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nr. 1 / Gen. /Feb. 2011

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Commercio e consumi: come si cambia


Niente di grande è stato fatto al mondo, senza il contributo della passione. Hegel

Con passione lavoriamo per voi.

Liberi di sentirsi sicuri


Sommario

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Gennaio/Febbraio 2011 Strong opinion Editoriale Contromano Il Tema Ospite Ospite

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Ospite Ospite Ospite Biblioteca liberale Diritto

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Speciale Elezioni 2011 Speciale Elezioni 2011 Attualità Attualità Attualità Attualità Attualità Eventi Formazione Formazione Osec Commercio estero

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Fiere internazionali Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci

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nr. 1 / Gen. /Feb. 2011

Immigrazione: perché sì Verso aprile L’inviolabile tabù della pubblica amministrazione Usi e consumi: la società che cambia Ticino: terra di shopping e acquisti di qualità I centri commerciali devono essere sistemi efficienti, occorre uscire dai pregiudizi e creare condizioni quadro Il mondo che cambia: un’evoluzione anche nel settore del carburante Grande distribuzione e piccoli negozi? Due realtà complementari FoxTown Factory Stores: 15 anni di successo I consumi che cambiano e la grande distribuzione Revisione delle norme sul licenziamento abusivo e ingiustificato: quando, come e perché assolutamente no! Rinaldo Gobbi, candidato PLR al Gran Consiglio n. 24 Marco Passalia, candidato PPD al Consiglio di Stato n. 5 e al Gran Consiglio n. 67 Finanze pubbliche: una panoramica Siamo tutti apprendisti arcobaleno aziendale: il successo continua! Inchiesta sui processi innovativi nelle imprese del Cantone Ticino Osec e commercio estero: le novità d’inizio 2011 L’economia incontra la politica Corsi proposti dalla Cc-Ti Esami federali di specialista del commercio al dettaglio 2011 Commercio estero Le associazioni economiche a sostegno dei contributi cantonali per la partecipazione a fiere I prossimi appuntamenti Migros Ticino Argor-Heraues SA Dun & Bradstreet (Schweiz) AG Luisoni Consulenze Professionali SA Lugano Nautica Gruppo Sicurezza SA

Redattrice responsabile: Lisa Pantini

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nr. 1 / Gen./Feb. 2011

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Impressum Editore: Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino, Lugano

Commercio e consumi: come si cambia

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Comitato redazionale: Franco Ambrosetti, Luca Albertoni, Rinaldo Gobbi, Lisa Pantini, Simona Morosini Marconi e Marco Passalia

Redazione: Cc-Ti, Corso Elvezia 16, 6900 Lugano Tel. +41 91 911 51 11 Fax +41 91 911 51 12 pantini@cc-ti.ch www.cc-ti.ch Pubblicità: Pubblicità Sacchi, C.P. 558 6928 Manno Tel. +41 91 600 20 70 info@pubblicitasacchi.ch www.pubblicitasacchi.ch

Stampa: TBS, La Buona Stampa sa via Fola 11, Pregassona (Lugano) Diffusione: Tiratura: 2’500 copie Abbonamento gratuito per i soci Cc-Ti Abbonamento supplementare: - CHF 50.- annuo - per i non soci CHF 70.- annuo (+ IVA) Frequenza: Ticino Business è pubblicato in 10 numeri annuali


Strong Opinion di Franco Ambrosetti, Presidente della Cc-Ti

Immigrazione: perché sì

Ci sono molti modi di guardare al fenomeno dell'immigrazione che coinvolge e preoccupa larga parte dell'opinione pubblica degli Stati occidentali. La si può considerare un problema fastidioso come l'emicrania,un pericolo grave per l'incolumità della cultura, un rischio reale per le istituzioni sociali e molto altro ancora. Oppure la si può vedere come un'opportunità insperata per l'economia,un arricchimento per la società e un'occasione da non perdere per chi registra tassi di nascita bassissimi con grave pregiudizio per il futuro della socialità. Si può quindi scegliere di vedere il bicchiere mezzo pieno mostrando una visione, secondo me, più consona alla realtà. Affrontare temi economici che riguardano la crescita senza tenere in considerazione lo sviluppo demografico del futuro,è un non senso. Pur non essendo un seguace delle teorie malthusiane e ancor meno della validità delle previsioni economiche(se non a brevissimo termine), mi pare ovvio che in Paesi in cui la durata della vita si allunga e le nascite sono stagnanti o, peggio, in regresso da anni, difficilmente si potranno garantire alle generazioni future gli stessi privilegi sociali di cui noi oggi godiamo. Pensando alla montagna di debiti accumulati in seguito a questa crisi dal 2008 a oggi, diventa arduo credere che un tale livello di indebitamento degli Stati si possa estinguere in tempi accettabili con una popolazione sempre più esigua e più anziana. Ne consegue che l'immigrazione controllata può essere una soluzione idonea al mantenimento dello standard di vita acquisito ad oggi. Anche la Svizzera, finanziariamente parecchio più sana degli altri Paesi occidentali, non è immune da questo presunto pericolo giacché la nostra economia è fortemente dipendente dallo stato di salute dei partner europei che acquistano le nostre esportazioni: per ben due terzi Paesi dell’EU, con indebitamenti ben più preoccupanti del nostro. Probabilmente, con un 22% di stranieri su una popolazione totale di 7,8 mio, siamo un passo avanti rispetto alla maggior parte dei Paesi EU, avendo iniziato prima e ottenuto un buon successo nel processo di integrazione dei cittadini immigrati come dimostrano ad esempio le violenze nelle banlieues francesi, ghettizzazioni ombra come "Londonstan" in Gran Bretagna o i campi rom in Italia. L'immigrazione controllata che la Svizzera ha praticato da molti decenni a oggi ci mette parzialmente al riparo da conseguenze negative immediate riguardo alla tenuta delle istituzioni sociali ma non ci esime dal continuare con questa politica prudente e di provata utilità anche in futuro. La solidità delle nostre istituzioni, il rispetto di cui godono nel Paese e all'estero, la stabilità economica e politica,sicurezza efficienza ed alta qualità di vita sono alla base di un successo in gran parte indipendente dal segreto bancario, che molti ci invidiano ma che sembra un dato di fatto acquisito come dimostra l'alto livello del Franco, moneta rifugio ogni qualvolta il mondo economico viene a trovarsi in fasi di forte instabilità economica. A questo successo ha contribuito in maniera fondamentale e incontrovertibile la popolazione straniera residente, un merito che non bisognerebbe dare per scontato. Aggiungo che, grazie al flusso migratorio, oltre alla forte crescita di ricchezza, la società civile ha realizzato cambiamenti importanti

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verso una maggiore apertura e un rinnovato spirito di tolleranza. Sono mutati usi e costumi in regioni che solo 50 anni fa mostravano una spiccata simpatia per la xenofobia e il razzismo. Ricordo bene quando, nel 1962 alla Brown Boveri di Baden si leggevano nelle bacheche aziendali avvisi del tipo "affittasi camere, non a italiani" e, visto il mio aspetto non propriamente svedese, a volte nei tram zurighesi mi trovavo a subire osservazioni e rimbrotti spiacevoli per via della mia esuberanza giovanile di studente, tutta latina. Nei mezzi pubblici si parlava poco e a voce bassa, come in chiesa, per non disturbare la quiete. La rigidità della cultura zwingliana moralista e bacchettona era presente ovunque, ti sovrastava e ti avvolgeva in quel cupo grigio che partiva dal cielo, sfiorava i palazzi, grigi pure loro, giù giù fino all'asfalto del marciapiede. Oggi Zurigo è un'altra. Tutto ciò che è italiano, dalla moda al design fa tendenza insieme ad altre espressioni delle cultura etniche. Rucola, basilico, aceto balsamico, pesto assieme a kebab, sashimi o tondouri hanno invaso cucine e sale da pranzo di tutti i quartieri senza nulla togliere al geschnetzeltes con rösti o al rippli con crauti. Nei tram si parla allegramente, le nuove generazioni di stranieri hanno frequentato le scuole dell'obbligo e le università, parlano correntemente lo svizzero tedesco rispettandolo molto di più di quanto facciamo noi ticinesi, insomma la città un tempo gretta e chiusa a riccio, dopo mezzo secolo di immigrazione, un paio di rivolte giovanili, il dramma del Platzspitz risolto con politiche di apertura malgrado le resistenze di tendenze fortemente conservatrici, è oggi al pari coi tempi e in testa alle classifiche delle città ove si vive meglio. L'immigrazione ci ha costretto a mettere in discussione valori e abitudini radicate, a discutere di quei tabù che una società laica e moderna deve saper affrontare con spirito di imparzialità e coraggio. Oggi a seguito del processo evolutivo avvenuto, la Svizzera è un Paese migliore con un integrazione largamente riuscita, grazie a quegli stranieri che il Signor Schwarzenbach voleva espellere nel 1970. I romani conquistando la Grecia si "grecizzarono", assumendo dalla straordinaria cultura greca il modo di pensare, la filosofia, le scienze, le attività agonistiche, pittura, scultura, teatro e letteratura. Successe anche ai barbari che dal 476 in poi, con lo sfaldarsi dell'Impero Romano, si romanizzarono, seppur lentamente. Le culture forti, nella sostanza non scompaiono mai pur adeguandosi a forme diverse. Noi, senza guerre cruente abbiamo approfittato del molto di buono che le altre culture hanno in loro, assimilandolo alla nostra, forti di un'identità inossidabile, consapevoli che la società civile più si apre più si arricchisce. Per queste ragioni, tra le molte, il paragonare gli stranieri ai topi è inappropriato almeno quanto paragonare un fulmine a una lucciola. Ormai dovrebbe essere chiaro che la politica di immigrazione controllata funziona. Eppure si ripetono a ritmo alterno proclami che con argomenti discutibili, amplificando solo il lato negativo proprio di tutte le cose, vogliono dimostrare il contrario. È vero che il dibattito è il sale della democrazia, ma come diceva Adenauer,"tutti gli organi umani prima o poi si stancano, solo la lingua no”.


Editoriale di Luca Albertoni, Direttore della Cc-Ti

Verso aprile

La lunghissima campagna elettorale in vista delle elezioni cantonali del prossimo 10 aprile sta entrando nella sua fase più calda e decisiva. Come noto, la Cc-Ti schiera due dei suoi Vice Direttori. Rinaldo Gobbi, da due legislature in Gran Consiglio, cerca una conferma per un terzo mandato per il PLR. Marco Passalia è candidato per il PPD sia per il Consiglio di Stato che per il Gran Consiglio. L’impegno di due membri della direzione dimostra quanto la Cc-Ti consideri importante rafforzare la rappresentanza del mondo economico nel Parlamento cantonale. Per questo abbiamo deciso di organizzare dieci incontri in tutte le zone del Cantone per presentare alle aziende i nostri due candidati (il primo evento si è tenuto lo scorso 27 gennaio, ulteriori dettagli su date e luoghi delle prossime riunioni si trovano sul nostro sito www.cc-ti.ch). Lo scopo è di conoscersi meglio, promuovere chi si schiera per difendere gli interessi dell’economia (ma non solo i due rappresentanti della Cc-Ti), ascoltare le preoccupazioni degli imprenditori delle varie regioni cantonali e trasformarle in una sorta di programma che tutti i candidati vicini alle associazioni economiche dovranno osservare nel prossimo quadriennio. Le basi di tale programma sono già state gettate e i temi sono di per sé i soliti e non particolarmente originali. Diverso dovrà però essere l’approccio per affrontarli. Sostanzialmente si possono citare i seguenti punti, elencati non in ordine di importanza: 1. La politica infrastrutturale 2. La politica fiscale 3. La politica della formazione 4. La promozione economica del Cantone 5. L’alleggerimento della burocrazia 6. La revisione dei compiti dello Stato Tutti questi temi sono legati fra loro, perché presuppongono un lavoro in profondità, con un’attenta analisi di quello che il Ticino è e le decisioni strategiche indispensabili per permettere uno sviluppo coerente e in linea con i tempi e il contesto nazionale ed internazionale. Per quanto riguarda la politica infrastrutturale è ovvio riteniamo fondamentale un impegno chiaro e senza sé né ma per un completamento della galleria autostradale del San Gottardo con la realizzazione di un secondo tubo, mai come ora necessario per garantirci il collegamento verso il resto della Svizzera e l’Europa del Nord, mercati e fonti di approvvigionamento imprescindibili per la nostra economia. Ma è tutta la questione della mobilità che va affrontata in questo contesto, lasciando da parte inutili blocchi ideologici e lavorando finalmente in modo serio sulla complementarietà dei mezzi di trasporto. Auto, treno e aereo non sono nemici ma diversi tasselli di un unico mosaico. Anche la politica fiscale necessita di un approccio sistemico e pragmatico, evitando inutili e controproducenti contrapposizioni fra l’imposizione delle persone giuridiche e quelle fisi-

che, perché i destini delle une sono indissolubilmente legate a quelli delle altre, anche sul terreno del fisco. In prospettiva futura, è solo con un approccio globale che si può guadagnare terreno in termini di competitività. Nell’ambito della formazione il nostro Cantone fa già molto, in particolare per la formazione professionale. È però giusto che l’economia si occupi anche della formazione di base, perché è in tale sede che si creano le premesse per le scelte e/o le possibilità professionali ed è fondamentale che la scuola permetta ai giovani di acquisire le conoscenze per orientarsi in modo conforme alle loro capacità e tenendo conto delle esigenze espresse dai futuri datori di lavoro. Pure per la promozione economica del Cantone è necessario compiere uno sforzo per determinare in quale direzione si vuole andare in futuro. È infatti necessario adottare una strategia che stabilisca ad esempio quali tipi di aziende ed attività si vogliono attirare in Ticino, come promuovere il nostro territorio all’estero e come tenere conto dello sviluppo del settore delle esportazioni. L’alleggerimento della burocrazia è un altro tema che pare scontato, ma che in realtà ha un’importanza molto rilevante, perché di valore decisivo nel confronto con altri territori. Inoltre, è importante che il crescente carico burocratico non vada a sfavorire le aziende locali che operano soprattutto sul mercato locale, come sembra talora essere il caso. Come detto, tutti questi elementi sono legati fra loro e toccano la spinosa questione dei compiti dello Stato e della revisione degli stessi. Una revisione promessa da tempo, ma mai affrontata in modo serio. Oggi non è più procrastinabile. Come al solito emergerà l’accusa che si vuole smantellare lo Stato. La nostra attività degli ultimi anni ha dimostrato che si tratta di un sospetto assolutamente infondato. Chiedere uno Stato efficiente, che svolga bene i suoi compiti, senza arrogarsene troppi e lasciando fare ai privati quello che sanno fare meglio è un principio profondamente liberale ed un diritto dei cittadini contribuenti. Del resto, per noi è chiaro che per poter svolgere un lavoro serio negli ambiti citati è essenziale una collaborazione fra pubblico e privato, come succede senza scandali né dietrologie in altri Cantoni, come dimostra l’esempio della promozione economica nel Canton Lucerna. La Cc-Ti e le altre associazioni economiche da tempo puntano su questa collaborazione e qualche risultato positivo l’abbiamo ottenuto, proprio lavorando in sintonia con l’ente pubblico. Sarebbe peccato non sfruttare una risorsa del genere che porta vantaggi sia al privato che al pubblico. Gli argomenti su cui lavorare non mancano. Altri se ne aggiungeranno nel corso delle prossime settimane sulla base delle indicazioni che emergeranno andando ad incontrare imprenditori in tutto il Ticino. Il tutto sarà poi formalizzato al fine di facilitare il lavoro di chi dovrà rappresentare l’economia nel Parlamento cantonale e per far capire che intendiamo lavorare con impegno e dedizione per la realizzazione dei nostri obiettivi.

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Contromano di Alessio del Grande

L’inviolabile tabù della pubblica amministrazione

Negli Stati Uniti il Presidente democratico Barack Obama ha deciso di congelare per due anni gli stipendi dei 19 milioni di dipendenti statali. Una misura che permetterà di risparmiare due miliardi di dollari e che potrebbe essere prorogata per altri otto anni. Nessuno ha protestato, né i dipendenti né i loro sindacati. In Francia il Presidente Sarkozy, dopo grandi proteste di piazza e due settimane di sciopero, è comunque riuscito a portare avanti l’innalzamento a 62 anni dell’età della pensione per i dipendenti pubblici. Anche altri Paesi europei, con più o meno difficoltà, stanno riformando l’amministrazione statale sfoltendola o cercando di eliminare vecchi e costosi privilegi. Persino il comunista Fidel Castro ha programmato un drastico taglio degli impiegati statali cubani. In Ticino l’amministrazione cantonale resta invece un tabù. Intoccabile. Non c’è tentativo di riforma che la possa scalfire. A fine novembre 2010 è fallito anche il tentativo di rivedere il meccanismo retributivo, con l’introduzione del “salario al merito” che è stato bocciato in votazione popolare. E non si trattava di certo di tagliare le buste paga. Ma solo di sostituire gli scatti automatici di anzianità con un sistema basato sulla valutazione della prestazioni: chi lavora di più, meglio e raggiunge gli obiettivi prefissati è giusto anche che guadagni di più. Una cosa che sarebbe stata normalissima in un Paese normale. Una delle tesi sostenute dalla sinistra, dai sindacati e dall’Associazione a difesa del servizio pubblico per stroncare questa normalissima riforma, ha insistito sul fatto che il nuovo sistema sarebbe stato gestito in modo discrezionale e clientelare dai dirigenti e dai più alti funzionari dei singoli dipartimenti, cui spettava la valutazione dei collaboratori. Come dire, non c’è da fidarsi. Opinione sottoscritta col voto da una larghissima maggioranza dei dipendenti statali. Il che, francamente, la dice lunga sul clima di fiducia e di stima verso i quadri superiori e gli alti funzionari che regna nella pubblica amministrazione. Dunque, si continuerà col vecchio meccanismo degli scatti automatici, senza fare distinzione tra meritevoli e perdigiorno, competenti e incapaci, tra chi s’impegna e chi no, sapendo che l’aumento scatterà comunque automaticamente.

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C’è da temere che non avrà sorte migliore la riforma per salvare la disastrata cassa pensioni dei dipendenti statali. Riforma che si propone di portare il grado di copertura degli impegni dall’attuale 65% al 100% e sanare un disavanzo tecnico che ha ormai raggiunto la bella cifra di 1,7 miliardi di franchi. Ma si tratta soprattutto di far passare gli assicurati dal cosiddetto primato delle prestazioni, un assurdo privilegio che ha contribuito non poco a mandare in rosso la cassa, a quello dei contributi. Un nuovo regime, dunque, che basa il calcolo della rendita su un interesse del capitale di vecchiaia accumulato da ogni dipendente e non più sullo stipendio medio degli ultimi dieci anni. In un Paese normale anche questa riforma sarebbe una cosa del tutto normale. Non si vede, infatti, perché ai dipendenti dell’amministrazione cantonale si debba riconoscere un trattamento pensionistico privilegiato e molto più sostanzioso di quello della gente comune. Ovviamente sindacati e sinistra sono già mobilitati, pronti a far naufragare la riforma e con essa il risanamento della cassa pensioni. Sarà questo un altro esempio a dimostrazione del fatto che in democrazia oggi possono vincere le minoranze organizzate, quelle capaci di mobilitarsi, di mediatizzare le loro ragioni, facendo prevalere la logica corporativa sugli interessi reali del Paese. Vista la situazione è del tutto inutile domandarsi che fine abbia fatto la mitica riforma dei compiti dello Stato, che tra i suoi intendimenti aveva anche quello di arrivare finalmente ad uno sfoltimento dell’organico dell’amministrazione cantonale. Un organico ipertrofico, come si è detto e scritto un’infinita di volte, che sebbene abbia in Svizzera pochi riscontri si continua a gonfiare con altre e costose assunzioni, inventandosi nuovi incarichi e posizioni. Ci ritroviamo con un’amministrazione del tutto sproporzionata rispetto alla realtà di un Cantone di 350 mila abitanti, ossia l’equivalente di una cittadina media, e che incide in modo altrettanto sproporzionato sul bilancio pubblico. Ma a pagarla sono quei cittadini contribuenti che sui posti di lavoro ogni aumento devono sudarselo e che non vanno di certo comodamente in pensione beneficiando del magico primato delle prestazioni.


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Il tema di Alessio Del Grande

Usi e consumi: la società che cambia Commercio, grande distribuzione e orari dei negozi

Nella storica Centrale, la principale stazione ferroviaria di Milano, completamente ristrutturata, ci sono ora la più grande libreria della Feltrinelli, le boutique delle più prestigiose griffe internazionali, altri eleganti negozi, oltre, ovviamente, le tradizionali offerte commerciali e i servizi di cui ogni viaggiatore abitualmente necessita. Oggi la Centrale non è più semplicemente un posto da dove si parte o si arriva. Un “non luogo”, secondo la celebre definizione di Marc Augè, accomunata nel suo essere solo uno spazio di transito, svuotato da ogni identità, alle altre grandi stazioni ferroviarie o all’anonimato degli aeroporti. Ma è un luogo di relazioni e socializzazione che ha rivitalizzato tutta un’area metropolitana all’insegna di quel rituale collettivo che è lo shopping. Alla Centrale non si va solo per partire o per acquistare. Si va anche per guardare, passeggiare, incontrare gente, per ammazzare qualche ora in un ambiente piacevole e animato, come se fosse una delle tante strade vetrinate del centro cittadino. Due le cause di questa trasformazione: l’introduzione dei treni ad alta velocità e la rivoluzione continua della distribuzione commerciale. L’alta velocità ferroviaria, che sulle tratte interne e sulle medie distanze, è ormai in grado di competere per prezzi e rapidità con gli aerei, ha indubbiamente rappresentato un’innovazione radicale nel sistema dei trasporti, rilanciando le vecchie stazioni che sono tornate ad essere uno snodo pulsante di transiti e flussi da gestire e servire adeguatamente. (Al proposito sarebbe interessante capire cosa potrebbe avvenire in Ticino quando entrerà in funzione Alpitransit). Quanto avvenuto a Milano era già avvenuto in altre città europee toccate dall’alta velocità. Città che hanno visto trasformare le loro stazioni in grandi e raffinati contenitori commerciali sul modello dei duty free aeroportuali. Su questo cambiamento si è innestato quel nuovo concetto di distribuzione commerciale secondo cui i commerci attirano la gente e la gente attira i commerci, che negli ultimi decenni ha cambiato il volto dei centri cittadini e trasformato con l’insediamento di ipermercati, centri commerciali e outlet quelle terre di nessuno che erano le desolate periferie urbane.

