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Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in provincia di Milano

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Il presente documento è stato redatto nell’ambito della ricerca ATLANTE DEI PARCHI LOCALI DI INTERESSE SOVRACOMUNALE IN PROVINCIA DI MILANO (CON_22_06) su incarico della Provincia di Milano Direzione centrale pianificazione e assetto del territorio

Il gruppo di lavoro che ha curato la realizzazione del rapporto è composto dallo staff PIM: dott. Franco Sacchi (direttore responsabile FF) arch. Fabio Bianchini (capo progetto) ing. Francesca Boeri - arch. Piero Nobile ing. Maria Evelina Saracchi Alma Greco - Cinzia Vanzulli; e dal Settore Parchi della Provincia di Milano: arch. Fabio Lopez Nunes (direttore) arch. Chiara Lombardi - arch. Nausicaa Pezzoni dott. Barbara Raimondi Grafica e impaginazione: Paolo Marelli, Ada Magnani

studio AM:PM

Un ringraziamento particolare va rivolto agli Amministratori e ai tecnici dei Parchi locali per la loro preziosa collaborazione


Direzione cent r a l e pianificazio n e e assetto del territ o r i o

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Atlante dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in provincia di Milano Fotografia di una realtà in movimento Questo volume sottolinea simbolicamente un momento molto significativo per la storia delle aree protette della provincia milanese. Si tratta di un compendio di tutti i Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, con un livello di approfondimento importante e dettagliato e che restituisce un quadro di insieme rigoroso e completo. La realtà dei PLIS, la sigla che indica i parchi locali, è complessa e composita, contempla realtà diverse tra loro per dimensione, storia e caratteristiche. Ed è una realtà di grande importanza, perché rappresenta la linea di difesa del territorio contro un’urbanizzazione diffusa che spesso non risponde a un disegno guidato, ma è figlia di un’espansione senza controllo. Le aree verdi della provincia milanese costituiscono un punto di riferimento irrinunciabile per migliorare la qualità della vita degli abitanti e per mantenere le caratteristiche di biodiversità ancora presenti. Il nostro assessorato, fin dall’inizio della legislatura, ha impresso un forte impulso alla tutela e allo sviluppo dei parchi locali. Basti pensare che da 11 realtà presenti sul territorio nel 2004 siamo arrivati a 16 e altri nuovi parchi sono in via di istituzione. Senza parlare degli ampliamenti effettuati in questi anni. La crescita di queste realtà è un fatto concreto di miglioramento della qualità intrinseca del territorio della provincia milanese, ed è frutto di una politica di incremento fatta di importanti finanziamenti da parte della Provincia, ma anche di uno sforzo in direzione di una crescita culturale che coinvolga gli amministratori e i cittadini. Il disegno strategico che abbiamo definito non si limita a un semplice – seppure indispensabile – incremento di superficie protetta, ma si inserisce in una prospettiva ben più ambiziosa. Lo sviluppo di una rete ecologica provinciale che crei un’area di tutela del territorio e che rappresenti la premessa per la realizzazione di una vera e propria infrastruttura verde: la grande Dorsale verde del Nord Milano. Una grande fascia che colleghi tutti i parchi presenti nel quadrante settentrionale del territorio provinciale, a segnare un percorso naturale che innervi – ecologicamente – tutta l’area dal Parco del Ticino fino a quello dell’Adda Nord. Non è un sogno, è un obiettivo complesso ma raggiungibile, un punto di arrivo che può rappresentare una svolta di enorme significato per il territorio provinciale milanese. A dimostrare che è possibile coniugare lo sviluppo con una corretta gestione sostenibile, rispettosa degli equilibri naturali e capace di mantenere le caratteristiche tipiche di ogni area.

Pietro Mezzi, assessore al territorio, parchi, Agenda 21, mobilità ciclabile, diritti degli animali della Provincia di Milano


Indice Premessa - p.7

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Parte prima IL QUADRO DI RIFERIMENTO 1. I caratteri e le potenzialità dei PLIS p. 10 1.1 - L’evoluzione delle politiche delle aree protette alla scala metropolitana, p. 10 1.2 - L’origine dei PLIS, p. 16 / 1.3 - Il ruolo e le potenzialità dei PLIS, p. 17 1.4 - I rapporti con il PTCP e il ruolo della Provincia, p. 18 2. Il percorso per la nascita dei PLIS p. 20 2.1 - Gli aspetti normativi, p. 20 / 2.2 - I criteri di perimetrazione e le modalità di riconoscimento, p. 22 / 2.3 - Le forme di gestione, p. 23 / 2.4 - I criteri e le modalità di pianificazione, p. 24

Parte seconda LO SCENARIO TERRITORIALE 3. Il quadro paesistico-ambientale fra spazi aperti e aree protette p. 28 3.1 - Le aree protette regionali, p. 28 / 3.1.1 - I parchi regionali e i parchi naturali, p. 28 3.1.2 - I parchi locali di interesse sovracomunale, p. 32 / 3.2 - La rete ecologica, p. 34 3.3 - Il rapporto tra le strutture urbane e gli spazi aperti di contesto, p. 37 3.4 - Progetti, interventi e studi riguardanti il sistema paesistico-ambientale, p. 38 4. Il quadro urbanistico-territoriale p. 44 4.1 - Il disegno del territorio, p. 44 / 4.2 - Progetti, interventi e studi riguardanti il sistema urbanistico e territoriale, p. 49 5. Il quadro della mobilità p. 54 5.1 - Lo stato di fatto della rete stradale, p. 54 / 5.2 - Lo stato di fatto del trasporto pubblico, p. 56 / 5.3 - La mobilità ciclistica, p. 57 / 5.4 - Progetti, interventi e studi riguardanti il sistema della mobilità, p. 58

Parte terza BILANCI E STRATEGIE 6. Dalla tutela e valorizzazione alla progettazione di nuovi paesaggi: le future strategie dei PLIS p. 73 7. Per un bilancio finale p. 74 8. Le nuove risorse verdi per la regione urbana milanese p. 88 8.1 - Le strutture urbane e gli spazi aperti di contesto, p. 88 / 8.2 - Le aree di frangia e le nuove politiche ambientali, p. 91 / 8.3 - L’agricoltura tra mercato e territorio, p. 93 8.4 - Gli attori e le politiche del verde, p. 96 / 8.5 - Il superamento di una concezione puramente difensiva delle politiche ambientali, p. 97 / 8.6 - I parchi come fattore di sviluppo, p. 98 / 8.7 - La fruizione “lenta” del territorio, p. 99 / 8.8 - Il nuovo disegno di legge regionale sulle aree protette, p. 100 9. Un contributo propositivo p. 102 9.1 - I PLIS e le prospettive di integrazione degli spazi aperti per l’equilibrio dell’area metropolitana, p. 102 / 9.2 - I PLIS fuori dal territorio della provincia di Milano, p. 104 9.3 - Opportunità in merito alle relazioni con altri attori non istituzionali, p. 107 9.4 - Dai Parchi locali al progetto di dorsale verde del nord Milano, p. 109 9.5 - Verso una rete di parchi locali, p. 110

RIFERIMENTI NORMATIVI - p. 112 INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE - p. 113


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Atlante dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in provincia di Milano

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SCHEDE DEI PLIS P a r c o d e l Ri o V allone, p. 116 - Elementi identificativi, p. 118 / Inquadramento territoriale, p. 122 / Territorio del Parco, p. 129 / Pianificazione, p. 142 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 150 P a r c o A l t o M i l a nese , p. 156 - Elementi identificativi, p. 158 / Inquadramento territoriale, p. 162 / Territorio del Parco, p. 169 / Pianificazione, p. 182 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 182 P a r c o d e l B os c o del Rugareto , p. 186 - Elementi identificativi, p. 188 / Inquadramento territoriale, p. 192 / Territorio del Parco, p. 199 / Pianificazione, p. 212 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 218 P a r c o d e l l a B r i a nza Centrale , p. 220 - Elementi identificativi, p. 222 / Inquadramento territoriale, p. 226 / Territorio del Parco, p. 235 / Pianificazione, p. 250 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 258 P a r c o d e l l a C o l l i na di San Colombano, p. 264 - Elementi identificativi, p. 266 / Inquadramento territoriale, p. 270 / Territorio del Parco, p. 275 / Pianificazione, p. 286 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 294 B o s c o d i L e g n a n o, p. 296 - Elementi identificativi, p. 298 / Inquadramento territoriale, p. 302 / Territorio del Parco, p. 309 / Pianificazione, p. 320 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 328 P a r c o d e l l e C a s cine, p. 330 - Elementi identificativi, p. 332 / Inquadramento territoriale, p. 336 / Territorio del Parco, p. 343 / Pianificazione, p. 352 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 352 P a r c o d e l l a B r u ghiera Briantea , p. 354 - Elementi identificativi, p. 356 / Inquadramento territoriale, p. 360 / Territorio del Parco, p. 367 / Pianificazione, p. 380 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 380 P a r c o d e l M ol g ora , p. 384 - Elementi identificativi, p. 386 / Inquadramento territoriale, p. 390 / Territorio del Parco, p. 397 / Pianificazione, p. 416 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 426 P a r c o d e l Ro c c o lo, p. 432 - Elementi identificativi, p. 434 / Inquadramento territoriale, p. 438 / Territorio del Parco, p. 445 / Pianificazione, p. 458 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 462 P a r c o d e l G r u g n otorto-Villoresi, p. 466 - Elementi identificativi, p. 468 / Inquadramento territoriale, p. 472 / Territorio del Parco, p. 479 / Pianificazione, p. 492 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 492 P a r c o d e l l a M e d ia Valle del Lambro , p. 496 - Elementi identificativi, p. 498 / Inquadramento territoriale, p. 502 / Territorio del Parco, p. 509 / Pianificazione, p. 524 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 532 P a r c o d e i C ol l i B riantei , p. 536 - Elementi identificativi, p. 538 / Inquadramento territoriale, p. 542 / Territorio del Parco, p. 549 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 562 P a r c o d e l l a B a l ossa, p. 564 - Elementi identificativi, p. 566 / Inquadramento territoriale, p. 579 / Territorio del Parco, p. 577 / Gestione, fruizione e progettualità, p. 590 P a r c o E s t d e l l e C ave , p. 592 - Elementi identificativi, p. 594 / Inquadramento territoriale, p. 598 P a r c o d e l l a V a l l e tta, p. 608 - Elementi identificativi, p. 610 / Inquadramento territoriale, p. 614 P a r c o d e l l e Ro g g ìe , p. 624 - Elementi identificativi, p. 623 / Inquadramento territoriale, p. 630 P a r c o d e i M u l i n i , p. 638 - Elementi identificativi, p. 640 / Inquadramento territoriale, p. 658 P a r c o d e l B a s s o Olona-Rhodense, p. 652 - Elementi identificativi, p. 654 / Inquadramento territoriale, p. 658 P a r c o d e l G e l s o , p. 666 - Elementi identificativi, p. 668 / Inquadramento territoriale, p. 672 Parco della Cavallera, p. 680 - Elementi identificativi, p. 682 / Inquadramento territoriale, p. 686

A P P E N D I C E - Criteri per l’esercizio da parte delle province della delega delle funzioni in materia di parchi locali di interesse sovracomunale (estratto dalla Del.GR n. 8/6148 del 12/12/2007) - p . 6 9 6


Premessa A partire dall’inizio degli anni ’70, mentre si consolida il carattere policentrico della crescita metropolitana e lo sviluppo della motorizzazione privata, sostenuto dalla crescente infrastrutturazione, coinvolge nei processi di diffusione insediativa ambiti territoriali fino ad allora scarsamente interessati dalle dinamiche urbane, il tema del verde si intreccia in modo virtuoso con l’avvio di una politica regionale per la salvaguardia del territorio e l’istituzione di parchi regionali. Il grande tema degli anni ’70-’80 sarà, infatti, quello della salvaguardia ecologica e ambientale del territorio e vedrà la comparsa di nuovi attori, sia istituzionali che sociali, ed un allargamento del quadro territoriale di riferimento che non sarà privo di conseguenze, in positivo, per il destino della stessa area metropolitana.

Gli obiettivi della ricerca All’interno di questo quadro, la Direzione centrale pianificazione e assetto del territorio della Provincia di Milano, nell’ottica di consolidare i suoi strumenti conoscitivi, ha fra i suoi obiettivi lo sviluppo di un atlante in grado di restituire il quadro dei parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS) presenti sul territorio provinciale. Il sistema delle aree protette in Lombardia ha acquistato forma di programma organico con la LR 86/83. Esso si compone di diverse tipologie di aree di rilevanza, fra le quali i parchi locali di interesse sovracomunale acquisiscono particolare importanza dal punto di vista delle politiche territoriali e ambientali alla scala locale. Sul territorio provinciale esistono, oltre a 6 parchi regionali, 14 parchi locali istituiti e altri 7 proposti o in fase di riconoscimento, con varie dimensioni e diverse capacità di pianificazione. L’obiettivo della Direzione centrale è lo sviluppo di questa rete di aree protette, ampliando e potenziando quelli esistenti, realizzandone nuovi, evitando che i PLIS diventino “isole” ambientali e creando un tessuto connettivo che disegni sul territorio una dorsale verde che unisca tutte le aree protette da ovest a est, dal Parco del Ticino al Parco dell’Adda Nord.In quest’ottica i parchi locali di interesse sovracomunale costituiscono la struttura portante di una rete di luoghi dove alla tutela delle aree di naturalità e al potenziamento del paesaggio agrario, si accompagnano iniziative e interventi per la fruizione da parte dei cittadini, per le quali occorre convogliare prioritariamente nei PLIS stessi capacità progettuali e concreti interventi. La ricerca si propone di sviluppare un atlante in grado di restituire il quadro dei PLIS presenti sul territorio provinciale, con uno sguardo ai rapporti alla scala interprovinciale, soprattuto nell’ottica dell’avvio della nuova Provincia di Monza e Brianza. L’atlante si propone inoltre come uno strumento strategico condiviso con i diversi attori in campo, finalizzato a mettere in rete le diverse realtà che compongono il sistema del verde.


P L I S Parte prima IL QUADRO DI RIFERIMENTO

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Plis riconosciuti Plis proposti


1 . I C A R AT T E R I E L E POTENZIALITÀ DEI PLIS

1.1 L’evoluzione delle politiche delle aree protette alla scala metropolitana

Nel 1972 il Consiglio Regionale Lombardo, sollecitato dalla crescente attenzione ai temi dell’ambiente che si diffonde tra i cittadini e che trova sbocco in numerose iniziative per la salvaguardia di specifici ambiti, tra i quali i boschi e le sponde del Ticino, istituisce una “Commissione speciale di studio e ricerca sui parchi regionali della Lombardia”. La Commissione giungerà alla proposta di un “sistema del verde” che intendeva porsi come un “momento significativo”, quasi un’anticipazione, della pianificazione territoriale regionale, finalizzato non solo a salvaguardarne e valorizzarne le risorse ma anche a ricostituire, nelle aree più densamente urbanizzate, un ambiente più equilibrato. Alcune di queste aree, peraltro, erano già state fatte oggetto di prime iniziative e proposte promosse dal PIM: basti ricordare la decisione dell’Amministrazione comunale di Cinisello Balsamo, alla fine degli anni ’60, di destinare a “verde attrezzato intercomunale”, coerentemente col Progetto di Piano approvato dall’Assemblea dei Sindaci, un vasto ambito territoriale che costituirà, assieme alle aree destinate a verde pubblico dal PRG di Milano, larga parte del futuro Parco Nord, o l’elaborazione, nel 1972, da parte dello stesso PIM, di una prima proposta di piano per l’area delle Groane. Nel 1973, con la LR 58 (“Istituzione delle riserve naturali e protezione della flora spontanea”), la Regione Lombardia, confermando gli orientamenti emersi dai lavori della Commissione, si impegna all’approvazione, entro un anno, di un “piano generale delle riserve e dei parchi di interesse regionale” (destinato alla “formazione graduale di un sistema organico di riserve e parchi” esteso all’intero territorio regionale) ed alla tempestiva predisposizione di un programma di provvedimenti per identificare e salvaguardare le aree nelle quali appariva più urgente prevedere misure di tutela.

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L’area del Parco Nord prima e dopo la realizzazione (foto S. Topuntoli)

Negli anni successivi verranno istituiti come parchi regionali il Parco Nord Milano (1975) e il Parco delle Groane (1976) aprendo così la possibilità di dare concretamente avvio alla realizzazione del sistema del verde previsto per l’area metropolitana, fondamentale per contrastare un processo di crescita che continua a essere basato sullo spreco delle risorse territoriali e sulla scarsa attenzione per la qualità dell’ambiente che, oltre alla continua erosione delle residue aree verdi del nord, si accompagna ormai a vistosi fenomeni di compromissione della stessa compattezza e continuità delle aree agricole del sud milanese. All’inizio degli anni ’80, mentre prosegue un confronto serrato tra le forze politiche e le associazioni ambientaliste per la definitiva approvazione del piano generale delle aree protette regionali, l’approvazione del PTC del Parco del Ticino (LR 33/80) e la pubblicazione dello Schema di Piano Territoriale di Coordinamento Comprensoriale elaborato dal PIM nel 1980 sembrano aprire una nuova stagione nella pianificazione di “area vasta”, all’interno della quale la “politica del verde” comincia ad assumere una più matura articolazione. Lo Schema di Piano Comprensoriale, in particolare, contiene la prima proposta organica per la realizzazione di una cintura verde di scala metropolitana. Nel Piano viene infatti posta con chiarezza, l’esigenza di salvaguardare un corretto equilibrio tra aree urbanizzate e aree verdi (superando la pura logica degli standard urbanistici e considerando invece il rapporto tra il complesso delle aree verdi – agricole e non – e il complesso delle aree urbanizzate) e, in particolare, di tutelare quelle aree che, per la loro compattezza e continuità, potevano costituire i collegamenti tra il verde metropolitano e il sistema del verde regionale, ponendo così le premesse per una inversione di tendenza rispetto al progressivo e preoccupante degrado della qualità ambientale delle aree extraurbane.

Il quadro di riferimento

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Coerentemente con queste premesse, il piano definiva le aree da sal-

Il sistema del verde proposto dalla Commissione Provinciale di Milano per i lavori della Commissione Regionale (Regione Lombardia, 1972)

vaguardare come “cintura verde metropolitana”, individuando al suo interno le aree agricole produttive, le aree a verde agricolo-ecologico e le aree a parco e verde attrezzato comprensoriale; una particolare attenzione era dedicata al settore sud della cintura metropolitana per il quale veniva riconfermata la proposta, ormai da tempo presente nel dibattito culturale, di un “parco diffuso” integrato alle aree agricole, il Parco Sud. Con la promulgazione nel 1983 della legge quadro n° 86 (“Piano generale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale”), la Regione porta a compimento il processo avviato nel decennio precedente: viene individuato un sistema costituito da 23 parchi e vengono istituiti tre nuovi parchi (Adda Nord, Adda Sud e Valle del Lambro), che si aggiungono a quelli istituiti nel corso degli anni ’70 (Ticino,

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Groane, Nord Milano, Colli di Bergamo e Monte Barro). La legge inoltre,

Lo Schema di Piano Territoriale Comprensoriale elaborato dal Centro Studi PIM nel 1982

istituendo le “Commissioni Provinciali per l’ambiente naturale”, affida alle Province nuovi compiti connessi alla individuazione dei particolari valori del territorio e delle misure per la loro tutela. In questo contesto, la Provincia di Milano, chiamata a completare il quadro territoriale delle aree protette anche adottando misure di controllo e indirizzo della pianificazione comunale, si fa promotrice di studi, ricerche e momenti di dibattito e confronto che, partendo dal disegno definito nel Piano Comprensoriale, intendono approfondirne le indicazioni e individuare le possibili politiche di intervento. La ricerca promossa nel 1984 su “Il sistema delle aree verdi nel territorio provinciale”, si proponeva, in particolare di individuare uno sche-

Il quadro di riferimento

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ma di riferimento generale e di fornire indicazioni per l’iniziativa della

Il sistema dei parchi regionali individuato dalla LR 86/83 (Regione Lombardia, 1983)

Provincia, finalizzata a consolidare la tutela delle “aree di cintura” e a promuovere e coordinare le iniziative comunali per la loro valorizzazione e fruizione pubblica. I temi che emergono e i principali settori sui quali si propone di concentrare l’attenzione e l’iniziativa provinciale sono soprattutto, oltre alla tutela e alla qualificazione delle attività agricole esistenti, quello dello sviluppo delle attività forestali e quello della costruzione di un sistema di attrezzature che consentano e favoriscano una effettiva fruizione sociale del verde e degli spazi aperti. L’impegno della Provincia e la forte mobilitazione delle associazioni e dei cittadini su questi temi porteranno all’approvazione della LR 41/85, istitutiva dei “parchi di cintura metropolitana”, e all’inclusione all’interno di questa categoria, su proposta dell’amministrazione provinciale, del Parco Sud Milano, la cui definitiva istituzione avverrà tuttavia solo nel 1990, mentre solo in un secondo tempo la LR 32/96, con la classificazione dei parchi in relazione alle specifiche finalità e caratteristiche territoriali, ha definito tutti i parchi della provincia di

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Milano, come parchi “fluviali”, “forestali”, o “agricoli”, oltre che “di cin-

Il sistema delle aree verdi nella regione metropolitana milanese (Engel - Spinelli, 1986)

tura metropolitana”, riconoscendone così il ruolo di salvaguardia dei corridoi ambientali interni all’area e di qualificazione del paesaggio. Al di là delle difficoltà attuali dei parchi, ossia dei problemi di funzionalità e di rapporto con la società e l’economia, che appaiono in gran parte legati ad una cultura amministrativa ormai superata, si può ritenere che, tra i sistemi di aree regionali protette, quello lombardo manifesti una grande potenzialità, per la sua propensione a mescolare i parchi a città e campagne, sperimentando nuove forme di sviluppo sostenibile, per la concezione reticolare, dove i parchi (soprattutto fluviali) costituiscono la maglia primaria e per la molteplicità dei modelli di gestione, aperti a diverse esperienze con gli enti e le collettività locali, integrandone l’identità culturale.

Il quadro di riferimento

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1.2 L’origine dei PLIS

In Lombardia i primi parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS) trovano il loro punto d’inizio in modeste aree di verde pubblico attrezzato, il Bosco di Legnano e il Parco I maggio di Malnate, previste dalla LR 58/73. Con l’abrogazione della legge e la sua sostituzione con la LR 86/83 queste due aree vennero riclassificate, in mancanza di meglio, come parchi locali di interesse sovracomunale, anche se era difficile individuare in esse questa fondamentale valenza. Nell’area milanese i primi PLIS traggono origine da tutele paesistiche o naturalistiche di corsi d’acqua minori (Molgora), di aree boscate (Rio Vallone) o di ambiti particolari nella storia agraria del territorio (Roccolo), ma in seguito si sono estesi soprattutto alla difesa e riprogettazione paesistica di aree agricole interstiziali rispetto all’espansione dell’edificato, e sono rivolti alla conservazione e alla valorizzazione di spazi aperti anche attraverso la creazione di aree attrezzate a servizio delle comunità locali.

In tale ottica recentemente sono stati proposti alcuni parchi locali, collocati tutti nel settore centro-settentrionale di Milano, in zone nelle quali il rapporto tra le strutture urbane in affaccio, l’uso agricolo dei suoli, la ricostruzione del paesaggio e degli aspetti ecologici dei colle-

I primi PLIS, che trovano il loro punto d’inizio in modeste aree di verde pubblico attrezzato, come il Bosco di Legnano, traggono origine da tutele paesistiche o naturalistiche di corsi d’acqua minori, di aree boscate o di ambiti particolari nella storia agraria del territorio

gamenti tra sistemi naturali, costituiscono il tema dominante. Questo è il caso dei parchi del Grugnotorto, della Media Valle del Lambro e della Brianza Centrale che rappresentano uno snodo nel sistema delle grandi aree protette, situandosi in una posizione strategica rispetto alle Groane, al Parco Nord, al Parco della Valle del Lambro, grazie anche alle connessioni permesse dalle aste del Seveso e del Villoresi.

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1.3 Il ruolo e le potenzialità dei PLIS

Il disegno del sistema delle aree protette, compreso fra le due “spalle” costituite dai parchi regionali fluviali della Valle del Ticino e della Valle dell’Adda, definito verso le propaggini collinari briantee dai parchi delle Groane e del Lambro, e chiuso nell’arco meridionale dal Parco Sud, costituisce la struttura portante di una rete di luoghi dove alla tutela delle aree di naturalità e al potenziamento del paesaggio agrario, si accompagnano iniziative e interventi per la fruizione da parte dei cittadini. La complessità dell’esperienza dei parchi lombardi e il dibattito tuttora aperto sul contributo che essi possono dare alla difesa dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile suggeriscono un’impostazione del documento che parta da un bilancio sintetico di efficacia delle aree protette, per poi fornire un contributo alla ridefinizione dei principi della politica provinciale dei PLIS. La difficoltà incontrata dai parchi regionali a promuovere azioni di valenza strategica sul territorio in rapporto di cooperazione con le altre istituzioni e le società insediate, ha determinato un diffuso atteggiamento difensivo degli enti gestori, con la tendenza a compensare la propria debolezza operativa moltiplicando i momenti di controllo amministrativo, che sembrano attribuire all’istituzione parco poteri concreti e certezze nei rapporti con gli altri soggetti operanti sul territorio, sia pure “a valle” dei singoli progetti puntuali, non riuscendo ad influire positivamente “a monte”, modificando i processi generali di trasformazione del territorio di lunga durata. Accanto al problema dello squilibrio dei contenuti tra i diversi strumenti di pianificazione dei parchi e livelli di responsabilità provinciale e locale, deve essere attentamente valutato il problema dell’efficacia dei PLIS, da perseguire tramite la costruzione di reti e sinergie tra enti parco e soggetti del parternariato. In questo quadro i PLIS rivestono una grande importanza strategica all’interno delle politiche di tutela e riqualificazione territoriale, rappresentando fondamentali elementi di connessione e integrazione tra il sistema delle aree regionali protette e il sistema del verde urbano, permettendo la tutela e la riqualificazione di aree a vocazione naturalistica e agricola, la conservazione della biodiversità, la creazione di corridoi ecologici, la valorizzazione del paesaggio, la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-architettonico, lo sviluppo di percorsi per la fruizione lenta del territorio e il recupero di aree urbane degradate. Allo stesso tempo, il fatto che i PLIS non presentino generalmente valori naturalistici di rilievo assoluto, permette molte più possibilità di dialogo tra i diversi soggetti coinvolti. Il consolidamento di alcune di queste iniziative e la loro messa in rete mediante la formazione di un sistema di percorsi ciclabili, consente, perquanto un po’ lentamente, di ridistribuire la domanda di spazi verdi accessibili e di allentare conseguentemente la pressione esercitata sui pochi parchi esistenti strutturati ed effettivamente protetti, primi fra tutti il Parco Nord Milano e il Parco di Monza. In questo senso i PLIS si rivelano strumenti per la pianificazione e la

Il quadro di riferimento

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gestione del territorio, adatti a operare in ambiti differenti da quelli dei Parchi regionali, con una notevole valenza strategica indirizzata alla costruzione di un sistema regionale integrato di aree verdi. I PLIS rappresentano l’espressione diretta della volonta delle popolazioni locali, che si concretizza nella definizione degli obiettivi di tutela, valorizzazione e riequilibrio territoriale, oltre che nell’individuazione dell’area destinata a parco all’interno degli strumenti urbanistici comunali. Grazie al ruolo centrale assunto dalle Amministrazioni comunali, alle quali viene attribuita l’iniziativa e la conseguente decisione di istituire il PLIS, questa tipologia di area protetta diviene un elemento cardine per le politiche territoriali e ambientali alla scala locale, nell’ottica innovativa di una politica di riqualificazione e valorizzazione che si origina dal basso. In tal senso i PLIS possono rappresentare, per i Comuni proponenti e per la stessa Provincia, ambiti nei quali convogliare prioritariamente capacità progettuali e concreti interventi volti alla qualificazione degli spazi di contesto delle città che compongono la regione urbana.

1.4 I rapporti con il PTCP e il ruolo della Provincia

Con le nuove valenze naturalistiche e paesistiche attribuite dalla legge Bassanini alla pianificazione provinciale, al PTCP spetta il compito di rapppresentare le esigenze generali di difesa, gestione e sviluppo del paesaggio e dell’ambiente, orientando gli interventi dei Comuni in materia di uso del suolo e di reti ecologiche. I PLIS, infatti trovano la loro collocazione ideale all’interno di un movimento dal basso verso l’alto di costruzione empirica di brani della rete ecologica provinciale, in risposta a un simmetrico movimento dall’alto verso il basso del PTCP, finalizzato alla ricucitura organica dei vari interventi sul territorio. I PLIS si collocano strategicamente nella pianificazione territoriale provinciale quali elementi di connessione tra le aree protette regionali e le aree verdi di tipo urbano a vario titolo denominate. Essi inoltre assolvono a una importante funzione di tutela e conservazione di aree che per la loro posizione correrebbero il rischio, a fronte di ulteriori urbanizzazioni, di essere completamente saldate dai fronti urbani. In quest’ottica il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale individua, all’art.68 delle Norme di attuazione (Proposta di nuovi ambiti di tutela) e alla tav.3 i PLIS già istituiti e, sulla base delle proposte delle Amministrazioni comunali, quelle porzioni di territorio per le quali si propone l’istituzione di nuovi ambiti di tutela. In tal senso l’attuale PTCP, vigente dal novembre 2003, individua nel complesso una serie di ambiti territoriali per i quali si ritiene opportuno l’istituzione di nuovi PLIS o l’ampliamento di PLIS esistenti, che vanno a comporre, insieme ad altri elementi, il quadro provinciale del sistema paesistico-ambientale:

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Parco delle Cave;

Parco delle Colline Briantee;

ampliamento del Parco della Brianza Centrale;

Parco agricolo della Cavallera;

ampliamento del Parco del Grugnotorto-Villoresi;

ampliamento del Parco della Media Valle del Lambro;

Parco delle Colline di San Colombano;

Parco delle Roggìe;

Parco del Medio Olona (dei Mulini);

Parco dei Curzi;

Parco agricolo di Novate-Cormano.

Gli indirizzi del PTCP (art.35 - Parchi urbani e aree per la fruizione) mirano alla creazione di un sistema di connessioni, attraverso percorsi ciclopedonali ed equestri, corridoi ecologici e interventi paesistici lungo i corsi d’acqua, che mettano in relazione tali aree con i Parchi regionali, le aree per la fruizione, i parchi urbani e i luoghi di interesse storico-architettonico. Infine, l’art.89 esclude la localizzazione delle grandi strutture di vendita all’interno di tutte le aree protette, compresi i PLIS. Gli elaborati del PTCP sono da assumere quali strumenti fondamentali di informazione e conoscenza ai fini di produrre la documentazione necessaria alle istruttorie di riconoscimento e pianificazione dei PLIS. Il PTCP costituisce infatti il supporto per determinare il quadro generale di riferimento per la definizione dei caratteri territoriali che in sede di istruttoria devono essere valutati dalla Provincia. L’attuale percorso di revisione del PTCP in risposta alle prescrizioni della recente legge regionale per il governo del territorio (LR 12/05) ha determinato un aggiornamento del quadro paesistico-ambientale provinciale e, in particolare, del sistema dei PLIS. Ai realizzati ampliamenti dei parchi della Brianza Centrale, del Grugnotorto-Villoresi e della Media Valle del Lambro e al riconoscimento dei parchi delle Colline Briantee e della Balossa (Novate-Cormano), si sono aggiunti alcuni nuovi PLIS ancora in attesa di riconoscimento (Basso Olona Rhodense e Gelso) o riconosciuti (Rugareto), mentre l’ampliamento verso nord del Parco del Rio Vallone sulla porzione di territorio del previsto Parco dei Curzi, ha determinato, di fatto, la cancellazione di quest’ultimo. Il ruolo pianificatorio della Provincia non si esaurisce nella definizione degli obiettivi generali e delle strategie per la tutela dell’ambiente, ma deve anche incaricarsi di coordinare, programmare e fornire sostegno finanziario alle azioni concrete sul territorio, attraverso il coordinamento e la promozione degli interventi di Comuni, Enti parco ed altri soggetti socio-economici. In quest’ottica il punto di forza dell’azione della Provincia è legato alla possibilità di instaurare sinergie con altri piani di settore di competenza provinciale (Piano Cave, Piano di Indirizzo Forestale, ecc.) dai quali possono provenire risorse significative.

Il quadro di riferimento

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2. IL PERCORSO PER L A N A S C I TA D E I P L I S 2.1 Gli aspetti normativi

In un periodo di grande attenzione per i parchi regionali, la LR 86/83 “Piano generale delle aree regionali protette” concepisce i PLIS in modo alquanto residuale. Infatti, dopo aver trattato all’art. 1 le altre tipologie di aree protette, la legge quadro introduce i PLIS solo all’art.34, confermando in tal modo da parte del legislatore un differente peso attribuito a questa categoria, alla quale, anche in ragione della diversa natura giuridica, viene attribuito un ruolo complementare, se non secondario. Secondo la legge la Regione, e oggi la Provincia, si limitano a conferire ai PLIS un riconoscimento di sovracomunalità, a fronte di un’iniziativa promossa e gestita dagli Enti locali. Nel 1999 la Regione approva un primo atto (DelGR n° 6/43150 del 21 maggio 1999 “Procedure per la gestione, la pianificazione e il riconoscimento dei PLIS”), finalizzata a rendere più chiari e meno restrittivi i criteri di delimitazione e accelerare le procedure di istituzione e pianificazione dei PLIS. Successivamente, con la LR 1/2000 (“Riordino del sistema delle autonomie in Lombardia. Attuazione del D.lgs 112/98”), inizia una nuova fase di sviluppo dei PLIS, che coinvolge le Amministrazioni provinciali nel processo di riconoscimento dei PLIS. In tal senso la LR 1/2000: •

all’art. 3, comma 28 demanda al PTCP il compito di indicare gli ambiti territoriali in cui risulti opportuna l’istituzione di parchi locali di interesse sovracomunale in conformità al comma 58;

all’art.3, comma 58, delega alle Province le competenze in materia di PLIS, consistenti in: 1) il riconoscimento dei parchi, su iniziativa e proposta dei comuni interessati; 2) la determinazione delle modalità di pianificazione e gestione dei parchi stessi in base agli indirizzi stabiliti dalla Giunta regionale; 3) l’erogazione dei contributi ordinari e straordinari agli enti gestori dei parchi;

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all’art.3, comma 58 bis, afferma che alle varianti degli strumenti urbanistici generali dirette alla perimetrazione e regolamentazione dei PLIS, si applicano le disposizioni del capo1, titolo 1 della LR 23/97, purché tali varianti non comportino modifiche della zonizzazione del territorio.

In seguito alla delega alle Province, disposta dalla LR 1/2000, la Regione con la DelGR n° 7/6296 del 1 ottobre 2001 (”Delega alle Province delle funzioni in materia di Parchi Locali di Interesse Sovracomunale”), attua la delega e approva la circolare che fissa i criteri e le procedure per il riconoscimento dei PLIS, nonché le relative modalità di pianificazione e gestione degli stessi, che ricalcano, per buona parte quanto previsto dalla delibera regionale del 1999 “Procedure per la gestione, la pianificazione e il riconoscimento dei PLIS”. Con la DelGP n° 941/02 del 20 dicembre 2002 “Criteri e modalità di pianificazione e gestione dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in Provincia di Milano”, l’Amministrazione Provinciale, nell’esercizio concreto delle funzioni delegate dalla DelGR n° 7/6296 del 1/10/01 e in raccordo con il PTCP e la pianificazione settoriale, ha ritenuto necessario elaborare criteri e modalità che potessero offrire un modello di riferimento sia per per i PLIS già istituiti che tuttavia non hanno ancora assunto uno strumento di pianificazione, sia per tutti i Comuni interessati alla promozione di nuovi PLIS. Nel Piano Territoriale Paesistico Regionale in riferimento al “quadro provinciale dei riferimenti conoscitivi”, i PLIS sono individuati quale

Il “Piano generale delle aree regionali protette” (LR 86/83) attribuisce ai PLIS, anche in ragione della diversa natura giuridica rispetto alle altre tipologie di aree protette, un ruolo complementare, se non secondario

dato di base nel sistema dei vincoli vigenti (LR 86/83). Infine, è utile ricordare che l’istituzione di un PLIS, a differenza di quanto avviene per un parco regionale, non fa scattare il vincolo ex D.lgs 42/04, art. 142, già L 431/85, ma assume invece un valore locale, diretta espressione delle Amministrazioni che partecipano al PLIS, che specificano la loro volontà nei contenuti degli strumenti urbanistici.

Il quadro di riferimento

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2.2 I criteri di perimetrazione e le modalità di riconoscimento

Come emerge dall’esame della DelGP n° 941/02, 20/12/2002 (“Criteri e modalità di pianificazione e gestione dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in Provincia di Milano”), che rappresenta attualmente la normativa di riferimento, la perimetrazione dei PLIS è strettamente connessa all’esatta definizione del regime di uso dei suoli che compete al PRG/PGT, come da DM n° 1448/68. In relazione alle caratteristiche dei PLIS, le destinazioni prevalenti dovrebbero fare riferimento alle zone omogenee E (agricolo) e F (attrezzature e impianti di interesse generale), anche se è possibile inserire nel parco le aree destinate a spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, a patto di non prevedere interventi ad alto impatto ambientale, favorendo in questo modo interessanti opportunità di contiguità e, soprattutto, di penetrazione dei PLIS nei centri abitati. Un’ulteriore opportunità è data dall’inserimento del perimetro di ambiti che ricadono in zone A, ritenuti in grado di aumentare il valore assoluto del parco. In ogni caso le ormai numerose esperienze lombarde insegnano che è rischioso per l’affermarsi del PLIS adottare criteri troppo rigidi in merito all’omogeneità delle aree, mentre la presenza di elementi interclusi con differente regime d’uso, ovviamente esclusi dalla perimetrazione,

In relazione al regime di uso dei suoli, le destinazioni prevalenti dovrebbero fare riferimento alle zone omogenee E (agricolo) e F (attrezzature e impianti di interesse generale), anche se è possibile inserire nel parco le aree destinate a spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, favorendo in questo modo interessanti opportunità di contiguità e, soprattutto, di penetrazione dei PLIS nei centri abitati

può costituire uno stimolo per la costruzione del parco. L’individuazione delle aree che andranno inserite nel PLIS deve essere ratificata con apposita variante allo strumento urbanistico comunale, indipendentemente dal fatto che ciò comporti o meno modifiche alla zonizzazione del territorio preesistente. Mentre la LR 86/83, all’art.34, stabiliva la competenza della Giunta Regionale nel processo di riconoscimento dei parchi locali di interesse sovracomunale istituiti dai Comuni, con la LR 1/2000 tale compito viene delegato alle Amministrazioni provinciali (art.3, comma 58), che devono procedere al riconoscimento dei parchi sempre su iniziativa e proposta dei comuni interessati.

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2.3 Le forme di gestione

Le forme di gestione e i relativi criteri gestionali devono essere individuati dagli enti promotori contestualmente all’istituzione del parco. Nel caso in cui l’area del parco ricada interamente nel territorio di un solo Comune, è lo stesso Comune ad assumere la funzione di ente gestore, provvedendo in via diretta alla gestione del parco, mentre se il parco coinvolge più comuni, come previsto dal comma 5 dell’Allegato A alla DelGR n° 7/6296 del 1/10/01, recante criteri per l’esercizio da parte delle Province della delega di funzioni in materia di Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, le Amministrazioni coinvolte possono scegliere se riunirsi in consorzio o adottare una semplice convenzione, come previsto dal Testo unico sull’ordinamento degli Enti locali (D.lgs 267/2000). Per le diverse caratteristiche dei PLIS presenti sul territorio provinciale, la scelta fra consorzio o convenzione presenta differenti elementi di vantaggio o di svantaggio. L’utilizzo dello strumento della convenzione tra gli Enti interessati, permette di appoggiarsi alle strutture comunali esistenti, di volta in volta chiamate a realizzare gli interventi sulla base del quadro relazionale previsto dalla convenzione stessa. La convenzione normalmente opera attraverso un capofila o capoconvenzione, che si assume gli oneri della organizzazione tecnica e/o amministrativa del parco. La scelta del consorzio, che prevede finanziamenti per le necessità

Per le diverse caratteristiche dei PLIS presenti sul territorio provinciale, la scelta della forma di gestione (consorzio o convenzione) presenta differenti elementi di vantaggio o di svantaggio, in merito all’opportunità di appoggiarsi alle strutture tecniche comunali esistenti o di creare una nuova struttura gestionale

degli interventi del Parco in base alla classe demografica dei singoli Comuni, garantisce l’efficacia delle disposizioni soprattutto quando il peso demografico dei Comuni aderenti risulta omogeneo. L’esercizio dell’agricoltura all’interno dei PLIS è certamente da sostenere in quanto attività che permette, attraverso gli operatori agricoli, un controllo del territorio di tipo puntuale, assumendo in tal senso una forte valenza da un punto di vista gestionale. A tale scopo è di estremo interesse la possibilità di applicare gli artt.

Il quadro di riferimento

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14 e 15 del D.lgs n° 228/01 “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57 ”, che prevede contratti di collaborazione e convenzioni con le pubbliche amministrazioni. In particolare le convenzioni (art. 15) concernono lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione e manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura e al mantenimento dell’assetto idrogeologico, nonché alla promozione delle vocazioni produttive. La legge di orientamento e modernizzazione dell’agricoltura prevede infatti attività di fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzo prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda, normalmente impiegate nell’attività agricola, in modo da consentire di ottemperare ai principi e criteri direttivi della legge stessa per quanto attiene alla multifunzionalità e alla pluriattività delle aziende agricole.

2.4 I criteri e le modalità di pianificazione

Con la DelGP 941/02 del 20 dicembre 2002 (“Criteri e modalità di pianificazione e gestione dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale”), la Provincia ha inteso offrire un modello di riferimento sia per l’Amministrazione Provinciale nell’esercizio concreto delle funzioni delegate, sia per i PLIS già istituiti che tuttavia non hanno ancora assunto uno strumento di pianificazione, sia infine per tutti i Comuni interessati alla promozione di nuovi ambiti di parco. Della delibera fa parte l’Allegato “Linee guida per la pianificazione dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale”, nel quale vengono definite le modalità di pianificazione dei PLIS. I PLIS, in quanto elementi di integrazione del più ampio sistema delle aree protette, rivestono un ruolo di importanza strategica all’interno della pianificazione paesistico-ambientale di area vasta. Proprio per questo è opportuno svolgere un’attenta attività di analisi e pianificazione, nella consapevolezza dei valori, delle risorse e delle sensibilità

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paesistiche presenti, in grado di fare emergere la specifica caratterizzazione dei territori destinati a parco locale. In tal modo sarà possibile orientare correttamente le programmazioni e gli interventi, individuando obiettivi diversificati di tutela, in relazione ai diversi contesti. Vi saranno ad esempio aree destinate a parco con valore paesististicoambientale intrinseco, in cui prevarranno modalità di pianificazione volte alla conservazione e alla valorizzazione, quali i PLIS in ambiti di paesaggio agrario fortemente strutturato dal punto di vista paesistico o in zone con importanti valenze ecologiche e naturalistiche, mentre altre che si configurano quali elementi non di pregio paesistico in termini assoluti, ma di rilevanza strategica per la loro capacità di innescare processi di riqualificazione e recupero ambientale rispetto a contesti già degradati, come i PLIS situati in ambiti di frangia urbana o di cava. Gli enti gestori dei PLIS nei loro strumenti pianificatori dovranno perciò dare concretezza alle istanze di tutela, conservazione e recupero, in relazione alle caratteristiche paesistiche e ambientali peculiari del parco emerse dalla fase di analisi. Il percorso di pianificazione territoriale del PLIS dovrà tenere conto delle logiche di continuità (quelle espresse ad esempio dal sistema della viabilità storico-paesaggistica o dai sistemi del verde e della rete idrica) e delle relazioni esistenti o potenziali con il più vasto contesto territoriale. Essa dovrà prevedere due diverse fasi, analitica e propositiva, strettamente correlate e consequenziali. La fase analitica comprende: •

l’analisi di dettaglio delle componenti ambientali e antropiche finalizzata alla comprensione delle caratteristiche generali e agli approfondimenti tematici specifici per l’area destinata a parco locale;

l’individuazione e la valutazione dei caratteri strutturali del sistema paesistico-ambientale e delle sue dinamiche.

La fase propositiva comprende: •

la formulazione di una proposta, che verrà attuata attraverso il Programma Pluriennale degli Interventi (PPI), in coerenza alle esigenze di tutela e valorizzazione del territorio destinato a parco locale e nel rispetto dei valori individuati;

un’eventuale ulteriore fase di controllo con simulazioni a diverse soglie temporali.

Lo strumento di pianificazione del PLIS sarà composto dai seguenti elaborati: •

Relazione tecnico-illustrativa;

Indirizzi normativi;

Cartografia, su CTR 1:10.000.

La scala di rappresentazione degli elaborati riferiti alla fase analitica e alla fase propositiva dovrà rispondere al criterio di efficacia della rappresentazione e di adeguatezza rispetto al livello di dettaglio (1:5.000 o 1:2000, salvo tavole di inquadramento a scala superiore).

Il quadro di riferimento

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P L I S Parte seconda LO SCENARIO TERRITORIALE

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Infrastrutture (progetto) Progetti insediativi


3 . I L Q U A D R O PA E S I S T I C O A M B I E N T A L E F R A S PA Z I APERTI E AREE PROTETTE 3.1 Le aree protette regionali

Il sistema dei parchi e delle aree protette è uno dei fattori di qualificazione dell’organizzazione territoriale della regione urbana milanese. Come abbiamo visto, esso comincia a configurarsi negli anni ’70 proprio nell’area milanese come forma di tutela e difesa di ambiti con connotati di elevata naturalità rispetto al diffondersi delle strutture urbane (Groane, Valle del Ticino, Nord Milano) e acquisisce forma di programma organico con la LR 86/83 “Piano generale delle aree regionali protette”. Il sistema previsto dalla legge si compone di diverse tipologie di aree protette a difesa delle aree di maggiore interesse morfologico e naturalistico: i parchi regionali, i parchi naturali, i parchi locali di interesse sovracomunale (affidati all’iniziativa locale), le riserve regionali e i monumenti naturali in ordine decrescente di importanza territoriale.

3.1.1 I parchi regionali e i parchi naturali

Nel territorio milanese le grandi aree protette possono essere lette come il necessario contesto delle strutture urbane dell’area metropolitana, e, pur rappresentando il limite alla loro diffusione, ne delineano i margini costituendo una sorta di “cintura verde”. All’interno del sistema, con la classificazione di tutte le aree protette in relazione alle specifiche finalità e alle caratteristiche territoriali, la Regione ha riconosciuto a tutti i parchi della Provincia di Milano, la qualità di parchi “di cintura metropolitana”, oltrechè “fluviali”, “forestali”, “agricoli”, sottolineandone così il ruolo primario di salvaguardia di corridoi ambientali interni all’area più densamente popolata e di qualificazione del paesaggio. La LR 11/00, in adempimento ai dispositivi della “Legge quadro sulle aree protette” (L 394/91), che impone, tra l’altro, il silenzio venatorio nei parchi naturali, ha sancito inoltre la distinzione, all’interno dei perimetri dei parchi già istituiti, delle aree a maggiore contenuto naturalistico, definite “parco naturale”, dalle altre che restano “parco

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Nell’ambito della provincia di Milano sono presenti sei parchi regionali e un parco naturale che rispondono principalmente alla necessità di conservare e garantire a lungo termine gli ambienti di maggiore interesse paesistico, naturalistico e storico dei grandi corsi d’acqua (Ticino, Lambro, Adda), degli ambiti dei terrazzamenti delle Groane e del grande spazio agricolo del Sud Milano

regionale”, determinando quantomeno difficoltà in particolare nei parchi della cintura metropolitana milanese, ove la componente agricola dell’uso del suolo è prevalente rispetto ai caratteri di naturalità. Il sistema dei parchi regionali, che nell’intera Lombardia raggiunge il 22% del territorio, nella provincia di Milano si alza al 39% a ulteriore conferma della urgenza di tutela degli spazi aperti che stava all’origine della LR 86/83, a fronte di una percentuale di suolo occupato da strutture urbane, o da previsioni di insediamenti urbani, pari al 41%, a testimonianza di una sostanziale scarsità di spazi liberi, in special modo di quelli non soggetti a tutela. Nell’ambito della provincia di Milano il sistema è costituito da sei parchi regionali e risponde principalmente alla necessità di conservare e garantire a lungo termine gli ambienti di maggiore interesse paesistico, naturalistico e storico dei grandi corsi d’acqua (Ticino, Lambro, Adda), degli ambiti dei terrazzamenti e dei boschi delle Groane e del grande spazio agricolo del sud Milano, che copre il 55% dell’intera superficie a parco regionale della provincia. Diverso è il caso del Parco naturale del Bosco delle Querce, nato con lo scopo principale di bonifica, recupero ambientale e ricostruzione dell’ecosistema dopo l’incidente dell’ICMESA del 1976, su cui si è intervenuto con opere di bonifica e recupero ambientale. Procedendo verso l’area densa del capoluogo, il Parco Nord, votato ad un uso principalmente fruitivo, interessa una serie di aree periferiche


a nord della città di Milano, derivanti da aree industriali dismese e terreni agricoli residuali. Immediatamente a nord dei confini provinciali, nell’area collinare che fa comunque parte del paesaggio della regione urbana milanese, sono presenti altri parchi regionali, in genere orientati alla tutela forestale, a contatto con le conurbazioni Varesina, Comasca e Lecchese. Da un’attenta lettura delle normative dei singoli piani finalizzata ad evidenziare e a mettere a confronto i diversi modi con cui le grandi tematiche della pianificazione di settore, individuate dalla LR 86/83, vengono affrontate e tradotte negli azzonamenti e nelle normative dei piani emerge come la pianificazione dei parchi regionali, pur nel rispetto e nell’adeguamento alle situazioni geografiche e territoriali locali, si può leggere sostanzialmente attraverso tre grandi settori: la tutela degli aspetti naturalistici, gli indirizzi per la fruizione degli spazi protetti da parte dei cittadini, il consolidamento e la conservazione degli spazi agrari. L’utilizzo di una legenda unificata per la rappresentazione dei piani dei parchi mette in evidenza, assieme ai caratteri della pianificazione dei diversi territori, i rapporti più diretti con le aree urbane di contesto. Gli aspetti di tutela della natura sono prevalenti nei parchi fluviali e forestali, come il Parco della Valle del Ticino, che, considerata la grande superficie territoriale, include nel territorio di Parco naturale praticamente tutti gli ambienti interni al terrazzo principale del fiume, il Parco delle Groane, che sottopone a tutela naturalistica ampie zone di brughiera, il Parco della Valle del Lambro e il Parco dell’Adda Nord che individuano nelle aree di pertinenza dei fiumi gli ambiti di maggiore pregio. Le aree riservate ad attrezzature per la fruizione acquistano peso sempre maggiore quanto più ci si avvicina all’area centrale e densamente abitata della regione urbana milanese, fino ad occupare la massima percentuale nel Parco Nord Milano che, per dimensioni e posizione, assolve alla funzione di grande parco urbano territoriale. Significative presenze di aree attrezzate per la fruizione sono poi rilevabili nelle Groane, nel Parco Sud e nel Valle Lambro (Parco di Monza), nel quale la necessità di accedere a luoghi dove esercitare pratiche sportive, trascorrere il tempo libero, fino al semplice bisogno di “aprire le finestre” sul verde determina una forte pressione in coorrispondenza del Parco di Monza. Oggi il ruolo di questo parco è essenzialmente di carattere sovracomunale, andando a investire tutta l’area a nord di Milano, ponendosi come anello di congiunzione tra le colline brianzole e la pianura asciutta. I parchi più esterni, a partire dal Valle Ticino indirizzano il tema della fruizione verso la percorribilità del territorio, garantita da “punti visita”, piuttosto che da vere e proprie aree attrezzate.

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Nei parchi agricoli Sud Milano e Adda Sud e parzialmente nel Valle Ticino (a causa dell’inclusione degli interi territori comunali nel perimetro del parco) i temi dominanti sono la conservazione nel lungo periodo dei territori agricoli produttivi della pianura irrigua e la riqualificazione del paesaggio agrario, storico ed attuale. In particolare, nel Parco Sud la tutela del patrimonio storico rurale, costituisce tema di un Piano di Settore specifico indirizzando i Comuni ad una piena conoscenza dei valori del proprio territorio. Il Parco delle Groane individua le aree di indirizzo agricolo destinate alla valorizzazione dell’attività primaria nel contesto dell’area protetta, in un corretto equilibrio fra esigenze produttive, ambientali e fruitive, mentre il Parco della Valle del Lambro, oltre a individuare il “sistema delle aree prevalentemente agricole”, comprende aree agricole interne al perimetro di Parco naturale classificate come aree di protezione dei corsi d’acqua in quanto facenti parte dell’ecosistema fluviale. Nell’esame delle aree urbane, riservate cioè a vario titolo alla iniziativa comunale, i rapporti percentuali hanno scarsa rilevanza in quanto dipendono dal “disegno” del perimetro all’atto dell’istituzione del singolo parco: i due estremi sono rappresentati dal Parco della Valle del Ticino, nel quale tutte le aree urbane fanno parte del territorio del parco e dal Parco Agricolo Sud Milano nel quale tutte le aree urbane sono escluse. Una particolare attenzione è riservata, nel Parco Sud, ai Naturalità, agricoltura e fruizione nei parchi regionali interessati dall’area di studio (Centro Studi PIM, 2007)

rapporti con la città di Milano, attraverso la introduzione dei “piani di cintura urbana”, strumenti destinati ad approfondire e rendere fra loro compatibili i temi dello sviluppo urbano e della tutela del territorio.

Lo scenario territoriale

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3.1.2 I parchi locali di interesse sovracomunale

Il quadro delle aree protette si completa con i parchi locali di interesse sovracomunale, mentre le riserve regionali esterne ai parchi e i monumenti naturali tutelano aree specifiche di limitata superficie o singoli fenomeni isolati di carattere morfologico o naturalistico. Attualmente in provincia di Milano sono presenti 14 PLIS riconosciuti, la cui superficie supera i 7.700 ettari, e altri 7 proposti o in fase di riconoscimento (3.636 ha), che arrivano complessivamente a coprire una superficie pari a 11.373 ettari. Tale estensione risulta ancor più significativa se si pensa che la quasi totalità dei PLIS si localizza nell’ambito settentrionale del territorio provinciale, mentre quello meridionale è interamente tutelato dal Parco Sud. Osservando la distribuzione di queste aree protette, tutte comprese nell’ambito del nord Milano, si possono abbozzare ipotesi di sub-sistema dei PLIS interposti tra i grandi ambiti tutelati dei parchi regionali: •

il sistema dell’ovest, tra il Parco Valle Ticino e il Parco delle Groane, costituito dai PLIS dell’Alto Milanese e del Rugareto (entrambi in parte fuori provincia di Milano), dal Parco del Roccolo, dai proposti parchi dei Mulini, del Gelso e del Basso Olona - Rhodense e da quello delle Roggìe, in fase di riconoscimento;

il sistema del centro, tra i parchi delle Groane e della Valle Lambro, costituito dai PLIS della Brughiera Briantea, della Brianza Centrale, del Grugnotorto-Villoresi, della Balossa e della Media Valle del Lambro;

il sistema dell’est Milano, tra i parchi Valle Lambro e Adda Nord, costituito dai PLIS della Cavallera e Est delle Cave (per i quali sono in via di definizione le intese istitutive) e da quelli dei Colli Briantei, delle Cascine, del Molgora e del Rio Vallone; un’ulteriore proposta riguarda l’ampliamento del Parco della Valletta, in provincia di Lecco, ai territori di Besana e Renate;

il Parco della Collina di San Colombano, a margine di questo sistema per la sua collocazione territoriale, e per il quale è prevista l’estensione alle province di Lodi e Pavia.

Tutti questi sistemi si caratterizzano per un andamento radiale o subradiale rispetto all’area centrale milanese e presentano spesso aspetti di grande frammentarietà. Il consolidamento di alcune di queste iniziative e la loro messa in rete mediante la formazione di un sistema di percorsi ciclabili, consente, perquanto un po’ lentamente, di ridistribuire la domanda di spazi verdi accessibili e di allentare conseguentemente la pressione esercitata sui pochi parchi esistenti strutturati ed effettivamente protetti, primi fra tutti il Parco Nord Milano e il Parco di Monza. Gli aspetti di tutela della natura sono prevalenti nei parchi fluviali, come il Parco del Molgora (22% del territorio) e, soprattutto, il Parco del Rio Vallone (34%) che sottopongono a tutela naturalistica anche ampie zone boschive superstiti delle antiche foreste planiziali.

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Codice

Stato

Nome

Sup. tot. (ha)

Sup. prov. MI+MB (ha)

PL_001

riconosciuto

Parco Alto Milanese

359

178

PL_216

riconosciuto

Parco della Balossa

146

146

PL_003

riconosciuto

Bosco di Legnano (Parco Castello)

25

25

PL_202

riconosciuto

Parco della Brianza Centrale

396

396

PL_219

riconosciuto

Parco della Brughiera Briantea

2.137

638

PL_042

riconosciuto

Parco delle Cascine a Pioltello

270

270

PL_217

riconosciuto

Parco dei Colli Briantei

538

538

PL_016

riconosciuto

Parco della Collina di San Colombano

1.403

717

PL_040

riconosciuto

Parco del Grugnotorto-Villoresi

783

783

PL_201

riconosciuto

Parco della Media Valle del Lambro

296

296

PL_011

riconosciuto

Parco del Molgora

1.015

1.015

PL_015

riconosciuto

Parco del Rio Vallone

1.019

924

PL_007

riconosciuto

Parco del Roccolo

1.609

1.609

PL_220

riconosciuto

Parco del Rugareto

1.260

202

PL_223

proposto

Parco del Basso Olona - Rhodense

252

252

PL_210

proposto

Parco della Cavallera

636

636

PL_213

proposto

Parco Est delle Cave

573

573

PL_222

proposto

Parco del Gelso

1.043

1.043

PL_215

proposto

Parco dei Mulini

305

305

PL_041

proposto

Parco delle Roggìe

510

510

Parco della Valletta

837

317

proposto (riconosciuto PL_224

in prov. LC)

Le aree riservate ad attrezzature per la fruizione acquistano peso sempre maggiore quanto più ci si avvicina all’area centrale e densamente abitata della regione urbana milanese, fino ad occupare la massima percentuale nel Parco della Brianza Centrale che, per posizione, assolve alla funzione di grande parco urbano territoriale. I parchi più esterni, a partire dal Molgora, indirizzano il tema della fruizione verso la percorribilità del territorio, garantita da un’estesa rete di itinerari ciclopedonali, mentre il Parco della Collina di San Colombano si concentra su “punti vista” sulla campagna circostante, piuttosto che su vere e proprie aree attrezzate. La conservazione dei territori agricoli produttivi e la riqualificazione del paesaggio agrario sono i temi dominanti nel Parco della Collina di San Colombano, la cui tutela si estende al paesaggio di questa emergenza geomorfologica. Il Parco del Molgora e quello del Rio Vallone (rispettivamente con il 62% e il 56% del loro territorio) individuano le aree di indirizzo agricolo in un corretto equilibrio fra esigenze produttive, ambientali e fruitive, mentre il Parco della Brianza Centrale prevede una maggiore

Lo scenario territoriale

33


integrazione con la fruizione dello spazio rurale e con gli interventi di forestazione. Anche per i PLIS, nell’esame delle aree urbane, riservate cioè a vario titolo alla iniziativa comunale, i rapporti percentuali hanno scarsa rilevanza in quanto dipendono dal “disegno” del perimetro all’atto dell’istituzione del singolo parco: i due estremi sono rappresentati dal Parco della Brughiera Briantea, nel quale la quasi totalità delle aree urbane fa parte del territorio del PLIS e dal Parco del Grugnotorto-Villoresi nel quale tutte le aree urbane sono escluse.

3.2 La rete ecologica

Il sistema di aree protette appena descritto delinea la “cintura verde” della regione urbana milanese secondo un principio noto e da tempo realizzato in molte città europee, a partire dalla green belt di Londra e dalla ceinture verte parigina. L’area in questione si caratterizza però per alcuni elementi di diversità rispetto ad altre realtà metropolitane: la presenza di un nucleo centrale relativamente piccolo ad elevatissima densità di funzioni, un alto numero di Comuni e perciò di enti territoriali decisori, la diffusione radiale delle conurbazioni e la presenza, immediatamente a sud di Milano, di un grande comparto agricolo. Ma se il Parco Sud, con le sue tutele volte soprattutto alla conservazione delle continuità degli spazi agrari, contribuisce a conservare il rapporto storico tra città e campagna, nell’arco nord, anche tenendo conto della presenza dei PLIS, il completamento della “cintura” e la realizzazione della rete ecologica si presenta più problematico. Problema ancora aperto, e di notevole rilievo nell’ottica della costruzione di itinerari culturali-fruitivi, è quello delle connessioni tra i cen-

Il sistema delle acque, costituito non solo dalle grandi aste fluviali, in direzione nord-sud (Ticino, Olona, Seveso, Lambro e Adda), ma anche dai corsi d’acqua naturali minori (torrenti groanici, Molgora, Rio Vallone), dal naviglio Martesana e dal Villoresi, stabilisce un fondamentale collegamento est-ovest

tri maggiori e le aree verdi, in quanto pochi sono gli itinerari ciclabili continui e poco frequenti, oltre che poco note, sono le connessioni treno+bici che permettono di raggiungere i parchi più esterni. Lo strumento che oggi risulta di primaria importanza per il completamento della cintura è la formazione della “rete ecologica“, affidata alla pianificazione provinciale nel suo disegno generale, ma realizzabile nelle sua specificità soprattutto attraverso la risposta della pianificazione locale.

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La costruzione di una “rete ecologica” ha lo scopo di mettere in relazione gli ambiti di valore naturalistico, già soggetti a tutela, con altre aree ed ambiti, continui e interrelati con le strutture insediative e le reti infrastrutturali, al fine di evitare la formazione di sistemi “chiusi” ed isolati. La rete, che rappresenta la strategia per il rafforzamento della componente ambientale e lo strumento per il superamento delle criticità delle aree ad alto tasso di urbanizzazione del sistema metropolitano, si fonda su uno schema portante di habitat capaci di fornire livelli sufficienti di biodiversità, da consolidare, su nuovi elementi di naturalità, da creare negli ambiti di maggiore carenza, e su un sistema di fasce di connessione in grado di metterli in comunicazione. Come noto la rete ecologica si compone di “matrici naturali primarie”, “gangli” o nodi principali e secondari costituiti dalle zone di naturalità protette dai grandi parchi regionali e dai PLIS, e da “corridoi” che ne garantiscano le interconnessioni. In questo senso, la recente proposta di “Dorsale Verde del Nord Milano”, promossa dall’Amministrazione provinciale, si incarica di sviluppare il progetto di rete ecologica contenuto nel PTCP, riconducendo a sistema le diverse opportunità di carattere paesistico-ambientale presenti sul territorio (in primis i PLIS) e stabilendo un organico sistema di tutela specifica di una serie di porzioni territoriali in grado di consentire il collegamento strategico tra le diverse aree protette, dal Ticino all’Adda, producendo effetti positivi anche da un punto sociale e ricreativo, del tempo libero e del turismo, ma anche agro-ambientale. È evidente come, avvicinandosi al nucleo centrale dell’area metropolitana, la realizzazione dei corridoi della rete diventi estremamente complicata e difficilmente ottimizzabile senza un forte impegno dei comuni interessati. I corridoi sono costituiti da fasce di continuità territoriale, eventualmente con brevi interruzioni ed elementi puntuali (stepping stones) che funzionino come punti di appoggio temporanei, in grado di garantire la presenza di elementi di naturalità e il transito di specie di interesse. Nell’ambito oggetto di analisi le maggiori potenzialità sono rappresentate da alcuni elementi che si possono considerare “di base”: •

il sistema delle acque, costituito non solo dalle grandi aste fluviali, in direzione nord-sud (Ticino, Olona, Seveso, Lambro e Adda), ma anche dai corsi d’acqua naturali minori (torrenti groanici, Molgora, Rio Vallone), dal naviglio Martesana, dal Villoresi, che stabilisce un fondamentale collegamento est-ovest, e dalla rete minuta del sistema irriguo derivato;

gli ambiti di naturalità compresi nei parchi e nelle riserve regionali;

i parchi locali di interesse sovracomunale, quali elementi di poten-

il progetto di dorsale verde del nord Milano, dal Ticino all’Adda, che

ziale ricostruzione di elementi di naturalità; vuole trasformare quello che oggi è un insieme di isole verdi (in primis i PLIS) in una vera e propria rete interconnessa di aree protette;

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i sistemi di verde urbano, una volta messi a regime e in contatto

il sistema della percorribilità “lenta” del territorio, costituita dai

con gli spazi aperti; principali tracciati ciclopedonali esistenti o in progetto (sistema dei navigli, Villoresi, ciclabile Vallassina, itinerario del Parco della Valle del Lambro) che possono essere adeguatamente dotati di elementi di arredo vegetale continui; •

la conservazione degli spazi liberi, non soggetti a tutela, laddove costituiscano “varchi” tra aree fortemente urbanizzate, con conseguente orientamento dell’attività agricola presente verso colture che garantiscano la conservazione della biodiversità;

gli indirizzi alla progettazione delle grandi infrastrutture di mobilità che tengano conto della necessità di superare le barriere, attra-

La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

verso opportuni interventi di mitigazione e compensazione tali da garantire la continuità dei corridoi ecologici.

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3.3 Il rapporto tra le strutture urbane e gli spazi aperti di contesto

Il primo aspetto che emerge dall’analisi del rapporto tra aree urbane ed extraurbane nel territorio in esame riguarda la proporzione tra spazio costruito e spazi aperti, rappresentativa dei territori degli ambiti in esame. Paradossalmente i ”suoli liberi” appartengono ai soli settori a nord di Milano, là dove il sistema delle aree protette non penetra negli interstizi delle strutture urbane, ad eccezione del Parco Nord, costruito significativamente proprio su un insieme di aree di frangia, mentre negli ambiti della cintura meridionale, dove effettivamente gli spazi aperti sono ancora ampi, essi sono comunque tutelati e organizzati attraverso la pianificazione del Parco Sud Milano. Inoltre nei parchi regionali e locali se da un lato le tutele paesistiche e naturalistiche sono prioritarie e costituiscono un vincolo alle espansioni insediative, dall’altro le strutture urbane acquistano qualità (e quindi valore) quanto più affacciano su aree di pregio ambientale, come è possibile riscontrare ad esempio nelle aree di contesto del Parco Nord Milano. I parchi regionali presentano alle popolazioni un’ampia offerta nel settore del tempo libero attraverso spazi attrezzati come i grandi parchi territoriali e gli impianti sportivi estensivi, ma anche attraverso la rete degli itinerari di conoscenza del territorio e la messa in valore degli elementi significativi del patrimonio storico. Gli spazi “liberi” del settore settentrionale della regione urbana milanese, in assenza di logiche di pianificazione unitaria, risultano poi ul-

Un’area fruitiva nel Parco della Brianza Centrale (Provincia di Milano) e il Parco delle Cave, fulcro della cintura ovest di Milano

teriormente frammentati dalla presenza delle grandi infrastrutture di mobilità, mentre con la scomparsa dell’attività agricola, essi non sono più in grado di costituire paesaggio di contesto alle città.

