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Per Sifu Cangelosi c'è solo un Kung Fu, nel quale gli stili sono solo rami di uno stesso albero e un vero artista marziale deve studiarli tutti. In questa occasione, ci presenta un lavoro sul Chin Na, l'Arte delle prese e del controllo del rivale. Non si tratta di un metodo tradizionale di combattimento, bensì di un sofisticato ed esteso bagaglio tecnico presente in tutti gli stili dell'Arte Marziale cinese, evidenziando il Tang Lang, il Pa Kua o il Tai Chi Chuan, tra gli altri. Col passare dei secoli ha subito un'evoluzione integrando tecniche di leve articolari, pressione su punti nervosi, blocco di tendini e muscoli, strangolamenti respiratori e sanguinei, proiezioni e alcuni colpi e percussioni. Nei suoi livelli più avanzati, il Chin Na cerca sempre la via dell'energia, del Chi e si trasforma in un'arma formidabile la cui potenza ed efficacia si possono modulare, mantenendo così il più completo rispetto verso l'avversario. Un'eccellente alternativa per risolvere, senza danni, una situazione di confronto. In questo secondo video, il Maestro Cangelosi affronta le leve alle articolazioni del gomito e della spalla, al polso e alle dita della mano.

Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

Ordinala a: Budo international. net


JEET KUNE DO Il primo ruolo cinematografico di John Benn è stato come comparsa ne “I sette (“The magnifici” magnificent sevent” 1960). In questo film, John interpreta uno dei banditi contro i quali combattono Steve McQueen, Charles Bronson, Eli Wallach e Yul Brynner. John è anche apparso in “La notte dell'iguana” (“The night of the iguana” 1964) con p. 12 Richard Burton ed Elizabeth Taylor. Tuttavia, il ruolo che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo è stato quello di un padrino della mafia nel film "L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente".

WINGTSUN

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AIKIJUTSU Aikijujutsu... Niente più in là del vuoto!... Molti che sono stati frustrati nella pratica marziale, legata al concetto AIKI, capiscono che chi segue la disciplina della Via, quando trova condizioni avverse, si trova di fronte al dubbio dell'esistere, di se stesso, della forza in azione, della verità interiore, esteriore... Questo fa di Uke l'avversario più forte e potente: prigionieri del vuoto esaltiamo la parte esterna che è più evidente.

S i f u Sánchez riflette sulla natura del Wing Tsun, e lo fa con la sua proposta abituale, sempre sensibile e conciliante, chiamando le cose con il loro nome, ma sempre con rispetto per gli altri, avanti.

MMA

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Intervista esclusiva ad uno dei grandi della boxe che ha osato con le MMA, Medaglia d'Oro Olimpica, e con una carriera favolosa, in occasione della presentazione dei suoi 6 DVD per imparare la boxe

UN GIORNALE SENZA FRONTIERE

BUDO INTERNATIONAL NEL MONDO

Budo International è senza alcun dubbio la rivista di Arti Marziali più internazionale del mondo. Siamo convinti di vivere in un mondo aperto. Gli unici confini sono quelli che la nostra mente vuole accettare. Così costruiamo, mese dopo mese, una rivista senza frontiere, dove ci sia spazio per tutte le informazioni che interessano ai praticanti, qualunque sia il loro stile.

Budo International è un gruppo editoriale internazionale che lavora nell’ambito delle Arti Marziali. Raggruppa le migliori aziende che lavorano nel settore ed è l’unica rivista al mondo pubblicata in sette lingue diverse e che viene diffusa in oltre 55 Paesi di tre continenti tra cui: Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Svizzera, Olanda, Belgio, Croazia, Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Messico, Perù, Bolivia, Marocco, Venezuela, Canada, Senegal, Costa d’Avorio…


KUNG- FU Chin' Na o Kham Nah, l'arte di trattenere, controllare, distruggere articolazioni, tendini, muscoli e di togliere il respiro, è la verità e l'essenza del Kung Fu grappling.

p. 06 KARATE

VIETVODAO In Occidente le armi e tecniche del Medio Evo si trovano solo nei musei oppure nelle mani di pochi collezionisti di oggetti d'antiquariato, nell'Estremo Oriente, invece, le arti marziali hanno mantenuto questa parte di storia fino a conservare la pratica delle arme bianche, anche oggigior no che nessun esercito moderno utilizza più armi taglienti, tranne la baionetta e il pugnale di combattimento.

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Takashi Sasakawa, 78 anni, è il presidente della Federazione di Karate in Giappone, una organizzazione che sponsorizza da dopo la morte di suo padre, il miliardario Ryoichi Sasakawa, nel 1995. Importante uomo politico per anni, deputato, persino Ministro!, Takashi Sasakawa si è incontrato a Tokyo da Salvador Herraiz per chiedergli le sue opinioni sul karate e sulla sua scena.

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Direttore editoriale: Alfredo Tucci, e-mail: budo@budointernational.com. Traduttori: Miguel Establés Pubblicità e Redazione: Nicola Pastorino, e-mail: budoitalia@gmail.com Hanno collaborato: Don Wilson, Yoshimitsu Yamada, Cass Magda, Antonio Espinós, Jim Wagner, Coronel Sanchís, Marco de Cesaris, Lilla Distéfano, Maurizio Maltese, Bob Dubljanin, Marc Denny, Salvador Herraiz, Shi de Yang, Sri Dinesh, Carlos Zerpa, Omar Martínez, Manu, Patrick Levet, Mike Anderson, Boulahfa Mimoum, Víctor Gutiérrez, Franco Vacirca, Bill Newman, José Mª Pujadas, Paolo Cangelosi, Emilio Alpanseque, Huang Aguilar, Sueyoshi Akeshi, Marcelo Pires, Angel García, Juan Díaz. Fotografi: Carlos Contreras, Alfredo Tucci.


opo alcuni mesi di assenza, la nostra rivista, originariamente pubblicata dalla mia società Budo International, è nuovamente disponibile in lingua italiana. A partire da febbraio, ogni mese la troverete sul nostro sito www.budointernational.com in formato digitale, completamente gratuito! In altre parole, si può leggere online o si può scaricare in formato PDF da stampare, volendo, a casa propria. Vorrei ringraziare i tanti lettori che mi hanno contattato in questo periodo, non solo per esprimere la mancanza dei miei editoriali, ma anche per aver capito che l'edizione italiana attualmente nelle edicole con lo stesso nome, è diversa dal consueto formato e dalla filosofia della rivista a cui erano abituati. Indubbiamente interessante, il lavoro del mio ex collaboratore italiano è molto più focalizzato sugli sport da combattimento ed è essenzialmente collegato agli autori locali. Gli auguro buona fortuna nel suo percorso... Il nostri cammini divergevano nel mese di febbraio 2012, ma ciò non significa che non potremo lavorare insieme in futuro. "Budo International", come il nome stesso suggerisce, ha sempre aspirato a diventare "il media internazionale di riferimento dei Bu-do ", vale a dire, i Cammini e le Vie Marziali. Questa vocazione ha 25 anni di storia alle spalle e oggi si rinnova attraverso il cambiamento, poiché tutto nella vita è evoluzione e cambiamento; tuttavia la nostra filosofia di base non può cambiare; non è, e non sarà diversa, cioè nel portarvi il meglio del mondo marziale, senza permettere che le frontiere siano un impedimento o impiccio per trattare i migliori contenuti. Se un insegnante è americano, cinese, giapponese o europeo non ha importanza, ciò che conta è che sia veramente bravo in quello che fa. In questa rivista troverete scrittori italiani, firme del calibro del Sifu Paolo Cangelosi, o di Arjan Marco de Cesaris, ma anche autori di tutto rispetto come Shi Yang, il monaco guerriero e Gran Maestro Shaolin; Raul Gutiérrez, cileno, o Evan Pantazi, americano; Maestri come Sifu Martin, svizzero; Andreas Hoffman, tedesco; Sifu Pedro Rico, Salvador Sanchez o

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Sifu Victor Gutierrez tutti loro spagnoli; Shidoshi Jordan e Shidoshi Juliana, brasiliani, eccetera; magnifici scrittori come Peter Conde, direttore di una rivista spagnola da 25 anni ed uno dei maggiori esperti su Bruce Lee in tutto il mondo; o Salvador Herraiz, l'instancabile viaggiatore alle origini dei Budo giapponesi, che ogni mese ci porta in luoghi e da persone della storia marziale del Paese del Sol Levante. Esperti in autodifesa professionale a livello internazionale come il Maggiore Avi Nardia, o il sergente Jim Wagner, e tanti altri. E tutto ciò ogni mese e gratis! Chi può dare più di questo? Quando 25 anni fa abbiamo iniziato l'edizione di Budo International, le notizie sono state una parte significativa dei nostri contenuti. La Televisione e la Radio ci ignoravano e non c'era Internet ... Oggigiorno i grandi media continuano ad ignorarci o ci trattano come una sottosezione della Boxe giusto per i combattimenti. Oggi, più che dare notizie, la funzione di un giornale deve essere quella di approfondire i temi che altrimenti non sarebbero scritti, naturalmente, da autori di qualità o di prestigio comprovato. Il problema di Internet è che "chiunque" può dire quello che vuole, senza dover dimostrare il valore o la veridicità dei suoi argomenti. Il giornalismo serio permette di dare al lettore la certezza necessaria di quello che gli farà sapere e che non sarà imbrogliato nè avrà sprecato il suo tempo con false informazioni. Internet è un mare pieno di pesci, ma bisogna sapere che pesce è quello che vogliamo prendere quando lanciamo la canna. Non tutto ciò che luccica è oro su Internet. Budo International ha un prestigio comprovato di anni di esperienza, e nella sua selezione di autori e testi garantisce la categoria dei contenuti che vi presenta. Una volta che questi autori o argomenti sono stati trattati correttamente, Internet diventa uno strumento molto utile, in quanto ci permette di saperne di più su di loro e sul loro lavoro. Infatti, ora è possibile in tempo reale guardare i video, così come accedere alle pagine Web degli autori, tutto con un semplice click e durante la lettura della rivista. Allo stesso modo, nella pubblicità potete fare acquisti con un solo click sul nostro sito, o attraverso i siti Web dei nostri inserzionisti.

Ci sono anche a vostra disposizione più di 600 DVD che abbiamo prodotto con alcuni dei migliori insegnanti e maestri di questo secolo e del secolo scorso. Oggi si possono anche scaricare direttamente dalla nostra pagina Web, www.budointernationalvideo.com, o se, come me, siete più tradizionali, potete effettuare un ordine per posta per riceverli nelle loro scatole originali e di alta qualità anche dal nostro sito Web, non importa in quale parte del mondo vi trovate, in http://www.budointernational.net/lang-it/index.php

La qualità è uno dei requisiti essenziali del nostro marchio: dal disegno pulito e luminoso che caratterizza le nostre pagine alla professionalità nella produzione di fotografie e video e libri. Per quanto questo sforzo sembri banale oggi, quelli che ricordano come era il mondo marziale 30 o 40 anni fa, sanno che è stato un lungo percorso d'allora. L'idea di conferire categoria alle nostre pratiche attraverso una presentazione che fosse equivalente alla sua vera grandezza interiore, è stato un impegno personale e quasi un'ossessione per me. Come potrebbe un padre portare suo figlio a praticare un'attività sportiva con una reputazione così cattiva? Sapendo come noi, che questa è forse una delle cose migliori che i genitori possono fare oggi per il futuro dei loro figli, è stato un peccato che la cattiva reputazione e la presentazione pubblica ancora peggiore delle nostre pratiche spesso abbiano impedito il successo che esse meritavano. I video disponibili in quegli anni erano registrazioni tristi realizzate in un garage con una telecamera in super8 ... e costavano una fortuna! Dai nostri studi, abbiamo dato una svolta totale a questo concetto producndo DVD di alta qualità in diverse lingue e oggi il loro prezzo è molto più conveniente, in particolare attraverso le incessanti offerte della nostra pagina Web. Le nostre pagine sono aperte, oggi più che mai, a tutti gli amici che vorrebero partecipare a questo grande progetto, un progetto che rinasce oggi in italiano. Per tutto ciò che riguarda le pagine locali o questioni di pubblicità nell'edizione italiana, per favore, si prega di contattare Nicola Pastorino (budoitalia@gmail.com) e se avete interesse nelle pagine internazionali,


rimango a vostra disposizione, come al solito, sulla mia email, budo@budointernational.com. Le arti marziali sono per noi molto più di un lavoro, sono una forma di vita in un modo personale e spirituale. Chi conosce la mia formazione ed i miei scritti lo sa bene, i nuovi lettori che arrivano ora lo scopriranno presto: Budo International è la migliore rivista di arti marziali che sia mai stato fatta, e quindi prevarrà, indipendentemente dal formato. Una rivista, come tutto ciò che facciamo nella vita, deve avere un cuore ... No! Non solo la testa e i testicoli! Perché se le arti disciplinari sono qualcosa, è proprio questo ... un percorso con il cuore ... BANZAI!

Alfredo Tucci es Director Gerente de BUDO INTERNATIONAL PUBLISHING CO. e-mail: budo@budointernational.com

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Maestro singolare ed eccezionale, Sifu Cangelosi è riconosciuto dalla comunità Marziale come esperto nel suo campo, ma oltre a questo è amato e rispettato come Maestro dai suoi allievi. Tutto questo lo so da anni e l'ho potuto certificare ancora una volta nella celebrazione dei suoi 30 anni di insegnamento assieme a Cynthia Rothrock, che casualmente lo accompagna anche questo mese in queste pagine. In quell'occasione Cynthia mi disse su di lui cose meravigliose che ho già pubblicato, ma devo dire che nessun Maestro Marziale, incluse persone che non amavano particolarmente il Kung Fu (Joe Lewis), sono riuscite a rimanere indifferenti di fronte alle sue dimostrazioni. Ha tutto il mio rispetto dopo anni di duro lavoro e collaborazione nei quali

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CHIN'NA E L'OMBRA DELLA MENTE


ha sempre dimostrato di essere un uomo di parola. Con questo secondo DVD, Paolo Cangelosi completa la sua presentazione su questa forma Marziale Cinese focalizzata sulle lussazioni e sul lavoro con le prese. Due DVD e un libro che offrono agli allievi un punto di riferimento unico per studiare uno degli aspetti meno conosciuti e forse pi첫 interessanti delle Arti Marziali0 Cinesi. Alfredo Tucci

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“Chin' Na o Kham Nah l'arte di trattenere, controllare, distruggere articolazioni, tendini, muscoli e di togliere il respiro, è la verità e l'essenza del kung fu grappling”

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Reportage

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hin' Na o Kham Nah l'arte di trattenere, controllare, distruggere articolazioni, tendini, muscoli e di togliere il respiro, è la verità e l'essenza del Kung Fu Grappling. Un metodo che coinvolge tutto il corpo, che predilige la corta distanza ed il combattimento a corpo a corpo, da situazioni che prevedono il corpo eretto in piedi e nella lotta a terra. Il Chin'na presente in tutti gli stili marziali, lo si può ritrovare nell'analisi dettagliata dei movimenti di uno stile classico e lo si può sviluppare e specializzare a sé, come una vera e propria arte marziale. Questo sistema ottiene la sua massima efficacia quando le tecniche di afferrare e controllare si uniscono all'azione di pressioni “pressure point” nei centri vitali o ago-punti, ed immobilizzazioni con veri e propri strangolamenti, difatti questi sono i suoi principali settori: fen jin o zhua jin = afferrare e dividere i muscoli e i tendini cuo gu o jiu gu = disordinare le ossa bi qi = fermare la circolazione dell'aria

dian mai = arrestare la circolazione dell'energia dian xue = interrompere il flusso del sangue. Il suo grande vantaggio lo offre per la sua versatilità e possibilità di mixarsi alle tecniche della scherma dei colpi, precedendo o seguendo il classico “strike” colpo, o fondendosi alle tecniche di lotta “shuai jiao”. Ho già parlato del chin'na in altre occasioni e attraverso l'articolo pubblicato su questa rivista nel Gennaio 2011 dove ho approfondito la struttura e le caratteristiche tecniche e le sue origini storiche, quindi non ripeterò questi argomenti ma parleremo di quello che è l'aspetto psicologico di queste tecniche, sia quando si effettuano o quando si subiscono.

Oltre L'Azione Fisica Per prima cosa vorrei porre l'attenzione su di un piccolo paragone con il settore tecnico che fa da antagonista al chin'na, la scherma dei colpi; dove ritroviamo un vissuto di sensazioni ed emozioni che accompagnano il nostro stato psicologico durante l'azione. Subire un colpo spesso è uno “schock”, in una frazione di secondo il cervello và in “blackout” e ci si spegne nel classico KO. Questo vuol dire che in quell'istante non riusciamo a percepire quello che è accaduto e non c'è spazio di tempo per prendere coscienza di quello che ci stà accadendo, è troppo immediato. Dal lato psicologico, la sofferenza che la nostra mente può trasmetterci a livello emotivo è quasi nulla. Al nostro risveglio ci sentiremo intontiti, confusi e deboli, a volte non riusciamo a ricordare nemmeno il colpo che ci ha spento. Al contrario di chi pensa che un KO pieno indebolisca il carattere e la forza psicologica del fighter, esso renderà più coriaceo, resistente e coraggioso il combattente. E' chiaro che l'esperienza di questo tipo di situazione si spera di viverla poche volte, anche se nella carriera di un fighter professionista è quasi inevitabile. Nello stesso tempo, sempre parlando dell'aspetto interiore e di sensazioni che si riproducono nel tempo, attraverso pensieri che cercano di recuperare informazioni relative all'esperienza del nostro KO conseguito da un colpo, riusciremo a renderci conto della nostra stessa potenzialità, perché anche noi stessi potremmo essere in grado, con una buona tecnica precisa e potente, di poter spegnere l'avversario. Questo è un altro vantaggio psicologico che dà coraggio e fiducia al combattente, anche se possiamo dire che nel combattimento schermato, non sempre le azioni procurano il KO, ma si possono scambiare svariati tipi di

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colpi, che indeboliranno il fisico del combattente o lo feriranno più o meno gravemente. Ma anche in questa situazione nei meandri della mente si può sempre intravvedere una via di sopravvivenza e di sopportazione al dolore stesso, quindi incassare i colpi ed andare avanti. Abbiamo speso qualche parola per descrivere l'aspetto psicologico dell'azione della schema dei colpi. Rapportandoci al nostro chin'na, entreremo in un campo tecnico, in grado di sconvolgere e distruggere le reazioni di sopravvivenza del fighter. Si tratta di vivere psicologicamente, quel momento del combattimento come gli ultimi attimi della nostra vita. Tutto questo perché le tecniche di chin'na, prevalentemente “leve articolari” e “strangolamenti”, possono essere portate in forma graduale e progressiva nel tempo e nella loro intensità.

“Si tratta di vivere psicologicamente, quel momento del combattimento come gli ultimi attimi della nostra vita” Nel momento in cui subissimo una di queste tecniche non arriveremo a spegnerci in una frazione di secondo, ma per quanto rapide queste tecniche saranno, permetteranno alla nostra mente di mettere a fuoco quello che ci sta capitando, prendendo coscienza del pericolo che stiamo correndo.

La forte sensazione di impotenza a reagire, la graduale sofferenza fisica e in alcuni casi la paralisi che si crea al nostro corpo, la fibrillazione del sistema nervoso e del nostro cuore, determinano la mancanza di reattività del nostro sistema locomotore, questo è il derivato di tecniche come il controllo delle articolazioni e della respirazione se nonché del flusso sanguigno che possono ferire gravemente o accompagnare alla morte colui che le subisce. Penso che anche in questo caso, per chi si allena includendo il chin'na, si renda conto che quando rimaniamo sottoposti ad una di queste tecniche, il nostro istinto sia quello di cercare di far capire all'avversario la nostra resa e non quello di fare gli eroi, stringendo i denti e volendo andare avanti, sarebbe poco saggio ed impossibile, perché prenderemo subito coscienza, in quei brevi spazi di tempo, con gli occhi della nostra mente e del nostro corpo di quello che sta per capitarci.


Reportage

L'attimo del KO verrà percepito e vissuto, quindi al contrario della scherma dei colpi, rimarrà in noi un certo timore e un senso di rispetto nei confronti di queste tecniche letali, che non ti permettono di incassare e andare avanti. Oggi gior no abbiamo molti esempi guardando i combattimenti di MMA o Valetudo dove nel momento in cui i fighters si ritrovano finalizzati da una leva articolare o strangolamento sicuramente perderanno il match. Ricordo che anche io, nelle mie esperienze di combattente che al di fuori di qualche vecchio combattimento sportivo, ho attraversato un lungo periodo negli incontri di freestyle o kung fu contact, combattendo con persone spesso più pesanti di me e in tanti casi senza protezioni e troppe regole, riuscendo a vincere attraverso colpi singoli ben piazzati o con combinazione e continuità di scherma ed anche

con finalizzazioni attraverso tecniche di chin'na che spesso avvenivano a terra. Ma la mia unica amara esperienza, di sentirmi impotente, paralizzato motorialmente ed annientato psicologicamente fu la sconfitta che ebbi durante un incontro nel sud della Cina, proprio attraverso una tecnica di chin'na, che mi lasciò al suolo semi-paralizzato. Voglio essere un po' più preciso, perché questa situazione durò quasi una settimana, e dopo varie cure di medicina tradizionale cinese applicatemi da medici e maestri, riuscii a recuperare le mie speranze di poter continuare a praticare e rivedere i mie cari. Vi garantisco che è stato molto più sconvolgente di un classico colpo da KO. Per questo voglio rendere più sensibili i praticanti delle svariate arti marziali, al rischio che si può incorrere nel praticare queste tecniche senza coscienza e controllo, e nello stesso tempo arrivare alla consapevolezza dell'efficacia che il chin'na può avere in un vero combattimento tradizionale. Non dimentichiamo che da sempre i veri guerrieri di tutto il mondo hanno sempre utilizzato queste tecniche per assicurarsi l'annientamento del nemico.

