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KYUSHO

POLICE GRAPPLING Il Maestro Pantazi e il Maestro Macarthy sono due degli insegnanti più richiesti attualmente nel mondo. Essi offrono una possibilità senza precedenti, perché chiunque possa ottenere riconoscimento e credibilità a livello mondiale nella venerabile arte del KyushoJutsu.

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OGAWA HA Più passa il tempo, più si ripete il concetto che non esistono più amicizie vere e genuine come quelle deliziosamente rappresentate nelle scene dei film sugli eroi leggendari. C'è chi dice che l'amicizia è passata di moda, e chi afferma che in realtà non è mai esistita del tutto. Siamo dunque destinati a un cammino solitario?

La lotta Grappling possiede un grande arsenale di tecniche e il nostro lavoro è consistito nel cercare quelle posizioni di controllo e finalizzazione che portino all'ammanettamento, dando una applicazione poliziesca a questo sistema di combattimento. Con il termine poliziesco alludo a tutti coloro che operano nel settore della sicurezza, pubblica e privata e legalmente abilitati a fare uso della propria forza fisica, di bastoni o altro per la difesa, manette o armi da fuoco. Con le peculiarità proprie di ognuno e rispondendo a criteri di congruenza, opportunità e proporzionalità.

WINGTSUN Il fondo e la forma: “Ho il WingTsun ORIGINAL!” No! Non allarmatevi... non ce l'ho! Il titolo della colonna di questo mese é veramente una provocazione per richiamare la tua attenzione, caro lettore… Quello che è certo é che durante i miei viaggi per tenere corsi e formazione in tutto il paese, mi fanno molte volte la domanda: Il suo Wingtsun é “originale”?

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SAMURAI CHANBARA

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Samurai Chanbara è un mix di sport da combattimento, attività ludica e arte marziale alla portata di tutti. Chanbara fu creato una trentina di anni fa in Giappone da alcuni Maestri di Kendo per poter praticare l'arte della katana senza pericolo di lesioni per gli allievi, usando spade di gommapiuma. Samurai Chanbara ha portato la sua evoluzione un passo avanti integrando l'aspetto educativo di crescita personale e la parte ludica, trasformandosi in una pratica individuale e di gruppo adatto tutto il pubblico.

ARTI DA COMBATTIMENTO

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Risulta sorprendente che l'icona indiscutibile delle arti marziali, Bruce Lee, con la sua piccola statura e l'esile corporatura (1.71 m e 61.2 kg) avesse una potenza tale nei suoi pugni, da essere accostata a quella di un peso massimo. Ma la cosa veramente straordinaria è che non si distingueva tanto per la forza dei suoi colpi, quanto per la sua devastante esplosività…

UN GIORNALE SENZA FRONTIERE

BUDO INTERNATIONAL NEL MONDO

Budo International è senza alcun dubbio la rivista di Arti Marziali più internazionale del mondo. Siamo convinti di vivere in un mondo aperto. Gli unici confini sono quelli che la nostra mente vuole accettare. Così costruiamo, mese dopo mese, una rivista senza frontiere, dove ci sia spazio per tutte le informazioni che interessano ai praticanti, qualunque sia il loro stile.

Budo International è un gruppo editoriale internazionale che lavora nell’ambito delle Arti Marziali. Raggruppa le migliori aziende che lavorano nel settore ed è l’unica rivista al mondo pubblicata in sette lingue diverse e che viene diffusa in oltre 55 Paesi di tre continenti tra cui: Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Svizzera, Olanda, Belgio, Croazia, Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Messico, Perù, Bolivia, Marocco, Venezuela, Canada, Senegal, Costa d’Avorio…


VOVINAM VIET VO DAO Le origini dei grandi stili sono spesso singolari. Il Taekwondo fu creato da un insegnante di Karate e l'Hapkido fu fondato da un insegnante di Aikido. La specificità delle arti marziali di un paese può andare ben oltre l'etichetta di origine che portano con se. Il Vovinam non sfugge a questo concetto.

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MUAY BORAN

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P er ogni praticante di Muay Boran lo stadio finale dell'aprendimento di base dell'Arte Marziale è rappresentato dallo studio delle interazioni tra gli elementi tecnici offensivi e difensivi: combinando le strategie di attacco con quelle destinate a neutralizzare le azioni aggressive dell'avversario, avremo finalmente a disposizione i principi del WADO RYU combattimento reale, le tecniche di difesa e contrattacco che permettono di costruire il vero “fraseggio” della lotta partendo dai suoi componenti fondamentali.

Il nostro collaboratore e 7°Dan Salvador Herràiz, che negli anni '80 si allenò ripetutamente con il Maestro Suzuky e anche se le loro strade presero direzioni differenti, si sente in dovere di onorare la memoria di questo Maestro che incontrò, oltre che sul tatami, anche nella sua casa londinese.

WADO RYU Poco tempo fa, una leggenda delle arti marziali e attore in molti film di Kung Fu, Chiu Chi Ling, organizzò un viaggio nel sud della Cina. Oltre ai anniversari che si sarebbero festeggiati p. 88 numerosi in quei giorni, il viaggio sarebbe culminato con un grande torneo il “World Top Kung Fu Championship”, Un viaggio che sarebbe sicuramente una bella esperienza per ogni praticante di Kung Fu.

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SHORIN RYU L'autore di questo reportage, Sergio Hernàndez Beltràn, un esperto e specialista consumato di Karate e Kobudo tradizionali, ci presenta in questo lavoro un nuovo DVD di Budo International sulla scuola Shorin Ryu, con uno dei pìù prestigiosi maestri contemporanei.

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Direttore editoriale: Alfredo Tucci, e-mail: budo@budointernational.com. Facebook: http://www.facebook.com/BudoInternationalItalia. Traduttor: Leandro Bocchicchio, Marcos Bava. Pubblicità e Redazione: Nicola Pastorino, e-mail: budoitalia@gmail.com Hanno collaborato: Don Wilson, Yoshimitsu Yamada, Cass Magda, Antonio Espinós, Jim Wagner, Coronel Sanchís, Marco de Cesaris, Lilla Distéfano, Maurizio Maltese, Bob Dubljanin, Marc Denny, Salvador Herraiz, Shi de Yang, Sri Dinesh, Carlos Zerpa, Omar Martínez, Manu, Patrick Levet, Mike Anderson, Boulahfa Mimoum, Víctor Gutiérrez, Franco Vacirca, Bill Newman, José Mª Pujadas, Paolo Cangelosi, Emilio Alpanseque, Huang Aguilar, Sueyoshi Akeshi, Marcelo Pires, Angel García, Juan Díaz. Fotografi: Carlos Contreras, Alfredo Tucci.


“Dobbiamo rinunciare alla cattiva abitudine di voler essere d'accordo con un gran numero di persone” Friedrich Nietsche

on finisce di sorprendere che il tema ricorrente della bontà e della malvagità continui a essere rigurgitato da ogni generazione, come se l'argomento fosse di così difficile digestione da richiedere uno stomaco da ruminante, piuttosto che da essere umano. Il fatto è che è un tema è eterno e le cose eterne non si risolvono in un batter d'occhio, ma vengono adattate al contesto evolutivo della collettività. La parte di noi che comunica col mare magnum dell'inconscio collettivo, respira costantemente nel continuo incedere del cambiamento, nel perenne mettersi in discussione, per far si che gli aggiustamenti indispensabili alla nostra evoluzione abbiano luogo. In questo magma essenziale, ognuno di noi viene continuamente stimolato per la propria necessità di mettersi in gioco, poichè solo così è possibile attuare una crescita consapevole. Visti dall'alto, vale a dire con sufficiente prospettiva e distanza, buono e cattivo appaiono come aggettivi di forze indistinte tra loro. Se tutto proviene dall'esplosione originaria dell'Uno in movimento (Universo), “Tutto” era contenuto in quella forza primordiale; il bene e il male, positivo e negativo, sono solo polarizzazioni successive (se così si può dire...perchè di fatto non esistevano nemmeno ne il tempo ne lo spazio!). Sono definizioni, il più delle volte moraliste, che anche se viste con un pò più di rigore, sarebbero semplicemente energetiche, sgorgate da una forza unica che si polarizza all'infinito. Quell'energia che come tale ne si crea ne si distrugge, deambula in costante mutazione, seguendo canoni che rispondono a un Ordine...o no? Sta qui il grande atto di fede della filosofia e della scienza: Esiste un Ordine o no? Ma Ordine e Caos non sono già gli opposti l'uno dell'altro? Una delle ragioni del successo che hanno avuto termini come Yin e Yang nella nostra cultura moderna, si sostiene sulla base della sua neutralità morale. Anche quando termini come “positivo e negativo” sono usati scientificamente, contengono nella loro struttura semantica un certo posizionamento o classificazione predeterminata. Yin e Yang come delle voci estranee a tutto ciò, superano questa prova e permettono di avvicinarsi con una certa impeccabilità a una questione che scompagina le menti più illustri. Per i classici greci, la polarità essenziale non era il Caos ma i suoi figli Eros e Eris, l'amore e la guerra. Quel Caos primordiale ha un'altra chiave di lettura in Castaneda che lo chiama “ciò che non si può conoscere”. L'inconoscibile è un concetto odiato dalla la filosofia, tuttavia è da persone sagge ammettere i nostri limiti strutturali di fronte a questioni che superano le nostre capacità, non alla maniera delle argomentazioni religiose, che pongono questo “mistero” come base di una limitazione che precede un altro livello di ciò che si ignora, “lo sconosciuto”, no! Prima dello sconosciuto lo spirito dell'uomo si può elevare e deve farlo come fece Prometeo, che rubò il fuoco agli Dei (la coscienza) per darlo agli esseri umani. Questa è la base dell'evoluzione e della crescita, della trasgressione e della trascendenza che ci fanno andare avanti, verso l'alto, verso il profondo, verso il Tutto. Ciò che non si può conoscere è simile alla possibilità che un essere bidimensionale avrebbe di interpretare la natura di una piramide che poggia su un piano, conformandola al suo universo percettivo. Questo esempio, che non è mio, ma che lo sentii da Shidoshi Juliana, spiega perfettamente l'idea a cui mi riferisco quando cito Castaneda e il suo “ciò che non si può conoscere”. L'essere bidimensionale percepirebbe la

