Ceramicanda n.113

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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XV - Nr. CENTOTREDICI Luglio-Agosto 2015 - Euro 4,00

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Wainer Vaccari Le due fessure 150x100 Olio su tela 2015

V E D E R E

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A S C O L T A R E

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S P A Z I

luglio agosto 2015

Costruzioni Mercato Economia

La ripresa? Non lontanissima Impiantistica: la corsa all’Iran Una road map contro la crisi


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L ‘estate addosso di Jovanotti S

ull’aereo di ritorno dalle vacanze mi chiedevo se le ferie di agosto possano ancora giovare a qualcuno. Una domanda che reputo legittima alla luce delle tante, infinite lamentele

che hanno accompagnato l’estate in corso come quelle passate. Dalle stazioni balneari ai valichi di montagna, dai porti agli aeroporti, davanti ai musei (quando non sono chiusi per assemblee sindacali) e nelle città d’arte, nel mese di agosto gli echi di protesta che escono dalle bocche di operatori, viaggiatori, turisti e villeggianti sembrano avere superato, in termini di intensità, il maestrale arrabbiato che soffia nelle bocche di Bonifacio proveniente dal Golfo del leone. Bisogna comprenderli: nei ristoranti mangi male e il servizio, vista l’enorme affluenza di gente, non può essere dei migliori; le colazioni al bar rischiano di essere servite per l’ora di pranzo; per chi si avventura in spiaggia soltanto recandovisi all’alba può sperare di trovare un metro quadro di sabbia libero per sistemare ombrellone e sdraio; riempire il serbatoio della macchina o della motocicletta è come aggirarsi nei pressi dello stadio San Siro quaranta minuti prima del derby della Madonnina. Beati coloro che posseggono un’imbarcazione, direte voi, ma ad agosto anche i naviganti piangono! Provateci voi a trovare un angolo di fondale libero per ancorare davanti alle meravigliose baie italiche. E che dire della qualità “estiva” dei nostri giornali: pochi articoli e con argomenti futili; per trovare un minimo di contenuto siamo costretti ad acquistare la Settimana Enigmistica, l’unica a non sciogliersi con il caldo. Ma i più arrabbiati sono gli operatori i quali denunciano il fatto che la loro stagione si riduce ad uno, massimo due mesi: “come si fa a sopravvivere in queste condizioni? Come è possibile offrire un valido servizio?”, sbotta il gestore di una pizzeria sarda. Per non parlare delle esose tariffe aeree e marittime per chi deve raggiungere le nostre amate isole, come delle lunghe code su strade e autostrade. Ma allora perché nel nostro paese continuiamo ad ostinarci a programmare la chiusura delle fabbriche e le ferie proprio nel peggiore dei mesi? Quando invece in Germania, come in altri paesi, le si fa più intelligentemente a turni, da maggio a settembre. Sembra sia stato il caldo a dettare questo scellerato calendario, gli ambienti bollenti di lavoro e scuola, ma anche una consuetudine adottata in epoca romana, quando il tempo era scandito dal lavoro della terra: agosto, infatti, corrispondeva per i contadini al momento in cui la terra poteva regalare un po’ di quiete dopo le grandi fatiche della mietitura del grano e in attesa della vendemmia e della semina autunnali. Nessuna delle due motivazioni è però oggi credibile: la tecnologia ci fornisce i condizionatori e gli agricoltori sono uno sparuto numero in una moltitudine di lavoratori che si occupa d’altro. Credo che i tempi siano maturi per cominciare a pianificare le nostre ferie in modo più intelligente, in barba alle statistiche e alle tradizioni, altrimenti “l’estate di libertà” cantata da Jovanotti rischia veramente di “caderci addosso”. Rovinosamente.

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ITALIAN TASTE Caesar con Eataly @Expo 2015

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Sommario

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NUMERO 113 - LUGLIO - AGOSTO 2015 Anno XIII (Chiuso in tipografia il 28/08/2015) Una copia: euro 4,00 Abbonamento annuale 6 numeri: euro 24,00 - C.C.P. nr. 11777414

EDITORIALE I’estate addosso di Jovanotti

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L’ARTISTA

DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 redazione@ceramicanda. com

Wainer Vaccari

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COSTRUZIONI La ripresa? Lontana, ma forse non lontanissima

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NEWS AZIENDE -

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MERCATO

Prodotti e produttori

Via l’embargo dall’Iran per la gioia dei nostri impiantisti

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IL RICORDO Addio a Carlo Lucchese

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SPECIALE FIERE Dica 33... Tutto pronto per il Cersaie 2015

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NEWS AZIENDE - Impianti e servizi

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IL MUSEO Manodopera, il museo della ceramica

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ECONOMIA Sotto ogni campanile c’è chi prega, chi compra, chi paga

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DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Caroli carocaroli@ceramicanda. com

IL PROGETTO Porcelanosa Grupo per Hotel Spadai, Firenze

COLLABORATORI Daniela D’Angeli, Stefano Fogliani, Edda Ansaloni, Paolo Ruini, Claudio Sorbo CERAMICANDA garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo al responsabile dati Ceramicanda via De Amicis, 4 - Veggia di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare proposte commerciali. In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati personali e al codice di autodisciplina ANVED a tutela del consumatore EDITORE Ceramicanda s. r. l. Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Reggio Emilia al n° 986 in data 19/04/99 • Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 • In attesa di Iscrizione Registro nazionale della Stampa PUBBLICITÀ Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 pubblicita@ceramicanda. com PROGETTO GRAFICO Ceramicanda IMPAGINAZIONE gilbertorighi.com STAMPA E CONFEZIONE Printì

www.ceramicanda.com Si autorizza la riproduzione di fotografie e testi purché recante citazione espressa della fonte IN COPERTINA Wainer Vaccari

PRIMO PIANO

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Panaria

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Classic Arredamenti

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Fiordo

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Stripe Gres

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I N N O V A T I O N

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L’Artista

‘Osservatori’:

Wainer Vaccari

ecco il nuovo ciclo di dipinti di Wainer Vaccari

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Fino al 4 ottobre, a Pietrasanta, la nuova personale dell’artista modenese

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ornano i soggetti ‘classici’ di Wainer Vaccari, quelli che hanno costruito la sua cifra espressiva più caratteristica, ovvero il mondo “fantastico” popolato da personaggi inquieti, provenienti da una realtà al contempo immaginaria e concreta. L’esposizione dal titolo ‘Osservatori’, in programma fino al 4 ottobre 2015 presso la Galleria Bonelli di Pietrasanta, propone quindici opere inedite che segnano una sorta di ‘ritorno all’ordine’ per l’artista modenese, un richiamo alla propria produzione passata, in particolare quella relativa agli anni Novanta. La nota di novità risiede nella maniera: la nuova dimensione pittorica di Vaccari è infatti discreta, velata dietro trame brulicanti di elementi grafici discontinui, come pixel in versione analogica e figure che si stagliano su fondali estremamente sintetici, come pareti e mura cittadine, piccoli ponti o finestre, in una scenografia sempre più vicina alla realtà. Modalità già esplorata da Vaccari nel primo decennio del nuovo millennio, che in ‘Osservatori’ trova una sua sintesi compiuta: la recente ricerca di Vaccari si ricongiunge alla produzione passata dell’artista modenese offrendo, in uno scorrere di pixel, le figure archetipiche del primo Vaccari, immerse, si legge nel testo che presenta la personale dell’artista modenese, «in una costante ricerca sulle origini delle materia, con pose che riprendono le sembianze esemplari degli anni Novanta».

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LUGLIO - AGOSTO 2015

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Costruzioni

a cura della redazione

La ripresa? Lontana, ma forse non lontanissima I dati di inizio 2015 restano negativi, ma le contrazioni sembrano più contenute rispetto alle stime. Il settore delle costruzioni resta in difficoltà ma, scrive l’Ance nel suo rapporto congiunturale, «per la prima volta dopo molti anni, tra le imprese si rileva un’aspettativa di allentamento della crisi» LUGLIO - AGOSTO 2015

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Costruzioni

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a ripresa ancora non si vede. O almeno è un puntino lontano lontano, che si scorge appena alla fine, ancora lontana, del tortuoso percorso di crisi che, anche nel 2015, condizionerà il settore delle costruzioni. In ripresa, ma lontanissimo dal poter festeggiare la fine di in incubo lungo sette anni, nel corso del quale il comparto ha perso oltre mezzo milione di posti di lavoro e quasi 80mila imprese. 529mila, per essere precisi, i posto di lavoro persi (800mila, aggiungendovi i settori collegati) e 79972 le

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imprese “fuoriuscite – per usare un tecnicismo – dal sistema”. E il 2015, che doveva segnare l’inversione di tendenza, si limita a rendere le nubi solo meno spesse, non a diradarle: il primo trimestre ha visto il pil di nuovo giovarsi di un saldo positivo (+0,3%), le stime più ottimistiche (Confindustria) lo trasformano in un +0,8% a fine anno, ma non rasserena il clima né compensa, tornando al settore delle costruzioni, le magre degli ultimi anni. «Continua la situazione di difficoltà con pesanti effetti su occupazione e imprese», registra il rapporto congiunturale dell’Ance, ed è di tutta evidenza come l’associazione nazionale costruttori edili fatichi ad accodarsi al corteo che spande ottimismo su una ripresa non troppo lontana, ammettendo che sì, si migliora, ma solo nel senso che il primo trimestre 2015 registra dati meno drammatici di quelli previsti. Basta? Non proprio, anche considerando che la centralità del comparto rispetto al sistema economico italiano è dato sul quale si sono soffermati sia governo che Confindustria, legando inscindibilmente la ripresa del sistema a quella di costruzioni ed edilizia, che tuttavia da anni sembra aver perso la sua spinta propulsiva, stretta tra crisi di sistema, contrazione dei consumi, tassazioni eccessive e politiche fin qua inefficcaci.

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O sufficienti appena, come accaduto in questo primo trimestre, a lenire le difficoltĂ di numeri che restano negativi,ma sono meno negativi di quanto si temesse. Gli investimenti, infatti, flettono ancora (settimo anno consecutivo, dal 2008 siamo a -34,8%), ma solo del 1,3%

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in termini reali. Poteva andar peggio, insomma, anche considerato che le stime del 2014 prevedevano un calo di quasi il triplo (4,.4%) di quello registrato a marzo 2015 e che il trend vale anche per l’indice della produzione di settore (stima di dicembre 2014 -6%, risultato

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Costruzioni

del primo quadrimestre 2015 -2,6) e soprattutto sull’occupazione, che perde un ulteriore 1,2% da considerare comunque positivamente alla luce del -4,4% registrato su base annua del 2014. Saldi ancora negativi, ma non così negativi, e chissà se sono le ultime curve prima della fine del tunnel o ulteriori rallentamenti che vanno messi in conto ad un sistema ancora ingessato. Le verità che contano le dirà il 2016, anno in cui le stime più ottimistiche

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legano una ripresa oltre lo zero virgola, ma il rapporto Ance non manca di intravvedere già a margine della prima fese del 2015 uno spiraglio nel quale infilare un pochino di ottimismo, ed evidenzia come le più recenti valutazioni delle imprese, “sondaggiate” a maggio, «indicano, per l’anno incorso e per la prima volta dopo molti anni, un’aspettativa di allentamento della crisi». Cali sì, ma più contenuti, rispetto alle previsione, e brilla

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Costruzioni

in questo senso il dato licenziato dalle casse edili, relativo alle ore lavorate: ci sono riduzioni mensili tendenziali di intensità via via più contenute fino a registrare, nel mese di aprile 2015, un primo segno positivo (+0,6% rispetto ad aprile 2014). «Il calo degli investimenti in costruzioni nel 2015, più contenuto rispetto agli anni precedenti, è stato mitigato dalla proroga fino a dicembre 2015 del potenziamento degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico, previsti

dalla Legge di Stabilità per il 2015. A ciò – si legge sul rapporto Ance - si aggiungono alcuni provvedimenti relativi alle opere pubbliche che, sebbene non sufficienti ad invertire il ciclo, ne mitigano, tuttavia, già nel 2015, la flessione». E per invertire la tendenza occorrono provvedimenti “di sistema” che l’Ance si augura possano assecondare una svolta comunque possibile. Solo nel 2016, tuttavia: per il 2015 tocca accontentarsi di contrazioni più contenute di quanto previsto.

