aspetti fondamentale per l’integrazione e l’interazione tra università e stati, in primis lo sviluppo di un unico sistema di formazione a tre livelli, la promozione di titoli accademici doppio e/o congiunti, lo sviluppo di diplomi che rendano ‘visibile’ le attività internazionali. Lo sviluppo di sistemi di valutazione interna ed esterna.

aim at the development of strategies that increase competition. European countries have since some time started a deep analysis of the purpose and method for quality in internationalisation putting forward a comparison of its systems to reach a united and shared vision. One of the most evident results is the Bologna Declaration (1999) and the following process of Bologna which generated ample activities: academics, student and staff exchange, development of curricula, international students training, joined research, etc. The Bucharest declaration in April 2012 describes the achievements of the Bologna process, evaluating how university teaching methodologies in Europe have become more uniformed over the years making it possible to compare them and increasing the number of countries in which qualifications are reciprocally recognised. These results come about thanks to the continuous student exchange in Europe and the productive relations between universities. Nevertheless, the CRUI (Italian University Rectors Conference) pushes for further collaborative activity which may allow to improve some fundamental aspects of integration and interaction of universities and countries; first and foremost, the development of a single three-tiered educational system, the promotion of double or joined qualifications, the development of diplomas that give ‘visibility’ to international activity, the development of internal and external evaluation. Erasmus plus and Erasmus mundus have since 2014 increased the possibility of exchange for students and researchers also outside Europe, transforming this instrument to a true and proper motor for didactic-cultural integration with wide horizons. The integration of diverse academic systems has resulted in increased interaction and exchange between countries; first for students, followed by researchers and professionals. The problem of a ‘brain drain’ becomes such only when borders become limits for experimentation and the development of new research. Research groups and

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teams of workers, on the contrary, are ever more made up of researchers and professionals of different nationalities and diverse education backgrounds. The discipline of restoration, in difference to many others, is not very present in European and non-European universities, probably because of the cultural influences dealt with above and because, differently to Italy, it is included as part of design courses. Gustavo Giovannoni ‘theorises’ about the discipline in his writings, but above all about its teachings, evidently influenced by German culture which bread him and which he enthusiastically supported. Integrating restoration with design comes about as a result of a cultural period where additions may become the reason of the re-launching of a building. From the Louvre pyramid to the iron architecture of Siponto, the ability of integrating old and modern is admired by many as though ‘pure’ restoration is not within itself a project and that conservation does not hold the dignity of a project. The ability of reinstating the past, making teaching a cultural moment for reflection but also a project, allows the discipline to hold numerous schools of thought that may many a time lessen the importance of the subject.

Dal 2014, l’Erasmus plus e l’Erasmus mundus, hanno ampliato la possibilità di interscambio di studenti e ricercatori anche ad ambiti extra europeo, trasformando questo strumento in un vero e proprio motore di integrazione didattico-culturale con orizzonti amplissimi. L’integrazione di sistemi accademici diversi ha portato ad un aumento di interazione tra le varie nazioni e all’interscambio prima di studenti poi di ricercatori e professionisti tra le nazioni. Il problema dei ‘cervelli in fuga’ diventa fondamentale solo quando i confini nazionali diventano limiti per le sperimentazioni e per lo sviluppo di nuove ricerche. Sempre di più oggi gruppi di ricerca e time di lavoro, invece, sono composti da ricercatori e professionisti di nazionalità diverse e di formazioni diversificate La disciplina del restauro, a differenza di molte altre, è poco presente negli atenei europei ed extra europei, probabilmente perché risente di quelle influenze culturali di cui sopra e perché a differenza di quanto succede in Italia è legata al settore della progettazione. Gustavo Giovannoni che con i suoi scritti ‘teorizza’ la disciplina, ma soprattutto l’insegnamento, risente della cultura tedesca di cui era figlio e entusiasta sostenitore. L’integrazione con la disciplina della progettazione è il frutto di un altro momento culturale quello in cui le addizioni possono divenire nuovo rilancio per il manufatto, dalla piramide del Louvre alle architetture di ferro di Siponto, la capacità di integrare antico e moderno trova numerosi estimatori come se il restauro ‘puro’ non fosse di per sé un’operazione di progetto e che la conservazione non avesse dignità di progetto. La capacità di reintegrare i tasselli della memoria rendendo l’insegnamento momento culturale di riflessione ma anche di progetto fa si che la disciplina abbia numerose scuole di pensiero che spesso possono sminuire l’importanza della materia.


sostenibilità e progetto di restauro: lo sguardo della ricerca al binomio sviluppo-tutela | sustainability and restoration project: a look at the binomial development-tutelage through research Virginia Neri

