Abitare in Italia Magazine - n02

Page 1

in questo numero: Editoriale

Dobbiamo scegliere tra l’economia delle cose e quella dei valori Normativa

Made in Italy, prodotto in Italia o 100% italiano? Accettiamo la sfida! Tracciamo i nostri prodotti, per rendere trasparenti le differenze Design

Il mito del design Sociale

E se dovessimo “ricominciare da capo”? Luoghi

La casa del tempo sospeso Art gallery

Silvia Infranco Sport e solidarietà

Five Races. Run for culture 2012’s project

magazine

... e molto altro ancora

il magazine di Abitare in Italia

Tracciabilità


group progetto d’interni technical services

fashion wood contemporary furniture

Giovani coppie

Low cost - High style

Milano Torino Roma Firenze Napoli Bari Palermo

New York San Francisco Boston Washington

Londra Dublino Berlino Bonn Amsterdam Bruxelles Stoccolma

Shanghai Pechino Sidney


high business school marketing/web/avd & services corporate visibility

corporate visibility

corporate visibility services

international contract division finishing & restauration

hand made furniture

tailor made interiors

tailor made kitchens


indice - index in questo numero: Editoriale

Dobbiamo scegliere tra l’economia delle cose e quella dei valori Normativa,

Made in Italy, prodotto in Italia o 100% italiano?

Accettiamo la sfida! Tracciamo i nostri prodotti, per rendere trasparenti le differenze Design

Il mito del design Sociale

E se dovessimo “ricominciare da capo”? Luoghi

La casa del tempo sospeso

il magazine di Abitare in Italia

Tracciabilità

Art gallery,

Silvia Infranco sport e solidarietà

Five Races. Run for culture 2012’s project

magazine

... e molto altro ancora

n° 2

Settembre 2011 - ANNO I Pubblicazione trimestrale - Quarterly publication Registrazione Tribunale di Treviso n. 156 del 27-08-2010 Editore: Abitare in Italia S.r.l. Barchessa di Villa Razzolini Loredan Via Schiavonesca Marosticana, 15 31011 Asolo (TV) - Italia tel.: +39 0423.56 47 21 tel. e fax: +39 0423.94 06 43 ® tutti i diritti riservati Abitare in Italia s.r.l. www.abitareinitaliamagazine.net Direttore responsabile - Managing director Gian Luigi Corinto

4

Redazione - Editors Alessandro Vaccarone Elisa Zamperoni Marisa De Paoli Paolo Zamprogno Grafica e Impaginazione - Graphics and layout Walter Beltrame Fotografia - Photography Walter Beltrame Archivio Abitare in Italia Stampa - Printing Laboratorio Grafico BST Romano di Ezzelino (VI) www.graficabst.com Pubblicità - Advertising advertising@abitareinitaliamagazine.net Contatti - Contact redazione@abitareinitaliamagazine.net

8 - Editoriale, Alessandro Vaccarone Dobbiamo scegliere tra l’economia delle cose e quella dei valori We must choose between the economy of things and that of values 10 - normativa, Avv. Vito Rubino Made in Italy, prodotto in Italia o 100% italiano? Made in Italy, produced in Italy or 100% Italian? 14 - tracciabilità, Elisa Zamperoni Accettiamo la sfida! Tracciamo i nostri prodotti, per rendere trasparenti le differenze Let’s accept the challenge! Let’s trace our products, to make differences transparent 16 - strategie, dalla Redazione Alta qualità a prezzi contenuti. È possibile? High-quality at moderate prices. Is it possible? 18 - sociale, dalla Redazione E se dovessimo “ricominciare da capo”? What about if we have to “start over again”? 20 - Design, dalla Redazione Il mito del design Design myth 24 - luoghi, Walter Beltrame La casa del tempo sospeso Pending time’s home 32 - architettura e design, dalla Redazione Progetto di interni. Può prescindere dall’architettura della casa? Interior project. Can it set aside from house architecture? 34 - oggetti, dalla Redazione Gli oggetti della memoria. Perché il consumo frenetico resterà senza storia The objects of memory. Because frenetic consumption will remain without history 36 - abitare, dalla Redazione Dalle capanne agli hotel a sette stelle, resta il bisogno di intimità e il desiderio di casa. From huts to seven-star hotels, the need for privacy and the desire to own a home still exist

38 - Art gallery, dalla Redazione Artisti tra di noi. Cerchiamoli, parliamo con loro Artists among us. Let’s look for them, speak to them, speak about them. 42 - Art gallery, Gian Luigi Corinto Silvia Infranco 46 - sport e solidarietà, Lorenzo Doris Five Races. Run for culture 2012’s project 50 - Abitare, Elisa Zamperoni Abitare: che cosa rappresenta per ognuno di noi Living: what does it mean to each of us 52 - EVENTI, Gian Luigi Corinto Lirica e territorio, eccellenze in simbiosi allo Sferisterio Opera Festival di Macerata Opera and territory, excellences in symbiosis at Macerata Sferisterio Opera Festival 56 - retail, dalla Redazione Il futuro del retail. Integrazione o indipendenza? The future of retail. Integration or innovation? 60 - innovazione ed identità, dalla Redazione Siamo sicuri che a forza di innovare non perderemo parte di noi stessi? Are we sure we won’t lose part of ourselves by innovating continuously? 62 - polis, Alessandro Vaccarone Come sta la democrazia? How is democracy? 64 - restauro, Vittorio Tortora Porte Vecchie ed Antiche, non solo come porte! Per fare ambiente... Ancient and old Doors, not just as doors! Creating rooms... 66 - IL RACCONTO, Claudia Menichini Il negozio di antiquariato The antique shop


Arredare

®

Corso Indipendenza, 24 - Milano - tel. 02 712514

rivenditore esclusivo

homeoffice Abitare in Italia

fascino e tecnologia

Scrivania collezione Firenze - Scomparsa monitor Pc attivata con telecomando.

In omaggio Tablet 10,1” con la tecnologia più avanzata, per l’acquisto di elementi Home Office Abitare in Italia pari o superiore a € 4.000,00

Iniziativa concordata con Arredare - Milano


ad un amico di Alessandro Vaccarone

In memoria di Guido Mazzoni In memory of Guido Mazzoni

S

tavo per mandarti le bozze del 3° numero del nostro Magazine, sia per avere la tua opinione su ciò che abbiamo cercato di esprimere sia perché da questo numero in poi ci occuperemo di ciò a cui tu hai dedicato una parte importante della tua vita: la solidarietà concreta verso i più sfortunati, verso coloro che la ruota del destino ha deciso di far nascere là dove l'umanità sembra essersi fermata a tanto tempo fa. Mi aveva incantato il racconto di Ornella, quando ci ha fatto vivere le vostre vicissitudini in Africa per sottrarre alla sofferenza quelle che poi sono divenute le vostre splendide "bambine", come continuavi a chiamarle tu. Non avevo mai capito dai tuoi rari e brevi racconti quanta parte della vita avevi dedicato ai più sfortunati. Ti ho conosciuto, burbero e dolce come pochi sanno essere, per la tenacia, la professionalità, la correttezza estrema, ma avevo avuto la sensazione che dietro ci dovesse essere qualche cosa di estremamente raro, riservato, che non volevi comunicare più di tanto, quasi con il riserbo di chi teme di ricevere il plauso che non cerca, perché il riconoscimento per ciò che fa è e deve restare nell'osservazione dei risultati raggiunti e della gioia procurata. Ti ho ammirato per quell'impegno e penso sia nato proprio quel giorno il desiderio di tutti quelli che hanno costituito con te questa nostra impresa di cercare di essere concretamente solidali verso coloro ai quali la vita non ha concesso pari opportunità. Interpreto il loro sentire e scrivo qui il punto 10, che sarà trascritto nel decalogo della responsabilità Sociale di Abitare in Italia:

6

10. Noi crediamo che parte del valore che l'impresa riesca a creare debba andare a coloro ai quali la vita non abbia concesso pari opportunità. In ossequio a questo principio, accantoneremo ogni anno il 5% (cinque per cento) degli utili aziendali affinché sia impegnato per interventi di solidarietà diretti, a favore di popolazioni svantaggiate.

I was about to send you the revises of our Magazine’s 3rd issue, both to receive your opinion on what we tried to express and because from this issue onwards we will deal with what you dedicated an important part of your life to: real solidarity towards the most unlucky, towards those who the destiny’s course decided to let them be born where humanity seemed to vanish a long time ago. I was surprised by Ornella’s story, when she told us about your vicissitudes in Africa to save those who later became your wonderful children, as you continuously used to call them, from suffering. I had never understood how much life you dedicated to those unlucky ones from your rare and short stories. I met you as gruff and sweet person just as few can be, for tenacity, professionalism, extreme fairness, but I had had the feeling that there must have been something extremely rare behind it all, reserved, you did not want to discuss about much, almost with the same privacy of those who are afraid of receiving the praise they are not looking for, because the recognition for what one does is and must remain in the observation of the results achieved and the joy it brought. I admired you for that commitment and I think that on that day the desire of all those who carried out our adventure with you by trying to be really solidarity to those to whom life has not granted equal opportunities. I interpret their feelings and here I write point 10, which will be transcribed in the decalogue of the social responsibility of Abitare in Italia:

Ciao amico, sarai con noi per molto tempo ancora. La tua famiglia sarà la nostra famiglia, i tuoi sogni i nostri sogni, il tuo impegno il nostro impegno.

10. We think that part of the value that the company will be able to make should go to those to whom life has not given equal opportunities. In accordance with this principle, each year we will save 5% (five per cent) of the corporate earnings to be invested in direct solidarity interventions, in favor of disadvantaged people.

Guido Mazzoni è nato a Torino il 06-12-1944. La sua storia umana racconta del suo amore per Ornella, Bonsitu e Gennet. Professionista di grande livello nella rappresentanza di aziende del settore dell’arredamento, aveva costituito a marzo 2010 Abitare in Italia, con lo spirito e l’entusiasmo che ha condiviso con gli altri 10 soci.

Hi friend, you will still be with us for a long time. Your family will be our family, your dreams will be our dreams, your commitment our commitment.

Guido Mazzoni was born in Turin on 12-06-1944. His human story is about his love for Ornella, Bonsitu and Gennet. A top professional representing companies in the furnishing sector, in March 2010 he founded Abitare in Italia, with the spirit and enthusiasm he shared with the other 10 members.


Urbino

Collezione la nobiltĂ della Tradizione

7

Urbino collection and Abitare in Italia showrooms on:

www.abitareinitalia.net


Editoriale Alessandro Vaccarone - Amministratore di Abitare in Italia

Dobbiamo scegliere tra l’economia delle cose e quella dei valori We must choose between the economy of things and that of values Every event in our life has a why but it also has an aim. Our existence is studded with signals, the writing from our body if they are related to us as individuals, from the environment if they concern our community,

Ogni accadimento della nostra vita ha un perché ma ha anche uno scopo. La nostra esistenza è costellata da segnali, che provengono dal corpo se ci riguardano come individui, dall’ambiente se interessano la nostra collettività.

L

a mitologia e la storia dell’uomo sono caratterizzate da avvertimenti che la natura o lo stesso contesto sociale inviano perché gli uomini prendano consapevolezza della propria precarietà e non proseguano su strade che conducono inevitabilmente al di-

8

sastro. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da grande incertezza e proprio nei giorni attuali sembra imminente il pericolo di default di nazioni e lo spettro di impoverimento di moltitudini di persone, che andrebbero ad aggiungersi a quelle che bene non sono mai state. Soggetti come i mercati finanziari, le agenzie di rating, i vari G7, G8, G20, le borse che salgono e scendono sembrano sempre di più forzature senza senso, oppure strumenti in mano a pochi che stanno giocando con i destini di miliardi di persone. Due fatti mi preoccupano, come individuo e come imprenditore con responsabilità sociali. La globalizzazione, che nessuno ha ben capito che cosa sia se non la spinta distruttiva a produrre più cose di quelle che servono ai pochi che le possano acquistare, mentre fame e disperazione sono ancora endemiche in buona parte della terra. E poi, lo sradicamento di intere popolazioni dai luoghi di origine, private di memoria e radici in cambio dell’illusione che acquistando il voluttuario saranno felici e vivranno in eterno. Già, credo che il tema da portare all’attenzione di ciascuno di noi sia

Mythology and the history of the human being are characterized by some warnings which nature and the same social context send so that men can be aware of their own precariousness and will not follow roads that will certainly lead to disaster. The last years are characterized by a great uncertainty in and precisely in these days in the danger of default of nations seems close and the spectrum of several people becoming poorer, which would add up to those who have never lived a good life. Subjects such as financial markets, rating agencies, the various G7, G8, G20, stock markets going up and down seem to be more and more nonsense forcing, or instruments held by few people who are playing with the destiny of millions of people. There are two facts that the worry me, both as an individual and as a trader with social responsibilities. Globalization, which nobody has well understood about unless as a destructive boost for producing more things that are necessary for few people who can buy them, while hunger and desperation are still endemic in a great part of earth. And then, the eradication of entire populations from their native places, bereft of memory and roots in turn of the illusion that buying luxurious items will make them happy and live forever. I believe that the issue which needs to be brought to your attention is about the destiny of human beings. Of all of them. The coexistence of things and values has always characterized the life of human beings, up to considering them indissoluble, as if one couldn’t exist without the other. Man, made of materiality and spirituality, has


proprio il destino degli esseri umani. Di tutti. La coesistenza di cose e valori ha caratterizzato da sempre la vita degli uomini, fino a considerarli inscindibili, quasi che l’uno non potesse essere senza l’altro. L’uomo, fatto di materialità e spiritualità, ha riprodotto ovviamente tali condizioni nella costruzione progressiva del mondo che lo ha circondato, mantenendo però un equilibrio che ha consentito il cammino dell’evoluzione fino ai giorni nostri. Ma la creazione di una realtà virtuale, fatta di cose senza senso, come la produzione di carta a mezzo di carta, come i mercati finanziari, le agenzie di rating, i riti della politica sempre meno rispondenti al bisogno di guida dei popoli, perché celebrati da soggetti sempre meno capaci di porre i valori sopra le cose, sta devastando, sia il mondo fino a ieri definito avanzato, sia i presupposti di affrancamento dalla miseria dei popoli meno fortunati. L’analisi appare semplice, nonostante la gravità di ciò a cui impotenti assistiamo, ma sembriamo incapaci di vedere un progetto di futuro, di ritrovare la via dei valori che hanno costituito l’ossatura portante delle società. Anche noi produciamo e vendiamo cose! Anche noi competiamo per guadagnare uno spazio per i nostri prodotti e per la nostra realtà. Ma vediamo il mercato come luogo di incontro e non di scontro. Di competizione leale e non di guerre senza regole. Produciamo e vendiamo prodotti, certamente, ma abbiamo scelto la via dei valori di appartenenza, di qualità, valori esperienziali e simbolici, non puramente virtuali e finanziari. Parliamo di casa da abitare consapevolmente, crediamo di soddisfare esigenze concrete e non bisogni fittizi, siamo certi di utilizzare gli strumenti del marketing per favorire l’informazione e la comunicazione di valori, per stimolare la discussione, anche critica e non per usare le persone esasperando il richiamo del consumo. Il valore del lavoro delle persone è per noi più forte del valore del brand. Non scendiamo a compromessi sulla qualità reale, mettendo in guardia da quella percepita, ultimo inganno della comunicazione assoldata dal consumo per perpetuare i suoi riti. Siamo alla vigilia di una scelta, perché le cose materiali ed i valori non possono più procedere insieme. Presto entreranno in collisione e Dio non voglia che siano i valori a soccombere.

obviously reproduced these conditions in the progressive construction of the world which has surrounded him, but buying maintaining an equilibrium which has allowed him the march of evolution up to our days. But the creation of a virtual-reality, made of nonsense things, such as the production of paper from paper, like financial markets, rating agencies, the ritual of politics which are responding even less to the need for a guide of populations, since it is made by subjects who are always less able to collocate values above things, is devastating both the world which up to yesterday was defined as advanced and the conditions to free the less lucky populations from poverty. The analysis seems simple, although the seriousness of whatever we assists as impotents, but we seem to be unable to imagine a future project, to find the way of values again which have made up society’s main bone structure. We produce and sell things too! Even we compete to earn a space for products and for our reality. But we consider the market a place where we can meet and not clash. A place for loyal competition and not for wars without rules. We produce and sell products, obviously, but we haven’t chosen the way of values, quality, experience and symbolic values belonging to us, not purely virtual and financial ones. We are aware of talking about a house to live, we believe we can satisfy real needs and not false ones, we are certain we are using marketing instruments to favor information and communication concerning values, to stimulate discussions, even criticism, and not for using people for exasperating the recall of consumption. We consider the value of people’s work stronger than the value of the brand. We don’t come to compromise on real quality, by warning against the perceived one, the last deceit of communication engaged by consumption to perpetuate its customs We are on the eve of a choice, because material things and values can no longer get along. They will soon collide and God doesn’t want values to succumb.

9


normativa Avv. Vito Rubino, Professore Aggregato di Diritto dell’Unione Europea, facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi del Piemonte Orientale.

Made in Italy, prodotto in Italia o 100% italiano? Made in Italy, produced in Italy or 100% Italian?

Uno sguardo alla normativa per comprendere meglio alcuni concetti chiave del mercato.

L 10

a recente crisi economica e le difficoltà commerciali determinate dalla cosiddetta “globalizzazione dei mercati” hanno fatto riemergere con forza le istanze di imprenditori ed associazioni di consumatori volte a tutelare il cosiddetto “Made in Italy”, ossia – nell’intendimento di molti – il prodotto “autenticamente italiano”. Ma quali sono i contenuti effettivi di un prodotto “Made in Italy”? Dove viene concepito e realizzato? Con quali materiali e maestranze? Le risposte che l’ordinamento italiano e dell’Unione Europea offre possono risultare per certi aspetti sorprendenti.

