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giuseppe vaccaro presentazione di

roland vidal

Architettura e skywalk Soluzioni tecnologiche ecosostenibili per la valorizzazione dell’ambiente rurale mediterraneo


La serie di pubblicazioni scientifiche Ricerche | architettura, design, territorio ha l’obiettivo di diffondere i risultati delle ricerche e dei progetti realizzati dal Dipartimento di Architettura DIDA dell’Università degli Studi di Firenze in ambito nazionale e internazionale. Ogni volume è soggetto ad una procedura di accettazione e valutazione qualitativa basata sul giudizio tra pari affidata al Comitato Scientifico Editoriale del Dipartimento di Architettura. Tutte le pubblicazioni sono inoltre open access sul Web, per favorire non solo la diffusione ma anche una valutazione aperta a tutta la comunità scientifica internazionale. Il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze promuove e sostiene questa collana per offrire un contributo alla ricerca internazionale sul progetto sia sul piano teorico-critico che operativo. The Research | architecture, design, and territory series of scientific publications has the purpose of disseminating the results of national and international research and project carried out by the Department of Architecture of the University of Florence (DIDA). The volumes are subject to a qualitative process of acceptance and evaluation based on peer review, which is entrusted to the Scientific Publications Committee of the Department of Architecture. Furthermore, all publications are available on an open-access basis on the Internet, which not only favors their diffusion, but also fosters an effective evaluation from the entire international scientific community. The Department of Architecture of the University of Florence promotes and supports this series in order to offer a useful contribution to international research on architectural design, both at the theoretico-critical and operative levels.


ricerche | architettura design territorio


giuseppe vaccaro presentazione di

roland vidal

Architettura e skywalk Soluzioni tecnologiche ecosostenibili per la valorizzazione dell’ambiente rurale mediterraneo


Si ringraziano tutte le persone, i docenti e i ricercatori che, a vario titolo, hanno fornito un contributo morale e/o materiale per la stesura della presente pubblicazione e, in particolare: il Prof. Roland Vidal per aver prestato il suo tempo alla presentazione del libro; la Prof.ssa Paola De Joanna per i suoi suggerimenti costruttivi; il gruppo di ricerca del CITTAM che ha dato spazio alle mie proposte e contribuito all’arricchimento dei contenuti; il Prof. Saverio Mecca e la dott.ssa Donatella Cingottini per la disponibilità e la pazienza dimostrata ad ogni mia richiesta, così come allo Staff redazionale della Casa Editrice DIDA Press; Arod di cui ammiro il coraggioso e contagioso entusiasmo con cui affronta la quotidianità scientifica, e per aver messo a disposizione il suo prezioso tempo, il suo sapere e le critiche costruttive. Ringrazio le seguenti persone per avermi cortesemente fornito le foto e altri materiali di approfondimento dei progetti illustrati nel libro: David e Verena Messner (Messner Architects), Carlos Seoane (CSA Arquitectura), Cristina Lovati (Matteo Thun Milano), Pierre-Yves Chays (Implicite, Design & scénographie), Frank Ludin (LAAC Architekten), Peter Zöch (Snøhetta), Werner Tscholl (architect Werner Tscholl), Giancarlo Fraiese (Cilento in Volo). Ringrazio inoltre gli Enti che hanno fornito alcuni interessanti spunti di riflessione per la redazione del libro, nelle persone di: Ernesto Alfano (Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni), Rosario Carione (Sindaco del Comune di Trentinara), Franco Alfieri (Sindaco della Città di Capaccio-Paestum), Roberto Paolantonio (Comune di Trentinara). Un ringraziamento particolare va alla mia Famiglia e, soprattutto, a Gaia per aver sopportato l’assenza, seppur temporanea, di un padre impegnato a costruirle, ci si augura, un futuro migliore.

in copertina Progetto di skywalk a Trentinara (SA). Elaborazione grafica dell’autore.

progetto grafico

didacommunicationlab Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze Susanna Cerri Giacomo Dallatorre Federica Giulivo

didapress Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze via della Mattonaia, 8 Firenze 50121 © 2020 ISBN 978-88-3338-100-8

Stampato su carta di pura cellulosa Fedrigoni Arcoset


indice

Presentazione Roland Vidal

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Introduzione Giuseppe Vaccaro

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Paesaggio e ambiente naturale mediterraneo Lettura del territorio e percezione dello spazio

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Architettura, paesaggio e natura: nuove traiettorie di sviluppo Le strategie europee Strategie di valorizzazione del patrimonio culturale e dei territori rurali in Campania

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Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: tra paesaggio naturale e ambiente antropizzato 49 Architetture per la percezione dello spazio naturale: gli skywalks La diffusione degli skywalks nell’area Euro-Mediterranea Casi studio

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IdentitĂ ed evoluzione delle aree interne e delle aree costiere: Trentinara e Capaccio-Paestum Trentinara e Capaccio-Paestum: due territori in contrappunto

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Valorizzare e tutelare attraverso le vie della tradizione. Definizione di un modello operativo

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Soluzioni tecnologiche ecosostenibili per vivere il territorio naturale Progetto campione: Trentinara Skywalk Trentinara Osservare, respirare, nutrire, vigilare, condividere

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Bibliografia Sitografia Crediti fotografici

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oggi essere rivolu togliere più che ag rallentare più che ca dare valore al si alla luce,alla fragi

… ma prima di solcare un’incognita pianura, scere l’aria, l’alter culture tradizion dei luoghi e ciò che produce, ciò che ri


zionari significa giungere,significa accelerare,signifi lenzio, al buio, lità, alla dolcezza. Franco Arminio, Geografia commossa dell’Italia interna, 2013

c o n i l v o m e r e si cerchi di cono nativa del clima, le ali, le particolarità in sé quella regione fiuta… Virgilio, Le Georgiche, 37-30 a.C.


presentazione présentation M. Roland Vidal

Ingénieur de recherche à l’École nationale supérieure de paysage de Versailles (ENSPV) vidal.roland@free.fr

Paesaggio costiero cilentano Scorcio di Capo Palinuro.

Il paesaggio, è ciò che ci manca quando siamo confinati L’esperienza senza precedenti che viviamo tutti in questa primavera del 2020 è un’opportunità per chiederci cosa ci manca di più quando ci viene richiesto di rimanere a casa. In questa sensazione di ‘vuoto’ che proviamo, ci sono ovviamente i legami sociali che ci sforziamo di compensare con le tecniche di comunicazione che abbiamo oggi a disposizione, ma c’è anche il bisogno di un altrove, di un’apertura alla poesia del mondo, sentiamo la mancanza di ciò che si cerca normalmente quando si esce di casa... per puro piacere. È la ricerca di questo ‘altrove’ che motiva le nostre attività ricreative o turistiche, questa necessità di spaesamento, che è semplicemente il bisogno di un altro paesaggio. Perché il paesaggio, quello reale, può essere ovunque tranne che a casa. Come se la casa in cui viviamo appartenesse a un altro mondo. Eppure... Il paesaggio non è solo un insieme di scorci pittoreschi e originali, evidenziati de visu dalle guide turistiche, o in situ dai servizi realizzati, più o meno con successo, per i turisti.

Le paysage, c’est ce qui nous manque quand on est confiné L’expérience inédite que nous vivons tous en ce printemps 2020 est une occasion de nous demander ce qui nous manque le plus lorsque nous sommes tenus de rester chez nous. Dans ce sentiment de ‘vide’ que nous ressentons, il y a bien sûr ces liens sociaux que nous nous efforçons de compenser avec les techniques de communication dont nous disposons aujourd’hui, mais il y a aussi ce besoin d’un ailleurs, d’une ouverture sur la poésie du monde, ce manque de ce que l’on va ordinairement chercher lorsque l’on sort de chez soi… pour le plaisir. C’est la quête de cet «ailleurs» qui motive nos pratiques de loisir ou nos pratiques touristiques, ce besoin de dépaysement, qui est tout simplement le besoin d’un autre paysage. Car le paysage, le vrai, il peut être partout sauf chez nous. Comme si la maison que l’on habite appartenait à un autre monde. Et pourtant … Le paysage, ce n’est pas seulement un ensemble de vues pittoresques, originales, mises en valeur in visu par les guides touristiques, ou in situ par les aménagements


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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

Il paesaggio è anche un territorio abitato dagli uomini. E il modo più ovvio, il più facile, per vivere in un paesaggio, è quello di costruire la propria casa. Perché se il paesaggio, è ‘tutto tranne la mia casa’, allora la ‘mia casa’ fa parte del paesaggio degli altri.

réalisés, avec plus ou moins de bonheur, à l’attention des touristes. Le paysage, c’est aussi un territoire habité par les hommes. Et la manière la plus évidente, la plus lisible, d’habiter un paysage, c’est d’y construire sa maison. Car si le paysage, c’est “tout sauf chez moi”, ce “chez moi” fait partie du paysage des autres.

Architettura e paesaggio Queste sono due discipline strettamente correlate. Ma probabilmente dovrebbero esserlo ancora di più nelle professioni di pianificazione e, prima di tutto, nei loro corsi di formazione. In ogni caso, questo è ciò che propone Giuseppe Vaccaro, pur riconoscendo che questo riavvicinamento è in corso da diversi decenni. Ma di che tipo di paesaggio stiamo parlando? Per l’autore, dovremmo allontanarci da questa visione che si concentra troppo esclusivamente su spazi che consideriamo ‘naturali’ per vedere meglio come i paesaggi derivano principalmente dal modo in cui le popolazioni umane hanno trasformato i loro territori per valorizzare le risorse locali. È soprattutto in questo senso che l’architettura è un elemento importante nella lettura del paesaggio. In primo luogo perché il primo lavoro di un costruttore è quello di scegliere il luogo della sua costruzione, e questa scelta è il risultato di una buona conoscenza del paesaggio in cui si trova.

Architecture et paysage Voilà donc deux disciplines qui se trouvent étroitement liées. Mais elles devraient sans doute l’être davantage dans les professions de l’aménagement et, d’abord, dans leurs cursus de formation. C’est en tout cas ce que propose Giuseppe Vaccaro, tout en reconnaissant que ce rapprochement progresse depuis quelques décennies. Mais de quel paysage parle-t-on? Pour l’auteur, il faudrait nous éloigner de ce regard que nous portons trop exclusivement sur les espaces que nous considérons comme ‘naturels’ pour mieux voir en quoi les paysages résultent principalement de la manière dont les populations humaines ont transformé leurs territoires pour en valoriser les ressources locales. C’est principalement en ce sens que l’architecture est un élément important de la lecture du paysage. D’abord parce que le premier travail d’un bâtisseur, c’est de choisir le lieu d’implantation de sa construction, et que ce choix résulte d’une fine connaissance du paysage dans lequel elle s’inscrit.


presentazione • roland vidal

La casa, per la posizione che occupa nel territorio, è un elemento importante della ‘narrazione’ che il visitatore, e soprattutto il turista, cerca. Questa narrazione, che può essere letta attraverso il paesaggio, racconta non solo la bellezza del luogo, ma soprattutto la lunga storia delle persone che lo hanno plasmato. In secondo luogo, perché l’architettura, così come la vediamo noi, è anche il risultato del lavoro del muratore, del falegname, del taglialegna, di chi ha scavato la roccia per estrarre la pietra da cui sono state fatte le pareti, l’argilla da cui sono stati fatti i mattoni o le tegole, le loze con cui ricopriamo i tetti... Ognuno degli elementi che compongono gli edifici tradizionali è come una delle lettere di un alfabeto architettonico che, di per sé, ben oltre la forma della casa, racconta la storia di un’intera regione e della sua economia. Turismo e progetto locale Questa è la storia che Giuseppe Vaccaro vorrebbe far conoscere ai turisti quando visitano il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Classificato come riserva della biosfera e quindi patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, questo territorio non manca di attrattiva, ma sono soprattutto le sue alture e i suoi paesaggi eccezionali che i turisti cercano, mentre i naturalisti vengono ad ammirare la sua notevole biodiversità o la ricchezza della sua base geologica.

La maison, par la position qu’elle occupe dans le territoire, est un élément important du «récit» que vient chercher le visiteur, et notamment le touriste. Ce récit qui se donne à lire à travers le paysage et qui raconte non seulement la beauté des lieux, mais surtout la longue histoire des populations qui les ont façonnés. Ensuite, parce que l’architecture, telle qu’on la voit, est aussi le résultat du travail du maçon, celui du charpentier, du bucheron, celui de ceux qui ont creusé la roche pour en extraire la pierre dont on a fait les murs, l’argile dont on a fait les briques ou les tuiles, la loze dont on couvre les toits… Chacun des éléments qui composent le bâti traditionnel est comme une des lettres d’un alphabet architectural qui, à lui seul, bien au-delà de la forme de la maison, raconte l’histoire de toute une région et de son économie. Tourisme et projet local C’est cette histoire-là que Giuseppe Vaccaro aimerait que les touristes viennent chercher lorsqu’ils visitent le Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Classé comme réserve de biosphère, puis comme patrimoine mondial de l’humanité par l’UNESCO, ce territoire ne manque pas d’attrait, mais ce sont surtout ses hautslieux et ses paysages d’exception que recherchent les touristes, tandis que les naturalistes, eux, viennent admirer sa remarquable biodiversité ou la richesse de son socle géologique.

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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

Tuttavia, pur essendo stato classificato come ‘Parco Nazionale’ da appena trent’anni, questo territorio è abitato da 250.000 anni dalle popolazioni umane che si sono succedute, portandovi diversi strati culturali di notevole spessore. Concentrando la sua attenzione su piccoli comuni isolati come Trentinara, Giungano, Capaccio, situati nella parte montuosa del Parco, lontano dalla costa, l’autore sceglie di interessarsi a questo ‘piccolo patrimonio’ diffuso sul territorio e che troppo spesso è passato inosservato. Al di là di un semplice inventario del patrimonio, l’autore cerca di reinterpretare gli archetipi architettonici e le loro modalità di rappresentazione per difendere l’idea che un’eco-costruzione bioregionalista potrebbe rendere un paesaggio culturale più completo rispetto alla visione semplificata data dai noti siti d’interesse. Questa è la condizione perché il turismo passi da mera risorsa finanziaria a un vero e proprio progetto locale capace di ricostruire il legame tra il paesaggio che si viene ad ammirare e l’economia che lo ha plasmato da quando l’uomo vi ha vissuto.

Pourtant, s’il est classé ‘Parc National’ depuis à peine trente ans, ce territoire est habité depuis 250 000 ans par les populations humaines qui s’y sont succédées en y apportant les multiples couches d’une épaisseur culturelle considérable. En concentrant son attention sur de petites communes isolées comme Trentinara, Giungano, Capaccio, situées dans la partie montagneuse du Parc, loin de la côte, l’auteur choisit de s’intéresser de près à ce ‘petit patrimoine’ diffus dans le territoire et qui passe trop souvent inaperçu. Au-delà d’un simple inventaire patrimonial, l’auteur cherche à réinterpréter les archétypes architecturaux et leur mode de représentation pour défendre l’idée qu’une éco-construction biorégionaliste serait de nature à rendre lisible un paysage culturel bien plus complet que la vision simplifiée qu’en donnent les sites remarquables. C’est la condition pour que le tourisme passe d’une simple ressource financière à un véritable projet local capable de reconstruire le lien entre le paysage que l’on vient admirer et l’économie qui l’a façonné depuis que l’homme y habite.

Skywalk Con l’attenzione a questa dimensione patrimoniale che associa, al di là dei borghi studiati, tutto il paesaggio culturale mediterraneo, l’autore si interroga sulla rilevanza di questi singolari oggetti architettonici che sono gli skywalk.

Skywalk Avec l’attention portée à cette dimension patrimoniale qu’il associe, au-delà des villages étudiés, à l’ensemble du paysage culturel méditerranéen, l’auteur interroge la pertinence de ces objets architecturaux singuliers que sont les skywalks.


presentazione • roland vidal

Il più famoso di essi, il Grand Canyon inaugurato nel 2007, è un grande successo turistico e allo stesso tempo solleva molti interrogativi. L’impresa tecnica (uno strapiombo di 1200 metri) di questo progetto, da un lato porta dollari all’economia locale, ma dall’altro non nasconde forse la ricchezza del patrimonio locale a beneficio esclusivo di una vista eccezionale su un’area percepita esclusivamente come naturale? Riprendendo il motivo molto classico del ‘belvedere’, lo skywalk non è in fondo altro che una sua reinterpretazione, alimentata dalle moderne tecniche costruttive. Tuttavia lo skywalk con la sua stessa realizzazione, essendo parte integrante del paesaggio ‘pittoresco’1, modifica anche la storia del paesaggio che mostra. E questa nuova narrazione, a seconda di come il progetto viene concepito e realizzato, può apparire come un racconto proveniente da un altro luogo, o come un nuovo capitolo della narrazione del territorio in cui si stabilisce. Può entrare nel paesaggio come si entra in una conversazione: brutalmente, tagliando fuori gli altri, quelli già presenti, o educatamente, iniziando ad ascoltarli. Per l’autore, la differenza sta soprattutto nel modo in cui la popolazione locale, con il suo know-how archetipico legato alle risorse proprie del territorio, è coinvolta nel progetto. Questo è il significato di questa ‘eco-costruzione bioregionalista’ che egli chiede e che,

Le plus célèbre d’entre eux, celui du Grand Canyon inauguré en 2007, connaît un grand succès touristique en même temps qu’il soulève de nombreuses interrogations. La prouesse technique (un surplomb de 1200 mètres) de cette réalisation, si elle apporte des dollars à l’économie locale, ne masque-t-elle pas la richesse du patrimoine local au seul profit d’une vue exceptionnelle sur un espace perçu exclusivement comme naturel ? Reprenant le motif très classique du ‘belvédère’, le skywalk n’en est finalement qu’une ré-interprétation nourrie des techniques de construction modernes. Mais au paysage ‘pittoresque’1 qu’il donne à voir, le skywalk en s’inscrivant lui-même dans le paysage y apporte un autre récit, celui de sa propre réalisation. Et ce nouveau récit, selon la manière dont on conçoit et réalise le projet, peut apparaître comme une histoire venue d’ailleurs, ou comme un nouveau chapitre dans le récit du territoire où il s’implante. Il peut entrer dans le paysage comme on entre dans une conversation: brutalement, en coupant la parole aux autres, à ceux qui sont déjà là, ou avec politesse, en commençant par les écouter. Pour l’auteur, la différence tient surtout à la manière dont la population locale, avec ses savoir-faire archétypiques liés aux ressources propres du territoire, est impliquée dans le projet. Notons que les mots italiens «belvedere» et «pittoresco» sont passés presque à l’identique en français (belvédère, pittoresque) et en anglais (belvedere, picturesque).

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È noto che le parole italiane “belvedere” e “pittoresco” sono pressoché identiche in francese (belvédère, pittoresque) e in inglese (belvedere, picturesque). 1

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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

secondo lui, deve basarsi su iniziative locali in un processo dal basso verso l’alto. È l’intera economia locale che può essere così ri-energizzata, molto più efficacemente di un normale sviluppo turistico che va a beneficio degli investitori esterni molto più che agli abitanti stessi, ai quali vengono forniti solo posti di lavoro a basso valore aggiunto. Paesaggio e memoria Scrivendo questa piccola introduzione ad un libro sul paesaggio mentre sono confinato a casa mia, cerco di far rivivere i pochi ricordi che ho del Cilento, e mi rendo conto di quanto questi ricordi siano lontani dall’essere ridotti a immagini. Impossibile dissociare questi ‘straordinari punti di vista’ dal sapore ineguagliabile della mozzarella di bufala assaggiata poche ore dopo la sua preparazione... qualcosa di impossibile da esportare e che racconta tante storie, da quella del Vesuvio, che per millenni ha dato al terreno la sua fertilità, a quella dei contadini che ancora oggi lo valorizzano. La gastronomia è certamente la forma di patrimonio meglio recepita dai turisti ed è, inoltre, la dieta mediterranea che ha portato il Cilento tutto ad essere riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità. Perché le altre forme di attività economica locale, soprattutto quelle legate all’architettura, non dovrebbero occupare lo stesso posto nei ricordi che i turisti portano con sé?

C’est le sens de cette “éco-construction biorégionaliste” qu’il appelle de ses vœux et qui doit, selon lui, s’appuyer sur des initiatives locales dans un processus de bottom-up. C’est toute l’économie locale qui peut ainsi être re-dynamisée, avec bien plus d’efficacité qu’un développement touristique ordinaire qui profite bien plus à des investisseurs extérieurs qu’aux habitants eux-mêmes auxquels on n’apporte que des emplois de services peu valorisants. Paysage et mémoire J’essaie, en rédigeant cette petite introduction d’un ouvrage portant sur le paysage alors que je suis confiné chez moi, de raviver les quelques souvenirs que j’ai du Cilento, et je réalise à quel point ces souvenirs sont loin de se réduire à des images. Impossible de dissocier ces “points de vue remarquables” de ce goût inégalable de la mozzarella di buffala dégustée quelques heures après sa fabrication… quelque chose d’impossible à exporter et qui raconte tellement d’histoires, de celle du Vésuve qui donne depuis des millénaires sa fertilité aux sols, à celle des agriculteurs qui la valorisent encore aujourd’hui. La gastronomie est certainement la forme patrimoniale la mieux comprise des touristes, et c’est d’ailleurs son régime alimentaire qui a valu au Cilento d’être reconnu comme patrimoine immatériel de l’humanité. Pourquoi les autres formes de l’activité économique locale, et notamment celles


presentazione • roland vidal

L’obiettivo non è quello di trasformare le figure archetipiche del Cilento e dei suoi edifici tradizionali in un museo a grandezza naturale ma, piuttosto, di rivisitare questi archetipi per integrarli nei processi progettuali contemporanei. A partire da quel momento, il paesaggio non sarebbe più soltanto un bene comune da preservare, ma sarebbe anche un vettore di progetto condiviso da tutti gli abitanti.

liées à l’architecture, n’occuperaient-elles pas la même place dans les souvenirs que les touristes en rapportent? Il ne s’agit pas, en valorisant les figures archétypiques du Cilento et de son bâti traditionnel, d’en faire un musée grandeur nature, mais bien de revisiter ces archétypes pour les intégrer dans des processus de projet contemporains. Dès lors, le paysage ne serait plus seulement un bien commun à préserver, il serait aussi un vecteur de projet partagé par l’ensemble des habitants.

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introduzione introduction Giuseppe Vaccaro

Università degli Studi di Napoli “Federico II” giuseppe.vaccaro@unina.it

Aggetto naturale Dettaglio del costone roccioso su cui si erge il centro urbano di Trentinara.

L’area Euro-Mediterranea è ricca di testimonianze storiche, architettoniche, artistiche e religiose che rivelano il cammino compiuto dalle comunità residenti e resilienti nel corso dei secoli. Nello stesso ambito si sottolinea l’alta valenza paesaggistica e naturalistica, nonché l’elevata geo-diversità di siti caratterizzati, tra l’altro, da una varietà di paesaggi, scorci e visioni osservabili, anche, attraverso il camminare lento tra gli antichi tratturi, le strade della memoria e della spiritualità. La percezione visiva e psico-fisica di tali territori viene stimolata sovente attraverso azioni che partono dal basso e, in alternativa o contestualmente, attraverso strategie ragionate scaturite dagli spunti che hanno offerto e offrono le occasioni di sostegno pubblico regionali, nazionali ed europee. È necessario, pertanto, attivare processi in grado di conservare, far emergere e trasmettere il patrimonio naturale, paesaggistico e culturale al fine di rinsaldare un processo di europeizzazione, come coscienza e consapevolezza di radici comuni, di definire modelli di approccio che fungano da guida in altri contesti mondiali.

La zone Euro-méditerranéenne est riche de témoignages historiques, architectoniques, artistiques et religieux qui marquent les étapes sur le chemin parcouru par les communautés résidentes et résilientes au cours des siècles. Dans le même cadre on peut relever la haute valeur paysagistique et naturelle, ainsi que la géo-diversité élevée, de sites caractérisés, entre autres, par la variété des paysages, aspects et panoramas observables aussi en parcourant lentement les chemins antiques, routes de la mémoire et de la spiritualité. La perception visuelle et psycho-physique de ces territoires est souvent stimulée par des actions qui partent du bas ou alors par des stratégies raisonnées offertes à l’occasion d’opérations de soutien public régionales, nationales ou européennes. C’est pour cela qu’il est nécessaire de mettre en œuvre un mécanisme capable de conserver, faire émerger et transmettre le patrimoine naturel, culture et paysagistique de manière à consolider un processus d’européisation en tant que conscience et reconnaissance des racines communes, pour définir une démarche à aborder qui ait un rôle guide dans d’autres contextes mondiaux.


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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

Tali premesse inducono a esplorare nuove modalità di valorizzazione, salvaguardia, fruizione e diffusione del patrimonio culturale, con particolare riguardo a quello naturale e paesaggistico, avvalendosi in maniera innovativa delle opportunità economiche offerte dalla Comunità Europea, atte ad incentivare nuovi strumenti di conoscenza e comprensione assicurando, al tempo stesso, la condivisione ampia nell’ambito di una enciclopedia comune. Parallelamente, esistono progetti e attività condivise appartenenti alle piccole comunità di pratiche locali, capaci di avviare occasioni di crescita territoriale sociale ed economica, dal basso e secondo principi di auto-organizzazione. In questa ottica, la disciplina dell’architettura contribuisce a pianificare, organizzare e generare la ricchezza di un territorio, oltre che a restituire una percezione puntuale, emozionante e ragionata di porzioni di paesaggio e di centri minori (costieri e interni), di contesti rurali e periurbani che, attraverso la stratificazione dell’azione antropica, determinano dei precisi canoni di riconoscibilità e appartenenza. Difatti, uno dei significati del costruito è quello di testimoniare una cultura. Trasmettere quella cultura, le sue immagini, le sue conquiste è, dunque, naturale, così come è naturale, nella auspicata continuità culturale di una civiltà, trarre ispirazione per i nuovi interventi, da una configurazione, da un fenomeno, dimostratisi validi, funzionali e funzionanti. Interpretare e reinterpretare gli archetipi ed il loro interre-

Ces remarques nous portent à explorer de nouvelles manières de valoriser, sauvegarder, exploiter et transmettre le patrimoine culturel, en tenant particulièrement compte de l’aspect naturel du paysage, et en faisant appel de manière innovatrice aux opportunités économiques offertes par la communauté européenne, mises en place pour promouvoir de nouveaux outils de connaissance et de compréhension tout en assurant de façon concomitante la large diffusion dans le cadre d’une encyclopédie commune. En parallèle, il existe déjà des projets et des activités partagées appartenant aux petites communautés d’action locale, capable de mettre en route des manifestations de croissance sociale et économique du territoire en partant par la base et selon les principes d’auto-organisation. De ce point de vue, la discipline de l’architecture contribue à planifier, organiser et générer la richesse d’un patrimoine, en plus de pouvoir rendre une perception ponctuelle, émouvante et raisonnée de certain aspects du paysage ou de centre mineurs (côte et entre-terre), de contextes ruraux et périurbains qui avec la stratification de l’effet anthropique, déterminent des canons précis de reconnaissance et appartenance. En effet un aspect significatif des constructions est celui de pouvoir témoigner d’une culture. Transmettre cette culture, son image, ses conquêtes est donc naturel, de la même manière qu’il est naturel, dans la continuité culturelle souhaitée d’une


introduzione • giuseppe vaccaro

larsi, testimoniare il modo con il quale si sono mostrati, la permanenza della loro positività, del loro valore storico, della loro attualità apportando piccole variazioni, per adattamenti locali, particolari, esplicitando anche nuove e fino ad allora nascoste valenze, nuove espressività possibili; in breve è naturale ricomporre i modelli in una operazione di risemantizzazione continua [Schiaretti, 1991, p. 13].

Pertanto, attraverso l’analisi critica di contesti territoriali minori, di ambiti paesaggistici di pregio, di soluzioni e pratiche sostenibili, si intende indagare sulle percezioni e sulle trasformazioni territoriali date dalla realizzazione di interventi mirati alla valorizzazione architettonica e visivo-percettiva dei luoghi in ambito euro-mediterraneo, effettuando un’analisi specifica sugli ‘attrattori’ territoriali dell’area dell’alto Cilento, prendendo in esame due realtà territoriali differenti (una di area interna ed una di area costiera). A partire dalle peculiarità offerte dal territorio, dalla vicinanza al mare, dall’interessante paesaggio naturalistico, oltre che da altri elementi storico-archeologici-architettonici, enogastronomici e folkloristici, scaturiscono attività mirate e puntuali di promozione e valorizzazione del verde naturale e del territorio tutto, atte a favorire la costruzione di un “unico distretto culturale e turistico diffuso mediterraneo”, attraverso la promozione ‘creativa’ del patrimonio naturale ‘stratificato’, nonché attraverso la realizzazione di “nuove interpretazioni compatibili e competitive della cultura e del paesaggio”.

civilisation, de s’inspirer pour les nouvelles créations d’une configuration ou d’un phénomène démontrés valides, fonctionnels et fonctionnants. Interpréter et réinterpréter les archétypes et leur relations internes, témoigner de leur mode de représentation, la permanence de leur positivité, de leur valeur historique, de leur actualité en les modifiant légèrement pour les adapter localement, particulièrement, explicitant de nouvelles valeurs jusqu’alors cachées, de nouvelles possibilités d’expressions; en bref, il est naturel de recomposer les modèles selon une opération de re-sémantisation continue [Schiaretti, 1991, p. 13].

Donc, à travers l’analyse critique de contextes territoriaux mineurs, de zones paysagères de valeur, de solutions et de pratiques éco-durables, il s’agit ici d’enquêter sur les perceptions et les transformation soutenues par la réalisation d’interventions destinées à la valorisation d’espaces de la sphère euro-méditerranéenne; cette étude s’appuiera sur une analyse spécifique des facteurs d’attraction territoriaux effectués par les mises en œuvres d’opérations ayant but de valoriser l’aspect architectonique et la perception visuelle de sites de l’environnement euro-méditerranéen; cette étude effectuera une analyse spécifique sur les facteurs d’attraction territoriale de la zone du haut Cillent, en examinant deux réalité territoriales différentes (une zone interne et une zone côtière). À partir des particularités offertes par le territoire, de la proximité de la mer, du paysage naturel intéressant, sans oublier les éléments historiques, archéologiques ou architecto-

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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

pagina a fronte Panorama cilentano Veduta da Trentinara verso il mare al tramonto.

pagine succesive Ponte medievale a schiena d’asino Fiume Auso, comune di S.Angelo a Fasanella (SA). Courtesy Luca Scudiero Photographer.

La tesi sostenuta in queste pagine sottolinea come la valorizzazione del paesaggio attraverso momenti di progetto ponderati e sviluppati nel rispetto delle tradizioni locali, contribuisca a restituire una “straordinaria profondità all’esperienza e [...] di adesione completa” (Ceccarelli, 2006, p. 104) in grado di apportare una profonda conoscenza e sensibilizzazione alla vita del fruitore/attore/spettatore. La posizione che qui si assume deriva in ogni caso dalle esperienze di ricerca e dalle considerazioni concretizzate a valle delle analisi sulle potenzialità di un territorio — come quello cilentano — che merita attenzione e, soprattutto, che richiede valorizzazione e tutela. Una ricerca stimolata dai numerosi convegni, seminari, lezioni e dibattiti accademici a più livelli e transdisciplinari atti a sviluppare l’azione scientifica e progettuale.

niques, œnologiques, gastronomiques et folkloriste se développent des activité ciblées et ponctuelles de promotions et valorisation du territoire entier , et mises en œuvre affin de favoriser la construction d’Une seule et unique circonscription culturelle et touristique méditerranéenne diffuse, par la promotion ‘créative’ du patrimoine naturel ‘stratifié’, mais aussi par la réalisation de “nouvelles interprétations compatibles et compétitives de la culture et du paysage”. La thèse soutenue au cours de ces pages souligne à quel point la valorisation du paysage à travers des moments de conception pondérés et développés dans le respect des traditions locales peut contribuer à redonner à l’expérience une profondeur extraordinaire et une adhésion complète (Ceccarelli, 2006, p.104) capable d’apporter une connaissance approfondie et une sensibilisation à la vie du visiteur/acteur/ spectateur. Le point de vue développé ici provient des expériences de recherche et des considérations concrétisées après avoir analysé les potentialités du territoire — comme le territoire du Cillent — qui mérite notre attention et surtout qui nécessite valorisation et tutelle. Une recherche stimulée par nombreux congrès, séminaires, leçons et débats académiques à différents niveaux et multidisciplinaires ciblés au développement de l’action scientifique conceptuelle.


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è possibile leggere il paesaggio? sì, perché è formato da tanti segni riconoscibili Eugenio Turri, 1994


paesaggio e ambiente naturale mediterraneo

Paysage et cadre naturel méditerranéen. La lecture du territoire et la perception de l’espace Il existe un espace dans lequel chacun de nous, directement ou indirectement entre en relation étroite et dans lequel se produisent des processus symbiotiques qui peuvent influencer de manière négative ou positive la quotidienneté. En ce sens, “l’environnement se configure comme un complexe actif d’éléments mobiles qui évoluent dans un contexte commun, et qui s’influencent réciproquement” (FAI — Fond Italien pour l’Environnement). En recourant à une approche plus scientifique, nous pouvons alors diviser cette dimension apparemment générique en subdivisions significatives précises (cadre physique, cadre naturel, cadre biologique, cadre historique ou cadre de la mémoire, cadre social). Chacune de ces typologie n’est pas un phénomène indépendant, au contraire, toutes ces dimensions interagissent entres elles de différentes manières — symbiose, compétition, prédation, parasitisme — dans des contextes circonscrits, et sont constamment conditionnées par la succession historique des évènements et des nécessités anthropiques. On approfondit donc la lecture du paysage méditerranéen à travers les “lieux de l’expérience et de l’hérédité culturelle”, par l’analyse des éléments de l’espace qui soulignent ses particularités et sa capacité à être identifié. On met en évidence à quel point la partie d’un territoire spécifique représente un élément essentiel du contexte de vie des populations, un véritable ‘organisme vivant’ en évolution constante et le résultat de la coexistence d’éléments naturels, physiques et biologiques, expression de la diversité de leur patrimoine culturel commun, fondation de leur identité, mais aussi ressource favorable à l’économie locale. En ce sens, le rapport symbiotique entre l’environnement rurale et la nature des lieux est sédimenté au cours des siècles en une union qui est elle même l’expression d’une identité; à l’exclusion des quelques zones qui peuvent encore être considérées exclusivement naturelles, l’actuelle configuration du territoire n’est pas le résultat d’une évolution spontanées mais d’une graduelle opération d’adaptation et de valorisation des ressources locales [De Joanna, 2009]. Une telle image se concrétise à travers la lecture du territoire autant au niveau historique, évolutif et cartographique, qu’au niveau local, c’est-à-dire à travers l’acquisition de la connaissance nécessaire à l’approfondissement pour l’identification des éléments distinctifs et de la mémoire qui caractérisent un lieu spécifique. Dans le contexte méditerranéen, les ‘belvédères préférés’ sont souvent déterminés par des panoramas, des paysages naturels ou des architectures caractéristiques et de grande valeur culturelle, esthétique et classique qui transmettent un sens d’espace, du temps et d’amplitude de vison qui les rendent ‘unanimement appréciés’.


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La lettura del territorio e la percezione dello spazio Esiste uno spazio in cui ognuno di noi, direttamente o indirettamente, è in stretta relazione e nel quale avvengono dei processi simbiotici che possono influenzare negativamente o positivamente la quotidianità. In tal senso, “l’Ambiente si configura come un complesso attivo di elementi che si muovono in un contesto comune, che si influenzano reciprocamente”1. Utilizzando un’accezione più scientifica, possiamo suddividere questa dimensione apparentemente generica in precise sottodimensioni significative quali, ambiente fisico, costituito dal clima o dall’assetto idrogeologico di un territorio in cui possono avvenire alterazioni climatiche (dissesti, aridità, gelo) o alterazioni geomorfologiche (frane, valanghe, terremoti, esondazioni); ambiente naturale in cui gli elementi che lo compongono (animali, vegetali, minerali, ma anche rilievi montuosi, fiumi, grotte) assumono un valore di unicità, un carattere particolare che denota un elevato livello di complessità; ambiente biologico che si concretizza attraverso la qualità dell’acqua, dell’aria, del suolo e del livello sonoro, consentendo la vita degli esseri viventi e la cui alterazione potrebbe comportarne il degrado e l’estinzione. Esiste, inoltre, un insieme di elementi tangibili e intangibili che appartengono al nostro vivere quotidiano del quale fanno parte le tradizioni, le conoscenze, le competenze radicate nella storia e concretizzate attraverso il ‘verbo’, il tessuto stratificato del territorio antropizzato, i documenti figurativi e descrittivi che rappresentano, tutti, l’Ambiente storico o l’Ambiente della memoria in grado di strutturare una sorta di ‘immagine pubblica’ risultato della sovrapposizione di una moltitudine di immagini individuali (Lynch, 1964). Infine, possiamo parlare di ‘Ambiente sociale’ in cui sussistono una serie di relazioni, di regole e rapporti che sono correlate con le altre e con la collettività. Ogni tipologia non è un fenomeno a sé, anzi, tutte le parti interagiscono tra loro in vario modo — simbiosi, competizione, predazione, parassitismo — in contesti circoscritti, e vengono continuamente condizionati dalla successione storica delle vicende e delle necessità antropiche. C’è infatti in ogni situazione territoriale un rapporto di continuità con le situazioni anteriori più stretto e conseguente di quello che annoda tra loro le situazioni economiche e sociali che dei mutamenti territoriali sono il movente: ciò specialmente nei paesi di vecchio popolamento e poveri di spazio — come l’Italia — dove è difficile operare al di fuori delle strutture già esistenti, dove il paesaggio si fa e si rifà incessantemente, dove il nuovo viene edificato sull’esistente, trasformandolo o cancellandone le tracce o ricalcandole [Turri, 2002, p. 11].

1 Definizione della FAI — Fondo per l’Ambiente Italiano. La FAI è una Fondazione caratterizzata da un insieme di Beni di alto valore storico, culturale, paesaggistico e naturalistico, gestiti al fine di conservare, sostenere e valorizzare per gli Italiani l’Ambiente del territorio italiano, <URL: http://www.fondoambiente.it> (01/2019).


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In tal senso, col termine ‘paesaggio’ si potrebbe anche definire la parte di un territorio quale elemento essenziale del contesto di vita delle popolazioni, un vero e proprio ‘organismo vivente’ in perenne evoluzione e risultato della coesistenza di elementi naturali, fisici, biologici e dell’espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale, fondamento della loro identità, nonché risorsa favorevole all’economia locale. Uno “straordinario palinsesto in continuo mutamento”, il “Paesaggio” designa un determinato aspetto del territorio, così come è percepito dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”2. Si accoglie quindi questa definizione espressa dalla “Convenzione Europea del Paesaggio”, prendendo a paragone le nozioni di cultura, di bene culturale, di tutela, di valorizzazione fissate, anche, nella Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO del 2003 e nella Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa del 2005. Quest’ultima introduce, infatti, un concetto molto più ampio e innovativo di “eredità-patrimonio culturale”, considerato come “un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione” (art. 2, comma a) e di “comunità di eredità-patrimonio”, cioè, “un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future” (art. 2, comma b). Pertanto, il paesaggio non è più considerato come la mera sommatoria di elementi naturali e artificiali inseriti in un dato contesto, bensì viene letto attraverso una visione olistica e sistematica più profonda, caratterizzata dalla compresenza e dall’intersezione e sovrapposizione di sistemi di elementi e di relazioni spaziali, funzionali, ecologico-ambientali, visive, simboliche etc. (Antrop, 1997; Romani, 1994; Scazzosi, 2001 e 2002; Clavel, 2005). Come sostiene Schinkel (1825), i paesaggi costituiscono un particolare motivo di interesse, quando vi possiamo vedere le tracce della presenza umana. [...] La seduzione di un paesaggio viene elevata quando in esso si daranno precisa evidenza alle tracce dell’uomo.

