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2012 V i a S e r r a l u n g a 2 7 - 1 3 9 0 0 B i e l l a - I t a l y - t e l . + 3 9 0 1 5 2 8 4 0 0 - f o n d a z i o n e p i s t o l e t t o @ c i t t a d e l l a r t e . i t - w w w. c i t t a d e l l a r t e . i t

U

n artista crea un’impresa immobiliare che costruisce e vende case a prezzi accessibili favorendo l’integrazione di famiglie provenienti da slums in aree abitative per comunità creative (Row House Community Development Corporation, Houston, USA). Un gruppo di artisti, scrittori, fotografi e registi, accompagna per 9 anni un villaggio di pescatori in un percorso di cittadinanza attiva che li attiva nel difendere la propria sopravvivenza e dignità (Gudran El-Max, Alexandria, Egypt). Un collettivo di writers, architetti, fotografi, comunicatori, prende possesso di alcuni edifici abbandonati nel cuore di un’area urbana di 1 milione di metri quadrati su cui è prevista un’operazione immobiliare che cambierà una parte importante della città e attiva un processo di attenzione e discussione urbanistica dal basso (UrbeRigenerazione Urbana, Torino). Sono solo tre esempi dei molti progetti riuniti dalla XV edizione di Arte al Centro di una Trasformazione Sociale Responsabile che inaugura contemporaneamente a Biella e a Graz (Austria) presso l’iconico edificio della Kunsthaus. Cittadellarte è sempre più un organismo ramificato e multicefalo (con più teste), ma con una sola anima. Le sue variegate teste sono le organizzazioni con cui le collaborazioni si articolano in modo sempre più strutturato, dalla Colombia al sud del Mediterraneo, dall’Europa agli Stati Uniti, dando forma e continuità nel mondo a quei cantieri di ri-evoluzione urbana che da sempre realizza e che sono sfociati esplicitamente nell’opera collettiva realizzata alla II Biennale di Arte Urbana di Bordeaux nel 2011. L’anima è una tensione verso una nuova e palpitante declinazione del concetto di democrazia lungo i binari della concreta sperimentazione, dell’impegno diretto e operativo, del coinvolgimento aperto e in fieri che potremmo chiamare, con un neologismo, demopraxia. Con questo termine intendiamo appunto quelle pratiche e quei metodi che declinano non tanto (non primariamente) il potere del popolo, quanto piuttosto ciò che le persone fanno nello e dello spazio pubblico, quello che esse realizzano praticamente, come risposta urgente e de-ideologizzata (autonoma) alle gravi e impellenti domande della contemporaneità. Sotto questo segno di evidente impronta Pistolettiana (tanto che potrebbe essere rappresentato graficamente appunto dal nuovo segno di infinito, da quel Terzo Paradiso con cui si annuncia anche l’operaazione globale del rebirth-day, vedi rebirth-day.org) si trovano un edificio in paglia di riso, una serie di progetti realizzati dagli artisti del programma Università delle Idee (perfomance ed eventi di calcio che coinvolgono varie associazioni del tessuto civile, laboratori nelle panetterie, video, interviste, racconti, opere sonore, azioni meditativo-esplorative e molte altre forme che l’arte assume manifestandosi nelle comunità etniche, nella natura, nelle associazioni e nelle istituzioni), l’attivazione della collezione del FRAC (primo Fondo regionale per l’arte contemporanea italiano, istituito dalla Regione Piemonte nel 2007 e gestito dal 2011 da Cittadellarte) in laboratori artistici e

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art & culture changing key aspects of urban life

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Tavola rotonda UNIDESCO / UNIDESCO round table, Piazza Santa Brigida, Pigna di Sanremo, Agosto 2012 / August 2012 - Foto / Photo: Karl Khoe

L’arte della demopraxia

ARTInRETI

Pratiche artistiche e trasformazione urbana in Piemonte

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the art of demopraxy didattici a Biella e in altre sedi, una mostra che diventa tavolo di incontro e lavoro permanente per diverse realtà piemontesi attive nella trasformazione delle città (e dei territori in genere) attraverso l’arte, una nuova modalità di intendere il concetto di patrimonio mondiale dell’umanità sperimentata sul campo (nel centro storico della città di Sanremo) e tante altre realtà. Che cosa sta succedendo? Lo raccontiamo da quando siamo nati come Fondazione. Lo narriamo e lo realizziamo direttamente. Lo esponiamo in questa Rassegna. E in particolare nella giornata di inaugurazione del 5 ottobre, con due simposi dedicati uno, a come l’arte stia cambiando alcuni punti chiave del nostro vivere e abitare, l’altro a come la filiera dell’architettura sostenibile possa avere effetti e impatto oltre la sua sfera specifica, fino all’intero contesto sociale. A Biella, dunque, e a Graz, Cittadellarte presenta modi e metodi di questa ormai manifesta trasformazione sociale responsabile a cui dal 1998 dedica la sua principale attività espositiva. Di tutto questo si tratta approfonditamente, con testi e riflessioni mirate, con apparati critici e presentazioni, nelle pubblicazioni che accompagnano questa edizione, presentate a novembre 2012 ad Artissima. Infine, aiutaci a raccontarlo: sul nostro sito, cerca il progetto Geografie della Trasformazione, una geografia in estensione e in trasformazione, che rileva la diffusione di nuovi valori umani, sociali, politici, economici e ambientali. Consulta il progetto e inviaci i tuoi suggerimenti e le tue segnalazioni. Paolo Naldini Direttore Cittadellarte - Fondazione Pistoletto

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n artist creates a real estate company that builds and sells houses at accessible prices, encouraging the integration of families from slums into creative residential communities (Row House Community Development Corporation, Houston, USA). A group of artists, writers, photographers and film directors accompanies a fishing village for nine years on its course toward active citizenship, activating the inhabitants to defend their lifestyle and dignity (Gudran El-Max, Alexandria, Egypt). A collective of writers, architects, photographers and communicators take over a number of abandoned buildings in the heart of an urban area of 1 million square metres (for which a property development is planned that will change a significant portion of the city), initialising a process of attention and discussion on urban development from the bottom up (Urbe-Urban Regeneration, Turin). These are just three of the many projects presented by the XV edition of Art at the centre of a Responsible Social Transformation inaugurated simultaneously in Biella and in Graz (Austria) in the iconic Kunsthaus building. Cittadellarte has become an increasingly ramified and ‘multicephalic’ (many-headed) organism, but with a single soul. Its various heads are the organisations with which the foundation is developing increasingly structured collaborations, from Colombia to the south Mediterranean, from Europe to the United States, giving form and continuity in the world to the construction sites of urban re-evolution that has always realized and that explicitly emerged in the collective work

actualized at the II Biennial of Urban Art in Bordeaux in 2011. This soul is a tension toward a new and pulsating declination of the concept of democracy along the lines of concrete experimentation, of direct and working commitment, open and ongoing involvement that we, with a neologism, have called demopraxy. We use this term to cover all those practises and methods that decline not much (not primarily) the power of the people, but rather that which people do in and of public space, the things they create practically as urgent and de-ideologised (autonomous) response to the grave and impelling demands of contemporary life. Under this banner with an evidently ‘Pistolettian’ imprint (so much that it could be easily represented graphically by the new sign of infinity, that Third Paradise that also announces the global art-action of rebirth-day, (see rebirth-day.org) we find a building in rice-straw, a series of projects realised by artists from the Università delle Idee program (performances and events involving various associations from the social fabric, workshops in bakeries, videos, interviews, narratives, works with sound, meditative-explorative actions and many other forms that art assumes in ethnic communities, nature, associations and institutions) the activation of the FRAC collection (first regional fund for contemporary Italian art, established by the Region of Piedmont and managed since 2007 by Cittadellarte), in artistic-didactic workshops in Biella and other cities: an exhibition that becomes a round table for meetings and ongoing works for a range of realities in Piedmont active in the transformation

of cities (and the territory in general) through art, a new way of understanding the concept of world heritage experienced in the field (in the historic centre of Sanremo) and many other realities. What’s going on? We’ve been talking about it since we were born as a Foundation. We narrate it and create it directly. We present it in this Review. And especially on the day of the inauguration, the 5th of October, with two symposiums the first dedicated to how art is changing some key aspects of our lives and our relation with the places we live in, the other to how the chain of sustainable architecture can have impact and effect beyond its specific sphere, to influence the entire social context. So, in Biella and in Graz, Cittadellarte presents the ways and means of this now manifest responsible social transformation to which it has dedicated its major exhibitive efforts since 1998. All this is handled in depth, through targeted texts and reflections, critiques and presentations, in the publications that accompany this edition, to be presented in November 2012 at Artissima. One last thing, help us to spread the word: in our site, look for the project Geographies of Transformation, a geography in extension and transformation, that shows the spread of new human, social, political, economic and environmental values. Read the project and send us your ideas and suggestions. Paolo Naldini Director Cittadellarte - Fondazione Pistoletto

Collezione FRAC Piemonte – Fondo regionale Arte Contemporanea

Memory and place disclosed

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UNIDEE in progress

open studio

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Ri-partire dalla paglia p.10


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È

stato predetto che la città sarà il terreno in cui i nuovi conflitti sociali diventeranno visibili e, infine, verranno appianati. Parlando da una prospettiva europea (e non solo), almeno durante la prima decade di questo secolo, la bolla speculativa ha oscurato molte delle spaccature e fratture che si erano create nella società, spingendole nella parte nascosta della nostra vita quotidiana. I risultati conflittuali dei cambiamenti nella politica e nell’economia, le variazioni demografiche e altri fattori che definiscono le relazioni tra i cittadini, sono stati quindi in ebollizione per molti anni, in una terra di nessuno non socialmente definita; un terrain vague lasciato aperto dalla mancanza di orizzonte sul dove andare dopo che la trasformazione socio-economica della società moderna si è interrotta negli anni ’80 e ’90. L’improvviso scoppio di questa bolla nel 2008, che si è manifestato prima come crisi del possesso della casa in cui si vive, e ora, come una prolungata crisi economica, non ha solo infranto l’illusione della possibilità di un avanzamento individuale, una vita migliore, senza la necessità di un investimento collettivo, ma ha addirittura portato in primo piano gli stenti in molti aspetti chiave della vita urbana e delle nostre città: l’impossibilità e la difficoltà per molti a mantenere un alloggio in città, l’aumento della competitività e della perdita del lavoro, i tagli ai budget collettivi che rendono le questioni base come il servizio sanitario sempre più inaccessibili, e molto altro. Chiunque si guardi intorno vedrà una società indurita, meno solidale. Ma, allo stesso tempo, in quelle stesse spaccature e fratture che si stanno rendendo evidenti, possiamo scorgere qua e là il nascere di nuovi tentativi, nuove iniziative, nuovi approcci talvolta difficili da afferrare, sfidando molte delle stanche polemiche attuali o delle trincee ideologiche scavate nelle ultime decadi. Un periodo significativo, non in ultimo per alcune organizzazioni, gruppi e iniziative in ambito artistico che hanno stabilito la loro missione nello sperimentare o provocare un necessario cambiamento nella società. Nel corso degli ultimi anni alcuni di questi hanno spostato il loro obiettivo al di là del campo culturale e hanno iniziato ad avere un impatto sulla vita urbana – questa volta realmente, sempre più attivamente – innovando al punto da costruire letteralmente gli elementi di una nuova società. Avendo posizionato l’arte “al centro di una trasformazione responsabile della società” per più di un decennio, e avendo esplorato il potenziale di un estensivo impegno urbano, per esempio l’anno scorso con “arte per una (ri)evoluzione urbana”, al cuore del festival urbano Evento di Bordeaux, l’esplorazione di questi approcci e l’incoraggiamento di legami forti con altre iniziative e organizzazioni che mostrano il loro impegno in questo campo sono indispensabili. La mostra A Life in Common prende in considerazione sette aspetti chiave della vita urbana ed esamina alcuni degli straordinari, audaci e, talvolta semplicemente provocatori, interventi in cui l’arte e la cultura possono ridefinire la nostra città, nei termini di come viviamo (alloggi), come produciamo (economia), le risorse che abbiamo a disposizione (cibo, corrente, acqua...), la nuova civitas (cittadini, immigrazione) e la politica della città (il processo decisionale collettivo). Non evidenzia solo le motivazioni e il potenziale di questo impegno, ma considera anche alcune delle questioni che lo accompagnano: siamo testimoni di un rappezzamento a breve termine delle incoerenze delle nostre società o stiamo assistendo a una ridefinizione a lungo termine di ciò in cui operatori artistici e culturali sono coinvolti? E quanto lontano può arrivare la loro capacità in questo senso?

