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A CURA DEL COORDINAMENTO TERRITORIALE D’AMBITO - UNIONE GIULIANA Anno 1 - Numero 4 - Dicembre 2017

Editore Centro Servizi Volontariato FVG Viale Martelli, 51 - 33170 Pordenone Telefono 0434 21961 - 040 635061 Sito web www.csvfvg.it Direttore responsabile Pierpaolo Gregori Responsabile Privacy Francesco Monea

INSIEME olonta ria mente

Distribuzione gratuita

Coordinamento editoriale Cristiano Drosg e Domenico Maiello Aut. Trib. di Pordenone n. 713/2017 R.G.V.G.

Progetto sostenuto dal CSV FVG

Impaginazione e stampa Mittelcom srl Via del Toro 18 - 34125 Trieste Progetto Grafico Giuseppe Morea

5 dicembre: la festa del Volontariato L’editoriale Stazione Marittima gremitissima di Pierpaolo Gregori

Trieste festeggia così la Giornata Internazionale del Volontariato!

Presso la Stazione Marittima di Trieste il 5 dicembre si sono susseguiti due eventi organizzati dai rappresentanti del volontariato della città. Il programma della giornata ha visto protagonisti i bambini delle scuole primarie Biagio Marin e Anna Frank salire sul palco durante l’evento “Ciak! Volontariato in scena!”. Al termine il Centro Servizi per il Volontariato FVG, ha organizzato la quarta edizione di “Buonasera, mi presento”, cena a cui hanno partecipato oltre cinquanta associazioni. Il Coordinamento Territoriale d’Ambito dell’Unione Giuliana, costituito dalle associazioni di volontariato della città, è da oltre due anni che porta avanti il progetto “Il valore della Comunicazione”. Lo scopo principale di questo progetto è di porre in relazione le sinergie del volontariato e la cittadinanza. Tanti ed intensi sono stati i momenti di incontro che hanno portato alla creazione di “Ciak! Volontariato in scena!” che ha visto le associazioni collaborare a stretto contatto con le scuole

Socio-Sanitario

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Emanciparsi o rivendicarla

Orgoglio della disabilità?

per la creazione di una rappresentazione teatrale che trasmettesse quelli che sono i valori del volontariato. Due sono state le scuole che hanno accettato questa sfida, la Anna Frank dell’Istituto Comprensivo G. Roli e la Biagio Marin dell’Istituto Comprensivo I. Svevo. Le due classi con l’aiuto delle maestre, dei volontari e di tre amici a quattro zampe hanno strutturato in modo spettacolare le scenografie, i costumi e la sceneggiatura dando vita a spettacoli degni di nota che sono stati votati da un’apposita giuria popolare, composta dalle associazioni, che sulla base di un attenta serie di criteri ha decretato la vittoria della scuola Biagio Marin. Una volta terminate le premiazioni delle scuole partecipanti a “Ciak! Volontariato in scena”, sono state accolte nella sala della Stazione Marittima, accuratamente preparata per l’occasione, le associazioni di volontariato che hanno preso parte all’evento “Buonasera, mi presento” con la partecipazione di oltre cento persone. La serata dal tema “Il cinema” ha visto

Cultura

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Come si sta preparando Trieste?

Verso ESOF 2020

schierarsi intorno ad undici grandi tavoli rotondi, contrassegnati con i nomi delle più famose case cinematografiche, due rappresentati per ogni associazione, che tra le portate della cena, si sono sfidati in coinvolgenti giochi che hanno caratterizzato la serata all’insegna della gioiosità. Tra tutti i partecipanti della serata, è stato proclamato vincitore il tavolo “Paramount” composto dalle associazioni ACAT, S.O.S Pappagalli, U.CI.O, IDEA Trieste, La Fonte. Queste ultime insieme alla scuola vincitrice nel corso dei prossimi mesi, disporranno di un montepremi del valore complessivo di duemila euro per sviluppare un progetto di carattere culturale che dia la possibilità di instaurare una più profonda sinergia fra le associazioni e le scuole, permettendo ai bambini di intraprendere un percorso all’interno del mondo del volontariato, con l’entusiasmo e la spontaneità che li contraddistingue. Domenico Maiello Coordinatore di progetto CTA

Sociale

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Emergenza freddo per i senzatetto

Giovani in azione

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l tema di questo quarto numero di Insieme Volontariamente (che peraltro è già diventata in breve tempo una rivista letta da 5.000 persone e molto richiesta nei punti in cui viene distribuita) ovvero il “Volontariato d’inverno” potrebbe preoccupare più di qualcuno tra coloro che non frequentano il terzo settore. Sarebbe lecito infatti pensare che si tratti di un periodo di riposo, un po’ come per la natura, quasi di letargo: troppo freddo per organizzare qualcosa, poi la Bora, le Festività. Ma chi ha voglia di fare volontariato tra dicembre e gennaio? Invece le cose stanno molto diversamente: siamo nel cuore del cosiddetto anno associativo e le OdV di tutto il territorio stanno intensificando la loro attività per non far sentire sole le persone che per vari motivi sono più emarginate, con una miriade di proposte e attività. Anche i gruppi che a vario titolo si occupano di ambiente, ad esempio, pur nelle difficoltà climatiche che inevitabilmente si trovano ad affrontare sono sempre in azione per salvare animali, preservare il verde e fare formazione alle giovani leve. Insomma, anche l’inverno è periodo proficuo per chi vuole impegnarsi donando un po’ di tempo a qualche causa che gli sta a cuore. Il grande evento “Volontariato in Scena” dello scorso 5 dicembre che ha coinvolto centinaia di persone tra le 15 associazioni del CTA Unione Giuliana e le scuole triestine che vi hanno partecipato di cui ampiamente si parla nell’articolo di apertura di questa prima pagina è una delle testimonianze più evidenti non solo di questa vitalità, ma anche e soprattutto è la dimostrazione che quando le anime del volontariato si uniscono, le loro diversità operative sono in grado di creare un insieme che vale molto di più della loro semplice somma.

Ambiente

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Intervista all’esperta veterinaria

Cani e inverno: che fare?


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Gruppo Socio Sanitario

Torniamo a morire a casa

Resoconto della giornata del 12 ottobre al Circolo della Stampa Il papa ha detto pochi giorni fa che se non ci sono speranze le cure non sono più necessarie. Si possono tralasciare e ci si può abbandonare al corso della natura umana. Wojtyla, dal canto suo, quando era papa e si rese conto di non avere più chances, aveva chiesto ai suoi medici, estendendo la notizia al Mondo, di esser lasciato andare. L’Associazione per la Difesa del Malato di Trieste non ha la pretesa di prendere posizione su un argomento così delicato quale il “fine vita”. Tuttavia c’è un altro argomento che sta a cuore all’Associazione, che è più accessibile ed immediato, ed è quello di “Tornare a morire a casa”. Su questo tema si è svolto un incontro, che si è snodato nel pomeriggio del 12 ottobre presso il “Circolo della Stampa”. L’incontro - dibattito si è svolto nel senso che la città ha interrogato le autorità sanitarie sul fatto che esse assumessero con sempre maggiore importanza e priorità l’iniziativa di incoraggiare i medici dell’ASUITS (l’Azienda Sanitaria di Trieste) e i Medici di Medicina Generale, affinché, una volta accertato che le cure non dessero più risultati, in casi cronicizzati e destinati al progressivo, inesorabile aggravamento, consigliassero pazienti e relativi familiari, di tornare a casa e vivere lì gli ultimi loro giorni di malattia. L’incontro del 12 ottobre scorso si è svolto fra persone che a vario modo, essendo inserite con diversi ruoli in diverse associazioni di volontariato della città di Trieste, potevano rappresentare la città, da un lato, e diversi e importanti rappresentanti dell’Autorità Sanitaria dall’altro. A questi si è aggiunto l’assessore comunale alle Politiche Sociali Carlo Grilli, in ulteriore rappresentanza della città stessa. Hanno preso la parola per primo Domenico Maiello del Coordinamento di progetto della Commissione Socio-sanitaria

del Volontariato FVG, seguito da Cristiano Drosg, dell’UCIO (Unità Cinofile Operative Onlus). Entrambi hanno apprezzato il progetto di far nascere un dibattito a Trieste sul tema del “tornare a morire a casa”, aderendovi con vigore. Quindi è intervenuto la prof.ssa Maria Bran Vardabasso, iscritta all’AISM (Sclerosi Multipla), che ha sostenuto con partecipazione il tema della serata. Di seguito ha parlato il dott. Gabriele Marucelli, presdente dell’ARSI (Associazione Regionale Strutture Intermedie per la Salute Mentale - Onlus), che ha approvato, non senza una certa enfasi, la parola d’ordine di tornare a morire a casa, con ampi riferimenti alle proprie esperienze personali e di famiglia. Il dott. Gabriele Bittolo Bon, già primario della medicina dell’Ospedale Civile di Venezia, frequentatore dell’ADM (Associazione per la Difesa del Malato), ha aderito all’iniziativa e ai suoi obiettivi, citando anche esperienze personali alquanto toccanti L’ingegnere Piercipriano Rollo, anch’egli associato all’ AISM, ha descritto due casi clinici, sociali ed umani. Trattandosi di situazioni riguardanti la propria famiglia, non ha nascosto la proprie emozione nel sottolineare il valore dell’esperienza di convivere con il fine vita di persone care fra le mura domestiche. Elita Barbiero, infermiera dall’ospedale “Burlo Garofolo”, ha descritto con pathos cosa avviene in una famiglia quando un bambino muore in ospedale, nel senso che la famiglia in tali casi si divide, rischiando di far sentire trascurati altri eventuali figli dai genitori. Si tratta di eventi per fortuna rari, ma che purtroppo esistono. L’intervento è risultato effettivamente alquanto toccante per tutti i partecipanti all’incontro. Successivamente ha preso la parola la dott.ssa Anna Poggi, già medico anestesista, attualmente rappresentante

dell’associazione ANVOLT. Anche lei ha sostenuto con vigore l’opportunità di imprimere una svolta culturale a questa città, reintroducendo il dibattito sui limiti oggettivi del riservare l’ospedale all’evento della fine della vita. Dalla sua esperienza di anestesista possedeva un’ampia casistica. È intervenuto quindi il dott. Nicola Delli Quadri, presentatosi alla città non più come Direttore Generale ASUITS, non essendo più tale da solamente 12 giorni, bensì nella sua nuova veste di medico volontario. Il dott. Delli Quadri più che discutere di aspetti aziendali ha descritto dei casi inerenti esperienze personali e di famiglia, riguardanti la sua regione di origine del centro Italia, e paragonando quanto avviene in quella regione con le tipologie di intervento in Friuli Venezia Giulia. Infine ha relazionato lo Scrivente, Lorenzo Toresini, prendendo la parola come attuale presidente dell’Associazione per la Difesa del Malato di Trieste. Lo Scrivente ha ritenuto di promuovere l’iniziativa di sollevare il dibattito sul tornare a morire a casa in questa città, come determinante culturale di qualità della vita. E ciò evidentemente una volta affrontati gli aspetti organizzativi e budgettari che dovranno mano a mano trovare diverse soluzioni umane. È intervenuto quindi Carlo Grilli - Assessore ai Servizi e alle Politiche sociali del Comune di Trieste, che dall’interno del suo importante ruolo in questo campo ha sostenuto, anche con una certa enfasi, l’opportunità di incentivare l’assistenza domiciliare in generale, e nelle situazioni di malattie croniche invalidanti in particolare, senza bisogno di ricorrere alle ospedalizzazioni, soprattutto quan-

do queste si rivelino prolungate. Dalla parte delle Autortà Sanitarie sono intervenuti, rispondendo all’appello: il dott. Flavio Paoletti, Direttore dei Servizi Socio Sanitari ASUITS, nonché presidente IPASVI di Trieste, il prof. dott. Mauro Melato, in rappresentanza dell’Ordine dei Medici di Trieste, il dott. Cesarino Zago - Direttore distretto 1 di via Stock, la dott.ssa Ofelia Altomare Direttore distretto 3 Valmaura, e infine il dott. Carlo Rotelli - Responsabile della Cure Ambulatoriali e Domiciliari del Distretto 2 ASUITS. Tutti questi relatori hanno risposto concordemente in modo positivo alla proposta degli interroganti rappresentanti della città, dando una sostanziale disponibilità a continuare tale processo di assistenza domiciliare dei cittadini prossimi al trapasso. Essi infatti hanno sostenuto, citando anche dei dati alla mano, che tale processo in realtà è già da tempo iniziato. Lorenzo Toresini Associazione per la Difesa del Malato

Le iniziative della Comunità Famiglia la Fonte per i clienti del negozio “La Bora” in Cavana

Un albero di Natale molto speciale in legno e tappi di sughero Come negli anni precedenti, lo staff del negozio/laboratorio “La Bora” di via del Sale 4/A (P.zza Cavana), insieme alle persone con disabilità e agli operatori che lo frequentano, ha organizzato un ricco programma di lavori da realizzare insieme, che puntualmente finiscono per essere la nostra piacevole cornice di molte mattine e molti pomeriggi trascorsi in armonia a “fare” e condividere, parlare ed imparare, aspettando magari i momenti in cui si festeggia, si banchetta e si scherza tutti insieme. Da un po’ di tempo, ogni mercoledì, quattro persone, ospiti della Comunità Famiglia “La Fonte”, insieme a un’operatrice, Rita, si recano presso il negozio/laboratorio “La Bora” per lavorare, imparare e realizzare, insieme ad altri, oggetti di decoro e gadget che poi vengono venduti dal negozio stesso. Per Natale a ciascuno dei gruppi di lavoro, provenienti da Comunità diverse del territorio, è stata data la possibilità di scegliere un “tema natalizio” sul quale costruire il proprio lavoro. Noi della Comunità “La Fonte” stiamo lavorando su un albero di Natale in legno che addobberemo con tappi di sughero, tutti colorati in maniera diversa, e da ciascun tappo penderà un filo al quale legheremo un dono. L’idea è che ciascun cliente del negozio possa, acquistando da noi, scegliere un dono e nello scegliere un dono per sé, riesca, contemporaneamente, a fare un dono a noi. Ci sembra un regalo semplice ma importante poter pensare che molte persone avranno piacere di entrare in negozio, un luogo speciale per noi, fermarsi lì e impiegare così un po’ del loro tempo, guardare con attenzione e curiosità le cose che abbiamo realizzato e poi scegliere di comprarne una. Per ognuno di questi gesti a noi arriva un’attenzione, un riconoscimento di aver fatto bene le cose per le quali ci siamo impegnati e, magari, anche qualche euro da reinvestire nel bel negozio di via del Sale e in qualche dolcetto che vada a rallegrare i nostri momenti insieme. Giacomo Coppola La Fonte - comunità famiglia ONLUS www.lafontefvg.it