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Il Padrino di "L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente"


Testo: Pedro Conde con la collaborazione di Salvador Múgica Foto gentilmente concessa da John Benn Copertina gentilmente concessa di Miguel Tudela. l gior no d'oggi non ci sono distanze, grazie alla moder na tecnologia questa intervista è stata possibile. Il primo ruolo cinematografico di John Benn è stato come comparsa in “I sette magnifici” (“The magnificent sevent” 1960). In questo film, John interpreta uno dei banditi contro i quali combattono Steve McQueen, Charles Bronson, Eli Wallach e Yul Brynner. John è anche apparso in “La notte dell'iguana” (“The night of the iguana” 1964) con Richard Burton ed Elizabeth Taylor. Tuttavia, il ruolo che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo è quello di un padrino della mafia nel film "L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente". Quando Bruce Lee l'ha incontrato gli ha detto: “Non ti farò diventare ricco con questo film, ma ti renderò famoso…” “Come aveva ragione! D'allora ho goduto della fama!” John Benn è nato nel 1935, così ora ha 77 anni, abita a Shangai e per lui, la recitazione è un'hobby divertente che gli permette di fare i soldi. É apparso in 51 film, la maggior parte dei quali sono stati girati in Asia. Ha inoltre partecipato in 14 serie della CCTV (China Central Television). Una lunga lista di compagni artisti ingrandisce la sua storia come attore. Ha lavorato insieme ai grandi artisti dell'Est: Bruce Lee, Jackie Chan, Jet Li, Yuen Woo Ping, ma anche con alcune delle più grandi stelle dell'Ovest, per esempio, in "The man with the iron fist" ha condiviso il set con Russell Crowe, Lucy Liu e Pam Grier, in una produzione Hollywoodiana appena girata in Shangai. Secondo il suo commento: “Il lavoro di attore non lo avevo pianificato, ma è una cosa che mi piace, ho l'opportunità di incontrare molte attrici famose e questo mi rallegra la vita”. Sebbene John abbia una lunga carriera come attore, non vive di recitazione, come lui stesso ammette: “Il mio lavoro come attore è stato sempre part-time, lo faccio per divertimento e mi piace molto”. Infatti, John è un'uomo d'affari proprietario di una ditta, Unísono China Ltd., dove riveste il ruolo di consulente, dirigente, consigliere del settore alimentare e delle bevande, dei brevetti ecc. John conosce bene il mondo il mondo degli affari legati all'industria alberghiera. In effetti ha realizzato diversi alberghi e, una curiosità, sappiamo che per diverso tempo ha diretto tre ristoranti spagnoli di “tapas” in Hong Kong, i primi di questo genere in Asia, riscuotendo molto successo. John è coinvolto in molti progetti. “Ultimamente stò lavorando ad un grosso progetto: la costruzione di un salotto giapponese con ristorante, al

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Cinema Marziale

pianoterra del JW Marriott Hotel, nella piazza Tomorrow in Shanghai”. Per quanto riguarda alla sua carriera cinematográfica, forse a causa delle sue caratteristiche fisiche, di solito interpreta il villain del film e quando gli viene chiesto se questo sia dovuto al fatto che sia cattivo, brutto o veramente malvagio, John risponde: “Forse è una combinazione di questi fattori, ma non mi dispiace. Comunque non tutti i miei ruoli sono stati di villain. Qualche anno fa ho lavorato in un film con Fan Bingbing, una delle attrici più famose della Cina. Il film é stato chiamato “East wind rain” (2010) ed io coprivo la parte di un sacerdote buono”. Come abbiamo discusso in precedenza, John Benn è stato l'unico attore, e per giunta occidentale, che abbia condiviso il set con Bruce Lee, Jackie Chan e Jet Li, i tre grandi nel genere dei film di arti marziali. Per questo motivo è stato inevitabile insistire nel chiedergli un confronto tra di loro. Sia Jackie Chan che Jet Li hanno conosciuto e lavorato con Bruce Lee. Nel caso concreto di Jackie Chang, ricorderete che ha preso parte a “Dalla Cina con furore '” (1972) e “I tre dell'Operazione Drago” (1973). Le due stelle sono state numero uno nel Sud-Est asiatico, prima uno e poi l'altro che è diventato poi l'attore orientale più famoso in Occidente. Tuttavia, i ruoli che hanno giocato sullo schermo sono completamente diversi, come Jackie Chang ha confessato a John: “Io sono uno specialista. Bruce Lee era un'artista marziale”. John ha fatto un cameo nel documentario intitolato “Jackie Chang, lo specialista” (Jackie Chan: my stunts, 1999): “Conosco Jackie da molto tempo, ci siamo incontrati a Hong Kong, di recente venne a Shangai per una intervista alla TV. Io ero tra il pubblico, lui mi vide, si avvicinò a me e mi diede un grande abbraccio. Si ricordava ancora di me!” John ha lavorato con Jet Li in “Fearless, senza paura". Come si possono confrontare le abilità marziali di questo campione Cinese di Wushu, cioè la classica arte marziale tradizionalista, con quelle di Bruce Lee, un maestro del tutto innovativo e rivoluzionario, che ebbe apertamente criticato le arti marziali tradizionali? Bruce Lee ha creato e perfezionato uno stile di combattimento. Jet Li è stato campione in Cina di numerose gare di Wushu, che è uno stile stabilito, ma entrambi erano e sono tuttora il meglio nel loro campo, nonostante tutto, John sembra non avere nessun dubbio: “Sicuramente, Jet Li come artista marziale è estremamente valido, paragonabile a Bruce Lee, ma credo che la maggior parte degli artisti marziali penserebbero o direbbero la

stessa cosa: molti hanno cercato di arrivare dove Bruce Lee è arrivato, ma nessuno è mai riuscito a farlo”. Finora John ci ha spiegato come ha incontrato e lavorato con Jackie Chang e Jet Li, ma come è nata l'opportunità di lavorare nel "L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente"? “È stato per caso; un giorno ho incontrato ad una festa un produttore, Raymond Chow, e mi chiese: “ti piacerebbe essere in un film con Bruce Lee?” In quel momento non avevo idea di chi fosse Bruce Lee, comunque risposi: “sicuro”. Pensai che sarebbe stato divertente apparire in un film cinese. Abbiamo concordato il mio compenso e il giorno dopo mi sono venuti a prendere alle otto del mattino. Dopo aver firmato il contratto mi hanno portato sul set. Arrivai alle nove, mi diedero un sigaro e dovetti sedermi dietro un tavolo per interpretare la parte di un padrino mafioso. Mentre il mio assistente mi ha spiegava che Chuck Norris stava arrivando per combattere nel film con Bruce Lee. Poco dopo abbiamo girato la prima scena in soli 20 minuti”. Forse questo modo di girare un film, e l'assenza di una pre-produzione sorprenderà alcuni. A questo proposito John ci dice: “Bruce Lee non utilizzava mai la sceneggiatura típica di un film, aveva solo qualche pagina manoscritta. Dirigeva come si sentiva in modo che tutto si riduceva a: “O.K., ora dica questo”. E normalmente tutto riusciva bene, così ci preparavamo subito per la scena sucessiva. Credo che questo modo di girare potrebbe sorprendervi dato chè, ovviamente, non è il modo di fare film di Hollywood, ma così si usava ad Hong Kong nel 1972”. John ebbe modo di conoscere un aspetto nuovo nella vita di Bruce Lee, quello di regista, difatti questo è stato il primo unico film che abbia mai diretto. In proposito ci spiega: “È stato bravissimo… lavorava rapidamente ed in un modo efficiente. Era sicuro di realizzare un grande film. Mi ricordo che non se l' è mai presa con nessuno, ma essendo un perfezionista teneva tutti a lavorare fino a che la scena non fosse riuscita perfetta. Nella sua ricerca della perfezione, gli piaceva provare molte volte prima della ripresa delle scene, tuttavia, sebbene ci facesse lavorare, era sempre simpatico con tutti facendo del set cinematografico un luogo piacevole e divertente. Spesso soffriva di forti mal di testa. Quando succedeva, di solito si sedeva ad aspettare fino a quando il dolore spariva. Poi si scusava per il ritardo e tornavamo a lavoro.”

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Il primo incontro di John Bennn con Bruce Lee fu negli studi della Golden Harvest, dopo la firma del contratto. Fin dall'inizio ci fu una grande empatia tra loro, oltre ad avere alcune cose in comune, ad esempio, entrambi erano nati a San Francisco, li affascinava il cinema, erano molti ottimisti e, secondo John, avevano anche alcuni hobby in comune… “Sul set Bruce Lee scherzava tutto il tempo, tante volte ho portato delle ragazze con me sul set perchè tutte volevano incontrarlo. Una volta mi disse: “John, fa attenzione a non portare ragazze domani perchè mia moglie sarà qui…” Bruce si divertiva a civettare con loro. Qui mi chiamano “il Hugh Hefner di Shanghai”, credo che questo sia un'altra cosa che abbiamo in comune…” Ovviamente John aveva una debolezza per Bruce Lee, non c'è da meravigliarsi. Quando parla di lui continua a lodarlo: “Penso che Bruce Lee sia stato la persona più intelligente che abbia mai incontrato, ha scritto sei libri di filosofía ed era anche l'uomo

più forte che abbia mai visto, era qualcuno di enormemente piacevole”. Per quanto riguarda la sua forza, John parla consapevolmente perchè ebbe l'opportunità di sperimentarlo sulla propria pelle durante le riprese: “In una scena, io ero davanti a una sedia da ufficio. Bruce doveva farmi sedere con una spinta, ma mi colpì con la sua spalla cosí forte che sono caduto sulla sedia capovolgendomi all'indietro. Scusandosi, Bruce mi aiutò a rimettermi in piede e mi disse: “Oh, mi dispiace tanto!” Nella ripresa successiva, Bruce mise un tizio molto grosso dietro la sedia per tenerla e non farmi cadere ancora una volta. Poi mi ha colpito di nuovo, ancora abbastanza forte. Non era cosciente della propria forza! Era fortissimo, vi assicuro!” John non era solo perplesso per la sua potenza ma anche per la sua velocità: “È stato il meglio del meglio, hanno anche dovuto ridurre la velocità delle telecamere, poichè nessuno avrebbe creduto quanto rapido fosse”


Intervista Durante le riprese di “Il furore del Drago” John continuava a stupirsi con Bruce Lee, la sua ammirazione per lui cresceva lavorando ogni giorno sul set: “In una scena in cui non ero coinvolto, ma comunque dovevo rimanere nel set, mi sono seduto in silenzio sulla mia sedia mentre Bruce Lee combatteva in ufficio. Dopo aver battuto i miei seguaci, lo vidi saltare e rompere col suo piede la lampada che pendeva dal soffitto. Non avevo mai visto niente di simile nella mia vita, semplicemente non riuscivo a crederlo, ero pietrificato dalla potenza del suo calcio”. Non è stata l'unica volta che John rimase sorpreso dai suoi calci, a questo proposito John ricorda ancora uno scherzo che Bruce Lee gli fece: “Mentre stavo fumando un sigaro, in attesa che fosse tutto

pronto per la scena successiva, Bruce Lee mi venne accanto senza che io me ne accorgessi; allora portò un calcio toccanto leggermente la cenere del sigaro, solo la cenere, il resto non si mosse. Aveva quel auto-controllo, poteva darti un calcio vicino al viso… e sentivi lo spostamento dell'aria senza che il suo piede ti toccasse il naso”. Una volta “messo in moto”, John non si stanca di lodare il Piccolo Drago: “Bruce era un ragazzo straordinario. Fisicamente faceva delle cose incredibili. Gli piaceva mettersi in mostra. Era il migliore e lo sapeva! Solo per mettersi in mostra faceva centinaia di flessioni su due dita, portava centinaia di calci … Credo che quello che gli piaceva di piú era violare i confini, andare oltre i

limiti. Aveva una palestra in casa sua ed era lui chi aveva disegnato gran parte delle attrezzature che usava per il suo allenamento. Mentre era sul set, a volte più di otto ore al giorno, tra una ripresa e l'altra faceva flessioni e altri esercizi. Quando il lavoro era finito, andava a casa e si allenava ancora nella sua palestra. Non stava mai fermo. Mi ricordo che aveva un attrezzo, una cassa speciale che aveva progettato lui stesso con diversi fori, il più grande era di 10,16 cm (4 pollici), e altri tre di 7,62 cm, poi due di 7,62 cm e finalmente uno di 2,54 cm. I bordi dei fori erano taglienti. Lui gettava il pugno all'interno del più grande, quando toccava si accendeva una lampadina. Era molto molto rapido, poi faceva lo stesso con gli altri fori con tre dita, due e infine uno. Sbagliare significava tagliarsi. Ogni

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Cinema Marziale volta che Bruce toccava, gli dava una piccola scossa elettrica. Questo fece i suoi riflessi così veloci. Le telecamere hanno dovuto rallentare i suoi movimenti, perchè nessuno poteva credere alla sua fantastica velocità. Penso che questo attrezzo abbia molto a che fare con la questa velocità”. Pur essendo un novizio nel campo delle arti marziali, John ha visto la preparazione di alcune scene di combattimento, ha potuto vedere il riscaldamento e altre techniche che impiegavano i diversi artisti marziali, però non ha dubbi su chi fosse il migliore: “Era ovvio che Bruce era migliore di tutti loro, anche di Chuck Norris. Naturalmente, Bruce Lee stava sui grandi campioni che hanno partecipato al film. In tutte le scene di combattimento era palpabile che tutti voessero dimostrare di essere i migliori, c'era una sorte di rivalità tra di loro, è stato qualcosa come “posso farlo meglio di te”, tuttavia Bruce Lee era anni luce da loro, semplicemente non aveva paragoni”. John non ha affrontato la questione durante le riprese con Chuck Norris, Bob Wall o Sik Whang, tuttavia ha potuto farlo molto più tardi con uno dei suoi protagonisti, le sue dichiarazioni non lasciano alcun dubbio: “Una volta ero a Manila (Filippine), pochi anni dopo aver girato “The Way of the Dragon”, ero in un piccolo bar con due giovani bellezze, una su ogni lato. Alzando lo sguardo vedo all'altra estremità del bar Chuck Norris, anche lui accompagnato da due ragazze. Dopo esserci salutarci e parlato un po', abbiamo deciso di andare a cena insieme. Dopo una chiacchierata pò vivace, ho chiesto: “Dimmi, Chuck, chi avrebbe vinto se aveste combattuto realmente fino alla morte, tu o Bruce?” Chuck non ha mostrato alcuna esitazione o dubbio nel rispondere: “Bruce, ovviamente, nessuno poteva batterlo!”. Chuck è stato un campione del mondo di Karate, dunque penso che la sua opinione sia preziosa”. Alcuni esperti di arti marziali e attori ritengono che Bruce Lee non fosse niente di speciale nell'arte del combattimento, e pensano che fosse semplicemente un “racconto cinematografico”, o qualcuno che, in mancanza di vera abilità,

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conoscesse molto bene la coreografia. John ci dice a questo proposito: “Non sanno quello che dicono, forse sono gelosi di non essere abili come Bruce. Per me c'è un fatto indiscutibile: sono passati più di 30 anni e nessuno è mai stato in grado di batterlo” Forse John parla consapevolmente, giacchè ha condiviso lo schermo con alcuni dei cloni del Drago, in “La saga di Bruce Lee” (The clones of Bruce Lee.1977), in cui interpretava il ruolo di un'insegnante. In questo film ha lavorato con Bruce Le, Dragon Le, Bruce Thai e Bruce Lai. Lo scopo di tutti questi “attori”, a livello cinematografico, è stato quello di occupare il vuoto lasciato da Bruce Lee, ma John è molto chiaro: “Non è una questione di imitare i suoi gesti o le sue grida, è una questione di talento, carisma e genialità. Inoltre, Bruce Lee non è stato un attore cattivo, da bambino girò più di 20 film, iniziò all'età di 6 anni e anche suo padre fu un attore, era nel suo sangue”. Quello che è indiscutibile è che Bruce Lee ha permeato così profondamente il pubblico al punto che oltre 30 anni dopo, la sua fama è ancora fresca e non solo tra gli spettatori, ma anche tra tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e lavorare con lui: “Non puoi avere un'idea dei milioni di fans che ha Bruce Lee in Cina, ogni giorno, quando esco di casa, qualcuno mi ferma e mi chiede: Tu hai lavorato con Bruce Lee in uno dei suoi film? Se la gente riconosce John Bennn dopo tanto tempo, deve essere per due motivi: uno, perchè non si sono scordati di Bruce Lee, e due perchè gli anni devono averlo trattato molto bene! “Più o meno sono uguale, prima non avevo capelli e continuo a non averli… Per quanto riguarda la fama, io sono nulla in confronto a Bruce Lee. La sua vita deve essere stata un inferno a Hong Kong, per lui era difficile camminare per strada perchè c'era sempre un sacco di fans che volevano parlare e stare con lui” I fans di Bruce Lee sono ovunque, non solo nel passato ma anche nel presente. Quando il chitarrista Carlos Santana è venuto a Hong Kong, la prima


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cosa che ha fatto è chiedere del museo di Bruce Lee, e si è stupito quando gli hanno risposto che non c'era. Questo non è stato un caso isolato, molti turisti e appassionati chiedevano lo stesso al loro arrivo alla colonia, così John ha deciso di aprire un Museo & Caffé & Restaurante Bruce Lee, a Hong Kong: “Era l'unico museo di Bruce Lee a Hong Kong: un locale di tre piani con un bar. Al piano terra c'era il museo, con un sacco di foto, manifesti originali di film, nunchakus, una replica della maschera che indossava Bruce Lee in The Green Hornet, ecc. Più di 20.000 persone sono venute da tutto il mondo per visitarlo. Il governo di Hong Kong mi ha nominato ambasciatore di buona volontà per aver contribuito a portar tanti turisti a Hong Kong. Fu un periodo memorabile ma divenne difficile da mantenere. Per la sua posizione non era facile da trovare, ho chiesto aiuto a diversi livelli, ma le cose a Hong Kong si muovono molto lentamente ed alla fine ho dovuto lasciare il museo. A quel tempo Hong Kong era economicamente in declino, Shanghai invece, in piena espansione. Ho deciso di chiudere il museo e trasferirmi qui; ora ho un ristorante economico cinese… È molto triste! Tutti gli oggetti da collezione del Museo si trovano

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nel magazzino della società che detiene i diritti di distribuzione dei film di Bruce Lee”. Quando lo aprii, la notizia di questo Museo & Cafè apparve in numerose pubblicazioni in Occidente, non solo di AA.MM ma anche nel “Los Angeles Times”, nella rivista “Newsweek” ed in “The Financial Times”: “Ho sei album di ritagli sul museo. Anche Linda, la moglie di Bruce, e Shannon, sua figlia, sono venute a visitare il “Bruce Lee Café” e mi hanno detto che apprezzavano molto quello che avevo fatto io. Non capisco perchè il governo ha rifiutato di fare di più”. Molti di quei turisti chiedevano a John se Bruce Lee gli aveva insegnato alcuni trucchi di arti marziali: “Ho imparato alcune cose di base da lui, ma mai mi sono allenato seriamente ne ho seguito nessuna disciplina, sebbene la gente debba pensare il contrario, perchè nessuno mi dà fastidio”. John si trovava a Hong Kong quando Bruce Lee è morto. Di quel momento ricorda: “Quando ho saputo della morte di Bruce Lee, ho pensato che fosse uno scherzo. Una volta confermato sono andato al funerale, c'erano decine di migliaia di persone. Tra la sala del Funeral Home e le vicinanze c'erano oltre 20.000 persone. Non potevo avvicinarmi, quindi, dopo aver provato per un po' senza successo, me ne sono andato con tristezza. C'erano tutti i suoi fans scioccati, e con buona ragione, Bruce Lee era il loro idolo: aveva guadagnato il rispetto per il popolo cinese in tutto il mondo e sapevano di avere perso il loro eroe”. Sulle cause della sua morte, John è chiaro: “Nei suoi allenamenti, Bruce Lee aveva raggiunto i confini, aveva varcato i suoi limiti, finché una vena si ruppe nel suo cervello portandolo alla morte.” John è stato uno di quei pochi eletti che hanno avuto la fortuna di incontrare e lavorare con il “Piccolo Drago”, un fatto che ha segnato la sua vita e l'ha cambiato per sempre: “Il mio lavoro nella ripresa del film è durato due settimane. Bruce non solo visse la sua vita intensamente. Chiunque condividesse la sua compagnia viveva la vita nello stesso modo, in alcuni casi, come nel mio, la vita fu segnata per sempre, al punto che dopo 40 anni la gente ancora si ricorda di me per il mio lavoro in "L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente". Ci sono persone che in poche settimane vivono ciò che altri vivono in anni. Bruce era uno di quei rari casi, io sono stato molto fortunato di incontrarlo e lavorare con lui”.


