Page 1

CONDO

#4

JAN. 2014

GEN. 2014

FALLIMENTO Elena Bejor Leonardo De Marchi

Ailun Huang Zaira Malzovic

Francesco Plazzotta Angela Ruzzoni


CONDO

C O N D O Magazine N.4, Jan/Gen 2014 Thanks to / Grazie a: Elena Bejor Leonardo De Marchi Ailun Huang Zaira Malzonic Francesco Plazzotta Angela Ruzzoni Thanks to Chloe Anderson for helping us with our (not professional) translations Grazie a Chloe Anderson per averci aiutato con le traduzioni (non professionali) Editors Gabriella De Domenico Lucia Del Zotto Alessandra Giro Giovanni Andrea Pamio www.condozine.org condozine@gmail.com


Fallimento [fal-li-mén-to] s.m. 1. il fallire, il non aver successo; esito negativo: il fallimento delle trattative, dei negoziati 2. (dir.) procedura giudiziaria con la quale il patrimonio di un imprenditore insolvente è sottratto alla sua disponibilità e liquidato per soddisfare in modo prioritario i creditori: dichiarare fallimento; essere sull’orlo del fallimento 3. (ant.) errore, fallo 4. (ant.) penuria, mancanza.

Il fallimento può essere guardato da diversi punti di vista: da tua cugina uscita dal cesso della discoteca con la gonna incastrata nelle mutande alla bancarotta di un colosso economico mondiale, dal quattro nella prova di matematica al flop del nuovo colossal di Hollywood. Di quanti fallimenti è circoscritta la vita di un uomo? Quante volte ci siamo imbattuti in scoraggianti situazioni di fallimento? Cosa sarebbe successo se Colombo fosse arrivato effettivamente in India? E se avessero accettato Hitler alla scuola d’arte? Quante volte errori inaspettati, considerabili come fallimenti, portano a novità positive? Ma il vero connotato del fallimento, socialmente più riconosciuto, è quello negativo. Come può il fallimento portare le persone a togliersi la vita? Perché nella società occidentale la paura del fallimento ci perseguita quotidianamente? CONDO, in questo quarto numero ha chiesto a sei giovani autori di sviluppare questo tema, partendo poprio da queste domande. Ciò che ne è venuto fuori è una definizione di fallimento da sei punti vista diversi, in contenuto e forma espressiva. Leggerete di progetti di cohousing, del cinema di Pietrangeli, delle vittime della strada, del cantautore Nino Ferrer, osserverete la storia di John e saprete qualcosa di più su Wall Street. Una delle tante cose che si possono evincere da queste storie è come ogni fallimento porti novità e sia frutto di tentativi. Coerentemente con questo tema, cogliamo l’occasione per dirvi che da questo numero CONDO si rinnova per almeno due motivi. Innanzitutto da oggi la redazione raddoppia il numero dei suoi componenti, il condominio di condo è stato soppalcato e sono stati aggiunti alcuni posti a tavola: oltre a Lucia e Giovanni, anche Alessandra e Gabriella cureranno questo spazio e mangeranno di questo cibo punto-org . Inoltre come in ogni spazio che si rispetti, ognuno di noi ha messo il suo spazzolino nel bicchiere sul lavandino, portato il suo shampoo, e riservato qualche piastrella di spazio per una propria rubrica. In fondo al magazine, dopo i sei contributi degli autori invitati ad abitare nel condo negli ultimi mesi, ci saranno quindi quattro pillole digestive sul tema del fallimento, quattro nostre intrusioni per sentirci e farvi sentire ancora di più casa quando sfogliate CONDO. Dagli editori di CONDO. 3


Failure 1. (mass noun) lack of success: an economic policy that is doomed to failure (count noun) an unsuccessful person or thing: bad weather had resulted in crop failures 2. the neglect or omission of expected or required action: their failure to comply with the basic rules (count noun) a lack or deficiency of a desirable quality: a failure of imagination 4.the action or state of not functioning: symptoms of heart failure.

Failure can be seen from different points of view: it can be your cousin coming out of the club’s toilet with her skirt stuck in her panties, the world-wide economic giant’s bankrupt, a D in maths or a new Hollywood’s colossal flop. How many failures come during somebody’s lifetime? How many times did we find ourselves in a discouraging, failing situation? But, do we always have to put those circumstances under a negative light? What would have happened if Colombo actually arrived to India? And what if Hitler was admitted to the art school? How many times unexpected mistakes, that are regarded as failures, are viewed as positive news instead? The real and widespread feature of failure is the negative one. How can failure lead to suicide? Why in western society is the fear of failing following us constantly? Starting from this input questions, CONDO has invited six young authors to develop these ideas for this issue. The result of this cumulative work is a new failure definition, from diverse points of views, different in their contents and forms. Your are going to read about cohousing projects, a Pietrangeli’s film, street animal victims and about the singer and poet Nino Ferrer. Moreover you are going to observe the story of John and to discover something new about Wall Street. One of the things emerging from these stories is how failures are usually bringing with them also newness and they are themselves the result of creative attempts. Coherently with this concept, this is the right moment to announce you that from now on CONDO reinvents itself because of, at least, two reasons. Firstly, today its editorial staff doubles to four, the “condominium” has added another floor and there are two extra places at the table: next to Lucia and Giovanni, also Alessandra and Gabriella are going to take care of this no-more-empty space and to eat this dot-com food. Furthermore, as is each “condo” worthy of its name, everybody has already placed his own toothbrush next to the sink, brought his shampoo for oily hair and reserved a couples of floor tiles for his feature space. At the bottom of this magazine, after the six stories written by our guest-authors, there will be four little digestives pills about the failure dinner, these are four personal intrusions into the issues thought to make us, and you, feel more at home while you leaf through CONDO. From the editors. 4


Trilogia di Wall Street

highway hunting

Zaira Malzonic

Ailun Huang

Can’t speak to Johnny

Leonardo De Marchi

Anabasi e Catabasi del « fallimento »

Francesco Plazzotta

FAILURE : CHANGE

Il vero fallimento è il non accorgersi della rovina

DIGEST

Elena Bejor

Angela Ruzzati

CONDO


TRILOGIA DI WALL STREET ovvero

Ascesa e Caduta di Bernard L. Madoff Poemetto in TRE ATTI più un’INVOCAZIONE

Zaira Malzoni Dicembre 2013

** * INVOCAZIONE

LA PIRAMIDE ovvero IN NOMINE PONZI Ανδρα µοι εννεπε Ponzi, πολυτροπον Bernard: il Mago che raccolse la rena di Long Island, la mutò in oro e la scambiò sul NASDAQ. Incoronato sovrano del primissimo stock market elettronico al mondo, Bernard con il fondo muoveva diecimila dollari americani al secondo. Vendi e compra, compra e vendi, al Maestro s’affidavano ebrei, banchieri ed effendi. 6


ATTO I

MENTI E FALLI ovvero IL PADRE (Bernard) 5 Cinquemiladollariamericani. NY 1960 – Tutto è possibile, Figlio. 10 E’ il sogno americano, Figlio. Falli e fanne tanti, perché anche 100 un bagnino diventa re dei broker, Figlio. Loro chiedono uno per 1000 darne due, Figlio. Tu chiedi uno e prometti tre: e il terzo in 10000 più da dare al primo lo trovi sempre da un secondo, Figlio. A 100000 cui hai offerto lo stesso tre per uno, Figlio. Menti e fanne 1000000 tanti, ch’un giorno Figlio mio tutto ciò che conti sarà tuo: 64800000 Sessantaquattromiliardiottocentomilionididollariamericani.

ATTO II

FALLIMENTI ovvero IL FIGLIO (Mark) 64800000 Sessantaquattromiliardiottocentomilionididollariamericani. 1000000 NY 10 dicembre 2008 – Papà è quasi Natale, Papà. Lo so, ma 100000 per loro si, Papà. Hanno lavorato bene e l’abbiamo promesso, 10000 Papà. Lo so, si ritirano, Papà. L’autunno che ha fatto cadere 1000 banche come foglie, Papà. Passerà anche la crisi, Papà. Ma noi 100 non possiamo vendere tutto e distribuire bonus, Papà. Diamoli a 10 loro prima, gli investitori capiranno, Papà. Ma perché no, Papà? 1 Come dici, Papà? Hai bevuto, Papà? No... Pronto? Si, è mio padre. . One big lie . Finished . A giant Ponzi scheme . One big lie . One . Big . Lie . One . Big . Lie . ONE . BIG . LIE 0 Zero.

^ | _ |_ _

ISTRUZIONI PER L’USO: Inserire collo nell’asola. Saltare. Aprire bocca dire PONZI. 7


ATTO III

FALLI E MENTI ovvero LO SPIRITO (Vocabolario) NY 11 dicembre 2010 – Una fabbrica dismessa di SoHo: il nido all’ultimo grido di giovani ruspanti. E’ notte. Cinque pareti bianche ed un pavimento a scacchi incorniciano l’indispensabile che è rimasto: tavolo, divano e letto. Tutto è bianco in quel loft. Pure la minuscola scrivania su cui dorme un iMac – bianco anche lui, per definizione. “No, è fuori discussione: posso rinunciare a tutto o a tutti, ma non al mio iMac”. Nevica da due giorni: batuffoli di forfora appiccicati ai finestroni in alluminio, enormi schermi spenti. Giù in fondo, cartoni unti di pizza cheap e take away cinese, tazze di carta Starbucks ed una carcassa di Red Label naufragati da settimane sul marmo di Carrara. Pennellate solitarie di colore, affogate nel bianco. C’è puzza di sushi andato a male. Non so se un uomo o uno spaventapasseri penda dal soffitto, appeso al tubo dell’areazione. Il Sergente mi ha detto che si chiama Mark. Povero Mark. “Povero un cazzo”. Un libro abbandonato sul pavimento, ai piedi di Mark. La copertina di tela sgualcita ha lettere d’oro:

Carlo Pietro Giovanni Guglielmo Tebaldo Ponzi

VOCABOLARIO DI FALLI E MENTI

Millenovecentoventi

MCMXX ** *

Lo raccolgo. Pagina 5, angolo in alto a destra. La carta è piegata: 8


* ** FALLO SUL MENTO I. Pene appoggiato ad un mento II. Compiere un’azione facendo perno sul mento (imperativo) MENTO SUL FALLO I. Supra, viceversa dell’accezione I II. Mentire sulle dimensioni del pene, proprio od altrui * ** FALLO, O MENTE! I. Imporre un’azione al cervello (imperativo) MENTE, O FALLO? I. Dilemma etico, riconducibile all’Ethos e Pathos aristotelico * ** FALLO A MENTE I. Farlo mnemonicamente (imperativo) MENTE A FALLO I. Cervello a forma di pene * ** FALLO IN MENTE I. Pensiero ricorrente di un (od una) ninfomane MENTE IN FALLO I. Ragionamento errato, sbagliare II. Persona bugiarda anche di fronte ad un errore evidente X. Croce sull’ultima voce, margine a piè di pagina. Appunto a penna: CHI HA LA MENTE IN FALLO? IL PADRE - COLPO DI TESTA, IL FIGLIO – COLPA IN TESTA, O LO SPIRITO – CREDERE AI COLPI DI TESTA? CHIEDO VENIA PER LA NOSTRA VENALITÀ. HO PAURA E PIETÀ DELLA VOSTRA. MARK ** * 9


Inglese

IT

☞ ENG

Unfortunately this text is untranslatable into English, since it contains several Italian wordplays and alliterations which lack linguistic counterparts in another target language. We invite you to read it in the original language and delight the sound and the words shapes.