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“Il dramma non è scegliere tra il bene e il male, ma tra il bene e il bene” Georg Wilhelm Friedrich Hegel

piramide come tre linee unite che crescono o decrescono secondo il suo posizionamento sul piano della realtà che appartiene al proprio universo. In ogni modo, guardare in faccia tale questione continua ad inquietarci quasi fosse un dubbio offensivo. Così, arrampicandoci sugli specchi cerchiamo di esimerci dalle responsabilità, il tutto prima di ammettere che ogni decisione è e sarà sempre nostra. Socialmente ne parliamo perchè davanti al timore di “pericolose giustificazioni” le moderne filosofie tremano. Al povero Nietzsche capitò con San Benito (Mussolini ndt) che per giustificare il nazismo, lo trasformò suo malgrado nel suo modello filosofico e suo precursore. Non è stato tanto per la concomitanza spazio-temporale di entrambi gli avvenimenti, quanto per il fatto che questa risponde alla legge della sincronia, non a quella di causa ed effetto; Che Hitler ammirasse Wagner o che molti nazisti fossero affascinati da Nietzsche, non fa di questi geni dei criminali da condannare, così come non lo è un coltello se invece di essere usato per tagliare le verdure, serve a un marito oltraggiato per scorticare una moglie infedele. Il “buonismo” è ancor più pericoloso, perché rende incapaci di giudicare e quest'assenza di autenticità spinge a considerare il mondo come sconvolto da una baraonda, col risultato che poniamo divieti su qualsiasi cosa. In Spagna non si possono vendere nunchaku, perché qualche idiota l'ha usato per rompere la testa a qualcuno, mentre un altro giorno il colpevole era un cacciavite…tremate elettricisti! La “cosa” non è il suo utilizzo e la filosofia lo è ancora meno. Riconosciamo comunque la difficoltà implicita nel gestirci in termini di dualità. Luce e ombra, positivo e negativo, bene e male…sono voci che ci dirigono sempre in una direzione prestabilita. Ma il fatto è che nemmeno il peggior assassino si considera come il male! Ecco che l'inganno di queste parole è servito, perché il cervello umano è stato predisposto a scegliere, sempre. Questa funzione, così utile alla nostra sopravvivenza, è tuttavia una perversione in se stessa per poterla considerare come una verità con la V maiuscola. Forse, dopo la propria morale, strumento per uniformare le abitudini di un epoca, questa potrebbe essere una delle principali cause della nostra confusione su una problematica, sfuggente come poche altre. L'intelligenza ci predispone senza dubbio a riflessioni più acute, quando osserviamo la questione da una prospettiva scientifica: se l'energia ne si crea ne si distrugge, la stessa quantità indeterminata di ciò che “è”, si manifesterà sempre ben determinata nel suo permanente equilibrio. Quando la polizia occupa il quartiere cinese, le prostitute e i magnaccia non spariscono…se ne vanno da un'altra parte. I moralisti dicono “le prostitute e i magnaccia sono il male!”, mentre il saggio osserva tutto e tutti e capisce che non si possono mettere le “porte in un campo”. Il confine tra il bene e il male si dissolve quando lo si guarda oltre lo spazio e il tempo, il bene di oggi è il male di domani, il cattivo qui è buono lì…, un argomento difficilmente accettabile per persone dallo spirito limitato, che nel loro bisogno di essere assoggettati vorrebbero assoggettare ogni cosa, ottenendo così irrimediabilmente l'esatto contrario di ciò che perseguono. Meglio di me, lo dice il proverbio: La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni! Il coltello non è uno strumento del male; grazie ad esso possiamo preparare deliziose pietanze e realizzare molte altre cose che fanno del mondo un posto migliore. La mano che lo impugna farà la differenza; nulla sostituisce le conseguenze di


Alfredo Tucci est General Manager de BUDO INTERNATIONAL PUBLISHING CO. Email : budo@budointernational.com http://www.facebook.com/BudoInternationalItalia

ciascuna decisione. Il fuoco che distrugge un bosco è lo stesso che ci riscalda un una fredda notte d'inverno, lo stesso che emaniamo e distribuiamo nel nostro corpo attraverso il sangue e che ci mantiene in vita. Le ombre non sono malvage a priori, neanche le strade che vi transitano attraverso; sono la conseguenza del riflesso della luce, esistono perché sono dipendenti tra loro…ma poi, nel momento di scegliere, preferiamo sempre la luce, senza renderci conto che sono soltanto sfumature della stessa cosa; in definitiva l'oscurità è soltanto assenza di luce e la luce è solo un insieme di relativa oscurità, che esplode quando raggiunge un livello di saturazione gravitazionale sufficiente. Non c'è bianco ne nero, tutto è una scala di grigi che si polarizza in colori; è l'apparato “lettore” di tali frequenze che ci permetterà di vederli o meno; questo apparato, spiritualmente parlando, è la propria coscienza nella sua unica e assoluta definizione, che si stabilirà nel giusto livello vibrazionale, e sarà ciò che, in parole povere, ci sintonizzerà nella sua comprensione. “Ignorantia juris non excusat” Niente esime o esclude l'uomo dalle conseguenze delle proprie decisioni e queste vengono prese sempre nel segno di una limitata capacità di comprendere e valutare le loro implicazioni. La legge divina, come accade in quella umana che vorrebbe imitarla, non accetta scuse, perché non esiste morale che la permea; tutto è energia indeterminata e questa risponde solo al grande Ordine. Gli unici strumenti sempre adatti a tali argomenti, sono e saranno la conoscenza e la coscienza, nient'altro, la nostra capacità di imparare e comprendere, che non può essere influenzata da pregiudizi morali, ne da atteggiamenti meschini e timorosi. Il movimento si fa con due gambe: scegliere tra la destra o la sinistra, ci farà camminare come zoppi. Una delle mie definizioni preferite del saggio è quella di colui che è capace di vedere il mezzogiorno nel bel mezzo della notte. Questo si che è essere aldilà del bene e del male! Inevitabilmente le cose non sono buone o cattive per quello che sono, ma per il modo in cui viviamo con esse... Sminuire il tutto con spiegazioni semplicistiche, non risolve certo i problemi… li crea.

Traduzione: Chiara Bertelli


Reportage “Il karate tradizionale di Okinawa, vede la pratica del kata (modo) ed il kumite (combattimento) come unico ed indivisibile”

Testo: Sergio Hernández Beltrán ryubukan@hotmail.com Fotos: © www.budointernational.com

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Karate I buoni esempi di karate tradizionale sono oggi difficili da trovare. Il karate é diventato uno spor t molto competitivo, e si è diffuso in tutto il mondo, tuttavia le sue radici continuano ad essere vive e quest'articolo ne è un buono esempio. L'autore di questo servizio, Sergio Hernandez Beltrán, esperto e specialista consumato del karate e del Kobudo più tradizionali, ci presenta in questo lavoro un nuovo DVD di Budo International sulla scuola Shorin Ryu con uno degli insegnanti contemporanei più famosi

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OKINAWA SHIMA HA SHORIN-RYU KARATE-JUTSU UN ANTICO STILE IN UNA EPOCA MODERNA Il karate tradizionale di Okinawa, vede la pratica del kata (forma) ed il kumite (combattimento) come unico ed indivisibile. In dialoghi e conversazioni con il mio insegnante, Shihan Toshihiro Oshiro, sento spesso fare da lui un parallelo tra il karate e l'arte della spada. Spiega che l'attuale Kendo si basa nel combattere con una armatura (Bogu) e con una Shinai, una spada fatta con lamine di bambù. Ma i kenshi (praticanti di spada), quando praticano con una spada vera, lo fanno solo sotto forma di kata. A partire da questa similitudine del Maestro Oshiro, lo stile basa il suo lavoro nel comprendere la biomeccanica corporale ed il sistema fisico dinamico interno attraverso gli antichi kata. Ciò che inizialmente richiama l'attenzione iniziando a praticare lo stile, è che mantiene la l'antico modo di praticare il karate come un sistema unitario, contrariamente alle distinzioni che si trovano nell'attuale karate sportivo. Al giorno d'oggi, nella maggioranza degli stili moderni di karate, si considera la pratica del combattimento come qualcosa di distinto dal kata. Inoltre, il kata ha perso a sua volta ogni significato se non per i propri praticanti e per il pubblico che assiste ai tornei. Apprezzano soltanto la loro bellezza esterna nell'esecuzione, similmente a quando si assiste ad una coreografia o alla ginnastica artistica. A molti praticanti del karate moderno piace padroneggiare la grazia e la plasticità del Kata senza interrogarsi sul suo scopo essenziale. Il lavoro di Kata e di Kumite di questi praticanti non va all'unisono, è differenziato. Non considerano il fatto che senza dominare realmente il Kata, non possono fare Kumite come arte marziale. In questo modo, il kata è visto come qualcosa di inutile ai fini del combattimento e molti praticanti che cercano una efficacia funzionale nella loro disciplina hanno cessato di praticarli o si sono orientati verso altre discipline che non praticano forme. I movimenti degli attuali e moderni kata non sono efficaci nei combattimenti d'addestramento né nelle competizioni. Kata deve essere l'espressione massima del controllo corporale e di estrema efficacia. È una perdita totale di tempo e di energia imparare e praticare il kata senza dominare l'efficacia dei movimenti. Nella Comunità del Karate tradizionale alcuni specialisti chiamano queste forme moderne Kata Statici, poiché i loro movimenti fisici e mentali rimangono senza progressione e si continuano a praticare soltanto “per seguire la regola” cioè, si non cerca di andare più lontano, rimangono chiusi nella prima fase, la più elementare.

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Karate

Padroneggiare il Kata ha alla sua base lo stesso concetto che serve per padroneggiare il Kumite. Gli stili di karate che non contengono i principi tempo e gravità non comprendono l'essenza delle arti marziali autentiche, delle discipline di combattimento reali. L'antico stile Shorin-Ryu, che viene dal Shuri-Te, era uno stile concepito per combattere contro avversari armati. In molti aspetti, si può osservare una certa origine di movimenti che erano effettuati portando armi. In altre parole, era uno stile creato da guerrieri e per guerrieri. Era una tecnica completamente opposta alle origini ed ai concetti del Naha-Te, arrivato successivamente all'arcipelago di Ryu Kyu. Gli antichi insegnanti di Okinawa dicevano: “Lo Shuri-Te è il Karate di Okinawa”. L'espressione così poco compresa “un colpo per uccidere” deriva dal Karate Shuri-Te. Era un concetto, non una tecnica, che si basava sulla schivata o l'anticipo dinanzi ad un nemico armato per ucciderlo con solo colpo o metterlo fuori combattimento. Non c'era una seconda occasione, era una questione di vita o di morte, non era prevista una “medaglia d'argento”. Questo perché l'avversario era armato e perché esisteva anche la possibilità di dover affrontare più di un avversario, e quindi non c'era tempo per combattere a lungo. Possiamo ancora vedere vecchie fotografie dove si può osservare i maestri in posizioni che al giorno d'oggi sono completamente cambiate. L'utilizzo di una posizione laterale, il quasi allineamento dei piedi, il

concetto “di galleggiare” ed il modo di compiere rotazioni di 180º (kawate) in 180º appare strano agli occhi di chi è abituato a praticare posizioni statiche, fisse e ampie, giri in due tempi ed a affrontare l'avversario frontalmente per potere utilizzare la moderna ed estesa tecnica del Gyaku Tsuki, per la quale è noto il Karate moderno. Il concetto di base del lavoro dello stile si basa sul concetto della linea centrale Seichusen, che è l'asse di difesa e d'attacco. Il kata in Shima Ha Shorin-Ryu, si basa su questo concetto e si mantiene indipendentemente dalla direzione nella quale ci muove. In quanto al ruotare di 180º o kawatte, questo termine è tradotto come “cambiare”, invece del mawatte classico, tradotto come “girare”. Per il praticante moderno questa è una scoperta, capendo che facendolo in un solo tempo invece di due - come è abituale negli stili Naha (Goju-Ryu, Uechi-Ryu), come negli stili di Shuri-Te (stili Shorin-Ryu) - permette di guadagnare velocità, cioè, cambiare “tempo” e creando il fattore sorpresa. Quest'aspetto, grazie all'allineamento dei piedi, é una posizione molto comune nei vecchi stili di Nihon Kobudo (Antiche Arti Marziali del Giappone) di cui oggi siamo a conoscenza, che erano sempre praticati con le armi. Insisto sull'aspetto marziale della pratica, comprensibile per il combattimento reale, non tanto per una pratica sportiva dove l'avversario non è armato e si non teme di rimanere feriti, né di morire. Concetto della ricerca dell'equilibrio nel non-equilibrio