UN 2014 DA DIMENTICARE Nel 2014 gli investimenti in costruzioni (al netto dei costi per il trasferimento della proprietà) ammontano, a livello nazionale, a 128.200 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente l’osservatorio Ance si rileva un’ulteriore flessione del 5,1% in termini reali e la caduta dei livelli produttivi coinvolge tutti i comparti, dalla produzione di nuove abitazioni, che nel 2014 perde il 16,1%, all’edilizia non residenziale privata, che segna una riduzione del 6,1%, alle opere pubbliche, che registrano una caduta del 5,1%. «Solo il comparto della riqualificazione degli immobili residenziali – si legge sul rapporto pubblicato a luglio - mostra una tenuta dei livelli produttivi +1,5% nel confronto con l’anno precedente». Un anno pieno di difficoltà, riflesso anche sui dati del’occupazione: nel corso del 2014, rileva ancora l’associazione nazionale costruttori edili, le costruzioni sono state l’unico settore a registrare ancora un segno negativo con un -4,4% su base annua, a fronte di crescite per l’agricoltura (+1,6%), industria in senso stretto (+1,4%) e servizi (0,5%) che si sono riflesse su un dato di sistema in crescita dello 0,4% su base annua.

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NEWS

Aziende

UN ALTRO RECORD PER Y-40 THE DEEP JOY, LA PISCINA DA GUINNES REALIZZATA CON I PRODOTTI FLORIM Un altro record del mondo:il primato di durata in acqua dolce a una profondità di 40 metri. Alberto Calesella, ha trascorso poco più di 5 ore sott’acqua con lo scopo di approfondire alcuni aspetti fisiologici nelle condizioni di immersione per rendere questa attività sempre più immune da rischi. L’esperimento corona il primo anno di attività di Y-40 The Deep Joy, la piscina di Montegrotto Terme che, con i suoi 40 metri di profondità, ha conquistato un Guinness World Record. «Oltre agli aspetti sportivi ci sono quelli scientifici. A riguardo, una conferma della validità e lungimiranza del nostro progetto – ha detto Emanuele Boaretto, ideatore e progettista della piscina realizzata con i prodotti Florim - ci è stata data dall’interesse dimostrato da prestigiosi centri di ricerca nazionali che proprio a Y-40 inizieranno a svolgere progetti di ricerca sulla medicina e sulla fisiologia dell’immersione».

PORCELANOSA PREMIA BELEN MONEO Nell’ultima edizione dei Premi di Architettura e Interior Design, Porcelanosa Grupo ha premiato il contributo di Belen Moneo Feduchi nella diffusione dell’architettura spagnola, sia come architetto e sia come docente, con un premio onorario consegnato presso l’hotel Ritz di Madrid durante la serata di gala. Belen Moneo si è laureata con lode in Storia dell’Arte e Arti Visive ad Harvard e, successivamente, ha frequentato un Master in Architettura presso la Columbia University, dove ha lavorato come docente. Nel 1993 ha fondato a New York lo studio Moneo Brock Studio, insieme a Jeff Brock, con un approccio multidisciplinare che va dalla progettazione architettonica e d’interni alle incursioni nel design industriale.

LO SHOWROOM MILANESE LEA DI VIA DURINI OSPITA PIACERE MODENA In occasione di Expo Milano 2015 Lea Ceramiche ospita, presso il suo showroom di via Durini a Milano, Piacere Modena con un calendario di incontri e momenti di degustazione delle eccellenze del territorio modenese. Prossimi incontri il 17 settembre e il 27 ottobre.

MILANO: MAPEI E MARAZZI PER LA TORRE ARCOBALENO Centomila piastrelle di ceramica in 14 Colori Marazzi brillano di nuovo sulla Torre Arcobaleno, riconsegnata alla città di Milano in occasione di Expo’ 2015 dopo 25 anni dal primo intervento, realizzato in occasione dei Campionati mondiali di calcio ospitati dall’Italia nel 1990. Artefice del progetto e dell’organizzazione dei lavori, oggi come nel 1990, è la Divisione Architettura dello studio milanese Original Designers6R5 Network, con i professionisti Francesco Roggero, Albino Pozzi, Rita Alfano Roggero e Kiyoto Ishimoto. La Torre - risalente al 1964 e un tempo anonimo serbatoio dell’acqua ricompreso nel perimetro dell’importante scalo ferroviario della Stazione FS Milano Porta Garibaldi – è oggi un segno urbano molto riconoscibile nello skyline milanese. L’opera di riqualificazione - i cui costi sono stati integralmente assunti dalle aziende partner Bazzea – B Construction Technology, Condor,Fila Solutions, Mapei e Marazzi e dagli architetti riunitisi intorno al progetto - è stata portata a termine in soli 71 giorni, impiegando 37 addetti. Marazzi ha fornito come nel 1990 le ceramiche Sistem C, una gamma cromatica completa composta da venticinque colori, tre superfici (lucida, opaca e strutturata antiscivolo) quattro formati e due strutture a rilievo effetto 3D. Una ceramica eco-accorta che ha conseguito la certificazione LEED® grazie al contenuto di materiale riciclato utilizzato nella produzione

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PETRACER’S HOLDING RIDÀ NUOVA VITA A “PECCHIOLI CERAMICA FIRENZE” Petracer’s Holding, azienda del gruppo multinazionale belga Koramic Chemicals&Ceramics leader europeo nel settore ceramico e chimico per le costruzioni, entrambe presiedute dall’aprile 2013 dal manager Graziano Verdi, ha appena siglato un accordo di acquisizione dello storico marchio fiorentino Franco Pecchioli Ceramica Firenze, simbolo della più alta artigianalità italiana nel mondo nel settore dei pavimenti e rivestimenti ceramici. La Franco Pecchioli s.r.l., da alcuni mesi a rischio chiusura, è una delle più antiche manifatture ceramiche italiane, se si considera che l’azienda è la “diretta discendente” di “Manifatture Chini” la cui attività ceramica inizia nell’ultimo decennio del XIX secolo ad opera di Galileo Chini che, con alcuni soci, fonda, a Firenze, nel 1896 la fabbrica L’Arte della Ceramica e nel 1906, a Borgo San Lorenzo, nel Mugello, la manifattura Fornaci San Lorenzo che nel 1956 si trasforma nella Franco Pecchioli Ceramiche, ed è da qua che nasce il “nuovo corso”. E’ stato proprio questo bagaglio storico e culturale, oltre che alla bellezza espressa dalle manifatture del marchio Pecchioli, che ha stimolato l’interesse da parte di Petracer’s, in primis nella persona del Suo Presidente e AD, Graziano Verdi il quale, nel mese di maggio scorso, ha fatto una proposta di acquisto, che non solo potrà riposizionare l’azienda Pecchioli tra le leader di mercato nel settore del lusso ceramico, ma darà nuovamente ai dipendenti un posto di lavoro che in alcuni casi si tramanda da generazioni.

UN AMBIENTE IN TRASFORMAZIONE: AVVIO/INIZIO Un ambiente in trasformazione Gli uffici e gli spazi espositivi di FIANDRE presso il SarottiHöfe di Kreuzberg hanno espresso l’esigenza di un design più moderno, di un restyling che possa migliorarne le funzionalità e ampliare le possibilità di utilizzo dei locali. Volker Halbach di blauraum Architekten e Sally Below di sbca si occuperanno della trasformazione di questi spazi avvalendosi della collaborazione di architetti, scenografi, progettisti d’interni, designer e altri esperti. Da giugno 2015 a giugno 2016, nell’ambito di un processo in continua evoluzione, tali esperti selezionati reinventeranno un nuovo volto per FAB ARCHITECTURAL BUREAU BERLIN, uno dei quattro showroom dedicati all’architettura e alle superfici in Europa.

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prodotti e produttori www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

CERSAIE 2015: SIL CERAMICHE PRESENTA SHADES La collezione di otto tinte unite Shades di Sil Ceramiche si arricchisce di nuovi decori ispirati alle cromie delle stoffe. Un rigato sottile, il principe di galles e i pois colorati ispirati alle opere di Damien Hirst decretano l’unione fra il mondo dei tessuti, dell’arte e della ceramica, creando un nuovo modo di “vestire” le superfici.

MULARONI, MUSSINI, DE MAIO E SCOPETTI: CONFINDUSTRIA CERAMICA ALLARGA IL PROPRIO DIRETTIVO Il Consiglio Direttivo di Confindutria Ceramica ha provveduto a cooptare al proprio interno, secondo le norme di statuto, personalità di importanti realtà aziendali e rappresentanti di zone a rilevante produzione economica. Su proposta del Presidente Vittorio Borelli, ha approvato all’unanimità la cooptazione all’interno dell’organo collegiale di Enzo Donald Mularoni (Presidente Ceramica Del Conca Spa) e di Emilio Mussini (Presidente di Panariagroup Industrie Ceramiche Spa) quali rappresentanti di importanti realtà aziendali. Ha altresì approvato la nomina di Giovanni De Maio (Antiche Fornaci d’Agostino Spa) e di Alessandro Scopetti (Simas Spa) rispettivamente per il distretto della ceramica Vietrese (Salerno) e per il comprensorio di Civita Castellana, nel Viterbese.

