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NUMERO 01

FEBBRAIO/MARZO 2017

IL POTERE DELLE BUONE IDEE

Premio Best Practices per l’Innovazione


Una realtĂ di successo 30.000 Contratti 20.000 Clienti Direzione Generale Via SS. Martiri Salernitani, 24 Salerno (SA) Tel. +39 089 2587011 Fax +39 089 2587049

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EDITOR IA L E / F EBBR A IO MA R ZO 2017

Il futuro di Confindustria Salerno, fra attese e buone premesse Il mio viaggio a capo degli industriali salernitani volge al termine, ma quello della nostra Associazione continua, con gli occhi e le mani di tutti quegli uomini di impresa che, ogni giorno, costruiscono la propria fortuna

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l 24 febbraio 2017 Confindustria Salerno avrà un nuovo presidente, cui avrò io l’onore di passare il testimone dopo cinque, intensi, anni. Per me è tempo, quindi, di bilanci e di saluti. Quella alla guida degli imprenditori salernitani è stata un’esperienza di vita e di lavoro importante, cui ho dedicato spazio ed energie, ricevendo in cambio grande vicinanza da parte delle imprese. Quanto di buono realizzato, nel corso del mio mandato, è stato possibile anche grazie al sostegno di una squadra di presidenza straordinaria. Insieme, con lo slancio e il valore degli uomini del mio Consiglio, siamo riusciti ad agire come un vero e proprio soggetto collettivo, capace di promuovere, coordinare e portare a termine iniziative altrimenti impossibili ai singoli. Fondamentale è stato, poi, il lavoro della struttura tecnica di Confindustria Salerno che, con passione e competenza, si è dedicata ad accrescere e professionalizzare tutti i servizi per le nostre imprese. Sono stati anni duri, inutile negarlo e, forse, anche ribadirlo. Anni di crisi che hanno pesato drammaticamente sul sistema delle nostre aziende, specie quelle di ridotte dimensioni, con conseguenze molto negative sulla loro redditività. Le ferite lasciate sono tuttora profonde e, in molti casi, difficilmente rimarginabili, ma occorre continuare a guardare oltre la crisi. Il nostro è, con orgoglio, un territorio nonostante tutto ancora fortemente industriale e manifatturiero, che è stato capace, nel suo complesso, di resistere alla crisi grazie alla forza delle sue imprese eccellenti e dell’impegno delle famiglie imprenditoriali che le guidano, che hanno saputo interpretare il cambiamento e non limitarsi a subirlo. Il mio viaggio a capo degli industriali salernitani volge al termine, vero, ma quello della nostra Confindustria continua, con gli occhi e le mani di tutti quegli uomini di impresa che ogni giorno costruiscono la propria fortuna. Diversi episodi resteranno indelebili nella mia mente e forte sarà sempre il rammarico per le difficoltà che, talvolta, l’Associazione - nonostante la sua interlocuzione diretta e leale con gli enti, nel pieno rispetto della natura sindacale della nostra missione - non è riuscita a risolvere. Mi conforta, però, sapere - senza tema di smentita - di lasciare in eredità una Associazione unita, solida, che continuerà ad essere voce autorevole secondo la logica di sistema che ci contraddistingue da sempre, lavorando assieme a tutti gli attori istituzionali e gli stakeholder locali sul territorio, al fianco delle imprese. Un sincero in bocca al lupo, pertanto, ad Andrea Prete che, con grande senso di responsabilità, ha accettato di tornare presidente. Sono certo che con lui Confindustria Salerno è nelle migliori mani possibili perché i valori fondanti della cultura di impresa siano ancora generativi di impegno, condivisione, lavoro e responsabilità sociale. Nessuna conquista è di per sé definitiva, ma con Andrea - ne sono sicuro - continueremo a essere all’altezza del nostro compito, innovandolo, rafforzandolo e puntando ad obiettivi sempre più ambiziosi.

Mauro Maccauro presidente Confindustria Salerno @MauroMaccauro


S O M M A RIO EDITORIALE 1

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Il futuro di Confindustria Salerno, fra attese e buone premesse di M. Maccauro

L'OPINIONE 28

In Etiopia la forza è donna Intervista a N. S. Girma

CONFINDUSTRIA SALERNO

PRIMO PIANO / PREMIO BEST PRACTICES PER L’INNOVAZIONE

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Premio Best Practices 2016, innovazione senza confini Intervista a E. Gisolfi

Turismo e territorio, binomio perfetto che si tinge di rosa di E. Desimone

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Credito, le linee operative dell'Accordo tra Intesa Sanpaolo e Confindustria PI di M. Villano

IMPRESE Cigs Thin Film Machine Resettami Pure Air Zone Cornerless STS - Surgery Touchless System Rheticus Displacement Latteallegro Stealthcode

STRATEGIE DI IMPRESA 33

Fontel, leader campana nella fornitura d'energia a cura della Redazione Costozero EDILIZIA INDUSTRIALE

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La Certosa di San Lorenzo a Padula, necessari restauri per migliorarne la fruizione di G. Villani

16 STARTUP Sentetic Enerbrain Carepy Mammacult WayTo Demosend Circuito Felix

NORME E SOCIETÀ 36

La ripartizione dell'onere probatorio tra il correntista e la banca di M. Galardo

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La mediazione che verrà di M. Marinaro FISCO

Crescenzo, Banca Sella: «Perchè abbiamo scelto Felix» 24 Intervista a G. Crescenzo

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Accertamenti, necessaria l'allegazione degli atti richiamati nell'avviso di M. Villani e A. Rizzelli

Palumbo, Telecom Italia: «Innovazione vuol dire maggiore competitività» 25 Intervista a A. Palumbo

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Nuova Sabatini, il richiamo è sempre forte sulle imprese di A. Sacrestano

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Iperammortamento: occasione da non perdere di M. Fiorentino

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I vantaggi fiscali di investire in società innovative di A. Visconti

FOCUS 26 Reati economici ed efficienza della giustizia: impatti sul rischio di credito di C. Carreras


NUMER O 1 / F EBBR A IO MA R ZO 2 0 1 7 INTERNAZIONALIZZAZIONE 49

Internazionalizzazione, partire con il piede giusto di D. Trimarchi LAVORO

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Cassazione Lavoro n. 10731/2016, importante sentenza sulla solidarietà negli appalti di M. Ambron SICUREZZA

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Statistica infortuni nei lavori in prossimità di linee elettriche aeree di G. Luca Amicucci e M.T. Settino RICERCA

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L’Ateneo salernitano attrattore di investimenti industriali di G. Rizzo

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Intelligenza Artificiale Generale, Debole e Forte di L. Mari SALUTE

58

Guerra alle smagliature di A. Di Pietro

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Il diabete di tipo 2 e gli effetti positivi del dimagrimento di G. Fatati BON TON

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San Valentino contro di N. Santini ARTE

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Le linee di frattura di A. Tolve

Magazine di Economia, F inanza, Politica Imprenditoriale e Tempo Libero di Confindustria Salerno Reg . Trib. di Salerno N. 677 del 22/10/1987 Iscrizione al Roc N. 23241/2013 Direttore Editoriale Mauro Maccauro Direttore Responsabile Alessandro Sacrestano Redazione Raffaella Venerando Project Management V ito Saler no Società Editrice/Direzione e Redazione Assindustria Saler no Ser vice Sr l V ia Madonna Di Fatima, 194 84129 Saler no Tel. 089 335408/Fax 089 5223007 P. iva 03971170653 redazione@costozero.it www.costozero.it Stampa Ar ti Grafiche Boccia/Saler no Foto Archivio Costozero V ito Saler no Massimo Pica/Ag . Fotografica Studio Fotografico Cerzosimo Immagine in coper tina Diritto d'autore: Ponsuwan / 123RF Archivio Fotografico Grafica e Impaginazione Moreplus/www.moreplus.it L e opi ni oni espr esse negl i a r ti c ol i a ppa r tengono ai si ngol i a utor i dei qua l i si i ntende r i spetta re l a pi ena l i ber tà di gi udi z i o

FINISTERRE 63

Italo Calvino, le lezioni americane e i new media di A. Amendola LIBRI/HOMECINEMA

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Sempre più vicino a cura di R. Venerando

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Cafè Society a cura di V. Salerno

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P RI M O P IANO / PRE MI O B EST P RACT I CES P ER L’I N NOVA ZIONE

Premio Best Practices 2016, innovazione senza confini Il presidente del Gruppo Servizi Innovativi di Confindustria Salerno, Edoardo Gisolfi, tira le somme della decima edizione della manifestazione: «Dal 2006 facciamo largo a visioni e storie di successo per proporre e condividere le migliori idee a investitori e imprese» di Raffaella Venerando

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a decima edizione del Premio Best Practices per l’Innovazione di Conf industria Salerno ha avuto un signif icativo successo in termini di qualità dei progetti ricevuti e livello di partecipazione. Come giudica il contesto generale di quest’anno? Il contesto generale di quest’anno è stato estremamente positivo. Innanzitutto, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare i numerosi partner nazionali del Premio che anche quest’anno hanno sostenuto questa iniziativa, nata dal Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno nel lontano 2006. Vorrei, inoltre, ringraziare i veri protagonisti del Premio: le aziende e le startup (oltre 900 nel corso di questi 10 anni) che hanno condiviso con noi le loro storie di innovazione. L’elemento caratterizzante del Premio è quello di dar voce diretta da sempre a tante storie di innovazione, passando per il racconto e la condivisione di “visioni” e “buone pratiche”, favorendo, inoltre, il network e il potenziamento dell’ecosistema dell’innovazione attraverso la contaminazione tra università, centri di ricerca, spinoff, big player, aziende e startup in modo da promuovere, i maniera concreta, il paradigma dell’open innovation. Anche quest’anno sia i numeri relativi alla partecipazione dei vari attori dell’ecosistema regionale e nazionale, sia la qualità dei progetti, sono stati di ottimo livello. Riguardo ai numeri, vorrei evidenziare che sono state realizzate ben 20 tappe del Tour dell’Innovazione, presso sia le Territoriali del sistema confindustriale, sia partner del Premio; sono stati coinvolti oltre 80 tra partner, sostenitori, sponsor tecnici e media partner; sono stati presentati 101 progetti e storie di innovazione (tra aziende, startup e “case history” delle precedenti edizioni), provenienti da quindici regioni d’Italia; nel corso delle due giornate dell’evento finale si

è registrata, poi, la presenza di circa 2.000 persone, sono state effettuate oltre 20.000 visualizzazioni della pagina Facebook e circa 20.000 viewers su Youtube (per un totale complessivo di oltre 40.000 partecipanti complessivi alle dirette streaming sui canali social). Infine, mi fa molto piacere rimarcare che quest’anno vi è stata una più significativa partecipazione di aziende e startup della provincia di Salerno (e in particolare di aziende afferenti a Confindustria Salerno) con progetti di ottimo livello che hanno fatto registrare positivi riscontri. Quali elementi signif icativi hanno influito nella valutazione e scelta dei vincitori? Come abbiamo sempre sottolineato la partecipazione al Premio BP è una occasione di networking per tutti i partecipanti che hanno modo di mostrare i loro progetti innovativi all’ecosistema del Premio, avere una “vetrina” qualificata e creare possibili occasioni di collaborazioni e partnership, nonché poter interagire con i principali stakeholder e investitori del panorama nazionale. Per noi, quindi, i vincitori sono tutti gli innovatori e quanti contribuiscono a diffondere la cultura dell’innovazione attraverso le proprie sfide aziendali. Venendo, però, ai “vincitori” è importante sottolineare che i premiati sono stati individuati da due Comitati Tecnico Scientifici, uno per la sessione aziende, l’altro per quella uPsTart, multidisciplinari, composti da docenti universitari, imprenditori, big player dell’innovazione e investitori. Per i progetti delle aziende si è tenuto conto, ad esempio, dell’originalità del progetto rispetto allo stato dell’arte, delle attività e degli investimenti in R&S effettuati, di eventuali brevetti registrati e, in particolare, dei riscontri di mercati, mentre per i progetti delle startup si è tenuto conto, ad esempio, della composizione e competenza del

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5 team, o della scalabilità. Inoltre, come nelle precedenti edizioni, vi sono stati il Premio Web, il Premio Platea, nonché i Premi, molto ambiti, assegnati da alcuni partner (Telecom e Banca Sella) che hanno individuato delle aziende e startup su cui investire e/o attivare collaborazioni. Molti dei progetti in gara erano orientati al medtech. Una casualità o un f ilone di oggettivo maggiore interesse? È vero vi sono stati diversi progetti in gara orientati al medtech o al healthtech o, più in generale, a servizi innovativi per il settore socio-sanitario, alcuni dei quali, peraltro, sono stati anche premiati. Tale settore, è senz’altro uno dei “filoni” di grande interesse, tanto è vero che anche in Italia sono nati fondi di investimento specializzati e nel corso del 2016 alcuni tra i principali incubatori nazionali (come, ad esempio, Digital Magics) hanno lanciato programmi di accelerazione specializzati per le startup digitali del settore della salute. A tal proposito, ho piacere a segnalare la partecipazione in tale iniziativa del collega Roberto Ascione che, con l’esperienza maturata con la Healthware, e in particolare con la divisione HealtwareLabs (lanciata nel 2015 negli USA e da circa un anno attiva anche in Europa), è il responsabile e coordinatore di tale programma. In ogni caso, questo non è stato l’unico segmento di interesse. I progetti in gara in questa decima edizione sono stati molto eterogenei e hanno riguardato vari settori come il fintech, il settore energia, servizi innovativi per il turismo e la promozione del patrimonio culturale, il packaging e tecnologie per Industria 4.0 (IOT, realtà virtuale, realtà aumentata, ecc.). Particolarmente apprezzato è stato l’hackathon che ha visti coinvolti oltre 40 studenti di cinque Istituti Superiori della

Edoardo Gisolfi

provincia di Salerno. Un’esperienza da ripetere? Quest’anno, grazie alla collaborazione con il partner SellaLab e con il Gruppo Giovani di Confindustria Salerno, abbiamo realizzato una sorta di hackathon, denominato Young Talents, che ha coinvolto 40 studenti con età compresa tra i 16 e i 18 anni di cinque Istituti di Istruzione media Superiore della provincia di Salerno (ITI B. Focaccia, LS G. Da Procida, ITI Galilei, IIS Genovesi - Da Vinci, LC T. Tasso). I ragazzi, opportunamente assistiti da coach del SellaLab e da altri partner del Premio BP (Virvelle, 012Factory, GODESK, ecc.) e da esperti delle aziende coinvolte hanno avuto modo di raccogliere le sfide lanciate da tre aziende (Condor Group Spa, Rinaldi Group e Seen Solution) per fornire la loro soluzione “innovativa” alle problematiche che gli erano state poste. In questo modo si è cercato di creare un “ponte” tra mondo dell’istruzione e sistema imprenditoriale per promuovere anche tra i giovanissimi la cultura dell’innovazione, sperimentando azioni in linea con l’alternanza scuola-lavoro diffondendo, al contempo, i temi legati a Industria 4.0 negli Istituti Scolastici come previsto anche dalle linee Strategiche del documento Calenda. Considerato il positivo riscontro avuto e l’entusiasmo con cui i giovani

hanno preso parte a tale attività, stiamo pensando di organizzare un grande evento, in collaborazione con gli attori del territorio che vorranno sostenere l’iniziativa, coinvolgendo un numero maggiore di scuole, giovani e imprenditori del territorio provinciale. Crede nei fondi pubblici per le startup? E di cosa avrebbe bisogno il Paese per muovere di più e meglio l’innovazione? Gli startupper italiani si distinguono per talento, capacità e creatività; l’innovazione rappresenta uno dei driver fondamentali per la crescita del Paese per la sua capacità intrinseca di promuovere e diffondere quella tecnologia, quella mentalità e quelle soluzioni innovative che abilitano il cambiamento. Detto ciò, è fondamentale che vengano attuate politiche di sostegno che creino le condizioni per favorire la crescita e lo sviluppo delle startup e delle imprese innovative, soprattutto in considerazione del fatto che il finanziamento di una startup innovativa è operazione complessa e difficilmente adattabile ai criteri e alle procedure prevalenti nel circuito bancario, in Italia come altrove. L’afflusso di risorse finanziarie a questo segmento di imprese, quindi, deve seguire necessariamente altri canali sia per i fondi pubblici, sia per incentivare meccanismi di mercato. In questi ultimo periodo si cominciano a vedere segnali incoraggianti in tal senso, a livello regionale e nazionale. Sarebbe, comunque, auspicabile potenziare l’accesso a tali strumenti, nonché favorire la crescita dei fondi di venture dedicati alle startup, introducendo misure che favoriscano l’aumento del numero e della qualità degli operatori attraverso la creazione di un “ambiente” normativo e fiscale più favorevole.


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S EZI ON E I MP RESE - I P O STO

CIGS THIN FILM MACHINE Il fotovoltaico classico è ormai un ricordo L'innovazione consiste nella realizzazione di una macchina per la deposizione di semiconduttori complessi a film sottili partendo da cristalli del semiconduttore stesso con una tecnica nuova: la Pulsed Electron Deposition (PED). La PED è una tecnica relativamente recente in base alla quale un fascio elettronico pulsato di alcune decine di KeV, della durata di 100 ns, e di grande intensità (1000°), viene focalizzato su un target composto del materiale che si intende depositare. In prossimità del target si viene a trovare una densità di potenza elevata (circa 108 W/cm²), che comporta un rapidissimo riscaldamento del target di diverse migliaia di gradi centigradi e la formazione di una piuma di plasma con elevata densità di carica diretta verso l’esterno del target a velocità supersonica (3-5 Km/s). Il film sottile viene cresciuto posizionando il substrato in prossimità (tra i 4 ed i 15 cm) della piuma del materiale ablato.

La macchina è stata progettata per la produzione di celle al disseleniuro di rame, indio, gallio - CIGS - della dimensione di 160x160 mm i cui costi sono inferiori allo 0,5 euro a Wp. Questa nuova tecnica di produzione potrà rilanciare il settore della produzione dei moduli fotovoltaici praticamente scomparso in conseguenza della competitività delle aziende asiatiche. L’ adozione di questa nuova tecnica di deposizione ha le seguenti motivazioni: tecnologia e processo completamente sviluppato in Italia; costi di processo contenuti rispetto alle tecnologie in uso; inferiore costo rispetto alle apparecchiature utilizzate e quindi del capex; eliminazione di processi tossici o dannosi per l’ambiente. La macchina è stata realizzata da Metoda Spa, in collaborazione con il consorzio Hypatia (di cui Metoda è socio) e hanno collaborato alla ricerca importanti centri di Ricerca, tra cui il CNR IMEM, e i Laboratori di Frascati dell’INFN.

L’INNOVAZIONE CHE VIAGGIA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE Questa nuova tecnica di produzione – come evidenzia Aniello Russo, titolare di Metoda spa - potrà rilanciare il settore della produzione dei moduli fotovoltaici, ad oggi quasi scomparso a causa della competitività delle aziende asiatiche Quando ha capito che era una buona idea la sua? Chi sono oggi i destinatari, quali le applicazioni e quali i mercati? Costruire una macchina PED è stata un’intuizione frutto del lavoro di squadra, quella del Consorzio di Ricerca Hypatia, in cui noi abbiamo svolto un ruolo importante. La frequentazione e l’interazione dei nostri tecnici, primo fra tutti l’ingegner Libertini, con il presidente Lucibello e il direttore Zarcone, sono state fondamentali. I destinatari di questa innovazione non sono solo le imprese già produttrici di celle fotovoltaiche, ma anche tutti quei produttori che volessero sfruttare questa tecnologia per ammodernare la propria offerta. Per esempio un importante produttore di mattonelle per pavimenti sta pensando di aggiungere il fotovoltaico al suo prodotto, come pure un costruttore di tende da sole. Come si può intuire le applicazioni e i mercati possibili sono innumerevoli. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? La fase di progettazione, realizzazione, test e collaudi

è durata 3 anni. Adesso siamo pronti per poter lanciare commercialmente il prodotto, per cui siamo alla ricerca di un partner internazionale che abbia già una sua struttura commerciale ramificata. Ovviamente la tecnologia dovrà essere adattata al prodotto da realizzare e per questo abbiamo una serie di contatti in corso. In questo momento il contatto più avanzato è con un’azienda di costruzioni edili tedesca. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Personalmente mi sono da subito entusiasmato. Vedevo grandi sbocchi commerciali proprio sul fotovoltaico classico, ma poi i rallentamenti di mercato hanno raffreddato anche me. Una volta completato il progetto, però, sia il grande interesse suscitato, sia l’utilizzo diffuso che se ne potrebbe fare, mi hanno ridato nuova fiducia. Perché un progetto vada in porto quanto conta l ’idea e quanto gli investimenti? Entrambi, e penso, in egual misura. In ogni caso sono inscindibili.


S EZ I O N E IMPRE S E - II P O STO

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RESETTAMI Un software per la continuità assistenziale sui territori Con la legge quadro 328/2000 sulla riforma delle Politiche Sociali, le Regioni si sono dovute dotare di uno strumento di programmazione dei servizi da rendere ai cittadini. Al fine di poter rispondere a tali bisogni, CLE, impegnata da 30 anni nell’ICT a livello nazionale, ha prodotto un software in grado di rispondere a tutte le esigenze proprie degli Ambiti Sociali Territoriali e ha poi sviluppato innovativi moduli in grado di gestire i processi relativi alla gestione dei servizi socio-sanitari anche per i Comuni, le ASL e le Cooperative Sociali. Nell’ottica di un continuo miglioramento dei servizi al cittadino e della contemporanea necessità di ottimizzare i costi, è da tempo evidente che il nuovo modello socio-sanitario non può più essere basato sull’erogazione di singole prestazioni specialistiche, ma deve piuttosto essere inteso come un insieme di percorsi coordinati che garantiscano l’erogazione di servizi complessi e la continuità assistenziale sul territorio. La logica nella quale CLE si

Giovanni Marsico responsabile scientifico Resettami

è sempre mossa durante tutti gli anni della sua attività è stata di offrire competenza, affidabilità e puntualità nella risoluzione dei problemi, in una prospettiva di continuo miglioramento ai clienti.

SCHERILLO, CLE: «L’IDEA È L’INVESTIMENTO!»

La presidente del Gruppo Servizi di Confindustria Bari e BAT rimarca l’importanza di saper leggere i territori e di stare al passo con le evoluzioni normative: «Prestare attenzione a tali contesti rappresenta per CLE un presupposto fondamentale per generare intuizioni vincenti e sviluppare e migliorare i servizi/prodotti» Presentiamo il progetto: chi sono oggi i destinatari, le applicazioni e i mercati? Nata nel 1987, CLE è una realtà nell’ICT a livello nazionale. Nel corso di questi anni, numerose sono state le trasformazioni in ordine alla responsabilità che gli Enti Locali hanno del governo del territorio. La nostra azienda si è sempre occupata della produzione di prodotti e servizi specialistici in ambito IT e, pertanto, ha voluto dare un contributo forte alla realizzazione di strumenti che accompagnino gli Enti in questa fase di mutamento sostanziale delle responsabilità. In questa cornice è nato Resettami. La sua nascita coincide dunque con un bisogno rilevante di “programmazione” e di “disegno dei processi” al quale Resettami ha potuto rispondere in maniera adeguata, tanto da essere stata adottata da numerosi Ambiti Sociali di Zona per la gestione integrata dei percorsi socio-sanitari. L’esperienza ha portato CLE ad investire molto sullo sviluppo della piattaforma, tanto da farla divenire una “Suite” che comprende

numerosi prodotti, della medesima famiglia, rivolta al soddisfacimento dei bisogni dei Comuni, delle ASL e delle Cooperative Sociali. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? I primi mesi di “creazione” del portale sono serviti ad individuare le necessità derivanti dallo sviluppo normativo afferente al welfare socio-sanitario. Ciò ha garantito la possibilità di disegnare prodotti in grado di soddisfare immediatamente le richieste di informatizzazione dei processi propri degli Ambiti Sociali di Zona ai quali si è stati in grado, nel giro di un solo anno, di fornire il primo strumento denominato “Resettami AMBITO”. L’attività di ricerca ha poi prodotto evoluzioni che, ad oggi, rispondono ai bisogni di una platea di clienti che si è allargata alle ASL e quindi ai Distretti SocioSanitari, ai singoli Comuni e alle Cooperative sociali. A tale attività di progettazione continua è stata affiancata un’attività di marketing che segue le linee di


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sviluppo della “Suite Resettami” e che ne anticipano/ evidenziano le ulteriori potenzialità evolutive. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Come già anticipato, Resettami nasce sulla scorta di un bisogno diffuso dovuto allo sviluppo di una normativa che ha previsto la programmazione dei servizi sui singoli territori. A CLE, non solo è sembrata un’idea spendibile, ma ha rappresentato la “rampa di lancio” per la predisposizione di una serie di strumenti in grado anche di anticipare il mercato, qualificando ulteriormente le proposte di intervento e adeguando i processi standard ed evolutivi dei singoli Enti clienti. La logica nella quale CLE si è mossa durante tutti gli anni della sua attività è stata quella di offrire competenza, affidabilità e puntualità nella risoluzione dei problemi, in una prospettiva di continuo miglioramento dei servizi ai propri clienti. Si è sempre scelto di lavorare affiancando i clienti nei loro processi di cambiamento attraverso soluzioni IT innovative e rispondenti al raggiungimento dei loro obiettivi. Perché un progetto vada in porto quanto conta l ’idea e quanto gli investimenti? Pensiamo che l’investimento debba partire da una idea vincente. Negli anni abbiamo compreso che l’idea vincente è, di suo, il prodotto di un investimento; è la capacità di saper leggere i territori, i bisogni dei clienti, l’analisi delle trasformazioni normative. Prestare attenzione a tali contesti rappresenta per CLE un importante investimento capace di generare

idee vincenti sulle quali, a loro volta, investire per sviluppare e migliorare i servizi/prodotti. L’idea è l’investimento! L’investimento è lo strumento capace di migliorare l’idea affinché produca reddito per l’azienda e servizi “esclusivi” per i clienti.