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3.4 Progetti, interventi e studi riguardanti il sistema paesistico-ambientale

La progettualità inerente il sistema del verde vede l’emergere dei Piani di cintura compresi nel Parco Sud, del Parco delle Groane, ma soprattutto del Parco Nord e dei numerosi PLIS che caratterizzano l’arco di territorio a nord del capoluogo e che vivono condizioni molto differenti per quanto concerne il livello di progetto e attuazione. Il Parco Nord costituisce una realtà concreta nel territorio, con problemi di consolidamento, di sviluppo e di gestione dell’esistente. Gli interventi sul

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suo territorio consistono in operazioni di riqualificazione ambientale che prevedono, oltre alla bonifica, la piantumazione, la formazione di prati e aiuole, lo sviluppo del sistema dei percorsi e la realizzazione di impianti e attrezzature per il tempo libero nel rispetto dei paesaggi naturali. Per il Parco Sud si tratta di dare definizione, contenuto e quindi sviluppo a progetti ambientali per i differenti ambiti articolati nei Piani di Cintura, oltre che per la fruizione e riqualificazione del paesaggio agrario attraverso progetti come “Camminando sull’acqua”, che si propone come un asse “verde” con direzione nordovest-sudest appena al di là della tangenziale, tra i navigli Grande e Pavese. A ovest del capoluogo, il Piano di Cintura Boscoincittà prevede la connessione dell’omonimo parco milanese con il Parco delle Cave e l’estensione degli ambiti naturalistici, mentre per il Parco dei Fontanili di Rho è previsto il recupero del sistema dei fontanili, in un’area strategica per la connessione con gli ambiti di cintura del Parco Sud. Nel sud Milano, fra i grandi progetti territoriali con contenuti di verde occorre citare il depuratore di Nosedo e gli interventi collegati di recupero paesistico e ambientale del sistema irriguo della Vettabbia. All’interno del Parco delle Groane occorre segnalare l’intervento riguardante il corridoio ambientale del Biulè, tra il Seveso, l’altopiano e l’Oasi di Cesano Maderno, importante elemento di connessione fruitiva e ambientale a ridosso della conurbazione lungo la direttrice della Comasina. Per quanto riguarda invece il Bosco delle Querce sono stati avviati una serie di interventi di miglioria forestale a cura dell’ERSAF, atti ad arricchire la componente arborea del Parco e a rendere più agevole e funzionale la sua fruizione. Fra gli interventi portati avanti dall’Amministrazione provinciale quello denominato Metrobosco, nato dalla collaborazione con il laboratorio Multiplicity del DIAP del Politecnico di Milano, si muove nella direzione di rafforzare il sistema delle reti ecologiche attraverso la creazione di un grande anello verde di 30.000 ettari, con 3 milioni di alberi, che circondi l’area metropolitana milanese. Il già citato progetto di dorsale verde del nord Milano si pone invece l’obiettivo di trasformare quello che oggi è un insieme di isole verdi (in primis i PLIS) in una vera e propria rete interconnessa di aree protette da ovest a est, dal Parco del Ticino al Parco dell’Adda Nord, una sorta di contenitore unitario di tutte le esperienze e le iniziative presenti. Per i PLIS si tratta invece di dare definizione, contenuto e quindi sviluppo a progetti fruitivi e ambientali. In questo senso, accanto a PLIS in corso di riconoscimento, come quello Est delle Cave, o di recente riconoscimento, come quello della Balossa, troviamo parchi che appaiono realtà giovani ma ben avviate (Brianza Centrale), mentre altri, come il Grugnotorto-Villoresi, sembrano stentare a sviluppare i

L’utilizzo delle grandi aree verdi nell’area metropolitana milanese

peraltro importanti temi che li caratterizzano, pur avendo avviato i

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primi interventi di riqualificazione e rimboschimento, che riguardano il Parco sant’Eusebio a Cinisello Balsamo e l’Oasi dei Gelsi a Paderno Dugnano. Il Master Plan Navigli prevede il recupero delle aste dei navigli, e opere per la navigazione sul Grande e sul Pavese, mentre può costituire, sul Martesana, un fondamentale elemento di riqualificazione del contesto di frangia urbana degli ambiti interessati dal naviglio, in connessione, a ovest, con il corridoio verde lungo il corso del Lambro,

Progetto Camminando sull’acqua (Centro Studi PIM, 2001-2006)

con la creazione di un sistema verde/corridoio ecologico.

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A livello locale occorre invece citare le potenzialità che offre Sesto San Giovanni per quanto riguarda la riqualificazione delle aree ex Falck, mentre la realizzazione del nuovo polo fieristico di Rho-Pero costituisce un’occasione mancata, oltre che per l’intervento in sé, per le sue connessioni territoriali. Il progetto di inserimento ambientale del depuratore di Nosedo (Comune di Milano, 2005)

Infine il Parco urbano del Martesana a Cernusco appare un’interessante opportunità di connessione e ricucitura del paesaggio del naviglio, più di quanto lo possa essere la creazione di nuovi PLIS.

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4. IL QUADRO U R B A N I S T I C O - T E R R I TO R I A L E

4.1 Il disegno del territorio

Non è un territorio omogeneo quello racchiuso nel confine amministrativo della provincia di Milano. Sebbene si estenda su di una zona pianeggiante compresa nell’area padana, che solo nella parte più settentrionale vede le prime ondulazioni del terreno, a preludio dell’ambito pedemontano, il territorio della provincia milanese nella sua attuale dimensione, comprensiva dell’area briantea, si caratterizza per la pluralità di sub-sistemi territoriali. Ciascuno di essi mantiene ancora oggi le proprie specificità, sia di natura prettamente territoriale che socio-economica, nonostante sia stato oggetto per buona parte di uno sviluppo urbano spesso aggressivo e, soprattutto, poco incline a garantire la tutela dei caratteri fisico-ambientali. A partire dai subsistemi territoriali che convivono nell’area metropolitana è possibile evidenziare la relazione tra le forme della struttura urbana ed insediativa ed il sistema delle aree protette - dai Parchi regionali ai PLIS sino ai parchi urbani - che rappresenta l’elemento portante posto a tutela ed a valorizzazione ambientale e paesistica del territorio. l primo ambito è quello dell’area centrale. Si compone del capoluogo regionale e dei comuni di cintura. Nell’area si distingue, oltre al “nocciolo” metropolitano, formato dal nucleo storico della città, la fascia urbana intermedia, imperniata sulla cintura ferroviaria, che rappresenta il prodotto della prima espansione della città industriale moderna, contrassegnata negli ultimi decenni da fenomeni di dismissione, che solo più di recente hanno visto il concretizzarsi di progetti di trasformazione urbanistica nei quali la funzione residenziale e commerciale ha avuto in genere il sopravvento rispetto alle preesistenti funzioni produttive. Attorno a questo i comuni di corona, caratterizzati da una maggiore densità, simile al nucleo centrale metropolitano, quelli posti sull’arco settentrionale e con una densità più rada, ma in fase di crescita, quelli dell’ambito meridionale. Un territorio questo, nel complesso, con caratteristiche eterogenee dove si intrecciano zone

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Il territorio della provincia milanese si caratterizza per la pluralità di sub-sistemi territoriali che mantengono ancora oggi le proprie specificità, nonostante sia stato oggetto di uno sviluppo urbano spesso aggressivo e, soprattutto, poco incline a garantire la tutela dei caratteri fisico-ambientali

produttive, quartieri residenziali, insediamenti direzionali e commerciali e alcuni grandi servizi. Anche in questi territori, in particolare nel caso dei nuclei urbani più maturi, si manifestano processi si riorganizzazione e trasformazione che interessano spesso vaste porzioni di suolo. La presenza di spazi aperti è in questo territorio residuale e, in ragione di questa condizione, il loro mantenimento risulta indispensabile a garantire una soglia di vivibilità dell’intero sistema urbano. Al riguardo le iniziative promosse dal capoluogo di formazione di parchi urbani quali il Parco di Trenno, il Boscoincittà, il Parco delle Cave, il Parco Lambro e il Forlanini, posti ai margini occidentale e orientale del nucleo urbano, si sono integrate, a scala intercomunale, con la realizzazione del Parco Regionale Nord Milano e con i parchi locali della Media Valle del Lambro e del Grugnotorto-Villoresi. Il secondo ambito è costituito dalla fascia agricola del sud Milano. Qui è il contatto della grande pianura agricola irrigua padana con la conurbazione metropolitana. Quest’area, rimasta fino a pochi decenni fa immutata nei suoi caratteri ambientali e di paesaggio agrario originari, è stata più di recente, e lo è ancora oggi, interessata da un processo di trasformazione territoriale e di sviluppo di tipo esogeno, alimentato dalla pressione insediativa esercitata dai fenomeni di traboccamento/espulsione dal nucleo centrale.


Dall’inizio degli anni Novanta l’istituzione del Parco regionale Agricolo Sud Milano, che si estende dal capoluogo sino a connettersi con il Parco regionale della Valle del Ticino, verso occidente e idealmente verso i parchi regionali lungo la valle dell’Adda a oriente, costituisce un elemento per la valorizzazione delle qualità paesistiche di questo territorio. L’ambito del nord-est, esteso dall’asta del naviglio Martesana, al fiume Adda verso nord, presenta condizioni di una dinamica abbastanza costante che ha consentito una evoluzione complessiva piuttosto equilibrata del sistema territoriale senza bruschi stravolgimenti degli assetti preesistenti. L’ambito della nuova provincia briantea rappresenta, dopo il nucleo centrale, il fronte più compatto e denso dell’agglomerazione urbana metropolitana, che tende a stemperarsi in un sistema insediativo diffuso in coincidenza con i primi rilievi collinari. In quest’area, al pari delle realtà urbane e produttive più mature, si sono visti fenomeni di decadimento di alcune porzioni di tessuto insediativo causate dalla dismissione produttiva cui è seguito con fasi alterne processi di recupero e sostituzione funzionale. In questo territorio, dalle marcate caratteristiche morfologiche, i maggiori spazi aperti sono segnati dalla presenza delle aste di fiumi e torrenti, elementi portanti che hanno supportato la creazione di aree a parco, da quello regionale della Valle del Lambro a quelli locali del Mogora e del Rio Vallone. L’ambito del nord-ovest si trova spesso in condizioni analoghe a quelle dell’area briantea, almeno per le parti a ridosso dell’asse del Sempione (conurbazione Sempione-Olona) e della direttrice Varesina, ciò per quel che concerne sia l’addensamento urbano, sia per il manifestarsi di fenomeni di dismissione con i conseguenti processi di sostituzione. Minori densità, si rilevano invece nella zona verso l’est Ticino-magentino, che ha fino ad ora subito minori pressioni insediative, anche in ragione di una collocazione defilata rispetto ai principali assi infrastrutturali della mobilità. Anche in questo ambito territoriale gli spazi aperti presenti, in generale non di grande estensione, ma caratterizzati da elementi paesistici di rilievo sono stati spesso oggetto di attenzione da parte delle comunità locali che hanno proposto la formazione di PLIS in grado di tutelare e valorizzare gli elementi di pregio del territorio, come nel caso dei parchi del Roccolo, dell’Alto Milanese, ma anche dei proposti PLIS lungo il corso dell’Olona. In sintesi nella provincia di Milano il sistema dei parchi, considerato nella sua interezza, risulta piuttosto esteso con una percentuale che, rispetto all’intero territorio provinciale, si aggira attorno al 45%, siano essi di scala regionale o di livello sovralocale (PLIS), riconosciuti o solamente istituiti. Si coglie quindi come l’armatura sia data dai parchi regionali fluviali della Valle del Ticino e dell’Adda Nord e Sud connessi, nel settore meridionale, dal Parco Agricolo Sud Milano, mentre nella fascia più settentrionale, in ragione di una diffusa e massiccia urbanizzazione, il sistema del verde sia più frammentato con una alternanza di Parchi Regionali e PLIS. Rispetto a questo sistema la dimensione dello spazio occupato da insediamenti urbani nell’area

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provinciale interessa una percentuale complessiva pari al 34% riferita all’intera superficie territoriale; ovviamente come descritto in precedenza, all’interno della provincia si registrano situazione molto differenziate con punte di suolo occupato che raggiunge e supera il 70% per le aree del nord Milano a situazioni attorno a poco meno del 50% per gli ambiti del nord ovest (rhodense, legnanese) e della Brianza sino a giungere all’area abbiatense-binaschino che registra una percentuale di suolo occupato pari al 10%.

parchi regionali parchi locali suoli liberi aree urbane di espansione aree urbane esistenti Gli usi del suolo in provincia di Milano (2006)

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4.2 Progetti, interventi e studi riguardanti il sistema urbanistico e territoriale

Sul versante degli interventi urbanistici il commercio e il direzionale assieme alla residenza risultano le funzioni prevalenti se non esclusive, con il commercio costituito da interventi di sviluppo di grandi centri commerciali o dalla formazione di nuovi. Nel settore dei servizi, oltre al nuovo polo fieristico, l’ambito di maggiore sviluppo è nel quadrante est ove si concentrano iniziative nei campi della sanità e dello sport con il rafforzamento del polo per il tempo libero attorno all’idroscalo. Oltre alla emergenza assoluta rappresentata dal nuovo Polo Fieristico, per quanto riguarda la direttrice del Sempione si tratta di considerare gli effetti indotti sui nuclei urbani circostanti che trovano alcuni primi riscontri nelle proposte di Programmi Integrati di Intervento relative ai comuni di Pero e Rho. Per la direttrice Varesina, al di là del rilievo assunto dal comparto ex Alfa Romeo con le previsioni di polo per la logistica, in più diretta relazione con Milano, sono le previsioni relative alla funzione commerciale in Baranzate, in adiacenza alla viabilità di accesso al Polo esterno della Fiera (Rho-Monza). Lungo le direttrici verso Monza, che interessano i comuni di Sesto San Giovanni e Cinisello, si concentra una pluralità di aree che saranno oggetto di trasformazione urbanistica per funzioni in prevalenza di servizio alle persone ed alle attività economiche. Vanno ricordate tra le altre, a Sesto San Giovanni, le aree Falk e le proposte di insediamento dell’Università Statale nelle aree dell’ex Marelli, mentre a Cinisello il nuovo Centro Commeciale lungo la SP 5. Azioni di promozione e coordinamento dello sviluppo locale trovano inoltre collocazione nel Piano Strategico del Nord Milano che vede protagonisti i comuni dell’area. Lungo la direttrice del Martesana i principali progetti e interventi di sviluppo si concentrano nelle adiacenze del nodo infrastrutturale di Gobba. In particolare è possibile citare il nuovo quartiere residenziale di Vimodrone, attualmente in via di completamento, collocato in prossimità del polo sanitario/universitario del San Raffaele di cui sono in corso di realizzazione una serie di interventi di potenziamento e le cui future espansioni interesseranno, presumibilmente, il territorio di Vimodrone. A Monza è possibile segnalare una serie di iniziative, solo in parte legate all’istituzione della nuova Provincia di Monza e Brianza. In particolare, ci si riferisce al grande progetto di riqualificazione paesistico-ambientale, imperniato attorno a una maggiore valorizzazione del Parco di Monza e della Villa Reale, in grado di costituire una centralità per tutta la Brianza, ma anche al recupero dell’ex Caserma IV Novembre, che diverrà sede dell’Amministrazione provinciale. In quest’ottica, a Limbiate, un importante progetto prevede il recupero del comparto immobiliare di Mombello, destinato a sede decentrata della Provincia di Monza e Brianza (Polo Interprovinciale di Mombello). Il Comuni di Barlassina e Lentate sul Seveso promuovono un intervento di riqualificazione urbanistica a carattere polifunzionale del Parco Militare, un’area di 180.000 mq a cavallo dei due territori comunali e baricentrica fra il Parco della Brughiera e le Groane.

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5. IL QUADRO DELLA MOBILITÀ

5.1 Lo stato di fatto della rete stradale

La struttura della rete stradale nella provincia di Milano è contraddistinta dalla presenza di direttrici con andamento prevalentemente radiocentrico rispetto al capoluogo, tra loro interconnesse in corrispondenza del sistema tangenziale milanese. Tale rete radiale fondamentale è costituita da due ordini gerarchici di viabilità, rappresentata, da un lato, dalle autostradale e superstrade e, dall’altro, dagli assi statali, ex-statali e provinciali principali. Nel primo caso, si tratta delle direttrici che garantiscono i collegamenti di più lunga percorrenza con le aree esterne, caratterizzate dal transito di consistenti volumi di traffico, con elevati livelli di congestione (la A1 Milano-Bologna, la A7 Milano-Genova, la A8 dei Laghi, la A9 Lainate-Como, la A4 Torino-Milano-Bergamo-Venezia e le superstrade ex-SS35 Milano-Meda e SS36 Valassina). Nel secondo caso, si tratta di strade di tipo prevalentemente ordinario che consentono i collegamenti di medio-lunga percorrenza, interessate da carichi veicolari relativamente elevati, crescenti all’approssimarsi all’area centrale, con livelli di congestione anche in questo caso generalmente consistenti, in particolare in corrispondenza delle tratte di attraversamento delle aree urbane (la ex-SS11 Padana Superiore, la SP103 Cassanese, la SP14 Rivoltana, la SP415 Paullese, la ex-SS9 Via Emilia, la ex-SS412 della Val Tidone, la ex-SS35 dei Giovi, la SP59 e la ex-SS494 Vecchia e Nuova Vigevanese, la SP114 Baggio-Castelletto, settore nord, la SS33 del Sempione, la ex-SS233 Varesina). Dalla lettura dell’assetto della maglia viaria risulta, invece, decisamente più carente la dotazione di itinerari in direzione trasversale, che si presentano discontinui e, pertanto, poco efficienti, sia nel ruolo di connessione locale e intercomunale, che nella loro funzione di assorbimento dei traffici di semplice transito rispetto al cuore dell’area metropolitana (gli unici veri itinerari degni di nota sono quelli della SP39 Cerca-SP13 Monza-Melzo, della SP40 Binaschina–SP30 BinascoVermezzo e della SS527 Bustese). Questa situazione rappresenta una delle principali criticità del sistema della mobilità provinciale, che porta, come conseguenza, ad un ulteriore aggravio delle condizioni di circolazione anche lungo le direttrici

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Le direttrici che garantiscono i collegamenti di più lunga percorrenza con le aree esterne sono caratterizzate dal transito di consistenti volumi di traffico, con elevati livelli di congestione

radiali. Infatti, si può assistere a due fenomeni: uno, dovuto alla ormai completa saturazione dalle tangenziali milanesi, dovuta al sovrapporsi dei traffici propri di transito, non interessati a raggiungere il capoluogo lombardo, con quelli generati dagli spostamenti locali tra aree urbane contermini, prive di itinerari alternativi di collegamento; l’altro, legato al ruolo improprio svolto dalle direttrici radiali, alle quali viene demandato il compito di smaltire traffici di natura e con destinazioni differenti, che, in mancanza di un’adeguata struttura della maglia, tendono a gravitare ulteriormente, e talvolta inutilmente, sul nodo centrale dell’area metropolitana. I PLIS presenti nella provincia di Milano si collocano prevalentemente nel comparto territoriale a nord dell’asse trasversale della ex-SS11 Padana Superiore, dove, oltre all’urbanizzazione, anche l’infrastrutturazione risulta decisamente più fitta ed articolata. Sebbene questa condizione contribuisca a determinare, in linea generale, buone condizioni di accessibilità per la fruizione delle aree a parco, certamente determina anche ripercussioni negative in termini di impatti generati sul sistema ambientale, in relazione, sia alle cesure territoriali dovute alla presenza di assi stradali di diversa importanza che attraversano le aree medesime (interrompendo la continuità dei comparti verdi), sia ai livelli di inquinamento acustico ed atmosferico derivanti dagli elevati gradi di congestione veicolare che caratterizzano la maglia viaria (in particolare per quanto riguarda i PLIS più prossimi al sistema delle tangenziali di Milano).


5.2 Lo stato di fatto del trasporto pubblico

La rete del trasporto pubblico su ferro che interessa la provincia di Milano è rappresentata da linee ferroviarie, metropolitane e tranviarie con andamento, anche in questo caso, prevalentemente radiocentrico rispetto al capoluogo. Le linee ferroviarie corrono parallelamente alle principali direttrici stradali (Milano-Brescia-Venezia, Milano-Bologna, Milano-Pavia-Genova, Milano-Mortara, Milano-Novara-Torino, Milano-Gallarate, MilanoMonza-Como e Milano-Monza-Lecco, gestite da RFI, Milano-Saronno e Milano-Asso, gestite da FNM) e, nella maggior parte dei casi, risultano tra loro interconnesse nell’area cittadina di Milano grazie agli instradamenti sul sistema di “cintura” e nel Passante ferroviario. I servizi offerti sono molteplici, regionali, nazionali ed internazionali, e si sono recentemente arricchiti, in seguito all’apertura del Passante ferroviario, di alcune linee di tipo suburbano, che offrono un servizio cadenzato e più frequente, maggiormente rispondente alle esigenze di accessibilità del territorio, in particolare per le relazioni con Milano. Il completamento del ramo verso Pavia del Passante ferroviario, consentirà di estendere ulteriormente i servizi Suburbani anche verso il settore meridionale della provincia, rappresentando un passo in avanti verso la completa attuazione del Servizio Ferroviario Regionale. Le linee metropolitane costituiscono la rete di forza del trasporto pubblico di Milano e solo in pochi casi offrono un servizio che ne travalica i confini comunali, con benefici per il sistema della mobilità a scala intercomunale (la linea M1, che raggiunge l’area di Sesto S.G. e i comuni di Pero e Rho, la linea M2, che raggiunge Cologno M. e serve l’intera asta urbanizzata lungo il Martesana, da Vimodrone fino a Gessate, la linea M2, per la quale sono in corso i lavori per la realizzazione del prolungamento verso l’area di Assago). Un’analisi complessiva in merito alla distribuzione delle stazioni nelle diverse realtà comunali, permette di identificare alcune direttrici “privilegiate” di accessibilità locale con il mezzo pubblico su ferro, rappresentate dall’intero nord Milano e dalla porzione più settentrionale dell’ambito est, servite dalle linee Suburbane e metropolitane. Si precisa, comunque, che, oltre alla necessità di attuare opere infrastrutturali che consentano di migliorare l’offerta complessiva anche lungo le altre direttrici, permangono ancora ovunque criticità legate alla qualità del servizio offerto ed alle condizioni dei nodi di interscambio, che potranno essere risolte con interventi finalizzati ad ottenere una maggiore integrazione tra le diverse modalità di trasporto pubblico.

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5.3 La mobilità ciclistica

Il contesto territoriale della provincia di Milano è caratterizzato da una rete di percorsi ciclabili che, dal punto di vista dell’estensione lineare, ha assunto una dimensione di forte rilievo. Non sempre si tratta di itinerari ciclabili di lungo raggio di percorrenza; più spesso si rilevano tratti di percorribilità intercomunali (fra comuni contermini) o di collegamento fra le frazioni e i capoluoghi, in una logica di sovracomunalità che non ha ancora rappresentato comunque il punto di forza della mobilità ciclistica. I principali itinerari ciclabili, in termini di estensione e continuità lineare, sono per la maggior parte legati alla presenza di infrastrutture stradali, grandi canali, parchi regionali e parchi locali di interesse sovracomunale. È il caso, ad esempio, della pista ciclabili realizzata lungo l’alzaia del canale Villoresi, seppur attualmente molto frammentata e realizzata con continuità solo nel tratto fra il Ticino e Senago, della pista ciclabile lungo l’alzaia del naviglio Martesana, realizzata da Milano all’Adda, delle piste lungo i navigli Grande e Pavese, che seppur non con continuità, permettono di collegarsi al Ticino e alla provincia di Pavia. All’interno dei centri abitati la gran parte della rete ciclabile è rappresentata da piste realizzate in sede propria o in promiscuo con la pedonalità, mentre sono ancora limitati i casi di compresenza della bicicletta con il traffico veicolare regolamentato. Quest’ultimo caso si rileva sopratutto all’interno dei centri abitati nelle zone centrali dove sono state realizzate strade a traffico limitato (ZTL). Nelle aree extraurbane ancora a destinazione agricola è possibile trovare itinerari ciclabili che sfruttano strade rurali preesistenti, permettendo il flusso ciclabile in promiscuo con il passaggio di mezzi agricoli. All’interno dei Parchi si è constatato come la considerazione della ciclabilità si sia spostata dal concetto rigido di spazio più o meno specializzato, ma, in ogni caso, definito e delimitato a favore della ciclabilità, verso un concetto di “percorso” o di “itinerario”, anche in-

Una pista ciclabile all’interno del Parco Nord e la pista lungo il Martesana a Cernusco sul Naviglio

terferente con una quota di mobilità veicolare, e quindi non necessariamente su sede riservata e con caratteristiche di sicurezza diverse da quelle di piste vere e proprie.

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5.4 Progetti, interventi e studi riguardanti il sistema della mobilità

Alla luce delle attuali condizioni del sistema della mobilità nella provincia di Milano, emerge la necessità di attuare una riorganizzazione complessiva delle reti, secondo criteri di pianificazione che interessino tutti i livelli della mobilità e ne considerino le reciproche sinergie, perseguendo alcuni obiettivi fondamentali, rappresentati da: •

la creazione di una adeguata gerarchizzazione degli assi, che ri-

l’allontanamento dei traffici di transito dall’area centrale, già inte-

l’integrazione delle diverse modalità di trasporto, potenziando i

sponda maggiormente alle esigenze di relazione sul territorio; ressata da una propria elevata quota di spostamenti in ingresso; nodi di interscambio e rendendo più compatibili orari e tariffe; •

lo sviluppo di forme di mobilità sostenibile e meno impattanti, da un lato, promovendo il trasferimento modale verso il trasporto pubblico, dall’altro, sostenendo progetti infrastrutturali ambientalmente compatibili.

PROGETTI RELATIVI ALLA RETE STRADALE

Considerando nello specifico la rete stradale, i progetti attualmente allo studio sono finalizzati nel complesso a: •

potenziare le direttrici radiali esistenti, con opere prevalentemente in sede (lungo la A4, la A9, la SP46 Rho-Monza, la SS36 Valassina Monza-Cinisello B., la ex-SS415 Paullese, la SP103 Cassanese, la SP14 Rivoltana e la SP114 Baggio-Castelletto) o con la realizzazione di nuovi itinerari in variante esterna alle aree urbane (varianti al SS33 Sempione ed alla ex-SS233 Varesina), per rendere più efficienti i collegamenti in avvicinamento al capoluogo;

riqualificare la maglia viaria diffusa, per aumentare la sicurezza, migliorare gli attraversamenti urbani, rendere più fluide le connessioni trasversali intercomunali, realizzando, in alcuni casi, varianti locali esterne rispetto ai principali nuclei edificati;

realizzare nuovi tronchi autostradali, con andamento prevalentemente trasversale, di valenza strategica per l’intera Lombardia e tutto il nord Italia, la cui attuazione, oltre che alla disponibilità delle risorse finanziarie, è in parte ancora subordinata al raggiungimento del necessario consenso da parte delle realtà territoriali coinvolte (la Pedemontana, la Tangenziale Est Esterna e la BreBeMi).

L’attuazione di tali interventi consentirà di migliorare notevolmente le condizioni della mobilità nell’area provinciale, diminuendo le situazioni di congestione. Verranno, infatti, potenziate le caratteristiche prestazionali delle infrastrutturale esistenti, con interventi che, in alcuni casi, miglioreranno anche le condizioni di vivibilità delle aree urbane attraversate dalle direttrici stradali principali. Ricadute positive più consistenti sulle singole realtà comunali si avranno, comunque, soprattutto con la realizzazione delle opere inerenti la viabilità ordinaria, volte all’allontanamento dei traffici di attraversamento, anche a carattere locale, su itinerari più esterni rispetto alle aree edificate, potendo recuperare la viabilità storica per usi più urbani. Per quanto riguarda i PLIS, le ricadute derivanti dall’attuazione dei progetti infrastrutturali sono differenti, a seconda della particolare

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collocazione territoriale di ciascuno di essi: nella maggior parte dei

Le linee metropolitane e le linee suburbane attivabili entro il 2009

casi le opere previste si posizionano esternamente al loro perimetro (salvaguardando l’integrità degli spazi tutelati e, talvolta, contribuendo a diminuire il livello di inquinamento presente), mentre, in altri casi, i progetti infrastrutturali producono una potenziale un’interferenza diretta, che dovrà essere il più possibile contenuta (valutando approfonditamente la compatibilità ambientale degli interventi previsti, per consentire la scelta della soluzione meno impattante e la previsione delle più opportune ed efficaci opere di mitigazione e compensazione). PROGETTI RELATIVI ALLA RETE DEL TRASPORTO PUBBLICO SU FERRO

Considerando nello specifico la rete del trasporto pubblico su ferro, i progetti attualmente allo studio sono finalizzati nel complesso a: •

liberare “tracce” per lo sviluppo del Servizio Ferroviario Regionale, grazie alla realizzazione delle linee ad alta capacità (direzione Bologna, Torino, Venezia, Gottardo) ed il potenziamento di quelle radiali esistenti (Milano-Pavia, Milano-Mortara, Rho-Gallarate);

allontanare i traffici merci dal “nodo milano” verso un più esterno sistema di “gronde” (FNM Saronno-Seregno, Vanzaghello-Novara e RFI Seregno-Bergamo);

offrire un servizio qualitativamente migliore, ammodernando e

Lo scenario territoriale

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completando la rete suburbana (FNM Milano-Asso, RFI Monza-Molteno, Secondo Passante), realizzando adeguate aree di interscambio ed attuando un orario di tipo cadenzato; •

rafforzare le opportunità offerte dal trasporto pubblico di tipo metropolitano, estendendo le linee esistenti o previste oltre ai confini di Milano.

L’insieme di tali interventi offrirà opportunità decisamente nuove in termini di accessibilità per il territorio analizzato, da un lato, potenziando in maniera consistente i servizi lungo le linee esistenti, dall’altro, mettendo in rete realtà comunali attualmente non raggiunte dal trasporto pubblico di forza incentrato su Milano. Rimane ancora scarsa, invece, l’offerta per le connessioni in senso traCon il Piano Strategico per la Mobilità ciclistica (MiBici), la Provincia di Milano intende promuovere l’utilizzo della bicicletta quale mezzo di trasporto primario, in grado di soddisfare non solo gli spostamenti a scopo ricreativo o sportivo, ma anche quelli sistematici casa-scuola, casa-lavoro e di accesso ai servizi

sversale, limitata alle indicazioni contenute nel Piano di Bacino della Mobilità e dei Trasporti della Provincia di Milano (ed in alcuni studi di fattibilità già predisposti) in merito a possibili itinerari per il trasporto pubblico in sede prevalentemente riservata, tangenziali rispetto al nodo milanese ed al servizio dei comuni di prima cintura. In molti casi, comunque, la domanda di trasporto non gravitante direttamente su Milano non risulta tale da giustificare la realizzazione di un sistema di trasporto a guida vincolata, potendo essere, invece, adeguatamente soddisfatta semplicemente con una più attenta riorganizzazione delle autolinee.

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L’insieme delle previsioni inerenti il sistema di trasporto pubblico produrrà certamente benefici in termini di fruibilità dei PLIS, soprattutto per gli ambiti più prossimi alla rete ferroviaria ed ai prolungamenti delle linee metropolitane. Affinché si possano effettivamente sfruttare le opportunità offerte è, però, indispensabile (come già anticipato) mettere in atto un efficace coordinamento tra le diverse modalità di trasporto, potenziando in via prioritaria le aree di interscambio ed il servizio offerto per tutto l’arco della giornata, per aumentare il grado di attrattività del mezzo pubblico negli spostamenti verso le aree che costituiscono il sistema del verde sovracomunale.

PIANI E PROGETTI RIGUARDANTI IL SISTEMA DELLA MOBILITÀ CICLISTICA

Stante il quadro della mobilità ciclistica attuale diventa fondamentale conseguire l’obiettivo di realizzare delle “reti” di percorribilità ciclabile, caratterizzate da continuità e organicità diffusa sul territorio, coordinando le microreti che spontaneamente si sono tracciate e formate per iniziativa dei singoli comuni. In quest’ottica la Provincia di Milano ha recentemente completato il Piano Strategico per la Mobilità ciclistica, denominato MiBici, con il quale intende promuovere e diffondere l’utilizzo della bicicletta quale mezzo di trasporto primario, in grado di soddisfare non solo gli spostamenti a scopo ricreativo o sportivo, ma anche quelli sistematici casa-scuola, casa-lavoro e di accesso ai servizi.

Le attuali condizioni del sistema della mobilità determinano la necessità di integrare le diverse modalità di trasporto, potenziando i nodi di interscambio, e sviluppare forme di mobilità sostenibile e meno impattanti, promovendo il trasporto pubblico e sostenendo progetti infrastrutturali ambientalmente compatibili

Punti di partenza del Piano Strategico sono stati: •

la dimensione ‘sovracomunale’ delle attività che si svolgono all’interno della provincia milanese, che di conseguenza determina una intensa domanda di relazioni tra comuni limitrofi e di accesso al capoluogo. Tale domanda in parte resta nell’ambito di distanze direttamente ‘ciclabili’, ed in parte può sfruttare la bicicletta quale mezzo privilegiato di accesso alle stazioni ed alle fermate del trasporto pubblico;

l’intensa attività di realizzazione di strutture dedicate alla cicla-

Lo scenario territoriale

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bilità da parte dei singoli Comuni, che però non ha raggiunto i risultati sperati in termini di diffusione dell’uso della bicicletta; sia a motivo della frammentarietà delle realizzazioni, sia a causa della mancata leggibilità del sistema ciclabile nel suo complesso. La rete ciclabile (rete MiBici) individuata dal Piano risulta formata da itinerari continui che garantiscono il collegamento tra nuclei insediati limitrofi, l’accesso ai principali poli urbanistici di interesse (poli scolastici, complessi sportivi e sanitari, emergenze storico-monumentali) ai nodi del trasporto pubblico, ai grandi sistemi ambientali. La rete ciclabile strategica è pertanto un sistema di collegamenti ciclabili caratterizzato da: •

continuità e connettività degli itinerari;

completezza delle polarità servite;

disponibilità di standard geometrici e prestazionali adeguati alla gerarchia dei tracciati;

elevato grado di sicurezza;

completezza, coerenza ed omogeneità della segnaletica.

Il Piano MiBici si pone come un processo in divenire che partendo dalla rete ciclabile esistente coordina e integra le nuove iniziative di sviluppo, in modo da ottenere un sistema continuo ed adeguato in termini di omogeneità tecnica-funzionale. La Provincia di Milano concorre alla realizzazione delle rete della mobilità ciclistica individuata nel Piano mediante la costruzione diretta di opere o mediante il sostegno tecnico e finanziario, per la progettazione e la realizzazione di piste ciclabili, agli Enti locali e agli Enti gestori di aree protette. In quest’ottica la Provincia di Milano ha già erogato nel 2005 e nel 2006 consistenti finanziamenti per la redazione di programmi sovracomunali di mobilità ciclistica, progetti e realizzazione di piste ciclabili e servizi per la ciclabilità (parcheggi, centri di assistenza, punti di noleggio bici). Il completamento della rete ciclabile individuata nel Piano MiBici porterebbe al completamento dei grandi itinerari di connessione fra i PLIS e i parchi regionali e alla realizzazione delle reti ciclabili interne ai PLIS stessi.

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Lo scenario territoriale

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Lo scenario territoriale

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Lo scenario territoriale

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Lo scenario territoriale

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P L I S Parte terza BILANCI E STRATEGIE

Plis all’interno della Provincia di Milano Plis all’esterno della Provincia di Milano La Dorsale Verde

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Rete Mi-Bici portante Rete Mi-Bici di supporto Corridoi ecologici


6. DALLA TUTELA E VA L O R I Z Z A Z I O N E A L L A P R O G E T TA Z I O N E D I N U O V I PA E S A G G I : L E F U T U R E S T R AT E G I E D E I P L I S

Le politiche ambientali appaiono ancora oggi basate troppo spesso su principi oltremodo restrittivi e vincolistici, muovendo dal presupposto che la difesa dell’ambiente e lo sviluppo socio-economico costituiscano elementi incompatibili, o per lo meno contrastanti. l’ambiente

In

realtà

le

devono

la

politiche loro

di

tutela

efficacia

e

valorizzazione

all’integrazione

del-

sinergica

con gli aspetti economici tipici delle diverse realtà territoriali. Il sistema delle aree protette della regione urbana milanese, storicamente appoggiato sulle due “spalle”, costituite dai parchi fluviali dell’Adda e del Ticino, trova la sua integrazione nell’ambito delicatissimo del nord Milano e della Brianza attraverso i Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, che si aggiungono e interconnettono ai parchi metropolitani, quali il Parco Nord Milano e il Parco delle Groane. Questo sistema, che copre complessivamente il 44% dell’ambito provinciale, si propone così di bilanciare il territorio urbanizzato-urbanizzabile (in tutto il 41% della provincia), vicino alla soglia critica del 50%. I PLIS permettono di estendere il complesso delle aree protette, costituendo così un sistema vasto e articolato che costituisce un evidente vantaggio strategico per la Lombardia e all’interno del quale la Provincia di Milano affida un ruolo di grande rilievo a questi ambiti intermedi di tutela e valorizzazione territoriale, ma anche dalle reti ecologiche di valenza locale, strumenti di tutela che, anche per la loro flessibilità, incontrano crescente consenso da parte dei Comuni. Tale sistema, che deve parte della sua utilità al fatto di coprire oltre un terzo del territorio, per essere veramente efficace, dovrebbe introdurre, allo stesso tempo, solo il minimo indispensabile di nor-

74


Il sistema delle aree protette della regione urbana milanese, che copre complessivamente il 44% dell’ambito provinciale, si propone di bilanciare il territorio urbanizzatourbanizzabile (in tutto il 41% della provincia), ormai vicino alla soglia critica del 50%

me di salvaguardia, evitando così di creare ulteriori situazioni di conflitto sociale e valorizzando l’iniziativa delle comunità locali, coinvolte direttamente nel difficile tema della conservazione della biodiversità e della valorizzazione dell’ambiente. I soli parchi nazionali e regionali non appaiono infatti sufficienti a costituire un’efficace trama di aree protette, ma possono trovare un valido contributo nella creazione di parchi locali, in grado di offrire alle popolazioni locali un migliore livello di “abitabilità”, intendendo con questo focalizzare l’attenzione sulla qualità della vita e dell’ambiente, non solo per i residenti, ma anche per gli utilizzatori temporanei, attraverso il raggiungimento di standard qualitativi realmente accessibili. A tal fine, la realizzazione dei PLIS concorre a mettere in atto una

molteplicità

di

misure

di

tipo

diffuso

per

la

difesa

del-

la natura, in collaborazione con gli attori competenti in settori paralleli e sinergici (soprattutto agricoltura, foreste e difesa del suolo) e con l’apporto indispensabile delle componenti socio-economiche più interessate (in particolare imprese agro-silvo-pastorali). Se i PLIS maggiormente strutturati tendono a tutelare e valorizzare realtà paesistiche e ambientali caratterizzate da un’accezione antropologico-culturale oppure da significative connotazioni locali, è pur vero che i parchi locali rappresentano uno strumento in grado di risolvere problematiche ambientali anche di un certo rilievo, legate, per esempio, a cave dismesse, discariche, infrastrutture della mobilità, impianti tecnologici, per i quali, più che la semplice rinaturalizzazione, è necessaria la codificazione dei valori antropologici degli artefatti che hanno determinato la situazione di compromissione.

Bilanci e strategie

75


7. PER UN BILANCIO FINALE

La crescente diffusione di esperienze legate alla nascita di nuovi PLIS può, almeno in parte, essere considerata eredità della grande attenzione ai temi del verde e dello sviluppo locale, che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Il primo dato che emerge dall’analisi fin qui effettuata è che i PLIS della provincia di Milano stanno singolarmente sperimentando percorsi di sviluppo molto interessanti, anche se spesso non agevoli e a fronte di numerosi problemi, finanziari e non solo, che rendono difficoltoso l’emergere delle specificità locali. In questo senso i PLIS manifestano una notevole potenzialità, per la loro propensione a mescolare i parchi a città e campagne, sperimentando nuove forme di sviluppo sostenibile, per la concezione reticolare e per la molteplicità dei modelli di gestione, aperti a diverse esperienze con gli enti e le collettività locali, integrandone l’identità culturale. Molto spesso, i PLIS esistenti, anche quelli riconosciuti già da molto tempo, non riescono ad avere una loro identità specifica, perché privi di quei “segni” in grado di rendere riconoscibile il Parco, non solo sulla carta, ma anche nella realtà. Ciò che invece si fa fatica a cogliere è il ruolo che queste strutture possono svolgere, sia dal punto di vista territoriale che da quello della governance, a una scala diversa da quella locale e cioè della regione urbana milanese, che è propria delle competenze dell’Amministrazione provinciale. Diventa in quest’ottica importante dare una qualche forma di strutturazione alle relazioni tra gli attori delle politiche dei parchi, ponendosi nella prospettiva della costruzione di un sistema di connessioni che deve essere si di natura territoriale (percorsi ciclabili, corridoi verdi, ricucitura degli spazi aperti), ma anche di natura decisionale, tra le reti di attori che operano all’interno di ciascun ambito. Non è infatti possibile produrre concreti effetti di governo da parte delle politiche del verde, senza la completa mobilitazione di tutti gli

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I dati riguardanti l’uso del suolo nei territori interessati dai PLIS evidenziano una decisa prevalenza di aree agricole, che interessano circa il 52% della superficie totale, mentre sorprende la cospicua presenza di aree boscate, pari al 28% del totale, e la scarsa consistenza delle aree riservate ad attrezzature per la fruizione, che interessano solamente il 2% della superficie complessiva

attori che vi operano, si tratti di enti locali, consorzi di gestione, singoli operatori, associazioni locali o altri gruppi organizzati. Questo approccio appare fondamentale non solo per accompagnare i processi di costituzione o di consolidamento dei parchi, ma, soprattutto, per gestire in modo nuovo i conflitti potenzialmente aspri che si generano sempre più spesso tra le necessità di valorizzazione ambientale e quelle di sviluppo socio-economico, con le loro pressanti domande di nuove funzioni, attrezzature e infrastrutture. Il ripensamento del ruolo dei PLIS, che non godono di un grado di tutela paragonabile a quello delle altre aree protette, nei confronti delle future trasformazioni territoriali della regione urbana, diviene allora un passo essenziale nell’ottica del riequilibrio ambientale, della costruzione della rete ecologica locale e provinciale, delle connessioni verdi e nei percorsi della mobilità lenta. I dati riguardanti l’uso del suolo nei territori interessati dai PLIS forniscono, per quanto parziali, alcune interessanti indicazioni. Innanzitutto si evidenzia una decisa prevalenza di aree agricole, che interessano circa il 52% della superficie totale (5.308 ha), mentre sorprende la cospicua presenza di aree boscate, pari al 28% (2.800 ha) del totale. Infine, occorre sottolineare la scarsa consistenza delle aree riservate ad attrezzature per la fruizione, che coprono solamente una superficie di 167 ettari (2%), mentre ulteriori 1800 ettari (18%) sono destinati ad altri usi.


In questo quadro, la presenza di territori agricoli produttivi risulta prevalente nei parchi del Molgora (62%), del Rio Vallone, del Roccolo e, soprattutto, nel Parco delle Colline di San Colombano, dove su una superficie agricola di 246 ha operano ben 293 aziende, tutte occupate in coltivazioni viticole. Sottolineando l’ovvia mancanza di aree agricole nel Bosco di Legnano, occorre segnalare il caso del Parco del Grugnotorto-Villoresi dove, nonostante una superficie agricola di 476 ha, sono presenti solamente cinque aziende. Le aree a carattere naturalistico raggiungono significative presenze nei parchi fluviali, come il Parco del Molgora e quello del Rio Vallone, in cui sono presenti ampie zone boschive, ma soprattutto appaiono prevalenti nei PLIS della Brughiera Briantea e del Rugareto, parco dove superano il 70% della superficie complessiva. Infine, le aree fruitive, che acquistano peso maggiore negli ambiti più densamente abitati della regione urbana milanese, occupano la massima percentuale nel Bosco di Legnano e valori decisamente significativi nel Parco della Brianza Centrale e in quello del Grugnotorto-Villoresi, aree che, per posizione, ricoprono il ruolo di grandi parchi urbani di valore territoriale. Nei parchi più esterni, come il Molgora, il tema della fruizione è indirizzato verso la percorribilità del territorio, garantita da una rete di itinerari ciclopedonali che si estende per 34 km, mentre il Parco delle Colline di San Colombano si concentra su “punti vista” sulla campagna circostante, serviti da un’estesa rete di strade vicinali , piuttosto che da vere e proprie aree attrezzate. Questi dati aprono una finestra di riflessione, innanzitutto sul soddisfacimento di sempre più diffusi bisogni di verde fuori porta, ma anche sull’opportunità di creare valore, utile anche per finanziare i PLIS, nell’ottica di una progettualità concertata in grado di costituire un’importante occasione per le politiche ambientali dell’Amministrazione provinciale. I PLIS scontano ancora una certa debolezza, dal punto di vista normativo, tecnico ed economico e la loro funzione necessita di un deciso rafforzamento.

aree attrezzate (167 ha) aree agricole (5308 ha) aree boscate (2800 ha) altre aree (1800 ha)

I principali usi dei suoli nei territori dei PLIS (2007)

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Non essendo delle aree protette ai sensi della Legge quadro 394/91, il regime vincolistico dei PLIS non appare confrontabile con quello di altri istituti di tutela. In tal senso l’istituzione di un PLIS, a differenza di quanto avviene per un parco regionale, non fa scattare il vincolo ex D.lgs 42/04, art. 142 (già L 431/85), ma assume invece un valore all’interno degli strumenti urbanistici locali, riducendo, in tal modo, al minimo le norme di salvaguardia e rappresentando una mera espressione della volontà amministrativa a livello locale. Occorre in primo luogo la definizione di un quadro normativo chiaro che regoli il funzionamento di questi enti, ma, soprattutto, decisive appaiono nuove disponibilità finanziarie, che possono essere reperite ottenendo trasferimenti regionali che consentano alla Provincia di intraprendere un’azione di maggior efficacia e ai Parchi locali di consolidare i loro organi di gestione, favorire opportune forme di aggregazione, coordinare i diversi uffici tecnici. In tal senso, all’interno dell’attuale progetto di legge regionale sulle aree protette (vedi il successivo par. 3.8), sarebbe opportuno il riconoscimento della valenza giuridico-urbanistica degli strumenti pianificatori che governano le trasformazioni dei PLIS, i cui contenuti potrebbero trovare il giusto riconoscimento negli strumenti di pianificazione territoriale e settoriale della Provincia, assumendo così una rilevanza giuridica sovralocale. La maggioranza dei PLIS è dotata di un ente specifico preposto alla gestione, affidata in 5 casi a un consorzio intercomunale: Parco dell’Alto Milanese, Parco della Brughiera Briantea, Parco del Molgora, Parco del Rio Vallone e Parco del Rugareto.

Le aree a carattere naturalistico raggiungono significative presenze nei parchi fluviali, come il Parco del Molgora e quello del Rio Vallone, ma soprattutto appaiono prevalenti nei PLIS della Brughiera Briantea e del Rugareto

In 4 casi il modello di gestione prevede una convenzione tra i Comuni coinvolti, come nel caso dei PLIS del Grugnotorto-Villoresi, del Roccolo, della Balossa e dei Colli Briantei, mentre il Parco della Media Valle del Lambro si basa su un protocollo d’intesa. L’elevata incidenza di parchi gestiti direttamente dalle Amministrazioni comunali (Bosco di Legnano, Brianza Centrale, Cascine di Pioltello e Colline di San Colombano) non deve trarre in inganno, in quanto si tratta in tutti i 4 casi di parchi che interessano il territorio di un solo comune.

Bilanci e strategie

79


Il rischio è comunque legato agli evidenti limiti temporali dell’impegno da parte dei funzionari e dei tecnici coinvolti. In ogni caso, le strutture di gestione risultano dimensionalmente alquanto limitate, a volte ai limiti della sopravvivenza, dando luogo a una serie di connessioni “informali” fra PLIS, ma anche fra questi e Parchi regionali, legate alla condivisione di personale (per esempio fra Molgora e Rio Vallone e fra questo e il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone), cercando in tal modo di sopperire alla scarsità di risorse finanziarie, tecniche e umane. In tema di pianificazione tutti i PLIS, attraverso gli strumenti urbanistici comunali, si sono adoperati, con vincoli più “leggeri” rispetto ai Parchi regionali, per arrestare un processo di consumo di suolo che, in questo ambito territoriale, pareva irreversibile. Fino a poco tempo fa solo una parte dei PLIS era dotata di Piano Particolareggiato o di Piano Pluriennale degli Interventi, situazione che nell’ultimo anno ha subito una decisa evoluzione. Attualmente, escludendo i recenti riconoscimenti della Balossa e dei Colli Briantei, tre Parchi risultano avere il Piano in preparazione, mentre i rimanenti PLIS si sono dotati di una serie di strumenti di pianificazione, con caratteristiche differenti e che risentono, in ogni caso, di uno stato attuativo spesso carente. A fronte però dell’esiguo numero di Piani a oggi adottati/approvati (7 di cui uno parziale), l’elaborazione di un Mosaico dei Piani dei PLIS, è apparsa prematura e, in tal senso, nell’ambito del recente aggiornamento del MIPARP (Mosaico Informatizzato dei Parchi e delle Aree Regionali Protette) l’Amministrazione provinciale ha operato la scelta di rimandare tale operazione, anche alla luce di una serie di piani che dovrebbero vedere prossimamente la luce e fornire quindi una casistica più ampia. Un’attenta lettura delle normative dei singoli piani, utilizzando la stessa legenda impiegata per la formazione del MIPARP e finalizzata a rilevare e a mettere a confronto i diversi modi con cui le grandi tematiche della pianificazione di settore vengono affrontate e tradotte negli azzonamenti e nelle normative, ha permesso di evidenziare, assieme ai caratteri della pianificazione dei diversi territori, i rapporti più diretti con le aree urbane di contesto. La pianificazione dei PLIS, pur nel rispetto e nell’adeguamento alle situazioni geografiche e territoriali locali, è stata letta, secondo la metodologia ampiamente sperimentata nel MIPARP (Mosaico Informatizzato dei Parchi e delle Aree Regionali Protette) della Provincia di Milano, sostanzialmente attraverso tre grandi settori: la tutela degli aspetti naturalistici, gli indirizzi per la fruizione degli spazi protetti da parte dei cittadini, il consolidamento e la conservazione degli spazi agrari, mentre un quarto settore contiene le altre prescrizioni che sottopongono a tutela i rimanenti territori. Da questa analisi emerge che le aree riservate ad attrezzature per la fruizione acquistano peso sempre maggiore quanto più ci si avvicina all’area densamente abitata della regione urbana milanese, fino ad

80


Nome

Tipo di Piano

Parco Alto Milanese

Piano Attuativo

Nta

Approvazione in preparazione

Parco della Balossa Bosco di Legnano (Parco Castello)

PPI

si

27-03-2007

Parco della Brianza Centrale

PP

si

9-02-2005

Parco della Brughiera Briantea

PPI

in preparazione

Parco delle Cascine a Pioltello

PP

in preparazione

Parco dei Colli Briantei Parco delle Colline di San Colombano

PPI

si

26-05-2006

Parco del Grugnotorto-Villoresi

PPI

Parco della Media Valle del Lambro

PPI

no

14-05-2007

Parco del Molgora

PP

si

proposta 13-12-2006

Parco del Rio Vallone

PP

si

12-10-2001

Parco del Roccolo

PPI

si

16-02-2000

Parco del Rugareto

PPI

no

proposta 03-2007

adottato

occupare la massima percentuale nel Bosco di Legnano e nel Parco

Lo stato della pianificazione nei PLIS riconosciuti

della Brianza Centrale che, per posizione, assolvono alla funzione di grandi parchi urbani territoriali. I parchi più esterni, quello del Molgora in modo particolare, indirizzano invece il tema della fruizione verso la percorribilità del territorio, garantita da un’importante rete di itinerari ciclopedonali, mentre il Piano del Parco delle Colline di San Colombano mette in evidenza i principali “punti vista” sulla campagna circostante. Gli aspetti di tutela della natura sono prevalenti nei parchi fluviali, che, come nel caso del Parco del Molgora (22% del territorio) e, soprattutto, del Rio Vallone (34%), sottopongono a tutela naturalistica anche ampie zone boschive superstiti delle antiche foreste planiziali. La conservazione dei territori agricoli produttivi e la riqualificazione del paesaggio agrario sono i temi dominanti nel Parco delle Colline di San Colombano, la cui tutela si concentra sul caratteristico paesaggio a vocazione vinicola. Il Parco del Molgora (62%) e quello del Rio Vallone (56%) individuano le aree di indirizzo agricolo in un corretto equilibrio fra esigenze produttive, ambientali e fruitive, mentre il Parco della Brianza Centrale prevede una maggiore integrazione con gli interventi di forestazione e, soprattutto, con la fruizione da parte della popolazione. Occorre comunque precisare che la valutazione di strumenti pianificatori diversi per età di elaborazione, caratteristiche dei territori interessati, grado di maturità e di integrazione del parco nella società locale rende necessaria l’adozione di alcune cautele.

Bilanci e strategie

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Tavola sinottica dei Piani dei Parchi

82


Accanto al problema dello squilibrio dei contenuti tra i diversi strumenti di pianificazione dei parchi e livelli di responsabilità provinciale e locale, deve essere attentamente valutato il problema dell’efficacia dei piani, da perseguire tramite la costruzione di reti e sinergie tra enti parco e soggetti del parternariato. Finora i piani dei parchi hanno incentivato lo sviluppo di un rapporto particolarmente stretto soltanto con i piani urbanistici comunali, peraltro prevalentemente finalizzato alla revisione ed integrazione dei vincoli all’uso del territorio, secondo una strategia di difesa passiva. Va precisato che i piani dei parchi, nei quali all’inizio assumevano un ruolo centrale i sistemi normativi di difesa passiva (vincoli), più recentemente hanno manifestato la tendenza ad integrare anche principi di difesa attiva e di coordinamento. Tuttavia, mentre l’applicazione dei vincoli con il relativo apparato sanzionatorio risulta immediata, l’attivazione di interventi e sinergie richiede una specifica capacità imprenditoriale degli enti gestori, adeguatamente promossa dalla Provincia, che superi il ruolo della Regione che in passato si è rilevato spesso insufficiente. Va comunque specificato che, anche all’interno dei PLIS, esiste la possibilità di ricavare spazi idonei per interventi autonomi alla scala comunale, in particolare finalizzati alla riqualificazione dei beni naturali e paesistici nel quadro delle scelte strategiche e della normativa di riferimento del Piano del parco. Si contribuirà così a superare una concezione restrittiva del piano comunale, limitata all’adeguamento ai vincoli del PTC, con il risultato di aumentare l’operatività complessiva. Spazi ancora maggiori di autonomia comunale si identificano nelle aree del bordo parco all’esterno dei confini. Gli attori appaiono complessivamente numerosi, di varia natura, ma, soprattutto, non sempre strutturati e spesso carenti per quanto riguarda una visione e un’organizzazione sovralocale e condivisa. Il ruolo degli amministratori locali e degli enti parco diventa allora fondamentale: si tratta di provocare, promuovere e coordinare l’incontro tra i diversi attori, affinché sia riconosciuto, malgrado le diversità, il valore comune del territorio e dei progetti destinati a valorizzarlo e sia condivisa la responsabilità del suo futuro nell’ambito di una visione collettiva. Nell’ambito della promozione e del coordinamento tra i diversi attori, spesso i parchi attivano una serie di relazione con il partenariato locale, in modo particolare con quelle associazioni che che hanno avuto un ruolo importante nella nascita dei diversi PLIS, come nel caso del Parco della Media Valle del Lambro, con l’Associazione Amici della Valle del Parco della Media Valle del Lambro. In altri casi, soprattutto per i parchi che hanno recentemente avviato il loro percorso, emerge con evidenza l’opportunità di attivare maggiori relazioni con con altri attori, come nel caso del Comitato “Gruppo Amici del Rugareto” che si occupa della salvaguardia del Bosco e che potrebbe supportare il Parco nell’ideazione e gestione di iniziative a carattere divulgativo, culturale e di sensibilizzazione rivolte alle popolazioni locali. Infine, nel caso del Parco delle Colline di San Colombano le maggiori opportunità sono da ricercarsi nelle molteplici iniziative, prevalentemente in chiave eno-turistica (Sagra Provinciale dell’Uva, Festa del Vino e altre), strettamente legate al riconoscimento regionale ottenuto da San Colom-

Bilanci e strategie

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bano nel 1997 di “località turistica” e all’istituzione nel 2001 della “Strada del vino di San Colombano e dei sapori lodigiani”. Sempre in relazione al carente stato attuativo dei PLIS, è possibile sottolineare che, per quanto le risorse messe in campo dai Comuni e dalla Provincia siano sensibilmente aumentate, questo tema conserva, sotto vari profili, numerose criticità, sia per le risorse organizzative, sia per quelle umane, ma anche per quelle finanziarie. Per quanto concerne queste ultime, gli enti di gestione non hanno generalmente grandi disponibilità finanziarie, sia legate all’apporto diretto dei Comuni, sia a quello della Provincia, rendendo necessario il coinvolgimento di soggetti sociali ed economici disponibili a collaborare nelle diverse iniziative. Questo perché i PLIS, con 1.981.000 € di budget complessivo per il 2006 1 , non dispongono delle necessarie risorse finanziarie, non avendo possibilità di autofinanziamento e dovendo far riferimento, a parte i contributi della Provincia (532.000 € per il 2006), essenzialmente sulle risorse dei Comuni di riferimento. Questo dato, per quanto rappresenti un importante incremento rispetto al 2005 (1.693.000 €), sottolinea la necessità di procedere alla costruzione di una efficace politica di autofinanziamento dei PLIS. L’elevata incidenza di parchi gestiti direttamente dalle Amministrazioni comunali (4 casi) fa si che spesso non siano disponibili indagini in grado di permettere una valutazione quali/quantitativa delle caratteristiche degli utenti di questi PLIS, per i quali le iniziative non sono quasi mai separate, così come gli aspetti gestionali, da quelle messe in campo dalle rispettive Amministrazioni comunali. L’unico dato fornito è quello del numero degli alunni coinvolti nei programmi educativi organizzati con le scuole inferiori. Nell’anno scolastico 2005-2006 hanno partecipato oltre 15.300 studenti, con un notevole aumento rispetto ai circa 12.200 del precedente anno scolastico.

1

Il dato, così come quelli successivi, non comprende il Parco delle Cascine, per il quale non è ancora pervenuto il rendiconto 2006, e i neonati parchi della Balossa e dei Colli Briantei.

Gli ambiti di maggior concentrazione da parte degli utenti sono rappresentati dagli spazi a carattere fruitivo a maggior contatto con i centri abitati, ma anche con i principali poli didattico-ricreativi, mentre

84


le modalità fruitive più significative sono rappresentate dalle passeggiate in bicicletta e a cavallo, con pochi utenti che percorrono a piedi queste aree. Numerosi enti gestori hanno avviato una serie di progetti finalizzati ad aiutare gli alunni delle scuole elementari e medie a ristabilire un legame con la natura, insegnando loro a conoscere le risorse dei diversi parchi e il rispetto dell’ambiente come fondamento per la conservazione delle differenti specie animali e vegetali. Spesso questi progetti trovano un’ulteriore importante motivazione nel fatto che la maggior parte dei residenti proviene ormai da altri ambiti territoriali, rendendo quindi necessario favorire il sapere di un territorio avulso dalle conoscenze radicate delle famiglie. L’ormai lunga esperienza maturata dai PLIS indica questa tipologia di aree protette come uno degli esempi positivi e degli elementi propulsivi sui quali appoggiare le politiche locali e provinciali per la tutela dell’ambiente, la riprogettazione del paesaggio e l’uso razionale del territorio, in special modo di quello più compromesso. In questo senso i PLIS possono svolgere il fondamentale ruolo di progetti territoriali in grado di riavvicinare le comunità locali alla gestione di quegli spazi aperti che hanno storicamente costituito il riferimento economico delle comunità urbane. I caratteri spaziali dei PLIS determinano così la necessità di una costante presenza delle popolazioni e delle associazioni locali in grado di promuovere percorsi partecipativi, di animazione e di volontariato.

L’ormai lunga esperienza maturata dai PLIS indica questa tipologia di aree protette come uno degli esempi positivi e degli elementi propulsivi sui quali appoggiare le politiche locali e provinciali per la tutela dell’ambiente, la riprogettazione del paesaggio e l’uso razionale del territorio

Le potenzialità dei PLIS sono perciò quelle di elementi propulsivi per le politiche locali e provinciali per la tutela dell’ambiente, la riprogettazione del paesaggio e l’uso razionale del territorio, operando al fine di contribuire alla diffusione dei valori storici, culturali, naturalistici e paesistici presso le popolazioni locali, anche in ambiti territoriali che non sempre presentano qualità rilevanti, ma che possono comunque assumere un ruolo strategicamente di rilievo nei confronti del territorio e delle popolazioni locali, presso le quali possono contribuire alla diffusione della conoscenza di questi valori.

Bilanci e strategie

85


Alto

Bosco di

Brianza

Brughiera

Milanese

Legnano

Centrale

Briantea

ha

359

25

396

2.137

270

ha

178

25

-

421

270

superficie in prov. Monza e Brianza

ha

-

-

396

212

-

superficie in altre prov.

ha

VA 181

-

-

CO 1504

-

superficie totale superficie in prov. Milano

(escluso MB)

tutela paesistica area agricola interclusa

obiettivi

creazione area verde pubblico attrezzato

tutela e riprogettaz. paesistica aree agricole interstiziali

tutela naturalistica area di brughiera

Cascine

tutela agricola area periurbana

superficie boscata o naturale

ha

73

24

15

1405

n.d.

superficie agricola

ha

185

-

245

945

n.d.

superficie aree ricreative e attrezzate

ha

10

1

38

-

n.d.

aziende agricole operanti nel PLIS

5

-

19

98

2

terreni di proprietà pubblica

ha

19,0

25,0

59,5

23,31

n.d.

terreni in uso, comodato o affitto

ha

-

-

-

44,57

n.d.

percorsi esistenti

m

8.500

4.000

11.226

* 60

n.d.

percorsi in costruzione

m

-

-

1.127

-

n.d.

percorsi in progettazione def./esec.

m

-

-

-

-

n.d.

1.000

1.500

-

4.750

n.d.

Consorzio

Comune

Comune

Consorzio

Comune

personale a tempo pieno

3

-

-

6

-

personale a tempo parziale

3

2

4

stima studenti raggiunti da programmi di educazione ambientale

gestione

1

entrate 2006

302.831,64

167.619,00

106.211,00

164.766,38

n.d.

contributo Provincia di Milano 2006

40.000,00

7.768,55

35.455,86

21.709,45

12.044,06

%

13

5

33

13

n.d.

Piano

PPI (appr.

PP (appr.

PPI (in prep.)

PP (in prep.)

Attuativo (in

27/03/07)

09/02/05)

percentuale contributo Provincia di Milano su totale entrate

pianificazione

prep.) * percorsi la cui manutenzione è curata dal Parco n.d. dati non disponibili

86


Collina di San

Grugnotorto-

Media Valle

Colombano

Villoresi

del Lambro

Molgora

Rio Vallone

Roccolo

Rugareto

TOTALE

717

783

296

1.015

1.019

1.609

1.253

9.879

717

511

253

457

201

1.609

202

4.844

-

272

43

558

723

-

-

2.204

-

-

-

-

LC 95

-

VA 1051

3.129

tutela paesistica area collinare

tutela e riprogettaz. paesistica area agricola interclusa

tutela e riprogettaz. paesistica area degradata interclusa

tutela naturalistica corso d’acqua

tutela naturalistica corso d’acqua

tutela paesistica area agricola

tutela naturalistica area boschiva

6

74

-

82

80

140

901

2.799

246

476

65

539

954

1300

352

5.308

-

64

30

8

15

1

-

167

293

5

6

13

50

95

10

596

0,994

385

n.d.

2,33

1

18,59

-

535

-

7,4

n.d.

1,4

-

-

-

53

20.000

1.000

n.d.

34.050

42

45.329

20.000

144.147

-

200

n.d.

-

-

-

-

1.327

6.200

2.340

n.d.

8.150

-

9.925

-

26.615

400

900

-

1.500

2.200

570

2.500

15.320

Comune

convenzione

Prot. d’int.

Consorzio

Consorzio

convenzione

Consorzio

-

-

1

3

2

2

-

17

2

1

2

2

1

1

19

117.902,56

155.007,00

350.338,41

237.646,54

200.521,21

158.277,47

19.793,90

1.980.915,11

23.483,01

25.007,00

210.338,41

30.305,95

69.513,68

64.809,93

11.793,90

552.229,80

20

16

60

13

35

41

60

27

PPI (appr.

PPI (adottato)

PPI (appr.

PP (proposta

PP (appr.

PPI (appr.