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INFLUSSO (dei cittadini)

influx (of citizens) Con il progetto della durata di due anni Be(com)ing Dutch, il museo d’arte contemporanea Van Abbemuseum (Eindhoven) si è focalizzato su quelle che sono diventate questioni delicate per i Paesi Bassi, come identità, nazionalità, cittadinanza e coesione sociale. In quei due anni artisti, intellettuali, politici e gente di Eindhoven sono stati invitati a trovare possibili risposte a domande che mettono in difficoltà: cosa significa “essere Olandese” o “diventare Olandese” nel ventunesimo secolo? E comunque chi sono “gli Olandesi” e come vogliono essere visti da se stessi e dagli altri? Il Van Abbemuseum è uno dei primi musei pubblici di arte contemporanea nati in Europa. Il museo ha un approccio sperimentale incentrato sul ruolo dell’arte all’interno della società. L’apertura, l’accoglienza e lo scambio di conoscenze sono importanti, per museo e visitatori, per mettersi alla prova nel pensare

all’arte e al suo posto nel mondo. in mostra: il film Read the Masks. Tradition Is Not Given (2009, 70 min) degli artisti Petra Bauer e Annette Krauss, uno dei lavori che ha avuto origine da Be(com) ing Dutch. Il film esamina le implicazioni sociali e politiche della tradizione olandese di Zwarte Piet (Pietro il Nero), parte di una delle più celebrate, e contemporaneamente controversa e razzista, tradizioni olandesi. Questa indagine ha causato forte scalpore in parlamento tra i partiti politici e nei media, come si può vedere negli estratti stampa e servizi TV che accompagnano il film. W i t h t h e t wo - y e a r p r o j e c t

Be(com)ing Dutch, the Van

Abbemuseum for contemporary arts (Eindhoven) has focused on what have become sensitive issues for the Netherlands, such as identity, nationality, citizenship and social cohesion. In those two years artists, intellectuals, politi-

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arte e cultura per un cambiamento degli aspetti chiave della vita urbana art and culture changing key aspects of urban life

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t has been predicted that the city will be the terrain where the new conflicts in society will become visible - and ultimately, will get settled. Speaking (not only) from a European perspective, at least during the last decade leading up to the 2010s, the economic bubble has obscured much of the ruptures and breaks that have appeared in society, pushing them to the underbelly of our everyday life. The conflicting results of shifts in political tendencies and economic modalities, demographic changes and other factors that define the relations of citizens have thus been boiling for many years in an undetermined societal no-man’s land; a vague terrain left open by the lack of a horizon of where to go after the socio-economic makeover of modern society broke down in the 1980s and 1990s. The abrupt end of this bubble in 2008, first manifested as a crisis of home-ownership, and currently as a sustained economic crisis, has not only shattered the illusionary possibility of individual advancement (in short: a better life) without the need for collective investment, it has actually brought the hardship directly to the foreground in many key aspects of urban life - and our cities: the foreclosures and difficulty for many to maintain their housing situation in the city, the increased competitiveness and loss of jobs, the cuts in collective budgets which make basic issues like healthcare increasingly unaffordable, and much more. Everyone who takes a look around will see a hardened, and less solidary society. But equally, in the very breaks and ruptures becoming visible, we can recognize here and there the appearance of new attempts, new initiatives, new approaches, sometimes difficult to grasp, as they defy many of the existing and exhausted polemics or ideological trenches dug over the last decades. A significant time, not in the least for some of the organizations, groups and initiatives from the field of art and culture that set their mission to experiment or provoke a necessary change in society. Over the last years, some of them have taken their focus beyond the cultural domain, and have started impacting urban life - this time for real, and increasingly hands-on breaking the ground to sometimes literally build the elements of a new society. For Cittadellarte, having positioned “art at the center of social responsible transformation” for more than a decade now, and having investigated the potential of extensive urban engagement with, for instance, last year’s “art for urban (re-)evolution” at the core of the urban festival Evento in Bordeaux, exploration of such approaches and fostering strong ties with other initiatives and organizations that show their commitment in this field is indispensable. The exhibition A Life in Common looks at seven key aspects of urban life, and examines some of the breathtaking, daring or sometimes just provokingly pragmatic ways in which art and culture can re-define our city, in terms of how we live (housing), how we produce (economy), the resources we have at hand (food, energy, water...), the new civitas (citizens, migration), and the politics of the city (collective decision making) among others. It does not just highlight the motives and potential of this commitment, but also looks at some of the questions that go hand in hand with this: are we witnessing here a short-term patching of the inconsistencies of our societies, or are we looking at a long-term redefinition of what art and cultural operators are involved with and equally, how far can their capacity in this respect reach?

A Life in Common mostra ideata da / exhibition conceptualised by Ana Džokić & Marc Neelen (STEALTH.unlimited) e / and Juan Esteban Sandoval (Cittadellarte - Fondazione Pistoletto) / participants: Van Abbemuseum (Eindhoven), Pravo na grad e/and mi2 (Zagabria / Zagreb), Stroom Den Haag (The Hague), MACAO (Milano / Milan), Row House Community Development Corporation (Houston), Atelier d’Architecture Autogérée (Parigi / Paris), Smári McCarthy e / and The Citizens Foundation (Reykjavík), UNIDEE in residence 2012 (Biella), Ufficio Arte di Cittadellarte (Biella) partecipanti

cians and the people of Eindhoven were invited to find possible answers to awkward questions: what does “being Dutch” or “becoming Dutch” mean in the 21st Century? Who are “the Dutch” anyway and how do they want to be seen by themselves and others? The Van Abbemuseum is one of the first public museums for contemporary art established in Europe. The museum has an experimental approach towards art’s role in society. Openness, hospitality and knowledge exchange are important, to challenge itself and its visitors to think about art and its place in the world. in the exhibition: the film

Read the Masks. Tradition Is Not Given (2009, 70 min) by the artists Petra Bauer and Annette Krauss, one of the works that originated from Be(com)ing Dutch. The film looks at the social and political implications of the Dutch tradition of Zwarte Piet (Black Pete), part of one of the most celebrated, however controversial and racist, Dutch traditions. This investigation caused considerable uproar in parliament, among political parties, and in media, which can be seen in press clippings and TV reports accompanying the film. www.becomingdutch.com http://vanabbemuseum.nl

sviluppo urbano (collaborativo) (collaborative) city development Il progetto Haagse Havens (I Porti dell’Aia) è stato avviato da Stroom Den Haag (L’Aia) per esplorare nuovi metodi di sviluppo urbanistico, per cui la zona industriale di Haagse Havens funge da terreno di prova. In quest’area la pianificazione urbanistica tipica standard non ha funzionato e si cerca invece un nuovo avvio a partire dalla situazione esistente, in attiva collaborazione con piccole organizzazioni locali. Questo approccio richiede una maggiore comprensione degli attuali punti di forza, un modo più flessibile di gestire la pianificazione e la regolamentazione urbana, un modo diverso di progettare e un miglior uso del capitale a disposizione, oltre ai soldi, nella forma di tempo disponibile, energia, amore e impegno degli imprenditori e dei residenti dell’area. Stroom Den Haag è un centro indipendente per l’arte e l’architettura fondato nel 1989, che copre un ampio raggio di attività. Stroom, in collaborazione con altre istituzioni, vuole contribuire allo sviluppo permanente di riflessioni sulla città e sul ruolo che le arti visive possono interpretare in tale realtà. in mostra: posters che richiamano l’attenzione su una diver-

sa lettura e su un diverso punto di vista, che facciano comprendere il potenziale dell’area Haagse Havens e una rivista che presenta in modo dettagliato il nuovo approccio sperimentato da Stroom e dai suoi partners ad Haagse Havens. The project Haagse Havens (Harbours of The Hague) has been initiated by Stroom Den Haag (The Hague) to explore new ways of urban development, for which the industrial area Haagse Havens functions as a training ground. In this area the typical urbanistic “blueprint” planning failed, and instead a new start is sought starting from the existing situation, and in active collaboration with local, small-scale actors. This approach calls for a much better understanding of the current qualities, a more flexible handling of urban planning and regulation, a different way of designing and a better use of the capital available beyond money, in form of available time, energy, love and commitment of entrepreneurs and residents in the area. Stroom Den Haag is an independent centre for art and architecture with a wide range of activities, founded in 1989. Stroom, in collaboration with other institutions, wants to contribute to the permanent development of the reflection on the city and the part that can be played by the visual arts in this context. in the exhibition: posters that call our attention to a different reading, but also to a different understanding of the potential of the area of Haagse Havens, and a magazine that details the new approach pioneered by Stroom and its partners in Haagse Havens. www.haagsehavens.cc www.stroom.nl


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(re-inventando) comunità urbane

(re-inventing) urban commons La strategia R-Urban iniziata dall’Atelier d’Architecture Autogérée (AAA, Parigi) esplora e mette in pratica alternative agli attuali modelli di vita, produzione e consumo. R-Urban si basa sull’idea che un cambiamento radicale nel nostro modo di gestire e usare lo spazio implichi una riappropriazione e una reinvenzione del nostro terreno comune, o in altre parole, una cultura di collaborazione e di condivisione dal basso verso l’alto. Affinché questo accada sono necessarie nuove categorie e nuove istituzioni, nuove forme di gestione e governo, nuovi spazi e operatori – così come un collegamento attivo tra urbano e rurale. Questo progetto a lungo termine ha tre strutture fulcro gestite da residenti a Colombes, un quartiere nel nord-est di Parigi con 80.000 abitanti, dove R-Urban incoraggia una vera partecipazione e un’amministrazione democratica da parte della gente locale in vari

processi, dal riciclaggio alle fattorie urbane.

Atelier d’Architecture Autogérée (studio per l’architettu-

ra autogestita) è una piattaforma collettiva che agisce attraverso “tattiche urbane”: incoraggiando la partecipazione degli abitanti all’autogestione di spazi urbani in disuso, oltrepassando contraddizioni e stereotipi, attraverso la proposta di progetti mobili e non permanenti, iniziando pratiche interstiziali che esplorano il potenziale delle città odierne. in mostra: un elenco dei comuni sviluppati da AAA nell’arco degli ultimi 10 anni, assieme a una mappa su larga scala in cui si mostrano i vari siti di intervento di R-Urban e uno slideshow con le strategie di R-Urban a Colombes. The R-Urban strategy initiated by Atelier d’Architecture Autogérée (AAA, Paris) explores and implements alternatives to the current models of living, produc-

ing and consuming. R-Urban is based on the idea that radical change in our ways of managing and using space implies reappropriation and re-invention of our commons, or in other words: bottom-up cultures of collaboration and sharing. For this, new categories and new institutions, new forms of management and governance, new spaces and actors are necessary – as well as an active linking of the urban and the rural. This long-term project started three experimental residentsrun hub facilities in Colombes, a northwestern suburb of Paris with 80 000 inhabitants, where R-urban encourages real participation and democratic governance by local people in various processes, from recycling to urban farming.

Atelier d’Architecture Autogérée (studio for self-man-

aged architecture) is a collective platform that acts through “urban tactics”; encouraging the participation of inhabitants

Con l’iniziativa Pravo na grad (Diritto alla Città, Zagabria) una coalizione di operatori culturali indipendenti, delle organizzazioni giovanili e un’organizzazione ambientalista attivista, hanno iniziato ad agire contro una gestione dello spazio che viola l’interesse pubblico ed esclude i cittadini dal processo decisionale nello sviluppo di Zagabria. Nel mezzo di un periodo di privatizzazione criminale dei beni pubblici favoriti dall’amministrazione pubblica, e il conseguente “sblocco” di investimenti speculativi in beni immobili, Pravo na grad riesce a mobilitare un sempre crescente circolo di attivisti e cittadini a una reazione e costringe gli operatori pubblici coinvolti a rispettare le (loro stesse!) norme e regole nel rispetto del bene comune. Multimedia Institute (mi2) è nato nel 1999 come organizzazione non governativa con lo scopo di promuovere ed educare il pubblico alla media culture, agli approcci alle nuove tecnologie coniugati all’ambito sociale e agli ultimi sviluppi nelle nuove tecnologie. I lavori che l’organizzazione porta avanti uniscono attivisti politici, media artists, autori di musica elettronica, hackers e sviluppatori di free software, gruppi di sostegno omosessuale, fino alla comunità anime. in mostra: fotografie in grande formato rappresentanti le varie azioni pubbliche realizzate da Pravo na grad negli ultimi anni, a mostrarne il carattere ingegnoso, performativo e visivamente accattivante, che ha suscitato il sostegno di decine di migliaia di cittadini di Zagabria; i media reports mostrano l’impatto che le azioni hanno avuto sul dibattito pubblico.

(active) citizenship

With the initiative Pravo na grad (Right to the City, Zagreb) an alliance of independent cultural actors, youth organizations and an environmental activist organization started to take action against a management of space that violates public interest and excludes citizens from the decision making process in the development of Zagreb. Amidst a period of criminal privatisation of public

assets facilitated by public administration, and of the speculative investments in real-estate that are “unlocked” through this, Pravo na grad manages to mobilise ever-growing circle of activists and citizens in response, and forces the public actors involved to respect their (own!) rules and regulations in respect of the common. Multimedia Institute (mi2) emerged in 1999 as a non-gov-

at the self-management of disused urban spaces, overpassing contradictions and stereotypes by proposing nomad and reversible projects, initiating interstitial practices which explore the potential of contemporary city. in the exhibition: a catalogue of commons developed by AAA during the last 10 years, along a large-scale map in which the various sites of R-Urban interventions can be seen and a slideshow with R-Urban strategy in Colombes. http://r-urban.net www.urbantactics.org

CITTADINANZA (attiva) ernmental organisation with the goal to promote and educate the public on media culture, socially inflected approaches to new technologies and the newest developments in social theory. Its works bring together political activists, media artists, electronic music makers, theorists, hackers and free software developers, gay and lesbian support groups, up to the anime community.

in the exhibition: large photos, depicting the various clever, performative and visually attractive public actions of Pravo na grad over recent years, at times supported by tens-of-thousands of Zagreb’s citizens, and media reports which show the impact these actions had on the public debate. www.pravonagrad.org www.mi2.hr

produzione (collettiva) (Collective) production Con MACAO (Milano), un variegato gruppo di intellettuali (artisti, curatori, critici, designer, performer, attori, ballerini, musicisti, scrittori, giornalisti, insegnanti d’arte, studenti e altri che lavorano nel campo dell’arte e della cultura a Milano) ha creato un’alleanza per affrontare il problema della loro situazione precaria. Come lavoratori nel campo della produzione artistica, dei media e dell’industria dell’intrattenimento, dei festival e della cosiddetta “economia degli eventi”, rappresentano un’ampia porzione della forza lavoro della città. E sebbene siano il cuore pulsante dell’economia (creativa) urbana, finora sono stati considerati un avamposto del terziario avanzato, sottostando a umilianti condizioni per avere un reddito, senza il benessere di protezioni e coperture assicurative, senza neanche essere considerati come un vero e proprio interlocutore nelle discussioni per le attuali riforme del lavoro. Ora, si sono riuniti per ripensare interamente la produzione culturale. MACAO è un nuovo centro per l’arte, la cultura e la ricerca, nato a Milano. L’iniziativa è partita quando un gruppo di lavoratori delle arti e dell’intrattenimento hanno cominciato a promuovere assemblee a proposito della propria condizione lavorativa. Con l’occupazione di 33 piani dell’abbandonata Torre Galfa di Milano, nel maggio 2012, il movimento ha acquisito visibilità. Dopo lo sgombero (avvenuto poco dopo l’occupazione) MACAO si è stabilito nella dismessa Borsa del Macello, nel complesso del mattatoio di Milano. in mostra: una costellazione di tavoli, massima rappresentazione dell’organizzazione del processo decisionale e della delegazione di attività a MACAO, al momento con 18 diversi “tavoli”. Sui tavoli i diagrammi organizzativi di MACAO, insieme a cartoline e a frammenti video delle loro attività.

