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YOU WON THE LOTTERY HAI VINTO ALLA LOTTERIA 6 Federico Antonini – Luca Buonaguidi – Studio Cheste Giovanni Collot – Andrea Passador – Bérénice Troeira

October 2014 – Ottobre 2014

CONDO


CONDO

C O N D O Magazine N.6 Oct/Ott 2014 Thanks to / Grazie a: Federico Antonini Luca Buonaguidi Studio Cheste Giovanni Collot Andrea Passador BĂŠrĂŠnice Troeira, Thanks to Chloe Anderson and Nina Kurose for helping us with our(not professional) translations . Grazie a Chloe Anderson e Nina Kurose per averci aiutato con le nostre traduzioni (non professionali) Editors Gabriella De Domenico Lucia Del Zotto Alessandra Giro Giovanni Andrea Pamio www.condozine.org condozine@gmail.com

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*NOTE Imprevedibile ed incontrollabile, la vincita alla lotteria può cambiare le sorti di un’intera esistenza, oppure no. Nessuno è immune al fascino del gioco, nemmeno noi. All’incirca un paio di mesi fa abbiamo deciso di tentare la fortuna: un gratta e vinci o una schedina al giorno, per trenta giorni. 40 euro spesi, due soli euro vinti. Insomma, la fortuna ha deciso di ignorarci. A volte però si vince alla lotteria (o 5 euro al gratta e vinci) senza nemmeno accorgersene: quell’esame di economia passato non si sa bene come, quei 50 euro trovati nella tasca della giacca al cambio di stagione, tutti quei semafori verdi quando sei in ritardo, o l'incontro dell'anima gemella ad un appuntamento al buio; si tratta di piccole vincite personali che potenzialmente cambiano la vita. La fortuna, l'azzardo, il caso, il fato, le possibilità, la trepidazione, il desiderio, l'euforia, l'incredulità, l'infelicità. CONDO nel sesto numero ha voluto riunire tutti questi fattori. Dalla botta di culo politica di Lyndon Johnson, Bashar Al- Assad e Papa Francesco I, alla reintrepretazione satirica della vita del Cavaliere; dal racconto illustrato, tratto da “La liste de mes envies”, al sogno e la sua numerologia (provate a giocarli, non si sa mai). Dall’essere baciati con la lingua dalla fortuna al vincere una vera remunerazione lavorativa con un gratta e vinci. Se volete tentare la fortuna, ma avete bisogno di un piccolo aiuto, DIGEST vi fornisce gli strumenti per vincere. Per chi non c’era, CONDO ha partecipato al Sound Park di Villavarda (Pordenone) dal 28 al 30 agosto 2014. Per l’occasione, il magazine ha organizzato il superCONDOlotto. Per scoprirne di più andate a pagina 122. Che la fortuna sia con voi. Gli editori. 3


*NOTE Unpredictable and uncontrollable, winning the lottery can change an full life destiny, or not. None is immune to the charms of gambling, not even us. More or less a couple of months ago, we decided to try our luck: a scratch card or a play slip per day, during 30 days. 40 Euros spent, only 2 Euros won. In other words, luck decided to ignore us. But sometimes, we win the lottery (or 5 Euros with a scratch card) without even noticing it: the economics exam that you passed you don’t even know how, those 50 Euros you found in a pocket of the jacket at the change of season, all those green traffic lights when you are late, or meeting your soul mate on a blind date; it is about little personal winnings that potentially change a life. The luck, the gamble, the chance, the fate, the possibility, the trepidation, the destiny, the euphoria, the incredulity, the unhappiness. CONDO in the sixth issue wanted to get together all these factors. From the piece of fucking good luck of Lyndon Johnson, Bashar Al- Assad and Papa Francesco I to the satirical reinterpretation of the Cavaliere’s life; form the illustrated story, from “La liste de mes envies”, to the dream and its numerology (try to play them, you never know); from being French kissed by luck to to winning a real salary from a scratch-card. If you want to try your luck, but you need kind of help, DIGEST gives you instruments to win. For those who weren’t there, CONDO participated to Sound Park, in Villavarda (Pordenone) from 28th to 30th august 2014. In that occasion, the magazine organised superCONDOlotto. To learn more see page 122. May the Luck be with you. The editors. 4


INDICE

INDEX

3 NOTE DAGLI EDITORI

3 NOTE FROM THE EDITORS

7 STUDIO CHESTE LA SMORFIA

7 STUDIO CHESTE THE SMORFIA

17 GIOVANNI COLLOT STORIE DI CASO E DI POLITICA

17 GIOVANNI COLLOT STORIES ABOUT CHANCE AND POLITICS

31 ANDREA PASSADOR LA DIMENSIONE DEL POSSIBILE

31 ANDREA PASSADOR THE POSSIBLE DIMENSION

40 BÉRÉNICE TROEIRA UNE CHANCE SUR DES MILLIONS. ET C’EST TOMBÉ SUR MOI.

40 BÉRÉNICE TROEIRA ONE CHANCE IN A MILLION. AND IT HAPPENED TO ME.

59 LUCA BUONAGUIDI TAUTOLOGIE DELLA FORTUNA

59 LUCA BUONAGUIDI TAUTOLOGIES OF LUCK

83 FEDERICO ANTONINI IL NUOVO MILIONARIO

83 FEDERICO ANTONINI THE NEW BILLIONAIRE

109 DIGEST

109 DIGEST

120 LA LOTTERIA!

120 THE LOTTERY! 5


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Smorfia è il nome dato al libro dei sogni da cui si ricavano i corrispondenti numeri da giocare al lotto. Il suo nome deriva probabilmente dal nome di Morfeo, dio del sonno e dei sogni. Smorfia is the name given to the book of dreams from which we get the corresponding numbers to play the lottery. Its name probably comes from the name Morpheus, god of sleep.

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(il giardino, 51)

(the garden, 51)

Il giardino era immenso e rigoglioso. Un alto muro di mattoni lo delimitava da un lato, facendolo sembrare ancora pi첫 sconfinato. Sembrava rivestito di un manto di muschio vellutato, ma pi첫 cercavo di avvicinarmi per osservarlo, invitata dal suo profumo, pi첫 mi sembrava che il muro si allontanasse, emanando spiritose risate.

The garden was huge and lush. A high brick wall delimiting one side, making it look even more boundless. It seemed coated a mantle of velvet moss, but the more I tried to get closer to observe, attracted by its scent, the more it seemed to me that the wall was moving away, issuing witty laughter.

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(la madonna, 08) Camminando tra i fiori dalle dimensioni curiosamente grandi, inciampai sulla radice di una peonia e scivolai a terra. Quando alzai la tesa vidi la Madonna. Non era bella così come te la descrivono da bambino. Anzi, la trovai un po’ sciupata. Era comunque senz’altro lei. “Sono così stanca – mi disse – ecco tieni, prendi un po’ di fagioli”. (mother mary, 08) Walking among strangely large flowers, I tripped on the root of a peony and slipped to the ground. When I looked up I saw Our Lady. She was not pretty as they describe her when you were a child. In fact, I found her a bit worn. However, it was her, I’m sure. “I’m so tired” she told me “take a bunch of beans”

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(i fagioli, 10) Aprii le mani e lei mi diede una bella manciata di fagioli. Forse era stufa di sgranarli. La ringraziai salutandola, e trovai un bel posticino all’ombra di un’enorme genziana per aprirli, proprio come fa mia nonna mentre è seduta davanti alla televisione. (the beans, 10) I opened my hands and she gave me a handful of beans. Maybe she was tired of shucking them. I thanked her and found a nice spot in the shade of a huge gentian to shuck them, just like my granny does sitting in front of the television.

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(il maltempo, 83)

(bad weather, 83)

Avendone sgranati una buona quantità, non riuscii più a trattenerli e quei piccoli semini neri mi caddero a terra. A quel punto arrivò il maltempo. Improvvisamente una miriade di gocce d’acqua appuntitissime si liberarono dalle nuvole verdi e più cadevano sui miei fagioli, più questi crescevano, affondando a terra le radici e sfoderando foglie sempre più grandi.

After having shelled a good amount, I could no longer hold them and those little black seeds fell to the ground. Then the bad weather came. Suddenly a myriad of very sharp and pointed drops broke free from the clouds on my beans, making them grow, sinking ground roots while the leaves were growing bigger and bigger.

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(il cappio al collo, 39)

(the noose, 39)

Incantata da questo sortilegio non mi accorsi che uno dei fagioli mi stava cingendo il collo, proprio come un cappio. Stringeva sempre più forte e io non riuscivo quasi a respirare. All’improvviso i bacelli si misero a cantare la filastrocca su Guy Fawkes.

Enchanted by this spell I did not notice that one of the beans was encircling my neck, like a noose. Clutching harder and harder I almost couldn’t breathe. Suddenly, the pods began to sing the nursery rhyme about Guy Fawkes.

“will you please give us a fagot, if you can’t give us one, we’ll take two. the better for us, the worst for you”.

“will you please give us a fagot, if you can’t give us one, we’ll take two. the better for us, the worst for you”.

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(il gobbo, 57) Quando arrivò il gobbo ero quasi svenuta. Era un tipo strano, piccoletto, grugniva energicamente e non avrei proprio saputo dagli un’età. Indossava una tunica che sembrava un sacco di patate, e odorava anche di terra, proprio come le patate. (the hunchback, 57) I was almost fainted when the hunchback came. He was a funny, little, grunting hard guy and I couldn’t guess his age. He wore a tunic that seemed like a potatoes sack, and smelled also of topsoil, just like potatoes do.

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(il coltello, 41) Sfoderò il coltello che teneva negli stivali e mi liberò dai malefici fagioli, giusto in tempo prima che mi squartassero e decapitassero. Il suo coltello era affilatissimo, lucente, l’impugnatura a serramanico, era senz’altro una filiscina. Sapevo bene che quei coltelli venivano forgiati a Maniago. (the knife, 41) He unsheathed the knife he kept in his boots and delivered me from the evil beans, just in time before they dismember and decapitate me. His knife was sharp, shiny, handle switchblades. It was certainly a “filiscina” I knew that those knives were forged in Maniago.

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(le nacchere, 36)

(castanets, 36)

Quando mi alzai per ringraziarlo e per dirgli che avevo a lungo vissuto vicino a quel paese, il gobbo era svanito. Non avevo però sentito né il caratteristico “puf!” e neanche visto la nuvoletta. Sentivo solo un suono di nacchere in lontananza. Si avvicinava sempre di più. Il ritmo si faceva sempre più chiaro e scandito. Conoscevo quel suono… ho aperto gli occhi, erano le 8.00.

When I stood up to thank him and to tell him that I had lived close to that village for a long time, the hunchback had vanished. But I had neither heard the characteristic “poof!” nor seen a bubble. I just heard a sound of castanets coming from afar. It was getting closer and closer. The pace was getting clearer and marked. I knew that sound... I opened my eyes, it was 8.00.

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ya wn! Questo era un sogno di Studio Cheste. Un ringraziamento speciale a Sunset Dave That was a dream by Studio Cheste. A very special thanks to Sunset Dave

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Storie di caso e di politica Giovanni Collot 17


Poche discipline umane come la politica sembrano essere legate a precise scelte e decisioni di lungo periodo: ogni evento è visto come effetto di un evento precedente o di una situazione globale che lo imponga; ogni politica è legata ad una precisa scelta di campo ideologica, ogni conquista è il frutto di lunghi processi di avvicinamento. Il caso, nell’idea tradizionale che si ha della politica, ha poco spazio. Tutto è visto attraverso la lente di un ferreo determinismo. Eppure, dal caso spesso dipendono alcune delle più sorprendenti decisioni politiche. Dal caso, e da come gli uomini che si trovano a dover prendere decisioni che riguardano milioni di persone in situazioni imprevedibili, sono dipese alcuni dei cambiamenti più importanti nella storia. Non solo nell’antichità, ma anche nei precisi e scientifici giorni nostri. Quelle che seguono sono storie che al caso devono molto. Si tratta di tre personalità, totalmente diverse tra loro, che si sono trovate a ricoprire ruoli di enorme responsabilità in circostanze casuali o del tutto inaspettate, e dalle cui decisioni in tali circostanze sono derivati cambiamenti radicali nella politica dei loro paesi o mondiale. Sono tre personalità della seconda metà del ‘900, in modo che siano ancora evidenti gli effetti del loro operato. Uno di loro è espressione di una democrazia, uno di una dittatura e l’ultimo di una teocrazia: il caso agisce nello stesso modo a prescindere dalla forma di governo. Le loro storie congiunte danno un affresco di gente che ha vinto, contro ogni possibilità, la lotteria politica. Ma come in tutte le lotterie, non bisogna dimenticare che dove c’è un vincitore ci sono anche degli sconfitti. E in politica, le due figure possono anche coincidere. 18


L’altro uomo di Dallas 19


La mattina del 22 novembre 1963 Lyndon Johnson era il secondo uomo più potente del mondo, ed era depresso.

