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Poste italiane s.p.a. Spedizione in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art.1; comma 1 - Roma • Non acquistabile separatamente da liberal

mobydick

SUPPLEMENTO DI ARTI E CULTURA DEL SABATO

di Gloria Piccioni

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Speciale Strenne

NATALE

TEMPO DI LETTURE 9 771827 881301

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Simone, l'indomabile e altri 45 filosofi di Giancrsitiano Desiderio ISSN 1827-8817

no sguardo emerge da un libro. È di una giovane donna del Settecento. Una cuffia di seta leggera, con un bordo ricamato, le copre il capo, un orecchino di perle le accarezza il collo. Il libro, rilegato in pelle, le nasconde metà del volto, ma quello sguardo pensoso e arguto pare anche ammiccare: cosa le avranno rivelato le pagine di quel libro? Questo ritratto ci viene incontro insieme a molte altre lettrici e lettori fermati nel tempo dalla mano dei pittori, sfogliando un prezioso volume di piccolo formato: Leggere (di Stefano Zuffi, Electa, 238 pagine, 19,00 euro). Un’ode alla lettura in forma di immagine e di pensiero, essendo raccolte, vicino alle illustrazioni, illuminanti citazioni d’autore. «O giorno dei giorni quando possiamo leggere!» (Ralph Waldo Emerson). «In fondo, il mondo è fatto per finire in un bel libro» (Stéphane Mallarmé). «Cosa c’è di meglio… che stare la sera con un libro accanto al fuoco, mentre il vento batte sui vetri e la lampada arde?» (Gustave Flaubert). «Un libro è il miglior viatico che abbia trovato in questo viaggio umano» (Michel de Montaigne). «A parte un cane, il libro è il miglior amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere» (Groucho Marx)… Ce n’è abbastanza per regalarsi, in questo tempo di feste ormai prossimo, un tempo per la lettura. Aguzzare le orecchie e rispondere al richiamo di quegli oggetti, fatti di carta e di parole, in cui ritrovarsi, cercare risposte e porsi interrogativi. Magari dopo una flânerie tra gli scaffali di una libreria, o dopo aver dato una scorsa a queste nostre pagine fitte di titoli a cui prestare attenzione. Consigli parziali e arbitrari, com’è nella loro natura, ma sufficienti per tracciare un percorso. Che iniziamo a indicare, altrettanto arbitrariamente, con un emblematico trittico di casa Adelphi: Per questo di Anna Politkovskaja, una raccolta degli articoli della giornalista russa di Novaja gazeta giustiziata il 7 ottobre del 2007 per mettere a tacere la forza della verità; Le cose che non ho detto di Azar Nafisi, il seguito di quel molto che l’autrice aveva già mirabilmente raccontato di quell’Iran amato e martoriato dall’integralismo islamico in Leggere Lolita a Teheran (anche questo edito da Adelphi); Le nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso, ora riedito in una prestigiosa edizione illustrata fuori collana: il libro sui miti che reggono il mondo che ancora abitiamo, che narra storie «che non avvennero mai, ma sono sempre». Da rileggere o leggere anche, semplicemente, in edizione economica.

Quattro baronetti e un poeta (Bob Dylan) di Stefano Bianchi

NELLE PAGINE DI POESIA

Ezra Pound contro la febbre del consumismo di Filippo La Porta

Easy book Sulle ali dei libri di Pier Mario Fasanotti Così parlò Alfred Hitchcock di Pietro Salvatori

Trentamila anni in mille opere di Marco Vallora


strenne

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storia

Confidenzialmente Benito di Massimo Tosti n primo avviso ai naviganti: non regalate libri di storia, non metteteli sotto l’albero nella speranza di rendere felice l’amico (o l’amica) appassionato delle vicende del passato, remoto o recente. Acquistateli per leggerli, non per donarli a qualcun altro. Gli appassionati di storia collezionano i volumi più strani e singolari, hanno gusti precisi e ben radicati, e non corrono dietro alle novità (salvo rari casi clamorosi). Se riuscite a indovinare le loro preferenze, è probabile che quel libro - uscito da pochi giorni o da poche settimane - l’abbiano già acquistato per loro conto, anche se i libri di storia non hanno una data di scadenza (come i medicinali, i prodotti alimentari o i romanzi). Andando in giro per librerie (grandi e piccole) si trovano parecchi titoli interessanti usciti negli ultimi mesi. C’è - come ogni anno - una certa ricchezza di testi che si occupano del fascismo e del nazismo, e affiorano i primi volumi (nella prevedibile ondata dei prossimi mesi) dedicati al Risorgimento, anticipo delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia che ricorre nel 2011.A proposito di anniversari, è stato ricordato degnamente il centesimo del Manifesto del Futurismo, con una splendida biografia di Marinetti scritta da Giordano Bruno Guerri (Filippo Tommaso Marinetti Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario, Mondadori editore, 334 pagine, 20,00 euro), e un saggio di Emilio Gentile (La nostra sfida alle stelle - Futuristi in politica, Laterza, 147 pagine, 15,00 euro). E si sono moltiplicati i libri dedicati alla caduta del Muro di Berlino: i titoli più più attraenti sono opera di due giornalisti, l’inglese Frederick Taylor (Il Muro di Berlino, Mondadori, 400 pagine, 23,00 euro) e l’americano Michael Meyer (L’anno che cambiò il mondo - La storia non detta della caduta del Muro di Berlino, Il Saggiatore, 288 pagine, 19,00 euro). Da bravi giornalisti, Taylor e Mayer sanno come catturare il lettore, con molti aneddoti e un ritmo di racconto degno delle migliori spy-stories.

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Con il Risorgimento si sono cimentati due autori molto noti: lo storico Lucio Villari (Bella e perduta - L’Italia del Risorgimento, Laterza, 345 pagine, 18,00 euro) e il giornalista-storico Arrigo Petacco (Il regno del Nord. Il sogno di Cavour infranto da Garibaldi, Mondadori, 177 pagine, 19,00 euro). Il titolo del libro di Villari richiama i versi del Nabucco di Verdi. Ma nel libro c’è un’altra citazione (di Benedetto Croce): «Ci sono popoli, come ci sono individui, che hanno tratto forza di rinnovamento dalla nausea di se stessi, cioè del loro passato». Il Risorgimento, secondo Villari, è stato spesso soffocato dalla retorica. Ma oggi corre il rischio contrario: di essere «diffamato» da un certo revisionismo storico che offre una lettura del tutto negativa accreditando la visione dell’imperialismo sabaudo, anticlericale, che voleva soltanto impossessarsi delle terre della Chiesa. Petacco sostiene invece che l’identità italiana fu legata a una vocazione federalista: Cavour sognava la divisione della Penisola in tre regni, quello del Nord, lo Stato della Chiesa e il regno delle Due Sicilie. Fu la spedizione dei Mille a sabotare quel progetto. Di Petacco è appena tornata in libreria una biografia (pubblicata quindici anni fa) di una delle eroine, poco conosciute, del Risorgimento (La

MOBY DICK e di cronach

di Ferdinando Adornato

Direttore Editoriale Ferdinando Adornato a cura di Gloria Piccioni

principessa del Nord. La misteriosa vita della dama del Risorgimento: Cristina di Belgioioso, Mondadori, 220 pagine, 10,00 euro).

Mussolini segreto nei diari della Petacci e molti titoli sul Risorgimento aspettando il 150° anniversario. Poi il Muro di Berlino vent’anni dopo e il Futurismo. E ancora: Savonarola, Attila, Tamerlano, Costantino e Luigi XIV nell’intimità dell’alcova...

Gli scaffali sono pieni di biografie, un genere di largo consumo che offre al lettore (anche al meno informato) vite straordinarie, che non hanno nulla da invidiare a quelle dei protagonisti dei grandi romanzi. Ce ne sono per tutti i gusti. Girolamo Savonarola, il frate-profeta che terrorizzò i fiorentini alla fine del Quattrocento (prima di finire sul rogo), fustigando i loro costumi libertini è in libreria con un’opera ponderosa (in quattro volumi) di Franco Cordero (Savonarola, Bollati Boringhieri, 2426 pagine, 75,00 euro) e una più agile di Lauro Martines (Savonarola - Moralità e politica a Firenze nel Quattrocento, Mondadori, 336 pagine, 19,00 euro). Cordero dedica al domenicano nemico del papa, (eretico mancato, santo abusivo, taumaturgo fallito) uno studio filologico importante quanto faticoso. Martines riabilita in qualche modo il capo dei Piagnoni, condannato alla damnatio memoriae dai suoi avversari (che erano di gran lunga più potenti e numerosi dei seguaci, sostenendo che la sua battaglia morale e politica ha lasciato un segno indelebile nella nostra storia nazionale). Le gesta di Tamerlano sono raccontate da un segretario della sua corte, Ali Ghiyasoddin (Mondadori, 243 pagine, 16,00 euro).Tamerlano fondò uno dei più grandi imperi della storia, i cui confini si estendevano dall’Asia Centrale all’Anatolia, dall’India alla Siria. Era un uomo feroce, assetato di sangue e di potere, ma secondo il suo biografo agiva soltanto con senso e amore di giustizia. Meno esteso fu l’impero di Costantino (Horst Eberhard, Costantino il Grande, Bompiani, 405 pagine, 12,00 euro), l’uomo che riconobbe ufficialmente la religione cristiana, ma ricevette il battesimo solo in punto di morte. Una figura complessa e affascinante. Più o meno allo stesso periodo storico appartiene il protagonista di una biografia di Kelly Christopher (Attila e la caduta di Roma, Bruno Mondadori, 368 pagine, 26,00 euro). Sicuramente più divertente (perché il personaggio si presta) il libro che Eleonor Herman ha dedicato a donna Olimpia Maidalchini (La Papessa segreta, Piemme, 582 pagine, 22,00 euro), cognata e (si dice) amante del papa Innocenzo X. Gli aneddoti sulla vita di questa donna terribile (nelle tradizioni romane è l’unico fantasma che an-

Progetto grafico di Stefano Zaccagnini Impaginazione di Mario Accongiagioco Società Editrice Edizione dell’Indipendente s.r.l. via della Panetteria, 10 • 00187 Roma Tipografia: edizioni teletrasmesse New Poligraf Rome s.r.l. Stabilimento via della Mole Saracena 00065 Fiano Romano

cora si manifesta tutte le notti, tenendo stretti due forzieri pieni di soldi sottratti al papa moribondo: sale su un cocchio nero e - a mezzanotte in punto - attraversa ponte Sisto per recarsi a fare il bagno nel Tevere). Meriterebbe, donna Olimpia, di figurare in un interessante saggio sulle streghe («Non lasciar vivere la malefica». Le streghe nei trattati e nei processi, Firenze University Press, 268 pagine, 19,50 euro). Ancor più intrigante è il rapporto fra uno degli uomini più potenti della storia e le donne (Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne, Mondadori, 390 pagine, 11,00 euro), utile per qualche sapido confronto fra le alcove del tempo e quelle dei giorni nostri. E - a proposito di alcove - il libro di storia che ha certamente destato maggiori discussioni nelle scorse settimane è la raccolta (a cura di Mauro Suttora) dei diari che l’amante «storica» di Mussolini tenne fra il 1932 e il 1938 (Claretta Petacci, Mussolini segreto, Rizzoli, 524 pagine, 21,00 euro). Circondati da molte attese, i Diari hanno un’importanza storiografica piuttosto limitata: anche giurando sulla loro autenticità, sono (come tutte le testimonianze dirette) inficiati dal dubbio sulla buona fede di chi li ha scritti e - in questo caso specifico - anche sull’attendibilità dei giudizi espressi da Mussolini alla sua amante sulla politica, sugli ebrei, sulla situazione internazionale: pensava quel che diceva, o voleva soltanto far colpo su quella ragazza che si era innamorata di lui prima ancora di conoscerlo?

Un’ultima segnalazione, ma forse la più importante. Sergio Romano (Vademecum di storia dell’Italia Unita, Rizzoli, 342 pagine, 20,00 euro) ha raccolto le decine di migliaia di lettere che giungono al giornale per il quale pubblica una pagina quotidiana di posta: le ha messe insieme per comporre una storia «non scientifica» del nostro Paese. Una storia «modesta», ammette l’autore, ma «fatta da noi», che «rispecchia i nostri vizi e le nostre virtù».

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filosofia

di Giancristiano Desiderio ensate da uomini saggi, ma parlate come gente comune» diceva mirabilmente Aristotele.Volesse Iddio che fossi capace di tanto. Ci provo, almeno a parlare come la gente comune, ma per il pensare da uomini saggi non mi faccio illusioni. Non ho la verità in tasca. Mentre ho in tasca Il filosofo tascabile di Armando Massarenti, uscito da Guanda (stessa casa editrice del precedente libro di Massarenti: Il lancio del nano). Il «tascabile» non ci dà i classici quarantaquattro gatti, bensì altri quarantaquattro classici ritratti di filosofi in fila per tre «dai presocratici a Wittgenstein» per una «storia del pensiero in miniatura». Si va, appunto, da Anassimandro - quello dell’apeiron - a Nietzsche, da Parmenide a Heidegger, da Platone a Kant, da Aristotele a Hegel, da Pirrone - sì, c’è anche Pirrone - a Quine fino al quarantaquattresimo che è Wittgenstein, che è l’ultimo della fila indiana filosofica, ma leggendo si capisce che è in testa ai pensieri di Massarenti. Ciò che gli piace è che l’amico di Bertrand Russel con l’idea dei «giochi linguistici» ha messo in fuorigioco l’altra idea - che fu anche la sua idea che il linguaggio altro non sia che il modo umano di rappresentare o rispecchiare il mondo nelle proposizioni.

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Alla base dell’uso del linguaggio, infatti, ci sono diverse «forme di vita» e i problemi della filosofia, con relativa confusione mentale della nostra vita, derivano proprio dal fatto che usiamo un «gioco linguistico» quando, invece, ne dovremmo usare un altro e così confondiamo la politica con la morale, la filosofia con la religione, la poesia con la scienza. Spesso ci «fissiamo» con delle parole che stregano il nostro intelletto e il nostro cervello è vittima di veri e propri crampi mentali. Il gioco di Wittgenstein è la «terapia» giusta per uscire dall’incantamento che la nostra intelligenza infligge a se stessa. Uno di questi incantamenti è quello che ci induce a pensare che da qualche parte ci sia la verità e che dobbiamo sforzarci di arrivare davanti al suo spettacolo, come se la verità fosse un film che dovesse scorrere davanti ai nostri occhi, sia pure quelli della mente, mentre la verità è la nostra stessa vita inquieta e se non si parte da qui, dal disagio che ci portiamo dentro non possiamo giungere a vedere alcun bel film chiamato «Verità». La filosofia, anche se si è inclini a pensare che non serva a un accidente, è utilissima per risollevarci dai «problemi della vita» ma, come ci invita a pensare proprio Wittgenstein, con un’avvertenza: «Quando uno crede d’aver trovato la soluzione del “problema della vita” e vorrebbe dire a se stesso: “adesso è tutto semplice”, per confutarsi gli basterebbe ricordare che c’è stato un tempo in cui la soluzione non era stata trovata; eppure anche in quel tempo vivere doveva essere possibile».Tra i quarantaquattro filosofi «in miniatura» c’è an-

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Simone l’indomabile

e altri quarantacinque… al di là della astrattezza di cui si può accusare l’eleatismo di Severino, la filosofia abbia a che fare con la vita: «Anni fa, discutendo con Gadamer a tavola, davanti a quello splendore di ente che è il Duomo Vecchio di Brescia, gli obiettai quanto segue. Lei, con il suo maestro Heidegger, esclude che l’Essere sia il puro nulla. D’altra parte lei esclude anche (con Heidegger e tutti gli altri) che un ente sia il puro nulla. Ma, allora, sia l’Essere sia l’ente hanno questo in comune: di non essere un nulla assoluto. Il che vuol dire che l’ente al di là del quale c’è l’Essere, è ente in senso ridotto, limitato; giacché ente in senso pieno e autentico è tutto ciò che non è un nulla assoluto e che pertanto è l’orizzonte che include sia l’Essere, sia l’ente». Non sappiamo quale fu la risposta di Gadamer.