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Se la nascita dei super market, tra gli anni ‘50 e ‘60, aveva segnato l’avvio della democratizzazione dei desideri e dei consumi, oggi l’articolazione e la diversificazione della distribuzione commerciale rispecchiano da un lato i profondi cambiamenti della struttura economica e produttiva, dall’altro l’evoluzione di usi e costumi sociali, e, soprattutto, una diversa gestione del tempo. Per quel che riguarda la struttura economico produttiva, non è azzardato ipotizzare che l’accoppiata produzione di massa-consumi di massa, che ha contrassegnato l’industrializzazione fordista, abbia fatto maturare il passaggio dal capitalismo della produzione a quello della distribuzione. Il che rappresenta qualcosa di radicalmente più innovativo della semplice terziarizzazione dell’economia. Ciò non vuol dire che non si continuerà a produrre. Per distribuire beni e servizi bisognerà, comunque, prima produrli, il problema è, semmai, produrre sempre qualcosa di nuovo. Ma cambiano soprattutto il dove e il come sono prodotti (e a che prezzo), mentre sul loro successo commerciale conteranno sempre di più dove e come saranno distribuiti, dove e come se

ne incentiverà il consumo. Nella distribuzione moderna si concentrano, coi risultati dell’innovazione produttiva che rinnovano senza sosta l’offerta, non solo i desideri o i bisogni, ma la psicologia stessa dei consumatori, la comunicazione pubblicitaria, le strategie di marketing, perché negli acquisti tende a prevalere - almeno nella società avanzate - anche una componente emozionale. Si concentrano, quindi, anche nuovi saperi e professioni che generano di continuo nuove attività. Il commercio, è diventato, insomma, l'impresa industriale del Terzo millennio. Di fatto la sua evoluzione nell’ultimo mezzo secolo ha riplasmato il nostro modo di vivere, modificato gusti, usi, costumi e consumi, tempi di vita, stimolando una mutazione sociale e culturale continua. Non meno importante è il fattore tempo. Viviamo in un’epoca in cui diventa sempre più difficile distinguere tra tempo libero e tempo di lavoro. Che oggi il tempo non basti mai non è solo un modo di dire. Per questo è una risorsa assai importante, da maneggiare e gestire con attenzione. Ciò spiega il successo della grande distribuzione: si entra in un centro commerciale e si compra di tutto in una sola

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Il tema di Alessio Del Grande

volta, dalla spesa alimentare all’abbigliamento, ai farmaci, dagli occhiali al dvd, al telefonino o alla pizza al taglio da portare a casa per la cena. Ci si muove in una sola unità di spazio e di tempo, acquistando tutto quello che prima richiedeva lo spostamento da un negozio all’altro. Non per nulla i centri commerciali diversificano e moltiplicano sempre di più la loro offerta di beni e servizi, diventando i centri gravitazionali dei consumi di massa. Ci sono tutti questi processi dietro l’avanzata della grande distribuzione che in Europa aumenta di anno in anno reti di vendita e fatturati trascinando la crescita del mercato al dettaglio. In Svizzera secondo l’ultimo studio del Credit Suisse ogni abitante dispone di 1,6 metri quadrati di superficie di vendite, uno dei più alti indici del Vecchio Continente. Il che è indicativo della forza economica e del radicamento territoriale di un settore che per sua natura sfugge al rischio di delocalizzazione. Si può trasferire all’estero la produzione, ma non la distribuzione dei beni prodotti, la loro organizzazione logistica e i posti di lavoro che essi richiedono. Perché il commercio vive radicandosi ed estendendosi sul territorio locale, prospera adeguandosi prontamente al mutamento degli stili di vita e a nuovi bisogni dei consumatori. Nei Paesi occidentali sono saltate una dopo l’altra le vecchie compartimentazioni dell’organizzazione e della tempistica sociale improntate sulla fabbrica fordista. Si va verso la cosiddetta società delle 24 ore, dove niente si ferma mai. Con gran parte di negozi, bar e ristoranti aperti notte e giorno, servizi, e non solo quelli di prima necessità, accessibili in qualsiasi orario e imprese che lavorano regolandosi sul fuso orario di altri continenti. Probabile si tratti solo un’estremizzazione dell’iperattivismo oggi dominante, anche se molte metropoli europee hanno già adottato questo modello, sull’esempio degli Stati Uniti e di alcuni Paesi emergenti, dove le attività economiche e la vita sociale sono un flusso continuo giorno e notte. Certo, è che è tramontato per sempre il vecchio rapporto tra tempi di lavoro e tempi di vita, suddivisi e cadenzati in rigidi orari, che oggi, invece, tendono a mescolarsi e sovrapporsi, sotto la pressione di attività, bisogni, usi e

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costumi sociali postmoderni. Anche se in Ticino si stenta a capirlo o ci si rifiuta di capirlo, le nostre giornate non sono più scandite da orari precisi. Non si esce più da fabbriche e uffici tutti alla stessa ora, non si va al ristorante tutti alle 19.30 e non si va nemmeno in vacanza nelle stesse settimane. Da noi più che sui tempi della vecchia società industriale, la vita sembra regolata ancora su ritmi rurali, apprezzabili magari negli angoli più remoti delle valli. Ma che per l’insieme della città Ticino rappresentano invece un handicap micidiale, poiché stroncano tante potenzialità di crescita, soffocano la vitalità dei centri urbani che alle sette di sera, appena chiusi i negozi, sono un mortorio. Stesso discorso per le domeniche, il giorno deputato al tempo libero che qui galleggia in un vuoto pneumatico. Nelle recenti polemiche per il crollo turismo ticinese meriterebbe qualche riflessione anche questo problema. Non si vede come un cantone che ancora si definisce turistico possa permettersi di chiudere abitualmente i negozi alle 18.30 e non aprirli per nulla la domenica, se non nelle poche feste comandate, avere la maggior parte dei ristoranti che alle 22.30 spengono i fornelli: solo pizza o piatti freddi. Anche i tempi, usi e consumi dei turisti sono cambiati e lo shopping fa ormai parte del rito di ogni vacanza, breve o lunga che sia. Da noi ogni tentativo di rivedere gli orari dei negozi è purtroppo fallito. Si va avanti con la farsa annuale di permessi e deroghe per le zone turistiche o di confine, con l’inevitabile corollario di opposizioni, ricorsi e polemiche. Quando si capirà che questo sistema non può più andare sarà troppo tardi.


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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Alberto Ménasche, Presidente Federcommercio

Ticino: terra di shopping e acquisti di qualità Alberto Ménasche

Da oltre dieci anni si aspetta per il Cantone una nuova Legge sull’apertura dei negozi. Perché è così difficile definire una normativa meno burocratizzata e più adeguata ai tempi? “Prima di rispondere è bene ricordare che la Legge attuale risale al 1968 e fissa regole concepite ancora negli anni Trenta a protezione dei lavoratori. Oggi, la Legge federale sul lavoro protegge in modo adeguato i diritti del personale di vendita e, di conseguenza, ad una legge sugli orari di apertura dei negozi si chiede di regolare gli aspetti che toccano la tranquillità e l’ordine pubblico. D’altra parte, in Ticino, il settore della vendita non ha mai chiesto aperture generalizzate tutte le domeniche e nemmeno una vera «deregolamentazione» (con l’abolizione di ogni regola per le aperture). In fondo, si chiede solo di adeguare la possibilità di tenere aperti i negozi alle nuove esigenze dei consumatori (spesso costretti a fare la spesa dopo il loro orario di lavoro) e alle sfide della concorrenza d’oltre confine. Entro questi termini, il buon senso suggerisce che tutti dovrebbero riconoscere l’interesse di adottare regole semplici che possano sostituire una situazione che va avanti ogni anno a colpi di deroghe, eccezioni e richieste di aperture «straordinarie» che, come nel caso delle domeniche di dicembre, si ripetono da oltre 50 anni. Perché dunque è difficile giungere ad un accordo? A mio avviso perché nella discussione si inseriscono elementi estranei, spesso di carattere ideologico. In particolare i sindacati tentano, attraverso il ricatto, di imporre un contratto collettivo con l’obbligatorietà generale. Federcommercio condivide la necessità di regole chiare – anche nel contratto di lavoro – a difesa dei diritti del personale di vendita. Lo dimostrano il Contratto collettivo in vigore dal 2002 (e sempre tacitamente rinnovato con gli adeguamenti salariali) e i contratti collettivi dei grandi distributori (Coop e Migros), del FoxTown o di altre aziende membri della DISTI. Una realtà che i sindacati fingono di ignorare per imporre anche ai piccoli commercianti quanto hanno loro concesso i grandi distributori, anche a costo di dimenticare che il Tribunale federale ha detto in modo chiaro che non è possibile subordinare la possibilità di beneficiare di un’estensione degli orari

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di apertura dei negozi all’applicazione di un contratto collettivo o di contratti aziendali”. In questi ultimi decenni come sono cambiati commerci e consumi? “Rispetto a quarant’anni fa – cioè quando si adottarono le regole attualmente in vigore – il consumatore è oggi più informato ed esigente. Richiede maggiore qualità e, grazie ad Internet, conosce i prodotti e le migliori offerte che rispondono alle sue esigenze. È anche più cosciente verso la realtà che lo circonda e i temi dello sviluppo sostenibile. Anche per rispondere a queste esigenze sono arrivate in Ticino le grandi marche, le catene internazionali, i prezzi discount ed i commercianti devono combattere contro la concorrenza dei negozi situati in Italia lungo la fascia di confine. E non solo quando il cambio Franco –Euro è per noi particolarmente sfavorevole. Sono però anche cambiati i ritmi di vita e di lavoro ed un numero sempre maggiore di donne ha un’occupazione professionale e ricopre posti di responsabilità. Orari di apertura dei negozi che ricopiano quelli degli uffici diventano così un ulteriore ostacolo nella corsa per conciliare casa e lavoro. Si tratta di aspetti difficilmente immaginabili negli anni Sessanta e che hanno di fatto imposto una lunga serie di eccezioni che costringono i commercianti e l’Amministrazione cantonale a lunghe e costose pratiche burocratiche. Anche per questo è tempo di cambiare”. Sono cambiati stili di vita, tempo libero e tempo di lavoro e, con essi, anche le abitudini dei consumatori. Eppure il Ticino sembra ancora regolato sui vecchi ritmi della società rurale. Come spiega questa incongruenza? “Fortunatamente, una buona parte del Ticino e dei Ticinesi ha saputo adeguare ritmi e modalità di lavoro alle esigenze della nuova realtà e di una concorrenza che, ormai, non conosce confini. Se non fosse così non potremmo oggi godere di un buon livello di benessere e molte nostre aziende (nel settore dei servizi ma anche della produzione) avrebbero ormai spostato altrove la loro sede. Quel che non è cambiato è il Ticino politico, incapace di adeguarsi alla nuo-


va realtà e diventato invece sempre più polemico, populista, conservatore non dei valori e dei principi della nostra identità (divenuti ancor più importanti in un mondo globalizzato) ma dei privilegi di pochi fondati su regole ormai non più adeguate alla realtà”. In che misura gli orari prolungati e più flessibili della attività commerciali di oltre frontiera rappresentano un pericolo per l’economia del nostro Cantone? “Secondo la mia esperienza – supportata da verifiche puntuali – il 90% della cifra d’affari del commercio ticinese è rappresentata dagli acquisti delle persone che abitano in Ticino. La rimanenza è assicurata dai turisti (ospiti per le vacanze o turismo di giornata e degli acquisti). Quasi analogamente, su una spesa di 100 franchi, il Ticinese ne spende 90 in Ticino e 10 in Italia. Si tratta però di una media. Nel Sottoceneri – dove abita la maggioranza dei ticinesi e c’è il maggiore potenziale – la quota della spesa in Italia è almeno raddoppiata. Si tratta dunque di una concorrenza importante. Senza dimenticare che lo shopping e la possibilità di fare acquisti di qualità, con una vasta scelta ed a prezzi interessanti sono uno degli aspetti importanti dell’offerta turistica delle regioni che sono in concorrenza con il Ticino”.

Quali sono i risultati della campagna «Emozioni Ticino» con le due aperture domenicali straordinarie? “«Emozioni Ticino» è in primo luogo un’eccezionale azione di promozione del Ticino e delle sue proposte autunnali (nel settore del turismo e della eno-gastronomia) in Lombardia e nella Svizzera tedesca. L’unione delle forze di diversi settori economici permette di fare conoscere le nostre ricchezze e di prolungare la stagione turistica. Le aperture domenicali sono un tassello importante di questa azione ma, da sole, non permettono di raggiungere l’obiettivo di avere ospiti almeno fino a fine ottobre e nei primi giorni di novembre. Per il commercio le aperture domenicali sono state un successo soprattutto dove – come a Lugano in occasione della Festa della Vendemmia – i negozi aperti sono stati un elemento di una ricca offerta di attività di animazione. In questo senso mi auguro che «Emozioni Ticino» possa avere continuità e stimolare offerte nel settore dell’animazione in un numero maggiore di comuni e di piazze. Solo così potremmo avere ricadute positive su tutto il Ticino. Insomma, «Emozioni Ticino» non è e non può essere soltanto le due aperture straordinarie la domenica. Dobbiamo davvero regalare emozioni, raccontarle e farle raccontare”.

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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Daniele Radaelli, Promotore del Parco Commerciale Grancia

I centri commerciali devono essere sistemi efficienti, occorre uscire dai pregiudizi e creare condizioni quadro Daniele Radaelli

L’area commerciale di Grancia è considerata uno dei grandi generatori di traffico, con tutti i problemi che ne conseguono. Come stanno le cose?

“L’area commerciale di Grancia è costituita dal Parco Commerciale Grancia e dal Centro Lugano Sud. Essa offre complessivamente 75’000 m2 di superficie di vendita nella quale trovano posto una settantina di negozi di medie e grandi dimensioni e circa 1’000 collaboratori a tempo pieno. Si tratta della seconda concentrazione commerciale della Svizzera per superficie. Il Pian Scairolo non è solamente un’area commerciale. Qui, principalmente per motivi logistici dati dalla vicinanza con l’asse autostradale, si sono insediate anche altre importanti realtà del secondario e del terziario. Pochi sanno ad esempio che in questo comparto operano le principali industrie farmaceutiche cantonali. Di recente è stato calcolato che il «polo di sviluppo economico» del Pian Scairolo offre circa cinquemila posti di lavoro e produce una cifra d’affari annua complessiva superiore ai 2 miliardi di franchi. Troppo spesso di questa importante realtà economica si parla solamente per i suoi problemi viari dimenticando come essa generi indotto, ricchezza e gettito fiscale per tutta la comunità. Il Pian Scairolo è una gallina dalle uova d’oro che rischia di morire soffocata dal proprio successo e dalla scarsa attenzione di chi se ne dovrebbe prendere cura. L’infrastruttura stradale del Pian Scairolo è rimasta sostanzialmente quella di cinquant’anni orsono, quando questo comparto territoriale era sostanzialmente agricolo. I carichi veicolari che l’unica strada d’ accesso deve sopportare sono cresciuti nel tempo in modo esponenziale. Cinquemila posti di lavoro a tempo pieno, altrettanti residenti, gli allievi della più grande sede scolastica del Cantone e i clienti dei centri commerciali generano una mole di traffico meritevole di più attenzione. La poca considerazione che ha goduto questo comparto negli anni è testimoniata dal fatto che lo stesso sia stato addirittura dimenticato nella prima stesura del PTL, il Piano dei Trasporti del Luganese. L’evoluzione esponenziale dei transiti veicolari legata alle attività di chi vi opera non è, come si potrebbe pensare, la principale causa dei soventi ingorghi sul Pian Scairolo. La spada di Damocle di questo comparto è l’infelice uscita autostradale Lugano sud che ne costituisce una sorta di tappo viario permanente. Negli anni questo snodo si è arricchito di carichi veicolari tali da renderlo inadeguato sia quale uscita verso la città di Lugano che quale unica via d’accesso verso Grancia. Preoccupante, per non dire suicida, è che il nuovo «masterplan green skyrolo» limiti la sua azione appena oltre la rotonda di Noranco e non consideri per nulla il fatto che senza una corretta pianificazione del comparto tra le due uscite autostradali di Lugano sud sarà impossibile risol-

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vere i problemi viari sul Piano. A esemplificare la scarsa considerazione del problema basti citare che gli utenti del nuovo Park&Ride delle Fornaci per accedervi sono costretti a scendere verso la rotonda di Noranco per poi tornarsene verso nord. In questo modo si costringono inutilmente questi stoici automobilisti a sommarsi a quelli che, proprio negli stessi orari, vogliono accedere al Pian Scairolo”.

Come conciliare l’impatto del traffico e le attività commerciali, visto che consumi e mobilità sono due facce di una stessa medaglia?

“Tutti noi, prima di acquistare un bene di un certo valore vogliamo vagliare con attenzione le alternative sul mercato. Di conseguenza non esitiamo a spostarci per usufruire di una maggior scelta. Poniamo che ad esempio Conforama avesse aperto a Manno e Mediamarkt a Cornaredo lasciando la sola Ikea con Fust a Grancia. Un potenziale acquirente di un televisore o di un mobile sarebbe stato incoraggiato a spostarsi due, tre o quattro volte per fare la scelta a lui più congeniale. Di conseguenza è semplice comprendere come nell’ottica di minimizzare gli spostamenti veicolari dei clienti e fornitori del Luganese il raggruppamento dei maggiori distributori del commercio al dettaglio in un’unica area perfettamente attrezzata sia senza dubbio la migliore delle scelte sia dal punto di vista del traffico che di una gestione razionale del territorio. Ad alcuni può sembrare un paradosso ma senza la concentrazione nei centri commerciali di Grancia il traffico generato dal commercio al dettaglio nel Luganese sarebbe decisamente maggiore. Un moderno centro commerciale è un sistema estremamente efficiente particolarmente apprezzato dai pianificatori territoriali di mezzo mondo. Questo non solo perché consente al cliente la miglior scelta possibile a tutti i livelli di prezzo nel minor tempo ma anche perché ottimizza l’impatto sul traffico di clienti e fornitori e inoltre genera tutta una serie di sinergie a livello di occupazione del territorio, gestione energetica, raccolta rifiuti e sicurezza. Purtroppo nel provinciale Ticino i centri commerciali offrono ancora una grande cassa di risonanza mediatica. Demonizzare il traffico creato dai centri commerciali, che secondo un recente studio dell’USI in Ticino è il 3,3% del traffico motorizzato totale, sembra essere un cavallo vincente per chi fa del populismo il proprio verbo. Questo fatto ha sinora probabilmente impedito alla politica di creare i giusti presupposti affinché anche i nostri centri commerciali potessero, con le opportune condizioni quadro, essere messi in condizione di essere il sistema efficiente che tutti dovrebbero poter auspicare”.


Nella pianificazione cantonale per l’insediamento di grandi aree commerciali c’è stato qualcosa che non ha funzionato?

“In tutto il mondo l’ente pubblico si adopera per mettere a disposizione dei promotori di un centro commerciale tre fattori chiave per il suo successo micro e macroeconomico: una buona viabilità, un numero sufficiente di posteggi e degli orari d’apertura tali da consentire a chi lavora di fare shopping nel proprio tempo libero. Se nel resto del Cantone qualche sforzo a livello di condizioni quadro è stato fatto o si vuol fare, penso ad esempio a Fox Town o a Serfontana, questo non vale per Grancia che, nonostante numeri ben superiori a qualsiasi altra realtà cantonale, non ha mai avuto l’attenzione che si merita: • la situazione viaria del pian Scairolo, nonostante l’insediamento dei centri commerciali, di servizi e industrie in grado di produrre annualmente due miliardi di cifra d’affari è rimasta suppergiù quella di cinquant’anni orsono; • ai centri commerciali di Grancia, nell’illusione di limitarne l’afflusso, sono stati autorizzati mediamente un parcheggio ogni 51 m2 di superficie di vendita. Negli altri centri del Cantone, in linea con il resto della Svizzera, questa media è superiore al doppio, ossia a circa un parcheggio ogni 20 m2 di superficie. Questo senza parlare della vicina Italia; • gli orari d’apertura sono i peggiori del Ticino. Non essendo Grancia considerata città di confine come Lugano, Balerna (?!) o Mendrisio (?!), ai relativi commerci non è concessa alcuna deroga rispetto a una Legge vecchia di quarant’anni. Il sabato alle 17.00 a Grancia si deve ricorrere al servizio d’ordine per costringere la clientela a uscire dai negozi mentre a Balerna, Mendrisio o nella vicina Lugano è data facoltà di aprire fino alle 19.00. Paradossale, dal punto di vista del traffico, è che se si potessero estendere gli orari d’apertura serali di un’oretta si risolverebbe gran parte dei conflitti viari con gli altri utenti del Pian Scairolo. In altre parole, giacché gran parte dei collaboratori delle altre realtà economiche del Piano lascia il proprio posto di lavoro attorno alle 18.00, si potrebbe estendere l’apertura dei centri commerciali oltre tale termine in modo da evitare i consueti ingorghi tra le 18.00 e le 18.30”.

In Ticino c’è ormai una forte resistenza a permettere l’insediamento di nuovi grandi centri commerciali. Come giudica questa tendenza? “Personalmente ritengo intelligente e lungimirante la politica del Dipartimento del Territorio che con la scheda R8 del Piano Direttore vuole finalmente definire e concentrare le zone commerciali in Ticino. La speranza è che una volta stabilite queste zone tutte le parti in causa si adoperino per crearvi le necessarie condizioni quadro. Una saggia politica territoriale deve tener conto del fatto che una zona commerciale ben raggiungibile e attrezzata di parcheggi è il miglior deterrente al proliferare di soluzioni ibride a detrimento del territorio e della sua qualità. Se è vero che il Ticino è uno dei Cantoni con la più alta superficie di vendita per abitante è altrettanto vero che è pure uno dei Cantoni con il minor fatturato per metro quadro nei centri commerciali. In altre parole, fintanto che ai centri commerciali non saranno date le giuste

condizioni quadro si continuerà a sprecare territorio con soluzioni senza senso a livello di gestione territoriale. Chi si batte per ostacolare la creazione di parcheggi nei centri commerciali o fa di tutto per bloccarne soluzioni viarie moderne nel nome della protezione ambientale ottiene esattamente l’opposto, porgendo tra l’altro il fianco a chi usa queste argomentazioni per promuovere nuove iniziative edili altrove”.