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Alabarda e sciabola, le regine delle armi Arti di guerra… Battaglie… In tutte le civilizzazioni e le culture, l'evoluzione dell'uomo è stata sempre strettamente legata ai progressi delle armi e delle tecniche di guerra, che sono state, durante i secoli, sinonimo di mezzi di sopravvivenza. Fortunatamente il peso che avevano le guerre nella vita quotidiana, pur continuando ad essere importante in molti paesi del pianeta, oggi giorno è praticamente scomparso in Europa. Nonostante in Occidente le armi e tecniche del Medio Evo si trovino solo nei musei oppure nelle mani di pochi collezionisti di oggetti d'antiquariato, nel'Estremo Oriente, invece, le arti marziali hanno mantenuto questa parte della storia fino a conservare la pratica delle arme bianche, anche oggigiorno che nessun esercito moderno utilizza più armi taglienti, tranne la baionetta e il pugnale di combattimento. La pratica delle arti marziali in Vietnam, qualunque sia lo stile e le scuole, di solito include l'addestramento con armi come la sciabola, la scimitarra, l'alabarda, l'ascia di guerra o la lancia. Questa preoccupazione nel conservare è innanzi tutto la volontà di preservazione un tesoro culturale per trasmetterlo alle generazioni future, pur sapendo che non ne faranno mai uso nel combattimento reale. Si tratta di un fenomeno culturale mischiato con un forte sentimento di nazionalismo. Da un punto di vista culturale in Vietnam lo spirito di libertà è onnipresente, essendo un paese che ha subito numerose invasioni straniere. Se noi occidentali, pensiamo che loro non abbiano ancora raggiunto quella che noi consideriamo libertà nel senso politico e sociale, i vietnamiti invece considerano libertà il fatto di non essere sottomessi alla dominazione di nessun paese straniero. Questo ha forgiato nel corso degli anni in questo popolo un fenomeno di rigetto verso tutto quello che è straniero ed allo stesso tempo il popolo adottava numerosi concetti e tecniche straniere, modificandole affinché fossero “vietnamizzate”. È in realtà uno dei principi fondamentali della creazione del Vovinam da parte dello scomparso maestro Nguyen Loc. È tuttavia molto delicato menzionare le origini straniere di alcune parti della cultura vietnamita. Alcuni anni fa, in un'intervista per un periodico vietnamita, ho tastato il polso, nel ricordare che le arti marziali vietnamite avevano alcune origini cinesi importanti, oltre alla musica tradizionale vietnamita ed altri aspetti sociali del Vietnam, come i mesi del calendario lunare, le feste del nuovo anno lunare, la famiglia, la religione, la metafisica, ecc. Ma nonostante questi fatti sono reali e storici, l'articolo scatenò una polemica e molti pressioni, dopo di che mi hanno fatto capire dai più alti livelli della stampa vietnamita, che si trattava di un argomento delicato al cui non si doveva alludere. L'indipendenza vietnamita costò così cara in vite umane e in sofferenza che loro preferiscono di non menzionare più le origini cinesi e straniere della sua cultura attuale. È propria questa lotta costante contro gli invasori stranieri quella che, durante molti secoli, forgiò le arti marziali di Vietnam. Se questo paese fosse stato pacifico e non fosse stato preda delle grandi potenze, probabilmente non si sarebbero sviluppate mai le arti marziali.

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Dopo oltre 1000 anni di occupazione cinese seguiti da circa 10 secoli di statuto libero tributario di Cina, poi un secolo d'incursione ed occupazione francese, 4 anni d'invasione giapponese e circa a 30 anni di guerra moderna e devastante tra il Nord ed il Sud (implicando numerose grandi potenze occidentali), il Vietnam ora vive in pace e cerca di recuperarsi dalle conseguenze di queste guerre. Il paese può adesso far valere la propria cultura, di cui le arti marziali fanno parte. Nella cultura marziale del Vietnam, due armi sono particolarmente importanti: l'alabarda e la sciabola. Lo studio dell'uso di queste due armi è indispensabile a tutti i praticanti di arti marziali vietnamite perché rappresentano i due maggiori attrezzi da combattimento nei campi di battaglia. Difatti l'attuale contesto delle scuole di arti marziali ci fa dimenticare troppo spesso il vero posto della pratica di queste armi: i campi di battaglia. Senza tatami, pareti o pavimenti piani, ma in un grande spazio in cui si lottava in mezzo a cavalli da guerra e soldati. Sono tutti fattori da considerare, poiché l'uso dell'arma è condizionato dal contesto in cui verrà utilizzata.

L'alabarda o Dai Dao La fama della sciabola, in parte dovuta ai film giapponesi diffusi in Occidente, nasconde l'importanza dell'alabarda nelle antiche guerre in Estremo Oriente e in particolare in Cina, Vietnam, Corea, e anche in Giappone con l'alabarda "Naginata". Il raggio d'azione della alabarda è fino a tre volte più grande di quello della sciabola, inoltre, l'alabarda è un arma ad uso misto. Confrontando la sciabola e l'alabarda, la sciabola è limitata ai tagli, alle forature e ai blocchi preferibilmente con la parte posteriore della lama, in modo da non intaccare il taglio, sebbene a volte si eseguano parate anche con la parte tagliente della lama. In alcuni casi, si


può utilizzare il manico della sciabola per colpire e la guardia a gancio della sciabola vietnamita per agganciare le lame, ma sono risorse d'ultima istanza. Per quanto riguarda l'alabarda, è veramente progettata per essere un arma multiuso: • Taglio: Diretto con la lama e all'indietro con uno dei picchi della lama. • Foratura: Diretta a pochi passi con la punta della lama e a lunga distanza facendo scorrere il bastone dell'arma. • Blocco: Con la parte posteriore della lama, con la parte centrale del bastone e con la punta del bastone. • Aggancio: È possibile agganciare arma dell'avversario con il dorso della lama della alabarda e con la guardia. • Mazza: Il pomolo, che a volte comprende una parte tagliente, serve come martello di guerra, usato in stoccate e colpi circolari. • Spazzate: Con la lama, il dorso della lama o il bastone. Per tutte queste applicazioni, la gamma di uso dell'alabarda è allo stesso tempo svariata ed estesa, rendendola un'arma ideale per la difesa contro un nemico a cavallo, perché a differenza della sciabola, la lunghezza dell'alabarda offre una maggiore sicurezza nello scontro con un fantino. Ma la diversità di maneggio dell'alabarda ha un ulteriore vantaggio, in quanto quest'arma puo essere utilizzata allo stesso modo contro un fante da terra, o contro un ufficiale a cavallo. Il suo nome vietnamita "Dai Dao" significa letteralmente "grande sciabola" e deriva dalla lettura fonetica vietnamita dei due caratteri ¥ Û (Dai), “grande”, e _ ∂ (Dao), “saber”. Quest'ultimo carattere non deve essere confuso con la lettura della parola vietnamita "dao", con una "d" senza barra, che si legge "Yao" o "Zao" e significa “coltello”.

Origini Anche se molti maestri di arti marziali vietnamite mettono avanti il carattere nazionale dei loro stili e spesso invecchiano la data di origine di queste scuole, a volte omettendo influenze cinesi, queste, in piccola o grande scala, sono innegabili. Per quanto riguarda la forma dell'alabarda, in confronto con i vari tipi di alabarde cinesi, è molto simile alla forma del "Guandao", alabarda cinese importata quasi 2000 anni fa,

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dopo alcune guerre di colonizzazione. Altre armi cinesi sono simili, come il "Zhang Madao", che aveva una lama molto lunga, come quella di una sciabola, o il "PuDao", che aveva una lama più stretta e squadrata. Tuttavia, a differenza delle armi d'allenamento degli stili cinesi, l'alabarda del Vovinam non porta una punta all'estremità del bastone. Questa è stata sostituita da una pomolo. L'alabarda è un'arma pesante, che nella tradizione solo i combattenti più grandi e forti erano in grado di gestire. L'alabarda simboleggia la pura potenza e la capacità di attraversare completamente armature che le sciabole più affilate non riuscivano nemmeno a tagliare. Era un'arma temuta sul campo di battaglia. Tuttavia, oggi, nelle competizioni tecniche di Vovinam, viene utilizzata un'alabarda tutta in alluminio che consente un'azione molto veloce, ma che non ha più a che fare con lo spirito della potenza dell'alabarda. In Vietnam, nelle competizioni tecniche, le alabarde d'ultima generazione sono fatte con un tubo cavo in una lega metallica, che è molto sottile e leggero, pesa solo pochi grammi, a cui è stata aggiunta una lama tagliata da una lastra di lega molto sottile. Alcune campanelle sono poste sulla lama per dare un effetto sonoro, rendendo l'insieme ancora più veloce da maneggiare del semplice bastone di vimini. Al di là di questa finzione, il lavoro con l'alabarda dovrebbe essere considerato seriamente come l'allenamento della sciabola. Il Vovinam è ancora lontano dallo spirito Budo della maggior parte delle scuole giapponese o coreane, che hanno conservato l'autenticità del lavoro con armi. Nelle arti marziali cinesi, sebbene ci siano molte armi da competizione abbastanza leggere, ci sono anche alabarde cinesi che pesano tra i 3,5 e 5 kg, che è un peso abbastanza alto per gestire l'esecuzione della forma intera, pur essendo molto più leggero di una vera alabarda di guerra. In realtà, sono due concetti che ci troviamo ad affrontare: i pochi grammi dello strumento di competizione del Vovinam e l'alabarda leggendaria di 40Kg del generale cinese Guan Yu. Senza arrivare a questi estremi, ho avuto l'occasione di prendere una vera alabarda antica da 8 kg, e la sensazione di necessità di potenza fisica per il suo maneggio è assolutamente fantastica, difficile da

descrivere. Ma è in questo spirito di arma potente, in grado di tagliare tutto, che il lavoro di gestione dovrebbe essere l'alabarda impostato. Tuttavia, ci sono alcune federazioni o gruppi che si rifiutano di fare l'errore di trasformare il Vovinam in un semplice sport, in modo di preservare il suo spirito marziale. Questo spirito è essenziale, tra l'altro, per il lavoro dell'alabarda. Infatti basta, subito dopo aver eseguito la forma completa (Quyen) con l'alabarda ultraleggera da competizione, praticarla un'altra volta con una vera alabarda molto pesante. Proveremmo subito un senso di debolezza fisica, seguito poi da una domanda: Come facevano a difendersi in una situazione di pericolo reale di morte con una alabarda così pesante?

L'allenamento Purtroppo, come la maggior parte delle armi in molte scuole di arti marziali vietnamite, l'alabarda non viene insegnata come si dovrebbe. La logica progressione, così come per le tecniche a mano nuda, dovrebbe essere il lavoro degli attacchi basilari, eseguito ripetutamente, poi il lavoro sulle parate, anche questo eseguito ripetutamente, seguito delle schivate, combinazioni, il tutto per un lungo periodo di tempo, per permettere l'assimilazione, e quindi proseguire con la pratica delle applicazioni con un partner, prima di passare alla fase finale che dovrebbe essere la forma completa (Quyen), che - spesso tendiamo a dimenticare - serve a rivedere separatamente le combinazioni o le tecniche che normalmente si praticano con un partner. Purtroppo, l'addestramento all'uso del alabarda non passa più attraverso queste fasi. Il fattore principale che ha cambiato il metodo e la progressione dell'insegnamento è la mancanza di tempo. Chiaramente il Vovinam, ricco di tecniche, richiede molto tempo per padroneggiare tutto il programma e tutte le armi che esso comprende. In molti club del Vietnam, alcuni insegnanti hanno una soluzione: ogni studente sceglie una specialità da conquistare perfettamente. Così, questi insegnanti avranno alcuni allievi che saranno eccellenti, per esempio, in combattimento pugni-calci, ma saranno mediocri o anche molto scarsi in Quyen; altri saranno esperti nella gestione dell'alabarda, ma avranno un basso livello in molti altri


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campi di applicazione del Vovinam. Non è raro in Vietnam vedere in alcuni club sportivi di Vovinam, un campione imbattuto per molti anni, che quando insegna Quyen a un praticante straniero in un workshop in Vietnam, fa errori madornali. Può anche ignorare completamente alcuni Quyen che fanno parte nel suo grado. E 'una s i t u a z i o n e impensabile in Occidente. Ogni atleta o

“Lo studio dell'uso di queste due armi è indispensabile a tutti i praticanti di arti marziali vietnamite perché rappresentano i due maggiori attrezzi da combattimento nei campi di battaglia.”

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professionista senior deve conoscere il suo corso di laurea, e l'uso di tutte le armi che compongono il programma. Questa ottica occidentale di lavoro del Vovinam (che è anche il vecchio modo di vedere le cose nel Vovinam del Vietnam) viene lodata da molti insegnanti in Vietnam che sono stupiti dalla capacità degli occidentali di conoscere con grande precisione un programma così ampio come quello del Vovinam. Quando un atleta concorrente occidentale vince numerose medaglie d'oro in un campionato del mondo in molte categorie tecniche, viene molto apprezzato, in quanto gli atleti vietnamiti non rischiano di partecipare a numerose categorie. Essi s'iscrivono in poche categorie e il più delle volte, in una sola: la loro specialità. Sarebbe l'ideale se questa inclinazione verso la "specializzazione" fosse estesa anche alla conoscenza e l'abilità nelle tecniche di applicazione a coppie con l'alabarda. Ma in realtà, la "specializzazione" è limitata a rendere il Quyen nel modo più rapido e più estetico per la competizione. È per questo motivo che l'alabarda nel

Vovinam si pratica sempre nel modo più semplice e meno efficace: si impara la forma completa ripetendo i movimenti, senza conoscere le applicazioni o le combinazioni da combattimento. Inoltre, questo Quyen, essendo “un modulo in blocco" rischia di non diffondersi in modo omogeneo. Infatti, essendo insegnato solo in una forma completa come una serie di movimenti, senza punti di riferimento per le applicazioni in combattimento e senza separazioni di sezioni con un

senso preciso, è possibile che, a lungo termine, appaiano tutta una serie di problemi che impediranno di memorizzarlo accuratamente, generando anche differenze con i praticanti di altri club: dubbi sui movimenti esatti, sbagli, deformazioni tecniche, dimenticanze... Al che si aggiunge l'aspetto competitivo, che può produrre numerose conseguenze: trasformazione dei movimenti per migliorare l'estetica, inserimento di


Grandi Maestri salti spettacolari, lancio dell'arma ad un'altezza irreale per un'arma di questo tipo, velocità di esecuzione esagerata ... Pertanto, il lavoro tradizionale delle armi, e dell'alabarda in particolare, è molto più pratico ed efficace che imparare la forma piena di Quyen in una sola unità. Allora è più conveniente attenersi all'addestramento basilare per un lungo tempo, dopo alle applicazione, e attendere fino a quando queste tecniche sono assimilate prima di lavorare la forma piena di Quyen.

Il Quyen della Luna e del Sole È consuetudine nelle arti marziali Vietnamite in generale, dare ai Quyen nomi che allo stesso tempo, sono principi metafisici della scuola. Se questa relazione tra il nome del Quyen e il principio metafisico o filosofico non è ben spiegata agli

occidentali che imparano Quyen, sarà persa con la conseguenza che porteranno a casa solo il Quyen. La maggior parte degli insegnanti occidentali che si recano in Vietnam per la formazione in Vietvodao, hanno una sete di imparare così pronunciata che sono in grado di assimilare sia il concetto metafisico che le tecniche, e a volte succede che la traduzione del nome raggiunge l'Occidente in modo irregolare e dura così per lungo tempo. È il caso del Ngoc Tran Quyen, troppo spesso tradotto come "il Quyen dell'uomo ubriaco", quando non vi è nessun “Quyen dell'uomo ubriaco” nel Vovinam. Il Ngoc Tran Quyen è il Quyen della "Coppa d i

“La pratica delle arti marziali in Vietnam, al di là dello stile e delle scuole, include quasi sempre l'addestramento con armi come la sciabola, la scimitarra, l'alabarda, l'ascia di guerra o la lancia.”

Giada". L'errore deriva dal fatto che alcuni insegnanti pensano che questa “coppa di giada” contiene alcool e che alcuni movimenti assomigliano a forme tecniche della boxe cinese dell'uomo ubriaco. Ma il principio metafisico del Ngoc Tran Quyen è l'opposizione tra il "contenitore" e il "contenuto". La domanda che l'insegnante chiede allo studente, escludendo di rispondere "entrambi" è: "Che cosa è più importante, il contenitore o il contenuto"? Questo principio, fondamentale nelle arti marziali, è anche il principio del dilemma tra l'importanza del bicchiere vuoto (che contiene nulla) e del bicchiere riempito. Per potere riempirsi, è necessario prima che sia vuoto, quello che contiene non può essere se non è contenuto ... Molte tesi sono stati scritti su questo argomento e una delle applicazioni in Vovinam è la seguente: poiché non vi è un pareggio nei combattimenti di Vovinam, perché ci sia un vincitore, ci deve essere un perdente. Cioè, il meno forte da il valore al più forte, poiché senza il meno forte, lui non sarebbe il più forte. In tutto il Ngoc Tran Quyen,


questi elementi opposti si mettono in pratica: colpi a potenza massima in opposizione a tecniche morbide e tortuose, spostamenti brevi, veloci e potenti contro altri lunghi e lisci; parate rigide opposte a deviazioni morbide... Di conseguenza, cambiando il significato del nome Quyen, si perde tutto un valore, che è una delle differenze fondamentali tra uno sport e un'arte marziale: l'applicazione dei principi metafisici in una tecnica di combattimento. Accadde esattamente lo stesso con il nome del Quyen dell'alabarda: Nhat Nguyet Dai Dao. Questo Quyen dell'alabarda è in perfetta armonia con il suo nome. Il Sole (»' Nhat') e la Luna ('¬ Nguyet) sono due astri tradizionalmente contrapposti. Chiaramente, non si tratta qui delle conoscenze scientifiche e astronomiche occidentali, ma della conoscenza, della presenza e dell'influenza di queste due astri sulla popolazione dell'Estremo Oriente, e soprattutto sulla popolazione cinese.

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Infatti, dobbiamo ricordare, quasi ogni metafisica vietnamita si basa sulla metafisica cinese, che, attraverso quasi due millenni di periodo di presenza cinese (occupazione diretta e indiretta) è stato assimilata da tutti gli abitanti del territorio che oggi si chiama Vietnam. I due astri, la Luna ed il Sole, sono fattori la cui opposizione deve essere visualizzata durante l'esecuzione del Quyen dell'alabarda. Lungo tutto il Quyen, ci sarano movimenti di taglio ampi e lenti, che staranno opposti a stoccate dritte e rapide; spostamenti rettilinei e pesanti opposti a piccole passi incrociati, rapidi e circolari. Lo stesso uso dell'arma è legato al carattere opposto dei due astri: le due principali funzioni polarizzati dell'alabarda sono il taglio (cioè, la lama, la parte superiore) e i colpi di mazza (cioè il manico, con il fondo opposto alla lama). Dobbiamo quindi gestire in armonia i due astri, il Sole e la Luna, durante tutto il Quyen. Ma altri elementi

devono essere aggiunti, nello stesso modo come per i due astri, ci saranno diverse posizioni in funzione del giorno e della notte. Se la maggior parte del tempo si vede solo uno dei due astri (sia una tecnica "Nhat" o qualche tecnica "Nguyet '), talvolta, l'asse dei due astri sarà vicino o sarà quasi identico se visto dalla Terra, e la lama e il manico saranno nella stessa linea di attacco o saranno utilizzati in una stessa tecnica di combattimento. Altre volte, il Sole e la Luna saranno visibili nel cielo allo stesso tempo, ma le distanze opposte, e le tecniche nel Quyen rifletteranno questi principi, sia nella gestione dell'arma o nelle posizioni del corpo e degli spostamenti. Nel Vovinam, il lavoro dell'alabarda è quindi molto più di una semplice gestione di un'arma che è stata regina nei campi di battaglia. Si tratta di un tutt'uno tecnico, marziale e filosofico, che rende omaggio a quest'arma pesante, compagna guerriera della sciabola.