Il “Made in Italy” La legge italiana distingue il concetto del “Made in Italy” da quello – talvolta esposto nelle etichette dei prodotti di largo consumo – di “interamente italiano” o, per dirlo con uno slogan “100% Italia”. Il cosiddetto “Made in Italy” non è positivamente descritto dalla normativa. La nostra l. 350/03(1) si limita, infatti, a descrivere ciò che non può essere considerato tale, prevedendo sanzioni penali a carico degli imprenditori che “spaccino” per italiane merci in realtà provenienti da altri paesi. Così l’art. 4 co. 49, nella sua versione aggiornata, stabilisce che costituisce reato ed è punito ai sensi dell’art. 517 c.p. la “vendita di prodotti

A look at regulation to better understand some market key concepts. The recent economic crisis and the commercial difficulties determined by the so-called globalization of the markets have made some of the requests by traders and consumers associations whose aim is to protect the so-called “Made in Italy” strongly resurface, or – as many consider – the “authentic Italian” product. But what are the real concepts of a “Made in Italy” product? Where is it conceived and produced? With which materials and workers? The answers given by the Italian and the European Union systems offer can be surprising under certain aspects. “Made in Italy” The Italian law distinguishes the “Made in Italy” concept which can sometimes be written on large consumption products – as “fully Italian” or, “100% Italy” by using a slogan. The so-called “Made in Italy” isn’t described positively by regulations. As a matter of fact, our


con falsa o fallace indicazione di origine o provenienza”, ove per fallace indicazione si intende l’uso di segni, figure o quant’altro possa indurre il consumatore ad attribuire al prodotto una origine italiana anche qualora sia indicata l’origine estera del prodotto(2). Per “falsa indicazione di origine” si intende, invece, la stampigliatura “Made in Italy” su prodotti e merci non originari dell’Italia “ai sensi della normativa europea sull’origine”. Entrambe le indicazioni sono accomunate dal concetto di “origine”, che il nostro ordinamento mutua da quello dell’Unione Europea, e, in particolare, dalla disciplina doganale: ai sensi dell’art. 36 del regolamento 450/2008 CE(3) “le merci interamente ottenute in un unico paese o territorio sono considerate originarie di tale paese o territorio. Le merci alla cui produzione abbiano concorso due o più Paesi o territori sono considerate originarie del Paese o territorio in cui hanno subito l’ultima lavorazione sostanziale”. Così, volendo esemplificare, sarà senz’altro “Made in Italy” (perché interamente originario dell’Italia) un peperone selezionato, seminato, coltivato e raccolto a Carmagnola (TO), ma potrà altrettanto definirsi “Made in (1) Si tratta della legge finanziaria 2004, che per la prima volta ha messo mano ad una sorta di codificazione dei concetti in discussione. La norma è stata più volte emendata e modificata negli anni successivi. (2) Si pensi ad un prodotto con etichettatura avvolta dalla bandiera tricolore, richiami figurativi all’Italia ecc., pur se in un angolo dell’etichetta sia effettivamente indicata l’origine straniera. (3) Si tratta del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio nr. 450 del 23 aprile 2008 che istituisce il “codice doganale comunitario”, pubblicato in G.U.U.E. L 145 del 4.6.2008 pp. 1 e seguenti.

law No. 350/03(1) only describes what ever can’t be considered as it, by applying penalties to those traders who pass off” foreign products coming from other countries as if they were Italian. Therefore, art. 4 paragraph. 49, in its updated version, provides that the sale of products with false or falsified origin labeling”, is a crime and it is punished in accordance with Italian penal code art. 517. Falsified labeling means that there are marks, images or whatever can convince the consumer that the product is Italian although it is labeled as a foreign product (2). While “false labeling”, instead, means stamping “Made in Italy” on products and goods which do not come from Italy “according to European regulations on origin”. Both indications have the concept of “origin” in common, which is different in our system compared to the European union one and, in particular, regarding the rules on customs: in accordance with art. 36 of the European Community law 450/2008 (3) “goods which are fully produced in a unique country or territory are considered of that country or territory. Goods that were produced by two or more countries or territories are considered of the Country or territory in which they underwent the final substantial manufacturing”. This way, if we wish to summarize the concept, a “Made in Italy” product (since it is entirely of Italy) is a pepper which was selected, planted, grown and picked in Carmagnola (Turin), but we can also consider as “Made in Italy” a piece of furniture which uses wood cut in Romania, reduced into listels in Lithuania and finally manufactured in Italy (the so-called “final substantial manufacturing”(4)). The “fully produced in Italy” or “100% Made in Italy” concept. In order to avoid the abuses which the above mentioned complex discipline have partially allowed (1) It concerns financial law 2004, which for the first time dealt with some sort of codification of the discussed subjects. (2) Think about a product having a label wrapped by the tricolour, figurative recalls to Italy etc., even if the foreign origin is actually indicated at the label’s angle. (3) It is about European Parliament and Council regulation No. 450 passed on April 23, 2008 which established the “EU customs code” published on the European Union’s Official Journal, Law 145 passed on 6.4.2008 paragraph. 1 and following. (4) The “final substantial manufacturing” concept is complex and is often the cause of doubts. In general, it refers to the so-called “merchandise category leap”. So, in order to go back to our first example, if the pepper is picked in Morocco and made in oil in Italy, he product is Italian, since it goes from a fresh vegetable to a preserve.

11


normativa

Italy” un mobile che utilizzi legname tagliato in Romania, ridotto a listelli in Lituania ed infine lavorato in Italia (cosiddetta “ultima lavorazione sostanziale”(4)). Il concetto di “prodotto interamente in Italia” o “100% Made in Italy” Per ovviare agli abusi che la complessa disciplina sopra richiamata ha in parte consentito e tutelare la buona fede del consumatore interessato a comprare merci integralmente italiane il Legislatore nel 2009 è nuovamente intervenuto regolamentando anche l’indicazione “prodotto interamente italiano” e simili (e.g. “100% Italia”, “solo italiano” ecc.). L’art. 16 del d.l. 135/09, infatti, ha chiarito che per “prodotto interamente realizzato in Italia” deve intendersi quella particolare categoria di merci “Made in Italy” per le quali il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento siano compiuti esclusivamente sul territorio italiano. Si tratta, dunque, di una classe ben specifica di merci, in cui confluisce tutto il valore aggiunto del nostro design, del know-how produttivo, della capacità artigianale delle lavorazioni, ciò che, in definitiva, ha fatto grande l’Italia nel Mondo. Singolarmente anche in questo caso il Legislatore si è “dimenticato” di inserire nell’elenco degli elementi obbligatoriamente “italiani” la materia prima. Non è una svista: l’Italia è tradizionalmente povera di materie prime ed ha sviluppato il proprio genio nel saper trasformare i prodotti più che nel realizzarne le singole componenti primarie. L’Italia non è certo uno dei primi produttori al mondo di grano duro: eppure chi non assocerebbe la pasta al Bel Paese? Allo stesso modo non si può certo ritenere che in Italia vi siano boschi sufficienti a garantire il legname necessario per la nostra produzione mobiliera, eppure il design dei nostri mobilifici è invidiato (e copiato) in tutto il mondo. Insomma: la vera origine è quella delle idee e di chi sa metterle in pratica. Sta a noi saperle valorizzare al meglio sui mercati internazionali.

(4) Il concetto di “ultima lavorazione sostanziale” è complesso e genera spesso dubbi. In linea generale si intende con questa definizione il cosiddetto “salto di categoria merceologica”. Così, per tornare al nostro primo esempio, se il peperone è raccolto in Marocco e messo sott’olio in Italia il prodotto è italiano, perché da verdura fresca viene trasformato in conserva alimentare.

12

and to protect the good faith of the consumer who is interested in buying completely Italian goods, in 2009, the lawmaker intervened once again by regulating even the label “completely Italian product” and similar ones (e.g. “100% Italy, “just Italian” etc.). As a matter of fact, art.16 of legislative decree 135/09 has explained that “a fully produced in Italy product” is referred to that particular category of “Made in Italy” goods for which design, planning, manufacturing and packaging exclusively take place in the Italian territory. In other words, it refers to a specific class of goods in which you can find all the added value in our design, production know-how, handmade manufacturing skills, whatever, at the end, has made Italy become famous over the world. Even in this case only, the lawmaker “forgot” to add the raw material on the list of the mandatory “Italian” elements. It’s not an oversight: Italy is traditionally poor in raw materials and has developed its own genius in knowing how to transform products more than producing single primary components. Italy isn’t obviously one of the world’s number one hard wheat producers: yet who wouldn’t associate pasta to Italy? And in the same way we can’t say that there are sufficient woods in Italy to guarantee a necessary amount of wood for our furniture manufacture, although the design of our furniture factories is envied (and copied) all over the world. In other words: the true origin is about ideas and about whoever is able to apply them. It’s up to us to be able to know how to valorize in the best way on the international markets.


Varese antiquariato contemporaneo

Collezione

13

Varese collection and Abitare in Italia showrooms on:

www.abitareinitalia.net


tracciabilità Elisa Zamperoni

Accettiamo la sfida! Tracciamo i nostri prodotti, per rendere trasparenti le differenze Let’s accept the challenge! Let’s trace our products, to make differences transparent

Il consumismo è giunto forse al suo apice nei paesi più avanzati. È presto per dire se la globalizzazione sia un vantaggio per tutti noi, per il popolo dei consumatori, o soltanto per le multinazionali, ma intanto ogni giorno vediamo i nostri mercati invasi da prodotti di ogni genere provenienti da paesi che, arretrati da secolari ritardi tecnologici, sfruttano oggi il vantaggio del basso costo del lavoro per arricchire le casse statali in attesa che anche i singoli cittadini diventino veri consumatori.

14

I

l processo evolutivo appare ormai segnato: dobbiamo accettare la competizione per evitare che il diluvio di prodotti a prezzo incredibilmente basso mini alle fondamenta il nostro sistema produttivo e trasformi noi stessi in dipendenti dal consumo di prodotti di scarsa qualità. La legislazione europea ha da tempo introdotto norme severe per l’etichettatura dei prodotti alimentari, affinché il consumatore possa verificarne la composizione a tutela della propria salute e non essere tratto in inganno da indicazioni false o di dubbia interpretazione. Il primo degli obiettivi della legge è ovviamente la tutela della salute, ma sta diventando sempre più importante fornire al consumatore tutte le informazioni sulla provenienza dei prodotti sia per verificare l’autenticità e decidere quindi sull’effettivo valore sia per motivi di scelta etica. Il consumatore ha il diritto di scegliere di non collaborare al sostegno della falsificazione dei prodotti e dello sfruttamento del lavoro manuale. Come per l’agroalimentare, il settore dell’arredamento soffre più di altri per l’imitazione del marchio Made in Italy, come del resto recenti clamo-

Consumerism has perhaps reached its peak in the most developed countries. It’s early to say if globalization is an advantage for all of us, for the population of consumers, or just for multinationals, but in the meantime, every day, we see our markets invaded by all sorts of products coming from countries that, although undeveloped by secular technological delays, nowadays take advantage of low-cost labor to enrich state funds as they wait for single citizens to become true consumers. By now evolution appears to be marked: we must accept competition in order to avoid that the incredibly low deluge of products mine the foundations of our productive system and transforms us in dependents on the consumption of poor quality products. It has been a while since European legislation has introduced strict regulations on food product labeling, in order that the consumer can verify its composition to protect his health and not be deceived by false labels or those whose interpretation can be doubtful. The law’s first goal is obviously to protect one’s health, but providing all sorts of information to


rose inchieste hanno documentato. La vendita di prodotti falsi è il più grande nemico del sistema produttivo italiano, o almeno di coloro che hanno ancora l’ambizione di produrre nel nostro Paese. Il premium price della denominazione di provenienza italiana fa gola a molti ed è giunto il momento di fronteggiare falsi e falsari disponendo certificazioni severe a riguardo dell’autenticità dei prodotti e della loro tracciabilità – da inserire nella documentazione di vendita – anche per il settore arredamento. Ogni pezzo acquistato deve essere corredato da un codice che ne dichiari e ne certifichi le aree geografiche di provenienza, consentendo all’acquirente di individuare l’impresa (spesso artigiana) che lo ha realizzato. Forse questa richiesta potrebbe non piacere a tutti (vedi articolo a pag. 10), ma appare proprio che sia giunta l’ora della responsabilità collettiva, visto che quella individuale non è più sufficiente per competere nel mondo e visto che il nostro Paese raramente ha aiutato i singoli a fare sistema. Gli interessi in gioco non sono più soltanto quelli dell’azienda A diversa da B, ma quelli di tutta una Nazione che deve avere la forza e la capacità di difendere se stessa. Con un’effettiva tutela dell’origine artigianale e di qualità, potremo anche aprire serenamente le porte a tutti coloro che vogliano vendere nel nostro Paese, purché accettino la competizione leale e evitino di collaborare con i falsari che tolgono (si potrebbe dire “rubano”) il mercato alle imprese. Metteremo così a confronto autentico le differenze di stile e di qualità intrinseche e poi, sportivamente, vinca il migliore!

the consumer about origins is becoming more and more important for both verifying the authenticity and afterwards deciding on the real value and for ethical choice purposes. The consumer has the right to choose not to collaborate in support of the falsification of products and exploitation of labor. Just as like the agricultural and food sector, the furnishing sector suffers more than any other one for the imitation of the Made in Italy brand, as shown by crushing surveys. The sale of false products is the biggest enemy of the Italian production system, or at least for those who still have the ambition to manufacture in our country. The premium price related to the denomination of the Italian place of origin tempts many and the time to face false people and falsifiers by preparing strict certifications regarding the authenticity of products and their traceability has come – to be included in the sale papers – even for the furnishing sector. Whenever is purchased must come with a code that declares, certifies, the geographic area of origin, which allows the buyer to individuate the company (often craftmade) that produced it. Perhaps this requirement may not be liked by everyone (see article on pg. 10), but it actually seems that the time for collective responsibility has come, since the individual one is no longer sufficient to compete in the world and since our country has rarely helped individuals to build the system. The interests which are at stake are no longer just those belonging to company A which is a different from B, but those which belong to an entire nation that must have the strength and the skills to defend itself. With a real protection of the handmade and quality origin, we could also give opportunities serenely to all those who wish to sell in our country, as long as they accept loyal competition and avoid collaborating with falsifiers who take (we could say “steal”) the market from companies. This way we can authentically compare the differences concerning style and intrinsic quality and then say, sportingly, may the best win!

15


strategie dalla Redazione

Alta qualità a prezzi contenuti. È possibile? High-quality at moderate prices. Is it possible? Il vero diluvio di prodotti provenienti dai paesi industrialmente emergenti ha consentito a fasce sempre più vaste di popolazione di comprare, usare e possedere un numero maggiore di oggetti, spesso acquistati più per impulso consumistico che per esigenze reali.

O

16

ccorre prendere atto che le produzioni di massa, puntando su prezzi aggressivi, consentiti troppo spesso solo da pratiche di sfruttamento che travalicano sia il nostro codice penale sia quello etico, stanno banalizzando anche il desiderio di acquistare, togliendo sia ai grandi che ai piccini la voglia di possedere cose veramente belle. La fantasia, l’inventiva e la gioia della scoperta che hanno i bambini sono valori da tutelate così come è da salvaguardare il piacere della ricerca e della scelta che hanno gli adulti. In altro articolo affrontiamo le logiche del consumo, convinti come siamo che soltanto ritornando ad apprezzare i contenuti qualitativi e simbolici degli oggetti potremo ricevere dal loro possesso e uso la gratificazione che attendiamo. Ci stiamo chiedendo da tempo se prezzo contenuto e alta qualità dei prodotti siano effettivamente compatibili. Per rispondere appieno occorre analizzare bene il percorso di realizzazione e commercializzazione che partendo dalla materia prima consente al prodotto finito di arrivare fino a noi acquirenti consumatori. Ci limiteremo a parlare dei prodotti per l’arredamento della casa ed in particolare di quelli che si possono fregiare del titolo di Made in Italy autentico, quello che ci piace pensare come frutto del lavoro artigianale. Pensiamo ad un mobile, realizzato in legno, progettato per fornire utilità e disegnato per distinguersi sia quando viene utilizzato in ambienti dello stesso stile, sia quando è inserito come pezzo unico in un ambiente arredato con stile diverso. Le sue utilità sono ricavate dall’esperienza degli ebanisti, tramandata da generazioni, che nessuna macchina sarà mai in grado di riprodurre se non con compromessi deludenti. Il suo disegno invece prosegue la storia degli stili antichi e tradizionali, arrivati fino a noi nella dimensione dell’antiquariato, non rinunciando a contributi di attualità, oppure lanciando provocazioni con forme ardite che si fanno emozioni. I designer mettono in gioco la propria creatività per affermare la propria visionarietà, ma

The real deluge of products coming from industrially emerging countries has allowed more and more social classes to buy, use and own a greater number of objects, which are often bought because of a consumeristic impulse rather that for real needs. It is necessary to note that mass productions, aiming at aggressive prices, which most of the time are permitted only by exploitation practices which go beyond both our penal code and the ethical one, are also making the desire to purchase become banal, by taking away the desire of owning really nice things from both adults and children. Fantasy, invention and the joy of discovering which belong to children are values to be protected as well as protecting the pleasure for research and choice which belong to adults. In another article we face the logics of consumption, as we are convinced that we can receive the gratification we expect just by going back and appreciating the qualitative and symbolic contents of objects we own and use. We have been asking ourselves for a while if moderate price and high-quality of products are actually compatible. It is necessary to analyze the process of creation and marketing in a good way to fully answer, which starting from the raw material allows the finished product to reach of consumers. We will limit ourselves in speaking about home furnishing products and in particular regarding those which can be adorned with the original Made in Italy title, the one we like to think about is the fruit of craft. We think about a wood piece of furniture, planned to provide utility and designed to distinguish itself both when used in environments having the same style and when it is used in an environment which is furnished in a different style. Its utilities are obtained with the experience of workers in ebony, handed on from generation to generation, which no machine will never be able to


non rinunciano mai al confronto leale con gli artigiani che danno sempre funzionalità all’estetica progettata. Il vero plus dell’opera d’arredo è la “finitura” che interviene con più lavorazioni successive, sempre manuali, che assicurano ad ogni pezzo lunga durata e conservazione nel tempo oltre che raffinatezza e massimo risalto alle linee. A questo punto va da sé che il costo del prodotto debba essere legato oltre che alla qualità della materia prima usata, il legno, che deve essere scelto con ogni cura per qualità e tipologia necessaria, secondo criteri che assicurano il ripristino sostenibile della foresta, anche alla qualità del lavoro artigiano. Purtroppo, il sistema commerciale attuale risponde oggi a logiche quantitative, con il diffondersi anche nel nostro Paese di ipermercati e centri commerciali che banalizzano e rendono impersonali gli acquisti, degradando anche il prodotto destinato all’arredo della casa a fatto consumistico, con contenuti qualitativi decrescenti. Il Made in Italy autentico non può certo rispondere a questa logica distributiva, certamente valida per il consumo di massa ma assolutamente inadatta alle scelte personalizzate, quali si crede debbano essere quelle legate all’intimità dei propri spazi di vita. I negozi specializzati offrono competenza, servizi personalizzati e la possibilità di operare scelte tra varie ipotesi stilistiche ed abbinamenti, per comporre la soluzione ideale per una casa ancora da arredare o ambienti da completare o rinnovare. Per contenere, per quanto possibile, il costo di queste realizzazioni, senza nulla togliere al loro valore e dare giusta remunerazione al lavoro di coloro che sono impegnati nel percorso dalla materia prima alla nostra casa, Abitare in Italia ha creato le “isole espositive”, nelle quali la tecnologia consente, in spazi ridotti, di proporre scelte personali di modelli ed abbinamenti. Il collegamento in diretta video/audio con le nostre aziende artigiane consente la visione di particolari ancora grezzi e di dare risposte concrete a richieste di realizzazioni su misura. Accorciando il mercato, abbiamo trasformato la riduzione dei costi espositivi nel contenimento dei prezzi e nella fornitura al cliente di maggiore valore aggiunto.

reproduce unless with disappointing compromises. Instead, its design follows the history of antique and traditional styles, which were brought to us in the antique trade dimension, without refusing current contributions, or launching provocations with audacious forms which create emotions. Designers put their creativity at stake to establish their own visionariety but don’t ever refuse loyal comparison with those craftsmen who always give functionality to the beauty they planned. The real plus of the furnishing work is “finishing” which occurs through several following processes, always manual ones, which assure long-term duration and preservation to each piece besides refinement and maximum prominence to lines. At this point it is obvious that the product’s price must not only be related to the quality of the raw material used, but also to the wood, which must be carefully chosen based on the quality and type required, through criteria which assure a sustainable restoration of the forest, as well as craftsman quality. Unfortunately, nowadays trade system currently responds to quantitative logics, with the spread of hypermarkets and shopping centers around our nation that make purchases banal and impersonal, and by degrading the product which is destined for home furnishing as well, with decreasing quantitative contents. The original Made in Italy can’t obviously respond to this distributive logic, which is certainly valid for mass consumption, but absolutely improper customized choices, which are believed to be connected to the privacy of one’s own life spaces. Specialized stores offer competence, customized services and the possibility to choose from several stylistic hypothesis and couplings, to compose the perfect solution for a home to be furnished or environments to be completed or renewed. In order to keep prices as low as possible, the costs for these creations, without taking off anything from their value and for giving correct remuneration to the work of those who committed themselves along the path from the raw material to our home, Abitare in Italia has created the “expositive islands”, in which technology allows, in reduced spaces, suggesting personal choices related to models and couplings. Life video/audio connection with our artisan companies allows seeing particulars which are still unprocessed and to give real answers to tailor-made creation requests. By shortening the market, we transformed the reduction of expositive costs into price controlling and supply of more added value to the client.