With MACAO (Milan), a varied flock of artists, curators, critics, designers, performers, actors, dancers, musicians, writers, journalists, art teachers, students, and others who work in the field of art and culture in Milan have made an alliance to address their precarious situation. As workers in the fields of artistic production, media and entertainment industry, festivals and the so-called event economy, they represent a large share of the workforce of the city. And although they are the pulse of the (creative) urban economy, until now they have been regarded as an outpost of the advanced service sector, submitting to humiliating conditions to access income, with no protection and no coverage in terms of welfare, not even being considered as proper discussion partners for the current labour reforms. Now, they have come together to entirely rethink cultural production. MACAO is a new center for art, culture and research in Milan. This initiative started when a group of workers from the arts and entertainment started to promote assemblies about their working conditions. With the occupation of 33 floors of the abandoned Torre Galfa in Milan in May 2012, the movement gained recognition. Since the eviction, MACAO has been housed in the abandoned trade exchange building of Milan’s slaughterhouse terrain. in the exhibition: a constellation of tables, paramount for the organisation of the decision-making and the delegation of activities at MACAO, currently with 18 different “tables”. On the tables, MACAO’s organisational diagrams, along postcards and video fragments of their activities.

www.macao.mi.it


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(democratizzando) le politiche (democratising) politics

(inventare) abitazioni

(DevisIng) housing La Row House Community

The Row House CommuniDevelopment Corporation ty Development Corpora(Corporazione per lo Sviluppo tion (Third Ward, Houston) has della Comunità di Row House, Third Ward, Houston) è stata istituita nel 2003 per trasferire famiglie da condizioni di vita inadeguate, in uno dei quartieri più carenti di Houston, a nuove accessibili unità abitative in affitto. Nel frattempo si sta impegnando per fornire case eventualmente occupate dai proprietari in quest’area. La Row House CDC è una notevole progenie di ciò che una decade prima era cominciata come l’iniziativa artistica Progetto Row House (PRH), nata dalla volontà di artisti afroamericani di stabilire una presenza positiva e creativa nella loro stessa comunità. La Row House Community

been set up in 2003 to relocate families from substandard living conditions in one of Houston’s most challenged neighbourhoods, into new affordable rental units. Meanwhile, it is working its way toward providing owner-occupied homes in the area. Row House CDC is a remarkable offspring of what a decade prior had started as the artistic initiative Project Row House (PRH), which resulted from the drive among AfricanAmerican artists to establish a positive, creative presence in their own community. The Row House Communi-

(Row House CDC) è nata nel 2003 come organizzazione sorella di Project Row House (iniziato nel 1993 da Rick Lowe, artista e attivista nella comunità, con altri artisti afroamericani), con lo scopo di concentrarsi esclusivamente sulla sfida relativa ad abitazioni economicamente accessibili nell’area Third Ward di Houston. in mostra: una mappa dell’area Third Ward di Houston, dove si incentrano le attività di Row House CDC, con documentazione delle case realizzate, comprendenti disegni architettonici delle case da due e tre camere da letto, ed estratti video a proposito del progetto.

to Project Row House (initiated in 1993 by artist and community activist Rick Lowe and fellow African-American artists), in order to solely focus on the issue of affordable housing in Houston’s Third Ward area. in the exhibition: a map of Houston’s Third Ward area where the activities of the Row House CDC are centred, along with documentation of the realised houses including architectural drawings of the two and three bedroom homes, and video fragments about the project.

ty Development Corporation (Row House CDC) formed

Development Corporation in 2003 as a sister organization

www.rowhousecdc.org

Il progetto Shadow City (Reykjavík) è il risultato di un tentativo da parte degli attivisti mediatici di revisionare – o democratizzare – la democrazia dell’Islanda a seguito del collasso finanziario del 2008, che ha avuto ripercussioni su tutta la sua popolazione (320.000 abitanti) e ha portato a un’auto-indagine collettiva da parte degli Islandesi. Con il progetto The Shadow City e l’elezione di un nuovo sindaco che ha cercato un modo diverso di far politica, il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali a riguardo di Reykjavík ha fatto una svolta radicale. Rilanciato dalla città sotto il nuovo nome di Betri Reykjavík (Reykjavík Migliore), attraverso il sito internet e i social media, i cittadini stanno dando voce, dibattendo e dando un ordine di priorità alle idee per migliorare la loro città. In cambio, la città si è

impegnata ad attuare le proposte centrali nella discussione. Smári McCarthy è uno sviluppatore di software, scrittore, hacker e combattente per la libertà. Nei vari ruoli e nelle posizioni che ha ricoperto (come ad esempio quella di direttore esecutivo di IMMO, Icelandic Modern Media Institute) ha duramente lottato con i governi e ha costruito infrastrutture tecniche, politiche e sociali. The Citizens Foundation è un’organizzazione no-profit con la missione di far incontrare le persone e di farle discutere, allo scopo di rendere prioritarie idee innovative che migliorino la vita delle loro comunità. The Citizens Foundation ha sviluppato la piattaforma Betri Reykjavík, che ha ricevuto nel 2011 un premio, vincendo gli European eDemocracy Awards.

in mostra: una campagna di video promozionali a favore di Betri Reykjavík, lanciata dal sindaco Jon Gnarr. Nei video un cittadino di nome Thrandur si impegna in dialoghi surreali con il sindaco sul tema del voto telematico. Inoltre, video che presentano i lavori di Betri Reykjavík (di The Citizens Foundation) e Smári McCarthy che parla a proposito delle vie per democratizzare la democrazia. The Shadow City project (Reykjavík) is the result of a quest by media activists to overhaul – or democratise – Iceland’s democracy in the aftermath of the financial collapse of Iceland in 2008, which sent shock waves through its 320.000 inhabitants’ society, and has been leading to a collective self-investigation by the Icelanders themselves.

With The Shadow City project, and the election of a new mayor seeking a different way of doing politics, the involvement of citizens in the decision-making about Reykjavík has made a radical breakthrough. Re-launched by the City under the new name Betri Reykjavík (Better Reykjavík), through this website and social media, citizens are voicing, debating and prioritising ideas to improve their city. In turn, the city has committed itself to execute the most discussed proposals. Smári McCarthy is a software developer, writer, hacker, freedom fighter. In his varies roles and positions (like executive director of the Icelandic Modern Media Institute, IMMO), he wrestles with governments and builds technical, political and social infrastructure. The Citizens Foundation is a non-profit with the mission to bring people together to debate and prioritize innovative ideas to improve their communities. The Citizens Foundation developed the Betri Reykjavik platform, for which it was awarded in 2011, winning the European e-Democracy Awards. in the exhibition: a PR campaign videos for Betri Reykjavík launched by mayor Jon Gnarr. In the videos a citizen named Thrandur engages in surreal dialogues with the mayor about the e-voting. Also, videos that explain the working of Betri Reykjavík (by the Citizens Foundation) and Smári McCarthy speaking about ways to democratize democracy. http://betrireykjavik.is www.smarimccarthy.is http://citizens.is

The Hub In mostra, il centro assume un ruolo ben preciso. The Hub è innanzitutto lo spazio di incontro attorno a cui sta avendo luogo il simposio di A Life in Common. Al di là di questo aspetto pratico, assume anche una funzione simbolica: mostrare che gli esempi e le iniziative presentate nella mostra hanno bisogno di essere discusse anche a (e da) Cittadellarte stessa, dato che stiamo qui assistendo a un mutamento nel campo dell’arte e della cultura che necessita di una riflessione costante da parte dei soggetti coinvolti. The Hub porta due recenti esempi del coinvolgimento di Cittadellarte nella preparazione dell’agenda urbana. Nel 2011, Michelangelo Pistoletto e Cittadellarte sono stati direttori artistici della biennale d’arte urbana di Bordeaux Evento. Sotto il motto “arte per una ri-evoluzione urbana”, Evento 2011 è riuscito a includere, al di là del grande numero di artisti, gli abitanti del luogo e i visitatori, nella produzione di idee e progetti creativi nel cuore della città. Numerosi lavori hanno lasciato un’impronta tangibile nel futuro urbano di Bordeaux. In The Hub si trovano un grande diagramma, pubblicazioni che documentano progetti selezionati svolti e un archivio fotografico di Evento. La seconda estensione di Cittadellarte nel re-immaginare la città, si concentra su la Pigna di Sanremo, centro storico degradato e socialmente complesso. Quest’anno, per la terza volta, Cittadellarte ha coinvolto i residenti di UNIDEE perché con le loro capacità si impegnassero a lavorare con tale area della città e con i suoi abitanti. La sfida è quella di pensare come un luogo largamente isolato e trascurato di Sanremo possa essere “riportato” nella città, senza svendere la sua composizione unica di popolazione e di rapporti sociali. Per la prima volta quest’anno, durante la spedizione alla Pigna, i residenti UNIDEE hanno costituito una squadra lavorando su un progetto comune. I residenti hanno costituito un collettivo internazionale chiamato UNIDESCO, che affronti temi riguardanti un concetto diverso di patrimonio comune e immateriale, sfidando i presupposti dell’UNESCO. In mostra sono presenti il portfolio di UNIDESCO, un documentario prodotto alla Pigna e “le uniformi” di UNIDESCO. A parte questi lavori e documenti, The Hub contiene un elemento architettonico notevole: parti della WikiHouse, riconoscibile nelle accurate strutture di legno all’interno di quella generale di The Hub. La WikiHouse è un set da costruzione open source, con lo scopo di permettere a chiunque di disegnare, scaricare e “stampare” componenti per abitazioni (realizzati attraverso un taglio a controllo numerico), che possono essere assemblati con minime conoscenze o competenze tecniche costruttive. Qui è stato portato uno dei prototipi di WikiHouse, poi smontato per supportare la struttura di The Hub.

In the exhibition, the Hub takes a special position. The Hub, first of all, is the meeting space around which the symposium of A Life in Common is taking place. Apart from this practical aspect, it has also a symbolic function: to show that the initiatives and examples featured in the exhibition need to be taken into debate also at (and by) Cittadellarte itself, as we are looking here at a change in the field of art and culture that needs constant reflection from those involved. The Hub carries two recent examples of Cittadellarte’s involvement in setting the urban agenda. In 2011, Michelangelo Pistoletto / Cittadellarte has been the artistic director of the urban biennial Evento in Bordeaux. Under the motto “art for an urban (re-)evolution”, Evento 2011 reached out to include, apart from a large number of artists, the local inhabitants and visitors in the production of ideas and creative projects at the heart of the city. A number of these works have left a tangible imprint on Bordeaux’ urban future. In The Hub, a large diagram, publications documenting selected realised projects and a photo archive from Evento can be seen. The second outreach of Cittadellarte in re-imagining the city focuses on Sanremo’s dilapidated and socially complex historic core La Pigna. This year, for the third time, Cittadellarte has involved the capacities of the UNIDEE residents to engage with this area of the city and with its inhabitants. The challenge here is how this largely isolated and neglected part of Sanremo can be reconstituted within the city, without selling out its unique makeup of population and social relations. For the first time during this year’s expedition to La Pigna, the UNIDEE residents declared themselves a team working on one common project. They established an international collective called UNIDESCO that addresses themes regarding an alternative concept of common and immaterial heritage, challenging the postulates of UNESCO. In the exhibition UNIDESCO’s portfolio, a documentary made in La Pigna and UNIDESCO’s “uniforms” can be seen. Apart from these works and documents, The Hub also contains one remarkable architectural element: pieces of the WikiHouse, recognizable as the carefully crafted wooden frames in The Hub’s structure. The WikiHouse is an open source construction set. Its aim is to allow anyone to design, download, and “print” CNC-milled house components, which can be assembled with minimal building skills or training. Here one of the WikiHouse prototypes (Milan Pop-up) has been taken – and taken apart, to support The Hub’s structure. http://unidee2012.wordpress.com/sanremo www.wikihouse.cc