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Gruppo Socio Sanitario 3

Il Servizio Civile Nazionale approda per la prima volta alla LILT

Volontariato e associazionismo si incontrano Il 13 Settembre 2017 è iniziato questo mio nuovo percorso di volontaria del Servizio Civile Nazionale (SCN) presso la sezione triestina della LILT, Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, un Ente Pubblico su base associativa senza fini di lucro. Gli obiettivi prioritari che quest’associazione si prefigge da oltre 90 anni riguardano l’ambito della prevenzione oncologica primaria, secondaria e terziaria, quello del sostegno alla ricerca di tipo sanitario di alto livello e l’aiuto e il supporto del malato oncologico e della sua famiglia. Questa sarà un’esperienza nuova sia per me sia per l’associazione, poiché è il primo anno in cui entrano a far parte della squadra operativa dei volontari LILT anche due giovani ragazze del SCN. Ma che cos’è il Servizio Civile Nazionale? È innanzitutto un’opportunità, per ragazzi che hanno tra i 18 e 28 anni, di crescita personale, un mezzo efficiente di educazione alla cittadinanza attiva, uno strumento per conoscere realtà di volontariato, associazioni e istituzioni la cui mission è aiutare le fasce più fragili della società. Il volontario del SCN ha quindi il fine ultimo di contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della città in cui opera e, a in un’ottica più ampia, del proprio Paese. La LILT sezione di Trieste può giovare, ad oggi, dell’efficace connubio operativo tra i propri volontari e le ragazze del SCN. L’introduzione di queste ultime, che supportano l’associazione, porta a vantaggi reciproci. La LILT, infatti, può potenziare il proprio organico, ottenere sostegno nelle attività già in programma e sviluppare nuovi progetti rivolti sia al malato oncologico sia alla sua famiglia. Inoltre può beneficiare della freschezza e dinamicità delle nuove volontarie, ma anche della loro competenza rispetto alle tecnologie multimediali e alle nuove forme di comunicazione, al fine di promuovere il proprio lavoro attraverso siti internet e social network. D’altra parte, il volontario di SCN ha l’opportunità di fare un’esperienza arricchente sia dal punto di vista personale che professionale, incrementando le proprie conoscenze in ambito oncologico ma anche le proprie competenze e abilità comunicative, empatiche e relazionali. Nel nostro caso specifico, sicuramente questa esperienza ci insegnerà a vivere in un’ottica preventiva fin da giovani, dando importanza alle campagne di screening, ma soprattutto riscoprendo il valore di un’alimentazione sana e controllata associata a uno stile di vita che contrasti la sedentarietà e promuova qualsiasi forma di attività fisica. Inoltre, già in questo periodo iniziale di servizio, ho potuto comprendere meglio il concetto di associazione e il valore dello stare insieme condividendo un progetto comune, un sentimento che permea tutti i membri della grande famiglia della LILT di Trieste. Inoltre ho potuto trovare grande professionalità, comprensione e coinvolgimento attivo nei membri del Direttivo, nella mia Responsabile e in tutti i volontari.

Penso infine che i prossimi mesi saranno ancora più intensi e stimolanti e mi permetteranno di creare un bagaglio personale utile per tutta la vita. Alessandra Scinni Associazione LILT Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori Sezione di Trieste ONLUS legatumoritrieste@gmail.com

Un’occasione unica per trascorrere una giornata in ambienti difficilmente accessibili per i malati

6^ edizione della Gommonata AISM Anche quest’anno, gratificata da una delle poche giornate di sole di settembre, ha avuto luogo sabato 30 la ‘’Gommonata’’. La manifestazione, nata per iniziativa di Damiano GERDOL nella sua duplice veste di volontario AISM e socio del Club del Gommone, giunta ormai alla sesta edizione, ha come obiettivo far trascorrere ad alcuni dei nostri soci una giornata in mare o comunque all’aria aperta in un ambiente in genere a loro non accessibile. I soci del Club del Gommone, come ogni anno, si sono fatti carico dell’intera organizzazione: gli uomini guidando i gommoni ed assumendosi l’onere dell’imbarco e sbarco a bordo degli stessi delle persone con sclerosi multipla, le signore curando l’assistenza a terra e nel preparare e servire il pranzo. Partiti dal terrapieno di Barcola i nostri assistiti hanno potuto costeggiare la costiera triestina sino a Sistiana dove han-

no fatto sosta a Portopiccolo. Rientrati per l’ora di pranzo e ripresisi dall’emozione vissuta (diversi costretti a vivere quotidianamente tra le mura di casa presentavano sintomi di ‘’imbriagadura de aria’’ peraltro rapidamente smaltita). Spaghetti allo scoglio, risotto di mare, calamari, sardoni impanai, dolce ma soprattutto una grande, meravigliosa, impagabile dimostrazione di solidarietà umana che, lasciatemelo dire, non ha prezzo. Il Presidente del Club del Gommone, Antonio Del Conte, ha sottolineato la sua convinzione che è maggiore la gratificazione che loro ricevono nel compiere questo atto di amore verso il prossimo che non quella che ricevono le persone con sclerosi multipla. Grazie Presidente a Lei e a tutti i meravigliosi soci del Club del Gommone. Maria Bran

Prime esperienze di volontariato

Emozioni e pensieri dopo un primo approccio al soccorso nautico col cane in U.CI.O.

Senza dubbio l’autunno e l’inverno sono le stagioni dell’approfondimento, della riflessione e della valorizzazione di una dimensione più privata, domestica del nostro quotidiano. Per me quest’anno vuol dire tuttavia anche l’impegno in una nuova esperienza che - vi confesso - suscita il mio interesse e anche un piacevole entusiasmo. Da alcuni mesi infatti, con la mia cagnolina Lagrein faccio parte di U.CI.O. Unità Cinofile Operative Onlus, associazione di volontariato che si occupa prevalentemente di salvataggio nautico con

l’ausilio di unità cinofile. La scorsa estate a Sistiana abbiamo iniziato la preparazione in acqua, è stato molto divertente e allo stesso tempo utile imparare assieme a chi pratica questo tipo di attività già da tempo e mette a disposizione tutto il bagaglio di esperienza per chi come me si affaccia per la prima volta a questo mondo. Ora però, con le temperature più rigide - ed essendo la mia cucciolina diventata già una cucciolona, in grado quindi di apprendere qualche nozione più avanzata - è giunto il momento di dedicarsi al perfezionamento della gestione a terra del cane e alla preparazione fisica, teorica e pratica del conduttore, prevalentemente quindi allenamenti in piscina, qualche corso formativo di cinofilia e il corso di primo soccorso con abilitazione all’uso del defibrillatore. Assieme ai nostri cani impariamo, li addestriamo, ci alleniamo e poi finalmente, a marzo, quando il meteo comincia ad essere più permissivo, ci perfezioniamo in mare, mettendo in pratica tutto il frutto del lavoro invernale! Mi sono avvicinata ad U.CI.O. perché volevo passare un po’ di tempo con la mia amica a quattro zampe, tempo che fosse

di qualità sia per me che per lei, anche per poterci conoscere meglio. Lagrein è una cucciola di labrador color cioccolato affettuosissima che sa conquistare il cuore di tutti. Frequentando il gruppo ho incontrato altre persone che condividono con me gli stessi interessi e con le quali passare dei piacevoli momenti in compagnia. Ho capito inoltre che questa attività non è solo piacevole e utile per me, ma anche per altre persone: infatti fare volontariato (ad esempio nel soccorso nautico, come nel nostro caso) significa aprirsi agli altri, non solo con la necessaria buona volontà ma anche con competenza e preparazione, con impegno costante e qualche sacrificio, anche quando magari si preferirebbe stare al calduccio a casa... Fare volontariato è donare di un po’ del proprio tempo agli altri; è come donare un po’ di sé stessi. Quindi: benvenuto autunno (che in queste ore sta velocemente cedendo il passo ad un inverno anticipato) ed avanti con le attività e la formazione in UCIO! Maria Chiou Unità Cinofile Operative Onlus Protezione Civile Fvg www.canisalvataggiofvg.org


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La sorpresa degli studenti, che si sono ritrovati in aula due cagnoloni della U.CI.O. Unità Cinofile Operative Onlus

Jigen e Pepe salgono in cattedra

Le associazioni di volontariato si presentano agli studenti dell’Istituto di formazione professionale IAL di Trieste Una giornata di scuola diversa, quella che oggi hanno affrontato gli studenti dell’Istituto di formazione professionale IAL di Trieste. Gli studenti, al suono della campanella, si sono ritrovati in aula Jigen e Pepe, due rappresentanti a quattrozampe della U.CI.O. Unità Cinofile Operative Onlus, associazione iscritta in Protezione Civile di Trieste che opera in tutto il Friuli Venezia Giulia. Un incontro volto a sensibilizzare gli studenti sul ruolo e le attività condotte dalle associazioni di volontariato e sulle possibilità di coinvolgimento degli stessi in eventi educativi e formativi. Un momento che ha messo in evidenza soprattutto la passione per gli animali, l’ambiente e la facilità di socializzazione e coinvolgimento che tali incontri possono portare, grazie anche alla partecipazione di due altre associazioni di volontariato, “Tra fiori e piante” e “SOS Pappagalli”. Dopo aver appreso quale sia in senso lato lo spirito che muove a fare volontariato e dedicare il proprio tempo al bene sociale, i ragazzi hanno appreso alcune nozioni sugli alberi e gli orti della nostra città e quanto importante sia la loro tutela. A seguire hanno scoperto il mondo dei pappagalli ed in generale degli uccellini, in particolar modo su quanto possa essere ostile il periodo invernale e come con piccole iniziative personali e pochi accorgimenti possano essere aiutati. Infine Cristiano e Daniele con i loro fede-

lissimi Jigen e Pepe hanno illustrato le funzioni, gli scopi e il lungo percorso di preparazione delle unità cinofile di salvataggio in mare e alcune i n i z i a t i ve che U.CI.O. e altre associazioni portano avanti con la passione e la dedizione dei loro rappresentanti. Sguardi ipnotizzati dai due l a b r a d o r, sorrisi e molta attenzione da parte dei ragazzi hanno caratterizzato l’incontro tra “sapiens” e “canidi”, durante il quale tutte le barriere sono cadute per condivide-

re alla fine un piccolo ma caloroso saluto con i nostri amici pelosi. Gli studenti incuriositi ed emozionati per la presenza in cattedra di Jigen e Pepe hanno chiesto informazioni dettagliate sulle attività di salvamento, sulle modalità operative e sulle possibilità di inserirsi in futuro come volontari effettivi. Hanno avuto modo di conoscere a fondo le caratteristiche fisiche di Jigen e Pepe, due Labrador Retriever la cui abilità principale è caratterizzata dal

nuoto. Zampe palmate, forza natatoria e indole giocosa rendono questa razza particolarmente adatta al soccorso in mare. L’iniziativa ha messo in evidenza il clima “sereno” che si va ad instaurare con la semplice presenza dei nostri amici pelosi confermando inoltre che l’incontro e la diffusione dell’informazione, per le associazioni di volontariato, è sicuramente il modo migliore per avvicinare e coinvolgere in svariate iniziative giovani e persone che nutrono una passione per gli animali, l’ambiente e il sociale. L’incontro è terminato con le foto di rito, scatenando una simpatica competizione per accaparrarsi il posto più vicino a Jigen e Pepe, e con la promozione della S1Dog, uno degli eventi de La Corsa della Bora del 6 gennaio 2018, che prevede una passeggiata divertente nella natura da fare assieme al proprio cane all’interno del quale ci saranno tanti giochi divertenti da fare con il proprio cane, da soli o in compagnia di amici, o coi propri bambini, evento ideato e promosso dalla nostra associazione a cui invitiamo tutti a partecipare. L’auspicio è che iniziative come questa, presso le istituzioni scolastiche, si possano organizzare e programmare in modo continuativo. Daniele Gulic U.CI.O. Unità Cinofile Operative Onlus Protezione Civile Fvg www.canisalvataggiofvg.org

Il G.A.U. al Centro Didattico Naturalistico di Basovizza Una bella giornata alla scoperta di una parte sconosciuta del nostro Carso Da un paio d’anni, in convenzione con l’area servizi e politiche socialità del Comune di Trieste, organizziamo, una volta al mese, delle gite giornaliere con dei gruppi di anziani. Ve ne raccontiamo una delle più apprezzate di qualche giorno fa. Dopo esserci riuniti con tutti i partecipanti e preso un caffè, ci siamo recati al Centro Didattico Naturalistico di Basovizza, dove abbiamo scoperto una parte sconosciuta del nostro Carso. Siamo stati accolti da una guardia forestale che con molta passione e competenza ci ha accompagnati lungo il tragitto didattico dal documentario sulla flora e fauna del Carso, al viaggio virtuale attraverso

la storia del nostro territorio, dal big bang a oggi, chiamato “il corridoio del tempo”. Grandi emozioni e tanti applausi! Una curiosità, lo sapevate che Muggia qualche milione di anni fa era una spiaggia tropicale? C’erano pure i coccodrilli! È tutto documentato grazie ai rit r ova m e n t i di reperti a rc h e o l o g i ci esposti nel presunto ambiente naturale dell’epoca al Centro Didattico Naturalistico compreso un piccolo coccodrillo. Inoltre agli anziani ha suscitato grande curiosità anche l’albero magico che aprendo degli sportelli apparentemente invisibili si vedevano gli abitanti

dello stesso. Si udivano il canto degli uccellini che vi nidiano e con molta professionalità la guardia forestale ci spiegò i segreti della natura, degli alberi, dei boschi, della storia e cultura del carso. La visita è stata un vero successo ed è proseguita con la discesa al “Rifugio Premuda” in Val Rosandra dove avevamo prenotato il pranzo. L’accoglienza dei gestori è stata fantastica, sono veramente delle persone meravigliose, ci hanno aiutato in tutti i modi soprattutto con una persona disabile in carrozzina che faceva parte del nostro gruppo. Jota, gnocchi e altre specialità triestine sono state di enorme gradimento, tan-

to che alcune persone hanno chiesto delle porzioni da portare a casa. Finito il pranzo, alcuni hanno fatto un breve tratto della bellissima val Rosandra, mentre altri anziani, seduti sulle panchine del rifugio, si sono goduti il sole di ottobre. Sono queste le esperienze che ci riempiono di gioia forse più dei nostri ospiti nel vederli sereni, sorridenti, senza la malinconia e la solitudine. Crediamo che queste giornate, grazie all’aiuto del Comune e delle loro assistenti sociali siano state capaci di donare intense emozioni. Elide Furlan G.A.U. Gruppo Azione Umanitaria www.gautrieste.it


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Unità cinofile di soccorso nautico: al via il nuovo corso allievi Anche durante il periodo invernale non si fermano le attività addestrative delle unità cinofile della sezione regionale della Scuola Italiana Cani Salvataggio - SICS Le unità cinofile della Scuola Cani Salvataggio FVG, sezione unica regionale delle Scuola Italiana Cani Salvataggio - SICS, hanno concluso ad ottobre le loro attività stagionali e si apprestano ad accogliere i nuovi allievi. Le ultime attività della stagione 2017 hanno visto i nostri volontari, come sempre accompagnati dai loro fedeli colleghi a quattro zampe, impegnati nella vigilanza lungo i moli coinvolti dalla 49° edizione della Barcolana nonché nel garantire la sicurezza degli atleti impegnati nella competizione Triathlon Citta di Trieste. Appena il tempo di tirare le somme di una stagione piena di impegni e soddisfazioni ed è già il ora di iniziare il nuovo corso di formazione per unità cinofile volontarie di soc-

corso nautico. Anche durante il periodo invernale infatti, proseguono gli addestramenti a terra. Mentre le unità cinofile brevettate lavorano sul rapporto tra cane e proprietario sperimentano tutte quelle particolari situazione che si potrebbero verificare in ambito operativo, gli allievi iniziano il loro percorso con i comandi di base in preparazione delle attività in acqua l’anno prossimo. Il corso si divide in addestramento a terra da novembre a marzo/aprile ed in seguito, non appena la temperatura lo consente, ci si sposta a lavorare in acqua con esercizi specifici di soccorso nautico. L’esame finale per ottenere il brevetto avviene tra giugno e luglio. Le unità cinofile già brevettate approfittano della pausa invernale

per acquaisire sempre maggiori professionalità e prepararsi al rinnovo annuale di maggio. I nostri corsi sono aperti a tutti i possessori di un cane, di qualunque razza, di almeno 25kg che vogliono intraprendere un percorso unico, instaurare un rapporto speciale con il proprio animale ma che non temono le responsabilità derivanti dall’essere un soccorritore. Chi potesse essere interessato e vuole conoscerci o anche semplicemente volesse venire a vederci, può trovarci sul lungomare di Barcola presso i Topolini secondo il calendario indicato sul nostro sito internet. Danilo Perin Scuola Cani Salvataggio FVG - SICS info@scuolacanisalvataggiofvg.it

Tentare di emanciparsi dalla propria disabilità o rivendicarla?