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Primo Piano

PrimoPiano

a cura della redazione

FABULA 40,4x60,8 • 40,4x40,4 • 20x40,4

Panaria presenta Petra Solis La proposta di Panaria Ceramica recupera la semplicità delle pietre native rigenerandola con la tecnica del gres porcellanato colorato in massa

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FABULA 20x20 • DECORI ORNATUM 20x20

spirata ad una serie di pietre mediterranee che si caratterizzano per i toni caldi e tenui associati a molteplici sfumature Petra Solis concretizza un progetto dal carattere fortemente internazionale in termini di colori, formati e superfici. Il fascino dell’antico abbinato alla qualità di una lavorazione industriale condotta con le più moderne tecnologie dà vita ad un prodotto ideale per ogni contesto residenziale e commerciale. Con le pietre naturali che hanno ispirato Panaria sono stati realizzati, tra gli altri, il Castello di Federico II, Castel del Monte, le cattedrali di Bari e Trani. Petra Solis ne riprende le variazioni naturali, il cambiamento di tonalità, i bordi “sbavati”, macchiature, venature e la superficie morbida, tratti salienti di queste pietre. Le proprietà estetiche e materiche di Petra Solis ne


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fanno un prodotto idoneo sia all’interno che all’esterno, declinando in chiave contemporanea un insieme di pietre che rappresentano un simbolo per le architetture contemporanee e sono apprezzate in tutto il mondo. Colori. Tre le nuance proposte: al beige originario (Fabula) la ricerca Panaria ha aggiunto le varianti avorio (Somnium) e sui toni più grigi (Visio). Colori tipici della pietra naturale che restituiscono alle superfici gli effetti dell’uso e delle contaminazioni ambientali. Questa cromaticità rende il prodotto ideale non solo per i paesi caldi e marcatamente Mediterranei, ma anche per quegli usi e quegli stili più moderni in ambito residenziale e commerciale. Uno studio mirato della componente grafica, differente tra i vari formati, garantisce un eccellente “movimento” alla superficie del prodotto. Decorazioni. Nove diversi grafismi – realizzati direttamente in linea - riproducono la tecnica del disegno “stencil”, i cui tratti non perfettamente definiti conferiscono un aspetto anticato, quasi fossero preziosi reperti riportati alla luce. Le decorazioni Ornatum possono essere posate mixate tra loro creando un gradevole effetto in perfetto stile Mediterraneo mentre i decori Signum riproducono disegni molto semplici che ricordano simbologie tribali. Formati. In una gamma ampia ed articolata - cinque differenti formati – spiccano il 40,4x60,8 - 40,4x40,4 (10mm) le cui grandi dimensioni esaltano le qualità estetiche di questa collezione. Vi sono poi il 60,8x60,8 (10 mm sia naturale che rettificato), il 20x40,4 ed il 20x20 pensato principalmente per bagni e cucine. La versione per esterno nella superficie strutturata in 10 mm è disponibile nel nuovo formato 40x60,8.

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Primo Piano

PrimoPiano

a cura della redazione

La casa veste Classic L’eleganza senza tempo delle soluzioni proposte da Classic Arredamenti: atmosfera ed eleganza per interni da sogno


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cegliere un arredamento classico significa scegliere l’eccellenza, l’eleganza ed il pregio di soluzioni in grado di connotare in modo ben evidente il proprio abitare. E Classic antichità & arredamenti interpreta nel modo più efficace il gusto e la cifra estetica di soluzioni mai banali, che coniugano una nuova realtà imprenditoriale nata dalla trentennale esperienza maturata nel mondo dell’arredamento classico. Classic Arredamenti è a Sassuolo, in viale Vespucci, dove uno showroom le cui atmosfere si caratterizzano non meno che le soluzioni proposte da uno staff aggiornato e competente e avvolgono mobili e complementi di arredo, selezionati attentamente dopo una ricerca accurata e frutto di anni ed anni di esperienza nel campo della progettazione di interni. Il personale dell’azienda sassolese, competente e disponibile, è in grado di suggerire e consigliare sull’arredo di soggiorni, camere da letto, proponendovi un ampissima scelta di tessuti, complementi e un’attenta fase di progettazione, in modo da soddisfare ogni esigenza. Abbinamenti sapienti di colori e materiali, il giusto mix tra tradizione e innovazione in grado di creare ambienti unici, la bellezza senza tempo di finiture elaborate che nulla tolgono all’eleganza innata del classico, la cura dei dettagli sono il plus, indiscutibile, attraverso il quale vestire la propria casa Classic.




a cura della redazione

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Rockstyle R-Silver Ristorante Pescheria

Rockstyle, Impero, My Brick: il rivestimento murale secondo Fiordo

Facilità di posa e manutenzione, versatilità di impiego, elevata qualità tecnica ed estetica: le collezioni in gres porcellanato Fiordo propongono nuove soluzioni al mondo della progettazione

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iordo Industrie Ceramiche rielabora il tema del rivestimento murale. Leader nella produzione di pavimenti e rivestimenti in gres porcellanato, Fiordo interpreta le esigenze della progettazione attraverso collezioni in grado di creare ambienti fortemente caratterizzati in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea . Le collezioni Impero, RockStile e My Brick, declinano, evolvendoli,


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temi e texture del rivestimento murale in gres porcellanato tenendone fermi alcuni capisaldi, quali i formati (30x56,5 cm), la facilità di posa, utilizzo e manutenzione. La serie Impero, ispirata all’eleganza del travertino romano, valorizza struttura e colorazioni della pietra già resa immortale dai monumenti più importanti dell’antica Roma. La superficie realizzata a sbalzo, che crea una discontinuità di livelli che riproduce le tonalità del travertino, dal bianco latte al noce, attraverso varie sfumature dal giallo al rosato. Ispirata alla pietra naturale Rockstyle, le cui caratteristiche tecniche ne fanno rivestimento ideale per le pareti di interni ed esterni residenziali e di luoghi pubblici e showroom, Rockstyle è resistente al gelo, alla luce, inalterabile nel tempo, facile da posare e da pulire, e non necessita di nessun trattamento e nessuna manutenzione. I cinque colori di My Brick riproducono il mattone faccia a vista. Modernità e tradizione si coniugano in un equilibrio perfetto di forme e linee geometriche: il formato 30x56,5 cm, progettato appositamente per la posa ad incastro, crea eleganti pareti tridimensionali ed uniformi, con lo stesso risultato estetico del mattone pieno faccia a vista tradizionale. My Brick racchiude in sé tutte le migliori caratteristiche del gres porcellanato tecnico pienamente vetrificato e, grazie alle colorazioni naturali, è proposto per accostamenti ed impieghi sia nelle abitazioni che negli edifici ad uso commerciale.

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Mercato

a cura di Daniela D’Angeli

Via l’embargo dall’Iran: per la gioia dei nostri impiantisti

Paolo Gambuli

LUGLIO - AGOSTO 2015

L’accordo sul nucleare cancella le sanzioni che hanno limitato anche le esportazioni dei produttori italiani di tecnologia per la ceramica, ma si dovranno aspettare tra i 6 e i 12 mesi 27


Mercato

I protagonisti del negoziato

A

vrà conseguenze positive anche sul mercato delle macchine per ceramica la storica firma dell’accordo sul nucleare tra l’Iran e i paesi occidentali; al di la della stabilità politica garantita dall’intesa la vera novità arriva dall’eliminazione delle misure di embargo che da anni ostacolavano le relazioni commerciali con uno dei paesi più appetibili del Medioriente. Le limitazioni erano scattate nel dicembre 2006, per poi subire progressivi inasprimenti e restrizioni da marzo 2007, la storica firma all’accordo porta invece la data del 14 luglio 2015; sono quindi almeno otto anni che le relazioni commerciali con l’Iran sono inficiate dall’embargo americano al quale anche l’Europa ha aderito. “Ci sono stati anni nei quali quello iraniano è stato in assoluto il primo paese per l’export di macchine per ceramica”, spiega il Direttore di Acimac Paolo Gambuli, oggi vale una settantina di milioni, stiamo quindi parlando di un mercato importante per il nostro comparto”.

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Si tratta di un mercato maturo, di alta gamma, tecnicamente molto preparato e alla ricerca di una tecnologia di qualità, un paese nel quale tutti i maggiori produttori di macchine hanno filiali per ricambi in modo da offrire un tempestivo servizio di assistenza. “Negli anni passati”, prosegue Gambuli, “in Iran sono stati fatti investimenti importanti, proprio per questo c’è necessità di ricambi, innovazione tecnologica, si è creato un legame commerciale che non si rompe facilmente e che quindi si è mantenuto in questi anni di embargo. Però le sanzioni rendevano tutto più complicato, colpivano come sempre accade i paesi con un ottimo posizionamento nell’export, su tutti Italia e Germania, mentre avvantaggiavano altre realtà che non le rispettavano, la Cina in testa”. Con l’embargo non si sono quindi recisi i legami tra Italia ed Iran, anche in ragione del fatto che le tecnologie per ceramica venivano ritenute non passibili di usi di tipo militare, ad essere difficili erano soprattutto le operazioni di pagamento, problematiche spesso risolte con il frazionamento degli importi più elevati. Al momento non ci sono elementi sufficienti per valutare la crescita dell’export di tecnologia italiana in Iran, troppe le variabili in corso: “Storicamente era un mercato da 70 milioni, questo era l’ultimo dato disponibile sul volume del nostro export in Iran, probabilmente tornerà a crescere ma di quanto non è facile prevederlo. Di certo alcuni investimenti di base sono già stati fatti, oggi abbiamo relazioni di mantenimento, non ci sono impianti che vengono su da zero. Dobbiamo attendere per capire come si assesterà l’economia, se ci sarà un rilancio interno e se l’Iran diventerà un forte esportatore, solo allora potremo fare valutazioni più precise”.

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a cura di Daniela D’Angeli

Un centinaio le ceramiche iraniane affamate di tecnologia italiana Da tempo l’Iran è tra i principali mercati dei colossi italiani che forniscono macchine per ceramica, la scomparsa dell’embargo renderà più semplici i pagamenti e porterà nuove commesse grazie all’export nel Mediterraneo LUGLIO - AGOSTO 2015

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Mercato

Franco Stefani, Presidente Gruppo System “E’ un mercato che vale molto per noi, già da tempo stiamo operando in Iran con certe difficoltà sul fronte finanziario, dovute proprio all’embargo americano. Non abbiamo mai smesso di lavorare, certo la cancellazione dell’embargo ci faciliterà le cose”: Così l’ingegner Franco Stefani, Presidente di System ha accolto la notizia dell’accordo che porterà al progressivo smantellamento dell’embargo all’Iran. “Al momento è nei primi dieci mercati di System, ma in alcuni frangenti è stato anche tra i primi cinque. Al momento hanno un buon mercato interno, ma con l’apertura potrebbero aumentare in modo considerevole l’export, accrescendo la propria presenza nel mediterraneo. Hanno un potenziale produttivo notevole”. Un paese che ha una lunga tradizione nella produzione ceramica “producono ceramiche piane industriali dal 1950”, ma anche “un paese giovane con oltre 100 milioni di abitanti, ha materie prime ed ora grazie alla cancellazione dell’embargo potrà mettersi nella chimica e nella parte più nobile della trasformazione”. Importante già ora il posizionamento di System nel paese: “abbiamo già in costruzione 1.500 metri di area depositi, post vendita e uffici. Gli impianti venduti devono essere mantenuti, dobbiamo visitare i clienti e quindi è un patrimonio che va ravvivato giorno per giorno”.

