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Scuola di Arti Marziali Orientali e Formazione Guerriera

SHIRO Periodico di cultura, curiosità e strategia del combattimento

“Il nostro rapporto con il paesaggio non si esaurisce nello sguardo e nella contemplazione. Implica il corpo e la sua partecipazione sensoriale, si carica di affetti e memoria e diventa elemento dell’identità “ (V. Lingiardi)

SPIRITO RIBELLE Z.N.K.R. – via Labeone 4. Milano

Kenpo Taiki Ken – Kenshindo - Tai Chi Chuan - Wing Chun Boxing A.I.C.S.- Ente di P.S. riconosciuto C.O.N.I


Z.N.K.R. Scuola di Arti Marziali Orientali e Formazione Guerriera

Spirito ribelle Milano

Corsi collettivi. Incontri individuali. Seminari del Sabato.

Tiziano Santambrogio Esperto di Arti Asiatiche del confliggere e del buon vivere; counselor Gestalt; socio AISCON (Associazione Italo Svizzera di Counseling) La Scuola: https://spiritoribelleznkr.weebly.com/ mail: segreteria.znkr@libero.it Tiziano: http://www.tizianosantambrogio.it/ http://tiziano-cinquepassineldestino.blogspot.com/ mail: tsantambrogio@yahoo.it

Anche su

Un’arte che non serve a guarire non è arte (Alejandro Jodorowsky)


corsi; seminari; incontri individuali

Kenpo Taiki Ken Wing Chun Boxing Tai Chi Chuan Kenshindo Ci trovi in Via Labeone, 4 Martedì e Venerdì ore 18:30 – 21:30

e presso i Giardini M. Candia Via Sannio

Kenshindo la pratica della spada giapponese Un sabato al mese ore 16.00 – 19.00 Suburi, movimenti con fendenti di spada Tachiuchi Kata, esercizi in coppia Tameshigiri, taglio su bersagli Gekken, scherma libera

Contatti: tsantambrogio@yahoo.it praticoalparco@gmail.com

La Scuola: www.spiritoribelleznkr.weebly.com Il Maestro http://www.tizianosantambrogio.it -http://tizianocinquepassineldestino.blogspot.it Z.N.K.R. - A.I.C.S.


L’autentica elevazione di un individuo si ha quando

egli va oltre la propria mente? Se così fosse, comunque non è possibile andare oltre la mente con la mente. Noi siamo corpo: Ventiquattro ore al giorno, corpo. Corpo di cui la mente e la mentalizzazione (1) è parte integrante. Senza voler buttare nel cesso, ma contestualizzandone la nascita ed il ruolo, tutto il movimento che pretese di oggettivare l’inoggettivabile, elevando la ragione e la razionalità a guida del mondo, io sto con quella corrente di pratica e pensiero che fa dell’esperire, dell’esperienza, il fondamento di un ricercare autentico, di un vivere autentico. Ho scritto di esperire per sfuggire alla trappola della nominalizzazione (2), della sostantivazione. Là dove usare un nome, un sostantivo, fissa l’essere e l’agire, lo cristallizza, uccidendone il muoversi ed estraniandolo dal soggetto: Ho fame di contro a sono affamato; ho paura di contro a sono impaurito. Le espressioni prive del sostantivo inducono ad un’assunzione di responsabilità ed escludono ogni reificazione (3), inducono ad agire, a modificare lo stato in cui si è invece di proiettarlo su una “cosa” a noi esterna. Nel primo caso poi, cioè nel delegare ad un sostantivo, ad una “cosa” esterna a noi, compiamo un passo fondamentale per elevare la centralità dell’Io fino ad uccidere ogni possibilità di ascolto libero. Se ricevi un colpo inevitabilmente sei identificato nel tuo Io e nella “cosa” che ti è data. Sei un individuo che riceve un colpo e questo colpo può essere duro o lieve, prepotente o timido. l’Io diviene un filtro attraverso il quale l’esperienza (non l’esperire) viene intrappolata nelle categorie del giudizio mentale. Se vivi l’essere colpito, l’agire dell’altro, allora ascolti realmente te e quel che provi in stretta relazione non con la “cosa” (il pugno) ma con il colpire / l’essere colpito e il soggetto agente che ti ha colpito. Solo così tu puoi metterti nei panni dell’altro, colui che ti ha colpito, e intuire sia cosa questo agire significhi per l’altro sia per te. Affidarsi al sostantivo, il colpo, porta inevitabilmente ad attribuire un significato prestabilito alle cose e agli eventi. Non vedi l’essere colpito / il colpire, ma ciò che ti hanno insegnato a scuola, i tuoi genitori, il tuo passato, intorno a quella “cosa”. Più difficile è essere imprigionati in un verbo. Perché questi è di per sé mobile, trasformabile. Quello che continuamente noi facciamo allo Spirito Ribelle ZNKR nel nostro modo di affrontare ogni giocare, ogni lottare con / contro uno o più avversari.