PP (proposta

14/05/07)

13/12/06)

12/10/01)

16/02/00)

03/07)

26/05/06)

I principali dati dei PLIS riconosciuti

Bilanci e strategie

87


8. LE NUOVE RISORSE VERDI PER LA REGIONE URBANA MILANESE 8.1 Le strutture urbane e gli spazi aperti di contesto

Gli spazi aperti della regione urbana milanese, nei quali spesso la conduzione agricola è cessata o è residuale, sono a rischio di urbanizzazione incontrollata, anche a seguito della nuova legge regionale per il governo del territorio (LR 12/05), in merito alla disciplina delle aree agricole. Gli spazi “liberi” del settore settentrionale della regione urbana milanese, in assenza di logiche di pianificazione unitaria, risultano ulteriormente frammentati dalla presenza delle grandi infrastrutture di mobilità, mentre con la scomparsa dell’attività agricola, essi non sono più in grado di costituire paesaggio di contesto alle città. Solamente interventi di totale ricostruzione paesaggistica e ambientale, affidati a programmi concordati tra le amministrazioni locali (come i PLIS), o la realizzazione della rete ecologica attraverso un progetto di scala provinciale, o un adeguato utilizzo delle opere di mitigazione e compensazione derivanti da nuove infrastrutture o da potenziamenti di quelle esistenti, appaiono oggi in grado di incidere in modo significativo sui paesaggi esistenti. D’altra parte è proprio sulla condivisione di progetti di intervento negli spazi aperti che si fondano le prospettive di miglioramento della qualità ambientale complessiva della regione urbana, della conservazione delle identità locali, della soluzione dei problemi posti dai margini e dalle “frange” urbane. Ciò dovrebbe essere il tema primario nei rapporti tra amministrazioni locali e parchi ma anche in genere nelle valutazioni, alla scala adeguata, della localizzazione e dell’inserimento ambientale dei grandi progetti. Gli spazi aperti sono infatti in grado di accogliere la costruzione di paesaggi dotati di senso ed efficienti da un punto di vista paesaggistico, ma anche ecologico. In particolare negli ambiti della pianura asciutta appare evidente l’urgenza di azioni progettuali coordinate in grado di evitare pericolose saldature dei tessuti urbani contigui, sfruttando le opportunità offerte dai PLIS e dai finanziamenti dell’Amministrazione provinciale per i progetti locali. Il progetto di “Dorsale Verde del Nord Milano” promosso dalla Provincia va proprio nella direzione di sviluppare il progetto di rete ecologica

88


Solamente interventi di totale ricostruzione paesaggistica e ambientale, affidati a programmi concordati tra le amministrazioni locali (come i PLIS), o la realizzazione della rete ecologica attraverso un progetto di scala provinciale, o un adeguato utilizzo delle opere di mitigazione e compensazione di nuove infrastrutture, appaiono oggi in grado di incidere in modo significativo sui paesaggi esistenti

contenuto nel PTCP, cercando al tempo stesso di superare i limiti di una visione troppo radiocentrica contenuta nel progetto di Stefano Boeri del Metrobosco, sviluppato per la stessa Provincia, e in quello di Andreas Kipar dei Raggi verdi, messo a punto per il Comune di Milano. Nell’ambito della cintura milanese le maggiori opportunità si riscontrano dunque: •

nella cintura meridionale dove la progettazione dei Piani di Cintura urbana che, come noto, è affidata al Parco Sud “di concerto e d’intesa con i comuni interessati....e muovendo dalle iniziative pianificatorie dei comuni stessi” (art.26 delle NTA del PTC del parco), offre lo spazio di confronto e di progettazione dei margini urbani e delle strutture “verdi” tra Milano e i comuni contermini. Non vanno sottovalutate anche le “zone di fruizione” del parco che, a contatto con le conurbazioni minori, offrono analoghe potenzialità. In particolare si evidenziano: •

la riqualificazione complessiva dell’asta del Lambro settentrionale, ad est, attraverso i due Piani di Cintura dell’est, Idroscalo e Lambro-Monluè, da mettere in relazione con il parco Lambro di Milano, con il PLIS della Media Valle del Lambro e con la zona di fruizione di San Donato-San Giuliano;

il Piano di Cintura dell’ovest, con le possibili connessioni tra i parchi milanesi di Boscoincittà e delle Cave, il parco dei fontanili di Rho, la zona di fruizione della cava di Pero e la zona di fruizione attorno


ai laghi di cava delle cascine Guascona e Guasconcina, verso Cesano Boscone e Trezzano; •

il Piano di Cintura di sud-ovest o dei “navigli”, interamente in Milano, a diretto contatto con la fascia dei parchi urbani di Buccinasco lungo il cavo Borromeo e con il parco agricolo di Assago;

i Piani di Cintura del sud e del sud-est, o delle “abbazie”, con i necessari collegamenti con Mirasole e Viboldone, attraverso una decisiva riambientazione della tangenziale e il recupero del corso della Vettabbia;

ancora a sud, la zona di fruizione “Lambro meridionale”, tra Milano e Rozzano, anche in rapporto alla riqualificazione dell’asta del naviglio Pavese.

nella cintura settentrionale, al momento la struttura del verde è affidata al Parco Nord, e alle sue possibili connessioni a nord lungo il Seveso e con il Parco della Balossa. Vanno in ogni caso attentamente valutate: •

la necessità di ripristinare, anche attraverso iniziative locali coordinate, l’aggancio, attraverso il comune di Bollate con il Parco delle Groane;

le ricuciture minute della maglia degli spazi liberi, capaci di

attenuare l’impatto con l’insieme delle barriere infrastrutturali, attualmente soggette ad ulteriori potenziamenti in relazione al nuovo polo fieristico di Rho-Pero; •

un importante contributo alla formazione di “corridoi” verdi è dato dai grandi itinerari ciclabili, allo stato riconoscibili nel:

sistema delle strade alzaie dei navigli;

sistema della direttrice Valassina, collegata all’itinerario del Parco della Valle del Lambro a partire da Monza lungo il fiume;

progetto “Camminando sull’acqua”;

corridoio dello scolmatore di nord-ovest tra Cornaredo e il naviglio Grande ad Albairate.

Le aree di frangia costituiscono delle interessanti opportunità per lo sviluppo delle politiche paesistiche e ambientali

La riforma dei grandi spazi aperti residui all’interno della regione urbana milanese appare come una delle politiche territoriali più rilevanti per recuperare buoni livelli di abitabilità e di vivibilità in una regione

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che, soprattutto nella sua porzione settentrionale risulta fortemente urbanizzata, con una bassa qualità paesaggistica, ma che presenta tutta una serie di spazi aperti interclusi di valore, legati alla presenza di corsi d’acqua, aree boscate, ambiti agricoli residuali. Questi ambiti possono contribuire alla costruzione di nuovi paesaggi di qualità, il cui effetto può agire in modo significativo sui tessuti urbanizzati circostanti, divenendo una vera e propria “infrastruttura” ambientale e paesistica dalle valenze plurime, fondamentale non solo da un punto di vista strettamente ecologico, ma anche per quanto riguarda i livelli di abitabilità delle popolazioni della regione urbana, secondo una visione che non appare ancora pienamente condivisa e scontata. In questo senso la sempre più fitta rete dei PLIS della porzione settentrionale della provincia, ma che interessa anche tutto l’ambito pedemontano delle province limitrofe di Varese, Como e Lecco, testimonia l’esistenza di una concreta e consistente domanda di verde fruibile e di una potenziale domanda per la costruzione di una rete ecologica, ambientale e paesistica che metta in rete tutte queste iniziative, troppo spesso considerate come una questione essenzialmente locale.

8.2 Le aree di frangia e le nuove politiche ambientali

Nell’ottica di uno sviluppo sostenibile i PLIS possono svolgere molteplici funzioni, consentendo non solo di salvaguardare e migliorare l’ambiente, ma anche di agevolare il recupero di aree urbane degradate e di spazi di risulta tipici degli ambiti periurbani milanesi. In questo modo la funzione dei PLIS pu�� essere quella di elementi regolatori della crescita insediativa e di limite per l’urbanizzato, andando a costituire cinture verdi a scala locale, evitando la saldatura di centri urbani limitrofi della regione urbana e realizzando ambiti paesaggisticamente di pregio all’ingresso delle aree urbane, quasi delle nuove porte di ingresso alle città. Per quanto concerne invece gli ambiti rurali, il loro ruolo può divenire, da quello assunto nei tradizionali strumenti urbanistici di territorio periferico e di riserva rispetto allo sviluppo insediativo, a quello di elemento centrale nelle politiche di sviluppo territoriale. Ma sono le aree periurbane, spesso trascurate dalla moderna cultura urbanistica, quelle che contengono al loro interno la maggior parte degli elementi prodotti dalla città contemporanea e dalla dilatazione dei suoi confini, ma anche quelli provenienti dall’addensamento degli insediamenti rurali, con i loro processi lenti e le loro basse densità insediative. Questi spazi appaiono oggi frammentati e destrutturati dalla pressione insediativa, oltre che dalla disorganizzazione degli attori e delle funzioni che vi sono ospitate, e sono oggi interessati da nuove pratiche sociali ed economiche, con forti aspettative da parte del pubblico, che hanno trasformato la cultura rurale in una forma ibrida di urbanità e ruralità. La dinamica dell’espansione metropolitana richiede infatti interventi tanto più forti, diretti e mirati quanto più si è in prossimità delle parti più dense della struttura insediativa: in que-

Bilanci e strategie

91


sti ambiti si rende necessario, attraverso tutti i possibili meccanismi di acquisizione diretta o di convenzionamento delle aree, un ampio spazio di intervento da parte della collettività. Ciò avviene in modo particolare, oltre che negli ambiti dei Piani di Cintura urbana del Parco Sud, nei parchi locali di interesse sovracomunale, dove le amministrazioni locali sono chiamate ad una più incisiva presenza ed a maggiori responsabilità di realizzazione. Se le aree di margine della città, a maggior ragione se già comprese in ambiti di parco, vengono intese come il campo di applicazione di quelle “politiche del paesaggio” individuate dalla Convenzione Europea, esse perdono la connotazione negativa di territori di frangia per acquisire il significato di territorio di contesto delle strutture urbane e di “transizione” rispetto ai territori agricoli o naturali più lontani. Si tratta di individuare un “nuovo” paesaggio dove le diverse attività presenti sono chiamate a riqualificare e valorizzare l’ambiente in modo propositivo, facendo leva sulle radici storiche ma superando le non più attuali posizioni basate su un rigido schema di conservazione/restauro. Le aree di frangia accolgono infatti, a fianco di ciò che resta dell’attività agricola che un tempo aveva caratterizzato i dintorni della città, le attività più disparate, spesso marginalizzate dalle strutture urbane (sfasciacarrozze, campi nomadi, depositi di varia natura, orti spontanei), accanto a centri commerciali localizzati lungo le direttrici di maggiore richiamo o ad aree attrezzate per il tempo libero del tutto casuali o realizzate in corrispondenza di laghi di cava parzialmente dismessi. Il “nuovo paesaggio” è chiamato a comporre queste diverse funzioni ricreando una logica localizzativa in grado di accoglierle e di renderne compatibile la presenza. Tutto ciò implica una diversa impostazione progettuale, un diverso coinvolgimento degli enti operanti ai differenti livelli, una diversa capacità di indirizzo e di coordinamento delle iniziative private. In questo senso l’azione protezionistica, sempre necessaria, può essere indirizzata a garantire il permanere delle funzioni che stanno alla base del modello territoriale e dell’assetto ambientale. Andranno in altre parole create le migliori condizioni perchè le funzioni, considerate ”virtuose” per la qualità dell’ambiente e del paesaggio, si sostengano attraverso proprie economie di gestione. Se un paesaggio, in particolare se di frangia, è il risultato di attività produttive uscite o che tendono ad uscire dalla contemporaneità e a divenire antieconomiche, la sua conservazione deve necessariamente prevedere l’attribuzione di nuove funzioni e nuovi ruoli socio-economici in grado di esprimere e contestualizzare nuove forme di paesaggio, nuovi valori paesistici in grado di esprimere il coinvolgimento delle comunità locali. La pianificazione del verde può passare così da un’ottica di salvaguardia passiva alla riscoperta di antichi usi e alla progettazione di nuovi usi compatibili.

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8.3 L’agricoltura tra mercato e territorio

Negli ultimi anni, all’interno del dibattito sullo sviluppo sostenibile, la Politica Agricola Comune (PAC) è stata messa duramente in discussione soprattutto per gli impatti ambientali negativi in termini di preservazione delle risorse naturali, in favore di un nuovo approccio qualitativo, meglio rispondente alle attese dell’opinione pubblica e dei consumatori. L’Unione Europea ha approvato nel 2003 una riforma che, pur comprendendo alcuni interessanti aspetti innovativi, lascia insolute contraddizioni e problematiche di non poco conto. Si tratta di aspetti che, se da un lato rischiano di perpetuare la continuità della PAC, dall’altro costituiscono delle interessanti opportunità dal punto di vista delle politiche paesistiche e ambientali. La caratteristica della riforma è data dal fatto di non legare il contributo comunitario all’attività agricola, ma al mantenimento del terreno in “buono stato agronomico“, con il rischio che si favoriscano posizioni di rendita, diminuendo il contributo dell’agricoltura stessa all’economia di scala del mondo rurale, con conseguenti ricadute sull’ambiente e sulle produzioni tipiche territoriali. Secondo il nuovo approccio non si tratterebbe più di fornire unicamente un sostegno al prodotto, ma anche di remunerare l’importante contributo che gli operatori agricoli forniscono sul piano sociale e territoriale, trasformando i sussidi all’agricoltura in contributi per la

All’interno degli spazi aperti del territorio a nord del capoluogo, l’attività agricola deve trovare un nuovo ruolo, basato sulla creazione di imprese agricole ibride con valenze prevalentemente di tipo fruitivo, legate alle pratiche del tempo libero e alla cura del paesaggio agricolo, facendone emergere il ruolo pubblico ed ecologico

gestione dei fondi a fini ambientali ed ecologici e permettendo una totale flessibilità nella scelta del tipo di coltivazione. In questo senso la trasformazione delle politiche agricole è destinata ad avere ripercussioni sulle modalità di gestione delle trasformazioni urbane e territoriali. La nuova PAC si basa essenzialmente su due strumenti: le Misure di mercato e le Misure di sviluppo rurale. Le Misure di mercato, che governano il 90% delle risorse, sono basate su un contributo diretto al produttore, indipendentemente dalla produzione dell’azienda (disaccoppiamento), in cambio del mantenimento dei terreni in buone condizioni agroambientali, secondo un principio considerato funzionale a ridurre l’impatto negativo sul terreno e sul paesaggio.

Bilanci e strategie

93


Le Misure di sviluppo rurale si basano invece sull’assegnazione tramite bando di contributi per il potenziamento degli interventi per la qualità dei prodotti alimentari e per più efficaci politiche in materia di ambiente. Questa impostazione è destinata a generare in breve tempo una trasformazione radicale dell’organizzazione delle aziende agricole e delle colture praticate (a bassi costi di produzione e colture specializzate ad alta resa) e del rapporto ormai consolidato tra agricoltura e urbanistica, con le piccole imprese che, soprattutto negli ambiti periurbani, potrebbero limitarsi a mantenere in buone condizioni i fondi e lo sviluppo delle attività agricole multifunzionali a carattere ecologico, che dovrebbero scongiurare il potenziale abbandono dei terreni. Per quanto riguarda l’agricoltura italiana va sottolineato come, accanto a un’agricoltura orientata verso produzioni standardizzate, si vada affermando un’agricoltura in grado di rispondere all’evoluzione dei bisogni di una parte consistente dei consumatori, assicurando, al tempo stesso, un elevato grado di coesione sociale e una buona stabilizzazione del reddito agricolo. Si tratta di un’agricoltura che possiamo definire “territoriale”, perché ha in parte mantenuto le connessioni con le risorse ambientali e il territorio, un’agricoltura tipica dei territori con un elevato valore storico-ambientale e paesaggistico e potenzialmente in grado di offrire alle popolazioni anche un mix di servizi culturali e paesaggistici. Lo sviluppo di questi processi è legato alla capacità di fare sistema tra imprese agricole ed extragricole, istituzioni e popolazione locale accomunate tutte da una specifica identità locale, non solo tecnico-settoriale, ma anche culturale e di relazione con le risorse territoriali. Il punto più critico della riforma riguarda invece l’inadeguatezza progettuale della politica di sviluppo rurale, il cui impianto è tuttora privo di un disegno complessivo e innovatore di ampio respiro. La marginalità delle politiche di sviluppo rurale è resa ancora più evidente da un affermato nuovo modello di relazioni tra città-campagna, non più concepito come un rapporto di estraneità e/o contrapposizione o, peggio, di primazia economica e culturale della prima sulla seconda; ovviamente, tutto ciò richiede una profonda ricalibratura del modello di sviluppo dei nostri territori, che impegni in primo luogo la pianificazione urbanistica e paesaggistica. In territori profondamente segnati dalla storia del lavoro umano, in cui il patrimonio paesistico rappresenta un bene comune, è evidente che la discussione su questi temi deve coinvolgere un arco vasto di inter-

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locutori della società civile, fermo restando il fatto che l’agricoltore deve poter restare il protagonista attivo di questa custodia se si vuole preservare la diversità e ricchezza dei territori rurali e dei beni paesaggistici. All’interno degli spazi aperti del territorio a nord del capoluogo, l’attività agricola può conoscere qualche presenza significativa, ma deve trovare comunque un nuovo ruolo, basato sulla creazione di imprese agricole ibride con valenze prevalentemente di tipo fruitivo, legate alle pratiche del tempo libero e alla cura del paesaggio agricolo, in un’ottica nella quale emerge il ruolo pubblico ed ecologico. La Regione Lombardia si impegna con il PTPR (art. 34 - Politiche per la tutela del paesaggio agrario) per un riorientamento delle politiche agricole comunitarie che promuova un’agricoltura più compatibile. Inoltre in relazione agli effetti negativi indotti dalle pratiche monocolturali e dall’abbandono delle terre marginali, la Regione si impegna a definire con le associazioni degli agricoltori forme di convenzione, basate sull’adesione volontaria dei singoli associati, volte a tutelare localmente specifici aspetti del paesaggio agrario tradizionale nonché a promuoverne la conoscenza e l’apprezzamento da parte delle giovani generazioni. A sua volta il Documento strategico per il Piano Territoriale Regionale (2005) dà ampio spazio alle opportunità offerte dalla nuova PAC, oltre che per la realizzazione degli interventi di mitigazione dei nuovi corridoi infrastrutturali, per l’attuazione dei progetti di rete ecologica dei PTCP, attraverso contributi annuali e per attività e servizi connessi alla riqualificazione paesistico-ambientale, consentendo alle amministrazioni locali la promozione, in tempi rapidi e con costi contenuti rispetto alle procedure tradizionali, di una serie di iniziative che coinvolgano gli agricoltori negli interventi di riqualificazione e nella creazione di servizi. Questa integrazione tra politiche agricole e politiche di gestione dello sviluppo territoriale è stata applicata, per esempio, attraverso l’estensione del principio perequativo alle aree agricole nel Masterplan della Certosa di Pavia (2004) e nel PGT di Monza (2005) che prevedono convenzioni decennali con gli agricoltori per la realizzazione e il mantenimento di opere di riqualificazione paesistico-ambientale, le cui risorse derivano dagli oneri di urbanizzazione, in quanto gli obiettivi conseguiti rappresentano un fondamentale contributo alla riqualificazione complessiva del sistema insediativo.

Bilanci e strategie

95


8.4 Gli attori e le politiche del verde

L’obiettivo della costruzione di una rete di parchi va inteso non solo nella sua dimensione fisica di connessione fra differenti ambiti territoriali, ma anche in quella decisionale, nel senso di stabilire un efficace sistema di relazioni tra gli attori delle politiche dei parchi, nell’ottica di una visione d’insieme della governance delle aree protette provinciali. La coscienza collettiva, prima che il sistema legislativo, deve divenire consapevole che il territorio deve essere valorizzato nel suo significato originario di risorsa, risultato del lavoro umano su di esso. Per questo motivo la tutela e il governo del paesaggio e del verde devono diventare un obiettivo della collettività, superando l’attuale situazione nella quale la percezione del paesaggio come valore da sostenere stenta ad essere diffusa. Le problematiche legate all’ambiente non possono essere risolte a scala locale, ma devono trovare la loro soluzione a una scala chiaramente più grande, come quella rappresentata dall’ambito provinciale. Il ruolo delle amministrazioni pubbliche (Provincia, Comuni ed Enti parco) deve essere innanzitutto rivolto all’individuazione e promozione di politiche comuni di riqualificazione paesistico-ambientale, coinvolgendo tutti gli operatori in campo, per ritrovare nel sistema paesistico una convenienza economica, definendone potenzialità d’uso e riuso che valorizzino le diverse componenti, ripristinando quella duplice valenza utilitaria ed estetica che un tempo caratterizzava il territorio extraurbano. In secondo luogo, esse dovranno operare nel coordinamento dei progetti e nel sostegno mirato di specifiche componenti, attorno alle quali aggregare le azioni dei soggetti privati che intendano inserirsi nei processi di valorizzazione delle risorse paesistico-ambientali. In questo quadro, i numerosi PLIS possono contribuire a favorire la crescita di una sensibilità diffusa tra la popolazione e il coinvolgimento delle amministrazioni locali. Cogliere opportunità, mobilitare risorse umane e tecniche, attivare finanziamenti diventa così l’esito di progetti complessi di valorizzazione dell’ingente patrimonio storico, culturale e ambientale costituito dalle aree protette, mentre il lavoro dell’Amministrazione provinciale dovrà essere quello di fare rete fra gli attori della filiera decisionale, riconducendo le numerose iniziative in atto a un disegno complessivo del sistema del verde nella regione urbana.

Cogliere opportunità, mobilitare risorse umane e tecniche, attivare finanziamenti rappresenta l’esito di progetti complessi di valorizzazione delle aree protette, con l’Amministrazione provinciale a fare rete fra gli attori della filiera decisionale, riconducendo le numerose iniziative in atto a un disegno complessivo del sistema del verde nella regione urbana

Questo tipo di approccio richiede una ridefinizione profonda della funzione dei soggetti pubblici, con la Provincia che, pur mantenendo un ruolo forte, sia in grado di gestire in modo efficace i conflitti sempre più frequenti fra parchi e interventi di trasformazione. Un’importante crucialità è rappresentata dalla disponibilità di competenze tecniche da parte delle istituzioni locali, attori chiave nell’attuazione dello scenario. Su questo versante, il rafforzamento delle Amministrazioni comunali, ma anche degli enti gestori dei PLIS, costituisce un rilevante fattore di successo, non facile da raggiungere. Sviluppare forme di cooperazione fra i Comuni e gli Enti parco può rappresentare

96


una modalità che ne facilita il perseguimento, così come è possibile ipotizzare l’affacciarsi sulla scena di strutture apposite, come le “agenzie del verde” o “agenzie d’area” già sperimentate nelle esperienze francesi e tedesche, che integrino prescrizioni normative, strumenti e modalità di gestione propri del processo socio-economico.

8.5 Il superamento di una concezione puramente difensiva delle politiche ambientali

Due sono i rischi connessi con l’attuale impostazione delle politiche ambientali: il primo è la concezione “settoriale” dell’ambiente e soprattutto del sistema del “verde”, a sua volta suddiviso nei due filoni dei parchi (ex LR 86/83) e del verde urbano, in antitesi con i sistemi urbani o, al più, come compensazione del consumo di suolo che gli inevitabili sviluppi degli assetti territoriali comportano. Se il nuovo strumento del “piano dei servizi” affidato alle amministrazioni comunali può restituire al verde urbano un ruolo incisivo nella definizione della morfologia urbana, è necessario che siano ben chiare e comprese da tutti gli operatori in campo le sue connessioni con i grandi spazi di contesto affidati ai parchi e alle province nella predisposizione delle reti ecologiche. Il secondo è l’aspetto puramente “difensivo”, spesso associato con le tutele promosse dagli enti parco, che, se possono rallentare il degrado o il cattivo utilizzo degli spazi aperti, non sono certamente sufficienti a garantirne la sopravvivenza, possibile solo attraverso interventi a carattere propositivo e progettuale, senza i quali i beni paesistico-ambientali fanno il loro ingresso nel campo delle economie assistite, divenendo riserve decontestualizzate dal territorio da un punto di vista sociale, economico e fruitivo. Gli stessi rischi si presentano nel complesso delle tutele del paesaggio, inteso come l’insieme degli aspetti assunti dal territorio nella lunga storia delle attività e delle opere dell’uomo (e della natura) che ne hanno via via modificato gli assetti e che non possono essere “congelate” in una unica operazione di conservazione. In tal senso le politiche ambientali devono diventare progetto e programma strategico in grado di creare, a partire dal riconoscimento dei valori territoriali sedimentati nella storia dei luoghi, nuove funzioni e nuovi valori paesistici che esprimono il coinvolgimento delle comunità locali. La pianificazione del verde può passare così da un’ottica di salvaguardia passiva alla riscoperta di antichi usi e alla progettazione di nuovi usi compatibili.

Bilanci e strategie

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8.6 I parchi come fattore di sviluppo

Per quanto riguarda i problemi, l’ambito nel suo complesso è caratterizzato dalle tracce di uno sviluppo molto intenso, che riguarda sia la residenza sia le attività produttive, accompagnato da una estesa, anche se non sufficiente, dotazione infrastrutturale, con livelli di inquinamento atmosferico e acustico, congestione e traffico che presentano caratteri di acutezza tali da richiedere interventi immediati, anche alla luce del continuo trend di crescita della popolazione residente. Quest’area possiede d’altro canto notevoli risorse, che fanno riferimento a due ambiti principali, quello più noto dell’economia e quello dell’ambiente, che, con le sue rilevanti (ma sottovalutate) risorse, rappresenta uno dei fattori da valorizzare nel percorso di sviluppo della provincia, sfruttandone le potenzialità per il turismo e per la creazione di spazi ricreativi per la popolazione residente. Perseguire l’obiettivo della qualità territoriale in questo contesto vuole dire, allora, assumere la qualità dell’ambiente come un elemento di sviluppo dell’economia locale, costruendo nuovi fattori di attrattività del territorio e, al tempo stesso, consentendo di sviluppare un atteggiamento maggiormente selettivo nelle strategie di attrazione di nuove imprese. Nel campo delle politiche ambientali assumono valore strategico quelle iniziative volte a fare emergere, valorizzare e rendere maggiormente fruibili le risorse paesaggistiche e ambientali presenti nel territorio, anche attraverso la loro messa in rete. La possibilità di dar corpo a una ipotesi di sviluppo fondata sulla riqualificazione e valorizzazione paesistico-ambientale dipende dalla capacità di integrare mercato e politiche pubbliche, mondo delle imprese e progetti istituzionali. Si tratta di un obiettivo sicuramente ambizioso,

Nel campo delle politiche ambientali assumono valore strategico quelle iniziative, come i PLIS, volte a fare emergere, valorizzare e rendere maggiormente fruibili le risorse paesaggistiche e ambientali presenti nel territorio, anche attraverso la loro messa in rete

soprattutto sul piano delle competenze tecniche e degli orientamenti culturali di tutti i soggetti coinvolti, che implica il superamento di atteggiamenti ideologici, la disponibilità al negoziato, la capacità di promuovere la cooperazione e, in generale, il superamento di quegli approcci settoriali, che tendono a trattare separatamente questioni ambientali e temi dello sviluppo economico.

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8.7 La fruizione “lenta” del territorio

La costruzione di una rete per una fruizione “lenta” del territorio, costituita oggi dai principali itinerari ciclopedonali esistenti o in progetto (Villoresi, Valassina, Martesana), rappresenta un’importante potenzialità per una forma di turismo culturale da noi poco sviluppata e che necessita di una modalità di approccio differente rispetto a quelle praticate in ambiti di maggior notorietà, anche se non necessariamente di uguale fascino e valore storico-culturale. Il ruolo svolto da questa rete, che necessita sicuramente di essere ulteriormente implementata con nuovo tracciati, dotati di adeguati elementi di arredo vegetale, può quindi essere quello di dorsale per la fruizione del paesaggio e dell’ambiente da parte di un turismo “dolce” di origine locale, aperto tuttavia a soddisfare una domanda più larga, proveniente dalla diffusione di forme di turismo e di loisir largamente praticate nel resto d’Europa. Questo sistema, il cui principale obiettivo deve essere quello di promuovere e far conoscere il territorio, attraverso la fruibilità, deve mettere in rete il sistema dei beni storico-architettonici, le aree protette e gli spazi urbani a verde delle singole comunità locali, salvaguardando il sistema policentrico tipico del nord Milano. Poiché la condizione per poter tutelare l’ambiente è la sua conoscenza attraverso la fruizione, la realizzazione di itinerari ciclopedonali, agevolati da connessioni treno+bici, diviene allora il presupposto per consentire ai cittadini di godere dell’ambiente attraverso la sua percorribilità. In quest’ottica la realizzazione di un sistema di greenway offre grandi potenzialità riguardo al turismo e allo sviluppo a esso connesso, come il contatto diretto con gli agricoltori e l’accesso ai prodotti locali alimentari e artigianali. Da un lato esse si prestano a un uso locale, offrendo, nelle vicinanze dei centri abitati, un immediato accesso al verde e alle risorse ricreative e turistico-culturali, dall’altro, sono in grado di stimolare il turismo a distanza, offrendo, per le percorrenze mediolunghe, continuità di collegamento tra varietà di luoghi e di attività. Questa tipologia di percorsi fruitivi rappresenta quindi un importante strumento per la lettura del territorio, rilevandone i segni e consentendo di ritrovare nel “viaggio” una vera e propria dimensione narrativa, permettendo alle popolazioni di avvicinarsi in modo nuovo alle aree protette, sfruttando la nascente rete di itinerari di lunga percorrenza in grado di stabilire concrete connessioni fra di esse.

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8.8 Il nuovo disegno di legge regionale sulle aree protette

Le nuove norme sulle aree protette, attualmente allo studio da parte degli organi regionali, individuano all’art.2 (Classificazione ed individuazione delle aree protette regionali) diverse tipologie di aree di rilevanza ambientale, fra le quali, oltre a parchi naturali, parchi regionali, riserve naturali e monumenti naturali, i parchi locali di interesse sovracomunale sono definiti come ambiti territoriali caratterizzati da ambienti naturali, anche degradati, da aree agro-silvo-pastorali, ma anche da aree verdi periurbane, attribuendo loro un ruolo non più complementare e secondario, ma di piena responsabilità nel campo della tutela delle risorse naturali e della biodiversità. Il successivo art. 25 tratta in modo specifico dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, orientati alla conservazione e alla valorizzazione dei caratteri tipici degli spazi aperti e dei loro valori naturali e rurali, comprendenti eventualmente aree verdi urbane, anche in connessione con parchi regionali, riserve e monumenti naturali, che necessitano di forme di gestione e tutela di tipo sovracomunale per il loro valore naturale, paesistico e storico-culturale, anche in relazione alla posizione e al potenziale di sviluppo in contesti paesisticamente impoveriti o degradati. I PLIS non possono comunque essere individuati all’interno dei parchi naturali regionali, dei parchi regionali, delle riserve naturali e dei monumenti naturali. Per quanto concerne le procedure per la loro creazione, i PLIS sono istituiti dai Comuni interessati, singoli o associati, con apposita deliberazione anche in variante allo strumento urbanistico, che definisce il perimetro del parco e la disciplina d’uso del suolo. La normativa prevede che alle varianti agli strumenti urbanistici comunali dirette alla perimetrazione dei PLIS si applichino le disposizioni della LR 12/05. Il riconoscimento dell’interesse sovracomunale è effettuato in conformità agli indirizzi del Piano Regionale delle Aree Protette e in coerenza con la rete ecologica regionale (art. 5), su richiesta dei Comuni competenti per territorio, con deliberazione della Provincia. La Regione e le Province concorrono alla realizzazione degli interventi previsti dai PPI dei PLIS, oltre che con risorse proprie, attivando sinergie con i piani di settore in materia agro-silvo-pastorale, di difesa del suolo e delle acque, di difesa della fauna e di esercizio venatorio, di ricupero e valorizzazione dei beni culturali e ambientali e di ricupero delle aree degradate. Per quanto riguarda gli aspetti gestionali, i Comuni interessati, individuano la più idonea forma di gestione tra quelle previste dalla legislazione vigente. A loro volta gli enti gestori dei PLIS hanno il compito di: •

elaborare un Piano Pluriennale degli Interventi finalizzato alla tute-

emanare i regolamenti sull’assetto e l’utilizzo del parco;

promuovere la fruizione del parco nel rispetto delle proprietà pri-

la, riqualificazione e valorizzazione del parco;

vate e delle attività antropiche esistenti; •

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provvedere alla vigilanza.


NORME PER LA ISTITUZIONE E LA GESTIONE DELLE AREE PROTETTE REGIONALI E LA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ (estratto dal disegno di legge regionale sulle aree protette) Art. 2 Classificazione ed individuazione delle aree protette regionali 1. Le aree protette regionali si classificano in: a) parchi naturali, le cui caratteristiche territoriali sono definite dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge quadro sulle aree protette” e caratterizzati inoltre da una molteplicità di valenze naturalistiche, paesaggistiche, culturali, storico-artistiche dove la presenza umana si integra in modo equilibrato con l’ambiente; b) parchi regionali, i cui territori possono avere identica natura dei parchi naturali, con l’eccezione dell’applicazione differente da quanto previsto dalla legge 394/1991, per quanto concerne alcuni specifici divieti, tra cui l’attività venatoria, dove di norma è consentita. c) riserve naturali, definite secondo la classificazione dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) in integrali, orientate, parziali e caratterizzate dalla presenza di uno o più ecosistemi importanti per la diversità biologica o da aspetti geologici, geomorfologici, paleontologici di rilievo; d) monumenti naturali, caratterizzati dalla presenza di peculiari elementi geomorfologici o/o botanici riconoscibili in superfici di limitata estensione; e) parchi locali di interesse sovracomunale, caratterizzati da ambienti naturali, anche degradati, aree agrosilvopastorali ed eventualmente da aree verdi periurbane. 2. La tutela delle risorse naturali e della biodiversità è attuata attraverso un sistema territoriale regionale costituito dalle aree protette di cui al comma 1 e dai siti di Rete Natura 2000 di cui al Titolo III della presente legge. Art. 25 Parchi locali di interesse sovracomunale 1. I Parchi locali di interesse sovracomunale, di seguito denominati PLIS, sono aree comprendenti strutture naturali ed eventualmente aree verdi urbane, anche in connessione con parchi regionali, riserve e monumenti naturali, di interesse sovracomunale per il loro valore naturale, paesistico e storico-culturale, anche in relazione alla posizione ed al potenziale di sviluppo in contesti paesisticamente impoveriti, urbanizzati o degradati. I PLIS non sono individuati all’interno dei parchi naturali regionali, dei parchi regionali, delle riserve naturali regionali e dei monumenti naturali. 2. I PLIS sono finalizzati alla valorizzazione delle risorse territoriali che necessitano di forme di gestione e tutela di tipo sovracomunale e orientati al mantenimento ed alla valorizzazione dei tipici caratteri delle aree rurali e dei loro valori naturali e seminaturali tradizionali. 3. I PLIS sono istituiti dai Comuni interessati, singoli o associati, con apposita deliberazione anche in variante allo strumento urbanistico, che definisce il perimetro del parco e la disciplina d’uso del suolo. 4. Alle varianti agli strumenti urbanistici generali dirette alla perimetrazione dei PLIS si applicano le disposizioni della legge regionale 12/2005. 5. Il riconoscimento dell’interesse sovracomunale è effettuato in conformità agli indirizzi del PRAP ed in coerenza con la rete ecologica regionale di cui all’articolo 5, su richiesta dei Comuni competenti per territorio, con deliberazione della Provincia. La deliberazione di riconoscimento determina i criteri di pianificazione e di gestione del PLIS. 6. La Regione e le Province concorrono, in conformità ai criteri definiti dal PRAP, alla realizzazione degli interventi previsti dai piani pluriennali di cui al successivo comma 8, lett. a), con risorse proprie anche attivando sinergie con i piani di settore in materia agro-silvo-pastorale, di difesa del suolo e delle acque, di difesa della fauna e di esercizio venatorio, di ricupero e valorizzazione dei beni culturali e ambientali e di ricupero delle aree degradate. 7. I PLIS sono gestiti dai Comuni interessati, singoli o associati, che individuano la più idonea forma di gestione tra quelle previste dalla legislazione vigente. 8. Il soggetto gestore del PLIS: a) elabora un piano pluriennale degli interventi necessari alla tutela, riqualificazione e valorizzazione del parco; b) emana regolamenti sull’assetto e utilizzazione del parco; c) promuove la fruizione del parco nel rispetto delle proprietà private e delle attività antropiche esistenti; d) provvede alla vigilanza ai sensi dell’articolo 51 ed informa le autorità competenti per l’attivazione delle idonee azioni amministrative.


9 . U N C O N T R I B U TO PROPOSITIVO

9.1 I PLIS e le prospettive di integrazione degli spazi aperti per l’equilibrio dell’area metropolitana

Il disegno del sistema delle aree protette, compreso fra le due “spalle” costituite dai parchi regionali fluviali della Valle del Ticino e della Valle dell’Adda, definito verso le propaggini collinari briantee dai parchi delle Groane e del Lambro, e chiuso nell’arco meridionale dal Parco Sud, costituisce la struttura portante di una rete di luoghi dove alla tutela delle aree di naturalità e al potenziamento del paesaggio agrario, si accompagnano iniziative e interventi per la fruizione da parte dei cittadini. In questo quadro, il progressivo avvio dei parchi locali di interesse sovracomunale, che ormai rappresentano una significativa percentuale della superficie delle aree protette, conferma l’interesse e la necessità di completare la “cintura verde” del territorio densamente urbanizzato del nord Milano, attraverso la messa a sistema degli spazi aperti, siano essi appartenenti ad ambiti agricoli strutturati, ad aree di valenza ambientale-naturalistica o a spazi urbani attrezzati a “verde”. I punti di forza di queste politiche degli spazi aperti devono ricercarsi in un ambiente agricolo strutturato ma capace di fornire qualità anche paesistica e nel rafforzamento delle aree in cui ancora permane evidente la valenza ambientale-naturalistica. Qui la “sostenibilità” dei valori ambientali risiede principalmente nell’individuazione di una “rete ecologica” che metta in comunicazione le aree protette tra di loro e con gli spazi urbani attrezzati a “verde” dalle singole comunità locali. Il significato di tale rete appare rilevante anche sotto il profilo insediativo e il suo progetto dovrà mettere in luce l’insieme delle conoscenze nel settore naturalistico e paesaggistico, le molteplici opportunità, le situazioni già mature per interventi di qualificazione, coordinando iniziative degli enti gestori dei parchi e dei Comuni, per i quali la rete ecologica, insieme ai PLIS, può rappresentare un ambito nel quale convogliare prioritariamente capacità progettuali e concreti interventi. In tal senso i PLIS possono fornire un contributo tanto concreto, quanto fondamentale alla costruzione della rete ecologica, superando l’at-

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I PLIS possono fornire un contributo fondamentale alla costruzione della rete ecologica, superando l’attuale disegno a isole ambientali che caratterizza il sistema delle aree regionali protette e che non appare in grado di assicurare la conservazione della biodiversità, ma neppure di offrire un’elevata qualità del paesaggio

tuale disegno a isole ambientali che caratterizza il sistema delle aree regionali protette e che non appare in grado di assicurare la conservazione della biodiversità, ma neppure di offrire un’elevata qualità del paesaggio. In tal senso gli studi più recenti in tema di reti ecologiche suggeriscono che la loro realizzazione dovrebbe assecondare, senza forzarli, i naturali flussi di organismi presenti sul territorio. Negli ultimi anni, infatti, nonostante l’estendersi del sistema delle aree protette, assistiamo a una progressiva riduzione della diversità ecologica all’interno degli stessi parchi, accompagnata da una sempre maggior erosione degli ambiti di valenza naturalistica esterni, che subiscono la pressione di dinamiche insediative sempre più aggressive. In questo senso le aree protette devono essere trasformate da “arcipelago” a nodi di una rete ecologica, divenendo in questo modo un vero e proprio sistema radicato sul territorio, nel quale gli ambiti di maggior tutela, quali parchi regionali e riserve, devono essere messi in relazione reciproca attraverso corridoi ecologici, in grado di consentire gli spostamenti della fauna, ma anche di costituire azioni di riqualificazione paesaggistico-ambientale e di ricucitura territoriale. Questo progetto dovrà innanzitutto creare una continuità verde estovest, collegando fra loro le grandi aree protette, dal Parco del Ticino a quello delle Groane a quello della Valle del Lambro, verso il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, fino a quello dell’Adda Nord, attraverso il Parco del Molgora e quello del Rio Vallone, e favorire interventi di connessione con le aree protette esterne, quali i parchi varesini della valle dell’Olona, della Brughiera, del Lura e Sud Milano. La predisposizione della rete fa necessariamente capo ad un ente territoriale di larga scala, quale la Provincia, cui spetta il compito della definizione di ambiti spaziali ai quali assegnare determinati obiettivi funzionali, come quello della permeabilità ecologica e della adozione di regole attuative eco-compatibili per le attività umane, che dovrà operare in modo strettamente coordinato con Enti Parco e Comuni.

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9.2 I PLIS fuori dal territorio della provincia di Milano

La Provincia di Milano sta da tempo lavorando per creare un raccordo stabile con le altre province lombarde al fine di definire con la Regione una strategia che ponga le basi per uno sviluppo solido e concreto dei PLIS 2 . La Provincia sta anche svolgendo un ruolo di coordinamento e di facilitazione del processo di ampliamento di alcuni parchi già esistenti. Si tratta, in particolare, del Parco della Collina di San Colombano, nel quale tra breve saranno inserite porzioni del territorio dei comuni di Graffignana e Sant’Angelo Lodigiano, appartenenti alla provincia di Lodi, e di Inverno Monteleone e Miradolo Terme della provincia di Pavia, un’operazione che porterà a oltre 1.400 ettari l’estensione complessiva del Parco, mentre Besana e Renate hanno recentemente aderito al Parco della Valletta già esistente in provincia di Lecco. In provincia di Varese, i PLIS rivestono un ruolo strategico nella politica di tutela e riqualificazione ambientale, soprattutto nell’ambito me-

2

I dati sui PLIS esterni alla provincia di Milano sono stati forniti dalle Amministrazioni provinciali di Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Pavia e Varese

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ridionale, fortemente frammentato dai dilaganti fenomeni insediativi. La connessione con i parchi del territorio milanese assume notevole importanza, a partire dai PLIS dell’Alto Milanese e del Rugareto, per disegnare un elemento di sostanziale continuità lungo i corsi d’acqua


dell’Olona, del Bozzente, del Rile, del Tenore e del Lura, contribuendo a rafforzare l’idea di un corridoio fluviale multifunzionale nell’area di particolare rilevanza naturale e ambientale del Medio Olona ai sensi della LR 86/83, occupata da una serie di terrazzi fluvio-glaciali quasi interamente boscati. Il sistema dei PLIS si articola a partire dai parchi del Medio Olona e del Rile, Tenore, Olona, mentre il Parco del Fontanile di San Giacomo, a Gerenzano, interessa un territorio pressoché pianeggiante, attraversato dal torrente Bozzente, a forte vocazione agricolo-forestale. Infine, il Parco della Valle del Lura comprende l’incisione valliva che giunge fino alle porte di Saronno. In provincia di Como, il Parco include le colline boschive di Guanzate e

I PLIS nelle altre province lombarde

Cermenate, con boschi di farnia e robinia, residui di pineta e boschi ripariali. Realizzato l’importante ampliamento del Parco della Brughiera

nella pagina precedente, Le aree protette e le prospettive di integrazione degli spazi aperti per l’equilibrio del sistema metropolitano

Briantea, l’attenzione dell’Amministrazione provinciale si è orientata verso la valorizzazione dell’ambito montano del Lario occidentale, tralasciando l’ambito meridionale, a maggior pressione insediativa. In provincia di Lecco, la connessione con i parchi del territorio milane-

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se assume notevole importanza, a partire dal PLIS agricolo della Valletta, recentemente ampliato ai comuni di Besana e Renate in provincia di Milano, che costituisce un fondamentale elemento di connessione fra i parchi regionali del Lambro e di Montevecchia, nodi funzionali di un sistema di rete ecologica a scala interprovinciale, mentre l’estensione del Parco del Rio Vallone al territorio di Verderio Inferiore ha posto un ulteriore tassello verso il Parco dell’Adda Nord. Il PTCP della Provincia di Bergamo individua aree di preminente interesse ambientale per la presenza sia di valori paesaggistici e naturalistici da salvaguardare, sia di elementi di criticità ambientale da tutelare e valorizzare attraverso la creazione di PLIS. In particolare, gli ambiti di maggior interesse ai fini della connessione con le aree protette della provincia di Milano, soprattutto con il Parco Regionale dell’Adda Nord, sono rappresentati dall’Isola Bergamasca, territorio pianeggiante incuneato tra Adda e Brembo, e dal corso di quest’ultimo. Il Parco del Monte Canto e del Bedesco è collocato su un’ampia porzione di questo territorio, un pianalto caratterizzato da una morfologia lievemente ondulata, leggermente soprelevato rispetto al livello fondamentale della pianura. Più a sud, l’area del Parco del Basso Brembo attraversa tratti di elevato pregio paesaggistico, in particolare nel tratto compreso tra gli abitati di Filago, Marne e Brembate, ove si determina un notevole restringimento dell’alveo del fiume, che in tale tratto scorre tra ripide pareti, fittamente boscate. In provincia di Cremona, per le sue possibili connessioni con le aree protette in provincia di Milano, riveste un particolare interesse il Parco del Tormo, che interessa l’ambito fluviale dell’omonimo corso d’acqua, estendendosi alle limitrofe province di Bergamo e Lodi. Fra i progetti di rilevanza sovralocale individuati dal PTCP della Provincia di Lodi, riveste particolare rilevanza il PLIS del Lambro. Anche se in passato la Regione Lombardia non ha ritenuto conveniente la sua istituzione, a causa delle pesanti modificazioni che il corso del fiume ha subito da parte dell’attività antropica, questo Parco, contiguo con il PLIS della Collina di San Colombano, rappresenta un’importante opportunità di tutela e valorizzazione lungo questo importante corridoio ecologico. Infine, appare di notevole interesse, per quanto riguarda l’esigenza, da tempo sentita da parte degli amministratori locali delle province di Lodi e di Pavia, ampliare i confini del Parco della Collina di San Colombano, riunendo in questa realtà porzioni di territorio dalle caratteristiche morfologiche omogenee. In tal senso, dopo il Protocollo d’intesa del 1999 tra le Province di Milano, Lodi e Pavia, nel maggio 2006 è stata firmata una lettera di intenti per la ripresa dell’iter di ampliamento ai territori dei comuni di Graffignana e Sant’Angelo Lodigiano (provincia di Lodi) e di Inverno Monteleone e Miradolo Terme (provincia Pavia).

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Il ruolo pianificatorio della Provincia e degli Enti parco non si esaurisce nella definizione degli obiettivi generali e delle strategie per la tutela dell’ambiente, ma deve anche incaricarsi di coordinare, programmare e fornire sostegno finanziario alle azioni concrete sul territorio,

9.3 Opportunità in merito alle relazioni con altri attori non istituzionali

attraverso il coordinamento e la promozione degli interventi e delle iniziative degli altri soggetti socio-economici, in grado di valorizzare, malgrado le diversità, il valore comune del territorio e dei progetti destinati a valorizzarlo. Alla tutela e al governo di un bene altamente diffuso come il paesaggio e di un sistema fondamentale come quello del verde, non può che partecipare la totalità della popolazione, ma, allo stesso tempo, la conoscenza e di conseguenza la percezione del paesaggio come valore da sostenere stenta ad essere diffusa. Per far questo gli enti gestori dei PLIS devono adoperarsi nel coinvolgimento di tutti gli operatori in campo e nel sostegno mirato di progetti specifici, attorno ai quali si possono aggregare le azioni di altri soggetti, anche privati, che condividano la responsabilità del futuro del territorio nell’ambito di una visione collettiva Occorre anche individuare delle fonti di entrata dal settore privato, anche per la realizzazione di interventi in project financing, senza peraltro svilire il carattere primario di luogo pubblico svolto dagli spazi aperti di contesto delle strutture urbane, purché il modello di progettazione e di gestione risulti economicamente sostenibile ed integrato con l’intero processo di valorizzazione del territorio. Alla luce di un panorama che appare complessivamente alquanto eterogeneo, emerge la necessità, da parte degli enti parco, ma anche delle amministrazioni locali di riferimento, di operare per la creazione di una visione e di un’organizzazione sovralocale e condivisa. Appare anche evidente che la possibilità di una gestione diretta degli interventi di difesa attiva da parte degli stessi enti gestori dei parchi risulta strutturalmente limitata e idonea solo in situazioni particolari. Tranne eccezioni, i PLIS non devono essere chiamati a gestire in prima persona gli interventi, ma soprattutto a promuoverli e coordinarli, secondo precise strategie. Di conseguenza la pianificazione dei parchi è fortemente interessata a favorire l’interazione degli attori istituzionali, economici e sociali secondo il principio di cooperazione, attuando una continua e paziente programmazione concertata che coinvolga le popolazioni locali, per verificare la misura in cui gli uni possono farsi carico degli obiettivi degli altri. Poiché i piani dei parchi, oltre all’obiettivo del “mantenimento” dello stato di fatto dei luoghi, perseguono l’obiettivo più ambizioso della “valorizzazione del territorio”, anche tramite azioni tese all’autosostenibilità, devono essere attivati strumenti di lavoro che sappiano coinvolgere tutti gli attori sociali interessati, superando le apparenti difficoltà. È giunto quindi il momento di far prevalere la cultura della cooperazione rispetto a quella del confronto, con le molteplici istituzioni territoriali e funzionali, attraverso le rispettive

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Il progetto di dorsale verde del nord Milano e il sistema paesistico-ambientale del PTCP

forme di pianificazione. Tale cooperazione dovrà essere sviluppata sistematicamente anche con riferimento ai piani territoriali e paesistici provinciali e ai piani urbanistici comunali e selettivamente con riferimento ai piani di settore, in funzione del contesto ambientale e socioeconomico in cui ciascun PLIS è chiamato a operare. L’importanza di questo approccio è sottolineata dal fatto che l’efficacia ambientale di un PLIS non si esplica solo per le opere interne al suo perimetro di competenza, ma anche se e quando il Parco riesce a influenzare gli interventi in aree esterne e vicine, a difesa più in generale della biodiversità e della salute delle popolazioni insediate in quel territorio.

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La costituzione di una rete ecologica su un ambito fortemente compromesso dal punto di vista ecologico, quale quello del nord Milano, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente antropizzato

9.4 Dai Parchi locali al progetto di dorsale verde del nord Milano

e con una rete viaria molto ramificata. Solo lungo l’asse dei principali corsi d’acqua, quali Olona, Seveso, Lambro, Molgora, Rio Vallone, è possibile trovare un elemento di continuità ecologica, anche se la presenza di importanti infrastrutture lineari, come i tracciati dell’autostrada A4, produce nette divisioni. Al sistema antropico si affianca uno scarso sistema di aree naturaliformi, costituite da alcuni lembi boscati relitti e dalla vegetazione arboreo-arbustiva spontanea rilevabile lungo le valli fluviali, anche se spesso gli alvei si presentano canalizzati e la fasce di vegetazione ripariale tendono a ridursi fino a scomparire negli ambiti di più intensa urbanizzazione. L’attuale spesso assoluta mancanza di connessione fra le isole di vegetazione arborea residue produce un significativo isolamento ecologico, talvolta aggravato dalla scarsità d’acqua, mentre una sicura opportunità è rappresentata dall’eventuale presenza di filari e siepi boscate. Il recente progetto di Dorsale verde del nord Milano, elaborato dall’Amministrazione provinciale, si propone di mettere in relazione e ricondurre a sistema le diverse opportunità di carattere paesisticoambientale presenti sul territorio, con l’intento di creare una reale connessione orizzontale fra i diversi ambiti territoriali e istituire una serie di legami fra i suoi parchi. In quest’ottica i Parchi locali rappresentano una risorsa importante per trasformare quello che oggi è un insieme di isole verdi disseminate nel nord Milano in una vera e propria rete interconnessa di aree protette, mentre, in vista di un futuro ampliamento della dorsale appare interessante la possibilità di valorizzare le connessione con l’ambito del Parco Nord. Al fine di concorrere alla realizzazione della rete ecologica della provincia di Milano, la Dorsale verde deve operare su quelle aree adibite ad uso agricolo situate in porzioni di territorio ritenute interessanti ai fini di un potenziamento dei collegamenti tra le aree di maggiore interesse forestale e faunistico, anche nell’ottica di salvaguardare/creare direttrici di permeabilità verso il territorio delle province limitrofe. Più in generale gli obiettivi perseguiti dal progetto sono: •

collegare e ampliare i parchi esistenti e includere i territori agricoli non compresi in essi;

istituire una contiguità spaziale che favorisca lo scambio e l’inter-

rafforzare i corridoi orizzontali al fine di controbilanciare l’anda-

connessione fra le diverse ecologie; mento nord-sud dei parchi, in un ambito dove le conurbazioni lineari sono ormai segnate da evidenti fenomeni di saldatura; •

garantire un’adeguata compensazione ambientale lungo i nuovi tracciati ferroviari e autostradali, fra i quali quello della Pedemontana, evitando al tempo stesso nuovi insediamenti che sfruttano la straordinaria accessibilità generata.

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9.5 Verso una rete di parchi locali

Viviamo in una società sempre più urbanizzata, nella quale spazi naturalistici e agricoli sono oggetto di forti pressioni, ma anche di grandi aspettative da parte delle popolazioni. Questi spazi appaiono oggi complessivamente frammentati e destrutturati dalla sempre più elevata pressione insediativa, oltre che dalla disorganizzazione degli attori e delle funzioni che vi sono ospitate. Una delle prime strategie può essere quella di attribuire agli spazi naturali e a quelli agricoli la valenza di un insieme coerente e organizzato in rete, in grado di rappresentare uno dei sistemi strutturanti della regione urbana, attraverso un approccio che dovrà risultare allo stesso tempo globale, multiscala e intersettoriale. Questi spazi vanno considerati come ricchi di opportunità, progettualità e politiche socio-economiche specifiche, che possano contribuire al progetto e non come spazi di risulta, riserve per l’urbanizzazione. Il sistema degli spazi aperti può così costituire un’infrastruttura naturale del nord Milano, nella quale i progetti relativi al verde acquistano un ruolo centrale nelle politiche pubbliche. Il programma di azioni della Provincia pur avendo come quadro di riferimento l’intero territorio provinciale, deve applicare le sue strategie d’azione ad alcune parti più mature, in relazione al consenso e alla collaborazione degli enti locali, e comprendendo: •

il progetto di rete ecologica;

la rete di percorsi ciclopedonali per la fruizione “lenta” del territorio;

le aree protette di interesse provinciale;

i Parchi Locali di Interesse Sovracomunale;

le intese con gli agricoltori.

In tal senso l’Atlante rappresenta uno strumento finalizzato a registrare, mettere a sistema, far dialogare politiche settoriali promosse e attivate dall’Amministrazione provinciale e dagli Enti gestori che già mettono a tema, in forme differenziate, le questioni ambientali. La rapida crescita del numero di parchi, in particolare di PLIS, rende oggi necessaria un’attenta valutazione in merito all’opportunità di

110


creare nuove aree protette, con un livello di tutela inferiore a quello dei Parchi naturali e regionali, anche in relazione ad un futuro scenario che vede rafforzare le funzioni di protezione paesistico-ambientale della pianificazione provinciale e comunale. In realtà i PLIS possono rappresentare un efficace strumento in grado di stimolare nuovi soggetti ad assumere un ruolo attivo nella conservazione e nella progettazione paesistico-ambientale e divenire ambiti nei quali far convergere in via prioritaria finanziamenti non solo provinciali, ma anche regionali. Per superare le difficoltà fin qui emerse risulta di fondamentale importanza promuovere una rete permanente tra i Parchi locali, una sorta di regia in grado di assicurare collegamenti, scambi di informazioni e di esperienze, andando aldilà delle connessioni “informali” già presenti fra i PLIS, con lo scopo di sopperire alla scarsità di risorse tecnicofinanziarie. L’iniziativa provinciale del Forum dei PLIS appare come un primo passo in tale direzione, divenendo sede di un reale confronto, mettendo in circolo le esperienze più avanzate sotto il profilo della pianificazione, della promozione e, soprattutto, della gestione. E poi produrre modelli di riferimento che tengano conto delle diverse specificità, garantire un monitoraggio dell’attività dei PLIS, aiutare i PLIS a intercettare altri finanziamenti e contribuire a creare il senso di partecipazione al rilevante progetto di rete dei PLIS all’interno del sistema delle aree regionali protette. Per superare le difficoltà presenti occorre promuovere una rete permanente tra i Parchi locali, una sorta di regia in grado di assicurare collegamenti, scambi di informazioni e di esperienze, andando aldilà delle connessioni “informali” già presenti fra i PLIS, con lo scopo di sopperire alla scarsità di risorse tecnico-finanziarie

La Provincia di Milano può così proseguire nell’operazione di favorire il processo di crescita dei PLIS, svolgendo un ruolo di coordinamento della loro attività attraverso un sostegno non solamente di tipo finanziario, ma anche tecnico, con la creazione di strutture per la valorizzazione e la gestione delle risorse ambientali presenti nei grandi spazi verdi, come lo Sportello Parchi, già ampiamente sperimentate nelle esperienze straniere, che prevedano, in modo integrato con le prescrizioni normative, strumenti e modalità di progettazione, realizzazione e gestione propri del processo socio-economico.

Bilanci e strategie

111


Riferimenti normativi

L 1497/39 “Protezione delle bellezze naturali”

L 431/85 “Conversione in legge, con modificazioni, del DL 27 giugno 1985, n° 312, recante disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale” (Legge Galasso)

L 394/91 “Legge quadro sulle aree protette”

D.lgs 490/99 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia

D.lgs 42/04 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (Codice Ur-

LR 58/73 “Istituzione delle riserve naturali e protezione della flora

di beni culturali e ambientali” bani) spontanea” •

LR 86/83 “Piano generale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale”

LR 41/85 “Integrazioni e modifiche alla LR 30 novembre 1983, n°

LR 1/00 “Riordino del sistema delle autonomie in Lombardia: Attua-

86 in materia di aree regionali protette” zione del D.lgs 112/98 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dallo Stato alle regioni ed agli enti locali .....)” •

LR 11/00 “Nuove disposizioni in materia di aree regionali protette”

LR 12/05 “Legge per il governo del territorio”

DelGR 6/43150, 21 maggio 1999 “Procedure per la gestione, la pianificazione e il riconoscimento dei PLIS”

DelGP 941/02, 20 dicembre 2002 “Criteri e modalità di pianificazione e gestione dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in Provincia di Milano”

112


Le indicazioni bibliografiche riportate di seguito, che privilegiano le

Indicazioni bibliografiche

opere di carattere generale e storico, possono costituire, pur nella loro parzialità, un orientamento alla letteratura sul ruolo svolto dai parch ilocali di interesse sovracomunale nella configurazione della città e del territorio metropolitano.

AA.VV. – PLIS. Parchi locali di interesse sovracomunale, Consorzio Parco del Molgora, 2003 Calvaresi, Claudio – Gfeller, Caterina - Longo, Antonio - Guida alla governance dei parchi della Provincia di Milano, Provincia di Milano, Milano 2005 Di Fidio, Mario – Ferrari, Alessandro – Lazzeri, Omar – I Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in Lombardia, Fondazione Lombardia per l’ambiente, Milano 2001 Dimaggio, Claudia – Ghiringhelli, Rossana - Reti ecologiche in aree urbanizzate, Quaderno del PTC della Provincia di Milano, n° 13, Franco Angeli, Milano 1999 Engel, Marco - Spinelli, Giampiero - Il sistema delle aree verdi nel territorio provinciale, Provincia di Milano, Milano 1986 Malcevschi, Sergio – La rete ecologica della Provincia di Milano, Quaderno del PTC della Provincia di Milano, n° 4, Franco Angeli, Milano 1999 Mauri, Michele (a cura di) - Parchi locali di interesse sovracomunale: nuovi protagonisti nelle strategie di valorizzazione del territorio, Atti del seminario, Bellavite, Missaglia 2000 Provincia di Milano – Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, Milano 2003

Bilanci e strategie

113


P L I S

Plis proposti

Parco della Collina di San Colombano

Parco delle Cascine

Parco Est delle Cave

dei Colli Briantei p. 536 del Molgora p. 384 del Rio Vallone p. 116 Est delle Cave p. 592 delle Cascine p. 330 della Collina di San Colombano p. 264

Parco del Rio Vallone

Parco Parco Parco Parco Parco Parco

Parco del Molgora

Parco della Valletta

Parco della Cavallera

Parco della Media Valle del Lambro

del Grugnotorto-Villoresi p. 466 della Brianza Centrale p. 220 della Media Valle del Lambro p. 496 della Cavallera p. 680 della Valletta p. 608

Parco della Brianza Centrale

Parco Parco Parco Parco Parco

Parco del Grugnotorto-Villoresi

Parco della Brughiera Briantea

Parco della Balossa

Parco Basso Olona-Rhodense

del Bosco del Rugareto p. 186 dei Mulini p. 638 Basso Olona-Rhodense p. 652 della Balossa p. 564 della Brughiera Briantea p. 354

Parco dei Mulini

Parco del Bosco del Rugareto

Parco del Bosco di Legnano

Parco del Roccolo

Parco Alto Milanese

Plis riconosciuti

114

Parco Parco Parco Parco Parco

del Gelso p. 666 delle RoggĂŹe p. 624 Alto Milanese p. 156 del Roccolo p. 432 del Bosco di Legnano p. 296

Parco delle RoggĂŹe

Parco del Gelso

Parco Parco Parco Parco Parco

Parco dei Colli Briantei

SCHEDE DEI PLIS


PA R C O D E L R I O VA L L O N E Elementi identificativi .........................118 Inquadramento territoriale ................128 Territorio del Parco ............................129

116

Pianificazione ........................................142 Gestione, fruizione e progettualitĂ  ....150


ELEMENTI I D E N T I F I C AT I V I DENOMINAZIONE:

Parco del Rio Vallone

Codice PLIS: PL_015 P R O V I N C E : Milano, Lecco. C O M U N I : Aicurzio, Basiano, Bellusco, Busnago, Cavenago di Brianza,

Masate, Mezzago, Ornago, Sulbiate e Verderio Inferiore (LC). R I C O N O S C I M E N T O : Del.GR n°5/21784 del 23/04/1992 (riconoscimento

nei comuni di Basiano, Bellusco, Cavenago di Brianza, Masate, Ornago); Del.GR n°6/33405 del 19/12/1997 (ampliamento a Ornago); Del.GP n°572/05 del 27/7/05 (ampliamento a Aicurzio, Busnago, Mezzago, Sulbiate); Del.GP di Lecco n°74 del 30/9/05 (ampliamento a Verderio Inferiore). A M P L I A M E N T I : Aicurzio, Gessate, Bernareggio, Cambiago, Cornate

d’Adda. G E S T I O N E : Consorzio tra i Comuni di Aicurzio, Busnago, Basiano,

Bellusco, Cavenago, di Brianza, Gessate, Mezzago, Masate, Ornago, Sulbiate e Verderio Inferiore. S E D E : Cascina Sofia 1, 20040 Cavenago Brianza (MI)

tel. 02 95335235 - fax. 02 95019052 e-mail: info@parcoriovallone.it www.parcoriovallone.it S U P E R F I C I E : totale: 1019 ha; nella pagina accanto, In un ambito diffusamente antropizzato, il Parco tutela ambienti di eccezionale pregio naturalistico inseriti nel paesaggio agricolo dell’alta pianura asciutta

provincia di Milano: 201 ha provincia di Monza e Brianza: 723 ha; provincia di Lecco: 95 ha. O B I E T T I V I : tutela naturalistica del corso del Rio Vallone.

In un ambito diffusamente antropizzato, una ramificata rete viaria

nelle pagine successive, Inquadramento territoriale su CTR

determina una notevole frammentazione del territorio, che solo lungo l’asse del Rio Vallone può trovare un elemento di continuità ambientale. Il Parco tutela ambienti di eccezionale pregio naturalistico, come

Inquadramento territoriale e possibili ambiti di ampliamento del Parco su ortofoto

lembi di foresta planiziale di querce e alcune zone umide, inserite nel paesaggio agricolo dell’alta pianura asciutta.

118 Parco del Rio Vallone

119


I N Q U A D R A M E N TO T E R R I TO R I A L E Il Parco del Rio Vallone fa parte del sub-sistema est, tra i parchi Valle Lambro e Adda Nord, costituito anche dai PLIS del Molgora, dei Colli Briantei, della Cavallera, delle Cave, questi ultimi due in via di riconoscimento. Attraversato trasversalmente dal tracciato della A4 Milano-Venezia, il Parco è situato nella porzione nord-est della provincia di Milano (Brianza orientale), inserito fra il Parco regionale dell’Adda Nord e il PLIS del Molgora.

Territorio

122

Lungo il Rio Vallone, uno dei principali elementi di caratterizzazione dell’altopiano ferrettizzato dell’est brianzolo, il Parco rappresenta un polmone verde in un territorio fortemente urbanizzato, a nord-est della cintura metropolitana milanese Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali

Il Parco, recentemente ampliato verso il Parco Adda Nord, si sviluppa

e commerciali che, assieme all’espansione

lungo l’asta dell’omonimo torrente Rio Vallone, uno dei principali ele-

delle aree residenziali, ha concorso in modo

menti di caratterizzazione dell’altopiano ferrettizzato dell’est brian-

significativo all’erosione di ampie superfici

zolo, formando un polmone verde in un territorio fortemente urbaniz-

di suoli agricoli. Le aree ove tale processo

zato, a nord-est della cintura metropolitana di Milano.

appare più evidente sono quelle lungo l’au-

L’area del Parco del Rio Vallone ha pienamente condiviso le potenti

tostrada A4, nei pressi dell’abitato di Ber-

trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato la Brianza, e hanno

nareggio e nel territorio compreso tra Bellu-

connotato l’attuale uso del suolo nel quale gli elementi “naturali” risul-

sco e Busnago. La maturazione di iniziative

tano residuali rispetto ai piani di sviluppo urbanistico. L’ambito della

volte a tutelare le parti più pregevoli e in-

Brianza orientale è infatti caratterizzato dalla pervasiva presenza del-

teressanti dell’ambiente (in particolare, ma

l’urbanizzato immerso in una matrice agricola con la quale ha stabilito

non solo, i Consorzi del Parco del Molgora

modi di contatto caratterizzati da aree di frangia spesso disordinate e

e del Rio Vallone) ha contribuito ad eleva-

dalla capillare, e spesso imponente, presenza di infrastrutture viarie.

re ulteriormente i valori territoriali e urbani

Il processo di sviluppo dell’area, acceleratosi fortemente a partire dagli

dell’area. Le principali indicazioni fornite

anni ’60, è avvenuto sulla base di modalità insediative che non hanno

dagli strumenti urbanistici comunali sono

compromesso in modo significativo né il territorio né la preesistente

costituite dalla presenza di aree produtti-

struttura urbana e demografica. L’evidente e pronunciato ampliamento

ve di espansione lungo il tracciato della A4,

degli insediamenti residenziali, con una netta espansione dei centri

ma anche lungo la SP2, dove, fra Bellusco

urbani, una volta poco estesi e con nuclei densi a delimitazione ab-

e Busnago appare significativo il rischio di

bastanza netta e ben separati tra di loro, ha condotto alla fusione di

saldatura tra i centri abitati contermini. In

nuclei limitrofi e alla eliminazione delle case sparse e delle piccole

quest’area la realizzazione di un campo da

unità quali ortaglie, frutteti, ecc., caratteristiche degli insediamenti

golf attorno al nucleo di Camuzzago (Bellu-

rurali. Da una parte, la prevalente concentrazione dei nuovi insedia-

sco), se da un lato può contribuire a preser-

menti ha consentito di mantenere e di rafforzare un modello fondato

vare la presenza di spazi aperti, dall’altro

su un reticolo di centri che solo in rari casi hanno conosciuto forme di

non appare una scelta opportuna dal punto

conurbazione. Dall’altra, la qualità delle nuove strutture produttive ha

di vista della pubblica fruizione.

determinato un ulteriore orientamento verso un sistema residenziale

Infine, le espansioni residenziali interes-

ad alta e medio-alta qualificazione, dalle caratteristiche assai differen-

sano principalmente i margini urbani degli

ti rispetto al modello di urbanizzazione tipico dell’hinterland metro-

abitati di Ornago, Busnago e Roncello, co-

politano. Allo stesso tempo il significativo sviluppo economico ha de-

muni dove sono in atto evidenti trasforma-

terminato la comparsa di ampie aree destinate alle attività produttive

zioni insediative.