17


sociale dalla Redazione

E se dovessimo “ricominciare da capo”? What about if we have to “start over again”? At this time we are living in a situation with the strong threat of a “day after”, an expression that first was used only by scriptwriters of the best fantasy movies.

Stiamo vivendo da un po’ di tempo situazioni attorno alle quali aleggia sempre più forte la minaccia di un “day after”, fino a non molto tempo fa espressione unicamente della fantasia di sceneggiatori di film di successo.

18

D

opo l’11 settembre 2001 l’inverosimile è divenuto realtà, quasi che la fantasia degli autori di fantascienza, così come già accaduto precedentemente, sia stata anticipatrice di incredibili eventi. Le tempeste finanziarie recenti, anch’esse frutto del concretizzarsi di ipotesi “impossibili”, presentano una realtà ai limiti del prevedibile, con l’addensarsi di nubi talmente fosche sul futuro di molti di noi da rendere angosciante ogni ipotesi di ciò che potrà essere domani. I progressi della scienza, della medicina, lo sviluppo tecnologico apparentemente inarrestabile ci avevano dato la sensazione che mai più nulla di traumatico sarebbe potuto accadere nel corso della nostra vita. Abbiamo rivisto immagini di non molto tempo fa, quando giravano poche auto, la carne era il piatto della domenica e le città portavano ancora le ferite dell’ultima follia, e le abbiamo guardate con distacco, quasi che da esse ci separassero confini di irripetibilità. Ci siamo cullati nel progresso quasi fosse un diritto acquisito. Abbiamo preso

After September 11th 2001 the impossible became possible, as if the imagination of science fiction authors has been anticipating the incredible events, as it had already happened before. Recent financial storms, deriving from the realization of “impossible” hypothesis, show us a borderline reality, with such a dark idea about the future of many of us, making every idea about our future become worrying. The progress of science, medicine, technological development seemingly unstoppable, gave us the feeling that nothing traumatic could have ever happened during our life. We reviewed images of not so long ago, when there were only few cars, when meat used to be a Sunday dish and cities still had the wounds of the last foolish act; we looked at them with detachment, as If we were separated from us by unrepeatable boundaries. We cherished in progress as if it was an entitlement. We took all the fruits we could with both hands from a tomorrow-tree, sure that this tree would have never withered. So we gradually dropped our guard, always projected towards a more and more favorable future, by quickly relegating the past into a kind of forgettable limbo, taking lifestyles that don’t belong to us as models. Nowadays the hypothesis of a possible upsetting of the structures we considered stable is becoming more and more evident, so we could be forced to “start all over again” in spite of our “certainty”. How many of us could pick themselves up and start living again, fighting the anguish of the unknown, but rediscovering a force which perhaps had never been felt before? Even just this hypothesis, which is no longer farfetched, leads us to “know how”. Everyone asks himself: “what could I do if all I have wouldn’t exist anymore? If the social structure that protects me shattered? Many of us, during our own professional experience, have been involved in problem solving


a piene mani ciò che sembrava pendere dall’albero del domani senza limiti, con la certezza che la pianta non sarebbe inaridita mai. Ed abbiamo, poco per volta, abbassato la guardia, sempre proiettati verso un futuro che non avrebbe potuto che essere ancora più favorevole, relegando rapidamente il passato in una sorta di limbo da dimenticare, prendendo a modello stili di vita che non ci appartenevano. Oggi si affaccia sempre più insistente l’ipotesi di un ipotetico sconvolgimento degli assetti che ritenevamo consolidati, per cui potremmo, in barba alle nostre “sicurezze”, essere costretti a “ricominciare da capo”. Quanti di noi saprebbero rialzarsi per rimettere in moto la propria esistenza, combattendo l’angoscia dell’ignoto, ma riscoprendo una forza vitale forse mai percepita prima? Anche solo questa ipotesi, oggi non più tanto peregrina, ci riporta al “saper fare”. Ognuno si domanda: che cosa potrei fare io se tutto ciò che ho non ci fosse più, se la struttura sociale che mi tutela si frantumasse? Molti di noi sono stati impegnati, nell’arco della propria esperienza professionale, ad affrontare simulazioni di problemi ipotetici, per dimostrare le proprie capacità di reazione in situazioni di rischio ed incertezza. I “business game” sono stati spesso la palestra per giovani manager che, all’insegna del “learning by doing”, si sono formati in previsione di difficoltà ipotetiche da affrontare con rapidità ed efficacia. Se applicassimo questa tecnica di apprendimento ad un’ipotesi di “day after”, nel quale l’economia, i pilastri dell’ordine costituito e l’organizzazione della vita per come la conosciamo entrassero in crisi, quanti di noi ritengono di saper reagire per superare difficoltà ancor oggi solo immaginabili come parto della fantasia dei disastri? Proviamo a noi stessi, attraverso uno “start over game”, come sapremmo rimettere in moto ciò che un disastro naturale, finanziario o una guerra di proporzioni ancora inimmaginabili potrebbero aver determinato. Definiamo uno scenario non difficile da creare, in tutto simile alle immagini che ogni giorno ci arrivano dall’altra parte del mondo meno fortunata, dove anche il diritto di vivere è messo in discussione e dove ogni giorno milioni di persone affrontano difficoltà che per noi sono sepolte nella storia di generazioni dimenticate. Forse, “giocando a ricominciare da capo”, ci accorgeremmo del solco di indifferenza che separa la nostra opulenza dalla dignità e dal coraggio con il quale popoli che definiamo arretrati e che dovremmo considerare soltanto molto meno fortunati affrontano ogni giorno la vita. Se la risposta sarà: potrei farcela anch’io, allora chi avrà questa certezza potrà continuare a vivere nell’indifferenza dell’altro, dissipando ricchezze e consumando risorse non riproducibili. Ma se il risultato del “game” darà risultati di panico, di perdita di identità, di angoscia del futuro, allora, forse, sarà bene ritrovare il giusto equilibrio che è servito a creare, con il sacrificio delle generazioni che ci hanno preceduto, il mondo che stiamo collaborando a distruggere.

a hypothetical situation, in order to demonstrate our ability of reaction in dangerous and uncertainty situations. “Business games” have often been the training ground for young managers who, based on learning by doing, have been formed for a preview of possible difficulties they could solve quickly and with efficacy. If we applied this learning technique to a hypothesis of “day after”, in which economy, the pillars of the established order and the organization of life we know would enter in crisis, how many of us know to think they are able to overcome difficulties which are still just imaginable as a product of a “disaster-fantasy”? Let’s prove to ourselves, through a “start over game”, how we could restart whatever a natural or financial disaster, or a terrible war could have generated. Let’s define a set that is not difficult to create, identical to the images we daily get from the less lucky part of the world, where even the right to live is debated and where every day millions of people face the difficulties we had buried in forgotten stories of centuries. Perhaps, by playing the “starting over” game, we could notice the kind of indifference that divides our richness by dignity and the courage of those people we consider underdeveloped and who should just be considered less lucky than us, people who face life each day. If the answer is “ I could too”, then the one who will have this certainty could continue living in the indifference, dissipating wealth and using up resources that are not reproducible. But if the result of the “game” is panic, loss of identity, fear for future, then, perhaps, it will be best to find the right balance which past generations used to create the world we are destroying all together.

19


Design dalla Redazione

Il mito del design Design myth In search of the suppositions which rule the future, from a past and a present that have denied every expectation, we must necessarily go into a minefield.

Alla ricerca delle ipotesi che governeranno il futuro, provenendo da un passato e da un presente che hanno smentito ogni previsione, dobbiamo necessariamente addentrarci in un campo minato.

I

20

l mondo degli oggetti è governato da oltre un trentennio dal design, ovvero dalla progettazione e realizzazione di forme alla quali si è associato sempre di più un contenuto immateriale legato a valenze espressive in tutto simili alla produzione artistica. Tentare di entrare con spirito critico in ciò che è divenuto un vero e proprio mito potrebbe esporre a “scomunica” chi osasse sezionare le componenti “reali” da quelle immaginarie. Ma la deriva consumistica che ha colpito i paesi affrancati dai bisogni primari (almeno per buona parte) mostra, a nostro avviso, necessario correggere la narrazione del design in quanto mito per restituire, anche a tutto vantaggio di quanti (e sono la maggior parte degli abitanti del pianeta) non hanno avuto la possibilità di arrivare al traguardo della soddisfazione dei bisogni primari, una dimensione corretta dell’utilizzo degli oggetti. Non desideriamo certo smentire quanti (e noi tra questi) affermano che il valore simbolico diviene spesso preponderante nell’osservazione di un oggetto, ma il simbolo mantiene la sua individualità che è psichica, mentre l’oggetto... rimane un oggetto. Il mito è narrazione, è descrizione di ipotesi fantastiche collegate ad un divenire che in quelle trova la propria giustificazione. Si ripropone

For over thirty years the world of objects has been governed by design, which means planning and creating shapes which are more and more associated to an immaterial content linked to expressive values that are very similar to the ones of artistic production. If you try to enter with a critical mind in what today is a real myth, you could exposed to an “excommunication” if you dare to dissect real components by unreal ones. But the consumer drift that has affected countries freed by basic needs (at least for most), according to us shows that Is necessary to correct the tale of the design myth, to give back a right vision of utilization of objects for all who (and they are the biggest part) couldn’t reach the goal of satisfaction of basic needs. Surely we don’t want deny the ones (and we are among them) who affirm that the symbolic value often becomes prevailing in the observation of an object, but that symbol keeps Its individuality that Is physic while the object…remain an object. Myth Is a narration, It’s a description of fantastic possibilities linked to a progress that find itself right In them. It comes up again In the evolution of generation, to whom it gives answers to existential anxiety or it become a guide in the darkness of collective conscience.


quasi come necessità nel trascorrere delle generazioni, alle quali fornisce risposte ad ansie esistenziali o costituisce guida quando il buio cala sulla coscienza collettiva. Far assurgere il design, ovunque e dovunque applicato, al ruolo di mito per incanalare flussi di consumo e per generare valori economici fittizi, non pare rispondere alle esigenze del mondo che ci si para dinnanzi. Alle origini dell’arte le forme rispondevano ad esigenze estetiche manifestate dal committente per l’appagamento di proprie istanze. L’artigiano realizzatore proponeva la propria personale visione della rappresentazione di realtà, spesso immaginarie, affidando alla capacità tecnica, oltrecchè ideativa, un risultato che, a distanza di secoli, è celebrato come arte universale. Nell’era in cui l’artista non ha spesso committenza, ma propone proprie immagini destinate a ricercare, a posteriori, istanze a cui dare risposte non più individuali ma collettive, il marketing, nuova scienza del racconto, definisce la narrazione del design conferendogli il ruolo di mito. Il brand, altro rito celebrato sugli altari del marketing, fornisce al design i contenuti simbolici abilmente costruiti sull’interrogazione delle istanze inconsce, fino a conferire all’oggetto un plusvalore assolutamente abnorme rispetto ai contenuti materiali. Non vogliamo addentrarci ora (ma lo faremo certamente in futuro) sul destino di questo plusvalore e cioè sulla sua equa redistribuzione, ma continuiamo a riflettere sulla contraddizione tra la dimensione reale e quella simbolica del consumo.

The consideration of design, applied anywhere and everywhere, as a myth to canalize consumption flows and to generates fictional economical values, is not a good way to answer to needs of the world. At the beginning of the art shapes responded to esthetical needs, who were required by customer as a satisfaction of his own needs. The artisan suggested his personal idea of the realities, often imaginary and he rely on technical ability, and also planning one, a result that is celebrated as universal art along centuries. In the age in which an artist has not a purchaser but he offers images that will look for future answer not for a single but for a community, marketing, that Is the new science of tale, considers narration of design and give it the role of a myth. Brand, another rite celebrated on the altar of marketing, gives to design symbolic contents that are cleverly build over hidden needs, in a such way to give to the item a surplus that is abnormal in comparison with material contents. We don’t want go Into the destiny of this surplus now (but we surely do it in future), but we continue reflecting on the contradiction between the real aspect and the symbolic one of consumption. We would not have tried to follow this hard route if the analysis had showed, beyond any reasonable doubt, that the gratification born by possession of mythological symbols of consumption has been the condition to reach satisfaction and serenity higher than purchasing of the same object without

21


Design

Non avremmo tentato di percorrere questo difficile percorso se l’analisi avesse dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la gratificazione indotta dal possesso dei simboli mitologici del consumo sia stata la condizione per il raggiungimento di appagamento e di serenità superiori all’acquisto dello stesso oggetto privo di quei contenuti. La realtà che ci circonda non pare essere espressione di questo risultato. Ridare valore all’idea della forma ponendola in relazione diretta con il valore della realizzazione e riconsiderare entrambe per la loro capacità di rispondere ad istanze oggettive e psicologiche? Lasciare che il mercato premi le vere differenze a parità di informazione (Internet dimostrerà in questo la propria spinta “rivoluzionaria”), senza la preponderanza del messaggio sul contenuto dell’oggetto, restituendo il mito alla sua dimensione e lasciando che il simbolo si formi attraverso la relazione dell’oggetto con l’uomo? Non sono certo indicazioni di ciò che il futuro potrà determinare, ma semplici interrogativi ai quali tentare insieme di dare risposte.

22

those contents. The reality that surrounds us doesn’t seem to be the expression of this result. Restore value to the idea of shape link It with the value of realization and consider both for their ability to respond to needs, both objective and psychological? Let that the market rewards real differences with the same information (the Internet demonstrates its “revolutionary” push), without considering the importance of message over content of the object, giving back myth to Its world and letting symbol is formed through relationship between the man and the object? These are not may determinate, but they are simple questions to which we could answer together.


L E D i n G L A S S

quantumglass.com


Luoghi Walter Beltrame - foto Walter Beltrame

La casa del tempo sospeso Pending time’s home

Entrare a Casa Malipiero ad Asolo è come sospendere il tempo per recuperare frammenti cristallizzati di altri tempi e luoghi.

24

Asolo, 1910 é San Gimignano, né Siena, né Volterra mi presero come Asolo, che da quel giorno mi dominò e mi fece suo schiavo... Questo angolo veneto non s’era ancora imbastardito e i paesaggi del Giorgione e di Cima da Conegliano riapparivano dinanzi a noi in tutta la loro bellezza: navigavamo fra il Medioevo e il Rinascimento.

N

Questo il ricordo del “Venezian Grande” il compositore Gian Francesco Malipiero del suo primo incontro con la città e il suo paesaggio fisico e umano. Asolo divenne poi definitivamente patria dal 1923 quando con la moglie Anna Wright scelse questa casa per scrivere la sua musica. Fu una scelta definitiva per fuggire dal rumore, nemico della musica e dagli “schizzi di fango” di alcuni esponenti della cultura musicale italiana. Qui Malipiero diede vita a quasi tutta la sua vasta ed innovativa produzione musicale e al recupero dell’opera di Monteverdi e di Vivaldi. Asolo però non fu esclusione, piuttosto il punto di convergenza dei fili che egli tesseva con le sue lettere che lo facevano presenza vitale nell’ambito musicale italiano ed europeo. Ad Asolo dedicò le composizioni “Poemi asolani”.

Coming into Malipiero’s House in Asolo is like to suspend time and recover crystallized fragments of other times and places. Asolo, 1910 Neither San Gimignano, nor Siena, nor Volterra attracted me as Asolo did, from that day it dominated me and made me its slave… this spot in Veneto was not corrupted yet, and in those landscapes of Giorgione and Cima da Conegliano all their beauty reappeared in front of us: we were sailing between the Middle Ages and Renaissance. This is the memory of “Venezian Grande” (the Great Venetian), Gian Francesco Malipiero, of his first encounter with the city and its physical and human landscape. Asolo became his hometown in 1923, when he chose with his wife this home for writing his music. This was a final choice in order to run away from noise, enemy of music, and characterized by the “mud spatters” of some Italian musical culture’s


Una fotografia Sulla parete ormai vuota è sospesa una piccola fotografia in bianco e nero con dedica autografa di Pirandello. “L’ira degli dèi era nulla in confronto di quella scatenatasi sul mio capo la sera del 24 marzo 1934” Il maestro aveva da pochi anni fatto “il grave errore” di iscriversi per sopraggiunte necessità economiche al Partito nazionale fascista. La sua musica era stata comunque osteggiata per essere troppo internazionale ed intellettuale, anche da alcuni colleghi della sua generazione. Il 24 marzo 1934 ci fu la contestata prima de “La favola del figlio cambiato” su testo di Pirandello riadattato e musicato da Malipiero, alla presenza del Duce che, adirato per l’opera, ne proibì le repliche. L’evento fu causa di gran sconforto anche per il rimorso di aver messo in difficoltà lo scrittore presente alla serata. Altri amici invece lo sostennero sempre, tra questi D’Annunzio, il poeta Marinetti e Adriano Lualdi che collaborò con lui nel far conoscere in Italia autori che altrimenti non sarebbero mai stati eseguiti in quegli anni.

representatives. Here Malpiero started off almost all his huge musical production, and recovering the works of Vivaldi and Monteverdi. However, Asolo was not exclusion, while the point of confluence for the threads he wove with all his letters, that made him a vital presence In the Italian and European musical field. He dedicated the compositions entitled “Poemi Asolani” (Poems of Asolo) to Asolo. A Photograph On the empty wall is now pending a little B&W photo, with an original autograph of Pirandello. “The anger of Gods was nothing compared to the one that broke out on my boss on the evening of March 24th 1934” The master had just made a “hard mistake” of enrolling for the Fascist National Party, for occurred economic needs. His music had been anyway opposed, as It was too international and intellectual, even by some colleagues of his generation. On March 24, 1934 there was the premiere of “La favola del figlio cambiato” (The tale of the replaced son) on the text of Pirandello, it was readapted and set to music by Malpiero, before the Duce who, angry for the work, forbid the repetitions. This was a cause of discouragement, also for the remorse of having created difficulties for the writer who was present that night. Wile some other friends always supported him, among which D’Annunzio, poet Marinetti, and Adriano Lualdi, who collaborated with him for making some authors be known, who otherwise would have never be played in Italy In those years.

25


Luoghi

26


I libri Lo studio del Maestro è piccolo e raccolto: un divano antico dalla tappezzeria azzurra, da un lato e un piccolo pianoforte verticale dall’altro. Al centro ad occupare quasi tutto lo spazio il tavolo di lavoro e la sua poltrona d’epoca. Tutto attorno gli scaffali dei libri alcuni a giorno e altri chiusi a chiave ma abbandonati dai loro naturali ospiti. “I libri della mia biblioteca vivono con me, in me. Mai ho potuto catalogarli né dividerli per materia ordinatamente, sempre si sono ribellati a qualsiasi umiliazione, imponendosi alla mia volontà e valendosi dei loro incontestabili diritti sul mio spirito.” Malipiero infatti era anche un letterato e appassionato di letteratura con una vasta conoscenza dei classici, Andrea Zanzotto lo ricorda come “un gran frequentatore di parole”. Solo la biblioteca della moglie Anna ha ancora gli scaffali densi di libri ad incorniciare le finestre che danno sul sagrato dell’antica chiesa di San Gottardo.

