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B U S I N E S S

M A G A Z I N E

Periodico di informazione economica edito da Mediaservice s.r.l. ANNO 1 | NUMERO 2 |

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale -70% Aut: CBPA-SUD/NA/297/2009

PAOLO ABRAMO

Premio lavoro XIII edizione

Una

NOVEMBRE 2009

| MENSILE | 2,50 EURO

NICODEMO LIBRANDI I Vignaioli del Cirò

Poltrona per Tre?


editoriale

I dati Svimez

e la “trita e ritrita” questione meridionale di

E

’ sorprendente come i numeri possano da un lato fotografare la realtà e dall’altro, forse proprio per la loro immediatezza, suscitare riflessioni anche quando queste sembrano scontate, ovvie e ripetitive. Mi riferisco ai dati forniti, nel corso dell’estate che ci siamo lasciati alle spalle, prima dall’Istat e poi dalla Svimez. Dati che – senza volerne banalizzare la portata – non servivano certo a farci scoprire che esiste una questione meridionale, che dal Sud si fugge, che i poveri sono concentrati più nel Mezzogiorno che nelle altre aree geografiche del Paese. Eppure la loro pubblicazione ha scatenato la solita ridda di interventi, di ricette viste e riviste per colmare un gap evidente in una Italia che proprio non ce la fa a crescere in modo omogeneo. E certo non poteva mancare di dire la sua la Lega, con Bossi che riesce a capovolgere sempre il problema a vantaggio del “suo” Nord e rilanciando, sul tavolo della politica d’autunno, la “questione settentrionale”. Una sorta di “furbata”, a me sembra, per poter far finta di recedere su idee improponibili – come, ad esempio, le gabbie salariali – ottenendo dal Governo ben più importanti rassicurazioni. Così non mi meraviglierei se si riaccendesse lo scontro tra i sostenitori della ragioni del Nord e quelli del Sud. Scontro di cui faremmo davvero a meno considerato improbabile che da questa situazione possano venir fuori progetti seri per il nostro rilancio che passa, invece, da politiche economiche mirate, dalla

novembre 2009

Aldo Ferrara*

capacità di impiegare con intelligenza i fondi strutturali, da un funzionamento serio della Banca del Sud e dall’azione concreta di un’auspicabile Agenzia per il Mezzogiorno. Capacità, serietà e concretezza sono elementi che dovrebbero caratterizzare l’azione della classe dirigente che dovrebbe guidare questa riscossa. Una classe dirigente quasi sempre criticata che spesso scandalizza l’opinione pubblica tutta per la sua inefficienza. E qui, però, una riflessione è d’obbligo: ma la classe dirigente non è forse espressione della società civile? Non è specchio del territorio che governa? Non è forse questa la vera questione su cui discutere? Perché credo che fino a quando non si prenderà atto di questa chiara e nello stesso tempo triste verità, continueremo ad addossare colpe su tutto e tutti senza assumerci le responsabilità di un cambiamento che non arriva mai. E’ inutile recriminare se poi, invece di promuovere o sanzionare la capacità di proporre e realizzare un progetto di prospettiva che guarda al bene comune, ci si rifugia nell’illusorio ricorso ai favoritismi personali. Così facendo si incoraggia anche inconsapevolmente un modello sociale che poggia su assistenzialismo e clientelismo che anche la politica per spirito di autoconservazione sarà indotta a replicare. Ma bisogna prendere atto che la mano pubblica da sola non basta, e che non è sufficiente nutrirsi di incentivi pubblici per conoscere lo sviluppo. Per avviare un processo virtuoso

occorre anche una diffusa cultura del rischio e del fare. Altrimenti è inutile discutere e versare lacrime di coccodrillo: dovremo rassegnarci al divario che ci separa dal resto dell’Europa. ● * editore di “Calabria Economia”

Per avviare un processo virtuoso occorre anche una diffusa cultura del rischio e del fare

editoriale

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Sommario

www.calabriaeconomia.it

PRIMO PIANO 6 13

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BUSINESS

Una Poltrona per Tre?

68 70

concluso il ciclo di incontri sui por: "Ora si passi all’azione" Nuove disposizioni attuative

SPETTACOLI

ATTUALITà Premio "Fedeltà al lavoro e progresso economico"

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Il lavoro nella provincia di Catanzaro

Intervista a Dario Lamanna

25

A Crotone le imprese hanno una

nuova casa

28 30

Premio "Viticoltore d'eccellenza del Cirò" L’arte del legno si impara

fra i banchi… di scuola

32

35

Andrea Abramo nuovo presidente

Festival D'Autunno

"La storia da Volare al Soul"

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Miss Italia 2009

torna a casa

FLASH NEWS

La nuova scuola dell’artigianato vista da alcuni imprenditori locali

72

76

- L’intelligence può essere il meglio

delle scienze umane - Accordo fra Banco di Napoli e categorie - Distilleria Caffo: da 50 anni in Confindustria - L’arte di Michele Affidato nel mondo

HI-TECH

e dell’industria

Dall'attesa all'impresa:

premiata la migliore idea imprenditoriale

per gli incentivi alle imprese

18

Il Made in Calabria vola in Canada

80

Le news dal mondo della tecnologia

del Gruppo Giovani Imprenditori di Catanzaro

ECONOMIA 36

Confindustria Calabria

Editoriali 1

I dati Svimez di Aldo Ferrara

5

SE NON FOSSE VERO CHE IN cALABRIA SI VIVE PEGGIO CHE NELLE METROPOLI? di Massimo Tigani Sava

9

Quali politiche per lo sviluppo? di Vittorio Daniele

incontra l'Ambasciata di Polonia

42

C’era una volta il Sud

Lanificio Leo

46 48

Banca del Mezzogiorno: sempre più vicina Vibo Valentia: Assessori provinciali

riuniti per una pianificazione unitaria

50

Porto di vibo:

ARRIVA LA società di gestione

INTERVENTI 54

Fondi Strutturali

I nuovi progetti di Legacoop

57 58

All'appello banche, piccole imprese

A tu per tu con Piero Tassone

ed istituzioni

Intervista ad Adriano Marani

SOCIETà 61

Povertà: le misure

della Regione Calabria

62

Intervista a:

Marinella Marino e Luigi Bulotta

CULTURA 66

Confindustria Calabria adotta

la storia del “Camminante per la Pace”

4

sommario

In Copertina Agazio Loiero, Pippo Callipo e Giuseppe Scopelliti

Una Poltrona per Tre? la situazione politica calabrese che si presenta in vista delle elezioni regionali del 2010. Paolo Abramo Premio "Fedeltà al lavoro e progresso economico" Nicodemo Librandi Viticoltore d'eccellenza del Cirò

novembre 2009


Sommario

www.calabriaeconomia.it

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Confindustria Calabria incontra l'Ambasciata di Polonia

Calabria Economia mensile di informazione economica Anno I - Numero 2 - Novembre 2009 Editore

Aldo Ferrara Direttore responsabile

Massimo Tigani Sava Contatti redazione via Caduti sul Lavoro, 9 88100 S. Maria di Catanzaro tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 www.calabriaeconomia.it info@calabriaeconomia.it

42 50

C'era una volta il Sud Lanificio Leo

Collaborazioni esterne Maurizio Bonanno, Vittorio Daniele, Davide Lamanna

Porto di Vibo: ARRIVA LA società di gestione

54

Fondi Strutturali I nuovi progetti di Legacoop

72

Festival D'Autunno "La storia da Volare al Soul"

www.calabriaeconomia.it di

Il Primo Quotidiano Economia della Calabria

leader nella regione per informazione e comunicazione Notizie economiche e politiche in tempo reale

Con la collaborazione di: Cooperativa Servizi editoriali Catanzaro Rita Macrì, Rosalba Paletta

Progetto grafico Gianluca Muzzi Fotografie: Icaro fotocronache Mediaservice srl Cooperativa Servizi editoriali Stampa Stabilimento tipografico De Rose Montalto Uffugo (CS) Società editrice Mediaservice srl via Caduti sul Lavoro,9 88100 S. Maria di Catanzaro www.mediaserviceagency.it info@mediaserviceagency.it Pubblicità tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 Responsabile Marketing Biagio Muzzi info: 333.3686792 marketing@mediaserviceagency.it Pubblicazione mensile registrata presso il Tribunale di Catanzaro al n. 14 Reg. Stampa del 07/07/2008

Inviare comunicati stampa, testi e foto a: info@calabriaeconomia.it

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sommario

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editoriale Se non fosse vero che in Calabria si vive peggio che nelle metropoli? Aggiornare le chiavi di lettura di una realtà poco europea di

S

iamo agli inizi del Terzo Millennio e, quindi, è proprio giunto il momento di aggiornare le chiavi di lettura della storica “Questione Meridionale”. Se davvero vogliamo costruire un modello di sviluppo più efficace ed equilibrato per la Calabria, occorre sfatare molti luoghi comuni e riuscire a guardare ai fenomeni senza le lenti distorcenti dell’ideologia. Partiamo da una considerazione di fondo: tutte le analisi economico-sociali e statistiche che vengono proposte per disegnare la situazione in cui vive la popolazione calabrese sono concepite in una visione complessivamente “nordista” e troppo “europea” rispetto a una realtà che, invece, merita chiavi di lettura specifiche. Tanti record negativi sono tali perché i parametri usati sono poco mirati. In tal senso dovrebbe averci fornito qualche utile prova la grande crisi che ha colpito l’intero pianeta. I suoi effetti negativi sono stati registrati nelle aree più sviluppate e moderne d’Italia, e non al Sud e in Calabria in particolare. L’organizzazione “tribale” (nell’accezione positiva del termine) della società calabrese si è rivelata un ammortizzatore sociale molto più potente di quelli concepiti per far fronte alle emorragie di posti di lavoro causate da chiusure o ridimensionamenti delle principali attività produttive. Le atmosfere rilassate e apparentemente sonnolente dei nostri paesini e di nuclei familiari

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Massimo Tigani Sava*

allargati hanno retto meglio delle metropoli ipertecnologiche, inquinate non solo dallo smog ma anche da modelli di convivenza esasperati, caratterizzati da uno spiccato individualismo, da una competitività fine a se stessa. Le aziende familiari hanno saputo sopportare l’onda d’urto meglio delle multinazionali. Perché reggono sull’anima prima che sui soldi, sul sacrificio e non sulla pura redditività. Non vogliamo banalizzare, ma l’economia del maiale e delle conserve fatte in casa, delle bottiglie d’acqua riempite alle fontane pubbliche, della frutta nell’orto, della frugalità spontanea di tanti genitori, della coabitazione con anziani non abbandonati alla solitudine, hanno battuto i modelli più avanzati, o meglio, le loro distorsioni più eclatanti. Guardiamola con occhi attenti questa Calabria che sopravvive, nonostante tutto, e che per una sua buona fetta sta anche bene, protetta dagli affetti più che dalle polizze, ancorata a legami forti più che al saliscendi della Borsa. Bambini cresciuti dai nonni e non affidati per ore e ore a baby sitter sconosciute; economie familiari e non di scala; ebbrezza da filari di vigneti autoctoni e non da piste di cocaina. Risparmi cementificati, altro che futures altamente speculativi! Lungi da noi l’errore di eccessive semplificazioni, ma solo qualche riflessione che meriterà ulteriori approfondimenti. Certo è che, in quest’ottica “da Sud”, anche le parole di Tremonti sul “posto

fisso” acquisiscono forse una luce diversa. Quella di un campanello d’allarme, magari, rispetto a un mondo andato a rotoli. Gli stessi “campanelli” che alla Lega di Umberto Bossi stanno portando milioni di consensi. ● *

direttore responsabile “Calabria Economia”

Le aziende familiari hanno saputo sopportare l’onda d’urto meglio delle multinazionali

editoriale

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primo piano

In vista delle elezioni regionali del 2010

Poltrona Tre? Una

Loiero

Callipo

per

Per le elezioni regionali del 2010 dovrebbero essere tre i principali candidati alla presidenza: l’attuale governatore Agazio Loiero, il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e l’outsider Pippo Callipo di

Massimo Tigani Sava

U

na poltrona per tre? Abbiamo scelto questo titolo per descrivere sinteticamente la situazione politica calabrese che si presenta, prima della fine dell’anno, in vista delle elezioni regionali del 2010. Salvo imprevisti si voterà il 28 di marzo. Allo stato i candidati alla Presidenza della Regione, che in una Calabria assolutamente dipendente dalla gestione delle risorse pubbliche rappresenta la figura politica più importante e strategica, dovrebbero essere tre: l’uscente Agazio Loiero, l’attuale sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, e l’outsider Pippo Callipo. Se la situazione dei contendenti dovesse rimanere questa (ma non è detto) la sfida si presenterebbe interessante e incerta. Ma prima di entrare nel vivo dello scontro di marzo, facciamo un passo indietro e riportiamo alla memoria l’esito del 2005. Agazio Loiero, nativo

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primo piano

di Santa Severina (oggi in provincia di Crotone) e catanzarese d’adozione, già deputato, senatore, sottosegretario di Stato e Ministro sotto i governi D’Alema bis e Amato, uscì nettamente vincente da una competizione che vedeva come principale antagonista Sergio Abramo, sindaco della città capoluogo. Loiero si impose con uno scarto di circa venti punti percentuali: 59,0% contro il 39,7 raggranellato dallo sfidante sostenuto dal centrodestra. Il neo governatore potè contare sul sostegno di Ds, Margherita, Udeur, Sdi, Rifondazione comunista, Repubblicani europei, Lista consumatori, nonché di due liste denominate rispettivamente Progetto Calabrie e Uniti per la Calabria. Abramo, senz’altro un po’ deluso dal risultato, fu collegato a Udc, Forza Italia, An, Nuovo Psi, Mov. Rauti e ad una lista civica. La Regione usciva da un’amministrazione di centrodestra capeggiata dall’ex magistrato Giuseppe Chiaravalloti. Il voto dei calabresi non lasciò dubbi circa la volontà

di cambiare quadro politico. I partiti più votati risultarono sul fronte del centrosinistra i Ds, con il 15,4%, e su quello del centrodestra l’Udc, con il 10,4 a poca distanza da Forza Italia fermatasi al 10,0%. Nei quasi cinque anni che sono passati dall’appuntamento con le urne del 2005, la situazione politica nazionale, e quindi regionale, è mutata di molto. Abbiamo assistito, in maniera particolare, alla nascita di due grandi forze contrapposte: il Pdl (Partito della Libertà) che riconosce la leadership del premier Silvio Berlusconi, e il Pd (Partito democratico) che proprio in questi ultimi giorni ha eletto come nuovo segretario Pierluigi Bersani, emiliano, ex ministro del Governo Prodi, molto vicino alle posizioni di Massimo D’Alema. Non esistono più, quindi, Forza Italia e An, confluiti nel Pdl, né Ds e Margherita, approdati al Pd. E’ rimasta al centro l’Udc di Pierferdinando Casini, le sinistre hanno subito una battuta d’arresto, è cresciuta l’Idv di Di Pietro. Sono in campo diverse altre forze minori che

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primo piano comunque, in una battaglia regionale caratterizzata da un sistema elettorale che può premiare il numero delle liste schierate, potrebbero giocare un ruolo non marginale. Torniamo alla “battaglia campale” di fine marzo 2010. Agazio Loiero, uscito rafforzato dalla lunga viScopelliti cenda congressuale del Pd che lo ha visto protagonista, in Calabria, della vittoria della componente pro Bersani, dovrebbe poter superare senza difficoltà l’appuntamento con le primarie del centrosinistra. Non mancano di certo coloro i quali gli stanno lavorando ai fianchi, nella speranza di poter ribaltare un risultato che a tutt’oggi, però, appare assai scontato. Anzi, in tanti ritengono che mettere in discussione la candidatura di Agazio Loiero significherebbe predisporsi a un vero e proprio suicidio politico. Una sorta di mossa “tafazziana” dettata da gelosie e conflitti interni assolutamente controproducenti. La fase postcongressuale del Pd dovrebbe poter favorire processi di riappacificazione e di ricomposizione unitaria. Nello schieramento politico che si oppone, a livello romano, a Berlusconi, soltanto l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e Luigi de Magistris ha deciso di schierarsi contro il presidente uscente, tant’è che appoggia la candidatura di Pippo Callipo, importante imprenditore vibonese del settore agroalimentare ed ex presidente di Confindustria Calabria. Sull’altro fronte Giuseppe Scopelliti, già giovanissimo presidente del Consiglio regionale nonché assessore della Giunta Chiaravalloti, e oggi sindaco della Città dello Stretto, gode della piena fiducia dei

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In vista delle elezioni regionali del 2010

vertici romani del partito. Anche nel Pdl, ovviamente, si può rintracciare qualche mal di pancia, ma, a meno di imprevedibili sorprese, anche questa partita sembra essere chiusa. La maggiore incognita politica resta quella della scelta che farà l’Udc. Il 10,4% conquistato alle precedenti regionali del 2005, e il 9,3 ribadito alle Europee del giugno scorso, dicono che le decisioni di Casini e del partito regionale non possono essere in alcun modo sottovalutate. Saranno determinati a correre da soli, per cui si aggiungerà un quarto pretendente al trono di viale De Filippis? Oppure decideranno di far pendere l’ago della bilancia da una o dall’altra parte? Il pacchetto di voti degli ex democristiani fa gola. C’è da precisare che quando si parla di elezioni regionali, le decisioni strategiche risentono inevitabilmente degli equilibri nazionali. Lo stiamo comprendendo, solo per proporre uno degli esempi possibili, dal confronto in corso per le Sono mutati candidature a di molto governatore gli equilibri delle Regiopolitici ni del Nord. rispetto La Lega è in al 2005 campo quotidianamente per un confronto serrato con il Pdl in uno scacchiere in cui il movimento di un pezzo condiziona inevitabilmente il resto. Anche per il Centro Italia e per il Mezzogiorno accadrà la stessa cosa, e, quindi, è ipotizzabile che le valutazioni dell’Udc risentiranno di prospettive politiche più ampie, che giungono addirittura fino alle prossime politiche. E arriviamo a Pippo Callipo, protagonista di una scesa in campo a caccia dei consensi di quella Calabria che non si riconosce nel dualismo Pdl-Pd. Callipo critica fortemente la Giunta Loiero, ma non risparmia fendenti al Governo nazionale. Lancia messaggi di rinnovamento radicale facendo leva sull’immagine di imprenditore di successo fortemente impegnato nel tes-

suto sociale della Calabria, a partire dallo sport. A quale risultato potrà ambire Callipo? A quale dei due più tradizionali bacini di consensi sottrarrà voti? C’è da dire che, per le caratteristiche proprie della legge elettorale regionale, il traino del leader è di certo fondamentale, ma la composizione delle liste che concorrono alla distribuzione proporzionale dei seggi lo è forse di più. Ottimi candidati schierati nelle cinque diverse compagini provinciali hanno una forza d’attrazione notevole. C’è da chiedersi: a che punto è Callipo con la composizione delle liste chiamate a sostenerlo? Tra qualche settimana disporremo di maggiori elementi di valutazione. La speranza è che il confronto politico già in atto si concentri e si indirizzi sempre di più verso un’intelligente e utile dialettica basata su proposte concrete. Le risse demagogiche non servono a nessuno, tantomeno a una Calabria ancora carica di emergenze irrisolte. Vorremmo poter assistere a uno scontro serio, alto, qualificato, comprensibile per tutti: lavoratori, imprenditori, disoccupati, pensionati, giovani… Quello del politichese e dei suoi riti stantii, con tanto di giullari che ci girano attorno e che alimentano risse fine a se stesse, è uno spettacolo cui non ci piace assistere. E’ auspicabile un approccio che entri nel merito dei problemi, che suggerisca soluzioni reali, che ci dia la possibilità di capire e discernere. E questo è ancor più vero in un periodo in cui la crisi economica è la prima delle questioni sul tappeto. Una crisi che non potrà essere superata e combattuta a colpi di chiacchiere, di luoghi comuni, di sermoni ripetitivi, di populismo a buon mercato. Ognuno dica la sua, con chiarezza e trasparenza, ma ci faccia anche capire a che cosa si guarda in termini di scelte reali, di ipotesi di governo. Servono risposte, più che domande. Fatti più che urla al vento. La politica con la “P” maiuscola, cui tutti sembrano guardare, purtroppo è una merce tanto preziosa quanto rara. ●

primo piano

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Luigi Leone


editoriale

Quali politiche per lo sviluppo? No tax area: uno shock salutare per le economie più deboli di

Negli ultimi mesi, una serie di proposte e fatti hanno messo in luce quanto sia necessario un dibattito sullo sviluppo del Mezzogiorno. Partiamo dalle proposte. Tra queste spicca quella estiva della Lega Nord, secondo cui nel nostro Paese esisterebbe una questione salariale. Siccome i termini della questione sono semplici, vale la pena riassumerla. Essa si basa sull’idea secondo cui l’esistenza di differenze territoriali nel costo medio della vita dovrebbe riflettersi sul livello dei salari. Tradotta in termini pratici, quest’idea d’antan, che rispolvera le gabbie salariali, implicherebbe salari più alti al Nord e più bassi al Sud. Si tratta di una proposta fondata? Le reazioni che ne sono seguite, da parte delle rappresentanze politiche e sociali, dovrebbero aver fugato ogni dubbio, dimostrandone l’assoluta impraticabilità. Oltre che politicamente impraticabile, tale proposta è, però, anche economicamente infondata. Essa, infatti, non tiene conto del fatto che i salari nel Mezzogiorno sono già più bassi (circa un 20 % in media) di quelli del Centro-Nord; né tiene conto del fatto che le profonde differenze regionali riguardanti la qualità e la quantità dei servizi pubblici essenziali comportano costi non irrilevanti per i cittadini meridionali. Si pensi, a titolo d’esempio, alle carenze delle strutture sanitarie, al basso numero di asili o alle criticità nel sistema dei trasporti esistenti nel Mezzogiorno. Dalle proposte o, meglio, dalle rivendicazioni, passiamo ai fatti. Questi

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Vittorio Daniele*

sono noti e andrebbero letti a complemento della proposta sopra richiamata. Nell’ultimo anno, il Governo ha utilizzato (spesso di concerto con le regioni) i fondi per le aree sottosviluppate (cosiddetti Fas) per una serie di interventi che con le regioni meridionali poco o nulla hanno a che fare. Nell’ordine, i Fas hanno consentito: di abolire l’Ici sulla prima casa; di intervenire a sostegno delle quote latte; di finanziare, in parte, l’intervento post-terremoto in Abruzzo. A parte quest’ultima ragione, i primi due interventi hanno favorito, in larghissima misura, il Nord del Paese, esaurendo di fatto le risorse per le regioni meno sviluppate. Le rivendicazioni (fantasiose) e la riduzione (concreta) delle risorse evidenziano quanto sia necessaria — forse urgente — una politica per il Sud. Sì, ma quale politica? Nel dibattito corrente trova sempre più consensi la «fiscalità di vantaggio», ovvero l’idea di fare del Mezzogiorno una grande no tax area. In che cosa consiste l’idea e quali sono le sue differenze rispetto alle politiche tradizionali di sviluppo? Nella sua versione semplice, la fiscalità di vantaggio consiste nella riduzione — totale o parziale — delle imposte per le imprese che producono utili e che si insediano nelle regioni meno sviluppate. A differenza degli attuali incentivi, la fiscalità di vantaggio non costituisce un contributo agli investimenti che, come l’esperienza mostra, si configura come una misura scarsamente selettiva che, insieme con imprese potenzial-

mente competitive, rischia di premiare anche imprese con scarse capacità di competere, di produrre utili e ricadute occupazionali stabili. La fiscalità, invece, è un vantaggio finanziario che, se adeguatamente commisurato, può rendere attrattiva un’area in cui sono presenti forti vincoli alla localizzazione industriale. È utile ricordare, infatti, come nonostante gli ►

Nella sua versione semplice, la fiscalità di vantaggio consiste nella riduzione – totale o parziale – delle imposte per le imprese che producono utili e che si insediano nelle regioni meno sviluppate

editoriale

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editoriale incentivi agli investimenti, il Mezzogiorno (in particolare certe regioni come la Calabria) non sia un’area attrattiva per le imprese, soprattutto per quelle estere. Nel loro complesso, le regioni meridionali ricevono meno dell’1% degli investimenti esteri in entrata in Italia, mentre solo il 5% delle imprese con capitale estero presenti nel Paese ha sede in queste regioni. Tradotto in termini semplici, ciò sta a significare che gli svantaggi — distanza geografica dai grandi mercati, carenze infrastrutturali, criminalità, tanto per fare degli esempi — prevalgono nettamente sugli incentivi alla localizzazione industriale. La fiscalità di vantaggio potrebbe, dunque, far prevalere le convenienze sulle diseconomie, favorendo gli insediamenti produttivi. Esistono, poi, altre ragioni che rendono conveniente questa misura rispetto agli incentivi tradizionali. Essa si configura, infatti, come una misura automatica e trasparente, in grado di ridurre al minimo la mediazione politico-clientelare e le complessità burocratiche che, invece, sono tipiche di altre misure di sostegno alle imprese.

La fiscalità di vantaggio potrebbe far prevalere le convenienze sulle diseconomie, favorendo gli insediamenti produttivi

L’enorme spreco di risorse pubbliche dovuto alle distorsioni nella selezione dei beneficiari degli incentivi finanziari, per non parlare delle centinaia di truffe, mostra come questo sia un aspetto di non poco conto. Quali sono i problemi da superare perché tale proposta divenga legge? Il primo, ovviamente, è di natura politica. È necessario, infatti, un forte sostegno politico per sostenere la proposta sia a livello nazionale, sia europeo. Il secondo problema è di natura giuridica e dipende dal fatto che, per essere ammessa dall’Unione Europea, tale misura non deve configurarsi come un aiuto di Stato e non deve creare distorsioni nel mercato. Esiste, infine, il problema dei costi. Secondo alcune stime, la fiscalità implicherebbe un costo di oltre due miliardi di euro per le finanze pubbliche. Nonostante tali problemi, la proposta della no tax area comincia a trovare consensi in molti rappresentanti politici, sia di maggioranza che di opposizione, e la condivisione da parte degli imprenditori e di diversi studiosi. Considerata la dimensione regionale della misura, essa potrebbe trovare, poi, delle aperture anche in sede europea. La storia e le vicende dell’intervento pubblico a favore del Sud suggeriscono di assumere una posizione prudente, soprattutto su una proposta che ancora è in fase embrionale. Forse la fiscalità di vantaggio non sarà la panacea che porrà fine alla “questione meridionale”. Essa appare, però, come una proposta ragionevole, in grado di produrre un salutare shock per le economie più deboli, come quella calabrese, e di ridurre alcuni di quei vincoli che ne frenano il potenziale di crescita. ●

* professore di Economia politica Università Magna Græcia Catanzaro

novembre 2009


primo piano concluso il ciclo di incontri sui por: "Ora si passi all’azione" riflessioni e auspici del direttore generale di confindustria calabria di

Luigi Leone*

S

i è da poco concluso il tour nelle cinque province calabresi, nell’ambito del quale il Presidente della Regione Agazio Loiero, insieme ai suoi tecnici, ha presentato lo stato della Programmazione per il settennio che terminerà con il 2013. I territori hanno risposto bene, infatti questo metodo divulgativo ha consentito agli attori del territorio di conoscere al meglio lo stato di avanzamento e realizzazione di programmi e progetti comunitari. Tutto il sistema di Confindustria ha seguito gli approfondimenti venuti da questi cinque seminari, che fanno meglio immaginare quale sarà lo scenario degli ambiti e dei finanziamenti da qui ai prossimi anni. Sul lavoro di programmazione, del resto, la Confindustria si era già espressa positivamente a suo tempo: l’ingegnere Salvatore Orlando e il suo Dipartimento l’hanno realizzata tenendo conto di una lunga azione di concertazione, di condivisione con le categorie e con i sindacati. Il risultato, evidentemente, è un lavoro ben fatto. Ora però si passa all’azione. Ed è tutto un altro discorso. E proprio sull’attuazione del programma merita una segnalazione di attenzione la misurazione della capacità dell’apparato burocratico, dal punto di vista delle professionalità e delle competenze, di fare fronte a questa difficile fase gestionale e attuativa che i Programmi richiedono. Saranno in grado gli uffici della Regione di affrontare in tempo e a modo le esigenze delle imprese, con le loro strutture e competenze, senza che ulteriore tempo prezioso vada

dissipato? In tal senso quale ruolo e quale supporto, per garantire efficacia ed efficienza, potranno avere le varie figure che dai commissari straordinari, ai comitati tecnici, affiancheranno gli uffici regionali nell’esplicare le pratiche e nell’affrontare il da farsi? Il problema tempo costituisce poi una seconda ragione che merita attenzione: siamo a novembre 2009, vale a dire quasi al termine del terzo anno del settennio previsto dai Fondi Por 2007/2013. Al momento non ci sono, infatti, in pubblicazione nuovi bandi, se non quelli relativi ai soli progetti emanati a cavallo della vecchia programmazione. E’ vero che la priorità cui la Regione ha dovuto far fronte è stata la situazione di emergenza legata alla necessità di dover spendere le risorse dei Fondi 2000/2006, e che, di conseguenza, questo ha creato sfasamenti temporali sulla nuova programmazione comunitaria, ma è altrettanto vero che, seppure non si perderanno risorse entro la fine dell’anno, il ritardo resta. Un ulteriore elemento di riflessione, è inutile negarlo, viene dalle prossime elezioni regionali: è risaputo, purtroppo, che sia il periodo pre-elettorale che quello immediatamente successivo non costituiscono di certo la fase migliore né per l’avvio di nuovi progetti, né per la gestione di quelli eventualmente avviati. L’esperienza, nel passato, ha già insegnato quanto anche le migliori programmazioni, a cavallo di un periodo elettorale, non siano riuscite a produrre gli effetti sperati anzi, al contrario, abbiano subito ritardi e rielaborazioni. A ciò si aggiunga che anche quello che doveva essere un elemento

distintivo di qualità della programmazione 2007/2013, cioè la Programmazione unitaria, rischia oramai di saltare soprattutto per i ritardi legati all’approvazione da parte del Governo nazionale del Programma regionale dei FAS. Esiste, dunque, la reale preoccupazione che, se dovesse malauguratamente andare perduto il bandolo della matassa, si avvertirebbe davvero la difficoltà di dove ricominciare, per continuare a seguire con ordine la strategia di sviluppo iniziata. Una strategia che, oltre ad aver individuato 28 Progetti strategici per lo sviluppo della Regione, risulta ancora oggi carente dei Testi Unici Legislativi sul Lavoro, sulle Attività Produttive, sui Lavori Pubblici e sull’Agricoltura e che ha nella Sanità, ancorché non direttamente legata ai Fondi strutturali, un elemento che pesa come un macigno sul futuro della Calabria. Le Leggi ed i Piani di settore, in qualunque ambito di intervento, sono il mezzo migliore per realizzare i progetti, monitorare i risultati e verificare gli obiettivi raggiunti. Questi sono i rischi che corre oggi la nuova programmazione, e che potrebbero lasciare zoppo un ottimo e preciso lavoro che di obiettivi ed efficacia ha fatto il suo caposaldo. In sintesi verrebbe da esprimere un augurio: prima che la febbre elettorale faccia variare sensibilmente il termometro dell’ordinario, si produca molto: entro la fine dell’anno sarebbe auspicabile adoperarsi per produrre nuovi bandi, e per arrivare alla realizzazione di specifici piani utili allo sviluppo delle imprese e del lavoro in una regione in cui di tempo non ce n’è più. ● * direttore generale Confindustria Calabria

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primo piano

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primo piano

Intervista all'avvocato Enrico Mazza, consulente aziendale

Addio alla legge 488 per il periodo 2007/2013

Nuove disposizioni attuative per gli incentivi alle imprese distinzione per aree depresse e non, tra grandi imprese-pmi

Premessa: Nel corso dell’estate sono giunte novità sulla vecchia “488”. “Calabria Economia Magazine” ha intervistato l’avvocato Enrico Mazza, Direttore della M.I.A. - Mondo Impresa Azienda - (società specializzata nella consulenza ed assistenza alle imprese) e Assistente alla cattedra di diritto commerciale della facoltà di Economia Aziendale dell’Università Magna Gaecia di Catanzaro, nonché responsabile della sezione “Aiuti alle imprese” del nostro portale (www.calabriaeconomia.it) .

di

Stefania Argirò

C

on il decreto ministeriale 23 luglio 2009, a firma del Ministro dello Sviluppo Economico Scajola si stabiliscono le nuove disposizioni attuative in tema di finanza agevolata, in attesa di ulteriori decreti esplicativi siamo già in grado di conoscere gli elementi più significativi, è indubbio che si manda definitivamente in soffitta la legge 488, e quasi 700 milioni di euro, come prima do-

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tazione, potranno essere utilizzati, dalle imprese che scommettono in particolar modo sui risultati di ricerca e sull’innovazione garantendo a chi può eccellere gli strumenti onde affrontare il mercato globale e rafforzare la competitività del nostro sistema industriale. Quali sono gli elementi più significativi di questa riforma?