Dopo una carriera lampo, che l’aveva portato a 48 anni a ricoprire il ruolo di capo della maggioranza Democratica, la nomina a Vice del Presidente Kennedy si era rivelata una maledizione: ora si ritrovava messo all’angolo, tenuto a debita distanza da ogni decisione politica. Il vecchio leone del Senato in quell’autunno 1963 era arrivato al capolinea. Quella mattina, quando l’Air Force One atterrò all’aeroporto di Dallas, Johnson mai avrebbe potuto immaginare che la giornata sarebbe stata diversa dal solito: davanti a lui stavano il Presidente e sua moglie Jacqueline, giovani, popolari, circondati dai fotografi. Lui e la moglie Lady Bird seguivano in silenzio. Il corteo Presidenziale salì in macchina, i Kennedy davanti, i Johnson dietro e cominciò a dirigersi verso il centro della città. Ad un certo punto, tutto cambiò: uno scoppio, seguito da altri due; la guardia del corpo che urlava “Get Down”; un rivolo rosa che usciva dalla testa del Presidente. Prima ancora che Johnson si rendesse conto di cosa fosse successo, il convoglio aveva accelerato in direzione dell’ospedale. Mentre Kennedy veniva portato in sala operatoria, a Johnson e consorte venne chiesto di rimanere in una sala d’aspetto lì vicino; data la situazione di incertezza, era consigliabile esporsi al minimo rischio possibile. In un momento così delicato, Johnson sembrò non perdere mai la calma, mentre il mondo intorno a lui sembrava pronto a sciogliersi da un momento all’altro. Alle 13.20, un membro dello staff entrò in lacrime nella stanza: “E’ morto”. 20


E fu in quel momento che Johnson cominciò a fare qualcosa che non faceva più da un pezzo: cominciò a comandare. La prima decisione fu di spostarsi sull’Air Force One, l’aereo presidenziale. La seconda, che non sarebbe tornato a Washington senza il corpo di Kennedy; la terza, infine, che non avrebbe aspettato a fare il giuramento una volta tornato nella capitale, ma che l’avrebbe pronunciato proprio lì dove si trovava. Il Paese spaventato aveva bisogno di vedere che qualcuno fosse al timone. E quel qualcuno era Lyndon Johnson, il Vice Presidente rinato.

Le immagini che ci rimangono del giuramento sono iconiche: il nuovo Presidente svetta nella piccola cabina dell’aereo; la gente si accalca attorno a lui; al fianco Jacqueline Kennedy con il vestito ancora sporco di sangue del marito, a legittimare il passaggio di consegne. Il tutto lascia trasparire una strana mescolanza di solennità e caos. Gli anni di Lyndon Johnson, che venne riconfermato alle successive elezioni del 1964, furono il trionfo dell’America liberal. Il nuovo Presidente riprese da dove Kennedy si era fermato – e, nel fare ciò, superò le più rosee aspettative del predecessore: sono frutto della presidenza Johnson la storica legge sui diritti civili, Medicare e Medicaid, la prima forma di assicurazione sanitaria pubblica nella storia degli Stati Uniti, e un generoso aumento dei fondi pubblici all’istruzione. Ma fu di Johnson anche l’idea di allargare la partecipazione militare in Vietnam, dando così di fatto il via alla guerra che poi ne causò il ritiro, nel 1968. Lasciando in ogni caso un segno indelebile sulla storia americana. Il segno di un uomo che un momento prima era finito e un momento dopo si trovò Presidente. 21


Il leone riluttante 22


Il suo sguardo rifletteva le luci di Londra, la sua vita era filtrata dagli occhi di altri, il suo camice era tanto più pregno di aspirazioni quanto ne sarebbe stato di sangue. Era Bashar Al-Assad che, una notte di gennaio, si sarebbe spogliato dei panni di oftalmologo per rivestire quelli di leader. Basil e Bashar erano due dei quattro figli di Hafez Al-Assad, detentore del potere in Siria dal 1970, in cui con un colpo di Stato aveva accentato tutti i poteri su di sé e la sua famiglia. Uno stato fondato sull’assabiya, il legame di sangue al centro dei rapporti di potere nel mondo arabo. Nonostante fosse il secondo di quattro fratelli, Bashar era sempre stato considerato inetto alla leadership, tanto da venir soprannominato baby Bashar per il suo carattere timido e apprensivo, nonché per la sua figura fragile e il suo aspetto un po’ nerd. Qualità bene in contrasto con l’indole del Leone, l’animale totem della famiglia, in cui il padre Hafez si era incarnato fino a sbranare tutti i suoi avversari. Ed era anche ben diverso dal fratello, il carismatico Basil, erede designato del padre. E così, mentre Basil si faceva strada al comando del paese, preparandosi a sostituire il padre, a Bashar veniva permesso di portare avanti la sua passione lontano da occhi indiscreti: studiare medicina a Londra. Ma la storia non sempre va come si pronostica, neanche per i dittatori: la vita di Bashar al Assad cambiò una notte di gennaio 1994, quando la Mercedes Benz di Basil uscì di strada nel percorso verso l’aeroporto, uccidendo il conducente. Bashar quindi fu richiamato in tutta fretta a Damasco da Londra per cambiare il suo camice da medico con una divisa dell’esercito. Gli anni successivi furono utilizzati per preparargli il terreno, togliere di mezzo gli avversari fino a che nel Luglio del 2000, alla morte del padre, il timido oftalmologo Bashar al Assad si ritrovò alla guida di un paese chiave per le sorti del Medio Oriente. 23


Le sue buone maniere portarono una serie di riforme, che fecero ben sperare per il seguito: che il medico diventato Presidente fosse la persona giusta per portare la Siria verso la democrazia? Ma queste speranze ben presto si rivelarono vane; le contraddizioni del paese presto ingoiarono tutto il resto. La Guerra Civile scoppiata nel Paese nel 2011 ha rivelato l’ultimo scherzo del fato: Baby Bashar, il ragazzino timido che voleva fare il medico, si è ora trasformato in un macellaio. La possibilità di possedere la storia si è trasformato per Bashar in un fardello, la fatalità ha reso le sue ambizioni fiori del male.

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Il Papa dalla fine del mondo 25


Benedetto XVI aveva sconvolto per sempre l’ordine immutabile della teocrazia Vaticana “Mi hanno preso dalla fine del mondo”. Così si presentò al mondo il 13 marzo 2013 il nuovo Papa Francesco I, l’argentino Jorge Mario Bergoglio. Appena un mese prima, Benedetto XVI aveva sconvolto per sempre l’ordine immutabile della teocrazia Vaticana dando le dimissioni dal Soglio Pontificio. Un atto inaudito, per lo meno nei tempi moderni; una scossa tellurica di dimensioni epocali, che richiedeva una reazione almeno uguale per ristabilire l’ordine. Già da quella prima introduzione si capiva come il nuovo Papa avesse la possibilità di essere ricordato come l’uomo giusto al momento giusto. In effetti, Bergoglio già nel 2005 era stato in odore di essere eletto al Soglio di Pietro, almeno a credere alle memorie dei partecipanti al conclave: si era fermato al secondo posto, dietro proprio a quel Ratzinger che sarebbe diventato Benedetto XVI. Ma per Bergoglio l’opportunità doveva ancora presentarsi. E quando si presentò, lui era pronto. Capire Papa Francesco è impossibile senza prendere in considerazione l’aspetto principale del suo pontificato: in poco più di un anno ha trasformato la Chiesa, modificandone in modo irreversibile l’orientamento geopolitico. Con Francesco, la periferia smette di essere tale e irrompe al centro della scena. L’Europa, culla della cristianità occidentale, passa in secondo piano, sempre più isolata e provinciale; l’interesse si sposta sul Sud del mondo, in crescita impetuosa – sia religiosa, che economica. Il mondo di Papa Francesco è distante anni luce da quello di Benedetto: è multipolare, scevro da pregiudizi e attento alle differenze. “Il tutto è superiore alla parte”, è la linea guida della strategia di Bergoglio, annunciata già nel 2010 in un discorso da Cardinale: “Il modello non è la sfera, che non è superiore alle parti, dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e l’altro. Il modello è il poliedro, che riflette 26


la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità… È l’unione dei popoli, che, nell’ordine universale, conservano la loro peculiarità.” Con questa idea in testa, non c’è da stupirsi che Francesco abbia portato

avanti azioni a trecentosessanta gradi, non ponendosi limiti ideologici: così si spiega il dialogo con la Russia e l’Iran, ma anche l’avvicinamento alla Cina. Una visione strategica che riporta la Chiesa ad agire sul panorama internazionale e nel fare ciò, riceve plausi da tutte le parti dell’opinione pubblica, come si è visto durante l’opposizione all’intervento occidentale in Siria. Quello che più stupisce però è la velocità con cui Francesco è riuscito a capovolgere la situazione e ad instillare questo nuovo sguardo in una entità bimillenaria. Salito al Soglio Pontificio quasi per caso, in circostanze strane, uniche e irripetibili, Bergoglio ha dimostrato di essere la persona che serviva, capace di utilizzare nel miglior modo possibile quelle circostanze e finendo così per influenzare la politica, non solo Vaticana, degli anni a venire.

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English IT

ENG

STORIES ABOUT CHANCE AND POLITICS

THE OTHER MAN IN DALLAS On 22nd November 1963, in the morning, Lyndon Johnson was the second most powerful man in the world, and he was depressed. After a quick rise to the top, which led him, aged 48, to the leadership of the Senate Democratic majority, the appointment as Kennedy’s Vice President became a curse: now he was in the corner, kept far removed from any political decision. The old Senate lion had reached the terminus in autumn 1963. That morning, when the Air Force One landed at Dallas airport, Johnson couldn’t have ever imagined that day would have been different from usual: in front of him stood the President and his wife Jacqueline, young, popular, surrounded by photographers. He and his wife were following in silence. The presidential parade got in the car, the Kennedys in the front and the Johnsons in the back, and started going downtown. At a certain moment, everything changed: a burst, followed by other two; the bodyguard was yelling “get down”; a pink rivulet was coming out of the President’s head. Before Johnson could realise what was going on, the convoy speeded up to the hospital. While Kennedy was under surgery, Johnson and his wife staid in a waiting room close by; since the situation was uncertain, it was vital for them to be exposed to the minimum risk. In such a thorny moment, Johnson seemed to never lose his calm, while the world around him looked on the verge of melting. At 1.20 p.m. a staff member came in the room crying: “He is dead”. At that exact moment, Johnson started doing something that he hadn’t done for a while: he started leading. His first decision was to move back to the Air Force One, the presidential airplane. His second, that he wouldn’t go back to Washington without Kennedy’s body; his third, eventually, that he wouldn’t have waited to be back in the

By Giovanni Collot Few human disciplines seem connected to long term precise choices and decisions as politics: every event is seen as an outcome of a prior one or of a global situation that imposes it; every policy is linked to a precise ideological choice, every achievement is the result of long processes preparing it. In the traditional idea of politics, chance has little space. Everything is seen through the filter of a steely determinism. Nevertheless, some of the most surprising political decisions depend by chance. By chance, and by those men who are in the position to make decisions regarding millions of people in unpredictable situations, depended some of the most important historical changes. Not only in the past, but also in our scientific and precise present. The following stories are hugely dependent on chance. They are about three personalities, completely different from one another, who had to play roles of huge responsibility in casual or completely unexpected circumstances; their decisions, in those circumstances, caused radical political changes in their countries and in the world. They are three personalities of the second half of the 20th century, so that the effects of their actions are still clearly visible. One of them represents a democracy, one a dictatorship and the last one a theocracy: chance acts in the same way regardless of the form of government. Their stories together create a fresco of people who won the political lottery against any possibility. But, as in every lottery, we don’t have to forget that where there is a winner there are losers too. And in politics, the two figures can often be the same.

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English

Stories about chance and politics Capital to make the oath, but he would have pronounced it right there where he was. The country was scared and needed to see that someone was ready to control the situation. And that someone was Lyndon Johnson, the reborn Vice President. The pictures we have of the oath are iconic: the new President stands out in the small cabin; there is a crowd surrounding him; on his side there is Jacqueline Kennedy, her dress still stined with her husband’s blood, legitimising the transition of authority. All this contributes to reflect a weird mix of solemnity and chaos. The years of Presidency of Lyndon Johnson, who was re-elected during the next elections in 1964, were the triumph of liberal America. The new President started from where Kennedy had stopped - and, by doing this, he overcame his predecessor’s best expectations: some results of Johnson’s presidency are the historical law on civil rights, Medicare and Medicaid, the first form of public health insurance in the United States and a big increase of public funds to the education system. But Johnson also had the idea to escalate American military participation in Vietnam, in this way starting the war that caused his retirement in 1968. He left, anyway, an unforgettable mark on American history. The mark of a man that a minute before was finished and a minute after was President.

and his own hands. A state founded on assabiya, the blood bond at the heart of the relations of power in the Arabic world. Although he was the second of four brothers, he had always been considered incapable to lead, so much as to be called “baby Bashar” for his shy and anxious nature, together with his fragile and somewhat nerdy look. These qualities were well in contrast with the Lion, the family’s blazon, whom his father Hafez incarnated so well that he had chewed up all his opponents. And he was also extremely different from his brother, the charismatic Basil, the designated heir. The story continues with Basil fighting his way to power, preparing himself for succeeding his father, and Bashar, in the meanwhile, having the permission to follow his passion, away from prying eyes: studying medicine in London. Stories do not always finished as expected, even for dictators: the life of Bashar al Assad changed on a January night in 1994, when Basil’s Mercedes Benz crashed on the road to the airport, killing the driver. Bashar was urgently called back to Damasco to change his doctor clothes for an army uniform. During the following years, the road was slowly paved for him, all his enemies were eliminated, until July 2000, when the timid ophtmologist Bashar al Assad, after his father’s death, found himself at the helm of a key country for the whole Middle East Region. His good manners, together with his longawaited set of reforms, made the world hope for the best: was the doctor-President the right person to lead Syria toward democracy? Unfortunately, those hopes soon dashed, the country’s contradictory conditions soon swallowed the rest. The civil war, exploded in 2011, revealed the last twist of fate: Baby Bashar, the tiny shy boy who wanted to become a doctor, had finally turned into a butcher. Having the history in his own hands has become for Bashar a burden more than a chance, the fate has made his ambitions fleurs du mal.