Esistono tecniche nel kata nei quali si applica questo principio, che la maggioranza non può comprendere per essersi persa l'applicazione pratica reale. Ma è certo che anche se ci si ritrova squilibrati, si mantiene l'equilibrio nel momento in cui si arriva all'impatto con il bersaglio. Nel kata, vi sono molti modi per di attenuare questo squilibrio, che nell'applicazione non sarebbero necessari, ma che la maggioranza interpreta come “la fine” della tecnica. Il modo di effettuare uno tsuki e le sue differenze con gli stili moderni è basato sul fatto che l'energia non è lanciata verso l'esterno, ma si lascia nell'interno, “trattenendo” la tecnica. Visto da fuori “sembra” uno tsuki potente ed a chi lo effettua dà una sensazione di potenza senza uguale, ma in realtà non “attraversa” il bersaglio. L'origine dello stile in linea con l'antico Karate ed i suoi concetti, permette di osservare nel suo operare le influenze diverse, quella del Tomari-Te, dove una qualità primordiale è la tempistica. Inoltre gli afferraggi o le prese durante l'addestramento di combattimento, o come liberarsene, è altrettanto importante. Lo stile Tomari-Te insisteva sottolineava sulle proiezioni e gli squilibri, poiché l'antico Karate affrontava il combattimento a cortissima distanza. Questo si può vedere nei bunkai che sono effettuati in Shima Ha. Abituati a frammentare, organizzare, equilibrare, numerare, la fisicità ma soprattutto l'atteggiamento mentale

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“Numerosi esperti di Okinawa di grande livello, hanno scelto di praticare e insegnare come si faceva anticamente�

SHIMA HA SHORIN-RYU KATA Kihon Kata Kihon Kata Ichi Kihon Kata Ni Kihon Kata San Pinan Kata Pinan Shodan Pinan Nidan Pinan Sandan Pinan Yondan Pinan Godan Kata Intermedios / Avanzados Naihanchi Wankan Wanshu Jitte Aragaki no Sochin Rohai Tomari Passai Itosu Passai Matsumura Passai Kyan no Chinto Koshiki Wankan Chatan Yara no Kusanku Matsumura Kusanku Gojushiho (1) Gojushiho (2)

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Karate del praticante moderno, “soffre” nel non riuscire ad entrare nella forma dell'antico karate. È necessario rimuovere “il cristallo” della nostra “visione” per potere “vedere” e comprendere questo stile

di karate ancorato alle sue origini. Non è probabilmente uno stile adatto per tutti, ma per quelli realmente decisi a provare a comprendere e soprattutto ad apprendere (non superficialmente) è senza dubbio una sfida.

La possibilità di apprendere, almeno i concetti del movimento, può anche portare al karateka moderno, vantaggi che miglioreranno il suo rendimento.

STORIA Masao Shima (1933-2003) Numerosi esperti di Okinawa di grande livello, hanno scelto di praticare ed insegnare nel modo tradizionale, cioè a porte chiuse, continuando secondo loro, la via corretta del Budo autentico. Viene chiamato “Kakure-Bushi”. Ci sono stati grandi esperti che si sono formati prima, durante e dopo la 2ª Guerra mondiale e che ottenendo un elevato livello, non hanno mai raggiungere la notorietà. Hanno preferito crescere “dentro” e non perdere il loro tempo diffondendo la loro arte, alla

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Karate ricerca di gratificazioni o di denaro. Molti di quest'insegnanti hanno preferito non sprecare il loro talento dando lezioni ed perseguendo un interesse commerciale ed hanno scelto di insegnare ad un gruppo ridotto di persone e “crescere” correttamente. Tra questi maestri figura Sensei Masao Shima. Masao Shima ha studiato Matsubayashi Shorin Ryu Karate sotto la guida di Shoshin Nagamine, di cui Shima è stato uno dei suoi allievi più importanti. Shoshin Nagamine aveva proibito di praticare Kumite libero nel suo dojo. Per questo motivo, Shima Sensei con altri, hanno fondato un Dojo per potere praticare liberamente Kumite. Questo è stato all'inizio degli anni cinquanta, poco dopo la sua graduazione come cintura nera. Masao Shima, Chokei Kishaba (1931-2000) et Kensei Taba (1933 -) hanno fondato un dojo a Kanzatobaru, nella città di Naha ville. Questo Dojo è restato sotto la guida di Shima Sensei, dopo che Taba e Kishaba Sensei se ne andarono. Shima non ha mai chiesto denaro ai suoi studenti, ma voleva soltanto lo aiutassero portandogli acqua, poiché era molto scarsa e doveva essere trasportata da lunghe distanze. Nel Dojo de Shima ci sono mai stati più di dieci allievi. All'inizio degli anni '60 si lavorava particolarmente sui Kata. Dopo questo, l'addestramento proseguiva con un lavoro di potenziamento (tra gli attrezzi si usava il Chishi). Ssi praticava anche con il Bo. Il suo Dojo era famoso per i duri combattimenti che vi si svolgevano; un insegnamento opposto a quello che si impartiva nel Dojo de Nagamine Sensei più orientato verso il lavoro del Kata. C'era una relazione stretta con il Dojo de Nagamine, poiché tutti venivano dal dojo di Shoshin Nagamine Sensei. Quando quest'ultimo morì, Shima Sensei era già 10º Dan e da allora fino al suo decesso, ha diretto il suo ramo di Shorin-Ryu. Masao Shima ha vissuto per circa un anno a Los Angeles (USA).

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Stranamente, sono i suoi allievi che risiedono negli USA che hanno finalmente fatto conoscere a questo “Maestro delle ombre”. Sono: Toshihiro Oshiro, Kiyoshi Nishime ed Eihachi Ota.

Toshihiro Oshiro Il Maestro Oshiro Toshihiro è nato il 1° maggio 1949 in Haneji, Okinawa, Giappone. Inizia seriamente la pratica del karate a sedici anni, benché a otto o nove anni, quando frequentava le elementari il suo Sempai gli avesse già insegnato Karate e Bojutsu. Non ricorda di avere praticato alcuno stile in particolare all'inizio. Ricorda che dopo la seconda guerra mondiale, molti insegnanti di Karate di Okinawa erano prigionieri di guerra ed uno dei campi di reclusione era vicino a Haneji. Il Karate insegnato alla gente della zona veniva sicuramente da alcuni di questi maestri . Il suo primo e principale insegnante di karate è stato Masao Shima Sensei. Un anno dopo avere essere entrato nel suo dojo, il suo maestro gli ha raccomandò di recarsi in treno al Honbu Dojo, dello stile Matsubayashi Shorin-Ryu, creato e diretto dall'insegnante Shoshin Nagamine (1907-1997). Quando raggiunse il grado di Shodan divenne assistente istruttore e in seguito istruttore. Shima sensei lo ha insegnato dal Fukyu kata fino al Chinto. Presso il Honbu Dojo, Nagamine Sensei, Kushi Sensei, Yamaguchi Sensei et Seigi Nakamura Sensei (1924-1999) gli hanno insegnato soprattutto il Chinto kata, Seigi Nakamura Sensei, è quello che glielo ha insegnato più approfonditamente. Tuttavia, il suo riferimento più importante nel Karate è il suo Maestro Masao Shima, tanto che chiama attualmente il suo stile ShimaHa Shorin Ryu. Conobbe Chokei Kishaba Sensei (1931-2000) (Kishaba Juku ShorinRyu) quando divenne cintura marrone. In quel tempo si allenavano di giorno e di notte, sette giorni alla settimana. Ha avuto possibilità di essere introdotto

da quest'ultimo al fratello del suo Maestro e in questo modo è stato istruito nel Yamanni-Ryu Bo-jutsu, sotto la direzione di Chogi Kishaba. In quel tempo, Oshiro Sensei lavorava il presso il dipartimento di polizia. Nel 1978, per sostituire di uno dei suoi sempai di karate, che possedeva un dojo in California e che era morto, andò negli Stati Uniti. Durante i primi cinque anni ha insegnato soltanto karate. Non ha insegnato a nessuno il Kobudo fino a che un giorno andò ad un torneo e vide gente che lo praticava. Qualcuno gli chiese di esibirsi e quando lo fece tutti rimasero sorpresi dalla diversità del suo stile rispetto a quelli che normalmente praticavano. L'interesse divenne crescente ed iniziarono a chiedergli di insegnare il suo stile. Attualmente vive a San Mateo, California, dove gestisce il suo Dojo insegna le arti marziali alivello professionsitico. È un insegnante rigoroso ed esigente sia per il Karate e che per il Kobujutsu, e esige i movimenti siano effettuati correttamentei. In Spagna lo conosciamo dal 2003, quando al principio è stato invitato per tenere seminari Internazionali di Yamanni-Ryu Kobujutsu.

Ryukyu BujutsuKenkyu Doyukai (RBKD) La Ryukyu BujutsuKenkyu Doyukai (RBKD) è stato fondata in Okinawa nel 1985 dall'insegnante Chogi Kishaba e dal Sensei Oshiro Toshihiro negli Stati Uniti. I fini proclamatii negli statuti di quest'associazione sono la ricerca e lo sviluppo del Karate di Okinawa e la tecnica del Kobujutsu. RBKD é aperta a professionisti e praticanti di ogni stile tradizionale di Karate, che hanno un interesse serio nella conoscenza delle arti marziali di Okinawa. L'associazione RBKD è diretta dal Maestro Chogi Kishaba e diretta in Europa e gli Stati Uniti dal Maestro Toshihiro Oshiro.