10


Ailun Huang

highway

hunting

11


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

12


3

PHOTO: Thousands of kangaroos and other animals are killed by drivers on the roads. (file) (ABC News: Giulio Saggin, file photo)

13


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

14


5

15


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

16


7

Freeway Foraging By NICOLA | Published: APRIL 16, 2013 http://www.ediblegeography.com/freeway-foraging/ Roadkill cuisine has been making headlines this spring, after the Montana House of Representatives passed a bill (by 99 votes to 1) that allows the state’s motorists to collect and eat the deer, elk, moose, or antelope that was unlucky enough to get in their way. Apparently, food banks in the state already collect freshly killed wild animals from the highways, clean and dress them, and distribute them to the poor, so Montana HB247 simply legalises common practice. As demonstrated by an interactive map created by Marketplace, several states already have similar laws on the books. Florida is the most permissive: according to Marketplace, “If you hit a deer, it’s legal to take it home and do whatever you want with it. You don’t need permission.” 17


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

18


9

Most states with roadkill bills do require drivers to notify the authorities; for example, in New York state, residents can salvage deer, moose, or bear from the highway, but only if the collision is reported and deemed to be accidental. A handful of other states expressly forbid the collection and consumption of roadkill, including, somewhat counterintuitively, that well-known home of guns, “freedom,” and feral hogs, Texas. In some rural counties in Alaska and Vermont, you can even add your name and number to roadkill phone trees: the state game warden will give you a call when there’s a fresh moose or deer “that’s not too smooshed.” Opinions are sharply divided as to the desirability of eating roadkill. PETA endorses it, saying that, “If people must eat animal carcasses, roadkill is a superior option to the neatly shrink-wrapped plastic packages of meat in the supermarket.” Fans point out that, as an alternative protein source, roadkill is free, naturally lean, raised without the energy and chemical-intensive inputs of farmed livestock, and avoids waste (though this last point seems moot, as there are several other species that are only too happy to dine on the flattened fauna that humans leave in their wake). As far as taste goes, Alaskan roadkill aficionados describe moose as “like hamburger, but with more flavour,” and savour the animal’s gelatinous nose, while British conservationist and regular roadkill consumer Jonathan McGowan sang the praises of the UK’s squashed birds and mammals to The Ecologist magazine last year:

I’m a sucker for deer and pheasant though, and I love fox. It’s delicious – like a very lean, sweet tasting pork. Similar to rat actually. However, not everyone is convinced. Critics point to the parasites and worms harboured by wild animals, and even fans admit to finding roadkill more appetising in the winter, when the cold acts as a natural refrigerant, halting decay. And, although pounding chicken or veal cutlets flat before cooking is a well-established technique in the French culinary canon, Marketplace reports that flattening an animal as you kill it does not produce such delicious results:

A deer that’s been slammed by a car might not have all that much edible meat. “Blood will go into that muscle and that meat is no good,” says Nick Bennett, who owns Montana Mobile Meats and processes wild game. Just how much meat you can get out of the roadkill depends on exactly where and how hard you hit it. 19


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

20


11

One of the more interesting aspects of the media coverage is discovering just how common car-animal collisions are. A spokeswoman for insurance company State Farm told Marketplace that they estimate “one and a quarter million drivers every year have some sort of altercation with a deer while in their car” in the United States. The Ecologist reports that “The Mammal Society estimates that some 100,000 foxes, 50,000 badgers and between 30,000 and 50,000 deer are killed on UK roads every year.” For retired biology professor Roger M. Knutson, the Michigan-based founder of the International Simmons Society for the study of flattened fauna, this ubiquity speaks to roadkill’s larger importance. In his book, Flattened Fauna: A Field Guide to Common Animals of Roads, Streets, and Highways, he notes that “those (up to now) non-descript spots and blotches of fur, feathers, and scales are the wildlife we see most often, yet nowhere has there been a guide to their identification.” Knutson’s approach to the thirty-six most common North American roadkill specimens is that of a naturalist (albeit one with his tongue firmly in cheek), rather than a gourmet. As more and more people live in cities and biodiversity shrinks, squashed animals seem to be bucking the trend, rising in numbers — although, as Knutson laments, both historical and current data on roadkill is thin:

At a time when the total world fauna is surely shrinking in both absolute numbers and species complexity, the road fauna is clearly increasing. Before 1900, in the United States, its presence was recorded by only the most fragmentary references to the occasional horse-stomped snake. With the development in the twentieth century of a much elongated road network and dramatically increased traffic speed, the flattened fauna has increased in both species and total numbers. Knutson cites an early count, in the “1938 classic, Feathers and Fur on the Turnpike,” in which New Englander James Simmons (in whose honour the Simmons Society is named) measured a density of 0.429 dead organisms per mile. A more recent study in Nebraska suggests that roadkill density may since have risen to 4.10 animals per mile. “This means,” Knutson notes, “that a trip of 1,000 miles could be the occasion for seeing, identifying, and even enjoying anywhere from 400 to 4,000 animals.” An extremely slim paperback, Flattened Fauna is nonetheless full of gems: Knutson’s sense of humour belies his detailed study of the “remarkable persistence” of muskrats on even the busiest motorways, the unfortunate tendency of cold-blooded snakes to seek large, flat, sun-warmed surfaces at night, and the particular silhouette or “form toward which” each different animal tends, in its two-dimensional afterlife (“genuine dorsi-ventral flattening is uncommon for rabbits,” for example). Indeed, the study of roadkill has a serious use, beyond entertainment value: as biologist Bob Brockie explained to Radio New Zealand’s This Way Up programme a couple of years ago, counting 21


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

22


13

squashed animals on the road provides an excellent guide to shifts in population numbers and migration patterns. Perhaps the most intriguing aspect of both roadkill cuisine and roadkill safaris, however, is what it tells us about the car’s influence on our changing relationship with animals. In Flattened Fauna, Knutsen speculates that “if the road habitat and its major selective pressure — fast-moving vehicles — were to persist,” we might expect to see the emergence of characteristics related to successful highway negotiation. Indeed, though with a certain degree of scepticism, Knutsen quotes Victor B. Sheffer, author of Spires of Form, Glimpses of Evolution, who believes that “hedgehogs have learned genetically, within our century, to run from approaching automobiles instead of curling up in the defensive posture of their pre-auto ancestors.” As for humans, as Knutson notes, many of us will drive at least two hundred miles, passing anything from five to twenty-five squashed animals, for every mile we walk in the natural world, observing live animals. Given our lifestyles, it seems only logical that we learn to extend our appreciation of animals to their two-dimensional forms — with, of course, the help of his book, “which is devoted to making the experience of seeing dead animals on the road meaningful, even enjoyable.” Meanwhile, having domesticated both ourselves and our food supply, we could perhaps argue that the underground popularity of roadkill cuisine is a technologically enhanced resurgence of our inner huntergatherers — even if the hunting is being done, for the most part, from the leather seats of a four-wheel drive. Although Montana’s new law has apparently been written to discourage intentional collisions, examples have been reported of roadkill poachers, who, rather than using a bow and arrow or gun, simply put a jam sandwich or sausage roll on the road as bait, and then lie low waiting for a passing vehicle to kill their dinner for them. Hours of study have been devoted to understanding the ways in which cars have reshaped the built environment, our perception of space and time, and even the global atmosphere; perhaps roadkill provides a small, easily overlooked example of some of the ways they have also redesigned our relationship with the animal world? * (This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.)

23


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

24


15

25


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

26


17 IMAGE: Opossum in Kansas City; photograph by Richard via Wikipedia.

27


Driving on the Highway, death is showing on the side Coons, squires, deers and broken tires Four-wheels gun, performances the speed, deciding the dish

Get in their way... BUMP! BUMP! ... an amateur killer, a waste collector and a cook... a role Failures, collisions and casualties, squashed scenics Careless, death, wastes, dishes or a museum?! You decide

28


19 IMAGE: Roadkilled deer on Route 170, South Carolina; photo by John O’Neill viaWikipedia.

19

Bear in perilous situation. Courtesy U.S. Dept. Transportation. (C) Chuck Bartlebaugh, Original uploader was Nathanlarson32767 at en.wikipedia

(section END road continue29)


Italiano

ENG

☞ IT

CACCIA AUTOSTRADALE Guidando in autostrada, la morte si mostra a lato Procioni, uomini pieni di sé al volante, cervi e pneumatici rotti Un’arma a quattro ruote, esibisce la velocità, decidendo il piatto Incrocia la loro traiettoria… BUMP! BUMP! Un killer amatoriale, un collezionista di rifiuti e un cuoco… un ruolo! Fallimenti, collisioni e casualità, panorami schiacciati Incurante, morte, rifiuti, pietanze o un museo?! Tu lo decidi FORAGGIAMENTO AUTOSTRADALE Di Nicola Pubblicato il 16 Aprile 2013 La cucina di carcasse di animali investiti ha fatto notizia questa primavera, in seguito all’approvazione da parte della camera di rappresentanza del Montana (99 voti pro e 1 contro), che permette agli automobilisti dello stato di raccogliere e mangiare daini, alci, cervi o antilopi, che siano sfortunatamente capitati nella loro traiettoria. Apparentemente, le banche del cibo nello stato raccoglievano già dalle autostrade animali selvati30

ci appena uccisi, pulendoli, preparandoli e distribuendoli ai più poveri, in questo modo la Montana HB247 rende solo legale un’ormai comune pratica. Come dimostrato da una mappa interattiva creata da Marketplace, diversi stati sono dotati di una legge simile. La Florida è il più permissivo: a detta di Marketplace “Se colpisci un daino, è legale portarlo a casa e farne quel che si vuole. Non c’è bisogno di un permesso.” La maggior parte degli stati richiede ai guidatori di avvisare le autorità; per esempio, nello stato di New York, i residenti possono salvare dalla strada daini, alci o orsi, ma solo se la collisione è riportata e ritenuta accidentale. Altri stati vietano espressamente la raccolta e il consumo di carcasse, tra questi spicca, paradossalmente, il Texas, nota patria delle armi, della “libertà” e dei maiali selvatici. In alcune contee rurali come l’Alaska e il Vermont, puoi addirittura aggiungere il tuo nome e numero di telefono ad un elenco: la guardia ti chiamerà quando ci sarà un’alce o un cervo fresco “se non è troppo spappolato”. PETA conferma, dicendo che “se la gente deve mangiare carcasse animali, allora quelle di animali investiti sono sicuramente migliori alla carne avvolta in imballaggi di plastica dei supermercati.” I fan evidenziano che,


CACCIA AUTOSTRADALE le carcasse di animali investiti sono una fonte alternativa di proteine, gratis, con una polpa magra, cresciute senza l’energia le sostanze chimiche del bestiame d’allevamento, evitando così anche lo spreco. Si sa che i gusti sono gusti, ma un abituale consumatore di carcasse dell’Alaska descrive l’alce “come un hamburger con più sapore,” gustandone anche il naso gelatinoso dell’animale, mentre l’anno scorso il conservatore britannico e consumatore regolare di carcasse Jonathan McGowan lodava gli uccelli e i mammiferi inglesi schiacciati sulla rivista The Ecologist:“Ho un debole per cervi e fagiani e amo le volpi. Sono deliziose, come la carne magra e dal gusto dolce del maiale. SImile ai ratti in realtà.” Tuttavia, non tutti si trovano d’accordo. I critici sottolineano come parassiti e vermi possano crescere negli animali selvatici, e anche i più affezionati ammettono di trovare più appetitose le carcasse nella stagione invernale, quando il freddo agisce da refrigerante naturale, arrestando il degrado. Anche se battere la carne di pollo o vitello prima della cottura è una tecnica tradizionale nella cucina francese, Marketplace riporta che appiattire un animale uccidendolo non produce un così delizioso risultato: “Un’alce investita da una macchina può non avere tutta la carne commestibile. Il sangue confluirà nei muscoli e la carne non sarà

più buona.” afferma Nick Bennett proprietario del Montana Mobile Meats. La quantità di carne commestibile di un animale investito dipende da dove e quanto forte è stato colpito. Uno degli aspetti più interessanti raccolti dai media è scoprire quanto siano comuni le collisioni tra macchine e animali. Una portavoce della compagnia assicurativa State Farm ha affermato che la stima è di circa 1.250.000 il numero dei guidatori, negli USA, che ogni anno si scontra con un cervo durante la guida. The Ecologist riporta che “The Mammal Society stima che all’incirca 100.000 volpi, 50.000 tassi e tra i 30.000 e i 50.000 cervi vengono uccisi nelle strade della Gran Bretagna ogni anno.” Per il pensionato professore di biologia Roger M. Knuston (Michigan), fondatore dell’International Simmons Society per lo studio della fauna schiacciata, questa ubiquità parla della grande importanza della carcassa dell’animale investito. Nel suo libro, Flattened Fauna: A Field Guide to Common Animals Road, Streets, and Highways, nota come “questi pezzi e macchie di pelliccia, piume e squame siano la vita selvaggia che noi vediamo più spesso, ma come ancora non sia presente una guida per la loro identificazione.” L’approccio che Knutson ha nei confronti delle trentasei più comuni specie di animali investiti nel Nord America è quello di un naturalista (sebbene sia una 31