THE RELUCTANT LION His glance reflected London lights, his life was filtered through the eyes of others, his white coat was as full of expectations as it would have been of blood. It was Bashar Al-Assad who, on a January night, would have stripped of his ophtamologist robe to start wearing leader’s trousers. Basil and Bashar were two out of the four children of Hafez Al-Assad, at the power in Syria since 1970, when he had centralized, with a coup d’etat, all powers in his family’s

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English

Stories about chance and politics THE POPE FROM THE END OF THE WORLD

reflects the convergence of all its parts, each of which preserves its distinctiveness… It is the union of people retaining their peculiarities in the universal order”. Having this idea in mind, it is no wonder Francis carried out thoroughly complete actions, without ideological limits, from the dialogue with Russia and Iran, to the approach to China. A strategic vision that makes the Church act on the international stage, acclaimed from all parts of the public opinion, as it has been evident during the opposition against the Western intervention in Syria. What is most surprising, however, is the speed at which Francis has been able to turn the situation around and to instill a fresh perspective into a two-thousand-years entity. Seated on the Papal Throne almost by accident, in strange and unique circumstances, Bergoglio has proven to be the needed person, since he has been able to use those special circumstances in the best way possible, influencing politics, not just at the Vatican level, for the years to come.

“I was brought here from the end of the world”. This was how, on the 13th March 2013, the new Pope Francis I, the Argentinean Jorge Mario Bergoglio, introduced himself to the crowd. Just one month earlier, Benedict XVI had shocked the immutable theocratic Vatican order, resigning from the pontifical throne. An inconceivable action, at least in modern days; this enormous telluric rush needed at least an equal reaction to restore the order. From that very first introduction, it was already clear how the new Pope had the chance to be remembered as the right man at the right time. Indeed, in 2005 Bergoglio had already been close to the papal throne, according to some memories of Conclave members: he had reached the second place, behind that Ratzinger himself who went on to become Benedict XVI. The real chance still had to come for Bergoglio. And when it finally came, he was ready. Understanding Pope Francis is impossible without taking into consideration the most crucial aspect of his pontificate: in a little more than a year, he has changed the Church and its geopolitical orientation. With Francis, the periphery stops being the periphery and starts being the centre. Europe, the cradle of western Christianity, has been moved to the background, more and more isolated and provincial; the focus has shifted to the South of the world, on an impetuous growth, both economic and religious. Pope Francis’s world is light-years away from Benedict’s: it is multipolar, free from prejudice and concerned with differences. “The whole is greater than its parts” is the guideline of Bergoglio’s strategy, already announced in 2010 during a speech as bishop: “Here our model is not the sphere, which is no greater than its parts, where every point is equidistant from the centre, and there are no differences between them. Instead, it is a polyhedron, which

*(Thanks to Monica Esposito for the irreplaceable help on the piece about Assad)

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LA DIMENSIONE DEL POSSIBILE Andrea Passador

Sarebbe fantastico vincere una lotteria, una lotteria di quelle grosse, che ne so, con un montepremi di dieci miliardi di euro. Sarebbero tantissime le cose che potrei fare e molto probabilmente diventerei anche felice. Innanzitutto mi comprerei una bella casa. Insomma sarei felice. Beh, visto che sono tanto ricco una casa un po’ piÚ grande. A pensarci bene cento miliardi di euro sono tanti soldi. Credo mi comprerei un castello. Un castello enorme, medievale, con decine di bagni, piscina olimpionica, campo da basket, campo da golf, campo da tennis, un numero indefinito di camere da letto e servitÚ sottopagata.

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Però dopo un po’ mi annoierei a giocare a golf, a basket, a tennis e a lanciare bicchieri addosso alle cameriere. Quindi mi comprerei una bella TV. Ho detto bella, non sto catorcio disegnato male, e poi visto che sono ricco la comprerei un po’ piÚ grande. A pensarci bene cento miliardi di euro sono tanti soldi. Mi comprerei un fottuto cinema. A quel punto vivrei in un castello enorme, con piscina, campo da tennis, da basket, ecc... e un vero e proprio cinema tutto per me, con tanto di occhialetti per i film in 3D e un tizio con cappellino che mi prepara i popcorn con il burro fuso. Insomma sarei felice.

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Ma dopo un po’ mi annoierei a vivere in un castello enorme con cinema senza poter condividere tutto questo ben di Dio con qualcuno. Forse dovrei farmi un amico. È facile farsi un amico se sei ricco, alla gente piace la gente ricca, perché uno può dire ai suoi amici poveri che ha un amico ricco, e questo lo fa sentire un po’ ricco lui, anche se in realtà è un pezzente. Ho deciso, mi farei un amico. Ma se dopo un po’ trovassi questo amico estremamente irritante? Meglio farsi un gruppo di amici, tanto è facile farsi un gruppo di amici se sei ricco, perché sperano che un giorno tu possa lasciargli qualcosa in eredità. Ho deciso, mi farei un gruppo di amici. Ma se dopo un po’ di tempo anche il gruppo di amici mi risultasse irritante; non sono un semplice ricco, sono tremendamente ricco. Quindi mi farei una montagna di amici. Quindi vivrei in un castello enorme, con piscina, campo da golf, cinema e una montagna di amici. Insomma sarei felice.

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Forse però mi mancherebbe qualcosa. Una donna credo, perché un uomo ha bisogno dell’altra metà della mela, del pezzo di puzzle che si incastra, della bottiglia di vino da tappare; e sappiamo tutti che se per un ricco è facile farsi un amico, farsi una donna è ancora più semplice. Perché alle donne piace essere l’amante di un ricco, così una può sfoggiare una borsa da seimila euro e fare invidia alle poveracce che non se la possono permettere. Ho deciso, mi farei un amante. Ma se dopo un po’ questa donna mi risultasse insopportabile, se mi chiedesse di sposarla o peggio ancora di fare dei figli in un mondo che non permette più di spedire i cadetti a marcire in qualche certosa per non intaccare l’asse ereditario? Meglio abbondare, tanto sono ricco. Ho deciso, mi farei due o tre amanti. Aspettate un attimo, mi costerà qualche borsa da seimila euro in più ma dimenticavo di essere schifosamente ricco. Quindi mi farei un harem. Perciò vivrei in un castello enorme, con campo da golf, da basket, piscina, cinema, una montagna di amici e un vero e proprio harem con tanto di eunuchi a fare da guardiani. Insomma sarei felice.

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Forse però mi mancherebbe ancora qualcosa. Un uomo non può vivere di soli amici, amanti e castelli con cinema e piscina. Forse dovrei trovarmi un lavoro, un qualcosa da fare. Ma mica un lavoro tipo andare a togliere le foglie secche dalle grondaie, ho vinto dieci miliardi di euro, sono nauseabondamente ricco! Mi ci vorrebbe qualcosa di imprenditoriale. Perciò mi comprerei un’azienda. € (rappresentazione segnica di un’azienda) Beh, un’azienda mi sembra un po’ poco per uno ricco come me. Mi comprerei un gruppo di aziende. €€€€€ (rappresentazione segnica di un gruppo d’aziende) Mi sembra ancora riduttivo. Mi comprerei un vero e proprio impero, una multinazionale operativa in qualsiasi ambito economico sfruttabile. €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€

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€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ (rappresentazione segnica di una multinazionale) Così mi ritroverei a vivere in un castello enorme con piscina, campo da golf, da basket, cinema, una montagna di amici, un harem e una multinazionale da comandare. Insomma sarei felice.

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Ma si sa che un uomo non può vivere solo di amici, donne, castelli e spietate multinazionali votate al profitto a tutti i costi. Forse dovrei fare qualcosa per gli altri, per restituire quello che la società mi ha dato, ovvero un sacco di soldi immeritati. E il modo migliore per contribuire al miglioramento della società è fare politica. Quindi mi candiderei come sindaco della mia città. Però a pensarci bene sono vomitevolmente ricco, abbastanza da corrompere moltissime persone. Quindi mi candiderei come presidente della mia regione. Beh se uno vuol cambiare davvero le cose però deve andare in cima alla scala. Quindi mi candiderei come presidente del consiglio, corromperei tutti con i soldi guadagnati dalla multinazionale e verrei eletto. A quel punto vivrei in un castello con campo da golf, da basket, piscina, cinema, una montagna di amici, un harem, una multinazionale da gestire e un paese da governare. Insomma sarei felice. O forse no. Però tutti mi chiamerebbero Cavaliere.

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English IT

ENG

someone. Probably, I should meet a friend. It’s easy meeting friends if you are rich, people love rich people, because then they can say to their poor friends that they have a rich friend, and this makes them feel at least richer, even if they are poor, actually.

THE POSSIBLE DIMENSION By Andrea Passador

I decided, I would meet a new friend. Winning the lottery should be amazing, winning a huge lottery, I don’t know, with a ten billion Euros jackpot. I could make a lot of things and I would probably be happy. First of all, I would buy a beautiful house.

What if after a while I would find this friend extremely annoying? Better to have a group of friends, it is easy to get a group of friends if you are rich, because they hope that one day you can leave them something as inheritance.

Well, since I’m that rich let’s have a bit bigger house.

I decided I would have a bunch of friends.

Actually, one hundred billion Euros are quite a lot of money. I guess I would buy a castle.

What if after a while also this bunch of friends would be irritating? I’m not just rich, I’m tremendously rich.

A huge, medieval, castle with a dozen bathrooms, Olympic swimming pool, basketball court, golf course, tennis court, an undefined number of rooms and underpaid servants.

So I would make a mountain of friends. So I would live in a huge castle with swimming pool, golf course, cinema and a lot of friends.

After a while, probably, I would start being bored of playing golf, basket, tennis and throw glasses on the waitresses. So, I would buy a good TV.

Basically I would be happy. But maybe I would be missing something. A woman I think, because a man needs the other half of the apple, the fitting puzzle piece, the bottle of wine to crock; and we all know that if for a rich person it is easy to have a friend, it is even easier to have a woman. Because women love being the lover of a rich man, so that she can show a six thousand Euros bag and make jealous all the poor girls that can’t afford it.

I said good, not this shit bad drawn. I’m rich, so I would buy a bigger tv. Well, one hundred billion Euros are a lot of money. I would buy a fucking cinema. At this point I’d live in a huge castle, with swimming pool, tennis court, basketball court, etc.. and a real cinema just for me, with the glasses for the 3d movies too and a guy with a hat that prepares popcorn with butter.

I decided, I would have a lover. But, what if after a while this woman would annoy me, what if she would ask me to marry her, or even worst to have kids in a world that doesn’t allow any more to send officercadets rot in some monastery not to touch the inheritance? Better to quit, anyhow I’m rich.

Basically, I would be happy. After a while, probably, I would start being bored of living in a huge castle with a cinema without sharing all this good stuff with

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English

The possible dimension I decided, I would have two or three lovers.

So I would live in a huge castle with swimming pool, golf course, basketball court, cinema, a mountain of friends, a harem and a multinational to control.

Wait a minute, this is going to cost me some six thousand Euros additional bags, but I forgot I’m freaking rich.

Basically I would be happy. So I would have a harem. But I suspect that a man can’t live only with friends, women, castles and evil multinationals dedicated to profit to all the coasts. Maybe I should do something for the others, to give back what society gave me, owning loads of not deserved money. And the best way to participate to the improvement of the society is politics.

So I would live in a huge castle, with a golf course, a basketball court, a swimming pool, a cinema, a mountain of friends and a true harem with eunuch guardians. Maybe I would still miss something. A man can’t live having only friends, lovers and castles with cinema and swimming pool. Maybe I should find a job, something to do. But not no metter what job, like picking up dead leaves in eaves, I won ten billions Euros, I’m sick rich! I would need something business oriented.

So I would candidate as major of my city. But, really thinking about it, I’m sick rich, enough to corrupt many people.

Therefore I would buy a company. € € (Symbolic representation of a company)

So I would candidate as president of my region.

Well, I think that only a company is not enough for such a rich person like me. I would buy a group of companies.

So I would candidate as Prime Minister of the Council, I would buy everybody with money earned from the multinational and I would be elected.

Well, if someone wants to really change things he has to go straight to the top of the chain.

€€€€€ (Symbolic representation of a group of companies)

At that point I would live in a castle with a golf course, a basketball court, swimming pool, cinema, a mountain of friends, a harem, a multinational to control and a country to govern.

Still, it’s not enough. I would buy a real empire, a multinational operative in any exploitable economic field.

Basically I would be happy. Or maybe not.

€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€ € € € € € € € € € € € € € € € € € € € € € €€ (Symbolic representation of a multinational)

But everybody would call me Cavaliere*

*Silvio Berlusconi is also known as “Cavaliere”.

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Une chance sur des millions. Et c’est tombÊ sur moi.

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Danièle et Françoise jouent au loto depuis dix-huit ans. Chaque semaine, pour dix euros de mise, elles font des rêves à vingt millions. Une villa sur la Côte d’Azur. Un tour du monde. Même juste un voyage en Toscane. Une île. Un lifting. Un diamant, une Santos Dumont Lady de Cartier. Cent paires de Louboutin et de Jimmy Choo. Un tailleur Chanel rose. Des perles, des vraies perles comme Jackie Kennedy, qu’est-ce qu’elle était belle ! Elles attendent la fin de la semaine comme d’autres le Messie. Chaque samedi leurs coeurs s’emballent quand les boules tourneboulent. Elles retiennent leur souffle, elles ne respirent plus ; à chaque fois on pourrait mourir disent-elles en choeur.

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Joue, pour une fois, me supplie Françoise. Tu ne vas pas rester mercière toute ta vie. J’aime bien ma mercerie, dis-je. T’as pas envie d’autre chose ? renchérit Danièle. Allez, s’il te plaît. Alors je me dirige vers le buraliste et demande un bulletin. Lequel ? Lequel quoi ? Le loto Loto ou l’Euro Millions ? Je n’en sais rien, moi. L’Euro Millions alors, il y a une belle cagnotte vendredi. Je lui donne les deux euros qu’il réclame. La machine choisit des chiffres et des étoiles pour moi puis il me tend un bulletin. Les jumelles applaudissent. - Enfin ! Enfin notre petite Jo va faire de beaux rêves cette nuit.

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Je ne sais pas comment, mais je sus. Je sus, sans avoir encore regardé les chiffres, que c’était moi. Une chance sur soixanteseize millions, et ça tombait sur moi. Je lus l’encadré dans la Voix du Nord. Tout y était. Le 6, le 7, le 24, le 30 et le 32. Les étoiles numéro 4 et 5. Un bulletin validé à Arras, place des Héros. Une mise à deux euros. Un système flash. 18 547 301 euros et 28 centimes. Alors je fis un malaise.