Come vede il futuro di queste vaste e polivalenti aree commerciali?

“In Ticino con tutto quanto è stato sinora edificato e alla luce del limitato bacino d’utenza e delle restrizioni a livello d’orario d’apertura che rendono impossibile contare sulla clientela italiana, ritengo che soltanto un illuso possa investire in un nuovo centro commerciale di una certa caratura salvo che il nuovo progetto fondi sulla chiusura di uno preesistente. Il basso rendimento in termine di cifra d’affari per metro quadro dei centri commerciali ticinesi esistenti costituisce un limite per ulteriori grandi sviluppi. Quello che si può al momento osservare è piuttosto la richiesta di ulteriori spazi da parte di grandi superfici già insediate in Ticino per abbattere i propri costi logistici grazie ad una maggior capacità di stoccaggio in loco. All’estero è in atto una tendenza di associare agli spazi commerciali delle attività nell’ambito dell’entertainment quali cinema, sale giochi e fitness. Questa potrebbe essere la soluzione per utilizzare meglio le infrastrutture dei centri commerciali, in particolare i parcheggi, anche fuori dai canonici orari d’apertura. La mia personale esperienza in quest’ambito è però purtroppo negativa. Infatti, qualche anno orsono ho dovuto abbandonare un progetto per un cinema multisala integrato nel Parco Commerciale Grancia giacché oggetto di veementi opposizioni di chi riteneva che questo tipo di contenuto dovesse aver altrove una miglior collocazione e con altri attori. Attualmente alcune catene commerciali estere si stanno interessando a nuovi progetti sostenuti da chi promette posteggi e aperture ideali in barba alle condizioni valide per chi è da anni presente sul mercato. Una volta preso atto delle restrizioni esistenti però questi progetti saranno destinati a cadere o saranno ridimensionati sotto la soglia critica dei 1’000 m2, taglia che consente di aprire quasi ovunque senza grandi limitazioni. Chi si occupa di gestire al meglio il territorio ticinese dovrebbe prestare molta attenzione a questa discriminante. Un negozio di generi alimentari di 1’000 m2 per proliferare deve servire circa 30’000 clienti al mese con buona pace di chi ritiene il suo impatto ambientale trascurabile. Altre realtà molto interessanti hanno purtroppo abbandonato ogni progetto di espansione in Ticino ritenendo più interessante aprire i propri negozi nei numerosi centri commerciali sulla fascia di confine che offrono una viabilità all’altezza della situazione, infiniti parcheggi e di orari di apertura consoni ai bisogni della propria clientela. Il CEO di una di queste catene mi diceva recentemente che preferisce sopportare i costi per comunicare ai ticinesi il fatto di aver aperto alle porte di Varese che quelli dei «Securitas» che ogni sabato alle 17.00 si occupano di spingere fuori la gente dai negozi”.

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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Rocco Cattaneo, Amministratore delegato City Carburoil SA

Il mondo che cambia: un’evoluzione anche nel settore del carburante Rocco Cattaneo

Oggi è cambiato il concetto di distributore di benzina. Alle pompe per il carburante si affiancano punti vendita con i generi di più largo consumo. Cosa c'è dietro questa evoluzione? “Dietro a questa evoluzione in atto ormai da diversi decenni vi sono principalmente due motivi. Il primo: la volontà o meglio la strategia dei distributori di carburante di migliorare i risultati dei propri punti vendita. Negli ultimi anni in Svizzera si assiste ad un calo sia dei volumi che dei margini sui carburanti. Di conseguenza si è in un certo modo costretti ad aggregare alla benzina altri servizi per rimanere competitivi. Il secondo: l’evoluzione delle abitudini, dei ritmi di vita. La mobilità del singolo in continuo aumento. Ecco alcuni aspetti che rendono l’individuo sempre più attento e geloso del proprio tempo. Offrire la possibilità di guadagnare tempo nello sbrigare faccende più o meno noiose: questa è la missione dei distributori di carburante. Si gioca dunque e principalmente sull’aspetto della comodità. Facile accessibilità con ogni mezzo di trasporto o a piedi, velocità nell’acquistare prodotti e servizi per soddisfare i propri bisogni immediati o quotidiani durante un’ampia fascia oraria giornaliera per tutti i giorni dell’anno”. In che misura la vendita di altri prodotti, oltre il carburante, incide sul fatturato? “Purtroppo il nostro settore a livello svizzero non ha dati statistici a tale riguardo. Oltre a ciò le compagnie petrolifere mantengono su questo aspetto una certa riservatezza. Quello

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che si può dire è che la parte non-oil, vale a dire tutto quello che si vende al di fuori dei carburanti, è in continua e positiva evoluzione sia in termini qualitativi (contenuti degli assortimenti) che quantitativi (cifra d’affari). Si può tranquillamente affermare che per molte stazioni di servizio la parte non-oil è di vitale importanza”. La rete di distributori che fa capo a City Carburoil è molto apprezzata dalla clientela. In questo apprezzamento quanto conta l'offerta commerciale: bar, snack, vendita di prodotti di largo consumo? “Quello che più conta è che grazie alla parte shop e snack-bar è più facile fidelizzare i clienti. Questo intento è molto più difficile con la parte carburanti dove la sensibilità della gente è principalmente focalizzata sul prezzo. La nostra ambizione è semplice: fare in modo che i nostri punti vendita diventino dei veri e propri ritrovi di amici e conoscenti e in questo senso ecco il ruolo decisivo della qualità delle persone che vi lavorano”. Mobilità e consumi sembrano due concetti che ormai vanno di pari passo. È così? “Anche qui non ho dati statistici alla mano. Penso comunque che questa tendenza sia molto ben percepibile. Più l’economia di un Paese si sviluppa e aumenta il benessere, e più vi è la necessità di muoversi. La nostra missione è semplicemente quella di rimanere al passo coi tempi…”


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Ospite Intervista di Lisa Pantini a Siegfried Alberton, Vice Direttore IRE e Professore SUPSI

Grande distribuzione e piccoli negozi? Due realtà complementari Siegfried Alberton

Grande distribuzione e piccoli negozi: sinergia possibile o conflitto inevitabile? “Negli ultimi 10-15 anni il settore del commercio al dettaglio ha conosciuto importanti cambiamenti strutturali. Come rilevato in una recente pubblicazione curata dal Crédit Suisse, «i supermercati contendono quote di mercato ai classici negozi di Paese» (Nicole Brändle, Damian Künzi, & Fuhrer & Hotz, 2011). I negozi diventano sempre più grandi, le filiali di grosse catene hanno la meglio sui negozi indipendenti. Nel settore degli alimentari, in particolare nelle regioni periferiche, le «botteghe» e i tradizionali negozi di Paese sono diminuiti vistosamente. La crescita del commercio al dettaglio la si è riscontrata soprattutto nelle zone centrali, negli agglomerati, in particolare nelle superfici immediatamente adiacenti alle zone urbane. I piccoli negozi non sono però spariti. Statistiche recenti, mostrano come siano ancora molto presenti (vedi Censimento federale delle imprese 2008, Ufficio federale di statistica), nonostante qualche diminuzione in alcuni comparti. Per lo più operano quali filiali di gruppi. Ma esistono pur sempre ancora anche piccoli negozi specializzati indipendenti che hanno saputo ritagliarsi importanti nicchie di mercato, basando il loro modello di business sulla diversificazione, la qualità del servizio, la consulenza personale, la flessibilità nel soddisfare le esigenze della clientela, la fidelizzazione, la tipicità e la genuinità dei prodotti, la prossimità, la struttura del negozio, sempre meno magazzino e sempre più show room. Le due realtà, quella della grande distribuzione e quella dei piccoli negozi può quindi convivere in modo complementare, così come sono complementari gli spazi territoriali in cui sono attivi: la grande distribuzione si concentra in grandi superfici ai margini dei centri urbani, mentre i piccoli negozi si concentrano maggiormente all’inter18   Ticino Business

no dei medesimi o nei villaggi di periferia. Da alcuni anni, sull’esempio di alcune città europee, si sta sviluppando un nuovo modello economico-territoriale, il cosiddetto modello di «centro commerciale naturale», che nasce dall’aggregazione di negozi e pubblici esercizi che si trovano nella stessa area urbana, in un centro storico, oppure in un quartiere a forte concentrazione di servizi. Nel nord America e in Giappone questo modello era già presente negli anni sessanta. È un modello interessante perché coniuga attività commerciali, servizi alle persone, eventi e manifestazioni di diversa natura, attraverso strategie coordinate e condivise di marketing territoriale e sviluppo socio economico. Con questo modello si passa da una visione settoriale (attività commerciali) ad una visione integrata, meta settoriale che abbraccia logiche di sviluppo urbano e regionale, come nel caso del rilancio dei centri storici (per maggiori informazioni si consulti per esempio: www.firenzebotteghe.it, oppure, www.piacenzashoppingarea.it) e delle strategie di sviluppo incentrate sulle attività del turismo”. Quali sono il ruolo e il peso economico della grande distribuzione in Ticino? “Il ruolo e il peso del commercio al dettaglio, in generale, e della grande distribuzione più in particolare sono quantitativamente importanti per l’economia cantonale. Secondo il censimento federale delle aziende del 2008, nel 2005 il settore del commercio al dettaglio contava 2563 aziende che occupavano 13'985 persone. Nel 2008, le aziende erano 2567 per un totale di 15'078 addetti che rappresentano quasi il 10% dell’occupazione totale nell’economia cantonale. Il settore del commercio al dettaglio pesava inoltre nel 2010 per il 5% del valore aggiunto totale prodotto dall’economia


ticinese. Da uno studio condotto dall’IRE nel 2008 risultava poi che, nei sei centri commerciali principali del cantone (tra cui Parco Grancia, Fox Town ecc.), nel 2006, lavoravano più di 2'000 persone, che rappresentavano il 15% circa di tutta la forza lavoro attiva nel commercio al dettaglio a livello cantonale (Alberton & Guerra, 2008). Non va dimenticato, per concludere, che si tratta di attività di base dell’economia cantonale (specializzazione importante) e che fanno parte, assieme ad altre attività, quali la ristorazione e l’alberghiero per esempio, del più ampio settore delle attività del turismo. Per questo motivo il discorso sui centri commerciali e sugli orari di apertura dei negozi non dovrebbe limitarsi a considerazioni settoriali. Le indecisioni su questi temi (ormai diventati quasi tabù), hanno delle conseguenze sistemiche che vanno ben al di là degli effetti diretti sulle attività commerciali”. L'attuale regolamentazione degli orari dei negozi è adeguata alle necessità di un Cantone turistico e a forte vocazione commerciale? “Su questo argomento i pareri dei molteplici stakeholders in gioco sono molto divisi, a tal punto che possiamo tranquillamente parlare di impasse. Recentemente, dopo il no compatto degli ambienti sindacali, la stessa Federcommercio ha chiesto di rinviare alla prossima legislatura il progetto di legge sui nuovi orari di apertura dei negozi, temendo l’eventuale no in sede di votazione popolare. Eppure, un’indagine svolta dall’IRE nel 2010, rivelava come ben il 40% delle 1’050 persone intervistate, rappresentative della popolazione residente del Cantone Ticino per sesso, età e distretto di residenza, erano insoddisfatte degli attuali orari di apertura dei negozi. Ciò valeva sia per i piccoli negozi e commerci specializzati, sia per i grandi magazzini. Ben il 62% degli

intervistati avrebbe gradito un prolungamento degli orari di apertura dei negozi (il 40% di questi ultimi avrebbe propeso per una liberalizzazione totale, superiore all’ora di prolungamento). Dal dire al fare c’è però di mezzo il mare. Queste dichiarazioni d’intenti si scontravano, infatti, con una proporzione di persone disposte a cambiare effettivamente l’attuale comportamento d’acquisto (con gli orari attuali di apertura) che non superava il 40% degli intervistati a dimostrazione dell’incertezza che regna ancora di fronte al cambiamento, che molti temono ed altri giudicano imprescindibile. Le ragioni degli uni e degli altri si equivalgono e si equivarranno fino a quando non esisterà una strategia chiara e condivisa, non tanto sulla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, quanto piuttosto sul prossimo modello di sviluppo cantonale, integrato, turistico-commerciale e, più in generale, economico, di cui questa liberalizzazione è «solo» un piccolo, seppur importante,tassello. Senza una visione sistemica difficilmente si arriverà a risolvere l’impasse che da anni, troppi, domina la scena cantonale della regolamentazione del commercio al dettaglio”.

Riferimenti Bibliografici Alberton S. & Guerra G. (2008). IL COMPORTAMENTO DEI CONSUMATORI IN MATERIA DI MOBILITÀ NEI PRINCIPALI CENTRI COMMERCIALI DEL CANTONE TICINO. Lugano: IRE-USI_Code/ DISTI. Nicole Brändle, Damian Künzi, & Fuhrer & Hotz. (2011). Retail Outlook 2011. Crédit Suisse, Swiss Issue Settori, (1).

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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Silvio Tarchini, Titolare Tarchini Group e FoxTown Factory Stores

FoxTown Factory Stores: 15 anni di successo Silvio Tarchini

FoxTown di Mendrisio ha festeggiato i 15 anni di attività, può trarre un bilancio di questa esperienza?

“FoxTown dopo 15 anni di attività può essere definito un attrattore turistico, in quanto fin dalla sua inaugurazione è stato in grado di attirare in Ticino turisti provenienti dalla vicina Penisola e dal Paese del Sol Levante. In 15 anni di attività FoxTown ha richiamato in Ticino oltre 17 milioni di visitatori italiani e 600’000 clienti asiatici provenienti da Giappone, Corea, Thailandia, HK, Taiwan, Cina. Non dobbiamo dimenticare però la clientela indigena che oggi rappresenta per FoxTown il 22% dei visitatori. Ricordo che nel 1995 all’Onorevole Marina Masoni avevo assicurato che FoxTown avrebbe creato 200 posti di lavoro. Oggi FoxTown impiega, «solo nella vendita» 998 persone, con una massa salariale di Fr. 41 milioni all’anno al quale si deve aggiungere l’indotto che FoxTown genera. Nel corso dei 15 anni di vita del Centro, la cifra d’affari è cresciuta in modo esponenziale, mentre, il numero dei visitatori si è pressoché stabilizzato a circa 3’000’000 all’anno. Questo ha determinato un aumento dello scontrino medio, che nel lontano 1996 era di Fr. 40.- mentre oggi ammonta a Fr. 135.-. Importante ruolo di successo di FoxTown è la comunicazione. In 15 anni di vita FoxTown non ha mai smesso di investire nella comunicazione, sia essa effettuata sul territorio ticinese che italiano. Il 2010 si è concluso con un incremento della cifra d’affari pari al 3%. Dato molto soddisfacente considerando il periodo economico in cui ci troviamo e soprattutto considerando che tale incremento è stato realizzato a parità di superficie di vendita. Il raggiungimento di questo risultato è stato possibile grazie all’ampia offerta proposta all’interno di FoxTown che oggi vanta 160 punti vendita, alla continua ricerca di brand emergenti che attraggono la clientela, e ponendo la massima attenzione sull’immagine degli stores e sull’assortimento presente negli stessi”.

Da Mendrisio a Shanghai: un’imprenditorialità con i piedi ben fermi in Ticino, ma aperta all’internazionalità. Una felice coniugazione tra locale e globale? La dimostrazione che anche partendo dal Ticino si possono fare affari nel mondo?

“Negli affari non bastano le intuizioni, sono necessa-

20   Ticino Business

rie precise regole di comportamento, prima di tutto osservare, aspettare e valutare ogni singolo aspetto: ogni anno sulla mia scrivania arrivano numerose proposte di nuove operazioni immobiliari sparse per il mondo, che verifico attentamente sul campo con il mio staff. Se le valutazioni non sono più che soddisfacenti da buono svizzero preferisco non rischiare”.

Secondo lei in Ticino come è cambiata l’attività commerciale in questi ultimi anni?

“L’attività commerciale è in continua evoluzione, basta pensare all’avvento dell’e-commerce, che riscuote sempre maggior successo. Nonostante ciò il consumatore è sempre attratto dal canale di vendita tradizionale, dove qualità, prezzo e servizio ricoprono ruoli di fondamentale importanza. In questo momento di contrazione dei consumi, la nostra formula outlet si conferma vincente. Il nostro trend positivo è uno stimolo a diversificare sempre più la nostra offerta di brand e servizi”.

Che importanza hanno avuto le aperture domenicali per il FoxTown di Mendrisio?

“Nel 1996 FoxTown ha siglato un Contratto Collettivo di Lavoro con tutte le categorie sindacali, che permette l’apertura domenicale. FoxTown ha dimostrato di essere un forte attrattore per il turista, per la sua unicità sul territorio cantonale (unica realtà Factory Outlet Centre) e per la sua offerta. Dei circa 3’000’000 di visitatori il 65% dei clienti proviene dalla vicina Italia. Molti di essi giungono a FoxTown la domenica e solo dopo aver viaggiato per circa 60/90 minuti. Sono i cosiddetti «turisti di giornata» i quali anche grazie al punto informativo dell’Ente Turistico del Mendrisiotto posto all’interno del mall, oltre a visitare il nostro outlet ne approfittano per scoprire la regione e avvalersi dell’accoglienza dei Ristoranti/Hotel del Cantone. In caso di brutto tempo FoxTown è una valida alternativa per il turista presente nella Regione che puo’ così trascorrere in tutta tranquillità la sua giornata al coperto in un ambiente elegante. L'essere aperti la domenica significa inoltre rimanere competitivi rispetto alla realtà italiana dove il consumatore può sempre contare su tale opportunità. L’apertura domenicale contribuisce quindi in maniera fondamentale al nostro successo”.


Biblioteca liberale di Alessio del Grande

I consumi che cambiano e la grande distribuzione “Il supermercato è oltre e sopra il mercato perché riguarda la curiosità e i desideri che danno corpo ai piaceri dell’anima” notava il critico Vittorio Sgarbi. Ma nel supermercato, che è stata la logica evoluzione della distribuzione commerciale nell’epoca della produzione e dei consumi di massa, si concentrano anche lo sviluppo del commercio, la psicologia dei cittadini-consumatori e la nuova comunicazione pubblicitaria. Per questo più che grande distribuzione organizzata (GDO) bisognerebbe definirla distribuzione moderna, come notano Franco A. Fava e Riccardo Garosci nel saggio “ C’era una volta il Supermarket… e c’è ancora”, un agile testo che ripercorre la storia della nascita e dello sviluppo dei supermercati, con un approccio da analisi sociologica che indaga a fondo sui cambiamenti dei consumi. A partire dalla metà degli anni Cinquanta, quando in un’Europa, che si stava risollevando dalle miserie della Seconda guerra mondiale, si comincia a realizzare questo nuovo concetto di distribuzione commerciale, che si era già affermato negli Stati Uniti. Per Fava e Garosci è questo l’inizio non solo di una rivoluzione commerciale e sociale, ma anche culturale, che negli anni a venire si evolverà verso altre forme di distribuzione: centri commerciali, discount, ipermercati, cash and carry, mall e outlet. Forme diverse di distribuzione, che hanno, però, in comune, oltre all’ampia offerta di merci e servizi, un concetto di spazio strutturato in modo tale da facilitare non solo gli acquisti, ma anche come luogo d’incontro e socializzazione, dove lo shopping si trasforma un rito collettivo. “Rispetto ad altri luoghi che riempiono il nostro tempo libero (ristoranti, cinema e via dicendo) il supermercato richiede e impegna la nostra presenza attiva - scrivono i due autori -, è il consumatore a dover scegliere i prodotti e lo farà sulla base di quanto questi gli comunicano o hanno precedentemente comunicato per essere scelti: dalla qualità al prezzo, dall’assortimento alla pubblicità, ai servizi alla logistica”. Ma la moderna distribuzione commerciale non è che il risultato di quei profondi cambiamenti economici che dalla fase dell’industrializzazione degli anni Sessanta e Settanta, hanno contrassegnato il passaggio verso la terziarizzazione della società, con un’offerta sempre più grande e diversificata di attività e servizi destinati agli utenti-clienti finali. Una trasformazione che ha cambiato, con la struttura occupazionale, anche gli stili di vita, i bisogni e i consumi. Il commercio, insomma, come nuova impresa industriale postmoderna. “Le città, che per secoli sono state al centro delle attività commerciali e artigianali - ricordano Fava e Garosci -, hanno assistito ad un lento declino commerciale a vantaggio dei centri commerciali di periferia, come del resto era avvenuto all’inizio del Novecento con la nascita delle grandi fabbriche meccaniche ai margini delle periferie”.

Perché la grande distribuzione ha bisogno di grandi spazi sia per garantire un’adeguata offerta di articoli sia per rendere più agevoli gli acquisti dei clienti mettendo loro a disposizione comodi parcheggi. “No parking, no business” come dicono gli americani. Così quell’indispensabile rito del fare la spesa, quotidiana o settimanale, che prima richiedeva tempo e che spesso era anche assai faticoso, diventa molto più piacevole, senza le lunghe attese per essere serviti e senza dover correre da un negozio all’altro. Ora è tutto a portata di mano, o meglio di carrello. E con una sola puntata in un moderno centro commerciale oggi si riempiono non solo frigo e credenza, ma anche gli armadi. La nuova economia commerciale della grande distribuzione è fondata sulla serialità dei prodotti e sul contenimento dei prezzi. “L’attività commerciale è concentrata via via in grandi complessi, si è strutturata conformemente al modello industriale in un percorso di standardizzazione dei prodotti e di parcellizzazione dei differenti servizi merceologici. La struttura di vendita nelle nuove realtà distributive ha perso progressivamente la sua funzione commerciale, per diventare attività con un forte carattere finanziario. Il fatturato diventa il parametro fondamentale per misurare il successo imprenditoriale, commerciale e finanziario” spiegano Fava e Garosci tratteggiando lo sviluppo del settore. Né va dimenticato che dietro la rivoluzione della gdo ci sono un’intelligenza logistica che ha messo a frutto l’evoluzione dei trasporti - basta pensare all’uso dei container - l’evoluzione del packaging ormai sempre più orientato verso l’uso di materiali ecosostenibili, lo sviluppo della tecnica del freddo per la conservazione dei prodotti alimentari e, non da ultimo, la nuova comunicazione pubblicitaria che non è soltanto seduzione e persuasione dei potenziali acquirenti, ma anche informazione mirata per una clientela sempre più attenta e selettiva nella scelta di cosa e come acquistare.