Il metodo Fa Kuen nacque nelle sale d'allenamento del famoso Tempio Shaolin del Sud e si diffuse nel corso del tempo fino a raggiungere il Dai Duk Lan, dove il giovane studente Andreas Hoffmann ha promesso al Maestro Wai Yan di diffondere il Weng Chun. Una parte importante di esso è il metodo Fa Kuen che ci permette di raggiungere la forza di un tornado, studiando il principio del cerchio. Il nostro corpo, con la sua struttura di giunture eccetera, ci permette di fare movimenti circolari, e il metodo Fa Kuen riconosce che il movimento più corto non è quello diretto, ma quello circolare, permettendoci di ottenere così un potere enorme. In questo lavoro il maestro Hoffmann ci rivela i 5 ponti del Fa Kuen, conosciuti come il cuore della forma Kuen Fa, e che possono essere eseguiti in forma di pugni, gomitate, calci, ecc. La combinazione di questi concetti sviluppa una spirale di colpi che permettono distruggere la resistenza dell'avversario e metterlo fuori equilibrio. Il DVD viene completato con la forma del Fa Kuen in 10 sezioni e le sue applicazioni, così come l'allenamento con i Pads. Uno stile che ha reso famosi i combattenti di Weng Chun nelle gare di wrestling e Sanda per i loro metodi poco ortodossi di colpire di Fa Kuen.

REF.: • WENG-3

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L'eredità marziale del Re Tigre Phra Chao Sua sovrani hanno sempre avuto una grande parte nello sviluppo della Muay Thai che per questo è stata chiamata l'Arte dei Re; il più famoso dei Re combattenti fu certamente Prachao Sua, detto il Re Tigre per la sua forza come lottatore e per la sua ferocia in combattimento. La leggenda dice che egli amasse la lotta a tal punto da lasciare la capitale Ayuddhaya e viaggiare in incognito attraverso il suo regno per sfidare i campioni locali, che regolarmente sconfiggeva. Fu King Sua ad ordinare all'esercito siamese di allenarsi regolarmente nell'Arte Marziale nazionale, la Muay Thai e fondò personalmente diversi Kai Muay, campi di addestramento, in tutto il paese.. Grazie alla sua posizione privilegiata Khun Luang Sorasak (era questo il nome del Re Tigre prima di essere incoronato sovrano), affamato di conoscenza, volle avere intorno a se i migliori Khru Muay dell'epoca; maestri provenienti dalle varie zone del paese confluirono ad Ayuddhaya portando stili e sistemi speciali di Muay con loro. La corte reale divenne un fantastico laboratorio dove vennero confrontate, testate e sintetizzate le migliori strategie e tecniche di combattimento a mani nude, come forse non era mai stato fatto prima, sotto gli occhi affascinati del Principe. Egli arrivò a compiere in prima persona una ricerca

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sul posto delle Mai Muay (tecniche di lotta) più sofisticate, lasciando la corte per visitare i migliori campi di addestramento del Regno e studiando le metodologie utilizzate dai vari maestri. Sotto il profilo tecnico, grazie agli studi più recenti dell'Ufficio della Cultura Tailandese è risultato che il King Sua abbia contribuito in maniera fondamentale alla formulazione di un “programma tecnico” raffinato che è servito per anni come linea guida dell'addestramento del Damruot Luang, il battaglione delle guardie reali, il primo reparto d'elite (oggi li chiameremo corpi speciali) dell'esercito tailandese dell'epoca di Ayuddhaya. Secondo alcuni lo stile di combattimento del battaglione reale, detto Muay Luang, non sarebbe altro che la sistematizzazione del metodo di lotta messo a punto dal Re Tigre Phrachao Sua. Secondo questo metodo il guerriero praticante di Muay deve essere addestrato in primis nelle tecniche evasive, come dice un motto latino “primum vivere”; a tal fine vengono classificati 4 stili di difesa basati sull'arma naturale utilizzata dall'avversario per attaccarci, Mahd (i pugni), Thao (i piedi), Kao (le ginocchia, Sok (i gomiti)). Si distinguono così 29 forme di difesa da pugni e relativi contrattacchi, 25 forme di difesa e contrattacchi su calci, 3 forme di difesa e contrattacchi su ginocchiate e 4 forme di difesa e contrattacchi su gomitate. Per situazioni in cui è richiesta una azione offensiva immediata, per esempio per la presenza di più avversari che devono essere eliminati velocemente, il metodo Prachao Sua p re d i s p o n e 2 2 f o r m e d e t t e d i “ a g g re s s i o n e i m m e d i a t a ” . Tu t t o i l s i s t e m a , a d u n ' a n a l i s i p i ù approfondita, rivela una perizia tecnica inaspettata per quell'epoca: il Re Tigre era un fine conoscitore degli aspetti più sofisticati dell'Arte Marziale e l'efficacia delle azioni da lui codificate non si basava su un uso indiscriminato della forza fisica ma su una conoscenza dettagliata dell'anatomia umana (soprattutto per quanto riguarda i punti sensibili e vitali) e del modo più razionale di utilizzo delle armi naturali del corpo. Tecniche potenti di attacco di gambe o di braccia, venivano abbinate a movimenti imprevedibili (salti, cambi di livello, torsioni) che rendevano il combattente abile nel Muay Luang capace di adattarsi con facilità a situazioni e ad avversari completamente diversi. Il grande merito del Re Sua sta nell'aver spinto con la sua enorme passione per il Muay, i migliori maestri dell'epoca aurea di Ayuddhaya a riunirsi, sotto la sua guida, per mettere a punto la vera base di ciò che sarebbe continuata per secoli ad essere una delle Arti di combattimento più stimate e temute al mondo.


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“Ammirare l'imperfetto è cercare la perfezione” Shidoshi Jordan.

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ove si trova la bellezza dell'imperfezione? La cultura giapponese ha dato vive dimostrazioni della sua passione per l'imperfezione, sia nel senso di irregolarità che nel senso di incompiuto. La pittura Zen e Sumi-e sono un esempio lampante di questo, come la sua ceramica dai bordi frastagliati ed irregolari o la propria calligrafia convertita in arte: il Shodo. In che modo un popolo così rigoroso con le forme e così maniacale nel dettaglio può giungere a tale conclusione? Forse è proprio per questo motivo: una società talmente organizzata da conservare fino ad oggi le formulazioni base di strutture medievali, è stata il terreno fertile per una rivoluzione liberatrice. Come al barocco, nelle monarchie del XVIII secolo, è seguito il neoclassico delle rivoluzioni francese e americana, l'estetica dei popoli accompagna i cambiamenti ed esprime un cambio epocale o semplicemente si converte in "punti di fuga" nel quadro della propria realtà. Tuttavia, al contrario del dinamismo e della mutabilità degli stili artistici in Occidente, l'estetica giapponese si stabilizzò in modo permanente; forse seppe connettersi con l'anima del popolo, o forse in qualche modo raggiunse quella Universalità che ogni artista silenziosamente persegue. La sua influenza è stata determinante nella visione dell'impressionismo, forse tanto quanto la scoperta di quel nuovo modo di guardare la realtà che è stata l'invenzione della fotografia. Vincent Van Gogh scrisse a Theo: "Tutte le mie opere sono basate su qualcosa dell'arte giapponese". Henri de Toulouse-Lautrec ha firmato i suoi manifesti in rosso, imitando la firma dei timbri giapponesi e il suo stile è permeato dall'estetica quasi caricaturista della pittura giapponese. Tutta la pittura impressionista fino all'Art Nouveau trasuda Giappone da tutti i pori. Il minimalismo gastronomico della cucina moderna è un cammino di fusione e una ricerca che non può negare la contaminazione estetica della cucina giapponese. Di nuovo l'apparente semplicità, la "semplice

complessità" dell'estetica del Giappone, marchia una rivoluzione concettuale che va molto al di là dei suoi confini. Quale misterioso incantesimo seduce in questa formulazione? Immergersi nelle ragioni che coinvolgono e promuovono questo modo di comprendere il mondo non è facile e richiede da parte nostra un salto inaspettato, un salto filosofico da questo luogo e ben oltre, un salto nella nostra prospettiva del mondo. La frase di Shidoshi Jordan che corona questo editoriale, riassume magnificamente il profondo valore di questo salto concettuale: “Ammirare l'imperfetto è cercare la perfezione”. Tutto nella vita dell'uomo promuove le scelte. Il doppio è insito nel nostro Universo ed è proprio questo dualismo che ci spinge a giudicare il mondo continuamente attraverso il nostro catalogo di preferenze. Che sia essa indotta da un processo di apprendimento o da predeterminazione genetica innata, la dualità spinge a prendere posizione. Gli antichi saggi Shizen, i Miryoku, si resero conto che questa visione del mondo era semplicistica e che potrebbe esserci stata una terza via, "due pilastri fissano meglio una tavola che un unico pilastro" - ripetevanoL'andare oltre il dualismo passa attraverso la comprensione che esiste un percorso nel centro che non deve negare nessuno dei due poli; tale percorso possiede la virtù di tenerci a distanza dalle illusioni, dagli inganni della percezione dei sensi, permettendoci di perseverare in uno stato di lucidità dal quale si può manovrare con maggiore libertà la propria coscienza, fuggendo dalle molte tempeste che affliggono l'umana quotidianità. Non negare alcuno degli estremi si può fare solo dal centro; abbracciare gli opposti contemplando la loro complementarità così come suggerisce il Taoismo, ma oltre a ciò, rimanendo in una posizione centrale che permetta la manovrabilità della coscienza, ha dotato gli sciamani Shizen di un potere enorme, di toccare senza essere toccati. Questa visione dell'Universo definì tutta una filosofia spirituale tanto grandiosa quanto incompresa e tanto potente quanto temuta. Ed è

Budo quando non si condivide la visione del gruppo che si diventa un "diverso", cioè un verso solo, cioè, un nemico. L'imperfezione è bella quando obbliga l'occhio che guarda a completare il lavoro dell'artista o dell'artigiano. Ci ricorda che è possibile ammirare l'imperfezione e in tal modo trasgredire a qualsiasi tentazione di trovare i dettagli, le finiture o la simmetria dalla quale siamo condannati a giudicare, a scegliere. Abbracciare l'imperfetto è quindi una manovra spirituale che evoca la certezza che esiste un percorso diverso, capace di trascendere la dualità. L'estetica diventa così una lezione spirituale e, un ceramista ad esempio, può conseguire il giusto riconoscimento del Maestro. Ammirare l'imperfezione è un artificio della coscienza, ma è anche un modo di imitare e seguire i dettami della via naturale. La natura aborrisce il puro, l'uguale, il simmetrico, e per quanto ripeta i modelli che stanno alla base delle leggi superiori (il numero pi greco, il numero fi, ecc…) non si ripete esattamente nulla. Nemmeno la struttura di un piccolo DNA, e neppure la struttura cristallina di un fiocco di neve. Nell'apparente caos della natura c'è un ordine che si manifesta attraverso la dualità. Questo ordine si esprime in forme infinite, siano esse armoniche che disarmoniche. Un ordine che risponde alle grandi leggi, ai cicli del divenire, alla trasformazione, al cambiamento e all'evoluzione a tutti i livelli. Gli esseri umani fanno parte di questo grande processo, parte in cui la materia e l'energia diventano coscienti e prendono il controllo della loro crescita attraverso le loro scelte; ma possono anche essere la causa della loro prigionia e della loro caduta. Ammirare l'imperfetto è essere umili, giusti e tolleranti con tutti e per tutte le cose, in modo tale che quando diamo prova di naturalezza agli altri, eleviamo noi stessi. Prendere parte con distacco; trovare nel crepuscolo della sera le radici della nuova alba; scoprire la vita palpitante in ogni morte. L'uomo saggio sceglie con abbandono, rinunciando a sé stesso ad ogni scontro della vita, per compiere così un destino superiore.

Traduzione: Chiara Bertelli

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Le forme Mae Mai sono principi universali di combattimento: ogni tecnica può essere imparata in accordo con una versione di base, ma deve essere praticata facendo particolare attenzione alle molteplici varianti esistenti, codificate dai Grandi Maestri del passato. Le diverse applicazioni si dovranno allenare seguendo i principi del footwork tradizionale, per permettere al praticante di eseguirli contro attacchi provenienti dalle quattro direzioni e non solo frontali. In questo secondo DVD Arjarn Marco de Cesaris focalizza l'analisi tecnica sull'esecuzione della Forma e sull'allenamento degli spostamenti avanzati, terminando con l'applicazione delle tecniche Mae Mai dalla nº8 alla nº15. Un inesauribile bagaglio di azioni tecniche di attacco, difesa e contrattacco che ogni buon praticante dovrebbe conoscere alla perfezione.

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Il Gran Maestro Marco Morabito, direttore tecnico e responsabile globale della Federazione IKMO, pratica le arti marziali e sport da combattimento da quasi 30 anni. Istruttore militare e coordinatore tecnico nei settori di sicurezza pubblica e privata, e con diversi anni di esperienza in anti-terrorismo e antisequestro di persona, insegna sia ai civili che ai militari, ed è anche un istruttore esperto nella lotta corpo a corpo e nell'uso di qualsiasi arma o oggetto come mezzo di difesa. Come fondatore di Systema Marco Morabito, ha raccolto le tecniche più efficaci di varie scuole del sistema russo, così come molte altre tecniche sviluppate da lui sulla base della sua esperienza specifica in situazioni ad alto rischio, civili e militari. È inoltre fondatore del sistema di difesa israeliana " Sistema Krav Maga di Sopravvivenza di Israele" e "Sistema Kapap di Sopravvivenza Israeliano", ed ha formato più di 500 istruttori in tutto il mondo. In questo secondo DVD ci presenta le tecniche di disarmo di bastone, armi bianche e da fuoco, utilizzate nel Systema Marco Morabito, derivato dal programma russo Spenatz.

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“Il movimento si dimostra camminando”. Il vecchio adagio della saggezza popolare si rivela esatto ancora una volta questo mese, in cui Sifu Salvador Sánchez presenta il suo primo DVD con Budo International, dove rende onore agli interessanti testi che ha pubblicato negli ultimi mesi su questa rivista, così come al suo recente libro, il best seller "Wing Tsun , Alto Livello". Ma un video è sempre un'altra cosa, perché l'insegnante non deve nascondersi dietro teorie. Bisogna spiegare ed insegnare dimostrando quello che si dice, e questo è esattamente ciò che troverete in questo DVD: Molto, ben spiegato e di buon livello. Oggi Sifu Sánchez riflette sulla natura del Wing Tsun , e lo fa con la sua proposta abituale, sempre sensibile e conciliante, chiamando le cose con il loro nome, ma sempre con rispetto per gli altri, avanti.


WingTsun "Dicono che colui che dimentica il proprio passato, seppellisce il suo futuro. Diamo un'occhiata alla storia di questo stile e molti dei problemi che stiamo affrontando oggi spariranno per meglio comprendere che l'unica via dell'artista marziale è la pratica quotidiana."

"La grande ricchezza di questo stile ci permette di osservare stili personali cosĂŹ diversi come quelli del mio sigung K. Kernspecht, del mio sifu Victor, del sifu Avcy Saly, del Sifu Emin, del Sifu Taso e un di una lunga lista, che pur essendo molto diversi in apparenza, sono tutti straordinari sul livello marziale."

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WingTsun Stili all'interno di uno stile

"Se è conforme ai principi, è Wing Tsun..." Yip Man

Pochi giorni fa, e grazie al curioso mondo d'Internet, ho letto in un blog di un noto sifu di Wing Chun un interessante articolo circa l'incontinenza verbale di molti praticanti i quali, nell'osservare lo stile di pratica di qualcun'altro diverso al suo, affermano senza nessun rossore: “questo non è Wing Chun”. È certo che, in alcuni momenti della nostra vita, tutti siamo stati tentati a commentare il lavoro degli altri o a “giudicare” il loro modo di agire confrontando “l'aspetto” di quello che fanno, senza guardare più di là. Questo è un errore molto grave che, al mio parere, diventa una costante fonte di tensione e di discussioni nelle arti marziali in generale e nel Wing Tsun in particolare. In un sistema come il nostro, il cui metodo d'insegnamento ha sofferto grandi cambi nel corso degli ultimi anni, unito alla natura stessa di questo sistema, che pone una speciale enfasi sulle sensazioni personali, non è raro vedere diversi modi di "FARE". Diversi STILI all'interno dello STILE. Questa è, senza dubbio, una delle caratteristiche più importanti del Wing Tsun. Da un lato, i praticanti meno avanzati, con meno criterio a livello tecnico, osano dire: “ciò non è Wing Tsun”. Credo che a Lei, lettore di questa pubblicazione di arti marziali, indipendentemente dello stile che pratica, quest'argomento risulterà familiare... Ovviamente, impostiamo questa domanda con lo scopo di chiarire la questione e, già che ci siamo, parlare di “unire” piuttosto che di “separare”. Per essere in grado di dire se quello che vediamo è o non è Wing Tsun , bisogna guardare indietro e rivedere la storia dello stile, e per questo vorrei fare riferimento al Maestro dei Maestri del nostro stile: Yip Man Lui è stato uno di quelli che dovettero confrontarsi a situazioni simili, nella difficile epoca in cui vissero. Alla fine, si capisce che la storia è oscillante... e i fatti relativi agli esseri umani si ripetono in modo ciclico. Yip Man è stato un caso atipico nella tradizione del Wing Tsun . Ha avuto DUE insegnanti: Chan Wah Shun e Leung Bik. Questo fatto, che in principio sembra poco rilevante, ha assolutamente cambiato il modo di praticare e capire il Wing Tsun del Grand Master Yip Man, ed anche l'evoluzione di questo sistema. Si racconta che, quando Yip Man, in un modo quasi fortuito, ha incontrato il G. M. Leung Bik, non riusciva a riconoscerlo come un praticante del suo stesso sistema. Sì, è sorprendente!! Quando gli domandò che stile praticava, Yip Man che affermava di praticare il Wing Tsun, rimase sorpreso per


l'aspetto esteriore della pratica del maestro Leung Bik. Erano cose assolutamente DIVERSE! La domanda che oggi mi permetto di fare è: Come è possibile uno stile così diverso tra due allievi dello stesso insegnante?