Il circolo Auser “Pino Zahar”

Volontariato a Rozzol Melara

Il circolo Auser intitolato a “Pino Zahar” si prepara a festeggiare il Natale all’interno del complesso di Rozzol Melara. Il famoso “Quadrilatero” fu costruito tra il 1969 e il 1982, dotato di 468 appartamenti e poteva contenere 2500 residenti. Era un esperimento di urbanistica sociale che avrebbe dovuto originare un vero e proprio paese. L’obiettivo era difficile da raggiungere e i problemi furono molti. Proprio per favorire l’aggregazione sociale tra i residenti del complesso nasce nel 1999 il circolo Auser. Attualmente ha quasi 400 soci e opera in diversi settori sociali e sanitari. In particolare promuove l’invecchiamento attivo, cioè la capacità delle persone anziane di essere autonome e di dimostrarsi attive e solidali. Svolge servizi di aiuto alla persona e di trasporto. Il pulmino nel 2016 ha percorso 6.500 km ed ha trasportato 156 persone, tra cui persone affette da Alzheimer. Organizza corsi di danza, di ginnastica dolce, di informatica, di bricolage, tornei di carte, gite per persone anziane, consegna di farmaci e della spesa a domicilio. Col-

labora con la Microarea dell’Azienda sanitaria e due volte alla settimana ha la funzione di punto d’ascolto nazionale di “Telefono d’argento”. Insomma svolge un ruolo di aggregazione sociale e di sostegno alle persone in difficoltà in accordo con i distretti sanitari, in un ambiente urbano che manca di punti di riferimento, di contatto sociale, di attività tipiche di un paese o di un rione. Questo è il limite della sperimentazione urbanistica di Rozzol Melara. La presenza di una grande sala e di un bar per i soci permettono di trascorrere il tempo in compagnia, divertendosi, chiacchierando, giocando a carte, a scacchi e a dama. Nel periodo natalizio l’impegno è ancora maggiore. Le famiglie del “Quadrilatero”, le persone anziane in difficoltà non devono sentirsi isolate né abbandonate ma possono partecipare ad una comunità il cui principio è la solidarietà. Festeggiamo insieme e condividiamo lo spirito del Natale. Giorgio Roberti auserpz@gmail.com

Orgogliosi di essere disabili(?) Nella puntata del 10 Ottobre della trasmissione “Che tempo che fa”, Fabio Fazio Intervistò la famosa atleta Bebe Vio. Come suppongo tutti sappiano, Beatrice subì delle amputazioni alle gambe e alle braccia, a causa della meningite che la costringono ad usare delle protesi. Giorni dopo la trasmissione, mia madre, durante la cena, riassunse l’intervento di Bebe, e una parte del suo intervento mi incuriosì. “Io mi incazzo se qualcuno mi chiama Disabile“, disse Bebe al conduttore Fabio Fazio. Ora io trovo questa frase estremamente interessante, ma per farvi capire perchè, devo fare una premessa su me stesso. Nacqui prematuro di due mesi il 9 Gennaio 1994. A causa della nascita prematura soffrii un collasso cardiopolmonare che causò un danno cerebrale, che mi costringe su una sedia a rotelle. Questo fenomeno è noto con la nomenclatura di “Paralisi Cerebrale Infantile”. Probabilmente vi state chiedendo perchè trovo la frase interessante. Semplicemente, credo significhi rinnegare ciò che si è. Una disabilità che lo si voglia o no, condiziona la vita della persona che la subisce e coloro che stanno accanto a quella persona. Con ciò lungi da me denigrare tutti i successi di Beatrice, che ha un coraggio e una forza di volontà incredibili. Negare l’evidenza della propria disabilità non ha senso. Bisogna invece aprirsi, abbracciare la propria disabilità, quasi esserne orgo-

gliosi. “Ma come fai a dire una cosa del genere?” Vi starete chiedendo voi che mi leggete. La mia inabilità con le sue gioie e dolori, mi ha reso la persona che sono oggi. Dalla inaccessibilità degli edifici, o la rinuncia a viaggi già programmati per la paura dell’imprevisto, o meglio della paura del non pianificato, del fuori programma. O ancora, gli sguardi degli sconosciuti che con i loro silenzi danno voce anche non volendo a quello che pensano. Ma la più grande battaglia è quella con me stesso. Le notti passate a pensare, pianificare, disintegrare, le mille variabili di come la giornata possa andar male per via di un imprevisto. La paura della non routine, dell’ignoto che disturba la quiete. Il terrore dell’uscire dalla propria comfort zone. Il chiedersi “Ma tante altre persone ce la fanno, perchè io non ci riesco?” Tutte queste sono domande a cui non ho risposta, a cui ho bisogno di avere una risposta, ma devo trovarla io. Vivendo. Carlo Benedetti Progettiamo Trieste progettiamotrieste.it


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Trieste si prepara allo European Science Open Forum - ESOF del 2020 dopo il successo della sua candidatura sulla coppia di città universitarie olandesi Leida-L’Aia. ESOF è una manifestazione pan-europea dedicata al ruolo che le scienze hanno nella ricerca, nella società, nelle attività industriali, nell’innovazione e nell’influenzare le decisioni politiche e la stesura delle leggi. Dati i suoi obiettivi, la manifestazione è rivolta alla società tutta, agli scienziati, al mondo dell’impresa, alla politica. Dibattiti, esposizioni, eventi animeranno il Porto Vecchio di Trieste, sede prescelta per la manifestazione, dal 4 al 10 di luglio nel 2020. Si tratta di un’opportunità e di una vetrina per il capoluogo giuliano, trascinato in quest’avventura dall’entusiasmo di Stefano Fantoni, presidente della Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libertà delle Scienze. Le ragioni di questa scelta stanno nel DNA stesso della città, come ci spiega lo stesso Fantoni: “Trieste è un luogo privilegiato per la scienza: conta una ventina di istituti scientifici, con vocazione internazionale e con un’importante apertura verso i Paesi in via di sviluppo. ESOF è nato per stabilire un dialogo tra le scienze e la società in tutte le sue declinazioni. È un evento multidisciplinare e Trieste, con il tema proposto, ha dimostrato l’apertura che sta alla base dell’interazione tra diverse discipline: ‘La

scienza per la libertà e la libertà per la scienza’. Una frase che esprime la volontà di abbattere le barriere tra la scienza e la società, favorendo la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo. Quali i punti di forza che hanno permesso a Trieste spuntarla sui pur accreditati sfidanti olandesi? Trieste si è presentata a Strasburgo con numerose lettere di sostegno a favore della sua candidatura a ESOF 2020. Sono state circa 180 le lettere di supporto sottoscritte da ministri, istituti di ricerca, importanti aziende e associazioni. La proposta di candidatura è stata presentata dalla FIT, Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libertà delle Scienze che è l’ente fondatore del Sistema Trieste, composto da numerose istituzioni e università presenti sul territorio cittadino. La proposta ha ricevuto il sostegno e ha visto la partecipazione del sistema scientifico territoriale, insieme a Comune di Trieste, Regione FVG, Autorità del Sistema Portuale dell’Alto Adriatico, Università del Triveneto e INCE. Anche il MIUR ha creduto nella nostra proposta. Quest’impegno corale è stato fondamentale per il successo della candidatura.

Certamente, Trieste ha infatti proposto per la prima volta alla commissione di Strasburgo una visione allargata di ESOF. L’iniziativa così non riguarderà solo una città, ma si estenderà anche ai territori circostanti, a partire dalla regione allargata del Triveneto. Nel caso di Trieste il discorso è interessante perché la città si colloca in una posizione geografica privilegiata: sul confine orientale dell’Italia è una porta aperta verso i Paesi del Centro Est Europa. La Storia ha mantenuto memoria delle relazioni che Trieste ha intessuto con quest’area europea. Il presente è testimone di numerose opportunità di interazione che riguardano non solo gli aspetti economici e commerciali, ma anche la condivisione di attività artistiche e culturali. Alla Comunità Europea sta a cuore l’integrazione dei Paesi dell’Europa CentroOrientale, che spesso sono territori di recente inclusione. Ecco perché la proposta di organizzare un pre-ESOF nel 2019, capace di coinvolgere i principali centri dell’Europa Centro-Orientale è stata particolarmente apprezzata dalla commissione di Euroscience. ESOF 2020 infatti non sarà un evento unico, ma numerosi eventi sparsi su un territorio vasto. La manifestazione punta ad essere anche un volano per il recupero del Porto Vecchio all’intera città, è così? In effetti questo ha rappresentato un ul-

teriore punto di forza del nostro progetto. Già in precedenza Euroscience ha premiato città che puntassero al recupero di aree dismesse: ne sono un esempio Manchester o Dublino, che hanno trasformato zone degradate in poli dedicati alle scienze, alla divulgazione e all’apprendimento. Il Porto Vecchio di Trieste è stato porto franco fino all’inizio del 2017. Oggi abbiamo l’opportunità di trasformare quest’area da porto commerciale a porto delle idee. Il contesto evocativo e la volontà di donare all’Italia e all’Europa un’importante Science Center da far sorgere nell’area hanno dato una spinta in più. Quali altre opportunità intravede per Trieste grazie a ESOF? Trieste diventerà centro di numerose attività che riguardano la scienza, ma che coinvolgono l’intera società. Ecco perché questo evento potrebbe essere speso in termini di creazione della conoscenza, volano per l’innovazione, scintilla per lo sviluppo dell’industria 4.0. Trieste potrebbe dare un importante contributo al ripensamento del mondo del lavoro, del digitale, del ruolo della scienza per il progresso. Al contempo con ESOF 2020 Trieste può rafforzare il suo ruolo di riferimento, scambio e condivisione del sapere e della cultura nei Paesi dell’Europa Centro - Orientale. Leo Brattoli Università delle Liberetà

Ha giovato anche la connotazione della città come porta d’ingresso verso l’Europa Centro-Orientale?

I giovani si spostano in montagna per imparare ad andare in snowboard

Dalla città alla montagna, associazioni ad alta quota L’inverno è ormai alle porte ed è tempo di programmare le attività per i prossimi mesi. Le giornate lentamente si accorciano, la temperatura esterna si abbassa, diventa sempre più difficile stare all’aperto e quindi molte iniziative vengono spostate al chiuso. Per chi vive in città come Trieste, dove d’inverno oltre alle basse temperature arriva anche la bora, i luoghi come bar, palestre, cinema, centri commerciali diventano meta fissa quando si esce di casa. L’inverno è sicuramente il periodo dell’anno durante il quale si torna alla routine tra studio e lavoro, la sessione d’esami di gennaio sembra essere dietro l’angolo e si hanno pochi momenti per staccare. Nel cuore pulsante della città, sono comunque presenti molteplici associazioni che continuano a svolgere le proprie attività, dai corsi di lingua alle

rappresentazioni teatrali. Troviamo anche chi decide di spostarsi fuori dalla città e vivere a pieno questa stagione invernale. A tal proposito AGiRE, nel corso di pri-

mi mesi del 2018 organizza, in collaborazione con esperti del settore, giornate di formazione sulle piste, per chi è alle prime armi e per chi vuole migliorare

ed affinare la propria tecnica. Insieme a maestri esperti di snowboard, giovani si cimentano con la tavola condividendo emozioni e divertimento. L’iniziativa vede giovani studenti provenienti da differenti città, ma che vivono a Trieste, ritrovarsi insieme per raggiungere le piste da sci dove incontreranno il maestro che li seguirà nel corso della giornata, ma questo è solo un momento della giornata, spostamenti, pranzi e divertimento sono tutti momenti nei quali è possibile conoscersi meglio, far nascere nuove amicizie, scoprire e raccontarsi. Un momento che va oltre la semplice attività sportiva, ma che intende donare un valore sociale molto più alto. Domenico Maiello AGiRE Associazione Giovani Realtà Emergenti facebook.com/agireaps


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La Croce Rossa: sempre in prima linea Una bella storia che continua a essere scritta Alcuni giorni fa mi sono trovata tra le mani un libro che mi ha incuriosito per il suo titolo “Lo stupidario della Croce Rossa“ di Camillo Delellis. L’ho sfogliato divertendomi e nel contempo mi ha stimolato a conoscere in maniera più approfondita un’associazione che rappresenta, per tantissima gente, non solo un mito ma una realtà insostituibile soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, pregno di eventi, calamità, guerre, emergenze sanitarie sul territorio, trasporto infermi in zone difficili dove i volontari che vi operano devono trovare le soluzioni ai problemi sul campo, in maniera immediata, con la consapevolezza e l’attitudine di lavorare in squadra. Quando nel 1859 la battaglia di Solferino lasciò sul terreno centomila tra morti, feriti e dispersi, il giovane Henry Dunant, colpito dall’assenza di assistenza e soccorso diede il via alla prima squadra d’infermieri volontari che portarono assistenza ai feriti di qualsiasi

nazione; nacque così la Croce Rossa. Alcuni anni dopo, durante il Convegno di Ginevra del 1863, furono fondate le società nazionali della Croce Rossa e un anno dopo venne sancita la neutralità delle strutture e del personale sanitario. A Trieste la locale Croce Rossa venne fondata nel 1877. Da allora l’emblema della croce rossa su fondo bianco è sinonimo di umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità e tutte queste peculiarità, sette, rappresentano i principi fondamentali del movimento internazionale. Il Comitato di Trieste Onlus della Croce Rossa italiana organizza delle giornate aperte al pubblico con lo scopo di far conoscere l’attività e i servizi dell’associazione, nonché sensibilizzare la popolazione sull’importanza di apprendere le più elementari tecniche e pratiche utili da applicare per salvaguardare la vita nei casi di emergenza; sono giornate denominate CRI