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Ingegner Claudio Marani, Direttore Generale della Divisione Ceramics di Sacmi Imola “Quello iraniano per noi è sempre stato uno dei principali mercati di riferimento, negli ultimi dieci anni abbiamo fatturato circa 50 milioni di euro l’anno, stiamo parlando di una media, abbiamo avuto anche picchi di 80-90 milioni, poi chiaramente ci sono stati anni di crisi, in particolare il 2013 nel quale abbiamo realizzato un solo impianto per 5 milioni di euro”. Una posizione importante quella di Sacmi in Iran, spiegata dall’Ingegner Claudio Marani, Direttore Generale della Divisione Ceramics della cooperativa di Imola. “Eravamo presenti nel paese già prima della rivoluzione di Komeini, anche nei momenti più difficili è un paese che ha rispettato gli impegni, negli anni delle sanzioni ci siamo assunti i rischi finanziari fornendo comunque impianto, ci abbiamo sempre creduto e siamo stati ripagati”. Ultimamente Sacmi ha anche realizzato un centro servizi, un deposito ricambi e aperto una officina stampi. “Le difficoltà di questi ultimi anni di embargo erano relative soprattutto ai pagamenti, perché la clientela aveva difficoltà ad accedere al credito, ci attendiamo però che operativamente non venga rimosso prima di 6-12 mesi”. “Per i dati in nostro possesso l’Iran ha una capacità produttiva di 420 milioni di metri quadri, ma quelli prodotti effettivamente sono intorno ai 330 milioni, ci sono un certo numero di linee non in funzione. Le aziende ceramiche operative sono circa un centinaio ed il consumo pro capite è di circa 2,7 metri quadrati per persona. E’ un paese che ha un grande bisogno di nuove abitazioni, di programmi per l’edilizia soprattutto per i giovani e ricordiamo anche che l’Iran ha grandissime prospettive di export. Uno dei principali mercati di export è per loro l’Iraq, ora un po’ rallentato dai problemi creati dall’Isis, ma hanno grandi possibilità in

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tutte le repubbliche turcofone. Inoltre nonostante la grande capacità installata ci sono tante richieste di impianti completi, l’unico tipo di fornitura che facciamo in quel paese, non lavoriamo su macchine singole”. La prospettiva è anche quella di accrescere il parco clienti: “ci sono già numerose aziende attive ma ci attendiamo anche nuovi investitori che vogliano entrare nel settore ceramico, immaginiamo quindi di poter raggiungere fatturati di 40-50 milioni anche nei prossimi anni”.

Fabio Tarozzi, presidente Siti B&T

Paolo Sassi, presidente Bmr Pollice alzato anche per Claudio Sassi, presidente di Bmr, per l’evoluzione del mercato iraniano che si prospetta con la cancellazione dell’embargo: “E’ un mercato abbastanza importante per noi, anche in questi anni abbiamo comunque continuato a vendere in Iran, cifre non grandissime e con difficoltà per incassarle, ma poi siamo sempre riusciti a portare a casa quanto venduto. Stiamo comunque parlando di cifre al di sotto del milione di euro, quindi più facili da incassare rispetto ad altri fornitori”. Il patron di Bmr punta l’attenzione anche sulla concorrenza: “i cinesi hanno approfittato della situazione, loro non hanno dovuto rispettare l’embargo ed hanno avuto facilitazioni notevoli nell’esportare i loro prodotti, togliendo quote di mercato anche agli italiani”. “La capacità produttiva dell’Iran è attualmente a livello di quella italiana, è quindi tra i primi dieci mercati per la fornitura di tecnologia ceramica, ci darà altre soddisfazioni”.

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“Le aziende che beneficeranno per prime dello sblocco delle sanzioni sono quelle che sono già presenti in Iran; quindi il nostro Gruppo – che vanta un forte e consolidato apprezzamento da parte dei produttori ceramici locali – riteniamo potrà trarre vantaggi già nel breve periodo”. Così Fabio Tarozzi, presidente di Siti B&T accoglie la notizia della rimozione dell’embargo, atteso nei prossimi mesi. “Il riavvio dei rapporti commerciali, congelati dal 2006, apre importanti prospettive per gli investimenti locali e per le esportazioni da parte dei costruttori italiani di macchine per ceramica”, prosegue Tarozzi, “il mercato iraniano è certamente tra i più dinamici a livello mondiale e i produttori locali vantano un know-how ceramico che consente loro di apprezzare e scegliere le proposte tecnologiche all’avanguardia di SITI B&T Group. Si tratta inoltre di un Paese di quasi 80 milioni di abitanti, nel quale l’industria delle costruzioni potrebbe registrare nuovamente positivi trend di crescita. Mi auguro sia rapido il processo che permetterà all’economia iraniana di riconnettersi alla rete globale delle operazioni bancarie, per consentire il trasferimento diretto di fondi da e verso l’Iran”.

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Il ricordo

a cura di Roberto Caroli

Carlo Lucchese

il funerale

Carlo Lucchese, una vita da mediano A fine luglio la scomparsa dell’imprenditore sassolese, vicepresidente del gruppo Florim

Carlo Lucchese con la sorella Mariadele al Guggenheim di Venezia

L

’imprenditore Lucchese, l’amico Carlo, se n’è andato improvvisamente pochi giorni prima della serrata agostana delle fabbriche sassolesi. Quasi non volesse disturbare le vacanze degli amici imprenditori che di li a poco sarebbero cominciate. Un malore, il suo cuore grande lo ha tradito a 66 anni. Una folla nutrita si è stretta attorno ai familiari il giorno dei funerali, il 25 luglio, nel Duomo di San Giorgio in Piazza Grande a Sassuolo. Pochi giorni prima avevo avuto il piacere di passare un’intera giornata insieme a lui e alla sua famiglia, a Venezia, al Peggy Guggenheim, per un evento Florim. Il viaggio sullo stesso mini bus, poi il motoscafo fino al museo, il convegno, la visita guidata tra Picasso e Pollock, la cena e il ritorno nel cuore della notte. L’avevamo “recuperato” a Modena

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nel tardo pomeriggio, dove viveva, appena salito a bordo distribuì frutta di stagione regalando poi divertenti battute per tutta la giornata. Era solare Carlo, rivelava semplicità e serenità, solo quando parlava di ceramica, di piastrelle, la sua vita, si faceva serio. E anche in quell’occasione, durante il buffet sul terrazzo che si affaccia sul Canal Grande, non disdegnò di esprimere commenti su mercati, clienti, grandi formati, il suo pane quotidiano. Socio e vicepresidente del Gruppo Florim, primogenito di Giovanni, fondatore nel 1962 di Floor gres, Carlo ha alternato l’impegno nell’azienda di famiglia con iniziative personali rimanendo sempre legato al mondo della ceramica. Ma, soprattutto, restando sempre un imprenditore discreto, mai volutamente in prima linea, eppur sempre impegnato con ardore e passione al conseguimento dei successi aziendali. Da tifoso del Sassuolo, squadra che seguiva spesso allo stadio, avrebbe certamente apprezzato il paragone che mi accingo a fare. Il ruolo che si era ritagliato in Florim mi fa pensare ad una canzone di Luciano Ligabue: “Una vita da mediano, con dei compiti precisi, a coprire certe zone, a giocare generosi, una vita da mediano, da chi segna sempre poco che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco. Una vita da mediano, che natura non ti ha dato né lo spunto della punta, né del 10…che peccato”. Al termine della bellissima giornata, quando il bus accostò a Modena per farlo scendere, Carlo salutò tutti, familiari e amici, all’uscita ricevette una pacca sulla spalla dal fratello Claudio, quasi a volergli dire “grazie, bravo, anche oggi hai corso con e per noi”. Lascia la compagna e quattro figli, un grande vuoto in azienda e nel cuore di chi lo ha conosciuto ed apprezzato.

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Anteprima CERSAIE

a cura di Stefano Fogliani

Dica 33… tutto pronto per l’edizione 2015 del Cersaie Non priva di novità la trentatreesima edizione della fiera bolognese, a cominciare dalla parentesi sassolese che sposterà, per una serata, il Cersaie a Sassuolo, capitale del distretto ceramico e culla della piastrella mede in italy LUGLIO - AGOSTO 2015

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Anteprima CERSAIE

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utto (o quasi, un po’ di tempo c’è ancora) per il Cersaie. Appuntamento fieristico tra i più importanti del panorama mondiale, e senza dubbio il più importante a livello nazionale, la kermesse bolognese comincia il count down verso la 33ma edizione di un appuntamento che da questa edizione 2015 aspetta riscontri oggettivi – anche a livello numerico – che confermino la decisa ripresa del made in italy della piastrella, già suggerita dai dati congiunturali diffusi a giugno da Confindustria Ceramica. La scorsa stagione si sfiorarono i 101mila visitatori, e quest’anno si punta a migliorare il dato, e la ripartizione tra espositori italiani ed espositori italiani, combinati all’aumento di visitatori dall’estero, che suggeriva una progressiva internazionalizzazione della rassegna, si conta possa consolidarsi proprio in sede di consuntivo di questa edizione 2015. C’è, a meno di un mese dal taglio del nastro, un cauto ottimismo cui tocca alla settimana bolognese dare tangibilità, e c’è, ad arricchire l’edizione 2015, l’immancabile contorno di appuntamenti riservati agli addetti ai lavori che dettano un’agenda oltremodo fitta, fatta di convegni, seminari, workshop ed eventi collaterali, con una spruzzata di sano localismo sintetizzata nella scelta degli organizzatori di collocare la serata inaugurale della kermesse bolognese all’interno del distretto ceramico. Se lo schema della giornata inaugurale è infatti quello consueto, con taglio del nastro e convegno economico in mattinata, dalle 18 il Cersaie si sposta a Sassuolo, capitale del distretto ceramico e culla della piastrella made in Italy, dove sarà il Palazzo Ducale a fare da cornice e alla conferenza stampa internazionale e alla serata di gala,

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evento conviviale ad invito realizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna e riservato alle imprese espositrici di Cersaie, i loro ospiti e le istituzioni locali ed internazionali. Parentesi inedita, quella sassolese, che aggiunge un elemento di novità al già ricco programma che fa da contorno all’esposizione bolognese. Dalle mostre permanenti (Cer-Stile, Day/Off) al Bologna Design week allestito nel centro cittadino, fino ai tradizionali appuntamenti con le lectio magistralis dei big dell’architettura - ci sono Glenn Murcutt, Solano Benitez, Francesco Dal Co, Markus Bader e Fulvio Irace, Francisco Mangado e Matthias Sauerbruch oltre a Massimo Giacon, il programma della 33ma edizione di Cesaie è voluto e pensato per aggiungere spunti di riflessione e discussione ad una kermesse il cui nucleo resta, ovviamente, espositivo e commerciale. Vetrina, ma non solo, perché i tempi cambiano, il mercato evolve e il Cersaie non vuole restare indietro, approfittando anche della concomitanza con Expo 2015.

CERSAIE IN NUMERI (EDIZIONE 2014) Area espositiva Espositori totali Italiani Stranieri Visitatori Italiani Stranieri Giornalisti

166.000 mq 945 606 339 100.985 54.386 46.599 578

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15 15 A

14

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Gall.15-18

16

ingresso CALZONI

20

19 9 22

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ingresso NORD Mostra: CER-STILE Italian Style Concept

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Gall. 21-22

42 ingresso COSTITUZIONE

Città della posa: ampia area riservata alla dimostrazione delle nuove tecniche di installazione e posa in opera di pavimenti e rivestimenti.