Mariarosaria Scherillo


S E Z I O N E IMPRE S E - II P OSTO

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PURE AIR ZONE Una boccata di aria pura Il progetto Pure Air Zones for Smart Cities sviluppato da U-earth vuole rendere Torino la prima città al mondo dotata di “isole” di aria pura, priva di virus, batteri, polveri sottili, VOC, formaldeide, odori sgradevoli, sia negli ambienti chiusi, sia all’aria aperta. Una città più intelligente e consapevole, capace di misurare e di conoscere in dettaglio la qualità dell’aria che respiriamo; creare mappe di inquinamento aggregando i dati raccolti da centraline di monitoraggio opportunamente installate; studiare come variano i dati di qualità dell’aria in alcune aree cittadine, in funzione degli orari della giornata e dei picchi di traffico. U-earth, azienda biotech con base europea dedicata alla purificazione dell’aria, ha sviluppato una biotecnologia completamente naturale che riproduce in forma miniaturizzata ciò che il Pianeta normalmente fa per ripulirsi dagli agenti inquinanti. I contaminanti sono attratti dai depuratori AIRcel per carica elettrica molecolare e vengono catturati e distrutti da microrganismi che si nutrono di inquinamento senza produrre

scorie dannose. L’installazione realizzata nel giardino Dispersi sul fronte russo, a Torino, è un vero e proprio dimostratore dell’applicabilità della tecnologia AIRcel ai contesti outdoor, con messa a punto del dimensionamento ottimale e valutazione dei risultati perseguibili. L’analisi di cosa il depuratore riesce a catturare e la misura della zona di aria pura ottenuta costituiscono la prova scientifica del successo del progetto.

BETTA MAGGIO: «FACCIAMO IN PICCOLO CIÓ CHE FA IL PIANETA»

La CEO e amministratore unico di U-earth racconta l’impegno per rendere le città smart, a partire da Torino Presentiamo il progetto: quando ha capito che era una buona idea la sua? Chi sono oggi i destinatari, quali sono le applicazioni e quali i mercati? Ho capito fin da subito che si trattava di una buona idea, in quanto il progetto proposto ha un’impronta altamente innovativa, riscontrabile su più fronti: la tecnologia, l’unica al mondo in grado di catturare e distruggere tutti i contaminanti nell’aria, senza limite di granulometria, né di tipologia; l’applicazione in ambiente outdoor; il coinvolgimento dei cittadini. I destinatari sono in primis le amministrazioni comunali che oggi hanno la possibilità di offrire ai propri cittadini delle zone in cui trascorrere il tempo respirando l’aria pura di montagna, pur trovandosi in città. Perché un progetto vada in porto quanto conta l’idea e quanto gli investimenti? Contano entrambi: l’idea è fondamentale, perché deve essere innovativa e realizzabile; tuttavia la sostenibilità economica è un fattore chiave. Riteniamo che sia fondamentale l’impiego di piattaforme innovative e sociali quali il crowdfunding e il crowdsourcing, a supporto della sostenibilità economica delle realizzazioni: la raccolta fondi per finanziare gli ampliamenti

del progetto, allargandone le aree di copertura, l’impiego di forza lavoro locale, volontaria o no, per le attività di manutenzione ordinaria e/o straordinaria. Il coinvolgimento di associazioni di volontariato e promozione sociale già attive sul territorio potrebbe unire l’elemento di coinvolgimento della comunità alla funzionalità del progetto sul lungo periodo.

Edoardo Gisolfi premia Betta Maggio


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S EZI ON E I MP RESE - I I I P O STO

CORNERLESS® Un vassoio vantaggioso a tutto tondo Cornerless® è un vassoio brevettato in cartone ondulato realizzato dall’R&D del Gruppo Sada, nato da una richiesta specifica: sfruttare totalmente la superficie disponibile in modo da utilizzare anche vaschette e contenitori di forme diverse, mantenendo inalterate le prestazioni. Grazie all’innovativo sistema di formatura, Cornerless® offre ottime prestazioni in termini di compressione, in linea con le soluzioni di packaging attuali. Confrontandolo con vassoi tradizionali, si ottiene un vantaggioso risparmio di materiali che lo rendono più sostenibile e competitivo in termini di prezzo. Il particolare dente che si viene a creare è formato da ben due strati di cartone che conferiscono grande robustezza, facilità di impilamento e grande stabilità durante la movimentazione e lo stoccaggio. La grande apertura, necessaria ai fini della formazione della struttura, consente di ottenere vantaggi dal punto di vista espositivo e di circolazione dell’aria. Non avendo impedimenti come angoli vivi o marciapiedi, il vassoio è adatto a linee di confezionamento automatiche. Questo prodotto ha permesso

al Gruppo Sada di accrescere il know-how in settori in cui erano poco presenti, offrendo al contempo la possibilità di collaborare con costruttori di macchine assemblatrici e centri di montaggio per poterlo perfezionare. È stato accolto positivamente da clienti e dal mercato.

Valentina Sada

VALENTINA SADA: «GUARDIAMO ALL’INNOVAZIONE DAL GIUSTO ANGOLO»

L’R&D-Marketing del Gruppo entusiasta del prodotto realizzato: «Ci riempie d’orgoglio presentarci in settori a noi poco noti con genio e nuove idee di design» Presentiamo il progetto: quando ha capito che era una buona idea la sua? Abbiamo capito che era una buona idea quando, una volta realizzato il prototipo del vassoio, non solo rispondeva alle esigenze del cliente - sfruttare interamente la superficie del vassoio mantenendo inalterate le prestazioni – ma, mostrato ai centri di montaggio, il risultato è stato sorprendente: mai si era visto un prodotto simile, specie in settore come il nostro in cui non è facile fare innovazione in termini di design. Il vassoio è adatto a qualsiasi settore food e nofood perché l’innovazione consiste nell’angolo, la cui chiusura concepita in questo modo, è una assoluta novità che ci ha consentito di ottenere diversi benefici mai sperimentati tutti insieme in un unico prodotto. Cornerless® è adatto a tutti i clienti che utilizzano macchine formatrici e linee di confezionamento. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? La fase di progettazione è durata sei mesi e la

preparazione del prototipo definitivo e del piano di marketing è ancora in atto. Abbiamo approfittato della fiera CibusTec, tenutasi a ottobre per poterlo lanciare durante un workshop sull’innovazione cui ho partecipato come relatrice; abbiamo scritto degli articoli su alcune riviste di settore e abbiamo partecipato al Premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno quasi per gioco. Non ci aspettavamo di arrivare al terzo posto. A dirla tutta ci siamo iscritti anche ad un famoso concorso di packaging nazionale…incrociamo le dita! L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Sì, per i motivi che ho già spiegato. Una volta pronto il prototipo, le richieste sono arrivate a pioggia! E poi ci riempie di orgoglio e soddisfazione presentarci in nuovi settori da noi poco conosciuti, non con guerre di prezzo ma con innovazione e design. Perché un progetto vada in porto quanto conta l ’idea e quanto gli investimenti? Se l’idea è vincente, gli investimenti diventano una conseguenza.


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STS - SURGERY TOUCHLESS SYSTEM Il chirurgo ha tutto sotto controllo Destinata alle aree sterili delle Sale Operatorie, STS fornisce al chirurgo un nuovo strumento per l’accesso e il controllo di ogni tipo di esame diagnostico in modalità touchless (gesti e comandi vocali), tramite tecnologia Microsoft Kinect. STS permette la consultazione della documentazione del paziente (immagini diagnostiche, video, modelli 3D, informazioni, etc.) durante l’intervento. Il chirurgo può accedere a tutte queste informazioni in tempo reale, senza bisogno di alcun contatto con le apparecchiature, nel pieno rispetto dell’esigenza di sterilità della sala operatoria. Le immagini in alta definizione possono essere manipolate, ruotate, zoomate e confrontate tra loro, con gesti naturali e veloci delle mani e/o con comandi vocali personalizzabili. STS fornisce, inoltre, funzionalità a supporto della telemedicina, per comunicare e collaborare direttamente dalla sala operatoria grazie all’integrazione di Microsoft Skype for Business. STS è uno strumento in grado di contribuire alla riduzione dei tempi complessivi di intervento, a favore sia di una maggiore sicurezza del paziente, sia dell’ottimizzazione

dell’utilizzo della sala operatoria. STS è stata realizzata nell’ambito del SIM (Sviluppo Interazione Multimediale), un progetto sperimentale per lo studio di comportamenti interattivi touchless, condotto da Proge-Software in “Co-research” con l’Università Campus Bio-Medico di Roma e con il Consorzio Nitel, marginalmente coperto dal contributo di Lazio Innova.

MENEO: «TRA L’IDEA E IL PRODOTTO, C’È DI MEZZO LA DETERMINAZIONE»

Una sfida ancora in cerca della vittoria finale quella perseguita dalla società romana Proge-Software, ma che ha già creato intorno a sé molto consenso Presentiamo la sua innovazione... Il mercato è quello ospedaliero e ambulatoriale. L’idea è nata dal rapporto sinergico col Campus Bio-Medico di Roma. La sfida è quella di convincere i chirurghi ad utilizzare uno strumento innovativo che impone un piccolo sforzo di apprendimento iniziale, ma che conferisce alla fine concreti vantaggi di semplificazione e accelerazione delle fasi operatorie. Ci sono altre applicazioni sperimentali da noi visionate, ma nessuna finora è riuscita ad affermarsi. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? Abbiamo associato il marketing con la fase di industrializzazione del prodotto, per cui la durata si è protratta per oltre un anno. Abbiamo concentrato su STS anche il progetto di internazionalizzazione realizzato sfruttando il voucher concesso dal MISE nella primavera del 2015. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Come le dicevo, la nostra è una sfida tuttora in cerca di vittoria. Vediamo una marea crescente di consensi e bei risultati provenienti dalle sperimentazioni in corso, ma manca ancora la voglia di spendere per avere STS. Perciò la spendibilità

sul mercato è legata alla determinazione da noi applicata nel perseguire l’obiettivo. Perché un progetto vada in porto quanto conta l’idea e quanto gli investimenti? Hanno pari importanza. Produrre investimenti senza un’idea vincente significa buttar via tempo e denaro. D’altro canto le idee che non trovano investimenti possibili sono quasi sempre frutto di mera fantasia avulsa dalla realtà. L’idea è partorita dall’immaginazione, essa deve trovare concretezza nel progetto, consistenza nell’impegno e determinazione nella realizzazione.

Bruno Angelo Meneo


S EZI ON E I MP RESE - P REMI O T EL EC OM ITA L IA

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RHETICUS® DISPLACEMENT La piattaforma Cloud che fornisce i dati sul mondo che cambia Rheticus® è una piattaforma cloud che eroga servizi geoinformativi per il monitoraggio della evoluzione della superficie terrestre attraverso l’elaborazione di immagini telerilevate da satellite. I servizi geoinformativi si rivolgono alla Pubblica Amministrazione e alle società private e sono finalizzati al monitoraggio della dinamica della morfologia terrestre, vegetazione ed infrastrutture (strade, ferrovie, dighe, reti idriche e fognarie), e degli aspetti ambientali e produttivi delle acque marino costiere. Essi includono mappe, report e indicatori geospaziali. Sottoscrivendo un abbonamento gli utenti accedono alla piattaforma e, attraverso una dashboard che semplifica le attività di analisi, dispongono di informazioni aggiornate costantemente. Rheticus® Displacement è uno dei servizi geoinformativi della piattaforma Rheticus®, progettato per il monitoraggio millimetrico degli spostamenti superficiali del territorio, per l’osservazione delle aree in frana, della subsidenza indotta da

prelievi o immissione di fluidi nel sottosuolo o dallo scavo di miniere o tunnel, della stabilità di infrastrutture. I mercati target: La Pubblica Amministrazione per la Redazione di Piani urbanistici (es. PRG, PAI), Protezione Civile, Monitoraggio di opere ed infrastrutture. Le imprese di progettazione, realizzazione e gestione di opere ed infrastrutture (strade, ferrovie, dighe, ecc.) per il monitoraggio stabilità delle opere e del territorio circostante o della subsidenza indotta da scavo di tunnel e gallerie. Oil&Gas e minerario per il monitoraggio subsidenza indotta da estrazione di fluidi e minerali dal sottosuolo. Due casi di successo: ANAS: analisi della stabilità dei versanti a supporto della pianificazione, progettazione e monitoraggio di strade. MM SpA: supporto alla ricerca di perdite della rete idrica e fognaria del Comune di Milano, attraverso l'analisi della instabilità delle strode sovrastanti alle condotte.

BARBIERI: «INNOVIAMO SU DATI TELERILEVATI DA OLTRE VENT’ANNI» Quello presentato a Salerno è il servizio per il monitoraggio della stabilità della superficie terrestre che ha molteplici mercati e ambiti applicativi Presentiamo il progetto: quando ha capito che era una buona idea la sua? Chi sono oggi i destinatari, quali sono le applicazioni e quali i mercati? Rheticus® è la sintesi di anni di lavoro sia di ricerca e sviluppo, sia commerciale nello sviluppo e nella erogazione di servizi innovativi basati su dati telerilevati da satellite. Il mercato richiede soluzioni standard, ad alto contenuto informativo e costo ragionevole. Rheticus® è la sintesi di tutto ciò e fin da quando abbiamo presentato l’idea del servizio al primo cliente abbiamo avuto una risposta favorevole. Il servizio propone un vero e proprio cambio del modello di business nei servizi geoinformativi in quanto sposta il business dal modello tradizionale (progetti e commesse), verso quello “as a service”, cioè la fornitura di servizi con sottoscrizione di abbonamenti annuali. Questo modello consente agli utenti di ridurre drasticamente i costi, pagando solo le informazioni che ricevono ed utilizzano periodicamente.Rheticus® fornisce servizi di monitoraggio continuo per numerosi ambiti applicativi: pianificazione e gestione del territorio, cambiamenti di

utilizzo del suolo, coste e qualità delle acque marine, aree incendiate, stabilità del suolo e delle infrastrutture. Non a caso definiamo Rheticus® come una piattaforma Cloud progettata per fornire dati e informazioni accurate e costantemente aggiornate sul nostro mondo che cambia. Rheticus® Displacement, il servizio per il monitoraggio della stabilità della superficie terrestre presentato a Salerno, ha molteplici mercati e ambiti applicativi: 1. Pubblica Amministrazione: Redazione e monitoraggio di Piani urbanistici (PRG, PAI, ecc.); Protezione Civile; 2. Monitoraggio di opere ed infrastrutture; Monitoraggio di attività estrattive. 3. Imprese di progettazione e gestione di opere e infrastrutture (strade, ferrovie, metropolitane, dighe, ecc.): stabilità delle opere e del territorio circostante. 4. Monitoraggio subsidenza indotta da scavo di tunnel e gallerie o da fenomeni di erosione del sottosuolo dovuto alle perdite di acqua dalle reti idriche e fognarie. 5. Imprese del settore Oil&Gas e minerario: subsidenza


13 indotta da estrazione di fluidi e minerali dal sottosuolo. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? Lo sviluppo della piattaforma Rheticus® ha richiesto circa 36 mesi dalla fase iniziale di ideazione. Lo sviluppo è ancora in corso in quanto si adotta una metodologia di tipo DevOps con rilascio continuo di nuove funzionalità sulla base delle indicazioni che emergono in fase di utilizzo. Il lancio ufficiale sul mercato risale a febbraio 2016. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Rheticus® è stato ideato per il mercato e il driver principale per lo sviluppo dei servizi è il business. Abbiamo decine di algoritmi per l’elaborazione dei dati ed estrazione di conoscenza che derivano dalla nostra ventennale esperienza nel settore, ma solo quelli che hanno un mercato reale si traducono in servizi operativi. In questo processo i clienti sono l’elemento determinante che indirizza le nostre scelte. Perché un progetto vada in porto quanto conta l ’idea e quanto gli investimenti? Nessun vento è favorevole se non sai dove andare. L’idea è, quindi, fondamentale e deve consentirti di trasformare il business nel medio periodo. Alle idee va coniugata una capacità di sviluppo imprenditoriale del business che richiede investimenti. Lo sviluppo di Rheticus® ha richiesto l’investimento di circa 1.000.000 euro in 3 anni mettendo a valore il know-how acquisito da Planetek Italia nei suoi oltre 20 anni di attività. Su di voi ha puntato - premiandovi - Telecom, un bel riconoscimento in termini di f iducia e valore…

Vincenzo Barbieri

Siamo davvero orgogliosi di aver ricevuto questo riconoscimento. Rheticus® in pochi mesi ha raccolto diverse conferme anche a livello internazionale dalla comunità degli operatori del settore dell’osservazione della Terra e dell’informazione geografica. Oggi viene venduto nei quattro continenti tramite un network crescente di partner internazionali ed è utilizzato con soddisfazione da importanti aziende private nei settori dell’Oil&Gas e dell’ingegneria civile. Telecom per noi rappresenta un partner ideale con cui costruire un business solido e duraturo. Per una piccola impresa come Planetek Italia poter disporre della partnership di una grande azienda rappresenta una opportunità da cogliere e, contestualmente, una sfida per raggiungere nuovi e più ambiziosi traguardi.


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S EZI ON E I MP RESE - P REMI O P L AT EA

LATTEALLEGRO Più vita, meno lattosio La Centrale del Latte di Salerno dall’inizio dell’anno 2016 ha introdotto sul mercato il Latteallegro, latte ad alta pastorizzazione senza lattosio parzialmente scremato, in confezione poliaccoppiato Elopack da lt con tappo. La referenza è subentrata al ½ litro precedentemente prodotto e presenta i seguenti plus: > alta pastorizzazione; > confezione da lt; > tappo salva freschezza; > introduzione QR-CODE con pagina dedicata; > minore tenore di lattosio, passato da “basso contenuto” a “senza lattosio”; > riduzione percentuale degli scarti di processo; > basso impatto ambientale; > possibilità di offerta ad un prezzo minore al pubblico per le economie realizzate. Tutto ciò ha determinato la possibilità di assecondare le nuove tendenze dei consumatori sempre più informati sul proprio stato

di salute e rispetto alle nuove mutate esigenze di consumo. Inoltre, le novità introdotte riguardo l’aumento della shelf –-life (fino a 9 giorni + 1), hanno consentito una più agevole conservazione e, quindi, una migliore e più efficiente diffusione del prodotto raggiungendo, tramite una capillare distribuzione, tutti i punti vendita della provincia, con un ciclo di vita del prodotto più lungo. Il prodotto attesta gli elevati standard di qualità produttivi raggiunti dall’Azienda, da sempre attenta a tutta la filiera produttiva, e al delicato equilibrio esistente fra produzione industriale e preservazione dell’ambiente. L’attivazione del link tramite QR-CODE, inoltre, consente a tutti i consumatori di accedere all’area dedicata per approfondimenti e informazioni specifiche sul prodotto. Non da ultimo, la maggiore freschezza rispetto ai latti ESL presenti sul mercato abitualmente, conferisce al prodotto caratteristiche qualitative praticamente assimilabili a quelle del latte fresco.

«UN’IDEA PER NOI FACILE COME BERE UN BICCHIERE DI LATTE» La Centrale del Latte di Salerno è stata la prima in Italia ad adottare questa nuova tipologia di processo, come sottolineato dal direttore Giorgio Criscuolo Quando nasce Latteallegro e nella tazza di chi finisce? Il progetto attuale è nato come evoluzione di precedenti studi su latte delattosato datati 1999. Siamo stati i primi in Italia, infatti, ad adottare questa nuova tipologia di processo. L’innovazione non coincide esclusivamente con l’invenzione di un prodotto nuovo, che richiede la creazione di un mercato e di una domanda dal nulla. Per essere innovativi, a volte, come nel nostro caso, è sufficiente reinventare qualcosa che c’è già. Noi lo abbiamo fatto rivisitando un prodotto e un processo già esistenti, migliorandoli. Non solo, infatti, è nuovo il formato ma anche il processo di produzione. Questa innovazione ci ha consentito un duplice risultato: migliore sanificazione degli impianti con una variazione di volumi passata da 6 a 60 quintali a settimana e una più lunga shelf life del latte che ci ha permesso anche di uscire fuori del territorio provinciale nella distribuzione, arrivando fino in Puglia. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? Nell’arco di un anno abbiamo capito come andavano migliorati prodotto e impianti. Le strategie di marketing

hanno richiesto più tempo perché abbiamo spinto molto sulla pubblicizzazione, lavorando anche sull’aspetto promozionale con sconti per il lancio. Perché un progetto vada in porto quanto conta l’idea e quanto gli investimenti? Siamo collocati in un settore maturo che, negli ultimi anni, ha però dovuto reinventarsi per soddisfare la domanda crescente di prodotti speciali con caratteristiche nutraceutiche elevate. Gli investimenti quindi contano senz’altro per seguire il mercato, ma occorre che la domanda ci sia e sia buona, così come l’idea che la sottende.

Giorgio Criscuolo


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S E Z I O N E IMPRE S E - PREMI O WEB

STEALTHCODE Tutta la verità in un’App StealthCode non prevede alcun cambiamento produttivo e di confezionamento, ma l’incorporazione di un codice univoco del prodotto nella grafica dell’intera superficie del packaging così da aver sempre un solo processo di lavorazione. L’utente finale è in grado di ricevere una quantità di informazioni raggiungendo una landing page attraverso la scansione del prodotto con il proprio smartphone o tablet. Il codice viene inserito tramite tecnologia inclusiva che non può essere replicata e duplicata. Nessuna modifica nemmeno ai processi di stampa. La soluzione, però, richiede impianti tecnologicamente avanzati, gli stessi di cui la Bioplast negli ultimi anni si è dotata. Lo StealthCode si può applicare a tutti i tipi di grafica da stampare con impianti a rotocalco e flessografici. Come funziona nello specifico? Un’app (StealthCode), disponibile gratuitamente negli store Apple e Google, “legge” attraverso la fotocamera il prodotto e ne verifica l’autenticità mettendo in contatto il consumatore con il brand owner.

Un codice brevettato, presente sulla superfice della confezione con 158 codici a barre invisibili all’occhio umano e rilevati dall’App, permette di collegarsi ai contenuti interattivi e multimediali aggiornati presenti nella landing page.

Marco Gambardella

GAMBARDELLA: «IL FUTURO IN UN CODICE A BARRE»

Per il senior account manager della Bioplast è alle abitudini e agli stili di vita dei Millenians che bisogna guardare nel fare innovazione perché il mercato dei consumi presto sarà completamente nelle loro mani Presentiamo il progetto: quando ha capito che era una buona idea la sua? Chi sono oggi i destinatari, quali le applicazioni e quali i mercati? L’idea nasce dallo studio del mercato finale che costantemente monitoriamo, ma anche e soprattutto dal confronto con i nostri clienti. Abbiamo costituito un team che studiasse l’evoluzione del mercato con l’obiettivo di guardare al digitale per individuare una soluzione che potesse monitorare flussi di vendita, tracciabilità, contraffazione, geolocalizzazione e così via. In sostanza cercavamo un modo nuovo di identificare i prodotti racchiusi nelle confezioni, anche per garantire al consumatore un rapporto diretto con il brand owner. La svolta, poi, c’è stata con la costituzione di una partnership con un’impresa ad alta specializzazione informatica. Da qui siamo riusciti a scrivere una serie di codici (circa 158) celandoli nella grafica stampata sulle confezioni. Il protagonista di questa innovazione è il consumatore finale che, scansionando il prodotto ricercato su uno scaffale di un rivenditore, può sapere se è contraffatto, se le informazioni sulla scadenza e sulle tabelle nutrizionali riportate sono

corrette, interagire con il produttore stesso attraverso la landing page aperta dalla scansione del prodotto con lo smartphone, e tanto altro. La nostra tecnologia, infatti, permette di collegare il consumatore al brand attraverso una piattaforma web specifica. Il produttore potrà gestire promozioni e informazioni senza dover ristampare il prodotto, ma semplicemente cambiando i contenuti delle pagine del sito web. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? Per raggiungere il risultato attuale abbiamo impiegato circa un anno dall’idea iniziale. È stato un lavoro di squadra che ci consentirà di aprire un nuovo mercato nel nostro settore. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Ci siamo posti tanti interrogativi prima di investire nel progetto di ricerca, ma sempre con la convinzione che bisogna ricercare elementi innovativi da proporre al mercato, meno costosi, ecologicamente sostenibili e rispondenti alle esigenze dei Millennials. Sì, perché è a loro che, tra qualche anno avranno in mano la spesa e i consumi del Paese che il progetto si rivolge.