DAY - Croce Rossa a 360 gradi. Incontriamo un volontario e gli chiediamo come si è avvicinato alla Croce Rossa: “ho vissuto un momento molto difficile quando mia madre si è sentita male; in quel momento non sapevo cosa fare, come aiutarla, completamente impotente, a parte fare un numero telefonico e chiamare un’ambulanza. Così ho fatto ed è arrivata la Croce Rossa che ha salvato mia madre. Da quel momento ho sentito una grande riconoscenza e mi sono impegnato per dare il mio contributo a questa Associazione. Penso altresì che sia importante trapiantare i valori fondanti alle nuove generazioni di volontari, seguire i principi ispiratori di Henry Dunant «essere dalla parte dell’umanità, di chi vuole coltivare le relazioni con l’altro, di chi non si astrae dalla realtà. Essere dalla parte di un’Italia che aiuta»”. Laura Luzzatto Anteas Trieste Volontariato anteastrieste@volontariato.fvg.it

Inverno: una stagione per leggere, imparare, progettare il futuro Un divano, un libro, un quaderno, una matita Passata l’estate e l’euforia da vacanze, si cerca un po’ di tranquillità nell’autunno con passeggiate nella natura carsica ricca di colori e buoni profumi di foglie, alberi, stagni. Si riprendono i contatti, tutte le attività, anche quelle di volontariato, con nuove energie, progetti e tanta volontà per riuscire a fare di più, a portare novità, aiuto e sostegno agli altri nei campi più svariati. Ma è proprio nella stagione invernale che i volontari sono maggiormente impegnati a realizzare quelle cose per le quali si sono costituiti in associazioni e gruppi di lavoro. Nel corso di questo autunno noi dell’Associazione esperantista ci siamo preparati per le attività invernali, con un seminario molto interessante sulla comunicazione internazionale, che ci ha dato degli spunti da sviluppare proprio nei prossimi mesi. La nostra Associazione è fornita di una ricca biblioteca, composta da c.ca 1500 libri suddivisi in varie sezioni: vocabolari e

grammatiche di esperanto riguardanti anche molte altre lingue (anche il friulano!), letteratura originale, tradotta ed anche per bambini e ragazzi, antologie di molti paesi, religioni e filosofie, geografia, storia, politica, salute, musica e tant’altro ancora. I libri si possono consultare in loco, ma i soci possono anche portarseli a casa per leggere comodamente in poltrona, magari davanti al caminetto nelle lunghe e fredde serate invernali. Di recente ci siamo aggiudicati il Premio Maria e Giovanni Bachrich, istituito alcuni anni fa dalla famiglia, venezuelana, per onorare la memoria dei genitori: Giovanni, uno dei motori del movimento esperantista del Venezuela, e la moglie Maria, conosciuta attraverso l’esperanto dopo che la giovane ungherese, lasciato il paese nel pieno della rivoluzione del 1956, aveva raggiunto il Sudamerica. Era una coppia straordinaria, l’ho conosciu-

ta in uno dei miei viaggi, abbiamo parlato a lungo di tante cose ed anche di come si fossero incontrati. Quante e quali combinazioni ci riserva la vita! Maria, scappata dalla rivoluzione, arrivò a Trieste per poi imbarcarsi su una nave diretta in Sudamerica. Oltre alla simpatia e cordialità, in quel momento ci unì questo fatto: Maria, anche se per poco, visse a Trieste, conobbe la città ed avremmo anche potuto incontrarci già allora. Ma evidentemente il destino aveva deciso altrimenti. Giovanni era un signore di vecchio stampo, un gentiluomo di grande cultura, parlava varie lingue, sempre disponibile e pieno di entusiasmo. Conservo un bellissimo ricordo di loro! Questo Premio viene assegnato ogni anno ad un’associazione o un gruppo fornito di una biblioteca che non goda di finanziamenti pubblici o privati, e consiste in una sovvenzione finalizzata ad arricchire il patrimonio librario, promuovendo nel contem-

po la conoscenza delle culture e letterature di altri paesi. Ci siamo candidati e, malgrado le numerose richieste, siamo stati premiati assieme ad alcuni altri con l’assegnazione di una decina di libri: opere di scrittori cinesi, turchi, vietnamiti, australiani. Nel mese di febbraio, in occasione della festa dell’amicizia internazionale, avremo un pomeriggio di “PORTE APERTE”, con un’esposizione di libri e la presentazione di alcuni, per incoraggiare la lettura, la conoscenza di altre culture ed anche semplicemente per conoscerci. Nel corso di questo inverno saremo impegnati con varie iniziative, tutte tese a promuovere gli scambi culturali, la solidarietà e l’amicizia tra le genti. Vi terremo informati! Edvige Ackermann Associazione Esperantista Triestina www.esperantotrieste.altervista.org

Erasmus+: solide opportunità in tempi incerti La perfetta conciliazione di un’esperienza di volontariato con quella formativa. Questo ed altro è il Servizio Volontario Europeo Mi chiamo Damiano Santoriello, ho 27 anni, sono laureato in legge e due settimane fa ho lasciato l’Italia. Il mio paese, Bagnoli Irpino, è un pezzo di Sud dell’Italia magico, sacro e semplicemente bello dove, più che altrove, le persone avvertono il senso della tradizione e il valore alto di una vita ancorata a tempi e ritmi antichi e lenti. Qui si vive circondati da declivi aspri e boschi pieni di chiaroscuri e salire di quota, scoprendo un Mediterraneo interiore, diventa il paradigma di un viaggio unico. Tutto questo però non ha mai imbrigliato la mia smodata curiosità e grazie ad essa mi trovo in Slovenia. Dopo l’esperienza del Servizio Civile Nazionale, mi sono chiesto cosa avessi potuto fare per migliorare me stesso, le mie competenze e il mondo che mi circonda. La risposta è giunta alla fine dell’estate, quando sono venuto a conoscenza del progetto SVE (European Voluntary Service) e delle opportunità che esso offre. Simile al Servizio Civile Internazionale, il

Servizio Volontario Europeo è un’iniziativa del programma Erasmus+ ed ha differenti obbiettivi: accrescere le competenze attraverso un’esperienza pratica di volontariato all’estero; favorire l’apprendimento di un’altra lingua; sviluppare le capacità di relazione con persone di lingua e cultura diversa; diffondere la tolleranza fra i giovani dell’Unione Europea; promuovere la cittadinanza attiva e sostenere lo sviluppo delle comunità locali presso cui si presterà servizio. Dunque non si tratta di un volontariato occasionale o di un semplice tirocinio, bensì di un progetto finalizzato alla promozione dei giovani e delle loro competenze tramite un’esperienza di vo-

lontariato in un paese europeo o al di fuori dell’Europa. I settori o le aree di intervento sono molteplici: cultura, gioventù, sport, assistenza sociale, patrimonio culturale, arte, tempo libero, protezione civile, ambiente e sviluppo cooperativo. Molte ovviamente sono le difficoltà che attendono chiunque voglia vivere una simile avventura: mettersi in gioco in un ambito diverso dal proprio e confrontarsi con una lingua che ha sonorità diverse da quelle a cui siamo abituati, richiede coraggio e voglia di crescere. Io svolgerò 8 mesi di volontariato presso l’organizzazione RIC Bela krajjna a Crnomelj, un comune di 14.936 abitanti della Slovenia meridionale. Innumerevoli sono

le possibilità offerte ed i settori trattati dalla mia organizzazione ospitante, in particolare l’europrogettazione, la valorizzazione del territorio ed il sostegno alle “startup”. In questo contesto sto avendo l’opportunità di sviluppare un progetto personale a supporto dell’associazione stessa e della comunità. In conclusione, si tratta sicuramente di un’avventura che proietta la persona in un contesto più ampio rispetto alla routine. Emozioni incredibili e crescita esponenziale delle competenze, sono sicuramente il punto forte dello SVE. Lo scambio interculturale, non a caso, è un dogma per chiunque aneli ad una comprensione delle nuove dinamiche economiche e sociali globali. Difatti, a mio avviso, la “diversità” è una ricchezza e non un ostacolo. Come diceva Carlo Goldoni: ”Chi non viaggia è pieno di pregiudizi” e lo SVE è sicuramente un’occasione da non lasciarsi sfuggire per allargare i propri orizzonti. Damiano Santoriello A.Gi.R.E. Associazioni Giovani Realtà Emergenti facebook.com/agireaps


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La comunità che vorremmo Volontariato nella comunicazione tra giovani e adulti Paul Goodman nel libro “Growing Up Absurd. Problems of Youth in the Organized System” descrive la situazione giovanile nell’America degli anni Sessanta che è ancora attuale in Europa. La situazione attuale dei giovani non sorprende, poiché gli adulti talvolta dimenticano che il mondo deve adattarsi alle loro necessità. Per avere una co­ munità stabile e completa in cui i giovani possano diventare uomini, dobbiamo comunicare con loro, poiché il linguaggio rappresenta il motore della civiltà e lo strumento fondamentale degli scambi umani in tutti i suoi vari aspetti: letterari, scientifici, artistici, religiosi, tecnologici, commerciali; trasforma il pensiero in azione producendo sempre nuove idee. Tuttavia l’uomo non sempre è in grado di comunicare attraverso la parola il suo essere, ed accade che gruppi di giovani si allontanino dalla società dominante, dimostrando nei suoi confronti un atteggiamento arrabbiato, traendo scarsi vantaggi dalla nostra civiltà. Pertanto è necessario sviluppare tecniche di socializzazione più efficaci. Privati dei fini essenziali propri alle capacità giovanili e dello svolgimento di lavori che impegnino le loro migliori abilità, i giovani spesso diventano apatici e delusi. Essi chiedono un lavoro consono, un guadagno adeguato, e di essere ascoltati. Ed è in questa direzione che la società deve muoversi, per stabilire un dialogo sereno e proficuo. Oppure cercano di colmare il vuoto, fatto di senso di inutilità, con la ricerca esasperata di una posizione sociale o di denaro. Inoltre, il ragazzo fin da giovane deve essere educato al rispetto della legalità e della comunità. Comunicare è indispensabile, per cui la Commissione Europea favorisce il dibattito su temi legati all’integrazione europea. Comunicare è la condizione indispensabile per sviluppare il sentimento di appartenenza all’Europa, attraverso la creazione di uno spazio comune nel quale i cittadini ed i giovani dei diversi paesi possano discutere con il supporto delle varie associazioni di volontariato quelli che a loro parere sono i problemi, i vantaggi, e gli svantaggi dell’Unione Europea e ad individuare quelli che sono gli obiettivi che suscitano interesse. Per favorire un dialogo proficuo con il cittadino europeo è di fondamentale importanza formare l’uomo europeo, in quanto appartenente all’Europa come unità internazionale. Pertanto la formazione culturale del cittadino europeo deve avvenire sotto tutti gli aspetti, in modo da educare il giovane ad essere in grado di ragionare e di comportarsi come un cittadino europeo. Quindi la scuola dovrà preparare il cittadino ad affrontare la vita in tutti i suoi aspetti e ad essere in grado di pensare, muoversi ed esprimersi autonomamente. L’intera struttura scolastica, fino a quella specifica universitaria, deve essere programmata allo scopo di con-

sentire il manifestarsi dell’eccellenza, per rendere il giovane consapevole delle proprie abilità e per aiutarlo a svilupparle. Anche le Università dovranno svolgere un ruolo fondamentale, impegnandosi ad accrescere il proprio inve-

stimento in materia di presenza e marketing, tanto in patria che all’estero. I giovani rappresentano il futuro; per cui investire nei giovani significa investire nel futuro; ed essi devono raggiungere un ottimo livello culturale per essere in

Pensiamoci in tempo Un’esperienza di studio all’estero Leggo con un po’ di nostalgia e forse d’invidia tutte le inserzioni che appaiono su quotidiani e riviste delle possibilità dei ragazzi d’oggi di fare un’esperienza vuoi di studio, di lavoro e perché no, di volontariato all’estero e ripenso alla mia esperienza di cinquant’anni fa, 1968-1969, quando incontrai l’Associazione AFS American Field Service, oggi Intercultura, e partii per un anno di studi negli U.S.A. L’American Field Service detta anche A.F.S. (“Servizio da Campo Americano”) venne fondata nel 1914 da A. Piatt Andrew, un professore di economia politica all’Università di Harvard e da un’ex segretaria del Ministro del Tesoro americano. All’inizio della sua attività gestiva le ambulanze per l’Ospedale Americano a Parigi ma ben presto si sganciò dall’Ospedale per trasformarsi in un’organizzazione volontaria che forniva servizi di ambulanza e trasporto alle forze alleate in Francia durante la prima guerra mondiale. Tra la prima guerra mondiale e la seconda l’A.F.S. ha continuato la sua attività con le ambulan-

ze ma istituì, come entità legale, borse di studio in Francia. Nel settembre del 1946, Stephen Galatti, presidente di A.F.S., decise di ampliare il campo d’azione offrendo delle borse di studio internazionali. Così durante l’anno scolastico 1947-48 negli U.S.A. arrivaro-

no i primi allievi provenienti da dieci paesi compresi la Cecoslovacchia, l’Estonia la Francia, la Gran Bretagna, la Grecia, l’Ungheria, i Paesi Bassi , la Nuova Zelanda, la Norvegia e la Siria. Da allora, l’A.F.S. ha proposto e attuato un programma di intercambio tra stu-

grado di vivere bene ovunque decidano di stabilirsi e qualunque lavoro decidano di fare. Gianpaolo Dabbeni EOS gianpaolo.dabbeni@alice.it

denti, anche multilaterali in modo che, ad esempio, un allievo italiano potesse andare in Messico, un americano potesse andare in Germania, ecc. Da quei lontani tempi di guerra stati fatti grandi passi e acquisiti grandi numeri, oggi l’A.F.S è presente in oltre 80 nazioni con più di 30.000 volontari in tutto il mondo, giovani e anziani, professionisti e pensionati che si adoperano per ampliare la diffusione degli scambi scolastici e delle tematiche legate all’educazione interculturale. Perché un giovane dovrebbe fare un’esperienza simile? Avrà così la possibilità di conoscere una nuova lingua, fondamentale in qualsiasi ambito lavorativo, farà un’esperienza formativa perché partirà con un bagaglio conoscitivo e rientrerà con tantissime nuove capacità dovute alle esperienze fatte, incontrerà nuove culture e scambierà informazioni, racconti, vi metterete in gioco in prima persona, ed è proprio questo il periodo per accedere alle selezioni per poter fare il prossimo anno scolastico un’entusiasmante esperienza che, come nel mio caso, mi ha accompagnato e mi è servita in tutta la mia vita. Laura Luzzatto Anteas Trieste Volontariato anteastrieste@volontariato.fvg.it