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ARTInRETI artistic practices and urban transformation in piedmont

pratiche artistiche e trasformazione urbana in piemonte 6secondsTO

A

RTInRETI è dedicata al tema dell’arte nel contesto sociale con l’intento di stimolare una profonda riflessione sul concetto di trasformazione, termine tanto usato da essere diventato vago e confuso. Che cosa significa trasformazione? Quali sono gli agenti che operano la trasformazione? Qual è il ruolo dell’arte? Può l’arte interagire con le altre forme di conoscenza? Come gli artisti possono attivare processi trasformativi? I progetti, le azioni e le ricerche presenti in mostra propongono delle risposte a questi interrogativi, indagando in maniera critica e problematica sul senso di responsabilità dell’artista che decide di lavorare nello spazio pubblico, sugli strumenti di cui egli dispone per sintonizzarsi con i bisogni e le abitudini di una comunità, sulla sperimentazione di modi partecipativi, sulla possibilità dell’intervento di avere un impatto sul territorio. ARTInRETI fa riferimento sia alla costituzione di un network di istituzioni e associazioni indipendenti – alcune storiche, altre più giovani – operanti in Piemonte con progetti conclusi o in corso particolarmente significativi sul tema, sia all’attività di networking con soggetti, situazioni e realtà diverse che lo sviluppo degli stessi progetti richiede o determina. Reti nate da dinamiche di relazioni che si espandono in maniera orizzontale e che sono visualizzate su una parete dello spazio espositivo nella forma di una vera e propria costellazione. ARTInRETI proviene da un’idea e da un’azione di messa-in-relazione di pratiche artistiche i cui attivatori – artisti, curatori, operatori culturali – condividono una stessa visione e i medesimi quesiti sul senso dell’arte e della sua funzione sociale oggi. Pur nella loro eterogeneità e nelle loro differenze, i progetti in mostra si richiamano l’un l’altro nelle modalità e negli obiettivi, in una continua interconnessione che crea un ambiente comunicativo comune. Rete che, nel rispetto delle singolarità dei suoi partecipanti, si propone come una “massa critica” presente e attiva nel territorio, in grado di dialogare con le amministrazioni pubbliche per la proposizione e la discussione di politiche culturali di valore. Come dice il sottotitolo, la mostra focalizza le esperienze artistiche del Piemonte, perché questa regione, prima fra tutte e da numerosi anni, ha promosso riflessioni teoriche e progettualità innovative sulla relazione tra arte e contesto pubblico. Tuttavia, si tratta del primo passo di un progetto culturale più grande e dal contenuto in fieri, che mira a superare la dimensione regionale e, secondo un movimento centrifugo che va dal Piemonte verso l’esterno, diventare un osservatorio permanente sul rapporto tra le pratiche artistiche e la trasformazione urbana operanti nel nostro Paese.

A

RTInRETI is dedicated to the topic of art in the social context with the aim at stimulating deep insights into the concept of transformation, a term so abused to have become vague and confused. What does transformation mean? Who are the actors that carry out the transformation? What is the role of art? Can art interact with other forms of knowledge? How can artists activate transformation processes? The projects, the actions and the researches shown in the exhibition suggest answers to these questions, critically and problematically investigating the sense of responsibility of the artist that decides to work with the public space, the instruments he has to tune in with the needs and the habits of a community, the experimentation of participative methods, the chances of impacting the territory the intervention has. ARTInRETI refers to both the establishing of a network of institutions and independent associations – some historical, other younger – which have been operating in Piedmont with particularly significant past or current projects, and the networking activities with different subjects, situations and realities required or determined by the development of the projects themselves. Networks born from dynamics of horizontally expanding relationships, visualized on a wall of the exhibition space in the form of a constellation. ARTInRETI comes from an idea and an action of establishing a connection among artistic practices whose activators – artists, curators, cultural actors – share the same vision and the same questions about the sense of art and its social function today. In spite of their variety and their differences, the projects in the exhibition remind one of the other in their modalities and their objectives, in a continuous interconnection which creates a common communicative “environment”. A network that, in respect of the uniqueness of its participants, presents itself as a “critical mass” present and active in the territory, able to have a dialogue with the public administrations for the proposition and the discussion of valuable cultural politics. As the subtitle says, the exhibition focuses on artistic experiences from Piedmont, because this region, first among all and for several years, has promoted theoretical thinking and innovative planning on the relationship between art and public context. However, it is the first step of a bigger cultural project, whose content is still in fieri, aiming at going beyond the regional dimension and, moving centrifugally from Piedmont, becoming a permanent observatory on the relationship between artistic practices and the urban transformation in act in our country.

ARTInRETI pratiche artistiche e trasformazione urbana in piemonte / artistic practices and urban transformation in piedmont ricerca a cura di / research by Cecilia Guida coordinamento / coordination e / and concept

Juan Sandoval, Paolo Naldini

/ participants: 6secondsTO (Turin/Torino), a.titolo (Turin/Torino), Acting Out (Turin/Torino), Asilo Bianco (Ameno), Banca della Memoria (Chieri), Eco e Narciso (Turin/Torino), Kaninchenhaus (Turin/ Torino), Par coii bsgna semnà / Chi semina raccoglie (Frassineto Po), PAV-Parco Arte Vivente (Turin/Torino), Progetto Diogene (Turin/Torino), URBE-Rigenerazione Urbana (Turin/Torino) partecipanti

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6secondsTO è un’associazione culturale costituita nel giugno 2010 a Torino da un gruppo di giovani torinesi, professionalmente attivi nel settore della comunicazione, che hanno deciso di sperimentare se stessi nel coinvolgimento di chi crede si possa dire, fare, agire all’interno della società attuale, proponendo attivamente soluzioni e metodologie anche differenti rispetto a quelle avanzate di solito. L’obiettivo prioritario dell’associazione è di incoraggiare la partecipazione democratica, l’interesse, la consapevolezza della popolazione e, in particolare, dei ragazzi, stimolandone la riflessione e l’osservazione critica delle abitudini umane e del mondo, a partire dai luoghi che quotidianamente frequentano, ma spesso non vivono. 6secondsTO è nata per sviluppare progetti che siano condivisibili da un gruppo sempre più ampio di persone accomunate da valori simili e dall’interesse a sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica un’azione comune, volta a supportare, grazie al sostegno dei soci e alle risorse dell’associazione, la cultura, l’arte e il senso civico in tutte le loro declinazioni.

6secondsTO is a cultural association instituted in July 2010 in Turin by a group of young local people, professionally active in the communication sector, who decided to experiment themselves the involvement peculiar to whomever believes one can say, do, act in the present society, actively proposing even solutions and methodologies different from the ones usually put forward. The association’s main objective is to encourage democratic participation, interest, citizens’ and in particular young people’s awareness, stimulating a reflection and a critical observation of men’s and the world’s habits, starting from the places they attend daily, but they often do not live. 6secondsTo was born to develop projects that can be shared by a wider and wider group of people united by similar values and by the interest in presenting a common action aimed at promoting culture, art and civic sense in all their declinations to the public opinion, thanks to the members’ support and to the association’s resources.

ographies, in collaboration with institutions, organizations and informal groups. Since 2010 the collective has assumed the artistic direction of the CESAC Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee di Caraglio (Cn) and

has created, with Maurizio Cilli, situa.to, a training project involving 30 young researchers, artists and creatives.

www.6secondsto.it

a.titolo a.titolo è un collettivo che opera a partire dalla relazione tra arte e società con un’attenzione specifica rivolta alle nozioni di sfera pubblica e di comunità. La costituzione del gruppo, nato a Torino nel 1997 e composto da Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Nicoletta Leonardi, Lisa Parola e Luisa Perlo, si fonda sull’esigenza di sperimentare, con continuità progettuale, pratiche curatoriali basate sulla messa in comune di idee e competenze, e alimentate dal confronto e dalla discussione. Una delle linee guida dell’attività di a.titolo è costituita da un’accezione di spazio pubblico come complesso di relazioni nel quale l’arte può costituire un veicolo di azione culturale, politica e sociale, l’esito di processi di progettazione condivisa e un dispositivo per la lettura e il “ridisegno” del territorio. In quest’ambito, accanto a opere permanenti, a.titolo ha ideato e curato interventi temporanei e workshop finalizzati alla creazione e alla ricognizione di geografie cognitive ed emotive, in collaborazione con istituzioni, associazioni e gruppi informali. Dal 2010 il collettivo ha assunto la direzione artistica del CESAC Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee di Caraglio (Cn) e ha realizzato, con Maurizio Cilli, situa.to, un progetto di formazione che ha coinvolto 30 giovani ricercatori, artisti e creativi. a.titolo

is a collective which operates starting from the relationship between art and society, with a specific attention to the notions of public sphere and community. The institution of the group, born in Turin in

1997 and composed by Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Nicoletta Leonardi, Lisa Parola and Luisa Perlo, is founded on the need to experiment, with a projectual continuity, curatorial practices based on the sharing of ideas and skills, and fed by comparison and discussion. One of the guiding lines of a.titolo’s activity consists in a definition of the public space as a complex of relationships where art can build a medium of cultural, political and social action, the result of shared planning processes and an instrument for the interpretation and the “redesign” of the territory. In this area, along permanent works, a.titolo created and curated temporary interventions and workshops aiming at the realization and recognition of cognitive and emotional ge-

www.atitolo.it


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Acting Out

Par coii bsgna semnà

L’associazione culturale Acting Out sostiene dal 2006 sul territorio piemontese i linguaggi emergenti e le espressioni contemporanee in tutte le loro forme (arte, cinema, musica, teatro, ecc.), attraverso progetti aggregativi, editoriali, didattici, espositivi e di produzione video. Acting Out si caratterizza per un team giovane, dinamico e altamente qualificato nella produzione e realizzazione di prodotti audiovisivi. Nel

Par coii bsgna semnà/ Chi semina raccoglie è

un progetto di arte visiva rivolto a Frassineto Po (AL) e ai suoi abitanti che, attraverso l’arte, pratica forme inedite di costruzione del

lorizzare il carattere sociale del territorio – e la curatrice indipendente Daria Carmi, con l’intento di lavorare parallelamente sull’arte e sulla comunità locale, nel rispetto dei

pratica personale e collettiva che possa funzionare come porta d’accesso al paese, anche per chi non è del posto, e sia soprattutto in grado di avviare, dal basso, modelli

tessuto sociale e propone nuovi modelli di produzione culturale. Il progetto nasce nel 2010 dall’incontro fra il comune di Frassineto Po – nella sua volontà di va-

suoi valori, delle sue abitudini e delle relazioni sociali che la caratterizzano. A questo è seguito il desiderio di costruire, in maniera cooperante, una

innovativi di condivisione, di gestione del comune e di accesso all’arte e alla cultura, in termini di produzione e di fruizione.

corso degli anni, l’associazione ha ideato ed eseguito numerosi spot, cortometraggi, videoclip musicali, video istituzionali e virali, per enti sia pubblici sia privati (Corti in Provincia, Cavour. L’uomo che creò l’Italia, Sport 2.0, ecc.). Oltre alla produzione video, Acting Out ha creato actingoutmag, un periodico online d’informazione e di approfondimento culturale della città di Torino e della provincia, punto di riferimento sul territorio per la promozione di eventi e di giovani artisti. L’associazione organizza, inoltre, eventi multidisciplinari, mostre, proiezioni, concerti, esposizioni e videoproiezioni in locali, spazi culturali e di aggregazione.

www.actingoutmag.com

Eco e Narciso,

avviato nel 2003 e promosso dalla Provincia di Torino, è un programma di arte pubblica nomadico, articolato in edizioni dedicate alle diverse discipline artistiche. Opera invitando artisti, designer, fotografi,

scrittori e musicisti a lavorare in relazione con le comunità locali, partendo dalle specificità del contesto per giungere alla realizzazione di opere site-specific. Dallo zoom in sui contesti puntuali, allo zoom out che abbrac-

(He who sows will reap) is a visual art project dedicated to Frassineto Po (AL) and its inhabitants, which practices unedited forms of construction of the social fabric and proposes new models of cultural production. The project was born in 2010 from a meeting between the municipality of Frassineto Po, in its will to re-evaluate the social character of the territory, and the independent curator Daria Carmi, with the intent to work in parallel on art and on the local community, in respect of its values, its customs and its peculiar social relationships. This was followed by the desire to build, in a cooperative way, a personal and collective practice able to work as an access door to the village, even for outsiders, and above all to start, from below, innovative models of sharing, of management of the communal and of access to art and culture in terms of production and fruition. www.parcoii.org

Asilo Bianco

Since 2006 the cultural association Acting Out has been supporting Piedmont’s emerging languages and contemporary modes of expression in all their forms (art, cinema, music, theatre, etc.), through aggregate, editorial, didactic, exhibition and video production projects. Acting Out is characterized by a young and dynamic team, highly qualified in the production and realization of audio-visual works. Through the years the association has created and realized numerous commercials, short films, music videos, institutional and viral videos, both for public and for private organizations (Corti in Provincia, Cavour. L’uomo che creò l’Italia, Sport 2.0, etc.). Besides the video production, Acting Out ha created actingoutmag, an online magazine of cultural information and analysis of the city of Turin and its province, a point of reference on the territory for the promotion of events and young artists. The association also organizes multidisciplinary events, exhibitions, screenings, concerts, expositions and video showings in local cultural and meeting places.

Eco e Narciso

Par coii bsgna semnà/ Chi semina raccoglie

cia l’intera provincia di Torino, una delle motivazioni che ha sollecitato la nascita di Eco e Narciso è stata la constatazione che l’arte contemporanea, pur avendo rivestito un ruolo importante nella ridefinizione dell’identità piemontese, venisse percepita solo all’interno del ristretto “sistema dell’arte”. L’intento è stato, quindi, di avvicinare ai linguaggi artistici chi usualmente ne era distante, invitandolo a partecipare al farsi dell’arte, intendendo le arti come categorie sensibili capaci di penetrare nelle situazioni, coniugando conoscenza e coscienza. Un’accezione che confida nella loro possibilità di fornire strumenti di riflessione rilevanti per la definizione di modelli di sviluppo sostenibile.