Da un’attenta e accurata lettura del citato decreto ministeriale colpiscono alcuni elementi quali: la nuova agevolazione si estende a tutto il territorio nazionale per cui a differenza della vecchia legge 488/92 potranno fare domanda anche le imprese che investono al di fuori delle aree depresse, differenziando, tuttavia, le percentuali di agevolazione previste e i beneficiari dei contributi in particolare le grandi imprese potranno presentare domanda, ma solo su progetti da svolgere all’interno delle aree depresse, l’apertura a tutto il territorio è infatti valida per le sole piccole e medie imprese, non saranno finanziabili le spese da sostenere con la modalità della locazione finanziaria, sono inoltre previste limitazioni per le opere murarie, le spese potranno essere

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Intervista all'avvocato Enrico Mazza, consulente aziendale

effettuate solo dopo la presentazione della domanda di finanziamento, i programmi di investimento non potranno quindi consistere nella sola realizzazione di opere murarie, altra limitazione viene dal sistema di pagamento che la normativa impone avvenga esclusivamente tramite bonifico bancario. Quali sono i territori agevolati?

Seguiranno strade diverse le agevolazioni per i progetti da realizzare fuori o all’interno delle aree depresse. I programmi nelle aree ammesse alla deroga di cui all’articolo 87, paragrafo, 3 lettere a) e c) del Trattato Ue potranno riguardare sia le grandi imprese che le piccole e medie imprese. Al di fuori di tali aree, solo le pmi potranno accedere all’agevolazione. In allegato al decreto, è stato fornito anche un elenco delle aree depresse 2009/2013, depurato quindi di tutte le zone che sono uscite con la scadenza del 31/12/2008. Le differenze riguarderanno anche l’obbligo di notifica individuale alla commissione europea. Per le aree depresse, l’obbligo scatta per i programmi con investimenti ammissibili in immobilizzazioni superiori a 50 milioni di euro, qualora l’importo complessivo di agevolazioni concedibili sia superiore al 75% del massimale di aiuto che potrebbe ottenere un programma con investimenti pari a 100 milioni di euro applicando i massimali di aiuto per le grandi imprese. Nelle altre aree, scatta per i programmi comportanti agevolazioni di importo totale lordo superiore a 7,5 milioni di euro.

Quali sono i programmi e le spese ammissibili?

I progetti d’investimento dovranno riguardare la realizzazione di nuove unità produttive, l’ampliamento di unità produttive esistenti, la diversificazione della produzione di un’unità produttiva in nuovi prodotti aggiuntivi, il cambiamento fondamentale del processo di produzione complessivo di un’unità produttiva esistente. Il programma potrà comprendere spese per suolo aziendale e sue sistemazioni, ammesse nel limite del 10% dell’ investimento complessivo ammissibile del programma. Inoltre saranno finanziabili anche le opere murarie e assimilate; anche queste spese sono sottoposte a una limitazione del 40% dell’importo complessivo degli investimenti ammissibili. Sono inoltre ammissibili le infrastrutture specifiche aziendali, i macchinari, impianti e attrezzature varie nuovi di fabbrica, ivi compresi quelli necessari all’attività amministrativa dell’impresa, ed esclusi quelli relativi all’attività di rappresentanza. I progetti potranno includere anche mezzi mobili strettamente necessari al ciclo

di produzione o per il trasporto in conservazione condizionata dei prodotLe pmi ti, purchè dimensionati potranno all’effettiva produzione, finanziare identificabili singolarmenanche te e a servizio esclusivo dell’unità produttiva ogle spese getto delle agevolazioni. relative Rientrano anche i proa consulenze grammi informatici comconnesse misurati alle esigenze al programma produttive e gestionali d’investimento dell’impresa, brevetti, licenze, know-how e conoscenze tecniche non brevettate concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi, per la parte in cui sono utilizzati per l’attività svolta nell’unità produttiva interessata dal programma; per le grandi imprese, tali spese sono ammissibili solo fino al 50% dell’investimento complessivo ammissibile. Le pmi potranno finanziare anche le spese relative a consulenze connesse al programma d’investimento, nel limite del 3% dell’importo complessivo ammissibile. E le spese non ammissibili?

Non sono ammesse le spese relative a macchinari, impianti e attrezzature usati, le spese di funzionamento, le spese notarili, quelle relative a imposte, tasse, scorte e quelle relative all’acquisto di beni immobili che hanno già beneficiato, nei dieci anni antecedenti la data di presentazione della domanda, di altri aiuti, fatta eccezione per quelli di natura fiscale, salvo il caso in cui le amministrazioni concedenti abbiano revocato e recuperato totalmente gli aiuti medesimi. Non sono altresì ammissibili singoli beni di importo inferiore a 500 euro, al netto di Iva. Non sono ammissibili i programmi per i quali esistano titoli di spesa, ivi compresi quelli relativi ad acconti, antecedenti alla presentazione della domanda di agevolazioni, anche se non rendicontati. ► Enrico Mazza Enrico Mazza

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Intervista all'avvocato Enrico Mazza, consulente aziendale

ti allo sviluppo di piccole imprese di nuova costituzione, sarà necessario che le imprese siano costituite non prima di 24 mesi alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni. Oltre a questo, le imprese dovranno risultare autonome, nel senso che non dovranno risultare né associate né collegate ad altre imprese. Cosa intende il decreto ministeriale per “industrializzazione della ricerca”?

Quali sono i settori agevolati, e quelli favoriti?

E’ indubbio che nasce da Industria 2015 il nuovo regime di agevolazione per gli investimenti delle imprese. Infatti i programmi di investimenti produttivi dovranno essere connessi alle aree tecnologiche individuate dai Piani di innovazione industriale. Si tratta delle aree tecnologiche dell’efficienza energetica, della mobilità sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali. I programmi dovranno essere finalizzati alla nascita di nuove imprese, industrializzazione di risultati di ricerca, al risparmio energetico e tutela ambientale o al miglioramento competitivo e innovazione. I programmi di finanziamento dovranno quindi essere riconducibili a una delle cinque aree tecnologiche e dovranno essere finalizzati a un obiettivo specifico. Per quanto riguarda le nuove imprese e l’industrializzazione della ricerca, il decreto ministeriale fornisce già alcuni chiarimenti, per quanto concerne invece le casistiche del risparmio energetico, tutela ambientale, miglioramento competitivo e innovazione si dovranno attendere i successivi decreti al fine di capire quali saranno i requisiti richiesti ai progetti. Anche alcune attività di servizi potranno accedere all’agevolazione. Potranno beneficiare anche le imprese neo costituite?

Sì, per i progetti finalizza-

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Il campo dell’industrializzazione della ricerca con l’avvento del suddetto decreto viene notevolmente ristretto. Infatti l’industrializzazione dei risultati di programmi di ricerca o di sviluppo sperimentale sarà considerata tale solo in tre casi. Il primo caso prevede che i progetti siano stati realizzati in collaborazione con organismi di ricerca. Il secondo caso riguarda i progetti agevolati sulla base di norme comunitarie, statali e regionali finalizzate alla promozione di attività di ricerca e sviluppo sperimentale, sempreché completamente realizzati da non oltre 24 mesi alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni. Infine, il terzo e ultimo caso si manifesta qualora l’impresa, a seguito della realizzazione del programma di ricerca e sviluppo, abbia depositato un brevetto prima della data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni. Cosa ci dice sulle altre tipologie di investimento?

Gli altri casi previsti dalla normativa, quali la realizzazione di programmi di investimento volti al risparmio energetico e/o alla riduzione degli impatti ambientali delle unità produttive interessate e il perseguimento di specifici obiettivi di innovazione, il miglioramento competitivo e tutela ambientale dovranno essere specificati dal ministro dello sviluppo economico saranno regolamentati con successivi decreti. I decreti saranno anche chiamati a fissare eventuali limiti minimi e massimi degli investimenti ammissibili, delle spese ammissibili e la durata massima dei programmi di investimento agevolati.

Quali saranno le aree tecnologiche interessate ?

Per quanto riguarda il Progetto di innovazione industriale sull’efficienza energetica le aree interessate sono quelle del solare fotovoltaico, solare termico e termodinamico, generazione distribuita, bioenergia e produzione di energia da rifiuti, celle a combustibile e idrogeno, eolico, elettrodomestici ad elevata efficienza, materiali ad alta efficienza per l’edilizia e architettura bioclimatica, tecnologie avanzate per l’illuminazione, macchine e motori elettrici ad alta efficienza, tecnologie per l’aumento dell’efficienza energetica dei processi industriali. Il Progetto di innovazione industriale sulla mobilità sostenibile riguarda l’eco-compatibilità dei sistemi di trasporto di superficie e dei relativi processi produttivi, la decongestione dei


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Intervista all'avvocato Enrico Mazza, consulente aziendale

trasporti di superficie, intermodalità e reti logistiche, la mobilità urbana sostenibile, la sicurezza di persone e merci nei trasporti di superficie e dei relativi processi. Il Progetto di innovazione industriale sulle nuove tecnologie della vita si riferisce alla filiera produttiva delle nuove tecnologie della vita, delle tecnologie biomediche, delle tecnologie per le terapie avanzate. Il progetto di innovazione industriale sul made in Italy riguarda le imprese del sistema moda, del sistema casa, del sistema alimentare e del sistema della meccanica. Infine, il Progetto di innovazione industriale sui beni culturali si riferisce a tutte le imprese che si occupano di gestione, conservazione e restauro dei beni culturali. Vi sono dei limiti di potenza per le fonti rinnovabili ?

Sì, i programmi di investimento ammissibili, per quanto riguarda le attività di produzione di energia e calore, devono riguardare la produzione di energia elettrica e di calore, di cui alle classi 35.1 e 35.3 della classificazione delle attività economiche Istat 2007, limitatamente agli impianti alimentati da fonti rinnovabili o che concorrono all’incremento dell’efficienza energetica e al risparmio energetico, con potenza non superiore a 50 MW elettrici.

Arriviamo alla domanda che Le vorrebbero fare tutti: quali sono le agevolazioni previste ?

Spicca subito l’ampia scelta in termini di tipologie di agevolazioni, grazie a un mix di contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati, contributi in conto interessi a garanzia pubblica. Saranno i successivi decreti a stabilire l’esatta combinazione di agevolazione spettanti alle imprese, sempre nel rispetto dei massimali di aiuto di stato (ESL) distinti per aree regionali per il periodo 2009-2013. Per quanto riguarda i territori che più ci interessano riassumiamo nella tabella che segue le percentuali di aiuti distinguendo in base alle dimensioni dell’impresa in piccola, media e grande. ● Massimali di aiuto (ESL) per le aree ammesse agli aiuti di stato a finalità regionale per il periodo 2009/2013 AIUTI DI STATO A FINALITA’ REGIONALE SETTORI DIVERSI DALLA TRASFORMAZIONE E COMMERCILIZZAZIONE DEI PRODOTTI AGRICOLI AREE 87,A DIMENSIONI DI IMPRESA* P M G CALABRIA (DAL 1/1/2007 AL 31/12/2010) 60% 50% 40% CALABRIA ( DAL 1/1/2011 AL 31/12/2013) 50% 40% 30% CAMPANIA, PUGLIA E SICILIA 50% 40% 30% BASILICATA (DAL 1/1/2007 AL 31/12/2010) 50% 40% 30%

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Premio "Fedeltà al lavoro e progresso economico"

della FEDELTà AL LAVORO

PRE LAV

«

Paolo Abramo: E’ un riconoscimento a quanti con il loro lavoro hanno inciso positivamente e con concretezza sull’evoluzione e sul destino della nostra terra»

Un momento delle premiazioni

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Premio "Fedeltà al lavoro e progresso economico"

XIII Edizione - 2009

MIO ORO

e del PROGRESSO ECONOMICO

I riconoscimenti della Camera di Commercio di Catanzaro Premiati aziende, titolari, dipendenti pubblici e privati che si sono distinti per dedizione, servizio e correttezza di

Davide Lamanna

T

re parole sono state ricorrenti nella relazione che il presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Paolo Abramo, ha tenuto nel corso della tredicesima edizione del Premio “Fedeltà al lavoro e progresso economico”: impegno, dedizione e servizio. «Tre elementi – ha spiegato il presidente – che accomunano i tanti premiati della serata». Una cerimonia sobria quella che si è svolta nella sala conferenze di Villaggio Guglielmo, ma ricca di significato, «perché – ha detto Abramo – premiare il lavoro

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e il progresso economico riveste un significato del tutto particolare in questo anno di profonda crisi». Così nelle parole del “padrone di casa” nessuna retorica o frase di circostanza. «Del resto – ha proseguito Abramo - non si può, con un premio, saldare il conto dei sacrifici, della dedizione e degli sforzi di chi ha fatto del lavoro, dell’operosità e dell’onestà il proprio credo. Si tratta – ha aggiunto – di un umile e sincero riconoscimento da parte di una Istituzione pubblica, certamente la più rappresentativa del sistema ►

Paolo Abramo durante la lettura del discorso

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Premio: "Fedeltà al lavoro e progresso economico"

A sinistra il tavolo della presidenza

Alcune delle autorità presenti

Paolo Abramo: «Un premio al lavoro, che deve essere condiviso dall’intera Calabria, terra in cui c’è un altissimo numero di disoccupati» economico e produttivo, nei confronti di quanti hanno inciso positivamente e con concretezza sull’evoluzione e sul destino futuro della nostra terra». Lavoratori, pubblici e privati; imprenditori appartenenti ad aziende del commercio, dell’industria, dell’artigianato o dell’agricoltura. Tutti emozionati per un premio che deve essere condiviso dall’intera Calabria, terra in cui c’è un altissimo numero di disoccupati. Ecco perché non ha voluto mancare all’appuntamento il presidente della Regione Agazio Loiero. Il quale ha “bacchettato”, in particolare, le banche per l’alto costo del denaro, ricordando come il suo ente si sia costituito

Loiero: «Necessità di responsabilità e misure ad hoc, per realizzare anche nella nostra regione utopie collettive a partire da sogni individuali»

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parte civile nel processo intentato da un imprenditore che ha denunciato i tassi usurai di alcuni istituti di credito. «Un premio simbolico – ha detto il governatore – per riconoscere la grande abnegazione di chi riesce ad affermarsi, attraverso il lavoro, in una regione lontana dai mercati, carente di infrastrutture e, come detto, in cui la concessione del credito, quando avviene, prevede tassi esosi. Tutti aspetti che necessitano di interventi, assunzioni di responsabilità e misure ad hoc, per far sì che dai sogni individuali – ha concluso Loiero – sia possibile anche nella nostra regione realizzare utopie collettive». Presenti alla serata, tra gli altri, i senatori Luigi De Sena (Pd) e Vincenzo Speziali (Pdl), il comandante dei Carabinieri generale Marcello Mazzuca, il questore di Catanzaro Arturo De Felice e anche il sindaco del capoluogo, Rosario Olivo, e il presidente della Provincia Wanda Ferro. “Compagni di viaggio – li ha definiti Abramo – per lo spirito di coesione e condivisione istituzionale che accomuna molte iniziative in favore del nostro territorio». Ed è proprio dal territorio, dalle aziende che vi operano, che dovrà es-

sere superata la crisi del sistema finanziario «che ha finito inevitabilmente – ha spiegato il presidente della Camera di Commercio – per ripercuotersi sulle economie reali, sulla produzione, sui livelli occupazionali, sulle capacità di spesa delle famiglie». Abramo ha quindi sottolineato il valore del lavoro svolto, in questi ultimi anni, dall’ente che presiede, evidenziando un nuovo modo di operare riassumibile in una sola parola: coesione. «Una compagine, la nostra, formata dalle categorie produttive tutte, che hanno saputo trarre dalla coesione la capacità di creare un metodo gestionale forse anomalo, ma certamente poco diffuso nella gestione della “Cosa Pubblica”. Un metodo che ha assicurato all’Ente prestigio e autorevolezza». E se da un lato Abramo ha affermato di non aver soltanto teorizzato, ma anche concretizzato il convincimento che senza coesione non ci può essere sviluppo, dall’altro ha dichiarato che «tanto o troppo c’è ancora da fare, soprattutto dopo le difficoltà determinate dall’attuale congiuntura sfavorevole, che sono andate a unirsi a un sistema economico storicamente debole».

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Premio: "Fedeltà al lavoro e progresso economico"

Le premiazioni sono state seguite da numerose autorità militari

Una relazione molto applaudita la sua, che ha ben saputo esprimere lo spirito di questo Premio inaugurato ad-

dirittura negli anni ’50 per riconoscere il merito a chi, attraverso il proprio lavoro, ha operato o continua ad operare

per il miglioramento sociale (nel box le diverse sezioni previste, i numerosi premiati, anche alla memoria). ●

PREMIO FEDELTA’ AL LAVORO E PROGRESSO ECONOMICO 2009

CATEGORIE E PREMIATI Categoria Dipendenti Camerali:

Sergio Argirò

Categoria Dipendenti Camerali collocati a riposo:

Vincenzo Abate, Annamaria Cirillo, Vittoria Lapenna, Francesco Pao-

nessa, Luigina Stella, Giovanni Tolomeo. Categoria Lavoratori Dipendenti:

Premio “Fedeltà al Lavoro” sezione I: Mario Astorino, Maria Guido, Francesca Giuliana

Paola; per la categoria Imprese Industriali; Premio “Fedeltà al Lavoro” sezione III: Silipo srl premiato Danilo Silipo per C.G.F. Srl premiato Gregorio Froio; Istituto di vigilanza privata notturna e diurna srl premiato Antonio Figorilli; Assitur srl premiato Adriano Marani; Cantine Lento Soc. Coop. premiato Salvatore Lento; Tecnogest srl premiato Aldo Ferrara; Categoria Imprese Commerciali, Premio “Fedeltà al Lavoro” sezione IV: Antonia Cimino, Giuseppe vara, Vincenzo Cosentino, Rosaria Cosentino, Diana Severini, Felice Mastroianni. Per la categoria Imprese artigiane:

Premio “Fedeltà al Lavoro” sezione V: Giuseppe Ranieri, Giuseppe Gaudio, Giovanni Be-

vacqua, Gerardo Seminaroti, Raffaele Muraca, Pasquale Mirabò. Categoria Imprese Agricole - Premio “Fedeltà al Lavoro” sezione VI:

Az . Agr. Bertolami, premiato Carmelo Bertolami;

Az. Agr. Lento Soc. Coop.; Azienda Statti, premiato Antonio Statti; Borgo Santarosa soc. agr. semplice premiata Maria Teresa Caporale; Milone Rosario e figli snc, premiato Antonino Milone. Premio Progresso Economico sezione I: Marron Glacés di Cosentino Antonino; Francesco Mastroianni per Mastroianni Giovanni - Il Cantagalli. Premio Progresso Economico sezione II:

Maurizio Marani di Global Trading Bureau srl;

“Premio Esportatori Benemeriti”: Maria Teresa Desta di Desta Industrie srl; Giovanni Mancuso di Teknalsystem srl. Premio speciale “Impresa più Longeva e di successo”:

Emilio Cataldi per Terme Caronte spa; Premio speciale “Giovane

Impresa innovativa”: Giovanni Battista per Profiltek srl; Premi Speciali:

Salvatore Megna; a Agazio Bongarzone titolare Ideal Bar “Sans Souci”.

Premio alla Memoria: è andato a Antonia Critelli (scomparsa a causa del tragico tentativo di rapina nella sua casa di Catanzaro, per la quale hanno ritirato il premio la figlia ed il nipote), Salvatore Blasco (per il quale ha ritirato il premio la presidente della Provincia Wanda Ferro), Maestro Tommaso Colloca (per il quale ha ritirato il premio il nipote omonimo).

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attualità di

Premio "Fedeltà al lavoro e progresso economico"

Luca Zema

I

n un’epoca in cui il lavoro è troppo spesso all’ordine del giorno per le sue valenze negative, che vanno dalla disoccupazione, alle morti bianche, dalla mancanza di tutele, al precariato, all’inadeguatezza salariale e via dicendo, la Camera di Commercio di Catanzaro, capitanata da Paolo Abramo ha voluto, per una serata, elegante e densa di contenuti, riportare

Il lavoro nella provincia di Catanzaro Intervista al direttore di Confindustria

all’attenzione del pubblico e dell’intera provincia il valore positivo del lavoro. Quando lavoro significa dedizione, soddisfazione, impegno può ancora portare, anche in una terra difficile come questa, alla costruzione di condizioni migliori per chi opera e per chi lo circonda. Nel corso della serata sono intervenuti diversi attori, istituzionali e non, della scena economica calabrese. Calabria Economia ha intervistato il direttore generale di Confindustria Catanzaro, l’avvocato Dario Lamanna, che con soddisfazione ha seguito la premiazione di molte aziende associate alla principale confederazione italiana di industriali.

Direttore, al di là di ogni facile retorica, qual è secondo lei l’importanza di questa giornata dedicata al lavoro?

Dario Lamanna

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E’ molto significativa per coloro che operano nel mondo delle imprese e per i lavoratori tutti; lo è doppiamente in una regione come la nostra, spesso in difficoltà quando si parla di questo argomento. Ritengo, infatti, che in un momento storico, come quello che stiamo vivendo, in cui il capitale umano si configura come fattore strategico per progredire, per raggiungere obiettivi sempre più qualificati, nonché per accrescere la competitività delle imprese,

sia significativo puntare i riflettori proprio sul valore del lavoro, dei lavoratori, della loro specializzazione.

Parlando di valore del lavoro e specializzazione, l’Italia è spesso al centro di discussioni per un sistema che punta poco all’innovazione. Che cosa ne pensa?

E’ senz’altro vero che potrebbe essere fatto molto di più: ad esempio in una regione come la Calabria puntare sull’innovazione potrebbe significare riqualificare l’intero comparto industriale e finalmente, forse, rilanciarlo, ridefinendo il profilo economico di un intero territorio. Le difficoltà sono innegabili, ma è necessaria, in tal senso, una svolta anche culturale nella piena consapevolezza che oggigiorno fare impresa significa proiettarsi in uno scenario globale dove la partita, inevitabilmente, si gioca puntando su fattori importanti per la competitività del sistema, quali appunto la capacità di internazionalizzazione, la modernizzazione dell’organizzazione, la ricerca e l’innovazione tecnologica.

Le imprese possono contribuire in modo significativo a sostenere la specializzazione del lavoro: ci sono esempi nella Provincia che ci può segnalare?

Ovviamente specializzazione non deve significare parcellizzazione ma accresciuta professionalità su alcuni

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attualità aspetti, professionalità che dovrà essere sempre “in manutenzione”, valorizzando gli interventi di formazione continua. Su questo versante, devo dire che Confindustria Catanzaro sta lavorando, con ottimi risultati, utilizzando le risorse finanziarie derivanti da Fondimpresa (Fondo di Formazione Interprofessionale). Le nostre imprese stanno adeguando e sviluppando, infatti, i profili professionali dei propri dipendenti, continuamente, in relazione alle diverse e continue mutazioni dei contesti di riferimento. Tornando ad un quadro più ampio, qual è la situazione dell’impresa della Provincia di Catanzaro?

Nonostante la crisi non sia passata, si cominciano ad intravedere, rispetto a qualche mese fa, tenui segnali di miglioramento o, comunque, un’attenuazione di criticità. Penso, ad esempio, alla diminuzione di richieste di cassa integrazione da parte delle aziende, all’incremento di disponibilità nell’assumere nuovo personale, ad un rinnovato clima di fiducia su alcuni versanti. Siamo a conoscenza che la stessa Regione Calabria sta predisponendo strumenti sia per sostenere la nuova occupazione e sia per consolidare quella esistente. Inol-

Formazione Interprofessionale «Confindustria Catanzaro sta lavorando, con ottimi risultati, utilizzando le risorse finanziarie derivanti da Fondimpresa»

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Premio "Fedeltà al lavoro e progresso economico"

tre, abbiamo stipulato alcune importanti convenzioni con istituti bancari e, su questo versante, ho il dovere di ricordare che la risposta più immediata è arrivata dagli istituti di credito più radicati sul territorio.

sistema associativo di Confindustria a lavorare per sostenere le aziende e farle crescere, offrendo rappresentanza autorevole e servizi sempre più efficaci e funzionali alle esigenze del mondo imprenditoriale. ●

Nello specifico quali sono gli Istituti che si sono dimostrati più interessati?

La Banca Popolare del Mezzogiorno (BPM), la Banca Carime e il Sistema del Credito Cooperativo. Mi auguro che questa giornata, e la visibilità che i media vorranno darle, possa contribuire a risvegliare il desiderio e la opportunità di sostenere il lavoro, in ogni modo possibile e ai diversi livelli, per il bene del territorio, di chi vi opera e di chi coloro che lo vivono.

In che cosa consistono le convenzioni?

Si tratta di protocolli d’intesa, molto concreti, per promuovere misure volte a garantire l'afflusso di credito al sistema produttivo, attraverso interventi sulla liquidità e sulla patrimonializzazione delle imprese, prevedendo, peraltro, condizioni vantaggiose di accesso al credito e di facilitazione rispetto a singoli strumenti e prodotti, nel quadro di una sinergia vincente ed un proficuo confronto tra mondo bancario e sistema delle imprese.

Confindustria ha visto premiati dalla Camera di Commercio di Catanzaro molti suoi associati: motivo di soddisfazione?