All’interno della disciplina del Restauro dell’architettura e del patrimonio culturale, la questione dell’equilibrio tra conservazione e sviluppo è uno dei temi contemporanei fondamentali per le future ricerche, sia in Italia che all’estero. Conservazione e sviluppo, saldando le ragioni della storia con quelle della contemporaneità, racchiudono al loro interno temi estremamente attuali, uno fra tutti il rapporto tra antico e nuovo, indagato in molte ricerche, tesi di laurea e di dottorato, sotto diversi aspetti tra cui quello dell’addizione ed innesto del nuovo nell’antico, della compatibilità tra tecnologie e materiale storicizzato ed anche della grande questione della sostenibilità, sia essa economica, sociale, culturale o ambientale. I valori della sostenibilità racchiudono al loro interno radici legate allo sviluppo tecnologico e alla conservazione di fabbriche e siti, e rappresentano un tema estremamente urgente da trattare, sia oggi che nel prossimo futuro e per questo può rappresentare uno dei grandi temi per la ricerca. Il termine sostenibilità è molto utilizzato in gran parte dei dibattiti scientifici in ambiti diversi, connessi non solo all’architettura, ma anche al turismo ed alla cultura ed è diventato difficile parlarne senza cadere nel banale o nel già detto. La questione che la materia storicizzata costituisca di fatto una risorsa, architettonica o ambientale, e che renda il progetto di conservazione e restauro della stessa, profondamente legata alla cultura della sostenibilità, che di risorse si interessa da vicino, era già stata chiarita durante il Convegno internazionale tenuto a Firenze nel marzo 2009, a cura

The matter of balance between conservation and development is one of the fundamental contemporary themes for the future of research in Italy and abroad within the discipline of architectural and cultural heritage restoration. Conservation and development, unifying historical and contemporary reasons, withhold very current themes, one of which is the relationship between old and new, investigated in many a research, undergrad and doctoral thesis, from various points of view including addition or insertion of new in old, the compatibility of technology with historical material and the matter of sustainability, whether economic, social, cultural or environmental. Values of sustainability are related to technological development and conservation of buildings and sites while representing a very urgent topic to deal with, now and in the near future, thus probably becoming one of the major themes for research. The term ‘sustainability’ is very much used in most scientific debates in different contexts, not only related to architecture, but also to tourism and culture, having become difficult to speak about without repeating oneself or diving into trivialities. The argument that historical matter is in itself an architectural or environmental resource and that it renders a conservation and restoration project part of it, deeply linked with the culture of sustainability, has already been clarified during the international conference held in Florence by Prof. Maurizio De Vita in March 20091. The starting point of the conference was the fact that restoration work, due to its intrinsic nature

del prof. Maurizio De Vita1. De Vita M. (a cura di) 2012, Città storica e sostenibilità, Atti del convegno, Firenze, Salone dei Cinquecento, 17 marzo 2009, Firenze University Press, Firenze. 1

De Vita M. (a cura di) 2012, Città storica e sostenibilità, Atti del convegno, Firenze, Salone dei Cinquecento, 17 marzo 2009, Firenze University Press, Firenze. 1


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of conservation and giving value to the existing, in contrary to use of territory and abandoning or dismissing existing and essential material, is nevertheless of sustainable value2. Another element discussed at the conference was the matter of reuse, a highly sustainable practice and amongst the dearest to restoration activity3. The use of already available artefacts which belong to historical heritage, whether old or more recent, helps to avoid demolition which, amongst other, causes loss of important material both from a social and environmental perspective. In view of this important starting point, one may say that this subject matter is very actual and the subject of sustainability in restoration projects is fundamental, measured by the balanced relationship between new technologies and conservation of historical matter, already an acquired fact. Amongst the aspects which require particular research and therefore also attention in didactics, in the field of sustainability, three may be underlined: acquiring knowledge, investigation methodology, and techniques of intervention. The starting point of such aspects may be the reading of a site which does not only include the artefact but rather also the environment and landscape which surround it4, reaching deductions followed by research on materials and construction methods through the use of technology, such as thermography, and environmental control strategies within historical buildings. An element which is closely linked with the project of acquiring knowledge is that many buildings were designed with criteria linked to sustainabili-

Il punto di partenza del convegno fu il fatto che l’attività restaurativa, per la sua intrinseca natura di mantenimento e valorizzazione dell’esistente, in opposizione al consumo di territorio ed all’abbandono o dismissione di materia esistente e vitale, possiede un valore comunque sostenibile2. Un altro punto discusso durante il convegno fu la questione del riuso, pratica altamente sostenibile e tema tra i più cari all’attività restaurativa3. L’utilizzo di manufatti già a disposizione, facenti parte del patrimonio storico, sia esso antico o più recente, evitano demolizioni che portano anche ad una perdita di materia importante, sia dal punto di vista sociale che ambientale. Alla luce di questo importante punto di partenza, si può dire che la materia stia oggi entrando nel vivo e la convinzione che la sostenibilità presa in carico dal progetto di restauro sia un tema fondamentale, che si misura nell’equilibrio del rapporto tra lo sviluppo delle nuove tecnologie e la conservazione della materia storica, è un dato oramai acquisito. Tra gli aspetti che richiedono attenzione particolare della ricerca e quindi anche della didattica, nel grande ambito della sostenibilità, se ne possono riconoscere tre, che si muovono tra il progetto di conoscenza, le metodologie di indagine, e le tecniche di intervento. Tali aspetti possono partire da nuove chiavi di lettura di un sito, che comprenda non solo il manufatto, ma l’ambiente ed il paesaggio in cui questo è inserito4, fino ad arrivare, con una discesa di scala, ad una ricerca sui materiali e metodi costruttivi tramite l’uso di tecnologie quali la termografia, fino alla ricerca di strategie di controllo del clima