Da Anassimandro a Wittgenstein, seguendo il filo rosso tracciato da Massarenti nella sua “storia del pensiero in miniatura”. Soffermandoci su Heidegger e aggiungendo Benedetto Croce e un suo gioiello di prossima uscita. Ma c’è anche la Weil, di cui ricorre il centenario della nascita

che un gigante del Novecento o che, almeno, tale è ritenuto: Martin Heidegger detto Martin pensatore per analogia con l’uccello chiamato Martin pescatore. La miniatura di Massarenti è godibilissima, ma dopo averla letta ci si può anche rivolgere direttamente all’autore di Essere e tempo perché la Adelphi ha appena pubblicato nella sua storica collana Piccola Biblioteca un altro libretto di Heidegger: Identità e differenza. Qual è il gioco di Heidegger? In queste cento pagine Heidegger invita a fare due cose: un «salto» al di fuori del principio di identità per darsi all’Evento e un «passo indietro» nel tentativo - si potrebbe dire - di prendere la metafisica alle spalle, là dove tutto ha Inizio. Il «salto» e il «passo indietro» di Heidegger - per un’introduzione alla sua filosofia dell’essere si può leggere Heidegger di Adriano Fabris pubblicato da Carocci nella collana Pensatori - sono il

senso del suo pensiero che si sforza di superare o uscire dal destino metafisico dell’Occidente la cui ultima incarnazione è l’era atomica o la tecnica guidata dalla scienza. A questo stesso tema è dedicato - anche se con una fondamentale differenza - anche il pensiero «oltrepassante» di un filosofo che non rientra nei quarantaquattro miniaturizzati da Massarenti: il neoparmenideo Emanuele Severino. L’ultimo testo del filosofo italiano che è persuaso dal «destino della verità» e pensa che il Senso dell’essere sia l’eternità di ogni ente - anche il mio attuale ticchettare sulla tastiera del computer - è intitolato Discussioni intorno al senso della verità pubblicato dalle Edizioni Ets di Pisa. Qui Severino discute con alcuni filosofi italiani che gli hanno rivolto critiche e obiezioni: Cacciari,Vitiello, Arata, Galimberti e altri. Ma vale la pena citare un passo di una pagina che fa capire come,

Tra i quarantaquattro classici del pensiero Massarenti ci sono solo tre italiani: Bruno,Vico, Leopardi. Aggiungo allora il quarantacinquesimo, Croce, rimandando al libro di Marcello Mustè intitolato Croce, uscito anche questo per i tipi Carocci e segnalando anche una prossima uscita da Adelphi di un gioiello crociano come Una famiglia di patrioti: è la biografia della famiglia Poerio, scritta nel 1916, frutto di un accurato scavo d’archivio, è soprattutto il racconto limpido, appassionato e appassionante nel suo intreccio di filosofia, politica e letteratura, di settant’anni fra i più tumultuosi e risolutivi della storia d’Italia, dall’ultimo scorcio del Settecento al 1866. Tra i quarantaquattro filosofi di Massarenti non c’è neanche una filosofa. Ripariamo alla lacuna citando alcune uscite di una pensatrice straordinaria come Simone Weil di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Da Marietti 1820, ad esempio, è stata pubblicata la bella antologia Pagine scelte: il saggio introduttivo di Giancarlo Gaeta, con l’ampia scelta dei testi, ripercorre le tappe della vicenda esistenziale della Weil tra la militanza politica e l’impegno intellettuale a delineare le condizioni di una rinnovata vita sociale e spirituale sul fondamento di una originale visione religiosa. Sempre della Weil c’è da segnalare la pubblicazione presso Il Melangolo di Il racconto di Antigone e Elettra: si tratta di due brevi scritti, inediti in Italia, che la Weil compose per una rivista operaia, con l’intento di far conoscere a uomini e donne che non avevano cultura classica le storie narrate dalla tragedia greca. Ancora su Simone Weil è da leggere il libro di Laure Adler, edito da Jaca Book, dal titolo suggestivo e veritiero: L’indomabile Simone Weil.


strenne

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rock pop

musica

Quattro baronetti e un poeta di Stefano Bianchi

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uattro baronetti sotto l’albero di Natale? Un classico. Che si trasforma in super strenna con The Beatles Stereo Boxset (Emi, 259,00 euro): tutti e 12 gli album rimasterizzati (da Please Please Me fino a Let It Be), più gli antologici Past MastersVol. 1 e 2 riuniti in doppio cd, più il dvd che raggruppa i documentari sulla storia dei Fab Four. Ogni compact disc riproduce la grafica dell’Lp originale inglese, e se scorrete le note di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, c’è un’introduzione nuova di zecca di Paul McCartney. Here Comes Santa Claus, Little Drummer Boy, Winter Wonderland, Must Be Santa. Sono solo alcune delle arie natalizie intonate da Bob Dylan in Christmas In The Heart (Sony Music, 15,90 euro), quarantasettesimo album del leggendario cantautore & poeta. La versione Deluxe (19,90 euro) include un libretto di 12 pagine, 5 cartoline che raffigurano la copertina del disco e altrettante buste. Classici benauguranti anche per la fiabesca Tori Amos. Li ha pescati dalla tradizione folk americana (e ne ha composti cinque di suo pugno: A Silent Night WithYou, Snow Angel, Pink And Glitter, Winter’s Carol e Our New Year) per poi racchiuderli in Midwinter Graces (Universal, 16,90 euro), disponibile anche nell’edizione limitata con dvd (25,90 euro). Sting, invece, prende sottobraccio l’inverno con If On A Winter’s Night… (Deutsche Grammophon, 15,90 euro) sublimandone le ovattate atmosfere.

Fra i 15 pezzi: un’antica carola basca (Gabriel’s Message), una gemma di Bach (You Only Cross My Mind In Winter), una rivisitazione di Schubert (The Hurdy-Gurdy Man). Nel doppio dvd A Winter’s Night… Live from Durham Cathedral (21,90 euro), l’ex bassista dei Police esegue dal vivo il sognante repertorio e compare in un documentario sul «dietro le quinte» del concerto e le fasi di lavorazione del disco. Sempre dal vivo, tutt’altra musica con Tom Waits. Il doppio cd Glitter and Doom Live (SpinGo!, 17,90 euro) raccoglie 17 brani del luciferino cantautore (da Lucinda/Ain’t Goin Down a Lucky Day) tratti dal tour del 2008, nonché i 40, affabulatori e gorgoglianti minuti di Tom Tales. Passando alle note musicali che fanno grande il cinema, da non perdere Nino Rota, l’amico magico (Sugar, cd + dvd, 16,90 euro). Federi-

co Fellini amava definire così il compositore milanese che gli Avion Travel accompagnati dall’orchestra della Camerata Ducale di Vercelli rivisitano nei temi da film più celebri: da Parlami di me (La dolce vita) a Lo struscio (Amarcord), fino a La passerella di otto e mezzo, Canzone arrabbiata (Film d’amore e d’anarchia) e Bevete più latte (Boccaccio 70). Nel dvd, 6 brani tratti dal concerto che il trio campano ha tenuto al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Sempre dal grande schermo, il dvd del film I Love Radio Rock diretto da Richard Curtis e interpretato da Philip Seymour Hoffman, Emma Thompson e Branagh Kenneth (Universal Pictures Italia, 18,90 euro), che ci riporta nell’Inghilterra

dei Sixties con un gruppo di trasgressivi disc jockey che trasmettono rock & pop da una stazione radio pirata a bordo di una nave. La colonna sonora su doppio cd (Mercury, 18,90 euro) è una sfilata di grossi calibri: Jimi Hendrix, Who, Cream, Procol Harum, Jeff Beck, Moody Blues e compagnia «vintage». Popstar e divi del cinema quali Rolling Stones, Madonna e Bruce Willis, quando sono a Parigi frequentano l’Hôtel Costes al 239 della rue St-Honore. Qui, da dieci anni, il dj Stéphane Pompougnac seleziona musica chillout confezionando la colonna sonora ideale per l’affezionata clientela che poi acquista le sue compilation arrivate a più di quattro milioni di copie vendute nel mondo. Il doppio cd Hôtel Costes - A Decade 1999-2009 (Audioglobe, 21,90 euro) seleziona in 28 tracce il

nasce un «riff» di successo? E un testo indimenticabile? Ce lo racconta Massimo Cotto in We Will Rock You (Rizzoli, 15,00 euro) passando dai Red Hot Chili Peppers a John Lennon, dai Beach Boys a Robbie Williams.

Tutti i dodici album dei Beatles rimasterizzati ma anche il leggendario Bob Dylan che confessa con la sua inimitabile voce di avere anche lui il Natale nel cuore. Poi c’è l’Inverno secondo Sting, che rivisita anche Bach e Schubert e un omaggio a Nino Rota degli Avion Travel meglio di questo raffinato e persuasivo genere, arrivando perfino a «trasformare» The Ballad Of Sacco And Vanzetti di Ennio Morricone e The Sound Of Silence di Simon & Garfunkel.

Lo sapevate che Born In The U.S.A. di Bruce Springsteen si sarebbe dovuta originariamente intitolare Vietnam? Che Tintarella di luna, cantata da Mina, nasconde una critica al fenomeno delle vacanze di massa in cui l’unico obiettivo è abbronzarsi? Che Personal Jesus dei Depeche Mode s’ispira al libro Elvis And Me scritto da Priscilla Presley? Questi e altri gustosi aneddoti sull’onda di rock, pop, blues e cantautori italiani nel volume 1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita (Rizzoli, 21,50 euro), scritto da Ezio Guaitamacchi. Ancora canzoni, stavolta 709, che fra segreti e bugie sono entrate nell’Olimpo del rock. Come

La voce/musica in assoluto: dal beat alla sperimentazione, dai Ribelli di Adriano Celentano agli Area, fino ai concerti con John Cage. È la voce di Demetrio Stratos, scomparsa trent’anni fa. Antonio Oleari ce ne svela ogni sfumatura in Demetrio Stratos: gioia e rivoluzione di una voce (Aereostella, 21,00 euro) affidandosi a testimonianze di artisti, cantanti, musicisti e amici come il regista Gabriele Salvatores che firma la prefazione. Echoes - Storia completa dei Pink Floyd (Giunti, 39,00 euro) è invece l’enciclopedia con tutto quello che avreste voluto sapere sulla band inglese, ma non avete mai osato chiedere. Glenn Povey, studioso appassionato, li pedina iniziando dall’oscurità dei complessini studenteschi (primi anni Sessanta), per poi catturarli nelle diverse «pose artistiche»: dischi (inglesi e americani), locandine, poster, foto inedite, memorabilia.Tornando a casa nostra, Riccardo Storti compila un’accuratissima geografia musicale «da Palermo ad Aosta» in Rock Map: viaggio in Italia dal 1967 al 1980 (Aereostella, 22,00 euro), soffermandosi su più di 600 artisti (dai New Trolls al Banco del Mutuo Soccorso) e analizzando la bellezza di 375 dischi.


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12 dicembre 2008 • pagina 5

classica

Tutto Handel e i brani di Bach junior di Jacopo Pellegrini iamo tutti d’accordo che ricorrere a un libro o a un disco per cavarsela d’impaccio nella scelta del regalo (di Natale, Befana, Pasqua, compleanno, anniversario, e via elencando) non è sintomo di grande originalità o fantasia. D’altra parte, nella gara sempre più sfrenata all’eccentrico all’effimero e all’inutile, i cofanetti cartonati, le care vecchie rilegature in brossura quasi quasi si presentano come investimenti sicuri: non dico un solitario o un sangue di piccione, ma almeno oggetti che restano nel tempo e servono a qualcosa. Nel pelago ormai infinito di registrazioni vecchie e nuove, molti marchi celebri hanno imboccato la strada della primizia gradita da musicofili e melomani. Ecco dunque, la Decca allettarci, a duecento anni dalla nascita di Mendelssohn, con un mazzetto di sue Discoveries: due prime versioni (Sinfonia n. 3 Scozzese e Ouverture Le Ebridi) e un lavoro incompiuto, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3, ricostruito e completato, in modo discutibile, da Marcello Bufalini. Riccardo Chailly (sempre attratto dalle scoperte, vere o presunte, belle o brutte: si ricordano, in un passato non troppo remoto, quelle relative a Rossini,Verdi, Puccini) inclina a una seria compostezza, in linea col suono fondo e bellissimo del Gewandhaus di Lipsia (quale direttore principale dell’orchestra sassone, il musicista milanese può vantare tra i suoi predecessori Mendelssohn in persona), internamente percorsa, tuttavia, da baluginii improvvisi e aspre lacerazioni. Alla Decca replica la Deutsche Grammophon, pronta a schierare in prima linea niente meno che Placido Domingo, Violeta Urmana e i Wiener Philharmoniker per un Puccini ritrovato. Non tutti i brani contenuti nel cd sono, come si potrebbe supporre, prime incisioni; tra queste, degna della massima considerazione la stesura primitiva di «Sola, perduta, abbandonata», l’aria della protagonista nell’Atto IV della Manon Lescaut (1893), più lunga e ricca di richia-

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jazz

di Adriano Mazzoletti a televisione italiana ha aperto finalmente i suoi archivi e ha iniziato la pubblicazione in dvd di alcuni straordinari concerti che le telecamere della Rai hanno ripreso fra il 1959 e il 1988. I primi tre ripropongono esibizioni storiche, che non erano mai state trasmesse integralmente, del Quartetto di Gerry Mulligan con Art Farmer al Teatro Adriano di Roma il 19 giugno 1959, di Art Blakey con i Jazz Messengers al Festival del Jazz di San Remo il 23 marzo1963 e il Quintetto di Miles Davis con Wayne Shorter al Teatro dell’Arte di Milano l’11 ottobre 1964. Un quarto dvd, dedicato a Chet Baker, comprende la ripresa integrale del concerto che Chet diede al Music Inn di Roma la sera del 19 gennaio 1976 con Jacques Peltzer, Amedeo Tommasi, Giovanni Tommaso e Bruno Biriaco; tre brani del primo quintetto con cui Chet venne in Italia nel 1956 con Jean Louis Chautemps e Francy Boland filmato in una località sconosciuta (non al festival del Jazz di San Remo del 1961, come riportato nel dvd, dove Chet non suonò mai con quella formazione) e altri due, oltre a un’intervista con lo stesso Chet Baker, ripresi

