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B U S I N E S S

M A G A Z I N E

Periodico di informazione economica edito da Mediaservice Srl

LA MEDIAZIONE: UNO STRUMENTO PER IL BUSINESS DELLE PMI REGGIO CALABRIA PROVINCIA ENOICA AL VINITALY 2012

Intervista al neo presidente Giuseppe Speziali

Confindustria Calabria: idee contro la crisi SP IN ECI TE AL R E VI 2 ST 01 E 2

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale -70% Aut: CBPA-SUD/NA/297/2009

ANNO IV | NUMERO 1 | 2012 | 2,50 EURO


editoriale

Parole d’ordine: aggregazione, legalità e sviluppo di

L

a notizia non è nuova considerato che è dal 19 dicembre dello scorso anno che Confindustria Calabria ha il suo nuovo presidente, che come tutti sanno è Giuseppe Speziali. Si tratta di un’elezione molto attesa e auspicata che mette a capo dell’associazione regionale una figura di indiscussa autorevolezza sulla quale si è trovata una ampia convergenza. Con lui comincia una nuova stagione in un periodo in cui non sono poche le difficoltà che si vivono a ogni latitudine del nostro Paese ma che sono accentuate nella nostra regione. Le ragione che hanno condotto alla sua elezione sono diverse. Anzitutto il nuovo presidente è il rappresentante di uno dei gruppi industriali più importanti della nostra regione e del sud italia, con interessi e relazioni in tutto il paese, inoltre incarna alla perfezione lo spirito Confindustriale potendo contare su una forte esperienza associativa alle spalle e su solidi e stimati rapporti in viale dell’astronomia. Non dimentichiamo che per quattro anni è stato a capo di Confindustria Catanzaro, dando vita a una serie di iniziative di cui ancora oggi si raccolgono i frutti. Ma soprattutto , in una terra che vive ancora di beceri campanilismi, di invidie e scarsa capacità fare sistema, il neo presidente può giocare la carta di una qualità in-

numero 1 - 2012

Aldo Ferrara*

discussa che possiede: quella di essere una persona vocata ad aggregare, a far superare divisioni inutili e anacronistiche per far condividere scelte e progetti. Non è cosa di poco conto considerato che, per uscire dall’impasse, direi strutturale, che vive la Calabria per farle imboccare un percorso di crescita e sviluppo, occorre il contributo di una classe imprenditoriale unita, chiamando a raccolta le forze sane che certo non mancano e facendo anche tesoro di consigli e contributi di chi in passato a rappresentato con successo e senso di responsabilità la categoria. Un impegno che Speziali intende assolvere con forte determinazione, e spirito di servizio portando avanti quelle “battaglie” che ha esposto nella conferenza stampa di presentazione: in primis la lotta alla burocrazia e un accesso al credito più facile. Punti decisivi sui quali si gioca il futuro assieme a un altro ben individuato obiettivo che il neo presidente ha tra le priorità: la legalità. «La legalità – ha detto – costituisce la precondizione per ogni ipotesi di sviluppo della Calabria ed è proprio partendo soprattutto dalla lotta e dal contrasto alla criminalità organizzata che intendo costruire ogni linea di azione della Confindustria regionale». Ma c’è di più. Non si tratta soltanto della lotta alla criminalità organizzata che andrà fatta con l’aiuto

di tutta la società civile ed il continuo sostegno alla magistratura e alle forze dell’ordine che svolgono un ruolo apprezzato e preziosissimo. C’è anche un comportamento etico nell’agire imprenditoriale che dovrà essere perseguito. Cominciando dalla lotta al “nero” e all'evasione fiscale che sono un problema sociale ma anche un problema economico , poiche’ alterano la competitività tra le imprese. Un rispetto, dunque, della legalità a 360 gradi che sarà tratto distintivo dell’associazione. Obiettivo che, il presidente Speziali alla guida per i prossimi anni, intende raggiungere con il contributo di tutta la classe imprenditoriale. ● * editore di “CalabriaEconomia”

editoriale

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editoriale

Il giusto no di Monti alle Olimpiadi, Celentano a Sanremo e il modello “Concordia”

L

’Italia dovrebbe aver finalmente capito che sarebbe proprio ora di ricominciare a fare tutto seriamente, con competenza, passione, determinazione, applicazione diligente: nel lavoro, nella formazione, nelle istituzioni e nella politica e, perché no, anche nell’informazione e nello spettacolo, così come in ogni azione umana che significhi cultura, arte, espressione dell’ingegno. Il mondo globale è così complesso (peraltro con il suo rivoluzionario portato di innovazioni tecnologiche capaci di trasformare radicalmente tutti i modelli di vita), da escludere le categorie dell’attesa messianica, dell’evento fine a se stesso, dei colpi di bacchetta magica, ma anche della fantasia e della creatività non supportati adeguatamente da serie strategie di sviluppo, da organizzazione, progettazioni mirate, attitudine alla gestione nel tempo. Come dire, basta con l’illusione che il furbetto e il mariuolo la spuntano sempre, stop alla visione molto latina del tutto si aggiusta, no allo stile “Concordia” che, al di là delle precise responsabilità che verranno stabilite dalle autorità competenti, comunque mette in luce un sistema dalle mille falle, dalla mancanza quasi assoluta di procedure in grado di far scattare l’allarme anche nel caso di errore di singoli. L’Italia, per colpa di noi tutti, e non solo dei gruppi dirigenti e dei politici che pure hanno la responsabilità maggiore, si è troppo ispirata in questi ultimi decenni al modello “Concordia”, con troppi “Schettino” in giro ai quali abbiamo affidato incarichi delicati. A me Monti piace molto, così

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di

Massimo Tigani Sava*

come sto apprezzando enormemente la figura del Presidente Napolitano. Intravedo anche io, ovviamente, le crepe di una democrazia molto imperfetta, ma non confondiamo l’origine del male con la cura. Il fantasma della Grecia è a due passi e noi, figli della Res Publica romana, sappiamo molto bene che nei momenti di grave pericolo, e per un tempo limitato, il Senato nominava un dittatore. Attenzione all’evoluzione del concetto di dittatura che, all’origine, non significava scempio delle regole e autocrazia, né nazismo o stalinismo, ma solo suprema presa di coscienza del contingente e fortissima assunzione di responsabilità. Oggi, a meno che non si voglia imitare i nostri cugini greci, culla della cultura universale ma da sempre, fin dai tempi di Pericle, poco inclini alla costruzione di governi forti, non dobbiamo chiederci perché Napolitano e Monti (per fortuna) stiano svolgendo un ruolo di supplenza, ma piuttosto pretendere che il Senatus (leggi Parlamento e partiti dell’oggi) si riappropri rapidamente delle proprie altissime funzioni. Il no di Monti all’idea che basti investire un po’ di miliardi di qua e di là per promuovere sviluppo grazie ad un’Olimpiade mi è piaciuto molto. Bravo, risposta seria e competente. Investiamo quei miliardi in agricoltura, per la tutela dell’ambiente, dei mari e delle nostre montagne. Spendiamo un bel po’ di soldi per difendere, proteggere ed esaltare il vero nostro “pe-

trolio”: la cultura, l’immenso patrimonio artistico e archeologico, Pompei e i Bronzi, il Colosseo, Venezia e Piazza della Signoria. E inseriamo questi investimenti in un disegno razionale, strutturale e duraturo di crescita del Pil e di creazione di posti di lavoro proficui. Non sarà un singolo evento, Olimpiadi e mega concerti compresi, o notti bianche di sorta, ad impedire la crisi del commercio e dell’industria, o la leadership del Made in Italy. E finiamola pure con il buon Celentano e con lo stesso Morandi. Li stimiamo come cantanti e interpreti di canzoni che hanno avuto successo popolare. Quindi facciano ciò che sempre hanno fatto. Argomenti troppo seri, missione della Chiesa e Consulta compresi, non possono essere trattati come si è fatto a Sanremo. No, la strada è sbagliata perché contribuisce a creare confusione, a dirottare verso ruoli impropri la straordinaria risorsa Rai che tutti contribuiamo a tenere in piedi, e perché esalta visioni demagogiche e populiste che sono le prime responsabili dei problemi che stiamo vivendo. ● *

direttore responsabile “CalabriaEconomia”

editoriale

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Sommario

www.calabriaeconomia.it

PRIMO PIANO 6 10

56 mauro d'acri: «Riportare l’agricoltura al centro del sistema economico regionale»

Reagire alla crisi con pragmatismo

60 pasquale melissari: Il modello «posto pubblico» non esiste più

Reggio Calabria, provincia enoica

Personaggi

speciale INTERVISTE

63 Luca Morrone: «Largo ai giovani in politica, ma guardando al dialogo fra generazioni»

12 MICHELE Lico: «La Calabria ha bisogno di urgenti interventi infrastrutturali»

business

14 GIUSEPPE GAGLIOTI: «Il merito nella carriera politica è una qualità sconosciuta»

64 La mediazione: uno strumento per il business delle PMI operanti all’estero

18 PAOLO ABRAMO: «L’esempio educa più dei fiumi di parole»

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20 RENATO PASTORE: «Ripristinare la Correntezza dei pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese»

Dove nasce l'idea e si crea il successo

calabria deco/5

24 GIUSEPPE Pugliese: «La navigazione solitaria non paga»

68 L’Annona di Reggio De.c.o.: la “reggina” della frutta dal gusto esotico

26 FRANCESCO Cava: «Edilizia, situazione molto difficile e preoccupante»

speciale edilizia e costruzioni 70 bolognafiere

30 DONATELLA Romeo: la tragica rassegnazione dei Calabresi 32

PIPPO CALLIPO: «Io resto in Calabria»

34 GIANNI SPERANZA: «La Regione ascolti di più gli Enti locali»

Editoriali

36 ALBERTO STATTI: Puntare su internazionalizzazione e marketing

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38 ADRIANO MARANI: «Puntare sul turismo creando un vero e proprio circuito di eccellenze»

Parole d’ordine: Aggregazione, legalità e sviluppo di Aldo Ferrara

3 Il giusto no di Monti alle Olimpiadi,

39 DANIELE ROSSI: «La Calabria punti sulla qualità»

Celentano a Sanremo e il modello “Concordia” di Massimo Tigani Sava

40 DARIO LAMANNA: «Sviluppo, le ricette rischiano di essere sempre uguali e diventano ripetitive» 42 LUCIO DATTOLA: «Calabria, un’ottima fabbrica di talenti» 1

03/02/12

B U S I N E S S

46 NUCCIO CAFFO: Sviluppo della Calabria, puntare sulla leva fiscale

vittorio caminiti: Turismo in Calabria, «Controllare l’abusivismo» C

M

Y

CM

MY

CY

51 ernesto Madeo: sostenere e tutelare il prodotto calabrese CMY

K

52 cesare cristofaro: «Comprare e spendere il più possibile dalle nostre aziende locali» 54 vittorio daniele: «La riduzione del divario fra Nord e Sud dipende anche dai meridionali stessi»

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sommario

M A G A Z I N E

Periodico di informazione economica edito da Mediaservice Srl ANNO IV | NUMERO 1 | 2012 | 2,50 EURO

A Reggio Calabria si è parlato di Cina Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale -70% Aut: CBPA-SUD/NA/297/2009

48 nicola cilento: «Ridurre i costi della macchina regionale» 50

In Copertina

10.56

LA MEDIAZIONE: UNO STRUMENTO PER IL BUSINESS DELLE PMI REGGIO CALABRIA PROVINCIA ENOICA AL VINITALY 2012

Intervista al neo presidente Giuseppe Speziali

Confindustria Calabria: idee contro la crisi SP IN ECI TE AL R E VI 2 ST 01 E 2

calabria economia 207x256.pdf

44 MARCELLO GAGLIOTI: «La Regione sblocchi i pagamenti alle imprese»

Giuseppe Speziali Confindustria Calabria: idee contro la crisi

Speciale interviste Quali previsioni per il 2012

numero 1 - 2012


Sommario

www.calabriaeconomia.it

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Intervista a giuseppe speziali Reagire alla crisi con pragmatismo

Calabria Economia periodico di informazione economica Anno IV - numero 1 - 2012 Editore

Aldo Ferrara Direttore responsabile

Massimo Tigani Sava Contatti Redazione via Caduti sul Lavoro, n. 9 88100 S. Maria di Catanzaro tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 www.calabriaeconomia.it info@calabriaeconomia.it

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In redazione: Rita Macrì, Rosalba Paletta (Cooperativa Servizi editoriali) Catanzaro info@coopservizieditoriali.com

speciale interviste QUALI PREVISIONI PER IL 2012

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calabria deco/5 L’Annona di Reggio calabria

Collaborazioni esterne saltuarie Andrea Ansani, Stefania Argirò, Maurizio Bonanno, Giacomo Carbone, Angela Caridà, Danilo Colacino, Vittorio Daniele, Pasquale De Pietro, Enrico Mazza, Monia Melia, Mario Meliadò, Paolo Orofino, Rosario Previtera, Luca Zema Progetto grafico Gianluca Muzzi

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bolognafiere speciale edilizia e costruzioni

Fotografie: Icaro fotocronache MediaService srl Cooperativa Servizi editoriali Stampa Stabilimento Tipografico De Rose Montalto Uffugo (CS) Società Editrice Mediaservice Srl via Caduti sul Lavoro, n. 9 88100 S. Maria di Catanzaro www.mediaserviceagency.it info@mediaserviceagency.it

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numero 1 - 2012

Inviato in tipografia: 15 febbraio 2012

sommario

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primo piano

Vita delle organizzazioni di categoria calabresi

Intervista a Giuseppe Speziali, neo presidente di Confindustria Calabria

Reagire alla crisi con pragmatismo «A livello di sistema, abbiamo apprezzato la velocità e la decisione del Governo di affrontare alcune riforme strutturali rimandate da troppo tempo»

N

elle scorse settimane si è insediato il nuovo presidente di Confindustria Calabria, Giuseppe Speziali, imprenditore catanzarese. Succede all’imprenditore cosentino Umberto De Rose che, lasciata la guida regionale della importante organizzazione imprenditoriale, aveva lasciato per alcuni mesi il testimone al vice Francesco Cava, presidente di Ance Calabria. Abbiamo raggiunto Speziali nella sede di via Lombardi, e gli abbiamo rivolto alcune domande.

tera società calabrese. Rappresentare interessi e proporre soluzioni in una fase di forte congiuntura e, direi, di recessione, non è semplice ma è una sfida che intendo affrontare con la consapevolezza che le nostre imprese sapranno trovare, come hanno sempre fatto, i percorsi più giusti non soltanto per difendersi dalle minacce di recessione ma anche per consolidarsi e svilupparsi. Certamente i dati che il nostro

Nei suoi primi interventi ha toccato, con insistenza, i temi della legalità e della serrata lotta al crimine organizzato. Sarà uno dei cavalli di battaglia della sua esperienza alla guida di Confindustria Calabria?

Presidente Speziali, lei è giunto alla guida di Confindustria Calabria in una delle fasi più difficili per l’economia internazionale e, di conseguenza, regionale. Gli imprenditori calabresi hanno ancora margini per resistere alla crisi e, possibilmente, per ritrovare smalto e vigore? Qual è la situazione vera e reale del sistema imprenditoriale calabrese?

«Assumere la Presidenza di Confindustria Calabria in una fase così difficile e delicata dell’economia della nostra regione accresce in modo importante le mie responsabilità non soltanto nei confronti delle imprese rappresentate ma anche, complessivamente, nei confronti dell’in-

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primo piano

versante dell’occupazione in forte calo e con un più che raddoppiato utilizzo degli strumenti destinati agli ammortizzatori sociali. Con interventi mirati è però possibile sostenere in questa fase le imprese calabresi. Penso, in particolare, ad una forte azione sul credito e sul lavoro capace di intervenire su leve importanti per gli imprenditori e che in questo momento registrano le maggiori difficoltà».

Centro Studi ci fornisce non sono confortanti, oltre il 54% delle nostre imprese manifatturiere ha registrato, nel corso del 2011, una diminuzione del proprio fatturato ed una significativa contrazione degli ordinativi. E non va bene neanche sul

«Quello del contrasto alla criminalità organizzata costituisce il punto prioritario del mio programma alla guida di Confindustria Calabria. La considero, infatti, una precondizione per lo sviluppo oltre che una questione di civiltà e democrazia. Ho molto seguito ed apprezzato i risultati che la Magistratura e le Forze dell’Ordine hanno conseguito nella lotta, in particolare, alla ‘ndrangheta con importanti operazioni che hanno anche sollevato il

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primo piano

Vita delle organizzazioni di categoria calabresi

Giuseppe Speziali

velo rispetto anche a quella che viene definita la “zona grigia”, ovvero l’intreccio di interessi fra mafia, politica, economia, istituzioni. Perciò è importante che questo lavoro straordinario - che è di repressione - venga accompagnato in maniera convinta e costante, con quello di più forte presenza e prevenzione da parte della società civile e, per quanto mi riguarda, da parte degli imprenditori. Aldilà dell’organizzazione interna che, come Confindustria, ci siamo dati in questa materia, è necessario che si affermi, nel quotidiano operare delle nostre imprese, una nuova e più radicata etica di fare impresa che deve trovare nel coraggio della denuncia e nella convinta collaborazione con le Istituzioni preposte i suoi sbocchi concreti. L’ho già detto presentando i punti programmatici del mio mandato: non c’è posto in Confindustria per chi non denuncia o, peggio ancora, per chi è colluso. E questo in Calabria deve valere di più, senza “se” e senza “ma”. Attiverò in questo senso ed

in modo operativo e concreto tutte quei raccordi opportuni con le Prefetture e le Procure che, mi auguro, possano produrre risultati che aiutino la Calabria a liberarsi di questo male endemico costituito dalla ‘ndrangheta». Veniamo alla politica regionale. Cosa suggerire, di concreto e di realizzabile in tempi brevi, alla Giunta presieduta da Scopelliti? Al di là delle analisi di rito, ci sono atti di governo che potrebbero, nel rapido volgere di pochi mesi, ridare fiato all’economia regionale?

«Certamente, aldilà dell’ordinaria attività, è necessario che il Governo regionale metta in atto interventi capaci di fronteggiare la crisi che sta investendo il settore produttivo calabrese. Penso ad esempio ad un intervento specifico ed anticiclico sul credito finalizzato a ricostituire liquidità nel sistema delle imprese calabresi. Una misura di riequilibrio finanziario sarebbe immediatamente efficace in considerazione del fatto che le imprese, in questo mo-

mento, si scontrano - da un lato - con una significativa stretta creditizia e - dall’altro - con i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Pertanto è indispensabile attuare una misura per il consolidamento delle passività a breve delle imprese soprattutto di quelle contratte con il sistema bancario – attraverso una formula di intervento già collaudata di conto garanzia e conto interessi – basti pensare che per ogni euro a ciò finalizzato se ne producono dieci con l’effetto moltiplicatore. Ed ancora, a costo zero per le casse regionali, una norma regionale che faciliti e sostenga la cessione dei crediti che le imprese vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione. Queste misure, immediatamente efficaci, dovrebbero poi essere accompagnate anche da un intervento capace di ridurre i vincoli che il Patto di Stabilità interno pone alla spesa pubblica – di conseguenza anche ai pagamenti alle imprese – attraverso la regionalizzazione di questo strumento che da ►

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primo piano

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primo piano sola sarebbe capace di immettere liquidità nel sistema Calabria e per il solo 2012 per oltre 100 milioni di euro. Infine, ma più nel medio termine, una accellerazione della spesa comunitaria attraverso l’individuazione di pochi ma concentrati progetti e l’attuazione della programmazione dei FAS, alla luce della recente delibera di assegnazione delle risorse da parte del CIPE». Confindustria Calabria si caratterizza per una buona e attiva partecipazione di giovani. Cosa chiede ai suoi colleghi junior, a partire dai presidenti provinciali e regionale?

«Il gruppo Giovani costituisce per Confindustria Calabria una linfa importante di idee e proposte che, da sempre, arricchisce l’iniziativa più generale dell’Associazione sul territorio. Costituiscono, per lo specifico lavoro che portano avanti, una vero e proprio laboratorio di idee innovative proiettate verso una società moderna libera dai vincoli tradizionali che caratterizzano il mercato e l’economia. E’ sulla cultura d’impresa, sull’innovazione e sul sistema delle reti che chiedo ai nostri giovani imprenditori di continuare a lavorare e a dar supporto per modificare ed evolvere dal profondo il nostro sistema produttivo. E’ un lavoro prezioso che su tutto il territorio regionale il Gruppo Giovani sta portando avanti e che trova la sintesi nel ruolo del suo Presidente regionale che, non casualmente, rappresenta a livello nazionale tutto il Mezzogiorno».

Quali sono i settori dell’economia e dell’imprenditoria calabrese che sono più promettenti in termini di crescita?

«Il 2012 dovrà essere un anno di consolidamento dell'imprenditoria calabrese, dopo un 2011 fortemente negativo. I settori su cui puntare sono quelli tradizionalmente più forti e strutturati, i quali hanno già adottato nelle proprie strategie di crescita elementi di innovazione tali da aumentarne la competitività e la penetrazione commerciale in nuovi mer-

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primo piano

Vita delle organizzazioni di categoria calabresi

cati, soprattutto esteri. In primo luogo, l'agroalimentare di qualità, sempre più ambasciatore della migliore Calabria, sta imparando a ragionare secondo la logica, fortemente supportata da Confindustria, delle "Reti d'Impresa" sfruttando al meglio le opportunità offerte dalle agevolazioni normative e organizzative di tale strumento; l'edilizia, oggi in forte crisi ma settore di peso sull'economia calabrese, sta investendo sull'edilizia sostenibile e sul risparmio energetico, adottando soluzioni innovative anche con il supporto del sistema della ricerca universitaria; il turismo, vera grande potenzialità inespressa della nostra regione, la cui organizzazione “industriale” negli ultimi tempi ha segnalato risultati, pur nella crisi, positivi; segnali incoraggianti provengono inoltre dal settore della metalmeccanica, sempre più presente all'estero,  e dal settore del legno-arredo, anch'esso molto impegnato a conquistare nuovi mercati». Il rapporto tra le Istituzioni Calabresi e Roma non è mai stato idilliaco. Negli ultimi anni, però, la distanza sembra essersi allargata. Da cosa dipende?

«E' indubbio che la Calabria sconta oggi una profonda diffidenza legata soprattutto ad una forte negatività d'immagine. L'invasività della 'ndrangheta nelle zone ricche del Paese, la corruzione e gli scandali politici fanno si che la nostra regione sia considerata problematica da avvicinare. A Roma, la Calabria è, perciò, percepita come un problema di difficile soluzione. A ciò si aggiunga che anche la politica e le istituzioni calabresi hanno molto spesso recitato, nel corso degli anni, un ruolo sostanzialmente passivo nel rapporto con il Governo centrale. Nel senso che nel rapporto politico-istituzionale si è spesso ritenuto che fossero “altri” a dover risolvere i problemi della Regione e non già noi calabresi stessi. E’ una impostazione del rapporto Centro/ Territorio che risponde ad uno schema vecchio ed obsoleto che va decisamente superato e sostituito da un ruolo più at-

tivo e propositivo. Siamo noi infatti, prima di ogni altro, a dover lavorare per il futuro della nostra Calabria dimostrando così ad Istituzioni che sono lontane dal territorio – penso, ad esempio, anche a Bruxelles – che agire in Calabria non è tempo perso». Un’ultima domanda, che riguarda la nuova esperienza del Governo Monti. Lei ritiene che i provvedimenti finora adottati, liberalizzazioni comprese, avranno effetti positivi sull’economia del Mezzogiorno? Cos’altro chiedere, a favore del Sud, al Governo dei Tecnici?

«A livello di sistema, abbiamo apprezzato la velocità e la decisione del Governo di affrontare alcune riforme strutturali rimandate da troppo tempo. Liberalizzazioni e riforma del mercato del lavoro rappresentano due punti centrali che possono costituire volano di sviluppo per il sistema delle imprese nel Paese e nel Mezzogiorno. Sul primo punto forse si sarebbe sicuramente potuto fare di più (mi riferisco a Banche ed Assicurazioni), sul secondo, attualmente in itinere, la “flessibilità” che introdurrebbe potrebbe rimuovere alcune delle cause che rendono rigido e stantio il rapporto impresa/lavoratori. Inoltre la recente dotazione di un miliardo di euro come copertura di eventuali sforamenti dal Patto di Stabilità per effetto del cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali è importante per poter spendere le risorse dei fondi strutturali dell'Unione Europea. Quello che serve adesso è riportare l'agenda del Mezzogiorno quale asset fondamentale per lo sviluppo dell'intera economia italiana. Il Mezzogiorno ha 20 milioni di abitanti, con un reddito pari alla metà del Centro-Nord ed un tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, insostenibile. Se si vuole un innalzamento duraturo del basso tasso di crescita del Paese, non si può assolutamente prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud. Sia chiaro, non vogliamo altri soldi. Vogliamo però una politica infrastrutturale e di servizi che rimetta al centro le nostre regioni, sempre più in ritardo di sviluppo. Senza infrastrutture e servizi moderni l'economia non progredirà mai, mancandone proprio le condizioni essenziali». ●

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primo piano

Enti locali

Per la prima volta al Vinitaly con una selezione di vini prestigiosi

Reggio Calabria,

provincia enoica

L’assessore Rao: «Un’occasione per le aziende vitivinicole di eccellenza del Reggino» Gaetano Rao

R

eggio Calabria, provincia enoica” è il brand con cui la provincia si presenterà al Vinitaly 2012. La più grande manifestazione internazionale sul vino che attira più di 150.000 visitatori ogni anno, si svolgerà a Verona dal 25 al 28 marzo prossimi. Vinitaly giunge alla 46^ edizione e da quest’anno sarà caratterizzata da un’inversione di rotta in quanto “business oriented”: si parte di domenica e si termina di mercoledì per offrire maggiori opportunità agli operatori del settore e un po’ meno ai turisti affinchè l’evento non costituisca solo una vetrina di prestigio ma soprattutto un’occasione di crescita e di commercializzazione. «Ed è sulla base di questo nuovo corso – ammette l’assessore provinciale all’agricoltura Gaetano Rao – che con il presidente Raffa abbiamo deciso di partecipare attivamente al Vinitaly con una selezione di aziende sia storiche che nuove. Aziende vitivinicole che coinvolgono la filiera al completo (dal vigneto alla bottiglia) e che riescono ad offrire prodotti con un forte legame

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primo piano

con il territorio; vini di nicchia ma di alta qualità e molto apprezzati e che meritano per questo di entrare nei migliori circuiti commerciali. Ecco perché la Provincia si presenta non solo con la classica esposizione dei vini ma con tutta una serie di servizi ed eventi (guida catalogo, seminari, incontri con i buyers, talk-show e convegni) rivolti alle aziende, agli operatori della ristorazione, ai giornalisti di settore; iniziative che sono cominciate già prima del Vinitaly e che si concluderanno anche successivamente alla manifestazione. Un programma di marketing territoriale integrato che vede nel vino il maggiore elemento di attrazione e che abbiamo voluto concertare sia con le aziende sia con le associazioni di categoria agricole. Vogliamo esaltare la “regginità” a partire dal tema dell’enologia per il quale il nostro territorio vanta antichissime tradizioni magnogreche e si manifesta oggi con ben 6 IGT e 2 DOC di assoluto prestigio». Lo spazio eventi verrà denominato per l’appunto “Agorà”, una sorta

di piazza in cui confrontarsi e parlare di vino. Vino di cui discutere ma anche da assaggiare a da abbinare con i prodotti di eccellenza del territorio reggino: prodotti tipici, prodotti locali e caratteristici, prodotti presidio Slow Food e prodotti a marchio De.c.o. (Denominazione Comunale di Origine). I vini della provincia saranno protagonisti dunque anche negli assaggi guidati per area territoriale e presso il banco di assaggi collettivo, senza dimenticare l’aspetto enoturistico relativamente alle due strade del vino attive sul territorio: l’”Ecostrada del vino e dei sapori della Costa Viola” e la “Strada dei vini e dei sapori della Locride”. E certamente altre sorprese non mancheranno visto il ricco programma di iniziative previste ed in progress disponibile sul web e su Facebook. Dunque un escursus enologico completo da vivere intensamente che ci consente di parafrasare l’originale claim promozionale scelto: “Reggio Calabria, provincia enoica. Dal tirreno allo jonio: ritorno alla Magna Grecia”. ●

numero 1 - 2012


l'altra copertina - Speciale previsioni 2012

Speciale

Interviste previsioni per il 2012

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intervista

Quali previsioni per il 2012

Intervista all’imprenditore vibonese commissario della Camera di Commercio di Vibo Valentia

Lico:

«La Calabria ha bisogno di urgenti interventi infrastrutturali» «L’arte è sicuramente un’importante occasione di sviluppo culturale, sociale ed economico per il territorio» Michele Lico

I

ntervista all’imprenditore vibonese Michele Lico, commissario della Camera di Commercio di Vibo Valentia. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«La crisi che sta interessando, anche se in modo differenziato, le economie mondiali è evidente e innegabile. Ritengo, comunque, che nonostante le difficoltà di finanza pubblica e di mercato, l’anno 2012 non sarà un periodo di recessione o di repressione, anche se

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intervista

l’accelerazione dell’inevitabile percorso di rientro del disavanzo pubblico produrrà certamente maggiori oneri per il settore privato e per le imprese. Ferma restando la necessità di un coordinamento più incisivo delle politiche degli Stati Europei, per la stabilità e la crescita del nostro Paese credo sia importante un sistema di riforme strutturali e che quindi il Governo insista su Politiche del Lavoro favorevoli all’occupazione e alla competitività e innovazione delle imprese; su liberalizzazioni mirate a una sana concorrenza; su provvedimenti per il rigore e la tempestività nei pagamento delle Pubbliche Amministrazioni; per un si-

stema bancario più trasparente; per fisco più equo e una più efficace lotta all’evasione oltre, ovviamente a misure dirette a sostegno delle imprese e della produttività. Necessari sono poi provvedimenti di contenimento delle azioni speculative e opportunistiche dei mercati finanziari, e per questo sono favorevole all’inserimento della così detta Tobin tax». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Il Sud, e la Calabria in particolare, hanno sempre risentito di un forte iso-

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intervista lamento, acuito da una mancanza di programmazione concertata e condivisa, sostituita spesso, invece, da microinterventi solitari poco produttivi in termini di occupazione e di redditività. Ma questa parte della Nazione è, come lo è sempre stata, giacimento di energie, di lavoro, di idee, di creatività e intraprendenza, reali risorse di sviluppo tanto per i contesti locali come per l’intero sistema Paese. Ciò che è sempre più indifferibile per il Sud è un progetto strategico di integrazione multisettoriale con il resto dell’Italia e dell’Europa da un lato, e di inserimento ed espansione nell’Area Mediterranea, dall’altro, che tenga conto della centralità geografica del territorio rispetto ai due diversi sistemi di riferimento e che preveda il potenziamento di infrastrutture, materiali ed immateriali, di collegamenti, di servizi, di sistemi produttivi locali, di tecnologia e innovazione in funzione di una maggiore qualità della vita in termini sociali ed economici, turistici, ambientali, culturali, formativi. Su questo, ritengo si giocherà il futuro del Sud e della Calabria che dovranno dimostrarsi dinamici e attrattivi per richiamare così investimenti, rafforzare il sistema delle imprese e offrire opportunità di lavoro e autoimpiego idonee a trattenere e attrarre le eccellenze e, soprattutto, giovani talenti». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«La fiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni è certamente commisurata al grado di efficienza dimostrata nella gestione della cosa pubblica e nella erogazione di servizi di pubblica utilità secondo modalità e tempistiche adeguate ai fabbisogni della collettività ammini-

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strata. Gli insuccessi della politica e delle classi dirigenti di fatto hanno generato un clima di disaffezione e di diffidenza che comunque non può mai giustificare l’abbandono di quel senso civico che si traduce in spirito di appartenenza, partecipazione, condivisione di progetti e responsabilità per la realizzazione del bene comune. Bisogna recuperare fiducia e ottimismo e sono sicuro che questo potrà avvenire, anche in questo momento difficile, innanzitutto abbandonando, da parte di tutti e di ciascuno, l’individualismo e l’autoreferenzialità e assumendo la coscienza della corresponsabilità nella formazione di un sistema civico più equo e solidale». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«La Calabria ha innanzitutto bisogno di urgenti interventi strutturali che creino stabili condizioni di sviluppo e che, come prima dicevo, migliorino la qualità della vita rendendo il territorio dinamico, attrattivo, competitivo. Non sono sicuramente esaustivi per le finalità quattro provvedimenti ma è certo utile l’indicazione di quattro macroaree quale direttrici di interventi funzionali. Ritengo pertanto importante: -il potenziamento e la riqualificazione dei collegamenti (strade, porti e aeroporti) e dei trasporti di merci e passeggeri accompagnati da una politica di adeguamento di prezzi e tariffe a standard nazionali; -Politiche del lavoro che promuovano il collegamento tra sistema formativo e mercato del lavoro e che sostengano l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità, la creatività, l’innovazione, l’applicazione di e nuove tecnologie, anche nella promozione delle tipicità e risorse locali; -Politiche di sostegno al sistema produttivo per il riposizionamento sui mercati nazionali e per l’internazionalizzazione; per fa-

cilitare l’accesso al credito, accelerare i pagamenti dalle Pubbliche amministrazioni, per la creazione di reti d’impresa; -Valorizzazione dell’offerta turistica e culturale attraverso la promozione di sistemi e percorsi integrati atti a vitalizzare la domanda interna e incentivare quella esterna». Presidente Lico, lei, anche attraverso il premio Lìmen Arte, cerca di far comprendere quanto la crescita culturale sia fondamentale per generare economia sana? A suo avviso il messaggio in Calabria è passato?