CACCIA AUTOSTRADALE persona ironica) piuttosto che di un buongustaio. Nonostante sempre più persone vivano in città e la biodiversità si stia riducendo, gli animali schiacciati sembrano andare in controtendenza, aumentando di numero – inoltre, come Knutson lamenta, sia i dati correnti che storici sulle carcasse di animali investiti sono pochi: Nel momento in cui tutta la fauna mondiale sta riducendo i propri numeri sia in quantità che in specie, la fauna della strada sta chiaramente aumentando. Prima del 1900 negli Stati Uniti, la loro presenza era registrata solo da alcuni occasionari serpenti schiacciati dagli zoccoli dei cavalli. Con lo sviluppo di una grande rete stradale, durante il ventesimo secolo, e il drammatico incremento del traffico ad alta velocità, la fauna schiacciata è cresciuta sia in tipologia di specie che in numero totale di carcasse.

Un libriccino estremamente sottile. La fauna schiacciata è tuttavia piena di perle: l’umorismo di Knutson contraddice il suo dettagliato studio della “straordinaria persistenza” dei topi muschiati anche nelle più trafficate strade, la sfortunata tendenza dei serpenti a sangue freddo di cercare larghe, piatte e riscaldate superfici durante la notte e la particolare silhouette che ogni animale ha nella sua vita bidimensionale (“per esempio, il vero e proprio appiattimento dorso-ventrale è raro per i conigli”). Sicuramente, lo studio sulle carcasse degli animali schiacciati nelle strade ha una seria utilità, oltre al valore ludico: Bob Brockie, come biologo, spiega, al programma This Way Up di Radio New Zeland, un paio di anni fa, che contare gli animali nella strada fornisce un’eccellente guida al cambiamento di numero della popolazione e agli schemi migratori.

Knutson cita un vecchio conto, presente nel classico del 1938 “Feathers and Fur on the Turnpike”, nel quale James Simmons (da cui prende nome la Simmons Society), del New England, ha misurato una densità di 0.429 organismi morti per miglio. Uno studio più recente, svolto in Nebraska, afferma che l’attuale densità di carcasse sfiora i 4.10 animali schiacciati per miglio. “Questo significa”, nota Knutson, “che un viaggio di 1000 miglia potrebbe essere l’occasione per vedere, identificare e anche godersi dai 400 ai 4000 animali.”

Forse l’aspetto più intrigante, sia della cucina che del safari delle carcasse di animali uccisi nelle strade, è quello che ci viene rivelato sull’influenza delle macchine e su come abbiano cambiato il nostro modo di relazionarci con gli animali. In Flattened Fauna, Knutson suppone che “se l’habitat delle strade e la sua forte pressione selettiva – i veicoli in rapido movimento – continuano a persistere, potremmo aspettarci di vedere l’emergere di caratteristiche relative al successo delle trattative autostradali.”

32


Italiano Sicuramente, anche se con un certo grado di scetticismo, Knutson cita Victor B. Sheffer, autore di Spires of Form, Glimpses of Evolution, il quale ritiene che “i ricci abbiano imparato geneticamente, con il nostro secolo, a scappare nel momento in cui una macchina si avvicina piuttosto che chiudersi nella postura difensiva dei loro antenati pre-auto”. Come notato da Knutson, per ogni miglia che percorriamo ad osservare la bellezza degli animali viventi, ce ne sono all’incirca altri duecento, considerando una media, in cui invece si incrociano dai cinque ai venticinque animali schiacciati. Dati i nostri stili di vita, sembra logico aver imparato ad estendere il nostro apprezzamento agli animali nella loro forma bidimensionale, grazie anche all’aiuto del suo libro, “che ha dedicato al fare della visione di animali morti sulla strada un’esperienza piena di significato, addirittura piacevole.”

collisioni intenzionali, esempi di bracconieri di carcasse sono stati spesso riportati; invece di usare arco, frecce o pistole, dispongono sulla strada panini alla marmellata o salsicce come esca, dopodiché aspettano nascosti che un veicolo passi e uccida la loro cena. Ore di studio sono state dedicate alla comprensione del modo in cui le automobili abbiano riconfigurato l’ambiente costruito, la nostra percezione dello spazio e del tempo, e addirittura l’atmosfera globale; possono forse le carcasse di animali investiti fornire un piccolo, spesso trascurato, esempio di come le nostre relazioni con il mondo animale siano state ridisegnate?

Ailun Huang

Nel frattempo, avendo addomesticato sia noi stessi che le nostre approvvigioni di cibo, potremmo forse discutere che la popolarità underground della cucina di carcasse di animali investiti possa essere una rinascita tecnologicamente avanzata dei nostri istinti interiori da cacciatori, anche se la caccia avviene dai sedili in pelle della nostra macchina a quattro ruote. Anche se la nuova legge del Montana è stata apparentemente scritta per scoraggiare 33


Leonardo De Marchi

Non si può parlare a Johnny

34


Can’t speak to Johnny

35


36


37


38


39


40


41


42


43


44


45


Anabasi e Catabasi del «fallimento»

Parigi, 10 dicembre 2013 Quando avevamo cominciato la stesura di questo breve articolo, ci eravamo proposti di presentarvi, cari lettrici e lettori di CONDO, tre immagini, tre rappresentazioni del «fallimento». Volevamo farvi osservare una brevissima e significativa carrellata del «fallimento» nella nostra società europea occidentale. Volevamo presentarvi i tre livelli del «fallimento»: quello dell’idea, della società e del singolo, dell’uomo. Avevamo la presunzione di muoverci anche geograficamente in questi tre livelli, passare dall’Est del nostro mondo, dalla Russia, per scivolare agevolmente al cuore, a Vienna e all’Europa centrale, per terminare e concludere ad ovest, tra la Francia e l’Italia. Volevamo assumerci una piccola missione educativa, ambivamo a lasciare un monito, un’osservazione. Speriamo di esserci riusciti. Speriamo di poter convincervi al fatto che, nonostante questo nostro piccolo Mondo sia oggi, come ieri e come domani scosso dal fantasma del «fallimento», in un modo o nell’altro, dietro ad ogni «fallimento» si possa nascondere, potenzialmente, un successo. Ad ogni modo vogliamo tranquillizzarvi, non faremo qui l’apologia della sconfitta e, cercheremo, di non cadere troppo nella banalità. Vorremo solo, timidamente, raccontarvi tre brevi storie.

46


Francesco Plazzotta

Il primo «fallimento» è quello dell’idea, il fallimento del sogno e del pensiero che si scontra con la debolezza ed i controsensi della realtà. Questa è la storia del «fallimento» del Socialismo Reale. La teoria, com’è noto, proclama un ideale di giustizia e di uguaglianza. Ma se quest’ambizione è reclamata e voluta con la spada, allora il cammino necessario ad ottenerla appare già in sé stesso come un controsenso. La narrazione di questa utopia che diventa realtà comincia nel novembre, ottobre per i russi, del 1917, una nazione già distrutta da tre anni e mezzo di guerra, ne dovrà passare altri, coronati da fame, distruzione e massacri prima di poter vedere instaurato il paradiso del proletariato: la nascita dell’Unione Sovietica. Senza entrare dettagliatamente nelle strutture di questa nuova entità, federazione e non stato unitario centralizzato, come vorrebbe l’ortodossia socialista, ricordiamo soltanto che Lenin, per poter salvare il Paese dalla fame, istituisce la NEP, nuova economia politica, che contempla alcune forme di capitalismo per salvaguardare il bene più grande della sopravvivenza della nazione dei soviet. Il primo controsenso è, a vista di molti, già una sconfitta dello spirito marxista-comunista, mentre per altri una piccola conquista per il mondo rurale russo. Ma arriviamo al primo grande «fallimento» di tre successivi ed imperdonabili «fallimenti» attribuibili al Socialismo Reale. Il primo, l’avvento al potere di un dittatore, Stalin, che reintroduce la collettivizzazione del lavoro, in fede alla teoria, provocando una tragedia umana come conseguenza della crisi agricola. Secondo «fallimento», la repressione interna e la messa a morte dei fautori stessi, dei padri dell’Urss. Terzo «fallimento», il Socialismo di un solo Paese contro lo spirito dell’internazionalizzazione. Ultimo, le guerre, l’imperialismo, l’invasione di Paesi socialisti e fratelli, la repressione delle opposizioni. Eventi come la Guerra Mondiale, gli scontri di Budapest del 1956 e di Praga del 1968, l’invasione dell’Afghanistan, sono

47


noti a tutti. Insomma, dopo 70 anni di sogno e d’illusioni, non possiamo che archiviare questa esperienza di idea che diventa realtà e si concretizza in una Paese, per plasmare il Mondo e gli uomini nuovi, come un «fallimento». Proseguiamo ora alla seconda tappa della nostra analisi. Cerchiamo di delineare il «fallimento» nel contesto di una società che vuole idealizzarsi per sopravvivere e per far convivere in pace una moltitudine di realtà diverse tra loro. Si potrebbe pensare all’Europa dei nostri giorni, ma questo progetto, seppur non fallito, rimane mutilato e non riesce a prendere forma concreta in un successo. Ad ogni modo, prima ancora di un disegno europeo di unità, a causa delle contingenze storiche, o per necessità politiche, un’altra entità statuale ha cercato d’immaginare e costruire un modello che è morto, per egoismi particolari e miopia politica, tra le trincee della Grande Guerra: l’Impero Asburgico. Come per l’Urss della Rivoluzione sono serviti circa 11 anni per crollare nella dittatura di Stalin e decretare l’inizio del «fallimento», anche la Monarchia Asburgica è, in parte, legata al numero 11. In questo caso, però, non sono gli anni, ma il numero dei più importanti gruppi nazionali trovatisi a spartire la stessa matrice statale. Elencare le cause e i motivi di questo «fallimento», che è stato dinastico, sociale, politico e storico, sarebbe complesso e non gioverebbe ai fini della nostra breve carrellata. Ci basti con-