Titolo: “C’era una volta il Supermarket… e c’è ancora”

Autore: Franco A. Fava e Riccardo Garosci

Editore: Sperling & Kupfer

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Dirit to di Simona Morosini Marconi, Responsabile Servizio giuridico Cc-Ti

Revisione delle norme sul licenziamento abusivo e ingiustificato: quando, come e perché assolutamente no!

Il diritto del lavoro svizzero è un corpo normativo ragionevolmente liberale nel contesto europeo. Nel diritto privato (Codice delle obbligazioni) vige il principio della libertà per entrambe le parti di rescindere il contratto di lavoro. Una disdetta è in linea di massima sempre possibile, tranne i casi in cui essa è esplicitamente vietata (segnatamente durante la gravidanza e la malattia, il servizio militare e civile e, comunque, limitatamente ad un determinato arco temporale e sempre che non vi siano motivi gravi giustificanti un licenziamento in tronco). Diverso è invece il caso degli ordinamenti relativi ai rapporti di lavoro dei dipendenti pubblici (amministrazioni cantonali, comunali e federale), ove le disdette seguono regole più restrittive. Lo stesso dicasi dei 600 e oltre contratti collettivi di lavoro che sanciscono condizioni più favorevoli per i lavoratori. Dove risiede o cosa rimane della flessibilità e liberalità del nostro diritto del lavoro, in particolare del contratto di lavoro privato? Ancora molto, ma vi sono avvisaglie di erosione. Alcune derivano da una giurisprudenza federale sempre più incline a considerazioni d’ordine, oseremmo dire, “socio– psicologico” basate sul principio del rispetto della personalità del lavoratore. Così, nell’ambito di procedure volte a determinare il carattere abusivo di una disdetta del contratto di lavoro, anche il licenziamento ordinario e pronunciato nel pieno rispetto dei termini di disdetta e dei periodi di protezione può, alla luce di tale giurisprudenza, risultare abusivo. Citiamo il caso in cui il datore di lavoro ometta di cercare percorsi conciliativi per risolvere un conflitto interpersonale fra colleghi, licenziando l’elemento “di disturbo”. Oppure quello in cui il datore di lavoro non intraprenda tentativi di reinserire in un’occupazione alternativa il dipendente non più abile, per motivi medici, a svolgere la funzione per la quale era stato assunto, nonostante sia trascorso il periodo di protezione dalla disdetta…(!) In determinate circostanze, si esige quindi dal datore di lavoro un “particolare riguardo” nel licenziare, senza il quale la disdetta può palesarsi abusiva. Si vedrà se il ventaglio di tali circostanze verrà ampliato a dismisura o se rimarrà entro limiti ragionevoli… In sostanza non è più tanto semplice (e forse lo sarà sempre meno) rescindere un contratto di lavoro senza incorrere nel rischio che la disdetta venga contestata con successo dal lavoratore che la ritiene abusiva. Sul fronte dei datori di lavoro, chi conosce la realtà operativa delle imprese potrà con una certa tranquillità convenire sul fatto che, in generale, questi sono molto cauti nel pronunciare disdette palesemente abusive, rispettivamente licenziamenti in tronco ingiustificati, consci del fatto che con tale agire corrono il rischio di dover come minimo risarcire l’ex dipendente con un’indennità che può raggiungere i 6 mesi di salario, a seconda dell’apprezzamento del giudice. Naturalmente qualche temerario ad infirmare la regola c’è

22   Ticino Business

sempre, ma questo non giustifica l’allarmismo percepibile nel nuovo avamprogetto di revisione parziale del Codice delle obbligazioni, posto di recente in consultazione dal Dipartimento federale di giustizia e polizia e che vorrebbe inasprire, addirittura raddoppiandola, la sanzione a carico dei datori di lavoro nel caso di disdetta abusiva, rispettivamente licenziamento in tronco ingiustificato. In sostanza, secondo il DFGP, l’attuale “spauracchio” dei 6 mesi di indennità non farebbe desistere nemmeno i più miti datori di lavoro dal pronunciare disdette abusive o licenziamenti in tronco ingiustificati. Donde la necessità impellente di legiferare, portando a 12 mensilità ( = 12 stipendi!) l’indennità massima per licenziamento abusivo, rispettivamente licenziamento in tronco ingiustificato. Sufficiente per sedare definitivamente anche quelle poche, “pericolosissime” pecore nere fra i datori di lavoro? Sorge il dubbio che tali misure saranno più idonee a risvegliare istinti ricorsuali presso gli ex dipendenti che volessero vendicare lo smacco, invero mai piacevole, di un licenziamento. Tanto più che con la nuova procedura civile unificata, le controversie di diritto del lavoro rimangono assoggettate al principio della procedura celere e gratuita per importi inferiori a fr. 30’000. Nulla di particolarmente arduo ed oneroso quindi, anche in futuro, per un (ex) dipendente contestare una disdetta adducendo il carattere abusivo, per magari spuntare un accordo bonale con liquidazione a carico dell’(ex) datore di lavoro. E questo, quand’anche il rapporto di lavoro fosse durato pochi mesi… Non va infatti dimenticato che, a differenza di altri Paesi europei, le norme contro i licenziamenti abusivi si applicano anche al periodo di prova e indipendentemente dal numero di dipendenti al servizio dell’impresa. E come considerare il fatto che le attuali norme sulla disdetta non violano il diritto internazionale? Ad affermarlo è lo stesso DFGP, autore dell’avamprogetto rialzista, che intende però dare seguito ad alcune raccomandazioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Niente di vincolante, quindi, ma meglio essere i primi della classe...? La Cc-Ti ha preso una chiara posizione contro questa revisione tendente ad innalzare la sanzione a carico dei datori di lavoro e, più in generale, ad introdurre maggiori garanzie di protezione per i lavoratori. Seppur lodevole nel suo intento di tutelare maggiormente la parte considerata più debole, tale revisione sfora completamente l’obiettivo. Essa comporterà un irrigidimento del mercato del lavoro, a svantaggio della competitività della piazza elvetica, oltretutto in totale assenza di segnali generalizzati di abuso da parte dei datori di lavoro o di indici di disoccupazione allarmanti. La presa di posizione dettagliata è consultabile sul sito della Cc-Ti, www.cc-ti.ch.


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Speciale elezioni 2011

Rinaldo Gobbi Candidato PLR al Gran Consiglio n. 24

La legislatura che sta volgendo al termine è stata caratterizzata dalla grave crisi mondiale. Scatenata dalla bolla immobiliare americana, essa ha colpito dapprima il mondo finanziario e in seguito anche l’economia reale. Il Ticino, come del resto la Svizzera, non è sfuggito a questa crisi ma grazie a una solida struttura economica, all’eterogeneità delle attività, alla diversificazione dei mercati e ai collaudati ammortizzatori sociali hanno potuto contenerne in gran parte gli effetti. La possibilità di ricorrere al lavoro ridotto, che sarà mantenuto anche nel 2011 unitamente alle misure di sostegno all’innovazione, ha consentito alle nostre PMI di mantenere il prezioso know-how costituito dai loro dipendenti in vista della ripresa. Ma le difficoltà non sono terminate. Infatti, la ripresa della nostra economia registrata in questi ultimi mesi e le previsioni moderatamente ottimistiche, non possono nascondere insidie già in parte avveratesi: mi riferisco al problema del rapporto franco-euro e al forte indebitamento di molti Stati europei che costituiscono pur sempre lo sbocco principale delle nostre esportazioni. Le aziende sono quindi chiamate a tener duro nei prossimi due o tre anni, puntando sull’innovazione dei prodotti, alla ricerca di nuovi mercati e sulla produttività. Segnali incoraggianti in questo senso sono emersi dall’inchiesta della Cc-Ti dello scorso autunno e hanno dimostrato le capacità e il senso di responsabilità delle nostre aziende. La politica ticinese è stata anch’essa confrontata con questi problemi. Il Consiglio di Stato non ha saputo trovare i necessari accordi sui temi principali e quando è riuscito è stato smentito dal Parlamento o in votazione popolare (vedi LORD). Il Cantone ha perso quindi molto dello slancio dimostrato negli anni precedenti e ha perso viepiù posizioni nella graduatoria dell’attrattività fiscale. Anche l’amnistia fiscale cantonale è ferma in Commissione tributaria e difficilmente il tema verrà affrontato in questa legislatura. Peccato perché i segnali captati erano abbastanza incoraggianti. Prova ne è che nel 2010 poche persone hanno fatto capo all’autodenuncia fiscale in at-

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tesa dell’amnistia cantonale, molto più generosa. Tracciando un bilancio restano ancora molti problemi i irrisolti: Lord, Cassa pensioni, fiscalità, mobilità. Per quel che riguarda la mobilità le note sono ancora più dolenti: a parte la risoluzione del Gran Consiglio all’indirizzo del Consiglio Federale per sollecitare un secondo tunnel autostradale del San Gottardo il Governo non ha ancora preso una posizione decisa. Gli scenari contenuti nel rapporto del DATEC sono inaccettabili per non dire di peggio. È il momento di agire. Le Associazioni economiche ticinesi confluite nel “Forum della mobilità” si stanno muovendo rendendo attenti sugli effetti devastanti che una chiusura prolungata della galleria dovuta alla manutenzione avrebbe non solo sul nostro Cantone ma anche sul resto della Svizzera. Per garantire condizioni quadro concorrenziali il Ticino non deve mollare la guardia e pertanto è importante che persone sensibili a queste tematiche siano appoggiate in occasione del rinnovo del Governo e del Parlamento. Due legislature mi hanno permesso di accumulare le necessarie esperienze per garantire anche in futuro un contributo al vantaggio del Cantone.

Rinaldo Gobbi Economista, classe 1949, partrizio di Castagnola, Vice Direttore della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino. Eletto in Gran Consiglio nel 2003 e nel 2007 nelle file del PLR. Consigliere comunale di Lugano dal 1992 al 2004. Presidente della sottosezione PLR Castagnola Cassarate – Gandria. In Gran Consiglio è membro delle seguenti commissioni: tributaria, aggregazione comuni, bonifiche fondiarie; già membro della commissione pianificazione del territorio e sanitaria.


Candidato al Gran Consiglio Lista PLR - Candidato n. 24

Rinaldo

GOBBI

Per chi ha nel cuore il benessere del Ticino

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Speciale elezioni 2011

Marco Passalia Candidato PPD al Consiglio di Stato n. 5 ed al Gran Consiglio n. 67 Crisi economica, mondo finanziario in subbuglio, disoccupazione, pressioni internazionali sulla Svizzera, liste nere e convenzioni di doppia imposizione fiscale, per non parlare del caso Libia o dello scudo Tremonti. Una cosa è certa: la Svizzera nell'opinione pubblica indigena non può più essere considerata come un'isola felice in cui di ogni azione si può prevedere la reazione. Allo stesso modo il Cantone Ticino non dovrebbe più essere visto come un sistema chiuso in cui si compiono azioni e si pronunciano parole dimenticandosi di tutte le ripercussioni legate alle interdipendenze con il resto della Svizzera e con l'estero: a livello politico, a livello economico e anche in tutto quell'intreccio di relazioni che riguardano le singole persone e la società civile. Su questa tematica, per evitare atteggiamenti da tuttologo, parlerò solo degli aspetti economici partendo da una constatazione che dovrebbe oramai essere nota a tutti: qualsiasi azienda con i suoi investitori, clienti, fornitori (di merci o servizi), terzisti ed intermediari fa oramai parte di un sistema finanziario, produttivo e logistico sempre più interconnesso a livello mondiale. Detto in parole povere, siamo arrivati al punto che non rispondere alla richiesta di produzione da parte di un cliente, vorrebbe quasi sicuramente dire perderlo a vantaggio della concorrenza del resto del mondo. In questo scenario non è poi tanto difficile capire che l'immagine e la reputazione del nostro Cantone, che vogliamo convogliare in Svizzera ed all'estero, condizionano profondamente il nostro sistema economico e tutte le relative scelte di politica economica, con particolare riferimento alla promozione di nuove attività sul nostro territorio. Se la burocrazia ticinese è più leggera e semplice rispetto a quella di altri Paesi, allora l'insediamento aziendale in Ticino è attrattivo. Se la dogana commerciale non è un vero e proprio ostacolo, ma rappresenta un'opportunità per sviluppare il settore della logistica, allora dislocare l'attività nel nostro Cantone ha un suo senso. Se la certezza del diritto fornisce delle garanzie, allora diventa interessante operare in Ticino con maggiore tranquillità. E potrei elencare tutta una serie di altri motivi che rafforzano il buon nome del nostro territorio. Tuttavia, facendo anche l'esercizio opposto, si dovrebbero menzionare la fiscalità esageratamente penalizzante nei confronti dei redditi più alti, la mobilità azzoppata dal traffico e dalle infrastrutture stradali insufficienti, la nomea - giusta o sbagliata che sia - di paradiso fiscale, l'atteggiamento non sempre benevolo nei confronti dei frontalieri e degli stranieri (anche se lavorano, pagano le imposte e tutti i contributi sociali) e così via. È giusto affermare che la politica estera è competenza federale, però credo che sia importante ricordare che anche i singoli cantoni hanno e avrebbero qualcosa da dire in materia: oggi più che mai. Se pensiamo in particolare alle recenti tensioni con l'Italia che hanno caratterizzato le relazioni bilaterali su diverse questioni, siamo poi sicuri che il Ticino non avrebbe potuto giocare un ruolo più attivo per cercare delle soluzioni? A questo proposito, a mio modesto parere il nostro Cantone ha ancora qualche carta da giocare per rafforzare la propria immagine verso chi ci guarda da fuori. Dovremmo forse comin-

26   Ticino Business

ciare - come sta facendo il mondo economico - con l'intessere nuove relazioni e contatti oltr'alpe e al di fuori della Svizzera, ma anche col migliorare la comunicazione su quelle tematiche più delicate. Ad esempio, già da parecchio tempo avremmo potuto spiegare all'opinione pubblica estera che non esistono strategie segrete per accaparrarsi nuove aziende, ma che semplicemente ci sono vari atout particolarmente interessanti che fanno del Ticino una meta ambita per diversi imprenditori: fiscalità leggerà, flessibilità del mondo del lavoro, sicurezza sociale e personale, vicinanza con le autorità cantonali e con i funzionari, tutela della sfera privata, ecc.. Naturalmente, con i “se” ed i “ma” si potrebbe fare di tutto, ma credo che in ogni caso sia importante una riflessione che porti a capire quanto sia cruciale per il nostro Cantone investire sulla propria immagine. Lo fanno le aziende, le grandi firme della moda, i personaggi pubblici, e perché non dovrebbe farlo anche un Paese o, in questo caso, un Cantone? È vero, l'immagine di un Paese è legata al senso civico della sua popolazione, ma è altrettanto importante puntare su una promozione mirata (in Internet, sui giornali esteri, sulle riviste specializzate, nelle fiere, ecc.) che metta in evidenza soprattutto gli aspetti più positivi ed allettanti del nostro Cantone. E sono sicuro che se c'è la volontà politica, ci saranno anche le risorse finanziarie necessarie. Per concludere, credo che alcuni elementi considerati nei paragrafi precedenti possano fungere da spunto per una discussione più di ampio respiro su quale impostazione vogliamo dare al futuro del nostro Paese ed in particolare della nostra economia. Se vogliamo benessere e nuovi posti di lavoro, se vogliamo continuare ad avere prestazioni sociali invidiabili da tutto il resto del mondo e se vogliamo consegnare un futuro altrettanto fortunato a chi verrà dopo di noi, allora dovremo contribuire attivamente a migliorare la considerazione e la reputazione positiva del nostro Cantone. In questo modo, sono sicuro che saranno molti gli investitori e gli imprenditori che aspetteranno con impazienza il proprio turno per insediarsi in Ticino. È vero che già oggi abbiamo delle condizioni quadro interessanti, ma non dobbiamo commettere l'errore di sederci sugli allori.

Marco Passalia Economista, classe 1981, Consigliere comunale ad Ascona, Vice Direttore della Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Cantone Ticino. È membro della Commissione consultiva per l'innovazione economica del DFE e del Gruppo di lavoro sulle questioni doganali e dell'origine di economiesuisse. È anche Segretario della Lugano Commodity Trading Association (LCTA), membro di comitato della Società imprenditori di Ascona nonché segretario operativo di AQUANOSTRA Sezione Ticino e coordinatore del Forum della mobilità.


www.passalia.ch

Candidato n. 5 al Consiglio di Stato e n. 67 al Gran Consiglio

Lista

Per il Ticino

5. Marco Passalia + passione + azione + fatti   27


Attualita` di Angelo Geninazzi, Responsabile di economiesuisse per la Svizzera italiana, Federazione delle imprese svizzere

Finanze pubbliche: una panoramica

Il 2010 nel segno della ripresa

Sebbene in un primo tempo le previsioni per il 2010 lasciavano intravedere uno scoperto di 2 miliardi di franchi, l’eccedenza risultante dal preconsuntivo dovrebbe raggiungere gli 1,4 miliardi. Questo risultato, migliore del previsto, si spiega soprattutto con la ripresa congiunturale che si è rivelata al di sopra delle aspettative. Il preventivo per l’anno 2010 prevedeva infatti una diminuzione dello 0,4% del PIL reale, ma quest’ultimo è aumentato del 2,7%. Questa performance dell’economia elvetica si traduce in un netto aumento delle entrate dell’imposta federale diretta e dell’imposta preventiva. Secondo le stime

attuali, le entrate supplementari sono calcolate a 2,6 miliardi. Anche sul lato delle spese si sono raggiunti obiettivi interessanti: gli oneri si rivelano inferiori di circa 900 milioni di franchi al budget grazie ai risparmi realizzati. Dopo aver già brillato in sede di consuntivo 2009, il grafico seguente mostra la Svizzera nuovamente in prima posizione per quel che riguarda i deficit budgetari dei Paesi dell’OCSE in percento del proprio prodotto interno lordo (PIL). Le colonne arancioni rappresentano i deficit totali mentre quella nera rappresenta i debiti corretti dalle variazioni congiunturali.

Figura 1: I preconsuntivi 2010 nel confronto internazionale 2 0 –2 –4 –6 –8 –10 –12 IRL

GBR

USA

ESP

GRE

FRA

OCSE

JPN

POR

ISL

POL

NED

DNK

CZR

DEU

ITA

BEL

AUT

NZL

HUN

FIN

LUX

AUS

Deficit totale

CAN

CHE

SWE

–14

Deficit corretto delle variazioni congiunturali

Fonte: OECD economic outlook, Nr 87

La ripresa economica più rapida del previsto ha portato ad un miglioramento delle cifre, ma non bisognerà contare su un effetto analogo nel 2011. Le previsioni si basano al contrario su un rallentamento della crescita, attribuibile alla timida ripresa in corso negli Stati Uniti e alle tendenze recessive apparse in Europa a seguito dei problemi d’indebitamento di diversi Stati e dell’adozione di piani di risparmi. Attualmente, i tassi di crescita previsti si situano in una fascia compresa tra l’1,2% e il 2,2%.

28   Ticino Business

Più entrate…

Per l’anno in corso l’evoluzione del budget sarà influenzata da diversi fattori straordinari. Dal lato delle entrate, l’aumento temporaneo dell’IVA a favore dell’assicurazione invalidità (AI), a partire dal 1° gennaio 2011, si tradurrà in un forte aumento delle entrate (+900 milioni). Un aumento di 700 milioni delle entrate dell’imposta preventiva è inoltre atteso per ragioni contabili. Ne deriverà così una progressione del 6,4% degli incassi della Confederazione.


Figura 2: Struttura delle entrate della Confederazione: l’IVA sempre più importante 9%

Imposta federale diretta

2% 3%

Imposte sul consumo

4%

Imposta preventiva

35%

Tasse di bollo

6%

Tasse stradali Verkehrsabgaben 12%

Patenti / concessioni Altre entrate 28%

L’aumento dell’IVA al 1° gennaio 2011 comporterà un aumento al 35% della quota di questa tassa sulle entrate totali della Confederazione. L’IVA e l’imposta federale diretta generano insieme quasi i due terzi delle entrate. Le imposte sul consumo (sugli oli minerali, il tabacco e la birra) figurano al terzo rango

Fonte: Amministrazione federale delle finanze (2010), Rapporto sul preventivo 2011

…e ancor più spese

Dal lato delle spese, l’aumento dell’IVA comporta però un aumento delle uscite. Per contro, nel settore finanziario, la crescita della quota dei terzi (cantoni) alle entrate federali si rivelerà probabilmente inferiore al previsto. Secondo il Consiglio federale, le spese corrette dei fattori straordinari aumentano dell’1,5% (+915 milioni). Le spese supplementari aggiustate restano inferiori alla crescita economica (2,7%), ma sempre ampiamente superiori al rincaro (0,8%). Le principali categorie di spesa nel 2011 sono le stesse di sempre: i primi beneficiari sono le assicurazioni sociali, i cui oneri subiscono nuovamente un incremento importante (7,1%!). Le spese supplementari nei settori della formazione e della ricerca raggiungono il 3,1% e si spiegano in gran parte con l’aumento dei contributi per la ricerca e la formazione professionale. Le relazioni con l’estero, dove le spese progrediranno a seguito dell’aumento dell’aiuto allo sviluppo discusso in Parlamento rappresentano un altro settore di compiti generatore di spese (+222 milioni per tutto il settore di compiti).