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Giovani in azione: emergenza freddo Iniziativa a sostegno dei senzatetto presenti nella città di Trieste

Il Comune di Trieste ha istituito negli scorsi anni una commissione denominata “Emergenza Freddo” che ha lo scopo di seguire ed aiutare le persone che vivono per strada. Mentre nei mesi estivi la situazione è più gestibile grazie al clima favorevole, l’emergenza si sviluppa nei mesi invernali. A partire da novembre viene attivato l’“Help Center”, un presidio del Comune nella zona della Stazione Ferroviaria di Trieste che rimane aperto nelle ore notturne e ha lo scopo di aiutare chi vive per strada e ha bisogno di aiuto. Qui si possono trovare informazioni su dove trovare un pasto caldo, un medico, un posto dove dormire o semplicemente un po’ di calore umano. Partecipando alle riunioni della Commissione si scopre un mondo nascosto che spesso salta agli occhi camminando per città ma del

quale sappiamo veramente poco. A volte infastiditi da coperte e cartoni davanti alla sala Tripcovich dimentichiamo che anche questo fa parte delle debolezze e fallimenti della nostra società. I ragazzi del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico di Duino sono da sempre molto attivi e vengono stimolati dai tutor ed insegnanti a porre attenzione a tutto il mondo che li circonda e a trovare anche piccole soluzioni che possano portare un cambiamento. Dallo scorso anno un po’ per caso e soprattutto spinti da una grande curiosità hanno iniziato a partecipare insieme al coordinatore dei progetti dell’associazione Mondo 2000 alle riunioni della Commissione. Tra esperti, medici e funzionari quale spazio potevano avere ragazzi di 16 anni per affrontare un tema così complesso? Il primo

risultato è stato capire le complessità di una città e imparare a guardare. Non sono rimasti indifferenti e hanno pensato che un valido aiuto per le persone che cercano aiuto in città possa essere una mappa dei servizi e della loro ubicazione. La mappa è stata tradotta dai ragazzi in 10 lingue diverse utilizzando l’aiuto dei loro compagni che provengono da oltre 80 paesi. Dai colloqui con gli operatori dell’Help Center si sono individuate le lingue più usate di questo gruppo eterogeneo di persone che erano i destinatari di questo strumento che, oltre ai senza tetto stanziali, si è arricchito di migranti. A questo primo obiettivo si è aggiunto la voglia di fare qualche cosa anche sul campo per portare un aiuto che portasse un vero sostegno. Una raccolta di coperte è

stata organizzata il 3 novembre a Duino per creare un piccolo deposito di emergenza per sostenere i dormitori della città in previsione dell’inverno che ha causato non pochi problemi con le basse temperature lo scorso anno. Durante i mesi più freddi i dormitori hanno aperto a tutti non lasciando nessuno per strada con un aumento anche dei beni necessari per offrire un letto per una notte. Le coperte verranno sistemate e consegnate entro la metà di novembre. Molto spesso basta solo la buona volontà, un po’ di creatività e la voglia di portare un cambiamento per vedere il mondo che esiste al di fuori delle nostre comodità. Marta Vuch Mondo 2000 www.uwcad.it/Mondo2000

Palio teatrale «Ciak! Volontariato in Scena» La preparazione delle rappresentazioni teatrali degli studenti Fin dagli esordi il progetto del CTA Giuliano “Il Valore della Comunicazione” sostenuto dal CSV ha coinvolto le molte associazioni di volontariato del territorio, nella realizzazione e nella conduzione di quattro distinte redazioni che si occupano dell’Ambiente, della Cultura, del Sociale e del Socio-Sanitario. Si sono sviluppate nuove reti di relazioni in cui si confrontano con soddisfazione le associazioni. Il progetto però non si ferma con la pubblicazione del giornale “INSIEME Volontariamente” ora vengono coinvolti gli alunni delle scuole che hanno aderito al Palio teatrale che si svolgerà il 5 dicembre alla Stazione Marittima di Trieste durante il quale le scuole mettono in scena la loro visione di volontariato. Le scuole che partecipano sono l’Istituto Comprensivo Italo Svevo (medie), la Scuola primaria Anna Frank (elementari) e l’Istituto Comprensivo Biagio Marin (elementari). Ogni scuola partecipa con una classe alla rappresentazione. Sono stati programmati due incontri per scuola. All’interno di questi incontri saranno presenti due associazioni, che racconteranno in modo generale la figura del volontario e il vivere il volontariato, in modo tale da avvicinare i ragazzi al concetto e al mondo del volontariato. La mattina di giovedì 9 novembre assieme a Maria Pia Solari (associazione amici della Prosenectute) siamo stati ospiti in una classe elementare all’Istituto Comprensi-

vo Biagio Marin a Servola. Da fuori l’istituto è una fredda costruzione in cemento grezzo mentre all’interno tutto è pieno di colore grazie anche alle opere grafiche di tanti alunni. L’insegnante Franca Zanier ci ha accolto calorosamente. Eravamo un po’ incerti su come approcciare dei ragazzi

e Maurizio (associazione GAU - Gruppo Azione Umanitaria - medici in allegria) nella stessa classe. Abbiamo concordato che cominciassi io. Per rompere il ghiaccio ho raccontato brevemente chi sono e come ho iniziato la mia esperienza nel volontariato con i bambini della casa di

palla a Maria Pia che ha raccontato la sua storia ed ha coinvolto i ragazzini parlando degli anziani. Quando ha parlato di nonni e di bisnonni tutti i bimbi si sono aperti e hanno iniziato a fare un sacco di domande. Dopo una ventina di minuti, mi è dispiaciuto fermare l’esuberanza di quei ragazzini per completare il racconto sulle associazioni di volontariato e il motivo della loro necessaria esistenza. Però i ragazzi erano come un fiume in piena. Tale era il coinvolgimento da parte dei ragazzi che hanno rinunciato alla pausa merenda per porci domande, ma ancor di più per farci partecipi delle loro esperienze rispetto quanto stavamo raccontando loro e quello che loro stavano vivendo. Il tempo è volato, i ragazzi non avrebbero voluto concludere questo bello scambio tra generazioni e neanche noi. Al momento dei saluti l’insegnante ci ha detto che era contenta del grande coinvolgimento che hanno manifestato i ragazzi nel corso dell’incontro di oggi. Ho parlato spesso davanti ad un pubblico di adulti, questa è stata la mia prima esperienza insieme a dei ragazzi di una classe elementare. Sono felice di aver vissuto questa esperienza e averla condivisa con l’amica Maria Pia.

di una scuola elementare. Io poi avevo un poco di timore di non suscitare interesse dopo la visita di Cristiano (associazione U.C.I.O, unità cinofila - cani salvataggio)

accoglienza Stella del Mare e poi ho accennato al Condominio Solidale e all’affido famigliare che è uno dei nostri modi di aprirci al territorio. Poi ho passato la

Giorgio Cassoni Associazione Comunità e Famiglia Friuli Venezia Giulia segreteria@acf-fvg.it


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Quando i bambini disegnano Matite colorate, fogli bianchi e stoffa diventano messaggi di speranza Mi ricordo, quando frequentavo le scuole medie a Trieste, di una professoressa d’inglese che mi aveva fatto scoprire il modo di avere amici di penna lontani e quale gioia si provasse a ricevere un messaggio che arrivava dall’altra parte del mondo. Non era il periodo di Internet ma della carta che viaggiava e portava pensieri, ricordi e sensazioni. Avevo stretto amicizia con una ragazza di Hong Kong che una volta per Natale mi aveva fatto arrivare un sapone decorato con spilli e un nastrino rosa. Mi sembrava un regalo magico che ho conservato per anni, perso purtroppo in uno dei tanti traslochi, ma che ha lasciato un ricordo indelebile. Lo scorso anno ho incontrato al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico un ragazzo afghano, Hoor, che con grande determinazione aveva iniziato a raccogliere i disegni dei suoi amici. Aveva pensato di lasciare una parte del foglio bianca per farla completare da bambini italiani e creare così un ponte invisibile di amicizia e solidarietà che unisse mondi così lontani. Sembra incredibile come gesti così semplici possano ridurre il senso di abbandono soprattutto nei bambini che si trovano in paesi in guerra, in un orfanotrofio o in un campo profughi. I disegni di Hoor si sono aggiunti a quelli arrivati dalla Syria dal campo profughi di Atma, dalla Turchia dall’orfanotrofio Bayti, a quelli portati dal campo profughi di Ramada nel 2011 durante il conflitto in Libia. È indescrivibile la gioia dei bambini quando toccano una cosa che arriva da lontano e soprattutto il fatto che altri bambini abbiano regalato un po’ del loro tempo a disegnare per un amico che vive in una situazione difficile. Nell’ultimo viaggio all’orfanotrofio Bayti a Reyhanli i bambini mi hanno accompagnato nelle loro camerette per mostrarmi i disegni che avevo portato la scorsa volta. Erano stati distribuiti e oggi decorano i muri, difficile trattenere l’emozione quando si capisce che una cosa così semplice in realtà possa fare la differenza per un bambino. Mi ricordo il giorno in cui con Yakzan, il direttore di Maram Foundation l’associazione che gestisce l’orfanotrofio, avevamo distribuito i disegni e mi aveva detto di fare attenzione che i disegni fossero sempre per tutti o questi forti bambini, in realtà fragili, sarebbero rimasti feriti e delusi. Il progetto di Hoor è all’inizio e sta cercando di dare il giusto rilievo a questi messaggi che non sono solo disegni di bambini ma una staffetta senza

confini che continua a viaggiare e colorare. In Italia stiamo oggi cercando, anche attraverso i Servizi educativi del Comune di Trieste, di trovare i ragazzi per completare la metà bianca dei disegni di Hoor. L’iniziativa viene seguita dall’associazione Mondo 2000 insieme al Collegio del Mondo Unito di Duino ed è aperta a tutti i gli insegnanti che desiderano raccontare in modo diverso la vita di bambini meno fortunati e soprattutto fare qualche cosa di un po’ fuori moda ma che porterà una grande gioia. Per aderire all’iniziativa potete scrivere alla mail di Mondo 2000 o contattare direttamente il Collegio. Marta Vuch Mondo 2000 www.uwcad.it/Mondo2000

Intervista a Alessandro Pincin volontario della Casa di accoglienza La Madre e dell’UNITALSI

“Ho visto nel volontariato la soluzione di un mio problema. Quello che è venuto dopo è opera di Dio” Come ti sei avvicinato al volontariato? Ho sempre avuto simpatia per chi spende tempo ed energie per uno scopo umanitario senza alcun tornaconto, se non quello di impiegare bene i doni ricevuti dal Signore. In un momento della mia vita, in cui mi sono trovato in seria difficoltà, mi era stato indicato da un amico sacerdote, di provare ad uscire dalla mia «impasse» mettendo a disposizione le mie capacità professionali di infermiere per aiutare gli ospiti di una struttura della Caritas. I primi tempi, pur sentendomi un pesce fuor d’acqua, sono stato aiutato a vedere, tante storie di sofferenza e di degrado, ben più gravi della mia. Non è stata una conversione improvvisa sulla via di Damasco, ma un po’ alla volta, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, il Signore si è preso cura di me facendomi

prendere cura degli altri. Non è stato in alcun modo merito mio, poiché l’iniziativa era Sua ed erano state le persone che mi aveva fatto incontrare, ad aprirmi gli occhi e soprattutto il cuore. Sì, perché sono necessari entrambi per crescere. Mi sono avvicinato al volontariato egoisticamente, per trovare una soluzione ad un mio problema. Ciò che è venuto dopo è solo opera di Dio. Quali sono le attività dell’UNITALSI e qual è il tuo ruolo? Non sono certo io a poter parlare di ciò che fa l’Unitalsi, poiché persone ben più titolate di me potrebbero farlo. L’Unitalsi offre ai malati, alle persone sole, occasioni di stare con Dio nelle celebrazioni più significative dell’anno liturgico. Mette a disposizione un’organizzazione nazionale per accompagnare i malati nei

pellegrinaggi ai santuari mariani in Italia ed all’estero. Io aiuto l’associazione per quanto riesco, il mio contributo è davvero minimo, insignificante, rispetto a ciò che fanno altri soci e la nostra Presidente. Comesei arrivato all’UNITALSI? Ho avuto la fortuna o meglio, la grazia di frequentare amici che già facevano parte dell’Unitalsi e, spinto dal loro «cuore grande», mi sono lasciato coinvolgere. Come sempre il Signore usa i suoi sistemi per farti innamorare delle cose belle che opera. Ci racconti del tuo ultimo viaggio a Lourdes? Molti amici «barellieri» possono vantare una partecipazione più che quarantennale a Lourdes, io ne ho fatti solo quattro. Nel mio ultimo viaggio sono stato impiegato nella mensa per sei malati ed ho sperimentato, quanta attenzione e cura viene posta dal personale Unitalsi. Devo anche dire che gli operatori, di varia provenienza, sloveni, friulani, goriziani, erano uniti da un grande affiatamento e ciascuno di loro si occupava non solo dei malati della propria sezione di appartenenza, ma anche

di quelli degli altri, valutando prioritariamente le necessità delle persone. La cosa certo più gratificante è ricevere il sorriso di chi hai aiutato a mangiare, di chi hai ascoltato mentre ti raccontava le difficoltà che stava vivendo, di chi ha ricevuto una parola di conforto e di incoraggiamento. Perché a Lourdes gli «ultimi» vivono già le beatitudini e sono i «primi». Cosa spinge le persone ad intraprendere questo viaggio? Se ti riferisci al personale dell’Unitalsi, penso che ognuno ti darebbe una versione diversa. Tutti sono accomunati dal desiderio di spendersi un po’ per gli altri. Il Signore non misura quanto amore dai. Ti chiede di darne quanto riesci. Di provare ad uscire da quel bozzolo di egoismo in cui tutti siamo rintanati e da cui è difficile schiodarci. Questo viaggio, con tutte le fatiche che comporta, è una chiave potente per arrivare a toccare il cuore. Giorgio Cassoni Associazione Comunità e Famiglia Friuli Venezia Giulia segreteria@acf-fvg.it


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I viaggi di un gruppo di amici diventano un aiuto concreto per le donne