Eco e Narciso, started in 2003 and promoted by the Provincia di Torino, is a travelling public art programme, divided in editions dedicated to different artistic disciplines. It operates inviting artists, designers, photographers,

writers and musicians to work in connection with local communities, starting from the specifics of the context to end up with the realization of site-specific works. From the zooming into the specific contexts to the zooming out to embrace the entire province of Turin, one of the motivations that urged the creation of Eco e Narciso was the realization that contemporary art was perceived only within the closed art system, even if it had had an important role in redefining the Piedmontese identity. The object has therefore been to draw people who were usually detached from artistic languages to them, inviting them to take part in the art making process, considering arts as sensitive categories able to penetrate situations combining knowledge and conscience. A definition that relies on the possibility for them to supply instruments of reflection relevant for the delineation of models of sustainable development. www.ecoenarciso.it

Banca della Memoria Banca della Memoria Onlus è un’associazione cultu-

rale nata nel giugno 2009 a Chieri (TO) che si occupa principalmente di attività volte alla raccolta, alla valorizzazione e alla diffusione del concetto di “memoria diffusa”, ovvero dell’insieme di esperienze,

tradizioni e saperi conservati dalle persone, e, in particolar modo, dagli anziani. L’associazione vuole, infatti, restituire a questi ultimi il ruolo di possessori di esperienze e di conoscenze che hanno avuto nel passato e che oggi è stato loro tolto, trasformandoli in sog-

L’associazione culturale Asilo Bianco di Ameno (NO), sul Lago d’Orta, è un osservatorio permanente sulla cultura contemporanea, un laboratorio di sperimentazione artistica e uno spazio aperto alle esperienze e alla riflessione, alla ricerca e al confronto sui temi della contemporaneità. Un luogo dove le idee trovano “asilo”, dove i colori delle molteplici esperienze sono contenuti nel “bianco”, il colore dell’utopia e della luce. Nato nel 2005 dalla volontà di un gruppo di artisti e di scrittori, che con passione e dedizione hanno dato inizio a un progetto dinamico, vivo e in continua evoluzione, Asilo Bianco organizza eventi culturali, incontri, esposizioni, residenze e laboratori didattici legati alle tematiche dell’arte contemporanea, del cinema e della letteratura. L’associazione è, inoltre, capofila del progetto Cuore Verde tra Due Laghi, una rete culturale di oltre 10 comuni per la tutela e la promozione del territorio compreso tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta, che dal 2008 opera sinergicamente per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico, architettonico e ambientale, promuovendo attività di ricerca, informazione ed eventi culturali. The cultural association Asilo Bianco, in Ameno (NO), on Lake Orta, is a permanent observatory on contemporary culture, a laboratory of artistic experimentation and a space open to experience and reflection, research and comparison on topics of contemporaneity. A place where ideas find an asylum, where the shades of the various experiences are contained in the colour white, symbol of utopia and light. Born in 2005 from the will of a group of artists and writers, who started a dynamic, lively and continually evolving project with passion and commitment, Asilo Bianco organizes cultural events, meetings, expositions, residences and didactic laboratories related to topics of contemporary art, cinema and literature. The association is also leader of the project Cuore Verde tra Due Laghi (Green Heart between Two Lakes), a cultural network of over ten municipalities for the safeguard and promotion of the territory encompassed between Lake Maggiore and Lake Orta, which has been synergically operating since 2008 for the re-evaluation of the historical – artistic, architectural and environmental heritage, promoting research activities, information and cultural events.

getti passivi della società. Banca della Memoria Onlus si rivolge, inoltre, alle generazioni più giovani, cercando, attraverso progetti immaginati per attirare la loro attenzione e con l’uso di tecnologie all’avanguardia, di far comprendere loro sia il prezioso patrimonio custodito dagli anziani, sia la loro stessa importante funzione di destinatari della memoria e di custodi dell’esperienza.

Banca della Memoria Onlus is a cultural association

born in June 2009 in Chieri (TO), which is mainly concerned with activities aiming at gathering, reevaluating and spreading the concept of “diffused memory”, as the set of experiences, tradition and knowledge stored by people and

www.asilobianco.it

particularly by the elderly. In fact, the association wants to give the latter back the role they had had in the past of possessors of experience and knowledge, which has nowadays been taken away from them, turning them into passive subjects of the society. Besides, Banca della Memoria Onlus addresses the younger generations, trying to make them understand both the precious heritage guarded by the elderly and their equally important function of receivers of memory and custodians of experience, through projects devised to capture their attention and using vanguard technologies like the Internet. www.memoro.org


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Progetto Diogene

Kaninchenhaus Kaninchenhaus è un’organizzazione no-profit costituita nell’ottobre 2009 con sede a Torino nel quartiere di Porta Palazzo e attiva, sia a livello locale sia internazionale, nell’ambito dell’arte contemporanea e della cultura con esposizioni artistiche, pubblicazioni, corsi di formazione e programmi di residenza. Il nucleo principale dell’associazione è costituito da autori che hanno scelto di non limitare la propria attività e identità alla “creazione di opere”, ma di lavorare proattivamente – e in maniera indipendente – per l’attivazione di processi condivisi e la ridefinizione del ruolo dell’artista nella società. Kaninchenhaus (letteralmente “casa del coniglio” o “conigliera”) nasce da un’idea di ospitalità e di condivisione, e mira a creare un luogo simbolico dove l’esperienza e il percorso individuale siano messi da parte per fare spazio all’elaborazione di una strategia di gruppo e alla tessitura di una rete di persone, capace di relazionarsi dialetticamente con le istituzioni, mettendo in discussione modelli e pratiche consolidate, con l’intento di produrre riflessi concreti sulla comunità. Kaninchenhaus

is a non-profit organization instituted in 2009, based in Turin in the Porta Palazzo area, and active, both locally and internationally, in the contemporary art and culture fields, with artistic expositions, publications, training courses and residence programmes. The core of the association is constituted by authors who have chosen not to limit their activity and identity to the “creation of works of art”, but to work proactively – and independently – to activate shared processes and to redefine the role of the artist in society. Kaninchenhaus (literally, “the house of the rabbit”) was born from an idea of hospitality and sharing, and aims at creating a symbolic place where the experience and the individual path are set aside in order to make room for the elaboration of a group strategy and for the weaving of a network of people able to relate with the institutions in an argumentative way, questioning consolidated models and practices, with the intent to produce practical reflections on the community.

www.kaninchen-haus.co.nr

PAV Parco Arte Vivente

www.parcoartevivente.it

Il PAV - Parco Arte Vivente, inaugurato nel 2008 in un’area urbana in trasformazione della città di Torino, si delinea quale luogo di scambio, d’incontro e di ricerca sulle istanze artistiche contemporanee intorno all’Arte del vivente, intese in questa cornice quali vettori sociali per la comprensione della biosfera in cui siamo immersi. Oltre alle esposizioni temporanee, che coinvolgono artisti italiani e internazionali, spesso con la collaborazione di ricercatori e biotecnologi, il nucleo delle opere permanenti è costituito da Bioma, installazione ambientale interattiva di Piero Gilardi, da Trèfle, organismo vegetale di Dominique Gonzalez-Foerster, da Pedogenesis di Andrea Caretto e Raffaella Spagna, orto urbano, in una dimensione tra pubblico e privato, coltivato da un gruppo di cittadini, da Jardin Mandala, percorso botanico del paesaggista Gilles Clément, e da Corpo Vegetale e Focolare, installazioni vincitrici delle due edizioni del concorso PREMIO PAV. Laboratori, workshop, percorsi e incontri proposti al pubblico indagano il campo etico-estetico del “vivente”: concepiti come approfondimenti delle opere esposte con il fine di facilitarne la comprensione e la contestualizzazione, queste attività possono essere vissute come vere e proprie esperienze sociali.

Il gruppo Diogene nasce a Torino nel 2007 dall’incontro e dalla collaborazione di identità artistiche autonome, che scelgono di lavorare insieme alla costruzione di un luogo di riflessione, di ascolto e di scambio circa i temi e le modalità della pratica artistica contemporanea. Guidati dalla necessità e dalla volontà di scavare all’interno dei propri lavori e di condividere determinate problematiche nella discussione con altri artisti e con il pubblico, il gruppo Diogene inizia a pensare a un processo di scambio con realtà vicine per comunanza di intenti, mostrando i meccanismi del lavoro artistico e cercando di definire, nel presente, il ruolo dell’artista. La residenza internazionale per artisti Diogene Bivaccourbano, il primo progetto promosso e portato avanti con continuità dal gruppo, nasce con l’intenzione di abitare e di lavorare sfruttando lo spazio pubblico della città. A esso si sono affiancati nel tempo altri progetti che permettono di ampliare lo spettro di azione e di indagine di Diogene, allargando il confronto ad altri soggetti e ambiti della conoscenza.

The Diogene group was born in Turin in 2007 from a meeting and a collaboration among independent artistic identities, choosing to work together to build a place of reflection, listening and exchange about topics and modalities of the contemporary artistic practice. Led by the need and the will to dig inside their works and to share certain problematics in the discussion with other artists and the public, the Diogene group starts to think about a process of exchange with realities which felt close because of a communion of intents, showing the mechanisms of the artistic work and

trying to define the role of the artist today. The international residence for artists Diogene Bivaccourbano, the first project promoted and consistently carried out by the group, was born with the intention to live and work exploiting the city’s public space. It has run alongside other projects developed in the meantime, which allow Diogene’s spectrum of action and investigation to be extended, widening the comparison with other subjects and fields of knowledge. www.progettodiogene.eu

URBE-Rigenerazione Urbana URBE-Rigenerazione Urbana è un’associazione

culturale nata nel giugno 2011 a Torino. Creata da un gruppo di giovani creativi (artisti, fotografi, architetti e operatori culturali), essa si pone l’obiettivo di intervenire sul tessuto urbano, reinterpretando in chiave artistica il tema della riqualificazione urbana, fisica e sociale. URBE individua aree residuali in fase di trasformazione, scegliendo i propri interlocutori, sia nel pubblico sia nel privato; si installa al loro interno con azioni e manifestazioni temporanee che, spaziando dall’architettura alle arti visive in genere, diventano contenitori per eventi culturali, performance, installazioni, ecc.; reinterpreta la città e propone esperienze “a scadenza”, itineranti, adottando nei suoi progetti un approccio artistico e partecipativo. URBE intende, quindi, l’arte come fenomeno creativo spontaneo e indipendente, che si libera dai circuiti ufficiali e invade spazi non convenzionali, per trasformare i vuoti urbani e risvegliare, in modo spontaneo, il coinvolgimento attivo dei cittadini, diventando così veicolo di rigenerazione della città.

URBE-Rigenerazione Urbana is a cultural associa-

tion born in June 2011 in Turin. Created by a group of young creatives (artists, photographers, architects and cultural operators), it set as its objective to intervene on the urban fabric, reinterpreting the theme of physical and social urban requalification from an artistic point of view. URBE identifies residual areas in phase of transformation, choosing its in-

The PAV - Parco Arte Vivente, opened in 2008 in an urban area in transformation in the city of Turin, defines itself as a place of exchange, meeting and research on contemporary artistic needs surrounding the Living Art, meant as social vectors for the understanding of the biosphere we are immersed in. Besides the temporary exhibitions involving Italian and international artists, often with the collaboration of researchers and bio technicians, the core of the permanent collection consists of Bioma, an interactive environmental installation by Piero Gilardi, Trèfle, a vegetable organism by Dominique Gonzalez-Foerster, Pedogenesis by Andrea Caretto and Raffaella Spagna, an urban vegetable garden, in a dimension between public and private, grown by a group of citizens, Jardin Mandala, a botanical route by landscape artist Gilles Clément, and Corpo Vegetale e Focolare, the winning installations of the two editions of the PREMIO PAV competition. Laboratories, workshops, courses and meetings offered to the public investigate the ethical-esthetical field of the living: conceived as analysis of the works exhibited with the aim to facilitate the understanding and the contextualization, these activities can be lived as true social experiences.

terlocutors both in the public and in the private sector; it installs itself inside them with temporary actions and festivals which, ranging from architecture to visual arts in general, become receptacle of cultural events, performances, installations, etc.; it reinterprets the city and proposes experiences with an expiry date, travelling, adopting in its projects an artistic and participative approach. URBE sees therefore art

as a spontaneous and independent creative phenomenon, free from the official circuits and invading non conventional spaces to transform urban gaps and spontaneously awake the active involvement of the citizens, thus becoming a means of regeneration of the city.

www.associazioneurbe.com

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memory and place disclosed

2012

Il FRAC Piemonte, nato nel 2007, rappresenta una scelta unica che pone la regione Piemonte all’avanguardia in Italia nelle politiche culturali di sostegno all’arte contemporanea. Il Fondo è finalizzato all’acquisto di opere di giovani artisti, selezionate nell’ambito di Artissima, la fiera internazionale d’arte contemporanea di Torino. Il Fondo è indirizzato in particolare alle giovani generazioni e sviluppa per questo motivo un percorso didattico e culturale che pre-

senti al pubblico le nuove tendenze dell’arte contemporanea. Dal 2011 il FRAC Piemonte ha la sua sede permanente di conservazione, deposito ed esposizione presso Cittadellarte – Fondazione Pistoletto. FRAC Piemonte, born in 2007, is a unique and innovative choice that puts Piemonte Region as an avant-guard in Italian cultural policies that support contemporary art. The Fund is finalized

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Memory and place disclosed

collage on photograph, due elementi / two elements 80x60 cm

Reena Spaulings Black Flag, 2008.

serigrafia su tela / serigraphy on canvas 233x162 cm

Lisa Oppenheim Killed Negatives: After Walker Evans (Erosion), 2007. fotografie b/n e colori /

b/w and colour photographs

80 DISPOSITIVE + LIBRI / 80 slides and books

Robert Kuśmirowski KT 13, 2007/2008.

fotografie / photographs, dimensioni variabili / variable dimensions

and to the attempt to share them with a wider public and in multiple ways. Place disclosed also unpacks processes of reenactment, where elements of the FRAC works become part of, or fuel for, the creative process of the residents of UNIDEE. Memory and place disclosed presents the act of disclosing and upacking as an exhibition, merging works of the FRAC collection, works of UNIDEE residents and a documentary revealing this complex process.