Direi proprio di sì, Confindustria Catanzaro è una grande casa, dove si respira un’aria di efficienza e piena di stimoli. Siamo, ovviamente, molto orgogliosi perché oltre alla sezione istituzionale dedicata alle imprese industriali, nella sezione dei Premi in cui viene valorizzata l’innovazione, la capacità di esportazione, il successo aziendale, compaiono tutte imprese aderenti alla nostra Confederazione. E’ un segnale importante, che spinge ancora di più il

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A Crotone le imprese hanno una nuova casa Una vera oasi per l’utenza L'ingresso della nuova sede della Camera di Commercio di Crotone

Giuliano Carella

e la sburocratizzazione delle procedure renderà sempre più agevole il rapporto quotidiano tra il mondo dell’imprenditoria e la Pubblica amministrazione. Costata intorno ai 5 milioni di euro, la nuova sede è stata riattrezzata presso il modernissimo centro direzionale di “Poggio Verde” in via Antonio De Curtis, 2 (località Trafinello, zona situata a ridosso della statale 106). Una decisione, quella di dislocare in periferia la struttura, in piena linea con le indicazioni diffuse dal dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del

uffici interni e delle grandi sale). Per la cerimonia inaugurale, l’Ente ha voluto regalarsi una splendida serata ’è una nuova “casa” per le di spettacolo con le voci di Luisa Corna imprese a Crotone. A sedici e Mario Nunziante, unite alla comicità anni dalla sua costituziopartenopea dello showman Salvatore ne (era il 1993 quando si riunì il priGisonna. Un pretesto pubblicitario per mo consiglio camerale), la Camera di presentare la sgargiante “mise” della Commercio pitagorica si trasferisce dal Cciaa di Crotone all’opinione pubblica, centro storico alla periferia sud del canon solo del territorio, ma di tutta la repoluogo ionico, presentandosi alla sua gione. clientela con un look totalmente rinnoIl fatidico taglio del nastro è stato, vato, degno dei migliori standard euroinoltre, anche un’ottima occasione per pei. Unico al momento in Calabria. illustrare la seconda edizione del BiPorte girevoli, ampie vetrate, lancio sociale dell’ente, relativo agli postazioni open space, reception di anni che vanno dal 2006 al 2008. modernissima concezione, separé in Una sorta di mappa per lo sviluppo plexiglass e sale multifunzionali. E che annuncia responsabilità sociale e poi ancora comodità e accoglienza trasparenza per il futuro delle impreper i clienti: ampi parcheggi, giardini se crotonesi. e un’agorà per convegni e manifeOltre al “padrone di casa”, Rostazioni all’aperto. In una frase: una berto Fortunato Salerno, e al segrestruttura al passo coi tempi. tario generale dell’ente, Donatella Alla cerimonia d’inaugurazioRomeo, hanno presenziato l’evenne il presidente dell’Ente camerale, to anche il presidente nazionale di Gli ambienti moderni e funzionali dello spazio destinato alle imprese Roberto Fortunato Salerno, l’ha deUnioncamere, Ferruccio Dardanello, finita il “palazzo di cristallo”. La sintesi Consiglio dei Ministri che invita a rie il direttore del Consorzio servizi avanperfetta dell’incontro tra soddisfazione pensare questi luoghi dal punto di vista zati (Csa), Nicola De Benedicitis. Tandella clientela e benessere organizzatiarchitettonico, urbanistico e organizzate le autorità civili, militari e religiose vo. Un luogo dove non esistono barriere tivo. La sede è sviluppata su tre piani che hanno salutato l’apertura della nuofisiche rispetto agli atti prodotti (e quelli che occupano una superficie complessiva sede. Tra queste, l’ex presidente di in itinere), dove la trasparenza è di casa. va di ben 2.600 metri quadri. In particoUnioncamere Calabria, Paolo Abramo Una vera oasi per l’utenza. lare, al piano terra, si trova l’area front(a cui è di recente succeduto proprio SaLa nuova sede della Camera di Comoffice (completamente modellata per il lerno), il rettore dell’Unical, Giovanni mercio di Crotone, infatti, è stata placustomer satisfaction con 350 locali tecLatorre, e un testimonial d’eccezione: smata proprio sull’idea di efficienza ed nici e tutti i servizi alle imprese); mentre il maestro orafo Gerardo Sacco, orgoaccessibilità per le imprese. Una struttuil back-office è distribuito tra il secondo glio dei crotonesi nel mondo. A fare ra dove il ricorso ai processi telematici e il terzo piano (si tratta per lo più degli da sfondo, infine, i tre presidenti che ►

di

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attualità hanno preceduto Salerno in questi sedici anni: Napoleone Guido, Luigi Siciliani e Franco Barretta. Personalità che, ognuna a modo suo, hanno contribuito in maniera determinante al raggiungimento dei successi registrati negli anni dall’Ente. È stato il presidente di Unioncamere Dardanello a ribadire subito la necessità di trasparenza, accessibilità ed efficienza per rilanciare il tessuto economico e produttivo italiano. Una realtà fatta per lo più di piccole e medie imprese che quotidianamente devono fare i conti con un pachiderma chiamato burocrazia. La parola d’ordine è ora snellire la Pubblica amministrazione. Senza però mai perdere di vista il supporto continuo alle imprese. Ed è proprio questa la sfida che proietta la Camera di Commercio come soggetto capofila per il rilancio del sistema socioeconomico del territorio crotonese. Splendono in bacheca i prestigiosi riconoscimenti ottenuti in questi sedici anni di attività della Camera di Commercio di Crotone. L’ente è considerato il fiore all’occhiello di questa provincia. Basti pensare che è già operativo nei nuovi locali da inizio settembre senza che il trasferimento degli uffici abbia registrato disguidi con l’utenza. Il motivo è semplice: affidabilità e alti standard d’assistenza. Ovvero, ciò che richiedono le imprese da sempre. Come sottolineato dal segretario generale, Donatella

Romeo: «Nel passaggio dei locali non abbiamo voluto far registrare alcuna interruzione di servizio per dare un segno concreto della nostra efficienza nei confronti dell’utenza». Un “cammeo” quello costituito dalla Camera di Commercio in una realtà come Crotone. Una provincia dove si continua a registrare un alto tasso di mortalità per le imprese; ma dove le nuove attività produttive non stentano comunque ad affacciarsi sul mercato, soprattutto in campo agricolo (nel 2008 sono sorte 232 nuove aziende al netto delle cancellazioni d’ufficio). La fotografia scattata dalla tredicesima edizione di “Polos” - il rapporto statistico sull’andamento socio-economico della provincia di Crotone, stilato annualmente proprio dalla locale Camera di Commercio - restituisce uno spaccato esemplificativo di questo momento storico per l’economia del territorio. Secondo il rapporto, infatti, nel 2008 sono cresciuti le imprese (+1,9%) e i consumi (+4,38%); ma, al contempo, sono calati a picco il Prodotto interno lordo (-0,6%) e l’occupazione (sotto di due punti). Risultato? Si torna ai viaggi della speranza. Il 5,3% della popolazione crotonese sceglie la via del nord Italia che, a sua volta, non è certo un Eldorado. Ma non tutto è perduto. A Crotone ci sono ancora i margini per la ripresa economica. La Camera di Commercio, forte dei traguardi raggiunti con la creazione del distretto agroalimentare e la felice introduzione della tracciabilità sulle produzioni locali, adesso indica una nuova via per il futuro delle imprese locali: l’internazionalizzazione dei prodotti tipici e lo sviluppo del sistema turistico locale. Dopo i devastanti disastri ambientali registrati nel territorio (vedi indagine

Da sinistra: Luigi Siciliani, Franco Barretta e Napoleone Guido

“Black mountain”, aperta dalla procura pitagorica nel febbraio 2009, tesa a fare luce su settant’anni d’industrializzazione pesante ad opera dello stabilimento metallurgico di “Pertusola sud” che avrebbe smaltito, illegalmente, oltre 350mila tonnellate di scorie nocive denominate “cubilot”, utilizzate per ponti, strade, scuole ed edilizia pubblica); per il presidente Salerno è giunta l’ora che le imprese abbiano una mission più responsabile, eco-sostenibile, lontana dal guadagno a tutti i costi: quello che si alimenta a scapito della salute dei cittadini. Perché nella Crotone dei veleni, ad aver pagato lo scotto dell’industrializzazione “selvaggia”, sembra siano stati i bambini delle scuole costruite con le scorie tossiche. Un groppo davvero difficile da mandare giù nella gola. Ecco perché nella Crotone che risorgerà, secondo Salerno, non c’è più posto per le ciminiere: «Da qualunque parte esse provengano – ha detto nel corso della manifestazione inaugurale - sono contro la produzione di prodotti alimentari biologici». E il futuro del capoluogo ionico passa proprio per un uso sostenibile delle variegate bellezze naturali e paesaggistiche presenti nel territorio; per l’implementazione della filiera agroalimentare. Concetti che stridono con la vecchia concezione d’impresa. Concetti che a Crotone, adesso, sembrano aver afferrato. ●

Foto di gruppo al termine della cerimonia inaugurale

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cultura attualità

Premio "Viticoltore d'eccellenza del Cirò"

Foto di gruppo con i protagonisti della giornata

Premio “Viticoltore d’ecce Il vincitore dell’edizione 2009 è Francesco Porti di

Rita Macrì

L

a vitivinicoltura calabrese sta compiendo passi da gigante e sta conquistando significative nicchie di mercato anche all'estero. Questi risultati sono il frutto del lavoro appassionato e tenace di vitivinicoltori che hanno scelto come "modus vivendi" la qualità. Vini straordinari si possono ottenere solo partendo da un lavoro in vigna serio e testato scientificamente, capace di coniugare forza della tradizione e rigore professionale secondo le tecniche più moderne. L'esempio portato avanti dalle aziende viticole che conferiscono le loro uve alle Cantine Librandi è senz'altro da elogiare. In un mondo globalizzato, in cui si stanno affacciando in maniera sempre più decisa quali protagonisti del mercato del vino, nazioni giovani e agguerrite (Australia, Cile, Sudafrica...) il valore della qualità, della terri-

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torialità, della cultura e della storia che sono un valore aggiunto insostituibile, rappresentano per l'Europa, e quindi per l'intera Italia e la Calabria, l'unica possibilità di successo. Il modello proposto a Cirò va senz'altro nella direzione della specializzazione e dell'eccellenza. Una commissione presieduta dal professor Mario Fregoni dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha scelto come “Viticoltore d’eccellenza del Cirò”, edizione 2009, Francesco Porti, presidente dell’Associazione “I Vignaioli del Cirò”. Il premio è stato assegnato al termine di un incontro svoltosi a Cirò il 18 settembre, presso il Centro servizi per le imprese, dal tema: “Cirò: la centralità della qualità nella creazione di un modello vincente di vitivinicoltura”. Francesco Porti, che eredita una lunga tradizione familiare, è risultato il più votato dall’attenta giuria composta da Antonio Zaffina, Carmine Maio, Andrea Paoletti, Gennaro Convertini, Maria Rosaria Romano, Mario Maiorana e Rocco Zappia, che ha conferito a lui il premio dopo aver visitato tutte le vigne dei viticoltori partecipanti all'iniziativa. Questi produttori sono stati selezionati tra i tanti che conferiscono le proprie uve alle Cantine Librandi che, tra l'altro, le utilizzano per dar vita al "Duca San Felice", pregiato Cirò Rosso Classico Riserva Doc. Nel dettaglio hanno partecipato alla gara:

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Premio: "Viticoltore d'eccellenza del Cirò"

Giuseppe Iuzzolino, zona Vallo; Antonio Nigro, zona Vallo; Giuseppe Grisafi, zona Vallo; Nicodemo Montone, zona Corfo; Aldo e Alfonso Calabretta, zona Vecchio-Ponta; Enzo Aloisio, zona Ponta; Antonio e Nicodemo Librandi, zona Donno Ciccio-Ponta; Raffaele Sicilia, zona Feudo; Nicodemo Parrilla, zona Feudo; Francesco Adorisio, zona Feudo; Pasquale De Franco, zona Feudo; Salvatore Mezzotero, zona Feudo; Giorgio Malla, zona Feudo; Francesco Leto, zona Feudo, e il vincitore Francesco Porti, zona Feudo. Tutti i giurati hanno compilato dettagliate schede di valutazione dei vigneti e delle uve con il fine di «scegliere il viticoltore che meglio ha unito la propria abilità e competenza alle indicazioni date dall'azienda per ottenere uve di qualità eccellente» ha evidenziato uno dei giurati, Andrea Paoletti, consulente agronomico delle Cantine Librandi e di altre blasonate realtà come l’Ornellaia. «Dedico a tutti i viticoltori il mio premio – ha commentato Porti – per il fatto di essere orgogliosi del loro lavoro, perché sanno di contribuire al successo di un prodotto e soprattutto, anche attraverso questo, alla valorizzazione del nostro territo-

Il tavolo dei lavori

moderato i lavori Nicodemo Oliverio, deputato, capogruppo del Pd presso la Commissione Agricoltura della Camera. Erano inoltre presenti: Antonio Bonfiglio, sottosegretario di Stato alle Politiche agricole e forestali; il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero; l’assessore al Bilancio della Regione Calabria, Demetrio Naccari Carlizzi; l’assessore alle Attività produttive della Regione Calabria, Francesco Sulla; Dorina Bianchi, senatrice del Pd; il prefetto di Crotone, Luigi Varratta; il presidente di Unioncamere Calabria e della Camera di Commercio di Crotone, Roberto Salerno; il sindaco di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla; il sindaco di Cirò, Mario Caruso; il sindaco di Crucoli, Antonio Sicilia; il presidente di Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro. Alla interessante manifestazione è stata presente anche una delegazione della testata "Calabria Economia" guidata dal direttore responsabile Massimo Tigani Sava il quale, tra l'altro, ha dedicato all'evento una intera puntata di "Monitor". Tigani Sava ha commentato: «Quella dei Vignaioli del Cirò è un importante esempio per tutta la Calabria e per ogni possibile filiera agroalimentare: passione, dedizione, perseguimento della qualità, amore per ciò che si fa, capacità di lavorare assieme, giusto equilibrio fra tradizione e innovazione. Solo così si possono ottenere risultati e si possono conquistare nicchie rilevanti di mercato». Il professor Nicodemo Librandi nel corso del suo intervento ha elogiato i componenti dell’Associazione “I Vignaioli del Cirò”, conferenti della sua azienda, consapevoli della necessità di dover ottenere uve di alta qualità grazie alla loro voglia di impiegare tempo ed energie per riuscirci. «Per trasformare l’uva si deve seguire la tradizione – ha spiegato Librandi – . La qualità si fa nella vigna. Noi seguiamo i nostri vignaioli giornalmente e siamo soddisfatti che abbiano deciso di associarsi, di fare rete, perché con una forma associativa privata possiamo raggiungere grandi risultati». Un ottimo intervento sul rapporto tra "qualità" è "sviluppo" è stato effettuato dall'assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi. Il presidente Agazio Loiero si è tra l'altro soffermato sulla utilità del consumo interno dei prodotti agroalimentari calabresi. Il professor Mario Fregoni, protagonista di un ragionamento che ha molto colpito i presenti per la sua profondità, ha difeso il concetto di "terroir" anche e soprattutto in riferimenDa sinistra: Francesco Porti, Nicodemo Librandi, to al vitigno autoctono Daniele De Santis e Andrea Paoletti "gaglioppo" che è alla base della produzione del Cirò rosso doc. ●

llenza del Cirò” rio. Oggi è una giornata estremamente importante per me e per l’associazione che rappresento». «E’ solo il secondo anno – ha aggiunto Porti – che questo gruppo lavora insieme, ma le attività messe in moto, gli obiettivi raggiunti e l’interesse creato sono notevoli. Per la prima volta la cantina entra nella vigna, costantemente e realmente e il viticoltore, allo stesso modo, entra nella cantina». «L’associazione - ha precisato il vincitore del premio - è partita con soli 5 produttori insieme all’azienda Librandi; in due anni i viticoltori coinvolti sono diventati 25; speriamo in una crescita costante degli ettari interessati ma, soprattutto, speriamo che altri movimenti affini, votati alla qualità, nascano e crescano, perché questa è l’unica strada possibile per una reale crescita dei nostri prodotti e del nostro comparto». «Ogni viticoltore ed ogni vinificatore – ha concluso Porti – deve sapere che la sua azione influisce non solo sul proprio bilancio e sulla propria immagine, ma anche sul bilancio e sull’immagine del proprio territorio. Solo una presa di responsabilità cosciente su questo punto può fondare basi solide per una riuscita della nostra splendida terra». Erano presenti all’incontro molti rappresentanti del mondo istituzionale, militare, oltre che numerosissimi professionisti addetti del settore. Ha

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Intervista all'ingegnere Pierpaolo Sciallis

L’arte del legno

si impara fra i banchi… di scuola E’ suonata la prima campanella dell’Istituto professionale per l’Industria e l’Artigianato a Serrastretta Pierpaolo Sciallis

di

Rosalba Paletta

S

i chiama “Istituto professionale per l’Industria e l’Artigianato” e ha sede a Serrastretta, nella “Città della Sedia”, in via Giacomo Leopardi. Vale a dire nei locali della ex scuola elementare, di proprietà comunale. E’ una grande novità quella che, a partire dall’anno scolastico 2009/2010, con sorpresa, ha interessato allievi giovani e meno giovani, docenti, promotori, istituzioni e imprenditori locali. «Ci aspettavamo una risposta, ma non così celere!», dicono coloro che questa scuola paritaria dove si imparerà come fare industria a partire dall’artigianato l’hanno voluta e ottenuta. In un periodo in cui le scuole, piuttosto, si chiudono, se ne apre una in un territorio montano; in una regione del Sud, che non ha mai investito molto sulla valorizzazione e sulla crescita dei suoi saperi, si apre un istituto di natura professionale, che ambisce a diventare un fiore all’occhiello della formazione specializzata nel settore. Tutto ciò che di generazione in generazione è stato insegnato e tramandato nelle botteghe, oggi entra a pieno titolo nelle

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aule, fra i banchi, non più da lavoro, ma di una vera e propria scuola, e diventa disciplina di studio. Una rivoluzione per il territorio, per le sue tradizioni artigiane radicate in profondità, proprio come le sue faggete e i suoi castagneti, antichi usi civici che fornivano materia prima da trasformare in mobili, sedie, attrezzi da lavoro. Fra gli artefici di questo “prodotto”, ottenuto con il D.M. del 30 giugno di quest’anno, c’è l’ingegnere Pierpaolo Sciallis. Diversi anni fa aveva tentato l’avvio delle pratiche per l’apertura di una scuola professionale. Ma aveva quasi perso le speranze nei meandri della burocrazia. L’incrocio con i progetti avviati a Serrastretta, l’incontro con l’Associazione Dalidà, che oggi ha preso le redini amministrative della situazione, ha ridato vita ai suoi disegni. E oggi Sciallis è il

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coordinatore delle attività didattiche del neonato Istituto professionale. Lui che, più che un ingegnere, tiene a sottolineare, è un perito industriale con laurea, come risulta dalla sua iscrizione all’albo professionale. Il perché di questa precisazione lo si comprende risalendo la biografia della sua formazione, e si comprende anche come sia arrivato a Serrastretta, fra i boschi, per istituirvi una scuola. Abbiamo fatto con lui una chiacchierata, per capire che cosa è, e che cosa potrà diventare l’ “Istituto professionale per l’Industria e l’Artigianato”. Come è nata l'idea della Scuola?

Il tutto è nato molto il là nel tempo, quando da giovane diplomato e appassionato di lavorazione di strumenti musicali in legno, sono partito per Pisa. Lì ho conosciuto diverse realtà, mi sono

enato Mascaro

Sindaco del Comune di Serrastretta

«Abbiamo avviato negli anni passati la pratica come Comune, ma non avremmo potuto gestire la Scuola come Ente. Per questo abbiamo ceduto temporaneamente all’Associazione Dalidà l’aspetto amministrativo: l’importante è essere partiti con questo progetto cruciale per il territorio. Speriamo di poter presto trasformare la scuola da paritaria in pubblica, anche se è da sottolineare che fin da ora la frequenza scolastica per gli alunni è gratuita. Come Comune offriamo i locali in comodato d’uso all’Istituto Professionale. Mi auguro che il percorso intrapreso porti a realizzare altre iniziative, che per ora sono nel cassetto».

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Intervista all'ingegnere Pierpaolo Sciallis

formato, e ho imparato, soprattutto in merito a quanto può dare l’artigianato, dalle nostre parti bistrattato, ad un territorio, in termini di sviluppo, di valore economico, di materia su cui fare impresa e crescere. Perchè la scelta di proseguire nel percorso di studio?

Ad un certo punto della mia esperienza ho capito che la mia formazione non mi bastava, per fare e per capire quello che volevo realizzare dovevo saperne di più. Per questo mi sono iscritto alla Facoltà di Ingegneria, specializzandomi nel ramo della meccanica. Dico sempre di me che sono nato artigiano, e diventato ingegnere.

Dall’ingegneria meccanica alla lavorazione del legno, anche se apparentemente non sembra, il passo è breve…

Sì, il punto è comprendere i processi di lavorazione, il materiale è secondario, è poi un ramo di specializzazione. A me interessava in particolare capire come grandi tradizioni del nostro territorio nel campo artigiano vadano perdute proprio perché le si abbandona, non le si studia più e non le si adegua al tempo. Il contributo che a questi miei interrogativi hanno dato i sovrintendenti dei Beni Culturali e i tecnici di Pisa è

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Una scuola che getta le basi per creare nuove imprese, contribuendo a invertire la tendenza da parte di molti giovani ad emigrare in cerca di lavoro

L'Istituto professionale di Serrastretta

fondamentale. Grazie a loro e al modo in cui hanno operato nei loro territori ho capito quali grandi potenzialità inespresse hanno ancora i nostri.

Puntare su una scuola è una scelta di natura socio-economica, oltre che tecnica?

Assolutamente sì. Ad un certo punto, mi trovavo ancora a Pisa, e mi sono detto: ma perché non in Calabria? Se qui valgo otto, da noi, con questa esperienza, posso valere dieci. Direi che ho sentito una sorta di esigenza politica, in un senso ampio di politica, ovviamente. Ad un certo punto si sono messe insieme nella mia testa una serie di riflessioni: avevo maturato una consapevolezza dei processi meccanici; sapevo dell’esi-

ntonio Molinaro

Associazione Dalidà

«L’associazione Dalidà, presieduta da Franco Fazio, ha sposato l’iniziativa della Scuola professionale con orgoglio ed entusiasmo. Come Associazione lavoriamo per la promozione ed il rilancio dell’immagine di Serrastretta in tutta la regione e non solo. Assumere la gestione amministrativa di questa scuola, seppure temporaneamente ed in attesa che si costituisca una Fondazione ad hoc, per noi significa offrire il nostro contributo perché da questa iniziativa derivino occasioni di crescita, culturale ed economica, per il paese».

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stenza di una tradizione artigiana a Serrastretta sopravvissuta inspiegabilmente al tempo e alle tante crisi; sapevo anche che in Calabria non esistono scuole professionali di questo genere, contrariamente a quanto avviene nel Nord del Paese, che si è soliti rappresentare come un grande polo industriale senza poi chiedersi, con altrettanto accanimento, come abbia fatto a diventarlo, a partire dalle professionalità specializzate. Proprio la formazione specializzata è il punto cruciale dell’istituzione di un polo di formazione, vero?

Sì, così come avviene al Nord Italia, può significare una serie di cose anche al Sud: innanzitutto si possono creare nuove imprese, giovani e qualificate realtà produttive, contribuendo in modo attivo e propositivo a modificare la tendenza che vede i ragazzi studiare, e poi emigrare perché qui non c’è lavoro. Al Nord le scuole professionali sono molto più frequentate che al Sud, dove abbonda invece la scelta di fare il liceo: ma siamo sicuri che sempre corrisponda a quello che si vuole fare, a ciò di cui il territorio ha bisogno?

Puntare proprio sulla pratica significa riequilibrare il rapporto?

Sì, la formazione pratica è fondamentale: per ogni teorico c’è bisogno di dieci pratici che eseguano, e sappiano farlo con alta specializzazione. Il rapporto qui al Sud è spesso invertito, le ►

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Intervista all'ingegnere Pierpaolo Sciallis

nostre Università sfornano tanti teorici e poi nelle imprese non c’è chi sappia, nel concreto, usare le macchine, operare, lavorare con la specializzazione richiesta. Al Nord le stesse aziende investono in formazione, finanziando borse di studio per formare tecnici specializzati in determinati comparti. In sintesi che cosa andranno a studiare gli alunni di questa scuola?

Faranno lezioni teoriche e pratiche: trattandosi di una scuola paritaria studieranno le discipline come l’italiano, la storia, la matematica, le scienze, la geografia; a queste si affiancheranno le discipline come la storia dell’arte, il di-

segno artistico e tecnico che dovranno poi applicare alla loro manualità, l’uso dei sistemi Cad e Cam, disegno tecnico con esplicazione del lavoro mediante macchine a controllo numerico, tecnologia meccanica, tecniche di produzione, reparti di lavorazione, esercitazioni pratiche in laboratorio, tecnologie meccaniche. L’obiettivo è, appunto, quello di formare artigiani specializzati, che possano essere assorbiti dalle aziende del settore, o avviarne di proprie.

stre aspettative. Siamo partiti in ritardo anche con la promozione dell’apertura e, avendo ricevuto tutta la documentazione nel corso dell’estate, abbiamo perso la possibilità di raccogliere le pre-iscrizioni che si fanno nel mese di gennaio; ma ce l’abbiamo fatta e la cosa che ci rende orgogliosi è che fra gli iscritti ci sono anche alcuni artigiani del comprensorio, il ché vuol dire che abbiamo intercettato un bisogno reale di formazione.

Com'è partito l'anno scolastico in corso?

Quali sono le specializzazioni che si

Abbiamo più di quindici iscritti, che hanno superato abbondantemente le no-

Con i primi tre anni si diventa addetti alla lavorazione del legno, acqui-

conseguono nel corso di studi?

La nuova scuola dell’artigianato e dell’industria vista da alcuni imprenditori locali

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onatella Fazio

La Sedia

«Abbiamo appreso con grande piacere dell’apertura della scuola, che ha un grande significato per questo territorio. Noi che siamo le imprese operanti a Serrastretta nel campo dell’artigianato del legno la sentiamo nostra, e questo dovrà tradursi in futuro in un ragionamento che vada a sostenerne la crescita. Potranno essere avviate esperienze di stage, visite guidate, che mettano in collegamento i nostri laboratori con la scuola, per qualificarne l’offerta formativa. L’obiettivo della scuola deve essere lo sviluppo del territorio: le aziende potranno assumere nuovo personale qualificato, o addirittura potranno nascere nuove imprese. Ma questo rapporto, per il quale siamo a totale disposizione, è tutto da costruire, perché abbiamo appreso solo a cose fatte la grossa novità».

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iuseppe Paletta

Lavorazioni in legno «E’ positivo che in un territorio come il nostro prenda il via un’esperienza così originale per tutta la Calabria: da imprenditore spero che questo possa davvero tradursi in un contributo concreto alla crescita sociale ed economica locale. Gli sviluppi interessanti possono essere molteplici: se uscirà personale qualificato, quale viene oggi richiesto nelle nostre aziende, non avremo che interesse ad assumerlo; se ci sarà una specializzazione nel campo della sedia, prodotto di punta di Serrastretta, non potremo che trarne vantaggio. E’ senz’altro un’operazione positiva che arriva in un territorio dove niente è stato fatto nel tempo a sostegno dell’artigianato e dell’industria: da imprenditore mi auguro che se ne saprà fare buon uso».

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iovanni Fazio

Lavorazione artigianale del legno «La nascita di una scuola professionale è positiva, è un luogo dove apprendere le basi, ma anche innovare per migliorare i prodotti: se non fossi impegnato a tempo pieno con il lavoro sarei io il primo a iscrivermi! Non si smette mai di imparare. Ricordo la fatica che mi è costata avviare l’attività: alcuni aspetti, strettamente pratici, mi sfuggivano. Una volta partì da solo, di notte, per Udine, per andare a capire un tipo di incastro che rendeva più stabile la sedia, impedendo ai pioli di staccarsi. Oggi è una banalità, all’epoca per me era diventato un problema. Se “viaggi della speranza” di questo genere possono essere evitati a chi intraprende oggi l’attività grazie ad una scuola professionale altamente qualificata sul territorio non posso che esserne fiero, e questo mio laboratorio è a disposizione».

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Intervista all'ingegnere Pierpaolo Sciallis

sendo competenze artigiane e artistiche. Puntiamo alla formazione specializzata sulla costruzione di strumenti musicali quali chitarre, chitarre battenti, mandolino. Gli ultimi due anni si consegue invece il diploma di maturità professionale per tecnico dell’industria del mobile e dell’arredamento, acquisendo, nel primo caso, la capacità di organizzare le produzioni e i processi di lavorazione per industria ottimizzando i costi e tempi, e nel secondo caso acquisendo capacità per pianificare la disposizione funzionale degli spazi, degli elementi d’arredo. Quali obiettivi si dà questo istituto

per i prossimi anni?