Books The study of the Master is small and restrained: an antique blue tapestry couch on one side, and a little upright piano on the other. In the middle there was a working table taking almost all the space and his époque armchair. All around there were book shelves, some of which were open, others locked, but abandoned by their natural guests. “In my library books live with me, inside me. I could never catalogue them nor orderly divide them in subjects, they always rebelled to any humiliation, by imposing themselves to my will, and by making use of their indisputable rights over my spirit.” As a matter of fact, Malpiero was also a man of letters and fond of literature with a vast knowledge of classics. Andrea Zanzotto remembers him as “a good reader”. Only his wife Anna’s library still has its shelves full of books, starting from the windows that look over the parvis of San Gottadoro’s antique church. Silence In order to get into Malpiero’s room you need to open the door and outer door through an elaborate lock. This is one of the expedients, together with the double windows, that Malpiero used to use for defending his room from men’s “tragedy of noise”. “Noise drove us away from the city by deceiving us: the slightest noise in country silence multiplies itself endlessly and becomes unbearable”. Another device, used by the Master, was working

27


Luoghi

during the night until dawn, his long-time housekeeper Rina still remembers his six o’clock coffee before going back to his room, and his determined defense of silence, even from the noises of daily duties that the house required. The fireplace As I walk downstairs towards the garden, I notice the humid semi-darkness of the fireplace room on the ground floor. Here the star is a big baroque fireplace, which is oversized compared to the small environment, it was bought with the cleverness of a Venice merchant from antique dealer of Asolo. The fireplace, together with the antique stone pieces set everywhere, are a small evidence of the passion for art and architecture that characterized the Maestro’s versatile culture; a bigger evidence is also the energy with which he defended the fragile landscape of Asolo, as honorary president of the superintendence of architectural and landscape heritage for Asolo; he did as much as he could for the city. Il silenzio Per entrare nella camera di Malipiero bisogna aprire una porta con controporta dalla elaborata serratura. Questo è uno degli stratagemmi, assieme alle doppie finestre, che Malipiero aveva adottato per difendere le sue stanze dalla “tragedia del rumore” degli uomini. “Il rumore ci ha cacciato dalla città ingannandoci: il più piccolo rumore nel silenzio della campagna si moltiplica all’infinito e diventa insopportabile.” Un’altra strategia adottata dal Maestro era quella di lavorare di notte fino al primissimo mattino, Rina sua governante per molti anni, ricorda ancora il suo caffè delle sei prima di ritirarsi in camera e la strenua difesa del silenzio anche dai rumori delle incombenze del quotidiano che la casa richiedeva.

28

Il camino Scendendo verso il giardino vengo accolto dalla penombra umida della stanza del focolare al piano terra. Qui il protagonista è un grande camino barocco, fuori scala rispetto al piccolo ambiente, acquistato con l’astuzia di un mercante veneziano da un antiquario di Asolo. Il camino, assieme ai frammenti lapidei antichi incastonati ovunque, sono una piccola testimonianza della passione per l’arte e l’architettura che caratterizzava la cultura poliedrica del Maestro, ma soprattutto ne è testimone l’energia con cui difese il fragile paesaggio asolano come Presidente onorario della Soprintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici per Asolo, carica che esercitò non solo in funzione “onoraria”. Il legame fra Malipiero e la sua casa di Asolo non si è mai interrotto: in fondo al giardino, in un piccolo sacello addossato alla roccia, Malipiero condivide il silenzio con i familiari più cari, vicino ai suoi cani e gatti, gli unici dei quali in vita accettava il “rumore”.

The bond between Malpiero and his house in Asolo has never came to an end: at the end of the garden, in a small sacellum near the rock, Malipero shares the silence with his closest relatives, his dogs and cats, the only ones he accepted “noises” from.


Un sentito grazie... ...ad Attilio Zamperoni, asolano errante, anima di Asolo International Art Festival e attuale coinquilino del silenzio di Casa Malipiero. ...a Rina Rostirolla e ai suoi vivaci 95 anni, “quasi quarta moglie di Malipiero” che fu sua governante per molti anni e lo assistette anche negli ultimi mesi di malattia. ...a rodoni.ch affastellata, ma ricca e appassionata raccolta di testi e testimonianze su Malipiero che mi ha consentito di legare le immagini raccolte a casa Malipiero con la vita del Maestro e la sua musica.

A sincere thanks… ...to Attilio Zamperoni, an errant from Asolo, the soul of Asolo International Art Festival, and current co-tenant of Casa Malpiero’s silence. ...to Rina Rostirolla, and to her lively 95 years, “almost the forth wife of Malpiero’s” who was his housekeeper for many years, and who took care of him also during the last months of illness. ...to rodoni.ch piled up, but rich and a lover of texts and evidences on Malpiero, who allowed me to link the gathered images at Malpiero’s house to the life of the Master and his music.

29


Fiere virtuali

30


A.I.A.F. - AsoloInternationalArtFestival is a no profit cultural organization, founded in 2002 with private legal status (D.G.R. del Veneto N° 59/41.03 del 18/04/03). Among the A.I.A.F. activities are included:

AsoloArtFilmFestival A.I.A.F. - AsoloInternationalArtFestival è un ente culturale non profit fondato nel 2002 con personalità giuridica privata (D.G.R. del Veneto N° 59/41.03 del 18/04/03). Tra le varie attività di A.I.A.F. rientrano: AsoloArtFilmFestival, festival internazionale del film sull’arte e di biografie d’artisti fondato nel 1973 da Flavia Paulon. AsoloCartoonFestival, festival dedicato al cartone animato, progetto culturale istituito nel 1974 da Flavia Paulon e ripreso nel 2003 da A.I.A.F. Il Festival ha sviluppato importanti rapporti e scambi culturali con le maggiori scuole di animazione internazionale; Archivio–Mediateca, composto da tre settori distinti: 1) archivio filmico, che comprende tutti i film partecipanti, circa 5.000 titoli, 2) archivio cartaceo, che raccoglie saggi, pubblicazioni, cataloghi legati al mondo dell’arte in tutte le sue forme. 3)archivio fotografico, una raccolta di foto inerenti AsoloArtFilmFestival e le iniziative promosse da A.I.A.F., che annovera un ingente numero di fotografie in stampe (edizioni storiche) e in formato digitale (anni più recenti). Proiezione, house organ trimestrale fondata nel 2004, laboratorio di progetti e idee che si occupa di cinema, animazione e arte, con particolare attenzione alla sperimentazione contemporanea e all’avanguardia; Eventi e Progetti Speciali che comprendono rassegne filmiche, collaborazioni varie con enti ed istituzioni, eventi annuali e corsi di formazione. A.I.A.F. dimostra inoltre una particolare attenzione allo studio delle nuove forme di espressione, alle nuove tecnologie e alle nuove tendenze del mondo dell’arte.

AsoloArtFilmFestival International film festival about art and artist biographies, founded in 1973 by Flavia Paulon AsoloCartoonFestival, a festival dedicated to cartoons, a cultural project created in 1973 by Flavia Paulon and resumed in 2003 by A.I.A.F.. the festival has developed important contacts and cultural exchanges with the major international animation schools; Archives-media library, composed by three different sections: 1) film archives, that includes all participant movies, about 5000 titles. 2) paper archives, that collect essays, publications, catalogues linked to all forms of art. 3) photo archives, a collection of photos concerning AsoloArtFilmFestival and the initiatives promoted by A.I.A.F., it composed by a huge amount of printed photos (historic editions) and digital photos (latest). “Proiezione”, a three-month house organ was founded in 2004, Idea and project laboratory that is involved in cinema, animation and art, with a extreme care to contemporary and forefront experimentation; Events and special projects that include movie shows, collaborations with various organizations and institutions, annual events and training courses. Moreover, A.I.A.F. shows a great attention to the study of new expression forms, to new technologies and new tendencies in the art world.

ASOLO ART FILM FESTIVAL 30a EDIZIONE - 2011 AsoloArtFilmFestival, il più antico festival al mondo di film sull’arte. Dopo un’interruzione durata alcuni anni, grazie al lavoro dell’associazione AIAF, il Festival Internazionale del Film sull’Arte e delle Biografie d’Artista rinasce nel 2001 col nome di AsoloArtFilmFestival. Il 2011 segna i trent’anni dalla nascita del festival e i dieci anni dalla sua rifondazione; le origini della manifestazione risalgono infatti al 1973, quando, dalla felice intuizione di Flavia Paulon nasceva ad Asolo il Festival Internazionale del Film sull’Arte e delle Biografie d’Artista, di cui fu direttrice artistica fino al 1982. Il Festival diventò sin dalla prima edizione una delle rassegne di Film sull’Arte più importanti al mondo e ancora oggi rappresenta oltre 50 nazioni in concorso e 490 film pervenuti. La programmazione di quest’anno, aderendo al tema proposto da RetEventi “Europa, se non ora, quando?” dedica tra la pluralità dei suoi contenuti una particolare attenzione alle produzioni scolastiche che coinvolgono gli studenti delle migliori scuole di cinema europee ed internazionali. Innovazione audiovisiva, performance artistiche e videoinstallazioni hamnno ridefinito il contesto cittadino creando un dialogo interculturale e interdisciplinare tra la contemporaneità artistica europea e quella orientale, grazie alla vitale e inedita adesione di Taiwan e Cina. In occasione della 30ª edizione AsoloArtFilmFestival ha reso inoltre omaggio al regista Andrej Tarkovskij riproponendo la proiezione di Andrej Rublëv, prima pellicola vincitrice della rassegna. AsoloArtFilmFestival The oldest festival about art all around the world. After an interruption that lasted for some years, thanks to the work of AIAF, the international festival Film on Art and Artist Biographies, starts again in 2001 under the name AsoloArtFilmFestival. 2011 marks thirty years from the creation of the festival and ten years from its re-foundation; the origins of the event date back to 1973, when, form the great intuition of Flavia Paulson, the international festival Film on Art and Artist Biographies was born in Asolo, she was the director until 1982. Since its first edition the festival became one of the most important art shows worldwide, and now it represents over 50 countries in competition and 490 movies. This year ‘s planning, by adhering to the theme proposed by RetEventi “Europa, se non ora quando?”(Europe, when if not now?), gives, among the multiplicity of its contents, a great care to school productions involving students of the best movie school in Europe and worldwide. Audiovisual innovation, video-installations and art performances, will redefine the city context, by creating an intercultural and interdisciplinary dialogue between the European contemporary art and the Eastern one; thanks to the lively and new adhesion of Taiwan and China. For the 30th edition of AsoloArtFilmFestival will pay homage to the director Andrej Tarkovskij, by proposing the projection of Andrej Rublëv once again, the first movie that won the competition.

31


architettura e design dalla Redazione

Progetto di interni. Può prescindere dall’architettura della casa? Interior project. Can it set aside from house architecture?

Parlando di case e città è difficile che il pensiero non vada al “cuore” dell’abitare e cioè all’ambiente che ognuno di noi, magari con l’ausilio di un architetto o di un interior designer, desidera creare per vivere la propria intimità.

32

V

arietà di stili, materiali innovativi, a disposizione del gusto e della fantasia di chi, come noi Italiani, porta dentro di sè la cultura dell’abitare, che è anche capacità di legare insieme forme e colori, passato e futuro, ma sempre con un coordinamento che si rivela nell’armonia della continuità dell’idea originale. Anche il minimalismo di molte soluzioni attuali può essere valorizzato dal coordinamento d’insieme, dalla capacità di consentire al particolare di fondersi senza rinunciare all’identità di un’appartenenza ad una sua propria ispirazione. Un progetto d’interni promana da un desiderio, da una visione e si trasforma, nell’incontro con gli oggetti, in una trama, che troverà i suoi spazi di approfondimento mano a mano che la casa ed i suoi interpreti ne confermeranno la coerenza. Se andiamo indietro nel tempo, alla ricerca della matrice dell’arredare, del perché aggiungere all’utile e al necessario la preziosità dell’ambientazione, la memoria ci suggerisce la contemporaneità della realizzazione di esterni ed interni. La casa che Ulisse edificò attorno al ceppo dell’ulivo è forse la metafora

Talking about houses and cities it is difficult not to think about the “heart” of living, namely to the room that each of us, maybe with the help of an architect or an interior designer, wants to create to live his own privacy. Variety of stiles, new materials, at disposal of taste and fantasy of who, as we Italians do, brings inside the culture of living, that is also able put together shapes and colors, past and present, always with a coordination that reveals itself in the harmony of the original idea continuity. Also the minimalism of lots of current solutions can be valorized thanks to an overall coordination, to the ability to allow the particular to melt without giving up the identity of belonging to its own inspiration. An interior project emanates from a desire, a vision, and it transforms itself in encountering objects, in a weave, that will gradually finds its spaces when the house and its interpreters are confirming its coherence. If we go back in time, to search for the origins of furnishings, for the reason of adding importance to the setting to the useful and necessary; memory


più forte dell’integrazione tra arredo e casa. Il tempo ha scandito la modificazione dei costumi, delle abitudini, delle necessità di molti in contrapposizione al privilegio di pochi e questo ha senza dubbio reso impossibile assicurare unicità architettonica ad un vivere sempre più massificato nella realtà delle città. La casa, intesa come struttura e contenitore, ha perduto via via i suoi riferimenti simbolici, trasformandosi in necessità e speculazione. In anni bui poi, l’essenzialismo inutile di un’architettura urbana cinica e grossolana ha offeso profondamente il tessuto della storia di molte città, abituandoci alla divaricazione sempre più profonda tra contenitore e contenuto, fino a creare l’attuale distinzione netta tra i due momenti ideativi. La casa diviene spesso rifugio da un’estetica tollerata, alla quale invariabilmente si aggiunge un contesto urbano anonimo e spersonalizzante. Certo, appare impensabile oggi, nell’era delle case che devono essere completate in mesi e non in anni, nella frenesia del costruire e del vendere, tentare di riavvicinare i significati proponendo opportunità di arredo, suggerimenti senza vincoli, ma in continuità non solo ideale tra il fuori e il dentro. Il tempo delle “vecchie nazioni” potrà vedere, forse, un progressivo ripensamento attorno agli scempi degli anni di abbandono della memoria. Forse, sarà possibile intervenire per ridare significato estetico a strutture anonime che, molto spesso, racchiudono tesori d’arredo creati proprio per contrastare le offese architettoniche. Nelle giovani nazioni stanno invece sorgendo nuove città. Avanzano con la fretta di chi ha atteso molto tempo per raggiungere un traguardo che sembrava precluso. L’auspicio è che le migliori energie ideative si pongano alla guida del nuovo edificare, ad evitare scempi ed improvvisazioni, per ricondurre ad unicità una delle più importanti metafore della vita.

suggests the contemporarily realization of interior and exterior environments. The house that Ulysses built around a olive stump is, perhaps, the strongest metaphor of the integration of house and furnishing. Time has marked the change of costumes, habits, needs of lots in contraposition to the privilege of few, and this brought of course to the impossibility of assuring architectural uniformity to a more and more standardized living in urban realities. The house, as structure and container, has lost its symbolic references, becoming need and speculation. In dark years, the useless essentialism of a cynic and coarse urban architecture has profoundly offended the history texture of lots of cities, getting us used to a deeper and deeper gap between container and contents, up to creating the current clear difference between two creating movements.The house often becomes the refuge from a borne aesthetic, to which an anonymous and depersonalizing urban context is added. Nowadays it appears unconceivable, in the era of houses that must be finished in months, not in years, in the frenzy of building and selling, trying to move the meanings closer again, proposing opportunity of furnishing, advices without obligations, but with not just with ideal continuity between internal and external parts. The “old nation” time may see a progressive reconsideration about the defacement during the years of memory abandoning. Perhaps it may be possible to intervene to give back an aesthetic meaning to anonymous structures that very often contain furnishing treasures, created to oppose the architectural offences. In young countries new cities are rising. They move forward, with the same hurry a person who has waited a lot has, to reach a goal that seemed blocked. The wish is that the best ideal energies will lead the new building process, in order to avoid defacement and improvisations, in order to lead one of the most important metaphors of life to uniqueness.

33


oggetti dalla Redazione

Gli oggetti della memoria. Perché il consumo frenetico resterà senza storia The objects of memory. Because frenetic consumption will remain without history. Durante l’infanzia la nostra mente immagazzina informazioni, spesso fatte di forme, colori, contesti. Più forte è l’emozione che accompagna il contesto nel quale si svolge l’azione e più facilmente ritroveremo nella memoria i particolari che lo componevano.

A

34

d emozioni molto forti si accompagna il ricordo di suoni, odori, sensazioni tattili ed epidermiche, come il caldo ed il freddo, fino alla riproposizione “mnestica” di stati d’animo. Quando, durante il corso della nostra vita, viviamo situazioni nuove o dobbiamo risolvere problemi, la nostra mente predispone una mappa cognitiva, nella quale affluiscono le informazioni immagazzinate nella nostra memoria, che “il sistema” ritiene coerenti od utili per affrontare i nuovi impegni. La rapidità con la quale affrontiamo e risolviamo i problemi dipende dalla quantità e qualità di informazioni in nostro possesso, dalla rapidità con la quale esse vengono recuperate e dalla capacità del sistema di creare le necessarie interrelazioni. Fin qui, nulla di nuovo, tenuto conto che ogni computer funziona così ed è stato creato ad imitazione del nostro sistema. Ciò che ci pone ancora (forse per poco) al di sopra del più potente dei computer è la componente emozionale, ovvero lo stato d’animo che accompagna ogni azione della nostra vita. Essa dà alla realtà oggettiva significati personalizzati, spesso condizionati dalla dimensione spazio-temporale, fino ad imprimere indelebilmente nella memoria significati simbolici ad oggetti, luoghi, eventi. Occupandoci di oggetti particolari, quali quelli dell’arredo, e di luoghi, quale l’intimità della nostra casa, ci corre l’obbligo di soffermarci sull’importanza di ciò che ci accompagna per buona parte della nostra vita con la continuità giornaliera che scandisce la parte iniziale della nostra vita e cioè l’infanzia. Gli oggetti della memoria, come li abbiamo definiti, sono indelebilmente impressi nella nostra mente insieme al corredo di sensazioni ed emozioni che ne hanno determinato la indelebilità. Sono forme spesso pregne di valori simbolici, capaci di far riaffiorare ricordi apparentemente perduti, attraverso i quali potremmo ricostruire storie di vite. Un oggetto riassume in sé il desiderio del suo possesso, l’emozione della scelta, il ruolo di testimone dello svolgersi della vita nella sua quotidianità, il crescere del suo valore mano a mano che diviene rappresentazione di un contesto.

