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nr. 6 / Lug. / Ago. 2013

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Sommario

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Luglio / agosto 2013 Strong opinion Editoriale Contromano Il Tema Ospite Ospite Ospite Biblioteca liberale Attualità Attualità Attualità Eventi Eventi Eventi Switzerland Global Enterprise Commercio estero Fiere internazionali Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci Vita dei Soci nr. 6 / Lug. / Ago. 2013

MEDIAZIONE COMMERCIALE MEDIAZIONE IN AZIENDA zati due strumenti ancora poco utiliz

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Grand Prix della montagna L’aeroporto e le scelte politiche Prezzi, legge e cartelli, più concorrenza e meno interventismo Conflitti aziendali: mediare è meglio che ignorare

10 Per risolvere un conflitto occorre cambiare modo di pensare e d’agire: così facendo l’azienda può crescere come insieme e trarne vantaggio 12 Gestione dei talenti, prevenzione dei conflitti e incremento della motivazione: alle PMI occorre una gestione integrata delle HR 14 Mediazione commerciale e mediazione in azienda: due strumenti ancora poco utilizzati 15 La società dell’intrattenimento e la banalizzazione della cultura 17 Pasta, riso e petrolio: vittime o beneficiari della speculazione? 18 Una politica del personale orientata al benessere dei dipendenti 20 Continua la crescita dell’abbonamento Arcobaleno 21 Come prendere il toro per le corna: ecco le opportunità che presenta la Spagna 25 L’internazionalizzazione delle aziende 29 AEO: la qualifica di operatore economico autorizzato 30 Novità sul commercio estero 34 Swiss made lontano dalle aziende? 35 I prossimi appuntamenti 36 Frigerio SA 38 Casale Group 40 Resort Collina d’Oro 42 FAULHABER MINIMOTOR SA 44 MONDINI ENGINEERING SA 46 TICINOMODA 47 FPCE 48 Luisoni Consulenze SA 49 Bolliger & Tanzi SA 50 Lui.is 51 ARGOR-HERAEUS SA 52 Bancadati.ch SA 53 Electronic Studio SA 54 LM Europe SA

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Impressum Editore: Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino, Lugano Redattrice responsabile: Lisa Pantini Comitato redazionale: Franco Ambrosetti, Luca Albertoni, Rinaldo Gobbi, Lisa Pantini, Simona Morosini Marconi, Marco Passalia e Mercedes Galan

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Redazione: Cc-Ti, Corso Elvezia 16, 6900 Lugano Tel. +41 91 911 51 11 Fax +41 91 911 51 12 pantini@cc-ti.ch www.cc-ti.ch Pubblicità: Pubblicità Sacchi, C.P. 558 6928 Manno Tel. +41 91 600 20 70 info@pubblicitasacchi.ch www.pubblicitasacchi.ch

Stampa: TBS, La Buona Stampa sa via Fola 11, Pregassona (Lugano) Diffusione: Tiratura: 2’500 copie Abbonamento gratuito per i soci Cc-Ti Abbonamento supplementare: - CHF 50.- annuo - per i non soci CHF 70.- annuo (+ IVA) Frequenza: Ticino Business è pubblicato in 10 numeri annuali


Strong Opinion di Franco Ambrosetti, Presidente della Cc-Ti

Grand Prix della montagna

Quando ha accettato di diventare Presidente del PLRT, immerso nella crisi più profonda della sua storia dal ‘45 a oggi, Rocco Cattaneo sapeva di aver scelto una gara ciclistica a cronometro in salita. Ha raccolto un partito che da vent’anni perdeva consensi senza che qualcuno pagasse per gli insuccessi, spaccato per finte ragioni ideologiche che già di loro non avrebbero posto in un consesso volto a difendere la Ragione contro i dogmi, diviso sulle strategie economiche fondamentali per il Paese in funzione di interessi personali o di gruppo, in balìa di fazioni poco rispettose del dissenso, implacabile con i dissidenti e tenero con i fedelissimi cui la strada verso carriere di successo era pressoché garantita. Questo partito vanamente intento a trovare la quadratura del cerchio fra libertà ed eguaglianza, che tutt’ora si ostina a distinguere politicamente Sopraceneri e Sottoceneri neanche fossimo la Corea, era destinato al declino. Certo, quando si è il primo partito, quando si detiene molto potere perché i numeri ci sono, è un attimo perdere simpatie e trovare nemici o false amicizie. Ma ciò non basta a spiegare il declino lento, costante, quasi lineare, subìto senza che le forze di cui il partitone disponeva intervenissero con determinazione e magari con rabbia a interrompere la spirale nefasta, dolorosa, assurda che ci ha portato fin qui. Il nuovo Presidente è un imprenditore. Uno che gioca i soldi suoi, merce rara in un mondo popolato da manager. Non scambia causa ed effetto o meglio il fine con il mezzo. Sa che il profitto è un mezzo per assicurare una strategia vincente all’azienda e non il fine. È per natura della nostra professione un uomo pragmatico. Ecco perché si arrabbia quando i patti non vengono rispettati come sta avvenendo con la Road Map. Si preoccupa perché il deficit cantonale che cresce leva risorse all’economia privata, appesantisce la situazione economica e rischia di portare, più prima che poi, ad un aumento della fiscalità magari attraverso il moltiplicatore cantonale. Inutile dire che quando lo Stato parla di moltiplicatore vuol dire che i suoi buchi li dobbiamo tappare noi, pagando più tasse. A noi toccherà pure risanare il debito della Cassa Pensione dei dipendenti statali. Due miliardi! Che ovviamente lo Stato non ha. Per cui a che santo rivolgersi se non a San Cittadino? Il Presidente ha una concezione delle finanze, non importa se statali o private, caratteristiche di quell’etica imprenditoriale che grande ha fatto l’occidente

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libero. I debiti si pagano. E se fino a ieri la crescita ha permesso di aumentare la spesa senza troppo affanno, oggi non è più il tempo delle mele. O delle vacche grasse. Pur essendo contenuto rispetto al PIL, il debito che abbiamo accumulato ha il grave difetto di essere strutturale. Non è dovuto alla congiuntura negativa, non è di origine keynesiana, non è spesa pubblica volta a creare lavoro con investimenti produttivi. È causato da una struttura troppo grande per noi. Troppi compiti attribuiti al Cantone hanno fatto lievitare l’organico. Bene fa il Presidente a lamentarsi che nessuno parla più dei compiti dello Stato, causa primaria del dissesto. Saverio Lurati in televisione, a proposito dell’attività del Governo ha detto che si dovrà smettere di gestire la routine quotidiana per iniziare a occuparsi di riforme. A proposito della revisione dei compiti ha aggiunto che prima o poi qualcuno dovrà uscire allo scoperto e sporcarsi le mani ma questo a qualcun altro farà male. In realtà a poco meno di un anno e mezzo dalle elezioni, mi pare altamente improbabile che in Governo o in Parlamento ci si decida per riforme vere e significative... Noi appoggiamo fermamente e con convinzione il Presidente nel suo difficile impegno che molto ricorda la fatica di Sisifo. Pensiamo inoltre che per raggiungere gli obbiettivi prefissati sia utile introdurre principi di gestione aziendale nella metodologia con cui l’amministrazione pubblica intende risolvere i problemi. Oggi si formano gruppi di lavoro e commissioni, spesso troppo affollate per via di una tacita par conditio con persone scelte in base a criteri partitici e non di merito, con il risultato di mortificare l’efficienza e rallentare la ricerca della soluzione. Le lungaggini fanno in modo che col tempo il problema si sfilacci, divenga inafferrabile, come se evaporasse, sembra non più esistere e a furia di discuterne è sparito. Ross Perot, imprenditore più volte candidato alla Casa Bianca, quando se ne andò dal Consiglio di Amministrazione della General Motors sbattendo la porta, motivò il suo clamoroso gesto dicendo: “In Texas, quando vediamo un serpente, gli spariamo. Alla GM, quando vedono un serpente, innanzitutto convocano un consulente in serpenti”. Speriamo vivamente che il Presidente e il PLRT sostengano questa cultura dell’efficienza affinché il destino riservato alla revisione dei compiti dello Stato non si sciolga nella palude della burocrazia.


Editoriale di Luca Albertoni, Direttore della Cc-Ti

L’aeroporto e le scelte politiche

Qualche tempo fa nel quotidiano romando «Le Temps» è apparso un articolo che recitava: “A Sion un piccolo aeroporto che mira al gran lusso”. Con intervista al Direttore dell’aeroporto che illustrava l’intenso traffico di jet privati nei cieli vallesani, quasi 300 movimenti giornalieri nelle giornate prefestive. Un andirivieni di piccoli e medi aerei che trasporta uomini e donne d’affari e turisti di tutto e da tutto il mondo. Inoltre, da Sion una compagnia di elicotteri la Heli-Alpes trasporta passeggeri fino a Verbier, Montana, Gstaad ma anche Cannes, Parigi ecc.. Dal 2005, anno di fondazione della compagnia, la cifra d’affari continua a crescere. Anche il piccolo aeroporto di Sion non cessa di crescere. Le compagnie private che vi fanno capo sono una settantina, fra cui “Netjets” la più grande società di aerei d’affari del mondo. Sion, come Lugano, possiede una delle 4 concessioni internazionali per aeroporti regionali svizzeri. Senza file di attesa alla dogana, i turisti raggiungono le stazioni vallesane ma anche Gstaad e l’Alta Savoia. Il trasporto aereo li incoraggia ad acquistare una residenza nella regione beneficiando dei numerosi vantaggi della realtà elvetica. Non è un caso ad esempio che la tradizionale presenza di inglesi a Verbier non sia più solo di tipo turistico, ma anche di persone che vi hanno stabilito la residenza principale, pur continuando a lavorare in parte a Londra. Nonostante queste evoluzioni positive, l’aeroporto di Sion è deficitario. Ogni anno perde infatti circa un milione di franchi che sono coperti per metà dalla città di Sion e per l’altra metà dal Canton Vallese. Sì, avete letto bene. La politica vallesana ha deciso di garantire la copertura del deficit, dimostrando notevoli coraggio e lungimiranza e riconoscendo l’importanza del trasporto aereo per il sistema economico cantonale. L’aeroporto è considerato un biglietto da visita ed un eccellente vettore di immagine per il Cantone e per questo motivo Jean-Michel Cina, Consigliere di Stato vallesano, responsabile dell’economia e del turismo, ha chiaramente sottolineato come non vi siano dubbi sull’utilità dell’in-

tervento pubblico a favore di una struttura ritenuta, a ragione, essenziale per il funzionamento di varie realtà imprenditoriali, industriali e turistiche. Non vi è stata alcuna paura di compiere questo passo e le riflessioni di sviluppo vanno chiaramente nella direzione di aumentare il traffico aereo, unico modo per ottenere profitti, visti i costi di gestione molto elevati di un aeroporto. La volontà di costruire nuovi hangar finanziati da investitori privati è chiaramente data, in modo da creare investimenti che possano poi alleggerire la parte di sovvenzione a carico dello Stato. Il fatto di poter contare su uno scalo piacevole, gradevole, funzionale e di facile accesso è un fattore importante e gli utenti sono disposti a spendere qualcosa in più per avere la qualità. Parole del Direttore dello scalo vallesano, che ha pure sottolineato come i nuovi hangar possano servire da posti di stazionamento per le compagnie aeree che cercano una base al centro dell’Europa. Dato che tali posti sono merce rara per l’intasamento di molti aeroporti, è ipotizzabile con un buon grado di certezza che la clientela aumenterà nei prossimi anni. Legittimo chiedersi se quanto esposto non calzi a pennello anche per l’aeroporto di Lugano. Quali sono le differenze sostanziali con la realtà vallesana? In sostanza, una sola: la scarsa sensibilità generalizzata verso il trasporto aereo, che impedisce decisioni politiche coraggiose volte investire in un’infrastruttura che, se magari anche deficitaria, serve allo sviluppo di molti settori economici e quindi a tutto il Ticino. E quindi una spesa diventerebbe un investimento dagli effetti positivi forse non immediatamente visibili ma concreti. Non abbiamo meno “atouts” degli amici vallesani, semplicemente non ce li giochiamo altrettanto bene. Purtroppo la paura e le polemiche incombono sempre e paralizzano le possibilità di sviluppo. Fino a quando potremo permetterci questo immobilismo? Temo non più molto a lungo.

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Contromano di Alessio Del Grande

Prezzi, legge e cartelli, più concorrenza e meno interventismo

Secondo gli ultimi indici di Eurostat, i prezzi in Svizzera sarebbero più cari, del 30% sino ad oltre il 50%, a dipendenza dei prodotti, rispetto alla media degli altri Paesi europei, in particolare con quelli ai confini della Confederazione. Una realtà sotto gli occhi di tutti e anche oggetto dell’attuale dibattito sulla revisione della legge dei cartelli, nel quale più voci hanno invocato misure adeguate per combattere le cause che hanno fatto della Svizzera “l’isola dei prezzi elevati”. Per gli ambienti economici la libera concorrenza è la condizione vitale per una sana economia di mercato e per salvaguardare la competitività del nostro sistema produttivo, perciò sono più che mai aperti ad una modernizzazione del diritto sui cartelli. C’è anche da ricordare, però, come ha evidenziato un recente rapporto dell’Iwsb, Istituto di studi economici di Basilea, che le differenze dei prezzi svizzeri, rispetto sempre a quelli dei Paesi vicini, non sono solo e necessariamente riconducibili a degli abusi o a degli illeciti nel sistema della concorrenza. Su di essi incidono in modo determinante fattori quali il nostro elevato potere d’acquisto, indice a sua volta del successo economico svizzero, e le scelte dei consumatori. Aspetto questo da non trascurare nell’ambito della riforma della legge sui cartelli. Le disposizioni attuali sono il risultato dei radicali cambiamenti nell’impianto legislativo intervenuti negli ultimi 50 anni, ossia dalla prima legge sui cartelli, che risale al lontano 1962 e, quindi, allora ben lontana da una moderna visione della concorrenza. Visione che diventa, invece, l’elemento centrale nella riforma del 1995, che ha avuto proprio l’obiettivo di predisporre le misure necessarie per un’estesa quanto incisiva protezione della concorrenza. Con questa riforma la competenza in

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materia è passata dal Dipartimento delle Finanze alla Commissione della concorrenza e si è pure riorganizzato il diritto sulla concorrenza sulla base di tre principi, per cui sono illeciti: gli accordi aziendali che ostacolano notevolmente la concorrenza e che non sono giustificabili con motivi di efficienza economica, come pure quelle intese il cui effetto è di eliminare una concorrenza efficace, e i comportamenti abusivi di imprese dominanti sul mercato. Inoltre, si stabilisce che possono essere vietate, oppure autorizzate ma solo a determinate condizioni, le concentrazioni di aziende che creano o rafforzano una posizione dominante sul mercato. Su questo importante aggiustamento legislativo si è innestata la revisione parziale della legge del 2003. Un altro passo importante che introduce misure non da poco con il rafforzamento dei mezzi a disposizione della Commissione della concorrenza e del suo segretariato. Difatti, sono previste sanzioni dirette per punire gravi violazioni al diritto della concorrenza dal momento del loro accertamento e non più solo nei casi di reiterazione. Per di più si attribuisce alle autorità competenti per la concorrenza la possibilità di effettuare delle perquisizioni. Con la riforma ora in discussione si vogliono colmare alcune lacune riscontrate negli ultimi anni nella legge e migliorarne pure le procedure istituzionali. Nel suo messaggio del febbraio dell’anno scorso, il Consiglio federale ha proposto dei notevoli cambiamenti: saranno vietati, se non motivati da ragioni di efficienza economica, tre tipi di accordi cartellari orizzontali e due verticali; si prevedono anche l’istituzione di un’Autorità della concorrenza con statuto autonomo e di un Tribunale della concorrenza, collegato al Tribunale amministrativo federale, e l’introduzione di una


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“compliance defence” per incentivare le imprese nel prevenire eventuali violazioni del diritto dei cartelli. Purtroppo, sia nel corso della consultazione che del dibattito politico, sono emerse talune posizioni che vorrebbero andare ben al di là degli obiettivi prefissati dal governo, quali, ad esempio, misure per compensare gli effetti del cambio euro-franco (cosa che chiaramente non riguarda il diritto dei cartelli) o prefigurando addirittura una sorta di regolamentazione statale dei prezzi per combattere i comportamenti abusivi. Contro questi abusi basta la legge attuale. Come dimostra il fatto che qualche mese fa la Commissione della concorrenza ha inflitto una multa di 156 milioni di franchi alla BMW per aver ostacolato delle importazioni dirette e parallele, a cui ha fatto seguito poco dopo l’auto denuncia alla Commissione di un altro grande gruppo d’importazione di auto. Dunque, gli attuali strumenti legislativi, se applicati, funzionano eccome, per combattere comportamenti e accordi abusivi che tendono a creare nicchie isolate o protette di mercato, alterando il meccanismo della libera concorrenza e provocando un aumento ingiustificato dei prezzi. Ciò non toglie che ulteriori miglioramenti della legge siano necessari, ma devono essere esclusivamente finalizzati a potenziare la concorrenza, non ad aprire, invece, varchi all’interventismo statale in uno degli snodi più nevralgici dell’economia.

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Il tema di Alessio Del Grande

Conflitti aziendali: mediare è meglio che ignorare Tema di grande attualità, dibattuto anche nell’evento della Cc-Ti del 27 maggio scorso. Durante questo Business Breakfast infatti si è parlato della mediazione e dell’importanza di trattenere i talenti in azienda, con anche una parte specifica dedicata alla mediazione commerciale, utile strumento di cui parliamo pure in questo numero. Sono intervenuti Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti, Liala Cattaneo, Coordinatrice del Laboratorio di psicopatologia del lavoro, e Guido De Carli, Direttore ARU SA. Trovate nelle seguenti pagine delle interviste dedicate a queste tematiche Che sia finalizzata alla soluzione bonale di controversie commerciali oppure a risolvere conflitti interni all’impresa, fra imprenditori e collaboratori o soltanto tra quest’ultimi, la mediazione è ormai uno strumento efficace, quanto indispensabile, non solo per sbloccare positivamente, ma soprattutto per prevenire, situazioni che potrebbero avere esiti pregiudizievoli per la vita aziendale. Del resto, il mondo del lavoro e dell’organizzazione produttiva in questo ultimo decennio sono stati investiti da profonde e radicali trasformazioni. Cambiamenti che spesso producono incertezza, senso d’insicurezza e una sorta di fragilizzazione dei rapporti e dell’ambiente di lavoro, dovuta anche all’imprevedibilità di una competizione economica internazionale che tiene costantemente sotto forte pressione tutte le aziende. Parole come burnout, stress, mobbing o bossing, sono ormai entrate nel linguaggio corrente e si è andata pure affermando una nuova disciplina, la psicopatologia del lavoro. Ecco perché nelle aziende si sta affacciando sempre più la presenza di nuove figure professionali, come i mediatori, i coach, i mentori o i “conflict navigators” a cui è affidato il compito di assicurare la migliore gestione delle risorse umane, la loro valorizzazione, e di individuare e disinnescare, le possibili fonti di conflitto. Dal profilo della valorizzazione del fattore umano si sono fatti grandi passi avanti negli ultimi anni, sia considerando sempre più il peso dell’intelligenza emozionale nell’attività dell’impresa sia attraverso una gestione integrata delle risorse umane. Gestione che abbraccia le quattro principali dimensioni dell’impresa: la strategia, le risorse umane stesse, la struttura e l’organizzazione, la cultura e lo stile aziendale. Quattro di-

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mensioni strettamente interconnesse tra di loro e che vanno, perciò, professionalmente orientate nella stessa direzione per raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo contesto assume particolare rilevanza il coaching per migliorare le prestazioni professionali e per affrontare efficacemente dei problemi concreti, anche attraverso una specifica assistenza al singolo manager nei molteplici aspetti della sua attività. Lavorare efficacemente su quella componente emozionale che scandisce la quotidianità di ogni impresa, vale a dire su quel tessuto di certezze e timori, di aspettative e delusioni, di comunicazione e relazioni interpersonali, di coesione e promozione del talento, contribuisce in maniera importante anche a prevenire dei possibili conflitti. Conflitti che nella maggior parte dei casi hanno, difatti, una base, una causa emotiva. Ciò non significa che tutti i conflitti siano negativi. Tutt’altro. Essi, a volte, sono la spia di un disagio che se affrontato in modo giusto ha una ricaduta positiva per l’impresa. È anche attraverso i conflitti che si generano quei cambiamenti che rafforzano l’azienda e incentivano nuove opportunità. Importante è capire perché e come nascono i conflitti. Solitamente le origini dei conflitti attengono a diverse aspetti della vita di una impresa: al suo assetto organizzativo, alle mansioni affidate al personale, alle relazioni e alle caratteristiche specifiche dei dipendenti, alla percezione distorta della realtà aziendale. Un insieme di motivi che si articolano in una molteplicità di fattori che se lasciati a se stessi possono degenerare in un’escalation di tensioni, di azioni e reazioni, assai pericolosa. E qui entra in gioco la missione della mediazione aziendale, il


cui primo compito è capire se il conflitto si origina nella sfera dei rapporti interpersonali o se invece esso attiene a problemi organizzativi e strutturali. Anche la decisione se affrontare o ignorare un conflitto rientra nell’analisi dei costi e dei benefici, certamente non solo economici, per l’impresa. Occorre, perciò, valutare se costa di più accettare o risolvere il conflitto, quali possono essere le conseguenze nell’uno o nell’altro caso, così come il suo impatto reale sull’ambiente di lavoro e nelle relazioni tra il personale. Un insieme di elementi da ponderare bene. Una cosa, però, è

certa, è inutile illudersi che i conflitti si risolvano da soli o che basti il passare del tempo per sopirne le cause. Il più delle volte disagio e risentimento continuano a covare sotto la cenere, per poi esplodere con inaspettate quanto devastanti fiammate. E per sbloccare positivamente una situazione conflittuale, sia che essa scaturisca da ragioni riconducibili all’organizzazione dell’impresa sia che riguardi rapporti interpersonali, bisogna dunque agire rapidamente e con quella professionalità ormai riconosciuta agli specialisti di mediazione aziendale.

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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Liala Cattaneo, Coordinatrice del Laboratorio di psicopatologia del lavoro, Viganello

Per risolvere un conflitto occorre cambiare modo di pensare e d’agire: così facendo l’azienda può crescere come insieme e trarne vantaggio Liala Cattaneo

In che misura i conflitti all’interno di un’azienda possono avere anche un significato ed un’evoluzione positiva? “Il conflitto ha spesso una connotazione negativa. Si ritiene debba essere eliminato ad ogni costo dalla vita privata e dai contesti organizzativi. I conflitti invece rientrano nella normale fisiologia dei fenomeni sociali. Hanno la capacità di generare cambiamento attraverso le divergenze. Se utilizzati saggiamente e in modo costruttivo, i conflitti mobilitano le energie, evitano la stasi, favoriscono la creatività e la produttività, mostrano i problemi, consentono di conoscere la propria personalità e quella degli altri, sono fonte di rinnovamento, rafforzano i gruppi e modificano le alleanze, consentono lo sviluppo di nuove opportunità e di soluzioni creative”. Solitamente quali sono le cause o le carenze sul piano organizzativo che innescano dei conflitti? “Le cause all’origine dei conflitti sono molto varie e dipendono da vari fattori. A livello organizzativo, i fattori di rischio sono legati ad esempio ad uno stile di leadership troppo autoritario o assente, ad una struttura delle mansioni o dei compiti complessa o poco chiara, a grandi dimensioni dei gruppi con la conseguente formazione di sottogruppi con finalità contrastanti, ad una composizione eterogenea dei gruppi negli atteggiamenti, nei valori, negli interessi, negli stili personali, a risultati negativi in ambienti ad elevata competitività, ad una comunicazione inefficace o poco etica. Ci sono inoltre fattori strettamente legati al compito da svolgere, quali mole di lavoro elevata (stress), caratteristiche del lavoro (monotonia) e mancanza di controllo sul proprio lavoro (qualcun altro decide come, quando, dove e in quanto tempo svolgere il proprio lavoro). Non dimentichiamo infine i fattori legati all’ambiente socio-economico dell’azienda, come ad esempio l’elevata competitività, la cattiva salute economica dell’azienda, la mancanza di una cultura aziendale, che possono innescare dinamiche conflittuali a causa del clima di tensione e di precarietà che permea l’ambiente lavorativo”.