Figura 3: Struttura delle uscite della Confederazione 10%

Previdenza sociale

5%

Finanze e imposte 33%

6%

Trasporti Formazione e ricerca Difesa nazionale

8%

Agricoltura Relazioni con l’estero

10%

Altre spese 13%

16%

Fonte: Amministrazione federale delle finanze (2010), Rapporto sul preventivo 2011

La struttura delle spese della Confederazione si è notevolmente modificata negli scorsi anni. Oggi, un franco pubblico su tre va alle assicurazioni sociali. Nel 1960, la quota di queste assicurazioni era solo del 13% delle spese totali. L’evoluzione dei costi non può essere influenzata a breve termine, poiché queste spese hanno un forte ancoraggio legale. Lo stesso vale per il settore finanze e imposte. Questi due settori rappresentano il 50% del budget della Confederazione e sono i principali generatori di uscite. Essi rendono difficoltosi altri compiti della Confederazione

Le uscite straordinarie riducono il margine di manovra della politica finanziaria

Al momento dell’allestimento del preventivo, oltre alle spese ordinarie, il Parlamento ha la facoltà di concedere un fabbisogno finanziario straordinario. Di questa possibilità è stato fatto uso per il 2011, dove sono state preventivate uscite straordinarie pari a 2 miliardi di franchi, sia per la copertura della cassa pensione delle FFS che per un nuovo versamento a favore del fondo d’infrastruttura per finanziare la viabilità negli agglomerati. Considerando che questi versamenti, così come altri eventi straordinari possano rientrare nel budget ordinario a causa del freno all’indebitamento, essi sono da considerare come spese straordinarie. In virtù delle regole complementari riguardanti il freno all’indebitamento, non soltanto i deficit annuali devono

essere compensati da eccedenze negli anni futuri, ma anche le uscite straordinarie devono essere bilanciate. Questa compensazione avviene nel budget ordinario, dal quale le somme corrispondenti sono detratte ogni anno. Per i versamenti straordinari previsti per il 2011, la cifra della compensazione è fissata in media a 250 milioni di franchi all’anno. La compensazione inizierà nel 2011 e dovrà essere completata entro il 2018. Questa misura permetterà d’evitare che il debito pubblico aumenti, aggirando così la regola del freno all’indebitamento. Le uscite che si situano all’infuori del budget non sono quindi più prive di conseguenze e limitano le spese nel budget ordinario – ciò sensibilmente e per parecchi anni. Insomma, la coperta è sempre quella. Se l’allunghiamo oggi, si accorcia domani.

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At tualita` di Daniela Lepori, Avenir Suisse

Siamo tutti apprendisti

Daniela Lepori

In Svizzera la formazione professionale duale riveste un notevole significato economico e sociale. Vige infatti un consenso riguardo al fatto che l’apprendistato dia un contributo essenziale alla posizione competitiva del nostro Paese e fornisca un apporto importante per combattere la disoccupazione giovanile. Tuttavia, con l’evoluzione verso la società dei servizi, il modello di formazione duale è sottoposto a molteplici pressioni e a qualche interrogativo. Le nuove tecnologie per esempio necessitano sempre più di un’economia fondata sul sapere così come delle modifiche dei profili professionali. Le qualifiche si fanno di conseguenza più complesse. In una Svizzera sempre più globalizzata, nelle aziende di una certa dimensione e a vocazione internazionale per esempio, le esigenze di formazioni flessibili e ad “ampio respiro” sono particolarmente sentite. Il nostro Paese risente di una crescente carenza di personale qualificato in determinati settori (medico, tecnico e in quello dell’insegnamento su tutti), poiché il sistema di formazione è solo parzialmente in grado di far fronte alla domanda del mercato. Per colmare queste lacune si deve quindi fare ricorso in misura importante all’importazione di risorse umane altamente qualificate dall’estero. Oltre a questo, i curricoli in studi in scienze sociali e umanistiche registrano ogni hanno dei record di frequenza a discapito delle scienze tecniche e naturali, un fatto questo, che contribuisce ad accentuare la tendenza della penuria di personale in determinate branche.

Sempre più “maturi”

Accanto ai mutati bisogni del mercato del lavoro vi è da registrare come il numero delle iscrizioni al liceo, così come la percentuale di detentori di un diploma di maturità, sia aumentato negli ultimi anni. Ebbene, come sappiamo, contrariamente a quanto avviene per la formazione professionale, la scelta degli studi non viene guidata da input diretti del mondo economico. Quali misure devono essere adottate affinché il sistema formativo svizzero possa sfornare un numero di lavoratori qualificati, in grado di soddisfare le esigenze del mercato? Mentre l’interesse verso la maturità “classica” cresce, la percentuale di diplomi di maturità professionale ristagna al circa 12 percento nonostante la crescita registrata nelle professioni sanitarie e in quelle delle scienze ingegneristiche. La percentuale di detentori di questo titolo che si indirizzano verso le Scuole universitarie professionali (SUP) è limitato a circa la metà degli studenti mentre il numero di allievi ginnasiali che vi affluiscono non ha fatto che aumentare negli ultimi anni. In alcuni cicli di studio – per esempio linguistico applicato, sanità, design — questo gruppo costituisce addirittura la maggioranza. Appare quindi evidente che un numero importante di maturandi non aspira per forza ad intraprendere degli studi accademici in senso classico, ma esprime invece una chiara propensione per una formazione terziaria più vicina alla pratica. D’altro canto un bachelor universitario non sembra oggi come oggi venire in contro alle aspettative del mercato e dello studente quale titolo di qualifica professionale perché di regola getta le basi (teoriche) per un master.

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Uno studio “duale”

Alla luce di questi sviluppi, si dirama all’orizzonte una prima conclusione: la formazione duale dovrebbe essere più saldamente ancorata all’interno delle alte scuole. Così, si potrebbe offrire ai titolari di un diploma di maturità la possibilità di effettuare degli “studi duali”. Grazie a questa formazione occorrerebbe stipulare, come nel caso dell’apprendistato classico, un contratto di tirocinio con un’azienda in modo che il curricolo sia assicurato in modo tripartito (scuola, ditta, organizzazioni professionali). Quest’approccio garantirebbe un fondamento chiaro e bilanciato al percorso di studi ed eviterebbe di cadere nella trappola di un’eccessiva specializzazione presente in alcune aziende. Per quanto riguarda invece le SUP, queste sarebbero chiamate a svolgere il ruolo delle scuole professionali, facendosi nuovamente carico dei suoi compiti più tradizionali della formazione. Questi potrebbero essere dispensati a discrezione sottoforma di moduli o, come nel caso del tirocinio, in determinati giorni della settimana. Un simile sistema duale potrebbe essere svolto in tre anni e sfocerebbe in una sorta di “professional bachelor” che verrebbe conseguito in seguito al superamento di un esame finale pratico e teorico. Una proposta di questo genere ha poco di rivoluzionario. In pratica infatti, gli studenti che seguono un iter “quasi duale” sono già oggi numerosi: basti pensare a quello studente su tre (o forse più?) che coniuga studio e lavoro o a coloro che seguono un programma di formazione organizzato dall’azienda per cui lavorano, come avviene spesso nel settore finanziario. Queste forme di studio duale “informali” risentono tuttavia di una mancanza di coordinamento e spesso di un chiaro obbiettivo formativo. Avere un impiego in aggiunta ai propri studi risponde oggi in primo luogo ad una necessità finanziaria del singolo e non all’acquisizione di competenze “applicate” in accordo con il proprio studio. Alcune università, come quella di Losanna o Ginevra, propongono oggi alcuni corsi master di accompagnamento all’attività professionale. Offerte analoghe sono disponibili anche in Germania (Baviera o Baden-Württemberg). Le accademie professionali tedesche hanno adottato di fatto il principio della formazione duale per due ragioni: da un lato perché l’industria cerca collaboratori altamente qualificati e orientati alla pratica; dall’altro, perché si stava sollevando il timore di un scollamento tra sistema formativo e mercato del lavoro alimentato anche dal numero sempre più elevato di detentori di un diploma di maturità. Non sarà necessario, come paventato da alcuni, rendere più selettivo il liceo per non sguarnire di giovani la formazione professionale a seguito delle evoluzioni demografiche pessimistiche. Questo ciclo formativo “pratico” infatti, vivrebbe una seconda giovinezza venendo incontro alle necessità sempre più presenti della società del sapere e dall’altra parte offrirebbe al titolare di una maturità una formazione di alto livello, con un attrattivo equilibrio tra teoria e pratica.

Considerazioni tratte dalla pubblicazione:

“Die Zukunft der Lehre - Die Berufsbildung in einer neuen Wirklichkeit” di Patrik Schellenbauer, Rudolf Walser, Daniela Lepori, Beat Hotz-Hart e Philipp Gonon. Avenir Suisse 2010. Maggiori informazioni su: www.avenir-suisse.ch


Attualita`

arcobaleno aziendale: il successo continua!

OBALE

NO

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I numeri lo confermano, l’abbonamento dedicato alle esigenze di mobilità delle aziende e dei loro collaboratori è sempre più apprezzato L A S C E LTA G I U S TA

PER LA SUA AZIENDA

Il bilancio del 2010 di arcobaleno aziendale è sorprendente: il numero di imprese che hanno aderito all’iniziativa promossa dalla Comunità tariffale Ticino e Moesano e dal Dipartimento del territorio del Canton Ticino è cresciuto dell’88%. Nel 2009, infatti, erano 42 le aziende che avevano avviato una collaborazione con la CTM; a fine 2010 sono quasi raddoppiate, raggiungendo quota 79. Un risultato davvero incoraggiante che dimostra la validità del prodotto e delle soluzioni di mobilità proposte. Un risultato che sottolinea però anche la crescente attenzione delle imprese verso la sostenibilità e la loro volontà di introdurre nella propria filosofia aziendale aspetti che vanno aldilà dell’economia ma che toccano l’ambiente, l’ecologia e la socialità. Grazie alle collaborazioni sottoscritte, i nuovi abbonati ad arcobaleno aziendale nel 2010 sono stati 361, mentre i rinnovi raggiungono quota 991, per un totale di 1352 utenti ed un aumento rispetto al 2009 del 72%. Nella maggior parte dei casi la CTM ha potuto concedere lo sconto massimo del 25% alle aziende (la media è del 22,4%, sui livelli del 2009). Le imprese d’altro canto hanno notevolmente aumentato il loro impegno finanziario: nel 2009 partecipavano alla copertura dei costi dell’abbonamento con un contributo medio del 17%, nel 2010 la cifra raggiunge il 21,5%. In totale, lo sconto medio concesso è quindi salito dal 39,4% del 2009 al 43,9% del 2010. Ciò che colpisce costantemente è l’entusiasmo di aziende e collaboratori: la soddisfazione tra chi ha sposato il progetto è grande. “Staccandomi dall’auto, ho avuto la possibilità di conoscere tanta gente. Grazie ai mezzi pubblici ho scoperto un aspetto sociale che non conoscevo” è l’esperienza di un dipendente raccontata su queste pagine nel 2009. E ancora “arcobaleno aziendale è un approccio confortevole al trasferimento casa-lavoro-casa”; “i benefici di questo prodotto non si limitano alla sola salute ambientale, ma anche a quella dei collaboratori che evitano stress, nervosismo e rischi”; “arcobaleno

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aziendale è uno strumento equo e paritario, di cui possono beneficiare tutti i collaboratori in egual modo”. Sono solo alcune delle testimonianze raccolte nei mesi scorsi. Il 2010 ha visto anche la nascita della campagna di edutainment legata ad arcobaleno, una campagna che continuerà anche nel 2011, portando nel cuore delle aziende lo stand informativo e creando un contatto diretto con i dipendenti. In questo nuovo anno proseguirà anche la preziosa collaborazione tra la CTM e la Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato e dei servizi del Cantone con Ticino Business. La rubrica dedicata ad arcobaleno, infatti, accompagnerà i lettori anche per tutto il 2011, raccontando le storie delle imprese che sostengono la mobilità sostenibile e presentando le novità del mondo arcobaleno.

arcobaleno aziendale in sintesi Cosa è arcobaleno aziendale? È l’abbonamento annuale specificatamente concepito dalla CTM e dal Cantone per rispondere alle esigenze di mobilità delle aziende e dei loro collaboratori. Come funziona arcobaleno aziendale? Grazie al sostegno del Cantone, la CTM concede uno sconto minimo del 5% sugli abbonamenti annuali sottoscritti dai dipendenti di una stessa azienda. Ma c’è molto di più! Se l’azienda decide di coprire una parte del costo dell’abbonamento, la CTM raddoppia il contributo (per un contributo massimo del 25%)! Lo sconto si applica alle zone tra il domicilio del dipendente e la sede dell’azienda. Un esempio? L’azienda decide di pagare il 10% del costo dell’abbonamento ai propri collaboratori. La CTM raddoppia il contributo offrendo un ulteriore sconto del 20%. Il vantaggio per il collaboratore è un sconto complessivo del 30%! Il primo passo da fare? Contattare la CTM per trovare la formula più adatta alle esigenze della propria azienda e dei propri collaboratori. Per maggiori informazioni: www.arcobaleno.ch Tel. +41 91 835 48 70

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At tualita`

Inchiesta sui processi innovativi nelle imprese del Cantone Ticino

Il Cantone Ticino dispone da anni di importanti strumenti per incentivare e stimolare l’attività economica sul proprio territorio. Uno di questi è la Legge sull’innovazione economica (L-inn), entrata in vigore il 25 giugno 1997 con lo scopo di sostenere ed incentivare le imprese che introducono innovazioni rispetto al mercato, nei servizi, nei processi produttivi o nell’organizzazione. La Legge, nel quadro anche del progetto Copernico, contribuisce a migliorare la competitività e l’attrattività del Ticino quale luogo di insediamento per nuove attività produttive, promuovendo l’economia ticinese sia al suo interno, sia sul piano internazionale grazie allo sviluppo di attività innovative ad elevato contenuto tecnologico e ad alto valore aggiunto. Le iniziative innovative possono beneficiare di aiuti finanziari per investimenti materiali e/o immateriali. Nei suoi tredici anni di applicazione, il contesto economico, tecnologico, formativo ed istituzionale si è notevolmente modificato. Una politica economica efficace deve saper cogliere i cambiamenti e adeguare le misure di sostegno, sia dirette che indirette. La valutazione e la revisione della Legge s’imponeva dunque. Il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), per il tramite della Sezione della promozione economica, ha pertanto deciso di commissionare questa valutazione (ex-post) della Legge all’Istituto di ricerche economiche dell’Università della Svizzera italiana (USI-IRE), in collaborazione con il Dipartimento di scienze aziendali e sociali della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI-DSAS). La valutazione si avvarrà anche dei risultati di un’inchiesta che prevede l’invio di un questionario in formato elettronico ad un campione di oltre 1’000 aziende del territorio cantonale (ivi comprese le oltre 250 imprese che hanno beneficiato degli aiuti negli anni di applicazione delle Legge) . L’inchiesta avrà luogo a partire dalla seconda metà del mese di febbraio. Oltre alle domande specifiche inerenti la Legge sull’innovazione economica, l’inchiesta permetterà di indagare e comprendere l’evoluzione del livello tecnologico

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e della strategia innovativa delle imprese durante i tredici anni di applicazione della Legge. La valutazione fornirà importanti e preziose indicazioni sull’efficacia, sull’efficienza e sull’effettività della Legge sull’innovazione economica, con importanti indicazioni anche in ottica prospettica. Una volta completati da interviste dirette con un campione di stakeholders (imprese, associazioni imprenditoriali, istituzioni), i risultati dell’indagine serviranno infatti anche a delineare i contorni della futura Legge a sostegno delle attività innovative ed imprenditoriali nel nostro Cantone. Gli interessi in gioco, non solo per i valutatori o per il DFE, ma anche per i potenziali beneficiari della Legge rivista e rinnovata, sono dunque elevati e dipendono in mondo rilevante dalla disponibilità da parte delle imprese di partecipare all’indagine, che è la prima dopo più di dieci anni sui processi innovativi dell’economia cantonale. Per questo motivo, l’IRE, la SUPSI (DSAS) e il DFE, con il sostegno della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino e dell’Associazione degli industriali ticinesi, auspica un riscontro molto ampio in termini di risposte al questionario. Ne va della rappresentatività dei risultati e, in definitiva, della bontà della revisione stessa della Legge. Una rispondenza importante da parte di tutti gli attori coinvolti permetterà di intraprendere un percorso in grado di rispondere al meglio alle nuove esigenze dell’economia cantonale in termini di sostegno all’innovazione e all’imprenditorialità. Per maggiori informazioni sulla Legge: www4.ti.ch/DFE/DE/SPE Per maggiori dettagli sull’indagine, contattare Siegfried Alberton, Vice Direttore dell’IRE-USI e Prof. SUPSI-DSAS (siegfried.alberton@usi.ch) o Andrea Huber, Assistente scientifico SUPSI-DSAS (andrea.huber@supsi.ch)


Attualita`

Osec e commercio estero: le novità d’inizio 2011 Indicatore export delle PMI nel 1° trimestre 2011: il clima export è migliorato sensibilmente, il franco forte crea incertezza

Il clima export tra le PMI svizzere per il 1° trimestre 2011 è migliorato sensibilmente dopo il rallentamento passeggero del trimestre precedente. Questo è il risultato riscontrato dall’indicatore export delle PMI di Credit Suisse e Osec. La domanda estera rimarrà alta nei primi tre mesi dell’anno corrente e le PMI di tutti i rami prevedono un incremento dei volumi di vendita all’estero. Esprimono, invece, preoccupazioni riguardo al franco forte. Rispetto al 4° trimestre 2010, il barometro delle esportazioni di Credit Suisse, che registra la domanda estera di prodotti svizzeri, è nuovamente in rialzo: raggiunge attualmente il valore di 0,6%. Da un lato, si constata che è ben superiore alla soglia di crescita di -1 e anche sopra il livello 0, che segnala una normalizzazione. Dall’altro, è evidente che rimane inferiore al picco registrato nel 3° trimestre 2010. Dato che il barometro indica un’evidente crescita, la richiesta estera di beni rossocrociati dovrebbe rimanere in ambito positivo. Dopo il rallentamento passeggero nel trimestre precedente, la domanda estera torna a essere alta e il clima export delle imprese svizzere per i primi tre mesi dell’anno corrente volge al positivo. A questo risultato giunge l’indice delle prospettive di export dell’Osec, che si basa su un sondaggio svolto presso oltre 200 PMI. Raggiunge il valore di 70,6 punti, calcolato secondo il clima export delle PMI per il 1° trimestre 2011 e le esportazioni nel trimestre precedente. All’inizio del 4° trimestre 2010, questo valore si attestava a 47,0 punti. Su una scala da 0 a 100, i valori superiori al 50 segnalano una crescita del commercio estero. Il comunicato integrale in lingua italiana è consultabile al sito http://bit.ly/eB04PZ, mentre lo studio in lingua francese si trova su http://bit.ly/eGbmXN.

Nuovo Swiss Business Hub in Canada

Il 12 gennaio 2011 è stato aperto ufficialmente un ulteriore Swiss Business Hub (SBH), a Toronto. L’obiettivo della nuova antenna in Canada è, in collaborazione con l’Osec,

il promotore ufficiale del commercio estero svizzero, di assistere al meglio le PMI svizzere e del Liechtenstein intenzionate a entrare sul mercato canadese, fornendo informazioni, contatti d’affari e consulenze dettagliate. L’Hub sarà diretto da Elias Bardouniotis. Il nuovo Swiss Business Hub a Toronto, che assisterà le PMI svizzere e del Liechtenstein intenzionate ad attivarsi in Canada, è ubicato presso il Consolato Generale di Svizzera. Elias Bardouniotis è stato chiamato a gestirlo. Altri due uffici apriranno prossimamente a Vancouver e a Montreal, quest’ultimo destinato alle PMI francofone. L’apertura di questa base in Canada è un’ulteriore iniziativa strategica realizzata dall’Osec a favore delle aziende esportatrici svizzere, per assisterle in modo concreto nei loro progetti d’internazionalizzazione verso mercati prioritari e crescenti. Con il lancio dello Swiss Business Hub Canada, il numero delle antenne estere dell’Osec sale a 18 e quasi tutte sono gestite in collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Canada – un importante mercato in crescita per la Svizzera

Per la Svizzera, il Canada è il sesto mercato d’esportazione al di fuori dell’Europa e rappresenta uno dei mercati in maggior crescita per il commercio estero svizzero. L’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio tra l’AELS e il Canada nel mese di luglio 2009 ha permesso di intensificare le relazioni commerciali ed economiche. Infatti, a fine 2009 le vendite in Canada ammontavano a circa 2,5 miliardi di franchi e sono aumentate del 15% nel 2010. La Svizzera vi esporta soprattutto prodotti farmaceutici e chimici, macchine e strumenti di precisione.

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Eventi

Elezioni cantonali 2011

L’economia incontra la politica

La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino (Cc-Ti) schiera due dei suoi Vice Direttori per le elezioni cantonali 2011. Rinaldo Gobbi, uscente, è sulla lista del PLR per il Gran Consiglio. Marco Passalia è sulle liste del PPD per il Consiglio di Stato e per il Gran Consiglio. Non tutti i politici sono sensibili ai problemi degli imprenditori ed attenti alle questioni che riguardano le aziende: in primis burocrazia, fiscalità, reciprocità con l’Italia, frontalierato, pianificazione territoriale, mobilità, ecc.; queste e tante altre sono le problematiche che tutte le ditte devono affrontare quotidianamente. Per questo motivo diventa più che mai importante che gli imprenditori alle prossime elezioni cantonali si affidino a persone di fiducia, impegnate e qualificate come i due candidati della Cc-Ti. Inoltre, la Cc-Ti come in passato non dimenticherà di dare spazio ad altri candidati vicini all’economia.