L

mi tematici al resto dell’opera rispetto alla versione corrente. L’etichetta gialla, che fu ed è di Karajan Böhm Abbado, conta oggi tra i suoi artisti anche Alberto Veronesi: tal dei tempi è il costume! In casa Emi si contrattacca col grande repertorio, affidandolo al beniamino del pubblico londinese e romano, Antonio Pappano. E proprio il coro e l’orchestra dell’Accademia di S. Cecilia, oltre che in una Madama Butterfly con Angela Gheorghiu e Jonas Kaufmann (il trionfatore della Carmen alla Scala, del quale è appena uscito presso Deutsche Grammophon un recital dedicato ad arie d’opera tedesca diretto da Claudio Abbado), sono vicini al loro direttore stabile in un Requiem di Verdi, registrato dal vivo a inizio anno e lodatissimo dalla critica: di outstanding release (realizzazione eccezionale) ha parlato la stampa anglosassone, che (bontà sua) ha anche classificato l’orchestra tra le prime dieci al mondo. Per chi predilige il repertorio barocco, consiglio di evitare Sacrificium di Cecilia Bartoli (arie scritte per castrati, Dg), e di rivolgersi piuttosto alla scelta di brani firmati Johann Christian Bach (uno dei figli di Johann Sebastian) e cantati molto degnamente dal controtenore francese Philippe Jaroussky (Virgin Classics). Meglio d’ogni altra cosa, comunque, i tutto Handel (250 anni dalla morte) interpretati da quell’angelo che ha nome Sandrine Piau (Naïve) e dal basso Ildebrando D’Arcangelo (Dg). Agli amanti dell’opera raccomando due ristampe in cd (Il cavaliere della rosa di Richard Strauss, direttore Bernstein, Sony; Atys di Lully, direttore Christie, Armonia Mundi) e un dvd Virgin col Pelléas et Mélisande di Debussy nell’allestimento drammaticissimo e desolato di Laurent Pelly andato in scena nel gennaio scorso al Theater an der Wien: Degout e la Dessay sono gli eroi eponimi. Sul fronte libri, Ricordi/Lim dà alla luce Musica per film. Storia estetica - Analisi tipologie di Sergio Miceli, assiduo studioso dell’argomento da tempi non sospetti (1025 pagine, 47,00 euro). Dare conto di un

lavoro così poderoso e ponderoso in poche righe è impresa impossibile; toccherà limitarsi a un cenno ammirativo. Accanto a una messe incredibile di informazioni sui compositori più o meno specializzati in cinema (Parte I) e a un’attenta classificazione tipologica delle pellicole musicali o dedicate alla musica (Parte III), spicca lo sforzo teoretico della seconda Parte. La quale si configura soprattutto come una requisitoria contra adversarios (veri o presunti), uno psicodramma rivelatore della lotta intestina condotta nei decenni da Miceli per conferire alla disciplina uno statuto scientifico e per imporsi come autorità riconosciuta in materia. Peccato i frequenti refusi. Il libriccino di Carlo Fiore, Bach Goldberg - Beethoven Diabelli, rivela un valore intrinseco indirettamente proporzionale alle ridotte dimensioni (110 pagine per 9,80 euro). Con esso L’Epos di Palermo inaugura una nuova collana, che solo in apparenza si limita a offrire una discografia ragionata di due testi capitali appaiati in un’unica pubblicazione. La mira, in effetti, è molto più alta: compendiare in un quadro sintetico, ma esauriente, la storia della ricezione critica ed esecutiva di un dato testo, in modo tale da sottrarre l’interpretazione musicale al puro impressionismo, e innalzarla di tono e consapevolezza critica. Quella esibita da Fiore, tiratore abilissimo nel far centro al primo tentativo. Gli amanti delle immagini belle e preziose non si lascino sfuggire Femmes fatales all’Opera (Allemandi, 35,00 euro). Ogni anno, gli Amici della Scala patrocinano un libro legato al titolo inaugurale della stagione: stavolta la curatrice (nonché autrice di un saggio brillantissimo) Vittoria Crespi Morbio ha puntato l’obiettivo sulle varie Carmen, Dalila, Lulu, Salome, Armida, e chi più ne ha, più le eviti.

Mingus con Dolphy e Chet inedito nel 1988, durante una trasmissione condotta da Gegè Telesforo. Anche se la ripresa su vidigrafo del concerto di Baker, con i musicisti francesi, è stata stampata al contrario da qualche incompetente tecnico video, i quattro dvd sono una splendida strenna di Natale per gli appassionati che possono vedere per la prima volta (o coloro che furono presenti a quei concerti rivedere) momenti memorabili di quattro stelle del jazz e di alcuni eccellenti musicisti italiani ed europei. Commercializzati da «Impro Jazz», questi dvd stanno ottenendo un notevole successo proprio per l’eccellenza dei contenuti musicali e le riprese video e sono reperibili nei negozi di tutta Europa. Ci auguriamo che «Impro Jazz» continui il proficuo rapporto con la Rai e che in futuro possano essere pubblicati i molti concerti ripresi specialmente in quel periodo, così fortunato per il jazz in Rai, quando la direzione dei programmi

era affidata a Leone Piccioni. Un’altra strenna natalizia che raccomandiamo ai nostri lettori è il doppio cd, pubblicato

da Jazz Collectors, del concerto che Charles Mingus ed Eric Dolphy diedero il 10 aprile 1964 ad Amsterdam. Nell’aprile di quell’anno infatti il Charles Mingus Sextet aveva iniziato un tour europeo di tre settimane. Molti concerti di quel sestetto formato da Clifford Jordan, Johnny Coles, Jaki Byard e Dannie Richmond oltre a Mingus e Dolphy furono registrati da Radio e Tv locali. Le registrazioni si sarebbero rivelate preziose, non solo per lo studio della musica di Mingus, ma anche in considerazione del fatto che dopo la tournée, Dolphy lasciò Mingus per stabilirsi a Berlino dove il 29 giugno 1964 morì a 36 anni a causa di un coma diabetico. Il concerto al Concertgebouw di Amsterdam, è stato il primo a essere registrato. I sei musicisti sono impegnati in lunghe splendide riletture di sette brani: A.T.F.W. (Art Tatum, Fats Waller), Parkeriana, So Long Eric, Orange Was the Color of Her Dress, Sophisticated Lady, Metitation on Integration, Fables of Faubus.


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ragazzi

era una volta un mondo di belle favole, tutte color pastello, dove il male e il bene non si incontravano mai, guardandosi di sottecchi, e per giunta alla lontana. L’happy end era assicurato: cambiavano ambientazione, ritmo narrativo e personaggi, ma alla parola fine i protagonisti andavano tutti d’amore e d’accordo. Bene, quel mondo non c’è più. È ormai relegato all’archeologia della narrativa per ragazzi. Persino i più imberbi, infatti, sono diventati scafatissimi lettori: un aggettivo fuori posto, un particolare dolciastro e fuori quadro, e la storia viene subito scambiata per zucchero filato. Non interessa, merita il cestino. Sarà per questo che da qualche tempo i libri per i più piccoli non si scrivono più con due colori (bianco e nero, bene e male) e riscontrano un certo successo anche tra chi ha perso i denti da latte. Ne è prova La trilogia di Bartimeus di Jonathan Stroud (1142 pagine, 20,00 euro) che Salani ha ora ristampato in edizione integrale: una straordinaria saga, scritta con insolito humour, dove può capitare (e infatti spesso capita) che i maghi siano cattivi e i demoni buoni.Il fenomeno del fantasy italiano si chiama invece Licia Troisi. Per Natale, Mondadori manda in libreria il secondo episodio delle Leggende del mondo emerso dedica-

strenne L’elefante del mago di Kate Di Camillo, corredato dalle illustrazione di Yoko Tanaka (Giunti Junior, 212 pagine, 14,90 euro): il racconto di un orfano, Peter Augustus Duchene, che ha ormai perso tutto e che vuole trovare la risposta a una sola domanda: «mia sorella è viva? E dove posso trovarla?».

C’

Il 2009 è però anche il ventennale della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. In occasione dell’anniversario, la Rizzoli ha mandato in libreria Sono contento che sono un bambino (134 pagine, 14,00 euro), una sorta di diario, collettivo e insieme intimista, di decine di piccini che raccontano un’intera generazione, quella degli under 10, meglio dei mille stereotipi raccontati dai salotti televisivi. Sono due invece le curiosità librarie difficilmente classificabili, eppure degne di nota: la prima è un agile e divertente manuale, Come scrivere e illustrare libri per bambini (Il castello, 160 pagine, 19,00 euro) che per fattura editoriale e originalità potrebbe interessare più ai grandi che ai piccoli; il secondo, un libretto sullo shopping (Shopping con Maud, Excelsior 1881, 32 pagine, 12,50 euro), che potrebbe essere l’ultimo disperato tentativo di conciliare lettura e consumismo. A ispirarlo, è stata la figlia dell’editore milanese (si chiama Maud, appunto) ed è

C’era una volta

to alla Figlia del sangue (302 pagine, 18,00 euro). Classe 1980, una laurea in astrofisica, la Troisi ha già pubblicato due saghe di grande successo internazionale, divenendo una delle autrici nostrane più vendute all’estero. Stavolta elfi e regine se la dovranno vedere con traversie di tutti i tipi e il lettore dovrà aspettare col fiato sospeso il terzo libro della serie. Nello stesso ambito, vale la pena segnalare Fairy Oak di Elisabetta Ognone, pubblicato da De Agostini. Giunta alla sua quarta avventura, l’autrice ha di fatto inventato una via particolarissima al genere, stemperando le consuete atmosfere cupe con una narrazione tutta pathos e sentimento.

Mai come quest’anno, però, la tastiera editoriale è stata così polifonica: dalla Spagna, ad esempio, sempre per Salani è da poco uscito Due candele per il diavolo (376 pagine, 16,80 euro) di Laura Gallego Garcìa: nella penisola iberica ha fatto strame di lettori, raccontando le vicende della figlia di un angelo, Cat, che con l’aiuto di un affascinante cherubino è alla ricerca del padre. La narrazione della Garcia si dipana tra

l’happy end

di Filippo Maria Battaglia alcune delle più belle città europee fino ad arrivare alle piramidi di Maya e non abbandona mai una buona dose di introspezione psicologica, che l’ha fatta amare anche dai più grandi. Chi volesse invece orientarsi verso toni ancora più esistenziali, ma pur sempre di facile comprensione per i piccini, può scegliere tra tre soluzioni differenti. La prima è L’invisibile linea d’argento di Paola Zannoner (Mondadori, 222 pagine, 16,00 euro), la storia di un’amicizia spezzata dal tragico volo di uno dei protagonisti in una notte di mezza luna. La Zannoner affronta il tema del suicidio con una delicatezza insolita nella narrativa italiana, raccontando il

crinale sdrucciolevole che traghetta l’infanzia verso la maturità. I coetanei che preferiscono storie di amori e di animali poco schematiche e prevedibili possono al contrario trovarsi a loro agio in Shiver di Maggie Stiefvater (Rizzoli, 406 pagine, 17,00 euro). Protagonisti Grace e Sam: la prima, una ragazzina vispa e temeraria che prende in cura dei lupi; il secondo un anfibio dalla vita tormentata: bestia d’inverno e umano d’estate. Su questo registro, Stiefvater imbastisce un racconto ad alta tensione dove ancora una volta bene e male si confondono fino ad amalgamarsi. Ultima opzione, destinata a chi è da poco arrivato ai dieci,

Un aggettivo fuori posto, un particolare dolciastro e la storia viene subito scambiata per zucchero filato. Il palato dei più giovani è oggi più complicato: una buona premessa visti i risultati raggiunti dalla narrativa per ragazzi. Da Licia Troisi a Paola Zannoner. Ma Rodari non passa mai di moda...

una sorta di album-guida per gli acquisti rivolto a coloro che hanno appena imparato a leggere. Lo scaffale dedicato ai più piccoli non è però pieno solo di testi inediti. Mai come quest’anno il capitolo classici è stato così affollato. Nord-Sud edizioni ha deciso di ristampare Fantastic, Mr. Fox di Roald Dahl (88 pagine, 9,80 euro), la storia ironica delle vicissitudini del signor Volpe, alle prese con i morsi della fame. L’iniziativa più meritoria è però firmata Einaudi ragazzi. In occasione del doppio anniversario di Gianni Rodari (il 2010 è il 90° anniversario della nascita e il trentennale della morte), l’editore sta ristampando i più bei racconti scritti dal più grande scrittore italiano per ragazzi, peraltro corredati da un’elegante veste grafica e da raffinatissime illustrazioni. Sono già in libreria Tonino l’invisibile, La freccia azzurra e Gelsomino nel paese dei bugiardi. Su Rodari, è superfluo ogni commento, e sembra persino pleonastico aggiungere che i capolavori del narratore di Omegna sono ancora oggi (e forse più di ieri) inarrivabili sia per estro narrativo sia per intuizioni pedagogiche.


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videogames

Gli imperdibili sette

caffali pieni di novità succulente, per gli appassionati di videogiochi, come sempre accade nel periodo delle festività natalizie. Ecco una breve guida degli acquisti per orientare al meglio le scelte dei «Babbi Natale» della next generation.

S

Uncharted 2: Among Thieves (Ps3). 3Da quando Sony ha lanciato la sua console next-gen sul mercato, la Ps3 ha sempre sofferto dell’assenza di una vera killer application che giustificasse, da sola, il suo acquisto. Grazie ai Naughty Dog, questa carenza è finalmente un ricordo del passato. Uncharted 2. Among Thieves è un capolavoro sotto ogni punto di vista. Graficamente, è una spanna al di sopra di qualunque altra produzione videoludica contemporanea. I dialoghi e la storia sono di altissimo livello. Gli elementi platform ed esplorativi del gioco sono progettati in maniera impeccabile. Non si tratta di una «rivoluzione» o di un gioco destinato a creare un genere, ma di un’esperienza capace di prendere il meglio da alcuni capolavori immortali (le fasi di esplorazione di Tomb Raider, le arrampicate di Prince of Persia e Assassin’s Creed, i combattimenti di Gears of War e lo stealth di Splinter Cell) per miscelarli in modo superbo. Resta qualche marginale dubbio sul multiplayer, ma si tratta di un acquisto obbligatorio per qualsiasi possessore della console Sony. Call of Duty: Modern Warfare 2 (Xbox 360, Ps3, Windows, Nintendo DS). Lo sparatutto in prima persona di Activision Blizzard è il sesto capitolo della serie Call of Duty e il seguito diretto di Call of Duty 4: Modern Warfare. Nel giorno della sua uscita contemporanea per Ps3, Xbox 360, Windows e Nintendo Ds (il 10 novembre) ha venduto 5 milioni e mezzo di copie soltanto in America e Regno Unito, stabilendo un nuovo record mondiale per l’industria dell’intrattenimento elettronico e sfondando il muro dei 300 milioni di dollari di ricavi. Roba da far impallidire qualsiasi kolossal hollywoodiano. La trama parte da dove era finito il sequel, con il protagonista impegnato a sparare «a tutto quello che si muove» in una Russia ultra-nazionalista, per poi trovarsi a fare lo stesso in una dozzina di altre località, dal Kazakhistan agli Stati

di Andrea Mancia Uniti. La campagna per singolo giocatore è fantastica, con livelli di realismo grafico strabilianti e un comparto sonoro di grande impatto. Ma dove MW2 dà il meglio di sé, è naturalmente il multiplayer: semplicemente perfetto.