During childhood our mind stores information, which most of the time is made of shapes, colors, contests. The stronger the emotion which accompanies the context in which the action takes place is the easier we will find the particulars that made it in the memory. Strong emotions are accompanied by memories of sounds, smells, tactile and epidermic sensations, such as hot and cold, up to the “mnestic” reproposition of moods, when, during our life, we experience new situations or have to solve problems, our mind predisposes a cognitive map, towards which the information stored by our memory flow to, which “the system” considers as coherent or useful to face new engagements The speed we use to face and solve problems depends on the quantity and quality of information that we have, by the rapidity with which they are recuperated and by the system’s capacity to create necessary interrelations. So far, nothing new, considering that every computer runs this way and it was created to imitate our system. What still (perhaps just for a little while) collocates us above the most powerful computer is the emotional component, which means the mood that accompanies each action of our life. It gives objective reality some personalized meanings, which most of the time are conditioned


Quando parliamo di oggetti della memoria ci riferiamo a ciò che conosciamo in questa veste e che ognuno di noi conserva gelosamente dentro di sé e, qualche volta, con rimpianto. Il mondo degli oggetti si è enormemente dilatato negli ultimi anni. Al consumismo, da leggersi quale sintomo dell’irrequietezza di una parte dell’umanità alla ricerca di un completamento che non trova, pare essere stato assegnato il ruolo di terapeuta. Ma la terapia, al di là della ormai dimostrata incapacità di collaborare alla soluzione del problema, sta mano a mano intaccando i ruoli fondamentali che gli oggetti hanno nella nostra vita per la conservazione della memoria. La vita degli oggetti sta perdendo rapidamente la connotazione simbolica a tonalità affettiva che era loro riservata. Al bambino è tolta, o quantomeno notevolmente, ridotta, la possibilità di creare, conferendo all’oggetto lo status di compartecipe alla creazione della dimensione immaginaria nella quale la fantasia diviene regista e sceneggiatrice. L’oggetto del gioco non riesce ad acquisire il valore simbolico indispensabile a farne un condensatore di memoria, incalzato da nuove proposte, anch’esse destinate a bruciare rapidamente un ruolo di temporanea gratificazione. L’adulto, pressato da mode e tendenze, distoglie l’attenzione dall’oggetto posseduto, nell’ansia di mantenere il passo con gli oggetti del culto collettivo. Di questi oggetti non resterà traccia nella storia della nostra vita e forse essa stessa perderà, dopo di noi, la propria unicità. Gli oggetti della nostra casa possono seguirci ovunque. Potranno raccontare, da testimoni e protagonisti, la storia della nostra vita, molto meglio delle comparse del consumismo sfrenato, il cui irrompere renderà senza memoria anche gli spazi della nostra intimità.

by the space-temporal dimension, up to imprinting in an indelible way symbolic meanings to objects, places and events in our memory. Since deal with particular objects, such as those concerning furnishing, and places, such as the privacy of our house, it is necessary to dwell upon the importance of whatever accompanies for most of our life with a daily continuity that articulates the initial part of our life and that is childhood. The objects of memory, as we defined them, are imprinted in mind in an indelible way together with the wealth of sensations and emotions which have determined its way of being indelible. It’s about shapes which most of the time are full of symbolic values, better able to resurface some memories which apparently seem to have been lost, through which we can reconstruct life stories. An object summarizes in itself the desire for its possession, the emotion of choosing, the role as a witness of life’s daily development, the increase in its value as it becomes the representation of a context. When we speak about objects of the memory we refer to all the things know about them and that each one of us keeps with great care in our minds and, sometimes, with regret. The world of objects has widely expanded during the last years. Consumerism, which should be considered as a synonym of a restlessness part of humanity in search of an unfound completion, seems to have been entrusted as a therapist. But the therapy, beyond the already demonstrated incapacity to collaborate for problem solving, is impairing more and more the fundamental roles that objects assume in our life in order to be stored in our memory. The life of objects is rapidly losing the affective-tonality symbolic connotation which used to belong to them. A child has lost the possibility to create, or to say the least, this has been reduced, conferring to the object the status of creation partner regarding the imaginary dimension in which fantasy becomes both the director and the scriptwriter. The object of play is not able to acquire the indispensable symbolic value for making it become a memory condenser, pressed by new proposals, which are also destined to rapidly burn a temporary gratification role. While adults, pressed by fashions and trends, divert their attention away from the possessed, being anxious to maintain the pace with the objects which are part of collective cult. There will be no trace of these objects in our life’s history and perhaps it will lose, after us, its own uniqueness. The objects in our home can follow us anywhere. They can tell about the story of our lives, as witnesses and characters, in a better way than the extras of unrestrained consumerism, whose overwhelming will also leave the spaces of our privacy without memory.

35


abitare dalla Redazione

Dalle capanne agli hotel a sette stelle, resta il bisogno di intimità e il desiderio di casa From huts to seven-star hotels, the need for privacy and the desire to own a home still exist. Every man who has built a house has also given his contribution to writing the most complete history book on humanity’s progress. The change from caves to nowadays more equipped homes is scanned by time, epochs, singular events which have marked the cultural evolution of man of which the way of building and living are evidence.

Ogni uomo che abbia costruito una casa ha anche contribuito a scrivere il più completo libro di storia sul progresso dell’umanità. Il passaggio dalle caverne alle dimore molto attrezzate di oggi è scandito da tempi, epoche, accadimenti singolari che hanno segnato l’evoluzione culturale degli uomini di cui i modi di costruire e abitare sono testimonianza.

36

I

l rapporto tra uomo e ambiente si è modificato lentamente ma inesorabilmente, le nostre condizioni di vita sono del tutto diverse da quelle dei nostri nonni, molte cose del passato sono andate perdute, molte altre acquisite (e come ci piacciono!) per il progredire della scienza e della tecnologia che ha permesso all’uomo di girarlo in lungo e in largo e quindi possedere il mondo intero. È probabile però che il primo uomo che all’imbrunire si rifugiava in una caverna o in una capanna cercasse la stessa intimità che anche noi moderni cerchiamo quando rientriamo a casa. Anche i ripari primitivi, le più precarie costruzioni di pietre o rami d’albero, oltre che assicurare protezione dalle intemperie dovevano essere in grado di dare quel senso di intimità che si prova nel rientrare nella propria tana. Poi venne l’architettura... a volte con i suoi eccessi e i narcisismi di qualche architetto. Eppure, la storia della cultura umana ha continuato ad essere la storia del suo modo di abitare, la cui evoluzione è segnata,

The relation between man and environment has slowly changed, but not in an inexorable way, our life conditions are totally different from those our grandparents’, many things belonging to the past have been lost, many of these have been acquired (of course we like them!) thanks to the improvements in science and technology progression which have allowed man to use it in every way and therefore to have power of the whole world. Though it is possible that first man who started to hide in a cave or in a hut as it became dark was looking for the same privacy that even we modern people look for when we go back home. Even primitive shelters, the poorest constructions made of stone or tree branches, besides protecting man from bad weather they were also supposed to be able to give a sense of privacy that is felt when we go back to our homes. Then came architecture…some times with its excess and some architect’s narcissisms. But the history of human culture has continued to be the history of its way of living, whose evolution is marked, in each age, by the establishment of innovative solutions, to answer to new protection necessities or to underline social differences. But during the years, and each architectonic solution has reserved more and more important spaces for the privacy of each individual and family and we got used to comfortable. There isn’t any kind of globalization, after travelling around the world, making business agreements in several continents, reaching the most exotic tourist destinations, that allows us to go back to our with no room and find a comfortable room similar to the


in ogni epoca, dall’affermarsi di soluzioni innovative, per rispondere a nuove necessità di protezione o per sottolineare differenze sociali. Nel tempo, però, ogni soluzione architettonica ha riservato spazi sempre più importanti all’intimità del singolo e della famiglia e ci siamo abituati ad ambienti confortevoli e intimi che ci vorremmo portare sempre dietro, anche in viaggio per affari o turismo. E non c’è globalizzazione che tenga, dopo aver girato per il mondo, stretto accordi commerciali in più continenti, raggiunto le mete turistiche più esotiche, la sera rientrando in albergo fa piacere entrare in una camera confortevole come quella di casa nostra. L’uomo non ha perso l’originale desiderio di rientrare a casa a fine giornata. Per sentirsi bene, come a casa nostra, il lusso non basta, la sua ostentazione nemmeno, occorre qualcosa di più. In fondo basta un’idea semplice: essere a casa, lontano da casa! Cioè poter trovare un habitat che, seppure di passaggio, come un albergo, possa consentire a chi vi trascorre anche una sola notte la sensazione di intimità che soltanto la propria casa può dare. La nascita degli hotel a “sette stelle”, superando di slancio i limiti del lusso, crea un’attrazione potente per l’immaginario di molti, anche per coloro che non vi accederanno mai, superando di slancio anche l’anonimato di luoghi che offrono semplicemente un riparo per la notte. Negli alberghi costruiti per dare a chi viaggia la concreta sensazione di essere “a casa lontano da casa”, ogni cosa è progettata perché ognuno possa pensare che sia sua e che l’abbia lui stesso scelta e messa in quella posizione. Magari perfino con la tentazione di portarsela via.

one we have at home. Man still likes the ancient desire of going back to his home at the end of the day. To feel good, just like at home, luxury isn’t enough, neither is its ostentation, we need something more. Actually, it only takes a simple idea: being at home, far from home! Which means finding a habit that, even if it is a passage like an hotel, it could give the possibility to those people who stay there only for one evening privacy sensation that only own house can give. Hotels with seven stars’ origin creates a powerful attraction for imagination of many people, it overcomes luxury limits, also for those people who will never go there, overcoming also the anonymity of places which offer simply a refuge for the night. In hotels which have been built to give the concrete sensation of being “at and out the home” for those who travel, every think is planned because each of us could think that is own and that he choose himself and that he put it in that position. Probably he has the temptation to take it away.

37


Art gallery dalla Redazione

Artisti tra di noi. Cerchiamoli, parliamo con loro, parliamo di loro Artists among us. Let’s look for them, speak to them, speak about them Chi ha avuto la fortuna di nascere in un paese come l’Italia, che vanta un paesaggio bellissimo e ancora in gran parte intatto e che possiede il più grande patrimonio culturale del mondo, ha la naturale inclinazione a convivere con espressioni artistiche anche nella vita quotidiana. Siamo così abituati allo splendore che ci circonda che quasi quasi ci meravigliamo di fronte a persone che vengono da fuori e che ammirano con religioso rispetto le molte testimonianze artistiche che per noi fanno parte di un immaginario quotidiano.

F

orse nessuno conosce con esattezza il numero di opere d’arte delle quali il passato ci ha fatto dono, ma la lunga storia che l’Italia ha alle spalle ci dice perché abbiamo ereditato un patrimonio così vasto e ricco. In fondo il testo completo che sta sul cornicione del Palazzo della Civiltà Italiana, il cosiddetto Colosseo quadrato a Roma, recita il vero: un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori. Di solito si nominano solo i poeti, i santi e i navigatori, ma gli artisti italiani del passato sono stati così tanti che era inevitabile ereditare una tale quantità

38

Whoever had the luck to be born in a country like Italy, which has got a very beautiful landscape and it is still mostly untouched and has the world’s biggest cultural heritage, also has the natural inclination to cohabit with artistic expressions in everyday life. We are so accustomed to the beauty which is around us that we are surprised before people who come from foreign countries and who admire with religious respect the many artistic evidences which we consider part of a daily imagery. Pheraphs no one precisely knows the number of art works that were brought to us by the past, but the long history that Italy has explains why we have


di opere d’arte. Quello che oggi consideriamo il nostro patrimonio artistico deriva anche dalle opere di artisti che all’epoca si consideravano artigiani, o poco più, abituati a lavorare alla bottega di qualche grande, magari incaricato di arredare la casa di un ricco, di approntare la cerimonia di matrimonio della figlia del granduca, di fare ritratti di circostanza alle ragazze in cerca di marito. Oggi, per un arista uscire dall’anonimato sembra più difficile che in pas-

inherited such a wide and rich heritage. After all, the complete text which is placed on Palazzo della Civiltà Italiana, the so-called squared Coliseum in Rome, says the truth: a people of poets, artists, heroes, saints, thinkers, scientists, navigators, trasmigrants. Usually only poets, saints and navigators are mentioned, but there have been so many Italian artists in the past that it was impossible to inherit such a quantity of art works. What we think is our artistic heritage today also comes from artists’ works that in the past considered themselves, more or less, artisans. They used to work in an powerful man’s shop, probably entrusted with furnishing a rich man’s home, with organizing the grand duke’s daughter’s wedding, with making circumstance portraits for girls who were looking for husband.

39


Art Gallery

sato, nonostante l’ampliarsi dei mercati e la loro apparente accessibilità. Ma il mercato dell’arte è di fatto un corto circuito presidiato da critici, galleristi e collezionisti che decidono chi deve vivere e chi invece deve soccombere, a prescindere spesso dal valore vero dell’artista e delle sue opere. Per quanto ingiusto possa apparire, la comunicazione conta forse più della capacità creativa di un artista contemporaneo. Già, anche l’arte è divenuta prodotto, come ogni cosa che ci circonda, costringendo gli artisti a sottostare alle regole della distribuzione, pena un anonimato che il narciso che sta in ognuno di loro non tollera sempre di buon grado. Ebbene, abbiamo immaginato che lo scopo dei doni che la storia del nostro paese ci ha lasciato sia dare agli artisti contemporanei – a quelli bravi e agli esordienti specialmente – la possibilità di tramandare a loro volta se stessi e il frutto delle proprie intuizioni. Ed è per questo che cerchiamo talenti e collaborazioni con tutti coloro che hanno l’incommensurabile dono di rappresentare istanze dell’anima, tradotte in immagini, forme, armonie di note e parole, con ogni tipo di artista insomma. Sul sito del nostro magazine (www.abitareinitaliamagazine.net) la sezione Art Gallery già espone le opere dei primi artisti che abbiamo il piacere di presentare, unitamente alle loro opere. Cercheremo altri artisti vicino a noi, parleremo con loro e di loro, li segnaleremo a tutti coloro che desiderano offrire opportunità senza che il profitto inquini il nostro istinto per un nuovo mecenatismo.

40

Today, it is more difficult to become for an artist to become popular compared to the past, although markets have expanded and became apparently accessible. But the art market is actually a shortcircuit guarded by critics, art gallery lovers, and collectors who decide who has to live and who have to die, without considering the real value of the artist and his works. Although this appears to be wrong, communication probably counts more than a contemporary artist’s creative capacity. Of course, also art has become a product, like everything surrounding us, obliging artists to respect distribution rules, a punishment for anonymity that the narcissistic part of each one of us doesn’t always accept with pleasure. So, we thought that goal of the presents our history gave us depended on contemporary artists - on the best ones and especially on debutants - the possibility to transmit themselves in turn and the result of their intuitions. This is the reason why we look for talents and collaborations with all those who have an incommensurable talent for representing soul instances, translated into images, forms, harmonies of notes and words, in other words with every kind of artist. On our magazine’s website the Art Gallery section (www.abitareinitaliamagazine.net) already shows the works of the first artists who we have the pleasure to present, together with their works. We will find other artists close to us, we will speak with them and about them, we indicate them to all those who desire offering opportunities without profit damaging our instinct for a new patronage.


Torino nuovi interni urbani

Collezione

Torino collection and Abitare in Italia showrooms on:

www.abitareinitalia.net


Art Gallery Gian Luigi Corinto - foto Walter Beltrame

Silvia Infranco

Silvia Infranco è nata a Belluno nel 1982 e oggi vive a Bologna dove ha studiato. Ha occhi attenti e curiosi, una figura esile, elegante, il sorriso che si apre alle mie impressioni sulla sua arte, sui colori usati, sulla materia su cui dipinge. Un volto che sembra uscito da un quadro di Botticelli, semplice e dolce, determinata come l’acciaio, uno scambio d’idee fertile e fresco come l’acqua di primavera. Silvia ha studiato legge per vivere, ma l’arte è il suo destino ne siamo certi.

42

N

el centro di Bologna abbiamo appuntamento, io e il fotografo Walter, nel suo studio di giovane artista. Il suo laboratorio è una grande fucina di immagini racchiusa in un piccolo scrigno dove produce opere su tela e su cartone, scegliendo il formato secondo i sentimenti da mettere in scena. Variano forme e colore col mutare dell’animo. La sua visione del mondo è un mix di ricordi dell’infanzia e aspirazioni future, ricordi e aspirazioni filtrati dalla volontà di inventarsi una poetica visuale esclusiva. Un’anta di armadio raccolta per strada diventa l’universo da colorare, dove depositare i sentimenti nascosti per fare emergere, con il colore, il ricordo delle esperienze vissute, delineando però un chiaro programma poetico per il futuro. Il linguaggio di oggi tende all’informale e all’astratto, con inserzioni di lettere e parole, senza dimenticare le precedenti esperienze figurative, anche recenti, e senza tradire la grande abilità grafica che appare allo stesso tempo innata e coltivata, profonda e fortunatamente ingenua. Il supporto preferito è il cartone, anche quello trovato come rifiuto (rifiutato) della nostra società che impacchetta, imballa ogni cosa e poi getta

Silvia Infranco was born in Belluno in 1982 and currently lives in Bologna where she studied. She has got watchful and curious eyes, she is small, elegant. My smile towards her art, colours, materials on which she paints. A face which seems to be drawn by a Botticelli’s painting, simple and sweet, determined like iron, a fertile exchange of ideas and fresh like spring water. Silvia studied law to make a living, but art is her destiny, we are sure. In the centre of Bologna we have an appointment, me and photographer Walter, in his study as young artist. His laboratory is a big industry of images closed in a little box where he produces works on canvas and on cardboards, choosing the format according to the feelings he wants to represent. Forms and colours vary as moods change. His vision of the world is a mix of childhood memories and future aspirations, memories and aspirations filtered by the will of inventing an exclusive visual art of poetry. A wardrobe’s door picked up along street becomes the universe to be painted, where we hidden feelings can be stored to make memories, through colour, resurface, outlining a clear poetic program for the future. Nowadays language tends to be informal and abstract, with insertions of letters and words, without forgetting previous and also recent figurative experiences, without betraying the great graphic ability which, at the same time, appears natural and cultured, deep and fortunately ingenuous. Favourite support is cardboard, even that which can be found in the trash (refused) by our society that


43


Art Gallery

44

via. Silvia ne fa schermo leggero dei propri occhi, ma lo rende protagonista della stesura dei colori, lo fa partecipe della definizione di linee che scandiscono e delimitano lo spazio. Spesso le rughe ondulate del cartone sono stampi da usare per stendere colori in intervalli ritmati, oppure affiorano in superficie per lo strappo del primo strato, come un accenno di scultura e la ricerca della dimensione profonda dell’essere e del fare. E pezzi e cenni di film plastici trovati nei materiali da imballaggio (come found objects) si trasformano in impalpabili fiocchi di neve (Il niege). Presto le immagini di Silvia Infranco usciranno, per vocazione annunciata, dalla superficie dei suoi quadri per farsi scultura. Oggi, la ricerca visuale dell’artista si sostanzia con l’affinamento culturale cercato nella rilettura delle tragedie greche, guida certa per lo scavo dell’inconscio, che non tralascia l’intento di una rappresentazione teatrale dei sentimenti. Così, il quadro Antigone è steso con il bianco e il nero, con un’apparizione di rosa e arancio a dividere in verticale i grigi del fondo. In Orfeo irrompe il blu, deciso a sovrastare la divisione in spazi regolari di grigio, bianco e nero, richiamo. Zenobia è rosso-marrone che gronda e cola ribellione oppure è fatta di lame di ghiaccio e grigio, mentre in Babel il contrasto tra colori si fa deciso e qui le onde del cartone di fanno più prepotenti a dare ordine. Onde di carta e onde dei ricordi da ritrovare, come in Amarcord e in Memoria di lanterne rosse. Con la sua produzione artistica, Silvia Infranco sta disegnando il proprio libro privato, nel quale rielabora immagini del proprio vissuto e impiega materiali spesso trovati e riusati, con l’intento di una grandiosa rappresentazione teatrale della parte nascosta dei sentimenti che la ragione tenta di camuffare ma che la spinta del cuore rende inarrestabili. Le pagine più intime dei sui sentimenti stanno prendendo corpo come un vero e proprio libro d’artista, un omaggio al ricordo del padre, che con molta attenzione aspettiamo di vedere finito.

packages everything and later throws it all away. Silvia lightly uses it like a screen for her eyes, but she makes it the protagonist thanks the spreading of the colours, she informs it about the definition of lines which mark and bound the space. The wavy lines of cardboard are often stamps to be used for spreading colours in rhythmic segments or appear on the surface for the tear of the first layer, like a sign of sculpture and the research of profound dimension of being and doing. And pieces and shorts of plastic films found in packing materials (like found objects) changing into very fine snow flakes (the niege). Silvia Infranco’s images will come out soon, for the announced vocation, from the surface of her paintings to become sculpture. Today, visual research by the artist develops itself through the cultural refinement searched in the rereading of Greek tragedies, it is a sure guide for digging out unconscious that doesn’t omit the intention of a feelings’ performance. This way, Antigone’s painting is spread by black and white, with a pink and orange apparition that divides the greys in the background in vertical. In Orfeo blue is the dominant colour, which is superior to the division in regular grey, white and black spaces used as cross-references. Zenobia is a dripping red-brown and trickling rebellion or it is made of ice and grey edges, while the contrast of colours in Babel becomes determined and here the waves of the cardboard become more pressing in giving order. Paper waves and memories waves to be found, as in Amarcord and in Memoria di lanterne rosse. With her artistic production, Silvia Infranco is painting her private book, in which she revises images of her past and uses materials which are often found and reused, whose goal is a huge theatrical performance of the hidden part of feelings that reason tries to change, but which becomes unstoppable by the thrust of the heart. The most private pages on her feelings are actually becoming a true libro d’artista, a tribute to her father, that we are awaiting to be finished.