Studiamo un po ' di storia dello stile... Il noto maestro di Wing Chun, Dr Leung Jan, di Foshan, ha scritto tre libri sullo stile. Questi libri sono stati scritti a mano e mai pubblicati (storia non provata). La verità è che nella storia di questo sistema si afferma, senza ombra di dubbio, che esiste una svolta riguardo la fama del Wing Tsun alla comparsa del dottor Leung Jan. È quindi un riferimento innegabile che rappresenta un punto molto importante per cercare di spiegar chiaramente l'argomento di oggi. Tra gli allievi del Dr. Leung Jan, ci furono Chan Wah Shun (il “cambiavalute”) e Leung Bik (il suo figlio), niente di più e niente di meno. Yip Man ha appreso il suo Wing Tsun dal Maestro Chan Wah Shun (Foshan), ma per una coincidenza del destino ha avuto un incontro fortuito con Leung Bik che lo accettò come allievo. Infatti, Yip Man ha avuto l'onore di essere l'unico alunno di Leung Bik durante i suoi primi anni a Hong Kong. Yip Man arrivò ad Hong Kong a 15 anni, nel 1908, anno in cui incontrò Leung Bik e dal quale durante gli anni imparò tutte le raffinatezze e i segreti del Wing Chun Kuen. Nonostante, Yip Man si riferisse sempre a Leung Bik come Si Pak (sorprendente al giorno d'oggi dove chi discute con il proprio sifu lo insulta e cerca immediatamente un altro nuovo SIFU...) Leung Bik non aveva risorse economiche e viveva quasi in povertà ad Hong Kong. Di fatti abitava presso un parente e, a malapena, riusciva a mangiare. Preoccupato per il maestro e per la sua situazione, Yip Man lo invitò a vivere in casa sua, approfondendo senza dubbio, il loro legame per gli aspetti marziali e personali. Leung Bik insegnò a Yip Man la sua arte fino al 1912. Durante questi

anni, Yip Man imparò l'intero sistema sotto la guida di Leung Bik e, sopra tutto, lavorò diligentemente e quotidianamente per anni sugli aspetti più sottili ed avanzati del sistema. Dopo la morte di Leung Bik, Yip Man tornò a Fatshan per aiutare i suoi fratelli di Kung Fu condividendo con loro le profonde nozioni che aveva ottenuto a Hong Kong. Ed è proprio a questo punto che cominciaronono i problemi... Due INSEGNANTI che avevano avuto lo

stesso MAESTRO nello STESSO STILE, entrambi avevano STILI ASSOLUTAMENTE DIVERSI. Diverse prospettive e situazioni vitali che rendevano evidenti le differenze esistenti all'interno del Wing Tsun: Chan Wa Shun era un uomo con scarse nozioni culturali, grossolano, con conoscenze e modo di esprimersi di un uomo comune. D'altra parte, Leung Bik, era un uomo istruito, i suoi ideali e il modo di praticare e mostrare lo stile erano


fortemente influenzati dalla filosofia. La sua conoscenza dei principi dell'arte era molto più profonda e altamente raffinata, molto superiore rispetto a quella che aveva il suo fratello minore nel Kung Fu: Chan Wa Shun. Sebbene Yip Man avesse imparato tanto da Chan Wa Shun quanto da Leung Bik, pur dichiarando che il lignaggio di Leung Bik era molto più ampio, profondo e impressionante, Yip Man non dichiarò mai Leung Bik come suo sifu. Yip Man capiva il rispetto che l'alunno deve avere per il suo maestro! Più di uno dovrebbe guardare in profondità questa lezione di RISPETTO e di Kung Fu... L'argomento di oggi ci pone in quel preciso momento storico: Yip Man ritorna a Fatshan, e quando mostra le conoscenze imparate da Leung Bik (discendenza diretta di Leung Jan), i suoi compagni di pratica, fratelli maggiori di scuola e il resto della Comunità di Wing Tsun di Fatshan si allarmano e dichiarano senza vergogna: ciò non è WING TSUN! Non posso immaginare la profonda delusione che il grande maestro ha provato quando, cercando di migliorare il sistema, ha mostrando gli aspetti più raffinati di questo interessante stile, ed è stato ripreso dai suoi compagni, per non avere mantenuto


WingTsun una aspetto esteriore simile a quella che aveva imparato anni prima. Oggi accade lo stesso. Guardiamo con attenzione: nonostante superasse tutti i suoi compagni d'allenamento sia a livello tecnico che nel combattimento, la stragrande maggioranza di loro continuava a indicare il G. M. Yip Man come un "traditore" dello stile, perché si allenava e faceva cose diverse da quelle imparate dal suo sifu. Ma soprattutto, perchè praticava con un altro maestro benchè fosse della sua PROPRIA SCUOLA, del suo PROPRIO STILE. Incredibile! Vi suona familiare, vero?!! Beh... oggi accade lo stesso. La ciclicità... Anni più tardi, quando gli chiesero che cosa fosse o non fosse il Wing Tsun , Yip Man usò sagge parole che per me sintetizzano questo sistema e risolvono qualsiasi dubbio. Egli ha detto: "Se è conforme ai principi, è Wing Tsun..." I principi del Wing Tsun, spesso vengono recitati ad alta voce dai praticanti di questo stile, ma raramente sono studiati in profondità per la sua pratica:

" Oggi vorrei invitare i praticanti di Wing Tsun a guardare con occhi più profondi quello che fanno ed evitare giudicare lo stile personale di chiunque altro." 1.- Se il cammino è libero avanza 2.- Al contatto con qualcosa, aderisci 3.- Se la forza è superiore alla tua, cedi… 4.- Se retrocede... inseguilo. Oggi vorrei invitare i praticanti di Wing Tsun a guardare con occhi più profondi quello che fanno e ad evitare di giudicare lo stile personale di chiunque altro. Credo fermamente che questo sistema abbia generato (e continui a farlo) eccezionali praticanti di arti marziali e che il semplice fatto che l'aspetto esteriore altrui sia differente dal nostro non ci dia il “brevetto”. Inoltre, se guardiamo e riflettiamo bene, ci accorgeremo che, in molti casi, le persone che eseguono movimenti che assomigliano al "Wing Tsun", in realtà non contengono nessun principio. Sono solo coreografie. Si dice che chi dimentica il proprio passato, seppellisce il suo futuro. Guardiamo la storia di questo stile e molti dei problemi che stiamo affrontando oggi spariranno per meglio comprendere che l'unico modo per l'artista marziale è la pratica quotidiana. Che cosa fanno gli altri o il loro stile personale, poco dovrebbe preoccuparci in un'arte che è individualista per definizione. La grande ricchezza di questo stile ci permette di osservare stili personali così diversi come il mio sigung K. Kernspecht, il mio sifu Victor, il sifu Avcy Saly, il Sifu Emin, il Sifu Taso ed una lunga lista che, pur essendo molto diversi in apparenza, sono tutti straordinari a livello marziale. Perciò non dobbiamo mai giudicare nessuno per l'estetica di ciò che fa, ma dobbiamo vedere quanto buono c'è in ognuno di loro, cercando sempre di rendere migliore la nostra pratica individuale. Mi aspetto che quest'articolo aiuti a comprendere meglio questo sistema.

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In occasione del 100º anniversario della nascita di Imi Lichtenfeld, Yaron Lichtenstein, massimo grado nel mondo di Krav Maga e certificato come 9º dan dallo stesso Imi, ha deciso di intraprendere un ampio progetto in memoria del creatore: trattare il programma originale ufficiale di Cintura Blu, come appare nel manuale emesso da Imi nel 1971, in una serie di 6 DVD. L'intera essenza del sistema, sia nel suo aspetto fisico che mentale, appare nel livello di Cintura Blu: il più alto livello che lo studente può raggiungere. In questa serie, e con l'aiuto di suo figlio Rotem, Gran Maestro Yaron ci spiega in dettaglio tutte le difese contro gli attacchi frontali a mano nuda, contro calci, esercizi speciali, attaccanti diversi, esercizi per situazioni di strangolamento o presa, tutte le difese contro gli attacchi bastone, coltello e pistola, coltello contro coltello, e, infine, gli esercizi più avanzati del programma: difesa contro il fucile con la baionetta e le sue varianti. Un lavoro che vi permetterà di capire la grandezza della creazione di Imi, la grandezza del Krav Maga come arte marziale di autodifesa. Questo volume 4 è principalmente dedicato alla difesa contro gli attacchi con coltello, che per molti è la paura più profonda. In questo lavoro, il Gran Maestro Yaron ci insegna il modo di Imi di risolvere con successo questo tipo di problemi.

(Disponibile in spagnolo-inglese-francese)

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Aikijujutsu... Niente più in là del vuoto!... Diversamente dalle considerazioni precedenti in relazione al vuoto, questa si riferisce alla forza attiva imminente. Analizziamo l'origine dell'aggettivo latino Vacuu, assolutamente vuoto; che non contiene assolutamente niente; Sos. masc., spazio circoscritto senza materia; Fig, noia; tedio; rabbia; privazione; assenza; mancanza. In modo analogo, è il momento in cui ci sentiamo vulnerabili nell'Aikijujutsu. Molti che sono stati frustrati nella pratica marziale, legata al concetto AIKI, capiscono che chi segue la disciplina della Via, quando trova condizioni avverse, si trova di fronte al dubbio dell'esistere, di se stesso, della forza in azione, della verità interiore, esteriore... Questo fa di Uke l'avversario più forte e potente: prigionieri del vuoto esaltiamo la parte esterna che è più evidente. Attraverso la via delle antiche Arti Marziali, dotate di una conoscenza mistica e invisibile, vedendo questo dubbio, certamente gli insegnanti direbbero: "Karma! Esperienza! "ovviamente. Tuttavia, in esseri condizionati dal Karma, nessuna sostanza immutabile si può trovare nella gioia come nella sofferenza, che sono anche risultato di azioni intenzionali svolte nel passato. Il KI e la sua grandezza fortificano o debilitano coloro che gli permettono di agire in favore della riflessione. Ciò significa per gli insegnanti più anziani, che dobbiamo accettare il destino con coraggio. Nel guadagno e nella perdita, che ciascuno accetti il suo karma. Il cuore non sa nulla degli aumenti né delle diminuzioni. Mi ricordo l'indicazione di alcune parole: "Nella armonia silenziosa della Via, il vento del piacere non mi riguarda. Questo significa accettare il Karma".

“Il KI e la sua grandezza fortificano o debilitano coloro che gli permettono agire in favore della riflessione. Ciò significa che per gli insegnanti più anziani dobbiamo accettare il destino con coraggio.”


"La nostra esistenza nel mondo è poco più di un lampo di luce tra due eternità di oscurità" Vladimir Nabokov Per il concetto AIKI, l'organizzazione di tante condizioni necessarie per lo sviluppo della vita non può essere stato casuale: la formazione dei pianeti, la radiazione solare, la presenza di un'atmosfera, la sua adeguata composizione chimica, l'umidità, gli oceani, le terre emergenti, il calore, la luce, le sostanze utilizzabili alla portata dell'uomo nell'ambiente, tutto dosato per rendere la vita possibile, evitando qualsiasi eccesso o deficit che l'avrebbe distrutta. È come se arrivassimo in un Dojo e osservassimo la nostra coscienza: in un primo momento tutto sarebbe caotico ma da questo ne deriverebbe un ordine meraviglioso, costruendo ed edificando attraverso piani, l'essere biologico che ora vediamo operare ed allo stesso tempo evolvere; un organismo fatto di parti comunicanti che vivono scambiandosi la materia nutritiva, combinandosi e fondendosi in una sola vita. L'AIKI che tutti dicono essere l'interazione di pieno (Yu) e vuoto (Mu), favorisce solo coloro che si abbandonano ad esso. Così non può assolutamente essere stata la casualità ad aver organizzato tutto ciò, né a permettere di utilizzarlo per produrre il miracolo della intercomunicazione umana.

“Dove c'è molto sentimento, c'è molto dolore " Leonardo da Vinci La magia del dominio e dell'alterazione della forza di Uke; il controllo della sua energia e la trasformazione della sua interiorità... Noi intendiamo queste capacità poco significative ed astratte; tuttavia, mi riferisco ai momenti in cui l'Uke cessa di essere Yang e diventa Yin - cessa di esercitare azione e diventa passivo.

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"Tutti possiediamo questa forza, tuttavia dobbiamo riuscire a percepire questa relazione tra uno e l'altro"

Diverse forme di Osae (immobilizzazione) e kansetsu (chiavi e torsioni) possono essere esempio di questo momento in cui l'asse di equlibrio del Tori si stabilizza ed inizia a dominare l'asse dell'Uke. JouRiki: Jou - Purezza Ri - Ragione Ki - Energia È il fenomeno dell'eterna polarizzazione naturale delle energie Yin e Yang, che si esprime nei cicli della dualità dell'armonia e del conflitto, dei problemi, delle lotte stupide. È a questo punto che molte crisi si scatenano. È il momento in cui il mondo intorno a Tori e Uke diventa semplicemente Mujô: impermanenza. Tale è il vero aspetto della vita e del mondo. Tutti possiediamo questa forza, tuttavia dobbiamo riuscire a percepire questa relazione tra uno e l'altro; nel caso in cui non si dispone di tale consapevolezza, essa non riesce a manifestarsi, e se non si concretizza, non possiamo rendercene conto. In qualsiasi pratica marziale, i vari livelli di conoscenza generati dall'evoluzione si raggiungono in base al tipo di

"Colui che sa quando combattere e quando non combattere mai perderà una battaglia!"


"Una mente invecchiata dal tempo, sperimentata, è in grado di riconoscere il pericolo e frenare le passioni come i desideri." intelligenza ed al livello biologico conquistato dall'individuo. Per le forme superiori praticate nell'Aiki, i principianti sono completamente immaturi. Possono riceverle, impararle, ripeterle, averle in apparenza, ma la pratica di esse basata solo sulla comprensione funziona appena per coloro che se ne interessano. La conoscenza non si deve sovraporre all'esperienza, perché è una conseguenza di essa. Tutti passiamo attraverso questa divisione, l'Hara matura, si evolve ad un livello di produzione di energia rivolgendosi a punti ed assi superiori. Trattandosi di una questione di frequenza, da questo punto di vista, logicamente il corpo e la mente favoriscono questa evoluzione e viceversa. Involontariamente iniziamo ad emanare ed attirare altri frammenti che si trasformano in altrettante frequenze energetiche. La razionalità viene influenzata dall'astratto; questo è il punto che scopriamo; il punto che si dirige verso un nuovo centro impostato in una nuova direzione, una nuova vita, nuovi orizzonti! Forse lì si trova la spiegazione del motivo per il quale molti insegnanti sono diretti verso altre realtà. Mentre l'Hara favorisce solo il corpo fisico, l'allenamento e l'acquisizione di nuovi nozioni genera il piacere della conquista; man mano che questo centro si trasforma, passa ad agire su un'altra dimensione interiore e ci porta a

comprendere in modo diverso le realtà adiacenti che diventano più evidenti. Nel passato, credevo che la velocità e la forza fossero gli attributi più importanti in un combattimento, oggi ho capito che possono essere considerate armi invincibili, come constatano alcuni, solo in praticanti con menti preparate e con esperienza. In caso contrario, non può essere assicurata una sicura vittoria. Quando conosciamo solo la forza e la velocità, possiamo essere vittime di un avversario più forte o più veloce. "I vecchi guerrieri portano i più giovani in una trappola!" Sun Tzu D'altra parte, una mente invecchiata dal tempo, sperimentata, è in grado di riconoscere il pericolo e di frenare le passioni come i desideri. "Colui che sa quando combattere e quando non combattere, mai perderà una battaglia!" Sun Tzu

"Quando conosciamo solo la forza e la velocità, possiamo essere vittime di un avversario più forte o più veloce." 47


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David Arama è il fondatore di Kapap e MMAOrganization, che combina i più avanzati concetti di auto-difesa estratti dai programmi per le unità speciali dell'esercito israeliano, con le tecniche di MMA applicate a scenari reali. In questo primo lavoro, Arama condivide con noi la sua intensa esperienza di formazione con le Forze di Difesa israeliane e antiterrorismo, accompagnato da Maor Bashan, istruttore capo di Krav Maga del Gruppo Anti-terrorismo di Israele con una lunga storia di formazione di membri degli Eserciti di tutto il mondo. Dalla sua mano, studieremo in dettaglio tecniche di disarmo di pistola, disarmo di coltello, l'arresto e il controllo degli individui aggressivi, esercizi di formazione, esercizi di mentalizzazione e risposta, e lavoro con lo Spikey, un nuovo ed efficace strumento di difesa. Due esperti di primo piano per chi ama affrontare la durezza del combattimento reale.

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REF.: • PGRAP-2 Proprio come il Judo, il BJJ o il Grappling sono stati attualmente adottati come metodi di allenamento dalle Forze di Sicurezza di vari paesi. Tutti questi sistemi, svilupati sulla base di proiezioni, controlli e finalizzazioni, oltre ad avere dimostrato la loro efficacia, offrono anche la possibilità di attenersi ai precetti legali di ridurre il rischio senza danneggiare. Questo secondo lavoro degli insegnanti Daniel ed Eduardo Garcia si concentra su combinazioni tecniche e tattiche del Grappling di polizia contro attacchi indeterminati e casuali. Dalle loro mani, analizzeremo le applicazioni tecniche e tattiche della polizia combinate con l'uso della dotazione personale: armi da fuoco, bastone della polizia estensibile, Kubotan e manette come elementi di immobilizzazione; recupero della posizione da terra ad eretti e da in piedi a terra, a seconda della situazione, e l'adattamento. Spiegato in dettaglio dalle basi del sistema, con uniformi e dotazione, per finire con il soggetto ammanettato. Un lavoro senza precedenti nei sistemi di intervento della polizia.

I cosiddetti "attacchi feroci" non sono gli attacchi puliti e diretti che di solito si allenano, ma quelli fatti da professionisti del combattimento di strada. Loro sanno che le vittime si aspettanoi alcuni tipi di attacco, quindi modificano i loro movimenti rendendoli più brevi, sorprendenti e letali. In questo nuovo DVD del maestro Alain Cohen studiamo il modo di fermarli con le nostre tecniche di Krav Maga: minacce con una pistola nella parte posteriore, al collo, con le mani legate, strangolamenti, presa Doppia Nelson dal retro. varie situazioni di attacco e minaccia con un coltello quando l'individuo è molto vicino o siamo sul pavimento, le esecuzioni con un coltello o una pistola, attacchi da più aggressori ed esercizi di scorrevolezza per la corretta applicazione di chiavi di braccio. Un lavoro che non cerca la qualità tecnica quanto l'efficacia, in quanto, in definitiva ci battiamo per la nostra vita e il nostro obiettivo è che l'aggressore sia finalmente a terra e che noi possiamo fuggire.

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Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.


Este DVD de primeros auxilios es una herramienta indispensable para todos los practicantes de Artes Marciales que tarde o temprano se encuentran con situaciones en las que hay que “ayudar”. En cada escuela en la que hay luchas, combates, o simplemente contacto físico duro ha habido algún estudiante o instructor que ha sido golpeado o ha sufrido alguna lesión. Puede que hayan sido noqueados, que hayan tenido dificultades respiratorias, calambres mareos, musculares, nauseas, o cualquier otra dolencia provocada por un entrenamiento lesivo. Los “accidentes” son reales y hay que subsanarlos cuanto antes ya que la disfunción causada puede duplicar a la provocada por un simple accidente. ¿No debería ser esta información obligatoria para todo “instructor” simplemente para preservar la seguridad y bienestar de los estudiantes? Este DVD es el primero de una serie de trabajos a cargo del Maestro Pantazi, centrados en el “otro lado” del Kyusho, ese lado que presta atención a las ciencias de la “energía” de la salud y del bienestar, no sólo aplicables en el Dojo, sino también en el día a día con vuestros seres queridos y la gente que nos rodea.

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Punti Vitali Kyusho (il punto vitale) dello sviluppo dell'energia. "Prima di tutto bisogna sapere che cosa è il punto vitale per l'energia interna, non è qualcosa di magico o mistico, è una realtà biologica e universale." - Evan Pantazi Il lavoro o sviluppo dell'energia è in corso da quando l'uomo ha cominciato a svilupparsi. Le culture antiche hanno creato metodi per lo sviluppo e la preparazione personale non solo attraverso l'energia degli elementi naturali come il sole, ma anche da ciò che emerge dalla terra e dallo stesso corpo. Le culture antiche non solo sapevano utilizzare queste energie naturali meglio dell'uomo moderno, ma non erano neanche contaminate dalle energie elettroniche e dalle numerose onde energetiche che abbiamo creato. Queste nuove onde hanno distorto i nostri sensi e si sono rese responsabili di stress e altre malattie che soffriamo oggi. Ma l'uomo antico non subiva queste distorsioni, e quindi era in grado di

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Testo: Evan Pantazi Istruttore di Yoga: Carolina Lino - Ponta Delgada, Azores Foto: Tiago Pacheco Maia - Ponta Delgada, Azores sentire e di coltivare l'energia del corpo per essere in armonia con il mondo naturale. Le testimonianze scritte di quei tempi non sono molto abbondanti, la maggior parte sono andate perse, ma rimangono alcune illustrazioni disegnate o scolpite nella pietra a testimoniare queste attività. Non è chiaro dove o quando abbiano avuto origine o si siano organizzate queste discipline rese disponibili per le successive generazioni, ma ci sono prove sulla pietra dell'esistenza dello Yoga nell'epoca antica, le raffigurazioni più antiche delle posizioni scolpite risalgono all'anno 3.000 aC circa. Quindi partiamo in questo modo con il nostro tour del metodo Yoga per lo sviluppo energetico per poi tornare all'antica Cina, la più grande produttrice di arti marziali che si conosca. In linea di principio, dobbiamo metterlo in rapporto con le arti marziali, in particolare quelle che usano forme o sequenze di movimenti preimpostate, dal momento che molti di questi movimenti derivano dalle antiche posizioni yoga. Da queste posizioni e

dalle sequenze di movimenti nasce l'arte di coltivare l'energia e la fluidità, ognuna di esse ha un motivo specifico e una influenza biomeccanica. Dopo aver lavorato ogni posizione yoga e spiegato il valore e il beneficio energetico per il corpo di ogni posizione, potremo cominciar a lavorare l'energia con i metodi moder ni cinesi, sviluppando gli esercizi e aggiungendo nozioni di fisica quantistica per adattare completamente il sistema ai tempi moderni. Poi inseriremo loro nelle Arti Marziali, nella la Salute, e anche nella nostra vita personale. In tutte queste arti e pratiche ci sono molte chiavi, dalle più semplici alle più complesse che ne sono inerenti e simili. Queste chiavi non sono limitate allo stile perché sono processi anatomici che ci permettono di essere a conoscenza dell'energia che fluisce in ogni individuo in gradi diversi. Questa energia è la stimolazione elettrica del cervello e del sistema nervoso ed è relativa alle vibrazioni esterne o le manifestazioni dell'energia intorno a noi. Il Kyuso ha trasformato le vecchie percezioni e dando una più profonda


comprensione, attraverso lo studio coordinato delle Arti, l'Anatomia e le Scienze. La maggior parte di quelli che lavorano il corpo o praticano lo yoga o le arti marziali, ragionano in termini di Chi, Ki o Prana. Gli elettricisti, meccanici o ingegneri hanno molte altre definizioni di ciò che è energia. E per portare avanti questo discorso, gli scienziati, i fisici e gli astronomi, hanno già un'altra visione o definizione di ciò che è energia, della sua origine e di come si muove o viene trasferita da un luogo o da un oggetto in una forma o in un altra. Dobbiamo riconoscere e capire che una fonte o un tipo di energia che viene trasformata in un'altra forma di energia (ad esempio energia elettrica che diventa calore), crea un'altra forma di energia (radiazione). Questo è vero in ogni manifestazione o creazione di essa. Ora, tutte queste energie, trasferimenti, generazioni e conversioni, hanno un'unica radice che è l'essenza o nucleo di tutta l'esistenza universale. Questa essenza singolare è il punto vitale (Kyusho) dello sviluppo energetico per la società moderna.