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Gall. 25-26

Gall. 21/22 Galleria dell’Architettura CENTRO SERVIZI

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ingresso MICHELINO

30 45 26

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ingresso ALDO MORO

Settori Merceologici Pavimenti e rivestimenti di ceramica - Bicottura - Clinker - Cotto Gres porcellanato - Gres rosso - Monocottura chiara - Monocottura rossa - Mosaico - Battiscopa, listelli, tozzetti, altri pezzi speciali Frangisole e grigliati in ceramica - Pezzi speciali per piscine - Tegole ceramicate - Pareti ventilate - Pavimenti sopraelevati Pavimenti e rivestimenti in materiali non ceramici* - Marmo Pietra Naturale - Pietra Ricostruita - Legno - Parquet - Laminati In Genere - Polimerici - Fibre Naturali - Compositi - Vetro - Rivestimenti In Carta

Materie prime, attrezzature per prodotti ceramici - Supporto (biscotto) - Coloranti, smalti e fondenti - Prodotti per serigrafia, decalcomanie Attrezzature e materiali per la posa e l’esposizione di prodotti ceramici - Macchine ed attrezzi - Adesivi, impermeabilizzanti e sigillanti - Prodotti per finiture e per il trattamento delle superfici Mobili espositori, espositori per campionari, arredi per sale mostra Spedizionieri

* Settore merceologico in contitolarietà con BolognaFiere

Apparecchiature igienico-sanitarie - Apparecchi igienico-sanitari - Cabine doccia - Vasche da bagno e idromassaggio - Rubinetteria sanitaria - Termoarredo - Saune

Editoria tecnica - Associazioni, centri di ricerca e di informazione Servizi alle imprese

Arredamenti per ambiente bagno - Complementi ed oggettistica per il bagno - Mobili per bagno - Specchi e specchiere - Tende, tappeti e coordinati in genere - Lavelli - Piani d’appoggio - Elementi di arredobagno per disabili Arredoceramica e Caminetti - Caminetti per arredo - Stufe in ceramica - Cucine piastrellate

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NEWS

Aziende

EKOROLL DI SACMI-NUOVA FIMA PER IL GRUPPO FINCIBEC «EkoRoll rappresenta una risposta a problematiche complesse in fase di formatura del cartone, sia in termini di quantità di materia prima necessaria sia di produttività». Così Vittorio Borelli, ad del Gruppo Fincibec, spiega la scelta di investimento che si è tradotta nell’installazione di due nuove confezionatrici automatiche negli stabilimenti di Sassuolo e Roteglia. Progettata da Sacmi-Nuova Fima a partire da un’innovazione progettuale semplice e lineare – sostituire le fustelle prestampate con rulli di cartone, tagliati e formati in tempo reale, garantendo protezione perimetrale al 100% della pila di piastrelle – EkoRoll è la soluzione ideale per la gestione dei grandi formati, con risparmi sulla quantità di materia prima e sui costi che possono raggiungere anche il 60%. Con EkoRoll, infatti, il committente gestisce un semplice rullo di cartone che, tagliato e formato grazie al sistema di fustellatura integrato nella macchina (formati su entrambi i lati di avanzamento da un minimo di 200 a un massimo di 1.200 mm), viene passato alla stampante e corredato di brand e loghi. Il sistema è personalizzabile, fino ad un minimo di 150 mm su un lato e un massimo di 1.800 sull’altro, per il confezionamento di formati speciali quali le lastre di grandi dimensioni.

QUASI 50 LE UNITÀ DI SQUADRATRICI A SECCO GIÀ VENDUTE DA BMR NEL MONDO Bilancio oltremodo positivo, in chiusura di primo semestre 2015, per BMR. L’azienda scandianese, leader nelle tecnologie del fine linea, vede ad oggi vendute in Italia e all’estero quasi 50 macchine per la squadratura a secco sia di materiali in monoporosa sia in gres porcellanato, molte delle quali anche già consegnate e operative. Un dato importante per BMR che festeggerà gli importanti traguardi raggiunti in occasione del Red Gala Dinner, in programma il prossimo 30 settembre nella prestigiosa cornice di Villa Spalletti, a San Donnino di Casalgrande.

MARTINELLI GROUP SBARCA NEGLI STATI UNITI Martinelli Group punta sugli Stati Uniti annunciando la nascita della Martinelli Ettore USA Inc. nella città di Lebanon, in Tennessee, la cui apertura ufficiale è prevista tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2016. La nuova unità operativa, in posizione strategica sia per la vicinanza ai produttori locali di piastrelle che rispetto alle vie di comunicazione, fornirà alle aziende locali servizi di assistenza e rigenerazione di stampi e tamponi, ottimizzando tempi e costi della logistica, ma con la garanzia di un prodotto Made in Italy: la fornitura di stampi e tamponi nuovi continuerà ad essere effettuata direttamente dalla casa madre italiana. Martinelli Group, fondato nel 1953 a Fiorano Modenese (oggi la sede è a Sassuolo), è attivo nel segmento degli stampi e macchine per ceramica con le società Martinelli Ettore, Emar-Imes e Emar Impianti in Italia e con la Zao Martinelli Ettore in Russia.

LA TECNOLOGIA KRYO DI SMAC PER V&B FLIESEN Nello stabilimento di Merzig di V&B Fliesen, dove si producono le piastrelle a marchio Villeroy &Boch, è stato installato in marzo il sistema di raffreddamento per piastrelle Kryoì F.90 di OfficineSmac di Fiorano, a supporto della stampante digitale Durst. La tecnologia di raffreddamento sviluppata e brevettata da Smac si avvale di un sistema a doppio ciclo chiuso che elimina il vapore rilasciato dalle piastrelle in entrata nella decoratrice digitale: questo permette di ridurre drasticamente i fermi macchina dovuti alla pulizia delle testine, con conseguente aumento della produttività.

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LE CERAMICHE IRANIANE INVESTONO IN TECNOLOGIA MADE IN SYSTEM La tecnologia Made in System continua a essere ricercata e apprezzata dalle ceramiche iraniane al punto che due importanti nomi come Persepolis e Narin Tile hanno confermato altri investimenti in tecnologie per la stampa digitale, dopo aver apprezzato le potenzialità estetiche di Creadigit e verificato le opportunità di business. Parte a fine luglio la produzione in Persepolis con le due nuove Creadigit a 400 DPI che si aggiungono alla macchina già presente in fabbrica. Anche in Narin Tile il numero delle Creadigit passa da due a quattro. Partirà entro pochi mesi anche la produzione di Kasra Tile che di recente ha confermato l’acquisto di una Creadigit XL per la decorazione di grandi formati. Continuano a essere apprezzate le soluzioni tecnologiche versatili come il nuovo smistatore Multigecko e i pallettizzatori Falcon Portale perché si tratta di tecnologie che portano efficienza all’interno della fabbrica. L’ultima conferma arriva da Milad Tile che ha acquistato tre linee Multigecko con pallettizzatore Falcon Portale: entreranno in produzione nel mese di agosto. Tutte le forniture sono state seguite da System Ceramic Iranian, filiale del gruppo System, con base a Tehran. Il personale tecnico specializzato è in costante contatto con la casa madre italiana e oltre all’installazione dei macchinari fornisce i ricambi in tempi rapidi (grazie a un magazzino locale), assistenza post vendita, conduce training formativi ai tecnici delle ceramiche che devono utilizzare le macchine System dando loro tutti gli strumenti per governare al 100% la tecnologia e sfruttarne tutte le potenzialità. Nella sede di Terhran viene anche realizzata l’incisione di rulli siliconici per decoratrici Rotocolor, tecnologia che viene proposta e fornita direttamente dalla filiale.

SAMA PER BUCCIARELLI, PROFESSIONISTA DELLA TRADIZIONE CAMPANA DEL “PIATTO VIETRESE” Ceramiche Bucciarelli sceglie Sama per implementare la tecnologia di pressatura istostatica nella produzione del famoso “piatto vietrese”. Novità assoluta, l’utilizzo di questa tecnologia per la pressatura di articoli in pasta rossa a basso ritiro di cottura rappresenta una nuova frontiera per Sama. Installata ed avviata con successo a dicembre, la nuova pressa PP-1S-38 produce piatti della serie classica, il piatto piano da 26 cm, fondo da 24 cm e il piatto frutta da 20 cm. La produzione del semilavorato “piatto rosso”, supporto per svariate decorazioni realizzate a mano dagli artisti del vietrese, potrà dunque contare sui vantaggi della tecnologia Sama in termini di qualità, resistenza del prodotto, ottimizzazione di processo.

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NUOVO IMPIANTO DI I.C.F. & WELKO IN BANGLADESH Sanita Ceramics Pvt Ltd, azienda leader per la produzione di sanitari che ha sede in Bangladesh, ha scelto la tecnologia italiana di I.C.F. & Welko per la fornitura di un impianto completo con cui inizierà a produrre anche piastrelle in gres porcellanato di grande formato. Il nuovo impianto, completamente automatizzato, ha una capacità produttiva giornaliera di 7.500 metri quadri ed è e dotato dei migliori sistemi di preparazione polveri atomizzate e colorate, oltre che di presse WK2 4800, essiccatoi orizzontali pentacanali, forno a rulli WFR ad alta efficienza a basso consumo energetico, stampanti digitali sulle linee di smaltatura, polmoni di stoccaggio e linea di scelta. Come combustibile per le macchine termiche sarà utilizzato il gas di carbone, mentre la finitura del prodotto prevede, sul fine linea, il processo di lappatura e levigatura.

GEAL SI RINNOVA CON SISTEMA GRES Il marchio Geal si rinnova con la linea dedicata Sistema Gres: tutte le soluzioni per l’operatore e per l’utilizzatore, per la cura e la manutenzione del materiale ceramico simbolo di eccellenza e qualità nel mondo. Si tratta di un’offerta innovativa di prodotti, la cui qualità è riconosciuta, approvata e consigliata, e dai più importanti produttori con cui Bel Chimica collabora strettamente da molti anni per la parte tecnica, sia per il processo produttivo industriale, sia le corrette soluzioni per il post vendita, raccomandate nei manuali di posa e pulizia dei loro cataloghi.

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MOLTO PIÙ RESISTENTE (MENO CONTESTAZIONI) Contrariamente a q quanto accade nel caso delle tradizionali lavorazioni delle superfici p ceramiche la finitura supergloss p g aumenta la resistenza alle macchie. Questa è da intendersi sia come una ripulibilità p della superficie p da p pedate e macchie di vario g genere, sia come resistenza all’attacco acido e all’usura determinata dal calpestio nel tempo.

MOLTA PIÙ RESA PRODUTTIVA (MENO SCARTO) Normalmente i p processi di lappatura pp a campo p p pieno comportano p un declassamento di oltre il 15% dovuto ad imperfezioni p della superficie p durante le lavorazioni. Con il trattamento supergloss p g la percentuale p di declassamento si riduce drasticamente favorendo un innalzamento del livello di produttività.

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LA P PAT U R A S U P E R G L O S S R E S A 9 2/ 9 5 %

L A P PAT U RA T R A D I ZI O N A L E R E S A 8 0 / 8 2 %

MOLTO PIÙ LUCIDA (GLOSS >90) L’innovativa finitura superficiale p supergloss p g è in g grado di aumentare notevolmente il livello di lucentezza oltre i 90 punti di gloss.