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Mais tes rêves mon amour, je peux te les offrir désormais ; ils ne coutent pas bien cher tes rêves. Un écran plat Sony 52’: 1400 euros. Une cheminée dans le salon : 500 euros, plus 1500 pour les travaux. Une Porsche Cayenne : 89 000 euros. Et ton intégrale de James Bond, 22 films : 170 euros. C’est horrible. Je pense n’importe comment. Ce qui m’arrive est terrifiant.

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Votre chèque, dit-il. Voilà. Dix-huit millions cinq cent quarante-sept mille trois cent un euros et vingt-huit centimes, articule-t-il lentement comme une condamnation. Vous êtes sûre que vous ne préférez pas un virement bancaire ? Je suis sûre. En fait je ne suis plus sûre de rien.

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Parfois, la nuit, j’attendais que Jo se mette à ronfler pour quitter le lit, marcher sans bruit jusqu’à l’armoire-penderie, plonger la main dans la chaussure et en sortir le trésor de papier. J’allais alors m’enfermer dans la salle de bain et là, assise sur la cuvette des toilettes, je dépliais le billet et je le regardais. Les chiffres me donnaient le tournis.

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Mais je ne suis pas riche. Je possède juste un chèque de dix-huit millions cinq cent quarante-sept mille trois cent un euros et vingt huit centimes, plié en huit, caché au fond d’une chaussure. Je possède juste la tentation. Une autre vie possible. Une nouvelle maison. Une nouvelle télévision. Plein de choses nouvelles. Mais rien de différent.

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English FR

ENG

Star numbers 4 and 5. A play slip played in Arras, at Héros square. Two Euros played. A random system. 18 547 301 Euros and 28 cents. So I passed out.

ONE CHANCE IN A MILLION. AND IT HAPPENED TO ME. By Bérénice Troeira

My darling, I can offer you your dreams from now on; your dreams are not that expensive. A flat screen 52’: 1400 Euros. A fire place in the living room : 500 Euros, plus 1500 for the work. A Porche Cayenne : 89000 Euros. And all 22 James Bond movies: 170 Euros. It’s awful. I think no matter how. All of this is terrifying.

Danièle and Françoise have played the lottery for eighteen years. Every week, for a ten Euro bet, they make dreams that cost twenty million Euros. A villa on the French Riviera. Go around the world. Also just a journey in Tuscany. An island. A lifting. A diamond, a Santos Dumont Lady by Cartier. Hundreds of pairs of Louboutin and Jimmy Choos. A pink women’s suit by Chanel. Pearls, real pearls like Jackie Kennedy, she was so beautiful! They wait for the end of the week like other people wait for the messiah. Every Saturday they get really excited when the numbers twist around. They hold their breath, they stop breathing; every time we could die together at the same time, they say.

Your check, he says. Here it is. Eighteen million five hundred forty seven thousand three hundred and one Euros and twenty eight cents, he says as slowly and clearly as a sentence. Are you sure that you don’t want a transfer? I am sure. Actually I’m not sure about anything anymore. Sometimes, during the night, I used to wait for Jo to start snoring to sneak out of bed, walk silently to the wardrobe, put my hand deep into the shoe and take out the paper treasure. Then I used to lock myself in the bathroom and there, sitting on the lavatory bowl, I used to open the peace of paper and I used to watch it. The numbers made my head spin around.

Play, just once, Françoise begs me. Do you want to be a mercer all life long? I like my haberdasher’s shop, I say. Don’t you fancy something else? Adds Danièle. Common, please. So I go to the newsagent and I ask for a play slip. Which one? Which one what? The lottery, Lotto or Euromillions? I have no idea. Euromillions then, there’s a nice kitty on Friday. I give him the two Euros that he asks me for. The machine chooses the numbers and Lucky Star numbers for me, then he gives me a play slip. The twins clap their hands. Eventually! Eventually our dear Jo will have wonderful dreams tonight.

But I’m not rich. I only own an Eighteen million five hundred forty seven thousand three hundred and one Euros and twenty eight cents check, folded up in eight parts, hidden in the bottom of a shoe. I only own temptation. Another possible life. A new house. A new television. Plenty of new things. But nothing different.

I don’t know how, but I knew. I knew, without even looking at the numbers, that it was me. One chance over seventy seven million and it happened to me. I read the space in the newspaper, Voix du Nord. Everything was there. The 6, the 7, the 24, the 30 and the 32. Lucky

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Italiano FR

IT

Una schedina giocata a Arras, in piazza Héros. Una giocata di due euro. Una giocata a caso. 18 547 301 euro e 28 centesimi. Allora svenni.

UNA POSSIBILITÀ SU MILIONI. ED È CAPITATO A ME.

Ma i tuoi sogni amore mio ormai te li posso regalare: non sono poi così costosi i tuoi sogni. Uno schermo piatto Sony 52 pollici: 1400 euro. Un caminetto in salotto: 500 euro, più 1500 per i lavori. Una Porsche Cayenne: 89000 euro. E il tuo cofanetto integrale di James Bond, 22 film: 170 euro. È orribile. Penso a casaccio. Quello che mi succede è terrificante.

Di Bérénice Troeira Danièle e Françoise giocano al lotto da diciotto anni. Ogni settimana, con una giocata di dieci euro, fanno dei sogni da venti milioni. Una villa sulla Costa Azzurra. Un giro del mondo. Anche solo un viaggio in Toscana. Un’isola. Un lifting. Un diamante, un orologio Santos Dumont da donna di Cartier. Un centinaio di scarpe Louboutin e Jimmy Choo. Un tailleur di Chanel rosa. Delle perle, delle vere perle come Jackie Kennedy, com’era bella! Aspettano la fine della settimana come altri aspettano il messia. Ogni sabato non stavano più nella pelle quando le palline facevano loro girare la testa. Trattenevano il fiato, non respiravano più ; ogni volta potremmo morire contemporaneamente, dicono.

Il Suo assegno, dice. Diciotto-milioni cinquecento-quarantasettemila trecentouno euro e ventotto centesimi, articola lentamente, come una condanna. È sicura di non preferire un bonifico bancario? Sono sicura. In effetti non sono più sicura di nulla. A volte, la notte, aspettavo che Jo cominciasse a russare per uscire dal letto, per camminare senza far rumore fino alla cabina armadio, infilare la mano nella scarpa e tirarne fuori il tesoro di carta. Allora andavo a rinchiudermi in bagno e là, seduta sulla tavoletta del water, spiegavo il biglietto e lo guardavo. Le cifre mi facevano girare la testa.

Gioca, per una volta, mi supplica Françoise. Non vuoi mica restare merciaia per tutta la vita. Mi piace la mia merceria, dico io. Non hai voglia di qualcos’altro? Rincalzava Danièle. Dai, per favore. Allora vado dal tabaccaio e domando una schedina. Quale? Quale cosa? Il lotto, Lotto o Euromilione? E che ne so io. L’Euromilione allora, c’è un bel bottino per venerdì. Gli do i due euro che mi chiede. La macchina sceglie le cifre e i numeri jolly al posto mio, poi mi tende la schedina. Le gemelle applaudono. Finalmente! Finalmente la nostra piccola Jo farà dei bei sogni stanotte.

Ma non sono ricca. Possiedo solamente un assegno di Diciotto-milioni cinquecento-quarantasettemila trecentouno euro e ventotto centesimi, piegato in otto, nascosto in fondo ad una scarpa. Possiedo solo la tentazione. Un’altra vita possibile. Una nuova casa. Una nuova televisione. Tante cose nuove. Ma niente di diverso.

Non so come, ma lo seppi. Seppi, ancora prima di guardare i numeri, che ero io. Una possibilità su settantasei milioni, ed è capitato a me. Lessi il riquadro sul giornale Voix du Nord. C’era tutto. Il 6, il 7, il 24, il 30 e il 32. I numeri jolly 4 e 5.

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TAUTOLOGIE DELLA FORTUNA TRE PROVE INFELICI E UN RACCONTO FELICE

Luca Buonaguidi 59


PROVA NUMERO

1 TAUTOLOGIE DELLA FORTUNA 60


Un giorno del luglio scorso aprii la casella mail e vi trovai all'interno un messaggio firmato da una rivista di letteratura, in cui mi veniva chiesto un racconto di un paio di cartelle per il nuovo numero a tema imposto “Ho vinto alla lotteria”. Pensai subito: che tema di merda, non ne esco ritto. Ma risposi di si, perché pensai che le lotterie si vincono a furia di giocarle, anche se sono noti estemporanei casi di cronaca in cui l'unica giocata in una vita corrisponde a una vincita strabiliante, anche se questo non c'entra molto con lo scrivere un racconto, forse con l'avere un certo talento per la fortuna. Pensai secondariamente che per ciò che io ero di me stesso appena dieci anni fa era già una vincita degna di nota quella di esser chiamati dal nulla a scrivere per una rivista quando prima mi sarei persino vergognato di chiederlo io stesso, di poter scrivere sulle riviste. No, così non funziona per niente. Peraltro non è neanche troppo carino nei confronti di Condo, sono proprio uno stronzo. Riproviamo. 61


PROVA NUMERO

2 DIECI COSE CHE FAREI SUBITO DOPO AVER VINTO UN SACCO DI SOLDI ALLA LOTTERIA 62


1. Urlo, rido, impazzisco di gioia e faccio tutto quello che Bluto di Animal House farebbe al posto mio tranne narcotizzare un cavallo. I soldi non corrompono anime sensibili come la mia! Il mio denaro non cambierà la mia vita, ma migliorerà quella del prossimo! Avanti compagni! (sulle note di Mi ha rovinato il '68 degli Squallor) E prendo i primi contatti con Emergency. 2. Chiamo i miei genitori e la mia ragazza promettendo sottomarini, mia mamma non può parlarmi perché sta limonando duro col cane, il mio babbo sviene al telefono, io mi preoccupo e nel dubbio gli compro l'ospedale di Pistoia inaugurando il reparto salumeria liberando quello di geriatria. Regalo il mazzo di fiori più grande di sempre alla Francesca, ottenuto disboscando mezza Amazzonia. Ho i soldi per ripiantarne tre volte tanta, tanto. 3. Cazzo! Dove ho messo il biglietto? Che coglione. Il babbo mi richiama. Bestemmio fortissimo e metto il telefono nel freezer. 4. Trovo il biglietto dentro una bottiglia vuota di whiskey e penso che devo starci più attento o mi sparo in bocca. Richiamo il babbo, sviene di nuovo. 63


Mia mamma è già in carcere per ubriachezza molesta, compro il carcere perché in Italia non esiste la libertà su cauzione e medito di scendere in campo alle prossime politiche. Arriva un telegramma di Gino Strada: “Allora questi soldi?”. Lo trasformo in roastbeef e lo accompagno a una bottiglia di Dom Pérignon pre-napoleonica. 5. Scelgo la colonna sonora del momento che cambia la mia vita per sempre. Ci metto nove ore. La scelta cade su Who let the dogs out il cui ritornello mi esalta e commuove fino alle lacrime, dopo aver scartato Neil Young, Bach, Rolling Stones, Neu!, Robert Wyatt, MC5, John Coltrane e tutta la musica che ho sempre amato. Ora ho i soldi, non ho più bisogno di darmi un taglio intellettuale! 6. Ballo da solo, poi me ne vergogno, poi me ne frego, poi penso al da farsi, poi mi ricordo che non piscio da 12 ore. Piscio dalla finestra e faccio l’elicottero col membro ben in vista. È così che Bluto farebbe. 7. Compro la Biblioteca Nazionale di Firenze trasformandolo nel mio studiolo privato e vietando l’ingresso a chi legge meno di 150 libri l’anno, produco il prossimo film di Werner Herzog per avere così motivo di diventare suo amico e confidente e acquisto il 5% dell’Inter spingendo per il ritorno di 64


ORA HO I SOLDI.


Oriali, il sequestro di Mourinho e l’acquisto di Tom Ince, figlio del grande ex Paul e sicura pippa. Infine, pongo un durissimo aut-aut a Zanetti perché credo ciecamente nella sua immortalità calcistica: o torni in campo o te ne vai a fanculo. 8. Prendo un biglietto per il giorno dopo e di sola andata per l’India. Poi ne faccio subito un altro per lo stesso giorno per ogni altro continente noto all’uomo e cerco su google quando partiranno i primi viaggi spaziali civili. Chiamo la NASA per prenotarmi, ma mi impunto: voglio viaggiare con l’Apollo 11 con equipaggio russo e faccio esplodere la Guerra Fredda, che influenzo finanziando segretamente il Mossad, scusate volevo dire l’Isis. 9. Inizio a scrivere un brano sulla fortuna, ma tutto quello che scrivo è tautologico e la rivista che me l’ha chiesto una roba da fricchettoni squattrinati. Mi richiamano i miei genitori. Il babbo ha già comprato un caseificio in Trentino dimezzando il fatturato con la sola prima cena, la mamma ha detto del biglietto vincente anche al dietologo, di conseguenza il cane si fa esplodere in un attentato kamikaze per difendere casa dall’assedio dai millantatori di crediti abbaiando “Allah Akbar!” e morendo da martire della rivoluzione capitalista della famiglia. Io mi ricordo che non ho ancora dato un solo centesimo in beneficenza e abiuro completamente qualsiasi fascinazione 66


FACCIO ESPLODERE LA GUERRA FREDDA 67


residua per la filantropia, corrompendo l’American Psychiatric Association al fine di includerla nell’Asse 1 del DSM VI. Che si fotta l’Amazzonia. Da domani sarò finalmente un capitalista tutto d’un pezzo e scommetterò sul crollo dell’Eurozona vendendo hedge found ai paesi più poveri del pianeta. Che sballo. 10. Mi addormento sul divano con il biglietto finito invero nel culo di una minorenne egiziana nipote di Morsi. Sudo tantissimo, ma stavolta è tutto vero. Vorrei tornare ad essere il Luca che ho sempre conosciuto, ma ormai è troppo tardi: ho finito i soldi e il Gruppo Bilderberg che mi ha accolto con ogni onore per le meritorie azioni finanziarie del punto n.9 è pronto ad assumere un sicario per far esplodere il mio elicottero in volo su Manhattan. Da qui si dipana una fitta rete di incastri negli anni che riassumo brevemente: mi incastrano e finisco in cella con Totò Riina, di cui raccolgo il testamento spirituale in un libro best-seller dal titolo Minchia! e dirigendo la nuova mafia siciliana dal 41 tris e riconvertendola ai principi di equità sociale e non-violenza. Ottengo la scarcerazione e vengo nominato Cavaliere della Repubblica, mi candido alle elezioni ma mi scordo che il lider maximo Beppe Grillo le ha annullate. Vado in esilio a cazzeggiare a Londra come quando avevo diciotto anni, ma muoio dopo un quarto d’ora per cause sconosciute; il giorno dopo Scotland Yard mi ritrova 68


DA DOMANI SARÒ FINALMENTE UN CAPITALISTA TUTTO D’UN PEZZO. 69


impiccato sullo stesso ponte del Tamigi in cui venne ritrovato Roberto Calvi del Banco Ambrosiano. Il caso è archiviato come suicidio. Ai miei funerali si reca solo il grande amico Werner Herzog, che ne ricava un documentario di straordinaria intensità poetica, una parabola amara che si conclude con la rievocazione del discorso di Gesù ai mercanti ambientandolo nel nuovo deserto dell’Amazzonia che gli vale l’Oscar per l’Antani, istituito da me stesso.