«Non ho certo la pretesa di pensare che il Premio Limen Arte possa da sé determinare il radicamento in Calabria del valore della cultura quale elemento di progresso economico. Di certo il crescente successo di critica e di pubblico registrato negli anni fino alla corrente terza edizione, ben ci confortano in questa direzione. L’arte è sicuramente un’importante occasione di sviluppo culturale, sociale ed economico per il territorio. Un evento a carattere internazionale, come quello che abbiamo realizzato attraverso questa iniziativa, movimenta flussi di persone e di risorse, dà dinamicità alla realtà cittadina e provinciale, genera interesse verso le sue tipicità e veicola un’immagine positiva e moderna del territorio e delle sue capacità di accoglienza e di ospitalità. Il Premio Limen Arte è oramai un appuntamento importante e consolidato e un moltiplicatore di esperienze positive anche per i giovani studenti delle scuole provinciali coinvolti in performance e laboratori didattici e di idee tenuti da artisti presenti al Premio. Inoltre, l’evento ha anche l’altra rilevante prospettiva di consolidare quella che si sta man mano configurando vera e propria Galleria d’Arte contemporanea della Camera di Commercio di Vibo Valentia, una raccolta sempre più ricca di opere d’arte che, in esposizione permanente presso al sede dell’Ente sono patrimonio fruibile della collettività». ●

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Intervista all’imprenditore cosentino Giuseppe Gaglioti, presidente della Camera di Commercio di Cosenza

ntervista all’imprenditore cosentino Giuseppe Gaglioti, presidente della Camera di Commercio di Cosenza.

«Il merito nella carriera politica è una qualità sconosciuta»

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli anni ’30. Qual è la sua opinione.

«La Camera di Commercio è l’istituzione rappresentativa per eccellenza delle imprese del territorio e prima e meglio di qualunque altra istituzione può farsi portatrice in modo efficace e mirato delle esigenze delle imprese»

«Mi sembra proprio di poter affermare che la crisi in atto sia di gran lunga peggiore e non paragonabile a quella degli anni 30’. E questo, principalmente perché le dinamiche socio economiche dello scenario della crisi che si sta consumando oggi sono diverse e più complesse. La crisi economica degli anni 30’ aveva il suo epicentro in un paese, quello americano, forte dal punto di vista della sovranità istituzionale; uno stato federato, che ha saputo gestire la crisi finanziaria perché la “filiera delle istituzioni” c’era, esisteva. “L’anima federata” degli Stati Uniti d’America, vera e propria valvola di sicurezza della sovranità e legittimazione di uno Stato e

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intervista quindi del Popolo che lo costituisce, ha fatto si che i pilastri portanti del Paese americano, sopravvivessero al terremoto. La crisi europea ha un vulnus pericoloso: l’Europa ”Stato”, intesa come istituzione politica non esiste. Esiste una somma di Stati individuali che dal fatidico anno zero, cioè dell’entrata in circolazione dell’euro, hanno fatto un percorso economico e sociale sino ad oggi molto diversificato tra di loro, che in alcuni casi ha persino invertito la tendenza positiva o negativa di taluni di essi (vedi l’Italia, e la Germania)». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Prima di rispondere a questa domanda vorrei azzardare un paragone: la crisi Europea presenta, per quanto riguarda la situazione italiana del momento rispetto ad altri stati europei più forti come la Germania, delle similitudini marcate con la questione meridionale relativamente alle cause che hanno creato il divario tra nord e sud d’Italia. E mi spiego: è ormai notorio, lo hanno spiegato in lungo ed in largo gli storici che hanno analizzato gli accadimenti susseguitisi dal 1861 in poi, che prima di quella data il sud Italia era un territorio “ricco” con un economia agraria latifondista che concentrava moneta preziosa e con un economia industriale in via di sviluppo. All’indomani del 1861 l’unificazione è avvenuta in modo troppo rapido, non consentendo all’identità nazionale di radicarsi nel tessuto sociale. L’italiano era parlato da una minoranza colta della popolazione, ed i plebisciti che avevano sancito l’unificazione, avevano creato un consenso drogato, superiore al reale, mentre molti meridionali avrebbero espresso piuttosto l’esigenza di maggiore autonomia. Questa situazione ha creato un impoverimento peggiore di quello

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vissuto in epoca borbonica preunitaria, dando avvio al fenomeno più deprecabile dell’emigrazione del capitale umano, la vera linfa vitale di un paese sano e con prospettive di crescita. Il peggioramento delle condizioni di vita e la disillusione rispetto alle aspettative create dall’unificazione hanno portato poi le rivolte del popolo, il brigantaggio e successivamente la criminalità organizzata declinata nelle varie “forme autoctone”, della mafia, ndrangheta e camorra. Senza dilungarmi oltre sugli accadimenti storico politici che hanno contribuito in vario modo a costruire la frattura del nostro paese ( la politica internazionale, le 2 guerre mondiali, il ventennio fascista, la prima repubblica con gli interventi scellerati della cassa per il mezzogiorno) voglio solo evidenziare come dinamiche simili si sono create nell’ambiente europeo attuale. Dal momento in cui si è voluto dare una svolta più operativa adottando la moneta unica con l’introduzione dell’euro, si è pensato che ciò potesse bastare per essere considerati Europa a pieno titolo, sottovalutando completamente l’importanza di creare prima “l’Europa politica” per poi avviare quella Economica. Senza Europa politica, cioè Istituzione legittimata a controllare le azioni e sanzionare le prevaricazioni dei singoli stati europei, a fare gli interessi di uno stato federato ma unitario con una legittimazione internazionale forte pur nel rispetto delle sovranità dei singoli stati, non si può avere una prospettiva di sviluppo solido ed equilibrato. Quel che sta accadendo all’Italia intera, assomiglia a quanto accaduto alle regioni italiane del sud dopo l’Unità d’Italia. A ben vedere azioni realizzate dalle forze politiche di governo, da quell’unità d’Italia ad oggi, per cercare ti frenare la progressiva sproporzione creatasi tra il nord e il sud della penisola italiana nel campo delle attività umane, nella misura e nel genere della produzione, e, quindi, nelle

consuetudini, nonché nel mondo intellettuale e morale e nella capacità che un popolo ha di reagire alle ingiustizie ai furti di “benessere sociale”, ce ne sono state davvero poche. I modelli amministrativi di talune regioni sono stati semplicemente imposti agli altri quasi come una colonizzazione, senza tenere conto delle vocazioni del territorio. Ad esempio le azioni per favorire l’industrializzazione sono state calate dall’alto e sempre per favorire gli interessi dei grossi gruppi industriali del nord senza tenere conto della vocazione agricola del territorio calabrese, e quindi senza puntare allo sviluppo industriale di questo comparto alla sua capacità di modernizzazione. Nessuno al sud o per il sud ha pensato a creare meccanismi per migliorare le tecniche produttive, o ad investire su colture più redditizie o valorizzare quelle proprie esistenti. Nessuno ha fatto nulla per migliorare la capacità di crescita del tessuto imprenditoriale e delle sue competenze organizzative, per stare al passo ed essere competitivo sui mercati. Solo negli anni 60’, 70’, alcuni noti esponenti calabresi del governo nazionale, hanno tentato di dotare il territorio di infrastrutture adeguate: è il caso dell’autostrada Reggio Calabria, e l’Università , opere importanti ma la cui forza si è persa per il vuoto di azioni importanti seguito nei decenni successivi». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Quest’ultima sua asserzione è così vera e fondamentale che contiene la risposta stessa. Premesso che la politica e le classi dirigenti hanno un buon 80% di responsabilità, per il perdurare di questa situazione, per l’incapacità dimostrata ►

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intervista nell’attuare riforme strutturali, il popolo meridionale e per quel che ci interessa in questa sede quello calabrese, è un malato inguaribile di “sudditismo”. Il restante 20% di responsabilità di questo stato di cose è dovuto alla mancanza di volontà da parte della gente di divenire consapevole delle proprie esigenze e del diritto di richiederne la soddisfazione nonché nell’ostinato comportamento di sudditanza e di asservimento alla politica che noi cittadini continuiamo ad avere. La banale conseguenza di ciò è il consolidamento da parte dei politici delle loro posizioni di potere clientelare, che successivamente tramandano alle proprie “discendenze”. I nomi degli amministratori politici locali, sono sempre gli stessi, passati di generazione in generazione. Il merito nella carriera politica è una qualità sconosciuta». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Riprendendo il discorso di prima sulle cause che hanno contribuito all’impoverimento del mezzogiorno d’Italia e nello specifico della Calabria, ancora oggi i problemi strutturali ipotecano le sue possibilità di progresso economico: la carenza d'infrastrutture, la presenza di un sistema bancario poco attento alle esigenze del territorio (le vecchie grandi Banche del sud, a partire dagli anni '90, sono state via, via inglobate nei grandi gruppi del nord, come ad esempio il Banco di Napoli), i ritardi di una pubblica amministrazione spesso pletorica, l'emigrazione di tanti giovani che a causa della limitata crescita economica non trovano un lavoro, e soprattutto l'infiltrazione della malavita organizzata nella vita politica ed economica del Sud, fattore questo

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che rappresenta il principale freno alla crescita economica meridionale. Un suggerimento che mi sentirei di dare agli amministratori politici, senza alcuna presunzione di protagonismo, è che prima di programmare qualsiasi azione di politica economica, sarebbe opportuno che le istituzioni politiche territoriali si interfacciassero con quelle istituzioni che legittimamente rappresentano comunità portatrici di interessi collettivi pubblici, siano essi appartenenti alla comunità civile o a quella economica. Posso fare l’esempio della Camera di Commercio, che ho avuto l’onore e l’onere di presiedere e servire in questo quinquennio che va dal 2008 al 2013. La Camera di Commercio è l’istituzione rappresentativa per eccellenza delle imprese del territorio e prima e meglio di qualunque altra istituzione può farsi portatrice in modo efficace e mirato delle esigenze delle imprese e metterle al servizio della Regione concorrendo assieme a quest’ultima all’elaborazione di buone azioni di politica economica. In sintesi quello che ritengo occorra realizzare ancora prima di fare politica economica, è: “costruire la filiera istituzionale” con il rispetto e la legittimazione del ruolo rappresentato da ogni Ente che compone tale filiera». Presidente Gaglioti, lei sta conducendo alcune battaglie finalizzate allo sviluppo specifico della provincia di Cosenza. A proposito dell’Aeroporto di Sibari, cosa risponde a quanti affermano che quattro aeroscali sarebbero troppi per una regione di appena due milioni di abitanti?

«La critica mossa è infondata, perché ha il difetto di non entrare nel merito del fabbisogno che un 4° scalo aeroportuale ubicato nella zona della Sibaritide andrebbe a soddisfare. Del resto non è la prima volta che dobbiamo controbattere affermazioni di

miopia economica, pensi alla Banca di Garanzia: pochi ci avrebbero scommesso, eppure ora è una realtà, attendiamo solo l’autorizzazione della Banca d’Italia, per iniziare ad operare. Ma torniamo all’aeroporto. Uno scalo in questa zona, lungi dal fare concorrenza agli altri, assolverebbe molto bene a due funzioni importanti che attualmente sono insoddisfatte: una commerciale ed una turistica. Difatti quest’opera infrastrutturale potrebbe apportare enormi vantaggi allo sviluppo industriale agricolo di un’area molto vasta, considerata la vocazione specifica della Calabria ionica settentrionale. Inoltre dal punto di vista turistico consentirebbe di ampliare la domanda sia dell’alto tirreno che dell’alto ionio, intercettando segmenti di domanda turistica già molto presente nelle regioni limitrofe delle Puglia e della Campania. Per quanto attiene poi ai costi di gestione, questo è un falso problema, perché la mission di un’amministrazione pubblica non è quella di un imprenditore che deve fare utile, ma quella di un amministratore che deve attuare programmi politici che creino ricadute economiche e sociali secondo il noto effetto “keinesiano”. Comunque voglio esprimere con una punta d’orgoglio che l’impegno profuso dall’Ente per sensibilizzare l’amministrazione regionale su questo punto fondamentale, ha avuto i suoi frutti: è del 20 dicembre la decisione “bipartisan”presa nel corso della riunione del consiglio regionale, al completo di tutte le sue forze politiche di governo e di opposizione, di riconoscimento della necessità di avviare le opere per la realizzazione dell’aeroporto di Sibari. L’approvazione del documento costituisce una svolta epocale e lascia ben sperare sulle opportunità di maggiore coesione e collaborazione in futuro tra le istituzioni calabresi al servizio del nostro Paese». ●

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Intervista a Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro

«L’esempio educa più dei fiumi di parole» «La provincia di Catanzaro ha dimostrato, più delle altre, di avere la forza e la voglia di resistere e di contrapporsi ad una crisi violenta che rischia di stritolarla»

Paolo Abramo

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ntervista a Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, già presidente di Unioncamere Calabria. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la

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intervista crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Non è per nulla difficile intuire che il 2012 non sarà un anno sereno. E questo non solo per gli scenari mediatici che giornalmente siamo costretti a subire, ma anche per gli indicatori e le proiezioni economico-sociali che non lasciano di certo spazio a rosee interpretazioni. Il riferimento ad una possibile condizione recessiva e la omologia con la crisi degli Anni ’30 non possono essere considerate di certo frutto di un esclusivo lavoro di fantasia. Credo, comunque, che al di fuori di qualunque considerazione catastrofista si debba prendere atto di una situazione grave nei confronti della quale bisogna reagire con ferma lucidità, così come è accaduto altre volte in passato, e, come in passato, trovare le formule giuste per uscire fuori da problemi di non facile soluzione. E bisogna farlo con coscienza, serietà ed alto senso di responsabilità a tutti i livelli: sociale, politico ed istituzionale».

Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Già in passato, e quindi in assenza di una crisi di così vaste proporzioni, mi è stata rivolta una simile domanda, e già all’epoca ho risposto in questi termini: il Sud è sempre stato e continuerà ad essere il Sud. La inversione di tendenza può avvenire solo se consapevolmente riusciremo a creare le condizioni favorevoli perché diminuisca il gap che ci separa dal resto del Paese e, ancor di più, dalle zone più evolute dell’Europa. Uno degli elementi essenziali perché questo avvenga è determinato dall’impegno con il quale avremo la capacità di lavorare tutti, e ripeto: tutti, verso l’unico obiettivo. Dobbiamo, cioè, puntare al miglioramento delle condizioni

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socio-culturali prima di quelle economiche e produttive di un Meridione che non è riuscito a dare risposte alla sete di lavoro e alla fame di migliorare, attraverso di esso, la qualità della vita a livello collettivo».

snellimento “reale” della burocrazia, che incide troppo negativamente sui costi generali; una promozione molto più ordinata di tutto ciò che attiene al sistema di internazionalizzare un territorio dalle enormi potenzialità inespresse».

La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

L’osservatorio della Camera di Commercio del Capoluogo è da considerare senz’altro privilegiato. Rispetto alla crisi nazionale e a quella calabrese, la provincia di Catanzaro ha delle specificità?

«Credo di aver, almeno in parte, già risposto, con le parole appena espresse, a questa domanda. Voglio però ancora aggiungere che nessun risultato può essere raggiunto senza una autorevole e preparata classe dirigente, e una altrettanto consequenziale osservanza delle regole da parte della popolazione e della cosiddetta società civile. Ma prima che questo avvenga, prima di pretendere che le regole vengano osservate, la “gente comune” ha necessità di sapere che chi le impone le osservi per primo. L’esempio, insomma, educa più dei fiumi di parole che si spendono, evidentemente, in gran parte dei casi, senza riscontro pratico».

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Sono troppe le indicazioni che si potrebbero suggerire per sviluppare risultati positivi a livello regionale, perché troppi sono i problemi da risolvere in una regione fanalino di coda del “sistema Paese”. Ma se proprio dovessi stilare in ordine di priorità un elenco di provvedimenti, indicherei per primi: il miglioramento infrastrutturale e delle linee di comunicazione; il supporto al sistema produttivo in termini di finanza agevolata e di ricerca innovativa; lo

«Da sempre una delle competenze, tra le tante, della mission camerale è quella della ricerca e della analisi economica fatta tempo per tempo. Ed è proprio da questa attività che si possono trarre elementi validi per indirizzare al meglio le politiche di sviluppo del territorio provinciale. Ma non è troppo diffuso il metodo della pianificazione fra le istituzioni che hanno il dovere di programmare. Spesso, molto spesso, troppo spesso, essa è lasciata al caso e risulta essere il prodotto di improvvisazioni o di estemporaneità, che non tengono conto delle buone prassi progettuali e dei metodi di lavoro, che tanto positivamente potrebbero incidere sullo sviluppo territoriale. Ed è da metodi condivisi e buone prassi operative che bisogna ripartire per mettere in sesto una macchina che rischia di bloccarsi con danni che possono essere irreversibili. La provincia di Catanzaro ha dimostrato, più delle altre, di avere la forza e la voglia di resistere e di contrapporsi ad una crisi violenta che rischia di stritolarla. I processi a favore dello sviluppo hanno necessità di essere accompagnati con capacità e intraprendenza. Credo che gli imprenditori, così come la società civile, siano coscienti delle difficoltà da affrontare e disposti a compiere grandi sacrifici, purchè essi vengano ricompensati nel tempo e condivisi dalla politica e dalle istituzioni, dalle quali pretendono il buon esempio». ●

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Intervista al presidente di Confindustria Cosenza, Renato Pastore

«Ripristinare la correntezza dei pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese»

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ntervista al presidente di Confindustria Cosenza, ing. Renato Pastore.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«E’ difficile che si possa ipotizzare come attuale una crisi quale quella degli anni ’30. Intanto sono diverse in maniera significativa le cause e poi l’attuale globalizzazione dei mercati ha consentito di spalmare gli effetti del terremoto finanziario su tutti i paesi maggiormente industrializzati, incidendo in minor misura in quelli emergenti del BRIC che stanno assumendo, così, un ruolo sempre più importante di traino dell’economia mondiale. A differenza di quanto avvenuto negli anni trenta, i governatori della FED, della BCE e del-

«Il Mezzogiorno è stato per troppi anni destinatario di interventi a pioggia senza un piano organico di sviluppo in favore delle infrastrutture a rete»

Renato Pastore

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intervista le banche centrali degli altri Paesi, grazie alla lezione di allora, hanno messo in campo azioni concertate che hanno evitato il crollo del sistema finanziario ed il conseguente tracollo del sistema produttivo. Si pensi alla politica della FED che ha inondato di dollari il sistema finanziario americano, quasi a costo zero (tasso allo 0,25%), senza che ciò abbia provocato clamorosi aumenti dell’inflazione. Anzi negli ultimi tre mesi in USA la disoccupazione è scesa dal 10% al 8,5% con la creazione continua di nuovi posti di lavoro. Purtroppo l’Europa non è stata così pronta ad abbassare i tassi, anzi ad un certo punto, temendo il crescere dell’inflazione, li ha persino alzati nonostante fosse noto che le banche francesi e tedesche avevano bisogno di denaro a basso costo. Fortunatamente la BCE, considerando secondario il problema di aumento dell’inflazione rispetto alla gravità della crisi, si è poi decisa a seguire l’esempio americano fornendo liquidità a basso costo al sistema bancario cercando di evitare il “credit crunch” che a partire dall’agosto 2008 ha progressivamente ridotto la liquidità del sistema delle imprese, in particolare di quelle italiane da sempre sottocapitalizzate e quindi più a rischio in caso di restrizione del credito. Il problema vero è che la tempesta finanziaria non è ancora finita. Anzi, se nel corso di quest’anno dovessero essere i parametri di “Basilea 3”(molto più restrittivi degli attuali) a guidare il comportamento delle banche, il blocco del credito alle imprese diverrebbe ancora più evidente ed esteso, con il rischio concreto di peggiorare la situazione. Questo è il primo dei problemi dell’anno in corso. Il secondo è il rallentamento dell’economia tedesca che nell’ultimo trimestre sta mostrando segnali di diminuzione della crescita rispetto ai primi mesi del 2011. Se ciò dovesse perdurare, il contributo che le esportazioni verso la Germania

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stanno offrendo alla produzione italiana, concentrata nelle aziende del nordest, potrebbe interrompersi in maniera brusca con le evidenti conseguenze di una ulteriore caduta della produzione in quei territori. Se uniamo a ciò la scarsa flessibilità del mercato del lavoro italiano con la mancanza di riforme strutturali, quali le liberalizzazioni tanto evocate, lo scenario futuro potrebbe essere quello di un paese con alti tassi di disoccupazione, specialmente giovanile. Questo della disoccupazione sarà il vero problema degli anni futuri per l’Italia in assenza di una ripresa nella crescita dell’economia entrata ormai da tempo in una fase recessiva. Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Il Mezzogiorno è stato per troppi anni destinatario di interventi a pioggia senza un piano organico di sviluppo in favore delle infrastrutture a rete di cui la nostra area è ancora carente che, se presenti ed efficienti, potrebbero consentire alle regioni del sud di cambiare passo. Penso in particolare: - alle reti ferroviarie, che nel sud sono state in gran parte progettate quasi un secolo fa ed il cui grado di funzionalità è sotto gli occhi di tutti. A conferma dello scarso interesse delle Ferrovie verso il Mezzogiorno si può citare l’esempio dell’alta velocità, presente realmente al Sud solo di recente ed unicamente nella tratta Roma-Salerno; - alle reti stradali, che a parte gli scandali e le incompiute, al Sud risentono della carenza di una visione complessiva che possa tendere verso un sistema di logistica integrata per i nostri territori. Si pensi alla SS106 e all’autostrada SA-RC che rappresentano il modo approssimativo con il quale la mano pubblica interviene nel SUD;

- alle reti idriche, che con la loro inefficienza perdono circa il 40% dell’acqua nella distribuzione e che consentono, soprattutto in Sicilia, la peggiore delle speculazioni su un bene di primaria necessità, in quella che una volta era la settima potenza industriale nel mondo; - infine, le reti digitali che rappresentano il futuro dell’economia e dell’informazione e che al Sud, stante la carenza della banda larga e delle connessioni in fibra, rappresentano invece l’esempio della disattenzione verso questi territori da parte di chi ha governato in questi anni. Se il “digital divide” tra Nord e Sud crescerà ancora, non ci saranno scusanti per la classe politica perché tale infrastruttura doveva essere costruita negli ultimi decenni attraverso risorse ordinarie come è accaduto nel centro-nord. Ciò detto, va rilevato che la Calabria , più di altre regioni del Sud, ha cicli economici asincroni rispetto alle restanti regioni italiane a motivo della sua debole struttura industriale . Oltre al settore dell’edilizia che rappresenta il 50% delle attività industriali e che è in questo momento in una fase di stagnazione, i settori che potrebbero essere di traino, quali l’agricoltura ed il turismo, non riescono a contribuire in maniera rilevante alla crescita del prodotto interno lordo della regione. Viceversa il gran numero percentuale di risorse umane presenti nella pubblica amministrazione locale e negli enti territoriali regionali rispetto al settore privato, fa sì che nella regione la contrazione dei consumi avvenga più lentamente. Ovviamente anche le ripartenze avvengono con tempi più lunghi rispetto ai cicli nazionali e questo è quanto ci aspettiamo per i prossimi anni in caso di ripresa dell’economia italiana. A conferma di ciò valga il confronto ottobre 2010-2011 sulle ore pagate per la Cassa integrazione. ►

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intervista Queste ore sono aumentate in Calabria del 62,5% mentre la media nazionale presenta una consistente riduzione del 20,4%. Le crescenti difficoltà indotte dall’attuale momento contingente stanno determinando un crollo dei consumi perché nella regione con il PIL procapite più basso (circa 15.000€), che ha la più alta tassazione (la Calabria sconta le massime aliquote dell’Irpef e dell’Irap), è diminuita la capacità di acquisto, che già era bassa, soprattutto per gli aumenti dei costi dei beni primari quali prodotti energetici e carburanti come conseguenza degli aumenti dell’iva, delle accise “et similia”. E’ evidente che tali aumenti pesano di più laddove i redditi sono minori. Quanto al futuro, la Calabria è la regione dove sono maggiormente carenti sia gli investimenti dello Stato che gli insediamenti di aziende nazionali ed europee, due importanti precondizioni per una crescita reale e non assistita dell’economia. Questa dovrebbe essere la politica a favore del Mezzogiorno, una volta tolti i macigni alla crescita rappresentati dalla carenza di legalità, dalla presenza di una classe politica che opera per se stessa e non a favore del territorio, e di una classe dirigente pubblica che è incapace di rendere efficienti le amministrazioni locali». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Purtroppo al Sud c’è una sola rete che continua a crescere: quella dell’illegalità con mafia,’ndrangheta e camorra che mantengono la loro presa sui territori meridionali con la conseguenza che diminuiscono le prospettive di investimenti da parte degli altri territori e dall’estero. A questo si unisce la caren-

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za di una classe dirigente e amministrativa che non favorisce i suoi territori ma anzi li penalizza. Come fare a produrre ricchezza in aree come la Calabria dove la regione ha quasi 4 miliardi di debiti verso le aziende e dove i tempi di pagamento delle Aziende Sanitarie superano i mille giorni? Ciò è ancora più drammatico in tempi di recessione con le imprese in difficoltà nell’ottenere ulteriori crediti dal sistema finanziario. E’ di questi giorni la notizia che le ASL calabresi nel 2011 hanno ulteriormente peggiorato la media dei loro pagamenti con 925 giorni di ritardo, primo posto in Italia, contro una media nazionale di 229 giorni. Come possono le aziende fornitrici essere competitive rispetto alle medie di Trentino (92gg), Friuli (94gg) o Lombardia (112gg)? Questo è solo uno dei vincoli che attanagliano le imprese calabresi nella regione con il più basso PIL in Italia, che è di circa 30 Miliardi. Se fosse possibile per le imprese incassare i crediti vantanti nei confronti degli Enti Pubblici, stimati in 4 Miliardi di euro, oltre il 13% del PIL entrerebbe nel circuito economico. I benefici sarebbero immediati per tutti, imprese e loro creditori, mentre la maggiore disponibilità di risorse favorirebbe la ripresa degli investimenti nella regione. Questo tipo di intervento non richiede leggi straordinarie ma appartiene ad un'altra sfera della legalità assolutamente necessaria alla Calabria, quella amministrativa, che sembra non essere nelle priorità della nostra classe politica. In questo contesto, di fronte ad una totale disgregazione nei valori espressi anche dalle figure di riferimento, politiche e spesso istituzionali, tutte concentrate verso l’ottenimento del proprio tornaconto anziché del bene comune, il rischio è che nei cittadini subentrino la rassegnazione, l’assuefazione e l’indifferenza. I nostri giovani sono attualmente bombardati da

messaggi che non favoriscono, specialmente in Calabria, lo spirito di impresa rispetto alla cultura del “posto fisso”. Spero che quanto prima si diffonda nei giovani la volontà di intraprendere, di generare nuove imprese, di contribuire alla realizzazione dei propri progetti. Per me, che da oltre trenta anni faccio l’imprenditore in Calabria la più grande soddisfazione sarebbe di non essere chiamato nel ruolo che attualmente svolgo di Presidente di Confindustria Cosenza per una raccomandazione, ma piuttosto per dare suggerimenti a qualche giovane che desidera trasformare un’idea e fare nascere un’azienda. Il declino della nostra nazione è anche dovuto al fatto che si è perso il valore centrale dell’impresa che è il luogo dove si genera la ricchezza che poi verrà distribuita al resto del sistema. Tale perdita, legata alla mancata valorizzazione del merito e della cultura a favore del sistema delle “conoscenze”, soprattutto politiche, ha di fatto appiattito la qualità delle ultime generazioni, che hanno finito con l’acquisire i messaggi negativi provenienti dai cattivi esempi forniti dalla politica e dalla classe dirigente». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Come ho già detto in precedenza a mio modo di vedere la prima cosa da fare è quella di ripristinare la correntezza dei pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese, cosa che da sola potrebbe ridare ossigeno all’industria ed al commercio in misura rilevante. Cercare almeno di far si che la Calabria entri nella media nazionale dei tempi di pagamento, togliendosi dall’ultimo posto della graduatoria assoluta. La seconda azione sarebbe quello di operare sulla burocrazia per

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stringere i tempi per l’erogazione delle risorse connesse con i progetti di investimento del POR regionale attivati negli anni precedenti che, pur essendo stati approvati, sono incomprensibilmente fermi. Anche in questo caso non mi stancherò di ripeterlo, c’è la necessità che sia la macchina amministrativa a funzionare ed è compito della politica stimolare e spingere la dirigenza che, secondo le ultime notizie apparse sulla stampa locale, risulta ben retribuita economicamente, a rendere efficienti le strutture. Il terzo intervento dovrebbe consistere nel fare partire quei progetti cantierabili, anche se di piccola dimensione, nel settore dei lavori pubblici, dell’edilizia pubblica e agevolata dell’agricoltura e turismo. La macchina industriale come già detto è ampiamente legata al settore edile e tutto ciò che può favorire questo settore è di immediato vantaggio per l’intero sistema produttivo, non escludendo gli altri due che costituiscono un punto fermo per il futuro economico della regione. Al quarto posto suggerisco maggiori funzioni operative per Fincalabra, la società finanziaria della Regione che di recente ha assunto un centinaio di dipendenti provenienti dalla liquidazione di Sviluppo Italia Calabria. Tale Ente potrebbe cantierare progetti sul POR Calabria utilizzando i circa 100 Milioni di euro di cui è dotata l’azienda, quale immediato moltiplicatore per il cofinanziamento per tali progetti. Investire su questa azienda è oltremodo necessario proprio per la citata acquisizione di risorse umane qualificate che si presentano come esperte nella gestione dei fondi europei. Occorre confidare nel fatto che ne siano capaci, perché altrimenti non si riuscirebbe a comprendere il perché della loro assunzione in blocco». Confindustria Cosenza opera nella provincia più grande e più sviluppata

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Quali previsioni per il 2012

della Calabria. Esiste una specificità cosentina nel panorama calabrese?