Fifa 10 (Xbox 360, Ps3, Ps2, PSP, Windows, Nintendo Wii, Nintendo DS, N-Gage, iPhone). L’ultimo capitolo dell’immortale saga calcistica di Electronic Arts è stato sviluppato, praticamente, per qualsiasi piattaforma in commercio, dalle console next-gen a quelle portatili, passando per gli smart-phone. Ma Fifa 10 rende il massimo con i pc ultra-pompati e con le console di nuova generazione, dove emergono prepotentemente tutte le sue caratteristiche migliori. Fino a un paio di anni fa, il franchise di EA era considerato un gioiello sotto il profilo della

dai canoni abbastanza tradizionali che porta in un’ambientazione fantasy lo schema di gioco già visto in Mass Effect. L’ambientazione, rispetto ai gdr classici, è più oscura, e trova la sua fonte di ispirazione principale nei lavori di George R. R. Martin. La trama si sviluppa in modo diverso a seconda della razza o della classe del personaggio scelto e anche i rapporti con i personaggi-non-giocanti variano in base alle azioni compiute nel corso dell’avventura e hanno ripercussioni sull’intero mondo di gioco. Il protagonista guida un party di personaggi che rispondono fedelmente agli ordini, ma che possono decidere di abbandonare «spontaneamente» i compagni in alcune circostanze, malgrado nel gioco non sia previsto un esplicito sistema di «allineamenti». Con un sistema di dialoghi preso direttamente da Mass Effect,

Guida mirata ai migliori videogiochi da segnalare ai babbi natale della next generation. Da “Uncharted 2: Among Thieves” all’opera d’arte “Braid”. Passando per “Fifa 10”, ultimo capitolo dell’immortale saga calcistica, ai giochi musicali, con i Fab Four in testa grafica, ma irrimediabilmente un gradino sotto a Pro Evolution Soccer (Winning Eleven in Giappone) della Konami per quando riguardava la giocabilità pura. Da Fifa 09 in poi, non è più così. Electronic Arts ha avuto la bella idea di «rubare» a Konami il suo miglior team di sviluppo e il risultato è sotto gli occhi di tutti: Fifa 10 è meglio di Pes 2010 sia graficamente che nella giocabilità. Rispetto allo scorso anno, poi, il dribbling a 360°, un affinamento del multiplayer e miglioramenti netti nella fisica del gioco hanno addirittura aumentato il vantaggio di Fifa nei confronti di Pes. No contest.

Dragon Age: Origins (Xbox 360, Ps3, Windows). Considerato, dagli sviluppatori canadesi di Bioware, il «seguito spirituale» della serie di Baldur’s Gate, Dragon Age: Origins è un gioco di ruolo

come nel titolo precedente della Bioware l’unico punto debole di Dragon Age è la fase di combattimento. Ma la qualità della trama e la cura dei dettagli colmano senza troppi sforzi questa lacuna.

The Beatles: Rock Band (Xbox 360, Ps3, Nintendo Wii). Per gli appassionati di giochi musicali, questo Natale presenta una gamma di scelte davvero invidiabili: da Rock Band 2 a Guitar Hero 5, passando per il più danzereccio Deejay Hero e a tutte le varianti basate sul karaoke. Il prodotto che però, con la sua classe, riesce a emergere al di sopra della concorrenza è senza dubbio l’edizione speciale di Rock Band dedicata ai quattro immortali menestrelli di Liverpool. Il gioco sviluppato da Harmonix, ripercorre la carriere del gruppo dai primi concerti del 1963 alle vette supreme della Beatlema-

nia. Le tracce vocali prevedono addirittura cori «a tre» e i veri fan saranno elettrizzati nel sentire le chiacchierate inedite di John, Paul, Ringo e George registrate durante le sessioni di studio ad Abbey Road più di quattro decenni orsono. Ma il vero colpo di genio (anche commerciale) è rappresentato dal nuovo set di hardware che rappresenta fedelmente gli strumenti utilizzati dai Beatles. Le chitarre Rickenbacker 325 e Gretsch Duo Jet di Lennon e Harrison; il basso Höfner di McCartney e la batteria Ludwig di Starr: in questa edizione di Rock Band c’è tutto. Forse addirittura troppo.

Forza Motorsport 3 (Xbox 360). Ognuno ha la macchina dei suoi sogni, che sia la nuova Audi R8 V10, un bolide asiatico cone la Nissan 370Z o una Ferrari a scelta. In Forza Motorsport 3, il gioco di guida sviluppato dai Turn 10 Studios e distribuito da Microsoft in esclusiva per l’Xbox 360, 400 di queste macchine da sogno potranno sfrecciare - con un realismo senza precedenti - su più di cento tra i circuiti più famosi del mondo. Una grafica eccellente e una giocabilità di altissimo livello (soprattutto con un volante al posto del joypad) danno ai possessori della console next-gen di Microsoft tutto quello che i fedelissimi della Sony si aspettano da Gran Turismo 5, ma che per ora resta ancora confinato nel regno del vaporware. Braid (Xbox 360, Ps3, Windows, Mac OS). All’apparenza Braid potrebbe sembrare soltanto un platform vecchio stile con qualche elemento puzzle. Ma il gioco sviluppato indipendentemente da Jonathan Blow per il servizio Live di Microsoft e poi uscito anche per Windows, Mac e Ps3 è, in realtà, una vera opera d’arte. Semplice da giocare e difficilissimo da padroneggiare, Braid è infarcito di citazioni: da Calvino a Robert A. Heinlein; da David Lynch a Donkey Kong. E tutto è avvolto in una grafica (non 3D) da sogno, realizzata con la collaborazione del fumettista David Hellman. Un’implementazione azzeccata della manipolazione temporale (è possibile «tornare indietro» e correggere i propri errori) e la genialità dei puzzle che rompono la monotonia tipica dei platform tradizionali, hanno fatto di Braid un successo di critica e pubblico senza precedenti.


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strenne

Easy book Sulle ali dei libri di Pier Mario Fasanotti isogna pur riconoscerlo: c’è una buona dose di retorica attorno alla promozione della lettura. In ogni caso è giusto continuare su questa strada: l’Italia è uno dei più bei paesi del mondo, ma è in umiliante difetto quanto all’indice di lettura. Se avessi un figlio di tre-quattro anni e questi inciampasse nei libri che ho dappertutto, pure per terra, gli spiegherei che non è roba da buttare nel cassonetto. Lo convincerei così: aprirei un libro a caso in maniera che assomiglasse a un aeroplano o a un gabbiano, e gli direi che quello è uno strumento per volare con la fantasia. Lui chiederebbe: per dove? Risponderei: la rotta la stabilisce quel che c’è scritto dentro. Può essere l’India o l’America, ma anche quel territorio «montuoso» che è la famiglia. Ai miei figli (veri), che sono adolescenti, direi che «il libro è una macchina per pensare». E magari riferirei una frase di Shakespeare sulla lettura: «Per me, misero uomo, la biblioteca è un ducato largo abbastanza». Mobydick, come l’anno scorso, propone alcune indicazioni di lettura. La scelta cade sulle pubblicazioni recenti. È ovvio. Ma non vorrei che i lettori, quelli che non hanno ancora letto il romanzo di Margaret Mazzantini (uscito nel 2008 e premiato quest’anno col premio Campiello) dimenticassero quest’opera, intitolata Venuto al mondo (Mondadori, 534 pagine, 20,00 euro). Per fortuna è bene in vista sugli scaffali delle librerie. È una narrazione-viaggio (destinazione Sarajevo), è una splendida storia d’amore tra ragazzi sprovveduti e invecchiati nel dopoguerra. Scrittura attorno alla pace e alla guerra e al senso di maternità e paternità. Che cosa c’è di più penetrante e di più profondo nel nostro presente? Detto questo, procediamo nella carrellata. Inevitabilmente manchevole, diranno alcuni. Ma la divulgazione culturale, obietterei, non è accostabile alla compilazione di un’enciclopedia. Buon viaggio allora con questi aeroplanini di carta. Auguri a chi salirà a bordo in tempo di vacanze.

B

Il sé e gli altri. Bernard Malamud, figlio di ebrei russi emigrati in America, è un grandissimo scrittore un poco trascurato dall’editoria italiana. Diceva: «Storie, storie, storie: per me non esiste altro». E aggiungeva che è sbagliato sostituire lo stile alla narrazione. Le vite di Dubin, romanzo edito da minimum fax (553 pagine, 15,00 euro) racconta di un biografo cinquantenne alle prese con la vita di D.H. Lawrence. Inevitabilmente è influenzato dall’autore di Lady Chatterly che, in un passo importante, affermava che bisogna «lasciarsi invadere dalla vita». Dubin incontra la giovanissima Fanny, con la quale inizia una relazione a Venezia, senza dimenticare mai l’in-

treccio ventennale con la propria moglie. Malamud va addentro al groviglio famigliare, pone in risalto il desiderio di svoltare l’angolo. «Io voglio tutto» dirà il biografo. Alla ragazza confessa con imbarazzata tristezza: «Vorrei essere più giovane per te». Si snoda un’esistenza contraddittoria (come tutte, forse), si mettono a paragone due figure femminili, tra alti e bassi. È difficile vedere il sole solo a destra o a sinistra. Cercarlo è faticoso. Ma doveroso.

Vicoli spagnoli. «Méndez finì con l’addormentarsi. Stava bene lì, steso sul letto ampio, davanti alla finestra stimolante e nera. Méndez era in grado di dormire soltanto nelle pensioni, sulle panche dei tribunali e sulla sua scrivania in commissariato». Da questa frase si capisce subito di che pasta sia fatto l’ispettore Méndez, sempre col cappotto nero, un segugio d’altri tempi, con un’intuizione e una tenacia che però non gli consentono di fare carriera. Di solito il suo diretto superiore gli dice sempre no, come se fosse un’indagine sbagliata o stravagante. Méndez è la caratura poliziesca di uno scrittore d’eccezione, Francisco Gonzàles Ledesma, del quale l’editore Giano ripropone oggi uno dei suoi migliori romanzi (La dama del Kashmir, 253 pagine, 16,50 euro). Si parla tanto, a proposito di Barcellona, di Manuel Vàsquez Montalbàn. Giusto. Ma sarebbe un peccato tralasciare Ledesma, vero maestro del noir iberico. Parte da un incidente, da una violenza qualsiasi, e lancia il suo ispettore nella città buia, fatta di stenti, meschinerie, ambiguità, amori impossibili, esistenze ricche ma alla deriva. Insomma, parla del mondo.

Paura tedesca. Diventato famoso con Il ladro di anime, Sebastian Fitzek, berlinese nato nel 1971, torna al pubblico italiano con Il bambino, edito da Elliot (386 pagine, 17,50 euro). È il quarto romanzo dello Stephen King della Germania, abile negli psico-thriller. Fitzek esce dagli steccati del noir per addentrarsi nei fantasmi della psiche. Il libro inizia con l’incontro notturno dell’avvocato Stern con la fidanzata Carina. Ma lei arriva con l’ambulanza, e gli presenta il piccolo Simon, dieci anni, il quale (malato terminale seguito dai servizi sociali) sostiene di essere stato un assassino nella sua precedente vita. Fantasie morbose? Deliri? Stern e Carina si convincono di una scomoda realtà quando trovano, nella cantina di una fabbrica abbandonata, dei resti umani. La vicenda si complica quando il legale-detective riceve un misterioso video-messaggio. Vedendolo, si pone questa domanda, prima ritenuta completamente assurda: suo figlio, morto in culla, potrebbe essere ancora in vita?

Se la guerra separa. Verrebbe da pensare a Giulietta e Romeo e alle loro famiglie divise e nemiche. È lecito immaginare quella storia veronese leggendo L’amore e gli stracci del tempo (Einaudi, 277 pagine, 18,50 euro) di Anilda Ibrahimi, nata aValona (Albania), poi trasferitasi prima in Svizzera e infine in Italia. È la storia, scritta con tenerezza d’acciaio, di Zlatan e Ajkuna. Il giovane avrà sempre in mente «il dondolio delle sue trecce», quando lei era ancora bambina. In una Pristina sconvolta poi dalla guerra, il serbo Zlatan e la kosovara (d’origini albanesi) Ajkuna si promettono amore eterno, «solo come possono fare due ragazzi». È il conflitto armato e orribilmente etnico a impedire le normali e gioiose conseguenze dell’amore. Zlatan, prima militare di leva e poi costretto a lasciare i sofferenti Balcani, incontrerà Ines, donna esile con capelli che le cadono sulle spalle. Il passato si mischia al presente e al futuro. Il giovane serbo ha speso tempo e fatiche a cercare il suo antico amore, tra le macerie di un mondo

Irlanda d’amore. Uno dei più raffinati scrittori irlandesi si chiama William Trevor, notissimo autore del Viaggio di Felicia (diventato film). La Guanda pubblica ora L’amore, un’estate (217 pagine, 15,00 euro). Siamo nella campagna, ovviamente verdissima, tra fiere di bestiame e qualche incursione nel centro di cittadine, per shopping. Una tranquillità tipica degli anni Cinquanta. Cala però un elemento che altera gli equilibri: la presenza di uno sconosciuto che si aggira in bicicletta con la macchina fotografica a tracolla. Florian, lo «straniero», intesse una relazione amorosa con Ellie, sposata con un agricoltore dal carattere reso chiuso da una tragedia familiare che l’ha colpito anni prima. Ellie esce dalla monotonia cupa e avvilente (soprattutto per una donna) e vede nel giovane Florian un mondo fino ad allora sconosciuto, dai colori vividi. Inizia così un’estate «diversa».Trevor, con una storia apparentemente semplice e

squarciato dai nazionalismi. Ma l’odiosa storia di questa parte d’Europa trasforma le persone in «lettere mandate al momento sbagliato».


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scarna, intinge la penna nell’inchiostro di esistenze banali, addirittura scialbe. Tutto, proprio tutto, può succedere, e quel che prima appariva celato in uno scrigno esplode e mostra impensate ricchezze interiori.

L’orgoglio di Sicilia. Guy de Maupassant, soggiornando in Sicilia, captò la differenza tra gli insulani e i napoletani. Questi ultimi gesticolano sempre, «si eccitano senza motivo» (ineccepibile verità indicata dal narratore francese), mentre i siciliani «possiedono la gravità dei movimenti tipici degli arabi, benché tengano degli italiani una grande vivacità di mente». Lo riferisce Dacia Maraini, narrativamente più acuta del suo ex marito Moravia, nell’abbozzare figure e situazioni nella raccolta di racconti intitolata La ragazza diVia Maqueda (Rizzoli, 271 pagine, 18, 50 euro). Maupassant quando toccò le coste della Trinacria era già devastato dalla sifilide: morirà a soli 43 anni. Visitò vari luoghi, da Segeste a Selinunte, da Monreale ad Agrigento. Ma volle anche calarsi in una miniera di zolfo. E si scandalizzò dinanzi all’umiliante fatica dei bimbi-schiavi. All’Hotel delle Palme di Palermo s’immalinconì per non aver trovato le tracce di Wagner, che qui soggiornò terminando il suo Parsifal. Salvo poi scoprire che dentro un armadio c’è un profumo «delizioso e penetrante, come la carezza di una brezza che fosse passata su un roseto». Il padrone dell’albergo gli spiegherà che il musicista tedesco amava spruzzare la biancheria con l’acqua di rose.Va a vedere la Carmen di Bizet, osserva le donne siciliane «con gli occhi neri che brillano sotto la foresta di capelli scuri». Dinanzi ai templi di Agrigento, scrive: «Si ha l’impressione di avere davanti a sé l’Olimpo, l’Olimpo di Omero, di Ovidio, di Virgilio». Di fronte alla Venere di Selinunte riflette sull’impossibilità del rapporto tra uomo e donna. Solo il legame fra uomo e sogno vale qualcosa, il resto è pettegolezzo, volgarità, vincolo pesante, noia. Genova difficile. L’incipit di questa giovane scrittrice ligure decreta immediatamente la felice prosa del suo romanzo: «Avrei riconosciuto l’odore del piede destro di mia madre anche se mi avessero mischiato tutti i piedi in cir-

colazione. Dorme immobile come un soldato». Luciana Lanzarotti, ex attrice di teatro e autrice televisiva, si misura con uno spunto di cronaca vera, quella di Giovanni, il «terrone» che viene al Nord con la famiglia (siamo negli anni Sessanta) e sogna ciò che per molti appare normalissima abitudine: mangiare due volte al giorno, potersi sedere a un bar e sorridere assieme ad altre persone. Nei carugi di Genova, pur suggestivi, non si scorge il mare e nemmeno si riesce a vedere il cielo. È una galera pittoresca, pur sempre galera. E allora Giovanni comincia il suo itinerario di delinquente, che lo porterà a essere soprannominato Il piccolo Lutring (questo l’omonimo romanzo edito da Neri Pozza, 257 pagine, 16,50 euro). Il ragazzino evade da un destino come può. Imparare a rubare e scassinare è facile. E lui lo fa: prima con le prostitute, poi con gli edicolanti, infine con le vecchiette e altre vittime facili. Infine il salto nella malavita: sessanta rapine, che lo porteranno in prigione e nei manicomi criminali per venti anni. Giovanni aveva un Cristo tatuato nel petto (ora vive in Germania), e un amore da ricordare. La Lanzarotti ben disegna la smania del bambino di uscire dalla miseria di un’unica stanza da letto, dove si mischiano parole, odori e lamenti. Il raggio di sole, l’unico, è Elisabetta, incontrata il giorno di Santo Stefano. Sarà lei a dirgli che la vita vale la pena viverla. Il prezzo sarà elevatissimo.