Boh, non mi convince. Non credo mi abbiano contattato per questo. Potrà strappare una risata, maal massimo può esser “bellino”, giudizio che sopporto meno di una stroncatura nazista. 70


PROVA NUMERO

3 LA FORTUNA MI BACIA IN FRONTE 71


Mi piaceva essere premiato, mi ci aveva abituato il mio babbo che pochi anni prima mi mandava sempre a ritirare le coppe che vinceva per le maratone a cui partecipava. Io, timidissimo altrimenti, in quei momenti svelavo un’intraprendenza insospettabile. Ma non erano trofei miei, per quanto ne fossi orgoglioso e mi prestassi alle scenette richieste a un bambino medio con consumata sicura-insicurezza, per commuovere a colpo sicuro le vecchiette in sala - ho sempre avuto una passione per la terza età (ma non in quel senso, che andate a pensare, depravati!) -. Comunque: ero piccolo, avrò avuto sui sette-otto anni al massimo quando vinsi un prosciutto alla sagra di un paese collinare toscano di cui ora mi sfugge il nome. Eravamo con Giorgio, la Sandra e la Giulia, i miei zii putativi con la figlia, che se non mi ricordo male non vinsero niente. Dunque, quel giorno, io e io solo ero, incarnavo, inscenavo La Fortuna. Mi ricordo che comprammo un biglietto o forse qualcuno in più, mangiammo un panino nella piazzetta antistante il locale dell’estrazione e poi entrammo. O forse facemmo tutt’altro. Comunque, ricordo un salone che, se la memoria non mi inganna e l’immaginario tradizionale non mi confonde, aveva molta della classica Casa del Popolo della provincia toscana, quel tipo di luoghi che in quegli anni, fine ottanta, erano al canto del ciglio di un’epoca nobile tradita dai figli della tv. C’era un piccolo palco su cui avvenne l’estrazione, io non capivo niente, forse mi annoiavo anche, poi capii che s’era vinto, poi capii che s’era vinto il primo premio 72


INCARNAVO,

INSCENAVO

LA FORTUNA. 73


e in un attimo sentii il cervello invadermi di sensazioni contrastanti che sarebbero proseguite negli anni, ricorrenti come temporali settembrini in ogni attimo di gioia incomitante: contentezza per la vittoria, ansia per come mi sarei dovuto comportare e assoluto menefreghismo circa la natura del fantomatico premio. L’importante era aver avuto culo. Fu così che provai l’ebbrezza della fortuna per la prima inequivocabile volta. Il ricordo successivo è quello del mio babbo che tiene saldamente il prosciutto in braccio, si preoccupa di metterlo al riparo in macchina e poi torna a fare commenti cazzoni per ridere insieme a Giorgio, mentre la mia mamma si compiace dell’avvenimento con forse maggior spirito fanciullo di quanto ne avessi io anche di fronte al primo dolcissimo bacio in fronte della Fortuna in persona.

Ok, già meglio, però questi qui mi hanno chiesto due cartelle, bel casino. (...) Ma porcaputtana, come ho fatto a non pensarci prima! 74


LA FORTUNA MI BACIA IN BOCCA 75


La parola lotteria per me è e sarà sempre la Nada. La Nada è, appunto, la mia nonna vinta alla lotteria. La storia, brevemente, è questa: andavo alle elementari quando la tata Giovanna si occupava di me e della casa quando babbo e mamma erano a lavoro. La tata Giovanna non era una cattiva persona e a suo modo senz’altro mi voleva bene, ma semplicemente svolgeva la sua mansione e la finiva lì. Non mettere amore nel mestiere della tata però è come non mettere il soffritto di cipolla nell’amatriciana. Poi fece un paio di cacate, tipo che un giorno sparì una tartaruga dal giardino, e soprattutto odiava le mie costruzioni di Lego, additando ad esse un ostacolo insormontabile nel corretto svolgimento delle pulizie casalinghe; così, me le smontava sempre e ogni volta che veniva io dovevo ricostruire, come dopo un terremoto. Costruire cose per me voleva dire vederle crollare, non escludendo il potenziale allegorico di questa frase in altri ambiti della vita che mi sarebbe venuta in sorte di lì a poco. Se non ho mai avuto l’ambizione di fare l’ingegnere è per colpa della Giovanna che faceva crollare anche la più salda delle strutture da me edificate. Sarei stato paralizzato dalla paura a fare quel mestiere sul serio, così ho scelto di occuparmi della paura e chi ha paura, ma questa è un’altra storia, perché poi in casa arrivò la Nada, che non si accontentò della casa ma volle entrare anche dentro la vita di chi l’abitava con una grazia tutta sua. Ricordo che quando mi venne comunicato il cambio di tata la mia unica preoccupazione era il dannato Lego. La mamma mi rassicurò, sentii presagi di un futuro migliore, ma non avrei osato sperare nella lotteria che mi sarebbe capitato di vincere, pensavo che sarei restato col rimpianto di non aver potuto vivere insieme ai nonni, lontani per cause naturali o parentali. Ma la Fortuna stavolta mi volle dare un bacio in bocca, altroché sulla fronte. La prima volta che ho visto la Nada l’ho vista di spalle, mentre spolverava la bilancia in camera dei miei genitori. Io tornavo dalla pineta dove ero stato a giocare a pallone col babbo e un amico; insomma, ero preso bene, come si dice oggi. Non ricordo cosa ci dicemmo, mi ricordo che all’epoca ero ancora una mezzasega e lei si dovette un po’ chinare per salutarmi, parlarmi, fare la conoscenza d’un bambino che aveva sempre visto andare in su e in giù davanti a casa sua (ossia, davanti a casa mia) ma che, come capita oggi nei quartieri residenziali delle città, non c’è modo di avvicinare 76


con la naturalezza di un tempo andato. Ciò che posso assicurare è che ebbi subito la sensazione di potermi fidare di quella donna che io non avevo mai visto prima. Da lì nacque un rapporto che potrei descrivere in non meno di quattrocento cartelle, ma che posso comunemente riassumere come il rapporto che si crea tra una nonna dolcissima e un nipote fedele alla linea e descrivendo cos’è da due decenni lei per me attraverso un’immagine: una donna di settant’anni che alza un divano enorme con un braccio e con l’altro passa sotto di esso l’aspirapolvere, con una torsione posturale che troncherebbe la schiena del 97% dei suoi coetanei e salutandomi con una terza mano che con me ha sempre avuto per ogni evenienza, anche se immagino che sia difficile da immaginare nella scena che vi propongo. Lo so, anche per me la forza fisica e d’animo della Nada ha origini e fattezze misteriose. Una volta mi raccontò persino che da ragazza ha avuto la TBC e se ne è accorta per caso dopo due anni. Lei si sentiva, tutto sommato, bene. Che toro! Tra i tanti pregi della Nada sceglierò quelli che ho ammirato di più: la discrezione smodata e la testa dura, ma dura così. A ben vedere due difettucci che di lei ho invece sempre amato come icone devozionali e che mi ha prima insegnato e poi ha intuito in me non di rado prima dei miei stessi genitori, amici e fidanzate. Per esempio, nonostante abbia sempre saputo di essere qualcosa di ben più di una tata e di meno di una nonna solo per ciò che concerne l’anagrafe e il genotipo (ma non il fenotipo), la Nada ha sempre rifiutato qualsiasi invito a cena nonostante io sia stato a mangiare a casa sua non meno di 500 volte tonde-tonde, e con lei i figli Sergio e Serena a sopportare questa caccola spuntata dal nulla che rispondeva al mio nome. Nessuno ha mai capito il perché, ma ad ogni tentativo di averla con noi a tavola lei ha sempre opposto rifiuti educatissimi che noi provavamo a far cadere ma che alla fine rispettavamo come parte del suo particolarissimo e indispensabile modo di volerci bene e proteggerci, una premura primordiale, archetipica e stranamente paterna. Questo tratto del suo carattere a volte tocca picchi controversi: mi è toccato convincerla di persona per averla in prima fila alla discussione della mia tesi di laurea e al pranzo rituale che ne è seguito. Lo ammetto, se non veniva mi avrebbe fatto incazzare per la prima volta in vent’anni che ci conosciamo. Ma è venuta, ed era prevedibilmente emoziona77


tissima. Cercava di non darlo a vedere, ma io incalzavo lei e i miei amici più estroversi e al contempo misurati nei modi per coinvolgerla come desideravo. E come è accaduto infine, tanto che per spiegare a una mia amica la particolarità del suo essermi nonna (anche se all’anagrafe risultiamo due sconosciuti) abbiamo coniato insieme il ruolo parentale di la mia nonna vinta alla lotteria, per cui oggi sono qui a parlarvi di lei in questi termini. Oggi la Nada non si occupa più di casa nostra con la costanza di un tempo, a ciò si aggiunga che questa nel frattempo è diventata la casa dei miei genitori e di conseguenza ci vediamo meno di prima perché io sono sempre in giro o a casa mia (non più davanti alla sua, purtroppo) e perché la sua proverbiale discrezione e testardaggine le proibisce intimamente di venirmi a trovare, trovando sempre nuove scuse che me la fanno amare ancora di più e che, misteriosamente, fanno crescere con gli anni la nostra intesa unica, profonda e inaffondabile.

Per questo e altri motivi posso oggi raccontarvi come ci si senta ad aver vinto la lotteria. E, ancora, è in questo e altri modi che può nascerne, se uno vuole, un racconto. Grazie a chi mi ha dato modo di scriverlo con tutte le licenze del caso. 78


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ward comrades! (to the tune of Mi ha rovinato il ‘68 by Squallor). And I take the first contact with the NGO Emergency.¹ 2. I call my parents and my girlfriend promising them submarines. My mum can’t answer because she is making out with the dog, my dad passes out on the phone. I’m getting worried so, just in case, I buy him the whole of Pistoia hospital, inaugurating the cafeteria instead of the geriatric ward. I give Francesca the largest bouquet ever: I got it by deforesting half of the Amazon but I have the money for reforesting it three times as much, so who cares? 3. Fuck! Where did I put my ticket? I’m an asshole. My dad calls me back. I swear extremely loudly and put the phone in the freezer. 4. I find the ticket in an empty bottle of whisky and I think ‘I have to be more careful or I’ll end up shooting myself in the foot’. I call Dad back, he passes out again. My mother is already in prison for dangerous drunkenness and, as bail doesn’t exist in Italy, I buy the whole prison, then think about taking part at the upcoming elections. I receive a telegram from Gino Strada “What about the money?”. I turn it into roast beef and I combine it with a Pre-Napoleonic bottle of Dom Pérignon. 5. I choose the soundtrack for the moment that changed my life forever. It takes me nine hours. After discarding Neil Young, Bach, Rolling Stones, Neu!, Robert Wyatt, MC5, John Coltrane and all the music I’ve always loved, the choice goes to ‘Who Let the Dogs Out?’. Its chorus excites me and moves me to tears. Now I have money I don’t need to have an intellectual style. 6. I dance by myself, then I feel ashamed, then I don’t care, then I think about what to do, then I remember that I’ve not peed for 12 hours. I pee from the window and I do the helicopter with my phallus in full view. Just like Bluto would do. 7. I buy the National Library of Florence turning it into my private studio and deny entry to those who read less than 150 books a year. I produce the next Werner Herzog film in order to become his friend and confidant and

TAUTOLOGIES OF LUCK Three unhappy attempts and a happy story By Luca Buonaguidi To Nada ATTEMPT NUMBER 1 – TAUTOLOGIES OF LUCK One day, last July, I opened my email and found a message from a literature magazine in which I was asked to write a tale, a couple of pages long, for the new issue on the topic: “I won the lottery.” I immediately thought: what a shitty topic, I can’t do that. Nevertheless, I said ‘yes’ based on the logic that lotteries are won only as a consequence of playing them, even if there are well known exemplary cases in the news in which a oneoff gamble corresponds to an astonishing win. Although this has nothing to do with writing a story, perhaps just with having a talent for luck. Additionally, I thought that considering where I was just ten years ago, it was already a noteworthy win to be called out of nowhere to write for a magazine, when before I would be too ashamed to even ask to write for a magazine. No, this is not working at all. Moreover, it is not very nice towards Condo, I’m an asshole. Let’s try it again. ATTEMPT NUMBER 2 – TEN THINGS I WOULD IMMEDIATELY DO AFTER WINNING A LOT OF MONEY IN THE LOTTERY 1. I scream, I laugh, I am overjoyed and I do everything Bluto from Animal House would do in my shoes, with the exception of drugging a horse. Money does not corrupt sensitive souls like mine! My money will not change my life but it will improve the life of my neighbour! For-