Ti sembrano questioni di “lana caprina”?

Il linguaggio che usiamo crea le cose stesse ed il nostro rapportarci ad esse. Lo sapevano gli antichi, lo ribadì Paul Watzlawick e la Scuola di Palo Alto. Questo dovrebbe essere di senso comune in chiunque insegni o guidi dei gruppi.

Domande, provocazioni ed incontri lungo la Via del guerriero


A onor del vero, nel campo delle Arti Marziali e dintorni, docenti, Maestri e Guru ne ignorano completamente l’esistenza ( beh, pure nell’istituzione scolastica: ignoranti in cattedra!!!). Il detto secondo cui fare (e soprattutto insegnare) Arti Marziali ( che brutta espressione, lo so, sarebbe meglio: praticare / insegnare il confliggere / il saper stare nel confliggere?) è “novanta per cento pratica e un per cento teoria” andrebbe radicalmente ripensato. Chi insegna AM oggi in Occidente, non può (ma lo fa!!) fare a meno di una formazione complessiva che comprenda i modi dell’insegnare in tutti i suoi aspetti, unitamente ad una riflessione critica sul senso di questo praticare “antico” ai giorni nostri, in piena modernità (4). Come scrissi più volte, il docente dovrebbe essere un operatore culturale, un facilitatore a cui spetta il difficile compito di proporre correttamente pratiche, concetti e concezioni del mondo provenienti da un contesto culturale totalmente estraneo dal nostro ma straordinariamente utili allo scopo di coinvolgere il praticante lungo un camminare dentro di sé, alla scoperta delle sue risorse e delle sue possibili trasformazioni, un’individuazione che come tale è soggettiva e del tutto personale. Invece… i soliti dispensatori di “bufale” New Age da bancarella che blaterano di psichico e metafisico, i soliti trasmettitori di ordini e compiti da eseguire, i soliti capitan Fracassa, duri e picchiatori a parole, i solti maneschi che approfittano della sudditanza psicologica degli allievi per sbatacchiarli qui e là. Tutti uniti dall’assoluta crassa ignoranza di cosa e come sia insegnare (5), condurre un gruppo, coinvolgere nell’apprendere chi sta loro davanti.

L’autentica elevazione di un individuo si ha quando egli va oltre la propria mente?

Io sono convito di sì. Per questo pratico e propongo il menare le mani, il saper stare nel confliggere, come Via (il nipponico Do), come un viaggiare iniziatico, trasformatore. Impegno costante (gambaru), fare bene (yushu no bi), attenzione e cura verso di sé e chi ci sta accanto (omoiyari), vitalità (ki) …. il mio modo di recuperare una Tradizione certamente a noi così lontana ma che, interpretata e adattata al terzo millennio, è chiave di accesso al personale “conosci te stesso”.