Filo, forbici e creatività gli ingredienti per un modello di aiuto senza confini È partito da Trieste un progetto di solidarietà internazionale dedicato a donne e ragazze che mira a rivalutare le attività manuali tipiche delle tradizioni di diversi paesi e trasformarle in piccole imprese generatrici di reddito. Un gruppo di amici ha viaggiato in questi anni in Tunisia, Turchia, Giordania, paesi del Nord Europa e scoperto una ricchezza culturale che rimane tra le mura domestiche, custodita e tramandata in via informale da generazione in generazione. Il progetto è iniziato affrontando le problematiche delle donne che si sono trovate nella necessità di dover provvedere anche economicamente alle loro famiglie partendo da situazioni estreme come campi profughi o zone con altra concentrazione di rifugiati dove la guerra ha distrutto intere famiglie. Partecipando alla vita di questi nuclei familiari si è scoperta una grande volontà di realizzarsi, imparare, riunirsi e ricevere, in un secondo momento, anche una ricompensa economica per il loro lavoro. Unendo tutte queste idee è nato un progetto denominato #hopefor… people che ha studiato un modello replicabile in tutti i contesti, anche in Italia, per dare alle donne la possibilità di esprimere la loro creatività unendo diverse competenze. Ai gruppi che possono riunirsi in veri e propri centri di aggregazione o anche a casa, in via più informale, partecipano donne con diverse condizioni. Le attività dei centri comprendono percorsi formativi in micro imprenditoria e marketing fino alla rivalutazione di piccoli lavori

manuali come il cucito e la maglieria ma anche pasticceria, estetica e il tutto plasmato sulle capacità e la richiesta di servizi necessari al posto in cui le donne vivono. In contesti particolari o nel caso si riscontrino necessità più specifiche, vengono inseriti nei gruppi, sempre con approccio informale e conviviale, figure come psicologi e medici. Queste ultime lavorano insieme alle donne e si rendono disponibili a condividere tematiche molto particolari per le quali spesso le donne hanno difficoltà a rivolgersi direttamente a specialisti. Queste figure speciali ricevono una formazione e devono avere delle caratteristiche ben specifiche per non risultare invasive ma collaborative e di sostegno. Gli incontri sono un momento piacevole durante i quali si prova a parlare di violenza sulle donne, problemi causati da eventi traumatici, come la perdita di una persona cara, che caratte-

rizzano i contesti bellici o di conflitto, ma anche cura dei bambini, problemi legali o semplici scambi di idee. Gli incontri vengono gestiti da un mediatore e hanno una cadenza settimanale. Il progetto è in fase di espansione ed ha riscontrato fino ad ora ottimi risultati che perdurano nel tempo. Diventa bellissimo mantenere il contatto con queste donne e vedere come lanciata l’idea il modello venga assimilato e diventa parte della vita di queste persone. Capita a volte di viaggiare e visitare piccole attività commerciali nate proprio dallo stimolo ricevuto nei centri di aggregazione femminile. Per chi resta invece a casa vengono ciclicamente proposti manufatti di facile realizzazione, tutti uguali nella forma ma che utilizzano materiali tipici dei posti in cui vengono lavorati. Questi manufatti vengono poi raccolti e diventano parte di un

grande insieme che l’associazione Hope for presenta come risultato delle sue attività diventando gadget per altre associazioni di volontariato che con questo acquisto solidale aiutano due volte. Marta Vuch Mondo 2000 www.uwcad.it/Mondo2000

Il volontariato d’inverno I volontari di Stella Maris visitano i marittimi a bordo delle navi quando sostano nel porto di Trieste Nel precedente articolo ho descritto la normale attività, di cui si occupano i volontari di Stella Maris a bordo delle navi che sostano nel porto di Trieste, ora mi soffermerò su alcuni casi particolari. Per scambiarsi gli auguri natalizi, in rappresentanza di tutti i marittimi, abbiamo scelto una nave con maggioranza di filippini nell’equipaggio. D’altra parte appartengono a questa nazione la maggior parte dei marittimi che passano per il porto di Trieste. Dopo aver contattato il capitano per mezzo della corrispondente agenzia marittima e stabilito il giorno e l’ora, siamo saliti in tre volontari sulla nave portando quanto necessario. Siamo stati accolti molto cordialmente anche dal capitano cinese, c’era qualche ucraino ed il resto, come detto, erano filippini. Oltre a qualche dolce natalizio, anche locale (presnitz) ed il necessario per il brindisi, sono stati molto apprezzati

alcuni oggetti natalizi: piccoli presepi, rosari, immaginette sacre. Oltre al resto i marittimi apprezzano la rottura della solita vita di bordo. Fra i vari santi patroni dei marittimi c’è anche san Nicolò, per cui il 6 dicembre l’associazione Stella Maris

organizza una messa nella chiesa di san Giacomo, davanti ad un altare laterale dedicato a questo Santo. Sopra l’altare c’è un quadro donato dall’arciduca Massimiliano, in qualità di comandante in capo della flotta austroungarica.

Alla Messa, celebrata dal cappellano del porto, partecipano varie persone dell’ambiente marittimo e portuale. Claudio Marchesini Stella Maris Trieste trieste@stellamaris.tv


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Le stagioni della natura e quelle dell’esistenza

Solidarietà e mutuo-aiuto lungo il viaggio della vita

I bambini la cantano la omaggiano

Giornata per la vita «Se con il pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre e che il presente abbracci il passato con il ricordo e il futuro con l’attesa» così recita il poeta e filosofo K.Gibran. Parole evocative per dire come l’invecchiamento possa essere un processo di cui la persona si fa carico e di cui si prende cura assieme ad altri, favorendo benessere e partecipazione alla vita sociale. Preservare l’autonomia e valorizzare quella residua, senza cedere al ritiro sociale e psicologico, potrebbe essere il patto che l’anziano fa con sé stesso e con i suoi simili. Rimanere attivo, senza ridursi al ruolo di utente dei servizi, ma muovendosi dentro le opportunità che gli stessi offrono con la propria capacità di autodeterminazione ed essere risorsa per gli altri. Gli spazi familiari e accoglienti, gestiti dall’Azienda pubblica Pro Senectute di Trieste, vedono mescolarsi anziani che chiedono servizi di centro diurno o residenziali a bassa soglia, ad altri che chiedono spazi per una socialità autogestita dove coltivare interessi, ad altri ancora che fanno i volontari per accompagnare chi ha problemi di autonomia. È un intreccio di persone che con il tempo diventano familiari l’una con l’altra, riscoprono il valore del legame sociale e il modo per coltivarlo. La familiarità crea fiducia e questa appartenenza. Come sarebbero diversi i miei inverni se non avessi un gruppo e un luogo dove sentirmi a casa mia, dicono Neva, BiancaMaria ed Enrico. Neva, 86 anni, veterana volontaria alla Pro Senectute, da anni unisce al tempo della solidarietà un tempo di mutualità; coltivando e facendo crescere, negli spazi del centro diurno, il gruppo del burraco. «Questo luogo per me è prezioso, perché oltre a fare la volontaria posso curare la mia socialità. Vivo due apparte-

nenze. Il burraco è una sfida, impegna il cervello, richiede una tattica di gioco, la capacità di giocare in coppia o in gruppo. Ci troviamo per coltivare un interesse comune, attorno al quale crescono relazioni di amicizia». Il gruppo, una ventina di persone dai 70 ai 90 anni si ritrova due volte alla settimana. Poi c’è Bianca Maria, 79 anni, che da cinque anni sostiene il gruppo del ballo: una trentina di anziani, tra cui alcuni ultranovantenni, che si trovano due volte alla settimana alla sala Primo Rovis. «Da giovani andavamo nelle balere, nei locali da ballo, poi gli acciacchi ci hanno portato a cercare una soluzione diversa. Qui ci ritroviamo senza paura delle nostre perdite fisiche: l’udito che se ne va, la stabilità compromessa da esiti di ictus, la mente che perde la memoria. I volti sono quelli conosciuti da tempo. La musica muove i nostri passi senza difficoltà e poi c’è il calore dell’incontro, il desiderio di curare le nostre relazioni». «Se non si coltiva una passione, la vita si scolorisce e si incupisce» dice Enrico che viene in treno da Sagrado. Socio della Pro Senectute di quel territorio, ha conosciuto questa opportunità grazie ai ritrovi annuali, a livello regionale. Storie di solidarietà e di mutuo aiuto tra gli anziani della nostra città che dicono come si possono curare rapporti di fiducia nel contesto sociale più ampio che integra o supplisce, là dove inesistenti, i legami naturali. Se l’essenza della mutualità, sta nella reciprocità e nella condivisione, dice Folgheraiter, l’essenza del dono è il mettere a disposizione della comunità e del bene comune il proprio tempo e le proprie capacità per migliorare il benessere altrui, dice Donati. Maria Pia Solari Amici della Pro Senectute amici.prosenectute.ts@gmail.com

Il 4 febbraio 2018 sarà celebrata in tutta Italia la 40° giornata per la vita. È dal 1979 che la prima domenica di febbraio viene celebratala “Giornata per la Vita” e non è un caso. L’anno prima, infatti, è stata approvata la legge che ha legalizzato l’aborto in Italia e la CEI ha sentito la necessità di ricordare da allora a tutti che l’aborto, pur legale, continua ad essere un atto estremamente grave. Oltre a privare la nostra società, povera di figli, di un essere umano portatore di tante risorse, crea una grave ferita alla donna naturalmente portata ad accogliere il figlio concepito. Da allora, anche con l’introduzione di nuove tecnologie, si sono estesi gli attentati alla vita umana, non ultima la pratica dell’utero in affitto. Con accentuazioni diverse, ogni anno siamo richiamati al dovere di rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale e di sostenerla in tutte le sue situazioni di fragilità. Anche nella nostra regione si moltiplicano in tale occasione le iniziative di sensibilizzazione, alle quali Centri e Movimenti per la vita collaborano. Per sottolineare che il figlio concepito rappresenta la primavera della Vita ed annuncia un futuro di speranza, vengono offerte piantine di primule diffondendo anche materiale informativo. I volontari portano la loro testimonianza e chiedono un sostegno per la loro attività. Tra le tante iniziative messe in campo vale la pena ricordare il “Cantabimbo” che il Centro di Aiuto alla Vita ”Marisa” promuove a Trieste già da diciotto anni. Il 20 febbraio 2018 al teatro Orazio Bobbio si terrà la manifestazione conclusi-

va alla quale parteciperanno le scuole dell’infanzia e primarie che daranno la loro adesione al bando diramato, in coorganizzazione con il Comune di Trieste. Al fine di contribuire ad educare le giovani generazioni al rispetto della vita umana dal concepimento alla morte naturale ed al valore dell’accoglienza, viene proposto agli insegnanti di far riflettere i bambini, al loro livello, sul dono della vita che hanno ricevuto, sull’importanza di rispettare se stessi e gli altri, premessa necessaria per imparare ad accogliere ogni persona umana nella sua specificità, e così creare le premesse per una vera pace. Tali riflessioni, opportunamente ordinate, dovrebbero diventare le parole di una canzone da adattare ad una base musicale esistente o appositamente costruita, o anche essere presentate in forma di filastrocca o poesia. Ogni anno hanno risposto all’appello dieci o più scuole ed il teatro è stato invaso da oltre 500 bambini con insegnanti genitori e nonni. Si è reso necessario dividere in due parti l’esibizione dei bambini (scuole dell’infanzia e primarie) per dar modo a tutti di essere accolti. È veramente una Festa della Vita vedere affluire sul palco tanti bambini, emozionati ma anche disinvolti, guidati da bravissimi insegnanti. Non ci sono premiazioni o classifiche, quello che conta è partecipare. Con canti, danze e suono di flauti cantano alla vita entusiasmando il pubblico presente. Maria Tudech Federazione Regionale per la Vita del Friuli – Venezia Giulia federvita.fvg@vodafone.it


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Rondoni d’autunno e didattica dal vivo

Trieste, con i suoi 120 nidi artificiali, è capofila in Italia per quanto riguarda la tutela e la protezione di questi preziosi uccelli migratori: molte le scuole che collaborano

Tancredi, Rondone Maggiore adulto, trovato ad ottobre inoltrato lungo i binari di una stazione di periferia dopo un trauma da impatto per cause sconosciute, salvato da un’anima buona pochi minuti prima che venisse stritolato tra le rotaie da una locomotiva, ha ripreso letteralmente “al volo”, l’ultimo “treno” della migrazione dell’anno 2017, pochi giorni prima che il freddo vento di Burian portasse l’assaggio di un inizio d’inverno sulle nostre coste. Chi avrebbe mai detto di una partenza così tardiva? Anche se Rondoni d’autunno, come i “pallidi”, possono starci nella nostra città, fino a novembre inoltrato, se perdurano le miti temperature e gli insetti da divorare. Ma adesso che i nostri cieli sono silenziosi e vuoti delle loro grida che hanno allietato a lungo le nostre città, cosa faremo? Ebbene, la nostra associazione ha già pronto uno strutturato programma: altri rondoni, in temporanea degenza, trascorreranno con noi l’inverno, in calde ceste nido, in attesa di riabilitazione e nel frattempo avranno modo di allenarsi nella palestra di volo per impegnare il loro tempo, in attesa della buona stagione, rafforzando così la loro muscolatura. Ma allo stesso modo avremo la possibilità di prenderci cura e migliorare il loro habitat naturale: “un nido per la vita”, è la nostra campagna che va avanti, imperterrita, in collaborazione con le istituzioni scolastiche e pubbliche, per dimostrare che “un nido sicuro” fa la differenza! Come per gli umani, non ci stanchiamo di ripeterlo, Rondoni e Rondini, scelgono il loro nido, come il loro compagno/a per la vita e insieme tornano a nidificare, nello stesso nido ogni anno che passa, finché vivono. Tutelare i siti di riproduzione è fondamentale per favorire il loro incremento demografico, così i nostri figli, i nostri nipoti vengono istruiti con una didattica dal vivo, mostrando loro come

SOCCORSO ANIMALE SU STRADA

Provare per credere proteggere i siti naturali e quando, dove e come collocare siti di nidificazione artificiali, ovunque sia necessario, mediante mappatura del territorio: scuola media Dante Alighieri, scuola elementare Rossetti, scuola elementare SS.Cirilli e Metodio, Museo di Storia Naturale di Trieste, Canonica della chiesa di Gretta ecc. prossima scuola: De Marchi, sempre con l’aiuto dei Vigili del Fuoco o imprese di costruzioni, lì dove era in atto una ristrutturazione dell’edificio o per parte di quei volontari che hanno fino ad ora perorato la nostra causa, dando un generoso aiuto ai nostri migratori! Ma la cosa sorprendente e che ci dà entusiasmo per continuare, è che a parte la colonizzazione dei siti già collocati negli anni precedenti, oramai diversi privati chiedono di poter realizzare queste buone pratiche presso i loro condomini e le loro case! Cosicché fino ad oggi sembra essere stata raggiunta quota 120 nidi solo nella città di Trieste! Non saranno molti, ma non sono neanche pochi, per una città che è diventata capofila in Italia per questo particolare progetto, soprattutto presso gli istituti scolastici, coniugando la didattica alla tutela di questa particolare biodiversità, molto preziosa al nostro ecosistema. Silvana di Mauro Liberi di Volare www.liberidivolare2012.com