Un estratto dal mio secondo libro sul tema (2005): Elettricità corporea Per studiare il Kyusho in modo efficace è necessario comprendere che il corpo è un sistema elettrico, in cui il cervello è la fonte, la colonna vertebrale è l'interruttore, e i nervi periferici sono lo schema dei cavi. Quando il cervello produce un impulso elettrico viene inviato ai nervi spinali che alla sua volta lo trasmettono al nervi periferici. Questo produce lo stimolo che avvia la tensione muscolare e anche la funzionalità del supporto vitale interno degli stessi organi interni. Una carica positiva deve avere una carica negativa per essere efficace, perché le cariche opposte si attraggono e le cariche uguali si respingono. Questo può essere facilmente dimo s t rat o mettendo due cariche mag netiche insieme, ad esempio, se si avvicinano due cariche negative o due positive, si forma un campo elettrico attorno ad esse e si respingono. Mentre se si mette la carica positiva insieme a una negativa, entrambe le cariche si attraggono e si uniscono a formare un elemento compatto.

E questo .... Dopo aver compreso il Chi, Ki, Prana, ecc., ora ci concentriamo su come adattarlo alle arti marziali, alla guarigione, alla salute e ad altre applicazioni per la vita . Quando siamo in grado di sentire il nostro campo elettromagnetico ed unire e attrarre i campi magnetici di altre persone, saremo pronti a trovare un modo per muovere questo campo elettromagnetico, prima all'interno di noi stessi, e poi negli altri. Attraverso questi articoli, cercheremo di scoprire le chiavi per sbloccare il vostro potenziale in questo campo. Vi aiuteremo attraverso domande come: Lo sapevate che l' Hara non è il migliore o il più efficace centro di energia? O che preservare l'energia non è la cosa migliore per la salute? Quindi, inizieremo con lo Yoga e proseguiremo attraverso il Chi Kung fino a raggiungere le forme delle antiche arti marziali. Questa conoscenza non è pubblica, ma Budo International ci ha permesso ancora una volta di mostrarla in queste serie che seguono, come abbiamo già fatto con il KyushoJitsu o lotta con i punti vitali.

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6 DVD stupefacenti. Boxe per artisti marziali! Il miglior pacchetto di DVD sulla boxe mai realizzato!

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La Naginata è un'arma tradizionale usata dai Samurai del Giappone feudale, simile a una lancia con una lama curva. La sua pratica è simile a quella della Katana ed essendo più corta dello Yari, rende possibile l'esecuzione di un maggior numero di attacchi e difese e può essere manipolata in modo molto rapido ed efficace. In questo nuovo DVD, il Maestro Akeshi ci mostra nel dettaglio i 20 Kumidashi di Naginata e i 5 Kumidashi di Kihon, questi ultimi per creare un ponte tra la Naginata e la Katana e sottolineare le similitudini che esistono tra di esse. Questi Kumidashi sono eseguiti con Bokken che, a causa del suo peso, risveglia i muscoli sopiti, i quali aiuteranno in modo decisivo il comportamento e l'evoluzione tecnica di entrambe le armi. La Naginata colloca gli allievi di Arti Marziali davanti a un nuovo scenario di distanze, pesi e mobilità e il suo studio deve essere considerato prioritario per gli amanti del Kobujutsu, perché enfatizza le sensazioni, l'equilibrio e la forza, affinché tutte siano gestite con fluidità.

Dave Kovar, consumato artista marziale e Cintura Nera in 6 stili di Arti Marziali, possiede un'esperienza di più di 30 anni in attività di insegnamento. Professore di Kenpo, ebbe l'occasione di imparare con alcuni dei migliori, e in qualità di Maestro di maestri fuori e dentro il tatami ha sviluppato un metodo unico di insegnamento che offre all'Istruttore la capacità unica di aiutare gli allievi a migliorare le loro abilità e ad aumentare la fiducia in se stessi, la disciplina e il rispetto. Allenando differenti sistemi, presto o tardi si giunge alla conclusione che, al margine dei rituali e le tradizioni, nella loro essenza, le Arti Marziali sono molto simili tra loro, possono all'inizio approcciare le cose in modo differente, ma generalmente giungono alle stesse conclusioni. In questo modo usa il Kenpo come base per mescolare tecniche e teorie di altri sistemi, di fronte ad attacchi basilari universali come punto di partenza. In questo DVD ci mostra le combinazioni di doppio pugno, sequenze di difesa personale progressiva, "Kenpo 6" o esercizi interattivi con compagno e tecniche di punti di pressione. Uno spirito indomito nella ricerca dell'eccellenza che ha dato già magnifici frutti.

Il Maestro Montana, insieme al suo team d'istrutori, ancora una volta ci sorprende con questo DVD che mostra i concetti e le tecniche di base con il Sarong da un punto di vista occidentale, ma senza dimenticare le sue radici indonesiane. In questo DVD si studia in diversi metodi di lavoro l'aspetto tradizionale, attraverso le tecniche di polizia e militari in un modo educativo, facile e conveniente con i passi da seguire, a partire delle modalità di presa, tecniche di gamba, mano vuota e una particolare attenzione sul disarmo di coltello e bastone, per finalizzare con il Kerambit in simbiosi con il Sarong, collegandosi così con il precedente lavoro sul coltello a doppio taglio indonesiano e filippino. Scopri la nobile arte del Sarong, abbigliamento e arma invisibile caratteristica in Indonesia e nelle Filippine, due delle influenze e pilastri del sistema MTS. Dopo aver appreso le sue applicazioni, in generale, è possibile adattarlo al tuo stile personale, ampliando la propria attività di ricerca e sviluppo, con una vasta gamma di possibilità. Con la pratica costante, il sarong entrerà a far parte del tuo sistema in modo libero e intuitivo. (Disponibile in spagnolo-inglese-francese)

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Grandi Lottatori

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Medaglia d'oro alle Olimpiadi di Seoul 1988 Campione del mondo dei pesi massimi

Ray "Spietato" Mercer "Intervista esclusiva con uno dei grandi della boxe che ha osato con le MMA, Medaglia d'Oro Olimpica, e con una carriera favolosa, in occasione della presentazione dei suoi 6 DVD per imparare la boxe" Budo International: Parlaci un po' della tua vita e come hai deciso di produrre questi DVD Ray Mercer: Beh, sono stato campione olimpico di Seul 1988, vincendo tutte i miei incontri con il KO. Sono stato il primo soldato a vincere una medaglia olimpica come parte del servizio attivo. Poi sono diventato pugile professionista e sono riuscito a vincere il campionato del mondo dei pesi massimi della Organizzazione Mondiale di Boxe WBO. Quando salivo sul ring ero sicuro che stavo per vincere perché portavo il mio amuleto di buona fortuna nello stivale sinistro. È un amuleto molto importante per me, l'ho avuto sempre con me da quelle Olimpiadi, poi quando sono diventato un professionista in WBO e sempre mi è andata molto bene. Questo amuleto è importante anche perché mi aiuta in tutti i momenti a non dimenticare chi sono e cosa ho ottenuto. Sono stato l'ultimo heavyweight a vincere la medaglia d'oro olimpica e sono stato il settimo pugile americano a vincere la medaglia d'oro olimpica. Credo pertanto che il mio potenziale parli per sé stesso e tutti quanti quelli che vedranno questa serie di DVD, sappiano che quello che c'è in essa è reale. B.I.: Ti prego di parlarci ancora della tua vita e della tua carriera pugilistica R. M.: Sono nato a Jacksolville, in Florida, il 4 aprile 1961. La verità è che ho avuto un'infanzia molto felice. Mio padre era un militare, mia madre era una casalinga e vivevamo tutti insieme, mia madre, mio padre, mia nonna, le mie quattro sorelle ed io. Mi ricordo quando avevo 6 anni, quello che facevo con i miei amici, quando giocavamo e andavamo tutti insieme al candy store a comperare delle caramelle… Mi ricordo dei Natali e di tante altre cose felici legate a quel tempo. Quando avevo circa 9 anni, mio padre tornò dal Vietnam, fu assegnato a una caserma in Georgia, per cui ci siamo trasferiti lì. Mi è piaciuto quel posto, mi ricordo tante cose positive, mi ricordo che andavo in bicicletta ed a nuotare con i miei amici. È stata un'infanzia molto felice. Mi ricordo alcuni scontri con le mie sorelle, specialmente con le mie sorelle maggiori, e questo mi servì d'aiuto per poi

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Grandi Lottatori sviluppare le mie abilità nella boxe. Quando avevo circa 15 anni, mio padre fu assegnato in Germania. Di quella epoca mi ricordo i capelli afro, la disco music e l'Istituto dove ho giocato a calcio, che a quel tempo era il mio sport preferito. Giocavo a calcio e non facevo nulla di pugilato, mi ricordo che la mia squadra è rimasta imbattuta per 2 anni. Poi siamo ritornati negli Stati Uniti, dove mi sono iscritto all'Accademia di Richmond e un paio di anni più tardi e dopo di aver fatto alcuni piccoli lavori senza importanza, mi arruolai nell'esercito. Ho amato essere nell'esercito. La vita era dura, richiedeva molti sforzi, alzarsi presto, marciare, pulire, allenarsi…, era difficile, ma mi è piaciuto. Devo molto al mio periodo nell'eserci-

to. In quel periodo ero di stanza in Germania, ed è stato in quel paese dove mi sono avvicinato alla boxe e mi sono unito alla squadra, nella quale ero l'unico peso massimo. Ho iniziato ad allenarmi con la squadra, mi sono stati insegnati i fondamentali dei colpi, delle posizioni, delle finte... tutto, e ben presto ho cominciato a combattere. Nello stesso anno in Germania ho partecipato a 13 match e ho ottenuto un record di 13 vittorie e 0 sconfitte, è stato un gran momento. Amavo la boxe e c'era un sacco di gente che amava venire a vedermi combattere, ho imparato molto e ho avuto alcuni grandi allenatori, alcuni di quegli allenatori erano per me come figure paterne. Ho prestato attenzione a tutto ciò che mi hanno detto, ho a n c h e seguito i loro consi-

gli al di fuori dal ring, queste è una delle cose che mi ha reso campione. B.I.: Qual è stato il tuo combattimento più difficile? R.M: La mia lotta più dura fu contro Bert Cooper, un combattimento a 12 rounds che mi lasciò molte conseguenze: ho subito un taglio nel labbro, ferite multiple in faccia, mi sono rotto alcune vene della mascella che mi ha fatto sanguinare molto. Mi ricordo un'immagine del dopo match in cui Bert Cooper ed io eravamo nell'infermeria curandoci le ferite del combattimento. Mi ricordo che due giorni dopo il match dovetti andare in ospedale perchè che mi sentivo molto debole e avevo la febbre. Ero anche molto disidratato a causa del combattimento e della dura preparazione: una strategia che consisteva di cercare di


Grandi Lottatori restituire tre colpi per ognuno che incassavo, dovetti sforzarmi molto per adempire tale strategia. Fu una lotta dura, riconosciuta come il match dell'anno. Stiamo parlando dell'anno 1990. B.I.: Ci parli per favore di Bert Cooper, il tuo rivale di quella notte. R.M.: Bert Cooper è stato un grande combattente, un pugile molto duro, veloce e resistente. Potrebbe portare molti ganci di seguito senza problema. Era anche un buon incassatore, io gli portai molti colpi quella notte e lui sopportò molto. Credo che il suo stile di combattimento fosse come quello di Joe Frazier. Che razza di lotta ho dovuto fare contro lui! Per me è stato come i combattimenti di Mohammed Ali. B.I.: Quale è stato il momento più importante nella tua carriera? R.M.: Il titolo di campione di heavyweight del mondo è stato molto importante per me, ma io preferisco sicuramente la Medaglia d'Oro alle Olimpiadi di Seoul. I Giochi Olimpici sono un evento al quale tutti vogliono partecipare. Io ero un membro dell'esercito, rappresentavo il mio paese, in un primo momento non pensavo che potrei vincere, ma mi sono allenato molto duro, ho dato retta a tutti i miei allenatori e ho guadaganto la fiducia sufficiente per vincere. Quando guadagni una medaglia olimpica tutti si fissano su di te, tutti gli occhi sono puntati sui Giochi Olimpici. Quando sono diventato un professionista e sono riuscito a vincere il campionato del mondo, fu molto bello ed emozionante, credevo con quella vittoria di avere tutto ciò che potevo desiderare, ma quello che ho sentito quando ho vinto la Medaglia d'Oro alle Olimpiadi è incomparabile. È davvero meraviglioso andare alle Olimpiadi con tutti gli atleti che rappresentano il tuo paese e ritornare con una medaglia d'oro. Quando ero un bambino non facevo la boxe e non avrei mai pensato di farla, ma vedendo alla TV il pugilato ai Giochi Olimpici pensavo di quanto grandioso fosse per i pugili che avevano guadagnato l'oro. E come tutti i bambini, sognavo di guadagnare una medaglia d'oro in qualsiasi sport, e quel sogno si è finalmente avverato. Ecco perché affermo che la medaglia d'oro è il più grande sucesso della mia carriera. E tutto il mondo me lo ricorda. B.I.: Qual è il tuo ricordo migliore di quell'evento? R.M.: Il mio ricordo più bello è il momento in cui ero sul podio con la medaglia d'oro appesa al collo, ascoltando l'inno nazionale del mio paese. Stavo piangendo di emozione, anche mia madre, che assistette ai Giochi, piangeva ed anche mio padre seduto davanti al televisore di casa stava piangendo. Tutti eravamo commossi, io affe-

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B.I.: Qual è la tua tecnica preferita?

rrai la medaglia per morderla e tutte queste cose che si fanno quando si ottiene una medaglia. Questo è il mio ricordo migliore. Inoltre, il fatto che i coreani cercassero di intimidirci, sportivamente parlando, ha dato ancora più valore a quella vittoria. Essere sul podio ai Giochi Olimpici ricevendo la medaglia d'oro è qualcosa di indimenticabile.

R.M.: La mia tecnica preferita è il Jab, mi piace usare il jab per andare sempre avanti e mantenere la pressione sul mio avversario. Se io li premo è molto più facile che lui commetta un errore che mi consenta di metterlo K.O. o di restare in vantaggio nel combattimento.

B.I.: Quali pugili consideri che sono stati i più importanti nella storia di questo sport?

B.I.: Raccontaci qualche aneddoto divertente che ti è successo durante la tua vita pugilistica.

R.M.: Penso che i migliori siano stati Mohamed Ali, George Foreman e Joe Frazier. Sono stati i migliori pugili di tutti i tempi. Certo, ce ne sono stati altri molto importanti e molto buoni, ma penso che questi siano davvero i migliori ed i più importanti in questo sport. Sono i pugili ai quali ho prestato attenzione in modo speciale; hanno avuto una grande influenza su di me all'inizio della mia carriera pugilistica. Erano molto duri, potevano tranquillamente sopportare 15 assalti e avrebbero sopportato di più se fosse stato necessario; portavano guanti più piccoli, erano più in forma e colpivano più forte. Quando parlo di boxe mi vengono sempre in mente questi tre pugili. George Foreman, Joe Frazier e Muhammad Ali. Però vorrei distaccare quest'ultimo: credo che Mohamed Ali sia al primo posto e poi George Foreman e Joe Frazier. Se dovessi mettere in evidenza una caratteristica per ognuno di essi, sceglierei il gancio di Joe Frazier, la velocità di Ali e la potenza di George Foreman. Erano combattenti instancabili, combattevano fino alla fine e mai si arrendevano. In realtà penso che i combattenti del giorno d'oggi perderebbero se dovessero confrontarsi con loro, perché erano lottatori più forti, che combattevano in condizioni più severe.

R.M.: C'era in un combattimento contro Tomy Morrison, è iniziato molto forte, mi ha attaccato come un leone, ha cominciato a tirarmi pugni al corpo, nel secondo colpo allo stomaco, ho tirato una scoreggia. Io non me ne resi conto, continuò il combattimento e quando suonò il campanello e ritornai al mio posto, la gente nel mio angolo rideva, l'avevano sentito e me lo dissero. So che non è la prima volta che accade in un ring, ma la verità è che in quel momento non l'ho trovato così divertente, comunque dopo tutto questo tempo, posso dire che è stato l'aneddoto più divertente che mi sia accaduto in un match.

B.I.: Che cosa pensi che sarebbe successo se avessi affrontare questi combattenti? R.M.: Se dovessi combatere con loro, farei allenamenti più duri di quelli che faccio adesso per combattere contro i pugili attuali. Se dovessi affrontare Mohamed Ali, farei nello stesso modo che ha fatto Joe Frazier, esercitando una pressione tale da non permettergli usare il suo jab esplosivo e la sua velocità. Se dovessi combattere contro Joe Frazier, penso che sarebbe una guerra... Quest'uomo ha sempre applicato pressione ai suoi avversari, portanto pugni continuamente; sarebbe un match di potere contro potere, dovrei tentare di metterlo K.O., altrimenti non potrei vincere mai. Se dovessi mettermi di fronte a George Foreman, lavorerei soprattutto sulla potenza. Ma non per buttarlo giù direttamente, ma per esaurire la sua resistenza con colpi potenti, e allo stesso tempo eserciterei il mio gioco di gambe per eludere i suoi attacchi.

B.I.: Cos'è il meglio e il peggio di essere un pugile professionista? R.M.: La cosa migliore circa essere un pugile professionista è che ti pagano per fare qualcosa che ti piace. E la cosa peggiore è che ti picchiano. Beh, sul serio, il meglio è il riconoscimento del pubblico e degli appassionati. E la cosa peggiore è quando ti alleni duramente, prepari accuratamente il combattimento, ti sforzi al massimo sul ring e alla fine del match i giudici decidono di dare la vittoria al rivale, questo è quello che mi piace di meno. B.I.: Contro chi ti sarebbe piaciuto combattere? R.M.: Mi sarebbe piaciuto molto combattere contro Mike Tyson, credo che sia stato un pugile eccellente. In realtà stavo per combattere contro di lui, era già tutto preparato, ma alla fine hanno deciso che dovevo combattere contro Lenox Lewis. B.I.: Perché hai deciso di partecipare a gare K1 e MMA? R.M.: Bene, ho capito che la mia carriera nella boxe stava per finire, ma avevo ancora la forza e l'energia di continuare a fare delle cose, perciò ho considerato questo tipo di sport come un'occasione per continuare a mantenermi attivo, e perché no, anche per continuare a guadagnare soldi. B.I.: Ti ringrazio molto per aver condiviso le tue esperienze con noi e per aver collaborato con la nostra rivista. R.M.: È stato un piacere.


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DVD Arti marziali

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In questo nuovo lavoro sul Sistema S.H.O.O.T., i protagonisti indiscutibili sono i suoi istruttori, le persone che dedicano la loro vita a insegnare S.H.O.O.T., che hanno avuto il coraggio di fare l'importante passo di trasformare la loro Vocazione nella loro Professione attuale e dimostrare a tutto il mondo che si può vivere degnamente del mestiere di Istruttore di autodifesa. In questo DVD, ogni Direttore delle 41 Accademie di S.H.O.O.T. che esistono al giorno d'oggi, ci insegna qualcuna sulle tecniche di lotta del Corso Basilare di S.H.O.O.T., esempi che abbracciano tutte le aree del combattimento che si eseguono contro un avversario disarmato, sempre sotto l'impostazione del più stretto realismo, dove spesso è stato provato questo Sistema di lotta, attraverso la partecipazione dei suoi combattenti a Tornei Internazionali di differenti sistemi di combattimento. Colpi, proiezioni, lussazioni, strangolamenti assolutamente efficaci, però molto semplici da imparare e da applicare, mostrati da questi sperimentati professionisti dell'insegnamento.

Chi ha detto che la lotta è pulita? Questo DVD si concentra sull'applicazione dell'inganno per la sopravvivenza nelle strade. Un qualcosa che solitamente la gente percepisce come “lottare sporco” è in realtà un arsenale di tecniche estremamente pratiche in questo tipo di situazioni, come sputare, mordere e pizzicare. Qui, la tua sopravvivenza dipende da quello che farai per liberarti e cercare aiuto; è allora che il mordere, lo sputare o il pizzicare, azioni naturali della nostra vita quotidiana, possono salvarci da una situazione di pericolo. Il Gran Maestro Robert L. New, 9° grado Kajukenbo, un'Arte leader della ricerca dell'efficacia al di là dei limiti degli stili, ci presenta questo lavoro focalizzato sulla più pura efficienza pratica. New ha praticato diverse Arti come Kung-Fu, Hapkido, Judo, Kendo, Kyokushinkai, ShoreiRyu-Kenpo e Matsubayashi Ryu, tra le altre, e ha allenato l'esercito e in particolare l'Unità delle Forze Speciali (1976-2009) in tattiche di combattimento.