De Vita M. 2012, Città storica-edilizia sostenibile, un programma di sperimentazione avanzata, in Città storica e sostenibilità, Atti del convegno, Firenze, Salone dei Cinquecento, 17 marzo 2009, Firenze University Press, Firenze, pp. 31-42. 3 V. Neri 2012, La sostenibilità e la questione del riuso, in Città storica e sostenibilità, Atti del convegno, Firenze, Salone dei Cinquecento, 17 marzo 2009, Firenze University Press, Firenze, pp. 237-240. 4 The importance of reading methods of the character of historical building combined with a systematic analysis of the environmental nature of historical buildings was highlighted by M. De Vita (2012), pp. 37-38. 2

all’interno di edifici storici. 2 De Vita M. 2012, Città storica-edilizia sostenibile, un programma di sperimentazione avanzata, in Città storica e sostenibilità, Atti del convegno, Firenze, Salone dei Cinquecento, 17 marzo 2009, Firenze University Press, Firenze, pp. 31-42. 3 V. Neri 2012, La sostenibilità e la questione del riuso, in Città storica e sostenibilità, Atti del convegno, Firenze, Salone dei Cinquecento, 17 marzo 2009, Firenze University Press, Firenze, pp. 237-240. 4 L’importanza degli strumenti di lettura dei caratteri costruttivi storici combinata con l’analisi sistematica dei caratteri ambientali degli edifici storici fu evidenziata da M. De Vita (2012), pp. 37-38.


sostenibilità e progetto di restauro: lo sguardo della ricerca al binomio sviluppo-tutela • virginia neri

Una questione che riguarda da vicino il progetto di conoscenza, è che molti edifici storici sono stati progettati con criteri legati alla sostenibilità. Famosi sono i sistemi di ventilazione naturale di cui molti edifici storici sono dotati, partendo dall’antica Grecia fino ad arrivare ai palazzi ottocenteschi, compreso lo stesso Palazzo Pitti a Firenze, le cui caratteristiche sono state riportate nella pubblicazione del 2009 di C. Balocco, F. Farneti, G. Minutoli5. Partendo dal progetto di conoscenza, una nuova chiave di lettura ad esempio del caso di Palazzo Pitti e del giardino di Boboli, che metta in luce nuovi aspetti legati alla sostenibilità, può essere possibile grazie ad un cambio di sguardo, che va oltre l’edificio e prende in analisi l’ambiente ed il paesaggio in cui questo si trova e porta a pensare che anche nella scelta del sito si possono riscontrare ragioni legate alla sostenibilità. La proprietà di palazzo Pitti fu scelta da Eleonora di Toledo e dal consorte Cosimo per una ragione che si potrebbe definire microclimatica, in quanto preferirono l’Oltrarno considerato una zona più salubre ed ariosa rispetto all’antico centro storico, ed ancora al sicuro all’interno delle mura cittadine che seguivano le pendici del colle di ‘Bogoli’. Inoltre il palazzo, posto nella fascia pedecollinare che separa il centro storico fiorentino dalla zona collinare ricca di verde e poco abitata, aveva diversi possedimenti agricoli ed orti in cui venivano coltivati frutteti e vigne di moscatello, che garantivano, oltre al sostentamento alimentare ed introiti dalle vendite di vino, anche un buon microclima. È ormai dimostrato che le chiome degli alberi bloccano la radiazione solare diretta e possono fare da schermo alla radiazione riflessa ed inoltre possono sottrarre calore all’atmosfera attraverso i processi di evapotraspirazione6, quindi si può affermare che il giardino intorno alla villa ed il paesaggio agrario nei colli circostanti miglioravano notevolmente la permanenza nel palazzo.

ty. Natural ventilation systems found in many historical buildings, from Greek antiquity to Palaces of the 1800s, including the Pitti Palace in Florence of which characteristics have been reported in the 2009 publication by C. Balocco, F. Farneti, G. Minutoli5, are famous. Heading off from the project of acquiring knowledge, a different view in the case of the Pitti Palace and the Boboli Garden, which brings to light new aspects linked with sustainability, may possibly go beyond the building in itself but rather analyses the environment and landscape in which it lies leading one to think that also this choice is linked with elements of sustainability. The Pitti Palace was chosen by Eleonora from Toledo and her consort Cosimo for what may be explained as a microclimatic reason since they preferred the Oltrarno (the other side of the Arno river) to the historic centre because it was considered to be a healthier and airier area while still being safe within the city walls which followed the slopes of the ‘Bogoli’ hill. Furthermore, the palace, found at the foot of the hills in a strip of land which divides the historic centre from the hills, rich in greenery and poorly inhabited, had a lot of agricultural land where fruit trees and moscatello vines were cultivated, guaranteeing, besides sustainable nourishment and income from the sale of wine, also a good microclimate. It is now proven that tree foliage blocks direct sun radiation and can screen reflected radiation besides reducing atmospheric heat through evapotranspiration6, thus one may conclude that the garden around the villa and the agricultural land on the surrounding hills considerably improved stays in the palace. Boboli is only but an example of the situation with other Medici villas, subject of study of a lot of the research essays included in this catalogue: these villas and their strong link with the landBalocco C., Farneti F., Minutoli G., I sistemi di ventilazione naturale negli edifici storici. Palazzo Pitti a Firenze e palazzo Marchese a Palermo, Alinea editrice, Firenze 2009. 6 Chiuppani E., Prest T. 2008, La progettazione del verde per il controllo microclimatico, Edicom edizioni, Gorizia, p. 18. 5

5 Balocco C., Farneti F., Minutoli G., I sistemi di ventilazione naturale negli edifici storici. Palazzo Pitti a Firenze e palazzo Marchese a Palermo, Alinea editrice, Firenze 2009. 6 Chiuppani E., Prest T. 2008, La progettazione del verde per il controllo microclimatico, Edicom edizioni, Gorizia, p. 18.