Memory and place disclosed mostra curata da / exhibition curated by Lucrezia Cippitelli artisti / artists: Lara Almarcegui, Tobias Buche, Duncan Campbell, Sam Durant, Jimmie Durham, Robert Kuśmirowski, Lisa Oppenheim, Reena Spauling (FRAC). Ayman Alazraq, Lindsay Benedict, Angela Henderson, Dina Karaman, Karl Logge and Marta Romani, Alecia Neo, Meghna Singh (UNIDEE). frac-lab: Ayman Alazraq, Lindsay Benedict, Angela Henderson, Dina Karaman, Karl Logge, Hektor Mamet, Alecia Neo, Marta Romani, Zaman Shah, Meghna Singh design della mostra / exhibition design: Dina Karaman documentario Back to the people, di / by Ayman Alazraq (regista/director), Angela Henderson, Karl Logge, Hektor Mamet (concept)

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Duncan Campbell Untitled, 2008. collage su fotografia /

Lara Almarcegui Guide to al khan, 2007.

ome parla l’arte contemporanea allo spettatore? Chi è lo spettatore? Come si possono condividere processi creativi con una comunità? Cos’è una comunità? Come si può far risuonare un’opera d’arte al di fuori del mondo del circuito gallerie-collezioni-fiere d’arte? Qual è il ruolo di un’istituzione d’arte impegnata in una “trasformazione responsabile” della società? Per la terza volta, la collezione del Fondo Regionale d’Arte Contemporanea (FRAC) della Regione Piemonte è in mostra alla Fondazione Pistoletto. A partire dal giugno 2012, la curatrice di quest’anno Lucrezia Cippitelli, insieme ai residenti di UNIDEE, ha iniziato un processo di spacchettamento della collezione, facendo domande per reinterpretare e rielaborare le opere stesse. L’approccio critico è continuato mettendo ulteriormente in discussione il ruolo dell’arte contemporanea in senso più ampio, focalizzandosi su come estendere il potenziale di una particolare opera a un’audience più ampia e più differenziata, e su come riconcettualizzare il modo in cui le opere vengono interpretate dai soliti sospetti. Sovvertendo il sistema curatoriale standard che generalmente organizza opere d’arte selezionate secondo un tema predefinito – come atto di induzione – la mostra del FRAC di quest’anno è stata guidata da una pratica collettiva di dialogo e interpretazione. Il risultato è una prospettiva curatoriale sviluppata come deduzione: dopo una profonda analisi collettiva, i lavori selezionati some emersi come una scelta necessaria, legata alla ricerca di ogni individuo del gruppo curatoriale, ma unita a una volontà di connessione con contesti sociali più ampi. La selezione finale delle opere converge nel tema “memoria e luogo svelati”. Memorie e luoghi sono i frammenti di storie e storia che artisti come Kuśmirowski, Campbell, Oppenheim, Buche (e altri) esplorano e raccontano nei loro lavori. Lo “svelare” si riferisce al processo aperto di interpretazione collettiva di queste opere e al tentativo di condividerle con un pubblico più ampio e in molteplici modi. Il “luogo svelato” rivela anche i processi di reinscenamento, in cui elementi delle opere del FRAC diventano parte o alimentazione del processo creativo dei residenti di UNIDEE. Memory and place disclosed presenta l’atto di svelare e spacchettare come una mostra, facendo confluire opere della collezione del FRAC, lavori dei residenti UNIDEE e un documentario che mostra questo processo complesso.

at purchasing of works by international young artists who have been selected to take part in Artissima, the international fair of contemporary art in Turin. The Fund is aimed at making the public, and in particular the younger generations, aware of the new trends of contemporary art, through a cultural and didactical activities program. Since 2011 Frac Piemonte has in Cittadellarte - Fondazione Pistoletto a permanent base for preservation, storage and exhibiton

ow does contemporary art speak to the spectator? Who is the spectator? How can you share creative processes with a community? What is a community? How can you make an artwork resound beyond the world of the circuit galleriescollections-art fairs? What is the role of an art institution engaged with a “responsible transformation” of society? For the third time, the collection of the Fondo Regionale per l’Arte Contemporanea (FRAC) of the Piedmont Region is exhibited in the Fondazione Pistoletto. Starting in June 2012, this year’s curator Lucrezia Cippitelli, together with the residents of UNIDEE, began a process of unpacking the collection, asking questions to reinterpret and rework the works themselves. This critical approach continued further questioning the role of contemporary art at large, focusing on how to extend the potential of a given work to wider and different audiences, and to reconceptualise how works are read by the usual suspects. Deconstructing a standard curatorial system which generally organises selected artworks under a predefined theme – as an act of induction – this year’s FRAC exhibition has been driven by a collective practice of dialogue and interpretation. The result is a curatorial perspective developed as deduction: after a deep cooperative analysis, the selected works emerged as a necessary choice, linked to the research of each individual of the curatorium but joined by a quest for a connection with wider social contexts. The final selection of artworks converges under the subject “Memory and place disclosed”. Memories and places are the fragments of stories and history which artists like Kuśmirowski, Campbell, Oppenheim, Buche (and others) explore and narrate in their works. Disclosure refers to the open process of collective interpretation of these works

Tobias Buche o.T., 2007.

Installazione (fotocopie, fotografie, collage, stampe su plexiglass) / installation (photocopies, photographs, collage, prints on plexiglass), 190x200x100 cm

Sam Durant Hand to Eye to Mouth, 2006. tecnica mista, installazione dimensioni variabili /

mixed technique, variable dimension installation

Jimmie Durham Radio Vacuum Tube and Bones from Several Animals Along with Bright Plastic and Glass Elements, 2006. materiali misti /

various materials, approx. 42x30x25 cm


unidee in progress

2012

UNIdee in progress 2012 open s tudio

2012

UNIDEE – Università delle Idee di Cittadellarte è il polo internazionale di formazione e scambio tra saperi e problematiche diverse, aperto a gruppi eterogenei e multidisciplinari di creativi, professionisti e studenti. L’arte abbandona qui i canoni e i luoghi convenzionali per integrarsi con la società e con le altre discipline: comunicazione, produzione, economia, politica, architettura, design, letteratura, musica, spiritualità, ecologia, nutrimento.  UNIDEE in Residence realizza un programma di quattro mesi di residenza – da giugno a ottobre – per esplorare il rapporto tra arte e società e indagare metodologie d’intervento creativo in grado di attivare progetti per un cambiamento responsabile della società.  UNIDEE in Residence forma una nuova professionalità: quella dell’“attivatore” di progetti per una Trasformazione Sociale Responsabile, che riunisce le caratteristiche e le competenze dell’artista, del curatore, dell’imprenditore e del manager di progetti culturali.  I residenti acquisiscono a Cittadellarte una dimensione professionale creativa, produttiva e socialmente rilevante, in grado di confrontarsi responsabilmente con le problematiche della società attuale e offrire proposte innovative ad aziende e amministrazioni nei diversi contesti.  Il programma UNIDEE si svolge in diretta sinergia con le attività di Cittadellarte, interagendo con le mostre, le ricerche e i progetti attivati dagli Uffizi nell’ambito dell’architettura ecologica (Ufficio Architettura), del design sostenibile (Ufficio Produzione), delle economie alternative (Ufficio Economia), del dialogo interculturale (Ufficio Politica e Progetto Love Difference), della moda sostenibile (Ufficio Moda), della comunicazione creativa (Ufficio Comunicazione), dell’arte e il cambiamento sociale (Ufficio Arte) e della spiritualità dell’arte (Ufficio Spiritualità). I residenti hanno l’opportunità, in questo modo, di entrare in contatto e collaborare con le diverse realtà del territorio e con le aziende e le istituzioni partner di Cittadellarte. Vengono organizzati numerosi incontri, lecture, workshop con esperti del mondo della cultura, dell’impresa, dell’arte che condividono con i residenti la loro esperienza e conoscenza.

UNIDEE – University of Ideas is Cittadellarte’s international pole of formation and exchange between knowledge and diverse problematics, open to a varied and multidisciplined group of creatives, professional people and students. Here art abandons the conventional canons and instead places itself to integrate with society and with other disciplines: communication, production, economics, politics, architecture, design, literature, music, spirituality, ecology and nourishment. UNIDEE in Residence  runs for four months - from June to October - to explore the rapport between art and society and to investigate methodologies of creative interventions able to activate projects for a socially responsible change in society.  Unidee in residence forms a new professional skill: that of “activator” of projects for a Responsible Transformation of Society, which reunites the characteristics and skills of the artist, curator, cultural enterpreneur and social-projects manager.  At Cittadellarte the residents acquire a professional creative dimension that is productive and socially relevant, capable of responsibly confronting the problematics of real society and that offers innovative proposals to companies and administrations in different contexts.  The  UNIDEE programme  develops in direct synergy with the activities of Cittadellarte, interacting with the exhibitions, research and projects of the Uffizi, in the areas of ecological architecture (Architecture Office), sustainable design (Production Office), of economic alternatives (Economics Office), of intercultural dialogue (Politics Office and Love Difference Project), of sustainable fashion (Fashion Office), of creative communication (Communication Office), of art and social change (Art Office) and of the spirituality of art (Spirituality Office). The residents in this way have the opportunity to enter into contact and collaborate with the diverse realities of the territory and with the businesses and institutional partners of Cittadellarte. Numerous meetings, lectures and workshops are organised with experts from the creative world, business and art, who share with the residents their experience and knowledge.

Ayman Alazraq - Palestine Lets talk about football and women / Parliamo di calcio e donne

Hektor Mamet - Switzerland / Poland The political citadel / La cittadella politica

twofold labor

Abstract labor

Exchange value

Concrete labor

Use value

commodity

Lindsay Benedict - USA CA$HMERE & CA$H

Alecia Neo - Singapore. Made in Italy - Lessons with Mao

Angela Henderson - Canada Inno al Pane

Marta Romani (aka MELMARTITA) - Italy. TRA-MI-TE

Dina Karaman - Russia. Interlunation. Dominic vuole raccontare storie / Dominic wants to tell stories

Shah Zaman - Pakistan. A being unresolved

Partners unidee 2012

Meghna Singh India La Tomba dell’Ignoto / The Tomb Of The Unidentified

Karl Logge - Australia The Target in Darkness (2012)

Ayman Alazraq Palestine

Lindsay Benedict - USA

Angela Henderson Canada

Dina Karaman Russia

Karl Logge Australia

Hektor Mamet Switzerland / Poland

Alecia Neo Singapore

Marta Romani (aka Melmartita) Italy

Shah Zaman Pakistan

Meghna Singh India

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ri-partire dalla paglia

2012

ri - pa rtire da ll a paglia L

a sostenibilità di un prodotto si definisce in relazione alla riduzione ai minimi termini del suo impatto ambientale riferito all’intero ciclo di vita. In estrema sintesi, un prodotto è tanto più sostenibile, sia nel minore dispendio di energia, sia nella produzione di rifiuti necessari per l’estrazione delle materie prime per la sua realizzazione, per i cicli intermedi di lavorazione, per l’imballaggio, il trasporto e la distribuzione, per l’applicazione, l’uso e il consumo e per l’eventuale riutilizzo o riciclo, e infine per la sua dismissione o smaltimento. Il progetto parte da questi presupposti per ritornare alla coltivazione del riso e all’utilizzo della paglia come materiale da costruzione, attivando un processo virtuoso dal punto di vista sociale, economico, ambientale, agricolo e architettonico. La paglia di riso è una materia prima diffusa in tutto il globo ed è intrinsecamente collegata agli aspetti sopra citati. La coltura del riso è essenziale per la sicurezza alimentare e per l’alleviamento della povertà. Il riso rappresenta il nutrimento principale per oltre la metà della popolazione mondiale: solo in Asia oltre 2 miliardi di persone assumono dal riso e dai suoi derivati dal 60% al 70% del loro fabbisogno calorico; in Africa è la fonte alimentare a crescita più rapida e in numerosi altri paesi poveri colpiti da deficit alimentare è di importanza significativa per la sicurezza alimentare. Nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo, i sistemi produttivi basati su colture risicole e l’insieme delle attività post-raccolto a queste associate forniscono lavoro a quasi 1 miliardo di persone e circa 4/5 di tutto il riso mondiale proviene dalle attività di piccole aziende agricole di paesi poveri. Per queste ragioni i sistemi efficienti e produttivi basati su colture del riso sono da considerarsi essenziali per lo sviluppo economico e per il miglioramento della qualità della vita, soprattutto nelle aree rurali. Il riso è il fulcro intorno al quale ruotano relazioni fra loro interdipendenti come l’agricoltura, la sicurezza del cibo, la nutrizione, l’agrobiodiversità, l’ambiente, la gestione delle acque e del terreno, la cultura, l’economia, la scienza, l’identità sessuale e il lavoro. Il ciclo di vita di questo cereale non si conclude con la parte nobile: l’approccio architettonico biosostenibile permette di dare onore a quello che viene considerato dai più lo scarto di produzione, cioè la paglia. L’utilizzo di questo materiale per costruire risale agli albori dell’umanità e caratterizza tecniche costruttive proprie di culture anche molto diverse e distanti fra di loro. Dal tardo ’800, è stata messa a punto la tecnologia per imballare e comprimere in forme rettangolari la paglia. Da quel momento divenne naturale usare direttamente queste “balle” come mattoni. Ma perché usare la paglia? La paglia, oltre ad essere molto più economica di mattoni e cemento, è ottima per il conseguimento dell’efficienza energetica. La balla ha, infatti, un basso valore di trasmittanza termica, pari circa a 0,04 W/m2K (paragonabile a legno, sughero e materiali isolanti di origine chimica), che si traduce in pratica in una forte capacità isolante. Ma è anche un elemento costruttivo capace di portare carichi. Essa garantisce, inoltre, la perfetta traspirabilità delle pareti in cui viene utilizzata ed evita pertanto fenomeni di condensa superficiale assicurando un ottimo comfort negli spazi abitativi e un ambiente di vita più sano. La paglia è materiale biodegradabile, annualmente rinnovabile, maneggiabile con facilità e il suo costo in termini di energia combustibile per la raccolta, l’imballaggio e il trasporto in cantiere (energia “grigia”) è di gran lunga più basso di qualsiasi altro materiale utilizzato in edilizia; inoltre, poiché le piante assorbono l’anidride carbonica, è un materiale capace di ridurre le emissioni nell’atmosfera. La paglia di riso è un prodotto secondario della produzione risicola, il che aggiunge valore al progetto, impiegando un prodotto considerato di scarto e dandogli un utilizzo. Queste caratteristiche fanno della paglia il materiale ideale per una nuova idea di costruire sensibile ai parametri di sostenibilità e risparmio energetico volte al benessere dell’uomo intendendo l’involucro edilizio come terza pelle. L’intervento progettuale inoltre consente un salto rispetto alle case passive, concependo abitazioni non solo a emissioni zero, ma a impatto zero. Rispetto ad una casa passiva, la casa attiva è in grado, come suggerisce il nome, di catturare