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S EZI ON E START U P - I P O STO

SENTETIC Quando l’apprendimento è automatico Sentetic è una startup umbra che si occupa di sistemi di Machine learning applicati all’IoT e all’Industria 4.0. La società ha realizzato una piattaforma software Cloudbased di apprendimento automatico (machine learning), che analizzando i dati di funzionamento di un qualsiasi dispositivo industriale, riesce identificare eventuali anomalie e stimare la probabilità di futuri guasti. Grazie a Sentetic è possibile individuare con largo anticipo i segnali che precedono un eventuale guasto e intervenire preventivamente in maniera mirata evitando il blocco degli impianti e organizzando in maniera efficiente gli interventi di manutenzione programmata. L’applicazione è basata sull’acquisizione continua di dati provenienti dai dispositivi da monitorare, sulla loro analisi e sulla successiva pubblicazione dei risultati attraverso una interfaccia di visualizzazione e/o esponendo i metodi delle API rest. Ogni qual volta viene registrata una anomalia, il sistema analizza i dati storici precedenti alla ricerca di pattern anomali, associando quel particolare guasto alla tipologia e frequenza di questi pattern.

L’applicazione migliora continuamente la precisione di riconoscimento e permette di evidenziare nuovi comportamenti anomali, anche se non precedentemente osservati. Il vantaggio principale consiste nell’indipendenza dal sistema osservato, rendendo l’applicazione utilizzabile in una vasta tipologia di contesti (condizionamento industriale, azionamenti meccanici, impianti di produzione e generazione di energia, linee di produzione, etc.).

Sandro Bovelli

BOVELLI: «PREVENZIONE È LA NOSTRA PAROLA D’ORDINE»

Il Ceo di Sentetic spiega la forza della soluzione innovativa proposta: «Avere a disposizione un sistema che sia in grado di indicare in tempo reale probabilità di un guasto e possibili cause, permette di intervenire prima e solo in caso di necessità, riducendo i danni e la durata delle attività di manutenzione, ottimizzando i costi di gestione delle parti di ricambio e migliorando le performance energetiche degli impianti» Presentiamo il progetto: quando ha capito che era una buona idea la sua? Chi sono oggi i destinatari, quali sono le applicazioni e quali i mercati? Siamo partiti da una idea semplice: se gli algoritmi di intelligenza artificiale si sono rivelati estremamente efficaci nel modellare il comportamento degli utenti di internet, decretando il successo di aziende come Google, Facebook e Amazon, perché non applicarli all’individuazione di anomalie nei dati provenienti da apparati industriali? Sentetic nasce dall’esperienza di quattro professionisti provenienti da diversi settori (analisi numerica, sviluppo di attività di installazione e manutenzione di apparati industriali, sviluppo hw e sw). Le aziende che forniscono servizi ad alta affidabilità, così come le industrie manifatturiere, hanno la necessità di

controllare in maniera continua il funzionamento degli apparati e delle linee di produzione, perché un eventuale guasto imprevisto ha costi molto significativi in termini di mancato profitto, danno di immagine e spesso anche rischi per la sicurezza del personale e dell’ambiente. Basti pensare che, secondo Gartner, un’ora di interruzione della produzione causa mediamente mancati profitti per oltre 40.000 dollari, senza considerare i costi di ripristino e il danno di immagine per il mancato servizio. Avere a disposizione un sistema che, utilizzando i dati che vengono raccolti per il monitoraggio, sia in grado di indicare in tempo reale la probabilità di un guasto e le possibili cause, permette di intervenire preventivamente e solo in caso di necessità, riducendo i danni e la durata delle attività di manutenzione, ottimizzando i costi di gestione delle parti di ricambio e migliorando


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Applicazione demo per la manutenzione di sistemi di condizionamento - TIM

le performance energetiche degli impianti. La nostra soluzione si rivolge principalmente alla grande industria manifatturiera, ai fornitori di servizi di telecomunicazione e Data Center, ma trova applicazioni molto interessanti anche negli impianti di produzione di energia, nel settore dell’automotive, nella gestione delle flotte aziendali e, in generale, in tutti i contesti in cui gli impianti da monitorare abbiano una distribuzione estesa sul territorio (es. smart cities e infrastrutture). Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? Abbiamo impiegato quasi quattro mesi per definire la strategia di approccio al mercato, sviluppando soprattutto le attività di validation delle varie versioni, grazie anche al supporto di alcune aziende che ci hanno supportato nella fase di testing. I feedback dei vari clienti sono stati fondamentali per definire le criticità del prodotto, soprattutto per quello che riguarda l’installazione e l’integrazione con piattaforme hardware e software di terze parti. Il nostro obiettivo era quello di fornire una soluzione che richiedesse il minimo sforzo per essere utilizzata e testata, per arrivare a una modalità di commercializzazione basata su un approccio “Try & Buy”, che per tipologie di prodotto come la nostra è estremamente innovativa.

L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Sin dall’inizio della fase di validazione, l’idea ha riscosso subito un grande apprezzamento. Ne sono in parte conferma i riconoscimenti ricevuti, come il premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno, o il premio Lamarck organizzato da SMAU. Ma sicuramente la fase di market fit è stata quella che ci ha indirizzato maggiormente nella definizione delle caratteristiche del prodotto finale. Passare dall’idea al prodotto non è mai facile e lo è ancor di più quando parliamo di prodotti come il nostro che introducono una forte innovazione nei processi aziendali. Oltre alle caratteristiche tecniche, le cosiddette “features” del prodotto, è estremamente importante comprendere le logiche e le procedure aziendali che vengono modificate da una soluzione come la nostra. Perché un progetto vada in porto quanto conta l’idea e quanto gli investimenti? Contano entrambi, ma dalla nostra esperienza senza una esecuzione efficace e una forte validazione di mercato, l’investimento rischia di arrivare in una fase in cui il progetto è ancoro troppo immaturo, ed essere addirittura controproducente perché finisce per introdurre logiche che appesantiscono le dinamiche della startup, piuttosto che velocizzarle.


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S EZI ON E START U P - I I P OSTO

ENERBRAIN Sviluppiamo energia positiva Enerbrain è nata a Torino nel 2015 da un team di giovani imprenditori, ricercatori ed esperti in tecnologia, con l’obiettivo di cambiare radicalmente il modo in cui gli edifici usano energia, rendendoli efficienti e confortevoli. Sviluppando “Energy Cloud” agiamo su tre punti: 1. I costi energetici - Enerbrain garantisce un risparmio energetico che parte dal 30%, aumentando la liquidità delle aziende, e riducendo l’inquinamento prodotto per riscaldamento e raffreddamento; 2. La qualità dell’aria interna - Enerbrain migliora la qualità dell’aria degli edifici, spesso peggiore di quella esterna, aumentando la produttività e riducendo la diffusione di malattie in spazi affollati; 3. La sensibilizzazione - Enerbrain coinvolge gli occupanti con sistemi di gamification, stimolanti divertenti e concreti, e questo può ridurre i consumi di un ulteriore 14% nella loro quotidianità. La soluzione completa di efficienza è offerta ai clienti condividendo il risparmio ottenuto con un contratto

“a performance”. In questo modo essi non hanno alcun costo iniziale. È possibile applicare Energy Cloud a tutte quelle strutture e aziende medio-grandi che hanno costi energetici alti. Enerbrain collabora come partner con Planet Idea ed è parte del team di sviluppo su temi tecnologici, energetici e di sostenibilità per progetti innovativi di smart city. Enerbrain è anche parte dell’Incubatore delle Imprese Innovative del Politecnico di Torino.

Giuseppe Giordano

GIORDANO: «TRASFORMIAMO GLI EDIFICI IN LUOGHI SOSTENIBILI» L’applicazione della soluzione di Enerbrain comporta da subito un netto miglioramento della qualità dell’aria, associato a una riduzione dei consumi di oltre il 30% Quando ha capito che era una buona idea la sua? Nel parlare di smart building molto spesso si fa riferimento a tecnologie di monitoraggio senza però chiudere il cerchio con il controllo e l’automazione. Abbiamo intuito che, oltre alla sensoristica, era importante fornire un sistema automatico di risparmio e ci siamo concentrati sugli impianti di climatizzazione dei grandi edifici. Il target di Enerbrain sono, infatti, tutti quegli edifici non residenziali che hanno costi energetici alti e spesso sono poco confortevoli perché troppo caldi o freddi. Abbiamo capito che l’idea era valida nel momento in cui abbiamo costruito il primo prototipo. I primi edifici di Iren e Lingotto a Torino hanno evidenziato da subito un netto miglioramento della qualità dell’aria, associato a una riduzione dei consumi di oltre il 30%. I nostri dispositivi sono installati in poche ore nei locali tecnici dove si trovano gli impianti di riscaldamento invernale e climatizzazione estiva. Abbiamo al momento installazioni in Francia, Svizzera e presto in Germania. Contiamo, infine, di sbarcare negli Stati Uniti entro la fine dell’anno.

Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? La fase di progettazione è durata un anno e mezzo e la preparazione del piano di marketing è ancora in corso. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Sicuramente sì, trattandosi di un progetto con ricadute importanti su più fronti, dal risparmio economico, al miglioramento del comfort interno, alla salvaguardia dell’ambiente, all’innovazione. Gli edifici consumano il 40% dell’energia mondiale, e sono responsabili dell’inquinamento dell’aria. Agendo sul loro utilizzo di energia, rendendoli efficienti e performanti, possiamo trasformarli in luoghi sostenibili, con un beneficio per tutti. Tramite Enerbrain è inoltre possibile ottenere sgravi fiscali come il Conto Termico 2.0 e i certificati bianchi. Perché un progetto vada in porto quanto conta l’idea e quanto gli investimenti? L’idea è senza ombra di dubbio la scintilla che fa nascere tutto, ma è fondamentale saperla comunicare attraverso un piano marketing solido per raggiungere il mercato. Costruire un prototipo con una spesa contenuta, trasformarlo in prodotto per poi venderlo non sarebbe possibile senza investimenti.


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S EZ I O N E S TA RTUP - II I P OSTO

CAREPY L’app che rende più semplice la cura La startup innovativa Carepy S.r.l. è nata a fine settembre del 2014 da un’idea dei giovani Davide Sirago, Luigi Brigida e Alessio Germinario, tutti laureati in informatica. Il team ha creato una soluzione informatica che migliora la qualità della vita dei malati e di chi li assiste, aumentando l’aderenza terapeutica e diminuendo i costi per il Sistema Sanitario Nazionale. Il sistema Carepy gestisce farmaci e terapie attraverso un’applicazione per smartphone e tablet - connessa a un database di oltre 1.000.000 medicinali e disponibile sui principali marketplace digitali - destinata ai pazienti e ai loro familiari. L’app si interfacciata direttamente con il farmacista di fiducia, che gestisce le disponibilità e l’approvvigionamento dei farmaci, e con il medico curante che controlla in corso d’opera le terapie e l’aderenza terapeutica. Il medico gestisce le prescrizioni e i piani terapeutici del

paziente tramite l’applicativo Carepy Med, monitorando il ciclo di cura e adattando le terapie alle esigenze del paziente. Durante l’atto di vendita dei medicinali, il farmacista tramite il gestionale Carepy Pharma - inserisce con lo scanner ottico i farmaci acquistati ed eventualmente le terapie associate direttamente nell’account Carepy del cliente, che riceve in tempo reale i dati di farmaci e terapie nella cassetta virtuale sul proprio smartphone. L’applicazione ricorderà all’utente quando assumere i medicinali o quando ricordare l’assunzione ad altre persone e avvertirà della scadenza dei propri farmaci e delle confezioni terminate o in procinto di terminare. Lo scorso 20 settembre in Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito alla startup Carepy la massima onorificenza italiana nel campo dell’innovazione, il Premio dei Premi dell’Innovazione 2016.

SIRAGO: «IL NOSTRO SISTEMA MIGLIORA LA VITA»

L’app facilita la degenza del malato e la sua assistenza, aumentando l’aderenza terapeutica e diminuendo i costi per il Sistema Sanitario Nazionale Quando è nata la sua buona idea? Ho capito che fosse una buona idea quando durante il nostro esordio pubblico all’interno di Cosmofarma 2015 siamo stati premiati come migliore innovazione in farmacia in Italia. Questo importante riconoscimento è stato un trampolino di lancio per la nostra attività imprenditoriale, che ci ha permesso un ottimo ingresso nel mercato spianandoci la strada. La nostra soluzione destinata al mercato della sanità pubblica e privata permette ai pazienti, e a chi li assiste, di migliorare il proprio stato di salute essendo supportati quotidianamente nella gestione dei farmaci e delle terapie; ai farmacisti di fornire un servizio innovativo fidelizzando i clienti e aumentando i rientri in farmacia e, infine, al Sistema Sanitario di monitorare e migliorare l’aderenza terapeutica dei pazienti riducendo costi e sprechi. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? La preparazione del piano di marketing è stata una tappa molto importante del nostro progetto, che in verità non si è mai conclusa perché in costante aggiornamento sulla base dei feedback del mercato. La prima fase di progettazione è durata 6 mesi prima del lancio del servizio.

Perché un progetto vada in porto conta di puù l’idea o gli investimenti? Penso che l’idea sia la scintilla che permette all’imprenditore di lanciarsi nell’avventura e quindi è l’incipit indispensabile che dà vita ad un progetto. Gli investimenti, invece, sono necessari per pianificare e mettere in pratica tutte le azioni necessarie per trasformare un’idea in un business scalabile. Affermo però che il successo di una startup sia dato dalla capacità di esecuzione del progetto: ovvero la capacità di concretizzare l’idea in un business e fare sì che il progetto di business sia in grado di realizzarsi in tutte le sue potenzialità.

Davide Sirago


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S EZI ON E START U P - I I I P O STO

MAMMA CULT La startup per le attività delle famiglie con bambini Mamma Cult è il marketplace digitale che permette di prenotare e acquistare attività per famiglie con bambini in vacanza e in città. É stato pensato come una risposta semplice e veloce all’esigenza di molti genitori in cerca di attività ricreative da fare nel tempo libero, o durante un viaggio con la famiglia. Mamma Cult consente di trovare nuove proposte, confrontarle, sceglierle in base all’età dei bambini e di acquistare subito l’attività, evitando numerosi passaggi di prenotazioni tra email, chat e telefonate. Altro vantaggio è che su Mamma Cult si trovano solo attività Family Friendly, erogate da fornitori selezionati. I prodotti Family Friendly presenti nella piattaforma Mamma Cult sono organizzati in 4 categorie: Tour, Kidslab, Party e Outdoor. La piattaforma è online da luglio 2016, ma sta già riscuotendo molto interesse da parte delle famiglie, che vedono in Mamma Cult uno strumento efficace, comodo e sicuro con cui consultare e acquistare le attività che preferiscono. Inoltre, da gennaio 2017 utilizzare la piattaforma è ancora più facile: ci si può comodamente iscrivere al sito tramite il proprio account

Facebook o G+, senza bisogno di ulteriori passaggi ed è possibile salvare i prodotti preferiti nella "Lista dei desideri", in modo da organizzare con calma il proprio tempo libero in famiglia. Mamma Cult è una soluzione anche per gli operatori professionali e, pertanto si rivolge al canale B2B, stringendo alleanze con Tour Operator e Travel Agency che con Mamma Cult hanno a loro disposizione uno strumento efficace per ampliare la propria offerta di attività a dimensione di famiglia.

Francesca Camerota

CAMEROTA: «DALL’ESPERIENZA PERSONALE AL PROGETTO»

La buona idea, per la fondatrice della startup, deve rispondere a una esigenza reale e Mamma Cult lo fa perché, in modo semplice, consente di trovare, confrontare e acquistare le attività adatte ai propri bambini Presentiamo il progetto: quando ha capito che era una buona idea la sua? Chi sono i destinatari, quali le applicazioni e i mercati? Prima di tutto io sono una mamma, ho due bambine, e quindi sono la prima cliente di Mamma Cult! Sono, infatti, proprio partita dalla mia situazione di genitore e dall’esperienza sviluppata in cinque anni come professionista nel settore dei servizi per le famiglie. Da qui, l’idea di creare una piattaforma semplice che permettesse di trovare, confrontare, scegliere e acquistare le attività adatte ai propri bambini: una visita guidata così come una festa di compleanno, oppure un laboratorio da fare con gli amichetti. Il vantaggio di Mamma Cult è che seleziona attività solo Family Friendly e permette di acquistare subito l’attività evitando di perdere tempo in telefonate ed email. Ci rivolgiamo, quindi, alle famiglie con bambini che sia quando trascorrono il week end nella propria città, sia quando viaggiano con la loro famiglia, hanno la stessa esigenza: organizzare il tempo libero con i propri figli. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? La piattaforma è stata lanciata a luglio, dopo sei mesi di

progettazione e studio. I successivi sei mesi sono serviti per testarla, per analizzare i miglioramenti e ridefinire il piano di marketing. Stiamo ricevendo un ottimo riscontro dalle famiglie che ci hanno finora scelto, ma ancora sono in corso dei miglioramenti della piattaforma e della strategia di marketing. L’obiettivo dei prossimi sei mesi è di rafforzare la nostra presenza in Italia. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Mamma Cult, come dicevo, è il frutto dell’esperienza sul campo e quindi una volta realizzata la piattaforma ha subito raccolto il riscontro positivo delle famiglie. Infatti la piattaforma, una volta online, è stata subito operativa. Perché un progetto vada in porto quanto conta l’idea e quanto gli investimenti? Prima di tutto l’idea deve rispondere ad una esigenza reale e Mamma Cult lo fa. L’investimento serve a fare in modo che l’idea arrivi ad un pubblico molto vasto. Ma certo se al pubblico arriva un prodotto che non risponde ad una reale esigenza, l’investimento serve a poco.


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S EZ I O N E S TA RTUP - PREMI O T EL ECOM I TAL I A E WE B

WAYTO Il turismo si fa semplice Il Sistema di Way To rappresenta nel mercato turistico internazionale una decisa innovazione. Il Modello di Utilità ideato e brevettato da Way To, in collaborazione con la Fondazione GTechnology, prevede non solo l’utilizzo delle nuove tecnologie (Sistema Outdoor e Indoor Wireless Connection System “Blue Door”), che rappresentano una grande opportunità per il settore turistico e per i territori, ma aggiunge, ai fattori che caratterizzano tradizionalmente il DMS, una forte connotazione innovativa attraverso l’utilizzo strategico della comunicazione per via telematica e il regolare coinvolgimento degli attori del sistema. Il sistema di comunicazione Way To rappresenta l’elemento di novità che fa la differenza rispetto a ogni altra soluzione sinora prospettata, in quanto rende fluida la comunicazione tra attori del sistema e valorizza le comunità locali (learning cities). Way To si propone come interfaccia della programmazione pubblica, APT e Assessorati al Turismo in testa. È la metodologia di riferimento con cui integrare campagne promozionali per attirare i flussi

turistici dai Paesi che offrono turismo. WayTo consente alle imprese locali di piccola e media dimensione di avere diverse opportunità di sviluppo e di essere aiutate a far crescere il proprio business attraverso un approccio al mercato moderno e professionale avendo anche a disposizione un controllo diretto, attraverso gli strumenti tecnologici autonomi (hot spot wifi), su singoli aspetti e informazioni dei propri clienti, aggiornate quotidianamente.

Alessandro Ugolini

UGOLINI: «METTIAMO INSIEME TURISMO, TECNOLOGIA E TERRITORI» Grazie alla condivisione di idee, al confronto e al know how della Fondazione GTecnhology, il modello di utilità brevettato fornisce servizi di qualità ai turisti italiani ed esteri, informandoli in modo puntuale sulla destinazione scelta Quando è nata la vostra intuizione? Già negli anni 90 avevamo progettato sistemi che rilevavano misurazioni e le inviavano via radio a dispositivi mobili. Nel 2005 abbiamo avuto l’intuizione di passare dall’invio di numeri ai messaggi, creando uno strumento in grado di rilevare la presenza di cellulari e inviare loro dei messaggi pubblicitari. Nel 2007 abbiamo iniziato una sperimentazione nella Riviera Romagnola nel periodo estivo e qui ci siamo accorti che la nostra era una buona idea. Abbiamo dimostrato l’efficacia del sistema in termini di dispositivi raggiunti e di efficacia della comunicazione. Chi sono oggi i destinatari, quali sono le applicazioni e quali i mercati? WayTo è oggi un sistema estremamente duttile, adattabile a molti target. Le nostre location preferite sono ristoranti, centri commerciali, stabilimenti balneari e tutte quelle attività dove possiamo comunicare con gli utenti con la convinzione di poterne condizionare le scelte. Le applicazioni diventano innumerevoli, da quella prettamente commerciale come l’invio di offerte o coupon, a quella di carattere istituzionale quale mezzo di comunicazione uno a tanti.

Quanto è durata la preparazione del piano di marketing? Dopo la fase sperimentale abbiamo impiegato circa un anno per progettare la piattaforma hardware per poi implementarla con quella software. Ne è nato un sistema estremamente semplice ma funzionale e unico nel suo genere. Diversamente è stato per il piano di marketing che ci ha costretto diverse volte ad indietreggiare rispetto a strategie intraprese a causa dei continui cambiamenti della situazione economica passando in definitiva da una strategia rivolta prettamente verso le istituzioni ad una rivolta verso il privato. Perché un progetto vada in porto quanto conta l’idea e quanto gli investimenti? Da ideatore e realizzatore del sistema le direi 99 l’dea e 1 gli investimenti ma purtroppo non è così. Se non fossi sempre accompagnato dal mio socio che pensa a risolvermi il secondo aspetto, non saremmo qui ora a parlare del nostro successo. Su di voi ha puntato Telecom, un bel riconoscimento in termini di fiducia e valore… Siamo orgogliosissimi delle attenzioni ricevute da Telecom e questo ci fa comunque ritenere che tutti gli sforzi fatti abbiano prodotto quel risultato ambizioso che ci eravamo posti fin dall’inizio.


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S EZ I O N E S TA RTUP - PREMI O P L AT EA

DEMOSEND Un portale per gestire il business musicale Demosend.com è il primo portale web al mondo che permette di gestire l’intero business musicale all’interno di un unico sito in modo totalmente innovativo. Demosend consente ad artisti ed etichette discografiche, di tutto il mondo e di tutti i generi, di caricare le proprie demo e, grazie alla collaborazione con oltre 140 stores di download e streaming musicale (tra i più famosi iTunes, Spotify, YouTube), di distribuire e guadagnare nel mercato digitale mondiale. L’esclusiva caratteristica di Demosend riguarda la rivoluzione dell’attuale flusso musicale - vale a dire i passaggi che si compiono per mettere in vendita una canzone e la spartizione delle relative royalties - che presenta numerosi difetti, tra cui mancanza di trasparenza nelle relazioni artista⁄etichetta, elevati costi di distribuzione, difficoltà nella rendicontazione per le etichette e nessuna garanzia per l’artista riguardo il pagamento delle royalties. Demosend rivoluziona l’attuale flusso musicale e offre una soluzione innovativa a questi problemi ponendo artista ed etichetta sullo stesso piano, con vantaggi per entrambe le

figure. Il portale, inoltre, tutela le demo caricate all’interno del sito e non presenta costi aggiuntivi per la distribuzione delle proprie tracce.Il team imprenditoriale è composto dai due fondatori, Luca Rossetti e Matteo Ambrogetti, con esperienze personali professionali in ambito di imprenditoria musicale, e da Hub21, acceleratore di imprese che sostiene Demosend negli aspetti di marketing e comunicazione.

Matteo Ambrogetti

«NON BASTA L’IDEA» Per Matteo Ambrogetti, co-fondatore della startup, senza un team formato da persone competenti e appassionate non si va da nessuna parte Presentiamo il progetto: come è nato, chi sono oggi i destinatari, quali le applicazioni e i mercati? L’idea, come piace ricordare a Luca e a me, è nata tra i banchi dell’università, grazie alla nostra esperienza professionale nell’ambito dell’imprenditoria musicale, specialmente digitale. All’interno di Demosend gli utenti, provenienti da tutto il mondo e di qualsiasi genere musicale, possono interagire tra loro e, grazie a tool e servizi presenti nel sito, produrre e vendere la propria musica in tutto il mondo e in oltre 140 stores digitali. Attualmente i potenziali clienti sono oltre 80 milioni e sono, così come i fatturati dell’industria musicale digitale, in rapido e costante aumento. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? La fase di progettazione - comprendente l’analisi del mercato e delle persone, analisi dei concorrenti indiretti e, infine la realizzazione della piattaforma - ha avuto una durata di 10 mesi. La piattaforma ha poi avuto una fase di betatest, prima privato e successivamente pubblico, e solo negli ultimi sei mesi sono iniziate le campagne marketing online, principalmente Facebook e Google Adwords, che hanno avuto subito un ottimo riscontro in termini di registrazione

utenti. La preparazione di queste campagne ha avuto una durata di circa 7-8 mesi. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? Il mercato ha risposto immediatamente in modo molto positivo; gli iscritti sono stati numerosi e, da subito, provenienti da tutto il mondo. Attualmente abbiamo utenti da oltre 120 nazioni. L’ottima risposta del mercato è stata evidenziata non solo dal numero di utenti, ma anche dal modo in cui questi utenti utilizzano il sito: la piattaforma è molto attiva, gli utenti utilizzano tutti i tools presenti e, al momento, non esiste un altro canale che permetta di vendere le proprie tracce in modo più efficiente di Demosend. Perché un progetto vada in porto quanto conta l’idea e quanto gli investimenti? L’idea è sicuramente più importante dell’investimento. È molto più facile trovare capitali con una buona idea che trovare una buona idea avendo capitale da investire. Resto convinto che la parte più importante in una startup sia il team: senza persone competenti e appassionate non si va da nessuna parte neanche con un’ottima idea e, nel mio piccolo, ho notato che gli investitori guardano sempre prima il team e poi altri aspetti come l’idea o il mercato di riferimento.