Un vecchio detto recita “ogni giorno ha la sua pena” per testimoniare che la vita di relazione non è mai semplice, ma non vale per chi vuole esser un volontario a tutto tondo. Infatti l’impegno che ci siamo dati non conosce né le limitazioni di uno scarso entusiasmo né la carenza di quotidiano impegno. Per noi che del soccorso animale su strada abbiamo fatto una missione ogni giorno ha il suo impegno, anche se le difficoltà sono diverse col mutare delle stagioni. L’estate ci porta grandi quantità di interventi su tutto il territorio e la raccolta di giovani animali in difficoltà ai primi passi o ai primi voli, l’inverno ci regala (si fa per dire) minori interventi ma in condizioni metereologiche troppo spesso avverse e sempre nei confronti di animali adulti. Per capirci: raccogliere un cucciolo di capriolo o di cinghiale, disperso in un pomeriggio estivo è cosa ben diversa da soccorrere un capriolo maschio (o un cinghiale) adulto, ferito da un investimento e

fortemente agitato e, se la sorte non ci aiuta, magari sotto pioggia battente o bora sferzante. Ferito lui, bagnati e infreddoliti noi, con tutti i disagi di guantoni e giubbotti che intralciano il primo intervento di carattere salvifico - sanitario ed il contenimento nella vasca di trasporto verso l’ambulatorio veterinario. Accudire dopo le cure e la sistemazione nei recinti costituisce una ulteriore non agevole operazione, perché il ferito ha bisogno di esser sistemato in maniera adeguata e non subire i disagi di una stagione sfavorevole. A dirlo sembrano operazioni difficili, a farle sono ancora più complicate. Ma tutto questo è nello spirito autentico del volontariato, che non teme le difficoltà ed i disagi di una libera scelta. Anche soccorrere gli animali è una testimonianza di attivismo puro. Provare per credere. I Volontari della Protezione Animali – A.Z.T. protezioneanimaliazt@yahoo.it

L’inverno è arrivato anche per i nostri cani Che accortezze avere con i nostri amici pelosi? Intervista alla veterinaria Fulvia Ada Rossi Bentornati al nostro piccolo momento di approfondimento sulla vita con i nostri amici pelosi: abbiamo chiesto alla nostra cara amica Fulvia Ada Rossi - medico veterinario della Clinica Veterinaria Tergeste di Trieste, specialista in Etologia con Master di II livello in Oncologia veterinaria e presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Trieste - come sia meglio comportarsi con il freddo in base anche alla razza del nostro cane e che precauzioni adottare. Le brevi ma utili righe che seguono sono frutto della sua intervista. Innanzitutto è bene precisare che i nostri cani si sono abituati a vivere in appartamento con noi, dove le temperature son ben diverse da quello che avrebbero in natura durante l’inverno. Ciò comporta il fatto che lo strato del loro pelo e sottopelo, non essendo necessario visti i 20° presenti nelle nostre case, si è notevolmente ridotto. Dubito che oggi, visto quanto ormai siamo attenti al benessere e alla vita in simbiosi col nostro peloso, siamo disposti a lasciarlo fuori in giardino da solo durante la notte (ammesso che abbia la fortuna di averlo).

Avete un cucciolo? I cani in tenera età sono sempre molto delicati. Di qualunque razza si tratti, oltre a non stancarli molto, dovete sempre ricordare che non sono in grado di autoregolarsi. Potrebbero stancarsi molto giocando e poi, una volta esausti, fermarsi rimanendo fermi al freddo: non sono in grado di gestire al meglio la loro temperatura corporea, almeno fino agli 8-10 mesi di vita, quindi sarebbe opportuno coprirli o metterli al riparo in un luogo caldo, stando allo stesso tempo accorti a non sottoporli a bruschi sbalzi di temperatura ma provvedendo ad un’acclimatazione graduale. Se il vostro cane invece è adulto e dorme all’esterno, dovrebbe avere una cuccia rialzata dal pavimento, coibentata, e posizionata in un luogo riparato dalle intemperie, in modo da proteggerlo sia dalla pioggia che dal vento, e sarebbe bene dotarla di cuscino e coperta, controllando che il tutto resti sempre ben asciutto. Una speciale attenzione in questo caso va data all’acqua - che dovrebbe sempre essere a disposizione - poiché potrebbe gelare a causa delle rigide temperature ed impedire al vostro cane di bere e quindi rimanere idratato.

Per i cani di piccola taglia e quelli a pelo raso, si consiglia, oltre che farli vivere all’interno delle nostre abitazioni, anche l’uso di un cappottino per le uscite in esterno. Ce ne sono di mille tipi per cui potete sbizzarrirvi con la fantasia, ma l’importante è scegliere quella giusta soprattutto considerando l’utilità pratica e la qualità: devono lasciare l’animale libero di muoversi comodamente e fornire un’adeguata protezione in base alla razza e al tipo di pelo, la moda passa in secondo piano. Settimana bianca con il vostro cane? Se avete uno di quegli adorabili cani “stile mignon”, a parte lavare bene le zampe dal sale dopo le passeggiate - vale per tutti - sarà fondamentale un cappottino adeguato. Se invece avete un cane di taglia media o grande le attenzioni da avere sono diverse: Camminerà tanto sulla neve e magari per molte ore? Meglio proteggere i polpastrelli con vaselina o crema specifica - che potete trovare facilmente nelle farmacie o nei negozi specializzati - da spalmare prima della passeggiata. Cosa molto importante è sempre ricordarsi che nei posti dove c’è neve, solitamente c’è

sempre anche sale sulle strade, che tende a irritare la pelle. Quindi lavare, come detto, le zampe per rimuoverlo e a fine vacanza, lavare anche il pelo per rimuoverlo completamente. Il vostro cane ha il pelo lungo? Durante la passeggiata controllate zampe e ascelle: tendono a formarsi piccoli ghiaccioli che potrebbero, se non rimossi, dare fastidio e provocare dolore. Rimuoverli con delicatezza ogni volta che si formano. Dotiamo il cane di scarpette? Meglio di no, se non seguiti da un professionista. Oltre ad essere molto complicata la scelta del tipo e la taglia corretta, non sono semplici da far indossare al cane in maniera giusta, il cane va fatto abituare al loro uso già alcune settimane prima. Infine, nel caso optiate per usarle, le scarpette non dovrebbero mai essere bagnate internamente, quindi, se non asciutte, vanno rimosse immediatamente. Concludiamo augurandovi buone feste con i vostri amici pelosi! Giada Sironich U.CI.O. Unità Cinofile Operative Onlus Protezione Civile Fvg www.canisalvataggiofvg.org


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Uomo e natura: la necessità di coesistere Il Carso sta rinverdendo a vista d’occhio, ma la boscaglia è più povera di biodiversità. Che fare? Queste mie note sono indirizzate specialmente ai giovani. Il problema dell’ambiente è oggi il più importante in assoluto. Un grande intellettuale italiano, Norberto Bobbio, ebbe a dire che nei tempi lunghi saremo tutti morti! Questo è vero, ma ciò non significa che nei tempi brevi non possiamo fare qualcosa anche qui e ora. La selezione darwiniana funziona sempre, chi non si adatta sparisce. Dobbiamo aver cura della natura, perché siamo parte della natura. Nei tempi lunghi il sole imploderà e la terra finirà, ma nei tempi brevi dobbiamo cercare di star bene. Uno dei miei motti preferiti è “No alberi no party”, perché l’uomo senza piante può scomparire dalla terra, mentre le piante senza l’uomo staranno benissimo, perché hanno una capacità di recupero incredibile. Se pensate al nostro Carso, che ai tempi di Massimiliano era una pietraia, ora sta rinverdendosi a vista d’occhio e la boscaglia sta prendendo il sopravvento sulla landa carsica. Dove sta il problema? La landa carsica è ricchissima in biodiversità, altra parola chiave per noi, mentre la boscaglia non lo è. L’uomo avvisato sa che ogni volta che fa un’azione impattante sulla natura non sa se il risultato sarà con lui o contro di lui. Sappiamo che la deforestazione dell’Amazzonia è nella top ten delle cause di disastro ambientale, mentre non sappiamo se ridurre la boscaglia carsica produrrà il beneficio che ci attendiamo. Noi speriamo di sì e gli esperti stanno procedendo coi piedi di piombo. È pur sempre la storia dei tempi lunghi e dei tempi brevi o, in altre parole, l’uomo propone e la natura dispone. Ci sono diverse associazioni ambientaliste, ognuna ha un obiettivo prioritario, ma poi ci sono gli obiettivi comuni. Per esempio il giorno 21 novembre c’è la Festa nazionale degli Alberi, e la mia associazione assieme all’associazione Triestebella ha fatto le targhette per gli alberi del giardino di piazza Hortis: metteremo su ogni albero un cartellino col nome botanico in latino, il nome comune e il luogo di provenienza della pianta. Gli alberi sono molto più difficili da riconoscere rispetto ad arbusti e perenni. Bisogna poterli vedere in ogni stagione, vederne i fiori, i frutti, il cambiamento autunnale, il portamento. Solo col tempo s’impara a capire davanti a che albero ci si trova, anche quando non c’è alcun cartellino. Negli anni passati ci siamo dati da fare per il parco di Miramare. Oltre alle nostre due associazioni c’era Italia Nostra, Legambiente, WWF, e anche privati cittadini, botanici e non solo. Abbiamo fatto una mostra fotografica sulle condizioni inqualificabili del parco, e abbiamo ottenuto che il Ministro Franceschini venisse qui. Qualcosa abbiamo ottenuto, non proprio quello che volevamo, cioè un esperto in conservazione dei giardini storici. Tant’è. È stata nominata una direttrice, Andreina Contessa, affiancata da un consiglio di amministrazione e da un comitato scientifico. Se non staremo sempre all’erta, le cose potrebbero anche non andare bene. Il punto debole in questa storia è che Andreina Contessa è stata 30 anni a Gerusalemme ed è una storica dell’arte specializzata in medievalistica. Se non sarà così intelligente da attingere alle eccellenze che a Trieste abbiamo in botanica, la situazione di Miramare non migliorerà molto. L’ultima cosa di cui si è occupata Tra Fiori e Piante assieme a Triestebella e Legambiente, è il Bosco del Farneto. Abbiamo anche lì fotografato lo stato dell’arte e sensibilizzato il Comune. Lo stanno rimettendo a posto. In un’altra occasione, sempre con

Triestebella, siamo andati a un convegno sugli orti urbani, abbiamo poi chiesto un incontro con l’allora assessora Marchigiani, e oggi anche da noi questi orti sono una realtà. Io avevo cominciato trenta anni fa come volontaria al Civico Orto Botanico, che veniva da venti anni di

trascuratezza. Ho cominciato con il diserbo delle infestanti, poi sono passata alla suddivisione dei semi, al ripicchettamento delle plantule, ho fatto anche la traduttrice e la guida. Insomma, ci sono tante cose che si possono fare, dovunque. Per sapere cosa ci piace di più, basta frequentare l’associazione che più ci sembra vicina ai nostri interessi e si può chiedere di aiutare. Le associazioni a Trieste sono tante, ci sarà di sicuro quella che fa per noi. Quando si è giovani si possono scoprire nuovi mondi inimmaginabili. Una mia amica laureata in farmacia andò volontaria a Firenze nel novembre del 1966 per aiutare a recuperare i libri che erano andati sott’acqua con la piena dell’Arno: invece di fare la farmacista è diventata oggi un’esperta europea nel recupero dei libri antichi. Certo che i più fortunati sono quelli che amano il lavoro che fanno, tuttavia quelli meno fortunati ma intelligenti possono trovare compenso nel fare un lavoro che amano, come volontari. Mariangela Barbiero Ass. orticola FVG “Tra Fiori e Piante” info@trafioriepiante.it

ENPA: la sfida meteorologica Al Centro di Recupero Animali dell’E.N.P.A. di Trieste, le stagioni più frenetiche sono la primavera e l’estate, ma anche durante la stagione invernale l’attività dei volontari è intensa. I lavori da fare sono tanti e sono vari: spesso capita di accogliere qualche pettirosso appena arrivato in città in cerca di provviste alimentari ma ferito perché inseguito da qualche gatto e bisognoso di cure e riabilitazione, fagiani “pronta caccia” smarriti a bordo di strade trafficate, ma anche uccelli e rapaci vittime delle raffiche di bora. Anche con il termometro sotto zero o durante le festività invernali i volontari accudiscono tutti i ricoverati portando il cibo nei recinti dei caprioli e dei cinghiali, rompendo il ghiaccio che si è formato negli abbeveratoi e portando acqua tiepida, fieno e grano in abbondanza. Nelle giornate soleggiate e miti si approfitta per preparare le volie-

re ed i recinti alla primavera che, per noi che abbiamo da allestire gli spazi, arriva sempre troppo presto. E allora si spazzano le foglie cadute dagli alberi (che vengono gettate nel recinto dei cinghiali che approfittano per crearsi un confortevole letto con tanto di cuscino), si dipingono nuovamente le reti con l’antiruggine, si tagliano rami per rinnovare i poggiatoi delle voliere estive, si semina nel recinto estivo delle cavie e dei conigli, e così via. Le attività sono molteplici ma l’unico requisito che deve avere un volontario è la voglia di rendersi utile aiutando i nostri protetti. La gioia di poter vedere un animale risanato riacquistare la propria libertà, un cucciolo crescere e diventare autonomo, è immensa e qualche sacrificio è giustificato. E se si torna a casa con i pantaloni sporchi di fango… c’è sempre la lavatrice! Elisa Moretti E.N.P.A. www.enpa-trieste.it


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Gruppo Ambientale

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L’inverno per i pappagalli Questi uccelli, originali dalle zone tropicali e sub-tropicali non gradiscono molto i rigidi inverni europei