La ribellione. Da Ildefonso Falcones, scrittore spagnolo diventato famoso con La cattedrale del mare, un altro romanzone, con storie intrecciate, misteri, vicende storiche (metà del 1500) ambientate in una Spagna che si fa teatro dello scontro tra diverse civiltà. S’intitola La mano di Fatima (Longanesi, 911 pagine, 22,00 euro). La mano di Fatima (o al Hamsa) non è un’invenzione letteraria, era bensì un amuleto che raffigurava una mano con cinque dita che, in base ad alcune teorie, rappresentavano i cinque pilastri della fede. Amuleto musulmano, che però compare anche nella tradizione ebraica. Le autorità civili e religiose della Spagna di quell’epoca bandirono quella «mano» e punirono chi la riproduceva, sostenendo che si trattava di superstizione e di magia. Nel romanzo compare ancora una volta una cattedrale, quella di Cordoba. Per metà moschea, visto che l’imperatore Carlo V ne autorizzò i lavori di restauro in modo tale che la nuova chiesa cattolica si trovò intrappolata nell’elegante intrico di colonne del vecchio tempio dei califfi. Un sublime capolavoro architettonico. Come mai l’antica moschea non venne rasa al suolo come capitò a edifici simili? L’appassionante vicenda raccontata dall’ormai bestsellerista Falcones descrive un paese diviso fra due religioni, ma anche un amore che, come tutti, non riconosce confini di sorta. Fatima è una ragazzina con gli occhi di mandorla e un neonato al collo. Ama Hernando. I due lottano contro ogni sorta di ostacoli. Infanzia danese. I segni dell’ultimo conflitto mondiale perdurano nella mentalità e nelle abitudini anche di un popolo tradizionalmente civile e tollerante come la Danimarca. Knud Romer, danese di nascita ma di origine tedesca racconta in Porco tedesco (Feltrinelli, 149 pagine, 13,00 euro) l’odissea tragica di un ragazzo emarginato e offeso solo perché la mamma, la bellissima Hildegard, conserva la fama di «una Heil Hitler»,

VIAGGI A BORDO DI NARRAZIONI CHE CI PORTANO DALLE MURA DI CASA IN PAESI LONTANI O CI FANNO DA GUIDA NELL'ESPLORAZIONE DI IMPERVIE TERRE INTERIORI. ECCO LE DESTINAZIONI: A VENEZIA CON MALAMUD, LA SPAGNA NOIR DI LEDESMA, I BALCANI SQUARCIATI DI ANILDA IBRAHIMI, LA GERMANIA DA PSICO-THRILLER DI FITZEK, L'AMORE IN IRLANDA CON TREVOR, MAUPASSANT IN SICILIA RACCONTATO DALLA MARAINI, LA GENOVA DIFFICILE DEL PICCOLO LUTRING, GLI ANTICHI MISTERI DI CORDOBA SVELATI DA FALCONES, LA DANIMARCA RAZZISTA DI ROMER, L'AMORE A TEHERAN SECONDO MANDANIPOUR… che canta sfacciatamente, in chiesa, Stille Nacht. A scuola il piccolo Per Knud (nato nel 1960) diventa capro espiatorio per chi non dimentica gli invasori nazisti. Le dimensioni ridotte della cittadina di Nykobing («talmente piccola che finisce ancora prima di cominciare»), aumentano la tensione: «Quando la campanella suonava la ricreazione per gli altri, per me suonava il supplizio, e cercavo di sopravvivere all’intervallo. Sapevano chi ero, lo avevano imparato durante le lezioni. Ero il porco tedesco». La situazione non migliora tra le pareti domestiche, visto che il padre è un nevrotico che passa delle ore a controllare che ogni oggetto sia al suo posto, argenteria compresa. Clima claustrofobico. L’autore oscilla tra la tragedia e la comicità. Ne esce un romanzo che è stato a lungo in cima alla classifica dei più venduti, non solo in Danimarca.

Amore a Teheran. In Iran ci sono più divieti che sorrisi. E in questo paese governato da un Islam retrogrado e opprimente, i libri, letti e scritti di nascosto, possono rappresentare sia una via di fuga sia la premessa per un’augurabile rivoluzione contro la teocrazia-dittatura. In Censura di Shahriar Mandanipour (Rizzoli, 369 pagine, 19,50 euro), uno scrittore, «stanco di romanzi cupi e amari», decide di raccontare una storia d’amore tra due ragazzi. Sembra impresa facile nella terra da Mille e una notte, ma non è così. Nasce lo stratagemma di raccontare la vicenda aggirando l’inevitabile censura. L’allegria dell’innamoramento non è mai ben vista dai regimi totalitari. Di qui l’uso dei puntini di sospensione e, soprattutto, l’uso di lettere che fanno riferimento ai libri che i due giovani conoscono e amano, compresi i capolavori della letteratura erotica persiana. Il triste censore, il signor Petrovic, vede in ogni bacio e in ogni palpito del cuore qualcosa di estremamente sovversivo. Il vero nemico del regime di Teheran è la buona letteratura: con essa, infatti, ci si rende liberi. Con essa si può immaginare un futuro politico diverso.


homevideo di Alfonso Francia

Q

uest’anno il Natale dei dvd si apre con la fantascienza. Chissà se fra le cose che noi umani non potevamo «nemmeno immaginare» viste dal replicante Roy Batty in Blade Runner, c’era anche l’incredibile cofanetto uscito sotto le feste natalizie per festeggiare il capolavoro di Ridley Scott. All’interno di una inquietante confezione metallica una via di mezzo tra una ventiquattrore e una cassetta degli attrezzi - gli appassionati di replicanti in guerra con il giovane Harrison Ford troveranno ben quattro versioni della pellicola, nove ore di contenuti speciali, un modellino di automobile, foto di scena e una collezione di stampe. Il progetto è stato approvato dal regista in persona che, bontà sua, ha realizzato un’introduzione diversa per ogni variante del film (per la cronaca, si tratta del lungometraggio per il mercato Usa, per quello internazionale, il director’s cut del 1993 e il final cut del 2007). Ce n’è abbastanza per assegnare la palma di migliore dvd del Natale 2009. E pazienza se Blade Runner, uscito nel 1982, non è esattamente una novità; niente di meglio di un classico se si vuole fare un regalo che duri nel tempo.

Chi non è appassionato di film apocalittici, ma

strenne Cappelliere MobyDICK

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notare il bellissimo Coraline e la porta magica e il giapponese Ponyo sulla scogliera. Rispetto alla versione per le sale cinematografiche Coraline perde ovviamente la terza dimensione, ma offre in cambio un generoso dietro le quinte, particolarmente interessante quando si tratta di scoprire come i realizzatori abbiano saputo creare un film tanto scenografico utilizzando fondali di cartapesta e pupazzi alti po-

e scatole da scarpe le alternativo, la baby sitter più eccentrica d’Inghilterra con le immagini tratte dal galà d’anteprima del 1964 e la principessa con un inizio diverso da quello originale. Se possibile si fa di meglio con Biancaneve, che a 72 anni suonati (il film uscì nel ’37) si ripresenta con un documentario di 40 minuti, cinegiornali d’epoca, sequenze eliminate e canzoni scartate. Se si sceglie l’edizione deluxe, ci si porta a casa un cofanetto che riproduce un libro antico, contenente due dvd e un albo illustrato. Ma lo spettatore finirà con l’impressionarsi soprattutto per il risultato che i tecnici hanno ottenuto lavorando con i fotogrammi originali: la vivacità dei colori e la fluidità delle immagini avrebbero commosso anche lo zio Walt.

Sono i fantasiosi contenitori che racchiudono gli omaggi alla carriera di Audrey Hepburn e Marilyn Monroe, la bruna e la bionda più amate di Hollywood. Ma gli omaggi si moltiplicano con “Blade Runner” e i numerosi anniversari Disney...

vuole comunque mettere alla prova il suo portafogli con un dono importante, può rivolgersi alla bionda e alla bruna più amate di Hollywood. Marilyn, l’eternelle, mette insieme, dentro una insuperabile confezione a forma di scatola di scarpe, i 17 film girati dalla Monroe, più un documentario sugli ultimi giorni della sua vita. 80 years of Audrey Hepburn è invece una raccolta di sette film, compresi gli imprescindibili Vacanze romane e Colazione da Tiffany, custoditi questa volta dentro un pacco nero e rosa con nastro, che chiunque scambierebbe per una cappelliera. Se invece dovete far felice qualche adolescente, o più semplicemente non volete fare la figura dei passatisti, potete affidarvi al cofanetto dedicato a Twilight. Mentre il secondo capitolo è ancora nelle sale, il primo film della serie è stato consegnato nei negozi irrobustito con due dvd-bonus pieni di scene tagliate e interviste, un poster, il film in versione blu-ray e persino una chiavetta Usb griffata già caricata con i saluti del cast ai fan sparsi nel mondo. Potrà sembrare un prodotto bislacco, ma molti adolescenti astiosi potrebbero gettarvi le braccia al collo di fronte a un dono del genere. Nel caso in cui i regali da fare siano molti e non intendete trovarvi col conto in rosso già al terzo acquisto, meglio dare anche un’occhiata al reparto dei dvd singoli. Pure quest’anno una buona metà degli espositori in negozi e ipermercati è occupata da cartoni animati e film d’animazione, non importa se realizzati col computer o con pupazzi veri e propri. Oltre alla Disney, che la fa da padrone con lussuose ristampe di alcuni lungometraggi classici, si fanno

chi centimetri. La qualità grafica sullo schermo di casa è poi, se possibile, ancora migliore di quella apprezzata sul grande schermo. I colori lividi e opachi del mondo inventato in questa favola dark per bambini diventano nella versione casalinga quasi attraenti. Restando sul genere delle storie per ragazzi dal fascino oscuro, non poteva mancare l’ultima avventura del maghetto di Hogwarts: per Harry Potter e il Principe mezzosangue ci si è fatti addirittura in quattro. Il film è disponibile nella versione disco singolo, doppio, blu-ray e doppio con allegata la «maschera dei Mangiamorte» (per i pochi che non lo sapessero, i mangiamorte sono i maghi seguaci di Lord Valdemort, il peggior nemico di Harry Potter). Consigliata la versione in doppio dvd, che comprende gli spassosi esercizi di stile del cast, chiamato a sin-

tetizzare in un minuto i personaggi interpretati. Pensata appositamente per i più piccoli è la trovata della 20th Century Fox per L’era glaciale 3. Accanto al dvd in alta definizione blu-ray, destinato alla visione con mamma e papà, nella confezione si trova lo stesso film in formato dvd semplice, da lasciare in consegna ai figli. Ma, come accennato poco prima, nella fascia d’età dedicata ai giovanissimi la Disney continua a non avere rivali. Il caso ha voluto che questo Natale 2009 si festeggi contemporaneamente il 70esimo anniversario di Pinocchio, il 65esimo di Mary Poppins e il 50esimo della Bella addormentata nel Bosco. In casa Disney si è così pensato di festeggiare con edizioni celebrative dove è stato infilato di tutto. Il burattino di legno si presenta con alcune scene tagliate e addirittura un fina-

Venendo a prodotti che interessano più gli adulti, quest’anno sembra essere un po’ povera la sezione dei dvd di denuncia sociale e a sfondo politico. Si fanno notare giusto Videocracy, documentario sulla degenerazione televisiva che aveva conquistato i suoi cinque minuti di celebrità grazie al rifiuto di Mediaset e Rai di mandarne in onda il trailer, e il Che Guevara di Steven Sodebergh. Uscito nelle sale in due puntate a causa della lunghezza del lavoro, viene qui riunito in un’unica confezione cartonata arricchita di un terzo dvd di bonus, compresa un’intervista al biografo ufficiale del guerriero boliviano. Al cinema ne avevamo apprezzato la dinamica ricostruzione delle scene di guerra nella giungla, rivisto in salotto risulta essere un po’ freddino e decisamente troppo dispersivo. Bisogna però ammettere che il rapporto quantità-prezzo è ottimo. Parimenti sacrificata sembra essere la serie di uscite per il mercato musicale. In attesa di This is it, il chiacchieratissimo documentario su Michael Jackson, sono ben poche le novità internazionali destinate a trovare posto sotto l’albero di Natale. Forse è un bene, perché potrebbe trovare più facilmente spazio una meritoria uscita italiana dedicata a Giorgio Gaber e intitolata Gli anni Novanta. Il cofanetto pubblicato da Radio Fandango contiene estratti dei suoi ultimi spettacoli: Teatro canzone, E pensare che c’era il pensiero e Un’idiozia conquistata a fatica. Il tutto accompagnato da un libretto da 128 pagine zeppo di foto, con una biografia chiara e alcuni saggi critici. Sì, forse per questo Natale Michael Jackson può aspettare.


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cinema

Così parlò Hitchcock

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da Nuovi Equilibri, Il cinema in 1001 battute (15,00 euro), che vi offrirà un prontuario da consultare in ogni occasione con le più significative e ficcanti citazioni di tutti i tempi. A cavallo tra cinema e musica si colloca il volumetto di Rudy Salvagnini, Il cinema di Bob Dylan, edito da Le Mani. Tra cinema e televisione, passando per una sorprendente carriera di compositore per il grande schermo, l’autore ripercorre tutte le occasioni nelle quali la traiettoria del leggendario cantautore ha intersecato le imprevedibili strade del cinema. Di sicuro interesse sia per amici cinefili che musicofili (16,00 euro). Sempre l’editore Le Mani propone un altro volume che guarda al cinema viaggiando al confine con altri stimoli e suggestioni. Amanti della natura e architetti del paesaggio (urbano e non) troveranno in Cinema e paesaggio. Da “Accattone”a “Volver” pane per i loro denti, testo a firma di Sergio Arecco. Ovvero di come la location diventa centrale nella costruzione di senso di un’opera cinematografica, fungendo in tal modo sia da sfondo che da attore principale delle pellicole in cui si trovano ad apparire. 16,00 euro ben spesi, per la gradevole confezione e l’accuratezza e completezza dei fenotipi affrontati dall’accorto autore. Giovanni Caviezel e Antonio Ferrero si scervellano invece intorno al rapporto che intercorre tra i balloons e il grande schermo con Il cinema a quadretti. Storie a fumetti e film a confronto (Bonanno, 14.40 euro), un libro complicato e spesso criptico, ma non per questo privo di interesse. Non una semplice comparazione dei film tratti dai fumetti, o viceversa, ma una vera e propria analisi filosofica, tecnica e analitica di due mezzi così diversi e così simili allo stesso tempo, che negli ultimi tempi hanno così spesso sovrapposto i propri passi.