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scape which surrounds them can be many a time defined as self-sufficient systems and as a consequence extremely sustainable. If one had to observe the characteristics of each one, it would be noted, in most cases, that the villas were very closely linked with the surrounding environment and the resources it offered. Most of them were built close to more or less important waterways that guaranteed advantages to the property. Pitti was built near the Arno river, but the most important result was to make it possible for spring water from the Ginevra spring, found a few km from the Villa near Arcetri, to be brought to the city for the first time through man-made waterways, for watering of the Boboli garden. Water, a precious resource, was the common factor of many villas, amongst which that of Castello, built were a Roman castellum arose; Careggi, a few meters from the Terzolle stream; Poggio a Caiano, bordering the river Ombrone and Pratolino. The latter, although a park which needed high maintenance due to the then incredible water features external to the property, along the Mugnoncello stream, drain stream for the park, had various artefacts (the mill and large mill), built on the banks to take advantage of the water’s energy potential7. Many other Medici villas were built near woods that guaranteed prey for hunting, but also the comfort of a microclimate as already indicated above: all the villas in the Montalbano district dominated by woods and lush nature, the villas of Artimino, La Magia, Montevettolini and Cerreto Guidi. The location, exposure and exchange with the landscape are fundamental aspects as seen with the Medici villas, both from a cultural and energy point of view. Many a time the urban and landscape structure determine the sense and language of the artefact and the maintenance of this system may become more important than the redevelopment of the same artefact.

Il caso di Boboli, è solo un esempio declinabile anche alle altre ville medicee, oggetto di studio di molte delle ricerche riportate in questo catalogo: tali ville, ed il ricco tessuto connettivo che le unisce al paesaggio, si possono definire in molti casi, sistemi autosufficienti e di conseguenza, estremamente sostenibili. Se si osservano le caratteristiche di ognuna, si noterà che nella maggior parte dei casi erano ville molto legate all’ambiente limitrofo ed alle risorse che questo offriva. La maggior parte di queste sorgeva nelle vicinanze di un corso d’acqua, più o meno importante, che garantiva effetti benefici alla proprietà. Pitti sorgeva vicino all’Arno, ma l’opera più importante in questo caso, fu quella di far arrivare in città per la prima volta, l’acqua surgiva dalla sorgente della Ginevra, situata ad un paio di Km dalla villa, nei pressi di Arcetri, per l’irrigazione del giardino di Boboli. L’acqua, in quanto risorsa preziosa, era il comune denominatore di molte ville, tra cui Castello, costruita laddove sorgeva un castellum di epoca romana, Careggi, a pochi metri dal torrente Terzolle, Poggio a Caiano, confinante col corso del fiume Ombrone e ancora Pratolino. Quest’ultima, sebbene fosse un parco che necessitava di un’alta manutenzione causata dagli allora stupefacenti giochi d’acqua, all’esterno della proprietà, lungo il torrente Mugnoncello, canale scaricatore delle acque del parco, aveva diversi manufatti (il mulino e il mulinuccio), costruiti sulle sponde per sfruttare l’energia potenziale delle acque7. Molte altre ville medicee sorgevano invece nei pressi di boschi che garantivano prede durante le cacce, ma anche quel confort microclimatico di cui sopra: si ricordano tra tutte le ville situate nel comprensorio del Montalbano, dominato da boschi e natura lussureggiante, la villa di Artimino, La Magia, Montevettolini e Cerreto Guidi. Il luogo, l’esposizione e lo scambio col paesaggio sono aspetti fondamentali, come visto per le ville medicee, sia dal punto di vista culturale che energetico. Spesso la struttura urbana o paesaggistica caratte-

7 Zangheri L. (a cura di) 2015, Le ville medicee in Toscana nella lista del Patrimonio Mondiale, Leo S. Olschki, Firenze, pp. 113-114.

7 Zangheri L. (a cura di) 2015, Le ville medicee in Toscana nella lista del Patrimonio Mondiale, Leo S. Olschki, Firenze, pp. 113-114.


sostenibilità e progetto di restauro: lo sguardo della ricerca al binomio sviluppo-tutela • virginia neri

rizza il senso ed il linguaggio del manufatto ed il mantenimento di tale sistema può diventare ancora più importante della riqualificazione del manufatto stesso. Gli aspetti sopra evidenziati sono frutto di un progetto di conoscenza che non si esaurisce nell’ambiente e nel paesaggio, ma continua nella fabbrica. Al fine di un’anamnesi completa ed esaustiva, una lettura approfondita sui manufatti può avvenire anche grazie all’uso della tecnologia, con l’utilizzo di processi che riguardano il confronto con la diagnostica di tipo avanzato, le indagini termografiche ad esempio, che permettono di ottenere risultati importanti oltre che dei caratteri costruttivi dell’edificio anche delle trasformazioni storiche, con indagini poco invasive, ma di carattere altamente scientifico. Sulle tecniche di intervento, si è aperto da tempo un capitolo molto dibattuto, soprattutto in Italia, su tutto ciò che interessa il miglioramento energetico di un edificio storico, compreso il tema sulle strategie di controllo del clima in ambienti di conservazione, come gli ambienti museali, molto frequenti nella nostra penisola. A riguardo, e nell’ottica di una corretta gestione del binomio sviluppoconservazione e quindi sviluppo-tutela, anche la normativa negli ultimi anni si è espressa in materia di sostenibilità in riferimento al costruito storico, ponendo, con il D. Lgs. 42/04 dei limiti all’efficientamento energetico, subordinandolo alla compatibilità con i principi della conservazione. L’iter seguito dalla normativa, parte dalle direttive europee che nel 2002 richiesero un metodo di calcolo del rendimento energetico degli edifici. L’Italia fece seguito a detta direttiva con il D. Lgs 192/05 e il D. P. R. 2/04/2009 con l’introduzione della certificazione energetica e successivamente furono seguiti i passi delle norme già adottate anche per il rischio sismico ed il superamento delle barriere architettoniche, che videro introdurre il concetto di miglioramento rispetto all’adeguamento, applicabile nel caso di nuove costruzioni. Nonostante le normative prevedano di poter escludere gli edifici sto-