Reportage

RBKD basa il suo programma di studi sulle varie armi di Okinawa, in particolare il Bo. Include anche la pratica e la ricerca di altre armi “tradizionali” di Okinawa, come il Sai, Tonfa, Kama e Nunchaku. Lo stile principale nell'ambito della RBKD è Yamani Chinen-Ryu Bojutsu. L'obiettivo e l'intenzione che è dietro l'azione della RBKD è la pratica della dinamica degli spostamenti ed il movimento del corpo caratteristici dello stile Yamanni-Ryu, affinché ogni praticante comprenda il nucleo reale delle arti marziali di Okinawa e questo possa tradursi in un miglioramento sostanziale nell'esecuzione di forti tecniche e nei movimenti che si effettuano nelle pratiche a mano vuota. In Spagna enel vicino Stato dei Pirenei, l'Andorra, lo stile Shima Ha Shorin-Ryu è diretto da Sergio Hernandez Sensei, Presidente e Direttore tecnico della RBKDSpagna, sostenuto da altri istruttori ed insegnanti, tra loro, per quanto riguarda il Shima Ha Shorin-Ryu ed il YamanniRyu Kobujutsu, il Sensei Cristobal Gea. Si insegna anche lo Yamani Chinen-Ryu Kobujutsu, essendo questa disciplina la prima a essere stata conosciura in Spagna. Attualmente, un piccolo ma scelto gruppo di praticanti, tutti con anni di esperienza in altri stili di Karate e con gradi in federazioni autonome e della Real Federación Española di Karaté, ha scelto di sostenere e lavorare sullo stile e sul lavoro di Shihan Toshihiro Oshiro, sotto la direzione di Sergio Hernandez Sensei. Undici sono fino ad oggi i membri della RBKD-Spagna che si sono graduati come Yudansha, ottenendo diversi Dan di uno stile tradizionale di Okinawa così prestigioso, come è lo Shima Ha Shorin-Ryu. Col tempo, certamente saranno esponenti di una visione quantomeno diversa della pratica della nostra arte marziale.

“L'espressione così poco compresa “un colpo per uccidere” deriva dal Karate Shuri-Te” “Al giorno d'oggi, nella maggioranza degli stili moderni di karate, si considera la pratica del combattimento come qualcosa di distinto dal kata 13


Karate RBKA- DOJO ESPAÑA Dojo aderenti alla RBKD a livello internazionale e membri del Ramo spagnolo.

RYUBUKAN DOJO Honbu Dojo RBKD-España Sergio Hernández Beltrán (Hospitalet-Barcelona y Principado de Andorra) Presidente e Direttore Tecnico RBKD-España 6º Dan Real Federación Española de Karate (RFEK) 6º Dan Federación Catalana de Karate (FCK) 3º Dan Shima Ha Shorin-Ryu Karate Jutsu (RBKD) Entrenador Nacional (RFEK) 6º Dan Okinawa Dento Kobudo Kyokai (ODKK) 5º Dan Kobudo. Federación Catalana de Karate (FCK) 3er Dan Yamanni-Ryu Kobujutsu (RBKD) ryubukan@hotmail.com

SHIHO WARI DOJO Leoncio García García (Les Franqueses del Vallés-Barcelona) Vicepresidente RBKD-España 7º Dan Real Federación Española de Karate (RFEK) 7º Dan Federación Catalana de Karate (FCK) Entrenador Nacional (RFEK) Juez Tribunal Nacional de Grados (RFEK) 5º Dan Okinawa Dento Kobudo Kyokai (ODKK) 4º Dan Kobudo. Federación Catalana de Karate (FCK) 2º Dan Yamanni-Ryu Kobujutsu (RBKD) shihowari2@live.com

YOSHIKAN DOJO Cristola Gea Gea (Ripollet-Barcelona) Segretario RBKD-España 6º Dan Real Federación Española de Karate (RFEK) 6º Dan Federación Catalana de Karate (FCK) 2º Dan Shima Ha Shorin-Ryu Karate Jutsu (RBKD) Entrenador Nacional (RFEK) Juez Tribunal Nacional de Grados (RFEK) 5º Dan Okinawa Dento Kobudo Kyokai (ODKK) 4º Dan Kobudo. Federación Catalana de Karate (FCK) 2º Dan Yamanni-Ryu Kobujutsu (RBKD) yoshikandojo@yahoo.e

DOKAN DOJO María Louise González Sanz (San Sebastián) 5º Dan Real Federación Española de Karate (RFEK) 3er Dan Karate Do Shotokai (KDS) Allenatore Nazionale (RFEK)

Giudice del Tribunale Nazionale di Gradi (RFEK) 1er Dan Okinawa Dento Kobudo Kyokai (ODKK) lilishoto@yahoo.es

KEN-ZEN DOJO Victor Herrero Pérez (Sta. Margarida i Monjos - Barcelona) 3er Dan Karate Jutsu - International Martial Arts Federation (IMAF) 1er Dan Real Federación Española de Karate (RFEK) 1er Dan Federación Catalana de Karate (FCK) 1er Dan Okinawa Goju Ryu Kyokai 1er Dan Okinawa Dento Kobudo Kyokai (ODKK) dojokenzen@gmail.com


E' uno dei guerrieri più nobili che abbia mai conosciuto. Con la sua carriera vasta ed internazionale oggi è qui per condividere con voi la sua esperienza nel Kumite e presenta un DVD pieno di trucchi, idee e concetti esplicativi, risultato di autentica vera esperienza e di grande dedizione. Non solo karateca, ma anche fighter sportivi di qualunque stile troveranno qui ispirazione e verità a non finire, lo raccomando con tutto me stesso. Alfredo Tucci

REF.: • BIERMAN3

Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

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Associazione internazionale di Kyusho-Jutsu Kokusai Shihankai dei Maestri Istruttori di Kyusho-jutsu

Insieme, Pantazi e Macarthy sono due dei Maestri più ricercati oggi al mondo. Offrono una oportunità inedita per chi voglia ottenere riconoscimento e accreditamento mondiale nella venerabile Arte del Kyusho Jutsu.

NOTA STAMPA

Registro Storico

Patrick McCarthy Hanshi - E' Cintura Nera 9º Dan riconosciuto in Giappone ed appartiene alla 5ª generazione degli allievi di Karate de Okinawa, che vanta una tradizione prestigiosa di Maestri Istruttori, a cominciare dal Maestro Kinjo Hiroshi ed i Maestri del suo Maestro, Hanashiro Chomo, Itosu Ankoh che lo hanno preceduto e del suo Maestro Matsumura Sokon, zio di Hohan Soken), - il pioniere più rinomato di questa genealogia storica. McCarthy, emigrato australiano stabilitosi in Canada, che ha studiato l'arte del Karate fin da quando era bambino, con una grande storia nelle competizioni sportive, prima di recarsi in Giappone nelle vesti di ricercatore del campo, dove ha conosciuto nuova fama come un autore di best sellers. Ha progettato e sviluppato il primo corso accademico universitario di Arti Marziali al mondo; Macarthy é noto soprattutto per avere rinvenuto e tradotto in lingua inglese l'antico Bubishi (Noto come la bibbia del Karate: è il testo classico dell'arte di Okinawa, tratta di filosofia, medicina, tecnica e arti marziali. Nota del Traduttore). Con l'intento di sviluppare uno strumento definitivo per preservare, trasmettere e ottenere un accreditamento ed un riconoscimento in tutto il mondo, due delle più importanti autorità nelle Arti da Combattimento (Hanshi Patrick McCarthy ed il Gran Maestro Evan Pantazi), hanno fondatoo il Kyusho-Jutsu Kokusai Shihankai [Associazione internazionale di Maestri Istruttori di Kyusho-jutsu]. Evan Pantazi é probabilmente l'esponente più prolífico dell'Antica Arte Marziale del Kyusho-Jutsu, una autorità nel mondo marziale americano, oltre a essere internazionalmente riconosciuto como ricercatore d'avanguardia, per i suoi libri, i suoi DVD didattici ed i suoi seminari. Numerosi i suoi viaggi nel mondo per diffondere l'Arte, recando un grande e riconosciuto contributo. Ricercando la verità e smontando miti e misteri che avviluppano questo tipo di conoscenze, Pantazi ha progettato il primo programma internazionale autentico di Kyusho, in modo che altri possano apprenderlo in una progressione logica e raggiungerne un alto grado di conoscenza nel minor tempo possibile.

Il Kyusho è una conoscenza venerata dagli antichi Maestri che la trasmettevano segretamente ad alcuni familiari ed a allievoi di fiducia. Questo segreto è stato così ben custodito che la autentica realtà delle tecniche ed i Kata sono rimasti nascosti mentre gli stili proliferavano. Mentre pochi maestri trasmettevano la vera conoscenza, essa veniva percepita come un mito o una leggenda. Grazie alla sua recente scoperta, si trasmette la sua conoscenza nei suoi veri termini, anche se non è così conosciuta la sua capacità di applicazione, né è stata accettata dalla maggioranza degli Artisti Marziali del mondo. Nonostante questo, con questi cambiamenti dinamici, non solo si sta accettando l'arte ancestrale del Kyusho, ma lo si insegna sempre di più, anche se di pari passo con la diffusione delle Arti, la qualità dei praticanti si sta staticizzando e addirittura degradando. Sta virando verso teorie inconcludenti e inappropiate, o verso premesse di base con poca logica fisica. Con l'avvento di Internet, così come con la proliferazione di seminari disponibili, la gente ha fretta di imparare ed eseguire trucchi illusori per farsi pubblicità e raggiungere un effetto di rilevanza mediatica. Chi frequenta un seminario, un corso,o semplicemente compra video e libri, comincia ad affermare di avere raggiunto un livello o una “cintura nera” in Kyusho. Alcuni posseggono un livello alto in un'altra Arte (come il Karate), ma credono erroneamente di avere lo stesso livello nel Kyusho, anche se una semplice lettura del loro attestato dimostra che non lo hanno realmente. Altra questione emergente consiste nella trasmissione di conoscenze errate o insufficienti, alle quali si sono aggiunte in modo sbagliato “altre” tradizioni orientali, per compensare o cercare di spiegare l'incredibile potenziale del Kyusho. Consideriamo errati tutti gli scritti dei maestri attuali che affermano che il Kyusho usufruisce di teorie o termini propri dell'Agopuntura. Documentatamente e storicamente, si tratta di un abbellimento falso derivante da un malinteso. Questa teoria deriva dalla interpretazione di

alcuni disegni ambigui che segnalano una serie di punti come obiettivi. I maggiori errori sono stati commessi nella traduzione dei testi che commentavano questi disegni. Per esempio, se osserviamo l'antico testo del Bubishi, o queste note personali o i disegni rispettivamente di Fujita e Hohan Soken, che abbiamo qui sotto. Anche se è chiaro che i diagramni segnalano determinati punti come obiettivo, quando guardiamo le traduzioni più moderne dei disegni di Fujita a sinistra e di Soken a destra, vediamo che non vi é menzione dell'Agopuntura, ma semplicemente menziona localizzazioni. Anche se é facile comprendere come questo errore ha avuto origine, quando si osservano i disegni orientali e li si compara con le practiche di Agopuntura, nessuno dei testi arbitrariamente posti in relazione coincidono. Di fatto, gli scritti attuali somigliano di più ai metodi della Medicina Occidentale. Per constatare questo possiamo esaminare un semplice punto catalogato como “osso” da Fujita, Keichu per Soken (e nel Bubishi como Palazzo del vento) - Tutti questi descrivono un punto nella parte posteriore del collo (possiamo vederlo nei disegni). Tutti gli scritti lo descrivono come un punto letale, (in quello di Sokens si includono le possibili armi da utilizzare) con la perdita di sensibilità de ambedue gli organi causato dalla stimolazione dei nervi del cervello. Non vi è alcun riferimento ai meridiani del Chi, alla Agopuntura o alla Medicina Orientale.