MOLTO MENO SCIVOLOSA (BCRA >40) Migliorato g il GRIP sulle superfici p lavorate con SUPERGLOSS superando abbondantemete i valori minimi richiesti dalle norme BCRA.

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a cura della redazione

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STRIPE GRES:

la ceramica per gli spazi esterni Che cos’è STRIPE GRES: è un sistema innovativo che abbina piastrelle di ceramica e moduli in materiale plastico, studiato per resistere alle superfici ad alto calpestio ed alta trafficabilità. 5 volte più resistente di quella a posa tradizionale


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ripe Gres Rivoluziona il sistema di posa dei materiali attraverso l’immersione dei moduli direttamente nella malta cementizia rendendo in questo modo la ceramica 5 volte più resistente rispetto a quella a posa tradizionale e piu facile da posare.

1 Il modulo plastico Il modulo plastico 25x50cm ha infatti lo scopo di bloccare le piastrelle e di creare tra le stesse ed il massetto sottostante un alveo di 2,5 cm ove ospitare malte cementizie che renderanno in questo modo il sistema inamovibile.

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a cura di Stefano Fogliani

Il museo

Manodopera, museo della ceramica per “visit/attori” ’è una nuova sezione museale dedicaUn percorso C ta alla storia della ceramica industriale del Distretto modenese-reggiano. Non è a Sassuolo, come magari ci si aspetterebbe, multimediale ed ma a Fiorano Modenese. Esattamente nei sotterranei appositamente ristrutturati sotto esperienziale per la Sala delle vedute del Castello di Spezzano. Qui, al primo piano, dal 1998 è in funzione il ascoltare le voci di Museo della Ceramica che con impostazione didattica racconta le tecniche di produziochi ha popolato la ne ceramica dal Neolitico ai giorni nostri. Il 13 aprile 2014 è stata inaugurata la nuova ceramica, fare un sezione Manodopera che ha sottotitolo “L’uonobilita il lavoro” e così si presenta: “Un viaggio nel tempo, mo percorso multimediale ed esperienziale per ascoltare le voci di chi ha popolato la cefare un viaggio nel tempo, da fine da fine 1800 a oggi, ramica, 1800 a oggi, tra i macchinari e i loro addetti. Conoscere le loro vite, mansioni, storie, fatitra i macchinari che e conquiste. Manodopera è evoluzione tecnologica e di prodotto attraverso video e i loro addetti. e immagini, testimonianze, storie di vita. È la storia degli uomini, delle donne e dei luoghi Conoscere le loro che hanno fatto la ceramica”. sono infatti le due caratteristiche prinvite, mansioni, storie, Queste cipali di Manodopera: è multimediale e racconta i protagonisti del Distretto modenesefatiche e conquiste reggiano della ceramica industriale.

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Il museo

In effetti il museo è decisamente multimediale, dalla prima rampa di scale appena entrati all’uscita sul fossato del castello. Proiezioni immersive, schermi touch e modalità esperienziali user friendly, vetrine con monitor LCD trasparenti che lasciano vedere in profondità gli oggetti, una periferica, la kinect, in cui - da una grande proiezione su parete, con i movimenti delle braccia (avanti-indietro, destra-sinistra) - si scelgono le testimonianze da ascoltare. E altro ancora. È un museo dove si può toccare quasi tutto e spedire via e-mail testi e immagini con il cellulare o il tablet per stamparli con comodo a casa. O mandarli

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come saluto agli amici attraverso cartoline elettroniche. Accolti da una bella centralinista anni 1960, come in fabbrica si può marcare il cartellino scegliendo tra qualifica di apprendista, imprenditore, sindacalista, venditore, operaia trasferita da altro stabilimento… e sulla linea produttiva si incontrano addetti alle macchine che riconoscono la tua qualifica e sulla base di essa dialogano con te sui temi del lavoro in una fabbrica di piastrelle di ieri o di oggi: il visitatore diventa così visit/attore, scegliendo durata e modalità della sua visita, ridisegnando ogni volta il museo stesso su misura dei suoi interessi e dei suoi tempi, e

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anche della qualifica che preferisce avere nella sua visita virtuale. A fianco della quale è sempre possibile la visita reale tra macchine, prodotti e uomini. Ogni contenuto, scritto o audiovisivo, è tradotto puntualmente in inglese. “È un museo molto diverso da un museo tradizionale” ha dichiarato Roberto Frasca proget manager di ETT, la ditta genovese che ha vinto l’appalto per l’allestimento multimediale. “Qui, in bella sintonia con il Comune di Fiorano e i curatori del Progetto Manodopera, è stata fatta una sperimentazione di innovazioni unica nel panorama italiano, competitiva a livello europeo. In poco più di 300 mq sono

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state installate nuove tecnologie non ancora in commercio, come le originali vetrine o il grande tavolo touch nello spazio didattico. E poi la kinect che si governa con il corpo, e un vecchio telefono a gettoni che, rigenerato con sensori elettronici e collegabile al mondo dei social network, diventa registratore delle testimonianze lasciate dai visitatori”. Un museo molto multimediale, sì, però le ‘diavolerie’ tecnologiche d’avanguardia sono in ogni punto al servizio dei contenuti. Che come detto sono quelli del racconto delle macchine, dei prodotti, e di come la loro evoluzione si è trasmessa sul lavoro.

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Il museo

La storia inizia dalla Terra, con i coinvolgenti racconti dei cavatori a mano, con filmati e attrezzi di lavoro, i colori delle materie prime e degli smalti. Nella seconda sala, Il Lavoro, immagini e testimonianze intorno a macchine che rappresentano i reparti della linea produttiva ricostruiscono a 360 gradi tutti cambiamenti intervenuti. Tre “tavoli del tempo”, interattivi, sfogliabili a piacimento, ripercorrono la storia dell’industria ceramica

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da fine 1800 a oggi; sei “piastrelle parlanti” ridisegnano l’evoluzione del lato artistico delle piastrelle: decori, design, il Made in Italy, formati, tipologie... Nello spazio didattico un altro grande tavolo touch anima il processo produttivo, mostra filmati e immagini ancora una volta sfogliabili e spedibili per e-mail a casa o a scuola. Nella sala Manodopera si incontrano i volti di chi ha vissuto la ceramica da protagonista e testimonianze sugli aspetti

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sociali del lavoro, l’immigrazione, la conquista dei diritti, le problematiche ambientali: si sceglie chi e cosa ascoltare attraverso la kinect che, come detto, si guida con i movimenti del corpo. In tre vetrine modernissime sono esposti gli oggetti quotidiani del lavoro nei laboratori, del lavoro delle donne, i campioni dell’ingegno profuso a tutti i livelli. In un’ultima grande proiezione su tre pareti della torre quadrangolare, veloci montaggi video rac-

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contano marketing e pubblicità della ceramica, la comunicazione, le sponsorizzazioni sportive, immergendo il visitatore nell’intero Mondo della ceramica. Tutto questo è il risultato di quasi 10 anni di ricerche, che hanno portato alla pubblicazione dei quattro volumi: La terra (2006), Il lavoro (2007), L’ingegno (2008), Il mondo (2009), che scandiscono anche il racconto del Museo. Ricerche portate avanti, come l’allestimento

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Il museo

finale, dalla direttrice del Museo della Ceramica Stefania Spaggiari e dai curatori del Progetto Manodopera: Francesco Genitoni, Paola Gemelli e Guglielmo Leoni. Finanziatori il Comune di Fiorano Modenese e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Sponsor istituzionali Acimac, Cerarte, Cersaie, Confindustria Ceramica e Società Ceramica Italiana. Manodopera si è coordinata con gli altri spazi espositivi dedicati alla ceramica quali il Centro Documentazione dell’industria italiana delle piastrelle di ceramica di Confindustria Ceramica e il Museo Marca Corona a Sassuolo. Inoltre rappresenta una realtà di eccellenza produttiva che può facilmente dialogare con l’eccellenza motoristica del vicino Museo Ferrari di Maranello, e anche con il più recente Museo Casa Natale Enzo Ferrari di Modena. Grazie alle sue dotazioni multimediali, Manodopera è un museo che rimarrà sempre work in progress, aperto alle novità e agli sviluppi prossimi: con estrema facilità si possono aggiornare contenuti e immagini, filmati, prodotti, testimonianze… Insomma non vuole essere solo il museo del passato ma anche il museo del futuro del Distretto modenese-reggiano della ceramica.

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MUSEO DELLA CERAMICA Sezione Manodopera Castello di Spezzano, via del Castello 12 41042 Spezzano di Fiorano Modenese

Orari:

da aprile a ottobre: sabato e domenica 15-19 novembre: sabato e domenica 15-18 INGRESSO GRATUITO Apertura su prenotazine tutto l’anno per gruppi con visita guidata

Info:

Tel 0536 833412 – 833438 Fax 0536 832728 cultura@fiorano.it www.fiorano.it/museo FB comunefioranomodenese www.museimodenesi.it

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Economia

a cura di Claudio Sorbo

Sotto ogni campanile c’è chi prega, chi compra, chi paga

Controllo dei costi, riorganizzazione del lavoro e delle reti di vendita, marketing strategico, presidio dei mercati: la road map per intercettare la ripresa LUGLIO - AGOSTO 2015

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mberto Eco ha spiegato che un libro può essere letto in diversi modi: dipende dal grado di cultura del lettore. Prendiamo “Il nome della rosa”, il suo più noto romanzo, pubblicato ormai 35 anni fa: per una persona con una formazione culturale di base è una affascinante narrazione storica, per un uomo di media cultura è un giallo ambientato nel medioevo e per un esegeta della scrittura è una palestra intellettuale colma di messaggi riconoscibili solo da chi detiene una profonda cultura letteraria. La prova? Come ricorderanno coloro che hanno letto il libro, esso ha tre incipit: il primo è una finzione, vi si parla di un manoscritto che non esiste e di una ricerca mai avvenuta, il secondo inizia con una citazione biblica e presenta un anziano frate che racconta alcuni eventi cui ha partecipato in gioventù, il terzo e ultimo recita testualmente: “Era una bella mattina di fine novembre.

