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B U S I N E S S

M A G A Z I N E

Periodico di informazione economica edito da Mediaservice Srl

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale -70% Aut: CBPA-SUD/NA/297/2009

ANNO V | NUMERO 4 | 2013 | 2,50 EURO

Aziende confiscate, Speziali: “Patrimoni da non disperdere”

Vincenzo Boccia all’Assemblea di Confindustria Vibo

La sfida delle Pmi “Diventare grandi rimanendo piccole” La cultura che fa economia: ecco il Festival d’autunno

Unionfidi Calabria, liquidità alle imprese per le scadenze di fine anno

La storia imprenditoriale della famiglia Amarelli


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numero 4 - 2013


editoriale

Irap e Cuneo Fiscale: solo piccoli passi nella giusta direzione di Aldo Ferrara*

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«Va bene rivedere il sistema degli incentivi alle imprese ma per poter trovare le risorse necessarie si dovrà procedere con un'adeguata spending r eview sulle alte spese del Bilancio pubblico»

l governo ha ottenuto la fiducia, ma dovrà essere valutato non tanto per le sue capacità di sopravvivenza, quanto per l’avvio di quelle riforme in campo economico da più parti invocate - in particolare dal mondo imprenditoriale - per regalarci un futuro da Paese normale. Economia e imprese, infatti,sono sempre state considerate al centro della agenda politica. Non c'è un discorso che non abbia toccato l'argomento. Ma poi non abbiamo visto provvedimenti davvero convincenti. Diciamo, senza fare tanti giri di parole, che non c'è stata consequenzialità tra proclami e fatti. Così, anche questa volta la sbandierata volontà di voler ridurre il cuneo fiscale e l'Irap, sa tanto di demagogico. Scelte serie che vadano in questa direzione devono prevedere la disponibilità di cifre sensibilmente superiori di quelle che sono state fatte. Occorrono risorse ben più rilevanti di quelle messe in campo. Soldi che, oggettivamente, si potrebbero reperire soltanto se si decidesse, una buona volta, di intervenire drasticamente sulla spesa pubblica. Quest'ultima si aggira sugli 800 miliardi. E se i 3/4 di questa somma, per svariati motivi, non possono essere erosi, è anche vero che più di 200 miliardi, per rifarmi a una cifra citata dal ministro Saccomanni potrebbero essere tagliati. Va bene rivedere il sistema degli in-

centivi alle imprese ma per poter trovare le risorse necessarie si dovrà procedere con un'adeguata spending review sulle alte spese del Bilancio pubblico. La verità è, a mio avviso, che non si può operare in maniera timida per ridurre il costo del lavoro (tra i più alti in Europa), ma occorrono scelte drastiche. Solo così si possono far ripartire le imprese, il ciclo degli investimenti e i consumi. Peraltro tutto ciò consentirebbe di ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali, con tanti lavoratori in cassa integrazione che potrebbero essere riassorbiti nel mondo del lavoro. Altro tema che dovrà essere affrontato con maggiore decisione è quello delle dismissioni. Il beneficio sarebbe evidente: le somme ricavate andrebbero nella direzione di ridurre lo stock del debito dello Stato, determinando una riduzione dei tassi di interesse sul debito stesso. Risorse che dovrebbero essere destinate alla crescita economica del Paese e, quindi, alle sue imprese. Infine il nodo ancora irrisolto dei pagamenti della pubblica amministrazione. Le risorse attivate faticano a giungere con tempestività alla destinazione finale cioè le imprese, e intanto si accumulano nuovi ritardi. Insomma per l’economia sembra profilarsi una operazione a saldo zero. Non possiamo più vivere di proclami , ma è necessario affrontare le questioni ancora aperte con determinazione e risolutezza. * editore di "CalabriaEconomia"

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editoriale

I sogni di Salvatore, le porte che non si aprono e l’assenza di opportunità di Davide Lamanna*

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«Chi ci governa non deve mettere a disposizione posti di lavoro ma deve creare le condizioni perché un giovane che si è adeguatamente formato (e anche su questo bisognerebbe interrogarsi) possa, perché no, anche dar vita e inventare la sua attività»

a mia breve riflessione, per questo nuovo e ricco numero di Calabriaeconomia, non è dedicata, come consuetudine, a uno o più argomenti che trattiamo. O comunque non lo è se ci si ferma a una lettura superficiale. La riservo, infatti, a Salvatore. E’ il nome di un trentenne che, come tanti altri, è alla ricerca di un lavoro. Ogni settimana, alla mia casella di posta elettronica, arrivano almeno un paio di curriculum. Sono di giovani calabresi, laureati, con una formazione di tutto rispetto che vorrebbero intraprendere – o hanno già intrapreso – la carriera giornalistica. Purtroppo, soprattutto nel settore dell’editoria, conosciamo bene le difficoltà del momento. Per cui, la mia risposta, per quanto meno formale possibile, si risolve nella solita formula: “Grazie mille per aver pensato a noi, ma in questo momento la redazione è al completo. La terrò certamente in considerazione qualora ne avessimo bisogno”. Che, seppur in modo elegante, equivale a un rifiuto, magari l’ennesimo. E così, Salvatore, ha deciso di rispondermi. E non mi ha detto, come tanti, “Grazie lo stesso, aspetto fiducioso”. No. E’ andato oltre e, avvilito, mi ha scritto: “Speravo con tutto il cuore che mi potesse dare una mano d'aiuto, almeno per riuscire a sbarcare il lunario. Va beh... pazienza. Purtroppo, se non sono riuscito a trovare qualcosa finora, non credo che il

futuro sarà certo più roseo. Per me, tutte le porte, a cui busso, rimangono chiuse a chiave a doppia mandata”. Una sensazione di sconforto, di cupo pessimismo. Che, ovviamente, comprendo bene e che è comune a una larga fetta di giovani del nostro Paese – figuriamoci della nostra Calabria – i quali non vedono via d’uscita di fronte all’incapacità della politica di creare opportunità di occupazione. Utilizzo il termine opportunità non a caso. Chi ci governa, ovviamente, non deve mettere a disposizione posti di lavoro ma deve creare le condizioni perché un giovane che si è adeguatamente formato (e anche su questo bisognerebbe interrogarsi) possa, perché no, anche dar vita e inventare la sua attività. In una sola parola, possa intraprendere, essere protagonista del suo destino. Ma se contrarre un prestito diventa impossibile, se la burocrazia ti scoraggia, se il costo del lavoro continua a essere così elevato da assorbire buona parte delle entrate di una impresa, ecco che l’entusiasmo che è proprio dei ragazzi, non può che scemare. E fino a quando non si daranno risposte in questo senso, fino a quando le politiche del lavoro saranno piene soltanto di buone intenzioni ma di pochi fatti, è difficile che qualcosa possa cambiare. Salvatore, uno dei tanti, continuerà a demoralizzarsi e a pensare, magari, che l’unica colpa che ha è quella di essere nato in un Paese incapace di realizzare i sogni dei suoi giovani. • * direttore di "CalabriaEconomia"

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ANNO V | NUMERO 4 | 2013

In copertina B U S I N E S S

Vincenzo Boccia

M A G A Z I N E

La sfida delle Pmi “Diventare grandi rimanendo piccole”

Calabria Economia periodico di informazione economica Anno V - numero 4 - 2013 Direttore responsabile

GIUSEPPE SPEZIALI

Davide Lamanna

Contatti Redazione via Caduti sul Lavoro, n. 9 88100 S. Maria di Catanzaro tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 www.calabriaeconomia.it info@calabriaeconomia.it Collaborazioni esterne saltuarie Danilo Colacino, Vittorio Daniele, Enrico Mazza, Monia Melia, Paolo Orofino, Maria Rita Galati, Eugenia Ferragina, Maurizio Bonanno, Rosalba Paletta Progetto grafico Gianluca Muzzi

ANTONIETTA SANTACROCE RENATO PASTORE FORTUNATO AMARELLI

Editoriali Irap e Cuneo Fiscale: solo piccoli passi nella giusta direzione

Fotografie: Icaro fotocronache MediaService srl Antonio Raffaele

di Aldo Ferrara

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I sogni di Salvatore, le porte che non si aprono e l’assenza di opportunità di Davide Lamanna

Stampa Stabilimento Tipografico De Rose Montalto Uffugo (CS) Società Editrice Mediaservice Srl via Caduti sul Lavoro, n. 9 88100 S. Maria di Catanzaro www.mediaserviceagency.it info@mediaserviceagency.it

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numero 4 - 2013

info@calabriaeconomia.it

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sommario PRIMO PIANO

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“Risolvere la questione industriale per garantire la crescita”

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Edilizia, no alla politica di rigore imposta dall’UE

12 I numeri "neri"del Mezzogiorno

attualità 14 I fondi europei e quella speranza (per ora delusa) di riscatto 16

Redditometro: cos’è, come comportarsi

20 Unionfidi Calabria:“Strada ancora lunga ma ricca di opportunità”

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46 Internazionalizzazione, Confindustria Cosenza traccia la strada da seguire 48 Aziende confiscate alla mafia: si deve fare di più 50

Formati i dirigenti del futuro. Quando potranno dare il loro contributo alla causa calabrese?

52 Chiude il Tribunale di Rossano. Ma c’è ancora chi spera 54 Comitato regionale Piccola Industria, nominati i quattrovicepresidenti 56 Riunito il cda di LameziaEuropa: Positiva esperienza ad Eire 2013 58

Un Master pensato per chi lavora in azienda

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La liquirizia più buona è calabrese: si chiama Amarelli

62

Autunno, tempo di vendemmia

Abolizione Imu, esultano i costruttori calabresi

26 Il funzionamento del consiglio di amministrazione delle società per azioni 28 Confindustria Cosenza e Bpm insieme per le imprese 30 A Crotone le opportunità arrivano dall’Oriente 32 Banca - Impresa: per un Mezzogiorno che vuole crescere

TURISMO 66 Borsa del Turismo di Catanzaro: cibo e cultura i tesori da non sottovalutare

eventi 72

è TEMPO DELla Fiera Mediterranea “Food & Beverage”

74

Riecco il Festival d’Autunno

34 Nuovi strumenti finanziari: AZIENDE e istituzioni a confronto grazie a Confindustria Reggio

Speciale inserto

37 RestartCalabria n.2

pag.

a cura di CalabriaInnova

8 pagine da staccare e conservare

cultura 78 Il mestiere del libraio al tempo dell’e-book 80

L’altra pittura… quella al femminile

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primo piano

"Assemblea Confindustria Vibo"

“Risolvere la questione industriale per garantire la crescita”

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A Vibo, il presidente della Piccola e media industria di Confindustria, Vincenzo Boccia, traccia la strada per uscire della crisi di Maurizio Bonanno

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ibo Valentia, e la sua storia di polo industriale ora in crisi, rappresenta un simbolo, il simbolo della reazione perché parte dal Mezzogiorno il progetto di rete in grado di anticipare la ripresa. Vincenzo Boccia, presidente della Piccola e Media industria, numero 2 di Confindustria, sceglie Vibo Valentia per lanciare l’atteso messaggio di rilancio in una difficile fase storica come quella attuale. Il perché lo spiega con poche ma chiare parole: «Vibo Valentia con le specificità della crisi della propria area industriale è la rappresentazione diretta e concreta che oggi la questione nazionale è la questione industriale. Risolvere la questione industriale, in particolare e a partire dal Mezzogiorno, significa avere la giusta attenzione sui punti essenziali, che si possono individuare in debito, deficit e crescita».


primo piano

Vincenzo Boccia

Il ragionamento del Presidente della PMI di Confindustria è semplice quanto incisivo: «debito, deficit e crescita sono le grandi questioni odierne che bisogna risolvere, se si vuole parlare di sviluppo». La formula è chiara: «Ripartire dalla crescita ed usare, per esempio, i soldi per la coesione per una nuova questione industriale in Italia a partire dal Mezzogiorno. È questa la grande sfida che è davanti a noi, alla quale aggiungere quella di una dotazione infrastrutturale che sia all'altezza degli altri Paesi europei». Boccia è perentorio: «Non abbiamo alternative». Quindi, chiama tutti all’impegno: «Dobbiamo farlo, perché possiamo farcela. Sarebbe veramente assurdo non reagire in questi termini, sia dal punto di

vista di politica economica che dal punto di vista aziendalistico». La sua analisi parte ad una premessa tutta dedicata alle PMI: «la Piccola industria è uno degli assett fondamentali del nostro Paese, ma è evidente che si tratta di realtà che devono fare i conti con mercati che continuano a crescere ovunque ma in Italia invertendo così i termini del rapporto e facendo della Piccola impresa una sorta di vulnus». Ma, se le cose stanno così, diventa vitale per le PMI diventare "grandi". E si può diventare grandi rimanendo piccoli? Come? «Con i contratti di rete – spiega Vincenzo Boccia – con le aggregazioni che consentono di poter andare in territorio lontani che, al contrario del nostro, continuano a crescere. Questo è quello che devono fare le imprese; poi, c'è anche una problematica di politica economica, perché bisogna programmare mettendo in agenda la competitività tra tutte le aziende del Paese al pari dei grandi part-

ner europei, in particolare i tedeschi». Quindi, una considerazione dal retrogusto amaro: «Siamo il secondo paese industriale d'Europa, dopo la Germania, abbiamo grandissime potenzialità che stiamo trascurando volendo fare i conti solo con la realtà; spesso ci appiattiamo con il presente dimenticando di programmare guardando al futuro». Eppure, le prospettive che vede davanti a sé non provocano pessimismo: «La globalizzazione significa mercati larghi in termini geografici, nel mentre le nuove tecnologie oggi consentono anche ad una piccola azienda di entrare in mercati molto più grandi. È evidente che c'è un problema che non è solo di dimensioni, ma di mentalità: oggi, crescita dimensionale e crescita culturale sono due grandi questioni che le aziende devono affrontare al loro interno, purché in un contesto favorevole. Questo deve essere l'impegno di tutti e della politica soprattutto per creare condizioni favorevoli e su questo noi oggi dobbiamo lavorare». L’assemblea generale di Confindu►

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primo piano

"Assemblea Confindustria Vibo"

Antonio Gentile

stria Vibo Valentia ha offerto un’occasione straordinaria di confronto serrato che ha consentito analisi a largo raggio in una fase storica delicata come quella attuale. La presenza di big nazionali di Confindustria, moderati dal giornalista Massimo Tigani Sava, come sottolineato dal Presidente regionale della Piccola e Media industria calabrese, Aldo Ferrara, è stata: «la conferma di una grandissima attenzione nei confronti nel nostro territorio». «Oggi – ha aggiunto – si lancia un messaggio di fiducia che parte dal Mezzogiorno. La piccola industria deve saper crescere per competere nel mercato globale». Ad aprire i lavori, è stata la relazione del Presidente di Confindustria Vibo Valentia, Antonio Gentile. «Quando abbiamo deciso il tema che avrebbe dovuto affrontare la nostra assemblea – ha esordito Gentile – ci siamo chiesti quali fossero le priorità del nostro contesto e con quali forze avremmo dovuto affrontarle. È stato subito chiaro che un’area sottosviluppata come il Mezzogiorno con al suo interno una sacca di ulteriore debolezza sociale ed economica come quella della nostra provincia, pre-

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sentava una enormità di problemi ed una altrettanto enormità di priorità. Metterle in fila e definire una lista ci è sembrato un puro esercizio teorico, di scarso effetto pragmatico». Da qui, l’analisi della realtà partendo da una constatazione: «Viviamo in una terra meravigliosa. Meravigliosa come bacino di irripetibili bellezze paesaggistiche, naturalistiche, storiche, archeologiche, culturali, ma anche meravigliosa, proprio nella sua schizofrenia, perché lacerata da beghe interminabili, destinata ad essere “questione” e non risorsa, profondamente degradata. Ecco perché la meravigliosa terra in cui abbiamo la fortuna di vivere, nella sua asprezza e rudezza regala spunti e profondità di pensiero che provengono proprio dalla sua storia di stenti, di sottosviluppo, di crisi. In una parola, di dolore. Ed allora, più che di priorità, abbiamo ritenuto necessario discutere di concetti chiave e di un nuovo modello, che non esitiamo a definire di “filiera socioeconomica”. Una chiave di lettura condivisa che potesse segnare le tappe di un percorso che, seppur difficile, venisse compiuto dai principali costruttori di benessere, di legalità, di certezze e di crescita». Il Presidente di Confindustria Vibo

Valentia, dopo aver tracciato le diverse tappe degli studi portati avanti, ha lanciato la proposta caratterizzante questa Assemblea Generale: «una formula concreta di collaborazione, che abbiamo definito una “rete” economica e sociale nata per rendere maggiormente competitiva un’intera area dotata di importanti risorse materiali ed immateriali. Risorse che ad oggi non hanno mai esplicitato appieno la loro forza e trovato in una sintesi, una sinergia, la migliore formula di offerta territoriale efficace nell’attrarre i nuovi investimenti e cosa ancor più importante, a mantenere quelli già esistenti. Un percorso che ha già ricevuto la condivisione nel metodo e nei programmi da tutte le forze politiche del territorio e dalle organizzazioni sindacali». E sul rapporto con le forze sindacali, Antonio Gentile apre una parentesi dal forte significato: «Desidero esprimere un sincero apprezzamento per il leale ruolo esercitato con grande senso di responsabilità e fattiva proposizione, ai rappresentanti delle Organizzazioni sindacali con i quali abbiamo raggiunto in questo territorio un livello assai proficuo di relazioni industriali mirato, prima di tutto, alla salvaguardia delle realtà industriali esistenti e, conseguentemente, ai posti di lavoro. Da anni, infatti, lavoriamo nel tentativo di restituire maggiore competitività alle imprese che giornalmente sopportano zavorre pesantissime legate principalmente alle disfunzioni dello Stato e degli Enti locali. Ma anche ai vincoli ed alle debolezze del contesto locale in cui si muovono tra mille difficoltà ed insidie, una miriade di piccoli e piccolissimi imprenditori: grandi, anzi grandissimi nell’affrontare con coraggio e determinazione la loro quotidianità. A loro, a tutti voi, cari colleghi, deve andare la nostra gratitudine, il nostro sostegno e la nostra attenzione, in quanto le nostre imprese rappresentano il vero ultimo presidio di civiltà e di speranza per una


primo piano

Francesca Traclò

intera collettività». Il momento più coinvolgente dell’Assemblea Generale di Confindustria Vibo Valentia è stato quello della “relazione di base” presentato dal Direttore Generale della Fondazione Rosselli, Francesca Traclò. Quella dell’economista (tra l’altro vibonese di nascita e di studi, prima di lanciarsi nel mondo accademico e della ricerca economico-scoiale) è stata un’analisi a tutto campo, arricchita di dati e conclusa con precise proposte. Il ragionamento della Traclò parte da una premessa che mette al centro il valore della “fiducia”: «Se il reddito è il propellente di consumi e investimenti, la fiducia ne è il catalizzatore. In assenza di fiducia il reddito viene risparmiato, ossia non lo si consuma né lo si investe, e per conseguenza la domanda aggregata cala. Dopo un po’, scendono il prodotto e il reddito stesso. La fiducia è indispensabile alla costruzione del futuro. La fiducia è indispensabile per creare qualità della vita». Altro elemento propedeutico ad ogni discorso è derivato, secondo il Direttore Generale della Fondazione Rosselli, dal fatto che «sviluppo ed apprendimento vanno insieme e sono indivisibili. Oggi parlare di sviluppo significa costruire

aree di apprendimento locali connesse tra di loro. Le politiche settoriali ad alta specializzazione non integrate tra loro provocano ormai da tempo una instabilità principalmente per due fattori: uno è quello legato all’aspetto economico, l’altro legato alla fiducia che abbiamo nelle nostre capacità di produrre quei cambiamenti necessari per modificarne il clima, con cui promuovere politiche volte a creare un clima di fiducia nonostante le difficoltà economiche in cui il Paese si ritrova». Quindi, le proposte, all’insegna della crescita: «crescita sostenibile, attraverso la promozione di un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva; crescita inclusiva, attraverso la promozione di un'economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale». «In una prospettiva di politiche integrate per lo sviluppo locale – suggerisce Francesca Traclò – le politiche di servizi alla persona costituiscono una dimensione sempre più rilevante per l’attrattività di un territorio». «Si tratta – spiega – di servizi che garantiscono i diritti di cittadinanza sociale (diritto alla salute, alla formazione,

all’integrazione sociale) e che attengono alla dimensione della “qualità” della vita: una componente fondamentale dello sviluppo locale, non solo perché consente la riproduzione sociale, ma perché attrae risorse, umane ed economiche, e crea valore aggiunto». Per concludere: «È importante, nella città e nella provincia di Vibo Valentia, creare una rete di presidi culturali, che possano prendere nuova linfa dall’esterno attraverso ad esempio un progetto di residenze di artista. Luoghi aperti di sperimentazione dove artisti, artigiani e giovani possano crescere insieme. Vivere in un luogo bello condiziona i nostri pensieri e quindi quello che noi siamo… Ripuliamo le città, le spiagge e restituiamo alla cittadinanza un habitat diverso. Anche in questo caso la sostenibilità è un’industria, ma per renderla efficiente è necessario riorganizzare la filiera. Sostenibilità significa possibilità di attrazione di investimenti e occupazione. È in questo territorio un’industria assai strategica perché impatta in maniera determinante su un settore importante come quello turistico. Perché alle imprese serve un ambiente favorevole per poter competere e sopravvivere fatto di esternalità positive». • ►

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primo piano

"Assemblea Confindustria Vibo"

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ondi strutturali, finanziamenti europei, sostegno dello Stato. I vertici nazionali e regionali di Confindustria giunti a Vibo Valentia per l’assemblea generale della struttura provinciale ragionano di sviluppo a partire dal Mezzogiorno. Ma, se da un lato pensano ad un rilancio dell’imprenditoria e sul come che si rimane sorpresi, dando prova di non voler abbandonare certe vecchie abitudini che portano a chiedere il supporto concreto dello Stato non dimenticando

di lanciare strali all’Europa. È chiaro, in questo senso, il Presidente nazionale dell’ANCE, Paolo Buzzetti: «Abbiamo capito che la politica del rigore per il rigore imposta dalla Comunità Europea è stata sbagliata – afferma – perché nel nostro Paese ha imposto la deindustrializzazione. Intanto, nel settore dell'edilizia undicimila

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Edilizia, no alla politica di rigore imposta dall’UE Buzzetti (Ance) apre al Governo Letta

imprese hanno chiuso negli ultimi due anni e nelle compravendite siamo tornai ai livelli degli anni '80; e poi, più del 50% dei soldi pubblici non sono più spesi nelle opere pubbliche come avveniva prima». Il ragionamento di Buzzetti parte da un’amara constatazione: «Il Paese cade a pezzi! E si dimentica che la più gran-

de infrastruttura del Paese è la manutenzione, dalle scuole al territorio». Quindi, la frase che suona come una vera e propria provocazione: «Occorre un’iniezione keynesiana di denari - lo dico con grande coraggio - per aiutare la ripresa!». Il presidente nazionale dell’ANCE offre anche un’apertura all’attuale Governo Letta: «Il governo sta facendo ottimi provvedimenti per l'edilizia, sia per la casa che per i lavori pubblici. È tornata l'anticipazione del 10%, che è un principio di riabilitazione del settore edile (in Francia è arrivato sino al 30% durante questa crisi); la Cassa Depositi e Prestiti darà aiuto alle banche per ripartire con i mutui... però occorrono anche denari pubblici. Noi suggeriamo di allentare con il Patto di stabilità interno agendo già con la prossima legge di stabilità in via di definizione, e consentire agli enti locali che ne hanno la possibilità di poter spendere e soprattutto di utilizzare i Fondi europei, per quello che è possibile, nei lavori pubblici». Buzzetti mette sotto accusa quello che definisce un “problema inventato”: «Perché – spiega – non è una legge universale, della fisica, questa storia del rispetto del 3%, che altre nazioni europee non mi pare siano così preoccupate di venerare».


primo piano Ed allora, la soluzione, secondo il massimo rappresentante dei costruttori edili è «portare fuori quegli investimenti che guardano al sociale, per migliorare la vita e le condizioni di salute delle persone investendo in manutenzione, delle scuole e del territorio». Un ultimo pensiero Paolo Buzzetti lo riserva alla “questione IMU”: «la questione IMU ha inciso molto, soprattutto a livello psicologico. Intanto perché, insieme alla contrazione dei mutui effettuata dalle banche per l'acquisto della casa, si è inserito un meccanismo micidiale provocato dal combinato disposto che ha creato di fatto il blocco dell'acquisto delle case. Questo per quanto riguarda la compravendita delle case, nuove o non nuove, ma ancora più drammatica la situazione è apparsa a proposito dei fitti: la tassazione che ha introdotto l'Imu per i proprietari di case in affitto è arrivata sino al 300% rispetto a quanto si pagava prima: ha praticamente bloccato gli affitti. quindi, questi provvedimenti del governo che presto saranno convertiti adesso con la legge di stabilità, sicuramente daranno una spinta in positivo». Di come agire pensando allo sviluppo e non perdendo l’ultima occasione che offre l’Europa, ragione il presidente regionale di Confidustria, Giuseppe Speziali: «Lo sviluppo – afferma – non può che passare dal rilancio del Mezzogiorno. Solo così si può concretamente immaginare il rilancio dell'intero Paese: attraverso una politica sociale seria dove tutti gli attori, dai sindacati ai governi nazionale e regionale, e ovviamente Confindustria, facciano tutti il loro lavoro al meglio e senza interferire l'uno nell'altro. E la Calabria può giocare un ruolo chiave attraverso l'utilizzo dei fondi strutturali europei: dobbiamo cercare di spendere

meglio questi soldi». «La nuova programmazione – conclude – deve partire sotto un'egida diversa rispetto alla vecchia programmazione. E così noi potremo interpretare un ruolo di cerniera tra il Mezzogiorno ed il resto d'Italia». Il rapporto con i finanziamenti statali ed europei e la ripresa dei lavori pubblici è stato un concetto ribadito anche dal Presidente provinciale di Confindustria, Antonio Gentile: «Il Paese, ed il Mezzogiorno ancor di più – ha affermato, infatti, nella sua relazione - devono puntare sulla ripresa dei lavori pubblici e sugli investimenti in infrastrutture, specie quelle di piccole e medie dimensioni, ossigeno puro per la filiera delle costruzioni. Nonché per la ripresa del Paese ed in particolare del Sud». Quindi, pensando ai Fondi europei, ha aggiunto: «Dobbiamo essere capaci di spendere un miliardo e 350 milioni di fondi europei residui del periodo di programmazione 2007/2013». • (M.B.) ►

Giuseppe Speziali

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primo piano

"Assemblea Confindustria Vibo"

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er Francesca Traclò, l’Assemblea Generale di Confindustria Vibo Valentia, tenutasi presso l’Auditorium della Scuola di Polizia, ha rappresentato un ritorno a casa. Nata a Vibo Valentia, qui ha vissuto il suo periodo scolastico, prima di lasciare la città che le ha dato i natali per gli studi universitari, dopo i quali ha spiccato il volo di ricercatrice fino ad assumere il ruolo di Direttore della Fondazione Rosselli, istituzione

I numeri "neri" del Mezzogiorno nella relazione di Francesca Traclò

Francesca Traclò

culturale indipendente che svolge, grazie ad un esperienza ventennale e ad un approccio interdisciplinare, attività di ricerca nell’ambito delle scienze economiche, sociali, politiche e cognitive. Proprio per l’attività che la Fondazione Rosselli ha consolidato nel corso degli ultimi anni, un ruolo di istituzione di ricerca riconosciuta a carattere nazionale e internazionale, Confindustria ha deciso di rivolgersi per la relazione di base di questa Assemblea Generale.