Gradi Attuali I gradi nel Kyusho hanno in qualche modo, nomi poco appropiati e tendono al sensazionalismo nella maggior parte dei casi per errore, o in alcuni casi deliberatamente. La maggior parte di chi chiede di ottenere il grado di “Dan” nel Kyusho pensa che i gradi sono gli stessi del ”Karate di Okinawa” (anche se senza dubbio provengono da un famoso praticante di Kyusho) da qui la confusione. Il livello successivo é rappresentato da quello per il quale non sono qualificati con il sistema di Karate citato. Vi sono anche coloro i quali si qualificano in Kyusho senza usare il ranking ottenuto precedentemente. Vi sono anche Artisti Marziali ibridi, ai quali si attribuisce un grado senza che abbiano palesato particolari abilità o conoscenze e gli si concede nel Kyusho il medesimo grado che , ad esempio, hanno nel Karate. Si ha disperatamente bisogno di una vera dottrina e di una gerarchia strutturata

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di gradi e conoscenze nella scienza e nell'arte del Kyusho come entità a sè stante. Il Kyusho rappresenta un inisieme di conoscenze che é o può essere presente in tutte le Arti Marziali al di là dello stile o delle caratteristiche. Così la qualificazione nel Kyusho non solo non impedirá nè sarà predeterminata da un grado o da una pratica anteriore, ma sarà basata solamente su abilità ottenute per continuare nella tradizione una vera dottrina con criteri internazionalmente riconosciuti. Questa nuova associazione: KyushoJutsu Kokusai Shihankai, [Associazione internazionale di Maestri Istruttori di Kyusho-jutsu], é stata fondata per offrire a tutti coloro che cercano un titolo di valenza internazionale, una nuova dottrina capacità codificate.

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Hanshi Patrick McCarthy ha condotto una ricerca e ha raccolto la documentazione necessaria per formulare una impeccabile dottrina nella storia di Matsumura Soken (della famiglia di Hohan Soken). Evan Pantazi contribuisce con un programma internazionalmente conosciuto, basato su abilità sperimentate e sviluppate. Non é una organizzazione per l'istruzione o per un programma, ma é rivolto a tutti quei praticanti di Kyusho che desiderano ottenere un titolo internazionale.

Criteri Tra le conoscenze base per ottenere il titolo non saranno richieste conoscenze della medicina cinese tradizionale, nè

verranno usati i termini della medicina moderna occidentale, ma si richiederà la dimostrazione reale delle capacità e della precisione acquisite. Il programma per ottenere l'accreditamento sarà visibile per tutti gli interessati sul sito: http://www.kyusho.com/kyushojutsu-kokusai-shihankai.

Preservazione Scopo del Kyusho-Jutsu Kokusai Shihankai é la certificazione della abilità dei practicanti di Kyusho di qualsiasi organizzazione, con il fine di preservare la tradizione e la conoscenza così come furono concepiti originariamente con criteri di verità e integrità che esclude qualunque tipo di intento propagandistico.


Questo è stato fatto per preservare e presentare la vecchia conoscenza con un metodo più aperto e comprensibile, perché gli odier ni artisti marziali possano utilizzare queste capacità a proprio beneficio. Non si richiede di diventare socio. Kyusho-Jutsu Kokusai Shihankai non è una organizzazione, perciò non è necessario pagare quote di appartenenza né seguire regole o statuti interni, tutto ciò che facciamo è garantire che l'individuo possa dimostrare la sua capacità reale e non soltanto la teoria. Kyusho-Jutsu Kokusai Shihankai è semplicemente un processo di verifica di capacità, secondo una serie di criteri per acquisire un certo livello, in modo da stabilire una graduatoria di praticanti.

Invito

Qualsiasi praticante di qualsiasi organizzazione può presentarsi all'esame, se riesce ad ottenere un punteggio non inferiore al 85% nei 10 livelli citati, otterrà la cintura nera. Non solo gli verrà attribuito il grado, ma gli verrà fornito anche il programma per ottenere il successivo grado.

Invitiamo tutti a provare ad approvare gli esami in accordo con il programma standard per cintura nera di Kyusho. Per vedere il programma e i luoghi degli esami visitate:

Tempo

Invitación

Il programma è concepito per ottenere rapidamente il livello seguente, specialmente per chi si allena o appartiene alle organizzazioni di Kyusho, che possono applicare più rapidamente i criteri richiesti e quindi raggiungere un punteggio più alto. Il grado si raggiunge dimostrando le capacità fisiche, quelle teoriche… Se puoi farlo, prova.

Invitamos tutti a cercare di validare gli esami conformemente con il programma standard per la cintura nera di Kyusho. Per vedere il programma ed i luoghi di esame visitate: http://www.kyusho.com/kyushojutsu-kokusai-shihankai/

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IL MIGLIOR AMICO DELL'UOMO

P

iù passa il tempo, più si ripete il concetto che non esistono più amicizie vere e genuine come quelle deliziosamente rappresentate nelle scene dei film sugli eroi leggendari. C'è chi dice che l'amicizia è passata di moda, e chi afferma che in realtà non è mai esistita del tutto. Siamo dunque destinati a un cammino solitario? Possiamo constatare che tra le caste guerriere di tutte le culture, una delle frasi di maggiore enfasi e la sua tramandazione, diede origine a un detto popolare molto conosciuto: In questa vita si deve avere fiducia solo della propria arma. In Giappone, per il fatto che la Katana è impregnata di valori sacri, sarebbe certamente l'arma della spada stessa. Questo perchè se analizzassimo freddamente i dettagli oltre la storia dell'umanità e dei suoi imperi, astenendosi dalle versioni documentate dai vincitori, vedremmo innumerevoli momenti pieni di tradimenti, imboscate e altre insidie provenire da qualcuno molto vicino alla vittima. Da qui il famoso proverbio: “Dagli amici mi protegga Dio, che ai nemici ci penso io”.Tra i principi di amicizia fondamentali si trova quello in cui il rapporto umano presuppone una conoscenza reciproca, stima e affetto. Gli amici stanno bene in compagnia l'uno dell'altro e hanno un tale sentimento di lealtà tra di loro, al punto da mettere gli interessi degli altro davanti ai propri. Gli amici possono avere gusti simili oppure no, ma sono comunque convergenti. L'amicizia si riassume in lealtà, fiducia e amore. Partendo da queste premesse, sembrerebbe che nell'odierno mondo individualista non ci sia più spazio per anteporre l'interesse altrui al proprio e questo fattore appare come uno dei più significativi per giustificare la mancanza di relazioni leali e sincere. Dove non esiste lealtà, sincerità e onestà non ci può essere fiducia. Potrebbe al giorno d'oggi un uomo

“In Giappone, per il fatto che la Katana è impregnata di valori sacri, sarebbe certamente l'arma della spada stessa” affermare che un suo amico, indipendentemente dal sesso, sarà leale e corretto per tutta la vita? Assicurare che una relazione senza macchie è possibile? Ai nostri giorni, in un cammino solitario o contrassegnato di amicizie passeggere, si pensa che il miglior amico dell'uomo sia la coscienza. Il Dr. Jorge Martins de Oliveira, MD, PhD, nel suo libro sulla coscienza, ci dice che le lingue anglosassoni come l'inglese, ci permettono di distinguerne di due tipi: “conscience”, che è la coscienza nel suo significato morale e “consciousness” (consapevolezza), traducendo il suo senso psiconeurale. La lingua spagnola dispone appena di un vocabolo per accogliere tutti e due i significati. Nella neuroscienza prendiamo in considerazione il senso psiconeurale del termine, il “consciousness”della lingua inglese. Secondo i canoni classici, coscienza è quello stato in cui la persona è conscia delle sue azioni fisiche e mentali, il che accade se essa è sveglia e reattiva. No se sta dormendo, è in coma o sotto anestesia generale. Si tratta della “coscience”, o meglio del significato morale che attribuiamo al modo di vivere e di vederne i fatti che lo costituiscono. Per quello ci orientiamo secondo principi non solo morali ma anche etici. L'origine del vocabolo “etica” risale al termine graco “ethos”, che significa costume e abitudini sociali. La parola “morale” ha origine

invece nel termine latino “mores” e ha lo stesso significato. Tuttavia storicamente questi concetti sono andati acquistando significati differenti. Alcuni autori definiscono la morale come un insieme di principi, credenze e regole che influenzano il comportamento delle persone nelle diverse società e l'etica come riflessione critica sulla morale nonchè come la realizzazione propria di un tipo di comportamento. Altri autori, a loro volta, cercano di distinguere le due parole usando il termine morale per codici di valori differenti e specifici esistenti e il termine etica per la ricerca di valori universali, che dovrebbero valere per l'intero genere umano e non solo per un gruppo in particolare. Ad ogni modo, l'intermediazione della coscienza è decisiva per la costituzione dell'azione umana. I valori morali sono giudizi sulle azioni dell'uomo che si basano sulla definizione di quello che è buono o cattivo, o di ciò che è bene o male. Essi sono imprescindibili per poter guidare la nostra comprensione del mondo e di noi stessi e servono da parametri fondamentali per fare le nostre scelte e indirizzare le nostre azioni. Per questo stesso motivo sono presenti in ogni momento, indipendentemente dal fatto che un ragionamento si trasformi in un'azione, sebbene siano essi più visibili nell'atto di prendere delle decisioni, per risultare determinanti nel condurre l'uomo a fare le proprie valutazioni. Ciò nonostante non c'è modo di definire esattamente i valori corretti all'interno di un ambito culturale, giacchè molti di quei valori sono personali e la loro scala d'importanza varia a seconda di ciò in cui si crede. Per questa ragione, tutta la gente ha dei valori morali e non esiste nessuno