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S E Z I O N E S TA RTUP - PREMI O BAN CA SEL L A

CIRCUITO FELIX Comunità che creano valore insieme Il Circuito Felix è un trade exchange network o Circuito di Credito Commerciale che ha come obiettivo la valorizzazione del tessuto economico del territorio campano, favorendo le relazioni economiche e gli scambi tra gli operatori locali. È sviluppato in partnership con Sardex, la prima società a portare in Italia l’idea del “sistema di compensazioni” alla base del modello di economia virtuoso promosso da Felix grazie al quale le aziende possono farsi credito senza interessi. Il Circuito Felix è complementare, non antagonista al sistema bancario tradizionale, aumentando i mezzi di pagamento a disposizione delle aziende, che possono comprare e vendere in euro o attraverso il sistema di transazioni di Felix. Le transazioni avvengono quindi senza l’uso della moneta ufficiale o in aggiunta ad essa, aumentando frequenza e dimensione delle transazioni. Felix permette di vendere di più, avere maggiore liquidità, azzerare rischi di insoluto e tempi di incasso, aumentare la visibilità sul territorio. Il tutto avviene in modo facile, certificato

e legale. Ad oggi, gli iscritti a Felix, possono transare con centinaia di altre aziende in Campania e Molise, grazie anche alla partnership con Samex.net, presidiando un territorio con più di 6 milioni di abitanti e più di 600.000 aziende.

Paolo Fasciglione, responsabile Felix Salerno

FELIX, L’ALTRO NOME DELLA TECNOLOGIA FINANZIARIA

Per Alessio De Filippis, Chief Marketing Officer, fondamentale è la collaborazione tra aziende consolidate e imprese innovative per offrire servizi finanziari sempre più efficienti Presentiamo il progetto: chi sono oggi i destinatari, quali sono le applicazioni e quali i mercati? Il progetto nasce dall’idea di Paolo Bernardo, Amministratore Unico di Felix, e dall’osservazione del vissuto quotidiano delle piccole e medie imprese, dove il generale periodo di contrazione della crescita economica sta impedendo di creare valore e opportunità perché, nell’immediato, non esiste un mezzo di pagamento per permettere alle transazioni di andare a buon fine. Ad oggi ci rivolgiamo alle imprese che possono sviluppare nuove opportunità di business, vendere di più, azzerare i tempi di pagamento e i rischi di incasso, attraverso la nostra piattaforma digitale. A breve inizieremo a testare anche applicazioni verso i clienti privati e la P.A.. Quanto è durata la fase di progettazione e preparazione del piano di marketing? La realizzazione del nostro piano è stata sviluppata nei primi 6 mesi di vita dell’azienda ed è stata parallela alla predisposizione degli strumenti ICT e la formazione del personale. Dato il contenuto innovativo del progetto, ogni scelta pianificata e poi eseguita deve sempre essere flessibile. L’idea vi è sembrata da subito spendibile sul mercato? L’idea è sembrata subito contestualizzabile in un tessuto socio-

economico come quello campano. L’elemento innovativo che c’è dietro è anche una sfida culturale, quindi il nostro è di sicuro un progetto subito spendibile sul mercato, ma richiede al contempo anche interlocutori ricettivi con una mentalità aperta. Su di voi ha puntato - premiandovi - Banca Sella, un bel riconoscimento in termini di fiducia e valore… Siamo molto soddisfatti. Banca Sella è già interlocutore del mondo dei Circuiti di Credito Commerciale attraverso la partnership con Sardex, quindi conosce bene questa innovazione. La consapevolezza delle aziende consolidate su quanto sia fondamentale la collaborazione con le aziende innovative è, secondo me, un elemento ineludibile che deve nel tempo permeare sempre di più le relazioni tra gli attori economici: le grandi aziende hanno capitale organizzativo e risorse economiche per valorizzare le innovazioni ma hanno anche difficoltà di ascolto del mercato, “cercano di vendere ciò che già sanno produrre”; le aziende innovative di piccole e medie dimensioni hanno una maggiore capacità di reazione alle evoluzioni del contesto, di produrre innovazioni radicali o incrementali e testarle sul mercato. La collaborazione tra i due segmenti del tessuto economico è fondamentale, l’interesse di Banca Sella per il mondo delle fintech va in questa direzione e fa quindi piacere che abbiano mostrato fiducia nel nostro progetto.


P RI M O P IANO / PRE MI O B EST P RACT I CES P ER L’I N NOVA ZIONE / SP ONSOR

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Crescenzo, Banca Sella: «Perchè abbiamo scelto Felix»

La startup premiata rappresenta un modo nuovo di fornire alle PMI del territorio strumenti di pagamento e di credito paralleli e complementari a quelli tradizionali

di Raffaella Venerando

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osa spinge Banca Sella a decidere velocemente se sostenere o meno una idea di impresa? Come si può immaginare la valutazione di una startup è qualcosa di abbastanza complesso soprattutto dal punto di vista del credito ordinario. Ci vuole un modello di business concreto, innovativo sì, ma non troppo, perché se si è troppo avanti, la massa non riuscirà a seguirti e quindi a generare utenti. Il team deve essere ben strutturato, competente e coeso. Come Gruppo bancario abbiamo la fortuna di aver investito già da anni in formazione e strutture che ci accompagnano nel reclutamento delle migliori startup e nella loro valutazione. Infatti, grazie a SELLALAB, il nostro acceleratore di impresa, riusciamo non solo a valutare il progetto imprenditoriale ma anche a dare consigli utili a migliorare la capacità di execution del team e a metterlo in relazione con il nostro network di investitori e imprenditori. A quali tipi di startup guardate con maggiore attenzione? Il nostro interesse è sicuramente

Gennaro Crescenzo

orientato verso quelle idee di business che vanno a gestire in modo innovativo i servizi finanziari (nel gergo si parla di “fintech”), come ad esempio nuovi sistemi di pagamento o strumenti di finanza alternativa. Un esempio è “Hype”, il nostro conto di moneta elettronica che nasce da una startup accelerata in SELLALAB e che ha creato una soluzione che permette di trasferire denaro ai contatti della propria rubrica, fare pagamenti con lo smar-

tphone in negozi fisici, programmare obiettivi di risparmio automatici, effettuare acquisti su internet. Hype è solo l’ultimo capitolo di una tradizione che ci vede da più di vent’anni investire sull’evoluzione tecnologica in ambito fintech a partire dai primi sistemi di pagamento per l’e-commerce (lanciati nel 1998) al trasferimento di denaro via smartphone, fino alla sperimentazione della blockchain come grande registro contabile globale per ogni tipo di transazione. Perché la vostra scelta quest’anno è stata di premiare Felix? Felix rappresenta un modo nuovo di fornire alle PMI del territorio strumenti di pagamento e di credito paralleli e complementari a quelli tradizionali. Un modo virtuoso di pensare l’economia locale, interconnessa e collaborativa. Un modello quello di Felix che replica in Campania quanto già avviato da Sardex in Sardegna nel 2009. Quest’ultima ci ha già convinto e, insieme ad altri partner (Innogest e Italia venture), ci ha spinto a investire tre milioni di euro nel 2016.


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Palumbo, Telecom Italia: «Innovazione vuol dire maggiore competitività» Il Responsabile Commerciale Sud Privati e PA di Telecom Italia sui premiati Planetek e WayTo: «Abbiamo preferito loro perché avevano delle soluzioni pronte per il mercato, coerenti con la strategia dell’Azienda e con i piani di digitalizzazione in essere, perseguibili inoltre a livello sia pubblico, sia privato»

di Raffaella Venerando

C

ome è organizzata l’innovazione in Telecom?

L’innovazione in Telecom Italia è presidiata da una direzione dedicata, cui fa riferimento l’iniziativa TIM#CAP, corporate accelerator di TIM che seleziona, finanzia e accelera le migliori startup in ambito digitale e che ci vede leader in Europa nel finanziamento di startup nel mondo delle Information & Communication Technologies. Inoltre, le direzioni commerciali hanno lo scopo di diffondere l’innovazione presso i clienti cercando di essere ambasciatori di nuove soluzioni che rendano maggiormente competitive le aziende sul territorio e permettano alla loro innovazione di indirizzarsi verso i migliori standard produttivi presenti nel mondo. A quali tipi di startup guardate con più attenzione? Le startup che destano in noi maggiore interesse sono quelle il cui contenuto sia in grado di attivare una trasformazione del business delle diverse filie-

da sinistra Massimo Zotti di Planetek Italia premiato da Antonio Palumbo

re commerciali, utilizzando le tecnologie radiomobili, cloud e di infrastruttura di larga banda di cui disponiamo e su cui la nostra Azienda ha piani di investimento triennali. Perché quest’anno al Premio Best Practices per l'Innovazione di Conf industria Salerno avete scelto i progetti di Planetek e WayTo? La scelta è ricaduta su Planetek con Rheticus® Displacement e

WayTo perché, anche se molto diverse tra loro, avevano delle soluzioni pronte per il mercato, coerenti con la strategia dell’Azienda e con i piani di digitalizzazione in essere, perseguibili inoltre a livello sia pubblico, sia privato. Soluzioni, infine, capaci di valorizzare il territorio dando una visione dinamica ed evolutiva dello stesso.


FO CU S

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Reati economici ed efficienza della giustizia: impatti sul rischio di credito Se il peso dell’economia sommersa e illegale in Italia scendesse al livello medio dei Paesi dell’area euro, sarebbe possibile recuperare il 2,5% del PIL nazionale pari a un valore di circa 40 miliardi di euro. Il dato italiano è, a sua volta, una media di realtà diverse, dove il Sud spicca per un’incidenza di economia sommersa e criminale di 8 punti superiore al dato nazionale di Consuelo Carreras SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno

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RM ha presentato il 7 febbraio scorso, presso la sede del Banco di Napoli, il nuovo numero monografico della rivista internazionale Rassegna Economica, dal titolo “Reati economici ed efficienza della giustizia: impatti sul rischio di credito”. La Rassegna Economica segue e documenta il divenire del Sud d’Italia nel contesto nazionale e internazionale fornendo, con i suoi articoli, un forte contributo di idee alla conoscenza e all’approfondimento delle tematiche economiche e finanziarie del Mezzogiorno e del Paese. Il nuovo numero monografico prosegue il filone dei temi affrontati nei tre anni passati (il peso dell’economia sommersa e illegale prima, le imprese sequestrate alla criminalità organizzata, la relazione tra credito e giustizia e il relativo impatto sulle dinamiche economiche) analizzando il rapporto tra il peso dell’economia illegale e sommersa sul territorio, la funzionalità ed efficienza della sfera giudiziale e la competitività del sistema economico e finanzia-

rio, esaminando altresì l’incidenza di queste dinamiche sul rischio di credito. L’analisi dei fenomeni e delle relazioni in atto tra giustizia, mondo del credito e sistema economico e imprenditoriale ha consentito di evidenziare i nodi da sciogliere e i terreni sui quali agire per frenare le logiche distorsive del mercato e incentivare le dinamiche di sviluppo dei territori. Tra i paesi europei, l’Italia si distingue per un più elevato livello di economia sommersa e criminale. L’economia non osservata (denominata NOENon Observed Economy) in Italia è il 20,6% del PIL nazionale. Essa è composto da circa il 18% di economia sommersa e da circa il 2,6% di economia illegale «produttiva». Una cifra che si stima ben superiore ai 310 miliardi di euro. Illegalità e sommerso riducono la competitività del sistema Paese, con innumerevoli conseguenze negative su diversi fattori dell’economia, come l’attrattività di investimenti esteri e la concorrenza sleale verso le imprese sane. La trasparenza dei bilanci è meno

elevata e più difficile risulta l’esercizio del merito di credito da parte delle banche. Una maggiore densità criminale fa salire il costo del credito per le imprese e condiziona negativamente il volume di risorse finanziarie fornite dalle banche al sistema produttivo. Illegalità e sommerso incidono anche sul PIL potenziale riducendone le attese di crescita. Se il peso dell’economia sommersa e illegale in Italia scendesse al livello medio dei Paesi dell’area euro, sarebbe possibile recuperare il 2,5% del PIL nazionale pari a un valore di circa 40 miliardi di euro. Il dato italiano è a sua volta una media di realtà significativamente diverse, dove il Mezzogiorno spicca per un’incidenza di economia sommersa e criminale di 8 punti superiore al dato nazionale (un valore intorno al 28,6% del PIL della Macroarea). In questo caso la stima è poco superiore ai 100 miliardi di euro, e il valore recuperabile - ipotizzando un allineamento alle medie nazionali - sarebbe di circa 13 miliardi di euro pari al 3,6% del PIL locale.


27 La perdita di valore aggiunto causata dall’illegalità deve trovare un contrappeso nell’efficienza del sistema giudiziario, e sebbene l’Italia sia ancora lontana nella classifica europee per la durata dei processi e per i costi connessi alla risoluzione delle controversie commerciali, si intravedono significativi miglioramenti non solo sui tempi dei procedimenti ma anche sul versante della digitalizzazione. Gli indicatori pubblicati nel rapporto Doing Business 2017 della World Bank evidenziano che le limitatezze e le imperfezioni del nostro Paese sono in via di miglioramento, proprio per i provvedimenti volti a migliorare il contesto istituzionale. L’Italia è al 108° posto nel ranking delle 190 economie prese in esame dal Rapporto quanto a capacità di far rispettare i contratti (ease of enforcing contracts), in salita rispetto alla posizione precedentemente detenuta. Il nostro Paese è, invece, al 25° posto quanto a capacità di risoluzione dell’insolvenza e procedure concorsuali (ease of resolving insolvency), anche in questo caso in salita rispetto al posto detenuto in passato. La durata della pro-

cedura per la risoluzione di una controversia commerciale standard è in Italia di 1.120 giorni, con un costo che è pari al 23% del valore della controversia (contro i 510 giorni della Spagna, 437 giorni del Regno Unito e 395 giorni della Francia). Tale durata (disposition time) è però in diminuzione. Relativamente al 1° grado di giudizio si è passati da 620 a 532 giorni tra il 2010 e il 2014. I dati di ricognizione della performance del sistema evidenziano segnali positivi riguardo al numero sia di pratiche pendenti, sia di nuove iscrizioni, che risultano entrambe in diminuzione. Il numero dei procedimenti pendenti nel complesso degli Uffici giudiziari civili di ogni grado è passato da circa 5,45 milioni alla fine dell’anno giudiziario 2009-10 a circa 3,8 a fine 2015. Mentre il numero dei procedimenti iscritti da circa 4,8 milioni nell’anno giudiziario 2009-2010 a 3,5 milioni nel 2014-15.Questo percorso va accelerato perché l’efficienza della giustizia avrebbe effetti positivi sulla ripresa economica, facendo accrescere gli investimenti esteri e rafforzando il sistema bancario.

Si stima che se la lunghezza media dei procedimenti si riducesse del 10% la dimensione media delle imprese italiane crescerebbe di circa il 2%. Inoltre, la certezza del quadro normativo ed i tempi della giustizia civile sono tra i fattori più rilevanti a cui le imprese estere guardano per investire in Italia; in una survey dedicata di Aibi-Cerved essi sono rispettivamente al 4° e 5° posto in graduatoria, dietro il carico normativo/ burocratico e quello fiscale. Efficienza della giustizia e peso dell’illegalità sono fattori che incidono direttamente sulla competitività del sistema economico, finanziario e imprenditoriale del nostro Paese. Creare percorsi di rinforzamento della fiducia di cittadini e imprese nel rispetto delle regole, impattando sulla legalità del tessuto economico e sociale, significa innescare un circolo virtuoso del quale l’economia si avvantaggia e si accresce, generando ricchezza che dà stabilità finanziaria al sistema, riduce la possibilità di default individuali e collettivi, creando occupazione che genera a sua volta ulteriore mercato e, quindi, nuova ricchezza.

Trend dei tempi medi del 1° grado di giudizio civile GIORNI

2013

GIORNI

2014

GIORNI

2015

GIORNI

2016 Fonte: Ministero della Giustizia 2016


L’ O P I N I ONE

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In Etiopia la forza è donna Intervista con Nahu Senay Girma, Fondatrice e Direttrice AWIB, un’Associazione dedita alla crescita personale e professionale dell’universo femminile nel Paese africano: «Ci stiamo rendendo conto che, ad ogni livello della società, alcune donne hanno perso la fiducia in loro stesse. Il nostro intento é risvegliare il potenziale che hanno dentro» di Raffaella Venerando

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ei ha fondato e dirige l’AWIB, un’Associazione impegnata nella crescita personale e professionale delle donne Etiopi, Paese che - proprio grazie alla forza dell’universo femminile - sta cambiando il suo futuro. Di cosa vi occupate, in particolare, e con quali risultati? Ad AWiB ci occupiamo di accrescere il potenziale delle donne etiopi nelle loro realtà emergenti, attraverso la creazione di piattaforme di apprendimento. Facciamo ciò attraverso programmi mensili, nei quali approfondiamo

Nahu Senay Girma Fondatrice e Direttrice AWIB www.awib.org.et

argomenti considerati importanti per il nostro contesto e la vita di ogni giorno; forum annuali che ospitano 500 persone; serate di gala per la Donna di Eccellenza dell’anno; tavole rotonde; corsi di formazione sul “come acquisire fiducia in se stessi” e “come migliorare la padronanza della lingua inglese”; seminari pubblici sulla leadership delle donne e di un nuovo Forum per Amministratrici Delegate. Dopo 6 anni di attività -in cui abbiamo avuto l’onore di organizzare settantadue di questi eventi mensili, 5 forum annuali, 5 serate di gala per 35 straordinarie Donne di Eccellenza, più di settanta tavole rotonde, 3 seminari sulla leadership delle donne, e molte altre attività - ci sentiamo soddisfatte del fatto che stiamo contribuendo alla crescita di un movimento, tramite iniziative che stimolino una trasformazione sociale per donne etiopi che provengono da ambienti diversi, le quali hanno in comune il desiderio di trarre vantaggio dalla loro crescita professionale e interiore. I risultati del servizio di AWiB si stanno percependo nella crescita del “self empowerment” di chi partecipa ai nostri eventi, e nel riacquistare il potere interiore perduto. Questo si traduce in una realizzazione personale e una auto-attualizzazione. Tramite questo lavoro, ci stiamo rendendo conto che, ad ogni livello della società, ci sono donne che hanno perso la fiducia in loro stesse, e che non hanno realizzato il proprio potenziale. Ad AWiB vogliamo risvegliare quello che queste donne hanno dentro. In altre parole, attraverso questo lavoro, stiamo vedendo la trasformazione del modo di pensare delle nostre associate, le quali sviluppano un nuovo atteggiamento e un senso di ottimismo per il futuro. Alcune, si sentono a disagio per certe tematiche e conversazioni alle quali partecipano, ma noi questa sfida la vediamo come una cosa positiva perché, come associazio-


29 ne, stiamo “aprendo gli occhi” a tante persone, e smuovendo un po’ le acque in un Paese con costumi tradizionali molto radicati, che possono avere un’influenza negativa, suprattutto sulle donne. Altri cambiamenti che stiamo percependo nelle nostre associate includono la capacità di rinnovarsi tramite l’apertura di attività imprenditoriali, e l’assumere nuovi comportamenti da vere professioniste. In questo modo abbiamo il desiderio di contribuire al miglioramento del mondo dell’impresa femminile in Etiopia. Siamo fiduciose che, attraverso un effetto a catena, tali associate AWiB, possano ispirare e influenzare altre donne nella società in modo positivo. Quali partner vi supportano e quali sono i progetti cui attualmente state dedicando impegno ed energie? Attualmente i nostri partners sono MCC, la Commercial Bank of Ethiopia, The Center for International Reproductive Health Training of the University of Michigan (CIRHT), e Impala Communication. Tali partners, in modo assolutamente silenzioso, ci appoggiano con fiducia poichè condividono la nostra visione e la nostra volontà di vedere più donne in posizione di leadership in ogni settore della società etiope. Di questo non possiamo che ringraziarli. Il progetto più nuovo cui stiamo dedicando le nostre energie è creare un Forum per Amministratrici Delegate. Diverse donne hanno risposto favorevolmente alla proposta, e sono pronte a dedicare del tempo a pianificare come, unite, possano dare supporto alla crescita di giovani donne nel loro settore, e come possano influenzare affari di natura sociale ed economica nel Paese. In che modo, secondo lei, è possibile assecondare la crescita e l’affermazione professionale autentica delle donne nel mondo del lavoro nel suo Paese e nel nostro? A livello della parità dei sessi, a mio avviso, in Etiopia non stiamo facendo grandi passi in avanti. Ogni giorno, soccombiamo a causa di fattori culturali e religiosi. Paradossalmente, vediamo che - in linea generale -sono le donne più istruite e benestanti che collaborano meno tra di loro. Le donne in difficoltà, invece, non hanno niente da perdere, e dunque fanno in modo di incontrarsi e di darsi una mano, con maggiore spirito di solidarietà. Per assecondare la crescita e l’affermazione professionale autentica delle donne in Etiopia dobbiamo far sì che esse abbiano accesso alle informazioni. Senza, siamo al buio. Purtroppo, la qualità dell’istruzione nel nostro Paese sta peggiorando, e per le nostre giovani laureate ci sono meno prospettive per il futuro. In più, avere accesso ad Internet è quasi un lusso, perché è molto costoso. Le nostre donne, dunque, hanno

bisogno di incontrarsi e scambiarsi esperienze e informazioni in spazi messi loro a disposizione da AWiB e da altre associazioni. Purtroppo, alcune cominciano a partecipare ai nostri eventi, ma in qualche modo ne sono intimidite, e non tornano, forse preoccupate dall’energia e dal coraggio che occorrono per cambiare. Avendo vissuto anche in Italia, noto che ci sono delle analogie tra la nostra società e quella italiana, e cioè la presenza di una cultura patriarcale e leggermente maschilista, la quale può rendere la donna sottomessa, a differenza delle realtà anglosassoni e scandinave. In Italia, però, in media, le donne possono essere economicamente più indipendenti. Le donne italiane sono pure attorniate da arte, che può ispirare la loro creatività: in Italia ho avuto tante conversazioni molto stimolanti intellettualmente con diverse donne. L’arte la si può usare per risvegliare sentimenti positivi e costruttivi. Luoghi comuni, stereotipi e retaggi culturali non favoriscono l’universo femminile ma, se dovesse dire la sua, le donne vincono perché…? Le donne vincono perché sono resilienti. Forse non sempre sanno combattere aggressivamente come gli uomini, ma sanno sopravvivere con tanta speranza. La mattina si svegliono, e hanno la forza di dire: “Oggi è un altro giorno”. A volte, però sono più soggette degli uomini alla depressione. Se dovesse scegliere una o più f igure femminili centrali nella storia, quale sarebbe il suo nome e perchè? In primo luogo, sceglierei Gloria Steinem, giornalista, attivista e femminista americana. Scelgo lei per via della sua resilienza. Gloria ora ha 82 anni, e a gennaio di quest’anno ha partecipato alla Marcia delle Donne negli Stati Uniti. Ha ancora tanta energia! Da piccola, la Steinem ha avuto una vita molto dura. Ha cominciato a prendersi cura della madre all’età di dieci anni. Attualmente sta scrivendo un libro sull’impatto della poca autostima delle donne su loro stesse. Il problema della poca autostima è universale, a mio avviso. Tante donne non chiedono quello di cui hanno bisogno perché pensano di non meritarselo. Come donne abbiamo sempre a che fare con il nostro senso di colpa. Se dovessi indicare un’altra figura femminile, sceglierei Margaret Thatcher, ex primo ministro inglese. Ho sempre ammirato il suo coraggio, la sua tenacia e la sua audacia. La Thatcher non si tirava mai indietro e dava la parvenza di avere il controllo del suo futuro. Tali donne mi ispirano a perseverare in quello in cui credo e in quello per cui mi batto ogni giorno.


C O N F I N DUS TRIA S A LE R N O

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Turismo e territorio, binomio perfetto che si tinge di rosa Il valore delle donne si esalta in special modo in questo ambito in cui l’apporto qualitativo è particolarmente importante. L’accoglienza per eccellenza, in fondo, è femminile

Erica Desimone Avvocato, Hotel Manager Oleandri Resort Paestum

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onare attenzione, creare un contatto, generare una relazione e fidelizzare il cliente, questo vuol dire fare accoglienza! Chi dedica la propria vita all’ospitalità si rivede in ognuna di queste azioni che diventano parte integrante del proprio quotidiano, un modo per affermare la propria unicità e, al contempo, principi essenziali per promuovere, sviluppare e valorizzare il territorio. Il fattore umano diventa il punto di partenza dell’esperienza turistica e la chiave di svolta per dare un sapore diverso a quella che oggi non è più una semplice vacanza, ma è diventata un momento di crescita personale. Nel corso del viaggio - divenuto sempre più sensoriale - il territorio lo si tocca con mano, riscoprendo sapori autentici, condividendo esperienze e relazioni. É pertanto importante nel comparto turistico smuovere gli animi, percorrendo insieme l’unica strada possibile: quella della consapevolezza. Ogni individuo, nella sua

quotidianità, deve diventare protagonista di un cammino che porta al cambiamento e alla rinascita di un territorio. L’unione di intenti deve essere parte integrante di un percorso condiviso che vede, allo stesso tavolo di lavoro, le amministrazioni locali, gli operatori del settore, ma anche tutti i cittadini che si esprimono nell’ottica delle strategie condivise, per rafforzare il connubio tra turismo e territorio. Solo così è possibile guardare al futuro, sviluppando azioni comuni di promozione e commercializzazione, soltanto così si può valorizzare l’offerta rendendo una destinazione appetibile ad occhi noti e a quelli dei nuovi mercati emergenti. Queste considerazioni sono frutto della mia quotidianità di donna, ma soprattutto di addetta ai lavori che si dedica al confronto e alla condivisione di esperienze con gli altri operatori del settore, in cui emerge un comune denominatore: il desiderio di fare e di fare bene.  Mi piace definire questo percorso come un viaggio ad occhi aperti tra

sogno e realtà, in cui l’imprenditoria sempre di più si tinge di rosa, in cui si percepisce forte la marcia in più di chi ci mette il cuore, di chi con determinazione guarda oltre l’ostacolo e lo affronta ogni giorno con grinta e passione, ma anche con quel tocco di lungimiranza e sensibilità che fa la differenza. Ed ecco che il valore delle donne si esalta in particolar modo in questo settore in cui l’apporto qualitativo è molto sentito e in cui si palesa la necessità di includere il contributo femminile anche nella pianificazione turistica. Dopotutto l’accoglienza è una dote che appartiene al nostro universo, così come l’attenzione ai dettagli e le capacità di problem solving. È tempo allora di introdurre azioni concrete che possano migliorare il nostro quotidiano, favorendo la compatibilità tra lavoro e famiglia, diminuendo le disuguaglianze, partendo dalla consapevolezza sempre più diffusa che quel tocco di rosa è capace di generare un grande valore aggiunto, quello del cuore delle donne.