Ovviamente, di questo è legittimo non importi nulla ai dormienti che affollano questo mondo, quelli intrappolati tra casa e lavoro, tra shopping e presenzialismo su fb, tra opinioni su tutto sbandierate come certezze e frenetica rincorsa al consumo senza uso. Quelli che del quotidiano fanno una monotona nenia o, al contrario, una sgangherata cacofonia, quelli, cioè, che nel quotidiano non sanno cogliere, invece, la straordinaria continuità del vivere momento dopo momento. 1. Comprendere il funzionamento proprio e altrui in termini di stati mentali, ovvero sentimenti, convinzioni, intenzioni. 2. “La nominalizzazione è la trasformazione (omissis) in nome di un elemento linguistico di qualunque natura (omissis).” (in “Enciclopedia Treccani”) 3. La reificazione è un processo in cui un significato diventa oggetto. 4. “Nessun modello, a mio parere, ha validità descrittiva generale e metacontestuale. Ogni modello è culturalmente determinato: ha senso all’interno delle condizioni (antropologiche,

Domande, provocazioni ed incontri lungo la Via del guerriero


culturali, sociologiche, ecc.) in cui è nato, in riferimento ai bisogni ed alle aspettative della comunità scientifica che lo ha formulato.” (in “Dove danzavano gli sciamani” di V. Bellia) 5. “(omissis) in ogni insegnamento è in gioco un’impossibilità. Quale ? Quella di una trasmissione integrale, senza resti, trasparente, del sapere. (omissis) Se insegnare significa letteralmente, come abbiamo visto, lasciare un’impronta, una traccia, un segno nell’allievo, è perché si esclude che la trasmissione possa ridursi a un clonazione, ovvero alla riproduzione passiva e conformistica della parola del maestro.” (in “L’ora di lezione” di M. Recalcati)

“Sii tutto in ogni cosa. Poni quanto sei anche nel minimo che fai” (M. Proust)

OSS!! Tiziano Sensei

Domande, provocazioni ed incontri lungo la Via del guerriero


Danza d’acciaio, danza di spade Un’oscurità che tanto mi assorda, a furia di ascoltarla. Sono nell’affascinante viaggiare dentro al mistero e sono così confuso, non so cosa mi abbia preso ma so che starò bene. Perché tutto di me si lascia andare nell’acciaio che vado impugnando: la leggera curvatura della lama e gli spigoli della punta, l’opaco brillare che si trascina mai stanco da oltre quattro secoli e le delicate forme ad onda che si intravedono al limitare del dorso. E le darò tutto di me, stati di coscienza espansa, in cui inizio e fine, vittoria e sconfitta si aggrovigliano mai sazi. MI muovo da solo, arma in pugno. Ripercorro gesti antichi. Quegli stessi gesti che proporrò di nuovo al piccolo gruppo di allievi che, ormai da anni, mi accompagna in questa danza d’acciaio, danza di spade, danza Kenshindo. Un’oscurità che falciate ed affondi e fendenti lacerano senza sosta. Che sia vita vera o solo fantasticare non importa. Importa danzare d’acciaio, danzare di spade come grimaldello per aprire ogni porta dentro di me, come un rettile, un’antica serpe che abbia fatto del mondo una filastrocca fino all’ultima violenta parola. Non so, non sono sicuro, che sia solo l’acciaio, l’arma d’acciaio, l’unico tesoro di cui impossessarsi per varcare il mistero. So, però, che secoli di storia degli uomini hanno assurto l’acciaio ad arma per eccellenza… sventrare, ferire, lacerare, penetrare… carne viva e sguardo vivo e respiro vivo tramutati in morte certa, definitiva. E cosa può farci capire di più di noi stessi, senza se e senza ma, se non l’equilibrarsi incerto sul confine tra vivere e morire? Un'istantanea di velluto freddo, che è acciaio sibilante, acciaio tranciante. Credi che non servirà a nulla? Credi che il vento o l’afa, la notte o il giorno, lo porteranno via fino a farlo scomparire? Può darsi. Io però, alle spalle secoli di uomini coraggiosi e uomini pavidi, uomini che hanno dato la morte o che la morte l’hanno ricevuta, non mi stanco di danzare d’acciaio, di danzare di spade per sapere chi sono e cosa ci faccio al mondo.