«La provincia di Cosenza è ricca di territori vocati per l’agricoltura e per il turismo, si pensi alla piana di Sibari, ai parchi nazionali del Pollino e della Sila ed alla grande estensione di coste sul tirreno e sullo ionio. La buona capacità degli operatori di tali settori ha consentito un discreto sviluppo delle relative aziende con grande beneficio per l’economia provinciale. Senza voler sminuire la grande capacità degli imprenditori locali, a parer mio, le condizioni oggettive di maggiore legalità che sono presenti nel territorio della provincia di Cosenza rispetto alle altre province hanno agevolato lo sviluppo della sua economia nel corso anni. Ma non va dimenticato un altro elemento che ha dato un grande contributo alla maggiore crescita del territorio cosentino, l’importante scelta fatta a fine anni sessanta dalla società civile cosentina. All’epoca in Calabria oltre a quella di Cosenza esistevano solo le provincie di Catanzaro e Reggio Calabria, di fronte alla necessità di ripartire tra loro la localizzazione di tre importanti strutture, la Giunta Regionale, il Consiglio Regionale e l’Università, Cosenza scelse l’insediamento dell’Università che sarebbe stata ad orientamento prevalentemente scientifico. L’espansione del campus universitario sino agli attuali 34.000 studenti ha certamente contribuito negli anni passati ad una maggiore crescita culturale ed economia del territorio cosentino, dando anche un taglio di modernità a tutta la provincia. Mi auguro che nel futuro, una volte ripristinate le condizioni di legalità e di livello di servizio delle infrastrutture analoghe a quelle presenti nelle altre regioni d’Italia, l’Università della Calabria, grazie ai suoi giovani, possa rappresentare quel plus che consenta il riscatto dell’intera regione». ●

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Quali previsioni per il 2012

Intervista al presidente regionale della Piccola Industria di Confindustria Calabria

Pmi, Pugliese: «La navigazione solitaria non paga» «Abbiamo bisogno di interventi puntuali per garantire una gestione efficace della filiera del credito» Giuseppe Pugliese

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ntervista a Giuseppe Pugliese, imprenditore crotonese, presidente regionale della Piccola Industria di Confindustria Calabria. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno evoca la crisi degli anni ’30. Qual è la sua opinione?

«I dati del Centro Studi di Confindustria evidenziano anche per il 2012 un andamento negativo e conferme in questo senso sono venute dal Governo e dagli osservatori europei. Dobbiamo chiederci come attraversare questa fase

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intervista

involutiva cercando sia di salvaguardare il più possibile il nostro patrimonio di piccole e medie aziende sia di indirizzare le imprese verso cambiamenti strutturali che consentano ora di rafforzarci e di prepararci alla ripresa, che ci auguriamo già dal 2013 possa dare segnali importanti. Per fare questo occorre a livello nazionale e regionale uno sforzo poderoso in termini di programmazione e di attuazione di misure a sostegno delle imprese. Diverse cose sono state fatte ma ancora parecchio si deve realizzare. Le imprese hanno bisogno di un ambiente strutturalmente e socialmente

adeguato ad accogliere le loro esigenze di crescita e di consolidamento». Dall’Agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«In un contesto economico fortemente e globalmente provato, il tema Mezzogiorno rischia di posizionarsi tra le ultime priorità nella agenda politica nazionale. Negli ultimi tempi si è però registrato un nuovo protagonismo dei Governatori del Sud nei rapporti con il Governo centrale. Rimane d’altronde

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intervista sempre difficile a livello locale riuscire ad ottenere risultati talmente efficaci e poderosi da recuperare decenni di malgoverno e soprattutto di mala burocrazia. Obiettivi così complessi possono essere raggiunti solo con il concorso di tutta la classe dirigente locale, sia quella di espressione politica e tecnica, che economica e sociale. In questo senso la questione Mezzogiorno è solo nelle nostre mani e nelle nostre responsabilità. Se non siamo capaci di governare questa sfida non credo che il Sud possa dignitosamente collocarsi in un contesto internazionale». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità , per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Ogni comunità non può che riflettersi nei suoi rappresentanti. Io credo che in Calabria oggi ci siano maggiore consapevolezza dei propri limiti e potenzialità ed una grande voglia di cambiamento. Credo che il cittadino calabrese desideri fortemente avere nel proprio territorio esempi positivi a cui riferirsi e nei quali identificarsi. In questo sforzo anche il mondo associativo deve sentirsi impegnato. Confindustria a livello nazionale e locale è mossa da questa esigenza: guidare ed esprimere le energie positive e propositive della classe imprenditoriale che vuole un paese ed una regione moderna efficiente e competitiva in cui crescano senso civico e benessere». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al Governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

numero 1 - 2012

Quali previsioni per il 2012

«Credito, efficienza amministrativa, pagamenti PA, innovazione tecnologica. Abbiamo bisogno di interventi puntuali per garantire una gestione efficace della filiera del credito. La Regione Calabria ha messo in campo diversi strumenti che bisogna ulteriormente rafforzare ed avvicinare alle esigenze delle imprese. E’ corretta la scelta di stimolare i Confidi calabresi ad aggregarsi per essere più patrimonializzati e più efficaci nelle azioni di sostegno all’accesso al credito delle nostre imprese. Dalle Banche ci aspettiamo senso di responsabilità e capacità di collaborare e dialogare con il mondo associativo e con le imprese. Non possiamo accettare che le Banche si ritirino dietro le barricate preferendo posizioni difensive rispetto a scelte più impegnative. Sull’efficienza amministrativa è necessario fare subito uno sforzo importante. La PA in Calabria presenta ancora, a diversi livelli, sacche di inefficienza in cui facilmente si insinuano corruzione e malaffare. Le PMI calabresi non devono più sostenere questi costi né pagare sul mercato il prezzo della concorrenza sleale di pseudo imprese che vivono di parassitismo. La questione dei pagamenti della PA è cruciale. Molti settori produttivi in Calabria lavorano con la PA e soffrono il ritardo dei pagamenti. La Calabria, è notizia recente, registra il peggior record in questo ambito. In un sistema del credito decisamente asfittico, il rischio è che le imprese lavorino e producano non solo senza utili ma senza neanche riuscire a coprire i costi: su questo fronte l'attuale governo regionale ha messo in atto misure importanti, soprattutto in sanità, che nei prossimi mesi dovrebbero dare i primi importanti risultati azzerando debiti pregressi per circa 500 milioni di euro. L'auspicio è che sia l'inizio di un processo di risoluzione strutturale

del problema e che non si tratti di un' operazione, seppur di grande rilevanza, isolata e di breve respiro. L’innovazione è fondamentale. Molte imprese calabresi hanno contenuti innovativi di grande interesse e sono per il territorio vere eccellenze. Dobbiamo però fare di più. Con l’avvio dei Poli di Innovazione e con tutte le misure, nazionali e regionali, a sostegno degli investimenti in nuova tecnologia si sta contribuendo a creare un ambiente economico e scientifico pronto a guidare le PMI verso cambiamenti organizzativi, di prodotto e di processo significativi e moderni». Presidente Pugliese, la Calabria è fatta soprattutto di piccole aziende, spesso anche a conduzione familiare. Rispetto a questo tessuto economico che a poco da spartire con le regioni più ricche d’Europa, sono stati individuati strategie corrette ed efficaci di sviluppo?

«In un momento di forti incertezze e di recessione, le Piccole e medie imprese non hanno che una scelta da fare: aggregarsi per essere più forti e competitive, per innovare, per affermare i loro prodotti e servizi e le loro tipicità fuori dai mercati locali. Lo strumento delle Reti di Impresa mi sembra oggi un’opportunità da cogliere. Questo processo richiede un cambio di passo e di cultura importante che già diverse imprese calabresi stanno intraprendendo. Confido molto nel fatto che le giovani leve presenti in tante delle nostre piccole imprese possano imboccare questa strada. La navigazione solitaria non paga, è rischiosa e soprattutto non è più adeguata alla nuova geografia economica. Ovviamente le imprese devono allo stesso tempo poter contare su un ambiente strutturale, economico e sociale adeguato a sostenerne la crescita». ●

intervista

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intervista

Quali previsioni per il 2012

Intervista a Francesco Cava, presidente di Ance Calabria

Cava:

«Edilizia, situazione molto difficile e preoccupante» «Sarebbe necessaria ed urgente una misura di contesto generale come la regionalizzazione del patto di stabilità» Francesco Cava

I

ntervista al presidente di Ance Calabria, Francesco Cava, noto imprenditore edile di Cosenza.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Dopo la crisi finanziaria del 2008 e la debole ripresa registrata nel 2010, con il 2011 si è entrati in una nuova fase di crisi che ha assunto caratteri, dimensioni e forme molto più preoccupanti che purtroppo incideranno profondamente e negativamente anche sul 2012. Sicura-

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intervista

mente la fase nella quale ci troviamo e la necessità di trovare soluzioni durature nel tempo capaci di agire sul debito pubblico e sul pareggio dei conti, inciderà fortemente sulla crescita e le stesse stime del PIL - per il 2012 - subiscono continue variazioni al ribasso. Per la Calabria gli effetti di questa crisi saranno ancora – se si può – più devastanti se non si costruiscono, su livello locale, una serie di misure finalizzate a sostenere sviluppo e mantenere lavoro. I dati sull’economia regionale del 2011, ancorché non ancora definitivi, sono già abbastanza preoccupanti – oltre il 54% delle imprese ha re-

gistrato un significativo calo di fatturato e di ordinativi - e le previsioni per il nuovo anno non si discostano molto da questo trend negativo. A rischio vero c’è non soltanto lo sviluppo ma la stessa coesione sociale per la nostra regione». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«La prima vera risposta a questa domanda è che, innanzitutto, manca un vero e proprio “Progetto Paese” che consideri il Mezzogiorno una macro area di

numero 1 - 2012


intervista interesse strategico per lo sviluppo di tutto il territorio nazionale. E’ questa la visione che è mancata negli ultimi anni, complice anche l’atteggiamento di forze politiche, come la Lega, da sempre sostenitrici di un modello di sviluppo diverso, frammentato e che ha considerato il Sud più come zavorra che come opportunità. E’ perciò necessario che si riparta dal Sud per rilanciare l’economia del Paese soprattutto per le specificità che esso può rappresentare in maniera eccellente per ciò che riguarda le politiche energetiche, quelle ambientali, della logistica e delle politiche per il mediterraneo. Accanto però ad una nuova consapevolezza nazionale è anche necessario che le stesse regioni meridionali facciano rete, ragionino, più che come singoli territori, come area omogenea che presenta e può presentare tante opportunità di crescita integrata». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Non v’è dubbio che sia così. Il coraggio, prima ancora delle responsabilità, delle scelte è ciò che ha caratterizzato la politica e le classi dirigenti negli ultimi anni. Del resto l’Europa non ci richiederebbe quanto ci sta richiedendo se si fossero fatte le scelte e le riforme nei momenti giusti. E’ purtroppo un difetto tutto italiano della politica quello di lavorare sempre con la testa dentro le urne elettorali e, quasi mai, per il bene ed il fine collettivo del Paese o di un territorio. Ma anche la classe dirigente in generale non può rifuggire dalle proprie responsabilità, così come forse non sempre la cosiddetta società civile ha saputo esercitare quel ruolo di controllo sociale che sarebbe stata chiamata a svolgere. Credo

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Quali previsioni per il 2012

che più che un problema di consapevolezza, anche in Calabria, esista un problema di responsabilità civile, soprattutto nel comprendere che il bene comune e la crescita collettiva è il percorso più giusto anche per la crescita individuale».

Dottor Cava, lei in Calabria presiede

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

pre bene, e talora anche distruggendo

«Innanzitutto sarebbe necessaria ed urgente una misura di contesto generale come la “regionalizzazione del patto di stabilità”. Una iniziativa che la Regione Calabria potrebbe adottare a costo zero e che consiste nella compensazione orizzontale e verticale di quote di Patto dei singoli Enti locali capaci di mettere in circolo risorse per oltre 120 milioni di euro in un anno. Quote che con i vincoli del patto di stabilità nazionale non si potrebbero spendere. L’80% dei comuni calabresi, dal prossimo anno, saranno soggetti a Patto. E poi alcuni interventi diretti e capaci di intervenire sul sistema delle imprese. Una norma regionale “sblocca crediti” finalizzata ad erogare i crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione attraverso la loro certificazione e la cessione presso gli istituti di credito accompagnati da un Fondo di garanzia ad hoc. Ed ancora una misura mista – garanzia/ interessi – finalizzata ad immettere liquidità nel sistema delle imprese e ad avere una funzione anticiclica attraverso il consolidamento delle passività a breve soprattutto nei confronti del sistema bancario. Ed infine una misura specifica e di immediato impatto sul sistema delle imprese edili che è quella del sostegno e del finanziamento di piccole e medie opere immediatamente cantierabili che avrebbero l’effetto di riemettere in moto l’edilizia di piccole dimensioni ma anche di realizzare opere immediatamente fruibili anche dalla collettività».

l’Ance, la principale organizzazione di categoria del settore costruzioni. L’edilizia, storicamente, ha rappresentato nella nostra regione un settore trainante. Si è costruito tanto e non semo cementificando eccessivamente porzioni di territorio costiero o montano. Qual è la situazione reale del settore edile nella nostra regione?

«Il settore dell’edilizia, pur essendo stato trainante per molti anni per l’economia della nostra regione, registra da qualche tempo una costante flessione recessiva che, nel corso del 2011 si è esplicitata in una riduzione degli investimenti intorno al 4% che per il 2012 si prevede possa subire un ulteriore decremento del 3%. Sul versante dell’occupazione sono circa 3.500 i lavoratori usciti dal mercato del lavoro in edilizia, con un contemporaneo e significativo aumento della cassa integrazione e dell’utilizzo di ammortizzatori sociali. A ciò si accompagna una forte contrazione sia del numero che del valore dei bandi di gara per lavori pubblici. E’ una situazione, dunque, molto difficile e preoccupante che ha visto nel rallentamento dei finanziamenti infrastrutturali e nel blocco, per lungo tempo, dei Fondi FAS le principali cause. Peraltro le imprese edili sono quelle che maggiormente soffrono per i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione che, in alcuni casi, arrivano fino ad oltre 700 giorni. Per questo motivo sono molto favorevole, anzi auspico, che trovi immediata applicazione in Regione la norma nazionale in base alla quale la certificazione della spesa per gli appalti pubblici debba avvenire sia per competenza contabile che per disponibilità di cassa. Questo significherebbe forse meno appalti ma sicuramente certezza della disponibilità delle risorse finanziarie». ●

intervista

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Gruppo

Worldwide

gennaio

17 - 20

CONSUMEXPO 2012 Moscow, Krasnaja Presnja

febbraio

21 - 22

TREND SELECTION LINEAPELLE NEW YORK New Trends in leather, textiles and synthetics for shoes, handbags, leathergoods and leatherwear New York, Metropolitan Pavilion

ModenaFiere

Eventi 2012

marzo

20 - 23 OBUV’ MIR KOZHI International Exhibition of Shoes and Leather Products Autumn - Winter Collection Moscow, Krasnaja Presnja

aprile

24 - 26 SHOES FROM ITALY Moscow, Krasnaja Presnja

giugno dicembre

settembre

ottobre

novembre

OBUV’ MIR KOZHI International Exhibition of Shoes and Leather Products Spring - Summer Collection Moscow, Krasnaja Presnja

COSMOPROF ASIA The Asia Beauty Event Hong Kong, Hong Kong Convention & Exhibition Centre Date da confermarsi LINEAPELLE ASIA Guangzhou, Pazhou Complex

16 - 19

COSMOPROF NORTH AMERICA Las Vegas, Mandalay Bay Convention Center

Date da confermarsi TREND SELECTION LINEAPELLE NEW YORK New Trends in leather, textiles and synthetics for shoes, handbags, leathergoods and leatherwear New York, Metropolitan Pavilion SH CONTEMPORARY The Leading Asian Contemporary Art Fair Shanghai, SEC - Shanghai Exhibition Centre

ILLUSTRATORS EXHIBITION Travelling Exhibition from The Bologna Children’s Book Fair, Japan

luglio

22 - 24

14 - 16

Eventi 2012

gennaio

febbraio

marzo

maggio

settembre

novembre

PRECOLLEZIONI Salone delle anticipazioni del tessile abbigliamento e degli accessori

MOTORSPORT EXPOTECH Mostra Convegno Internazionale di materiali innovativi, tecnologie, prodotti e servizi per veicoli, motori da competizione e ad alte prestazioni per auto, moto, go-kart, nautica e avio

ARTIGIANA ITALIANA Salone della qualità artigiana italiana INGIARDINO Giardino, Terrazzo e Case di Campagna

OIL&NONOIL Car wash, carburanti alternativi, downstream, stazioni di servizio S&TC Stoccaggio e trasporto carburanti

MEDTEC ITALY Tecnologia dei dispositivi medicali

SKIPASS XIX Salone del Turismo e sport invernali

luglio

AMBIENTE LAVORO CONVENTION Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro Convention Nazionale

17 - 19 21 - 22

EXPO ELETTRONICA Mostra mercato di elettronica & Co. COLLEZIOSA Mostra mercato di collezionismo, curiosità, modellismo

FerraraFiere

2-3

18 - 26 UNICA Saloni tematici: XXVI MODENANTIQUARIA Mostra mercato d’alto Antiquariato PETRA XIX Salone di Antiquariato per parchi, giardini e ristrutturazioni EXCELSIOR XI Rassegna d’arte italiana del XIX secolo

11 - 12

AUTO E MOTO DEL PASSATO Mostra mercato dei ricambi d’auto e moto d’epoca

FERRARA MILITARIA Tradizionale Mostra mercato di collezionismo militare ELETTRONICA FERRARA Mostra mercato del radioamatore-collezionismo

febbraio

4-5

CARP SHOW & SPECIALIST Mostra mercato del Carp, Cat & Barbel Fishing PREDATOR SHOW Salone della Pesca ai Predatori con esche artificiali

16 - 18 CHILDREN’S TOUR 9° Salone delle vacanze 0-14

24 - 25 PLAY Festival del Gioco

aprile

13 - 15

10 - 12 PRECOLLEZIONI Salone delle anticipazioni del tessile abbigliamento e degli accessori

26 - 27 ottobre

11 - 12

1-4

15 - 18 7.8.NOVECENTO Gran Mercato dell’antico Déballage

dicembre

5-9

CURIOSA Idee Atmosfere Sapori in fiera IO CREO Creatività e arti manuali …in fiera (nell’ambito di Curiosa)

27/4 - 1/5

74ª FIERA CAMPIONARIA MODENA

Eventi 2012

gennaio

28 - 29

2-4

25 - 26 LIBERAMENTE Salone del tempo libero, divertimento e vita all’aria aperta

marzo

28 - 31 SALONE DEL RESTAURO XVIII Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali

aprile

23 - 25

SALONE NAZIONALE DELLE SAGRE ENOGASTRONOMICHE La fiera delle sagre

ACCADUEO - H2O 11ª Mostra internazionale delle tecnologie per il trattamento e la distribuzione dell’acqua potabile e il trattamento delle acque reflue

14 - 15 25 GRANDE MERCATINO DI PRIMAVERA Mostra mercato dei ricambi d’auto e moto d’epoca

maggio

1

ESPOSIZIONE NAZIONALE CANINA

giugno

5-6

ICT TRADE Incontro nazionale con le terze parti dell’I.C.T.

settembre

19 - 21

REMTECH EXPO 2012 6° Salone sulle bonifiche dei siti contaminati COAST EXPO 3° Salone sulla tutela della costa

GEOTHERM EXPO Geothermal Energy Exhibition - 4th edition

novembre

ottobre

HABITAT Salone dell’arredamento e delle soluzioni abitative FERRARA SPOSI La fiera per il matrimonio

13 - 14 FERRARA MILITARIA Tradizionale Mostra mercato di collezionismo militare ELETTRONICA FERRARA Mostra mercato del radioamatore-collezionismo

27 - 28 HABITAT Salone dell’arredamento e delle soluzioni abitative FERRARA SPOSI La fiera per il matrimonio

1, 3 - 4

24 - 25 USI & COSTUMI Viaggio nel tempo tra luoghi, sapori e rievocazioni storiche Fiera dedicata alla tradizione come strumento al servizio del turismo sostenibile

dicembre

8

GRANDE MERCATINO Mostra mercato dei ricambi d’auto e moto d’epoca


www.bolognafiere.com

BolognaFiere

Eventi 2012

gennaio

marzo

aprile

giugno

ottobre

novembre

MARCA BY BOLOGNAFIERE Private Label Conference and Exhibition

COSMOPROF WORLDWIDE BOLOGNA 45o Salone Internazionale della Profumeria e della Cosmesi COSMOPACK Salone Internazionale del Packaging

LINEAPELLE Mostra Internazionale di pelli, accessori/componenti, sintetico/tessuti e modelli per calzatura, pelletteria, abbigliamento e arredamento

SMAU BUSINESS Information & Communication Technology per Imprese e Pubbliche Amministrazioni

EIMA INTERNATIONAL Esposizione Internazionale di Macchine per l’Agricoltura e il Giardinaggio

19 - 22

5-7

LINEAPELLE Mostra Internazionale di pelli, accessori/componenti, sintetico/tessuti e modelli per calzatura, pelletteria, abbigliamento e arredamento SIMAC Salone Internazionale delle Macchine e delle Tecnologie per le Industrie Calzaturiera e Pelletteria TANNING-TECH Salone Internazionale delle Macchine e delle Tecnologie per l’Industria Conciaria

18 - 19 27 - 30

ARTEFIERA - ART FIRST Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea

febbraio

8-9

UNIVERCITY Expo Città per gli Studenti ALMA ORIENTA • Giornate dell’orientamento • Career Day (solo 9 feb.)

23 - 25 FORUMCLUB FORUMPISCINE 13th Expo and International Congress for Fitness, Wellness & Aquatic Clubs 4th Pool & Spa Expo and International Congress

24 - 27 FISHING SHOW 6° Salone della Pesca Sportiva

9 - 12

BOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR Editoria Libraria e digitale per l’infanzia e la gioventù

23 - 25 IL MONDO CREATIVO PRIMAVERA Salone dell’Hobbistica Creativa, Belle Arti e Fai Da Te

23 - 25 TANEXPO Esposizione Internazionale di Arte Funeraria e Cimiteriale

3-5

maggio MUSIC ITALY SHOW Il Salone degli Strumenti Musicali, edizioni pro-audio, dj e discografia

5-7 SHOW WAY Salone nazionale delle tecnologie per lo show business

9 - 12 LAMIERA Macchine, impianti, attrezzature per la lavorazione di lamiere, tubi, profilati, fili e carpenteria metallica. Stampi. Saldatura. Trattamenti termici. Trattamento e finitura superfici

16 - 19 EXPOSANITà Mostra Internazionale al Servizio della Sanità e dell’Assistenza

6-7 6-7

R2B-RESEARCH TO BUSINESS 2012 7° Salone Internazionale della Ricerca Industriale

19 - 21 NGV 2012 Bologna 3rd NGVA Europe International Show & Workshops Natural Gas Vehicles-BiomethaneCNG-LNG-Hydrogen blends

settembre

9 - 12

SANA Salone Internazionale del Naturale

25 - 29 CERSAIE Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno

9 - 11

18 - 21 SAIE Salone Internazionale dell’Edilizia SAIE ENERGIA Salone delle energie rinnovabili e tecnologie a basso consumo per il Costruire Sostenibile

7 - 11

16 - 18 IL MONDO CREATIVO Salone dell’Hobbistica Creativa, Belle Arti e Fai Da Te

17 - 18 MODEL GAME Modellismo statico e dinamico

21 - 23 BIG BUYER Mostra Convegno del settore cartoleria/cancelleria di prodotti Ufficio-ScuolaFantasy per Grandi Compratori italiani ed esteri

27 - 29 FRUITECH INNOVATION Processing, Packaging and Logistics to Consumer

dicembre

7 - 16

MOTOR SHOW Salone Internazionale dell’Automobile


intervista

Quali previsioni per il 2012

Intervista alla dottoressa Donatella Romeo, segretario generale della Camera di Commercio di Crotone

Romeo: la tragica rassegnazione dei Calabresi Le proposte: «Liberalizzazioni a tutto campo per le attività imprenditoriali, concentrazione delle risorse sulle grandi opere pubbliche, meritocrazia, defiscalizzazione degli oneri sociali»

Donatella Romeo

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intervista

I

ntervista alla dottoressa Donatella Romeo, segretario generale della Camera di Commercio di Crotone.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Che la zona euro si trovi in una recessione la cui ampiezza potenziale ancora in realtà disconosciamo non è una novità purtroppo per nessuno. Che questa crisi non sembra fare sconti e che stia mettendo a repentaglio l’esistenza stessa dell’Unione Europea è un'altra evidenza. Il problema è comprendere quali siano le politiche economiche e sociali più adatte da mettere in campo, perché c'è un problema finanziario ma soprattutto di competitività che perdura da anni ma c’è ancor di più un problema sociale che rischia di esplodere. Lo spettro della depressione prefigura scenari capaci di sconvolge assetti politici e di crearne di nuovi accompagnandosi a dinamiche devastanti, una sorta di distruzione creatrice: incrementi considerevoli dei tassi di disoccupazione, ingenti strette creditizie collegate a crisi bancarie e finanziarie sistemiche, diminuzione produttiva e dell’export. E’ pur vero che i dati più recenti sulle prospettive di crescita per l'anno appena iniziato non sono sempre incoraggianti è proprio per questo è necessario e doveroso governare la crisi, pur consapevoli della gravità in cui questa si manifesta, per ritrovare l'equilibrio in un'economia come quella attuale terribilmente instabile. E dunque se al livello di governo centrale crediamo fermamente che l’attuale manovra possa presto aprirsi alla cosiddetta - fase 2 - quella di rilancio della crescita parimenti siamo certi che anche tutte le istituzioni locali possano e debbano assumere responsabilmente scelte ponderate per incidere positivamente sul futuro e la crescita economica di questa regione.

Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«La Calabria e noi Calabresi dovremmo

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intervista smettere di aspettare che altri facciano e cominciare a darci da fare. Se siamo fuori dall’agenda politica del Governo è perché i nostri rappresentanti non hanno la forza di farsi ascoltare e dunque c’è un problema di classi dirigenti forti ed autorevoli. "Dossier Economia", il rapporto sugli scenari di sviluppo delle economie locali italiane per il 2012 realizzato da Unioncamere Nazionale e Prometeia parla chiaro, per la Calabria e per le regioni del Sud sussiste un divario territoriale marcato rispetto alle altre regioni d'Italia che la crisi economica sembra addirittura alimentare. Tra i principali indicatori espressione del divario figura il valore aggiunto pro capite, a prezzi correnti nel 2012 per provincia, che vede i territori calabresi ben oltre la metà della graduatoria nazionale nonché il significativo calo dei consumi delle nostre famiglie (-0,8). I numerosi studi realizzati in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dall'unità d'Italia hanno abbondantemente dimostrato che il problema del Sud non era preesistente e che le politiche nazionali hanno prima creato il divario poi cercato inutilmente di contrarlo. Altre interessanti indagini hanno invece definitivamente dimostrato che i generosissimi interventi pubblici a favore delle imprese hanno generato un’insignificante variazione del Pil. Adesso è il momento di essere incisivi, le politiche economiche non possono più permettersi il lusso di alimentare dipendenza psicologica ed elettorale ma devono creare le condizioni di contesto perché la Calabria possa esprimere le sue potenzialità. È necessario ridurre prima di tutto il divario fisico realizzando le infrastrutture minime quali la banda ultra larga, la rete portuale, le dorsali interne fino al completamento dell'infinita tela di Penelope che è la Salerno - Reggio Calabria. Solo così le imprese potranno abbattere una parte dei costi ed essere più competitivi sul mercato. D'altronde i dati sul commercio internazionale sono gli unici segnali positivi dell'ultimo anno. Troppo spesso, inoltre, dimentichiamo il posizionamento strategico della Calabria rispetto al Mediterraneo, il futu-

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ro della nostra economia va coltivato in quella direzione». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Non parlerei proprio di mancanza di senso civico quanto piuttosto di una sorta di disincantato realismo. La gente di Calabria è avvezza a convivere con annose questioni irrisolte in permanente stato di attesa ed emergenza ora ambientale, ora infrastrutturale, ora occupazionale, ora economica. Ai calabresi non credo manchi la consapevolezza dei problemi, direi che piuttosto c'è una tragica rassegnazione. Il vero problema dunque è culturale. I meccanismi di selezione delle classi dirigenti non funzionano, la legge elettorale vincente è solo l’esempio più eclatante di un sistema che si autogenera. Il vero costo della politica non è legato al compenso degli amministratori ma al fatto che quel compenso attragga gente che spesso non è in grado di allocare le risorse correttamente. La grossa quantità di denaro che la classe politica ha potuto programmare negli ultimi 50 anni non ha prodotto i risultati previsti in termini di pil e occupazione ma in compenso ha distratto grosse fette di imprenditori che hanno speso più energie ad inseguire finanziamenti pubblici che a conquistare fette di mercato».

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Rapidità ed efficacia possono creare valore aggiunto in una moderna organizzazione innovativa e strutturata mentre possono rappresentare, a mio parere, delle modalità operative ambiziose e tuttavia possibili anche in un’istituzione pubblica spesso incrostata da lungaggini burocratiche e decisionali ed ostacolata da una normativa a tratti folle ma dura lex ...

Più che quattro provvedimenti suggerirei delle direttrici operative valide per ottimizzare l’impiego delle risorse finanziarie pubbliche regionali e comunitarie in favore delle imprese. Liberalizzazioni a tutto campo per le attività imprenditoriali, concentrazione delle risorse sulle grandi opere pubbliche, meritocrazia, defiscalizzazione degli oneri sociali. Si tratta di direttrici capaci di innescare un processo potenzialmente virtuoso soprattutto se non ancorate alle volontà politiche e animate da forte senso di responsabilità istituzionale». Dottoressa Romeo, lei ha accumulato anche importanti esperienze all’estero e in merito al tema dell’internazionalizzazione. I dati sull’export calabrese crescono, ma sono ancora molto limitati rispetto alle potenzialità esistenti e nei confronti di altre regioni italiane, anche non di primissima fila. Che consigli dare alle nostre Aziende perché siano in grado di cogliere appieno la sfida dei mercati globali?

«Unioncamere Calabria è oramai dal 2008 struttura ospitante della rete europea Enterprise Europe Netwok che soprattutto sul tema dell’internazionalizzazione supporta quotidianamente le imprese regionali. Anche alla luce di questa azione capillare e specialistica di assistenza svolta in favore delle imprese mi sento di esprimere un parere positivo circa il previsto incremento delle esportazioni di beni verso l'estero (+ 2,1), in linea con la media nazionale (+2,0) che fornisce un contributo positivo al nostro Pil regionale. Le aziende calabresi, con le loro produzioni di eccellenza, hanno tutti i requisiti per competere sui mercati globali a patto che diano giusta valenza alle attività di formazione e informazione, alla valorizzazione del capitale umano, all’individuazione del mercato di sbocco più interessante da aggredire ed alla costanza nel perseguire i propri obiettivi di business. Spesso le aziende improvvisano e non coltivano adeguatamente i contatti e non è più tempo per la politica del mordi e fuggi». ●

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Intervista a Pippo Callipo, importante imprenditore del settore agroalimentare calabrese

«Io resto in Calabria» «Noi Calabresi dobbiamo seriamente rompere il sistema della clientela»

Pippo Callipo

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ntervista a Pippo Callipo, notissimo imprenditore del settore agroalimentare calabrese, operante a Pizzo. Callipo è stato presidente di Confindustria Calabria. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C'è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni '30. Qual è la sua opinione?