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E su quello più strettamente personale dei dipendenti rispetto ai loro compiti o all’ambiente del lavoro? “Un elemento importante da considerare è che ogni gruppo di lavoro ha per caratteristica fondamentale l’uniformità all’interno dello stesso contesto (azienda) e di uno stesso compito (funzione). Chi non vive l’azienda in modo conforme (cioè come la vivono gli altri) o svolge la propria funzione in modo «diverso» (produce troppo o troppo poco, si relaziona in modo diverso dagli altri, propone alternative, …) diventa automaticamente un elemento a rischio nel gruppo. Questo ci porta a dire che i fattori di rischio nelle relazioni all’interno di un gruppo sono il violare le regole d’interazione (ad esempio di aiuto, collaborazione e solidarietà), violare le norme di gruppo, non condividere i valori del gruppo, avere una personalità marcatamente diversa dalle altre, essere diversi per età, sesso, anzianità di servizio, formazione, ecc.. Altri fattori che giocano un ruolo fondamentale sono la presenza nel gruppo di forti pregiudizi, di abuso di autorità, di giochi di potere e manipolazioni. Infine, un elemento da non dimenticare quale causa tra le più frequenti di conflitti è certamente la percezione della situazione da parte delle persone coinvolte in termini di aspettative e principi, equivoci ed errori di interpretazione, aspettative e idee irrazionali, assenza di riconoscimento di sé, delle proprie competenze professionali e della propria capacità di produrre”. Quanto è importante la mediazione per disinnescare tensioni e conflitti nell’impresa? “Il ruolo della mediazione nella gestione dei conflitti è fondamentale. L’intervento di una terza persona imparziale permette, attraverso l’organizzazione e la gestione della comunicazione tra le due parti in conflitto, di facilitare il confronto tra loro e di trovare una soluzione che sia accettata da entrambe. Attraverso elementi importanti quali il rispetto delle persone coinvolte, la neutralità rispetto alle loro posizioni e ai loro interessi, il mediatore permette di uscire dalla logica del vincitore-perdente, dalla


dinamica della colpa e permette di passare dalle posizioni ai bisogni. La discussione viene riportata sui fatti specifici e non sulle persone, per distinguere i fatti oggettivi dai vissuti soggettivi e dalle interpretazioni errate, mette in luce le differenze e favorisce la dinamica vincitore-vincitore, permettendo di trovare una soluzione collaborativa”. Spesso si tende a rimuovere o ad ignorare del tutto i conflitti, convinti che il passare del tempo appiani le cose. Quali sono i rischi di questa rimozione? “Quando ci si trova confrontati ad una situazione di conflitto bisogna essere consapevoli che il tempo non li risolve ma al contrario alimenta il fuoco sotto la cenere. Se si vuole risolvere un conflitto in modo costruttivo, bisogna agire subito e concretamente. La tempestività con cui viene riconosciuto un conflitto rende più rapida e migliore la sua risoluzione. A volte si tende ad evitare o a fuggire dalle situazioni conflittuali poiché questo processo richiede un importante dispendio di tempo, di risorse e di energie. Risolvere i conflitti significa cambiare modi di pensare e comportamento e non tutti sono disposti ad affrontare questo percorso. È però importante farlo, perché si tratta di un processo di apprendimento e di crescita personale che non solo permette di risolvere il conflitto ma anche di consolidare le proprie capacità comunicative e relazionali. Va comunque sottolineato il fatto che a volte i conflitti non possono essere risolti da soli. È fondamentale risvegliare la disponibilità degli interessati a collaborare per trovare una soluzione comune e in caso di necessità, chiedere aiuto e l’intervento di una terza persona neutrale che possa intraprendere un percorso di mediazione”.

d’insicurezza, di fragilità o d’inadeguatezza sia legato a una fase di transizione verso nuovi modelli di lavoro o sarà invece una caratteristica con cui bisognerà confrontarsi anche in futuro? “Non è semplice rispondere a questa domanda, molto dipende da come sarà l’evoluzione dell’economia e dei mercati finanziari e dalle scelte politiche che verranno prese per far fronte al problema della disoccupazione e dei contratti di lavoro. Il senso d’incertezza e di precarietà che vivono oggi i lavoratori (e le persone alla ricerca di un impiego) sono proprio dovuti alla paura di perdere il posto di lavoro e alla consapevolezza che non sarà facile trovarne un altro. Queste sensazioni sono amplificate dal proliferare di contratti atipici che non danno più garanzie, né salariali né previdenziali. Personalmente credo che il tempo del posto fisso «a vita» non tornerà più. Arriveranno forse tempi migliori a livello di occupazione, ma saranno caratterizzati dalla flessibilità, sia dell’impiego (in termini contrattuali) che del lavoro (in termini di polivalenza). La flessibilità non ha per forza una connotazione negativa, poiché permette di muoversi all’interno del mondo del lavoro con più agilità e di fare esperienze arricchenti sia da un punto di vista professionale che personale. Diventa però un problema quando la flessibilità è associata a precarietà della vita e insicurezza sociale. Per questo bisognerà ripensare i modelli di Welfare State ora in vigore per fare in modo che la flessibilità sia associata all’idea di sicurezza. E convincersi che i lavoratori hanno dei diritti inalienabili che non vanno erosi a favore delle dinamiche di mercato e dei profitti poiché ciò va ad incidere negativamente sul benessere degli individui e di riflesso sulla loro capacità di produrre”.

In questi anni ci sono state profonde quanto rapide trasformazioni nel mondo del lavoro e nell’organizzazione delle imprese. Sotto la pressione delle ricorrenti crisi sono aumentate anche l’incertezza e il senso di precarietà dei dipendenti. Pensa che questo sentimento

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Ospite Intervista di Lisa Pantini con Guido De Carli, Direttore ARU SA, Lugano

Guido De Carli

Gestione dei talenti, prevenzione dei conflitti e incremento della motivazione: alle PMI occorre una gestione integrata delle HR

In che modo è possibile accrescere la motivazione del personale in una PMI? “Certamente si è scritto molto in merito ma trovo che spesso ci sia un equivoco di fondo riguardo a chi competano le responsabilità sulla motivazione. In effetti dal punto di vista aziendale non è possibile motivare un individuo che non è propenso in questo senso. L’azienda, per il tramite dei suoi manager, può mettere in campo però una serie di strategie per sostenerlo e aiutarlo. Quindi direi che la responsabilità di trovare la propria spinta motivazionale riguardo al lavoro spetti all’individuo, per contro, quella al sostegno, alla creazione del quadro di riferimento ideale spetti all’azienda. La motivazione letteralmente è composta dai termini motivo e azione, quindi il motivo per il quale un individuo mette in campo delle azioni in direzione degli scopi da raggiungere. La complicazione è che ogni persona è mossa da fattori motivazionali diversi e pertanto la motivazione è squisitamente soggettiva, non vorrei approfondire la questione anche perché le teorie dei vari Maslow, Herzberg, McClelland, ecc. sono molto puntuali e chiare. Cerco pertanto di fare un sunto dei principali vettori motivazionali immateriali: riconoscere i collaboratori quali elementi importanti dell’azienda, metterli in condizione di realizzarsi professionalmente, dare loro l’opportunità di formarsi e di crescere professionalmente, assegnare loro delle attività interessanti e responsabilità importanti, favorire i rapporti interpersonali produttivi e renderli parteci alla squadra”. Oggi si parla tanto di coaching e mentoring, che importanza hanno per una proficua conduzione aziendale? “Innanzitutto il coaching ed il mentoring sono a tutti gli effetti dei momenti formativi applicati con l’individuo all’interno dell’azienda su questioni che impattano direttamente sull’attività lavorativa. Pertanto è d’obbligo parlare di business coaching e non delle altre forme di coaching che influenzano in misura minore il quadro lavorativo dell’individuo. Il business coach in pratica affianca l’individuo con l’obiettivo di metterlo in condizione di avere successo nei diversi ambiti di rilievo quali la leadership, lo sviluppo delle competenze manageriali in generale (pianificazione, organizzazione, conduzione, coordinamento e controllo) e soprattutto il raggiungimento degli obiettivi giornalieri (performance coaching). Di regola è bene che il business coach sia qualcuno di esterno all’azienda in quanto è importante che il manager si affidi completamente al coach e pertanto possa aprirsi ad eventuali sue debolezze senza il timore che l’informazione possa essere condivisa in azienda, inoltre è difficile che un manager accetti un coach che all’interno dell’azienda abbia una

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posizione gerarchica inferiore. Il mentoring è un ruolo che viene assunto di regola da un collaboratore con una seniority importante, nel senso che dovrebbe essere un considerevole depositario di conoscenze aziendali e pertanto è auspicabile che sia una risorsa interna all’azienda. Il ruolo sostanziale del mentore è quello di trapassare le sue conoscenze tecniche, di ruolo e sociali all’interno dell’azienda ad un collaboratore più giovane o che debba acquisire un nuovo ruolo che, idealmente, sia stato occupato dal mentore. L’importanza del business coaching e del mentoring sono fondamentali per il rapido successo dell’individuo, in effetti quanto prima verrà messo in condizione di conoscere le particolarità aziendali, di presidiare il ruolo in maniera ottimale, di applicare la managerialità in modo efficace e di raggiungere i suoi obiettivi giornalieri tanto prima il grosso investimento aziendale avrà un ritorno economico (ROI). In effetti la somma dei successi dei singoli creano la prosperità di un’azienda”. Pare che la maggior parte dei conflitti in azienda sia di natura relazionale, come prevenirli? “In effetti è cosi, in qualsiasi azienda le problematiche non sono praticamente mai di natura tecnica e quando lo sono possono essere sistemate con una formazione mirata o un piccolo seminario con un piccolo investimento di tempo. I problemi relazionali per contro sono molto più difficili da individuare e soprattutto da oggettivare, inoltre creano delle spaccature tra gli individui che vanno ad impattare direttamente sull’efficienza aziendale ed hanno un costo incalcolabile. Le aziende che delegano il buon andamento della relazione completamente ai collaboratori si trovano spesso confrontate con grosse problematiche individuali che poi scalano a livello di contrapposizione tra reparti e dipartimenti. Oggi con l’aumentata pressione sui termini e costi, i cambiamenti sempre più veloci e repentini non è più possibile lasciare la responsabilità della gestione unicamente al collaboratore in quanto potrebbe proprio scaricare questo grande accumulo di tensione e stress direttamente sul suo ambiente circostante. Il collaboratore soprattutto nel contesto attuale ha bisogno di un kit di strumenti per gestire le relazioni e l’azienda ha tutto l’interesse a fornirglielo con una formazione mirata e approfondita che non lasci spazio all’improvvisazione della gestione dell’intelligenza sociale”. Quali sono i fattori più importanti per una corretta gestione delle relazioni aziendali? “Il fattore in assoluto più importante è la gestione delle proprie emozioni, in effetti se l’individuo non è in grado di gestire le proprie emozioni è praticamente impossibile


avere una buona qualità relazionale. La persona che non sa gestire bene le proprie emozioni arreca in primis danno a se stessa in quanto sarà la prima a manifestare disagio in questo stato «fuori controllo», secondariamente è molto probabile che manifesti esteriormente anche verso qualcuno creando reazioni di esclation emozionale con risultati deleteri per la qualità delle relazioni. Per poter gestire le proprie emozioni bisogna innanzitutto identificarle e riconoscerle, elaborarle piuttosto che sopprimerle, comprenderle e contestualizzarle per renderle gestibili. Quando l’individuo è in grado di gestire le proprie emozioni è pronto ad affrontare il compito più arduo che è quello di gestire le emozioni altrui in quanto è un compito che dovrebbe assumersi in toto se vuole gestire e influenzare l’intero processo interattivo. Per fare questo il requisito essenziale è l’empatia che è la capacità di «mettersi nei panni dell’altro», capire ciò che sente e vedere il mondo con i suoi occhi. Senza empatia è difficile poter gestire l’emozione altrui, in quanto senza una reale volontà di comprensione dell’altro tenderemmo a stare sulle nostre posizioni. Dopo l’empatia è necessario dare sfoggio a tutta una serie di abilità sociali tra cui il saper leggere le situazioni, capire le reti sociali, relazionarsi con agio e calore, persuadere, cooperare, guidare e gestire il conflitto. La cosa fondamentale è che sono tutte competenze acquisibili con della formazione specifica, la gestione di se stessi e le abilità relazionali sono sviluppabili e non sono una questione immutabilmente radicata nella personalità”. Cosa s’intende per gestione integrata delle risorse umane? “Sovente la gestione delle risorse umane nelle aziende è gestita unicamente da un punto di vista amministrativo, anche perché avere degli specialisti nei vari ambiti sarebbe molto oneroso. Quando parliamo di gestione integrata di risorse umane intendiamo il processo complessivo che va dalla ricerca di personale fino all’uscita del collaboratore dall’azienda. Nello specifico è provato che con una gestione complessiva del capitale umano si ottengono dei risultati degni di rilievo: la produttività aumenta fino al 40%, il tasso di assenteismo si riduce fino al 38%, i costi di turnover e ricerca di nuove figure si riducono di una quota compresa dal 31% al 63% (fonte: The European House Endered - Edenred Suisse SA - CRF Institute – Zurigo), per citare i dati più importanti. Per non dilungarmi cercherò di sintetizzare, senza entrare nel dettaglio, quali sono i macro-processi che bisogna presidiare per poter gestire il capitale Umano in modo integrato: ricerca, selezione del personale che sono due processi ben distinti in quanto necessitano delle abilità e delle competenze completamente diverse, poi seguono, l’introduzione, l’amministrazione e la ge-

stione strategica del personale. Una chiara politica retributiva, la cultura del colloquio di valutazione della prestazione, uno sviluppo ed una formazione strutturati, pianificazione della carriera ed un trattamento di fine rapporto definito completano una gestione integrata che permetterà all’azienda di gestire in maniera ottimale il proprio capitale umano. Sempre più le aziende si appoggiano a specialisti esterni per poter gestire l’intero processo o parte di esso, in quanto per loro non è pensabile da un punto di vista sia dei costi, sia della reperibilità delle competenze gestire l’intero processo dall’interno”. Quali sono le indicazioni principali per saper valorizzare al meglio i talenti aziendali e trattenerli nella società? “Per poter valorizzare i talenti è necessario investire su di loro formandoli adeguatamente con lo scopo di amplificare ulteriormente i talenti e le abilità esistenti. La parte delicata è effettivamente quella del trattenere un talento in azienda, malgrado la casistica sia complessa possiamo comunque riassumere il tutto nell’identificazione di una serie di benefici sia materiali che immateriali. Dal punto di vista materiale abbiamo certamente lo stipendio che deve situarsi nella fascia medio-alta di mercato, al quale andrebbe aggiunta una retribuzione variabile mensile a seconda del raggiungimento dei risultati che dovrebbe rendere superiore alla media il pacchetto remunerativo complessivo. Benefit vari (pc, auto aziendale, quadro assicurativo sopra la media, abbonamenti palestra, ecc.) e servizi a disposizione (mensa, asili, ecc.) completano l’offerta di base. Un fattore che potrebbe divenire decisivo per la permanenza del talento in azienda potrebbe essere l’apertura alla partecipazione societaria nelle varie forme. Possiamo dire che la parte materiale, malgrado abbia un costo importante, è la più facile da implementare, diverso il discorso per la parte dei benefici immateriali. Il talento ha bisogno di percepire la stabilità del posto di lavoro e della relativa retribuzione per permettersi il suo mantenimento, l’appartenenza sia aziendale sia di un team di lavoro coeso che è diventato nel frattempo un gruppo di amici. La qualità e le responsabilità assegnate sia nelle attività che nei progetti sono determinanti per accrescere gli stimoli ed il grado di sfida del talento che potranno poi confluire in un chiaro e definito piano di carriera. Il riconoscimento dello status di collaboratore «speciale» appaga l’ego del talento e lo stimola a dare il meglio soprattutto se l’azienda lo mette in condizione di poter gestire al meglio e con equilibrio il lavoro e la vita privata (work life balance). Il tutto dovrà essere collocato in un quadro aziendale dal clima ideale dal punto di vista della condivisione dell’informazione e delle decisioni in un’adeguata e consolidata cultura aziendale”.

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Ospite di Luca Albertoni, Direttore della Cc-Ti

Mediazione commerciale e mediazione in azienda: due strumenti ancora poco utilizzati La mediazione commerciale nei conflitti fra due aziende e la mediazione in caso di problemi interni ad un’azienda, segnatamente nei rapporti con i dipendenti, sono due strumenti molto utili, ma ancora poco conosciuti ed utilizzati alle nostre latitudini. Della mediazione si conosce soprattutto la parte che si occupa dell’ambito familiare. Per il resto non vi sono grandi sviluppi. Non a caso, nel contesto commerciale, la mediazione è spesso confusa con l’arbitrato, benché si tratti di due strumenti molto diversi. In estrema sintesi, nell’arbitrato un tribunale privato sostituisce un tribunale ordinario e l’arbitro (o gli arbitri) fanno le veci del giudice (o dei giudici) ed emanano una sentenza vincolante per le parti. Il mediatore ha invece il ruolo di portare le parti a trovare un accordo, ma non impone alcuna decisione. La differenza è sostanziale. Non a caso, sette Camere di commercio e dell’industria svizzere (BE, BS/BL, GE, NE, VD, TI, ZH) hanno adottato, nel 2004, il Regolamento svizzero d’arbitrato internazionale, aggiungendo qualche anno dopo il Regolamento svizzero di mediazione commerciale, proprio per distinguere bene i due campi ed offrire alle aziende due vie alternative di risoluzione dei conflitti. Lo strumento arbitrale è molto utilizzato, essendo la Svizzera una delle piazze più importanti del mondo. La mediazione fatica invece ad imporsi, principalmente perché le aziende sono piuttosto portate a cercare la soluzione attraverso la via più “classica” della sentenza vincolante pronunciata da terzi. Questo per quanto riguarda la situazione di conflitto fra due aziende. Ma vi è un altro tipo di mediazione che si sta facendo strada e che potrebbe assumere una rilevanza molto importante per il mondo aziendale. Si tratta di quella prevista per dirimere i litigi fra azienda e dipendente, in sostanza concernenti il diritto del lavoro e inerenti il rapporto di lavoro ed i vari, reali e meno reali disagi ad esso legati.

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Una sentenza del Tribunale federale del 9 maggio 2012 (2C_462/2011) in una causa di diritto del lavoro ha infatti sottolineato la necessità che le aziende instaurino un sistema di mediazione per le questioni del personale. Ben sapendo che questo non esigibile da tutte le piccole e medie aziende, il Tribunale federale ha ammesso che un sistema di mediazione di questo tipo sarebbe conforme ai disposti legali anche qualora esso fosse creato dalle associazioni professionali, di categoria o dalle Camere di commercio e dell’industria. Per questo, le Camere svizzere si stanno attivando per istituire un sistema comune di gestione dei conflitti per le PMI, mettendo in particolare a disposizione una o più persone di fiducia, fuori dalla gerarchia dell’azienda e anche delle Camere, a cui il personale può rivolgersi in caso di conflitto. Si tratta di un’importante iniziativa privata volta a mettere in opera quanto previsto dal Tribunale federale, senza gravare sulle aziende, la cui stragrande maggioranza non può certo permettersi un servizio interno di questo tipo. In questo modo vi sarà un aiuto concreto per evitare o risolvere situazioni potenzialmente destabilizzanti per le imprese e dovute a malesseri di vario tipo, che possono spaziare dalla relazione fra datore di lavoro e dipendenti, oppure al rapporto fra i dipendenti stessi. Lo scopo è ovviamente di ridurre i conflitti potenziali o già conclamati, nell’interesse del benessere del dipendente e della produttività delle aziende, che sempre meno possono permettersi di essere distolte dal “core business”, ma che al contempo devono tenere conto del più importante capitale di cui dispongono, quello umano. Diverse sono quindi le sfaccettature della mediazione, la speranza è che le varie forme siano utilizzate con regolarità, laddove possibile e auspicato dalle parti.


Biblioteca liberale di Alessio del Grande

La società dell’intrattenimento e la banalizzazione della cultura “La nozione di cultura si è ampliata tanto che, sebbene nessuno abbia il coraggio di riconoscerlo in modo esplicito, è svanita. È diventata un fantasma inafferrabile, eccessivo e metaforico. Ormai nessuno è colto se tutti credono di esserlo o se il contenuto di ciò che chiamiamo cultura si è corrotto a tal punto che tutti possono credere con qualche ragione di esserlo”. Il saggio di Mario Vargas Llosa “ La civiltà dello spettacolo” (Einaudi editore) è un’analisi impietosa, un duro j’accuse sulla decadenza della cultura. Un desolante declino che ha investito ogni aspetto di quella che una volta si chiamava cultura e le attività intellettuali e creative che la vivificavano: le arti figurative, la musica, la letteratura, il giornalismo e la politica, così come anche quei comportamenti che, in altre epoche, avevano saputo elevare a valori e sentimenti condivisi taluni punti irrinunciabili di usi e costumi sociali nel rapido evolversi della civiltà. Indubbiamente Vargas Llosa, famoso scrittore peruviano e Nobel per letteratura nel 2010, mostra a tratti una concezione fortemente elitaria della cultura. Con una forte nostalgia per quella consapevolezza della coscienza intellettuale, che lo porta a condannare la moda oggi imperante di conciliare “l’alta cultura” con “la bassa cultura”, in un format ultra popolare, il cui risultato è la banalizzazione, ad uso delle masse, della cultura. Ma al di là di taluni eccessi passatisti, la sua cruda critica coglie gli innegabili aspetti di una degenerazione che ha trasformato la cultura in mero intrattenimento, in superficialità, frivolezza creativa e comunicativa. Per ritrovare l’orgoglio perduto della cultura, il libro muove dall’analisi del significato stesso della parola che, secondo Vargas Llosa, ha subito una radicale “adulterazione nell’acquiescenza generale”. Ripercorre, quindi i contributi più importanti di un dibattito in cui restano come punti fermi i saggi di Thomas Stearns Eliot, di Gorge Stei-

ner, secondo cui la parola è ormai sempre più subordinata alla immagine, di Gilles Lipovetsky e Jean Serroy, teorici di quella “cultura mondo” come la cultura di massa, indotta dalla globalizzazione e dalla rivoluzione cibernetica, e di Frédéric Martel sulla cultura dell’intrattenimento come dimensione planetaria. Non poteva ovviamente mancare in questa disamina, il famoso saggio di Guy Debord, “La società dello spettacolo”, di cui il volume di Vargas Llosa pare riecheggiarne titolo e contenuto. Ma solo apparentemente. In comune c’è la condivisione di quel concetto di “futilizzazione che domina la società moderna”. A differenza, però, dello studioso francese, che nella sua interpretazione critica della modernizzazione muoveva da una prospettiva marxista, lo scrittore peruviano tratteggia una diversa concezione della cultura: “Una realtà autonoma, fatta di idee, valori estetici ed etici, e di opere d’arte e letterarie che interagiscono con il resto della vita sociale e sono spesso, invece che riflessi, fonte dei fenomeni sociali, economici, politici e persino religiosi”. La cosiddetta “cultura di massa” o la “democratizzazione della cultura”, per Vargas Llosa altro non sono che la celebrazione di una banalizzazione che ha sottratto la cultura alla riflessione, alle fatiche dello studio continuo, allo sforzo intellettuale e creativo, alla produzione di idee. Tutto si fa spettacolo, rappresentazione, divertimento e ricerca del piacere. Le folle che riempiono i grandi musei o davanti a monumenti storici “non riflettono un interesse genuino verso ‘l’alta cultura’ (così la chiamano) ma mero snobismo, visto che l’essere stati in quei luoghi fa parte degli obblighi del perfetto turista postmoderno. Invece di farlo interessare al passato e all’arte classica, le visite lo esentano dallo studiarli e conoscerli con un minimo di cognizione di causa. Una semplice occhiata basta per tacitare la sua coscienza culturale”.

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Nella civiltà dello spettacolo si vive la supremazia delle immagini sulle idee che sono, invece, la vera “ forza motrice” della vita culturale. Scrive Vargas Llosa: “Ma la nostra epoca, in accordo con l’inflessibile pressione della cultura dominante, che privilegia l’ingegno rispetto all’intelligenza, le immagini rispetto alle idee, lo humour rispetto alla gravità, la banalità rispetto alla profondità e la frivolezza rispetto alla serietà, non produce più artisti come Ingmar Bergman, Luchino Visconti o Luis Buñuel. Chi è proclamato icona del cinema ai nostri giorni? Wood Allen, che sta a David Lean o a Orson Welles come Andy Warhol sta a Gauguin o Van Gogh nella pittura, o Dario Fo a Cechov o a Ibsen nel teatro”. Niente sfugge a questo continuo “bagno delle immagini, secondo la celebre definizione di McLuhan. La stessa politica ha subito una devastante banalizzazione al pari della letteratura, del cinema e delle arti figurative. Il che significa che in essa la pubblicità e i suoi slogan, luoghi comuni, frivolezze, modi e tic, assorbono quasi interamente l’impegno un tempo dedicato a ragioni, programmi, idee e dottrine. Il politico dei nostri giorni, se vuole conservare la propria popolarità, è obbligato a dedicare grande attenzione ai gesti e alla forma, che sono più importanti dei suoi valori, delle sue convinzioni e dei suoi principi”. La conseguenza di tutto ciò, secondo Vargas Llosa, è che la popolarità e il successo in politica oggi si conquistano non tanto con l’intelligenza e la rettitudine, quanto attraverso la demagogia e il talento istrionesco.

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Attualita` di Angelo Geninazzi, Responsabile di economiesuisse per la Svizzera italiana, Federazione delle imprese svizzere

Pasta, riso e petrolio: vittime o beneficiari della speculazione? Articolo apparso sul Giornale del Popolo il 14 giugno 2013

Nel 2008 si è assistito ad un aumento repentino delle materie prime agricole. Secondo la banca mondiale, i soli aumenti del 2010 hanno gettato 44 milioni di esseri umani nella povertà assoluta. La causa, secondo ambienti politici e media, sarebbe triviale: è la speculazione che ha spinto al rialzo il rincaro di cereali, riso o carne. Questa però è una conclusione un po’ affrettata e non supportata da prove tangibili. Se non vi è dubbio che negli ultimi anni l’attività dei mercati sia fortemente aumentata nel settore agricolo, concludere che l’aumento dei prezzi e la volatilità di questi ultimi siano una conseguenza diretta della speculazione è prematuro. Se si considera il periodo dal 1990 ad oggi, si potrebbe essere portati a intravvedere una relazione tra le attività sui mercati e i prezzi delle derrate alimentari, aumentati in particolare tra il 2002 e il 2006 ed esplosi dal 2008. È però importante estendere l’analisi ad un periodo più ampio, che ci suggerisce che le materie prime agricole sono oggi molto più convenienti rispetto a 100 anni fa; nel corso dell’ultimo secolo i prezzi sono addirittura dimezzati. I critici faranno notare come nell’ultimo lustro le fluttuazioni siano comunque aumentate del 50%, a volte del 100%. Vero, ma le maggiori fluttuazioni degli ultimi 50 anni si sono verificate negli anni ‘60 (grano e riso), negli anni ‘70 e alla fine degli anni ‘80 (mais): ne consegue che le fluttuazioni odierne sono inferiori rispetto al passato. Ovviamente la volatilità dei prezzi di ‘40-‘50 anni fa non è riconducibile alla speculazione, poiché quest’ultima non raggiungeva ampiezze considerevoli. Le fluttuazioni contraddistinguono dunque il mercato agricolo da ben prima dell’avvento delle speculazioni. È invece piuttosto la disponibilità dei prodotti che determina il prezzo: disponibilità del terreno, condizioni climatiche, strutture di stoccaggio. Se i risultati di alcuni istituti specializzati

sono corretti, circa due terzi delle superfici coltivabili diventeranno entro il 2025 – a causa di cambiamenti climatici – non sfruttabili e i prezzi saliranno dal 50% al 90%. Gioca però un ruolo centrale anche il contesto politico: Costa d’Avorio, Sri Lanka e Bangladesh sono teatri di conflitti che hanno completamente soffocato la produzione agricola. D’altra parte la domanda aumenta incessantemente e il crescente benessere in Cina e in Brasile incrementa i bisogni di generi alimentari. Un’altra interessante correlazione riguarda il prezzo del petrolio e quello dei beni agricoli. Infatti un prezzo del greggio maggiore genera tipicamente costi supplementari per la produzione e il trasporto, che si riflettono sul prezzo finale. Dunque, quale ruolo gioca la speculazione? Le operazioni degli intermediari finanziari possono certamente colpire anche i mercati agricoli. Se questi abbiano un effetto positivo o negativo però non è per nulla chiaro. La letteratura suggerisce anzi che queste migliorerebbero il funzionamento del mercato, riducendo i rischi di liquidità, aumentando l’informazione sui mercati, livellando le fluttuazioni dei corsi e ammortizzando le variazioni estreme. L’attenzione va però posta anche su molteplici altri fattori, tra i quali anche il crescente protezionismo politico – concretamente la limitazione delle esportazioni e i dazi doganali elevati – considerati dagli esperti uno dei fattori chiave del forte aumento della volatilità dei prezzi. La Svizzera dovrebbe battersi in seno all’OMC per l’abolizione di questi dazi. Più il volume di materie prime agricole negoziate a livello internazionale è importante, maggiormente il funzionamento del mercato è garantito e meno eventuali singoli attori possono influenzare la formazione dei prezzi.