45


sport e solidarietà Lorenzo Doris

Five Races. Run for culture 2012’s project

Tra gli uomini che oggi popolano il mondo, tutti discendenti di Adamo ed Eva in fondo, ci sono diversità culturali talmente grandi che il rischio di incomprensioni e confronti anche sanguinosi è molto elevato. Purtroppo i recenti fatti accaduti in Norvegia, dove un folle guidato da un’ideologia criminale ha sterminato 75 persone a colpi di fucile, confermano che la strada da fare sulla via del dialogo tra culture diverse è ancora molto lunga.

I

o però voglio partire da due cose che mi riguardano e che voglio mettere insieme. Per sport faccio il runner, corro cioè in gare di maratona, poi credo che avesse ragione Tony Blair quando disse che il multiculturalismo è una risorsa, ma si deve comprendere che cos’è. E per comprendere non c’è che una cosa da fare, dialogare. Le culture,

46

Among men who populate the world, all descendents of Adam and Eve, there are such great cultural diversities that the risk for incomprehensions and confrontations, also bloody ones, is very high. Unfortunately recent facts which happened in Norway, where a mad person with a criminal ideology shot 75 people to death, also confirm that the path to follow towards dialogue among different cultures is very long. Iwould like to start with two things that concern myself and that I want to put together. I am a runner in marathons, then I think that Tony Blair was right when he said that multiculturalism is a resource, but we have to understand its meaning. To understand it there is only one thing to be done, dialoguing. Cultures, also those which are inspired by very different religions, which have fought among themselves for centuries, nowadays must know themselves, speak and dialogue. If the Un has declared that 2010 was the environmental biodiversity year, the year of plants, animals and ecosystems, was also the year in which cultural and religious diversities around the world caused dramatic conflicts. We are surprised by current globalization and it especially shows us more over the worst aspects of the phenomenon. In order to be a reciprocal advantage, diversities


anche quelle ispirate da religioni molto diverse, che per secoli si sono fatte guerra, devono oggi conoscersi, parlarsi e dialogare. Se il 2010 è stato dichiarato dall’Onu anno della biodiversità ambientale, quella delle piante, degli animali e degli ecosistemi, è stato anche l’anno in cui le diversità culturali e religiose nel mondo hanno originato conflitti tremendi. La gobalizzazione in atto ci sorprende e ci fa vedere soprattutto i lati peggiori del fenomeno. Le diversità, per essere un vantaggio reciproco, devono restare e non uniformarsi in una pozza comune dove ciascuno perde la propria identità senza acquistarne per davvero una nuova e migliore. Il futuro è fatto di confronto e nello stesso tempo di comprensione, con lo spirito di salvaguardare le molte diversità che ci sono al mondo e con l’idea di rispettarsi reciprocamente. Così, mettendo insieme voglia di correre e di conoscere culture diverse dalla mia, ho deciso di andare a correre in luoghi lontani da casa con l’obiettivo di conoscere e di far conoscere culture meno note e nel contempo aiutare fattivamente progetti di solidarietà. Nasce così il Progetto 5 RaCeS, cioè 5 Races o Runs, 5 Cultures, 5 States, ambizioso ma aperto a suggerimenti ed in costante aggiornamento. Non mi sono dato un tempo entro cui realizzarlo anche perché devo tro-

must continue to exist and not unite themselves in a common pool where everyone loses his own identity, without acquiring a true new and better one. The future is made of confrontation and at the same time of comprehension, and with the spirit to protect the many diversities all over the world and with the intention of respecting themselves reciprocally. So, I decided, to run in far places from my house with the goal of knowing and spreading less famous cultures and at the same time helping out with projects of solidarity. Project 5 RaCeS, which is 5 Races or Runs, 5 Cultures, 5 States, ambitious but open to suggestions and in constant renovation was established. I didn’t set a time to establish it even because I must find the economic availability and a real form of solidarity. In short, I will try to communicate difficulties, needs or simply the

47


sport e solidarietà

vare disponibilità economiche e forme reali di solidarietà. In sintesi, cercherò di comunicare le difficoltà, le esigenze o semplicemente l’attualità dei popoli con cui verrò in contatto, poi cercherò progetti già avviati o in preparazione da affiancare, cercando di essere il più possibile concreto e fattivo per aiutare chi incontro, nei limiti delle mie capacità. Per ora ho individuato queste tappe. Incontrerò il popolo Saharawi, che vive in campi profughi in Algeria, con la Sahara Marathon. Poi quello degli Alutiiq-Yupik, che vive in Alaska e che insieme agli Inuit sostiene che la questione del cambiamento del clima è un’aggressione ai loro diritti umani fondamentali, con la corsa Sustina 50/100. Gli Aborigeni del Northen Territory in Australia li contatterò durante la Outback Race Ultramarathon o 100K Racing the Planet. Gli aborigeni d’Australia chiedono il riconoscimento di pari diritti e pari opportunità. In Nepal correrò la Kanchenjunga Ultramarathon per incontrare gli Sherpa/Gurkha del Nepal che vedono lentamente modificare la loro antichissima cultura. Infine, in Cile e Bolivia correndo la Andean Atacama Triangle Running o Atacama Desert Racing the Planet, vedrò gli Uros, un popolo di stirpe pura con una cultura oramai perduta. Insomma la mia corsa si svolge lungo la strada della conoscenza di popoli diversi e di minoranze minacciate dalla globalizzazione. E spero di farcela in ogni continente e di raccontare tutta la mia corsa nei cinque continenti. Il primo appuntamento sarà a Febbraio 2012 con la Sahara Marathon in Algeria dove incontrerò il popolo profugo dei Saharawi nei cui campi vivrò una settimana.

48

current affair of the people whom I will meet, then I will look for already started projects or those developing to help out with, by trying to concrete and efficacious as possible to help the people I’ll meet as far as I can. Up to now I have set these stages. I will meet Saharawi people, who live in refugee camps in Algeria, with Sahara Marathon. Then I will meet the Alutiiq-Yupik one, who lives in Alaska and who agrees with the Inuit one, considering the climate change as an aggression to their fundamental human rights, with the Sustina 50/100 race. I will contact the aborigines of the Northern Territory of Australia during the Outback Race Ultramarathon or 100K Racing the Planet. Australian aborigines ask for the recognition of equal rights and equal opportunities. In Nepal I will run the Kanchenjunga Ultramarathon to meet the Sherpa/Gurkha in Nepal who slowly assist a modification in their very old culture. At the end, in Chile and in Bolivia I will run the Andean Atacama Triangle Running or Atacama Desert Racing the Planet, I will see the Uros, a people of pure race with an already lost culture. In other words my race will take place along the knowledge path of different people or of minorities which are threatened by globalization. And I hope I’ll make it in every continent and to be able to tell about all my races in 5 continents. The first appointment will be in February 2012 with the Sahara Marathon in Algeria where I will meet the refugee people of Saharawi where I will live be living for one week along the fields.


Pisa your office at

Collezione

home

49

PISA and Home Office collections and Abitare in Italia showrooms on:

www.abitareinitalia.net


Abitare Elisa Zamperoni - foto Walter Beltrame

Abitare: che cosa rappresenta per ognuno di noi Living: what does it mean to each of us Dove abiti? Quante volte ci siamo sentiti rivolgere questa domanda, declinata in modi diversi, alla quale abbiamo risposto, a seconda di dove ci trovassimo con il nome del nostro paese, Italia, se in compagnia di stranieri oppure con il nome della città, magari quella vicina, più conosciuta, se invece abitiamo in un piccolo paesino. Associando comunque sempre l’indirizzo fisico della nostra abitazione alla risposta. Anche se molte volte non è quello che in cuor nostro avremmo voluto rispondere. A chi non piacerebbe abitare in un altro luogo, quanti di noi vorrebbero essere “cittadini del mondo” come amano definirsi coloro che in realtà hanno solo molte case in luoghi diversi. Ma ognuno di noi ha dovuto scegliere tra l’adattarsi a situazioni determinate da motivi economici o invece rischiare e cercare lo spazio per abitare rispondendo ai propri desideri più intimi.

I

n realtà ciò che noi abitiamo è uno spazio e un tempo, che si combinano per creare i nostri sentimenti quotidiani, indipendentemente che il luogo sia Milano, New York o Tokyo, che sia ottobre o maggio... sempre una porzione di spazio e tempo abitiamo, anzi viviamo. Non tutti hanno la piena consapevolezza che la ricerca del vivere pienamente in una abitazione comporta il dovere scegliere bene tra le mille opportunità. All’abitare arriviamo inevitabilmente tramite il costruire. E costruire una casa che viva dei propri gusti significa essere molto attenti alla ricerca di materiali e oggetti d’arredo che rispondano allo scopo di cercare una piena soddisfazione, una cosa che assomiglia all’eterna felicità. Poi ci si può anche affidare ad architetti, interior designer, amici, chiunque possa dare un suggerimento, un consiglio che renda il nostro abitare più corretto, combinando risparmio, gusto e moda.

50

Where do you live? How many times have we heard this question, said in different ways, and answered according to the place we are in with the name of our country, Italy, if we were are with foreigners or with the name of the city, maybe the nearest one, the most renowned, if we lived in a little town. Linking however to the answer the physical address of our house. Even if many times this answer wasn’t the one we really would have answered. Everybody would like to live in a different place, many of us would like to be “citizens of the world” as those who actually own many houses in different places love to define themselves. But each of us had to make a choice between the adaptation to situations determined by economic problems or on the contrary by risking and finding a space to live based on one’s own desires. Actually the place in which we live is both a space and a time which combine themselves to combine our daily feelings, independently if the place is Milan, New York or Tokyo, or if it is October or May... we always live a portion of space and time, actually we live. Not all people are aware that living a full life in a house means having to choose well among a million opportunities. We get only get to live by building. Building a house which fully answers one’s needs means being very careful when choosing materials and furnishing objects which meet the needs of reaching complete satisfaction, something that seems like eternal happiness. The we can get help from architects, interior designers, friends, whoever can offer a suggestion, an advice which makes our living more correct, in combination with saving, taste and style. However, not all buildings are made to be lived in. Working places and amusement places, are places we live in temporarily without even realizing it, because they are places which we identify according to their specific function. They are apparently temporary places, but for many


Non tutti gli edifici sono però fatti per essere abitati. I luoghi di lavoro, i luoghi di passaggio, sono posti dove abitiamo temporaneamente senza neanche rendercene conto, perché sono luoghi che identifichiamo con la loro funzione specifica. Apparentemente sono luoghi temporanei, ma per molti sono spazi dove trascorriamo gran parte della nostra esistenza. Dove abitiamo invece è il nostro luogo permanente, un’assicurazione contro pericoli esterni fisici e originati dai nostri simili. Il luogo sicuro dove vivere e dove costruire il proprio nucleo familiare, lo spazio dove alla sera ci ritroviamo in famiglia, chiudendo a chiave fuori pericoli e incertezze. Altri di noi invece fuggono da questo bisogno di sicurezza e abitano spazi mobili. Scappano dal calore della casa, dalla certezza confortante che ci viene data dalla ripetitività di vedere gli oggetti cari, i mobili scelti da noi stessi. Sono per esempio le persone che scelgono di vivere in barca o di abitare sempre in luoghi diversi per confrontarsi con sé stessi e gli altri in una continua ricerca personale.

Alcuni di noi non possono scegliere. Sono coloro che vivono ai margini e “abitano” le panchine di stazioni e parchi. Persone che vivono in una periferia molto più lontana di chi abita nelle periferie urbane e magari sogna di andare a vivere in centro, dove si addensano potere e ricchezza. Il gusto di vivere in centro o in periferia cambia col tempo e con lo spazio. Molti centri urbani sono diventati sede di uffici, espellendo verso l’esterno le residenze. Altri invece conservano la loro attrazione centrale per le abitazioni più richieste e di maggior pregio. Il mondo cambia di continuo come i nostri gusti, ma la ricerca più giusta di una residenza ci pare quella guidata dall’idea di “abitare per vivere”. Questo anche per lasciare ai nostri posteri città, paesi, case e luoghi da vivere con passione e non semplici rifugi e quartieri dormitorio.

people they are spaces in which we spend most of our existence. The place in which we live is our permanent place, an assurance against external psychical dangers and caused by our fellow men. The safest place to live in and to create one’s familiar group, the space in which we gather together in the evening is the one where we lock out all dangerous and doubts. Others escape from this need for safety and live mobile spaces. They escape from the warmth of a home, from the comforting certainty which is given to us by the repetitiveness of seeing dear objects, furniture chosen by ourselves. Those are, for example, people who chose to live on a boat or to always live in different places to compare their own selves and others in a constant personal research. Some of us can’t decide. These are the people who live along sidewalks and sleep on the benches at parks and train stations. People who live in faraway suburbs compared to those who live in urban suburbs and perhaps dream about living downtown, where power and richness mix. The desire of living in the city centre or in suburb changes with time and space. Many urban centres have become office headquarters, pushing residences towards the outskirts. Others, on the contrary, preserve their central attraction for the most requested buildings and those which are worth a lot more. The world changes constantly just like our tastes, but the best search for a place to stay seems to be the one guided by the socalled “living for living” idea. All this to give our next generations cities, towns, homes and places to live for with passion and not just simple refuges and not dormitory neighbourhoods.

51


Eventi Gian Luigi Corinto - foto Alfredo Tabocchini

Lirica e territorio, eccellenze in simbiosi allo Sferisterio Opera Festival di Macerata Opera and territory, excellences in symbiosis at Macerata Sferisterio Opera Festival

L 52

a città di Macerata possiede un gioiello di architettura neoclassica, costruito nella prima metà dell’Ottocento per volere di alcune famiglie notabili, dove si svolgevano le gare di pallone col bracciale e lo “steccato”, ovvero la caccia al toro, una tauromachia molto popolare negli stati pontifici. Lo Sferisterio fu progettato da Ireneo Aleandri, di San Severino Marche e inaugurato il 5 settembre 1829. L’edificio ha forma adatta al gioco della palla, con un’immensa arena di novanta per trentasei metri, delimitata da due testate rettilinee raccordate da un’ampia curva con palchi ornati da colonne doriche con base attica e da un maestoso muro rettilineo di fondo, alto diciotto metri e lungo quasi novanta che serviva come battipalla. Quest’anno ha ospitato una 47a brillante stagione lirica che sotto la guida di Pier Luigi Pizzi dal 2006 prende il nome di Sferisterio Opera Festival. Il tema del 2011, “Libertà e Destino”, trattato in una conferenza-lezione introduttiva di Massimo Cacciari nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia è stato declinato con Un ballo in maschera e Rigoletto di Giuseppe Verdi, quindi con Così fan tutte di Mozart, un omaggio a Monteverdi, uno spettacolo su Mahler e la grande danza di Svetlana Zacharova del Bolshoi di Mosca. Di particolare interesse l’allestimento di Un ballo in maschera che Giuseppe Verdi terminò nel 1859, alla vigilia dell’Unità d’Italia, messo in

Macerata owns a jewel of neoclassical architecture, built in the first half of nineteenth century at the behest of some notable families, where took place competitions of “Pallone col bracciale” (Ball with an armband) and “Steccato”(“Fence”), or hunting the bull, a bull-fight that was very popular in the Papal States. Sferisterio was planned by Ireneo Aleandri from San Severino Marche and was opened on September 5th 1829. The building is shaped to fit the ball game, with a huge arena for thirty-six of ninety meters, bounded by two straight heads connected by a large curve with boxes adorned with Doric columns with Attic base and with a majestic straight wall at the bottom, eighteen meters high and almost ninety long that was used as “battipalla”. This year hosted a bright 47th opera season that, since 2006 under Pierluigi Pizzi’s leadership, is called Sferisterio Opera Festival. The theme of 2011, “Freedom and Destiny”, was discussed in a conference-opening lesson of Massimo Cacciari, In the year of 150th anniversary


53


eventi

54

scena sotto la direzione di Daniele Callegari, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi, con Stefano Secco (Riccardo), Marco Di Felice (Renato), Teresa Romano (Amelia), Elisabetta Fiorillo (Ulrica), Gladys Rossi (Oscar). Il tema consueto del triangolo amoroso tra Riccardo, Renato e Amelia, smette di essere banale perché si intreccia con l’intrigo di stato e il delitto politico, ispirato dalle vicende del Re di Svezia e di un suo rivale in amore, ma prudentemente trasposto da Verdi a Boston, colonia americana degli inglesi. Il vero colpo di genio di Pier Luigi Pizzi è l’ambientazione negli Stati Uniti postkennedyani, con tanto di cadillac e motociclette custom in scena, ma soprattutto per l’uso del muro dello sferisterio come schermo di proiezione in diretta delle scene che si svolgono sul palcoscenico. Come a testimoniare la contemporanea impossibilità di separare realtà vissuta e rappresentazione in uno schermo televisivo delle vicende umane, farsa, commedia o tragedia che siano. I costumi richiamano in modo sgargiante il momento storico e l’arredo è contemporaneo, con candide poltrone Frau in scena e mobili laccati bianchi e neri, un omaggio elegante e discreto alle eccellenze produttive dell’industria mobiliera marchigiana. La camera da letto di Renato e Amelia, dove si confrontano l’ira di lui e la preghiera per il figlio, è resa sempre con mobili in bianco e nero, specchio dei sentimenti in gioco, desiderio di vendetta e speranza che riempie l’anima dei due sposi. Nel lettino candido accanto al letto matrimoniale,

of the unification of Italy, but it was declined with “Un ballo in maschera” and “Rigoletto” by Giuseppe Verdi, then with Mozart’s “Così fan tutte”, a tribute to Monteverdi, a play on Mahler and the great dance of Svetlana Zacharova from Bolshoi in Moscow. Of particular interesting is the staging of “ Un ballo in maschera” that Giuseppe Verdi ended in 1859, at the eve of the unification of Italy, staged under the leadership of Daniele Callegari, stage, settings and costumes by Pier Luigi Pizzi, with Stefano Secco (Riccardo), Marco Di Felice (Renato), Teresa Romano (Amelia), Elisabetta Fiorillo (Ulrica), Gladys Rossi (Oscar). The usual theme of love triangle between Riccardo, Renato and Amelia, finished to be trivial because it intertwines with state plot and political crime, inspired by the events King of Sweden and his rival in love, but that Verdi carefully transposed in Boston, the British American colony. The real Pier Luigi Pizzi’s stroke of genius is the setting in the after-Kenendy USA, complete with Cadillacs and custom motorbikes, and above all for the use of the wall of Sferisterio as a projection


un piccolo bambino sta in scena come un grande attore, facendoci sentire l’atmosfera di una casa elegante, lontano dal dramma di gelosia che i due vivono e che porterà Renato all’assassinio dell’amico Riccardo, governatore di Boston. La stagione lirica di Macerata e le iniziative collegate sono un esempio chiarissimo del vantaggio di coniugare arte, Opera e promozione del territorio. Sotto la direzione artistica di Pier Luigi Pizzi e con la compartecipazione di sponsor e amministrazioni, Macerata per anni è stata in grado di proporre un cartellone lirico che attrae molti turisti. I tempi sono bui però anche per queste iniziative, per i tagli continui decisi sia dal centro che dalla periferia, nonostante che l’Opera sia il nostro miglior biglietto da visita all’estero e forse l’unico stereotipo positivo che identifica l’Italia.

screen of lives scenes that take place on stage. As a witness of contemporary impossibility to divide lived reality by performance of human events on a Tv screen, they were farce, fiction or tragedy. Costumes call back in a flashy way the historical moment and décor is contemporary, with pure with Frau armchairs on stage and furniture lacquered black and white, a fashion and moderate tribute to productive excellences of production-furniture of Marche. Renato and Amelia’s bedroom, where his rage and her prayer for the son confront each other, is present again with black and white furniture, as a mirror of involved feelings, wish of revenge and a hope that couple’s soul. In the little white bed next to double one, a little child Is acting as a great actor, he makes us feel the atmosphere of an elegant house, far from drama of jealousy that his parents live and that brings Renato to the murder of his friend Riccardo, Governor in Boston. Macerata Opera season and related initiatives are a clear example of the advantage of combining art, opera and territorial promotion. Under Pierluigi Pizzi’s artistic leadership and with the copartnership of sponsors and administration, for years Macerata has been able to propose an opera playbill that attracts many tourists. But time is not so good for these initiatives, for continuous cuts determined by both centre and suburbs, although Opera was our best calling card abroad and perhaps the only positive stereotype that identify Italy.