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In questo senso, un aspetto particolarmente significativo è stato quello di poter attingere a dati sui quali è opportuno soffermare l’attenzione. È risultato che il Pil pro capite del Mezzogiorno nel 2012 è stato poco superiore a 17mila euro, contro gli oltre 30mila del centro nord. La regione più povera è la Calabria, con 16.460 euro. Il divario tra la regione più ricca e la più povera è stato nel 2012 pari a circa 18mila euro.

Dal 2007 al 2012 le famiglie del sud povere sono cresciute del 30%, pari a 350mila nuovi nuclei. Guardando al reddito, il 12,8% delle famiglie calabresi e il 5,1% di quelle del Centro-Nord ha meno di mille euro al mese (12.000 euro annui). Dal 2001 al 2012, il Pil nel Mezzogiorno ha registrato un calo del 3,8%, decisamente distante dal Centro-Nord che nello stesso periodo ha avuto +3,3%. E se dal 2008 al 2012 il Mezzogiorno ha perso oltre il 10% di Pil, quasi il doppio del CentroNord (-5,8%), nello stesso periodo, la Calabria ha subito un calo del 10,2%. Ma a cosa è dovuto questo che rappresenta il peggior andamento del Pil meridionale nel 2012? Al crollo dei consumi delle famiglie pari a - 4,8% nel 2012, a fronte del -3,8% delle regioni del Centro-Nord. Dal 2008 al 2012 i consumi delle famiglie al sud ha superato il 9,3% quasi tre volte il dato nazionale in Italia ( 3,5%). Allo stimolo inferiore offerto dalle esportazioni. Alla riduzione della spesa pubblica, dal 2008 al 2012 anche la contrazione dei consumi della Pubblica Amministrazione, ridotti cumulativamente del -6%, è quattro volte in più rispetto al resto del Paese (-1,4%). Ed ancora: guardando al periodo 2001 – 2012, gli investimenti si riducono al Sud del -17,4% a fronte del -10% nel


primo piano Centro-Nord. Gli investimenti dell’industria in senso stretto, si sono ridotti in cinque anni, dal 2007 al 2012 di quasi il 47%, più del doppio rispetto al già pesante calo del Centro-Nord (-21,4%). Dal 2001 al 2012 la contrazione dell’accumulazione industriale ha assunto nel Sud una dimensione pressoché epocale, con una riduzione che tocca il 50% a fronte di -15% nell’altra parte del Paese. Se nella crisi la riduzione del valore aggiunto è stata più intensa al Sud in tutti i settori produttivi, peggio di tutti è andata l’industria: qui il valore aggiunto è diminuito al Sud negli anni 2008 – 2012 cumulativamente del -22%, a fronte del -13,4% nel resto del Paese. Nello specifico, dal 2008 al 2012 il settore manifatturiero ha ridotto di un quarto il proprio prodotto, poco meno gli addetti, e ha quasi dimezzato gli investimenti. La crisi non è stata altrettanto profonda nel Centro-Nord. Per meglio comprendere il livello profondamente critico, è sufficiente prendere in considerazione questi parametri: Germania, popolazione 80 milioni, occupati 40 milioni (50%); Gran Bretagna, 60 milioni di abitanti, occupati 30 milioni (50%); Italia, popolazione 60 milioni, occupati 23 milioni (38%); Mezzogiorno, 21 milioni di abitanti, occupati 6 milioni e 200mila (29%); Nel Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2012 l’occupazione cade del -4,6%, a fronte del -1,2% del Centro-Nord. Delle 506 mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 301 mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 27% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi. Nel Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2012 l’occupazione cala in tutti i settori dell’economia: calo più contenuto nei servizi (-1,3%) e nell’agricoltura (-1,8%), crollo nell’industria in senso

stretto (- 10,5%) e soprattutto nelle costruzioni, dove un occupato su cinque ha perso il posto di lavoro (- 21,6%). Nel primo trimestre del 2013 il tasso di disoccupazione giovanile tra 15 e 24 anni si è attestato al 51,9% nel Mezzogiorno e al 36,3% al Centro-Nord. Tra il 2008 e il 2012 il tasso di occupazione giovanile è diminuito nel Mezzogiorno dal 35,9% al 30,8%. Il tasso di occupazione femminile è fermo al Sud al 23,6%.

I diplomati e i laureati nel Mezzogiorno presentano tassi di occupazione (rispettivamente 31,3% e 48,7%) decisamente più contenuti di quelli del resto del Paese (rispettivamente 56% e 71%). Nel 2012 i giovani Neet (Not in education, employment or training) hanno raggiunto 3 milioni 327 mila con un aumento rispetto al 2007 di circa 540 mila unità. Di questi, quasi 2 milioni sono donne (58% circa) ed 1 milione 850 mila si trovano al Sud. • (M.B.)

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attualità

I fondi europei e quella speranza (per ora delusa) di riscatto di Vittorio Daniele

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ntro quest’anno si concluderà, almeno formalmente (rimanendo ancora del tempo per completare i programmi di spesa), il ciclo di programmazione dei fondi strutturali avviatosi nel 2007. In quell’anno, come le altre regioni meno sviluppate dell’Unione europea (le regioni “convergenza”), anche la Calabria predispose un programma operativo, cioè un ampio e articolato quadro d’interventi per lo sviluppo regionale. Le risorse erano ingenti: 3 miliardi e 300 milioni di euro, tra fondi strutturali e quota di cofinanziamento. L’obiettivo era quello di ridurre lo storico divario di sviluppo della regione. Come è andata? I dati, aggiornati al

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31 maggio scorso, mostrano come la spesa certificata del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) sia stata, per la Calabria, pari al 26,9% del contributo della UE. La spesa per il fondo sociale europeo (FSE) si attestava, invece, al 48%. Sostanzialmente, la Calabria aveva raggiunto gli obiettivi intermedi fissati dalla Commissione Europea. È da osservare, tuttavia, come le performances complessive di spesa delle regioni italiane risultino assai modeste. In sette anni, il nostro Paese ha utilizzato appena il 39 per cento dei fondi disponibili: una quota sensibilmente inferiore all’obiettivo previsto dalla UE. Il ritardo è notevole e vi sono fondati dubbi che le regioni riusciranno a utilizzare i fondi disponibili nei pochi mesi che rimangono. È, comunque, singolare che il dibattito pubblico verta, quasi esclusivamente, sulla quantità della spesa e non sui risultati ottenuti. Quanto si spende è importante, certo, ma ancora più im-

portante è sapere se la spesa pubblica è servita a realizzare infrastrutture, creare posti di lavoro e a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Se la spesa è deludente sotto il profilo quantitativo, lo è ancor di più sotto quello qualitativo. La maggior parte degli indicatori economici, appositamente selezionati per valutare l’efficacia delle politiche regionali, mostra, infatti, come i risultati medi delle regioni “convergenza”, siano stati inferiori alle attese. Per la Calabria, molti di quegli indicatori mostrano, poi, un netto peggioramento. La Tabella 1 ne riporta alcuni tra quelli relativi al sistema produttivo regionale. Da questi indicatori emerge come l’impatto – soprattutto in termini di produttività e occupazione – dei fondi europei sia stato assai modesto. Si può osservare che ciò non riguarda solo la Calabria ma, come mostrano diverse analisi, il complesso delle regioni italiane meno sviluppate. In parole semplici, le risorse spese non si sono tradotte in un recupero del divario di sviluppo: l’obiettivo della convergenza economi-


attualità

Tabella . Calabria - indicatori di sviluppo: 2005 e 2010 Indicatori

2005

2011(a)

Produttività del lavoro nell’industria in senso stretto (migliaia di euro) Intensità di accumulazione del capitale (% del Pil) Tasso di disoccupazione (%) 2005-2012 Tasso d’irregolarità sul lavoro (%) Capacità di esportare (export di merci sul Pil %) Capacità di esportare in settori a domanda dinamica (% del totale export) Investimenti diretti netti dell'estero (% del Pil) Investimenti in capitale di rischio (early stage)

45,2 24.1 14,4 25,6 1,0 29,0 0,0 0,000

43,4 22,8 19,3 28,8 1,0 19,4 0,0 0,000

(a) Anno 2011 o ultimo anno disponibile. Fonte: Istat – DPS.

ca non è stato conseguito. Dalla metà degli anni Novanta ad oggi, le politiche regionali dell’UE hanno prodotto, in Italia, risultati di gran lunga inferiori rispetto agli obiettivi definiti negli stessi programmi: da quello, mirabolante, stabilito a monte della programmazione 2000-2006 (meglio nota come “Agenda 2000”), di far ottenere al Mezzogiorno un tasso di crescita superiore a quello dell’Unione europea, a quelli, non meno ambiziosi, contenuti nei programmi regionali, di far aumentare la produttività del lavoro del 25 per cento o di aumentare di sette/otto volte i flussi di investimenti esteri. Quali i motivi di questi risultati? A mio parere esistono tre ordini di ragioni. Il primo, e più ovvio, è che l’andamento delle economie regionali risente di una forte componente nazionale. Il fatto, cioè, che l’Italia, dal 2008 al 2013, abbia attraversato una profonda recessione ha

prodotto ovvie ricadute sulle economie regionali. Il secondo ordine di ragioni è che le politiche di sviluppo contano, ma fino a un certo punto. In un’economia globale, la competitività regionale si gioca su tutta una serie di fattori, tra cui: costo del lavoro relativo, efficienza dei sistemi istituzionali, burocratici e giudiziari, capacità d’innovare e qualità del capitale umano. Questi fattori dipendono solo in parte dalle singole regioni, essendo legate al grado di competitività dell’economia nazionale. Chiaramente, vi sono settori – come il turismo, l’ambiente o l’istruzione – in cui le Regioni svolgono un ruolo primario. Infine, vi sono delle ragioni più specifiche, riguardanti la qualità della programmazione e la capacità di attuare i programmi. La qualità della programmazione è l’aspetto “strategico”, a monte, definito dalle Regioni, dagli esperti e dai vari attori sociali (sindacati, as-

sociazioni di categoria); la capacità di attuazione dipende dall’efficienza della “macchina amministrativa” regionale. Programmi pletorici, iper-dettagliati, infarciti di retorica e nel contempo, paradossalmente, generici come quelli che, finora, hanno caratterizzato la programmazione europea, tendono a riflettersi negativamente sui risultati. Le esperienze virtuose, che nel contesto italiano ed europeo non mancano, mostrano, poi, come la qualità amministrativa, a livello regionale, possa fare la differenza in termini di spesa ed efficacia degli interventi. Quest’anno si definirà la strategia di sviluppo sull’impiego dei fondi strutturali per i prossimi sette anni, dal 2014 al 2020. Un buon punto di partenza per renderla più efficace sarebbe quello di effettuare una valutazione quanto più realistica possibile, senza abbracciare facili retoriche e momentanei slogan, di quanto fatto in passato. •

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attualità

Redditometro: cos’è, come comportarsi In vigore lo strumento privilegiato del fisco per il contrasto all’evasione di Enrico Mazza

L

’Agenzia delle Entrate ha completato la “black list” dei contribuenti “sospetti”. A breve i contribuenti attenzionati dal Fisco saranno raggiunti da una comunicazione dove vengono esposte le anomalie che l’Agenzia delle Entrate ha riscontrato e dove si invita il contribuente a comparire per fornire spiegazioni su quanto è stato rilevato. Lo affermiamo supportati dal parere tecnico di uno specialista della materia, l’avvocato Enrico Mazza, Amministratore Delegato della M.I.A. Mondo Im-

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presa Azienda, società specializzata nella consulenza ed assistenza alle imprese; responsabile della sezione aiuti alle imprese e fisco di “Calabria Economia”, nonché Assistente alla Cattedra di Diritto Commerciale della facoltà di Economia Aziendale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e Componente del Comitato tecnico Fisco e Corporate Governance di Confindustria nazionale. Anche alla luce delle ultime nuove illustrate dalla circolare 24/E/2013 redatta dall’Agenzia delle Entrate, lo abbiamo intervistato e ha spiegato, nel dettaglio, cosa accadrà nei prossimi mesi ai contribuenti italiani. Avvocato Mazza come sono stati selezionati i contribuenti che si vedran-


attualità no recapitare la lettera da parte dell’ Agenzia delle Entrate ?

«L’Amministrazione Finanziaria ha stilalo la lista dei contribuenti da sottoporre a controllo con l’utilizzo del nuovo redditometro. La lista dei contribuenti è stata individuata considerando l’entità dello scostamento tra reddito dichiarato e reddito determinabile sinteticamente sulla base di situazioni e fatti certi, nonché sulla concreta disponibilità di beni di cui l’Amministrazione possiede le informazioni relative alle specifiche caratteristiche. In particolare, sono stati selezionati coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e capacità di spesa manifestata».

Quanti saranno i contribuenti coinvolti?

«Secondo le dichiarazioni del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, i controlli derivanti dal redditometro, saranno all’incirca 35.000 nel 2013. Dato che l’Agenzia delle Entrate avrà preventivato che alcuni confronti con i contribuenti si chiuderanno già nel primo incontro archiviando la relativa posizione, si ritiene che le comunicazioni in arrivo saranno in quantità leggermente superiore rispetto ai 35.000 controlli previsti. Sembra che arriveranno circa 40.000 lettere per procedere a 35.000 controlli effettivi. Le missive riguarderanno le dichiarazioni dei redditi relative al periodo di imposta 2009. Per ora non verranno considerati scostamenti superiori al 20% in quanto vige la pseudo-franchigia da 12mila euro l’anno (€ 1.000,00 mese). In generale, nel mirino finiranno i grossi scostamenti con l’obiettivo di stanare le posizioni «a maggior rischio evasione». «Per la stesura della cosiddetta black list non verranno prese in considerazione le medie Istat. Permettetemi di fare questa importante precisazione, perché l’eccessivo peso dell’elemento statistico nella nuova legge sull’accertamento sintetico è stato uno dei punti

più controversi, con critiche espresse da professionisti e addetti ai lavori e anche sentenze contrarie della Magistratura». Quali sono le spese che fanno accendere la lampadina all’Agenzia delle Entrate ?

«Intanto le spese che gli stessi contribuenti hanno dichiarato nelle loro rispettive dichiarazione dei redditi, il Fisco parte per decidere eventuali accertamenti da Redditometro, proprio dalla dichiarazione dei redditi perché è un modo credibile per conoscere le spese sostenute, considerare le detrazioni e deduzioni applicate, gli sconti fiscali e i bonus. Elementi che a buon diritto possono far considerare le relative “spese certe”. Ennesima dimostrazione che i controlli da accertamento sintetico si baseranno su spese certe e no su elementi presuntivi (come le medie Istat), a conferma di quanto indicato nella circolare applicativa dell’Agenzia delle Entrate sul nuovo Redditometro. In attesa che siano disponibili le comunicazioni sui conti correnti (a partire dalle dichiarazioni 2011), gli elementi chiave su cui il Fisco si basa per far partire i controlli da accertamento sintetico previsti per il 2013 (per i redditi 2009) restano due: “spese certe” e “spese per elementi certi”. 1) SPESE CERTE Sono le «spese sostenute direttamente dal contribuente o dal familiare fiscalmente a carico». Innanzitutto, si tratta di spese note all’Anagrafe Tributaria perché ufficiali: la proprietà o il contratto di affitto di un immobile per esempio. Poi le spese considerate certe perché il contribuente le dichiara ai fini di una detrazione o facilitazione fiscale. E infine quelle che risultano da documentazioni in possesso dell’Anagrafe Tributaria, pertanto le spese certe sono: spese sanitarie, polizze assicurative, asilo o università dei figli, erogazioni liberali, agevolazioni per ristrutturazioni edilizie, bonus mobili, riscatto anni di laurea, assegni al coniuge, collaborato-

re domestico, auto e moto. Per alcuni di questi, a mio avviso, è opportuno fare delle precisazioni in particolare: Per il mutuo - Nella ricostruzione sintetica del reddito devono essere considerate esclusivamente le rate di mutuo effettivamente pagate nell'anno, avendo riguardo sia alla quota capitale sia alla quota interessi. Devono essere poi compresi anche gli ulteriori oneri connessi e gli eventuali interessi di mora. Per i canoni di locazione - Con riferimento ai canoni di locazione rileva la spesa effettivamente sostenuta, il cui ammontare deve essere “rapportato alla durata ed al numero delle co-parti che intervengono nel contratto, oggetto di registrazione, nel ruolo di locatari (aventi causa)”. Per le altre spese - Sono riconducibili nell'ambito di tali categorie di spese anche gli oneri per “combustibile ed energia e per le comunicazioni”. I Gestori di servizi di pubblica utilità comunicano annualmente i dati relativi ai contratti di somministrazione di energia elettrica e gas all'Anagrafe tributaria. Il medesimo obbligo di comunicazione riguarda i servizi di telefonia fissa, mobile e satellitare. Per i contributi - Sono altresì spese certe gli oneri per contributi, comunicati dall'INPS e dagli altri Enti previdenziali, sostenuti dal contribuente direttamente e non per il tramite del datore di lavoro, e gli assegni periodici corrisposti al coniuge. Tale spesa è rilevabile dagli oneri deducibili indicati nel modello UNICO presentato dal contribuente che sostiene l'onere. Per l’acquisto di un’immobile - Ad esempio nell'Anagrafe potrebbe erroneamente risultare che il contribuente ha acquistato un immobile senza finanziamento, quando invece l'acquisto è stato effettuato con le provviste derivanti da un disinvestimento. In questa ipotesi il contribuente potrebbe ad esempio agevolmente dimostrare che l'acquisto ef► numero 4 - 2013

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attualità fettuato è stato “finanziato” con la vendita di titoli in portafoglio. Per le utenze - L'Agenzia delle Entrate potrebbe aver erroneamente imputato i consumi telefonici, elettrici e delle altre utenze all'intestatario (formale) dei contratti. In tale ipotesi il contribuente potrebbe dimostrare che le predette spese sono state effettivamente sostenute dal locatario dell'immobile utilizzato sulla base di un contratto di locazione regolarmente registrato. 2) SPESE PER ELEMENTI CERTI Sono quelle spese che si ottengono applicando ai dati certi, riferibili al contribuente o al familiare fiscalmente a carico, i valori medi rilevati dai dati dell’ISTAT o da analisi degli operatori appartenenti ai settori economici di riferimento. Attenzione che il riferimento ai dati Istat non deve ingannare: in questo caso l’elemento statistico si applica a una spesa certa. Esempio: se un contribuente vive in un’abitazione di 500 metri quadri in una zona di pregio (dato certo, su cui si paga il mutuo, o l’affitto, o la tassa sugli immobili), il Fisco potrà presumere spese di manutenzione (bollette, spese condominali e via dicendo) proporzionali. Se un contribuente possiede un’automobile, dovrà sostenere spese di benzina, Rc auto e mantenimento adeguate. Difficilmente una singola detrazione, a mio avviso per quanto importante, potrà far scattare un accertamento: sarà eventualmente la somma dei dati a far accendere il semaforo rosso. Comunque ribadiamo ancora una volta che esiste una franchigia pari a 12mila l’anno e comunque il Fisco non considera scostamenti che non siano pari almeno al 20% del reddito dichiarato. Cosa deve fare il contribuente che si vede arrivare la lettera dell’Agenzia delle Entrate ?

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«Con l’arrivo dell’invito a comparire per il contribuente inizia il doppio confronto con l’ufficio delle Entrate. Fin dal primo incontro con l’Amministrazione, infatti, il contribuente può fornire chiarimenti sugli elementi di spesa individuati e sul proprio reddito. Occorrerà in questa fase dimostrare che gli acquisti effettuati nel periodo di imposta sono stati finanziati con redditi diversi da quelli posseduti nel medesimo periodo, con redditi esenti oppure soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta o con redditi legalmente esclusi dalla base imponibile. Inoltre per tutte le tipologie di spesa si può dimostrare che le spese sono state sostenute da terzi o con redditi per i quali non vi è obbligo di dichiarazione».

l’effettuazione dello specifico investimento. Infine, l’ultimo elemento è il risparmio, in relazione al quale il contribuente fornirà ogni utile informazione relativa alla quota formatasi nell’anno. Riepilogando le informazioni / spiegazioni che dovranno essere fornite sono quelle sui dati delle spese certe e note all’amministrazione tributaria: esempio classico, l’acquisto di un appartamento o di un’automobile, o la richiesta di detrazioni fiscali per spese di ristrutturazione edilizia. L’amministrazione, come già detto, può anche dedurre una serie di spese sulla base di questi

Su cosa verterà il contraddittorio? Quali sono le domande del questionario? Entro quali termini si deve rispondere ?

«Il contraddittorio avrà ad oggetto i seguenti quattro elementi: il primo è dato dalle “spese certe”, per le quali il contribuente può dimostrare con prove certe e dirette basate su idonea documentazione l’errata imputazione della spesa o l’inesattezza delle informazioni in possesso dell’Amministrazione. Il secondo corrisponde alla concreta disponibilità di un bene di cui l’Amministrazione possiede tutte le informazioni relative alle specifiche caratteristiche tecniche (ampiezza, categoria catastale, potenza, dimensioni, etc...), a cui sono direttamente riconducibili le spese di mantenimento (“spese per elementi certi”). Il terzo elemento è dato dalle spese per investimenti sostenute nell’anno, in relazione alle quali potrà essere fornita la prova della formazione della provvista e dell’utilizzo della stessa per

dati certi: posto l’acquisto di una vettura di grossa cilindrata o di un immobile di pregio, ipotizzerà le relative spese di mantenimento. Ancora verranno poi chieste informazioni su investimenti, risparmi, disponibilità e movimenti del conto corrente. In alcuni casi, i dati sono ampiamente noti all’amministrazione tributaria (caso classico, un mutuo). Per quanto riguarda il risparmio accumulato nel corso dell’anno, sarà il contribuente a fornire eventuali dati certi al Fisco: come è noto, ci sono nuove norme che rendono accessibili all’amministrazione tributaria i dati su conti correnti e investimenti, ma a partire dal 2011. Quindi,


attualità per i controlli relativi alle dichiarazioni 2009, queste nuove informazioni non saranno utilizzate. A mio avviso è importante evidenziare che l’indicazione sulla propria disponibilità in termini di risparmi precedentemente accumulati può essere in realtà un utile elemento di difesa per il contribuente, che può ad esempio giustificare in questo modo la provenienza del denaro utilizzato per effettuare spese eccessive rispetto al reddito annuale. Quanto infine ai termini nella lettera, spedita con raccomandata, si invita il contribuente a presentarsi in una data (giorno e ora). Tuttavia non si tratta di una scelta inderogabile. Il contribuente può fissare il colloquio per un altro giorno, la missiva contiene tutti i riferimenti necessari per accordarsi (nome del funzionario competente, recapiti di telefono, indirizzo e-mail) e comunque ha 15 giorni per rispondere: in caso contrario scatta una sanzione da 258 a 2.065 euro e sembra anche l’impossibilità di utilizzare poi, in fase difensiva, i dati che giustificano la corretta provenienza delle somme spese. Insomma, rispondere conviene, anche perché l’Agenzia delle Entrate ha assicurato un approccio soft verso chi fornisce spiegazioni attendibili e documentate al fine di archiviare la pratica, evitando l’accertamento. Per il confronto tra ufficio e contribuente sono previsti almeno due “contatti” preventivi rispetto all'eventuale notifica dell'avviso di accertamento: un tratto distintivo rispetto al “vecchio”, che non contemplava alcuna forma di contraddittorio preventivo, anche se nella prassi degli uffici la notifica del questionario per l'acquisizione dei dati era una regola operativa. Ricordo a me stesso che il nuovo testo dell'articolo 38 del D.P.R. n. 600/1973 prevede espressamente che il contribuente venga invitato a comparire

di persona, o per mezzo di rappresentanti, per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell'accertamento nei suoi confronti: un passaggio obbligatorio per l'ufficio con effetti obbligatori anche per il contribuente». Cosa accade dopo la prima fase?