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At tualita` di Lisa Pantini

Una politica del personale orientata al benessere dei dipendenti Rosy Croce

Su Ticino Business di gennaio-febbraio 2013, alle pagine 23-25, vi abbiamo presentato le diverse misure a sostegno offerte dal Cantone e dalla Confederazione alle aziende ticinesi per la reintroduzione sul mercato del lavoro dei disoccupati residenti in Ticino. Sono davvero molte le misure a sostegno delle imprese in questo senso, e la collaborazione con il Cantone, gli Uffici regionali di collocamento (URC) e le PMI è attiva. A testimonianza di questo fatto vi presentiamo in questa intervista il profilo della Cooperativa Migros Ticino, che da anni collabora con gli URC, nel dare la possibilità ad un disoccupato di reinserirsi. Vedremo anche quale è la politica del personale di quest’azienda che si conferma un interessante datore di lavoro, occupando circa 1’800 dipendenti, di cui il 90% è residente in Ticino. Ne abbiamo parlato con Rosy Croce, Responsabile del dipartimento risorse umane di Migros Ticino.

Signora Croce, come si sviluppa la collaborazione con i diversi Uffici regionali di collocamento? In che modo si integrano le misure a sostegno delle aziende proposte con la vostra realtà?

“Migros Ticino ha instaurato un’ottima collaborazione con gli URC e con il Gruppo Cantonale Aziende, con i quali collabora da anni. È con piena soddisfazione che usufruiamo delle loro consulenze nella ricerca di personale. I contatti con i diversi responsabili sono facili e diretti, ci vengono spesso sottoposti profili interessanti che valutiamo immediatamente. Nel corso degli anni sono stati numerosi i collaboratori impiegati o assunti da Migros Ticino su segnalazione degli URC. Posso citare un paio di esempi recenti: una collaboratrice, dopo un periodo di pratica professionale (misura all’interno delle proposte sostenute dalla LADI, della durata di 6 mesi) è stata confermata come nostra dipendente. Si tratta di una ragazza motivata e fresca di studi che ci ha impressionato favorevolmente. Dopo i sei mesi di quello che noi chiamiamo «stage», si è liberato un posto nell’amministrazione di una sede della Scuola Club ed è così rimasta con noi. Un altro esempio è sempre riferito ad una giovane donna, laureata, che sta svolgendo uno «stage» (periodo di pratica professionale) nel servizio di tutela della salute in seno al dipartimento risorse umane”.

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Una cooperativa molto attiva ed attenta alle esigenze del personale. Collaborate anche con altri enti?

“Certamente. Per noi i dipendenti sono un fattore di successo sul quale puntiamo tutto. Occupando oltre 1’800 collaboratori abbiamo una specifica visione della gestione delle risorse umane, che mira alla conduzione partecipativa. Oltre che con gli URC, collaboriamo con numerose altre istanze per il reinserimento professionale di persone iscritte agli uffici di collocamento, di persone diversamente abili, ecc.. Posso citare l’Ufficio AI, formazienda della FTIA, IPT, SOS Ticino ed il progetto In-Lav, la Fondazione Prospettive CII, la SUVA, e via dicendo. Da 24 anni (1989) collaboriamo attivamente con la Fondazione Diamante: presso la sede logistica centrale di S. Antonino lavorano mediamente tra le 8 e le 10 persone, con compiti che vengono continuamente adattati tenuto conto delle capacità individuali e delle necessità aziendali. Con la Fondazione Diamante, la Fondazione La Fonte e l’OTAF collaboriamo inoltre vendendo senza nostro profitto i prodotti realizzati nei loro laboratori protetti”.

Mi ha parlato di conduzione partecipativa. Che cosa significa? Su quali basi poggia la vostra gestione HR?

“Per la gestione delle risorse umane ci basiamo sulla metodologia M-FEE, introdotta nel 2007, i cui principi sono rispetto dei collaboratori, conduzione partecipativa, equità di trattamento. Questo metodo sta alla base della conduzione, dello sviluppo e della retribuzione dei collaboratori. Si tratta di un sistema che comporta l’impiego di vari strumenti per un supporto della gestione HR, incentrato sul dialogo aperto e continuo, favorendo il benessere sul posto di lavoro. M-FEE consente dunque di garantire l’equità di trattamento nelle pari opportunità (parità salariale e dei sessi) e di promuovere la motivazione dei collaboratori attraverso la conduzione partecipativa. Questa prevede una chiara definizione delle funzioni, l’attribuzione dei ruoli sulla base delle competenze individuali, il coinvolgimento del collaboratore nella definizione degli obiettivi, pari opportunità di sviluppo professionale e accesso alla formazione continua. In sostanza il colla-


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Da sempre Migros Ticino presta attenzione alle esigenze dei collaboratori, con turni di lavoro adeguati alle necessità dei dipendenti, facilitazioni per il rientro dopo il congedo maternità, un congedo paternità, ecc.. Una politica del personale attenta.

“Sì. I dipendenti sono la nostra risorsa più importante. La nostra politica del personale è sempre stata molto innovativa e all’avanguardia. Le condizioni di lavoro sono definite nel quadro del CCNL Migros, in essere dal 1983 e rinegoziato ogni 4 anni con i rappresentanti del personale e i partner sindacali. Si disciplinano in esso orari di lavoro flessibili, congedi e misure di sostegno. Ci impegniamo per il diversity management e per una politica a sostegno della famiglia (tra le diverse misure in vigore posso citare ad esempio le 16/18 settimane di congedo maternità a salario intero, le 4 settimane di congedo paternità, di cui 2 pagate). Abbiamo un occhio di riguardo anche verso i giovani, avendo 50 apprendisti in formazione. E quanto sopra tenuto conto che per le diverse attività della Cooperativa Migros Ticino vengono esercitate circa 40 differenti professioni”.

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At tualita`

Continua la crescita dell’abbonamento Arcobaleno Sono sempre più numerose le persone che decidono di viaggiare con Arcobaleno. Nel 2012 la quantità di abbonamenti in circolazione è cresciuta ulteriormente: gli abbonamenti settimanali sono aumentati del 19.8%, i mensili del 5.4% mentre gli annuali sono cresciuti del 9.5% (rispetto al 2011)

Sono oltre 32’000 gli abbonamenti annuali venduti nel 2012, segnando una crescita del 9.5% rispetto al 2011. A fronte di uno sviluppo stabile negli abbonamenti annuali giovani (+6%), gli adulti hanno segnato un incremento superiore alla media degli anni precedenti e pari al 17%. Un dato che ha permesso di migliorare la penetrazione del titolo di trasporto tra gli adulti che vanno così a rappresentare il 34% degli abbonati annuali (+2% rispetto all’anno precedente). Per quanto concerne la suddivisione degli abbonati annuali per sesso, si evidenzia una ripartizione pressoché stabile con una leggera prevalenza della componente femminile (che rappresenta il 51% degli abbonati annuali). La ripartizione degli abbonati sul territorio mette in evidenza la maggior penetrazione dell’abbonamento nell’area del Luganese in cui risiede il 51% degli abbonati annuali (Locarnese = 14%, Mendrisiotto = 12% e Bellinzonese = 9%). In aumento anche le vendite dell’abbonamento mensile: nel 2012 sono state vendute oltre 134’000 mensilità con una

crescita pari al 5.4%. La crescita più significativa, anche in questo caso, è ricollegabile al segmento degli adulti (+6%). Seppur in misura meno marcata, il trend positivo si conferma anche per i giovani che sono cresciuti dell’1%. Con oltre 16’800 abbonamenti venduti, Arcobaleno settimanale ha segnato una crescita superiore alla media degli anni precedenti e pari al 19.8%. Particolarmente significativo l’aumento nel comparto adulti (+41%) a fronte di una contrazione del 14% tra i giovani. Questo andamento va presumibilmente ricollegato all’introduzione della nuova Tariffa Integrata Arcobaleno. L’analisi dei dati di vendita mensili evidenzia, infatti, che il 32% degli abbonamenti settimanali è stato venduto nel mese di settembre 2012. Sul fronte degli introiti, le entrate complessive generate dalla vendita degli abbonamenti Arcobaleno sono cresciute del 3.7% superando la soglia dei 29 milioni di franchi. Per quanto concerne la ripartizione per titolo di trasporto venduto, il 63% degli introiti è riconducibile all’abbonamento annuale, il 35% al mensile e il 2% al settimanale.

Una guida per i distributori di biglietti Arcobaleno Il 62% degli utenti (indagine SUPSI marzo 2013) dei trasporti pubblici acquista il proprio biglietto Arcobaleno utilizzando i distributori di biglietti. Consapevole di questo dato e desiderosa di aumentare la familiarità dell’utenza nell’utilizzo dei distributori, la Comunità tariffale Ticino e Moesano ha realizzato una guida cartacea e un simulatore online. La guida cartacea illustra le principali funzioni dei distributori di biglietti presentando le schermate principali e dedicando un’attenzione particolare alle funzioni Ape card. Sono riportate informazioni su: tasti funzione e simboli, schermata iniziale e modalità di acquisto dei biglietti (incluso cambiamenti di località, scelta di categorie e numero di biglietti, pagamento). La guida può essere richiesta agli sportelli di vendita delle imprese di trasporto o può essere scaricata dal sito di Arcobaleno. Ad integrazione delle guide, è stato realizzato un simulatore online che permette di provare virtualmente i distributori di biglietti seduti di fronte al proprio computer. Il simulatore, oltre a proporre le principali funzioni, consente di acquisire maggior familiarità con le schermate dei distributori. Il simulatore è accessibile da www.arcobaleno.ch/distributori. Per informazioni Comunità tariffale Ticino e Moesano Viale Stazione 33 6500 Bellinzona Tel. +41 91 835 48 74 info@arcobaleno.ch www.arcobaleno.ch

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Eventi

Come prendere il toro per le corna: ecco le opportunità che presenta la Spagna Si è tenuto il 13 maggio l’evento di approfondimento sulla Spagna, sempre presso l’Hotel Parco Paradiso, organizzato dalla Cc-Ti con Switzerland Global Enterprise, Credit Suisse, Cippà Trasporti SA, Axa Winterthur e Dun & Bradstreet. Davanti ad un folto pubblico si sono succeduti numerosi relatori che hanno spiegato ai partecipanti le opportunità del mercato iberico. Dopo i saluti introduttivi di Marco Passalia, Responsabile del Servizio Export della Cc-Ti, la sala ha accolto la Consigliera per gli affari economici e commerciali dell’ambasciata spagnola a Berna, Begoña Montoro Zulueta, che ha illustrato le relazioni bilaterali tra i due Paesi e le riforme adottate dal Governo spagnolo per ridurre il debito e spingere la crescita economica. In seguito, l’incontro è proseguito con l’intervento di Björn Eberhardt, Senior Economist presso il Global Economic Research del Credit Suisse, che ha si è soffermato sugli indicatori economici più rappresentativi. In generale, la Spagna, dopo un decennio di forte aumento, ha vissuto una forte crisi nel fatidico 2008. Questo momento difficile ha avuto ripercussioni inevitabili anche negli scambi commerciali con la Svizzera. Il testimone è quindi passato a Isabelle Mateos, Consulente per la Spagna di Switzerland Global Enterprise, che ha illustrato ai numerosi presenti come, malgrado la crisi econo-

mica, la Spagna può contare su reali opportunità di business in diversi settori. Proprio su questo punto le ha fatto eco Mercedes Galan, Head of International Desk della Cc-Ti, che ha incentrato la sua relazione sul biotech, un settore che ha avuto uno sviluppo straordinario e che oggi si presenta come uno degli attori decisivi nel necessario cambiamento del modello produttivo del Paese. Per fare business in questo periodo particolarmente fragile per l’Eurozona è consigliabile essere assicurati anche riguardo ai rischi d’insolvenza dei clienti. Sull’argomento è intervenuto Borko Ilic, Head of Operations Credit & Surety di Axa Winterthur, che, secondo l’esperienza acquisita negli anni, ha indicato l’importanza di un’assicurazione crediti per avere le garanzie di un pagamento sicuro. La parola è in seguito passata a Andrea Carlesso, Consulente di vendita di Bisnode D&B Schweiz AG, che ha illustrato i trend e le perfomance delle aziende spagnole, oltre che a suggerire alcuni consigli per proteggersi dai ritardi o dai mancati pagamenti. L’esperienza diretta è stata infine consolidata da Stefano Mondini, Titolare della Mondini Engineering SA, che ha fornito un’interessante testimonianza sulle attività della sua azienda in Spagna. Vi proponiamo di seguito delle brevi interviste ai nostri relatori. Buona lettura!

Le prospettive economiche Intervista con Björn Eberhardt, Senior Economist, Global Economic Research, Credit Suisse

Björn Eberhardt

Come si caratterizza l’economia iberica in questo periodo di forte crisi? “L’economia spagnola è attualmente affetta da una forte contrazione della domanda che ha avuto origine quando il boom del settore delle costruzioni si è affievolito intorno al 2008. Perciò quando la domanda di nuove abitazioni è diminuita, questo ha causato una diminuzione dell’occupazione nel settore della costruzione, la caduta dei prezzi immobiliari e perdite diffuse del settore bancario. Il conseguente ulteriore aumento della disoccupazione insieme con l’alto livello di debito del settore privato ha cominciato ad avere il suo costo sui consumi privati, anche attraverso la minor spesa per le abitazioni e settori affini. Dato che i disavanzi del settore pubblico e il debito sono aumentati notevolmente durante la recessione, l’attuazione di programmi di austerity per ridurre la spesa del settore pubblico stanno anche causando un ulteriore freno sulla domanda. Infine, le esportazioni sono gravate dalle deboli condizioni economiche nelle principali economie europee. Benché le condizioni attuali siano ancora deboli, ci sono stati alcuni segnali che hanno fatto presagire che si fosse toccato il fondo e che ora il quadro economico stesse lentamente migliorando. Per esempio la produzione industriale è calata con forza per 18 mesi di fila, ma ultimamente il tasso di declino è rallentato. Anche le indagini presso le imprese hanno iniziato a

migliorare, con l’umore nel settore manifatturiero che ha colpito per il tasso elevato nel maggio 2013, il più grande miglioramento dal febbraio 2010. Inoltre, il disavanzo delle partite correnti è in costante calo dall’inizio del 2008 e si è persino trasformato in un surplus nella seconda metà del 2012. Mentre le importazioni in diminuzione hanno sicuramente contribuito a questo sviluppo, è comunque un segno che l’economia sta procedendo nel suo percorso di riequilibrio verso un modello di crescita più sostenibile. L’economia è ancora contratta dello 0,5% su base trimestrale nel primo trimestre 2013, e un’altra contrazione, seppur più piccola, è attesa anche nel trimestre in corso, lanciando i primi timidi segnali di ripresa nel secondo semestre. Nel complesso ci aspettiamo che l’economia si contragga dell’1,4% su base annua nel 2013 e cresca nuovamente dello 0,5% su base annua nel 2014”. Quali vantaggi si delineano per gli investitori e quali prospettive di crescita vi sono? “Dal punto di vista di un investitore di capitale rimaniamo ancora cauti per quanto riguarda i titoli spagnoli e consigliamo agli investitori di dar loro un peso inferiore in un portafoglio azionario europeo. Siamo più positivi sul debito sovrano spagnolo per scadenze fino a 10 anni. In termini di mercato immobiliare spagnolo, vediamo un potenziale negativo per i prezzi, nonostante la correzione sostanziale vista finora”.

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Una visionE diversa della crisi spagnola: per non perdere le opportunità d’affari Intervista con Isabelle Mateos, Head of Swiss Business Hub Spain

Isabelle Mateos

Una visione differente della crisi spagnola. La sua presentazione verteva su questo tema. In che senso si possono cogliere le opportunità dalla crisi? “Sebbene il quadro macroeconomico della Spagna resta complicato, va detto che le riforme strutturali hanno migliorato la competitività e la pulizia del sistema finanziario dà spazio a migliori aspettative. Molte aziende spagnole non sono più presenti solo sui mercati nazionali o addirittura europei. La loro presenza è globale e molte di loro generano più reddito all’estero che nel mercato domestico. Inoltre, la crisi economica ha dimostrato la loro capacità di trasformare la competenza nazionale in un bene globale, soprattutto nell’ambito delle infrastrutture. Secondo l’esperienza dello Swiss Business Hub Spagna, ci sono 3 settori che stanno mostrando particolare dinamismo e possono offrire opportunità di business per le imprese svizzere: ICT, il turismo e la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture. La Spagna è uno dei primi 5 mercati delle ICT in Europa. Nonostante la crisi, la dimensione del mercato è aumentata del 32% dal 2004 e, nel 2011, gli investimenti ICT in Spagna hanno raggiunto il loro livello più alto in assoluto, con una crescita del 9% assestandosi a 17,9 miliardi di euro. Secondo la Forrester Research, la Spagna è il terzo più grande fornitore mondiale di servizi IT di aziende IT in Europa, dietro solo all’India e alla Cina. Ci sono più di 80 fabbriche operative e centri di eccellenza di software in Spagna. Alcune delle più grandi aziende IT a livello mondiale sviluppano software in Spagna. Anche la qualità conta e gli sviluppatori di software spagnoli hanno una comprovata esperienza di eccellenza operativa. Secondo il Software Engineering Institute, la Spagna è il primo Paese in Europa davanti a Francia, Regno Unito e Germania, in termini di valutazioni CMMI, un indicatore di qualità dei software. Ma ciò che veramente sta cambiando l’industria ICT della Spagna è la tecnologia mobile. Secondo i dati di ComScore di dicembre 2012, la Spagna ha la più alta penetrazione di smartphone in Europa, con il 66% degli utenti di telefonia mobile, tasso molto più alto rispetto a qualsiasi altra parte del Continente. Inol-

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tre evidenzia la crescita maggiore (+16 punti nel 2012). L’ampio uso di smartphones porta allo sviluppo di centinaia di applicazioni mobili, dal mobile sulla salute al mobile commerce. L’attività di vendita in ambito mobile in Spagna mostra la maggior crescita in Europa, con un +141% nel 2012. Oggi, il 10% della popolazione iberica acquista beni e servizi dai loro telefoni cellulari. Il turismo è stato uno dei pilastri dell’economia spagnola durante la crisi. La Spagna è la quarta destinazione turistica al mondo con 57,7 milioni di visitatori nel 2012. Il turismo ha generato ricavi record di 55,6 miliardi di euro (+5,7%). Un altro indicatore positivo è la tenuta del settore alberghiero spagnolo con un fatturato in crescita del 10% nel 2011, anche grazie alla forte presenza in America Latina. Oltre a stimolare la domanda di alberghi di fascia alta e del settore HO.RE.CA. (Hotellerie-Restaurant-Catering), l’aumento del numero di turisti, soprattutto da Asia e America Latina, sta avendo un grande impatto nel mercato dei beni di lusso con vendite in aumento ogni anno dal 2010. Infine, le imprese di costruzione spagnole stanno compensando la mancanza di nuovi investimenti nelle infrastrutture in Spagna con contratti per alcuni dei più grandi progetti al mondo: il Canale di Panama, il treno ad alta velocità Mecca-Medina, ecc.. Le aziende spagnole sono anche estremamente attive nella gestione di infrastrutture quali aeroporti (Heathrow, l’aeroporto internazionale di Atlanta, ecc.), autostrade, impianti di energia rinnovabile, metropolitane, ecc..” A cosa deve prestare attenzione un’impresa svizzera che vuole fare business con la Spagna? “Non ci sono grandi difficoltà per le PMI svizzere che operano in Spagna. Anche se la maggior parte delle aziende spagnole è abituata a fare affari con l’Europa, alcune differenze di cultura aziendale persistono. I termini di pagamento sono più lunghi del solito e si raccomanda di definirli chiaramente in anticipo. Infine, le competenze linguistiche sono migliorate negli ultimi anni nella comunità imprenditoriale spagnola, ma è meno probabile trovare partner di lingua tedesca di quanto lo sia per quelli di lingua inglese o francese”.


Catalogna: Biotech made in Barcellona Intervista con Mercedes Galan, Head of the International Desk Cc-Ti

Mercedes Galan

Quali sono le caratteristiche del settore biotech in Spagna ed in Catalogna? “Il biocluster della Catalogna è uno dei più dinamici della Spagna e tra i primi dell’Europa del Sud nel campo biomedico. Sono molto attivi nella ricerca clinica e nella human health (oncologia, bio nano medicina e malattie cardiovascolari), con 90 centri di ricerca e più di 400 gruppi di ricercatori. Oltre gli eccellenti rapporti tra pubblico e privato, la formazione è un pilastro essenziale. Un esempio è che attualmente ci sono più di 5 università in Catalogna che offrono programmi in bioscience. Un altro dato da sottolineare è che il 22% delle aziende biotech spagnole sono ubicate in Catalogna e anche il 45% di quelle farmaceutiche. Bisogna ricordare che il settore farmaceutico spagnolo è il settimo in Europa in termini di produzione. Le facilities a disposizione dei ricercatori hanno avuto un peso importante in questo fenomeno. Il Mare Nostrum Supercomputer (Barcelona Supercomputing Center BSC), il National Centre for Genome Analysis (CNAG) e l’ALBA Synchrotron-CELLS

sono tre dei benchmark research facilities europei situati nella zona di Barcellona. Tra le altre caratteristiche troviamo l’ubicazione strategica della regione, l’alta qualità di vita, l’eccellente rete di trasporti (Barcellona ha il primo porto del Mediterraneo ed uno degli aeroporti più transitati d’Europa). Inoltre occorre tenere presente che Barcellona è anche considerata una delle 6 città migliori per fare affari in Europa e in questo senso ha ricevuto, solo nel 2010, investimenti esteri per oltre 4’000 miliardi”. Esistono possibilità di sviluppo di sinergie per le PMI ticinesi che vogliono entrare su questo mercato? Quali? “Credo ci siano molteplici possibilità di sviluppo e posso già citare un esempio concreto. A seguito della missione economica che la Cc-Ti ha organizzato lo scorso marzo a Barcellona, c’è stato un contatto tra una ditta ticinese ed una catalana, che si è tramutato in un accordo di collaborazione. Questo dimostra che le sinergie esistono e bisogna soltanto cogliere le occasioni”.

Fare business in Spagna; l’importanza dell’assicurazione crediti e l’esperienza di Axa Winterthur Intervista con Borko Ilic, Head of Operations Credit & Surety AXA Winterthur Borko Ilic

Come ci si deve muovere – dal punto di vista assicurativo – per fare business con la Nazione iberica? “Lavorare con la Spagna presenta a grandi linee gli stessi rischi che un’azienda può incontrare esportando in altri Paesi dell’Europa e o del mondo. Come assicuratori dei crediti sappiamo che il rischio del mancato pagamento è presente in ogni fattura. Per questo motivo le aziende, soprattutto quelle esportatrici, oggi sono sensibili al tema e preferiscono vendere la loro merce solamente a fronte di una copertura assicurativa. Tornando alla Spagna possiamo dire che secondo l’esperienza di AXA, il Paese presenta alcuni punti critici; la media dei ritardi nei pagamenti è piuttosto alta (22 giorni circa a fonte di una media europea di 13 giorni). Inoltre, attualmente il Paese è confrontato con alcuni fattori di vulnerabilità, malgrado siano molte le manovre in atto per correggerne gli squilibri. Nella valutazione del rischio del mancato pagamento siamo spesso confrontati con problemi legati alla pubblicazione dei bilanci – infatti sono molte quelle aziende che presentano in ritardo i loro bilanci – nel recupero del credito invece sono le spese di incasso onerose e le difficoltà linguistiche a crearci dei problemi”. Quali consigli può dare a chi esporta in Spagna? “Uno dei consigli più semplici ma molto importante che darei a chi esporta in Spagna, così come all’estero, è la corretta identificazione dell’azienda con la quale si lavora. Capitano sovente

casi di aziende che usano nomi simili ad altre più famose per «truffare» i propri fornitori. Oppure aziende inesistenti che si celano dietro nomi conosciuti per prendere possesso della merce e sparire una volta che l’hanno ottenuta. Una corretta identificazione dell’azienda è quindi un primo passo. Non bisogna poi sottovalutare l’importanza delle bolle di consegna; controllare sempre chi le firma. Inoltre è importante avere un contatto con le persone con le quali si fa business. Più informazioni si hanno a disposizione meglio è. Una volta accertati i propri debitori, è sicuramente indispensabile essere sempre molto attenti ai loro comportamenti; prestare attenzione ad eventuali ritardi di pagamento o comportamenti insoliti. A volte la cieca fiducia per il cliente fa si che ci sia un minor controllo della sua solvibilità. Un vantaggio delle aziende spagnole è che la pubblicazione dei loro bilanci è completa, a differenza di quanto avviene in altre nazioni europee. Inoltre, le persone sono sempre molto comprensive e aperte alla collaborazione ed al dialogo. Gli imprenditori infatti sono molto legati alla loro azienda e investono tutte le loro risorse (compresi mezzi propri) per fare in modo che l’azienda continui a lavorare. Per chi esporta in Spagna e vuole essere sicuro di non incappare in perdite sui debitori e vuole dormire sonni tranquilli, si consiglia di affidarsi ad un partner serio e di fiducia come AXA; i nostri esperti mettono a disposizione della propria clientela il loro know how per rendere il commercio all’estero più sicuro, efficiente e proficuo”.