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Economia

Nella notte aveva nevicato un poco, ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita. Al buio, subito dopo laudi, avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle. Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne, allo spuntar del sole. Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia”. La persona di modesta cultura vede la descrizione di ciò che sta accadendo in una bella mattina di fine novembre, l’uomo di media cultura tiene stretta questa descrizione per collegarla con un filo logico agli eventi successivi, l’uomo colto si accorge subito che “Era una bella mattina di fine novembre” è l’inverso di “Era una notte buia e tempestosa”, l’incipit con cui immancabilmente Snoopy inizia l’opera letteraria che scrive a macchina – senza mai riuscire a finirla – stando seduto sul tetto della sua cuccia. Il contrasto è stridente: se “Il nome della rosa” è opera ponderosa e trasudante cultura, Snoopy è fisiologicamente incapace di essere uno scrittore perché è un cane. L’ironia che traspare dalle parole di Eco, che contrappone se stesso a un cane sia pure famoso come Snoopy, è meno presente nel cinema. Ad esempio, ne “Il settimo sigillo”, “Det sjunde inseglet” il titolo originale, un film del 1956 diretto dal regista svedese Ingmar Bergman. È una profonda e complessa rappresentazione del conflitto tra l’uomo e la morte, in cui convivono e combattono tra loro l’ineluttabilità del destino e la fede, che riscatta la fine della vita terrena. Insomma, roba tosta, in cui tutte le parole hanno un significato: “Questa è la

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mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue. Il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo. E io... Io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte”: niente a che fare coi cinepanettoni dei fratelli Vanzina né con le notti buie e tempestose di Snoopy. Eppure le regole su come si leggono i libri valgono anche per il cinema: quando vidi il film per la prima volta, nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo due anziane e distinte signore dietro di me commentavano estasiate l’abilità del regista svedese nel rappresentare la realtà del medioevo nordico (che c’entrava poco o niente, era solo un mezzo espressivo per collocare da qualche parte nel tempo la storia che stava raccontando). Altri spettatori con rara premonizione sbuffavano perché secondo loro il film era – come 20 anni dopo la “Corazzata Potemkin” per Paolo Villaggio – “una cagata pazzesca”. Niente di cui meravigliarsi: ognuno vede nelle cose ciò che vuole vedere, non la verità. E lasciamo stare la gestalt, il suo influsso sulla psicanalisi, Freud, Jung & Company: ogni uomo di buon senso sa che sono argomenti scivolosi dei quali può dissertare solo chi conosce bene la materia, non certo il sottoscritto. Comunque, la verità non è mai una sola: dipende da chi guarda. E non solo: in certi casi, la verità non dipende da chi scrive, come Eco, o da chi guarda, come nel caso del film di Bergman, ma da chi ascolta: Edgar Allan Poe ne “I delitti della Via Morgue” (“The Murders in The Rue Morgue”) descrive minutamente le testimonianze di coloro che avevano sentito le parole urlate dall’assassino mentre commetteva l’omicidio.

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Ebbene, essi raccontavano di averne riconosciuto addirittura la nazionalità, pur ammettendo di non conoscere la lingua da lui parlata: un testimone aveva detto che l’assassino parlava in italiano ma lui non conosceva l’italiano, una altro era certo che aveva parlato in francese ma non conosceva questa lingua e così avanti (non raccontiamo il finale, altrimenti verrebbe sottratta al possibile e tardivo lettore – il racconto è del 1841 – la sorprendente conclusione). Quindi, la verità è plurima e ognuno ne ha la propria versione. Spesso, invece, sarebbe necessario possedere “la verità”, quella vera e unica, quella che sfugge ad ogni interpretazione, quella che si è costretti ad accettare: solo così si potrebbe intervenire efficacemente per correggerne gli effetti indesiderati. In altre parole, nella valutazione di ogni avvenimento non bisogna sbagliare le premesse, altrimenti si cade lunghi distesi sulle conclusioni. La ragione per la quale viene qui affrontato questo tema è semplice: ora che inizia timidamente a risolversi, dopo sette anni abbondanti, la crisi economica, quali errori sono stati commessi durante questo periodo dalla aziende ceramiche? E, soprattutto, identificati gli errori, cosa occorre fare per metterle in sicurezza e difenderle da attacchi futuri? Il primo criterio da seguire per capire gli errori commessi è separare i fatti dalle opinioni. Agli albori della crisi, verso la fine del 2007, il settore ceramico esorcizzò l’evento minimizzandone i primi segnali e dicendo che, come in passato, ogni focolaio si sarebbe spento da

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solo in pochi mesi. Poi, si disse che avrebbe riguardato altri settori, non quello ceramico, troppo forte, troppo affermato, troppo leader per essere aggredito. Infine, tutti si accorsero che riguardava anche Sassuolo e dintorni. A questo punto le spiegazioni sbocciarono numerose e variegate come le rose nel mese di maggio: si ipotizzava che la colpa era della Cina che vendeva in Europa milioni e milioni di metri quadri di prodotto a basso prezzo, degli spagnoli che vendevano sottocosto, dei Governo che non avevano fatto niente per il settore ceramico. Il tutto, condito da proclami muscolari del tipo “comunque siamo sempre leader nella qualità” (ed era vero) oppure “siamo leader nelle esportazioni” (e non era vero); a crisi ormai conclamata, in mancanza di meglio saltò fuori anche “siamo leader nella percentuale esportata”, dimenticando che il 50% di 100 è meno del 10% di 1.000 e, soprattutto, che a fine mese si fatturano metri, non percentuali. Su tutto aleggiava l’attonita sorpresa per il delitto di lesa maestà: come si permetteva la crisi di colpire anche il comprensorio, che era stato sino a quel momento il leader mondiale con oltre 600 milioni di metri quadri prodotti? Ahimè, non era vero nemmeno questo: già nel 2002 la Cina produceva tre volte tanto e lo destinava in gran parte al mercato interno. Lo apprendemmo in occasione di una storica conferenza tenuta presso la SACMI da un membro minore del Governo cinese, ma tant’è, purtroppo la autoreferenzialità è una brutta bestia che spesso viene invocata per farsi coraggio. E le ragioni della crisi? A crisi ormai esplosa ognuno ave-

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va la sua ipotesi: a colpa era della Germania egoista, dell’Unione Europea inetta, del costo del lavoro, del costo dell’energia, della gente che non aveva voglia di lavorare, persino degli immigrati. Insomma, era sempre colpa degli altri, mancava solo che si desse la colpa anche alle congiunzioni astrali sfavorevoli e al complotto degli Illuminati, la setta che vuole da sempre la rovina dell’Occidente. E non ridete: le ultime due responsabilità furono ipotizzate autorevolmente da membri del Congresso americano durante la crisi del 1929 per spiegarne le cause. La crisi del settore ceramico ha più di una causa, ma le analisi degli addetti ai lavori raramente hanno scisso i fatti dalle opinioni. E le opinioni, come si sa, valgono meno di zero sotto l’aspetto metodologico. A ciò si aggiunga un ulteriore rischio: anche quando si citano fatti, assai spesso è sbagliata la loro interpretazione. Quando si disse che la colpa della crisi ceramica italiana era dei cinesi, si citò un fatto (i 62 milioni di metri quadri da loro esportati in Europa nel 2011, se ben ricordiamo) ma se ne sbagliò l’interpretazione: infatti, il crollo delle nostre vendite era superiore ai 62 milioni di metri giunti dal Celeste Impero quindi, anche se li avessimo venduti tutti noi, saremmo stati in rosso lo stesso. Questo è il caso di un fatto vero e della sua interpretazione sbagliata. Fatta questa premessa, passiamo a quelle che noi riteniamo le reali cause della crisi. Il controllo dei costi Un noto imprenditore, a crisi già deflagrata, pensando al passato del settore lo definì con nostalgia “l’età dell’oro”: meglio sarebbe sta-

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to se l’avesse definito “l’età dell’oro buttato via”. Nei primi anni 2000, quando ancora c’era al lira, un alto dirigente di un’azienda che ora non esiste più confessò non senza orgoglio avevano speso due miliardi, diciamo un milione di Euro di oggi, per fare il nuovo stand per il CERSAIE, una somma abnorme. E come dimenticare i viaggi premio per i clienti? Tutti in Finlandia, poi in motoslitta fino a Rovaniemi, cittadina di 60.000 abitanti a sei chilometri dal Circolo Polare Artico, e la sera, in albergo, dopo una cena pantagruelica e robuste libagioni, lo spettacolo: Ezio Greggio che intrattiene i gentili ospiti con una edizione homemade di “Striscia la notizia” e Alessandro Greco che li fa giocare a “Furore”, entrambi repliche di trasmissioni televisive allora di successo. E se non era la Finlandia, era il Sud Africa, con battaglioni di clienti pernottanti nei lodge dei parchi nazionali accompagnati dal bramito del cervo, il ruggito del leone e lo squittire di uccelli coloratissimi e sconosciuti. E gli interminabili dibattiti tra i Capi Area sulla nuova auto aziendale? L’argomento del contendere era se fosse meglio la BMW 520D o la Mercedes CLK, ferma restando la prassi che vedeva le auto concesse in uso perpetuo, cioè con le spese a carico dell’azienda anche nei giorni non lavorativi o durante le ferie. E che dire della Business Class anche per voli di un paio d’ore? E si potrebbe continuare con i bar nelle aziende, con le torme di clienti portati a cena durante il CERSAIE (“Mi vanno via 5 milioni per sera”, mi disse con malcelato orgoglio un noto Direttore Commerciale), le camere in alberghi a quattro stelle prenotate a favore di clienti ospiti che magari non solo

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«E se non era la Finlandia, era il Sud Africa, con battaglioni di clienti pernottanti nei lodge dei parchi nazionali accompagnati dal bramito del cervo, il ruggito del leone e lo squittire di uccelli coloratissimi e sconosciuti»

non si presentavano, ma nemmeno avvertivano l’azienda che non le avrebbero occupate. E il danaro speso in forme di parmigiano reggiano le cui scaglie venivano distribuite a chiunque mettesse piede negli stand delle aziende al CERSAIE o le innumerevoli bottiglie di vini e spumanti stappate per mandarle giù? Si sprecava per dimostrare che l’azienda aveva tanti soldi che ne poteva anche buttar via un bel po’e non sarebbe successo niente, l’importante era stupire il cliente con la propria magnificenza da signore rinascimentale. Era solo spreco, un affronto fatto all’azienda. E si sa che le aziende si vendicano, se non sono gestite con rispetto. Il costo del lavoro È noto che in Italia il costo del lavoro è una piaga, peraltro non più profonda che altrove: ad esempio, il costo del lavoro in Germania è più alto che in Italia. Se poi ci si mettono le retribuzioni principesche, la situazione si aggrava. Come è noto, il settore ceramico ha avuto i dipendenti più pagati d’Italia. Ad esempio, in ceramica un numero non trascurabile di Responsabili di mercati esteri percepiva retribuzioni che nel settore metalmeccanico sono appannaggio di Direttori Generali e di Amministratori Delegati di imprese di ben altre dimensioni. La tradizione della ricchezza delle retribuzioni riservate ai dipendenti di maggior livello, quasi sempre i commerciali, fu giustificata come un deterrente contro il rischio che venissero comprati – letteralmente – dalla concorrenza: lo stipendio che veniva loro riconosciuto mensilmente (anche 15.000 Euro netti al mese per un Dirigente del mercato