«Se il contribuente fornisce chiarimenti esaustivi in ordine alle categorie di spese in oggetto l’ufficio deve considerare terminata la fase accertativa e quindi provvederà ad archiviare la posizione del contribuente. In caso contrario il confronto continua ed entrano in gioco anche le spese Istat. Nell’ipotesi in cui il contribuente non si presenti al contraddittorio o gli elementi di incoerenza non vengano risolti, l’ufficio valuterà l’opportunità di utilizzare ulteriori strumenti istruttori, ad esempio le indagini finanziarie o la richiesta di dati e notizie a soggetti terzi che hanno intrattenuto rapporti con il contribuente. Quindi solo nel caso in cui il contribuente non riesca a fornire sufficienti spiegazioni sulla mancata corrispondenza tra spese e reddito potrà scattare il controllo fiscale».

Quali sono se sue considerazioni finali? Ma soprattutto quali consigli può dare ai nostri lettori?

«Per comprendere bene la forza di questo strumento non possiamo, a mio avviso, prescindere dall’efficacia dell’azione dell’Agenzia delle Entrate derivante dal nuovo redditometro e per il contribuente, le possibilità di difesa, sarà necessario capire la qualificazione delle presunzioni riconducibili alla nuova metodologia di accertamento. In base alla giurisprudenza prevalente della Corte di Cassazione, l'Amministrazione Finanziaria può determinare sinteticamente il maggior reddito imponibile sulla base del detto strumento accertativo in presenza di elementi e circostanze di fatto certi che presuppongono la disponibilità di un corri-

spondente reddito, senza dover fornire ulteriori prove. Siamo in presenza di una presunzione legale e, di conseguenza, una volta accertata l'esistenza di tali elementi e circostanze, spetterebbe al contribuente fornire la prova dell'inesistenza della capacità reddituale, quindi l’onere della prova ancora una volta a carico del contribuente. Tale orientamento è stato, da ultimo, ribadito dalla Suprema Corte nelle ordinanze 6 agosto 2012, n. 14168, 5 settembre 2012, n. 14896, e 29 ottobre 2012, n. 18604. L'Agenzia delle Entrate ha chiaramente aderito a tale orientamento precisando, nella circolare n. 12/E del 2010, che l'accertamento effettuato mediante l'utilizzo del redditometro si fonda su una presunzione legale relativa, che può essere contrastata con vari elementi di prova contraria. Alla luce di quanto detto in questa intervista i consigli che possiamo dare a chi ci legge sono sicuramente per chi si vedrà recapitare la fatidica lettera di rispondere, nei modi e nei termini prefissati, al questionario presentandosi a tutti gli appuntamenti del contraddittorio, magari anche rappresentati e/ o assistiti da tecnici esperti onde fornire tutte quelle informazioni suppletive non ha conoscenza dell’Agenzia delle Entrate, al fine di chiudere il contraddittorio è raggiungere l’archiviazione. Fare di tutto per evitare che si avvii la seconda fase dell’accertamento sintetico. Ancora il consiglio più prezioso è quello di sottoporsi al redditest strumento recuperabile gratuitamente dal portale dell’Agenzia delle Entrate che misura, rispetto ai redditi dichiarati, se vi sono o meno degli scostamenti e se questi sono consistenti, pertanto alla luce di questi risultati regolarsi di conseguenza». •

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attualità

Unionfidi Calabria: “Strada ancora lunga ma ricca di opportunità”

Il punto del presidente Pastore dopo i primi mesi di vita

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empre più al fianco delle piccole e medie imprese calabresi. Superata la naturale fase di rodaggio successiva alla fusione tra i quattro Confidi di emanazione confindustriale che ne ha sancito la nascita, Unionfidi Calabria è entrato nella fase operativa con una serie di iniziative che vanno nella direzione di aiutare le imprese nel rapporto con le banche e, quindi, nel reperimento di finanziamenti. Al presidente di Unionfidi Calabria, l’imprenditore Renato Pastore, abbiamo chiesto di tracciare un primo, seppure parziale, bilancio dell’attività sino ad oggi svolta dall’organismo di garanzia: «Possiamo affermare che, superati i primi mesi nei quali abbiamo dovuto concentrarci principalmente sui necessari adempimenti amministrativi ed organizzativi, oggi siamo entrati nella fase operativa avendo, come obiettivo, quello di guidare e sostenere le aziende nell’accesso al credito. Un problema storico che, con il protrarsi della crisi che sta investendo il nostro Paese e della quale non si vede ancora una via d’uscita, è diventato ancora più evi-

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Renato Pastore


attualità dente e drammatico. Pur in un contesto così difficile, i primi risultati iniziano a vedersi e ci danno la spinta giusta per continuare a lavorare per aumentare la nostra capacità di venire incontro alla crescente domanda di assistenza proveniente dal tessuto imprenditoriale calabrese». Un’economia, la nostra, che più di altre risente dei cronici ritardi con cui l’Amministrazione Pubblica onora i propri impegni nei confronti delle PMI alle quali, di conseguenza, viene quotidianamente meno la liquidità necessaria per l’ordinaria gestione dell’attività. Un problema che negli ultimi mesi dell’anno, quando gli Enti Pubblici sono alle prese con manovre di bilancio restrittive, si acuisce allungando ancora di più i tempi di pagamento: «Quello della liquidità – afferma Pastore – è un problema con il quale, noi imprenditori, dobbiamo fare i conti ogni giorno e che, in certi periodi dell’anno, diventa ancora più drammatico considerando anche le scadenze alle quali le aziende devono fare fronte. Consapevoli di questa situazione, abbiamo messo a disposizione delle imprese, un plafond di garanzia destinato a favorire l’accesso a finanziamenti bancari destinati a speci-

«

Unionfidi Calabria ha sottoscritto una convenzione con la Regione Calabria, per l’assegnazione di oltre 2,7mlni di euro destinati a rafforzare i propri fondi rischi e, dunque, ad aumentare la capacità di concedere garanzie»

Liquidità alle imprese, iniziativa di Unionfidi Calabria

A favore delle PMI un plafond di garanzia per l’ottenimento di finanziamenti bancari per le scadenze di fine anno

U

nionfidi Calabria mette a disposizione delle PMI regionali un plafond di garanzia destinato a favorire l’ottenimento di finanziamenti bancari destinati a specifiche esigenze quali il pagamento delle tredicesime mensilità, le imposte ed i contributi previdenziali, la Cassa Edile ed il premio Inail. Rimborsabili in un periodo massimo di 12 mesi e senza alcuna garanzia reale richiesta alle aziende, i finanziamenti prevedono condizioni convenienti e già stabilite tra Unionfidi Calabria e le Banche convenzionate, operanti sull’intero territorio regionale. Possono rivolgersi ad Unionfidi Calabria, tutte le imprese calabresi, di qualsiasi settore economico le cui richieste verranno valutate tempestivamente dalla struttura del Consorzio che è già a disposizione per fornire tutti i chiarimenti e l’assistenza necessari per il rapido espletamento delle pratiche. Le aziende interessate, possono contattare gli uffici di Unionfidi Calabria, siti a Catanzaro (0961.0200058), a Reggio Calabria (0965.892042) e Cosenza (0984.482191).

fiche esigenze quali il versamento delle imposte, il pagamento delle tredicesime mensilità, il pagamento dei contributi previdenziali, della Cassa Edile e del premio Inail. Si tratta di operazioni il cui rimborso avviene mediante il pagamento di rate mensili, in un periodo compreso tra i sei ed i dodici mesi; in tal modo, le aziende, possono contare su un’iniezione di liquidità importante non intaccando le già scarne risorse finanziarie a propria disposizione. Anche da parte delle banche registriamo un certo interesse verso questo tipo di operazioni che, finalizzate a precise esigenze finanziarie, hanno un ridotto grado di rischio

grazie, anche, alla nostra garanzia». Un’iniziativa concreta, sicuramente interessante, alle quali le imprese calabresi possono e devono guardare con grande attenzione, potendo contare sul supporto della struttura tecnica di Unionfidi Calabria. Un primo, importante risultato, Unionfidi Calabria lo ha raggiunto poche settimane fa quando ha sottoscritto una convenzione con la Regione Calabria, per l’assegnazione di oltre 2,7milioni di euro destinati a rafforzare i propri fondi rischi e, dunque, ad aumentare la capacità di concedere garanzie: «Un grande risultato – sottolinea con un piz►

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attualità

«

ll mondo della garanzia è cambiato e chi non si adeguerà ai nuovi standard patrimoniali ed organizzativi dettati dalla Banca d’Italia, sarà inevitabilmente destinato ad alzare bandiera bianca»

zico di soddisfazione il numero uno di Unionfidi Calabria – ottenuto grazie ad un lavoro di squadra fatto, anche, con l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Calabria cui va ascritto il merito di avere individuato la strada giusta, allocando in maniera efficace importanti risorse finanziarie per dare il giusto respiro alle nostre imprese, favorendone i programmi di investimento oramai necessari per resistere alle sfide dei mercati. Siamo in attesa che le somme ci vengano materialmente erogate, così da consentirci di utilizzarle per aumentare la nostra capacità di concedere garanzie per conto delle imprese calabresi. Questo conferma, qualora ve ne fosse bisogno, che quando si lavora insieme, con forza e determinazione per il raggiungimento di obiettivi concreti, utili all’intero territorio, lasciando da parte gelosie e divisioni, le difficoltà e

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gli ostacoli che si incontrano sulla strada si possono superare». Ma quali sono gli obiettivi, quali saranno i prossimi passi di Unionfidi Calabria? Sul tema, il presidente Pastore ha le idee chiare: «Il mondo della garanzia è cambiato e chi non si adeguerà ai nuovi standard patrimoniali ed organizzativi dettati dalla Banca d’Italia, sarà inevitabilmente destinato ad alzare bandiera bianca. Per quanto ci riguarda, la fusione posta in atto ad inizio anno, rappresenta il primo passo di un percorso che, è il nostro obiettivo, ci dovrà portare ad essere Intermediario Vigilato da Banca d’Italia. Solo così riusciremo a supportare, concretamente, le nostre aziende nel rapporto con il mondo bancario che deve essere, necessariamente, rivisto alla luce della nuova normativa». Guardando ai primi passi compiuti da Unionfidi Calabria, si può esse-

re ottimisti anche in un momento così difficile come quello attuale: «Guai – concorda Pastore – se venisse meno l’ottimismo! Bisogna sempre guardare avanti e lavorare per far si che, il nostro territorio, conosca finalmente una fase di crescita e di sviluppo. A questo dobbiamo lavorare tutti, ognuno per la sua parte e con precise assunzioni di responsabilità. Mettendoci insieme abbiamo dimostrato come, unendo le forze, le risorse, le professionalità presenti nella nostra regione, si possano raggiungere risultati importanti. La strada è ancora lunga, piena di ostacoli ma, anche, ricca di opportunità: facendo squadra, con l’aiuto e la collaborazione di tutti gli attori istituzionali presenti sul territorio, sono certo che riusciremo a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati per il bene comune al quale, tutti, dobbiamo guardare». •


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attualità

Abolizione Imu, esultano i costruttori calabresi

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na boccata d’ossigeno per il settore dell’edilizia. Così sono stati definiti i provvedimenti varati dal Governo – primo fra tutti l’abolizione dell’Imu – che ha così recepito in pieno le istanze dei costruttori. Ne è convinto il presidente di Ance Calabria, Francesco Cava, che giudica le decisioni dell’Esecutivo «un primo punto fondamentale per far ripartire l’edilizia e venire incontro alle famiglie per l’acquisto di case». «La revisione dell’Imu, con l’eliminazione di quella sull’invenduto e le misure a favore dei mutui – una sorta di nuovo Piano per la casa – sono una risposta concreta e immediatamente efficace per tutto il comparto – ha spiegato Cava – in un periodo di grande crisi per le imprese e di contrazione e blocco dei lavori pubblici. L’azione intrapresa dal Governo Letta – ha proseguito Cava - va nella giusta direzione di ridare centralità al settore delle costruzioni edili che finalmente viene individuato “a pieno titolo” come elemento e motore di crescita economica complessiva. Già gli ultimi provvedimenti avevano tracciato un nuovo percorso per la crescita del settore – lo sblocco dei pagamenti della P.A., gli incentivi su risparmio energetico e ristrutturazioni, le anticipazioni sugli appalti – ora il cerchio si completa con questi due ulteriori provvedimenti. Una manna per le imprese in una fase congiunturale particolarmente difficile – ha detto ancora Cava – e in attesa che si possa avviare un nuovo significativo piano di investimenti infrastrutturali, utile e necessario soprattutto per lo sviluppo del Paese. Queste misure che hanno funzione anticiclica, possono però essere accompagnate

Cava (Ance): “Bene il Governo. Anche la Regione può fare la sua parte”

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da misure che anche la Regione Calabria può mettere in cantiere per sostenere e sviluppare il settore dell’edilizia che, in regione, costituisce non solo un settore maturo ma anche e soprattutto un settore che contribuisce significativamente al pil. Vi sono infatti misure – ha evidenziato Cava – che, se attuate tempestivamente, possono incidere positivamente sulla ripresa di tutto il comparto delle costruzioni in Calabria. Penso, ad esempio, alle misure regionali ancora in itinere legate al credito per le aziende, in particolare i finanziamenti e le agevolazioni che intervengono sulla ricostituzione del capitale circolante delle imprese, il riequilibrio finanziario delle strutture aziendali o ancora la pratica operatività dei Fondi di garanzia.

Il presidente di Ance Calabria, Francesco Cava


attualità E in attesa di costruire il futuro, attraverso la nuova programmazione delle risorse comunitarie, si potrebbe anche pensare di attuare un Piano straordinario di rilancio dell’edilizia in Calabria che potrebbe essere esplicitato attraverso la realizzazione di un Piano di piccole e medie opere immediatamente cantierabili che, come Ance Calabria, abbiamo appena finito di monitorare e redigere e che nei prossimi giorni sottoporremo proprio all’attenzione dell’Amministrazione regionale. Sono fiducioso – ha concluso Cava – che le risposte positive perverranno e che sarà possibile rimettere in moto l’economia calabrese con piccoli ma significativi interventi in grado, in questo momento, di ridare prospettiva non solo allo sviluppo di un importante comparto come quello dell’edilizia ma di tutta l’economia regionale». • Il Presidente reggente di Ance Cosenza Giovan Battista Perciaccante

Plauso anche da Ance Cosenza «L’abolizione dell’Imu sulla prima casa e sugli immobili invenduti – sottolinea Giovan Battista Perciaccante, presidente reggente dei costruttori che aderiscono a Confindustria Cosenza – rappresenta il coronamento di una battaglia, condotta, per oltre un anno e mezzo, con determinazione ed in maniera pubblica e trasparente da tutto il sistema associativo Ance. E’ un segnale importantissimo perché, finalmente, ci si libera di una zavorra che aveva depresso l’intero mercato immobiliare e l’economia. Una misura questa che, unita alle altre prese nell’ambito del Piano Casa, quali l’immissione nel sistema bancario di 2 miliardi di euro per far ripartire i mutui, lo stanziamento di fondi destinati all’housing sociale e alle famiglie in difficoltà, la concessione di agevolazioni per le giovani coppie, contribuirà a far ripartire il settore e a ridare alle famiglie la possibilità concreta di acquistare un’abitazione».

Altri traguardi importanti per un settore che sconta anni di blocco totale dell'attività e norme spesso penalizzanti e farraginose sono stati raggiunti dall’ANCE con lo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, la conferma degli incentivi energetici ed a favore delle ristrutturazioni, l’estensione agli ultimi dieci anni del periodo utile ai fini SOA (società organismo attestazione), il rafforzamento dell’obbligo della divisione in lotti, l’eliminazione del vincolo della sagoma per gli interventi di demolizione e ricostruzione, la cancellazione del DURT (documento unico regolarità tributaria), l’utilizzo dei Fondi europei per la riqualificazione urbana, la proroga di tre anni delle convenzioni urbanistiche, la reintroduzione dell’anticipazione obbligatoria per i lavori pubblici. «In quest’ultimo caso, con l’anticipazione del 10% dell’importo delle opere alle imprese in fase di inizio lavori, ci troviamo di fronte a un grande cambiamento culturale – continua il presidente reggente di Ance Cosenza Perciaccante

– che auspicavamo da tempo e che finalmente abbiamo ottenuto. Per le imprese edili stremate dalla crisi e non pagate dalle amministrazioni è un grande segnale. Ora attendiamo un nuovo decreto per la crescita che proponga un vero piano di investimenti per le opere pubbliche: è quello di cui c’è davvero necessità per rendere effettiva la crescita non solo per le nostre imprese ma per tutta l’economia». «A livello locale, come Associazione – conclude il Presidente Perciaccante – ci siamo resi disponibili a supportare le Amministrazioni Comunali nell’analisi di fattibilità e di cantierabilità degli interventi già presentati alla Cabina di Regia del Piano Città, in modo da contribuire a farli rientrare tra quelli che saranno finanziati con i fondi strutturali 20072013. E’ un’occasione da non perdere perché si tratta di uno strumento efficace per trasformare i nostri territori, attraverso il ricorso alle risorse pubbliche disponibili, da usare come leva per il coinvolgimento di capitali privati». •

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attualità

Il funzionamento del consiglio di amministrazione delle società per azioni di Marina Pecoraro

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redici a tavola non sempre è un male. Specie quando ci si trova nel consiglio di amministrazione di una società per azioni. La regìa capitalistica, giocoforza vincente in assemblea quando i pacchetti di maggioranza sono ben organizzati, può lasciare invece spazio a forze e logiche diverse nei tavoli di lavoro del management aziendale. Proprio così. Negli organismi di gestione a struttura non monocratica, giocano un ruolo strategico, tra le maglie dei quorum intessute negli statuti e gli accordi degli azionisti più o meno formalizzati, abilità, profili etici quanto tecnici e ruoli dei singoli componenti, anche quando l’espressione del loro maggior numero è stata formulata pro-

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porzionalmente al possesso del capitale. L’espressione di nomina, di norma non reversibile prima della scadenza del mandato, attribuisce ad ogni amministratore un ruolo strategico nella formazione della volontà e delle scelte di gestione, a volte superiore a quello che si può immaginare. Ciò particolarmente considerando che le votazioni sono per testa e non cioè rapportate al peso della quota azionaria che ha determinato la nomina stessa. Le maggioranze deliberative degli organi di gestione possono infatti essere alterate da eventi e fattori diversi, a volte non prevedibili. Si pensi al caso di sopravvenuta incompatibilità o situazioni di conflitto di interessi che inducono o indurrebbero l’assenza o l’astensione di uno o più componenti . In caso di “turbolenze”, pur se la strada maestra dell’efficienza conduce

sempre alla maggiore contrazione possibile del numero dei componenti, torna molto più utile per il concreto perseguimento delle strategie aziendali ed il mantenimento di regìa, un numero non troppo ristretto di componenti. Tragico si rivela il caso di organismi a tre che, in carenza di un componente dalle attività deliberative, possono praticamente paralizzarsi mentre, al contrario, specie in caso di disaccordo e/o di devianza dalla linearità della gestione, la pienezza di poteri di un unico componente (ad) sterilizza la concreta possibilità per l’organismo di svolgere compiutamente il proprio mandato . In realtà questa tematica è stata presa in buona considerazione dopo gli scandali finanziari USA degli anni 70 con l’intento di rafforzare l’aspetto pluralistico del consiglio di amministrazione, di contro alla sintesi estrema dei


attualità poteri di gestione in capo ad un’unica figura di amministratore delegato. Arrivando molto più vicino a noi, temporalmente e territorialmente, gli scandali italiani degli anni “90 (Parmalat, Telecom-Serbia, e così via), i buchi neri apparsi in noti bilanci true and fair oggi, ahimè, non poco rievocati per non dire in qualche modo replicati dalla attuale casistica sulle cronache, hanno nuovamente portato la tematica alla ribalta. Ma quella degli scontri ed equilibri di interessi e di poteri nella spa, inclusa la miglior formulazione normativa su ruolo, assetto e funzionamento del cda, è una tematica antica che risale all’epoca del colonialismo, epoca di diffusione in Europa della stessa tipologia societaria della società per azioni . Non esiste una formula unica e vincente per impedire malfunzionamenti; sono molto meglio codificati i soli punti di arrivo terminali. Liquidazione, commissariamento - come nel caso di consorzi tra imprese in forma societaria - fallimento, sono alcuni di essi . Perché? E quali gli strumenti a disposizione della regìa capitalistica d’impresa per non dover attendere la troppo fluida periodicità rituale o addirittura il fine mandato per aver reso il conto dai propri nominati ? L’esperienza internazionale inclusa quella italiana non consente di individuare univocità di soluzione a questa domanda e questo e già un modo ottimistico di rispondervi; nel senso che più fattori concorrono a condizionare in senso positivo un mandato gestionale ed essi diversamente pesano in ogni contesto aziendale, a seconda della natura e delle dimensioni dell’attività svolta e dello specifico quadro normativo settoriale in cui la società opera. Come è stato messo in evidenza da studiosi del settore, la griglia codicistica, pur considerandone le evoluzioni subentrate nel tempo, non si rivela

da sola efficace a prevenire anomalìe e incidenti di percorso, incluse violazioni ed elusioni delle norme stesse, richiedendo tutta una serie di correttivi in parte dettati dalle leggi speciali, in parte ottenibili con formule contrattuali delle quali comunque si cerca invano la perfetta combinazione e l’ingrediente di successo. Preventivamente, essi potrebbero ritrovarsi nei patti parasociali nella misura in cui tali pattuizioni possano incidere sull’assetto dell’organo di gestione; è da precisare però che tali patti – tipicamente i così detti sindacati di voto- non consentono di fronteggiare la variegata casistica che in concreto può presentarsi nell’operatività, in quanto il loro contenuto si indirizza sostanzialmente alla governabilità della società, con specifico riferimento all’esercizio del voto in assemblea, per assicurarne la convergenza su alcuni temi deliberativi tra cui, eventualmente, la nomina degli amministratori . Ed infatti, non sono rari i casi di ingessamento o distorsione delle attività deliberative anche in presenza di patti parasociali con la P maiuscola. E’ pure da precisare che tali pattuizioni sono uno strumento del tutto facoltativo, codificato per le società non quotate in borsa nell’ufficialità delle previsioni codicistiche, solo con la recente riforma del diritto societario (D.Lgs 17 gennaio 2003, n.6) . Più stringente può rivelarsi il ruolo del collegio sindacale; in particolar modo in rapporto alle funzioni di vigilanza sulla gestione che lo demandano di un attivo presidio della sua correttezza nonché raccordo, ove necessario, con la proprietà ,visti gli obblighi di convocazione dell’assemblea e, nei casi estremi, i poteri sostitutivi per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione. Anche l’adozione dei modelli organizzativi ex D.Lgs 231/2001 ed il loro

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Il prevalere assoluto della missione professionale, come stile di comportamento positivo e risolutivo, resta l’unico vero ingrediente di successo sul quale fondare lo sviluppo d’impresa» concreto funzionamento non è cosa di poco conto non tanto, per quanto qui interessa, in considerazione dei benefici sul restringimento di responsabilità, quanto per il costante monitoraggio dell’effettivo esercizio di compiti e funzioni in seno all’organigramma aziendale. La pienezza di funzioni dei dirigenti aziendali, per esempio, potrebbe rivelarsi infatti un altro fattore strategico per impedire possibili “devianze” dell’organo di gestione, specie se contraddistinto da ampie deleghe ad alcuni componenti. Torna alla memoria quanto dichiarò il direttore degli affari societari di STET International (caso Telecom-Serbia) “ho agito come una penna stilografica...” L’alta professionalità dell’amministratore, specie sotto il profilo del suo bagaglio etico e morale, risulta in definitiva la più importante “clausola” di garanzia. Nonostante lo slalom di norme e soluzioni operative studiate nell’area della consulenza direzionale, il prevalere assoluto della missione professionale, come stile di comportamento positivo e risolutivo, resta l’unico vero ingrediente di successo sul quale fondare lo sviluppo d’impresa. In questo senso, può anche meglio valutarsi il valore del ricordato sindacato di voto. •

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attualità

Confindustria Cosenza e Bpm insieme per le imprese Sottoscritta una intesa che aiuterà le aziende associate a ottenere credito

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avorire il dialogo e l’incontro tra il settore del credito e il mondo imprenditoriale locale: è questo l’intento dell’accordo che è stato stipulato tra Confindustria Cosenza e Banca Popolare del Mezzogiorno. A sottoscriverlo, alla presenza di tanti imprenditori, il presidente degli industriali cosentini Natale Mazzuca, assistito dal Direttore Rosario Branda, il vice direttore generale della Banca Popolare del Mezzogiorno Antonio Rosignoli e il capo area Calabria Nord della BPM Mario Straface. L’accordo si muove su due direttive principali: un plafond di 20 milioni di euro dedicato alle aziende associate a Confindustria Cosenza da impiegarsi in finanziamenti a condizioni di privilegio e la realizzazione di un desk operativo Confindustria-Banca Popolare del Mezzogiorno, presso la sede cosentina dell’Associazione degli Industriali. Il desk si configura come un punto di

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Da sinistra, Mario Straface, Natale Mazuca, Antonio Rosignoli e Rosario Branda

assistenza disponibile per tutti gli iscritti all’Associazione composto da esperti di finanza aziendale dei due enti che esamineranno insieme all’imprenditore la situazione dell’impresa, per individuarne i punti di forza e le aree di miglioramento, soffermandosi in quest’ultimo caso sulla tipologia di sostegno di cui l’azienda necessita e sulle sue prospettive, puntando contemporaneamente a sviluppare un approccio più consapevole alle agevolazioni previste dalla normativa europea, nazionale e regionale. Il plafond di 20 milioni di euro è destinato a sostenere il “circolante, gli investimenti, la realizzazione di impianti fotovoltaici, l’internazionalizzazione del business aziendale, la ricapitalizzazione dell’azienda”, si legge nel comunicato .