48


Francesco Plazzotta

statare come secoli di progetti, tentativi di riforma e tendenze anche repressive siano stati i mattoni e la struttura, vani, di una «casa per i popoli», com’è stata definita, che non hanno retto alla storia. L’ennesimo «fallimento» che è costato all’Europa una dittatura, un’ideologia razzista, una guerra e una spaccatura del continente durata 50 anni e che ha lasciato profonde ferite. L’ultima tappa della nostra panoramica sul «fallimento», la più semplice e forse la più bella, perché molto personale e soggettiva, è la storia del fallimento dell’individuo, di un individuo, in questo caso di un artista. Ho scelto la figura di un uomo come emblema di tutte le sconfitte personali, individuali a cui ogni donna o uomo devono far fronte, in una certa misura, da soli. Nino Ferrer è stato un grande e poliedrico artista: antropologo, pittore, attore teatrale, cantore e cantautore, autore di più di 200 testi e brani scritti in francese ed in italiano. Attivo e conosciuto negli anni ’60 e ’70, si suicida nel 1998 sparandosi in mezzo ad un campo di grano in una cittadina del sud-ovest della Francia, nel bel mezzo di una torrida estate. Vittima di una forte depressione, negli ultimi mesi della sua vita si trova solo, lontano dal mondo e con pochi affetti. In un certo senso è l’emblema dell’artista vittima del suo talento, della sua fama e dei suoi successi. Le sue opere, soprattutto musicali, benché apparentemente frivole e leggere, soprattutto le poche conosciute al grande pubblico, nascondono una profondità

49


che pochi hanno saputo tributare a Nino Ferrer prima della sua fine così tragica. Quest’ultimo «fallimento» umano, un suicidio, forse mitigato dalla vita e dal passato del protagonista, mi permette di risalire la lunga strada che abbiamo percorso in discesa dall’ideale, al sogno, all’uomo, per terminare con una piccola e scontata riflessione. L’ideale nel «fallimento» ha dimostrato la sua inconsistenza e la sua caducità, se lasciato nelle mani dell’uomo e della storia, ma allo stesso tempo ha permesso ad intere generazioni di vivere un sogno e di continuare ad alimentare questo sogno, oltrepassando magari la forma dell’ortodossia e lasciando spazio a delle soluzioni sempre nuove, sempre coinvolgenti. Il «fallimento» del costruire o mantenere assieme un mondo debole, vittima del suo tempo, è stata la linfa per continuare a sognare e per provare forme sempre nuove di convivenza, di conoscenza e di contatto reciproco. Proprio i grandi «fallimenti» del secolo scorso, hanno reso possibile la prospettiva di un mondo nuovo e, ci si augura, migliore. Il «fallimento» del singolo, di un’azione o di una scelta non diventa mai il decreto finale di un individuo, ma una passaggio, spesso necessario o dovuto, che ci permette di riprovare e di ricominciare. Non vogliamo qui pontificare e neppure citare numerosi aforismi sul «fallimento» e sulla sconfitta. Vogliamo solo essere una piccola voce in più che conferma, che si fa coro e che ci ricorda come sì, di «fallimento» il mondo e la storia ne sia pieno, ma anche di come effettivamente, senza «fallimento» non ci sarebbero mai stati gli innumerevoli successi e traguardi a cui siamo giunti, come società e come storia, assieme. È una strada che non si conclude mai e di cui tutti noi siamo una piccola parte. Francesco Plazzotta

50


English

IT

☞ ENG

Anabasis and katabasis of “failure”

Paris, 10th December 2013 Dear CONDO readers, when we started the draft of this short article we meant to propose you three images, three representations of “failure”. We wanted let you observe a really short and significant overview of “failure” in our occidental European society. We wanted to show you the three levels of “failure”: the idea of it, its role in society and for the individual: the human being. We presumed to move even geographically on these three levels, going from the East of the world, from Russia, flowing later to the heart, to Vienna and Central Europe and, at the end, conclude in the West between France and Italy. We wanted to embark on a little educative mission, we aimed leaving a warning, a remark. We hope we succeed in fulfilling our aim. Despite the fact that “failure” upsets our little world today, as it did yesterday, and it will do tomorrow, we hope we can persuade you of the fact that in one way or another, each “failure” might potentially be hiding success. Anyway, don’t worry, we will not make an apology of the defeat and we will try not to be prosaic. We would simply like tell you three short stories.

At first we treat the failure of the idea: the dream’s failure, the failure of the mindset that faces reality’s weakness and paradoxes. This is the story of Real Socialism’s failure. The renowned theory promotes the ideal of justice and equality. But if this ambition is demanded and wanted with force then even the way to achieve it looks already nonsensical. The story of this utopia that comes true starts on November 1917. It is October for Russia, the nation is already destroyed by three and an half years of war, but in its future there will be famine, destruction and massacres before it can see the foundation of the proletarian paradise: the Soviet Union inception. We will not detail the structure of this new entity, which was a federation, not a united and centralised state as the socialist’s orthodoxy wanted it to be. We only remind you that Lenin, to save the country from famine, established the NPE, new politic economy, which considers some forms of capitalism to defend the greatest good: the survival of the soviet nation. For many people the first contradiction is already the failure of the Marxist and communist spirit; for others it is a small success for the Russian rural world. But we arrive to the first great “Failure” of three consecutive and unforgivable “failures” that the Real Socialism is blamed for. The first one is the rising to power of a dictator, Stalin, who reintroduces the collective work following the theory, causing a human tragedy as 51


Anabasis and katabasis of “failure” consequence of the agrarian crisis. The second “failure” is the socialism of one single country against the internationalisation spirit. The last one, the wars, the imperialism, the invasion of socialist and brothers countries, the repression of the opposition. Everyone knows events like the World Wars, the conflicts in Budapest (1956) and in Prague (1968), the Afghanistan invasion. In other words, after 70 years of dreams and illusions, we can only set aside this experience of the idea that appears and is realised in a country to shape the World and new men as a “failure”. We go on now to the second phase of our analysis. We try to rough out “failure” in the contest of a society that wants to be ideal to survive and to make live in peace many different realities. We could think about modern Europe, but this project, even if not failed, remains mutilated and doesn’t manage to achieve a successful and real shape. Anyway, before the plan of a unique Europe, because of historical contingencies, or because of political needs, an other state tried to imagine and build a model which died in the Great War foxholes by particular egoism and political shortsightedness: the House of Hapsburg Empire. It took 11 years for the revolutionary USSR to collapse Stalin’s dictatorship and proclaim the beginning of “failure”; somehow the House of Hapsburg is in part connected to the number 11. In this case we don’t talk about years, but about the number of the most important 52

nationalist groups that had to share the same state. Listing the causes and reasons of this “failure”, that was dynastic, social, political and historical, would be complex and wouldn’t benefit our short overview. It suffices to certify the fact that centuriesold projects, attempts of reform and repressive tendency were the vain bricks and structure of a “house for populations”, as it has been defined, that didn’t handle the history. This is the umpteenth “failure” that caused a dictatorship in Europe, a racist ideology, a war and a continental rift lasting 50 years that deeply hurt Europe. The last phase of our overview on “failure” is the most simple and maybe beautiful because it is truly personal and subjective. It is the story of an individual failure of a person, in this case of an artist. I chose the figure of a man as emblem of all the personal and individual defeats that every woman and every man have to face, somehow, alone. Nino Ferrer was a great and versatile artist: anthropologist, painter, theatre actor, singer and songwriter, author of more than 200 texts and songs written in French and Italian. Active and known in the Sixties and Seventies, he commits suicide in 1998 shooting himself in the middle of a cornfield in a small town in the South-West of France in the midst of a torrid summer. Victim of a strong depression, in the last months of his life he remains alone, far away from the world with few affectionate people. In some way he


English is the emblem of the artist victim of his talent, his fame and his success. His works, especially in music, even if apparently frivolous and conveying light-hatred, above all the few ones known by a big public, hide an intensity that not a lot of people could bestow to Nino Ferrer before his deeply tragic end. This last human “failure”, this suicide, maybe mitigated by the life and the past of the protagonist, take me back through the long path that we covered, descending from the ideal, to the dream and the man to end with a small and expected consideration. The ideal in “failure” demonstrated his inconsistency and transience, if left in man or history’s hands; but at the same time it let whole generations live a dream and keep inciting following this dream, maybe overstepping the orthodoxy and always allowing new solutions, always fascinating. The “failure” of building or keeping together a weak world, victim of his time, has been fundamental to allow others to keep dreaming and try new ways of coexistence, knowledge and reciprocal contact. Precisely the great “failures” of last century made the prospective of a new world possible and, we wish, a better one. The “failure” of a single person, of an action or a choice never becomes the final decree of an individual, but a, often necessary or due, transit that let us try again and start over once more. We don’t want to pontificate, not even quote many aphorisms on “failure” and defeat. We simply want to be one

more small voice, a choral voice, that confirms that of course the world and history are full of “failure”, but indeed without this “failure” there would have never been innumerable successes and goals achieved, in society and history together. It is a road that never ends and we are all a small part of it. Francesco Plazzotta

53


Y IT FA I

AL

EN

E

RE

OPPORTUNITY

RT

PO

TY

BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

OP

E

I UN RT PO T Y OP UNI RT

PO

UR

UL

UN

OP

IT

Y

EV

ES UL U

I FA

1. NOT KNOWN. 2. UNFAMILIAR. EVERY

BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

TH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

1. BUNGLE, MESS. 2. MISMANAGE A TASK. 3. THING INCORRECTLY DONE OR THOUGHT.

UNKNOWN:

RE

IT BRINGS WITH

SCREW-UP:

BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT T

TH

V UI EQ AN OF EVERY EEDFA I

WI 1. LACK OF OPPORTUNITY; FAILING 2. UNOPPORTUNITYFUL PERSON 3. NON-PERFORMANCE.

UL U

GS

UR E

IN

UL

BR

FA I

BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

FAILURE:

UN

OP

E

PO

RT

EVERY

UR

EVERY

UL

AIULURE

I FA

EVERY

OP PO UN

E RY E EV

RT Y

EV E

IT

RY FAIULURE

BR IN G SW ITH I TT

AL E

UN RT PO OP

BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

IT

EE

54

Y

HE S A

NE Q E UIV

UR

UL

DO F

I FA

EVERY

NT


EVERY

IV A OPPORTUNITY

NE FA DO EE ES TH IT

T

Elena Bejor

T EN AL IV QU NE FA DO

EE ES

AL

EN

TH

IV

IT

QU NE FA DO EE

RT UN IT Y I FA UR UL E

BR

FAIULURE

IN

GS

WI

TH

BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

TOH PEP SOE ERDT UON FIAT NY

1. CREATIVE CHALLENGE. 2. NEW OPPORTUNITY.

IT

ES TH IT TH WI GS IN BR

UNKNOWN:

OP RT

ER

Y

PO

UN

IT BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

OP

PO

RT

Y EV ER

55

Y FAI

FA RE LU DO IU EE FA ES N TH IT FA TH DO N WI EE F A GS ES DO IN TH EE IT E S BR TH TH WI IT GS TH IN WI BR GS IN BR

EVERY

EV

Y ER

PO

EV

OPPORTUNITY

TH WI GS IN BR TH WI GS IN BR

Y ER EV

Y

ER

EVERY

FA I

UL U

OP EVERY

SCREW-UP:

1. SIGN OF INNOVATION. 2. OUTPUT OF DEDICATED WORK 3. RESULT OF PERSEVERANCE.

BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

FAIULURE

FAILURE:

1. THE STARTING LINE 2. PART OF PROCESS. 3. ON THE PATH TO OPPORTUNITY.

RE

FAIULURE

FAIULURE Y ER EV FAIULURE Y ER FAIULURE EV Y

Y

QU

EVERY

FA I UL UR E BRINGS WITH IT THE SEED OF AN EQUIVALENT

FAIULURE


Die Entwicklung dieses Wissenschaftssystems wurde nicht mehr durch die Frage: Was ist gut für den Menschen? Bestimmt, sondern durch die Frage: Was ist gut für das Wachstum des Systems? Die Schärfe dieses Konflikts versuchte man durch die These zu verschleiern, daß alles, was dem Wachstum des Systems (oder auch nur eines einzigen Konzerns) diene, auch das Wohl der Menschen fördere. [Erich Fromm- Haben oder sein?]