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Tautologies of Luck purchase 5% of Inter Milan, pushing Oriali to going back into play,demanding Mourinho to resign and the purchase of Tom Ince (son of former player Paul and a total wanker). Lastly, I place a harsh ultimatum to Zanetti because I blindly believe in his footballing immortality: either you come back on the field or fuck off. 8. I book an one-way ticket to India for the next day. Right away I book another for the same day to every other continent known to man and I Google when the first civil space mission is going to leave. I call NASA to reserve, but I dig my heels in: I want to travel in the Apollo 11 with the Russian crew. I then trigger the Cold War which I secretly influence by funding the Mossad. Oh sorry, I meant the Isis... 9. I start to write a piece about luck, but everything I write is tautologal and the magazine I write for is the typical broken nerd’s mag. My parents call me back. My dad has already bought a dairy in Trentino, halving the turnover with just the first dinner, mom told the nutritionist about the winning ticket, as a result the dog blows himself up in a kamikaze attack in order to defend the home from the siege of fake creditors, barking “Allah Akbar!” and finally dying as a martyr of the family capitalist revolution. I remember that I still have not given a single penny to charity and I completely abjure any residual fascination for philanthropy. I corrupt the American Psychiatric Association in order to include it in the first axes in DSM VI. Fuck the Amazon. From tomorrow I’ll finally be an upright capitalist and I’ll bet on the collapse of the Eurozone, selling hedge funds to the world’s poorest countries. What a hoot. 10. I fall asleep on the couch with the ticket in a young Egyptian girl’s ass (Morsi’s granddaughter). I sweat a lot, but this time it’s all real. I would go back to being the Luca that I’ve always been, but it is too late: I ran out of money and the Bilderberg Group who welcomed me with all honour for meritorious financial actions (see point 9) is ready to hire a hitman to blow up my helicopter flying away over Manhattan. From here a dense series of events unfolds over the years, I’m going to

shortly sum it up: they stitch me up and I end up in jail with Totò Riina, from whom I collect the spiritual testament in a best-seller book called „Minchia³!”. I end up directing the Sicilian Mafia from 41 tris4 and converting it to equal, social, non-violent values. I get released and I am appointed Cavaliere5, I stand as a candidate for the elections but have forgotten that the “Lider Maximo” Beppe Grillo has cancelled them. I go into exile and dick around in London like when I was eighteen, but I die after a quarter of an hour due to unknown causes; the day after, Scotland Yard find me hanged on the same deck of the River Thames on which Roberto Calvi of Banco Ambrosiano was found. The case is filed as suicide. Only my great friend Werner Herzog goes to my funeral; he gets a documentary of extraordinary poetic intensity out of it: a bitter parable ending with the re-enactment of Jesus’ Sermon to the merchants in the temple, setting it in the new wilderness of the Amazon, winning him an Oscar for Antani6, established by myself. Dunno, I’m not convinced. I don’t think I should have been contacted for this. You can get a laugh, but at most it can be “quaint” a judgment that I have more contempt for than the neo-Nazi, Hatchet. ATTEMPT NUMBER 3 – LUCK KISSES ME ON THE FOREHEAD I used to like being rewarded. My dad got me into it, he always sent me to pick up the cups he won in the marathons he took part in. Usually very shy, in those moments I showed an unexpected initiative. But they weren’t my trophies, even if I was really proud of them and I fooled around in the way that people were expecting from an average kid with a experienced confident lack of self-confidence, making the old ladies cry in the room- I’ve always loved elderly people (but not in that way, you perverts!). Anyway, I was little, seven or maybe eight at the most, when I won a ham in a country festival in the middle of the Tuscan hills in a village whose name I don’t remem-

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Tautologies of Luck ber right now. We were with Giorgio, Sandra and Giulia, my putative aunt and uncle and their daughter: if my memories are right, they won nothing. So, that day I, and only I, played with Fortune. I remember that we bought a ticket, or maybe some more, we ate a sandwich in the little square right in front of the lottery draw room, then we got in. Or maybe we did everything else but this. Anyhow, I remember a big room - if my memory doesn’t play tricks with me and if I’m not getting confused with the traditional unconscious. It was looking like the classic Casa del Popolo7 in the Tuscan boondocks, one of those kind of places that, at that time at the end of 80s, were at the end of an age betrayed by kid’s television. There was a small stage, where the the lottery draw took place, but I wasn’t really aware of what was going on- maybe I was even bored- then I understood that we won, that we had won the first price. Immediately I felt conflicting sensations in my brain, which I felt again in following years, like a September storm, every joyful moment: happiness for winning, anxiety for the behavior I should have and a couldn’t-care-less attitude about what the price might be. The important thing was being bloody lucky. That is how I felt, for the first unmistakable time, the thrill of luck. The next memory is of my daddy holding the ham tightly under one arm, taking care of it and putting it safely in the car. Then he comes back saying some nonsense and laughing with Giorgio, while mummy wallows like a kid, maybe more than me, the first time that the Fortune in person gave me a kiss on the forehead.

took care of me while my parents were at work. My nanny Giovanna wasn’t a bad person and she sort of loved me, in some way, but she was simply doing her job, nothing else. However, not giving real love as a nanny is like not adding onion to an amatriciana pasta. Moreover, she messed up a couples of times: for example one day a turtle “disappeared” from our garden. Above all, she used have an intense hatred of my Lego, accusing them to be an huge obstacle with regards to housework. Consequently, she used to regularly dismantle my Lego, and every time she came I had to rebuild them, like in the aftermath of an earthquake. Building up stuff meant to me “watching them collapse”. The allegorical potential of this sentence with regards to other walks of life (which did actually happened after a while) does not go unnoticed. If I never wanted to become a engineer, it is all Giovanna’s fault, who was destroying even the most stable structure I built. I would have been paralyzed with fear if I had seriously taken up engineering, so instead I decided to, as a job, take care of fear and the people who feel it. However, this is another story because afterwards Nada arrived and didn’t just enter our house, but into the lives of the people occupying it. I remember when I heard about the nanny change, my only concern was about that damned Lego. My mother reassured me and I felt a positive premonition for a better future. I did not dare to hope for the lottery I actually ended up winning. I thought I would have always have to live with the regret of living away from my grandparents (far away due to the nature of my family). However, this time Fortune didn’t want to kiss me on the forehead but on the mouth. The first time I saw la Nada, I saw her from behind, while she was dusting in my parent’s bedroom. I was coming back from the pine forest where I was playing football with my dad and a friend; in short, I was on a high, as it is said nowadays. I don’t remember what we said, but I do remember that, at the time, I was still a loser child. She had to bend down to say hello, in-

OK, this is better, but they asked me two pages, what a mess. Holy shit, why didn’t I think about it before! LUCK KISSES ME ON THE MOUTH The word Lottery for me has always meant, and will always mean, “la Nada”. La Nada is, in effect, the Grandma I won in the lottery. The story, in a nutshell, is the following: during elementary school, my nanny, Giovanna,

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Tautologies of Luck troduce herself and speak with that kid she used to see in front of her house (equally in front of my house), who was impossible to get in contact with, as it used to be in the past; this is a typical nowadays situation in urban residential areas. What I can assure you is that I soon had the feeling that I could trust that woman more than anything I had ever experienced. From there onward, the relationship built between us was something I could describe in, at least, four hundred pages, but I could also sum it up as the commonly known relationship between a sweet Grandma and a faithful grandchild. To describe what she has meant to me for two decades through an image: a 70 year old woman lifting up a huge sofa with only one arm, while dusting with the otherarm, a vacuum cleaner under the sofa in a body torsion which would have killed 97% of people her age, and, furthermore, waving at me with a third hand- the hand she always has for me, even if it is difficult to imagine as a real scene. I know, I also have doubts about the mysterious origins of Nada’s physical and psychological strengths. One time she even told me that when she was a child she had TB but didn’t notice, discovering only after two years, because, all in all, she was feeling quite alright. What a bull! Among Nada’s qualities, I choose those which I admired the most: her unrestrained discretion and her stubbornness (excessive stubbornness). The same qualities were also two little lacks indeed, that I always loved like devotional images, two lacks she thought me, at first, and saw in me afterwards, earlier even than my parents, friends and girlfriends. For example, she was always aware that her role was something between more than a nanny and something less than a real Grandma (only with regards to the facts concerning the Office of Vital Statistics). The genotype (not the phenotype): she has always refused any invitation to dinner, even though I dined at her place at least 500 times- in a rough estimation. Not to mention the patience of her two children, Sergio and Serena, who had to tolerate that pain in the arse, named Me, coming from nowhere. Nobody has un-

derstood the reason, every single time we tried to invite her for dinner she always answered with some gentle refusal, which we have always tried to turn but in the end respected her response and saw it as her, very personal and particular, way to love and protect us: a primordial, archetypical, strangely paternal concern. This aspect of her character sometimes aroused controversy: I had to personally convince her to be present, in the front row, during my graduation ceremony and attend the party afterwards. I admit, if she hadn’t have come, she would have made me go crazy for the very first time in all the time that I’ve known her. In the end she did come and was really touched, as expected. She tried to hide her emotions, but I, along with the most extroverted but moderated among my friends, pressed her to come and involved her as I wanted. It was by explaining to a friend how she was a sort of grandmother that I ended up coining the phrase “I won my grandmother in a lottery” and that’s why I’m here to tell you about her. Nowadays la Nada doesn’t look after our house as she used to. What’s more, our house became, in the meantime, my parent’s house and as a result, we see each other less often. I’m always running around, living at my place (unfortunately no more in front of her place) and her proverbial discretion and stubbornness forbids her to visit me, finding new excuses that I love more and more. The same excuses which, mysteriously, make our unique, deep and unshakable understanding grow year after year. For this reason, alongside others, I can tell you today how it feels to win the lottery. And, additionally, from this start, alongside others, another story can begin. Thanks to all those who gave me the chance to write it in this license-free way. 1. Emergency is an Italian independent NGO providing medical treatments. 2. Gino Strada is the founder of the Italian NGO Emergency. 3. Sicilian word for “What the fuck!” 4. Invented law inspired by the Italian law 41bis about hard condition detention for mafia boss. 5. Knights of the Order of Merit of the Italian Republic. Silvio Berlusconi is also known as “Cavaliere”. 6. Oscar for Gobbledygook. 7. Municipality public hall, in origin resistant reunion places.

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Nuovo miliardario

Non ho mai comprato un biglietto della lotteria, nÊ grattato un gratta e vinci, nÊ scommesso su nulla; temo di non essere predisposto all’azzardo e al rischio. Di recente ho iniziato a collaborare con uno studio che mi retribuisce con un compenso che si aggira intorno a una media di 25 euro per pomeriggio (allineato, ahimè, alla media romana). Nonostante abbia pensato a lungo a come partecipare a questo numero di Condo, ho deciso di concretizzare il mio contributo in un pomeriggio, rischiando di ottenere un compenso da una partecipazione pro-bono.

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THE NEW BILLIONAIRE By Federico Antonini I’ve never bought a lottery ticket, or scratched a scratch-card, or bet on anything; I’m afraid I am not prone to gambling and risk. I’ve recently started working with a design studio which pays me on average, more or less, 25 euro/an afternoon (in line with the average remuneration in Rome, unfortunately). Although I thought for a long time how to participate to this Condo issue, I decided to create my contribution in an afternoon, at the risk of earning a salary from a pro-bono participation.

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DIGEST

o DIZIONARIO DEI PORTAFORTUNA (LUCKY CHARM DICTIONARY) Questo inserto fa parte del sesto numero di CONDO ed è stato scritto e creato dalla redazione stessa della rivista. This insert is part of CONDO issue #6. It was made by the editorial staff of the magazine.

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Chiave (fig. 8) Origini: In epoca greca e romana, le chiavi erano molto importanti perché permettevano alle preghiere di arrivare agli dei. Al tempo questo talismano era in argento, metallo di Diana, protettrice delle donne incinte e quindi della porta che si apriva sulla vita. La chiave inoltre, una volta aperta la porta d’accesso agli dei, permetteva la memoria del passato e la previsione del futuro.Le chiavi antiche rappresentano il potere di aprire porte nuove e chiudere quelle inutili; una chiave d’oro e una d’argento richiamano l’emblema papale e l’accesso al paradiso o all’inferno. In era moderna, la chiave apre le porte dell’amore, della felicità e del successo.Modi d’uso: • Per attirare ricchezza, salute e amore, bisogna legare tre chiavi, di qualsiasi dimensione, con un nastro di seta rossa, simbolo della vita e del raggiungimento dei propri scopi. • Per allontanare il male, bisogna tenere sulla porta di casa una chiave in ferro. Per dichiarare l’amore eterno a qualcuno, si regala una chiave d’oro. • Per scacciare gli incubi, occorre mettere vicino al letto una chiave vecchia e arrugginita. Key (fig. 8) Origins: In Greek and Roman age, keys were very important because they were believed to allow one’s prayers to reach the gods. At the time, this lucky charm was in silver, Diana’s metal, protector of pregnant women, and therefore protector of the door that opens to life. Moreover, the key, once opening the door to the gods, allowed for one to have memory of the past and prediction for the future. Ancient keys represent the power of opening new doors and closing the useless ones; a gold and a silver key refer to the papal symbol and access to either paradise or hell. In modern age, the key is seen to open the doors to love, happiness, and success. Ways to use it: • To have riches, health, and love, you must tie together three keys of any size with a red silk ribbon, thus symbolizing life and achievement of your goals. • To push away evil, you must keep

an iron key on the door of your house. • To declare eternal love to someone, give them a gold key as a gift. • To drive away nightmares, you must put an old and rusted key close to your bed.