Per gli amanti della storia, ecco pronto Il cinema italiano di regime. Da “La di Pietro Salvatori canzone dell’amore”a“Ossessione”, volume piacevole e accurato, dedicato al cinema prodotto sotto il fascismo, troppo ille volumi diversi, mille propo- Altro testo complesso, ma che si presta spesso liquidato come mera propaganda, ste per accontentare il proprio alla lettura di un pubblico più vasto, per e qui invece analizzato con intelligenza e amico, appassionato di cine- quanto altrettanto curioso, è la quarta attenzione dall’autore, Piero Brunetta ma, con un bel libro. E se gli parte del Dizionario del cinema italiano, (Laterza, 19.20 euro). Tra le proposte ofscaffali ci inondano con gli ultimi istant- dedicata a tutti i film prodotti nel belpaebook con immagini tratte dal set dell’ulti- se dal 1970 al 1979 (Gremese editore, ferteci dalle edizioni dell’Associazione mo capitolo di Twilight, o dalla storia in 40,00 euro). Un lavoro ponderoso di oltre Culturale Il Foglio, segnaliamo invece prosa dell’ultimo blockbuster americano, 400 pagine, che copre solo le opere dalla una monografia dedicata a uno degli audestinata ad aggiungere poche emozioni A alla L di un decennio incredibile, nel tori più particolari e osannati del nostro e molto indotto a quanto già visto in sala, quale impressero la propria orma registi tempo. Si intitola Il cinema di Robert Rodriguez (14.40 euro), curato da Fabio Mivogliamo qui invece aiutarvi a scegliere del calibro di Fellini e di Visconti. Un po’ gneco, che parte dal lontano 1992, quantra quei titoli piccoli ma preziosissimi dei di storia che è imprescindibile per chi si do il regista investiva in modo strabilianquali altrimenti non ci si accorgerebbe, proclami cultore della settima arte. te appena settemila dollari per realizzare così sfuggenti nel loro dorso infilato tra le El Mariachi, fino ad arrivare ai nostri pile dei concorrenti più accattivanti e Continuiamo ad allargare il campo, giorni, alla definitiva consacrazione con passando di libro in libro da una letteracommerciali. Nuovo cinema tedesco. Uno strano rife- tura per intenditore a Grindhouse come princirimento al Nuovo cinema Paradiso del volumi commestibili pale interprete e rivitaBreve viaggio tra offerte piccole ma preziosissime: lizzatore del B-movie. nostro Giuseppe Tornatore. E non è anche per lo spettatore dal cinema tedesco alle location, alle raccolte escluso che proprio al capolavoro del re- più distratto. Il CastoCome non concludere gista siciliano pensassero i due autori, ro, storica casa editrice con una pietra miliare? Il enciclopediche sulle battute memorabili e sui Giovanni Spagnoletti e Alessandro Izzi, del settore, ci regala Saggiatore ridà alle momenti fondamentali. Con un grande ritorno: nel confezionare il titolo di questo picco- Cinema. I 1000 mostampe un grande classil’imprescindibile intervista-fiume che François lo, sorprendente viaggio nel mondo di menti fondamentali co, imprescindibile nella una cinematografia in grande spolvero (29.90 euro). Una picpiù essenziale delle biTruffaut fece al Maestro del brivido negli ultimi anni. Da Herzog a Wenders, cola enciclopedia di blioteche di chiunque da Fassbinder a Kluge, analizzati, foto- tutte quelle emozioni ami il grande schermo. Il grammi alla mano, nei loro procedimenti che il grande schermo ha regalato agli servare nel cuore, ma che chiunque do- lettore più smaliziato la considererà una tecnico-formali, recita il sottotitolo del spettatori in tanti anni di onorato servi- vrebbe poter vivere almeno una volta banalità, o forse no, ma come non inserivolume pubblicato da Audino (12,00 euro zio. Una carrellata che va dall’osso lan- nella vita. re tra i consigli per gli acquisti la splendiil costo). Una minuta perla che farà im- ciato in cielo dalla scimmia di 2001 Odis- Oltre ai momenti preferiti, come non da intervista fiume di Truffaut a Hitchpazzire gli appassionati. Un libro non per sea nello spazio al casco nero della fatale pensare alle battute fulminanti con le cock, fresca fresca di ristampa? Ci mantutti, ma che testimonia come la carta Uma Thurman di Pulp Fiction, dalle pal- quali ogni cinefilo che si rispetti sorpren- geremmo in effetti le mani se non vi distampata offra ottimi spunti per il cinefi- lottole schivate in slow motion di Matrix de e annichilisce i propri interlocutori? cessimo di precipitarvi ad accaparrarvelo che voglia concedersi qualche pausa allo struggente finale di Casablanca. Dei più arrugginiti e sbadati si occupa un ne una copia, per voi, o per gli amici (Il ciEmozioni che i cinefili dovrebbero con- piccolo e simpatico libricino pubblicato nema secondo Hitchcock, 8.80 euro). tra la visione di un film e l’altro.

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CONTRO L'USURA Con Usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia per istoriarne la facciata, con usura non v'è chiesa con affreschi di paradiso harpes et luz e l'Annunciazione dell'Angelo con le aureole sbalzate, con usura nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine non si dipinge per tenersi arte in casa, ma per vendere e vendere presto e con profitto, peccato contro natura, il tuo pane sarà straccio vieto arido come carta, senza segala né farina di grano duro, usura appesantisce il tratto, falsa i confini, con usura nessuno trova residenza amena. Si priva lo scalpellino della pietra, il tessitore del telaio CON USURA la lana non giunge al mercato e le pecore non rendono peggio della peste è l'usura, spunta l'ago in mano alle fanciulle e confonde chi fila. Pietro Lombardo non si fé con usura Duccio non si fé con usura né Pier della Francesca o Zuan Bellini né fu la «Calunnia» dipinta con usura. L'Angelico non si fé con usura, né Ambrogio de Praedis, Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit. Con usura non sorsero Saint Trophime e Saint Hilaire, Usura arrugginisce il cesello arrugginisce arte e artigiano tarla la tela nel telaio, non lascia tempo per apprendere l'arte d'intessere oro nell'ordito; l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling Usura soffoca il figlio nel ventre arresta il giovane drudo, cede il letto a vecchi decrepiti, si frappone tra i giovani sposi CONTRO NATURA Ad Eleusi han portato puttane Carogne crapulano ospiti d'usura. Ezra Pound (Canto XLV)

poesia

Contro la febbre del consumismo di Filippo La Porta

i è stato chiesto di commentare per Mobydick una poesia che avesse un qualche collegamento con il Natale (l’altr’anno capitò a Brodski). Non volevo eludere la richiesta però stavolta, dopo un po’ di ricerca, la scelta è caduta su un componimento che suggerisco di usare contro la febbre consumistica delle feste. Ovviamente Ezra Pound ce l’ha con il prestito a interesse - condannato da Aristotele e dalla chiesa (benché con molte eccezioni, specie in ambito protestante) -, dunque con la finanza, con il capitale non produttivo, ma, per estensione, il suo lamento si rivolge contro l’avidità di denaro o la pulsione acquisitiva, da cui non può nascere niente di bello. È vero, i quadri di Piero o del Beato Angelico non sono stati «fatti con usura». Certo, per cambiare scenario, si potrebbe obiettare che c’è pure una bellezza imparentata con il capitalismo (il meraviglioso skyline di Manhattan), ma questa - come si dice - è un’altra storia… Torniamo a Pound.

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Davvero è stato il più grande poeta del Novecento come una volta ebbe a dichiarare Cacciari di fronte alla sua tomba veneziana? A volte ho l’impressione che riassuma in sé meglio di chiunque altro, nel bene e nel male, il Novecento appena trascorso, secolo delle ideologie totalitarie e delle avanguardie artistiche, di gesti enfatici e di crepuscolo di idoli. Definito global translator, sembra frullare in un vortice unico Est e Ovest, haiku e provenzali, classicità e sperimentalismo, Omero e Dante, Ovidio e Cavalcanti, Riccardo di San Vittore e Iside (madre della religione egizia), Jefferson e Mussolini. Un insuperabile software della cultura universale, una sterminata enciclopedia in forma poetica dell’intero sapere umano, benché occorre sottolinearlo - non gli premesse tanto il rigore o la necessità di distinzioni nel merito. Montale disse una volta che nel suo cervello si celebrava «un festival della letteratura mondiale». Aggiungerei: un festival modernista inzeppato di reminiscenze classiche e mitologie culturali, a volte scadenti o perfino un po’fasulle. Mi si perdoni la battuta: a 12 anni andò per la prima volta nella coltissima Europa, provenendo dalla estrema, desolata provincia del Far West americano, e da allora non si è più ripreso! Prezioso maieuta del suo amico Thomas S. Eliot, ma, al contrario di lui, la sua opera «è in parte naufragata sotto il peso della sua erudizione» (Edmund Wilson). Non vorrei apparire irrispettoso. Di Pound amo l’essenzialità (scarna, prosciugata), l’energia, la sensibilità musicale per la lingua, l’esattezza metrica, il principio quasi artigianale che una poesia deve essere scritta «altrettanto bene di una prosa», la poetica minimalista (fondatore dell’imagismo diffidava come l’altro amico William Carlos Williams di «aggettivi decorativi» e «parole superflue» e prediligeva le immagini asciutte), la tendenziale negazione dell’io in favore del mondo e della Storia - tutte attitudini travasate nei beat -; e poi provo simpatia per la sua stessa figura ingenuamente atteggiata a profeta (vestito di bianco, con un grande cappello, l’aria distante e ieratica), e per quella voce insieme solenne e tremante, stentorea e come sfrangiata, con cui recita i

versi. La sua stessa scandalosa biografia politica infine mi appare come una vicenda ispirata da una disarmata ingenuità (questa sì tipicamente americana), che lo porta ad abbracciare cause perse, ancorché aberranti, come la Rsi (e per il reato di tradimento scontò la pena prima in una gabbia di cemento e filo spinato a Pisa, che neanche Guantanamo, e poi per 12 anni in un manicomio criminale vicino Washington!). Certo, non è responsabile dell’uso disinvolto del suo pensiero fatto dai movimenti neofascisti e dalle cosiddette Case Pound.

Ma prendiamo un suo famoso aforisma: «Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui». Una sentenza roboante e, a ben vedere, falsa. Non tiene conto di quella che Orwell chiamava la naturale «lunaticità» dell’essere umano, sempre un po’ esitante, contraddittorio. Cosa sono quelle «idee» granitiche che dovrebbero governarci dispoticamente e che non tollerano dubbi su di sé? E poi, al contrario: quante volte si è lottato - fanaticamente! - per idee che letteralmente «non valevano nulla», per idolatrie sociali sprezzanti verso ogni compromesso! Ma la forza di Pound non sta nel suo pensiero esplicito o nella teoria economica o nella rilettura dell’occultismo. Piuttosto nella miracolosa fusione di senso e suono che si percepisce in alcuni suoi versi, nella ulcerata ossessione verso lo splatter putrido e nauseabondo, sopra il quale doveva ergersi l’eroismo dei grandi uomini e la musicalità della lingua poetica. Lui stesso dichiarò che le proprie citazioni erano soltanto dei temi musicali, che poi sviluppava liberamente. Singolare: il mito della purezza - probabilmente nato dai fiumi e dai laghi cristallini del suo Idaho -, che la sua poesia tende a negare poiché si mescola alla lingua parlata e colloquiale, diventerà invece esiziale dal punto di vista politico-ideologico. La sua poesia più bella e più celebre, quasi testamento spirituale (e che da noi imperversa nei blog e ha ispirato titoli di romanzi recenti), appartiene sempre a quei monumentali Cantos (9 volumi) cui lavorò ininterrottamente almeno dagli anniVenti fino alla morte. SuYouTube potete trovare un frammento della intervista di Pasolini a Ezra Pound, in cui il poeta friulano legge con commossa devozione (e evidente empatia) proprio i versi di questo Canto LXXXI. Ne trascrivo una parte: «Quello che veramente ami rimane, What thou lovest well remains, the rest is dross... / il resto è scorie/ quello che veramente ami non ti sarà strappato/ quello che veramente ami è la tua vera eredità/ il mondo a chi appartiene, a me, a loro/ o a nessuno? / (...)/ strappa da te la vanità,/ avido di distruggere, avaro di carità,/ strappa da te la vanità,/ ti dico strappala»/ (...). Non so se meditando le invettive di Pound contro il materialismo saremo un po’ più orientati verso un «consumo critico» nell’acquisto dei regali. O se il suo appello alla carità («carità talvolta io ebbi/ non riesco a farla fluire») ci renderà più compassionevoli e magari ci spingerà a visitare i malati nel giorno di Natale. Ma è ancora più importante ricordarsi che ciò che veramente si ama resta, è il nostro autentico retaggio, e non ci verrà mai strappato.


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classici

Derek Walcott sotto le stalagmiti del Duomo di Francesco Napoli elle sue Epistole Quinto Orazio Flacco si compiace di affermare che non ha più intenzione di scrivere versi volendosi dedicare solo alla filosofia. «E così - scrive a Mecenate - adesso lascio in pace i versi e tutte le altre cianfrusaglie». Per fortuna che invece i suoi testi poetici sono stati tramandati e che oggi sono raccolti in una splendida summa nella collana dei «Millenni» dell’Einaudi con un ricco Tutte le poesie (95,00 euro), curato da Paolo Fedeli. I versi di questo straordinario interprete della latinità sono qui tradotte da un’unica mano, quella di Carlo Carena, con un apparato critico ricco e capace di sintetizzare la molteplicità dei dati storici, linguistici e retorici che emergono nelle pagine di questo emblema della cultura letteraria di ogni tempo. Le sue Odi e le sue Satire sono passate a memoria per generazioni di studenti liceali e a proposito di satire, un occhio in questa occasione natalizia a un pregevole Oscar Mondadori di Satura (12,00 euro) di Eugenio Montale, curato da Riccardo Castellana. Quando nel 1971 apparve la raccolta, i lettori del futuro premio Nobel rimasero alquanto spiazzati. Abituati alla scabra concisione degli Ossi, alla tragicità delle Occasioni e all’allegorismo della Bufera, leggere questi versi così, e lo si dica, «oraziani», dove si passa dalla sfera del dolore privato a quella pubblica da cronaca anni Sessanta, lascia ancora oggi un bel segno. Ma se si indica un testo ben noto di uno dei due maggior corni della poesia italiana del Novecento, si può non ricordare l’altro, e cioè Giuseppe Ungaretti? Proprio quest’anno la Mondadori per la ricorrenza dei quaranta anni dei suoi Meridiani ha pubblicato una nuova edizione di Tutte le poesie

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contemporanei

(55,00 euro) del poeta del Porto sepolto. Curato da Carlo Ossola, questo altro mattone sull’opera di Ungaretti poggia saldamente, e quasi per intero, sul perimetro già stabilito nel 1969 da Leone Piccioni con il suo tutto Ungaretti poeta a suo tempo edito, per volere di Sereni, a inaugurare proprio la preziosa collezione dei Meridiani. E per restare al Novecento italiano l’altra occasione propizia la offre la Garzanti che per le cure di Niva Lorenzini ha dato alle stampe un Tutte le poesie di Antonio Porta (20,00 euro) che assume particolare rilievo. «Non mi importava niente della cosiddetta pars destruens delle avanguardie. A me interessava, e interessa, solo la pars costruens, la ricerca di una forma radicata in ciò che io ero e sono e posso diventare nella e per mezzo della poesia, nel fare poesia, trasformandomi per intero nell’opera, l’unica che conta». A scrivere così è Antonio Porta, nome d’arte di Leo Paolazzi, nato a Milano nel 1935 e del quale ricorre il ventennale della prematura e bruciante scomparsa. Un’occasione per riflettere proprio insieme all’opera omnia poetica testé ricordata su una figura di particolare rilievo nell’Italia culturale a partire dagli anni Sessanta. Lasciando le nostrane bande della poesia, ricorderei almeno altri due nobel della Letteratura. Di Derek Walcott Adelphi ha pubblicato Isole (34,00 euro), una ricca e molto ben rappresentativa antologia di questo eccelso cantore caraibico curata da Matteo Campagnoli che va dal 1948 al 2004.