Ovviamente il primo passo era l’avvio del primo anno scolastico. Da ora in poi non si potrà che migliorare e crescere: per questo siamo aperti ai soggetti già attivi sul territorio, in primis agli imprenditori, e a quanti potranno offrire il loro contributo. L’obiettivo che ci diamo è alto: sul piano della scuola il mio sogno è creare una Scuola Superiore di Alta Formazione nel campo del restauro e dell’Artigianato; sul piano della valorizzazione del territorio questo si incrocia con un progetto di costituire un paese albergo. Ma questa è un’altra storia, e avverrà in un altro tempo. ●

Una antica sega utilizzata un tempo nei boschi per ottenere le tavole dai tronchi oggi esposta al Museo civico dell'arte contadina e artigiana

Banco da lavoro in uso nelle botteghe artigiane di un tempo oggi esposto al Museo civico

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andido Caruso

Falegnameria «Ben vengano iniziative di questo genere, specie se creano le condizioni per accrescere l’occupazione e attrarre nuove realtà industriali. Sono sempre meno i giovani che scelgono questo settore per il loro futuro, ed è un vero peccato. Da artigiano credo che una necessità alla quale dovrebbe fare fronte questa scuola sia la formazione manageriale: dalla gestione del laboratorio, all’organizzazione del lavoro, all’ottimizzazione dei tempi, alla quantificazione dei costi, ai mercati, ai rapporti con burocrazia e banche. La pratica, la manualità, il “mestiere” come si diceva una volta, lo si impara direttamente in laboratorio, per quanto basi teoriche possano essere utili. Ma fare impresa è un’altra cosa, e una scuola che nasce oggi per creare gli artigianiimprenditori di domani, spero miri anche a questo aspetto e lo tenga presente».

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ngelo Aiello

Presidente Coop. Annunziata

«E’ un’iniziativa positiva per Serrastretta, per la sua storia, per gli artigiani. Molti di noi, che sul territorio operano da anche più di trenta anni, l’hanno sognata e pensata, e finalmente è arrivata, è un risultato per tutti. Il problema ora è come si fa? Se fosse stato coinvolto il territorio fin da subito sarebbe stato certamente meglio. La cultura della sedia, della lavorazione artigiana, appartiene a questo paese, ed è giusto che non si creino divisioni fra chi opera nel settore e chi si è adoperato per raggiungere questo prezioso risultato. La scuola deve servire anche ad accrescere la cultura dell’artigianato sul territorio prima di tutto, e poi oltre. Altrimenti perché la scelta di Serrastretta? Inauguriamo un metodo nuovo, aperto al territorio, che faccia della Scuola un fulcro e allo stesso tempo un traino, un laboratorio e una vetrina».

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lberto Gigliotti

Lavorazione artigianale del legno «Se fatta bene quella della scuola è una realtà davvero positiva. Ma deve esserlo nella pratica, non in teoria: credo che una scuola professionale debba insegnare ai suoi allievi ciò che serve sapere quando si opera in laboratorio: quello che un tempo insegnavano gli antichi “mastri”, oggi arricchito dall’ausilio dei macchinari ad alta tecnologia. Coinvolgere nelle attività didattiche maestri artigiani che abbiamo ancora la fortuna di avere in paese non sarebbe una cattiva idea. Io stesso, che faccio uso di macchinari avanzati, posso dire che senza le mani e il sapere dell’artigiano, non c’è tecnologia che possa fare un buon lavoro. A questo scopo possono essere utili anche visite in centri di lavoro tecnologicamente avanzati esistenti in paese: le porte del mio laboratorio sono aperte».

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attualità

Il Gruppo Giovani Imprenditori di Catanzaro elegge il nuovo presidente

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ndrea Abramo è il nuovo Presidente del gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Catanzaro, nonché, di diritto, secondo lo statuto, Vice Presidente della stessa Confindustria provinciale. L’elezione è avvenuta, all’unanimità, nel corso di un partecipata Assemblea, che ha provveduto, peraltro, a rinnovare anche l’intero Consiglio Direttivo per il prossimo triennio; eletti: Andrea Celia, Camillo Crivaro, Alessandro Genovese, Danila Lento, Andrea Poerio, Marco Rubbettino, Massimiliano Salvatori e Domenico Antonio Totino. Andrea Abramo, figlio di Giovanni, 35 anni e terza generazione del Il nuovo Consiglio direttivo con il presidente Andrea Abramo

Andrea Abramo nuovo presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Catanzaro Gruppo omonimo, dopo un intenso ed importante percorso di studio che lo ha portato a conseguire la Laurea in Economia, indirizzo “Amministrazione, Controllo e Finanza” presso l’Università Luiss Guido Carli, e ad intraprendere significativi percorsi di approfondimento specialistici con esperienze sul campo, ricopre attualmente la carica di Amministratore Delegato dell’Abramo Holding Spa. Il neo Presidente Abramo confessando la propria emozione, ha, innanzitutto, ringraziato i colleghi per la fiducia accordata ed il consenso ricevuto, esprimendo piena riconoscenza al Presidente uscente, Daniele Rossi, per i contributi e gli stimoli che è riuscito a trasmettere, con entusiasmo, a tutto il Gruppo Giovani. Abramo ha voluto sottolineare la sua voglia di fare al servizio di Confindustria, delle Imprese, del Territorio: “Dobbiamo lavorare insieme – ha dichiarato – per continuare, con vigore, le battaglie intraprese, mettendo al centro dell’attenzione temi importanti per il nostro futuro quali la scuola, la cultura d’impresa, la ricerca, l’innovazione, la crescita dimensionale delle aziende e l’internazionalizzazione, rendendoci protagonisti di un rinnovamento e di una modernizzazione che non può che

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partire dai giovani. Unità, determinazione, concentrazione su pochi, chiari, condivisi, importanti obiettivi - ha sottolineato Abramo - puntando le nostre forze su capacità e merito, cercando di far rispettare le regole del gioco, premiando chi è più bravo e non chi è più furbo. I Giovani hanno il diritto di sognare un mondo migliore, una Calabria diversa dove la politica non è scambio di accuse ma momento di confronto dialettico, anche vivace, dal quale avviare le azioni necessarie per lo sviluppo del territorio ed il benessere della comunità. Desidero riservare – ha continuato Abramo – un’attenzione particolare al mondo della scuola e dell’education nella consapevolezza che la valorizzazione del capitale umano nelle aziende è fondamentale e strategica; una scelta inevitabile per rafforzare un binomio sempre più stretto tra sistema dell’impresa e mondo dell’Università al fine di rendere merito alle idee migliori e veicolarle verso percorsi vincenti". "Mi piace pensare a Confindustria – ha evidenziato Abramo – come un’associazione proattiva e dinamica, istituzionale e operativa, che sappia supportare gli imprenditori e in particolare i giovani, un’associazione che porti con sé il valore e l’orgoglio

dell’essere imprenditori, un gruppo d’individui che si associano non certo per appartenere a una casta, ma per operare in concretezza e nel rispetto delle regole”. Particolare soddisfazione è stata espressa dal Presidente di Confindustria Catanzaro, Giuseppe Gatto, il quale, dopo aver ringraziato Daniele Rossi per l’impegno profuso, ed aver Da sinistra Andrea Abramo formulato gli e Daniele Rossi auguri di buon lavoro al nuovo direttivo ed al neo Presidente, ha ribadito l’attenzione dell’Associazione nei confronti delle iniziative promosse dai Giovani Imprenditori ed ha auspicato una proficua collaborazione al fine di cogliere tutte le opportunità di crescita professionale e culturale nella direzione di un territorio, aperto al merito, sempre più moderno e competitivo, capace di attrarre forze nuove ed investimenti importanti". ●

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economia

Investire in Polonia

Confindustria Calabria incontra l'Ambasciata di Polonia Polonia imprenditoriale, moderna, dinamica e ospitale: la cooperazione con le imprese calabresi

di

Stefania Argirò

I

nvestire in Polonia. Questo il tema al centro dell'incontro voluto nelle scorse settimane da Confindustria Calabria e Ambasciata di Polonia. Al tavolo i vertici regionali e quelli polacchi di Confindustria, rispettivamente rappresentata dal presidente Umberto De Rose e dal vice presidente Janus Pietkiewicz; il presidente della regione Agazio Loiero; la consigliera economica dell'Ambasciata polacca, Agniesczka Turek; l'avvocato Salvatore Taverna. I lavori, moderati dal direttore Confindustria Calabria, Luigi Leone, hanno preso il via con la descrizione della Polonia di oggi, a cura della consigliera Turek. L'obiettivo dell'accurata panoramica è stato quello di fornire un quadro d'insieme ai numerosi imprenditori presenti in sala, potenzialmente interessati a investire in Polonia. Un paese in crescita, che

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economia

rifiuta l'appellativo di "paese dell'Est" e rivendica in pieno quello di "cuore dell'Europa". Cuore pulsante, dinamico, vivace, forte di una popolazione giovane (il 50% ha meno di 35 anni), a circa mille chilometri di distanza da alcuni dei più grandi centri del Vecchio continente, sfiorato dalla crisi economica globale, alla quale ha retto, però, molto meglio di Italia, Spagna, Inghilterra e Francia. Un paese, la Polonia, che conserva, in tempo di congiunture sfavorevoli, un Pil al 2%, un'inflazione al 3,9% ed un tasso di disoccupazione ridimensionato di otto punti rispetto a tre anni fa (11% attuale contro 19% nel 2006). «Ci sono migliaia di progetti da cogliere al volo – afferma la consigliera economia dell'ambasciata polacca –, e chi prima arriva prende il meglio. Abbiamo bisogno di infrastrutture, come strade e autostrade, di depuratori, discariche, reti idriche, collegamenti elettrici ed energie rinnovabili, edilizia sanitaria e parcheggi».

Un'ingente quantità di opere da mettere in cantiere per cui il Governo polacco ha deciso di interloquire con i Paesi che, grazie all'esperienza pregressa, possano fare loro da guida: l'Italia è fra questi, insieme alla Francia, alla Spagna, alla Germania, all'Inghilterra. A tutti si propone un modello d'investimento noto come PPP (partenariato pubblico privato), offrendo asset consistenti e chiedendo in cambio esperienza nei settori d'intervento. Un vero e proprio tour europeo, quello che sta coinvolgendo, in questa stagione, la dottoressa Turek e il vicepresidente Confindustria Kpp Polonia, Pietkiewicz. Quest'ultimo ha affermato: «Possono essere innumerevoli le possibilità di stabilire rapporti proficui fra la nostra Confederazione e le vostre sedi: a noi necessitano competenze che voi avete già sviluppato, così come noi siamo impegnati in opere di ricerca e sperimentazione che, condivise, possono aiutare

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economia < Da sinistra: Luigi Leone, Salvatore Taverna, Agniesczka Turek, Agazio Loiero, Umberto De Rose, Janus Pietkiewicz

entrambi a ottimizzare tempi e costi. Il quadro del nostro paese – ribadisce –, oggi, è di estrema vitalità e dinamismo. I forti investimenti nel settore turistico e alberghiero lo dimostrano». La Calabria, lo sanno anche in Polonia, non è quel che si dice una regione all'avanguardia. I suoi punti deboli ci accomunano, per alcuni aspetti, al Paese di Papa Wojtyla: debolezza infrastrutturale in primis. Come ci accomunano alcune potenzialità fino ad ora davvero sottoutilizzate: se la nostra regione è un ponte sul Mediterraneo, la Polonia è l'ombelico dell'Europa. Ma è chiaro anche a chi ci guarda da così lontano che le potenzialità di sviluppo di questa regione stanno nell'accoglienza, nel turismo di qualità, nella valorizzazione, in loco ma anche all'estero, dell'enogastronomia. E una proposta per "fare assaggiare" la Calabria più buona, nel senso di gustosa, viene proprio dalla consigliera Turek, che invita a organizzarsi quanti operano nel settore agroalimentare in Calabria perchè il nostro "hande made", quello vero, ha tutte le carte in regola per sbancare nel paese di Solidarność: uno dei pochi in cui i consumi, anche a tavola, hanno retto nonostante il biennio nero dell'economia mondiale. «Porte aperte e piena disponibilità a collaborare da parte della Regione, che sarà accanto agli imprenditori». Così il governatore della Calabria Agazio Loiero ha esordito al tavolo, dicendosi convinto «che si debba avviare un rapporto di collaborazione, anche per via di una naturale e favorevole predisposizione vicendevole fra i due Paesi. La

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nostra regione – ha aggiunto Loiero – può entrare nei mercati dell’economia polacca soprattutto nel settore dell’agroalimentare e della ristorazione. Esistono davvero grandi opportunità e la Regione Calabria sarà al fianco degli industriali perché si tratta di un’iniziativa estremamente interessante. Costituiamo subito – ha concluso Loiero – una rappresentanza di imprenditori calabresi, così come ho proposto al Presidente di Confindustria Calabria, da inviare in Polonia, e costruiamo un accordo di cooperazione operativo nell'immediato. E' bene muoversi con celerità, perchè le buone occasioni spariscono in fretta». A offrire un quadro più specificamente tecnico della situazione è stato l'avvocato Taverna, dello studio legale e

pubblico privato. La Polonia – ha proseguito – sta proponendo all'Italia un rapporto di collaborazione: Agazio Loiero da parte sua verrebbe l'asset, da parte nostra la capacità di realizzare l'opera e, insieme, si trarrebbe il beneficio, perchè il paese verrebbe dotato dei servizi di cui necessita, e all'imprenditore italiano andrebbe la gestione delle infrastrutture». La risposta degli industriali calabresi in sala sembra positiva: innanzitutto vedono ampliarsi un mercato che, nei confini regionali, sta davvero stretto. E' il presidente De Rose a dare voce all'entusiasmo della categoria: «Concludo questa riunione entusiasta, perchè ho visto un approccio concreto, pratico. Un approccio moderno ad un mercato moderno, da parte di un Paese che cresce, che guarda ai suoi giovani, che punta sulle Università, sulla cultura, sui parchi tecnologici-industriali, con i suoi incubatori d'impresa. Non possiamo non cogliere l'opportunità che viene da un paese che guarda con tanto ottimismo al suo futuro e cresce in maniera ordinata e pianificata. Ciò significa – ha puntualizzato De Rose – poter offrire ottime occasioni imprenditoriali. Noi, dal canto nostro, abbiamo eccellenze sulle quali puntare fuori dai confini Umberto De Rose e Agniesczka Turek regionali, che nel caso specifico coincidono con i settori strategicamente imtributario "Taverna & Partners", che ha portanti per lo sviluppo del paese centro specificato: «La Polonia vive una staeuropeo, vale a dire: agroalimentare, tugione di grande fermento: si prepara a celebrare il bicentenario della nascita del rismo, sanità privata. Non c'è tempo da perdere: bisogna costituire un gruppo di musicista e pianista Chopin, nel 2010; imprese interessate a partire e inviare in ospiterà il Campionato europeo di calloco una prima spedizione». La Polonia cio nel 2012; ci sono molte infrastrutture moderna saluta così gli imprenditori cada costruire, grosse opere da realizzare. labresi con le parole della consigliera TuIl sistema del PPP non è certamente l'unirek: «L'Italia non perda lo spirito di Coca formula d'investimento a disposiziolombo, vada a vedere che cosa c'è oltre il ne, ma in questa situazione è uno strumare, cosa c'è oltre i suoi confini: troverà mento operativo da valutare, interessante occasioni per compiere buone imprese!». e utile, perchè vede la piena disponibilità E con l'Italia non perda questo spirito da parte del Governo polacco, che non neppure la Calabria. ● ha esperienza nel campo del partenariato

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La Calabria e la Polonia viste da Agniesczka Turek

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a consigliera economica dell'Ambasciata polacca, Agniesczka Turek, dopo aver descritto in maniera chiara e pragmatica il contesto polacco odierno nel corso dell'incontro voluto da Confindustria Calabria e dall'ambasciata di Polonia, ha risposto ad alcune nostre domande, per capire meglio quali Agniesczka Turek possibilità imprenditoriali ci siano nel paese centro europeo affacciato sul mar Baltico per le imprese calabresi. Dottoressa Turek, come si presenta oggi la Polonia? Il nostro è un paese in crescita, al quale ingiustamente viene attribuito con accezione negativa l'appellativo di "paese dell'Est". Al contrario abbiamo un territorio esteso, 40 milioni di abitanti, uno sbocco sul mare ed una distanza media da alcuni dei più grossi centri europei di mille chilometri, un sistema bancario moderno ed efficiente. Questi aspetti caratterizzano in positivo i nostri progetti di sviluppo e ci pongono, non ai margini, ma, piuttosto, nel "cuore dell'Europa". Abbiamo una popolazione giovane (il 50% ha meno di 35 anni), altamente scolarizzata e molto qualificata, anche per quanto riguarda la manodopera, ragion per cui il nostro paese non può essere considerato appetibile soltanto per il costo del lavoro ancora relativamente basso, quanto per le buone occasioni che oggi si possono cogliere a livello imprenditoriale. A quali progetti fa riferimento nello specifico? Abbiamo alcune criticità che intendiamo risolvere con l'attuale stagione di finanziamenti stanziati dalla Comunità Europea per lo sviluppo infrastrutturale. Intendiamo risolvere questi punti critici nel prossimo futuro per modernizzare il nostro sistema e pianificare lo sviluppo. Per questo abbiamo optato per i "partenariati pubblico privati", che certamente possono essere affiancati anche da altre formule imprenditoriali. Nello specifico abbiamo bisogno di infrastrutture, - il sistema sanitario pubblico, ad esempio, da noi è carente, così come le reti autostradali -, quindi edilizia sanitaria, strade e autostrade sono per noi ai primi posti, ma anche acquedotti e depuratori, parcheggi e discariche. In questa fase ci sono migliaia di progetti da cogliere al volo e chi arriva per tempo coglie il meglio. Dal punto di vista dei servizi, inoltre, le imprese che vengono ad intraprendere attività in Polonia trovanoo strutture di assistenza organizzate ad hoc. La Polonia è una terra che punta molto sui giovani e sulla loro formazione? Sì, la nostra è una popolazione prevalentemente giovane, il 50% dei polacchi ha meno di 35 anni, con un alto grado di partecipazione alla vita economica e sociale delle donne: da noi la parità di genere è molto più avanti di quanto non lo sia in Italia. Seguiamo, poi, ad

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esempio alcune imprese nei primi anni di vita, finchè non sono capaci di camminare da sole, nei cosiddetti "incubatori", poi proseguono autonomamente. Si studia e ci si specializza, anche grazie a progetti di collaborazione con le Università. I risultati di questi percorsi potrebbero essere un ulteriore aspetto interessante da condividere, ottimizzando costi e tempo. Si è fatta un'idea della Calabria: che cosa può offrire questa regione alla Polonia? In realtà conosco poco questa regione, è la prima volta che la visito: stiamo realizzando visite nelle principali capitali europee e abbiamo iniziato con Roma, dopo di ché la visita in Calabria, poi andremo a Berlino, Madrid, Londra, Parigi. Proporremo in tutti i paesi europei che possono essere interessati i progetti da intraprendere in Polonia. Mi pare che voi abbiate senz'altro il dono dell'ospitalità, del buon cibo, di un territorio accogliente che si presta ad un turismo di qualità, certamente non di massa. Ho trovato questa terra bella, dal punto di vista naturalistico, paesaggistico. La vostra enogastronomia in Polonia potrebbe costituire occasione d'impresa. Abbiamo molti ristoranti che si dicono italiani, ma non hanno nulla a che vedere con il vostro vero cibo tipico. Per voi, sia in Calabria, sia in Polonia, questi aspetti potrebbero essere occasione di businness, ma dovete superare alcune barriere, lo spirito d'accoglienza non basta più, ci vogliono servizi, capaci di attrarre e servire bene chi viene in vacanza qui a costi concorrenziali. Le faccio un esempio banale, per farle capire: mentre salivo in macchina per venire a questo importante incontro mi si è rotto il tacco della scarpa. In men che non si dica un signore ha portato a riparare la mia scarpa e me l'ha restituita perfettamente nuova, ed io sono arrivata puntuale al mio incontro. Questo per dire che avete un senso di ospitalità e di solidarietà genuino e verace, che vi fa onore, ma non può più bastare ad attrarre e a farvi preferire, è arrivato il momento di farlo fruttare, di organizzarlo, pianificarlo. ●

Le opportunità imprenditoriali secondo Umberto De Rose

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margine dell'importante incontro "Polonia imprenditoriale moderna dinamica ed ospitale, la cooperazione con le imprese calabresi", abbiamo intervistato il presidente di Confindustria Calabria, Umberto De Rose. Presidente De Rose qual è il suo giudizio su quest’incontro? Umberto De Rose Il mio giudizio è estremamente positivo e ci ha spinto a promuovere una missione con un gruppo di imprenditori che potrebbero sviluppare business in settori in cui c’è grande spazio di crescita

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in Polonia. Mi riferisco a quello agroalimentare, turistico, energetico e infrastrutturale. Siamo contenti che il presidente della Regione Agazio Loiero abbia condiviso questo progetto con entusiasmo. Che idea si è fatto della Polonia? Agnieszka Turek, consigliera economica dell’Ambasciata di Polonia, ha descritto in maniera pragmatica un paese che guarda al mondo globalizzato; uno stato dinamico, moderno, giovane. Per questa ragione è facile in questa parte centrale dell’Europa usufruire di personalità altamente qualificate e con un alto tasso di scolarizzazione. Ciò può costituire un asset vincente per chi abbia voglia di investire in questo paese, dove peraltro, come riferitoci dai nostri interlocutori polacchi, esiste una rete creditizia tra le più efficienti in Europa. Possiamo portare “Casa Calabria” in Polonia, aiutare le nostre aziende a vendere in un paese che cresce cercando di realizzare un modello di sviluppo fruibile. Siamo estremamente specializzati in un settore come quello agroalimentare e possiamo vantare produzioni d’eccellenza che purtroppo non sono adeguatamente conosciute all’estero. Dobbiamo cogliere queste opportunità: selezioneremo degli imprenditori che rappresentino i diversi comparti in vari settori; andremo a verificare sul posto come si può operare. Credo che occorre velocizzare il più possibile i tempi perché se si perde tempo qualcun altro si muoverà al posto nostro per beneficiare di tali condizioni favorevoli. Ci parli del credito in Calabria? Stiamo cercando di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione del credito che in Calabria rimane legato ai vecchi schemi ed ad un modo tradizionale di erogare i servizi. Siamo convinti che per far crescere il nostro territorio c’è necessità di un credito moderno, efficiente, che sappia guardare ai progetti più che alle garanzie e che sappia infondere fiducia in chi vuole intraprendere una sfida imprenditoriale in una regione in cui è già di per sé molto difficile investire per le note carenze infrastrutturali e ambientali. Alla luce di questo incontro ci sarà, a suo avviso, una possibile concretizzazione di business in Polonia? Credo proprio di sì. La Polonia ci ha chiesto un supporto in alcuni settori specifici che rappresentano le eccellenze calabresi. Penso certamente all’agroalimentare che mi sembra sia stato più volte citato come uno dei settori in cui sono importanti i margini di penetrazione per il nostro tessuto imprenditoriale. Ma non mi sfuggono le opportunità che potrebbero sfruttare i nostri imprenditori del settore edile. E’infatti emerso con chiarezza come la Polonia voglia investire in maniera significativa nelle infrastrutturazioni. Non solo nelle grandi opere ma anche in una serie di opere minori capaci di rendere appetibili anche i territori più periferici. E’ evidente che l’economia calabrese, che ha nel comparto delle costruzioni una vera e propria eccellenza, non potrà lasciarsi sfuggire l’opportunità di contribuire allo sviluppo territoriale di questa nazione che, ribadisco, mi

appare estremamente moderna e dinamica. Apprezzo molto l’iniziativa che i costruttori calabresi hanno voluto riservarsi nel corso di questo convegno; con la delegazione polacca hanno affrontato i temi di una possibile cooperazione. ●

Il commento del Presidente Agazio Loiero

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l Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, intervenendo all'incontro presso la sede di Catanzaro di Confindustria Calabria, ha evidenziato: «In Polonia ci sono ottime possibilità di investimento per le nostre imprese ed è opportuno verificarne subito le condizioni attraverso una cooperazione seria. Agazio Loiero La Polonia ha una popolazione giovane, il Pil è in crescita, l’inflazione sotto controllo». «La nostra regione – ha aggiunto Loiero – può entrare nei mercati dell’economia polacca soprattutto nel settore dell’agroalimentare e della ristorazione. Si deve puntare a far emergere l’eccellenza del settore enogastronomico. Esistono davvero grandi opportunità. Anche per questo ho proposto al presidente di Confindustria Calabria di inviare una delegazione ristretta di imprenditori calabresi in Polonia. La Regione Calabria sarà al fianco degli industriali perché si tratta di un’iniziativa estremamente interessante. Siamo interessati a creare una collaborazione stretta ed ad intensificare i rapporti con la Polonia». A proposito delle variabili che frenano lo sviluppo di un territorio il presidente ha spiegato che tra queste c’è la difficoltà dell’accesso al credito, la criminalità e il problema legato alla mancanza di infrastrutture. Agazio Loiero ha anche ricordato che la Calabria viene oggi considerata dall’Unione Europea una regione virtuosa, che ha saputo riacquistare credibilità nella spesa, così come le regioni polacche, ma che ha ancora necessità di rilanciarsi sul piano dello sviluppo attraverso opere strutturali e infrastrutturali. «Sono molto soddisfatto di aver incontrato il commissario europeo che ci ha riconosciuto di essere una regione virtuosa. Abbiamo speso tutte le risorse a nostra disposizione del precedente Por 2000-2006 – ha concluso Loiero – che nella passata legislatura non erano state spese. Eppure, con quei fondi non si sono potute fare opere di ampio respiro e dalle ricadute importanti. Ora, invece, con la nuova programmazione, possiamo pensare allo sviluppo, soprattutto per uscire dallo stallo infrastrutturale, puntando su progetti strategici e di grande impatto modernizzante. Dobbiamo mirare ad uno sviluppo programmato e disegnato». ●

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Focus sulle opportunità di intervento in Polonia nel settore edile

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i sembra interessante avere l’opportunità di entrare in nuovi mercati, specie in questo momento di forte crisi economica. Ci alletta l’idea di operare in Polonia perché questo stato, che ha una popolazione di 40 milioni di persone, ne vanta circa la metà costituita da gente al di sotto dei 35 anni, scolarizFrancesco Cava zata e con tanta voglia di fare». Lo ha detto a Catanzaro il presidente dell’Ance Calabria, Francesco Cava, intervenendo al workshop sul tema “Polonia imprenditoriale, moderna, dinamica e ospitale: la cooperazione con le imprese calabresi”, organizzato presso la sede sociale regionale di Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e Confindustria Calabria. All’incontro ha preso parte anche una delegazione di imprenditori che operano nel settore edile. Sono stati analizzati nel corso del dibattito i fattori del successo economico della Polonia come: la posizione geografica estremamente vantaggiosa; la stabilità economica e gli incentivi per attrarre gli investimenti; la crescita economica sostenuta da un dinamico settore privato; il grande mercato interno e la buona crescita dei consumi; la manodopera numerosa, ben qualificata ed i costi di lavoro ancora relativamente bassi; l’alta specializzazione dei quadri, specialmente tecnici e manager; la stabilità della moneta e l'inflazione bassa; le infrastrutture e l’ambiente favorevole alle imprese; il sistema bancario moderno e ben sviluppato. A proposito del livello degli scambi commerciali tra l’Italia e la Polonia è stato detto "che sono costantemente in crescita dal 1990. Il volume complessivo degli «

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scambi tra i due paesi nel 2008 ha superato 16 mld di Euro. L’Italia rimane il secondo partner commerciale della Polonia. Ci sono significativi investimenti italiani in Polonia. Molte aziende hanno investito più di un milione di euro, fra le quali Gruppo Fiat (settore automobilistico), Banca Unicredit (settore bancario), Gruppo Merloni Indesit (settore elettrotecnico), Gruppo Marcegaglia (leader nel campo della trasformazione dell'acciaio), Ferrero, Segafredo, Industrie Cartarie Tronchetti (cartiere), Atlantia Autostrade Italiane, Brembo, etc". A proposito di investimenti nel settore delle infrastrutture, tema centrale del dibattito, il direttore Luigi Leone ha spiegato: «Nel corso di quest'appuntamento, focalizzato sul settore delle infrastrutture, un incontro pomeridiano voluto dal presidente Cava, abbiamo fatto il punto su una grande opportunità per i nostri abili imprenditori edili. Attualmente, infatti, esiste già un elenco di 50 opere infrastrutturali cantierabili che vanno dai 2 milioni di euro in su (fino a 200 milioni di euro), da realizzare in Polonia, in varie aree geografiche: da Varsavia a Plock, da Sapota a Cracovia e così via». Anche il presidente Ance Calabria, Francesco Cava, ha posto l'accento su questa preziosa opportunità: «In Polonia, a breve, dovranno essere realizzate 50 opere infrastrutturali e si potrà contare su 67 miliardi di euro, fino al 2013, stanziati dalla Comunità Europea per lo sviluppo infrastrutturale polacco. Dobbiamo aiutare le nostre piccole e medie imprese ad internazionalizzarsi. Occorre che le aziende calabresi - ha concluso Cava - facciano un sopralluogo in Polonia per verificare le condizioni tecnico-economiche e le reali possibilità di operare su quel territorio. Sono state affrontate nel corso del dibattito, approfittando della presenza degli illustri ospiti, le modalità e le procedure per partecipare alle gare pubbliche e non commettere errori. Sono convinto che questo nostro incontro sia stato fruttuoso per conoscere meglio un’opportunità da cogliere al volo». ●

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Lanificio Leo

C’era una volta il

Sud

Tra passato e futuro nel più antico lanificio calabrese di

Rosalba Paletta

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’era una volta il Sud”. E’ questa la scritta che campeggia a Napoli, alla Settimana Internazionale della grafica, svoltasi nel mese di ottobre. L’ha scelta per rappresentare la sua collezione il Lanificio Leo di Soveria Mannelli (Cz). Una scritta provocatoria e futurista, stampata su una sacca di stoffa, che contiene la consapevolezza del passato e la visione del futuro. Ma tutto accade nel presente. Proprio come nel più antico opificio tessile calabrese: un luogo dove tradizione e innovazione si mescolano. Un luogo dove l’architetto Emilio Leo cerca, giorno dopo giorno, un senso contemporaneo alla fabbrica di famiglia nata nel 1873. Dove nell’aria si spargono domande del tipo: “Guardo alla Calabria e mi chiedo: che c’entra il porfido con la nostra ruralità mediterranea e il sole”? Un luogo che si presenta oggi come uno dei più significativi casi a livello regionale di azienda-museo.