Coccinella (fig. 2) Origini: animale portafortuna dai tempi preistorici, quando simboleggiava la società matriarcale e incarnava la Dea Madre. Per gli antichi popoli italici, simboleggiava Licina (la Giunone dei romani), dea delle partorienti, della fertilità, dell’amore, della luce e della bellezza. Ancora oggi in alcune regioni si dice che siano le coccinelle a portare i bambini. Il termine coccinella deriva dal greco kokkinos (rosso scarlatto). Secondo le credenze mediche dell’epoca, portare abiti di questo colore aveva il potere di guarire alcune malattie, tra cui i reumatismi. A partire dal Medioevo, la coccinella venne associata al culto mariano, e per la pigmentazione rossa (colore del manto della Vergine), e per l’arrivo improvviso di questo insetto su dei campi infestati da afidi, salvandone il raccolto. Ancora oggi nel sud Italia viene chiamata coleottero della madonna. In Asia si crede che questi animaletti siano uno a uno benedetti da Dio e che conoscano tutte le lingue del mondo. Secondo i pellerossa, incontrare una coccinella, in un periodo in cui si deve prendere una decisione, sarebbe di buon auspicio perché avrebbe il potere di trasformare i pensieri negativi in positivi. Modi d’uso: • Quando si avvista una coccinella bisogna contarne i puntini neri. Se sono più di 7 il raccolto sarà buono, in caso contrario sarà cattivo. • Quando una coccinella si posa sulla mano di una ragazza, questa si sposerà entro l’anno e, se ne conta i puntini, avrà tanti figli tante quante sono le macchie dell’animale. • Per portare davvero fortuna, la coccinella deve posarsi su una persona almeno per il tempo necessario a contare fino a 22. • Se una coccinella si posa su qualcuno, la persona ha la possibilità

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di esprimere un desiderio e soffiare poi sulla bestiolina; la direzione verso la quale prenderà il volo è quella da cui la fortuna arriverà. Ladybug (fig. 2) Origins: this animal is a mascot from prehistoric times, when it symbolized the matriarchal society and embodied the Mother Goddess. For the ancient Italic peoples, it symbolized Licina (the Roman Juno), goddess of childbirth, fertility, love, light and beauty. Even today in some regions it’s believed that the ladybugs delivers children. The term ladybug derives from the Greek kokkinos (scarlet red). According to the medical beliefs of the time, wearing clothes of this color had the power to cure some diseases, including rheumatism. Since the Middle Ages, the ladybug has been associated with the cult of Mary; both for its red pigmentation (the color of the Virgin’s mantle), as well as because of its sudden arrival in fields infested with aphids, thus saving the crops. Even today in southern Italy it is called the Beetle of Our Lady. In Asia, it is believed that ladybugs are blessed directly by God and that they know all of the world languages.According to the Indians, meeting a ladybug during a period in which one must make a decision was a good omen as it was believed to have the power to transform negative thoughts into positive ones. Ways to use it: • When you see a ladybug you must count the black dots. If there are more than 7, then the harvest will be good. If there are less than 7, it will be bad. • When a ladybug lands on the hand of a girl, she will be married within the year and if she counts the dots, she will have as many children as spots on the insect. • To really bring luck, the ladybug has to stay on a person for at least as long as it takes to count to 22. • If a ladybug lands on someone, this person has the chance to make a wish and then blow on the creature. The direction in which the ladybug flies is the one to whom the luck will arrive.

tuna dal Neolitico, 3500 a. C., quando veniva appeso davanti alle dimore per richiamare la fertilità (più una popolazione era fertile, più era grande e quindi più fortunata). In seguito, gli egizi usavano il cornetto come dono votivo alla dea Iside affinché proteggesse gli animali nel procreare.Nel medioevo, i cornetti portafortuna dovevano essere rossi, poiché colore simbolo della vittoria sui nemici, e fatti a mano, per avere le energie positive del fabbricante. Le donne li portavano per essere fertili, gli uomini invece ne avevano solo uno e lo baciavano prima di affrontare grandi imprese. Per secoli, celebri condottieri, tra cui Alessandro Magno, si fecero rappresentare con delle corna in testa come simbolo di potenza e appartenenza al divino. Il cornetto allude quindi alla virilità, fertilità e forza, in quanto raffigurazione del fallo di Priapo, dio della prosperità e protettore dal malocchio. Modi d’uso: • Per portare fortuna il corno deve essere: appuntito, sinusidale, rosso, fabbricato a mano e cavo. • Per funzionare, il cornetto deve essere regalato e non comperato per se stessi. • Per caricare il cornetto di buoni auspici e vincere al Lotto bisognerebbe recitare questa antica filastrocca: “San Gennaro, san Girolamo, san Crispino, san Giustino usa il mio cornetto, dagli fuoco, dagli vento. San Gennaro, san Girolamo, usa il mio cornetto. San Crispino, san Giustino, fammi vincere il quattrino. Sant’Eufemia, sant’Assunta, non tremate nell’aggiunta. Nel borsello il mio quattrino, il cornetto al santino”. Horn-shaped pendant (fig. 7) Origins: This was a lucky charm from the Neolithic period, 3500 B.C., when it was hung in the front of the houses to bring fertility (the more a population was fertile, the bigger it was and therefore luckier). Later, Egyptians used to offer the horn as a votive present to the goddess Isis to make her protect animals giving birth. In the Middle Ages, the hornshaped lucky charm had to be red, because this color symbolized victory against ene-

Cornetto (fig. 7) Origini: Oggetto portafor-

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mies]. When hand made, it was believed to possess the positive energies of the maker. Women used to wear them to be fertile, while men had one only horn and used to kiss it before facing big feats. For centuries, famous chieftains—among them Alexander the Great—represented themselves with horns on their heads so as to symbolize power and belonging to the divine. Horn is an allusion to virility, fertility and strength, because it is a representation of Priapus’ phallus, the god of prosperity and protector against the evil eye. Ways to use it: • To bring luck, the horn must be sharp, sine, red, handmade and hollow. • To work, the horn must be a gift, not bought for yourself.

cavallo accostato a dei dadi per avere fortuna nel gioco d’azzardo oppure accostato ad un cuore per avere fortuna in amore. Horseshoe (fig. 6) Origins: A lucky charm object since the Romans age, people used to hang the horseshoe on the door as defense against plagues; it was the symbolic representation of Yoni (“source of life” in Sanskrit). In the middle ages the horseshoe shape was associated with feminine genitals; people used to hang out a horseshoe from their house to sexually attract the evil spirits and prevent them from getting inside. Another explication is the relationship between the rich and the poor. The legend says that some knights used to put gold horseshoes on their horses so that the peasant who found a horseshoe would find fortune. In the same way, when a travelling knight lost a horseshoe, he would pay a peasant to put it back on. Moreover, during wars, when the troops were moving, if a horse lost a shoe everybody would have to stop and enjoy this time to rest. Ways to use it: • It is not really clear if you have to be the legitimate owner of a horseshoe or if you have to randomly find it in order to have good luck. • A horseshoe must be hung on the wall with an iron nail and the points facing up so as to not let luck get out or to make a prison for evil spirits. • One must get a tattoo of a horseshoe close to dice to have good luck in gambling, or close to a heart to have good luck in love.

Ferro di cavallo (fig. 6) Origini: oggetto

portafortuna dai tempi dei Romani, che appendevano un ferro di cavallo alla porta come difesa dalla peste, è la rappresentazione simbolica di Yoni (“fonte di vita” in sanscrito). Nel Medioevo si associava la forma del ferro di cavallo con l’apparato genitale femminile; si usava appendere il ferro di cavallo fuori dalle dimore in modo di attrarre sessualmente gli spiriti maligni e quindi evitare che entrassero in casa. Un’altra spiegazione è da ricercare nel rapporto tra ricchi e poveri. Si dice che alcuni cavalieri ferrassero i propri cavalli usando l’oro, il contadino che trovava un ferro di cavallo trovava dunque una fortuna. Allo stesso modo, quando un cavaliere in viaggio perdeva un ferro pagava un contadino perchè glielo rimettesse. Inoltre, in tempi di guerra, quando le truppe erano in movimento, se un cavallo perdeva un ferro tutti dovevano fermarsi, approfittandone per riposarsi. Modi d’uso: • Non è ben chiaro se bisogna essere il legittimo proprietario di un ferro di cavallo o se sia necessario trovarlo per caso affinché porti fortuna. • Appendere al muro con dei chiodi il ferro di cavallo con le punte rivolte verso l’alto per non farne uscire la fortuna o per imprigionarne all’interno gli spiriti malvagi. • Tatuare il ferro di

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Gufo (fig. 3) Origini: Animale portafortuna dal tempo dei Greci, il gufo accompagnava ovunque Atena, dea della saggezza e protettrice di Atene. Gli studenti vedevano questo animale come loro protettore. Questa credenza arrivò fino nel medioevo, quando durante gli esami i giovani portavano monili rappresentanti un gufo. Hegel considerava il gufo simbolo della filosofia; l’animale prende il volo dopo l’inizio del tramonto, così come la filosofia può comprendere gli eventi solo dopo che questi hanno avuto luogo.


Fig. 5

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In alcune culture si usava cucire una piuma di civetta o di gufo al vestito da sposa come portafortuna. Alcuni praticavano un foro sul tetto, chiamato “crepuscolo del mattino”, che fungeva da nido per gufi e civette, i quali per gratitudine avrebbero protetto la casa dalla sfortuna. Modi d’uso: • Mettere delle statuette di gufo con il viso rivolto verso la porta di casa affinché facciano una barriera contro negatività e invidia. • Portare un ciondolo a forma di gufo al collo durante esami e test per avere fortuna. Owl (fig. 3) Origins: a lucky animal since the time of the Greeks, the owl used to go everywhere with Athena, the goddess of wisdom and the protector of Athens. Students used to consider this animal as their protector. This belief lasted until the Middle Ages, when during exams young people used to wear owlshaped lucky charms. Hegel used to consider the owl as a symbol of philosophy; the animal starts flying only after the sunset in the same way that philosophy can understand events only after they took place. In some cultures, people used to stitch an owl’s feather to a wedding dress as a lucky charm. Others used to make a hole in the roof, called “the morning sundown,” that functioned as an owl’s nest. The animals, being thankful, would protect the house from bad luck. Ways to use it: • Put owl shaped little statues, with the face looking at the entrance to the house to make a barrier against negativity and envy. • Wear an owl-shaped lucky charm around the neck during exams and tests to be lucky.

Nell’epoca successiva, Meiji (1868-1912), tutti i portafortuna (dipinti compresi) raffiguranti genitali femminili vennero proibiti nei templi e nelle abitazioni. Probabilmente questa è la ragione per la quale Meneki Neko divenne così celebre. La statuetta, spesso in ceramica o plastica, raffigura un gatto con una o due zampe levate, il palmo aperto verso l’esterno e le dita rivolte verso il basso, perché questo è il gesto orientale per invitare qualcuno ad avvicinarsi. In base al colore della pelliccia, l’animale porta fortuna in ambiti diversi: oro denaro, tricolore - fortuna, nero - anti influssi negativi e molestatori, bianco - purezza, rosa - amore, rosso - anti spiriti maligni e malattie, verde - studi e anti incidenti stradali. Modi d’uso: • Disporre un Meneki Neko in negozio se si vuole che gli affari vadano bene, in casa per essere protetti da cattivi spiriti. • La zampa sinistra alzata è per attirare denaro e fortuna o per aumentare gli affari o attrarre clienti, soprattutto nei locali in cui si beve. • La zampa destra alzata invece porta buona fortuna, salute o protezione per la famiglia o in un’attività commerciale. • Alcuni alzano entrambe le braccia del gatto; inoltre, più la zampa è alzata più fortuna attrae oppure da più lontano arriva la fortuna. • Comprare un Meneki Neko al mese e alzargli alternativamente la zampa sinistra e quella destra. Dopo 48 mesi la fortuna a vita è garantita. Meneki Neko (fig. 5) Origins: an old Japanese lucky charm meaning “cat who calls.” However, it is also known as “cat who says welcome,” “lucky cat,” or also “money cat.” Beginning in the Edo age (1603-1868), cats were considered Wild spirits bringing luck; indeed, the tradition says that some alley cats saved important people from immediate danger through distracting them by putting up a paw to say hello. In the next age, the Meiji age (1868-1912), all lucky charms shaped by feminine genitals (paintings included) were forbidden in temples and houses. This is most likely the reason why Meneki Neko became so famous. The statue, often in ceram-

Meneki neko (fig. 5) Origini: antico porta

fortuna giapponese. Significa “gatto che chiama”, ma è anche conosciuto come “gatto che dà il benvenuto”, “gatto della fortuna” o ancora “gatto del denaro”. A partire dall’epoca Edo (1603-1868), i gatti vennero considerati come spiriti saggi e portatori di fortuna; infatti dei gatti randagi avrebbero salvato da pericoli imminenti personaggi importanti, distraendoli levando una zampa in segno di saluto.