Mi ha colpito una versione d’ambientazione italica della passante baudelariana: «Ritorno a Milano, se si dice così./ Oltre le stalagmiti del Duomo/ le primizie dell’estate saltellano/ sulle grate dei marciapiedi milanesi/ con vestitini che arrivano al coccige./ Guardo e non rimpiango più l’impossibile». Prezioso infine il recupero che Monsignor Alessandro Maggiolini negli ultimi anni della sua vita ha fatto di Paul Claudel riconoscendone l’intima bellezza e la profondità degli spunti di riflessione. Il lavoro del dotto uomo di Chiesa è ora apparso per le Edizioni Cantagalli in un riuscito Opere poetiche. Antologia degli scritti religiosi (14,00 euro e per l’acquisto www.edizionicantagalli.com). Anche in questo caso una quartina esemplificatrice dell’imponenza di questi versi: «O voi, voi che piangete di dolore e di gioia,/ O voi che sanguinanti e gioiosi piangete rivolti a me,/ O miei cari cuori semplici io vi amo! La fede/ Vi conserverà il vino e il fuoco per la mia strada».

Le ombre di Rondoni sulle note del tango di Loretto Rafanelli

ogliamo iniziare questa rassegna natalizia sui libri di poesia recentemente usciti, con Conglomerati (Mondadori, 14,00 euro), la nuova raccolta di Andrea Zanzotto, uno dei padri nobili della poesia italiana del secondo Novecento. Anche in questo volume il poeta riesce a costruire la solita ricca tessitura linguistica, inframmezzata dall’amato dialetto, e la sapiente articolazione del dettato, profondamente ancorato alla scena di un nulla amaro che ingloba tutto. Un libro ancor più accorato degli altri, più disilluso; sospeso nel tormento di una idea di «beltà» che sembra però lontana, più agognata che possibile, o relegata forse solo nella recondita memoria di una società contadina semplice e dignitosa. La poesia di Zanzotto si pone in una dimensione aggrovigliata e sofferta che diviene infine un tratto sassoso e informe, appunto un conglomerato, un impasto che si fa orazione funerea. Rossella Tempesta, scrittrice di sicuro valore, ci consegna il suo ultimo lavoro poetico, L’impa-

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ziente (Boopen LED, 10,00 euro), dal ventre della sua città, Napoli, che ella descrive in modo diretto e in alcuni squarci con una preziosità straordinaria e colorita, cogliendo della sua terra, quasi come fosse appostata con la cinepresa, le vite affannate e la corporeità invadente di famiglie calate nei quotidiani secolari gesti. Ma quella della Tempesta è anche una poesia che riprende una storia personale fatta di intimi affanni, di sicure emozioni, di sensazioni di forte fisicità. Ella fissa lo sguardo curioso e indagatore sui luoghi e sul mondo e riesce, nella calibrata miscela di pubblico e privato che mette in atto, ad aprire scenari di grande effetto. Il suo è un intenso e pieno dialogo sulla vita («sono quest’otre straboccante/ di olio d’oliva verde scuro…»), di rara energia, con solo una lieve e misurata concessione alla serena fine («con la morte sdraiano le ossa nella terra/ tiepida/ nel cimitero vecchio, uguale alle terrazze delle case»). Umberto Fiori giunge alla pubblicazione nella prestigiosa collana dello Specchio con un libro (Voi, Mondadori, 14,00 euro), di forte impatto emotivo. Una poesia che esprime in modo deciso il senso di incomunicabilità che l’autore pare vivere rispetto al contesto sociale e umano attuale. Fiori parla di un assedio patito e di un volontario esilio e fissa un confine attorno a sé, un reticolato abitato da parole incerte e fragili,

da versi sostenuti talvolta da una parola ironica, ma soprattutto tragica. Fiori pare volere definire la propria estraneità dal mondo, facendone una esigenza indispensabile e dolorosa. Una interrogazione continua la sua, o forse delle semplici affermazioni, perché le risposte che egli attende non potranno in verità venire, data la sua impossibilità ad accoglierle. Un richiamo continuo, angosciante e invadente, a un «voi», forte e ottenebrante, o forse inesistente, che sovrasta l’autore e lo annichilisce, segno di una incapacità di leggere il mondo, con la conseguente continua auto-flagellazione che ne discende. Davide Rondoni compie una «strana incursione o un felice sbandamento», come egli stesso dice nella prefazione del suo libretto Ballo lentamente con le ombre (Tracce, 9,00 euro), nell’ambito della danza più affascinante che esista, il tango. Avevamo avuto modo di seguire Rondoni al Festival Poiesis di Fabriano, nella lettura dei suoi testi mentre Carlotta Santandrea e Patricio Lolli ballavano sulle musiche di Piazzola, uno spettacolo di forte impatto portato in vari teatri. Ora di quei testi egli ne fa un libro appassionato e appassionante dove il fuoco di questo magnifico ballo si riflette nei versi, che assumono un andamento oltremodo musicale e vibrante e che confermano la bravura di Rondoni nel rendere multiforme il suo impegno creativo.


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arte

strenne

Trentamila

anni in mille opere

al più piccolo (12,00 euro, sulla Tour Eiffel, ma di Roland Barthes) al, per lo meno, più ponderoso 30.000 anni di storia dell’arte, tutt’insieme, avete letto bene: dal 28.000 avanti Cristo e tutto il possibile, sino a oggi: diciamo Warhol. Phaidon Italia, 75,00 euro (non il più caro, certamente, ma il più difficile da tenere in grembo o da trasportare, quasi una televisioncina), dentro ci stanno stipate 1000 opere, senza limite d’origine, ma affiancate cronologicamente: la Lattaia di Veermer accanto a un ritratto coreano coevo, un opera Ming a confronto con le Meninas. Buffo, forse stimolante, ma preferiamo la provocazione di Roland Barthes, una briciola geniale uscita dai ripostiglio del suo Genio (Miniature Abscondita). La Tour parigina per antonomasia, come puro segno dell’immaginario: «testimonianza del suo secolo e realtà sempre nuova», insieme «guardata e guardante»,«inutile e insostituibile, inimitabile e incessantemente riprodotta». Ma non è questa anche un’ottima meta-definizione per le nostre strenne (se non proprio per la nostra arte d’oggi), ghiotte primizie, che vorresti avere a tutti i costi, un po’ infantilmente, e poi magari non sfogli più?

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Tanti monumentoni adescanti dedicati agli archistar (Jean Nouvel, Taschen, 150,00 euro; Isozaki di Oshima Ken T., Phaidon, 75,00 euro; Zaha Hadid e Frank Gehry, Electa, rispettivamente 42,00 e 100,00 euro e il divertente Pop Up, Architettura Moderna (Rizzoli, 35,00 euro) mentre al contrario, latitano le belle monografie d’arte. Troppi volumi similari su Caravaggio, per esempio. Da quello di Francesca Cappelletti, Un ritratto somigliante (Electa, 90,00 euro) a quello di Rodolfo Papa, sottotitolo Lo Stupore nell’arte (Arsena-

gastronomia

atale è il periodo gastronomicamente (e di conseguenza anche caloricamente) più importante dell’anno.Tra la cena della Vigilia, il pranzo del 25 e il cenone di Capodanno gli italiani passano seduti attorno a un tavolo un tempo pari a quello che nel resto dell’anno trascorrono in 15 giorni. C’è chi si «nutre» di tradizioni familiari antiche, chi, invece, decide di passare fuori casa - spesso al ristorante, quindi - questi appuntamenti con la convivialità e chi, invece, si prepara all’importante ricorrenza gastronomica con giorni d’anticipo. Natale è anche tempo di regali da scartare attorno all’albero o al presepe ed eccoci, dunque, a suggerire qualche idea per delle strenne, diciamo, «golose» da leggere. Il primo libro che consigliamo è l’ultima fatica della giovane star del food-sistem planetario: Jamie Oliver, La mia scuola di cucina, in Italia è pubblicato da Tea e costa 29,00 euro. «L’ispirazione per questo libro mi è venuta incontrando un sacco di gente convinta di non saper cucinare e di non essere in grado di imparare. È chiaro che idee del genere hanno su di me lo

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di Marco Vallora le, 144,00 euro) a quello riassuntivo (quanto a problemi critici) Caravaggio e basta, d’uno studioso affidabile quale Sebastian Schutze (Taschen, 134,00 euro). Bellissimo il Beato Angelico, Figure del dissimile del filosofo Didi-Huberman (Abscondita, 19,50 euro). Un giorno, nel Convento di San Marco, un soprassalto: ma c’è già del Pollock nel monaco beato, dipinge qualcosa «senza soggetto, che non imita più». Fecondo «naufragio delle nostre certezze sulla pittura». Basilare la ristampa di un classico di Klee, Teoria della forma e delle figurazione (Mimesis, 35,00 euro) con un illuminante saggio di Marcello Barison. Fondamentale, per la storia della cultura inglese, il Cézanne di Roger Fry: estetologo, pittore, agitatore culturale, legato al mondo di Vanessa Bell e di Virginia Woolf (Ananke, 14,00 euro). Dell’editore Arsenale, difficile trascurare due utilissimi volumi, ben illustrati ma non soltanto: uno dedicato alle Grottesche, Il sogno della pittura nella decorazione parietale, di Alessandra Zamperini (100,00 euro) ancor prima della riscoperta raffaellesca della Domus Aurea, l’altro incentrato sulla Pittura murale egizia (144,00 euro), che non lesina meraviglie e sorprese. Quanto a sorprese murarie, uno stimolante ripescaggio di Leonardo Sciascia, in dialogo con Duilio Cambellotti. Invenzione di una prefettura (Bompiani, 49,00 euro): sul Palazzo del Governo di Ragusa. Sempre dalla Sicilia, una perla assoluta, edita da Sellerio: Kiyohara Tama, La collezione dipinta (55,00 euro). Uno scultore palermitano fin di secolo,Vincenzo Ragusa, va nel Giappone sconosciuto a insegnare la nostra arte. Incontra una giovane giapponese, s’innamorano, tornano a Palermo. Lei, dedita, dipinge in una nebbia

celestiale la collezione di lui, in simbiosi assoluta: puro amore dipinto. Una storia che ricorda Balthus, di cui Abscondita pubblica Lettere e interviste (13,00): le confidenze al padre, sulla pittura, la difficile storia d’amore con Antoinette e con i critici.

Una semiologa sensibile all’arte, Julia Kristeva, studia un argomento tematico assai inconsueto e feroce, nella storia del disegno: il tema del capo spiccato dal suo corpo. Memoria d’una bellissima mostra del Louvre, La testa senza il corpo (Donzelli, 32,00 euro). Per gli amanti del disegno, un classico della finezza grafica e della speculazione: John Ruskin, Elementi di disegno (Adelphi, 24,00 euro). È più filosofico, ma legato molto alla storia dell’arte, soprattutto neoclassica, l’avvincente volume I volti della grazia, di Raffaele Milani (Il Mulino, 22,00 euro): dal potere dell’incanto poetico di Omero, alla visione mistica del Medioevo, sino a Canova e l’inabissarsi della negazione post-modern. Per chi ama la storia dei musei e del gusto, gustosissimo il volume Polistampa (32,00 euro) di Valerie Niemeyer Chini, incentrato sul legame poco conosciuto tra un raffinato antiquario collezionista fiorentino e uno dei principali storici dell’arte e conservatori di museo tedeschi, quali Stefano Bardini e Wilhelm Von Bode: storia d’un carteggio ritrovato a cavallo dell’altro secolo. Il più bello? La versione illustrata di Le nozze di Cadmo e Armonia, di Roberto Calasso (Adelphi, 150,00 euro). Ma di lui non si trascuri quel saggio luminoso che è La folie Baudelaire (Adelphi, 36,00 euro), artista imprescindibile per capire genio e stoltizie dell’arte moderna. Un libro esemplare, sull’intelligenza dell’arte. A partire dalla soprendente copertina, carpita nello studio di Ingres.

A scuola di cucina da Jamie Oliver di Francesco Capozza stesso effetto di un panno rosso sventolato davanti a un toro. Sono convinto che cucinare piatti semplici e casalinghi sia una delle qualità essenziali e fondamentali che tutti sulla faccia della Terra dovrebbero acquisire per il proprio bene, e per quello della famiglia e degli amici. Così ho compilato un ricettario per motivare voi, o la persona cui volete regalare il volume, a imparare a cucinare cose facili e in modo rapido. Ho scelto tanti piatti che piacciono un po’ a tutti e vi do la mia versione semplificata, con istruzioni chiare e con immagini di ogni fase della preparazione per guidarvi passo per passo e aprirvi un mondo nuovo fatto di piatti fantastici». Così introduce il suo libro il giovane biondino britannico. Un modo diver-

tente per approcciarsi alla cucina con il valore aggiunto di bellissime foto e di ricette di semplice realizzazione. Fresche di stampa, in questo periodo, sono anche le Guide gastronomiche per il 2010. Come delle vere e proprie bibbie del buon mangiare (e viaggiare) la Guida dei Ristoranti de L’Espresso (20,00 euro), quella del Gambero Rosso (20,00 euro) e la mitica Rossa della Michelin (22,00 euro), indicano la strada contro le fregature gastronomiche in ogni angolo, anche remoto, dello stivale. «Che cos’è una schiumarola? Meglio friggere con l’olio o con lo strutto? Padella o friggitrice? Sono tanti i trucchi e i segreti di questo libro. E poi storie, curiosità e tante ricette. Dalla mozzarella in carrozza alla tempura, dai fiori fritti

al fish and chips. Per imparare a friggere senza paura», questo l’obiettivo di Stefano Bonilli (ex direttore del Gambero Rosso) e Giunti editore in Fritto e mangiato (19,00 euro). Per chi, oltre a mangiare e realizzare piatti, fosse interessato a conoscere qualcosa di più sulle tradizioni popolari e dell’Italia a tavola, segnaliamo Il formaggio con le pere. Storia di un proverbio, scritto da Massimo Montanari per Laterza (15,00 euro). La crisi economica che nell’ultimo anno ha costretto ad abbassare la saracinesca molti ristoratori italiani ed esteri non ha risparmiato case editrici anche importanti, un caso su tutti quello (assai triste) della chiusura del più celebre magazine mondiale dedicato al food: Gourmet, edito fino a ottobre da Conde Nast. Per rincuorare i golosi della perdita di una così prestigiosa pubblicazione, consigliamo di regalare un abbonamento al bellissimo Apicius, edizioni Vandemberg e comodamente acquistabile on-line. Chissà che guardando delle così belle immagini non si riesca a contenere l’attacco calorico delle festività!