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Emilio Leo

Di questo modello, d’impresa e cultura allo stesso tempo, abbiamo parlato con Emilio Leo, figlio di Peppino e papà di Ellade: una figura, la sua, sospesa tra passato e futuro. Qual è il modello aziendale cui si è ispirato per organizzare questo spazio?

Ho guardato all’azienda-museo, un luogo in cui si coniuga il fare impresa con gli strumenti della cultura, e in cui al centro non c’è il prodotto, ma il modello culturale di riferimento, e tutto discende da quello. In una situazione così, le logiche di produzione design-oriented e i valori legati al patrimonio industriale si integrano in un’ottica di management in continua evoluzione, in costante costruzione di valore intorno al patrimonio industriale che ha alle spalle, guardando al mondo in cui si vive. E’ un passaggio culturale di dimensioni ciclopiche.

Che cosa comporta concretamente la scelta di questa direzione, dentro e fuori da qui?

Comporta diverse cose. Alcune strettamente legate alle scelte

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Lanificio Leo

ANTONIORENDA©

aziendali; altre in stretto rapporto con il territorio, in positivo ed in negativo. Ogni collezione prodotta, nel campo dell’homewear (abbigliamento domestico) è il frutto di un mix di ricerca, funzionalità, qualità e valore immateriale. Tramite il design, ogni volta che si crea un nuovo prodotto, si cerca di raccontare la storia del percorso compiuto dall’azienda, la sua ricerca di senso e di adattamento ai tempi. La decorazione assume un valore semantico, cioè diventa di per sé portatrice di significati, non è meramente ornamentale, e d’altra parte è tramite il design che cerchiamo di capire dove va il mondo: siamo in una continua fase di scouting, di scoperta. E’ questo che rende significativo il nostro lavoro: il suo continuo legame fra progetto e prodotto. La ricerca di questo percorso, di legami con il territorio, con il suo modo di essere è fondamentale, anche se talvolta quanto mai difficile. Quando intorno i tratti di ciò che si è stati si sono persi, quando non si ritrovano le coordinate di progetti collettivi verso cui indirizzare lo sviluppo di un intero territorio, fare un’azienda-museo diventa una vera e propria… impresa!

Qual è un esempio in cui si concretizza questo filo diretto fra tradizione e innovazione?

Ce ne sono diversi, un esempio è il punto pecora: è un lavoro di astrazione sul marchio che identifica il Lanificio Leo: l’immagine di un agnello. Questa immagine, portata al limite della riconoscibilità (vale a dire che utilizzando meno segni grafici di quelli presenti il soggetto non sarebbe stato riconoscibile), diventa l’elemento base di un disegno jacquard a tre colori, una sorta di nuovo punto di risoluzione da cui partire per riorganizzare su scala ingigantita gli intrecci fondamentali della tessitura. L’esecuzione del lavoro viene effettuato con telai a navetta attraverso la lettura di cartoni perforati da parte di una macchina meccanica jacquard di tecnologia di fine ‘800. “Tipico atipico” è il nome di una vostra collezione: perché i prodotti Leo non sono souvenir?

Perché non si limitano a riproporre il pasPeppino e Emilio Leo sato così come si presenta, a riprodurlo. Il passato non è ciò in cui tutto era meglio, secondo una visione nostalgica che spesso frena ogni slancio di cambiamento. Il passato è un materiale per il futuro, su cui innestare variazioni che producono innovazione. Così una sciarpa non serve solo per scaldarsi, ma anche per raccontare Il passato che cosa siamo diventati, a dare è un materiale valore immateriale ad un oggetto di uso comune. per il futuro,

«

Le vostre creazioni prendono vita da processi produttivi ethos-compatibili: come agite, ad esempio, nella scelta dei materiali?

su cui innestare variazioni che producono innovazione»

L'uso di materiali come la lana o la ginestra derivava un tempo dalla necessità di utilizzare filati disponibili in natura, resistenti, e soprattutto a basso costo, non considerando ovviamente la manodopera, data la mancanza di disponibilità economica ad acquistare altri materiali. La scelta che facciamo noi oggi con materiali come il lino o la lana biologici, non è una mera imitazione di questo uso passato. Si tratta, ►

Antichi telai

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Lanificio Leo

Sciarpe in lino grezzo, tappeti e plaid nel punto vendita aziendale

piuttosto, di uno spostamento del punto di vista: oggi realizzare prodotti in filati 100% naturali, ad esempio, significa fare impresa sostenibile, intercettare la contemporaneità con le sue nuove esigenze, produrre in maniera moderna ed ecocompatibile. E’ qui che il prodotto assume un senso nuovo, attuale. E’ così che si compie l’innesto del futuro sulla tradizione. E’ così che un’azienda fa produzione e insieme cultura, perché il museo non è impolverato, ma vivente. A che genere di pubblico vi rivolgete?

A tutti coloro che ne sanno apprezzare il valore ed anche il significato, a chi apprezza la nuova eleganza unisex, che unisce il mondo dell’accessorio moda al calore del living, accessori legati alla tradizione ma al tempo stesso estremamente contemporanei. Il consumatore ideale per me è attento all'estetica del prodotto, ma anche al suo valore immateriale. Un consumo evoluto, consapevole, curioso è l’ingrediente di successo per un’azienda come questa.

Sceglierebbe ancora di avviare la sua impresa qui in Calabria, dovendo ripartire oggi?

E’ inutile nasconderci che chi intraprende in Calabria deve scontrarsi con una condizione generale non certo facile, deve affrontare notevoli difficoltà in più, senza avere certo il risultato. Credo che ad una domanda simile non si possa rispondere mai in maniera completa, e in completa certezza: con certezza so soltanto che sono qui e cerco con il mio lavoro

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di dare un senso ad un modo di essere, al mio essere architetto, al mio discendere da questa storia, al mio credere che le cose si possano e si debbano fare. So che trasformandosi e adattandosi in modo autentico ai tempi, la mia azienda ha creato un brand significativo per questo territorio, in grado di interpretare un modo di essere e di pensare. E so che le esperienze, più di mille parole, possono avere un valore fondamentale, educativo, politico in senso lato. Questo è vero ovunque, e lo è in particolare nella nostra terra.

Alla luce della sua esperienza e delle difficoltà avute, potendo, che cosa cambierebbe?

Per quanto riguarda ciò che si è seminato ci vuole del tempo per capire a che punto della strada si è arrivati, se gli investimenti sono stati ben indirizzati. Crisi economica a parte i tempi di ritorno sono lunghi, e non sempre i fatturati sono all’altezza delle visioni. Potendo, però, cambierei la condizione in cui ci troviamo ad operare, dalle banche alla politica: lo svuotamento di poteri delle figure territoriali ha tolto agli imprenditori e alla solidità dei loro progetti qualunque valore e qualunque forza di contrattazione. Chiederei maggiore concretezza alla politica e alle istituzioni in genere: meno parole, più numeri. Chiederei di confrontarsi con chi opera in questa regione, di mettersi in relazione e di comprendere che è finito il tempo in cui il problema del fare impresa al Sud è la costruzione del caOperaie a lavoro pannone. Ci sono eccellenze e territori da valorizzare, reti da costruire, mercati da intercettare. Noi abbiamo la capacità di visione, a loro chiediamo di infrastrutturare tali visioni, ad ogni livello. Quali prospettive di sviluppo si augura per questa regione?

Con un po’ di capacità di visione, e avendo negli occhi il modello “campagna toscana”, un progetto collettivo che ha permesso la conservazione del patrimonio, mi viene da dire: “Fare niente nel modo più straordinario”. ●

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Banca del Mezzogiorno

Banca del Mezzogiorno: sempre più vicina

di

Davide Lamanna

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mente senza nemmeno leggerla, la relazione sull’opportunità iulio Tremonti deve essere davvero convinto che di costituire la Banca. il rilancio del meridione possa passare dalla costiA distanza di quattro anni, come da programma elettorale, tuzione della Banca del Mezzogiorno (e non del quel progetto si è finalmente concretizzato, superando l’apSud perché il nome era già stato registrato a Napoli). Altriprovazione del Consiglio dei Ministri. Come menti non si spiegherebbe perché un ministro nelle previsioni di Tremonti, lo Stato è socio che sta nell’esecutivo con gli alleati della Lega L'idea nacque fondatore della Banca ma solo per i primi cindebba rischiare di mettersi contro il mondo nel 2005 con que anni (resterebbe confermata una quota di bancario del Settentrione – e non solo - percapitale sociale di cinque milioni di euro). Di seguendo un’idea non concretizzata e criticata lo stanziamento nuovo c’è che la partecipazione pubblica non nella precedente esperienza di governo. di 5 milioni potrà rappresentare la maggioranza delle azioEra il 2005 quando stanziò cinque milioni di euro di euro per la costituzione del nuovo istituto ni. Il funzionamento della banca si dovrà badi credito. All’epoca era stato nominato anche sare, così, sul sistema privato. Per intenderci il comitato che avrebbe dovuto tenerlo a battesimo. Finita la quello delle Bcc e per una serie di motivi. legislatura dell’esecutivo Berlusconi, il nuovo responsabile Il primo e più importante: la diffusa presenza sul territodell’Economia Padoa Schioppa lasciò nel cassetto, probabilrio. Nel Mezzogiorno sono 108 gli istituti e casse rurali che

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Banca del Mezzogiorno

costituisco quasi il 75% di tutte le banche che vi operano. Il secondo riguarda i numeri positivi del sistema con un incremento annuo della raccolta diretta dell’8% e circa un milione di clienti. Facile intuire che le Bcc rispondono a quella idea di banca a rete, pensata da Tremonti, per dare risposte alle medie e piccole imprese. Perché l’obiettivo è questo: fornire credito a tassi di mercato riducendo le differenze che esistono tra Nord e Sud e facendo così risparmiare alle Pmi circa il 3% sul costo del denaro. Un ruolo centrale, nella costituenda Banca, avrà anche Poste italiane che metterà a disposizione gli oltre 4000 sportelli che operano al Sud. Nel disegno di legge si stabilisce che il nuovo istituto di credito sarà di secondo livello e l’emissione delle obbligazioni potrà essere assistita dalla garanzia dello Stato e usufruire del fondo di garanzia. La Banca del Mezzogiorno e altre banche potranno emettere obbligazioni speciali con durata di oltre 18 mesi, con interessi tassati al 5% per le

lavoro e rendere autonoma l’economia locale con la costruzione di un tessuto economico conveniente alle possibilità e ai bisogni di ogni sollecitazione territoriale. E se spiegati così sembrano evidenti i risvolti positivi della creazione della Banca del Sud, non mancano certo critiche, soprattutto dalle stesse Bcc del Nord-Est, secondo cui il sistema cooperativistico non potrebbe sopportarne il peso. C’è poi lo spauracchio di una duplicazione della Cassa del Mezzogiorno e il timore di vedere andare in fumo capitali pubblici senza una reale soluzione dei problemi. Perplessità che richiamano in ballo, spesso, il solito dilemma etico su come siano stati concepiti e gestiti i finanziamenti al Sud. Perplessità che tuttavia appaiono interessate, visto che il progetto messo in campo non proporrebbe favori finanziari miracolistici ma solo il sostegno al senso di responsabilità di una specifica zona, offrendo servizi ai consumatori e alla produzione. Del resto Tremonti l’ha specificato: “Non

L'obiettivo è fornire credito alle Pmi a tassi di mercato riducendo le differenze che esistono tra Nord e Sud

persone fisiche e fino a 100.000 euro, per sostenere gli investimenti delle Pmi nel Sud. Il nuovo istituto di credito dovrebbe in qualche modo superare l’atteggiamento di diffidenza che, nell’erogazione del credito, caratterizza il sistema bancario meridionale, poco propenso al rischio. Affinché questo avvenga, è necessario conoscere a fondo l’ambito sociale in cui si opera e non abbandonare l’impresa al suo destino nei momenti di difficoltà ma valutarne la capacità di ripresa. Dalla sua istituzione ci si aspetta, inoltre, un cambio sostanziale dei meccanismi che, allo stato, fanno da sfondo al sistema bancario italiano, con gli istituti del nord che incentivano nel Mezzogiorno la raccolta per investirla nelle realtà imprenditoriali medio-grandi del Settentrione. Una mission ambiziosa che, in un sol colpo, potrebbe aumentare la competitività delle imprese, creare nuovi posti di

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può diventare un carrozzone perché tra l’altro è vietato anche dall’Europa”. Allora istituire la Banca, in questa fase di crisi, potrebbe essere davvero una ghiotta occasione per il Mezzogiorno, a patto che si rifugga da qualsiasi gestione clientelare e nepotistica. La speranza, a questo punto, è che non si perda altro tempo e che il Parlamento, al quale il ministro intende affidare un ruolo attivo nella definizione dell’Istituto, dia presto il via libera. Toccherà poi al comitato promotore, composto da 15 membri in rappresentanza delle categorie economiche e sociali e nominati dal Presidente del Consiglio, individuare e selezionare i soci fondatori, diversi dallo Stato, tra istituti di credito operanti nel Mezzogiorno, imprenditori o associazioni di imprenditori, società a partecipazione pubblica nonché tra altri soggetti che condividano le finalità della Banca. Che, assicura il Ministro, a pieno regime, dovrà andare entro cinque anni. ●

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Agricoltura

Vibo Valentia:

Assessori provinciali riuniti per una pianificazione unitaria Si è discusso di Piani integrati per le aree rurali (Piar), Censimento agricolo, Piano faunistico e venatorio provinciale (Pfvp), normative regionali sull’Agriturismo e l’Ittiturismo di

Maurizio Bonanno

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rova a darsi un comune obiettivo l’agricoltura calabrese, attraverso un confronto diretto tra i vari responsabili politici a livello provinciale. Un primo esempio di strategia comune si è avuto recentemente nel corso del coordinamento interprovinciale degli assessori calabresi all’Agricoltura, tenutosi a Vibo Valentia nella sala convegni di palazzo Gemini. Piani integrati per le aree rurali (Piar), Censimento agricolo, Piano faunistico e venatorio provinciale (Pfvp), normative regionali sull’Agriturismo e l’Ittiturismo, sono stati i principali argomenti discussi. All’iniziativa politico-amministrativa, coordinata dall’assessore all’Agricoltura

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della Provincia di Vibo Valentia Nazzareno Fiorillo, hanno partecipato Nicola Montepaone (Catanzaro), Luciano Manfrinato (Cosenza), Antonio Scalì (Reggio Calabria) e, in rappresentanza dell’assessorato all’Agricoltura della Provincia di Crotone, i dirigenti Dionisio Gallo e Antonio Neto. Nel corso di quella che alla fine si è rivelata quasi una vera e propria conferenza programmatica, è stato tratto un bilancio delle attività svolte in questi primi mesi di insediamento dell’organismo di coordinamento, ed è stato deciso di dare continuità alle linee guida precedentemente tracciate, integrandole con alcuni spunti emersi nel dibattito; tutto ciò

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Agricoltura

- è stato messo in luce - al fine di contribuire in maniera più incisiva e concreta alla crescita e allo sviluppo del comparto agricolo calabrese. Gli amministratori provinciali nel corso dell’iniziativa si sono detti rammaricati del fatto che la Regione Calabria non abbia ancora pubblicato la graduatoria relativa ai progetti presentati nella prima annualità dei Piani integrati per le aree rurali, nonostante - hanno sottolineato preoccupati - sia imminente il termine ultimo per la presentazione dei nuovi Piar. Il coordinamento degli assessori ha inoltre discusso del censimento agricolo riscontrando l’esigenza di un ruolo attivo delle Province nell’espletamento della ricognizione e, quindi, la necessità di un’adeguata copertura finanziaria da parte della Regione, che sarà celermente investita di questa problematica. Nel corso dei lavori è stato ritenuto opportuno istituire un tavolo tecnicooperativo che sarà costituito da dirigenti e funzionari degli assessorati. L’obiettivo principale del team sarà quello di definire congiuntamente una progettazione integrata utile a captare le risorse economiche nell’ambito dei fondi comunitari, relativamente ai programmi a gestione diretta. Riguardo al piano faunistico venatorio provinciale, poi, si è messa in evidenza l’opportunità di avere un’ulteriore proroga per la presentazione delle programmazioni. Il coordinamento interprovinciale degli assessori calabresi all’Agricoltura, infine, ha analizzato diverse normative regionali ed in particolare le nuove leggi sull’agriturismo, l’ittiturismo e la raccolta di funghi e tartufi (che modifica e integra la vecchia legge regionale in materia) rilevando, tra le altre cose, che alcune di queste normative non sono dotate ancora dei regolamenti di attuazione e pertanto non possono essere applicate. Intanto, proprio per dare un segnale concreto di attività diretta a promuovere l’artigianato ed il patrimonio agroalimentare locale, l’amministrazione provinciale di Vibo Valentia si è distinta per una singolare iniziativa tesa a promuovere in particolare la fagiola "russajanca", un legume tipico di San Nicola da Crissa, paese delle Preserre vibonesi, che possiede proprietà organolettiche di grande interesse scientifico ed ha ottenuto recentemente la denominazione “De.Co.”, marchio comunale che certifica la provenienza territoriale di un prodotto enogastronomico o artigianale. La specifica iniziativa, denominata

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L’amministrazione provinciale di Vibo Valentia promuove la fagiola "russajanca", che ha ottenuto il “De.Co.”, marchio comunale che certifica la provenienza territoriale di un prodotto enogastronomico o artigianale.

Saporarte, è stata promossa insieme all’amministrazione comunale, in collaborazione con l’associazione ArtigianFamiglia e con il settore Alimentare di Confindustria. «L’idea - ha spiegato l’assessore provinciale all’agricoltura, Nazzareno Fiorillo - inserita in un contesto provinciale di valorizzazione dei prodotti tipici locali, ha preso corpo dalla consapevolezza che alcune delle nostre produzioni di qualità nascono nelle zone interne, quelle spesso più svantaggiate del territorio vibonese. Da qui la necessità di mettere in moto una sinergia tra enti e associazioni, al fine di valorizzare in maniera concreta ed adeguata le produzioni del settore agroalimentare e creare così sviluppo ed occupazione». Anche il sindaco di San Nicola da Crissa, Pasquale Fera, è convinto del ruolo strategico dell’agricoltura e ha affermato: «Nel nostro territorio si può puntare sull’economia rurale provando ad incentivare lo sviluppo occupazionale tramite la nascita di piccole e medie imprese artigianali per prodotti di nicchia di elevata qualità e la conseguente commercializzazione». «Tutto ciò - ha aggiunto Fera - al fine di incidere positivamente sullo sviluppo della nostra cittadina e del suo hinterland, per arginare così lo spopolamento dei centri montani». Nel corso dei prossimi appuntamenti verranno messe in evidenza le possibili ricadute positive in termini di sviluppo economico ed occupazionale, anche grazie alle molteplici opportunità che le moderne strategie di marketing territoriale offrono per promuovere sui mercati i prodotti di nicchia. ●

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PORTO DI VIBO: ARRIVA LA SOCIETÀ DI GESTIONE

Un'Azienda Speciale Portuale per rilanciare l'attività marittima dell'interna provincia

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La struttura marinara è operativa sul fronte diportistico e turistico, industriale e commerciale, sede di una efficiente ed influente Capitaneria di Porto»

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di Maurizio Bonanno

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ossibile che le contrapposizioni politiche accechino? Possibile che chi amministra non consideri le conseguenze delle sue scelte?

L’amara riflessione di alcuni cittadini della frazione Marina di Vibo Valentia, da tempo impegnati con attività sociali a rivendicare una autonomia nella gestione del proprio territorio, porta a denunciare il rischio di fare di Vibo Marina (a causa del suo porto) una nuova frazione di Gioia Tauro. Un’affermazione forte, forse un paradosso, ma che cosa significa? Che cosa sta accadendo intorno a Vibo Marina ed al suo porto? È bene ricostruire le ultime vicende partendo da una premessa essenziale: a rigor di logica, per un territorio possedere un porto, per di più operativo su più fronti (diportistico e turistico, industriale e commerciale) e sede di una efficiente (ed influente per competenza territoriale) Capitaneria di Porto, dovrebbe rappresentare una ricchezza ed un patrimonio da valorizzare e da difendere. Storicamente, a Vibo Valentia niente di tutto questo è mai accaduto; di più, con l’avvento e la crescita del porto di Gioia Tauro, anziché immaginare e programmare una rinnovata identità, complementare e alternativa, si è acquisito una sorta di complesso di inferiorità, per altri versi illogico ed ingiustificabile. A ribellarsi a questo vivacchiare senza speranza è stata la Camera di Commercio di Vibo Valentia, che, attraverso l’idea e l’iniziativa del suo presidente prima e commissario straordinario poi, Michele Lico, ne ha mostrato con fatti concreti le potenzialità organizzando negli ultimi due anni un Salone Nautico dal successo (per partecipazione da parte di aziende e di pubblico) dai numeri entusiasmanti. Sulla scia di questo successo, Michele Lico ha lanciato una proposta dirompente: costituire l’Aspo, Azienda Speciale Portuale, per rilanciare l’attività portuale e marittima dell’intera provincia attraverso la valorizzazione, e la gestione diretta, del Porto di Vibo Marina. Non essendo un politico ma un imprenditore, non essendo un parolaio ma un operativo, Michele Lico si è messo a lavoro nel tentativo di spiegare l’idea ed attuarla attraverso il coinvolgimento delle parti attive, per spiegare presupposti e finalità della costituenda Aspo, evidenziando come con questa azione la Camera di Commercio si stia muovendo nell’ambito dell’art. 14 della legge n. 84/94, integrato successivamente dalla legge n. 30/98, con cui viene riconosciuto che «nei porti dove non sia istituita un’autorità portuale, i compiti di programmazione, coordinamento e promozione, spettano, ove costituite, alle aziende speciali camerali, le quali provvedono inoltre all’elaborazione dei Piani operativi triennali da trasmettere al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti». ►

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Porto di Vibo Marina e Aspo

«Le aziende speciali – sottolinea Lico – sono infatti particolarmente utili in quei porti, di piccole dimensioni, dove manca un’autorità portuale, ma che hanno notevoli potenzialità da esprimere e nei quali le categorie economiche impegnate nel turismo e nel trasporto delle merci hanno bisogno di supporto per crescere e svilupparsi. È quello che intende fare la Camera di Commercio di Vibo Valentia per il porto di Vibo Marina sollecitando il concorso delle istituzioni locali e regionali per attuare interventi coordinati di sviluppo dell’area secondo la sua valenza turistica e commerciale». L’idea viene ben accolta dai sindacati, con Cgil, Cisl e Uil che, attraverso i loro segretari provinciali (rispettivamente: Donatella Bruni, Sergio Pititto, Luciano Prestia), apprezzano la proposta. Soddisfazione viene espressa pure dalla Consulta Economica Portuale Santa Venere, che la definisce «una proposta storica, che finalmente porrà sull’importante infrastruttura una “testa pensante” ormai necessaria ad azioni di “governance” sia della multifunzionalità del porto che delle tante attività economiche che ruotano intorno ad esso. È una scelta pragmatica e lungimirante, che nella nostra provincia parte dal basso, che prende il via anche grazie al nostro ultimo anno d’impegno associativo, di confronto e di studio su tale opportunità e che rappresenterà certamente il vero strumento operativo per inserire il nostro porto prepotentemente nell’area di libero scambio del Mediterraneo che verrà sancita nel prossimo anno». Ed ancora, sempre secondo la Consulta Economica Portuale Santa Venere: «È una scelta che segnerà positivamente gran parte degli indici economici della nostra provincia e per questo plaudiamo alla decisione coraggiosa presa dall’ente camerale di puntare sulla titolarità che la normativa (legge n.

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84 del 28 gennaio 1994 e successive La Camera modifiche) gli riconosce, per rivitadi Commercio lizzare con una visione strategica, i prende in mano prossimi progetti di sviluppo delle la questione attività e degli interventi infrastrut(L. n. 84 del 28 turali, nell’ottica della creazione di gennaio 1994 un sistema portuale virtuoso». e successive E la politica? Come reagisce a modifiche) questa idea? La proposta del commissario della Camera di Commercio, viene subito rilanciata dall’allora europarlamentare vibonese Domenico Antonio Basile (PdL), che, da parte sua, già qualche mese prima (ottobre 2008) aveva ipotizzato «la costituzione, ai sensi del R.D. 20 settembre 1934, n. 2011, dell'Azienda Speciale per il Porto di Vibo Marina nell’ambito dei fini di interesse pubblico della Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura di Vibo Valentia, allo scopo di promuovere, favorire e sostenere lo sviluppo del porto, coordinando le iniziative marittimo-portuali dello scalo secondo le funzioni oggi stabilite dall'art. 14 delle legge 28 gennaio 1994, n. 84, con il più immediato mandato di approntare e definire il programma operativo triennale concernente le strategie di sviluppo delle attività del porto e di elaborare e proporre il Piano Regolatore portuale acquisendo su di esso le intese con gli Enti competenti ai fini della sua adozione da parte dell’Autorità Marittima». Lo stesso onorevole Basile aveva ricordato che una simile ipotesi era stata prospettata per la prima volta già nel 2000 dall’allora assessore comunale alle Politiche Industriali della giunta guidata dal sindaco Alfredo D’Agostino. E proprio alla luce di quella proposta originaria di qualche anno prima, immediato sostegno all’idea di Michele Lico viene pure dalla componente dei Riformatori Liberali Vibonesi, parte attiva ed integrante del PdL vibonese e del quale l’allora assessore della Giunta D’Agostino oggi fa parte. Ad avviso dei Liberali Vibonesi, «bisogna vincere quella che si può definire la “storica colpa” consumatasi intorno al porto di Vibo Marina: la colpevole sotto-utilizzazione dell'infrastruttura anche rispetto alle attuali destinazioni che, a sua volta, denunzia impietosamente il più grande dei problemi di questo porto: la completa incapacità di assumere una qualsiasi decisione,

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Porto di Vibo Marina e Aspo

anche per l’inadeguatezza dei soggetti a ciò chiamati; sia sotto l’aspetto istituzionale che in ordine alle capacità soggettive». I Riformatori Liberali Vibonesi definiscono la proposta della Camera di Commercio: «Una strada da percorrere con determinazione, affinché sia possibile creare finalmente una programmazione attenta e seria intorno a questa strategica infrastruttura, importante per l’intero territorio provinciale e non solo». Tutto semplice, dunque? No. Perché se la proposta piace ad una parte politica, l’altra la vede con sospetto ed agisce di conseguenza e diversamente. E così, l’attuale Giunta comunale, retta dal centrosinistra, approva un “Piano integrato per lo sviluppo del porto di Vibo Marina” nel quale di Azienda Speciale (Aspo) non si fa menzione; di fatto, cassandone l’idea. Certo, il Piano deve ora passare al vaglio ed all’approvazione del Consiglio comunale, nel frattempo, però, Paolo Sorrenti, presidente della sezione vibonese della Lega Navale, si dichiara più che soddisfatto della presa di posizione della Giunta Sammarco. Dopotutto, il presidente della Lni di Vibo Marina aveva da subito aveva osteggiato la proposta della Camera di Commercio di costituire l’Aspo. Da qui, l’amara considerazione di quel gruppo di cittadini di Vibo Marina che definiscono l’azione della Giunta Sammarco, sostenuta dalla Lega Navale, un modo per: «Donare la gestione della struttura portuale totalmente all'Autorità Portuale di Gioia Tauro!». La tesi sulla quale poggia la denuncia degli esponenti del gruppo “Comune Porto Santa Venere” deve fare riflettere: «Non è che abbiamo qualcosa contro Vibo o contro Gioia – spiegano – ma constatare che non solo si rimane inascoltati nel denunciare il colpevole vuoto di governo del territorio (che è causa principale del radicarsi di un cancro che alluviona l’economia, l’ambiente e la vita sociale) ma che si verrà a breve sbeffeggiati con scelte non condivise... fa obbiettivamente male!». In attesa che si pronunci il Consiglio comunale, nel frattempo in altre faccende affaccendato, la Camera di Commercio, attraverso il suo Commissario dà un segnale di praticità e di efficienza, senza attendere i tempi biblici della politica, soprattutto della politica vibonese. E così, il 29 ottobre scorso ha insediato il Consiglio d’Amministrazione dell’Aspo, presente il Tenente di Vascello Giuseppe Notte, in rappresentanza della Capitaneria di Porto di Vibo Marina, ammessa con funzioni consultive. Presidente è, come da statuto, il Commissario della Camera di Commercio Michele Lico, ne fanno parte: la Regione Calabria con la dirigente Settore II CC.AA. Dipartimento Attività Produttive,

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Franca Ricioppo; l’Amministrazione provinciale di Vibo Valentia, con l’assessore Francesco Marcianò; il Consorzio per lo Sviluppo Industriale, con il direttore Giuseppe Augurusa; il presidente della Consulta Economico-Portuale Santa Venere, Giuseppe Lo Preiato e, su designazione diretta della Camera di Commercio, Domenico Arena, imprenditore, per il settore metalmeccanico; Raffaele Greco, presidente della Nautilus, per il settore pesca e maricultura; Antonio Viscomi, docente universitario, per il settore università e ricerca; prossima anche l’adesione delle organizzazioni Sindacali CgilCisl-Uil con la designazione del delegato in rappresentanza unitaria delle parti sociali. Come da statuto e per precisa volontà del commissario della Camera di Commercio Lico, i componenti del Consiglio d’Amministrazione non percepiranno alcun emolumento, quindi né indennità di carica, né compensi di qualsiasi natura, questo in quanto l’Aspo, nella sua costituzione, è stata intesa come «Azienda che non ha altra finalità se non quella di riunire diverse e qualificate competenze in una convinta e fattiva collaborazione per promuovere e valorizzare, in termini operativi, il sistema economico e produttivo dell’area portuale attraverso idee, soluzioni e progetti condivisi, sostenuti dall’individuazione dei più opportuni canali di finanziamento per realizzarli». ●

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interventi

Legacoop

Fondi Strutturali

I nuovi progetti di Legacoop Intervista a Giorgio Gemelli

di

Giorgio Gemelli, presidente di Legacoop Calabria, vicepresidente nazionale con delega ai progetti interterritoriali e al Mezzogiorno

Rosalba Paletta

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ell’esperienza dei Fondi Strutturali si è molto discusso, in vari contesti. Uno strumento irripetibile in mano al Mezzogiorno, di cui un numero sempre più vasto di attori sul territorio ha via, via imparato a conoscere meglio le potenzialità, e deciso di fare un uso sempre più programmato. Nella consapevolezza, peraltro, acquisita da molti, di trovarsi in una situazione storica che difficilmente potrà ripetersi, in quanto a opportunità e disponibilità di risorse. Anche il mondo della cooperazione ha vissuto questi anni intensamente, attrezzandosi per fare dei Fondi comunitari un’occasione di crescita e sviluppo concreti. Una pietra miliare nella programmazione della Lega delle Cooperative a livello nazionale, è stata posta con la costituzione di un Osservatorio per il Sud, strumento nato per promuovere lo sviluppo delle cooperative nel Mezzogiorno. Proprio l’Osservatorio ha realizzato attività di studio utili per individuare problematiche, temi e condizioni sullo stato del Mezzogiorno ed un coerente utilizzo dei fondi a disposizione. Alla luce del recente seminario tenutosi a Napoli, sul tema “Finanza d’impresa nel Sud: quali scenari di sviluppo per l’impresa cooperativa”, abbiamo incontrato il Presidente di Legacoop Calabria, Giorgio Gemelli, che è anche Vicepresidente nazionale con delega ai progetti interterritoriali e al Mezzogiorno.