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ic or in plastic, represents a cat with one or two paws up and the palm open towards the outside while the fingers are turned down, as this is the oriental gesture to invite someone to come closer. The color of the animal’s fur brings luck in different fields: gold is for money, three colors is for luck, black is against negative influence and harassers, white is purity, pink is love, red is against evil spirits and diseases, green is for studies and against car crashes. Ways to use it: • Put a Meneki Neko in a shop if you want business to be good, at home to be protected from evil spirits. • The left paw up attracts money and luck, increases business, or attracts clients, especially in clubs where you can drink. • The right paw up instead brings good luck, health or protection to the family or in a commercial activity. • Some people put both paws up; moreover, the more the paw is up the stronger the good luck or the further the luck comes from. • Buy a Meneki Neko per month and put up alternatively the left and right paw. After 48 months you have good luck all life long.

regalo un quadrifoglio è di buon auspicio. • Mettere un quadrifoglio sotto al cuscino per assicurarsi dei bei sogni. • Farsi tatuare un quadrifoglio: sul piede o sulla caviglia se si vuole che la fortuna segua i propri passi, sul braccio perché segua le nostre azioni, sulla spalla perché ci protegga. • Secondo un’antica usanza, quando si trova un quadrifoglio bisogna mangiarne una foglia, nasconderne una nel muro esterno della propria abitazione e conservare le ultime due in casa. Four-leaved (fig. 9) clover Origins: a very rare plant because it is a genetic mutation of the clover (1:1000). It has been considered a lucky charm since the Middle Ages, when people used to think that the fourth element after Trinity was luck and that the Four-leaf clover symbolized it. Now some think that the four leaves represent reputation, richness, health and true love; others think that they embody hope, faith, love and fortune. Moreover, a Four-leaf clover with pink flowers brings luck in love, while those with yellow flowers bring luck in work and business. On an esoteric plan, this plant is influenced both by the moon and the sun. In tarot cards, it is the symbol of sudden joy, luck, and hope, and it brings new and positive events. Ways to use it: • When you find a Four-leaf clover you should not pick it, otherwise it will bring you bad luck. However, you pick it to offer it as receiving a Four-leaf clover as a gift brings good luck. • Put a Four-leaf clover under your pillow to make beautiful dreams. • Have a Four-leaf clover tattoo on your foot or ankle if you want fortune to follow your steps, on your arm to follow your actions, or on the shoulder to be protected. • According to an old custom, when you find a Four-leaf clover you should eat one leaf, hide one in the outside wall of your house, and conserve the last two at home.

Quadrifoglio (fig. 9) Origini: pianta molto

rara in quanto si tratta di una mutazione genetica del trifoglio (1:10000). È considerato un portafortuna dal Medioevo, quando si pensava che il quarto elemento dopo la Trinità fosse la fortuna e che il quadrifoglio ne fosse il simbolo. Attualmente, secondo alcuni, le quattro foglie rappresenterebbero reputazione, ricchezza, salute e amore sincero; per altri speranza, fede, amore e fortuna. Inoltre, i quadrifogli a fiorellini rosa indicherebbero fortuna in amore, mentre quelli con fiori gialli in finanza e lavoro. A livello esoterico, questa pianta riceverebbe influssi sia dalla Luna che dal sole. Nei tarocchi, è simbolo di gioia improvvisa, fortuna e speranza; porta avvenimenti nuovi e positivi. Modi d’uso: • Quando si trova un quadrifoglio non bisogna coglierlo, altrimenti porta sfortuna, a meno che non lo si strappi per donarlo; infatti ricevere in

Ragno (fig. 1) Origini: Animale portafortuna dall’epoca romana, quando le ragnatele venivano poste sulle ferite, credendo che

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aiutassero la cicatrizzazione. Il ragno è stato collegato anche alla Natività in quanto si dice, sia che uno di questi decorò la capanna in cui Maria diede vita a Gesù, sia che nascose l’ingresso della caverna in modo che gli uomini di Erode non trovassero il neonato. Tempo fa si credeva che la sporcizia fosse benefica per gli animali, trovare dunque delle ragnatele nelle stalle era di buon auspicio e soprattutto di prosperità; da questa credenza deriva il detto “ragno porta guadagno”. In molte culture il ragno è legato al mito della creazione dell’universo. Nella mitologia africana e in quella cherokee sarebbe colui che portò il fuoco agli uomini; inoltre in alcune città africane i ragni vengono utilizzati per leggere il futuro dei giovani soprattutto in ambito lavorativo. Nello sciamanesimo il ragno è uno spirito-guida molto saggio che evoca la continua mutazione del destino (la ragnatela) e l’oltretomba; viene usato come totem dagli aspiranti sciamani che devono essere pronti a viaggiare nel regno dei morti guidati dal ragno. Modi d’uso: • Per avere i numeri vincenti del lotto bisognerebbe legare ad un filo una zampa del ragno e sospenderlo su una superficie sabbiosa. Interpretare i segni lasciati sulla rena dall’animale e giocare i numeri vincenti trovati. • Scrivere i numeri su novanta bigliettini, appallottolarli, metterli su un vassoio, inserire nel vassoio un ragno, i primi tre foglietti toccati o spostati dall’animale contengono i numeri vincenti del lotto. • Mettere in una scatola novanta bigliettini con il numero scritto rivolto verso il basso, lasciare per tutta la notte un ragno nella scatola. I bigliettini trovati rigirati al mattino sarebbero quelli vincenti al lotto. Spider (fig. 1) Origins: A lucky charm animal since the time of the Romans, who used to put spider webs on wounds, thinking that it would help the wound to heal. The spider has been associated with Nativity, since the legend says that a spider decorated the cabin in which Maria gave birth to Jesus and hid the entrance so as to not let King Herod’s men

find the baby. According to an old belief, dirt is good for animals, so finding spider webs in stables brings good luck and symbolizes prosperity. Because of this belief, an Italian proverb reads, “spider brings earnings.” In many cultures the spider is connected to the myth of the universe’s creation. In the African and Cherokee mythology, the spider brought fire to men; moreover, in some African cities spiders are used to read the future of young people in working field. In shamanism the spider is a very wise spirit guide who evokes the ongoing changing of destiny (spider web) and afterlife; it is used as a totem by candidate shamans who have to be ready to travel in the afterlife guided by the spider. Ways to use it: • To have the winning lottery numbers you have to tie a wire to a spider’s leg and hang it up on sand. Then you must guess the marks left in the sand by the spider and play the winning numbers found. • Write the numbers on ninety pieces of paper, roll them into balls, put them on a tray, put a spider on the tray, and the first three pieces of paper touched or moved by the animal will have the winning lottery numbers. • Put the ninety pieces of paper in a box with the numbers upside-down, then leave a spider in the box all night long. In the morning, the pieces of paper turned over by the animal are the winning lottery numbers.

Scarabeo (fig. 4) Origini: Animale consid-

erato sacro sin dai tempi degli egizi, i quali accostavano l’abitudine dello scarabeo di gettare il proprio seme nello sterco per poi farne delle palline che faceva rotolare, con il movimento eterno del sole; simboleggiando quindi rinnovamento e autorigenerazione eterna. I sacerdoti erano soliti immergere uno scarabeo nel latte di mucca nera e bruciare il tutto per invocare l’aiuto degli dei contro le forze malvagie. Lo scarabeo veniva usato anche nei rituali funebri. Esso veniva posizionato sulla mummia a livello del cuore, in quanto lo scarabeo era considerato come un

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organo divino capace di condurre facilmente il defunto nel regno dei morti, proteggendolo dagli spiriti maligni. L’amuleto a forma di scarabeo veniva portato anche in vita come portafortuna. Attraverso i commerci, l’utilizzo dello scarabeo come portafortuna si diffuse in Italia, Africa settentrionale, Spagna, presso i Fenici, i Cartaginesi e i Greci. In Cina si credeva che gli scarabei garantissero l’immortalità e ancora oggi si pensa che i portatori di questi amuleti vivano una vita lunga e una morte senza dolore. Modi d’uso • I talismani a forma di scarabeo esaltano diverse proprietà in base al materiale di cui sono costruiti: agata - equilibrio, azzurrite - introspezione, lapislazzuli - conoscenza e coscienza eterna, malachite - protezione spirituale per le donne incinte e gli adolescenti, onice - neutralizzare gli spiriti negativi e esorcizzare la negatività, turchese - pace e serenità. • Sembrerebbe importante consacrare lo scarabeo; per farlo bisogna in primo luogo purificare e smagnetizzare l’amuleto in acqua e sale marino per 4 o 5 giorni. Il giorno della consacrazione occorre accendere un incenso, una candela bianca e una del colore corrispondente alla proprietà che si vuole esaltare (nero - anti cattiva sorte, rosa - amore, rosso - forza, oro - fortuna, viola - chiaroveggenza). In secondo luogo pronunciare la formula: “Possa l’energia suprema accompagnarmi nel rituale di consacrazione di questo Scarabeo. Che l’energia che risiede in me si unisca all’energia universale allo scopo di conscrare questo scarabeo come simbolo della mia richiesta (esporre qui la richiesta). Con il potere che passa attraverso le mie mani, io ti consacro Scarabeo”. Posare le mani sullo scarabeo e dire “È fatto!”. Beetle (fig. 4) Origins: an animal considered to be blessed ever since the Egyptian epoch. They associated the beetle’s habit of throwing his sperm in manure to make small rolling balls with the eternal movement of the sun. It symbolizes eternal renewal and self-generation. The ministers used to dunk a beetle in black cow’s milk and burn everything to in-

voke the gods’ help against evil powers. The beetle was used also in funeral rituals. It was put on mothers over their hearts because the beetle was considered to be a divine organ able to easily escort the dead to the Kingdom of the Dead, thus protecting them from evil spirits. The beetle shaped amulet was worn during life as good luck charm. Thanks to commerce, the use of beetle shaped lucky charms got diffused in Italy, North Africa, Spain, among Phoneticians, Carthaginian and Greeks. Chinese people used to believe that beetles guaranteed immortality and still today think that one who wears these lucky charms will live a long life and have a painless death. Ways to use it: • The beetle shaped lucky charm intensifies different features depending on the material they are made of: agate - balance, azurite - introspection, lapis lazuli - knowledge and external awareness, malachite - spiritual protection for pregnant women and teenagers, onyx - neutralize negative spirits and exorcise negativity, turquoise - peace and serenity. • Consecrating the beetle seems important; to do it in the first place you must purify and demagnetize the lucky charm by soaking it in water and sea salt for 4 or 5 days. On the consecration day, you must light incense, a white candle and a candle of the color corresponding to the feature you want to intensify (black - against bad luck, pink - love, red - strength, gold - luck, purple - clairvoyance). Secondly, you must recite the formula: “could the supreme energy go along with me in the consecration ritual of this beetle. Could the energy in me get together with the universal energy to consecrate this beetle as symbol of my request (express your request). With the power passing through my hands, I consecrate you beetle.” Put your hands on the beetle and say: “It is done!”

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LA LOTTERIA! Per lanciare il tema del prossimo numero "Hai vinto alla lotteria", CONDO ha deciso di creare la propria lotteria, SUPERCONDOLOTTO.

Quando e dove?

L'ultimo fine settimana di agosto, al festival di musica Soundpark. Chi? Tutti coloro che, come la maggior parte delle persone, sono stati spinti a tentare la fortuna nonostante non ne conoscessero nè premi nè possibilità di vincere. Insomma, chi ha avuto voglia di avere un comportamento irrazionale e istintivo. Come? 1) NON hanno tirarato fuori il portamonete. 2) Hanno dato il loro contatto a Condozine. 3) Hanno ricevuto il loro biglietto. 4) Hanno messo il biglietto nell'urna. 5) Hanno aspettato fino ad oggi per scoprire se hanno vinto, cosa hanno vinto e di che cosa si tratta veramente. Perché? Il gioco d'azzardo è strettamente connesso all'eros e quindi all'emozione a causa di secrezioni ormonali. Durante la fase preparatoria e di attuazione del gioco, vengono rilasciate delle anfetamine naturali responsabili dell'eccitazione. Mentre nella fase del raggiungimento della meta, cioè la vincita, vengono prodotte l'endorfina e la serotonina che sono alla base dei sentimenti di benessere e soddisfazione. Durante il gioco la razionalità è bloccata e il piacere della vincita, e quindi dell'azzardo, risiede nella sporadicità e imprevedibilità dell'evento positivo. Inoltre a grandi somme di denaro vinte viene dimostrato che si associano spesso infelicità e fallimenti. CONDO tenta di organizzare una lotteria che garantisca la felicità; perciò mette in premio solo quelle piccole e trascurabili inezie che, pur non cambiandoti la vita, ti sorprendono e mutano il volto della tua giornata. Cosa? Finalmente possiamo rivelare i premi: 1) L'inizio di una corrispondenza epistolare 2) Ricevere un pensiero al giorno per una settimana 3) L'invio di un messaggio che non hai il coraggio di mandare

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THE LOTTERY! To promote the new coming issue topic “You won the lottery”, CONDO decided to create its own lottery, SUPERCONDOLOTTO.

When and Where?

On the last August weekend, at the music festival Soundpark.

Who?

Anybody who, like the most of people, were tempted to try their luck even if they didn’t know nor prices nor possibilities of winning. Basically, who wanted to have an instinctive and irrational behaviour.

How? 1) 2) 3) 4) 5) is

They didn’t take out the wallet. They gave their contact to CONDOzine. They got the ticket. They put the ticket in the box. They waited until today to know if they won, what they won, and what actually this whole lottery about.

Why?

Gambling is closely related to the Eros and therefore to emotions, because of hormonal secretions that occur. During preparation for the game as well as during its actual playing, natural amphetamines –responsible for excitement—are produced. However, when achieving the goal—or better the win—endorphins and serotonin are produced which cause feelings of wellness and satisfaction. While gambling, rationality is blocked and the pleasure of winning –and therefore of gambling—results from the fact that the positive event is sporadic and unpredictable. Moreover, it is demonstrated that to big amount of money won are often associated unhappiness and failure. On the contrary, CONDOzine tryed to organise a lottery that leads directly to real happiness; therefore, prices are only those little and negligible jots that, even if they don’t change your life, they surprise you and change your day.

What?

Eventually, we can reaveal the prices: 1) The beginning of an epistolary corrispondance 2) Receiving a personal thought, every single day, for one week 3) Forwarding a message you haven’t the courage to send

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VINCITORI WINNERS 1

Alberto biglietto 12 verde

2

Stefania biglietto 39 rosa

3

Gioia

biglietto 30 arancione

COMPLIMENTI! CONGRATULATION! 122


CONDO #6 – You won the lottery  

Condo is a brand new online magazine, completely free and home printable. Each Condo issue will feature 6 people’s thoughts and ideas on a s...