55


retail dalla Redazione

Il futuro del retail. Integrazione o indipendenza? The future of retail. Integration or innovation? Già oggi è possibile entrare in un negozio, vedere qualcosa che ci piace, segnarsi il nome del prodotto e della ditta che lo fabbrica, tornare a casa e ordinarlo via Internet, con il vantaggio di non doverselo caricare sulle spalle, probabilmente ottenere un prezzo più favorevole e non dovere pagare tasse aggiuntive sulla vendita.

I

l negozio di questo esempio è semplicemente uno showroom e la cosa è più diffusa di quanto si creda. Per esempio, andare in una libreria oggi non è il modo più semplice di acquistare un libro. Molti elementi giocano contro, clima, tempo, prezzo, la stessa immediata disponibilità del libro che stiamo cercando. Invece, tramite il commercio on-line per esempio sul sito Amazon.com si può ordinare in molto meno tempo che non andando dal libraio sotto casa proprio il libro che ci manca. Le librerie però non spariscono, servono oggi per guardarsi intorno, incontrare persone, prendere un caffè, magari trovare casualmente l’amore della vita. Il vero prodotto che vendono non è solo carta e inchiostro, ma un posto dove fare incontri sociali ed educativi. Questa logica di comportamento d’acquisto si sta estendendo a quasi tutti i settori del commercio, non escluso quello dell’arredamento. E il negoziante retailer sta imparando che deve vendere insieme alla merce esposta anche ogni altro tipo di valore, dall’intrattenimento alla socializzazione.

56

It’ is already possible nowadays to enter a store, see something we like take note of the name of the product and the company that made it, go home and ordered via Internet, with the advantage of not having to carry it on your shoulder, you will probably get a good price and won’t have to pay additional taxes on the sail. This kind of store is simply a showroom and it is more spread then you believe. For example, going to a bookshop nowadays is not the easiest way to buy a book. There are many elements at stake such as weather, time, price, the same immediate availability of the book we are looking for. Instead, through e-commerce for example on the Amazon. com website you an order in less time than going to a bookshop near your home to buy the book you need. Bookshops do not disappear, they are used nowadays to look around ourselves, to meet people, to have a coffee, perhaps to find the love of our life by chance. The true product they sell is not only paper and ink, but a place for social and educational meetings. This logic of purchase behaviour is extending itself to almost all the trade sector, including the furnishing one. And the retailer is learning that he must also sell any other type of value, from entertainment to socialization, together with the goods which are exposed. If this is the next scenery of the future (in many cases already taking place) western economy is on the eve of epoch choices. Choices which are necessary due to the change of client and competitor behaviour which determine unavoidable productive changes and as a consequence even a change in the social structure of many European nations. After recovering from the shock provoked by the spread of many emerging countries on the market, different producers have seriously began to reflect if the intermediation between production and consumption, entrusted to third party competitor, can still be the only and unavoidable formula which is able to generate added value. Even the most evolved retailers have began to feel the need


Se questo è lo scenario prossimo venturo (in molti casi già attuale) l’economia occidentale si trova alla vigilia di scelte epocali. Scelte rese necessarie dal mutare del comportamento dei clienti e dei concorrenti che determinano inevitabili cambiamenti produttivi e di conseguenza anche il mutare della struttura sociale di molte nazioni europee. Ripresisi dallo shock provocato dall’irrompere sui mercati di molti paesi emergenti, diversi produttori hanno seriamente cominciato a riflettere se l’intermediazione tra produzione e consumo, affidata a rivenditori terzi, possa essere ancora la sola e inevitabile formula in grado di generare valore aggiunto. Anche i retailer più evoluti hanno cominciato a sentire l’esigenza di poter avere a disposizione gli strumenti della produzione, non fosse altro che per limitare il livello delle scorte di prodotti invenduti, vero problema dei settori nei quali il consumo è legato a mode e tendenze e sempre meno alla soddisfazione di bisogni primari. Parliamo dei retailer tradizionali e non già delle cattedrali del consumo quali gli ipermercati e i centri commerciali, che rispondono già da tempo a logiche diverse, così come facciamo riferimento alle piccole e medie aziende produttrici e non già alle grandi realtà, spesso multinazionali, radicate in molti paesi del globo. La realtà italiana, che ha fatto dell’individualismo la propria arma vincente attraverso la messa in campo di creatività, capacità di intrapresa, eclettismo, sta ora riflettendo se sia ancora quella la strada per rimanere nel novero delle nazioni capaci di assicurare sicurezza e benessere ai propri cittadini. Il confronto è, e sempre più sarà, tra sistemi socio-produttivi. Lo diciamo da molto tempo ormai, ma non abbiamo saputo, per ragioni storiche, culturali, di ciechi egoismi di bottega, andare oltre le dichiarazioni e le enunciazioni. La modificazione progressiva del mondo, spinta da un’accelerazione quale mai si era vista nella storia dell’umanità, ci pone oggi nella indifferibile necessità di fare delle scelte di lungo periodo e non soltanto aggiustamenti per superare difficoltà momentanee. Il tema è di prima grandezza: produzione e distribuzione devono restare realtà distinte, nella competizione tra sistemi paese, oppure il rafforzamento e la crescita dimensionale, della quale c’è urgente necessità per la nostra economia, devono necessariamente realizzarsi attraverso l’integrazione tra chi produce e chi commercializza?

to have production instruments available, just for limiting the level of stocked unsold products, a true problem for sectors in which consumption is connected to fashions and trends and is always less able to satisfy primary needs. Let’s talk about tradition retailers and not only about the cathedral of consumption such as hyper markets and shopping centres, which have been responding to different logics in a while, so let’s refer to small and medium productive companies and not just to big realities, often multinational, rooted in many countries all over the world. The Italian reality, which has made individualism become its own winning weapon through creativity, capacity of enterprise, eclecticism, is now reflecting if the right way to remain in the class of nations which are capable of assuring security and wellness to its citizens is still the good one. The comparison is and will always be even more between social-productive systems. We have been

57


retail

Anche oggi, che si fa un gran parlare di reti di imprese, non si colgono indicazioni verso quella che pare essere la soluzione vincente per chi, come noi, riesce a mantenere vantaggi competitivi a patto che i prodotti giungano direttamente al consumatore, nel tempo giusto, al prezzo giusto e con i giusti contenuti di servizio. Abitare in Italia è un’impresa a rete, che tende a creare il modello di integrazione tra produzione e distribuzione, ponendo le basi affinché ognuno possa continuare a fare al meglio il proprio mestiere, ma creando insieme i nodi funzionali di interscambio per il raggiungimento dell’unico fine comune. La rete, qualunque essa sia, ha lo scopo di consentire a chi si affidi al suo sistema di arrivare ad una destinazione predeterminata (nel nostro caso ad un obiettivo comune). Si forma e si potenzia nel tempo, ma è pensata in relazione a questo scopo ed affinché chi la utilizza possa concentrarsi sul proprio compito, seguendo regole condivise ed affidando la soluzione di problematiche collettive a chi sia incaricato della gestione tra i nodi di interscambio, senza ritardi, errori, o duplicazione di attività. L’ipotesi, nuova nello scenario delle “ricette pronte”, è la formazione progressiva di sistemi a rete da realizzare insieme, partendo da un’integrazione forte a livello nazionale per estenderne poi i risultati ad altri paesi. La via del Made in Italy non solo di prodotto, ma anche di capacità di soddisfare esigenze attraverso componenti di servizio anch’esse uniche. Per chiarimenti, idee, proposte, soluzioni sulle nostre ipotesi di lavoro: a.vaccarone@abitareinitalia.net.

58

saying this for many years now, but we haven’t been able to go beyond the declaration and enunciations, for historical, cultural, egoistic purposes. The progressive modification of the world, pushed by an acceleration which had never been seen before in the history of humanity, is nowadays causing us to make long-term choices and not only adjustments to overcome temporary difficulties. The topic Is extremely significant: should production and distribution remain to different realities, in the competition among country systems, or the reinforcement and dimensional growth, which is urgently necessary for our economy, must necessarily be reached through the integration between those who produce and those who market? Although nowadays we still talk a lot about company chains, there are still no indications towards what seems to be the winning solution for those who, like us, are able to maintain competitive advantages as long as products reach the consumer directly, in the right time, with the right price and with the right service contents. Abitare in Italia is a group of companies, which tends to create the integration model between production and distribution by creating the foundations so that everyone can continue to do his job the best way, but by creating together a functional junction of interchange for reaching the unique common good. The group, what ever the kind It is, has the aim of allowing who ever entrusts his system to reach a predetermined destination (in our case, a common goal). It establishes itself and increases its power during the years, but it is thought based on this aim and in order to allow who ever uses it to concentrate himself on his own task, by following shared rules and entrusting the solution to collective problems to whoever is in charge of the management among interchange junctions, without delays, errors, or duplication of activity. The new hypothesis in the scenery of “already prepared recipes”, is the progressive formation of net systems to be made together, starting from a strong integration at a national level in order to extend the results to other nations afterwards. Through a Made In Italy which not only concerns the product, but also the ability to satisfy needs through service components which are also unique. For further information, ideas, suggestions, and solutions on our work hypothesis: a.vaccarone@ abitareinitalia.net.


Verona

Collezione il nuovo romanticismo è appena nato

Verona collection and Abitare in Italia showrooms on:

www.abitareinitalia.net


innovazione ed identità dalla Redazione

Siamo sicuri che a forza di innovare non perderemo parte di noi stessi? Are we sure we won’t lose part of ourselves by innovating continuously? C’è una parola magica che sembra la condizione per ogni successo: innovazione!

S

enza la sua presenza ogni piano d’impresa, ogni progetto, ogni idea sembra non avere sufficiente forza evocativa per assicurarsi l’attenzione (prima ancora che l’interesse) di qualsiasi interlocutore. Non vi è alcun dubbio che progresso significhi andare avanti e che andare avanti sia sinonimo di fare cose nuove o nuovi modi per dare migliore contenuto alle stesse cose, rendendole capaci di offrire nuove opportunità di fruizione. Non desideriamo certo mettere in discussione questa verità, ma forse possiamo soffermarci su alcune evidenze che dovrebbero suggerire una maggiore cautela nella corsa al nuovo, specialmente quando nuovo significhi abbandono di ciò che per l’insorgere delle innovazioni viene considerato vecchio, con tutte le connotazioni negative che a questo termine sono culturalmente legate da un po’ di anni. Le grandi invenzioni hanno radicalmente modificato la vita dell’uomo, migliorandola al punto da porre le basi per successive innovazioni che hanno dato al progresso una spinta formidabile. In tutti i campi la corsa al nuovo ha determinato progresso, molto spesso però gestito con visione di breve - medio periodo e, in alcuni casi, senza badare più di tanto alle conseguenze dell’abbandono del vissuto stratificatosi in centinaia d’anni. L’analisi non è certo semplice, anche perché è ormai immediato e spontaneo accreditare all’innovazione il merito del miglioramento della qualità della vita e del suo prolungamento, per evidenziarne le conseguenze veramente importanti per gli esseri umani.

60

There is a magic word which seems the condition for every success: innovation! Without it every business plan, every project, every idea doesn’t seem to have sufficient evocative strength to assure itself the attention (even before interest) of any interlocutor. there is no doubt that progress means getting ahead and that getting ahead is a synonym of doing new things or new ways to give better content to the same things, making them able to offer new opportunities of fruition. We don’t obviously want to doubt about this truth, but perhaps we can dwell upon some evidences which should suggest major consciousness towards news things, especially when new means abandoning whatever is considered old compared to innovation, with all the negative connotations which have been culturally connected to this term for some years. Great innovations have radically modified man’s life, improving it to the point it has giving it the foundations for following innovations that have given a formidable boost. In all fields the race towards the new has led to progress, though often managed with the short - medium term and, in some cases, regardless of the consequences for abandoning what had been experienced into hundreds of years. The analysis is not easy, because it is now immediate and spontaneous innovation credited the merit of improving the quality of life and its extension, to highlight the very important consequences for humans. Progress, carried out by innovation, has led to such a determined acceleration of our life contexts, although they partially seem buried in a dimension that no longer seems to belong to us. The black and white images, the film was that innovation at the service of the enlargement of individual experience, are no longer simply overcome by the current video communications systems, but suppressed, with their contents of representation, perhaps naive, values and educational messages.


Il progresso, indotto dall’innovazione, ha determinato un’accelerazione così decisa alla nostra vita che contesti, che pur ne hanno fatto parte, sembrano sepolti in una dimensione che pare non appartenerci più. Le immagini in bianco e nero, che l’innovazione della cinematografia aveva posto al servizio dell’ampliamento dell’esperienza individuale, non appaiono più semplicemente superate dagli attuali sistemi di comunicazione video, ma soffocate, con il loro contenuto di rappresentazione, forse ingenua, di valori e messaggi educativi. Anche l’innovazione, introdotta nelle transazioni finanziarie, pareva destinata a produrre unicamente vantaggi per tutti, mentre stava invece destabilizzando gli equilibri creati in secoli di progressiva formazione dei sistemi monetari. I limiti di indebitamento delle banche (quelle vere e quelle ombra) sul capitale investito sono stati allargati fuori misura col pericolo di far scoppiare l’intero sistema finanziario. Si può parlare di innovazione, in questo caso? o invece di regole mal pensate e da rivedere completamente? Fuori dai circuiti finanziari strettamente specialistici il comportamento più diffuso (e di esempi se ne potrebbero fare molti di più) è stato quello di un’accettazione acritica del nuovo, celebrato di per sé come positivo, senza pensare che la nuova strada era molto più rischiosa della vecchia. Messa così, la corsa all’innovazione cessa di essere la ricerca per l’ottenimento di migliori condizioni di vita, di diffusione del benessere, di superamento di disagi fisici, economici, psicologici, ma si prospetta quasi come entità a sé, che procede divorando se stessa, senza lasciare ad alcuno il tempo di verificarne l’utilità, la coerenza con gli obiettivi indicati, la supremazia sul vissuto che vuole ad ogni costo scalzare. Forse, stiamo arrivando al limite delle possibilità di innovazione, ma non perché la mente umana (anche se così si dice) non sia in grado di andare oltre, ma perché si è investito in innovazione solo puntando alla crescita senza pensare a distribuire correttamente i ritorni economici. Arricchendo solo pochi e impoverendo troppa gente, prima o poi, si indeboliscono i consumi. Però è stato proprio così. E oggi ci ritroviamo ad avere qualche miliardo di esseri umani che vivono in condizioni misere e allo stesso tempo situazioni di instabilità economico-finanziaria al limite del sostenibile anche in molti Paesi occidentali. Forse dovremmo puntare i piedi, non per opporci al nuovo, ma per darci il tempo di verificarlo alla luce di ciò che siamo, di ciò che vogliamo continuare ad essere, senza dover rinunciare, magari inconsapevolmente, a componenti fondamentali di noi stessi.

Even innovation, introduced in financial transactions, seemed destined to produce only benefit for all, while destabilizing the balance was instead created by centuries of gradual formation of monetary systems. The limits of borrowing of banks (the real ones and the shadow) on investment have been widened with the danger of oversized blow up the entire financial system. You can talk about innovation, in this case? Instead of rules, or poorly designed and completely review? Outside the strictly specialized financial circuits the most common behavior (and the examples could do a lot of more) was that of an uncritical acceptance of the new, celebrated as positive in itself, without thinking that the new road was too risky as the old. Put that way, the innovation race ceases to be research to obtain better living conditions, the spread of wealth, of overcoming physical hardships, economic, psychological, but it promises almost as an entity, which shall devour itself, leaving no time to verify its usefulness, consistency with the objectives set, the supremacy of the experience that at all costs wants to unseat. Perhaps we are reaching the limit of possibility for innovation, but not because the human mind (even though it is said) is unable to go further, but because you have invested in innovation by pointing to the only growth without thinking properly to distribute the returns the economy. Enriching and impoverishing far too many people, sooner or later weakens consumption. But it was true. And today we are here to have a few billion humans living in miserable conditions and at the same time economic and financial instability in the limit of sustainable also in many Western countries. Maybe we should put her foot down, not to oppose the new, but give us time to test it in the light of what we are, what we want to continue to be, without having to give up, perhaps unconsciously, to the fundamental components of ourselves.

61


polis Alessandro Vaccarone

Come sta la democrazia? How is democracy? La democrazia è il peggiore dei sistemi politici, esclusi tutti gli altri, diceva lo stimato statista Sir Winston Churchill, cacciato democraticamente dopo aver vinto la guerra contro il nazismo. I sistemi che si definiscono democratici non sono poi tutti uguali e le declinazioni storiche possono essere molto diverse, a iniziare dal modo di selezionare ed eleggere i rappresentanti del demos, il popolo sovrano. Che spesso si accorge dei guasti delle proprie distrazioni sulla delega di potere solo in periodi di vacche magre. Quando le cose vanno bene, i mercati tirano, i portafogli si gonfiano, è facile perdonare agli eletti qualche marachella finanziaria e perfino eccessi di autoritarismo.