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Eventi

Trend e perfomance delle aziende spagnole Intervista con Andrea Carlesso, Consulente di Vendita Bisnode D&B Schweiz AG

Andrea Carlesso

Dal suo osservatorio privilegiato, come giudica le performance delle imprese spagnole in questo periodo? “In prima battuta possiamo dire che la moralità di pagamento delle imprese spagnole è in via di miglioramento anche se resta sempre al di sopra della media europea. Abbiamo da poco ricevuto l’analisi relativa al primo trimestre 2013 relativa alle Performance di Pagamento delle aziende Europee da cui trarremo spunto per questa breve analisi. Innanzitutto bisogna ricordare che la direttiva europea relativa alla «lotta contro i ritardi di pagamento», pubblicata nel 2011, aveva come termine ultimo per la sua attuazione il 16 Marzo. Questa direttiva avrebbe dovuto stimolare in senso positivo le performance di pagamento, invece lo studio evidenza che il ritardo medio di pagamento in Europa (14,01 giorni) nel corso del primo trimestre 2013 è in realtà il dato peggiore dal secondo trimestre 2012. I Paesi europei che mantengono i loro termini di pagamento al di sotto della media europea sono: Germania, Olanda, Belgio e Francia. Viceversa, tra i Paesi che pagano al di sopra della media europea, troviamo:Portogallo, Spagna, Italia, Regno Unito e Irlanda. La Spagna evidenzia un miglioramento delle performance di pagamento per il terzo trimestre consecutivo, dove si evidenzia una riduzione netta del ritardo di pagamento nella Pubblica Amministrazione rispetto al settore privato. Vorrei però ricordare, che in base agli studi di Dun&Bradstreet, le Aspettative di Incasso (DSO) per un’azienda straniera vanno dai 90 ai 180 giorni”.

La crisi non aiuta sicuramente tutti i settori dell’economia. Quali scenari possibili vede per il prossimo futuro? “Difficile fare un previsione in questo momento. Se analizziamo il trend dei primi cinque mesi dell’anno, il numero di aziende create e il capitale investito mostrano miglioramenti rispetto lo scorso anno. Tuttavia, le cifre sono ancora in evoluzione se consideriamo che i concorsi e i fallimenti, pur in tendenza negativa, sono ancora a livelli molto elevati. Il settore delle costruzioni spagnolo, che un tempo rappresentava il 18% del PIL del Paese, è nelle condizioni peggiori. Tuttavia, il settore delle esportazioni ed il turismo hanno dimostrato notevole capacità di recupero di fronte alla recessione e la mancanza di credito. Per contro, le costituzioni di nuove società mostrano un aumento del 8,08% rispetto lo scorso anno. La creazione di imprese è concentrata nel Terzo Settore: il commercio rappresenta il 18,48% del totale, i servizi alle imprese il 12,79% e le attività immobiliari il 9,14%. Gli investimenti di capitale nelle costituzioni di nuove società sono aumentati del 11,94% rispetto lo scorso anno. Come si può notare non si può delineare uno scenario preciso. I tagli alla spesa pubblica effettuati dal governo spagnolo tendono ad avere un effetto moltiplicatore elevato per l’economia che potrebbe smorzare le prospettive di crescita interna. Tuttavia gli indici di nuove aperture e di investimento di capitale sembrerebbero fornire una visione totalmente diversa. I prossimi 6 mesi potranno fornire indicazioni più precise per delineare un quadro più preciso sul trend di crescita o stagnazione del mercato spagnolo”.

La testimonianza di un’azienda ticinese Intervista con Stefano Mondini, Titolare Mondini Engineering SA

Stefano Mondini

Come è stato l’approccio al mercato spagnolo? “Abbiamo avuto la fortuna, la prima volta, di essere stati contattati direttamente e senza dover effettuare ricerche sul posto. Da questo contatto sono nati gli incontri conoscitivi, la presentazione dei nostri contenitori interrati per la raccolta dei rifiuti, e finalmente la sigla del contratto di distribuzione. Il nostro cliente aveva una struttura decisamente diversa dalla nostra, trattandosi di un colosso nel suo campo d’azione. Pertanto, noi come PMI siamo stati catapultati gioco-forza all’interno di una compagine avente ideali ben maggiori rispetto a quanto noi potessimo ambire. Fortunatamente il nostro prodotto fu ben apprezzato e pertanto riuscimmo a concludere delle importanti forniture. Grazie a queste ultime siamo riusciti a far conoscere il nostro prodotto e nome non solo al nostro distributore, ma anche ai suoi clienti. Oggigiorno il contratto con questo partner è giunto a scadenza e da parte nostra non è stato rinnovato, ma sono comunque stato contento che questo rapporto abbia generato nuove opportunità. Attualmente stiamo infatti collaborando con un’altra azienda spagnola, che ci accompagnerà addirittura ad una fiera di settore”. Vi sono stati ostacoli da superare? Quali? “Effettivamente sì. Anzitutto l’ostacolo principale dal lato amministrativo era rappresentato dai termini di pagamento, poiché in Spagna la tendenza era quella di saldare le fatture dei fornitori tra i 90 ed i 150 24  Ticino Business

giorni. Questo è evidentemente possibile solo nel caso in cui esistono le possibilità per incassare anticipatamente, a livello di banca, gli importi delle fatture. In Svizzera questa opzione non era data. Inoltre, il fatto di iniziare la prima volta con un cliente estero e di grandi dimensioni ci ha obbligati a chiedere contrattualmente i pagamenti tramite lettera di credito irrevocabile. Da un lato questo ci ha tranquillizzati, ma d’altro canto i già risicati margini venivano ulteriormente erosi dal costo medesimo della procedura bancaria. Un ostacolo dal lato della produzione risiedeva nel fatto che obbligatoriamente dalla Svizzera alla Spagna si dovesse passare attraverso ad una dogana, con le derivanti complicazioni, nonché un ulteriore maggior costo per il trasporto. Un ulteriore problema era dato dal fatto che questa azienda non aveva come core business la vendita di contenitori, e per questa ragione avevamo le «mani legate». Una restrizione nel nostro campo è dovuta al fatto che la destinazione finale del prodotto è generalmente ad Enti pubblici con i quali è impensabile poter trattare direttamente o in autonomia. In quel periodo, però, questi ultimi potevano usufruire di importanti crediti da parte dell’UE e anche grazie a questo il nostro compito è stato facilitato. Rovescio della medaglia è stato però il fatto che, una volta siglato il rapporto con l’Ente pubblico, per tutta la durata della fornitura il nostro cliente non poteva accettare alcuna variazione nel prezzo, nemmeno giustificata da fattori quali per esempio l’aumento del costo della materia prima”.


Eventi

L’internazionalizzazione delle Aziende

È ritornato l’appuntamento con gli incontri dei nostri 4Seasons Standing Lunch. Questa volta, lo scorso 13 giugno, eravamo nel Locarnese, più precisamente a Losone, nella sede di Agie Charmilles Sales Ltd. Vista la buona collaborazione con i nostri partner per questa serie di eventi (Banca Stato, Vaudoise Assicurazioni, e Gruppo Multi SA), i partecipanti hanno potuto aggiornarsi e confrontarsi con i relatori su tematiche d’estrema attualità per l’internazionalizzazione. L’evento ha anche permesso un confronto diretto di esperienze grazie al networking. Vi proponiamo delle riflessioni sulle diverse relazioni che sono state presentate nel corso della manifestazione

Il trade finance a sostegno del commercio con l’estero di Davide Bignasca, Responsabile del servizio di Commodity Trade Finance e membro dei quadri di BancaStato

Davide Bignasca

Una regione stabile dal punto di vista politico, economico e legale, e vicina all’Italia; una regione attrattiva fiscalmente, con profonde competenze e una radicatissima cultura bancaria. Sono questi i principali fattori che offrono alla piazza finanziaria ticinese solide garanzie per un continuo sviluppo dell’attività di Commody Trade Finance. Attività per la quale BancaStato intende acquisire una parte di mercato. Cosa è il Commodity Trade Finance e come funziona Il “finanziamento commerciale di materie prime” prevede la presenza di diversi attori. In primo luogo vi è un venditore (ad esempio una miniera) e un acquirente. Tra loro agisce il trader, vale a dire l’intermediario che, appunto, compra dal primo per vendere al secondo. Per acquistare le materie prime, il trader si avvale del finanziamento della sua Banca. Questo meccanismo a prima vista semplice permette di trasportare materiale da

una parte all’altra del globo: di norma, infatti, le materie prime sono prodotte o estratte nei Paesi emergenti e poi trasformate in prodotti finiti nei Paesi industrializzati. Tra le materie prime di cui parliamo vi sono quelle grezze, come petrolio, gas, minerali ferrosi, rottami o carbone. Rientrano nella categoria anche i semilavorati, come l’acciaio, l’alluminio, la ghisa, e altro ancora. Ma vengono presi in conto anche altri beni, come il riso o il grano. La Svizzera e le materie prime Il Commodity Trade Finance è un’attività che ha radici ben salde in Svizzera, nazione che con Regno Unito e Singapore gioca un ruolo fondamentale a livello mondiale. Un dato su tutti consente di capirne l’importanza: la Banca Nazionale Svizzera calcola che il giro di affari legato a questo settore costituisca circa il 3% del PIL, e che equivalga a quello dell’industria delle

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Eventi

macchine e del turismo. Storicamente le materie prime come cotone, grano e caffè hanno sempre avuto una lunga tradizione di intermediazione nel nostro Paese. La stabilità politica ed economica, l’efficienza delle infrastrutture e del sistema finanziario hanno notevolmente favorito l’instaurarsi di tale attività. Il Ticino si è ritagliato una fetta importante nel settore, guadagnando il terzo posto a livello nazionale, dopo Ginevra e Zugo. Oltre ai vantaggi strutturali elvetici, descritti sopra, il nostro Cantone gode della vicinanza dell’Italia, grande utilizzatrice di prodotti siderurgici, e l’attrattività fiscale, le competenze e la cultura bancaria sviluppata sono garanzie per una continua crescita della nostra piazza a livello internazionale. I rischi Come in tutte le attività bancarie, anche in questo settore esistono rischi. Se individuati, possono essere gestiti in maniera ottimale. Considerata l’internazionalità e la specificità

del Commodity Trade Finance occorrono competenze e conoscenze particolari. Ad ogni modo, storicamente, l’attività di cui parliamo ha sempre ottenuto perdite inferiori rispetto alle altre attività creditizie. BancaStato e il Commodity Trade Finance Si tratta di un mercato che offre interessanti prospettive di crescita e siamo convinti che la nostra professionalità e competenza potranno farci avere successo anche in questa attività. Il nostro motto è “efficienza e fedeltà, per un “mestiere” di qualità”. Grazie ad una struttura interamente dedicata al Commodity Trade Finance, BancaStato potrà capire a fondo le esigenze del cliente, proponendogli soluzioni di finanziamento adeguate alle necessità. Inoltre, contribuirà anche a promuovere le competenze e le attività della piazza finanziaria ticinese, anche nel rispetto del mandato pubblico che caratterizza l’Istituto.

Il coordinamento internazionale della previdenza di Matthias Blättler, Responsabile Commerciale Previdenza Vaudoise Assicurazioni

Matthias Blättler

Introduzione L’attività lucrativa transfrontaliera fa parte della vita professionale quotidiana in Svizzera, Europa e nel mondo. Il diritto UE con l’accordo sulla libera circolazione delle persone coordina i diversi sistemi nazionali delle assicurazioni sociali. Dà in particolare risposta alle questioni su quale sia il sistema assicurativo nazionale presso cui una persona è assicurata e come vadano determinate le prestazioni di una persona in caso di periodi assicurativi in più Paesi. L’accordo si applica ai cittadini svizzeri o di un Paese dell’UE che lavorano nell’UE o in Svizzera oppure si trasferiscono dalla Svizzera in un Paese dell’UE o viceversa. Assoggettamento assicurativo Finora, in caso di attività lucrativa esercitata in più Stati, i lavoratori dipendenti e indipendenti erano, in generale, assoggettati al diritto delle assicurazioni sociali del proprio Paese di residenza, a prescindere dal grado di attività in esso esercitato, dal numero di datori di lavoro e dalla loro sede. D’ora in poi l’assoggettamento assicurativo dipenderà essenzialmente dal fatto di svolgere o meno una parte sostanziale dell’attività lucrativa nel Paese di residenza. Non saranno più possibili il doppio assoggettamento o altre prescrizioni particolari. •L  e persone attive professionalmente sono assoggettate, di regola, al sistema delle assicurazioni sociali di un unico Paese. • Le persone che svolgono un’attività lavorativa solo in un Paese sono assoggettate al sistema assicurativo del Paese d’impiego. Il domicilio o la sede dell’impresa non hanno alcuna importanza. • Una persona che lavora solo in Svizzera è soggetta al diritto svizzero e in base a questo è assicurata nella previdenza professionale obbligatoria. • Le persone che svolgono un’attività lavorativa in più di un Paese contemporaneamente sono soggette, di regola, al sistema assicurativo del Paese di domicilio. Se non risiedono in nessuno dei Paesi in cui svolgono la loro attività lavorativa,

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esse sono soggette al sistema assicurativo di quel Paese in cui esercitano l’attività principale o in cui vi è la sede centrale del datore di lavoro. • Una persona che risiede in Svizzera e lavora in Svizzera e all’estero è soggetta anche per il lavoro svolto all’estero al diritto svizzero. Pertanto essa è obbligatoriamente assicurata nella previdenza professionale svizzera anche per l’attività lavorativa svolta all’estero. Questa assicurazione può essere stipulata sia presso l’assicurazione del datore di lavoro in Svizzera sia presso l’istituto collettore. Definizione della prestazione assicurativa Per il coordinamento in caso di diritti alle prestazioni nei confronti di diversi sistemi assicurativi, il diritto UE stabilisce diverse regole fondamentali. Da tenere presente è il principio della parità di trattamento delle persone, dell’equiparazione delle zone (le prestazioni seguono le persone), del mantenimento dei diritti alle prestazioni o della facilitazione dell’acquisizione dei diritti (totalizzazione dei periodi assicurativi). Nel determinare le prestazioni derivanti dall’AVS e dalla previdenza professionale non va tenuto conto di alcun diritto estero o di periodi assicurativi esteri. L’Accordo sulla libera circolazione delle persone e la Convenzione AELS coordinano i diversi sistemi nazionali di sicurezza sociale. Non comportano tuttavia alcuna uniformazione dei singoli sistemi. La struttura, il tipo e gli importi dei contributi e delle prestazioni previsti dalle assicurazioni sociali di ogni singolo Paese vengono mantenuti. Prestazioni di vecchiaia, superstiti (AVS) e in caso d’invalidità (AI) Chi si trasferisce in modo definitivo in uno Stato dell’UE o dell’AELS o vi comincia a lavorare è soggetto in ogni caso alle assicurazioni sociali del Paese in cui lavora o risiede. Non è possibile trasferire i contributi versati agli enti assicurativi di uno Stato dell’UE o dell’AELS. È escluso pure il rimborso agli assicurati.


Una volta raggiunta l’età pensionabile, ogni Paese verserà una rendita di vecchiaia a parte. Chi ha versato contributi assicurativi in più di un Paese contraente ha diritto di percepire una rendita da ciascuno di essi. Condizione indispensabile è che in ogni Paese il periodo contributivo sia stato di almeno un anno. I contributi restano presso le assicurazioni dei singoli Paesi fino al raggiungimento dell’età pensionabile prevista dalla loro legislazione. Non vengono trasferiti alle assicurazioni di vecchiaia di altri Paesi e la persona assicurata non può chiederne il rimborso.

sati se l’interessato (persona che lascia definitivamente la Svizzera per trasferirsi in uno Stato dell’UE o dell’AELS) è ancora assoggettato all’assicurazione obbligatoria in un altro Stato membro dell’UE. In virtù di questo principio, nell’ambito dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone la possibilità di versare in contanti gli averi della previdenza professionale ai sensi dell’articolo 5 della legge sul libero passaggio è stata limitata e nella legge sul libero passaggio è stato introdotto l’articolo 25f.

Le rendite vedovili e le rendite per orfani vengono calcolate in base ai periodi assicurativi compiuti dalla persona deceduta e in base alle disposizioni legali nazionali. Le rendite per i superstiti vengono versate alle stesse condizioni vigenti in Svizzera anche negli Stati dell’UE o dell’AELS, questo sia nel caso in cui l’avente diritto risieda già in uno Stato dell’UE o dell’AELS all’insorgere del diritto sia che vi si trasferisca successivamente.

Se gli averi di previdenza cui ha diritto una persona derivano in parte dalla previdenza obbligatoria e in parte dalla previdenza extraobbligatoria, la restrizione si riferisce unicamente alla prestazione della previdenza obbligatoria. Se una sola delle suddette condizioni non è adempiuta, l’intero avere può essere riscosso in contanti alla partenza per l’estero.

Per quanto concerne le prestazioni in caso d’invalidità, ogni Paese determina il grado d’invalidità in base alla propria legislazione. Di conseguenza può succedere che in Paesi diversi lo stesso danno alla salute comporti una diversa valutazione dell’incapacità al guadagno. Chi presenta un periodo assicurativo minimo di tre anni in Svizzera e adempie le altre condizioni riceverà una rendita AI in funzione dei periodi ivi compiuti e alle stesse condizioni degli assicurati ivi residenti. Pagamento in contanti di averi della previdenza professionale La principale conseguenza del diritto europeo sulla previdenza professionale concerne le restrizioni relative al pagamento in contanti in caso di partenza per l’estero. Secondo il diritto europeo, al termine dell’assicurazione obbligatoria in uno Stato, i contributi versati non possono essere rimbor-

Se il pagamento in contanti non è possibile, l’avere rimane in Svizzera su un conto bloccato (conto di libero passaggio o polizza di libero passaggio). L’avere della previdenza professionale viene pagato all’interessato al compimento dell’età ordinaria di pensionamento o al più presto cinque anni prima (nella misura in cui questa possibilità sia prevista dal regolamento), come pure le prestazioni d’invalidità e le prestazioni in caso di decesso. Il prelievo anticipato a favore della proprietà d’abitazioni ad uso proprio, una particolarità del diritto previdenziale svizzero, continua ad essere possibile anche nell’ambito del regime obbligatorio della previdenza professionale ed anche se l’abitazione si trova nel nuovo Stato di domicilio facente parte dell’UE o dell’AELS. Non sono toccate inoltre da questa regolamentazione le prestazioni della previdenza individuale vincolata (pilastro 3a).

Il mandato di intermediazione aziendale di Ivano D’Andrea, CEO Gruppo Multi SA

Ivano D’Andrea

Il Gruppo Multi, formato da competenti professionisti nell’ambito della consulenza aziendale, fiscale, immobiliare e contabile, ha sviluppato un vero e proprio Centro di competenza per PMI ticinesi nell’ambito della trasmissione aziendale. Il ruolo del Gruppo Multi non si limita ad assistere l’imprenditore nella fase iniziale del processo di trasmissione ma bensì anche alla ricerca di un potenziale acquirente, quale intermediario aziendale. Un ruolo questo che impone da una parte grande competenza nel saper valutare la situazione dell’azienda che si è intenzionati a vendere (vedasi a riguardo il servizio di check-up aziendale proposto ai clienti) dall’altra un importante know-how nel settore dell’intermediazione aziendale con una fitta rete di conoscenze e relazioni al servizio degli imprenditori che vogliono vendere la propria azienda. Per affrontare il processo di successione aziendale sono necessarie competenze specifiche, altamente qualificate e

soprattutto professionali, sia per gli aspetti tecnici, che per quelli negoziali e contrattuali. A questo va aggiunta la capacità di relazionarsi con veri e propri network cantonali, nazionali ed esteri alfine di massimizzare le opportunità di possibili controparti interessate all’operazione. Una volta compiuto il primo approccio “check-up trasmissione” o, qualora vi sia già la massima chiarezza presso l’azienda (a livello organizzativo, gestionale, successorio e di valutazione della stessa), assumiamo mandati quali intermediari per la vendita della vostra azienda. Il processo di vendita ha delle chiare regole da rispettare soprattutto per garantire al cedente l’anonimato dei dati e della trattativa, aspetto quest’ultimo fondamentale per l’imprenditore che non vuole divulgare a terzi le sue intenzioni. Il consulente di Gruppo Multi svolge quindi un ruolo di coordinamento fondamentale per la riuscita del progetto. Dovrà anche saper gestire le implicazioni emozionali e le diverse problematiche che si presentano in questi processi: non di

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Eventi

rado l’imprenditore vive la cessione dell’azienda con emozioni forti che coinvolgono non solo aspetti economici e professionali, ma anche personali e privati. La trasmissione della propria azienda, dal punto di vista dell’intermediario, richiede di mettere a disposizione contatti, knowhow, ed esperienze per studiare ed implementare con razionalità le più efficaci strategie negoziabili, al fine di massimizzare le probabilità di successo, sempre nell’interesse del Cliente. Grazie al nostro centro di competenza e al nostro know-how in questo settore, siamo in grado di attivarci e coinvolgere rapidamente tutti i nostri canali privilegiati per la ricerca di un acquirente. Il nostro approccio sarà sempre molto riservato e in assoluta trasparenza con i nostri mandanti. Nessuna iniziativa o contatto verrà intrapreso senza averne preventivamente discusso con i nostri interlocutori. Il nostro approccio sarà centrato sulla ricerca di aziende interessate ad investire attivando la nostra rete di relazioni in Ticino, in Svizzera e all’estero.

Non va infine sottovalutata le opportunità che si presentano dalla vicina Italia: sempre più imprenditori italiani stanno seriamente valutando la possibilità di spostare parte delle proprie attività imprenditoriali in Ticino. Anche in questo caso si tratta di poter offrire a questi imprenditori delle opportunità d’acquisto di aziende già operative sul nostro territorio che sono in procinto ad essere cedute. Intercettare queste due esigenze (le PMI ticinesi in fase di vendita e l’investitore italiano alla ricerca di un’opportunità in Ticino) significa salvaguardare posti di lavoro e dare la possibilità alle nostre PMI di espandersi ulteriormente. Per maggiori informazioni visitate il nostro sito dedicato alla Trasmissione Aziendale http://www.gruppomulti.ch/successione.php o contattateci tramite e-mail a successione@gruppomulti.ch e vi invieremo il nostro prospetto sul tema senza impegno.

4Seasons Standing Lunch – PROSSIMA edizione Vi annunciamo che la prossima edizione del 4Seasons Standing Lunch sarà ubicata nel Luganese. Si parlerà di come affrontare la crisi in maniera strutturata ed efficiente. L’evento si terrà in settembre. Seguiranno comunicazioni e ulteriori dettagli nel corso dei prossimi mesi. Sul nostro sito web (www.cc-ti.ch) trovate tutti gli ultimi aggiornamenti.

I nostri partner per i 4Seasons Standing Lunch

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Eventi

AEO: la qualifica di operatore economico autorizzato

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Si è svolto lo scorso 10 giugno presso l’Hotel Coronado di Mendrisio l’evento organizzato dalla Cc-Ti in collaborazione con Switzerland Global Enterprise e l’Amministrazione Federale delle Dogane, durante il quale sono stati presentati gli obiettivi e la procedura da seguire per ottenere lo statuto AEO. Ricordiamo che la qualifica di operatore economico autorizzato (“Authorised Economic Operator”, ovvero AEO) viene rilasciata alle aziende ritenute affidabili in materia di sicurezza nella catena internazionale di fornitura. Gli AEO beneficiano di agevolazioni nell’ambito dei controlli rilevanti per la sicurezza. Questa qualifica è riconosciuta dagli Stati con i quali la Svizzera ha concluso un rispettivo accordo (al momento l’UE, prossimamente la Norvegia e in seguito il Giappone, gli Stati Uniti e la Cina). Sono intervenuti Remo Fontana, sostituto del Direttore di circondario delle dogane, Lugano e Roberta Cippà Cavadini, Titolare Cippà Trasporti SA. La manifestazione ha riscosso un ottimo successo.

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Commercio estero Pagine a cura di Switzerland Global Enterprise

prossime GIORNATE DI CONSULENZA PAESE LUGANO, SETTEMBRE-NOVEMBRE 2013 • AFRICA CENTRALE: lunedì 30 settembre 2013 • RUSSIA: martedì 8 ottobre 2013 • BRASILE: giovedì 14 novembre 2013 • PAESI NORDICI: lunedì 18 novembre 2013 Nel corso delle giornate di consulenza proposte alle aziende, avrete l’occasione di fissare un incontro individuale gratuito con i consulenti di Switzerland Global Enterprise e con i collaboratori degli Swiss Business Hub all’estero. Le aziende intenzionate ad espandere le loro attività nei mercati sopra citati o che hanno esigenze concrete non esitino a mettersi in contatto con Switzerland Global Enterprise e a fissare un appuntamento con i suoi esperti! CONTATTATECI AL NO. TEL. +41 91 911 51 37 OPPURE TRAMITE E-MAIL ALL’INDIRIZZO info.lugano@switzerland-ge.com, SAREMO LIETI DI FISSARVI UN APPUNTAMENTO.