G

FAILURE :

This kind of socio-economic system, based on a continuous growth of production and consumption, was born with intrinsec contradictions that will lead it to FAIL. In fact the main elements of this system are not fitting to it and they will destroy this organism from the inside. Especially in a time that shows many critical points, the disillusion of that model is becoming clear and many alternatives are coming up spontaneously. These alternatives encourage human creativity and exchange, collaboration and mutual support, instead of having their roots in exploitation, isolation and fear. The consumistic system is based on the dependence on usless objects. This causes slavery and perpetual dissatisfaction and generates a great loop: unhappiness can be only partially solved with the purchase of the newest edition of another useless object. This condition has nothing to share with the researching of the answer for one of the most important questions: „what is good for man“. Everyone has his own way to find happyness, but in many cases it corresponds to the achievement of a status of interior freedom: euthymia (for the greek philosopher Democrito), or tranquillitas, as Seneca used to call it. In this logic the possession and consumption have a very irrilevant role as the main focus is the human potential: self-conciuosness, socialisation, and sharing of ideas and culture. In few words: the aim is the creation of a knowledge-based society founded on the respect of the human being and what surrounded him. The previous system did not consider these basic principles, and also for this reason it is running very fast to its self-collapse and FAILURE.

„This planet had (...) a problem, which was this: most of the people on it were unhappy for pretty much of the time. Many solutions were suggested for this problem, but most of these were largely concerned with the movements of small green pieces of paper, which is odd because on the whole it wasn’t the small green pieces of paper that were unhappy.“ [Douglas Adams- The hitchhiker’s guide to the galaxy] 56


E

The development of this economic system was no longer determined by the question: What is good for Man? but by the question: What is good for the growth of the system? One tried to hide the sharpness of this conflict by making the assumption that what was good for the growth of the system (or even for a single big corporation) was also good for the people. [Erich Fromm- To have or to be?]

: CHANGE RECONCEPTUALIZE

RE-EVALUATE

REDISTRIBUTE

RESTRUCTURE

RELOCALIZE

8R

REUSE

REDUCE

RECYCLE

FAREWELL TO GROWTH – SERGE LATOUCHE

Crises and FAIULRE cause destabilisation and shock, but at the end leed to a CHANGE. In order to embrace this change and accept it as a positive innovation it is necessary to be flexible and re-evaluate most of the previous habits and values. Open minded and creative people are generally the first one who accept changes naturally and collaborate to reshape the new reality. 57


WHICH IS THE RIGHT

DIRECTION

FAILURE : HOMELESS GENTRIFICATION GHETTOS DISCRIMINATION ISOLATION SEGREGATION POLLUTION ECONOMICAL INTERESTS PRIVATISATION MARKET LOGIC SOVRAPRODUCTION WASTE

58

HOUSING

CULTURE

COMMUNICATION

SOCIALISATION

TRANSPORTATION

ENERGY

PUBLIC SPACE HEALTH FOOD+WATER CLOTHES


: CHANGE AFFORDABLE+ CO HOUSING

ECOVILLAGES

EARTHSHIPS

TIME BANKING

COMMUNITY

SHARE RESPECT

COUCHSURFING, BEWELCOME SLOW TRAVELS

HITCHHIKING

AUTOPRODUCTION GUERRILLA GARDENING

PARTICIPATION EQUALITY

PERMACULTURE

FOOD SHARING

SLOW FOOD SWAP SHOPS

KM 0

ZERO WASTE

CREATIVITY FROM DIVERSITY

59


In order to re-think the new reality is important to finally answer to the question:

WHAT IS GOOD FOR MAN?

The human been has many basic needs. Some of them are common with most of the animal species, others are regarding his main charateristic : the human been is a social animal (Aristotele). The main human need, like every living being, is nutrition. Water and food should be available for every human been, but nowadays we are assisting to the most irrational and inequal distribution of these resources. First of all: water is a human right (right2water.eu) and its privatization is a crime. The contradictions of that socio-economic system lead to this contrast: some countries have such an excess of food that they can waste half of it, while others (in some cases these countries are producing that food) are starving. To change this corrupted disequilibrium, is necessary to take some fundamental steps: calculate how much food is necessary to live (much less than the one that most of the people are buying), sharing food instead of wasting it (example: foodsharing. de), and try to eat regionally or locally (examples: slowfood.com, retegas.org). Health is in many cases connected to the food problem. You are what you eat (Feuerbach, 1863) but are you really aware of what you are eating? Think local means to have a better control on the products, to be informed about their provenience and possibly the land use. In addition, it helps to support local economies and communities. Communities of neighbours can be very powerful, they „are real-life setting where needs resulting from exclusion can be satisfied, where initiatives grow and are established“ (Moulaert, 2010). A community zero waste oriented can make great steps: many creative initiatives can find a fertile experimentation field to grow, the individual ideas and dreams can receive the support of the community and become reality. Some initiatives are following this direction: there are cafes that does not only serve drinks, but also offer a service of reparation of broken objects (furniture, toys, electrical appliances, clothes ) , promoting an ongoing learning process and establishing DIY activities (repaircafe.org). Many new shops are opening with a new philosophy. Some are offering the possibility to rent an object only for the time it is needed, instead of buying it and have it also when it is useless (ex: leila-berlin.de).

60


Many swap events are happening in the cities, and some swap shops are opening. It is possible to find there clothes (both for adults and babies) books, films: the main idea is to bring there an object that lost its value and swap it with another that attract more, or even transform or upcycle it (ex. Tauschladen, trial-error.org). Communities need spaces to share, to live in, places to use and transform. Many alternatives are emerging, growing and establishing also on this front. Mainly in the suburbs, but sometimes also inside of the cities, many Ecovillages are representing ´living models of sustainability´ where communities can live connected to the Earth (gen.ecovillage.org). Some of them offer Permacolture design courses, other give the possibility to collaborate with them as a WWOOF (an exchange based on 4-6 hours help-fair exchange for a full day’s food and accommodation.) In many European cities, CoHousing initiatives are gaining recognition. These initiatives are bringing together generations and developing inclusive living environments and new, attractive qualities of life. (Honeck, LaFond, Suckow, 2012). CoHousing initiatives could have a very positive influence within the city, if one of their main aims is to support social inclusion. For example they could possible give space for affordable units, and they could open the community to the neighbourhood and to the city, encouraging to participate to their initiatives and sharing with them good practices. The communities could also participate to the oneplanetcommunities program that supports new lifestyles in order to Reduce the Ecological Footprint. The average consumption levels in Europe are considered to be of a 3-planet level, meaning that to sustain a global level of consumption equal to that here would require 3 planets (5 planets to sustain the equal consumption of Nothamericans). (oneplanetcommunities.org) This program, linked to the oneplanetliving.net initiative, try to focus, between other strategies mentioned before, on zero carbon emission and sustainable transport. The use of sustainable materials is also fundamental, but unfortunately the costs are normally quite high. There are some experimentation that are using waste materials and earth in order to mantain the construction costs quite low, still giving a particolar attention to the insolation and the thermal inertia.(earthship.com) Creative ideas, coming from different disciplines and combining diverse needs, answering to the question: what is good for man nowadays and in the future, have to be supported, connected between each other and spread!

CREATIVITY FROM DIVERSITY

61


BIBLIOGRAPHY Erich Fromm - Haben oder Sein, dtv, 1980 S. Latouche, FAREWELL TO GROWTH, polity, 2009 F. Moulaert, F. Martinelli, E. Swyngedow, S. Gonzales, Can neighbourhoods save the city? Routledge, 2010 Seneca- La serenita´, Oscar Mondadori, 2006 id22: CoHousing cultures, Jovis, 2012 D. Adams, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, Mondadori, 2012

BIBLIOGRAPHY 62


WEB REFERENCES

oneplanetliving.net

oneplanetcommunities.org alternation.at sustainableeveryday.com earthship.com guerrillagardening.org foodsharing.de

greenme.it

right2water.eu retegas.org gen.ecovillage.org transitionnetwork.org wwoof.net couchsurfing.org

slowfood.com

bewelcome.org

repaircafe.org

trial-error.org

creative-sustainability-tours-berlin.net

permaculture.org

63


Italiano

ENG

☞ IT

Fallimento: Lo sviluppo del sistema economico in questione non venne piu´condizionato dalla domanda: “che cosa e´bene per l´uomo?” bensi dalla domanda: “che cosa e´bene per lo sviluppo del sistema?”Vero e´che si cercava di mascherare l´asprezza di questa dicotomia facendo proprio il presupposto che cio´che era bene per bene per la crescita del sistema (o anche solo per un´unica, grande azienda) fosse un bene per la gente in generale. [Erich Fromm- Haben oder sein?] Questo tipo di sistema socioeconomico, basato sulla continua crescita della produzione e del consumo, nacque con delle contraddizioni intrinseche che lo porteranno a fallire. Infatti in un periodo che mostra molti punti critici, la disillusione del modello sta diventando chiara e molte alternative stanno apparendo spontaneamente. Queste alternative incoraggiano la creatività umana e lo scambio, la collaborazione e il reciproco supporto, invece di avere le proprie radici nello sfruttamento, l’isolamento e la paura. Il sistema consumistico è basato sulla dipendenza da oggetti inutili. Ciò causa lo schiavismo e la perpetua insoddisfazione e genera un circolo chiuso: l’infelicità può essere parzialmente risolta solamente con l’acquisizione del64

la versione più nuova di un altro oggetto inutile. Questa condizione non ha nulla a che vedere con la ricerca della risposta a una delle più importanti domande: “che cos’è bene per l’uomo”. Ognuno ha la propria maniera di trovare la felicità, ma in molti casi ciò corrisponde al raggiungimento di uno stato di pace interiore: eutimia (per il filosofo greco Democrito), o tranquillitas, come la chiamava Seneca. Secondo questa logica, la possessione e il consumo hanno un ruolo davvero irrilevante visto che la focalizzazione principale è il potenziale umano: coscienza di sé, socializzazione e condivisione di idee e culture. In poche parole: lo scopo è la creazione di una società basata sulla conoscenza e sul rispetto degli esseri umani e di ciò che li circonda. Il sistema precedente non considera questi principi basilari e per questa ragione sta correndo molto velocemente verso l’autocollasso e il fallimento. Douglas Adams: questo pianeta aveva un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era afflitta da una quasi costante infelicita´. Per risolvere il problema di questa infelicita´furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiu´concernevano lo scambio di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta.


Fallimento: Crisi e fallimento causano destabilizzazione e shock, ma alla fine portano al cambiamento. Per abbracciare questo cambiamento e accettarlo come una innovazione positiva è necessario essere flessibili e rivalutare la maggior parte delle precedenti abitudini e valori. Le persone creative e dalla mentalità aperta sono generalmente quelle che accettano i cambiamenti in modo naturale e collaborano per ridare forma alla nuova realtà. Per ripensare la nuova realtà, alla fin fine, è importante rispondere alla domanda: CHE COSA È BENE PER L’UOMO? Gli esseri umani hanno molti bisogni primari. Alcuni di questi sono simili a quelli di molte specie animali, altri riguardano la sua principale caratteristica: “gli esseri umani sono animali sociali” (Aristotele). Il primario bisogno umano, come quello di ogni essere vivente, è il nutrimento. Acqua e cibo dovrebbero essere accessibili a ogni essere umano, ma oggigiorno assistiamo alla più irrazionale e iniqua distribuzione di queste risorse. In primo luogo l’acqua è un diritto umano (right2water.eu) e la sua privatizzazione è un crimine. Le contraddizioni di quel sistema socio-economico portano a questo contrasto: alcuni paesi hanno una tale eccedenza di cibo che possono sprecarne la metà, mentre altri (in alcuni casi questi paesi producono quel cibo) stanno morendo di fame.