L’

62

Italia è uno stato giovane, una nazione incerta e una democrazia che risente ancora troppo del regime che l’ha preceduta. I fasci delle corporazioni si sono tramandati nelle corporazioni degli interessi, mal camuffate da lobby moderne, molto attente ai propri interessi particolari e per nulla inclini al bene comune. Quando la coperta del Pil si fa corta – uno tira di qua, l’altro tira di là – qualcuno deve per forza restare con le terga scoperte. Ebbene di queste terga esposte alle intemperie si dovrebbe prendere cura il ceto politico, da cui ci si aspetterebbe un appassionato interesse al bene comune. Però, in questo periodo di vacche molto magre, ai nostri politici viene troppo bene nascondersi dietro la crisi, quella che non dipende da noi ma dal mondo, in nome della quale sembra lecito chiedere ogni tipo di sacrificio; e senza tanto discutere per l’urgenza delle scelte e l’emergenza devastante, che farebbe paura al più acceso rodomonte degli ottimisti. Ebbene, si ha l’impressione che l’Italia sia in emergenza ormai da troppi anni, e che per ognuno di essi ci sia stata imposta una manovra finanziaria più pronta a dare stangate che a distribuire stimoli ad imprese e consumatori, col risultato di vedere la ricchezza distribuita in modo sempre più sperequato. Ogni anno in occasione dell’ennesima manovra di raddrizzamento dei conti assistiamo a una vera lotta per bande tra le diverse lobby – più o meno trasparenti, più o meno lecite – per accaparrarsi i vantaggi necessari a sopravvivere nelle posizioni di rendita conquistate nel tempo. Abbiamo sempre sperato che la classe politica prima o poi trovasse il modo di distribuire correttamente le risorse reperite con l’imposizione fiscale e che questo fosse democraticamente organizzato per far pagare di più chi ha di più.

Democracy is the worst form of government, excluding all the others, said statesman Sir Winston Churchill, who was kicked out democratically after winning the war against Nazism. The systems which define themselves as Democratic are no longer all the same and the historical declinations can be very different, starting from the way to select and elect the representatives of the demos, the self-governing people. It often realizes the troubles due to its own distractions regarding the delegation of power only when going through a lean period. When things go well, markets carry on, wallets are full, it’s easy to forgive the elected for their financial tricks and also for excesses of authoritarianisms. Italy is a young state, and uncertain nation and a democracy which still feels the effects of the previous regime. The parties of corporations have handed down in interest corporations, badly disguised by modern lobbies, paying attention deeply to their own particular interests and not prone to common good at all. When things get tight for the GDP – everyone starts taking advantage one another – someone will obviously pay for the consequences. Well, as these consequences become more evident, someone such as the political class, from which we all expect passionate interest for the common good, should start taking care of them. But during this lean period, it is easy for our politicians to hide themselves behind the crisis, which has not broken out because of us, in the name of which it seems right to ask about ; and without discussing much about for the urgent need of choices and the devastating emergency, which would also fear the most outrageous rodomonte of the optimists. Well, we have a feeling we’ve now been experiencing an emergency for too many years, and that for each one of them there had been a financial manoeuvring which was more ready to give knocks than to distribute stimuli to businesses and consumers, with the aim of seeing richness spread around even more. Every year on the occasion of yet another maneuver straightening accounts is experiencing a real battle between the different bands lobby - more or less transparent, more or less


Oggi ci pare piuttosto chiaro di avere sottovalutato la forza delle lobby e la loro capacità di infiltrare la classe politica e costringerla a comportarsi solo per garantire interessi di parte e mai per il bene comune. Ci sentiamo traditi, nei nostri sentimenti più profondi e nella fiducia verso la classe politica, pur non volendola confondere con le istituzioni democratiche nei cui fondamenti, come Churchill, continuiamo pervicacemente a credere. Nonostante che il fascismo sia alle spalle, oggi come ieri lo stato conta più del cittadino e che alle continue dichiarazioni di abolizione di lacci e laccioli della libera iniziativa economica faccia purtroppo solo seguito l’aumento di incombenze burocratiche e amministrative per chi fa impresa. La macchina dello stato si è ingigantita, fino a perdere l’esatta visione del suo ruolo, mentre metastasi clientelari e malavitose ne hanno aggredito le strutture portanti. Il sistema delle comunicazioni ci informa minutamente e continuamente di scandali e ruberie ma invece di una rivolta popolare pare proprio che serva a immunizzare e anestetizzare. Ci pare di vivere sotto una tirannide, che ci impone modi di vedere e di vivere uniformi e assuefatti. Che finge di dare con la destra e prende per davvero con la sinistra. Una tirannide morbida, camuffata da democrazia, nella quale apparentemente ognuno di noi conta e può dire la sua con efficacia, almeno durante il rito stanco delle votazioni politiche, per accorgersi subito dopo del tradimento. La democrazia diretta è difficile da mettere in pratica ma la democrazia rappresentativa, almeno nei modi che hanno preso forma qui da noi, ci appare inefficace e ha scavato un solco troppo profondo tra elettore ed eletto. I privilegi della classe politica sono immeritati proprio perché essa è autoreferenziale e non più in grado di governare in nome del popolo e nel rispetto del bene collettivo. Il risultato della nostra storia ci pare proprio una truffa democratica, dalla quale occorre uscire presto, pena l’esclusione dell’Italia dal circuito delle nazioni socialmente ed economicamente evolute.

legal - to seize the advantages needed to survive in the conquered positions of income over time. We always hoped that the political class eventually find a way of distributing resources funded from taxation and that this was democratically organized to pay more to those who have more. Today it seems pretty clear that we have underestimated the power of lobbies and their ability to infiltrate the political class and force them to act only to ensure the interests and never for the common good. We feel betrayed, in our deepest feelings and trust in the political class, but not wanting to be confused with democratic institutions in which foundations, like Churchill, stubbornly continue to believe in. Despite the fact that fascism is behind us, today like yesterday, the state counts more than citizens and that the continuous removal of statements of laces and straps of free enterprise do unfortunately only after the rise of bureaucratic and administrative burdens for those who do business. The state machinery has been exaggerated, to miss the exact vision of its role, while metastases underworld patronage, and have attacked the structures. The communications system, in detail, and continuously informs us about scandals and looting but instead of a popular uprising seems that serve to immunize and numb. We seem to live under a tyranny, which requires us to ways of seeing and experiencing consistent and familiar. Pretending to write with his right hand and takes with the left really. A soft tyranny, disguised as a democracy, where seemingly everyone has their say and can effectively, at least during the rite tired of voting policies, to realize after the betrayal. Direct democracy is difficult to put into practice but representative democracy, at least in ways that have taken shape here, appears to be ineffective and has dug a very deep furrow between the elector and the elected. The privileges of the political class are undeserved because it is self and no longer able to govern in the name of the people and respect the collective good. The result of our history it looks like a scam democratic, of which one should go out early, will be excluded from the circuit of Italy socially and economically advanced nations.

63


restauro Vittorio Tortora

Porte Vecchie ed Antiche, non solo come porte! Per fare ambiente... Ancient and old Doors, not just as doors! Creating rooms... Chiunque oggi ristruttura (ma anche chi edifica...) non si “fa” mancare una porta vecchia o antica, perché?

M

64

olte le ragioni e tutte valide; c’è chi usa la vecchia porta restaurata bene, per dare un tocco di rusticità agli interni. Chi con una porta antica cerca di rimuovere quella sensazione di nuovo, di perfetto, di appena finito e ristrutturato agli ambienti stessi. Chi con una bella porta vecchia in castagno tende ad incrementare quel senso di vissuto, di caldo, di antico, di emotivo che una porta nuova non trasmette. C’è poi chi con la vecchia porta ben restaurata, ed alla luce del riuso creativo e del riutilizzo intelligente, si diverte a realizzare un tavolo, una singolare ed esclusiva testiera di letto, una quinta di separazione tra ambienti, la chiusura di una cabina armadio, il piano di seduta ancorato a muro con catene come una panca, o chi ci arreda una parete, collocando sopra ai divani, in orizzontale, un battente restaurato di un’antico portone. Moltissimi gli impieghi e sempre più frequenti gli utilizzi inaspettati, creativi, per molti versi deliziosi e singolari! L’importante però è sempre far sì che queste porte vecchie ed antiche o questi portoni vecchi ed antichi, siano restaurati a regola d’arte. Come fossero mobili antichi vanno trattati con attenzione; un’attenzione per loro in quanto oggetti di antiquariato e per Noi, cercando di evitare nei relativi restauri, l’uso di sostanze non naturali, solventi ed altre sostanze tossiche. Evitando altresì che i fori, le fessure o gli squarci (che peraltro debbono restare come segni che denotano il tempo trascorso e l’originalità del manufatto) non vengano chiusi, come fanno spesso restauratori della domenica, con grossolane stuccature invece che con pezze in legno modellate adeguatamente. Poi Vi dirò... una porta antica non può in termini di finitura, se legno a vista, che essere finita a gommalacca e cera d’api vergine... Ma vediamone alcune... Cominciamo dalla foto 1; si tratta del solo battente di una porta, prima del restauro, porta che veniva usata anche come porta esterna (portone). È detta anche Salvator Rosa e prende il nome da questo importante e poliedrico artista del Seicento per via della cornice molto aggettante; della fine del ‘600, tutta in noce nazionale è semplice e sobria. Nella foto 2 vedete la porta completa a due battenti, dopo il restauro e la finitura a sola gommalacca, cera d’api e cera carnauba. Tutti gli interventi (falegnameria, antitarlo e finitura) sono stati eseguiti solo con sostanze naturali ed atossiche. La porta è deliziosa, elegante, lineare, semplice, ma sobria e sarebbe l’ideale come porta di una cucina che da su una sala.

Everyone who today restructures (or also builds) can’t renounce to an old or ancient door, why? There are many reasons, and they all are good; there people who use a well repaired old door, to give a farmhouse style to interior. Others who, with an ancient door, try to remove that sensation of new, perfect, just finished and repaired of the same interior. Some who, with a beautiful old chestnut wood door tend to increase that idea of experience, warm, antique, emotional that a new door cannot express. There are also people, with a well repaired old door, and according to the creative and smart re-utilization, enjoy themselves creating a table, an unusual and exclusive behead, a wing of separation for rooms, a closure of a walk-In closet, a seat that is anchored to the wall with chains as a bench o, who uses it to furnish a wall, placing above sofas, horizontally, an ancient restored main door wing Many are the uses and the utilizations more and more often unexpected, creative, delicious and unique in many ways! But the important thing is always that these ancient and old doors or these old-fashioned and antique main doors are always restored to perfection. As if they were antique furniture they must be treated with attention; care because they are valuable and attention to us, trying to avoid relative repairs with the use of non-natural substances, solvents and other toxic substances. We should also avoid that holes, cracks or gashes (which moreover must remain as a mark that denotes elapsed time and the originality of the article) get closed, as often bad restorers do with coarse stucco works instead of wood patches adequately modeled. Then I’ll tell you….an antique door by the terms of finishing touch, if there Is wood in sight, can be finished only with shellac and virgin beeswax…


(1)

(2)

(3)

La foto 3 si riferisce ad una piccola porta di un bagno in un sottotetto. In questa ristrutturazione effettuata per clienti inglesi, si sono volute salvare e ricollocare tutte le porte originali, ed anche se in pessimo stato, sono state tutte restaurate e riportate a nuova luce. Questa era in abete, molto povera e non è stata finita legno a vista, ma laccata a pennello, in tinta avorio con colori naturali, poi anticata, realizzando così il finto sporco e la finta usura del colore. Come elemento di contrasto ho realizzato un filetto a foglia d’oro sulle cornici. Le foto 5 e 6 si riferiscono ad una vecchia porta rustica, poverissima, una di quelle che c’erano nelle vecchie case di campagna, in abete, completamente restaurata, finita a gommalacca, che pur nella sua semplicità è una porta di grande forza di arredo! Immaginatela come porta di una cucina o di una dispensa, sarebbe deliziosa, pur nella semplicità. A cura di Portantica: bottega di restauro di porte e portoni vecchi ed antichi. by Portantica: repair workshop of old and antique doors and main doors. Via Bellini 224. 41058 - Vignola (Mo) Tel. 059776633 / 3282733083

(5)

(6)

(4)

But let’s see some…. Let’s start from picture 1; it is just a wing of a door before restyling, a door that was used also as a external main door. It Is also called Salvator Rosa and takes its name by this important and versatile artist of the seventeenth century for the projecting frame. it belongs to the end of the seventeenth century, it is all In national walnut wood it is simple and sober. In picture 2 you can see the door complete with two leaves, after repairs and finishing with simply shellac, beeswax and carnauba wax. All works (carpentry, woodworm and finishing) were performed only with natural and non-toxic substances . The door is pretty, elegant, linear, simple, but sober and it would be perfect as a kitchen door opened to a saloon. Picture 3 refers to a little door of a bathroom in an attic. During this repair for British customers, we wanted save and replace all original doors and, even if they were in a terrible condition, they were all repaired and brought to a new light. This one was spruce wood, very poor and was not finished wood at sight, but lacquered with brush, ivory colored with natural colors, then tumbled realizing fake dirt and wear fake color. As a point of contrast I realized a thread of golden leaf on frames. Pictures 5 and 6 refer to an old very poor farmstyle door, one of those of old country houses, sprucewood, fully repaired, finished with shellac, which despite its simplicity it is a door of great design force. Imagine it as a door of a kitchen or of a pantry, It should be lovely, despite its simplicity.

65


il racconto Claudia Menichini

Il negozio di antiquariato The antique shop

L

66

a strada era grande: da un lato, uno accanto all’altro, si stipavano i negozi, con le vetrine sempre piene di meraviglie, dall’altro grandi palme e vecchi palazzi Liberty davano alla strada un fascino sottile. La bambina camminava assorta guardando le vetrine, faceva quella strada tutti i giorni tornando da scuola, ma solo una vetrina l’obbligava a fermarsi. Era quella dell’unico antiquario della zona, dove da un lato c’era una piccola scrivania con le gambe ricurve, riccioli strani e fiori intarsiati con varie sfumature di legni. Sul grande cassetto centrale e sui piccoli laterali le maniglie erano piccoli fiocchi di metallo, era la cosa più bella che avesse mai visto. Nel negozio c’erano tantissimi altri oggetti molto belli, librerie con una strana rete per proteggere i libri (alla bambina sembrava una rete da polli, ma non lo disse mai a nessuno!) poltrone con le corna di cervo, statue di donne seminude avvolte da veli, divanetti con le gambe tornite, scatole di ogni foggia, tazze, teiere e vasi di vetro, ma per lei l’unico amore era quella piccola scrivania. Aveva anche costretto la mamma ad andare a sentire quanto costava, ma era una scrivania del ‘700! Era impossibile comprarla, e poi i suoi pensavano che fosse solo il capriccio di una bambina. Così continuò a passare davanti al negozio, a volte la scrivania era spostata e lei aveva paura che l’avessero venduta, ma per anni, tutti gli anni delle elementari, restò nel negozio, e la bambina credeva che quel mobile l’aspettasse. Ma una mattina trovò il negozio chiuso. Il giorno dopo un camion portò via tutto, e qualche mese dopo nelle vetrine c’erano abiti d’alta moda. La bambina pianse, non avrebbe mai avuto la sua scrivania. Il tempo passò, la bambina crebbe, cambiò città, andò a studiare all’estero. In uno dei suoi tanti viaggi di lavoro si trovò a camminare per Parigi, in uno di quei passaggi di ferro e vetro costruiti a metà ‘800 e che ora sono pieni di piccoli negozi di charme. All’improvviso si bloccò, in una vetrina c’era la sua scrivania, con sopra una lampada di Gallè accesa. Non era

The street was wide: on one side, one next to the other, shops cram with their windows always full of marvels, on the other side high palms and old Art Nouveau buildings gave the street a subtle charm. The little girl were walking absorbed looking at windows, she used to walk on that street every day coming back from school, but just one window forced her to stop. it was the one of the only antique shop of the area, where on a side there was a little desk with curved legs, strange curls and flowers inlayed with several shades of woods. On the big central drawer and on the small lateral ones handles were small flakes of metal, it was the most beautiful thing she had ever seen. In the shop there were a lot of other beautiful articles, bookshops with a strange net to protect books ( for the girls it was similar to a chicken wire, but she never said it to anyone!), armchairs with antlers, statues of semi-naked women wrapped by veils, sofas with turned legs, boxes of every shape, cups, teapots and vases, but for her the only real love was that small desk. She had also forced her mum to go and ask how much it was, but it was a desk of the Eighteenth century! It was impossible to buy It and her parents thought it was only a child’s whim. So she continued passing along the shop, sometimes the desk were moved and she was afraid it had been sold, but for all years of primary school, it stayed in


possibile, era ancora più bella, aveva solo bisogno di un fiore in un piccolo vaso e di un libro aperto appoggiato sopra. Entrò di corsa, il cuore le batteva come se avesse visto un vecchio amore mai dimenticato. Chiese il prezzo, era carissima, come allora, forse di più. La proprietaria le spiegò che era un autentico Luigi XV, in bois de violette e bois satinè con bocchette e guarnizioni in bronzo, un mobile “superbe!” che era appartenuto a una grande famiglia che aveva vissuto in Italia; che strano che una ragazza italiana si interessasse a questo pezzo! Tremando firmò un assegno per fermare il mobile, la mattina dopo telefonò alla sua banca e chiese un piccolo mutuo. Quando al direttore spiegò che era per comprare un mobile lui disse che era pazza, ma le accordò il prestito. Nel viaggio di ritorno, nella macchina presa a noleggio, con la scrivania tutta incartata nel baule, cantava, erano anni che non si sentiva così bene. Ora è nello studio che dà sul giardino, è piena di fogli e c’è sempre un fiore fresco, e tutte le volte che lei la sfiora è a un passo dalla felicità.

the shop and the little girl believed that furniture was waiting for her. But one morning she founded the shop closed. The following day a lorry took all away and some months later in the windows there were high fashion dresses. The girl cried, she would not ever had her desk. Time passed by, the child grow up, she moved to another city and she went study abroad. During one of her travels she found herself walking in Paris, In one of those iron passages build at the half of the nineteenth century and that today are full of little shop of charm. Suddenly she stopped, in a window there was her desk on which stayed a lighted Gallè lamp. It wasn’t possible, it was more beautiful, It just needed a little flower in a vase and an opened book on it. She ran into the shop, her heart was beating fast, as she had seen a past love never forgotten. She asked its price, it was very expensive as in the past, perhaps more. The owner explained her it was an authentic Luis XV, in bois de violette and bois satinè with bronze ducts and decorations, a “superb” piece of furniture! who belonged to an important family who had lived in Italy; what a strange thing that an Italian girl was interested In this piece! Trembling she signed a check to stop the desk, the following day she rang her bank and applied for a small loan. When she explained the director it was to buy a piece of furniture he said her she was crazy, but he granted the loan to her. On the return trip, in the rental car, with the wrapped desk In the trunk she was singing, it were years since she felt so good. Now It is In the study room opened to the garden, it’s full of papers and there is always a fresh flower and every time she touches it she is a step away from happiness.

67


Abitare in Italia S.r.l.

Barchessa di Villa Razzolini Loredan Via Schiavonesca Marosticana, 15 31011 Asolo (TV) Italia tel.: +39 0423 564721 tel. e fax: +39 0423 940643 skype: commerciale-abitareinitalia P.IVA 04364570269 REA: TV-0343780

www.abitareinitalia.net

info@abitareinitalia.net