Un importante convegno, quello ap-

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pena concluso a Napoli: quali gli elementi emersi?

A Napoli si è discusso della necessità di irrobustire la cooperazione di fronte agli interlocutori istituzionali e finanziari. Dagli ultimi dati Svimez è emerso un divario crescente negli ultimi sette anni fra Nord e Sud Italia. In particolare la situazione critica in cui versano le realtà operative nel Mezzogiorno è da attribuirsi al rapporto con il sistema creditizio. Nel corso del seminario è emersa, anche in risposta ai disagi espressi, una rete di partner che si sono resi disponibili a sostenere lo sviluppo della cooperazione al Sud. Per questo Legacoop, nel prossimo futuro, sarà impegnata oltre che nel consolidamento delle realtà già esistenti, nella promozione di nuove cooperative. Siamo in chiusura del terzo anno del settennio 2007/2013: quali i cantieri del mondo cooperativo?

Ci proponiamo di superare i limiti nella capacità di utilizzo dei fondi europei e di quelli ordinari rispetto al passato, attraverso una qualificazione della capacità progettuale, il coinvolgimento di realtà nazionali e l’individuazione di alcuni criteri di fondo, quali: priorità a progetti integrati e di filiera, processi di fusione e aggregazione, sistemi territoriali, reti fra piccole e grandi imprese cooperative. Prioritarie, inoltre, saranno alcune aree su cui costruire progetti strategici: servizi all’infanzia, filiera dell’olio, sanità, turismo ed energia. Abbiamo avviato percorsi tesi a creare alleanze anche con soggetti imprenditoriali esterni al nostro mondo, contribuendo ad inserire il Mezzogiorno in reti lunghe, vitali e dinamiche nella competizione globale. Tutto questo è diventato oggi per noi un metodo di lavoro, che speriamo continui a dare buoni frutti.

Quali le criticità di questo percorso?

Il problema non è certamente la quantità assoluta di fondi disponibili, quanto piuttosto la loro destinazione, il loro uso, la loro finalizzazione operativa. In questo dobbiamo dirci che, purtroppo, non esiste

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una relazione meccanica e scontata tra disponibilità delle risorse finanziarie e lo sviluppo. Posto che il problema non sono i soldi, come agire per ottenere il massimo beneficio sociale in questa fase?

Bisogna saper destinare le risorse finanziarie ad usi produttivi efficaci, al miglioramento delle condizioni di contesto, alla riduzione del disagio sociale, alla valorizzazione del capitale umano e fisico meridionale, alla costruzione di opere pubbliche utili alla collettività ed alle imprese, alla promozione e al rafforzamento del tessuto relazionale. Devono essere delle priorità la lotta contro l'illegalità e la criminalità organizzata, la rimozione del gap infrastrutturale sia fisico, sia sociale, gli interventi sugli snodi dello sviluppo imprenditoriale (credito, finanza, formazione) per agevolare la crescita dimensionale e le aggregazioni fra imprese. In quest'ultimo campo, ad esempio, abbiamo avviato delle strategie di intervento con il Coopfond e con la costruzione di un Consorzio fidi nazionale unitario.

I Confidi si stanno rivelando strumenti molto utili alle imprese: che cosa ci dice in merito alla creazione del Confidi di Legacoop?

Il Confidi Nazionale, che in queste settimane è stato costituito aggregando i Confidi delle diverse regioni, tra cui quello calabrese, rappresenta un risultato importante per il movimento cooperativo, poiché si configura come consorzio di garanzia iscritto al 107 ed è uno stru-

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Legacoop

mento nazionale flessibile, pensato per le esigenze delle realtà territoriali di piccole e medie dimensioni. Il Consorzio completa la gamma di strumenti finanziari a disposizione delle cooperative e può contribuire a qualificare i rapporti con gli istituti bancari. Oltre al valore in sé, il Confidi anche dal punto di vista dei rapporti tra le organizzazioni, dà un segnale importante. E’, infatti, il primo caso di strumento unitario costituito dalle tre centrali cooperative: Agci, Confcooperative e Legacoop, a testimonianza del fatto che le associazioni si muovono sempre più in una logica complessiva e concertata di rappresentanza degli interessi delle imprese associate.

Il Confidi nazionale completa la gamma di strumenti finanziari a disposizione delle cooperative e può contribuire a qualificare i rapporti con gli istituti bancari

Oltre 120 miliardi di euro disponibili per le annualità 2007/2013: quali gli obiettivi, dunque, per Legacoop?

Anzitutto creare le condizioni in cui la concorrenza sia in grado di selezionare e promuovere le imprese migliori; per questo legalità e contrasto all'economia mafiosa non sono eludibili: impegno da parte dello Stato per garantire sicurezza ed agibilità, e coerenza nei comportamenti dei soggetti sono due facce della stessa medaglia. Su questo tema Legacoop è da tempo impegnata sostenendo la coerenza dei comportamenti e sanzionando quelli non rispondenti al proprio Codice Etico, così

come contribuendo con aiuti economici e assistenza tecnica alla promozione delle cooperative operanti con beni confiscati alle mafie. Se questo, come è da più parti auspicato, è lo scenario di riferimento, diventa decisivo il ruolo di soggetti attivi delle grandi organizzazioni economiche e sociali. Il ruolo del partenariato economico e sociale del resto è stato reso ufficiale dalla direttiva dell'Ue, e recepito dai governi nazionali e regionali con la sigla di appositi protocolli, di cui anche la Legacoop ai vari livelli, nazionali e regionali, è firmataria.

C'è, dunque, necessità di coesione a tutti i livelli?

Sì, in tal senso chiediamo alle istituzioni, al pari di qualunque altra forma di impresa, che agisca per la creazione di un clima adatto: da parte delle regioni, delle Autorità di gestione dei fondi, dei responsabili delle varie misure, del Ministero dello Sviluppo Economico e della Direzione Generale della Politica Regionale della Commissione Europea, per sostenere, con intelligenza, flessibilità e supporto professionale, una modalità d'impiego dei fondi che sappia davvero generare un volàno di sviluppo per il Mezzogiorno. In questo senso intendiamo, di concerto con le altre organizzazioni imprenditoriali, avviare un confronto con la Conferenza delle Regioni Meridionali. Allargando lo sguardo ad un quadro nazionale, rispetto all'utilizzo dei Fondi Fas dirottati su altri territori, qual è la posizione di Legacoop?

Esprimiamo forte preoccupazione nei confronti dell’azione intrapresa dal Governo di procedere ad un ulteriore taglio ai Fondi per le aree sottoutilizzate. La programmazione 2007/2013, basata sui Fondi Fas e sui Fondi Europei, subirà sicuramente un rallentamento, destituendo così di valore le strategie e gli obiettivi per lo sviluppo condivise da istituzioni e partenariato e definite nel Quadro Strategico nazionale. ●

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interventi

Il parere di Piero Tassone

La crisi vista da Piero Tassone, presidente Confcommercio Catanzaro Crisi economica, calo dei consumi, stretta creditizia, illegalità stanno mettendo in ginocchio i piccoli imprenditori

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l presidente provinciale di Confcommercio Catanzaro, Piero Tassone, ha dichiarato di sentirsi vicino agli imprenditori, specie ai piccoli, i quali hanno dovuto affrontare in questo periodo di forte crisi economica numerosissimi problemi. «Sono stati mesi difficili per tre ordini di motivi. In primis una crisi economica incombente», ha spiegato Tassone. «Infatti secondo i dati diffusi, la crisi della Pmi e del commercio non solo è in atto da molti mesi per effetto di un deciso calo dei consumi, ma ha iniziato a mietere vittime tra molte aziende. E si tratta purtroppo soltanto della punta di un iceberg che rischia di manifestarsi ancora con più violenza, in considerazione della drammatica crisi in atto e dell’ulteriore calo dei consumi registrato già nel primo mese dell’anno. Una crisi che se si osserva cosa è avvenuto nell’arco degli ultimi due anni, fa capire che a pagarne il prezzo sono maggiormente i negozi specializzati come: alimentari di vicinato (con -37% del totale delle imprese cessate), del settore moda (-23%) e

Calo dei consumi «A pagarne il prezzo sono maggiormente i negozi specializzati: alimentari, settore moda, settori dei mobili e elettrodomestici»

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nei settori dei mobili/elettrodomestici (-10%). Guardando alle medie prospettive, nell'arco di tre o quattro anni, la tendenza è ad una ulteriore chiusura di attività specializzate di almeno un ulteriore 10% del totale delle imprese attive». Il presidente Tassone si è soffermato anche sul ruolo delle banche che risulta essere determinante in questo momento difficile. «Altro punto da tenere fortemente in considerazione in questa analisi – ha dichiarato Tassone – è la stretta creditizia a cui i commercianti e gli imprenditori sono sottoposti. Con una media di 25 giorni di ritardo i commercianti al dettaglio sono finiti nella lista nera dei fornitori. Forse sarà anche questione di autofinanziamento, ma se teniamo conto dei dati reali dell' ultimo anno, cioè 12 mesi di calo dei consumi, tutto si spiega. I dettaglianti sono piccoli imprenditori, aziende a conduzione familiare, nella maggior parte dei casi. C’è un’evidente difficoltà nel flusso di cassa e dunque nella liquidità. Per quanto l’Abi sostenga il contrario – ha proseguito Tassone – il settore risente di una stretta creditizia da parte delle banche; c’è chi si è visto revocato il fido che aveva ottenuto in precedenza. La puntualità – ha ancora puntualizzato Tassone – non è soltanto un fatto di cultura imprenditoriale: dipende anche da fattori contingenti e alla fin fine dalla liquidità. Se non si riapre il canale delle banche le prospettive non sono certo rosee. Se gli istituti bancari, infatti, non daranno un segnale forte, la situazione è destinata a peggiorare. I grandi gruppi

Piero Tassone

bancari purtroppo non aiutano l’economia locale e per il momento la funzione credito è delegata totalmente agli istituti di credito cooperativo e popolare». Infine il presidente provinciale di Confcommercio Catanzaro ha posto l’accento su un tema come il controllo della sicurezza inteso come presidio del territorio da una parte e rispetto delle regole dall’altra. «La battaglia per la legalità – ha concluso Tassone – non può prescindere dalla battaglia per lo sviluppo: economia, distribuzione del reddito e legalità a mio avviso si reggono l’un l’altro. Nelle regioni meridionali il terziario privato, negli ultimi 14 anni, è l’unico settore che ha assicurato la crescita del prodotto e dell’occupazione. Commercio e servizi vari hanno un peso particolare per produzione e occupazione; tuttavia, nel confronto con il resto del Paese, le regioni meridionali registrano ritardi in tutti i comparti, in particolare proprio nel commercio e nei servizi di vario genere. A volte però i settori terziari non convivono con l’illegalità ma sono intrisi di illegalità. C’è l’illegalità che agisce sul sistema economico e delle imprese condizionandole, ci sono le azioni criminali che agiscono sui comportamenti dei clienti, ci sono condizioni limitanti e a volte paralizzanti per qualsiasi iniziativa. Basti pensare a tutte quelle forme di abusivismo che inquinano la nostra economia, in ogni ambito da quello del commercio a quello dei servizi. Un abusivismo che se non sradicato rischia di generare un circolo vizioso di illegalità diffusa che penalizza chi, con grossi sacrifici, lavora e opera secondo le regole». ●

interventi

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Intervista ad Adriano Marani

All'appello banche, piccole imprese ed istituzioni per ricercare nuovi mercati e realizzare uno sviluppo sostenibile Il Presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria della Provincia di Catanzaro, Adriano Marani, lancia un appello ai principali attori sulla scena dello sviluppo

di

Luca Zema

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n una nota stampa ripresa recentemente da alcuni organi d'informazione nazionali il Presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Catanzaro, Adriano Marani, ha riproposto alcuni concetti chiave, centrali nel dibattito sullo sviluppo di questa regione: primo fra tutti l'accesso al credito. «L’appello lanciato alle banche, affinché non chiudano “i rubinetti” del credito, dal Presidente nazionale della piccola e media impresa di Confindustria, Giuseppe Morandini – ha affermato Marani - merita una doverosa attenzione da parte di tutte le istituzioni, pubbliche e private, anche quelle periferiche». Sul tema, che ancora una volta si rivela di rilevanza strategica per le sorti delle piccole e medie imprese della punta dello Stivale, abbiamo rivolto alcune domande allo stesso Presidente della Piccola Industria catanzarese.

Quale scenario presentano oggi, a più di un anno dall'inizio della crisi

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economica, le piccole e medie imprese nella nostra regione?

Se lo scenario nazionale, nell’ultimo anno, fa registrare un calo del fatturato delle piccole e medie imprese che si attesta tra il 30 ed il 50%, in Calabria la situazione è ancora più grave poiché strutturalmente arretrata e con un sistema bancario più chiuso e soffocante degli stessi parametri di “Basilea 2”.

Questa situazione colpisce direttamente le aziende piccole e medie, che sono sì le più deboli, ma anche quelle più numerose e preziose per il mantenimento della rete economica locale?

Infatti, l’economia calabrese si fonda, per la maggior parte, su aziende di dimensioni ridotte, le quali potrebbero rappresentare un concreto volàno di sviluppo se solo supportate, con il sufficiente coraggio e spirito imprenditoriale, da parte degli istituti di credito che dovrebbero investire aumentando i loro profitti e cancellando anche un

“debito” sociale rappresentato dai forti tassi d’interesse, applicati in questi anni al Sud.

Lei parla di coraggio e spirito imprenditoriale: quali i settori sui quali puntare?

Le idee e i progetti possibili non mancano, ma è arrivato il momento di tradurli in realtà, tenendo in considerazione le tante potenzialità del territorio, le cui produzioni rappresentano un valore aggiunto in termini di qualità dei prodotti, grazie anche ad un contesto ambientale di elevata qualità, da com-

«Nell’ultimo anno, lo scenario nazionale fa registrare un calo del fatturato delle piccole e medie imprese che si attesta tra il 30 ed il 50%»

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interventi mercializzare con forti investimenti nel settore dei trasporti, del turismo e del terziario. Fin quando la nostra economia verrà penalizzata dai costi aggiuntivi della arretratezza e della miopia produttiva e dalla farraginosità della burocrazia, non vi saranno reali possibilità di sviluppo. Da imprenditore, può farci un esempio concreto di come il sistema banche/istituzioni potrebbe inaugurare un percorso virtuoso di collaborazione, diciamo così, “SudSud”?

Non credo bisogna inventare nulla di nuovo, né serve la bacchetta magica, io per esempio sono membro del Cda del Confidi Calabria e posso dire che se i Confidi d’italia fossero ben utilizzati, potrebbero essere una garanzia in parallelo alle banche ed uno strumento più vicino alle aziende ed al territorio per gestire meglio e più rapidamente le esigenze di tutte le imprese.

Messaggi forti, i suoi, a questo nostro Sud, che partono mentre dal Nord si chiedono gabbie salariali: c'è bisogno di un po' di sano spirito di appartenenza, da parte di tutti?

Direi di sì: tanto alle banche, quanto alle istituzioni si chiede un serio e proficuo confronto in cui ognuno, responsabilmente, si assuma l’impegno di

Intervista ad Adriano Marani

valorizzare le tante risorse economiche che pure raggiungono il nostro territorio, grazie anche ai fondi della comunità europea, avendo il coraggio di scelte lungimiranti e di sicuro ritorno sul piano locale. Le iniziative di sviluppo e di crescita della sana imprenditoria calabrese, devono trovare interlocutori specializzati e capaci di affrontare le sfide di nuovi mercati ed economie che si affacciano anche sul bacino del Mediterraneo.

La nostra piccola e media impresa, con i giusti interlocutori economici e istituzionali, può essere portatrice di modelli di sviluppo alternativo a quello proposto a livello internazionale?

Assolutamente sì. I mercati europei sono in forte affanno e le grandi imprese scontano processi produttivi calibrati su parametri economici non più attuali, mentre oggi si richiedono qualità e competenze settoriali, per contrastare le mediocri produzioni di massa. Urge quindi ripensare ad uno sviluppo che sappia coniugare da un lato i rischi d’impresa, ed il costo del denaro e del lavoro e dall’altro la qualità della vita, come parametro economico di un futuro sostenibile.

Un modello “Calabria”, dunque, da costruire sulla base di quanto c'è

Adriano Marani

già di buono, che chiama a raccolta tutti: a lei la parola, dunque, per l'appello finale...

Agli imprenditori il compito di ricercare idee e mercati; alle banche quello di condividere parte del rischio d’impresa, a fronte di più sicuri profitti; alle istituzioni la capacità di concertare attraverso scelte mirate: ai sindacati infine, ma non certo per importanza, la fiducia nei processi produttivi e nelle capacità imprenditoriali. Solo così potrà aprirsi un nuovo mercato che dia slancio alla nostra economia. ●

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interventi

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società

Interventi a sostegno delle situazioni di povertà

Povertà: le misure della Regione Calabria Sul Bur i bandi per accedere alle misure di sostegno per famiglie e disoccupati di

Rosalba Paletta

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li ultimi dati Istat rilevano che in Italia, nel 2008, le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l’11,3% di quelle residenti. Sempre nel Rapporto sulla Povertà, diffuso a luglio 2009, si legge che il fenomeno è maggiormente diffuso al Sud (23,8%), dove l'incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese. E se anche la Calabria non è, almeno in questa statistica negativa, la prima (la precedono, infatti, Sicilia e Basilicata), è comunque una regione in cui la povertà è di casa, complici fattori culturali, ambientali, infrastrutturali, sociali. Agazio Loiero ha recentemente affermato che: «Nella nostra regione per alcuni è come se non fosse mai finito il Dopoguerra». Molte famiglie italiane vivono con un reddito inferiore di 2/3 a quello stabilito come medio dall'Isee 2008, e hanno, quindi, una ridotta capacità di spesa: sono per questo considerate nella fascia della "povertà relativa". Nettamente più bassa è la capacità di spesa di coloro che vengono considerati poveri "assoluti". Numeri e parole, per dire che ci sono famiglie non in grado di far fronte quotidianamente ai costi per generi alimentari, cure sanitarie, istruzione e formazione, solo per citare alcune voci fondamentali del capitolo domestico "spese". Proprio a partire da questo quadro sono nate le misure della Regione Calabria a sostegno delle fa-

Agazio Loiero

miglie calabresi più povere, apparse sul Bur e destinate ad arginare, almeno in parte, la gravità di una situazione che in tanti non vedono, ma che in molti vivono. Per questo sono stati stanziati 11 milioni di euro fra fondi regionali e comunitari, e sono in arrivo nuove misure. «Non pensiamo di poter risolvere con questi bandi il problema della povertà - ha affermato Loiero -, che è un problema ancora grave nella nostra regione, soprattutto se si pensa alla povertà assoluta. Mi capita spesso di parlare con i vescovi: mi segnalano condizioni di indigenza davvero inaudita. Ma crediamo di poter contribuire con questo investimento di ben 11 milioni di euro ad alleviare molti disagi. Della cifra complessiva - ha precisato il governatore della Regione - 6 milioni provengono dal bilancio regionale e 5 sono di fonte comunitaria. E' uno sforzo grosso per le nostre tasche, che ci eravamo impegnati a portare a compimento e oggi lo stiamo facendo. Sempre per cercare di fare fronte alle esigenze di quei padri di famiglia che si rivolgono alle curie perchè

non sanno come fare - ha aggiunto Loiero - abbiamo stabilito un'importante collaborazione con il Banco Alimentare della Calabria, che rende disponibili una serie di beni alimentari di prima necessità e dispone di strutture adeguate al bisogno». Alla costruzione delle iniziative a sostegno delle fasce più vulnerabili di questa regione hanno contribuito in modo decisivo il Dipartimento 10 della Regione Calabria, diretto da Marinella Marino, e la Fondazione Calabria Etica, presieduta da Luigi Bulotta. A entrambi abbiamo rivolto alcune domande nel merito e, più in generale, sulla condizione della Calabria ed il ruolo svolto dai singoli attori istituzionali per fronteggiare la povertà. ●

Loiero: «I vescovi mi segnalano condizioni di indigenza davvero inaudita» ►

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Interventi a sostegno delle situazioni di povertà

Dipartimento 10 Regione Calabria intervista a

Marinella Marino

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arinella Marino dirige il Dipartimento 10 della Regione Calabria. A lei abbiamo rivolto alcune domande sulle misure intraprese destinate alle famiglie e ai lavoratori che versano in condizioni di disagio economico.

Qual è, in cifre, la situazione calabrese in merito alla povertà? Chi è maggiormente colpito?

Marinella Marino

Nel recente Rapporto sulla Povertà, diffuso a luglio 2009, l’Istat rileva che in Italia, nel 2008, le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relati-

Fondazione Calabria Etica intervista a

Luigi Bulotta

L

uigi Bulotta è il presidente della Fondazione Calabria Etica: lo abbiamo intervistato per capire come opera questo soggetto e, nello specifico, per sapere che ruolo ha nella gestione dei bandi a sostegno delle famiglie calabresi svantaggiate.

Che cos'è la Fondazione Calabria Etica, da lei presieduta, e di che cosa si occupa?

Luigi Bulotta

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Calabria Etica è stata istituita dalla Regione Calabria per svolgere iniziative nel campo della solidarietà sociale. Recentemente è stato modificato lo sta-

va sono stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l’11,3% delle famiglie residenti. Il fenomeno è maggiormente diffuso al Sud (23,8%), dove l'incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese. Le Regioni dove la percentuale di povertà è più alta sono Sicilia e Basilicata (28,8%), seguite da Campania (25,3%) e Calabria (25%). Nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui poveri, il 13,6% dell’intera popolazione. L’Istat misura la povertà relativa sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà) che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. Il fenomeno diviene più preoccupante se, sempre in base a quanto riportato dall'Istat, si considerano le famiglie

tuto per rendere la Fondazione un organismo operativo in house che possa, con snellezza di procedure, dare concrete risposte nell’ambito delle politiche sociali regionali, alle tantissime esigenze della popolazione ed in particolare delle fasce svantaggiate ed emarginate. I principali obiettivi statutari sono: favorire e valorizzare il ruolo delle famiglie; favorire l'accesso al credito di persone fisiche e famiglie in difficoltà economiche, nonché delle imprese sociali e degli enti no-profit impegnati nel sociale (microcredito); promuovere la tutela dei diritti civili in particolare dei soggetti svantaggiati; sostenere le imprese sociali e in generale gli enti no-profit impegnati nello svolgimento di servizi socialmente rilevati; promuovere i valori della solidarietà umana, dell’etica e della legalità, nonché la

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società che versano in uno stato di povertà assoluta, misurata sulla possibilità di acquistare un determinato paniere di beni ritenuto essenziale per garantire un livello di vita accettabile. Nel 2008, in Italia, 1.126 mila famiglie (il 4,6% delle famiglie residenti) risultano in condizione di povertà assoluta per un totale di 2 milioni e 893 mila individui, il 4,9% dell’intera popolazione. Quanto, in relazione alla Calabria e secondo i dati in vostro possesso, questa condizione è attribuibile all'attuale crisi economica, e quanto invece è frutto di una condizione ormai purtroppo strutturale della regione?

I fenomeni sociali sono complessi e non è semplice determinare le dinamiche ad essi sottese. Oggi abbiamo sotto controllo il dato delle persone colpite in Calabria dalla crisi economica per-

tutela dei diritti civili in particolare dei soggetti svantaggiati; favorire la costituzione di una rete tra i soggetti attivi nel sociale. Come opera concretamente la Fondazione?

Il nuovo Consiglio di Amministrazione dopo l’insediamento ha fatto una scelta di campo nel programmare l’attività della Fondazione: partire dalla centralità della famiglia promuovendone il ruolo, aiutandola a riscattarsi, recuperando la sua funzione di risorsa e non solo di problema all’interno della società, convinti che dal benessere della famiglia possa derivare a cascata il benessere della collettività, rendendo il mondo più “familiare”, appunto. Per raggiungere questo obiettivo è stato promosso e avviato un progetto che ha visto la costituzione, in ciascuna

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Interventi a sostegno delle situazioni di povertà

ché il Dipartimento regionale al Lavoro è responsabile della gestione degli ammortizzatori sociali in dero- g a . Possiamo stimare in circa 3000 (da gennaio 2009 ad oggi) i lavoratori che percepiscono forme di sostegno al reddito per aver perso il lavoro, o perché le aziende hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. Non si può sostenere che si tratti di persone a rischio di povertà, ma è certo che è doveroso pensare a politiche mirate in favore di questi lavoratori se si vuole che la loro condizione rimanga temporanea. Ed è

delle Province calabresi di un “Centro per la Famiglia”, quale servizio socioeducativo a sostegno delle problematiche del sistema famiglia. In ogni Centro opera una equipe specializzata che assiste le famiglie che chiedono di essere sostenute nello svolgimento delle mansioni genitoriali e nel processo di accompagnamento nella educazione dei figli, intervenendo anche in situazioni di criticità e problematiche relazionali. In tal modo cerchiamo anche di favorire una cultura e una sensibilità educativa capace di accompagnare il processo evolutivo dei figli, sin dalla primissima infanzia, o in particolari situazioni di disagio già manifesto. Inoltre, sempre a supporto del contesto familiare abbiamo promosso il progetto A.mi.ca., che sta appunto per "Azione Microcredito Calabria".

in questa direzione che stiamo lavorando utilizzando anche le risorse comunitarie. Quali sono in cifre, i contenuti delle misure prese dalla Regione Calabria?

La Regione ha varato i primi interventi a sostegno delle situazioni di povertà dando attuazione all’articolo 15 del Collegato alla Legge finanziaria 2008 (integrato con l’articolo 8 del Collegato alla Legge finanziaria 2009), pubblicando sul Bollettino ufficiale tre ►

Perchè la scelta del microcredito?