Per cambiare questo disequilibrio corrotto è necessario fare qualche passo fondamentale: calcolare quanto cibo è necessario per vivere (molto meno di quanto la maggior parte delle persone compera), condividere il cibo invece di gettarlo (per esempio: foodsharing.de) e provare a mangiare regionalmente o localmente (per esempio: slowfood.com, retegas. org). La salute è in molti casi collegata al problema del cibo. Sei ciò che mangi (Feuerbach, 1863) ma sei veramente consapevole di ciò che mangi? Pensare localmente significa avere un miglior controllo sui prodotti, essere informati sulla loro provenienza e possibilmente sull’utilizzo del terreno. Per di più, tutto ciò aiuta a supportare le economie e comunità locali. Le comunità di vicini possono essere molto potenti, loro „are real-life setting where needs resulting from exclusion can be satis!ed, where initiatives grow and are established“ (Moulaert, 2010). Una comunità orientata allo zero spreco può fare grandi passi: molte iniziative creative possono trovare un fertile campo di sperimentazione in cui crescere, le idee e i sogni individuali possono ricevere il supporto della comunità e diventare realtà. Alcune iniziative stanno andando in questa direzione: ci sono dei bar che non solo servono bevande, ma offrono anche un servizio di riparazione di oggetti rotti (mobili, giocattoli, oggetti elet65


tronici, vestiti), promuovono il processo di apprendimento continuo e organizzano delle attività DIY (repaircafe.org). Molti nuovi negozi stanno aprendo con una nuova filosofia. Alcuni offrono la possibilità di noleggiare un oggetto solo per il tempo in cui è necessario, invece di comprarlo per poi averlo anche quando è inutile (per esempio: leila-berlin. de). Molti eventi di scambio hanno luogo nelle città e alcuni negozi di scambio stanno aprendo. In questi luoghi è possibile trovare vestiti (sia per adulti che per bambini), libri, film: alla base l’idea è di portare un oggetto che ha perso valore per scambiarlo con uno che attrae di più, o addirittura trasformarlo o riciclarlo dandogli un valore maggiore (esempio: Tauschladen, trial-error. org). Le comunità hanno bisogno di spazi da condividere, spazi in cui vivere, posti da usare e trasformare. Molte alternative stanno emergendo, crescendo e stabilizzando anche su questo fronte. Soprattutto nelle zone suburbane, ma a volte anche all’interno delle città, molti Ecovillaggi rappresentano “modelli viventi di sostenibilità”, in cui le comunità possono vivere connesse alla Terra (gen. ecovillage.org). Alcuni di questi offrono dei corsi di desing di Permacultura, altri danno la possibilità di collaborare con loro come WWOOF (un leale scambio: 4-6 ore di aiuto in cambio di cibo per un giorno e pernottamento). In molte città europee, le in66

iziative di CoHousing1 stanno guadagnando apprezzamento. Queste iniziative stanno avvicinando generazioni e sviluppando onnicomprensivi ambienti in cui vivere e una nuova, attraente qualità di vita. (Honeck, LaFond, Suckow, 2012). Le iniziative di CoHousing possono avere un’influenza molto positiva nelle città, poiché uno dei loro principali scopi è di supportare l’inclusione sociale. Per esempio potrebbero dare spazio a appartamenti a prezzi abbordabili, potrebbero aprire la comunità al vicinato e alla città, incoraggiare la partecipazione alle loro iniziative e condividere le loro attività. Le comunità potrebbero partecipare al programma “one-planetcomunnities” che supporta nuovi stili di vita per la riduzione della cosiddetta “impronta ecologica”. Il livello dei consumi medi in Europa può essere stimato circa come il livello di 3 pianeti, in altre parole per sostenere il livello di consumi attuale europeo sarebbero necessari 3 pianeti ( e 5 pianeti per sostenere il consumo del nord america)(oneplanetcommunities.org). Questo programma, legato all’ iniziativa oneplaneliving.net, cerca di raggiungere, insieme alle altre strategia sopra citate, l’obiettivo di emissioni zero e mezzi di trasporto sostenibili. L’uso di materiali sostenibili è anche fondamentale ma purtroppo


i costi sono di solito molto più alti. Esistono però alcune sperimentazioni sull’uso di materiali di scarto in modo da tenere i costi più bassi, prestando comunque attenzione all’isolamento e all’ inerzia termica (earthship.com). Idee creative provenienti da diverse discipline e rispondendo a bisogni differenti sono adesso anche la risposta alla domanda: cosa è bene per l’uomo sia oggi che domani, e hanno bisogno di essere supportate, interconnesse e diffuse!

Elena Bejor

67


IL VERO FALLIMENTO È NON ACCORGERSI DELLA ROVINA Angela Ruzzoni

Non hai saputo tenerti niente neanche un sorriso sincero ... E avevi il mondo, il mondo intero, tra le tue mani Il fallimento è in agguato per ogni persona, da sempre: Dalla paura di deludere i genitori o la maestra, fino al terrore di non essere all'altezza della persona amata o di fallire in ambito lavorativo, la vita di ogni uomo è costantemente in bilico tra successo e rovina. Tante le testimonianze che si potrebbero portare. Sicuramente ognuno di noi ha vissuto o vive un fallimento. Il nostro tempo sembra essere stato collaudato per questo: per farci vivere in una indecisione continua, funamboli del presente, senza protezioni o aiuti. Eppure, quando penso al fallimento o mi viene chiesto di portarne un esempio, la mia mente corre sempre ad Adriana, protagonista di uno dei migliori film italiani del dopoguerra, Io la conoscevo bene, da molti dimenticato, nonostante la sua impressionante attualità. Nata in un centro rurale intorno Pistoia, Adriana è una ragazza attraente, convinta di poter usare il proprio fascino per farsi strada nell'ambiente romano dello spettacolo. Arrivata nella capitale, lavora nel negozio di un parrucchiere, poi in un piccolo cinema dove riesce a farsi assumere come mascherina. Nel frattempo, frequenta i giovanotti dell'alta borghesia, che la accompagnano in giro per feste e locali con il solo scopo di poterne approfittare. Adriana lo sa, ma non oppone resistenza. Si lascia trasportare dalla musica, dalla breve gioia di fugaci momenti, dall'illusione di essere voluta. In una delle sue solite serate fa la conoscenza dell'agente pubblicitario 68


Cianfanna, un modesto mestierante che la presenta ad un suo amico giornalista per farle dedicare un articolo di convenienza. Inizia così una discreta carriera nel campo delle pubblicità. La sua vita è costellata da esperienze sempre uguali: incontri casuali, rapporti senza emozioni, lavori saltuari sono le uniche cose alle quali può ambire. Ma un giorno sembra che la sua vita sia pronta a volgere per il meglio: Adriana si innamora perdutamente di Antonio. Il sentimento sembra essere ricambiato, fino a quando il ragazzo non le confessa di essere attratto da un'altra donna, pudica e di buona famiglia; una ragazza da sposare, non un'avventura dal nome Adriana. Delusa, ritorna a occuparsi di se stessa, continuando la sua folle e goffa scalata verso il successo. Riesce a farsi riprendere da un cinegiornale, finito il quale corre a rivedersi insieme alle sue ex colleghe del cinema. Sicura di una convincente prestazione, si scopre invece oltraggiata dai giornalisti, che hanno rimontato il pezzo cambiando il senso dei suoi interventi per gettarla nel ridicolo. Dopo aver trascorso fuori un'altra notte, cercando di dimenticare ogni accaduto, Adriana sale le scale di casa un'ultima volta

e si reca sul balcone. Infine, si lascia cadere nel vuoto. Io la conoscevo bene è stato girato nel 1965, eppure, a mio parere, Adriana è una ragazza del nostro tempo. Magari le ambizioni non sono le stesse, ma la folle ricerca di un successo facile sembra essere prerogativa di molte ventenni di questo secolo. Adriana non ama, non viene amata, si lascia semplicemente attraversare, sfiorare dagli uomini che le passano accanto, che vedono in lei un essere stupido e incapace di raziocinare. Lei non si pone doman69


de, non reagisce, non si ribella, fino a quando, come risvegliata da un letargo, compie il folle gesto di gettarsi dal balcone. È nel suicidio il fallimento di Adriana? Dobbiamo ricercare in questa azione la conferma della resa della protagonista? No, nel suo ultimo saluto al mondo, nel salto verso il nulla, assistiamo alla presa di coscienza della sua vita, al primo gesto veramente libero della protagonista. Adriana, tornata a casa da una notte come tante, si impegna a sistemare il suo appartamento, quasi volesse riordinare la sua vita. Dopo aver acceso il giradischi, compagno immancabile delle sue giornate, si siede davanti a tre specchi e inizia a togliersi il trucco. Vediamo la sua faccia moltiplicarsi in 3 differenti primi piani, tutti coesistenti nella medesima inquadratura. In una sequenza viene riassunta l'essenza della protagonista: lei ha sempre recitato, è sempre stata quella che gli altri volevano che lei fosse. Nessuno può conoscerla bene, neppure lei sa capire chi è realmente: non si riconosce nelle descrizione dei suoi innumerevoli amanti, non si sente in nessun luogo e in nessun tempo. Il fallimento di Adriana sta proprio in questo: nel non accorgersi del suo stato, dell'abisso nel quale sta sprofondando. Adriana non sa chi è, sa cosa vuole - diventare famosa - e fa di tutto per raggiungere questo scopo, calpestando la sua persona, la sua integrità, la sua purezza. Uno spettatore disattento potrebbe riconoscere nella protagonista una ragazzina spensierata e senza problemi, ma in realtà, davanti ai suoi occhi si staglia una figura di donna che non sa più amare, che non ha sostegno, persa in un mondo che non conosce. In uno dei tanti rapporti occasionali con uno scrittore, Adriana legge un foglio da lui lasciato nel letto: Il fatto è che le va bene tutto, è sempre contenta, non desidera mai niente, non invidia nessuno, è senza curiosità, non si sorprende mai. Le umiliazioni non le sente... Eppure, povera figlia, dico io, gliene capitano tutti i giorni... le scivola tutto addosso senza lasciare traccia, come su certe stoffe impermeabilizzate. Ambizioni zero, morale nessuna, neppure quella dei soldi perché non è nemmeno una puttana. Per lei ieri e domani non esistono, non vive neanche giorno per giorno perchegià questo la costring70


erebbe a programmi troppo complicati. Perciò vive minuto per minuto: prendere il sole, sentire i dischi e ballare sono le sue uniche attività. Per il resto è volubile, incostante, ha sempre bisogno di incontri nuovi e brevi, non importa con chi. Con se stessa, mai. Adriana chiede all’uomo se la ragazza descritta in quella pagina sia lei. Alla risposta negativa dell’amante la giovane non indaga: soddisfatta o rasserenata da quella risposta porta la conversazione su un altro argomento. La protagonista di Io la conoscevo bene ha fallito non perché, a mio parere, si è provocata la morte, bensì perché ha vissuto una vita senza sapore, lasciandosi trasportare da correnti passeggere. Il suicidio, come dice il regista Pietrangeli, è stato il suo particolare gesto d’amore verso la protagonista. Alla fine della sua esistenza si desta dalla sua ventennale apatia, prende consapevolezza dell’insensatezza della sua vita, di aver sprecato la sua giovinezza ad aspettare inutilmente successo e fama. In questo personaggio fragile e incosciente, ingenuo e facilmente raggirabile, è possibile intravedere la personificazione del fallimento. Ed è possibile ritrovare Adriana ancora oggi: nelle nostre città, negli occhi delle adolescenti illuminati da promesse di successo facile, nella spensieratezza di donne che vivono per il presente, senza pensare al proprio futuro, senza progettare un domani… ignare di tutto, capaci di tutto.