Questa affermazione sintetizza lo stato d’animo reale che si configura allorquando, dinanzi ad un paesaggio naturale, si resta sicuramente incantati e attratti dalle forme, i colori, i suo2 Cfr. Convenzione europea del Paesaggio. Articolo 1 — Definizioni, lettera a). Firenze, 20 ottobre 2000. La Convenzione Europea del Paesaggio è un documento adottato dal Comitato dei Ministri della Cultura e dell’Ambiente del Consiglio d’Europa il 19 luglio 2000, “URL: http://hub.coe.int/it/” (01/2019). La Convenzione è stata firmata da ventisette Stati della Comunità Europea e ratificata da dieci Stati. Viene applicata all’intero territorio degli Stati firmatari (cfr. Articolo 2 — Campo di applicazione) e ha l’obiettivo di promuovere presso le autorità pubbliche l’adozione di politiche di salvaguardia, di gestione e di pianificazione dei paesaggi e di organizzare la cooperazione europea nelle politiche di settore.

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Borgo medievale di San Severino di Centola (SA) Sono visibili i ruderi arroccati da cui era possibile controllare tutta la valle, in comunicazione visiva con il borgo di Roccagloriosa (in alto sulla destra).

ni che lo contraddistinguono ma, la sola esistenza di anche piccoli elementi antropici, diventa forte riferimento sul territorio in grado di restituire sicurezza al fruitore/spettatore, sminuendo quel senso di incertezza, inquietudine e tristezza successivo allo stupore iniziale. La storia e le tradizioni intervengono nella percezione di un dato ambito territoriale e, relativamente ai paesaggi rurali storici, la letteratura restituisce una duplice terminologia che identifica i ‘paesaggi rurali tradizionali’ e i ‘paesaggi rurali storici’. A questi ultimi appartengono tutti quei paesaggi che sono presenti in un determinato territorio da lungo tempo e che risultano stabilizzati o evolvono molto lentamente (Boriani, 1999; Barbera et alii, 2005; Agnoletti 2010; Cullotta e Barbera, 2011). Per paesaggi tradizionali invece, a differenza di quelli storici che hanno una collocazione in un preciso arco temporale, si intendono quelli che si sono consolidati prima della rivoluzione industriale (Antrop, 1999, 2000, 2005; Palang e Fry, 2003; Clavel, 2005; Cullotta e Barbera, 2011) e che hanno subito lente modificazioni nel tempo, in accordo con l’ambiente naturale (Antrop, 1997; Antrop, 2005). Il rapporto simbiotico tra l’ambiente rurale e la natura dei luoghi è sedimentato nei secoli in un sodalizio che è esso stesso espressione di identità; ad esclusione delle poche aree che possono ancora essere considerate esclusivamente naturali, l’attuale configurazione del territorio non è il risultato di una evoluzione spontanea, ma di una graduale operazione di adattamento e valorizzazione delle risorse locali [De Joanna, 2009, p. 241].


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Infatti, con riferimento ai paesaggi rurali storici, alcuni autori considerano come tali la parte dei paesaggi culturali attuali, in cui le strutture storiche non sono state cancellate o alternate da moderni metodi dell’utilizzo del suolo e dove permangono fino ad oggi numerosi relitti (Bastian e Walz 2010). I paesaggi tradizionali e storici, inoltre, come afferma Norberg-Schulz (1979) si distinguono per il Genius loci ovvero per un senso univoco, uno spirito del luogo, strettamente associato con l’identità di ogni paesaggio, che ne sottolinea la sua unicità e la sua capacità di produrre conoscenza dando sostanza nuova alla natura e al rapporto biotico/abiotico di convivenza. I paesaggi storici e tradizionali sono anche legati all’impiego di pratiche e tecniche consuete, ovvero quelle caratterizzate da un ridotto impiego di energie sussidiarie esterne in termini, ad esempio, di meccanizzazione e sono associati ad alti livelli di biodiversità. Un tempo la lentezza e la convergenza dei valori contribuiva in modo importante anche alla lunga durata dell’ambiente costruito, alla sua stratificazione e alla rappresentazione della compatibilità nel mutamento di senso dei simboli, anche attraverso le convergenze collettive nelle regole di sviluppo e nella concezione del disegno insediativo dei tessuti urbani [Gambaro, 2019, p. 34].

Il riconoscimento della struttura formale del paesaggio rurale avviene tramite l’individuazione delle sue componenti caratterizzanti e delle relazioni che tra esse si instaurano, organizzando e trasformando il territorio. La struttura formale, ovvero la fisionomia del paesaggio, ha una propria forma fisica e un’organizzazione spaziale specifica definita dai caratteri degli elementi visibili sul territorio (elementi fisici) che segnano una determinata area e che influenzano direttamente la percezione del paesaggio (Tassinari, 2008; Tassinari et al., 2010). In altri termini, si tratta di un insieme di elementi soggetti ad evolvere nel tempo, che definiscono un sistema spaziale vero e proprio, caratterizzato da una doppia interdipendenza: formale (strutturale) e funzionale (Pinchemel e Pinchemel, 1996; Convenzione Europea del Paesaggio, 2000). Il paesaggio può essere trattato come un palinsesto (dal greco πάλιν + ψηστός, pálin psestòs, letteralmente ‘raschiato di nuovo’) costituito dagli elementi provenienti da diversi periodi di tempo che sono stati cancellati, modificati o tramandati fino ai tempi d’oggi (Corboz, 1985; Turri, 1990; Scazzosi, 2002; Palang e Fry 2003). Il patrimonio identitario di cui si parla è il risultato di una serie infinita di apporti culturali, umani e tra pensiero ed essere, tra soggetto (uomo) e oggetto (paesaggio e cultura); è un perimetro ‘aperto’ in cui viene maturata, coltivata e ampliata la ‘conoscenza’, quale risultante di un complesso sistema di relazioni intrattenute a vario titolo da uno o più individui, fondate su una predisposizione genetica di apprendimento dall’ambiente. Queste premesse aiutano ad approfondire la lettura del paesaggio

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pagina a fronte Ambiente e Paesaggio Sintesi grafica dei concetti espressi.

rurale mediterraneo, il quale è rappresentato da un’identità processuale e dinamica che manifesta la resilienza della sua organizzazione. I “luoghi dell’esperienza e dell’eredità culturale”, gli elementi spaziali che sottolineano la sua particolarità e riconoscibilità, gli elementi biotici-abiotici e culturali in armonia tra di loro percepibili, anche ma non solo, attraverso la fruizione consapevole e responsabile di quei luoghi della tradizione che, dalla natura, hanno tratto la propria forza fondante. Fruizione che rende il paesaggio un teatro in costante mutamento dove l’uomo e la società si comportano come attori che trasformano l’ambiente di vita imprimendovi il segno della propria azione, e come spettatori che sanno guardare e capire il senso del loro operare sul territorio [Turri, 1998, p. 13]. È quindi indispensabile soffermarsi sulla dimensione temporale che caratterizza il rapporto uomo-società-ambiente o uomo-territorio. Di fatto, i tempi dell’azione antropica risultano profondamente diversi — più veloci — rispetto ai tempi di mutamento del paesaggio, caratterizzato da ritmi lenti e medio-lunghi. Tale asincronicità fa apparire il paesaggio come qualcosa di immobile ed estraneo al susseguirsi delle vicende quotidiane. Ciò che sopravvive nel tempo — e si sviluppa - è certamente la cultura, “copione degli attori che si susseguono nelle trasformazioni del paesaggio” (Turri, 1998). L’uomo, dunque, vive e poi scompare lasciando le proprie memorie nel paesaggio e, quest’ultimo, è testimone — tacito — della cultura di una società di cui rispecchia i caratteri. Le memorie a cui si accenna sono la testimonianza di come l’insediamento umano avveniva secondo un principio di adesione/armonizzazione alle opportunità ambientali più favorevoli obbedendo, quasi, ad una regola inflessibile. La struttura territoriale è quindi frutto ed espressione della corrispondenza tra segno umano e topologia naturale. Esiste un ulteriore elemento di lettura del paesaggio, necessario tra l’altro a costruire il significato dei luoghi, che si identifica nell’esperienza diretta, ovvero nel vivere alcuni luoghi. Un concetto di ‘leggibilità’ unito a quello di ‘figurabilità’ che Kevin Lynch utilizza a supporto del progetto delle trasformazioni e che compongono gli ‘iconemi’ fondamentali della percezione con cui Eugenio Turri sintetizza l’insieme delle parti percepibili e riconoscibili come elementi della tradizione, della metamorfosi, della conoscenza di un territorio. Certo, non elementi sufficienti a tale obiettivo, ma altrettanto necessari, unitamente alla positiva percezione della collettività che è influenzata, a sua volta, dall’identità, dalla struttura e dal significato. Questa caratteristica restituisce un’immagine aperta e adattabile ai cambiamenti, consentendo la continua investigazione e organizzazione della realtà. Restituisce una ‘visibi-


paesaggio e ambientearchitettura naturale mediterraneo e skywalk • giuseppe vaccaro

È necessario quindi individuare tutte le parti riconoscibili e facilmente catalogabili in un sistema coerente di2018, lettura, fine diche ricostruire il rapporto lità’ (Ceccarelli, pp.al31-32) stimola idealmente l’individuo ad evocare autopoietico un’immagineuomo-navigorosa tura. Queste azioni alimentano, tra l’altro, il bisogno di riconoscere e strutturare ciò che si ha dell’ambiente fisico, caratterizzato da parti distintive interconnesse. intorno, bisogno chedel hapaesaggio radici profonde nel passato e nel taletempo da conferire a questa 'immagine' Così come la forma naturale è plasmato secondo equilibri di trasforun’importanza pratica ed emozionale per l’individuo. mazione dettati dalle condizioni ambientali mutevoli e talvolta impreviste, allo stesso modo Tale immagine è individuabile la lettura territorio livello storico-evolutiil paesaggio rurale e il paesaggioattraverso urbano sono fruttodel delle attivitàsia di a‘elementi mobili’ — la vo-cartografico, sia a livello locale-sociale ovvero, attraverso l’acquisizione della conoscenza gente e le sue attività — che si pongono come elementi fissi altrettanto importanti per la – sopralluoghi interviste – che rappresentano un necessario approfondimento per l’individefinizione e laelettura dell’immagine paesaggistico-ambientale. Si pensi, ad esempio, alle duazione degli elementi distintivi e della memoria che contraddistingue un luogo specifico diverse tinte naturali dovute, in molti casi, ad una precisa parcellizzazione del terreno agrae, ininmolti casi, è la 'forma ambientale' chelegioca un ruolo fondamentale nella configuraziorio, grado di rivelare, immediatamente, condizioni pedologiche del territorio. ne dell’immagine (rapporto immagine-forma fisica). È necessario quindi individuare tutte le parti riconoscibili e facilmente catalogabili in un siIn tal senso, neldicontesto le 'vedute preferite' sono spesso determinate da pastema coerente lettura, mediterraneo, al fine di ricostruire idealmente il rapporto autopoietico uomo-nanorami, da scorci naturalistici o da architetture caratteristiche e di alto valore culturale, estetura. Queste azioni alimentano, tra l’altro, il bisogno di riconoscere e strutturare ciò che si ha tico e formale cheche trasmettono il senso dinel spazio, di tempo e diconferire ampiezza di veduta, rendenintorno, bisogno ha radici profonde passato e tale da a questa ‘immagine’ dolo 'uninanimamente distinto'. un’importanza pratica ed emozionale per l’individuo. Tale immagine è individuabile attraverso la lettura del territorio sia a livello storico-evolutivo-cartografico, sia a livello locale-sociale ovvero, attraverso l’acquisizione della conoscenza — sopralluoghi e interviste— che rappresentano un necessario approfondimento per l’individuazione degli elementi distintivi e della memoria che contraddistingue un luogo specifico e, in molti casi, è la ‘forma ambientale’ che gioca un ruolo fondamentale nella configurazione dell’immagine (rapporto immagine-forma fisica). In tal senso, nel contesto mediterraneo, le ‘vedute preferite’ sono spesso determinate da panorami, da scorci naturalistici o da architetture caratteristiche e di alto valore culturale, estetico e formale che trasmettono il senso di spazio, di tempo e di ampiezza di veduta, rendendolo ‘uninanimamente distinto’.

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tutti dovremmo preoccuparci del futuro, perchĂŠ lĂ dobbiamo passare il resto della nostra vita Charles Franklin Kettering, 1876-1958


architettura, paesaggio e natura: nuove traiettorie di sviluppo

Architecture, paysage et nature: de nouvelles trajectoires de développement Pendant ces dernières dizaines d’années, finalement en Italie aussi, la tutelle, la valorisation et la conception du paysage ont acquis un rôle significatif au sein des outils de gouvernement du territoire et dans la pratique quotidienne de transformation des sites au niveau locale mais aussi à une plus grande échelle. La rédaction de nombreux plans et projets pour le paysage naturel et modelé par l’homme en sont un exemple, en plus de l’activation au niveau universitaire de cours spécifiques qui même s’ils varient grandement dans leur modalités et dans leurs approches différentes cherchent à diffuser une conscience méthodologique conceptuelle, créative et responsable entre l’identité, la tutelle, la valorisation et la transformation durable. La définition de nouvelles trajectoires de développement (au niveau européen, national et régional) et le soutien des activités de gestion et territoriales d’intelligence à de long terme ont le devoir de mettre en évidence, en fait les dimensions multiples du parcours de conception, sortant de cette vision passive du passé qui concevait le paysage seulement comme un sujet à être préserver, jamais à être planifié. Dans cette perspective, les villes représentent le lieu des opportunités, du développement social, économique, des idées, de la culture. Ce ‘patrimoine culturel’, auquel nous pourrions donner une identité précise avec l’adjectif ‘méditerranéen’ ou ‘euro-méditerranéen’, représente une forte opportunité pour le développement social, économique, culturel, innovateur, qui admette entre autre le maintient dans le temps des caractéristiques territoriales précises en mesure d’exalter l’essence des lieux et pas seulement d’en souligner l’absence d’ordre. De telles conditions ont été acceptées à la fois au niveau européen (Agenda 2030, cadre européen sur le patrimoine culturel, horizon 2020) que national (programme réseau rural national 2014-2020), mais aussi au niveau régional pour la Campanie (programme opératif complémentaire 2014-2020; programme de développement rural 2014-2020; POR FESR région Campanie 2014-2020 — axe 6). En définitive, de telles considérations portent à une exploration selon de nouvelles modalités de mise en valeur, de sauvegarde, d’utilisation et de diffusion du patrimoine culturel, naturel et champêtre aménagé tout en soutenant également les opportunités de croissance territoriale, sociale et économique en partant du bas et selon les principes d’auto-organisation. En effet, la possibilité que le paysage rural puisse retrouver son identité, grâce au rapport à la nature retrouvé ouvre de nouvelles possibilités de transformations urbaines générales, mais aussi un renouveau de ces espaces de la ruralité diffusée qui s’identifient à la nature et s’y reconnaissent.


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Negli ultimi decenni, anche in Italia la tutela, la valorizzazione e la progettazione del paesaggio hanno acquisito, finalmente, un ruolo significativo all’interno degli strumenti di governo del territorio e nelle pratiche quotidiane di trasformazione dei luoghi, a livello locale e ad una scala più vasta. Ne sono un esempio la redazione di numerosi piani e progetti per il paesaggio naturale e antropizzato oltre che, in ambito accademico, l’attivazione di corsi di insegnamento specifici che, seppure con modalità e approcci molto diversi fra loro, cercano di diffondere una consapevolezza metodologica, progettuale, creativa e responsabile, tra identità, tutela, valorizzazione e trasformazione sostenibile. La definizione di nuove traiettorie di sviluppo e il sostegno di attività gestionali e territoriali smart e di lunga durata hanno il compito di mettere in evidenza, di fatto, le plurime dimensioni del percorso progettuale, uscendo da quella visione passiva del passato che vedeva il paesaggio come un soggetto solo da conservare e mai da progettare. È chiaro che queste nuove attività progettuali mirano ad offrire una maggiore consapevolezza legata alla vivibilità dei luoghi nel rispetto della natura contemplandola, percorrendola, ascoltandola, respirandola, osservandola attraverso il camminare lento tra le vie antropiche della tradizione, attraverso panorami, tagli, e dettagli [che] impreziosiscono l’intero contesto urbano […]. Oltre la lettura delle valenze urbanistiche sono possibili letture di dettaglio, di superfici, qui curate fino a divenire preziose. [Vere e proprie architetture e “differenze calligrafiche” che sottolineano] una intensità di valore raggiunta attraverso l’infinita varietà delle espressioni. Non malgrado la diversità, ma grazie ad essa (Schiaretti, 1991, pp. 81,92).

Diversità che si identificano anche attraverso le svariate dimensioni del progetto architettonico e tecnologico: sociale e culturale; ecologico-ambientale, temporale, transcalare, transdisciplinare (Morelli, 2017, p. 13). Dimensioni obbligate se l’argomento è, appunto, il paesaggio che rappresenta qualcosa di non definito univocamente, che costringe a muoversi su un terreno spesso instabile, alla ricerca continua di una definizione condivisa sulla quale costruire la ricerca e l’azione. Una sfida temeraria, affascinante per l’ampiezza di prospettive tecnico-critiche che si aprono, che spinge di fatto ad ‘andare oltre’. Sono proprio queste prospettive, unite ad una necessità urgente di rinsaldare un equilibrio con l’ambiente, che si rispecchiano nelle ricadute operative ricche di potenzialità che considerano il paesaggio come ‘oggetto’ e, allo stesso tempo, ‘strumento’, attraverso cui ricercare, pianificare, educare, sensibilizzare e formare (Castiglioni, 2010, pp. 5165). Strumento arricchito sia dai valori che ne definiscono il senso e l’essenza, che dagli ordini che gli uomini hanno imposto intervenendo sul territorio, delineando confini, attribuendo toponimi, edificando città e plasmando luoghi


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dove sono sepolti gli eroi, i padri della patria, i grandi che sono morti ma che sono ancora vivi e presenti in quanto ad essi si deve l’istituzione della cultura, accumulo dei saperi […] che dà coscienza [Turri, 1998, p. 45].

La prospettiva del paesaggio come strumento emerge quindi dalla sua stessa ambiguità, anzi dalla sua ‘arguzia’ (Farinelli, 1991), dal suo essere nel contempo la cosa e l’immagine della cosa, la realtà e la rappresentazione della realtà, nella sua valenza di spazio di confine o ‘spazio liminare’ (Turco, 2002, p. 41-42). Il paesaggio, quindi, diviene luogo di incontro tra materialità e immaterialità, come la pelle appartiene al corpo e, nello stesso tempo, permette le relazioni tra il corpo stesso e il mondo esterno, così il paesaggio è intrinsecamente legato alla fisicità del territorio e contemporaneamente è la ‘manifestazione empirica’ attraverso cui il territorio stesso si esprime (Turco, 2002, p. 39). In quanto “momento comunicativo tra due sistemi, il sistema territoriale, assume un ruolo di mediazione” (Turri, 1998, p. 18) ponendosi come intermediario tra il territorio e la popolazione che quel territorio percepisce e in cui si rappresenta. In tal senso, l’architetto sarà tanto più bravo quanto più saprà osservare e percepire l’essenza dei luoghi, cogliendone il senso, interpretando gli ordini sottesi e i valori del contesto, penetrando nella dimensione storica, culturale e sociale, geografica del paesaggio stesso. La ricerca progettuale mirerà alla definizione sistemica di pratiche e soluzioni — architettoniche, scenografiche, tecnologiche — in grado di comunicare l’essenza delle scelte in armonia con il contesto, valorizzandone gli aspetti nodali. Dopotutto, che cosa sarebbero uno scorcio, un lungofiume, una veduta, una passeggiata se gli architetti pensassero solo al loro ‘pezzo’ e non s’inserissero ogni volta in ciò che murariamente si snoda, come si snoda una discussione in cui i parlanti sono dialoganti, si spartiscono cioè il senso del logos e alla sua misura e ‘oggettività’ si sottomettono? [Meattini, 1991, p. 9].

Non bisogna mai dimenticare infatti che ciò che fa dello spazio un luogo, stabilisce anche un terreno indispensabile per la costituzione di relazioni sociali e delle loro mutazioni sovrapposte in cui si rispecchiano criticamente i soggetti, anche di fronte a ogni necessità specifica. Sarebbe qui importante ricordare come nella storia ogni decisione di progetto e di invenzione non espelle ma include la memoria, conscia o inconscia; non come rimpianto o alternativa ma come ragione dialettica del riconoscimento di un terreno comune sulle cui diversità fisiche, storiche e culturali si costruisce ogni architettura autenticamente nuova e necessaria, e un paesaggio che non è solo sfondo ma struttura di senso del costruito [Gambaro, 2019, p. 33-34].

Questo ‘patrimonio culturale’, a cui potremmo dare una precisa identificazione con l’aggettivo ‘mediterraneo’ oppure ‘euro-mediterraneo’, rappresenta una forte opportunità per lo

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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro architettura e 38skywalk • giuseppe vaccaro

Strategie europee e tutela del paesaggio Sintesi grafica sulle strategie europee a sostegno di azioni per la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale.

Strategie europee e tutela del paesaggio Sintesi grafica sulle strategie europee a sostegno di azioni per la tutela dell'ambiente e del patrimonio culturale.

sviluppo sociale, economico, della cultura, di nuove visioni che consentano, tra l’altro, il mantenimento nel tempo di precise caratteristiche territoriali in grado di esaltare l’essenza dei luoghi e non di sottolinearne l’assenza di ordine. Tra i numerosi aspetti che legano reciprocamente paesaggio e sviluppo, uomo e benessere, uomo e paesaggio rurale, i più rilevanti sono: • il paesaggio come fattore di attrazione di individui; • il paesaggio come fattore di identità sociale, di riproduzione della stessa e di attrazione dei nuovi abitanti; • il paesaggio come bene comune capace di contribuire al benessere collettivo; • il paesaggio come luogo di specificità e produzioni particolare vendibili; • il paesaggio come strumento per mantenere la competitività dell’offerta turistica; • il paesaggio come organismo rappresentato dal patrimonio archeologico, storico e religioso con le loro manifestazioni che perpetuano importanti aspetti culturali.


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Pertanto, il tema fin qui sottolineato non può essere considerato isolatamente, a prescindere dalla sua connessione con la qualità dei prodotti e dei servizi che da questo possono trarre vantaggi o ad esso possono favorirne. Sarà piuttosto un rapporto sinergico, ovvero le coevoluzioni virtuose possibili tra paesaggi ereditati dalle generazioni passate e nuovi investimenti sul territorio, a scrutare la chiave decisiva per il futuro del paesaggio e del benessere collettivo. In questa prospettiva il paesaggio assume due dimensioni: una ‘economica’ che enfatizza il ruolo del paesaggio come ‘generatore di valore’ e ‘volano di sviluppo’; l’altra, ‘sociale’, con l’appropriazione e modellizzazione degli spazi da parte delle comunità all’interno di un processo partecipato, di condivisione e costruzione di beni e valori comuni. Se il paesaggio è l’interpretazione culturale di chi lo vede o lo analizza il luogo può diventare il raccordo sistemico e il terreno di confronto scalare delle trasformazioni prodotte, delle culture che vi gravitano, dello sviluppo locale. Ogni definizione di paesaggio esprime la cultura di chi lo interpreta; ogni definizione di luogo esprime l’interpretazione culturale del paesaggio a cui si aggiunge il valore progettuale delle trasformazioni proposte [Imperio, 2013, p. 7].

Le strategie europee Le città sono, da sempre, il luogo delle opportunità, dello sviluppo sociale, economico, delle idee e della cultura. Un’immagine che spesso si scontra con una realtà ben più dura, fatta di comunità disgregate, ingiustizie sociali, marginalizzazione, esclusione. Criticità sicuramente recepite dalle normative nazionali e comunitarie, per le quali sono state predisposte negli anni delle misure ad hoc per la risoluzione di aspetti puntuali riferiti, ad esempio, agli insediamenti e agli aspetti socioeconomici di sviluppo. In questo contesto, riferendosi a un arco temporale proiettato al futuro, l’Agenda 20301 propone, nel “punto 11 — Città e comunità sostenibili”, una serie di soluzioni possibili per affrontare le sfide che la città contemporanea ha di fronte, in una prospettiva assolutamente condivisibile ovvero, “rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”. Ma come ci si pone nei confronti delle aree interne, sovente abbandonate o spopolate per via di una sfavorevole e complessa posizione geografica o di una mancata capacità di attrarre interesse e risorse, pur avendo notevoli potenzialità culturali, paesaggistiche e ambientali? Elementi minori — ma solo per dimensione — che aiutano a comprendere le stratificazioni storiche e culturali, le connessioni tra territorio, paesaggio e persone che vivono, lavorano, viaggiano, generano e tessono delle ‘trame antropiche’ a volte ispirate, o obbligate, proprio dalla natura. 1

Per un approfondimento puntuale: <URL: https://asvis.it/public/asvis/files/Agenda_2030_ITA_UNRIC2.pdf>.

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Per dare una prima risposta a partire dalle azioni enunciate dall’Agenda 2030, potremmo dire che la possibile continuità operativa, anche con altre misure che verranno analizzate in seguito, si individuano nell’azione 11.4 che invita a “potenziare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo”. Oppure, nell’azione 11.a con la quale si supportano “positivi legami economici, sociali e ambientali tra aree urbane, periurbane e rurali rafforzando la pianificazione dello sviluppo nazionale e regionale”. In ogni caso, è necessario muovere dagli strumenti della conoscenza, della consapevolezza, della cultura e della creatività per ripensare la fruibilità del patrimonio culturale e rurale con il duplice obiettivo di favorire l’industria culturale del sistema Europa attraverso lo sviluppo del turismo e delle filiere affini legati, ad esempio, al settore eno-gastronomico, della ricettività e dell’accoglienza, dei grandi eventi, dello storytelling, del ‘camminare lento’ e, dall’altro, di promuovere l’innovazione e lo sviluppo di prodotti e servizi per la fruizione, la tutela, la valorizzazione e la diffusione del patrimonio culturale. L’obiettivo principale è favorire, ad esempio, la costruzione di un “unico distretto culturale e turistico diffuso europeo”, attraverso la promozione “creativa” del patrimonio culturale ‘stratificato’ — tangibile e intangibile — nonché attraverso la realizzazione di “nuove interpretazioni compatibili e competitive della cultura e del paesaggio”2. Il settore della valorizzazione del patrimonio culturale e dei paesaggi rurali, inoltre, rappresenta un campo in cui imprese innovative in rapida crescita prospereranno e creeranno nuovi posti di lavoro a elevato valore aggiunto e dove l’innovazione proporrà prodotti e soluzioni in risposta ai bisogni e alle attese della società [Rosar, 2012].

In una situazione economica incerta come quella attuale, anche le persone dovranno collaborare — o già collaborano in maniera indipendente, “dal basso, in comunità di pratiche” (Vaccaro, 2019, pp. 66-72) — ai processi di miglioramento della vita quotidiana per sé e per la collettività, compiendo scelte responsabili e migliorando il proprio approccio all’utilizzo delle risorse. Come sostiene Ezio Manzini,

2 La Regione Campania, ad esempio, incentiva e sostiene azioni per la promozione turistica del territorio regionale attraverso specifiche misure. In tal senso, il POC — Programma Operativo Complementare 2014-2020, per linea strategica “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”, assume l’obiettivo di “promuovere il territorio proponendo percorsi integrati che uniscano il tradizionale patrimonio naturale a visite a centri storici e a siti culturali, coinvolgendo anche le diverse filiere di prodotto (termale, enogastronomica, ambientale, religiosa, ecc.) con la partecipazione delle comunità locali”. Per un approfondimento puntuale si rimanda al documento specifico consultabile al seguente link: <URL: http://www.regione.campania.it/assets/documents/avviso-tgbodhfrjkx97xm2.pdf>.


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le persone possono rompere la passività, uscire dalla logica dell’individualismo e mettersi in rete per arrivare, assieme, a dei risultati che abbiano valore “per sé e per tutti”. Cioè per ciascuno degli attori impegnati e per la collettività [Si registra, in tal senso, una precisa e necessaria ‘transizione’ verso una nuova economia a servizio del territorio e delle sue reti sociali]. L’economia che sta emergendo, la prossima economia, ha dunque il suo centro in un nuovo comparto di attività che unisce le attività di riconversione ecologica con quelle di rigenerazione e sviluppo sociale e territoriale [Manzini, 2009, pp. 19, 21].

La capacità di mettere in atto azioni di tal genere si è spostata, negli anni, dall’ambito prettamente teorico a quello politico, muovendo l’interesse dei governi, della ricerca e del settore privato verso l’attuazione di un atteggiamento ambientalmente e culturalmente responsabile sostenuto, necessariamente, da tutti i soggetti operanti sul territorio. In tal senso, sono stati stipulati accordi di livello internazionale, attuate riforme, decretati incentivi, avviate attività e start-up per la tutela delle risorse naturali e della cultura, il potenziamento delle infrastrutture per l’ambiente, l’introduzione di nuovi meccanismi di mercato per la diffusione di eco-tecnologie per l’eliminazione di fattori dannosi per l’ambiente e per l’uomo. I differenti approcci, atti a incentivare strategie, progetti e attività di sviluppo, nonché idee innovative scaturiti, sempre più spesso, dalla collaborazione fra Istituzioni pubbliche e soggetti privati, sono stimolati e sollecitati dalle misure, a cui in precedenza si accennava, definite a livello europeo, nazionale e regionale (cfr. fig. 01). Ad esempio, il 7 dicembre 2018, la Commissione Europea ha presentato il Quadro Europeo sul Patrimonio Culturale3, il cui obiettivo è sostanzialmente quello di individuare una traiettoria condivisa per le attività culturali, a partire da specifici programmi e politiche europee. Il quadro, precedentemente annunciato nell’Agenda Europea per la Cultura4 (2007), sottolinea l’importanza del patrimonio culturale quale risorsa per il futuro enfatizzando un approccio integrato fra i vari Paesi dell’Unione. La Comunità Europea ha individuato ben “60 azioni5 per contribuire a realizzare un cambiamento autentico nel nostro modo di fruire, tutelare e promuovere il patrimonio culturale europeo. Cinque le aree tematiche principali in cui si è inteso lavorare nel biennio 20192020 quali, 1) il patrimonio culturale per un’Europa inclusiva: partecipazione e accesso per tutti6; 2) il patrimonio culturale per un’Europa sostenibile: soluzioni intelligenti per un futuPer un approfondimento cfr.: <URL: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-18-6661_it.htm >. Per un approfondimento cfr.: <URL: https://ec.europa.eu/culture/policy/strategic-framework_it e, per un approfondimento puntuale, http://europa.eu/rapid/press-release_IP-18-3704_en.htm>. 5 Per un approfondimento cfr.: <URL: https://ec.europa.eu/culture/content/european-framework-action-cultural-heritage_en>. 6 Con l’obiettivo di coinvolgere e attrarre l’attenzione di persone che, quotidianamente, sono meno in contatto con il patrimonio culturale, nel 2019, la Commissione Europea avvierà il progetto #WeareEuropeForCulture, che finanzierà mostre pop-up in luoghi pubblici, mettendo in evidenza storie personali e oggetti collegati al patrimonio culturale. 3 4

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ro coeso e sostenibile7; 3) il patrimonio culturale per un’Europa resiliente: salvaguardare il patrimonio in pericolo8; 4) il patrimonio culturale per un’Europa innovativa: mobilitare la conoscenza e la ricerca9; 5) il patrimonio culturale per partenariati globali più forti: consolidare la cooperazione internazionale10. In linea generale, i risultati che si intendono raggiungere sono, tra gli altri, la sensibilizzazione diffusa delle potenzialità insite nelle caratteristiche uniche dei centri meno conosciuti o delle aree rurali. Questa sensibilità potrà portare alla promozione e all’avvio di attività culturali e turistiche quali, ad esempio, start-up innovative per la conoscenza, la fruizione e la valorizzazione dei territori rurali o, anche, per la digitalizzazione del patrimonio culturale. Sarà possibile sostenere e promuovere eventi che diano nuova identità ad alcuni territori, consolidando strategie condivise di cooperazione locale che sappiano comprendere le criticità dei luoghi e individuare nuove direzioni di sviluppo, anche attraverso ‘il vivere lento del territorio’.

7 La European capital of smart tourism <URL:https://smarttourismcapital.eu/> è una nuova iniziativa dell’UE che premia il turismo intelligente ed innovativo nelle città europee, secondo quattro categorie: sostenibilità, accessibilità, digitalizzazione e creatività. Mira a: (i) promuovere la ricca offerta turistica dei paesi europei e aumentare la consapevolezza dei cittadini di condividere i valori legati al turismo locale; (ii) rafforzare lo sviluppo innovativo generato dal turismo nelle città, nei loro dintorni e nelle loro regioni; (iii) aumentare l’attrattiva delle città europee premiate e rafforzare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro; (iv) stabilire un quadro per lo scambio delle migliori pratiche tra le città partecipanti al concorso e creare opportunità di cooperazione e nuovi partenariati. Per il 2019 il titolo ex equo è andato a Helsinki e Lione. 8 Nel quadro del progetto iRESIST+ <URL: https://ec.europa.eu/jrc/en/research-topic/improving-safety-construction/i-resist-plus>, a partire dal 2019 il Joint Research Centre della Commissione europea <URL:https:// ec.europa.eu/info/departments/joint-research-centre_it>, svilupperà un nuovo approccio per l’adeguamento degli edifici storici esistenti al fine di contribuire ad aumentare la loro capacità di resistere ai terremoti, rendendoli più efficienti dal punto di vista energetico. Alcuni Governi hanno già adottato alcune misure e incentivi per favorire tali attività. Ad esempio, in Italia, dal 2017 con il Sismabonus, si incentiva il retrofit sismico anche su edifici o complessi di edifici storici. 9 Mappare le competenze che rischiano di andare perdute, raccogliere dati statistici, definire profili professionali e sviluppare quadri di riferimento per sensibilizzare e attirare i giovani verso le professioni legate al patrimonio. Con questi obiettivi, l’UE continuerà a sostenere lo sviluppo di abilità e competenze specializzate per migliorare la gestione e il trasferimento delle conoscenze nel settore del patrimonio culturale. In tal senso, il programma Erasmus+, rappresenta uno degli strumenti per l’attuazione di tali obiettivi. Per un approfondimento puntuale si rimanda ai siti web <URL:http://www.erasmusplus.it/> e <URL:http://culturalheritage.erasmusplus.it/>. 10 Nell’ambito del programma Horizon 2020, l’UE sta creando una rete internazionale per l’innovazione e la diplomazia in materia di patrimonio culturale. Tale esperienza aiuterà i Paesi Terzi nella protezione del patrimonio culturale attraverso attività di formazione e la promozione della creazione di soluzioni specifiche e innovative, in varie Regioni come, ad esempio, paesi del vicinato dell’UE, America latina, Africa e Asia. In tale ottica, il Quadro ha istituito un Cultural Heritage Forum, che fungerà da piattaforma per la consultazione e lo scambio delle migliori pratiche per politiche culturali sostenibili e partecipative in Europa. Il forum coinvolgerà le istituzioni europee, gli Stati membri dell’UE, le reti europee del patrimonio culturale e le organizzazioni internazionali e si riunirà almeno una volta all’anno a partire dal 2019. La Commissione ha, inoltre, presentato la sua nuova applicazione mobile e piattaforma web Cultural Gems <URL: https://culturalgems.jrc.ec.europa.eu/>, “per le comunità locali nelle città e nei centri urbani per mettere in risalto i luoghi culturali meno noti, stimolando i turisti e gli abitanti del luogo a scoprire mete creative e culturali al di fuori dei circuiti abituali”. La mobile app integra i dati raccolti dal The Cultural and Creative Cities Monitor <URL:https://composite-indicators.jrc. ec.europa.eu/cultural-creative-cities-monitor/> descrivendo la “vivacità culturale”, l’Economia creativa e i beni tangibili/intangibili che aiutano le città ad attirare talento creativo e a stimolare l’impegno culturale. Assegna, infine, un premio speciale eTwinning per il patrimonio culturale <URL:https://europa.eu/cultural-heritage/news/ etwinning-award-cultural-heritage_en>.


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L’Europa ha dimostrato la sua sensibilità nei confronti del proprio patrimonio storico già con il programma Horizon 202011 (avviato nel 2011), stimolando la ricerca nei temi quali, tra gli altri, Materials-based solutions for the protection or preservation of European cultural heritage, Energy strategies and solutions for deep renovation of historic buildings e, ancora, The cultural heritage of war in contemporary Europe. Inoltre, viene focalizzata l’attenzione proprio sui centri minori, con l’intento chiaro di decongestionare le canoniche mete turistiche e far conoscere nonché valorizzare le mete meno conosciute o, in aggiunta, stimolare la presenza turistica in periodi di bassa stagione. Infatti, la Social challenge 6 — Europe in a changing world: inclusive, innovative and reflective society, la Commissione europea pubblica un’interessante opportunità compresa nella call Socio-economic and cultural transformations in the context of the fourth industrial revolution. Il topic pecifico Innovative approaches to urban and regional development through cultural tourism individua, nel turismo culturale, un potenziale volano per la crescita economica, la creazione di lavoro e il miglioramento delle condizioni generali di sviluppo dei territori. Le sinergie tra i diversi fondi dell’Unione moltiplicano gli investimenti in attività di ricerca e innovazione e il relativo impatto, associando diverse forme di sostegno all’innovazione e alla competitività, o portando avanti le idee innovative attraverso il ciclo di innovazione o lungo la catena del valore per farle giungere sul mercato [Lorizzo, 2017, p. 15].

In tal senso, l’UE supporta e finanzia le Start-up innovative sia attraverso programmi a gestione diretta (es. Horizon 2020 Sme Instrument) sia da fondi a gestione indiretta regionali. Parallelamente, gli stimoli12 che vengono offerti da Istituti di Credito, Agenzie nazionali per lo sviluppo di impresa (es. Invitalia S.p.A.), Fondazioni, Business Angels e Venture Capitalist, rappresentano un’opportunità fondamentale per trasformare idee e talenti, nonché i prodotti della ricerca scientifica, in iniziative imprenditoriali di successo. Strategie di valorizzazione del patrimonio culturale e dei territori rurali in Campania Effettuando un passaggio di scala e, in particolare, analizzando le proposte di sviluppo offerte dalla Regione Campania, si identificano due strumenti specifici legati allo sviluppo Per un approfondimento cfr. <URL: https://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/>. Si fa riferimento, ad esempio, (i) alla call 2018 Get it! un’iniziativa promossa da Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore — FSVGDA, che investe in progetti a impatto sociale e promuove la cultura dell’impact investing, e da Cariplo Factory S.r.l. — CF, Hub di Open Innovation, Talent Management e Corporate Social Responsibility; (ii) alla Ecapital Culture Start up School 2019 <URL:www.ecapital.it>; al Programma di Sviluppo Cultura Crea MIBACT PON Cultura e Sviluppo 2014-2020 per micro, piccole, medie imprese e del terzo settore operanti nella filiera culturale delle regioni Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Puglia; (iii) al FactorYmpresa Turismo, Programma promosso nel 2017 dal Ministero per i beni e attività culturali — MiBAC che, con il supporto di Invitalia — Agenzia per lo Sviluppo, seleziona, mette a confronto, premia e accompagna le migliori idee d’impresa in grado di favorire l’innovazione del turismo in Italia.