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Credito, le linee operative dell’Accordo tra Intesa Sanpaolo e Confindustria PI Nell’ambito della linea Finanza per la crescita, particolare attenzione riveste ELITE, il programma promosso da Borsa Italiana e sostenuto da Confindustria e dalle più importanti istituzioni finanziarie del Paese

Marcella Villano Servizi per le Imprese Confindustria Salerno m.villano@confindustria.sa.it

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onfindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo hanno firmato l’accordo “Progettare il futuro - Accelerazione, trasformazione digitale, competitività”, rinnovando e consolidando così una collaborazione attiva dal 2009, grazie alla quale mettere a disposizione delle PMI strumenti per il loro rafforzamento. Le modalità e condizioni di accesso alle linee di credito immediatamente disponibili, nonché le azioni in pianificazione per quelle che necessitano di ulteriori step per essere utilizzate dalle aziende, sono state presentate durante il seminario svoltosi in Confindustria Salerno lo scorso 2 febbraio, organizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Banco di Napoli e Borsa Italiana. L’intesa ha durata triennale, un plafond complessivo di 90 miliardi di euro e si focalizza sulle seguenti aree: > Finanza per la crescita - Previsti interventi volti a valorizzare i fattori qualitativi nella valutazione del merito creditizio, a sostenere il rilancio degli investimenti e la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese, in particolare attraverso l’equity.

> Capitale umano - L’ obiettivo è sostenere il welfare aziendale per i collaboratori delle imprese e le loro famiglie, l’alternanza scuola-lavoro per acquisire competenze spendibili nel mondo produttivo e la formazione delle imprese in un’ottica 4.0. > Ecosistemi di imprese e integrazione di business - Quest’area comprende macro progettualità realizzate negli anni da Intesa Sanpaolo, alcune anche in collaborazione con Confindustria, e con un livello di maturazione tale da promuoverne un utilizzo più ampio da parte delle aziende. In particolare, la sezione prevede l’implementazione del Progetto Filiera a comparti strategici per l’economia italiana, il sostegno della trasformazione digitale delle PMI, anche con soluzioni finanziarie a supporto delle agevolazioni previste dal Piano Industria 4.0 e dalla Legge di Bilancio, la promozione dell’open innovation con il Tech Marketplace e AdottUp e soluzioni per valorizzare il patrimonio culturale e turistico italiano. > Nuova imprenditorialità, giovani e imprenditoria femminile - Contem-

plate azioni tese per accompagnare lo sviluppo dei soggetti cui si rivolge. Nell’ambito della linea Finanza per la crescita, particolare attenzione riveste ELITE, il programma promosso da Borsa Italiana e sostenuto, sin dal suo avvio, da Confindustria e dalle più importanti istituzioni e organizzazioni economico - finanziarie del Paese. ELITE rappresenta un percorso di crescita e formazione per le imprese con obiettivi di sviluppo, ed è diretto ad evidenziare come l’adozione di certe metodologie proprie delle società quotate in termini di pianificazione, governance, controllo e comunicazione, siano utili alla crescita aziendale. ELITE significa approcciare le problematiche in un modo nuovo, analizzandole da altri punti di osservazione, adottare atteggiamenti differenti per affrontare i cambiamenti in atto e perseguire i propri obiettivi di sviluppo. Durante il seminario sono stati illustrati percorso, parametri di accesso e fasi operative del programma. Ulteriori info sulle aziende Elite salernitane sono disponibili al link www.confindustria.sa.it/elite-desk.


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S TRATE GIE D I IM PRE SA

Fontel, leader campana nella fornitura d’energia Customer care costante, radicamento nel territorio e apertura alle innovazioni fanno della società fondata dai fratelli Fonzone una realtà fortemente competitiva a cura della Redazione Costozero

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n forte legame con il territorio, una customer care costante, attenzione all’ambiente e capacità di tenersi al passo con le evoluzioni del settore sono i punti distintivi della Fontel SpA. Nata in Campania nel 1998 in seguito alla liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni, dal 2004 fornisce ad un’utenza business energia elettrica e dal 2009 anche gas naturale, facendo di questi ultimi due i suoi prodotti di punta: è l’unica realtà di questo genere nella regione a competere con i gestori nazionali. Proprio della sua connotazione campana ha fatto un vanto che le permette di operare al meglio. «Essere campani per noi è fondamentale», ci dice Gabriele Fonzone, fondatore e titolare della Fontel assieme ai fratelli Davide e Michelangelo. «Attraverso l’Associazione Industriali della Campania, la Federalberghi e le altre grandi associazioni di categoria - prosegue - possiamo monitorare in modo assiduo l’andamento economico settoriale e delle singole attività; la nostra conoscenza del territorio è dunque perfetta e così, servendo una clientela esclusivamente campana, siamo in grado di attuare anche una migliore gestione del credito». La società ha sede a Napoli presso

il Centro Direzionale, «una collocazione - sostiene Fonzone - che le consente di essere facilmente accessibile da parte della clientela e di raggiungere a sua volta velocemente i clienti». Nondimeno, i prezzi dei servizi forniti dalla Fontel sono molto competitivi e trasparenti, con fatture sempre chiare e inviate con puntualità. Fontel, inoltre, consapevole dell’importanza della tutela ambientale, è in grado di fornire energia pulita: su richiesta del cliente e con il marchio “Fontel 100% energia verde”, fornisce energia elettrica certificata proveniente da fonti rinnovabili (acqua e vento), che non inquinano e non emettono gas serra.

Il cliente prima di tutto La Fontel si è da sempre rivolta all’utenza affari, ma negli ultimi sei mesi ha deciso di aprirsi anche ai privati. «Una nuova sfida che ci vede impegnati al massimo», dichiara Fonzone. Dunque un management lungimirante, aperto alle innovazioni e attento alle trasformazioni del mercato. A questo si aggiunge un forte orientamento al cliente, come spiega Fonzone: «Non siamo solo fornitori, ma anche consulenti: per noi è essenziale seguire il cliente da vicino, offrendogli soluzioni personalizzate e una disponibilità h24». Una conduzione manageriale e una strategia commerciale riuscite fanno di Fontel dal 1998 una scommessa vincente anche per il futuro.


ED I LI ZI A IND US TRIALE

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La Certosa di San Lorenzo a Padula, necessari restauri per migliorarne la fruizione Il MiBACT ha inserito il sito monumentale fra gli interventi finanziati con il PON Cultura e Sviluppo. Progettato dalla Soprintendenza e patrocinato dal Polo Museale Regionale della Campania, il restauro contribuirà a rafforzare il ruolo dell’abbazia nel panorama culturale del Vallo di Diano e dell’intero territorio della provincia di Salerno di Giovanni Villani Architetto giovanni.villani@beniculturali.it

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a Certosa di San Lorenzo in Padula è da tutti riconosciuta come il monumento più rappresentativo della provincia di Salerno. Il sito fa oggi parte del Polo Museale Regionale della Campania. Nel 1982 fu affidato alla Soprintendenza per i B.A.A.A.S. di SA e AV e, grazie agli interventi di restauro e conservazione condotti negli anni, è divenuto uno dei siti maggiormente attrattivi della Campania. Dal 1998 è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Gli ultimi interventi di restauro risalgono ad alcuni decenni fa, per cui al momento la Certosa presenta alcune criticità, prima fra tutte la cattiva tenuta dei tetti e della trabeazione lapidea del Chiostro Grande con vari episodi di espulsione di frammenti lapidei. Ciò ha richiesto il transennamento dello stesso Chiostro Grande che, quindi, è stato limitato nella fruizione. Dai rilievi effettuati in loco si ritiene opportuno procedere al restauro dello Scalone Monumentale in quan-

to lo stesso presenta danni dovuti alla frequentazione di volatili i cui escrementi provocano seri danni ai materiali lapidei. Oltre al restauro del pavimento del coro della Chiesa e della pavimentazione in battuto della sagrestia, si ritiene necessario il restauro degli infissi lignei della facciata principale e l’adeguamento degli impianti di sicurezza in tutto il complesso monumentale. Al fine di incrementare gli spazi fruibili, è fondamentale, inoltre, ripristinare il percorso ingresso anticantina - cantina - cucina. Nonostante gli alti livelli di frequentazione rilevati negli ultimi anni, la Certosa di San Lorenzo presenta problemi relativi alla sua completa fruizione. Ciò è determinato dalla continua riduzione degli addetti alla vigilanza e all’assenza nel complesso monumentale di attività tese al miglioramento della fruizione, come ad esempio la presenza di aule didattiche multimediali, o di spazi destinati all’infanzia, che possono contribuire a migliorare la conoscenza del sito

da parte non solo dei visitatori, ma anche dei navigatori in internet (portale web, predisposizione di file multimediali, ecc.). Per adeguare il monumento agli standard di fruizione è previsto il completamento del piano per il superamento delle barriere architettoniche che, al momento, non è assicurato in tutti gli spazi della Certosa. Le criticità fin qui evidenziate, se colmate, possono contribuire al miglioramento degli standard di fruizione della Certosa di San Lorenzo in Padula in termini culturali e di incremento del numero di visitatori. Per tale motivo il MiBACT ha inserito la Certosa di San Lorenzo fra gli interventi finanziati con il PON Cultura e Sviluppo. L’intervento, progettato dalla Soprintendenza e patrocinato dal Polo Museale Regionale della Campania, contribuirà a rafforzare il ruolo della Certosa di San Lorenzo nel panorama culturale del Vallo di Diano così come era ai tempi del suo massimo splendore. Fra gli spazi preclusi alla fruizio-


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ne vi è la passeggiata coperta dei monaci nella quale sono, allo stato, allestite due esposizioni di un certo rilievo quali La Certosa Ritrovata (esposizione di beni ed elementi afferenti momenti diversi della vita nella Certosa) e Dov’è la Patria Nostra (che tratta l’argomento della Certosa di Padula utilizzata durante la Grande Guerra come campo di prigionia della c.d. Legione Cecoslovacca). Altri spazi notevoli da mettere senz’altro in fruizione sono le celle dei monaci; queste già dal 2002-2003 sono state allestite con installazioni di artisti contemporanei. Il progetto redatto nell’ambito del PON Cultura e Sviluppo prevede anche attività legate alla iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità sempre che si riesca a interagire con altri siti e ad attivare processi dinamici di valorizzazione di quegli elementi che furono alla base del riconoscimento dell’Eccezionale Valore Universale del sito. É importante non trascurare ciò che si sta realizzando attualmente con altre fonti

finanziarie e che tende alla realizzazione, fra l’altro, di una sorta di “vetrina del territorio” nella quale sarà possibile avere un quadro completo dell’intero territorio di riferimento della Certosa di Padula al fine di ri-costruire un modello di sviluppo sostenibile così come era nei momenti di massimo splendore della Certosa, quando cioè l’intero territorio di Padula viveva in stretta relazione con l’insediamento religioso. A quei tempi tutta l’attività del Vallo di Diano era relazionata alla presenza dei Certosini (sarti, calzolai, cuochi, lattai, contadini, ecc. tutti operavano in un ambito legato alla loro presenza). Quanto fin qui esposto dimostra che studiare o intervenire su un monumento porta sempre nuove conoscenze della sua storia; per questo motivo la Soprintendenza aveva accolto di buon grado l’intervento proposto qualche anno fa dal Comune di Padula e teso al recupero del Viale di San Brunone e al recupero dell’antico piano di campagna circostante il monu-

mento prima delle alluvioni che nel tempo, ne hanno modificato le quote. L’intervento ha avuto una valenza soprattutto archeologica atteso che, sia lungo il viale di San Brunone sia nella zona antistante l’ingresso, gli scavi archeologici hanno messo in luce, oltre che alcune strutture edilizie presenti lungo il viale di San Brunone, anche l’antico ponte lapideo che superava il torrente situato a poche decine di metri dall’ingresso della Certosa. Il recupero del tracciato rende leggibili anche i “tentativi” dei monaci di preservare l’ingresso del monumento dalle esondazioni del corso d’acqua. L’elenco degli interventi qui ricordati troverà spazio in un piano di valorizzazione del monumento visto nella sua interezza (considerato che il monumento, oltre che di proprietà statale, è anche proprietà del Comune di Padula) che comporterà un ulteriore miglioramento dei rapporti istituzionali fra gli organi periferici del MiBACT e lo stesso Comune di Padula.


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N O R M E E S OCIE TÀ

La ripartizione dell’onere probatorio tra il correntista e la banca La Corte di Appello di Milano ha chiarito cosa va provato e da chi nelle cause aventi ad oggetto la domanda di accertamento e di restituzione delle somme indebitamente percepite dalla banca, a titolo di interessi convenzionali passivi, illegittimamente capitalizzati e commissioni di massimo scoperto

Maurizio Galardo Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca in Diritto Commerciale Studio Legale Galardo & Venturiello info@galardoventuriello.it

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a Corte d’Appello di Milano, con la recentissima sentenza n. 305 del 05/01/2017, ha affrontato il tema della ripartizione dell’onere della prova tra il correntista e la banca nelle cause aventi ad oggetto la domanda di accertamento e di restituzione delle somme indebitamente percepite dalla banca a titolo di interessi convenzionali passivi, illegittimamente capitalizzati, e commissioni di massimo scoperto. La vicenda processuale trae origine da un’opposizione a decreto ingiuntivo promossa da una società e dal suo garante, avverso il decreto ingiuntivo con cui una banca chiedeva il pagamento della somma di euro 285.480,89 a titolo di scoperto di conto corrente, comprensivo di capitale e interessi, nonché il pagamento della somma di euro 63.543,87 quale credito residuo di un contratto di finanziamento chirografario. Gli opponenti, a fondamento dell’atto di opposizione, eccepivano che la

banca aveva indebitamente applicato al conto corrente la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, nonché interessi ultralegali illegittimi e commissioni di massimo scoperto e aveva illegittimamente risolto il contratto di mutuo chirografario; chiedevano, pertanto, la condanna della banca alla restituzione di tutte le somme illegittimamente addebitate per tutti i titoli di cui ai rapporti contrattuali dedotti in giudizio e, in subordine, la condanna della stessa al pagamento del saldo attivo del suo conto corrente, previa sua rideterminazione. Le sentenza di primo grado, che per quanto concerne il contratto di conto corrente era, in buona sostanza, favorevole al correntista, veniva appellata dalla banca per una serie di motivi, tra cui in particolare «l’erronea applicazione del principio del saldo zero», profilo principale su cui si è appuntata l’attenzione del Giudice del gravame. In particolare


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Nell’ipotesi in cui è il correntista ad agire in giudizio sarà egli a produrre la sequenza completa degli estratti conto, idonei a consentire la ricostruzione del credito a suo favore. In caso di mancanza di tale documentazione, il credito dovrà essere ricalcolato partendo dal primo estratto conto disponibile

la banca appellante ha eccepito che il giudice di primo grado, nonostante l’incompletezza degli estratti di conto corrente, aveva erroneamente applicato il principio del c.d. “saldo zero”, mentre secondo la stessa avrebbe dovuto avere, quale dato di partenza, il primo saldo disponibile. In relazione a tale assorbente profilo, la Corte d’Appello, nel richiamare il prevalente orientamento della giurisprudenza di legittimità, ha evidenziato che allorché la banca agisce in giudizio per far valere il proprio credito, derivante dal saldo debitore del conto, al fine di dimostrare l’entità del credito che venga contestato dalla controparte, deve produrre gli estratti conto a partire dalla data di apertura del rapporto (Cfr. Cass. 21466/2013). Nell’ipotesi in cui la banca non abbia prodotto il primo estratto conto, è corretto effettuare il calcolo dei rapporti di “dare” e “avere” tra le parti, partendo dal “saldo zero” (Cfr. Cass. 23974/2010). Nell’ipotesi inversa, invece, in cui è il correntista ad agire in giudizio con una domanda di accertamento negativo del debito e di ripetizione dell’inde-

bito, in virtù dei principi di cui all’art. 2697 cod. civ., sarà suo onere provare i fatti costitutivi della domanda: pertanto il correntista dovrà produrre in giudizio la sequenza completa degli estratti conto, idonei a consentire la ricostruzione del credito a suo favore. In mancanza di tale documentazione il credito del correntista dovrà essere ricalcolato partendo dal primo estratto conto disponibile. Trasponendo questi principi nell’ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo in cui il correntista non si limita a contestare la sussistenza e l’entità del credito fatto valere in giudizio dalla banca, ma formula una domanda riconvenzionale, chiedendo la restituzione degli importi versati indebitamente sul conto corrente, i criteri di riparto dell’onere della prova conducono, secondo la ricostruzione della Corte d’Appello di Milano, ai seguenti principi: a) l’opponente che ha proposto domanda di ripetizione di indebito, al fine di assolvere al proprio onere probatorio, è tenuto a produrre la documentazione completa comprovante il proprio credito, in mancanza il suo credito dovrà essere ricalcolato dal primo saldo disponibile; b) al contempo, la banca che

nella qualità di parte opposta, fa valere il proprio credito derivante dal saldo negativo del conto, in assenza della documentazione completa del rapporto di conto corrente, non può far valere a fondamento della pretesa creditoria il primo estratto conto disponibile. In definitiva , quando l’opponente non si limita a contestare il credito fatto valere in giudizio dalla banca, in mancanza della produzione di tutti gli estratti conto completi, il correntista non può servirsi a suo vantaggio del c.d. “saldo zero”, né la banca può opporre a sua volta al correntista il primo estratto conto disponibile. Allo stesso tempo, nei casi in cui viene dichiarata illegittima la clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi, non può trovare accoglimento la domanda della banca di condanna del correntista al pagamento delle somme asseritamente dovute a titolo di scoperto di conto corrente, poiché in una situazione del genere, secondo la Corte ambrosiana, soltanto la produzione degli estratti conto a partire dalla data di apertura del conto corrente consentirebbe alla banca di determinare il suo eventuale credito.


NO R M E E S OCIE TÀ

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La mediazione che verrà In dieci punti le modifiche proposte dalla Commissione ministeriale di studio per i sistemi di ADR istituita dal Ministero della Giustizia

Marco Marinaro Avvocato Cassazionista / Membro Abf Roma Giudice ausiliario della Corte di Appello di Napoli www.studiolegalemarinaro.it

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i sono appena conclusi i lavori della Commissione ministeriale di studio per i sistemi di ADR istituita dal Ministro della Giustizia nel marzo 2016 con lo scopo dichiarato di formulare una «ipotesi di disciplina organica e di riforma che sviluppi gli strumenti di degiurisdizionalizzazione, con particolare riguardo alla mediazione, alla negoziazione assistita e all’arbitrato». La Commissione, presieduta dal professor Alpa, ha consegnato un ampio e articolato lavoro che si sviluppa su diversi punti, uno dei quali, forse il più atteso, riguarda una possibile riforma della mediazione delle controversie civili e commerciali. La proposta che introduce in maniera esplicita l’obbligo per le parti di comportarsi secondo buona fede e con spirito di cooperazione è orientata a modificare il testo normativo vigente soltanto «ove necessario e con interventi contenuti per evitare formulazioni di nuove norme o commi che potrebbero dare adito a problematiche interpretative». Gli argomenti qualificanti della riforma proposta in

materia di mediazione sono sostanzialmente schematizzabili in dieci punti. Estensione dell’obbligatorietà della mediazione Si propone di estendere l’obbligatorietà dell’esperimento della mediazione quale condizione di procedibilità fino al 21 settembre 2023 (10 anni dall’entrata in vigore delle modifiche contenute nel d.l. n. 69/13, convertito con la legge n. 98/2013). Primo incontro di mediazione effettivo La Commissione sul punto ritiene che l’incontro di mediazione, anche per i casi di mediazione obbligatoria, debba essere effettivo e non limitarsi a una fase preliminare informativa. In particolare, l’ordine del giudice di esperire la mediazione (c.d. mediazione demandata) non può ritenersi osservato quando i soli avvocati si rechino dal mediatore e, ottenuti i suoi chiarimenti su funzione e modalità della mediazione, possano dichiarare il rifiuto di procedere oltre. Di qui «occorre che sia svolta una vera e propria sessione di mediazione.


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La novità più interessante attiene alla proposta di consentire alle parti di accedere al procedimento mediativo senza la necessaria assistenza dell’avvocato Altrimenti, si porrebbe un ostacolo non giustificabile all’accesso alla giurisdizione». Nello stesso senso, anche la mediazione preventiva ex lege deve essere effettiva. Presenza personale delle parti in mediazione Sulla questione la proposta della Commissione è chiara e, con l’obiettivo di rendere sempre più efficace la mediazione, dispone la partecipazione personale delle parti, salvo gravi motivi. D’altronde se la mediazione è attività negoziale diretta a riattivare la comunicazione tra le parti attraverso la facilitazione del terzo imparziale, è necessario che le stesse siano partecipi senza il filtro dei professionisti, che pur le assistono. Ordinanza del giudice di invio in mediazione Con specifico riguardo alla mediazione ordinata dal giudice, al fine di rendere più efficace anche in questo ambito la mediazione che si svolge quando il processo è già iniziato, si propone di introdurre l’obbligo di motivazione (succinta) per il giudice che, in tal modo, viene chiamato a dare atto degli indici di mediabilità della lite «ai fini di un invio selettivo e calibrato sul caso concreto e fornire altresì alle parti e al mediatore elementi utili da valutare per lo svolgimento della mediazione». Proposta del mediatore L’articolato proposto dalla Commissione prende in esame il tema sotto lo specifico profilo della inopportunità di consentire che tale

proposta possa essere formulata se la parte chiamata non sia comparsa. Si propone così l’introduzione di un divieto in quanto si ritiene che la possibilità di una proposta in absentia sia «estranea alla mediazione poiché mediare implica la presenza delle due parti». Costi calmierati per il primo incontro nel tentativo obbligatorio di mediazione Si prende atto del fatto che il primo incontro, pur se obbligatorio, non possa essere totalmente gratuito e ciò sulla scorta del rilievo che l’attuale normativa - che prevede il versamento delle sole spese di avvio - ha comportato nella pratica «prassi alterate e dinamiche ambigue». Pertanto, l’idea che è sottesa alla proposta è quella di mantenere da un lato «costi calmierati» anche a garanzia della dignità ed efficacia del lavoro del mediatore e, dall’altro, la possibilità per le parti di detrarre il costo della mediazione, in caso di esito negativo, dal contributo unificato del giudizio istaurato o da istaurare. Ciò non senza sottolineare che occorre rendere finalmente effettiva la possibilità per le parti di usufruire del credito di imposta previsto dalla legge sin dal 2010 e mai reso operativo (al riguardo si ipotizza anche la possibilità di procedere con la detrazione fiscale diretta). Patrocinio a spese dello Stato per la mediazione e facilitazioni fiscali per organismi Un altro profilo attiene alla possibilità di usufruire del patrocinio a

spese dello Stato non solo quando l’attività svolta dall’avvocato abbia avuto esito negativo in mediazione e sia stata seguita dal processo, ma anche nelle situazioni in cui questa attività abbia avuto il suo epilogo nell’accordo conciliativo. Infine, per gli organismi di mediazione si mantiene ferma la disposizione che esonera la parte che ha i requisiti per il patrocinio a spese dello Stato dal pagamento dell’indennità di mediazione; si prevede tuttavia quale forma di riequilibrio dei costi sopportati che l’organismo possa detrarre fiscalmente l’ammontare equivalente all’indennità che gli sarebbe spettata. Mediazione e consumatori La novità più interessante attiene alla proposta di consentire alle parti di accedere al procedimento mediativo (nelle controversie concernenti obbligazioni contrattuali derivanti da contratti di vendita o servizi tra professionisti e consumatori) senza la necessaria assistenza dell’avvocato, e ciò in coerenza con quanto disposto in sede europea dalla Direttiva n. 11/2013. I lavori della Commissione appaiono meritevoli di attenzione e di una approfondita riflessione. Con specifico riguardo alla mediazione, gli obiettivi paiono condivisibili e le soluzioni proposte sono per lo più utili. Occorrerà verificare quale iter il Ministro riterrà di avviare sulla base delle proposte formulate per comprendere se dallo studio e da queste ipotesi di lavoro potrà nascere una concreta azione legislativa.