Perché il vero fallimento non è nella rovina, ma nel non accorgersi di essere nulla. 71


Italiano

IT

☞ ENG

Real failure is not being aware of the ruin You couldn’t hold anything, not even a sincere smile... And you had the world, the entire world, in your hands You couldn’t hold anything, not even a sincere smile... And you had the world, the entire world, in your hands Failure lies in ambush in anyone’s life, it always has: from the fear of disappointing your parents or your teacher, to the terror of not being equal to the person you love and failing at work. Man’s life is constantly suspended between success and ruin. There is a lot of evidence to support this. For sure everybody has lived or will live a failure. Our time seems to be prone to this. We live in continual indecision: tightrope walkers of the present without vision of the future or help. Nevertheless when I think about failure or I’m asked to provide an example of it, my mind always goes to Adriana, the protagonist of one of the best Italian post-war films, I knew her well that many forgot, even if it is remarkably current. Born in the countryside surrounding Pistoia, Adriana is an attractive girl; she is persuaded she can use her looks to go places in the entertainment business in 72

Rome. Moving to the capital, she works in a hairdressing salon and later in a small cinema where she manages to be a screen hostess. Meanwhile she hangs out with upper middle class young people, who bring her to parties and clubs just to take advantage of her. Adriana knows it but she doesn’t react. She lets her self be carried away by music, by the temporary joy of fleeting moments, by the illusion of being wanted. One night she meets an advertising agent called Cianfanna. He is a modest money-grabber that introduces her to a journalist friend of his so he can write a convenience article on her. That is how she starts a modest advertising career. Her life is always studded with similar experiences: chance meetings, feeling-less relationships and casual jobs are the only things that she can aspire to. But one day, her life seems to take a turn for the better: Adriana falls crazy in love with Antonio. At the beginning it looks like he has the same feelings for her, but eventually he confesses that he is attracted to another woman who is modest and comes from a good family; she is someone worth being married to, the relationship is not as superficial as his with Adriana. Adriana is disappointed so she continues to think only of herself, continuing with her insane and clumsy climb to success. She succeeds in getting filmed by a cinema news-reel, which she rushes to see along with her former colleagues from the cinema. Until then confident of her good performance, she is outraged to see that


Real failure is not being aware of the ruin the journalists have edited the piece, cutting and changing it to cast ridicule upon her. After spending another night out, trying to forget all that has happened, Adriana climbs the stairs of her house one last time and goes out onto the balcony. Lastly, she takes a suicide plunge into mid-air. I knew her well was made in 1965, and yet, in my opinion, Adriana is a girl of our time. Maybe their ambitions are not exactly the same, but the mad search of easy success seems to be the prerogative of many twenty-year-old girls of this century. Adriana doesn’t love, she is not loved, she just lets people pass by herself; men brush against her and pass next to her, they only see her as stupid and being unable to ration. She doesn’t question herself, she doesn’t react, she doesn’t rebel, until she crazily throws herself out of the balcony as if suddenly she overcame her lethargy. Is Adriana’s suicide her failure? Does this definitive action really symbolise the protagonist’s surrender? No, it is not. When she greets the world for the last time, when she jumps in the air, we see her becoming aware of her life. The suicide is the protagonist’s first free action. Adriana comes home after an other meaningless night and carefully tides up her flat as if she wants to reorganize her life. She turns the record player on, which is her greatest life companion, then she sits in front of three mirrors

and starts removing her make up. We can watch her face multiplied by three in three different foregrounds at the same time, they all coexist in the same framing. This one sequence summarises the protagonist’s essence: she has always played a part, she has always been who the other people wanted her to be. Nobody can really know her, not even she can understand who she actually is: she doesn’t recognise herself in any description that her innumerable lovers make of her, she doesn’t feel herself in any place and time. This is Adriana’s failure: she doesn’t realise her situation, she doesn’t notice that she is getting ruined. Adriana doesn’t know who she is, she knows what she wants – to become famous – and does everything to reach her goal, including walking all over herself, her integrity and her purity. An inattentive viewer could simply think that the protagonist is a light-hearted little girl without problems, but the truth is that the audience is a silent witness of the life of an unsupported woman who can’t love any more because she is lost in a world that she doesn’t know. At a certain point in her life Adriana has a casual relationship with a writer who leaves on the bed a piece of paper. She finds it and reads these words: Well, the problem is that she likes everything. She’s always happy. She doesn’t desire anything, doesn’t envy anybody, no curiosity... You can’t surprise 73


Italiano her, she doesn’t care for humiliation. Even if a lot of bad thing happen to her everyday. Everything disappears without leaving a trace. As if she was some sort of waterproof cloth. Zero ambition, morale neither. She’s not even a whore to like money. What words! Yesterday and tomorrow don’t exist to her. Even living for today would push her to complicated plans. So, she lives minute after minute. Bathing under the sun, listening to whistles, and dancing are her sole activities. Finally, she’s changeable, inconstant, always in need... of new and short meetings, doesn’t matter with whom. But never with herself. Adriana asks the man if the girl described on that page is her. He says she is not and she doesn’t investigate: satisfied or cheered up by her lover’s answer, she simply changes the topic of conversation. In my opinion, the protagonist of I knew her well didn’t fail because she committed suicide, rather she did it because she lived a tasteless life letting herself be carried away by transient currents. The film director, Pietrangeli, aimed that the suicide has been his particular love demonstration for the protagonist. At the end of her existence, after twenty years apathetically lived, she wakes up, she becomes aware of the fact that her life is senseless and she wasted her youth fruitlessly waiting for fame and success. This fragile, thoughtless, naïve, 74

easy to fool character can be considered as the personification of failure. Today we can still find Adriana: in our cities, in teenagers’ eyes lighted up by the promises of easy success, in thoughtless women who live only in the present without thinking about the future because they don’t have projects for tomorrow... because they are unaware of everything and able to do anything. Because true failure is not the ruin itself, but in not being aware of being nothing.

Angela Ruzzoni


DIGEST Random stories about failure

Storie random sul fallimento

#1: Antieroi #2: Circa l’ambiguità della definizione dei confini e della sovranità: due micronazioni tra Stati Uniti e Canada #3: Citazioni pronte all’uso #4: Le città della cupidigia

#1: Antiheroes #2: About ambiguity in the definition of borders and sovereignty: two micronations between Usa and Canada #3: Ready-to-say quotes #4: The cities of greed 75


#1

76


108 INETTI 108 LOSERS

AND THEY LIVED HAPPILY EVER AND AFTER? E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI?

Abe-Adele-Agata Ajala Alan Harper-Alberto Bianco Alex-Alfonso Nitti Andrea Sperelli-Argante Augusto-Barry-Boab-Bud Clay Byron “Buster” Bluth Carl Showalter-Carla Ardengo Carlo Marozzi-Charles Bovary Charlie Brown-Clarissa Dalloway Claudia Wilson Gator-Coco-Darren Dick-don Flaminio Salvo don Ippolito di Colimbetra-Ed Emilio Brentani-Emily Sinico Enrico Gambi-Esaù-Evelin-Fantozzi Farrington-Filippo Rubè-Fosca Francis Begbie-François Penard François Pignon-Gabriel Conroy Gaear Grimsrud-Ginetto Micidial Giorgio Aurispa-Giovanni Drogo Gregor Samsa-Hiccu-Hideki Motosuwa Homer Simpson-Il'ja Il'ič Oblómov Ivan-James Duffy-Jeffrey Lebowski Jeremy Duncan-Jerry Lundegaard Jessica-Jimmy-Johnny-Junpei Manaka Kathleen Kearney-Katsutoshi Imai Kouta-Lenehan-Leopold Bloom Maria Ajala-Maria-Maria-Matsuko Urlich-Mattia Pascal-Medioman Meursault-Michael Scott Michela Ardengo-Michele Apicella Michele Ardengo-Mr. Bean Nick Carraway-Onegin-Otello Celletti Pietro Rosi-Polly Mooney-Raoul Duke Remigio-Rob Fleming-Robert Martin Roberto Auriti-Robocop Marvel Rodion Romanovič-Rosso Malpelo Rudi Stupar-Santain-Savannah Wingo Serafino Gubbio-Seymour Levov-Shaun Shinji Ikari-Sick Boy-Snaporaz-Spud Takeya Ikuhara-the Ashbury family Thomas Chandler-Tom Kernan-Tommy Topo Gregorio-Uomo “del sottosuolo” Uomo delle “notti bianche” Vitangelo Mostarda-Zeno Cosini.

77


IL COLONIALISTA FALLITO Un tenente senza nome. L'Etiopia coloniale. Crimini fascisti impuniti. Sono gli elementi fondanti “Tempo di uccidere” (1947) di Flaiano. Lo scrittore racconta la guerra di conquista italiana attraverso gli occhi di un insipido militare che manda a rotoli ogni cosa. Stupra una donna e la uccide per paura, provando in seguito sensi di colpa che si manifestano con un mal di denti. Delirante, si persuade di avere contratto la lebbra e cerca, invano, di uccidere un medico perché persuaso che voglia riferire i fatti alle autorità. Credendosi latitante, si nasconde per poi costituirsi ai suoi indifferenti superiori che non trovano nessuna denuncia e lo assolvono. Colonialista fallito perché prova dei sentimenti di repulsione per le orribili azioni commesse, rimane in un limbo senza poter pagare per le proprie colpe.

IL LIBERTO DENIGRATO Trimalcione, personaggio del “Satyricon” (I sec d.C.) di Petronio, è un liberto che è riuscito ad arricchirsi e ad elevare il suo status sociale, rimanendo però grezzo e pacchiano. Encolpio e Ascilto, protagonisti dell'opera, si trovano a cena a casa di Trimalcione. Le pietanze servite sono troppe e assurdamente elaborate; i cuochi del liberto arrivano addirittura a simulare la presenza di un pulcino nelle uova suscitando ribrezzo tra i commensali. Fiumi di alcool accompagnano il pasto assieme ai numerosi strafalcioni grammaticali di Trimalcione e ad esagerati spettacoli teatrali e musicali. Gli invitati si godono la serata sbeffeggiando il povero servo liberato. Ogni tentativo di Trimalcione di far dimenticare il suo passato di schiavo fallisce dunque, non si può tuttavia non provare tenerezza per lui.

UNA FALSA EROINA Tania racconta per la prima volta, nel 2004, la sua storia strappalacrime nel blog di sostegno per le vittime dell'attentato alle Torri Gemelle. Dice di essersi trovata al 78° piano della prima torre al momento dell'impatto, perdendo così un braccio che i medici le avrebbero riattaccato; in seguito aggiunge un altro elemento drammatico, il suo ragazzo, Dave, ha perso la vita nella seconda Torre. Al limite dell'incredibile, la sua vicenda fa uscire dal traumatismo molti sopravvissuti, che relativizzano le proprie esperienze negative e Tania diventa la presidentessa del blog. I media concentrano la loro attenzione su di lei e un film viene girato sulla sua commuovente storia. Qualche tempo prima dell'uscita del lungometraggio, un giornalista del New York Times effettua delle ricerche sul conto di Tania e scopre qualcosa di formidabile. Colpo di scena. La donna l'11/09/2001 si trovava a Barcellona! In tale data è stata vittima di un incidente d'auto durante il quale ha perso un arto poi riattaccatole. Ovviamente Dave è stato una delle vittime dell'attentato, ma non aveva nemmeno mai visto Tania! Il film è uscito, ma con un titolo diverso: “La donna che non c'era”, a cui fa seguito il libro dall'omonimo titolo. Il regista in alcune dichiarazioni ha affermato di non aver mai sospettato dell'inganno e invita le vittime a perdonare la falsa eroina che non si è mai scusata della truffa. Il dubbio sorge, si tratta di una sindrome post-traumatica o di un tentativo di sfondare fallito?