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Strategie Nazionali e Regionali Sintesi grafica sulle strategie della Regione Campania per la tutela del paesaggio e per il sostegno di attività socioeconomiche e strategiche ad essa affini.

del comparto turistico (POC Campania 2014-202013) e del sistema rurale-agricolo del territorio (PSR Campania14). I Programmi Operativi Complementari (POC) hanno l’obiettivo di garantire il completamento di interventi avviati nel ciclo 2007-2013 e di avviare nuove azioni relative al periodo 2014-2020; sono finanziati da una quota delle risorse del Fondo di rotazione di cui alla Legge 16 aprile 1987 n. 18315, destinate al cofinanziamento nazionale. La strategia di sviluppo del comparto turistico richiede una programmazione integrata che presuppone una stretta circolarità tra il comparto stesso e lo sviluppo territoriale in funzione delle esigenze dei flussi turistici e delle caratteristiche naturali e antropiche del territorio, così da garantire uno sviluppo socioeconomico e culturale assicurando, al contempo, la preservazione delle risorse presenti. Già con la Legge Regionale n. 18 dell’08 agosto 2014 — Organizzazione del Sistema Turistico in Per un approfondimento cfr. <URL: http://porfesr.regione.campania.it/it/news/primo-piano/programma-operativo-complementare?page=2>. 14 Per un approfondimento cfr. <URL: http://www.agricoltura.regione.campania.it/psr_2014_2020/psr.html>. 15 Coordinamento delle politiche riguardanti l’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee ed adeguamento dell’ordinamento interno agli atti normativi comunitari <URL: http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Selezione_normativa/L-/L16-04-1987_183.pdf >. 13


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Campania16 si “riconosce il ruolo fondante e primario che il turismo ha storicamente avuto nella maturazione e nell’evoluzione del fenomeno a livello nazionale, europeo e mondiale”. Nell’ambito della complessiva strategia regionale, la Linea di Azione 2.4 del Programma Operativo Complementare (POC) 2014-202017 — Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura, assume l’obiettivo di promuovere il territorio proponendo percorsi integrati che uniscano il tradizionale patrimonio naturale a visite a centri storici e a siti culturali, coinvolgendo anche le diverse filiere di prodotto (termale, enogastronomica, ambientale, religiosa, ecc.)

con la partecipazione delle comunità locali. Con tali presupposti, in linea prioritaria, si intende rafforzare e sistematizzare le opportunità che il sistema turistico campano nel suo insieme presenta, nonché cogliere e soddisfare ogni esigenza del turista, tenendo conto delle motivazioni che spingono il medesimo a scegliere di viaggiare, con la costruzione di itinerari integrati.

Di fatto, è possibile costruire strategie di valorizzazione territoriale e culturale, anche attraverso l’organizzazione di eventi specifici che rappresentano un valido veicolo di valorizzazione e promozione, oltre che uno degli strumenti di marketing territoriale innovativo per la realizzazione di momenti di attrattività turistica fondata sull’esperienza di luoghi, di valori, di patrimoni specifici e non standardizzati. Tali azioni contribuiscono quindi ad attrarre turisti e visitatori, migliorando la notorietà dei centri rurali e, in alcuni casi, creando effetti economici moltiplicativi rilevanti grazie al richiamo di investimenti e finanziamenti. Alcune priorità di investimento nella direzione della “Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale”, vengono definite anche nell’ambito del POR FESR Regione Campania 2014-2020 — Asse 6. In particolare, mira alla “conservazione, protezione, promozione e sviluppo del patrimonio naturale e culturale” con precisi obiettivi specifici quali, il miglioramento delle condizioni e degli standard di offerta e fruizione del patrimonio nelle aree di attrazione naturale (cfr. Priorità di investimento 6c: Obiettivo strategico 6.6 — Azione 6.6.1; Obiettivo strategico 6.7 — Azioni 6.7.1 e 6.7.2) e il riposizionamento competitivo delle destinazioni turistiche (cfr. Priorità di investimento 6c18: Obiettivo specifico 6.8 — Azione 6.8.3). Per un approfondimento cfr. <URL: Cfr. http://www.regione.campania.it/assets/documents/avviso-poc-turismo-2018-2019-20-06-2018.pdf>. 17 Già deliberato con DGRC n. 454 del 12/07/2017, Programmazione fondi POC linea di azione “rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura” — promozione del turismo religioso e valorizzazione dei santuari della Campania — determinazioni. http://www.regione.campania.it/assets/documents/dgr-n-454-del-12072017.pdf. In particolare, si programmavano e si stanziavano complessivamente € 1.000.000,00 per il periodo 2014-2020, selezionando e finanziando proposte, ciascuna per l’importo massimo di € 200.000,00, con bando a sportello. 18 La “Priorità di investimento 6c — Conservare, proteggere, promuovere e sviluppare il patrimonio naturale e culturale” contempla n. 4 azioni: “Azione 6.6.1 — Interventi per la tutela e la valorizzazione di aree di attrazione naturale di 16

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Si incentivano interventi per la tutela e la valorizzazione di aree strategiche protette in ambito terrestre e marino, di paesaggi tutelati allo scopo di consolidare e promuovere processi di sviluppo; gli interventi per la tutela, la valorizzazione e la messa in rete del patrimonio culturale, materiale e immateriale; il sostegno alla fruizione integrata delle risorse culturali e naturali e la promozione delle destinazioni turistiche. Questi indirizzi programmatici sono sostenuti dall’Azione 3.3.2 del POR Campania FESR 2014-202019, che incentiva e sostiene le Micro, Piccole e Medie imprese operanti nei settori della cultura, prodotti e servizi del turismo culturale in Campania”. Infine, per completezza di trattazione, è doveroso citare il Programma Rete Rurale Nazionale 2014-202020 e il Programma Nazionale di Sviluppo Rurale 2014-202021, i quali rappresentano un riferimento per il Programma di Sviluppo Rurale (PSR)22 della Regione Campania rivolto agli investimenti in attività extra agricole in aree rurali ovvero attività legate: 1. alla ricettività, all’intrattenimento, al divertimento, alla ristorazione e al trasporto turistico; 2. alla realizzazione, alla vendita e alla promozione di prodotti artigianali e tipicità locali, al recupero e alla valorizzazione di mestieri e attività artigianali a partire dal coinvolgimento e inserimento di giovani in grado di recepire il know-how presente sul territorio attivando, ove necessario, le cosiddette ‘staffette generazionali’ per far sì che tali competenze non vadano disperse e, allo stesso tempo, si realizzi nuova occupazione;

3. all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (ICT) anche mediante attivazione di servizi di e-commerce o l’utilizzo di nuovi strumenti digitali; 4. alla trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli; 5. alla realizzazione di servizi ricreativi, di intrattenimento, servizi per l’integrazione sociale in genere, servizi di manutenzione ambientale, per la fruizione di aree naturali, Parchi o Riserve, fattorie didattiche. rilevanza strategica (aree protette in ambito terrestre e marino, paesaggi tutelati) tali da consolidare e promuovere processi di sviluppo”; “Azione 6.7.1 — Interventi per la tutela, la valorizzazione e la messa in rete del patrimonio culturale, materiale e immateriale, nelle aree di attrazione di rilevanza strategica tale da consolidare e promuovere processi di sviluppo”; “Azione 6.7.2 — Sostegno alla diffusione della conoscenza e alla fruizione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, attraverso creazione di servizi e/o sistemi innovativi e l’utilizzo di tecnologie avanzate”; Azione 6.8.3 — Sostegno alla fruizione integrata delle risorse culturali e naturali e alla promozione delle destinazioni turistiche. 19 Per un approfondimento cfr. <URL: http://porfesr.regione.campania.it/it/por-in-sintesi/assi/asse-3-competitivita-del-sistema-produttivo?page=1>. 20 Per un approfondimento cfr. <URL: https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15003>. 21 Per un approfondimento cfr. <URL: https://www.reterurale.it/psrn>. 22 Per un approfondimento cfr. <URL: http://www.agricoltura.regione.campania.it/psr_2014_2020/psr.html>.


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Sulla base dell’analisi critica effettuata alle diverse scale di indagine, si segnalano alcune misure del PSR Regione Campania che maggiormente hanno attratto e possono ancora attrarre l’interesse di Amministrazioni locali, Associazioni, Imprese e privati per la valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Misure che, se utilizzate con criterio e lungimiranza di intervento, possono contribuire al mantenimento e ad un arricchimento degli antichi paesaggi rurali e delle strutture agrarie preesistenti che, altrimenti, rischiano di diventare delle presenze patologiche, un insieme di frammenti che rimandano alla memoria antropologica di quello che è stato. Pertanto, una nota particolare va posta sulla “Misura M04 — Investimenti in immobilizzazioni materiali”, il cui obiettivo è “l’affermazione di un’agricoltura forte, giovane e competitiva con filiere meglio organizzate”. In tale ottica, oltre agli investimenti produttivi, si incentivano anche quelli improduttivi che, tra gli obiettivi, concorrono a tutelare l’ambiente ed il paesaggio, a conservare la biodiversità, a migliorare gli aspetti quantitativi delle risorse idriche attraverso interventi comprensoriali, di recupero delle acque piovane e di miglioramento delle reti di distribuzione. Ma l’opportunità più interessante, riferita al mantenimento dell’aspetto rurale dei territori, è rappresentata dalla “sottomisura 4.4.2 — Creazione e/o ripristino e/o ampliamento di infrastrutture verdi e di elementi del paesaggio agrario”23 per il ripristino e la conservazione degli habitat naturali e semi-naturali, della flora e della fauna selvatiche di interesse dell’Unione nonché di specifici elementi del paesaggio agrario attraverso la realizzazione di interventi di creazione e/o ripristino e/o ampliamento di infrastrutture verdi e di specifici elementi del paesaggio in aree degradate e/o coltivate.

Non meno attenzione merita la “Misura M07 — Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali” la quale sostiene la redazione e/o l’aggiornamento dei piani di gestione e tutela di ciascuna delle aree Natura 200024 e mira a garantire condizioni di vita migliori alle popolazioni residenti nelle zone rurali nonché ad offrire nuove opportunità di lavoro per limitare i fenomeni di spopolamento e declino socioeconomico di tali zone25.

Per un approfondimento cfr. <URL: http://www.agricoltura.regione.campania.it/psr_2014_2020/M442.html>. Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. È riferita, in particolare ad una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione Europea, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per “garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario” […] tenendo conto delle “esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali” (cfr. art. 2). Per un approfondimento puntuale si rimanda al sito web dedicato https://www.minambiente.it/pagina/rete-natura-2000. In Campania, i siti Natura 2000 sono ben 123 (cfr. <URL: http:// www.regione.campania.it/regione/it/tematiche/natura>, di cui 32 ricadenti nella perimetrazione del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha un’altissima concentrazione (27 SIC e 5 ZPS). 25 Per un approfondimento cfr. <URL: http://www.agricoltura.regione.campania.it/psr_2014_2020/M07.html>. 23 24

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Le tipologie di intervento previste intendono promuovere, di fatto, l’inclusione sociale attraverso il potenziamento dei servizi di base e ricreativo-culturali, favorire l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sostenere la riqualificazione di infrastrutture viarie di collegamento ed impianti per la produzione di energia rinnovabile in un’ottica di sviluppo sostenibile e a basso impatto ambientale, recuperare e riqualificare le architetture tipiche dei borghi rurali sensibilizzando l’opinione pubblica alla conservazione del paesaggio e, più in generale, del patrimonio rurale nel rispetto dell’identità e della specificità di ciascun luogo. Per il raggiungimento degli obiettivi appena elencati, sono state isolate, tra le altre, tre diverse sotto-misure di maggiore interesse. Si fa riferimento alla “sottomisura 7.2.1 — Sostegno ad investimenti finalizzati alla viabilità comunale nelle aree rurali per migliorare il valore paesaggistico”, aperta ai Comuni della Regione Campania, per sostenere interventi atti a riqualificare e riordinare quella parte di viabilità pubblica già esistente, di collegamento tra zone rurali e zone di accesso all’area urbana di un borgo rurale che, nel corso degli anni, si è fortemente depauperata, tutto in un’ottica di sistema paesaggistico integrato ed accrescere il carattere ambientale delle infrastrutture viarie. La “sottomisura 7.5.1 — Sostegno a investimenti di fruizione pubblica in infrastrutture ricreative e turistiche su piccola scala”, destinata ai soli Enti Pubblici per finanziare investimenti di fruizione pubblica in infrastrutture ricreative, centri di accoglienza e informazione per la valorizzazione del territorio dal punto di vista turistico. Infine, la “sottomisura 7.6.1 — Riqualificazione del patrimonio architettonico dei borghi rurali nonché sensibilizzazione ambientale” destinata ad Amministrazioni Pubbliche, Enti Parco Nazionali e Regionali, soggetti gestori delle Aree Natura 2000, la quale contribuisce ad una maggiore sensibilizzazione ambientale e alla riqualificazione del patrimonio culturale-rurale. In tal senso, il recupero dei borghi rurali e la ristrutturazione dei singoli elementi rurali, supportano l’obiettivo di favorire il miglioramento e la valorizzazione delle aree rurali interne attraverso azioni di riqualificazione del patrimonio culturale e naturale dei villaggi, del paesaggio rurale e dei siti ad alto valore naturalistico. [Intende, inoltre], migliorare sia le condizioni di vita delle popolazioni rurali, per contenere lo spopolamento, sia l’attrattività e la conservazione dei luoghi per incrementare i livelli di occupazione.

A prescindere dagli stimoli percepibili attraverso gli strumenti descritti, è necessario operare e programmare azioni secondo uno spirito collettivo e non individualista, in grado di sviluppare attività in partenariato il cui obiettivo comune sia la permanenza e il perpetuarsi di principi sostenibili e solidali, capaci di rinsaldare le leggi della costruzio-


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ne della città e del territorio, da tempo probabilmente perdute con l’evoluzione della modernità. Un fare cooperativo strutturato orizzontalmente che incoraggi, anche, tutti gli operatori a lavorare insieme nello sviluppo di una direzione condivisa. In tal senso, ad esempio, la “Misura M16 — Cooperazione”26, svolge proprio questo ruolo attraverso il sostegno di azioni a carattere collettivo con le quali le esigenze possono essere soddisfatte in modo più efficace, […] per creare e realizzare progetti comuni e nuovi in relazione ad una delle seguenti tematiche: […] turismo rurale (16.3.1)27, […] agricoltura sociale, educazione alimentare e ambientale (16.9.1)28.

In definitiva, tali considerazioni inducono a esplorare nuove modalità di valorizzazione, salvaguardia, fruizione e diffusione del patrimonio culturale, naturale e rurale-paesaggistico sostenendo, anche, occasioni di crescita territoriale sociale ed economica, dal basso e secondo principi di auto-organizzazione. È necessario innescare e favorire condizioni di “simbiosi mutualistica” anziché, come sembra spesso accadere, registrare condizioni di parassitismo e competizione giungendo, di fatto, a una perdita di identità e di valore del contesto complesso. È quindi importante condividere un pensiero unico, collaborativo, programmato e diffuso, al fine di definire strumenti coordinati di lavoro, di comunicazione, di promozione e di attività con obiettivi prefissati e condivisi con tutti gli operatori locali. È necessario dunque individuare un metodo operativamente standardizzato per la realizzazione di interventi da effettuare in loco, replicabili e scalabili, atte a rendere l’esperienza del visitatore unica e irripetibile, educando, sensibilizzando, ricostruendo quel rapporto biotico e abiotico tra uomo e natura. Rinsaldare e conservare il ruolo sociale dell’ambiente e del paesaggio, legato alla familiarità e al simbolismo degli elementi che lo costituiscono. La possibilità che il paesaggio rurale possa ritrovare la sua identità proprio grazie al rinnovato rapporto con la natura, apre nuove possibilità di trasformazione urbana generale, nonché di rinnovamento di quegli spazi della ruralità diffusa che con la natura si riconoscono e si identificano.

Per un approfondimento cfr. <URL: http://www.agricoltura.regione.campania.it/psr_2014_2020/M16.html>. Sottomisura “16.3.1 — Contributo per associazioni di imprese del turismo rurale dell’agricoltura” rivolta a microimprese operanti nel comparto del turismo rurale, al fine di “consentire il superamento di diseconomie organizzative e strutturali che limitano il pieno sviluppo di un’offerta integrata di turismo rurale su base locale e di carattere collettivo nonché favorire la messa in rete di strutture e servizi su base locale. 28 Sottomisura “16.9.1 — Agricoltura sociale, educazione alimentare, ambientale in aziende agricole, cooperazione con soggetti pubblici/ privati” per il sostegno di “interventi in ambito agro-sociale e didattico realizzati dalle imprese agricole in partenariato con soggetti pubblici e/o privati. 26 27

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… c’è per tutti un paese dell’anima. il mio è aperto ai venti, in bilico sui dirupi che minacciano il volo della pianura Giuseppe Liuccio, 2004


il parco nazionale del cilento,vallo di diano e alburni: tra paesaggio naturale e ambiente antropizzato

Le Parc National du Cilent, Val de Diane et les monts Alburnes: entre paysages naturels et environnement modelé par l’homme Le ‘Parc National du Cilent, Val de Diane et monts Alburnes — PNCVDA’, deuxième en Italie par son ampleur a été instauré en 1991 et son périmètre a été délimité pour la première fois en 1993. Il est reconnu comme réserve de biosphère depuis 1997 en raison de l’importance de sa diversité biologique, fortement corrélée à la variabilité, à la lithologie, la géomorphologie et au climat, ayant peu d’équivalent dans d’autres parties de la péninsule. Il est inscrit depuis 1998 sur la liste des patrimoines mondiaux de l’humanité établie par l’UNESCO en fonction de son “extraordinaire valeur de témoin d’établissement humains remontant à 250 000 ans”. Il a été inscrit dans la catégorie des Developing Landscapes et c’est le premier parc naturel en Italie à faire partie de l’ European and Global Geopark Network depuis le 1er octobre 2010. Depuis 2011 la dénomination de ‘Parc National du Cilent et du Val de Diane’ a été modifiée pour donner le nom actuel de ‘Parc National du Cilent, Val de Diane et monts Alburnes’, reconnaissant donc par son nom l’appartenance au parc de certaines communes des monts Alburnes sans pour autant modifier le périmètre original. Le caractère ‘Kaléidoscopique’ du Parc PNCVDA et son potentiel d’attraction de flux touristiques et de personnes concernées doit lui être reconnu après analyse des particularités du territoire qui impose entre autres la mise en œuvre de stratégies précises de tutelle et de valorisation durable. Sur un territoire caractérisé par un patrimoine historique-socio-culturel tangible et intangible diffus, il est nécessaire, donc, de reconsidérer un système de tutelle et de promotion qui ne considère pas seulement l’environnement modelé par l’homme mais aussi tout ce que personne — ou presque — ne défend. Toutes ces caractéristiques sont visibles à travers la perception statique et dynamique qui oriente l’interprétation dans diverses directions d’enquête. En effet, la différence de vision — statique et dynamique — perçue par l’insider ou l’outsider (Turri, 1998; Cillo 2009), amène à une réflexion sur les sens plus profonds, et donc qualifiants, du paysage observé étant donné que, d’une certaine manière, l’observateur est lui même constructeur et participant en même temps d’une condition donnée et par là même de qui vit une condition déterminée. C’est-à-dire qu’à travers le déplacement dynamique, il lui est consentit de cueillir, même de manière générique les éléments déterminants et caractéristiques par une observation rapide du territoire. On peut mettre en évidence, en outre, une dualité dans l’établissement des populations qui illustre la différence entre les insertions anthropiques de la ligne côtière du Cilent caractérisées en grande partie par des élément distinctifs naturels, insertions qui contrastent avec les versants montueux-maritimes sur lesquels émergent de multiples centres perchés et isolés mais en même temps reliés de façon visuelle, tout d’abord, et ensuite par les sentiers antiques qui racontent des siècles d’histoire. Ces hypothèses renforcent ultérieurement l’intérêt de l’enquête approfondie des chapitres suivants et concentre l’attention sur le contexte territorial descendant sur la partie nord du Parc et en particulier sur la zone qui intéresse les commune de Trentinara, Giungano et Capaccio-Paestum.


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PNCVDA Mappa dell'evoluzione dell’evoluzione del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Alburni Diano e Alburni.


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Il “Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e Alburni — PNCVDA”, secondo in Italia per estensione1, è stato istituito con la Legge quadro sulle aree protette n. 394 del 6/12/19912, articolo 34, comma 1, lettera a) e perimetrato per la prima volta, in maniera definitiva, con il D.M. 05.08.19933. È riconosciuto quale Riserva della Biosfera4 dal 1997 (MAB Man and Biosphere Programme) per l’elevato livello di diversità biologica, fortemente correlata alla variabilità, litologia, geomorfologia e clima, poco riscontrabile in altre parti della penisola. È iscritto dal 19985 nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità, stabilita dall’UNESCO dato lo “straordinario valore con testimonianze di insediamenti risalenti a 250.000 anni fa”. È stato inserito nella categoria dei Developing Landscapes (Laserre 1999), ed è il primo parco naturalistico in Italia ad entrare a far parte dell’European and Global Geopark Network (EGN)6 dal 1° ottobre 2010, a Lesvos in Grecia, per la forte geo diversità insita nel territorio. Dal 2011 la denominazione7 di “Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano” viene modificata nell’attuale “Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Al1 Nel territorio del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, su un’estensione di 178.172 ettari, ricadono ben 80 Comuni: Agropoli, Aquara, Ascea, Auletta, Bellosguardo, Buonabitacolo, Camerota, Campora, Cannalonga, Capaccio, Casal Velino, Casalbuono, Casaletto Spartano, Caselle in Pittari, Castel San Lorenzo, Castelcivita, Castellabate, Castelnuovo Cilento, Celle di Bulgheria, Centola, Ceraso, Cicerale, Controne, Corleto Monforte, Cuccaro Vetere, Felitto, Futani, Gioi, Giungano, Laureana Cilento, Laurino, Laurito, Lustra, Magliano Vetere, Moio della Civitella, Montano Antilia, Monte San Giacomo, Montecorice, Monteforte Cilento, Montesano sulla Marcellana, Morigerati, Novi Velia, Omignano, Orria, Ottati, Perdifumo, Perito, Petina, Piaggine, Pisciotta, Polla, Pollica, Postiglione, Roccadaspide, Roccagloriosa, Rofrano, Roscigno, Sacco, Salento, San Giovanni a Piro, San Mauro Cilento, San Mauro la Bruca, San Pietro al Tanagro, San Rufo, Sant’Angelo a Fasanella, Sant’Arsenio, Santa Marina, Sanza, Sassano, Serramezzana, Sessa Cilento, Sicignano degli Alburni, Stella Cilento, Stio, Teggiano, Torre Orsaia, Tortorella, Trentinara, Valle dell’Angelo, Vallo della Lucania. 2 All’articolo 2 — classificazione delle aree naturali protette si chiarisce che “i parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future”. 3 Cfr. Ministero dell’Ambiente (1993), Decreto Ministeriale 5 agosto 1993. Perimetrazione provvisoria e misure provvisorie di salvaguardia del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, pubblicato su G.U. n.199 del 25/08/1993 — Supplemento. Ordinario n. 79. 4 Per un approfondimento cfr. <http://www.unesco.it/it/RiserveBiosfera/Detail/87> e <http://www.unesco.org/ new/en/natural-sciences/environment/ecological-sciences/biosphere-reserves/europe-north-america/italy/cilento-and-vallo-di-diano/>. 5 Cfr. <http://whc.unesco.org/en/news/164/> (Cilento and Vallo di Diano National Park with the Archeological Sites of Paestum and Velia, and the Certosa di Padula); per un approfondimento sui criteri adottati per l’iscrizione tra i siti UNESCO cfr. Convention concerning the protection of the world cultural and natural heritage. World heritage committee. Twenty-second session Kyoto, Japan30 November — 5 December 1998, WHC-98/CONF.203/10 Rev. Kyoto, 29 November 1998, p. 5, <URL: http://whc.unesco.org/archive/1998/whc-98-conf203-10reve.pdf> e UNESCO (1999), Convention concerning the protection of the world cultural and natural heritage. World heritage committee. Twenty-second session, Kyoto, Japan, 30 November — 5 December 1998. Report, WHC-98/ CONF.203/18 Paris, 29 January 1999. Per un approfondimento generale sui criteri che l’UNESCO adotta per la selezione dei siti naturali si rimanda al link <URL: https://whc.unesco.org/en/criteria/>. 6 Cfr. <URL:http://www.unesco.it/it/Geoparchi/Detail/574> e <URL: http://www.unesco.org/new/en/natural-sciences/environment/earth-sciences/unesco-global-geoparks/list-of-unesco-global-geoparks/italy/cilento-vallo-di-diano-e-alburni/>. 7 Cfr. Ministro dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (2011), D.M. 21 dicembre 2011. Modifica della denominazione del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano in Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in «G.U. 3 gennaio 2012», n. 2.


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burni”, riconoscendo di fatto, nel nome, l’appartenenza al Parco di alcuni Comuni dei Monti Alburni, pur lasciando invariata la perimetrazione originaria. Le condizioni e le caratteristiche descritte in premessa rappresentano un approfondimento dovuto in merito all’evoluzione normativa e legislativa del Parco e dell’Ente omonimo di vigilanza, istituito con D.P.R. 5 giugno 19958. Allo stesso modo, sottolineano l’alto interesse scientifico per un’area mediterranea ad alto valore naturale, paesaggistico, culturale e antropico. Lanalisi di seguito realizzata indaga di fatto sui principali aspetti che hanno influito — e che in parte influiscono tutt’oggi — sulla strutturazione complessiva e complessa del paesaggio, comprendendo come questa natura aspra e variegata abbia reso difficile l’evolversi della popolazione residente, influendo sulla loro sorte, sulle condizioni economiche e sociali, su come sono state trasformate le terre, spesso aride e prive di risorse, sviluppando un’organizzazione corale delle forme insediative, connotative e identitarie guidate, appunto, dalle simbiotiche relazioni uomo-natura. Il Cilento costituisce, infatti, un vero e proprio ‘living landscape’ o ‘paesaggio vivente’ che, pur mantenendo un ruolo attivo nella società contemporanea, conserva spesso i caratteri tradizionali che lo hanno generato, nell’organizzazione del territorio, nella trama dei percorsi, nella struttura delle coltivazioni e nel sistema degli insediamenti. Una dimensione in cui possiamo distinguere due differenti entità: quella ‘naturalistica-morfologica’ con una prevalenza di sistemi montuosi e sistemi collinari; con le pianure alluvionali e gli alvei fluviali che danno luogo a sistemi minori ma con rilevante importanza paesaggistica (Alento, Vallo di Diano); con i crinali, le gole, le rupi e le falesie costiere, le pareti verticali e sub-verticali che, tra l’altro, costituiscono degli elementi dal forte carattere strutturante, qualificante e caratterizzante dei paesaggi cilentani (Cillo, 2009, p. 196). Questa pluralizzazione non casuale è sostenuta, di fatto, dalla coesistenza dei diversi tipi paesaggistici rappresentativi di un immenso patrimonio naturale: 1. il paesaggio degli apparati dunali e delle spiagge; 2. dei versanti costieri e delle falesie; 3. montano carsico; 4. montano boscato; 5. collinare; 6. delle valli con i numerosi fiumi di carattere torrentizio; 7. delle piane alluvionali con vegetazione igrofila; 8. della macchia mediterranea presente, diversa per specie e associazioni rispetto agli eventi metereologici.

8 Cfr. D.P.R. 5 giugno 1995, istituzione dell’Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, pubblicato nella g.u. 4 agosto 1995, n. 181.

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L’altra entità è quella ‘antropica’ fatta di torri, castelli, chiese, palazzi e una quantità innumerevole di vicoli e tracciati intricati che caratterizzano i borghi cilentani, a volte posti a dominio di rocche e di colli, ognuno tassello di un sistema di difesa e di avvistamento che ha impedito conquiste e bloccato incursioni di chi, astuto, anelava a questa terra. Organizzazione e strutturazione scaturita dalle culture che hanno ininterrottamente abitato per millenni il territorio cilentano: prima gli agricoltori del Neolitico e le comunità dell’Età del Bronzo e del Ferro, successivamente gli Etruschi, i colonizzatori greci, Lucani e Romani. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e il conseguente disfacimento politico e sociale, il Medio Evo vide la rinascita dei centri abitati e delle vie di comunicazione. Tutti questi caratteri sono visibili attraverso la percezione statica e dinamica che orienta l’interpretazione nelle differenti direzioni di indagine. Infatti, la diversa visione — statica e dinamica — percepita dall’insider e dall’outsider (Turri, 1998; Cillo 2009) consente di riflettere sui significati più profondi, quindi qualificanti, del paesaggio osservato poiché, in qualche modo, l’osservatore è anche costruttore e partecipante allo stesso tempo di una data condizione, ovvero di chi vive quella determinata condizione. Oppure, attraverso lo spostamento dinamico, consente di cogliere, anche in maniera generica, gli elementi rilevanti e caratterizzanti attraverso un’osservazione veloce del territorio. Quindi una lettura più attenta, quella statica, come può essere, ad esempio, la veduta panoramica di o da un centro abitato. Si pensi al panorama che si presenta sporgendosi dalla cosiddetta ‘Terrazza del Cilento’ di Trentinara (SA), borgo interno di cui si parlerà più avanti, la cui lettura diventa sicuramente più puntuale e interessante rispetto ad un’osservazione veloce praticata dal percorrere una strada in auto. Ma è proprio la capacità dell’elemento morfologico o antropizzato che fa di esso un elemento rilevante, un punto di riferimento preciso nel contesto territoriale e che, come tale, lo rende riconoscibile nell’immagine mentale dell’osservatore. Volendo semplificare il discorso dal punto di vista compositivo, relativamente ai centri abitati, potremmo riconoscere 1) i ‘centri costieri’, connotati sovente da una dimensione di borgo marinaro con una prevalente attività basata sulla pesca (per citarne alcuni: Agropoli, Acciaroli, Pisciotta); 2) i ‘centri collinari’ con disposizione edilizia ammassata adattata all’orografia e alle condizioni climatiche locali che, seppur collocati in prossimità della costa, osservandola da una quota altimetrica maggiore, sono indirizzati a un’economia prettamente agricola (si pensi ad esempio alla stessa Trentinara, Castellabate, Camerota, ecc.). Questa configurazione, sicuramente maggiore rispetto alla distri-


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buzione dei centri costieri dettata, anche, da necessità di difesa dalle scorribande saracene e dalle diffuse condizioni di insalubrità del litorale, rappresenta un paesaggio urbano di chiara eredità medievale, dove l’arroccamento e l’isolamento richiamano un passato insicuro […], e dell’abbandono delle coste (un tempo popolate e bonificate dai Romani) con un conseguente disordine idrografico consistente in aree paludose e infestate dalla malaria [si pensi, ad esempio, all’area della Piana del Sele e di Paestum] [Zerlenga, 2009, p. 225].

In tal senso, è evidente la differenza tra gli insediamenti antropici della linea di costa cilentana caratterizzata, in gran parte, da elementi distintivi naturali, che si contrappone al versante montuoso-marittimo su cui emergono i molteplici centri arroccati e isolati fra loro ma, allo stesso tempo, collegati visivamente, in primis, e attraverso i vecchi tratturi, poi, che ‘raccontano’ secoli di storia. Una storia che simboleggia l’unicità dell’avventura umana, frutto di quelle contaminazioni reciproche che hanno costruito e ri-costruito un’identità individuale e collettiva mediterranea. Il Cilento, quindi, grazie ai suoi territori naturali e culturali, attribuisce forma al rapporto evolutivo, frutto di interscambi provenienti soprattutto dalla pastorizia che, sin dal Paleolitico, si muoveva da una parte all’altra del territorio dando seguito alla transumanza, trovando ricovero nelle grotte, in completa simbiosi con la natura e con le variazioni climatiche. Questi spostamenti che avvenivano dalla montagna al mare, da Nord a Sud e da oriente a occidente, alla ricerca di pascoli verdi e condizioni di vivibilità ottimali, hanno generato nei secoli la costruzione di piccoli centri abitati, di luoghi di culto, di scambi materiali e culturali, genesi di quella biodiversità naturalistica e umana giunta fino a noi. Il PNCVDA è quindi un raccoglitore di saperi, tradizioni, credenze, diversità così come di un immenso patrimonio di beni culturali, siti archeologici preistorici, italici e greci, medievali, rinascimentali, barocche, moderne e contemporanee. La maggior parte delle opere dell’uomo sono improntate alla massima semplicità e si rifanno alle tradizioni costruttive locali arcaiche che caratterizzano il rapporto spaziale e le finiture dell’edilizia rurale del Cilento. Un paesaggio evocativo della realtà del territorio in cui si riconosce il significato e il valore di eterogeneità naturale e culturale, in cui sono sempre evidenti le valenze di carattere plurimo che connotano in maniera specifica ogni singolo contesto territoriale e definiscono i tanti lineamenti paesaggistici che da essi derivano. Di fatto, la presenza di oggetti, manufatti, beni e tradizioni che appartengono a momenti storici differenti, mettono in risalto l’alta complessità dei luoghi che ne sostiene la riconoscibilità unica e identitaria. Questa conoscenza consente di osservare e ritrovare quei principi e quelle regole per costruire e programmare con maggiore rigore, cognizione e lungimiranza

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Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

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Piano del PNCVDA Organizzazione del territorio <URL: www. cilentoediano.it>

Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

azioni di valorizzazione, fruizione e tutela del paesaggio cilentano, in una logica di conservazione del bene. L’utilizzazione, la valorizzazione e la gestione del paesaggio devono essere, quindi, condotte con metodo, cultura e intelligenza, mai assoggettate ai condizionamenti del gusto individualistico. Vivere il Cilento, quindi, significa immergersi in una cultura rurale tipica che, dalle torri saracene del Mediterraneo, alle alture dell’entroterra, sconfina in un viaggio alla scoperta di quel laborioso saper fare locale maturato dal rapporto uomo-natura, nei piccoli borghi collinari e montani, ‘depositari di cultura’ tramandata di padre in figlio. Al contempo, però, lo sviluppo economico e sociale appare debole e lento, la grande tradizione culturale e produttiva locale del territorio cilentano incontra un problema di identità e pone un’esigenza di rinnovamento dei sistemi collaborativi e dei processi utili al suo sviluppo, al coinvolgimento della comunità tutta e alla diffusione della cultura rurale. In un territorio caratterizzato da un patrimonio storico-socioculturale tangibile e intangibile diffuso è necessario, quindi, riconsiderare un sistema di tutela e promozione che riguardi non solo l’ambiente antropizzato ma, anche, tutto ciò che nessuno — o quasi — difende. Ma è anche un ambito territoriale in cui la cooperazione e l’interazione in rete — fisica e virtuale — fra le piccole comunità di pratiche (associazioni, realtà agricole e imprese ad alta vocazione artigianale, operatori turistico-culturali, gruppi folcloristici, illuminati della cultura e dell’architettura), attraverso azioni di divulgazione culturale e di marketing territoriale, possono difendere e promuovere le peculiarità della ruralità, a volte poco note a un pubblico esteso innescando, tra l’altro, l’avvio di nuovi modelli di business e attività lavorative in grado di ripopolare territori desertificati dal punto di vista sociale e imprenditoriale. Questi assunti rafforzano ulteriormente l’interesse dell’indagine approfondita nei capitoli seguenti e focalizza l’attenzione sull’ambito territoriale ricadente nella parte settentrionale del Parco e, in particolare, i Comuni di Trentinara, Giungano e Capaccio-Paestum.


il parco nazionale del cilento, vallo di diano e alburni â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

Zone art.8 A1 - riserva integrale A2 - riserva integrale di interesse storico-culturale e paesistico B1 - riserva generale orientata B2 - riserva generale orientata alla formazione di Boschi Vetusti C1 - zone di protezione C2 - zone di protezione D - Zone urbane o urbanizzabili Aree di recupero ambientale e paesistico art.17

Sistemi di accessibilitĂ art.8 autostrade assi e connessioni principali assi di distribuzione interna interventi migliorativi della viabilitĂ  strada della costa linee ferroviarie lnee ferroviarie da riattivare linee marittime rete dei sentieri di fruizione itinerari turistici principali nodi di interscambio stazioni ferroviarie porti esistenti approdi esistenti porti di progetto approdi di progetto aereoporto elioporti

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Sistemi di attrezzature e servizi art.19 porta del Parco porta di mare sede del Parco centri locali presidio ambientale museo centro di ricerca centro di attivitĂ del Parco centro di assestamento foresterie punti informativi limite aree contigue


per poter osservare un paesaggio e godere della sua visione dâ&#x20AC;&#x2122;insieme siamo obbligati a guardarlo ad una certa distanza Rosita Matera, 2016


architetture per la percezione dello spazio naturale: gli skywalks

Architecture pour la perception de l’espace naturel: les skywalks Le Corbusier soutenait que l’architecture consiste à savoir construire des rapports au moyen de matériaux bruts, au delà de l’utile, que «l’architecture est un fait plastique. Esprit d’ordre, unité d’intention, sens des rapports. L’architecture implique les quantités». Et bien, l’ordre, la plasticité, les rapports qui s’instaurent entre les éléments sont lisibles à travers l’observation des paysages —naturels, agraires, ruraux — là où les architectures — physiques des bourgs, des grandes villes , des réseaux sociaux, des réseaux économiques — qui se sont consolidés au cours des siècles, restent la pure représentation de l’évolution anthropique survenue en symbiose parfaite et tortueuse avec la nature. Un des éléments fondamentaux d’attraction et d’observation du paysage est représenté par la possibilité de se ‘projeter outre’ et de s’immerger dans le paysage, par exemple par les skywalks, en d’autres mots, ‘passerelle aérienne’ mais aussi ‘passage surélevé’, ‘route aérienne’, utilisées amplement dans le années 70 pour désigner les passages qui relient deux édifices. Le même terme a été redécouvert ces dix dernières années pour désigner en particulier une passerelle vitrée mise en place à une altitude élevées autant dans un environnement urbain que champêtre-naturel. La réalisation exemplaire de cette tendance est sûrement le Grand Canyon Skywalk, en Arizona inauguré en mars 2007 et caractérisé per une promenade en ‘U’ suspendue à 350m d’altitude au dessus du fleuve Colorado. Nombreuses sont les réalisations situées par exemple au dessus de gorges, vallées et précipices qui se sont inspirées de ce projet. Par exemple, la plate-forme en surplomb de Cabo Girão à Madeira (Portugal) au large de la côte nord-occidentale de l’Afrique où l’on peut se promener à 580m en surplombde la côte atlantique; les récents ponts de verre réalisés en Chine, sur le Grand Canyon de Zhangjiajie et dans la région de Hongnyagu. Rares sont les cas où les interventions sont soft, enracinées dans le paysage autant du point de vue visuel que matériel. Considérons les interventions conçues par le studio Messner Architects de Bolzano, de Snøhetta en Autriche ou l’étude de landscape design mis en œuvre par le Studio Bürgi dénommé Reconsidering the mountain, à Cardada/Cimetta, en Suisse. Ambition, curiosité, découverte et désir de connaissance poussent l’homme à parcourir et vivre ces lieux en augmentant leur attraction et leur notoriété.


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pagina a fronte Fig. 1: Gran Canyon Skywalk Arizona.