The aspects evidenced above are fruit of a project of knowlegde acquisition that does not exhaust itself in nature and landscape but remains valid also with reference to the building. For a full and exhaustive anamnesis, artefacts may be deeply studied also thanks to technology, using processes of comparison with advanced diagnostics, for example thermography. This allows us to achieve important results about the construction of the building and also of transformation over time, with low-invasive techniques of a highly scientific nature. Intervention techniques have long been a very debated area, especially in Italy, particularly in relation to anything in the interest of improving energy efficiency of historical buildings, including strategies of climate control for conservation in museum environments which are very present on our territory. In order to correctly manage the binomial development-conservation and thus development-tutelage, also legislation was established over the past few years in relation to sustainability of historical buildings, imposing through D. Lgs. 42/04 limits on energy efficiency as a subordinate to its compatibility with principles of conservation. The procedure followed by the law stems from European directives of 2002 which requested a method of calculating the energy performance of buildings. Italy followed through by establishing the laws D. Lgs 192/05 and D. P. R. 2/04/2009 introducing energy certification followed by putting into action the already adopted legislation on seismic risk and accessibility. The concept of improvement in respect to compliance was introduced as applicable for new buildings. Even though legislation allows for the exclusion of protected historical buildings from achieving energetic standards, the need for a solution for energy efficiency in buildings is under national and international discussion as one of the most urgent matters to be seen to, thus making it a theme open to research. In Italy, MiBAC (the Ministry for heritage and cultural activity) has promised Guidelines for the

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improvement of energy efficiency in cultural heritage, including architecture, historic and urban city centres. Reading between the lines portrays the need of a deep analysis of buildings so as to intervene with full respect of historical and formal elements. The European Union is responding to this theme through projects which consider the historical value of buildings together with the saving of energy usage with its programme Efficient energy for EU cultural heritage. Also the United States is finally starting to consider the value of sustainability of old buildings, particularly further to the last data issued by NASA on climatic change and energy use in the construction of new buildings responsible for 71-76% of electricity usage, besides 48% of carbon emissions8. Following open recognition of the intrinsic sustainable value of restoration and of the strong sense of the same as being anti-protocol, but potentially able to critically register each time, every consideration and scientific experiment that considers compatible processes with a meticulous methodology of conservation, is to be understood as the transmitting of historical matter to the future, to frequent and be frequented, also in University lecture rooms with the prospect of broad and integrated sustainability.

rici tutelati dal raggiungimento degli standard energetici, la necessità di soluzioni per l’efficienza energetica degli edifici, si pone nel dibattito nazionale ed internazionale come una delle questioni più urgenti da trattare e per questo rappresenta un tema quantomai aperto alla ricerca. In Italia il MiBACT ha promosso le Linee di indirizzo per il miglioramento dell’efficienza energetica nel patrimonio culturale, comprendendo architettura, centri e nuclei storici ed urbani. Tra le righe di queste raccomandazioni si legge della necessità di una approfondita analisi dell’edificio per intervenire nel rispetto dei caratteri storici e formali. L’Europa sta rispondendo alla tematica con progetti che considerano la valenza storica dei manufatti insieme al risparmio dei consumi con l’Efficient energy for EU cultural heritage. Anche gli Stati Uniti, infine, stanno progressivamente iniziando a valutare il valore sostenibile degli antichi edifici, anche a seguito agli ultimi dati della NASA sui cambiamenti climatici e sui consumi per la costruzione dei nuovi edifici che sono responsabili del consumo del 71-76% di elettricità, oltre che della produzione del 48% di tutte le emissioni di carbonio8. Tutto ciò a valle di un aperto riconoscimento del valore intrinsecamente sostenibile delle azioni restaurative e del senso fortemente antiprotocollare delle stesse, potenzialmente però capaci di registrare criticamente, volta per volta, ogni considerazione e sperimentazione scientifica che valuti processi compatibili con una metodologia rigorosa della conservazione intesa come trasmissione al futuro della materia storicizzata, da frequentare e far frequentare anche nelle aule universitarie nella prospettiva di una sostenibilità ampia ed integrata.

Data from the publication: Rogers Merlino K. (2018), Building reuse. Sustainability, Preservation, and the value of design, University of Washington Press.

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8 Dati presenti nella pubblicazione: Rogers Merlino K. (2018), Building reuse. Sustainabilty, Preservation, and thd value of design, University of Washington Press.