con il patrocinio di: / under the patronage of:

o produrre più energia rispetto a quella necessaria agli occupanti. In trent’anni può generare tanta energia quanta ne è stata necessaria per la sua costruzione, lasciando un’impronta inesistente sulla terra. Una casa attiva realizza un processo sostenibile da un punto di vista sociale, economico e ambientale. L’interesse di sviluppare tale attività sul territorio biellese è collegato alla storica cultura del riso nelle zone di Biella e Vercelli. Purtroppo, però, negli ultimi anni le economie di mercato globale stanno mettendo in crisi i coltivatori della zona che trovano più proficua la coltivazione del mais, perché più semplice da coltivare e soprattutto in seguito al crescente business della biomassa. Un’agricoltura locale rivolta alla produzione di combustibile e non più volta al sostentamento delle popolazioni diventa un fenomeno che rischia di mettere in crisi un sistema legato alla tradizione del luogo, forzandolo a una trasformazione infrastrutturale dagli alti costi. Allo stesso modo a migliaia di chilometri di distanza, le politiche economiche dei paesi occidentali, a partire dagli anni ’80, hanno distrutto la capacità produttiva dei coltivatori di riso haitiani a favore di un mercato per il riso statunitense, i cui produttori godono di enormi sovvenzioni. Trent’anni fa Haiti produceva praticamente tutto il riso che consumava. L’apertura delle frontiere commerciali ha permesso l’importazione indiscriminata del riso sovvenzionato dagli Stati Uniti, venduto a un prezzo molto inferiore di quello al quale potevano produrlo gli agricoltori locali. Nel giro di qualche anno la produzione locale è crollata e i contadini, incapaci di fronteggiare la concorrenza del riso importato, hanno abbandonato le loro colture e sono emigrati nelle città. Haiti è diventato uno dei maggiori importatori di riso dagli USA. Questo genere di politiche non solo ha smantellato un sistema autoctono di produzione agricola, di allevamento e di alimentazione, ma ha anche eliminato ogni protezione delle comunità, delle industrie e dei servizi pubblici. In seguito al terribile terremoto del gennaio 2010, ad Haiti più di un milione di persone vive in tende e alloggi temporanei. Uno dei problemi è la reperibilità di materiale da costruzione, dal momento che la maggior parte dei prodotti per l’edilizia vengono importati ad alto prezzo. L’utilizzo della paglia come materiale da costruzione, ridurrebbe in maniera considerevole i costi di realizzazione e potrebbe portare a un nuovo sviluppo dell’economia locale, rilanciando la coltivazione del riso. Un processo che, coinvolgendo tutte le attività principali dell’uomo, a partire dall’agricoltura e dall’alimentazione, possa portare a costruire case utilizzando i sottoprodotti della coltivazione. Il collegamento virtuale che lega realtà così lontane e investite da problematiche così diverse, come Biella e Haiti, attribuisce al progetto un valore unico di risposta a problemi di carattere locale, ma a valore globale, esportabile in quel carattere di glocalità che porta, in ultima analisi, l’uomo al centro di ambiti quali: salute, economia, agricoltura, architettura, società e arte.

T

he sustainability of a product is defined in terms of the reduction of the environmental impact to the minimum, in relation to the entire cycle of life. In extreme synthesis, a product is most sustainable in regards to the least waste of energy, the amount of wastage necessary in extracting the raw materials and in processing them, the stages of the

production cycle, the packaging, the transport and distribution, the application, the use and consumption and the eventual reuse or recycle, and finally its disposal. The project starts from these assumptions to return to rice farming and to the use of straw as a building material, setting up a virtuous process from a social, economical, environmental, agricultural and architectural point of view. Rice straw is raw material present all over the world and intrinsically linked to the aspects quoted above. Rice growing is essential for alimentary safety and for the alleviation of poverty. Rice represents the main nourishment for over half the world’s population: in Asia alone, over two billion people get 60-70% of their calorie needs from rice and its derivatives, it is the food source with the fastest growth in Africa, and it has a relevant importance for alimentary safety in numerous other countries suffering from alimentary deficit. In the rural areas of the developing countries, the productive systems based on rice cultivation and all the relative post harvest activities provide work for almost a billion people, and about four fifths of the world rice come from small agricultural companies in poor countries. For these reasons the efficient and productive systems based on rice cultivation need to be considered essentials for an economic development and an improvement of the quality of life, especially in rural areas. Rice is the hub around which interdependent relations revolve, like agriculture, food safety, nutrition, agrobiodiversity, environment, water and ground management, culture, economy, science, sexual identity and work. The cycle of life of this cereal does not end with its noble side: a biosustainable architectural approach allows us to give credit to what is considered production waste, i.e. the straw. Its use as a building material goes back to the dawn of humanity and characterizes building techniques typical of cultures sometimes very different and far apart from each other. The technology to bale and press straw into rectangular shapes was developed in the late 1800s. It has since become natural to use these “bales” directly as bricks. But why straw? Straw, besides being much more economical than bricks and cement, is excellent in maximizing energy efficiency. The bale has in fact a low thermal transmittance value, equal to about 0,04 W/m2K (as i.e. wood, cork, chemical isolating materials), which translates into a strong insulation capacity. But it is a building element able to bear loads as well. It also guarantees perfect perspiration of the walls made from it, hence preventing surface condensation phenomena, ensuring maximum comfort in the living spaces and a healthier life environment. Furthermore, straw is a biodegradable material, renewable on an annual basis, easy to handle and its cost in terms of combustible energy for the harvesting, the baling and the transport to the site (“grey” energy) is far lower than any other material employed in the building trade; besides, since the plants absorb carbon dioxide, it is a material able to reduce emissions into the atmosphere. Rice straw is a secondary product of rice cultivation and that gives even more value to the project, since using a material usually considered as a waste. These characteristics make straw the ideal material for a new concept of building, sensitive to sustainability parameters and energy saving, favourable to man’s well being, considering the built shell as a third skin. The planning intervention allows a leap forward from passive houses, conceiving not only zero emission but zero impact houses. In respect to a passive house, the active house, as the name suggests, can capture or generate more energy than needed by the occupants. In particular, in thirty years it can generate as much energy as needed to build it, leaving a nonexistent footprint on the planet. An active house completes the entire sustainable process from both a socio economical and environmental point of view. The interest in developing this activity in the Biella region is clearly linked to the historical rice culture of the Biella and Vercelli areas. Unfortunately in the last few years pressing market economies have put local farmers in a difficult position, as they find products like corn more profitable, since easier to grow, and above all because of the wrongs caused by the biomass business. A local agriculture dedicated to the production of combustible and not to the sustenance of the population anymore, becomes an accepted and convenient phenomenon which risks to make a system linked to a local tradition collapse, forcing people towards an high cost infrastructural transformation. In the same way, thousands of miles away, since the ’80s, the economical politics of the western countries have been destroying the production capacity of rice farmers in Haiti in favour of a US rice market, whose producers receive huge grants. Thirty years ago Haiti basically produced all the rise it consumed. The opening of the economic frontiers has allowed the indiscriminate import of subsidized rice from the US, sold at a much lower price than local farmers could produce it for. In a few years local rice production has collapsed and the farmers, unable to face the competition with the imported rice, have left their fields and moved to the cities. Haiti has become one of the major rice importers from the US. In the course of the last few years this kind of policies has not only dismantled an autochthonous system of agricultural production, farming and nutrition, but it has also eliminated every protection of the communities, of the companies and of the public services. Following the terrible earthquake of January 2010, in Haiti more than a million people live in tents and makeshift shelters. One of the problems is the availability of construction material, since most building products are imported at very high prices. Using straw as a building material could lead to a new development of the local economy, thanks to its excellent characteristics, considerably reducing realization costs. A process which, involving all man’s main activities, from agriculture to nourishment, can lead to building houses using byproducts from farming. The virtual link which binds two realities as far apart and dealing with problems as different as Biella and Haiti gives the project a unique value as a response to issues of a local nature but with a global relevance, exportable because of its glocal quality which ultimately puts man at the centre of health, economy, agriculture, architecture, society and art.


ri-partire dalla paglia

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Prototipo Haiti

Haiti prototype Questa struttura sperimentale ideata per la ricostruzione ad Haiti, è stata realizzata nell’ottica dell’utilizzo di materiali locali e dal costo contenuto. Le pareti portanti sono interamente in paglia di riso pressata in balle. La struttura del tetto è in bambù, mentre le fondazioni presentano un particolare sistema pensato per l’isolamento sismico, che sfrutta l’elasticità dei copertoni usati delle auto. Il progetto è il risultato concreto di una tesi di laurea svolta da due studenti di architettura del Politecnico di Torino, Matteo Restagno e Gian Nicola Ricci, recatisi un mese ad Haiti per analizzare le tecniche costruttive maggiormente praticate sull’isola, visitando una dozzina di cantieri di ricostruzione in seguito al terremoto del 2010. Il viaggio è diventato occasione per entrare in contatto con la realtà socio-economica in cui versa Haiti e innescare una rete di contatti con associazioni locali ed internazionali che lavorano per lo sviluppo del paese. Tra queste, RAKPABA, un’associazione di agronomi haitiani che raccoglie più di 2000 piccoli produttori di riso nella valle dell’Artibonite e li aiuta a sviluppare il loro raccolto, soffocato dalla concorrenza straniera. Da questo incontro nasce la conferma dell’utilizzo della paglia di riso come materiale da costruzio-

ne, attualmente uno scarto della produzione agricola, ma dalle grandi potenzialità di riutilizzo. Il prototipo ha permesso di studiare la tecnologia costruttiva in balle di paglia di riso portanti attraverso la realizzazione di una vera “fetta” di edificio, così come si potrebbe costruire ad Haiti. La paglia di riso e il bambù sono i materiali più facilmente reperibili ad Haiti e costituiscono l’ossatura principale del prototipo. Viene ridotto al minimo l’utilizzo di altri materiali dai costi maggiori, come il legno, utilizzato per il solaio inferiore. La massa dell’intero edificio poggia su fondazioni in copertoni riempiti con terra pressata. Questi ultimi poggiano su di un cordolo in calcestruzzo inserito nel terreno e fungono da smorzatori, riducendo il periodo proprio di oscillazione dell’edificio durante un’evento sismico. Le fondazioni sono ulteriormente rese solidali all’edificio tramite barre metalliche annegate nel cordolo in calcestruzzo, queste attraversano i copertoni per poi ancorarsi al solaio inferiore su cui si sviluppano i muri in paglia. Importare ad Haiti una nuova tecnologia costruttiva comporta la riorganizzazione di un iter progettuale. L’utilizzo di materiali diversi da quelli comunemente impiegati e lavorazioni differenti rispetto a quelle tradizionali devono quindi essere insegnate

alle persone, che possono così acquisire nuove conoscenze. This experimental structure for reconstruction in Haiti was realized in order to use local materials at reduced costs. The bearing walls are entirely made of rice straw pressed in bales. The roof structure is made of bamboo, while the foundations present a particular system devised for a seismic insulation which exploits the elasticity of car tyres. The project is the tangible result of a graduation thesis written by two architecture students from the Politecnico di Torino, Matteo Restagno and Gian Nicola Ricci, who were in Haiti for a month to analyze the most common building techniques of the island, visiting a dozen construction sites rebuilding after the 2010 earthquake. The journey became also the chance to get in touch with Haiti’s socio-economic reality and to activate a contact network with local and international associations working to develop the country. Among these is RAKPABA, an association of Haitian agronomists gathering more than two thousand small rice producers from the Artibonite valley and helping them to develop their harvest stifled by foreign competition. This meeting validates the use of rice straw as a construction

material, currently a waste of the farming process but with a big potential. The prototype has allowed the study of the construction technology of bearing rice straw bales through the realization of a real “slice” of a building as it might be built in Haiti. Rice straw and bamboo are readily available materials in Haiti and represent the main framework of the prototype. The employment

of other more expensive materials like wood, used for the lower loft, is reduced to a minimum. The mass of the whole building sits on foundations made of tyres filled with pressed earth. These rest on a concrete layer and function as shock absorbers, reducing the period of oscillation of the building in case of a seismic event. The foundations are further joined to the building through metal bars drowned in the con-

crete layer which run through the tyres to anchor themselves to the lower loft on which the straw walls develop. Importing to Haiti a new building technology entails a re-organization of a new planning procedure. The use of materials different from the ones commonly used and techniques different from the traditional ones have to be taught to people, who can thus acquire new skills.

same portals sustaining the roof support a series of wooden sunscreens getting closer to each other where the opening is. At ground level the whole area outlined by the structure of the roofing is floored with a wooden planking of thermowood pine, raised and with a

half made into a disabled access ramp. The central platform stretches and turns into a small basin which will be kept humid for the growing of rice, a significative element from the agro-alimentary point of view, but also the inspiration for the subsequent educational project.