Le Corbusier (1925) sosteneva che l’Architettura è saper costruire dei rapporti con materiali grezzi, al di là dell’utile, che “l’architettura è un fatto plastico. Spirito d’ordine, unità d’intenzione, senso dei rapporti. L’architettura comporta delle quantità [...]”. Si potrebbe dunque sostenere che l’ordine, la plasticità, i rapporti che si instaurano tra le parti sono leggibili attraverso l’osservazione del paesaggio — naturale, agrario, rurale — dove le architetture — fisiche, dei borghi, delle grandi città, delle reti sociali, delle reti economiche — che si sono consolidate nei secoli, continuano a rimanere quale pura rappresentazione dell’evoluzione antropica avvenuta in perfetta o in distorta simbiosi con la natura. Probabilmente, oggi, abbiamo perso quella sottile capacità di osservare e di approfondire la nostra conoscenza, di leggere e interpretare le forme e le dinamiche territoriali. La diffusione dei sempre più raffinati e diffusi mezzi d’indagine e di conoscenza delle realtà geografiche che, ad esempio, rendono ‘portatile’ la grande quantità di immagini aeree e satellitari in rete, consente di guardare ogni porzione del mondo, intorpidendo di fatto la capacità di vedere le cose sotto un punto di vista più diretto e critico. Si è persa quella sottile capacità di selezionare delle immagini sceniche, di sintetizzarle e di descriverle in maniera approfondita e, quindi, di fissarle nella memoria. Questa capacità di osservare e di fissare nella memoria è insita invece nel ‘contadino’, più volte citato da diversi autori in letteratura che, con il suo fare cadenzato dal ritmo della circolarità delle stagioni, dal tempo della natura e dalle sue peculiarità, interveniva sul territorio adattandosi alle condizioni climatiche, educando e parcellizzando le sue terre, utilizzando ciò che in quel luogo aveva a disposizione. Capacità propria anche del pastore che, muovendosi con il suo gregge alla ricerca dei migliori pascoli, mnemonicamente tracciava e seguiva dei percorsi precisi che segnavano il territorio e che, nel tempo, hanno legato culture e punti geografici differenti. Una lettura del paesaggio sicuramente lenta e più attenta, diretta potremmo dire, poiché arricchita dalle sensazioni e dalle percezioni che ogni singolo riconosce nel momento in cui guarda, respira, pensa. Una lettura arricchita dalle testimonianze storiche, letterarie, popolari, artistiche e cinematografiche1 che aiutano a ricostruire l’immagine e l’evoluzione dei luoghi. Immagine che viene percepita, anche, da punti strategici del territorio tali da modificare totalmente le sensazioni dell’osservatore-insider. Pensiamo infatti all’ampio raggio visivo offerto 1 Si fa riferimento alla numerosa filmografia realizzata dagli anni ‘60 ad oggi che restituisce un’immagine del Cilento a volte inedita non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche sociale. Diversi centri cilentani sono stati infatti selezionati per la composizione scenografica dei luoghi — urbani e naturalistici — che bene si prestavano alle ricostruzioni storiche e/o sociali di epoche anche più remote rispetto a quella della produzione cinematografica. Si pensi, ad esempio, a Trentinara che con Agropoli, Giungano, Paestum e Palinuro, ha fatto da sfondo per il film Il segreto di Montecristo (1960), con la regia di Robert S. Baker e Monty Berman.


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Fig. 2: Skywalks. Casi studio analizzati ricadenti in aree extraeuropee.

progetto

località

a. Infinity Room at the House on the Rock

Wisconsin, USA

b. Skydeck at Sky Tower

Auckland, NUOVA ZELANDA

Fletcher Construction, Beca Group

c. Shanghai World Financial Center

Shanghai, CINA

Kohn Pedersen, Fox Leslie E. Robertson Associates

d. Tahune Airwalk

Geeveston, Tasmania, AUSTRALIA

Jaws Architects

e.Skydeck 88

Melbourne, Victoria, AUSTRALIA

Fender Katasalidis, Connell M. Macdonald

f. Grand Canyon Skywalk

Hualapai Nation, ARIZONA USA

Lochsa Engineering e MRJ Associates

g. Skydeck Illinois, Chicago: The CHICAGO Ledge at Willis USA Tower

autore/i

Skidmore, Owings & Merrill MTH Industries

h. Estanzuela sanctuary, ruta del peregrino

Estanzuela, MEXICO

Ai Wei Wei, FAKE Design

i. Glacier Skywalk

Jasper National Sturgess Park, AB, Architecture CANADA

j. Hongyagou glass Footbridge

Wentangzhen, Hebei, CINA


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dalle torri saracene, dalle torri medievali dei borghi antichi e arroccati nel Cilento, dalle vette dei monti più alti che consentono una panoramica visiva a 360°. L’uomo è sempre stato alla ricerca di momenti paesaggistici che potessero dare sicurezza, salubrità e salute, nonché suggestioni. Pensiamo a Leonardo quando, affacciandosi dal borgo di Montevettolini (PT), in particolare dall’Oratorio della Madonna della Neve, venne ispirato e guidato nella rappresentazione del paesaggio e della vallata che, da quel preciso punto gli si offriva. La volontà di scoprire, di emozionarsi, di raccontare qualcosa di nuovo, di ‘spingersi oltre’ per ‘scoprire’ il territorio, di fissare un’immagine un momento “prima che si apra il paracadute”2 ha sollecitato, negli ultimi anni, la realizzazione di punti di vista panoramici, di attraversamenti pedonali, di cubi vetrati che rappresentano, tra l’altro, delle ‘impronte’, a volte anche forti, in grado di attrarre masse di visitatori e, soprattutto, tali da rendere l’esperienza dell’osservatore ‘unica e memorabile’. Si fa particolare riferimento agli skywalks, letteralmente ‘passerella area’ ma anche ‘sovrapassaggio’, ‘rotta aerea’, largamente adoperato negli anni ‘70 per individuare passaggi sopraelevati che collegavano due edifici. Il termine skywalk viene utilizzato per indicare alcune architetture urbane, in particolare, passerelle vetrate poste a grandi altezze, aventi una particolare ubicazione e forma, la cui trasparenza e proiezione in avanti offre la possibilità di ‘fluttuare nell’aria’ esorcizzando la sensazione di caduta nel vuoto. Proiettando l’orizzontalità e la pedonalizzazione verso il vuoto, si aumenta il senso di verticalità e gravità al punto da rafforzare quella determinata caratteristica anche nella denominazione delle stesse ‘aperture visive’ (per esempio, step into the void, walk of faith, at the end of the clouds). La realizzazione simbolo di questa tendenza è sicuramente Grand Canyon Skywalk3 (figg. 1, 2/f), in Arizona, commissionato e di proprietà della tribù indiana Hualapai, inaugurato nel marzo del 2007, caratterizzato dalla particolare camminata ad ‘U’ sospesa a 350 m di altezza sul fiume Colorado. La peculiarità della soluzione sviluppata si individua nella passerella vetrata e trasparente che invita ad una camminata sospesa nel vuoto. Questa soluzione ha ispirato molte realizzazioni successive posizionate, ad esempio, su gole, valli e precipizi. 2 Il riferimento specifico rimanda all’omonima opera dell’artista Tullio Crali (Igalo 1910 — Milano 2000) nella quale “condensa gli elementi centrali della pittura aerea tesa a descrivere il mondo da un punto di vista nuovo e la sfida del volo grazie alla mezzo meccanico che più di tutti esprime il senso della velocità e il dinamismo celebrati dal movimento di Filippo Tommaso Marinetti”. La stessa opera è stata utilizzata come copertina del catalogo e manifesto della mostra realizzata a Monfalcone (GO) nel 2019, dal titolo Crali e il futurismo. Avanguardia culturale. 3 Il progetto è stato proposto da David Jin, impegnato con la ‘Nazione’ Hualapai, che ha avuto l’idea di realizzare questa piattaforma aerea sul bordo del canyon. L’architetto che ha elaborato la soluzione è Mark Ross Johnson, mentre le strutture sono state studiate e sviluppate dalla Lochsa Engineering in collaborazione con altre società di ingegneria.


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Si fa riferimento, ad esempio, alla piattaforma a sbalzo di Cabo Girão a Madeira, arcipelago e Regione autonoma del Portogallo al largo della costa Nord-occidentale dell’Africa, dove si cammina a 580 m a strapiombo sulla costa atlantica e ai recenti ponti vetrati realizzati in Cina, sul Grand Canyon di Zhangjiajie e nell’area di Hongnyagu (fig. 2/j). Si fa riferimento, ancora, all’osservatorio panoramico Skydeck 88 (2007), posizionato all’ottantottesimo piano dell’Eureka Tower di Melbourne (fig. 2/e); alla passerella costruita al centesimo piano del World Financial Centre di Shanghai (fig. 2/c), inaugurato nel 2008; alla “più alta attrazione d’Europa” — Pas dans le vide (fig. 3/14, scheda 6 pp. 92-93) — in cima all’Aiguille du Midi nelle Alpi francesi, inaugurata nel 2013 dalla Compagnia del Monte Bianco, ad un’altezza di circa 1.000 m dal terreno e a un’altitudine complessiva di oltre 3842 m sul livello del mare, progetto concepito da Pierre-Yves Chays dell’agenzia di design e scenografia Implicite con l’intento di rendere il visitatore ‘partecipante attivo’ nell’esperienza del paesaggio alpino. Tale fenomeno è rappresentativo di una tendenza diffusa atta a trasformare l’osservatorio panoramico in uno spazio immersivo ed esperienziale in grado di incuriosire, sorprendere, invitare il fruitore a spingersi oltre e meditare su ciò che lo circonda. Un differente punto di vista frutto di un processo di progettazione capace di esplorare l’identità unica del sito specifico e, attraverso tale esplorazione, sviluppare un dialogo complementare tra l’intervento e il territorio, tra l’intervento e il fruitore, scaturito, tra l’altro, dalla forte impronta del paesaggio stesso e non dal progettare elementi che si appropriano di esso4. In tal senso, nell’area Euro-Mediterranea si riscontrano diverse realizzazioni che, del territorio, del paesaggio e delle memorie fanno tesoro e ad esse si uniscono armonicamente secondo una continuità di tracciati e di intenzioni. Si passa infatti dalle esperienze più urbane volute da società e organizzazioni moderne agli elementi più squisitamente intimi che si pongono in continuità o quale terminazione degli antichi sentieri. Infatti, gli ambiti maggiormente interessati dalla realizzazione degli skywalks sono quelli delle fasce alpine o comunque montuosi, perché offrono sicuramente diversi scenari e, in molti casi, per la volontà di realizzare dei veri e propri attrattori turistici. Affrontando, in particolare, il tema dello skywalk ovvero, di tutte quelle strutture progettate per dare una visione suggestiva ed emozionale di un dato paesaggio, quale terminazione 4 Nella ricerca sullo stato dell’arte degli skywalks effettuata, sono stati riscontrati diversi approcci di intervento. In particolare, operando una generalizzazione terministica e stilistica, si individuano interventi più soft e armonici, altamente integrati con il paesaggio circostante come, ad esempio, il ponte sospeso sulle Cascate del Toce, in Piemonte, realizzato interamente in legno, senza eccessive sofisticazioni stilistiche; o, ancora, la Ruta del Peregrino, in México, una realizzazione più vicina a un intervento di landscape design ma rispettoso del luogo e delle tradizioni locali attraverso, anche, l’utilizzo di materiali bioregionali. Interventi più ‘brutali’ che si impongono nel paesaggio senza tener conto delle tipicità materiche e costruttive locali ma, eventualmente, della sola componente orografica e visiva come, per citarne alcuni, la passerella panoramica sull’Orrido, sulla Catena del Monte Bianco <URL: http://www.comune. pre-saint-didier.ao.it/datapage.asp?id=191&l=1> (03/2019).

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temporale accessibile di un sentiero naturalistico o di un sentiero della tradizione, dei veri e propri object d’art (Vittoria, 1989, p. 12), si vuole evidenziare come, a partire dal concetto di genius loci, nel rispetto dei canoni della bioarchitettura e della sostenibilità ambientale, è possibile costruire punti di osservazione privilegiati […] luoghi di attrazione turistica con arditi inserimenti architettonici che consentono di immergersi in ambienti naturalistici di grande fascino o di provare l’emozione di una camminata sospesa nel vuoto [Barello, 2011, p. 14]. pagina a fronte Fur Diatoms Reiulf Ramstad Architects, 20122015, Skive Municipality, Danimarca. Vista dall’alto.

L’interesse è insito nella volontà di analizzare i principi che sono alla base di queste strutture, costruite anche per generare nuovi comportamenti esperienziali all’interno dello spazio rurale. Nello studio di questi elementi si pone un interrogativo specifico in relazione al ruolo dell’architetto e degli stakeholders, ovvero si tenta di comprendere in che modo intervengono nel paesaggio naturale e secondo quali principi in grado di articolare, facilitare, rappresentare, sfidare il rapporto uomo-luogo-natura. Queste strutture scaturiscono, si sa, da precise necessità e hanno caratteristiche distintive differenti identificate talvolta da radici storiche. In alcuni casi, però, si tratta di interventi tecnologici inseriti nello spazio naturale in totale squilibrio con il paesaggio circostante, senza un legame anche sottile con la cultura locale, ma testimonianza di un approccio ‘brutale’ avulso dal contesto. “Sites, places and locations are subverted, co-opted, occupied, translated and mutated for the needs of our performances”5 (Gough, Lotker, 2013, p. 3). Altri, invece, meglio definiscono un rapporto simbiotico con il luogo, rappresentando al tempo stesso un mezzo per il miglioramento della percezione del paesaggio e un polo attrattivo perché rappresentativo del superamento dei limiti della tecnica, o per la complessa semplicità che ispira un senso di meraviglia, di azzardo. Nella maggior parte dei casi, la progettazione e la realizzazione di uno skywalk intende facilitare l’accesso a spazi che altrimenti sarebbero inaccessibili a chiunque non fosse un esperto escursionista. Si pensi agli interventi progettati dallo studio Messner Architects a Bolzano (fig. 3/21, scheda 2, p. __), da Snøhetta in Austria (fig. 3/10, scheda 7, p. __) o allo studio di landscape design ad opera dello Studio Bürgi, denominato Reconsidering the mountain, a Cardada/Cimetta, in Svizzera. Prima ancora di questi interventi, l’uomo si spingeva, seppur con difficoltà e pericolo, verso i punti più alti quasi ‘a voler toccare il cielo’, per la sua ambizione, curiosità, scoperta e voglia di conoscenza.

5 “Luoghi, posti e località sono sovvertiti, co-selezionati, occupati, tradotti e mutati per le esigenze delle nostre esibizioni (traduzione a cura dell’autore).


architetture per la percezione dello spazio naturale: gli skywalks â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

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La volontà di ‘facilitare’ la percorribilità nei territori montani risale a tempi non molto recenti quando, per migliorare l’attraversamento e/o la scalata di costoni ripidi, si applicavano delle chiodature nella roccia per ancorarvisi con delle funi. Fu soprattutto negli anni della grande guerra che i militari intensificarono la costruzione delle ‘vie ferrate’ o Klettersteig (Dalla Palma, 2011, p. 3), strutture artificiali utilizzate per percorrere distanze medio-lunghe attraverso tratti arditi e per raggiungere, in particolare, gli avamposti della catena alpina. Queste vie ed altre realizzate successivamente alla Seconda guerra mondiale, vengono utilizzate tutt’oggi. Le vie ferrate sono state realizzate in tutte le forme, dimensioni e livelli di difficoltà e, per quanto possano apparire estranee al discorso, fungono da punto di collegamento tra l’alpinismo assistito, o arrampicata sportiva, e la più recente espressione di ‘geoturismo’ (Dowling, 2011, pp. 1-13), per cui il Grand Canyon Skywalk descritto precedentemente, ne è espressione. La disciplina dell’architettura e l’aspetto tecnologico della stessa, l’estensione alla progettazione ambientale e alla dimensione scenografica degli interventi, ha fatto emergere di fatto la volontà di rifunzionalizzare alcune aree di interesse paesaggistico, esibendo sia l’essenza individualistica e paesaggistica che l’affermazione del carattere emozionale dei luoghi stessi. Le Corbusier afferma che “l’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi assemblati nella luce”, ma sostiene anche che “è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi [...] è per commuovere” (Da Vers une Architecture, 1923, p. 9). Un agire fenomenologico naturale o artificiale che “soddisfa i bisogni delle nostre esibizioni” ma che genera un cambiamento comportamentale tangibile da parte dello spettatore, nel rispetto della natura. Una sorta di event-space — come lo definisce Bernard Tschumi — che opera tra l’ordinario e lo straordinario, tra lo spettacolare e il banale, considerando lo spazio costruito e adattato come esperienza incarnata e come racconto di un fatto evolutivo. Lo spazio è quindi fluido, in stretta relazione con il suo specifico contesto naturale e temporale, ed è soggetto a costante revisione dei concetti che possono essere ri-considerati da parte dell’osservatore così da costruire immagini precise, ma allo stesso tempo diversificate perché soggettive. Tali riflessioni mettono in evidenza come la misura dell’Esperienza dell’utente sia diventata sempre più parte integrante della missione dell’architetto. La migliore fruizione dei siti naturalistici e rurali aumenta l’apprezzamento del visitatore per il paesaggio, stimolando attenzione e rispetto verso luoghi altrimenti remoti. Spazio, ricerca, colore e composizione, regia, attori e analisi critica rappresentano elementi determinanti nella definizione di queste micro-architetture.


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Ad essi si aggiunge, inoltre, una ennesima dimensione che è quella forse più effimera ma, allo stesso tempo condizionante e veicolante, legata alla necessità di autocelebrazione della persona che trova ampia soddisfazione nell’utilizzo dei social network. La diffusione degli skywalks nell’area Euro-Mediterranea In Europa, la maggiore concentrazione di queste microarchitetture aggettanti è localizzata sulla fascia alpina, tra Austria, Italia e Francia probabilmente per una maggiore sensibilità nella direzione della valorizzazione e fruizione del paesaggio naturalistico alpino e per attrarre un maggior numero di visitatori, soprattutto nei mesi estivi quando i percorsi sono più praticabili. Si fa riferimento agli skywalks sul Dachstein, posizionati sul massiccio omonimo alto 3000 m e Patrimonio dell’Umanità Unesco, definito il ‘balcone delle Alpi’ il quale offre una vista che può estendersi fino alla Slovenia e alla Repubblica Ceca. Frutto di una strategia precisa che ha previsto anche la realizzazione della ‘Scala nel vuoto’ (2013) (fig. 3/01, scheda 13, p. 103) , raggiungibile attraverso il ponte sospeso più alto dell’Austria (lungo 396 m e fino a 100 metri a strapiombo su di un burrone), caratterizzata da 14 gradini circondati da pareti di vetro, sospesa dalla cima della rupe su cui termina il ponte. Altro Patrimonio Unesco è quello del Salzkammergut, un’area turistica dove possiamo trovare lo skywalk del Krippenstein (fig. 3/03, scheda 13, p. 103): Five Fingers, una struttura a cinque piattaforme, quasi a simulare una mano che si tende verso il paesaggio, ognuna con le sue peculiarità: una con una cornice fotografica per lo scatto perfetto, una con un telescopio, una con il fondo di vetro, una con un buco per guardare sull’orrido, e una con un trampolino nel vuoto, simbolico e non accessibile. Il Top of Tyrol (fig. 3/04, scheda 7, p.91), sul monte Isidor, si proietta per nove metri oltre la parete rocciosa offrendo la vista dei ghiacciai circostanti. Snøhetta firma il progetto The Path of Perspectives o ‘Perspektivenweg’ (fig. 3/10 scheda 10, p. 97), per la funivia Nordkettenbahn, introducendo dieci elementi architettonici lungo il sentiero panoramico nel paesaggio alpino, attraverso i quali si mettono in risalto le caratteristiche uniche della spettacolare catena montuosa Nordkette di Innsbruck. I sottili interventi architettonici che si trovano lungo il percorso, dalle panchine alla piattaforma panoramica, dialogano perfettamente con il paesaggio, offrendo ai visitatori l’opportunità di ‘sperimentare’ il contesto naturalistico da diversi punti di vista e momenti esperienziali. Infine, non minore per importanza né ultima come realizzazione presente sul territorio austriaco, si cita l’Hallstatt World Heritage View Skywalk (fig. 3/02), altra piattaforma sospesa nel vuoto, inaugurata nel 2013, da cui è possibile ammirare la città di Hallstätter contornata dallo splendido paesaggio del Dachstein. In Norvegia, sulle montagne di Aurland è possibile trovare l’Aurland

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pagina a fronte Mirador de Abrante JLBM Architect, Spagna, https://archello.com/ story/38784/attachments/photos-videos/14

Lookout (fig. 3/21, scheda 14, p.105) la cui forma ricurva dà l’impressione di una passerella che precipita nel vuoto. In Svizzera, Paolo Bürgi, architetto del paesaggio, effettua una interessante operazione di landscape design a Cardada dal titolo Cardada, reconsidering the mountain. Qui, in due interventi differenti l’architetto esplicita, dapprima, con lo slancio della struttura strallata, il percorso di accesso al “promontorio paesaggistico” (Bürgi, 2011, p. 8) che, verso il nulla invita il visitatore a dominare con lo sguardo lo spazio che dinnanzi gli si presenta. Con l’Osservatorio geologico, la forma circolare sembra richiamare una’area archeologica e le pietre dei reperti ordinati nella piattaforma artificiale. Timidamente il concetto di skywalk si diffonde nell’Italia degli Appennini o della fascia costiera seppure, tutto il territorio sia ricco di scorci e di brani naturali di grande pregio. Probabilmente gli interventi sul paesaggio di questo tipo sono meno frequenti a causa, spesso, degli ostacoli burocratici posti in essere dagli Enti di vigilanza i quali ‘immobilizzano’ a volte, senza puntuale e chiara giustificazione, la realizzazione di questi manufatti. Ciononostante, soprattutto nelle Regioni a Statuto speciale, la presenza di queste rampe aggettanti stimola l’osservazione del territorio da un punto di vista differente. È il caso della Bella vista I — Dolomites Unesco viewpoint Monte Specie (fig. 03/24, scheda 02, pp. 81ww), posto a 2306 m s.l.m.m., a Dobbiago in provincia di Bolzano. Progetto nato nel 2012, quando lo studio Messner Architects, con lo scultore Franz Messner, venne incaricato dalla Fondazione Dolomiti UNESCO a sviluppare soluzioni per “l’implementazione delle linee prioritarie della programmazione strategica generale di gestione del sito Dolomiti-UNESCO, attraverso la realizzazione di punti informativi in aree hot spot per la diffusione della conoscenza del territorio e la sua valorizzazione. Il prototipo è stato ripetuto successivamente in Val Gardena con il progetto Bella vista II — Dolomites Unesco viewpoint Mastlé (fig. 03/27). Alcuni dei progetti finora elencati vengono meglio analizzati nelle schede seguenti, specificando che l’interesse scientifico non è certamente limitato ad un mero elenco di casi studio, bensì all’analisi puntuale dei singoli progetti anche dal punto di vista tecnologico, oltre che sotto il profilo ambientale, paesaggistico, architettonico e bioregionalista. Considerando che le forme dovrebbero essere manipolate in modo da costituire un filo di continuità tra le molteplici immagini … diurne, notturne, vicine e lontane, statiche e dinamiche, attente o sbadate” [Ceccarelli, 2018, p. 120],

resta da definire la misura della sostenibilità degli interventi che, spesso, viene affidata alla sensibilità del singolo progettista e degli Enti che partecipano e sovvenzionano la


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realizzazione di queste opere. Anche gli aspetti strettamente legati a strategie di social involvement e territorial marketing possono destare preoccupazione, così come l’alto flusso di visitatori attratti da queste microarchitetture che potrebbero rappresentare un pericolo più che un vantaggio, se non si realizza un piano di gestione e controllo adeguato.

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01

Fig. 3: Skywalks. Casi studio analizzati, ricadenti in area euromediterranea.

02

Treppe ins Nichts Austria 2700 m s.l.m.m. 05

03

Hallstatt Skywalk Austria 800 m s.l.m.m. 06

Airwalk

Austria 1600 m s.l.m.m.

Austria 843 m s.l.m.m. 10

Gacher Blick Skywalk Austria 1570 m s.l.m.m. 13

21

Aiguille Rouge Walkway Francia 3226 m s.l.m.m.

Skywalk Achterhöhe Germania 380 m s.l.m.m.

AlpspiX Germania 2100 m s.l.m.m. 20

Rock of Gibraltar Skywalk Gibilterra 300 m s.l.m.m. 23

Sentiero dell'Orrido Italia 1209 m s.l.m.m.

Diatoms Fur Knudeklint Danimarca 22 m s.l.m.m. 16

19

22

MMM Dolomites Italia 2181 m s.l.m.m.

12

15

18

Hohe Wand Skywalk Austria 1132 m s.l.m.m.

Murturm by terrain Austria 220 m s.l.m.m.

Pas dans le vide Francia 3842 m s.l.m.m.

Ellbachsee skywalk Germania 900 m s.l.m.m.

08

World Heritage spiral Austria 2100 m s.l.m.m.

Path of Perspectives Austria 1905 m s.l.m.m.

Museum of Graffiti Francia 750 m s.l.m.m.

Gipfelplattform Top Of Tyrol Austria 3210 m s.l.m.m.

Austria 2108 m s.l.m.m.

11

14

17

5fingers

07

Steinplatte

09

04

Forte Pozzacchio Italia 830 m s.l.m.m. 24

Binocolo di Matteo Thun Italia 400 m s.l.m.m.

Bellavista I Monte Specie Italia 2306 m s.l.m.m.


architetture per la percezione dello spazio naturale: gli skywalks • giuseppe vaccaro

25

27

26

MMM Corones

Latemar 360

Italia 2275 m s.l.m.m.

Italia 2124 m s.l.m.m. 30

29

33

31

34

41

Mirador Esquina Rubén Spagna 800 m s.l.m.m.

45

Cardada View Point Svizzera 1300 m s.l.m.m.

40

43

46

Mirador del Balcón Spagna 69 m s.l.m.m. 44

Mirador de la Creueta Spagna 202 m s.l.m.m. 47

Terrace on the forest Svizzera 1671 m s.l.m.m.

Stezka v oblacích Repubblica Ceca 1116 m s.l.m.m.

Mirador de Abrante Spagna 620 m s.l.m.m.

Mirador del Roc del Quer Spagna 1850 m s.l.m.m.

Pasarela-mirador minas de Rioseco Spagna 680 m s.l.m.m.

36

39

42

Dalsnibba 1500 moh Skywalk Norvegia 1500 m s.l.m.m.

Cabo Girão, Madeira Skywalk Portogallo 589 m s.l.m.m.

Portogallo 1817 m s.l.m.m.

Mirador da Pedra da Rá Spagna 172 m s.l.m.m.

32

35

38

Centro storico di Peccioli (PI) Italia 144 m s.l.m.m.

Stegastein viewpoint Norvegia 640 m s.l.m.m.

Pico do Arieiro

Utsikten Viewpoint Norvegia 700 m s.l.m.m. 37

Bellavista II Mastlè Italia 2200 m s.l.m.m.

Trollstigen N. Tourist Route Norvegia 710 m s.l.m.m.

Gola del Rio Plima Italia 2230 m s.l.m.m.

28

Dania Park Svezia 6 m s.l.m.m. 48

Aussichtsplattform Conn Svizzera 1000 m s.l.m.m.

Skyline Walk Svizzera 2677 m s.l.m.m.

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architettura e skywalk • giuseppe giuseppe vaccaro vaccaro

2306 0 1209 0 400 4

830 3 300 3

900 9

750 5 22 2

380 3

2181 2 1

2100 2 0

1905 9

ITALIA

GERMANIA

FRANCIA

DANIMARCA

GIBILTERRA

01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 AUSTRIA

altitudine

220 2

1570 1 0

1132 2

2100 0

1600 0 843 8

800 8

2108 8

2700

3210

3226 2

3842

78 74

Fig. 4: Skywalks a confronto. Il grafico mette Fig. 4: in risalto le Skywalks a altitudini dei confronto. progetti in Il graficopresi mette riferimento in risalto le e già riportati indei figura altitudini 3. Attraverso progetti presi la in linea temporale riferimento e già è possibile riportati in figura comprendere 3. Attraverso la il periodo linea temporale di maggiore è possibile sviluppo di comprendere questa tipologia il periodo di maggiore strutture e di la complessità sviluppo di di alcune questa tipologia realizzazioni, di strutture e relativamente la complessità al tempo di alcune di elaborazione realizzazioni, . relativamente

al tempo di elaborazione.

anno

19 90

19 91

19 93

19 94

19 98

19 99

20 00

20 01

20 02

20 03

20 04


2677 7 6

1000 1 0

1671

1300

1850 8 202 0

680 8 69 9

800 0 172 7

620 0

1116 6

589 9

700 0

710 1 144 4

640 0

1500 1

1817

2230 3

2200 0

2275 7

2124 4

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20 15

20 16

SVIZZERA

SVEZIA

SPAGNA

REP. CECA

PORTOGALLO

NORVEGIA

25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48

20 17

20 18

20 19

7975


casi studio

1. Askevågen Viewpoint Norvegia, 2006 2. Bella Vista I / II Bolzano, Italia, 2012-2018 3. Fur Diatomst Danimarca, 2012-2015 4. Mirador da Pedra da Rá Ribeira, Spagna, 2016 5. Viewing platform Schwarzwald, Germania, 2013 6. Pas dans le vide Chamonix, Francia, 2011-2013 7. Platform Top of Tyrol nnsbruck, Austria, 2007-2009 8. Scala Bellavista, Merano Italia, 2005 9. Rock of Gibraltar Skywalk Gibilterra, 2018 10. Path of Perspective Nordkette, Austria, 2017-2018 11. Attrazione Gola del Rio Plima Val Martello, Italia, 2017 12. Trollstigen Route Romsdalen, Norvegia, 2004-2012 13. Dachstein Skywalks Dachstein, Austria, 2005-2013 14. MMM Firmian Bolzano, Italia, 2014-2016 15. MMM Corones Plan De Corones, Italia, 2013-2015 16. Musée Des Graffiti Niaux, Francia, 1988-1993 17. Forte Pozzacchio Trambileno (Tn), Italia, 1998-2013 18. Centro Storico Peccioli, Italia, 2015 (In Corso) 19. Stezka v Oblacích Dolní Morava | Rep. Ceca, 2014-2015

Pas dans le vide Implicitè, 2011-2013, Aiguille du Midi, Chamonix. 3842 m s.l.m.m.


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4000

3 0


1. askevågen viewpoint askevågen, norvegia, 2006 autore/i collaboratori committenza programma materiali impiegati

3RW arkitekter AS <https://3rw.no/> Smedsvig Landskapsarkitekter AS Nasjonale turistveger, Statens Vegvesen punto panoramico, zona di pesca e area pic-nic acciaio corten, vetro, pietra naturale

Verso l’Oceano Atlantico, nell’area di Møre og Romsdal, a terminazione di un frangionde artificiale, è stato realizzato l’Askevågen Viewpoint, una piccola piattaforma sollevata solo leggermente al di sopra della superficie dell’oceano, ma che offre una vista a 360° dell’arcipelago norvegese. Il molo esistente è fiancheggiato da grandi rocce naturali ed è stato originariamente progettato per aumentare la sicurezza del porto esistente. Un grosso pezzo di pietra di vistdalitt, o vistdalitt-gabbro, molto comune in queste zone, è racchiuso da lastre di vetro ed è accessibile grazie a una rampa monolitica in acciaio corten, costituita da n. 5 gradini. Lo strapiombo conduce il fruitore ancora più vicino all’Oceano Atlantico e offre viste su villaggi di pescatori abbandonati su numerose isole all’orizzonte. Questo piccolo oggetto che minimizza al massimo l’utilizzo di materiali e le operazioni di assemblaggio, dimostra come è possibile caratterizzare un piccolo spazio apparentemente insignificante se non fosse per il paesaggio che ad esso si apre, determinando un nuovo punto di osservazione, quasi mistico. Emozionante dal punto di vista del fruitore ma, allo stesso tempo, critico per chi quei posti li vive nella quotidianità. Si ha contemporaneamente la visione dell’evolversi continuo della natura e del paesaggistico, oltre che il quadro del cambiamento sociale e delle attività basate sull’agricoltura e la pesca quale contesto contemporaneo per un numero crescente di comunità costiere in Norvegia.


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4000

2306 m s.l.m.m.

2200 m s.l.m.m.

0


2. bella vista i-ii bolzano, italia, 2012-2018 autore/i strutture committenza

Messner Architects <www.messnerarchitects.com> ing. Rodolfo Senoner Parchi naturali, Ripartizione natura, paesaggio e sviluppo del territorio, Provincia Autonoma di Bolzano (Bella Vista I – Monte Specie); Comune di S. Cristina in Val Gardena (Bella Vista II – Mastlè) imprese esecutrici Wildbachverbauung, Wilfriedt Mair Zeugschmied, Schwazer Schmiede (Bella Vista I – Monte Specie); Kometall Schwazer Schmiede (Bella Vista II – Mastlè) materiali impiegati acciaio, materiali recuperati in loco

Nel 2009 l’UNESCO “ha riconosciuto le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità per il loro valore estetico e paesaggistico e per l’importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico”. Nel 2012 la Fondazione Dolomiti UNESCO, nell’ambito dell’Implementazione delle linee prioritarie della programmazione strategica generale di gestione del sito Dolomiti-UNESCO, attraverso la realizzazione di punti informativi in aree hot spot per la diffusione della conoscenza del territorio e la sua valorizzazione, incarica lo studio Messner Architects, con lo scultore Franz Messner “per l’elaborazione di standard architettonici, paesaggistici e grafici per le vedute dei siti Dolomitici al fine di accrescerne il valore e la popolarità”. Pertanto nel 2014, dopo lo sviluppo di un prototipo, la Ripartizione natura, paesaggio e sviluppo del territorio della Provincia di Bolzano decide di realizzare il primo Look Out a Monte Specie, a 2.306 m s.l.m.m., nel Comune di Dobbiaco (BZ). Data la caratteristica singolare dei luoghi oggetto di intervento, la soluzione individuata predilige la trasformazione leggera della topografia piuttosto che un’addizione di masse. Tramite un ipotetico taglio e il sollevamento dal terreno (circa 40-50 cm), la topografia del sito viene reinterpretata e rimodellata attraverso l’annullamento del confine tra contesto e intervento e, in particolare, sottolineando l’equilibrio tra forma-funzione-struttura e natura-materia in una perpetua comunicazione. L’involucro della struttura è realizzato in acciaio e riempito con terreno e pietre del posto. La piattaforma presenta una piccola apertura che conduce all’apertura circolare centrale attorno alla quale è stata inserita una lamina di acciaio inox che, come un ‘leggio’ (Peluso, 2016, pp. 68-75), riporta la silhouette e le informazioni del paesaggio circostante (vette principali, altitudini e punti di interesse). Una sorta di bussola che facilita l’orientamento dello sguardo e sottolinea la posizione privilegiata della piattaforma di osservazione rispetto al sistema scenografico di contorno. Il sistema ‘Bella vista’ così meticolosamente progettato, rappresenta un eccellente esempio di rispetto verso la natura, il paesaggio e le risorse locali, senza ‘violentare’ il luogo in cui si inserisce anzi ‘accarezzandolo’ e facendone risorsa strategica e culturale. Allo stesso tempo, la possibilità di adattarlo nella forma e nelle dimensioni al sito dove verrà realizzato, denota un pensiero progettuale innovativo orientato alla flessibilità e alla reversibilità degli interventi.


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4000

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m s.l.m.m.

0


3. fur diatoms skive municipality, danimarca, 2012-2015 autare/i Reiulf Ramstad Architects <www.reiulframstadarchitects.com > con Leth&Gori <https://lethgori.dk> collaboratori Aldo Amoretti (illustrazioni); Bjørn Pierri Enevoldsen (foto), Buro Happold, Anne Tietjen committenza Naturstyrelsen/Realdania programma Steder i Landskabet [Places in the Landscape] <www.stedet-taeller.dk> materiali impiegati acciaio corten

Nel mezzo del fiordo danese Limfjorden, c’è una piccola isola chiamata Fur , caratterizzata da una natura incontaminata, da particolari scogliere, dal paesaggio collinare e da una splendida vista sul fiordo. Nel 2012 la fondazione Naturstyrelsen/Realdania incarica lo studio Reiulf Ramstad Architects, in collaborazione con Leth & Gori, per sviluppare un progetto nell’area intorno a Fur Knudeklint. Questo progetto si inserisce nell’ambito del programma di riqualificazione paesaggistica Steder i Landskabet per la caratterizzazione di dieci punti panoramici danesi più singolari, consentendo a turisti e visitatori di avvicinarsi ancora di più alla natura spettacolare del posto. L’auspicio della committenza è che i siti selezionati nel paesaggio e le realizzazioni installate possano mostrare come l’architettura possa contribuire positivamente sia all’esaltazione della natura che all’esperienza complessiva di fruizione del sito. Le tre installazioni progettate prendono spunto — e il nome — dallo studio delle diatomee, i cui ritrovamenti sono molto frequenti in quell’area, e sono state realizzate unicamente in acciaio corten. Gli oggetti scultorei, accuratamente posizionati, enfatizzano la natura e la storia del luogo e definiscono una chiara e precisa transizione tra l’architettura e il paesaggio naturale circostante. Il punto focale del progetto è rappresentato dalla spettacolarità del paesaggio naturale e plasmato, in alcuni casi, dall’intervento antropico. In questo sito, infatti, convive la combinazione di scogliere formate naturalmente, che si innalzano fino a 30 metri sopra l’acqua, con le grandi valli create dall’uomo per necessità estrattive. Ma le tre installazioni offrono l’opportunità di sperimentare le vedute emozionanti lungo la parte settentrionale, occidentale dell’isola per giungere, infine, all’elemento monolitico maggiore che, in cima alla scogliera, invita il visitatore a salire alcuni gradini per ammirare meglio il paesaggio.


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4000

172

m s.l.m.m.

0


4. mirador da pedra da rá ribeira, spagna, 2016 autore/i Carlos Seoane — CSA Arquitectura <www.cseoane.com> collaboratori Maria Montero, Oscar Fuertes, Raquel Ferreiro, Eduardo Castrillon, Adrian Rio, Soledad Bugallo e María Montenegro direzione lavori Luìs Romero strutture Marcial de la Fuente committenza Concello de Ribeira esecuzione lavori Acero Hispania, Granitos Sograni, Viviero Arboles Nobles premi Premio Fad 2016, Ciudad Y Paisaje; selezionato alla Biennale di Venezia, 2016; Premio COAG, Collegio degli Architetti della Galizia, categoria Spazi pubblici, 2017; finalista al The European Award for Architectural Heritage Intervention, 2017; 1° premio al Europe Architecture. Landscape and Public Spaces; finalista al Building of the year Archdaily.com, categoria Public Buildings, 2018 materiali impiegati pietra e marmi locali, materiali da demolizione

Un eccezionale luogo panoramico migliorato, qualitativamente e formalmente, grazie ad un programma di investimenti comunali del Concello de Riveira che intendeva incrementare il turismo e la fruizione di punti di osservazione strategici. Pedra da Rá è stato oggetto di una riqualificazione formale che ha previsto la demolizione della scala in cemento degli anni ‘80 che, oltre al deterioramento delle parti, si poneva come elemento avulso e discordante con la natura dei luoghi. Pertanto, il progetto dello studio CSA Arquitectura ha previsto una trasformazione radicale della vecchia centralità visiva di quella singolare porzione di territorio, definendo uno spazio per percorsi da cui prendono origine movimenti differenti che consentono di contemplare la natura da punti diversi ma, soprattutto, di esplorarla percependone le trame, i suoni e gli odori. L’architetto Carlos Seoane, formatosi a fianco di Alvaro Siza e come local partner per i progetti di David Chipperfield e Peter Eisenman, ha inizialmente pensato a un semplice ripristino del sito, prima con la demolizione della scala originale e poi con lo spostamento della terra e la pulizia dell’ambiente da sedimenti e cespugli. Queste operazioni iniziali, hanno lasciato riaffiorare nuove formazioni rocciose che hanno fatto ripensare integralmente il progetto originario. Il nuovo progetto ha definito un nuovo quadro scenografico e di percorrenze che consente di contemplare sia l’orizzonte dell’Oceano Atlantico e il Parco naturale di Corrubedo, sia la formazione rocciosa unica che ha dato origine al nome del sito, sia la vicina fortezza celtica, Castro da Cidá, di grande valore archeologico. Il forte senso di appartenenza al luogo e l’attenta ricerca progettuale giustifica il carattere bioregionalista della soluzione sviluppata: l’uso di materiali disponibili nell’area circostante come il granito che proveniva da una cava a 10 km di distanza, utilizzato per gli elementi massivi e scultorei; le piastrelle in pietra di recupero utilizzate per le pavimentazioni; il riutilizzo di lastre di pietra e di ciottoli derivanti anche da demolizioni di cantieri circostanti. Tutte operazioni mirate all’ottimizzazione dei costi di approvvigionamento, di trasporto e, soprattutto, alla riduzione del carico ambientale. In definitiva, il Mirador da Pedra da Rá rappresenta una mirabile fusione tra architettura e paesaggio che ha nella pietra, quella di cui è costituito il luogo e quella utilizzata nella definizione del progetto, la sua essenza caratterizzante.