«Gli eventi politici ed economici che hanno chiuso il 2011 non hanno lasciato molto spazio ad una previsione rosea per il 2012. Nonostante sia vero che nel corso di quest'anno bisognerà stringere i denti per salvare i conti del nostro Paese è anche vero che solo in tempi di profonda crisi è possibile attuare cambiamenti in grado di generare un migliore corso dell'economia e della politica. Penso che sia arrivato il momento per gli italiani di

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prendere coscienza che stringere la cinghia potrà bastare a fermare l'emorragia, ma per tornare a far crescere questo Paese è necessario rimboccarsi le maniche lavorando onestamente, assumendosi ognuno, per quello che è il proprio ruolo nella società, le responsabilità che hanno aggravato la crisi e la responsabilità di migliorare lo stato sociale, economico e democratico dell'Italia. Lo stesso discorso si dovrà fare a livello europeo, è impensabile continuare a consolidare un' Unione Europea economica se non si costruisce seriamente una testa politica europea che controlli i mercati e la finanza, che coordini e supporti le politiche economiche degli Stati membri, che fàccia sentire tutti cittadini Europei e non cittadini di categoria diversa a seconda del peso che ciascun Paese membro ha sullo scacchiere europeo. L'Italia non può dimenticare di essere stata tra i 6 Paesi fondatori della Comunità Europea, ma soprattutto non deve trascurare le relazioni con i Paesi che sono entrati da ultimi in questo club,

perché è lì che stanno andando molti dei nostri imprenditori ed è da lì che arrivano tanti cittadini che sperano di lavorare nel nostro Paese. Dall'agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Credo che la parola Mezzogiorno sia, più che sparita, divenuta difficile da pronunciare senza ricadere nella retorica dei problemi dovuti, alla nostra incapacità di uscire da una condizione di arretratezza che rasenta il sottosviluppo e alla nostra mentalità mafiosa e clientelare. Questo, purtroppo, è il Sud, in particolare la Calabria, che emerge quelle poche volte che abbiamo l'attenzione della politica e dei media nazionali. In questo scenario, penso che l'unica strada' per noi sia quella di tentare concretente di ribaltare questo quadro. L'obiettivo richiede la volontà seria di essere più incisivi verso la classe politica regionale, di pretendere che cu-

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intervista rino di più le esigenze delle aziende, dei giovani e delle famiglie calabresi. E noi calabresi dobbiamo seriamente rompere il sistema della clientela, dobbiamo imparare a lavorare insieme per la comunità, dobbiamo imparare ad essere i migliori, anche in Calabria, e a pretendere che lo siano coloro con i quali ci relazioniamo nei rapporti di lavoro così come nella società. La Calabria, ad esempio, potrebbe essere una grande piattaforma di scambio e confronto culturale, politico, sociale ed economico rivolta ai Paesi del bacino del Mediterraneo. Ma questo resta solo un sogno finché in Calabria non ci saranno più teste visionarie di quelle legate alla cultura della sopravvivenza. La politica e le classi dirigenti hanno senz'altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l'incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l'Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Più che mancanza di senso civico direi che la maggior parte delle persone si sono assuefatte allo stato di indigenza morale in cui il nostro Paese, dominato da esempi negativi, è sprofondato. Ciò che sembra smarrito è il senso del bene comune, il rispetto verso tutto ciò che è pubblico quasi non esiste più. E' importante invece rieducare gli italiani, soprattutto noi calabresi, alla cultura del bene comune, della solidarietà e del senso di responsabilità civica che ci deriva, per Costituzione, dall'essere cittadini di questo Paese. Se rieducare gli adulti può sembrare una battaglia difficile, non bisogna invece perdere l'appuntamento con i bambini e con i giovani. Educare le nuove generazioni al senso dello Stato, creare in loro un consapevole e forte senso di appartenenza ad una comunità che ha una storia fatta di un grande patrimonio culturale e sociale, è fondamentale per garantire non solo la sopravvivenza della nostra identità come Paese, ma del nostro

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futuro, come democrazia. Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Non è possibile pensare ad una ricetta che velocemente risollevi la Calabria dalla grave situazione economica e di emergenza sociale in cui si trova. Credo, però, che, i provvedimenti siano abbastanza semplici da individuare ad incominciare dal ridurre, seriamente gli sprechi. Investire nelle università alle quali le aziende potrebbero appoggiarsi per fare ricerca e sviluppo ed usufruire dr importanti servizi. Investire nel sistema della cooperazione tra cittadini incentivando la nascita delle cooperative di comunità che potrebbero gestire importanti servizi pubblici e creare lavoro per i nostri giovani. Tagliare gli sprechi nel settore pubblico per investire nella professionalizzazione dei giovani affinché rispondano alle esigenze delle aziende e alle amministrazioni pubbliche del territorio in termini di competenze e professionalità. Inoltre, ragionando su interventi di lungo periodo bisognerebbe favorire gli investimenti economici in questa regione chiedendo al Governo centrale un maggior presidio del territorio contro la criminalità ,che vessa chi vuole fare impresa in Calabria. Un imprenditore non sceglierà mai di investire laddove sa che potrà essere oggetto di ricatti fisici e morali. Creare un reale sistema di servizi alle imprese che agevolino il rapporto con la burocrazia e velocizzino l'accesso al mercato nazionale e internazionale. Questo significa costruire una rete di professionisti che sappiano concretamente accompagnare, indirizzare e supportare le aziende nei rapporti con i rispettivi mercati. Investire sulle infrastrutture per rendere meno dispendioso e dispersivo il collegamento delle nostre attività economiche sia all'interno del territorio che con il resto del Paese».

Le sue battaglie per il cambiamento sono ormai note. E' intenzionato a con-

tinuare a svolgere questa forte azione di coscienza critica per la politica, la società e l'economia di Calabria?

«Ciò che mi spinge a lottare contro il silenzio che attanaglia questa regione è la fiducia nei calabresi che onestamente lavorano, creano imprese, lottano per i diritti di coloro che vivono situazioni famigliari o sociali molto gravi; mi spinge la speranza e la fiducia nei giovani di questa terra che vanno via con il desiderio di formarsi e professionalizzarsi per ritornare a costruire un futuro migliore per tutti noi; mi spinge l'amore, mai compromesso, per la libertà degli uomini e delle donne che come me condividono un sogno ben preciso: vedere un futuro in cui la nostra Calabria non sarà più emarginata e in emergenza, ma a testa alta lavorerà con le altre regioni per una Italia più forte, più sana e onesta. Queste ragioni mi hanno spinto a dare gambe e braccia ad un progetto, "Io resto in Calabria". La nostra associazione, e per nostra intendo di tutti i calabresi che non vogliono rinunciare alla propria libertà, continuerà a discutere di politica e di società, continuerà a confrontarsi con i giovani e con tutti gli attori economici, politici e sociali del territorio regionale, nazionale ed europeo con un solo obiettivo: formare i cittadini del futuro secondo i principi della nostra democrazia e della nostra etica sociale, costruire per loro e insieme a loro un tessuto socio-economico che non li faccia sentire schiavi a casa propria come accade invece oggi. lo resto in Calabria è un progetto tanto forte quanto maggiore sarà il numero di calabresi che si faranno avanti, che non avranno paura di essere onesti e di pronunciare i nomi dei disonesti. Senza i calabresi qualsiasi idea di lotti e di futuro per questa regione non ha speranza. Solo l'audacia di chi soffre, perché vive in condizioni difficili, potrà muovere la rivoluzione culturale che tutti vogliamo e che ci darà un futuro. Noi, intanto, continuiamo a mettere e tenere insieme gli audaci». ●

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Intervista al professor Gianni Speranza, sindaco della città di Lamezia Terme

«La Regione ascolti di più gli Enti locali»

Suggerite quattro aree di intervento: energie rinnovabili, sostegno al marketing territoriale, cooperative e aiuti ai giovani imprenditori, qualità della vita collegata al turismo

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ntervista al professor Gianni Speranza, sindaco di Lamezia Terme e popolare esponente del centrosinistra calabrese. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Certamente la situazione che stiamo vivendo è assai preoccupante ma è già un significativo passo avanti averne preso coscienza. Negli ultimi anni, irresponsabilmente, il governo Berlusconi negava l'esistenza della crisi e sosteneva che l'Italia era al riparo dalle sue più gravi conseguenze. All'improvviso ci siamo svegliati nel mezzo della tempesta e occorre affrontarla con serietà, determinazione ma al tempo stesso con coraggio e visione del futuro. Proprio perché abbiamo davanti a noi il rischio della recessione bisogna promuovere interventi che puntino all'equità e alla giustizia fiscale e sociale. Chi più ha lucrato negli ultimi anni deve contribuire oggi a far uscire il paese dalla crisi e chi più ha sofferto in questi anni deve essere aiutato a non entrare nel circolo perverso della povertà e dell'esclusione sociale».

Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

Gianni Speranza

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«Sono anni ormai che la parola “mezzogiorno” è diventata “scandalosa”. Con la Lega al governo è addirittura scomparsa dagli atti ufficiali oltre che dalle politiche concrete. Basti pensare alla sottrazione e all'utilizzo improprio dei fondi Fas, per averne un'idea. Non c'è dubbio quindi che, in una situazione difficile anche per le economie europee più forti, il mezzogiorno d'Italia rischi di pagare un prezzo ancora più elevato. A meno che non si cominci a guardare, come io credo, al mezzogiorno come ri-

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intervista sorsa invece che problema. Puntare sulla crescita e sullo sviluppo del Sud può essere la carta da giocare per aiutare l'intero sistema-paese ad uscire dalla crisi. Qui più che altrove ci sono infrastrutture strategiche da completare o realizzare, risorse umane qualificate disponibili e drammaticamente inutilizzate, opportunità produttive largamente inespresse (basti pensare alle produzioni di qualità nel campo agro-alimentare ad esempio o a quelle del turismo). Intervenire in tutti questi campi potrebbe alimentare un circuito virtuoso di nuova occupazione, crescita del reddito e dei consumi, ricollocazione strategica dell'intera area». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«In Calabria più che altrove la politica e le classi dirigenti hanno fatto, nel bene e nel male, la differenza. Si pensi alla stagione felice di una città come Reggio del sindaco gentiluomo Italo Falcomatà ed al crollo del cosiddetto modello Reggio a cui assistiamo in questi giorni o a cosa era la Rosarno del sindaco Peppino Lavorato anni fa o del sindaco Elisabetta Tripodi oggi rispetto alla Rosarno della rivolta tragica degli immigrati che abbiamo conosciuto solo poco tempo fa. Sono solo degli esempi, e se ne potrebbero fare tanti. La consapevolezza e il senso civico della gente comune, quindi, sono certamente decisivi e vanno sostenuti, ma la politica deve rappresentare un modello virtuoso di riferimento. In questi anni purtroppo è prevalsa invece un modello negativo di una parte della politica e della classe dirigente. Occorre innescare un circolo virtuoso nel quale i cittadini, le associazioni, i gruppi di volontariato e tutte le forze sociali si sentano protago-

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nisti e trovino nelle istituzioni e nella politica risposte adeguate e interlocuzione attenta. Ci sono tanti segnali positivi che bisogna sapere cogliere e tante situazioni che sembravano immutabili che repentinamente e improvvisamente sono cambiate. Quindi nessuna rassegnazione, ma impegno e buona volontà per fare prevalere il meglio dell'Italia e della Calabria».

della vita dei cittadini rappresentando al tempo stesso un forte attrattore turistico). Come si vede si tratta di 4 filoni d'intervento che non richiedono risorse enormi ma certamente una visione del futuro della nostra regione e la piena valorizzazione delle risorse di cui dispone, consentendoci di fare rapidamente dei passi avanti».

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

Professor Speranza, che cosa le ha insegnato la sua esperienza di sindaco? In Calabria esiste anche un problema di migliore selezione della rappresentanza politica e dei gruppi dirigenti?

«Prima di parlare dei quattro provvedimenti penso che andrebbe affermato un cambio di metodo e di atteggiamento. Mi piacerebbe che la regione ascoltasse di più gli enti locali, concertasse con loro e con le forze sociali le scelte politiche e di governo fondamentali, avesse un rapporto con le diverse realtà territoriali improntato alla valutazione oggettiva delle potenzialità, delle risorse e delle vocazioni di ciascuna area. Per quanto riguarda i provvedimenti concreti il primo su cui lavorerei è per incentivare privati ed enti locali al passaggio al fotovoltaico e alla produzione di energia solare, facendo della Calabria, cosa assolutamente possibile, la prima regione d'Italia in questo campo. La seconda riguarda il sostegno al marketing territoriale per tutte le produzioni di qualità della filiera agroalimentare e artigianale con interventi concreti per il sostegno dell'accesso ai mercati italiani ed esteri delle nostre produzioni di qualità finalmente con un loro marchio riconoscibile. Terzo: sostegno alle cooperative e alle imprese di giovani e agli enti locali per l'utilizzo completo e immediato di tutti i beni confiscati alla criminalità organizzata. Infine il quarto provvedimento potrebbe riguardare interventi nel campo sociale-ambientale e culturale (tutti ambiti nei quali è necessario un alto apporto di lavoro umano e che hanno immediata ricaduta sulla qualità

«Governare una città come Lamezia è al tempo stesso esaltante e faticoso. Si è chiamati a fare i conti tutti i giorni con mille emergenze, ma solo l'idea di aver condiviso in questi sette anni con i miei concittadini l'entusiasmo per la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di Papa Benedetto XVI alla città ripaga i tanti sforzi e i tanti sacrifici. L'esperienza concreta di sindaco mi ha insegnato che tante volte non basta la disponibilità all'ascolto e la buona volontà per cambiare le cose. Ci sono meccanismi farraginosi, inerzie burocratiche, veri e propri ostacoli che spesso impediscono la piena attuazione della volontà dell'Amministrazione comunale indirizzata al cambiamento. Il problema di una migliore selezione della rappresentanza politica e dei gruppi dirigenti certamente esiste. Questo attiene innanzitutto alla responsabilità dei partiti che in molti casi hanno abdicato a questo ruolo e a questa funzione. E poi alla capacità di scelta dei cittadini che, con il loro voto, hanno la possibilità di promuovere o punire i comportamenti dei loro rappresentanti. Spesso, invece, alle generiche lamentazioni non corrispondono poi comportamenti conseguenti. L'esercizio di una cittadinanza matura e consapevole è la premessa fondamentale della qualità democratica espressa da un territorio». ●

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Intervista ad Alberto Statti, presidente di Confagricoltura Calabria e noto imprenditore agricolo e vitivinicolo del Lametino

Occorre puntare su internazionalizzazione e marketing «Uno stop decisivo alla stagione delle politiche clientelari»

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Alberto Statti

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ntervista ad Alberto Statti, presidente di Confagricoltura Calabria e noto imprenditore agricolo e vitivinicolo del Lametino.

queste crisi finanziarie sfociavano in guerre, oggi per fortuna ciò non si verifica, ma i risultati in termini di danni economici sono altrettanto devastanti».

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Sarà sicuramente un anno difficilissimo, in quanto la crisi, iniziata già da qualche anno e che speravamo finisse con il 2011, in realtà è ancora nella fase più acuta e probabilmente non è stato ancora raggiunto l’apice. Si tratta di una crisi economica mondiale, che ha determinato pesanti ripercussioni in Europa con fortissimi attacchi speculativi che compromettono l’assetto finanziario dei Paesi Membri. Nel passato

«Da tanti anni si parla degli interventi per il Mezzogiorno che dovrebbero rappresentare lo sviluppo di una parte importante del Paese, attraverso il rilancio dell’economia dei diversi settori. Riscontro ad oggi che si tratta solo di semplici enunciazioni, in quanto in realtà una seria politica per il Mezzogiorno non è mai stata attuata, sebbene la Calabria può rappresentare una grande opportunità di sviluppo per il siste-

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intervista ma del Paese grazie alla sua posizione baricentrica nel Mediterraneo. Il Sud e la Calabria in particolare, dispongono di risorse naturali di elevatissimo livello che ad oggi non sono state sufficientemente valorizzate. Pertanto, attraverso un’adeguata programmazione e con l’ausilio delle risorse comunitarie a disposizione, si potrebbe invertire la rotta e diventare attrattivi sia sul versante turistico, che come produzioni di eccellenza, agricole, enogastronomiche e artigianali». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Se oggi siamo in queste condizioni lo si deve principalmente alla miopia della classe politica, che ha pensato principalmente a favorire attività clientelari che mal si conciliano con una politica di sviluppo. Sono state sperperate risorse economiche importanti attraverso interventi senza logica, finalizzate solo a “spendere” e non ad investire. La differenza tra i due concetti è enorme e mi auguro che in futuro prevalga nella nuova classe dirigente il desiderio di realizzare investimenti produttivi piuttosto che le classiche cattedrali nel deserto di cui la Calabria è piena. Questo modo di intendere la politica ha determinato un diffuso senso di sfiducia e di appiattimento da parte delle gente comune, al punto da perdere la consapevolezza delle nostre potenzialità, il senso civico ed il bene comune».

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed

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efficace?

«Al primo posto metterei : L’utilizzo efficace delle risorse comunitarie. Riprendendo il concetto espresso in precedenza, “investire e non spendere”, ritengo che tutti i Dipartimenti Regionali dovrebbero attivare strumenti di valutazione che consentono una selezione basata sui criteri oggettivi, per finanziare progetti virtuosi in grado di creare “vero” sviluppo e occupazione, così come recentemente è stato fatto con i bandi del Piano di Sviluppo Rurale dal Dipartimento Agricoltura. L’Accesso al credito. La crisi economica ha irrigidito il sistema bancario che concede sempre meno credito agli imprenditori. La Regione deve farsi carico di questo problema. A tal proposito dispone di Fincalabra che potrebbe finalmente svolgere il ruolo per cui è nata, servirebbe potenziarne il fondo rischio in modo da concedere maggiori garanzie agli Istituti di credito, rendendo così più agevole l’accesso al credito per le imprese di tutti i settori. Infrastrutture e Trasporti. Viviamo nell’epoca della globalizzazione dove la tempistica diventa determinante. Purtroppo, le nostre infrastrutture sono a dir poco carenti, assolutamente inadeguate e gravano in modo pesante sui costi di produzione, rendendo i nostri prodotti poco competitivi. Ritengo indispensabile interventi di ammodernamento del sistema viario calabrese, nonché di potenziamento del porto di Gioia Tauro. Attivare incisive politiche di comunicazione, marketing e internazionalizzazione dell’immagine della Calabria nel Mondo. Abbiamo, come dicevo prima, prodotti di eccellenza, che sempre più riscontrano il gradimento dei consumatori. Ritengo però, che per fare il salto di qualità sui mercati internazionali ed in particolare su quelli emergenti, abbiamo bisogno di un’incisiva, sotto tutti i punti di vista, campagna di co-

municazione e di marketing. Puntare sull’internazionalizzazione, attraverso strategie e progettualità condivise con gli imprenditori può essere l’arma vincente per la definitiva affermazione del Made in Calabria nel mondo». Presidente Statti, al di là del suo importante ruolo in Confagricoltura, ci dà un giudizio da imprenditore sugli ultimi venti anni di politiche agricole in Calabria? Il settore è cresciuto? Abbiamo fatto consistenti passi in avanti? Che cosa manca ancora?

«Negli ultimi 20 anni il tessuto imprenditoriale agricolo calabrese, ha fatto enormi passi avanti. In alcuni settori, tipo la vitivinicoltura, la Calabria è cresciuta tantissimo sia per numero di aziende che commercializzano direttamente il loro prodotto, sia in termini qualitativi che di immagine. In altri settori, tipo l’agrumicoltura, si è passati da produzione di massa a produzione di elevata qualità che si pregiano del marchio IGP, con una crescita notevole di strutture aggregative (cooperative) che esportano il prodotto di soci anche sui mercati internazionali. Più in generale, il settore agricolo ha avviato un percorso di rinnovamento che porterà sicuramente ad una selezione delle aziende. Anche a causa della crisi economica che stiamo vivendo, nel prossimo futuro, rimarranno in piedi solo le aziende che avranno saputo organizzarsi per produrre qualità e affrontare le nuove esigenze dei mercati. Credo che attraverso una rigorosa e mirata utilizzazione dei fondi comunitari, unita ad un’attenta politica creditizia ed una maggiore considerazione e attenzione da parte della politica regionale nei confronti del mondo agricolo calabrese, le prospettive future potranno essere nuovamente soddisfacenti per gli imprenditori di questa Regione». ●

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Quali previsioni per il 2012

Intervista all’imprenditore catanzarese Adriano Marani

«Puntare sul turismo creando un vero e proprio circuito di eccellenze»

Adriano Marani

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ntervista all’imprenditore catanzarese Adriano Marani.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«La mia opinione è molto semplice, l’Italia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità perché ha sprecato risorse economiche enormi senza creare un reale sviluppo al contrario di quello che è successo in Germania. Troppa gente ha un posto e non un lavoro. In virtù della attuale situazione mondiale non ci possiamo più permettere tali sprechi. Per chi lavora seriamente credo che non ci saranno molti problemi». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«La forza sia qualitativa che quantitativa della Lega Nord ha di fatto condizionato il dibattito politico degli ultimi anni ed una classe dirigente meridionale, un po’ datata, non è riuscita a difendere i legittimi interessi di un territorio che necessita di un grande progetto di rilancio. E’ un atto dovuto verso un territorio molto più ricco dell’attuale “Padania” prima dell’unità d’Italia e che è stato depredato dai Governi e dalle lobby economiche

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«L’Irlanda è un esempio per come ha utilizzato i fondi Por della Comunità Europea» post unitarie».

La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Nella domanda c’è già la risposta. In Calabria la popolazione è stata “educata” ad una mentalità votata solo ed esclusivamente all’assistenzialismo lontana da processi mentali dinamici e si è creata una società “statica” con poco senso di partecipazione molto individualista. Siamo rimasti a quello che descriveva Giovanni Verga a fine Ottocento nei “Malavoglia”». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Uno dei migliori provvedimenti che il Sud Italia ha avuto è l’ex legge 44 del 1986 oggi 95/95 gestita dall’ex “Imprenditoria Giovanile” che è riuscita a creare numerose e reali imprese che tutt’ora operano con ottimi risultati sul territorio. Quindi il mio suggerimento è quello di rifinanziare questo strumento considerato l’oggettivo successo. Inoltre bisognerebbe rilanciare l’immagine della Regione con iniziative concrete e non

con interventi a pioggia senza alcun ritorno reale. Puntare sul turismo creando un vero e proprio circuito di eccellenze da proporre ai più grandi tour operator mondiali incentivandolo soprattutto nel periodo di bassa stagione. Ma prima di ogni altra cosa va resa efficiente la macchina burocratica regionale con incentivi a chi merita concretamente e rendendo il personale a disposizione motivato e più qualificato».

In Calabria continua ad essere forte l’emergenza lavoro. La disoccupazione si misura ancora a due cifre e, soprattutto per i giovani, la situazione peggiora. Le colpe per il mancato sviluppo sono evidenti. La risposta possibile è solo quella dell’emigrazione, o si può fare ancora qualcosa per creare lavoro in Calabria?

«Si può fare sempre qualcosa. L’Irlanda è un esempio per come ha utilizzato i fondi Por della Comunità Europea. Purtroppo in Calabria siamo in un circolo vizioso in cui la politica ragiona solo sul quotidiano e non ha una visione di lungo corso, abituando a sua volta gli elettori ad essere dei veri e propri “clienti”. Se guardiamo oltre il Pollino, la vicina Basilicata fino qualche decennio fa era l’ultima regione d’Italia in tutti i settori, oggi, oltre ad averci superato si appresta a superare anche l’Abruzzo perché ha avuto una classe dirigente meno rissosa della nostra e lungimirante». ●

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Quali previsioni per il 2012

Intervista a Daniele Rossi, manager della nota impresa agroalimentare catanzarese Caffè Guglielmo

«La Calabria punti sulla qualità» «Per sostenere lo sviluppo occorre guardare con attenzione all’innovazione» Daniele Rossi

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ntervista a Daniele Rossi, manager della nota impresa agroalimentare catanzarese Caffè Guglielmo. Rossi, già alla guida dei Giovani Imprenditori di Confindustria Catanzaro, è anche presidente del Comalca (Consorzio Mercato Agricolo Alimentare Calabria) di Catanzaro. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Se i Maya prevedono la fine del mondo, forse questa è intesa con la fine di molte aziende, sia esse a livello nazionale che regionale. Infatti prevedo una serie di fallimenti che già purtroppo si stanno verificando nel Nord Italia e quindi di seguito al Sud. Da un fallimento o da una crisi si deve ripartire con più slancio, quindi prevedo una rinascita globale solo nel 2013 quando, si avrà un assestamento

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finanziario totale». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Forse la parola Mezzogiorno non è mai entrata seriamente nei programmi politici nazionali, ma questo non deve rendere vittime il Sud e la Calabria in particolare. Una parola su tutte può essere la soluzione: qualità. Qualità dei prodotti e servizi, e specializzarsi in qualcosa di nuovo che nasce dal Meridione o dalla Calabria in particolare. Solo cosi ci possiamo differenziare positivamente. Solo in questa maniera possiamo avere una conformazione internazionale».

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Sarò estremamente sintetico: fiscalità di vantaggio, punti di attrazione turistica, università, qualità». Da imprenditore di successo del settore alimentare calabrese se la sente di dare un consiglio ai suoi colleghi che, in ambito regionale, si stanno confrontando con il tema dell’internazionalizzazione e quindi della sfida dei mercati globali?

«La nostra amata terra (appena due milioni di abitanti) deve essere la base per formare un prodotto di qualità, ma andare oltre è necessario, andare oltre i confini mentali e regionali, pensando al web, ai social network, ecc., non trascurando però quello che di bello abbiamo noi calabresi e che teniamo in forte considerazione ancora oggi: i forti i valori umani, le conoscenze, i rapporti… Quindi guarderei anche al mercato che è in relazione ai molti calabresi che sono sparsi nel mondo e che possono fare da base  e poi da slancio alle aziende». ●

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Quali previsioni per il 2012

Intervista all’avvocato Dario Lamanna, direttore di Confindustria Catanzaro

«Sviluppo, le ricette rischiano di essere sempre uguali e diventano ripetitive» «L’economia della provincia di Catanzaro, in un contesto più complessivo di criticità, soffre in tutti i settori»

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ntervista all’avvocato Dario Lamanna, direttore di Confindustria Catanzaro.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

Dario Lamanna

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«Non so se sarà recessione o depressione, considerata la velocità degli eventi: certamente sarà un anno molto complicato, caratterizzato - ma non poteva che essere cosi’ - vista la incertezza finanziaria e la crisi di sistema degli ultimi anni, da un grandissimo stato di bisogno delle famiglie e da forti tensioni sociali. Sotto il profilo economico e , più in particolare, della produzione, si potrà anche registrare qualche lieve miglioramento in alcuni settori e una sostanziale tenuta in altri, grazie alle

aziende che, in maniera lungimirante, hanno allargato, i propri orizzonti , ma tutto ciò, questo è indubbio, sarà, purtroppo, quasi impercettibile». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«E’ vero, la parola Mezzogiorno non è più in agenda a tutti i livelli istituzionali; ma, se vogliamo essere sinceri, anche quando si abusava della questione Mezzogiorno, in alcuni momenti storici, la sostanza non era diversa e nulla di positivo è stato programmato e realizzato, tant’è che i parametri socio-economici non sono cambiati. Il futuro per il sud e per la Calabria, territori svantaggiati in partenza, non è facile ma è necessario guardare in

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positivo cogliendo con determinazione ogni minima opportunità e sostenendo le speranze dei tanti giovani, che in un modo o nell’altro, dovranno pure avere un futuro». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«La risposta è certamente affermativa. Chi ha ricoperto ruoli di responsabilità istituzionale non può trincerarsi e nascondersi con le solite manfrine di bassa politica , dovrebbe avere, al contrario e senza bleffare, la sincerità di ammettere che la logica dei rinvii , il non coraggio delle scelte, il corporativismo fine a se stesso hanno prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti: uno stato di confusione e di non serietà che hanno offerto il destro a sbeffeggiamenti degli altri paesi europei ai quali, a parte la Germania, avremmo molto da insegnare. Ma questo, almeno speriamo, è il passato del modello berlusconiano. In questo panorama generale, la Calabria si colloca, come sempre, con un valore aggiunto negativo. Il riferimento alla mancanza di consapevolezza e di senso civico è assolutamente vero, e qui è fondamentale una crescita di sensibilità ed una maggiore coscienza collettiva della società civile».

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Le ricette rischiano di essere sempre uguali e diventano ripetitive perché nessuno, anche questo governo regionale, originariamente pieno di buone intenzioni, ha il coraggio di programmare quello che serve e, se program-

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Quali previsioni per il 2012

mato, di arrivare al traguardo in tempi brevi. In particolare occorrerebbe portare avanti una vera politica di rinnovamento: finalizzata ad azzerare, salvo i tempi tecnici, le lungaggini procedurali (ad es. penso alle misure di incentivazione sull’occupazione, ai bandi PIA, etc.), semplificando e snellendo; capace di sprigionare le potenzialità di garanzia relativamente al credito; idonea a garantire lo sviluppo delle opere infrastrutturali, mettendo in cantiere riassetti del territorio e messa in sicurezza di immobili pubblici (penso alle scuole). In ultimo, ma non meno importante, individuare, senza campanilismi elettorali, pezzi del territorio dove concentrare e energie e risorse adeguate per la crescita di un sistema turistico competitivo in grado di attrarre flussi nazionali ed esteri».

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QUOTIDIANO ECONOMICO ON-LINE

Avvocato Lamanna, dall’osservatorio di Confindustria Catanzaro, di cui lei è direttore, come appare l’economia dell’intera provincia? Quali sono, a suo avviso, gli elementi di maggiore criticità?

«L’economia della provincia di Catanzaro , in un contesto più complessivo di criticità, soffre in tutti i settori, pesantemente in quello prevalente dell’edilizia ma ricadute negative registrano anche quello agroalimentare, il legno ed arredo ed, inevitabilmente, il terziario ed i servizi alle imprese. L’elemento di maggiore criticità è indubbiamente rappresentato dalla mancanza di liquidità del sistema delle imprese e dall’impossibilità concreta di accedere al credito considerata la difficile situazione degli istituti bancari. Scelte strategiche, sul piano infrastrutturale e della gestione del territorio, non proprio vincenti ed azzeccate sul piano dell’efficacia, hanno impedito, inoltre, negli anni, l’avvio di percorsi virtuosi per la creazione di sistemi produttivi competitivi». ●

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Quali previsioni per il 2012

Intervista al dottor Lucio Dattola, alla guida della Camera di Commercio di Reggio Calabria e neo presidente regionale di Unioncamere

«Calabria, un’ottima fabbrica di talenti»

Lucio Dattola

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«In un momento di grande difficoltà come quello attuale bisogna far ripartire l’economia con idee radicalmente nuove, altrimenti la ‘ndrangheta sarà sempre più forte e noi sempre più perdenti»

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Quali previsioni per il 2012

ntervista al dottor Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria e neo presidente regionale di Unioncamere

La politica e le classi dirigenti hanno

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà

bria, soffrono anche di una mancanza

un anno difficile. C’è chi parla di reces-

di consapevolezza e di senso civico da

sione e chi addirittura di depressione.

parte della gente comune?

Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«La situazione è molto diversa dagli Anni ’30. Oggi gli istituti bancari sono solidi grazie alla potente iniezione di liquidità della Banca centrale europea che ha assegnato 489 miliardi di euro con un’operazione di durata triennale. Il vero problema è un altro: convincere le banche a investire sulle imprese e a concedere loro i finanziamenti, ripensando quindi gli stringenti parametri di Maastricht e Basilea 3 che le obbligano a immobilizzare ingenti capitali per garantire i prestiti».

senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Cala-

«Noi calabresi abbiamo un senso civico spiccatissimo ma come tutti gli altri popoli del pianeta tendiamo a “esondare” se non ci sono controlli certi e servizi garantiti. Il vero problema del Mezzogiorno è che non è riuscito a esprimere una classe dirigente di qualità e di spessore. E non mi riferisco solo a quella politica, ma soprattutto a quella burocratica e amministrativa, vero motore dell’azione pubblica». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul

Dall’agenda politica nazionale sembra

piano economico, in modo rapido ed

essere sparita la parola Mezzogiorno.

efficace?

Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Il Sud e la Calabria sono territori marginali e periferici. Se la Calabria è una delle regioni più povere d’Italia e di Europa, con un Pil pari a circa due terzi di quello medio delle regioni Ue, sicuramente ci sono delle responsabilità locali, ma è altrettanto certo che tutti i governi che si sono succeduti fino a ora non hanno progettato e realizzato nulla per sostenere concretamente uno sviluppo sostenibile del Mezzogiorno. Sul piano nazionale e internazionale la Calabria rimane quello che è ormai da tempo: un’ottima fabbrica di talenti da esportazione che puntualmente rifornisce sia il Nord Italia sia l’Europa».

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Primo. Costruzione della piattaforma intermodale di logistica di Gioia Tauro. E in tempi rapidissimi: Vado Ligure e La Spezia incombono, purtroppo. Secondo. Provvedimenti a favore del comparto edile. Se si faranno ripartire le grandi opere infrastrutturali tutta l’economia calabrese ne trarrà beneficio con un moltiplicatore sull’indotto che interesserà anche gli altri settori produttivi. Terzo. Un unico progetto turistico regionale che ruoti sulle potenzialità locali e sulle esigenze reali della domanda nazionale e internazionale; che incrementi i flussi turistici attraverso voli charter sui due aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria. Come Unioncamere avevamo presentato

all’allora assessore Donnici un ottimo progetto dal quale avrebbe tratto beneficio tutto il territorio regionale. Purtroppo non se n’è fatto nulla. Quarto. Rilanciare il settore agricoltura puntando su fattori strategici come produzioni di eccellenza, ricerca e innovazione. Occorre una politica agricola regionale che dia gambe al “sistema agricoltura” locale, proponendolo come un soggetto unico, dall’identità forte e portatrice di valore per i suoi prodotti. Dottor Dattola, lei presiede la Camera di Commercio di Reggio Calabria. Siamo di fronte a una provincia che avrebbe a disposizione un potenziale enorme in termini di sviluppo: agricoltura, agroalimentare, turismo, beni ambientali e culturali... C’è solo la ‘ndrangheta a impedire il decollo dell’economia e della società reggine?

«Il nostro problema non è solo la ‘ndrangheta. Abbiamo una grave farraginosità burocratica, una politica poco attenta alla qualità delle proposte e troppo attenta alla gestione del contingente. Abbiamo il record di disoccupazione giovanile e di donne emarginate dal lavoro. Ma abbiamo anche enormi risorse sottoutilizzate: beni culturali e ambientali per il turismo, produzioni agricole specializzate, centri di ricerca innovativi. Anche le imprese dunque dovranno sforzarsi e proiettarsi al cambiamento, cogliendo le opportunità che possono trarre dalle tendenze del mercato globale. In un momento di grande difficoltà come quello attuale bisogna far ripartire l’economia con idee radicalmente nuove, altrimenti la ‘ndrangheta sarà sempre più forte e noi sempre più perdenti». ●

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Quali previsioni per il 2012

Intervista all’ingegnere Marcello Gaglioti, presidente di LameziaEuropa Spa

«La Regione sblocchi i pagamenti alle imprese» «Dopo aver sperperato per anni le risorse pubbliche oggi ci troviamo in una fase molto difficile che rischia di trascinare tutti nel baratro» Marcello Gaglioti

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ntervista all’ingegnere Marcello Gaglioti, presidente di LameziaEuropa Spa.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Ritengo che il 2012 sarà ancora un anno molto difficile dal punto di vista economico. Mi auguro che l’Europa adotti in tempi brevi le giuste misure per far fronte alla congiuntura economica internazionale in atto. Ritengo importanti i provvedimenti varati dal Governo Monti in questi due mesi di attività, anche si mi sarei aspettato maggior equità, nonostante i contraccolpi delle misure adottate sfociate in proteste e blocchi che seppur condivisibili vanno sempre inquadrati in un contesto drammatico per l’Italia che a dicembre ha veramente rischiato il default. Lavorare ancora e con tenacia per garantire la crescita, innovare, liberalizzare servizi e professioni, colpire gli sprechi e l’evasione, devono essere in questa fase gli obiettivi di tutti per risalire la china ed affrontare un 2012 che si presenta molto difficile».

Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Da tanti anni ormai, nei fatti, il Mezzogiorno non è nell’agenda politica nazionale. Mi auguro che chiusa una fase politica in cui certamente ed inconfutabilmente la Lega ha giocato un ruolo determinante all’interno del Governo ai fini di una visione unitaria dello sviluppo e della crescita nazionale, con il governo Monti e sotto la spinta costante del Presidente Napolitano si guardi al Sud ed alle sue prospettive di sviluppo con maggiore attenzione e nell’ambito di una strategia condivisa in particolare con le Regioni. In tal senso vedo segnali positivi riguardanti il metodo di lavoro avviato dal Go-

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verno Monti caratterizzato da una visone interministeriale della tematica Mezzogiorno e dalle linee guida illustrate dai ministri Passera e Barca e condivise con le Regioni del Sud che hanno portato già alla definizione del Piano di Coesione Territoriale con interventi concreti ed immediati previsti in particolare per le infrastrutture, sviluppo della banda larga, ricerca e innovazione su cui far convergere fondi comunitari e nazionali al fine di qualificare la spesa e portare a compimento interventi soprattutto infrastrutturali avviati ed ancora non completati. In questa ottica le ultime decisioni del CIPE sono incoraggianti. In tale contesto il futuro del Sud e della Calabria nonostante la crisi internazionale può essere positivo ed improntato alla crescita se si ha il coraggio di fare scelte politiche precise ed in tempi rapidi mirate a fare massa critica ed a valorizzare e rendere produttive le risorse e le potenzialità esistenti ed ancora inespresse e scarsamente utilizzate legate a settori strategici per noi quali il turismo, la portualità, l’agroalimentare di qualità».

l’esempio con scelte ed atti concreti improntati al rigore ed al taglio di privilegi e sprechi che ancora esistono e stridono con la realtà quotidiana ed i sacrifici a cui tutti sono chiamati».

La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

Ingegnere Gaglioti, lei ha maturato una importante esperienza alla guida di LameziaEuropa Spa. Perché in Calabria stentiamo sempre nel tentativo di far esplodere, in positivo, i potenziali esistenti? Il caso della grande area industriale di Lamezia Terme ci sembra davvero un caso emblematico...

«Oggi e tale questione si è maggiormente aggravata negli ultimi anni viviamo una fase in cui la politica ha perso credibilità soprattutto nel mezzogiorno e ciò ha fatto venire meno in modo generalizzato la fiducia nelle istituzioni ed il concetto di bene comune e senso civico. Dopo aver sperperato per anni le risorse pubbliche oggi ci troviamo in una fase molto difficile che rischia di trascinare tutti nel baratro. Tale situazione può rappresentare un punto di non ritorno per tutti. E la politica a tutti i livelli e soprattutto in Calabria deve per prima dare

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Sblocco immediato dei pagamenti dovuti dalla Regione Calabria alle imprese per lavori già effettuati da anni il cui ritardo sta creando problemi gravissimi di sopravvivenza alle imprese. immediato da parte di Fincalabra dei fondi già stanziati per favorire l’accesso al credito. di un credito d’imposta regionale per le imprese che investono e creano occupazione in Calabria urgenti determinazioni improntate sulla semplificazione amministrativa per sbloccare l’attività di settori regionali importanti per lo sviluppo produttivo quali quello energetico o per passare alla veloce concretizzazione degli interventi previsti dal Master Plan per la portualità turistica regionale».

«Perché non si riesce a fare un efficace gioco di squadra e perché i tempi della politica per concretizzare scelte necessarie ai fini della trasformazione di tali potenzialità in vere opportunità di sviluppo sono eccessivamente lunghi rispetto a quelli richiesti dal mercato. Un caso concreto è dato dal fatto che per sottoscrivere un protocollo d’intesa per lo sviluppo integrato dell’area industriale di Lamezia Terme nonostante non prevedesse alcun impegno finanziario pubblico, abbiamo impiegato nove mesi. Nove mesi per la sola sottoscrizione». ●

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Intervista a Nuccio Caffo, presidente dei Giovani Imprenditori della Calabria

Sviluppo della Calabria, puntare sulla leva fiscale «Ci dobbiamo svegliare tutti, siamo cittadini di una Repubblica dove la sovranità appartiene al popolo e non sudditi di una casta deputata a decidere il nostro futuro» Nuccio Caffo

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ntervista a Nuccio Caffo, noto imprenditore del settore agroalimentare calabrese e presidente regionale dei Giovani Imprenditori. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«I dati, tra l'altro confermati anche dal Centro Studi di Confindustria, sono inequivocabili. Ma a parte i numeri, la crisi si percepisce nell'aria quindi è indispensabile ridare fiducia ai cittadini con misure utili allo sviluppo ed alla creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani. A parte la politica, che deve impegnarsi a completare le necessarie riforme, noi come cittadini e imprenditori, possiamo dare un fondamentale contributo alla crescita, rimboccandoci le maniche insieme

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ai nostri collaboratori per aumentare la produttività delle nostre aziende, solo cosi potremo essere competitivi sul mercato globale, resistendo "in patria" senza delocalizzare gli stabilimenti all'estero come stanno facendo molte imprese appartenenti ai settori produttivi ad alta intensità di manodopera. Riprendiamoci il Made in Italy o almeno quel che ne resta. Purtroppo questa situazione è la conseguenza più grave di una politica che nel tempo non è riuscita a contenere i costi dello Stato, portando la pressione fiscale ai massimi storici a fronte di servizi inadeguati ai tempi. Ci dobbiamo rendere conto che i nostri territori sono in competizione con il mondo intero, quindi se non vengono offerte condizioni "interessanti" le imprese non investono in Italia, anzi quando possono disinvestono e si radicano all'estero, portando via con se

know-how e opportunità di lavoro per gli italiani». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«In questi primi mesi il governo Monti si è trovato a dover affrontare le emergenze dettate dal contesto europeo ed internazionale. Sicuramente si può fare di più per il Sud ma già il decreto Salva-Italia prevede già lo sblocco di 9,6 miliardi di euro per le infrastrutture nel meridione, e a quanto mi risulta non è vero che sia completamente sparita la parola Mezzogiorno dall'azione del Governo. Infatti nei giorni scorsi il premier ha incontrato i governatori delle regioni del sud per discutere il "DOSSIER SUD" che sarà presentato da Monti al consiglio

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intervista europeo il 30 gennaio. Non possiamo inoltre dimenticare che finalmente la Calabria ha un importante esponente nel Governo, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà. Spero che le misure che il governo sta mettendo in cantiere per il sud riescano ad invertire la tendenza negativa denunciata dalla SVIMEZ nel suo rapporto annuale, dove si prevede che ne prossimi vent'anni avremo un meridione più povero e con meno giovani». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Sicuramente ci dobbiamo assumere tutti la nostra parte di responsabilità se vogliamo migliorare il paese. Dalle piccole cose, come tenere cura all'ambiente in cui viviamo, fino a sani principi dell'etica e della morale che ci devono impedire di utilizzare "scorciatoie" per perseguire scopi personali, alimentando un circuito perverso che trova il suo fondamento in un radicato clientelismo politico che assoggetta i cittadini al suo potere, soprattutto in Calabria. Ci dobbiamo svegliare tutti, siamo cittadini di una Repubblica dove la sovranità appartiene al popolo e non sudditi di una casta deputata a decidere il nostro futuro. Dobbiamo iniziare ribellandoci ad una legge elettorale iniqua che ha spogliato i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

1) «Azzeramento dell'IRAP per i primi 5 anni di attività per le nuove imprese che faranno investimenti in Calabria. E' indispensabile incentivare con misure

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fiscali e automatiche l'avvio di nuove attività che contribuiscano alla crescita del PIL regionale. Essendo una misura destinata ad imprese realmente nuove (non nuove società che incorporano attività preesistenti) il costo per il bilancio regionale è pari a zero, mentre i benefici sono evidenti; 2) Immediata attivazione del d'imposta regionale su nuovi investimenti e/o ampliamenti di attività già esistenti, con contestuale semplificazione delle procedure burocratiche per la fruizione; 3) Riconoscimento di un bonus fiscale consistente in un d'imposta per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani calabresi corrispondente almeno al 40% del costo lordo del dipendente per i primi 5 anni di lavoro. Il bonus deve essere cumulabile ad eventuali altre agevolazioni statali, in modo da rendere competitiva la Calabria e le aziende che vi investono; 4) Istituzione di un di garanzia per le start-up che permetta un agevole e veloce accesso al credito alle aziende di nuova costituzione avviate su tutto il territorio regionale. Si potrebbero creare "Voucher di garanzia" spendibili in tutte le banche convenzionate con la Regione, al posto delle solite garanzie reali su immobili privati e personali dell'imprenditore. La Regione rischierebbe al pari dell'imprenditore per creare nuove opportunità di lavoro e avrebbe titolo a monitorare la sua attività nel periodo di durata della garanzia, accompagnandolo nel percorso di crescita quando necessario, senza interferire nell'attività. Questi provvedimenti, direttamente mirati alla crescita del tessuto economico e produttivo regionale, devono necessariamente essere accompagnati da adeguati investimenti in infrastrutture materiali ed immateriali che avvicinino la Calabria ai mercati più importanti. Nella qualità di Presidente del comitato interregionale dei Giovani imprenditori

del Sud Italia e quindi anche di presidente per la Calabria, a Capri ha lanciato un importante grido d’allarme. Ci sono stati cambiamenti in positivo da allora?

«A Capri evidenziammo come al nostro Sud serva un concreto piano industriale, che tenga conto di una politica di filiera, e che, soprattutto, sia capace di attrarre investimenti, nazionali e internazionali, e che per realizzarlo occorra innanzitutto una strategia forte e unitaria, che faccia riferimento al Mezzogiorno nella sua dimensione di macro-area e non solo a singole regioni. Per questo la mattina antecedente il convegno di Capri, abbiamo organizzato un workshop con gli esponenti politici delle 8 regioni del Sud, al quale per la Calabria ha preso parte il Governatore Scopelliti accompagnato dall'assessore alle attività produttive Antonio Caridi. Un format inedito, dove abbiamo messo a confronto "a porte chiuse" i nostri politici regionali con i giovani imprenditori, dopo la presentazione dei dati della Svimez e delle proposte di rilancio dei ricercatori dell'Istituto Bruno Leoni (No Tax area per il Sud). Abbiamo chiesto in quella occasione, in modo propositivo, un'immediata inversione di tendenza ai nostri amministratori regionali necessaria per alimentare un circuito virtuoso di investimenti e sviluppo. A partire dalle finanziarie regionali fino ad arrivare ad un sano investimento dei fondi europei, provando a creare una sana sinergia tra le regioni del sud mettendo a confronto i loro esponenti. Sicuramente sarà stata solo una coincidenza, ma nei giorni scorsi il nuovo Governo ha messo attorno ad un tavolo gli esponenti delle stesse regioni, per parlare delle stesse cose che abbiamo evidenziato. Come sempre i giovani imprenditori meridionali sono stati in grado di guardare oltre l'orizzonte, quindi mi auguro che il nostro contributo sia servito almeno a stimolare un'unità di intenti tra regioni accomunate dagli stessi problemi». ●

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Intervista a Nicola Cilento, imprenditore del settore agrumicolo della Sibaritide e componente della giunta nazionale di Confindustria

«Utile ridurre i costi della macchina burocratica regionale» «Occorre una consapevolezza nuova del valore del sistema agricolo per l'economia e l'occupazione della regione Calabria»

Nicola Cilento

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ntervista al dottor Nicola Cilento, agronomo e noto imprenditore agrumicolo della Sibaritide. Cilento, già presidente di Confagricoltura Calabria, è attualmente membro della giunta nazionale dell’importante organizzazione agricola. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Che il 2012 sarà un anno difficile è fuori da ogni dubbio. Penso che viviamo già da un po' di tempo in recessione, al di là dei dati che comunque già parlano da soli. Siamo vicini tecnicamente ad un calo del Pil che a mio parere facciamo ancora in tempo ad evitare, a condizione che si facciano scelte di reale equità fiscale, si ponga fine ad un bieco accanimento a danno delle piccole e medie imprese, che sono il vero cuore propulsivo dell'economia del nostro paese, e delle fasce più deboli del lavoro dipendente,che contribuiscono fortemente ai consumi. Soprattutto si deve intervenire subito sul fronte della spesa pubblica e dei costi, ad iniziare da quelli della politica, prevedendo anche una drastica semplificazione e sburocratizzazione a vantaggio delle imprese».

Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Dice bene! Il Mezzogiorno sembra essere stato ignorato da questa prima azione di governo. Pare che comunque siano previsti nelle prossime settimane una serie di incontri con questo tema. Certo è che se non si rilanciano gli investimenti al Sud, dando fiducia e strumenti alle imprese virtuose del luogo senza ulteriori infruttuose colonizzazioni e soprattutto, specie in Calabria,

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non si decide una volta per tutte che i settori strategici non possono che essere l'agricoltura e il turismo, penso non ci sarà futuro. C'è quello che amo definire un vero e proprio "tesoretto", ad esempio, nella nostra Regione, costituito da 700 km di coste, 380.000 ettari di superficie coltivata, 400.000 ettari di bosco, che devono assolutamente rappresentare la chiave di volta per la ripresa economica». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Che ancora si continui a pagare il prezzo della c.d. "questione meridionale" in termini culturali è sicuramente vero. Ruolo determinante devono avere le Università presenti in Calabria,fortunatamente di buon livello. Non farebbe male un'azione qualitativamente più incisiva sulla scuola. Ma anche questa è una scelta politica. Non mi pare che negli ultimi anni ci si sia spesi molto su questo fronte, al di là di qualche mini riforma tesa a risparmiare qualche milione di euro a fine mese! Obbiettivo deve essere non solo un generale miglioramento del senso civico, ma soprattutto la crescita delle coscienze sul fronte della partecipazione democratica agli organi di governo della cosa pubblica a tutti i livelli. Con la consapevolezza che solo il superamento della peggiore delle crisi che stiamo vivendo,quello della rappresentanza, potrà dare speranza alle future generazioni. Serve anche costruire una fiducia nelle imprese come volano non solo dell'economia ma anche del senso dello stato e del civismo».

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che

potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Le indico tre obiettivi, da conseguire con un quarto intervento: favorire il credito alle imprese attraverso gli strumenti esistenti; migliorare le infrastrutture in maniera coordinata collegando quelle esistenti e soprattutto realizzandone di nuove: occorre un nuovo aeroporto in Area Sibaritide, per non parlare della carenza della rete ferroviaria; attuare una seria ed efficace politica di promozione dei nostri prodotti coordinando l'attività degli enti competenti. Tutto questo lo si può realizzare riducendo i costi della "macchina regionale", che spesso diventano veri e propri sprechi».

Dottor Cilento, lei fa parte della Giunta nazionale di Confagricoltura e da poco ha lasciato le redini della presidenza Regionale di questa importante organizzazione di categoria. Ormai l’agricoltura e l’agroalimentare sono sulla bocca di tutti, talora anche in maniera non appropriata. Cosa servirebbe all’agricoltura calabrese per il tanto atteso e definitivo decollo?

«Occorre una consapevolezza nuova del valore del sistema agricolo per l'economia e l'occupazione della regione Calabria. E' altresì necessario che le imprese approccino al mercato,che è sempre più globale, con una visone moderna e innovativa, che guarda avanti e punta alla crescita. Pertanto, alla nostra classe imprenditoriale servono strumenti per aggregare la produzione, per qualificare il prodotto ed aggredire nuovi mercati, per "fare rete" con altri soggetti della filiera agroalimentare, ma anche delle istituzioni e delle Università. Il tutto per dare fiducia agli operatori e agli investimenti. Bisogna credere nelle imprese agricole e negli agricoltori per credere in un futuro migliore». ●

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Intervista a Vittorio Caminiti, presidente regionale di Federalberghi

Turismo in Calabria, Caminiti: «Controllare l’abusivismo» «Bisogna investire sulla promozione seria, a 360°, facendo una pubblicità che sia anche capillare»

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ntervista al professor Vittorio Caminiti, presidente regionale di Federalberghi. Caminiti è, tra l’altro, uno dei maggiori esperti italiani di cultura ed economia del bergamotto, il pregiato agrume che proprio nella provincia di Reggio Calabria raggiunge vette di eccellenza in termini qualitativi.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. Vittorio Caminiti C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Ormai il mercato è impazzito, è stata avviata una fase di cannibalismo aziendale. Tutti coloro che hanno debiti verso i fornitori, cercano di rifarsi sui creditori, e così via. I debitori non possono pagare, perchè non riescono ad incassare i crediti.

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Prima o poi, la bolla del credito a pagherò, doveva scoppiare. La grossa distribuzione e il commercio in generale, che supplivano alla mancanza di credito da parte delle banche,  con i pagaenti dei fornitori fino a 180 gg ed anche in alcuni casi a 360 gg, di colpo non hanno potuto più reggere la pressione debitoria, ed ecco il disastro».

Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Secondo me, il Sud è scomparso ormai da anni dagli scenari politici, l'ultimo colpo di grazia ci è stato dato con la candidatura di soggetti di altre regioni, i quali nel momento in cui venivano eletti, obbedivano naturalmente alle logiche del potere, in questi ultimi anni quello della lega». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Sì, ormai erano anni che la gente comune aveva messo da parte il buon senso civico, e consapevolmente amavano drogarsi con l'idea che ci veniva somministrata, quella che tutto va bene e che si vive bene e che i problemi erano degli altri, mentre il sistema del malaffare si fa-

ceva d'oro».

Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

1) Avere il coraggio di mandare a casa tutti gli incompeteneti e tuttologi e puntellare tutti gli avamposti della pubblica amministrazione di Onesti competenti. 2) Cominciare a fare applicare le leggi, controllando chi può operare, come opera, con quale licenza e se rispettano le regole di mercato. Per il turismo è inconcepibile che ci siano migliaia di Bed & Breakfast, che non pagano le tasse perchè tali, e poi operano come alberghi ed agli stessi prezzi, distruggendo quella poca economia turistica, creata con fatica negli anni. 3) Mettere mano al controllo dell'abusivismo turistico delle case estive, che a fronte agli 8.000.000 (otto milioni) di turisti registrati negli Hotel, ne ospita in nero e senza pagar alcun onere sporcano, inquinano, deturpano, occupano spiagge pubbliche, senza lasciare alcun beneficio al territorio, tranne quello di arricchire i proprietari, che spesso vivono al nord, perchè emigrati. 4) Investire sulla promozione serie, a 360°, facendo una pubblicità capillare, non solo al livello nazionale ed internazionale, ma particolarmente a livello regionale, usando i media locali per sensibilizzare il turismo domestico di prossimità, che ad oggi conta una buona fetta del mercato locale, il 20%» .

Professor Caminiti, lei presiede tra l’altro la principale organizzazione di categoria del settore alberghiero in Calabria. Ma ci vuole spiegare perché nella nostra regione si parla di sviluppo del turismo da decenni e i risultati, in verità, sono state sempre insoddisfacenti sen non del tutto deludenti?

«Il turismo non è mai decollato e non potrà mai decollare perché in genere ai politici non frega nulla del turismo. Da oltre trent'anni, spesso si è stati interessati solo sperperare le risorse destinate al turismo, impegnando ingenti risorse in balli, balletti e manifestazioni inutili, che di frequente fanno scappare il turista, se non lo fanno inorridire per la scarsa qualità degli eventi». ●

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Quali previsioni per il 2012

Intervista a Ernesto Madeo, presidente del Consorzio di Tutela dei Salumi di Calabria a Dop e noto imprenditore del settore agroalimentare, di San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza

Madeo: sostenere e tutelare il prodotto calabrese Ernesto Madeo

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ntervista a Ernesto Madeo, presidente del Consorzio di Tutela dei Salumi di Calabria a Dop e noto imprenditore del settore agroalimentare, di San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza.

«Il sistema è ingessato e le politiche sono state incostanti»

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

ropa, debbano nel prossimo futuro porre necessariamente l’attenzione al Mezzogiorno e in particolar modo al Sud, in quanto è proprio dal sud che si possono ritrovare gli spazi per lo sviluppo economico, sia nell’agroalimentare che nel turismo. E ricordiamoci che tutte le infrastrutture che verranno realizzate al Sud, hanno bisogno di avvalersi delle risorse e delle imprese del Nord».

«Suggerirei: riduzione della burocrazia e dei tempi di realizzazione, strumenti per facilitare l’accesso al credito, infrastrutture e servizi».

Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Le responsabilità sicuramente vanno ricercate negli anni e soprattutto in tutte le classi dirigenti che si sono succedute. In Calabria diversi sono stati i momenti in cui si è tentato in qualche modo di affrontare le questioni sociali, del lavoro e delle infrastrutture. Purtroppo, io credo che il problema sia da attribuirsi principalmente al sistema ingessato e all’incostanza nell’attuare politiche di riforma. Bisogna seguire una direzione, il percorso si inizia e si porta a termine».

«La prima cosa che mi viene da pensare è che i calabresi debbano consumare di più i prodotti calabresi. Non è pensabile andare in un ristorante calabrese e non trovare le eccellenze della nostra terra. E’ la questione culturale su cui bisogna insistere, affinché vengano valorizzati i nostri prodotti attraverso la promozione, ma è necessario che i programmi promozionali debbano essere discussi insieme alle parti interessate (consorzi e imprese). Ritengo inoltre che la nostra Regione dovrebbe promuovere e tutelare in maniera continua tutti i nostri prodotti». ●

«E’ evidente che si tratta di anni difficili, ma io ritengo che gli italiani abbiano rivisto le loro abitudini anche nei consumi, nonché nelle spese in generale. Si tratta comunque di un popolo di risparmiatori, ma anche di buongustai. L’attenzione si è spostata verso una riduzione di spesa, ma una spesa di qualità. Si è ridotto notevolmente lo spreco e l’eccesso. E’ ovvio che il problema sussiste per chi non ha il lavoro. Per questo le politiche di governo e di sviluppo dovranno essere più incisive verso le imprese dell’economia reale che possono contribuire a risolvere il problema occupazionale».

«Ritengo che l’Italia, nonché l’Eu-

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La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

Ci indica quattro provvedimenti, da

suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

Presidente Madeo, lei guida il Consorzio di tutela dei Salumi di Calabria a Dop ed è anche uno dei più importanti imprenditori del settore agroalimentare in Calabria. I prodotti tipici e le eccellenze della nostra regione sono sulla bocca di tutti, talora anche a sproposito o impropriamente. Cosa servirebbe al settore agroalimentare calabrese per riuscire a sprigionare l’enorme potenziale che pur esiste?

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Quali previsioni per il 2012

Intervista a Cesare Cristofaro, noto imprenditore catanzarese del settore acque minerali e dirigente di Confindustria

«Comprare e spendere il più possibile dalle nostre aziende locali» «Il tempo oggi va dedicato all’incasso, si rischia di non trovare più il cliente se si arriva in ritardo…» Cesare Cristofaro

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ntervista a Cesare Cristofaro, noto imprenditore catanzarese del settore acque minerali e dirigente di Confindustria. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Il 2012 sarà un “annus terribilis” recessione e depressione sono e saranno

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consequenziali, questo lo dice la storia. La crisi del 29 è nettamente diversa dall’attuale, il 24 Ottobre del 1929 crolla Wall Street e inizia una delle più grandi crisi economiche mondiali. Questa crisi è stata la manifestazione di una crisi più ampia presente in America. Una crisi dovuta alla sovrapproduzione agricola ed industriale tra due guerre mondiali. La crisi attuale, vede le sue radici nei prestiti subprime, quindi è finanziaria,

per debiti non onorati a cascata e rivenduti dalle banche, con la conseguenza che la crisi non si è fermata solo negli Stati Uniti, ma ha altresì intaccato altri stati e tutto il sistema industriale». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Non mi trovo d’accordo con questa

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intervista teoria, in questo momento di difficoltà anche il Governo Centrale sta cercando di mantenere i suoi impegni con il Sud, certamente non è periodo di vacche grasse e i tagli ci sono e ci saranno, vedi ferrovie, scuola ecc. ecc. Dobbiamo comunque rimboccarci le maniche, far aumentare il PIL calabrese con la conseguente ricaduta sul nostro territorio, comprare e spendere il più possibile dalle nostre aziende locali, localizzate e con sede legale in Calabria. Basta con i soldi dei calabresi a contribuire al benessere di altre regioni o peggio ancora di altri stati. Se parliamo di investimenti e contributi a soggetti terzi dobbiamo pretendere ricadute certe nel nostro territorio. Punteggio premiante alle aziende calabresi che partecipano agli appalti pubblici per la fornitura di beni e servizi. Pretendere da banche e imprese che fanno raccolta di liquidità in Calabria il riutilizzo sul territorio di buona parte della raccolta». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Mancano le risorse? Spendiamo meglio! Con un occhio allo sviluppo, per far marciare più velocemente programmi ed investimenti, compresi i progetti infrastrutturali portati avanti dagli enti locali ma finanziati per almeno la metà dalla Regione. Barra dritta su strade, autostrade e green economy. Ma anche misure per l’equità e la tutela sociale, a partire da un’uso più diffuso dell’Isee, per i servizi comunali e regionali. Vendere tutto il patrimonio mobiliare e immobiliare degli enti non utilizzato, e parlo di tante strutture sportive, sanitarie, di edilizia popolare che tanti privati potrebbero far fruttare. E

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Quali previsioni per il 2012

poi la sanità e il riordino istituzionale dei vari livelli di governo, dalle comunità montane alle unioni e associazioni di Comuni e Province, anche alla luce delle nuove disposizioni nazionali. Gli stipendi di manager e dirigenti del settore pubblico, vanno ancorati ai risultati degli obiettivi sia strategici che di bilancio, va applicato il concetto di meritocrazia. Questo la gente se lo aspetta, chi gestisce la cosa pubblica, acqua, rifiuti, sanità, trasporti ecc. deve metterci la faccia. I fannulloni a casa». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Misure per il contenimento e la qualificazione della spesa; Riduzione dei costi della politica; Revisione integrale della spesa regionale; Riordino e razionalizzazione organizzativa. Interventi per lo sviluppo. Attuazione della legge per le opere strategiche. Infrastrutture. Green economy. Semplificazione burocratica. Defiscalizzazione degli investimenti. Misure per l’equità e la tutela sociale. Sempre più Isee. Gli utenti non provvisti di Isee saranno automaticamente collocati nella fascia di contribuzione più alta e non potranno beneficiare di alcuna agevolazione. Nell’ambito della loro autonomia e delle disponibilità dei rispettivi bilanci, gli enti erogatori dei servizi potranno poi determinare le fasce di reddito e i correlati importi di compartecipazione o aliquote di agevolazione. Case popolari in vendita e nuove regole per gli affitti. Alienazione del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica, non sulla base della rendita catastale ma sulla rendita media di mercato. Servizio sanitario regionale: razionalizzazione organizzativa; tetti di spesa nei consumi, nel personale, nei livelli di contrattazione. Introdurre principi di finanza

pubblica in particolare in merito alla spesa farmaceutica e standardizzazione dell’offerta sanitaria. Gestione unica del patrimonio immobiliare delle aziende sanitarie Gestione unitaria del patrimonio immobiliare non strumentale, anche con la costituzione di consorzi o società». Dottor Cristofaro, lei è un importante imprenditore nel campo delle acque minerali e delle bevande. Ci vuole descrivere la situazione del settore in Calabria? Abbiamo un potenziale non pienamente espresso?