Le mentalità cambiano. I tipi di aggressione si evolvono, e l'immagine delle Arti Marziali è ingrandita. Come risultato, il nostro Krav Maga, basato sulla semplicità, è "addolcito" da questi parametri, a rischio di un meticciato piuttosto vantaggioso. Così si può trovare un Krav Maga con una tendenza Aikido, o pure mescolato con Kali Filippino. Tutto questo ha un impatto positivo in quanto si tratta di un metodo "vivo". Tuttavia questo è l'elemento chiave che non deve essere dimenticato che consentirà al Krav Maga di conservare la sua specificità: il Krav Maga si basa sulla "Phase One", un movimento di difesa ed attacco allo stesso tempo, in una sola volta. La regola è semplice: nella strada, il tempo è contato e così i nostri movimenti, difatti, nel migliore dei casi, possiamo eseguire solo uno o due movimenti. Dunque il movimento di Phase One dovrebbe rimanere il più semplice possibile, un riflesso istintivo o facilmente assimilabile. Krav Maga autentico, semplice, efficiente ed esplosivo, dalla mano di uno dei nomi che suonano con più forza sul panorama internazionale della auto-difesa, sia in Europa che in America, Alain Cohen. (Disponibile in spagnolo-inglese-francese)

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Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.


Le tecniche di contrattacco Se c'è una caratteristica peculiare delle arti marziali filippine, o meglio, di alcune delle sue aree, come per esempio l'Olisi o lo Stick, questa è la tecnicha di contrattacco. È come una partita a scacchi in cui tutti i sensi sono in allerta, in guardia, contando sulla risposta a una domanda, anticipandoci e portando il nostro avversario di arrivare al punto di essere catturato dalla nostra ragnatela. Il contrattacco fluisce senza pensare, mantenendo fluidità costante e sensibilità sulla pelle, dove un ponte d'energia viene azionato delle forze opposte, che diventano complementari. Che saggezza si trova in questi esercizi apparentemente coreografici agli occhi del principiante, tutto perfettamente coordinato, controllato nei minimi dettagli in modo da non ferire il nemico, a meno che non si desideri altrimenti! Da tutta questa fluidità nasce un movimento improvviso che diventa un finale, dimostrando il controllo sulla materia, la potenza devastante di un bastone nelle mani di un “maestro eskrimador”. Non ci sono limiti per l'espressione personale, l'idee scorrono con assoluta convinzione, senza essere state programmate, così si stabilisce un dialogo di estrema ricchezza, con sfumature sublimi, creando uno spettacolo impossibile da ripetere; ogni movimento è unico, intrasferibile, che va in scena nel suo stesso momento, nasce e muore nel suo periodo di massimo splendore come il fiore di sakura, risvegliandoci alla vita consapevoli della fragilità del momento, della necessità di una continuità, sempre accompagnati dalle emozioni che sostengono il movimento. Il qui e l'ora sono rappresentati in un evento in cui l'osservatore diventa un complice in attesa del suo momento di gloria, di splendore, con la preziosa collaborazione del suo avversario-partner, il ponte che lo aiuterà a passare dall'altro lato, in cui la saggezza aspetta a braccia aperte, per restituirlo più saggio al punto di partenza, più vicino al Nirvana, riservato a qualche pochi eletti, che con la sua aura illuminano la via da seguire. Dal punto di vista tecnico, la dinamica del movimento si rende reale nell'attacco, la deviazione e il contrattacco senza interruzione, a volte con uno schema fisso, contra ombreggiata, pugno ombreggiato, di tre o cinque movimenti, e, talvolta, in modo libero, aiutando l'avversario a non fallire, a non perdere il ritmo; la sensibilità è fondamentale, come la velocità e gli spostamenti, i blocchi, le finte, le prese, risorse che utilizzeremo a modo di azione-reazione, sia con armi che a mano vuota. La somiglianza dei movimenti con il coltello, un bastone, oppure a mano vuota è travolgente; la differenza è nella distanza o nelle sfumature di ogni arma, a volte colpiscono, a volte tagliano ... il coltello può essere più lungo o più corto, con una lama o con lama doppia, ma i concetti rimangono lo stesso, non c'è bisogno di imparare a combattere specificamente per ogni occasione. Conoscere gli angoli di attacco, insieme ai tipi di blocco, il gioco di gambe e i movimenti basilari d'attacco e difesa, sarà sufficiente per cominciare a fluire, per imparare a muoversi sul campo usando al nostro vantaggio la conoscenza dei triangoli, rombi, cerchi, x, otto, croci, e tutto un simbolismo complesso che ci aiuta a interpretare e capire il come e il perché di ciascuna delle tecniche che ogni giorno impariamo dai nostri insegnanti. In breve, i contrattacchi sono risposte casuali continue, prodotte da una semplice azione iniziale, per reagire ed allargare se stessa in modo esponenziale senza limitazioni, con infinite possibilità e risorse così ampie quanto la nostra percezione ci possa permettere. Tutto questo ci porta alla difesa personale, all'esecuzione sublime di una tecnica particolare o finale. La lotta reale non è sottoposta a regole, o pesi, o stili. È vero che la pratica di qualsiasi Arte Marziale con un aiu-

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tante esperto nello stesso stile, rende grandi risultati, ma la vita reale è tutta un'altra storia, anche se è la stessa pratica (benché priva di onore e sostenuta dal tradimento e la rabbia) dei nostri allenamenti, sebbene gli attacchi seguano diversi modelli e le conseguenze siano sempre negative per entrambi le parti. In queste circostanze, la conoscenza delle tecniche di contrattacco ci mostrerà durante il combattimento che non ci sono colpi sconosciuti. Riconosceremo il linguaggio universale che ci permetterà di interpretare e rispondere a un'azione inaspettata. Tentativi ed errori, questo deve essere il nostro slogan; non è possibile vincere sempre, ma possiamo dare il meglio di noi stessi in ogni minuto dell'allenamento, migliorando giorno dopo giorno, godendo di tutto ciò che ci viene dato, ciò che non può essere comprato, che ci fa sentire bene senza pensare nel fallimento, nella vittoria o la sconfitta; dopo tutto, quante volte si combatte nella vita... Come dico sempre ai miei allievi: "Io non insegno a vincere, ma a convincere, soprattutto noi stessi piuttosto che gli altri."


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Testo e Foto: Salvador Herráiz, 7º Dan de Karate (Tokio, Giappone)

Reportage

Takashi Sasakawa, 78 anni, è il presidente della Federazione di Karate in Giappone, una organizzazione che sponsorizza da dopo la morte di suo padre, il miliardario Ryoichi Sasakawa, nel 1995. Importante uomo politico per anni, deputato, persino Ministro!, Takashi Sasakawa si è incontrato a Tokyo con Salvador Herraiz per mostrarci le loro opinioni sul karate e la sua scena.

PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE GIAPPONESE DI KARATE

TAKASHI SASAKAWA "L'UOMO DI GRANDE POTERE" na volta, durante uno dei miei primi viaggi in Giappone, negli anni '80, qualcuno mi ha disse: "Ryoichi Sasakawa non è un Ministro perché è proprio lui che nomina e revoca i ministri". Nel 1995 il magnate giapponese Ryoichi Sasakawa è morto all'età di 96, lasciando dietro di sé una vita dedicata alle sue convinzioni politiche (con un livello di attività e potere insolitamente ombroso), agli affari, ad una filantropia globale piena di lavori di beneficenza... ed al Karate, arte il cui spirito ha sempre mantenuto e sviluppato, anche se non l'ha mai praticato fisicamente. Nel 1964 Sasakawa aveva sponsorizzato e "costretto" i grandi maestri del suo tempo, Hironori Ohtsuka, Masatoshi Nakayama, Kenei Mabuni,

U

Manzo Iwata e Gogen Yamaguchi, a riunirsi fra loro per la fondazione della Federazione Nazionale. Prima di allora, il suo attivismo politico lo aveva portato in carcere dopo la Seconda Guerra Mondiale, dove aveva messo a punto il maggior successo della sua attività futura, scommesse su barche da regata. Filantropo internazionale, Sasakawa ha aiutato successivamente grandi cause attraverso l'Organizzazione Mondiale della Sanità, Nazioni Unite, ecc... ed era diventato amico di personalità come il Papa Giovanni Paolo II, l'ex presidente americano Jimmy Carter, re e principi, e molti altri personaggi molto diversi ma sempre di grande rilevanza internazionale. Nella sua vecchiaia e con i cambiamenti politici avvenuti in Giappone, Ryoichi ha perso forza e persino quelli che avevano

avuto paura di lui nel passato, hanno osato opporsi a un uomo già vecchio e debole inasprendo gli ultimi anni della sua vita. Non vi parlerò delle avventure del barone, dato che l'ho già fatto in molte occasioni nella rivista Cintura Nera. Oggi vorrei concentrarmi su suo figlio, Takeshi, erede della Federazione Giapponese di Karate (di cui è stato vice presidente per anni), che ha preso il posto da suo padre in un'organizzazione oggi, nel 2013, diversa, con altri obiettivi, altre persone,... ma anche con un potente Sasakawa in prima linea. Takashi Sasakawa è nato il 5 ottobre 1935, ha studiato alla Meiji University di Tokyo, fino al 1956, quando ha lasciato i suoi studi per dedicarsi agli affari delle barche da corsa che suo padre aveva cominciato. Sempre strettamente legato

Takashi Sasakawa, nel 2008, con il Maestro Keiichi Hasumi, 9º Dan Shotokan e Vicepresidente JKF, e Antonio Espinós, Presidente W.K.F.

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Reportage all'alta politica giapponese, è stato per molti anni all'interno del Partito Democratico Liberale. Pur non avendo ottenuto un buon risultato nel 1972 e nel 1983, è stato eletto nel 1986 dalla Prefettura di Gumma in qualità di membro della Camera dei Rappresentanti della Dieta del Giappone - come viene chiamata in Giappone la camera bassa - per la cui carica è stato rieletto negli anni successivi. Nel 1994, Takashi lascia il PDL e, insieme ad altri membri del partito, si unisce alla formazione della Nuova Frontiera con la quale collabora solo un paio d'anni prima di tornare a quella che fu la sua casa politica originale, diventando collaboratore del famoso Hashimoto. L'esperienza della Nuova Frontiera è stato breve, il partito venne sciolto nel 1997. Nel 2001 il primo ministro del Giappone, Yoshiro Mori, nel suo gabinetto secondo, offre a Sasakawa il posto di Ministro della Scienza e della Tecnologia, che ricopre per pochi mesi, in quanto Junichiro Koizumi presto sostituirà Mori come capo del governo e darà a Koji Omi il posto di Sasakawa. Nel 2003 Takashi è nominato Presidente del Comitato del Bilancio alla Camera dei Rappresentanti. Nel 2008, Sasakawa ricopre il posto di Presidente del Somuka, il Consiglio Esecutivo del Partito LiberalDemocratico, una delle tre posizioni più importanti all'interno del partito, ma viene sostituito da Ryotaro Tanose pochi mesi più tardi, quando Sassakawa perde il suo seggio. Da allora Takashi trascorre la maggior parte del suo tempo nella JKF. Ho incontrato Takashi Sasakawa personalmente qualche anno fa, nel corso di un torneo nazionale di Karate giapponese. Mi è stato presentato da Shigeo Kurihara, 7 ° Dan di Karate (Shotokan), alunno allora della Hosei University e Vice Presidente della Federazione Giapponese di Karate. Poiché a quel tempo abbiamo lasciato la nostra conversazione incompiuta, ora, qualche anno più tardi, è giunto il momento di sedersi tranquillamente con lui per completare la sua visione sui diversi aspetti del Karate. Abbiamo concordato di incontrarci alla nuova sede del JKF in Daiba, quartiere in una zona di Tokyo Bay, dove Sasakawa ha recentemente costruito un grande edificio con uffici di alto livello, camere confortevoli e due tatami molto ampi. Sono arrivato in un taxi guidato da una donna pazza che mi ha raccontato di essere una ballerina dilettante, e mi dava qualche yen quando qualche mia battuta la faceva ridere. Subito dopo è arrivato Sasakawa nella sua fiammante Bentley bianca guidata da un autista silenzioso. Budo International: Come vede l'evoluzione del Karate il suo massimo responsabile in Giappone? Takashi Sasakawa: Il Karate non è più giapponese, è diventato mondiale, è qualcosa per tutti. Ho avuto la possibilità di incontrare gli antichi maestri. Le nuove generazioni hanno bisogno di capire che l'Europa ha un grande peso nel mondo e nel Karate. L'Europa ha molti paesi diversi, grandi, piccoli ... ed una grande ricchezza culturale. B.I.: Qual è lo spirito e la filosofia del Karate moderno, secondo Lei?

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T.S.: Non importa se si fa kata o se si fa kumite. La base è la più importante. Non è neanche importante se i Karateka vincono o perdono nel campionato. La cosa importante è avere un buono spirito del Karate. Questo dovrebbe essere importante per tutti e soprattutto per i bambini e i genitori. Lo sport è una parte del Karate, ma questo da solo non è il Karate. Per essere in grado di prosperare nel Karate è necessario che dietro le tecniche sportive vi sia una filosofia giusta. È importante mantenere un corpo sano e una conoscenza dello spirito della armonia evitando l'ostilità verso gli altri. Solo in questo modo si può avere una vita piacevole. B.I.: Evoluzione, pur mantenendo alcuni valori. Parole importanti, considerando che provengono da una persona la cui responsabilità è in primo luogo l'aspetto sportivo del Karate, dopo tutto, questo è il compito delle federazioni, logicamente. Un duro lavoro, vero? T. S.: Il Karate dovrebbe essere educativo. Questo è la cosa più importante. Inizialmente il Karate era un'arte marziale di autodifesa contro i nemici. Ma ora è un mezzo educativo molto efficace che espande la cultura attraverso l'attività fisica sviluppando uno spirito elevato di cooperazione nella società. Il Karate dovrebbe sviluppare l'aspetto sportivo sulla base tecnica e della forza mentale. È un ottimo modo per plasmare il carattere della persona. Penso che sia importante conoscere la storia del Karate per riuscire a capire tutto ciò che è legato all'arte.


In alto a sinistra.: Takashi Sasakawa, Shigeo Kurihara e Salvador Herrรกiz, Tokio, 2012. Sopra: Nel Campionato per Bambini in Giappone, due anni prima. A sinistra: Sasakawa durante la fase finale della sua tappa politica, con Taro Aso e Hiroyuki Hosoda, nel 2009.

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B.I.: Ha lo stesso pensiero che aveva suo padre circa il Karate? T.S.: Il Karate è stato vietato nel passato, poi è diventato un sistema di autodifesa. Sento molto rispetto per la gente di Okinawa che l'ha mantenuto e sviluppato. Io rispetto quelli che hanno dedicato il loro corpo e la loro mente allo sviluppo del Karate, e quindi hanno contribuito alla pace nel mondo attraverso di esso. Non c'è prosperità nel mondo senza amore per la pace. Tutti dovremmo essere fratelli e sorelle. Questa ultima frase, che il suo padre Ryoichi proclamava spesso, appare in calligrafia kanji scritta dal magnate in grandi tratti su un dipinto di grosse dimensioni presente nella sala riunioni. B.I.: Qual è la cosa più importante della sua filosofia del Karate? T.S.: La cosa principale nelle arti marziali è il saluto, nel cui profondo dovrebbe esserci un grazie dal cuore. In Giappone, il giorno di Capodanno si ringrazia il sole. Dopo un combattimento si saluta l'avversario come ringraziamento per averci mostrato i nostri punti deboli, i difetti ... e per averci aiutato ad acquisire conoscenza, coraggio, pazienza. Quando si vive nell'abbondanza di beni materiali non si sente gratitudine per il sole, per l'acqua, per la vita quotidiana. Chi sente gratitudine si prende cura delle altre persone. Una questione interessante che chiedo a Sassakawa è perchè ci sono tanti maestri di Okinawa qualificati come 10° Dan da diverse organizzazioni, e non c'è nessuno nella JKF? B.I.: Che cosa pensi di questa differenza di opinione per quanto riguarda il 10 ° Dan? T.S.: In Okinawa ci sono diversi gruppi e tutti quanti concedono ai loro capi il 10 ° dan. È diventata una tradizione... Kurihara sensei interviene nella conversazione per aggiungere: “Nella JKF ci sono solo una manciata di 9 ° Dan, ma non c'è un 10 ° Dan ", ma in quel momento Sasakawa interrompe dicendo ironicamente: “Ce n'è uno, il Presidente: io!". Of course! Tutti abbiamo annuito ridendo. Non sembrano dare alcuna importanza a quello che fanno in Okinawa (le

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cose in Okinawa sono così, e qui è diverso, semplicemente), ma so per certo che anche nell'isola del Karate stanno prendendo in considerazione di non concedere questo grado così allegramente, in alcuni casi. Alcuni dei principali insegnanti mi hanno parlato di questa preoccupazione e possibilità. B.I.: Sembra che dopo tanti anni d'utilizzo del sistema Kata Shitei, questo sparirà nella competizione WKF. Che cosa ne pensa? T.S.: Il sistema Kata Shitei è servito al suo scopo ragionevolmente. In ballo ci sono cose diverse, come cha-cha-cha, ecc. Nel Karate, per esempio, c'è il kata Bassai, ma il problema è che ci sono molti diversi Bassai. È impossibile per gli arbitri di conoscere tutto e quindi il sistema Shitei svolge il suo ruolo. Ora, forse ci saranno alcuni cambiamenti in questo, ma ... Inoltre, nel Karate è molto difficile capire cosa sta succedendo e le cose stanno cambiando, sistemi, bandiere, ... Takashi pensa molto sulle questioni dell'arbitraggio e ha trascorso molte ore a guardare non solo tornei di Karate, ma anche judo, ecc., per cercare di trarre alcune conclusioni che possano assistere gli agenti giapponesi responsabili dell'arbitraggio. T.S.: È importante aumentare il livello tecnico degli arbitri per evitare gli errori che, purtroppo, si vedono ancora troppo spesso. Takashi Sasakawa è molto generoso, gentile, comprensivo e ben disposto, e sembra molto interessato ai miei scritti, mostrando un'ammirazione che, logicamente, mi lusinga. Certamente che mi sento orgoglioso del fatto che, apparentemente privo da qualsiasi impegno, Sasakawa guardi con interesse, pagina per pagina, tutti i libri e le riviste che gli ho portato. Gliene sono molto grato. Non c'è miglior apprezzamento per il tuo lavoro. Per te stesso... T.S.: È molto importante avere libri che ci permettano di mantenere il patrimonio delle tradizioni. Sasakawa è anche stupito nel vedere alcuni dati ed alcune foto nei miei scritti che non conosceva. Il suo stupore è


Intervista chiaro quando vede che io conosco bene i dettagli e le complessità di Karate. A volte, durante la nostra conversazione, Kurihara sensei e lui si guardano l'un l'altro come chiedendosi: "Ma ... come fa questo occidentale a sapere tante cose?” Hiroko Noguchi, la mia inestimabile amica, si è messa a dire scherzosamente: "Quando il JKF avrà bisogno di sapere qualcosa ... dovrò chiamarti, Salva", commento che ci ha fatto ridere tutti. Sfogliando uno dei miei libri, Sasakawa osserva che la prefazione è stata scritta da Espinos Antonio, che mi porta a chiedergli: B.I.: Ha incontrato Antonio Espinós? Che ne pensa circa il suo duro lavoro? T.S.: Antonio Espinós sta lavorando molto per rendere il Karate uno sport olimpico. Lo conosco ma non ho nessun rapporto con lui. Mi è stato presentato da Keiichi Hasumi tempo fa, e ci siamo incontrati qualche altra volta, ma non abbiamo mantenuto un rapporto. B.I.: E i Giochi Olimpici... si stanno avvicinando o allontanando per il Karate? T.S.: Penso che ci sia una probabilità del 90% che il Karate diventi uno sport

olimpico a Tokyo-2020, dato che ci sono altri sport minori che sono diventati olimpici con meno meriti. B.I.: Bene, per ora dobbiamo aspettare a che Tokyo, città candidata, riesca ad essere scelta. Nel 2013, il Campionato del Mondo WKF Cadetti e Junior si svolgerà in Spagna, nella mia città natale, Guadalajara. Ha intenzione di venire in Spagna per questo evento? T.S.: Se sono ancora vivo ci andrò ...” Mi risponde con un senso dell'umorismo piuttosto nero. B.I.: Sicuro che sará vivo! La vedo molto bene. Allora ci incontreremo lì. Conosce già la Spagna? T.S.: Sono stato in Spagna qualche anno fa. Ci siamo sbarcati durante una crociera nel Mediterraneo con alcuna delle mie figlie e nipoti. Mia moglie è morta molto tempo fa. Sono vedovo da 18 anni. Ho cinque figli. Dedico anima e corpo alla JKF, ma sono anche il presidente della Federazione di Karate di Tokyo. B.I.: Vorrebbe aggiungere qualcos'altro? T.S.: È molto importante che gli insegnanti di Karate trasmettano bene le loro

conoscenze dal momento che è una cosa che faranno per tutta la vita. In altre attività o posti di lavoro, l'impegno è solo per qualche anno, ma nel Karate è per sempre, quindi è molto importante farlo ed insegnarlo in modo corretto. Dopo la conversazione Sasakawa mi chiede: T.S.: Avete qualche impegno per cena? Vorrei invitarvi. Certo che mi piacerebbe ampliare notevolmente la conversazione, ma purtroppo stasera devo recarmi al dojo Shotokan in Kikukawa per ritrovarmi con Masamoro Koyama, un amico Karateka. T.S.: Sarebbe una cena sul presto, ma prima devo vedere se non ho altri impegni Alla fine, il magnate non può venire a cena con noi, comunque istruisce Hiroko Kurihara e Noguchi Sensei per portarci a festeggiare in un ristorante elegante e tradizionale a Ginza, dove abbiamo trascorso diverse ore mangiando, bevendo e chiacchierando animatamente su argomenti diversi. Poi, fedeli all'impegno, andiamo a Kikukawa per incontrarci con Masamoro san.