Kenshindo Un sabato al mese ore 16.00 – 19.00 Contatto: tsantambrogio@yahoo.it


24 novembre 2018

STAGE CON IL MAESTRO PAOLO BOLAFFIO

Intelligenza Tai Chi Chuan, intelligenza corporea diffusa a piene mani. Ecco la sensazione vivida

che mi ha sempre accompagnato in questa giornata col Maestro Bolaffio. Dal Chi Kung “duro” ai “push hands”, dalla lievità potente degli spostamenti alla danza delle mani Yin, le ore sono scivolate via dense di significato, proposte e tanto, tanto materiale da studiare. Una decina di anni fa, quando, lungo il mio percorso Tai Chi, incontrai il Maestro Trickovic, questi imparava presso il maestro Wang Zhi. Accolsi subito l’invito di fare una giornata col suo Maestro ma… il risultato fu deludente: troppo alto il livello delle proposte del Maestro Wang per il mio livello. Ci avrei riprovato un paio d’anni dopo, ma un duro lutto familiare mi tenne lontano. Quando, finalmente, rividi il Maestro Wang, fu una delusione. Certo, forse io ero ancora troppo “piccolo” per il suo insegnamento, ma mi è rimasto il dubbio, quasi una certezza, che avesse invece ragione chi, già da un po’, sosteneva che il Maestro ormai non insegnava più, limitandosi a intrattenere gli allievi, a scherzare con le allieve. Non lo saprò mai, perché, nel frattempo, il Maestro Trickovic lo aveva lasciato, scegliendo come suo riferimento il Maestro Bolaffio.


24 novembre 2018

STAGE CON IL MAESTRO PAOLO BOLAFFIO

Io, forte della precedente esperienza, in questi ultimi anni non sono mai andato ai seminari che il Maestro Trickovic organizzava col suo Maestro: non volevo ripetere l’esperienza di andare e non capirci nulla. Così, ho aspettato alcuni anni, fino a questo 24 Novembre, data in cui Trickovic ha ospitato il Maestro Bolaffio in quel di Torino. E non me ne pento. Un’intera giornata intensa in cui, sicuramente, ho praticato ben lontano dagli standard richiesti dal Maestro, ma in cui ho capito su cosa e come ho da lavorare per migliorare il mio Tai Chi Chuan. E, personalmente, credo che questo sia il cuore di ogni incontro di formazione, il compito di ogni buon docente: stimolare nel praticante la voglia di conoscere, di migliorarsi, dandogli un ampio ventaglio di strumenti e di possibilità. La squisita disponibilità umana del Maestro Bolaffio ha fatto il resto, mostrando come un approccio ben disposto verso le capacità degli allievi, incoraggiante e mai denigrante, è sempre foriero di buone pratiche. Un grazie, poi, a Marco e Pia, simpatici compagni d’auto durante la trasferta torinese.


LE PAROLE IN CUI CI RICONOSCIAMO “Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni” ( Bertrand Russel) Hai mai notato che spesso le persone particolarmente incompetenti sono le meno consapevoli della loro ignoranza, mentre i più esperti sono invece insicuri e dubitano delle loro capacità? La ricerca scientifica dimostra che le cose stanno esattamente così. Dunning e Kruger hanno dimostrato che, come scrisse Shakespeare, “Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio” Secondo i due ricercatori, le persone meno esperte tendono a sopravvalutare le proprie abilità. Ciò accade per due ragioni: non sono in grado di giudicare oggettivamente se stessi, e non si rendono conto della superiorità delle abilità altrui. Questo effetto è stato osservato in tanti contesti, sia in senso astratto, come nel ragionamento logico, sia in ambito concreto, come in contesti lavorativi. È stato anche osservato che le persone con il quoziente intellettivo più basso si ritengono in media più intelligenti di quanto siano in realtà. Secondo i ricercatori, l’effetto Dunning-Kruger è dovuto all’incapacità di imparare dai propri errori. Infatti, tutti possediamo un’abilità “di ordine superiore” chiamata metacognizione. La metacognizione osserva le altre abilità, e ne valuta il livello. Quando cerchiamo di stimare, ad esempio, quanto siamo bravi a giocare a scacchi, è la metacognizione a permetterci di farlo. Sembrerebbe però che le persone meno competenti abbiano una scarsa capacità di auto valutazione. E ciò le porta a sopravvalutarsi. Secondo i due ricercatori, la soluzione consiste proprio nell’imparare a valutarsi più oggettivamente. Ovvero: migliorare la propria metacognizione. Per aiutare questo tipo di persone, bisogna far loro notare le loro incapacità. Ma è molto probabile che ignoreranno il messaggio, perché non corrispondente all’immagine che hanno di se stessi. Così, è molto probabile che gli incapaci continueranno ad esserlo. IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA Ciò che i due autori hanno notato non si ferma a questo.