«Un potenziale? In tempi normali ci sarebbe lo stimolo a sfruttare tutte le possibili opportunità del nostro mercato, oggi vale la teoria con parola d’ordine “salvarsi” e “vivere alla giornata”. Quindi, niente programmi per il futuro, niente o pochi investimenti. Il tempo oggi va dedicato all’incasso, si rischia di non trovare più il cliente se si arriva in ritardo. Di conseguenza aumentano i costi e le perdite. Purtroppo il tessuto economico locale è fatto da micro imprese, che basano i loro bilanci sul credito dei fornitori e delle banche, con strutture sottocapitalizzate non bancabili. Quindi, finanziamo il nostro credito, oggi questo non è più possibile, perchè il rischio è troppo elevato. Dal punto di vista commerciale, ci sarebbero spazi da ricoprire nel il nostro settore, ci sono quote di mercato che si spostano, si scambiano tra gruppi multinazionali, anche per logiche di antitrust. Il settore delle acque minerali è dominato dalle multinazionali con lobbies fortissime che condizionano sia il mercato delle materie prime che quello della clientela. Dobbiamo puntare incessantemente sulla qualità al giusto prezzo, sulla serietà delle politiche aziendali e soprattutto far capire alla clientela il messaggio del Consuma e Spendi calabrese che conviene a tutti». ●

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Intervista al professor Vittorio Daniele, docente di economia all’Università Magna Graecia di Catanzaro

«La riduzione del divario fra Nord e Sud dipende anche dai meridionali stessi» Vittorio Daniele

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ntervista al professor Vittorio Daniele, docente di economia all’Università Magna Graecia di Catanzaro, nonché autore di importanti saggi sul Mezzogiorno. Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«Nel 2012 l’Italia sarà in recessione. Le stime prevedono una contrazione del Pil di almeno mezzo punto percentuale. È probabile che la contrazione sia maggiore. Ciò si rifletterà negativamente sull’occupazione, compromettendo la possibilità che l’economia si riprenda tramite un aumento della domanda aggregata interna. È assai probabile, inoltre, che la crisi si aggravi anche per gli effetti della manovra economica varata dal governo. È da considerare che la recessione rischia di compromettere gli

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Alla politica e alle istituzioni: «Concentrare, per quanto possibile, le risorse disponibili su obiettivi quantificabili e di immediata attuazione» sforzi fatti per mantenere a un livello sostenibile il rapporto tra debito pubblico e Pil. È una situazione assai difficile, che si aggraverebbe ulteriormente se gli interessi sul debito dovessero continuare ad aumentare. In tal caso, la tenuta dei conti pubblici sarebbe a rischio. Si profila, dunque, un anno difficile per l’Italia. In quest’anno bisognerà gettare le basi perché il Paese possa risolvere alcuni nodi strutturali e, dunque, crescere in futuro. Paragonare la crisi alla Grande depressione degli anni ’30 non è del tutto corretto. In quegli anni, vi fu una caduta dell’attività economica e un forte aumento della disoccupazione. Gli effetti furono drammatici in molti paesi: negli Stati Uniti il PIL reale diminuì del 30 per cento e la disoccupazione raggiunse il 20 per cento. La recessione si aggravò e si diffuse, poi, a livello internazionale anche per errori di politica economica. La recessione attuale ha

colpito, in maniera assai meno severa, i paesi europei tra cui l’Italia. Il problema cruciale è che la crisi economica si accompagna con la crisi dei debiti pubblici e dell’euro. Il caso italiano è esemplare. Non potendo espandere la domanda aggregata attraverso politiche fiscali, pena l’aumento del debito, e non avendo a disposizione una politica monetaria autonoma, l’Italia si trova di fonte a un’empasse. Si tratta di un caso del tutto inedito. Negli anni ’30, invece, tutte le nazioni colpite dalla recessione reagirono, seppur in ritardo, con politiche fiscali e monetarie espansive». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Anche l’economia della Calabria e quella del Mezzogiorno risentiranno della recessione. Gli effetti saranno par-

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intervista ticolarmente severi se non si sbloccheranno i fondi pubblici già stanziati e non si accelereranno i tempi di attuazione delle opere pubbliche. In un’economia come quella calabrese, in cui la risorse mobilitate dal settore pubblico rappresentano una parte rilevante del reddito complessivo, contrazioni di spesa producono effetti recessivi maggiori che in altre regioni. È evidente che nella difficile fase attuale, emergenziale per l’economia nazionale, il problema del divario Nord-Sud, passa in secondo piano». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Non c’è dubbio che nel Mezzogiorno e in Calabria il senso civico sia carente. Molti problemi del Mezzogiorno nascono da una mancanza di responsabilità delle classi dirigenti e dei cittadini. Questi ultimi additano spesso i politici come responsabili di molti mali che attanagliano il Sud, dimentichi però del fatto che la politica riflette la società e ne è espressione. Se le nostre città e i nostri paesi sono sporchi e scempiati dall’abusivismo, se le nostre coste sono devastate da uno sviluppo urbanistico selvaggio, le responsabilità sono da ricercare in loco, nella carenza di senso civico dei cittadini, oltre che nell’incapacità e irresponsabilità di buona parte della classe dirigente nostrana. Perché al Nord si riesce a raggiungere un livello accettabile nella raccolta differenziata, mentre Napoli e molte città del Sud sono sommerse dai rifiuti? Perché in Emilia la sanità funziona assai meglio che in Calabria? Sarebbe da ipocriti continuare a nascondere le responsabilità che ci competono, pensando che il progresso nella vita civile dipenda solo

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da altri e mai da se stessi». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«Concentrare, per quanto possibile, le risorse disponibili su obiettivi quantificabili e di immediata attuazione, intervenendo su settori in grado di mobilitare risorse e di incidere sulla qualità della vita dei cittadini. Alcuni esempi. Primo, in una regione in cui oltre la metà delle scuole non è in regola con le certificazioni di agibilità e si trova, spesso, in una situazione di degrado strutturale, bisognerebbe destinare risorse alla riqualificazione dell’edilizia scolastica più di quanto si stia facendo. Secondo, la rete idrica e quella fognaria sono in gran parte fatiscenti o inadeguate. Terzo, la situazione della viabilità locale è critica, così come quella di molte aree urbanizzate soggette a frane e smottamenti. Quarto, ospedali e strutture sanitarie locali versano in condizioni di degrado. Pensare a un piano d’interventi, anche di microinterventi, in opere pubbliche e servizi essenziali, darebbe una spinta immediata alle imprese e inciderebbe non poco sulla qualità della vita. Si tratterebbe, anche, di voltare pagina rispetto a un’insopportabile retorica dello sviluppo endogeno, fatta di sigle e acronimi e basata su continue, estenuanti quanto inconcludenti concertazioni tra enti, associazioni, e una pletora di “soggetti locali”. Retorica che negli anni scorsi ha prodotto decine di migliaia di pagine, qualche centinaio di siti web del tutto inutili, uno stuolo di consulenti e di precari e disperso risorse in mille rivoli, lasciando la Calabria e il Sud più o meno con gli stessi problemi di prima».

Professor Daniele, lei è un economista ed anche un esperto in materia di sviluppo economico del Mezzogiorno

d’Italia, inteso anche in una dimensione storica. Ma la Questione Meridionale esiste ancora? E se esiste, sono sufficienti le chiavi di lettura proposte dai grandi meridionalisti del secolo scorso o di fine Ottocento?

«La questione meridionale esiste ancora, ma in termini diversi rispetto al passato. Il divario tra Nord e Sud riguarda certamente l’economia, dunque le capacità di produrre e di generare occupazione, ma riguarda anche aspetti della vita civile e sociale. Esistono profondi divari Nord-Sud nelle qualità dell’istruzione, della giustizia civile, della sanità, nel funzionamento della burocrazia e nell’efficienza dei servizi pubblici. Esiste, poi, un serio problema di legalità dovuto all’espansione della criminalità organizzata. Queste differenze tra Nord e Sud caratterizzano oggi la questione meridionale. Le chiavi di lettura offerte dai grandi meridionalisti sono certo utili per interpretare l’evoluzione del divario e, ritengo, le pagine di studiosi come Nitti, Fortunato, Ciccotti, Salvemini andrebbero attentamente rilette. Sarebbe anche essenziale che si sgombrasse il campo da diffuse retoriche nordiste e sudiste, da pregiudizi e stereotipi, dai facili slogan con cui, sbrigativamente, si è pensato, soprattutto negli ultimi anni, di affrontare i problemi. È importante guardare, invece, alla complessità dei problemi, al Mezzogiorno in un mondo mutato, in cui le sorti delle economie regionali dipendono dai cambiamenti nello scenario economico nazionale e globale. Tali cambiamenti rendono anacronistiche, oltreché inutili, politiche assistenziali basate su contributi e incentivi. Credo, infine, che sia necessario che i meridionali prendano coscienza del fatto che la riduzione del divario rispetto al Nord non dipende solo dalle politiche economiche nazionali o regionali. Esso dipende, in larga misura, anche dai comportamenti e dalle scelte dei meridionali stessi». ●

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Intervista al presidente della Cia Calabria, Mauro D’Acri

«Riportare l’agricoltura al centro del sistema economico regionale» «In politica dare molto spazio ai giovani»

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ntervista al presidente di Cia Calabria, Mauro D’Acri.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

Mauro D'Acri

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«Secondo dati forniti nei giorni scorsi dall’ISTAT anche nel terzo trimestre del 2011 il potere d’acquisto delle famiglie continua a diminuire e contemporaneamente cala la propensione al ri-

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intervista sparmio. Si tratta di un trend negativo che si è riscontrato per tutto l’anno. La diminuzione del potere di acquisto delle famiglie si ripercuote immediatamente sui consumi soprattutto sugli acquisti alimentari. Proprio a causa delle minori disponibilità economiche, ma anche degli aumenti della benzina e dell’inflazione, nel 2011, ben una famiglia su tre è stata costretta a “tagliare” gli acquisti alimentari, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menù quotidiano e oltre il 30 per cento è stato obbligato a comprare prodotti di qualità inferiore. Analoga la percentuale di chi si è rivolto quasi esclusivamente alle promozioni commerciali, mentre sono cresciuti esponenzialmente gli acquisti presso gli hard-discount. Anche il 2012 si è aperto con prospettive non certo rosee, complice la stangata della manovra. Se non si interviene subito con provvedimenti seri che rilancino la crescita e l’occupazione ritengo che la situazione finanziaria degli italiani non potrà che peggiorare e tale peggioramento si ripercuoterà ancora una volta sui consumi, con ripercussioni negative su tutta la filiera non solo sulla produzione ma anche sulla trasformazione e commercializzazione incidendo sui livelli occupazionali». Dall’agenda politica nazionale sembra essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Guardiamo con molta attenzione alla politica concertativa e di coesione che il governo presieduto dal premier Mario Monti sta portando avanti con gli Enti Locali. Dopo il primo incontro di metà dicembre in cui è stata sottoscritta una prima intesa con le Regioni meridionali siamo molto interessati ai provvedimenti attuativi del piano che saranno discussi nel nuovo incontro fissato per giorno 17. Il nuovo Piano

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di azione-coesione per il Mezzogiorno rappresenta secondo noi solo un primo passo per provare ad agganciare il Mezzogiorno alla locomotiva nazionale. Ritengo fondamentale prevedere, come si fa nel Piano, la razionalizzazione dell’utilizzo dei fondi strutturali, la concentrazione degli investimenti in settori ad alto impatto socioeconomico e il sostenendo dell’occupazione dei lavoratori maggiormente colpiti dagli effetti della crisi, ma credo che ciò non basta. Sicuramente c’è bisogno di una cabina di regia per: la programmazione degli interventi di sviluppo al Sud, l’individuazione di pochi grandi obiettivi strategici, il coordinamento delle iniziative e la supervisione globale. Soprattutto, però, penso che c’è bisogno di uno scatto di orgoglio delle popolazioni del Mezzogiorno per superare un gap che non è solo economico ma anche sociale. Il timore è che se non si mette seriamente ed immediatamente mano ad un recupero ragionato di questo gap socioeconomico dei nostri territori, non sarà possibile invertire il trend negativo che ci vede coinvolti». La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Lo Svimez nel suo ultimo rapporto ha diffuso dei dati che rappresentano un vero e proprio tsunami demografico per il Sud d'Italia. Si calcola che nel 2050 gli over 75 cresceranno di dieci punti percentuali. Un Mezzogiorno in recessione, che continua a crescere meno del centro-nord, dove lavora ufficialmente meno di un giovane su tre e dove il tasso di disoccupazione reale sarebbe del 25%. Nel 2010 la Regione più ricca è stata la Lombardia con 32.222 euro di

Pil pro-capite, mentre la Calabria è al penultimo posto, con 16.657 euro. Le forze produttive emigrano e il Meridione e la Calabria in particolare rischiano di trasformarsi in un paese per vecchi. Nei prossimi 20 anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro. Secondo lo Svimez il Mezzogiorno si trasformerà nel corso del prossimo quarantennio in un'area spopolata, anziana ed economicamente sempre più dipendente dal resto del paese. Per invertire la rotta non bastano le ricette economicistiche, occorre ritrovare motivazioni forti che diano un senso alla scelta di vivere in Calabria. Le motivazioni possono essere trovate solo modificando quegli elementi di conservazione e disuguaglianza che impediscono la piena realizzazione di parti importanti della società, e i giovani lo sono. In questa ottica bisogna allargare gli spazi di libertà e le possibilità di auto-realizzazione degli individui, limitare il potere (qualsiasi potere) quando è iniquo e lavorare con caparbietà per superare il deficit storico di senso civico, disponibilità disinteressata e passione civile, che temo sia alla base di non poche degenerazioni della nostra realtà. Bisogna fare spazio ai giovani nella politica. Io credo che c’è bisogno di una profonda azione di svecchiamento della politica per rimuovere incrostazioni e rendite di posizione consolidate che bloccano il sistema». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«La base per qualsiasi provvedimento che il governo regionale può intraprendere è rappresentata, a mio parere, da una necessaria e indispensabile azione di coinvolgimento e di partecipazione dei calabresi per renderli sempre più artefici del proprio destino. Dal punto di vista operativo si potrebbe agi►

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intervista re immediatamente sulle seguenti leve: Individuare alcuni, pochi e ben chiari, obiettivi strategici sui quali intervenire immediatamente con adeguati interventi finanziari; alcuni interventi nell’agroalimentare,ad esempio, potrebbero avere immediati ritorni positivi. Accorciare drasticamente i tempi di pagamento. I ritardi nei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni rappresentano, specialmente per le piccole imprese, uno dei maggiori elementi di difficoltà soprattutto in un periodo di forte stretta creditizia quale quella attuale. Ridurre le procedure burocratiche attivando la semplificazione. Garantire e potenziare, anche nel periodo di crisi attuale, i servizi sociali e le politiche di welfare. Crescita sociale e crescita economica sono facce della stessa medaglia». Dottor D’Acri, lei presiede la Cia calabrese, importante organizzazione agricola. Cosa occorre fare perché l’agricoltura, l’agroalimentare e il settore zootecnico possano finalmente decollare nella nostra regione?

«L'economia calabrese ha conosciuto negli ultimi decenni un processo di trasformazione profonda. Il ridimensionamento del ruolo dell'agricoltura nell'economia della regione costituisce probabilmente il segno più vistoso di questa trasformazione. Tuttavia, l'importanza del settore primario nell'economia era e resta in Calabria molto più marcata rispetto a quella che esso riveste mediamente per l'Italia nel suo insieme; il peso dell'agricoltura in termini di occupazione e di reddito prodotto è pari in Calabria a circa il doppio di quello medio nazionale. Inoltre, l'importanza del settore agricolo sull'economia regionale rispetto al resto del Paese mostra una tendenza a mantenersi costante: a partire dal 1980,

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infatti, il suo peso sul valore aggiunto si è mantenuto intorno al 6,5%. Resta, pertanto, molto alta l'importanza che il settore agricolo riveste dal punto di vista sociale: un calabrese su sette è conduttore di un'azienda agricola; una famiglia su quattro trae parte del suo reddito da un'attività indipendente in agricoltura. Secondo i primi dati provvisori del censimento 2010 forniti dall’ISTAT alla data del 24 ottobre 2010, le aziende agricole e zootecniche attive rilevate in Calabria sono 137.699, con una Superficie Agricola Utilizzata (SAU) di 551.404,94 ettari. Rispetto al Censimento del 2000 le aziende agricole calabresi diminuiscono del 21,2% (-32,2% in Italia) e la SAU dello 0,6% (-2,3% in Italia), mentre la superficie media aziendale aumenta – grazie all’accorpamento e/o fuoriuscita delle piccole aziende – passando da 3,2 ettari del 2000 agli attuali 4 ettari. L’agricoltura deve essere riportata al centro del sistema economico regionale e della politica regionale in quanto oltre all’importanza socio-economica in sé bisogna sottolineare che abbiamo un paniere di produzioni di alta qualità ed eccellenza legate al territorio e capace di evocare culture, tradizioni e storie rilevanti. In questa direzione l’agricoltura può dare un forte contributo, diretto ed indiretto (penso al turismo ed allo sviluppo locale), alla crescita economica complessiva della nostra regione. Quale Presidente della CIA ritengo che per un decollo effettivo del settore primario in Calabria bisogna puntare ad un’agricoltura di qualità e di servizi legata al territorio. Per far ciò è necessaria una intensa azione politica condivisa con le parti sociali che affronti i problemi strutturali e recuperi competitività al settore, valorizzando le sue forti potenzialità intrinseche. A tal proposito indico al-

cuni punti sui quali come Confederazione è opportuno focalizzare l’azione, altri anche molto importanti quali il ricambio generazionale, il credito, la gestione del rischio, ecc. li tralascio solo per questione di spazio. Il primo punto è rappresentato dall’organizzazione delle filiere. Bisogna lavorare sul miglioramento del ruolo delle Organizzazioni di Produttori. La frammentazione complessiva del sistema lo rende complessivamente debole. Tale debolezza si manifesta specialmente nei confronti della Grande Distribuzione Organizzata. A tal proposito nei prossimi giorni sarà avviata, da parte della CIA, una raccolta di firme per proporre una proposta di legge d’iniziativa popolare per regolare i rapporti tra GDO e agricoltura. Il secondo aspetto è rappresentato dal sistema della ricerca e della diffusione dell’informazione. La necessità di coniugare produttività economica e sostenibilità ambientale richiede, infatti, una grande capacità di innovazione tecnologica e organizzativa. Il terzo punto consiste nella necessità di mettere all’ordine del giorno una grande azione di semplificazione. Non solo semplificazione delle procedure burocratiche. L’ultimo punto è dato dalla necessità di valorizzare la multifunzionalità, i servizi ambientali, territoriali e sociali che gli agricoltori possono fornire. Il tema non è solo quello di creare opportunità di reddito agli agricoltori con nuove attività connesse ma di utilizzare l’apporto, l’esperienza e i mezzi degli agricoltori per costruire dal basso quel “patto con la società” portato avanti dalla Confederazione Italiana Agricoltori e reso operativo dalla sottoscrizione capillare, anche nella nostra regione, della “Carta di Matera” con tantissime Amministrazioni Locali». ●

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intervista

Quali previsioni per il 2012

Intervista all’Avvocato reggino Pasquale Melissari, Commissario di Calabria Lavoro

Il modello «posto pubblico» non esiste più Tra le proposte: negoziazione di un contratto collettivo regionale multi settore Pasquale Mellisari

I

ntervista all’Avvocato reggino Pasquale Melissari, Commissario di Calabria Lavoro.

Da più parti si sostiene che il 2012 sarà un anno difficile. C’è chi parla di recessione e chi addirittura di depressione. Qualcuno addirittura evoca la crisi degli Anni ’30. Qual è la sua opinione?

«E’ un momento difficile, in cui l’unico dovere che abbiamo è quella di impegnarci a progettare un futuro più adeguato per coloro che verranno. Il sovrapporsi di una crisi economica di livello globale con una prospettiva di marcata stagnazione in

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un quadro nazionale di politiche finanziarie restrittive, determina l'esigenza ineludibile di una rigorosa verifica delle prospettive di realizzazione delle aspettative e degli obiettivi di risanamento e sviluppo della Regione. Non va sottaciuto peraltro che, nei tre anni di crisi che abbiamo alle spalle, le risorse nazionali e comunitarie destinate alla convergenza e alle infrastrutture del mezzogiorno hanno subito pesanti decurtazioni. Né va dimenticato che, in Calabria, il peso delle manovre restrittive nazionali si somma necessariamente ai vincoli e ai costi derivanti dalle

criticità della finanza regionale aggravata dal peso del rientro dal deficit sanitario. Le più accreditate analisi di settore documentano, ad oggi, una forte caduta del PIL regionale ( tre punti nel 2010) che, in mancanza di incisivi e rapidi interventi di sostegno alla crescita, potrebbe produrre, nel 2012, una ulteriore sostenuta contrazione dell'occupazione giovanile e femminile. Se questo e' lo scenario che abbiamo di fronte, nel 2012 dobbiamo prepararci a gestire una fase di grave stagnazione contenendone, a livello territoriale, gli effetti più marcatamente recessivi con l'obiettivo

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intervista minimale di non perdere ulteriore terreno nei confronti del resto del mezzogiorno e preparaci ad agganciare con strumenti snelli, credibili ed efficaci la ripresa che, verosimilmente, si affaccerà nel 2013. In prima analisi va, pertanto condotta una severa verifica di adeguatezza dei mezzi disponibili in termini di risorse (umane, strumentali e finanziarie) e di strumentazione (normativa ed organizzativa). Solitamente le crisi non hanno un andamento costante, ed i calabresi come gli italiani sanno rispondere adeguatamente alle turbolenze presenti nel mercato e nelle istituzioni. Oggi, è necessario dare un forte scossone, che non si ottiene solo sforbiciando i costi qua e là, ma piuttosto, con un forte impulso alla crescita, programmando interventi seri e coerenti, non solo sotto l’aspetto economico, ma soprattutto sotto il profilo sociale. Alcune indicazioni: a) riorganizzazione dell’organizzazione burocratica della Regione; troppi dipartimenti, troppo frastagliata la dinamica amministrativa, troppi centri di potere, unica deve essere la linea di comando e di indirizzo politico; b) riorganizzazione degli enti, società, fondazioni, ecc.; c) risolvere definitivamente il problema dei precari calabresi che assorbono notevoli risorse finanziarie comunitarie, nazionali e regionali, che potrebbero essere orientate per creare crescita del territorio e non solo sostegno al reddito, considerando tali soggetti una risorsa per la crescita; c) più attenzione ai disoccupati calabresi che non fanno parte di aree tutelate, mi riferisco ai giovani ed in particolare alle donne; d) più attenzione all’agricoltura ed all’ambiente ed allo sport, che possono in brevissimo tempo consentire una crescita del PIL calabrese. Se le risorse pubbliche disponibili - sempre decrescenti - restano impegnate massicciamente per sostenere occupazione pubblica o sussidiarne quella improduttiva, e non per sostenere la crescita e la competitività di attività produttive sane, sarà difficile intercettare la ripresa che verrà e si finirà per perdere l'opportunità di essere attori necessari del processo di sviluppo delle aree sottosviluppate del mediterraneo». Dall’agenda politica nazionale sembra

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essere sparita la parola Mezzogiorno. Quale potrà essere il futuro del Sud e della Calabria in un contesto internazionale così difficile?

«Io sono un ottimista per natura. La Calabria ha un ruolo importante e strategico per la crescita del Paese e dell’area del Mediterraneo. Esempi concreti, provengono da numerose Nazioni come Ucraina, Israele, Russia, America del Nord, Cina e tanti altri, che sono interessati al nostro territorio ed ai nostri prodotti ed ai nostri cervelli, un motivo certo ci sarà! Il Sud è quello che effettivamente produce dall’Unità d’Italia, la crescita e lo sviluppo dell’Italia, sia per le risorse umane utilizzate dal Nord, sia per quelle economiche sottratte, sia perché mercato dei beni prodotti al Nord. Me lo consenta: siamo i migliori, rappresentiamo l’evoluzione della cultura greca, il nostro dna può solamente essere impiantato. Però dobbiamo convincerci di essere calabresi prima di ogni cosa, nel solco della tradizione. La globalizzazione di cui oggi tanto si parla, noi calabresi l’abbiamo inventata e vissuta, basti pensare alle colonie greche ed a ciò che hanno rappresentato nel tempo. Infatti, a chi ritiene che i nostri giovani devono restare a lavorare in Calabria, quindi non emigrare, io rispondo: siamo nel 2012 per arrivare a Milano con il treno ci impieghiamo circa 10 ore, e lo stesso tempo che serve per arrivare a New YorK. Quindi, cerchiamo di rendere intelligenti i nostri desideri, ma non quelli dei nostri genitori o dei nostri nonni! Soffermandoci alla mobilità è importante sottolineare che è alla categoria della mancata programmazione integrata va ascritto il disastro del nostro sistema di trasporto ferroviario che costituisce una vera e propria barriera insuperabile persino per le attività sociali più elementari: rete obsoleta in gran parte non elettrificata e mono binario, gallerie inidonee per la movimentazione delle merci, materiale rotabile degli anni '50 e frequenze di servizio che sarebbero offensive anche per i Paesi più arretrati del terzo mondo. E in questo disastro abbiamo addirittura convogliato risorse comunitarie destinate alla convergenza! E' il momento di dire basta ad un sistema che ci

soffoca! Il contenzioso con lo Stato non e' se Trenitalia debba continuare ad assicurare un collegamento notturno giornaliero con il resto del Paese! La questione ha portata ben più generale : si tratta, infatti, di sapere cosa lo Stato intenda per servizio universale e cosa Trenitalia debba garantire in regime di uguaglianza su tutto il territorio nazionale. In altri termini va accertato se lo Stato non abbia finanziato per una parte del Paese l'obbligo del servizio universale in regime di uguaglianza su tutto il territorio, oppure se Trenitalia utilizzi diversamente le risorse ad esso destinato. Fino a quando il principio cardine dello Stato di diritto (l’uguaglianza) non verrà fatto rispettare e le risorse ad esso destinate resteranno stornate per altre finalità, a questa Regione non potrà più essere richiesto di farsi carico di esigenze che le sono estranee perché non coincidono o si pongono in contraddizione con le norme che disciplinano programmazione e sviluppo del territorio. E questo deve valere per tutti gli investimenti da eseguire con risorse nazionali e/o comunitarie. Dal ponte sullo stretto passando per gli investimenti nella portualita' e la viabilità ordinaria e autostradale. Non si tratta di una contestazione di carattere politico ma di una elementare, doverosa e pacata richiesta di giustizia che, però, va sostenuta con una rigorosa logica di programmazione strategica frutto di leale collaborazione con lo Stato. Ed e' proprio la mancanza di rigorosa programmazione strategica pluriennale che costruisce una ulteriore strozzatura di sistema che frena la crescita e fornisce argomenti a quanti - e non sono pochi - traggono vantaggi competitivi dalle nostre insufficienze».

La politica e le classi dirigenti hanno senz’altro una buona dose di responsabilità, soprattutto per l’incapacità dimostrata di attuare riforme strutturali. Ma l’Italia, e in particolare la Calabria, soffrono anche di una mancanza di consapevolezza e di senso civico da parte della gente comune?

«Il distacco fra politica e cittadini è divenuto da tempo distacco fra cittadini e Istituzioni. L'istituto regionale, in moderata difficoltà generale nel Paese, tro►

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intervista

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intervista va in Calabria uno dei punti di massima espressione. Le cause di maggiore ostacolo all'attrazione di investimenti nella nostra regione, evidenziate da tempo dagli analisti più accreditati, sono la mancanza di trasparenza e conoscibilità delle procedure, l'eccesso di discrezionalità modale e temporale, la complessità normativa e la frammentazione delle competenze e della logistica delle strutture serventi. Si tratta di una difficoltà reale che determina sostenuti extra costi per i cittadini e per le imprese e, oltretutto, getta un'ombra di forte discredito (se non di sospetto) sulla credibilità dell'istituzione e della sua classe dirigente. Percorrere con decisione la via della semplificazione normativa, organizzativa e funzionale, ed affiancarla con un’altrettanto decisa iniziativa di corretta informazione e di selettivi servizi alle imprese e ai cittadini, diventa occasione di competitività e di recupero di quel fortissimo distacco fra politica ed istituzioni che e' autorevole indicatore del malessere sociale che attraversa il nostro tempo. Senso civico da parte della gente comune? Ma se non c’è nella burocrazia ed anche in parte di alcuni politici che ritengono che la politica sia un ambito privato, ed ancora che questa si caratterizzi per una azione continua di demonizzazione dell’avversario e da un distorto uso di alcuni mezzi d’informazione, che alimentano il pettegolezzo e la maldicenza, strumentalmente organizzate ed indirizzate dal lato oscuro del potere perché orientate a mantenere uno status quo del territorio». Ci indica quattro provvedimenti, da suggerire al governo regionale, che potrebbero avere ritorni positivi, sul piano economico, in modo rapido ed efficace?

«La Regione possiede un ricco patrimonio costituito da immobili, terreni, attività produttive che, per ragioni inutili da enumerare, si caratterizza per inaccettabile rapporto tra costi e redditività. La eterogeneità e frammentazione gestionale di questa ricchezza, peraltro, costituisce oggettivo elemento di improduttività, impropria collocazione dei prodotti sul mercato e, anche, di corretta analisi delle opportunità di impiego più produttivo. Non si tratta di vendere i gioielli di fa-

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miglia ma, solamente, di mettere un patrimonio a servizio dello sviluppo e della crescita dell'occupazione. Revisione della strumentazione amministrativa e legislativa con l’introduzione di un forte vincolo esterno di programmazione strategica. Questa misura è indispensabile a fini di forte contrazione dell'intermediazione politica (e non solo), di trasparenza e prevedibilità dell'azione amministrativa, di revisione della frammentazione gestionale e riduzione delle strutture interne ed esterne con conseguente eliminazione dei doppioni e delle sovrastrutture; Forte contrazione dei costi e giustapposizione degli apparati pubblici attraverso la concentrazione e messa a norma delle agenzie, fondazioni e strutture regionali; l’attuale struttura ad assetto burocratico è talmente parcellizzata ed autoreferenziale da rendere inefficace e fuorviante ogni tentativo di indirizzo, verifica e controllo. In non marginali casi viene persino il dubbio di quale sia il fine vero dell’azione amministrativa cui la struttura è finalizzata. Introduzione dell’internal audit dotato di agili strutture di supporto. Riguardo il lavoro: a) riorganizzazione del mercato del lavoro; i Centri dell’impiego devono cambiare la loro visione e missione; b) approvazione del testo unico sul lavoro, istruzione, formazione, alta formazione, sicurezza e qualità del lavoro; c) piano del lavoro concertato con le forze sociali; d) negoziazione di un contratto collettivo regionale multi settore; d) interventi mirati sui territori in particolare dove esistono, l’Unione dei Comuni e le Associazioni dei Comuni, da considerarli quali ambiti di distretto occupazionale; e) sviluppo della robotica. Obiettivo del Presidente per il prossimo futuro sarà proprio questo, avviare e perseguire obiettivi di crescita cercando di lasciare ai calabresi una Regione migliore». Avvocato Melissari, al Sud e in Calabria una delle principali emergenze continua ad essere quella della disoccupazione, in particolare giovanile. Alla guida di Calabria Lavoro che idea si è fatto del problema?