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4000

900

m s.l.m.m.

0


5. viewing platform schwarzwald, germania. 2013 autore/i Partnerundpartner Architekten <https://partnerundpartner.com/> strutture ZRS Architekten GmbH <https://zrs.berlin/> esecuzione lavori Finkbeiner Bauunternehmung, Zimmerei Schleh costo totale 100.000,00 € committenza Baiersbronn Touristik premi Beispielhaftes Bauen nelle Landkreisen Calw; Freudenstadt dell’Architektenkammer Baden-Württemberg materiali impiegati legno di abete Douglas, connessioni metalliche, calcestruzzo armato in opera

La Viewing Platform Ellbachsee, nella Schwarzwald (Foresta Nera) nel sud-ovest della Germania, offre una panoramica sul fiume Ellabchsee e Baiersbronn-Mitteltal. Con questa piattaforma lignea, accessibile a tutti, il comune di Baiersbronn offre agli escursionisti un’esperienza esclusiva sul lago Ellbach. Lo scopo del progetto era quello di sviluppare un elemento architettonico, identificabile, con materiale locale senza dover per forza abbattere alberi esistenti. Lo skywalk di Ellbachsee rappresenta la terminazione di un sentiero escursionistico che si dirama nella foresta. L’impianto planimetrico del manufatto si espande mentre la vista panoramica diventa più chiara. Tale espansione è sottolineata dall’inclinazione, verso l’esterno, del parapetto laterale. I posti a sedere consentono di rilassarsi e godere di una vista meravigliosa. La piattaforma panoramica è realizzata in legno di abete Douglas locale, ottimo per resistere il più possibile nel tempo. Per facilitare la produzione dei componenti sono stati elaborati tutti i dettagli esecutivi di ogni singolo nodo-connessione tra le parti, oltre ad un accurato modello 3D necessario per l’esecuzione dei tagli di tutti gli elementi in legno attraverso il controllo CNC. Tutti gli elementi pre-assemblati in officina sono stati rapidamente sistemati sul posto ancorandoli alle fondamenta e collegandoli insieme.


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4000 3842 m s.l.m.m.

0


6. pas dans le vide chamonix, francia, 2011-2013 autore/i Implicitè <www.implicite.fr> collaboratori Smedsvig Landskapsarkitekter AS coordinamento lavori APAVE < www.cpmapave.it> esecuzione lavori ER2i Ingenierie, Dania Vitrage; Laubeuf strutture Verrotec <www.verrotec.de> fornitori Pilkington — Nsg Group (vetro) certificazioni CSTB — Centre Scientifique et Technique du Bâtiment <www.cstb.fr> committenza Compagnie Du Mont Blanc materiali impiegati acciaio speciale, vetro

Le Pas dans le Vide Particolare del progetto esecutivo e della realizzazione. Foto: Bertrand Delapierre.

Le Pas dans le Vide è una struttura di vetro sospesa su un vuoto di oltre 1000 m, ad un’altitudine di 3.842 m s.l.m.m., nel sito Aiguille du Midi sul Massiccio del Monte Bianco. La progettazione e lo sviluppo di questo piccolo guscio trasparente ha richiesto l’intervento e la collaborazione dei migliori specialisti nel campo della tecnica delle costruzioni, dei materiali, delle certificazioni, oltre che della progettazione architettonica. Questo intervento si inserisce tra i progetti di R&S applicati al turismo montano, condotti dalla Compagnie du Mont-Blanc di cui lo studio Implicitè, autore del progetto, fa parte. La piccola scatola di vetro — 2 m di larghezza, 1,70 m di profondità e 2,45 m di altezza — resiste a venti he soffiano a 220 k/h, alle escursioni termiche repentine e alle abbondanti nevicate; è tenuta sospesa attraverso dei giunti in acciaio costituito da leghe particolari, in grado di assicurare una resistenza ottimale sempre. È integrato perfettamente nel paesaggio e nel costruito esistente di cui, tra l’altro, rappresenta un’estensione naturale, modificando pochissimo la percezione d’insieme. Lo sviluppo della forma e dei componenti ha richiesto un lungo lavoro di studio, oltre che l’esecuzione di test di sicurezza molto accurati che hanno riguardato tutti gli aspetti della struttura: dalle connessioni vetro/acciaio, a quelle vetro/vetro, compresi i fori di connessione e la verifica della resistenza dei vetri. Questi ultimi sono infatti collegati tra di loro da attacchi puntuali e da fissaggi trasversali. Le prove hanno dimostrato inoltre che, anche in caso di rottura di una delle lastre di vetro che compone la stratificazione — 3 in tutto — la resistenza ai carichi resta invariata. Per verificarne la resistenza e la stabilità è stato necessario effettuare delle simulazioni in condizioni reali d’utilizzo, ma sono state ritenute necessarie anche per verificare la fattibilità e praticità dell’esecuzione formando, tra l’altro, gli installatori data la specificità di questa installazione inconsueta. Il montaggio finale è avvenuto in quota con l’ausilio di un elicottero, in un’operazione complessa e molto affascinante. Trasparenza, sicurezza, percezione, sorpresa, emozione sono, in definitiva, le parole chiave che hanno contraddistinto e contraddistinguono Pas dans le vide, un’opera straordinariamente attraente e innovativa per il settore del vetro e dell’acciaio, offre un nuovo modo, mozzafiato, per godere della vista dei paesaggi alpini di alta montagna.


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4000 3210 m s.l.m.m.

0


7. platform top of tyrol innsbruck, austria, 2007-2009 autore/i LAAC Architekten ZT.OG (Kathrin Aste, Frank Ludin, Thomas Feuerstein) <www.laac.eu> collaboratori Smedsvig Landskapsarkitekter AS strutture Aste Weissteiner Zt-GmbH, Innsbruck; Ingenieurbüro Wietek, Innsbruck committenza Wintersport Tirol AG & Co, Stubaier Bergbahnen KG premi Honorable mention BTV-Bauherrenpreis 2010; Detail Preis 2011: Premio speciale Acciaio (nomination) Alpine Interior Award 2011, vincitore della categoria “Alpine Leisure” materiali impiegati acciaio corten, lamiere, legno di larice, c.a. gettato in opera

La piattaforma Top of Tyrol si erge sullo Stubaier Gletscher, in Austria, scaturisce dalla necessità di rivitalizzare il turismo di transizione ed estivo, mantenendo un’attrattiva di alto livello nella regione sciistica. In una posizione privilegiata a 3.210 m di altezza, con un panorama mozzafiato a 360 gradi che si estende dalle Zillertal Alps e dalle Stubai Alps, alle Dolomiti e alle Chalk Alps, la piattaforma offre la possibilità di osservare i fenomeni scaturiti dai cambiamenti climatici attraverso una visione critica dello scioglimento dei ghiacciai. È interessante come la struttura di adegui all’orografia del costone roccioso diventando, di fatto, un elemento artificiale perfettamente integrato col paesaggio naturale attraverso la forma e l’utilizzo di specifici materiali e cromatismi, quasi generato dalla natura stessa. Lo skywalk, con le sue linee dinamiche, sporge per 9 m oltre la parete rocciosa ed è raggiungibile salendo 232 scalini. La struttura in acciaio a sbalzo (circa 19 tonnellate) realizzata in acciaio corten, è costituita da elementi scatolari a sezione triangolare di fogli di lamiera da 15 mm e 25 mm. Gli elementi aggettanti si ancorano nella roccia attraverso dei rinforzi profondi 15 m inseriti nei punti di trazione e una zavorra di fondazione in c.a. nell’area di pressione, che ne garantiscono la stabilizzazione statica. Tra le travi alte circa 50 cm viene inserito il pavimento costituito da griglie metalliche (circa 60 mq). La ringhiera curva anticaduta che completa l’aggetto è costituita da un unico elemento monolitico mentre, il corrimano (circa 50 m), è realizzato in legno di larice. L’utilizzo di questi materiali scaturisce dalla volontà di rispettare il più possibile la colorazione naturale della roccia caratterizzata dal forte colore rosso a causa dell’elevato contenuto di ferro. Sono inoltre materiali che ben resistono alle intemperie. Data la particolare posizione, il montaggio è stato possibile solo con l’ausilio di un elicottero e, le particolari condizioni metereologiche hanno richiesto una pianificazione flessibile. Questo aspetto ha richiesto l’elaborazione di dettagli esecutivi e un alto livello di standardizzazione che tenessero conto anche della portata dell’elicottero, ottimizzando il montaggio in officina degli elementi facilmente trasportabili e assemblabili in loco.


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architettura e skywalk â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

4000

400

m s.l.m.m.

0


8. scala bellavista merano, italia, 2005 autore/i Matteo THUN & Partners <www.matteothun.com> committenza The gardens of Trauttmansdorff <www.trauttmansdorff.it> materiali impiegati acciao, lamiere e c.a gettato in opera

I Giardini di Castel Trauttmansdorff a Merano rappresentano una realtà variegata e affascinante distribuita su una superficie complessiva di 12 ettari con oltre 80 ambienti botanici esotici e mediterranei, 5800 varietà di piante e 10 padiglioni. Presentano delle vedute e degli scenari montani circostanti di grande rilievo in un intreccio di natura, cultura e arte. In questo scenario, a quasi 400 m s.l.m.m., si erge il ‘Ponte binocolo’ che si protende nel vuoto attraverso le fronde degli alberi suscitando nel visitatore un binomio di adrenalina e voglia di scoperta dell’Alto Adige e, in particolare, su Merano e il territorio circostante. Un elemento architettonico rappresentativo, anche, del carattere dell’autore, Matteo Thun, il quale sottolinea l’intenzione “di non lasciare segni troppo visibili del mio passaggio. Ma se segno deve esserci, che sia leggero” (Elle Decor, 2014, pp. 71-72). Di fatto, il cosiddetto ‘binocolo’ ben si inserisce nel paesaggio e sembra dialogare con la natura che lo circonda, rappresentando un forte di riferimento visivo perché visibile da quasi tutti i punti del parco. Una forma in pendenza e slanciata verso il vuoto, come un promontorio sospeso a 200 m sopra il fondo della Valle dell’Adige, la ‘Scala Bellavista’ richiama la trasparenza e la leggerezza dell’aria con una struttura che vuole essere allo stesso tempo sicura e trasparente. La scala è ancorata al dorso della montagna da funi in acciaio che ne aumentano il carattere di leggerezza quasi a scomparire nella penombra del fogliame, ha il pavimento costituito da una griglia metallica che permette un costante contatto visivo con il verde sottostante e aumenta il senso di galleggiamento a 25 m sopra le rocce sottostanti. La forma svela la funzione “la parte estrema della struttura è, appunto, un binocolo e chi ci sale se ne sta come nell’ occhio di una lente, egli stesso parte del gioco degli specchi e dei rimandi”. Questo progetto denota la corrispondenza tra la filosofia del Genius loci dell’autore e il concetto di equilibrio formale di sovrastrutture strategiche per l’osservazione del paesaggio, nel rispetto dei fattori culturali del luogo. Seppure la scala in se rappresenti una barriera architettonica per alcuni, il concetto che è alla base del progetto è ben espresso dalla forma e l’utilizzo di tecniche costruttive reversibili e di materiali riutilizzabili, sottolineano la sostenibilità e la flessibilità dell’opera.


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architettura e skywalk â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

4000

340

m s.l.m.m.

0


9. rock of gibraltar skywalk gibilterra, 2018 autore/i Arc Designs (Lead Architects), in collaborazione con Mayice Studio gestione del progetto JLC Consulting strutture Bellapart, in collaborazione con Ramboll Gibraltar esecuzione lavori Ales Grupo; Ariño Duglass, Otis committenza HM Government of Gibraltar, Bovis Koala JV materiali impiegati acciaio, vetro, calcestruzzo armato in opera

Il Gibraltar skywalk è posizionato a 340 m s.l.m.m., nella Riserva Naturale dell’Upper Rock, adagiato su di una base esistente della Seconda Guerra Mondiale ed è progettato per resistere ad una velocità del vento fino a 150 km/h. La nuova attrazione sviluppata nell’ambito di un più ampio progetto di miglioramenti realizzato con l’obiettivo di fornire ai residenti e ai visitatori nuovi e diversi modi per godersi la Rock of Gibraltar, offre una vista a 360° sul territorio britannico d’oltremare, con viste su tre paesi e due continenti. La nuova attrazione si collega all’attuale riserva naturale di Upper Rock, al ponte sospeso di Windsor e alla tana delle scimmie, che sono collegati da una serie di sentieri. Infatti, oltre alla piattaforma panoramica, il progetto di piano generale ha visto anche la costruzione di un ponte sospeso lungo 70 metri, il restauro di numerose ex batterie e installazioni militari e l’introduzione di segnaletica interpretativa e direzionale lungo i sentieri di nuova costruzione. Arc Designs, studio di architettura con sede a Gibilterra, ha sviluppato uno skywalk composto da quattro strati di vetro trattato, con i 42 pannelli in grado di contenere fino a 350 persone senza rompersi, e oltre 27 tonnellate di acciaio incastonato nel terreno roccioso e ripido. La straordinaria posizione panoramica ha ispirato il design dello skywalk, offrendo al visitatore una vista nuova e senza rivali in tutte le direzioni possibili, anche sulla parete rocciosa sottostante garantendo, allo stesso tempo, “un sottile intervento che non toglie nulla alla natura culturale e storica di questo scenario unico”. La passerella a sbalzo, per 6,7 m, è raggiungibile tramite scale in acciaio e ascensore, anch’esso vetrato, si avvolge intorno alla piattaforma di pietra, mantenendo la vecchia base ottagonale di cemento armato che, ora, funge da seduta per i visitatori. Non poche sono state le difficoltà esecutive, a partire dall’accesso veicolare limitato per via delle strade molto strette e tortuose. Inoltre, l’intera struttura della passerella pedonale doveva essere fabbricata in sezioni ridotte — lo scheletro in acciaio è composto da 18 pezzi separati — tali da poter essere trasportate e assemblate insieme in loco. Il manufatto, sviluppato secondo i principi di flessibilità e reversibilità, fluttua sulla piattaforma militare evitando, di fatto, il contatto diretto con essa.


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4000

1905 m s.l.m.m.

0


10. path of perspective nordkette, austria, 2017-2018 autore/i Snøhetta, Patrick Lüth <https://snohetta.com> collaboratori Prof. Allan Janik, Wittgenstein scholar, Christian Flatscher (fotografie) strutture Tragwerkspartner ZT GmbH, Innsbruck committenza Innsbrucker Nordkettenbahnen Betriebs GmbH esecuzione lavori Schlosserei Mayr, Fulpmes (costruzioni metalliche), Pfurtscheller Bau premi Big See Architecture Award 2020; Landscape And Urban Space 2020 materiali impiegati acciaio corten, legno, c.a. gettato in opera

Il ‘Perspektivenweg’ o ‘Path of Perspective’, è stato sviluppato da Snøhetta e Patrick Lüth per la funivia Nordkettenbahn in Austria, prevedendo dieci diverse composizioni architettoniche che generano un sentiero panoramico attraverso cui emergono le caratteristiche uniche della spettacolare catena montuosa Nordkette di Innsbruck. Qui, il tortuoso percorso panoramico di 2,8 km e i suoi piccoli elementi singolari accompagnano il visitatore lungo un dislivello di 142 metri, aggiungendo esperienza nella percezione del paesaggio circostante. I puntuali e calibrati elementi architettonici, quasi timidi nella loro composizione, si fondono perfettamente con il contesto naturale alpino del quale trasmetto la singolarità delle vedute attraverso le diverse prospettive sorprendenti individuate. Tutti gli elementi, dalle singole panchine, all’auditorium all’aperto alla struttura di osservazione, segnano un posto speciale o un buon posto per incontrarsi e socializzare. Lo stesso Patrick Lüth, architetto responsabile dell’ufficio Snøhetta a Innsbruck, afferma che “con piccoli gesti” sono state “messe in scena situazioni particolari e suggestive sulle montagne alpine”. Ognuna delle strutture è stata realizzata adattando i metodi costruttivi utilizzati per costruire barriere antivalanghe nella catena montuosa della Nordkette, spesso, utilizzando acciaio corten perché è un tipo di acciaio che ben si presta all’azione delle rigide condizioni climatiche del luogo. Tra tutti gli elementi, tutti di grande qualità e curati nei minimi dettagli, quello che attira maggiormente l’interesse specifico della ricerca è la piattaforma panoramica che, attraverso un segno e una curvatura essenziale, quasi a crescere e prolungarsi in maniera naturale dal terreno, sporge elegantemente oltre il bordo del sito. Realizzata in acciaio corten perché è un tipo di acciaio che ben si presta all’azione delle intemperie, la piattaforma panoramica presenta un pavimento con in griglia metallica che mette in risalto anche la differenza di quota esistente. Questa struttura, armonica ed elegante, insieme alle parole incise sugli altri elementi disseminati lungo il percorso, invitano i visitatori a riflettere, sia all’interno che all’esterno del paesaggio, attraverso le differenti prospetti e, quindi, attraverso i diversi modi di godere del paesaggio.


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4000

2230 m s.l.m.m.

0


11. attrazione gola del rio plima val martello, 2017 autore/i collaboratori committenza materiali impiegati

Tara Architekten (Heike Pohl, Andreas Zanier) <http://www.arch-tara.it> Davide Perbellini (fotografie) Associazione turistica Laces-Val Martello; Comune di Martello acciaio corten, legno, calcestruzzo in opera

Nel corso dei millenni, l’acqua ha scavato la roccia ai piedi del Monte Cevedale in Alta Val Martello, nel Parco Naturale dello Stelvio. Si tratta dell’orrido del rio Plima, monumento naturale del Parco, che ha inciso una gola impressionante, coi fianchi che scendono quasi verticalmente, levigati dall’acqua ghiacciata. Uno scenario che attrae turisti da ogni parte del mondo e che permette, agli amanti della natura, di vivere un’esperienza singolare. Pertanto, l’Associazione turistica Laces-Val Martello e il Comune di Martello hanno deciso di affidare allo studio Tara Architekten la progettazione di n. 4 elementi che consentono di ‘volgere oltre’ lo sguardo sull’orrido. Si tratta dell’allestimento di quattro stazioni curate nei minimi dettagli — cazzuola, falce panoramica, pulpito panoramico e ponte sospeso — che ampliano l’esperienza di immersione nella natura regalando scorci spettacolari. Le strutture in acciaio corten si integrano perfettamente con la natura circostante e, quasi, consentono di toccarla con mano, quasi come se si entrasse a farne parte.

attrazione “Cazzuola”

attrazione “Falce Panoramica”

attrazione “Pulpito Panoramico”

attrazione “Ponte sospeso”


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architettura e skywalk â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

4000

710

m s.l.m.m.

0


12. trollstigen route romsdalen, norvegia, 2004-2012 autore/i collaboratori strutture committenza programma tipo di incarico materiali impiegati

Reiulf Ramstad Architects — RRA <www.reiulframstadarchitects.com> con Multiconsult 13.3 landscaping <www.multiconsult.no> diephotodesigner.de, Jiri Havran/Statens vegvesen, Christian Skram Fuglset, Espen Surnevik, Anja Strandskogen, Nok Nimakorn, Atle Leira (Christian Dahle, Lasse Halvorsen, Helge Lunder, Karen Selmer, Tia Ginard Adover) Dr Techn. Kristoffer Apeland AS, Oslo Norway The Norwegian public roads administration National tourist routes project concorso a inviti acciaio corten, calcestruzzo in opera

Il National Tourist Route è una splendida area naturale nella parte occidentale della Norvegia, inserita in una scenografia paesaggistica di grande pregio caratterizzata da ripide scogliere, fiordi verde-blu, cascate ruggenti e laghi cristallini. Dal 1998, l’area estesa su una superficie di 600.000 mq è stata oggetto di sottili interventi architettonici che hanno lo scopo di incentivare il turismo e di indirizzare il flusso dei visitatori verso i punti di vista più spettacolari. Gli interventi in-progress voluti dal Ministero dei Trasporti norvegese hanno coinvolto 18 team di progettisti norvegesi, chiamati a sviluppare una serie di strutture ecosostenibili per l’accoglienza e l’orientamento dei turisti in altrettante località. L’ottimizzazione dei percorsi ha richiesto il miglioramento dell’accessibilità da parte di visitatori con particolari necessità e il miglioramento delle strutture di servizio (centro visitatori, piccole attività commerciali, passerelle e piattaforme di osservazione). Nelle località di Møre og Romsdal, su progetto di Reiulf Ramstad Architects, è stata realizzata la Trollstigen, letteralmente la ‘Strada dei Troll’, un’area turistica percorsa da un tragitto pedonale che richiede 20 minuti di cammino, che attira circa 500.000 visitatori soprattutto nei mesi estivi. Un sentiero escursionistico, accessibile a tutti, conduce a un piccolo punto panoramico mentre un altro termina dopo una ripida scalinata sulla scogliera, su un altopiano con vista sulla cascata e sulle serpentine del Trollstigen. Gli interventi hanno previsto l’utilizzo di pochi materiali — cemento, acciaio corten preossidato e vetro — restituendo delle soluzioni architettoniche che ben si fondono col paesaggio circostante al punto che la patina di muschio e di ruggine che, col tempo, ha ricoperto le superfici ruvide dei manufatti, accresce il senso di equilibrio con il contesto. Il progetto migliora la condizione esperienziale ‘intima’ del fruitore, offrendo differenti e interessanti punti di osservazione realizzando, di fatto, delle transizioni chiare e precise tra le zone pianificate e il paesaggio naturale, quasi delle sottili linee di collegamento da una meraviglia naturale all’altra.


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architettura e skywalk â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

4000

2700 m s.l.m.m.

0


13. dachstein skywalks dachstein, austria, 2005-2013 autore/i strutture committenza materiali impiegati

Treppe ins Nichts Stairway to nothingness: 14 gradini sospesi nel vuoto.

Five Fingers Cinque passerelle a forma di mano consentono di godere del paesaggio che si apre sul lago di Hallstatt.

Stiegler Architektur <stiegler.jimdofree.com> Herbert Fritz; Eckelt Glas GmbH (vetro) Planai Hochwurzen-Bahnen GmbH acciaio, vetro, calcestruzzo armato in opera

“Abbandonati al nulla sui ghiacciai del Dachstein!” Così cita il pay-off riportato sul sito web ufficiale del Dachstein. L’Hoher Dachstein è una montagna austriaca di tipo carsico e, con i suoi 2.995 m s.l.m.m., è la più alta vetta delle Alpi calcaree settentrionali. Al confine fra l’Alta Austria e la Stiria al centro dell’Austria, è il punto più alto per ognuno di questi due stati. Nel 1997 il massiccio del Dachstein è stato inserito, insieme con Hallstatt e il Salzkammergut, nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Questo scenario fa da quinta naturale al sistema integrato di percorsi turistici ed emozionali che prevede un ponte sospeso, una massa di 63 t e lungo 100 m a strapiombo su un burrone a 400 m, composto da 30.000 pezzi e in grado di resistere a venti di 250 km orari e 750 kg di neve. Questa passeggiata si conclude con la cosiddetta ‘scala nel nulla’ — stairway to nothingness — composta da 14 scalini trasparenti, circondati da pareti di vetro, che conducono su una piccola piattaforma che dà sul nulla. Sempre sul Dachstein c’è la piattaforma Five Fingers, così chiamata perché composta da cinque passerelle di 4 metri di lunghezza per 1 di larghezza a forma di mano. La costruzione della struttura ha richiesto ben 8 mesi di lavoro, condizionata dalle condizioni climatiche rigide. Nei giorni senza nuvole si può godere di una vista che si estende dagli Alti Tauri e fino alla Slovenia e alla Repubblica Ceca. La struttura in acciaio, con un peso di 40 t, sfida le velocità del vento fino a 210 km/h ed è in grado di sopportare fino a 8 m di neve e può contenere 150 persone.


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architettura e skywalk â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

4000

2181 m s.l.m.m.

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14. mmm firmian bolzano, italia, 2014-2016 autore/i strutture esecuzione lavori committenza

Werner Tscholl < www.werner-tscholl.com> con Andreas Sagmeister e Manuel Gschnell Bauteam Ingenieurbüro <www.bauteam.it/de/kontakt> Metallritten (vetro e metallo); Oberrauch Stefan (impianti elettrici) Provincia Autonoma di Bolzano premi Premio Architettura Città di Oderzo — Castel Firmiano 2006; Premio internazionale alla committenza Dedalo Minosse 2008; Premio di riconoscimento — Castel Firmiano 2008; Finalista Medaglia d’oro — Triennale Milano 2008 — Castel Firmiano; Architetto italiano 2016; Premio Häuser Award 2018. materiali impiegati acciaio nero naturale, vetro

Castel Firmiano sorge su un’altura a sud-ovest di Bolzano, a 2.181 m di altitudine, su di un costone di roccia porfirica, alla confluenza dei fiumi Adige e Isarco, ai margini della conca di Bolzano. La posizione strategica della rocca lascia immaginare un lungo passato: il sito espletò funzioni di difesa già nell’età del Bronzo e fu un’antica fortezza di frontiera longobarda. Dalla prima citazione come “Formicaria” risalente al 945, fino al declino del XVI secolo, quando Castel Firmiano cessò di essere utilizzato per scopi militari, è stato luogo di scontri e incontri storici che si ripercorrono, oggi, nell’esposizione contenuta nella Torre Bianca del castello. Nel 1996 le rovine furono acquistate dalla Provincia Autonoma di Bolzano la quale ha carpito nella figura dell’architetto Werner Tscholl il giusto spirito per il recupero mirato della struttura e per l’allestimento degli spazi espositivi. Specializzato nel recupero di edifici storici, Tscholl concepisce il restauro come intervento conservatore del preesistente, accogliendo la particolare sfida del mantenimento della sostanza storica e della tutela reversibile dello stato originale. In tal senso, i nuovi elementi architettonici si collocano in secondo piano rispetto al complesso della struttura, “definendo soltanto dei piccoli palcoscenici che si adattano alle funzioni specifiche individuate”. Nel museo dedicato alla roccia e, quindi, alla storia dell’esplorazione e dell’alpinismo dolomitico, viene proposto un approccio quasi mistico simile al rapporto che unisce l’uomo alla montagna e la montagna alla religione. Infatti, nel percorso espositivo che si snoda tra le torri, le sale e i cortili, Tscholl utilizza esclusivamente profili in acciaio nero naturale e vetro: materiali che aiutano a caratterizzare gli spazi di questo straordinario esempio di architettura difensiva, tra le più antiche fortezze dell’Alto Adige. La sensibilità con cui impiega questi materiali, rendono accessibile ogni singolo spazio del ‘cuore dei musei della montagna’ voluti dal celebre scalatore Reinhold Messner. Così anche il nuovo cinema — un cubo di 23 tonnellate che sembra sospeso nell’aria e ricorda le linee di una camera oscura — si integra perfettamente nelle storiche mura e nelle pareti di porfido. Non c’è una pietra uguale a un’altra e, per questo, dalla realizzazione di interi piani all’inserimento di piccole sbarre in metallo fino al consolidamento della sala cinematografica sospesa nel vuoto, i dettagli sono attentamente studiati.


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architettura e skywalk â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

4000

2275 m s.l.m.m.

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15. mmm corones plan de corones, italia, 2013-2015 autore/i Zaha Hadid Architects (ZHA) <www.zaha-hadid.com> direzione lavori Cornelius Schlotthauer (ZHA) collaboratori Peter Irmscher, Markus Planteu, Claudia Wulf (ZHA) strutture IPM Engineering tecnica e antincendio Jud & Partner impianti elettrici Studio GM impianti M&E Engineers (riscaldamento, aerazione, impianti sanitari) illuminotecnica Zumtobel committenza Skirama Kronplatz, Plan de Corones costo 3.000.000,00 € materiali impiegati c.a. gettato in opera, vetro, terreno di riporto

MMM Corones è situato a Plan de Corones, tra val Badia, Valdaora e val Pusteria, luogo significativo dal punto di vista paesaggistico e culturale perché è il punto di intersezione delle tre culture altoatesine: tedesca, ladina e italiana. La struttura, sesto e ultimo museo dell’itinerario MMM — Messner Mountain Museum, è dedicata alle tradizioni, alla storia e alla disciplina dell’alpinismo tradizionale. Tra gli obiettivi cardini della realizzazione di questo museo ritroviamo la necessità di fissare un’attrazione che potesse coinvolgere i turisti in più momenti dell’anno, e di individuare una soluzione che si inserisse armonicamente nel contesto. Di fatto, MMM Corones rappresenta “un luogo del silenzio e della decelerazione che offre panorami indimenticabili” [Messner, 2015]. Il progetto sviluppato da Zaha Hadid Architects ha previsto un elemento singolare cautamente inserito all’interno del paesaggio spettacolare che lo circonda. È il paesaggio dolomitico e la cultura storica che definiscono le forme dell’esperienza museale, lasciando che lo sguardo del fruitore possa spaziare verso le quattro direzioni cardinali, dalle Dolomiti di Lienz a est fino all’Ortles a ovest, dalla Marmolada a sud fino alle Alpi della Zillertal a nord. I visitatori possono scendere all’interno della montagna, esplorarne le caverne e gli anfratti, prima di riemergere oltre la parete rocciosa sul lato opposto, dove si apre la terrazza a strapiombo sulla valle con una spettacolare vista panoramica [Hadid, 2016].

Il progetto, sviluppato secondo criteri parametrici, mette in risalto la capacità interpretativa ed espressiva del progettista che struttura uno spazio esperienziale le cui forme architettoniche, per lo più sotterranee, vengono definite secondo precisi simbolismi figurativi. Forme, materiali e luce sono elementi essenziali di percezione: le vedute, il tema ‘roccia’ definito attraverso la demarcazione delle linee sinuose e dinamiche esterne, l’utilizzo del cemento armato in opera, rinforzato in fibra di vetro, che rispecchia all’esterno i colori chiari delle frastagliate cime calcaree delle Dolomiti e, all’interno, la tonalità più scura rimanda alla lucentezza e al colore dell’antracite che si forma nelle profondità. La luce che dall’esterno si diffonde all’interno è un elemento forte di orientamento, in grado di guidare il fruitore verso le terrazze che sporgono per 6 m oltre il ciglio della montagna. Nulla è stato sprecato: il terreno e le rocce di scavo sono stati riutilizzati sia per mitigare la presenza del manufatto nel paesaggio, sia per ottimizzare gli aspetti bioclimatici e il comfort interno.


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4000

750

m s.l.m.m.

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16. musée des graffiti niaux, francia, 1988-1993 autore/i strutture landscape committenza programma materiali impiegati

Massimiliano and Doriana Fuksas <http://fuksas.com> Christopher Mc Carthy at OVE Arup et Partners, London Franco Zagari (Rome) and Alain Marguerit (Montpellier) Conseil Général de l’Ariège punto panoramico, zona di pesca e area pic-nic acciaio corten, legno, vetro, c.a. gettato in opera

Vicino a Foix, nei Pirenei orientali, una caverna di 50 metri si apre sul fianco della montagna mentre, all’interno, si restringe verso il fondo fino a un piccolo passaggio che conduce a uno dei più importanti complessi con graffiti preistorici d’Europa. Le caratteristiche particolari del sito e l’importanza acquisita per la presenza di queste preziose testimonianze preistoriche qui custodite, ha spinto il Conseil Général de l’Ariège a bandire un concorso a invito ‘realizzato sul posto’, per la valorizzazione delle grotte attraverso la progettazione di un un chekin, un centro di attesa e di informazione. Tra i tre architetti invitati ad un sopralluogo in loco per ‘trarne il motivo ispiratore’, si è distinta da subito la soluzione proposta da Massimiliano Fuksas il quale ha soddisfatto le necessità della committenza di trarre il massimo vantaggio dall’intervento ma, allo stesso tempo, di creare un simbolo riconoscibile che ne sottolineasse il suo valore storico e culturale. In tal senso, l’idea di partenza di Fuksas è stata quella di “un grande animale preistorico che, sorgendo dalle grotte, dispiegasse le sua ali — alludendo quasi alla faglia geologica che attraversa il sito — per accogliere i visitatori, ricavando inoltre un punto di accoglienza al pubblico che ne faciliti l’ingresso”. La struttura appare anch’essa come un reperto archeologico grazie alla finitura formale e materica che ha previsto l’utilizzo di acciaio corten per le ‘ali’ che sovrastano e demarcano il centro accoglienza, e di legno per il sentiero che conduce all’interno. Questo ‘non-edificio’, ossidato, di aspetto vagamente zoomorfo, quasi un relitto o frammento che simboleggia la poetica della transizione, si affaccia sulla valle e si protende fino al fondo della caverna, appoggiato su gambe sottili come un ‘millepiedi’ che sfiora appena la sabbia. È insieme un segnale, un riparo e un percorso espositivo. Tutto è in funzione del rapporto con il paesaggio, la valle, la caverna e con il segreto profondo della montagna. È una ‘scheggia’ di paesaggio che sembra fondere l’azzurro del cielo con il grigio/rosso della roccia. Questo progetto è testimonianza della particolare attenzione prestata alla cultura e alla natura del luogo e della sensibilità espressa attraverso l’astrazione di una forma che rimanda al passato e saldamente legata alle peculiarità del sito. Rappresenta, inoltre, un elemento ‘precursore’ di quelli che saranno i futuri interventi che tendono a valorizzare gli spazi legati alle attività del sottosuolo come, ad esempio, le strutture minerarie (Dini, 2016, p. 63).


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architettura e skywalk â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

4000

830

m s.l.m.m.

0


17. forte pozzacchio trambileno (tn), italia, 1998-2013 autore/i architetti Francesco Collotti e Giacomo Pirazzoli collaboratori SerenaAcciai,CristianoBalestra,MauroBoasso,NicolaCimarosti,IlariaCorrocher, Valentina Fantin, M. Georgina Lalli, Eric Medri, Yoichi Sakasegawa direzione lavori architetto Sandro Aita strutture Giacomo Pirazzoli (concept); Claudio Senesi (calcoli) esecuzione lavori Azzolini Costruzioni Generali S.p.A. impianti elettrici Enzo Giusti, Sind S.r.l. committenza Sovraintendenza per i B. A. e A., Prov. Aut. di Trento e Comune di Trambileno premi Premio di architettura “Costruire il Trentino” 2013-2016 (Premiati per il coraggio delle proposte, per l’uso intelligente dei materiali, per la capacità dei progetti di rendere queste strutture accessibili e fruibili, nel pieno rispetto della loro identità) materiali impiegati acciaio

Forte Pozzacchio — o Werk Valmorbia perché posto a 882 m sull’altura dominante a settentrione l’omonimo paese — costituisce un particolare esempio dell’ultima generazione di forti predisposta a protezione dal confine meridionale dell’Impero dallo Stato maggiore dell’esercito austro-ungarico. Iniziato nel 1912, venne interamente scavato all’interno della roccia del monte Pasubio, a presidio della Vallarsa. La valorizzazione del Forte è un programma di lungo periodo, cominciato nel 1997 con un piccolo finanziamento europeo per un intervento bottom-up che ha permesso l’allestimento della sede e dell’archivio dell’Associazione di volontariato ‘Il Forte’. Nel 2005 è stato acquistato dal Comune di Trambileno che, con l’Associazione ‘Il Forte’, ha sollecitato il finanziamento della Soprintendenza Beni architettonici della Provincia autonoma di Trento, con la collaborazione del Museo Storico Italiano della Guerra. Il forte rappresenta un unicum dal punto di vista dell’architettura militare ipogea, un esempio straordinario di ‘macchina da guerra incompiuta’ di dimensioni imponenti, lo stadio più evoluto raggiunto dall’ingegneria militare austro-ungarica. Già fortemente danneggiato dai bombardamenti austriaci del maggio 1916, il suo recupero è cominciato nel 1998 con un finanziamento GAL-Leader II, su progetto degli architetti Francesco Collotti e Giacomo Pirazzoli e la Direzione lavori dell’architetto Sandro Aita. Il restauro ha comportato la rimozione di detriti e la messa in sicurezza degli ambienti. Una scala metallica raggiunge la parte sommitale del forte dove una passerella riproduce il corridoio che avrebbe dovuto collegare le cupole corazzate. Per sottolineare l’idea dell’incompiutezza del forte, tutte le strutture inserite sono state colorate con una vernice protettiva al minio, dall’intensa colorazione arancione. Il progetto contrappone una ben più discreta idea di messa in opera della memoria capace di sottolineare i luoghi, all’esperienza costruita nel tempo, fatta di distruzioni, avvicendamenti, riconquista da parte della natura di paesaggi che furono per un giorno un mese un anno prima linea. I progettisti sono stati in grado di individuare un modo di conservare i resti archeologici attraverso una nuova espressività dei resti attraverso manufatti dedicati alla loro conservazione, aiutando il fruitore ad immaginare e indirizzare l’occhio inesperto con la giusta guida. In definitiva, la memoria diviene bene culturale da difendere e fruire.


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18. centro storico peccioli, italia, 2015 (in corso) autore/i collaboratori modelli strutture impianti computi committenza materiali impiegati

MCA — Mario Cucinella Architects <www.mcarchitects.it> Marco Dell’Agli, Tommaso Bettini, Emanuele Dionigi, Paolo Greco con Alberto Menozzi, Eugenio Armando De Nicola, Stefano Bastia, Biagio Amodio, Augusta Zanzillo, Marta Torsello Yuri Costantini, Andrea Genovesi. Ing. Augusto Bottai Ing. Luca Sani geom. Andrea Falchi Belvedere S.p.A. acciaio corten, legno, vetro, calcestruzzo in opera

Il progetto architettonico sviluppato per il centro storico di Peccioli, di formazione topografica medioevale, scaturisce dall’obiettivo di rispondere al desiderio dell’Amministrazione comunale di incrementare la qualità degli spazi pubblici, di recuperare il patrimonio storico e di incentivare la nascita e la permanenza di attività commerciali e culturali. Per questo motivo la prima finalità dell’intervento è stata quella di riqualificare un luogo con rilevanti significati storici e di creare un nuovo centro di aggregazione culturale per l’intera città. La proposta sviluppata dallo studio MCA — Mario Cucinella Architects si basa sul “recupero del Palazzo su via Carraia reinsediando le preesistenti funzioni abitative e ricavando nuovi spazi pubblici e commerciali al servizio del cittadino”. Parallelamente, si intende trasformare l’edificio diroccato sottostante via dei Bastioni, collegandolo al Palazzo, e caratterizzandolo come nuovo contenitore architettonico di funzioni pubbliche, aperte alla collettività. Attraverso questi interventi si vuole garantire la permeabilità visiva dei flussi attraverso il sito, determinando nuovi spazi fruibili al piano terra, e cercando un certo livello di variabilità nell’impatto cromatico e formale nel contesto paesistico. Il pensiero architettonico e il processo di rigenerazione urbana ha richiesto una riflessione approfondita in grado di interpretare i bisogni della cittadinanza e dei suoi luoghi più significativi. In tal senso, quindi, si è intervenuto per ricreare un luogo di aggregazione al servizio della Comunità, in un luogo di rilievo del tessuto urbano. Attraverso il recupero e la trasformazione dell’edificio diroccato sottostante via dei bastioni, è possibile ottenere uno slargo che conduce il fruitore e il suo sguardo verso la valle, sostenendo quello spostamento naturale in avanti della linea dei bastioni esistente. I nuovi spazi sono configurati per ospitare una mediateca, sale di lettura e spazi per la didattica legata alle attività scolastiche della comunità.