Paesaggio e ambiente

Il boscone di Ornago, lungo il corso del Rio Vallone, uno degli ambiti di maggior potenzialità per il riequilibrio ecologico del territorio

Il PLIS del Rio Vallone è situato nel contesto dell’alta pianura terrazza-

del sistema insediativo e in relazione alla loro funzione di riequilibrio

ta, in un ambito territoriale caratterizzato da lievi ondulazioni e mo-

ecologico, riqualificazione del paesaggio e promozione di un “presidio

dellamenti dovuti alla presenza del terrazzo fluvioglaciale di Trezzo,

ecologico” del territorio.

dove la scarsa permeabilità dei suoli ha determinato un fitto reticolo

Il modificarsi delle pratiche agricole ha inoltre comportato una pro-

idrografico costituito da corsi d’acqua a regime temporaneo, alimen-

gressiva riduzione e impoverimento dei caratteristici elementi di inte-

tati dagli afflussi meteorici.

resse ecologico propri della campagna, con la presenza degli elementi

Le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato tale am-

naturali del tutto ridotta e marginale e le formazioni prevalentemente

bito hanno fatto si che le fasce di naturalità lungo Molgora e Rio Val-

isolate fra di loro.

lone rappresentino degli elementi di eccezione in un territorio in cui

Se facciamo salva la valle dell’Adda che delimita a oriente la Brianza,

la presenza di spazi agricoli appare ancora rilevante, determinando la

le uniche presenze di una qualche significatività che possiedono an-

riduzione dei connotati di naturalità e la progressiva perdita di funzio-

cora caratteri di unitarietà e di relativa continuità sono rappresentate

nalità ecologica. Il Parco del Molgora garantisce, pur con le restrizioni

dalla valle del Molgora e da quella del Rio Vallone, confermandone il

determinate dagli attraversamenti urbani, una continuità del sistema

ruolo di corridoio ecologico.

ecologico nord-sud, ponendo in relazione il sistema prealpino della

Nel sistema delle aree regionali protette l’area costituisce un impor-

Brianza con i parchi urbani del sistema metropolitano. A sua volta il

tante corridoio ecologico essendo circondato a ovest dal Parco del

Parco del Rio Vallone rappresenta un sostanziale elemento ecologico

Molgora, a sud dal Parco Sud, a est dal Parco dell’Adda Nord e a nord

nord-sud, con il ruolo di “ricucitura” fra le aree agricole periurbane e

dal Parco di Montevecchia e della Valle del Curone.

quelle di frangia oltre che, almeno in prospettiva, di connessione della

Il Rio Vallone sembra avere conservato in buona misura l’assetto mor-

rete ecologica con il sistema ambientale dell’Adda.

fologico e le caratteristiche strutturali; le maggiori modifiche derivano

In tale ambito il sistema agricolo, in cui prevalgono le superfici a

dall’interferenza con le vie di comunicazione, dagli interventi di siste-

seminativo e a prato, appare ancora riconoscibile e apprezzabile, ri-

mazione idraulica e dalla pressione esercitata dallo sviluppo delle aree

vestendo notevole importanza in quanto elemento di interfaccia e di

industriali, che hanno determinato la mancanza di acqua nel torrente

relazione tra i diversi sistemi insediativi e, almeno in prospettiva, per

per la maggior parte dell’arco dell’anno.

la possibilità di istituire un rapporto privilegiato tra i margini dei tes-

Altri corsi d’acqua presenti, oltre al canale Villoresi, sono il Rio Cava

suti urbani e lo spazio aperto. Sotto il profilo paesistico-ambientale,

e il Rio Pissanegra, per i quali gli elementi di maggiore criticità sono

sono aree di estrema potenzialità (e per contro di estrema fragilità)

rappresentati dalle interferenze con l’incremento dello sviluppo della

proprio in ordine al loro ruolo di assorbimento degli impatti da parte

rete viaria.

124 Parco del Rio Vallone

Un sistema agricolo, in cui prevalgono le superfici a seminativo e a prato, ancora riconoscibile e apprezzabile e che riveste notevole importanza come elemento di relazione tra i margini dei tessuti urbani e lo spazio aperto

125


Mobilità

La principale infrastruttura presente nell’ambito del Parco è rappresen-

il previsto svincolo di Bellusco e

tata dall’autostrada A4 Milano-Bergamo, che interessa la sua porzione

l’opera connessa costituita dalle

più meridionale, comportando rilevanti modifiche sugli agroecosiste-

varianti alle SP3, SP177 e SP210

mi, condizionando l’evoluzione dello sviluppo insediativo e rappresen-

esterne alle aree urbane di Bellu-

tando il fattore principale di frammentazione delle residue unità na-

sco, Bernareggio, Aicurzio e Sul-

turali. Per il tratto di A4 compreso tra Cavenago e Trezzo sull’Adda è

biate). Per entrambe queste ope-

stato recentemente completato l’ampliamento in sede a quattro corsie

re sono stati aperti i tavoli degli

per senso di marcia, con lavori ancora in fase di realizzazione lungo le

Accordi di Programma, successi-

tratte esterne fino a Milano e a Bergamo.

vi alle approvazioni dei progetti

Più distanti, a est e a ovest del PLIS, si collocano la SP176 Gessate-

preliminari con prescrizioni da

Bellusco, la SP179 Villa Fornaci-Trezzo e la SP207 Basiano-Roncello,

parte del CIPE, nell’ambito della

che collegano la ex-SS11 Padana Superiore (posta poco più a sud) con

Legge Obiettivo.

la SP2, interconnettendosi anche con la A4 in corrispondenza degli

Relativamente al trasporto pub-

svincoli di Cavenago-Cambiago e Trezzo sull’Adda (ristrutturati conse-

blico su ferro, sempre esterna-

guentemente ai lavori di ampliamento della carreggiata autostradale).

mente all’area del PLIS, in co-

Altre direttrici provinciali che attraversano il territorio del PLIS, per

mune di Gessate, si attesta il

i collegamenti intercomunali in direzione est-ovest, sono la SP57 tra

capolinea della metropolitana M2 di Milano, mentre, all’altezza di Vimercate, si potrebbe in prospettiva posizionare il capolinea del prolungamento del ramo di Cologno Monzese della medesima metropolitana (per la quale è stato predisposto uno studio di fattibilità). L’area nord del PLIS sarà, invece, direttamente interessata dal passaggio della nuova tratta ferroviaria Carnate-Bergamo, ramo nord-est del previsto sistema di

Roncello e Ornago, la SP245 tra Basiano e Cambiago e la SP216 tra

gronde ferroviarie per le merci

Masate e Gessate.

(con progetto preliminare appro-

Per quanto riguarda l’area di recente ampliamento nord del PLIS, que-

vato con prescrizioni dal CIPE

sta è attraversata dalla SP156 Bellusco-Cornate e dalla SP210 Sulbiate-

nell’ambito della Legge Obietti-

Verderio, mentre, esternamente, ad est e ad ovest, transitano la SP3

vo), il cui tracciato è previsto in

d’Imbersago, la SP177 Bellusco-Gerno e la SP178 Roncello-Cornate.

affiancamento a quello della Pe-

A Cambiago e Gessate è prevista la realizzazione di due varianti di

demontana.

tracciato, a ovest della SP176 (con previsione contenuta nel Piano Generale del Traffico Urbano del Comune di Gessate) e a nord della SP216 (con progetto definitivo della Provincia di Milano), che consentiranno di migliorare la percorrenza dei due itinerari, by-passando esternamente le aree urbane, così come è previsto lungo la ex-SS11 a nord

Sistema della mobilità esistente e prevista

dell’abitato di Bellinzago. Oltre a questi, i più importanti interventi infrastrutturali che interes-

La ramificata rete viaria determina una notevole frammentazione del territorio, comportando rilevanti modifiche sugli agroecosistemi e condizionando l’evoluzione dello sviluppo insediativo

seranno il comparto circostante il PLIS sono, a sud-ovest (sebbene ad una certa distanza da esso), la Tangenziale Est esterna di Milano (interconnessa con la A4 a Caponago-Agrate e con la ex-SS11 nei pressi di Gessate) e, a nord, la tratta Vimercate-Osio del Sistema Viabilistico Pedemontano (interconnessa indirettamente con la SP2 attraverso

126 Parco del Rio Vallone

127


T E R R I TO R I O D E L PA R C O Il territorio compreso entro i confini del Parco è diffusamente antropizzato, con diversi nuclei di abitati densi fra i quali si inseriscono significativi poli produttivi, connessi da una rete viaria molto ramificata, determinando una notevole frammentazione del territorio, che solo lungo l’asse del Rio Vallone può trovare un elemento di continuità ambientale.

Il territorio della porzione centro-meridionale del Parco concentra i poli

Aspetti territoriali

produttivi di maggiori dimensioni e le infrastrutture lineari più importanti, con l’autostrada A4 che produce una netta divisione dell’area. Nella zona più meridionale del Parco insiste invece un solo polo produttivo, di dimensioni contenute, nei pressi della cascina San Naborre (Masate), mentre non vi sono infrastrutture lineari importanti, oltre al tracciato della metropolitana M2 che interessa il territorio di Gessate. Le dinamiche insediative, che privilegiano l’affaccio in prossimità dei limiti amministrativi, causano una difficoltà di continuità tra l’area del Un territorio diffusamente antropizzato, con nuclei di abitati densi, connessi da una ramificata rete viaria, ed estesi ambiti agricoli

Parco e le zone agricole circostanti. Dalla lettura degli strumenti urbanistici comunali emergono, all’interno del perimetro del Parco, accanto a una preponderante presenza di aree destinate a uso agricolo, due grandi aree destinate ad attrezzature di livello sovracomunale, l’ex discarica di Cavenago e l’ex Sanatorio

nella pagina precedente, Usi aggregati dei suoli

di Ornago.

Parco del Rio Vallone

129


Aspetti paesistico-ambientali

Morfologicamente il territorio del Parco è caratterizzato da terrazzi

suggestive formatesi per il ristagno dell’acqua piovana sul suolo ar-

fluvioglaciali, che determinano un paesaggio mosso e vario, caratte-

gilloso, ha recentemente proposto due Siti di Importanza Comunitaria

rizzato da rilievi morenici, incisi dal corso del torrente Vallone, inte-

(SIC) posti, rispettivamente, fra i nuclei di Ornago e Cavenago di Brian-

ressato dal vincolo ex D.lgs 42/04, art.142, lett. c, già L 431/85 art.1.

za e nel territorio di Mezzago.

Sono presenti diverse zone umide, sorte in vecchie cave d’argilla, che

Fa parte del Parco anche la “collina” della discarica esaurita di Cave-

favoriscono un positivo interscambio fra ecosistemi differenti.

nago (circa 56 ha), ormai in via di recupero attraverso interventi di forestazione e recupero ambientale e il cui profilo è destinato a far

Gran parte del territorio è coperto da superfici agricole a seminativo

parte dell’orografia locale.

semplice (954 ha), talvolta delimitate da siepi e filari, mentre lungo tutto il corso del Rio Vallone e sulle sponde dei corsi d’acqua, la ve-

Nell’ambito meridionale, vicino a cascina Sofia di Cavenago, sono pre-

getazione è costituita in maggioranza da boschi di robinia, arrivando

senti alcune ex cave d’argilla che ora, dopo una serie di interventi di

a coprire circa 80 ettari.

rinaturazione, costituiscono zone umide d’un certo interesse, all’interno dell’oasi naturalistica denominata Le Foppe, votate a un utilizzo

L’assenza di acqua nel Rio per la maggior parte dell’arco dell’anno fa

a scopo didattico-ricreativo.

si che l’ambiente risulti totalmente inospitale alla maggior parte delle

I terrazzi fluvioglaciali determinano un paesaggio mosso e vario, caratterizzato da rilievi morenici, incisi dal corso del torrente Vallone

specie potenzialmente presenti.

Infine, lungo il margine del Parco, il nucleo rurale di Camuzzago (Bel-

Il Parco, che custodisce ambienti di eccezionale pregio naturalistico,

lusco) è interessato da un intervento di recupero che prevede anche la

come alcuni lembi di foresta planiziale di querce e zone umide molto

realizzazione di un campo da golf.

130 Parco del Rio Vallone

Sulle sponde dei corsi d’acqua, come il rio Pissanegra la vegetazione è costituita in maggioranza da boschi di robinia

131


Il patrimonio storico-architettonico appare di notevole importanza pur non essendo paragonabile per diffusione e valore ad altri ambiti della

Beni storico-architettonici e ambientali

Brianza, nei quali il sistema delle dimore extraurbane rappresenta un segno distintivo del territorio. I complessi rurali, prevalentemente a corte aperta e spesso trasformati, pur interessando in modo diffuso tutto l’ambito, non risultano presenti all’interno del Parco, con poche significative eccezioni rappresentate dalla cascina Fornacetta a Verderio, dalla cascina Castellazzo a Basiano, situata lungo il corso del Rio Vallone, e dal nucleo di cascina Sofia a Cavenago Brianza, attualmente sede del Parco. All’esterno del Parco è invece possibile segnalare la cascina San Naborre a Masate, il complesso della cascina Santa Maria a margine dell’abitato di Mezzago e, a Bellusco, il nucleo rurale di Camuzzago con l’oratorio di S.Maria Maddalena. Nel bosco di Ornago un roccolo in disuso presenta ancora l’impianto arboreo e la disposizione planimetrica dell’impianto originario, mentre a Masate si trova un secondo roccolo, il cui recupero potrà contribuire a creare nuovi valori paesaggistici e culturali. Per quanto riguarda invece le architetture religiose, il Santuario di Ornago costituisce, per la sua notorietà, un elemento di chiaro riferimento territoriale. Infine occore considerare che, essendo i centri storici localizzati all’esterno del perimetro del Parco, le altre tipologie di beni risultano presenti solamente ai suoi margini. Lungo il margine nord-ovest del Parco, l’asse storico che da Vimercate raggiunge Lecco rappresenta un importante elemento della memoria storica. La fruizione dell’ambiente naturale da parte delle popolazioni è favorita dalla posizione dei nuclei urbanizzati rispetto all’asse centrale del

Un patrimonio storicoarchitettonico di notevole rilievo, pur non paragonabile ad altri ambiti della Brianza, nel quale spiccano il Santuario di Ornago e il nucleo rurale di Camuzzago con l’oratorio di S. Maria Maddalena

Parco, che permettono lo sviluppo di vie di accesso da ciascuno dei centri abitati che si affacciano su di esso, consentendo all’utente di raggiungere agevolmente gli ambiti naturalistici, grazie allo sviluppo futuro di percorsi fruitivi che non interferiscono con le principali vie di comunicazione. Fra i più significativi ambiti di interesse naturalistico l’oasi Le Foppe e il boscone di Ornago, lungo il corso del Rio Vallone.

nella pagina precedente, Sistema dei beni storico-architettonici e ambientali

La presenza, a ridosso del Rio Vallone, del polo industriale impedisce però l’inserimento di aree a verde attrezzato fino al bosco di querce posto all’altezza del Santuario di Ornago.

Parco del Rio Vallone

133


Aspetti naturalistici

-

Riguardo alle unità naturali o naturaliformi occorre innanzi-

da rovi. La vegetazione palustre bordante piccoli specchi lacustri è quasi

tutto sottolineare la modesta diminuzione delle superfici boschive lungo la

del tutto assente ad eccezione di piccole formazioni di cannuccia di palude

VEGETAZIONE

valle del Rio Vallone. Un altro aspetto è rappresentato da manifestazioni di

(Phragmites australis) nell’area circostante le Foppe di Cavenago Brianza

“rinaturazione spontanea”, cioè, un aumento localizzato della vegetazione

e le pozze nei pressi del campo di volo in comune di Bellusco. Parte delle

arborea ed arbustiva in agroecosistemi abbandonati, come è accaduto nei

formazioni erbacee del Parco sono costituite da prati sfalciati e concima-

pressi della cascina S. Giuseppe. Le cenosi forestali presenti nel Parco del

ti. Si tratta di vegetazioni di origine artificiale e quindi a basso grado di

Rio Vallone fanno parte degli aggruppamenti boschivi a latifoglie caducifo-

naturalità, ma con un certo pregio dal punto di vista paesaggistico e della

glie dominati da rovere (Quercus petraia) e farnie (Quercus robur). Queste

ricchezza floristica, che è sempre elevata. Tra le specie più diffuse si rile-

formazioni assumono attualmente le sembianze di aree residuali di una

va l’Avena altissima (Arrhenatherium elatius), il Millefoglio roseo-bianco

fascia ben più ampia ed estesa che si sviluppava sui terrazzi a ferretto

(Achillea roseo-alba) e il Fiordaliso nerastro (Centaurea nigrescens), ma

della Pianura Padana e appartengono alle formazioni forestali tipiche della

anche specie legate a incolti o infestanti dei coltivi, a evidenziare la non

media Europa. All’interno del Parco il bosco situato nei pressi del Santua-

sempre elevata frequenza degli sfalci.

rio di Ornago presenta una struttura arborea-arbustiva immediatamente

Il Parco custodisce ambienti di eccezionale pregio naturalistico, come alcuni lembi di foresta planiziale di querce e il biotopo di Bellusco

-

riconoscibile e ascrivibile alla tipologia sopra citata.

FAUNA

Il bosco situato nei pressi dell’Ospedale di Ornago, pur assumendo nel

alcuni casi con sottobosco ben articolato e con presenza di radure incolte,

corso degli anni la funzione di parco-giardino, accogliendo specie arboree

offre la disponibilità di habitat idonei per specie faunistiche di particolare

ornamentali (generi Picea e cedrus), presenta ancora il corteggio floristico

pregio. Tra le presenze faunistiche di maggior pregio rilevate nel Parco

tipico dei Querceti acidofili. La componente arbustiva presenta un discreto

figurano rapaci diurni (gheppio e poiana) e notturni (allocco, civetta e

numero di specie, quali il Sambuco (Sambucus nigra), il Prugnolo (Prunus

barbagianni), mentre tra le specie particolarmente protette (L 157/92) si

spinosa) e il Sanguinello (Cornus sanguinea). Il sottobosco è ricco di fiori-

segnala il picchio rosso maggiore. Buona anche la presenza di mammiferi

La presenza, all’interno dell’area del Parco, di aree arboree, in

ture di Anemone di bosco (Anemone nemorosa), localmente dominato da

carnivori (donnola e volpe), le cui tracce sono state riscontrate in numero-

graminacee acidofile come il Bambagione aristato (Holcus mollis) o la Gra-

si sentieri nella parte del Parco a nord dell’Autostrada MI-VE. Decisamente

migna altissima (Molinia arundinacea). Lungo il Rio Vallone, il sottobosco

numerosa, specialmente nella zona nei pressi del campo di volo di Bellu-

è dominato dalla Carice brizolina (Carex brizoides) accompagnata dalla

sco, la popolazione di coniglio selvatico, che presumibilmente riveste un

Scilla dei boschi (Scilla bifolia) e più raramente dal Campanellino di prima-

ruolo di rilievo nella catena trofica (prede dei carnivori e dei rapaci).

vera (Leucojum vernum); ciò rileva un maggiore condizionamento operato

L’erpetofauna è piuttosto povera in relazione alla limitata presenza di ha-

dal corso d’acqua, in termini di natura e umidità del suolo. Il patrimonio

bitat acquatici idonei (pozze e fossi di collegamento tra i vari ambienti)

floristico e forestale è tuttavia alterato a causa del pesante intervento an-

e alla temporaneità dei corsi d’acqua. Anfibi sono stati infatti osservati

tropico. Le aree che maggiormente evidenziano questa alterazione sono

solo nei pressi del canale Villoresi e dello stagno delle Foppe e si tratta,

rappresentate da vegetazioni in cui la Robinia (specie esotica, originaria-

in particolare, della Rana verde (Rana sinklepton esculenta) e del Rospo

mente coltivata, oramai spontaneizzata), è l’unica componente arborea

smeraldino (Bufo viridis). Per quanto riguarda i rettili, oltre alla Lucertola

presente. Questo si rileva soprattutto lungo il corso del Rio Vallone, dove

muraiola (Podarcis muralis), si rileva la presenza del Biacco (Coluber vi-

i robinieti sono l’unica tipologia boschiva attualmente presente. In alcuni

ridiflavus) e del Ramarro (Lacerta viridis). Non risultano presenti pesci,

casi alla Robinia, dominante, si associano altre specie, quali il Ciliegio

visto il carattere torrentizio con prevalenti periodi di asciutta dei corsi

tardivo (Prunus serotina) e il Pioppo nero (Populus nigra). I canali di ir-

d’acqua e la mancanza di aree umide naturali. Le specie di uccelli legate

rigazione e i campi coltivati sono talvolta delimitati da siepi e filari, che

all’ambiente agricolo risultano talvolta piuttosto povere (Allodola e Ghep-

rappresentano molto spesso l’unico elemento vegetazionale verticale del

pio) ed estremamente ridotte sono anche le specie legate all’acqua, data la

paesaggio agrario. Lo strato arboreo monoplanare è costituito in prevalen-

quasi totale assenza di ambienti lotici o lentici; la sola Gallinella d’acqua è

za da robinie (Robinia pseudoacacia) o da platani (Platanus hybrida); più

stata rilevata nell’area del Parco. Occorre, infine, ricordare che la presenza

raramente sono presenti farnie (Quercus robur) e olmi campestri (Ulmus

dell’Autostrada MI-VE, costituisce indubbiamente un fattore limitante agli

minor). Nelle siepi lo strato arbustivo è assai scarso e dominato esclusiva-

spostamenti degli animali all’interno del Parco, intersecando il “corridoio”

mente da Sambuco (Sambucus nigra), Ciliegio tardivo (Prunus serotina) e

naturale costituito dal Rio Vallone.

134 Parco del Rio Vallone

Le ex cave d’argilla costituiscono oggi zone umide d’un certo interesse, all’interno dell’oasi naturalistica denominata Le Foppe

135


La rete ecologica

La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ecologico, quale quello del Parco del Rio Vallone, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente antropizzato e con una rete viaria molto ramificata. Solo lungo l’asse del corso d’acqua è possibile trovare un elemento di continuità ecologica, anche se l’autostrada A4 produce una netta divisione. Al sistema antropico si affianca uno scarso sistema di aree naturaliformi, costituite da alcuni lembi boscati relitti e dalla vegetazione arboreo-arbustiva spontanea rilevata lungo la valle del Rio Vallone, il cui alveo si presenta canalizzato e la fascia di vegetazione ripariale tende a ridursi fino a scomparire verso il confine sud. L’attuale spesso assoluta mancanza di connessione fra le isole di vegetazione arborea residue ne produce un significativo isolamento ecologico, mentre un’ulteriore criticità è rappresentata dalla mancanza d’acqua che caratterizza il Rio Vallone per lunghi periodi dell’anno, deprimendo la sua funzionalità ecologica. Il sovrappasso del rio Vallone da parte del canale Villoresi, nei periodi in cui il rio Vallone non è in asciutta può costituire una barriera per la fauna terricola, in quanto il rio scorre in questo punto sotto uno stretto passaggio che ospita solo l’alveo. In questo punto è pertanto necessario creare un passaggio alternativo, quale potrebbe essere un ponte biologico sul canale. Vicino alla cascina Pignone, presso il confine sud del Parco, sono presenti due cave d’argilla, ora con falda a giorno, che servivano la Fornace Cerini, oggi dismessa, e che rendono la zona idonea a divenire un punto di importanza ecologica e fruitiva. In questo ambito il recente progetto di Dorsale verde del nord Milano elaborato dall’Amministrazione provinciale si propone di mettere in relazione e ricondurre a sistema le diverse opportunità di carattere paesistico-ambientale presenti sul territorio, con l’intento di creare una connessione orizzontale fra le diverse Brianze e istituire un legame fra i suoi parchi. Più in generale gli obiettivi perseguiti dal progetto sono: •

collegare e ampliare i parchi esistenti e includere i territori agricoli non compresi in essi;

istituire una contiguità spaziale che favorisca lo scambio e l’interconnessione fra le diverse ecologie;

rafforzare i corridoi orizzontali al fine di controbilaciare l’andamento nord-sud dei parchi, in un ambito dove i centri urbani sono disposti in forma reticolare, evitando così la loro saldatura;

Nella pagina a destra, dall’alto: - schema del progetto di dorsale verde; - stralcio con l’individuazione del Parco del Rio Vallone

garantire un’adeguata compensazione ambientale lungo il tracciato della Pedemontana, evitando al tempo stesso nuovi insediamenti che sfruttano la straordinaria accessibilità generata.

136


A partire dal dopoguerra gli agroecosistemi hanno subito una riduzione

Aspetti agronomici

di superficie a favore, prevalentemente, degli insediamenti civili e industriali, pur consentendo di mantenere il carattere di fitta trama di appezzamenti, mentre le riduzioni più significative si sono avute a carico degli elementi lineari più esili e quindi maggiormente vulnerabili ed effimeri. Secondo una recente indagine effettuata dal Parco, su una superficie agricola totale di 972 ettari operano circa 60 aziende agricole, più della metà delle quali sono cerealicole. Inoltre la cascina Castellazzo di Basiano svolge il ruolo di fattoria didattica, mentre non è presente nessun agriturismo. Fra le attività extra agricole, diffusa è la presenza di piccoli maneggi o pensioni per cavalli. Per quanto concerne le colture praticate, si tratta di un’agricoltura classica di pianura, nella quale sono prevalenti i seminativi a mais o frumento (70 % SAU). Tra Mezzago e Busnago è presente una importante attività produttiva di asparagi, sia in termini quantitativi che qualitativi (Asparago rosa di Mezzago) alla quale è associato un marchio di “denominazione d’origine comunale” (DE.CO.). Inoltre, sono piuttosto

La ripartizione delle superfici agricole e il tipo di conduzione evidenziano un’agricoltura classica di pianura, nella quale prevalgono i seminativi a mais o frumento

diffuse, più o meno sparse su tutta l’area, attività orticole a conduzione domestica, oltre a frutteti e vivai. Decisamente ridotte sono le superfici a prato permanente, mentre sono spesso presenti specie legate ad incolti o infestanti dei coltivi, ad evidenziare la non elevata frequenza dei tagli.

nella pagina precedente La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

Rari sono gli impianti di arboricoltura da legno, costituiti quasi esclusivamente da alberi di Noce (Juglans regia). Oltre il 70% dei terreni sono condotti in affitto o altre forme (comodato, accordi verbali,...).

Parco del Rio Vallone

139

coltura

sup (ha)

seminativi

700

prato

72

vivaio/orticole

15

bosco

150

riposo

25

tare e incolti

10


Rete dei percorsi

Il Parco presenta una fitta rete di sentieri e strade campestri che raggiungono un’estensione complessiva di circa 40 km. Tali percorsi conservano la finalità di collegare i centri abitati e le cascine all’interno del Parco, ma anche di attraversare i terreni agricoli che caratterizzano il territorio. La rete dei percorsi consente di godere del paesaggio tipico dell’alta pianura lombarda (alternarsi di aree agricole ad aree boscate residue di valore naturalistico) e permette il continuare dell’attività lavorativa nel settore agricolo, ormai attento a coniugare l’attività produttiva con la salvaguardia ambientale. Il percorso principale attraversa tutto il territorio del Parco da sud a nord, da Gessate a Verderio Inferiore, sfruttando strade campestri e, ove non possibile, strade comunali asfaltate a basso volume di traffico. Il percorso collega fra loro le principali aree di valore paesistico-naturalistico interne al territorio del Parco. Numerosi sono i percorsi che attraversano in senso est-ovest il Parco, permettendo il collegamento fra i comuni in sponda destra e in sponda sinistra del Rio Vallone e fra questi e il torrente stesso. Lo stato attuale di manutenzione dei percorsi non è sempre ottimale, specialmente nei tratti su strade campestri con fondo sterrato. Il Parco prevede un progetto di riqualificazione e valorizzazione dei percorsi per migliorarne la fruibilità da parte di tutti gli utenti. Fra i principali punti di accesso il PP individua le Porte del Parco, dislocate in posizione strategica rispetto alle aree esterne e alle aree interne al Parco stesso. Si tratta di : • l’oasi naturalistica le “Foppe”, in comune di Cavenago Brianza, • il Boscone in comune di Ornago; • località Castellazzo in comune di Basiano. Il Piano prevede, presso le tre porte, la realizzazione di servizi minimi per l’accoglienza degli utenti del Parco, nel rispetto delle caratteristiche del territorio circostante. Saranno realizzati parcheggi per auto e punti di informazione e ristoro per i visitatori. Stante il perimetro attuale del Parco, definito dagli ampliamenti del 2005 e dalle più recenti previsioni, rivestono grande importanza, nell’ottica di futuri interventi, le possibilità di acesso dai centri urbani di Bernareggio, Aicurzio, Mezzago, Cornate e Gessate. L’accessibilità ciclistica al Parco è permessa sfruttando la Rete Strategica

Una fitta rete di sentieri e strade campestri collegano i centri abitati e le cascine all’interno del Parco, attraversando i terreni agricoli che caratterizzano il territorio

della Mobilità ciclistica – MiBici – messa a punto dalla Provincia di Milano. I grandi itinerari individuati si pongono come elementi di connessione fra i PLIS, i parchi regionali e il nucleo metropolitano centrale. Attualmente l’unico itinerario continuo di accesso al Parco del Rio Vallone è rappresentato dalla pista ciclabile realizzata lungo il naviglio Martesana. Gli altri

nella pagina successiva, Rete dei percorsi

itinerari sono, infatti, ancora frammentati.

140


PIANIFICAZIONE S T R U M E N T O : Piano Particolareggiato (PP) vigente e recepito solo per

territorio in unità funzionali, basate sulle carat-

i comuni di Basiano, Bellusco, Cavenago di Brianza, Masate, Ornago.

teristiche e vocazioni ambientali, naturalistiche

Attualmente è in corso l’aggiornamento del Piano esteso a tutto il ter-

e paesaggistiche delle diverse porzioni di Parco.

ritorio e la cui ultimazione è prevista per la fine del 2007.

In rapporto al perimetro riconosciuto del Parco, coincidente con il perimetro del PP, le aree risul-

A P P R O V A Z I O N E : Del. Assemblea Consortile n°7 del 12/10/2001.

tano disciplinate in due differenti modalità (tav. 13):

CARATTERI

Il Piano Particolareggiato indica le modalità di pianificazione e gestio-

ne del Parco. Le modalità di pianificazione sono le seguenti:

Parco, ma interne al perimetro comunale di

mantenimento, recupero e riqualificazione dell’assetto naturale e

PRG di Parco. Per questa situazione, il PP non

paesistico, nonché continuazione dell’attività agricola;

effettua alcuna scelta, in quanto ha individua-

conservazione e valorizzazione delle emergenze naturali, nonché

to come proprio perimetro il perimetro rico-

tutela e ricostruzione del paesaggio tradizionale e recupero delle

nosciuto. La disciplina delle aree è lasciata

all’iniziativa comunale;

aree degradate; •

conservazione e ricostruzione della vegetazione forestale, favoren-

aree interne al perimetro riconosciuto del

do la diffusione delle specie tipiche locali e la conversione dei bo-

Parco, ma esterne al perimetro comunale di

schi cedui in cedui composti e in boschi d’alto fusto;

PRG di Parco. Per questa situazione, il PP non

salvaguardia degli specchi e dei corsi d’acqua;

effettua egualmente alcuna scelta, richiaman-

mantenimento delle caratteristiche architettoniche dell’edilizia;

dosi sia al desiderio di non contrastare le spe-

attrezzature e interventi per l’esercizio delle attività ricreative

cifiche volontà dei Comuni, sia all’art. 58-bis

compatibili con i caratteri naturali e paesistici, con particolare ri-

della LR 1/2000, che consente modifiche al

ferimento al sistema dell’accessibilità interna (sentieri pedonali,

perimetro dei Parchi senza mutare la disci-

piste ciclabili, percorsi didattici);

plina urbanistica dei PRG. Le aree interessate

cessazione delle attività incompatibili.

sono poste all’interno del perimetro del Par-

Il Piano si basa sul mantenimento, il recupero e la riqualificazione dell’assetto naturale e paesistico, favorendo la continuazione dell’attività agricola

aree esterne al perimetro riconosciuto del

co, ma la loro disciplina é rinviata direttamen-

142

Per quanto concerne invece la gestione del Parco, questa è affidata a

te ai vari PRG. Sarà la successiva eventuale

un consorzio fra i Comuni interessati.

volontà dei comuni a decidere se adeguare i

L’elemento base sul quale il Piano è impostato è la suddivisione del

propri PRG al perimetro riconosciuto.


Il territorio disciplinato dal PP copre una superficie di 486 ha (mq 4.856.323), contro i 1.019 ha di superficie complessiva. Le unità funzionali in cui è stato diviso il Parco nel Piano Particolareggiato sono le seguenti: •

unità 1: fluviale;

unità 2: recupero ambientale;

unità 3: rilevanza ambientale e biotopi;

unità 4: aree umide;

unità 5: parco del sanatorio di Ornago;

unità 6: agricola;

unità 7: viabilità.

Tutte le aree del Parco, con la sola esclusione della Unità 6 (agricola), sono potenzialmente preordinate all’uso pubblico ed è prevista l’acquisizione alla pubblica proprietà solo delle aree specificamente individuate dalla tav. 2. Il Piano è attuato in fasi successive, mediante “progetti esecutivi di area” estesi almeno all’intero ambito di ciascuna unità funzionale. ELABORATI DI PIANO

1. Relazione 2. Norme di attuazione 3.1-5 Elenco delle proprietà contenute nel Piano (Basiano, Bellusco, Cavenago Brianza, Masate e Ornago) 4. Documentazione fotografica 5. Norme tecniche di attuazione dei PRG dei Comuni interessati

nella pagina successiva, Legende della tav. 7 e delle tavv. 8.1-6 (Progetto: Suddivisione in unità funzionali) e della tav. 9 e delle Tavv 10.1-6 (Progetto: Interventi proposti)

Tav. 1 - Rilievo: corografia - scala 1:25000

AMBITI DI NATURALITÀ

Tav. 2 - Rilievo: unità ecosistemiche - situazione all’anno 1954 - scala

Nel Parco acquistano particolare rilevanza le aree specificatamente

1:5000

destinate alla categoria “Ambiti di naturalità”. Si tratta, innanzitutto,

Tav. 3 - Rilievo: unità ecosistemiche - situazione all’anno 1991 - scala

di quelle parti del territorio prossime ai corsi d’acqua, quali il Rio

1:5000

Vallone, il Rio Cava, il Rio Pissanegra e il canale Villoresi, interessate

Tav. 4 - Rilievo: carta della vegetazione - scala 1:5000

dall’Unità 1 - fluviale (art.4). Tale unità costituisce l’asse portante

Tav. 5 - Rilievo: PRG vigenti - azzonamento - scala 1:5000

della rete ecologica del Parco e su di essa sono proposte misure per la

Tav. 6 - Rilievo: catasto parte 1 - scala 1:5000

riqualificazione della vegetazione e per il miglioramento del rapporto

Tav. 7 - Progetto: suddivisione in unita’ funzionali - intero territorio

con la matrice agricola.

- scala 1:5000

I principali obiettivi del Piano nella unità 1 sono i seguenti:

Tav. 8.1-6 - Progetto: unità funzionali - scala 1:2000

ricostruzione e/o mantenimento delle unità ecosistemiche acquatiche;

Tav. 9 - Progetto: interventi proposti - intero territorio - scala 1:5000

miglioramento funzionale del corridoio ecologico;

Tav. 10.1-6 - Progetto: interventi proposti - scala 1:2000

potenziamento della vocazione faunistica degli habitat periacquatici;

Tav. 11 - Variante LR 23/97: perimetro del PP in rapporto al perimetro

salvaguardia della qualità delle acque;

dei PRG - scala 1:5000

mantenimento di un minimo deflusso vitale lungo il corso d’acqua;

Tav. 12 - Variante LR 23/97: aree di interesse pubblico - scala 1:5000

recupero delle aree inquinate.

Tav. 13 - Progetto: rapporto con il PRG dei vari Comuni: zone non di-

L’area su cui è prevista la cassa di espansione del Rio Pissanegra in-

sciplinate dal PP - scala 1:5000

teressa invece l’Unità 2 - controllo ecologico (art.5), comprendente

Caratteristiche e prescrizioni del PP

l’asta fluviale del torrente e i terreni circostanti. Altri territori di interesse naturalistico sono rappresentati dalle aree di rilevanza ambientale e dai biotopi. L’Unità 3 (art.6) comprende, oltre al biotopo di Ornago costituito da aree agricole frammezzate da aree boscate di interesse botanico e fau-

144 Parco del Rio Vallone

145


nistico lungo il Rio Pissanegra, il boscone di Ornago, l’area boscata di

co che possono ancora essere destinate alla conduzione agricola e

maggiori dimensioni presente nel Parco, collocata lungo il Rio Vallone.

forestale secondo le normali pratiche agronomiche. L’attività agricola

L’Unità 4 - biotopo di Bellusco, rappresenta invece un’area di interesse

è mantenuta e sostenuta sia come attività economica importante, sia

botanico e faunistico, costituita da un’ex cava esaurita divenuta un

per il suo contributo alla valorizzazione del paesaggio e dell’ambien-

habitat naturale con presenza di acqua. Infine, l’Unità 5 – pubblici ser-

te, incentivando il recupero degli elementi paesistici agricoli anche

vizi (art.7) è in parte interessata da aree di interesse naturalistico, in

in funzione di arginatura alla conurbazione. Il Piano intende favorire

particolare la ex discarica di Cavenago (5.1), ormai recuperata a verde

la progressiva riduzione dell’impatto ambientale indotto dall’uso di

pubblico, e l’oasi naturalistica “le Foppe”, sempre a Cavenago (5.3).

prodotti chimici e dall’uso intensivo di macchine agricole, introducendo pratiche agronomiche maggiormente compatibili, anche attraverso

Il PP individua (Tavv. 5, 9 e 10) una serie di possibili interventi pun-

incentivi economici e raccordando l’attività produttiva agricola con

tuali (mirati ad aspetti di criticità localizzati) o di azioni di governo di

quelle di tutela vegetazionale-faunistica e ambientale-paesaggistica.

aree finalizzate alla riduzione degli impatti oggi presenti e al miglio-

Un altro importante obiettivo è legato a una maggiore integrazione

ramento ambientale a fini botanici e faunistici:

fra l’esercizio dell’attività agricola e la fruizione dello spazio rurale

la rinaturazione diffusa;

aperto alle esigenze della popolazione dell’area.

la salvaguardia delle isole di naturalità;

la riqualificazione ecologica delle aree degradate;

AMBITI PER LA FRUIZIONE

la riqualificazione ecologica della discarica, ormai ultimata;

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti per la frui-

la costituzione di siepi, filari e macchie arboree;

zione” non assumono particolare rilevanza da un punto di vista quanti-

la riqualificazione della vegetazione;

tativo. Si tratta, innanzitutto, di quelle parti del Parco prossime ai suoi

la riqualificazione di aree intercluse fra infrastrutture lineari;

confini che, per la loro collocazione in rapporto alle aree urbanizzate

la creazione di passaggi per la fauna.

e alle aree di attrazione interne, sono da destinarsi al tempo libero ed in particolare alle attrezzature di servizio agli utenti.

AMBITI AGRICOLI

Le aree a verde attrezzato costituiscono elemento di fruizione privile-

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti agricoli” in-

giata dell’ambiente naturale per la generalità del pubblico e trovano

teressano più della metà del territorio disciplinato dal PP, rendendo

dislocazione entro alcune aree appartenenti all’Unità 5 – servizi pub-

tale ambito, anche per il suo ruolo ecologico, uno dei punti salienti

blici (art.7), in prossimità di strade di grande comunicazione, quali

della pianificazione.

l’oasi naturalistica “le Foppe”, il boscone di Ornago, nei pressi del

L’Unità 6 - agricola (art.9) individua quelle parti del territorio del Par-

Santuario di Ornago e in località Castellazzo.

146 Parco del Rio Vallone

L’agricoltura è mantenuta e sostenuta sia come attività economica, sia per il suo contributo alla valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente

147


La lettura della normativa secondo i grandi ambiti della pianificazione di settore fornisce i seguenti dati:

ALTRE AREE

Tav. 7 - Progetto: Suddivisione in unità funzionali

Le aree esterne al perimetro di PP, anche se appartenenti al perimetro di PRG (art.2 C.1 - aree esterne), non vengono disciplinate e la loro gestione urbanistica è riservata alle indicazioni dei vari strumenti urbanistici comunali. Non vengono altresì disciplinate dal PP (art.2 C.3 - aree grigie), secondo le indicazioni dell’articolo 58-bis della LR

naturalità: 165,84 ha (34,2%);

agricoltura: 273,88 ha (56,4%);

fruizione: 4,24 ha (0,9%);

aree urbane: 36,68 ha (7,5%);

altro: 5 ha (1%).

Tipi di ambito

Superficie mq parziale

Aree disciplinate dai P.R.G. dei vari Comuni (Aree grigie) Unità 1: fluviale

fluviale corso d’acqua

1/2000, le aree interne al perimetro di PP, ma esterne al perimetro di PRG, indipendentemente dalla zona omogenea di PRG e le aree appartenenti a zone omogenee specificamente destinate dall’azzonamento

Unità 2: di controllo ecologico

non siano Parco, zona agricola e fascia di rispetto stradale. Tra le aree

Unità 3: di rilevanza ambientale e biotipi 3a. Biotipi di Ornago 3b. Boscone di Ornago

riconducibili alla pianificazione comunale sono presenti alcune aree

Unità 4: aree umide del biotipo di Bellusco

appartenenti all’Unità 5 – servizi pubblici (art.7). Si tratta di due aree

mento delle attività e la possibilità di ampliamento delle strutture, nel

Unità 5: servizi pubblici 1. Bosco urbano ex discarica CEM 2. Sede amministrativa consorzio CEM 3. Oasi naturalistica “le Foppe” 4. Ospedale “Sanatoio di Ornago” 5. Attrezzature collettive 6. Attrezzature collettive 7. Attrezzature collettive 8. Parcheggio, chiosco e depuratore di Castellazzo

rispetto delle caratteristiche ambientali esistenti.

Unità 6: agricola

Il Piano individua anche nell’Unità 7 – viabilità (art.10) l’Autostrada A4

Unità 7: viabilità

di PRG a zona residenziale e a zona produttiva o ad altre funzioni che

principali, la sede del Consorzio Provinciale Est Milanese per lo smaltimento rifiuti a Cavenago Brianza (art.7.2), per la quale è previsto il proseguimento delle attività in atto, con la possibilità di ampliamento delle strutture, nel rispetto delle caratteristiche ambientali esistenti e l’ex “sanatorio” di Ornago (art.7.4), per il quale è previsto il prosegui-

Milano-Venezia e le SP 2, 57 e 245. Per esse i principali obiettivi del Piano sono i seguenti: •

mitigazione degli impatti visivi, riduzione del rumore, protezione

riduzione dell’effetto barriera per il corridoio ecologico.

760.709 33.188

TOTALE

Strade esistenti Strade in progetto

Perc.

totale 126.783

2,61%

793.897

16,35%

66.270

1,36%

351.465

7,24%

11.707

0,24%

717.418

14,77%

2.738.796

56,40%

49.987

1,03%

4.856.323

100,00%

283.706 67.759

327.234 131.692 107.812 90.912 2.970 42.424 6.970 7.404

43.990 5.997

dalle emissioni gassose inquinanti;

148 Parco del Rio Vallone

149


GESTIONE FRUIZIONE E PROGETTUALITÀ Aspetti gestionali

La struttura che gestisce il Parco è composta da 4 persone:

con temi di carattere naturalistico, ambientale,

Direttore tecnico (dott. for.);

architettonico e della cultura contadina, fra le

Responsabile Servizio Contabilità e Finanze (rag.);

quali è possibile segnalare l’annuale festa del

Collaboratore Amministrativo;

Parco e la partecipazione alle diverse feste dei

Segretario Consortile (dott.sa);

comuni coinvolti nel Parco. Per queste attività il Parco stima il coinvolgimento

Il consorzio si avvale inoltre della collaborazione di tecnici esterni per

di circa 500 persone. Recentemente è stato rea-

il raggiungimento di specifici obiettivi, in particolare:

lizzato il primo numero di “Saltamartino”, foglio

aspetti agricoli;

informativo distribuito in 10.000 copie ai comu-

aspetti naturalistici e sportello servizi Parco (dott. nat.);

ni, alle biblioteche, alle scuole del Parco e din-

corsi di educazione ambientale e visite guidate (arch. e dott.sa);

torni, con informazioni sulle attività culturali e

aspetti urbanistici e pianificazione attuativa (arch.);

sulle iniziative del Parco, nell’ottica della costru-

consulenze informatiche e realizzazione sito web.

zione di una nuova consapevolezza ambientale e nello sviluppo di nuovi modelli comportamentali.

Budget

Il totale delle entrate nel 2006 è stato pari a 200.521 €. Il contributo della Provincia di Milano è stato pari a 69.514 € (16 % dell’ammontare

Non esistono indagini in grado di permettere una

delle entrate). La Provincia di Milano, con il bando 2006 per il finan-

valutazione quali/quantitativa delle caratteristi-

ziamento dei PLIS, ha stanziato 101.400 € per l’acquisizione di aree

che degli utenti del PLIS.

di pregio.

L’unico dato è fornito dagli alunni coinvolti nei

Utenza

programmi educativi organizzati con le scuole inferiori del territorio del Parco. Nel 2005-2006

Ricognizione delle aree pubbliche

Le principali aree di proprietà pubblica, fra cui quelle del Parco, copro-

hanno partecipato in totale 64 classi (oltre 2000

no una superficie di 1 ettaro, sono rappresentate da:

studenti), con un notevole aumento rispetto al

Cascina Sofia (Consorzio);

1998-1999, anno scolastico in cui ha avuto inizio

Le Foppe (Consorzio);

il progetto.

ex Sanatorio di Ornago (ASL);

impianto per il trattamento dei rifiuti di Cavenago (CEM);

Gli ambiti di maggior concentrazione da parte

Rio Vallone (Agenzia del demanio);

degli utenti sono rappresentati dall’oasi natura-

Ecosistem (Comune di Verderio Inferiore).

listica delle Foppe a Cavenago, principale polo didattico-ricreativo, e dalla cascina Castellazzo di Basiano, che svolge il ruolo di fattoria didatti-

Sistema di relazioni con altri attori non istituzionali

Il Consorzio Parco del Rio Vallone organizza ogni anno numerose ini-

ca in convenzione con il Parco.

ziative. Innanzitutto viene offerto un servizio costante e gratuito di at-

Per il resto le principali modalità fruitive sono

tività di educazione ambientale per le scuole dei comuni consorziati.

rappresentate

Inoltre ogni anno viene organizzato un ricco calendario di iniziative

(mountain bike) e a cavallo, mentre pochi sono

divulgative, di sensibilizzazione e culturali rivolte alle popolazioni,

gli utenti che percorrono a piedi il Parco.

dalle

passaggiate

in

bicicletta

Il Parco organizza un ricco calendario di iniziative divulgative, di sensibilizzazione e culturali, con temi di carattere naturalistico, ambientale, architettonico e della cultura contadina

150 Parco del Rio Vallone

151


Educazione ambientale

Nel 1997 il Consorzio ha avviato il progetto denominato “Il mio parco”

di cassette nido per ospitare la fauna avicola con la possibilità di prati-

con l’obiettivo di aiutare gli alunni delle scuole elementari e medie a

care il bird-watching, attività ancora poco praticata in Italia. Nel modu-

ristabilire un legame con la natura, insegnando loro a conoscere le

lo si affrontano anche i problemi legati all’inquinamento e al rumore.

risorse del Parco e il rispetto dell’ambiente come fondamento per la

Nel modulo Fuoco l’energia diviene la protagonista: si affronta il con-

conservazione delle differenti specie animali e vegetali. Questo pro-

cetto della fotosintesi per capire (anche tramite semplici esperimenti)

getto trova un’ulteriore motivazione nel fatto che la maggior parte

come le piante riescono a produrre energia dal sole, si approfondisco-

dei residenti proviene ormai da altri paesi e città, rendendo quindi

no le tematiche riguardanti la produzione di energia con fonti rinno-

necessario favorire il sapere di un territorio avulso dalle conoscenze

vabili o con combustibili fossili, dando la possibilità di vederne il loro

radicate della famiglia.

funzionamento presso il CEM Ambiente spa di Cavenago Brianza.

Per favorire il “sentirsi parte dell’ambiente che ci circonda”, gli studen-

Nel modulo Legno il bosco è il tema principale: dal suo cambiamento

ti contribuiscono in prima persona ad elaborare il materiale che viene

nelle stagioni, al riconoscimento di piante ed arbusti, fino alla ricerca

anche utilizzato dal Parco per le proprie pubblicazioni, in modo che

di tracce di animali o alla realizzazione di erbari od insettari.

si sentano responsabili di un ampio progetto che li coinvolge, permet-

Nel tema del modulo Terra, si approfondiscono le tematiche legate al

tendo loro di conoscere le caratteristiche naturali del territorio e di

suolo: cos’è, chi ci abita, come si può realizzare un orto e un cumulo

poterlo descrivere in tutti i suoi aspetti.

per il compost, aiutando gli alunni ad avere un rapporto più vicino alle

Nel corso degli anni sono state affrontate varie tematiche: dallo studio

pratiche agricole ed alla stagionalità degli alimenti.

delle zone umide, ai boschi, fino a ciò che resta della foresta planizia-

Il modulo Pietra vuole approfondire il tema dell’organizzazione del-

le lombarda, con una speciale attenzione rivolta alla conoscenza delle

le cascine nel passato attraverso un’uscita alla scoperta del mondo

specie vegetali e animali presenti nel Parco, senza dimenticare che tra

agricolo scomparso per capire come funziona la struttura edilizia, co-

le funzioni del Parco, oltre alla tutela del territorio ed alla salvaguar-

noscere l’organizzazione sociale e come viene suddiviso il lavoro di

dia dell’ambiente, esiste la fruizione pubblica che deve essere però

una cascina, attraverso un percorso di scoperta delle realtà agricole

indirizzata con il coinvolgimento dei Comuni aderenti e delle associa-

presenti sul territorio.

zioni che operano sul territorio vincolato.

Altre iniziative, rivolte ai bambini e alle loro famiglie, interessano la

I moduli didattici proposti sono stati denominati Acqua, Aria, Fuoco,

cascina Castellazzo di Basiano, che svolge il ruolo di fattoria didattica.

Un territorio fra ambienti di grande pregio naturalistico e ambiti recuperati, come la “collina” della discarica esaurita di Cavenago, destinata a far parte dell’orografia locale

Legno e Terra, ai quali si è aggiunto, per l’anno scolastico 2006-07, il modulo Pietra. Nel modulo Acqua, vero filo conduttore del Parco e

L’intervento fra quelli previsti che presenta un potenziale ruolo fun-

che ha registrato un’ottima partecipazione, gli argomenti trattati com-

zionale all’interno del sistema della rete ecologica è rappresentato

prendono il ciclo dell’acqua, mettendo l’accento sulle problematiche

dalla realizzazione della vasca di laminazione del rio Pissanegra, pre-

legate all’inquinamento e al consumo dell’acqua, sensibilizzando gli

vista a est del Santuario di Ornago, vista anche la sua favorevole col-

alunni ad un più corretto uso di questa importante risorsa.

locazione, nei pressi di una delle tessere di vegetazione arborea più

I temi sviluppati nel modulo Aria vanno dalla conoscenza basilare di

significative e la conversione dei coltivi presenti a prati stabili, che

ciò che esiste nell’aria (nuvole, uccelli, odori, ecc.), alla realizzazione

presentano una maggiore funzionalità ecologica.

152 Parco del Rio Vallone

Interventi, progetti e studi

153


La Fondazione Cariplo ha finanziato un progetto per la manutenzione straordinaria del Rio Vallone, gestito dalla Protezione civile con l’ausilio di volontari, finalizzato a garantire la portata minima al torrente e ad abbattere il picco di piena, che attualmente crea forti disagi nel territorio di Gessate. Per quanto concerne il bosco dell’ex sanatorio è previsto un intervento di riqualificazione, con un impegno finanziario di 20.000 €, come compensazione per l’abbattimento di 10 esemplari arborei, in seguito ad alcuni lavori effettuati all’interno del complesso. Per quanto riguarda le attività agricole, la Provincia di Milano (Settore Agricoltura) ha finanziato il rimboschimento di 1 ha, su aree di proprietà del Parco nel territorio di Bellusco (località Cascina Gallo), in continuità con le aree boscate esistenti lungo il corso del Rio Vallone. L’intervento ha comportato la messa a dimora di oltre 1.600 esemplari, appartenenti a varie specie, sia arboree, querce, carpini, ciliegi selvatici, aceri e olmi, che arbustive, biancospini, prugnoli, sanguinelli, noccioli e viburni. A sua volta il Parco ha sviluppato un bando per la promozione delle attività agricole sostenibili denominato “Progetto Agricoltura”, che prevede l’erogazione di contributi e la stipulazione di convenzioni in grado di favorire nel tempo il conseguimento di un equilibrato sviluppo rurale, in linea con le direttive comunitarie in materia. Gli interventi di recupero della discarica di Cavenago, per quanto ormai in via di ultimazione, non permettono ancora l’apertura al pubblico, se non in particolari occasioni, quali la festa annuale del Parco, e con limitazioni sul numero di visitatori, a causa di alcuni problemi di carattere statico. Per questo motivo la sua gestione dovrebbe rimanere in carico al CEM (Consorzio provinciale Est Milanese) ancora per alcuni anni. Per quanto riguarda il sistema dei percorsi è previsto, oltre all’installazione di cartelli indicatori, un piano di manutenzione per il quadriennio 2004-2007, che prevede due passaggi all’anno e della cui realizzazione sono state incaricate alcune cooperative sociali in accordo con l’Amministrazione provinciale.

154


PA R C O A LTO M I L A N E S E Elementi identificativi .........................158 Inquadramento territoriale ................162 Territorio del Parco ............................169

156

Pianificazione ........................................182 Gestione, fruizione e progettualitĂ  ....182


ELEMENTI I D E N T I F I C AT I V I DENOMINAZIONE:

Parco Alto Milanese

Codice PLIS: PL_001

P R O V I N C E : Milano, Varese. C O M U N I : Legnano (MI), Busto Arsizio e Castellanza (VA). R I C O N O S C I M E N T O : Del.GR 4/25200 del 27/10/1987. A M P L I A M E N T I : oltre all’ampliamento verso sud indicato nel PRG

di Legnano, è stato ipotizzato un ampliamento ai comuni di Dairago e Villa Cortese, nell’ottica della creazione di una connessione con il Parco delle Roggìe. G E S T I O N E : Consorzio tra i Comuni di Legnano, Busto Arsizio

e Castellanza. S E D E : Villa Ottolini Tosi - via Volta 4, Busto Arsizio (VA).

tel. 0331 621254 fax. 0331 674728 e-mail: parco.altomilanese@it www.parcoaltomilanese.it S U P E R F I C I E : totale: 359 ha;

provincia di Milano: 178 ha; provincia di Varese: 181 ha.

O B I E T T I V I : tutela paesistica di un’area agricola interclusa.

La nascita del Parco risponde all’esigenza di tutelare e conservare

nella pagina accanto, In una delle aree a più elevata urbanizzazione della provincia di Milano, il Parco tutela un’area agricola al limite della conurbazione del Sempione

un ambito circoscritto ubicato in posizione strategica rispetto alle dinamiche di sviluppo e alle spinte insediative di una delle aree a più elevata urbanizzazione della provincia di Milano. Le aree che ne fanno parte costituiscono un limite preciso all’espansione della conurbazione del Sempione e una salvaguardia

nelle pagine successive, Inquadramento territoriale su CTR

attiva degli spazi aperti, resi fruibili dalle popolazioni, facilitandone la percorrenza e l’uso ai fini ricreativi e consentendo, allo stesso tempo, il mantenimento delle attività agricole.

Inquadramento territoriale e possibili ambiti di ampliamento del Parco su ortofoto

158 Parco Alto Milanese

159


I N Q U A D R A M E N TO T E R R I TO R I A L E Il Parco Alto Milanese fa parte del sub-sistema ovest, costituito anche dal Parco del Rugareto (in parte fuori provincia di Milano), dal Bosco di Legnano, dal Parco del Roccolo e dai proposti parchi dei Mulini (Medio Olona), delle Roggìe e del Gelso e da quello del Basso Olona-Rhodense, in fase di riconoscimento. Il Parco è situato nella porzione nord-ovest della provincia di Milano, tra il Parco Valle Ticino e il Parco delle Groane, a ovest dei tracciati dell’autostrada dei Laghi (A8), della SS 33 e della ferrovia del Sempione.

Territorio

Nel settore nord-occidentale della provincia di Milano, in prossimità del Parco Regionale della Valle del Ticino, il Parco si estende in un ambito territoriale che ha pienamente condiviso le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato l’asse del Sempione, pur conservando ancora una certa disponibilità di spazi aperti rispetto alle parti immediatamente limitrofe Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali

Nel settore nord-occidentale della provincia di Milano, in prossimità

appaiono invece cresciuti in modo piuttosto

col territorio compreso nel Parco Regionale della Valle del Ticino, il

raccolto attorno al loro nucleo originario e

Parco Alto Milanese si estende in un ambito territoriale che ha piena-

in generale rivolgono verso gli spazi aperti

mente condiviso le potenti trasformazioni che hanno caratterizzato

l’affaccio di funzioni in prevalenza residen-

l’asse del Sempione, pur conservando ancora una certa disponibilità

ziali. In tal senso la prevalente concentra-

di spazi aperti rispetto alle parti immediatamente limitrofe, contrad-

zione dei nuovi insediamenti ha consentito,

distinte da una immagine di città continua. A sua volta sistema inse-

da una parte, di mantenere e di rafforzare

diativo nel settore occidentale è caratterizzato da nuclei urbani che si

un modello fondato su un reticolo di cen-

mantengono tra loro distinti e da modesti fenomeni di saldatura.

tri che solo in rari casi hanno conosciuto forme di conurbazione, dall’altra, l’orienta-

Uno sguardo al tessuto insediativo dei comuni nei cui territori sono

mento verso un sistema residenziale ad alta

contenute le aree del Parco mostra nella parte nord e nord-est (Busto

e medio-alta qualificazione, ha determinato

Arsizio, Castellanza, Legnano) un sistema urbano a sviluppo lineare,

caratteristiche assai differenti rispetto al

appoggiato alla strada del Sempione, ma caratterizzato da una certa

modello di urbanizzazione tipico dell’hin-

sfrangiatura con la presenza di funzioni residenziali frammiste ad at-

terland metropolitano.

tività commerciali e produttive. L’evidente e pronunciato ampliamento

Conclusa la fase di sviluppo economico, le

degli insediamenti residenziali, con una netta espansione dei centri

principali indicazioni fornite dagli strumen-

urbani, una volta poco estesi e con nuclei densi a delimitazione abba-

ti urbanistici comunali privilegiano, oltre a

stanza netta e ben separati tra di loro, ha condotto alla fusione di nu-

nuovi insediamenti commerciali, le espan-

clei limitrofi e alla eliminazione delle case sparse e delle piccole unità

sioni residenziali che interessano principal-

quali ortaglie, frutteti, ecc., caratteristiche degli insediamenti rurali.

mente i margini urbani degli abitati di Dai-

Allo stesso tempo il significativo sviluppo economico ha avuto come

rago e Legnano, comuni dove sono in atto

conseguenza l’espansione delle aree residenziali, contribuendo in

evidenti trasformazioni insediative.

modo significativo all’erosione di ampie superfici di suoli agricoli. Nella parte sud e sud-ovest (Villa Cortese, Dairago) gli ambiti urbani

162


Paesaggio e ambiente

Il PLIS Alto Milanese è situato nella porzione nord-ovest della provin-

poco differenziata e sostanzialmente priva di zootecnia, in cui preval-

cia di Milano, nel contesto dell’alta pianura asciutta occidentale, a

gono le superfici a mais. Esso può però rivestire notevole importanza

nord del canale Villoresi e a occidente dell’Olona.

in quanto elemento di interfaccia e di relazione tra i diversi sistemi insediativi e, almeno in prospettiva, per la possibilità di istituire un rap-

Nonostante le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratteriz-

porto privilegiato tra i margini dei tessuti urbani e lo spazio aperto.

zato tale ambito, la presenza di spazi agricoli appare ancora significativa, determinando però la riduzione dei connotati di naturalità e

Sotto il profilo paesistico-ambientale, sono aree di estrema potenziali-

la progressiva perdita di funzionalità ecologica. Il Parco può rappre-

tà (e per contro di estrema fragilità) proprio in ordine al loro ruolo di

sentare allora un importante elemento ecologico, nel quadro di una

assorbimento degli impatti da parte del sistema insediativo e in rela-

“ricucitura” fra gli ambiti della valle del Ticino e la valle dell’Olona,

zione alla loro funzione di riequilibrio ecologico, riqualificazione del

ormai antropizzata e artificializzata, soprattutto nella sua parte me-

paesaggio e promozione di un “presidio ecologico” del territorio.

ridionale.

Infine, la maturazione di iniziative volte a tutelare le parti più pregevo-

Le potenti trasformazioni territoriali e la significativa presenza di spazi agricoli hanno determinato la riduzione dei connotati di naturalità, ormai limitati a aree boscate quasi esclusivamente di limitata estensione, con la conseguente perdita di funzionalità ecologica

li e interessanti dell’ambiente (in particolare il Consorzio del Parco del Un casotto all’interno del Parco

In tale ambito il paesaggio agricolo, in passato dominato da brughiere

Ticino, ma anche di quello Roccolo) ha contribuito a tutelare i valori

e seminativi vitati, appare oggi caratterizzato da un’attività produttiva

territoriali dell’area.

164 Parco Alto Milanese

165


Mobilità

L’ambito del PLIS, attraversato da una rete di percorsi rurali minori, è lambito da assi stradali che ne delimitano il perimetro lungo i suoi quattro lati: si tratta della SP148 Vanzaghello-Rescaldina a sud, della viabilità che collega Dairago con Busto Arsizio (via Boccaccio) a ovest, del tratto di via della Pace di Legnano a est, dell’asse di viale B.Garibaldi-via Piemonte tra Busto A. e Castellanza a nord e, sempre a nord ma un po’ più distante, della ex-SS527 Bustese, itinerario principale trasversale che si sviluppa tra Monza e Busto Arsizio. Altri importanti direttrici viarie che transitano esternamente rispetto al PLIS sono la SS33 del Sempione (che attraversa la densa conurbazione che si estende a nord-est, parallelamente all’autostrada A8 dei Laghi) e la SP12 Inveruno-Legnano (più a sud), oltre ad una piuttosto articolata rete di collegamenti sia urbani (sempre nel settore nord ed ovest) che intercomunali (dove l’urbanizzazione risulta più diradata). Esternamente al suo territorio, sempre in corrispondenza delle aree più densamente urbanizzate, transitano le linee ferroviarie RFI RhoGallarate, con andamento nord-sud, e FNM Saronno-Novara, con andamento est ovest, da cui si dirama il collegamento con Malpensa.

L’ambito del PLIS è interessato da importanti direttrici stradali e ferroviarie prevalentemente con andamento nord-sud, quali la Statale del Sempione, l’autostrada dei Laghi e la linea ferroviaria Rho-Gallarate, accompagnate da un’articolata rete di collegamenti sia urbani (soprattutto nel settore nordovest) che intercomunali (dove l’urbanizzazione risulta più diradata)

Non troppo distanti dal PLIS si collocano, pertanto, le stazioni fer-

superstrada SS336 della Malpensa (previsto nel relativo PRG).

roviarie di Legnano e Busto A. (sulla linea Rho-Gallarate) e quelle di

Si segnala, infine, la nuova viabilità in progetto per l’accesso al Centro

Castellanza e Busto A. Nord (sulla linea Saronno-Novara).

Commerciale Iper Montebello di Legnano, che consentirà di realizzare

Le previsioni infrastrutturali che interessano il comparto circostante il

una connessione diretta tra la SP12 e la SP148 immediatamente a sud

PLIS sono molteplici, caratterizzate da differenti livelli di progettazione.

del PLIS, in continuità con l’asse di via della Pace di Legnano, costi-

Per quanto riguarda la rete stradale, è da segnalare principalmente il

tuendo, di fatto, un asse alternativo rispetto all’attuale viabilità urba-

progetto della variante alla SS33 del Sempione, esterna rispetto alle

na (ipotizzandone ulteriormente la chiusura in corrispondenza della

aree urbane attualmente attraversate dall’asse storico, il cui passaggio

ex-SS527).

è previsto ad est dell’area del PLIS. Si tratta di un’opera prevista nella

Per quanto riguarda la rete ferroviaria, si segnalano importanti inter-

Legge Obiettivo, ancora in attesa di approvazione da parte del CIPE in

venti finalizzati al potenziamento dell’offerta verso Malpensa e verso

relazione alle forti contrarietà espresse da alcuni comuni attraversati

l’area varesina, ossia: il completamento del raddoppio della tratta Sa-

e dal Parco del Roccolo in merito agli elevati impatti ambientali pro-

ronno-Malpensa in corrispondenza di Castellanza (con lavori in corso

spettati. Innestate sulla prevista variante al Sempione vi sono anche le

per la costruzione del tunnel cittadino e della nuova stazione di Ca-

previsioni di una nuova tratta viaria di connessione con la costruenda

stellanza-Busto A.), i nuovi raccordi di interscambio tra le linee FNM

bretella Malpensa-Boffalora-Magenta a nord di Magnago e di un nuovo

e RFI a Busto Arsizio ed il terzo binario lungo la linea Rho-Gallarate

asse tangenziale ad ovest della conurbazione di Busto Arsizio fino alla

(progetto preliminare approvato dal CIPE).