Switzerland Global Enterprise lancia nuovi strumenti online

Switzerland Global Enterprise mette a disposizione gratuitamente delle aziende svizzere intenzionate a espandere le loro attività all’estero due nuovi strumenti online, «WarmUp2Export» e «Trade4Free», volti a semplificare l’avvio dell’esportazione. L’internazionalizzazione è complessa e irta di difficoltà, richiede una preparazione accurata e strumenti idonei nonché una rete mirata. Lo strumento online «WarmUp2Export» sviluppato da Switzerland Global Enterprise consente una prima e rapida valutazione della propria preparazione all’export grazie alle risposte fornite a domande chiavi sui principali aspetti del processo d’internazionalizzazione. Il risultato permette di soppesare già nella fase di sviluppo del progetto di export quanto si è coscienti delle sfide che si dovranno affrontare. Le conclusioni del test possono in seguito essere analizzate durante una consulenza individuale e gratuita con gli esperti di Switzerland Global Enterprise, che risponderanno alle domande sorte e suggeriranno i passi da compiere. Le aziende intenzionate a espandere le loro attività all’estero hanno altresì a disposizione il nuovo strumento online «Trade4Free» che consente loro di sfruttare in modo più semplice e diretto i vantaggi degli accordi di libero scambio. L’obiettivo è di facilitare l’applicazione pratica dei trattati, che per la loro natura sono complessi. «Trade4Free» aiuta l’utente a rispondere alle domande sul suo prodotto e a verificare l’aliquota di dazio. Una volta concluso il test, saprà se potrà esportare i suoi beni in franchigia doganale, risparmiando il costo dei dazi nel paese di destinazione. WarmUp2Export: http://warmup2export.switzerland-ge. com/index.php?id=1&L=3 Trade4Free: http://trade4free.switzerland-ge.com/it/?gclid =CM2Cup6O3LcCFY1Z3godkR4AGA

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Camera di Commercio Internazionale: regole dal 1° luglio 2013 sull’obbligazione bancaria di pagamento

La Camera di Commercio Internazionale (CCI) introduce le regole uniformi sull’obbligazione bancaria di pagamento, le cosiddette «Uniform Rules for Bank Payment Obligation» (URBPO). Il nuovo strumento di regolamento nel commercio estero si applica dal 1° luglio 2013. Le regole URBPO sono ritenute necessarie dalla CCI in considerazione del forte aumento degli scambi commerciali internazionali. Questo sistema di pagamento sicuro ottimizza l’impiego del capitale mobile e minimizza i rischi del pagamento libero. Le nuove regole abbinano i vantaggi di un credito documentario con la rapidità di una transazione telematica. Consentono inoltre alle banche di offrire ai clienti una copertura del rischio flessibile e servizi finanziari migliori. Le URBPO rappresentano un obbligo irrevocabile di una banca a favore di un’altra, che si attiva alla scadenza pattuita se combaciano determinati dati prestabiliti. International Chamber of Commerce: Uniform Rules for Bank Payment Obligation (URBPO) www.iccwbo.org/About-ICC/Policy-Commissions/Banking/ Task-forces/Bank-Payment-Obligation-(BPO)/ ICC Deutschland: ICC führt zum 1. Juli erstmals Regeln für offene Handelsrechnungen ein www.icc-deutschland.de/news/498-icc-fuehrt-zum-1-juli-erstmals-regeln-fuer-offene-handelsrechnungen-ein.html

Adeguamento delle concessioni tariffarie per Norvegia, Islanda e Croazia

Le concessioni tariffarie nei confronti di Norvegia, Islanda e Croazia sono state adeguate nel quadro di una revisione della Convenzione AELS e dell’adesione della Croazia all’UE il 1° luglio 2013.


Secondo quanto comunicato dalla Segreteria di Stato dell’economia, la revisione della convenzione AELS si limita ad agevolare l’accesso ai rispettivi mercati dei prodotti agricoli di base e di quelli trasformati, apportando le modifiche opportune alle concessioni tariffarie. A titolo d’esempio, saranno aumentati i contingenti per prodotti svizzeri quali il formaggio, le specialità di carne e il concentrato di succo di mela. In pratica, la Svizzera accorda a Norvegia e Islanda le medesime concessioni di cui beneficiano altri partner di libero scambio (UE inclusa). In seguito all’adesione della Croazia all’UE il 1° luglio 2013, l’accordo di libero scambio tra l’AELS e lo Stato balcanico è stato revocato poiché alle merci provenienti dalla Croazia saranno applicate le stesse aliquote di dazio preferenziali valide per le importazioni dall’UE. Segretariato di Stato dell’economia SECO: Modifica delle concessioni tariffarie per Norvegia, Islanda e Croazia www.news.admin.ch/message/index.html?lang=it&msgid=49263

A buon punto il progetto miliardario per la galleria Fehmarnbelt in Danimarca

La Danimarca investe somme ingenti per ampliare l’infrastruttura, stanziando 46 miliardi di euro nei prossimi dieci anni. 6,6 miliardi sono destinati alla galleria Fehmarnbelt, prevista da tempo. I lavori per la costruzione inizieranno nell’estate del 2015 mentre l’inaugurazione della galleria è prevista nel 2021. Le prime gare d’appalto importanti saranno pubblicate nel corso dell’anno corrente e riguarderanno le quattro canne nonché le due rampe d’accesso. Con una lunghezza di 17,6 chilometri, la Fehmarnbelt sarà la galleria con trasporto combinato strada-rotaia più lunga al mondo. Femern A/S: Das Fehmarnbelt-Projekt www.femern.de Germany Trade & Invest: Dänemark verfolgt größtes Infrastrukturausbauprogramm seit den 1990er Jahren w w w. g t a i. d e / G TA I / N a v i g a t i o n / D E / Tr a d e / maerkte,did=816882.html Switzerland Global Enterprise: Informazioni paese Danimarca www.switzerland-ge.com/svizzera/export/it/blog/informazionipaese-danimarca

19 milioni di sterline per soluzione innovative nel settore energetico britannico

La Gran Bretagna ha avviato la seconda fase del programma «Energy Entrepreneurs Fund», mettendo a disposizione 19 milioni di sterline per idee, soluzioni e prodotti innovativi negli ambiti dell’efficienza energetica, dell’accumulo di calore e della produzione di energia a basso tenore di CO2. Gov.UK: GBP19m available for energy entrepreneurs www.gov.uk/government/news/19m-available-for-energy-entrepreneurs

La Francia investe 20 miliardi di euro per risanare i quartieri cittadini

Nell’ambito del programma «Programme National pour la Renovation Urbaine» (PNRU) lanciato nel 2003, la Francia avvia una seconda serie di progetti volti a risanare 230 quartieri cittadini. I fondi stanziati a questo scopo ammontano a 20 miliardi di euro. Secondo quanto comunicato dal Ministero competente per lo sviluppo urbano, si tratta in primis di portare a termine il

primo pacchetto di misure (PNRU 1) dotato di 44 miliardi di euro e comprendente 500 progetti. In seguito si deciderà quali altre ottimizzazioni urbane e infrastrutturali saranno effettuate. Per ora si sa solo che 230 quartieri saranno interessati: 200 si trovano in Francia stessa mentre 30 riguardano i Territori francesi d’oltremare. Le Figaro: 230 quartiers à rénover pour 20 mds€ w w w . l e f i g a r o . f r / f l a s h - e c o / 2 01 3 / 0 4 / 2 2 / 9 7 0 0 2 20130422FILWWW00373-230-quartiers-a-renover-pour20-mds.php Programme National pour la Renovation Urbaine PNRU www.anru.fr/index.php/fre/Programmes/Programme-Nationalpour-la-Renovation-Urbaine/L-etat-d-avancement-du-programme-au-2-avril-2013

La situazione economica nei Länder austriaci

L’economia austriaca non è decollata nel 2012, ma con una crescita dello 0,8% ha comunque superato la media della zona euro. Le stime per il 2013 prevedono un lieve incremento allo 0,9%. Alcuni Stati dovrebbero fare meglio, per esempio il Burgenland, l’Alta Austria, il Vorarlberg, la Stiria e il Tirolo, anche se con differenze marginali. La panoramica pubblicata dalla Bank Austria fornisce dati e prospettive dei singoli Länder. Bank Austria: Österreich – Bundesländer Überblick www.bankaustria.at/files/Bundeslaenderbericht_2013.pdf

Nuova legge sugli appalti pubblici in Russia

Una nuova legge sugli appalti pubblici entra in vigore in Russia all’inizio del 2014, le cui disposizioni promettono più trasparenza e certezza del diritto nonché un accesso semplificato agli appalti dell’amministrazione pubblica. Il punto focale della legge è l’introduzione di un portale d’informazione che consente di consultare ogni fase delle gare d’appalto, dalla pianificazione fino all’aggiudicazione e alla realizzazione. Inoltre, i valori soglia per le gare saranno adattati gradualmente tra il 2014 e il 2016. Peterka & Partners: CEE Newsletter, April 2013 (pagina 6: Russia – New State Procurement Act) www.peterkapartners.com/download/1404045955 Germany Trade & Invest: Russland - Neues Gesetz über öffentliche Ausschreibungen ab 2014 www.gtai.de/GTAI/Navigation/DE/Trade/Recht-Zoll/Wirtschafts-und-steuerrecht/recht-aktuell,did=820446.html

L’Oman getta le basi per la costruzione di 1’000 chilometri di binari

I piani ambiziosi per una rete transnazionale lunga 6’000 chilometri nella penisola araba prendono forma: l’Oman ha gettato le basi per la costruzione di 1’061 chilometri di binari. La prima fase prevede di collegare la capitale Muscat, situata sul Golfo di Oman a nord del Paese, con Duqm sul Mare Arabico, distante 486 chilometri a sud. La seconda tappa si estenderà da Duqm fino alle province a meridione lungo la frontiera con lo Yemen. In entrambe le sezioni saranno edificati 20 stazioni nonché collegamenti alle reti ferroviarie nelle nazioni confinanti Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. I costi complessivi per il progetto sono stimati in 16 miliardi di dollari e i primi treni dovrebbero poter circolare a partire dal 2017. Il Sultanato si aspetta che la ferrovia stimoli l’economia locale. Times of Oman: Railway to create over 70,000 jobs for Omanis www.timesofoman.com/News/Article-10657.aspx

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Commercio estero Pagine a cura di Switzerland Global Enterprise

OneOman: Oman Railway Project — the logistics gamechanger http://oneoman.com/2013/04/13/oman-railway-project%E2%80%94-the-logistics-game-changer/ Zawya/Oman Daily Observer: 12 firms bid for Oman railway preliminary design contract http://oneoman.com/2013/04/13/oman-railway-project%E2%80%94-the-logistics-game-changer/ Gulf in the Media / Oman Daily Observer: Oman’s rail project to spawn services industry www.gulfinthemedia.com/index.php?m=economics&id=6496 06&lim=100&lang=en&tblpost=2013_05

Il Myanmar aderisce alla Convenzione concernente il riconoscimento delle sentenze arbitrali estere

A metà aprile 2013 il Myanmar ha depositato i documenti volti ad aderire alla New York Arbitration Convention. Il 15 luglio 2013 diventerà il 149° Stato contraente della Convenzione concernente il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali estere. New York Arbitration Convention: Accession Myanmar to New York Convention www.newyorkconvention.org/news/accession-myanmar-tonew-york-convention

La Cina intende introdurre l’IVA a livello nazionale

Dal 1° agosto 2013 il programma IVA già introdotto con successo a Shanghai, Pechino e in diverse province sarà esteso all’intero Paese per determinati servizi. L’IVA pagata a monte sostituirà la «business tax» applicata finora ai servizi di trasporto e logistica, IT e consulenza (fiscale e aziendale, avvocati ed esperti contabili) nonché nell’ambito della cultura e dei media. Anche la produzione, la trasmissione e la pubblicazione di programmi radiofonici e televisivi nonché di filmati rientreranno nel programma IVA a partire da inizio agosto. Le aliquote IVA sono comprese tra il 6% e il 17%: • leasing di beni mobili: 17% • trasporto: 11% • ricerca e sviluppo/servizi tecnici: 6% • servizi IT: 6% • cultura e media: 6% • logistica: 6% • consulenza/certificazione: 6% • piccole imprese: 3%. KPMG: Nationwide expansion of China’s VAT pilot program on 1 August 2013 www.kpmg.com/cn/en/issuesandinsights/articlespublications/ newsletters/chinaalerts/pages/china-tax-alert-1308-expansion-vat-pilot.aspx Germany Trade & Invest: VR China – VAT-Programm für Dienstleistungen wird auf Gesamtchina ausgedehnt www.gtai.de/GTAI/Navigation/DE/Trade/Recht-Zoll/Wirtschafts-und-steuerrecht/recht-aktuell,did=798706.html

La Cina apre il mercato per la cura degli anziani

Nel quadro di due proposte di legge per la creazione e la gestione di altrettante case per anziani, la Cina lascia intendere che in futuro anche le imprese straniere potranno investire in questo mercato finora trascurato, ma potenzialmente molto lucrativo. China Briefing: China to Allow Foreign Investors to Set Up Mainland Senior Care Institutions www.china-briefing.com/news/2013/06/13/china-to-allow-foreign-investors-to-set-up-mainland-senior-care-institutions.html

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Switzerland Global Enterprise: La cura degli anziani in Cina: un mercato trascurato dal potenziale enorme www.switzerland-ge.com/svizzera/export/it/blog/la-cura-deglianziani-cina-un-mercato-trascurato-dal-potenziale-enorme

Le industrie prioritarie nelle regioni emergenti della Cina

L’interno del Paese e le province occidentali della Cina non sono economicamente avanzati quanto le zone lungo la costa e le periferie a est e a meridione, ma offrono sempre più opportunità d’affari grazie al forte sviluppo favorito dal potenziamento infrastrutturale. Le aziende svizzere possono trovarvi possibilità particolarmente interessanti nel ramo industriale poiché gli investimenti esteri godono di un trattamento preferenziale. China Briefing pubblica un catalogo aggiornato e suddiviso per province che elenca le industrie prioritarie. China Briefing: Catalogue of Priority Industries for Foreign Investment in Central and Western China (update) www.china-briefing.com/news/2013/05/16/china-updatescatalogue-of-priority-industries-for-foreign-investment-in-central-and-western-regions.html

Nuovi incentivi per start-up straniere in Corea del Sud

La Corea del Sud estende il sostegno fornito alle start-up straniere al fine di attirare ancora più aziende innovative. Le principali misure sono le seguenti: • prestiti fino a 41’700 franchi (50 milioni di won) per produrre e brevettare prodotti pilota; • ingresso e soggiorno facilitati: le start-up straniere avrebbero lo stesso statuto visa degli investitori esteri, un ingresso facilitato tramite punti di controllo esclusivi e un iter semplificato (più rapido) per il rilascio dei visti. KBS News: Gov’t to Expand Support for Foreign Start-ups ht tp://english.kbs.co.kr/news /news _view. html?id=Po&No=96127&page=1

Competitività internazionale: gli Stati membri dell’OCSE nel confronto

I 33 Stati membri dell’OCSE sono tra i paesi più avanzati a livello economico, politico e sociale. Sono quindi anche i più competitivi al mondo, ma non lo sono tutti alla stessa stregua. Le differenze tra le singole nazioni possono essere notevoli. La Svizzera capeggia nuovamente il «Global Benchmark Report 2013» sugli Stati OCSE più competitivi, distanziando la Corea del Sud, il Canada e la Svezia. I fanalini di coda della classifica sono l’Italia, la Grecia e il Messico. Lo studio si basa su 86 indicatori raggruppati in cinque criteri principali: • Grado di globalizzazione (integrazione nel mercato globale, interconnessione con l’economia mondiale, apertura internazionale): l’Irlanda si piazza al primo posto (grazie soprattutto alle migliori condizioni quadro per il commercio internazionale e alle autorità doganali più efficienti, ma anche alla quota-parte più alta dell’export rispetto al PIL). La Svizzera risulta seconda, seguita dalla Svezia, dai Paesi Bassi e dall’Estonia. •  Produttività e innovazione (produttività del lavoro/forza innovativa): la Svizzera capeggia questa categoria (brilla soprattutto per l’eccellente collaborazione tra le università/ istituzioni pubbliche e l’industria privata, l’alta efficienza energetica, il numero di domande di brevetto pro capite e le ottime condizioni quadro per le aziende innovative).


L’Australia, la Svezia, l’Irlanda e gli USA ottengono altresì ottimi voti. • Personale qualificato (spese per l’istruzione, condizioni del mercato del lavoro): il Canada vanta la forza lavoro più qualificata (grazie ai forti investimenti nell’istruzione). La Svizzera occupa il secondo posto davanti alla Corea del Sud, alla Nuova Zelanda e all’Australia. • Economia pubblica/politica economica (efficienza del settore pubblico, spesa pubblica, disciplina di bilancio, solidità finanziaria): i migliori voti sono attribuiti alla Corea del Sud (soprattutto per gli investimenti generosi e mirati in determinate industrie del futuro). La Svizzera si piazza al secondo posto, seguita dall’Estonia, dall’Australia e dalla Finlandia. • Costi (costi di produzione, imposte, prezzi al consumo): la Svizzera è prima (grazie all’alta produttività e alla fiscalità moderata). Seguono la Slovacchia, il Cile, la Spagna e il Canada. Global Benchmark Report 2013: Ready for globalisation? http://di.dk/English/Shop/Productpage/Pages/isdefault. aspx?productid=6884

Rapporti settoriali di Switzerland Global Enterprise

Switzerland Global Enterprise pubblica regolarmente rapporti settoriali e valutazioni volti a presentare i rami di maggior sviluppo all’estero e le opportunità d’affari che ne scaturiscono per le aziende esportatrici svizzere. Vi segnaliamo le più recenti pubblicazioni: Il settore minerario in Cile – opportunità d’affari per le imprese svizzere Il settore minerario in Cile è da sempre uno dei principali rami economici del Paese e riveste quindi una grande importanza, con conseguente obbligo di spronarne l’efficienza, la produttività e l’ecosostenibilità sia nell’ambito dello sfruttamento del potenziale minerario che nell’estrazione e nella lavorazione delle materie prime. I prodotti di alta qualità come quelli forniti dalle imprese svizzere sono molto richiesti. Le opportunità d’affari più interessanti sono illustrate nello studio di 132 pagine in lingua inglese proposto da Switzerland Global Enterprise e intitolato «Mining Sector in Chile». Mining Sector in Chile – Business Opportunities for Swiss Companies www.switzerland-ge.com/svizzera/export/it/blog/il-settoreminerario-cile-%E2%80%93-opportunita-d%E2%80%99affari-le-imprese-svizzere Vino svizzero per il Giappone Il vino svizzero rappresenta il classico prodotto di nicchia del mercato giapponese. Forse non riscontrerà mai successi straordinari, ma il fatturato aumenterebbe sicuramente se si investisse in misure di marketing volte a farlo meglio conoscere e apprezzare dai consumatori nipponici. La ricerca di mercato in lingua inglese proposta da Switzerland Global Enterprise e intitolata «Swiss Wine in Japan – Challenges and Solutions» illustra come avere successo con un prodotto dell’uva nella nazione dei fiori del ciliegio. Swiss Wine in Japan – Challenges and Solutions www.switzerland-ge.com/svizzera/export/it/blog/vino-svizzero-il-giappone Interessanti nicchie di mercato nel ramo edile in Polonia L’edilizia in Polonia non è ai massimi storici, ma la richiesta nelle nicchie di mercato rimane alta. Si cercano prodotti e servizi selezionati laddove si intende costruire su fondamenta sicure e garantire la qualità: ambiti in cui brillano i fornitori svizzeri, come sanno anche i polacchi. Un rapporto di 50 pagine redatto in lingua tedesca dallo Swiss Business Hub Poland in collaborazione con Komfort International presenta

il ramo edile in Polonia, elencando le nicchie di mercato interessanti all’attenzione delle aziende esportatrici rossocrociate. Die Baubranche in Polen nach 2012 und Perspektiven für die Zukunft www.switzerland-ge.com/svizzera/export/it/blog/interessantinicchie-di-mercato-nel-ramo-edile-polonia Forte richiesta nel mercato delle energie rinnovabili in Polonia Come in numerose altre nazioni europee, il mercato energetico polacco è giunto a una svolta o perlomeno deve apportare cambiamenti radicali che mirano a un maggior ricorso alle fonti rinnovabili. Tuttavia, questo mercato è tutto da sviluppare e richiede know-how proveniente dall’estero, offrendo molteplici opportunità d’affari alle aziende esportatrici svizzere. Un rapporto di 50 pagine redatto in lingua tedesca dallo Swiss Business Hub Poland in collaborazione con Komfort International presenta il mercato delle energie rinnovabili in Polonia, elencando gli ambiti di interesse per le imprese rossocrociate. Der Markt für erneuerbare Energien in Polen nach 2012 und seine Perspektiven www.switzerland-ge.com/svizzera/export/it/blog/forte-richiesta-nel-mercato-delle-energie-rinnovabili-polonia Il mercato cleantech di Hong Kong Hong Kong è una delle regioni più densamente popolate del mondo. Una politica ambientale ed energetica prudente e progressiva è quindi essenziale e la regione amministrativa speciale investe somme ingenti nelle soluzioni e nei prodotti cleantech. Come si evince dal rapporto commissionato da Switzerland Global Enterprise «Opportunities for Swiss Companies in the Hong Kong Cleantech Market», questo mercato è di particolare interesse per le PMI svizzere attive negli ambiti del trattamento delle acque reflue, dello smaltimento dei rifiuti, della riduzione dell’inquinamento atmosferico e dell’efficienza energetica. Opportunities for Swiss Companies in the Hong Kong Cleantech Market www.switzerland-ge.com/svizzera/export/it/blog/il-mercatocleantech-di-hong-kong Le scienze della vita a Hong Kong Una sfida che Hong Kong deve affrontare è la crescente attenzione alla salute da un lato e l’invecchiamento della popolazione dall’altro. Gli ospedali sono tecnologicamente avanzati e i medici sono tra i migliori al mondo. Il mercato in forte crescita dipende però molto dalle importazioni, soprattutto di prodotti medici high-tech, tanto più che le cliniche private vengono ristrutturate e necessitano di nuove attrezzature. I fornitori svizzeri possono puntare sui prodotti farmaceutici, sulle apparecchiature mediche e sulla biotecnologia, come illustrato nel rapporto commissionato da Switzerland Global Enterprise «Opportunities for Swiss Companies in the Hong Kong Life Science Market». Opportunities for Swiss Companies in the Hong Kong Life Science Market www.switzerland-ge.com/svizzera/export/it/blog/le-scienzedella-vita-hong-kong

Switzerland Global Enterprise Corso Elvezia 16 Casella postale 5399 – CH-6901 Lugano Tel. +41 91 911 51 35/37 Fax +41 91 911 51 39 info.lugano@switzerland-ge.com www.switzerland-ge.com

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Commercio estero di Monica Zurfluh, Responsabile Switzerland-GE per la Svizzera italiana e Marco Passalia, Responsabile Servizio Export Cc-Ti

Swiss made lontano dalle aziende?

Monica Zurfluh

Marco Passalia

Quanto deve essere “svizzero” un prodotto per avere la designazione “Swiss made”? Ne hanno discusso le Camere federali durante la sessione estiva, dopo che il dibattito era stato lanciato nel 2009. ll progetto “Swissness” era stato avviato dopo la presentazione di due postulati nel 2006, nei quali si chiedeva al Consiglio federale di esaminare ed attuare delle misure per tutelare gli abusi nell’utilizzo della denominazione “made in Switzerland” e la relativa immagine della croce elvetica. Sono molti i produttori che applicano il marchio “Svizzera” sulla loro merce, dando quel atout non solo qualitativamente apprezzato, ma che rappresenta anche un vantaggio commerciale tale da giustificare un incremento del prezzo di vendita fino al 20% del valore del prodotto. Visti i numerosi abusi riscontrati in questo ambito e la situazione giuridica poco chiara, le due Camere si sono chinate sulla modifica della legge federale sulla protezione dei marchi (progetto “Swissness”), nonché su una nuova legge federale sulla tutela dello stemma svizzero e di altri emblemi pubblici.

La “svizzeritudine”

Il lungo iter parlamentare e i confronti accesi in cui hanno giocato un ruolo importante anche le Camere di commercio svizzere guidate da Luca Albertoni, Direttore della Cc-Ti, hanno portato le Camere federali a decidere le percentuali per considerare un prodotto “svizzero”. Percentuali criticate da molti settori ed ambienti economici (tra cui le Camere di commercio) ma che oggi sono chiaramente definite per legge: per i prodotti naturali, latte compreso, il tasso di ”svizzeritudine“ dovrà essere del 100%, per i generi alimentari modificati l’80% di materie prime elvetiche (salvo eccezioni), per i prodotti industriali dovrà essere generato in Svizzera almeno il 60% dei costi (costi di fabbricazione, di assemblaggio, per la ricerca e lo sviluppo, spese legate all’attestazione prevista dalla legge o alla regolamentazione del settore). Secondo il Governo, le severe norme prevedono eccezioni solo per le materie prime non disponibili in Svizzera (come cacao, ananas) o disponibili in quantità insufficiente (vedi il miele) o solo in determinati periodi (a seconda del raccolto). Anche le operazioni che conferiscono al

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prodotto le sue proprietà essenziali devono avvenire obbligatoriamente in Svizzera, come per esempio la trasformazione del latte in formaggio. Inutile dire - come sottolineato a più riprese dalla stessa Cc-Ti - che queste percentuali non piacciono a tutti i settori: con la regola dell’80% infatti una caramella Ricola non sarà più considerata un prodotto svizzero, così come la senape Thomy, la fonduta Gerber, le minestre Knorr, i gelati Nestlé o i biscotti Kambly. Bisogna comunque sottolineare che una legge di questo genere è difficile da conciliare con l’enorme diversità dei settori industriali.

L’industria riuscirà a raggiungere la soglia del 60%?