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Credits

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credits

Le ghiacciaie. Giardino di Boboli, Firenze Relatore: Maurizio De Vita Correlatore: Mauro Linari Tesi di specializzazione di: Diletta Corsi Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio Anno accademico: 2013/14

Villa Medicea di Castello, Firenze Relatore: Maurizio De Vita Correlatore: Hosea Scelza Tesi di specializzazione di: Laura Bastianini Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio Anno accademico: 2013/14

Il Kaffehaus. Giardino di Boboli, Firenze Relatore: Maurizio De Vita Correlatore: Mauro Linari Tesi di specializzazione di: Claudia Gerola, Giuseppe Russo Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio Anno accademico: 2013/14

Acque della salute, stabilimento termale, Livorno Relatore: Maurizio De Vita Correlatori: Carmela Crescenzi, Giacomo Tempesta, Francesco Tioli Tesi di laurea di: Virginia Firenzuoli, Chiara Salvadori Anno accademico: 2014/2015

Villa Medicea di Careggi, Firenze. Il giardino Relatore: Maurizio De Vita Correlatore: Vincenzo Vaccaro Tesi di specializzazione di: Annalisa Orsi, Rosella Pascucci, Lorenza Racano, Elena Tarlini Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio Anno accademico: 2012/13 Villa Medicea di Careggi, Firenze Relatore: Maurizio De Vita Correlatore: Vincenzo Vaccaro Tesi di specializzazione di: Annalisa Orsi, Rosella Pascucci, Lorenza Racano, Elena Tarlini Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio Anno accademico: 2012/13

Restoring Le Corbusier in Paris Docente: Susanna Caccia Gherardini Collaboratori: Stefania Aimar, Francesca B. Giusti, Salvatore Zocco Studenti: Maria Vittoria Arnetoli, Gloria Artesi, Federico Baldini, Giovanni Bandini, Michele Bartolini, Giulia Bellini, Sara Bevilacqua, Camilla Bondi, Paola Bordoni, Mariolina Botta, Eleonora Bravi, Andrei Alexandru Brebenel, Paola Buselli, Irene Calandi, Bianca Cartacci, Tommaso Ciani, Martin Cipoletta, Enrico Corrias, Francesca Corso, Ilaria Cottu, Gian Marco Dolfi, Vincenzo Fazio, Vieri Ferrucci, Stefania Florea, Gianluigi Fontani, Giulia Franceschi, Thomas Franci, Federica Frino, Pietro Galli, Edoardo Gazzareni, Elena Gelli, Eva Gelli, Caterina Gentini, Ludovica Gigante, Teresa Giglio, Isabella Grechi, Clementina Greco, Flavia Greco, Maria Angelica Guareschi, Giulio Hasanaj, Marina Ianiro, Giulia Intaschi, Sara Beverly Interlandi, Lais Jaccoud, Giulia Luzi, Gaia Marsili, Silvia Martinez De Dalmau, Antonio Mati, Francesca Messeri, Ma-


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ria Chiara Misuraca, Diego Molina Sobradillo, Laura Montioni, Emanuela Musolino, Gerardo Arcangelo Pacillo, Milena Pallotta, Lorenzo Parrini, Giovanni Pianigiani, Emanuela Pucci, Hector Sancho San Clemente, Irena Stankovic, Shaghayegh Tajbakhsh Laboratorio di Restauro II Anno accademico: 2015/2016

Progetto HECO Responsabili del progetto: Giuseppe Alberto Centuaro, Carlo Francini Ricercatori: Andrea Bacci, Daniela Chiesi, Daniela Cinti, Maria Teresa Cristofaro, David Fastelli, Irene Centauro, Nadia Cristina Grandin, Martina Vicini Anno accademico: 2015/2016 | 2016/2017

Motorchitecture Docente: Susanna Caccia Gherardini Collaboratori: Stefania Aimar, Francesca B. Giusti, Salvatore Zocco Studenti: Milo Agnorelli, Ludovica Aringhieri, Nina Aulagnier, Filippo Bettarini, Martina Boschi, Beatrice Capaccioli, Maria Elisa Catola, Fabio Cervelli, Lorenzo Ciccalè, Alberto Cruciani, Adenisa Cullhaj, Giovanni Luigi Bertrand Degni, Guido Di Lullo, Cristiana Di Nella, Carlotta Di Sandro, Laura Elbling, Edoardo Fanteria, Erika Ferrari, Elena Fiore, Danilo Freguglia, Valeria Fruzzetti, Lapo Fuochi, Josephine Germain, Ilaria Gesi, Alberto Ghezzi y Alvarez, Giulia Giardini, Fabio Gnassi, Alessandro Guidi, Eugenio Guidi, Diego Iacono, Gemma Iacopetti, Veronica Innocenzi, Michael Kaplan, Silvia La Placa, Enrico Lanfredini, Angelo Lavanga, Felicien Le Berder, Miguel Armando Lopez Herrera, Ilaria Loporchio, Francesco Lucchesi, Chiara Veronica Marchini, Eleonora Marini, Helene Marnac, Bianca Martini, Damien Martrille, Sveva Mazza de’ Piccioli, Valentina Matteucci, Roberto Mercuri, Giulia Miniaci, Matteo Nigretti, Valentina Orsini, Daniela Parada, Ginevra Pesci, Marianna Pierallini, Marco Pirré, Silvia Poggiali, Fiorigia Prencipe, Valentina Raggi, Claudia Ricciuti, Camilla Sammali, Sara Sanna, Laura Serafini, Adele Tornatore, Matteo Torracchi, Filippo Vettori, Giulia Viciani, Grazia Viciconte, Simone Volpi, Matilde Zeppi Laboratorio di Restauro II Anno accademico: 2016/2017