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Accertamenti, necessaria l’allegazione degli atti richiamati nell’avviso L’Amministrazione deve sempre dimostrare - sia pure, eventualmente, tramite presunzioni - l’effettiva e tempestiva conoscenza di tutti i documenti da parte del contribuente

di Maurizio Villani e Alessandra Rizzelli Studio Tributario Villani

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on un’importante sentenza, n. 562 del 12 gennaio 2017, la Corte di Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi sull’importante questione relativa alla necessaria allegazione degli atti all’avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, nell’ipotesi in cui gli stessi siano richiamati e non in altro modo conosciuti dal contribuente. Nello specifico, la vicenda ha ad oggetto l’impugnazione da parte di un contribuente, nella specie un artista di un gruppo musicale, di tre avvisi di accertamento con i quali l’Ufficio rilevava maggiori redditi rispetto a quelli dichiarati a titolo di lavoro autonomo ed erogati da un’agenzia artistica. Mentre i giudici di primo grado rigettavano tutti e tre i ricorsi riuniti, la Commissione Tributaria Regionale accoglieva in toto l’appello proposto avverso la pronuncia di primo grado. In particolare, i giudici di seconde cure osservavano come l’Agenzia delle Entrate era contravvenuta a quanto espressamente previsto

dall’art. 7 della L. n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente) che, come noto, al comma primo, recita: «Gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione. Se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama». Nel caso specifico agli avvisi di accertamento non era stato allegato il p.v.c. della Guardia di Finanza redatto nei confronti dell’agenzia artistica; nel merito, peraltro, l’Agenzia delle Entrate non aveva fornito alcuna prova documentale della erogazione in favore del contribuente di compensi “in nero” (assegni, bonifici o altro) e, pertanto, l’accertamento era fondato su mere presunzioni. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia

delle Entrate affidandolo a due motivi: 1. Violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della L. n. 212 del 2000, per non aver tenuto in considerazione i giudici di secondo grado che l’obbligo di allegazione dell’atto richiamato viene meno se a detto atto abbia partecipato la parte interessata. Nel caso in esame il contribuente aveva partecipato all’atto, sottoscrivendo il p.v.c. in ogni pagina, rilasciando anche dichiarazioni finali. 2. Violazione e falsa applicazione dell’art. 39 del D.P.R. n. 600 del 1973 e omessa motivazione su punti decisivi, in considerazione del fatto che la CTR non aveva dato conto in sentenza e valutato il rinvenimento presso l’agenzia artistica di documentazione extracontabile (schede di concerti, riepiloghi contabili di prima nota, annotazioni di entrata ed uscita di cassa) che integrava una contabilità in nero determinante gravi indizi di evasione, con onere della prova invertito. In giudizio si è costituito anche il contribuente il


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La mancata conoscenza dell’atto impositivo notificato cagiona indebita menomazione del diritto di difesa per il contribuente

quale ha, in particolar modo, evidenziato l’infondatezza del primo motivo di ricorso, in considerazione del fatto che il p.v.c. al quale lo stesso aveva partecipato era quello redatto nei suoi confronti e non quello da cui era scaturita l’indagine e, cioè, quello a carico dell’agenzia artistica. Senonché, la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso dell’Ufficio infondato e lo ha rigettato sulla base dei seguenti motivi: 1. in relazione al primo motivo, è stato richiamato quanto previsto dall’art. 7 della L. n. 212/2000, che a sua volta richiama l’art. 3 della L. 07 agosto 1990, n. 241, in merito alla motivazione dei provvedimenti amministrativi e alla necessità dell’indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, ponendo in evidenza come l’affermazione dell’Agenzia delle Entrate secondo cui non fosse necessaria l’allegazione del p.v.c. redatto nei confronti di un soggetto terzo fosse del tutto errata. E infatti, la non avvenuta partecipazione del contribuente al p.v.c. redatto nei confronti dell’agenzia artistica e

nel quale il contribuente non ha avuto alcuna parte comporta inevitabilmente la violazione dell’art. 7 citato, come correttamente evidenziato dai giudici di secondo grado; 2. viceversa, in relazione alla circostanza allegata dall’Ufficio relativa alla prova dell’evasione, la censura è stata ritenuta del tutto generica e priva di autosufficienza, considerato che l’Agenzia delle Entrate fa riferimento a documentazione extracontabile dell’agenzia artistica, con valenza indiziaria, ma non indica specifici documenti da cui trarre la prova della percezione dei compensi in nero da parte del contribuente (assegni, bonifici e altro). Da tanto ne discende che le doglianze formulate invitano in modo generico ad una rilettura del merito della vicenda che, come noto, non è consentita in sede di ricorso per Cassazione, a fronte peraltro della sentenza impugnata coerente e logica. Del resto, l’allegazione del p.v.c. redatto nei confronti di un soggetto terzo, richiamato nell’avviso di accertamento notificato al contribuente e di cui lo stesso non abbia conoscenza, è

stata sempre ritenuta necessaria dalla Corte di Cassazione, anche anteriormente alle modifiche operate prima dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, e poi, per le imposte sui redditi, dal Decreto Legislativo 26 gennaio 2001, n. 32, art. 1, i quali, come noto, hanno introdotto l’obbligo di allegazione dell’atto richiamato, o, comunque, di riproduzione del suo contenuto nell’atto notificato. E infatti, con sentenza n. 1418 del 23 gennaio 2008, la Suprema Corte aveva già a suo tempo avuto modo di pronunciarsi: «…quando i verbali oggetto di relatio riguardano un soggetto diverso, l’Amministrazione deve dimostrare - sia pure, eventualmente, tramite presunzioni - l’effettiva e tempestiva conoscenza dei documenti da parte del contribuente, non essendo sufficiente il riferimento ad un atto del quale il contribuente stesso possa semplicemente “procurarsi la conoscenza”, poiché ciò comporterebbe una più o meno accentuata e non giustificata riduzione del lasso di tempo a lui concesso per valutare la fondatezza dell’atto impositivo, con indebita menomazione del diritto di difesa».


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Nuova Sabatini, il richiamo è sempre forte sulle imprese Dalle statistiche periodicamente messe a disposizione dal MISE emerge un dato che lascia sorpresi: quello sulla distribuzione territoriale delle domande agevolate. Il 76% di queste proviene dal Nord della Penisola, e solo il 24% dal Centro-Sud e Isole. Insomma, a dispetto di un Mezzogiorno sempre in cerca di risorse, è l’area più industrializzata del Paese a fare la parte del leone, con in testa Lombardia e Veneto

Alessandro Sacrestano Management Consultant Sagit&Associati srl asacrestano@studiosagit.it

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bastato poco perché le istanze per il contributo Sabatini assorbissero circa il 40% delle nuove risorse rese disponibili dalla Legge di Bilancio. Non è un caso. L’appeal che l’agevolazione esercita sulle imprese è sintomatico della sua funzionalità rispetto all’obiettivo di rinnovare l’apparato produttivo, magari con un’attenzione particolare al suo impatto tecnologico. La l.n. 232/2016 ha, infatti, dato un preciso orientamento all’incentivo nella direzione di Industria 4.0, destinando il 20% delle risorse al sostegno degli investimenti finalizzati alla transizione del sistema produttivo nazionale verso la manifattura digitale e l’incremento dell’innovazione e dell’efficienza del sistema imprenditoriale, anche tramite l’innovazione di processo o di prodotto. C’è tempo fino al 31 dicembre 2018 per richiedere il contributo del Ministero dello Sviluppo Economico, visto che la Finanziaria ha prorogato a tale

data il termine iniziale di scadenza, fissato al 31 dicembre 2016. Per nulla povero lo stanziamento di fondi disponibili, atteso che la misura può contare su 28 milioni di euro per l’anno 2017, 84 milioni di euro per l’anno 2018, 112 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2021, 84 milioni di euro per l’anno 2022 e 28 milioni di euro per l’anno 2023. Insomma, ben 560 milioni di euro, che fanno gola ad un sistema imprenditoriale ancora non definitivamente uscito dalla crisi. Quanto sia forte il richiamo della Sabatini sulle imprese è evidente dalle statistiche periodicamente messe a disposizione dal MISE. A dicembre scorso (ma lo stop alle domande è stato dato già a settembre), sono ben 387.541.657 di euro le risorse erogate dall’ottobre 2015, su un monte di finanziamenti elargiti di 5.021.683.433 di euro. Sono state 19.701 le domande istruite positivamente. Di queste, circa il 48% ha interessato


43 le piccole imprese e un 28% le micro. Lascia però sorpresi il dato statistico sulla distribuzione territoriale delle domande. Il 76% delle domande agevolate proviene dal Nord della Penisola, e solo il 24% dal Centro- Sud e le Isole. Insomma, a dispetto di un Mezzogiorno sempre in cerca di risorse, è l’area più industrializzata del Paese che si aggiudica la maggior parte dei fondi, con in testa Lombardia e Veneto. É il settore manifatturiero che primeggia nell’aggiudicazione del contributo. In questo senso, quindi, va letto positivamente l’allargamento del plafond costituito presso la Cassa depositi e prestiti, destinato all’erogazione dei finanziamenti da parte delle banche e società di leasing convenzionate, incrementato di ulteriori 7 miliardi di euro. É chiaro che l’obiettivo è quello di far sì che tutta la riserva appositamente costituita venga impiegata in funzione dell’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica aventi come finalità la realizzazione di investimenti in tecnologie, compresi gli investimenti in big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification (RFID) e sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti. Il richiamo normativo non è trascurabile, atteso che le imprese sensibili alla filosofia di Industria 4.0 hanno diritto a una maggiorazione del contributo in misura pari al 30% del valore stabilito dalla norma originaria.

SABATINI TER, CARATTERISTICHE DEL FINANZIAMENTO La Sabatini prevede un contributo pari all’interesse calcolato, in via convenzionale, al tasso del 2,75% su un finanziamento di cinque anni e d’importo equivalente a quello concesso da una banca o da un intermediario finanziario aderente alla convenzione con la Cassa Depositi e Prestiti. Ad esempio, su un finanziamento di 1 milione di euro, il contributo concesso dal MISE sarà pari ad euro 77.173,65. É prevista la possibilità di riconoscere i contributi alle PMI anche a fronte di un finanziamento, compreso il leasing finanziario, non necessariamente erogato a valere sul plafond di provvista CDP. La banca o intermediario finanziario convenzionato possono, infatti, ricorrere a una provvista alternativa. Il finanziamento dovrà: 1. essere deliberato a copertura degli investimenti e fino al 100% degli stessi; 2. avere durata massima (comprensiva di un periodo di preammortamento non supe-

riore a dodici mesi) di cinque anni decorrenti dalla data di stipula del contratto di finanziamento ovvero, nel caso di leasing finanziario, decorrenti dalla data di consegna del bene; 3. essere deliberato per un valore non inferiore a 20.000 euro e non superiore a 2 milioni di euro, anche se frazionato in più iniziative di acquisto, per ciascuna impresa beneficiaria; 4. essere erogato in un’unica soluzione, entro trenta giorni dalla stipula del contratto di finanziamento ovvero, nel caso di leasing finanziario, essere erogato al fornitore entro trenta giorni dalla data di consegna del bene; 5. in caso di leasing finanziario, l’impresa locataria deve esercitare anticipatamente, al momento della stipula del contratto, l’opzione di acquisto prevista dal contratto medesimo, i cui effetti decorrono dal termine della locazione finanziaria, fermo restando l’adempimento di tutte le obbligazioni contrattuali.


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Iperammortamento: occasione da non perdere La ratio della norma è di incentivare lo sviluppo di processi tecnologici e digitali dell’impresa, nel solco del modello Industria 4.0, attraverso investimenti in beni strumentali, il cui funzionamento sia controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti

Marco Fiorentino Fiorentino Associati / Synergia Consulting Group marcofiorentino@fiorentinoassociati.it

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articolo 1 comma 9 della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016 (Legge di Bilancio 2017) dispone che, al fine di favorire processi di trasformazione tecnologica e digitale secondo il modello Industria 4.0, per gli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 31 dicembre 2017 (ovvero fino al 30 giugno 2018 se entro il 31 dicembre 2017 sia stato accettato l’ordine e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20%), il costo di acquisto è maggiorato del 150%. Questa agevolazione fiscale, nota come “Iperammortamento”, si affianca dunque alla disciplina del super ammortamento (già introdotta dalla Legge di Bilancio 2016), che, con la nuova legge di bilancio è stata a sua volta prorogata, entro gli stessi termini sopra descritti. In buona sostanza, per il periodo sopra indicato, gli investimenti in beni strumentali possono beneficiare del superammortamento ovvero dell’i-

perammortamento, a seconda della loro tipologia e del loro collegamento funzionale al sistema aziendale. Focalizzandoci sull’iperammortamento, la ratio della norma è quella di incentivare lo sviluppo di processi tecnologici e digitali dell’impresa, nel solco del già citato modello “Industria 4.0”, attraverso investimenti in beni strumentali, il cui funzionamento sia controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti. In sintesi tali beni devono: essere interconnessi ai sistemi informatici di fabbrica; permettere l’interfaccia con l’operatore; essere in linea con le norme di sicurezza, salute e igiene in ambito lavorativo; consentire un loro controllo per mezzo del Computer Numerical Control o del Programmable Logic Controller o similari. L’allegato A della Legge di Bilancio 2017 contiene un elenco abbastanza esteso dei beni o delle categorie di beni agevolabili, ed esempi sono le


45 macchine utensili per le esportazioni; le macchine operanti con laser e altri processi a flusso di energia; le macchine e gli impianti volti alla trasformazione dei materiali e delle materie prime; macchine utilizzate per l’imballaggio e il confezionamento. Ferma restando tale specifica destinazione “tecnologica”, il bene deve anche possedere le caratteristiche oggettive già previste dalla Legge di Stabilità 2016 per i superammortamenti: deve essere un bene materiale, strumentale, nuovo, nonché soggetto ad ammortamento con aliquota fiscale non inferiore al 6,5%. Il beneficio fiscale spetta solo alle imprese commerciali, con espressa esclusione, quindi, sia dei lavoratori autonomi, sia degli enti non commerciali. Una delle condizioni per l’iperammortamento è l’interconnessione al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Tale presupposto si verifica quando il bene entra nella catena del valore dell’impresa, ovvero quando scambia informazioni con sistemi interni, ma anche esterni, per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e riconosciute, in modo che sia identificata l’origine delle informazioni, mediante l’utilizzo di indirizzamenti standard internazionalmente riconosciuti. Si precisa, tuttavia, che sino a quando l’interconnessione non si realizza, l’unica maggiorazione applicabile sarà quella prevista dal superammortamento. In una parola, dalla fase dell’entrata in funzione e sino all’interconnessione, si applicherà il

superammortamento del 140%, dopo tale interconnessione entrerà la maggiorazione del 150%, senza possibilità di recupero sul periodo precedente. Il beneficio consiste in una maggiorazione figurativa del 150% del costo di acquisto del bene, che verrà quindi ammortizzato per un valore pari al 250% di tale costo. Ovviamente la maggiorazione ha effetto solo sul piano fiscale, mentre civilisticamente l’ammortamento seguirà le regole ordinarie. Ne consegue che, per poterne usufruire, le imprese dovranno apportare – nelle dichiarazioni dei redditi inerenti - corrispondenti variazioni in diminuzione del reddito imponibile pari al 150% della quota di ammortamento, prevista per la tipologia del bene, dal DM del 31 dicembre 1988. Il risparmio d’imposta ottenibile è pari al 24% del costo di acquisto (si ricorda che la norma non ha effetto ai fini IRAP). In sintesi, per un investimento di 1.000, lo Stato “paga” 240 - sotto forma di sconti fiscali (si tralascia la complicazione delle attualizzazioni) - e l’impresa 760. Fermo restando ovviamente l’ordinario deconto dal reddito dell’ammortamento civilistico ordinario. Il ricorso all’iperammortamento apre alla possibilità di usufruire di un ulteriore beneficio, rappresentato dal maggior ammortamento del 40% del costo di acquisto di beni immateriali – quali, software, applicazioni e così via - indicati nell’allegato B alla Legge di Bilancio 2017. L’AGE (Agenzia delle Entrate) ha precisato, che l’agevolazione sui beni immateriali spetta per il solo fatto di aver effettuato inve-

stimenti soggetti a iperammortamento e non occorre quindi che i beni immateriali siano connessi direttamente a taluno di essi. Anche per i beni immateriali si procede, attraverso opportune variazioni in diminuzione del reddito imponibile, effettuate lungo la durata del piano di ammortamento ordinario. Sotto il profilo documentale, la norma prevede che il beneficio dell’iperammortamento sia subordinato al rilascio di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio dell’impresa che attesti, in sintesi, che i beni possiedono le caratteristiche previste dalla Legge di Bilancio 2017 e che essi siano “interconnessi”. Nel caso in cui il bene abbia un costo unitario non inferiore a euro 500.000, tale dichiarazione deve essere sostituita da una perizia tecnica giurata, rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale. L’AGE ha precisato, infine, che tale documentazione deve essere rilasciata per ogni singolo bene acquisito e non per masse di investimento. In sede di commento, l’utilizzo della leva fiscale è sempre lo strumento più idoneo per agevolare gli investimenti e la tecnica della maggiorazione dell’ammortamento, benché diluita nel tempo, è senz’altro la migliore, in quanto molto semplice e non legata a meccanismi incrementali (come erano invece tutte le famose leggi Tremonti). Ci si domanda però perché la misura del 150% sia stata prevista solo nell’ambito di Industria 4.0 e in contraccambio si sia di fatto dimezzata la portata della agevolazione ACE. Al solito, con una mano si dà e con l’altra si toglie.


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I vantaggi fiscali di investire in società innovative Focus su contenuti, dettagli e portata di tutte le agevolazioni, cumulabili tra loro, rese disponibili dalla Legge di Bilancio 2017

Antonio Visconti Commercialista e dottore di ricerca in diritto tributario avisconti@studioantoniovisconti.it

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a Legge di Bilancio 2017 prevede una serie di incentivi a carattere fiscale a sostegno delle imprese che intendono eseguire investimenti in beni materiali e immateriali. Tali vantaggi, tuttavia, sono “massimi” nei casi in cui gli investimenti siano finalizzati allo sviluppo e alla produzione di prodotti e/o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. In particolare, tali incentivi, cumulabili tra di loro, sono rappresentati dalle seguenti misure: nuovo credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo; nuovi agevolazioni fiscali previste per le start - up innovative; “Nuova Sabatini”; super e iper ammortamenti. Si procede, di seguito, ad approfondire il contenuto e l’effettiva portata di questi istituti agevolatori, tenendo in particolare conto l’opportunità di “cumulo” delle varie misure. Nuovo Credito d’imposta per le attività di Ricerca & Sviluppo La Legge di Bilancio 2017 ha potenziato le opportunità concesse alle imprese che investono in “Ricerca e Sviluppo”. Le modifiche hanno lo scopo di potenziare gli

effetti dell’incentivo, istituito dall’articolo 3 del D.L. n. 145/2013, come interamente sostituito dalla legge di Stabilità 2015, le cui disposizioni applicative sono state dettate dal D.M. 27 maggio 2015 e illustrate dalla circolare n. 5/E/2016 dell’Agenzia dell’Entrate. In primis, si fa presente che il credito d’imposta amplia il suo raggio d’azione in quanto potrà essere utilizzato anche dalle imprese residenti (e da quelle stabili di soggetti non residenti) che svolgono attività di ricerca su commissione di imprese residenti nella Ue o in Stati “collaborativi” (c.d. White List). Per quanto concerne, invece, l’ambito temporale di applicazione, il disegno di legge allunga di un anno il periodo di vigenza dell’agevolazione: il beneficio quindi potrà essere fruito dalle imprese che effettueranno investimenti in attività di ricerca e sviluppo fino al periodo di imposta a quello in corso al 31 dicembre 2020 (in base alla normativa vigente invece la misura agevolativa ha termine nel 2019). L’importo massimo annuale del credito d’imposta riconosciuto a ciascun


47 beneficiario viene elevato da euro 5 milioni a 20 milioni. Rimane la condizione che siano sostenute spese per attività di “Ricerca e Sviluppo” almeno pari a euro 30.000. La misura del credito d’imposta viene elevata dal 25 al 50% delle spese incrementali sostenute rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 (triennio 2012 - 2014). Il disegno di legge prevede, inoltre, espressamente l’ammissibilità al credito d’imposta delle spese relative a tutto il personale impiegato in attività di ricerca e sviluppo, sia altamente qualificato, sia tecnico. Quest’ultima tipologia di spese era stata precedentemente inclusa, in via interpretativa con la circolare n. 5/E/2016, dell’Agenzia delle Entrate, tra quelle relative alle competenze tecniche, agevolabili in misura pari al 25%. Per effetto delle modifiche, quindi, dal 2017, i costi rilevanti ai fini del credito di imposta saranno quelli riconducili a una delle seguenti categorie: personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo; quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, nei limiti dell’importo risultante dall’applicazione dei coefficienti stabiliti con DM 31 dicembre 1988, in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l’attività di ricerca e sviluppo e comunque con un costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto; spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese comprese le startup innovative (“ricerca extra-muros”); competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di

prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne. Agevolazioni fiscali per le startup e le PMI innovative Per i contribuenti che investono risorse finanziarie nel capitale di starup innovative è prevista una duplice tipologia di sconti fiscali, a seconda della natura giuridica del soggetto investitore. Le persone fisiche che effettuano l’investimento, beneficiano di una detrazione Irpef del 30% rapportata alle somme versate nel capitale sociale, con un limite annuo di somme detassabili pari a euro 1.000.000 (prima la detrazione era pari al 19% e il limite annuo era di euro 500.000). In pratica, dal 2017, una persona fisica che versa euro 1.000.000 nel capitale sociale di startup innovative otterrà una minore Irpef da pagare per euro 300.000. Per le società di capitali, può essere portata in deduzione dal reddito d’impresa una quota pari al 30% (prima era del 20%) delle somme investite in startup innovative, con un tetto di investimento annuo fermo a euro 1.800.000. Dunque, dal 2017, un versamento di euro 1.800.000 nel capitale sociale di una startup innovativa genererà per una srl o spa una deduzione di euro 540.000 e un risparmio Ires al 24% di euro 129.600, rispetto ai precedenti euro 99.000. Le partecipazioni attraverso cui si è realizzato l’investimento devono essere possedute per almeno 3 anni, pena la decadenza del beneficio. Anche per le startup a vocazione sociale e per quelle che sviluppano servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, viene elevata al 30% la percentuale di detrazione Irpef e di deduzione Ires, mentre prima era rispettivamente del 25% e del 27%. Tali opportunità val-

gono anche per le Pmi innovative, in virtù dell’equiparazione ai fini fiscali alle startup, per effetto del richiamo normativo dell’art. 4 Dl 3/2015 all’art. 27 e 29 Dl 179/2012. Prima di investire in una startup innovativa già costituita, per evitare che gli investimenti non siano agevolabili, è bene farsi rilasciare la certificazione obbligatoria prevista dall’articolo 5 Dm 25 febbraio 2016, e verificare che la stessa abbia adempiuto con cadenza semestrale alla pubblicità legale relativa all’aggiornamento dei propri requisiti, al fine di mantenere l’iscrizione nell’apposita sezione prevista dal Registro Imprese. “Nuova Sabatini” La Legge di Bilancio 2017 ha prorogato fino al 31.12.2018 il termine per la concessione dei finanziamenti per l’acquisto, anche in leasing, di macchinari, impianti, beni strumentali di impresa nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché per gli investimenti in hardware, in software e in tecnologie digitali, destinati alle micro, piccole e medie imprese accedendo a contributi in conto interessi. É stato introdotto un contributo con una maggiorazione pari al 30% della misura massima concedibile, in caso di investimenti spiccatamente innovativi. Super e Iper ammortamento La Legge di Bilancio per il 2017 proroga il super ammortamento del 140% e introduce l’iper ammortamento per l’acquisto di impianti e macchinari ad alto contenuto tecnologico, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale in chiave di “Industria 4.0”. Rientrano in tale termine i beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati, sistemi per l’assicurazione della qualità e dispositivi per l’interazione uomo macchina


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FI SCO e per il miglioramento e la sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0. La proroga della maggiorazione del 40% si applica - quindi - agli investimenti, effettuati dalle imprese e dai professionisti, (in proprietà o in leasing) in beni materiali strumentali, nuovi di fabbrica. Sono esclusi dalla proroga i mezzi di trasporto diversi da quelli utilizzati esclusivamente come beni strumentali. Si conferma, inoltre, l’esclusione della maggiorazione per fabbricati e costruzioni, beni con coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5%. Sono agevolabili non solo i beni entro il 31 dicembre 2017, ma anche i beni consegnati entro il 30 giugno 2018 per i quali entro la fine del 2017 vi sia stato un ordine accettato dal venditore e il pagamento di acconti in misura pari ad almeno il 20%. Per i beni in leasing il requisito dell’ordine e dell’acconto minimo del 20% dovrebbero richiedere un contratto di leasing stipulato entro il 31 dicembre 2017 (con contestuale ordine dalla società di leasing al fornitore del bene) con pagamento entro la stessa data di un maxicanone in misura pari ad almeno il 20% del costo del bene (sommatoria delle quote capitale dei canoni più riscatto). Se l’investimento ha ad oggetto impianti e macchinari ad alto contenuto tecnologico atti a favorire processi di trasformazione tecnologica e digitale in chiave Industria 4.0, tra cui beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati, sistemi per l’assicurazione della qualità e dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento della sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0, la maggiorazione del costo di acquisizione è pari al 150% (Iper ammortamento). Per le imprese che beneficiano dell’Iper ammortamento la Legge di

Bilancio ha inoltre previsto un’ulteriore agevolazione, consistente nella maggiorazione del 40% del costo di acquisizione (Super ammortamento) di alcuni beni immateriali, come software, sistemi, piattaforme e applicazioni, idonei a interconnettere i beni di cui sopra. Affinché le imprese possano beneficiare di entrambe le agevolazioni, è richiesta un’autocertificazione del legale rappresentante che attesti che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo nei rispettivi elenchi indicati dalla Legge di Bilancio ed è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per gli acquisti di costo unitario superiore a euro 500.000, l’attestazione deve risultare da perizia tecnica giurata di un professionista abilitato. L’attestazione deve essere rilasciata entro il periodo d’imposta in cui si verifica il requisito dell’interconnessione, che può essere anche successivo alla consegna del bene e quindi anche dopo la scadenza del periodo agevolabile. Ciò comporta che se il bene entra comunque in funzione, pur senza essere interconnesso, i relativi ammortamenti beneficiano del super ammortamento fino all’esercizio in cui si realizza l’interconnessione, esercizio a partire dal quale il costo residuo sarà oggetto di iper ammortamento. Esempio di Investimento in una PMI innovativa e/o in una startup Viene effettuato un aumento di capitale sociale pari a euro 1.000.000 in una startup che, a sua volta, deve realizzare un investimento di euro 1.000.000, nel primo anno di vita, per la realizzazione di un brevetto innovativo e tale investimento viene utilizzato interamente per spese di Ricerca & Sviluppo.