«Non si tratta di uno spot ad effetto ma di un’intesa operativa – ha affermato il presidente di Confindustria Cosenza Natale Mazzuca – che diventa anche strumento che fa recuperare la fiducia negli imprenditori. In presenza di merito creditizio, conditio sine qua non per accedere al plafond, si darà risposta entro 20 giorni alle proposte presentate dagli imprenditori iscritti all’Associazione. Chiediamo alla Banca di stare vicino e sostenere le imprese serie che hanno voglia di fare e che danno lavoro e distribuiscono ricchezza sul territorio. Non può esserci impresa senza la banca e viceversa. Anche il Governo – ha concluso Mazzuca – sta rimarcando la necessità di allentare la stretta creditizia per realizzare la crescita». •


attualità

A Crotone le opportunità arrivano dall’Oriente Iniziativa di Confindustria che ha ospitato una delegazione cinese illustrando i punti di forza del territorio

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ell’ambito della visita a Crotone dell’Autorità del Porto cinese di Ying Kou, promossa dalla Provincia di Crotone e svoltasi dal 19 al 22 settembre scorso, Confindustria Crotone ha organizzato nella propria sede una riunione tecnica per illustrare le caratteristiche e le potenzialità del territorio

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crotonese e delle sue imprese alla delegazione cinese composta da Cao Yingfeng, Deputy Chief Economists Ying kou Port Group, Guo Jianyu, Vice General Manager of Commercial Department of Ying kou Port Group, Xu Ying Li, Wen Ke Xiao, Zhonghailong group - Delegazione di European business promotion center, accompagnati da Toni Cordischi, presidente di EBPC e da Francesco Rossi, docente Unical. La "Ying kou Port group Corporation" è la società di trasporti marittimi e logistica in Cina e la tredicesima nel mondo. Il porto di Yingkou rappresenta un punto di approdo strategico nel nordest della Cina. L’area portuale si estende per più di 30 km2 ed è dotata di 72 ormeggi. Nel 2007 il volume totale degli scambi è stato di 122 milioni di tonnellate, per l’anno

2020 è previsto un incremento dei volumi fino a 200 milioni di tonnellate. Il Porto di Yingkou intrattiene rapporti commerciali con più di 50 paesi e 140 porti. I lavori sono stati introdotti dal presidente di Confindustria, Michele Lucente, che ha illustrato il ruolo dell’associazione industriale nel territorio ed i settori in cui operano le aziende associate, evidenziando capacità e competenze del sistema produttivo crotonese. L’assessore Salvatore Cosimo della Provincia di Crotone, promotore della iniziativa, e l’assessore Franco Barretta del Comune di Crotone hanno salutato e ringraziato la delegazione cinese ed auspicato lo sviluppo di relazioni commerciali tra i due territori. Ha coordinato i lavori Alessandro Cuomo, vice presidente della Piccola Industria di Confindustria, delegato alla organizzazione tecnica della visita della delegazione cinese, che ha illustrato


attualità

gli obiettivi dell’iniziativa ed i possibili scenari di sviluppo che possono interessare l’area crotonese. L’ingegnere Giancarlo Giaquinta, segretario dell’ordine degli Ingegneri, ha spiegato nel dettaglio il documento di presentazione del territorio che con il supporto di slide e di una particolareggiata grafica ha fornito un quadro esaustivo della storia industriale, delle vocazioni e delle opportunità economiche dell’area. Ha concluso gli interventi Maria Bruni, segretario del PST Crotone, che ha presentato opportunità e progetti di Net scarl, il Polo di Innovazione per le energie rinnovabili della Calabria. La delegazione cinese, con l’ausilio di interpreti cinese, Tian Xiufeng, e inglese, Michael Tesser, ha seguito con attenzione l’esposizione e ha gradito l’accoglienza di Confindustria. Per approfondire la conoscenza del territorio, Alessandro Cuomo, coadiuvato dalla struttura di Confindustria, ha organizzato la visita di alcune delle aziende più significative dei settori di interesse della delegazione cinese ed in particolare tecnologia nel campo industriale, dell’energia da fonti rinnovabi-

li, ambiente, servizi alle persone e alle imprese ad alto contenuto tecnologico. Grazie alla collaborazione di alcuni tra i più rinomati produttori del crotonese e del Gal Crotone, sono state organizzate delle degustazioni di vini accompagnate da piatti tipici della gastronomia locali. E’ stata infine prevista la visita del Porto e dell’Aeroporto di Crotone, con la collaborazione dell’Autorità portuale, ed in particolare dell’architetto Luigi Errante, e del presidente della società di gestione dello scalo aeroportuale, Cesare Spanò. Il presidente della Camera di Commercio, Vincenzo Pepparelli, e di Ance Crotone, Massimo Villirillo, hanno infine ospitato la delegazione cinese anche presso le loro strutture. Al termine del tour dei porti, molto soddisfatto il presidente di Confindustria Crotone, Michele Lucente. «La presenza in Calabria dei rappresentanti istituzionali del Porto di Ying Kou – ha detto – è stata un’occasione importante per rappresentare le potenzialità del nostro territorio. Porti e Aeroporto sono i drivers sui quali continuare a puntare per lo sviluppo del versante ionico calabrese: abbiamo infatti

una posizione nel Mediterraneo che ci rende strategiche porte di accesso. Allo stesso tempo dobbiamo impegnarci per far fare alle nostre aziende un salto di qualità verso la internazionalizzazione anche nel far east. Come Confindustria Crotone – ha concluso – abbiamo in atto una serie di azioni per accompagnare le nostre imprese verso i mercati cinesi». •

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attualità

Banca Impresa: O per un Mezzogiorno

di Vincenzo Perrone*

ggi più che mai l’internazionalizzazione, l’innovazione e la qualità risultano essere i tre fattori determinanti per il superamento della crisi. Numerosi sono coloro i quali sostengono con convinzione che l’uscita dell’economia italiana dalla crisi passerà attraverso l’accrescimento del numero di piccole e medie imprese presenti sui mercati internazionali e del fatturato realizzato all’estero. L’internazionalizzazione, ovviamente, richiede un certo livello di scala industriale, un prodotto di qualità e una struttura commerciale articolata requisiti, questi, molto spesso resi possibili dall’adozione di strategie che favoriscano l’aggregazione delle imprese, o che permettano azioni coordinate a livello di filiere produttive in grado di conferire un significativo spessore qualitativo all’attività di esportazione e garantire volumi adeguati, sia in termini qualitativi che quantitativi, da evadere con assoluta regolarità e puntualità in ossequio agli impegni contrattuali. Nel dibattito sul declino economico dell’Italia, tanto in voga negli ultimi anni sono stati analizzati ampiamente i vantaggi e gli svantaggi della piccola dimensione delle imprese esportatrici. Tra i vantaggi della piccola dimensione vi è sicuramente la flessibilità, intesa

che vuole crescere

Non più solo finanziamenti e sistemi di pagamento ma anche una consulenza a 360° per aggredire i mercati esteri come abilità nell’inseguire i mutamenti della composizione geografica della domanda mondiale, aumento della redditività e del fatturato, miglioramento delle economie di scala e quindi della competitività. Tra gli svantaggi vi è invece il dover affrontare numerosi rischi tra cui il rischio Paese, monetario, tecnico e giuridico accentuati dalla scarsa capacità di insediarsi stabilmente sui nuovi mercati con proprie attività produttive e reti distributive. Secondo l’opinione prevalente sembrerebbe che, pesando i vantaggi e gli svantaggi della piccola dimensione, i secondi tendano a prevalere: le piccole imprese, preponderanti nel nostro sistema produttivo, appaiono le meno attrezzate a Vincenzo Perrone

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attualità fronteggiare le sfide dell’internazionalizzazione. In realtà il contributo delle PMI all’export è sottovalutato e la loro capacità di operare nei mercati esteri è tutt’altro che trascurabile. Numerose sono le realtà produttive nel nostro Paese che denunciano un inadeguato sistema di

accompagnamento dell’impresa in un nuovo sistema Paese. L’imprenditore che anima la piccola e media impresa ha bisogno di entrare rapidamente in relazione con interlocutori che siano interessati alla sua proposta commerciale, che possano fornirgli spunti per l’insediamento di attività produttive in un nuovo contesto nazionale, che gli offrano informazioni affidabili sulle specificità dei mercati verso cui intende proiettarsi. L’imprenditore che opera con l’estero ha la necessità di contare su di un operatore finanziario di riferimento deputato allo svolgimento di tutte le operazioni connesse alle transazioni commerciali, alla gestione delle spese promozionali e al finanziamento

dei clienti, un vero e proprio partner, dunque, cui delegare la raccolta delle informazioni sull’affidabilità delle controparti e sui servizi di consulenza in materia valutaria e di assicurazione dei crediti. Ciò che le politiche per l’internazionalizzazione devono garantire sono i processi di accreditamento qualificati in grado di ridurre i rischi e i margini di errore nella scelta dei partner e dei consulenti da parte della piccola e media impresa. In questi ultimi anni alcune banche tra cui la nostra, Banca Popolare del Mezzogiorno, hanno rinnovato i propri prodotti dedicati al sostegno dell’internazionalizzazione anche della piccola e media impresa per supportarla e accompagnarla nei processi di sviluppo sui mercati internazionali. Grazie all’appartenenza al Gruppo BPER, sesto Gruppo bancario italiano, la Banca Popolare del Mezzogiorno opera con la doppia anima di “banca locale di un gruppo nazionale”; da un lato, infatti, mantiene vivo il forte e storico radicamento territoriale, costruito tramite la conoscenza dei luoghi e della loro storia, il rispetto della cultura e dei culti e la condivisione delle tradizioni, dall’altro garantisce il supporto professionale, tecnologico e patrimoniale del Gruppo BPER, al quale appartiene rispondendo così in modo completo alle esigenze dei clienti, accompagnando soprattutto le piccole e medie imprese nella ricerca di strumenti e soluzioni più adatte alle loro necessità, affinché possano conoscere, investire e crescere. Grazie all’appartenenza al Gruppo BPER la Banca Popolare del Mezzogiorno detiene rapporti consolidati con i seguenti soggetti Istituzionali: • SACE (Società di Assicurazione Credito all’Esportazione) • SIMEST (Società italiana per le imprese all’Estero) • EBRD (European Bank for Recon-

struction and Development) • WORLD BANK (Banca Mondiale) • ADB (Asian Development Bank) Tali accordi hanno permesso alla Banca Popolare del Mezzogiorno di porsi come valido interlocutore per quelle imprese che vogliono esportare in quanto è in grado di fornire informazioni circa le opportunità derivanti dalla crescita economica di alcune aree internazionali (Russia, Paesi dell’Est Europa, Cina, India, Turchia, e Medio Oriente, Brasile, Sud America e Nord America), i maggiori rischi da affrontare quali la logistica, il rischio di credito, il rischio valutario il rischio politico ecc., e guidarle a scegliere le forme di incasso e pagamento più sicure e a sostenerle con le soluzioni finanziarie più adeguate, garantendo l’adozione di strumenti e modalità con cui vengono regolate, garantite e finanziate le transazioni commerciali internazionali e offrendo l’attivazione di finanziamenti assistiti da garanzia Sace, particolarmente efficaci in un periodo, come questo, dove la contrazione della liquidità ed i regolamenti europei condizionano i finanziamenti alle imprese. Garantisce, inoltre, l’attivazione degli strumenti di copertura dei rischi, analisi dei requisiti di erogazione dei finanziamenti per l’internazionalizzazione, analisi e valutazione dei costi, ricerca e valutazione di partner, strategie di marketing e di distribuzione e altro ancora. La BPMezz offre, quindi, un ventaglio completo di soluzioni e servizi per l’internazionalizzazione, coniugati con una concreta propensione al dialogo ed alla personalizzazione del rapporto e degli interventi assicurando l’adeguatezza delle conoscenze e competenze createsi nel tempo con il quotidiano rapporto con le imprese. • *Resp. Ufficio Sezione di Sistemi di Pagamento ed Estero – Mercato Corporate puntoimpresa@bpmezzogiorno.it

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attualità

Nuovi strumenti finanziari: aziende

e istituzioni a confronto grazie a Confindustria Reggio

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onfindustria Reggio Calabria ha ospitato un importante workshop sul sistema di aiuti per il tessuto produttivo locale previsto nel quadro della programmazione nazionale e regionale. L'incontro promosso dall'ANCE di Reggio Calabria, dal dipartimento regionale per le Attività produttive e dal senatore Antonio Caridi, si è configurato come un utile momento di confronto tecnico-politico tra mondo associativo, imprese, operatori e istituzioni, sulle strategie e i finanziamenti finalizzati allo sviluppo economico nel quadro della programmazione nazionale e regionale. Il presidente di Confindustria Reggio Calabria, Andrea Cuzzocrea, ha evidenziato quanto sia «indispensabile per le imprese mettere in campo quelle azioni utili a snellire il sistema burocratico e facilitare l'utilizzo dei finanziamenti, non solo comunitari. Le somme a disposizione dei nostri territori devo-

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no essere facilmente spendibili, i ritardi riscontrati fino a questo momento sono inaccettabili. La politica deve eliminare le criticità della macchina burocratica. Un esempio su tutti è lo stallo sul “decreto Reggio” che blocca lo sviluppo locale e frena l'occupazione». Secondo  Antonino Tropea, direttore dell'ANCE, «è necessario mettere in campo ogni azione per risolvere i problemi che interessano il nostro territorio. Abbiamo voluto questo workshop, coinvolgendo autorevoli interlocutori, proprio per analizzare la situazione e individuare con maggiore lucidità le vie da seguire». «E' esigenza diffusa – ha sottolineato  Francesco Siclari, presidente ANCE Reggio Calabria - quella di fare chiarezza sul sistema dei finanziamenti. Una città come la nostra non può restare ferma. Ci batteremo affinché il sistema infrastrutturale e dei trasporti sia all'altezza di una realtà   che da qualche anno tra l’altro, è anche Città

Metropolitana. Il sistema universitario e il settore produttivo devono supportare la crescita e il rinnovamento globale del territorio. Tutto questo deve essere sostenuto da specifiche riforme che interessino in particolare l’accesso al credito, l’efficienza amministrativa e la certezza del diritto in un quadro globale di giustizia e legalità». «I continui mutamenti del sistema economico-produttivo dei territori – ha dichiarato Felice Iracà, dirigente Settore 1 – Industria Commercio e Artigianato Dipartimento attività produttive della Regione Calabria - ci obbligano a rivedere continuamente i progetti e i piani precedentemente sviluppati. Stiamo cercando in questo momento   di avvicinarci a programmi più flessibili per poter andare incontro alle imprese e alle loro esigenze. Per quanto riguarda i distretti produttivi - ha puntualizzato Iracà -  a giorni saranno resi noti online gli esiti del bando». Annalisa Clavari, responsabile pro-


attualità

Un workshop sul sistema di aiuti per il tessuto produttivo locale previsto nel quadro della programmazione nazionale e regionale Andrea Cuzzocrea

mozione, finanza e impresa di Invitalia, ha esposto alla platea quali sono gli incentivi alle imprese dell'agenzia del Governo che ha come mission primaria quella di contribuire ad accrescere la competitività del Paese e in particolare del Mezzogiorno. «Autoimpiego, autoimprenditorialità e rilancio delle aree in crisi i cardini fondamentali su cui si snoda il lavoro di Invitalia. Riflettori puntati su Smart&Start, un'opportunità nuova di aiuti dedicata alle startup innovative nate nel sud del Paese». I numeri della crisi del settore sono stati analizzati dal direttore Affari economici e centro studi ANCE, Romain Bocognani. «Dal 2007 ad oggi – ha dichiarato – stiamo solo scendendo. La parabola negativa incide pesantemente sull'occupazione, le cifre parlano chiaro. Come chiaro è il dato che tra le misure che rivestono un ruolo importante per il rilancio del settore troviamo i fondi strutturali e i FAS da cui dipende direttamente la ripresa del settore. E' fondamentale finanziare

progetti immediatamente cantierabili». «Da questa situazione di crisi – ha dichiarato invece l'assessore regionale alle Attività produttive, Demetrio Arena – verremo fuori soltanto se ognuno farà il suo dovere. Dobbiamo lavorare bene e insieme, cercando di strutturare al meglio le risorse europee. La politica – ha continuato – da sola non può risolvere i problemi. La cosa fondamentale è dare ossigeno alle imprese con la ristrutturazione del debito e la facilitazione dell'accesso al credito. Per quanto riguarda la città Metropolitana, ho paura che questo tema diventi oggetto di contrapposizione politica, mentre deve essere visto solo come opportunità di crescita per l'intero territorio». Di progetti immediatamente cantierabili ha parlato Pasquale Filella, vicedirettore ASI Cosenza, il quale ha aggiunto che «il divario tra i finanziamenti comunitari ottenuti in passato e le opere realizzate è davvero desolante. Dobbiamo snellire l'intero iter

procedurale. Come i criteri di valutazione che devono essere più veloci per poter investire subito e bene». Nelle conclusioni  Antonio Caridi, senatore e componente della decima   commissione parlamentare (Industria, Commercio, Turismo), ha rimarcato l’importanza di «lavorare sinergicamente con coscienza e intelligenza. L’idea di creare un tavolo tecnico permanente fra soggetti convolti nel settore delle attività produttive è ottima poiché si potranno analizzare nel dettaglio tutte le fasi che compongono l'iter dei finanziamenti indirizzati alla nostra regione. Le ingenti risorse destinante alla Calabria devono trovare le imprese pronte con progetti già delineati e idee chiare. Noi amministratori dobbiamo dare risposte ai bisogni concreti. Abbiamo iniziato un percorso virtuoso e in futuro ci devono essere altre iniziative del genere per incrementare con passi ancora più importanti sinergie fra i vari attori coinvolti nella crescita del territorio». •

numero 4 - 2013

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Vendita Agevolata Lotti

Area Industriale Lamezia Terme

10,00 Euro al mq Stipula Rogito notarile entro il 31 dicembre 2013 LAMEZIAEUROPA SpA, con l’abbattimento del prezzo di vendita per tutto il 2013, vuole continuare a supportare in maniera concreta, in questo periodo di perdurante crisi, le imprese che vogliono investire in Calabria. Lotto minimo 5.000 mq - indice di copertura 40% - disponibilità immediata – terreno completamente pianeggiante con infrastrutturazione primaria - altezza massima fabbricati 20 mt. Possibilità dilazione pagamento pluriennale con patto di riservato dominio. L’area industriale di Lamezia Terme è situata al centro della Calabria a 5 minuti dall’Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme, dall’uscita Lamezia Terme dell’A3 SA/RC, dalla stazione FS di Lamezia Terme Centrale ed a 60 km dal Porto Internazionale di Gioia Tauro.

Per informazioni e contatti: LAMEZIAEUROPA SpA - tel. 0968 209823 - fax 0968 209935 - info@lameziaeuropaspa.it


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RestartCalabria

N.2 - Ottobre 2013

EDITORIALE

La ricetta per il successo di Sandra Savaglio*

Quale può essere la strada per lo sviluppo della Calabria? La via più spesso indicata è quella di concentrarsi sulle nostre risorse eccellenti, che ci consentono di competere ad alti livelli con il resto del Paese: una cultura agro-alimentare genuina, università giovani, un territorio straordinario, solo marginalmente "contaminato" da una popolazione di meno di due milioni di abitanti. Ma come valorizzare realmente tutto ciò? Ecco i miei ingredienti. Penso che in Calabria vadano fatte scelte controcorrente. Non cercare le eccellenze nel piccolo ser-

batoio dei "già noti", ma estendere il più possibile la ricerca di idee ad alto tasso d'innovazione a tutto il territorio. Esistono tante competenze nascoste da valorizzare: a tutti i ricercatori più intraprendenti va offerta un'opportunità reale, come quella della Start Cup ad esempio. Servono più donne e giovani capaci nei ruoli di responsabilità: ci sono tanti professionisti competenti che non aspettano altro che mettersi in gioco (basta fare un giro a CalabriaInnova per rendersene conto). Ancora qualche elemento: un approccio moderno alla gestione del fare impresa, che si allontani dai rigidi modelli gerarchici di organizzazione del passato. E anche nella Pubblica Amministrazione va introdotta una logica di qualità, che premi i risultati e capitalizzi i fallimenti. Questa la mia ricetta, gli ingredienti li abbiamo tutti, basta mescolarli bene. Con un po' di coraggio. * Astrofisica, Max-Planck Institute, Monaco di Baviera

Indice DALLA RETE Fermenti d’innovazione

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STORIE D’INNOVAZIONE Fare impresa controcorrente: la sfida di Acqua Sorbello

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Oltre la Start Cup 2013 per far germogliare le idee più brillanti

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NUOVI MATERIALI La bio-plastica che si dissolve con l’acqua

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SCENARI TECNOLOGICI Nanotecnologie per il packaging alimentare VETRINA DELLA RICERCA Formulazioni innovative per il confezionamento alimentare

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IN AGENDA

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CHANCE

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DALLA RETE

Fermenti d'innovazione A cura di Alessia Salamone

Nel panorama delle iniziative a sostegno della nascita di startup innovative si colloca l’associazione StartupCalabria, il cui scopo è quello di accomunare startupper, venture capitalist, business angels, ricercatori, creativi e innovatori e chiunque voglia apportare il suo know how e condividere le proprie idee. Obiettivo: creare un network di riferimento per la realtà calabrese, organizzare eventi, manifestazioni e workshop per far crescere le conoscenze e le imprese. Parole chiave: condivisione e collaborazione. www.startupcalabria.com

Un momento della passata edizione di 'Uweb a Reggio Calabria

Brainstorming e innovazione. Coworking e condivisione di idee. È un leitmotiv appassionato, contagioso, carico di fiducia. È il leitmotiv di Calabresi Creativi, Terrearse LAB, StartupCalabria, Aniti e Calabria Dinamica. Sono associazioni, gruppi e movimenti culturali nei quali si respirano fermenti di innovazione e di creatività. Sono espressione di una Calabria che scommette sul cambiamento e che promuovere la cultura dell’innovazione. L’obiettivo dell’associazione no profit Calabresi Creativi, fondata da Domenico Rositano, ad esempio, è incoraggiare la creazione e l’avviamento di processi di innovazione sociale in Calabria e adottare tecnologie smart da mettere a disposizione di enti, istituzioni, microimprese e PMI operanti sul territorio. Creare uno spazio collaborativo digitale per consentire agli attori pubblici e privati  di fare sistema e avviare sinergie aprendo nuovi spazi per promuovere una strategia di alfabetizzazione digitale. Se

volessimo utilizzare una keyword, nessun dubbio: spazio di collaborazione. www.calabresicreativi.it Terrearse LAB (ex LiberaReggio Lab), invece, è un gruppo di promozione sociale e culturale nato con l’intento di realizzare un magazine solo online prodotto e diretto da giovani di Reggio Calabria e della sua provincia. Un progetto che ha lo scopo di promuovere l’informazione e la cultura dell’innovazione in tutta la provincia più a sud della penisola. Un laboratorio di idee, proposte e progettualità per sviluppare interazioni sociali cittadine e portare fuori dai confini reggini quanto di buono il territorio realizza. Uno dei progetti di punta di Terrearse LAB è l’iniziativa targata ‘U Web, per sensibilizzare i cittadini verso le opportunità economiche e sociali offerte dal movimento di innovazione e creatività che ruota attorno al concetto di start up e di innovazione. Parola-chiave: progettualità. http://terrearse.it

Calabria Dinamica nasce dall’intuizione di Domenico Nicolò, docente di economia aziendale all’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Il suo fondatore ha creato un network di collegamento tra startup, imprenditoria e lavoro. Calabria Dinamica è una rete di persone (professionisti, imprenditori, studiosi e studenti) interessati al tema dell’imprenditorialità e dell’innovazione. “Ho creato questa rete per donare a coloro che vogliono avviare una nuova impresa un ingrediente prezioso: le relazioni” – dichiara lo stesso Nicolò. www.facebook.com/LideaImprenditoriale

Ma non è finita qui. Aniti è prima di tutto un gruppo di lavoro formato da giovani. Un team capace di costruire reti come circuiti di risorse, idee, progetti, pratiche che è possibile incubare in un nuovo modello di sviluppo, cooperativo e solidale. I giovani di Aniti si mettono al servizio di questa terra per cambiarla e migliorarla attraverso nuove modalità di fare economia, società, comunità. La loro scommessa è quella di provare a sviluppare insieme modelli forti, immaginando forme collettive di produzione di lavoro capaci di incubare idee, progetti e proposte sostenibili nel tempo. Keywords: comunità digitali. www.aniti.eu