Padiglione di Svolta, Biella

Turning Point pavilion, Biella L’obiettivo del progetto è quello di approfondire e sperimentare la tecnologia costruttiva della paglia da riso attraverso la realizzazione di un padiglione costruito con balle di paglia. Questo intervento ricade nell’ambito dello sviluppo di nuove tecnologie per l’architettura, con particolare attenzione alla sostenibilità sociale, economica e ambientale. Il progetto promuove in questo modo un ritorno alla coltivazione del riso e all’utilizzo della paglia come materiale da costruzione, attivando un processo virtuoso dal punto di vista sociale, economico, ambientale, agricolo e architettonico. Il progetto prevede la realizzazione di un prototipo architettonico di un padiglione accessorio agli stabili della della Fondazione Pistoletto. Il nucleo principale è un parallelepipedo di 6 x 4 m internamente e un’altezza di 2.8 m, con pareti edificate con balle di paglia di 100 x 50 x 35 cm. I due lati lunghi presentano caratteristiche opposte: quello sud-est ospita una grande vetrata a tutta altezza, interrotta solamente da una porta di accesso, mentre quello nordovest non presenta aperture. I serramenti esterni sono costituiti da una struttura di legno con interposta tripla camera e tutte sponsors

le finiture, trattate con materiali naturali, garantiscono un valore estremamente ridotto per trasmittanza termica verso l’esterno (0,64 W/m 2k). All’interno le pareti sono intonacate di argilla, mentre all’esterno l’intonaco è a base di calce naturale. Questo piccolo corpo chiuso è dotato di solaio superiore calpestabile. La struttura della copertura è costituita da quattro portali sdoppiati che coprono una luce di 9 m e sorreggono la lamiera, dando origine così ad un tetto a doppia falda con altezze di gronda differenti. Gli stessi portali che sorreggono la copertura fungono da supporto ad una serie di frangisole in legno sul lato sud che si infittiscono in corrispondenza della copertura. A livello del terreno l’intera area delimitata dalla struttura della copertura è pavimentata con un tavolato in legno di pino termocotto adatto all’ambiente esterno e che corrisponde alla stessa essenza lignea utilizzata nei frangisole. Tale perimetro si connette alla strada attraverso una pedana, anch’essa costituita da un tavolato di legno, rialzata e per metà composta da una rampa per disabili. La pedana centrale si allunga e si trasforma in una piccolo bacino dove verrà mantenuta un’area umida per la coltivazione del riso, elemento significativo dal punto di vista agro-alimentare, ma anche ispiratore del progetto educativo che ne consegue.

The objective of the project is to examine and experiment the constructive technology of rice straw through the realization of a pavilion built with straw bales. This intervention falls into the area of development of new architectural technologies, with particular attention to social, economic and environmental sustainability. This project thus promotes a return to rice cultivation and the use of straw as a building material, starting a virtuous process from a social, economic, environmental, agricultural and architectural point of view. The project contemplates the realization of an architectonic prototype of a pavilion as an ancillary building in the premises of the Fondazione Pistoletto. The main core is a parallelepiped internally measuring 6 x 4 m. and 2.8 m. high, with walls built with 100 x 50 x 35 cm. straw bales. The two long sides present opposite features: the one facing south-east is a full length window interrupted by an access door only, while the one facing north-west does not have any openings. The external doors and windows consist in wooden structures with an interposed triple chamber and all the finishings, treated with natural material, guarantee extremely low transmittance values towards the outside (0,64 W/m2 k). The internal walls are plastered with clay, while on the outside the plaster is natural lime based.

This little closed body is provided with a treadable upper loft. The structure of the roofing consists of four split portals covering a 9 m span and supporting the metal sheet, this way originating a roof with two slopes having different eaves height. On the south side the

sponsor tecnici / technical sponsors

impresa scoleri srl

a.m. impianti


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Minimum Prize

2012

minimum prize

Jeanne van Heeswijk, Le Grand Deballage de la Vie Associative, photo / foto: Pierre Planchenault, 2011

Il Minimum Prize è un premio che si pone al minimo grado rispetto ai massimi premi destinati ai grandi personaggi che hanno dedicato la loro vita alla causa della pace o del progresso civile nel mondo. Il Minimum Prize vuole essere alla base della ricerca, lo stimolo e il movente di un processo che punta ad un traguardo di valori nelle nuove prospettive di civiltà. È un premio di partenza anziché di arrivo. È un riconoscimento che celebra chi si fa promotore di una trasformazione sociale responsabile. È inteso come rapporto primario tra le persone che, attraverso l’interazione delle differenti singolarità, produce la grande svolta della civiltà umana. Minimum come embrione, come principio generativo di nuova società, come chiave d’ingresso ad uno stadio evolutivo in cui la creatività e la scienza umana

trovano i modi per convivere con l’intelligenza della natura. Giunto alla ottava edizione, il Minimum Prize viene assegnato quest’anno a Jeanne van Heeswijk

tando gli individui e le comunità a intraprendere percorsi di apprendimento collettivo del vivere insieme, praticando con consapevolezza e creatività la propria responsabilità.

Motivazioni Jeanne van Heeswijk porta la propria opera nella sfera sociale riuscendo a connettere la dimensione individuale con una visione politica improntata alla complessità della vita collettiva. Le opere di Jeanne van Heeswijk sono concrete realizzazioni che espandono e approfondiscono la vita democratica delle nostre società, sperimentando, nella dimensione fattiva e nella partecipazione attiva, metodi e modi di convivenza umana. La sua arte crea nuovi rapporti tra le persone e tra le persone e gli ambienti in cui esse vivono, por-

The Minimum Prize is a prize placed at the minimum level compared to the ones destined to big personalities who have dedicated their lives to the peace or the civil progress cause. The Minimum Price wants to be at the basis of the research, the incentive and the motive of a process aiming at the values of new civilization perspectives as an objective. It is a starting rather than an achievement award. It is an acknowledgement celebrating who promotes a responsible social transformation. It is meant as a primary relationship

among people producing a big change in human civilization through the interaction of single units. Minimum like an embryo, like a principle generating a new society, like an access key to an evolutionary stage where creativity and human science find ways to live with the intelligence of nature. This year at the 8 th edition, the prize is awarded to Jeanne van Heeswijk. motivation Jeanne van Heeswijk works on the social sphere managing to link an individual dimension with a political vision which takes into account the complexity of collective life. Jeanne van Heeswijk’s works are concrete achievements which expand and elaborate the democratic life of our societies, experimenting, in a doer’s dimension and in an active participation, methods and modes of human cohabitation. Her art creates new relationships among people and among people and the contexts they live in, leading individuals and communities to start a journey of collectively learning how to live together, practising one’s responsibility with awareness and creativity.

Cittadellarte Sharing transformation

foto di alcune fasi di allestimento photos of the exhibition being set up

MINIMUM PRIZE editions: 2001 i edition  S islej Xhafa con / with DIAFA

2002 ii edition Tal Adler

Kunsthaus Graz, Universalmuseum Joanneum

2003 iii edition progettozingonia

2004 iv edition Jamil Hilal e / and Ilan Pappe

2005 v edition Richard Stallman 2006 vi edition ReMida

2009 vii edition Dipartimento Educazione Castello di Rivoli 2012 viii edition Jeanne van Heeswijk

29.09.2012 – 20.01.2013

Cittadellarte – Fondazione Pistoletto Cittadellarte è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, riconosciuta dalla Regione Piemonte e con essa convenzionata. Ha sede a Biella in un’ex manifattura laniera (sec. XIX), complesso di archeologia industriale, tutelato dal Ministero dei Beni Culturali.

è un laboratorio creativo fondato da Michelangelo Pistoletto a Biella nel 1998 con sede in un complesso di archeologia industriale, una ex manifattura laniera. Il nome rimanda allo stesso tempo all’idea di “cittadella”, luogo in cui l’arte è protetta e difesa, e a quello di “città”, spazio aperto, in relazione complessa con il mondo. Questa esperienza si sviluppa a partire dal Manifesto Progetto Arte del 1994, in cui veniva indicata la necessità di un nuovo specifico ruolo per l’artista: mettere l’arte in diretta interazione con tutti gli ambiti dell’attività umana che formano la società. Obiettivo di Cittadellarte è quindi “collocare l’arte al centro del processo responsabile di trasformazione della società”, stimolando la partecipazione attiva della cittadinanza. Questo obiettivo di fondo viene realizzato attraverso collaborazioni con enti pubblici e privati e l’organizzazione di molteplici attività: mostre, eventi, corsi di formazione, laboratori, residenze, conferenze. Cittadellarte è una comunità aperta in cui le energie individuali e collettive sono attivate, verso la realizzazione del bene comune, nei diversi settori che costituiscono la struttura sociale: dall’architettura e urbanistica alla moda sostenibili, dal design e produzione industriale allo sviluppo dell’artigianato, dalle relazioni di politica internazionale alla comunicazione, al nutrimento e alla spiritualità.

It’s a creative laboratory founded by Michelangelo Pistoletto in Biella in 1998, situated in an industrial archaeological complex, a former wool factory. The name incorporates two meanings: that of the citadel or rather an area where art is protected and well defended, and that of the city, which corresponds to the idea of openness and interrelational complexities with the world. This experience develops from 1994 Progetto Arte Manifesto, pointing at the need for a new specific role for the artist: that of placing art in direct interaction with all the areas of human activity which form society. Cittadellarte’s objective is therefore “to place art in the centre of the process of a responsible transformation of society”, encouraging the citizens’ active participation. This basic objective is achieved through collaborations with private corporations and public authorities, and the organization of various activities: exhibitions, events, formation courses, workshops, residences, conferences. Cittadellarte is an open community where individual and collective energies get activated towards the achievement of a common good in the different areas that constitute the social structure: from sustainable architecture and town planning to sustainable fashion, from industrial design and production to the development of craftsmanship, from international political relations to communication, nourishment and spirituality. Cittadellarte is a non-profit organization of social utility, recognized by and under the patronage of the Region of Piedmont. Its headquarters are in Biella, in a 19th Century former wool mill, itself a piece of industrial archeology and protected by the Ministry of Cultural Assets.

Via Serralunga 27 - 13900 Biella - Italy

President Giuliana Carusi Setari Vice President Maria Pioppi Artistic Director Michelangelo Pistoletto Director Paolo Naldini Project research and exhibition coordination Juan Esteban Sandoval assistant Elisabetta Rattalino Exhibition Project Manager Alessandro Lacirasella Press and Communications Office Margherita Cugini Graphic Design Liudmila Ogryzko Editor Luca Furlan Web Daniele Garella web community Marcello Venturini system administration Andrea Oitana Architecture Office | n.o.v.a civitas Emanuele Bottigella Tiziana Monterisi Armona Pistoletto Education Office | Unidee Linda Mercandino artists’ curator Margarita Vazquez Ponte assistant Elisabetta Rattalino

ORARI DI APERTURA MOSTRE / Exhibition opening time: dal martedì al venerdì su prenotazione / from Tuesday to Friday by booking

Fashion Office Cittadellarte Fashion best Olga Pirazzi Politics Office | Lovedifference Filippo Fabbrica Emanuela Baldi Production and Design Office Armona Pistoletto Administration Elisa Cicero Luciana Friaglia Annalisa Marchioro Roberto Melis Archive Marco Farano Store Elena Pasquali Facilities Salvatore Falcone Sandra Ottino

In partnership with Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT Ringraziamenti / Acknowledgments illycaffè Lauretana Piccoli Produttori Biellesi

cittadellarte edizioni, Biella, 2012.

sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.00 / Saturday and Sunday from 11 am to 7 pm. lunedì chiuso / closed on Monday

Stampa su carta certificata / Printed on paper certified F.S.C. Forest Stewardship Council, E.C.F. Elemental Chlorine Free

Per contatti / Contact us: fondazionepistoletto@cittadellarte.it - +39 015 28400 - www.cittadellarte.it

euro

in advance: +39 015 0991461 - store@cittadellarte.it (dalle 10.00 alle 17.00 / from 10 am to 5 pm)

0,50

Arte al Centro 2012, Cittadellarte - Fondazione Pistoletto | catalog  

Catalog of the exhibitions of Arte al Centro 2012 by Cittadellarte - Fondazione Pistoletto: "A Life in Common - art & culture changing key a...

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