A preoccupare maggiormente sono soprattutto i prodotti industriali. Durante i lunghi dibattiti alle Camere, il Consiglio degli Stati aveva proposto di diminuire la percentuale al 50% per i prodotti “Swiss made”, ma al termine delle trattative è stata accettata la proposta del Consiglio federale del 60%. Con questa regolamentazione, le aziende, a dipendenza delle contingenze e della disponibilità di componenti e semilavorati, dovranno cercare altrove i loro fornitori. Per il settore industriale è un’opportunità persa: il 50% è infatti una percentuale già utilizzata nell’attribuzione dell’origine non preferenziale dei prodotti e l’allineamento a questa percentuale già in uso in ambito doganale avrebbe snellito la burocrazia e ridotto molti costi occulti per le aziende e per l’amministrazione pubblica.

Il settore dell’export in difficoltà

Secondo le stime, la quota base del 60% per i prodotti industriali causerà una riduzione del 30-40% delle merci attualmente esportate sotto l’indicazione “Swiss made”. Oltre a questa perdita, potremo anche vedere molte aziende decidere di delocalizzare la propria produzione: perché rimanere in Svizzera se non si riesce più ad avere il tanto ricercato marchio elvetico? Per chi decide invece di restare e avvalersi del brand svizzero, la sopravvivenza sarà legata a maggiori costi di produzione ed a una riduzione dei margini di guadagno. In qualsiasi caso, il rischio d’indebolimento della piazza economica svizzera nel confronto internazionale è grande.


Fiere internazionali

BioFach Norimberga, 12 - 15 febbraio 2014

Giunto alla 25° edizione, BioFach è il maggior appuntamento del settore bio a livello mondiale e attira un pubblico di professionisti altamente qualificati che operano nel settore della trasformazione e del commercio di prodotti bio. I prodotti e servizi esposti sono i seguenti: generi alimentari e sostanze di base (coadiuvanti, frutta e verdura, specialità gastronomiche, prodotti dietetici, spezie, beni di largo consumo, carni e salsicce, pesce, latte e latticini, uova, cibi surgelati, panetteria, bevande e vino); prodotti naturali (aromaterapia, integratori alimentari, farmaci naturali, estratti ed essenze); articoli casalinghi (arredamento per cucine, macinini e alimenti per animali domestici); vari articoli bio (giocattoli, regali, artigianato, tessili, scarpe, pelletteria e accessori); bioagricoltura e relativa commercializzazione; media (editori, certificazione, associazioni, istituzioni, formazione, ricerca, consulenza aziendale, green finance). Le cifre della precedente edizione confermano l’importanza della fiera: 2’413 espositori, di cui il 72% provenienti dall’estero, su una superficie fieristica di 42’182 mq e 41’794 visitatori, di cui il 44% giunti da 126 nazioni, in prevalenza dalla Germania, dall’Italia, dall’Austria, dalla Francia e dai Paesi Bassi. Affidatevi all’esperto team di Switzerland Global Enterprise che, in collaborazione con BIO SUISSE e lo Swiss Business Hub Germany, vi allestisce lo SWISS Pavilion ubicato con ottima visibilità nella Hall 1 (import-export). Informazioni generali sulla fiera: www.biofach.de/en Informazioni sullo SWISS Pavilion: www.switzerland-ge.com/ svizzera/export/it/node/57997?lforce=1

Gulfood Dubai, 23 - 27 febbraio 2014

Gulfood è il maggior salone al mondo dedicato ai generi alimentari, alle bevande e alle attrezzature per il settore alberghiero e della ristorazione. Produttori, rivenditori e fornitori vi si ritrovano ogni anno per dare nuovi impulsi ai loro affari e allacciare contatti con clienti provenienti in prevalenza dal Medio Oriente, dall’Africa e dal Sudest asiatico. Al salone partecipano rappresentanti di svariati settori: distributori, importatori, linee aeree, esercito e protezione civile, ospedali, enti scolastici e governativi, produttori di generi alimentari e di bibite, alberghi, ristoranti, bar, società di catering, supermercati, commercianti all’ingrosso e al dettaglio, pasticcerie e duty free. Dalla sua prima inaugurazione nel 1987, il salone registra ogni anno cifre in aumento: l’edizione del 2013 ha avuto un incremento del 13% rispetto alla precedente con 77’609 visitatori (2012: 66’681) giunti da 152 nazioni e 4’200 espositori (2012: 3’800) provenienti da 110 paesi. I padiglioni nazionali erano ben 110 e la superficie fieristica è stata estesa a 113’388 mq. Il successo di Gulfood è tale che è stato deciso di prolungarne la durata di un giorno. Presenziate a questo importante salone con uno stand presso il padiglione ufficiale SWISS Pavilion allestito da Switzerland Global Enterprise in collaborazione con la FIAL (Federazione delle Industrie Alimentari Svizzere), lo Swiss Business Hub GCC e lo Swiss Business Council Dubai.

Il meglio del «Made in Switzerland»

Informazioni generali sulla fiera: www.gulfood.com Informazioni sullo SWISS Pavilion: www.switzerland-ge.com/ svizzera/export/it/node/57976?lforce=1

PLMA - World of Private Label Amsterdam, 20 - 21 maggio 2014

Dalla prima edizione in Europa nel lontano 1986, il salone internazionale dei marchi privati PLMA è l’appuntamento annuale imperdibile dei distributori e dei produttori, per ritrovarsi e scoprire nuovi prodotti, allacciare contatti preziosi e trarre ispirazioni dalle nuove tendenze del mercato. I prodotti esposti nel padiglione food comprendono generi alimentari freschi, surgelati, refrigerati e secchi, bevande alcoliche e analcoliche, dolci, alimenti per l’infanzia, grassi, oli, spezie, prodotti dietetici e bio. Nel padiglione non-food si trovano cosmetici, prodotti per la salute e la bellezza, articoli casalinghi e per la cucina, manutenzione dell’auto, giardinaggio e fai-da-te. La fiera attira i responsabili acquisti di supermercati, ipermercati, discount, grandi magazzini, drogherie, empori, grossisti, importatori ed esportatori. Inoltre, vi si svolgono un’esposizione dei nuovi prodotti, un supermercato delle idee e corsi che presentano le più recenti ricerche di mercato, le notizie e le tendenze del settore. L’edizione 2013 ha contato un numero record di visitatori: quasi 11’000 (2012: 9’280) giunti da 110 nazioni e 2’100 espositori (2012: 2’085) provenienti da 70 paesi. Switzerland Global Enterprise allestisce il padiglione collettivo svizzero al salone PLMA in collaborazione con l’Ambasciata svizzera nei Paesi Bassi, la Federazione delle Industrie Alimentari Svizzere e l’Associazione svizzera dei cosmetici e dei detergenti (SKW). Informazioni generali sulla fiera: www.plmainternational.com Le informazioni sullo SWISS Pavilion saranno pubblicate a breve su www.switzerland-ge.com/fiere.

Informazioni sugli “Swiss Pavilion”: WWW.switzerland-ge.com/FIERE

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Vita dei Soci

Il cliente prima di tutto Frigerio SA - Punto di riferimento per i professionisti in Ticino

Frigerio fonda da sempre la sua forza su valori tipici di un’azienda familiare. Giunta alla quarta generazione, un anno fa la direzione è passata ai figli Luca e Stefano Poncini. Le sfide che si presentano quotidianamente, piccole o grandi che siano, vengono vissute con la consapevolezza di poter contare su un team motivato in grado di trasmettere all’esterno l’essenza dell’azienda

contatti umani e rappresentano il fiore all’occhiello della ditta. Con la sua organizzazione di vendita composta dai responsabili di divisione e dai consulenti esterni ed il rispettivo supporto marketing, la Frigerio è presente presso i clienti di tutto il Ticino. Uno stock sempre ben fornito per la sua clientela e l’affidabilità delle forniture, fanno della logistica un altro importante punto di forza.

“L’efficienza organizzativa e la particolare attenzione alle esigenze della clientela, hanno fatto della Frigerio una realtà leader del suo settore in Ticino”.

Il mondo dei professionisti - da Airolo a Chiasso

Frigerio SA è diventata una nota realtà nel panorama imprenditoriale ticinese. Un ottimo risultato per una PMI ticinese, che giunta con successo alla quarta generazione, ha sempre cercato di stare al passo con i tempi e di lasciare un’impronta importante nel mondo dei professionisti. La sua filosofia, le ha permesso di raggiungere una posizione di leadership; valori come affidabilità, professionalità e qualità, si traducono giorno dopo giorno in un approccio proattivo, orientato alla massima soddisfazione del cliente.

La sede aziendale di Frigerio

Nel tempo si sono sviluppate 5 divisioni commerciali: Centro per professionisti, Acciai/Metalli, Edilizia, Impiantistica e da ultimo la neonata divisione Energie Alternative. Quest’ultima si occupa di prodotti ecologici per il riscaldamento, la ventilazione e la climatizzazione di edifici civili ed industriali. Nel loro insieme, le divisioni offrono un vasto assortimento, aggiornato e di qualità, con più di 100’000 prodotti. Grazie all’impegno costante di oltre 100 collaboratori, i clienti possono inoltre contare su prestazioni di punta e soluzioni concrete, che favoriscono i

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Stefano Poncini, Direttore

La Frigerio, nel corso degli anni, è stata selezionata per forniture importanti, relative a numerosi progetti che si collocano nell’ambito dell’edilizia sia pubblica che privata, dell’ingegneria civile e dei lavori in galleria. In questo contesto, è stata coinvolta nella fornitura di una condotta in polietilene con un diametro di ben 800 mm, atta al raffreddamento dei Supercomputer del nuovo Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) di Lugano. Un ulteriore esempio è rappresentato dalla pianificazione e l’installazione del sistema d’accesso all’edificio, così come nella fornitura di altri prodotti per l’Impianto Cantonale Termovalorizzazione Rifiuti (ICTR) di Giubiasco. Nonostante la funzione principale della Frigerio sia quella di rivenditore commerciale di prodotti di qualità, da quasi vent’anni, tramite la sua ditta affiliata Edilfer, offre anche un valido servizio di posa d’acciaio per cemento armato. Rinomata in tutto il Ticino per la sua professionalità e la sua importante squadra costituita da 80 posatori, Edilfer si è distinta anche sui cantieri AlpTransit. La sua attività completa inoltre il servizio di piegatura dell’acciaio svolto al Piegatoio di Cadenazzo.

AlpTransit: un’esperienza unica

Prima che il più importante progetto ferroviario del secolo AlpTransit prendesse il via, la Frigerio elaborò la strategia marketing che le avrebbe permesso di dare il suo contributo in qualità di fornitore. Una nuova definizione degli obiettivi, investimenti a livello organizzativo e logistico, oltre ad un’accurata sensibilizzazione di tutto il team


“La dinamicità ed i valori autentici dell’azienda familiare ci portano ad essere innovativi ed osservare costantemente l’evoluzione del mercato e le sue esigenze”. Achille Poncini, Presidente CDA

Le tappe fondamentali della Frigerio Armatura con cassero, Stazione Multifunzionale AlpTransit Faido

Frigerio, le permisero di offrire un supporto commerciale altamente personalizzato. I Consorzi hanno avuto la possibilità di concentrare i loro acquisti potendo contare su un assortimento completo e arricchito da un ampio pacchetto di prestazioni. Flessibilità, affidabilità e capacità di reazione hanno permesso quindi alla Frigerio di instaurare, a partire dal 2000 fino ad oggi, un ottimo rapporto di collaborazione con numerosi cantieri AlpTransit, sia a nord che a sud del Gottardo. Questo traguardo non poteva però prescindere dal contributo della ditta affiliata Edilfer, la quale si è distinta nella posa dell’acciaio e reti d’armatura all’interno della galleria.

“Coscienti dei nostri punti di forza, cogliamo le sfide quotidiane, grandi o piccole che siano, con determinazione, professionalità ed entusiasmo”. Luca Poncini, Direttore

2012 Ampliamento magazzino Cadenazzo 2011 Trasformazione della ragione sociale in Frigerio SA 2010 Il figlio Stefano Poncini entra in azienda come 4a generazione Viene creata la nuova divisione Energie Alternative 2005 Potenziamento infrastruttura informatica 2004 Riorganizzazione Piegatoio Cadenazzo 2003 Il figlio Luca Poncini entra in azienda come 4a generazione 1999 Punto vendita Impiantistica rinnovato 1988 Realizzazione sede aziendale con Centro per professionisti in Via Varesi, Locarno 1981 Negozio casalinghi e Boutique Frigerio 1979 Primo computer per elaborazione dati 1972 Nuovo Piegatoio e deposito Cadenazzo 1963 Il nipote Achille Poncini entra in azienda come 3a generazione 1964 Ampliamento piegatoio Locarno 1953 Primo magazzino in Via Balestra, Locarno 1946 Realizzazione sede aziendale con negozio in Piazza Muraccio, Locarno 1933 Il figlio Achille Frigerio entra in azienda come 2a generazione 1931 Negozio in Piazza Grande, Locarno Piegatoio in Via Balestra, Locarno 1925 Achille Frigerio fonda la ditta Frigerio, con acquisto negozio Taglio in Piazza Muraccio Locarno

Verso il futuro con la quarta generazione

Nel 2011 la Frigerio ha vissuto un importante cambiamento: da Frigerio & Co. è diventata Frigerio SA. Ciò ha comportato il passaggio della direzione da Achille Poncini ai suoi figli Luca e Stefano Poncini, mentre Achille Poncini ha assunto la funzione di Presidente del Consiglio d’Amministrazione. Nonostante la ridefinizione dei ruoli chiave, l’azienda prosegue il suo cammino con la stessa filosofia di sempre, secondo cui il cliente viene prima di tutto. La Frigerio, nel corso della sua esperienza di quasi 90 anni, ha sviluppato un forte orientamento al cliente. Esso si traduce nella volontà di migliorarsi costantemente e nella capacità di comprendere le mutevoli esigenze del mercato, caratteristiche indispensabili per poter guardare con fiducia al futuro.

Frigerio SA via Varesi 18 6600 Locarno www.frigerio.ch

Edilfer SA via Ballerini 23 6600 Locarno www.edilfer.ch

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Vita dei Soci di Lisa Pantini

Casale Group: un’azienda storica con un’impronta altamente innovativa Abbiamo ripercorso la storia della società con Giuseppe Guarino, CEO e Federico Zardi, COO, con un occhio orientato al futuro

È una delle aziende più interessanti del panorama industriale ticinese. Per Casale Group il 2013 si conferma un anno davvero importante: ha partecipato alla ricerca Deloitte su “Imprese e imprenditori eccellenti nella Svizzera Italiana”, presentata all’USI lo scorso febbraio, ed ha vinto in maggio il Prix SVC Svizzera italiana 2013. Da oltre 90 anni è attiva sul mercato per la commercializzazione della tecnologia di produzione dell’ammoniaca e dell’urea (fertilizzanti azotati), e del metanolo e suoi derivati. Ammonia Casale è stata fondata nel 1921 da Luigi Casale. La società ebbe un riscontro di successi pressoché immediato, occupandosi, in maniera subito molto innovativa, di un prodotto molto importante quale l’ammoniaca. Durante il XX° secolo il processo di sintesi dell’ammoniaca è stato un punto focale per il progresso innovativo dell’industria chimica e per lo sviluppo dell’agricoltura, e si manterrà in ogni modo un atout per il prossimo futuro: per portare avanti le diverse applicazioni e innovazioni che il Gruppo Casale ha saputo sviluppare, grazie ad un’approfondita conoscenza del mercato ed ad un continuo processo di Ricerca e Sviluppo, la società si è strutturata in modo da poter offrire ai propri clienti un servizio all’avanguardia e sempre attuale. L’utilizzo dei fertilizzanti azotati riveste sempre più importanza per l’agricoltura, essi contribuiscono in maniera preponderante alla soluzione di problemi alimentari della popolazione mondiale, e le stime prevedono un incremento nell’uso di fertilizzanti per far fronte alla crescente domanda di cereali, elemento base della catena alimentare. Considerando anche l’aumento demografico (70 milioni di abitanti in più ogni anno), e tenendo conto delle attuali potenzialità nell’uso di questi prodotti, le opportunità sono davvero molteplici, e Casale le saprà cogliere fino in fondo. Senza contare l’utilizzo del metanolo quale combustibile alternativo. Opportunità sulle quali i ricercatori e gli ingegneri del Casale Group stanno già operando. Ma andiamo con ordine: vediamo innanzitutto di capire come mai l’ammoniaca è stata così importante per l’industria chimica. È presto detto: essa è uno dei principali

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fertilizzanti di base, l’altro è l’urea, e trova anche numerose applicazioni in diversi settori produttivi. Dagli anni ‘20 agli anni ‘50 la società crebbe costantemente, divenendo uno dei principali leader sul mercato. Successivamente conobbe una crisi per mancanza di fondi specifici destinati alla ricerca e sviluppo, ma si mantenne comunque competitiva. Alla fine degli anni ‘70 Casale rilancia in maniera strategica le proprie attività con il revamping: il lavoro di ristrutturazione e miglioramento degli impianti esistenti per la produzione di ammoniaca, per accrescere la loro efficienza e aumentarne la produttività, riducendo al contempo però i consumi e ottimizzando la resa. Quest’attività vide – e vede tuttora – lo sviluppo di tecnologie mirate alla ristrutturazione e miglioramento degli impianti stessi, permettendo all’azienda di Lugano un riposizionamento strategico ed una nuova crescita. Oggi le tecnologie Casale sono presenti in circa la metà degli impianti produttivi di ammoniaca nel mondo. Dagli anni ‘90 Casale ha maggiormente rafforzato le proprie attività nel revamping, ampliando il campo d’azione verso l’urea (prodotta dall’ammoniaca) ed il metanolo e successivamente verso la realizzazione di impianti nuovi.


Nel 1997 viene formato il guppo Casale, Casale Holding SA, che conta 4 società: Ammonia Casale, Urea Casale, Methanol Casale e Casale Chemicals. Grazie alla maturata esperienza nel settore del revamping, diventato uno dei punti focali della strategia aziendale, così come il continuo progresso in ambito di Ricerca e Sviluppo di nuove soluzioni, sviluppando tecnologie anche per impianti nuovi, il Gruppo Casale ha saputo espandersi su diversi settori acquisendo sempre più quote di mercato. Sono più di 500 i progetti realizzati negli ultimi 30 anni, il Gruppo Casale dà lavoro a oltre 170 persone, di cui la maggior parte ha una formazione specifica tecnica-superiore (ingegneria) per poter soddisfare le differenti esigenze richieste. Le risorse umane sono un altro punto focale di questa importante società luganese: i dipendenti hanno un’elevata scolarizzazione e profili con competenze tecniche elevate. Il clima organizzativo all’interno dell’impresa è eccellente: si valorizzano le attitudini individuali a pari passo con quelle aziendali attraverso la messa in evidenza delle abilità di ogni profilo. Molti giovani neolaureati entrano in azienda e seguono una formazione interna per poter essere operativi sul campo. Ambito fondamentale, come già sottolineato, il settore Ricerca e Sviluppo, che vede un continuo e frenetico dinamismo. Si stima che circa il 30% degli utili realizzato viene reinvestito in questo comparto. Il Gruppo Casale collabora con diversi centri d’eccellenza in ambito universitario e di ricerca, sia in Svizzera che in Europa, quali l’ETH ed il PSI. Localmente è cominciata una collaborazione con centro professionale di Trevano. Per quanto attiene alla fornitura di servizi, anche questi sono andati di pari passo allo sviluppo delle attività delle società del gruppo: i prodotti sono andati viepiù specializzandosi,

affiancando alla tecnologia sugli impianti, consulenze, analisi, studi di fattibilità, apparecchiature e materiali. Tra i punti di forza del gruppo senz’altro vi è la capacità di sviluppare tecnologie sempre all’avanguardia, la flessibilità operativa ed il valore dell’esperienza maturata nel corso degli anni. Oggi Casale lavora con i maggiori Paesi produttori di fertilizzanti azotati (tra i quali troviamo Cina, Russia, India e USA), esportando i propri prodotti e tecnologie in tutto il mondo. Casale Group Via Giulio Pocobelli 6, 6900 Lugano Tel. +41 91 641 92 00 Fax +41 91 641 92 91 info@casale.ch www.casale.ch

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Vita dei Soci di Lisa Pantini

Un lusso che vale oro La nuova struttura di Agra, inaugurata lo scorso 9 marzo, ci ha aperto le porte per una visita in esclusiva

Situato sulle pendici della Collina d’Oro, ad Agra, tra selve lussureggianti e con panorami mozzafiato sul Ceresio in tutta la sua bellezza, splende rinnovato e rimodernato il Resort Collina d’Oro, situato in Via Roncone 22, negli spazi della “Deutsches Haus”. Un luogo incantato che colpisce direttamente al cuore per la sua imponenza e maestosità, baciato dal sole per la maggior parte dell’anno. Un progetto immobiliare portato avanti da Silvio Tarchini, titolare del Tarchini Group, che in 8 anni – dall’acquisto della proprietà, all’ottenimento delle licenze edilizie, alla fine dei lavori –, ha visto trasformare, valorizzare e riportare ai fasti d’un tempo una struttura imponente in una ristrutturazione che conserva lo splendore d’un tempo e lo riscrive in chiave moderna. Il Resort è diretto da Marcello Marcoli. La struttura è una rivisitazione della “Deutches Haus” con ampie vetrate e loggiati, dove lusso, benessere, relax e privacy si fondono. 43 appartamenti di diverse metrature in vendita o in affitto, con la possibilità di usufruire dei servizi alberghieri, a cui si affiancano 16 camere doppie e 30 suites, combinate con offerte residence, SPA e Centro Well-Aging, piscine interna ed esterna, pool house, sale trattamenti, fitness, sale conferenze ben attrezzate e un ristorante. A completare quest’eccezionale complesso presto inizieranno i lavori per un campo ecogolf Pitch & Putt con 9 buche inserite in un contesto da sogno. Ubicato in un luogo suggestivo – Agra – il Resort Collina d’Oro ha tra i suoi pregi la vicinanza con tutte le comodità del centro città (Lugano dista solo 10 minuti), la facilità d’accesso ad innumerevoli offerte culturali e per il tempo libero, la prossimità alle migliori scuole internazionali, in un connubio perfetto per vivere in tutto relax e benessere senza rinunciare ai comfort della Città.

L’arte dell’abitare, l’eleganza del vivere

Le 43 unità abitative sono in vendita o in affitto e beneficiano dei servizi alberghieri. Gli appartamenti soddisfano tutti i più moderni standard di qualità, con rifiniture superiori firmate dal noto Architetto Ettore Mocchetti, diverse metrature, evoluti sistemi di domotica che permettono la gestione computerizzata degli impianti tecnologici, e sono equipaggiati con ogni agio. Completa l’offerta una grande cantina vini a temperatura

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Da sin.: Marcello Marcoli, Direttore del Resort Collina D’Oro; Marco Solari, Presidente di Ticino Turismo; On. Sabrina Romelli, Sindaco di Collina d’Oro e Silvio Tarchini, Promotore del progetto

controllata con spazi in affitto per la conservazione dei vini più pregati. Interessante sottolineare il sistema geotermico di riscaldamento con pompe reversibili che permette un continuo risparmio energetico. Un complesso ad alta efficienza energetica (classe A/A+), che inserisce questo Resort nel vivere sostenibile.

Un benessere consapevole: il Well-Aging e la SPA

Accanto ai servizi del Resort vi è tutta un’area dedicata al benessere: con la SPA ed il Centro Well-Aging, gestito dalla Dott.ssa Heidi Pagani Wolf. Un posto dove staccare la spina e coccolarsi


nel relax più totale. Un’offerta a 360 gradi sotto il controllo di un team medico, con professionisti che seguono gli ospiti (interni ed esterni – è infatti possibile usufruire della SPA anche non soggiornando presso il Resort) con professionalità e competenza. La SPA comprende bagno turco, sauna finlandese, doccia emozionale e percorso Kneipp oltre ad una piscina esterna ed una interna, che offrono una vasta scelta per ogni esigenza. È infatti possibile godere di numerosi trattamenti (cure estetiche, ossigenoterapia, radiofrequenza, idroterapia, fanghi, Floating Therapy, …) in abbinamento con una seduta nella sala fitness, un pasto sano e leggero nel ristorante del Resort; per rallentare dolcemente il ritmo e recuperare vitalità. Il Well-Aging è frutto di una medicina pluridisciplinare che mira alla prevenzione e di conseguenza al rallentamento dei processi di invecchiamento. È qui che esso trova la sua ragione: quale forma di medicina preventiva. Presso il Resort Collina d’Oro vengono effettuati diversi test che permettono di capire quale terapia/trattamento sia più indicato per la cura della persona. Ognuno di noi è unico ed ha esigenze differenti, ecco perché ciascuno è seguito personalmente con attenzione e dedizione. Tra i numerosi test vi sono ad esempio Impedenza: InBody 720, FRAS: radicali liberi, Delos: Postural Proprioceptive System, ecc..