166 Parco Alto Milanese

Sistema della mobilità esistente e prevista

167


T E R R I TO R I O D E L PA R C O Il Parco si colloca in una delle aree a più elevata urbanizzazione ai confini fra le province di Milano e Varese, interessando un ambito di territorio libero, a vocazione prevalentemente agricola, a margine del sistema insediativo dei comuni appoggiati sull’asse del Sempione.

In particolare il Parco occupa una posizione baricentrica rispetto ai

Aspetti territoriali

territori dei comuni di Busto Arsizio, Legnano e Castellanza, le cui periferie ne rappresentano i confini. Oltre agli insediamenti agricoli che interessano l’area Parco, come allevamenti, colture, maneggi, il territorio è interessato da infrastrutture come elettrodotti e metanodotti. Il territorio dei comuni di Busto Arsizio, Legnano e Castellanza, di-

In una delle aree a più elevata urbanizzazione ai confini fra le province di Milano e Varese, il Parco interessa un ambito di territorio libero, a vocazione prevalentemente agricola, a margine del sistema insediativo storicamente appoggiato sull’asse del Sempione, molto compromesso e a forte tensione abitativa e produttiva

rettamente coinvolti nel Parco, appare molto compromesso e a forte tensione abitativa e produttiva, ma abbastanza povero per quanto riguarda la disponibilità di aree di espansione. Il territorio della porzione settentrionale del Parco concentra, oltre al palazzetto dello sport di Busto Arsizio, i poli produttivi e commerciali di maggiori dimensioni, mentre una serie di infrastrutture lineari di interesse sovralocale costituiscono il margine netto dell’area. Dalla lettura degli strumenti urbanistici comunali emerge, all’interno del perimetro del Parco, una preponderante presenza di aree destinate

nella pagina precedente, Usi aggregati dei suoli

ad attrezzature di livello sovracomunale.

Parco Alto Milanese

169


Aspetti paesistico-ambientali

Il Parco comprende una vasta area agricola, appartenente all’ambito

Tra il dilagare degli edifici permangono ancora aree coltivate, mentre

dell’alta pianura asciutta, interclusa tra aree fortemente edificate, in-

qualche gelso residuo interrompe l’orizzonte dei coltivi a testimoniare

terrotta da boschetti di specie prevalentemente infestanti o di impor-

la fiorente bachicoltura del secolo scorso.

tazione, come la “Pinetina”.

Oggi oltre il 50% della superficie del Parco (185 ha) è occupata da aree

Fino alle soglie del ‘500 il paesaggio presentava foreste e boschi d’al-

agricole coronate da siepi e boscaglie (73 ha) e percorse da una fitta

to fusto interrotti da macchie di brughiera. Successivamente lo sfrutta-

rete di sentieri. Il Parco comprende una vasta area agricola, appartenente all’ambito dell’alta pianura asciutta, interclusa tra aree fortemente edificate, interrotta da boschetti di specie prevalentemente infestanti o di importazione

mento intensivo e i continui disboscamenti trasformarono il territorio in una brughiera, con la conseguente scomparsa delle attività produt-

Morfologicamente il territorio del Parco è caratterizzato da un paesag-

tive, in particolare metallurgiche, che sfruttavano tale risorsa.

gio totalmente piatto, nel quale l’acqua risulta praticamente assente.

Da questo periodo fino ai giorni nostri l’alta pianura perde la fisiono-

Il Parco non custodisce ambienti di particolare pregio naturalistico,

mia rurale sostituita da sempre più intensi fenomeni di urbanesimo,

mentre importanti testimonianze d’architettura rurale e alcuni roccoli

sia residenziale che produttivo.

ne segnano il territorio.

170 Parco Alto Milanese

171


Il patrimonio storico-architettonico, pur di una certa rilevanza, non appare paragonabile per diffusione e valore ad altri ambiti della pro-

Beni storico-architettonici e ambientali

vincia. Lo stesso ambito urbano di Legnano si segnala per la presenza, oltre che di un ricco patrimonio di architetura civile e religiosa, di una serie di stabilimenti produttivi e di quartieri operai (De Angeli Frua, Tosi), oltre che per la Colonia elioterapica dei BBPR. I complessi rurali, prevalentemente a corte aperta e spesso trasformati, pur interessando tutto l’ambito, non risultano presenti all’interno del Parco, se non con poche significative eccezioni fra le quali la Cascinetta di Busto Arsizio, futura sede del Centro parco. All’esterno del Parco è invece possibile segnalare la cascina Borghetto a Busto Arsizio, mentre il complesso della Scuola di Agraria (Brughiera di S. Grato) a margine dell’abitato di Villa Cortese costituisce per dimensioni un importante elemento di riconoscibilità territoriale. Nel territorio di Legnano un roccolo in disuso presenta ancora l’impianto arboreo e la disposizione planimetrica dell’impianto originario e il suo recupero potrà contribuire a creare nuovi valori paesaggistici e culturali. Per quanto riguarda invece le architetture religiose, si può segnalare lungo il margine est del Parco la chiesetta di Santa Teresa d’Avila a Legnano, mentre il Santuario di S.Maria di Piazza a Busto Arsizio costituisce, per la sua notorietà, un elemento di chiaro riferimento territoriale. Il patrimonio storicoarchitettonico, pur di una certa rilevanza, non appare paragonabile per diffusione e valore ad altri ambiti della provincia, anche se il recupero di alcuni complessi, come il roccolo presente all’interno del Parco, potrà contribuire a creare nuovi valori paesaggistici e culturali

Infine occore considerare che, essendo i centri storici localizzati all’esterno del perimetro del Parco, le altre tipologie di beni risultano presenti solamente ai suoi margini. Lungo il margine ovest del Parco, l’antica strada del Sempione rappresenta un importante elemento della memoria storica, oltre a uno dei tracciati sui quali si è appoggiato lo sviluppo della regione urbana milanese. La fruizione dell’ambiente da parte delle popolazioni è favorita dalla posizione dei nuclei urbanizzati rispetto al perimetro del Parco, che

nella pagina precedente, Sistema dei beni storico-architettonici e ambientali

permettono lo sviluppo di vie di accesso da ciascuno dei centri abitati che si affacciano su di esso, consentendo all’utente di raggiungere agevolmente i diversi ambiti.

Parco Alto Milanese

173


Aspetti naturalistici

-

Le aree di interesse forestale presenti all’interno del

recupero del territorio. Le altre aree del Parco sono rappresentate da

Parco Alto Milanese sono rappresentate da boschi, siepi boscate, in-

terreni dedicati alla coltivazione di cereali, erba medica e foraggi, ai

colti, filari e giardini. La superficie complessiva ammonta a circa il 23%

quali si affiancano presenze vegetazionali di origine artificiale.

VEGETAZIONE

dell’intero territorio del Parco.

Le aree boscate, pur ridotte per lo più a siepi alberate e filari lungo le strade campestri e a delimitazione della trama dei terreni coltivati, assolvono la fondamentale funzione di corridoio ecologico fra le aree boscate del Parco, offrendo rifugio a molte specie di animali

-

La presenza di aree boscate costituisce l’habitat ideale per il

La vegetazione naturale del territorio del Parco è rappresentata preva-

FAUNA

lentemente da latifoglie dominate da querce come la farnia (Quercus

rifugio di moltissimi animali selvatici.

robur), la rovere (Quercus petraia), la Roverella (Quercus pubescens),

Fra le specie più significative si rileva la presenza dello scoiattolo e di

formazioni tipiche della bassa e dell’alta Pianura Padana.

quelle specie, come i pipistrelli, che necessitano di grandi cavità nei

Specie esotiche, quali la robinia (Robinia pseudoacacia) e il ciliegio

tronchi per la riproduzione e lo svernamento.

tardivo (Prunus serotina), hanno però quasi ovunque sostituito le spe-

Più rilevante è la presenza di specie di uccelli nidificanti, fra cui il

cie autoctone, riducendo a pochi esemplari arborei la presenza delle

colombaccio, la quaglia, la tortora, il picchio rosso, l’allodola, la capi-

specie naturali tipiche di questo territorio.

nera e la cinciallegra.

Le aree boscate sono quasi esclusivamente di limitata estensione, ri-

Le siepi e i filari di alberi sono rifugio e sede di numerose specie di

dotte per lo più a siepi alberate o fasce boscate, radicate ai bordi delle

rettili, fra cui il ramarro, l’orbettino, il biacco e la natrice dal collare.

strade campestri e degli appezzamenti agricoli.

Anche i terreni coltivati costituiscono un ambiente ideale per molte

La presenza di siepi e filari di alberi, che delimitano la trama dei terre-

specie animali, che amano gli spazi aperti, quali volpi, lepri, faine e

ni coltivati, assolve la fondamentale funzione di corridoio ecologico fra

donnole.

le aree boscate del Parco, offrendo rifugio a molte specie di animali.

Edifici rurali, come le cascine, offrono piccoli spazi per la sopravvi-

La componente arbustiva presenta un discreto numero di specie au-

venza della civetta, della rondine, del codirosso e di altre specie che

toctone come il nocciolo (Corylus avellana), il biancospino (Crataegus

altrove non riescono più a trovare spazi adatti al loro insediamento.

monogyna), il sanguinello (Cornus sanguinea), il sambuco nero (Sam-

La vicinanza delle aree urbanizzate ha causato l’aumento della presen-

bucus nigra) e il berretto da prete.

za all’interno delle aree del Parco di numerose specie, quali il merlo

La presenza nel sottobosco di alcune specie erbacee quali la pervinca

e la tortora, che maggiormente si sono adattate ai cambiamenti del

(Vinca minor), propria dei boschi naturali, indica una forte capacità di

territorio.

174 Parco Alto Milanese

La vegetazione naturale del Parco è rappresentata prevalentemente da latifoglie dominate da querce come la farnia, la rovere, la roverella, tipiche della Pianura Padana, ridotte a pochi esemplari arborei da specie esotiche, quali la robinia e il ciliegio tardivo

175


La rete ecologica

La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ecologico, quale quello del Parco Alto Milanese, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente antropizzato, a cui si affianca uno scarso sistema di aree naturaliformi e una rete viaria molto ramificata, che crea fratture difficilmente superabili. L’attuale spesso assoluta mancanza di connessione fra le isole di vegetazione arborea residue ne produce un significativo isolamento ecologico, aggravato dalla scarsità d’acqua, mentre una sicura opportunità è rappresentata dalla presenza di filari e di siepi boscate. Il PLIS Alto Milanese si configura, all’interno del PTCP, come un tassello di non particolare rilievo della rete ecologica provinciale, trovandosi a distanza dai due corridoi ecologici principali dei corsi d’acqua, rappresentati dall’Olona e dal Villoresi, coi quali appare difficile la ricerca di una connessione. Al fine di concorrere alla realizzazione della rete ecologica della provincia di Milano, il Parco deve operare su quelle aree adibite ad uso agricolo situate in porzioni di territorio ritenute interessanti ai fini di un potenziamento dei collegamenti tra le aree di maggiore interesse forestale e faunistico, anche nell’ottica di salvaguardare/creare direttrici di permeabilità verso il territorio della provincia di Varese. Le connessioni ecologiche tra queste aree e il Parco devono quindi essere tutelate e valorizzate per perseguire l’obiettivo di sviluppo della rete ecologica provinciale, all’interno della quale l’area può costituire un importante elemento di connessione fra la valle del Ticino e quella, densamente urbanizzata, della valle dell’Olona e con i parchi del Roccolo e delle Roggìe. In questo ambito il recente progetto di Dorsale verde del nord Milano elaborato dall’Amministrazione provinciale si propone di mettere in relazione e ricondurre a sistema le diverse opportunità di carattere paesistico-ambientale presenti sul territorio, con l’intento di creare una connessione orizzontale fra i diversi ambiti territoriali e istituire un legame fra i suoi parchi. Più in generale gli obiettivi perseguiti dal progetto sono: •

collegare e ampliare i parchi esistenti e includere i territori agricoli

istituire una contiguità spaziale che favorisca lo scambio e l’inter-

rafforzare i corridoi orizzontali al fine di controbilaciare l’anda-

non compresi in essi; Nella pagina a destra, dall’alto: - schema del progetto di dorsale verde; - stralcio con l’individuazione del Parco Alto Milanese

176

connessione fra le diverse ecologie; mento nord-sud dei parchi, in un ambito dove le conurbazioni lineari sono ormai segnate da evidenti fenomeni di saldatura.


A partire dal dopoguerra gli agroecosistemi hanno subito una riduzio-

Aspetti agronomici

ne di superficie a favore, prevalentemente, degli insediamenti civili e industriali, pur consentendo di mantenere il carattere di fitta trama di appezzamenti, mentre le riduzioni più significative si sono avute a carico degli elementi lineari più esili e quindi maggiormente vulnerabili ed effimeri. Su una superficie agricola totale di 185 ettari operano circa 5 aziende agricole, per la maggior parte in campo cerealicolo. Le principali attività extra agricole sono rappresentate da alcuni maneggi, mentre non è presente nessun agriturismo. Per quanto concerne le colture praticate, si tratta di un’agricoltura Il Parco è interessato da un’agricoltura classica di pianura, segnata dall’assenza di irrigazione e dallo scarso utilizzo di fertilizzanti chimici, nella quale sono prevalenti i seminativi a frumento e mais alternati a superfici a prato permanente, mentre sono spesso presenti specie legate ad incolti o infestanti dei coltivi

classica di pianura, segnata dall’assenza di irrigazione, nella quale sono prevalenti i seminativi a frumento e mais alternate a superfici a prato permanente, mentre sono spesso presenti specie legate ad incolti o infestanti dei coltivi, ad evidenziare la non elevata frequenza dei tagli. La scarsa fertilità del suolo limita, paradossalmente, l’utilizzo di fertilizzanti chimici, a causa dello scarso ritorno economico. Questo elemento può però facilitare il passaggio a forme di agricoltura biologica e a sistemi agro-ambientali, in grado di favorire la fruizione paesisti-

nella pagina precedente, La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

co-ambientale da parte delle popolazioni. In quest’ottica è importante la presenza di aziende zootecniche, che possono contribuire a mantenere l’equilibrio della fertilità del terreno.

Parco Alto Milanese

179


Rete dei percorsi

Le principali porte di accesso al Parco sono ubicate nei tre comuni consorziati: Castellanza, Legnano e Busto Arsizio. Quest’ultima è ubicata in prossimità della Cascinetta, la cascina destinata a diventare la sede del Parco. Il Parco presenta un complesso e articolato sistema di percorsi di origine agricola pedonali, ciclabili ed equestri, questi ultimi legati alla presenza sul suo territorio di alcune scuderie, che costituiscono un interessante sistema di connettivo tra aree urbane, agricole e boscate. Una rete di sentieri di minore dimensione permette la fruibilità del Parco e la possibilità di coglierne i diversi aspetti paesistico-ambientali. I principali percorsi ciclopedonali attraversano il Parco in direzione est-ovest e nord-sud collegando fra loro le diverse Porte di accesso. Il Parco è inoltre corredato di un percorso vita e di percorsi equestri dedicati.

Un complesso e articolato sistema di percorsi di origine agricola, pedonali, ciclabili ed equestri, costituiscono un interessante sistema di connettivo tra aree urbane, agricole e boscate, consentendo la fruibilità del Parco e la possibilità di coglierne i diversi aspetti paesistico-ambientali nella pagina successiva, Rete dei percorsi

180

L’accessibilità ciclistica al Parco, dalle aree urbanizzate limitrofe, è permessa sfruttando la Rete Strategica della Mobilità ciclistica – MiBici – predisposta dalla Provincia di Milano, che si appoggia alle principali piste ciclabili realizzate dai comuni contermini al Parco. Più difficile risulta l’accessibilità dal nucleo centrale metropolitano in quanto gli itinerari ciclabili individuati sono ancora frammentati e interrotti.


PIANIFICAZIONE S T R U M E N T O : Piano Attuativo in preparazione

GESTIONE FRUIZIONE E PROGETTUALITÀ Aspetti gestionali

Il Parco organizza ogni anno numerose iniziative divulgative, di sensibilizzazione e culturali, fra le quali spiccano le attività di educazione ambientale per le scuole dei comuni consorziati.

La struttura che gestisce il Parco è composta da 6 persone, solo 2 del-

Inoltre ogni anno viene organiz-

le quali dipendenti del Consorzio:

zata una serie di iniziative di-

Direttore tecnico (arch.);

vulgative, di sensibilizzazione e

Responsabile Servizio Contabilità e Finanze;

culturali rivolte alle popolazioni,

Collaboratore Amministrativo;

con temi di carattere naturali-

Segretario Consortile;

stico, ambientale e della cultura

Collaboratori tecnici (2);

contadina. L’Ente Parco ha pubblicato una serie di materiali didattici e divul-

Budget

Il totale delle entrate nel 2006 è stato pari a 302.831,64 €. Il contri-

gativi, tra cui tre Quaderni Verdi,

buto della Provincia di Milano è stato pari a 40.000 € (13 % dell’am-

ed un Atlante degli uccelli del

montare delle entrate), mentre quello della Provincia di Varese è stato

Parco. È invece in fase di studio

pari a 20.000 €.

la pubblicazione di una monografia finalizzata a far conoscere a

Ricognizione delle aree pubbliche

Sistema di relazioni con altri attori non istituzionali

Le aree di proprietà del Parco, che coprono una superficie di 19 ettari,

un sempre più vasto pubblico le

sono rappresentate da:

realtà del Parco Alto Milanese.

Cascinetta;

Pinetina.

Il Consorzio Alto Milanese organizza ogni anno numerose iniziative. Innanzitutto viene offerto un servizio costante e gratuito di attività di educazione ambientale per le scuole dei comuni consorziati.

182


Utenza

Non esistono indagini in grado di permettere una valutazione quali/

l’obiettivo di evitare l’uso improprio del rimanente territorio di mag-

quantitativa delle caratteristiche degli utenti del PLIS. L’unico dato è

gior valenza paesistico-ambientale.

fornito dagli alunni coinvolti nei programmi educativi organizzati con

Per quanto concerne la miglioria forestale delle aree boscate, sono

le scuole inferiori del territorio del Parco, che nell’ultimo anno ha vi-

stati avviati una serie di interventi di riqualificazione, adottando cri-

sto la partecipazione di circa 1000 studenti.

teri forestali di riconversione delle specie infestanti (principalmente

Da segnalare che il progetto di monitoraggio ambientale recentemente

Robinia e Ciliegio tardivo) con essenze autoctone di pregio.

avviato prevede anche una specifica indagine sull’utenza.

Recentemente è stato anche avviato un progetto di monitoraggio am-

L’ambito di maggior concentrazione da parte degli utenti è rappre-

bientale finanziato attraverso i fondi strutturali dell’Unione Europea

sentato dall’area denominata la Pinetina, fra Castellanza e Legnano,

(DocUP). La politica del Parco ha individuato il complesso della Casci-

nucleo originario del Parco, dove sono presenti alcune infrastrutture

netta (Busto Arsizio), appositamente acquistata, come polo educativo

al servizio delle attività ricreative. Le principali modalità fruitive sono

ambientale. Si tratta di una struttura edilizia di valore storico per la

rappresentate dalle passaggiate a piedi, in bicicletta e a cavallo.

quale è stato definito un progetto di recupero come Centro parco. Il

Altre iniziative di carattere sportivo trovano collocazione all’interno

complesso, di circa quattro ettari, ospiterà il Centro di Educazione

del perimetro del Parco, tra le quali un piccolo circuito prova per mo-

ambientale, una sala convegni, una biblioteca ed una emeroteca natu-

dellini d’auto, campi sportivi e una piscina a Legnano.

ralistica, un museo delle attività agricole locali, gli uffici tecnici e ge-

Il Parco ha individuato il complesso della Cascinetta come Centro parco e polo educativo ambientale.

stionali, il presidio delle Guardie Ecologiche Volontarie e altri servizi

Educazione ambientale

L’Ente Parco offre a tutte le scuole dei comuni di Busto Arsizio, Castel-

dedicati alle attività manutentive dell’Ente.

lanza e Legnano la possibilità di usufruire gratuitamente di un servizio di accompagnamento su percorsi e visite guidate all’interno al Parco. Si tratta di un’iniziativa che si pone l’obiettivo di aiutare gli alunni delle scuole a ristabilire un legame con la natura, insegnando loro a conoscere le risorse del Parco e a sviluppare il rispetto dell’ambiente. I principali temi trattati durante le visite sono quelli legati agli aspetti storici e sociali del Parco, alla riqualificazione forestale delle aree boscate e all’integrazione con le attività agricole.

Interventi, progetti e studi

La realizzazione di un’area per il tempo libero di circa 10 ettari nella zona denominata Pinetina, nucleo originario del Parco, ha avuto

184 Parco Alto Milanese

185


PA R C O D E L B O S C O D E L R U G A R E TO Elementi identificativi .........................188 Inquadramento territoriale ................192 Territorio del Parco ............................199

186

Pianificazione ........................................212 Gestione, fruizione e progettualitĂ  ....218


ELEMENTI I D E N T I F I C AT I V I DENOMINAZIONE:

Parco del Bosco del Rugareto

Codice PLIS: PL_220

P R O V I N C E : Milano, Varese. C O M U N I : Rescaldina (MI); Cislago, Gorla Minore, Marnate (VA). R I C O N O S C I M E N T O : Del.GP di Varese n° 315 del 28/09/2005;

Del.GP n° 147/06 del 08/03/2006. AMPLIAMENTI: -

G E S T I O N E : Consorzio tra i Comuni di Rescaldina, Cislago,

Gorla Minore e Marnate.

S E D E : Municipio di Cislago – p.zza Enrico Toti 1, Cislago (VA).

tel. 02 966710 fax 02 96671054 e-mail: urbanistica-edilizia@comunedicislago.it

S U P E R F I C I E : totale: 1253 ha;

provincia di Milano: 202 ha; provincia di Varese: 1051 ha.

nella pagina accanto, All’interno di un’area diffusamente urbanizzata, il Parco tutela un vasto ambito boscato e nel quale l’agricoltura rappresenta oggi un’attività marginale

O B I E T T I V I : tutela naturalistica di un’area boschiva.

La nascita del Parco risponde all’esigenza di tutelare e conservare un vasto ambito coperto anticamente dai boschi e nel quale l’agricoltura rappresenta oggi un’attività marginale, all’interno di un’area diffusamente urbanizzata.

nelle pagine successive, Inquadramento territoriale su CTR Inquadramento territoriale su ortofoto

188 Parco del Bosco del Rugareto

189


I N Q U A D R A M E N TO T E R R I TO R I A L E Il Parco del Rugareto fa parte del sub-sistema ovest, costituito anche dal Parco Alto Milanese (in parte fuori provincia di Milano), dal Bosco di Legnano, dal Parco del Roccolo e dai proposti parchi dei Mulini (Medio Olona), delle Roggìe e del Gelso e da quello del Basso Olona-Rhodense, in fase di riconoscimento. Il Parco, direttamente connesso con il varesino PLIS del Medio Olona, è situato nella porzione nord-ovest della provincia di Milano, fra i tracciati dell’autostrada dei Laghi (A8), della SS 33 e della ferrovia del Sempione, a ovest, e della Varesina e della ferrovia Saronno-Varese, a est.

Territorio

192

In un ambito territoriale che ha pienamente condiviso le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato gli assi della Varesina e del Sempione, con la sua immagine di città continua, il Parco rappresenta un polmone verde in un territorio fortemente urbanizzato, nel settore nordoccidentale della provincia Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali

Nel settore nord-occidentale della provincia di Milano, il Parco del Ru-

lente concentrazione dei nuovi in-

gareto si estende in un ambito territoriale che ha pienamente condi-

sediamenti ha consentito, da una

viso le potenti trasformazioni che hanno caratterizzato gli assi della

parte, di mantenere e di rafforza-

Varesina e del Sempione, soprattutto quest’ultimo ormai contraddi-

re un modello fondato su un reti-

stinto da una immagine di città continua, pur conservando ancora una

colo di centri che solo in rari casi

certa disponibilità di spazi aperti. A sua volta il sistema insediati-

hanno conosciuto forme di conur-

vo nel settore orientale è caratterizzato da nuclei urbani che si man-

bazione, dall’altra, l’orientamento

tengono ancora tra loro distinti e da modesti fenomeni di saldatura.

verso un sistema residenziale ad

Uno sguardo al tessuto insediativo dei comuni nei cui territori sono

alta e medio-alta qualificazione,

contenute le aree del Parco mostra nella parte sud-ovest (Busto Ar-

ha determinato caratteristiche as-

sizio, Castellanza, Legnano) un sistema urbano a sviluppo lineare,

sai differenti rispetto al modello

appoggiato alla strada del Sempione, ma caratterizzato da una certa

di urbanizzazione tipico dell’hin-

sfrangiatura con la presenza di funzioni residenziali frammiste ad at-

terland metropolitano.

tività commerciali e produttive. L’evidente e pronunciato ampliamento

Conclusa la fase di sviluppo eco-

degli insediamenti residenziali, con una netta espansione dei centri

nomico, le principali indicazioni

urbani, una volta poco estesi e con nuclei densi a delimitazione abba-

fornite dagli strumenti urbanisti-

stanza netta e ben separati tra di loro, ha condotto alla fusione di nu-

ci comunali privilegiano, oltre a

clei limitrofi e alla eliminazione delle case sparse e delle piccole unità

nuovi insediamenti commerciali e

quali ortaglie, frutteti, ecc., caratteristiche degli insediamenti rurali.

produttivi nei territori di Legnano

Allo stesso tempo il significativo sviluppo economico ha avuto come

e Cerro Maggiore, le espansioni

conseguenza l’espansione delle aree residenziali, contribuendo in

residenziali a carattere diffusivo

modo significativo all’erosione di ampie superfici di suoli agricoli.

che

Nella parte nord-est (Uboldo, Gerenzano, Turate, Cislago) gli ambiti

i margini urbani dell’abitato di

urbani appaiono invece cresciuti in modo piuttosto raccolto attorno

Rescaldina, comune dove sono in

al loro nucleo originario e in generale rivolgono verso gli spazi aperti

atto evidenti trasformazioni inse-

l’affaccio di funzioni in prevalenza residenziali. In tal senso la preva-

diative.

interessano

principalmente


Paesaggio e ambiente

La naturale permeabilità dei suoli ha ostacolato l’attività agricola nelle sue forme a carattere più intensivo, favorendo la conservazione di vasti lembi boschivi che, assieme alla bachicoltura, mantenevano storicamente una importante funzione economica

Il PLIS del Rugareto è situato nella porzione nord-ovest della provincia

tà (e per contro di estrema fragilità) proprio in ordine al loro ruolo di

di Milano, nel contesto dell’alta pianura asciutta occidentale, a nord

assorbimento degli impatti da parte del sistema insediativo e in rela-

del canale Villoresi e a oriente della stretta valle dell’Olona, in un am-

zione alla loro funzione di riequilibrio ecologico, riqualificazione del

bito territoriale caratterizzato da ampie ondulazioni dovute all’azione

paesaggio e promozione di un “presidio ecologico” del territorio.

eolica e fluviale sul terrazzo fluvioglaciale che segna il margine set-

A loro volta, i corsi d’acqua hanno subito profonde modificazioni di

tentrionale della pianura a nord di Milano.

tracciato e struttura, spesso canalizzati e tombinati, svolgendo il ruo-

La naturale permeabilità dei suoli ha ostacolato l’attività agricola nel-

lo prevalente di collettore fognario.

le sue forme a carattere più intensivo, favorendo la conservazione di

L’ambito è interessato dall’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale

vasti lembi boschivi che, assieme alla bachicoltura, mantenevano sto-

“Contratto di Fiume Olona-Bozzente-Lura”, un’esperienza di program-

ricamente una importante funzione economica.

mazione negoziata volta a recuperare e valorizzare il potenziale natu-

Nonostante le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratte-

ralistico, ecologico e fruitivo del bacino del corso d’acqua, compren-

rizzato tale ambito, la presenza di aree boschive appare ancora si-

dente il torrente Bozzente, che attraversa la porzione orientale del

gnificativa, determinando la conservazione dei connotati di naturalità

territorio del Parco. L’AQST prevede il raggiungimento di una serie di

e il mantenimento della funzionalità ecologica. Il Parco può rappre-

obiettivi, fra i quali si segnalano:

sentare allora un importante elemento ecologico, nel quadro di una

riqualificazione delle ex aree di cava;

“ricucitura” fra gli ambiti della valle dell’Olona, ormai antropizzata e

bonifiche di discariche;

artificializzata, soprattutto nella sua parte meridionale, e quelli delle

riqualificazione di aree boschive;

Groane.

realizzazione di fasce boscate;

In tale ambito il sistema agricolo, in cui prevalgono le superfici a semi-

regimentazione idrogeologica dei corsi d’acqua;

nativo e a prato, è affiancato da ampi boschi, fra i quali spicca quello

monitoraggione dell’aria e dell’acqua.

del Rugareto, che può rivestire notevole importanza in quanto elemen-

Infine, la maturazione di iniziative volte a tutelare le parti più prege-

to di interfaccia e di relazione tra i diversi sistemi insediativi.

voli e interessanti dell’ambiente (in particolare il Consorzio del Parco

Sotto il profilo paesistico-ambientale, sono aree di estrema potenziali-

delle Groane) ha contribuito a tutelare i valori territoriali dell’area.

194 Parco del Bosco del Rugareto

Un sistema agricolo, in cui prevalgono le superfici a seminativo e a prato, è affiancato da ampi boschi, fra i quali spicca quello del Rugareto, che possono rivestire notevole importanza quali elementi di interfaccia e di relazione tra i diversi sistemi insediativi

195


Mobilità

Il territorio del PLIS è attraversato, oltre che da una rete di percorsi rurali minori, nati dalla necessità di raccordare gli ambiti agricoli con i molini della valle dell’Olona, dalla SP21 Cislago-Busto Arsizio, che si sviluppa con andamento est-ovest all’altezza delle aree edificate sul confine meridionale di Gorla Minore. Più a sud, il lembo del Parco in comune di Rescaldina risulta ulteriormente attraversato (sempre in direzione est-ovest) dall’itinerario intercomunale che collega tra loro gli abitati di Castellanza, Rescaldina e Gerenzano e dalla linea ferroviaria FNM Saronno-Malpensa. Esternamente rispetto ai suoi confini si posizionano, a nord, l’itinerario interprovinciale costituito dalla SP37 Gorla Maggiore-Mozzate e dalla SP24 di Appiano, a est, la SS233 Varesina e la parallela linea ferroviaria FNM Saronno-Varese (con le vicine stazioni di Cislago e Mozzate), a sud, la ex-SS527 Bustese, a ovest, la SP19 Castelnuovo-Gorla-Castellanza e, più distante, l’autostrada A8 dei Laghi. Nello scenario futuro, l’ambito del PLIS risulterà interessato dal passaggio dell’importante intervento stradale rappresentato dal Sistema Viabilistico Pedemontano, il cui asse principale (la cosiddetta tratta “A” tra la A8 e la A9) correrà lungo il confine nord, ricadendo (per quanto riguarda alcune limitate porzioni di tracciato all’altezza del previsto sistema di svincolo di Mozzate e Cislago) all’interno del perimetro del Parco. Recentemente è stato siglato, tra gli Enti interessati, l’Accordo di Programma regionale per la realizzazione dell’intervento, il cui assetto finale (per quanto riguarda, in particolare, la configurazione degli svincoli, il tracciato delle opere connesse e le misure di mitigazione e compensazione) verrà determinato nella stesura del progetto definitivo, per il quale si dovranno tenere conto delle prescrizioni segnalate dal CIPE nell’approvazione del progetto preliminare. Ulteriormente, il confine est del PLIS e alcune porzioni del suo territorio a nord-ovest di Cislago saranno interessati dal passaggio del nuovo tracciato della variante alla Varesina, opera connessa della Pedemontana, finalizzata ad alleggerire il traffico di transito che attraversa le

Un territorio attraversato, oltre che da numerosi percorsi rurali che collegano gli ambiti agricoli con i molini della valle dell’Olona, da una ramificata rete viaria, in futuro interessata dal passaggio della Pedemontana

conurbazioni presenti lungo la viabilità storica. Per quanto riguarda la rete ferroviaria, si segnalano, infine, i lavori in corso per il raddoppio e interramento della linea Saronno-Malpensa all’altezza dell’abitato di Castellanza, funzionali al completamento del potenziamento dell’accessibilità da Milano verso l’aerostazione.

Sistema della mobilità esistente e prevista

196 Parco del Bosco del Rugareto

197


T E R R I TO R I O D E L PA R C O Il Parco si colloca in una delle aree a più elevata urbanizzazione ai confini fra le province di Milano e Varese, interessando un ambito di territorio libero, a vocazione prevalentemente boschiva, a margine del sistema insediativo dei comuni appoggiati sull’asse del Sempione.

La parte quantitativamente e organizzativamente più consistente del-

Aspetti territoriali

l’area protetta ricade in territorio provinciale varesino. Nondimeno, la componente territoriale rescaldinese, stabilisce in modo definitivo la misura della potenzialità strategica del Parco come tramite strutturale di lunga portata ai fini della continuità del corridoio ecologico lungo il corso dell’Olona. In particolare il Parco occupa una posizione baricentrica rispetto ai territori dei comuni di Rescaldina, Marnate, Gorla Minore, Gorla Maggiore, Cislago, Gerenzano, dalle cui periferie è separato da un’estesa fascia agricola. La trama degli insediamenti, nonostante l’intensificarsi dei fenomeni di urbanizzazione degli ultimi cinquant’anni, mantiene ancora oggi una struttura leggibile, organizzata attorno ai nuclei agricoli storici, dando vita a struttura insediativa alquanto differente rispetto a quella caotica delle agglomerazioni limitrofe. Lungo il Bozzente, gli abitati di Cerro Maggiore, in modo più frastagliato, e di Rescaldina, in modo più compatto, rappresentano le frange periferiche della conurbazione densa sviluppatasi storicamente lungo l’asse del Sempione, che durante lo scorso secolo ha eroso gran parte dei territori agricoli che si estendevano fra il corso dell’Olona e i boschi di Uboldo. Il recente cambiamento delle dinamiche immobiliari ha fatto crescere la domanda di spazi di espansione nei confronti delle aree periferiche, rimaste fuori dal progetto di Parco sovracomunale, in territori a forte tensione abitativa e produttiva, come quello di Rescalda. Dalla lettura degli strumenti urbanistici comunali emergono, all’inter-

In una delle aree a più elevata urbanizzazione ai confini fra le province di Milano e Varese, il Parco rappresenta un elemento di forte potenzialità strategica ai fini della continuità del corridoio ecologico lungo il corso dell’Olona.

no del perimetro del Parco, accanto a una preponderante presenza di aree agricole e boschive, alcuni impianti di cava, che segnano in modo significativo i territori di Marnate, Gorla Minore e Cislago, rappresentando allo stesso tempo un’importante opportunità da un punto di vista ambientale. Infine, sono da segnalare i fenomeni di urbanizzazione a destinazione prevalentemente industriale che si sviluppano lungo il tracciato trasversale tra Gorla e Cislago, minacciando la continuità

nella pagina precedente, Usi aggregati dei suoli

degli spazi aperti.

Parco del Bosco del Rugareto

199


Aspetti paesistico-ambientali

Il Parco comprende una vasta area boscata, appartenente all’ambito

delle colture della vite e del gelso, oggi completamente scomparse,

dell’alta pianura asciutta, delimitata da distese prative e aree coltivate

che affiancavano un’agricoltura povera (segale e miglio), incapace di

e segnate da interventi di regimazione delle acque che testimoniano la

strappare campi e boschi alla brughiera.

secolare storia di trasformazione antropica del territorio.

Gli intensi fenomeni di urbanizzazione verificatisi a partire dal do-

Morfologicamente il territorio del Parco è caratterizzato da un paesag-

poguerra hanno contribuito a evidenziare il vuoto insediativo corri-

gio segnato da lievi ondulazioni che ha conservato il reticolo regolare

spondente all’ambito soggetto a esondazione, che rappresenta un im-

di percorsi e le suddivisioni campestri dell’originario paesaggio agra-

portante elemento relitto dei boschi planiziali che ricoprivano antica-

rio, una volta molto più parcellizzato e intercalato da continue quinte

mente l’alta pianura.

arboree con le loro ampie estensioni colturali, di taglio regolare e

Oggi, oltre il 70% della superficie del Parco (907 ha) è occupata da aree

andamento ortogonale, a cui si conformano spesso strade e linee di

boscate, fra cui alcuni lembi di foresta planiziale di querce, percorse

insediamento umano.

da una fitta rete di sentieri, che testimoniano l’appartenenza di questo

A partire dal Seicento, il grande piano di sistemazione idraulica detto

ambito al più vasto sistema ambientale sostenuto dall’asta dell’Olona

“Sistemazione dei Tre Torrenti”, con la conseguente modifica del per-

e che costituiscono l’elemento organizzatore del territorio.

corso dei corsi d’acqua Bozzente, Gradeluso e Fontanile, insieme agli

Fra di essi i Boschi di Cislago rappresenta l’aggregazione boschiva

interventi di rimboschimento, hanno contribuito in modo fondamenta-

più estesa del Parco, attraversata da una importante rete di percorsi,

le alla bonifica di questo territorio storicamente occupato da acquitrini

mentre l’ampio e compatto Bosco del Rugareto costituisce il nucleo

e soggetto ai periodici straripamenti dei principali corsi d’acqua. Nei

mediano della complessiva aggregazione dei boschi del Parco.

Il Parco comprende vaste aree boscate, percorse da una fitta rete di sentieri e delimitate da distese prative e aree coltivate, segnate da interventi di regimazione delle acque che testimoniano la secolare storia di trasformazione antropica del territorio

secoli successivi il paesaggio andò caratterizzandosi per la diffusione

200 Parco del Bosco del Rugareto

201


Il patrimonio storico-architettonico, pur di una certa rilevanza, non appare paragonabile per diffusione e valore ad altri ambiti della provincia.

Beni storico-architettonici e ambientali

I complessi rurali, prevalentemente a corte aperta e spesso trasformati, pur interessando tutto l’ambito, non risultano presenti all’interno del Parco, se non con poche eccezioni fra le quali le cascine Visconta a Cislago e Deserto a Gorla, mentre all’esterno del Parco è possibile segnalare le cascine Pagana e Prandona a Rescaldina. Per quanto riguarda invece le architetture religiose, si può segnalare lungo il margine occidentale del Parco la chiesa di S. Giuseppe a Rescalda, mentre la Parrocchiale di Cislago costituisce, per la sua notorietà, un importante elemento di riferimento territoriale. Infine occore considerare che le altre tipologie di beni risultano presenti solamente ai margini del Parco, poichè i centri storici, che hanno mantenuto, soprattutto lungo la Varesina, l’originario rapporto con il territorio, si localizzano all’esterno del perimetro del Parco stesso. Al margine orientale del Parco il nucleo storico di Cislago, lungo il tracciato della Varesina, si addossa con le sue corti al complesso del castello, che rappresenta un elemento di notevole rilievo nell’apparato difensivo del contado, così come il complesso del castello di Gorla (castello Terzaghi), che, insieme al parco, ha fortemente condizionato lo sviluppo urbanistico del borgo storico. Sempre a Gorla Minore un’altra emergenza è rappresentata dalla cinquecentesca villa Durini, con il suo giardino all’italiana. Nel nucleo storico di Rescalda si segnala, invece, il complesso di villa Bernocchi con giardino e la chiesa di San Giuseppe. L’antico tracciato della strada Varesina rappresenta un importante elemento della memoria storica, oltre a uno dei tracciati sui quali si è

Un tratto della strada Rescalda

appoggiato lo sviluppo della regione urbana milanese, mentre a livello più locale la direttrice trasversale tra Cislago e Olgiate può anch’essa

Il complesso del castello di Cislago

essere considerata un tracciato portante della viabilità storica. La fruizione dell’ambiente da parte delle popolazioni è favorita dalla

La piazza di Cislago

posizione dei nuclei urbanizzati rispetto al perimetro del Parco, che nella pagina precedente, Sistema dei beni storico-architettonici e ambientali

favoriscono l’utilizzo delle numerose vie di accesso da ciascuno dei centri abitati che si affacciano su di esso, consentendo all’utente di raggiungere agevolmente i diversi ambiti.

Parco del Bosco del Rugareto

203


Aspetti naturalistici

VEGETAZIONE

FAUNA

Il territorio del Parco si presenta come un ampia distesa pianeggiante

La presenza del nucleo forestale centrale costituisce l’habitat ideale la

terrazzata con al centro un nucleo forestale di circa 900 ettari e ai margini

nidificazione, la sosta e il rifugio di moltissimi animali selvatici.

terreni a vocazione agricola, per un’estensione pari a circa 350 ettari.

Fra le specie più significative ricordiamo numerosi rettili (saettone,

La presenza di formazioni forestali di notevole pregio e consistenza

ramarro, biacco, orbettino) e fra i mammiferi il toporagno, il ghiro e

connotano fortemente il paesaggio e l’appartenenza alla fascia boschi-

l’arvicola.

va lungo l’Olona e il Lanza configura il territorio del Parco del Rugare-

Più numerose sono le specie di uccelli, per cui si segnala la presenza

to come parte del corridoio ecologico che va dal confine di stato fino

di gufi, sparvieri, allocchi, picchi rossi, barbagianni e codibugnolo.

alla fascia periurbana milanese. La vegetazione del Parco è rappresen-

Negli ambiti di fondovalle, più ricchi d’acqua, si rileva un ambiente fa-

tata prevalentemente da latifoglie dominate da querce come la farnia

vorevole alla diffusione di alcune specie di anfibi, fra i quali è frequen-

(Quercus robur) e la rovere (Quercus petraia), formazioni tipiche della

te la presenza di popolazioni di Rana verde, Rospo comune e Rospo

bassa e dell’alta Pianura Padana, a cui spesso si accompagnano esem-

smeraldino (Bufo viridis).

plari di carpini (Carpinus betulus), ciliegi (Prunus avium) e castagni

Anche i terreni coltivati costituiscono un ambiente ideale per molte

(Castanea sativa). Accanto alle specie autoctone si rileva la presenza

specie animali, che amano gli spazi aperti, quali volpi, lepri, faine e

anche di specie esotiche, quali la robinia (Robinia pseudoacacia) e il

donnole.

ciliegio tardivo (Prunus serotina), che ormai occupato vaste aree boschive. Varie specie fanno parte dello strato arbustivo ed erbaceo, tra cui, nel primo il nocciolo (Corylus avellana), il biancospino (Crataegus monogyna), il sanguinello (Cornus sanguinea), il sambuco nero (Sambucus nigra) e, nello strato erbaceo, la pervinca (Vinca minor) e la molinia (Molinia arundinacea), specie proprie dei boschi naturali. Lungo i corsi d’acqua che attraversano il territorio del Parco, dove si creano ambienti generalmente favorevoli allo sviluppo di una copertura vegetale evoluta, si rilevano formazione boscate con dominanza di

Oltre il 70% della superficie del Parco è occupata da aree boscate, fra cui alcuni lembi di foresta planiziale di querce, come il Bosco Bargetta a Rescalda, il Bosco del Rugareto e i Boschi di Cislago, l’aggregazione boschiva più estesa del Parco

latifoglie (Quercus, robinie e castagni) e specie floristiche interessanti, benché sminuite dallo stato di degrado che generalmente caratterizza questi ambiti. I terreni agricoli sono in generale delimitati da siepi e fasce boscate, che assolvono la fondamentale funzione di corridoio ecologico, offrendo rifugio a molte specie di animali.

204 Parco del Bosco del Rugareto

205


La rete ecologica

La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ecologico, quale quello del Parco del Rugareto, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente antropizzato, a cui si affianca uno scarso sistema di aree naturaliformi e una rete viaria molto ramificata, che crea fratture difficilmente superabili. L’area del PLIS, e in particolare i boschi presenti al suo interno, costituiscono però un’importante fattore di mantenimento della biodiversità sia a livello botanico che faunistico, non solo a livello locale, ma anche su scala più ampia, anche se l’attuale carente connessione fra le isole di vegetazione arborea residue ne produce un significativo isolamento ecologico, aggravato dalla scarsità d’acqua di alcuni torrenti, come il Fontanile di Tradate, mentre una sicura opportunità è rappresentata dalla presenza di filari e di siepi boscate. Il PLIS del Rugareto si configura, all’interno del PTCP, come un importante tassello della rete ecologica provinciale, parte dell’ambito di interesse ecologico che dalla Svizzera raggiunge la fascia periurbana milanese, in connessione col corridoio ecologico principale dei corsi d’acqua, rappresentato dall’asta fluviale dell’Olona. Allo stesso tempo l’inserimento nel perimetro del Parco di una propaggine di terreni agricoli che si spinge oltre la Statale varesina, a est di Cislago, risponde proprio alla esigenza di sottolineare la prossimità fisica del PLIS al grande Parco Regionale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate. Al fine di concorrere alla realizzazione della rete ecologica della provincia di Milano, il Parco deve operare su quelle aree adibite ad uso agricolo situate in porzioni di territorio ritenute interessanti ai fini di un potenziamento dei collegamenti tra le aree di maggiore interesse forestale e faunistico, peraltro diffusamente presenti nel territorio del PLIS, anche nell’ottica di salvaguardare/creare direttrici di permeabilità verso il territorio della provincia di Varese. Le connessioni ecologiche tra queste aree e il Parco devono quindi essere tutelate e valorizzate per perseguire l’obiettivo di sviluppo della rete ecologica provinciale, all’interno della quale l’area può costituire un importante elemento di connessione fra la valle densamente urbanizzata dell’Olona e le Groane, fino al Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate.

nella pagina precedente La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

Infine, occorre sottolineare che questo ambito non è direttamente interessato dal recente progetto di Dorsale verde del nord Milano elaborato dall’Amministrazione provinciale.

Parco del Bosco del Rugareto

207


A partire dal dopoguerra gli agroecosistemi hanno subito una riduzio-

Aspetti agronomici

ne di superficie a favore, prevalentemente, degli insediamenti civili e industriali, mentre la semplificazione della fitta trama di appezzamenti e le significative riduzioni a carico degli elementi lineari più esili e quindi maggiormente vulnerabili ed effimeri, ha determinato un appiattimento dei caratteri paesaggistici, con la completa scomparsa delle colture della vite e del gelso. La storia recente conferma la conservazione di un’agricoltura dimensionata sulla piccola proprietà, che affianca alle classiche attività rurali il governo delle aree boschive, mentre si evidenzia un significativo aumento degli incolti, l’accentuarsi dei fenomeni di uso temporaneo o improprio dei terreni e l’erosione dovuta all’avanzamento dei fronti urbani. Allo stesso tempo le circa dieci aziende agricole, più della metà delle quali sono cerealicole (segale e miglio) e che operano su una superfi-

Un’agricoltura dimensionata sulla piccola proprietà affianca alle classiche attività rurali il governo delle aree boschive, mentre si evidenzia un significativo aumento degli incolti, l’accentuarsi dei fenomeni di uso improprio dei terreni e l’erosione dovuta all’avanzamento dei fronti urbani

cie agricola totale di 357 ettari, non appaiono in grado di di strappare campi e boschi alla brughiera. Le principali attività extra agricole sono rappresentate da alcuni maneggi, mentre non è presente nessun agriturismo. Per quanto concerne le colture praticate, si tratta di un’agricoltura classica di pianura, che opera su un territorio storicamente occupato da acquitrini e soggetto ai periodici straripamenti dei principali corsi d’acqua e nella quale sono prevalenti i seminativi a frumento e mais alternate a superfici a prato permanente.

Parco del Bosco del Rugareto

209


Rete dei percorsi

Il territorio del Parco del Bosco del Rugareto è attraversato da una discreta rete di strade comunali, utilizzate per la maggior parte per le attività agricole, ma anche per il collegamento tra i nuclei urbani limitrofi al Parco (Gorla Minore e Cislago). Attualmente non esiste una rete di percorsi ciclopedonali attrezzati all’interno dell’area del Parco, ma sfruttando la rete di sentieri e viabilità campestre presente, è possibile, come enunciato fra i principali obiettivi dei Comuni aderenti al Parco, la realizzazione di percorsi pedonali e ciclopedonali organizzati in reti di diverso livello, che promuovano e permettano l’uso diffuso a fini ricreativi e culturali del territorio del Parco e soprattutto delle aree boscate. Una particolare attenzione viene posta anche nei confronti delle fruizione delle fasce fluviali e degli ambiti di fondovalle, attraverso la creazione di uno specifico sistema di percorsi ciclopedonali di accesso all’acqua, fra i quali assume notevole rilievo l’antico tracciato della

Una discreta rete di sentieri e strade campestri, utilizzate per la maggior parte per le attività agricole, ma anche per il collegamento tra i nuclei urbani limitrofi al Parco, permettono un uso diffuso a fini ricreativi e culturali del territorio del Parco e in particolare delle aree boscate

cosiddetta Strada Rescalda. L’accessibilità ciclistica al Parco, dalle aree urbanizzate limitrofe, è permessa sfruttando le reti ciclabili realizzate dai Comuni contermini al Parco. Più difficile risulta l’accessibilità dal nucleo centrale metropolitano in quanto gli itinerari ciclabili individuati dalla Rete Strategica della Mobilità ciclistica – MiBici – predisposta dalla Provincia di Milano, sono

nella pagina successiva, Rete dei percorsi

ancora frammentati e interrotti.

210


PIANIFICAZIONE

Il Piano si basa sulla conservazione e la valorizzazione dell’assetto agroforestale, accompagnata dal recupero del complesso sistema degli antichi percorsi che caratterizzano il Parco

S T R U M E N T O : proposta di Piano Pluriennale degli Interventi (PPI),

clei e di tessuti storici, di organismi monu-

marzo 2007.

mentali e di interesse culturale.

APPROVAZIONE: -

Il recupero e la valorizzazione del complesso sistema della sentieristica costituisce la tematica

CARATTERI

principale su cui si vanno a concentrare le ini-

Gli obiettivi specifici del Piano sono:

ziative progettuali e le risorse economiche del

creazione di una rete ecologica alla scala sovracomunale;

primo Programma Pluriennale degli Interventi del

attuazione di misure per il miglioramento della “permeabilità eco-

PLIS del Bosco del Rugareto, relativo al periodo

logica del territorio”;

2007-2009.

co-pianificazione delle iniziative e modalità gestionali;

Il recupero dei più importanti tra questi antichi

monitoraggio della evoluzione dell’ecosistema Parco, dello stato di

percorsi alla nuova funzione di albero portante

attuazione dei piani e dei programmi di miglioramento ecologico

del futuro sistema circolatorio interno del Parco

miglioramento strutturale dei boschi;

e di tramite relazionale tra questo e le circostan-

valorizzazione delle possibili sinergie tra Agricoltura e Parco;

ti agglomerazioni urbane è la sostanza della pro-

conservazione della memoria storica e del paesaggio culturale;

posta programmatica, nell’ottica della riscoperta

valorizzazione della qualità ecologica del sistema dei corsi d’ac-

di una “mobilità lenta” del territorio.

qua, dei fossi e delle zone umide; •

valorizzazione dei pregi estetico-visuali dei corsi d’acqua;

La fattibilità del progetto si fonda sulla docu-

conservazione e valorizzazione degli organismi monumentali, dei

mentata conservazione di una griglia consolidata

tessuti insediativi e dei giardini storici;

di percorsi campestri e boschivi, che potranno

creazione di un ecosistema definito nelle sue componenti funzionali;

in tal modo far divenire il Parco parte integrante

consolidamento delle componenti funzionali e strutturali del siste-

dello scenario quotidiano di vita.

ma agro-forestale;

Per quanto concerne invece la gestione del Par-

creazione sistema di fruizioni delle componenti funzionali della fa-

co, questa è affidata a un consorzio fra i Comuni

scia agricolo-boschiva;

interessati.

creazione sistema di fruizione delle componenti funzionali della

L’elemento base sul quale il Piano è impostato è

fascia di pertinenza fluviale e del fondovalle;

la suddivisione del territorio in unità funzionali,

creazione di un sistema strutturato di fruizione del sistema di nu-

basate sulle caratteristiche e vocazioni ambien-

212


nella pagina successiva, Tav. 2 - Localizzazione degli interventi

tali, naturalistiche e paesaggistiche delle diverse porzioni di Parco, ognuna delle quali è legata a uno specifico ambito territoriale: a. agricolo-boschiva (Fascia di Gorla Minore); b. agricola aperta (Enclave di cascina Visconta); c. agricola con siepi (Frangia ecotonale di Cislago); d. agricola (Propaggine est di Cislago); e. forestale (Bosco del Rugareto); f. forestale (Boschi di Cislago); g. forestale (Margine di Rescalda); h. forestale (Corridoio del Bozzente). Da sottolineare che alle singole unità funzionali del Piano Pluriennale degli Interventi non corrispondono delle specifiche norme di attuazione. ELABORATI DI PIANO

1. Relazione. Quadro analitico-conoscitivo 2. Relazione. Quadro progettuale Allegato 1 - Carta dei suoli Allegato 2 - Carta dei litotipi Allegato 3 - Carta della vegetazione Allegato 4 - Tipi forestali reali Allegato 5 - Tipi forestali ecologicamente coerenti Allegato 6 - Sistema dei parchi locali del medio Olona Allegato 4 - Sviluppo dei tracciati Tav. 1 - Inquadramento territoriale Tav. 2 - Localizzazione degli interventi

Caratteristiche del Piano Pluriennale degli Interventi

AMBITI DI NATURALITÀ

Nel Parco acquistano particolare rilevanza, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti di naturalità”, che costituiscono l’asse portante della rete ecologica del Parco. Si tratta, oltre a quelle parti del territorio prossime al corso del Bozzente, degli ambiti forestali del Bosco del Rugareto, dei Boschi di Cislago e di Rescalda. L’Unità e - forestale (Bosco del Rugareto), oltre alla funzione di separazione tra gli insediamenti eterogenei che si addensano ai suoi margini, svolge la fondamentale funzione di sostegno dell’identità locale e di contrasto alla disgregazione della residua diversità e riconoscibilità rispetto alle circostanti macchie urbane. L’Unità f - forestale (Boschi di Cislago) rappresenta l’aggregazione boschiva quantitativamente più estesa, attraversata da una importante rete di percorsi, residui della antica maglia viaria territoriale e in rapporto con il corso del Bozzente.

214 Parco del Bosco del Rugareto

215


L’Unità g - forestale (Margine di Rescalda) si propone con un vasto

rezione dell’abitato di Cislago e del territorio comasco oltre che verso

interspazio, che separa il nucleo abitato di Rescalda dal margine com-

il Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate.

patto del bosco. L’Unità h - forestale (Corridoio del Bozzente) costituisce il caposaldo

AMBITI PER LA FRUIZIONE

di una sequenza concatenata di fasce riparie che si addentra a sud nel

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti per la frui-

contesto periurbano altomilanese.

zione” non assumono particolare rilevanza da un punto di vista quantitativo. Il tema della fruizione è invece indirizzato verso la percorribi-

AMBITI AGRICOLI

lità del territorio, garantita da un’estesa rete di itinerari ciclopedonali,

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti agricoli”, pur

che va a costituire la tematica principale del PPI.

non assumendo particolare rilevanza da un punto di vista quantitativo,

Nei nodi di prevedibile maggiore frequentazione è prevista una minima

rendono tale ambito, per il suo ruolo ecologico, uno dei punti salienti

dotazione per consentire pause di riposo e contemplazione dell’am-

della pianificazione.

biente. Tali nodi, che costituiscono elemento di fruizione privilegiata

L’Unità a - agricolo-boschiva (Fascia di Gorla Minore), è fondamentale:

dell’ambiente naturale per la generalità del pubblico, sono posizionati:

sia per la rilevante caratterizzazione dimensionale che per l’articolata

nel bosco di Rescaldina;

solidità ecologica delle tessere ambientali e per la presenza dell’acqua

nel Bosco Bargetta;

(fontanile di Tradate), rendendo i boschi e la campagna di Gorla Mino-

alla cascina Visconta di Cislago;

re del tutto fondamentali per le strategie di governo del Parco.

presso villa Solbiati ai Gorla Minore.

Mentre il tema della fruizione non assume particolare rilevanza da un punto di vista quantitativo. essendo indirizzato verso la percorribilità del territorio, nel Parco acquistano particolare rilievo le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti di naturalità”, che costituiscono l’asse portante della rete ecologica del Parco

L’Unità b - agricola aperta (Enclave di cascina Visconta) funziona da cerniera tra la parte settentrionale del Parco, i boschi del Rugareto e

Il Piano individua inolotre gli Approdi al Parco, aree attrezzate di in-

di Cislago e il corridoio del Bozzente, rappresentando un elemento

terscambio tra la viabilità comprensoriale e il sistema dei sentieri del-

cardine territoriale anche in virtù della sua valenza scenica.

l’area protetti, localizzati all’estremo sud, in territorio di Rescaldina

L’Unità c - agricola con siepi (Frangia ecotonale di Cislago) e d - agri-

in prossimità della Strada Provinciale Saronno-Castellanza e in territo-

cola (Propaggine est di Cislago) costituiscono un “ponte”, rivolto in di-

rio di Gorla Minore, lungo il tratto della SP21, che porta a Cislago.

216 Parco del Bosco del Rugareto

217


GESTIONE FRUIZIONE E PROGETTUALITÀ Aspetti gestionali

In attesa di attivare maggiori relazioni con altri attori non istituzionali, il Parco ha messo a punto la “Via Verde dei Parchi del Medio Olona”, un progetto unitario di riuso dei sentieri esistenti al fine di dotare il territorio del medio Olona di un sistema sovralocale di mobilità lenta che si estende per circa 40 chilometri

La struttura che gestisce il Parco è composta al momento da una sola

Un accordo tra parchi locali del medio Olona (Ru-

persona (geometra), che svolge la funzione di Direttore tecnico, dedi-

gareto, Medio Olona e Rile-Tenore-Olona) prevede

cando al Parco solo una parte limitata del proprio tempo e avvalendosi

la realizzazione di un progetto unitario di riuso

delle sole risorse del Settore urbanistico dell’Amministrazione comu-

dei sentieri esistenti al fine di dotare il territorio

nale di Cislago, Comune capofila del Consorzio.

di un sistema organico di mobilità lenta. Ciascuno dei tre PLIS, oltre a gli interventi all’interno

Budget

Il totale delle entrate nel 2006 è stato pari a 19.794 €. Il contributo

del proprio perimetro, si accorda per il prosegui-

della Provincia di Milano è stato pari a 11.794 € (60 % dell’ammontare

mento del tracciato sovralocale di sentiero nelle

delle entrate).

adiacenti area protetta, per una lunghezza totale di circa 40 chilometri, di cui circa 12 all’interno

Ricognizione delle aree pubbliche

Attualmente il Consorzio non dispone di aree di proprietà.

del Bosco del Rugareto. Dopo avere attraversato da sud a nord il Parco del Rugareto e la parte occidentale del PLIS Me-

Sistema di relazioni con altri attori non istituzionali

Il Parco ha avviato alcune iniziative a carattere divulgativo, cultura-

dio Olona, il tracciato si addentrerà nel succes-

le e di sensibilizzazione rivolte alle popolazioni, mentre si segnala

sivo PLIS Rile-Tenore-Olona, dando così vita alla

l’opportunità di attivare maggiori relazioni con il Comitato “Gruppo

“Via Verde dei Parchi del Medio Olona”.

Amici del Rugareto” che si occupa della salvaguardia del Parco del

Per quanto concerne gli interventi previsti dal PPI

Rugareto.

si prevede in linea di massima di procedere come segue:

Utenza

Non esistono indagini in grado di permettere una valutazione qua-

segnaletica + aree di sosta tra fine 2007 ed

ponticello della vicinale di Gallarate + appro-

li/quantitativa delle caratteristiche degli utenti del PLIS, anche se il Parco stima il coinvolgimento di 2.500 studenti nelle attività di educa-

inizio 2008; do di Rescaldina tra 2008 e 2009;

zione ambientale organizzate sul suo territorio. •

Educazione ambientale

L’Ente Parco non ha a oggi avviato inizitive di educazione ambientale.

ponticello della comunale di Cassina Massina + approdo di Gorla Minore a fine 2009.

La precedenza data alla segnaletica rende ra-

Interventi, progetti e studi

218

Nell’ottica di migliorare la fruibilità del Parco sono previsti una se-

gione della necessità di rendere fruibile nel più

rie di progetti di parcheggi e aree di sosta. È stata inoltre avviata la

breve tempo possibile il sistema-sentiero pro-

realizzazione del sito internet del Parco, allo scopo di comunicare in

grammato. Il costo complessivo previsto è pari

modo più efficace le politiche e le iniziative del Parco stesso.

a 116.000 €.


PA R C O D E L L A BRIANZA CENTRALE Elementi identificativi .........................222 Inquadramento territoriale ................226 Territorio del Parco ............................235

220

Pianificazione ........................................250 Gestione, fruizione e progettualitĂ  ....258


ELEMENTI I D E N T I F I C AT I V I DENOMINAZIONE:

Parco della Brianza Centrale

Codice PLIS: PL_202

P R O V I N C E : Milano. C O M U N I : Seregno. R I C O N O S C I M E N T O : Del.GR n° 7/5139 del 15/06/2001;

Del.GP 41/05 del 26/01/05 (ampliamento). A M P L I A M E N T I : i Comuni di Albiate, Bovisio Masciago, Carate Brianza,

Cesano Maderno e Desio hanno in passato manifestato l’interesse a far parte del Parco, senza che questo portasse a concrete iniziative. G E S T I O N E : Comune di Seregno.

S E D E : Municipio di Seregno,

via Umberto I, 78 - via XXIV Maggio, 20038 Seregno (MI) tel. 0362 263308 - 332; fax. 0362 2633300 e-mail: info.parcobrianzacentrale@seregno.info www.parcobrianzacentrale.it S U P E R F I C I E : totale: 396 ha;

provincia di Milano: 0 ha provincia di Monza e Brianza: 396 ha. O B I E T T I V I : tutela e riprogettazione paesistica di aree agricole

nella pagina accanto, In un ambito diffusamente urbanizzato il Parco consente la salvaguardia delle aree libere intorno alla città, destinandole alla fruizione della popolazione e consentendo, allo stesso tempo, il mantenimento delle attività agricole

interstiziali. Le aree che ne fanno parte non rappresentano più spazi in attesa di essere edificati, ma parti integranti della organizzazione urbana, costituendo una salvaguardia attiva delle aree verdi e degli spazi aperti che circondano l’abitato, caratterizzandone la forma urbana e indicando un limite all’espansione della città. La realizzazione del Parco consente la salvaguardia delle aree libere intorno alla città, rendendole fruibili dalla popolazione, facilitandone la percorrenza e l’uso ai fini

nelle pagine successive, Inquadramento territoriale su CTR

ricreativi, realizzando specifiche attrezzature destinate al loisir e al tempo libero e consentendo, allo stesso tempo, il mantenimento delle attività agricole.Il Parco contribuisce infine alla definizione della forma

Inquadramento territoriale e possibili ambiti di ampliamento del Parco su ortofoto

urbana di Seregno, venendo inteso come lo strumento per ridisegnare il bordo della città e i suoi affacci sugli spazi aperti.

222 Parco della Brianza Centrale

223


I N Q U A D R A M E N TO T E R R I TO R I A L E Il Parco della Brianza Centrale fa parte del sub-sistema centrale, tra i parchi delle Groane e della Valle Lambro, costituito anche dai PLIS della Brughiera Briantea, del Grugnotorto-Villoresi, della Balossa (in fase di riconoscimento) e da quello della Media Valle del Lambro. Interessato dai tracciati della SS36 Valassina e delle linee ferroviarie Milano-Como-Chiasso e Seregno-Saronno, il Parco si relaziona a nord-ovest con il Parco della Brughiera, a ovest con il Bosco delle Querce e le Groane e a est con il Parco della Valle del Lambro. Più lontano, a sud, il Parco del Grugnotorto-Villoresi.

Territorio

226

Nell’ambito più urbanizzato dell’intera Brianza, il sistema insediativo lungo la Valassina presenta notevoli fenomeni di compromissione delle aree di frangia, mentre gli elementi naturali risultano residuali, se non addirittura inesistenti, rispetto ai piani di sviluppo urbanistico Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali

La Brianza occidentale, pur con la presenza del Parco delle Groane,

delle aree di frangia che accolgono,

rappresenta la parte più urbanizzata dell’intera Brianza. Lo sviluppo

a fianco di ciò che resta dell’attività

di questo ambito si è appoggiato sulla rete viaria principale, l’antica

agricola che un tempo aveva carat-

strada Comasina e la più recente Milano-Meda da un lato e la vecchia

terizzato questi territori, le attività

e la nuova Valassina dall’altro, dando luogo inizialmente a formazioni

più disparate, spesso marginalizza-

lineari con andamento nord-sud e ramificandosi poi in un tessuto di

te dalle strutture urbane (sfasciacar-

residenze e piccole-medie industrie che ha, poco a poco, raggiunto

rozze, campi nomadi, depositi di va-

e saturato i residui spazi agricoli. Ne è derivato un utilizzo intenso

ria natura, orti spontanei), accanto a

del territorio, un carattere disomogeneo delle tipologie edilizie, una

centri commerciali e aree attrezzate

nuova forma di paesaggio che induce da un lato un’attenuazione della

per il tempo libero, spesso realizza-

“memoria dei luoghi”, dall’altro mette in mostra contenuti formali non

te in modo del tutto casuale.

sempre di adeguata qualità, dall’altro ancora attesta un’evidente dina-

L’area

mismo socio-economico.

condiviso le potenti trasformazio-

L’intensa espansione edilizia e urbana che ha saturato questa fascia di

ni territoriali che hanno caratteriz-

territorio, la pianificazione comunale che, priva di un coordinamento a

zato l’ambito più occidentale della

livello superiore, ha accompagnato la crescita edilizia e il forte incre-

nuova Provincia, e hanno connota-

mento, specie nei decenni ‘50 e ‘60, degli insediamenti produttivi lo-

to l’attuale uso del suolo nel qua-

cali, la mancanza di equilibrio fra Milano e la cintura urbana adiacente,

le gli elementi “naturali” risultano

hanno di fatto determinato rilevanti criticità territoriali e ambientali.

residuali, se non addirittura inesi-

Da un lato siamo di fronte, come in molti distretti industriali maturi

stenti, rispetto ai piani di sviluppo

sottoposti a una crescente concorrenza internazionale, a processi di

urbanistico. L’ambito della Brianza

dismissione di impianti produttivi, a cui fanno seguito riconversioni

occidentale è infatti caratterizzato

non sempre agevoli. Dall’altro lato, si stanno manifestando rilevanti

dalla pervasiva presenza dell’urba-

problemi territoriali e ambientali, determinati dalla saturazione degli

nizzato, che ha confinato i residua-

spazi liberi, che compromette sia lo sviluppo urbano sia il completa-

li ambiti agricoli in aree di frangia

mento della dorsale verde, e da livelli di inquinamento assai elevati.

spesso disordinate, e dalla capilla-

In questo ambito il sistema insediativo lungo la Valassina, come d’altra

re, quanto imponente, presenza di

parte l’area monzese, presenta notevoli fenomeni di compromissione

infrastrutture viarie.

del

Parco

ha

pienamente


Il processo di sviluppo dell’area, acceleratosi fortemente a partire da-

la comparsa di ampie aree destinate alle attività produttive e commer-

gli anni ’60, è avvenuto sulla base di modalità insediative che han-

ciali, che, assieme all’espansione delle aree residenziali, ha concorso

no compromesso in modo significativo il paesaggio e la preesistente

in modo significativo all’erosione di ampie superfici di suoli agricoli.

struttura urbana.