L’idea di utilizzare il microcredito è derivata dall’analisi della realtà regionale ed è maturata come risposta al disagio sociale, psichico, relazionale, sostenendo il credito dei bisognosi, offrendo risposte concrete, superando la logica assistenzialistica che ancora caratterizza la nostra realtà, che vede i beneficiari come meri fruitori passivi di un sistema che di fatto non ha dato risultati, anzi ha creato altre povertà. Costruendo, invece, un sistema di credito – cioè non di mera beneficenza fine a sè stessa – nel quale i cittadini-utenti possano partecipare in modo attivo e responsabile allo loro crescita ed al superamento delle condizioni di disagio, sostenuti da una rete di supporto efficace, cerchiamo di dare credito alla speranza fornendo un servizio allo sviluppo umano, ai ►

società

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società avvisi, due dei quali appena scaduti, con un impegno finanziario complessivo pari a 11 milioni di euro, di cui 6 stanziati appositamente dal bilancio regionale per le finalità della legge e 5 milioni di fonte comunitaria, precisamente l’asse inclusione sociale del Por-Fse 2007-2013. ● Il primo riguardava la “Concessione di un ticket per l’acquisto di beni primari per l’infanzia a sostegno dei nuclei familiari poveri e quasi poveri”. ● Il secondo bando era finalizzato all’erogazione di un “bonus sociale” a sostegno dei disoccupati compresi nella fascia d'età tra quaranta e cinquantacinque anni in stato di disoccupazione da più di dodici mesi inseriti in nuclei familiari poveri”. Il bonus sociale ammonta ad € 3.600 una tan-

bisogni della socialità come risposta all’esclusione sociale ed all’emarginazione. A tal fine stiamo sensibilizzando altri istituti di credito per allargare il progetto di microcredito e favorire la generazione di capitale sociale e la creazione di reti nei territori. Altra iniziativa che la Fondazione, in sinergia con la Regione, ha portato avanti nel campo della solidarietà sociale, è la concessione di contributi alle vittime della criminalità organizzata. Il termine di presentazione delle domande è appena scaduto. Nello specifico, come ha operato e come entra in azione la Fondazione, accanto al Dipartimento 10 della Regione Calabria, per la realizzazione dei tre bandi contro la povertà?

Calabria Etica ha avuto vari incarichi dal Dipartimento Lavoro e Politi-

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Interventi a sostegno delle situazioni di povertà

tum e verrà erogato agli aventi diritto in un’unica soluzione. Lo stanziamento, pari a 3,6 milioni di euro, consentirà l’erogazione di 1000 bonus sociali. Quest'ultimo bando è ancora aperto. ● Il terzo bando, ancora aperto, è relativo al “Finanziamento di voucher formativi a sostegno dei componenti di nuclei familiari poveri e quasi poveri”. Ci sono ulteriori misure in arrivo?

Inizieremo a breve a lavorare sul microcredito, come previsto dalla legge regionale sulla povertà. Se ritiene potremmo parlarne più diffusamente non appena saranno pubblicati. Lo faremo naturalmente coinvolgendo le Province e consultando il partenariato del Por-Fse 2007-2013. Sono appena stati pubblicati, inoltre, due interventi in favore di alcune categorie di lavo-

che Sociali tra cui quello di cooperare per la predisposizione dei bandi che prevedono una serie di interventi a favore delle situazioni di povertà in Calabria. Negli scorsi mesi la fondazione ha lavorato, in piena sinergia con il dipartimento, per la redazione dei bandi. Ora la Fondazione è impegnata nella promozione e diffusione degli stessi in tutto il territorio regionale sia assicurando adeguata informazione alle Provincie che sono i soggetti attuatori degli interventi, sia assistendo, tramite le proprie strutture centrali ed i Centri per la famiglia, i cittadini interessati a presentare le domande. In che cosa consiste la collaborazione avviata con il Banco Alimentare della Calabria?

Calabria Etica riconoscendo l’alto valore sociale dell’impegno portato

ratori a rischio di marginalità sociale che sono stati individuati con vari provvedimenti regionali. ● Il primo bando riguarda la concessione di sussidi ai lavoratori che non godono di alcuna forma di sostegno che derivi dal loro stato di disoccupazione, attraverso la loro utilizzazione in attività socialmente utili e di pubblica utilità da parte di Enti utilizzatori di cui alla lettera a) dell’art. 3 della Legge regionale 19 novembre 2003, n.20. ● Il secondo riguarda invece la manifestazione di interesse per l’individuazione di lavoratori ultracinquantenni per la concessione di contributi per la prosecuzione volontaria della contribuzione. (Delibera Giunta regionale n. 510 del 28 luglio 2008). L'attività relativa a queste misure

avanti da oltre venti anni dal Banco Alimentare, intende valorizzarne l’operato a vantaggio delle categorie più deboli della popolazione calabrese. In particolare, Calabria Etica sosterrà finanziariamente l’attività in modo che possano essere raggiunti un maggior numero di persone in difficoltà, promuoverà sul territorio regionale le iniziative attraverso i Centri per la famiglia, realizzerà eventi ed iniziative utili a sensibilizzare la popolazione sul tema di contrasto alla povertà ed al disagio. Il Banco Alimentare assicurerà percorsi formativi per il personale dei Centri per la famiglia, sosterrà le famiglie in difficoltà afferenti i cinque centri e gli sportelli territoriali. Quali sono, secondo la vostra visione d'insieme, le priorità sulle quali occorre ancora agire in questa regione per far fronte ai disagi

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società ha coinvolto la Fondazione Calabria Etica: in che modo?

La Fondazione Calabria Etica fornisce un supporto alla Regione sul piano dell’animazione e sensibilizzazione sul territorio delle iniziative che hanno una finalità sociale. In questa circostanza, l’accompagnamento garantito dalla Fondazione è stato particolarmente apprezzato dalle Province.

I lavoratori e gli enti che potranno usufruire di questi bandi come dovranno muoversi ed entro quale scadenza?

Potranno rivolgersi agli uffici delle Province di appartenenza indicati dagli avvisi stessi. Si tratta quasi sempre dei Centri per l’impiego. Lì troveranno personale in grado di fornire loro tutte le informazioni necessarie. La Regione ha diffuso sul sito anche le relative tabelle finanziarie grazie alle

delle famiglie?

Le condizioni sociali della Regione Calabria sono tra le più critiche in Italia, in relazione sia alle condizioni di vita e all’incidenza della povertà, sia alle dotazioni di servizi alle persone e alle imprese. Più di un quarto delle famiglie residenti risulta sotto la soglia di povertà. Le aree del disagio, anche per effetto della crisi in atto, si stanno estendendo dalla popolazione ad elevato livello di esclusione (famiglie monoparentali, soprattutto con donne capofamiglia, anziani non autosufficienti con basso reddito, immigrati non regolari, disoccupati, portatori di handicap, ex detenuti), anche ad altri segmenti di popolazione, come le famiglie numerose monoreddito, i ceti operai, i giovani con livelli medi di istruzione.

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Interventi a sostegno delle situazioni di povertà

quali sarà possibile sapere se si possiedono i requisiti per rientrare tra i parametri previsti. Escludendo i bandi per le famiglie ed i disoccupati scaduti lo scorso 2 novembre, rispetto ai quali voglio comunque sottolineare che, visto l'altissimo numero di domande registrato, che stiamo tuttora esaminando, le misure individuate dalla Regione sono risultate utili e rispondenti ad un bisogno reale della popolazione; il bando per i voucher formativi, pubblicato nello stesso periodo ma subordinato alla pubblicazione del catalogo regionale, avvenuta il 15 ottobre, scade dopo a 45 giorni a decorrere da questa data; i bandi pubblicati il 6 novembre, relativi ai disoccupati ed agli enti, scadono entro 45 giorni a decorrere dal giorno successivo a quello di tale data di pubblicazione sul B.u.r . ●

Servono, pertanto, con urgenza adeguate politiche correttive che da un lato attuino un sistema integrato di interventi e servizi sociali anche con la promozione della solidarietà sociale, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata; dall’altro interventi che favoriscano la creazione di posti di lavoro con serie azioni mirate a sostenere le imprese, la promozione di attività formative che facilitino l’accesso al mercato del lavoro dei disoccupati. In questo contesto devono essere prioritari gli interventi per favorire l’accesso al credito, oggi quanto mai difficile in Calabria, evitando ulteriori forme iniziali di disagio sociale che spesso sfociano in stati o situazioni di pre-usura, usura, abbandono, disperazione. ●

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cultura

Summer Peace University

Confindustria Calabria adotta la storia del “Camminante per la Pace” La sede calabrese di Confindustria a Catanzaro ha ospitato un seminario della Summer Peace University, promossa dall’Iscapi in collaborazione con la Fondazione Ingrid Betancourt

di

Stefania Argirò

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razie a Confindustria Calabria ha un orecchio teso anche in questa regione la Fondazione Ingrid Betancourt. Creata a Parigi dalla politica colombiana per sei anni ostaggio della guerriglia delle Farc, e attiva anche in Italia dallo scorso anno con una sede a Milano, la struttura impegnata a promuovere una serie di progetti per la difesa dei diritti umani e in aiuto ai sequestrati, ha trovato risposta ai suoi appelli anche nella nostra regione. La sede calabrese di Confindustria, infatti, ha ospitato il primo di una serie di seminari voluto dalla Università della pace - Summer Peace University, promossa dall’Iscapi in collaborazione con la Fondazione Ingrid Betancourt. L’incontro si inserisce nel programma dell’Università della Pace che sta ospitando nelle quattro Scuole calabresi della Sapienza di Santa Severina, Fuscaldo, Spilinga e Cosenza nove studenti stranieri. All'incontro di Catanzaro la Regione Calabria ha rivolto loro un caloroso saluto

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cultura

tramite la dirigente delle Attività produttive Franca Ricioppo. Dell’attivista ostaggio per 2321 giorni, delle sue battaglie e di quelle che da oggi vedranno impegnata Confindustria Calabria, abbiamo parlato con il direttore Luigi Leone. In che cosa è consistito l’incontro internazionale con gli studenti che Confindustria ha voluto ospitare?

L’argomento trattato nel corso del primo appuntamento in calendario è stato “Il microcredito: la rivoluzione finanziaria”, tenuto dal prof. Fabio Forgione. Una classe di nove giovani, provenienti da Colombia, Argentina, Brasile, Tibet, Burundi e Iran, tutti vittime di sequestro e terrorismo, ha potuto assistere a Catanzaro ad uno dei seminari che l’Università della Pace propone in giro per l’Italia e, adesso, con nostro immenso piacere, anche in Calabria.

Perchè Confindustria Calabria ha deciso di avviare questo percorso?

Per noi è importante far conoscere l’imprenditoria della nostra regione a ragazzi stranieri, ed evidenziare i percorsi di sviluppo che possono essere avviati

anche in una regione difficile e complicata come la Calabria. Nell’ambito di una proficua collaborazione fra la Confindustria calabrese e l’Iscapi, abbiamo accolto la proposta del Presidente Salvatore La Porta ad organizzare questa giornata sull’economia. Coniugare iniziative economiche e di sviluppo con iniziative ed attività di cooperazione internazionale fra Paesi rappresenta oltre che un nobile proposito anche un impegno concreto. Esperienze del genere permettono di valorizzare le culture locali e il capitale umano, e da esse si esce arricchiti sotto molti punti di vista. Da cosa nasce questa iniziativa?

Questa esperienza nella nostra regione nasce soprattutto grazie all’accordo fra l’Iscapi e la Fondazione Ingrid Betancourt sottoscritto in occasione del IX Summit dei Premi Nobel per la Pace tenutosi a Parigi. In quest’ottica, come ha spiegato lo stesso Presidente La Porta, l’Iscapi ha firmato un protocollo con Confindustria per avviare un progetto importante a carattere culturale, per creare un essenziale

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cultura “protagonismo calabrese” in ambito internazionale, che vuole proporre il territorio regionale come luogo in cui poter discutere di importanti argomenti e promuovere la cooperazione internazionale, la tutela dei diritti umani e le relazioni di pace, amicizia e uguaglianza fra i popoli. Che cosa l’ha colpita di questa esperienza?

Ovviamente l’utilità del seminario per queste giovani e valide risorse umane, che ha messo in luce tutte le valenze positive della cooperazione internazionale, in termini di scambio e arricchimento. E’ poi inutile negare che le vicende personali di questi ragazzi, così giovani, eppure così provati dalla vita e così coraggiosi, colpiscono chi come noi ha la fortuna di non doversi confrontare con esperienze così drammatiche. In particolare ricordo la toccante storia di Tatiana Moncayo Cabrera, ventitreenne colombiana che ha raccontato la vicenda di suo fratello Pablo, prigioniero delle Farc da ben 12 anni. Suo padre, Gustavo Moncayo, è conosciuto in diversi Pesi dell’Amerca Latina per aver percorso a piedi più di 2.800 chilometri, chiedendo la Libertà per suo figlio: lo chiamano il “Camminante per la Pace”.

Dopo questo incontro, quali impegni concreti potranno seguire per sostenere la liberazione di Pablo a livello internazionale?

La Confindustria calabrese e l’Iscapi hanno voluto adottare la drammatica storia di Tatiana, che non vede il fratello, diciottenne all’epoca del rapimento, dall’età di 10 anni. Adottando la sua storia abbiamo annunciato un impegno forte e deciso su tutti livelli istituzionali competenti per avviare una campagna mondiale di sensibilizzazione per la liberazione di Pablo. A partire da una specifica iniziativa che verrà intrapresa a breve, in occasione del prossimo summit dei premi Nobel per la Pace che si svolge proprio nel mese di novembre a Berlino. ●

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Summer Peace University

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uello riportato di seguito è il testo tradotto del discorso con cui Tatiana Moncayo Cabrera si è rivolta ai presenti al seminario presso la sede di Confindustria Calabria.

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A destra: Yury Tatiana Moncayo Cabrera

Il mio nome è Yury Tatiana Moncayo Cabrera, ho 23 anni e la mia storia incomincia esattamente 11 anni e 8 mesi fa, dal momento in cui fu sequestrato mio fratello Pablo Emilio Moncayo Cabrera dalle Farc-ep il 21 di dicembre di 1997 sul colle del Patascoy nel dipartimento di Nariño; Pablo Emilio, allora, era un giovane di appena 18 anni, con voglia di studiare ed imparare molte cose. In Colombia prestare servizio militare alla ¨Patria¨ è obbligatorio, soltanto coloro che possono pagare il libretto militare non prestano servizio, mio fratello dovette andare all'esercito perché i miei genitori non ebbero modo di pagare. Col tempo Pablo decise di continuare nell’Esercito per poter aiutare economicamente i miei genitori, aveva pensato che fossero soltanto uno o due anni in più, ma nel corso di questo periodo fu rapito...ora lui continua a far parte dell’Esercito Colombiano. Immediatamente dopo il sequestro di mio fratello, mio padre Gustavo Moncayo, conosciuto nel mio paese come “Il Camminante per la Pace” per avere percorso più di 2.800 chilometri in Colombia, Venezuela ed Europa alla ricerca della Libertà, si diresse nella zona in cui erano stati rapiti mio fratello ed i suoi compagni. Da allora iniziò la lotta affinché si rispettino i nostri diritti fondamentali, come lo sono la Vita Degna e la Libertà. Da quel momento, nel mio paese, tutto questo è stato il nostro lavoro giornaliero. È stato un sacrifico enorme, ma qualsiasi cosa, comparata con quello che essi vivono ogni giorno immersi nella solitudine e la fredda selva, è niente. Dopo aver vissuto tante esperienze, trascorso tanto tempo nella vita di mio fratello, nella mia ed in quella di tutta la mia famiglia, mio padre continua ancora a lavorare Pablo Emilio Moncayo Cabrera insieme alla mia famiglia per la liberazione di Pablo e di tutti i suoi compagni di cattività, ma, tristemente, noi non siamo ancora arrivati ad una soluzione positiva per questo dolore che ci sequestra ogni giorno. Non scorgiamo ancora la Gioia e la Libertà tanto auspicate, perché a questo prezioso Dono sono legati molti interessi economici, politici e personali che non permettono a questi ragazzi di crescere normalmente, come esseri umani che meritano di avere una vita decente e normale. Attualmente le Farc-ep hanno deciso di liberare unilateralmente mio fratello e due suoi compagni, ma affinché possa avvenire la liberazione, le Farc richiedono la presenza di mio Padre Gustavo Moncayo e quella della Senatrice Piedad Cordova che già in precedenti occasioni, approssimativamente 6 mesi fa, ha permesso, grazie alla sua mediazione, di ottenere altre liberazioni. Il governo, inizialmente, ha rifiutato categoricamente questa ipotesi ma, adesso, ha si è detto disposto ad accettare la mediazione di questa Senatrice e di mio padre, con la condizione però di far liberare tutti i rapiti (e non soltanto mio fratello) che stanno in mano alle Farc. Questa situazione è molto difficile perché le Farc hanno accettato di liberare soltanto mio fratello: la conseguenza di tutto ciò è che, stando così le cose, la liberazione di Pablo si arenerebbe in un gioco assurdo di poteri tanto delle Farc, quanto del Governo. La mia richiesta è che ci accompagnino nel nostro dolore, che ci aiutino a cercare una soluzione politica negoziata a questo conflitto che non ci permette di vivere in pace. Al popolo Calabrese, uniamo le forze affinché, insieme, possiamo fare dei nostri popoli, dei nostri paesi, delle nostre regioni, luoghi liberi da catene, da gioghi, da sofferenze per i tutti i nostri figli, nipoti e per tutti, ed anche per tutti quelli che un giorno ci saranno». ●

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"Missione economica” in Canada

Il

Made in vola in Canada

di

Rita Macrì

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ono dodici le aziende calabresi che hanno deciso di partecipare alla “Missione economica” in Canada. Tra queste quella guidata dallo stilista Giuseppe Sarubbo, meglio conosciuto dagli addetti ai lavori e non solo con l’acronimo “Giusari”. Paolo Abramo La manifestazione tutta americana è stata organizzata dalla Camera di Commercio di Catanzaro, tramite la sua azienda speciale “Promo Catanzaro”, in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale del capoluogo di regione e la Camera di Commercio italiana in Canada, Vancouver Edmonton Calgary. «Abbiamo organizzato questa missione in Canada – ha spiegato Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro – per consentire alle imprese selezionate di iniziare un percorso di internazionalizzazione commerciale utile non solo ad allargare i mercati, ma anche ad assumere una visione più strategica e innovativa nel modo di gestire la propria azienda. Per ottenere tale risultato nel passato veniva privilegiato il sistema fieristico che ancora oggi consiste nell’aprire una vetrina per esporre i propri manufatti. Oggi i repentini cambiamenti dovuti alla globalizzazione obbligano l’imprenditore ad effettuare la promozione con criteri più

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snelli e diretti. Questo è il motivo per il quale – ha concluso Abramo – oltre alle parte tradizionale fieristica abbiamo proposto e continueremo a proporre a favore delle imprese una serie di “Mission” in Europa ed Oltre Oceano». Il presidente di Promo Catanzaro, Raffaele Mostaccioli, ha commentato: «Eravamo stati già l’anno scorso protagonisti di due tappe della missione che ha consentito alle imprese catanzaresi di partecipare ai workshop a Winnipeg, capitale dello stato di Manitoba, ed a Toronto, capitale dell’Ontario, Raffaele Mostaccioli dove la delegazione era stata ricevuta dai rispettivi vicesindaci Steves e Pantaleone. Numerosi gli importatori presenti ai due eventi, provenienti soprattutto dalle città portuali di Vancouver e Calgari, interessati alle produzioni della provincia di Catanzaro, con i quali sono stati avviati contatti grazie all'attività di intermediazione svolta dai presidenti delle Camere di Raffaele Mostaccioli: Commercio italiane all’estero dei due centri canadesi, JaSiamo cuzzi e Visentin». «Siamo convinti convinti che per promuoveche re i nostri prodotti dobbiamo per promuovere puntare sulla qualità, quindi i nostri prodotti sui mercati di nicchia. Gli indobbiamo puntare contri Face to Face – ha prosulla qualità, seguito Mostaccioli – sono quindi sui mercati mirati a generare questo tipo di nicchia»

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"Missione economica” in Canada

Calabria di rapporto per mettere in condizione le nostre aziende di creare i contatti giusti necessari per la vendita dei loro prodotti. In particolare, nella missione svoltasi nel mese di novembre 2009, abbiamo coinvolto dodici aziende. Oltre al settore agroalimentare anche il sistema oro e quello moda del catanzarese; hanno sfilato gli abiti di Giusari e di Elena Vera Stella e i gioielli preziosi realizzati dall'orafo Benincasa. Hanno partecipato alla missione anche alcuni tour operator con il fine di far conoscere il territorio del catanzarese e far affluire un maggior numero di turisti». Dopo aver partecipato all’affascinante teatro mondiale del settore sposa e cerimonia, il “Sì-Sposaitalia”, la maggiore vetrina internazionale che si svolge in Italia, realizzata a Milano dal 19 al 22 giugno, meta di tutte le boutiques italiane e dei maggiori buyers internazionali, lo stilista calabrese Giuseppe Sarubbo ha voluto raggiungere un nuovo ed ambizioso obiettivo: inserirsi nell'economia canadese. «Dall’1 al 6 novembre, Oltre Oceano, abbiamo avuto l'opportunità di far conoscere i nostri abiti gioiello, realizzati interamente a mano grazie ad una meticolosa ricerca tecnica che ha permesso che venissero ricamati con cristalli Swarovski, tutti garantiti dal marchio Cristallized, con certificato unico e numerato che segue il capo Paolo Abramo: dalla produzione al consumatoQuesta re finale». non è che «E’ la prima volta che viene una delle organizzato un evento che ha mission che proavvicinato il settore dell’agroporremo a favore alimentare a quello della moda delle imprese nel e dell’oro. La nostra “Mission” mondo» – ha precisato Giuseppe Sarubbo – è quella di far conoscere anche in Canada il Made in Calabria di qualità. “Giusari” non è solo un marchio sinonimo di abiti da sposa. Presenta infatti un total look raffinato e prezioso; mi riferisco alla nuova linea di Jeans Gioiello, Free Elegance, che unisce la preziosità dei dipinti a mano e dei ricami in Swarovski con la libertà dei Jeans. Tra gli accessori – ha aggiunto Sarubbo - scarpe, bor-

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se, cinture, tutti prodotti con i migliori materiali: dalle pelli pregiate agli accessori creati da maestri orafi, placcati oro e argento, con incastonate pietre Swarovski». . «Credo siano utili gli incontri B2b – ha sottolineato Sarubbo – organizzati in tali missioni. Occorre portare alto il nome della nostra creatività e della nostra manualità nel ricamo e nelle creazioni sartoriali, valorizzando il lavoro dei laboratori calabresi che, in questo momento di forte crisi economica, hanno bisogno di allargare i propri confini e approdare in nuovi mercati». Lo stilista Sarubbo ha infine concluso: «Ho partecipato a Parigi da visitatore alla fiera internazionale dei tessuti, la “Texworld”, che mi ha dato la possibilità di visionare tutte le novità e la creatività nei tessuti provenienti da tutto il mondo. In merito all'evento canadese vorrei ringraziare tutte le Istituzioni che lo hanno reso possibile, come Raffaele Mostaccioli, presidente della “Promo Catanzaro”, Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, Roberto Costanzo, assessore alle Attività economiche e alle Politiche di sviluppo della Provincia di Catanzaro, Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, oltre che Alex Martiniak, rappresentante della Camera di Commercio italiana in Canada,Vancouver Edmonton Calgary». Un’opportunità che potrebbe rivelarsi importante, secondo gli organizzatori, per le venti aziende selezionate, al fine di realizzare incontri d’affari in Canada e di sviluppare relazioni stabili e durature legate all’internalizzazione delle imprese e all’implementazione della capacità di attrazione turistica della provincia di Catanzaro. ● Giuseppe Sarubbo

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"Dall'attesa all'impresa"

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all'attesa all'impresa", il progetto del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Catanzaro che mira a promuovere e incentivare le migliori idee imprenditoriali sul territorio provinciale, ha ufficializzato il vincitore di questa nuova edizione. E' Adriano Lucia, giovane laureato in economia aziendale di Serrastretta (Cz), che ha "

Da sinistra: Mazza, Ferrara, Gatto, Rossi, Belvedere

"Dall'attesa all'impresa":

premiata la migliore idea imprenditoriale

Il vincitore è Adriano Lucia che ha proposto la creazione di una rete di piccoli alberghi diffusi proposto la creazione di una rete di piccoli alberghi diffusi attraverso la riconversione di vecchi casolari, al fine di incentivare lo sviluppo del turismo locale. L'iniziativa "Dall'attesa all'impresa" procederà in collaborazione con il Confidi Calabria, Banca Popolare del Mezzogiorno e Assindustria Servizi, al fine di offrire sostegno materiale, supporto e orientamento al nuovo vincitore. All'incontro che ha visto ufficializzare la proposta vincente erano presenti Giuseppe Gatto, presidente Confindustria Catanzaro, Daniele Rossi, all'epoca dell'incontro ancora presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Catanzaro (oggi guidato da Andrea Ambramo), Ezio Belvedere, direttore generale Banca Popolare del Mezzogiorno Sede di Catanzaro, Aldo Ferrara, amministratore unico Assindustria Servizi, Enrico Mazza, membro del nucleo di valutazione del progetto del Gruppo Giovani Imprenditori. «Abbiamo premiato l'idea migliore - ha affermato Daniele Rossi -, rispettando la mission che il nostro Gruppo si era dato, all'epoca in cui è stato istituito questo Premio, sotto la presidenza di Aldo Ferrara, cioè: promuovere la cultura d'impresa e incentivare la nascita di nuove e giovani attività sul territorio. Questo Premio dimostra che le idee meritorie se sostenute

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adeguatamente, si fanno strada, anche in un momento economicamente non facile come questo e in una regione come la nostra. L'importante è saperle intercettare e sostenere». «Le motivazioni che ci hanno condotto alla selezione del progetto di Adriano Lucia - ha spiegato poi Enrico Mazza - sono state diverse, se pur fra non poche difficoltà, poichè fra le otto proposte pervenute erano diverse quelle che meritavano considerazione. Il sostegno della struttura – ha aggiunto Mazza – è da intendersi anche come indirizzo alla ricerca e all'intercettazione di nuove fonti di finanziamento, sia pubbliche, sia private». «In un'epoca - ha spiegato poi Aldo Ferrara, procedendo nella presentazione dell'idea vincitrice del Premio - in cui l'accesso al credito è particolarmente ostico soprattutto per i giovani; in cui il giusto e qualificato supporto si rivela strumento fondamentale e non sempre disponibile; in cui il turismo è paventato come occasione di sviluppo e crescita per tutta la regione, ancorché non colta, questo Premio porta a sintesi questi tre elementi e lancia un messaggio di grande attualità e fiducia. Sono contento – ha proseguito Ferrara – che dal 2003 ad oggi questo premio si sia fatto strada e oggi lanci la proposta di un modello nuovo all'intero territorio.