«Quotidianamente ricevo segnalazioni di giovani che non riescono ad intro-

dursi nel mondo del lavoro; in genere tali segnalazioni provengono dai genitori o da quelli che chiamo giovani-anziani (Yangold): i nonni. Anche io sono padre: ho due figlie, una di 18 e una di 26 anni. Intanto ho chiesto loro di rimanere a Reggio e studiare presso le ottime Università Calabresi, naturalmente dopo essermi convinto che la loro scelta era orientata verso un corso di studio presente nelle nostre Università. Dopo ho fatto con loro un accordo finanziario, che in sintesi può essere riassunto in questo: tutti i soldi che dobbiamo spendere per mantenervi fuori, verrà accantonato per essere utilizzato dopo la laurea: una borsa che oscilla tra 50.000 ed i 100.000 euro. Se questo modello, che può essere perfezionato dalle famiglie, fosse utilizzato, realizzeremmo una crescita esponenziale del PIL calabrese ed avremmo i migliori centri di ricerca del mondo. Comunque, il problema è complesso e nessuno ha la giusta soluzione: è importante però attenzionare il disagio giovanile e delle famiglie e dare loro risposte immediate. Bisogna però dire chiaramente ai genitori ed ai nonni che il modello “posto pubblico” non esiste più, che nel futuro che ci aspetta, il lavoratore sarà un lavoratore che non andrà mai in pensione e che il lavoro precario è il nuovo modello del lavoro, non una patologia del modello contratto di lavoro a tempo indeterminato e che non ha senso costruire un modello unico di contratto di lavoro, ritornando così al 1905 quando Barassi ideò il contratto di lavoro. Io personalmente sono per incentivare più l’autonomia che la subordinazione nel lavoro, non è a caso che il 98% delle imprese calabresi non ha più di nove dipendenti e che la crisi di un sistema di piccole aziende e più gestibile anche sul piano delle risposte di welfare to work, rispetto a quelle di dimensione più grande. In questi mesi mi sono confrontato molte volte con le parti sociali, cercando il più possibile di seguire la via della concertazione, ho impegnato al massimo le mie forze e quelle dei miei collaboratori, ho dato tutto quello che avevo, ma soprattutto, ho cercato, sempre con la massima umiltà, di mettere a disposizione di tutti il mio saper fare, cercando di prodigarmi per la mia Regione. ●

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personaggi

Giovani e politica

Breve intervista al giovane presidente del Consiglio comunale di Cosenza

Luca Morrone, a destra, assieme al sindaco Occhiuto

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a riscossa degli amministratori italiani under 35 è iniziata, anche se è passata quasi del tutto sotto silenzio. In questa direzione, gli ultimi dati forniti dall’Anci Giovane inducono ad un cauto ottimismo: negli ultimi tre anni si è passati dal 18 al 21 per cento. Luca Morrone, presidente del Consiglio del Comune di Cosenza, è uno di questi, fa parte della nuova classe dirigente. Ingegnere ed imprenditore, lo scorso anno ha iniziato la sua avventura alla guida della città dei Bruzi. Con un’affermazione personale degna di nota. Quasi settecento preferenze conquistate in una lista civica (“Popolari e Liberali”) che appoggiava il sindaco Mario Occhiuto. Tante da valergli la prestigiosa carica che ora ricopre: «Una bella responsabilità alla mia prima consiliatura – dice Morrone –. Un ruolo delicato che deve garantire determinati equilibri, ma che affronto con grande serenità ed apertura sia nei riguardi dei miei colleghi di maggioranza che di minoranza». Certo, una mano gli è stata data anche dal pregresso impegno della sua famiglia nel mondo della politica, però, la passione nel portare avanti un progetto

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Luca Morrone: «Largo ai giovani in politica, ma guardando al dialogo fra generazioni»

e la capacità di affacciarsi a nuove esperienze sono variabili che non si ereditano. Come la voglia di mutare lo status quo. «Non sopporto l’immobilismo di certa politica, la macchinosità di alcune dinamiche – spiega il Presidente del Consiglio Comunale cosentino – che stavano portando ad un peggioramento della città da tutti i punti di vista. Cosenza stava perdendo di centralità rispetto all’intera Calabria, ma anche rispetto alla sua tradizione ed alla sua storia. E poi – continua il giovane presidente del Consiglio di Palazzo dei Bruzi – non si era riusciti a portare a compimento alcuni ambiziosi progetti ideati a suo tempo da Giacomo Mancini. Da qui, la voglia di contribuire al rilancio della mia città». Ad onor del vero, Morrone, non è il solo in riva al Crati ad essere un amministratore poco stagionato, sebbene l’idea di un nuovismo esasperato non lo affascini affatto. «A guidare la città c’è una squadra di giovani – prosegue nella sua analisi l’imprenditore – con molti consiglieri under 30, coi quali si è instaurato un rapporto di grande collaborazione rivolto ad un modo di fare politica più diretto. Questo non significa

però che io sia per la netta contrapposizione con i politici più navigati. Quando si amministra si gestisce l’oggi e si costruisce il futuro: credo nel dialogo costruttivo fra generazioni». All’orizzonte tuttavia, dopo il buon avvio del nuovo governo cittadino, ci sono dei nodi da dover sciogliere per l’Atene di Calabria: la crescita, i servizi, le problematiche occupazionali e pure l’urbanistica perché no. «Le sfide, inutile nascondersi, sono tante» fa una pausa Luca Morrone, per poi concludere: «L’obiettivo finale è far crescere Cosenza da tutti i punti di vista ed un urbanista di fama come il sindaco Mario Occhiuto, può essere davvero l’asso nella manica. Bisogna cercare di migliorare il tessuto economico e dare respiro alla crisi occupazionale. Senza dimenticare i servizi. A partire dall’erogazione dell’acqua fino ai trasporti. E per quanto riguarda quest’ultimi penso innanzitutto alla circolare veloce ed alla metropolitana leggera. Con lo sguardo rivolto sempre all’innovazione. Tante piccole questioni quotidiane si potrebbero agevolare con un click, con l’utilizzo della rete, anche per condividere idee e progettualità». ● P.a.

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L'angolo dell'esperto

La mediazione:

uno strumento per il business delle PMI operanti all’estero di

Paolo Zagami*

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a mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, già molto nota in particolare nei sistemi giuridici anglosassoni nei quali si inserisce tra le procedure cosiddette di “Alternative Dispute Resolution”, ha avuto piena legittimazione nel nostro Paese a seguito dell'emanazione del D. Lgs. 4 Marzo 2010 n. 28, che ha stabilito in relazione a numerose fattispecie di controversie l’obbligatorietà del tentativo di mediazione (che è diventato condizione di procedibilità) mediante ricorso ad uno degli Organismi di Conciliazione accreditati. Tra questi in materia commerciale particolare importanza è attribuita naturalmente ai servizi di conciliazione svolti dalle varie Camere di Commercio dislocate sul territorio. Al riguardo, tutte e cinque le Camere di Commercio calabresi sono dotate di efficienti Organismi ed ad esse si affiancano ben altri 67 enti con sede principale e/o esclusiva in Calabria iscritti all’apposito Registro presso il Ministero della Giustizia. Trattasi dunque di una realtà in grossa crescita nel nostro territorio e che pertanto deve essere valutata con estrema attenzione e considerazione. In questa sede, si vuole dimostrare con dati e numeri come la

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mediazione possa rappresentare un agile e valido strumento al servizio delle piccole e medie imprese che intendano intrattenere rapporti commerciali con l’estero. Infatti, in operazioni ad esempio relative all’appalto per la costruzione di opere fuori dall’Italia o di vendita di beni oltre confine o ancora di produzione di servizi per stranieri, è inevitabile che talvolta sorgano eventuali controversie sulla interpretazione del contratto riguardanti in ipotesi mancati pagamenti, garanzie inefficaci o contestazioni sulla qualità della merce o del servizio oggetto della prestazioni; in questi casi sarà opportuno preservare rapporti commerciali e finanziari che magari si protraggono da anni e cessano d’improvviso per un semplice ritardo e che, se esaminati per via giudiziale, bloccherebbero di fatto e per molto tempo l’esecuzione del contratto. Entro questa prospettiva la controparte straniera sarà certamente più invogliata a trattare e concludere affari con una impresa che preveda nella sua contrattualistica il ricorso a clausole conciliative con la preventiva designazione, per il caso di controversie, di organismi i cui mediatori siano regolarmente iscritti al Ministero quali esperti nella materia internazionale. Il ricorso alla mediazione sembra infatti poter risolvere tutte le problematiche legate alla risoluzione delle controversie in via

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L'angolo dell'esperto

giudiziale in quanto basata secondo l’insegnamento americano sui tre cardini del “fast-cost effective-confidential”, vale a dire sull’essere rapida, conveniente e riservata. Più esattamente, con riferimento al primo punto è innegabile che l’eccessiva durata dei processi nel nostro Paese compromette la capacità competitiva delle nostre imprese e scoraggia gli investimenti stranieri. Al riguardo, l’Italia indossa la maglia nera nel processo civile come si evince da uno studio presieduto in sede di Consiglio d'Europa (nel nostro Paese il numero di controversie arenate davanti ai tribunali di primo grado ammonta addirittura a 3.687.965 laddove ad esempio in Germania è invece di 544.751). Anche il rapporto “Doing Business 2011” della Banca Mondiale vede l’Italia al 157° posto nel recupero di un credito per via giudiziaria su 183 Paesi presi in considerazione e dallo stesso emerge che, in generale, in Italia la durata dei nostri processi ordinari di primo grado supera i mille giorni. A fronte di questi dati scoraggianti deve sottolinearsi che le piccole e medie imprese otterrebbero invece sicuramene grossi vantaggi nel ricorrere alla mediazione, poiché una volta presentata la domanda di Mediazione, l’intero iter procedurale dovrà obbligatoriamente giungere a conclusione entro un limite massimo quattro mesi. E’ molto interessante, in questa prospettiva, evidenziare che secondo i dati del monitoraggio di Unioncamere relativo alle mediazioni gestite dalle Camere di commercio nel periodo dal 21 marzo al 31 maggio 2011 (vale a dire immediatamente dopo l’entrata in vigore della normativa di cui sopra), le mediazioni obbligatorie tra imprese si sono concluse mediamente in un periodo di soli 66 giorni. Con riferimento poi al risparmio di costi, nel 2004 il Consiglio giuridico dello Stato della California ha pubblicato un rapporto circa la conciliazione effettuata nell’ambito delle Corti Superiori Californiane dimostrando che gli effetti positivi della conciliazione nella risoluzione delle controversie si sono favorevolmente ripercossi anche nelle spese legali, riducendole di oltre 49 milioni di dollari nel solo biennio 2000-2001. Per rimanere in Italia le controversie giudiziali si traducono in costi che incidono in media sul fatturato annuo Paolo Zagami aziendale per lo 0,8%, con un valore medio per

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azienda di 3.832 euro annui e con una spesa generale per il sistema delle imprese pari a 23 miliardi di euro. Più in generale, il confronto tra il costo medio di una procedura di mediazione presso le Camere di commercio e quello di una causa davanti al giudice ordinario ha dimostrato come la prima incida per circa il 3,5% del valore della controversia, mentre nel secondo caso far valere il proprio diritto costa il 29,9% del valore della causa. In altri termini, ciò significa che in media ogni conciliazione costa quasi dieci volte di meno di una causa che finisca in tribunale. A dimostrazione di ciò, sempre secondo Unioncamere nei sei mesi successivi al Marzo 2010 si sono risparmiati 80 milioni di euro grazie alla mediazione. Riguardo infine alla riservatezza, i vantaggi che offre l'attività di mediazione ai fini della tutela della privacy sono dati dall'impossibilità del mediatore di riferire all'autorità giudiziaria i contenuti delle informazioni discrezionali che vengono assunte durante le sedute. Al riguardo, basti pensare ad una impresa che deve costruire una strada di pubblicità utilità in più ambiti territoriali tra loro tutti collegati e che necessariamente dovrà relazionarsi per molto tempo con più interlocutori. Si può dunque facilmente comprendere quanto possa essere importante per una piccola e media impresa la risoluzione di una controversia in forma privata, non comportando essa la emanazione di una sentenza pubblica che possa intaccare l’immagine della stessa impresa ed anche il proprio marchio di distribuzione, rischiando così di farle perdere credibilità agli occhi di potenziali nuovi clienti. Per tutti i dati ed i motivi di cui sopra, le positività per le aziende che ricorrono alla Mediazione invece che ai Tribunali sono di tutta evidenza; i costi ridotti e la rapidità della procedura saranno certamente i capisaldi della crescente evoluzione nella gestione del conflitto nell’ottica di una massiccia semplificazione dell’economia della giustizia. Volendo ancora esemplificare chi è imprenditore conosce molto bene quali siano i costi ed i tempi anche solo di un procedimento monitorio come il Decreto Ingiuntivo laddove invece la mediazione si sostanzia in uno strumento semplice e accessibile a tutte le PMI al fine di risolvere i conflitti rapidamente, limitare i costi e alleggerire i tribunali. Il consuntivo delle attività di mediazione delle Camere di Commercio nei primi mesi dall’introduzione dell’obbligatorietà per le tipologie di controversie indicate dalla legge ha pertanto evidenziato l’estrema convenienza della giustizia alternativa rispetto alla via ordinaria, per cui una piccola e media impresa che intenda “internazionalizzarsi” e collocarsi nel suo settore di mercato in una posizione privilegiata dovrà opportunamente ricorrere allo strumento della mediazione. ● * Avvocato Studio Legale Internazionale Zagamilaw

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L'importanza dell'internazionalizzazione

Tra eccellenze manifatturiere, design e business

Il Made in Italy e il Qatar: un'occasione per la Calabria

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a Calabria, terra di antiche tradizioni, amata, anche per questo, in Italia e nel mondo. Ma non può vivere solo di questa eredità, né potrebbe rinunciare ad esse solo per calcoli settoriali e di breve respiro. L’innovazione, soprattutto quella di rete, riserva all'uomo spazi inimmaginabili per entrare in contatto e in relazione con i suoi simili. Nasce dunque una forma d’interazione a distanza che può essere considerata un’evoluzione, alla stregua della ricerca e la sostenibilità ambientale nello sviluppo economico: la promozione attiva tra le persone, tra imprese, tra istituzioni, tra territori. Elementi, questi, fra loro compatibili, fortemente radicati nella nostra regione e criterio di definizione della qualità, che sarà – ora come in futuro – caratteristica essenziale su cui basare le proprie scelte. Negli ultimi anni si parla con grande frequenza di fare squadra, di network, di organizzazioni flessibili e reticolari. Dal desiderio di promuovere e valorizzare tale formula per accedere ad un mercato estremamente dinamico, nasce l'evento Made in Italy – Qatar, che si svolgerà dal 10 al 13 Maggio 2012 a Doha, Qatar. L’occasione giusta per fare la differenza nasce dal connubio di eccellenza e opportunità: questa esposizione è dedicata al meglio del design italiano in una regione, quella del Golfo, dove l’eccellenza della produzione italiana di arredi e accessori, componenti, corredi e materiali innovativi per interni ed esterni di qualsiasi tipologia di tipologia di ambiente, è estremamente apprezzata. Perché una fiera oggi

Le fiere offrono, oggi, un potenziale enorme dal punto di vista delle Pubbliche Relazioni; il modo con cui vengono presentati i prodotti può senza dubbio avere un’influenza a breve o a lungo termine sullo sviluppo delle vendite. La fiera è un susseguirsi di opportunità da sfruttare. Fra i vantaggi più immediati si possono elencare: posizione sul mercato della propria società, supporto alle attività di vendita, possibilità di ottenere delle percezioni immediate, contatto diretto con il cliente. E’ inoltre un’ottima opportunità per dimostrare differenze e vantaggi dei

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propri prodotti rispetto a quelli dei concorrenti, diventa più facile illustrare soluzioni complesse e creare maggiore interesse nei potenziali clienti. Essere presenti al Made in Italy - Qatar rappresenta non solo una vetrina ad hoc per la propria azienda in tutta la regione del Golfo, ma anche un’eccezionale occasione per generare importanti contatti, utili per il proprio business.

Silvia Amelia Bianchi Managing Director di SAB Communications

Il Qatar

Con un’economia posta da Ernst & Young al vertice dei Paesi locomotiva del mondo, il Qatar si appresta ora agli investimenti infrastrutturali già condotti ed in fase di realizzazione in tutto il Medio Oriente. Per la realizzazione dei piani di sviluppo edilizio, turistico e industriale sono stati stanziati 186 miliardi di dollari (USD) entro il 2021. Nel primo semestre del 2010 il made in Italy ha inciso per circa 1,5 milioni di euro sulle importazioni qatarine. Troppo poco rispetto al potenziale di un Paese e di una regione “consumatrice”. Attualmente in Qatar vengono costruiti aeroporti, numerosissimi complessi residenziali, ville, centri commerciali, uffici di altissimo livello, alberghi di lusso (5544 nuove stanze entro il 2021), centri ospedalieri all’avanguardia, università e centri culturali. Ricordiamo altresì che il Qatar ospiterà i mondiali di calcio del 2022, con tutto quello che ciò comporta in termini di modernizzazione e sviluppo. La prima esposizione annuale Made in Italy – Qatar

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L'importanza dell'internazionalizzazione

arriva al momento giusto e si propone come prima piattaforma mirata alla promozione del nostro stile e design. Quali i vantaggi di una presenza

Il comitato organizzatore offre una serie di servizi e vantaggi immediati in termini di apertura ad un mercato internazionale ed un quanto più immediato ritorno sull’investimento per gli espositori. Made in Italy – Qatar presenta l’eccellenza manifatturiera italiana alle realtà B2B della regione del Golfo. Oltre al regolare traffico di operatori commerciali, costruttori, ingegneri / architetti, di cui si avvarranno gli espositori, l’organizzatore offre un servizio gratuito di ricerca mirata di potenziali partner per ogni singolo espositore. Gli espositori che ne fanno richiesta possono quindi contare su almeno tre appuntamenti qualificati, con aziende che sono già informate su quanto sarà presentato dall’espositore e che desiderano acquistarne le soluzioni. Pur presentando tutte le caratteristiche di un’esposizione di settore, spirito rigorosamente mantenuto dall’organizzatore qatarino, Made in Italy – Qatar si trasforma nelle ore serali in un evento senza pari: conferenze in cui i nuovi talenti dell’architettura italiana presenteranno i propri progetti più complessi all’ordine degli architetti ed ingegneri qatarino e a costruttori, delizie Made in Italy durante la giornata e serate culinarie realizzate da un team di 10 cuochi italiani con i prodotti che sponsor ufficiali

forniranno direttamente dall’Italia, presentazione delle collezioni di giovani ed innovativi designer con sfilate dedicate ad un pubblico selezionato. Queste ed altre sorprese rendono l’esposizione una eccellente vetrina dello stile italiano in Medio Oriente, ove si genereranno affari in un’atmosfera assolutamente piacevole e stimolante. A fronte di un progetto ben studiato e davvero unico, l’esposizione Made in Italy – Qatar ha ottenuto il patrocinio non oneroso del Ministero dello Sviluppo Economico, della Camera di Commercio ItaloAraba e della Camera di Commercio e Industria di Doha. Con il supporto di tali istituzioni Doha Enterprise Company intende garantire massima assistenza agli espositori, soprattutto a posteriori dell’evento. Le camere di commercio in particolare sono a disposizione per qualunque delucidazione in merito al consolidamento di rapporti commerciali con l’area del Golfo. Oltre a queste importanti legittimazioni istituzionali, Doha Enterprise e Lufthansa hanno siglato un accordo per garantire le migliori condizioni economiche per il volo dall’Italia a Doha. Gli espositori potranno avvalersi di un ulteriore sconto sulle migliori tariffe Lufthansa per la tratta attraverso un portale che la linea aerea ha creato ad hoc per Made in Italy – Qatar. Etichette: architettura italiana, business in medio oriente, camera di commercio di Doha, camera di commercio e industria, camera di commercio italo araba, design italiano in medio oriente, esportazioni italiane in Qatar, fiera made in Italy Qatar, mercato qatarino, ministero dello sviluppo economico, occasione di business in Qatar, ordine degli architetti, patrocinio del ministero dello sviluppo economico, patrocinio non oneroso. Categorie: accessori e oggettistica per la casa, aziende, design, eventi, exterior design, interior design, novità, opportunità di business. • Responsabile marketing e sviluppo Martino Gianfranco info 331 25 01 999 www.ilcentrodellostile.com

www.madeitaly-qatar.com (redazionale)

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Calabria Deco /5

La forza della promozione del territorio

Il frutto tropicale caratteristico della Città dello Stretto

L’Annona di Reggio De.c.o.: la “reggina” della frutta dal gusto esotico di

Rosario Previtera*

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l famoso “lungomare Falcomatà” di Reggio Calabria ospita numerose e pregiate piante mediterranee e tropicali anche di grandi dimensioni. Ma le essenze “esotiche” non riguardano solo il “più bel chilometro d’Italia” di dannunziana memoria ma anche l’entroterra reggino ed i comuni limitrofi. L’Annona (o Anona) ne è un rinomato esempio da diversi decenni, così come ancora ricordano gli anziani che da sempre degustano “u nonu”. L’annona sembra essere stata introdotta nel reggino nella prima metà dell’800 per diffondersi sempre più in coltura consociata all’agrume e successivamente anche in coltura specializzata con varietà derivanti da seme (e quindi molto diverse tra loro) e varietà introdotte dalla Spagna. La De.c.o (Denominazione Comunale di Origine) attribuita dall’amministrazione comunale, prevede nel Disciplinare di produzione diverse varietà di Annona oltre che zone rurali limitrofe ai confini comunali o site in vicini comuni vocati (anche per via della limitata produzione) da cui la denominazione “Annona di Reggio”. Col termine “Annona di Reggio De.c.o.” si intendono le varietà della specie Annona cherimola Mill. ed in particolare le varietà commerciali di origine spagnola acclimatate tra cui Fino de Jete e Campas (meno diffusa) nonché le cosiddette “varietà locali” o “varietà deformi”, certamente più gustose e probabilmente derivanti da seme e selezionate sia spontaneamente sia dagli agricoltori negli anni, presso i territori maggiormente vocati, soprattutto lungo la fascia costiera e pre-collinare.

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Calabria Deco

La fase della spulicatùra dei fagioli

Pianta di Annona

L’Annona (o "anona" o "nonu" in dialetto) si presenta come pianta arborea dall’altezza superiore ai 2 m, con fusto non molto sviluppato e con chioma fitta e portamento reclinante, foglie larghe e appuntite. L’Anona, a seconda delle varietà, comincia la fase di fioritura in maggio e prosegue ad agosto ed in alcuni casi fino ad ottobre; per cui seguono in maniera scalare le fasi di allegagione del frutticino e di inizio maturazione del frutto tra fine agosto e settembre. Il calendario di raccolta del pregiato frutto pertanto comincia a fine settembre e termina a metà dicembre. I migliori frutti (in termini di peso, contenuto zuccherino, forma) sono quelli provenienti dalla prima parte del calendario di fioritura ed allegagione (luglio). Il frutto della varietà spagnola appare di colore verde brillante anche a maturazione ed è di forma omogenea cordiforme (sembra un cuore verde) o conica, con buccia sottilissima ed areole omogenee e mediamente depresse. Il frutto delle varietà locali è spesso con buccia più liscia, di colore tendenzialmente verde-

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Calabria Deco /5

La forza della promozione del territorio

giallo con macchie e venature marroni e di forma irregolare e spesso deforme. Il peso medio dell’Annona è di 210 g (ma può anche superare i 900 g). La polpa morbida e cremosa di colore bianco-crema è poco succosa ed è ricca di vitamina C ma anche di numerosi semi dal caratteristico colore nero, la cui presenza non è un deterrente visto l’apprezzatissimo gusto dolce ed aromatico di tipo esotico: il profumo intenso e l’aroma, molto delicati, sono simili a quelli della banana, della fragola, dell’ananas e di altri frutti tropicali. Il frutto si gusta meglio al giusto grado di maturazione (in qualche caso meglio se tendente all’inizio della sovramaturazione), magari freddo e tagliato a metà da consumare col cucchiaino oppure tagliato in quattro spicchi da mordere. Tradizionalmente con l'Annona possono essere realizzati diversi prodotti dolciari come il gelato, il sorbetto, il babà, la marmellata, dessert vari, ma recentemente sono stati proposti i cake all'annona, la crostata alla crema cotta e annona sciroppata, le tortine di ricotta ed annona. L’Annona reggina, come molti altri prodotti di nicchia e a marchio De.c.o. ha una grande valenza in termini di biodiversità. Essa suscita sempre una grande curiosità per le sue caratteristiche esteriori; curiosità che diventa vera passione gastronomica dopo averla assaggiata la prima volta. ●

Annona degustata col cucchiaino

* agronomo

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roseguono gli Speciali dedicati da Calabria Economia alle principali manifestazioni fieristiche nazionali e internazionali, con particolare riferimento, in questi ultimi numeri, al polo bolognese. Nel precedente numero abbiamo soffermato la nostra attenzione sul Sana, la fiera dedicata alla filosofia “bio” e alla cultura ed all’economia del benessere, che proprio a Bologna trovano il loro principale punto di riferimento italiano, nonché al Cersaie, la principale fiera italiana interamente concentrata sui mille mondi della ceramica e dell’arredobagno, a partire dalle nuove frontiere del design. I servizi del magazine sono andati di pari passo con quelli pubblicati sulla nostra testata online e con l’esperienza, per noi recente ma già molto interessante, della web tv. Un approccio di comunicazione integrato, quindi, che mira tra

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l’altro a fornire alle aziende calabresi un panorama sufficientemente articolato rispetto a quanto si muove attorno a settori da tutti ritenuti strategici per l’economia regionale: edilizia, agroalimentare, artigianato di qualità, turismo. Nel quadro di un generale interesse nei confronti delle più attraenti realtà espositive nazionali e internazionali, il polo fieristico di Bologna appare come particolarmente vocato nei confronti degli assetti economico-sociali dell’Italia centro-meridionale, sia per ragioni storiche, sia per una collocazione geografica ottimale. Né è da trascurare, a tal proposito, la più volte ribadita attenzione di BolognaFiere per il mezzogiorno d’Italia e per le sue realtà imprenditoriali. Il risultato di Saie 2011, il Salone dell’Edilizia tenutosi dal 5 all’8 ottobre scorsi, è stato giudicato soddisfacente da Bo-

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Dalle macchine, alle tecnologie, ai materiali, ai servizi per il cantiere, all’informatica: la conferma di una leadership nazionale di settore

Edilizia e costruzioni: oltre mille espositori al Saie di BolognaFiere edizione 2011

Tra le parole chiave: sostenibilità e rispetto dell’ambiente lognaFiere. Si tenga presente che per la prima volta il Saie si è tenuto con la presenza in contemporanea del Made, a Milano. «Per l’edilizia delle costruzioni – ha commentato il presidente di BolognaFiere, Duccio Campagnoli – quella del cantiere, delle macchine, delle tecnologie, dei materiali, dei servizi per il cantiere, Saie si è tranquillamente confermato il Salone di riferimento italiano con 1.044 espositori, oltre 70.000 mq occupati e 200.000 complessivi e con 85.000 visitatori di cui quasi 5.000 stranieri. Polemiche e guerre di numeri non sono certo ciò che serve ad un settore con tante difficoltà innanzitutto a causa della mancanza di serie politiche di rilancio, come quelle chieste dall’Ance e dal Presidente Buzzetti di nuovo proprio durante il Saie a Bologna. Un settore per il quale l’unico numero che andrebbe da tutti considerato è il -40% di attività e il -30% di investimenti pubblici negli ultimi 3 anni». «E se si vuole – ha proseguito Campagnoli – mettere tutto assieme e parlare dei poli fieristici, allora bisogna dire che a Bologna in due settimane si sono tenute Cersaie e Saie con insieme 200.000 mq di esposizione netta, 2.000 espositori e 200.000 visitato-

ri; rappresentando di nuovo il polo espositivo più grande del costruire italiano». «Il Saie – ha proseguito Duccio Campagnoli – si è confermato un’iniziativa utile ed importante per il settore come hanno testimoniato le presenze di tante associazioni imprenditoriali del settore come oltre all’Ance, Atecap (calcestruzzo), Andil (laterizi), Anfia ed Unacea (macchine, gru, ponteggi), Confindustria Marmomacchine e delle imprese più significative del software e servizi per il progettare ed il costruire. Un evento altrettanto importante per Bologna, con la realizzazione insieme alle istituzioni e agli Ordini degli Architetti ed Ingegneri bolognese che ringraziamo molto, di Saie Off, il Saie in Città, che ha visto oltre 40 appuntamenti e dibattiti su progettazione urbanistica, riqualificazione urbana edilizia sostenibile, risparmio energetico, tra le quali, a proposito di grande architettura, si è collocata la lectio magistralis Maestro Bohigas e il premio internazionale di progettazione per i giovani architetti». «BolognaFiere – ha concluso il presidente Campagnoli – guarda già al Saie del futuro e del prossimo anno che si terrà dal 18 al 21 ottobre. Crediamo in una politica fieristica e in una manifestazione specializzata e ci auguriamo che questa scelta sia seguita e garantita dalle autorità istituzionali e dalle associazioni del settore alle quali chiediamo di ►

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promuovere il confronto utile ad un coordinamento necessario delle manifestazioni fieristiche. Quanto all’Expo e al rapporto tra Expo e mondo delle costruzioni, è giunto il momento che i responsabili dell’Expo dicano chiaramente come tutto il Paese verrà chiamato a concorrere al suo successo». Con l’edizione 2011 di Saie, BolognaFiere in collaborazione con Ance e le principali associazioni di categoria dell’edilizia, ha messo al centro dell’attenzione una tematica prioritaria per il settore: la riqualificazione urbana e del territorio, in termini di sostenibilità e di rilancio dell’edilizia in chiave green economy, diventando per promuovere assieme ai costruttori e alle Istituzioni di Governo la discussione sulle nuove politiche edilizie. Al centro delle numerose iniziative in programma su questo tema, c’è stato il convegno in agenda venerdì 7 ottobre, promosso da BolognaFiere con Ance, sul tema: “nuova politica edilizia per la à e il territorio: riqualificazione urbana e sostenibilità”. Sempre nella giornata del 7 ottobre scorso si è tenuto un altro appuntamento eccezionale, la lectio magistralis Oriol Bohigas, l’architetto protagonista della rinascita di Barcellona che ha dialogato sul suo concetto di “futuro delle città”. Anche nell’edizione 2011 è stato riproposto il Concorso internazionale riservato a studenti e architetti under 40 dedicato a “Innovare, Integrare, Costruire. Soluzioni innovative sostenibili”. Hanno partecipato al concorso progetti. Sono stati 24 i lavori selezionati che sono stati esposti in una dedicata alla dell’Energia nelpadiglione 16, mostra che è rimasta aperta per tutta la durata della manifestazione.Saie 2011 è stata caratterizzata anche da alcune importanti novità.