Le aree ove tale processo appare più evidente sono quelle lungo la

L’evidente e pronunciato ampliamento degli insediamenti residenziali,

Valassina e la linea ferroviaria RFI Monza-Como-Chiasso.

con una netta espansione dei centri urbani, una volta poco estesi e

Le principali indicazioni fornite dagli strumenti urbanistici comunali

con nuclei densi a delimitazione abbastanza netta e ben separati tra

sono costituite dalla presenza di aree produttive di espansione lungo

di loro, ha condotto alla fusione di nuclei limitrofi e alla eliminazione

il tracciato della Valassina, dove, fra Lissone e Carate Brianza appare

delle case sparse e delle piccole unità quali ortaglie, frutteti, ecc., ca-

significativo il rischio di saldatura tra i centri abitati contermini, e di

ratteristiche degli insediamenti rurali.

aree polifunzionali nel territorio di Meda.

Allo stesso tempo il significativo sviluppo economico ha determinato

Infine, le espansioni residenziali interessano principalmente i margini urbani degli abitati di Desio, Cesano Maderno, Albiate e Giussano, comuni dove sono in atto evidenti trasformazioni insediative. I principali progetti di sviluppo urbano e territoriale si concentrano all’esterno del perimetro del Parco, dove, oltre al raddoppio dell’edificio commerciale Esselunga di Seregno San Salvatore, recentemente ultimato, è previsto il recupero del vasto comparto della ex Autobianchi di Desio (300.000 mq), attraverso un intervento polifunzionale senza volumetrie residenziali in cui spicca la previsione di un multisala di 4500 mq e di un polo per la formazione, e la proposta di trasformazione della ex Philips in un polo logistico collegato con la linea ferroviaria Milano-Como. Il tracciato della Pedemontana ritaglierà, a nord del proprio tracciato, un’ampia fascia esterna ai limiti amministrativi di Seregno, ma che

L’intenso processo di sviluppo dell’area, acceleratosi fortemente a partire dagli anni ’60, è avvenuto sulla base di modalità insediative che hanno compromesso in modo significativo il paesaggio e la preesistente struttura urbana, determinando rilevanti criticità territoriali e ambientali

insieme alle aree del Parco formeranno una nuova quinta e un nuovo A Desio, qui in una elaborazione 3D della cartografia digitale, è previsto il recupero del vasto comparto della ex Autobianchi, attraverso un intervento polifunzionale in cui spicca la previsione di un multisala e di un polo per la formazione

affaccio della città verso la strada. Le parti rivolte direttamente a sud e integrate con gli spazi aperti ritagliati dall’autostrada, costituiranno un nuovo fronte urbano, uno spazio che dovrà proteggere la città dalla strada ma che sarà anche visibile da quest’ultima, mentre nell’area più interna vedrà accentuato il carattere urbano e intensificate le relazioni con la vita dei quartieri sud della città.

228 Parco della Brianza Centrale

229


Paesaggio e ambiente

Il PLIS della Brianza Centrale è situato nella porzione nord della pro-

Il PLIS, contraddistinto da una densa struttura insediativa, è caratteriz-

vincia di Milano (Brianza occidentale), nel contesto dell’alta pianura

zato da una maglia viaria urbana piuttosto articolata. Gli assi stradali

asciutta, al margine del terrazzo di Monza, segnato a est dall’incisione

principali sono rappresentati dalla SS36 del lago di Como, con anda-

della valle del Lambro, in un ambito territoriale pianeggiante, marcato

mento nord-sud, radiale verso Milano (che si interconnette con la via-

a volte da lievi ondulazioni e modellamenti di natura eolica e fluviale,

bilità locale in corrispondenza degli svincoli di Desio, Lissone, Sere-

e caratterizzato da una buona permeabilità dei suoli.

gno e Verano Brianza) e dalla ex-SS35 Milano-Meda, anch’essa radiale

Le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato tale am-

verso Milano, posta più distante, a ovest del PLIS (interconnessa con la

bito hanno fatto si che la saldatura urbana che interessa la conurba-

rete locale attraverso gli svincoli di Cesano M., Seveso e Meda).

zione lungo la Valassina abbia cancellato le caratteristiche morfologi-

Altri itinerari, provinciali o comunali, di una certa rilevanza e conti-

che di in un territorio che rappresenta una delle aree più compromesse

nuità sono, con andamento nord-sud, l’asse urbano di via Mazzini-via

della provincia. L’attività agricola, in cui prevalgono le superfici a pra-

Nazioni Unite-via Turati (tra Desio e Seregno), la SP9 vecchia Valassina

to e a seminativo asciutto a prevalenza di mais, appare poco differen-

e la SP6 Monza-Carate (più esterna), mentre, con andamento est-ovest,

ziata, mentre la struttura rurale risulta poco riconoscibile, rivestendo

sono la SP134 Seregno-Ceriano e l’asse urbano di via Piave-via Cado-

scarsa importanza come elemento di interfaccia e di relazione tra i

re-via Stoppani-via V.Monti (tra Meda e Seregno). Alcune porzioni del

diversi sistemi insediativi, in quanto limitata a rari esempi nel tessuto

PLIS sono anche lambite dalle linee ferroviarie RFI Monza-Chiasso, RFI

urbano. Sotto il profilo paesistico-ambientale, sono aree di estrema

Seregno-Carnate e FNM Saronno-Seregno, tra loro interconnesse, seb-

fragilità proprio in ordine al loro ruolo di assorbimento degli impatti

bene senza continuità dei servizi, nella stazione di Seregno, mentre,

da parte del sistema insediativo e in relazione alla loro funzione di

poco distante ad ovest, transita la linea FNM Milano-Asso. Tutte queste

riequilibrio ecologico, riqualificazione del paesaggio e promozione di

linee sono oggetto di interventi di riqualificazione e potenziamento.

un “presidio ecologico” del territorio.

Per quanto riguarda la Saronno-Seregno, si tratta del progetto (per il

Il Parco della Brianza Centrale costituisce, pur con le limitazioni deter-

quale dovrà essere affidato l’appalto di progettazione esecutiva ed

minate dalla sua discontinuità territoriale, un importante elemento di

esecuzione dei lavori) di potenziamento ed elettrificazione della linea,

connessione trasversale all’interno del progetto di dorsale verde, po-

con riattivazione e rilocalizzazione di alcune stazioni, finalizzato a

nendo in relazione il Parco delle Groane e il Bosco delle Querce a ovest e

ripristinare il servizio, anche passeggeri, su questa importante tratta

il Parco della Valle del Lambro a est. Nello stesso tempo il Parco garan-

trasversale nel settore nord dell’area metropolitana, migliorando le

tisce un sostanziale elemento ecologico di “ricucitura” fra le aree agri-

connessioni con Malpensa e, in prospettiva, costituendo parte inte-

cole periurbane dei comuni limitrofi e quelle di frangia di Seregno. In

grante del sistema di gronde ferroviarie merci.

relazione alla sua valenza sovracomunale, il Parco fa riferimento anche

Anche gli interventi previsti lungo la linea Seregno-Carnate sono fun-

ad aree esterne al territorio comunale di Seregno, fra le quali le aree a

zionali al completamento del sistema delle gronde ferroviarie merci nel

sud della città, interessate dalla costruzione del nuovo tracciato della

settore nord-est. In questo caso si tratta, oltre che del raddoppio della

Pedemontana, le aree del Dosso, connesse ad un vasto corridoio di spa-

tratta esistente, della realizzazione di un nuovo tronco ferroviario tra

zi aperti che si innesta profondamente nella conurbazione di Lissone/

Carnate e la linea Treviglio-Bergamo, all’altezza di Levate, secondo

Monza e, infine, le aree del Meredo, riconducibili ad un sistema di spa-

un intervento denominato, nel suo complesso, “Gronda ferroviaria Est

zi aperti che connette il Parco al Bosco delle Querce di Seveso e Meda.

Seregno-Bergamo”, il cui progetto preliminare è stato approvato con

230 Parco della Brianza Centrale

Mobilità

Caratterizzato da una maglia viaria urbana piuttosto articolata, il Parco è lambito dal tracciato della SS36 del lago di Como, dalla linea ferroviaria Monza-Chiasso e dal previsto intervento della Pedemontana

231


prescrizioni dal CIPE nell’ambito della Legge Obiettivo. Le previsioni per la linea Monza-Chiasso riguardano, invece, il quadruplicamento della tratta (con progetto preliminare in fase di approvazione da parte del CIPE, sempre nell’ambito delle opere della Legge Obiettivo), che consentirà, da un lato, di rafforzare il sistema delle relazioni internazionali (grazie alla connessione con la nuova direttrice ad alta velocità Alptransit Gottardo, in fase di realizzazione per la parte svizzera) e, dall’altro, di incrementare il servizio lungo la linea esistente, dedicata ai servizi di tipo regionale. Questo intervento, prevalentemente in affiancamento alla linea storica, ma con nuovi rami di scavalco ed interconnessione all’altezza del nodo di Seregno, interessa alcune aree del PLIS, in particolare il Meredo, per il quale la Regione Lombardia (nella sua delibera di approvazione del progetto preliminare) ha richiesto specificatamente la previsione di opere di compensazione e valorizzazione ambientale, con la realizzazione di una vasta area boschiva. Lungo la linea Milano-Asso, infine, sono in corso i lavori di ammodernamento della tratta Paderno D.-Seveso, necessari per migliorare la qualità del servizio ferroviario suburbano offerto. Si tratta di opere di adeguamento degli impianti di trazione, di eliminazione dei passaggi a livello e di ristrutturazione/rilocalizzazione di alcune stazioni (con differenti stadi di avanzamento progettuale e realizzativo), oltre che dell’ipotesi, ancora da valutare, di ammodernamento anche della tratta successiva tra Seveso e Mariano Comense. Ulteriore previsione relativa al trasporto pubblico su ferro riguarda la linea tranviaria Milano-Desio, attualmente sottoutilizzata, per la quale è disponibile il progetto definitivo di riqualificazione, per trasformarla in una moderna metrotranvia, ulteriormente prolungata fino ad attestarsi in corrispondenza della stazione ferroviaria di Seregno. Per quanto riguarda, invece, la rete stradale, il principale intervento previsto nell’area è rappresentato dal Sistema Viabilistico Pedemontano, costituito, in questo ambito territoriale, dalla tratta principale trasversale tra Cesano Maderno e Vimercate (la cosiddetta tratta “C”, attestata sulla ex-SS35 ed interconnessa con la SS36 a Desio), dal potenziamento in sede della Milano-Meda a nord di Cesano M. e dall’opera connessa in variante alla SP6. Recentemente è stato siglato, tra gli Enti interessati, l’Accordo di Programma regionale per la realizzazione dell’intervento, il cui assetto finale (per quanto riguarda, in particolare, la configurazione degli svincoli, il tracciato delle opere connesse e le misure di mitigazione e compensazione) verrà determinato nella stesura del progetto definitivo, per il quale si dovranno tenere conto delle prescrizioni del CIPE nell’approvazione del progetto preliminare.

Sistema della mobilità esistente e prevista

232 Parco della Brianza Centrale

233


T E R R I TO R I O D E L PA R C O Il Parco, compreso nella porzione settentrionale della provincia di Milano, interessa un ambito territoriale che presenta un alto grado di urbanizzazione consolidatosi negli anni, una rete viaria molto ramificata e una scarsa presenza di spazi aperti, di grande valore strategicoambientale.

Interamente compreso nel comune di Seregno, il Parco comprende aree

Aspetti territoriali

inedificate all’interno del tessuto urbano locale, che, nel loro insieme, costituiscono elementi ancorché frammentari di un tessuto connettivo di valore elevato tra i parchi regionali delle Groane, della Brughiera e della Valle del Lambro. Si tratta di aree poste per la gran parte a corona della città, a costituire una sorta di cintura verde, ma che, per la loro natura interstiziale, presentano una notevole frammentazione territoriale e che faticano a trovare un elemento di continuità ambientale. In definitiva il territorio del Parco si caratterizza per un’elevata interferenza da parte della infrastrutturazione relativa alle reti di mobilità e a quelle di distribuzione dell’energia elettrica e per un ineludibile stato di convivenza tra le sue aree e quelle dello spazio urbano edificato. Il Parco non rappresenta una figura compatta e un paesaggio omogeneo, ma si configura come un sistema ambientale connotato da paesaggi differenti e discontinui, da differenti modalità di promozione e gestione, da moltepliciti usi e pratiche. In questo senso i fenomeni di trasformazione prodotti da pratiche non legate all’economia agricola, e che oggi occupano aree a destinazione d’uso agricolo possono, se opportunamente governate, contribuire a costruire il paesaggio del Parco. La parte del Parco denominata 2 Giugno alla Porada comprende un insieme di spazi aperti disposti nel settore nord-ovest del comune di Seregno, delimitata dalle recinzioni e dai capannoni delle aree industriali di Meda e Mariano Comense. A est il limite risulta molto più frastagliato e irregolare con spazi aperti che si innestano profondamente nel tessuto edificato formato da insediamenti produttivi e residenziali a bassa densità. La parte a confine con Albiate e Lissone comprende un insieme discontinuo di quattro aree di piccole dimensioni. Le parti che si connettono più direttamente con ambiti esterni al territorio di Seregno hanno caratteristiche comuni: pochi lotti agricoli di dimensioni medio-grandi (10.000/50.000 mq), compatti e dai margini definiti da strade,da limiti edificati o da recinzioni industriali.

Parco della Brianza Centrale

Interamente compreso nel territorio di Seregno, il Parco interessa un ambito che presenta un alto grado di urbanizzazione, una rete viaria molto ramificata e una scarsa presenza di spazi aperti, di grande valore strategicoambientale nella pagina precedente, Usi aggregati dei suoli

235


Il territorio della porzione orientale del Parco concentra i poli produt-

In generale spazi a bassa densità convivono con situazioni di grande

tivi di maggiori dimensioni e le infrastrutture lineari più importanti,

densità, lotti estesi e riconducibili a poche proprietà si accostano a spa-

con la superstrada Valassina e i tracciati ferroviari RFI che producono

zi estremamente frazionati formati da lotti minuti e occupati da orti,

una serie di nette divisioni nelle già discontinue aree del Parco. A

giardini privati, piccoli spazi di deposito, attività artigianali, maneggi.

ovest della Valassina sono presenti spazi aperti di natura diversa (cave

Dalla lettura del PRG di Seregno emerge, all’interno del perimetro del

in disuso, impianti tecnologici dell’azienda municipalizzata, cimitero,

Parco, una preponderante presenza di aree destinate a uso agricolo e a

orti e aree abbandonate) che penetrano profondamente nel tessuto

standard locali e sovralocali, fra i quali è da segnalare l’area destinata

compatto della città. La linea ferroviaria del Gottardo corre entro una

ad attrezzature sportive e ricreative del centro sportivo Trabattoni.

trincea a fianco della quale si dispone una duna ricoperta da una fitta

Il Parco, che per le proprie caratteristiche territoriali, di estensione e di fruizione dispone già di una rilevante valenza sovracomunale, può contribuire ad una politica più generale di salvaguardia di spazi aperti alla grande scala, al centro di un sistema che comprende alcuni grandi parchi di interesse regionale

boscaglia. Ai margini si riscontra una significativa varietà di materiali

Gli obiettivi del Parco, che per le proprie caratteristiche territoriali,

urbani: lotti residenziali a bassa e media densità, (case unifamilia-

di estensione e di fruizione, dispone già di una valenza propriamente

ri, palazzine plurifamiliari con giardini privati), commerciali attestati

sovracomunale, possono essere così sintetizzati:

sulla strada di collegamento con Cesano Maderno, lungo la quale si

Nella zona più occidentale del Parco è invece da segnalare il polo pro-

definire i bordi della città e la sua forma impedendo processi di

contribuire ad una politica più generale di salvaguardia di spazi

Il Parco non rappresenta una figura compatta e un paesaggio omogeneo, configurandosi, invece, come un sistema ambientale connotato da paesaggi differenti e discontinui e da moltepliciti usi e pratiche

saldatura con i comuni contermini;

duttivo localizzato nel territorio di Meda, secondo una diffusa dinamica insediativa, che privilegia l’affaccio in prossimità dei limiti ammini-

definire una salvaguardia attiva del territorio inedificato e di alcune grandi aree a standard;

dispongono alcuni piccoli edifici rurali in abbandono.

strativi, causando una difficoltà di continuità tra l’area del Parco e le

aperti alla grande scala in un ambito strategico, al centro di un si-

residue zone agricole presenti nei comuni circostanti.

stema che comprende alcuni grandi parchi di interesse regionale.

236 Parco della Brianza Centrale

237


Aspetti paesistico-ambientali

Nella generale carenza di aree boscate che connota il territorio di Seregno, l’ambito della Porada, con la presenza di boschi naturali spontanei associati ad altri di impianto più recente, costituisce una parziale eccezione e un mix equilibrato sia per la fruizione del tempo libero che per la ricostruzione dell’ecosistema

Il Parco si estende a corona della città ed è costituito da terreni preva-

presenta una parte consistente di spazi aperti che sono stati acquisiti

lentemente agricoli spesso contornati da boschetti spontanei compo-

e trasformati in prati stabili praticabili delimitati o scanditi da filari.

sti soprattutto da robinie e sambuchi, che contribuiscono alla preser-

Nella generale carenza di aree boscate che connota il territorio di Se-

vazione delle specie faunistiche.

regno, questa area costituisce una parziale eccezione, tenendo anche

I caratteri dei territori racchiusi nel perimetro del Parco, in assenza di

conto della presenza di un vivaio comunale di circa 24.000 mq. carat-

una economia agricola solida, sono spesso segnati da una scarsa con-

terizzato dalla varietà di gruppi monospecifici di alberi d’alto fusto

suetudine alla cura e alla cultura degli spazi aperti, con la presenza, in

con impianto estremamente fitto.

alcuni casi, di sacche di degrado ambientale e paesistico.

Gli spazi aperti del Dosso e di S. Salvatore, nel settore occidentale

Si tratta comunque di aree dalla forte valenza strategica in quanto

del comune di Seregno, possono costituire il proseguimento di spazi

rappresentano l’elemento attraverso il quale è possibile mantenere/

esterni al Parco e uno snodo di rilevanza sovracomunale, nell’ottica di

instaurare caratteri naturalistici e impedire la saturazione delle aree

un’estensione verso la città, oltre la Valassina, a sud verso la sequen-

libere residue.

za continua di spazi aperti che percorre la conurbazione di Lissone-

La costituzione del Parco va inquadrata in una visione di insieme più

Monza fino al Parco Reale e a nord verso la valle del Lambro.

ampia alla luce della sua posizione strategica la vicinanza fra il Parco

I vincoli e le barriere formati dalle numerose infrastrutture (strade,

delle Groane, il Bosco delle Querce, il Parco della Valle del Lambro e il

ferrovie ed elettrodotti) costituiscono per queste connessioni, un osta-

Parco della Brughiera Briantea. La costituzione di un parco sovracomu-

colo consistente che potrebbe essere superato ricostruendo una rete

nale in posizione baricentrica rispetto a questo sistema di aree protet-

di percorsi. Verso nord-est, oltre i limiti del territorio comunale, il

te rappresenta un’importante occasione per dare garanzie di un siste-

territorio è caratterizzato dalla estesa presenza di cave di ghiaia

ma ambientale di grande valore che si estende anche nei comuni vicini,

La diffusa presenza di complessi commerciali e di strutture florovi-

del mantenimento di spazi verdi e della creazione di corridoi ecologici.

vaistiche, accompagnate dalla realizzazione di superfici verdi e spazi

L’ossatura del Parco è costituita da una serie di aree attrezzate per

aperti di qualità, sembrano prefigurare una possibile interpretazione

il tempo libero, fra le quali il Parco agricolo del Meredo, nel settore

del tema del parco come spazio nel quale commercio, tempo libero e

ovest, di oltre 70 ettari, costituito prevalentemente da terreni agricoli

cultura del verde si integrano in un paesaggio legato all’accessibilità

privati, e il Parco 2 Giugno alla Porada, nel settore nord-ovest, che

automobilistica.

238 Parco della Brianza Centrale

Posto a corona della città di Seregno , il Parco è costituito da terreni prevalentemente agricoli spesso contornati da boschetti spontanei composti soprattutto da robinie e sambuchi, che contribuiscono alla preservazione delle specie faunistiche

239


Il patrimonio storico-architettonico appare di notevole importanza pur non essendo paragonabile per diffusione e valore ad altri ambiti della

Beni storico-architettonici e ambientali

Brianza, nei quali il sistema delle dimore extraurbane rappresenta un segno distintivo del territorio, come per i sistemi lungo le valli del Seveso e del Lambro, che segna il margine orientale dell’ambito. Occore però considerare che, essendo i centri storici localizzati all’esterno del perimetro del Parco, le diverse tipologie di beni risultano presenti principalmente ai suoi margini. Questo vale anche per i complessi rurali, prevalentemente a corte aperta e spesso trasformati, i quali, pur interessando in modo diffuso l’arco meridionale e quello orientale dell’ambito, non risultano presenti all’interno del Parco. All’esterno è invece possibile segnalare i nuclei rurali di Cassina Savina e di San Giuseppe a Desio, di Cascina Aliprandi a Lissone, di Cascina Immacolata e Cascina Pozzone a Carate Brianza. Infine, al margine sud del Parco, nel territorio di Desio, occorre se-

Un patrimonio storicoarchitettonico di notevole importanza, pur non paragonabile per diffusione e valore ad altri ambiti della Brianza, nel quale spicca il nucleo rurale di San Giuseppe, che, con il complesso di villa Buttafava, rappresenta un’importante risorsa paesaggistica in un punto particolarmente delicato per il passaggio della Pedemontana

gnalare il complesso vincolato di villa Buttafava, con chiesa e parco, compresi nel nucleo rurale di San Giuseppe, che rappresenta un’importante risorsa paesaggistica in un punto particolarmente delicato per la costruzione degli svincoli di accesso alla Pedemontana. Al centro del Parco, l’asse storico dell’antica Valassina rappresenta, insieme alla via storica di collegamento tra Saronno e Seregno, un importante elemento della memoria storica. La fruizione dell’area protetta da parte delle popolazioni è favorita dalla posizione dei nuclei urbanizzati limitrofi rispetto alle diverse aree che compongono il Parco, a loro volta poste a corona rispetto al

nella pagina precedente, Sistema dei beni storico-architettonici e ambientali

nucleo abitato di Seregno, che permettono lo sviluppo di vie di accesso da ciascuno dei centri abitati che si affacciano sul Parco, consentendo all’utente di raggiungere agevolmente i principali ambiti fruitivi.

Parco della Brianza Centrale

241


Aspetti naturalistici

-

Come già detto il Parco si estende a corona della città

autoctone e ad essi si alternano aree agricole coltivate a cereali e pra-

ed è costituito da terreni agricoli spesso contornati da boschetti spon-

to stabile; onnipresente è la robinia (Robinia pseudoacacia), originaria

tanei composti soprattutto da robinie e sambuchi che contribuiscono

del nord America, importata come pianta ornamentale nei secoli scorsi

al ricovero e mantenimento di varie specie animali di piccola taglia e

e ormai diventata estremamente invadente, tanto da essere ritenuta

in particolar modo di uccelli.

infestante in quanto compete per spazio, nutrimento e luce con le

In particolare il Parco agricolo del Meredo ne costituisce l’ossatura

altre piante autoctone.

principale insieme al Parco 2 giugno alla Porada; completano il siste-

A fianco della robinia ritroviamo comunemente arbusti di sambuco

ma ecologico alcuni terreni agricoli situati in zona Orcelletto, Dosso,

(Sambucus nigra) dalla prorompente fioritura.

Stadio e lungo la via Briantina.

Questo tipo di associazione vegetale insieme alla presenza di altre

VEGETAZIONE

piante spontanee minori rappresenta una preziosa testimonianza della La zona del Parco agricolo del Meredo si configura come un’area pret-

copertura vegetale più diffusa in questo secolo in queste zone.

tamente coltivata, dove la natura continua a mantenere la sua forte

Il viale che collega le zone boscate del Parco da sud a nord è stato

presenza permettendo a piccoli e meno piccoli animali selvatici di cre-

piantumato con un filare di gelsi, a ricordo del loro antico utilizzo in

scere e moltiplicarsi compatibilmente con le attività che vi si svolgono.

Brianza come alimento per il baco da seta che si nutriva delle sue fo-

Elemento caratterizzante del paesaggio è l’assoluta predominanza del-

glie per poi produrre il prezioso filato.

la coltivazione del mais, alternata al prato stabile di graminacee.

Le altre aree del Parco della Brianza centrale (Orcelletto, Dosso, Stadio

Nell’area del Parco Agricolo del Meredo mancano totalmente presenze

e via Briantina) sono caratterizzate dalla presenza di superfici agricole,

arboree rilevanti fatta eccezione per alcuni frutteti e gruppi isolati di

che vedono l’alternarsi di estesi appezzamenti a seminativo, ad aree

alberi, collocati nella parte più prossima al centro della città e per la

coltivate estremamente frammentate, spesso delimitate da siepi e albe-

presenza di un esemplare isolato di farnia di grandi dimensioni presso

rature a macchia, dalla presenza di prati ed impianti arborei recenti e da

il sentiero di collegamento con il quartiere del Ceredo, non lontano

parti di dimensioni rilevanti abbandonate o utilizzate come deposito.

da un piccolo bosco con una presenza significativa di carpini (circa

-

La componente animale risente in maniera manifesta della for-

10.000 mq). I campi coltivati sono delimitati da lunghe macchie di

FAUNA

sambuco e a volte pioppo, spesso sfruttate come frangivento allo sco-

te pressione antropica e della frammentazione delle aree, che determi-

po di limitare l’azione erosiva e disidratante del vento.

nano in prima istanza la ristrettezza degli habitat delle varie specie.

Nelle zone esenti da coltivazione, a molti arbusti come la buddleia

L’alternanza di aree agricole e piccole aree boscate, in cui è prevalen-

(Buddleia davidii) dall’infiorescenza a pannocchia color lilla, il bian-

te la robinia, consentono il ricovero e il mantenimento di varie specie

cospino (Crategus oxyacantha) dai bianchi fiori primaverili, il luppolo

animali di piccola taglia. In particolare si rileva la presenza di rettili

(Humulus lupulus) dai fiori amari utilizzati per la fabbricazione della

(lucertola muraiola (Podarcis muralis)), di mammiferi di piccola dimen-

birra, si alternano vigorose e spettacolari piante erbacee come la fito-

sione (lepre e riccio), mentre scarsa è la presenza di specie di anfibi,

lacca (Phytolacca americana) e il topinambur (Helianthus tuberosus).

legati ad ambienti maggiormente umidi. Più numerose sono le specie di uccelli. Oltre ai comuni merli, usignoli, pas-

In assenza di una economia agricola solida, i territori racchiusi nel perimetro del Parco appaiono spesso segnati da una scarsa consuetudine alla cura degli spazi aperti, pur costituendo aree dalla forte valenza strategica ambientale

Il Parco 2 giugno alla Porada è stato realizzato tra il 1999 e il 2000

seri, fringuelli, cince e cardellini, si segnala la presenza del codibugnolo,

all’insegna del recupero, seppur artificioso, della biodiversità tipica

la ballerina bianca, il picchio rosso, il regolo, il ciuffolotto e il frosone.

dei boschi naturali, testimonianza di quella foresta planiziaria che un

Fra gli uccelli stanziali si può ammirare anche un rapace, il gheppio,

tempo lontano ricopriva tutta la Pianura Padana e che era costituita

che nidifica in ambienti umani, come ruderi e vecchie cascine.

da impenetrabili selve di olmi, farnie, pini silvestri, betulle, frassini,

Fra gli uccelli migratori si segnala il colombaccio, la capinera, il bale-

carpini, ontani. La maggior parte dei boschi è costituita da varie specie

struccio, il verzellino e lo scricciolo.

242 Parco della Brianza Centrale

Esteso a corona della città, il Parco è costituito da terreni prevalentemente agricoli spesso contornati da boschetti spontanei di robinie e sambuchi, che contribuiscono alla preservazione delle specie faunistiche

243


La rete ecologica

La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ecologico, quale quello del Parco della Brianza Centrale, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente antropizzato, con una rete viaria molto ramificata e con un sistema di aree naturaliformi di scarso rilievo, fra le quali non è possibile trovare un elemento di continuità ecologica, anche perchè i tracciati stradali e ferroviari producono una serie di nette divisioni. L’attuale spesso assoluta mancanza di connessione fra le isole di vegetazione arborea residue ne produce un significativo isolamento ecologico, mentre un’ulteriore criticità è rappresentata dalla mancanza di significativi corsi d’acqua. All’interno del PTCP, vengono individuati un corridoio ecologico secondario, che interessa la parte sud-orientale del territorio del Parco, e tre varchi fondamentali tra Seregno e Lissone, Seregno e Carate e Seregno e Desio. Quest’ultimo rischia di venire irrimediabilemente compromesso con la costruzione della Pedemontana. In questo ambito il recente progetto di Dorsale verde del nord Milano elaborato dall’Amministrazione provinciale si propone di mettere in relazione e ricondurre a sistema le diverse opportunità di carattere paesistico-ambientale presenti sul territorio, con l’intento di creare una connessione orizzontale fra le diverse Brianze e istituire un legame fra i suoi parchi. Più in generale gli obiettivi perseguiti dal progetto sono: •

collegare e ampliare i parchi esistenti e includere i territori agricoli

istituire una contiguità spaziale che favorisca lo scambio e l’inter-

rafforzare i corridoi orizzontali al fine di controbilaciare l’anda-

non compresi in essi; connessione fra le diverse ecologie; mento nord-sud dei parchi, in un ambito dove le conurbazioni lineari sono ormai segnate da evidenti fenomeni di saldatura; •

garantire un’adeguata compensazione ambientale lungo il tracciato della Pedemontana, evitando al tempo stesso nuovi insediamenti che sfruttano la straordinaria accessibilità generata dalla nuova infrastruttura.

Nella pagina a destra, dall’alto: - schema del progetto di dorsale verde; - stralcio con l’individuazione del Parco dela Brianza Centrale

244


A partire dal dopoguerra gli agroecosistemi hanno subito una forte

Aspetti agronomici

riduzione di superficie a favore, prevalentemente, degli insediamenti civili e industriali, tale da rendere difficoltosa la lettura della trama degli appezzamenti, oltre a riduzioni ancor più significative a carico degli elementi lineari, quali siepi e filari. L’abbandono di molte di queste aree delimitate da strade interpoderali fiancheggiate da robinie ha portato, in alcuni ambiti, alla diffusione di boscaglie di robinia oggi in parte diradate dagli interventi di riqualificazione del Parco. Oggi le aree agricole superstiti, sulle quali operano circa 20 aziende, ricoprono una superficie complessiva di 245 ettari, perlopiù destinati a colture seminative a rotazione (cereali soprattutto), ad eccezione di alcuni vivai (10.000-15.000 mq), oltre a giardini e orti recintati di dimensioni limitate. Questi fenomeni raggiungono particolare rilevanza nell’ambito dell’Orcelletto, verso i confini con i territori di Mariano Comense e Giussano, dove la densità delle suddivisioni particellari e gli usi diversi dall’agricoltura estensiva hanno formato un paesaggio a bassa densità, con lotti di dimensioni raramente superiori all’ettaro, composto da orti, giardini, campi coltivati, aree incolte, piccoli ricoveri, depositi. Il paesaggio risulta suddiviso da un fitto insieme di recinzioni: siepi, reti, lastre in cemento. Inoltre, sono piuttosto diffusi, più o meno sparsi su tutta l’area, atti-

Le residue attività agricole (cereali soprattutto) possono svolgere un ruolo fondamentale per il riequilibrio ecologico, la riqualificazione del paesaggio e la promozione di un “presidio ecologico” in un territorio fortemente urbanizzato

vità orticole a conduzione domestica. Per quanto concerne le colture praticate, prevalgono le superfici a prato e a seminativo asciutto a prevalenza di mais, mentre sono piuttosto diffuse, più o meno sparse su tutta l’area, attività orticole a conduzione domestica. Allo stesso tempo le residue attività agricole possono svolgere un ruo-

nella pagina precedente La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

lo fondamentale in relazione alla loro funzione di riequilibrio ecologico, riqualificazione del paesaggio e promozione di un “presidio ecologico” di un territorio fortemente urbanizzato.

Parco della Brianza Centrale

247


Rete dei percorsi

Attualmente i percorsi ciclopedonali esistenti all’interno delle diverse aree che formano il Parco della Brianza Centrale sono estremamente frammentati e diversificati in funzione dell’ambiente in cui si collocano. L’unico sistema di percorsi ciclabili strutturato e definito è nel Parco della Porada, che assume caratteristiche di parco urbano attrezzato. All’interno del Parco agricolo del Meredo i percorsi rurali esistenti sono ancora in parte in disuso, ma in parte sono stati resi percorribili e ciclabili da un recente intervento dell’amministrazione comunale, che ha realizzato una pavimentazione in calcestre e una bordatura di boscaglia di robinia e sambuco. Le altre aree agricole che compongono il Parco sono percorribili tramite le reti di percorsi rurali che li attraversano, non sempre in ottime condizioni di manto stradale. La realizzazione di una rete di percorsi ciclabili e pedonali all’interno del Parco della Brianza Centrale è fondamentale per definire il sistema complessivo degli spazi aperti alla scala urbana e territoriale e per aumentarne l’accessibilità. Tali percorsi dovranno integrarsi con la rete pedonale e ciclabile dell’ambito urbano e pertanto progettare la rete dell’accessibilità al Parco comporta, in realtà, pensare alla rete complessiva dei percorsi urbani di Seregno. È infatti necessario il completamento della rete dei collegamenti ciclopedonali Est Ovest (dal Meredo al Dosso percorrendo S. Carlo, poi le aree presso lo Stadio, fino a S. Giuseppe) e del collegamento con Desio a sud e con Albiate e Lissone a Est. È inoltre, di fondamentale importanza il collegamento con il Bosco delle Querce di Seveso, attraverso l’abitato di Baruccana e via Saronno. L’accessibilità ciclistica al Parco dall’area centrale metropolitana e dalle aree urbanizzate limitrofe, è permessa sfruttando la Rete Strategica della Mobilità ciclistica

Un percorso alberato nel Parco della Porada (Provincia di Milano) e il sistema di piste ciclabili di Seregno

– MiBici – predisposta dalla Provincia di Milano. Fondamentale è il collegamento con il capoluogo tramite la pista ciclabile realizzata lungo la Valassina, che peraltro, presenta ancora delle interruzioni nei comuni di Monza e Cinisello e lungo

nella pagina successiva, Rete dei percorsi

l’itinerario Fulvio Testi-Zara in comune di Milano.

248


PIANIFICAZIONE S T R U M E N T O : Piano Particolareggiato (PP) approvato con Del.CC n° 22

Parco, pari a una superficie di 396 ha. Le zone in

del 09/02/2005;

cui è stato diviso il Parco nel Piano Particolareg-

Piano Pluriennale degli Interventi (PPI) approvato con Del.CC n° 42 del

giato sono le seguenti:

30/03/2004.

zona 1 - aree di potenziamento forestale;

Recentemente, con DelGC n° 83 del 15/05/2007, è stata adottata la Va-

zona 2 - parchi urbani, attrezzature sportive e

riante parziale n°1 al PP che interessa una limitata porzione di Parco.

ricreative; •

zona 3 - spazi aperti agricoli per il recupero

zona 4 - spazi aperti per microtrasformazioni

ambientale; C A R A T T E R I : Il Piano Particolareggiato è disposto in attuazione dell’art.

legate al tempo libero e all’economia locale

15 delle Norme Tecniche Di Attuazione del PRG del Comune di Sere-

agraria;

gno. Tutte le aree incluse nel perimetro del Parco sono soggette alla normativa del PP prevista nella cartografia e nelle NTA.

zona 5 - aggregati storici;

Il Piano indica come principale modalità di gestione del Parco incen-

zona 6 - impianto trattamenti inerti;

tivare la compatibilità fra usi forestali, agricoli e pratiche del tempo

zona 7 - zone miste.

libero, con riduzione dei costi di gestione delle grandi aree destinate a parco, che possono essere legate a finalità di interesse collettivo mediante convenzione, pur mantenendo il loro stato giuridico privato.

Il Piano Particolareggiato si basa sulla compatibilità fra usi forestali, agricoli e pratiche del tempo libero, con riduzione dei costi di gestione delle grandi aree destinate a parco, che possono essere destinate a un uso collettivo mediante convenzione, pur mantenendo il loro stato giuridico privato

Il Piano Particolareggiato non va inteso come un evento unitario ed

ELABORATI DI PIANO

esclusivo, a partire dal quale una serie di azioni si potranno compiere,

1. Relazione

ma come una sede nella quale i provvedimenti dell’Amministrazione

2. Norme di attuazione

e le azioni di soggetti privati possono trovare un senso complessivo,

3. Norme per il trattamento del suolo

legato da una serie di temi comuni.

Tav. 1 - Azzonamento- scala 1:5000

Per quanto concerne invece la gestione del Parco, questa è attualmen-

Tav. 2 - Trattamento del suolo - scala 1:5000

te affidata al Comune di Seregno.

PROGRAMMA PLURIENNALE INTERVENTI

L’elemento base sul quale il Piano è impostato è la suddivisione del

ELABORATI

territorio in zone, basate sulle caratteristiche e vocazioni ambientali e

DEGLI

fruitive delle diverse porzioni di Parco.

Programma Pluriennale degli Interventi

L’ambito disciplinato dal PP corrisponde al territorio riconosciuto del

Tav. 1 - Localizzazione degli interventi

250 Parco della Brianza Centrale

251


Piano Particolareggiato: Tav. 2 - Trattamento del suolo

Piano Particolareggiato: Tav. 1 – Azzonamento

252 Parco della Brianza Centrale

253


Caratteristiche e prescrizioni del PP

AMBITI DI NATURALITÀ

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti di naturalità” interessano ampie porzioni del territorio, disciplinate dalla Zona 1 - Aree di potenziamento forestale, rendendo tale ambito, anche per il suo ruolo ecologico, uno dei punti salienti della pianificazione. Il PP intende incentivare l’insediamento di nuove masse arboree, oltre che l’ampliamento di quelle esistenti. I processi di riforestazione sono promossi dall’Ente Parco/Comune, anche in collaborazione con i privati, giovandosi delle eventuali opportunità di finanziamento. Le aree di potenziamento forestale individuate dal Piano sono dislocate in tre zone della città: Meredo, San Giuseppe e Consonno. Nell’area del Meredo si prevede un intervento di forestazione urbana destinato ad una fruizione intensiva entro il più generale sistema degli spazi collettivi urbani. L’area San Giuseppe, ubicata in prossimità della villa Buttafava, è legata al progetto della pedemontana e potrebbe trovare attuazione come opera di compensazione ambientale. Infine, per l’area del Consonno, ubicata in prossimità del confine con Giussano e Carate Brianza, si prevede un impianto forestale connesso con i boschi esistenti. Le modalità di attuazione prevedono: •

acquisizione/espropriazione delle aree e loro trasformazione mediante interventi di imboschimento e formazione di prati di utilizzo pubblico, giovandosi anche delle varie opportunità di finanziamento;

convenzione con i proprietari della durata di 99 anni che prevede il loro impegno a conservare la destinazione agricola dell’area, a consentirne l’accesso da parte dei cittadini per attività del tempo libero compatibili con la coltivazione, a conservare in buono stato le strade vicinali e i sentieri, a potenziare e mantenere il verde esistente e il patrimonio boschivo.

Il Piano individua inoltre nella tav. 1 (Azzonamento) gli esemplari arborei (singoli, in gruppo o in filare) di alto pregio naturalistico e paesaggistico, per i quali gli interventi ammessi sono finalizzati alla valorizzazione e tutela.

to delle attività agricole, la realizzazione e il mantenimento di filari, siepi e passaggi faunistici e la realizzazione di nuove masse arboree.

nella pagina successiva, Programma Pluriennale degli Interventi: Tav. 1 Localizzazione degli interventi

AMBITI AGRICOLI

Le aree incluse nella Zona 4 – Spazi aperti per microtrasformazioni le-

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti agricoli” in-

gate al tempo libero e all’economia locale agricola sono per la maggior

teressano estese porzioni del territorio disciplinato dal PP, rendendo

parte composte da piccole proprietà, frammentate da numerosi recinti

tale ambito, anche per il suo ruolo ecologico, uno dei punti salienti

e impiegate per svolgere pratiche plurali legate alla dimensione do-

della pianificazione.

mestica dell’abitare, al tempo libero e all’uso agricolo intensivo. Sono

La Zona 3 - Spazi aperti agricoli per il recupero ambientale individua

ammessi: orti, frutteti, spazi domestici destinati al gioco e al tempo

quelle parti del territorio del Parco in cui si prevede il mantenimen-

libero in genere, depositi ed attività connesse all’agricoltura.

to dell’uso agricolo e forestale, incentivando un’agricoltura estensiva

Il Piano intende, da un lato, favorire la progressiva riqualificazione

ecologicamente sostenibile e introducendo nuovi impianti arboricoli

dell’ambiente creato dalla moltiplicazione dei recinti e la regolamen-

produttivi di piccola dimensione e nuove masse arboree. Lungo i per-

tazione dell’uso dello spazio aperto per l’insediamento di attrezzature

corsi ecologici individuati dal Piano e ai confini dei campi coltivati do-

legate ad attività individuali del tempo libero, consentendo la coltiva-

vrà essere favorita la realizzazione di siepi, passaggi faunistici e filari.

zione di prodotti ortofrutticoli per il consumo domestico, dall’altro

Il mantenimento dell’attività agricola è subordinato a una maggiore

favorire e promuovere le produzioni agricole di carattere intensivo,

integrazione con la fruizione dello spazio rurale rispetto alle esigenze

comprendenti campi coltivati, colture florovivaistiche, colture ortico-

della popolazione dell’area, attraverso la salvaguardia degli attraver-

le, boschi, pascoli, serre, fabbricati ed impianti annessi alla coltivazio-

samenti pubblici (sentieri, piste ciclabili) compatibili con lo svolgimen-

ne della terra e l’allevamento non intensivo.

254 Parco della Brianza Centrale

255


AMBITI PER LA FRUIZIONE

care a fini ambientali e la cessione di almeno 75.000 mq. all’interno

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti per la frui-

del Parco nelle zone 1 e/o 2.

zione”, interessate dalla Zona 2 - Parchi urbani, attrezzature sportive

La Zona 7 – Zone miste comprende zone con destinazioni differenti,

e ricreative assumono particolare rilevanza, non solo da un punto di

residenziali o produttive, con edifici isolati con ridotte possibilità di

vista quantitativo, ma anche in rapporto con gli insediamenti urbani.

completamento. I principali obiettivi sono rappresentati dalla conser-

Il Piano prevede la trasformazione prevalente di tali aree in parchi ur-

vazione, manutenzione e riqualificazione degli edifici con eventuali

bani costituiti da prati stabili e praticabili, stanze alberate delimitate

nuove edificazioni o di completamento da attuarsi nel rispetto del pae-

da filari, complessi boscati con funzione ambientale e paesaggistica.

saggio circostante.

Le aree incluse nella Zona 2 rientrano nel piano degli interventi pubbli-

Dalla lettura della normativa secondo i grandi ambiti della pianifica-

ci e entreranno a far parte del patrimonio comunale tramite esproprio,

zione di settore emerge la prevalenza di spazi destinati alla fruizione,

cessione bonaria, asservimento ad uso pubblico o cessione gratuita

uniformemente distribuiti nelle diverse porzioni del Parco. A loro volta

da parte dei privati a fronte del rilascio del permesso di costruire e/o

gli ambiti destinati all’agricoltura raggiungono significative presenze,

piani attuativi.La zona potrà ospitare attrezzature per lo svolgimento

soprattutto nel settore orientale, mentre gli ambiti naturalistici si con-

di pratiche sportive amatoriali, aree gioco per bambini, aree attrezzate

centrano prevalentemente nel settore ovest.

per manifestazioni all’aperto, parcheggi di pertinenza, orti urbani. All’interno di tale zona è inoltre prevista la realizzazione delle seguenti strutture, secondo i suggerimenti alla progettazione contenuti nella

Il Programma Pluriennale degli Interventi è calibrato su un arco tem-

Tavola 2 - Progetto di trattamento del suolo:

porale (2004-2005-2006) ed è prevista un’appendice che contiene

centro servizi ambientale interno al Parco 2 Giugno alla Porada;

un’ulteriore programmazione per una durata di altri sette anni (fino al

palestra nella zona del Dosso a nord verso il confine con il comune

2013), da considerarsi solo come indirizzo per i successivi programmi

di Albiate;

triennali, non essendo possibile valutare allo stato attuale le risorse

centro socio educativo nelle aree a standard nella zona del Dosso;

finanziarie e le dinamiche evolutive della pianificazione del Parco.

arena estiva nell’area del Consonno.

Il documento riguarda principalmente l’acquisizione di aree private

Per la Zona 2 è prevista infine la realizzazione di una struttura ospeda-

e la realizzazione di interventi infrastrutturali di varia tipologia (rea-

liera (40.000 mq) a carattere riabilitativo nel comparto di circa 110.000

lizzazione e completamento dei parchi, cartellonistica, rinaturazione

mq ubicato nella zona Dosso a confine con il comune di Albiate, adia-

ambientale, ecc.)

cente il “Parco delle Imprese e del Tempo Libero”. La struttura ospe-

Il sistema utilizzato è di fatto assimilabile a quanto previsto dalla

daliera, da attuarsi attraverso un Programma Integrato di Intervento o

L109/94 sui lavori pubblici e consente di definire in modo più detta-

un Accordo di Programma, dovrà essere realizzata secondo i principi

gliato le risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del programma

della bioarchitettura previo apposito concorso di progettazione.

e la loro ripartizione temporale.

Caratteristiche del Programma Pluriennale degli Interventi

Il PPI 2004-2005-2006 prevede un’ampia tipologia di interventi: ALTRE AREE

acquisizione di aree private all’interno del Parco 2 Giugno alla Porada;

La Zona 5 – Aggregati storici comprende edifici isolati e aggregati edi-

piantumazioni e segnaletica nel Parco Agricolo del Meredo;

lizi di antica formazione (in prevalenza residenze e rustici di carattere

realizzazione del Parco del Dosso, con caratteristiche “naturali” e

rurale), caratterizzati da omogeneità tipologica e dimensionale, con

minime dotazioni infrastrutturali e di arredo in stretta connessione

edifici disposti prevalentemente lungo il tracciato viario e con l’inter-

con le aree che saranno l’elemento di connessione ecologica con il

no degli isolati occupato da corti e spazi aperti d’uso privato domesti-

comune di Albiate;

co e collettivo. Gli obiettivi del Piano per questo ambito sono: •

realizzazione della pista ciclabile San Carlo – Stadio, con funzione

completamento del Parco 2 Giugno alla Porada e realizzazione di

realizzazione del Laboratorio naturalistico - Giardino didattico al

conservare e riqualificare gli edifici con interventi di adeguamento delle condizioni igienico sanitarie e degli impianti tecnologici;

consolidare la continuità dello spazio urbano mediante completamenti;

preservare il carattere residenziale (destinazione d’uso principale);

riqualificare lo spazio aperto e ripristinare il decoro urbano.

anche di connettore ecologico; un centro servizi al Parco; Parco 2 Giugno alla Porada;

La Zona 6 - Impianto di trattamento degli inerti prevede la localizza-

formazione di aree boscate nel Parco Agricolo del Meredo;

zione di un impianto di trattamento e lavaggio degli inerti. La zona è

completamento della pista ciclabile Est-Ovest, con funzione di con-

costituita dalle sottozone A e B, in prossimità di aree produttive nel

nettore ecologico in particolare in corrispondenza delle cesure co-

comune di Lissone. L’impianto potrà essere realizzato nella sottozona B solo con il contestuale trasferimento dell’impianto di trattamento inerti esistente, la cessione al Comune della sottozona A da riqualifi-

stituite dai tracciati ferroviari; •

realizzazione del Parco “Lazzaretto/Stadio” con caratteristiche di parco urbano attrezzato.

256 Parco della Brianza Centrale

257


GESTIONE FRUIZIONE E PROGETTUALITÀ Aspetti gestionali

Gli utenti del PLIS si concentrano per lo più nel Parco 2 Giugno alla Porada e nel Parco Agricolo del Meredo, riqualificati grazie anche al contributo della Provincia di Milano

La struttura che gestisce il Parco è composta da 4 persone, dipendenti

4.354.646 €, di cui 2.521.732 € provenienti da

comunali che dedicano al Parco circa il 10-15 % del loro tempo:

finanziamenti dell’Amministrazione comunale e

Responsabile tecnico (arch.);

954.938,00 € della Provincia di Milano.

Collaboratore temporaneo annuale (arch.);

Inoltre, la stessa Amministrazione provinciale,

Collaboratore amministrativo

con il bando 2006 per il finanziamento dei PLIS,

Collaboratore Tecnico (P.e.).

ha stanziato 195.250 € per la formazione di aree boscate nell’ambito del Parco del Meredo.

Il Piano prevede inoltre una Commissione tecnica di coordinamento

Per quanto concerne invece la previsione degli

finalizzata alla verifica degli atti di pianificazione generale e della

interventi 2007-2013 prevede una spesa pari a €

programmazione degli interventi e delle iniziative promossi dal Parco

7.000.000, dei quali 1.000.000 provenienti dal-

e composta da 5 membri:

la Società Pedemontana, 500.000 da RFI e altri

responsabile tecnico – ufficio del Parco

500.000 da fondi PSR.

rappresentante comunale ufficio lavori pubblici

rappresentante comunale ufficio ecologia

Le aree dei parchi urbani interni al PLIS, come

rappresentante comunale ufficio urbanistica - edilizia privata

il Parco 2 Giugno alla Porada e il Parco Agricolo

agronomo/paesaggista

del Meredo, sono in gran parte di proprietà co-

Ricognizione delle aree pubbliche

munale, per una superficie complessiva di quasi Il Parco si avvale infine della collaborazione di tecnici esterni per il

60 ettari.

raggiungimento di specifici obiettivi, in particolare: •

aspetti agricoli (2 dott. agr.);

Il Parco ha attivato una serie di relazione con il

aspetti ambientali-paesaggistici (Soc. Cooperativa REA);

partenariato locale, in modo particolare con:

pianificazione urbanistica-ambientale (Politecnico di Milano);

Associazione Viviamo i Parchi - Seregno

aspetti gestionali (arch.);

Legambiente - Seregno

consulenze informatiche e realizzazione sito web.

WWF - Seregno

Associazione Seregn della Memoria - Seregno.

Infine è presente una struttura di consultazione tecnico/politica de-

Sistema di relazioni con altri attori non istituzionali

nominata Consulta del Parco e composta da 5 membri individuati fra i rappresentanti delle associazioni ambientaliste (2) e quelli del con-

Non esistono indagini in grado di permettere una

siglio comunale (3).

valutazione quali/quantitativa delle caratteristi-

Utenza

che degli utenti del PLIS. Gli ambiti di maggior

Budget

Il totale delle entrate nel 2006 è stato pari a 106.211 €. Il contributo

concentrazione da parte degli utenti sono rap-

della Provincia di Milano è stato pari a 35.455 € (33 % dell’ammontare

presentati dal Parco 2 Giugno alla Porada e dal

delle entrate).

Parco Agricolo del Meredo. Per il resto le prin-

Il Programma Pluriennale degli Interventi 2004-2005-2006 prevede-

cipali modalità fruitive sono rappresentate dalle

va investimenti per diverse tipologie di interventi, per un totale di

passaggiate in bicicletta e a piedi.

258 Parco della Brianza Centrale

259


Educazione ambientale

Il Parco non ha, a oggi, avviato iniziative di educazione ambientale.

manutenzioni ordinarie e straordinarie per i percorsi;

manutenzione delle attrezzature, della segnaletica e degli impianti in genere;

Interventi, progetti e studi

All’interno di un parco con le caratteristiche di quello della Brianza

interventi ordinari e straordinari di pulizia del Parco.

Centrale assume grande importanza il programma di gestione che preveda interventi e piani di manutenzione periodica:

Il Piano intende contribuire alla tutela della qualità del suolo e dell’ac-

piani e interventi di diradamento, potenziamento, riqualificazione,

qua. A tal fine propone: la conversione delle aree agricole sottoutiliz-

assestamento forestale e pulizia per i boschi;

zate in prati, boschi, impianti di legnicoltura, il massiccio aumento

cure culturali per i filari e i boschi di nuovo impianto e interventi di

della biomassa attraverso la creazione di ampie parti di foresta, la

adacquatura di soccorso;

creazione di una rete ecologica urbana.

potature, monitoraggi e trattamenti fitosanitari per i filari affermati;

Il Piano si attua attraverso la realizzazione di una serie di aree verdi

pulizia dalle infestanti, potature annuali e trattamenti per le siepi

attrezzate, comprese entro il più generale sistema degli spazi colletti-

e gli arbusti ornamentali;

vi urbani, a loro volta connesse da un sistema di corridoi di attraversa-

sfalci erba (da 2 a 8–10 all’anno, secondo il tipo e il livello di frui-

mento che consentono la continuità dello spazio pubblico all’interno

zione) per i prati e le radure calpestabili, con interventi straordina-

di territori prevalentemente privati e possono essere assimilati a lun-

ri di concimazione e rigenerazione ove necessari;

ghi parchi attrezzati lineari.

Il Parco agricolo del Meredo nella pagina precedente, Parco 2 Giugno alla Porada

260 Parco della Brianza Centrale

261


Fra i principali interventi realizzati il Parco 2 Giugno alla Porada costi-

Il Parco Falcone e Borsellino è localizzato nella porzione sud di Sere-

tuisce un’importante porzione del PLIS realizzata per lotti successivi

gno e la sua realizzazione ha avuto inizio nel 1997 grazie a un finan-

a partire dal 1997, grazie ad un consistente finanziamento regionale

ziamento regionale FRISL 1994-95 per la riqualificazione di quartieri

(FRISL 1996/97), a cui si sono aggiunti fondi comunali e più recente-

ed aree degradate, che ha permesso di effettuare una serie di inter-

mente anche contributi della Provincia di Milano.

venti di bonifica ambientale per il rinvenimento di fusti di oli esausti

Si tratta di aree che occupano una superficie di oltre 50 ettari, con

e lastre di eternit. Le opere realizzate comprendono un impianto spor-

valenze di carattere ambientale e ricreativo; la presenza di boschi na-

tivo polifunzionale integrato in un ampia area a prato alberata con un

turali spontanei associati a boschi di impianto più recente, affiancati

laghetto artificiale e un percorso vita.

ad ampi spazi a prato, intersecati da percorsi ciclopedonali costituiscono un mix equilibrato sia per la fruizione del tempo libero che per il mantenimento e la ricostruzione dell’ecosistema.

Il Parco John Lennon, situato in una zona fittamente urbanizzata a

Il Parco Nuovi Boschi si prefigge lo scopo di rispondere alla scarsa

nord di Seregno, interessa aree incolte di proprietà comunale. Si trat-

presenza di aree boscate, consentendo la costituzione di isole e cor-

ta di un Parco con caratteristiche prevalentemente urbane, sia per il

ridoi ecologici verso aree con patrimonio arboreo più consistente e

contesto che per le funzioni e il disegno d’insieme, strutturato su una

consolidato, quali il Grugnotoro, le Groane e la valle del Lambro. Gli

maglia di percorsi ciclopedonali regolare a cui si affiancano aree a

interventi di rimboschimento sono stati realizzati, oltre che da ope-

prato alberate, aree per il gioco e orti del tempo libero.

ratori privati nell’ambito di convenzioni urbanistiche, in partenariato con Legambiente Seregno, con la quale sono state realizzate nuove aree a bosco misto a cura e spese dall’associazione stessa e in cui la manutenzione dell’area sarà effettuata in collaborazione tra il Comune e i volontari dell’associazione.

Il Parco agricolo del Meredo è l’area più grande (70 ha) della porzio-

A compensazione degli interventi previsti sulla linea per Chiasso-Got-

ne occidentale del Parco della Brianza Centrale, costituita prevalen-

tardo, che risultano di grande impatto per l’ambito del Meredo, sia

temente da terreni agricoli e da boschi lineari di robinie e sambuchi

da un punto di vista ambientale, sia per le abitazioni esistenti che si

e preservata da un punto di vista ambientale dal relativo isolamento

affacceranno sul nuovo scalo e sulla ferrovia nel punto in cui entra

causato dalla presenza delle due linee ferroviarie (Saronno-Seregno e

in galleria, il Comune ha chiesto a RFI di prevedere opere di compen-

Milano-Chiasso) che costituiscono una barriera artificiale.

sazione e valorizzazione ambientale nell’ambito Meredo, attraverso

Gli interventi di riqualificazione sono stati realizzati a partire dal 1998

l’acquisizione e l’impianto di un ambito di almeno 40 ettari. La costru-

e sono consistiti principalmente nel recupero dei vecchi percorsi agri-

zione dello scavalcamento ferroviario dovrebbe inoltre permettere la

coli con il duplice scopo di garantire la fruizione ciclopedonale e con-

dismissione dell’attuale linea per Saronno fino all’intersezione con il

sentire il transito dei mezzi agricoli. Negli anni successivi sono stati

nuovo tracciato, riportando ad unità le aree meridionali dell’ambito.

Il Piano si attua attraverso la realizzazione di una serie di aree verdi attrezzate, connesse da un sistema di corridoi di collegamento che consentono la continuità dello spazio pubblico all’interno di territori prevalentemente privati e possono essere assimilati a lunghi parchi attrezzati lineari

realizzati interventi di completamento con la posa di numerose essenze arboree e di segnaletica informativa e, nel 2006, la Provincia ha finanziamento un intervento per la formazione di aree boscate.

262 Parco della Brianza Centrale

263


PA R C O D E L L A C O L L I N A DI SAN COLOMBANO Elementi identificativi .........................266 Inquadramento territoriale ................270 Territorio del Parco ............................275

264

Pianificazione ........................................286 Gestione, fruizione e progettualitĂ  ....294


ELEMENTI I D E N T I F I C AT I V I DENOMINAZIONE:

Parco della Collina di San Colombano

Codice PLIS: PL_016

P R O V I N C E : Milano. C O M U N I : San Colombano al Lambro. R I C O N O S C I M E N T O : Del.GP 423/02 del 3/07/02. A M P L I A M E N T I : Graffignana, S. Angelo Lodigiano (LO); Inverno

Monteleone, Miradolo Terme (PV). Dopo il Protocollo d’intesa del 1999 tra le Province di Milano, Lodi e Pavia, nel maggio 2006 è stata firmata una lettera di intenti per la ripresa dell’iter di ampliamento.

G E S T I O N E : Comune di San Colombano al Lambro.

S E D E : Municipio di San Colombano al Lambro,

via Monti, 47, San Colombano al Lambro (MI) tel. 0371 293233 fax. e-mail: monicaferri@comune.sancolombanoallambro.mi.it www.parcodellacollinadisancolombano.it

nella pagina accanto, Nel contesto della bassa pianura il Parco tutela gli aspetti morfologici e il particolare paesaggio agrario che si è sviluppato sulla singolare emergenza rappresentata dalla collina di San Colombano al Lambro

S U P E R F I C I E : totale: 717 ha.

O B I E T T I V I : tutela paesaggistica della collina di San Colombano.

Il Parco ha come finalità la tutela degli aspetti morfologici e del particolare paesaggio agrario che si è sviluppato sulla collina di San Colombano al Lambro, singolare emergenza

nelle pagine successive, Inquadramento territoriale su CTR

nell’ambito della pianura Padana.

Inquadramento territoriale e possibili ambiti di ampliamento del Parco su ortofoto

266 Parco della Collina di San Colombano

267


I N Q U A D R A M E N TO T E R R I TO R I A L E Il Parco della Collina di San Colombano non fa parte di alcun subsistema territoriale, a causa dell’isolamento del comune di San Colombano al Lambro rispetto al rimanente territorio provinciale. Il territorio del Parco è compreso tra il corso del Lambro, a nord-est, e quello del Po a sud.

Territorio

Il Parco, in attesa dei previsti ampliamenti nelle province di Lodi e Pavia, interessa l’ambito collinare di San Colombano che si eleva fino a 147 m sul livello del mare, principale elemento di caratterizzazione della bassa pianura. Le recenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato la provincia di Milano, ma anche quelle di Lodi e di Pavia, hanno interessato in modo alquanto limitato questo ambito in cui la presenza di spazi agricoli appare ancora rilevante e il territorio e la preesistente struttura urbana e demografica non appaiono compromesse in modo significativo. Quest’area è rimasta fino a pochi decenni fa immutata nei suoi caratteri ambientali e di paesaggio agrario originari, solo più di recente ha iniziato a essere interessata da un processo di trasformazione territoriale e di sviluppo di tipo esogeno, alimentato dalla pressione insediativa esercitata dai fenomeni di traboccamento/espulsione dal nucleo centrale, anche se non paragonabile a quello che caratterizza la fascia di contatto fra la grande pianura agricola padana e la conurbazione metropolitana. L’ampliamento degli insediamenti residenziali, con una netta espansione dei centri urbani, una volta poco estesi e con nuclei densi a delimitazione abbastanza netta, non ha condotto alla fusione di nuclei limitrofi, che appaiono ancora ben separati tra di loro, e alla eliminazione delle case sparse, mentre lo sviluppo economico non ha determinato significative comparse di aree destinate alle attività produttive e commerciali. Le principali indicazioni fornite dal PRG di San Colombano al Lambro sono costituite dalla presenza di aree di espansione per funzioni residenziali, ma anche produttive e terziarie, lungo il confine settentrionale del Parco, a completare il margine urbano.

270

In un ambito in cui la presenza di spazi agricoli appare ancora rilevante e il territorio non appare compromesso in modo significativo, l’ambito collinare di San Colombano, con i suoi 147 m sul livello del mare, rappresenta il principale elemento di caratterizzazione della bassa pianura Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali


Paesaggio e ambiente

Il Parco della Collina di San Colombano è situato nel contesto della bassa pianura, nella quale emerge la collina di San Colombano, singolarità orografica e paesistica molto riconoscibile in un ambito territoriale praticamente privo di qualsiasi ondulazione del terreno. Le recenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato la provincia di Milano hanno interessato in modo alquanto limitato questo ambito di territorio in cui la presenza di spazi agricoli appare ancora rilevante e che conserva ancora gran parte dell’uniformità del suo paesaggio rurale. Il Parco della Collina di San Colombano rappresenta, con la sua collocazione a margine del corso del Lambro, un sostanziale elemento di connessione della rete ecologica, con il ruolo di “ricucitura” fra le aree agricole della pianura e i sistemi ambientali dell’Adda e del Po. In tale ambito il sistema agricolo, in cui prevalgono le superfici a seminativo, appare ancora riconoscibile e apprezzabile, rivestendo notevole importanza in quanto elemento di interfaccia e di relazione tra i diversi sistemi insediativi e, almeno in prospettiva, per la possibilità di istituire un rapporto privilegiato tra i

margini dei tessuti urbani e lo spazio aperto, anche grazie all’assenza delle forti pressioni insediative che caratterizzano il territorio a nord di Milano. Il modificarsi delle pratiche agricole ha inoltre comportato una progressiva riduzione e impoverimento dei caratteristici elementi di interesse ecologico propri della campagna, con una presenza alquanto ridotta e marginale degli elementi naturali che si presentano in formazioni

Nel contesto della bassa pianura, praticamente privo di qualsiasi ondulazione del terreno, la collina di San Colombano sembra avere conservato in buona misura l’assetto morfologico e le caratteristiche strutturali che definivano l’area già nel Settecento

prevalentemente isolate fra di loro. Se facciamo salva la valle del Po e,

Il perimetro del PLIS è delimitato, a sud e a est, dalla SS234 Codognese

soprattutto, quella dell’Adda le uniche presenze di una qualche significa-

(che si sviluppa trasversalmente da Pavia a Cremona) e dalla SP23 Lodi-

tività che possiedono ancora caratteri di unitarietà e di relativa continui-

San Colombano (oggetto di un progetto di riqualifica), sulla quale si

tà sono rappresentate proprio dall’ambito collinare di San Colombano,

innesta la SP19 Graffignana proveniente da San Angelo Lodigiano, po-

che sembra avere conservato in buona misura l’assetto morfologico e le

sta poco distante a nord dell’area del Parco.

caratteristiche strutturali che caratterizzavano l’area già nel Settecento.

Ancor più distanti si collocano la strada provinciale che collega In-

Le maggiori modifiche derivano dall’interferenza con le vie di comunica-

verno con Cighignolo Po (SP32 della Casottina, a ovest) e quella che

zione e dalla pressione esercitata dallo sviluppo delle aree industriali,

connette la SP32 stessa con la SP19.

che hanno spesso modificato il rapporto fra le strutture insediative e gli

Il territorio del Parco è attraversato da alcuni assi viari che mettono in

spazi aperti. Nella parte nordoccidentale dei Colli di San Colombano, nel

comunicazione gli abitati di San Colombano e Miradolo Terme e i più

territorio di Graffignana (LO), si sono conservati alcuni ettari di bosco

piccoli nuclei edificati che sorgono al suo interno.

semi-naturale che presenta caratteristiche assai diverse dai boschi ripa-

Parallelamente alla statale Codognese corre anche la linea ferroviaria

riali che sorgono lungo il corso dell’Adda. Il Bosco di Graffignana costi-

RFI Pavia-Casalpusterlengo, con le vicine stazioni di Miradolo Terme e

tuisce infatti un patrimonio naturale di grande valore, rappresentando

Chignolo Po, per la quale è previsto l’ammodernamento, nell’ambito

l’unica testimonianza di bosco termofilo in bassa pianura in cui veniva

degli interventi finalizzati allo sviluppo di un sistema di gronde ferro-

praticata, in parcelle, la coltivazione a ceduo del castagno.

viarie per le merci esterno rispetto al nodo milanese.

272 Parco della Collina di San Colombano

Mobilità

Sistema della mobilità esistente e prevista

273


T E R R I TO R I O D E L PA R C O Il territorio compreso entro i confini del Parco appare nel complesso scarsamente antropizzato. L’ambito nel quale risulta più consistente il livello di edificazione è quello dell’altopiano collinare, dove numerose sono le attività viticole, ma anche gli insediamenti ricettivi e le residenze sparse che poco si confrontano con i tipici edifici rurali della collina. Per queste ultime si tratta spesso di edifici monofamiliari di recente costruzione, non legati alla conduzione dell’attività agricola e localizzati lungo la viabilità principale.