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19. stezka v oblacích dolní morava, rep. ceca, 2014-2015 autore/i Fránek architects <www.franekarchitects.cz> collaboratori Martina Hamrová, Mirek Kukrál (modelli 3D) strutture Taros Nova s.r.o. <www.taros-nova.cz> committente Spoleěnost Sněžník, resort Dolní Morava premi BIG See Tourism Award 2019 EUmiesaward19 (candidato) materiali impiegati acciaio corten, legno lamellare, vetro, calcestruzzo in opera

Il Stezka v oblacích / Pathway in the Clouds: An Observation Tower, è un edificio progettato per consentire ai visitatori di sperimentare un nuovo modo di percepire lo spazio e la natura, secondo un percorso emozionale ed educativo in ascesa che li conduce al di sopra degli alberi. Questa struttura alta 58,5 m, a 1.116 m s.l.m.m., si trova vicino al cottage Slaměnka a Dolni Morava e offre una splendida vista dell’intero massiccio del Králický Sněžník, con la scenografica valle del fiume Morava, in lontananza, la cresta principale dei monti Monti Jeseníky, Suchý vrch e Krkonoše. Per la tecnica di esecuzione e i materiali utilizzati, rappresenta l’unico esempio di installazione di queste dimensioni e con questa forma particolare che utilizza il legno lamellare nella Repubblica Ceca. Il percorso si inerpica verso l’alto seguendo una forma astratta che suggerisce il volo di una farfalla notturna il cui percorso è apparentemente caotico. Si sviluppa intorno a tre ‘tralicci’ principali per una distanza di 750 m su un’altezza di 38 m, lungo la quale è possibile ammirare le splendide viste sul paesaggio montano circostante e approfondire la storia e le caratteristiche del luogo attraverso la lettura di 10 pannelli informativi. L’edificio-ingresso che introduce a questa lunga rampa ha una forma leggermente ellittica simile a una barca. Per restituire un’esperienza significativa al fruitore, la struttura è arricchita da elementi ludici e allo stesso tempo adrenalinici come (i) lo scivolo d’acqua in acciaio inossidabile lungo 101 m, che consente di scendere velocemente dalla vetta verso il fondo della torre; (ii) reti sospese nel vuoto per il relax o per arrampicarsi su due livelli distinti; (iii) il cosiddetto dislivello, che è isolato sulla valle a circa 11 metri di sporgenza, terminazione del sentiero in salita. Dal punto di vista architettonico, è stato progettato in modo da disturbare il meno possibile l’ambiente unico in cantiere. Pertanto, materiali come il legno, la ringhiera più trasparente e gli elementi di ancoraggio necessari sono stati utilizzati nella massima misura possibile. La struttura complessa e articolata scaturisce dalla volontà di influire il meno possibile sull’equilibrio della natura del posto, ma soprattutto, per trasferire ai visitatori un’esperienza unica ed educativa per comprendere ancora di più la differenza che intercorre tra la micro-dimensione dell’uomo rispetto alla macro-dimensione della natura.


identità ed evoluzione delle aree interne e delle aree costiere. trentinara e capaccio-paestum

Identité et évolution des zones in-ternes et des zones côtières. Trentinara et Capaccio-Paestum La caractérisation de l’habitat du parc du Cilent nous pousse à faire une analyse spécifique liée aux potentialités et aux difficultés des zones internes par opposition aux zones côtières. Cette réflexion se concrétise à travers une analyse critique de deux contextes situés dans la zone du haut Cilent: Trentinara (zone interne) et Capaccio-Pastum (zone côtière). L’hypothèse prise en considération à la base de cette étude est que la ville méditerranéenne constitue un «système complexe adaptable»(Bertuglia, Starico, 2000) et que la morphologie de son espace est l’objet d’un processus continu, résilient et auto-organisé de transformation, généré par des interactions biotiques précises qui en garantissent la survie. En particulier, l’analyse critique de contextes territoriaux mineurs, d’environnements paysagers de valeur, de solutions et de pratiques durables, nous permet d’enquêter sur les perceptions et sur les transformations territoriales résultant de la réalisation de projets visant à l’adaptation et à la coexistence avec l’environnement naturel par la mise en valeur de l’architecture des structures anthropiques euro-méditerranéennes et en effectuant, entre autres, une analyse spécifique sur les principaux facteurs d’attraction. Dans ce scenario, les environnements territoriaux mineurs sont intéressés par un phénomène de marginalisation issu entre autres d’un abandon progressif de la part des populations résidentes et de la diminution ou quelques fois de l’absence de services publics ou privés. Ils ont été caractérisés quelques fois par un système de gestion des interventions publiques et/ ou privées incontrôlées, guidées souvent par les intérêts économiques, individualistes ou dans d’autres cas les contributions de sujets externes et de partenaires économiques ont été fortement découragés par les contributions exclusives de la communauté locale qui en effet ont causé une régression du point de vue social économique et territorial. Les difficultés structurelles et économiques qui caractérisent les zones internes s’opposent en effet à la dimension différente des zones côtières, c’est à dire à toutes les zones situées à proximité de la côte, incluant autant les zones maritimes que les zones de terre ferme. Enclavé entre la mer et les montagnes, le territoire Cilent s’est transformé sans presque jamais contredire la scansion orographique naturelle originale transmettant en outre une sensation de concrétisation spatiale figurativement précise sur laquelle il est possible de repérer les solutions spécifiques adoptées. Une zone sur laquelle la synthèse spatiale et formelle se rapporte à la fondation du lieu et à la lecture des étapes historiques de parcours. L’exploitation économique dans ces contextes semble ajouter une extraordinaire profondeur à l’expérience comme sens d’adhésion complète, permettant la mémorisation d’images immédiatement reconnaissables, fruit d’un réseau d’association visuelles, émotionnelles et culturelles: les vallées, les rivières, les cascades, les crêtes, les ruines sont des élément distinctifs qui s’articulent en un système unique de persistance.


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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

L’ipotesi assunta come base di questa trattazione è che la città mediterranea costituisca un “sistema complesso adattivo” (Bertuglia, Staricco, 2000) e che la morfologia del suo spazio sia oggetto di un processo continuo, resiliente e auto organizzato di trasformazione, generato da precise interazioni biotiche che ne garantiscono la sopravvivenza. L’analisi critica della teoria della resilienza dei sistemi complessi viene adottata quale principio metodologico e concettuale per affrontare il rapporto fra caratteri di persistenza, guidati dal progetto, e fenomeni di resilienza, costituiti dal complesso di manipolazioni e usi dello spazio e del territorio da parte della popolazione, secondo una logica interna e imprevista. Si tratta di trasformazioni avvenute secondo un procedere lento degli spostamenti e degli insediamenti antropici realizzati, tra l’altro, laddove le condizioni fisico-ambientali erano più favorevoli alla vita e alla sicurezza delle popolazioni. Secondo le stesse dinamiche, la ‘seduzione’ enunciata da Schinkel diventa ancora più influente quanto più è lenta la fruizione del paesaggio, consentendo all’osservatore di interagire in maniera diretta ed emozionale nella struttura identitaria dell’ambiente naturale e antropizzato apprezzando, memorizzando e identificandosi con maggiore facilità con l’Architettura consolidata del contesto. L’analisi critica di contesti territoriali minori, di ambiti paesaggistici di pregio, di soluzioni e pratiche sostenibili consente di indagare sulle percezioni e sulle trasformazioni territoriali date dalla realizzazione di interventi mirati all’adattamento e alla convivenza con l’ambiente naturale, attraverso la valorizzazione dell’architettura degli insediamenti antropici euro-mediterranei ed effettuando, tra l’altro, un’analisi specifica sugli ‘attrattori’ principali. Una buona parte del territorio italiano è caratterizzata da un’organizzazione spaziale fondata sui ‘centri minori’, spesso di piccole dimensioni, caratterizzati sì da particolari condizioni strutturali e paesaggistiche di pregio ma che, in molti casi, garantiscono soltanto una limitata accessibilità ai servizi essenziali. Tali specificità possono essere riassunte utilizzando l’espressione ‘Aree interne’ 1 e si riconoscono in diversi fenomeni: il primo è identificato nel fatto che spesso tali aree sono significativamente distanti dai principali centri di offerta di servizi quali, ad esempio, istruzione, salute e mobilità; altro fenomeno appare quello relativo alla ampia disponibilità di importanti risorse ambientali (risorse idriche, sistemi agricoli, aree boschive, paesaggi naturali e rurali) e risorse culturali (beni archeologici, insediamenti storici, abbazie, piccoli musei, centri di mestiere); infine, in tali aree si osservano caratteristiche profondamente diversificate scaturite da dinamiche complesse dei sistemi naturali e dei lunghi processi di antropizzazione. 1 Cfr. Strategia nazionale per le Aree interne: definizione, obiettivi, strumenti e governance. Accordo di partenariato 2014-2020.


identità ed evoluzione delle aree interne e delle aree costiere • giuseppe vaccaro

Soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, questi ambiti sono stati interessati da un fenomeno di marginalizzazione scaturito, tra l’altro, da un progressivo abbandono da parte della popolazione residente e dalla riduzione dell’occupazione, oltre che da una diminuzione o, talvolta, assenza di servizi pubblici e privati. Sono stati interessati da un sistema di gestione degli interventi pubblici e privati incontrollati, guidati spesso da interessi economici e individualisti o, in altri casi, l’apporto di soggetti esterni e stakeholders è stato scoraggiato da un apporto chiuso delle comunità locali che, di fatto, hanno comunque causato una regressione dal punto di vista sociale, economico e territoriale. Parallelamente, in contrapposizione alle problematiche e alle criticità appena elencate, alcuni centri minori sono stati in grado di dare spazio a buone pratiche — a volte spontanee e provenienti dal basso grazie alle piccole comunità di pratiche — e buone politiche grazie alle quali (i) la maggior parte della popolazione è rimasta stabile e/o è cresciuta; (ii) sono state avviate politiche volontarie di cooperazione tra più Comuni2 con caratteristiche simili per la produzione, ad esempio, di servizi essenziali o per la valorizzazione e la tutela delle specificità locali (naturalistiche, paesaggistiche, enogastronomiche, folkloristiche, culturali). Dimostrando così di poter combattere un processo generale di marginalizzazione apparentemente inevitabile, oltre che evidenziare le capacità di queste aree minori di concorrere a processi di crescita e coesione. Questa positività sollecita azioni di supporto di ampio raggio, in grado di migliorare la qualità della vita delle persone senza mai sottovalutare il rapporto con l’ambiente naturale. In tal senso, ad esempio, la Strategia Nazionale per le Aree Interne, pone grande attenzione a questi aspetti definendo uno ‘sviluppo intensivo’, con l’aumento del benessere e dell’inclusione sociale di chi vive in quelle aree; uno ‘sviluppo estensivo’, con l’aumento della domanda di lavoro e dell’utilizzo del capitale territoriale. 2 Si fa riferimento, ad esempio, all’Unione dei Comuni di Sacco (SA), Valle dell’angelo (SA), Laurino (SA), Campora (SA), Felitto (SA) e Castel San Lorenzo (SA), meglio identificata come “Unione dei Comuni Alto Calore” <URL: https://www.unionealtocalore.it>, nata “con lo scopo di gestire e migliorare la qualità dei servizi erogati e delle funzioni svolte, di ottimizzare le risorse economico-finanziarie, umane e strumentali, esercita … funzioni e servizi [quali], a) Servizi Sociali; b) Protezione civile; c) Canile; d) Musei; e) Servizi Ricreativi e Culturali; f) Avvocatura; g) Mobilità - Sistema trasporti intercomunali; h) Sportello unico Informagiovani; i) Ufficio coordinamento dello sviluppo economico, sociale, ambientale, infrastrutturale del comprensorio, utilizzando tutti gli strumenti di concertazione e Partenariato Sociale Opportuno; j) Servizio informatico; k) Servizio affissioni; l) Difensore Civico; m) Nucleo di valutazione; n) Servizio di mappatura delle funzioni e dei servizi dell’Unione” (art. 2 dello Statuto). Sempre a titolo di esempio, si fa riferimento alla promozione del “Distretto rurale delle aree interne e protette” della Regione Campania, di cui si è fatto promotore il PNCVDA, che mette al centro le eccellenze locali, la biodiversità e i giovani del territorio cilentano. Sono 5 le aree territoriali aderenti ovvero, Cervati-Alburni-Sele, Cilento, Costiera Amalfitana, Picentini e Vallo di Diano. Infatti, come definito dal D.Lvo n. 228/2001, i “Distretti rurali, [sono] sistemi produttivi locali caratterizzati da un’identità storica e territoriale omogenea, derivante dall’integrazione fra attività agricole ed altre attività locali, nonché dalla produzione di beni o servizi di particolare specificità, coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali”.

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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

La Strategia riconosce quali obiettivi fondamentali quello della tutela del territorio; della valorizzazione delle risorse naturali e culturali e nel turismo sostenibile; quello dei sistemi agro-alimentari e dello sviluppo locale; del risparmio energetico e delle filiere locali di energia rinnovabile; quelli infine del saper fare e dell’artigianato delle priorità di intervento finanziabili, ad esempio, attraverso tutti i fondi comunitari disponibili (FESR, FSE, FEASR3, FEAMP) o attraverso Leggi Nazionali realizzate da Ministeri centrali, e/o realizzate dalle Regioni e Province, per la rispettiva parte di responsabilità e competenza. Anche la letteratura scientifica si concentra sul cosiddetto ‘capitale territoriale’ (culturale, cognitivo, sociale, agricolo, turistico, manifatturiero) quale misura del potenziale di sviluppo locale. In tal senso, l’attivazione anche del capitale latente può innescare processi virtuosi in termini di ‘potenziale di sviluppo economico’. Le difficoltà strutturali ed economiche che caratterizzano le aree interne si pongono di fatto in contrapposizione alla differente dimensione delle Aree costiere, riferite a tutte quelle aree prossime alla costa, che comprendono sia zone marine che zone di terraferma. In tal senso, il confine tra acque e terraferma, non è più il margine estremo degli spazi di terraferma prossimi al mare (lido e spiaggia e dunque demanio marittimo), ma si colloca al centro della fascia stessa [Camarda, 2005].

3 Si riporta integralmente quanto indicato al CAPO II — Disposizioni comuni a più misure, Art. 45 — Investimenti. “1. Qualora un investimento rischi di avere effetti negativi sull’ambiente, la decisione circa la sua ammissibilità a beneficiare del sostegno del FEASR è preceduta da una valutazione dell’impatto ambientale. Tale valutazione di impatto è effettuata conformemente alla normativa applicabile per il tipo di investimento di cui trattasi. 2. Sono ammissibili a beneficiare del sostegno FEASR unicamente le seguenti voci di spesa: a) costruzione, acquisizione, incluso il leasing, o miglioramento di beni immobili; b) acquisto o leasing di nuovi macchinari e attrezzature fino a copertura del valore di mercato del bene; c) spese generali collegate alle spese di cui alle lettere a) e b), come onorari di architetti, ingegneri e consulenti, compensi per consulenze in materia di sostenibilità ambientale ed economica, inclusi studi di fattibilità. Gli studi di fattibilità rimangono spese ammissibili anche quando, in base ai loro risultati, non sono effettuate spese a titolo delle lettere a) e b); d) i seguenti investimenti immateriali: acquisizione o sviluppo di programmi informatici e acquisizione di brevetti, licenze, diritti d’autore, marchi commerciali; e) i costi di elaborazione di piani di gestione forestale e loro equivalenti. 3. Nel caso di investimenti agricoli, l’acquisto di diritti di produzione agricola, di diritti all’aiuto, di animali, di piante annuali e la loro messa a dimora non sono ammissibili al sostegno agli investimenti. Tuttavia, in caso di ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali o eventi catastrofici ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 1, lettera b), le spese per l’acquisto di animali possono essere considerate ammissibili. 4. I beneficiari del sostegno agli investimenti possono chiedere al competente organismo pagatore il versamento di un anticipo non superiore al 50 % dell’aiuto pubblico per l’investimento se tale possibilità è prevista nel programma di sviluppo rurale. 5. Il capitale di esercizio accessorio e collegato a un nuovo investimento nel settore agricolo o forestale, che riceve il sostegno del FEASR tramite uno strumento finanziario istituito conformemente all’articolo 37 del regolamento (UE) n. 1303/2013, può essere considerato una spesa ammissibile. Tale spesa ammissibile non può essere superiore al 30 % dell’importo totale delle spese ammissibili per l’investimento. La relativa domanda deve essere debitamente motivata. 6. Per tener conto delle caratteristiche specifiche di taluni tipi di investimenti, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 90 che stabiliscono le condizioni alle quali possono essere considerate spese ammissibili altre spese connesse ai contratti di leasing, al materiale d’occasione e che specificano i tipi di infrastrutture per le energie rinnovabili che possono beneficiare di un sostegno”.


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Nel 1969, la US Commission on Marine Science, Engineering and Resources le definisce come parte di terra … influenzata dalla vicinanza al mare e quella parte di mare che viene influenzata dalla prossimità alla terra fino al punto in cui le attività umane condotte sulla terra hanno un effetto misurabile sulla chimica e sull’ecologia delle acque marine.

In ambito europeo, la European Environment Agency (2006), pone una definizione che ha il vantaggio di essere allo stesso tempo univoca e misurabile: The coastal zone is the environment resulting from the coexistence of two margins, namely, the terrestrial edge of the continent and the coastal waters as the littoral section of the shelf seas. Its terrestrial portion is defined by an area extending 10 km landwards from the coastline. Where relevant, assessment of the basic coastal zone is enhanced by comparison among the immediate coastal strip (up to 1 km), the coastal hinterland (the zone between 1 and 10 km line) and the non-coastal national territory called inland4.

Questa enunciazione sottolinea come l’area costiera rappresenti un continuum tra parte immersa e parte emersa, rendendo di per sé implicita la complessità e la variabilità dei contesti misurabili attraverso l’osservazione dello spazio e del tempo. L’area costiera è, dunque, estremamente sensibile e di rilevante valenza naturale e antropica perché fragile e vulnerabile alle pressioni su cui si concentrano interessi relativi agli aspetti ambientali, sociali, economici e di difesa. In tal senso, le aree costiere mediterranee, in quanto zone di transizione tra le aree interne e le aree marine, sono sede di delicati equilibri ambientali, di complesse dinamiche geomorfologiche ed idrogeologiche, ecologiche e sociali che connotano, di fatto, un ambito complesso entro cui si muovono le diverse discipline coinvolte. La trasformazione delle aree costiere — le stesse che ospitano alcuni degli habitat più fragili e preziosi d’Europa — è quindi frutto dell’azione naturale, prima, e dell’azione antropica, dopo, agente nell’area stessa e proveniente anche dalle aree interne. Trentinara e Capaccio-Paestum: due territori in contrappunto Racchiuso tra il mare e i monti, il territorio cilentano si è trasformato senza quasi mai contraddire la scansione orografica naturale e originaria trasmettendo, di fatto, una sensazione di concretezza spaziale figurativamente decisa sulla quale è possibile distinguere le specifiche soluzioni adottate. Un’area in cui la sintesi spaziale e formale riportano alla fondazione del luogo e alla lettura delle tappe storiche di percorrenza (Gambardella, 2009).

4 La zona costiera è l’ambiente risultante dalla coesistenza di due margini, vale a dire, il bordo terrestre del continente e le acque costiere come la sezione litoranea della piattaforma marina. La sua porzione terrestre è definita da un’area che si estende per 10 km verso entroterra dalla costa. Se pertinente, la valutazione della zona costiera di base è migliorata dal confronto tra la fascia costiera immediata (fino a 1 km), l’entroterra costiero (la zona compresa in una linea tra 1 e 10 km) e il territorio nazionale non costiero chiamato entroterra. (Traduzione a cura dell’autore).

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Trentinara, Giungano, Capaccio Veduta panoramica. Sullo sfondo il Golfo di Salerno, la penisola sorrentina e l’isola di Capri.


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Questi elementi diventano riferimenti precisi anche nell’osservazione e nell’orientamento all’interno di un contesto specifico di studio come quello delle due realtà territoriali differenti, ricadenti nell’area dell’alto Cilento: una interna, rappresentata dal piccolo Comune di Trentinara (SA), ed una costiera, ma allo stesso tempo ibrida per la sua estensione verso l’interno collinare e montano, rappresentata dalla Città di Capaccio-Paestum (SA). Si tratta di centri urbani e brani paesaggistici dove è forte il legame con il sito di appartenenza e dove è possibile individuare i diversi insediamenti: più compatti per il Comune di Trentinara5 e altrettanto compatti ma più dispersivi6 per via della dimensione territoriale differente, per la Città di Capaccio-Paestum. Ci si trova di fronte a due diverse tipologie insediative legate all’altitudine, all’orografia del sito, alle condizioni storiche e socioeconomiche. All’interno degli insediamenti è possibile leggere l’architettura di base caratterizzata da diverse configurazioni formali, materiche e costruttive. A tali costruzioni si affiancano le emergenze architettoniche — archeologiche, religiose e civili — che animano la complessità della configurazione degli insediamenti denotandone la particolare ricchezza e originalità. Ogni frammento urbano, rurale o naturale racchiude in sé un significato che appartiene alle ragioni del suo essere e del suo divenire. Lo studio ha preso in esame le relazioni che sussistono tra i due centri e, prima ancora, i caratteri che hanno influito — e influiscono tutt’ora — sulla caratterizzazione paesaggistica dei due. Si evidenzia come la singolarità degli elementi trasferisca una lettura facilitata all’interno della rappresentazione di una precisa composizione del territorio determinando forti contrasti del binomio figura-sfondo. L’unità tematica risultante viene immediatamente riconosciuta anche se in contrasto con altri elementi dello spazio urbano. In tal senso, nell’osservazione del paesaggio, potremmo dire che, dall’alto, affacciandosi da un punto specifico e panoramico, sono immediatamente percepibili le linee del mare, il carattere delle principali vie di comunicazione intorno alle quali si sviluppano piccoli o grandi nuclei urbanizzati. Si distinguono con chiarezza i crinali e i punti strategici utilizzati come insediamenti di difesa o, ancora, si distinguono le diverse modalità di intervento nell’ambiente agrario.

Trentinara ha un’estensione territoriale di 23,36 Kmq con poco più di 1.600 abitanti (2017). Capaccio-Paestum ha un’estensione territoriale pari a circa 112,02 Kmq con quasi 23.000 abitanti (2017). È costituita da n. 13 contrade: Cafasso/Borgo Nuovo, Capaccio Scalo, Capo di Fiume, Gromola/Foce Sele, Laura, Paestum, Ponte Barizzo, Rettifilo/Vannulo, Spinazzo/Varco Cilentano, Santa Venere, Seude, Torre/Licinella, Vuccolo Maiorano. Questa connotazione rende debole il riconoscimento di un vero e proprio centro urbano. 5 6


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Ebbene, ci troviamo di fronte a due tipi diversi di ‘margine’ fisico-visivo: il primo dei quali corrisponde al punto di vista dell’osservatore, e che rappresenta il confine tra due aree diverse. In particolare, nello spazio costruito di Trentinara (SA), possiamo definire il ‘belvedere’ — o i belvederi7 — come il confine tra il nucleo abitato, di chiaro impianto medievale percepibile solo dall’alto o penetrandolo attraverso le strette stradine che conducono secondo un senso labirintico ai vuoti delle piazze interne, e il paesaggio che si presenta dinanzi nella direzione del mare, ampio e definito. Il secondo ‘confine’, dalla parte opposta, è definito dal mare e dalla lunga linea di costa caratterizzata dal filtro naturale della pineta e dagli elementi di maggiore caratterizzazione. In tal senso, la preminenza spaziale può fare di un elemento un riferimento in due maniere: rendendo l’elemento visibile da parecchie località [...] o stabilendo un contrasto locale con elementi vicini, ad esempio una variazione nell’allineamento o nell’altezza. [...] Un riferimento è rafforzato, se situato in luogo ove si debbono prendere decisioni sul percorso da seguire [Ceccarelli, 2018, pp. 92-93].

Il territorio della Città di Capaccio-Paestum è interessato dalla confluenza di due Bacini idrografici che presentano una superficie complessiva di 1.718,55 km2 e comprendono 59 comuni. Il territorio pianeggiante che si estende a sinistra del Sele, ha verso Nord un confine geografico e storico nella notevole dimensione del bacino idrografico di questo fiume che, prima di giungere al mare con un’ampia foce a delta, attraversa la pianura dolcemente inclinata verso il mare con diverse anse, più approfondite nelle alte scarpate dell’argine quando sbocca in pianura e successivamente direttamente in piano, segnalate paesaggisticamente da una fitta vegetazione che ne segue il margine. La forma storicizzata della pianura è certamente legata agli attraversamenti e agli scambi avvenuti lungo questo importante corso d’acqua. Questa grande pianura si inerpica verso l’interno collegandosi al Monte Calpazio-Monte Soprano e Monte Sottano. Questa configurazione paesaggistica e orografica offre un’ampia possibilità di osservazione su più livelli altimetrici che consentono la lettura stessa del territorio scorgendo particolari differenti. Nella stessa analisi e secondo gli stessi principi di osservazione è possibile definire dei ‘fuochi strategici’ — nodi — nei quali l’osservatore può entrare perché congiunzioni di percorsi o concentrazioni di precise caratteristiche territoriali. Si fa riferimento a punti di orientamento visivi fisici come, ad esempio, il campanile di una chiesa, un’area archeologica distinguibile — come il Parco Archeologico di Paestum — un 7

Il centro urbano di Trentinara (SA) presenta diversi percorsi panoramici dislocati lungo l’estremità ovest del paese.

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intero borgo o, nel caso della fruizione lenta del paesaggio, un mulino, un ponte caratteristico, una cascata — come quella del Solofrone — o la congiunzione di sentieri tracciati e configurati secondo necessità specifiche nel corso dei secoli, vivi nella memoria della popolazione locale. I nodi, quindi, diventano precisi riferimenti singolari arricchiti anche da significati unici, forti e identificabili che aiutano l’osservatore ad orientarsi. Tali elementi sono tanto più noti quanto più forte è la familiarità dell’osservatore con ciò che lo circonda. Questi, insieme ad altri dettagli addizionali, contribuiscono spesso a definire il senso di prossimità alla destinazione e agli obiettivi intermedi. In tal senso, ad esempio, il caso studio preso in esame riguarda il tragitto segnato negli anni che da Capaccio Paese conduce a Trentinara sormontando la valle del fiume Solofrone. Da esso sono evidenti alcune architetture legate agli insediamenti pastorali e delimitazioni in pietra erette a protezione dei propri fondi agricoli, così come delle particolari colorazioni delle terre che consentono di calcolare approssimativamente il tempo di percorrenza rimanente per giungere alla meta. Man mano che ci si avvicina all’urbe di Trentinara, si scorgono e si attraversano altri elementi come il piccolo ponte in pietra medievale, i ruderi di antichi mulini ad acqua e gli incroci dei sentieri della tradizione, che scandiscono la lentezza della continua interrelazione spazio-temporale. L’osservatore riesce, di fatto, a “percepire il complesso degli elementi e dello spazio come un tutto, le cui parti sono interdipendenti e relativamente fissate nelle loro reciproche relazioni” (Ceccarelli, 2018, p. 96). La fruizione in questi contesti sembra aggiungere una straordinaria profondità dell’esperienza in un senso di adesione completa, consentendo di memorizzare delle immagini immediatamente riconoscibili, frutto di una rete di associazioni visive, emozionali e culturali: le valli, il fiume, la cascata, le creste, i ruderi sono elementi distinti e distintivi che si compongono in un sistema unico di persistenza. Guidati dalla struttura geologica delle caratteristiche naturali, gli uomini hanno raggiunto un delicato e visibile adattamento nelle loro iniziative. Il tutto è un paesaggio unico, eppure ogni parte può essere distinta da quella adiacente [Ceccarelli, 2018, p. 105].

Questi percorsi rappresentano quindi il ‘telaio dell’immagine urbana’ in grado di ‘ordinare l’insieme’ secondo canoni evolutivi condizionati dalle variabili e dalle variazioni sociali, ambientali ed economiche. La ricostruzione degli elementi territoriali, insediativi e antropici di due contesti differenti tra loro: da un lato gli spazi rurali, agricoli e montani del piccolo Comune di


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Trentinara, dall’altro il territorio del Comune di Capaccio-Paestum che si estende dal mare fino alla montagna e che, per vastità di territorio e insediamenti stratificati, presenta differenti condizioni di urbanizzazione e di utilizzo del territorio stesso, entrambi denotano una diversità territoriale che rappresenta una variabile ambientale, in grado di generare diversi e originali modelli geografico-economici competitivi, policentrici, sostenibili e cooperativi (Prezioso, 2016, pp. 55-57). Pertanto, lo sviluppo della filiera integrata per la tutela e la valorizzazione di questi ambiti, richiede certamente delle azioni in grado di trovare un corretto equilibrio tra l’esigenza di consentire la fruizione delle risorse naturali e ambientali al maggior numero di persone possibile, e di dotare il territorio delle necessarie infrastrutture con grande attenzione alla tutela per evitare il perpetuarsi di processi di degrado con distruzione delle risorse paesaggistiche e ambientali (Fera, Ziparo, 2014). Le potenzialità delle aree costiere possono essere coniugate con quelle delle aree interne (rurali e montane) al fine di integrare e sostenere, ad esempio, i redditi agricoli e, al contempo, di contribuire allo sviluppo della filiera turistica sostenendo la domanda di prodotti di qualità. Il settore turistico può infatti rappresentare — e rappresenta — un incentivo per la valorizzazione del patrimonio sia naturalistico che storico-identitario. In definitiva, le nuove possibili soluzioni da adottare per rendere più produttive queste aree, in un’ottica europea di una più efficiente collaborazione urbano-rurale, passano attraverso scelte che rendano compatibili sviluppo, salvaguardia del territorio e forme di utilizzo del patrimonio naturale e culturale; tali scelte mirano a raggiungere tre obiettivi principali: la tutela del territorio e la sicurezza degli abitanti quali curatori e tutori del territorio stesso; la promozione della diversità naturale e culturale favorendo forme di collaborazione comunali e sovracomunali; il rilancio di occasioni di sviluppo e lavoro attraverso l’uso di risorse potenziali non ancora utilizzate (Coronato, 2016, pp. 53-59).

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Identité et évolution des zones in-ternes et des zones côtières. Trentinara et Capaccio-Paestum La caractérisation de l’habitat du parc du Cilent nous pousse à faire une analyse spécifique liée aux potentialités et aux difficultés des zones internes par opposition aux zones côtières. Cette réflexion se concrétise à travers une analyse critique de deux contextes situés dans la zone du haut Cilent: Trentinara (zone interne) et Capaccio-Pastum (zone côtière). L’hypothèse prise en considération à la base de cette étude est que la ville méditerranéenne constitue un “système complexe adaptable” (Bertuglia, Starico, 2000) et que la morphologie de son espace est l’objet d’un processus continu, résilient et auto-organisé de transformation, généré par des interactions biotiques précises qui en garantissent la survie. En particulier, l’analyse critique de contextes territoriaux mineurs, d’environnements paysagers de valeur, de solutions et de pratiques durables, nous permet d’enquêter sur les perceptions et sur les transformations territoriales résultant de la réalisation de projets visant à l’adaptation et à la coexistence avec l’environnement naturel par la mise en valeur de l’architecture des structures anthropiques euro-méditerranéennes et en effectuant, entre autres, une analyse spécifique sur les principaux facteurs d’attraction. Dans ce scenario, les environnements territoriaux mineurs sont intéressés par un phénomène de marginalisation issu entre autres d’un abandon progressif de la part des populations résidentes et de la diminution ou quelques fois de l’absence de services publics ou privés. Ils ont été caractérisés quelques fois par un système de gestion des interventions publiques et/ou privées incontrôlées, guidées souvent par les intérêts économiques, individualistes ou dans d’autres cas les contributions de sujets externes et de partenaires économiques ont été fortement découragés par les contributions exclusives de la communauté locale qui en effet ont causé une régression du point de vue social économique et territorial. Les difficultés structurelles et économiques qui caractérisent les zones internes s’opposent en effet à la dimension différente des zones côtières, c’est à dire à toutes les zones situées à proximité de la côte, incluant autant les zones maritimes que les zones de terre ferme. Enclavé entre la mer et les montagnes, le territoire Cilent s’est transformé sans presque jamais contredire la scansion orographique naturelle originale transmettant en outre une sensation de concrétisation spatiale figurativement précise sur laquelle il est possible de repérer les solutions spécifiques adoptées. Une zone sur laquelle la synthèse spatiale et formelle se rapporte à la fondation du lieu et à la lecture des étapes historiques de parcours. L’exploitation économique dans ces contextes semble ajouter une extraordinaire profondeur à l’expérience comme sens d’adhésion complète, permettant la mémorisation d’images immédiatement reconnaissables, fruit d’un réseau d’association visuelles, émotionnelles et culturelles: les vallées, les rivières, les cascades, les crêtes, les ruines sont des élément distinctifs qui s’articulent en un système unique de persistance.


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Le vie di comunicazione della storia e della tradizione, gli episodi edilizi rurali che punteggiano il paesaggio (dalle chiese rupestri ai piccoli ripari della pastorizia, dai mulini agli impianti di difesa del territorio) denotano la complessità dell’ambiente costruito, scaturito dalle trasformazioni indotte dalla società contadina nel paesaggio naturale, in una logica di antropizzazione che struttura un legame continuo e interattivo tra tipo edilizio e luogo. Ad esempio, i paesaggi storici sono legati all’impiego di pratiche e tecniche tradizionali, caratterizzate da un ridotto impiego di energie sussidiarie esterne e sono associati ad alti livelli di biodiversità. Si pensi ai recinti costruiti in pietra per determinare le aree per il bestiame o le piccole abitazioni rurali sulle vie della transumanza. Nel Cilento, i materiali impiegati nelle costruzioni hanno un forte carattere bioregionalista: sono infatti quelli ritrovati in situ perché presenti sul posto e costituenti il suolo, o perché trascinati da corsi d’acqua a valle fino alla pianura. Basta infatti osservare gli impianti edilizi rurali i cui colori delle murature a vista li mimetizzano con l’ambiente circostante, talvolta riprendendone le sfumature e i toni. In tal senso, precisare il punto di vista tipologico significa promuoverne il valore di strumento conoscitivo che governa le trasformazioni del paesaggio. La corrispondenza tra “oggetti dell’abitare” e “tipi edilizi” avviene più che mai in maniera implicita in questo particolare campo del costruito, mentre scelte convalidate e interpretazioni a posteriori rileggono le vocazioni e identificano soluzioni formali con connotazioni nitide, precise, quasi elementari nella struttura, misura dell’evoluzione del paesaggio e dei significati che l’umanizzazione dei paesaggi guadagna attraverso l’abitare [Stroffolino, 2016, p. 915].

Approfondire la conoscenza dei luoghi è un’azione fondamentale da intraprendere “perché la più primitiva” (Buscema, Pieri, 2004, p. 27) ed è quindi necessario utilizzarla al meglio, condividerla ed essere in grado di acquisirne di nuova, attraverso il suo manifestarsi. Nella sua accezione non univoca, dovremmo riuscire a costruire dei modelli mentali esplicativi della realtà (conoscenza fondamentale o conoscenza tout court); cogliere e analizzare il bagaglio di tecniche e saperi che supportano l’individuo o la collettività nell’eventuale e possibile modifica del mondo che li circonda (conoscenza applicata). Una conoscenza tacita che, al di fuori di qualunque equivoco non differisce dal sapere pratico o da una conoscenza esplicita legata maggiormente al sapere teorico1. Alla fine, non avremo un risultato finale, bensì solo una successione continua di fasi (Lynch, 1964). 1 Per un approfondimento puntuale sulle modalità di apprendimento della conoscenza si rimanda a BUSCEMA, M., PIERI, G., Ricerca scientifica e innovazione. Le parole chiave. Rubettino Scientifica. Catanzaro, 2004. Pag. 29 e ss. Inoltre, per un approfondimento sulle modalità di applicazione e trasferimento della conoscenza tacita ed esplicita si rimanda a DELL’ANNO, D., La conoscenza dall’università all’impresa. Processi di trasferimento tecnologico e sviluppo locale. Carocci Editore, Roma 2010. Pag. 31 e ss.


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L’operazione di lettura consisterà, quindi, nel lasciarsi interrogare da ciò che si vede attraverso un’attività di sopralluogo e scoperta, cercando di cogliere il discorso sotteso a quanto ci appare alla vista. Gli interrogativi da porsi sono riferiti, in particolare, alla composizione e ai caratteri principali del paesaggio, ai processi che ne hanno determinato le trasformazioni, alle emozioni e ai significati che trasmette, alle possibili trasformazioni future se percepibili. Parallelamente le fonti bibliografiche e iconografiche, le testimonianze dei cultori e custodi delle tradizioni locali contribuiscono ad accrescere la conoscenza di quel contesto specifico, cogliendone finanche le esigenze e le potenzialità. Alla fine, sarà possibile configurare un quadro chiaro di conoscenza che restituisce la rappresentazione dell’essere del paesaggio e degli individui che lo occupano, attraverso il riconoscimento di percorsi principali che si intrecciano fisicamente e idealmente, secondo legami socioeconomici trasversali. I diversi elementi vengono analizzati secondo una visione semantica nell’insieme scandita da una lettura denotativa2 e, successivamente, connotativa3 al fine di cogliere l’unicità di ciascun contesto. Uno sguardo che va a fondo e non si ferma a ciò che resta in superficie ma approfondisce i dettagli e tenta di dare un quadro specifico identitario (Castiglioni, 2012, pp. 51-65). In questa ottica, la disciplina dell’architettura contribuisce a pianificare, organizzare e generare la ricchezza di un territorio, oltre che a restituire una percezione puntuale, emozionante e ragionata di porzioni di paesaggio e di centri minori (costieri e interni), di contesti rurali e periurbani che, attraverso la stratificazione dell’azione antropica, determinano dei precisi canoni di riconoscibilità e appartenenza. Tale riconoscibilità è rintracciabile nella cultura e le sue immagini, nelle sue conquiste e nel suo naturale progredire. È in questa auspicata continuità culturale della civiltà locale che è possibile trarre ispirazione per nuovi interventi, nuove configurazioni spaziali, nuove e valide strategie di valorizzazione, aggiungendo o sottraendo a ciò che già esiste. Interpretare e reinterpretare gli archetipi ed il loro interrelarsi, testimoniare il modo con il quale si sono mostrati, la permanenza della loro positività, del loro valore storico, della loro attualità apportando piccole variazioni, per adattamenti locali, particolari, esplicitando anche nuove e fino ad allora nascoste valenze, nuove espressività possibili; in breve è naturale ricomporre i modelli in una operazione di risemantizzazione continua [Schiaretti, 1991, p. 13].

2 Con questo termine si intende un’analisi oggettiva che tiene conto dei ‘contenuti del segno’ ovvero, un’analisi degli elementi fisicamente percepibili nell’immagine generale del contesto. 3 Si individuano i significati che ‘il segno e i suoi elementi’ assumono nel contesto culturale, sociale e simbolico tenendo conto degli schemi culturali, dei valori, delle associazioni simboliche, delle proiezioni nel vissuto personale e/o sociale.

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Ai fini della tutela e della riqualificazione del patrimonio rurale, naturale-paesaggistico e storico-culturale, è importante approvare un pensiero condiviso, collaborativo, programmato e diffuso, al fine di definire strumenti coordinati di lavoro, di comunicazione, di promozione e di attività con obiettivi prefissati e approvati univocamente. Vengono, quindi, definite le attività operative mirate alla promozione e alla valorizzazione delle ‘vie della tradizione’ e alla promozione ‘creativa’ del patrimonio naturale e antropico. L’esplicitazione e la realizzazione delle attività richiede una progettualità attenta, ragionata, allargata, flessibile e di lungo periodo che si direzioni secondo precise e condivise linee guida. È riconosciuto come “l’importanza strategica del progetto di paesaggio per uno sviluppo condiviso, equo e sostenibile”4 sia uno strumento per diffondere la cultura delle trasformazioni possibili, con il fine ultimo di tutelare, valorizzare, riqualificare, trasformare il paesaggio stesso e per poter dare risposte ad una serie di aspettative che in esso ricadono (Morelli, 2017, p. 13-14). Infatti, […] attraverso la messa a punto di una strategia di analisi del territorio, formulata coinvolgendo molteplici figure professionali locali ed esterne, [è possibile elaborare una vision ragionata di trasformazione territoriale, secondo un’ottica integrata con le altre realtà locali e sovracomunali, indirizzando le decisioni e le strategie verso la valorizzazione delle potenzialità, della sua conservazione e rivitalizzazione]. Attraverso la valorizzazione delle eccellenze storiche e ambientali, […], ma soprattutto attraverso una rinascita culturale che lo ridefinisca quale luogo della quotidianità per nuove e vecchie generazioni [Cobino, 2019, p.7].