Restauro ambientale Docenti: Giuseppe Alberto Centauro, Daniela Cinti Studenti: Olimpia Barbieri Gentili Calcagni, Gabriella Goretti, Angela Mancuso, Milena Roccabruna Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio Laboratorio di Restauro Ambientale Anno accademico: 2013/2014

Chiesa di San Giovannino, Padri Scolopi, Firenze Relatore: Daniela Chiesi Correlatore: Marilena Ricci Tesi di laurea magistrale di: Sofia Brizzi Anno accademico: 2015/2016

Restauro post-sisma Relatore: Giuseppe Alberto Centauro Correlatori: Nadia Cristina Grandin, Roberto Tazioli, Guido Iannone Tesi di laurea magistrale di: Erica Ventrella, Nuria Chiara Palazzi, Silvia Vezzosi, Elena Montomoli, Luca Bassano Anno accademico: 2010/2011 | 2011/2012

Castello dell’imperatore, Prato Relatore: Giuseppe Alberto Centauro Correlatore: Andrea Bacci Tesi di laurea magistrale di: Christopher Evans Bennett Anno accademico: 2012/2013 Emergenze del paesaggio, antica Pieve di S. Leonardo in collina, Vaiano Relatore: Giuseppe Alberto Centauro Correlatore: Roberto Tazioli Tesi di laurea magistrale di: Monica Guasti Anno accademico: 2007/2008 Restauro delle superfici Relatore: Giuseppe Alberto Centauro Correlatore: Nadia Cristina Grandin Tesi di laurea magistrale di: Simona Bassi, Elena Magazzini Anno accademico: 2011/2012 | 2014/2015


credirs

Tempio di Ramesse II, Distretto di al-Minyā, Egitto Responsabile del progetto: Michele Coppola Anno accademico: 2015/2016 Cittadella di Tartous, Siria Responsabile del progetto: Michele Coppola Anno accademico: 2013/2014 Fortificazioni pugliesi Responsabile del progetto: Michele Coppola Anno accademico: 2016/2017 Lastrici storici a Firenze Docente: Michele Coppola Studenti: Anna Urso, Camila Ramasine, Daniel Martins, Elisa Cigna, Elisa Belardi, Federica D’Elia, Ottavio Leo, Valentina D’Ippolito, Jacopo Barelli Laboratorio di Restauro I Anno accademico: 2016/2017 Archeologia delle Basiliche fiorentine Responsabili del progetto: Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi Anno: 1996-2006 Palazzo del Bargello, Firenze Responsabili del progetto: Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi Anno: 2002-2006 Cappella Bonciani, Cimitero delle Porte Sante, Firenze Docenti: Luca Giorgi, Carlo Alberto Garzonio, Marilena Ricci Studenti: Giuliana Aiello, Ornella Mariano, Irene Nizzi, Ilenia Serpico Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio Laboratorio di Diagnostica Anno accademico: 2013/2014 La Cattedrale di Siena Responsabili del progetto: Luca Giorgi, Pietro Matracchi Anno: 2007-2010

La cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze Responsabili del progetto: Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi Anno: 2004-2006 I pavimenti di Palazzo Vecchio, Firenze Relatore: Luca Giorgi Correlatori: Ugo Muccini, Sergio Vannucci Tesi di laurea magistrale di: Barbara Monica Anno accademico: 1996/1997 Torri di San Gimignano Responsabili del progetto: Luca Giorgi, Pietro Matracchi Anno: 2014-2017 Basilica di San Pietro Responsabili del progetto: Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Luca Giorgi, Pietro Matracchi Anno: 1996-2006 Pieve di San Michele, Metelliano (AR) Docente: Giovanni Minutoli Collaboratore: Marco Repole Studenti: Alessandro Magni, Errico Palmieri, Edoardo Rossi, Gabriele Rovetini, Alice L. Salvetti, Beatrice Sartori, Beatrice Taddei, Paola Taviani, Camilla Tinti, Euxheni Voci Laboratorio di Restauro II Anno accademico: 2015/2016 Il Faro di Capo d’Orlando (ME) Docente: Giovanni Minutoli Collaboratore: Pier Paolo Lagani Studenti: Ilectra Anichini Pantalaki, Selene Gnavolini, Giulia Mencarelli, Chiara Ramacciotti, Alice Romani, Monica Rosselli, Maria Belem Salvadori, Irene Genievieve Siena, Laura Trivellini, Vittoria Vincenzi Laboratorio di Restauro II Anno accademico: 2015/2016