Si tratta di un ambito che, in rapporto alla sua grande valenza paesi-

Aspetti territoriali

stico-ambientale, risulta oggi parzialmente compromesso a causa del parziale abbandono della pratica della viticoltura. Al margine nord-est del Parco la complessa morfologia di San Colombano, con il suo castello, mantiene un forte rapporto con l’intorno, mediando fra il Lambro e la collina, mentre al margine sud-ovest è presente il centro di Miradolo con il suo complesso termale.

Un territorio scarsamente antropizzato, con un consistente il livello di edificazione sull’altopiano collinare, dove numerose sono le attività viticole e le residenze sparse che poco si confrontano con i caratteri dell’architettura rurale della collina

Il territorio del Parco, per la sua conformazione morfologica non presenta infrastrutture lineari significative, permettendo una sostanziale continuità dell’area. Dalla lettura del PRG di San Colombano al Lambro emerge, all’interno del perimetro del Parco, una preponderante presenza di aree destinate a uso agricolo, con particolare attenzione allo sviluppo e alla tutela ambientale e paesistica. Inoltre, il nucleo di Moccia è classificato come residenziale, mentre l’insediamento rurale di cascina Valbissera è in-

nella pagina precedente, Usi aggregati dei suoli

serito in zona A di interesse storico e artistico.

Parco della Collina di San Colombano

275


Aspetti paesistico-ambientali

Il versante nord-est della collina, verso Sant’Angelo Lodigiano e il fiume Lambro, presenta una morfologia più accentuata, con pendii scoscesi, in un susseguirsi di vallette ombreggiate da boschi di robinia

Morfologicamente il territorio del Parco è caratterizzato dalla singolari-

numero di torrenti e fossi e il loro andamento sono elementi indicativi

tà orografica della collina di San Colombano, che emerge nel paesaggio

della relativa impermeabilità dei suoli affioranti sul colle.

della bassa pianura fino alla quota di 147 m sul livello del mare e che

Il rilievo collinare può essere suddiviso in tre grandi ambiti, nei quali

costituisce una delle unità paesistico-territoriali individuate dal PTCP.

è evidente la polverizzazione della proprietà fondiaria che, con la sua

Il raccordo tra la pianura e la struttura del colle appare piuttosto

fitta rete di viabilità a servizio dei poderi, ha inciso profondamente

brusco, con ripide scarpate su tutti i lati, mentre un ripiano subpia-

sulle forme del paesaggio. Quello pedecollinare comprende aree agri-

neggiante caratterizza la parte altimetricamente più elevata. Mentre

cole che, pur presentando aspetti simili alle aree di pianura, eviden-

il versante nord-est, verso Sant’Angelo Lodigiano e il fiume Lambro,

ziano la presenza di avvallamenti e rilevati, corsi d’acqua, zone umide

presenta una morfologia più accentuata, con pendii scoscesi e ricchi

e una vegetazione di particolare valore. L’ambito collinare è invece

d’alberi, il versante occidentale si caratterizza per un profilo più dol-

destinato prevalentemente a uso viticolo, mentre nell’altopiano colli-

ce, con rilievi quasi impercettibili che digradano dolcemente verso sud

nare, anch’esso destinato prevalentemente alla coltivazione della vite

sulla piana di Chignolo Po.

e contrassegnato da una forte valenza panoramica, risulta più consi-

La collina è un susseguirsi di vallette ombreggiate da boschi di robi-

stente il livello di edificazione.

nia, pendici segnate dai terrazzamenti artificiali con filari di vite di-

L’ambito della collina è parzialmente interessato dal vincolo paesag-

sposti a rittochino e coste piane, dove, seguendo il percorso lungo la

gistico ex D.lgs 42/04, art.136, già L 1497/39, apposto nel 1965, in

dorsale collinare, si spalancano improvvise terrazze panoramiche che

quanto zona collinare panoramica con punti di vista e belvedere sulla

permettono di scorgere il territorio vasto della pianura.

campagna lodigiana.

Il reticolo idrografico appare poco gerarchizzato e conserva caratteri

Inoltre, proprio per la loro unicità, i colli di San Colombano sono con-

di naturalità fino allo sbocco in pianura, dove sono stati effettuati nu-

siderati dal Piano Territoriale Paesistico Regionale come “area di rile-

merosi interventi di rettifica del tracciato e di tombinatura. L’elevato

vanza ambientale”.

276 Parco della Collina di San Colombano

Le pendici della collina di San Colombano, una delle unità paesistico-territoriali individuate dal PTCP, sono segnate dai terrazzamenti artificiali, con filari di vite disposti a rittochino

277


L’esiguità di testimonianze monumentali è probabilmente dovuta al privilegiato impiego agricolo dei pendii collinari, iniziato già in epoca

Beni storico-architettonici e ambientali

romana e stabilito definitivamente dai monaci irlandesi e certosini che votarono la collina alla coltura vitivinicola, senza costruirvi altro che piccole ville patrizie e modesti agglomerati rurali, determinando la tutela della collina, preservata dallo sviluppo insediativo del secolo scorso. Fra i complessi rurali di interesse storico, prevalentemente singoli o a corte aperta e spesso trasformati, che interessano in modo diffuso tutto l’ambito, occorre segnalare i nuclei rurali di Moccia, con i caratteristici fienili, e di Belfuggito Vecchio, la cascina Serafina e la cascina Valbissera, inserita nel paesaggio vitato collinare circostante. Il complesso di Madonna dei Monti, con la chiesa e la villa settecentesca, costituisce, per la sua notorietà, un elemento di chiaro riferimento territoriale, mentre il nucleo della Caplania rappresenta un importante insediamento storico di interesse architettonico e paesistico. Per quanto riguarda invece le architetture religiose occorre anche segnalare l’insediamento religioso di Costa Regina. All’esterno del Parco si trovano il quattrocentesco oratorio di Santa Maria a Miradolo Terme e il castello di Sant’Angelo Lodigiano, mentre è a sua volta di grande rilievo il centro storico di San Colombano, ricco di complessi di interesse storico architettonico (casa Riccardi, chiesa

La vocazione vitivinicola dei pendii collinari, pur preservandoli dallo sviluppo insediativo del secolo scorso, ha determinato l’esiguità di testimonianze storicoarchitettoniche, fra cui si segnala il complesso religioso di Madonna dei Monti, con la chiesa e la villa settecentesca

di San Colombano Abate, Lazzaretto) e dominato dal complesso del castello Belgioioso, parte integrante del sistema difensivo di controllo del Lambro, con il caratteristico piccolo borgo all’interno del recinto castellano.

Parco della Collina di San Colombano

nella pagina precedente, Sistema dei beni storico-architettonici e ambientali

279


Aspetti naturalistici

VEGETAZIONE

FAUNA

Il patrimonio boschivo della Collina di San Colombano, costituito da

La fauna presente all’interno dell’area del Parco di San Colombano è

fondi di proprietà privata, si è prevalentemente formato per incuria ed

rappresentativa del contesto collinare che lo caratterizza.

abbandono della coltivazione dei fondi interessati.

Il territorio ospita attualmente numerose specie di Mammiferi, quali la

Nelle formazioni boschive rilevante è la presenza della Robinia (Robi-

donnola, la faina, il ghiro, la lepre, il moscardino, il riccio, il tasso, il

nia pseudoacacia), specie esotica, che si è sviluppata a discapito di

toporagno comune e la volpe.

formazioni della cenosi del querco-carpineto.

Tra gli Uccelli occorre ricordare la presenza dell’Allocco, la Civetta, la

La presenza di questa specie, inquinante, ha tuttavia ormai raggiunto

Cornacchia grigia, il Barbagianni, il Codibugnolo, il Corvo imperiale e

un certo grado di naturalezza.

la Ghiandaia.

Alla Robinia sono spesso associate altre specie quali il Ciliegio selvati-

Nel contesto collinare del Parco trovano un ambiente favorevole anche

co (Prunus avium), l’Acero Campestre (Acer campestre), farnie (Quer-

numerose specie di Rettili: è facilmente rilevabile la presenza di Lucer-

cus robur) e Carpini (Carpinus betulus).

tole, Ramarri, Biacchi e Natrice dal collare.

In fondovalle, nelle vallecole più ricche d’acqua, la componente ve-

Meno diffusa è la Vipera comune, presente soltanto nelle zone più

getale più diffusa risulta essere la cannuccia di palude (Phragmites

naturali.

australis), la mazza sorda (tipha latifoglia) e i Salici (Salicacee).

Negli ambiti di fondovalle, più ricchi d’acqua, si è instaurato un am-

La presenza della robinia risulta rilevante anche a livello arbustivo,

biente favorevole alla diffusione di alcune specie di Anfibi. Numerica-

ma si rilevano anche presenze di sambuco (Sambucus nigra), nocciolo

mente ricche sono, infatti, le popolazioni della Raganella e della Rana

(Corylus avellana), biancospino (Crataegus monogyna), Ligustro (Li-

dalmatica, mentre piuttosto rara è la presenza del Rospo comune.

La collina è un susseguirsi di vallette ombreggiate da boschi di robinia, pendici segnate dai terrazzamenti artificiali con filari di vite disposti a rittochino e coste piane, da dove, lungo la dorsale collinare, è possibile scorgere il territorio vasto della pianura

gustrum vulgare), fusaggine (Evonymus europaeus), pallon di maggio (Viburnum opulus) e rovi (Rubus fruticosus). Nello strato erbaceo sono presenti Gallium glaucum, Artemisia vulgare, Erigeron annuus, Lolium multiflorum, Equisetum, Petasites, Plantago major, Lactuca virosa, Urtica dioica. Le fasce boscate presenti nel Parco sono costituite in prevalenza da querce mesofite con prevalenza di farnia (Quercus robur) e, lungo i corsi d’acqua, di ontano (Alnus glutinosa), pioppo bianco (Populus alba) e salici (Salix).

Il patrimonio boschivo della collina di San Colombano si è prevalentemente formato per incuria ed abbandono della coltivazione dei fondi interessati

I campi abbandonati sono stati nel tempo occupati da arbusti disposti a siepe libera, come il biancospino (Crataegus monogyna), il prugnolo (Prunus spinosa), il sanguinello (Corpus sanguinea) e il rovo (Rubus fruticosus).

280 Parco della Collina di San Colombano

281


La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente com-

La rete ecologica

promesso dal punto di vista ecologico, quale quello del Parco della Collina si San Colombano, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente antropizzato e con una rete viaria alquanto ramificata. Al sistema antropico si affianca uno scarso sistema di aree naturaliformi, costituite da alcuni lembi boscati relitti e zone umide nell’ambito pedecollinare e dalla vegetazione arboreo-arbustiva spontanea rilevata lungo la valle del Lambro, che rappresenta un importante elemento di continuità ecologica. In particolare, per la natura di “isola” della collina di San Colombano rispetto al territorio provinciale, il corso del Lambro, oltre a costituire uno dei principali corridoi ecologici dei corsi d’acqua individuati dal PTCP, rappresenta l’elemento di connessione con il resto del territorio della provincia. La collina stessa rappresenta un corridoio ecologico primario, che necessita di connessione con gli ambiti limitrofi dei territori di Lodi e Pavia. Al fine di concorrere alla realizzazione della rete ecologica della provincia di Milano il Parco deve operare su quelle aree adibite ad uso agricolo situate in porzioni di territorio ritenute interessanti ai fini di un potenziamento dei collegamenti tra le aree di maggiore interesse naturalistico e faunistico, ove già insistono significative presenze di siepi boscate.

A differenza dell’ambito di pianura, nel quale sono prevalenti i semi-

Aspetti agronomici

nativi a mais o frumento, l’ambito collinare ha mantenuto il carattere di fitta trama di appezzamenti, coltivati a vigneto, che coprono oltre il 35% del territorio del Parco. Su una superficie agricola totale di 246 ettari operano 293 aziende agricole, tutte occupate in coltivazioni viticole, che fanno largo uso di contoterzisti vista la scarsità di mezzi aziendali. Il 65% della superficie collinare vitata è compresa all’interno di tre sole aziende. Il 23,5% di questa superficie è per la produzione di vini da tavola, il 30% per vini a denominazione IGT e il 46,5 % per vini DOC. Tra i vitigni DOC più importanti si segnalano la Croatina, il Barbera, l’Uva rara (uve nere), il Trebbiano Toscano, il Greco di Napoli, il Malvasia, il Pinot e il Chardonnay (uve bianche). Sono presenti altre colture agricole pregiate, quali il ciliegio, l’albicocco, il pesco, il susino, il fico, il noce, e il castagno, mentre i seminativi, i prati permanenti e i pioppeti rivestono un ruolo decisamente marginale. Sono invece piuttosto diffusi, più o meno sparsi su tutta nella pagina precedente La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

l’area, attività orticole a conduzione domestica. Infine, sull’altopiano collinare, sono presenti alcune strutture agrituristiche e due maneggi.

Parco della Collina di San Colombano

283


Rete dei percorsi

Attualmente non esiste una rete di percorsi ciclopedonali, ma uno degli obiettivi principali dell’Amministrazione comunale di San Colombano riguarda la realizzazione di interventi volti a rendere accessibile e fruibile in bicicletta tutto il territorio del Parco. Il perseguimento di questo obiettivo si è affrontato attraverso una strategia progettuale riguardante la realizzazione di tre differenti tipologie di itinerari ciclistici tra di loro integrati nel formare dei circuiti intercomunali che trovano nella Collina il punto di congiunzione e la loro “ragion d’essere”: •

itinerari funzionali. Sono quegli itinerari che garantiscono sia l’accessibilità a tutti i luoghi principali della città, sia il collegamento tra la città e le frazioni o i comuni circostanti;

itinerari ambientali. Sono quegli itinerari che permettono la fruizione didattica dei luoghi di interesse paesaggistico-ambientale presenti nel territorio;

itinerari culturali. Sono quegli itinerari che rendono accessibili i luoghi di valenza storico-architettonica presenti nel territorio.

Il progetto della rete ciclabile, raccordando tutti gli elementi “attrattori” nel Parco, costituisce una rete di percorsi ciclabili in grado di connettere realtà (urbane o ambientali) tra loro distanti attraverso itinerari, poco frequentati dal traffico automobilistico e integrati alle linee di trasporto pubblico, con valenza didattico-culturale e di facile percezione. La spina dorsale del progetto è costituita dal percorso che, utilizzando la strada pianeggiante che percorre tutto l’altopiano collinare (nella successione da ovest verso est: via dei Chiavaroli, via della Moccia, via della Madonna dei Monti, via Serafina), permette di fruire e di conoscere nella sua totalità il “carattere” del luogo. Tutti gli altri itinerari proposti, con origine nel versante meridionale nei comuni di Miradolo Terme e Chignolo Po e nel versante settentrionale nei comuni di San Colombano e Graffignana, congiungendo i luoghi attrattori presenti Uno dei principali obiettivi del Parco è volto a rendere fruibile in bicicletta il territorio della Collina, connettendo realtà urbane e ambientali tra loro distanti attraverso itinerari, poco frequentati dal traffico automobilistico, con valenza didattico-culturale

nei rispettivi territori comunali si chiudono su questa dorsale. La rete così individuata sarà corredata da alcuni servizi di “supporto” collocati in posizione strategica rispetto al suo sviluppo: •

aree attrezzate per il noleggio delle biciclette;

aree attrezzate per la sosta;

aree attrezzate per il ristoro;

aree intermodali. Individuate in corrispondenza dei due maneggi esistenti sulla Collina potrebbero diventare l’occasione per la du-

nella pagina successiva, Rete dei percorsi

plice fruizione didattico-culturale del PLIS in bicicletta e a cavallo.

284


PIANIFICAZIONE S T R U M E N T O : Piano Particolareggiato (PP) vigente. Il Piano interessa

Il Piano è impostato su un doppio sistema di let-

solo la porzione dell’ambito collinare che ricade nel perimetro ammi-

tura, con disposizioni a carattere prescrittivo e a

nistrativo del Comune di San Colombano al Lambro.

carattere di indirizzo. Le disposizioni a carattere prescrittivo prevedo-

A P P R O V A Z I O N E : Del. CC n°28/06 del 26/05/2006.

no la suddivisione del territorio in 5 sotto-unità naturali del sistema ambientale, definite in base

CARATTERI

alle loro caratterizzazioni morfologiche, idrogra-

Il Piano Particolareggiato, che costituisce variante parziale al PRG di

fiche e panoramiche, per le quali il Piano indivi-

San Colombano, disciplina l’uso del territorio del Parco e le sue tra-

dua gli interventi di trasformazione naturalistica

sformazioni urbanistiche, con il fine di tutelare e valorizzare l’attività

ammessi. In subordine il territorio del Parco vie-

agricola, nel rispetto dei caratteri paesistico-ambientali della collina.

ne suddiviso in 4 sotto-unità d’uso del sistema

Le modalità di pianificazione sono le seguenti:

ambientale, per le quali il Piano individua gli in-

tutela dell’ambiente naturale e recupero delle situazioni di degrado;

terventi di trasformazione edilizia e urbanistica

tutela e valorizzazione delle emergenze paesistiche;

ammessi.

conservazione e valorizzazione delle emergenze storico-architetto-

Le disposizioni a carattere di indirizzo preve-

niche;

dono la suddivisione del territorio in 18 ambiti

insediamenti e attrezzature per l’esercizio delle attività agricole

unitari (unità di sistema ambientale), basati sulle

compatibili con i caratteri paesistici;

caratteristiche e vocazioni ambientali, paesaggi-

riqualificazione della rete viaria, con particolare riferimento al si-

stiche e d’uso delle diverse porzioni di Parco, per

stema dell’accessibilità ciclopedonale e ai percorsi didattici;

i quali il Piano definisce una serie di indirizzi che

raccordo con le aree collinari potenzialmente oggetto di un futuro

dovranno essere promossi o direttamente attuati

ampliamento del Parco.

dal Parco. Le unità ambientali sono a loro volta

• •

Il Piano, impostato su un doppio sistema di lettura, con disposizioni sia a carattere prescrittivo che di indirizzo, si basa sulla tutela e la valorizzazione dell’attività agricola, nel rispetto dei caratteri paesisticoambientali della collina

286

Per quanto concerne invece la gestione del Parco, questa è affidata al

accorpate in 6 unità di paesaggio, per le quali il

Comune di San Colombano al Lambro, fino all’ampliamento su territori

Piano individua una serie di indicazioni per le fu-

ricadenti in altri comuni.

ture varianti agli strumenti urbanistici comunali.


Il territorio disciplinato dal PP copre sostanzialmente l’intera superfi-

AMBITI DI NATURALITÀ

cie del Parco, salvo che per alcune aree di limitate dimensioni nell’am-

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti di naturalità”

bito occidentale e nord-orientale. Le sotto-unità naturali del sistema

interessano, oltre alla Sotto-unità idrografica (art.6.2), comprendente

ambientale in cui è stato diviso il Parco nel Piano Particolareggiato

torrenti, fossi e fontanili e per la quale sono proposte misure per la

sono le seguenti:

salvaguardia e la corretta regimazione del reticolo idrografico natu-

sotto-unità morfologica;

rale, soprattuto quelle parti del territorio prossime ai corsi d’acqua

sotto-unità idrografica;

esposte a nord e interessate dalla Sotto-unità boschiva (art.6.3).

sotto-unità boschiva;

Le disposizioni riguardanti tali sotto-unità prevalgono sempre su quel-

sotto-unità panoramica;

le della Sotto-unità d’uso agricola (art.7.1).

sotto-unità di recupero.

I principali obiettivi del Piano per la Sotto-unità boschiva che, in quanto

Caratteristiche e prescrizioni del PP

sotto-unità naturale si sovrappone alle sotto-unità d’uso agricole, sono: Le sotto-unità d’uso del sistema ambientale sono invece: •

sotto-unità agricola;

sotto-unità insediativa;

sotto-unità della mobilità.

conservazione e ricostituzione della vegetazione favorendo l’utilizzo di specie tipiche locali;

avvio di processi di riqualificazione ambientale e di programmazione forestale a favore di un ripristino delle cenosi più caratteristiche e autoctone;

ELABORATI DI PIANO

1. Relazione

ripopolamento con specie autoctone;

sviluppo degli ambiti boschivi al fine della realizzazione di corridoi ecologici primari.

Tav. 1 – inquadramento territoriale Tav. 2 – Caratteri ambientali naturali. Orografia

AMBITI AGRICOLI

Tav. 3 – Caratteri ambientali naturali. Morfologia

Nel Parco acquistano particolare rilevanza le aree specificatamente de-

Tav. 4 – Caratteri ambientali naturali. Geomorfologia e aree boscate

stinate alla categoria “Ambiti agricoli” che interessano la quasi totalità

Tav. 5 – Caratteri ambientali naturali. Carta di sintesi

del territorio disciplinato dal PP, rendendo tale ambito, anche per la

Tav. 6 – Caratteri ambientali d’uso. Uso agricolo

sua forte valenza paesaggistica, uno dei punti salienti della pianifica-

Tav. 7 – Caratteri ambientali d’uso. Uso insediativo e infrastrutturale

zione.

Tav. 8 – Caratteri ambientali d’uso. Carta di sintesi

La Sotto-unità d’uso agricola (art.7.1), le cui disposizioni si applicano

Tav. 8a – Corridoi ecologici e direttrici di permeabilità

in subordine al rispetto delle norme relative alle Sotto-unità idrografi-

Tav. 9 – Piano di smaltimento dei rifiuti

ca (art.6.2) e boschiva (art.6.3), individua quelle parti del territorio del Parco che possono essere destinate alla conduzione agricola, senza

2. Norme di attuazione

però comprendere gli allevamenti zootecnici.

Tav. 1 – Individuazione del perimetro del Piano Particolareggiato - scala 1:10000

La Sotto-unità agricola pedecollinare (art.7.1.1) comprende quelle aree

Tav. 2 – Vincoli di carattere sovracomunale e azzonamento di PRG -

che, pur presentando analogie con le zone agricole di pianura, sono

scala 1:5000

interessate da caratteristiche morfologiche e geologiche particolari,

Tav. 3 - Sotto-unità naturali del sistema ambientale - scala 1:5000

dalla presenza di corsi d’acqua e zone umide e da vegetazione di par-

Tav. 4 - Sotto-unità d’uso del sistema ambientale - scala 1:5000

ticolare valore ambientale.

Tav. 5 - Unità del sistema ambientale e di paesaggio - scala 1:5000

L’attività agricola è mantenuta e sostenuta sia come attività economica

288 Parco della Collina di San Colombano

Il principale obiettivo del Piano per gli “Ambiti di naturalità”, è l’avvio di processi di riqualificazione ambientale e di programmazione forestale con l’utilizzo di specie locali e lo sviluppo degli ambiti boschivi al fine della realizzazione di corridoi ecologici primari

289


Tav. 4 - Sotto-unità d’uso del sistema ambientale

Tav. 3 - Sotto-unitĂ  naturali del sistema ambientale

290 Parco della Collina di San Colombano

291


importante, sia per il suo contributo alla valorizzazione del paesaggio

la promozione di uno sviluippo integrato tra aziende produttrici e

la promozione di iniziative didattiche e ricreative da svolgersi pres-

e dell’ambiente, incentivando la progressiva riduzione dell’impatto ambientale indotto dall’uso di prodotti chimici, introducendo pratiche agronomiche maggiormente compatibili, promuovendo le produzioni

strutture di trasformazione; so le principali aziende produttrici.

biologiche, i prodotti tipici, l’attività agrituristica e la conoscenza della cultura rurale.

AMBITI PER LA FRUIZIONE

Le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti per la fruiLa Sotto-unità agricola collinare (art.7.1.2) individua quelle parti dei

zione” non assumono particolare rilevanza da un punto di vista quanti-

versanti collinari comprese tra la Sotto-unità agricola pedecollinare e

tativo. Oltre alla Sotto-unità panoramica (art.6.4), che comprende i nu-

quella dell’altopiano, destinate in prevalenza alle colture agricole pre-

merosi siti panoramici disposti sull’altopiano, il Piano prevede alcune

giate, soprattutto della vite. Il Parco dovrà promuovere e sostenere:

aree destinate alla fruizione ricreativa, didattica e culturale del Parco,

la tutela del marchio;

poste prevalentemente in corrispondenza degli stessi siti panoramici.

la promozione commerciale;

Per tali punti panoramici, che costituiscono per il pubblico elemento

la ricerca per l’incentivazione della coltura di vigneti tipici a mar-

di fruizione privilegiata del paesaggio circostante, il Piano prevede la

chio DOC e IGT;

salvaguardia e la valorizzazione, attraverso interventi di sistemazione

l’incentivazione a tecnologie e sistemi di produzione rispettosi del-

e facilitazione dell’accessibilità.

l’ambiente; •

la promozione di metodi di coltivazione biologica;

ALTRE AREE

l’introduzione di nuovi vitigni compatibili con la vocazione della

Il Piano individua nella Sotto-unità di recupero (art.6.5), oltre agli am-

zona;

biti interessati da forme di erosione e dissesto idrogeologico, una di-

il recupero di sistemi di coltivazione tradizionale e di colture a vo-

scarica di materiali edili presente nella porzione nord-occidentale del

cazione ambientale.

Parco e per la quale sono previsti unicamente interventi di ripristino.

Nella Sotto-unità insediativa (art.7.2) sono invece compresi gli edifici La Sotto-unità agricola dell’altopiano collinare (art.7.1.3) comprende

a destinazione residenziale presenti nell’ambito collinare e gli insedia-

le aree della sommità collinare, nella quale è più consistente il livello

menti storici di interesse architettonico e paesistico, come il complesso

di edificazione e dove si localizzano prevalentemente le unità pano-

di Madonna dei Monti, le cascine Serafina e Valbissera, il nucleo stori-

ramiche. Oltre agli obiettivi della zona agricola collinare, i principali

co della Caplania, la cappella di Costa Regina e gli insediamenti rurali

obiettivi del Piano in questa Sotto-unità sono la tutela e la salvaguar-

di Moccia e di Belfuggito Vecchio, per i quali è prevista la tutela con-

dia dei siti panoramici e del crinale di sommità collinare.

servativa e il recupero, nel quadro della valorizzazione del paesaggio

Il Parco dovrà promuovere e sostenere:

rurale storico. Per tutti i manufatti sono ammesse destinazioni d’uso

l’introduzione e il mantenimento di metodi di coltivazione biologica;

ricettive e turistico-ricreative, finalizzate alla loro valorizzazione.

la difesa del patrimonio arboreo con interventi di tipo integrato;

Il Piano individua anche nella Sotto-unità della mobilità (art.7.3), la

il recupero di sistemi di coltivazione tradizionale e di colture a vo-

rete stradale esistente e di potenziamento, per la quale è previsto il

cazione pedologica e ambientale;

pubblico transito solo sulla viabilità principale.

292 Parco della Collina di San Colombano

Nel Piano acquistano particolare rilevanza gli “Ambiti agricoli” che interessano la quasi totalità del territorio, rendendo tale categoria, anche per la sua forte valenza paesaggistica, uno dei punti salienti della pianificazione

293


GESTIONE FRUIZIONE E PROGETTUALITÀ Aspetti gestionali

Il Parco non si avvale di un’apposita struttura per la gestione dell’area

Il Comune ha avviato un programma di educazione ambientale con

protetta, utilizzando per il momento le risorse dell’Amministrazione

l’obiettivo di aiutare gli alunni delle scuole a ristabilire un legame con

comunale, in particolare dei settori urbanistica e agricoltura, i cui di-

l’ambiente, insegnando loro a conoscere le risorse del Parco e il rispet-

pendenti dedicano al Parco solo una parte limitata del proprio tempo.

to della natura come fondamento per la conservazione delle differenti

Educazione ambientale

specie animali e vegetali.

Budget

Il totale delle entrate nel 2006 è stato pari a 117.900 €. Il contributo della Provincia di Milano è stato pari a 23.483 € (20 % dell’ammontare

L’amministrazione comunale, nell’ottica di favorire la fruibilità del

delle entrate).

Parco della Collina di San Colombano, ha fatto redigere un progetto

Interventi, progetti e studi

preliminare denominato “MiBici - Rete della mobilità ciclistica del PLIS”

Ricognizione delle aree pubbliche

Le aree di proprietà del Parco non rappresentano una risorsa significa-

che è stato inserito nella graduatoria delle opere pubbliche che otter-

tiva, coprendo una superficie inferiore a 1 ettaro.

ranno un co-finanziamento provinciale per la realizzazione. A causa della localizzazione isolata del Parco, particolare attenzione è

Sistema di relazioni con altri attori non istituzionali

Il Parco organizza ogni anno molteplici iniziative, prevalentemente in

stata prestata all’inserimento e all’integrazione del progetto rispetto

chiave eno-turistica: fiere, degustazioni, eventi culturali, feste (Sagra

agli itinerari ciclabili esistenti e in previsione ad una scala più ampia,

Provinciale dell’Uva, Festa del Vino e altre).

in modo da perseguire gli obiettivi che stanno alla base del MiBici. Gli

Una tappa importante in questa direzione è stato il riconoscimento

itinerari proposti trovano in alcuni punti la continuità con itinerari di

regionale ottenuto da San Colombano nel 1997 di “località turistica”,

più lunga percorrenza, e più precisamente:

al quale è seguita nel 2001 l’istituzione della “Strada del vino di San

a nord, verso Borghetto Lodigiano con gli itinerari individuati dal

a sud-est, verso Orio Litta con l’itinerario Eurovelo 5 “Mediterra-

a sud, verso Chignolo Po con l’itinerario Ciclobby “Attorno a San

Colombano e dei sapori lodigiani”, itinerario che parte da Milano e, toccando Chiaravalle, Sant’Angelo Lodigiano, San Colombano al Lam-

PTCP della Provincia di Lodi;

bro, giunge a Lodi. Il Parco offre inoltre un servizio costante e gratuito di attività di edu-

nean Route”;

cazione ambientale per le scuole del comune.

Colombano”; •

Utenza

Non esistono indagini in grado di permettere una valutazione quali/

a ovest, verso Inverno Monteleone con gli itinerari individuati dal PTCP della Provincia di Pavia.

quantitativa delle caratteristiche degli utenti del PLIS, anche se il Par-

Nel 2005, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano,

co stima il coinvolgimento di 400 studenti nelle attività di educazione

l’Università degli Studi e il Consorzio Volontario Vini DOC San Colom-

ambientale e di circa 100 persone nei diversi eventi organizzati sul

bano, è stato avviato il progetto del nuovo Vigneto Sperimentale Mo-

suo territorio.

retto, che sarà punto di incontro, non solo virtuale ma anche fisico, tra

Non risultano ambiti di particolare concentrazione da parte degli uten-

ricerca, sperimentazione, tecniche viticole d’avanguardia e produttori.

ti, per i quali le principali modalità fruitive sono rappresentate dalle

Altri programmi sono attualmente in fase di valutazione, in relazione

passaggiate in bicicletta (mountain bike) e a cavallo, mentre poche

alla possibilità di accedere a finanziamenti da parte dell’Amministra-

sono le persone che percorrono a piedi il Parco.

zione provinciale.

294 Parco della Collina di San Colombano

San Colombano ha ottenuto nel 1997 il riconoscimento regionale di “località turistica”, al quale è seguita nel 2001 l’istituzione della “Strada del vino di San Colombano e dei sapori lodigiani”, itinerario che parte da Milano e, toccando Chiaravalle, Sant’Angelo Lodigiano, San Colombano al Lambro, giunge a Lodi

295


BOSCO DI LEGNANO Elementi identificativi .........................298 Inquadramento territoriale ................302 Territorio del Parco ............................309

296

Pianificazione ........................................320 Gestione, fruizione e progettualitĂ  ....328


ELEMENTI I D E N T I F I C AT I V I DENOMINAZIONE:

Bosco di Legnano

Codice PLIS: PL_003

P R O V I N C E : Milano. C O M U N I : Legnano. R I C O N O S C I M E N T O : Del.PresGR 793 del 23/06/1976. A M P L I A M E N T I : Legnano.

G E S T I O N E : Comune di Legnano.

S E D E : Municipio di Legnano,

piazza San Magno 6, 20025 Legnano (MI) tel. 0331 471304 - 0331 471314 fax. 0331 471312 e-mail: urbanistica@legnano.org

S U P E R F I C I E : 25 ha.

O B I E T T I V I : creazione di un’area di verde pubblico attrezzato.

Il Bosco di Legnano (chiamato anche Parco Castello) rappresenta nella pagina accanto, Nel contesto urbano di Legnano il Parco rappresenta una modesta area di verde pubblico attrezzato, nella quale appare difficile individuare la valenza sovracomunale

un’anomalia nel panorama dei PLIS, in quanto costituisce una modesta area di verde pubblico attrezzato di interesse urbano, che trae origine dalla LR 58/73. Con l’abrogazione della legge e la sua sostituzione con la LR 86/83 il Parco viene riclassificato, in mancanza di meglio, come PLIS, anche se era difficile individuare in esso questa fondamentale valenza.

nelle pagine successive, Inquadramento territoriale su CTR Inquadramento territoriale e possibili ambiti di ampliamento del Parco su ortofoto

298 Bosco di Legnano

299


I N Q U A D R A M E N TO T E R R I TO R I A L E Il Bosco di Legnano fa parte del sub-sistema ovest, costituito anche dal Parco del Rugareto (in parte fuori provincia di Milano), dal Parco Alto Milanese, dal Parco del Roccolo e dai proposti parchi dei Mulini (Medio Olona), delle Roggìe e del Gelso e da quello del Basso Olona-Rhodense, in fase di riconoscimento. Il Parco è situato nella porzione nord-ovest della provincia di Milano, tra il Parco Valle Ticino e il Parco delle Groane, fra il tracciato dell’autostrada dei Laghi (A8) e della SS 33, da una parte, e quello della ferrovia del Sempione dall’altra.

Territorio

Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali

Nel settore nord-occidentale della provincia di Milano, in prossimità

degli insediamenti rurali.

col territorio compreso nel Parco Regionale della Valle del Ticino, il Bo-

Allo stesso tempo il significativo svilup-

sco di Legnano si estende in un ambito territoriale che ha pienamente

po economico ha avuto come conseguenza

condiviso le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizza-

l’espansione delle aree residenziali, contri-

to l’asse del Sempione, con la sua immagine di città continua, a diffe-

buendo in modo significativo all’erosione di

renza di altri settori caratterizzati da nuclei urbani che si mantengono

ampie superfici di suoli agricoli.

tra loro distinti o comunque da modesti fenomeni di saldatura.

Conclusa la fase di sviluppo economico, le

Lo sfruttamento dei corsi d’acqua, abbondanti nella zona e utilizzati

principali indicazioni fornite dagli strumen-

non solo per irrigare i campi ma anche per l’insediamento di sistemi

ti urbanistici comunali privilegiano, oltre

produttivi, fra i quali l’attività molitoria ha storicamente rappresenta-

alle espansioni residenziali che interessano

to una delle risorse più significative della zona.

principalmente i margini urbani degli abi-

Uno sguardo al tessuto insediativo dell’ambito di territorio interessato

tati di Canegrate e Legnano, nuovi insedia-

dal Parco, peraltro interamente in territorio di Legnano, mostra un si-

menti commerciali, produttivi e commeciali

stema urbano a sviluppo lineare, appoggiato alla strada del Sempione,

localizzati principalmente lungo l’asse della

ma caratterizzato da una certa sfrangiatura con la presenza di funzioni

A8. Nel centro di Legnano, all’interno del-

residenziali frammiste ad attività commerciali e produttive. L’evidente

l’intervento per il recupero della area Can-

e pronunciato ampliamento degli insediamenti residenziali, con una

toni, il progetto di Renzo Piano destina a

netta espansione dei centri urbani, una volta poco estesi e con nuclei

verde pubblico 60 mila mq, pari al 56% della

densi a delimitazione abbastanza netta e ben separati tra di loro, ha

superficie complessiva.

condotto alla fusione di nuclei limitrofi e alla eliminazione delle case sparse e delle piccole unità quali ortaglie, frutteti, ecc., caratteristiche

302

In un ambito territoriale che ha pienamente condiviso le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato l’asse del Sempione, il Parco rappresenta una pausa nel denso tessuto insediativo della porzione nordovest della provincia di Milano


Paesaggio e ambiente

Nel contesto dell’alta pianura asciutta occidentale, il Parco occupa un’ex area agricola di modeste dimensioni nella limitata fascia lasciata libera lungo il corso dell’Olona dalla crescita del sistema insediativo del Sempione

Il Bosco di Legnano è situato nella porzione nord-ovest della provincia

ormai pesantemente antropizzata e artificializzata, ma anche di una

di Milano, nel contesto dell’alta pianura asciutta occidentale, a nord

connessione fra il territorio in provincia di Varese e i parchi urbani del

del canale Villoresi, lungo il corso dell’Olona.

sistema metropolitano.

Il fiume e il terreno pianeggiante hanno storicamente favorito il for-

In tale ambito il paesaggio agricolo, in passato dominato da brughiere

marsi di una realtà agricola composta da diversi villaggi legati tra loro

e seminativi vitati, appare oggi caratterizzato da un’attività produttiva

da una serie di relazioni favorite dalla presenza di vie di terra, ma

poco differenziata e sostanzialmente priva di zootecnia, in cui preval-

anche d’acqua.

gono le superfici a mais. Esso può però rivestire notevole importanza

In seguito alle potenti trasformazioni territoriali che hanno caratte-

in quanto elemento di interfaccia e di relazione tra i diversi sistemi in-

rizzato tale ambito, la presenza di spazi agricoli appare decisamente

sediativi e, almeno in prospettiva, per la possibilità di istituire un rap-

ridotta e limitata alla fascia lasciata libera dalla crescita del sistema

porto privilegiato tra i margini dei tessuti urbani e lo spazio aperto.

insediativo lungo l’asse del Sempione, determinando la riduzione dei

In questo senso, sotto il profilo paesistico-ambientale, sono aree di

connotati di naturalità e la progressiva perdita di funzionalità ecologica.

estrema potenzialità (e per contro di estrema fragilità) proprio in or-

Il Parco, pur con le forti restrizioni determinate dalla conurbazione

dine al loro ruolo di assorbimento degli impatti da parte del sistema

Sempione-Olona, può rappresentare allora un primo importante tas-

insediativo e in relazione alla loro funzione di riequilibrio ecologico,

sello del sistema ecologico nord-sud, nel quadro di una “ricucitura”

riqualificazione del paesaggio e promozione di un “presidio ecologico”

degli spazi aperti lungo l’ambito meridionale della valle dell’Olona,

del territorio.

304 Bosco di Legnano

Il Parco, pur con le forti restrizioni determinate dalla conurbazione Sempione-Olona, può rappresentare un importante tassello del sistema ecologico nord-sud, nel quadro di una “ricucitura” degli spazi aperti lungo l’ambito meridionale della valle dell’Olona

305


Mobilità

L’ambito circostante il PLIS è interessato dalla presenza di una fitta infrastrutturazione, in relazione alla sua collocazione all’interno di un comparto territoriale densamente urbanizzato. Il perimetro del Parco è lambito, a nord, dalla SP12 Inveruno-Legnano, ad ovest, dall’asse urbano di via per S.Giorgio-via per Canegrate (a cavallo tra Legnano e Canegrate), ad est dalla via Molini e, a sud, dalla via per i Mulini (che prosegue verso est fino a scavalcare l’Olona). Poco distanti si collocano, rispettivamente ad est e a ovest, la SS33 del Sempione e la ferrovia RFI Milano-Rho-Gallarate, con le stazioni più vicine di Canegrate e Legnano. Decisamente più esterna, infine, si segnala la presenza dell’autostrada A8 dei Laghi (collegata con la rete viaria di livello inferiore attraverso gli svincoli di Legnano) e della ex-SS527 Bustese. Il territorio del PLIS non risulta direttamente interessato da interventi infrastrutturali, sebbene siano da segnalare, nell’immediato intorno: la realizzazione del terzo binario lungo la linea Rho-Gallarate (progetto preliminare approvato, con prescrizioni, dal CIPE nell’ambito della

Legge Obiettivo), che consentirà di incrementare l’attualmente satura capacità ferroviaria per i servizi di tipo suburbano, regionale ed internazionale (e, in prospettiva, per l’accessibilità a Malpensa, in seguito alla realizzazione dei previsti raccordi con la linea FNM Saronno-Aerostazione a Busto A.), e la previsione di un nuovo itinerario locale, parzialmente in variante alla SS33 del Sempione, ad ovest di S.Vittore Olona (indicazione contenuta nel PRG) e a sud di Cerro Maggiore, fino ad interconnettersi con la ex-statale Bustese a est della A8 (progetto elaborato dal comune, funzionale al rafforzamento dell’accessibilità al vicino centro commerciale Auchan di Rescaldina). In un ambito contraddistinto da una fitta infrastrutturazione, la rete viaria determina una particolare frammentazione del territorio, soprattutto per la presenza di grandi assi infrastrutturali, come l’autostrada dei Laghi

Sistema della mobilità esistente e prevista

Per quanto riguarda la statale del Sempione si segnala, infine, il progetto (che sta seguendo l’iter procedurale della Legge Obiettivo, in attesa dell’approvazione da parte del CIPE) di realizzazione di una variante completamente esterna alla densa conurbazione che attualmente si sviluppa attorno all’asse storico, il cui tracciato si colloca più ad ovest, decisamente distante dall’area del PLIS.

306 Bosco di Legnano

307


T E R R I TO R I O D E L PA R C O Il Bosco di Legnano occupa un’ex area agricola di modeste dimensioni, interamente compresa nel territorio di Legnano, localizzata in ambito urbano lungo il corso dell’Olona a ovest del Castello Visconteo. Il sistema insediativo dei comuni appoggiati sull’asse del Sempione costituisce uno degli ambiti a più elevata urbanizzazione della provincia di Milano, ai confini con quella di Varese. In particolare il Parco occupa una posizione baricentrica rispetto ai territori dei comuni di Legnano, Cerro Maggiore, San Vittore Olona e San Giorgio su Legnano, le cui periferie ne rappresentano in parte i confini. Vista dall’alto l’area si presenta come un tassello di verde boschivo

Aspetti territoriali

posto in contiguità, a sud e a est, di ampie zone agricole che seguono il corso dell’Olona. Il territorio ai margini del Parco si presenta alquanto differenziato, con la presenza del centro storico, del Castello, ma anche del sistema produttivo storicamente insediato lungo il tracciato ferroviario. In particolare, lungo il margine ovest del Parco si trova l’unica area edificata a ridosso del confine, con edifici residenziali che costituiscono una cortina continua di case che, nella parte più a sud, oltrepassa la strada determinando il restringimento del confine stesso. Lungo gli altri lati si trovano invece aree non edificate con funzioni diversificate. A est, l’area adiacente al Parco è racchiusa tra l’Olona e un suo ramo secondario. All’interno di quest’area si trova il castello Visconteo circondato da un fossato. Fanno sempre parte di quest’area il molino Cornaggia e altri edifici rurali situati più a sud verso il confine comunale che oggi sono in completo stato di abbandono. L’area situata a est dell’Olona, fino al confine con il comune di S. Vittore, comprende un vasto piazzale parzialmente asfaltato e, più oltre, alcune aree verdi parzialmente coltivate. La lettura del PRG del Comune di Legnano indica che l’area del Parco è destinata ad attrezzature pubbliche o di pubblico interesse ed è oggetto di Piano Integrato di Intervento. Il PII pone come obiettivo la riunificazione visiva e fruitiva del Parco con l’area del castello e l’attuale piazza del Mercato; per

In uno degli ambiti a più elevata urbanizzazione della provincia di Milano, l’area si presenta come un tassello di verde boschivo contiguo, a sud e a est, con ampie zone agricole che seguono il corso dell’Olona e che con il Castello rappresenta un grande potenziale in attesa di valorizzazione

il castello sono previste funzioni culturali e ricettive/alberghiere con possibilità di uso anche congressuale, mentre la ridefinizione dello spazio pubblico, con la priorità del ridisegno della piazza a ovest del castello, dovrà dar vita a un grande spazio aperto da usare per eventi di particolare rilievo. L’area del Parco e quella del Castello sono sempre rimaste ai margini delle politiche di sviluppo urbano e ancora oggi fanno parte di in un territorio posto a ridosso delle aree agricole e del confine comunale che rappresenta un grande potenziale in attesa di

nella pagina precedente, Usi aggregati dei suoli

valorizzazione.

Bosco di Legnano

309


Aspetti paesistico-ambientali

Il Bosco di Legnano si presenta oggi come un parco boscato, che si struttura in modo molto diversificato in una sequenza di piccoli boschetti, filari, singoli maestosi individui, piccoli nuclei isolati, tra i quali si aprono prati e aree umide

Nonostante la sua posizione ai margini del centro storico di Legnano,

A partire dall’inizio degli anni Ottanta è stato realizzato, per lotti suc-

fino a pochi decenni fa l’ambito del Parco era occupato da un’area

cessivi, un laghetto che raggiunge oggi una superfice di circa 7500 mq.

agricola coltivata e successivamente abbandonata in seguito ai rapidi

I recenti lavori per la revisione dell’assetto idrografico (2004) hanno

mutamenti socio-economici che hanno determinato forti pressioni in-

portato alla riescavazione degli specchi d’acqua interrati, alla modifi-

sediative su tutta l’area.

ca dei canali per consentire un più efficace ricircolo dell’acqua.

Le dimensioni ridotte e la successiva conversione a parco urbano at-

L’interno del Parco si presenta prevalentemente pianeggiante, eccetto

trezzato, uno dei primi esempi di forestazione urbana in Italia, non

nella zona verso via San Giorgio dove il terreno si alza per formare

hanno però del tutto cancellato i segni del recente passato agricolo,

un terrapieno. L’area si trova ad una quota inferiore rispetto a quella

del quale sopravvivono alcuni fossi irrigui e una parte dei vecchi filari

della strada, determinando un’efficace protezione rispetto all’inquina-

di pioppi lungo le rogge.

mento acustico.

Oggi, il Bosco di Legnano si presenta come un parco boscato, che si

Nell’ambito meridionale, il proposto PLIS dei Molini si configura come

struttura in modo molto diversificato in una sequenza di piccoli bo-

un’estensione del Bosco di Legnano, andando a occupare una lingua

schetti, filari, singoli maestosi individui, piccoli nuclei isolati, tra i

di territorio lasciato libero dalla crescita del sistema insediativo dei

quali si aprono superfici prative di diversa ampiezza.

comuni appoggiati sull’asse del Sempione.

310 Bosco di Legnano

I recenti lavori per la revisione dell’assetto idrografico del laghetto realizzato a partire dall’inizio degli anni Ottanta hanno portato alla riescavazione degli specchi d’acqua interrati e alla modifica dei canali per consentire un più efficace ricircolo dell’acqua

311


All’interno del Parco, date le sue dimensioni estremamente ridotte, non sono presenti beni di interesse storico-architettonico, mentre al-

Beni storico-architettonici e ambientali

l’esterno del Parco il sistema dei beni, pur di una certa rilevanza, non appare paragonabile per diffusione e valore ad altri ambiti della provincia. Lo stesso ambito urbano di Legnano si segnala per la presenza, oltre che di un ricco patrimonio di architetura civile e religiosa, di una serie di stabilimenti produttivi e di quartieri operai (De Angeli Frua, Tosi), oltre che per la Colonia elioterapica dei BBPR. Il Bosco di Legnano è dominato dal possente castello Visconteo del XII secolo, localizzato lungo il corso dell’Olona e di proprietà del Comune di Legnano dal 1973. Il castello, ubicato in una posizione strategica lungo la strada proveniente da Milano, aveva lo scopo di proteggere le fertili terre che si estendevano tra Legnano, Canegrate, San Vittore Olona e i relativi molini lungo il corso d’acqua. L’edificio, vincolato dal D.lgs 42/04, art. 10 (già L 1089/39), è tutt’oggi in fase di ristrutturazione al fine di valorizzarne l’immagine e la funzione pubblica. Il sistema dell’architettura rurale caratterizza l’ambito a sud del Parco, dove si è storicamente insediata l’attività molitoria, con alcuni molini ancora attivi. Fra gli altri sono da segnalare il molino Cornaggia, anch’esso vincolato, nei pressi del castello, il molino Meraviglia e il molino Visconti a Canegrate. Per quanto riguarda invece le architetture religiose, si può segnalare imIn un ambito storicamente segnato dagli insediamenti per l’attività molitoria e dalla presenza del castello Visconteo, il sistema dei beni storicoarchitettonici, pur di una certa rilevanza, non appare paragonabile per diffusione e valore ad altri ambiti della provincia

mediatamente a nord del Parco il Santuario di Santa Maria delle Grazie. Lungo il margine est del PLIS, l’antica strada del Sempione rappresenta un importante elemento della memoria storica, oltre a uno dei tracciati sui quali si è appoggiato lo sviluppo della regione urbana milanese. La fruizione del Parco da parte delle popolazioni è favorita dalla posizione dei nuclei urbanizzati rispetto al perimetro del Parco, che permettono lo sviluppo di agevoli vie di accesso da ciascuno dei centri abitati che si collocano nelle sue vicinanze.

nella pagina precedente, Sistema dei beni storico-architettonici e ambientali

Parte dell’area del Parco esistente, insieme ad altre che si affacciano sul viale che delimita a nord l’area, sono oggetto di vincolo paesistico ex D.lgs 42/04, art. 136 (già L 1497/39).

Bosco di Legnano

313


Aspetti naturalistici

VEGETAZIONE

-

Lungo i fossi irrigui che ancora caratterizzano il Parco

e di numerosi germani reali, che ormai popolano la valle dell’Olona.

legnanese, si trovano salici, ontani, pioppi, platani (Platanus hybrida),

Altre specie di uccelli presenti nella zona sono lo scricciolo, il car-

robinie (Robinia pseudoacacia), frassini, gelsi e un notevole esemplare

dellino, il verzellino, il lucherino, il passero, l’usignolo, la tortora, il

di biancospino, molti dei quali, messi a dimora nel corso degli anni

picchio rosso maggiore, il cuculo, l’allocco e varie specie di luì.

Settanta, hanno ormai raggiunto discrete dimensioni. In tempi più re-

Infine, tra i vertebrati sono presenti numerose specie di pesci, la rana

centi sono stati piantati noci e noccioli allo scopo di favorire la pre-

esculenta, il rospo smeraldino, la testuggine palustre dalle orecchie

senza dello scoiattolo rosso, introdotto di recente.

rosse, il riccio, lo scoiattolo rosso, il ghiro e il moscardino.

Agli inizi degli anni Ottanta, è stata creata una zona umida di circa 1

La collocazione dell’area lungo il corso dell’Olona costituisce indub-

ettaro, alimentata da acqua di falda, bordata di una ricca vegetazione

biamente un fattore importante per gli spostamenti degli animali al-

arborea, che, insieme al notevole incremento della popolazione delle

l’interno di questo “corridoio” naturale che interesserà in futuro il si-

oche selvatiche ha, negli ultimi tempi, determinato una drastica ridu-

tema dei PLIS costruito lungo il corso d’acqua.

zione della ricca vegetazione palustre. Per tale motivo è stato avviato un programma di ricostituzione delle fasce di canneto che costituivano un elemento fondamentale dell’ecosistema acquatico e l’habitat ideale per diverse specie selvatiche.

La presenza di una zona umida offre la disponibilità di un habitat ideale per diverse specie faunistiche, fra le quali di particolare importanza è la presenza di una colonia di oche selvatiche

FAUNA

La creazione di un PLIS con le caratteristiche di parco urbano attrez-

La presenza di una zona umida offre la disponibilità di habitat idonei

zato non ha permesso, vista anche la limitata estensione del Parco, il

per diverse specie faunistiche. Oltre a canapiglie, fischioni, morette

proseguimento dell’attività agricola, pur consentendo di mantenere al-

tabaccate, fistioni turchi, codoni, mestoloni, volpoche, casarche, gal-

cuni elementi tipici del paesaggio rurale legati alla funzione irrigua.

linelle d’acqua, porciglioni, martin pescatori, aironi, di particolare im-

Da segnalare, immediatamente oltre il confine sud-est del Parco, la

portanza è la presenza di una colonia di oche selvatiche (Anser anser)

presenza di un’azienda agricola ancora attiva.

314 Bosco di Legnano

Aspetti agronomici

315


La rete ecologica

La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ecologico, quale quello del Bosco di Legnano, trova il suo principale ostacolo in uno dei territori più urbanizzati e industrializzati della provincia e con una rete viaria molto ramificata. Ulteriori limiti sono rappresentati dalla collocazione preminentemente urbana del Parco, che solo lungo l’asse dell’Olona può trovare un elemento di continuità ecologica, nell’ottica della creazione di una connessione con il sistema di PLIS che si sta sviluppando lungo il corso d’acqua. Al sistema antropico si affianca uno scarso sistema di aree naturaliformi lungo la valle dell’Olona, il cui alveo si presenta per lunghi tratti canalizzato e la fascia di vegetazione ripariale tende a ridursi fino a scomparire. In questo ambito il recente progetto di Dorsale verde del nord Milano elaborato dall’Amministrazione provinciale si propone di mettere in relazione e ricondurre a sistema le diverse opportunità di carattere paesistico-ambientale presenti sul territorio, con l’intento di creare una connessione orizzontale fra i diversi ambiti territoriali e istituire un legame fra i suoi parchi. Più in generale gli obiettivi perseguiti dal progetto sono: •

collegare e ampliare i parchi esistenti e includere i territori agricoli

istituire una contiguità spaziale che favorisca lo scambio e l’inter-

non compresi in essi; connessione fra le diverse ecologie;

Nella pagina a destra, dall’alto: - schema del progetto di dorsale verde; - stralcio con l’individuazione del Parco del Bosco di Legnano

rafforzare i corridoi orizzontali al fine di controbilaciare l’andamento nord-sud dei parchi, in un ambito dove le conurbazioni lineari sono ormai segnate da evidenti fenomeni di saldatura.

316


Il Parco del Bosco di Legnano, date le ridotte dimensioni (25 ha) e la

Rete dei percorsi

sua posizione a ridosso dell’urbanizzato, assume le caratteristiche di parco urbano e come tale è attrezzato per la fruizione e la percorribilità al suo interno. Sentieri e aree attrezzate permettono l’accessibilità ai punti di interesse naturalistico e paesistico ed è presente anche un percorso vita. L’accessibilità ciclistica al Parco, dalle aree urbanizzate limitrofe, è permessa sfruttando la rete delle piste ciclabili realizzate dai comuni contermini al Parco.

Rete dei percorsi

Più difficile risulta l’accessibilità dal nucleo centrale metropolitano in quanto gli itinerari ciclabili individuati dal Piano Strategico della Mobilità ciclistica – MiBici – predisposto dalla Provincia di Milano, sono ancora frammentati e interrotti.

Bosco di Legnano

nella pagina precedente La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

319


PIANIFICAZIONE S T R U M E N T O :Programma Pluriennale degli Interventi (PPI).

Prima fase: 1.1 Istituzione della struttura organizzativa e ammi-

A P P R O V A Z I O N E : Del. GC n° 80/07 del 27/03/2007.

nistrativa; 1.2 Stesura del progetto preliminare del Parco;

CARATTERI

1.3 Stesura del regolamento del Parco.

Il Piano indica le linee di sviluppo del PLIS del Bosco di Legnano tanto

Seconda fase:

in termini naturalistici quanto infrastrutturali.

2.1 Fase operativa istituzionale (acquisizione delle

Gli interventi oggetto del PPI attengono alla definizione di aspetti di

nuove aree, marchio, segnaletica e sito internet, atti-

dettaglio (attrezzature in genere) di un parco già esistente e non con-

vità di sensibilizzazione);

trastano, pertanto, con la pianificazione esecutiva (PII del PRG vigente)

2.2 Fase esecutiva: progetto definitivo, esecutivo,

inserita in un più ampio contesto territoriale, il cui obiettivo principale

realizzazione e direzione lavori (interventi di carat-

è il mantenimento del Parco stesso.

tere generale, interventi relativi alle singole zone del

Il principio base su cui si basa il PPI è che un parco con una forte

Parco);

connotazione e un’accurata progettazione difficilmente avrà aree de-

Terza fase:

gradate o non utilizzate e creerà, al contrario, un forte legame con il

3.1 Conclusioni e verifiche.

territorio e le popolazioni che lo abitano. Il Piano indica le modalità di pianificazione e gestione del Parco, con-

La fase esecutiva, calibrata su un arco temporale che

cepite in modo da far convivere le attività più diverse, tutte di caratte-

va dal 2007 al 2011, prevede interventi di carattere

re ludico e ricreativo. Le modalità di pianificazione sono le seguenti:

generale, trasversali alle diverse zone del Parco, e

mantenimento, recupero e riqualificazione dell’assetto naturale del-

interventi relativi alle singole zone. Gli interventi di

le aree già boscate e realizzazione di una “cinta” boscata avente la

carattere generale comprendono:

funzione di barriera di protezione acustica e visiva dalla rete viaria;

completamento della recinzione attuale con la

creazione dei parcheggi completi di alberature e

progettazione in via prioritaria delle aree di nuova acquisizione, affinché le opere di carattere più generale, che definiscono il Parco,

creazione dei nuovi ingressi;

siano funzionali anche alla destinazione e al disegno delle nuove attività; •

ristrutturazione degli edifici di valore storico e architettonico, con

riordino del sistema degli accessi e dei parcheggi, in funzione del-

lo scopo di farli divenire i nuovi fulcri del Parco; l’ampliamento del Parco e delle diverse aree funzionali individuate

siepi di pertinenza; •

principali; •

costruzione di nuovi ponti e ristrutturazione dei

riqualificazione del sistema vegetazionale esisten-

costituzione del bosco “planiziale” da realizzare

ponti esistenti;

dal PPI;

Il Piano si basa sulla convivenza di attività di carattere ludico e ricreativo attraverso il recupero e la riqualificazione dell’assetto naturale, la ristrutturazione degli edifici storico-architettonici, il riordino del sistema degli accessi e l’individuazione di un sistema di percorsi capace di mettere in relazione le diverse funzioni

individuazione di un sistema di percorsi capace di mettere in re-

te nelle zone interne al Parco;

lazione le diverse funzioni e consentire utilizzi separati a seconda del tipo di fruizione. Per quanto concerne invece la gestione del Parco, attualmente affidata

320

completamento e nuova creazione dei percorsi

nella cintura più esterna; •

recinzione aree per cani.

Gli interventi relativi alle singole zone del Parco pre-

al Comune di Legnano, si ritiene fondamentale la costituzione di un

vedono invece:

apposito ente gestore che si occupi degli aspetti di pianificazione,

ottimizzazione dei sistemi energetici e idrici del

programmazione e gestione economico-finanziaria.

lago finalizzati al risparmio e al contenimento del-

Il Piano è strutturato in tre successive fasi operative.

l’uso delle risorse naturali;


interventi di riqualificazione idraulica dell’Olona e della roggia Mo-

2007

linara; •

3° trim

realizzazione dell’area attrezzata per il gioco.

Il territorio disciplinato dal PPI copre una superficie complessiva di 37 ha, contro i 25 ha di superficie del Parco riconosciuto, includendo già i previsti ambiti di ampliamento, al fine di ottenere un suo rafforzamento qualitativo e quantitativo. La nuova estensione consente di racchiudere al suo interno sia elementi storici, come il Castello, che elementi di forte rilevanza naturalistica, come un tratto dell’Olona, aumentando

4° trim

2008 1° trim

2° trim

3° trim

2009 4° trim

1° trim

2° trim

3° trim

2010 4° trim

1° trim

2° trim

3° trim

2011 4° trim

1° trim

2° trim

Costi previsti euro

PRIMA FASE 1.1 Istituzione della struttura organizzativa e amministrativa 1.2 Stesura del progetto preliminare del Parco del Bosco nel suo insieme

in maniera consistente le aree di pregio testimoniale-architettonico e

1.3 Stesura del regolamento del Parco del Bosco

di spiccata valenza naturalistica. Si tratta in ogni caso di spazi a ridos-

SECONDA FASE

30.000,00 3.000,00

so della città ma esclusi dalle politiche di sviluppo urbano, mentre non sono invece reputate idonee le aree di espansione verso sud indicate

2.1 Fase operativa istituzionale

negli strumenti urbanistici poiché considerate parte integrante di un sistema agricolo che si etende anche al di fuori del confine comunale e che può invece trovare realizzazione con il previsto PLIS dei Molini, attualmente in fase di definizione. Le zone in cui è stato diviso il Parco nel Piano, che non prevede aree

2.1.1 Marchio, segnaletica e sito internet

15.000,00

2.1.2 Attività di sensibilizzazione

12.000,00

2.2 Fase esecutiva: progetto defintivo esecutivo, realizzazione e direzione lavori 2.2.1 e 2.2.2 Interventi dicarattere generale e sulle singole zone del parco A Recinzione area cani B

specificatamente destinate alla categoria “Ambiti agricoli”, sono le seguenti:

nella pagina successiva, La fase esecutiva prevista dal cronoprogramma del PPI, calibrata su un arco temporale che va dal 2007 al 2011, prevede interventi di carattere generale, trasversali alle diverse zone del Parco, e interventi relativi alle singole zone

zona 1 - Area attrezzata per il gioco;

zona 2 - Area relax e pic-nic;

zona 3 - Area ristoro;

zona 4 - Area naturalistica;

zona 5 - Area del Castello;

zona 6 - Area polifunzionale per sport ed eventi;

zona 7 - Area Centro Parco;

zona 8 - Aree bosco planiziale;

zona 9 - Area parcheggi;

zona 10 - Aree per cani.

ELABORATI DI PIANO

1. Relazione

10.000,00

Ottimizzazione dei sistemi energetici ed idrici del lago del Parco del Castello, finalizzato al risparmio e al contenimento dell’uso delle risorse naturali

110.000,00

C Interventi di riqualificazione idraulica del Fiume Olona e della Roggia Molinara. Due lotti al pari importo

1.200.000,00

D Realizzazione dell’area attrezzata per il gioco

90.000,00

E

Completamento degli elementi di confine

70.000,00

F

Creazione dei parcheggi

260.000,00

G Completamento e nuova creazione di percorsi principali

220.000,00

H Ponti: ristrutturazione esistenti (n.2) e nuova costruzione (n. 3)

250.000,00

I

Riqualificazione del sistema vegetazionale

L

Costituzione del bosco planiziale

50.000,00 140.000,00

Verranno valutate a parte, vista la peculiarità e l’importanza degli interventi, la creazione di un “Centro Parco”, comprendente il restauro dei Mulini storici, e la realizzazione di strutture per sport ed eventi all’interno dell’area polifunzionale. L’acquisizione delle nuove aree per l’ampliamento del Parco non è ritenuta quantificabile a causa delle variazioni di mercato e degli eventuali sviluppi del P.I.I. nella zona, come da disposizioni del Piano Regolatore.

2. Cronoprogramma degli interventi Tav. 1 - Confini Tav. 2 - Azzonamento Tav. 3 - Individuazione interventi

322 Bosco di Legnano

323


con la formazione di ambienti umidi diversificati in grado di fitodepurare le acque dell’Olona prima del loro utilizzo in agricoltura, e la modellazioni delle sponde del lago in modo da creare correnti d’acqua e ambienti diversificati. Altri interventi sono finalizzati alla riqualificazione dell’area al fine di renderla accessibile e fruibile anche a fini didattici. La fascia sud-est, in parte ricadente nelle aree di nuova acquisizione del Parco, interessa invece la Zona 8 - Aree bosco planiziale. L’intervento consiste nella piantumazione, secondo una fisionomia naturaliforme, di specie riconducibili alla tipologia forestale del quercocarpineto planiziale, con prevalenza di Farnia e Carpino bianco. AMBITI PER LA FRUIZIONE

Nel Parco acquistano particolare rilevanza le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti per la fruizione”. Ai numerosi ingressi posti verso l’abitato corrispondono zone con funzioni ludiche che si rivolgono a un pubblico abituale, mentre l’unico accesso posto a sud garantisce zone più tranquille o di maggior interesse ambientale che presuppongono una fruizione più prolungata. La Zona 1 - area attrezzata per il gioco costituisce l’elemento di fruizione privilegiata del Parco, da ubicare vicino agli ingressi urbani per favorire l’utilizzo giornaliero e per tempi brevi. Per la loro posizione e le loro modalità fruitive queste aree devono assolvere funzioni ben precise e rispondere alle esigenze pratiche della popolazione che su di esse gravita senza che questo le renda assimilabili sia morfologicamente che funzionalmente ai parchi di quartiere. La Zona 2 - Area relax e pic-nic rappresenta l’immagine del parco extraurbano da preservare anche nelle sue valenze naturalistiche, mentre la Zona 3 - Area ristoro, situata in posizione baricentrica, è valorizzata dalla recente costruzione del nuovo edificio bar e servizi. La Zona 6 - Area polifunzionale per sport ed eventi trova localizzazione nelle aree di nuova acquisizione del Parco, in sinergia con la piscina posizionata più a nord. In particolare è prevista la creazione di un centro ippico, per l’allenamento dei cavalli o altre funzioni legate alla tradizionale corsa del Carroccio che si svolge a Legnano. La Zona 7. Area “Centro Parco” prevede il recupero del molino compreso nell’area del Parco, importante esempio delle passate attività rurali, che diverrà non solo sede gestionale del Parco, con funzione di accoglienza, ma anche punto di sensibilizzazione delle tematiche legate alla tradizione agricola locale. Il complesso potrà ospitare un

Caratteristiche e prescrizioni del Programma Pluriennale degli Interventi

AMBITI DI NATURALITÀ

centro di educazione ambientale, un museo delle attività agricole loca-

Nel Parco le aree specificatamente destinate alla categoria “Ambiti di

li, gli uffici tecnici gestionali, oltre ad altri servizi dedicati alle attività

naturalità” acquistano una discreta rilevanza.

manutentive.

Si tratta, innanzitutto della Zona 4 - Area naturalistica, laghetto, per

Infine, la Zona 10 - Aree per cani prevede una serie di aree recintate

la quale dopo il progetto di riqualificazione ambientale realizzato nel

dislocate in punti diversi.