Giovani, istituzioni e banche uniti intorno ad un progetto che parte dal merito, e non dal fondo perduto, cioè dalla voglia di un giovane di assumersi responsabilità e rischi in nome di un'idea meritoria. E' un modello alternativo, insomma, a quello dell'attendismo e del posto fisso». «In un momento – ha dichiarato Ezio Belvedere – in cui il sistema creditizio è additato perchè non concede credito, sono lieto di rappresentare qui la mia Banca a sostegno di un'impresa giovane, nuova e meritevole, che potrà portare vantaggio a se stessa e al territorio in cui nasce». A concludere la premiazione il Presidente Confindustria Catanzaro, Giuseppe Gatto: «In una giornata come oggi – ha affermato – in cui il ministro dell'Economia Tremonti, spiazzando molti, si è espresso a favore del "posto fisso", deludendo quanti di noi sostengono, soprattutto in una regione come la nostra, l'importanza dell'abbandono di logiche assistenziali, ritengo che sia da premiare doppiamente un giovane che decide di mettersi in gioco proponendosi con un'idea, con un rischio, con un'impresa da realizzare. Mi auguro – ha proseguito Gatto – che, come lui, molti altri giovani non ascoltino Tremonti, non si scoraggino di fronte all'idea di trovare il progetto vincente della propria vita». ●

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’ un giovane ventottenne di Serrastretta il vincitore del premio “Dall’attesa all’impresa” assegnato nel mese di ottobre dal Gruppo Giovani Imprenditori ConAdriano Lucia findustria Catanzaro. Adriano Lucia, così si chiama l’imprenditore in erba, a margine dei lavori ha commentato la bella esperienza rispondendo ad alcune nostre domande: Come hai maturato la scelta di candidare la tua idea? Ho letto sulla stampa locale di questa selezione per la migliore idea imprenditoriale, e dal momento che già da un po’ di tempo riflettevo su questa cosa ho pensato potesse essere un buon modo per provare a realizzarla davvero. Da cosa nasce quest’idea? La mia idea è nata dove vivo: mi sono guardato intorno e mi sono chiesto che cosa potessi realizzare nel mio territorio. Vedere nel centro storico del paese in cui abito (Angoli, frazione collinare di Serrastretta) piccole case in pietra, ormai disabitate, e vedendo la reazione entusiasta di quanti durante l'estate si trovano, magari per caso, a soggiornarvi

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nes Maviglia è la vincitrice della scorsa edizione del Premio. La sua esperienza mostra come un’idea imprenditoriale adeguatamente sostenuta nella fase nascente possa dare buoni frutti e creare Ines Maviglia positivi esempi sul territorio. A margine della premiazione che ha visto riconoscere quella di Adriano Lucia come migliore idea imprenditoriale per l’anno 2009, Ines Maviglia, titolare della Wedding in love, ci ha raccontato le sue impressioni ad un anno dall’avvio della sua attività. La tua idea ha vinto lo scorso anno: in che cosa consiste? E' una società che si occupa di organizzare eventi: dai matrimoni, alle festi-

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"Dall'attesa all'impresa"

a casa di amici e parenti, mi sono detto che poteva essere una buona idea quella di realizzare una rete di piccoli alberghi, nella formula dell'ospitalità diffusa, e abbinare a questi i servizi che renderebbero certamente più appetibile l’intero territorio. Quali pensi che siano i maggiori attrattori della zona in cui realizzerai la tua impresa? Percorsi naturalistici e paesaggi mozzafiato, il sole ed il verde, l’aria pura, le serate all’aperto, il saluto di chiunque incontri per strada, un'elevata qualità della vita, ottime tipicità enogastronomiche. Aspetti che sembrano banali per noi che li viviamo quotidianamente, ma che non lo sono affatto per chi vive nel caos di grandi città, e che soprattutto possono generare indotti significativi sul territorio. Che cosa manca per rendere turisticamente attrattive zone come quella in cui vivi? I servizi, come offrire la possibilità di spostarsi, fare escursioni, percorsi turistici, magari in rete con altre realtà simili sparse sul territorio regionale. Da cosa nasce cosa, questo genere di idea è replicabile all’infinito in diversi contesti e con possibilità differenti. Proprio nel giorno in cui tu vieni

premiato per un’idea imprenditoriale il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti dichiara di preferire il “posto fisso”. Da giovane che impressione ti fa? Le parole di Tremonti mi sorprendono, ma non mi scoraggiano, perché nonostante qualche paura e incertezza, credo nella mia idea imprenditoriale e nella possibilità di portarla avanti. Dalla rete di Confindustria Giovani che cosa ti aspetti? Entrare in questo mondo è stato sorprendente: informazioni, stimoli, supporto, spero di poter continuare ad avere questo genere di riferimento. E’ la mia prima esperienza e l’ho trovato importantissimo. Sullo sfondo di questo Premio un aiuto materiale e una rete di riferimento: se dovessi usare una parola per dire che cosa ti ha colpito quale sceglieresti? Sceglierei “fiducia”, perché è ciò che mi hanno dimostrato la prima volta in cui abbiamo parlato telefonicamente della mia idea d'impresa, e soprattutto era ciò di cui avevo bisogno. Il supporto di una Banca in un momento così critico e una rete di riferimento che ti accompagni nella fase iniziale sono aspetti fondamentali. Ma prima ancora viene la fiducia, che ti dà la forza di provarci. ●

vità in genere. La mia società si rivolge appositamente a chi non ha il tempo per occuparsene personalmente, o ha in mente di realizzare un evento originale, a tema, di particolare eleganza. Come ti è venuta in mente quest’idea? Dopo la laurea in Scienze Politiche ho vissuto qualche tempo a Lecco, dove questo genere di attività è molto diffusa. Non esiste avvenimento importante o cerimonia bella che non porti la firma di una società che si occupi di organizzazione di eventi. Da qui mi è venuta l’idea di realizzarlo nella mia regione, dove quest'attività non è molto diffusa. Come ha recepito l’idea il pubblico? Concretamente opero dal mese di giugno, perché fra passaggi iniziali e star tape sono trascorsi dei mesi prima di entrare più o meno a regime con le attività: ora comincia a farsi strada la mia proposta e inizio ad avere un circuito di clienti sostanzioso, si sparge la voce, l’idea piace, si cerca anche la proposta innovativa per la propria cerimonia.

Quali sono il tuo pubblico e il tuo raggio d’azione? Spesso sono coppie che vivono fuori dalla Calabria a rivolgersi alla mia agenzia, che magari non hanno il tempo di curare sul posto tutti gli aspetti legati alla cerimonia: dagli inviti, agli addobbi floreali, al locale. Opero anche oltre i confini regionali: c’è chi sceglie cornici d’eccellenza per le proprie nozze o per ricorrenze speciali e quindi mi sposto dove il cliente vuole: Costiera Amalfitana, Isole Eolie, Toscana, Roma. Che cosa ti è stato utile in questa esperienza? Sicuramente l’appoggio economico iniziale, grazie alla linea di credito con la Bpm sostanziare l’idea è stato più facile e soprattutto è stato più semplice anche da giovane imprenditrice. In secondo luogo le figure di riferimento trovate, importanti per chi soprattutto agli inizi si muove fra dubbi e incertezze. Il supporto immateriale vale molto, quasi quanto quello materiale. ●

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spettacoli

Festival D'Autunno

La storia: da Volare al Soul”

Festival D'Aut di

È

Rita Macrì

giunto quest’anno alla VII edizione il Festival d’Autunno, un evento che si svolge a Catanzaro dal 17 ottobre al 5 dicembre, firmato da Antonietta Santacroce che ha organizzato un viaggio lungo “La storia: da Volare al Soul”. «Ogni anno il leit motiv della manifestazione cambia e questa settima edizione abbiamo deciso di dedicarla alla storia del ‘900” – ha precisato il direttore artistico –. Quest’anno il Festival d’Autunno – ha proseguito Tonia Santacroce – si presenta con una veste leggermente diversa, a dimostrazione della volontà di migliorarsi anno dopo anno e di mettersi continuamente in discussione. Abbiamo mantenuto elevata la qualità delle proposte e abbiamo voluto creare una diversificazione dei generi. In programma in cartellone sei imperdibili appuntamenti; un numero maggiore rispetto alle precedenti edizioni, correlati da eventi culturali di spessore. Questo sforzo è stato “generato” dalla voglia di offrire alla gente la possibilità di avere un contatto diverso con gli artisti». Un viaggio che è partito con

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spettacoli

VII Edizione

“Genes&Jeans” il 17 ottobre, il nuovo spettacolo di Noa, che ha avuto come obiettivo con le parole di Tonia Santacroce “un ritorno alle origini”. Un concerto che ha fatto nel capoluogo di regione una storica band impegnata in una performance di musica etnica miscelata a quella pop. Noa è un’artista che non ha bisogno di presentazioni, una donna profondamente impegnata nell’utilizzo della sua musica come strumento di riavvicinamento fra popoli in conflitto, un simbolo per la pace nel mondo. Nella chiesetta medievale “S.Omobono”, proprio nel cuore di Catanzaro, ha preceduto lo spettacolo un incontro dibattito con i protagonisti della serata su “Il dialogo con l’altro per un mondo di pace”. «Abbiamo scelto di proposito queste location storiche – ha spiegato Tonia Santacroce –, una novità del Festival D’Autunno che quest’anno ha come sottotitolo “Altri orizzonti musica e parole” proprio per sottolineare la volontà di aprirsi a nuovi orizzonti seguendo il tema “La storia: da Volare al Soul”. Il nostro viaggio è partito con “Mediorente in musica” con lo stile etnico orientale di Noa e passerà poi a quello italiano e nello specifico alla tradizionale “Taranta in festa” di Ambrogio Sparagna nostro ospite il 7 novembre presso l’Auditorium “A. Casalinuovo” insieme con l’orchestra Pizzicata; autore di numerosi saggi e pubblicazioni sulla musica popolare, Ambrogio Sparagna è protagonista di una ricca attività concertistica di respiro inter-

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MUS ICAe PAR laOLE s

Festival D'Autunno

nazionale realizzata periodicamente in numerosi Paesi europei ed extraeuropei. Virtuoso dell’organetto, Sparagna si distingue anche per il suo significativo impegno nella didattica della musica popolare italiana». Anche questo spettacolo è stato preceduto da un incontro culturale al Museo S. Giovanni sul tema: “La musica popolare nel Sud Italia” al quale hanno partecipato alcune etichette di musica etnica confrontatesi con Sparagna, uno dei più importanti etnomusicologi europei. Sempre sul tema “Sud e tradizioni”, domenica 8 novembre presso il Conservatorio Popolare di Isca si è tenuta una visita guidata al Museo degli Strumenti e della Musica Popolare di Isca sullo Ionio (CZ), seguita da un percorso enogastronomico guidato di degustazione presso la "Locanda Cocintum" di Monasterace (RC), realizzato in

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collaborazione con Massimo Tigani Sava e l'associazione di giornalisti "Ionici". Presso il teatro Politeama si svolgeranno gli altri quattro appuntamenti. In primis quello del 14 novembre dedicato al jazz nel mondo con Stefano Bollani, uno dei migliori pianisti jazz attualmente in circolazione, accompagnato dalla professionalità di due artiste: Jesper Bodilsen, contrabbasso e Marten Lund, batteria. Eseguiranno in anteprima per il Sud d’Italia per il Festival D’Autunno “Stone in the Water”, attualmente in pubblicazione per la prestigiosa Ecm, una casa discografica

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specializzata in musica jazz. & Orch estra PiARAGNA Sempre in scezzicata na al Politeama il TRIO BOLLAN 21 novembre Shel I-BODIL SEN-LU ND Shapiro e il suo spettacolo “Sarà SHEL SH APIRO & Band una bella società”; un omaggio alla bit UOMINI IN FRAC generation e alla musica degli anni ’60. Giorno 20 novembre ª 7 edizio ne ALEX BR sarà inaugurata una ITTI e NE FFA mostra di Antony Tapis a cura di Alberto Fiz nel museo “Marca” di Catanzaro, voluta dall’amministrazione provinciale in questa giornata per ampliare l’offerta del Festival D’Autunno; «Saranno infatti esposte le opere di un artista che ha raggiunto il massimo successo negli anni ’60/’70 di cui tratta Shapiro nel suo spettacolo» ha evidenziato il direttore artistico. Inoltre, come di consueto, non mancherà il momento dedicato al dibattito sulle testimonianze di alcuni dei protagonisti dell’epoca. Il 28 novembre è in programma un omaggio a Domenico Modugno, “Uomini in frac”, con Peppe Servillo e i migliori jazzisti italiani che eseguiranno una rivisitazione del grande artista in chiave jazz per onorare i cinquantenni del suo capolavoro “Volare” che rappresenta l’Italia nel mondo. Sul palco del Politeama si esibiranno: Peppe Servillo, voce; Rita Marcotulli, pianoforte; Javier Girotto, sax e clarinetto; Fabrizio Bosso, tromba; Fausto Mesolella, chitarra; Mimmo Epifani, voce, mandola, mandolino; Furio Di Castri, contrabbasso; Cristiano Calcagnile, batteria; Mimì Ciaramella, voce e percussioni. Il nostro viaggio terminerà il 5 dicembre con un grande finale dedicato a “Chitarra, parole e soul”, un’esclusiva del Festival D’Autunno che vedrà insieme per una notte Alex Britti e Neffa in un concerto tutto da vivere. Il Festival D’Autunno è stato realizzato grazie al contributo del Por Calabria Fesr 2007/2013, dei partners istituzionali quali il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio di Catanzaro, oltre ad importanti sponsor come Confindustria Catanzaro, Fondazione Carical, Banco di Napoli Fondazione, Algida, Rubbettino editore. ●

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ALTRI OR IZZONTI:

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La biglietteria è situata su Corso Mazzini, nel centro storico di Catanzaro. E’ possibile acquistare gli abbonamenti o i biglietti presso la segreteria o attraverso il sito: www.festivaldautunno.com. Per informazioni è sempre disponibile l’indirizzo mail info@festivaldautunno.com oppure il numero 389.0931362. 75


spettacoli

Miss Italia 2009

Maria Perrusi, “Miss Italia 2009”, è tornata a San Biase di Fiumefreddo Bruzio (Cs) da protagonista di una favola a lieto fine

Miss Italia 2009 torna a casa

Ad accoglierla il suo paese in festa di

Rita Macrì

D

iciotto anni compiuti il 13 settembre, iscritta all’ultimo anno di ragioneria, è diventata la reginetta d’Italia vincendo la 70/ma edizione del concorso di bellezza più famoso nel nostro Paese. Munita di fascia e corona Maria ha colpito tutti per la sua semplicità, grinta e naturalmente bellezza nel corso di una grande festa organizzata dai suoi compaesani che l’hanno accolta a braccia aperte e le hanno dimostrato grande affetto. Un bagno di folla che neanche lei sospettava di trovare. «Non mi aspettavo tutte queste persone e tutto questo calore intorno a me – ha dichiarato Miss Italia –. Sono felice soprattutto per il fatto di essere diventata un modello per tutte quelle ragazze che pensano di non poter giungere alla vetta e tagliare un traguardo. Occorre perse-

verare e non mollare mai. Io ho sempre preso questa sfida come un gioco fin da quando uno dei miei professori in classe mi suggerì di iscrivermi al concorso. Fu così che conobbi Beniamino Chiappetta, l’agente regionale di Miss Italia che ringrazio tanto per essermi stato accanto anche in questa occasione visto che si è prodigato affinché questo evento andasse per il meglio». Miss Italia 2009 è atterrata a Lamezia Terme sabato sera e ha raggiunto subito la sua casa nella frazione di San Biase di Fiumefreddo Bruzio (Cs) dove ad attenderla c’erano tanti amici assieme con la mamma Lina, 43 anni, papà Francesco, 49, i fratelli Giuseppe (24) e Davide (21), i nonni Rosina, Antonio e Maria. Della sua famiglia Maria ci ha raccontato: «Sono grata alla mia famiglia. Mia madre è casalinga e mio padre ha lavorato 25 anni in Svizzera per farmi diventare quello che sono ora! Li ringrazio per avermi insegnato ad essere una ragazza semplice con tanti valori. Voglio molto bene ai miei due fratelli anche se mi farebbe piacere avere una sorella; dico ancora alla mia mamma di chiamare la cicogna!». La giovane ed affascinante Miss si è soffermata anche a raccontarci qualcosa del suo carattere e della sua dieta: «Sono una ragazza estroversa, mi piace divertirmi e adoro la buona cucina. A proposito dei prodotti calabresi vi posso svelare che in famiglia coltiviamo la terra e produciamo salumi e formaggi. Mi reputo una buona forchetta, anche se per mantenere la linea bisogna stare attenti a non esagerare. Mangiare genuino è alla base della mia alimentazione. Questa sera mi ha fatto piacere avere accanto la Coldiretti Calabria e aver gustato piatti tipici. Ho rappresentato due mesi fa Coldiretti Calabria nel corso di una manifestazione dove insieme con altre ragazze ero impegnata nella difesa del “Made in Italy” e soprattutto, viste le mie origini, il “Made in Calabria”, fatto di prodotti genuini, come salumi, formaggi, frutta e verdura, olio, miele etc. di qualità». Dopo i fuochi d’artificio la festa si è spostata nel ristorante “La Tavernetta” dove l’amministrazione comunale in collabo-

Maria Perrusi

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Miss Italia 2009

razione con Coldiretti e l’associazione di consumatori Papillon ha organizzato una cena utilizzando un menù fatto esclusivamente di prodotti calabresi a Km zero. Erano presenti tra gli altri anche una delegazione di giornalisti componenti dell’associazione “Ionici” promotori dei progetti culturali “Consuma e spendi Calabrese” e “Magna Graecia Lifestyle”. Il portavoce di Jonici, Massimo Tigani Sava, ha consegnato a Miss Italia un cesto in castagno realizzato interamente a mano a San Gioorgio Morgeto (Rc), ricco di prodotti tipici e di una coloratissima ceramica di seminara (Rc): «E' il petrolio della nostra terra – ha spiegato ai presenti Massimo Tigani Sava –. Un patrimonio che andrebbe meglio valorizzato e promosso in una regione fatta in gran parte di gente per bene; gente che lavora e affronta tanti sacrifici per portare a casa buoni risultati; gente che si distingue in un territorio continuamente messo in vetrina per le sue negatività ma che ha anche tanti pregi che troppe volte vengono oscurati. Anche a Maria ora il compito di far conoscere la vera Calabria al mondo intero». Sono una «Da parte nostra – ha aggiunMiss Italia to Massimo Tigani Sava – con calabrese l’intensa attività mediatica e con orgoglio portata avanti dall’Associavanterò la mia regione zione Jonici stiamo riuscendo anche all’estero a smuovere l’opinione pubbliper i suoi paesaggi, ca, a sensibilizzare il popolo i panorami, le tradizioni, dei consumatori e a far prevala storia, la cultura, lere, lentamente, l’immagine l’enogastronomia» più autentica della Calabria che lavora seriamente». La nuova Regina della bellezza italiana a tal proposito ci ha detto: «Sono una Miss Italia calabrese e con orgoglio vanterò la mia regione anche all’estero per i suoi paesaggi, i panorami, le tradizioni, la storia, la cultura, l’enogastronomia. Rappresenterò questa nostra genuinità: qualcosa di tipicamente calabrese». «Non mi aspettavo di vincere – ha concluso Maria – perché pensavo che quest’anno il concorso lo avrebbe vinto una ragazza con grandi talenti, con più esperienza e più grande di età. Invece… a volte i sogni si avverano!». Erano tantissimi gli striscioni in paese che rendevano omaggio a Maria Perrusi con mamma e papà Maria,

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Maria Perrusi con alcuni membri dell'amministrazione comunale di fiumefreddo

contenenti scritte come: “La luce dei tuoi occhi risplende su tutta la Calabria”; «La nostra regione e le nostre province sono conosciute purtroppo solo per i fatti negativi. Ma questa è la dimostrazione che c’è qualcos’altro, di pulito e di genuino. Finalmente la gente verrà in Calabria per riscoprire che l’aria, il mare e il cibo rendono più belli… e Maria ne è l’ottimo esempio». A tal proposito il presidente Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro, ha commentato: «Vediamo in Maria la Calabria che vince, quella che ha tutte le carte in regola per farsi conoscere nel mondo. Siamo soddisfatti delle dichiarazioni rilasciate da Miss Italia rispetto l’enorme patrimonio di cui la Calabria gode e siamo contenti che proprio Maria ci rappresenterà esaltando la genuinità dei nostri prodotti. Un grande riconoscimento per le aziende calabresi che lottano giornalmente per la valorizzazione del settore agroalimentare calabrese». Dello stesso parere Beniamino Chiappetta: «Una serata importante alla quale hanno preso parte molti calabresi e non solo, tutti con la volontà di essere accanto ad una Miss con tanta voglia di fare, molto semplice, piena di valori che ben testimoniano le caratteristiche della gente di Calabria. Appena l’ho vista sapevo che avrebbe avuto grandi possibilità. Grazie al sostegno degli italiani che l’hanno votata è riuscita a coronare il suo sogno e far conoscere il suo paese natio, uno dei borghi più belli d’Italia, e la nostra Calabria. A lei faccio i miei migliori auguri». A condurre l’evento della Festa di Fiumefreddo Bruzio sono stati i due presentatori ufficiali delle serate di Miss Italia in Calabria, Domenico Milani ed Erica Cunsolo, Miss Calabria 2008. Erano presenti in piazza varie autorità istituzionali ed amministrative regionali. L’iniziativa è stata promossa dall’Amministrazione comunale di Fiumefreddo Bruzio guidata dal sindaco Vincenzo Aloise che si è avvalsa dell’impegno, oltre che di tutti gli amministratori, anche di moltissime Associazioni del territorio che tanto si sono prodigate per accogliere nel migliore dei modi Maria; i media nazionali e regionali hanno proposto un’immagine positiva ed accogliente di Fiumefreddo Bruzio, così come sottolineato dal sindaco Aloise: «Maria è riuscita a far conoscere il nostro piccolo borgo a tutta Italia grazie ai numerosi giornalisti che la hanno avvicinata. Questa sera abbiamo registrato circa 10.000 presenze provenienti da ogni dove, tutti con l’unico obiettivo: esserci! A Maria auguro un futuro pieno di successi e che la chiave in oro regalata dalla nostra amministrazione comunale le possa aprire tutte le porte del successo, così come merita». ●

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flash news «L’intelligence può essere il meglio delle scienze umane» Promosso lo studio della disciplina negli atenei italiani in un convegno «L’intelligence, attività umana per eccellenza che scaturisce dal pensiero, è l’area strategica che deciderà quali saranno i Paesi protagonisti e quelli comprimari nel XXI secolo. Appunto per questo può essere un’area privilegiata di studio anche nelle università italiane così come avviene in tanti altri paesi nel mondo». Con queste parole Mario Caligiuri, Direttore del Mario Caligiuri Master in Intelligence dell’Università della Calabria, ha concluso il convegno internazionale “Intelligence e scienze umane”, promosso dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione diretto da Viviana Burza d’intesa con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Nella suggestiva cornice dell’Aula Magna dell’Ateneo Calabrese, dopo i saluti del Rettore Giovanni Latorre, si sono susseguiti una serie di interventi, concluse dal Vice-Presidente del Cnr Roberto de Mattei, che ha colto gli aspetti più significativi delle diverse posizioni, sintetizzando che «l’intelligence è quanto di meglio possano produrre le scienze umane». Le relazioni svolte nel convegno – che presto verranno raccolte in una pubblicazione – hanno tutte declinato lo studio dell’intelligence in vari settori scientifici, evidenziando l’interdisciplinarietà della materia tanto da poterla considerare “un punto di incontro delle scienze umane”. Nella mattinata, il politologo Giorgio Galli ha focalizzato l’attenzione sulle logiche opposte che sono alla base tra la casa di vetro della democrazia e la necessaria segretezza dell’intelligence per garantire la sicurezza; mentre il Consigliere di Stato Carlo Mosca ha invece evidenziato come l’intelligence vada necessariamente inquadrata all’interno delle regole del diritto e della democrazia. Successivamente Virgilio Ilari, dell’Università di Milano, ha sottolineato l’importanza fondamentale dell’intelligence nella dimensione storica, e Pino Arlacchi, dell’Università di Sassari e già Vice Segretario dell’Onu, ha dimostrato l’importanza del pensiero contrario, ricordando che negli ultimi anni è aumentata la pace e non l’insicurezza. Per Giuseppe Spadafora, dell’Università della Calabria e Presidente della Fondazione Europea John Dewey, l’educazione ha un ruolo fondamentale

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flash news

nella costruzione della democrazia, attraverso il controllo dei suoi centri occulti e Tiziano Agostini, dell’Università di Trieste, ha dimostrato l’importanza e i limiti dei processi cognitivi e della dimensione psicologica anche nell’attività di intelligence e di indagine. Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti con le relazioni di Gerardo Iovane, dell’Università di Salerno, che ha ricordato come le tecnologie e l’ingegneria dell’informazione debbano inevitabilmente relazionarsi con l’umanità della conoscenza, illustrando un’innovativa teoria sull’origine dei numeri primi. Per Francesco Sidoti, Presidente del Corso di laurea di Scienze dell’Investigazione dell’Università de L’Aquila, occorre prestare la massima attenzione alle relazioni fra le indagini e l’errore, mentre Umberto Gori, dell’Università di Firenze, ha analizzato il ruolo fondamentale dell’intelligence nell’ambito della teoria del caos, ribadendo la funzione fondamentale dell’intelligence per l’interesse nazionale, da tutelare attraverso decisioni di ampio respiro assunte da classi dirigenti opportunamente informate, formate e responsabili. Ai lavori sono stati presenti anche il Vice Presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica Giuseppe Esposito, che ha anche rivolto un saluto, e il Vice Presidente della Commissione Antimafia Luigi De Sena. ●

Accordo fra Banco di Napoli e categorie Si è svolto un importante incontro fra il Banco di Napoli (Gruppo Intesa Sanpaolo) e le organizzazioni regionali di Confartigianato, Cna, Casartigiani e Confcommercio della Calabria. Insieme hanno presentato a Feroleto Antico l’accordo che prevede la messa a disposizione da parte del gruppo Bancario Intesa Sanpaolo di un plafond complessivo di sei miliardi di euro destinato alle imprese del settore. Imprese che hanno risentito più di altre della crisi, soprattutto in termini di diminuzione del fatturato, e che necessitano di maggior sostegno per la ripresa. All’incontro, molto partecipato da imprenditori e artigiani del territorio, erano presenti l’assessore alla Attività Produttive della Regione Calabria, Francesco Sulla, Antonio Nucci, Direttore Generale del Banco di Napoli, Francesco Guido, Direttore dell’Area Campania Sud, Calabria e Basilicata del Banco di Napoli, Napoleone Guido, Presidente Confcommercio Calabria, Giovanni Gravina, Presidente Confartigianato Calabria, Nicola Chiappetta, Presidente Cna Calabria, Giovanni Aricò, Segretario Casartigiani Calabria. ●

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flash news Distilleria Caffo: da 50 anni in Confindustria L’azienda calabrese figura tra le associate storiche della regione Confindustria Nazionale, a firma della sua presidente Emma Marcegaglia, ha riconosciuto con un attestato a Distilleria Caffo di Limbadi (VV) il raggiungimento dei 50 anni di iscrizione. L’azienda calabrese si posiziona quindi, insieme a G. Callipo conserve alimentari, come tra le associate più "anziane" della regione. Una ulteriore testimonianza della serietà e della continuità dell’attività della famiglia Caffo, la cui competenza nell’arte distillatoria è confermata da ben quattro generazioni. Sotto il segno del motto "Semper ad Maiora", e fin dai primi anni di attività, l’azienda Caffo, una delle prime distillerie attive in Calabria, si è sempre distinta per l’attenzione all’innovazione tecnologica, pur nel rispetto della naturalità degli ingredienti selezionati per la preparazione di tutti i suoi prodotti. ●

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novembre 2009

L’arte di Michele Affidato nel mondo A Crotone, città ben conosciuta per il “Made in Calabria” nel settore dell’oreficeria, c’è chi si distingue per l’utilizzo di tecniche e materiali che caratterizzano la Papa Benedetto XVI e Michele Affidato produzione e la tradizione del territorio. Tra i testimoni di questa cultura orafa d’eccellenza si colloca il maestro Michele Affidato, che ha portato e continua a portare avanti la sfida di interpretare tecniche e materiali, per poi dimostrare che gli antichi saperi possono avere un’estetica contemporanea, in un confronto ideale tra passato, presente e futuro. Grazie alle sue creazioni d'arte sacra Affidato ha collezionato ben undici incontri con i Papi, circa la metà con Papa Giovanni Paolo II e la restante parte con Benedetto XVI. L'attuale Pontefice ultimamente, nell'udienza generale organizzata in Piazza San Pietro, ha benedetto la cornice teca creata per ornare la sacra effige della Madonna del Pozzolìo. La sacra effige, posta nella omonima chiesetta che segna artisticamente il passaggio dal modello bizantino a quello normanno, è stata restaurata nei mesi di giugno e luglio, periodo in cui, Affidato e i suoi collaboratori, completavano i lavori per la realizzazione della teca artistica, che fa da cornice al quadro. L'orafo crotonese, con grande professionalità, come ha dichiarato Don Serafino Parisi, Vicario Episcopale e parroco di Santa Severina, ha realizzato un'importante opera d'arte sacra che arricchirà il già prestigioso patrimonio artistico di Santa Severina, su bozzetto di Piotr Merkury, pittore russo di fama internazionale. La cornice-teca, frutto dell'oro donato dai fedeli, è stata realizzata interamente a mano. Sugli sbalzi a motivi floreali, che caratterizzano l'opera, sono stati collocati dei castoni d'oro nei quali sono stati inseriti ben cinquantaquattro pietre preziose, così suddivise: otto lapislazzuli di taglio tondo cabuschon, sei corniole di taglio tondo cabuschon, sedici topazi azzurri di taglio tondo sfaccettato e ventiquattro topazi gialli dello stesso taglio. Nella parte alta della cornice, tra l'iscrizione Mp – Th Ou, che secondo l'iconografia bizantina significa “Madre di Dio” nel rispetto dei canoni dello stesso modello, è stata realizzata una stella a otto punte che rappresenta la Madonna. Lo stesso Affidato, nel descrivere l'opera ha fatto una croni-storia del suo incarico: «Nel mese di gennaio 2009 sono stato contattato da Don Serafino Parisi che mi ha affidato la realizzazione di una cornice teca che racchiudesse l'effige della Madonna del Pozzolìo. Con grande piacere, ma, nello stesso tempo, con grande responsabilità accolsi l'incarico. Da subito, con i miei collaboratori valutando il bozzetto grafico proposto dall'artista Merkury, avviammo la lavorazione della cornice». «Ogni opera d’arte sacra che realizzo – ha proseguito il maestro crotonese – è una nuova menzione. Ho avuto il piacere di essere ricevuto undici volte dal Papa, ma ogni volta è come se fosse la prima. Ricevere elogi, soprattutto dal Santo padre, è molto gratificante. L’arte sacra mi sta regalando molte soddisfazioni come quella arrivata in questi giorni dal V Convegno ecclesiale dei vescovi della Calabria. Ma le mie creazioni non si esauriscono nella sola arte sacra. Creo – ha precisato Affidato – linee di gioielli greco-bizantini che ricalcano le mie origini, ma sono anche alla ricerca costante di nuovi modelli di oreficeria moderna. Per questo ho ricevuto spesso apprezzamenti dal mondo della cultura, del giornalismo e dello sport». ●

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