In questa esemplificazione, la stessa somma investita permetterebbe di ottenere un cumulo di benefici pari a circa l’80% dell’investimento. In particolare, l’investitore persona fisica beneficerebbe di una detrazione Irpef di euro 300.000 (pari al 30% dell’investimento massimo annuo). Lo stesso investimento permetterebbe alla startup di ottenere un credito d’imposta di euro 500.000 per l’attività di ricerca e sviluppo (pari al 50% dell’investimento). L’investimento effettuato nel primo periodo d’imposta è interamente agevolabile senza la necessità di calcolare l’eccedenza della media dei precedenti periodi d’imposta. L’effetto cumulativo aumenterebbe ancora se all’interno delle spese di R&S vi fossero anche beni strumentali potenzialmente beneficiari del super e iper ammortamento. Ulteriore beneficio si potrebbe ottenere dalle agevolazioni fiscali cosiddette “work for equity” (art. 27, comma 4, Dl 179/2012) ove, per esempio, una parte dell’attività in R&S fosse stata realizzata da un soggetto che si volesse coinvolgere nella compagine sociale mediante la conversione della prestazione ottenuta in aumento del capitale sociale. In questa particolare ipotesi, la conversione del credito in aumento di capitale sociale permetterebbe al nuovo socio di beneficiare della detrazione Irpef del 30%, senza alcun onere Irpef per lo stesso e al contempo alla società sarebbe sempre permesso memorizzare queste spese tra quelle per R&S. Infine, a questi benefici se ne possono aggiungere altri già previsti, come l’Ace sull’aumento di capitale sociale e la Patent Box per l’utilizzazione economica del brevetto e/o delle opere dell’ingegno realizzate.


I N TERN AZ IONA LIZ Z A Z I ON E

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Internazionalizzazione, partire con il piede giusto Chi ha una conoscenza approfondita dei processi di internazionalizzazione sa che le variabili in gioco sono molteplici, tutte da monitorare con la massima cautela se si vuole ottenere stabilità dell’azienda in un mercato estero. Il primo passo è non credere che sia tutto e solo una questione di export Daniele Trimarchi Studio Trimarchi daniele@studiotrimarchi.com

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pesso del termine internazionalizzazione se ne fa un uso improprio, confondendolo con l’export, mentre quest’ultimo ne rappresenta solo una parte. Chi ha una conoscenza approfondita dei processi di internazionalizzazione sa che le variabili in gioco sono molteplici e tutte da monitorare con la massima cautela se si vuole ottenere stabilità dell’azienda in un mercato estero. Per prima cosa una PMI con orientamento internazionale dovrebbe rivedere il concetto di catena del valore e identificare le attività suscettibili di generare margine e quelle che, invece, rappresentano solo un costo. In sostanza l’esercizio che bisognerebbe fare è quello di valutare se ogni singola funzione della catena del valore può essere delocalizzata nei mercati di esportazione, o se è meglio gestirla nella sede centrale. In questo modo è possibile capire quale processo conferisca valore qualora svolto su altri mercati. Per intenderci, un’azienda che svolge esclusivamente mere attività di export altro non fa che centralizzare nel proprio Paese quella determinata funzione.

Diversamente, aprendo un ufficio di rappresentanza o una filiale commerciale si potrà gestire in modo decentrato tutta una serie di funzioni e non solo quelle smaccatamente commerciali. Analizzando appunto le singole macro aree strategiche di un’impresa si avvierà anche un processo di ottimizzazione delle risorse aziendali. Per esempio alcune aree geografiche potrebbero essere utilizzate non solo come sbocco finale dei prodotti, ma anche come basi per raggiungere mercati limitrofi che spesso si rivelano difficilmente penetrabili dall’Italia (soprattutto nel Sud-Est asiatico e in alcuni paesi dell’Africa centrale). In sostanza diventa più facile guardare ai mercati esteri, non solo con processi a valle della catena, appunto le Vendite, e in alcuni casi attività a monte, come Acquisti, ma guardando ad esempio alla R&D. Quest’ultima potrebbe essere condotta in parallelo in diversi Paesi consentendo risultati derivanti da culture diverse su prodotti destinati fin da subito a rispondere a esigenze globali. Altre opportunità possono derivare analizzando la

gestione delle Risorse Umane di diverse culture e con capacità eterogenee, oppure la Finanza, accedendo ad altri sistemi e fonti di finanziamento che favoriscono il distacco da quelli che sono i sistemi finanziari imposti in un unico Paese. Infine, non bisogna sottovalutare la gestione della Comunicazione e del Networking che favoriscono relazioni e legami internazionali che potranno generare ulteriori opportunità in altrettanti mercati (reazione a catena). In sostanza, un’azienda che avvia un processo di internazionalizzazione intraprende un processo di crescita interno che meglio si concretizza quando c’è un’estensione (o riproduzione) dell’azienda madre in altro Paese. Questo processo conduce a un riadattamento della natura stessa dell’impresa giacché l’organizzazione è obbligata a cooperare ai vari livelli sviluppando nuove sinergie. Questa evoluzione si evidenzia maggiormente in una PMI che, avviando un processo all’estero, sarà obbligata a ristrutturarsi e, quindi, a formare un middle management con competenze anche internazionali.


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LAVORO

Cassazione Lavoro n. 10731/2016, importante sentenza sulla solidarietà negli appalti Il verdetto impone al committente un particolare rigore nella scelta dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori. Sul tema della responsabilità negli appalti in primavera ci sarà un referendum

Massimo Ambron Avvocato avv.massimoambron@fastwebnet.it

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a Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità solidale da parte del committente in appalto nei confronti dei dipendenti dell’appaltatore. Con la sentenza n. 10731 del 24 maggio 2016, la Suprema Corte ha precisato che anche le società private, a partecipazione pubblica, sono assoggettate al regime di responsabilità solidale, ex art. 29, secondo comma, D.Lgs. 276/2003. Il fatto. La Corte di Appello di Cagliari rigettava il ricorso proposto da una società privata a partecipazione pubblica avverso la sentenza di primo grado che l’aveva condannata in via solidale, quale committente, soggetto privato, nel rapporto di appalto con la società datrice di lavoro per i servizi e le pulizie di materiale rotabile, al pagamento in favore di un lavoratore dipendente della società appaltatrice di crediti di natura retributiva. La Suprema Corte si è quindi pronunciata sul ricorso promosso dalla Società committente, la quale sosteneva l’applicazione del solo regime di responsabilità previsto dall’articolo 1676 del c.c. che tutela il diritto dei dipendenti non retribuiti dall’appaltatore, di rivalersi sul committente solo nei limiti del residuo

debito, che quest’ultimo ha ancora con il primo. La Corte affronta in primo luogo la questione della compatibilità delle normative previste dal D.Lgs. 276/2003 e D.Lgs. 163/2006 e dei relativi regimi di responsabilità. Nel primo caso si tratta di responsabilità solidale del committente con l’appaltatore e subappaltatore di corrispondere ai dipendenti impiegati nell’appalto i trattamenti retributivi e i contributi dovuti, entro due anni dalla cessazione dell’appalto. Nel secondo, si tratta di responsabilità diretta dell’appaltatore nei confronti dei propri dipendenti, solidale con i subappaltatori e sostitutiva del committente in caso di inadempienza contributiva e retributiva dell’esecutore e dell’appaltatore. Il committente può provvedere direttamente a pagare i dipendenti dell’appaltatore e dei subappaltatori, detraendo gli importi corrisposti dal corrispettivo dovuto per l’appalto. La Cassazione, quindi, precisa di doversi applicare il regime di responsabilità solidale ex art. 29, 2° comma, D.Lgs. 276/2003 a quei soggetti privati, anche qualora committenti in appalti pubblici, alla cui disciplina pure siano soggetti, non ravvisando alcuna incompatibilità tra le due ma la possibi-

lità di un concorso tra le due normative, in assenza di un espresso divieto di legge. Inoltre, la Corte con il secondo motivo, sancisce che anche il credito per il t.f.r. deve essere compreso tra i “trattamenti retributivi” previsti dall’art. 29 D.Lgs. 276/2003 e quindi in regime di garanzia solidale del committente nei confronti dei dipendenti dell’appaltatore o subappaltatore. L’applicabilità del D.Lgs. 273/2006 anche alle società private, a partecipazione pubblica, impone al committente un particolare rigore e maggior cautela nella scelta dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori. Sul tema della responsabilità negli appalti si voterà in primavera il referendum, accolto dalla Corte Costituzionale. In particolare, sull’abrogazione dell’obbligo da parte del lavoratore, previsto dall’art. 29 comma 2 del D.Lgs. 276/2003, di rivalersi prima sul proprio datore di lavoro. Pertanto, il lavoratore, nel caso di vittoria del sì al quesito referendario, potrà scegliere di rivalersi direttamente sulla società, obbligata in via solidale, considerata “solvibile”, con un notevole risparmio di tempi e costi del procedimento giudiziale per ottenere il pagamento dei trattamenti retributivi e contributivi.


SICUREZZA

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Statistica infortuni nei lavori in prossimità di linee elettriche aeree Ad accrescere il rischio di incidenti i problemi di visibilità, la valutazione delle distanze e i ritardi nei tempi di reazione

di Giovanni Luca Amicucci e Maria Teresa Settino INAIL/DIT Settore ricerca, certificazione e verifica osservatorio della sicurezza a cura della Direzione Centrale Programmazione, Organizzazione e Controllo

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fine 2016 è stato pubblicato il documento: “Lavori in prossimità di linee elettriche aeree: Valutazione del rischio e misure di prevenzione”, disponibile sul sito dell’Inail alla sezione dedicata alle pubblicazioni. Il documento in questione tratta dei lavori che possono portare all’avvicinamento alle linee elettriche aeree di media o alta tensione, cosa che può causare scariche elettriche e folgorazione anche senza diretto contatto. Gli artt. 83 e 117 del D.Lgs. 81/2008 consentono di individuare le procedure di sicurezza da adottare nel caso in cui si debbano effettuare lavori non elettrici in vicinanza di linee elettriche o di impianti elettrici con parti attive non protette o non sufficientemente protette. L’argomento è già stato affrontato, dal punto di vista legislativo, all’interno di questa stessa rubrica, a novembre 2015 (cfr. Costozero novembre-dicembre 2015). Negli infortuni causati da contatto o avvicinamento sono coinvolti, in prevalenza, lavoratori che utilizzano mezzi o attrezzature con parti che durante il lavoro possono arrivare nei pressi delle linee stesse. Il documento contiene

anche la statistica (figura 1) degli infortuni gravi o mortali avvenuti dal 2002 al 2014 (i dati più recenti devono ancora essere validati) ricavati dalla banca dati INFOR. MO. di INAIL, che contiene il sistema di sorveglianza nazionale dedicato all’approfondimento delle cause degli infortuni mortali sul lavoro. I dati presi in considerazione sono solo quelli relativi agli infortuni con linee elettriche aeree avvenuti durante l’attività lavorativa, pertanto sono state escluse: 1. le folgorazioni avvenute all’interno delle cabine; 2. le folgorazioni avvenute in ambiente di lavoro per contatto con altri tipi di conduttori; 3. le folgorazioni avvenute al di fuori dell’attività lavorativa. In riferimento alle caratteristiche dell’azienda e del comparto produttivo nei quali il lavoratore coinvolto operava, il luogo dell’infortunio è spesso un cantiere, che si sviluppa in vicinanza di linee elettriche aeree (per il 53% degli infortunati nei casi esaminati). In tale contesto le attrezzature coinvolte sono le autobetonpompe utilizzate per eseguire dei getti di calcestruzzo, i mezzi di trasporto e le autogru durante le manovre per il carico/


53 numero degli infortunati, si può notare una distribuzione più o meno uniforme. Inoltre, si è potuto evidenziare che un certo numero di infortuni è avvenuto durante la movimentazione (anche manuale) di oggetti metallici ingombranti (durante una simile attività nei pressi di linee aeree è di vitale importanza porre attenzione al fatto che parti di questi oggetti non giungano in prossimità o a contatto con le linee stesse). Per ragioni di semplicità, nel grafico di figura 2, tra gli infortuni avvenuti su PLE/carrello semovente, sono stati Figura 1: Andamento degli infortuni mortali e gravi negli anni 2002-2014 per avvicinamento o contatto elettrico diretto con linee elettriche aeree (INFOR.MO.) ricompresi anche gli infortuni avvenuti a lavoratori che si trovavano su cestelli per il sollevamento in quota di persoscarico e la movimentazione di mateuna PLE, di un carrello semovente, di ne, mentre tali cestelli erano appesi al riali. Sempre nei cantieri, altra dinami- un’autogru dotata di cestello o di un braccio di un’autogru. ca significativa riguarda, il contatto con mezzo per lavori agricoli. Infine, una C’è da notare che mentre la PLE o il le linee aeree di media o alta tensione carrello semovente hanno i comandi percentuale consistente di infortunati di lavoratori posti in quota su attrezza- (14%) ha riguardato gli addetti a ope- sul cestello e quindi il movimento è ture quali PLE o carrelli semoventi, o durante l’utilizzo di scale per l’accesso in quota o durante il lavoro su trabattelli o ponteggi. Fatale può risultare anche la manovra di svuotamento del cassone di un mezzo di trasporto per mezzo dell’innalzamento dello stesso, quando ciò avviene al di sotto di una linea aerea. Al di fuori dell’attività di cantiere, il carico/scarico di materiali, ad esempio in un’attività commerciale, è il contesto lavorativo nel quale è avvenuto un numero consistente (16%) di casi di infortunio (automezzi dotati Figura 2: Attrezzature o utensili utilizzati durante l’attività lavorativa di gru per il carico, ma anche automezdai lavoratori deceduti o feriti per avvicinamento o contatto elettrico con linee zi per il trasporto di merci stivate in siaeree negli anni 2002–2014 (INFOR.MO.) los verticali svuotabili dall’alto). Un’altra percentuale consistente (16%) del direttamente gestito dal lavoratore che razioni di manutenzione o di pulizia campione ha riguardato infortuni in (insegne, pannelli solari, impianti di il- si trova in quota, l’autogru ha i comandi ambito agricolo o forestale o avvenuti luminazione o altro). Il grafico in figura al suolo e quindi il movimento è gestito durante la potatura di piante. Gran 2 è ottenuto contando il numero di in- da un altro lavoratore (eventualmente parte di questi infortuni hanno visto fortunati e riorganizzando i dati in base su segnalazione da parte del lavoratore coinvolti gli addetti alla potatura di all’attrezzatura o all’utensile impiegato in quota), con problemi di visibilità, alberi che operavano in quota con un durante l’attività lavorativa. Anche se vi valutazione delle distanze, ritardi nei utensile (svettatoio), avendo acceduto tempi di reazione: tutti fattori che sono attrezzature o macchine utensili alla postazione di lavoro per mezzo di che incidono un po’ più delle altre sul accrescono il rischio di infortunio.


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L’Ateneo salernitano attrattore di investimenti industriali La Mecaprom, azienda attiva dal 1960 nel settore dei motopropulsori e con sedi a Torino, Imola, Arese e varie rappresentanze all’estero, ne ha aperto una anche a Penta, nell’ex monastero adibito dall’Università di Salerno a plesso polifunzionale. Diversi laureati e dottori di ricerca opereranno nel nuovo centro destinato alla progettazione meccatronica

Gianfranco Rizzo Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Salerno Amministratore e fondatore di eProInn, spin-off dell’Università di Salerno grizzo@unisa.it

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iovedì 22 dicembre 2016 resterà una data da ricordare: negli uffici dell’Università di Salerno è, infatti, avvenuta la consegna delle chiavi a Roberto e Fabrizio Regis, rispettivamente fondatore e contitolare insieme al fratello Cristiano di MECAPROM. L’azienda, attiva dal 1960 nel settore dei motopropulsori e con sedi a Torino, Imola, Arese e con varie rappresentanze all’estero, ha aperto una sede a Penta, nell’ex monastero ristrutturato e adibito dall’Ateneo salernitano a plesso polifunzionale. Da gennaio, diversi laureati e dottori di ricerca opereranno nel nuovo centro destinato alla progettazione meccatronica. Con loro, lavoreranno anche alcuni giovani ingegneri che rientreranno a Fisciano dopo aver fatto esperienza in aziende del Nord. Questo risultato è il primo effetto concreto di un recente regolamento di Ateneo teso a rendere disponibili spazi destinati ad ospitare strutture esterne, al fine di generare un meccanismo virtuoso di attrazione di investimenti e di incremento dell’occupazione qualificata,

sperando di alleviare, se non invertire, il fenomeno di fuga dei cervelli. Le aziende potranno inoltre interagire con gli spinoff generati dalla ricerca accademica, che saranno a breve ospitati in una nuova struttura all’interno del Campus. Questo risultato non giunge inaspettato, ma è in linea con un trend di forte crescita delle immatricolazioni per i corsi di laurea in ingegneria industriale di Salerno (alcuni dati sono disponibili alla pagina http://www.unisa.it/uploads/333/ sintesi_lmeccanica_lgestionale.pdf ), e che, a partire dal 2012, vede percentuali di crescita di un ordine di grandezza superiori alle medie nazionali e in marcata controtendenza con il segnale della “desertificazione degli atenei” al Sud. Di particolare rilievo è la crescita delle immatricolazioni alle lauree magistrali, che sta significativamente riducendo quella diaspora verso gli atenei del Nord che spesso rappresenta il primo passo della "fuga dei cervelli". Anche perché recenti indagini sui laureati dei corsi di laurea organizzati dal Dipartimento di Ingegneria


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La realizzazione di questo primo insediamento attorno al Campus di Fisciano, avvenuta sulla base di iniziative maturate “dal basso” e senza il ricorso a fondi pubblici, mostra l’esistenza di uno spazio concreto per favorire l’incontro tra gruppi di ricerca e aziende private disposte ad investire capitali propri verso progetti innovativi Industriale (meccanica, gestionale, chimica, elettronica) mostrano come, più del 90% dei laureati lavori entro un anno dal titolo e, circa il 50%, trovi lavoro nella nostra regione (http://www.unisa.it/uploads/333/ survey_diin_2.pdf ). Lo stato di salute dell’ateneo salernitano è stato recentemente attestato dalla buona posizione nella classifica de “Il Sole 24 ore”, dove si distingue per la massima crescita negli indici del ranking, connotandosi come “eccezione territoriale”. In ambito internazionale, poi, spiccano le eccellenti prestazioni della facoltà di ingegneria salernitana, come testimoniato dalla recente classifica ARWU (Academic Ranking of World Universities) dell’Università di Shanghai, che pone Salerno tra le prime cento posizioni mondiali nei settori “Engineering/Technology and Computer Sciences”, e al secondo posto in Italia dopo il Politecnico di Milano. Tra l’altro, la classifica mostra come la Campania sia l’unica regione italiana ad avere due facoltà di ingegneria tra le prime duecento posizioni (http://www.adimec.unisa. it/news/index/idStructure/333/ id/20396). Mecaprom ha avuto il merito di intuire come, in un contesto in cui il capitale umano è diventata una risorsa strategica e in cui la rete sta abbattendo le distanze fisiche, realizzare un insediamento

presso un ateneo del Sud in cui si sia investito in didattica e ricerca di qualità, possa rappresentare un vantaggio competitivo importante e un’alternativa conveniente alla delocalizzazione di attività produttive all’estero. La collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Mecaprom si è sviluppata inizialmente nell’ambito del progetto di ricerca “HyCompo”, finanziato dalla Regione Campania e incentrato sulla progettazione di propulsori per veicoli ibridi. In questo settore il nostro gruppo di ricerca ha investito da tempo, con una ricerca accademica poi sfociata nel brevetto di un kit per la conversione di auto in veicoli ibridi solari (HySolarKit) e nella costituzione di una startup (eProInn). Questi studi hanno trovato riscontro anche in ambito formativo, con un corso in inglese su “Advanced Energy and Propulsion Systems” offerto ai nostri laureandi che seguono il percorso “Veicoli” nel corso di laurea magistrale in ingegneria meccanica; il corso, che attrae diversi studenti Erasmus, è stato tenuto anche alla prestigiosa Tsinghua University di Pechino, con cui è stato sviluppato un accordo di cooperazione bilaterale sulle tematiche “automotive”. La decisione dell’azienda di aprire una sede presso il Campus di Fisciano, oltre che dalle politiche di incentivazione governative, può esse-

re stata favorita anche da un rilancio generale del "brand Salerno" e dai migliorati collegamenti logistici, merito soprattutto dell’Alta Velocità. Nei mesi scorsi si è parlato molto dell’apertura del “Centro Apple” a Napoli: operazione di indubbio impatto simbolico e sperabilmente foriera di sviluppi occupazionali per i circa 400 studenti che vi prenderanno parte. Operazione resa possibile da un forte impegno del governo e da un prelievo cospicuo dai nostri fondi pubblici, più che dalle casse della ricca casa di Cupertino, considerazioni che sollevano interrogativi sulla sostenibilità economica di questo tipo di interventi. La realizzazione di questo primo insediamento attorno al Campus di Fisciano, avvenuta sulla base di iniziative maturate “dal basso” e senza il ricorso a fondi pubblici, mostra l’esistenza di uno spazio concreto per favorire l’incontro tra gruppi di ricerca e aziende private disposte ad investire capitali propri verso progetti innovativi, in un contesto che possa offrire competenze e collaboratori preparati e motivati. L’auspicio è che a questo primo insediamento possano presto seguirne altri, e che l’Ateneo, Confindustria, la Regione, le banche e le istituzioni territoriali possano sentirsi incoraggiate ad investire con maggior decisione in questa direzione.


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R I CE RCA

Intelligenza Artificiale Generale, Debole e Forte É davvero possibile realizzare computer in grado di pensare come la mente umana?

Lino Mari Senior Technical Architect at Healthware International www.healthwareinternational.com www.linomari.com

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enza andare troppo lontano con i precursori dei sistemi automatici del XVII e XVIII secolo come Pascal e Babbage possiamo dire che i primi passi dell’Intelligenza Artificiale (IA) fanno riferimento agli anni ’50 con la pubblicazione di un articolo di Alan Turing in cui, per la prima volta, si fa riferimento alla possibilità di creare un comportamento intelligente. Da qui nasce il problema filosofico su cosa sia l’Intelligenza Artificiale e l’inizio delle distinzioni tra Intelligenza Artificiale Generale, Forte e Debole. Intelligenza Artificiale Generale Riguarda lo studio e la realizzazione di una IA capace di replicare l’intelligenza umana. Molte associazioni ed enti privati lavorano in questo campo della ricerca esplorando le possibilità di creare una macchina capace di avere coscienza di sé.