2004, è sorta l’esigenza di effettuare ulteriori interventi volti a migliorare gli altri ambienti acquatici del Parco. Tale zona costituisce

ALTRE AREE

l’elemento portante della rete ecologica del Parco e su di essa sono

La Zona 5 - Area “del Castello” deve diventare, una volta conclusi gli

proposte misure per la risagomatura dell’alveo della roggia Molinara,

interventi di restauro, uno dei fulcri del Parco e prevede la valorizza-

324 Bosco di Legnano

nella pagina precedente, Legende della Tav. 2 (Azzonamento) e della Tav. 3 (Interventi)

325


Tav. 2 - Azzonamento

zione del complesso come testimonianza storica e il ripensamento del

La Zona 9 - Area parcheggi prevede la ridefinizione dei parcheggi esi-

collegamento con gli accessi e il Parco esistente.

stenti in base alle effettive necessità di ricezione, oltre che dell’attua-

Gli spazi interni del Castello potranno essere utilizzati per esporre

le sistema degli accessi, in funzione del nuovo perimetro del Parco e

elementi della tradizione storica del luogo, con un incremento del-

delle diverse aree funzionali che si trovano al suo interno. In partico-

l’uso delle sale a pinacoteca che confermeranno la funzione di museo

lare il Piano prevede la valorizzazione dell’ingresso dal piazzale del

storico cittadino, oltre che per manifestazioni temporanee legate ad

Cimitero, il più utilizzato dalla cittadinanza.

Tav. 3 - Interventi

eventi musicali.

326 Bosco di Legnano

327


GESTIONE FRUIZIONE E PROGETTUALITÀ Aspetti gestionali

Per parecchio tempo poco frequentato, il Bosco di Legnano ha visto negli ultimi anni aumentare notevolmente i suoi visitatori, fino a divenire una delle aree verdi più frequentate della città, che lo vive anche come un parco di quartiere

La struttura che gestisce il Parco è composta da due persone, dipen-

Il Parco è totalmente recintato e gli ingressi ven-

denti comunali che dedicano al Parco solo una parte limitata del loro

gono lasciati aperti solamente durante l’orario di

tempo.

apertura al pubblico. L’accesso più utilizzato è quello dal sottopassaggio del piazzale del Cimi-

Budget

Il totale delle entrate nel 2006 è stato pari a 167.619 €.

tero, in quanto direttamente collegato al centro

La Provincia di Milano, con il bando 2005, ha co-finanziato la stesura

città.

dello strumento di pianificazione del PLIS, contribuendo con 18.849,60

Il Parco è frequentato principalmente dai legna-

€ (70 %) su una spesa complessiva di 27.000 €.

nesi soprattutto durante i fine settimana. Le

Per quanto concerne invece il Programma Pluriennale degli Interventi

principali modalità fruitive sono rappresentate

2007-2011, è prevista una spesa complessiva pari a € 2.460.000, che

dalle passaggiate a piedi, mentre i viali lungo il

non comprende il restauro dei molini storici per la creazione del Cen-

perimetro sono usati soprattutto come percorso

tro Parco, la realizzazione di strutture per sport ed eventi all’interno

da footing.

dell’area polifunzionale e l’acquisizione delle nuove aree per l’ampliamento del Parco.

Il Comune ha avviato un programma di educazio-

Educazione ambientale

ne ambientale con l’obiettivo di aiutare gli alun-

Ricognizione delle aree pubbliche

Tutta l’area del Parco è di proprietà pubblica (Comune di Legnano).

ni delle scuole a ristabilire un legame con l’ambiente, insegnando loro a conoscere le risorse del Parco e il rispetto dell’ambiente come fonda-

Sistema di relazioni con altri attori non istituzionali Utenza

Il Parco organizza ogni anno diverse iniziative, soprattutto nel campo

mento per la conservazione delle differenti spe-

dell’educazione ambientale per le scuole del comune, alle quali viene

cie animali e vegetali, con particolare riferimento

offerto un servizio costante e gratuito di attività formative.

all’area umida presente all’interno del Parco.

Per parecchio tempo poco frequentato, il Parco ha visto negli ultimi

In attesa dell’entrata a regime del Programma

anni aumentare notevolmente i suoi visitatori, fino a divenire una del-

Pluriennale degli Interventi recentemente appro-

le aree verdi più frequentate della città, che lo vive anche come un

vato, continuano i consueti interventi di manu-

parco di quartiere. Non esistono indagini in grado di permettere una

tenzione ordinaria e straordinaria, fra i quali si

valutazione quali/quantitativa delle caratteristiche degli utenti del

segnala un intervento di riordinamento che inte-

PLIS, anche se il Parco stima il coinvolgimento di 1.500 studenti nelle

ressa l’area umida al fine di ottenere un maggior

attività di educazione ambientale e di circa 14.000 persone nei diversi

risparmio energetico e idrico.

Interventi, progetti e studi

eventi organizzati sul suo territorio.

328 Bosco di Legnano

329


PA R C O D E L L E C A S C I N E Elementi identificativi .........................332 Inquadramento territoriale ................336 Territorio del Parco ............................343

330

Pianificazione ........................................352 Gestione, fruizione e progettualitĂ  ....352


ELEMENTI I D E N T I F I C AT I V I DENOMINAZIONE:

Parco delle Cascine

Codice PLIS: PL_042

P R O V I N C E : Milano. C O M U N I : Pioltello. R I C O N O S C I M E N T O : Del.GR.7/7574 del 21/12/2001. A M P L I A M E N T I : Pioltello.

G E S T I O N E : Comune di Pioltello.

S E D E : Comune di Pioltello, via Carlo Cattaneo 1, 20096 Pioltello (MI)

tel. 02 923661 fax. 02 92161258 f.occhiuti@comune.pioltello.mi.it

S U P E R F I C I E : 213 ha (previsti 57 ha).

O B I E T T I V I : tutela agricola di un’area periurbana.

Il Parco si propone di salvaguardare un’area agricola di elevato valore nella pagina accanto, Nell’ambito est della cintura metropolitana milanese, il Parco salvaguarda un’ampia area agricola inserita nel paesaggio della media pianura irrigua, strutturata sui derivatori del naviglio Martesana

e di notevole dimensione posta tra gli abitati di Pioltello e di Segrate, caratterizzata dalla permanenza di interessanti segni del paesaggio agrario originario, articolato sui derivatori del naviglio Martesana e dalla presenza di cascine di interesse documentale.

nelle pagine successive, Inquadramento territoriale su CTR Inquadramento territoriale e possibili ambiti di ampliamento del Parco su ortofoto

332 Parco delle Cascine

333


I N Q U A D R A M E N TO T E R R I TO R I A L E Il Parco delle Cascine fa parte del sistema dell’est Milano, tra i parchi Valle Lambro e Adda Nord, costituito anche dai PLIS delle Colline Briantee, della Cavallera e Est delle Cave (per i quali sono in via di definizione le intese istitutive) e da quelli del Molgora e del Rio Vallone; un’ulteriore proposta riguarda l’ampliamento del Parco della Valletta, in provincia di Lecco, ai territori di Besana e Renate. Il Parco, situato a est del capoluogo milanese, è compreso fra i tracciati della SS11 Padana Superiore (a nord) e della Cassanese (a sud).

Territorio

336

In un ambito periurbano, nel quale si fa sempre più consistente la presenza di elementi appartenenti a sistemi urbani di scala differente, sviluppati quasi sempre senza una logica d’insieme, il Parco interessa un’area agricola di elevato valore e di notevole dimensione posta tra gli abitati di Pioltello e di Segrate Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali

Il Parco si sviluppa in un ambito nel quale le strutture urbane occupano la

l’aeroporto di Linate, coprono superfici mol-

maggior parte del territorio. In particolare la porzione più settentrionale

to estese.

lungo il Martesana si trova compresa in un continuo urbano caratterizza-

L’evidente e pronunciato ampliamento de-

to dal susseguirsi delle diverse tipologie di ambiti edificati: da quelli di

gli insediamenti residenziali, con una netta

valore storico che si affacciano sul naviglio, come per Cernusco, a zone

espansione dei centri urbani, una volta poco

di prevista urbanizzazione in comune di Vimodrone, ad ambiti di basso

estesi e con nuclei densi a delimitazione ab-

profilo qualitativo in prossimità di Cologno Monzese. Accanto a questa

bastanza netta e ben separati tra di loro, ha

nota e consolidata dinamica trasversale, si affaccia invece un’immagine

condotto alla fusione di nuclei limitrofi e alla

longitudinale che rappresenta per l’area una nuova vocazione, nella qua-

eliminazione delle case sparse, caratteristi-

le la tendenza alla saldatura, da Segrate a Vimodrone e Cernusco e poi

che degli insediamenti rurali.

verso Cologno e Carugate, costituisce un fenomeno in crescita.

Il significativo sviluppo economico ha deter-

Nella originaria maglia agricola di questo paesaggio della discontinui-

minato la comparsa di ampie aree destinate

tà, si fa sempre più consistente la presenza di elementi appartenenti a

alle attività produttive e commerciali che, as-

sistemi urbani di scala differente che si sono sviluppati quasi sempre

sieme all’espansione delle aree residenziali,

senza una logica d’insieme, né coerenza reciproca. Si tratta di elementi

ha concorso in modo significativo all’erosio-

che si sono sovrapposti all’antica struttura morfologica dell’impianto

ne di ampie superfici di suoli agricoli.

agricolo, assumendo solo talvolta come riferimento alcuni dei suoi ele-

Le aree ove tale processo appare più eviden-

menti costitutivi, come i tracciati agricoli e i corsi d’acqua, che spesso

te sono quelle lungo l’aerea della ferrovia e

hanno perso la loro caratteristica continuità territoriale e cambiato radi-

della dogana di Segrate. Le principali indica-

calmente ruolo. Le prospettive delle dinamiche insediative sono ancora

zioni fornite dagli strumenti urbanistici co-

oggi indirizzate verso la nuova occupazione di suolo per via “incremen-

munali sono costituite dalla presenza di aree

tale”, mentre appaiono più rari i casi di sostituzione funzionale a se-

produttive di espansione a sud del tracciato

guito di interventi di ristrutturazione di impianti dismessi, presenti, in

della Cassanese, che fronteggiano, aldilà del-

particolare, nei nuclei urbani più maturi, dove si manifestano processi di

l’area di ampliamento del PLIS, alcune aree

riorganizzazione e trasformazione che interessano spesso vaste porzio-

polifunzionali in territorio di Segrate.

ni di suolo. I comuni di corona, caratterizzati da una maggiore densità,

Infine, le espansioni residenziali interessano

simile al nucleo centrale metropolitano, si presentano come un territo-

principalmente una serie di aree di comple-

rio con caratteristiche eterogenee, dove si intrecciano zone produttive,

tamento inserite nel territorio edificato di

quartieri residenziali, insediamenti direzionali e commerciali e alcuni

Pioltello e di Segrate, comune dove è in cor-

grandi servizi. La presenza di infrastrutture non è così fitta come in altre

so di realizzazione un intervento di edilizia

zone ma alcune di esse, come l’area ferroviaria e doganale di Segrate e

residenziale.


Paesaggio e ambiente

I complessi fenomeni di mutamento interni alla conduzione dei fondi, che si sono verificati nel secondo dopoguerra hanno prodotto l’abbattimento e la mancata manutenzione di filari, la chiusura di rogge, l’abbandono di fabbricati rurali, determinando una maggior uniformità del paesaggio agrario

Il PLIS delle Cascine è situato, per la sua quasi totalità, nell’ambito

poi superare il Lambro a Cologno, mentre in prossimità di Vimodrone

della media pianura irrigua e dei fontanili, in un territorio dove per-

un’estesa area a nord del corso del Martesana è stata recentemente

mangono ancora attive numerose teste di fontanile, sopravvissute alle

interessata da un intervento di espansione urbana con completamento

conseguenze dell’abbassamento della falda degli anni ‘80, e ai cam-

degli spazi liberi verso Cologno Monzese.

biamenti nelle pratiche agricole e che formano un fitto reticolo idro-

Il Martesana, oggi dotato di percorso ciclabile lungo tutta l’alzaia, è

grafico con direzione prevalentemente nord-ovest/sud-est. Mentre la

uno dei più importanti segni della storia del territorio e dei suoi lega-

componente geomorfologica dell’area, sostanzialmente pianeggiante,

mi con la città di Milano, mentre il Lambro settentrionale costituisce

assume una importanza relativa, il sistema delle acque superficiali,

occasione per il completamento verso la città del PLIS della Media Valle

rappresenta uno dei principali elementi ordinatori del paesaggio. In

del Lambro.

particolare il naviglio Martesana e i suoi derivatori principali, le rogge

Con i PLIS Est delle Cave, delle Cascine e della Media Valle del Lambro

e i fontanili che ne derivano, costituisce un sistema dotato di for-

questa è un’area caratterizzata da un’alta concentrazione di Parchi

te complessità strutturale dovuta alle strette interconnessioni che vi

locali, mentre, al limite meridionale dell’ambito, il Parco Sud pone nel

sono tra un corso d’acqua e l’altro.

Piano di Cintura urbana il polo dell’idroscalo, che rappresenta, soprat-

I complessi fenomeni di mutamento interni alla conduzione dei fondi,

tutto nei mesi estivi, un punto di riferimento per la fruizione, e costi-

che si sono verificati nel secondo dopoguerra hanno prodotto l’ab-

tuisce, con l’altro Piano di cintura Lambro-Monluè e i parchi Lambro e

battimento e la mancata manutenzione di filari, la chiusura di rogge,

Forlanini una tappa fondamentale al fine di creare continuità in senso

l’abbandono di fabbricati rurali, con evidenti effetti di degrado del-

nord-sud, lungo il Lambro.

le strutture fondiarie e di maggior uniformità del paesaggio agrario,

Nel sistema delle aree regionali protette l’area rappresenta un sostan-

particolarmente evidenti negli ambiti in cui risulta compromessa la

ziale elemento, con il ruolo di “ricucitura” fra le aree agricole periurba-

continuità di estensione del territorio agricolo.

ne e quelle di frangia, oltre che, almeno in prospettiva, un importante

Allo stesso tempo l’ambito, soprattutto nella porzione lungo il Marte-

elemento di connessione con il Parco Sud (a sud) e il Parco Est delle

sana, è uno dei più critici sotto il profilo della qualità del paesaggio.

Cave e il Martesana (a nord).

Dalla Cassina dei Pomi, dove termina la parte a cielo aperto in Milano,

Tra gli elementi di criticità del sistema ambientale sono da segnalare,

il naviglio attraversa quel che resta di piccoli nuclei quali Crescenza-

oltre a una serie di situazioni di “frangia“ urbana che caratterizzano

go, Turro e Gorla, dove permangono alcuni segni del rapporto con il

in modo negativo gli spazi aperti di passaggio da un centro urbano

naviglio, nell’affaccio di giardini e nella presenza di luoghi di sosta.

all’altro, la presenza di una serie di infrastrutture che, come nel caso

Successivamente il contesto appare intensamente urbanizzato e molto

dell’area ferroviaria e della dogana di Segrate e dell’aeroporto di Lina-

degradato, con il naviglio che attraversa un territorio “marginale”, per

te, creano fratture difficilmente superabili.

338 Parco delle Cascine

Un’area caratterizzata da un’alta concentrazione di Parchi locali, con i PLIS delle Cascine, della Media Valle del Lambro e Est delle Cave, che si sviluppa a partire dalle aree di frangia di Vimodrone e Cernusco sul Naviglio

339


Mobilità

L’ambito circostante il PLIS è interessato dalla presenza di una fitta infrastrutturazione, in relazione alla sua collocazione all’interno di un comparto territoriale densamente urbanizzato. Il suo territorio è attraversato da una rete di percorsi rurali minori, mentre il suo perimetro è lambito, a nord, dalla ex-SS11 Padana Superiore, a sud, dalla SP103 Cassanese, ad ovest, dalla SP160 MirazzanoVimodrone e, ad est, dal viale S.Francesco di Pioltello. Altri assi viari principali che si sviluppano esternamente sono la A51 Tangenziale Est di Milano, con il ramo verso Vimercate, la SP14 Rivoltana e la SP121 Pobbiano-Cavenago. Poco distanti dal PLIS si collocano anche due importanti direttrici del trasporto pubblico, rappresentate dalla linea ferroviaria Milano-Treviglio (con le stazioni di Segrate e Pioltello-Limito) e dalla linea metropolitana M2 di Milano, in particolare per quanto riguarda il ramo verso Gessate (con le più vicine fermate di C.na Burrona e Cernusco sul Naviglio). Le propaggini meridionali del Parco (in particolare le zone previste per la sua futura espansione) sono direttamente interessate da uno dei principali interventi infrastrutturali previsti nell’area, ossia dal po-

In un comparto territoriale densamente urbanizzato e segnato dalla presenza di una fitta infrastrutturazione, che determina una notevole frammentazione del territorio, il Parco è lambito a sud dalla Cassanese, mentre la linea metropolitana M2, importante direttrice del trasporto pubblico, si colloca poco distante dal PLIS

tenziamento della Cassanese, a sua volta raccordato con il progetto di

da nuovi interventi sulla maglia viaria, costituiti dalla riorganizzazio-

completamento dell’accessibilità al Centro Intermodale di Segrate (per

ne dello svincolo C.na Gobba all’intersezione tra la Tangenziale Est e

il quale partiranno a breve i lavori). Per quanto riguarda il potenzia-

la ex-SS11, necessaria per migliorare l’accessibilità alle aree limitrofe,

mento della SP103, l’intervento consiste nel raddoppio in sede della

e dalle previsioni connesse con le nuove aree di espansione previste

carreggiata tra Pioltello e Melzo (quale opera connessa con il nuovo

nei PRG dei Comuni di Vimodrone e Segrate.

collegamento autostradale BreBeMi) e nella realizzazione di un tratto

Per quanto riguarda la rete del trasporto pubblico sono, infine, da

in variante (in carico alla Provincia di Milano), quale prolungamento

segnalare i lavori in corso per il completamento del raddoppio della

della viabilità di accesso al CIM di Segrate, fino a ricongiungersi al

linea Milano-Treviglio ad est di Pioltello, funzionale sia al rafforza-

tracciato esistente sul confine con Pioltello. Altre opere correlate sono

mento dell’offerta di tipo suburbano e regionale lungo la direttrice per

i due tratti in variante alla SP121, a nord e a sud della Cassanese, ed

Brescia che, in prospettiva, alla realizzazione della nuova linea ad Alta

un nuovo tratto stradale (che ricade parzialmente all’interno della pro-

Capacità Milano-Verona.

Sistema della mobilità esistente e prevista

posta di ampliamento del PLIS) di collegamento tra la stessa variante alla SP103 e la Rivoltana (a sua volta oggetto di una previsione di potenziamento in sede, sempre nell’ambito delle opere connesse con il nuovo collegamento autostradale BreBeMi). Anche l’area di Segrate e Vimodrone (a ovest del Parco) è interessata

340 Parco delle Cascine

341


T E R R I TO R I O D E L PA R C O L’area destinata al Parco è posta fra l’abitato di Pioltello e il confine comunale di Segrate, un ambito di prima cintura, nel quale la crescita dell’urbanizzazione ha stravolto la forte identità agricola. In particolare i nuclei di Pioltello, Limito e Seggiano, un tempo isolati nella campagna, costituiscono oggi un tessuto urbano continuo con una rete viaria molto ramificata, pur mantenendo in parte il loro carattere morfologico policentrico.

Il territorio compreso entro i confini del Parco conserva un utilizzo agri-

Aspetti territoriali

colo prevalente, con diversi nuclei rurali sparsi, connessi da una rete viaria molto ramificata, determinando una notevole continuità territorale. I territori delle porzioni meridionale e occidentale del Parco concentrano i poli produttivi di maggiori dimensioni e le infrastrutture lineari più importanti, con la Cassanese che produce una netta divisione rispetto alle aree di prevista espansione poste più a sud. La pesante pressione insediativa causa una difficoltà di continuità tra l’area del Parco e le zone agricole circostanti, tranne che per un limitato varco a nord che corrisponde alla porzione più meridionale del Parco Est delle Cave. Dalla lettura del PRG del Comune di Pioltello emergono, all’interno del perimetro del Parco, accanto a una preponderante presenza di aree destinate a uso agricolo, alcune grandi aree destinate a verde di livello In un tessuto territoriale continuo, con una rete viaria molto ramificata e nuclei urbani che mantengono in parte il loro carattere morfologico policentrico, il territorio del Parco conserva un utilizzo prevalentemente agricolo, con diversi nuclei rurali sparsi

sovracomunale. I principali progetti di sviluppo urbano e territoriale si concentrano all’esterno del perimetro del Parco dove, il comparto urbanistico ex Esselunga, posto immediatamente aldilà della Cassanese, è destinato a Centro poliambulatoriale, secondo la convenzione siglata tra il Comune e l’Esselunga spa, mentre l’esteso intervento residenziale di MilanoSantaMonica (450.000 mc), che sorgerà sull’area di cascina Boffalora, coinvolge la porzione di territorio di Segrate posta al limite

nella pagina precedente, Usi aggregati dei suoli

occidentale del Parco.

Parco delle Cascine

343


Aspetti paesistico-ambientali

Il Parco, situato alla periferia di Milano nelle adiacenze del Parco Agri-

da ricercare proprio nel carattere di residualità, in cui i “frammenti”,

colo Sud Milano, prende il nome dalla presenza di numerose cascine

memoria di una storia passata, rappresentano i punti fermi sui quali

che, oltre a formare un patrimonio storico ed architettonico notevole ri-

costruire il nuovo paesaggio.

chiamano alla memoria le radici antiche della pianura irrigua lombarda.

A sud della Rivoltana, l’ambito del Bosco della Besozza (37 ha) è og-

Mentre la componente geomorfologica dell’area, che abbiamo visto

getto di un intervento di forestazione, ripristino dei fontanili esistenti,

essere sostanzialmente pianeggiante, con scarse evidenze morfologi-

valorizzazione delle aree per attività ricreative, orti sociali, percorsi

che, assume una importanza relativa nel territorio in esame, il sistema

ciclopedonali, nell’ambito del progetto regionale “Dieci grandi foreste

delle acque superficiali, caratterizzato dalla presenza di corsi d’acqua

di pianura”, con l’obiettivo primario di incrementare il valore di biodi-

naturali e canali artificiali, rappresenta uno dei principali elementi or-

versità ambientale e paesaggistica dell’area.

dinatori del paesaggio. I fontanili, che alimentano il sistema irriguo dell’attività agricola, le marcite antico retaggio dell’attività rurale e alcuni boschetti naturali di robinie e sambuchi cresciuti lungo i canali d’acqua costituiscono altri elementi caratterizzanti il Parco, che non custodisce ambienti di particolare pregio naturalistico. Il Parco delle Cascine rappresenta il complemento fondamentale e lo snodo fra il sistema degli spazi pubblici, a forte caratterizzazione urbana, e un sistema ambientale di grande scala inserito nel quadro della pianificazione provinciale. In questo senso il Parco rappresenta la creazione di un sistema di spazi verdi sufficientemente esteso, continuo, che si connette e coinvolge gli elementi costitutivi del paesag-

Nell’ambito del progetto regionale “Dieci grandi foreste di pianura”, il Bosco della Besozza è oggetto di un intervento di forestazione, ripristino dei fontanili, valorizzazione delle aree per attività ricreative, con l’obiettivo di incrementare il valore di biodiversità ambientale e paesaggistica dell’area

gio, al fine di realizzare le potenzialità ricreative, ludiche, culturali ed Nell’ambito metropolitano, il Parco delle Cascine rappresenta lo snodo fra il sistema degli spazi pubblici, a forte caratterizzazione urbana, e un sistema ambientale di grande scala inserito nel quadro della pianificazione provinciale

ecologiche proprie degli spazi aperti. Il territorio del Parco non esprime alti valori naturali o paesistici, ma, come succede nella maggior parte delle aree agricole residuali della cintura milanese, si tratta di un territorio fortemente provato dalla pratica della monocultura, che ha ormai cancellato i suoi caratteri distintivi. Il principale valore di una tale condizione territoriale è oggi

344 Parco delle Cascine

345


In quest’area, compresa fra gli assi storici della Padana Superiore e della Cassanese, il patrimonio storico-architettonico appare di note-

Beni storico-architettonici e ambientali

vole importanza soprattutto per quanto concerne i complessi di architettura rurale, prevalentemente a corte aperta e talvolta oggetto di trasformazione, che interessano in modo diffuso tutto l’ambito, del Parco. Tra le cascine meglio conservate e di maggior interesse storico e architettonico vi è la cascina Camposoglio, la cascina Grande a Limito e la cascina Dugnana, recentemente oggetto di recupero da parte dell’Amministrazione e oggi sede dell’auditorium di Pioltello. Per quanto riguarda invece le altre tipologie di beni, essendo i centri storici localizzati all’esterno del perimetro del Parco, queste risultano presenti solamente ai suoi margini. Per quanto riguarda le architetture religiose, a Pioltello si possono citare la settecentesca chiesa di Sant’Andrea e, non lontano, l’oratorio di San Sigismondo, mentre a Seggiano il Santuario di Santa Maria Assunta, pur ricostruito dopo le distruzioni belliche, costituisce un importante elemento di riferimento territoriale. Ancora nel centro di Pioltello, villa Opizzoni, già sede comunale, costituisce l’edificio di maggior interesse storico-architettonico. Infine, fra i più recenti beni di riferimento territoriale, è da segnalare

Un patrimonio storicoarchitettonico di notevole importanza soprattutto per quanto concerne i complessi di architettura rurale, prevalentemente a corte aperta e talvolta oggetto di trasformazione, che interessano in modo diffuso tutto l’ambito, del Parco, mentre, nel centro di Pioltello, villa Opizzoni costituisce l’edificio di maggior interesse storico-architettonico

il nuovo municipio, realizzato alla fine degli anni Settanta su progetto di Guido Canella e Michele Achilli, che sorge nelle immediate vicinanze della Cassanese e fa parte di un complesso di attrezzature culturali e scolastiche. Un ulteriore elemento di caratterizzazione dell’area è rappresentato dai numerosi fontanili che alimentano il complesso sistema irriguo del Parco; fra questi i fontanili Saresina, Gabbadera e Marcellina. La

fruizione

ni,

pur

dell’ambiente

favorita

dalla

rurale

posizione

da

dei

parte nuclei

delle

popolazio-

urbanizzati

rispet-

to all’area del Parco, che permettono lo sviluppo di vie di accesnella pagina precedente, Sistema dei beni storico-architettonici e ambientali

so da ciascuno dei centri abitati che si affacciano sul di esso, trova un forte ostacolo sui lati sud e nord per l’interferenza determinata dai tracciati della Cassanese e della Padana Superiore.

Parco delle Cascine

347


Aspetti naturalistici

VEGETAZIONE

La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente com-

Gli elementi caratterizzanti il Parco delle Cascine sono la presenza di

promesso dal punto di vista ecologico, quale quello del Parco delle

fontanili, che alimentano il sistema irriguo, le marcite antico retaggio

Cascine, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente

dell’attività rurale e i residui di boschi naturali sviluppati lungo il reti-

antropizzato, a cui si affianca uno scarso sistema di aree naturalifor-

colo di rogge che attraversano i terreni agricoli.

mi e una rete viaria molto ramificata, che crea fratture difficilmente

La vegetazione boschiva, per lo più a formazione lineare, è costituita

superabili.

essenzialmente da specie esotiche quali la robinia (Robinia pseudoa-

L’attuale scarsa connessione fra le isole di vegetazione arborea residue

cacia) e il pioppo ibrido (Populus canadensis), anche se localmente si

ne produce un significativo isolamento ecologico, mentre una sicura

possono trovare rari esemplari di specie autoctone tipiche del bosco

opportunità è rappresentata dalla presenza d’acqua che caratterizza

planiziale. Si tratta di farnia (Quercus robur), carpino (Carpinus be-

l’ambito a sud del Martesana e dalla presenza di filari e di siepi boscate.

tulus), acero campestre (Acer campestre) e olmo campestre (Ulmus

Il PLIS delle Cascine si configura, all’interno del PTCP, come un tassel-

campestris).

lo di non particolare rilievo della rete ecologica provinciale, trovandosi

La componente arbustiva è rappresentata quasi esclusivamente dal

a margine di due corridoi ecologici principali dei corsi d’acqua, rap-

sambuco (Sambucus nigra).

presentati dal Lambro e dal Martesana, ai quali è connesso attraverso

La monotonia dei campi coltivati, dominati da monocolture di mais e

il contiguo Parco Est delle Cave.

frumento, è interrotta da fioriture di camomilla (Matricaria chamomil-

Al fine di concorrere alla realizzazione della rete ecologica della pro-

la) e papavero (Papaver rhoeas).

vincia di Milano, il Parco deve operare su quelle aree adibite ad uso

La rete ecologica

agricolo situate in porzioni di territorio ritenute interessanti ai fini di

I fontanili che alimentano il sistema irriguo e i residui di boschi naturali sviluppati lungo il reticolo di rogge rappresentano i principali elementi caratterizzanti il Parco delle Cascine

FAUNA

un potenziamento dei collegamenti tra le aree di maggiore interes-

La componente animale risente in prima istanza della ristrettezza de-

se forestale e faunistico. Le connessioni ecologiche tra queste aree

gli habitat naturali presenti e pertanto poche sono le specie rilevate.

e il Parco devono quindi essere tutelate e valorizzate per perseguire

Gli anfibi sono localizzati prevalentemente presso le zone umide del

l’obiettivo di sviluppo della rete ecologica provinciale.

Parco (marcite e reticolo irriguo): sono presenti il rospo smeraldino

La presenza di alcuni fontanili, che alimentano il sistema irriguo del

(Bufo viridis) e la rana verde (Rana esculenta), mentre gli unici rettili

Parco, rappresentano un’importante opportunità da un punto di vista

presenti risultano essere la comune lucertola muraiola (Podarcis mu-

ecologico e paesaggistico. Infine, il Bosco della Besozza, a sud della

ralis) e l’innocuo biacco (Coluber virdiflavus).

Rivoltana, rappresenta un ambito di grande interesse per quanto con-

Più numerose sono le specie di uccelli: merli, usignoli, passeri, frin-

cerne la biodiversità ambientale e paesaggistica.

L’attuale scarsa connessione fra le isole di vegetazione arborea residue ne produce un significativo isolamento ecologico, mentre una sicura opportunità è rappresentata dalla presenza d’acqua che caratterizza l’ambito a sud del Martesana, oltre che dalla presenza di filari e di siepi boscate

guelli, cince e cardellini. Fra i mammiferi si annoverano poche specie legate essenzialmente agli ambiti aperti quali lepri e conigli selvatici.

348 Parco delle Cascine

349


A partire dal dopoguerra gli agroecosistemi hanno subito una ridu-

Aspetti agronomici

zione di superficie a favore, prevalentemente, degli insediamenti civili e industriali, pur consentendo di mantenere ben riconoscibili gli elementi del paesaggio agrario, mentre le riduzioni più significative si sono avute a carico degli elementi lineari più esili e quindi maggiormente vulnerabili ed effimeri. All’interno del Parco operano solamente due aziende agricole, dedite prevalentemente alla coltivazione di cereali, mentre fra le attività extra agricola, occorre segnalare la presenza di un centro ippico che occupa il complesso della cascina Soresina. Per quanto concerne le colture praticate, si tratta di un’agricoltura classica di pianura, nella quale sono prevalenti i seminativi a mais o foraggio, mentre non sono presenti impianti di arboricoltura da legno. Decisamente ridotte sono le superfici a prato permanente, mentre sono talvolta presenti specie legate ad incolti o infestanti dei coltivi.

L’area del Parco delle Cascine è attraversata da una fitta rete di strade

Rete dei percorsi

rurali, utilizzate per la maggior parte per le attività agricole o per il collegamento tra i nuclei abitativi interni al Parco. L’amministrazione comunale di Pioltello è impegnata a trovare le risorse per la valorizzazione dei percorsi interni al Parco, al fine di garantirne una maggiore fruizione e permettere la conoscenza dei caratteri fondamentali (cascine, rogge, strade rurali, vegetazione, agricoltura) che caratterizzano la campagna lombarda. Aree di frangia nei pressi dell’abitato di Vimodrone

L’accessibilità ciclistica al Parco, dalle aree urbanizzate limitrofe, è permessa sfruttando le principali piste ciclabili urbane realizzate dai

nella pagina precedente La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

comuni contermini al Parco. L’accessibilità dal nucleo centrale metropolitano è assicurata dalla pista ciclabile realizzata lungo l’alzaia del naviglio Martesana.

Parco delle Cascine

351


PIANIFICAZIONE S T R U M E N T O : Piano Particolareggiato (PP) in preparazione.

Le uniche due aziende agricole che operano all’interno del Parco sono dedite prevalentemente alla coltivazione di cereali, mentre fra le attività extra agricole, un centro ippico occupa il complesso della cascina Soresina Nell’ottica di migliorare la conoscenza e la fruibilità del Parco sono allo studio, con il contributo finanziario dell’Amministrazione provinciale, una serie di iniziative a carattere divulgativo, culturale e di sensibilizzazione rivolte alle popolazioni dell’area

GESTIONE FRUIZIONE E PROGETTUALITÀ Aspetti gestionali

In attesa della costituzione di un’apposita struttura per la gestione

le a ristabilire un legame con l’ambiente, inse-

del Parco, la competenza del PLIS è attualmente affidata al settore

gnando loro a conoscere le risorse del Parco e il

Demanio, i cui tecnici dedicano al Parco una parte limitata del proprio

rispetto dell’ambiente come fondamento per la

tempo.

conservazione delle differenti specie animali e vegetali.

Budget

Il dato relativo al totale delle entrate nel 2006 non è attualmente disponibile. Il contributo della Provincia di Milano è stato pari a 12044,06 €.

Il Parco ha avviato, grazie anche al contributo finanziario della Provincia, lo studio per la rea-

Interventi, progetti e studi

lizzazione del Piano Particolareggiato.

Ricognizione delle aree pubbliche

All’interno del Parco non sono presenti aree di proprietà comunale.

Nell’ottica di migliorare la conoscenza e la fruibilità del Parco sono allo studio, sempre con il contributo finanziario dell’Amministrazione provinciale, una serie di iniziative a carattere divul-

Sistema di relazioni con altri attori non istituzionali

Il Parco offre ogni anno un servizio di attività di educazione ambienta-

gativo, culturale e di sensibilizzazione rivolte

le gratuito per le scuole del comune, mentre non si segnala la presen-

alle popolazioni dell’area.

za attiva di altri attori non istituzionali.

Infine, il progetto che presenta un potenziale ruolo funzionale all’interno del sistema paesag-

Utenza

Non esistono indagini in grado di permettere una valutazione quali/

gistico-ambientale è rappresentato dalla riquali-

quantitativa delle caratteristiche degli utenti del PLIS.

ficazione dei fontanili Saresina e Gabbadera, lo-

Le principali modalità fruitive del Parco sono rappresentate dalle pas-

calizzati al centro del Parco.

saggiate in bicicletta (mountain bike) e a piedi.

Educazione ambientale

Il Comune ha avviato, anche se in modo limitato, un programma di educazione ambientale con l’obiettivo di aiutare gli alunni delle scuo-

352 Parco delle Cascine

353


PA R C O D E L L A BRUGHIERA BRIANTEA Elementi identificativi .........................356 Inquadramento territoriale ................360 Territorio del Parco ............................367

354

Pianificazione ........................................380 Gestione, fruizione e progettualitĂ  ....380


ELEMENTI I D E N T I F I C AT I V I DENOMINAZIONE:

Parco della Brughiera Briantea

Codice PLIS: PL_219

P R O V I N C E : Milano, Como. C O M U N I : Meda, Lentate sul Seveso (MI); Cabiate, Carimate, Carugo,

Cermenate, Figino Serenza, Mariano Comense (CO). R I C O N O S C I M E N T O : Del.GR n°3/41462 del 26/07/1984 (riconoscimento

nei comuni di Meda, Lentate sul Seveso, Mariano Comense); DelGR n°3/48505 del 26/02/1985 (ampliamento a Cabiate); DelGP n°571/05 del 27/07/2005 (ampliamento Lentate sul Seveso); DelGP di Como n°394/05 del 01/12/2005 (ampliamento a Carimate, Carugo, Cermenate, Figino Serenza, Mariano Comense). A M P L I A M E N T I : Brenna, Novedrate (CO).

G E S T I O N E : Consorzio tra i Comuni di Meda, Lentate sul Seveso (MI);

Cabiate, Brenna, Carimate, Carugo, Cermenate, Figino Serenza, Mariano Comense, Novedrate (CO). S E D E : Municipio di Lentate sul Seveso, via Matteotti 8,

20030 Lentate sul Seveso (MI) tel. 0362 515203 fax 0362 557420

nella pagina accanto, In un ambito pedecollinare a non elevata urbanizzazione, che evidenzia ancora forti interessi paesaggistici e naturalistici, la tutela del Parco è rivolta alla conservazione di un’importante area di brughiera, inserita nel paesaggio dei pianalti ferrettizzati

parcobrughiera@libero.it www.parcobrughiera.it S U P E R F I C I E : totale: 2.137 ha;

provincia di Milano: 426 ha; provincia di Monza e Brianza: 212 ha; provincia di Como: 1.504 ha. O B I E T T I V I : tutela naturalistica di un’area di brughiera.

La tutela è rivolta alla conservazione di una importante

nelle pagine successive, Inquadramento territoriale su CTR

area coperta da boschi e prati appartenente all’alta pianura ed in particolare ai pianalti ferrettizzati.

Inquadramento territoriale su ortofoto

356 Parco della Brughiera Briantea

357


I N Q U A D R A M E N TO T E R R I TO R I A L E Il Parco della Brughiera Briantea fa parte del sub-sistema del centro, tra i parchi delle Groane e della Valle Lambro, costituito anche dai PLIS della Brianza Centrale, del Grugnotorto-Villoresi, della Balossa e della Media Valle del Lambro. In prossimità dei tracciati della Milano-Meda e delle linee ferroviarie Milano-ComoChiasso e Milano-Asso, il Parco si relaziona a sud-ovest con il Parco delle Groane, a sud con il Bosco delle Querce e a sud-est con il Parco della Brianza Centrale.

Territorio

Il Parco si sviluppa nell’ambito della Brianza occidentale, in un territorio che, pur con la presenza del Parco delle Groane, rappresenta la parte più urbanizzata dell’intera Brianza, il cui sviluppo, appoggiato sulla rete viaria principale, l’antica strada Comasina e la più recente Milano-Meda da un lato e la vecchia e la nuova Valassina dall’altro, ha dato luogo inizialmente a formazioni lineari con andamento nord-sud e ramificandosi poi in un tessuto di residenze e piccole-medie industrie che ha, poco a poco, raggiunto e saturato i residui spazi agricoli. Al tempo stesso, quest’area è connotata da un territorio pedecollinare a urbanizzazione meno densa, che evidenzia ancora forti interessi paesaggistici e naturalistici. Il processo di sviluppo dell’area, acceleratosi fortemente a partire dagli anni ’60, è avvenuto sulla base di modalità insediative che non hanno compromesso in modo significativo né il territorio né la preesistente struttura urbana e demografica. L’evidente e pronunciato ampliamento degli insediamenti residenziali, con una netta espansione dei centri urbani, una volta poco estesi e con nuclei densi a delimitazione abbastanza netta e ben separati tra di loro, ha condotto alla fusione di nuclei limitrofi e alla eliminazione delle case sparse e delle piccole unità quali ortaglie, frutteti, ecc., caratteristiche degli insediamenti rurali.

Nel territorio della Brianza occidentale, lo sviluppo, appoggiato sulla rete viaria principale, ha dato luogo inizialmente a formazioni lineari con andamento nord-sud, ramificandosi poi in un tessuto di residenze e piccole-medie industrie che ha, poco a poco, raggiunto e saturato i residui spazi agricoli

Ne è derivato un utilizzo intenso del territorio, un carattere disomogeneo delle tipologie edilizie, una nuova forma di paesaggio che induce da un lato un’attenuazione della “memoria dei luoghi”, dall’altro mette in mostra contenuti formali non sempre di adeguata qualità, dall’altro ancora attesta un’evidente dinamismo socio-economico che rischia però di compromettere sia lo sviluppo urbano, anche in relazione ai fenomeni di conurbazione sia, il completamento della dorsale verde. Allo stesso tempo il significativo sviluppo economico ha determinato la comparsa di ampie aree destinate alle attività produttive e commer-

Mosaico Informatizzato degli Strumenti Urbanistici Comunali

ciali che, assieme all’espansione delle aree residenziali, ha concorso

360


La scarsa vocazione agricola di questo territorio ha determinato l’abbandono o la trasformazione della maggior parte delle cascine, oltre a una superfice agricola, prevalentemente coltivata a seminativo e a prato, decisamente frammentata

in modo significativo all’erosione di ampie superfici di suoli agricoli.

Il PLIS della Brughiera Briantea è situato nel contesto del terrazzo del-

Le aree ove tale processo appare più evidente sono quelle lungo la

le Groane e di Meda, in un ambito territoriale raccordato con lievi

SP32, a sud-est dell’abitato di Novedrate, lungo la linea FNM Milano-

ondulazioni con l’alta pianura asciutta a nord del Villoresi e dove la

Asso (Cabiate) e nel territorio compreso tra Lazzate e Lentate.

scarsa permeabilità dei suoli ha determinato un fitto reticolo idrogra-

La maturazione di iniziative volte a tutelare le parti più pregevoli e

fico costituito da corsi d’acqua a regime temporaneo, alimentati dagli

interessanti dell’ambiente (in particolare, ma non solo, i Consorzi del

afflussi meteorici.

Parco delle Groane e della Brughiera Briantea) ha contribuito ad eleva-

Si tratta di un ambito oggetto di una fortissima pressione antropica,

re ulteriormente i valori territoriali e urbani dell’area.

con una cortina edificata pressoché continua che segna il margine

Le principali indicazioni fornite dagli strumenti urbanistici comunali

di un’urbanizzazione particolarmente diffusa. I caratteri geomorfo-

sono costituite dalla presenza di aree produttive di espansione lungo

logici hanno favorito il permanere di un ambiente prevalentemente

il tracciato della Milano-Meda, dove, fra Barlassina e la stessa Meda è

naturalistico, estraneo sia al paesaggio rurale, sia alla prima grande

ormai avvenuta la saldatura tra i centri abitati contermini. Le espansio-

ondata di industrializzazione, rappresentando un forte limite all’urba-

ni residenziali non appaiono invece significative, interessando princi-

nizzazione. Mentre il ruolo marginale svolto attualmente dall’attività

palmente la ridefinizione dei margini urbani dei diversi centri abitati.

agricola nella porzione più meridionale di questo ambito territoriale

Infine, occorre segnalare che i Comuni di Barlassina e Lentate sul Se-

ha determinato l’abbandono o la trasformazione della maggior parte

veso promuovono un intervento di riqualificazione urbanistica a carat-

delle cascine, oltre a una superfice agricola, prevalentemente coltivata

tere polifunzionale del Parco Militare, un’area di 180.000 mq a cavallo

a seminativo e a prato, decisamente frammentata, la scarsa vocazione

dei due territori comunali.

agricola del territorio più direttamente interessato dal PLIS ha consen-

Paesaggio e ambiente

tito la conservazione di alcuni ambiti di naturalità lungo il corso del Seveso e nel pianalto del Parco della Brughiera. In questo territorio di brughiera fra i più meridionali d’Europa e di peculiare interesse geologico, il Parco delle Groane, in connessione a nord con il Bosco delle Querce di Seveso e il Parco della Brughiera, garantisce, pur con le restrizioni determinate dagli attraversamenti Nel contesto del terrazzo delle Groane e di Meda, in un ambito territoriale raccordato con lievi ondulazioni con l’alta pianura asciutta a nord del Villoresi, il Parco permette una continuità del sistema ecologico nord-sud, ponendo in relazione il sistema prealpino della Brianza con i parchi urbani del sistema metropolitano

urbani, una continuità del sistema ecologico nord-sud, ponendo in relazione il sistema prealpino della Brianza con i parchi urbani del sistema metropolitano. Sotto il profilo paesistico-ambientale, sono aree di estrema potenzialità (e per contro di estrema fragilità) proprio in ordine al loro ruolo di assorbimento degli impatti da parte del sistema insediativo e in relazione alla loro funzione di riequilibrio ecologico, riqualificazione del paesaggio e promozione di un “presidio ecologico” del territorio.

362 Parco della Brughiera Briantea

363


Mobilità

Il territorio del PLIS, attraversato da una rete di percorsi rurali minori, risulta collocato tra le linee ferroviarie RFI Monza-Chiasso (con le stazioni di Camnago e Carimate) e FNM Milano-Asso (con le stazioni di Meda, Cabiate e Mariano Comense), parallelamente alle quali transitano, ad ovest, la ex-SS35 Milano-Meda e la SP44bis vecchia Comasina e, ad est, l’asse urbano di viale Brianza-Viale Repubblica (tra gli abitati di Meda, Cabiate e Mariano C.). Internamente al suo perimetro transitano la SP174 Lazzate-Meda, la sua diramazione verso sud e la SP221 tra Meda e Novedrate, che si interconnette, poco più a nord, con l’asse trasversale della SP32 Novedratese (che connette tra loro la ex-SS35 e la SS36 del lago di Como. I principali assi infrastrutturali presenti nel contesto circostante il PLIS sono interessati da interventi di riqualificazione e potenziamento. Sul versante stradale si tratta essenzialmente del progetto preliminare del Sistema Viabilistico Pedemontano (per il quale è stato recentemente siglato, tra gli Enti interessati, l’Accordo di Programma regionale per la realizzazione dell’intervento, che dovrà tenere conto delle prescrizioni segnalate dal CIPE nella sua delibera di approvazione) che

prevede, per questo ambito, il potenziamento in sede della ex-SS35 tra Cesano Maderno e Lentate, con realizzazione di tratti in galleria che consentano, oltre all’”autostradalizzazione” dell’itinerario esistente, la contemporanea ricostruzione, in superficie, di un percorso di ricucitura della viabilità locale. Accanto a questa opera sono da segnalare le ipotesi allo studio per la riqualificazione della Novedratese (con nuovo innesto sulla Pedemon-

Attraversato da una rete di percorsi rurali minori, il territorio del PLIS è lambito dal tracciato della Pedemontana, che prevede, per questo ambito, il potenziamento in sede della Milano-Meda tra Cesano Maderno e Lentate

tana, all’altezza di Lentate sul Seveso, opera che andrà parzialmente

da un lato, di rafforzare il sistema delle relazioni internazionali (gra-

ad interferire con le aree più a nord del Parco) e per il nuovo itinerario

zie alla connessione con la nuova direttrice ad alta velocità Alptransit

in variante alla SP36 Canturina.

Gottardo, in fase di realizzazione per la parte svizzera) e, dall’altro,

Per quanto riguarda la rete ferroviaria è da segnalare, oltre ad un’ipo-

di incrementare il servizio offerto lungo la linea esistente, dedicata ai

tesi di ammodernamento della linea Milano-Asso, nella tratta Seveso-

servizi di tipo regionale. Questo intervento ricadrà parzialmente al-

Mariano Comense, il progetto di quadruplicamento della linea Monza-

l’interno della frastagliata propaggine occidentale del PLIS, sebbene le

Chiasso (con progetto preliminare in fase di approvazione da parte del

opere siano previste completamente in affiancamento alla linea storica

CIPE nell’ambito delle opere della Legge Obiettivo), che consentirà,

ed, in parte, in galleria.

364 Parco della Brughiera Briantea

Sistema della mobilità esistente e prevista

365


T E R R I TO R I O D E L PA R C O L’area del Parco ha pienamente condiviso le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato la Brianza occidentale e hanno connotato l’attuale uso del suolo nel quale gli elementi “naturali” risultano residuali rispetto ai piani di sviluppo urbanistico. L’ambito è infatti caratterizzato dalla pervasiva presenza dell’urbanizzato che ha stabilito modi di contatto con gli spazi verdi caratterizzati da aree di frangia spesso disordinate e dalla capillare presenza di infrastrutture viarie.

I vasti spazi boscati del Parco, che formano un polmone verde di circa

Aspetti territoriali

2.100 ettari in un territorio fortemente urbanizzato a cavallo delle province di Milano e Como, e i valori ambientali che essi racchiudono sono ancora poco conosciuti, forse perché non attraversati, ma solo lambiti, dai principali percorsi stradali che percorrono la pianura alluvionale meridionale, sulla quale si sono costruiti anche i centri urbani dei comuni del Parco. Il territorio della brughiera, così come oggi ci appare, è stato fortemente trasformato dall’azione dell’uomo nel corso dei secoli, con l’agricoltura, ma soprattutto con l’escavazione dell’argilla, l’attività forestale, l’urbanizzazione e il conseguente abbandono colturale delle campagne. Il territorio della porzione occidentale del Parco presenta maggiori discontinuità territoriali, sia per la mancanza di un perimetro unitario, sia per la presenza di importanti infrastrutture lineari, come la linea ferroviaria Milano-Como-Chiasso che produce una netta divisione dell’area. A nord dell’abitato di Meda, nella parte sud-orientale del Parco sono invece presenti alcuni nuclei residenziali di realizzazione relati-

I vasti spazi boscati del Parco formano un polmone verde di circa 2.100 ettari, i cui valori ambientali sono ancora poco conosciuti, in un territorio fortemente urbanizzato a cavallo delle province di Milano e Como

vamente recente localizzati lungo la SP221. Dalla lettura degli strumenti urbanistici comunali emergono, all’interno del perimetro del Parco, accanto a una preponderante presenza di aree destinate a uso agricolo e boschivo, alcuni ambiti di cava dismessi (3 ha), alcune aree a destinazione residenziale e polifunzionale lungo il tracciato della SP221, mentre a Lentate sono presenti alcune

nella pagina precedente, Usi aggregati dei suoli

aree a destinazione produttiva.

Parco della Brughiera Briantea

367


Aspetti paesistico-ambientali

Il Parco, che prende il nome da una formazione vegetazionale tipica dei suoli poveri, la brughiera, rappresenta una delle prime aree coperte quasi esclusivamente da boschi e prati che è possibile incontrare allontanandosi da Milano verso nord, stretta fra aree intensamente urbanizzate

Il Parco della Brughiera Briantea rappresenta una delle prime aree co-

prevalsa la vocazione forestale della brughiera, mentre la presenza di

perte quasi esclusivamente da boschi e prati che si incontrano allonta-

argilla ha determinato lo sviluppo di un’intensa attività di escavazione

nandosi da Milano verso nord, stretta fra aree intensamente urbaniz-

che ha portato ad una trasformazione violenta del territorio, rimodel-

zate. Il Parco prende il nome da una formazione vegetazionale tipica

lando il paesaggio ed originando le depressioni che oggi spesso ospi-

dei suoli poveri, la brughiera, un tempo ampiamente diffusa in questo

tano, anche se a volte temporaneamente, piccoli laghi che segnano il

ambito e che oggi sopravvive solo in condizioni estremamente parti-

territori di Lentate sul Seveso, Mariano Comense e Meda e che costi-

colari e precarie.

tuiscono oggi zone umide d’un certo interesse, votate a un utilizzo a

Morfologicamente il territorio del Parco è caratterizzato da terrazzi

scopo didattico-ricreativo.

fluvioglaciali che raggiungono i 300 m di quota, che determinano un

Gran parte della superficie è oggi occupata da vaste superfici di fore-

paesaggio mosso e vario, caratterizzato da rilievi morenici, incisi dai

sta planiziale di querce, di eccezionale pregio naturalistico, risultato

corsi del Seveso e del Tarò e dalle acque di ruscellamento e dai torren-

anche di un’estesa attività di rimboschimento che ha interessato, nel

ti che hanno dato origine a solchi, scarpate e vallette.

dopoguerra, l’area di Cimnago, mentre rimangono lembi di brughiera

L’area, rappresentativa delle diverse situazioni geomorfologiche del-

solo nelle aree in cui più recentemente è cessata l’attività di cavazione

l’alta pianura e del pianalto lombardo, ha avuto origine dai materiali

dell’argilla, ove i suoli sono meno fertili.

ghiaiosi trasportati dai torrenti che, scendendo dai ghiacciai, hanno

Questi ecosistemi rappresentano quindi un caratteristico habitat per

modellato l’area a sud del lago di Como, dando origine a suoli argillosi

specie animali e vegetali legate all’ambiente forestale, che qui trovano

dal caratteristico colore rosso, chiamati “ferretti”.

l’estremo rifugio, in aree risparmiate dalla fortissima espansione ur-

Il terreno compatto e pesante non ha favorito l’agricoltura ed è quindi

banistica degli ultimi decenni.

368 Parco della Brughiera Briantea

Il territorio del Parco è caratterizzato da terrazzi fluvioglaciali che raggiungono i 300 m di quota e determinano un paesaggio mosso e vario, caratterizzato da rilievi morenici, incisi dai corsi del Seveso e del Tarò e dai torrenti che hanno dato origine a solchi, scarpate e vallette

369


Il patrimonio storico-architettonico appare di notevole importanza per diffusione e valore, paragonabile ad altri ambiti della Brianza. Si tratta

Beni storico-architettonici e ambientali

di un patrimonio particolarmente vasto e importante, oltre che per le architetture religiose e rurali, soprattututto per il sistema delle delle dimore extraurbane (edificate a partire dal tardo Rinascimento), che rappresentano un segno distintivo di un territorio che nel corso dei secoli è stato scelto quale luogo privilegiato di residenza. Fra queste, generalmente esterne al perimetro del Parco, la settecentesca villa Casana a Novedrate, villa Valdettaro e villa Stoppani (il Cenacolo) a Lentate sul Seveso, villa Ravasi a Camnago, villa Antona Traversi a Meda e villa Padulli a Cabiate che vanta una posizione paesaggistica di grande interesse. I complessi rurali, prevalentemente a corte aperta e spesso trasformati interessano in modo diffuso tutto l’ambito del Parco, con alcune significative emergenze rappresentate dalla cascina Mordina a Mariano Comense, dalle cascine Belgora e Colombera a Meda, dalla cascina Fornasetta a Lentate sul Seveso e dal molino Foppa situato lungo il corso del Seveso. Sempre all’interno del Parco sono presenti alcuni esempi di architettura industriale fra i quali la fornace Ceppi di Lentate sul Seveso e la fornace Fusari di Mariano Comense, mentre sul tracciato della vecchia ferrovia delle cave corrono oggi alcuni percorsi fruitivi del Parco. Per quanto riguarda invece le altre tipologie di beni occore considerare che, essendo i centri storici localizzati all’esterno del perimetro del Parco, queste risultano presenti solamente ai suoi margini. Fra le architetture religiose, l’oratorio di S. Stefano a Lentate sul Seveso e la chiesa di S. Vittore e il Santuario del Santo Crocefisso a Meda, rappresentano per la loro notorietà, elementi di chiaro riferimento ter-

Il patrimonio storicoarchitettonico è particolarmente vasto e importante, oltre che per le architetture religiose e rurali, soprattututto per il sistema delle delle dimore extraurbane, come villa Stoppani a Lentate sul Seveso, che rappresentano un segno distintivo di un territorio che nel corso dei secoli è stato scelto quale luogo privilegiato di residenza

ritoriale. Lungo la porzione nord-ovest del Parco, l’asse storico della strada Comasina rappresenta un importante elemento della memoria storica. La fruizione dell’ambiente naturale da parte delle popolazioni è favorita dalla posizione dei nuclei urbanizzati che si affacciano sul Parco e allo sviluppo dei percorsi fruitivi che non interferiscono con le principali vie di comunicazione, anche se lo scarso sviluppo di queste ultime non consente sempre agli utenti di raggiungere agevolmente gli ambiti naturalistici. Fra i più significativi ambiti di interesse naturalistico il lago Azzurro che

nella pagina precedente, Sistema dei beni storico-architettonici e ambientali

ospita, nei diversi periodo dell’anno, numerose specie d’uccelli legate agli ambienti lacustri, che qui possono trovare uno dei pochi ambienti con buone caratteristiche di naturalità presenti nell’area a nord di Milano.

Parco della Brughiera Briantea

371


Aspetti naturalistici

La brughiera, da cui il nome del Parco, deve il suo nome al brugo (Calluna vulgaris), specie che vi compare assai frequentemente, insieme alla molinia, alla ginestra e alla frangola

-

La brughiera, da cui il nome del Parco, deve il suo nome

ritorio della Brughiera Comasca. Si rileva la commistione di specie

al brugo (Calluna vulgaris), specie che vi compare assai frequentemen-

proprie degli habitat forestali e di specie maggiormente legate agli

te, insieme alla molinia, alla ginestra e alla frangola. Sovente si trova-

ambienti modificati dall’uomo. L’esistenza di aree prative e di col-

no anche il pino silvestre, la betulla, il pioppo tremulo, il salicone e la

ture, che irregolarmente interrompono la continuità degli ecosistemi

farnia, specie che esprimono la tendenza di questi ambienti ad evolve-

forestali, incrementa considerevolmente la biodiversità generale del

re verso il bosco. Il Parco è oggi in gran parte ricoperto da estese su-

Parco, creando i presupposti per l’instaurarsi di popolamenti faunistici

perfici boscate, risultato anche di un’estesa attività di rimboschimento

sufficientemente diversificati. È inoltre estremamente importante la

che ha interessato, nel dopoguerra, l’area di Cimnago, con l’impianto

presenza di zone umide, generalmente di ridotta estensione superfi-

di quercia rossa, e precedentemente, durante la dominazione austria-

ciale ma di indubbio interesse ambientale, poiché consente la sosta e

ca, l’intero territorio del pianalto, con l’utilizzo del pino silvestre.

la riproduzione di specie che sarebbero altrimenti escluse dal quadro

I boschi presenti nel territorio fanno parte del complesso di formazio-

faunistico dell’area. Il territorio ospita attualmente numerose specie

ni forestali dell’alta pianura occidentale lombarda, in cui permangono

di Vertebrati; accanto a specie ad ampia distribuzione geografica ed

vaste superfici boscate tipiche dell’ambiente planiziale.

ecologica, si rinvengono elementi faunistici di pregio, in quanto poco

I boschi del Parco sono importanti anche perché rappresentano un

comuni nella collina e nel pianalto comasco.

estremo residuo di “naturalità” in un territorio fortemente urbanizza-

Tra gli Uccelli nidificanti occorre segnalare il Falco pecchiaiolo, la

to, ed in essi possono perciò trovare rifugio le specie animali e vege-

Poiana, il Lodolaio, il Barbagianni, il Gufo comune, il Succiacapre, il

tali legate all’ambiente forestale che altrimenti scomparirebbero dal-

Martin pescatore, l’Upupa, il Canapino, il Rigogolo e lo Zigolo giallo.

l’intera area. All’interno del Parco della Brughiera i boschi assumono

Tra gli svernanti ricordiamo la Marzaiola, il Falco di palude, il Porci-

aspetto e composizione molto differente in funzione delle condizioni

glione, il Beccaccino, l’Usignolo di fiume e l’Averla maggiore.

ambientali e dell’uso cui sono stati sottoposti. Sui terrazzi più alti, che

Tra le specie presenti durante le migrazioni merita una citazione il

costituiscono gran parte del Parco, i boschi migliori sono fustaie ca-

Pendolino. Tra i Mammiferi riveste infine un certo interesse la pre-

ratterizzate dalla presenza della quercia, soprattutto la farnia e talvol-

senza del Toporagno d’acqua, del Toporagno acquatico di Miller, del-

ta la rovere, insieme al castagno, al pino silvestre ed alla betulla. Nello

l’Orecchione, del Quercino, del Topolino delle risaie, del Tasso e, pro-

strato arbustivo troviamo la frangola, il nocciolo, e nel sottobosco è

babilmente, della Puzzola. Nell’area non sono attualmente presenti

frequente la felce aquilina, la molinia e il mirtillo. I boschi più interes-

Ungulati selvatici, fatta eccezione per le occasionali fughe di qualche

santi dei terrazzi inferiori sono invece caratterizzati da una maggior

Daino dagli allevamenti privati a scopo amatoriale.

mescolanza di latifoglie: fra esse soprattutto la farnia, con il ciliegio,

Per la particolare situazione pedologica, con lenti di argilla superfi-

il carpino bianco, il tiglio, il frassino e l’acero campestre. Nelle zone

ciali, sono abbondanti nel Parco le raccolte d’acqua naturali dovute al

più umide sono presenti olmo ed ontano nero. Nello strato arbustivo è

ristagno dell’acqua dopo abbondanti piogge; ciò, unito alla presenza

frequente il nocciolo, con il viburno, l’evonimo e il biancospino.

di medi e grandi invasi successivi all’escavazione della stessa argilla e

Gran parte dei boschi del Parco è però dominata dalla robinia, specie

di piccoli corsi d’acqua incastrati in “canyons” nel terrazzo alluvionale,

esotica molto adattabile ed invasiva; molto diffusa è anche la quercia

favorisce alcune specie di Anfibi. Numericamente ricche, infatti, sono

rossa, altra specie proveniente dal nord America, di cui sono stati rea-

nel Parco le popolazioni del piccolo Tritone punteggiato, di Rana agile

lizzati estesi rimboschimenti e che ha dimostrato di sapersi adattare

e di Rana verde. Molto raro è il Rospo comune, minacciato dal traffico

ottimamente a questi ambienti. In questi boschi sta inoltre entrando

veicolare sulle strade che attraversa per spostarsi dai suoi quartieri

un’altra specie esotica, molto infestante: il ciliegio tardivo.

terrestri ai punti di deposizione delle uova. Nel Parco le brughiere

Nelle aree in cui è cessata l’attività di cavazione, molto estese nel Par-

non alberate o a vegetazione arbustiva con ampie radure, sono un am-

co, si osserva l’insediamento di un bosco pioniere in cui abbondano il

biente d’elezione anche per diversi Rettili: sono facilmente osservabili

pioppo tremulo, il salicone, la betulla, la robinia, il pino silvestre ed

Lucertole, Ramarri e Biacchi. Più difficile l’incontro dell’Orbettino, del

infine la farnia, e che spesso deriva dall’evoluzione di un precedente

Colubro di Esculapio e della Vipera comune, dalle abitudini più schive

stadio a brughiera.

e presenti soltanto nelle zone più naturali e meno frequentate.

VEGETAZIONE

Il Parco rappresenta un caratteristico habitat per specie animali e vegetali legate all’ambiente forestale, che qui trovano l’estremo rifugio, in aree risparmiate dalla fortissima espansione urbanistica degli ultimi decenni

Nei laghetti e negli stagni si aggirano in estate giovani Natrici dal FAUNA

-

La fauna presente all’interno dell’area del Parco Locale del-

la Brughiera è rappresentativa del contesto più ampio dell’intero ter-

collare alla ricerca dei girini di Rane verdi. Relativamente alla fauna invertebrata è da citare, la presenza del Gambero di fiume.

372 Parco della Brughiera Briantea

373


La rete ecologica

La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ecologico, quale quello del Parco della Brughiera Briantea, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente antropizzato, a cui si affiancano vaste superfici naturaliformi e una rete viaria molto ramificata, che crea fratture difficilmente superabili, e che solo lungo l’asse del corso del Seveso può trovare un elemento di continuità ecologica. Il PLIS della Brughiera Briantea si configura, all’interno del PTCP, come un tassello di non particolare rilievo della rete ecologica provinciale, essendo interessato da un ganglio secondario, connesso attraverso un corridoio ecologico secondario al Parco delle Groane. Al fine di concorrere alla realizzazione della rete ecologica della provincia di Milano, il Parco deve operare sugli ampi ambiti della brughiera adibiti ad uso forestale, interessanti ai fini di un potenziamento dei collegamenti tra le aree di maggiore interesse forestale e faunistico, anche nell’ottica di salvaguardare/creare direttrici di permeabilità verso il territorio della provincia di Como. Mentre nella porzione meridionale, al sistema antropico si contrappone uno scarso sistema di aree naturaliformi, costituite da alcuni lembi boscati relitti e dalla vegetazione arboreo-arbustiva spontanea rilevata lungo la valle del Seveso, la porzione settentrionale è oggi occupata da vaste superfici di foresta planiziale e da residui lembi di brughiera. L’attuale spesso assoluta mancanza di connessione fra queste peraltro ampie isole di vegetazione arborea ne produce però un significativo isolamento ecologico. I piccoli laghi che segnano il territori di Lentate sul Seveso, Mariano Comense e Meda costituiscono oggi zone umide d’un certo interesse, idonee a divenire un punto di importanza ecologica e fruitiva. In questo ambito il recente progetto di Dorsale verde del nord Milano elaborato dall’Amministrazione provinciale si propone di mettere in relazione e ricondurre a sistema le diverse opportunità di carattere paesistico-ambientale presenti sul territorio, con l’intento di creare una connessione orizzontale fra le diverse Brianze e istituire un legame fra i suoi parchi. Più in generale gli obiettivi perseguiti dal progetto sono: •

collegare e ampliare i parchi esistenti e includere i territori agricoli non compresi in essi;

istituire una contiguità spaziale che favorisca lo scambio e l’interconnessione fra le diverse ecologie;

rafforzare i corridoi orizzontali al fine di controbilaciare l’andamento nord-sud dei parchi, in un ambito dove le conurbazioni lineari sono ormai segnate da evidenti fenomeni di saldatura;

nella pagina a destra, dall’alto: - schema del progetto di dorsale verde; - stralcio con l’individuazione del Parco della Brughiera Briantea

garantire un’adeguata compensazione ambientale lungo il tracciato della Pedemontana, evitando al tempo stesso nuovi insediamenti che sfruttano la straordinaria accessibilità generata dalla nuova infrastruttura.

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La scarsa fertilità dei terreni e la penuria di risorse idriche hanno sto-

Aspetti agronomici

ricamente limitato l’attività agricola circoscritta quasi esclusivamente alla valle del Seveso e alla piana di Cimnago, dove erano presenti seminativi vitati e gelsi. Nel resto del territorio del Parco, questa situazione ha favorito la vocazione forestale della brughiera, limitando i coltivi alle aree prossime alle cascine e alle superfici terrazzate (ronchi) dove si esercitavano pratiche agricole a carattere intensivo che prevedevano la coltivazione di cereali, ortaggi e vite. A partire dall’Ottocento la crisi della bachicoltura modificò questa situazione, determinando l’estensione dei vigneti, mentre nel dopoguerra gli agroecosistemi hanno subito un’ulteriore riduzione di superficie

La scarsa fertilità dei terreni e la penuria di risorse idriche hanno storicamente limitato l’attività agricola circoscritta quasi esclusivamente alla valle del Seveso e alla piana di Cimnago, favorendo la vocazione forestale della brughiera

a favore, prevalentemente, degli insediamenti urbani, ma anche delle superfici boschive. Oggi su una superficie agricola totale di 945 ettari operano 98 aziende agricole che praticano un’agricoltura classica di pianura, nella quale sono prevalenti i seminativi a mais e, nell’ambito del pianalto, i prati permanenti per la produzione di foraggio, che interessano anche i pochi

nella pagina precedente La rete ecologica prevista dall’attuale PTCP (Provincia di Milano, 2003)

terrazzi ancora presenti, quando non sono occupati da rovi o boschi. Infine, fra le attività extra agricola, vi è la presenza di alcuni piccoli maneggi e pensioni per cavalli.

Parco della Brughiera Briantea

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Rete dei percorsi

Il territorio del Parco si presta ad essere fruito in tutte le stagioni, ed ogni momento dell’anno riserva elementi di sicuro interesse al visitatore. Numerosi percorsi attraversano il Parco percorrendo in minima parte strade locali di attraversamento dei centri abitati interni alla Brughiera e in maggio