Completa l’offerta la parte dedicata all’alimentazione. Nel ristorante del Resort Collina d’Oro si propone una cucina salutare e ricercata abbinata ad una esclusiva scelta di vini. Disponendo di un proprio orto biologico, i menu del Resort vantano aspetti ecologici importanti, con prodotti a km zero di alta qualità. Presso il ristorante vengono serviti business lunch e menu à la carte, per pranzi o cene d’affari gustati anche nella terrazza immersa nel verde e nella natura, con una splendida vista sul parco e sui vigneti circostanti, parte della proprietà che si estende per oltre 25 ettari. Un’esperienza coinvolgente e tutta da gustare, da provare assolutamente. Resort Collina d’Oro Via Roncone 22 6927 Agra - Collina d’Oro Tel. + 41 91 641 11 11 Fax + 41 91 641 11 99 info@resortcollinadoro.com www.resortcollinadoro.com

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Vita dei Soci di Lisa Pantini

Faulhaber Minimotor: un gruppo internazionale a respiro locale

Paolo Croce

Con una quota di export pari al 95%, l’azienda di Croglio si conferma un’azienda altamente innovativa nella produzione e commercializzazione di miniature elettriche, piccoli gioielli di alta specializzazione ingegneristica e meccanica. E parliamo davvero di minimotori: si va dal più piccolo di 1.9 millimetri (e sottolineiamolo: si tratta del motore in miniatura più piccolo in commercio, 1.9 mm di precisione ed affidabilità, che movimenta e diventa parte integrante di progetti specifici) ai 4 cm. Si tratta di microcomponenti tecnologici di precisione che hanno svariate applicazioni in sempre nuovi segmenti: dal biotech alla difesa, dalla robotica alla domotica, passando per la medicina, l’industria aerospaziale, la ricerca e la sicurezza. Un mercato applicativo molto diversificato per un’impresa che dà lavoro in Ticino a 200 dipendenti, in Svizzera a 600 e nel mondo, quale gruppo a circa 1’400. Recentemente Faulhaber Minimotor si è aggiudicata il secondo posto al Prix SVC Svizzera italiana 2013, ed ha partecipato alla ricerca Deloitte su “Imprese e imprenditori eccellenti nella Svizzera Italiana”, presentata all’USI lo scorso febbraio. Due riconoscimenti importanti che confermano la qualità dei servizi e dei prodotti della società malcantonese. Fondata nel 1962 dal Dr. Fritz Faulhaber Senior - che è stato uno dei pionieri nel settore dei minimotori elettrici, nonché fautore di tante innovazioni nel proprio settore, che hanno contribuito in maniera preponderante alla diffusione di queste tecnologie -, Faulhaber Minimotor SA è parte del gruppo tedesco Faulhaber Group. Attivo in più di 30 Paesi con sedi principali in Germania (Schönaich), Svizzera (Croglio) e USA (Florida), il Gruppo collabora tramite diverse partnership con numerose aziende in Svizzera, Romania, Ungheria, e nel resto del mondo, tra queste vi è anche un’azienda locale a Bioggio. A dimostrare l’importanza della Confederazione per il Gruppo Faulhaber occorre citare anche la presenza di numerosi siti produttivi sul nostro territorio. Una società, la Faulhaber Minimotor SA, anche molto attenta alle condizioni di lavoro e alla politica del personale. Occupando circa 200 dipendenti, la cui anzianità di servizio media è di ben 12 anni, si impegna nella formazione del proprio personale, nell’offrire i migliori standard lavorativi e buone prestazioni sociali. Da un paio d’anni l’azienda ha introdotto l’orario flessibile nella produzione. Questa scelta coraggiosa si è rivelata vincente, in quanto ha fatto sì che venissero

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ottimizzati e perfezionati sia i turni di lavoro, come pure il clima organizzativo e la motivazione aziendale. Quest’anno inoltre prenderanno avvio i lavori di ampliamento della struttura, che vedrà un’estensione della superficie produttiva di oltre 1’600 mq. L’azienda combina tecnologie innovative che sviluppa e produce in loco con le più moderne tecniche di progresso nell’ambito microelettronico e di miniaturizzazione dei motori. I prodotti vengono forniti sia standardizzati, come pure “custom made” (circa il 70% delle vendite è rappresentato da quest’ultimo tipo di soluzioni), ovvero secondo le specifiche dei clienti. Si studiano ed analizzano infatti numerosi progetti speciali a dipendenza delle singole esigenze della clientela. Questo grazie ad un dialogo costante con gli acquirenti, un impegno incessante e la passione nel proprio lavoro. Si instaura così una partnership basata sulla fiducia e sul mutuo rispetto. Dall’idea, alla concezione, al prototipo, fino all’immissione del prodotto sul mercato. Il tutto condito con un occhio di riguardo alla qualità ed all’ambiente, con numerose certificazioni ISO. Molteplici le collaborazioni con prestigiosi istituti di ricerca e università a livello mondiale. Precisione e affidabilità sono dunque requisiti essenziali, a conferma dell’esperienza maturata inoltre 50 anni d’esistenza. La potenza è affiancata da un’alta efficienza energetica per un’ottimizzazione dei prodotti immessi sul mercato. Una garanzia, abbinata ai continui investimenti nel reparto Research&Development, per una solida visione futura delle


ultime innovazioni per il mercato che verrà. Applicazioni che trovano spazio nei più diversi devices e in innumerevoli settori e subsettori. Le potenzialità in questo contesto sono in evoluzione: basta chiudere gli occhi ed immaginare un possibile futuro, probabilmente esso esiste già o è in progettazione. Di cosa parliamo? Equipaggiamenti medici e di laboratorio, strumenti tecnologici, prodotti per l’automazione e la robotica, applicazioni nell’industria manifatturiera, aerospaziale e nell’aviazione, nella protezione ambientale e personale, sistemi di sicurezza, ingegneria ottica, applicazioni audio e video,

e molto altro ancora. Una precisione che va oltre ogni limite e che ci riserverà, sicuramente, anche in futuro delle (mini) novità interessanti! FAULHABER MINIMOTOR SA 6980 Croglio Tel. +41 91 611 31 00 Fax +41 91 611 31 10 info@minimotor.ch www.minimotor.ch

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Vita dei Soci

MONDINI: LA CRESCITA DI UN’AZIENDA FAMILIARE TICINESE La Mondini Engineering SA è un’azienda di oltre 60 anni che oggi si occupa principalmente di ideare e produrre contenitori per la raccolta dei rifiuti. Il suo scopo è quello di vedere concretizzati gli obiettivi di una raccolta differenziata attuata con dedizione, nella piena considerazione del prossimo e delle necessità ambientali, ponendo le basi per contesti urbani sempre più decorosi e rispettosi

La storia

L’azienda nasce nel 1952 da Giuseppe Saverio Mondini che a Tesserete intraprende la sua attività di fabbro realizzando inizialmente con la forgia porta cappelli e porta abiti. Negli anni successivi la società si sviluppa, e viste le esigenze di mercato si specializza nella lavorazione della lamiera, producendo nella propria officina serbatoi, vasche e contenitori per uso di vario genere e per molteplici applicazioni. Con il passare degli anni è stato possibile ingrandire l’azienda, portando il piccolo spazio lavorativo iniziale a tre grandi

Oggi la Mondini Engineering SA offre una vasta gamma di contenitori, ciascuno ideato per garantire la massima efficienza ed integrazione nell’ambiente circostante e nei diversi contesti abitativi. I vari modelli sono studiati al dettaglio da un team di validi progettisti, che sperimenta e mette in opera idee nuove ed all’avanguardia, sempre alla ricerca di un continuo miglioramento a favore della collettività. La qualità svizzera è certificata dall’ente SUVA, che ne garantisce la sicurezza e la funzionalità. L’efficienza è costantemente garantita sia a monte sia a valle del processo produttivo, il quale si avvale pure di collaborazioni esterne e di linee di produzione completamente automatizzate.

I prodotti

I contenitori possono essere interrati, semi-interrati e fuori terra, a dipendenza delle esigenze e degli spazi disponibili. A completare l’offerta di Mondini è un eccellente servizio post vendita, che permette di gestire in breve tempo assistenza e manutenzione in caso di necessità.

capannoni, creando inoltre una cinquantina di posti di lavoro. Nel 1985 da ditta individuale è diventata SA, e nel 1989 è stato ristrutturato tutto il complesso di officine e uffici per un totale coperto di 4’500 m2. Arriva nel 1997 la svolta che ha rivoluzionato lo scopo sociale dell’azienda. Il figlio Stefano, attivo in azienda da una ventina d’anni, intuì l’importanza che a livello mondiale avrebbe assunto la raccolta differenziata dei rifiuti, decidendo di utilizzare il know how aziendale per realizzare degli innovativi contenitori atti alla raccolta degli stessi. La sua fu senz’altro un’idea vincente che passo passo ha portato ad un’esponenziale crescita nel mercato del waste management, anche a livello internazionale. Nel 2005 nasce la Mondini Engineering SA, diretta proprio da quest’ultimo, il quale porta avanti tutta l’attività operativa dell’azienda, in particolare nel campo ecologico. Anche i suoi figli più grandi sono entrati in azienda, apportando un ulteriore valore all’azienda familiare ed accrescendone la visione e missione futura.

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Vediamo da vicino le varie tipologie di prodotto: – Contenitori interrati Ecco gli innovativi eco TOP line, la gamma di contenitori interrati perfetti per le aree residenziali che rappresentano una soluzione alternativa alla raccolta tradizionale. Costruiti con materiali di alta qualità, sono concepiti per la raccolta di ogni tipo di rifiuto e, grazie alla possibilità di personalizzare le colonnine, si adattano a tutti gli ambienti.Ogni contenitore interrato è composto da un cassero in cemento armato monolitico, al 100% a tenuta stagna e praticamente inalterabile negli anni, da un contenitore in acciaio zincato di diverso volume, da una piattaforma di sicurezza che evita la caduta accidentale durante le operazioni di vuotatura, e dalla colonnina di conferimento, quest’ultima disponibile in vari modelli a seconda delle esigenze estetiche ed a seconda dell’arredo urbano circostante. Tra i vantaggi dell’utilizzo di questi sistemi abbiamo una miglioria estetica,


una maggiore igiene per l’utenza ed il trattenimento degli odori sotto terra. Si ottiene altresì un importante risparmio sui costi di raccolta, grazie anche alla voluminosa capienza dei contenitori, che possono raggiungere i 5 m3. Tutto il sistema rispetta i requisiti europei standard di sicurezza e funzionalità (norma EN 13071). Anche i sistemi di aggancio sono a norma, consentendo quindi libertà di scelta del veicolo di vuotatura. – Contenitori semi-interrati I contenitori semi-interrati Eco Dome, sono visibili solo per 1/3 fuori terra. Particolarmente indicati per aree con clima molto freddo, in pendenza o in zone rurali. Questo sistema consiste in un cassero di cemento armato monolitico, al 100% a tenuta stagna e inalterabile negli anni, ed un contenitore in acciaio galvanizzato la cui costruzione permette una veloce e facile vuotatura tramite l’uso di un sistema di aggancio standard. Oltre alla bocca d’immissione, è possibile dotare il coperchio di una bascula di apertura rotativa con maniglia. Mondini offre anche la variante in polietilene HD,stampato con tecnica rotazionale, impermeabile e resistente ad urti e raggi UV. In questo caso il contenimento dei rifiuti avviene tramite sacco.

Questo sistema permette quindi ai Comuni di monitorare gli eventi di conferimento rifiuti da parte dei cittadini, e tutto tramite badge / tessera di riconoscimento, il cui rilevatore è posizionato sul sensore. A differenza di altri prodotti, questo sistema evita l’utilizzo di misurazioni del peso del sacco,difficili da garantire nella precisione, nella durata e costose da tenere in efficienza. La batteria della Tristar viene attivata solamente nel momento dell’utilizzo, cadendo poi in modalità “sleep mode” e consumando quindi solo quanto necessario per il funzionamento del sistema. – Colonnina TRISTAR EASY Colonnina di conferimento con sistema elettronico di controllo accessi, agibile con un badge dedicato e personalizzato, con accrediti gestiti da un semplice software informatico. Vari livelli di personalizzazione della logica di accesso partono dalla semplice “chiave elettronica” fino alla gestione globale delle transazioni e dei crediti. Possibilità di avere un avvisatore acustico .

Il 60mo anniversario

– Contenitori fuori terra Ecco gli Urban Line, che con la loro alta qualità del rivestimento possono essere personalizzati con una vasta gamma di colori, secondo i desideri del cliente. Sono costruiti con acciaio galvanizzato verniciato con polveri elettrostatiche,a prova di fuoco e durevoli nel tempo. Viene offerta anche la variante in simil legno, la quale si adatta benissimo a paesaggi di sfondo prettamente naturale.

Per festeggiare l’importante avvenimento, l’azienda ha aperto le proprie porte a tutti i Comuni ticinesi, Consorzi ed aziende di raccolta. Durante le giornate sono state effettuate delle dimostrazioni di vuotatura e presentate delle agevolazioni per l’acquisto dei contenitori. Inoltre, sono stati sorteggiati dei fortunati vincitori di un contenitore Urban Line ultimo modello. Il bilancio dell’evento è stato molto positivo, ed ha accresciuto ancor di più l’entusiasmo del lavoro e della collaborazione per il raggiungimento di importanti obiettivi.

Le novità

L’avvenire aziendale

– Colonnina Tristar

È possibile equipaggiare uno dei modelli interrati, la colonnina Ticino, con un sistema elettronico di controllo degli accessi “self powered”, da Mondini brevettato.

• Durante l’apertura della bascula d’immissione si genera automaticamente l’energia necessaria al funzionamento del sistema, e questa viene automaticamente immagazzinata in una batteria. Bassi costi di manutenzione ed indipendenza energetica. • La trasmissione dei dati avviene tramite onde radio e non tramite GSM / GPRS. Nessun costo telefonico né abbonamenti da sottoscrivere. • Grazie ad una piattaforma online, il sistema permette di tenere sotto controllo stato di riempimento del contenitore e, con l’aiuto delle statistiche, di predire le vuotature da effettuare, consentendo quindi di organizzare i tali operazioni n anticipo. Per il bene dell’ambiente contribuiamo a diminuire le emissioni di C0.

Il futuro vede ora la creazione di nuovi progetti per un’ulteriore ampliamento della linea di contenitori. In particolare è già stata progettata e brevettata una colonnina che permetta con estrema facilità e rapidità l’accesso per l’effettuazione di manutenzioni. Il prodotto di Mondini è ritenuto sia tecnicamente che qualitativamente uno dei migliori a livello europeo, soprattutto per quanto concerne la resistenza dei materiali e l’ingegnosa funzionalità. In azienda vige la strategia della differenziazione, della cura per il dettaglio e l’attenzione alle esigenze della collettività, ed è soprattutto con questo spirito che l’attività verrà portata in ulteriori nuovi mercati in vista di una maggiore espansione. MONDINI ENGINEERING SA Casella postale 224 6950 Tesserete Tel. +41 91 936 03 30 Fax +41 91 943 40 20 info@mondini-engineering.com www.mondini-engineering.com

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Vita dei Soci

Novità da Ticinomoda Vi proponiamo alcuni stralci della relazione del Presidente Franco Cavadini all’Assemblea dell’Associazione Fabbricanti e Operatori Ramo Abbigliamento TICINOMODA, tenutasi il 28 maggio 2013 presso il Grand Hotel Villa Castagnola a Lugano Franco Cavadini

Sono lieto di porgere un cordiale saluto a tutti i presenti ed un sentito benvenuto a nome di tutto il Comitato ai nuovi soci, soci che hanno riconosciuto l’importanza dell’Associazione Ticinomoda e della collaborazione tra imprenditori in un momento economicamente difficile quale quello attuale che ci vede uniti per mantenere sane e competitive le nostre aziende. Solo con unità d’intenti e collaborazione da parte di tutti gli attori, possiamo raggiungere obiettivi che ci permettano di mantenere la nostra forza economica, importante e vincente. (...) Stiamo attraversando un momento difficile dicevo, inutile negarlo. È un momento duro a livello globale per lo scenario finanziario europeo e internazionale. Se guardiamo l’industria tessile e dell’abbigliamento Svizzera, constatiamo che il 2012 è stato un anno negativo con una diminuzione dell’esportazione del 6,3% rispetto all’anno precedente. Malgrado le difficoltà, l’industria Svizzera del tessile è ancora competitiva. Nel nostro Cantone la situazione economica paga alcune carenze strutturali con la difficoltà ad intraprendere un percorso programmato che rilanci la crescita e affronti con forza la disoccupazione, specialmente quella giovanile. Le imprese della moda fortemente radicate nel nostro territorio non sono avulse da questo contesto e ne sono pesantemente influenzate. Manca il coraggio politico di affrontare le sfide che ci impone un cambiamento generale, economico e sociale, nel quale tutti noi siamo coinvolti. Questo coraggio invece agli imprenditori non manca, ma è necessario lavorare nuovamente ai fondamenti che rilancino la crescita, a quei rami economici che producono reddito e lavoro. Il comparto della moda contribuisce in maniera sensibile a far crescere l’occupazione attraverso l’eccellenza che sappiamo concepire e produrre. Il settore della moda in Ticino è dinamico, vivace, registra incrementi di fatturato grazie alle esportazioni; si consolida sui mercati tradizionali, e cresce in alcuni paesi emergenti. La presenza di grandi marchi della moda sul nostro territorio ha consolidato il nostro ramo con qualità e capacità produttiva valorizzando il prodotto sui mercati Internazionali. Le nostre aziende sono sempre maggiormente confrontate a concorrenze agguerrite ed aggressive, i margini

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tendono sempre più a ridursi come pure i volumi in un mercato contratto dalla difficile congiuntura. Per competere con successo è necessario agire in un contesto favorevole nel quale l’impresa possa giovare di una burocrazia amica, una fiscalità equa e leggi quadro che favoriscano la crescita e lo sviluppo. In questo contesto non bisogna dimenticare la formazione che deve fornire linfa alle aziende. A questo scopo Ticinomoda ha creato una Commissione apposita che si occupa di rilevare quelle che sono le necessità formative delle aziende per poi trasmetterle alla scuola . Proprio per poter svolgere al meglio il suo mandato il Comitato di Ticinomoda ha deciso quest’anno di creare apposite Commissioni che si occupino di tematiche precise per meglio rispondere alle esigenze dei propri associati. Sono così state create oltre alla Commissione finanze, la Commissione strategica, la Commissione HR - Risorse umane e formazione e la Commissione PMI - Piccole medie imprese. Il Comitato direttivo è stato e continua ad essere attore principale nei rapporti con i Sindacati. I contratti collettivi stipulati hanno contribuito a garantire fino ad ora la pace del lavoro e nonostante le problematiche venutesi a creare a causa della forte rivalutazione del franco svizzero l’applicazione dell’art. 3 (meccanismo che regola i minimi salariali in presenza di forti fluttuazioni del cambio) e la sua strenua difesa ci hanno permesso di attraversare questo periodo carico di grande incertezza. A rafforzare questo nostro Comitato, ho il piacere di comunicarlo oggi a questa nostra Assemblea, ha dato la sua disponibilità e per questo gliene sono particolarmente grato la signora Marina Masoni. Da sempre vicina alla nostra associazione, la sua esperienza e profonda conoscenza del territorio daranno una importante contributo umano e professionale all’Associazione. Un altro tema che desidero toccare in questa mia relazione è quello del frontalierato. Linfa vitale per il nostro settore ed allo stesso tempo grosso aiuto al Paese confinante. Inutile negarlo che questa è una importante risorsa alla quale attingere ma che è una risorsa storicamente consolidata nel cantone Ticino. Quello che è mutato è certamente per buona parte il ruolo svolto da questa mano d’opera, in quanto si è passati da una attività incentrata sulla produzione


a quella odierna che vede al primo posto la logistica, ma senza i frontalieri le nostre aziende non potrebbero sopravvivere. I costi delle maestranze intesi come tali, per le aziende non differiscono in maniera sostanziale tra Italia e Svizzera. Il contesto svizzero offre maggiore flessibilità e condizioni quadro migliori per le aziende, per il lavoratore un salario netto senza dubbio più interessante. Altro argomento che non posso non affrontare è quello del raddoppio del S. Gottardo. Solo un folle può credere che il Ticino possa uscire indenne da una chiusura triennale del traforo del Gottardo. Il Consiglio Federale, saggiamente, dopo aver valutato tutti gli scenari possibili, si accinge a proporre alle Camere la realizzazione di un secondo tubo senza aumento della capacità. Questa è la sola soluzione percorribile! Due parole ora sugli Eventi organizzati da Ticinomoda. Nello scorso mese di novembre si è tenuta, ospiti del centro cantonale di Mezzana, una giornata di studio e approfondimento dedicata ai nostri soci sulla “Eco sostenibilità” aziendale. Importanti relatori si sono espressi sul tema e vi è stato un importante scambio di esperienze fra le varie aziende.

Il Console generale di Svizzera Massimo Baggi, ha programmato per il 25 giugno un grande avvenimento, di promozione nel campo della moda, presso il Centro Svizzero di Milano. Vi è stato un ricevimento ufficiale e una sfilata di moda con il coinvolgimento dei migliori studenti (anche svizzeri) dello IED che hanno dato prova di creatività lavorando con tessuti svizzeri. È prevista la creazione di un premio svizzero con la collaborazione della Federazione del tessile TVS e di Ticinomoda. Per il mese di luglio il Comitato di Ticinomoda ha deciso di sponsorizzare la cultura proponendosi come patrocinatore di Montebello Festival. Una manifestazione dedicata alla musica da camera che si tiene a luglio nella splendida cornice del Castello medievale di Montebello a Bellinzona patrimonio dell’Unesco. La serata dell’11 luglio sarà interamente riservata a Ticinomoda ed ai suoi invitati. Concludo sottolineando ancora una volta l’importanza che ha raggiunto il nostro comparto industriale, da una tradizione locale ad una trasformazione Internazionale. Fonte di grande crescita economica nel nostro Cantone di cui le istituzioni devono tener conto mettendo a disposizione le condizioni più favorevoli che permettano a questo importante comparto di continuare a crescere.

Consegna dei diplomi cantonali nella professione di Elettricista capo squadra

La FPCE – Formazione Professionale Continua nel ramo Elettrico di Gordola, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi avvenuta il 17 maggio 2013, ha premiato la miglior media d’esame ottenuta dal Signor Gregory Zanotta e il miglior lavoro di diploma presentato dal Signor Michele Catoggio, alla presenza del Signor Massimo Ghezzi della Divisione della Formazione professionale, del Presidente di comitato FPCE Signor Giorgio De Lorenzi, del Direttore del corso Signor Michele Tulipani, dei docenti, dei famigliari e dei datori di lavoro. Hanno ottenuto il Diploma Cantonale nella professione di Elettricista Capo Squadra i Signori: Besic Anes, Chiasso; Catoggio Michele, Agno – Miglior lavoro di diploma; Cossi Matteo, Sedrun; Costanzo Matteo, San Fedele Intelvi (I); Da Costa Gomes Rui, Dino; Gaspar Darko, Viganello; Gerletti Willi, Ossuccio (I); Pereira Fernandes Tiago Filipe, Giubiasco; Petucco Gianni, Laino (I); Ruggia Davide, Pura; Scolaro Massimo, Cantello (I); Serio Sebastiano, Malnate (I); Terzi Christian, Gordevio; Vitale David, Taverne; Zanotta Gregory, Pellio Intelvi (I) - Miglior media finale. Ai diplomati giungano i nostri complimenti e gli auguri per un futuro professionale colmo di soddisfazione.