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STORIE D’INNOVAZIONE

Fare impresa controcorrente: la sfida di Acqua Sorbello di Valentina De Grazia

“Ma chi te lo fa fare, cosa ne sai di produzione industriale?” Molte volte l’ingegnere Antonio Viterbo si è sentito ripetere queste parole, da quando, nel 1998, ha avviato la sua impresa. Parole che hanno avuto, per fortuna, l’effetto contrario: invece di scoraggiarlo, hanno fatto crescere in lui una feroce determinazione, che in breve ha assunto i contorni della sfida. La sua sfida si chiama Acqua Minerale Sorbello. A 25 anni, un po’ per gioco, ha fatto analizzare l’acqua delle cinque sorgenti che insistono sul terreno di famiglia a Decollatura, nella Presila catanzarese. Il risultato è stato sorprendente: ha scoperto un’acqua con un residuo fisso bassissimo, tipico delle sorgenti dell’arco alpino. Da qui l’idea di imbottigliare e commercializzare l’acqua bevuta da sempre da tutta la famiglia Viterbo. Una sfida difficile perché contraria al buonsenso comune che lo spingeva a uniformarsi alle scelte già consolidate nel mercato locale. Oggi, a 39 anni, festeggia i primi quindici anni da imprenditore. Lo incontriamo nel suo ufficio nei boschi di Decollatura a due passi dalle sue sorgenti. Sguardo diretto, parole cariche di senso, discorso serrato: difficile stargli dietro. L’Acqua Sorbello compie 15 anni e ha un trend positivo. Guardando indietro, quale crede sia stata la chiave del suo successo? Io e i miei soci siamo imprenditori di prima generazione con tutte le difficoltà che questo comporta, come l’assenza di esperienza e di capitale. Nonostante questo, ci abbiamo creduto fino in fondo, investendo senza mezze misure su quello che avevamo: un’acqua minerale di qualità. La chiave del nostro successo è stata questa strategia visionaria. Abbiamo fatto delle scelte assolutamente in controtendenza rispetto a quelle che facevano tutti gli imbottigliatori d’acqua che nascevano in quel periodo. Tra il ’98 e il 2004 lo scenario del mercato locale è cambiato drasticamente, erano gli anni del boom delle acque minerali, ne nascevano in continuazione. Il mercato in Calabria ruotava intorno al formato da 2 litri che è quello che vende di più nella grande distribuzione. La vendita nei supermercati può aiutare a far conoscere un prodotto nuovo, soprattutto se si utilizza il prezzo basso come leva di marketing. Ma noi abbiamo puntato subito in alto, credendo nella qualità della nostra acqua. Abbiamo valorizzato il prodotto, entrando nel mercato del

Antonio Viterbo (Acqua Minerale Sorbello)

consumo fuori casa ed evitando inizialmente la grande distribuzione. Non abbiamo realizzato pozzi perché, anche se fanno risparmiare nell’approvvigionamento, possono compromettere le caratteristiche dell’acqua: ci riforniamo direttamente dalle sorgenti. Poi abbiamo investito nel dialogo col consumatore, utilizzando un packaging che esprimesse qualità e senza ricorrere alla confezione da 2 litri. La penetrazione è stata più lenta e difficile, ma alla lunga si è rivelata una politica giusta: il consu-


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matore ha percepito il valore aggiunto e siamo riusciti a fidelizzarlo. Addirittura oggi stiamo entrando nella grande distribuzione perché è il consumatore a richiedere la nostra acqua. Ricerca e innovazione: quanto sono stati importanti per la sua impresa? La nostra è un’azienda molto giovane, io sono il più “vecchio” e in più sono ingegnere: la spinta per l’innovazione è scritta nel nostro DNA. Fin dall’inizio, infatti, abbiamo attivato collaborazioni con l’Università della Calabria. Ma anche dopo il primo momento di lancio di un’impresa, credo che l’innovazione sia una leva fondamentale per crescere. In un mercato dinamico come quello delle acque minerali, l’azienda ha rischi di obsolescenza molto rapida, anche a causa della crescita costante della sensibilità dei consumatori verso l’ambiente e il packaging.

Lo stabilimento di Decollatura

Poi ha incontrato CalabriaInnova… È CalabriaInnova che ci è venuta a trovare per presentarci i servizi per il trasferimento tecnologico e noi abbiamo colto immediatamente l’opportunità, non avendo un reparto interno di ricerca e sviluppo. Con CalabriaInnova, a partire da alcune tracce molte ampie che avevo indicato, abbiamo identificato tre possibili percorsi di innovazione. Le risposte che ho avuto sono state rapide, precise e complete. Al momento abbiamo scelto uno dei tre percorsi: vogliamo realizzare un sistema di monitoraggio elettronico del parco sorgenti attraverso sensori. Questo ci permette di controllare costantemente le nostre captazioni naturali

NUOVI MATERIALI

La bio-plastica che si dissolve con l’acqua Rubrica a cura del servizio CI Materiali – imprese@calabriainnova.it

Arriva dall’Oceania la nuova frontiera del packaging industriale: un polimero naturale, derivato da materie prime rinnovabili, perfettamente biodegradabile, riciclabile e compostabile che si dissolve quasi completamente a contatto con l’acqua. Può essere impiegato per realizzare imballaggi e vaschette termoformabili e si presenta in fogli piatti, avvolti in rotoli, in una gamma di colori standard (naturale, bianco, marrone, nero e oro). L’innovativa bio-plastica viene utilizzata per imballare cibi secchi - come biscotti e prodotti dolciari - e per produrre confezioni blister e vaschette per componentistica elettronica. Questo materiale garantisce costi comparabili a quelli delle tradizionali plastiche ottenute da processi legati all’industria petrolchimica, preservando così le risorse non rinnovabili (petrolio, gas naturale e carbone) e contribuendo all’alleggerimento dei problemi di gestione dei rifiuti. I plus del materiale: è antiallergico, resistente agli UV, risulta particolarmente piacevole al tatto e alla vista. Per maggiori informazioni scopri il servizio CI Materiali di CalabriaInnova in collaborazione con MaTech® PST Galileo Padova: www.calabriainnova.it


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e di ottimizzare le operazioni quotidiane di miscelazione delle sorgenti. I vantaggi? Notevole risparmio di tempo e maggior controllo sulla qualità. È fiducioso nel futuro? Ritiene che in Calabria si possa fare innovazione? Sono fiducioso, anche se a volte l’imprenditore nella nostra regione si sente un po’ come Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento. Credo che i limiti più grandi che abbiamo in Calabria non siano il ritardo di sviluppo o i buchi nel bilancio regionale. Il gap più importante da recuperare è quello culturale. Con l’avanzare veloce della società globale il ritardo culturale fa aumentare il divario economico sempre più. Il problema di cui parlo è una questione di mentalità: si chiama adattamento al peggio, livellamento verso il basso, che è diventato il nostro standard di pensiero. Un problema che si avverte a tutti i livelli, dai dipendenti ai fornitori, dai consulenti ai dirigenti: anche solo provare a cantare fuori dal coro diventa un’impresa. Se come me hai un’azienda e vuoi puntare all’eccellenza, hai bisogno che anche il contesto intorno a te abbia l’ambizione di migliorare. Altrimenti appena esci dalla campana di vetro che ti sei costruito ti imbatti in un sistema che non ti supporta, che si accontenta di come ha sempre fatto le cose e non punta a crescere. E così fare impresa diventa una lotta quotidiana. Malgrado tutto questo, ritengo che la Calabria sia una sfida possibile. Noi calabresi siamo testardi: pure se la considerassi una causa persa non mi arrenderei lo stesso.

Una sorgente di Acqua Sorbello

SCENARI TECNOLOGICI

Nanotecnologie per il packaging alimentare Rubrica a cura del team Informazione Brevettuale e Documentale brevetti@calabriainnova.it

La ricerca nel settore del packaging alimentare si sta concentrando sulle nanotecnologie, che si stanno imponendo come uno dei metodi migliori per produrre involucri sostenibili in linea con gli standard di qualità e di sicurezza dei cibi. Per i produttori di packaging la capacità di innovazione diventa fondamentale: da un’analisi di scenario tecnologico sui brevetti a livello mondiale, si rilevano oltre 550 famiglie brevettuali, tra il 1998 e il 2013, aventi ad oggetto l’impiego delle nanotecnologie nel confezionamento di alimenti. Il trend temporale, pur caratterizzato da fluttuazioni, è in ascesa dal 2000 e registra nel corso del 2003 e del 2010 le fasi di

maggiore crescita, con un picco di depositi nel 2008. Considerando che il lasso di tempo che intercorrere tra la tutela brevettuale e la commercializzazione dei relativi prodotti è mediamente pari a 2-3 anni, attualmente troviamo in commercio i packaging innovativi depositati nel 2010. I principali ambiti geografici per numero di domande di tutela sono: USA, Cina, Giappone, Germania. Tra i competitors più rilevanti si segnalano: l’azienda di stampa giapponese Toppan Printing CO Ltd, la cui attività inventiva si concentra tra il 2005 e il 2010; le statunitensi Eastman Chem CO e Eastman Kodak CO, negli anni 19982004 e 2002-2005; il ricercatore spagnolo in Scienza dei Materiali Josè Maria Lagaron Cabello, negli anni 2005-2010 e l’azienda chimica italiana Novamont SPA, tra il 2001-2006.


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STORIE D’INNOVAZIONE

Oltre la Start Cup 2013 per far germogliare le idee più brillanti di Giada Cadei

I vincitori della V edizione della Start Cup Calabria con l'assessore regionale Mario Caligiuri

Lo sviluppo di idee ad alto tasso d’innovazione, servizi e sostegno economico per farle germogliare, un ambiente pronto ad accoglierle e cullarle, per poi riceverne i frutti: questi sono alcuni degli elementi che possono determinare la crescita di un territorio. La Start Cup Calabria 2013 appena conclusa - competizione tra idee d’impresa innovative organizzata da CalabriaInnova e Università della Calabria - dimostra di avere nei suoi geni molti di questi requisiti. Partiamo dalle idee innovative. Le 66 proposte raccolte in tutta la regione in una sola settimana dimostrano la creatività e la voglia di proporsi dei calabresi. Di queste, 40 sono state affinate in un percorso di formazione a tappe, assistito dal Team Nuove Imprese di CalabriaInnova e da dConsulting. E poi la fase più dura e selettiva che ne ha consegnate solo 10 alla grande finale del 25 settembre a Rende. Il voto elettronico dal vivo di 43 giurati provenienti da tutta Italia ha decretato, con una felice coincidenza, il successo di startupper provenienti da tutti e tre gli atenei regionali: Università della Calabria e Istituto di Calcolo e Reti ad Alte Prestazioni del CNR in testa, seguiti da Mediterranea e Magna Græcia, a dimostrazione che Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro sono luoghi dove si producono idee preziose. Conquista il primo posto del podio il software del team

Scalable Data Analytics: attraverso algoritmi intelligenti e scalabili supporta l’analisi di enormi quantità di dati immagazzinati in rete in modo efficiente con costi e tempi ridotti, per estrarne conoscenza utilizzabile in diversi settori economici. Consente ad esempio l’analisi degli acquisti in grandi catene di negozi o scandaglia i comportamenti di milioni di utenti nelle piattaforme social. Paolo Trunfio, Eugenio Cesario, Fabrizio Marozzo e Domenico Talia, sembrano quasi increduli alla consegna dell’assegno di 15.000 euro da parte dell’Assessore Mario Caligiuri. Da Reggio Calabria arriva invece l’innovazione di Share Your Transport, secondo classificato. “Una piattaforma on line e mobile per aziende e trasportatori che permette il matching in tempo reale tra domanda e offerta di trasporto merci, ottimizzando percentuali e combinazioni di carico dei veicoli”, spiega Daniele Furfaro, che ha condiviso la fatica con il fratello Samuele e gli amici Antonio Bonfiglio e Fabio Baleani. Spazio alle scienze della vita con Ovage, software per i ginecologi sviluppato nel campus di Germaneto da Alessia Sarica, Daniela Lico e Roberta Venturella, che relaziona età anagrafica ed età ovarica della donna e sarà utile, ad esempio, per verificare la necessità di un’isterectomia o l’utilità di un ciclo di stimolazione ovarica. Non passano neanche due giorni che il team di GiPStech, arri-


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vato in finale con il suo sistema per la localizzazione di oggetti e persone in ambienti chiusi, vince a Roma la competizione TechCrunch Italy Roma e stacca un biglietto per la finale di San Francisco. Ma oltre la Start Cup, quali altre opportunità riserva CalabriaInnova a quanti vogliono cimentarsi con la propria impresa innovativa? “Offriamo un programma permanente di accelerazione e sostegno finanziario - spiega Adriana Mazzei, Responsabile Nuove Imprese di CalabriaInnova - all’attività di animazione territoriale tramite i nostri Contact Point dislocati in tutte le province, segue la selezione delle idee presentate. I team iniziano poi un percorso di formazione intensiva sui temi del fare impresa e di accompagnamento nello sviluppo del piano aziendale. CalabriaInnova mette in campo le competenze dei propri esperti, strumenti di business intelligence e foresight tecnologico e banche dati specialistiche. Al termine, i progetti più promettenti vengono finanziati, affinché le buone idee possano tradursi in imprese di successo”. Servizi e risorse capaci di dare valore ai risultati della ricerca e nutrire le idee più brillanti, ampliando opportunità e visibilità per le nascenti imprese calabresi. Per maggiori informazioni sui percorsi per la creazione di imprese innovative: nuoveimprese@calabriainnova.it

L'assessore alla Cultura Mario Caligiuri sul palco della Start Cup Calabria insieme ai presentatori, Davide Dattoli ed Elena Collini

VETRINA DELLA RICERCA

Formulazioni innovative per il confezionamento alimentare Rubrica a cura del team Valorizzazione della Ricerca – ricerca@calabriainnova.it

Sul tema del packaging alimentare sono impegnati numerosi team di ricerca calabresi, in particolare nella formulazione e nello sviluppo di nuove molecole da destinare alla produzione di materiali funzionali innovativi che possano garantire il mantenimento delle proprietà nutrizionali degli alimenti e, nel contempo, allungarne la durata commerciale (shelf-life). Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Università della Calabria ha di recente pubblicato i risultati di una sperimentazione condotta per sintetizzare, caratterizzare e valutare l’efficacia di polimeri biocompatibili funzionalizzati. Nella catena polimerica sono stati introdotti due potenti antiossidanti: il nuovo composto suggerisce un utilizzo come materiale di imballaggio per alimenti, cosmetici, prodotti farmaceutici e per la cura personale. Presso lo stesso Dipartimento sono stati approfonditi i temi che riguardano l’insieme delle regolamentazioni dell’UE sui cosiddetti Active and Intelligent Packaging: materiali innovativi che consen-

tono l’interazione diretta dell’imballaggio con il cibo e con l’ambiente, al fine di migliorare la qualità e la sicurezza alimentare. Consentono il controllo sull’ossidazione dei cibi, sul tasso di respirazione controllata, sulla crescita microbica e sulla migrazione di umidità. Una confezione intelligente può includere indicatori tempo-temperatura, indicatori di maturazione, biosensori di identificazione a radio frequenza. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto sulla Tecnologia delle Membrane (ITM-CNR) con sede presso l’Università della Calabria, ha formulato un innovativo polimero da destinare al packaging alimentare nel cui framework sono state incorporate bio-microcapsule di chitosano. Le capsule vengono disperse nel monomero di partenza che viene poi polimerizzato. Il packaging può avere proprietà antimicrobiche modulabili mediante il grado di cross-linking fra le gocce di biopolimero monodisperso e la matrice polimerica stessa. Per saperne di più rivolgersi ai Liaison Office degli Atenei o scrivere a: ricerca@calabriainnova.it


8 IN AGENDA

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CHANCE

A cura di Alessia Salamone

18 ottobre e 25 Novembre 2013, Bruxelles PMI IN HORIZON – INFORMATION DAYS DELLA COMMISSIONE EUROPEA La Commissione Europea ospiterà due Information Days sulla partecipazione delle PMI a Horizon 2020. I partecipanti potranno apprendere informazioni pratiche sulle diverse misure a supporto della PMI nella nuova programmazione, acquisire maggiori informazioni su Horizon 2020, essere in grado di impegnarsi in un dialogo con i funzionari dell’UE al fine di individuare le principali opportunità a supporto delle PMI in Horizon 2020. L’evento è gratuito ma per partecipare è necessario registrarsi. http://ec.europa.eu 23-25 ottobre 2013, Milano - Fieramilanocity SMAU PERCORSI DELL’INNOVAZIONE La Regione Calabria insieme a CalabriaInnova partecipa allo SMAU di Milano: cluster tecnologici nazionali, startup e le regioni più dinamiche d’Italia saranno i protagonisti alla cinquantesima edizione del Salone dedicato all’innovazione delle imprese italiane, in programma dal 23 al 25 ottobre a Fieramilanocity. www.smau.it 26 ottobre 2013, Lamezia Terme LA BIOINGEGNERIA APPLICATA ALLE NEUROSCIENZE Approfondire lo stato dell’arte e le esperienze di ricerca nel campo della bioingegneria applicata alle neuroscienze e i plausibili sviluppi futuri nell'ambito delle malattie neurodegenerative. È questo il tema del workshop organizzato dal Centro Regionale di Neurogenetica dell'ASP di Catanzaro, in collaborazione con CalabriaInnova, in programma dalle 9 alla Masseria I Risi. www.asp.cz.it 26 ottobre 2013 , Reggio Calabria – Sede associazione Terrearse LAB REGGIO CALABRIA, CONNESSIONI TRA INNOVATORI #UnderCamp – Il territorio cambia dal basso è il primo incontro di networking organizzato da Terrearse LAB (ex LiberaReggio Lab) all’interno della manifestazione ‘U Web. Sono invitati a partecipare: innovatori, imprese già avviate, startupper, team di ragazze e ragazzi che desiderano avviare un’attività propria, associazioni no profit, associazioni di categoria e singoli cittadini. Un’iniziativa a metà tra un barcamp e un brainstorming tra innovatori. Chiunque potrà esporre i propri progetti, le proprie idee, richieste di collaborazione e di informazioni. www.uweb.reggiocalabria.it 30 e 31 ottobre 2013, Genova - Teatro della Gioventù PNI – PREMIO NAZIONALE PER L’INNOVAZIONE Il Premio Nazionale per l’Innovazione è la competizione tra progetti d’impresa adaltocontenutoinnovativo,natidallaricercaadoperadistudentiericercatori. All’edizione di quest’anno concorreranno le idee imprenditoriali vincitrici delle “Start Cup” Competition  organizzate da Atenei e Enti Pubblici di Ricerca italiani, tra i quali anchequelli provenienti dalla Start Cup Calabria. www.pnicube.it

DONNE IMPRENDITRICI E INNOVATRICI Siete donne creative e attive negli ambiti della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico? In arrivo nuove importanti opportunità con il premio di ITWIIN 2013 dal titolo “Donne Imprenditrici e Innovatrici”. Il concorso ha lo scopo di valorizzare i successi professionali delle quote rosa che operano in diversi settori: campi scientifici, ingegneristici, tecnici e tecnologici, con particolare riferimento a salute e life sciences, ICT, energia, ambiente, ma anche arte e artigianato, moda, design, formazione. Le categorie dei premi sono: migliore inventrice, migliore innovatrice, donna eccezionalmente creativa, capacity building e alta formazione. Scadenza 20 ottobre 2013. Per informazioni, vai qui: www.itwiin.it UNA NUOVA CORRENTE PER LE START UP Ancora una novità per le startup che operano nella green economy. Corrente, il progetto realizzato dal Gestore dei servizi energetici insieme con il Ministero dello Sviluppo Economico per sostenere la filiera green, si potenzia e lancia Cleanstart. L’iniziativa offre servizi su misura per le startup del settore energetico: sessioni formative per la partecipazione a bandi europei, assistenza nella ricerca di partner, affiancamento per le attività di comunicazione, scouting di nuove opportunità di mercato. Per rientrare tra le startup incluse nel progetto è necessario aderire a Corrente ed essere iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro delle imprese prevista dal cosiddetto “Decreto Crescita 2.0”. Per saperne di più: http://corrente.gse.it/Italian/Pages/default.aspx IL MESE DEL MERCATO UNICO EUROPEO Ha preso il via negli ultimi giorni di settembre il Mese del Mercato Unico 2013 (Single Market Month), iniziativa promossa dal Parlamento Europeo, dalla Commissione e da altre istituzioni europee per mettere in contatto cittadini e imprese con le politiche, i diritti e le opportunità nel mercato unico dell'Unione. “Le vostre idee possono cambiare l’Europa” è la piattaforma web già attiva in tutte le lingue, dove i cittadini europei possono inviare le loro idee, condividere quelle degli altri, commentare e votare. Quattro settimane per discutere online di: lavoro, diritti sociali, banche ed e-commerce. Per visitare la piattaforma e per informazioni: www.yourideasforeurope.eu UNA CALL PER LE STARTUP ITALIANE UK-Italy Springboard 2013 è la call dedicata alle start up italiane ad alto contenuto tecnologico promossa dall’agenzia governativa UKTI. Per partecipare al concorso basterà compilare un form sul sito web entro il 18 ottobre. Le start up selezionate saranno ammesse all’Investor Readiness Boot Camp: l’evento che si terrà a Milano il 28 e 29 ottobre 2013, sarà l’occasione per incontrare e presentare il proprio pitch a Venture Capital ed esperti al livello internazionale. La finale è in programma il 19 novembre a Milano. Per iscriversi: www.uk-italybusinessawards.it Restart Calabria, Idee e persone che cambiano il futuro, è lo speciale di CalabriaInnova. CalabriaInnova è un Progetto Integrato di Sviluppo Regionale finalizzato a sostenere i processi di innovazione delle imprese calabresi, favorendo il trasferimento di tecnologie e conoscenze sviluppate dal sistema della Ricerca al mondo imprenditoriale. Restart Calabria è a cura del Team Comunicazione & Networking di CalabriaInnova In Redazione: Francesco Bartoletta, Giada Cadei, Valentina De Grazia, Alessia Salamone

15 novembre, Brescia – Talent Garden STARTUP WEEKEND APPRODA A BRESCIA Startup Weekend, la competizione per progetti di impresa che vanta numerosissime edizioni, in Italia e nel Mondo, approda anche a Brescia. A promuoverla è la Kaufmann foundation. Gli Startup Weekend vogliono essere uno spazio di lavoro protetto, privo di rischi, in cui aspiranti imprenditori possano cimentarsi, provare a sviluppare le proprie idee e andare alla ricerca di soci.

 http://brescia.startupweekend.org

Hanno collaborato a questo numero: Sonia Garieri, Teresa Granato, Medina Tursi Prato In copertina: la targa del Premio E-Gov 2013, riconoscimento ricevuto dalla Regione Calabria per CalabriaInnova il 19 settembre a Riccione. E-Gov premia ogni anno i migliori progetti d'innovazione della Pubblica Amministrazione. Per segnalazioni e info su Restart Calabria: comunicazione@calabriainnova.it Area Industriale Benedetto XVI (Ex-Sir), Comparto 15, Padiglione F3 - 88046 Lamezia Terme (CZ) CalabriaInnova è una iniziativa di: Regione Calabria, Fincalabra S.p.A, AREA Science Park - Trieste


attualità

Internazionalizzazione,

del proprio business. Il Vice Presidente nazionale della Piccola Industria Confindustria Mario Mancini ha fatto il punto sulle iniziative messe in piedi dal Sistema Confindustria, tra cui un desk per il mercato cinese, ed ha sottolineato l’importanza di rilanciare l’Ice e di lavorare in sinergia con istituzioni come la Simest. All’intervento del Direttore del Mezzogiorno di Confindustria Massimo Sabatini è seguito quello dell’esperto di Simest Paolo Di Marco che ha illustrato il ruolo dell’istituto, il quale fondamentalmente si preoccupa di tutelare le imprese partecipando al capitale societario, individuando finanziamenti e preoccupandosi dell’assistenza economicofinanziaria. Il ruolo della Banca Europea degli investimenti è stato presentato da Riccardo Rolfini. «La BEI è di proprietà dei 28 paesi dell'UE, assume prestiti sui mercati dei capitali e concede prestiti a un basso tasso d'interesse per finanziare progetti in sintonia con gli obiettivi delle politiche comunitarie». Il Presidente della Sezione Agroalimentare Fortunato Amarelli, nel concludere i lavori, ha affermato che «siamo ancora all’anno zero: la Calabria esporta solamente lo 0.2% del proprio PIL. Se le nostre realtà fossero capaci di internazionalizzarsi potremmo risollevarci e far crescere tutto il territorio. Dobbiamo pensare che il mercato di riferimento è globale e conta 4 miliardi di abitanti. Il momento di crisi che stiamo vivendo ci obbliga a guardare oltre, ad immaginare nuovi scenari, a ricercare altri partner per acquisire nuove quote di mercato. Per fare ciò è strategicamente importante che le aziende siano competitive e che puntino sempre alla qualità delle produzioni ed al loro legame con il territorio». •