Per il Ticino

Rinaldo Gobbi Economista, Lugano Candidato al Gran Consiglio uscente, n° 24

Marco Passalia Economista, Ascona Candidato al Consiglio di Stato, n° 5 e candidato al Gran Consiglio, n° 67

Si tratta di un ciclo di 10 incontri, cominciati lo scorso 27 gennaio a Lugano, a cui è seguito l’evento del 2 febbraio a Bellinzona. I prossimi incontri si terranno: il il il il

10.02.2011 15.02.2011 17.02.2011 22.02.2011

a a a a

Chiasso Maggia Mendrisio Biasca

il 28.02.2011 il 14.03.2011 il 17.03.2011 e il 23.03.2011

a a ad ad

Manno Locarno Airolo Acquarossa

Potete trovare tutti i dettagli ed i programmi specifici relativi ad ogni singolo appuntamento sul nostro sito web www.cc-ti.ch

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Formazione

Corsi di formazione proposti dalla cc-ti

INCOTERMS 2010: le basi e le novità della nuova Lunedì 14 febbraio 2011, dalle 09.00 alle 12.00 oppure Lunedì 14 febbraio 2011, dalle 14.00 alle 17.00 Programma • lncoterms nell’attività quotidiana • Il principio dei 4 pilastri • I due gruppi di clausole distinti per modalità di trasporto • Le 2 nuove regole Incoterms a sostituzione delle clausole DAF, DES, DEQ e DDU (Incoterms 2010) • Le altre novità sostanziali degli Incoterms 2011 • Esempi pratici associati ad ogni clausola • Esercizi e soluzioni a disposizione dei partecipanti • L’importanza della clausola arbitrale ed il funzionamento dell’arbitrato in breve

La remunerazione e le sue politiche Lunedì 28 febbraio 2011, dalle 09.00 alle 13.00 Programma La scelta di un sistema retributivo • fissa e variabile • benefits • provvigioni, bonus e gratifiche • total compensation

Il telefono… la voce dell’azienda Lunedì 1° marzo 2011, dalle 09.00 alle 17.00 Programma • L'attività degli addetti: la gestione delle attese, il ricevimento e il passaggio delle comunicazioni, l'organizzazione del posto di lavoro • Le tecniche di ascolto efficace • Psicologia e bisogni dell’interlocutore: la diagnosi permanente • L’approccio iniziale • Il comportamento con l’interlocutore irritato e/o contestatario • La risposta e l’esattezza delle informazioni • La conclusione dell’episodio telefonico • La cortesia come arma vincente • La voce e la sua modulazione per telefonare con successo

Le lettere commerciali: tecniche, trucchi, trappole Lunedì 28 marzo 2011, dalle 09.00 alle 17.00 Programma • Pragmatica della comunicazione scritta • Struttura delle lettere commerciali • Target di lettori / consumatori dello scritto • Contenuti della comunicazione efficace • Punteggiatura: il caso e il metodo • Uso intelligente del post-scriptum • Esercitazioni, esercitazioni, esercitazioni

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Formazione

La conduzione di colloqui difficili

Essere membro di un Consiglio d’amministrazione: compiti e responsabilità

Programma Modulo 1 • Elementi di un colloquio difficile • Struttura di un colloquio problematico • Barriere della comunicazione • Modalità e attitudini personali • Obblighi e doveri Data: 4 aprile 2011, dalle 09.00 alle 13.00 Modulo 2 • Esercitazioni pratiche di colloquio Per ottenere un buon risultato è auspicabile avere partecipato al modulo 1. Data: 18 aprile 2011, dalle 09.00 alle 13.00

Mercoledì 6 aprile 2011, dalle 14.00 alle 17.30 Mercoledì 13 aprile 2011, dalle 14.00 alle 17.30 Programma • Introduzione generale • Nozione di amministratore e di organo societario • La responsabilità civile: CC, CO, responsabilità verso la società, gli azionisti ed i creditori, danno diretto ed indiretto • La responsabilità legata alle disposizioni penali, fiscali, delle assicurazioni sociali e dell’esecuzione e fallimento • Aspetti assicurativi • Discussione

Altre informazioni e iscrizioni: Cc-Ti, Tel. +41 91 911 51 18, corsi@cc-ti.ch, ww.cc-ti.ch

Esami federali di specialista del commercio al dettaglio 2011 Informiamo tutti i lettori e gli interessati che la Commissione d’esame del commercio al dettaglio comunica che l’esame, secondo il regolamento del 29.07.1997, sarà solo per candidati/candidate che ripetono l’esame.

ISCRIZIONE ALL’ESAME PROFESSIONALE SUPERIORE NEL COMMERCIO DEL DETTAGLIO 2011 SPECIALISTA DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO SECONDO IL REGOLAMENTO DEL 29.07.1997 Esami

SOLO PER RIPETENTI

scritti 6 settembre 2011 (martedì) orali 8 - 12 ottobre 2011 (sabato-mercoledì) Iscrizioni entro il 15 marzo 2011 (Iscrizioni oltre questa data non verranno accettate) Informazioni e formulari d’iscrizione

Commissione d’esame Casella postale 9069 8036 Zurigo Tel. +41 43 243 46 76

Tassa d’esame Fr. 1'300. (il brevetto federale e l’iscrizione nel registro federale verranno fatturati separatamente)

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Commercio estero Pagine a cura di Osec Ticino

prossime GIORNATE DI CONSULENZA PAESE LUGANO, MARZO 2011 Italia: il secondo partner commerciale della Svizzera nell’UE Lugano, 14 marzo 2011

• nuovo manuale online per le relazioni commerciali CH-I / I-CH;

Regno Unito: il settore dell’edilizia sostenibile offre numerosi opportunità d’affari Lugano, 15 marzo 2011

• il Regno Unito ha adottato la nuova strategia dell’UE per le energie rinnovabili, con l’obiettivo di coprire il 15% del fabbisogno energetico mediante fonti rinnovabili: investimenti stimati in oltre 100 miliardi di franchi; • partecipate anche voi allo SWISS Pavilion presso la fiera Ecobuild 2011 a Londra; • i beni di consumo svizzeri sono molto apprezzati nel Regno Unito; il potenziale per i prodotti alimentari è particolarmente alto.

Paesi Nordici: grandi apprezzatori dei prodotti svizzeri Lugano, 21 marzo 2011

• la Scandinavia ama il design svizzero. Grazie alla loro eccellente qualità, i prodotti svizzeri sono molto apprezzati in Svezia, Norvegia e Finlandia; • le industrie svizzere del metallo e dell’elettronica si sono già affermate nei mercati nordici: esiste un’ottima base su cui costruire con soluzioni e prodotti innovativi; • Norvegia, Svezia e Finlandia stanno ampliando il proprio sistema sanitario. L’alto standard e i progetti di fornitura interessanti offrono opportunità d’affari lucrative. Nel corso delle giornate di consulenza proposte alle aziende, avrete l’occasione di fissare un incontro individuale con i consulenti dell’Osec e con gli specialisti provenienti direttamente dal paese di riferimento. Le aziende intenzionate ad espandere le loro attività nei mercati sopra citati o che hanno esigenze concrete non esitino a mettersi in contatto con l’Osec e a fissare un appuntamento con i suoi esperti! CONTATTATECI AL NO. TEL. +41 91 911 51 37 OPPURE TRAMITE E-MAIL ALL’INDIRIZZO INFO.LUGANO@OSEC.CH, SAREMO LIETI DI FISSARVI UN APPUNTAMENTO.

AELS: negoziati in vista di un accordo di libero scambio con la Russia

Il 23 novembre 2010, gli Stati dell’AELS (Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e i Paesi membri dell’Unione doganale Russia-Bielorussia-Kazakistan hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta volta ad avviare i negoziati in vista di un accordo di libero scambio di ampia portata. Secondo un comunicato stampa del Dipartimento federale dell’economia (DFE), i negoziati si chineranno sui seguenti argomenti: scambio di merci e di servizi, investimenti, agevolazioni degli scambi, concorrenza, tutela della proprietà intellettuale e mercati pubblici. L’intento è di migliorare le condizioni quadro e la competitività dell’economia svizzera in Russia, Bielorussia e Kazakistan, mercati che evidenziano un alto potenziale di crescita e sono già di grande importanza per il commercio estero svizzero e degli altri Stati membri dell’AELS.

Infatti, questi tre Paesi rappresentano il 5° mercato di vendita all’esterno dell’UE per l’AELS. La Svizzera vi vende prevalentemente prodotti chimici e farmaceutici nonché macchinari e apparecchi elettrici. La Russia è di crescente interesse anche per gli investimenti diretti svizzeri. A loro volta, Russia, Bielorussia e Kazakistan sono fornitori essenziali di fonti energetiche, metalli preziosi e prodotti chimici. Dipartimento federale dell’economia: “L’AELS avvia nuovi negoziati di libero scambio” www.news.admin.ch/message/?lang=it&msg-id=36353

Russia: aumentano le imposte societarie

In Russia, la politica delle imposte basse sembra avere i giorni contati. I buchi nell’erario non permettono ulteriori riduzioni a livello fiscale - anzi, è vero il contrario. A partire da gennaio 2011, vi sono maggiori esborsi per

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Commercio estero Pagine a cura di Osec Ticino

le società: la cosiddetta “imposta sociale unica” (oneri sociali sugli stipendi) è aumentata dal 26% al 34%. Le entrate fiscali supplementari ammontanti a 19 miliardi di euro sono destinate a tappare i buchi delle casse pensioni e ad ampliare il servizio sanitario. Anche le ditte petrolifere dovranno passare alla cassa. Nel 2012, la tassa per l’estrazione di materie prime sarà aumentata dagli attuali 10,2 euro per tonnellata di petrolio a 10,9 euro; questa tassa subirà un ulteriore incremento a 11,4 euro nel 2013. La relativa tassa per il gas, salita del 16% nel 2011 e ammontante a 5,8 euro per 1’000 metri cubi, nel 2012 si attesterà a 6,1 euro e nel 2013, aumenterà a 6,5 euro. Le imposte sul consumo di tabacco, alcool e carburanti subiranno una progressione netta e permetteranno all’erario russo di guadagnare altri 7,3 miliardi di euro, che saranno destinati prevalentemente alla costruzione di strade. Si progetta anche un’imposta immobiliare, che sostituirà l’imposta fondiaria e sul capitale e si baserà sul valore attuale dell’immobile. Russia Briefing: “Businesses in Russia to Pay Higher Taxes from January 2011” http://russia-briefing.com/news/businesses-in-russia-topay-higher-taxes-from-january-2011.html/

Ucraina: la riforma fiscale è entrata in vigore

Una nuova legge tributaria è entrata in vigore in Ucraina il 1° gennaio 2011. Le principali riforme sono le seguenti: • calo progressivo dell’imposta sulle aziende dal 25% (finora) al 16% (dal 2014); nel 2011, l’aliquota si attesta al 19%; • riduzione dell’IVA dal 20% al 17% (dal 1° gennaio 2014); • introduzione di un’imposta fondiaria per le persone fisiche e giuridiche di ca. 1 euro per m2 quale base imponibile (in linea di massima, l’ammontare dell’imposta è stabilito a seconda dell’ubicazione, della qualità e della densità di sfruttamento dell’immobile); • limitazione delle deduzioni fiscali: per esempio, non è più possibile per le società registrate in qualità di Single Tax Payer (classe tributaria con fatturazione semplificata, molto popolare in Ucraina) dedurre l’acquisto di prodotti e servizi (eccezione: prodotti e servizi IT); anche le aziende non domiciliate nel Paese non potranno più detrarre l’acquisto di servizi di marketing, pubblicitari, di consulenza e d’ingegneria. Ukraine Business online: “Law firm provides an overview of Ukraine’s new tax code” http://ukrainebusiness.com.ua/news/1897.html Deloitte: “Tax Reform in Ukraine” www.deloitte.com/view/en_UA/ua/insights/ukraine-taxinvestment-guide/dba17d395da9b210VgnVCM1000001 956f00aRCRD.htm

tributi locali alle prefetture e ai comuni. L’abbassamento dovrebbe entrare in vigore il 1° aprile 2011. Ecco una panoramica delle ulteriori misure previste: • riduzione progressiva dell’imposta sulle società per le PMI dal 18% al 15%; • incentivi per le imprese che creano nuovi posti di lavoro; • ulteriori ammortamenti fiscali su macchinari e apparecchi, la cui produzione crea nuovi posti di lavoro in Giappone; • ulteriori ammortamenti fiscali per macchinari, impianti e apparecchiature ecocompatibili, a basso consumo energetico e con scarse emissioni di CO2; • nuovi incentivi per gli investimenti diretti esteri. The Japan Tax Site: “2011 tax reform proposals published” http://japantax.org/?p=4238

La Cina inasprisce le disposizioni sugli uffici di rappresentanza

In Cina, il 1° marzo 2011 entra in vigore un ulteriore inasprimento delle disposizioni relative all’apertura e alle attività svolte dagli uffici di rappresentanza. Ecco una panoramica delle principali novità: • agli uffici di rappresentanza di imprese estere è vietato svolgere qualsiasi attività commerciale; potranno solo effettuare ricerche di mercato e promuovere i prodotti e i servizi delle aziende rappresentate; • gli uffici di rappresentanza devono presentare un rapporto annuale alle autorità competenti tra il 1° marzo e il 30 giugno di ogni anno, fornendo informazioni sulle attività svolte dall’ufficio di rappresentanza e dalla casa madre nonché sui loro mezzi finanziari; • gli uffici di rappresentanza devono nominare un Chief Representative e possono indicare al massimo tre persone in qualità di rappresentanti; • la costituzione di uffici di rappresentanza e le modifiche ivi relative devono essere notificate alle autorità cinesi competenti; • gli uffici di rappresentanza possono essere stabiliti solo da imprese estere attive da un minimo di due anni. China Daily: “China publishes rules regarding foreign firms' representative office registration” w w w.chinadaily.com.cn / xinhua /2010 -11-26/content_1280489.html WKO.at: “China verschärft Bestimmungen für Representative Offices“ http://portal.wko.at/wk/format_detail.wk?AngID=1&StID =586096&DstID=0&titel=China,versch%C3%A4rft,Be stimmungen,f%C3%BCr,Representative,Offices

Cina: nuove imposte per società estere Giappone: approvato il pacchetto di riforme fiscali

A metà dicembre scorso, il governo giapponese ha approvato un ampio pacchetto di riforme fiscali. La novità principale è la riduzione per un totale di 5 punti percentuali dell’imposta sulle società: una riduzione di 4,5 punti percentuali al 25,5% dell’aliquota vigente a livello nazionale nonché di 0,5 punti percentuali al 11,5%-12,5% dei con-

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Con l’introduzione di due nuove imposte per le imprese estere, Pechino prosegue con la sua volontà di parificare il trattamento fiscale delle aziende internazionali a quelle nazionali. Le tasse in vigore da metà dicembre 2010, ossia l’imposta sulle costruzioni e il contributo all’educazione, riguardano tutte le aziende estere attive nel Paese. Di conseguenza, gli esperti stimano che i costi operativi in Cina aumenteranno di ben 10%.


Con questa misura, l’onere fiscale delle aziende estere risulta quasi parificato a quello delle imprese nazionali, non ci si deve quindi attendere ulteriori contributi. Anzi, è probabile che Pechino introduca incentivi puntuali volti a promuovere le industrie ad alto valore aggiunto particolarmente innovative e a favorire le regioni economicamente deboli, al fine di attirare le imprese estere attive nel settore high-tech e/o disposte a insediarsi nelle zone occidentali del paese. China Daily: “Foreign, Chinese firms’ tax burdens unified” w w w.china daily.co m.cn /china / 2010 -12 / 01/c on tent_11633502.htm

Il Consiglio federale aggiorna le disposizioni per i prodotti chimici pericolosi

Il Consiglio federale ha aggiornato l’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici sulla base del diritto europeo e internazionale, definendo nuove limitazioni per la fornitura e l’impiego di diversi prodotti chimici pericolosi oppure completando le disposizioni esistenti. Le modifiche principali sono le seguenti: • la produzione, la fornitura e l’impiego di perfluorottano sulfonati sono vietati; • l’immissione sul mercato di batterie al nichel-cadmio per apparecchi è limitata a pochi ambiti d’uso; • le deroghe ai divieti esistenti relativi ai metalli pesanti negli autoveicoli e nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche sono aggiornate; • l’utilizzo di catrami contenenti idrocarburi policiclici aromatici è limitato; • le direttive per l’etichettatura di batterie e apparecchi nonché di contenitori, apparecchi e impianti contenenti sostanze climalteranti sono uniformate con quelle dell’Unione europea. Comunicato stampa del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni: “Approvata la modifica dell’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici” www.news.admin.ch/message/index.html?lang=it&msgid=36723

L’UE progetta una riforma dell’IVA

La Commissione europea ha redatto un libro verde sulla riforma dell’IVA comunitaria, posto poi in consultazione a inizio dicembre 2010. Il dibattito avviato verte sui seguenti punti: • revisione dei fondamenti del sistema dell’IVA; • nuova definizione dell’imposizione di beni e servizi (valutare se sono da tassare nello Stato membro di origine o in quello in cui sono venduti o prestati); • pertinenza delle aliquote IVA ridotte; • misure per rendere il sistema più impermeabile alla frode; • snellimento della burocrazia per le operazioni assoggettate all’IVA (soprattutto nel commercio transfrontaliero); • miglioramento della riscossione dell’IVA (al fine di ridurne l’attuale divario nell’UE, pari a 100 miliardi di euro); • misure per garantire una detrazione neutra.

La Commissione ritiene che un’ampia revisione sia indispensabile, soprattutto perché l’IVA rappresenta il 21% delle entrate degli Stati membri e la sua importanza continuerà a crescere. Il sistema attuale non risponde alle esigenze di un’economia moderna poiché genera costi e oneri eccessivi per i consumatori, le imprese e le amministrazioni. Inoltre, ostacola il mercato interno e si è rivelato vulnerabile alla frode. Da queste constatazioni è scaturita la consultazione in corso. Commissione europea: “Fiscalità: la Commissione avvia il dibattito sul futuro dell’IVA” http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?referenc e=IP/10/1633&format=HTML&aged=0&language=IT&g uiLanguage=en Commissione europea: “Libro verde sul futuro dell’IVA. Verso un sistema dell’IVA più semplice, solido ed efficiente” ht tp://ec.europa.eu/ taxation _ customs /re source s / documents /common/consultations /tax /future _vat / com(2010)695_it.pdf

Strategia “Energia 2020” dell’UE: obiettivi ambiziosi, numerosi progetti

A metà novembre scorso, l’UE ha illustrato la sua strategia energetica per il 2020 e gli obiettivi ambiziosi che intende raggiungere. Infatti, solo l’ampliamento delle infrastrutture energetiche richiederà già 1 miliardo di euro. Entro il 2020, le emissioni di gas serra dovranno calare del 20%, mentre l’efficienza energetica e la quota di energie rinnovabili dovranno aumentare del 20%. Le misure pianificate dall’UE per raggiungere questo scopo comprendono l’ampliamento delle reti di trasmissione energetica e l’integrazione ottimale delle energie alternative nel sistema di distribuzione europeo. Riassumiamo le misure previste di seguito: Settore elettrico: • ampliamento della griglia offshore nei mari nordici (offshore windparks) e collegamento alle maggiori città dell’Europa settentrionale e centrale per immagazzinare energia nelle centrali idroelettriche nella zona alpina e nei paesi nordici; •  ampliamento delle interconnessioni nell’Europa sudoccidentale per convogliare alle altre nazioni europee l’elettricità ricavata da impianti eolici, solari e idroelettrici; • ampliamento dei collegamenti nell’Europa centrale e sud-orientale per rafforzare la rete regionale; • integrazione del mercato energetico balcanico con il mercato europeo. Settore del gas: • ampliamento del corridoio meridionale per convogliare il gas direttamente dal Mar Caspio all’Europa; • integrazione del mercato energetico balcanico e collegamento con l’Europa centrale e sud-orientale; • ampliamento del corridoio nord-sud nell’Europa occidentale per eliminare i punti di strozzatura interni e per ottimizzare l’impiego di eventuali forniture esterne. Le ulteriori priorità della strategia delineata dalla Commissione sono le seguenti: Risparmio energetico: Le misure di risparmio, concentrate sui settori dei tra-

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Commercio estero Pagine a cura di Osec Ticino

sporti e dell’edilizia, comprendono quanto segue: • incentivi agli investimenti e strumenti di finanziamento innovativi per promuovere il risparmio energetico; • certificati di efficienza energetica per il settore industriale affinché investa in tecnologie a basso consumo energetico (cleantech); • il settore pubblico dovrebbe tener conto del grado di efficienza energetica nell’acquisizione di lavori, prodotti e servizi. Snellimento delle procedure: L’UE prevede di snellire gli iter amministrativi al fine di accelerare la realizzazione dei principali progetti strategici: • le procedure di rilascio dei permessi saranno semplificate e abbreviate; •  si fisserà un termine massimo per l’ottenimento dell’autorizzazione definitiva; • si determinerà le modalità di finanziamento da parte dell’UE; • si creerà uno sportello unico per coordinare tutti i permessi necessari per realizzare un progetto. Politica energetica dell’UE nei confronti di paesi terzi Si propone di estendere il trattato che istituisce la Comunità dell’energia per coordinare la politica energetica nei confronti dei paesi terzi - come la Svizzera – che desiderano partecipare al mercato energetico dell’UE. Si annuncia anche un’importante collaborazione con l’Africa. Promozione delle innovazioni Le innovazioni nell’ambito delle tecnologie energetiche dovranno essere promosse in modo sostenuto e mirato. Saranno privilegiate le nuove tecnologie per le reti intelligenti (smart grids) e per lo stoccaggio dell’energia elettrica, la ricerca sui carburanti alternativi (per esempio, i biocarburanti di seconda generazione e i partenariati

“città intelligenti” al fine di promuovere le misure di risparmio energetico a livello locale). Trasparenza dei prezzi Si preannuncia un’ulteriore ottimizzazione della trasparenza dei prezzi nel settore energetico, che comprende nuove misure sul confronto dei prezzi, il cambio di fornitore e la fatturazione chiara e semplice. Commissione europea: “Energia: la Commissione presenta una nuova strategia per il 2020” http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?referenc e=IP/10/1492&format=HTML&aged=0&language=IT&g uiLanguage=en Commissione europea: “Infrastrutture energetiche: la Commissione propone corridoi UE prioritari per le reti energetiche e i gasdotti” http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?referenc e=IP/10/1512&format=HTML&aged=0&language=IT&g uiLanguage=en Commissione europea: “Energy infrastructure – new priorities for 2020 and beyond” ht tp: //e c.eur o p a .eu /e n e r g y / inf r a s t r u c tur e / s t r a tegy/2020_en.htm

Osec

Corso Elvezia 16 Casella postale 5399 - CH-6901 Lugano Tel. +41 91 911 51 35/37 Fax +41 91 911 51 39 info.lugano@osec.ch www.osec.ch

9° FORUM DEL COMMERCIO ESTERO SVIZZERO ZURIGO, 7 APRILE 2011 Sin dalla prima edizione nel 2001, il Forum del commercio estero svizzero dell’Osec rappresenta l’evento annuale più rilevante per le aziende esportatrici svizzere. Gli oltre 800 partecipanti provenienti dagli ambienti economici e politici s’incontrano per aggiornarsi sugli affari internazionali, condividere esperienze, scambiare opinioni, tessere legami e tastare il polso dell’export svizzero. Per la prima volta, il forum concentrerà il programma di conferenze, tavole rotonde e workshop in una sola giornata, che si svolgerà alla Messe Zürich il 7 aprile 2011 con il titolo “Nuovi territori, nuove opportunità”. I relatori comprendono l’economista Kjell Nordström, Jean-Claude Biver di Hublot SA e il professore di psicologia Peter Kruse. Tra i numerosi direttori d’impresa che sveleranno i loro successi nell’export si annoverano Carlo Riccardo Centonze, co-titolare e amministratore della HeiQ Materials AG, che sviluppa e fabbrica rivestimenti per tessili dalle prestazioni elevate; Daniel Badilatti, proprietario e direttore dell’omonima torrefazione di caffè; Michael Born, co-fondatore e CEO della Dacuda SA, una spin-off del Politecnico federale di Zurigo vincitrice del premio dell’innovazione 2010 e creatrice del primo mouse per computer in grado anche di scansionare. Il Consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann interverrà durante la cena di networking. L’Osec Export Award, assegnato per i migliori progetti d’esportazione da una giuria composta da sei personalità, sarà attribuito durante la cena. Il costo di partecipazione ammonta a CHF 575.- per i soci dell’Osec e a CHF 675.- per gli altri interessati (IVA e cena escluse). Potete iscrivervi al Forum sul sito www.internationalforum.ch oppure via e-mail all’indirizzo aussenwirtschaftsforum@standingovation.ch. Per ulteriori informazioni potete naturalmente anche contattare gli uffici di Osec Ticino via e-mail all’indirizzo info.lugano@osec.ch oppure al numero telefonico 091 911 51 37. NON MANCATE A QUESTO APPUNTAMENTO DI GRANDE INTERESSE ANCHE PER LE PMI DELLA SVIZZERA ITALIANA!