Intelligenza Artificiale Debole Ci si riferisce ad applicazioni pratiche dove è richiesta la capacità da parte della macchina di comprendere e risolvere specifici problemi, come ad esempio il gioco degli scacchi oppure la capacità di leggere una radiografia ed emettere una diagnosi. Intelligenza Artificiale Forte Riguarda lo studio della creazione di una Intelligenza che non sia la semplice replica della mente umana, ma qualcosa di originale capace di pensare ed elaborare problemi mai affrontati prima. Sempre più ricercatori che lavorano nel campo della IA non vedono alcun impedimento alla creazione di una IA Forte, ma non c’è una visione comune sul risultato e nemmeno quando questo accadrà. Le strada attualmente percorsa è quella di capire ed emulare il cervello umano e implementarne le sue funzionalità. Le reti neu-

rali artificiali basate su sistemi di apprendimento permettono a una macchina di decidere in base a input senza che gli output o le regole siano rese esplicite. Apprendimento I sistemi di IA Forte saranno in grado di fare dei meta-ragionamenti, ovvero ragionamenti sul ragionamento. Possiamo quindi affermare che un sistema di IA Forte migliorerà nel tempo riuscendo a


57 ottenere risultati sempre migliori, aumentando le proprie capacità di risolvere problemi. Nel tempo il sistema diventerà sempre più bravo e applicherà i nuovi processi a se stesso in modo ricorsivo. Questo è quello che noi chiamiamo Intelligenza. Machine Learning VS Deep Learning Machine Learning è un set di algoritmi per analizzare grandi quantità di dati per raggiungere degli obiettivi specifici. Non è quindi un set di istruzioni ben definite, ma algoritmi generali in grado di raggiungere obiettivi specifici in base a un addestramento. Alla base ci sono funzioni matematiche e statistiche che sono in grado di fare previsioni sulla base dei dati elaborati in moltissimi campi, con risultati non prevedibili o programmabili. Deep Learning è una tecnica implementativa di Machine Learning, ovvero si tratta di un approccio diverso per raggiungere gli stessi obiettivi. Deep Learning utilizza le Reti Neurali Artificiali che simulano il comportamento biologico dei neuroni del cervello umano. La differenza principale di questa tecnica sta nella scelta degli algoritmi. Deep Learning decide da solo l’approccio per raggiungere l’obiettivo utilizzando tecniche non precedentemente programmate. Singolarità Tecnologica rappresenta il momento storico nel quale l’IA Forte non sarà più prevedibile in quanto i sistemi di IA saranno in grado di migliorare esponenzialmente e infinitamente loro stessi. Se saremo in grado di comprenderle e renderle compatibili con la vita umana, allora il mondo cambierà in maniera profonda e gli esseri umani potranno trarne enormi vantaggi.

Un programmatore su tre verrà sostituito dall’Intelligenza Artificiale

re immagini da censurare o per riconoscere le facce dei vostri amici. Ogni volta che pubblicate una foto su Facebook il sisteMolto presto i computer non ma ne riconosce il contenuto e verranno più programmati come aggiunge dei tag in automatico siamo abituati oggi. Nel corso (basta controllare il sorgente degli ultimi anni, le più grandi HTML della pagina Facebook aziende di tecnologia perseguo- per controllare cosa è stato agno un nuovo approccio al calcolo giunto automaticamente). chiamato apprendimento autoAnche Microsoft utilizza questi matico. Oggi sono gli sviluppasistemi ed un esempio recente è tori a dare istruzioni al compul’introduzione della traduzione ter, mentre con l’apprendimento in tempo reale delle video chat automatico, i programmatori su Skype in diverse lingue. Lo non scriveranno più righe codice stesso approccio è utilizzato ma alleneranno i computer ad dalle automobili che si guidano eseguire dei compiti. da sole come le Tesla o le GooL’apprendimento automatico, gle car. Queste macchine impachiamato anche Deep Learrano a guidare giorno per giorno ning, utilizza le Reti Neurali migliorando le proprie capacità Artificiali che simulano il in base all’esperienza. comportamento biologico dei Ci sarà ancora spazio per i neuroni del cervello umano. Per programmatori come li conoinsegnare ad una rete neurale sciamo oggi? artificiale a riconoscere un cane Presto non serviranno programbasterà mostrargli migliaia di matori come li conosciamo oggi immagini di cani. Il processo ma serviranno figure professiocontinuerà finché il sistema non nali diverse che conoscano le sarà in grado di individuare un infrastrutture che sono alla base cane in contesti diversi. Quedelle Machine Learning. Tim sto approccio non è certamente O’Reilly sostiene che, sebbene ci nuovo, ma solo di recente è sarà bisogno di programmatori diventato interessante grazie ancora per un lungo tempo, ad a nuove e potenti reti neurali un certo punto il numero scenbasate su sistemi computazionali derà in modo sensibile in favore distribuiti su scala mondiale. delle nuove figure professionali Grazie a questa potenza sono che si occuperanno delle arin grado di essere utilizzate in chitetture che sovraintendono contesti reali e anche in ambito le Machine Learning più che business. Queste macchine sono di programmi specifici. Stiamo meglio conosciute come Maper entrare in un mondo dove il chine Learning. Questi sistemi rapporto con la tecnologia sarà sono già largamente utilizzati sicuramente più complicato e da grandi aziende. Per esempio fonte di modifiche strutturali al Facebook utilizza questi sistemi mondo del lavoro, ma allo stesso per comprendere le storie sulla tempo sicuramente più gratifivostra timeline o per riconosce- cante.


S A LU TE

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Guerra alle smagliature Inestetismi difficili da cancellare, ma non da attenuare e prevenire tenendo d’occhio il peso e l’elasticità della pelle

Antonino Di Pietro Direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis www.antoninodipietro.it / www.istitutodermoclinico.com

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i manifestano con striature biancastre o rossastre, localizzandosi in aree come la superficie interna delle cosce, i fianchi, il seno, il ventre e, pur interessando maggiormente le donne, non risparmiano neanche gli uomini. Sono le smagliature, uno degli inestetismi più temuti, difficili da cancellare ma non da attenuare e prevenire. Cosa sono Le smagliature sono vere e proprie cicatrici, alterazioni che compaiono a seguito della rottura delle fibre elastiche del derma. Nella fase iniziale, detta "infiammatoria", sono di color rossastro, mentre nella fase successiva, definita "cicatriziale", diventano bianco-perlacee. Perché compaiono Le smagliature si manifestano quando la pelle, non elastica a sufficienza, è sottoposta a una tensione eccessiva, legata a modificazioni della circonferenza di determinate aree del corpo o del tessuto adiposo. Ci sono cuti che per natura sono sottili e poco elastiche e sono perciò più soggette alla comparsa dell’inestetismo, ma le smagliature appaiono anche in seguito a rapide variazioni di peso, che indeboliscono il tessuto cutaneo. Non è un caso che compaiano con maggiore frequenza in momenti cruciali, come la pubertà e la gravidanza, quando si assiste a un aumento repentino dei volumi corporei. Come attenuarle Quando sono comparse, è impossibile eliminare completamente le smagliature ma si può far molto per attenuarle, fino a renderle quasi invisibili. Se sono recenti, si può intervenire con sostanze capaci di migliorare l’idratazione cutanea e la microcircolazione. I prodotti anti-smagliature contengono alte percentuali di principi attivi come l’acido ialuronico, che offre idratazione profonda, vitamine, amino-

acidi e glicerina. Di grande aiuto sono le creme contenenti Fospidin, un complesso di ultima generazione a base di fosfolipidi e glucosamina. Un’applicazione quotidiana di prodotti con Fospidin sulle zone interessate da smagliature può favorirne l’attenuazione e la prevenzione, intervenendo sul miglioramento del turgore cutaneo. Se le smagliature sono nella fase cicatriziale, bisogna invece ricorrere a trattamenti mirati. Molto efficace è la biostimolazione dei tessuti attraverso microiniezioni di acido ialuronico, che favorisce la produzione di collagene ed elastina e l’idratazione in profondità. Contro le smagliature si possono anche usare laser frazionati, che aiutano a ridurre le strie più vecchie e a eliminare quelle più recenti. La prevenzione Come prima regola è importante tenere il peso sotto controllo, evitando gli sbalzi improvvisi. Occorre poi cercare di mantenere la pelle il più elastica possibile, aiutandosi sia con prodotti specifici, sia con l’alimentazione. Sul fronte dei cosmetici, si possono applicare quotidianamente creme ricche di sostanze idratanti ed elasticizzanti come fosfolipidi, glucosamina ed estratti vegetali. Nella dieta di tutti i giorni vanno preferiti cibi in grado di favorire l’elasticità dei tessuti, come quelli contenenti vitamina A ed E. La vitamina A, presente in pomodori, zucche, uova e verdure a foglia scura, contribuisce a irrobustire la pelle. La vitamina E è nota per la sua azione elasticizzante e antiossidante. La si trova in grandi quantità in noci, mandorle e nocciole, che però vanno consumate in piccole quantità quotidiane, trattandosi di cibi molto calorici. Utili per favorire l’elasticità sono anche la lisina, presente in carne e legumi, e gli acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6, di cui è ricco il pesce azzurro.


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S A LU TE

Il diabete tipo 2 e gli effetti positivi del dimagrimento Un robusto e sostenibile programma di perdita di peso consente una remissione della malattia almeno per sei mesi nel 40% degli individui che rispondono alle diete fortemente ipocaloriche Giuseppe Fatati Presidente Fondazione Adi Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica

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l diabete tipo 1 e 2 rappresentano le forme più comuni nella pratica clinica. In Italia, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, la prevalenza del diabete noto era intorno al 2,5%. Recentemente, i dati rilevati dall’Osservatorio ARNO relativi al 2012 riportano una prevalenza del diabete del 6,2% e indicano, quindi, che nel nostro Paese dovrebbero esserci 3.750.000 persone affette da diabete. In Italia il diabete tipo 1 rappresenta all’incirca il 2-3% di tutti i casi e quello tipo 2 oltre il 90% dei casi. Lo studio di Brunico ha mostrato un’incidenza del diabete tipo 2 in soggetti di 40-79 anni pari a 7,6 casi per 1000 persone-anno, l’incidenza è 11 volte più elevata nei soggetti con IFG (alterata glicemia a digiuno), 4 nei soggetti con IGT (ridotta tolleranza al glucosio), 3 volte in quelli sovrappeso e 10 volte superiore negli obesi. Il Diabete tipo 2 è causato da un deficit parziale di secrezione insulinica, che in genere progredisce nel tempo ma non porta mai a una carenza assoluta di ormone, e si instaura spesso su una condizione, più o meno severa, di insulino-resistenza su base multifattoriale. La Terapia Medica Nutrizionale (TMN) rappresenta un momento essenziale nella prevenzione e cura

del Diabete Mellito. Numerosi studi, primo fra tutti lo studio americano Diabetes Control and Complication Trial (DCCT), hanno dimostrato che, accanto alla terapia farmacologia ed educazionale, un adeguato regime alimentare assume la valenza di vera e propria terapia, rappresentando uno strumento essenziale per ottenere e mantenere un compenso metabolico ottimale, per ridurre il rischio cardiovascolare, per prevenire e trattare al meglio le complicanze micro e macro-vascolari. La “cosiddetta dieta del diabetico”, impostata nel decennio scorso su parametri rigidi per quanto riguarda l’apporto di carboidrati, oggi deve essere calibrata e individualizzata in base ad alcune esigenze come gli obiettivi glicemici, il grado di compenso glicometabolico, i valori dei lipidi, la funzione renale, la terapia farmacologia ipoglicemizzante e, non da ultimo, il contesto sociale nel quale si trova il paziente diabetico. Il concetto di reversibilità delle modificazioni fisiopatologiche responsabili del DM2 in seguito a un regime fortemente ipocalorico è recente. L’ADA raccomanda per raggiungere un dimagrimento superiore al 5%, in pazienti accuratamente selezionati e sottoposti a stretto mo-

nitoraggio da parte di sanitari esperti, un intervento intensivo di breve durata (3 mesi) che utilizzi diete fortemente ipocaloriche (<800 kcal/day) e sostituti del pasto. Il sapere che un robusto e sostenibile programma di perdita di peso consente una remissione della malattia diabetica almeno per sei mesi nel 40% degli individui che rispondono alle VLCD (Very Low Calories Diet o diete fortemente ipocaloriche) ci stimola ad allargare la definizione di regime dietetico personalizzato. Siamo in perfetto accordo con quanti affermano che gli effetti positivi delle diete VLCD siano evidenti; per questo vanno considerate una alternativa, laddove venga intravista una indicazione precisa, quale ad esempio la necessità di un calo ponderale rapido. Nel momento della scelta di questa strategia nutrizionale i pazienti vanno tipizzati in modo corretto e seguiti con un programma ben definito, evitando una possibile autogestione indipendente che potrebbe esporli a carenze o inadeguati apporti nutrizionali. É innegabile la necessità di una più precisa tipizzazione del diabete e di una classificazione non stereotipata, tipo 1 e tipo 2, ma basata su un modello beta-cell-centric su base fisiopatologica.


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San Valentino contro L’unico modo oggi per essere alternativi è celebrarle le feste, occasioni giuste per dimostrare sentimenti non comandati

Nicola Santini Esperto di Galateo, Costume e Società ph/Christian Ciardella

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o scrivo a dati raccolti, bacheche spiate, lamentele ricevute, messaggi a catena whatsappati. San Valentino, come Natale, come il trenino di Capodanno, come Ognissanti (cui preferiscono Halloween), è finito nel mirino di quelli che, per partito preso, devono schierarsi contro le feste comandate, anche se questa è tradizione importata. San Valentino scontenta tutti: quelli che non hanno qualcuno da amare, perché ce l’hanno col mondo e l’umanità, e quelli che magari ce l’hanno ma voglio trincerarsi dietro la scusa che se ami qualcuno non hai bisogno di un giorno speciale per dimostrarlo. E con quella scusa non fanno un tubo né per loro stessi, né per chi hanno a cuore. Non so quale santo sia quello che protegge i furbetti del braccino, ma sicuro fattura più di me. Io faccio parte del team di quelli che «ogni scusa è buona per celebrare». Che sia un santo (non a caso mi chiamo Santini), che sia una vittoria, un passo in avanti per la democrazia o un giorno speciale architettato dai geni del marketing, penso che la vita ci metta fin troppe trappole per non ritagliarci motivi per festeggiare senza stare a farci troppe domande.  Ma torniamo a San Valentino: non volete vederlo come un obbligo? Vedetelo come una scusa: per vestirvi bene, per mangiare cioccolato senza sensi di colpa, per usare quella tovaglia che avete comprato o ereditato ma che non andrebbe bene per il pane quotidiano, per aprire la bottiglia che vi hanno regalato..Non va bene il 14 perché odiate le date

«Torniamo a San Valentino: non volete vederlo come un obbligo? Vedetelo come una scusa: per vestirvi bene, per mangiare cioccolato senza sensi di colpa, per usare quella tovaglia che avete comprato o ereditato ma che non andrebbe bene per il pane quotidiano, per aprire la bottiglia che vi hanno regalato...» obbligatorie? Fatelo il 15, il 16, il 18. E fatelo con amici, con cugini, con la mamma, l’importante è non incarognirsi (come diceva mia nonna) rimandando l’appuntamento con l’amore alle congiunzioni astrali perfette. Perché di perfetto, si sa, c’è soltanto la capacità di lamentarsi quando le cose non vanno. A questo punto, veramente, ricordiamoci, che sia il 14 febbraio o il 20 marzo, di trovare un giorno, un week end, un’ora per dimostrare, a chi vogliamo bene, quello che spesso diamo per scontato ma che scontato non è.


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Le linee di frattura Con una piccola retrospettiva, intitolata significativamente De Rerum Sculptura, l’artista bolognese Alessandro Brighetti propone un viaggio nella sperimentazione di una “lingua morta” quanto mai viva e vivace

di Antonello Tolve Art Critic / Independent Curator Professor at the Academy of Fine Arts in Macerata

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mmesso in un discorso che ha a che fare con le linee di fuga e con le linee di soggettivazione – che sono dei processi, delle produzioni di soggettività «all’interno di un dispositivo» (Deleuze) –, il discorso proposto da Alessandro Brighetti (Bologna, 1977) estende il concetto di scultura a una serie di variabili concrete, di grovigli plastici, di complessi multilineari dalla natura diversa e dalla diversa alterazione o direzione. Procedendo per “crisi” o per “scosse”, Brighetti propone, negli spazi della Gaba.MC – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, De Rerum Sculptūra, ovvero un paesaggio fatto di ritocchi o rimpianti visivi, di congegni che coniugano i processi elettronici all’oggetto industriale per dar vita a strutture postorganiche, a immagini futurologiche, a trame estetiche in cui confluiscono i rapporti e le relazioni tra arte, natura, scienza, biologia, chimica, tecnologia, alchimia. Nutrito di una sensibilità babelica e polidisciplinare, il suo pensiero pone l’accento su pezzi sconnessi di tempo, su forme di energia rinnovabile e su autosufficienze linguistiche che uniscono l’etico all’estetico, il politico al patico. «La mia ricerca», avvisa l’artista, «verte su energie disponibili e meno convenzionali, quantomeno quelle che non prevedano la produzione di elettricità, energie più pure, più universali». Dal ferrofluido alle autoconduzioni, dall’elasticità

Alessandro Brighetti, 2016


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Alessandro Brighetti, Passiflora, 2014, acciaio e allumino anodizzati, cemento rinforzato con silicio, carbonio, cinghia in poliuretano anti uv, motoriduttore, celle solari, fotoni, cm 660 x 285 x 185, Ed. AP di 3 + 1 AP, courtesy l’Artista

gravitazionale al cinetismo programmato mediante energie rinnovabili, Brighetti disegna fino al prossimo 5 aprile 2017 un orizzonte duttile che intreccia l’arte e la scienza, l’artificiale e il naturale, per dar vita a corpi, ingranaggi, organismi neoantichi che mimano «le architetture vegetali e le contestuali dinamiche organiche». I suoi sono circuiti chiusi e complessi dove la conduzione elettrica lascia il posto a una condizione mentale, a un andamento psichico che reinventa l’elettropercorso trasferendo nell’oggetto una autonomia creativa e tautologica. Quasi a delimitare e a circoscrivere sistemi complessi, l’artista predispone esplosioni, scatena conflitti estetici dove le forze in esercizio mostrano

la catena di variabili che si strappano l’una all’altra, si mordono l’una con l’altra per oltrepassare le soglie dell’arte, per inglobare i discorsi politici o scientifici, per maneggiare e rimaneggiare, tracciare e intrecciare (insieme) le parole, le cose. In ogni sua opera è possibile rintracciare una molteplicità di flussi in divenire, in ogni struttura una eco che misura la propria distanza con lo spettatore, in ogni scultura l’indagine - ormai biennale sul cavo elettrico (collettore che ruota su se stesso e si nutre della propria uroborità), su un cinetismo che esplora l’autosufficienza energetica, di cui Passiflora (2015) è capostipite, è madre di nuove forme che devono ancora nascere.

Alessandro Brighetti, Sette esagoni più due, 2016, cavo e materiale elettrico, mdf, cornice laccata, vetro, cm 154 x 104 x 14, courtesy l’Artista


FI N I STE RRE

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Italo Calvino, le lezioni americane e i new media Con il suo ultimo lavoro di natura saggista, pubblicato postumo nel 1985, lo scrittore indica quella che sarà la letteratura del futuro, lasciandoci un dono prezioso Alfonso Amendola Docente di Sociologia degli Audiovisivi Sperimentali Università degli Studi di Salerno

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talo Calvino lascia il mondo (e le lettere) con un testo che è una profonda e ancora attuale riflessione sullo statuto della scrittura. «Ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici» scrive nelle sue “Lezioni americane” pubblicate postume nel 1985. Si tratta di un ciclo di conferenze da lui tenute all’Università Harvard, Cambridge, nel Massachusetts. Le sue sono straordinarie lezioni sulla “poetry” intesa come ogni forma di comunicazione poetica, quindi anche letteraria, musicale e figurativa, in cui la scelta del tema da seguire rimane assolutamente libera. L’obiettivo di Calvino è invitarci a una riflessione sui valori o sulle qualità specifiche della letteratura da conservare e adeguare per il millennio successivo: il XXI secolo. Calvino si inserisce in una potente temperie culturale (parliamo degli anni Ottanta del Novecento) che comincia a porsi una serie di problemi inerenti lo sviluppo delle tecnologie, l’invasione della “computer culture” e la dirompente crescita dei nuovi media. Calvino assiste al primo diffondersi dei computer e ai loro primi sviluppi applicativi in ambito umanistico, ma le idee che porta avanti nelle sue “Lezioni americane” vanno molto oltre i progressi che le tecnologie dell’informatica avevano fatto fino a quel momento e lo rendono precursore della riflessione sui nuovi media. Sono sei le parole chiave per avvicinare il nuovo millennio: la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità, la coerenza (solo ipotizzata). La leggerezza come valore contro la pesantezza e all’opacità del mondo. Qui Calvino rievoca il mito di Perseo che sconfigge la Medusa e vola con i sandali alati che lo rendono leggero, e poi Lucrezio e Ovidio, Dante e Cavalcanti, Dickinson e James, e Leopardi cantore della luna. Splendidi esempi per mostrare come

tutti questi scrittori si siano serviti della leggerezza nello stile, nel linguaggio, nelle strutture per comunicare, invece, il peso, lo spessore, la concretezza delle cose, dei corpi, delle sensazioni. La seconda Lezione è sulla rapidità. Partendo dall’assunto che il racconto è un’operazione sulla durata, contrae o dilata il tempo, Calvino sostiene che la letteratura assuma il ruolo di via di comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, esaltandone le differenze ed evitando, così, il rischio dell’appiattimento di ogni comunicazione in un tessuto uniforme e omogeneo. La rapidità dello stile e del pensiero assume il significato di agilità, mobilità, disinvoltura: un ragionamento veloce comunica qualcosa di speciale proprio nella propria sveltezza, non necessariamente perché è migliore di un ragionamento ponderato. La terza è l’esattezza, il principio della puntualità, del rigore, del tono asciutto. La quarta tratta della visibilità che si esprime attraverso due processi immaginativi: uno che parte dalla parola e arriva all’immagine e un altro che parte dall’immagine e arriva all’espressione verbale. La quinta è la molteplicità ed è sicuramente la voce che davvero sembra annunciare i principi della scrittura contemporanea. Una scrittura che riesce ad aprirsi ad ulteriori piani di scrittura. Moltiplicandosi, amplificandosi, diventando territorio in continuo movimento. L’ultima è la coerenza. Ma Calvino non la compila e ci lascia soltanto una suggestione. Calvino con “Se una notte d’inverno un viaggiatore” ha rivoluzionato la concezione del romanzo italiano e indica quella che sarà la letteratura del futuro. Insomma, con le “Lezioni americane” Calvino ci lascia un dono prezioso e, ancor oggi, lucido viatico per la scrittura e le sue infinite linee di fuga.


LI B R I / H OME CINE MA

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a cura di Raffaella Venerando

a cura di Vito Salerno

Sempre più vicino di Raul Montanari

Cafè Society di Woody Allen

«L

a vita non assomiglia affatto agli scacchi [......]. La vita è come il poker o la briscola: il giocatore può essere un campione, può essere un brocco, ma vincere o perdere dipende anzitutto dalle carte che hai in mano». Questa è solo una delle tante massime che Sempre più vicino corrono lungo l’ultimo di Raul Montanari Editore: Baldini&Castoldi noir di Raul Montaprezzo di copertina nari, scrittore bergaeuro 16,00 masco ma milanese d’adozione, che con il suo “Sempre più vicino” (Baldini&Castoldi) pone al centro della scena una generazione continuamente in cerca: di un lavoro, di una stabilità, di un posto, della verità. Quanto conta per questi giovani il punto di partenza? Per l’autore molto, se non tutto. Il gradino da cui ti muovi con buone probabilità determina anche il destino che ti guiderà, l’approdo cui potrai arrivare. Come accade al protagonista della storia, Valerio, che con una laurea improduttiva in tasca e un'altra in arrivo, per guadagnarsi da vivere ha fatto mille lavoretti: cameriere, operatore di call center, finanche venditore di collanine hand made. Oggi ha scelto di affittare la sua casa, il monolocale appartenuto al suo misterioso zio, trasferendosi da un amico. Viola è la sua nuova inquilina, di cui s’innamora, frugando tra le sue cose. Valerio, infatti, entra in casa di nascosto dai suoi ospiti per curiosare e perdersi nelle vite degli altri. La donna a un certo punto scompare e lì si apre il vortice del libro che, tra impensabili colpi di scena e verità nascoste, condurrà Valerio verso una nuova vita.

È

ambientata negli anni ’30 la storia agrodolce di Cafè Society, scritta e diretta da Woody Allen. Commovente, ma a tratti esilarante, il film segue il viaggio di Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) dal Bronx, dove è nato, a Hollywood, dove si innamora, e il ritorno a New York, in cui viene travolto nel mondo vibrante della vita dei locali notturni dell’alta società. La famiglia di Bobby è composta dai genitori inesorabilmente conflittuali, Rose (Jeannie Berlin) e Marty (Ken Stott), dall’amorale ma disinvolto fratello gangster Ben (Corey Stoll), dalla protettiva e intelligente sorella Evelyn (Sari Lennick) e da suo marito, l’intellettuale Leonard (Stephen Kunken). Volendo di più dalla vita, Bobby lascia la gioielleria del padre e tenta la fortuna a Hollywood, con un lavoro per lo zio Phil (Steve Carell), un potente agente delle star. Ben presto si innamora dell’affascinante segretaria di Phil, Vonnie (Kristen

Stewart), ma essendo già impegnata con un altro uomo, i due diventano amici. Quando Vonnie viene piantata dal fidanzato, Bobby non perde l’occasione di corteggiarla, e lei alla fine contraccambia il suo affetto. Ma alla proposta di sposarlo e trasferirsi a New York, la donna seppur tentata, manda all’aria i piani. Bobby con il cuore a pezzi, torna a New York dove inizia a lavorare per Ben, che nel frattempo gestisce un night club. Bobby mostrerà un talento naturale come impresario, rendendo rapidamente il club, uno dei più frequentati della città.


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NUMERO 01

FEBBRAIO/MARZO 2017

IL POTERE DELLE BUONE IDEE

Premio Best Practices per lâ&#x20AC;&#x2122;Innovazione

Costozero n.1/2017 - Il potere delle buone idee - Premio Best Practices per l'Innovazione  

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