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tedesco) serviva quindi a ridurre il rischio che un concorrente acquisisse loro e i loro clienti. Ciò ha drogato il mercato delle retribuzioni in modo mai visto prima: nell’anno 2000, prima cioè dell’avvento dell’Euro, esistevano nel settore alcuni Dirigenti che percepivano oltre un miliardo di lire di stipendio annuo netto in busta paga. E gli Agenti? Ve ne stati in quegli anni alcuni, meno di dieci, che hanno guadagnato oltre un miliardo di lire di provvigioni l’anno per una quindicina d’anni di fila. E non sta in piedi né il discorso per cui l’imprenditore può fare dei suoi soldi quel che vuole (perché non è vero) né che le provvigioni fossero una percentuale delle vendite e che, in pratica, erano pagate dai clienti. Perché riteniamo immorale che un pensionato guadagni, sia pur nel rispetto delle normative, 91.337,18 Euro netti al mese (esiste, esiste), altrettanto dovrebbero essere immorali retribuzioni e compensi annui 400 volte superiori a quelle di un altro lavoratore, operaio o impiegato che sia, e non è populismo. La struttura organizzativa delle Reti di Vendita. Perché quegli Agenti guadagnavano tanto? Perché assieme a grandi capacità e a una determinazione non indifferente essi disponevano quasi sempre di zone sconfinate sulle quali avevano pochi clienti di grosse dimensioni che compravano molto. Ciò creava un processo perverso: i grossi fatturati accontentavano la proprietà e l’Agente ma non davano all’azienda il numero di clienti che avrebbe potuto avere e che l’avrebbero tutelata nei momenti difficili. Infatti il vero patrimonio di un’Azien-

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da non è il prodotto, né la sua qualità, né la capacità dei suoi dirigenti, quadri, impiegati e maestranze, bensì il numero dei clienti che serve, a sua volta figlio della struttura conferita dalla Direzione alla Rete di Vendita e alle politiche distributive nei singoli paesi. Quando hai un Agente con un territorio costituito da Singapore, Hong Kong, Taiwan, Corea, Giappone, Australia e Nuova Zelanda oppure quando avrai due clienti in California (oltre 30 milioni di abitanti) e un solo cliente a Mosca (oltre 11 milioni di abitanti) avrai grossi fatturati, riconoscerai ricchissime provvigioni ma dal punto di vista della copertura dei mercati e della notorietà del marchio presso i consumatori finali tu conti meno di zero. Bene, la domanda di mercato particolarmente elevata e l’inseguimento dei fatturati in luogo della occupazione dei marcati hanno generato la debolezza del settore ceramico che ne hanno impedito la resistenza nelle avversità. E ciò è derivato dalla smania del grosso risultato realizzato nel breve periodo, anche a costo di non saper attendere di acquisire tanti clienti. A testimonianza è la considerazione che ogni azienda ceramica – tranne una – non ha mai avuto più di mille clienti in tutto il mondo che acquistassero con carattere di continuità, mentre un tale numero sarebbe possibile solo in Italia. Le esclusive. Le aziende – checché esse ne dicano – hanno sempre supinamente accettato che i loro venditori concedessero esclusive ai loro clienti. Così facendo, hanno implicitamente impedito a sé stesse di fare clienti nuovi: in pratica, si sono messe intorno al collo la corda che le avrebbe impiccate. E non si comprende che

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significato avesse l’esclusiva, visto che i marchi ceramici non hanno valore per gli utilizzatori finali perché non li conoscono. La disomogeneità delle Reti di Vendita. Altrettanto accettata dalle aziende è stata la evidente distrofia delle Reti di Vendita: il fatturato nazionale è sempre valso per quasi tutte le aziende il 30 – 40% del fatturato totale e quello estero è valso per il resto: ebbene, le Organizzazioni di Vendita più numerose erano sull’Italia (che dava il 30 – 40% del fatturato) e le meno numerose sull’estero (che dava il 60 o 70%). Il tutto giustificato con la diversa forma di distribuzione esistente in Italia rispetto all’estero. Dal che si dovrebbe dedurre che il mondo è diviso in due mercati: l’Italia, polverizzata su almeno 10.000 rivenditori ceramici specialisti (di cui viene servito il 20%, di cui quelli che contano sono il 20%, cioè 40 per azienda), e l’estero, dagli Stati Uniti al Madagascar, dalla Russia a Papua Nuova Guinea, a Kiribati e Vanuatu, articolato su pochi clienti grossi: difficile crederlo. Le endemie tradizionali Ci sono poi le anomalie del settore, talmente presenti da sempre che nessuno più se ne accorge: una congerie di tradizioni non più valide, di idee cristallizzate ma non più valide, di usi e costumi ripetuti ma non più validi. Ad esempio, il fatto che gli Agenti devono provenire solo da Sassuolo e circondario, che il lunedì che deve essere trascorso in azienda “per portare gli incassi e preparare i campioni”, che le visite ai clienti finiscono a fine novembre e riprendono a metà gennaio, che per un mese, quindici giorni prima e quindici dopo il Cersaie,

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Altrettanto accettata dalle aziende è stata la evidente distrofia delle Reti di Vendita: il fatturato nazionale è sempre valso per quasi tutte le aziende il 30 – 40% del fatturato totale e quello estero è valso per il resto: ebbene, le Organizzazioni di Vendita più numerose erano sull’Italia (che dava il 30 – 40% del fatturato) e le meno numerose sull’estero (che dava il 60 o 70%)

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Enzo Ferrari

non si lavori. E poi l’abitudine di assumere solo personale proveniente dal settore (“Perché può capire di ceramica solo chi è nato nel settore ceramico”) senza rendersi conto che in questo modo il neo assunto contagia coi suoi difetti chi già è in azienda, l’uso di assumere persone provenienti dal ruolo già ricoperto, cioè il Capo Area assunto da un’azienda che ha bisogno di un Capo area, così si finisce solo per far lievitare in modo abnorme le retribuzioni: c’è stata gente che ha raddoppiato il proprio stipendio in pochi anni svolgendo lo stesso ruolo in tre aziende successive. E poi il volantinaggio dei campioni erogati con pericolosa generosità (e chi se ne fotte dei costi), “Chi dobbiamo campionare nella tua zona?”, era la domanda, “Tutti i clienti con tutto”, era la risposta, e non si dica che non era vero. Per non parlare di una pessima abitudine del settore: porsi delle domandi e darsi le risposte: “Posso servire Giovanni?”, la domanda. “No, non posso, non comprerà mai da noi, siamo troppo cari”, la risposta. E Giovanni non viene nemmeno visitato. Se i Venditori facessero così con le ragazze, sarebbero condannati a una pesante e involontaria castità. Infine, inspiegabilmente, l’assenza assoluta di strutture che formino con carattere di continuità il personale commerciale, quello che in fin dei conti genera il fatturato dell’impresa. A cosa serve sapere cosa hanno sbagliato le aziende ferite dalla crisi? A nostro avviso, soprattutto, ad evitare di ripetere gli errori che abbiamo descritto. E a riflettere: le aziende che ora procedono con successo non hanno commesso tutti gli errori sopra indicati.

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Un proponimento Se fossi un giovane Direttore Vendite, per aumentare il business aziendale cercherei di comportarmi come si comportò la Chiesa quando si trattò di evangelizzare le genti: cercò di sapere quanti fossero gli abitanti di ogni territorio e mandò tanti missionari quanti erano necessari ad acquisire tutte le anime possibili. In questo modo – e spesso ricorrendo ad argomenti, diciamo, persuasivi – la Compagnia di Gesù evangelizzò tutto il Sudamerica, dal Messico di Hernàn Cortez al Perù di Pizarro, al Brasile, al Cile, all’Argentina: tanti missionari perché c’era tanta gente. Laddove non ci riuscirono, fu perché i missionari erano pochi: valga per tutti l’esempio dell’India, affollatissima (nel 1947 contava 400 milioni di abitanti) dove San Francesco Saverio fu sempre troppo solo per ottenere conversioni significative. Non a caso, durante un giro di oltre tremila chilometri fatto qualche anno fa, abbiamo visto una sola chiesa intitolata proprio a San Francesco Saverio nello Stato indiano dell’Aryana. Se il mio ideale Direttore Vendite installasse 500 agenti su tutto il mondo (isole comprese), il fatturato verrebbe fuori per forza. “Sotto ogni campanile – c’è chi prega, chi compra e chi paga”, diceva un vecchio proverbio popolare ungherese già all’epoca degli Asburgo: perché non tenerne conto? Ricordandosi sempre di non invidiare chi ha affrontato vittoriosamente la crisi perché la fortuna non c’entra: Enzo Ferrari diceva che la fortuna consiste nel fare le cose giuste nel momento giusto. E aveva ragione: se qualcuno è sopravvissuto alla crisi ha evidentemente fatto le cose giuste, mentre chi ne è stato abbattuto ha fatto le cose sbagliate.

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Il progetto

a cura della redazione

Porcelanosa Grupo per Hotel Spadai, Firenze Classicismo e modernità convivono all’interno di una struttura che esalta l’eleganza delle collezioni Porcelanosa 66

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Il progetto

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’architetto Franco Bernardini, in collaborazione con Raffaella delli Carri sono gli artefici del maestoso design del nuovo hotel Spadai di Firenze, aperto recentemente e la cui costruzione, realizzata dalla società ESTIA Costruzioni, conta sulla qualità tecnica ed estetica dei materiali di PORCELANOSA Grupo. Per la costruzione dell’hotel è stato ristrutturato un edificio storico nel centro di Firenze, rispettando le strutture esistenti, per quanto possibile, con particolare attenzione ai tetti e al recupero di elementi di grande

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valore architettonico come travi in legno, una maestosa scala in pietra e le ringhiere in ghisa. Le reminiscenze rinascimentali si riflettono nell’utilizzo di materiali classici dell’architettura italiana, come il marmo di Carrara, oppure nell’utilizzo di tessuti per il rivestimento delle pareti; elementi che si combinano con materiali e mobili contemporanei, per ottenere un effetto di contrasti tra classicismo e modernità. Per quanto riguarda le camere, nei bagni sono stati impiegati i prodotti dalle aziende di PORCELANOSA Grupo, coprendo le pa-

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reti con il rivestimento ceramico Calacata Gold di Porcelanosa, le cui venature ricordano il marmo bianco di Carrara, tipico della tradizione neoclassica. Le pareti della vasca, invece, sono state ricoperte con i mosaici Treasures Mist Shannan (1.2×2 cm) e Treasures Mist Shannan Moon di L’Antic Colonial, che apportano dinamismo all’ambiente. Un tocco di modernità che si completa con i piatti doccia e i lavabi in Krion ®, il versatile minerale compatto di PORCELANOSA Grupo. Un materiale innovativo scelto

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per l’assenza di porosità, che conferisce proprietà antibatteriche senza additivi e che richiede anche una scarsa manutenzione. Nelle aree comuni dell’hotel è stato utilizzato il gres porcellanato di grande formato XLight della collezione Emotions di Urbatek –Emotion Bone, Bone Deco, Snow e Dark-, tagliato a bande verticali di diverse dimensioni e collocato secondo un modello apparentemente casuale, che infonde calore grazie alla sua superficie irregolare, simile alla carta da parati.

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Il progetto

SCHEDA PROGETTO Hotel Spadai, Via dei Martelli 10 Firenze. Italia Architetto: Franco Bernardini Proprietà Pama Alni: Dott. Daniele Busi MATERIALI IMPIEGATI: Bagni Rivestimento: Calacatta Gold 31,6x90 Porcelanosa Pavimento: Calacatta Gold 44,6x44,6 – Porcelanosa Lavabi Krion® su misura Piatti doccia Krion® su misura Accessori: Serie Hotel – Noken Corridoi Rivestimento: Xlight – Serie Emotion 300x100 – Urbatek Colori: Bone, Bone Deco, Dark e Snow

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