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record • maurizio de vita

Rocca San Silvestro, Campiglia Marittima (LI) Relatore: Giovanni Minutoli Correlatori: Andrea Arrighetti, Stefano Bertocci, Silvia Guideri Tesi di laurea magistrale di: Andrea Lumini, Sara Marchini Anno accademico: 2016/2017 Palazzo Capponi alle Rovinate, Firenze Relatore: Giovanni Minutoli Correlatore: Giovanni Pancani Tesi di laurea magistrale di: Ilaria Luisotti Anno accademico: 2016/2017 Stupa di Amluk Dhara, Valle dello Swat, Pakistan Relatore: Roberto Sabelli Tesi di laurea triennale di: Nicola Pericoli Anno accademico: 2011/2012 Castello di Chamaa, Tiro, Libano Relatore: Roberto Sabelli Correlatore: Gianluca Mengozzi Tesi di laurea magistrale di: Giulia Rotesi, Sara Senserini Anno accademico: 2006/2007 Progetto di Cooperazione Internazionale Villa romana di Giannutri Responsabili del progetto: Roberto Sabelli Anno accademico: 2017/2018 Convenzione e Progetto di Ricerca Europeo Hisham Palace, Jericho, Palestina Responsabili del progetto: Roberto Sabelli Anno accademico: 2011/2012 Progetto di Cooperazione Internazionale Ficarra e la sua architettura Responsabili del progetto: Silvio Van Riel, Fauzia Farneti Coordinatori: Silvio Van Riel, Fauzia Farneti, Giovanni Minutoli Gruppo di ricerca: Giovanni Anzani, Monica Lusoli, Francesco Pisani, Alice Frosali Anno: 2006-2018

Architetture del Novecento Relatori: Silvio Van Riel, Marco Tanganelli Tesi di laurea magistrale di: Anna Livia Ciuffreda, Laura Innocenti Anno accademico: 2015/2016 Santa Verdiana, Firenze Relatori: Maurizio De Vita, Silvio Van Riel Tesi di specializzazione di: Ornella Mariano Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio Anno accademico: 2017/2018 Traduzioni di Alexandra Scicluna



Finito di stampare da Officine Grafiche Francesco Giannini & Figli s. p. a. | Napoli per conto di didapress Dipartimento di Architettura UniversitĂ degli Studi di Firenze Ottobre 2019



Restauro è quell’azione eminentemente progettuale che rivendica, chiede, pratica una consapevolezza diacronica e dinamica della costruzione del mondo, per prospettare ai luoghi ed agli edifici della nostra quotidianità un futuro inedito del loro passato, della loro storia, usando con le stesse mani gli strumenti della conservazione e quelli della più inedita trasformazione critica. La disciplina del Restauro architettonico, nelle Università e nei Dipartimenti di Architettura italiani, si muove nel tempo e nello spazio, fra conoscenza ed invenzione sottoponendo alle verifiche della didattica e della ricerca principi, criteri, tecniche, idee che rappresentano la sintesi più complessa della formazione dell’Architetto, ReCoRD è un’occasione creata per mettere a confronto tempi e programmi diversi, oscillazioni recenti e meno recenti di questa disciplina attraverso sintesi di attività svolte ed in corso, appartenenti alla sfera della didattica come della ricerca, di Docenti di Restauro del Dipartimento di Architettura di Firenze (e ancor prima della Facoltà di Architettura di Firenze e dunque del Dipartimento di Restauro di quella Facoltà). La mostra e questo catalogo ripercorrono la genealogia dei nostri fondamenti formativi e quindi dell’operato di Piero Sanpaolesi per poi approdare ai più recenti esiti della didattica e delle ricerca della disciplina del Restauro architettonico a Firenze. Restoration is eminently the action of designing, and claims, asks and practices a diachronic and dynamic awareness of the world’s constructs, aiming to show places and buildings of our everyday life under an unedited future of their past, of their history, handling the tools of both conservation and the most unusual critical transformation. The discipline of architectural Restoration, in Italian Universities and Architecture Departments, moves in time and space, between knowledge and invention, submitting principles, criteria, techniques and ideas to the scrutiny of teaching and research, as the most complex sum of an architect’s training. ReCoRD was created to provide the opportunity to compare different times and programmes, and recent and less recent developments in this field, through the sum of past and present activities carried out both in teaching and research by Restoration Teachers of the Department of Architecture of Florence (as well as of the former Faculty of Architecture of Florence and therefore of the Department of Restoration of that Faculty). The exhibition and this catalogue retrace the genealogy of our formative foundations and therefore of Piero Sanpaolesi’s work, reaching the most recent results in teaching and research about the field of architectural restoration in Florence. Maurizio De Vita, Professore Ordinario di Restauro, Direttore della Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio - Dipartimento di Architettura DIDA, Università degli Studi di Firenze. Membro del Consiglio scientifico nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli. Membro del Comitato internazionale ICOMOS International Committee on Fortifications and Military Heritage (ICOFORT) e della Società Italiana per il Restauro Architettonico. Dal 1988 tiene lezioni, partecipa a commissioni di esame e di tesi e conduce workshops e seminari presso numerose Università straniere. È autore di più di cento pubblicazioni scientifiche e note a stampa nei campi del restauro, della storia dell’architettura, del progetto di architettura. Ha progettato e diretto numerosi interventi di restauro su edifici di interesse storico artistico, complessi monumentali, parchi e giardini storici, spazi urbani posti in compendi urbani storicizzati. | Professor of Restoration, Director of the Post-graduate School of Architectural and Landscape Heritage – Department of Architecture DIDA, University of Florence. Member of the National Scientific Council of the Italian Institute of Castles. Member of the ICOMOS International Committee on Fortifications and Military Heritage (ICOFORT) and of the Italian Society for Architectural Restoration. Since 1988 he lectures, participates in exams and final thesis committees and conducts workshops and seminars at a number of foreign universities. He is the author of more than one hundred scientific publications and press notes in the fields of restoration, architectural history and architectural design. He has designed and directed many restoration interventions on buildings of historical and artistic interest, monumental complexes, parks and historic gardens, urban spaces located in historicized urban compendia.

ISBN 978-88-3338-087-2

€ 38,00