LE PAROLE IN CUI CI RICONOSCIAMO Infatti, per contro, le persone davvero dotate tendono a sottostimare le loro abilità. Al contrario degli incapaci, i dotati tendono a credere che ciò che fanno sia semplice e che le loro doti siano molto comuni. Questo però non deve essere visto come l’ennesimo modo per categorizzare le persone. Non esiste l’inesperto e l’esperto per eccellenza. L’effetto Dunning-Kruger si applica a tutti, non soltanto agli altri. Tutti, in un momento o nell’altro, ci troviamo nella condizione di non riuscire a giudicare oggettivamente le nostre abilità. Tutto questo succede perché la nostra mente tende a confermare ciò che già sa. Quando tentiamo di dare senso all’enorme quantità di informazioni che ci circonda, applichiamo delle regole molto semplici per analizzarle. La regola principale consiste nell’accettare soltanto le informazioni coerenti con ciò che già crediamo sia vero. E scartiamo tutte le informazioni contrastanti. Nessuno vuole sentirsi sotto la media. Tutti abbiamo un’immagine positiva di noi stessi, e generalmente tendiamo ad ignorare o respingere le informazioni che entrano in conflitto con ciò che pensiamo. Inoltre è molto più facile riconoscere gli errori e le mancanze dall’esterno, notandole negli altri, ma non in se stessi. E ciò crea l’illusione di essere migliori. È un processo universale. L’effetto Dunning-Kruger non riguarda le persone stupide che non si rendono conto di esserlo. È un fenomeno di psicologia di base, che si applica a chiunque. L’unico modo per migliorarsi è quello di imparare a pensare a se stessi in modo critico. Restando umili, e riconoscendo di essere sempre nella posizione di poter imparare dagli altri. La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere (Socrate) (www.thebrainer.it)

Spirito Ribelle!!


VOCI DAL SAN BENEDETTO DEL TRONTO

…Nella vita non è importante la destinazione, ma il viaggio…

…una delle schiavitù interiori dell’uomo è l’ ignoranza, soprattutto l’ignoranza di sé stesso. Senza la conoscenza di sé, senza la comprensione del moto e delle funzioni della sua macchina, l’uomo non può essere libero, non può governarsi e resterà sempre uno schiavo, in balia delle forze che agiscono su di lui… Abbiamo lasciato il 2018 per affacciarci al nuovo anno con una buona energia e, soprattutto, come ormai buona consuetudine, con festeggiamenti intorno a un tavolo ricco di buone cose da assaporare e bere contornato da buoni e costruttivi discorsi e confronti Ben consolidato il nostro viaggio che ci vede impegnati per due weekend al mese nella ricerca di diventare ciò che si è e di perseguire la propria autenticità. Sapere qual è il proprio nome e fare quei passi avanti quando ci si sente chiamati dalla propria vita senza rimanere in un sicuro anonimato; quale sfida irrinunciabile della propria libertà e responsabilità

Avere la verità come obiettivo comune e vedere la vita come percorso …affondare le proprie radici nel TERRENO nella pienezza della propria ACQUA lasciando che le proprie foglie viaggino libere nell’ARIA