Questa immagine trova fondamento nella configurazione possibile di un progetto condiviso con e dalle comunità, abbattendo le complicanze burocratiche e i rallentamenti taciti, rimettendo in gioco il territorio nella sua dimensione fisica, funzionale e, soprattutto, nelle relazioni con chi ci abita e con chi ci vuole vivere seppur per brevi periodi. In merito a quest’ultimo punto, in un intervento mirato alla valorizzazione e alla fruizione del paesaggio non si può prescindere dal considerare le possibili distorsioni che possono scaturire da un carico turistico consistente che possa, tra l’altro, influenzare negativamente gli equilibri sociali e ambientali di un preciso contesto rurale. In tal senso, ad esempio, la valutazione e l’ottimizzazione dell’intermodalità, attraverso l’individuazione di aree di parcheggio, aree di sosta e transito di mezzi pubblici e privati. Il miglioramento dell’accessibilità ai contesti naturalistici oltre che a contesti urbani particolarmente disagiati: nel Cilento, infatti, non è difficile imbattersi in borghi arroccati la cui fruizione facilitata viene interdetta a un’utenza allargata, data dalla presenza di scale, 4 Il concetto è stato ribadito anche dal Manifesto per il progetto di paesaggio, redatto in occasione del 53°congresso mondiale di IFLA organizzato da AIAPP e tenuto nel 2016 a Torino. cfr. A.I.A.P.P. — Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, <URL: www.aiapp.net>.


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strettoie, salite e discese. L’accessibilità può essere migliorata anche attraverso l’affermazione di una comunicazione chiara, determinata da una segnaletica codificata e coordinata, direzionale e tematica5, strutturata secondo i principi dell’Universal design. Quindi, indirizzare e gestire i flussi turistici affinché non si creino interferenze con i luoghi e con i loro abitanti radicati. Tutto quanto premesso sostiene appieno l’avvio di attività mirate e complesse di promozione e valorizzazione dei paesaggi rurali e del territorio tutto, atte a favorire lo sviluppo di un turismo a partire, ad esempio, dalla manutenzione e la valorizzazione della rete sentieristica principale e di collegamento storico con le municipalità confinanti. Il tutto, sostenuto e promosso dalla presenza di elementi puntuali per l’osservazione e la fruizione fisico-visiva del paesaggio, in una visione di sviluppo sostenibile. Questo esercizio di previsione esplorativa, di ‘costruzione di scenari’, richiede in primo luogo l’identificazione dei confini generali e tematici in cui muoversi, di attività necessarie all’affermazione del concetto e alla ripetibilità dell’esperienza. È possibile infatti valorizzare porzioni strategiche del territorio cilentano, attraverso l’esaltazione delle sue peculiarità e del patrimonio naturalistico, rurale e storico, archeologico e architettonico. Per concretizzare un risultato siffatto è necessario avviare precise attività, quali: 1. la protezione e la conservazione del patrimonio geologico e biologico; 2. il miglioramento e l’incentivazione delle attività di salvaguardia del territorio attraverso il facile monitoraggio ambientale, la prevenzione incendi e la riduzione dell’inquinamento; 3. la valorizzazione delle attività escursionistiche, favorendo, anche, attività collaterali che accompagneranno i visitatori nella ‘visita culturale diffusa’ (mostre fotografiche, didattica, workshop, musica, ecc.); 4. l’educazione al rispetto della cultura locale al fine di stimolare sia nel turista che nella cittadinanza attiva la consapevolezza del territorio come patrimonio da tutelare e preservare; 5. la promozione del territorio anche attraverso l’ausilio delle tecnologie e dei canali mediatici, quale volano di sviluppo e di promozione turistico-culturale; 6. la creazione di una rete che possa interfacciare le aziende locali e i loro prodotti legati alla tradizione, con partner nazionali ed esteri, al fine di instaurare collaborazioni e favorire un incremento del reddito locale delle piccole realtà rurali; 7. il miglioramento e la facilitazione degli spostamenti sul territorio; 8. la destagionalizzazione dei flussi turistici, in modo da favorire non solo l’economia di un settore che si concentra in pochi mesi, ma anche per contrastare il fenomeno di desertificazione sociale dovuto allo spopolamento dei piccoli centri urbani; 5 In tal senso, si fa riferimento alla necessità di adeguare la comunicazione e la segnaletica a elementi già riconosciuti a livello nazionale ed europeo, strutturata ad esempio secondo gli indirizzi dettati dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Regione Campania, spesso in accordo con la già consolidata modalità di comunicazione della FIE — Federazione Italiana Escursionismo e del CAI — Club Alpino Italiano.

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9. l’attrazione di importanti flussi turistici dall’estero, in un settore di mercato differente dagli abituali circuiti turistici per le aree interne, attraverso un Turismo responsabile e sostenibile per gli appassionati ed amanti dell’ambiente; 10.l’interscambio artistico—culturale tra le varie delegazioni europee ed italiane volte alla conoscenza dei luoghi del Cilento, per favorire la tolleranza e l’integrazione tra culture diverse. In particolare, per le aree interne, le nuove possibili soluzioni da adottare, per renderle più produttive nell’ottica europea di una più efficiente collaborazione tra città e aree rurali, passano attraverso scelte che rendono compatibili sviluppo e salvaguardia del territorio con forme di utilizzo del patrimonio naturale e culturale replicabili, scalabili e flessibili, crescendo e modernizzandosi senza mai smarrire le proprie tradizionali identità (Prezioso, 2016). Questo approccio innovativo è supportato dalla programmazione europea 2020 e dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Sociale (DPS), attraverso il riconoscimento delle “aree interne quali possibili luoghi di investimento in cui la prospettiva di sviluppo non può prescindere da visioni e scenari territoriali di lungo periodo” (Coronato, 2016). In tal senso, è necessario combinare i nuovi strumenti finanziari che l’Unione Europea mette a disposizione degli Stati membri. Infatti, oltre agli strumenti già illustrati nel secondo capitolo, è possibile far riferimento agli Investimenti Integrati Territoriali (ITI)6, attraverso la formazione di Gruppi di Azione Locale (GAL)7 coinvolti nella definizione del Local Action Plan (LAP)8 definiti in un’ottica chiara e preliminare di mantenimento del senso di identità territoriale. 6 A dicembre 2013, il Consiglio dell’Unione europea ha formalmente adottato le nuove normative e le leggi che regolano il ciclo di investimenti effettuati nell’ambito della Politica di coesione dell’UE per il periodo 20142020. Tale approccio multidimensionale può determinare un superamento dei tradizionali limiti amministrativi e può coinvolgere maggiormente i diversi livelli di governo a collaborare e coordinare le azioni da intraprendere per raggiungere obiettivi comuni. In particolare, il regolamento ‘disposizioni comuni’ ha introdotto nuovi strumenti di integrazione che possono essere utilizzati nell›attuazione di strategie territoriali sul campo, mettendo in relazione gli obiettivi tematici individuati negli Accordi di partenariato, nei “Programmi operativi e in ambito territoriale: sviluppo locale di tipo partecipativo” (articoli da 32 a 35 del regolamento “disposizioni comuni”) e “Investimenti territoriali integrati” (articolo 36 del regolamento “disposizioni comuni”). 7 Il G.A.L. è in genere una società consortile, composta da più soggetti partner, sia pubblici che privati (Comuni, sindacati, imprese, liberi professionisti, associazioni di imprenditori). Ha l’obbiettivo di programmare, favorire e incentivare lo sviluppo nei territori rurali, attraverso l’impiego dei Fondi Strutturali Europei come il FEASR — Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale. 8 Il Local Action Plan è un programma di azioni concrete volte a migliorare le condizioni del territorio e la qualità della vita dei cittadini, a cui aderiscono i vari soggetti, pubblici e privati. Il Piano di Azione Locale è un documento finalizzato ad identificare e programmare le azioni necessarie per dare concreta attuazione agli obiettivi di sviluppo sostenibile identificati, si realizza attraverso un processo di partecipazione che prevede il coinvolgimento dei cittadini e della comunità locale nella definizione dei problemi, degli obiettivi, degli strumenti e delle azioni per attuare le politiche di sostenibilità.


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Questo studio definisce una linea di ricerca precisa nell’ottica del rispetto delle caratteristiche ambientali e antropiche, specifiche del contesto locale mediterraneo. A partire dall’osservazione e dalla conoscenza approfondita del luogo è possibile infatti operare una rappresentazione ragionata dell’architettura legata, ad esempio, ad evidenziare le peculiarità del territorio in un’ottica di promozione e valorizzazione del territorio tutto, per favorire un processo di sensibilizzazione e appartenenza al luogo. Infatti, la conoscenza approfondita del contesto porta ad avere una maggiore sensibilità nell’operare verso il raggiungimento e il mantenimento di una qualità identitaria singolare e continua in cui, ad esempio, la facciata di un edificio, i dettagli costruttivi e figurativi, la vegetazione, lo skyline che si configura e la forza dei nodi e dei percorsi, concorrono a restituire una morfologia dinamica dello spazio facilmente riconoscibile e archiviabile nella memoria del fruitore. Quindi, si predilige la volontà di unire paesaggio e passato, cultura e tradizione, in una visione d’insieme rispettosa e coerente affinché il tutto assuma una valenza concreta ai fini di una valorizzazione e comunicazione efficaci, continuative e innovative. Si tratta di realizzare azioni sperimentali e dimostrative, comparate e calibrate sui caratteri e sui problemi dei territori rurali contemporanei distinti — ad esempio Trentinara e Capaccio-Paestum — di cui si indaga il difforme intreccio tra economie, ecologie e pratiche dell’abitare, prefigurandone alcune strategie di trasformazione. Si ritiene, pertanto, fondamentale favorire occasioni di continuità storico-territoriale e socioculturale delle aree rurali a partire, appunto, dal miglioramento delle cosiddette ‘vie della tradizione’, interne ed esterne al contesto antropizzato. Sostenere i cosiddetti ‘Vettori di Sostenibilità’ e la ‘conoscenza comune’ (Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, 2017) attraverso il miglioramento della conoscenza sugli ecosistemi naturali e sui servizi ecosistemici; della conoscenza sullo stato qualitativo e quantitativo e sugli usi delle risorse naturali, culturali e dei paesaggi; attraverso lo sviluppo di un sistema integrato di conoscenze per formulare e valutare le politiche di sviluppo e, infine, garantendo la disponibilità, l’accesso e la messa in rete dei dati e delle informazioni. Tutte queste azioni concorrono, di fatto, alla definizione di un “unico distretto culturale e turistico diffuso”, attraverso la promozione ‘creativa’ del patrimonio culturale ‘stratificato’ — tangibile ed intangibile — nonché attraverso la realizzazione di “nuove interpretazioni compatibili e competitive della cultura e del paesaggio” (PSR Campania 2014-2020).

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agite come se la vita umana non avesse fine e fate piani che guardino al futuro. soltanto cosĂŹ vi sentirete responsabili senza limiti di tempo ed il fatto che voi possiate o no vederne i risultati non dovrĂ mai sfiorare il vostro pensiero Walter Gropius


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Solutions techniques éco-durables pour vivre le territoire naturel Travailler sur et dans le paysage de la zone cilentana signifie agir sur des lieux fortement influencés par le rapport à la nature et caractérisés par une relation intense entre le paysage et l’architecture qui s’y développent, lieux extrêmement ouverts qui respirent. Lieux fruits d’un vécu et d’un processus de stratification sédimenté dans lesquels se succèdent les moments de génération et les moments de conquête du savoir. De la même manière, il sera possible d’activer une recombinaison intelligente de connaissances existantes qui dépendent de la capacité et de la rapidité à développer en temps rapide des décisions qui ne mettent pas en danger la qualité du travail et les équilibres du territoire. A travers le traitement d’un cas d’étude concret, on peut représenter une méthode technico-scientifique pour la conception et la réalisation d’infrastructures pour l’exploitation du paysage, harmonieusement intégrée dans le territoire selon l’étude bioclimatique, géomorphologique et matérielle. Tout en travaillant sur les tracés non linéaires et sur les formes irrégulières, et en s’inspirant des visions paysagistes qui s’ouvrent sur plusieurs fronts et sur plusieurs aspects du territoire, les exercices conceptuels ont permis d’expérimenter de nouvelles approches et de trouver de nouvelles solutions architectoniques adaptées aux formules conceptuelles respectives, tout en développant aussi de manière autonome un lien de cohérence entre les solutions créatives et le projet pendant son propre moment de réalisation sans jamais perdre de vue la concrétisation de la durabilité environnementale sociale et économique. Le projet-pilote est mis en place dans la commune de Trentinara (SA) dont le territoire principalement montueux et collinaire, avec vue sur la mer, est caractérisé par divers points de vue physiques qui permettent une observation ponctuelle et immersive du territoire même. La caractérisation physique, sociale et de l’habitat a rendu possible — et rend possible — la préservation de la biodiversité naturelle en en récupérant les valeurs historiques, en renforçant le rapport harmonieux entre l’homme, l’environnement, le territoire et la production. En ce sens, la réalisation de parcours et/ou de sentiers didactiques et interprétatifs avec une individualisation de petits espaces d’arrêts, et de point panoramiques accompagnés par la mise en place d’équipements de service, permettent au bénéficiaire de parcourir les itinéraires de la tradition facilement et en toute prise de conscience. D’autres facteurs d’attractivité territoriale sont représentés, par exemple, par la réalisation d’une zipline (Cilentoinvolo) longue de 1,5 km et d’une skywalk surplombant le vide sur une longueur environ de 15 mètres. Ces projets qui servent de toile de fond à des évènements thématiques, soulignent l’amplitude de vue des sujets qui font participer en effet toute l’économie locale et extra-locale. En ce sens, les choix stratégiques tendent à l’amélioration et la promotion du ‘patrimoine vert’ et du ‘patrimoine rural’ dans une optique de protection et de mise en valeur. Unir le paysage et le passé, la culture et la tradition, en une vision d’ensemble respectueuse et cohérente afin que le tout puisse assumer une valeur concrète de valorisation et de communication efficace continue et innovante.


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Lavorare sul e nel paesaggio dell’area cilentana significa agire su luoghi fortemente influenzati dal rapporto con la natura e caratterizzati da una intensa relazione tra il paesaggio e l’architettura che vi si sviluppa, luoghi estremamente aperti, che respirano. Luoghi frutto di un vissuto e di un processo di stratificazione sedimentato in cui si susseguono momenti di generazione (cioè conoscere) e momenti di conquista del sapere. Luoghi caratterizzati dalla cosiddetta ‘civiltà della conoscenza’ di cui parla Lanzavecchia (2002), sottolineando come la ‘conoscenza’ (nelle sue varie accezioni) e la ‘creatività’, per cui la formazione del capitale umano e sociale rappresenta l’investimento più forte per produrre valore, rispondere alle sfide della competizione globale e avviare processi di economia cognitiva1, caratterizzino i beni prodotti essenzialmente attraverso la loro parte immateriale. Un ambito, quello appena descritto, in cui la conoscenza diventa una ‘fonte’ a disposizione degli attori interessati e dei portatori di interesse, guidandoli verso il ‘conoscere’, supportandoli e orientandoli nelle azioni sociali, economiche e culturali condizionate, laddove prevalga la paura al cambiamento, dalle pratiche tradizionali locali. Inoltre, grazie all’apporto della ‘intelligenza’ insita nella conoscenza stessa (Vespasiano, 2006), viene rafforzata l’interazione con il mondo presupponendo uno sconvolgimento di un ordine designato e una propensione al rischio che potrebbe avere, nella peggiore delle ipotesi, una conclusione fallimentare. In tal senso, accogliendo in pieno la definizione di Schumpeter secondo la quale l’innovazione è un evento ad esito incerto: può essere compresa solo ex-post e l’innovatore non conosce con precisione nemmeno le probabilità relative ai possibili risultati della sua attività [Schumpeter, 2000],

è possibile favorire la combinazione tra l’invenzione — intesa come ‘soluzione’ nuova, non ancora realizzata tecnicamente e materialmente — e lo sfruttamento economico della stessa. Allo stesso modo sarà possibile attivare una ricombinazione intelligente di conoscenze esistenti che dipendono dalla capacità e dalla velocità di sviluppare in tempi rapidi decisioni che non mettano a rischio la qualità del lavoro e gli equilibri del territorio. Qual è l’apporto che l’architettura può dare nella definizione di modelli scientifici per la realizzazione di azioni volte alla tutela, alla valorizzazione e alla fruizione dei contesti

1 Con il termine ‘economia cognitiva’ si identifica un processo di produzione del valore generato attraverso le conoscenze o di produzione di conoscenza generata dalla conoscenza stessa. In questo contesto i cosiddetti knowledge workers (per qualsiasi ruolo sociale/professionale che svolgono) rappresentano una risorsa cognitiva ‘apprezzata’ unicamente per le competenze distintive apportate ai processi di sviluppo di un bene. Questi attori si distinguono, inoltre, per la capacità di lavorare all’interno delle cosiddette ‘comunità di pratiche’ caratterizzate da un impegno comune e reciproco e un repertorio di know-how condiviso.


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naturali e rurali di pregio? In che rapporto essa deve porsi nei confronti dell’ambiente, del paesaggio, della sostenibilità? Quali sono i vantaggi economico-sociali e ambientali derivanti dalla messa in atto di best practices? Questi sono alcuni quesiti la cui comune soluzione è individuabile nella possibilità di configurare traiettorie con le quali dirigere il processo di innovazione, contaminato, tra l’altro, dalla cultura — intesa come l’insieme dei saperi e del modus vivendi di un dato territorio — dalla creatività, dalle competenze e dalle capacità progettuali, organizzando dal basso, autonomamente e spontaneamente, una comunità di creativi, formatori e imprenditori in grado di produrre nuove conoscenze e nuove identità. Quindi favorire la messa in pratica del ‘sapere’ in quanto frutto di un processo accumulativo tra individui facenti parte di una società attiva che consente loro di partecipare alla costruzione di output culturali, sociali, logici e ideologici, attraverso la combinazione di elementi differenti quali l’esperienza, i valori, le informazioni contestuali e le competenze specialistiche. Dunque, il tema progettuale suggerisce una riflessione necessaria sull’attualità del rapporto tra natura e architettura e sul modo in cui questa relazione si possa coniugare con un’architettura contemporanea che sia, al tempo stesso, affine alla natura dei luoghi e coerente con un’ottica di sviluppo sostenibile. Su questa riflessione si sviluppa la linea critico-sperimentale rappresentata in questo capitolo attraverso la presentazione di alcuni progetti realizzati e in corso di realizzazione nell’ambito territoriale di Trentinara. I progetti esprimono e sollecitano una riflessione sul rapporto con il paesaggio, sia sulla grande scala che alla scala del piccolo intervento, non solo guardando ai processi naturali come dei processi virtuosi a cui ispirarsi, ma riflettendo e giocando con le loro forme e il loro presentarsi alla vista, per l’elaborazione delle soluzioni progettuali. Si tratta, certo, di individuare soluzioni che eludano da un approccio esibizionista e globalista, costituite da immagini provvisoriamente originali e volontariamente indipendenti da ogni proposta critica sullo stato degli insediamenti e dalle reali necessità collettive (Gambaro, 2019, p. 20). Lavorando su tracciati non-lineari e su forme irregolari, facendosi ispirare dalle visioni paesaggistiche che si aprono su più fronti e su più punti del territorio, gli esercizi progettuali hanno consentito di sperimentare nuovi approcci e di ricercare soluzioni architettoniche adeguate alle rispettive formule progettuali, sviluppando anche autonomamente un nesso di consequenzialità tra le soluzioni creative e il progetto nel proprio momento realizzativo, senza mai perdere di vista la concretizzazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. I temi dello sviluppo sostenibile ritengono che il luogo delle ricerche debba rappresentare il punto di partenza per le scelte di campo e per le metodologie di attuazione [infatti], a partire dallo

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spirito che alita nelle regioni lambite dal Mediterraneo, si sono riconosciuti nel tempo molti aspetti culturali comuni che, confermati dalle nuove forme del pensiero meridiano, si declinano dal punto di vista sociale nei temi del vicinato, della solidarietà, della lentezza, dello scambio di confine […] [Francese, Califano, 2010, p. 117].

Le finalità principali riferite a quanto in premessa, sono volte in primis alla tutela e alla valorizzazione della rete sentieristica interna, di collegamento anche sovracomunale i quali, nella storia, hanno rappresentato utili e frequentate vie di comunicazione e di approvvigionamento della materia (cibo, prodotti, ecc.) e della fede oltre che quelle della transumanza per lo spostamento del bestiame da un pascolo all’altro. Si riferiscono inoltre alla volontà di implementare il flusso turistico del territorio anche attraverso il miglioramento delle iniziative socioculturali di forte attrazione, delle strutture ricettive (esercizi turistici, commerciali, aziende agricole) e infine attraverso la definizione e la fruizione di punti panoramici strategici sia per l’osservazione del territorio tutto, che per incrementare l’attrattività stessa del luogo. Infatti, la possibilità di favorire occasioni di scoperta e conoscenza lenta del territorio consente una visita stimolata e stimolante per il turista/visitatore curioso e attento. In tal senso, di fatto, le scelte strategiche tendono a migliorare e promuovere il patrimonio rurale in un’ottica di condivisione diffusa, conforme a quanto più volte sollecitato a livello regionale, nazionale ed europeo. Sono richieste, infatti, soluzioni progettuali innovative e sostenibili che generino degli spazi flessibili e adattabili nel tempo, che sappiano integrare le necessità più legate al benessere psico-fisico che alle attività ludiche, che siano reversibili e in equilibrio con l’ambito socio-culturale e paesaggistico in cui si inseriscono. Lo spazio urbano e lo spazio naturale assumono quindi una certa rilevanza nel momento in cui si realizza una continua successione di relazioni — private, pubbliche, politiche, sociali — con la consapevolezza di operare, anche, nella direzione del soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti e di quelle future (ONU, 2015). Non è possibile, inoltre, non considerare il rapido emergere di nuove tecnologie e la crescente globalizzazione che hanno significato per l’Europa — ma anche per le piccole realtà come quelle analizzate in questa pubblicazione — una svolta profonda, “caratterizzata dall’abbandono di forme tradizionali di produzione industriale e dalla preminenza assunta dal settore dei servizi e dall’innovazione” (Commissione Europea, 2010). In più ambiti si parla, infatti, di fabbriche diffuse, progressivamente sostituite da comunità creative, la cui materia prima è la capacità di immaginare, creare e innovare, per cui il valore immateriale determina sempre più il valore materiale, perché i consumatori cer-


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cano ‘esperienze’ nuove e arricchenti. La capacità di creare esperienze e reti sociali è ora un fattore di competitività determinante per la ricchezza di un territorio. In tal senso, è necessario intraprendere azioni efficaci ed immediate per ridurre il degrado degli ambienti naturali, [...] e [...] proteggere le specie a rischio di estinzione (ONU, 2015) ma, anche, per ‘mettere a sistema’ il patrimonio culturale complessivo rappresentato dalle specifiche ‘storie’ dei luoghi coinvolti, dando impulso alla ricerca e alla diffusione di forme di offerta e di gestione di beni e attività culturali in un’ottica di reti e circuiti di fruizione, a garanzia di un’offerta di servizi integrata e unitaria, ma anche diversificata ed ampia. Pertanto, l’approccio operativo ha previsto e prevede la costruzione di itinerari e percorsi esperienziali o viaggi della memoria le cui suggestioni potranno essere raccontate dalle tradizioni e dalla storia della civiltà rurale, caratterizzata anche da episodi architettonici, paesistici e ambientali di notevole interesse identificandosi, di fatto, come ‘filo conduttore’ di una strategia di sviluppo basata su due linee di azioni parallele: il recupero fisico dei Borghi e la definizione del modello di valorizzazione in una logica di ‘rete’, che metta insieme attori pubblici e privati, accomunati dal condiviso interesse di sviluppo locale e territoriale. Progetto-campione: Trentinara A partire dalle potenzialità del territorio di Trentinara, prettamente montuoso e collinare e al mare collegato visivamente, è stato possibile definire soluzioni strategiche di fruizione, percezione e scoperta del territorio naturale e antropizzato attraverso diversi punti di vista fisici, che possano, anche, incentivare la collaborazione e co-produzione tra Istituzioni, Associazioni, PMI e singoli individui. Questa simbiosi — non sempre facile — rende possibile il mantenimento della biodiversità naturale recuperandone i valori storici, rafforzandone l’armonico rapporto uomo-ambiente-territorio-produzione, coinvolgendo la diversità antropologica-culturale-tecnologica e socioeconomica per giungere, tra l’altro, allo sviluppo di “un’ondata di nuova artigianalizzazione”. Il Comune di Trentinara, posizionato sulle pendici del Monte Cantenna, in un ambito prevalentemente rurale2 ha rappresentato il fertile terreno su cui realizzare alcuni progetti pilota innovativi, replicabili e scalabili in altri ambiti territoriali differenti per dimensioni e cultura.

2 Il Comune di Trentinara (SA) ricade nella macro-area D del PSR Campania 2014-2020 ovvero, “Aree rurali con problemi di sviluppo: includono i comuni significativamente e prevalentemente rurali di collina (nelle regioni meridionali) e quelli rurali di montagna a più bassa densità di popolazione”. Per un approfondimento puntuale si rimanda alla Classificazione delle aree rurali della Campania per la programmazione 2014-2020. Allegato 1 al PSR della Regione Campania — 15 OTTOBRE 2015. Cfr. “Fig. 1: La classificazione territoriale del PSR 2014-2020 della Campania” pag. 7; “Classificazione dei comuni per tipologia di area - PSR Campania 2014-2020”, pag. 15; tabella “Elenco completo dei comuni come delimitati ai sensi degli art. 18, 19 e 20 del Regolamento (CE) n. 1257/1999, ordinati per codice ISTAT di provincia e di comune”, pag. 31.

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Fig. 1: Cilentoinvolo Zipline inaugurata nell’agosto 2017 a Trentinara. Foto: cilentoinvolo. info.

pagina a fronte Fig. 2: Via dell’Amore Alcuni dettagli degli elementi rilevanti sistemati lungo il percorso. Statua di Saul e Isabella (in alto a sinistra); cartelloobbligo (in alto a destra); le ceramiche dell’artista Sergio Vecchio (in basso).

Tali azioni hanno supportato, tra l’altro, il sistema turistico locale e rurale attraverso una diversificata e integrata attività esperienziale che consenta di ‘ricucire’ parti di territorio divise per geomorfologia, posizione, attività e servizi puntando, inoltre, ad un sistema certificato di valorizzazione e qualificazione della cultura locale, valorizzando elementi trascurati o dimenticati di alto valore storico-artistico-ambientale. Il sostegno e l’impegno dell’attuale Amministrazione, con il supporto di gruppi locali di giovani, professionisti, imprenditori e privati, ha reso possibile l’avvio di una serie di iniziative ed interventi sul territorio atti a generare una forte attrattività, valorizzando il centro storico, le visioni e le percezioni3 che, da più punti del paese, restituiscono panorami e scorci emozionanti, nonché le ricchezze culturali ed enogastronomiche che distinguono non solo il piccolo centro di Trentinara ma anche il Cilento tutto. Tali strategie di sviluppo sono incentivate, ad esempio, con azioni di project financing4 che hanno reso possibile la realizzazione del Cilentoinvolo (2016-2017) (fig. 1), la Zipline che consente di sorvolare la valle del fiume Solofrone, sospesi ad un cavo lungo 1,5 km secondo un dislivello di circa 200 m, raggiungendo una velocità pari a 120 km/h, da cui è possibile ammirare, secondo una nuova modalità e secondo una soggettività alterata dall’adrenalina, 3 In particolare, si fa riferimento alla riqualificazione e alla valorizzazione di alcune strade interne e piazze del centro storico, realizzate attraverso la tipologia di intervento 7.6.1 — Riqualificazione del patrimonio architettonico dei borghi rurali nonché di sensibilizzazione ambientale, del P.S.R. Campania 2014-2020; all’apertura della ‘via dell’amore’ caratterizzata, oltre che da una visuale panoramica suggestiva, dallo ‘scandire dei passi’ con opere dell’artista Sergio Vecchio; al progetto di riqualificazione dei giardini pubblici con passerelle aggettanti sulla valle del Solofrone e collegate, idealmente, al resto del territorio. 4 Si fa riferimento alla zipline realizzata grazie al project financing denominato ‘Cilento...In Volo’ (URL: www.cilentoinvolo.info), unica realizzazione in Campania collaudata per l’utilizzo da parte anche di persone con particolari necessità motorie e di notte. L’impianto, la cui costruzione è stata avviata nel 2016, inaugurato nell’agosto del 2017, è costato circa € 600.000,00.


il panorama che ha come sfondo il Golfo di Salerno, la Costiera Amalfitana, l’Isola di Capri, la piana del Sele e la costiera cilentana. Un progetto fortemente sostenuto da tempo e che ha richiesto, tra l’altro, la programmazione di altri interventi sul territorio in grado di migliorare l’accessibilità e la fruizione degli spazi. Sono stati recuperati spazi abbandonati e/o dismessi per creare aree di sosta e parcheggio oltre che per la collettività come, ad esempio, la piccola Piazza Europa. Sono stati migliorati alcuni percorsi di contorno al centro storico come la ‘Via dell’Amore’ (fig. 2) — inaugurata nel dicembre 2014 — per un tratto arricchita con maioliche dipinte dall’artista Sergio Vecchio, scomparso recentemente, che raffigurano scene di vita rurale, paesaggi e riportano pensieri e frasi d’amore di celebri poeti oltre che del poeta locale Giuseppe Liuccio e, nell’altro tratto che si congiunge con la piazzetta panoramica, si arricchisce della quinta scenografica naturale data dal paesaggio che dalla vicina e sottostante Giunga-


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pagina a fronte Fig. 3: Le vie della tradizione Individuazione su base catastale dei tre sentieri oggetto di riqualificazione e valorizzazione.

no spazia fino al mare. Con la sistemazione nella Piazza Panoramica, nell’agosto 2019, di una statua che raffigura Saul e Isabella (Gino Quinto, 2019), i due innamorati che, secondo una leggenda locale, decisero di gettarsi abbracciati nel punto conosciuto come Preta ‘ncatenata — due macigni che si affacciano a precipizio sul limitrofo paese di Giungano — perchè non erano liberi di vivere il loro amore a causa della disparità dei propri ceti sociali (brigante lui, marchesina lei). Nella stessa piazza, il cartello-obbligo che riporta la dicitura Kiss...Please, completa l’attrattività di quella porzione di paesa, attirando molti curiosi e non solo, oltre ad aver garantito una forte risonanza mediatica di rilievo internazionale. La diversità del saper fare locale, la reinterpretazione della ruralità, l’alfabetizzazione digitale, nonché il coinvolgimento anche di organi di ricerca rappresentano le solide basi per la produzione, distribuzione e fruizione di una nuova cultura radicata: una cultura tecnologica, una cultura del paesaggio, una cultura della conoscenza e del ‘saper fare e fare bene’. Non senza una positiva ambizione, le strategie attuate dall’Amministrazione comunale tengono conto dell’attuale differenziale competitivo rappresentato dall’associazione del patrimonio di risorse radicate tangibili e intangibili con le opportunità derivanti dalle tendenze a medio e lungo termine, riscontrabili nel mercato globale a sostegno di un ‘sistema turistico locale-rurale’. La particolare attenzione si sofferma sulle azioni già analizzate nel secondo capitolo, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi riconducibili alle indicazioni della Misura 7.5.1 del PSR Campania 2014-2020, individuando quale priorità strategica lo “sviluppo di itinerari turistici e ricreativi del patrimonio culturale, rurale, naturale e storico della Regione; la promozione e valorizzazione del territorio dal punto di vista turistico”; la valorizzazione di attività escursionistiche5. In tale ottica, si è ritenuto opportuno intervenire sulla riqualificazione e la valorizzazione di tre sentieri6 (fig. 3) che collegavano e collegano Trentinara con la vicina Giungano (Sentiero della Sposa) e con i centri più lontani di Capaccio (la via del sale: da Trentinara a Capaccio) e Roccadaspide (la via del sale: da Trentinara a Roccadaspide), oltre che, di fatto, con una ricca rete sentieristica, strade mulattiere e tratturi del Parco del

5 Cfr. Regione Campania, Legge regionale 20 gennaio 2017, n. 2. Norme per la valorizzazione della sentieristica e della viabilità minore. BURC n. 7 del 20 Gennaio 2017. Art. 11. (Valorizzazione delle attività escursionistiche) “1. La Regione Campania realizza e promuove, anche attraverso il sostegno finanziario agli enti ed alle associazioni più rappresentative operanti nel settore della promozione dell’escursionismo, attività divulgative e informative nonché l’organizzazione di eventi di rilievo regionale, nazionale ed internazionale finalizzati a promuovere la frequentazione dei percorsi escursionistici inseriti nella Rete regionale”. 6 Il progetto è stato presentato dal Comune di Trentinara, in qualità di Ente capofila, con il Comune di Giungano, redatto con il supporto tecnico-scientifico dell’autore di questo libro. L’importo complessivo del progetto è di € 198.321,85. Il progetto è stato valutato positivamente da parte degli Organi competenti.


la via del sale: da Trentinara a Capaccio la via del sale: da Trentinara a Roccadaspide il Sentiero della Sposa: da Giungano a Trentinara

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Cilento come, ad esempio, la ‘via del Pane’, i sentieri 410, 410/b e 411/a7. L’analisi delle fonti e delle cartografie ufficiali ha consentito di localizzare l’intervento, quasi nella sua totalità, nell’area protetta individuata con Codice EUAP0003 — Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni8 e, parzialmente, nell’area SIC — Siti di Interesse Comunitario, denominata Monte Vesole e Monte Soprano — codice sito IT8050031 e nell’area ZPS — Zona di protezione speciale, denominata Monte Soprano, Vesole e Gole del Fiume Calore Salernitano — codice sito IT8050053. Analizzando la Carta dei sistemi e sottosistemi ambientali del Piano del Parco del Cilento, l’area oggetto di intervento viene individuata come ‘regione mediterranea’ dal punto di vista climatico, interessando il sistema litologico carbonatico e il sottosistema montuoso. In quest’ultimo caso, si registra la presenza di una vegetazione potenziale con boschi misti a dominanza di carpino nero, boschi di faggio alle quote più elevate e alle esposizioni più fresche. Vegetazione rupestre arbustiva ed erbacea. Sottosistema poco esteso, concentrato nel gruppo del Monte Vesole e sul Monte Bulgheria, include l’abitato di Trentinara ed in parte quello di Magliano Vetere. A parte i centri abitati è un sottosistema a forte valenza naturalistica caratterizzato da praterie discontinue ricche di orchidee e con camefite (xerobrometi). Presenza di boschi misti termofili con carpino orientale ed orniello [Parco Nazionale del Cilento, 2007, p. 54].

Dalla lettura del documento si evince ancora che le zone D [...] si riferiscono ad ambiti profondamente modificati dai processi di antropizzazione, destinati ad ospitare attività e servizi utili alla fruizione e alla valorizzazione del Parco e allo sviluppo economico e sociale delle comunità locali [Parco Nazionale del Cilento, 2007, p. 19].

Lo stesso Piano individua, inoltre, la rete dei percorsi e della viabilità storica su cui sono da prevedersi interventi di conservazione, ripristino e riqualificazione. Prevede, inoltre, gli interventi possibili sulla rete che dovranno interessare il “recupero dei sedimi esistenti conservandone gli elementi tradizionali coerenti” (selciati, alberature, siepi, cigli erbosi, fossi e canalette di scolo, tornanti, ponti, muri di sostegno e scarpate, gradoni e scalini in pietra nei sentieri a forte pendenza). Precisa che per le sistemazioni dei sentieri privi di pavimentazioni, si dovranno utilizzare materiali legnosi o pietre locali; consente l’integrazione di collegamenti necessari a 7 Cfr. la cartografia del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in particolare: Carta dei sentieri. Tavola 2 — Monte di Capaccio-Monte Vesole, settembre 2006. 8 Cfr. Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Decreto 27 aprile 2010. Approvazione dello schema aggiornato relativo al VI Elenco ufficiale delle aree protette, ai sensi del combinato disposto dell’articolo 3, comma 4, lettera c), della legge 6 dicembre 1994, n. 394 e dall’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. G.U.R.I. n. 125 del 31 maggio 2010 — Serie generale.


soluzioni tecnologiche ecosostenibili per vivere il territorio naturale • giuseppe vaccaro

completare la rete nei tratti in cui essa non è più riconoscibile, attraverso la realizzazione di limitati nuovi tracciati; favorisce la realizzazione di percorsi didattici ed interpretativi con il recupero di piccoli spazi di sosta e belvederi, segnaletica e pannelli informativi (Parco Nazionale del Cilento, 2007, p. 36). Infine, il Piano specifica che tali interventi possono prevedere anche la realizzazione di punti di sosta e punti panoramici, la formazione di ‘percorsi didattici’, di ‘sentieri natura’ o di ‘sentieri didattici predisposti per portatori di handicap’, la dotazione di attrezzature di servizio (passerelle, ponticelli, staccionate e scalette), che consentano al pubblico di percorrere l’itinerario con facilità, impedendo nel contempo di abbandonarlo. La rete dei sentieri individuata potrà essere integrata con ulteriori tracciati dal Comune, purché esista una traccia del sentiero, il suo recupero contribuisca al miglioramento della rete stessa e [...] non interferisca con componenti di elevata sensibilità ambientale [Parco Nazionale del Cilento, 2007, p. 40].