Arti del Giappone

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senza una propria etica. Il grande problema della convivenza spesso e volentieri poco amichevole in cui questi valori variano tra persone e gruppi differenti, fa sorgere molte volte il dubbio che tali divergenze stiano aggredendo le nostre convinzioni su ciò che è giusto e corretto. Tuttavia perchè ci sia amicizia è necessaria una certa armonia e affinità di tali valori morali e per rendere possibile una convivenza sana, unendo fiducia e lealtà reciproca. Anche se oggi il mondo non si distingue per esempi pratici di questa purezza nelle relazioni, l'uomo deve essere accompagnato da ciò che dettano le sue personali norme di comportamento. Dare fiducia unicamente alla propria spada, come anticamente si diceva nelle arti guerriere, non puo no n es s ere di es empio , dal mo ment o che dalle epo che dei grandi conflitti l'umanità si è evoluta ben poco per quanto riguarda le relazioni interpersonali. Si continua a commettere le stesse atrocità, gli stessi crimini, gli stessi giochi di potere usando le stesse menzogne. Permettiamo che la storia si ripeta in una catena ciclica di avvenimenti dove i reali motivi vengono nascosti diet ro belle fras i a s fo ndo moralistico. Diciamo ciò che non facciamo e reclamiamo attenzioni disperate per ciò che ci manca. In tutto questo, ci sono i bambini che s v iluppano s empre prima la percez io ne di co me funz io na il mondo adulto, frustrando così le prospettive delle nostre generazioni future. Camminiamo davvero verso l'isolamento? O stiamo imparando a di s t i ng u ere le realt à s en z a l'innocente benda che copriva gli occhi di creature che sognavano nella loro infanzia romantica? Chi se non la coscienza ci accompagna durant e le n o s tre g io r n ate e ci permet t e di ri f let tere s u l pot er dormire tranquilli, poichè nel giorno appen a t ras cors o abbi amo realiz zat o ci ò ch e ci s embrav a corretto nel nostro spirito e ci mette in condizione di essere in pace con n o i s t es s i? O ch i ci off re l 'o ppo rt uni t à di co rregg ere gl i inganni e le ingiustizie costruendo un pensiero più retto e giusto? Il miglior amico dell'uomo è quello che ciascuno porta dentro di sè e

“Dare fiducia unicamente alla propria spada, come anticamente si diceva nelle arti guerriere, non puo non essere di esempio, dal momento che dalle epoche dei grandi conflitti l'umanità si è evoluta ben poco per quanto riguarda le relazioni interpersonali” che se è davvero sincero riflette il suo carattere personale, individuale e inconfondibile; per possedere tale certezza egli lo spinge a scalare montagne e a camminare attraverso l'impossibile in cerca di quello in cui crede. E' qualcosa che ci mette in guardia nel modo di comportarci v ers o no i s t es s i e il pro s s imo , i n terv enendo nel le az i oni , coadiuvandoci nelle decisioni e che s e è ben canaliz zat o co ll abora affichè i benefici si estendano ben oltre il nostro ego, tramandando la nostra esperienza agli altri, dando loro l'opportunità di andare più in là di qu ello che noi abbi amo conquistato. Così, forse, potremo pensare di comprendere meglio il valore sacro dato dagli orientali a o gg ett i co me una K at an a o a qualsiasi altro di qualsiasi cultura, il cui significato oltrepassa il mero s i mbo l i s mo , nel l'i ntent o di raggiungere e dominare la parte interiore dell'essere umano nella sua pi ù prof onda int erpret az i one: l'anima.


Arti del Giappone

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Colonna di Raúl Gutiérrez

Arti Marziali e Sport L'aspetto sportivo di qualsiasi arte marziale, svilisce completamente l'intento per il quale furono create in tempi di guerra. Come tutti sappiamo, perché un'arte marziale possa essere applicata a livello sportivo in tornei o campionati, devono essere proibite tutte le tecniche, i sistemi di applicazione e i punti d'impatto “più efficaci nei combattimenti reali”. Vengono scritti regolamenti su ciò che si può o non si può fare. Tutto ciò che viene ammonito, sanzionato e che ci fa perdere un match per squalifica, è quello che funziona sicuramente nella realtà. Questo ha fatto si che grandi campioni spagnoli, europei o mondiali, siano stati massacrati in combattimenti di strada contro semplici teppisti, che non sono abituati a marcare punti per vincere, bensì a distruggere, rompere e se necessario ferire gravemente o addirittura uccidere un avversario in una volgare discoteca di quartiere. Questo è qualcosa che già negli anni '80 mettevo in evidenza, in alcuni articoli da me pubblicati all'epoca e che causarono alcuni fraintendimenti tra praticanti di differenti stili che non capirono ciò che adesso, dopo tanto tempo, ho potuto dimostrare. Un vero artista marziale sarà onesto in combattimento, starà attento a non causare danni eccessivi al suo contendente, rispetterà la legge ed eviterà denunce penali che lo porterebbero in tribunale. Un delinquente o un criminale qualunque, cercherà di provocarti il maggior danno possibile, senza preoccuparsi di nessuna etica, senso di civiltà, leggi o tribunali. Se ha un coltello in mano proverà a infilzarti in profondità, se ha una mazza da baseball tenterà di spaccarti la testa e se è in possesso di un'arma da fuoco ti svuoterà addosso tutto il caricatore. Egli non pensa ne alla tua famiglia ne alla sua, non ha rispetto, non si preoccupa di andare in carcere perché evidentemente crede di poter sottrarsi alla giustizia. Questi sono fattori che giocheranno comunque a nostro sfavore. Saremo sempre indifesi davanti a un tale genere di individuo. La cosa migliore è pregare di non capitare mai in luoghi a rischio conflitto, evitare al massimo il contatto se ce li troviamo davanti, comportarsi innanzitutto con logica, intelligenza, tattica e psicologia. E alla fine quando non c'è altro rimedio, allora agire in modo contundente, utilizzando le

L’

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“L'aspetto sportivo di qualsiasi arte marziale, svilisce completamente l'intento per il quale furono create in tempi di guerra” nostre conoscenze e i tanti anni di addestramento per applicare un determinato grado di dolore al nostro aggressore e portarlo a più miti consigli senza arrivare a causargli un danno irreparabile. In termini realistici e a seconda del tipo di soggetto che abbiamo di fronte, generalmente, la cosa“non è per niente facile”. E' un po' come per la polizia con la sua uniforme e l'armamento al completo, però con la condizionale legale che la costringe ad arrestare un malvivente “con tenerezza, cercando di non procurargli alcun danno, ferita o lesione”, perché altrimenti costui potrebbe sporgere denuncia e ottenere che la sanzione venga inflitta proprio ai tutori dell'ordine. Qualcosa di assolutamente ridicolo, ma accettato dalla nostra società. Noi che pensiamo al prossimo e a noi stessi, che non vogliamo infilarci in inutili problemi, che rispettiamo gli altri e chi li circonda; amiamo i nostri cari, desideriamo condividere le gioie della vita, vivere in pace e armonia. Ma tutto questo, a volte, risulta assai complicato. Però anche così, cercheremo di farlo…sempre. Spesso mi dicono che le mie tecniche di uso poliziesco sono troppo aggressive, violente e pericolose, però non hanno mai provocato danni irreversibili, spargimenti di sangue, o prodotto ferite che possano essere denunciate davanti a un giudice, anche in presenza di un aggressore che ha aggredito seriamente. Questo è possibile solo usando le tecniche appropriate nel luogo appropriato, con la durezza o grado di dolore necessario per raggiungere lo scopo, grazie alle nostre cognizioni, all'allenamento costante, all'effettiva preparazione del nostro arsenale fisico naturale, alla

tattica, al metodo e alla conoscenza dei punti sensibili e del tipo di colpo o azione richiesta dalla situazione. Il Fu Shih Kenpo è dunque una rielaborazione di esperienze reali vissute nell'arco della mia vita, l'allenamento nei diversi metodi di arti marziali con maestri o specialisti riconosciuti in tutto il mondo, un bagaglio di 45 anni attraverso tornei e campionati del mondiali, contatto con la polizia fin dalla prima infanzia, addestramento alla sicurezza e poliziesco a livello professionale dal 1981 e altri contesti di azione come il cinema. Molti anni di ripetizioni di tecniche, metodi e movimenti differenti attraverso stili praticati con continuità, fino a scoprire che dentro ognuno di essi ci sono tanti insegnamenti preziosi ma anche altri che non solo non servono a nulla, ma che addirittura ci fanno perdere tempo e distolgono dal proposito finale. Capisco, anche se li faccio, che ci sono una gran quantità di allenamenti nei quali spendiamo anni e anni a ripetere la stessa sequenza di movimenti o una singola tecnica, pur sapendo che non si presta all'utilizzo effettivo della stessa che è la difesa personale. Molte volte non ci sentiamo a nostro agio con certe tecniche, non ci attraggono, non ci riempiono, non ci convincono. Questo è un avviso così come lo è il dolore. Quando qualcosa ci causa un dolore che si ripresenta di frequente, ci sta dicendo chiaramente che qualcosa non funziona e che deve essere curato da un medico. Allo stesso modo dovremmo eliminare tutto ciò che è inutile in ogni stile di arti marziali o disciplina sportiva. Eliminarlo del tutto, indagare per trovare l'eventuale errore e correggerlo. Così è il Fu Shih Kenpo, un costante sistema di revisione, aggiornamento e miglioramento. Non è migliore quel sistema che si basa su più movimenti, tecniche o Kata, bensì quello che realmente funziona e si dimostra efficace nelle sue differenti aree: formazione, applicazione e risultato finale. Il prossimo mese presenteremo la struttura attuale della nostra arte marziale. Ciò che ho optato denominare come “Il Cuore del Nostro Stile Fu-Shih-Kenpo”. A presto dunque amici, spero che apprezzerete il mio modo di esprimere quello che marzialmente sento. In nessun caso è mio proposito sminuire altri stili, maestri o personaggi. Tutto dipende da ciò che ognuno desidera trovare attraverso la propria pratica. Ci sono tante strade diverse, spero che possiate trovare la vostra. Grazie…


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E' curioso che Muhammad Alì, riconosciuto da tutti come il più grande pugile di tutti i tempi (nella categoria dei pesi massimi), non si distingueva per la forza bruta dei suoi colpi, bensì per la sua esplosività. Viene ricordato come colui che “vola come una farfalla e punge come un'ape”, certamente strano per uno di 1,95 m di altezza per 100 kg di peso. Risulta anche sorprendente che l'icona indiscutibile delle arti marziali, Bruce Lee, con la sua piccola statura e l'esile corporatura (1.71 m e 61.2 kg) avesse una potenza tale nei suoi pugni, da essere accostata a quella di un peso massimo. Ma la cosa veramente straordinaria è che non emergeva tanto per la forza dei suoi colpi, quanto per la sua devastante esplosività…

Esplosivita': Il segreto dei migliori

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Sport da combattimento “ Se non si tratta di peso o massa muscolare, dove risiede dunque il segreto dell'esplosivitĂ ?â€?