Sasakawa e l'ex Vice Presidente JKF, signor Hasumi.

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La Lotta Libera è considerata la forma di combattimento corpo a corpo più antica del mondo, è diventato nel tempo uno sport olimpico. La maggior parte dei lottatori professionisti di Vale Tudo o MMA hanno incorporato nel loro arsenale le tecniche di combattimento della Lotta Libera e la sua metodologia di allenamento. Ma avere la forza di un sollevatore di pesi in movimento non basta. La Lotta stile-libero (detta anche lotta libera), uno dei due stili di Lotta olimpica, è infatti cambiato per quanto riguarda la tattica e la strategia. È uno sport che, a causa della sua complessità tecnica, dovrebbe essere iniziato a praticare da giovani, perché il suo modo continuo di manovrare richiede un impegno costante e ben pianificato. Meto Kodavok ha avuto l'opportunità di allenarsi con vere e proprie leggende del Freestyle, è stato campione della Bulgaria, ha vinto numerose medaglie in vari tornei internazionali di Lotta e Sambo ed è un assiduo collaboratore della squadra spagnola . Questo video, nel quale partecipa Francesco Barcia, allenatore della selezione spagnola, è il primo di una serie dedicata a una disciplina che richiede non solo una costante evoluzione della capacità e la resistenza fisica e tecnica, ma anche una grande forza di volontà mentale e morale.

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Raúl Gutierrez IL TEMPO… "Siamo viaggiatori in questo mondo ... e andiamo incontro a noi stessi " Il terzo desiderio di Alessandro prima di morire è stato: "Voglio che le mie mani ondeggino nel vento, in modo che la gente possa vedere che siamo venuti con le mani vuote e che ce ne andiamo con le mani vuote quando abbiamo esaurito il tesoro più prezioso: il tempo ". Un amico mio (RIP) era solito dirmi che quello che più invidiava di me, era il modo in cui gestivo il mio tempo. Lui era prigioniero dei suoi molti obblighi, che aveva contratto lungo la sua intera vita. Una grande azienda con oltre 100 impiegati, una bella casa, una bella famiglia, problemi con l'alcol, il tabacco, le donne e i debiti, molti debiti; tutto ciò, oltre ad aver sbagliato tante altre cose nella vita. Ma chi non ha sbagliato, non una, ma molte volte nel corso della sua esistenza. Finalmente, il poveretto morì vittima di se stesso, avendo perso tutto, perfino la salute. Un triste finale ... Il mio grande e caro amico, allievo e rappresentante in Italia, Marcello Spina, mi dice spesso: "Sensei, tu hai veramente capito cos'è la vita." Nessuno di loro due ha ragione al 100%. La verità è che, come ogni essere umano comune, ho avuto bisogno di un LUNGO TEMPO per c o m i n c i a re a c a p i re c h i s o n o , perché sono venuto e verso dove mi rivolgo. Lo so che ho ancora bisogno di tempo per migliorare in molti aspetti della mia vita.. Grazie a Dio oggi mi sono svegliato, e così riesco a vedere le opportunità che q u e s t a n u o v a a l b a m i o ff re p e r "migliorare". "IL TEMPO" è il tesoro più prezioso che abbiamo, perché è limitato. L'uomo è in grado di produrre più di soldi, più prosperità, più benessere o altro, ma non può produrre PIÙ TEMPO. Quando dedichiamo del tempo ad una persona gli diamo una parte della nostra vita che non potremo mai recuperare; il nostro tempo è la nostra vita. Ma nello stesso modo, questa persona condivide con noi il suo proprio tempo. Il tempo è il miglior regalo che si può dare a qualcuno. Di solito lo diamo alla famiglia che amiamo, o a un buon amico. Tempo per generare, tempo per nascere, tempo per respirare e quindi esistere. Tempo per il nostro tirocinio, l'ammirazione, la contemplazione. Tempo per riflettere. Tempo per

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“Ridondare sul negativo porterà più negatività nella nostra vita. Rallegrarsi nei nostri successi significa entrare nei circoli positivi di prosperità, progresso e felicità.” ridere, piangere, soffrire o essere felice. A volte vorremmo ritornare nel passato, ma nel futuro vorremo tor nare più volte al presente. Il passato deve essere riesaminato solo per ricordare le cose buone che abbiamo fatto. Tutto ciò che rappresenta il dolore, il sacrificio, la sofferenza, gli errori, i danni causati a terzi, dovrebbe essere preso come una lezione per imparare a non cadere più negli stessi errori e per vergognarsi dei nostri fallimenti e delle nostre ingiustizie. Comunque, non fermarti. Pentiti, chiede perdono e cerca di non cadere un'altra volta; ma non insistere a tornare a stadi del passato che sono stati negativi. Ridondare sul negativo porterà più negatività alla nostra vita. Rallegrarsi nei nostri successi significa entrare nei circoli positivi di prosperità, progresso e felicità. Dicono che il tempo non è che lo spazio tra i nostri ricordi. In ogni caso, bisogna riflettere, cari amici e amiche. Tutto nella nostra vita ruota intorno al tempo. Nel corso della vita riusciamo a capire come fu prezioso il tempo che ci fu dato per la nostra esistenza. L'urgente necessità di avere il tempo per realizzare i nostri sogni, raggiungere i nostri obiettivi e, in tempi di crisi, avere il tempo sufficiente a soddisfare le nostre necessità immediate, per pagare i nostri debiti, per dare protezione alla nostra famiglia. Tempo che, in questi "tempi" recenti, né la banca né la giustizia ci possono dare. Il numero dei disoccupati è allarmante, e allarmante non è che un eufemismo. Il numero degli sfratti è terribile, la delinquenza sarà sempre in crescita se i signori politici, i banchieri, i ladri e i banditi in questo paese in particolare, non si prendono il tempo

per restituire tutte le cose che hanno preso e che non appartengono loro. Ora pretendono che la gente del popolo paghi per i loro misfatti, mentre gli tolgono il posto di lavoro, li buttano in mezzo alla strada e li feriscono nel più profondo della dignità umana. Nel corso del tempo visto che non gli viene concesso tempo nè soluzioni, si formerà un esercito affamato, stanco, astioso e pronto a privare di tempo e di fiato i suoi boia. Si spera che finalmente riusciremo a capire che solo una persona in grado di amarci con i nostri difetti, può renderci felici; che coloro che ci offrono la possibilità di combattere e avere successo, saranno meritevoli del nostro rispetto e gratitudine. Il governo e le leggi di questo paese sono sbagliate. Come pretendono che li rispettiamo quando ci fanno soffrire, ci stanno punendo e trascinandoci alla miseria più assoluta? Datemi solo un posto di lavoro e nel corso del tempo, con il mio sforzo e la mia volontà pagherò i miei debiti e riuscirò a vivere degnamente presso i miei. Ma alla fine, se continuate a picchiarmi, mi ribellerò contro tutti voi e verrò a prendervi, branco di banditi, senza scrupoli, dignità ed onore. Quale valore ha il tempo nelle mani di qualcuno che ha perso tutto? Cosa darebbe una persona morente sul letto di morte per ottenere un po' più di tempo? Cos'è il tempo per colui che ha appena perso un caro? Amici miei, mi rivolgo a tutti voi. A quelli che vivono senza strettezze, a quelli che hanno paura ogni giorno perché sentono che il vostro futuro e quello dei vostri figli è incerto, a quelli che non hanno un lavoro, a quelli che oltre a non avere un lavoro, si trovano a vivere sotto il tetto dei propri genitori, nonni, amici, in case di accoglienza, nella macchina o nella cruda strada. Ricordate sempre che uno dei più grandi patimenti ed una morte terribile sono stati subiti da un uomo di nome Gesù di Nazareth. Forse con la sua morte è voluto presagire che cosa vuole dire nascere sulla Terra. Quello che voglio trasmettervi è che, mentre siamo vivi abbiamo tempo per pensare, tempo per riflettere, creare ed agire. Dopo la morte non ci sarà più tempo. Almeno in questo piano fisico. Non abbiate paura, siate forti e uscite del vostro tempo negativo per aprire le porte di un Tempo degno e ben meritato.


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"Il pugno ha la forza e l'anima possiede la saggezza"

l Sistema del Choy Li Fut fondato nel 1836 da Chan Heung, avendo le sue radici nel sud e nel nord della Cina, possiede un grande arsenale pugilistico. In questo articolo ci concentreremo sulla descrizione dei cinque diversi tipi di pugno che personalizzano questo sistema. L'origine di questi cinque tipi di pugno si trova negli antichi monaci Shaolin del Sud e del Nord, come nei tre padri del Choy Li Fut: il Monaco ChoyFok, il Gran Maestro di Shaolin del Sud, Li Yau San, e il famoso guerriero di Shaolin del Sud, Chan Yuen Woo. Ogni gruppo di pugni inizia con movimenti chiamati Hoi Jong o “mani aperte”. I movimenti Hoi Jong sono stati creati come segni d'identificazione segreta tra i rivoluzionari del Choy Li Fut, durante il periodo della ribellione contro la dinastia cinese. I movimenti Hoi Jong sono di molti tipi, anche se ognuno ha il suo proprio significato, ce ne sono tre che sono i più popolari di tutti: l'Hoi Jong verticale, quello orizzontale e quello fisso. L'Hoi Jong verticale è caratterizzato dal movimento anteriore e posteriore dei piedi. L'Hoi

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Colonna di Choi Li Fut Le Cinque Radici dei pugni del CHOY LI FUT

Jong orizzontale muove non solo la parte posteriore, ma anche quella laterale, a forma di L. Il fisso rimane in una posizione e utilizza solo movimenti della mano. Il modello Hoi Jong di posizione cinque ruote e di pugno cinque ruote sono la forma stazionaria. Il primo pugno, che si attribuisce al Monaco ChoyFok, viene chiamato “Pugno del Leopardo” (a volte chiamato “Pugno del Drago Malvagio”). In questo tipo di pugno, le dita del praticante sono stese, sullo stesso piano della mano fino alla prima nocca e poi piegate in un pugno. Il pollice si posiziona lungo il dito indice per maggiorare la fermezza. Il secondo tipo proviene da Li Yau San. È un pugno chiuso nella forma usuale, con il pollice posizionato sul dito indice e la falange piegata in un angolo di 90 °. Il terzo pugno deriva dal terzo padre del Choy Li Fut, Chan Yuen Woo. Questo è il pugno classico dello Shaolin del Sud. Si forma un pugno normale e si appoggia il pollice ad angolo retto sulle dita che rimangono chiuse. Il quarto pugno è il più speciale, perché è stato creato dal maestro fondatore. È simile al Pugno di Leopardo di Choy Fok, ma quello di Chan Heung mantiene il pollice sotto le punte delle dita piegate, dove offre più supporto. Il quinto tipo di pugno è conosciuto come “Pugno ad Occhio di Fenice”. Si caratterizza perché in un pugno chiuso normalmente, il dito indice rimane allungato nello spazio tra il pollice, che forma un angolo retto rispetto alle altre dita. Ogni tipo di pugno definisce la personalità dell'insegnante che lo ha creato e le origini di studio dei padri fondatori del Choy Li Fut. Questi pugni hanno anche varianti, a seconda delle cinque diverse traiettorie e delle zona da colpire. Il pugno ha la forza e l'anima possiede la saggezza. Scuola Shaolin Choy Li Fut c/ Bélgica nº 11 local Tel.: 976533296 Zaragoza (Spagna)

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Quando siamo minacciati o aggrediti, l'autore porta spesso un'arma al fine di accrescere il livello di intimidazione, e questo ci costringe a essere attenti, preparati, così come a sviluppare una strategia per la prevenzione e la reazione ad affrontare in modo reale ed efficace qualsiasi accenno di violenza. Oltre ad avere un buon allenamento in qualche Arte Marziale o sistema di difesa, si può sempre utilizzare un qualsiasi oggetto quotidiano come arma improvvisata per essere pari all'aggressore. Jose Luis Montes, Master Internazionale di Auto Difesa, con 35 anni di esperienza nelle Arti Marziali e 25 anni nella Polizia Nazionale Spagnola, ha riversato la sua conoscenza basata su eventi reali, il risultato delle sue missioni internazionali, in questo lavoro che si compone di oltre sessanta serie tecniche con oggetti comuni così diversi come: penne, ombrelli, riviste, chiavi, portachiavi, cartelle, carte di credito, telefoni cellulari, cinture, scarpe, sedie, zaini, giacche o pure una padella. Un sistema efficace di tecniche di difesa personale che potrebbe salvare la nostra vita.

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Wolf Extreme Defense è un sistema di difesa multiforme istituito dal Maestro David Buisan, cintura nera 6 ° Dan di Fushih Kenpo, ed istruttore di difesa personale, che riflette la sua carriera marziale spalleggiata da due grandi maestri: Santiago Velilla del Karate e Raul Gutierrez del Kenpo. Un sistema efficace, semplice e veloce da imparare, poiché combina la versatilità del Kempo, la concentrazione del Karate, il JuJutsu, o gli spostamenti del Aikido, con le tecniche ed il lavoro offensivo e difensivo della Kick-Muay e della Boxe, il lavoro sull'energia interna, e una particolare enfasi sugli aspetti psicologici dell'autodifesa. In questo lavoro, il maestro Buisan ci presenta un arsenale completo di tecniche contro pugni diretti e circolari; afferraggi al collo, al bavero; afferraggi frontali, laterali e posteriori, ed un lavoro sull'anticipazione e sui punti di pressione. Un eccellente esempio di una generazione di insegnanti che sviluppano la nuova difesa personale del secolo XXI, sulla base dell'innovazione, della semplicità e dell'efficacia.

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Traduzione dal cinese: Lin Yan y Bruno Tombolato Foto: Francisco Lemonnier Website: www.shaolinspain.com Facebook: Shaolin.Cultural.Center.Spain

Passato, presente e futuro di Shaolin È un piacere speciale ed un onore avere regolarmente con noi, da questo numero, la firma di un Maestro che è senza dubbio il volto vivente della risurrezione di Shaolin, amato e rispettato in tutto il mondo, un regalo ai nostri lettori. l Tempio Shaolin è stato da sempre il simbolo delle arti marziali. Normalmente, associamo la parola Shaolin gioventù, energia e vitalità. Molti dicono che il Kung Fu di Shaolin è esterno (waijiaquan), altri dicono che è come un uragano che spazza la terra orientale, nella sua storia più che millenaria non è mai sceso dalla forza alla debolezza. 800-900 anni fa, il Kung Fu è arrivato in Giappone, Corea, e in tutta l'Asia meridionale, oggi ha viaggiato in tutto il mondo. Durante la dinastia Yuan, un maestro del Tempio di Shaolin, di nome Fuju, ha unificato il sistema di Taolu (forme) di Kung Fu; egli stesso ha preso la sua azione come un esempio ed ancora oggi stiamo usando il suo sistema didattico. Oggigiorno esistono varie arti marziali provenienti da maestri che abbandonano i loro antenati e creano il loro proprio stile. Dobbiamo riconoscere che, anche se molte arti marziali hanno uno stile proprio, molti di esse sono state influenzate dallo stile di Shaolin. Nel Tempio di Shaolin non ci sono diverse correnti. Se chiedete ai praticanti, vi diranno: “Pratichiamo lo Shaolin Gong Fu”. All'inizio, il Gong Fu è stato un modo per risolvere il problema della fatica dei monaci, per svegliarsi e incoraggiare se stessi, ora ha messo radici nel nostro popolo e dal nostro paese è uscito nel mondo. Negli ultimi cento anni, il Tempio Shaolin ha subito grandi cambiamenti. Nella sua lunga storia di oltre 1500 anni, ha attraversato diversi periodi di onore e di vergogna, ma il tempio rimane lo stesso.

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La gente dice: "La montagna Song Shan è un mistero, il Kung Fu di Shaolin è mistico." Kung Fu è il prodotto del Buddhismo Chan (Zen). Chan (Zen) è tranquillo come l'acqua, il pugno di Shaolin è forte come il fuoco, l'acqua e il fuoco ben integrati si completano a vicenda; attraverso la pratica del Chan (Zen) comprendiamo meglio il Kung Fu di Shaolin e attraverso il Kung Fu si sviluppa il Chan (Zen). Questo è ciò che gli artisti marziali dovrebbero veramente conoscere e imparare. Il Tempio Shaolin si trova ai piedi del monte Song Shan, la camera Da Xiong del tempio si trova nel centro di esso; se si cammina dalle quattro direzioni verso il centro, le distanze sono le stesse. Se si guarda dall'alto verso il basso, troviamo una figura

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simile alla lettera “S” (Fiume Giallo) e paesaggi della natura intorno formano un modello di Bagua (Ying Yang). Diciamo che il Fiume Giallo è nostra madre, in quanto nutre il nostro paese e il Tempio di Shaolin è come una culla: irradia energia, illumina il popolo, e porta la ricchezza culturale. Di fronte al tempio di Shaolin, ci sono cinque picchi, ad ognuno è stato dato un nome: "campana, tamburo, spada, bandiera e sigillo". Nell'antica Cina, questi cinque oggetti non mancavano mai quando si andava in guerra. Dietro il tempio ci sono altri cinque picchi chiamati Wu Ru Feng, che significa cinque seni. Questo nome rappresenta il seno della madre che ci nutre. Solo la natura avrebbe potuto costruire un posto così magico. Da quando il grande monaco Ba Tuo è venuto dall'India e ha costruito il Tempio Shaolin, e il monaco Da Mo ha istituito e sviluppato il Buddismo in Cina, fino alla dinastia Tang, si sono verificati molti fatti importanti, come quando Shaolin ha salvato l'Imperatore Li Shi Ming, da allora in poi, il Tempio è diventato sempre più famoso. Nella dinastia Song, l'imperatore Zhao Kuang Yin studiò a Shaolin, e creò il suo stile "Tai Zu Chang Quan", che ancora oggi i nostri monaci continuano a praticare. Durante la dinastia Yuan, ci sono stati otto principi che hanno imparato il Kung Fu di Shaolin. Tante celebrità ed eroi sono usciti di Shaolin! E tanti hanno contribuito con il loro impegno e pure la loro stessa vita in guerra per proteggere il paese! Nel XX secolo, alla fine degli anni '80, i monaci Shaolin hanno lasciato il paese per uscire nel mondo, facendo spettacoli di Kung Fu nella scena internazionale. Questi spettacoli hanno tanto sorpreso gli stranieri che hanno gridato: Shaolin è favoloso! Sembra un vento fresco che viene dal profondo del bosco, misterioso e speciale, che rinfresca il nostro cuore e piace alla nostra vista. Per permettere alla cultura Shaolin di continuare ad esistere così da poterla trasmettere, è molto importante la Fede. Shaolin si sta risvegliando, si sta evolvendo, abbiamo un'urgente bisogno di salvaguardare il suo patrimonio culturale. Dobbiamo anche affrontare le nuove esigenze delle persone e migliorare lo sviluppo di questa nuova società. Shaolin è un libro, un grosso libro, è un tesoro, un dizionario sacro. Fino ad oggi, ogni volta che lo leggiamo, anche se solo una piccola parte, ci aiuta. È un enigma che per migliaia di anni i saggi hanno studiato e sviluppato per il bene del mondo. Shaolin è in continua evoluzione.


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"Come posso insegnare alle persone a difendersi da attaccanti più forti o armati senza realizzare un corso di formazione complicato? Potrebbe non essere possibile o forse non consentito l'utilizzo delle armi, quindi sarebbe necessario utilizzare oggetti di tutti i giorni che abbiamo a portata di mano. "Con questa premessa, Peter Weckauf ha sviluppato un efficace sistema di difesa individuale e moderno con tecniche avanzate, focalizzato sulla popolazione civile, nonché sul personale di sicurezza, sulle donne o sui gruppi proffesionali ad alto rischio. L'SDS Concept contiene non solo le tecniche aggressive per la difesa radicale contro tutti i tipi di attacchi, ma offre anche una vasta gamma di tecniche di attacco, come tecniche di immobilizzazione, tecniche di punti di pressione contro la resistenza passiva, protezione a terzi, e molto di più.

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