Il Piano, quindi, invita le Amministrazioni locali a realizzare e/o a valorizzare una rete che consenta l’osservazione del mutare auto-regolato e auto-organizzato di una biodiversità e un sistema naturale auto-controllato capace di apportare correzioni ‘solo dove serve’, in grado di generare ricchezza e benessere psico-fisico, di generare ‘emozioni nella scoperta di nuove percezioni del paesaggio’, riconoscibili solo attraverso il ‘camminare lento’. Il procedere lentamente nel territorio specifico, grazie anche all’individuazione di punti e tracciati panoramici, strategici per la fruizione visiva, stimola l’approfondimento del rapporto di intervisibilità esistente tra le diverse porzioni del territorio, consentendo di cogliere alcuni aspetti chiave delle relazioni che caratterizzano il paesaggio esaminato e gli elementi che lo compongono mettendolo, di fatto, in relazione con il contesto anche più lontano9. In tal senso, in tempi recenti, sono state aperte n. 4 aree attrezzate in prossimità della vetta del Monte Vesole (1.210 m s.l.m.m.) che, unitamente al recupero di un altro sentiero, hanno dato vita al progetto Sport, Natura e vita (2012). Nella stessa area è in programma l’allestimento di un parco avventura la cui realizzazioen costerà circa 500.000,00 €, già finanziato dalla Regione Campania. Così come il recupero della Preta ‘ncatenata, altro progetto di valorizzazione urbana e paesaggistica, finianziata dal PNCVDA per un valore di 40.000,00 €. Questi progetti ‘di contorno’ con altri attivi per il centro cittadino, come il recupero delle facciate del centro storico10 (Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, Misura 7.6.1) sup9 La posizione geografica del Comune di Trentinara, come pochi altri centri rurali cilentani, offre punti di osservazione e scorci di grande impatto emozionale. Diversi punti panoramici sono presenti su più parti del territorio con aperture visive più o meno accentuate. È sul Monte Vesole (1.210 m s.l.m.) che l’osservatore ha la possibilità di ‘ampliare gli orizzonti visivi’ secondo una prospettiva aperta a 360°. 10 La Misura 7.6.1 — Riqualificazione del patrimonio architettonico dei borghi rurali nonché sensibilizzazione ambientale, favoriva “il miglioramento e la valorizzazione delle aree rurali interne attraverso azioni di riqualificazione del patrimonio culturale e naturale dei villaggi, del paesaggio rurale e dei siti ad alto valore naturalistico”. Prevedeva,

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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

portano la valorizzazione del territorio animato, tra l’altro, da eventi atti a promuovere le tradizioni locali: dall’artigianato alla musica, dalla cultura, all’enogastronomia al paesaggio rurale. Non sono pochi gli eventi che si susseguono durante l’anno e che attirano centinaia, e in alcuni casi, migliaia di visitatori. Si fa riferimento alla Festa del Pane, un percorso enogastronomico che si svolge ad agosto nel centro storico di Trentinara, con gruppi itineranti e concerti di musica popolare, la cui mission è quella di “riqualificare Trentinara in un’ottica di sostenibilità ambientale e socio-culturale”. La più recente manifestazione intitolata Granamore il cui pay-off cita “semini Grano raccogli Amore”, nata per “celebrare l’amore, sentimento semplice come il pane, che va coltivato come il grano”, che si svolge nel mese di Febbraio. Non mancano, infine, le manifestazioni escursionistiche e culturali organizzate da gruppi di associazioni presenti sul territorio come, ad esempio, il Med Walking Festival, festa del camminare con escursioni, passeggiate urbane, convegni, mostre d’arte e degustazioni enogastronomiche, programmata ogni anno dall’Associazione Mundus Vivendi con sede a Trentinara (SA). Per giungere agli eventi più intimi e sentiti dalla comunità locale come il Carnevale e i Giochi Rionali. Tutte queste manifestazioni rappresentano un insieme di azioni collettive poste in atto per attrarre in una specifica area o territorio nuove attività economiche e produttive, favorire lo sviluppo delle imprese locali e promuovere un’immagine positiva [Kotler, Heider, Rein, 1993].

Rappresentano, quindi, un importante strumento di marketing territoriale per la capacità di attrarre visitatori, diffondere e migliorare l’immagine di ciò che esiste in quella precisa porzione di territorio attirando, tra l’altro, investimenti esogeni in grado di dare inizio a forti processi di rigenerazione economica all’interno dell’ambito ospitante portando, infine, ad una sana competizione tra i vari centri rurali, in termini di offerta turistica. Skywalk Trentinara La sana competizione di cui si parlava pocanzi porta, spesso, a individuare delle strategie valide per la realizzazione di ‘attrazioni mirate’ in grado di rendere l’esperienza di visita sempre più ‘seducente’. Il punto-forza di Trentinara come di altri centri cilentani è sicuramente la posizione strategica di impianto che offre, da più punti, differenti vedute e spunti di riflessione. In tal senso, la volontà di ‘spingersi oltre’ nell’osservazione del paesaggio si concretizza, come abbiamo visto nei capitoli precedenti e nei casi studio inoltre, n. 2 operazioni: ‘A) Sensibilizzazione ambientale’ e ‘B) Riqualificazione del patrimonio culturale-rurale’. Quest’ultima si articolava in due interventi: ‘B-1) Recupero dei borghi rurali’ (progetto integrato pubblico-privato), ‘B-2) Ristrutturazione dei singoli elementi rurali’.


soluzioni tecnologiche ecosostenibili per vivere il territorio naturale • giuseppe vaccaro

analizzati, nella realizzazione di punti panoramici ad hoc che ‘dirottano’ il fruitore verso una modalità di osservazione nuova, squisitamente costruita per sottolineare una o più particolarità del territorio. Questa necessità ha spinto l’Amministrazione comunale a investire nel progetto di Riqualificazione e valorizzazione dei Giardini pubblici che prevede, tra i vari interventi, la realizzazione di uno skywalk con doppia rampa aggettante per circa 12 m nel vuto, posto a circa 600 m s.l.m.m. Un’area ludica destinata ai bambini ma, allo stesso tempo, un elemento che completa il concetto del ‘brivido’ iniziato con l’apertura della Zipline. Un apertura al contesto e un collegamento sentito e visivo, una ‘camminata verso il vuoto’ direzionata verso due poli principali di attrazione: uno sull’asse Paestum-Capri e l’altro sull’asse Cilentoinvolo-Roccadaspide. Sorprendere ed emozionare attraverso il ‘tendere la mano’ verso il paesaggio circostante, un porsi in relazione con le altre emergenze territoriali: queste le motivazioni che sono alla base di questa realizzazione. L’intervento scaturisce dalla volontà di riqualificare, dal punto di vista tecnico-urbanistico-paesaggistico, una porzione di territorio poco valorizzata, talvolta oggetto di atti vandalici e attualmente poco utilizzata, scarsamente illuminata e interessata da diverse problematiche strutturali come, ad esempio, la presenza di barriere architettoniche che non consentono ad un’utenza allargata di usufruire liberamente di tutti gli spazi, in linea tra l’altro con gli obiettivi strategici della Regione Campania11, nonché con le linee strategiche di ammodernamento e sviluppo del territorio comunale da tempo avviate. La vista che si apre da quest’area circoscritta consente di intercettare la Piana del Sele e il mare, dal Golfo di Agropoli al Golfo di Salerno, proiettando lo sguardo fino all’isola di Capri e ai monti Lattari ma, abbassando lo sguardo senza guardare troppo lontano, è possibile ammirare tutta la valle del Fiume Solofrone. Negli ultimi anni sono richieste soluzioni progettuali innovative e sostenibili, spazi flessibili e adattabili nel tempo, l’integrazione degli spazi di sosta con quelli per il gioco, facendo particolare attenzione agli aspetti ambientali e paesaggistici. Lo spazio urbano assume, quindi, una certa rilevanza che si concretizza attraverso una nuova generazione di spazi, che non corrisponde ai canoni dello spazio pubblico e nemmeno a quelli dello spazio privato, ma deve rispondere alle istanze sociali, economiche e culturali, nel caso specifico dei piccoli centri, interpretando lo spazio aperto come un organismo vivo, e non più come una rigida scatola che contiene funzioni. Il parco pubblico è quindi luogo di incontro e di sperimentazione, con il quale è possibile rigenerare aree abbandonate, ricucire l’esistente, innescare Si veda, ad esempio, l’Avviso pubblico per “l’acquisto e l’installazione nelle aree verdi pubbliche di giochi destinati a minori con disabilità rivolto a tutti i comuni della Campania” (approvato con Decreto Dirigenziale n. 181 del 15/11/2016).

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nuovi processi socio economici e culturali. Luogo accessibile a tutti ed utilizzabile da tutti12. Uno spazio che è parte integrante della tensione che divarica i due poli intorno ai quali si dipana l’esistenza umana: da una parte, l’interiorità (Io, la coscienza, il vissuto individuale) dall’altra, l’esteriorità (Noi, la collettività, la vita sociale). In questo scenario trova spazio e ragione del suo divenire la disciplina della Progettazione Ambientale, la quale richiede “una metodologia progettuale non proprio rigidamente e oggettivamente scientifica” (Giuffrè, 2014, p. 39) ma flessibile al sopraggiungere di esigenze e necessità diverse dell’utenza. Il processo progettuale rappresenta l’impegno a rispondere ai nuovi problemi posti dall’effettiva maturazione intellettuale e conoscitiva del tempo, suggerendo che l’architettura, tanto più nel comparto ambientale, si pone, per il suo modo di significarsi, essendo contemporaneamente segno, significato e significante [Giuffrè, 2014, p. 40]. pagina a fronte Interventi di riqualificazione urbana Localizzazione degli interventi realizzati e in corso di realizzazione all’interno del centro urbano di Trentinara, al margine del centro storico.

In tal senso, quindi, la Progettazione Ambientale è un fenomeno procedurale e, al tempo stesso, una figura strutturale, una prassi progettuale che si pone come processo comunicativo, decisionale, direzionale alle azioni di politica e di consenso. Con essa l’architettura è una complessità funzionale al sopravvivere di precisi stimoli di fruizione, di utenze specifiche e di realtà ‘meccaniche’ esterne. Ma, ancora, è disciplina dinamica e umana perchè funzionale all’uomo e all’ambiente in cui esso si insedia. Dunque, sembra opportuno sostenere che nelle azioni di progettazione — per l’uomo e per l’ambiente — è essenziale riferirsi al contesto, ai connotati espressi dalle coscienze dei soggetti ‘agenti’ e dei soggetti ‘destinatari’, secondo “un’intuizione originale della coscienza”. Secondo tali assunti, l’azione progettuale dovrebbe rispettare alcuni elementi costitutivi di categorie essenziali che rinviano ai fondamentali concetti di (i) progettazione, (ii) motivazione, (iii) bisogno, (iv) sforzo decisionale, (v) operatività, (vi) emozioni, (vii) carattere. In sintesi, in un processo di ‘ri-progettazione ambientale’ bisogna continuamente confrontarsi con lo spazio in cui si opera, con le caratteristiche dei luoghi, con le percezioni non solo dello spazio urbano, naturale o rurale che sia, bensì dei soggetti Tendenza sottolineata anche dalle Direttive comunitarie, nazionali e regionali che mirano, tra l’altro, ad incentivare l’adeguamento dei giardini pubblici per un utilizzo simultaneo, aggregativo ed inclusivo da parte di un’utenza giovane e con particolari necessità. Si fa riferimento, ad esempio, all’articolo 30 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, in cui si stabilisce che gli Stati Parti debbano adottare tutte le misure adeguate a “garantire che i minori con disabilità possano partecipare, su base di uguaglianza con gli altri minori, alle attività ludiche, ricreative, agli svaghi ed allo sport, incluse le attività previste dal sistema scolastico”; l’articolo 13, comma 9, della legge regionale 5 aprile 2016, n. 6 “Prime misure per la razionalizzazione della spesa e il rilancio dell’economia campana — Legge collegata alla legge regionale di stabilità per l’anno 2016”, ha autorizzato la spesa di euro 200.000,00 a valere sulla Missione 12, Programma 04, Titolo 1 del bilancio gestionale per consentire ai Comuni l’acquisto e l’installazione nelle aree verdi pubbliche di giochi destinati a bambini con disabilità; la D.G.R. n. 542 del 10/10/2016 ha individuato in via sperimentale per il primo anno di attuazione della norma, tutti i comuni che dispongano di aree verdi pubbliche attrezzabili a giochi che manifestino interesse alla partecipazione ad un bando a sportello.

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A B

C D

E A - Cilentoinvolo B - Skywalk e Giardini Pubblici C - Piazzetta panoramica e posizionamento statua Saul e Isabella D - Via dell’Amore E - Sistemazione area Preta ‘ncatenata F - valorizzazione Chiesa e Piazza di San Nicola

F

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che occuperanno quegli spazi rinnovati e che potrebbero, eventualmente, non percepirne le giuste potenzialità o, pur percependole, potrebbero interpretarle in maniera infinitamente differente rispetto al principio ‘imposto’ dal progettista. Ecco perchè è necessario affidarsi ad una precisa metodologia di esecuzione, di indagine, di sviluppo delle soluzioni progettuali che si articolano, appunto, su tre classi interrelazionate: metodo, oggetto e scopo. “Decidere, agire, acconsentire”: queste tre sequenze verbali sintetizzano lo sforzo progettuale realizzato per la definizione dello Skywalk Trentinara13. Questa realizzazione è parte integrante del progetto di ‘Riqualificazione dei giardini pubblici di Trentinara’, in corso di realizzazione a seguito di una gara di appalto la cui conclusione ha visto l’aggiudigazione da parte dell’Impresa di Costruzioni L. Amendola S.r.l. di Aquara (SA). Il progetto, a firma del RUP — Responsabile Unico del Procedimento arch. Massimo Rubano, vede il coinvolgimento dell’autore del presente libro, arch. Giuseppe Vaccaro, in RTP — Raggruppamento Temporaneo di Professionisti con l’arch. Raffaele di Filippo e l’arch. Rosanna Mauro, per la Direzione Lavori e Coordinamento della sicurezza; dell’ing. Antonio Ciccarone per la redazione dei calcoli strutturali e

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200 m


Fig. 4: Skywalk naturale Giungano vista da uno dei tanti spuntoni rocciosi di Trentinara.

pagina a fronte Skywalk Trentinara Rappresentazione concettuale del progetto.

Un percorso che, così come dovrebbe sempre essere nella definizione di progetti complessi — piccoli o grandi che siano — ha coinvolto più professionalità che, a vario titolo, hanno contribuito a perfezionare la soluzione progettuale individuata e, in più momenti del progetto, gli Enti decisori, controllori e di supporto. Lo sforzo centrale della Progettazione Ambientale è un processo dialettico perseverante di continuità/discontinuità, strutturazione/destrutturazione per far emergere i significati e ricostruirli, però diversi dal prima, con la consapevolezza che mai si ripristina l’antefatto, evitando però collegamenti surrettizi con ideologie politiche, finanziarie e partitiche. La vexata quaestio [...] si risolve soltanto quando saranno chiari e perimetrali, nei contenuti e nei meriti, le forme, le articolazioni e le responsabilità dei garanti dei processi progettuali [Giuffrè, 2014, pp. 44].

Sono stati analizzati i ‘bisogni’ intesi come “percezione di una mancanza o come conoscenza dei mezzi per procurarsi ciò che non si ha” (Laurìa, 2014, p. 53). Sono stati percepiti i ‘desideri’ espressi nel soddisfacimento di precisi bisogni. Sono state analizzate le ‘esigenze’ ovvero, il modo con cui l’uomo aspira a soddisfare i propri bisogni individuati. Bisogni, desideri ed esigenze hanno trovato spazio nella complessa attività di ‘ricerca progettuale’ finalizzata, di fatto, a restituire risposte e soluzioni concrete, attraverso metodi e strumenti diversificati. Riflettendo sul rapporto tra esigenze quantificabili e non quantificabili, tra queste e il contesto di intervento (sociale, naturale, culturale), il tema della ricerca progettuale è stato incentrato dapprima sulle direzioni da seguire in termini di riqualificazione e valorizzazione di quella precisa porzione urbana, pur lasciandone invariata la destinazione d’uso esistente. Gli obiettivi principali da ragper tutto ciò che concerne la definizione strutturale delle strutture aggettanti; del geologo Giuseppe D’Agostino per l’analisi geologica; dell’ing. Antonio D’Angelo per il collaudo dell’opera.


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Tali scelte dovevano risolvere differenti nodi legati alla percorrenza degli spazi, alla sicurezza dei luoghi, alla riqualificazione e riduzione ragionata del verde, eccessivo nello stato iniziale. Ebbene, in un perimetro di circa 800 mq, su due livelli, convivono tre pratiche apparentemente distinte ma tra loro strettamente collegate: sorpresa, emozione, meditazione e svago. Già dall'avvicinarsi a questo spazio è possibile godere di un'anteprima delle differenti 'sfumature visuali' percepibili dagli elementi aggettanti, dalle rampa di accesso, alle sedute organiche del secondo livello. Le forme, i materiali, gli schemi organizzativi degli spazi e della vegetazione scaturiscono dall'osservazione di elementi chiave presenti sul territorio, in una visione di sostenibilità economica e ambientale, di flessibilità e reversibilità degli interventi. Lo skywalk con le due passerelle aggettanti, in acciaio corten, balaustre e inserti orizzontali in vetro totalmente trasparenti, sono ispirati dalla conformazione di alcune sporgenze rocciose disseminate sul territorio, dalla valle del Fiume Solofrone all'intorno di Trentinara, dalle quali in alcuni casi è possibile camminare per 'sporgersi nel vuoto' ed ammirare il paesaggio circostante (cfr. p. 16 e fig. 4 pagina a fronte). I trattamenti superficiali, le pavimentazioni e l'illuminazione si allineano con le soluzioni tecniche e materiche già adottate nel centro storico e negli spazi limitrofi, così come in altre parti del territorio urbanizzato (es.: Piazza Europa).

giungere mirano al soddisfacimento dei bisogni della collettività — muoversi, socializzare, contemplare, uno spazio per i bambini — entrare in contatto con il contesto naturalistico e paesaggistico circostante, oltre che valorizzare uno spazio pubblico che, seppur nelle sue piccole dimensioni, appariva come caotico, poco sicuro e trascurato. [...] in architettura le risorse e i vincoli complessivamente espressi dal contesto d’intervento [dati climatici, sismicità, caratteristiche del suolo, condizioni acustiche ma, anche, aspetti socio-culturali ed economici] finiscono per rendere peculiare ogni ipotesi progettuale e, al tempo stesso, evidenziano una condizione di incertezza operativa e margini di aleatorietà e disallineamento rispetto a standard estranei alla produzione industriale [Laurìa, 2014, p. 59].

Questa “matrice di informazioni, di sentimenti e di archetipi” si moltiplica con le azioni specifiche del progetto che, di fatto, hanno previsto la realizzazione di uno spazio inclusivo, accessibile, di svago a misura di bambino e per la collettività; la realizzazione di una ‘nuova attrazione’, con punto panoramico di osservazione e contemplazione del paesaggio naturalistico e rurale; la realizzazione di un nodo dinamico in continuità con l’adrenalinica esperienza del Cilentoinvolo e il più intimo, mistico e ‘passionale’ itinerario tematico della via dell’Amore con la Terrazza Panoramica. La soluzione ultima sviluppata è stata strutturata prendendo in considerazione il collegamento visivo con il contesto di lungo raggio — asse Paestum-Capri, asse Trentinara-Roccadaspide — in una ‘proiezione visiva e, limitatamente, fisica’ verso di esso, senza sottrarre attenzione agli spazi attrezzati per i bambini e agli elementi di accessibilità ai vari livelli dei giardini pubblici. Scelte non poco tormentate soprattutto nella definizione delle forme, tenuto conto delle funzioni, che mettevano in contrapposizione la regolarità all’organicità, la simmetria alla asimmetria, la linearità alla circolarità.


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Tali scelte dovevano risolvere differenti nodi legati alla percorrenza degli spazi, alla sicurezza dei luoghi, alla riqualificazione e riduzione ragionata del verde, eccessivo nello stato iniziale. Ebbene, in un perimetro di circa 800 mq, su due livelli, convivono tre pratiche apparentemente distinte ma tra loro strettamente collegate: sorpresa, emozione, meditazione e svago. Già dall’avvicinarsi a questo spazio è possibile godere di un’anteprima delle differenti ‘sfumature visuali’ percepibili dagli elementi aggettanti, dalle rampa di accesso, alle sedute organiche del secondo livello. Le forme, i materiali, gli schemi organizzativi degli spazi e della vegetazione scaturiscono dall’osservazione di elementi chiave presenti sul territorio, in una visione di sostenibilità economica e ambientale, di flessibilità e reversibilità degli interventi. Lo skywalk con le due passerelle aggettanti, in acciaio corten, balaustre e inserti orizzontali in vetro totalmente trasparenti, sono ispirati dalla conformazione di alcune sporgenze rocciose disseminate sul territorio, dalla valle del Fiume Solofrone all’intorno di Trentinara, dalle quali in alcuni casi è possibile camminare per ‘sporgersi nel vuoto’ ed ammirare il paesaggio circostante (cfr. p. 16 e fig. 4 pagina 152). I trattamenti superficiali, le pavimentazioni e l’illuminazione si allineano con le soluzioni tecniche e materiche già adottate nel centro storico e negli spazi limitrofi, così come in altre parti del territorio urbanizzato (es.: Piazza Europa). Dall’analisi ambientale realizzata (soleggiamento, ventilazione, qualità dell’aria e vegetazione) sono state mantenute alcune essenze già presenti nell’area e, secondo una rimodulazione sistematica della nuova vegetazione, sono state distribuite in alcuni punti dei giardini le alberature di alto fusto a foglie caduche per consentire il passaggio dei raggi solari d’inverno e proteggere dagli stessi le persone nei mesi estivi. Il nuovo sistema spaziale sarà realizzato secondo i principi di sostenibilità territoriale e ambientale, ivi compreso il principio di gestione dei materiali, di prevenzione dei rifiuti, nonché della sicurezza dell’opera nei confronti delle pericolosità naturali e antropiche e della sicurezza funzionale. La gente si adatta alle circostanze ed estrae identità e struttura del materiale che ha a disposizione. [...] In questi diversi elementi fisici vi sono però, nello stesso tempo, marcate differenze nel livello di orientamento e di soddisfazione. [...] La preminenza del margine [...] è fondata sull’ampia panoramica visiva che offre a chi si avvicina [...] Gli elementi urbani possono essere visti in gran numero ad un tempo e nelle loro interrelazioni; la posizione dell’osservatore rispetto all’insieme è abbondantemente chiarita [Ceccarelli, 2018, p. 61].


soluzioni tecnologiche ecosostenibili per vivere il territorio naturale • giuseppe vaccaro

Queste identità specifiche e gli elementi fisici che restano intatti o si trasformano lentamente nel lungo periodo, stimolano la soddisfazione ricercata dall’osservatore e le interrelazioni che scaturiscono da questo rapporto squisitamente intimo con il paesaggio e le comunità rurali, che mutano infinitamente perchè legate alla soggettività del singolo individuo, vengono qui sollecitate da un meccanismo percettivo e interpretativo capace di rendere l’esperienza dello spettatore fisicamente immersiva, secondo un atto di dominazione e sottomissione del e al paesaggio naturale antropizzato. Osservare, respirare, nutrire, vigilare e condividere I progetti strutturali all’interno del contesto urbano, o al suo contorno, si uniscono ad altri interventi e momenti di vissuto rurale che aumentano l’attrattività del territorio. Come si è visto, ne sono testimonianza gli eventi che si realizzano durante l’anno a Trentinara — così come in altri centri della ruralità cilentana — capaci di esaltare e trasmettere le bellezze e il carattere delle tradizioni locali. Questi progetti e questi eventi sottolineano l’ampiezza di vedute di tutti i soggetti che coinvolgono l’indotto locale ed extra-locale. Sono testimonianza di azioni scaturite dall’impegno e dalla collaborazione continua delle parti interessate incoraggiate, certamente, dall’apprezzamento spontaneo dell’osservatore attento ed esigente. L’approccio esigenziale-prestazionale esprime quindi il superamento dell’associazione — non sempre felice — di specifici ‘oggetti’ a specifici ‘bisogni’, spostando l’attenzione sul soddisfacimento di questi ultimi attraverso il miglioramento spaziale-esperienziale. L’attenta ricognizione, seppur sinteticamente rappresentata nei capitoli precedenti, ha voluto sottolineare come la produzione contemporanea metta in evidenza per lo più micro interventi che intercettano, però, questioni di grande interesse e complessità per il progetto di architettura e di paesaggio. Si evidenzia come sia sempre forte il rapporto tra spazio naturale e spazio artificiale, con la geologia e con il sottosuolo, ma anche — e in alcuni casi in maniera determinante — con la memoria, il lavoro e il tempo del divenire delle culture. Interventi che reinterpretano e riscrivono il patrimonio esistente secondo un codice interpretativo variegato che unisce la valorizzazione culturale e turistica attraverso approcci progettuali differenti che utilizzano dispositivi altrettanto variegati come ad esempio l’analogia tattile e materica al minerale, alla roccia e ai metalli, o ancora l’utilizzo delle metafore dello scavare e dello svuotare, della presenza zoomorfa o dello scorrere del tempo. Si tratta per lo più di operazioni minimali basate sulla sottolineatura e sulla ‘punteggiatura’ architettonica, sulla manipolazione degli elementi paesaggistici e delle preesistenze industriali, assimilabili alla land art e all’arte povera [Dini, 2016, p. 63].

Il tema della valorizzazione del paesaggio rurale è quindi ricco di spunti e suggestioni, in cui l’architetto è allo stesso tempo progettista e ricercatore, e l’architettura diventa l’elemento

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cardine attorno a cui ruotano le scelte di valorizzazione e di riqualificazione dei luoghi strategici. Non saranno tanto gli aspetti figurativi a rendere riconoscibile questa linea di pensiero, quanto il pragmatismo che parte dalla considerazione di fondo che l’architettura è prima di tutto un servizio alle persone, un aiuto ad abitare una natura altrimenti inospitale attraverso l’utilizzo ottimale delle risorse adeguate senza mai eccedere. Non monumenti dunque, ma macchine/maschere consapevolmente limitate e temporanee che l’uomo costruisce con sapienza tramandata per incontrare l’altro uomo e abitare la terra. In attesa di rimettersi in moto e cercare altri luoghi, altre occasioni per rendere i propri sogni ragione dei luoghi di un migliore vivere quotidiano, per sé e per gli altri [Flora, Postiglione, 2011, p. 11].

Sarà importante conoscere e apprendere le regole con cui la natura si muove e respira, “trattarla da vivente, non da mera res extensa e dunque disponibile a tutto”. Sarà altrettanto importante conoscere la tecnica, la storia del luogo al fine di individuare delle strategie compositivo-costruttive tali da essere variamente manipolate e riadattate senza per forza attuare una pratica ‘profanatrice’. Da qui discende che il rapporto particolare instaurato con il luogo di progetto viene quasi sempre avviato attraverso una meticolosa fase di conoscenza-apprendimento — dal rilievo topografico con annotazioni al centimetro, all’annotazione delle infinite variabili morfologiche, climatiche e storico-culturali — attraverso la quale arricchire, senza occultare o distruggere, i brani di territorio individuato per le sue intrinseche e oggettive peculiarità. Appoggiarsi con leggerezza al suolo o radicarsi ad esso, fendere la natura per infilarsi nelle sue viscere, innalzarsi al di sopra di essa per meglio comprenderne la complessità: molti sono gli approcci progettuali esaminati ma, in ogni caso, potremmo ispirarci al principio secondo il quale “la natura è madre accogliente che non deve essere offesa e solo in tal senso mai umiliata dalla presenza del nuovo” (Flora, Postiglione, 2011, pp. 4-11). Posto quindi che per valorizzare un luogo percettivamente ed economicamente sono necessari interventi di trasformazione, quale atteggiamento è giusto assumere? Forse nascondersi dietro un tentativo di camouflage che restituisce la falsa percezione di trovarsi in un territorio intatto oppure seguire un più coraggioso approccio che evidenzia nuovi interventi visibili attraverso la qualità architettonica che restituisce, tra l’altro, dignità assoluta ad ogni manufatto realizzato? Le scelte strategiche tenderanno a migliorare e promuovere il ‘patrimonio verde’ e il ‘patrimonio rurale’ in un’ottica di tutela e di valorizzazione, unendo paesaggio e passato, cultura e tradizione, in una visione d’insieme rispettosa e coerente affinché il tutto assuma una valenza concreta ai fini di una convivenza continuativa e innovativa.


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Queste micro architetture supportano di certo i ‘desideri’ o le strategie delle Amministrazioni locali, degli imprenditori privati e dei comuni cittadini, al fine di condividere la valenza dei prodotti scaturiti dalla conoscenza radicata e le peculiarità distintive del territorio in cui vengono sviluppati. Queste intenzioni denotano la volontà di implementare l’offerta turistica del territorio al fine di incentivare un turismo di qualità ed esperienziale che metta al centro del viaggio l’uomo e l’incontro tra il viaggiatore e la natura. Il fermento e l’incremento di attività sportive outdoor (trekking, deep walking, cicloturismo, passeggiate a cavallo, free climbing) che si contrappongono ad attività turistiche classiche del tipo ‘sole e sabbia’, rendono di fatto necessarie le attività di tutela e manutenzione delle infrastrutture di base, sulle quali sviluppare progettualità di tipo turistico, promozionale, sportivo-ricreativo e conoscitivo delle realtà produttive locali-rurali. È come intervenire su un’auto d’epoca che rivive attraverso il mantenimento della sua forma primitiva ma con componenti interni totalmente nuovi e più performanti. Potremmo quindi parlare di rural restomod experience ovvero, della volontà di mantenere forte la tradizione, lavorando però sulla personalizzazione delle esperienze, di fatto, più contemporanee e in continua trasformazione. I temi da affrontare saranno, pertanto, quelli legati all’innovazione per la sostenibilità ambientale, per l’integrazione e la coesione sociale, per la Pubblica Amministrazione, per la vivibilità delle città, per i servizi al territorio e, quindi, per nuovi modelli imprenditoriali e di identità territoriale. Tale analisi e ricognizione intende avviare un dibattito costruttivo che coinvolga, tra l’altro, anche tutti gli stakeholders, amministratori e intellettuali che vogliano trarre spunto da esempi concreti di sviluppo locale. La valenza strategica dell’industria culturale è infatti data proprio dalla sua forte carica di intersettorialità in cui la disciplina dell’architettura si distingue per la capacità di attivare altri settori del tessuto economico all’interno dell’intera filiera culturale: dal recupero del patrimonio storico-architettonico fino al turismo e alla promozione delle tipicità culturali e locali, configurando un nuovo concetto di filiera ‘leggera e diffusa’, la cui flessibilità di azione e di coinvolgimento consente di ottenere una sostenibilità eco-sistemica di lungo periodo. Tuttavia, sarà necessario incoraggiare gli ‘innovatori’ per la crescita e la concorrenza su larga scala, tutelando, supportando e promuovendo le eccellenze. Difendere gelosamente il ‘genio italiano’ radicato e maturato in un susseguirsi evolutivo di vicende storiche e culturali scaturite dalla ‘intermodalità’ del trasferimento dei saperi. Metterlo in condizioni di poter dar corpo alle proprie intuizioni con sostegni economici da parte delle istituzioni, al fine di realizzare strutture, laboratori ove poter concretizzare i risultati delle ricerche, adeguati riconoscimenti e remunerazioni per il proprio lavoro.

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pagina a fronte La complessità del progetto Bisogni ed esigenze della collettività e degli Enti locali in relazione con gli attori della progettualità e i requisiti prestazionali delle soluzioni possibili.

Chi impegna sé stesso nella ricerca per un bene comune deve trovare sistemi di supporto attivi, operare in contesti favorevoli allo sviluppo e all’innovazione, cercando al contempo di limitare i vincoli burocratici e le opposizioni critiche inibitorie, che non aiutano certo a costruire un futuro comune. Così come si tutela un’invenzione riconoscendogli un brevetto, allo stesso modo si dovrebbe tutelare la mente o le menti che le hanno dato vita, una sorta di ‘brevetto del genio’ che difenda l’eccellenza italiana, quella stessa eccellenza che ci ha da sempre contraddistinti in tutto il mondo e che rappresenta il vero potenziale capace di trascinare — se non addirittura ribaltare come ha già più volte dimostrato la storia — le sorti del Paese. Parlare di innovazione e di un nuovo modo di vivere eco-sostenibile, cominciare a pensare in questo senso significa cambiare il modo di intendere la vita stessa, significa aprire le menti di tutti — non solo di alcuni — verso una nuova prospettiva, significa cambiare totalmente linguaggio adottandone uno in cui l’architettura ha il compito di preservare il valore del passato e salvaguardare la sacralità del futuro.


utenti locali

ambientale culturale sociale

sostenibilità

percettivo funzionale

comfort

comunicativo esperienziale fruibilità

economica visivo

tempi di incubazione, sviluppo e realizzazione variabili

personalizzazione

requisiti PROGETTUALI

flessibilità

classiche

saperi condivisione confronto metodo funzionale materica composizioni

interazione

procedure

tecniche

operative

BISOGNI / esigenze

azioni

sviluppo locale promozione valorizzazione tutela e salvaguardia innovazione

propedeutiche

turisti Architetti Ingegneri Geologi Geometri Paesaggisti Project managers Contabili Sociologi Psicologi

Associazioni di cittadini Associazioni escursionistiche società di persone società di capitali Proloco

pubblici

Fondazioni

differenziazione originalità interazione comunicazione partecipazione

nuove

modularità temporaneità innovatività manutenibilità materica accessibilità

strumenti realizzativi

privati

accessibilità intratteimento divertimento protezione delimitazione socializzazione

professionisti enti privati enti pubblici

attori

sperimentazione

consultazioni analisi bisogni/esigenze analisi socio-culturali analisi ambientali studi di fattibilità raccolta pareri tecnici

azioni locali comunità di pratiche progetti sociali progetti di valorizzazione

collaborazioni Intra-comunali collaborazioni Extra-comunali eventi


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architettura e skywalk â&#x20AC;˘ giuseppe vaccaro

www.reiulframstadarchitects.com www.reiulframstadarchitects.com/fur-diatoms/znxooc14kz46c3vws163qpyfw9ugbq www.reiulframstadarchitects.com/trollstigen-visitor-centre www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/16/news/unione_nell_innovazione-29960498/ www.researchgate.net www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15003 www.reterurale.it/psrn www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Selezione_normativa/L-/L16-04-1987_183.pdf www.schloss-sigmundskron.com www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0167880999000894 www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0169204603002068 www.sciencedirect.com/science/article/pii/S016920460300207X www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0169204697000273 www.seilbahn-hochmuth.it/it/#c23 www.stedet-taeller.dk/fokusomraaderne/steder-i-landskabet/knudeklinten-paa-fur.aspx www.surselva.info/Natur/Rheinschlucht/Aussichtsplattformen/Aussichtsplattform-Il-Spir www.taros-nova.cz www.taros-nova.cz/stezka-v-oblacich-dolni-morava www.trauttmansdorff.it www.trosifol.com/applications/trosifol-applications/dachstein-skywalk/ www.unesco.it/it/Geoparchi/Detail/574 www.unesco.it/it/RiserveBiosfera/Detail/87 www.unesco.org/new/en/natural-sciences/environment/earth-sciences/unesco-global-geoparks/list-of-unesco-global-geoparks/italy/cilento-vallo-di-diano-e-alburni/ www.unesco.org/new/en/natural-sciences/environment/ecological-sciences/biosphere-reserves/europe-north-america/italy/cilento-and-vallo-di-diano/ www.unionealtocalore.it www.venosta.net/it/benvenuti.html www.verrotec.de/en www.zaha-hadid.com/architecture/messner-mountain-museum-corones/ www.zischghof.it/it/vacanze-attive/estate/latemarium


crediti fotografici

Capo Palinuro, 2017 Courtesy Luca Scudiero Photographer Aggetto naturale, Trentinara, 2018 foto dell’autore Panorama cilentano, Trentinara, 2018 foto dell’autore San Severino di Centola, 2018 Courtesy Luca Scudiero Photographer Grand Canyon, Arizona, 2011 ©Veselina Dzhingarova Le immagini riportate nel grafico a p. 68 sono state estrapolate da Google Earth e dai siti web dei singoli autori. Fur Diatoms, Island of Fur, Denmark, 2015 ©Aldo Amoretti Le immagini riportate nel grafico a pp. 76-77 sono state estrapolate dai siti web dei singoli autori. Pas dans le vide, Aiguille du Midi, Chamonix, 2013 Courtesy Implicitè, ©Bertrand Delapierre Viewpoint Askevågen, Møre og Romsdal, Norvegia, 2013 ©Ken Schluchtmann/3RW arkitekter Dolomites UNESCO Viewpoint Mastlé, Bolzano, Italia, 2015 Courtesy arch. David e Verena Messner, ©Elisabeth Berger Fur Diatoms, Island of Fur, Denmark, 2015 ©Aldo Amoretti Mirador da Pedra da Rá, Ribeira, Spagna, 2016 Courtesy CSA Arquitectura, Carlos Seoane Viewing Platform Ellbachsee, Germania, 2013 ©Partner und Partner Architecten


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architettura e skywalk • giuseppe vaccaro

Pas dans le vide, Aiguille du Midi, Chamonix, 2013 Courtesy Implicitè, ©Bertrand Delapierre Platform Top of Tyrol, Innsbruck, Austria, 2009 ©LAAC <URL: http://www.laac.eu> Scala Bellavista, Merano, Italia, 2005 Courtesy Mattao Thun Milano Rock of Gibraltar Skywalk, Gibilterra, 2018 ©Arc Designs Path of Perspective, Nordkette, Austria, 2018 Courtesy Snøhetta, ©Christian Flatscher Attrazione Gola del Rio Plima, Val Martello, Italia, 2017 ©www.arch-tara.it ©venosta.net Trollstigen Route, Romsdalen, Norvegia, 2012 ©Reiulf Ramstad Architects Dachstein Skywalks, Dachstein, Austria, 2013 ©stiegler.jimdofree.com MMM Firmian, Bolzano, italia, 2016 Courtesy Werner Tscholl MMM Corones, Plan De Corones, Italia, 2015 ©zaha-hadid.com Musée Des Graffiti, Niaux, Francia, 1993 ©fuksas.com Forte Pozzacchio, Trambileno, Italia, 2013 ©arch. Anna Positano Centro Storico, Peccioli, Italia, 2015 ©MCA Architects Stezka v Oblacích, Dolní Morava, Repubblica Ceca, 2015 ©Fránek architects Trentinara, Giungano, Capaccio, 2018 foto dell’autore CilentoinVolo, Trentinara (SA) ©Cilentoinvolo.info Via dell’Amore, Trentinara (SA), 2019 foto dell’autore Skywalk naturale, Trentinara, 2018 foto dell’autore


Finito di stampare da Officine Grafiche Francesco Giannini & Figli s.p.a. | Napoli per conto di didapress Dipartimento di Architettura UniversitĂ degli Studi di Firenze giugno 2020


Qual è l’apporto che l’architettura può dare nella definizione di modelli scientifici per la realizzazione di azioni volte alla tutela, alla valorizzazione e alla fruizione dei contesti naturali e rurali di pregio? In che rapporto essa deve porsi nei confronti dell’ambiente, del paesaggio, della sostenibilità? Come è possibile aumentare l’attrattività dei luoghi e quali sono i vantaggi o gli svantaggi derivanti dalla messa in atto di strategie complesse? Architettura e Skywalk intende dare risposta a questi quesiti attraverso l’analisi di contesti ambientali e culturali tipici della ruralità mediterranea, con particolare riguardo all’area del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e, nello specifico, dei Comuni di Trentinara e Capaccio-Paestum. Dalla lettura del paesaggio e dei caratteri antropici, oltre che naturali, che ne definiscono un ‘sistema complesso adattivo’, le cui caratteristiche tangibili e intangibili sono il risultato di un’evoluzione continua, è possibile intraprendere azioni di valorizzazione e tutela delle aree rurali tali da rendere l’esperienza di fruizione unica, nel rispetto dello ‘spirito del luogo’. In tal senso, gli skywalks rappresentano delle mini-architetture in grado di rafforzare l’attrattività di alcuni luoghi di osservazione strategici conducendo il fruitore a ‘fare un passo nel vuoto’, a godere del paesaggio secondo un’Osservazione adrenalinica. Attraverso l’analisi di alcune best practices si sottolinea, quindi, come la promozione ‘creativa’ del patrimonio culturale ‘stratificato’ possa dare spazio a ‘nuove interpretazioni compatibili e competitive della cultura e del paesaggio’ secondo un nuovo linguaggio in cui l’architettura ha il compito di preservare il valore del passato e salvaguardare la sacralità del futuro. Giuseppe Vaccaro è architetto e dottore di ricerca, dal 2006 svolge attività di ricerca applicata e industriale nel settore della componentistica edilizia eco-orientata, affrontando i temi delle soluzioni sostenibili e bioregionaliste nell’ambito della tecnologia dell’architettura, della progettazione ambientale e del Building Information Modeling, della valorizzazione e fruizione dell’ambiente naturale e antropizzato. È stato borsista e assegnista di ricerca presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli (2006-2017) e, dal 2018, presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II svolgendo, tra l’altro, incarichi di docenza nell’ambito dell’Advanced prototyping e della Progettazione Ambientale.

ISBN 978-88-3338-100-8

€ 22,00 € 20,00

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Architettura e Skywalk | Giuseppe Vaccaro  

Qual è l’apporto che l’architettura può dare nella definizione di modelli scientifici per la realizzazione di azioni volte alla tutela, alla...

Architettura e Skywalk | Giuseppe Vaccaro  

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