THE COLONIAL WHO FAILED A nameless lieutenant, the colonial Ethiopia, and unpunished fascist crimes are the fundamental elements of “Time To Kill” (1947) by Flaiano. The writer describes the Italian occupational war seen from a dull soldier's point of view who messes everything up. He rapes a woman and kills her by mistake. He develops somatization when his guilt tuns into toothache. Being nonsensical, he persuades himself he has leprosy and thinking that his doctor wants to denounce him, the lieutenant tries uselessly to kill him. The soldier believes to be wanted so he hides himself, but after some time he turns himself in to his superior who doesn't care about him. There is no prosecution against him, so he is absolved. He fails as colonialist because he has abomination feelings caused by his horrible actions and moreover, incapable of paying for his mistakes, he remains entrapped in an emotional limbo.

THE DENIGRATED FREEDMAN Trimalcione is a character of “Satyricon” (1st century A.D.) by Petronio. He is a freed man who manages to become rich and improve his social status, but he is still unpolished and showy. Encolpio and Ascilto, the protagonists of the book, accidentally go to dinner at Trimalcione's place. The food served is too much and ridiculously elaborate; the chefs even prepare fake chicks in eggs that disgust his fellow diners. Copious amounts of wine, Trimalcione's repeated grammar howlers, and excessive theatre and music shows characterise the dinner. The guests enjoy the party because they can laugh at the freed slave. So Trimalcione fails in trying to make people forget his slavery past, in that he continues to fail to be accepted.

A FAKE HERO In 2004, Tania Head told for the first time her tear-jerking tale on The World Trade Center Survivors' Network. She told she was on the 78th floor of the first Tower during the attack. She said that she lost her arm that was reattached at the hospital ; she added another dramatic detail: her boyfriend Dave lost his life in the second Tower. Her almost unbelievable story helped many survivals in moving on, in fact traumatized people reconsidered their negative experiences. That is why Tania became the blog’s president. Media gave her great attention and a movie was made out of her moving story. To promote the forthcoming movie a New York Times’ journalist did some research on Tania, finding out something terrible. Surprise! The woman was in Barcelona on 11th September 2001! On that date she was victim of a car crash losing an arm, later reattached. Dave was a real victim of the attack, but did not even ever meet Tania! The movie was released anyway but under a new name: “The Woman Who Wasn’t There”. Later a book was published using the same title. The movie director claimed that he never suspected that Tania was lying and invited the real victims to forgive the fake hero who never apologized. A doubt comes to my mind, is it post-traumatic syndrome or an abortive attempt to success?


#2

CIRCA L'AMBIGUITÀ DELLA DEFINIZIONE DEI CONFINI E DELLA SOVRANITÀ:DUE MICRONAZIONI TRA STATI UNITI E CANADA ABOUT AMBIGUITY IN THE DEFINITION OF BORDERS AND SOVEREIGNTY: TWO MICRONATIONS BETWEEN USA AND CANADA

Il confine tra Stati Uniti e Canada si snoda per circa 8.893 chilometri, configurandosi così come confine terrestre più lungo al mondo. Questo tracciato venne concordato attraverso il Trattato di Parigi del 1783, in cui il 49° parallelo venne posto come linea di demarcazione. Tuttavia, in seguito al Trattato, dispute e controversie furono all'ordine del giorno in quanto il testo presentava delle imprecisioni, soprattutto riguardo la sovranità sulle isole interne e le frontiere fluviali. Con la corsa americana alla scoperta dell'ovest le questioni sulle imperfezioni dei confini si rinnovarono, concludendosi solo nel 1846, quando Stati Uniti e Gran Bretagna estesero il confine stabilito sul 49° parallelo fino all'Oceano Pacifico. Non meno problematica fu la cessione dell'Alaska da parte dei russi agli americani, che iniziò nel 1867 e proseguì con un travagliato trentennio di contese e diatribe. A inizio '800 queste incomprensioni territoriali portarono alla formazione di diverse micronazioni, che ebbero tuttavia vita molto breve. Queste anomalie politiche e giuridiche furono dei tentativi, possiamo dire falliti, di definizione di un'identità territoriale, questione assai complicata in un territorio vastissimo come quello nord americano. Uno dei casi più noti è quello della Repubblica dell'Indian Stream: un'area di 731 km2 con trecento abitanti. La Repubblica era situata tra la provincia del Quebec e lo stato del New Hampshire. L'ambiguità del Trattato di Parigi lasciava il territorio del fiume Indian senza dominio, permettendo così agli abitanti di quell’area di stabilire il proprio governo, che restò in-

The border between the USA and Canada twists and turns through 8.893 kilometers, it is the longest terrestrial border in the world. This path was established with the Paris Treaty in 1783, the 49° parallel was placed as dividing line. However, after the Treaty, conflicts and controversies occurred regularly. The text showed some imprecisions, above all in the matter of sovereignty on internal islands and fluvial boundaries. Subsequent to the American discovery of the west, issues about borders’ ambiguity were renewed, ending in the 1846, when the USA and the UK extended the border on the 49° parallel up to the Pacific Ocean. Another issue was the transfer of Alaska from the Russians to the Americans, only after thirty years and few diatribes, in the 1867, it became permanently American. At the threshold of the XIX century these territorial misunderstandings ended up with the creation of different, shortliving, micronations. These political and juridical anomalies were an attempt, let ‘s say a failed attempt, to define the territorial identity, a complex issue in such a huge territory such as the American one. One of the most popular cases was the Indian Stream Republic: an area of 731 km2 with three hundred inhabitants. The Republic was situated between the Quebec province and the New Hampshire state. With the Paris Treaty, the Indian River was left without domination, allowing the creation of small self-governed nations.


dipendente dal 1832 al 1835, anno in cui entrò a far parte dei possedimenti americani. Pochi anni prima, nell’agosto del 1827, nell’angolo nord ovest della Contea di Madawaska, tra il New Brunswick, la Contea di Aroostock e il Quebec, si formò la repubblica di Madawaska. Nel 1817 un colono americano, John Baker, insieme alla moglie Sophie Rice, si stabilì in questa regione, proclamandola, dieci anni dopo, repubblica. Il 25 settembre 1827 viene arrestato dagli inglesi per cospirazione, una serie di battaglie vedono il territorio conteso tra lo stato del Maine e la corona britannica, fino al Trattato di Webster-Ashburton del 1842, quando la regione viene spartita equamente tra Stati Uniti e Canada, perdendo in tal modo l’indipendenza. Nonostante il termine “identità” si trovi e si sia trovato costantemente al centro del discorso politico, rimane una questione tutt’oggi aperta e dibattuta. Strettamente connesso al tema della crisi odierna dello Stato-nazione, la definizione della propria identità come cittadino appartenente ad un territorio risulta essere ostica, soprattutto in quelle aree border line e di confine, dove la sovranità è ben stabilita formalmente, ma il senso di appartenenza ad un’identità nazionale specifica viene meno.

The Republic was independent from 1832 until 1835, when it came under American possession. A few years before, in August 1827, in the north-west corner of Madawaska County, between New Brunswick, Aroostock County and Quebec, the Madawaska Republic was taking shape. In 1817 an American called John Baker, with his wife Sophie Rice, settled down in this region, declaring it, ten years later, an independent republic. On the 25th of September 1827 John Baker was arrested by the British for conspiracy. A few battles between Maine County and the British Crown took place, until the Webster-Ashburton Treaty (1842), when the region was divided equally between the USA and Canada, losing its independency. Although the term “identity” is, now and in the past, constantly central for the political discourse, it is still an open and discussed issue. Strictly connected to the contemporary crisis of the state-nation, the definition of our identity as citizens belonging to a specific territory is tricky, above all in borderline areas such as the boundary between countries. In these regions sovereignty is formally defined, but a sense of belonging and national identity are often missing.


#3

Non puoi evitare i fallimenti nella vita, questa è la dura verità. Però puoi sempre provare a farli sembrare qualcosa di figo. Ti proponiamo delle citazioni pronte all’uso per darti un tono in otto situazioni fallimentari.

READY-TO-SAY QUOTES CITAZIONI PRONTE ALL’USO

You cannot avoid failures in life, that’s true. However, you can always try to make them seem cool. We provide you eight “ready-to-say” quotes in order to make your failure look like a success.

84


1. TAGLIO DI CAPELLI SBAGLIATO Non importa quanto lunghi siano i miei capelli, di che colore la mia pelle o se sia una donna o un uomo. John Lennon

2. BOCCIATURA VICINA Studiare è una cosa ammirevole, ma è bene ricordare, di tanto in tanto, che nulla che valga la pena di conoscere si può insegnare. Oscar Wilde

3. CRISI ECONOMICA Dimmi che non hai bisogno di un anello di diamanti e sarò soddisfatto. Dimmi che vuoi quel tipo di cose che i soldi non possono comprare. Non mi interessano molto i soldi, I soldi non possono comprare il mio amore Beatles

4. TRAGEDIE A LAVORO Non hai mai commesso un errore se non hai mai tentato qualcosa di nuovo. Albert Einstein

5. AMORE DISASTROSO Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire, non si deve amare. Però allora si soffre di non amare. Pertanto amare è soffrire, non amare è soffrire, e soffrire è soffrire. Essere felice è amare: allora essere felice è soffrire. Ma soffrire ci rende infelici. Pertanto per essere infelici si deve amare. O amare e soffrire. O soffrire per troppa felicità. Woody Allen

6. CI VORREBBE UN AMICO 1- Tutto ciò che va su due gambe è nemico. 2- Tutto ciò che va su quattro gambe, o ha ali, è amico. George Orwell

7. FRUSTRAZIONE SESSUALE L'astinenza è una delle forme più raffinate di piacere sessuale. Charles Baudelaire

8. DIETA Sono stato a dieta due settimane e tutto ciò che ho perso sono due settimane di vita Totie Fields


1. FAILING A HAIRCUT It doesn’t matter how long my hair is or what colour my skin is or whether I’m a woman or a man. John Lennon

2. FAILING IN EDUCATION: Education is an admirable thing, but it is well to remember from time to time that nothing that is worth knowing can be taught. Oscar Wilde

3.FAILING MONEY MANAGEMENT Say you don't need no diamond rings And I'll be satisfied Tell me that you want the kind of things That money just can't buy I don't care too much for money Money can't buy me love Beatles

4. FAILING JOB TASKS: Anyone who has never made a mistake has never tried anything new. Albert Einstein

5. FAILING IN YOUR LOVE LIFE To love is to suffer. To avoid suffering one must not love. But then one suffers from not loving. Therefore, to love is to suffer; not to love is to suffer; to suffer is to suffer. To be happy is to love. To be happy, then, is to suffer, but suffering makes one unhappy. Therefore, to be happy one must love or love to suffer or suffer from too much happiness. Woody Allen

6. FAILING IN YOUR SOCIAL LIFE 1-Whatever goes upon two legs is an enemy. 2-Whatever goes upon four legs, or has wings, is a friend. George Orwell

7. FAILING IN YOUR SEX LIFE Abstinence is one of the most refined forms of sexual pleasure. Charles Baudelaire

8. FAILING A DIET I've been on a diet for two weeks and all I've lost is two weeks. Totie Fields


#4

Hashima 1887 - 1974

The power black island


Tomioka ???? - 2011

88

Welcome to Fukushima


Pryp’jat’ 1970 - 1986

Černobyl’ is here!

89


Kolmanskop 1908 - 1954

90

The Diamond Paradise

90


www.condozine.org condozine@gmail.com

CONDO Issue #4  

Condo is a brand new online magazine, completely free and home printable. Each Condo issue will feature 6 people’s thoughts and ideas on a s...