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Reportage L'esplosività Il campionissimo Bill Wallace, anche conosciuto come “ Super Foot” perché capace di lanciare la sua gamba a una velocità di 70 miglia orarie, sviluppò il suo sistema di combattimento basandosi nel posizionare il ginocchio in una maniera tale, che non era possibile prevedere se il suo calcio sarebbe stato circolare, laterale o rovesciato, mantenendo il ginocchio alto e portando fino a 3 o 4 calci in serie. Logicamente i suoi calci non spiccavano per la potenza, ma per la loro esplosività, lavorando soprattutto quello che gli americani definiscono lo “snap” (colpo scattante, frustato). Il famoso pugile Thomas “Cobra” Hearns, alto e con braccia molto lunghe era un grande esperto nel punzecchiare con i suoi diretti esplosivi, simili a dei veri morsi di un cobra. Di fatto, per il suo modo di colpire riusciva ad aprire ferite al suo avversario, lacerandogli sopracciglia, zigomi o altre zone del viso. I suoi match contro “Sugar Ray” Leonard o Marvin Hagler sono passati alla storia del pugilato come alcuni dei confronti leggendari. Credo che tutti questi casi impongano una riflessione… Nelle arti marziali si pone un'enfasi particolare in due tipi di potenza

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basilare: la potenza pura e la potenza esplosiva. La prima si basa nella quantità di energia bruta che l'artista marziale è in grado di trasportare fino alle nocche o ai piedi (o la parte del corpo utilizzata per colpire: ginocchio, gomito, tibia, ecc..). Questa quantità di energia dipenderà in gran parte dal peso e dalla capacità muscolare di chi colpisce. Quindi, come è ovvio, un peso massimo svilupperà molta più potenza pura di un peso leggero poiché metterà in azione molti chili in più. Evidentemente qui entrano in gioco molti altri fattori come la velocità, la coordinazione nei movimenti e l'abilità di trasmettere tutta l'energia fino alla zona d'impatto, anche se l'elemento dominante in questo tipo di forza continua ad essere il peso corporeo. Per questo motivo in tutti gli sport di contatto, ma anche in quelli che non lo sono, i contendenti vengono divisi per categorie o per peso, per equilibrare lo scontro. Contrariamente, la potenza esplosiva è fino a un certo punto indipendente dal peso di chi la utilizza, o per essere più corretti, dipende piuttosto dal suo scarso peso, in maniera che a minor peso relativo corrisponda una maggiore capacità esplosiva. Se non si tratta di peso o massa muscolare, dove risiede dunque il

segreto dell'esplosività? Principalmente nella velocità, ma anche nell'elasticità, nella precisione, nella pulizia tecnica.. La forza è una dote fisica naturale che possiedono le persone. Le potenzialità fisiche primordiali costituiscono lo stato di ciascun individuo e mediante l'allenamento viene offerta la possibilità di migliorare le capacità dell'organismo. Inoltre si può specificare anche la capacità di vincere una resistenza attraverso lo sforzo muscolare. Questa si divide in varie tipologie e nel caso che ci riguarda, la forza esplosiva, vale a dire che consiste nell'aumento del carico mantenendo la velocità del movimento. Lo sviluppo della forza esplosiva si consegue con esercizi specifici, adeguati alle singole tecniche che si impiegano in un sistema di combattimento. Gli esercizi di questo genere devono concentrarsi sull'esplosività di un movimento particolare e le sessioni di allenamento devono essere disposte in modo da evitare la perdita di tale concentrazione. Di solito, l'aumento dell'intensità corrisponde a un incremento della massa da muovere contro la gravità; si potrebbe anche definire come una perfetta combinazione tra forza massimale e velocità, nella quale si tenta di vincere una resistenza illimitata agendo alla massima velocità.


Sport da Combattimento Nelle arti marziali e negli sport di contatto, la velocità è la caratteristica primaria per sviluppare la forza o potenza esplosiva perché questa dipende in gran parte dalla capacità di contrarre e rilassare i vari muscoli implicati nel movimento e dall'accelerazione che raggiungono i nostri arti. L'efficacia dell'esplosività risiede nell'”effetto frusta”, ovvero, lanciare un oggetto a gran velocità verso un obbiettivo e richiamarlo bruscamente con un movimento contrario: la ritrazione dello stesso. Di fatto, si fa in maniera che l'estremità flessibile dell'oggetto (la sommità di una frusta, un peso legato ad una corda) colpisca esattamente nell'attimo in cui lo si ritrae verso di noi. In un certo senso, alla potenza dell'estensione sommiamo quella della contrazione, fondendosi entrambe in un'esplosione di energia. Se applichiamo tutto ciò alle nostre braccia o gambe il punto d'impatto sarà il pugno o il piede, il quale sarà scagliato velocemente verso l'avversario e proprio quando lo si sta per raggiungere (alcuni decimi di secondo prima, a pochi centimetri), si inizia il movimento opposto come a voler richiamare l'arto, in modo che lo colpisca come una frusta. E'

fondamentale lasciare polsi e caviglie piuttosto sciolti o semi-rilassati per accrescere l'effetto frustato. Questo tipo di colpo produce solitamente un suono caratteristico e ben distinto dagli altri, come una specie di schiocco, da cui deriva la denominazione di queste tecniche. Nel caso degli arti superiori, trattandosi di pugni, la responsabilità della buona esecuzione di un colpo esplosivo ricade principalmente sulla zona addominale (vita) e sulle spalle, mentre nel caso dei calci, sulle ginocchia e le anche. Da queste zone si guida e si conduce la tecnica, imprimendo la necessaria energia al movimento. Il resto è solo una questione di una corretta azione muscolare nella sua coordinazione: contrazione e decontrazione. Maggiore è la rapidità di contrazione, maggiore è la velocità del colpo e la sua potenziale esplosività. In tutto cio si racchiude il segreto di questo principio… Essere esplosivi non dipende dal volume muscolare,

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Reportage al contrario quei marzialisti dotati di notevole peso e muscolatura lo sono molto meno nelle loro azioni. Muovere un maggior peso relativo (in relazione alla struttura ossea e tendinea) è sempre più dispendioso, perciò i movimenti si rallentano. Un muscolo grande ci mette di più a contrarsi rispetto a uno piccolo, risentendone nell'accelerazione del movimento. Di conseguenza un artista marziale piccolo o esile sarà sempre

potenzialmente più esplosivo nelle sue azioni, rispetto a uno grosso e corpulento. Per questo si usa dire che l'esplosività è la forza dei piccoli o dei “deboli”, mentre la forza pura è quella dei grandi o “forti”.

Allenamento Muscolare Quanto detto, evidentemente, non significa che non si debbano allenare i muscoli per essere esplosivi. Anche

l'esplosività richiede il suo allenamento, però è chiaro che differisca da quello che si fa per guadagnare volume muscolare. Non sono richiesti ne pesi ne macchinari, poiché gli esercizi ottimali per conseguire questa dote sono quelli isometrici, vale a dire, quelli in cui i nostri muscoli agiscono spingendo con intensità un oggetto inamovibile, che non cede alla forza che applichiamo (per esempio spingere

“Essere esplosivi non dipende dal volume muscolare, al contrario quei marzialisti dotati di notevole peso e muscolatura lo sono molto meno nelle loro azioni”

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Sport da Combattimento una parete, cercare di piegare una sbarra d'acciaio, premere palmo contro palmo, ecc..). In questo modo si ottiene un tipo di muscolatura ben definita, quasi senza aumentare il suo volume. E questa è quella più idonea per essere esplosivi. Una volta che l'organismo sarà nella condizione ottimale per poter lavorare sull'esplosività, si potrà passare all'allenamento specifico, con l'ausilio di attrezzature, per svilupparla. Per questo motivo è necessario perfezionare le seguenti peculiarità: precisione, velocità e elasticità.

Precisione Una delle maggiori difficoltà che presenta combattere con esplosività è la precisione, in quanto da questa dipende principalmente che i colpi provochino danni rilevanti oppure…che non servano praticamente a nulla. In questo caso si parla della precisione relativa al senso della distanza. Un colpo molto potente non necessita di una precisione millimetrica in quanto a distanza, perché percorre una traiettoria ampia e il fatto di trovare il suo bersaglio un po' prima o un po' dopo non incide troppo nella sua efficacia. Un colpo esplosivo però deve raggiungere il suo target con precisione totale, perché pochi centimetri di imperfezione bastano per trasformarlo in un colpo inutile. Se rimane un po'corto, diventa un bel colpo al vento (che peraltro può causare microlesioni se non lo si controlla a dovere); se arriva un po'lungo, perde tutta la propria esplosività, risultando normalmente piuttosto fiacco. Le tecniche esplosive richiedono una precisione e un senso della misura quasi chirurgici. Forse per questa difficoltà nel metterlo in pratica, un folto numero di marzialisti evita questo tipo di addestramento e perfezionamento. Al contrario, la potenza (fino a un certo punto) è facile da controllare. I colpi esplosivi no. O si colpisce o non si colpisce, non esiste una via di mezzo.

Velocità La velocità e la precisione sono indispensabili per l'esplosività. All'interno dei vari tipi di velocità, si focalizza il lavoro solamente in due di esse, quella di esecuzione e quella iniziale. Velocità di realizzazione o esecuzione - Rapidità fisica di movimento che si misura con il tempo effettivo che intercorre da quando il cervello manda al corpo l'ordine di portare una tecnica (che sia offensiva o difensiva) a quando questa viene eseguita totalmente. Per esecuzione totale si intende l'azione e la ritrazione della tecnica (attacco e richiamo del pugno, gamba, ecc..). Questa velocità è la più importante di tutte; il suo miglioramento richiede molte ripetizioni tecniche quotidiane. Per acquisire questo genere di velocità è fondamentale allenarsi molto a vuoto (shadow boxing ndt) al sacco e usando polsiere e cavigliere con peso. Per incrementare la velocità di realizzazione è necessario eseguire l'azione e la ritrazione come un unico movimento senza perdere l'equilibrio. La velocità è prodotta dall'accelerazione e dalla potenza; quando un estremità del

“La velocità e la precisione sono indispensabili per l'esplosività”

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Reportage corpo (pugno o gamba) viene proiettato con una certa velocità e non trova il bersaglio o viene bloccato bruscamente, le articolazioni possono soffrirne. Velocità iniziale - Avvio del movimento dalla postura corretta e idonea per respingere un attacco o

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eseguire una tecnica offensiva. Diciamo che la velocità iniziale è la capacità di avere la guardia e la posizione giusta nell'attimo giusto, per realizzare la tecnica richiesta dalla situazione; se la posizione di partenza sarà la più consona non si perderà tempo in preliminari e

correzioni, così la tecnica sarà adeguatamente diretta.