I pappagalli sono originari delle zone tropicali e sub-tropicali della Terra, quindi non è una sorpresa che gli inverni rigidi dell’Europa non sono molto graditi da loro, anche se veramente ci sono delle colonie di qualche specie di pappagalli ormai stabilite in natura in diversi paesi europei e sembrano abituati ormai alle temperature molto basse. La nostra associazione Onlus, SOS Pappagalli, si occupa del recupero e riabilitazione dei pappagalli in difficoltà, dell’educazione del pubblico su come mantenere quelli già nel loro possesso, e dell’importanza di prendere solo soggetti allevati dai propri genitori e non dagli umani. Questo perché toglierli dai genitori per allevarli “a mano” è una pratica crudele - causa problemi di stress emotivi sia ai genitori privati dei loro piccoli, sia ai piccoli, privati delle cure

amorevoli dei genitori solo per renderli più “buoni” con gli umani che successivamente li compreranno senza rendersi conto di quanti problemi psicologici potrebbero avere da adulti causa questo “imprinting” sbagliato e egoista. Durante i mesi estivi, i nostri pappagalli escono dalle voliere per volare e socializzare tra di loro, mentre durante l’inverno, accedono alla voliera principale per un paio d’ore attraverso una finestra. Questa voliera è coperta durante l’inverno da pannelli di policarbonato, e quindi mantiene una temperatura ragionevole al suo interno. Ci sono anche dei pappagalli, soprattutto negli allevamenti, che passano tutta la vita all’esterno. Questi pappagalli si ambientano gradualmente all’esterno, oppure sono nati e cresciuti all’esterno, e sviluppano un piumaggio molto più

folto dei pappagalli tenuti all’interno delle case, quindi riescono a superare l’inverno fuori senza troppi problemi. Non si deve mai, per nessuna ragione, prendere un pappagallo abituato a stare dentro in casa e sbatterlo a vivere fuori all’esterno tutto di un colpo durante l’inverno. Si rischia anche la morte del pappagallo. I pappagalli sentono molto il cambio delle stagioni, e si cibano anche diversamente da una stagiona all’altra. Nei loro paesi di origine, l’inverno non è tanto freddo e sicuramente avranno più scelte disponibili, ma qui devono accontentarsi di molto meno. Ciò nonostante, le colonie in libertà in Italia e negli altri paesi europei sembrano superare benissimo gli inverni e anzi, i loro numeri stanno aumentando, con il risultato che in un paio di paesi, purtroppo, stanno

cominciando a parlare di abbatterli, causando non pochi litigi e dibattiti tra varie persone favorevoli o sfavorevoli ad una cosa del genere. Quelli in cattività, invece, vengono nutriti con semi secchi, estrusi, legumi, frutta e verdura, cereali e tante altre cose, qualche volta anche troppo. Cerchiamo di variare l’alimentazione a seconda della specie e la stagione. I nostri volontari si occupano non solo della pulizia delle gabbie e voliere, ma anche della preparazione dei cibi e dei giochi per i pappagalli, di far uscire e giocare i pappagalli, portano i nostri banchetti alle fiere, distribuiscono volantini e aiutano in genere dove necessario. Alicia Andrews SOS Pappagalli sospappagalli@gmail.com

Quali sono i pericoli per la salute umana quando il livello diventa troppo elevato? Vediamo cosa dice la legislazione

Inquinamento atmosferico. Che cos’è? Si fa un gran parlare di atmosfera inquinata, quida o gassosa introdotta nell’atmosfera nelle giornate in cui i valori degli inquinanti che possa causare inquinamento atmosfesono più alti si ferma il traffico, si consiglia rico. alle persone più fragili di non esporsi all’am- Vediamo ora cosa si intende per “costituire pericolo per la salute umana”. L’OMS (Orbiente esterno. Ma sappiamo veramente cosa si intenda per ganizzazione mondiale della Sanità), attrainquinamento atmosferico e quali sono i pe- verso una sua emanazione, lo IARC (Interricoli per la salute umana quando il livello national Agency for Research on Cancer) dello stesso diventa troppo elevato? Vedia- organismo internazionale, con sede a Lione mo cosa stabilisce in merito la legislazione (di cui fu direttore un illustre nostro concittadino di adozione, il prof. Tomatis) ha caitaliana. Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 talogato le sostanze inquinanti in base alla (Norme in materia ambientale) art.268 De- loro pericolosità. Tra queste alcune sono stata dichiarate accertate cancerogene, finizioni. cioè se immesse nell’ambiente, ed 1. Ai fini del presente titolo si Un assorbite dall’uomo sono in applicano le seguenti defigrado di causare tumori o nizioni: nostro illustre favorirne l’insorgenza. Tali a) inquinamento atconcittadino di adosostanze possono essere mosferico: ogni mozione, il prof. Tomatis, è assunte per inalazione, dificazione dell’aria atmosferica, dovuta stato direttore dello IARC, ingestione o contatto. Per loro sono stati staall’introduzione nella un importante organismo biliti dei limiti di tollestessa di una o di più sostanze in quantità internazionale emanato rabilità, il che non vuol dire che se assunte in e con caratteristiche dall’OMS, con sede quantità minori sono innotali da ledere o da coa Lione stituire un pericolo per la cue, ma solo che oltre quelle quantità diventano sicuramensalute umana o per la quate pericolose. Infatti la tendenza eulità dell’ambiente oppure tali da ropea è di abbassarne progressivamente i ledere i beni materiali o compromettere gli limiti. Poiché parecchie di tali sostanze sono usi legittimi dell’ambiente; b) emissione: qualsiasi sostanza solida, li- prodotti indesiderati di processi di combu-

stione, l’applicazione di migliori e più nuove tecnologie potrebbe indubbiamente diminuirne la quantità immessa nell’atmosfera, con evidenti benefici per la popolazione. Purtroppo però l’applicazione di tali migliorie, specie alle grandi strutture inquinanti quali industrie, centrali a carbone etc. risulta per lo più molto costosa e non sempre compatibile economicamente con l’attività interessata, per cui si tende al mantenimento dello status quo, ovvero al procrastinare gli interventi a tempi biblici consentendo nel frattempo il perdurare della situazione di inquinamento. Né ha alcun senso procedere alla bonifica dei terreni su cui alcune di esse si sono accumulate nel tempo, se non si procede prima all’eliminazione delle sorgenti, in quanto in breve tempo lo stato di inquinamento del terreno superficiale verrebbe a riproporsi rinnovando la pericolosità e la spesa di denari pubblici si configurerebbe come uno spreco in quanto priva di effetti duraturi. Infatti, come giustamente prevede un altro articolo del D.Lgs. che ho citato sopra: 3-ter. Principio dell’azione ambientale: 1. La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della

precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell’articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale. A proposito di stranezze contenute nei nostri ordinamenti, chiudo con una definizione abbastanza singolare e che lascia un po’ perplessi: all’art 2 del D.Lgs. 155 /2010, al comma 1 a) si definisce come aria ambiente “l’aria esterna presente nella troposfera, ad esclusione di quella presente nei luoghi di lavoro…” come se i luoghi di lavoro, particolarmente quelli insalubri, non facessero parte di questo mondo!!! Alda Sancin Associazione Nosmog


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Prossimi appuntamenti

Calendario eventi

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SOS Pappagalli banchetto al Maxi Zoo Il giorno sabato 9 dicembre, l’associazione SOS Pappagalli sarà presente con un banchetto al Maxi Zoo, vicino alla Risiera. Avremo disponibili tanti articoli inclusi i nostri maxi calendari e risponderemo alle vostre domande sui pappagalli. Associazione: SOS Pappagalli Contatti: Alicia Andrews

Dicembre

A noi la parola Corso di giornalismo per persone con disabilità, con inizio il 12 dicembre e fine corso al 31 gennaio.

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Associazione: Comunità Famiglia La Fonte Contatti: 392 9317009 Ototello - spettacolo teatrale di beneficenza In scena il 15 e 16 dicembre alle 20h e il 17 alle 17.30 e alle 20h al ricreatorio toti in via del castello 3, e il 18 alle 17.30 a Villa Prinz in Salita di Gretta 38. Il ricavato verrà devoluto al centro antiviolenza GOAP. Ingresso a offerta libera. Associazione: atto quinto Contatti: 3334359996 Bosco di natale 2017 Personalizza il tuo Natale su muro su maglietta o su piatto davanti al negozio Decathlon del centro commerciale Montedoro Freetime di muggia e gioca alla lotteria si vince sempre sabato 16 dicembre e domenica 17 dicembre dalle ore 10.00 a lle ore 20.00 Associazione: A.I.A.S. Trieste Contatti: aias.trieste@libero.it Astro - festa di Natale I volontari Astro organizzano la festa di Natale nella sala giochi dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste. Burattini, raccontastorie, clown, truccabimbi e musica, aiuteranno Babbo Natale a portare doni e serenità ai bimbi ricoverati e familiari. Associazione: ASTRO Associazione Triestina Ospedaliera Onlus Contatti: info@astrotrieste.it S1dog passeggiata divertente con il cane

S1dog è una passeggiata divertente, ricca di giochi divertenti, da fare assieme al proprio cane, adatta a tutti. Fa parte degli eventi offerti nel ricco carnet della S1trail La corsa della Bora, evento internazionale che coinvolge migliaia di partecipanti. Partenza e arrivo dal Campo Sportivo di Visogliano alle 10.00 del 6 gennaio 2018.

Associazione: U.CI.O. Untità Cinofile Operative Onlus Contatti: www.canisalvataggiofvg.org/s1dog 40^ Giornata per la Vita Iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi a sostegno dell’attività dei Centri di Aiuto alla Vita della Regione. A Trieste in piazza della Borsa camper con materiale informativo e con le primule della vita. Associazione: Federazione Regionale per la Vita del F.V.G. Contatti: federvita.fvg@vodafone.it Cantabimbo Martedì 20 febbraio alle ore 14 al Teatro Orazio Bobbio “Cantabimbo” rassegna di canti e danze presentate da bambini delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie che hanno aderito all’iniziativa promossa per sensibilizzarli al rispetto per la vita. Associazione: Centro di Aiuto alla Vita “Marisa” Contatti: cavtrieste@tiscali.it Risveglio di primavera nell’Oasi Enpa del Farneto Sabato 24 marzo 2018 alle ore 14.30 passeggiando nell’Oasi Enpa del Farneto osserviamo fiori, piante ed animali che si risvegliano. Impariamo a conoscerli e a proteggerli. Associazione: E.N.P.A. Ente Morale - Sezione di Trieste Contatti: www.enpa-trieste.it

INSIEME olonta ria mente La rivista del CTA dell’Unione Giuliana è realizzata nell’ambito del progetto “Il valore della comunicazione”, progetto elaborato dalle Organizzazioni di Volontariato del CTA e sostenuto dal programma regionale di valorizzazione dei Coordinamenti Territoriali di Ambito del CSV FVG. Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori, dei quali si rispetta la libertà di giudizio ed ai quali rimane la responsabilità. © 2017 - Tutti i diritti sono riservati.

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Altri Natali Presentazione del libro Altri Natali di Maria Trevisan alle ore 16,00 di Lunedi 11 Dicembre 2017 presso il Seminario di Via Besenghi con la partecipazione di Gianfranco Redivo, Franco Richetti e Giuseppe Buratti allo scopo di beneficienza. Associazione: BUON PASTORE Ass. di Volontariato per il disagio mentale Contatti: buonpastoretrieste@libero.it

Dicembre

Riflessioni sul tema dell’attimo fuggente in Orazio Riflessioni su orazio, salone Matteucci, CSV, via Besenghi, 16 2.p. Trieste, venerdi’ 15 dicembre ore 16.30-18.30.

Dicembre

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Associazione: EOS Centro Internazionale di Studi delle Culture Contatti: gianpaolo.dabbeni@alice.it La giornata del respiro Atmar onlus organizza per sabato 16 dicembre 2017 dalle ore 15,00 alle ore 19,00 presso Montedoro in via Flavia di Stramare 119 la giornata del respiro, un occasione per valutare la propria capacità respiratoria con spirometrie gratuite. Siete i benvenuti! Associazione: ATMAR Onlus - Associazione Triestina Malattie Respiratorie Contatti: dr.ssa Annalisa Gasparotto Festa di Natale Astro per i bambini al Burlo Garofolo I volontari ASTRO organizzano la Festa di Natale nella sala giochi dell’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste. Burattini, raccontastorie, clown, truccabimbi e musica, aiuteranno Babbo Natale a portare doni e serenità ai bimbi ricoverati e familiari. Associazione: Astro - Ass. Triestina Ospedaliera per il sorriso dei bambini ONLUS Contatti: www.astrotrieste.it 11° Corso di Formazione per Volontari Clown Dottori Prosegue l’11° Corso di Formazione per Clown Dottori. Ecco i prossimi temi: Dicembre 2017 - Il malato oncologico - Giocoleria - Servizio in oncologia pediatrica. Gennaio 2018 - Improvvisazione - Il lavoro in ospedale. Associazione: GAU - Gruppo Azione Umanitaria Contatti: gau-trieste@libero.it Dare forma alle idee: dalla matita alla grafica digitale Corso di rappresentazione digitale, per trasformare le proprie idee in elaborati grafici. Il corso si terrà a Gorizia nel mese di gennaio, maggiori dettagli sulla pagina Facebook dell’associazione AGiRE. Associazione: AGiRE Associazione Giovani Realtà Emergenti Contatti: facebook.com/agireaps Concorso “Truccoparrucco” Concorso tra studenti, corsi estetisti e parrucchieri IAL giudicati da Soci Anteas. Piazza Dalmazia, 1 in data 09.02.2017 ore 14.30. Associazione: Anteas Trieste Volontariato Contatti: anteatrieste@volontariato.fvg.it Giornata della lingua materna Il 21 febbraio, Associazione culturale Friedrich Schiller e Associazione Esperantista Triestina celebrano assieme la giornata della lingua materna con uno spettacolo corale che prevede canzoni popolari nelle varie lingue della Trieste mitteleuropea. Associazione: Ass. culturale Friedrich Schiller e Ass. Esperantista Triestina Contatti: email: nored@tiscali.it/esperantotrieste@altervista.org

Altri eventi... Realtà e leggenda sui disturbi di ansia e di depressione I nostri obiettivi prefiggono interventi quali: Informare che i disturbi dell’umore e di ansia sono patologie curabili; offrire sostegno ai richiedenti aiuto; prevenire l’aggravarsi dei sintomi; creare una consapevolezza nella lotta contro la disinformazione. Associazione: I.D.E.A. Trieste onlus Contatti: www.ideatrieste.it Festa della poesia e della letteratura Una serie di eventi (poesia, letteratura, teatro, musica, fotografia, workshop) che fanno da corollario alla premiazione del Concorso ”Castello di Duino”. Grande respiro internazionale, protagonisti giovani di tutto il mondo. Associazione: Poesia e Solidarietà Contatti: www.castellodiduinopoesia.org I giovani protagonisti nel mondo del volontariato Una proposta per le scuole: con un facilitatore gli studenti vengono coinvolti in un lavoro sul proprio vissuto personale che li avvicini al volontariato, aiutando le associazioni a ripensare il linguaggio dell’attivazione giovanile all’interno della comunità. Associazione: ACCRI, A.Ma.Re il rene, G. de Banfield, CAV, Trieste Altruista Contatti: biblio@accri.it

Insieme Volontariamente 4 dicembre 17  
Insieme Volontariamente 4 dicembre 17  
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