Confindustria Cosenza traccia la strada da seguire

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l grado di apertura verso i mercati esteri costituisce sempre di più il discrimine tra segnali di possibile e concreta ripresa o il continuare a permanere in quello stato di crisi profonda che sta caratterizzando la nostra economia facendo segnare cali di fatturato, vertiginoso aumento dei disoccupati, preoccupante diminuzione del numero delle imprese con conseguente abbassamento della capacità produttiva del Paese». E’ quanto sostenuto dal Presidente di Confindustria Cosenza Natale Mazzuca nell’introdurre il seminario “Soluzioni per crescere all’estero: gli strumenti esistenti a supporto dell’internazionalizzazione” che Confindustria Cosenza ha organizzato in collaborazione con Confindustria Mezzogiorno, Piccola Industria Confindustria e la partecipazione di SIMEST e BEI. «Abbiamo bisogno di avere un coordinamento tra le diverse iniziative messe

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in piedi da Camere di Commercio, Regioni e Province – ha concluso Mazzuca – per evitare sprechi di risorse economiche e per dare risposte concrete agli imprenditori che non si recano all’estero per vacanza ma per consolidare attività d’impresa». Il seminario, moderato dal Direttore degli Industriali Rosario Branda , secondo cui «la crisi economica ha inasprito la competizione internazionale ed ha comportato una riduzione dell’erogazione del credito alle piccole e medie imprese rendendo sempre più importante il ricorso a canali finanziari aggiuntivi a quelli ordinari», ha fornito alle imprese del territorio un’esaustiva informazione sull’operatività dei programmi di finanziamento esistenti, con un focus specifico sulla filiera agroalimentare. Ampio spazio è stato dedicato agli incontri individuali sulle tematiche di interesse per l’attività produttiva e sulle possibilità di finanziamento esistenti nei paesi target


attualità

Aziende confiscate alla mafia: si deve fare di più di Paolo Orofino

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l presidente di Confindustria Calabria, Giuseppe Speziali, la scorsa estate ha sollevato con forza il grave problema del non adeguato sfruttamento dei beni confiscati alle cosche mafiose. A seguire, sulla questione vi sono state altre autorevoli prese di posizione provenienti dal sindacato, dalla magistratura, dall’Ordine dei commercialisti. «Ho registrato con molto interesse – ha detto Speziali – i recenti autorevoli e propositivi interventi arrivati da più settori per addivenire alla soluzione di

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un serio problema di grande attualità e che va affrontato con determinazione, perché ripeto non è una questione di poco conto. E per capirlo, basta leggere i numeri ufficiali divulgati dalla Agenzia Nazionale per la gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata. Questi numeri danno l’idea del potenziale impatto che la problematica ha sull’economia della nostra regione. Quasi 1700 immobili gestiti e soprattutto 161 aziende poste sotto sequestro o confiscate. Ma il dato preoccupante è che solo il 30% delle aziende gestite dalla suddetta Agenzia, rimane effettivamente attiva e da destinare, mentre le altre sono interessate da procedure di liquidazione, quasi tutte senza dipenden-

ti, o da procedura sospesa che prevede comunque l’inattività dell’azienda. Si capisce bene, quindi – ha puntualizzato il presidente degli industriali calabresi – come un gran numero di aziende che potenzialmente potrebbero rientrare nel circuito “legale” dell’economia, con evidenti positive ricadute in termini di attività ed occupazione, vengano di fatto chiuse. Con ciò evidenziando situazioni di grande criticità sia rispetto ai lavoratori fino ad allora occupati nelle aziende che ai fornitori di beni e servizi». Il presidente di Confindustria Calabria, punta l’indice contro le amministrazioni giudiziarie. «Spesso le amministrazioni giudiziarie vengono affidate


attualità

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Spesso le amministrazioni giudiziarie vengono affidate a professionisti magari impeccabili nella consulenza di aziende “normali”, ma che non hanno sufficiente esperienza e personalità per amministrare in situazioni che sicuramente hanno insite criticità particolari» a professionisti magari impeccabili nella consulenza di aziende “normali”, ma che non hanno sufficiente esperienza e personalità per amministrare in situazioni, che sicuramente hanno insite criticità particolari». Giuseppe Speziali indica poi la strada che a suo avviso andrebbe intrapresa per superare certe criticità, specificando tre punti. «Ritengo – prosegue il presidente di Confindustria Calabria – che per scongiurare la chiusura aziendale, sarebbe necessario intervenire e, per come ha d’altronde suggerito la stessa Agenzia, assumere provvedimenti sul piano normativo in tre direzioni. La costituzione di un fondo rotativo, magari anche sotto forma di fondo di garanzia, che serva a finanziare le aziende sottoposte a gestione e che, paradossalmente, spesso subiscono la revoca degli affidamenti da parte degli istituti di credito. Il secondo punto, riguarda la drastica riduzione delle commesse in caso di sequestro e confisca dell’azienda. In questo caso si potrebbe prevedere una

sinergia tra queste aziende e una rete di aziende “virtuose”, magari con la mediazione delle Associazioni imprenditoriali di categoria, quali Confindustria, che con adeguate garanzie possano assicurare alle aziende ex mafiose un regolare flusso di commesse che consentirebbe alle stesse di rientrare nel circuito della legalità. Inoltre, per le aziende ex-mafiose sarebbe assolutamente opportuno ridurre il cosiddetto “costo della legalità” dato dall’emersione della attività economica nella sfera della legittimità quale, a titolo d’esempio, la regolare fatturazione dei beni e servizi prodotti o la regolarità contributiva e previdenziale del personale occupato. Questo potrebbe avvenire attraverso una, seppur limitata nel tempo, defiscalizzazione delle aziende sequestrate e confiscate e con la decontribuzione della forza lavoro presente per poter mantenere o addirittura aumentare i livelli occupazionali nelle stesse aziende. Ma la cosa forse più importante – rimarca Speziali – è garantire, dopo il periodo più o meno lungo di “risanamento” l’approdo dell’azienda ad una cessione sul mercato attraverso meccanismi di regolamentazione che, ovviamente, siano i più trasparenti possibili e che siano adeguatamente normati. Questo misurerebbe concretamente l’efficacia dell’azione gestionale affidata allo Stato». Giuseppe Speziali conclude illustrando che tipo di contributo concreto potrà dare Confindustria Calabria per agevolare il riutilizzo e il rilancio delle proprietà confiscate. «Innanzitutto – anche attraverso la collaborazione e il coordinamento del delegato per la legalità Antonello Montante che, tra altro, è anche presidente di Confindustria Sicilia e da

sempre in prima linea sui temi della legalità – fare in modo che le proposte sopra esplicitate possano essere accolte dal legislatore nazionale. Poi riprendere – e in ciò proponendosi come Confindustria Calabria quale interlocutori privilegiati – il protocollo d’intesa tra ANBSC, Assolombarda e ALDAI (Associazione Lombarda Dirigente Aziende Industriali) il quale prevede che i dirigenti industriali milanesi si possano affiancare alla ANBSC ed alle amministrazioni giudiziali anche e soprattutto per la formazione di professionalità atte al miglioramento delle gestioni aziendali. Anche questo per noi significa fare sistema». •

Giuseppe Speziali

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attualità

Formati i dirigenti del futuro. Quando potranno dare il loro contributo alla causa calabrese?

di Danilo Colacino

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ome si forma il dirigente pubblico perfetto, o quasi, del futuro? Con talento, innovazione e creatività. E già, perché sono stati questi i tre sostantivi usati per definire la prima edizione del master in Management delle P.A., che la Regione Calabria ha varato pochi anni orsono aderendo all’iniziativa dei corsi tenuti da Sda Bocconi di Milano e dalla Luiss Guido Carli di Roma. Percorsi formativi post-laurea che hanno consentito a un nutrito gruppo di giovani e brillanti menti calabresi di acquisire nozioni relative al funzionamento della stessa pubblica amministrazione. L’obiettivo del programma bocconiano

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e dell’altrettanto prestigioso Ateneo capitolino era, anzi è, di contribuire a un progetto di rinnovamento del modo di operare all’interno dell’ente e di altre strutture portato avanti da professionisti in grado di coordinare processi di consumo delle risorse e di erogazione dei servizi, vale a dire azioni di elevata complessità manageriale che si possono eseguire al meglio soltanto sulla base di solide conoscenze e adeguate capacità di gestione. Ecco perché da Palazzo Alemanni era partito l’input di redigere un bando rivolto a quanti avessero conseguito un titolo accademico con il massimo dei voti, autorevolmente candidati a diventare i quadri del domani, affinché mettessero le loro doti a disposizione delle istituzioni della terra natia. Una realtà peraltro tanto bisognosa

di essere sostenuta da un apparato burocratico snello, ma all’altezza della situazione. Il riferimento è a strutture informatizzate e sempre efficienti, in


attualità mano a funzionari di alto profilo malgrado la limitata “esperienza sul campo” sopperita però da un’eccellente formazione nelle migliori Università italiane. Nel bando, tuttavia, non c’era un preciso impegno all’assorbimento di questi ragazzi, che però nutrivano, e nutrono tuttora, delle legittime aspettative di entrare a far parte della macchina burocratica regionale. E non può naturalmente bastargli lo stage, pur importante, fatto nei mesi scorsi in vari Dipartimenti dell’ente presieduto da Giuseppe Scopelliti. Un’esperienza significativa attraverso la quale hanno cominciato a respirare l’aria di strutture complesse in cui hanno avuto contezza delle responsabilità da cui sono gravati funzionari e dirigenti ma anche della mole di atti e provvedimenti da redigere e adottare. Ma a tutto ciò deve necessariamente seguire un collocamento nei gangli amministrativi regionali. Altrimenti sarà stato tutto inutile, dovendo ancora una volta assistere all’esodo di massa di giovani professionisti che sono giocoforza costretti ad emigrare dalla Calabria in cerca di una collocazione lavorativa all’altezza del loro bagaglio culturale del know-how acquisito in tanti anni di studio e di tirocinio. Senza contare che gli ambiti prioritari d’intervento scelti (ovvero Trasporti e Logistica; Beni culturali; Tecnologie della salute; Filiere agroalimentari di qualità; Tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni; Energie rinnovabili ed efficienza energetica; Tecnologie per la gestione sostenibile delle risorse ambientali; Tecnologie dei materiali e delle produzioni nonché Risorse acquatiche e filiere alimentari della pesca) sono strategici per una terra come la Calabria, ma non solo.

Ingenti anche le risorse impiegate per finanziare i master con un impegno di spesa da parte della Regione di ben 8 milioni di euro serviti a pagare il rateo di 20 mila euro a carico di ogni professionista per l’adesione al corso. Senza contare che il governatore in prima persona si è molto adoperato per sostenere il piano, tenendo appunto a valorizzare le eccellenze di “casa nostra” anche sotto forma di intelligenze da mettere a disposizione della collettività per favorire un processo di crescita e sviluppo in una realtà purtroppo depressa. Ragion per cui ci si attende che ai comunque nobili intenti seguano però i fatti. Decisioni concrete. In caso contrario rischierebbero di essere vanificati anche gli sforzi compiuti e i sacrifici affrontati dai diretti interessati che hanno impiegato tanto tempo e preziose energie, recandosi persino a Roma per un periodo di tempo ed essendo a lungo a disposizione dei diversi settori regionali. E non avrebbe potuto essere altrimenti, considerato che nella stessa brochure della Bocconi, il master veniva peraltro definito come un corso utile a comprendere le strutture e le caratteristiche della P.A., cogliendo le implicazioni di policy e di management per tutte le classi di aziende. Ma anche un iter mediante cui acquisire utilità di gestione nel contesto pubblico ed essere aiutati a progettare e attuare politiche efficaci nel contesto regionale di riferimento, capaci di tener conto delle compatibilità econo-

miche, istituzionali e culturali. Nozioni che i partecipanti hanno dapprima assimilato e poi, come premesso, affinato, misurandosi sul campo. Adesso, tuttavia, bisognerebbe compiere il passaggio finale, quello determinante e naturalmente demandato alla Regione che dovrebbe - pur con tutte le comprensibili difficoltà del caso - procedere all’inquadramento di elementi di prim’ordine. Giovani che l’ente stesso ha voluto formare al fine di potersi avvalere della loro preziosa collaborazione futura. Sarebbe di conseguenza insensato andare nella direzione opposta. •

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attualità

Chiude il Tribunale di Rossano. Ma c’è ancora chi spera di Paolo Orofino

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ll’insegna della “spending review” dopo una lunga battaglia il Governo ha materialmente ultimato la fase di chiusura del tribunale di Rossano, accorpato a quello di Castrovillari. Ma c’è ancora un lumicino di speranza, dato dalla decisione del Tar della Calabria, che in extremis ed in via cautelare, ha disposto la sospensiva del provvedimento di chiusura definitiva del Palazzo di Giustizia rossanese, bloccando di fatto, il trasloco, di una parte dei fascicoli relativi ai procedimenti penali e civili

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pendenti, disposto dal presidente del tribunale di Castrovillari. In attesa del giudizio di merito sulla questione, nella città ionica e nell’intero circondario del basso Ionio cosentino si continua a sperare per il mantenimento in vita del presidio di legalità in una zona esposta all’azione della criminalità organizzata. Ma la strada appare davvero tutta in salita senza che nemmeno si possa intravedere la meta. Anche perché qualsiasi sia la futura sentenza di merito del Tar, questa non andrà ad intaccare il decreto legge che ha regolato la riduzione dei

tribunali in tutta Italia. Per cercare di salvare il tribunale di Rossano si è mosso anche il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, il quale ha chiamato in causa direttamente il Presidente del Consiglio, Enrico Letta ed il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri chiedendo ad entrambi di rivedere la riforma, sulla base del preciso impegno della Regione a sobbarcarsi le spese di gestione del presidio. «Sento il dovere, quale Governatore della Regione Calabria – ha scritto Sco-


attualità

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Nella città ionica e nell’intero circondario del basso Ionio cosentino si continua a sperare per il mantenimento in vita del presidio di legalità in una zona esposta all’azione della criminalità organizzata»

pelliti nella missiva inviata al premier – di ritornare sulla ben nota vicenda del Tribunale di Rossano. L'appresa notizia, dell’accresciuta tensione lungo la fascia del territorio ionico cosentino culminata con l’occupazione del Tribunale di Rossano e della strada statale 106 con notevole compromissione dello svolgimento delle attività lavorative produttive e sociali, mi induce, per doveroso senso di responsabilità, a ribadire e se possibile a formalizzare l'assunto impegno della Regione Calabria a far fronte con propri fondi di bilancio alle spese di ge-

stione dello storico presidio di giustizia, assumendone i relativi costi da quali quindi sarebbe esonerato il Ministero di Giustizia (…). Le ragioni che inducono a perorare la benevola attenzione delle SS.LL. sul mantenimento in vita del già citato tribunale, sono state ampiamente documentate e sicuramente giustificano, ancor più alla luce dell’assunto impegno finanziario, quanto meno la concessione di moratoria integrale per consentire adeguata valutazione nel biennio di osservazione (...). Solo alla fine del biennio – prosegue la lettera del

governatore Scopelliti – che si potranno assumere definitive determinazioni corrette e motivate sulla soppressione o mantenimento in vita del suddetto ufficio giudiziario (…) che serve un notevole bacino di utenza con enormi difficoltà logistiche e con un elevato indice di criminalità sia comune, che organizzata». Intanto, lo scorso 24 settembre, durante una seduta del Consiglio regionale, è stata votata all’unanimità, la proposta di referendum per evitare la chiusura del tribunale ionico. Una possibile soluzione questa, che, in base all’articolo 75 della Costituzione, deve passare attraverso l’adesione di altri quattro consigli regionali, oltre a quello calabrese. L’obiettivo della proposta di referendum, è quello di annullare le disposizioni della legge 148 e dei decreti legislativi 155 e 156. «L’accorpamento del tribunale di Rossano a quello di Castrovillari – ha dichiarato il consigliere regionale del Pdl, Giuseppe Caputo, in prima linea nella battaglia per salvare l’esistenza del palazzo di Giustizia – rappresenterebbe una soluzione illegittima e irrealizzabile, in quanto viola le disposizioni della legge 148». Sulla questione si è fatto sentire anche il consigliere regionale dell’Udc, Gianluca Gallo. «Con la chiusura del tribunale di Rossano – ha detto – operante su un territorio dove sono presenti forti consorterie criminali, i risparmi che si otterranno sono irrisori. Tra l’altro il ministero dovrà spiegarci quanto costerà trasferire i detenuti dal carcere di Rossano a quello di Castrovillari». L’esponente dell’Udc ha centrato uno degli aspetti fondamentali della vicenda, ponendo all’attenzione del Governo la questione dell’effettivo risparmio che si ricaverà dall’operazione di chiusura disposta. Un risparmio tutto da calcolare e non “scontato” per una “spending review” che su Rossano rischia di ottenere l’effetto contrario. •

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attualità

Comitato regionale Piccola Industria, nominati i quattro vicepresidenti S

i è svolta nel salone degli Industriali di Reggio Calabria l’assemblea regionale del Comitato Piccola Industria. Alla riunione, coordinata dal presidente Aldo Ferrara,  hanno partecipato i massimi rappresentanti degli organi provinciali del Comitato e i relativi delegati, che hanno proceduto alla elezione dei quattro vicepresidenti, ciascuno dei quali espressione di una sezione territoriale. Si tratta di  Paolo Falzea  (Reggio Calabria),  Demetrio Metallo  (Cosenza),  Alessandro Cuomo  (Crotone) e  Domenico Calafati (Vibo Valentia). Ma l'incontro ha

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rappresentato anche l'occasione per presentare il nuovo vicepresidente del comitato reggino della Piccola Industria, Samuele Furfaro, recentemente premiato per la sua proposta imprenditoriale nell'ambito della manifestazione "Start cup Calabria 2013". La difficile congiuntura economica non poteva che essere uno degli argomenti più attuali fra quelli posti all’ordine del giorno. Gli imprenditori del Comitato Piccola Industria hanno analizzato le difficoltà che interessano da vicino il territorio calabrese e indicato le vie da percorrere per una reale ripresa del ciclo economico. In tal senso sono state individuate alcune aree strategiche per la programmazione comunitaria per il periodo 2014 - 2020, tra cui gli interventi sul fronte della legalità, del turismo,   dei trasporti e delle start up. 

Aldo Ferrara, presidente regionale Piccola Industria numero 4 - 2013


attualità

Nel corso dell’assemblea è stata inoltre rimarcata la necessità di individuare le azioni strategiche necessarie per restituire competitività al sistema produttivo: la facilitazione dell’accesso al credito tramite i Fondi di garanzia, l’incentivazione del settore manifatturiero (legno, agroalimentare, metalmeccanico), delle start up innovative e delle reti di impresa. La riunione, inoltre, ha fatto emergere ancora una volta la necessità di non disperdere gli ingenti finanziamenti provenienti dall’Unione Europea, come già successo negli anni scorsi, e l’esigenza, prima di spendere le risorse stesse, di redigere una “road map” con l'indicazione chiara del modello economico su cui fondare il futuro della Calabria. Tutto ciò al fine di concentrare gli investimenti su progetti imprenditoriali di ampia prospettiva. «La cronica incapacità delle classi dirigenti di affrontare in modo obiettivo ed adeguato la devastante crisi che ci sta attanagliando ormai da anni – ha affermato Filippo Arecchi, presidente del Comitato Piccola Industria di Reggio Calabria – ci spinge ad agire in maniera risoluta e a sollecitare opportune contromisure per rimediare a ciò che sta succedendo soprattutto nello scenario locale, caratterizzato da una profonda stagnazione dei consumi e dalla mancanza di nuovi investimenti. La programmazione comunitaria – prosegue l'industriale reggino – pur essendo un’occasione da cogliere al volo, non è l’unica soluzione possibile per il rilancio dell’economia. Occorre infatti sostenere i redditi con interventi mirati alla riduzione del

costo del lavoro, che favoriscano sia le imprese che i dipendenti. Il sostegno al reddito è l’unico possibile traino dei consumi e questi ultimi fungeranno da stimolo all’avvio di investimenti importanti da parte delle imprese, che non siano, quindi, fini a loro stessi. Non possiamo attendere oltre – ha concluso Arecchi – il nostro Paese e la nostra regione non sono più competitivi rispetto

capitali esteri». Nel corso dell’assemblea, gli intervenuti sono stati omaggiati con alcune eccellenze tipiche della provincia di Reggio, offerti dall’azienda vinicola Tramontana, dall’oleificio Capogreco e dalla Mauro Caffè. •

a molti altri Stati esteri. Bisogna agire anche sul fronte dello snellimento della burocrazia statale e regionale che molto spesso costituisce un deterrente per l’attrazione di

Filippo Arecchi presidente Piccola Industria Reggio Calabria numero 4 - 2013

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attualità

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resieduto da Marcello Gaglioti si è riunito il Consiglio di Amministrazione della LameziaEuropa SpA. Ai lavori hanno partecipato il vicepresidente Daniela Tolomeo ed i consiglieri Tommaso Stanizzi e Giovanni Talarico, per il Collegio Sindacale il presidente Mario Antonini, il dirigente Tullio Rispoli. In particolare il Consiglio, dopo una relazione del presidente Gaglioti sulle attività societarie svolte nel periodo maggio-luglio 2013, si è soffermato sui risultati della partecipazione ad Eire Milano 2013 ed ha condiviso un percorso operativo per i prossimi mesi finalizzato alla promozione delle aree a livello nazionale ed internazionale sulla base del progetto waterfront. Il presidente Gaglioti ed il dirigente Rispoli presenti ad Eire 2013 hanno evidenziato che si è trattato di una esperienza molto positiva grazie alla ottima organizzazione GEFI, alla presenza qualificata di operatori ed investitori del real estate nazionale ed internazionale, allo stand Calabria predisposto da Unioncamere Calabria e Regione. Nel corso dell’evento sono stati avviati importanti contatti con società che operano nel settore degli investimenti immobiliari, turistici, retail a livello nazionale ed internazionale. Tra i visitatori istituzionali dello spazio Lameziaeuropa, presso l'elegante e funzionale stand allestito da Regione Calabria e Unioncamere Calabria, l'assessore regionale alla Internazionalizzazione on. Luigi Fedele, il patron di Eire 2013 Antonio Intiglietta, il presidente Nazionale ANCE Paolo Buzzetti, gli assessori comunali di Lamezia Terme Francesco Cicione e Rosario Piccioni. Molto importante l'apporto di Progetto Turismo guidato da Emilio Valdameri che ha curato insieme a GEFI il book on line “Tourism in Italy” in cui è inserito,

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Riunito il cda di LameziaEuropa: Positiva esperienza ad Eire 2013

Avviati importanti rapporti. Fondamentali per il progetto waterfront: adozione PSC, potenziamento aeroporto e cofinanziamento contratti di sviluppo con fondi dedicati POR 2014-2020


attualità

Il presidente Gaglioti con il presidente Ance Buzzetti

fra i 32 progetti italiani del Real Estate selezionati, anche il progetto di sviluppo Waterfront Lameziaeuropa, unico elaborato calabrese. La società LameziaEuropa richiederà a Regione Calabria, Assessorati Internazionalizzazione e Attività Produttive ed Unioncamere Calabria l’istituzione di un tavolo tecnico di lavoro per la programmazione della partecipazione a fiere del settore con stand unitario per l’anno 2014 : CANNES (marzo) – Milano Eire 2014 (Giugno) – Monaco (Ottobre) e la definizione di un parco progetti di sviluppo a carattere regionale immediatamente presentabile sui mercati nazionali ed internazionali per la valorizzazione del patrimonio immobiliare calabrese e l’attrazione di investimenti in coerenza con il progetto del Governo “Destinazione Italia”, operativo da settembre 2013, e gestito dai Ministeri competenti e dalla Presidenza del Consiglio con Invitalia per l’attrazione di nuovi investimenti esteri in Italia. A tal fine LameziaEuropa richiederà alla Regione Calabria ed al Tavolo del Partenariato di cofinanziare con 10/15 milioni all’anno a partire dal 2014, con fondi della nuova programmazione comunitaria 2014 – 2020, i Contratti di Sviluppo in settori strategici per lo sviluppo

Marcello Gaglioti con l'Assessore Fedele

regionale quali il Turismo e l’Agroalimentare di Qualità. Sulla base dell’esperienza di Eire 2013, per il presidente Marcello Gaglioti ed il dirigente Tullio Rispoli, risulta di fondamentale importanza ai fini della realizzazione del progetto waterfront l’accrescimento del ruolo di Hub Turistico dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, fondamentale punto di forza attualmente esistente per il nostro territorio ai fini di un concreto sviluppo turistico con il mantenimento e rafforzamento della presenza di compagnie e voli low cost, inoltre, fondamentale è l’approvazione in tempi rapidi da parte del Consiglio Comunale di Lamezia Terme del PSC con relativo accordo di programma che prevede, in particolare, la destinazione turistica dell’area waterfront e l’impegno del Comune al rilascio delle autorizzazioni entro 180 giorni dalla presentazione della progettazione esecutiva di nuovi interventi da realizzare sull’area. •

Il presidente Gaglioti con il patron Eire Intiglietta ed operatori del real estate

Gaglioti e Rispoli con gli assessori comunali Cicione e Piccioni

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attualità

Un Master pensato per chi lavora in azienda L’Executive MBA dell’Università della Calabria