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Commercio estero di Monica Zurfluh, Responsabile Osec Ticino e Marco Passalia, Responsabile Servizio Export Cc-Ti

Le associazioni economiche a sostegno dei contributi cantonali per la partecipazione a fiere Monica Zurfluh

Marco Passalia

In breve Riprendendo il comunicato stampa del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) relativo ai contributi per la partecipazione a fiere specialistiche di importanza nazionale e internazionale, segnaliamo a tutti gli interessati che la Sezione della promozione economica del DFE ha deciso di riattivare il sostegno alle aziende e alle associazioni di categoria che intendono partecipare a fiere specialistiche in Svizzera e all'estero. Infatti, dando seguito a quanto preannunciato nel messaggio n. 6369 del 15 giugno 2010 in risposta alla mozione di Rinaldo Gobbi e Fabio Regazzi del 21 settembre 2009, questo sostegno è stato inserito, con entrata in vigore il 1. gennaio 2011, nel Regolamento d’applicazione (art. 11 e 12) della Legge per l’innovazione economica (L-Inn).

Scopo

Questa misura, che riprende l’esperienza positiva acquisita con l’applicazione del cosiddetto “Decreto fiere” nell’ambito dei provvedimenti anticrisi, consolida il ventaglio di strumenti pubblici per sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese ticinesi, confrontate a un contesto di mercato molto competitivo e a una situazione congiunturale ancora difficile.

Beneficiari

Possono beneficiare dei contributi le aziende con sede produttiva e/o attività di ricerca e sviluppo in Ticino, come pure le associazioni di categoria che rappresentano un settore economico industriale, artigianale o del terziario avanzato.

Tempistica e procedura di richiesta

Considerato che per gli eventi del 2011 fa ancora stato il “Decreto fiere” sopra menzionato, la modifica del Regolamento d’applicazione della L-Inn prevede un contributo per la partecipazione a fiere specialistiche che avranno luogo a partire dal 1° gennaio 2012. Le domande possono essere inoltrate già a partire dal 1° gennaio 2011. Le richieste sono da presentare mediante formulario ufficiale. Tutta la documentazione per l’inoltro delle richieste è disponibile on-line al sito www.ti.ch/fiere.

Per ulteriori informazioni rivolgersi a:

DIPARTIMENTO DELLE FINANZE E DELL’ECONOMIA Gianluca Chioni, Capo Ufficio dell’amministrazione e del

controlling della Sezione della promozione economica, Tel. +41 91 814 35 23

Informazioni sulle fiere

Le fiere come strumento di marketing esistono sin dal Medio Evo eppure non sempre vengono valorizzate come meriterebbero: è infatti necessario ponderare bene sia la scelta della fiera sia quella dello stand. Dove poter reperire informazioni utili sulle fiere? Chi può dare consigli sullo stand più adatto alle proprie necessità? Non meno importante è l’aspetto finanziario: ci sono gli strumenti a disposizione per ridurre l’impatto di una partecipazione ad una fiera sul proprio budget? È stata valutata la possibilità di parteciparvi aderendo ad un padiglione ufficiale elvetico? La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino (Cc-Ti) per sostenere l’operato delle aziende esportatrici attive a livello fieristico collabora attivamente con il proprio partner di riferimento Osec. In quest’ottica vengono organizzati regolarmente dei corsi e degli incontri informativi atti a migliorare le conoscenze e le esperienze concernenti le fiere.

Informazioni utili

www.osec.ch > Fiere e Manifestazioni www.cc-ti.ch > servizi> Export/legalizzazioni > Informazioni fiere www.auma.de www.expodatabase.com/messedb www.fierenelmondo.it

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Fiere internazionali

BIOTECNOLOGIA: I MAGGIORI EVENTI DEL 2011 BIO 2011 Washington DC, 27 - 30 giugno 2011

L’organizzatore della fiera, la “Biotechnology Industry Organization”, rappresenta circa 1’200 aziende e organizzazioni correlate, attive nella ricerca e nello sviluppo della biotecnologia nei rami sanità, agricoltura, industria e ambiente. La BIO International Convention abbina in modo ottimale il salone alle conferenze per rispondere alle necessità dell’industria intera. Il BIO 2011 Business Forum offre un’occasione eccezionale per le imprese biotech e farmaceutiche, SWISS Pavilion: sotto un tetto tutto svizzero per gli istituti di ricerca e per gli investitori provenienti da tutto il mondo di incontrarsi, allacciare contatti, scambiare esperienze e cogliere opportunità d’affari d’interesse comune. L’edizione precedente ha contato 1’700 espositori e 17’100 nali della farmacia, della medicina, della chimica e dell’amriunioni di partnering one-on-one; vi hanno partecipato 15’332 biente. Copre tutti i rami, dalla biotecnologia di base alle rappresentanti provenienti da 65 paesi e gli imprenditori di attrezzature, la bioinformatica e i servizi nei cinque ambiti di 2’125 industrie. applicazione: farmaceutica/medicina, industria alimentare, Informazioni generali sulla fiera: agricoltura, chimica e ambiente. http://convention.bio.org Il settore espositivo presenta la catena di valore aggiunto Informazioni sullo SWISS Pavilion: dell’industria biotech dall’inizio alla fine, ma la fiera propowww.osec.ch/fiere > Fiere all’estero > BIO International Conne anche conferenze, eventi di partnering e una premiaziovention 2011 ne: l’European Biotechnica Award con un montepremio di 75’000 euro, che nel 2010 è stato vinto dall’azienda belga Galapagos, specializzata nella ricerca e nello sviluppo di BioJapan 2011 terapie anti-corpo e molecolari per trattare il cancro, il diaYokohama, 5 - 7 ottobre 2011 bete, l’Alzheimer, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide e BioJapan, che si è svolta undici volte dal 1986, è la fiera interle malattie infiammatorie. nazionale più longeva nel settore della ricerca biotecnologica L’anno scorso, Biotechnica ha accolto 500 espositori e fondamentale e applicata in Asia. Il salone offre una piatta9’500 visitatori provenienti da 23 nazioni. Inoltre, 3’000 forma per la biotecnologia ambientale in rapido mutamento iscritti hanno assistito alle conferenze, ai forum e ai worke propone contatti tra gli artefici del ramo; sarà corredato da shop, che sono stati tenuti da 500 relatori internazionali. seminari e riunioni di business partnering. Informazioni generali sulla fiera: BioJapan è rivolta a imprese private, università, cluster, istituti www.biotechnica.de di ricerca, enti governativi e PMI attive nel settore bio. Informazioni sullo SWISS Pavilion: Il Giappone ha un’importante industria farmaceutica (la sewww.osec.ch/fiere > Fiere all’estero > Biotechnica 2011 conda più grande a livello mondiale), un vasto settore sanitario (sotto pressione per ridurre i costi), un’industria alimentare sviAgli espositori degli SWISS Pavilion, allestiti alle fiere sopra luppata e un ramo ambientale in crescita. Di conseguenza, il citate dall’Osec in collaborazione con Swiss Biotech, Swiss Paese punta molto sulla biotecnologia. Il governo giapponese Biotech Association e i locali Swiss Business Hub, è accordato prevede che entro il 2010, questo mercato avrà raggiunto i 25 uno sconto del 10% per prenotazione anticipata quale misura trilioni di yen e creato almeno 1’000 nuove imprese correlate. di sostegno congiunturale. Saremmo lieti di fornirvi ulteriori Le spese per R&S del settore privato cresceranno, generando informazioni in merito, non esitate a contattarci! nuovi spin-off, joint-venture e collaborazioni con aziende internazionali. L’anno scorso, questa fiera ha accolto 425 espositori e oltre Vi segnaliamo altresì gli altri eventi mondiali del 25’500 visitatori provenienti da 40 nazioni. settore biotech nel 2011: Informazioni generali sulla fiera: www.jba.or.jp/english/index.html Biotech Showcase™ 2011, San Francisco, 10 - 12 gennaio Informazioni sullo SWISS Pavilion: BIO-Europe Spring® 2011, Milano, 14 - 16 marzo www.osec.ch/fiere > Fiere all’estero > BioJapan 2011 BioPharma Asia Convention 2011, Singapore, 28 - 31 marzo ChinaBio® Partnering Forum 2011, Pechino, 11 - 12 maggio Biotechnica 2011 BioPharma America™ 2011, Boston, 14 - 16 settembre Hannover, 11 - 13 ottobre 2011 BIO-Europe 2011, Düsseldorf, 31 ottobre - 2 novembre Biotechnica rappresenta l’evento europeo di punta delle scienBioPharma India Convention 2011, Mumbai, novembre o dize e delle tecniche del mondo vivente. Riunisce tutti i principali cembre attori del settore delle biotecnologie nonché le multinazio-

Informazioni sugli “Swiss Pavilion”: www.osec.ch/FIERE

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Vita dei Soci

Novità a Migros Tesserete: risparmio di energia grazie agli sportelli per frigoriferi

Da giovedì 20 gennaio tutti i frigoriferi della filiale Migros di Tesserete sono dotati di sportelli in vetro. Si tratta di una novità assoluta: Migros Ticino è infatti la prima azienda del commercio al dettaglio a introdurre questa misura di risparmio energetico in un punto vendita del Cantone, in aggiunta alla copertura dei congelatori introdotta a partire dal 2003 e che praticamente costituisce ormai uno standard. Congelatori e frigoriferi rappresentano una voce importante del consumo energetico dei punti vendita e per questo motivo Migros Ticino ha deciso di dare avvio a questo innovativo progetto di risparmio energetico, dotando tutti i frigoriferi della filiale di Tesserete di ante in vetro isolanti - analogamente a quelle poste sui congelatori - e luci al LED. Questo intervento consente un’ulteriore diminuzione del consumo energetico dei frigoriferi nell’ordine del 40-50% (che per la filiale di Tesserete corrisponde a circa 30'000 kWh) e permette nel contempo un maggiore comfort per clienti e collaboratori grazie a temperature più moderate nella zona dei prodotti freschi. Proprio perché si tratta di una novità per il Ticino, dopo alcune settimane dalla posa degli sportelli verrà effettuato un sondaggio nel punto vendita di Tesserete, i cui risultati permetteranno di valutare la reazione dei clienti, così come eventuali misure correttive da adot-

tare prima di procedere alla copertura dei frigoriferi anche in altri punti vendita Migros. Migros Tesserete è stata riaperta a fine giugno 2010 dopo una completa ristrutturazione, nel corso della quale è stata riservata particolare attenzione alle misure di risparmio energetico e – un’ulteriore novità in Ticino tutti gli apparecchi destinati alla produzione del freddo (frigoriferi e congelatori) funzionano interamente a gas naturale (CO2); un sistema di recupero permette inoltre di sfruttare il calore prodotto dall’impianto del freddo per riscaldare il negozio e l’acqua sanitaria dello stabile, con un risparmio del 40% nel consumo di gasolio.

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Vita dei Soci

Università e Azienda, insieme per il territorio

Per quanto la sua attività possa essere multinazionale, operare su mercati lontanissimi e con clienti, fornitori e competitor di tutto il mondo, per un’azienda rimane fondamentale il legame con il territorio in cui è insediata. La cultura aziendale, l’etica, lo stile nel fare business, i rapporti umani tra i lavoratori sono strettamente connessi alla storia dell’azienda e del luogo in cui essa opera. Tale affermazione è ancora più vera se la sua produzione, per quanto tecnologicamente avanzata, non può prescindere dal prezioso contributo del lavoro dell’uomo. Ne sono consapevoli alla Argor-Heraeus azienda ticinese attiva da sessant’anni nella lavorazione e nel commercio dei metalli preziosi. Una realtà che ha scelto il proprio territorio, il mendrisiotto, sessant’anni orsono e ha saputo farne cultura e punto di forza per diventare una delle principali raffinerie di metalli preziosi a livello mondiale. È proprio dal territorio che Argor-Heraeus attinge le proprie risorse umane, cresciute anno dopo anno sino a superare oggi le duecento unità. Collaboratori che, operando in un contesto altamente tecnologico, devono avere competenze tecniche e di qualità importanti. Per questa ragione la Argor-Heraeus ha avviato una fruttuosa collaborazione con la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana - SUPSI, con l’obiettivo di supportare la formazione degli ingegneri di domani in un Cantone come il Ticino dove spesso l’attenzione è più focalizzata verso il mondo della finanza, piuttosto che su tecnica e industria. Due sono le strade che si è deciso di percorrere nella collaborazione tra l’azienda e l’ateneo: in primo luogo il sostegno agli studenti meritevoli, attraverso la consegna avvenuta lo scorso mese di novembre di un premio di 3’000 Franchi al miglior progetto di diploma, realizzato dagli studenti laureandi dei corsi di ingegneria. In secondo luogo la volontà di dare delle opportunità ai ragazzi: opportunità di osservare in prima persona quanto studiato sui libri e opportunità di confrontarsi direttamente con ingegneri inseriti nel mondo del lavoro che in precedenza occupavano gli stessi banchi per capire quale direzione possa prendere la carriera una volta terminati gli studi. Con queste finalità lo scorso mese di dicembre Argor-Heraeus ha aperto le proprie porte ai futuri ingegneri del Dipartimento delle Tecnologie Innovative della SUPSI. Una giornata delle porte aperte dove gli studenti sono stati guidati in via eccezionale attraverso tutto il processo produttivo per osservare da vicino come l’oro e gli altri metalli preziosi, che arrivano in azienda allo stato grezzo vengano trasformati dal lavoro dell’uomo e delle macchine in lingotti, componenti per l’orologeria e altri prodotti semifiniti purissimi. Attraverso le spiegazioni dei tecnici dell’azienda i ragazzi hanno potuto capire dal vivo che tipo di ruolo e attività quotidiane figure con un’alta formazione tecnica possono svolgere all’interno di una realtà industriale come la Argor-Heraeus. Abbandonata la “spettacolarità” del processo produttivo, studenti e personale dell’azienda si sono trasferiti nelle aule della scuola universitaria professionale dove i ragazzi hanno potuto ascoltare le testimonianze e confrontarsi con alcuni ingegneri

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ARGOR-HERAEUS – STORIA • 1951: La Argor SA viene fondata a Chiasso, acronimo da ARGento e ORo • 1973: UBS acquisisce la proprietà al 100% • 1986: Joint-Venture tra UBS e il gruppo tedesco Heraeus: nasce la Argor-Heraeus SA • 1988: viene inaugurata la sede di Mendrisio • Anni ‘80 e ‘90: gli impianti vengono ampliati con un significativo potenziamento dei ritmi di raffinazione dei metalli preziosi • Primi anni del nuovo millennio: si instaurano le alleanze tra Heraeus, Commerzbank e Münze Österreich che portano rispettivamente sinergie industriali, stabilità finanziaria e l’accesso a sofisticati laboratori R&D e ad una vasta conoscenza del mercato • 2004–2006: viene aperto un ufficio di rappresentanza in America Latina, viene costituita la Joint Venture Argor-Aljba e inaugurata una filiale in Germania ed una in Italia • 2011: iniziano i lavori per l’ampliamento del sito produttivo di Mendrisio

ARGOR-HERAEUS – PROFILO • Tra i prodotti e i servizi di Argor-Heraeus figurano la raffinazione di oro, argento, platino e palladio, nonché la trasformazione di prodotti finiti e semilavorati per banche, industria orologiera e gioielliera, trader • I lavoratori nella sede principale di Mendrisio sono circa duecento più una trentina di persone con contratto temporaneo per soddisfare i picchi di lavorazione • Capacità di raffinazione di oro è 350-400 tonnellate all’anno, così come per l’argento • Azionisti: Gruppo Heraeus (26,5%), Commerzbank (26,5%), Münze Österreich (24,3%), Management ( 22,7%)


INTERVISTA AD ERHARD OBERLI, CEO DI ARGOR-HERAEUS Quali sono i motivi che hanno spinto Argor-Heraeus ad organizzare la Giornata delle porte aperte? “Uno dei principali motivi per i quali abbiamo creduto nella realizzazione della Giornata delle porte aperte deriva dalla mia esperienza personale. Quando ho iniziato a lavorare appena ottenuto il Diploma di ingegnere edile presso il Politecnico di Zurigo, la mia preparazione tecnica era molto approfondita, tuttavia, nonostante sapessi risolvere i calcoli più complicati, non avevo alcuna idea di quelle che fossero le attività quotidiane che un ingegnere potesse svolgere presso realtà altamente tecnologiche. Da qui è nata la nostra volontà di far conoscere agli studenti laureandi il lavoro dei giovani ingegneri di Argor-Heraeus, per dar loro modo di rendersi conto di quello che si fa quotidianamente in azienda”. Il supporto di Argor-Heraeus alla formazione si limita al livello universitario? “No, in Argor-Heraeus attribuiamo importanza anche alla formazione secondaria. Poniamo, infatti, grande fiducia nell’apprendistato, convinzione che ci porta a riservare quest’anno sei posizioni nei diversi reparti per gli studenti delle scuole secondarie del Cantone ”. La vostra determinazione nel supporto alla formazione insieme con l’ampliamento dell’area produttiva porteranno nuovi posti di lavoro per i nostri studenti che si affacciano al mondo del lavoro? “L’ampliamento dell’area produttiva ci permetterà di soddisfare in primo luogo le nuove esigenze industriali e migliorare i posti di lavoro esistenti in termini qualità e sicurezza e dare più spazio ai nuovi sviluppi tecnici. Molto probabilmente, anche coerentemente con la nostra politica di crescita, ci potranno essere nel prossimo futuro delle opportunità concrete per ragazzi con una buona preparazione tecnica”. Alcuni momenti della giornata di porte aperte organizzata per gli studenti della SUPSI lo scorso anno

dipendenti dell’azienda, tra cui alcuni ex-studenti della SUPSI stessa. Il messaggio principale che è stato rivolto agli studenti che si stanno affacciando al mondo del lavoro, è l’importanza di crearsi un mix di cultura locale e di internazionalità: in sostanza risulta fondamentale aprirsi la mente e le visioni attraverso la conoscenza di lingue ed esperienze all’estero ma è altresì importante non perdere il legame con le proprie radici. Essere legati al territorio significa anche collaborare, comunicare ed essere trasparenti verso tutti i portatori di interesse locali che vengono direttamente o indirettamente toccati dall’attività dell’azienda. È in quest’ottica che Argor-Heraeus ha sempre cercato di impostare il proprio modo di fare business nel tentativo di prestare attenzione anche alle esigenze degli stakeholder meno direttamente legati al proprio core business. Questa volontà ha spinto negli anni l’azienda a mettere in atto una serie di misure volte a tutelare l’ambiente circostante (inteso in senso ecologico, sociale ed economico) con misure e vincoli autoimposti spesso più stringenti di quelli imposti dalla legge. Ciò è ritenuto di vitale importanza in un business come quello dei metalli preziosi dove spesso non è facile risalire all’origine dei metalli e dove si hanno a che fare con paesi dove garantire sicurezza e rispetto delle regole richiede uno sforzo decisamente superiore alla realtà svizzera. Al fine di sistematizzare e dare conto degli sforzi messi in atto ed aprirsi in maniera trasparente al giudizio degli stakeholder ArgorHeraeus ha deciso di pubblicare nei prossimi mesi un report di sostenibilità in grado di fornire un quadro chiaro, misurabile e confrontabile di anno in anno di qual è l’impatto economico, ambientale e sociale dell’azienda sui propri portatori di interesse. Qualità delle risorse umane, legame con il territorio, orientamento agli stakeholder: sono dunque questi gli ingredienti che ArgorHeraeus mette in campo per la propria crescita. Una crescita che non è soltanto economica ma anche fisica, dal momento che

Nel corso del 2011 pubblicherete il vostro primo report di sostenibilità. Come siete arrivati a questa decisione? “La nostra è una decisione maturata nel tempo. Diversi sono gli impegni e le attività che portiamo avanti ormai da anni per la tutela dell’ambiente e degli aspetti sociali del fare business. Crediamo sia giunto il momento di fare un po’ di ordine in tutte queste attività, per poterle monitorare e misurare e anche per dare a tutti la possibilità di gettare uno sguardo a 360° gradi su chi è e che cosa fa Argor-Heraeus. È una richiesta che ci giunge anche da alcuni grandi clienti, per i quali la rendicontazione di questi aspetti è una realtà ormai consolidata”.

stanno per iniziare i lavori per l'ampliamento dello stabilimento di Mendrisio. Un investimento da oltre 30 milioni di Franchi per porterà al quasi raddoppio dell’area produttiva entro il 2012: un bel modo per festeggiare i sessant’anni tutti ticinesi dell’azienda. Argor-Heraeus SA Via Moree 14, 6850 Mendrisio Tel. +41 91 640 53 53, Fax +41 91 640 80 82 www.argor.com

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Vita dei Soci di Christian Wanner, Business Analyst e redattore economico presso Dun & Bradstreet (Schweiz) AG, specializzato in PMI svizzere e nel loro sviluppo

Volete giocare al domino dei fallimenti?