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architettura

Dal Sacro Bosco di Bomarzo ai progetti di Morassutti di Marzia Marandola n un anno difficile per l’editoria, che ha risentito della crisi economica in corso, non mancano testi di grande interesse e importanza.Tra le novità editoriali si segnala il completo e approfondito volume di Lamberto Ippolito, La villa del Novecento, Firenze University Press, Firenze (224 pagine, 24,90 euro) che, attraverso eccellenti ricostruzioni grafiche, rilegge più di 200 ville in tutto il mondo. Ancora l’architettura, ma romana antica, è al centro del libro di Paolo Morachiello e Vincenzo Fontana, L’architettura del mondo romano (Laterza, 450 pagine, 45,00 euro) che disegna un itinerario tra le opere dell’antichità nel mondo romano.Tra le monografie di architetti spiccano: Ivan Leonidov (1902-1959), a cura di Alessandro De Magistris e Irina Korob’ina (Electa, 324 pagine, 110 euro) che con straordinari documenti inediti, in una sontuosa veste grafica, ricostruisce, a 50 anni dalla morte, il profilo del genio costruttivista russo; Bruno Morassutti 1920-2008. Opere e pro-

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getti, a cura di Giulio Barazzetta e Roberto Dulio, (Electa, 219 pagine, 45,00 euro) offre un affilato profilo critico dell’architetto padovano che ebbe stretti rapporti con Frank Lloyd Wright, con Carlo Scarpa e con i BBPR. Un maestro degli studi medievisti e il complesso rapporto tra storia dell’arte e fotografia è al centro di Pietro Toesca e la fotografia. Saper vedere, a cura di P. Callegari e E. Gabrielli (Skira, 255 pagine, 40,00 euro): un prodotto sofisticato della Fototeca Nazionale dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, un settore del Ministero dei Beni culturali che brilla per intraprendenza e ricerca. Tra le opere dedicate ai capolavori il volume R. Mainstone, Santa Sofia (Electa, 304 pagine, 110,00 euro), traduce un fondamentale contributo dello studioso inglese, specialista di cupole, sulla mirabolante chiesa di Santa Sofia, a lungo simbolo della capitale cristiana d’Oriente.

Il volume Bomarzo: il sacro bosco, a cura di Sabine Frommel con A. Alessi (Electa 288 pagine, 90,00 euro) raccoglie 24 saggi che attraverso nuovi contributi documentari e interpretativi, ricompongono le vicende del giardino popolato da mostri di pietra, ruderi artificiali, edifici crollanti, che celebra nelle campagne viterbesi l’onirico genio di Pierfrancesco Orsini (1523-1585). Non mancano i libri dedicati alle città: se M. Iannello e G. Scolaro, Palermo. Guida all’architettura del ’900 (Salvare Palermo, 280 pagine, 18,00 euro), con l’introduzione di Vittorio Gregotti, illustra le più significative opere del XX secolo di Palermo, con L’Aquila, una città d’arte da salvare - saving an art city Carsa Edizioni di Pescara (con testo anche in inglese, 207 pagine, 75,00 euro) ripubblica un’opera che vent’anni fa costituì una pietra miliare della storia urbana della città colpita dal terremoto del 6 aprile. Tra i 20 volumi Utet dell’enciclopedia dedicata a La cultura italiana, curata dal genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, si segnala quello dedicato a Casa, città, paesaggio, a cura di M. Romano e M. Trisciuoglio (638 pagine). Infine per i più piccoli, dagli 8 anni in su, una divertente e istruttiva collana di De Agostini dedicata ai Monumenti, curata da Giuseppe M. Della Fina: le prime due uscite sono intitolate Il Colosseo di Roma e Notre Dame di Parigi, e hanno in allegato un modellino cartonato, da montare in famiglia (64 pagine + modello, 16, 90 euro).

religione

Un’icona missionaria e il fascino dell’Assoluto di Rossella Fabiani he la storia venga fatta da interi popoli e grandi condottieri è cosa nota e, forse, anche scontata. Tuttavia, spesso, ci sono dei giganti che senza fare rumore hanno lasciato un’impronta importante. Come nel caso del cardinale cappuccino di origini piemontesi, Guglielmo Massaja, assistente spirituale di Vittorio Emanuele II, al secolo Lorenzo Antonio Massaja. Figura quasi leggenderia del mondo missionario cattolico ottocentesco, Massaja è il protagonista del libro di Mauro Forno, Tra Africa e Occidente, per i tipi Il Mulino. Il nostro era stato per oltre tre decenni, dal 1846 al 1880, vicario apostolico fra le popolazioni oromo, in Etiopia, dell’Africa orientale, prima di essere elevato nel 1884 alla porpora cardinalizia. Al termine della sua lunga e avventurosa esperienza vissuta nelle terre del Vicariato apostolico dei «Galla», Massaja fu riac-

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colto in patria come una vera e propria icona missionaria. Dopo la sua morte, con l’accrescersi dell’interesse italiano per l’Africa orientale, la sua figura fu tuttavia oggetto anche di un processo politico di rielaborazione, soprattutto centrato sull’enfatizzazione di un suo presunto ruolo di propugnatore dell’espansionismo coloniale nazionale nell’area del Mar Rosso. Il libro si regge su una vastissima documentazione e rende il dovuto onore a una figura cruciale della Chiesa per la quale Giovanni Paolo II nel 1993 manifestò il desiderio di riavviarne la causa di beatificazione. Simboli cristiani delle origini è invece il titolo del libro di Baudry GérardHenry proposto dalla Jaca Book. Si tratta di una ricca e affascinante presentazione dell’universo simbolico alle radici della nostra cultura: un’introduzione al mondo dei simboli del cristianesimo antico fino al VII seco-

lo. I poveri sono la chiesa, sempre Jaca Book, è il libro-intervista realizzato da Gilles Anouil che bene illustra come il messaggio di padre Joseph Wresinski, la sua vita personale nonché la fondazione del movimento Atd Quarto Mondo - oggi diffuso in 116 paesi - siano stati intimamente legati. Allo stesso tempo fa toccare con mano fino a che punto sia possibile, nel cosiddetto primo mondo, ignorare l’esistenza e le dimensioni del fenomeno della miseria. Dopo un’infanzia trascorsa tra i più poveri, una convinzione è sempre stata presente in padre Joseph: al cuore del cristianesimo vi è lo sguardo rivolto verso il più miserabile; la Chiesa sono i poveri. Il beato Maria Rafael Arnaiz Baron, più conosciuto come fra Rafael (hermano Rafael) è stato canonizzato da Papa Benedetto XVI domenica 11 ottobre 2009. La casa editrice Cantagalli ne ha pubblicato la biografia

Nel fascino dell’Assoluto - San Rafael Arnaiz Baron di Paolino Beltrame Quattrocchi (1909-2008), figlio dei beati Luigi e Maria. Il ricordo vivissimo di San Rafael è legato in gran parte agli scritti, a cui viene dato ampio spazio nel volume e nei quali si ritrova tutta la carica interiore e soprannaturale che ne spiega l’enorme successo e la rapidissima diffusione. San Rafael ha scritto moltissimo, ma non in prospettiva letteraria o a scopo divulgativo. Ha scritto per esigenza del suo spirito, per «fare orazione» e per dare corpo e forma ai pensieri che gli urgevano dentro. Fa impressione rilevare come nell’anima del giovane frate trappista, così esuberante e sensibile ai valori umani e al bello della natura e dell’arte, abbia potuto coesistere una ancora più profonda attrattiva per le cose del cielo e per la via della croce che a esso conduce.


strenne La riscossa del mito MobyDICK

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fantastorie

nnata non straordinaria, anche se ci sono libri di qualità da segnalare come strenne in occasione delle festività, per la letteratura dell’immaginario. Penalizzata soprattutto la fantascienza che da diversi anni manifesta una tendenza negativa, sia come quantità che qualità. Sempre sulla cresta dell’onda invece le opere fantastiche e dell’orrore, nelle loro diverse sfumature: la richiesta dei lettori non diminuisce e gli editori si danno da fare per soddisfarla sia con autori stranieri che con autori italiani, finalmente sullo stesso piano degli specialisti americani, inglesi, spagnoli e francesi.

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Sicuramente da segnalare, pur se in edizione tascabile due corpose antologie, per aspetti diversi importanti, e sulle quali avremmo intenzione di ritornare: Racconti fantastici del ‘900, a cura di Giuseppe Lippi (Oscar Mondadori, p. XXV864), e Fantastico italiano, a cura di Costanza Melani (Bur Rizzoli, 660 pagine). La prima offre un’ampia panoramica delle varianti del genere con autori di tutto il mondo tra cui gli italiani che fanno un’ottima figura (da Papini a Campanile, Buzzati, Calvino, Lucentini, ma anche «specialisti» come Curtoni, Altieri e Leveghi). Spicca la ristampa dopo decenni del breve romanzo Lo strano settembre 1950, una satira fantapolitica (come la definiremmo oggi) di Donato Martucci e Uguccione Ranieri che immagina la conversione di Stalin a Roma e le relative grottesche conseguenze nel Pci. La seconda antologia viaggia più sul sicuro, presentando storie fra il 1867 e il 1943 opera dei soli «grandi» della nostra letteratura: dalla truppa degli scapigliati, ai veristi che scrissero di fantastico, ai novecentisti, spesso però utilizzando racconti già editi più e più volte. Comunque importante perché dimostra un interesse «accademico» per l’argomento, presentato in una collana a grande diffusione. Tra gli horror uno straniero e due italiani: La biblioteca dei morti dell’esordiente Glenn Cooper (Nord) che ha colpito nel segno con la sua idea che la data della morte di ognuno è già scritta da qualche parte; con Il cerchio muto (Nord) Gianfranco Nerozzi conferma la sua capacità di creare atmosfere inquietanti e diaboliche prendendo spunto dagli eventi quotidiani (in questo caso le morti del sabato sera); infine Antonio Tentori con la sua antologia di racconti Nero profondo (Cut Up) mette le sue capacità di sceneggiatore al servizio di racconti «alla Dario Argento» che spiccano per originalità e essenzialità. La storia alternativa pare essersi radicata durevolmente nel nostro pae-

di Gianfranco de Turris se. Si è già citato su queste pagine Imperium Solis di Mario Farneti (Nord), primo volume di una trilogia che racconta la scoperta del Nuovo Mondo da parte dell’Imperatore Giuliano nel IV secolo. A esso si può affiancare La nostra guerra di Enrico Brizzi (Baldini Castoldi Dalai), sì quello che esordì ventenne con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che non racconta più avventure di ragazzi inquieti, ma addirittura riscrive la storia d’Italia immaginando, proprio come in Occidente ancora di Mario Farneti (Nord, 2001) che l’Italia, dopo tre anni di neutralità, vince la seconda guerra mondiale schierandosi nel 1942 con gli Alleati e sconfiggendo

ta a Villa Deodati sul Lago di Ginevra durante la quale nacque anche il Frankenstein di Mary Shelley. Lo pubblicano le Edizioni Mediterranee con un buon apparato di note e informazioni. La Gargoyle Books invece ristampa un saggio di cinquant’anni fa ormai introvabile: Io credo nei vampiri di Emilio de’ Rossignoli, una vera summa di informazioni sul vampiro non solo nella letteratura e nell’arte, ma addirittura nella religione, nella politica, nella scienza e nella… giurisprudenza! Due romanzi, due esordienti, uno italiano e uno inglese, si addentrano in un territorio affascinante, quello fantasticomitologico aggiornato. In che senso?

La sua presenza è pervasiva, sia in opere che utilizzano gli dei della classicità calandoli nella contemporaneità, sia in importanti saggi dedicati alle sue interazioni con le letterature. Segno che anche la nostra società secolarizzata, nonostante le apparenze, non può farne a meno... la Germania. Il tutto visto con un alternarsi di vicende private e personali e di vicende generali e militari. Romanzo complesso e forse eccessivamente lungo, ma singolare nel panorama della nostra narrativa, specie giovanile che tende all’intimismo. Non proprio storia alternativa, ma almeno fantastoria è quella che vede Caio Celso, un magistrato romano del IV secolo qui alla sua terza avventura, coinvolto in una serie di assassini, imboscate e doppi giochi tra potere e religione narrati da Luigi De Pascalis nella Dodicesima sibilla (Hobby & Work). Nell’orgia, e in quanto tale esagerata e del tutto oscillante come qualità, sui vampiri, c’è da segnalare la ristampa di un piccolo classico, Il vampiro, di John William Polidori, segretario di Lord Byron, cui il racconto venne inizialmente attribuito, nato durante la famosa sera-

Nel senso di trasportare nella società del XXI secolo gli dei della classicità grecoromana utilizzando, però, metri diversi. Bruno Pezone, avvocato napoletano, ha scritto con La catena di Partenope (Boopen) un romanzo che oscilla fra il thriller metafisico, il racconto dell’orrore e la storia magica, tra mito e folklore: Napoli è il luogo di uno scontro fra Bene e Male che risale alla notte dei tempi e che vede schierati i difensori della città (la Sirena Partenope e Virgilio Mago) e quelle entità che la vorrebbero per sempre degradata (come la maschera di Pulcinella che non è affatto quel che in genere si pensa). In mezzo un gruppetto di amici coinvolti, malgrado loro, in questa lotta spirituale. La giovane inglese Marie Philips con Per l’amor di un Dio (Guanda) descrive invece la decadenza delle divinità greco-romane ormai in esilio, radunate in una fatiscente casa

dei suburbi londinesi ridotte a mal partito: Afrodite lavora per una chat line erotica, Artemide fa la dog sitter, Apollo lavora in televisione, Dioniso ha aperto un night club, e così via. L’arrivo di una giovane domestica di cui si innamora Apollo fa precipitare la situazione passando dall’ironia al dramma, dal sentimento all’avventura. Insomma, due modi per rinverdire un tema sempre affascinante (si pensi a Jean Ray e Neil Gaiman) e a farci considerare che l’abusata frase secondo cui «l’Europa ha radici giudeocristiana» non sia per nulla esatta.

Concludiamo con la saggistica. Sula cosiddetta «grande stampa» la si è ignorata, ma avrebbe meritato la massima attenzione una impegnativa iniziativa culturale della Morcelliana giunta infine a conclusione con la pubblicazione del suo sesto volume: Il mito nella letteratura italiana, ideato e coordinato dal professor Pietro Gibellini dell’Università Ca’Foscari di Venezia, è già di per sé un unicum, dato che nessuno sino a ora aveva avuto il coraggio (sì, proprio il coraggio) di affrontare un argomento così ai margini degli interessi intellettuali moderni. Ne sono uscite invece circa tremila pagine complessive, affidate a molte decine di specialisti, che tracciano un quadro esaustivo di come il mito classico sia stato recepito dalla cultura del nostro paese dal Medioevo a oggi, passando attraverso Rinascimento, Barocco, Illuminismo, Neoclassicismo e Decadentismo, dimostrando di essere sempre una costante, più o meno evidente, ma sempre una costante della nostra letteratura. E perché una simile complessa (e costosa) opera dovrebbe interessare gli appassionati di letteratura non-realistica, non-mimetica? Ma perché, come si sostiene da tempo, il mito è alle origini del fantastico inteso in senso alto e non come vagheggiante fantasticheria. Lo prova soprattutto l’ultimo volume uscito che ha per sottotitolo Miti senza frontiere, in cui si dimostra come essi siano pervasivi non soltanto nei singoli autori ma per ogni diramazione. Sicché vi si potranno leggere saggi sulla teorie del mito; sul mito nelle letterature inglese, francese, tedesca e spagnola; sul mito nella lingua, pittura, musica, cinema e paraletteratura italiane. Insomma, una pervasività e una vivacità per molti inaspettata: quella che giustamente Raffaella Bertazzoli, curatore di questo specifico tomo dell’opera, chiama la natura universale del mito e - soprattutto - la sua necessità in una società sempre più secolarizzata come la nostra nonostante le apparenze che alcune volte sembrerebbero indicare il contrario.


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