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In Mostra al Centro Servizi i 27 prodotti innovativi esposti a Saie che segneranno il futuro delle costruzioni, selezionati da una Giuria di esperti del settore. Solo Bologna – è stato ricordato in una nota stampa ufficiale – offre una piattaforma espositiva, fortemente specializzata, che dà l’opportunità di conoscere le più innovative soluzioni proposte dalle aziende presenti, di analizzare i trend e gli sviluppi futuri del mercato e di attivare importanti occasioni di business. Un’unicità che nasce – è stato precisato dall’Ufficio stampa di BolognaFiere – da un know-how di quasi mezzo secolo che accredita punto di riferimento internazionale per il mondo delle costruzioni. SAIE 2011 ha messo al centro del dibattito il futuro del mondo delle costruzioni. L’esposizione si è articolata in tre grandi aree espositive dedicate a: Cantiere & Produzioni; Energia e Sostenibilità; Servizi per Progettare e Costruire. Sostenibilità, green building, integrazione edificio-impianto (con particolare riferimento ai materiali e ai dispositivi innovativi di produzione energetica di edificio), riqualificazione urbana e recupero, sono solo alcune delle tematiche che Saie sviluppa, analizzandole da ogni punto di vista. Tutti temi, questi, particolarmente interessanti anche per una realtà come quella meridionale e calabrese che negli ultimi decenni ha vissuto, a macchia di leopardo, fenomeni di vera e propria aggressione al territorio e all’ambiente, con modelli di espansione urbanistica non governati e troppo spesso caratterizzati dal preoccupante fenomeno dell’abusivismo edilizio. In una realtà molto interessante come quella del Saie le aziende e i professionisti del settore hanno potuto comprendere quanto siano ormai diventate centrali, rispetto all’urbanistica, all’edilizia e alle costruzioni, i concetti di sostenibilità, di crescita in armonia con l’ambiente, di green building, di energie alternative. Il mondo dei materiali naturali per l’edilizia ha trovato in Saie 2011 un ambito espositivo e di discussione estremamente articolato e specializzato. Nel 2011 è stato, inoltre, riproposto , il salone specializzato (biennale) dedicato alla filiera del calcestruzzo, organizzato in collaborazione con la Consulta del Calcestruzzo. Saie ha poi messo nuovamente a disposizione degli operatori tutte le grandi e piccole attrezzature per il cantiere: dalle gru a torre alle macchina movimento terra, dai ponteggi alle Casseforme. Fra i protagonisti di Saie 2011 anche la formazione tecnica su macchine e attrezzature per il movimento terra. Il , i corsi di operatori per macchine movi-

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speciale edilizia e costruzioni mento terra, organizzati da in collaborazione con , sono stati dedicati all’utilizzo delle attrezzature. In apertura di manifestazione – lo scorso 5 ottobre – si è svolto anche il primo day. Un’intera giornata, organizzata da , in collaborazione con e altri organismi attivi nel comparto, dedicata alle macchine per costruzioni. I sistemi, le attrezzature e le macchine per la prefabbricazione hanno avuto a Saie 2011 un’occasione di valorizzazione, anche nell’ottica di una loro rivalutazione nei moderni processi produttivi per la loro importanza nel controllo e riduzione dei costi, con Precast. Una delle novità di SAIE 2011 in questo ambito è stata la cooperazione strategica attivata con International Concrete Conference & Exhibition (evento organizzato da CPI Concrete Plant International Trade Journals in tutto il mondo). L’accordo SAIE-ICCX, ha consentito la realizzazione di una serie di seminari che coinvolgeranno delegazioni estere provenienti da Polonia, Russia, USA, Brasile, Australia/Nuova Zelanda e Cina. Costruire un futuro sostenibile è stato il payoff che ha sintetizzato il contributo che Saie intende fornire al mondo delle costruzioni attraverso e Sostenibilità, e una serie di iniziative declinate al “costruire sostenibile”. La proposta di Saienergia e Sostenibilità si è articolata in un’ampia panoramica di prodotti, materiali e tecnologie, in un programma di convegni e in rapporti/osservatori di analisi del mercato. Il Saienergia – presentato il 7 ottobre nella Sala Rossa del Pala Congressi – ha offerto un’analisi approfondita dello scenario energetico italiano, delle potenzialità di intervento a livello di riqualificazione edilizia, in un contesto - quello delle costruzioni - dove il termine "energia" e tutte le sue numerose implicazioni non sono più né una rarità né un’opzione. Il lavoro di ricerca è stato focalizzato anche sulla valutazione del potenziale dei diversi settori di mercato interessati delle attività di costruzione dell'edilizia residenziale. Il grande dibattito in corso sull’energia sta muovendo un cambiamento anche nel settore edilizio. In quale direzione sta andando questa innovazione? Come contribuisce il cambiamento sul modo di progettare e costruire? L'Osservatorio nazionale sui regola-

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menti edilizi per il risparmio energetico (ON-RE), promosso da CRESME e Legambiente in collaborazione con Regione Emilia-Romagna e Saienergia è nato proprio con l'obiettivo di rispondere a queste domande, proponendo come punto di osservazione per guardare ai processi in corso i Regolamenti Edilizi Comunali. L’elaborato è stato presentato il 6 ottobre. E’ stata riproposta anche in quest’ultima edizione, New Stone Age Design, l’iniziativa nata dalla collaborazione di Saie, Confindustria Marmomacchine e Pietra Autentica, che ha l’obiettivo di aprire il settore della pietra autenticamente naturale a nuovi mercati, guardando al mondo dell'architettura e del design, offrendo le potenzialità tecniche e produttive proprie del settore del marmo a progettisti e imprenditori che ogni giorno cercano nuovi prodotti e nuovi sistemi per arricchire, arredare e dare personalità ai propri edifici. Confindustria Ceramica (impegnata fino a pochi giorni prima nel Cersaie) e Andil hanno partecipato per la prima volta insieme al Saie 2011 con la loro nuova comune Federazione Confindustria Ceramica Laterizi, con una mostra di 1.000 metri quadrati sull’utilizzo di questi due materiali “made in Italy”, strategico per la sostenibilità, il risparmio energetico, l’utilizzo delle materie prime e l’ottimizzazione dei processi produttivi. Saie ha presentato una vetrina ancor più grande delle precedenti edizioni di tutti i servizi per la progettazione, dai software a tutte le apparecchiature per misurazione e Geodesia. Fra le novità dell’edizione 2011 l’attenzione rivolta a un mondo, quello ’amministrazione del condominio, come attività professionale di rilevante valore economico. Dal 5 all’8 ottobre, Saie ha proposto in collaborazione con il Convalido, un’area interamente dedicata ai prodotti e servizi abitualmente acquistati/gestiti dagli amministratori di condominio. Tre fra le più importanti associazioni della categoria degli amministratori di condominio hanno garantito il loro supporto a e nei giorni della manifestazione svolgeranno a SAIE un intenso programma di incontri professionali. Lavorare con i player del mercato, questa continua ad essere la filosofia di Saie che – si legge ancora in una nota di ►

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speciale edilizia e costruzioni BolognaFiere – da sempre mantiene un confronto strettissimo con le principali associazioni di categoria del settore. Importante, in questo ambito, l’accordo di collaborazione siglato da Saie e Ance, Associazione nazionale costruttori edili, finalizzato alla diffusione del “saper costruire” e a sostegno del settore. L’accordo ha dato origine ad una serie di iniziative che hanno affrontato i temi legati all’attualità (dalla situazione congiunturale del settore delle costruzioni legata alla finanza pubblica e/o partenariato pubblico/privato allo snellimento burocratico fino alla riqualificazione dell’ambiente urbano). Saie ha recentemente siglato anche il rinnovo – fino al 2015 – dell’accordo con , Associazione tecnico economica del Calcestruzzo preconfezionato che consente ai due protagonisti di sviluppare un percorso di più ampio respiro, finalizzato alla crescita industriale dal calcestruzzo e alla valorizzazione dell’intera filiera. L’importante programma di iniziative che Saie ha proposto è stato organizzato in collaborazione con le principali associazioni di categoria: , Associazione Costruttori Acciaio Italiani; , Associazione Nazionale Degli Industriali dei Laterizi; Ance, Associazione Nazionale Costruttori Edili; , Associazione Nazionale Fra Industrie Automobilistiche; , Associazione Nazionale per l’Isolamento Termico e Acustico; , Associazione Italiana Software Tecnico; , Associazione Distributori e Noleggiatori di Macchine Industriali; , Associazione Solare Termico; , Associazione Nazionale dell’Industria Solare Fotovoltaica; , Associazione tecnico economica del Calcestruzzo; Ceramica; Conpaviper, Associazione di categoria imprese pavimenti e rivestimenti industriali; GBCItalia, Green Building Council Italia; , Unione Nazionale Aziende Construction Equipment & Attachments che, assicurando il loro sostegno alla manifestazione e ne accreditano la centralità per la filiera delle costruzioni. Come già accennato, Saie 2011 è uscita dai confini del quartiere fieristico ed ha invaso la città di Bologna con incontri e serate attorno al tema dell’architettura e del design. La novità di questa edizione è stata una ideale continuazione sul territorio del dibattito acceso in fiera, un volano strategico per diffondere la cultura del costruire e dell’abitare. Saie Off è stata un’iniziativa promossa da BolognaFiereSaie, Provincia di Bologna, Comune di Bologna, IBC, Regione Emilia Romagna, Ordine degli Architetti, Ordine degli Ingegneri, Urban Center Bologna e DAPT Università di Bologna. Calabria Economia è stata presente al Saie con una propria troupe televisiva e con operatori professionali al fine di assicurare una qualificata copertura mediatica. L’appuntamento con Saie 2012 è già stato fissato per il mese di ottobre, tra il 18 e il 21. Per informazioni si può consultare il sito ufficiale del

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RISPARMIO ENERGETICO

Nel futuro dell’edilizia sarà centrale la riqualificazione immobiliare Presentato a Bologna il rapporto Saienergia curato dal Cresme. Spunti preziosi per orientare gli investimenti delle aziende del settore costruzioni

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er il terzo anno consecutivo Saie ha presentato a Bologna il rapporto Saienergia, una dettagliata analisi curata dal Cresme sullo scenario energetico italiano, con particolare riferimento all’efficienza energetica del patrimonio immobiliare e ai possibili ambiti di intervento per la riduzione dei consumi e delle emissioni di gas serra. Il Rapporto – precisa BolognaFiere – ha evidenziato in particolare, dopo quattro anni di calo dei consumi, una ripresa dei consumi complessivi e una parziale sostituzione dei prodotti petroliferi con quelli di gas naturale (accompagnata da una crescita della produzione interna di energia derivata da fonti rinnovabili, in particolare l’eolico e il fotovoltaico). La composizione per fonte del prodotto interno lordo di energia nel 2010 è stata la seguente (fonte: elaborazione e stime Cresme su dati Ministero dello Sviluppo Economico): prodotti

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petroliferi: 39%; gas naturale: 37%; fonti rinnovabili: 11%; combustibili solidi: 7%; energia elettrica importata: 5%. I dati 2010 (peraltro provvisori) indicano un consumo interno lordo pari a circa 185,3 tep, equivalenti a un aumento rispetto al 2009 di circa 5 tep, pari a circa il 3%. Rispetto al 2005 in totale l’Italia consuma il 6% in meno di energia ed emette circa il 9% in meno di CO2, ma sono entrambe diminuzioni imputabili principalmente alla crisi economica. L’aumento dei consumi ha comportato invece sia un incremento delle importazioni che della produzione interna. In quest’ultimo caso nell’ultimo anno si è registrato un forte aumento della produzione da fonti rinnovabili, che coprono ora il 64% delle fonti interne, per una quota stimata sul totale di circa l’11% (dati Ministero dello Sviluppo Economico, a fronte di un 6,8% stimato da Eurostat, che è la base per verificare il raggiungimento degli obiettivi comunitari). Rimane comunque molto forte la dipendenza dalle fonti estere: l’Italia ha speso infatti nel 2010 circa 53 miliardi di euro in importazioni di energia, pari all’80% del totale dei consumi. Per quello che riguarda la suddivisione dei consumi per settori, il Rapporto evidenzia come il 2010 abbia visto la ripresa dei consumi nel comparto industriale, una stabilità nel settore dei trasporti, e una crescita rispetto al 2009 pari al 2,7%, nel settore civile – residenziale, terziario, negozi, ecc. – che si conferma il settore più energivoro del paese con un valore pari al 35%, e la cui parte più consistente risulta proprio a carico del comparto residenziale. Il punto debole nell’efficienza energetica in Italia si trova, come detto, nelle condizioni del patrimonio edilizio civile, che nel solo 2010 ha consumato circa 48 milioni di tep, con un aumento negli ulti-

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mi tre anni rispettivamente del 4,8, del 3,5 e del 2,4%. Assenza di manutenzioni programmate, vetustà dei manufatti, inadeguatezza dei materiali e una scarsa attenzione alle condizioni climatiche del sito di progetto sono le principali cause di questa situazione. A questo, deve aggiungersi che solo una minima parte del patrimonio edilizio è interessato da veri e propri interventi radicali di riqualificazione energetica: il più delle volte questi si limitano a singoli miglioramenti o a sostituzioni di elementi o impianti. Tutto ciò in uno scenario che vedrà negli anni a venire il rinnovo edilizio come il vero motore della ripresa del settore edilizio, come già accaduto nel biennio 1993-1994. Ma a differenza di allora, la riqualificazione immobiliare di oggi nasce proprio dalla necessità di un miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici, agendo in particolare su quelle parti che meglio possono contribuire all’efficienza energetica complessiva. Tali parti nel Rapporto sono state individuate in: chiusure verticali trasparenti (infissi e sistemi vetrati); chiusure verticali opache (sistemi parete e isolanti); chiusure orizzontali (sistemi tetto, isolanti); sistemi di climatizzazione (riscaldamento e raffrescamento). Per ognuna di queste, si è individuato quale sarà, nei prossimi 15 anni, il mercato potenziale per gli interventi di riqualificazione energetica. In particolare, per quello che riguarda il comparto residenziale, si sono stimati seguenti “parchi” d’intervento: per le chiusure verticali trasparenti, compreso tra 26,7 e 34,9 milioni di infissi; per le chiusure verticali opache, compreso tra 142 e 183 milioni di metri quadri di pareti; per le chiusure orizzontali, compreso tra 397 e 423 milioni di metri quadri per le coperture a falda, e compreso tra 161 e ►

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speciale edilizia e costruzioni 200 milioni di metri quadri per le chiusure orizzontali; per gli impianti di riscaldamento, compreso tra 8,5 e 10,4 milioni di caldaie. Intervenire su tali “porzioni” di edificio vorrebbe dire contribuire in maniera consistente a migliorare l’efficienza energetica del costruito. Analogamente, il Rapporto ha cercato di stabilire il potenziale d’intervento sul patrimonio immobiliare terziario – comprendente centri commerciali, edifici per uffici, alberghi, edifici commerciali di piccola e media dimensione, scuole, edifici per la ristorazione, edifici per altri servizi e servizi non vendibili – che complessivamente nel 2010 ha registrato un consumo di 18,7 Mtep. Il potenziale di riqualificazione per gli edifici a uso terziario è, secondo stime Enea, quantificabile nell’ordine del 20% di energia primaria, e del 18% di sola energia termica, intervenendo solo sul 35% dell’intero parco edilizio di scuole e uffici. In particolare, lo studio evidenzia come la stima del 35% del patrimonio edilizio pubblico di scuole e uffici sul quale intervenire sia una quantità verosimile anche per l’intero parco italiano di tali edifici. Soprattutto per quello che riguarda la sostituzione di infissi e finestre e l’utilizzo di fonti rinnovabili negli edifici per uffici o nei centri commerciali. Inoltre, lo stock di immobili non residenziali presenta ampi spazi di intervento per quello che riguarda la manutenzione dell’esistente: si stima infatti che gli edifici oggetto di manutenzione siano circa 6.900 l’anno.

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A questi, si potrebbero aggiungere gli edifici con spazi non utilizzati, nei quali applicare concetti di razionalizzazione degli spazi. Il Rapporto ha inoltre preparato un focus sugli edifici scolastici, analizzandone il fabbisogno e il potenziale di riqualificazione energetica. Le stime danno infatti presenti sul territorio italiano circa 51.900 edifici a uso scolastico, l’89% dei quali appartiene alla scuola pubblica. Si stima che tra questi siano circa 16.000 gli edifici che hanno bisogno di immediata riqualificazione edilizia. Particolarmente scadente è la condizione degli infissi, in molti casi ancora a vetro singolo, mentre l’utilizzo di fonti rinnovabili è limitato al solo 11,2% delle scuole. Sulla base delle elaborazioni Cresme compiute a partire dagli studi Enea, si stima che il consumo annuo per l’edilizia scolastica pubblica sia pari a circa un miliardo di euro, equivalenti e circa 23.500 euro per edificio. Intervenendo solo sulla parte di patrimonio edilizio che versa in condizioni di conservazione mediocre, si potrebbe arrivare a una spesa energetica annua di 825 milioni di euro, pari a circa 19.200 euro per edificio. Questo presuppone comunque l’integrazione tra sistemi di generazione energetica da fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica dei singoli manufatti. ●

Presentato a BolognaFiere, durante il Saie, il progetto Med in Italy

La Casa autosufficiente, meno inquinamento e comfort Mediterraneità intesa come patrimonio storico delle conoscenze costruttive tradizionali 76

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l progetto italiano che parteciperà al prestigioso concorso internazionale Solar Decathlon 2012 (Madrid, settembre 2012), è stato in mostra a Bologna, in occasione di Saie 2011. Al Centro Servizi il progetto del modulo è stato a disposizione dei visitatori che hanno potuto anche confrontarsi, con il gruppo di progettazione presente in fiera, sui detta-

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gli tecnici e progettuali. Il progetto – realizzato dagli studenti dell’Università Roma Tre in partnership con il Laboratorio di Disegno Industriale de La Sapienza, ben esprime il concetto di “Mediterraneità”, intesa come patrimonio storico delle conoscenze costruttive tradizionali (riferite all’intero Bacino Mediterraneo e alle diverse culture che sono venute a contatto con le popolazioni dell’area). Estremamente innovativo il lavoro del team italiano che, nel rispondere alle richieste del bando di concorso (criteri architettonici e ingegneristici, tecniche costruttive, abitabilità, sostenibilità, innovazione di prodotto e di processo), ha progettato un modulo abitativo capace di affrontare le alte temperature delle estati mediterranee, lavorando sul principio dell’inerzia termica e della trasportabilità (dovendo essere costruita nel luogo del concorso). I muri sono composti di casseforme riempite di sabbia (sostituibile anche con inerti di demolizione o ghiaia) e, a migliorare i già ottimi indici di isolamento termico, un cappotto esterno. Il progetto MED in Italy riesce a far convivere due anime: quella del paramento decisamente low-tech con quella decisamente high tech del sistema di copertura (il tetto fotovoltaico, che ricompre parzialmente anche la facciata ad est, è in grado di produrre energia anche quando gli elementi sono parzialmente ombreggiati). Innovativa anche la soluzione pensata per gli infissi che eli minano i ponti termici coprendo, con lastre di vetro speciale, i telai esterni. Modulare, pensata per “aggregazioni” la casa MED in Italy è completamente autosufficiente sia per il sistema idrico (con sistemi di riciclaggio), sia in termini energetici. Ogni anno Med in Italy produrrà 11.400 kilowat-

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tora con i pannelli fotovoltaici, ma consumerà solo un sesto di questa energia, immettendo in rete quasi 9.300 kilowattora. In 20 anni saranno, quindi, 121 le tonnellate di CO2 risparmiate, come se gli abitanti avessero piantato un piccolo bosco di 120 alberi. Meno CO2, più comfort e più risparmio: l’efficienza dei sistemi permetterà alla casa di funzionare perfettamente. Il progetto MED in Italy si confronterà con gli altri 19 prototipi abitativi, provenienti da 14 paesi: Brasile, Cina, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Spagna e Ungheria. È la prima volta, a partire dalla prima edizione di Solar Decathlon nel 1999, che – sottolinea l’Ufficio stampa di BolognaFiere – un team italiano viene ammesso alla competizione mondiale dell’architettura sostenibile. Al progetto Med in Italy è stato dedicato anche l’incontro “Solar Decathlon Europe: Med in Italy, il progetto italiano per innovare il costruire mediterraneo”, che si è svolto sabato 8 ottobre, nella Piazza dell’Energia, e che è stato un’occasione di approfondimento sull’innovazione per le costruzioni ad alta efficienza in climi temperati. ●

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Le grandi fiere internazionali

L’Osservatorio nazionale sui regolamenti edilizi promosso da Cresce e Legambiente

Saie Bologna, presentato il Rapporto Onre 2011

Un’ottima chiave di lettura per raccontare l’evoluzione verso l’edilizia sostenibile. Crescente l’attenzione anche nel Sud del Paese

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’Osservatorio Nazionale sui Regolamenti Edilizi, promosso da Cresme e Legambiente, nasce dall’idea che questi strumenti comunali rappresentino oggi sempre più uno snodo fondamentale del processo edilizio e di una corretta progettazione e realizzazione di edifici efficienti dal punto di vista energetico. I Regolamenti Edilizi Comunali si stanno dimostrando – precisa BolognaFiere – un’ottima chiave di lettura per raccontare questa evoluzione verso l’edilizia sostenibile. Il Rapporto ONRE 2011, giunto alla quarta edizione, mostra come sia sempre più crescente il numero di Comuni che ha messo mano ai propri strumenti di governo degli interventi edilizi, per introdurre nuovi criteri e obiettivi energeticoambientali, sia il campo dei temi di interesse, rendendo i regolamenti sempre più completi. Sono infatti 837 i Comuni che sono emersi dall’ultima analisi del Rapporto, oltre il 10% del totale, ben 132 Comuni in più rispetto ad un anno fa (erano 705 nel 2010 e 557 nell’edizione 2009), in cui complessivamente abitano oltre 20 milioni di persone distribuite tra grandi città e piccoli Comuni. Queste realtà sono intervenute per fissare obiettivi obbligatori per quanto riguarda l’isolamento termico, l’installazione di solare termico e di fotovoltaico, il ricorso a tecnologie efficienti quali il teleriscaldamento e le pompe di calore, il corretto orientamento e la schermatura degli edifici, il risparmio della risorsa idrica ed il recupero delle acque meteoriche, l’utilizzo di materiali locali, l’isolamento acustico e la permeabilità dei suoli. In questa edizione si è voluto allargare il campo dei parametri di sostenibilità considerati, introducendo maggiori specifiche per l’isolamento termico (ad esempio considerando anche i Comuni che prendono in esame una maggiore efficienza dei serramenti), dando più risalto alle norme per la contabilizzazione individuale del calore e sottolineando quei Comuni che hanno reso obbligatoria la certificazione energetica. La distribuzione dei Comuni vede inevitabilmente una forte presenza di quelli del Centro- Nord, in Regioni che già da tem-

po hanno spinto e fissato obiettivi in questo settore, ma iniziano a crescere anche i numeri delle Regioni del Sud, in particolare – precisa BolognaFiere – in alcune zone della Campania, Puglia e Sardegna. E’ da segnalare come anche nel 2011 siano diversi i Comuni che sono tornati, a distanza di poco tempo, a intervenire sui propri regolamenti per alzare l’asticella degli obiettivi e delle prestazioni, in particolare in molti Comuni lombardi. Ecco i parametri del rapporto: Isolamento termico: è tra i punti fondamentali da affrontare per il contenimento dei consumi energetici delle abitazioni ed è l’unico parametro affrontato in almeno un Comune per Regione. Sugli 837 Comuni individuati, sono 607 quelli che prevedono obblighi sull’isolamento termico degli edifici. Anche il ricorso a tetti verdi inizia ad essere inserito nei Regolamenti Edilizi con 31 Comuni, tutti in Lombardia, dove per le nuove edificazioni è obbligatorio realizzare parte della copertura con “tetti giardino” per un miglior isolamento termico, stessa pratica incentivata in altri 20 Comuni. Per quanto riguarda i serramenti ad alta efficienza l’obbligo è previsto in caso di sostituzione dei vecchi o di realizzazione di nuovi edifici in 275 Comuni. Utilizzo fonti rinnovabili: risultati particolarmente importanti sono quelli raggiunti dalle energie rinnovabili. Infatti in ben 458 Comuni italiani si obbliga l’installazione di pannelli solari termici, mentre in 481 diventa obbligatorio per i nuovi edifici allacciare pannelli fotovoltaici. Efficienza energetica in edilizia: sono 311 le amministrazioni locali che prevedono la promozione, l’incentivo o l’obbligo di allacciamento a una rete di teleriscaldamento, l’uso di pompe di calore o il collegamento a impianti di cogenerazione per il riscaldamento e la climatizzazione estiva delle case. In particolare sono 164 i Comuni in cui, se presente, si fa obbligo di allacciare gli edifici alla rete di teleriscaldamento. Orientamento e schermatura degli edifici: sono 430 i Comuni che nei loro regolamenti affrontano il tema dell’orienta►

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speciale edilizia e costruzioni mento e/o ombreggiatura delle superfici vetrate. In 15 vi è un esplicito divieto di costruire edifici o singole abitazioni con un unico affaccio verso nord. Materiali da costruzione locali e riciclabili: 382 i Comuni i cui regolamenti edilizi prendono in considerazione l’origine dei materiali e l’energia impiegata per la loro produzione. In 324 viene promosso l’uso di materiali di provenienza locale, naturali e riciclabili o con un lungo ciclo di vita, mentre per 27 Comuni questo tipo di richiesta diventa obbligatoria. Risparmio idrico e recupero acque meteoriche: Un aspetto molto considerato è quello della risorsa idrica. Infatti il recupero delle acque piovane, principalmente per l’irrigamento di giardini, ed il risparmio idrico, sono resi obbligatori in 463 Comuni italiani. Isolamento acustico: 235 Comuni hanno deciso di affrontare l’argomento de corretto isolamento acustico negli edifici. Di questi, 158 prevedono un limite preciso alle emissioni acustiche da rispettare, 44 prevedono incentivi qualora si raggiungano livelli di isolamento acustico particolarmente elevati. Permeabilità dei suoli ed effetto isola di calore: sono 188 i Comuni che trattano la permeabilità dei suoli nei loro regolamenti edilizi, punto fondamentale per impedire l’incremento delle temperature nella aree urbane, noto come effetto “isola di calore”, e di conseguenza per evitare un sempre crescente bisogno di impianti di climatizzazione nei mesi estivi. In particolare, il Comune di Bolzano ha introdotto, dal 2004, un indice di certificazione della qualità dell’intervento edilizio rispetto alla permeabilità del suolo e del verde (il R.I.E. Riduzione dell’impatto edilizio). La certificazione è obbligatoria per tutti gli interventi edilizi, sia residenziali sia produttivi. Il Rapporto 2011 ha proposto anche un’ analisi dei provvedimenti nazionali e regionali dal quale si comprendono le difficoltà attuali di un Paese che su questi temi mostra ancora una realtà a macchia di leopardo, in particolare rispetto all’esistenza di un riferimento normativo e nelle indicazioni che riguardano le prestazioni energetiche degli edifici e lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Ma ancora più rilevanti sono alcune situazioni in cui risultano evidenti le contraddizioni nelle indicazioni che riguardano, ad esempio, la certificazione energetica degli edifici, e rispetto a chi può operare, su chi e come debba controllare. Proprio su questi temi vengono sottolineate alcune realtà che hanno imposto vincoli più restrittivi. Si tratta delle due Province Autonome, Trento e Bolzano, dove per tutti i nuovi edifici realizzati viene richiesta una certificazione energetica di Classe B. Ma importanti passi avanti sono stati fatti anche dalla Regione Emilia-Romagna che oltre a fissare obblighi per l’installazione di solare termico e fotovoltaico, per l’allacciamento a reti di teleriscaldamento e a stabilire limiti di trasmittanza per i

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Le grandi fiere internazionali

nuovi edifici, incentiva concretamente la realizzazione di edifici in classe A e B. I risultati già raggiunti parlano chiaro perché si tratta di una delle regione con maggiore diffusione di Comuni che hanno introdotto nei propri regolamenti parametri di sostenibilità; si tratta di 121 Comuni, ben il 15% di tutti quelli presenti nel Rapporto ONRE 2011, di cui ad esempio sono 63 quelli che presentano contemporaneamente l’obbligo per il solare termico e per il fotovoltaico, 39 dove vengono promossi o incentivati i tetti verdi e 118 i Comuni dove si affronta, molto spesso in modo vincolante, il tema della risorsa idrica. Tra le pratiche più virtuose c’è quella della realizzazione di Regolamenti Urbanistici ed Edilizi in coordinamento tra più Comuni, come nel caso dell’ “Unione Bassa Romagna e Russi” (Regolamento Unitario dell’Aprile del 2011), che ha permesso a queste amministrazioni della provincia di Ravenna di emanare uno dei più completi ed efficienti Regolamenti Edilizi. Un importante ragionamento è quello riferito ai nuovi obiettivi previsti dalla Direttiva Europea 31/2010, perché tracciano i contorni di un’accelerazione ancora più forte nella transizione verso uno scenario nel quale il peso dei consumi energetici legati al settore delle costruzioni si dovrà ridurre significativamente grazie a un rapido miglioramento degli standard e a una fortissima integrazione delle fonti rinnovabili. Le date sono precisamente individuate: dal 1° gennaio 2019 tutti i nuovi edifici pubblici costruiti in Paesi dell’Unione Europea, e dal 1° gennaio 2021 tutti quelli nuovi privati, dovranno essere “neutrali” da un punto di vista energetico, ossia garantire prestazioni di rendimento dell’involucro tali da non aver bisogno di apporti per il riscaldamento e il raffrescamento oppure di soddisfarli attraverso l’apporto di fonti rinnovabili. La novità normativa più importante è quella relativa al “Decreto Romani”, DL 28 del 2011, che diventerà attuativo dal 1 Giugno 2012. Con questo provvedimento infatti i nuovi edifici e nei casi di ristrutturazioni, sarà obbligatorio in tutto il territorio nazionale fare ricorso all'energia rinnovabile almeno per il 50% dei consumi previsti per l'acqua calda sanitaria. In aggiunta sarà obbligatorio soddisfare sempre da fonti rinnovabili la somma di parte dei consumi previsti per l'acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento. Oltre alle rinnovabili termiche il Decreto stabilisce vincoli importanti anche per la parte elettrica dei fabbisogni degli edifici. Sarà infatti obbligatorio installare impianti da fonti rinnovabili proporzionalmente alla grandezza dell’edificio. Inoltre per tutti gli edifici pubblici gli obblighi vengono incrementati del 10%. Al Saie edizione 2011 ha partecipato una delegazione della Regione Calabria, assessorato all’Internazionalizzazione, con una elegante area espositiva. Ricordiamo che il Saie 2012 si svolgerà dal 18 al 21 ottobre 2011. ●

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Taranto

Melilli (SR)

Marcellinara (CZ)

Orciano Pisano (PI)

Non tutto va male in Calabria     La Cal.Me Cementi SpA, società del gruppo Speziali ringrazia  i suoi 250 collaboratori per l’insostituibile contributo che nel  corso degli anni ha permesso il raggiungimento di risultati  sempre crescenti. Evoluzione tecnologica, ricerca ed eccellenza sono da sempre  i punti cardine della “mission” aziendale. Importanti società  impegnate nella realizzazione delle grandi opere, come il tratto  autostradale A3 Salerno-Reggio Calabria, hanno mostrato vivo  apprezzamento per la proficua collaborazione avuta con i  tecnici Cal.Me SpA. Ciò ha consentito la produzione di calcestruzzi di straordinaria  qualità. Nella consapevolezza dell’assoluto valore del capitale umano,  la Cal.Me SpA affronta il futuro forte della solidità e compatezza  della propria struttura societaria.  Perché in fondo…. “C’E’ UNA CALABRIA CHE PRODUCE”

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Calabria Economia - n.1 2012  

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