Christian Wanner

Nel 2010 in Ticino sono fallite 522 aziende. Si tratta di un aumento del 15% rispetto all’anno precedente. L’insolvenza di un’azienda non è spiacevole solo per i vostri collaboratori. Anche i fornitori possono subirne le conseguenze e, nel peggiore dei casi, non riescono più a pagare le proprie fatture. Una verifica dei partner commerciali può dunque risultare essenziale per la sopravvivenza

L’impossibilità di rispettare gli impegni di pagamento si riflette anche sui fornitori. Le fatture insolute restano tali. Il fallimento di un cliente importante può determinare, nel peggiore dei casi, anche il proprio fallimento. Nell’ambito di un’adeguata gestione del rischio, le aziende devono tenere conto anche del pericolo di mancati pagamenti e ridurli al minimo per quanto possibile.

Gestione dei crediti

Le grandi aziende possono contare su reparti contabilità con personale preparato e procedure definite. Tuttavia anche le piccole imprese non dovrebbero rinunciare a un’adeguata gestione dei crediti. A tale scopo è importante regolamentare i processi necessari e gestirli in modo standardizzato. Ciò inizia con la verifica dei nuovi clienti: invece di attendere solo l’assegnazione dell’ordine, sarebbe necessario valutare a priori chi ci si trova di fronte, se si tratta di una vera e propria azienda e chi è autorizzato a firmare. In una seconda fase, bisognerebbe verificare la solvibilità e stabilire un limite di credito nonché le condizioni di pagamento. A tale scopo, sono necessarie informazioni sulla solvibilità come quelle fornite da Dun & Bradstreet (D&B). Una volta ottenuto un ordine, è necessario che sia documentato adeguatamente dal punto di vista legale. Ciò significa che il documento deve essere firmato. In questo modo risparmierete tempo e arrabbiature in caso di mancato pagamento. Se decidete di servire il cliente dietro presentazione di fattura, inviatela immediatamente dopo la consegna della merce o la prestazione del servizio. Stabilite esattamente la scadenza di pagamento della fattura e ricordate sempre che attraverso la fattura avete concesso un credito al cliente adempiendo così alla parte dell’accordo di vostra competenza. Ora sta al cliente rispettare la propria responsabilità nei vostri confronti. La merce fatturata è un regalo finché non viene pagata.

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Fonte: D&B Mai in Svizzera si sono registrati tanti fallimenti come nel 2010

Evitare problemi di liquidità

Forse conoscete la situazione: un pagamento non arriva quando dovuto. Aspettate a sollecitare per non irritare se non addirittura perdere un buon cliente. Evadete ulteriori ordini nonostante i mancati pagamenti, perché finora il cliente ha sempre saldato i propri debiti. E sono proprio le fatture insolute a spingervi ad accettare altri ordini. In fondo avete degli obblighi finanziari da rispettare. Però il cliente non paga nemmeno la seconda e la terza fattura. Lentamente vi manca l’aria e la liquidità si riduce. Con le migliori intenzioni, ma già con quella sgradevole sensazione allo stomaco, cercate il dialogo e cadete dalle nuvole quando un cliente, con cui siete stati in ottimi rapporti fino a quel momento,


non è momentaneamente il grado di pagare le fattura o dichiara addirittura fallimento. Le cose sono cambiate apparentemente dall’oggi al domani. Ma non siete forse stati un po’ ingenui?

L’individuazione precoce rappresenta la soluzione

Le difficoltà di pagamento si manifestano generalmente con anticipo. I primi sintomi delle difficoltà finanziarie di un’impresa si manifestano in genere già mesi prima. I cambiamenti negativi nel comportamento di pagamento, il sistematico esaurimento del credito o i reclami tattici sono solo alcuni dei molti altri segnali d’allarme cui bisogna prestare attenzione. Per evitare mancati pagamenti da parte di clienti insolventi, è necessario monitorare sistematicamente la solvibilità. In caso di basso rischio, è sufficiente una semplice verifica della solvibilità. Per importi più consistenti, è bene disporre di informazioni commerciali dettagliate, che comprendono, oltre a un estratto dal registro delle esecuzioni, anche indicazioni su partecipazioni, imposte, dati di base riguardanti conto economico e bilancio nonché informazioni sul comportamento di pagamento. Circa l’80% delle perdite è causato dai clienti storici. Un’analisi del portafoglio clienti e un monitoraggio costante consentono di individuare in anticipo i numeri negativi. Meglio spendere un po’ di più all’inizio che arrabbiarsi dopo – e perdere tempo e denaro.

Segnali in caso di difficoltà finanziarie • Il vostro partner commerciale supera spesso i termini di pagamento concordati? • I limiti di credito concessi vengono superati costantemente? • Negli ultimi tempi avete dovuto sollecitare continuamente i pagamenti? • Il cliente ha cambiato banca improvvisamente e apparentemente senza motivo? • L’azienda sta chiudendo succursali e filiali? • L’azienda opera riduzioni di personale? • Negli ultimi tempi si verifica una forte alternanza nel management? • Si verificano reclami inutili da parte del cliente (reclami tattici)? I reclami frequenti e apparentemente immotivati hanno spesso lo scopo di ritardare il pagamento • Il volume delle ordinazioni è cambiato significativamente? Un tale cambiamento può eventualmente significare che il cliente non riceve più merce da altri fornitori o che ha subito una forte riduzione del fatturato • Il cliente offre i propri servizi a prezzi inadeguati per il mercato? Una presenza aggressiva sul mercato (ad esempio offerte speciali) può indicare che ha bisogno di ordini a ogni costo

Cosa potere fare dunque concretamente se un cliente lascia scadere il termine di pagamento senza saldare le fatture? Innanzi tutto dovreste inviare un sollecito subito dopo la scadenza del pagamento e pretendere dal cliente un impegno vincolante riguardo alla data di pagamento. Al massimo dopo il secondo sollecito è opportuno contattare un partner per il recupero crediti o un consulente legale e concordare la strategia successiva. La gestione dei crediti insoluti richiede tempo e nervi saldi. Ricorrendo a un aiuto professionale, avrete la possibilità di concentrarvi sulla vostra attività principale e di incassare i vostri crediti più rapidamente e con maggiori possibilità di successo.

Attività all’estero delle PMI

Le aziende attive all’estero dovrebbero collaborare con società di informazioni commerciali e partner per il recupero crediti che abbiamo maturato un’esperienza internazionale. Anche in questo caso bisogna sapere con chi si intende trattare e se il contatto è solvibile. È inoltre necessario tenere in considerazione i rischi dei diversi paesi e le abitudini di pagamento. In qualità di maggiore fornitore di informazioni commerciali B2B con una banca dati internazionale che contiene più di 180 milioni di aziende, D&B fornisce tutte queste informazioni da un’unica fonte. Sia per le esportazioni che per le attività sul territorio nazionale è vitale verificare i partner commerciali potenziali e acquisiti e gestire adeguatamente i crediti. Ciò consente inoltre di aumentare il fatturato e i ricavi riducendo al minimo i rischi.

Informazioni su D&B D&B fa parte del Gruppo Bisnode e della rete mondiale D&B, leader delle informazioni economiche e delle valutazioni aziendali. Aziende di tutti i settori utilizzano i dati e le soluzioni di D&B per verificare la solvibilità, per acquisire nuovi clienti e per agire strategicamente nel settore strategico degli acquisti. Tale attività è fondata sul database D&B, contenente informazioni su oltre 1 100 000 aziende svizzere e su oltre 180 milioni di aziende in tutto il mondo. Nella valutazione della solvibilità delle aziende sono contenute anche informazioni rispetto alle loro abitudini di pagamento. A tale scopo nella sola Svizzera D&B valuta annualmente circa 9 milioni di fatture. Dun & Bradstreet (Schweiz) AG Corso Elvezia 22 6900 Lugano Tel. +41 91 922 51 13 Fax +41 91 922 51 14 www.dnb.ch Studio D&B sull'argomento trattato in questo testo: www.dnb.ch/htm/388/it/Anno-record-con-37-682-nuoveaziende-e-6204fallimenti.htm?Article=21531

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Vita dei Soci di Emanuela Capra, Branch Manager Luisoni Consulenze Professionali SA

Gestione del rischio nelle risorse umane La valutazione del personale in posizioni particolarmente esposte

Emanuela Capra

«Assunto o promosso per le ottime qualifiche professionali, licenziato per ragioni personali». Una frase sussurrata che, tuttavia, si sente ripetere con sempre maggior frequenza. Ci sono metodi per ridurre il rischio di errata valutazione

La fiducia è importante

Sicurezza assoluta

Security Check

Una premessa è d’obbligo: un livello assoluto di sicurezza non è possibile. I fattori in gioco sono molteplici e i valori differiscono a seconda degli individui, così come la composizione dei team e i differenti influssi derivanti dall’ambiente circostante. Abbiamo a che fare con persone e ciascun individuo è unico e irripetibile!

Un problema che riguarda molti

Al giorno d’oggi quasi ogni impresa deve tuttavia confrontarsi con i rischi correlati alla gestione di dati riservati, l’inoltro di informazioni confidenziali o ancora la (mancanza di) lealtà dei propri collaboratori. Non si tratta naturalmente di un problema emerso solamente a seguito delle recenti indiscrezioni nel settore bancario. Come è però possibile affrontare correttamente un tale potenziale di rischio?

Assessment

Ciascuna azienda esegue analisi e valutazioni, fin dal primo esame degli allegati inviati dal candidato insieme alla propria domanda di impiego. Seguono quindi i colloqui, ulteriori valutazioni, la richiesta di referenze e l’utilizzo di test. In determinati casi si ricorre perfino a strumenti di valutazione personalizzati. Ciononostante, è solamente tramite un procedimento chiaro e mirato che si possono ottenere i giusti risultati.

Chiarezza

Per ridurre il rischio di selezionare un collaboratore sbagliato devono essere soddisfatte alcune condizioni di base. Il profilo della posizione e dei relativi requisiti devono contenere elementi che descrivano appropriatamente le modalità di comportamento attese. L’ideale è la definizione di un preciso modello di competenze. Oltre a ciò i valori culturali dell’impresa e la sua strategia devono essere esplicitati in maniera chiara e trasparente.

Chiarimenti specifici

In armonia con tali principi di base segue la fase relativa ai chiarimenti specifici. La situazione di partenza consiste in un colloquio strutturato, durante il quale vengono esaminati i principali aspetti e, a seconda del potenziale di rischio, vengono impiegati in forma selettiva ulteriori elementi.

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Il difficile compito di valutare in maniera precisa collaboratori attuali e potenziali può fortemente inibire o rendere perfino del tutto impossibile un rapporto di fiducia. La soluzione migliore consiste pertanto nell’intervento di esperti esterni, che non solo vengono di norma meglio accettati dai candidati, ma garantiscono neutralità e professionalità. Per questo offriamo ai nostri clienti il «Security Check Package». Per ciascuna situazione elaboriamo insieme al committente un pacchetto di misure personalizzate. Come regola vengono individuati tre livelli di sicurezza: Livello A: p  er tutto il personale con funzioni esecutive Livello B: per il personale con accesso a dati riservati o a contatto con la clientela Livello O: per tutto il personale incaricato di compiti particolarmente delicati o con funzioni direttive

Valore aggiunto La corretta valutazione delle persone costituisce un passaggio di importanza fondamentale: decisioni errate in questa sede possono infatti essere causare gravi danni in seguito, dal punto di vista finanziario, per l’immagine dell’azienda e per la qualità delle prestazioni. Un processo di selezione completo e professionale rappresenta un investimento importante e sicuro. Elementi informativi specifici

• C  ontrollo della documentazione originale (certificati, diplomi, referenze, passaporto, ecc.) • Attestazione di residenza • Estratto del casellario giudiziale • Estratto del registro delle esecuzioni e fallimenti • Situazione finanziaria • Ricerche in Internet (quali informazioni si trovano sul candidato in Google, Xing, Facebook ecc.) • Giudizio critico esterno sulla documentazione fornita dal candidato • BEI (Behavioural Event Interview) neutrale, incentrato sugli aspetti di rilievo per la sicurezza • Personality Check da parte di una psicologa (individuazione di qualità specifiche personali) • Security Assessment (assessment individuale incentrato sugli aspetti critici di rischio) Luisoni Consulenze Professionali SA via Balestra 9 6900 Lugano Tel. +41 91 911 30 00 Fax +41 91 923 55 43 www.luisoni.ch


Vita dei Soci

LUGANONAUTICA, ANCORA TEMPO PER ISCRIVERSI! Dal 17 al 20 marzo 2011 appuntamento per addetti ai lavori e amanti della nautica sulle sponde del Lago Ceresio. A Lugano, tra centro esposizioni e porto comunale, tanto spazio a disposizione e tantissimi visitatori attesi. La manifestazione è organizzata da ISICOM SA

Siete ancora in tempo per decidere di partecipare ad una delle vetrine internazionali di settore più prestigiose e di successo. La kermesse, per il quarto anno, si propone come esposizione privilegiata per presentare al pubblico tutte le ultime novità in campo nautico. A partire dai modelli “classici”, che valorizzano in special modo i cantieri del Ticino e del comasco, per arrivare alle ultime e fiammanti novità pensate e realizzate dai costruttori, compresi accessori di ogni genere che tengono conto di nuove soluzioni ambientali, tecnologiche e di sicurezza. Imbarcazioni, accessori e servizi: a LuganoNautica non manca davvero nulla! Con la splendida cornice del Lago di Lugano, i 12’000 mq espositivi hanno accolto, edizione dopo edizione, espositori appartenenti al mondo del diporto marino e lacustre, molti tra i più noti brand internazionali e nazionali con yacht di piccole e medie dimensioni.

barche in prima persona, fatto sempre molto gradito ai probabili acquirenti. Geograficamente, Lugano si colloca in un punto strategico, riuscendo a “pescare” dal grande e vicino mercato italiano, e da quello locale, dove (non si deve dimenticare) la popolazione ha un reddito mediamente elevato. La vicinanza ad altri importanti laghi, oltre ad affacciarsi sul Ceresio, è un ulteriore punto di forza per LuganoNautica, che gode di una posizione privilegiata ed unica. Le novità per l’edizione 2011 non mancheranno e presto verrà reso noto il calendario di eventi legato alla manifetsazione. È certa, intanto, un’importante conferma: la preziosa partnership con MOTONAUTICA, LIFESTYLE MAGAZINE e MARINA&LIFESTYLE MAGAZINE, importanti riviste che confermano la loro presenza e il loro sostegno alla manifestazione.

Appuntamento alle porte della primavera

La quarta edizione di LuganoNautica si svolgerà da giovedì 17 a domenica 20 marzo 2011, inaugurando la bella stagione, e riproponendosi come appuntamento imperdibile per gli amanti del settore, ma anche per molti cittadini che spesso scelgono Lugano e le sue sponde per trascorrere qualche giorno da turisti sulle sponde di uno dei laghi più affascinanti d’Europa.

I punti forti di LuganoNautica

Per maggiori informazioni vogliate contattare la Segreteria organizzativa: ISICOM SA Via Gemmo 11 6900 Lugano Tel. +41 91 682 49 35 info@isicom.ch www.isicom.ch www.luganonautica.ch

LuganoNautica mantiene il suo peculiare tratto distintivo: l’esposizione di barche sia al chiuso che in acqua, continua a dare la possibilità ai visitatori interessati ai prodotti di provare le

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Vita dei Soci di Lorenza Bernasconi, Marketing Manager Gruppo Sicurezza SA

LIBERI DI SENTIRSI SICURI

Lorenza Bernasconi

La sicurezza (dal latino "sine cura": senza preoccupazione) può essere definita come la "conoscenza che l'evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati". In termini più semplici è: sapere che quello che faremo non provocherà dei danni. La sicurezza totale si ha in assenza di pericoli (fonte Wikipedia). Questa definizione crea un legame indissociabile tra sicurezza e prevenzione. Quest’ultima è raramente considerata per i suoi reali effetti benefici, bensì sottovalutata perché invisibile, intangibile, non calcolabile e incriminata nell’immaginario collettivo come coercitiva e subordinata a delle rigorose abitudini ed intensi allenamenti. Contrariamente a quanto sostenuto, la prevenzione è l’unico comportamento atto a renderci liberi e spensierati nelle azioni della vita quotidiana, perché genera in primo luogo consapevolezza. La tecnologia aiuta certamente a sentirci più sicuri nell’attuale società moderna, caratterizzata da dinamismo e movimento, nella quale oggi è già ieri e ciò che conta è solo domani. Dall’istante in cui la frenetica giornata volge al termine, si ritorna ad una filosofia della lentezza recuperando attimi di pace nell’intimità e nella protezione del proprio nido, laddove si conservano i cimeli del passato ed i ricordi del presente. La casa diventa il posto sacro, la cattedrale inviolabile, luogo di calma e di espressione della libertà e della sicurezza, spazio intimo e concentrato di pace protetto dalle mura domestiche, luogo in cui gli oggetti cari e preziosi sono al centro del nostro interesse. La ricerca individuale di sicurezza è ancora più vitale, imperiosa ed universale. Si trasforma in stato d’animo che condiziona il benessere generale, sensazione che quando non c’è destabilizza tutto l’essere, rende incerti, timorosi, come se d’improvviso si iniziasse a respirare da una cannuccia, centellinando ogni respiro. Il tema della sicurezza è universalmente promosso da tutti e ritenuto fondamentale per ogni essere umano. È un necessario argomento nella politica per assecondare le esigenze del cittadino, nell’economia per incentivare la crescita, nella cultura per permettere la divulgazione ad ampio raggio, nell’educazione per offrire saperi differenti e democratici. Una società sicura incentiva il sapere, gli scambi culturali e commerciali, è un ottimo terreno per la diffusione di idee e concetti nuovi, per l’evoluzione, il benessere. Contrariamente, una società insicura crea isolamento, scarsità di risorse, stagnazione, deperimento, depressione, paura. L’avvento di Internet e delle nuove tecnologie di comunicazione, ha sicuramente incrementato l’acquisizione di sapere e d’informazione, permettendo ad ogni individuo di

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essere connesso al mondo “reale” tramite telefoni cellulari, smartphones, … Tale aspetto ha indubbiamente influenzato positivamente i modi di vita, ma non sempre ha aiutato l’individuo a sentirsi più sicuro, anzi ha causato confusione, esibendo sulla vetrina virtuale svariate tipologie di prodotti “destinati alla sicurezza”. Quest’ultimi, se acquistati senza essere supportati da concetti seri e professionali, rendono vano ogni tentativo di sicurezza. L’utente si ritrova dunque nella confusione, nell’impossibilità di scegliere il miglior prodotto tra un’infinità di articoli innovativi e indispensabili, dando vita ad un’incolmabile percezione di insicurezza. Un’altro fenomeno destabilizzante, è caratterizzato dal mutamento della sicurezza nell’ultimo decennio; difatti dal nostro “Osservatorio Locale” fondato nel lontano 1980, abbiamo assistito ad un radicale incremento dei fruitori della sicurezza. Allora, se tra i nostri maggiori clienti raffiguravano principalmente istituti bancari di grandi e medie dimensioni, musei e gioiellerie, nell’ultimo decennio si sono manifestati nuovi utenti esponenti di vari settori professionali quali industrie, superfici commerciali, istituti bancari di piccole dimensioni, proprietari e affittuari di ville, residenze primarie e secondarie, appartamenti. La necessità di sicurezza si è dunque propagata a macchia d’olio a numerose categorie sociali e professionali, replicando prontamente all’incremento ed alla mutazione della delinquenza. Difatti, un’interessante chiave di lettura è resa nota dalle statistiche annue pubblicate dalla Polizia Cantonale (www.polca.ti.ch/ statistiche) nelle quali sono riportati rappresentativi indicatori quali il numero dei furti, i settori e le regioni maggiormente colpite, le tipologie di armi utilizzate. Il nostro Gruppo è sicuramente uno dei primi ad aver proposto e consigliato concetti di sicurezza basati sulla prevenzione, integrando scelte di soluzioni ottimali e scalabili ad ogni settore professionale, istituzionale o privato, soddisfacendo con efficacia ogni esigenza e grado di sicurezza. Questo rimane il nostro obiettivo. Con questo auspicio siamo al vostro fianco, giorno dopo giorno, nel vasto ed intrigante mondo della sicurezza, infondendovi la certezza che sicurezza è prima di tutto libertà. Gruppo Sicurezza SA via Cantonale 6805 Mezzovico Tel. +41 91 935 90 50 Fax +41 91 935 90 59 info@grupposicurezza.ch www.grupposicurezza.ch


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Ticino Business  

n. 01 - Gennaio/Febbraio 2011

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