VOCI DAL SAN BENEDETTO DEL TRONTO


Il Tai Chi …si vede dal mattino Inizia la tua giornata all’aperto! Praticando semplici movimenti potrai ottenere maggior benessere, energia e flessibilità; potrai sperimentare la pratica all’aria aperta nelle prime ore della giornata insieme ad altre persone che, come te, hanno desiderio di mantenere il proprio corpo in salute e allo stesso tempo praticare divertendosi…. Tutto ciò, sotto la guida esperta di un Maestro di Tai Chi di lunga esperienza. Il Tai Chi , con i suoi movimenti morbidi, contribuisce a rendere le articolazioni più flessibili, favorendo il flusso energetico grazie al quale potrai migliorare il tuo benessere psicofisico, la tua respirazione e la tua concentrazione.

pratichiamo tutti i

MARTEDI’ MATTINA, DALLE 8.30 ALLE 9.30, PRESSO I

GIARDINI CANDIA (INGRESSO VIA SANNIO)

Per praticare, ti serviranno solo un pizzico di buonumore e un abbigliamento comodo!!

Se sei interessato/a e vuoi ulteriori informazioni, o per attivare lezioni all’aperto in altri luoghi o date, contattami: praticoalparco@gmail.com Stiamo organizzando un corso tardo pomeriggio / serale. Per saperne di più, per partecipare, contatta

praticoalparco@gmail.com


C’È UNA GRANDE STRISCIA DI VIOLENZA IN OGNI ESSERE UMANO. SE NON VIENE INCANALATA E COMPRESA, SFOCERÀ IN GUERRA O IN FOLLIA. (SAM PECKINPAH)


Z.N.K.R. Scuola di Arti Marziali Orientali e Formazione Guerriera Da più di trent’anni lo Z.N.K.R. opera sul terreno della formazione guerriera, della formazione al saper stare nei conflitti. Utilizzando principi e strategie di alcune delle più letali arti del combattimento, l’adepto intraprende un percorso di crescita e trasformazione che potrà essere radicale. Il saper stare di fronte ad uno o più aggressori, diverrà, nella vita privata e nelle relazioni sociali, capacità di conoscere se stesso e le leggi del mondo; capacità di affrontare il mutare delle cose integrandole nel suo personale evolversi; capacità di proporsi come protagonista entusiasta, coraggioso, ottimista e socievole. La formazione nel Dojo e negli allenamenti all’aperto, a stretto contatto con la natura, si avvale di giochi individuali, di coppia e di gruppo, in cui solo la comunione delle reciproche risorse e scarsità porterà a risultati eccellenti. Così il praticante sceglierà sempre la via della collaborazione. L’energia più profonda, l’istinto essenziale, la magicità come potenza su se stessi e sul mondo, sono le caratteristiche di un Guerriero formatosi allo Z.N.K.R.

SHIRO

Ogni individuo è una risorsa

Periodico dello Z.N.K.R. Coordinamento redazionale Tiziano Santambrogio

In copertina: Levanto, mare, amicizia e pratica Tai Chi Chuan

Spirito Ribelle Kenpo – Kenshindo – Wing Chun Boxing – Tai Chi Chuan


SHIRO Z.N.K.R. Milano v. Labeone 4 Tiziano Santambrogio Arti Marziali Sensei e Counselor Gestalt

Gli Erranti Milano v. Labeone 4 M° Giuseppe Lombardo

DAO San Benedetto d. Tronto (AP) M° Valerio Giordano ______________________________________________________________________________________

Poche persone hanno il coraggio delle proprie azioni. Ma pochi fra i pochi possiedono il coraggio dei propri pensieri.

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SHIRO' DIC 2018 GENNAIO 2019 ZNKR  

Giornalino di Arti Marziali Scuola ZNKR di Tiziano Santambrogio

SHIRO' DIC 2018 GENNAIO 2019 ZNKR  

Giornalino di Arti Marziali Scuola ZNKR di Tiziano Santambrogio

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