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Vita dei Soci di Cristina Robotti, Vice Direttrice Luisoni Consulenze SA

CONTRIBUTO AL SUCCESSO AZIENDALE: LA PROMOZIONE DELLA SALUTE

Cristina Robotti

Un malessere diffuso e inspiegabile, un raffreddore persistente, la perdita della motivazione, un elevato turnover del team…, ecco l’insieme di alcune conseguenze negative di un ambiente lavorativo che da segnali di cedimento. Il luogo di lavoro è considerato come una sede importante all’interno della quale molte persone trascorrono gran parte del loro tempo. Per questo motivo influisce significativamente sulla loro esistenza, non solo con effetti negativi (disturbi di tipo fisico, problemi di ordine psichico, infortuni, ecc.) ma anche positivi (spirito di squadra, gratificazioni, ecc). Le risorse umane sono un patrimonio prezioso e rilevante fra i fattori produttivi per il miglioramento e la salvaguardia della competitività e del futuro aziendale. Gli interessi che spingono un’azienda a realizzare o ad offrire misure di promozione della salute sul posto di lavoro possono essere diverse. Si va dalla motivazione di carattere umanitario a quelle dettate dalla necessità economica, come ad esempio, la riduzione dell’assenteismo e un miglioramento dell’immagine aziendale. Leggi e regolamenti obbligano le aziende a contribuire alla tutela della salute e della personalità dei loro dipendenti. Il concetto di “promozione della salute sul posto di lavoro” racchiude in sé tutte le attività e i progetti posti in essere al fine di migliorare l’ambiente e l’organizzazione del lavoro. Promuove la partecipazione attiva dei lavoratori incoraggiandone lo sviluppo delle capacità individuali, con la consapevolezza che la prevenzione in materia di salute e sicurezza, non si basa solo sul rispetto di norme e disposizioni già esistenti, ma anche sulla capacità di tutti gli interessati ad adoperarsi nell’elaborazione di misure efficaci per evitare i rischi che minacciano le prestazioni delle persone e delle organizzazioni. Nei primi posti della lista dei rischi di salute, troveremo che gli stress, soprattutto quelli di natura psicologica prodotti da fattori diversi, continueranno ad affiancare le malattie croniche (disturbi di tipo fisico come gastriti, ulcere e cefalee). A fronte di questo cambiamento anche culturale, si vuole garantire ad ogni individuo un elevato grado di

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autodeterminazione sulla propria salute fisica, mentale e la socializzazione, mettendolo nelle condizioni di migliorarne lo stato. Quello che tutti questi concetti hanno in comune è la consapevolezza che individui o istituzioni sono impegnati nella prevenzione delle malattie e nell’attività di promozione della salute attraverso delle iniziative che hanno come scopo quello di avere un impatto positivo sui comportamenti personali che possono influire sulla salute, promuovendo la presa di coscienza e la motivazione per facilitare l’assunzione del proprio ruolo. Tali iniziative, come ad esempio corsi di sana alimentazione, tecniche di gestione dello stress, ginnastica, sono finalizzate alla modifica dei comportamenti umani. Le compagnie assicurative contro le malattie, sono spesso tra gli enti che promuovono o partecipano a questi progetti. Oggigiorno siamo confrontati con una vita professionale che ci pone sempre più spesso davanti ai cambiamenti di ordine tecnico e organizzativo. Le competenze professionali, ma anche quelle sociali e personali rivestono un ruolo determinante. Per una gran parte di lavoratori è diventata una sfida estremamente complessa che richiede maggiori conoscenze, capacità nell’affrontare i problemi, miglioramenti nelle performance. La concreta possibilità di acquisire e di consolidare tali competenze, esercita un’influenza decisiva sulla posizione occupata dai lavoratori che diventano così dei “contributori netti di valore”. Hanno scritto che: “la qualità della nostra vita è direttamente proporzionale alla qualità del nostro lavoro”. Memorizziamo questa massima e per il benessere futuro prendiamoci a cuore la promozione della salute in ogni azienda e organizzazione di lavoro. Luisoni Consulenze SA Via Balestra 9 - 6900 Lugano Tel. +41 91 911 30 00 Fax +41 91 923 55 43 www.luisoni.ch


Vita dei Soci

intervista A Sabrina Bolliger responsabile del reparto depositi e Self Storage della Bolliger & Tanzi sa Sabrina Bolliger

Cosa significa un deposito “Self Storage”? Mettiamo a disposizione della clientela cabine, box o piccoli container ai quali il cliente può accedere 24/24 per scaricare e caricare da sè le sue cose. Praticamente “Self Storage” si può tradurre come “Deposito fai da te” Che tipo di merci si può depositare? Qualsiasi merce non altamente deperibile e non altamente infiammabile. Si possono depositare bagagli, mobili, arredi di casa, vino, attrezzi, materiale edile, materiale di commercio; possiamo affittare il Self Storage anche a piccole Ditte di artigiani, che hanno bisogno di un luogo sicuro e facilmente accessibile dove depositare le loro attrezzature. Di che misura sono box o container? Ci può dare un’idea dei costi? Abbiamo diverse misure: i box sono da 25 a 50 m2, i container da 4 o 6 m2. Il container più piccolo costa Fr. 130 al mese mentre i locali variano da Fr. 300 a 600 al mese in base alla superficie. Come garantite la sicurezza nei vostri magazzini? Per accedere ai depositi bisogna essere muniti di una tessera magnetica che viene da noi fornita e che permette l’apertura dei cancelli principali. Entrata e uscita di ogni persona vengono registrate dal lettore magnetico. Inoltre i container sono muniti di un lucchetto di sicurezza con combinazione. Tutti i magazzini sono video sorvegliati ed è presente un sistema d’allarme collegato 24/24 con la centrale del pronto intervento della Ditta Gruppo Sicurezza. Non da ultimo abbiamo dei fidati guardiani che abitano negli appartamenti costruiti nei magazzini per garantire una costante sorveglianza, soprattutto notturna. Gli impianti sono climatizzati e predisposti con un sistema anti incendio? I nostri magazzini non sono climatizzati, non abbiamo né riscaldamento né aria condizionata, ma la temperatura nei container e nei box è costante, senza grandi sbalzi. Tutti i depositi sono dotati di un moderno impianto con rivelatori di fumo e di incendio. Ci sono due toilettes a disposizione della nostra clientela, ma non ci sono uffici che i clienti possono utilizzare. Dove sono esattamente posizionati i magazzini? Il deposito di Viganello è in Via al Lido 6, mentre il moderno impianto di Caslano si trova in Via Industria 66. Tutti nostri depositi sono facilmente accessibili con auto, furgoni e camion. Avete anche depositi non Self Storage? Sì; spesso i clienti ci chiedono di mettere in deposito tutto il contenuto della loro casa perché partono per l’estero, oppure cambiano casa ma la nuova abitazione non è pronta, oppure arrivano dall’estero e non hanno trovato la casa ideale o per tanti altri motivi. Noi ci rechiamo dal cliente con un camion e un container vuoto, lo carichiamo con il mobilio e gli arredi di casa, lo chiudiamo davanti al cliente e diamo a lui la chiave; quando arriviamo in magazzino con un potente carro ponte depositiamo l’intero container al coperto in luogo sicuro ed asciutto. Quando il cliente chiede la consegna, carichiamo il container pieno sul camion e ci rechiamo al nuovo domicilio, il cliente apre il container e noi scarichiamo tutte le sue

cose. Questo sistema evita che le masserizie siano maneggiate più volte e non c’è la possibilità che si smarriscano oggetti o si confondano con altra merce. È possibile usare il deposito come luogo di lavoro? Si possono installare scaffali? Assolutamente no. Locali e container sono affittati solo come deposito per magazzinaggio, non si possono usare per lavorare, modificare merce, come show room e per vendita diretta. Il cliente può montare degli scaffali e volendo anche un soppalco, dato che i box sono alti 4 m. Ci sono dei locali particolarmente sicuri? Sì, abbiamo alcune cabine che sono munite di porte blindate per una massima sicurezza. Ha altre informazioni da darci? Il servizio Self Storage è stato introdotto nella Bolliger & Tanzi 10 anni fa. La nostra maggiore attività rimangono i traslochi locali-nazionaliinternazionali, un settore in cui la nostra azienda è leader dal 1916. Non per niente siamo la più grande ditta di Traslochi in Svizzera a conduzione familiare con 50 dipendenti fissi tutto l’anno che garantiscono sicurezza, qualità e la certezza di ricevere un buon servizio. La Direzione ed il 100% delle azioni della Bolliger & Tanzi sono nelle mani dei miei genitori, Arthur e Claudia, mentre il lavoro operativo viene diretto da mia sorella Luana, da 20 anni responsabile del settore traslochi, e dalla sottoscritta, responsabile da 10 anni del settore depositi e self storage; naturalmente siamo coadiuvati da validissimi e fidati collaboratori. Ringraziamo la Signorina Sabrina Bolliger per questa interessante intervista. Per informazioni: Bolliger & Tanzi SA via al Lido 6 6962 Viganello-Lugano Tel. +41 91 850 00 00 www.bolliger.org

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Vita dei Soci di Lisa Pantini

Un mix di esplosività, esuberanza, genio e creatività

Lui.is è una giovane azienda basata a Locarno, che ha fatto del dinamismo e della creatività il proprio punto di forza. Fondata da Lüiis Franceschi questa attività si sta facendo conoscere su tutto il territorio cantonale e anche oltre i confini nazionali – ha anche una sede distaccata a Londra, da cui coordina lo sviluppo di progetti ad alto contenuto tecnologico –. Una vera e propria agenzia di comunicazione che sviluppa concetti, crea progetti a 360° gradi, proponendo a clienti le ultime novità del mercato. Un’agenzia interattiva improntata principalmente al design, alla creazione di siti Internet di qualità, allo sviluppo di tecnologie applicate al web, desktop, mobile (Android, iOS, Windows Mobile e Blackberry) ed alla produzione

di tendenza. Ma non ci si ferma solo all’apparenza: vengono forniti sempre le ultime tecnologie disponibili, le ultime trovate in fatto di marketing e tutto il know-how necessario affinché il servizio e la consulenza offerta sia al top. Il plus valore di Lui.is? Sicuramente la freschezza e l’esuberanza che mettono in ogni progetto. Una visione del mondo degli affari più dinamica e non fissa con barrie-

Ecco come Lui.is vi porta al successo:

multimediale per il marketing. Specializzati nella fornitura di siti web con design eleganti e di alta qualità, potenti applicativi web e mobile semplici da utilizzare e campagne marketing non convenzionali. Comunicazione, nuove frontiere all’estro ed alla fantasia, creatività, soluzioni innovative. Per un cambiamento, un rinnovamento, una promozione efficace e di alto impatto. Non esistono missioni impossibili per Lüiis Franceschi ed il suo team. Il dialogo costante con il cliente per capirne le reali necessità, cosa davvero sente, di cosa ha bisogno e come vuole comunicarlo. Da questa interazione costante si sviluppa un progetto costruito “a misura di cliente” che coniuga in esso l’identità ed i valori del cliente con il design

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re mentali che si fermano subito a numeri, preventivi e ostacoli. La capacità di vedere il bello dove c’è, di valorizzarlo, di prendere il talento di ogni singolo componente del team e metterlo al servizio del cliente con passione senza preclusioni, con quel pizzico di “sregolatezza” che ai business man a volte manca. Designer e sviluppatori di talento al sevizio dei clienti. Perché non approfittarne? Per maggiori informazioni Lui.is Via Sarah Morley 6 6600 Muralto Tel. + 41 91 210 22 23 hello@lui.is http://lui.is


Vita dei Soci

Argor-Heraeus cresce rafforzando le basi a Mendrisio

Erhard Oberli, Direttore ARGOR-HERAEUS SA

Marco Quadri, Direttore dei prodotti industriali ARGOR-HERAEUS SA

Con la messa in funzione del nuovo stabilimento a Mendrisio l’azienda, già tra i maggiori operatori al mondo nella lavorazione dei metalli preziosi, si conferma oggi come principale fornitore di semilavorati per l’industria dell’orologeria. Un progetto, quello del nuovo sito, di particolare rilievo che ha permesso di aggiungere in meno di due anni un nuovo tassello alla storia aziendale iniziata negli anni ‘50 a Chiasso. Dal successivo insediamento a Mendrisio sono trascorsi 25 anni di cui, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede, il Direttore Erhard Oberli ha ripercorso le tappe fondamentali di questo percorso che, dal 1988, ha portato, tra i vari aspetti, alla creazione di 210 posti di lavoro qualificati e il versamento complessivo nel periodo di circa 50 milioni di franchi di imposte.

L’esterno del nuovo stabilimento, con visione dell’impianto fotovoltaico

La nuova struttura si caratterizza per processi produttivi moderni e tecnologie all’avanguardia, che si coniugano ad un’elevata sostenibilità ambientale, sia in termini di risparmio energetico che idrico, sia di sfruttamento della luce solare attraverso l’installazione sul tetto di uno dei più grandi impianti fotovoltaici del Ticino. Un investimento di circa 800 mila franchi in grado di produrre energia completamente a emissioni zero. Diverse le ricadute positive sull’economia regionale derivanti dall’ampliamento, a partire dal coinvolgimento di fornitori locali ai quali è andato più del 90% dei 30 milioni dell’investimento complessivo. Il raggiungimento di questo traguardo conferma, nelle parole del Presidente del Consiglio d’Amministrazione, Dr. Jürgen Heraeus, la volontà degli azionisti e del management di rafforzare il ruolo del quartier generale di Mendrisio quale centro di competenze e motore per lo sviluppo internazionale del Gruppo.

L’entrata del nuovo stabilimento

Lo scorso 24 maggio 2013 è stato inaugurato il nuovo sito produttivo di Argor-Heraeus a Mendrisio alla presenza della Consigliera di Stato Onorevole Laura Sadis e del Vice Sindaco della Città di Mendrisio, l’Onorevole Samuel Maffi. Un momento significativo per l’azienda che ha voluto condividere con le autorità locali e le aziende vicine il compimento di un progetto importante dietro al quale si cela un forte spirito imprenditoriale che riconosce nel legame con il territorio la base per la sua crescita sostenibile.

Uno sguardo su passato, presente e futuro dell’azienda che ha tracciato l’immagine di una realtà in grado di sposare le esigenze dei mercati globali con il senso di responsabilità verso il territorio, chiaramente illustrato anche all’interno della nuova edizione del rapporto di sostenibilità. ARGOR-HERAEUS SA via Moree 14 6850 Mendrisio Tel. +41 91 640 53 53 Fax +41 91 646 80 82 www.argor.com

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Vita dei Soci di Lisa Pantini

Bancadati.ch: due imprenditori per un nuovo Data Center Il progetto è stato presentato lo scorso 11 giugno da Silvio Tarchini, titolare del Tarchini Group e Nicola Moresi, titolare di Moresi.com

Il prossimo autunno, negli spazi dell’ex Centro Svizzero di Calcolo Scientifico di Manno nascerà “Bancadati.ch”, un Data Center voluto da due imprenditori, Silvio Tarchini e Nicola Moresi, i quali uniranno le forze per creare una struttura informatica innovativa in Ticino. Questo nuovo Data Center avrà a disposizione le infrastrutture tecnologiche esistenti che verranno rinnovate per rispettare i più alti standard di sicurezza e affidabilità nonché di risparmio energetico garantendo una struttura estremamente efficiente a costi competitivi, e sarà collegato alle reti in fibra ottica di operatori nazionali e internazionali. Grazie alla presenza di Nicola Moresi e dei suoi collaboratori, il Data Center potrà contare su personale tecnico altamente qualificato, con solida esperienza nel settore, che garantirà un servizio di qualità con un occhio di riguardo ai partner, che usufruiranno dell’infrastruttura al fine di offrire soluzioni avanzate ai propri clienti.

Un servizio su misura In un mondo in continua evoluzione dove i dati sono sempre più numerosi e viaggiano su diversi supporti aumentando di circa il 45 % all’anno, i clienti cercano qualità, stabilità e soprattutto sicurezza. In questo scenario estremamente in divenire, il mercato dei Data Center è in costante ascesa, considerando che di essi la quota di “Cloud Computing” rappresenta oggi l’11% ma dovrebbe raggiungere il 33% nel 2015. Il nuovo servizio offerto è pensato per garantire un’affidabilità al 100% grazie a imponenti misure di sicurezza adottate: controlli biometrici, impianti antincendio e di raffreddamento, offrendo al contempo prestazioni supplementari interessanti. Con l’opportunità di pagare solo ciò che effettivamente verrà utilizzato, i Data Center di-

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Una vista di come si presenterà il Data Center

ventano una struttura flessibile e sempre più stimolante per il mercato e per le esigenze delle PMI, senza essere confinate a un target elitario. Bancadati.ch offre un nuovo concetto di prodotto: la struttura a Manno che accoglierà il progetto riutilizza l’infrastruttura del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (ora a Lugano), con uno stabile progettato ad hoc per contenere un data center di dimensioni notevoli (1’000 mq, il più grande del Cantone), con una potenzialità d’ampiezza di banda pari a 8 terabit al secondo. La gestione verrà effettuata dal Centro Operativo di Moresi.com di Melano. Per maggiori informazioni: Bancadati.ch SA Centro Galleria 2 6928 Manno info@bancadati.ch www.bancadati.ch


Vita dei Soci di Matteo Oleggini

Con la tecnologia e la professionalità della Electronic Studio SA

Servizi congressuali di elevata qualità e «confezionati su misura» «Per battere la concorrenza ed ospitare a Lugano importanti congressi di livello mondiale bisogna mettere sul tavolo relatori di qualità, servizi di prim’ordine in una destinazione che regala ai partecipanti emozioni e ricordi indimenticabili. Lugano offre ai suoi ospiti la luce del sole, i colori del lago e delle montagne ma anche servizi che, per la loro qualità, possono competere con quelli delle grandi sale dei maggiori centri congressuali». Antonio Silvestro, Direttore della Electronic Studio SA di Camorino, è convinto che il successo del 12.mo Congresso internazionale sul linfoma maligno (ICML) svoltosi a Lugano nel mese di giugno sia la conferma delle opportunità che si offrono a Lugano e al Ticino nel settore congressuale. Le competenze e la fama internazionale di numerosi ricercatori basati in Ticino, assicurano la qualità dei contenuti ed hanno attirato da tutto il mondo più di 3’000 specialisti di livello internazionale con gli accompagnatori e i rappresentanti delle case farmaceutiche «attorno al ICML ruotano quasi 5’000 persone con una ricaduta sulla Città che può essere valutata tra i 5 e i 6 milioni di franchi; in soli quattro giorni». Nella complessa organizzazione che rende possibile un Congresso come l’ICML (che tornerà a Lugano nel 2015), la Electronic Studio SA ha il ruolo di un efficiente sistema nervoso che collega i numerosi spazi entro in quali pulsa la vita del congresso: 8 sale al Palazzo dei Congressi, un grande «Spazio Marché» realizzato nel Parco Ciani, 2 sale all’Università e il Cinema Corso. Ma anche numerosi spazi per riunioni e meeting a Villa Ciani, nell’ex-asilo Ciani e in numerosi alberghi della città. In tutti questi spazi devono giungere i suoni e le immagini richieste e devono essere a disposizione le apparecchiature per la proiezione di slide e filmati o per la traduzione simultanea. Senza dimenticare, per le conferenze e gli eventi più interessanti, la necessità di registrare i contenuti che poi saranno a disposizione dei partecipanti (e di chi non ha potuto venire a Lugano) su Internet con la tecnologia streaming. I tecnici della Electronic Studio SA assicurano anche la gestione dei flussi di informazione e il controllo di qualità con una regia generale ed una per ciascuna delle sale principali. Il lavoro «dietro le quinte» a supporto degli organizzatori di un congresso come l’ICML prende avvio molti mesi prima della sessione di apertura, poco dopo che gli organizzatori hanno definito l’elenco degli invitati. Inizia allora una fitta serie di contatti per comunicare i dati e le specifiche tecniche (anche attraverso il sito www.lugano-dcn.ch), raccogliere ed organizzare le diverse presentazioni. Nei giorni precedenti il Congresso vi è poi la fase d’istallazione di microfoni, telecamere, traduzione simultanea, impianti di diffusione audio e video. Alcuni dati, riferiti all’edizione 2013 dell’ICML rendono l’idea del lavoro di preparazione: 3’000 partecipanti, 400 ore di conferenze, una rete con 32 PC e ben 20’000 slide di presentazioni Power Point che devono apparire nella sala giusta ed al momento giusto. Nelle conferenze plenarie, le sale sono collegate e unite virtualmente. Dopo i saluti del presidente di sessione, il relatore sale alla tribuna e saluta i presenti e i partecipanti che sono collegati tramite video. Anche se solo un migliaio è seduto davanti a lui nella Sala A del Palazzo dei Congressi, nello stesso momento, la prima slide unitamente all’immagine, raggiunge gli altri partecipanti. Questa dinamica è solo il punto finale di un lungo ed intenso lavoro e il risultato di tanti fattori: impegno, attenzione e precisione, professionalità e competenze tecniche condite da flessibilità e capacità di capire (e se necessario anticipare) le esigenze del relatore e del partecipante. Senza dimenticare, aggiunge Antonio Silvestro, che può anche capitare che il relatore non sia potuto arrivare a Lugano. In quel caso bisogna organizzare la video conferenza e fare in modo che la sua immagine e le sue parole giungano ai partecipanti perfettamente coordinati con la presentazione Power Point.

Lugano DCN, una soluzione vincente

La possibilità di offrire ai congressisti questi servizi tecnologici è favorita dalla decisione della Città di Lugano di realizzare, con una soluzione di partenariato con la Electronic Studio SA, una infrastruttura multimediale di qualità denominata Lugano DCN (Digital Network Congress) ovvero una fitta rete di cavi in fibre ottiche che collega le diverse sale ed alla quale possono essere allacciati PC, schermi e telecamere ad alta definizione, impianti audio e di traduzione. Una rete che dal Palazzo dei Congressi potrà raggiungere anche il LAC, il Cardiocentro e il futuro Campus della SUPSI ampliando ancora di più la possibilità di offrire agli organizzatori una sorta di «boutique dei Congressi» all’interno della quale ritrovare la soluzione tagliata su misura per le loro esigenze e, soprattutto, a costi concorrenziali. Questa infrastruttura, decisa dalla Città nel 2010 e realizzata dalla Electronic Studio SA in soli 6 mesi già per l’11.ma edizione dell’ICML (2011) viene costantemente ampliata e aggiornata agli ultimi sviluppi tecnici per le soluzioni congressuali senza spese d’investimento per la Città. Lugano DCN è infatti gestita dalla Electronic Studio SA che si assume gli oneri per gli investimenti, la manutenzione e la gestione degli equipaggiamenti. Gli organizzatori dispongono così di servizi d’avanguardia a prezzi concorrenziali (grazie all’infrastruttura fissa) mentre la Città beneficia del vantaggio dell’esternalizzazione.

Electronic Studio SA, una PMI dinamica e vincente

Il Congresso mondiale sul linfoma maligno e la gestione della rete Lugano DCN sono, per il settore congressuale, il fiore all’occhiello della Electronic Studio SA, un’azienda ticinese specializzata nel settore dell’elettronica multimediale e nel supporto agli organizzatori di congressi ed eventi di ogni tipo e dimensione «dalla piccola presentazione per la quale bastano un microfono ed un altoparlante al grande evento come il Festival di Locarno». L’azienda occupa una quindicina di persone, tutte ticinesi e residenti in Ticino: informatici, elettronici multimediali, specialisti audio-video, che portano in azienda competenze che sono poi ampliate e «messe in rete» per assicurare agli utenti un servizio di assoluta qualità che regga il confronto con quelli offerti nei maggiori centri congressuali a livello mondiale. Per saperne di più Electronic Studio SA via ai Campisc 5b – 6528 Camorino info@electronictsudio.ch www.electronicstudio.ch – www.lugano-dcn.ch

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Vita dei Soci

LA MARTINA INCONTRA L’INDIA AD ASCONA Il polo internazionale si ritrova ad Ascona per la 4a edizione dell’Hublot Polo Cup

Il Polo è conosciuto in tutto il mondo come uno sport che irradia eleganza ed eccellenza. Le più importanti giornate nel calendario mondiale di questo sport sono sempre sinonimo di stile, glamour e raffinatezza. Questo naturalmente non è solo grazie alla presenza dei cavalli o alla bravura dei giocatori, ma anche perché questo sport riesce ad attirare i più grandi marchi di lusso in tutto il mondo – ad esempio Maserati, Hublot, Cartier e La Martina – che contribuiscono a rendere il Polo un affascinanti occasione di convivialità sociale. Naturalmente, questi sponsor aiutano ad attirare un pubblico importante ed attento, spingendo le squadre e gli sponsor ad incrementare la qualità del loro gioco per attirare ed affascinare gli spettatori. Dal 12 al 14 luglio si celebra la 4° edizione di uno dei più importanti tornei d’Europa, la Hublot Polo Cup presso il Polo Club di Ascona. Sarà ancora una volta un grande momento nel calendario europeo del Polo e delle splendide giornate di divertimento e stile. Quattro le squadre che si confronteranno nel torneo, e, per la prima volta, giocherà una squadra dall’India: il team sarà guidato da Vikram Rathore, uno dei giocatori più attivi del polo indiano. Inoltre, saranno presenti l’unica giocatrice di polo in India, Manisha Yadav ed il giocatore professionista Samir Suhag. Per tre giorni il polo di altissimo livello sarà protagonista presso l’ex aeroporto di Ascona sul Lago Maggiore. Motto della manifestazione di quest’anno sarò “la Svizzera incontra l’India” e tutte le celebrazioni che vedranno coinvolta la città, avranno l’India come leitmotiv principale. L’Hublot Ascona Polo Cup 2013 è destinata ad avvicinare al polo tutti coloro che sono affascinati da uno degli sport più antichi e che, come sosteneva Winston Churchill, rappresenta “il passaporto per il mondo”. Fra i diversi eventi in programma nella quarta edizione di Ascona Polo Cup, vi saranno il Players’ party on the beach, il Polo party ‘Switzerland meets India’ ed il tradizionale Polo brunch. Molte anche le iniziative aperte al pubblico e adatte a tutta la famiglia, come il torneo di polo ‘by night’ e la parata di cavalli per le vie di Ascona. Accanto a Hublot, come nuovo main sponsor dell’evento, molti altri sponsor contribuiscono alla riuscita dell’evento, come Julius Bär, Styger & Partner, Bentley, Giardino Hotel Group, Andermatt Swiss Alps, Poroli Special Boats e Podium. Anche quest’anno, La Martina sarà Official Supplier dell’evento e metterà a disposizione di tutte le squadre e dell’organizzazione la propria competenza ed esperienza ventennale nel mondo del polo, fornendo ai giocatori le maglie e il kit tecnico di gioco. Assieme alla Formula Uno, il Polo è uno degli sport più veloci, più pericolosi e più competitivi che vi siano e, come tale, necessita di un continuo miglioramento nella sicurezza dei giocatori. I cavalli possono correre fino a 90 km orari e i giocatori possono aumentare la qualità del loro gioco

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grazie alle migliori protezioni anche nei momenti più rischiosi di gioco. Enrico Roselli, amministratore delegato di La Martina, afferma: “Una caduta può avere conseguenze devastanti per un giocatore. A La Martina dobbiamo affrontare questo problema ogni giorno. Dopo anni di ricerca e di sviluppo, lavorando assieme ad alcuni dei migliori giocatori del mondo, abbiamo creato il casco Evolution. Costruito in tre strati distinti, offre una protezione forte e resistente ed al contempo è leggero e confortevole”. Grazie a questa evoluzione, il gioco moderno del polo ha poco o nulla delle partite giocate ai primi anni del secolo scorso: gli stivali, ad esempio, sono dotati di ammortizzatori, le selle hanno pannelli di protezione e le ginocchiere hanno aggiunto la flessibilità e la morbidezza alla primaria esigenza di protezione. Allo stesso tempo, il Polo è caratterizzato dalla presenza di un pubblico, in taluni casi caratterizzato da note celebrità a livello mondiale, che desiderano poter assistere allo “sport dei Re” indossando abiti eleganti e, al contempo, casual e sportivi. Anche per loro, La Martina ha sviluppato uno speciale codice di abbigliamento contraddistinto da abiti raffinati e comodi, affiancati da borse realizzate con la migliore pelle argentina. Abiti in seta, blazer e chinos in colore chiaro sono l’abbigliamento perfetto per il polo, in particolare se si sta guardando una partita assieme ai membri della famiglia reale presso il Guards Polo Club di Windsor – di cui La Martina è fornitore ufficiale – o per godersi un pranzo sontuoso presso il Tang Polo Club a Pechino. In realtà, l’unica regola imposta dal codice di abbigliamento è quella che impedisce agli uomini di indossare un paio di jeans bianchi all’interno dell’area VIP, a meno che non si sia un giocatore di polo.

La popolarità del polo attraverso il mondo sta crescendo e vede questo sport giocato in alcune località molto esotiche. Il Polo può essere giocato ai Caraibi da dicembre a maggio avendo come sfondo il mare blu e la lussureggiante foresta pluviale. Allo stesso tempo, un ritrovo invernale molto amato dai giocatori di Polo è rappresentato dagli eccellenti club alle Barbados, alle Bahamas e in Giamaica. Ugualmente, a Dubai il Polo è diventato lo sport preferito dalle famiglie più importanti e famose, perché permette di affiancare alla attività sportiva anche un momento di convivialità sociale. Sebbene giovane, Ascona si sta ritagliando uno spazio importante nel panorama mondiale del Polo e la prossima Hublot Polo Cup rappresenta un momento rilevante per l’affermazione del Ticino quale metà turistica e privilegiato luogo per ospitare eventi sportivi di grande livello. LM Europe SA Via Livio 1 6830 Chiasso Tel. +41 91 690 51 00 info@lamartina.eu


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06_luglio_agosto_2013  

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