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na importante novità arricchisce l’offerta formativa per laureati, presso l’Università della Calabria, nell’anno accademico 2013-14: l’Executive Master in Business Administration (EMBA). L’EMBA rappresenta una duplice novità nel panorama dell’offerta di alta formazione. Anzitutto, si tratta di un Master pensato appositamente per chi già lavora in azienda in posizioni di media e alta responsabilità manageriale, e che quindi tiene conto della necessità di rimanere in azienda durante la settimana lavorativa; per venire incontro a tale esigenza gran parte della didattica d’aula si svolgerà un solo giorno a settimana (alternando il venerdì e il sabato, non tutte le settimane), mentre circa il 25% delle altre attività saranno svolte a distanza (distance learning). Il secondo aspetto di novità è rappresentato dal taglio delle attività didattiche, specificamente disegnate per consentire ai partecipanti di “portare a casa” uno strumento applicativo, da utilizzare immediatamente in azienda, per ciascuno degli argomenti

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trattati durante il Master. Da questo punto di vista, la finalità generale dell’Executive Master in Business Administration è di offrire un percorso attraverso cui le imprese possano fare crescere i propri quadri medio-alto manageriali “in casa”, senza dover ricorrere a figure esterne e senza il supporto di attività consulenziali. I contenuti dell’EMBA mirano a coprire tutte le aree della moderna gestione manageriale delle imprese e, in particolare, spaziano dall’Analisi Strategica e Competitiva al Marketing, dalla Corporate Finance ai temi di Accounting, Bilancio e Controllo di gestione; dal Banking al Business Planning, e dallo Human Resource Management fino all’Operations Management. Insieme alle attività didattiche vi è poi l’opportunità di svolgere un progetto sul campo all’interno della propria azienda, attraverso cui i partecipanti al Master potranno applicare i contenuti appresi in aula ad uno specifico aspetto della gestione d’impresa. La redazione di un sintetico report conclusivo permetterà ai partecipanti di completare il percorso di cresci-

Andrea Lanza

ta previsto dall’EMBA. Può partecipare all’EMBA chiunque sia in possesso della laurea, in qualsiasi disciplina, ottenuta secondo gli ordinamenti attuali o previgenti. La domanda di ammissione dovrà essere compilata solo attraverso il sito web: http://www. segreterie.unical.it entro e non oltre il 30/11/2013. La quota di iscrizione è pari a 4.500,00 euro da versare in due soluzioni. Agli iscritti che avranno completato il Master verrà rilasciato il titolo di master universitario di II livello “Executive Master in Business Administration”, del valore di 60 CFU. Considerando il costo di iscrizione (che è volutamente inferiore di circa la metà rispetto ai programmi simili offerti da altre università del centro e nord Italia) e che non occorre sostenere spese residenziali, l’EMBA rappresenta una soluzione unica per consentire alle persone che lavorano di crescere senza interrompere la propria attività. •


attualità

La liquirizia più buona è calabrese: si chiama

Amarelli

Intervista all’amministratore delegato dell’azienda di Rossano nata nel 1731

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ici liquirizia e pensi subito “Amarelli”. L’associazione di idee è ovvia. Del resto il sito dell’azienda di Rossano, nella sua home page, ricorda a tutti che “Amarelli è la liquirizia dal 1731”. Quasi tre secoli di storia che ha consentito a questa impresa di affermarsi ben aldilà dei confini regionali. Dal 2003 Fortunato Amarelli ricopre il ruolo di amministratore delegato. Chi, allora, meglio di lui può spiegare il successo di questo marchio? Una breve chiacchierata, cominciando dall’idea imprenditoriale: com’è che Amarelli diventa sinonimo di liquirizia? «La nostra azienda è nata circa tre secoli fa, gli Amarelli come altre famiglie aristocratiche calabresi erano proprietari di un va-

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sto latifondo, dal quale producevano ulive, vite, grano e liquirizia, quest’ultima, selvatica ed infestante, al contrario degli altri prodotti, cresceva solo in Calabria questo la rendeva estremamente ricercata in Italia ed all’estero, soprattutto per le sue qualità medicamentose, solo nel 700 viene iniziata la trasformazione in succo ed in pastiglie. Nel primo cinquantennio del settecento, insieme al nostro stabilimento nascono in Calabria circa 80 aziende di liquirizia, per oltre un secolo la Calabria diventerà per tutto il mondo sinonimo di liquirizia. Di quel grande distretto industriale oggi restiamo solo noi». La liquirizia calabrese ha delle particolarità rispetto alle altre produzioni? E se sì perché?

«Il nome scientifico della liquirizia è Glicirizia Glabra che in greco antico significa radice dolce. Il succo contenuto nella radice è un dolcificante naturale, è


attualità selvatica infestante e difficilmente attecchisce fuori dalle aree geografiche autoctone, la Calabria per l’Italia , la Grecia la Turchia l’india e la Cina. La liquirizia Calabrese è considerata da tutti la più dolce». La vostra liquirizia arriva da terre di vostra proprietà o la acquistate da altri?

«Purtroppo o per fortuna non possediamo più il latifondo settecentesco, sarebbe impossibile assolvere alle nostre esigenze di materia prima con la liquirizia che nasce nei nostri terreni, l’ acquistiamo, in gran parte nella piana di Sibari ma anche nella Valle del Crati fin quasi a Rende. Il trasporto incide molto sul prezzo della radice di liquirizia, questo ci porta a prediligere i terreni più vicini all’azienda». Ma esiste una dop per la liquirizia che, in qualche modo, ne certifichi la qualità e la tuteli?

«Da qualche anno esiste la dop liquirizia di Calabria. Esistono un infinità di marchi di tutela in Calabria, non mi sembra siano serviti a molto. Serve invece costruire una cultura della legalità che investa tutte le aziende dell’agroalimentare. Il cliente non ama essere imbrogliato, questi marchi servono solo a chi non è riuscito a costruire una propria credibilità, ma è come nascondersi dietro un dito. La fiducia del cliente si costruisce anno dopo anno non servono artifici». Quante altre aziende producono in Italia liquirizia?

«Dovremmo essere 4 forse 5, ovviamente ho considerato solo le aziende che producono liquirizia pura partendo dalla radice». Ci dà qualche numero relativamente alle regione in cui esportate di più ed eventualmente anche sulle nazioni del mondo in cui il vostro marchio è presente?

«Grazie al lavoro intenso di mia sorella Margherita, direttore commerciale e di 40 agenti e 3 capoarea il mercato interno oggi si può dire più che consolidato. Importantissime sono le partnership con

i grandi clienti direzionali come Eatitaly, Mycheff, ecc., all’estero vendiamo in 15 paesi fra cui l’Australia e Nuova Zelanda. Nuovi mercati stanno nascendo in Giappone, Cina, Corea Russia ed Emirati. Il mondo non è mai stato così piccolo: l’export è finalmente facile, il made in Itlay non può perdere quest’occasione». Dal punto di vista culinario, la liquirizia comincia ad avere nuovi impieghi: che diffusione sta avendo la radice nella cucina di qualità?

«Non c’è mai piaciuta l’idea di essere confinati nel mondo delle caramelle, da sempre anche le generazione che mi hanno preceduto hanno provato a declinare il gusto della liquirizia, in modi diversi da quelli più consueti stimolando chef di fama mondiale, come Don Alfonso Iaccarino e cuochi amatoriali come i numerosi food blogger che ci seguono da anni a sperimentare un prodotto che sposa il dolce quanto il salato».

Avete realizzato un museo sulla liquirizia: come è nata l’idea, cosa si trova al suo interno e dal punto di vista dei visitatori come sta andando?

«Il museo della liquirizia Giorgio Amarelli è stato inaugurato nel luglio del 2001 per raccontare la storia di un distretto industriale antelitteram che nel 700 contava cira 80 aziende di liquirizia, essendo testimoni ultimi di questa importante storia di imprenditorialità calabrese, non potevamo esimerci dal raccontarla. L’investimento è stato poderoso sia in termini econo-

mici che organizzativi, oggi è il secondo museo d’impresa più visitato d’Italia, vincitore del premio Guggenaim impresa cultura. Poste italiane gli ha dedicato un francobollo nel 2004». La storia della sua azienda dice che in Calabria si può. Ma cosa serve per riuscire?

«Qualche anno fa incontrai in un convegno in Calabria uno dei fondatori di Vitaminic, grande precursore della vendita di musica su internet. All’ennesima lamentela di carenza infrastrutturale, esordì dicendo “l’unica infrastruttura necessaria per fare business è una presa telefonica” in realtà non è cosi, ma un vero imprenditore deve riuscire a guardare oltre i problemi strutturali. In Calabria si può, bisogna puntare su legalità, cultura d’impresa, ed export. Non esiste una vera ricetta per fare l’imprenditore, ma ascoltando e leggendo casi di successo ci si accorge subito che ci vuole tanta caparbietà ed energia».

Cosa si aspetta dal Governo?

«Mi aspetterei un premio per chi esporta, una nuova legge per la gestione e l’efficientemento dei beni culturali unica grande risorsa Italiana, mi aspetterei le grandi riforme nel settore della Giustizia, Sanità, Walfare, mi aspetterei la diminuzione del cuneo fiscale che limita la competitività delle aziende e impoverisce i lavoratori. l’Italia è ancora la settima potenza industriale del mondo e nel mondo ci sono quattro miliardi di potenziali clienti, siamo in tempo per invertire la tendenza, ma bisogna accorciare i tempi o sarà la fine». •

Fortunato Amarelli numero 4 - 2013

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attualità

Autunno, tempo di vendemmia La viticoltura: un'occasione per l'economia calabrese? Basterebbe crederci!

L

a Calabria ha un forte carattere vinicolo, anche se sono in molti a non saperlo, ma qualcosa sta cambiando. La regione sta uscendo pian piano fuori ed inizia a scoprire i suoi assi nella manica. A spiegarlo è Giancarlo Rafele dell'Associazione Italiana Sommelier. Terra di antichissima tradizione vitivinicola, la Calabria solo negli ultimi dieci anni è tornata ad alti livelli. Si è deciso, finalmente, di puntare sulla qualità?

«La nostra viticoltura paga un prezzo troppo alto per le scelte, anche politiche, attuate nei decenni passati. Debbo dare atto, però, che negli ultimi anni i produttori hanno iniziato un lento processo di svolta che pian piano sta dando i suoi risultati. L’alta densità d’impianto e la bassa resa per ceppo, per esempio, sono concetti ormai ben chiari ai nostri produttori. Certo, in alcuni casi rimane tanto da lavorare ancora sulle tecniche di vinificazione, ma siamo sicuramente sulla buona strada».

Un errore del passato potrebbe essere stata l'incapacità dei produttori regionali di fare squadra?

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«Questo è un problema che riguarda non soltanto le aziende vinicole. In Calabria fanno giocoforza i campanilismi, la difficoltà di lavorare in rete e di creare coesione. Il lavoro di rete, invece, è fondamentale ed imprescindibile Lidia Matera-Tenuta Terre Nobili dallo sviluppo di ogni comunità locale. Basta osservare quello che è succesquattro vini appartenenti ad aziende so a Cosenza. È stato il lavoro di squa(Ceraudo, iGreco, Librandi, Viola) dra a portare alla nascita della nuova ormai affermate sul mercato nazionale. denominazione “Terre di Cosenza” e Per rimanere in tema di guide ed in attea far sì che, anche grazie al lavoro casa di conoscere anche i famosi “Grappillare dell’Associazione Italiana Sompoli” assegnati da Bibenda, bisogna melier della Calabria, la stessa sia orsegnalare, per opportuna par condicio, mai conosciuta e riconosciuta a livello anche i vini di Francesco De Franco e nazionale». Sergio Arcuri che hanno appena ottePer la Calabria questo è un momento nuto la “Chiocciola” nella guida Slow magico, lo testimoniano i Tre Bicchieri Wine 2014. Certo, l’utilità delle guide assegnati dal Gambero Rosso a quattro per i consumatori finali, almeno a piccovini calabresi. le dosi, è innegabile, ma lo è sicuramen«Si tratta di un riconoscimento a te di più per i produttori. Ci sono vini,


attualità

Ninni Tramontana al lavoro in vigna

e di conseguenza aziende, che vivono ancora sugli allori di riconoscimenti ottenuti in passato. Ma i produttori più accorti sanno che i bicchieri, così come i grappoli, le chiocciole ed i punteggi assegnati dalle varie guide, lasciano il tempo che trovano (tutti abbiamo chiaro in mente il film Mondovino di Nossiter) e che i professionisti del settore e gli appassionati, i cosiddetti “wine lover”, esigono altro. In un mercato variegato ed aggressivo nel quale si affacciano ogni anno centinaia di migliaia di etichette provenienti da ogni angolo del pianeta (basti pensare che le enoteche italiane hanno in media 1.112 vini nei propri scaffali), sono i rapporti interpersonali quelli che fanno la differenza ed in questo, alcuni nostri produttori, hanno ancora tanto da imparare». Dal primo di agosto i vini delle cantine Lento volano a bordo della Magnifica, la classe business dei voli intercontinentali di Alitalia. Un traguardo importante anche se la Calabria, con i suoi

12.500 ettari vitati e i circa 400.000 ettolitri prodotti, soffre ancora di scarsa visibilità sul mercato nazionale ed estero e solo in rari casi viene identificata come area vitivinicola d'eccellenza.

«È un risultato importante non soltanto per la famiglia Lento ma per l’intera Calabria. La nostra terra ha assoluto bisogno di visibilità. È importante che ci sia un vino calabrese sugli aerei Alitalia, così com’è importante la presenza, per esempio, dell’olio iGreco nei Mc Donald’s. Dice bene, la Calabria non viene identificata quale area vinicola d’eccellenza e questo mi ricorda quando i miei genitori venivano agli incontri scuola-famiglia: “Il ragazzo potrebbe fare molto di più”. Il rischio è quello di farci rimanere cucita addosso l’etichetta di “terra dalle potenzialità inespresse”».

Come risulta distribuita la produzione vitivinicola sul territorio calabrese e quali sono le zone in crescita?

«Cirò, ovviamente, la fa da padrona

quantomeno in termini quantitativi ma tanta ed eterogenea è la produzione calabrese. Basterebbe farsi un viaggio dal massiccio del Pollino fino allo Stretto di Messina per scoprire una varietà inimmaginabile ed eterogenea di vitigni e vini. Proprio dalle pendici del Pollino inizia la già citata DOC “Terre di Cosenza” che si estende, attraverso le sue sottozone, fino alla Valle del Savuto. Ecco, possiamo affermare che, attualmente, grazie al lavoro di rete a cui accennavo prima, questa è la zona maggiormente in espansione. Dirigendosi verso sud attraversando il fiume Savuto si giunge all’unica denominazione interamente insita nella provincia di Catanzaro, la DOC Lamezia. Continuando il viaggio verso sud lungo la costa tirrenica, non incontriamo zone a forte vocazione vitivinicola fino all’estrema punta dello stivale, ossia fino alla Costa Viola che è caratterizzata dalla presenza di terrazzamenti in pietra a secco, le cosiddette “armacie”. Risalendo, questa ►

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attualità volta lungo la costa ionica, ed attraversando gli antichi ma poco conosciuti “Palmenti di Ferruzzano”, giungiamo nella zona della DOC Greco di Bianco, un vero e proprio tesoro di Calabria che meriterebbe sicuramente maggior attenzione, soprattutto da parte degli stessi produttori. E poi la celeberrima zona della DOC Cirò che, paradossalmente gode e paga, allo tempo stesso, della sua lunga storia. Qui, alle storiche aziende ed a quelle più giovani, già leader del mercato e che vantano una produzione milionaria di bottiglie, si stanno affiancando giovani produttori che investono nella coltivazione biologica e biodinamica di vitigni autoctoni». Abbiamo sentito parlare dell'Enoteca Regionale della Calabria. Cos'è? Cosa si propone di realizzare?

«Bella domanda. E' un’Associazione di diritto privato promossa dalla Regione Calabria attraverso un’apposita legge regionale del 2011 che avrà lo scopo di promuovere e valorizzare i vini regionali. Ricordo ancora le discussioni campanilistiche sulla collocazione della sede. Il Comune di Cirò da una parte, quello di Lamezia dall’altra. Nessun problema. Trovata subito la soluzione, seppur kafkiana: Cirò sede legale, Lamezia Terme sede per l’innovazione tecnologica! Per non scontentare nessuno. E Cosenza, poteva stare a guardare? Nemmeno per sogno. Ed ecco che nasce l’Enoteca Regionale della Provincia di Cosenza. Altro che squadra, altro che Kafka».

Diamo un po' di numeri, in termini di produzione, per far capire l'importanza che il settore potrebbe avere per l'economia regionale.

«La Calabria rappresenta poco meno del 2% della superficie vitata nazionale e appena l’1% del vino prodotto. Una cenerentola sotto questo punto di vista che, però, presenta dei trend positivi che non possono vantare nemmeno alcune regioni che producono dieci volte

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Pierfrancesco Multari (AIS Locri) durante una visita guidata ai produttori di Greco di Bianco

di più. Un grande potenziale, quindi. Molte aziende, poi, hanno intrapreso, sempre con maggiore convinzione, la strada dell’esportazione ed alcune di esse esportano, ormai, oltre l’85% della propria produzione in Giappone, per esempio. La viticoltura potrebbe rappresentare uno dei volani per lo sviluppo e l’economia dell’intera regione. Basterebbe crederci». La delibera della giunta regionale del 27 luglio scorso ha aumentato i numeri dei vitigni ammessi in Calabria, da 33 a 39. Quali sono le novità che porteranno sicuramente un fermento nelle produzioni?

«Montepulciano, Alicante, Syrah, Verdicchio Bianco, Petit Verdot e Zibibbo, questi i sei vitigni che si sono voluti aggiungere a quelli già ammessi. E come ogni novità introdotta, anche questa è stata accolta da sorrisi e mugugni a seconda delle proprie convinzioni, del proprio retaggio culturale, dei propri interessi economici. Una cosa è certa, in un momento in cui tutto il mondo investe sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni, in Calabria si ammettono vitigni che con la Calabria hanno veramente poco a che fare. Lei la com-

prerebbe una DOC calabrese con una percentuale, seppur minima, di Verdicchio? Io sinceramente no. Ma si sa, de gustibus non disputandum est». Autunno, tempo di vendemmia. Come sarà l'annata 2013 per la Calabria?

«Ha mai sentito parlare di qualche annata che non si preannuncia ottima? Anche quest’anno si assiste al solito ritornello. Da una parte le previsioni della stampa e degli organi istituzionali che preannunciano la solita “annata del secolo”, dall’altra taluni produttori che lamentano condizioni climatiche poco favorevoli ed invocano gli aiuti dello Stato. Tutto nella norma, insomma. Noi ci auguriamo che questa vendemmia possa dare degli ottimi frutti. Ne hanno bisogno i produttori, ne hanno bisogno gli enotecari ed i ristoratori, ne hanno bisogno gli appassionati e tutti coloro che credono e vogliono il riscatto della nostra terra. Soltanto unendo le forze di tutti questi attori, la Calabria potrà uscire e scucirsi di dosso quell’etichetta di cui parlavo prima. Ce la possiamo fare. Ma per farlo bisogna avere l’umiltà e la consapevolezza di voler partire da quello che realmente siamo e non da quello che vorremmo essere». •


turismo

Borsa del Turismo di Catanzaro: cibo

e cultura i tesori da non sottovalutare regione che ha ancora molte carte da giocare sulle rotte mondiali. Molti gli apprezzamenti da parte dei partecipanti, accompagnati da preziosi contributi per rendere ottimale ciò che è già buono: vincono su tutto l'ospitalità e la bellezza del paesaggio, selvaggio e incontaminato. Sulle professionalità e sulla capacità di valorizzare, a tavola come nell'intrat-

di Rosalba Paletta

C

ibo, cultura, tradizioni, montagna, coste, parchi, terme e artigianato... : una miscellanea di qualificate proposte ancora una volta ha intrattenuto e sorpreso un numeroso gruppo di buyer internazionali, ospiti della Camera di Camera di Commercio e di PromoCatanzaro lo scorso mese di settembre. Con alleato preziosissimo il clima amabile di fine estate, il nostro territorio provinciale ha accolto più di venti professionisti del turismo provenienti da Nuova Zelanda, Australia, Russia, Veduta lago Passante Sila Piccola Spagna, Germania e tenimento, i nostri tesori abbiamo ancoItalia. Per tre giorni hanno girato in lunra un po' di strada da fare. Ma purtroppo go ed in largo cost to cost, apprezzando già lo sapevamo. A cambiare rispetto aspetti sconosciuti di una porzione di

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al passato sono, invece, l'approccio e la modalità di lettura dei contributi critici. I vertici camerali e l'Azienda Speciale hanno tutta l'intenzione di considerarli spunti utili per un lavoro mirato al perfezionamento, sensibilizzando ulteriormente quanti a vario titolo operano nel settore turistico a continuare sulla strada intrapresa. E, infatti, sono già nuovamente a lavoro per programmare l'edizione 2014 della Borsa del Turismo di Catanzaro, che senz'altro si qualifica come occasione privilegiata e validissima di marketing e promozione. Anche stavolta importantissimo sul piano delle relazioni internazionali è stato il supporto organizzativo di TTG Italia (Gruppo Rimini Fiera), una delle più grandi ed accreditate società


turismo

Foto sopra, gli ospiti accolti nella struttura di Villaggio Mancuso Grand Hotel Parco dei Pini

A sinistra, l'agriturismo CalabrialCubo di Nocera Terinese I buyer fanno shopping in una bottega di prodotti tipici in Sila

che si occupa di comunicazione, informazione ed eventi del settore turistico. Come pure, a livello locale, preziosa è stata la collaborazione offerta dalla Sezione Turismo di Confindustria Catanzaro, presieduta da Giampiero Tauro. In occasione della Borsa, quest'anno destinataria anche del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, è stata anche presentata

una grossa novità per il panorama calabrese, avviata dall'Ente camerale in collaborazione con una istituzione prestigiosa, qual è l'Università Magna Graecia di Catanzaro. Si tratta di un Master che, a partire da questo Anno Accademico, proporrà un percorso formativo in managment del turismo integrato. Interessanti le valutazioni a margine che il Presidente Paolo Abramo, il Segretario

generale Maurizio Ferrara, il Presidente Raffaele Mostaccioli, il professore Rocco Reina e la rappresentante di TTG Italia Adriana Miori hanno fatto nei giorni a seguire. Il Presidente Abramo, nel commentare l'iniziativa per Calabria Economia, ha fra l'altro affermato: «Ancora una volta arriviamo a questo evento dopo un grande lavoro di squadra, sia negli ►

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turismo

Il tavolo conferenza stampa inaugurale, da sinistra Adriana Miori, Rocco Reina, Paolo Abramo, Raffaele Mostaccioli, Maurizio Ferrara e Rosalba Paletta

Uffici camerali, sia sul territorio. Non a caso sono presenti rappresentanti della Sacal, la società di gestione dell'aeroporto internazionale di Lamezia Terme, di cui la CCIAA è socio, come pure sono qui esponenti di Trenitalia e Alitalia. L'importanza dell'agire in sinergia, in settori come il turismo, è più che evidente: ciascuno cresce e si migliora se

Paolo Abramo

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tutti lavoriamo nella stessa direzione. La domanda di viaggi e vacanze – ha spiegato poi Abramo –, stando a quanto riportato sia lo scorso anno, sia in questa ultima edizione dagli operatori internazionali, è sempre più esigente. Un territorio come il nostro, per molti versi ancora sconosciuto, ma ricco di cultura, tradizioni, enogastronomia e prodotti di qualità, ha molte carte ancora da giocare sul tavolo del turismo internazionale, ma è necessario rispettare le regole del gioco. Per questo teniamo molto a compiere assieme agli operatori turistici della nostra provincia un percorso che tenga conto delle tendenze del mercato, in modo da indirizzarli, guidarli e metterli in contatto con operatori internazionali fra i più specializzati, svelando loro ciò che si aspetta il visitatore. Tutto il resto sta al loro mestiere e alla loro arte». Il Segretario Generale dell'Ente, Maurizio Ferrara, ha affermato: «Il fatto che il no-

stro territorio sia ancora per molti aspetti sconosciuto ai mercati internazionali può essere positivo, ma ciò significa che bisogna saperlo mostrare nelle sue molteplici attrazioni, coltivare i rapporti, promuovere occasioni e proposte, cercare di essere presenti nei canali giusti, intercettare tendenze e puntare sul marketing. In questo un contributo prezioso – ha precisato Ferrara – ci è venuto dalla collaborazione con TTG Italia, rappresentata nelle giornate della Borsa da Adriana Miori, che ha spiegato, ad esempio, le grandi potenzialità, ancora inespresse nella loro totalità, della ricchezza culturale ed enogastronomica calabrese, come pure i vantaggi di una offerta destagionalizzata. Aspetti su cui lavoriamo da anni, per esempio diffondendo, in collaborazione con Isnart, la cultura dell'eccellenza tramite l'assegnazione del Marchio di Qualità Ospitalità Italiana per le strutture ricettive meritevoli. Questi sforzi sono tutte tessere di un mosaico che si va via via componendo e sul quale dobbiamo continuare a insistere». Il Presidente di PromoCatanzaro,


turismo

Pubblico di buyer in occasione della conferenza stampa inaugurale del tour

Raffaele Mostaccioli, ha spiegato: «Abbiamo scelto di continuare a puntare sul turismo internazionale perché a prediligere l'Italia sono soprattutto i turisti olandesi, australiani, statunitensi, russi, argentini, canadesi e giapponesi, come ci dicono i dati di Unioncamere e Isnart. E ci dicono che ad attrarli sono soprattutto la nostra cultura e la nostra enogastronomia. Ma la vera sfida per noi è riuscire ad attrarli in Calabria e, ancora più precisamente, nella provincia di Catanzaro. Ciò significa lavorare sodo, promuovere e valorizzare ciò che abbiamo di meglio. Per questo – ha precisato Mostaccioli – lavorare sulla qualità della ricettività e dell'intrattenimento è fondamentale. Intanto a seguito della Borsa possiamo già dire di aver concluso buoni contratti con i buyer russi, segno di una grande attenzione di quella regione del globo verso il nostro territorio». E proprio sull'importanza di costruire professionalità sempre più specializzate nel settore, il professore Rocco Reina dell'Ateneo catanzarese ci ha spiegato: «Azioni come quella intrapresa con

Hang Loose Beach di Gizzeria Lido

I buyer in visita alle Terme Caronte di Lamezia

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turismo

Catanzaro Lido

l'organizzazione di un Master, frutto della importante sinergia istituzionale fra Camera di Commercio e Università Magna Graecia, interamente dedicato alla formazione di figure altamente specializzate nel managment turistico, sono in grado di fare la differenza per un territorio. Il nostro augurio è che si possa riuscire ad incidere in modo significativo, formando professionisti che possano trattare la materia del turismo con la dovuta specializzazione, comprendendo dinamiche mondiali che fanno di innovazione e intermodalità le parole chiave di un approccio vincente. Grande spazio, quindi, alle nuove tecnologie, alle lingue, all'integrazione delle proposte, dei canali e delle relazioni. Inoltre – ha concluso il professore Reina –, al termine del periodo formativo, sarà avviato un percorso di spin-off, per far sì che la migliore idea frutto della formazione teorica, possa avere reale concretizzazione e ricaduta pratica sul territorio».

Le strutture visitate dai buyer ed i luoghi presentati

I 24 buyer internazionali provenienti da Nuova Zelanda, Australia, Russia, Spagna, Germania e Italia hanno visitato: l'hotel Perla del Porto di Catanzaro Lido; il villaggio Sant'Andrea di Sant'Andrea allo Jonio; il Park Hotel Mirabeau di Gasperina; il villaggio

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Foto in basso, i buyer accolti nel villaggio/albergo sul mare "Marina Blu" di Sellia Marina dotata di alloggi senza barriere architettoniche

Villaggio Mancuso

Costa Blu di Sellia Marina; l'agriturismo Pagani di Casa Ligarò a Cuturella di Cropani; il villaggio Marina del Marchese di Botricello; le Terme Caronte a Lamezia Terme; l'agriturismo CalabrialCubo di Nocera Terinese; l'Hang Loose Beach di Gizzeria Lido; l'hotel Ashley di Lamezia Terme; il Grand Hotel Lamezia di Lamezia Terme; l'Agriturismo Costantino di Maida; l'hotel Parco dei Pini di Taverna; l'hotel Palace di Catanzaro Lido. Per offrire una panoramica il più possibile esaustiva, invece, dei siti archeologici e religiosi, dei monumenti storici, dei siti museali, dei parchi e delle risorse ambientali, del patrimonio artigiano e artistico della provincia, del turismo termale e sportivo, che per ragioni di tempo non è stato possibile includere nel Tour, la Camera di Com-

mercio ha prodotto un documentario molto suggestivo, denominato: "La terra del Panno Rosso: immagini e suoni della provincia di Catanzaro", realizzato in collaborazione con Oreste Sergi e Nicola Carvello. Nel corso della tre giorni è stata programmata una serata interamente dedicata alla cucina tipica e al territorio, nel corso della quale è stato proiettato tale documentario, dando spazio a domande e curiosità, poi approfondite nel corso degli incontri B2B a conclusione della tre giorni, fra operatori e buyer. Il successo riscosso è stato enorme, come pure la sorpresa di trovare in questo lembo di Calabria una ricchezza straordinaria e lontana dalle loro aspettative. •


Giornale delle IdentitĂ Territoriali

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eventi

È tempo della Fiera Mediterranea “Food &

Beverage” R

itorna dal 14 al 17 novembre, presso l’area fieristica del Parco Commerciale Le Fontane di Catanzaro Lido, Mediterranea Food & Beverage, la Fiera del Gusto giunta quest’anno alla IV edizione. “Siamo partiti nel 2010 tuffandoci a capofitto in questo nuovo progetto, forti dell’esperienza

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maturata con una manifestazione di alto livello come Calabria Sposi La Fiera, ma consapevoli delle difficoltà di un settore, quello dell’enogastronomia, fatto spesso di piccole aziende produttrici che devono ovviare alla concorrenza di potenti multinazionali” ci racconta il direttore di Oceania Fiere, Massimo Mauro. “Anzi, il progetto di Mediterranea Food & Beverage è nato proprio dalla volontà di dare un’occasione alle aziende di rilanciare i nostri tanti prodotti culinari di qualità, tra DOC, DOP e IGT; dunque, quello che abbiamo cercato di realizzare in questi anni, è dare alla gente di Calabria la possibilità di trovare in un’unica location le molte eccellenze della propria terra, che spesso sono fuori dai circuiti della grande distribuzione.”


eventi

Il direttore di Oceania Fiere, Massimo Mauro, ci racconta quattro anni di lavoro e successi Possibilità che date non solo ai calabresi, in quanto Mediterranea F&B ha sempre rivolto una sguardo anche all’estero, non è vero? “Sin dalla prima edizione abbiamo voluto mettere in contatto i nostri espositori con la realtà di un commercio più ampio; ogni anno portiamo in fiera e, cosa ancora più importante, direttamente nelle aziende, decine di buyer europei, compratori interessati ai mercati enogastronomici che hanno avuto la possibilità di conoscere da vicino i prodotti e i modi di produzione”. Una kermesse, la Fiera del Gusto, che vedrà anche in questo 2013 la partecipazione attiva della Camera di Commercio di Catanzaro, partner istituzionale della manifestazione, e della Regione Calabria, che sarà presente in

fiera con un’area ad essa dedicata e si prodigherà nell’organizzazione di convegni, corsi e tavole rotonde istituzionali. “Di più, proporremo per il secondo anno consecutivo un progetto a cui teniamo molto e per il quale siamo stati subito supportati dalla Camera di Commercio e dall’Ufficio Scolastico Regionale. Un’intera giornata, precisamente quella di venerdì 15, sarà dedicata ad un Concorso Gastronomico tra gli Istituti alberghieri della Regione, i cui allievi si sfideranno nella realizzazione del piatto migliore, ovviamente a base di prodotti provenienti dalla nostra terra.” Amanti del buon cibo, calabresi tutti, la Fiera del Gusto vi attende, dal 14 al 17 novembre, al Parco Commerciale Le Fontane! •

Massimo Mauro numero 4 - 2013

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eventi Un successo che si è consolidato nel tempo. Un appuntamento di grande prestigio

Riecco il Festival d’Autunno Intervista con Antonietta Santacroce, direttore artistico della rassegna giunta alla undicesima edizione

S

ta nella “qualità continuativa nel tempo” il successo del Festival d’Autunno. Il progetto culturale firmato Antonietta Santacroce è giunto, quest’anno, all’undicesima edizione. E sarebbe riduttivo consideralo un evento solo per la città di Catanzaro, in cui si svolge. Si tratta, piuttosto, di un appuntamento atteso in tutta la regione. E perché no, in Italia, se il pubblico che in passato ne ha gremito la platea è giunto dal Piemonte alla Sicilia. Merito di un cartellone ricercato che offre una proposta variegata. Con qualche nome di impatto e qualcun’altro poco “commerciale”; con la musica assoluta protagonista ma anche con intensi momenti di riflessione. E in una stagione difficile per il Paese, è sorprendete constatare come la formula messa in piedi

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da Santacroce oggi riesca a calamitare l’attenzione della gente. «Il pubblico sa che anche se dovesse acquistare uno spettacolo con un protagonista non televisivo e, quindi, poco conosciuto, può fidarsi di ciò che il cartellone offre. Troverà, in teatro, uno spettacolo di alto livello. La mia – spiega – è una scelta finalizzata ad ampliare la conoscenza dal punto di vista musicale, andando aldilà del gusto nazionalpopolare, ovvero dei nomi che passano alla radio o, soprattutto, alla tv». L’edizione in corso come risponde a questa caratteristica del Festival?

«Ho puntato su artisti che magari al grande pubblico non dicono niente ma che, nel loro campo, sono tra i più importanti al mondo. Come Al Di Meola, ad esempio, chitarrista di enorme fama. Ray Gelato, dal canto suo, è definito

dalla critica come il re del new swing. Ancora Margarida Guerreiro, una delle più belle voci del suo genere, il Fado. Il pubblico, sono certa, rimarrà entusiasta delle esibizioni di questi artisti davvero d’alta caratura. L’unico nome popolare è quello di Nina Zilli che però si è presentata con un concerto eterogeneo e particolare. Accanto alla presentazione delle sue canzoni storiche, lo spettacolo ha previsto una parte dedicata ad Amy Whinehose e agli artisti che l’hanno ispirata. Nina Zilli ha messo a disposizione della band di Fabrizio Bosso, una della migliori espressioni


eventi

La grande platea del Teatro Politeama di Catanzaro. A destra, Nina Zilli, Antonietta Santacroce e Fabrizio Bosso

del jazz internazionale, la sua voce così particolare. Proseguiamo, così, sul terreno già tracciato in passato. Lo scorso anno, ad esempio, toccò a Irene Grandi e Stefano Bollani. Anche lì, la Grandi, icona pop, mise la sua voce al servizio degli standard jazz e ne uscì un concerto raffinatissimo e unico».

Se dovesse, per grandi linee, tracciare le tappe più significative del Festival d’autunno, quali ricorderebbe?

«Senza dubbio l’inaugurazione dedicata, con grandissimo coraggio, alle danze, alla musica e alla recitazione barocca. Un anno fondamentale è sta-

to poi il 2009, in cui il Festival ha preso la connotazione che lo contraddistingue anche adesso, ossia il connubio tra eventi musicali e approfondimenti culturali. Questa seconda parte si è ampliata di edizione in edizione. Siamo ►

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eventi partiti, dapprima, con un pubblico completamente differenziato tra le due proposte. Invece abbiamo notato, già dallo scorso anno, che gli spettatori cominciano a seguire il Festival nell’interezza del suo cartellone. I temi culturali sono sempre contestualizzati. In questi mesi si celebra l’anno della fede voluto da Papa Ratzinger. Così abbiamo deciso di dedicare gli incontri alla “Fede 2.0”, in cui grandi personalità ecclesiastiche e laiche si soffermano su temi importanti come il rapporto con Dio, la ricerca della felicità in terrà e le similitudini tra San Pio e Natuzza, due mistici amatissimi dai calabresi». Non crede che questa commistione tra sacro e profano possa confondere il pubblico?

«No, anzi. Diciamo subito che è l’unico festival musicale, in Italia, che propone questo tema. So bene che si tratta di una sfida. Ma anche alla luce di questa ventata di religiosità portata da papa Francesco, il quale ci invita a ricercare Dio aldilà delle gerarchie ecclesiastiche, penso che ognuno di noi si possa interrogare su certi temi che guardano al trascendente con maggiore enfasi. Così, assistere a un dibattito dal vivo con un personaggio eminente della Chiesa come il cardinale Ruini che non è stato mai in Calabria e don Armando Mattei, uno dei teologi più importante d’Italia, tra l’altro originario di Catanzaro, lascia certamente il segno sulla discussione culturale calabrese. Devo dire che il pubblico si è, finora, dimostrato molto interessato. Si tratta di appuntamenti rivolti anche e soprattutto a coloro che non seguono il dibattito religioso ma che possono essere ugualmente interessati ai temi fondamentali della vita, per approcciarsi, magari, in modo più etico. In quest senso ritengo che anche un festival musicale può servire a migliorare nella quotidianità. E aiutare a riflettere». Torniamo alla storia del Festival. A chi deve dire grazie per aver creduto in questo progetto culturale che va avanti, ormai, da 11 anni?

Antonietta Santacroce

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«Senza esitazione, dico: Gli abbonati. C’è gente che ha prenotato il suo posto in teatro da quando il Festival ha mosso i suoi primi passi e ne ha seguito tutte le varie fasi. Un abbonamento si sottoscrive soltanto se si è sicuri di ciò che si andrà a vedere, soprattutto in questo periodo di crisi. E’ difficile avere abbonati quando la proposta degli spettacoli non prevede molti nomi commerciali. La risposta entusiastica del pubblico

è ciò che maggiormente dà il segno del livello qualitativo della rassegna». E il pubblico del Festival riesce a essere anche “giovane”?

«Guardi, quest’anno abbiamo avuto una campagna abbonamenti che, in qualche modo, mi ha sorpreso da questo punto di vista. Sono stati tanti i ragazzi a volersi assicurare la partecipazione agli eventi in programma. So bene che una delle caratteristiche dei giovani è quella di cercare la novità, aldilà del gusto standard. E poi i ragazzi vanno sempre alla ricerca dell’artista bravo. Tuttavia, sempre considerando che questo è un periodo di notevole crisi, non credevo di trovarne così tanti al botteghino. Posso dire che molti di loro hanno una conoscenza musicale che gli adulti non posseggono, proprio per questa loro voglia di ricerca. E’ molto significativo che si approcciano con entusiasmo ad artisti sconosciuti».

Quanto la gratifica, oltre ad avere un pubblico fatto da giovani, calamitare l’interesse di spettatori arrivati, negli anni, a Catanzaro da ogni parte d’Italia?

«Moltissimo, è ovvio. Noi abbiamo avuto un pubblico proveniente dal Piemonte alla Sicilia proprio per alcuni spettacoli offerti in esclusiva nazionale. Spesso capita che il catanzarese diserta il teatro, mentre un torinese si fa 1200 chilometri per vedere l’artista che gli piace. E’ un riconoscimento che fa il paio a quello che arriva dai media nazionali come “Panorama” o il “Corriere della Sera”, i quali ci hanno dedicato ampio spazio perché abbiamo voluto che almeno un evento del cartellone fosse unica data in Italia. Quest’anno è toccato a Al Di Meola che ha presenAntonietta ta to inSantacroce esclusiva per il nostro Paese il suo nuovo progetto “Al Di Meola play beatles & more”. L’artista si è esibito presenta con una nuova formazione musicale: per la prima volta è accompagnato da un quartetto d’archi, una


eventi sato. Se non si risolve il problema dei creditori, è difficile essere credibili». Ritiene che, come si è detto in passato, il Politeama possa essere anche un Teatro di produzione e, in un certo senso, un centro formativo per tanti giovani e talentuosi calabresi?

Antonietta Santacroce e Irene Grandi

seconda chitarra, accordion e batteria. Una formazione insolita, per cui ha suscitato molto interesse ben al di là dei confini regionali». A proposito di crisi economica, quanto è difficile organizzare un evento come il suo, considerati anche i tagli che, di certo, non hanno risparmiato la cultura?

«Difficilissimo. Le istituzioni non hanno più budget per sostenere il cartellone. Gli sponsor privati hanno tagliato i contributi perché le aziende devono sopravvivere alla crisi. Quando sostengono l’evento, lo fanno con risorse minime per non far mancare l’appoggio a un progetto che considerano valido. Il pubblico, dal canto suo, destina alle attività di intrattenimento una minima quota. Ecco perché quest’anno abbiamo proposto l’abbonamento quasi al 50% rispetto al 2012. Ciò per dare un segno di quanto crediamo nella cultura come motore di sviluppo della nostra regione così problematica».

Lei è direttore artistico, dalla fine del 2011, anche del Teatro Politeama di Catanzaro. In questa fase ci sono molti problemi per la vita di questa struttura

a causa anche di gestioni non brillanti. Ha una ricetta per rilanciarla?

«Non è semplice. Intanto non credo che si debba pensare esclusivamente a un cartellone nazionalpopolare. Appuntamenti di questo genere li lascerei ai promoter, altrimenti non ci sarebbe differenza tra una Fondazione culturale, com’è quella che gestisce il Politeama, e chi fa della musica un’ attività per poter vivere. Il teatro deve mettere in primis l’elemento culturale davanti alle scelte che si compiono. Ciò non toglie che il pubblico deve frequentarlo. Questo sia da un punto di vista economico ma anche per dare forza e sostegno alla programmazione che, forse, negli ultimi anni è andata un po’ scemando. Direi che la città si è un po’ disinnamorata del Politeama, magari per una serie di scelte poco felici a vario livello. Occorre, a mio avviso, una programmazione più snella e meno difficile ma, pur sempre, di alto livello culturale. E poi occorre mettere in atto una serie di misure mirate all’ottimizzazione delle risorse, anche se in questa fase si è impegnati a ripianare i debiti accumulati nel pas-

«Una volta risolto l’aspetto economico ereditato, non “navigando” a vista, è un elemento fondamentale quello di puntare sulla formazione. Avevamo, ad esempio, partecipato al bando regionale sulle residenze teatrali, vincendolo. Ma poi, l’associazione che avrebbe dovuto gestire la residenza, non ha adempito ad alcune richieste amministrative, per cui abbiamo perso questa opportunità. Un’occasione mancata per la città perché prevedeva la formazione, la produzione e la realizzazione di spettacoli che avrebbero visto nel Politeama giovani promettenti. Altro elemento importante è la sinergia con il Conservatorio di musica: nel Festival d’Autunno inseriamo sempre uno spettacolo tenuto dai giovani cantanti del Conservatorio. Quest’anno sarà dedicato a Verdi, quindi eseguiranno le aree più belle delle opere verdiane. Lo scorso anno tema conduttore fu “le donne”, per cui tutto si incentrò sulle aree femminili nel melodramma. Si tratta di vetrine importanti per queste nuove voci che si esibiscono davanti a un pubblico qualificato, confrontandosi con grandi nomi. Sono collaborazioni che si possono realizzare senza costi aggiuntivi. Fermo restando un discorso più ampio per il quale è necessario pianificare. Non si può improvvisare. E questo soprattutto per ciò che riguarda la produzione. E’ un luogo comune dire che produrre costa meno che acquistare: è vero solo se la produzione si esporta. Cosa che, in passato, il Politeama non è riuscito a fare: la produzione di alcune opere liriche, pur complessa, non ha trovato spazio in circuiti diversi da quelli calabresi». •

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cultura

Il mestiere del libraio al tempo dell’e-book di Eugenia Ferragina

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'era una volta la fiaba da leggere sui libri di carta. Tanti i bimbi piccoli e quelli più cresciuti che si facevano incantare dallo scrigno rettangolare contenente storie e misteri capaci di far sognare, impaurire ma, soprattutto, emozionare... Chi inizia dalla fine, chi legge tutte le prefazioni, chi sottolinea con la matita per rimarcare una frase o un passaggio, chi ama sentire il profumo delle pagine e chi si incanta solo nel gesto dello sfogliare. Ognuno con il suo vezzo, tutti incantati dal libro... Bella storia, bei tempi! Ora c'è l'e-book, il libro elettronico o digitale, come vogliamo chiamarlo, e tutta la magia è andata via. Spariti quei pomeriggi nelle biblioteche o all'interno delle librerie, basta un “touch” ed i libri si possono acquistare e leggere in un attimo. Servi delle tecnologie o inguaribili amanti dei gesti tradizionali? L'ebook rappresenta, probabilmente, il futuro dell'industria libraria e tutto ciò sicuramente sconvolgerà, e in parte lo ha già fatto, il mestiere del libraio.... Nunzio Belcaro della Libreria Ubik di Catanzaro non la pensa proprio in questo modo.

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«I supporti digitali offrono innumerevoli vantaggi, ma la lettura è un’altra cosa. La sussistenza materiale dell’oggetto libro è un’esperienza essenziale, una resistenza ad un mondo fluido, evanescente, funzionale a consumare più che a sedimentare. Certo è che i libri, quelli veri, danno fastidio al mercato: non hanno bisogno di batterie, aggiornamenti, nuovi modelli. Come dice Umberto Eco, il libro è un oggetto eterno e perfetto, anatomicamente conforme all’uomo; dimenticato sul petto prima di dormire o aperto a tenere il segno in un angolo della casa. I libri in casa costruiscono un palazzo della memoria, un castello delle idee e dei pensieri: basta volgere lo sguardo verso di loro e indelebili accendono in noi intuizioni, sapere ed emozioni». Il problema economico, quindi, per le librerie non è l’avvento del digitale ma lo scarso numero di lettori e l’immane superficialità con cui non si affronta un dramma esistenziale riguardante

la nostra terra. La Calabria è una delle ultime regioni d’Europa per numero di lettori: le persone che leggono almeno un libro al mese raggiungono a stento il 10%. A fronte di uno sterminato pubblico di potenziali nuovi lettori da conquistare, gli e-book “rubano” nemmeno l’1% del mercato già conquistato. «Le librerie hanno un dovere di resistenza civile - spiega Nunzio Belcaro -, hanno l’obbligo di rimanere eroicamente aperte, presidio di bellezza e di spessore. Non ci fossero loro rimarrebbero in vita i libri ignoranti, quelli da vendere in serie come fosse un prodotto di consumo qualsiasi, quelli che stanno bene negli scaffali di un supermercato o alla cassa di un negozio di elettrodomestici, magari a fianco delle batterie, dei preservativi o delle caramelle. Le librerie custodiscono Alvaro, Camus, Roth, Boris Vian, Epicuro, la Yourcenar, Franzen e tutte le miliardi di combinazioni di parole che hanno consegnato eternità alla nostra esistenza finita». •


cultura

L’altra pittura… quella al femminile Apollonia

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ogliamo sconfiggere il pregiudizio che vuole l’arte al femminile, in particolare la pittura, marginale, trascurabile, a volte del tutto irrilevante? Inizierei col presentarvi donne-artiste di forte caratura, forse poco note per una gran parte di spettatori abituati ad un’arte tradizionale, artiste che hanno lasciato un segno tangibile contribuendo attraverso una visione originale espressiva a modificare la visione dell’arte, quella più generalista e di maniera. Prendiamo la performer Gina Pane, (anche se è mancata da tempo, preferisco parlarne al presente, perché gli artisti non muoiono mai, rimangono immortali attraverso le loro opere, la loro arte si perpetua nel tempo, ed è bene renderli noti), artista dalla doppia identità; da un lato, la body artist, che tratta la sua pelle come superficie da incidere. Dall’altro lato, la raffinata artista che pensa molti suoi cicli come investigazione della sintassi dell’opera. Motivi ricorrenti: la croce, il corpo sofferente, la redenzione dopo il peccato. Estremamente attuale. Francesca Woodman, straordinario talento, fotografa sempre se stessa. In scena lo stile come pratica autobiografica. Tratta il suo corpo come materia “adattabile”.

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Tali performance ben si collocano nell’era attuale del corpo esibito e “adattato”, certo in maniera “altra” ma trattasi sempre di “mostra autobiografica”. Innovatrici e anticipatori di stili e forme di vita, le nostre artiste. La donna nell’arte, come è evidente, non è relegata solo alla pittura, che pur spacciandola spesso per morta, rimane comunque una nobile espressione, anche se rimanendo sulla superficie racchiusa equivale ad una liturgia ferma. Cindy Shermann, estrosa artista poliedrica concettuale è la risposta intelligente ai bambini impiccati di Cattelan, artista contemporaneo fra i più quotati. Donne capaci di una fantasia inattesa e acuminata. Vorrei citare anche Chiara Dynys, artista contemporanea, che iniziando dalla pittura, nel corso degli anni è approdata ad un’arte di ricerca svolta in un personalissimo percorso, che abbiamo avuto modo di vedere presso la fondazione Rocco Guglielmo di Catanzaro in una personale esposizione, nello scorso mese di maggio. Ritengo positive le tante iniziative intraprese da tale fondazione ad opera dell’attuale presidente dell’Accademia di Catanzaro Rocco Guglielmo. E’ una iniezione di marketing

positivo per la Calabria, nota spesso per azioni poco edificanti. Ma è evidente come si stia formando una buona reputazione costruita attraverso la cultura il rilancio della lettura baluardo di una politica positiva e propositiva dell’attuale assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri che attraverso qualificanti iniziative si adopera a far emergere la faccia positiva e prolissa di una Calabria ricca di valori e di carismi. Una Calabria che attraverso le efficaci armi della cultura possa finalmente aspirare ad un nuovo rinascimento. La magnificenza delle menti illuminate gioca un ruolo importante e determinante, che svela il segreto del sapere, dell’arte e indica la strada ai viaggiatori erranti. Concludo con quanto scrive Eraclito: “Per quanto tu cammini e percorra ogni strada, non potrai raggiungere i confini dell’anima, tanto è profondo il suo logos”. •


Taranto

Melilli (SR)

Marcellinara (CZ)

Orciano Pisano (PI)

Non tutto va male in Calabria     La Cal.Me Cementi SpA, società del gruppo Speziali ringrazia  i suoi 250 collaboratori per l’insostituibile contributo che nel  corso degli anni ha permesso il raggiungimento di risultati  sempre crescenti. Evoluzione tecnologica, ricerca ed eccellenza sono da sempre  i punti cardine della “mission” aziendale. Importanti società  impegnate nella realizzazione delle grandi opere, come il tratto  autostradale A3 Salerno-Reggio Calabria, hanno mostrato vivo  apprezzamento per la proficua collaborazione avuta con i  tecnici Cal.Me SpA. Ciò ha consentito la produzione di calcestruzzi di straordinaria  qualità. Nella consapevolezza dell’assoluto valore del capitale umano,  la Cal.Me SpA affronta il futuro forte della solidità e compatezza  della propria struttura societaria.  Perché in fondo…. “C’E’ UNA CALABRIA CHE PRODUCE”

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Calabria Economia - n.4 2013  

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