Flessibilità Per finire, il terzo attributo necessario perché i nostri colpi siano esplosivi, è la flessibilità,


Sport da Combattimento particolarmente importante nel caso dei calci, ma non meno per i pugni. Basti ricordare che per spiegare il concetto di esplosività si ricorre sovente all'esempio della frusta, arma flessibile per eccellenza. In effetti il terribile “effetto frusta” sul quale si fonda l'esplosività è possibile grazie alla capacità di allungare e contrarre bruscamente muscoli e tendini, cosa possibile solo se sono ben elastici. Si è soliti relazionare l'esplosività con una varietà molto limitata di colpi: di pugno e di traiettoria circolare, specialmente con il pugno rovesciato (Back Fist ndt). Sebbene questi tipi di tecniche siano molto adatti da utilizzare con la forza esplosiva, questa può essere applicata in realtà a qualsiasi altra, che sia di mano o di piede, circolare o diretta. Anche l'effetto di un colpo esplosivo è diverso da quello di uno

“il terzo attributo necessario perché i nostri colpi siano esplosivi, è la flessibilità” semplicemente potente; quest'ultimo si basa di solito su una forza di scarico e spinta, mentre il primo prevede un impatto di tipo penetrante. L'effetto è simile a quello di un sasso che cade sulla superficie di un lago: per primo schizzano in alto un po' di gocce dal punto in cui affonda la pietra, ma dopo l'impatto si espandono intor no delle onde

concentriche. Un colpo esplosivo scoppia dolorosamente in un punto determinato e dopo, il dolore si irradia da quel punto verso il resto del corpo. Riassumendo: l'esplosività è dunque una qualità di forza molto interessante e tuttavia poco sviluppata dalla maggior parte degli artisti marziali. La ragione, presumibilmente, sta nel fatto che la forza pura è più semplice da allenare e da applicare in combattimento. Conseguire che i colpi diventino esplosivi esige una rapidità diabolica, una precisione chirurgica, una tecnica impeccabile e una eccelente flessibilità. Sono molte le qualità da addestrare, però il risultato ne vale la pena e nel DVD che ho realizzato, di recente apparizione sul mercato, spiego dettagliatamente la tecnica e più importante, come allenarla.


Ah ! … Gratitudine Non c'è dubbio, dirigere una scuola di arti marziali è un lavoro. Il proprietario di una scuola deve avere molte facce, deve essere psicologo, imprenditore, motivatore, maestro, capo. Ma detto questo, non sono ciò sicuro che sia questo ciò che gratifica di più. Abbiamo l'occasione di generare un impatto positivo nella vita quotidiana delle persone. Non vi conosco, ma alcune volte quando la cosa diventa difficile, questo viene facilmente dimenticato. Il mio ufficio è collocato al piano superiore della nostra scuola principale. La scuola é molto grande, si sviluppa su tre grandi piani dove si svolgono le attività di allenamento e ne sono straordinariamente fiero. Quando mio fratello ed io siamo stabiliti in essa, non ho potuto dormire per una settimana per la sua ubicazione. Devo ammettere dopo 20 anni che l'avevo sottovalutata. Ma questo è stato in passato. Di recente ho sviluppato un cerimoniale quotidiano per ricordare ciò che il mio lavoro significa per me e quanto sono fortunato a poterlo svolgere. Ogni mattina, quando insegno a scuola, provo a ricordare ciò che ho sentito per la prima volta quando l'ho visitata. La percorro sala dopo sala, ammirando ed apprezzando l'edificio che abbiamo e tutte le grandi esperienze che centinaia di studenti ed io abbiamo vissuto in questa sala. Poi, apro la porta del mio ufficio, mi siedo alla mia scrivania e mi concedo un momento per pensare a come sono stato benedetto per fare ciò che faccio. Certo, ci sono sempre inconvenienti, non è sempre facile, ma cosa lo è? Ho scoperto che cominciare ogni mattina con questo cerimoniale ha ritualmente trasformato i miei giorni. Ah ! Gratitudine… Non so a voi, ma per quanto mi riguarda, questo pensiero tira fuori sempre il meglio. Visto che ne stiamo parlando, come cominciate la vostra giornata? Lasciate che il vostro umore vi controlli o avete un modo rituale per controllarlo? Il valore della routine Questa vecchia opinione è così tanto valida oggi quanto lo era quando venne scritta: occorre prendersi cura di sè ogni giorno, ogni anno. Questo concetto è molto semplice, ma di solito viene omesso o ignorato per cercare qualcosa di più complicato o avanzato. Nel loro libro, “Il potere della dedizione”, di Jim Loehr e Tony Schwartz parlano dell'importanza di sviluppare cerimoniali quotidiani positivi. Si riferiscono al fatto che il successo individuale a lungo termine è direttamente in relazione con il numero di cerimoniali positivi che ogni individuo sviluppa. Si può essere iniziare analizzando la giornata dal principio alla fine. Come si svolge la vostra giornata? A che ora vi alzate? Cosa mangiate? Quali libri leggete? Fate esercizio?

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Dopo avere fatto questo ogni giorno durante una settimana, decidete se ciò che fate è bene per voi oppure no. Se sì, continuate a farlo. Se la risposta é negativa, chiedetevi: cosa posso fare in modo diverso? Ad esempio, immaginate che il vostro quotidiano attuale sia il seguente: vi alzate tardi. Uscite rapidamente senza fare colazione. Vi recate in ufficio superando il limite di velocità durante tutto il viaggio tenendo la radio accesa. Quanto può influire questo susseguirsi di azioni, questo rituale,sulla vostra vita in dieci anni? Immaginate ora invece di alzarvi presto la mattina, di bere un grande bicchiere d'acqua, di fare un po'di esercizio, di farvi la doccia, di leggere qualcosa di positivo mentre fate una nutriente colazione. Come può influire questo cerimoniale sulla vostra vita se eseguito per dieci anni? Chiedetevelo: Fisicamente, come vi vedete diversi? Emozionalmente, siete mutati? Professionalmente, dove sarete? Spiritualmente, come sarete? Queste sono le opzioni, potete vedere quanto può essere diversa la vita semplicemente sviluppando un cerimoniale positivo. Estendiamo ora questo concetto all'intero giorno effettuando cerimoniali positivi. Come sarebbe il vostro giorno? Vi incoraggio perchè scriviate il vostro giorno ideale dal momento del risveglio al momento del riposo.

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Il Gran Maestro Marco Morabito, direttore tecnico e responsabile globale della Federazione IKMO, pratica le arti marziali e sport da combattimento da quasi 30 anni. Istruttore militare e coordinatore tecnico nei settori di sicurezza pubblica e privata, e con diversi anni di esperienza in anti-terrorismo e antisequestro di persona, insegna sia ai civili che ai militari, ed è anche un istruttore esperto nella lotta corpo a corpo e nell'uso di qualsiasi arma o oggetto come mezzo di difesa. Come fondatore di Systema Marco Morabito, ha raccolto le tecniche più efficaci di varie scuole del sistema russo, così come molte altre tecniche sviluppate da lui sulla base della sua esperienza specifica in situazioni ad alto rischio, civili e militari. È inoltre fondatore del sistema di difesa israeliana " Sistema Krav Maga di Sopravvivenza di Israele" e "Sistema Kapap di Sopravvivenza Israeliano", ed ha formato più di 500 istruttori in tutto il mondo. In questo secondo DVD ci presenta le tecniche di disarmo di bastone, armi bianche e da fuoco, utilizzate nel Systema Marco Morabito, derivato dal programma russo Spenatz.

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CHOY LI FUT: DIM-MAK (IL TOCCO DELLA MORTE) In questo articolo vi parleremo di un addestramento avanzato praticato nello stile Choy Li Fut, che deve le sue origini alla confluenza degli stili del sud e del nord della Cina che hanno originato le caratteristiche del Choy Li Fut. Il Dim-Mak fa parte dell'arsenale di colpi del Choy Li Fut. Questo tipo di addestramento era impartito generalmente a pochi e selezionati allievi, per la sua estrema efficacia ed il suo potere devastatore. Era un insieme di tecniche che dovevano essere praticate per tre anni. Nell'approcciarsi a queste tecniche lo studente avanzato deve affrontare quattro importanti aspetti: • Un allenamento fisico estremamente impegnativo • Deve conoscere i vari tipi di colpi del Dim-Mak. • Deve apprendere la preparazione del linimento Dit Ta Jow (unguento del palmo di ferro). • Deve conoscere i 12 meridiani ai quali corrispondono i punti vitali e la cadenza degli orari nei quali si registrano i picchi energetici degli organi vitali.

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È molto importante sottolineare che questo addestramento deve avvenire sotto la guida di un maestro specializzato ed abile nel Dim-Mak. In caso contrario, questa tecnica può danneggiare il praticante di arti marziali esternamente ed internamente. Allo stesso tempo, il maestro che insegna il Dim-Mak deve conoscere la medicina chiamata Dit Ta Jow, importante per i suoi poteri curativi. Il Dit Ta Jow, sotto forma di unguento è adatto per uso esterno, e si adopera per curare muscoli, tendini, infiammazione delle articolazioni, postumi traumatici, ecc. Se invece i danni causati dalla pratica del DimMak fossero interni, si può avvertire nausea, fino ad arrivare al vomito; questo sarebbe un segno di danneggiamento del Chi e implica l'immediata sospensione dell'allenamento. In questo caso, il Dit Ta Jow si assume sotto forma di capsule o sciolto nel tè. Nel Choy Li Fut, si vedono facilmente questo tipo di


Choi Li Fut tecniche.Esistono Forme specifiche nelle quali si vedono questo tipo di colpi. Possiamo enumerare molti modi nei quali si utilizzano in modo continuo i colpi Dim-Mak, ad esempio: Il Pugno dell'Ubriaco conosciuto anche sotto il nome di Pugno della Fenice Dorata. La Forma della Gru. La forma del Serpente Il Palmo di Buddha, ecc. I colpi del Dim-Mak maggiormente conosciuti nel Choy Li Fut, possono essere distinti due gruppi, colpi di palmo o mano aperta e colpi con il pugno chiuso. Fra i colpi di palmo possiamo nominare: Jing-ji, tweijeung, dan, dat-jeung, kup-jeung, pakjeung, gong-jeung, chan-jeung. Con il pugno chiuso abbiamo pek-choe, chinan-choe, yum-tsop, chorchoe, pin-choe, hok-ji, ecc.

I colpi di palmo o a mano aperta devono essere allenati con la cosiddetta “tavola del palmo di ferro”che può essere costituita da una base di legno di quercia o da una lastra di pietra. Sulla base si collocano strati riempiti di bacche dure e secche (si possono anche utilizzare ceci, ad esempio). Con il procedere dell'allenamento viene cambiato il riempimento dello strato, in passato si usava la limatura di ferro, non più utilizzata al giorno d'oggi, in quanto la polvere che che ne deriva si è rivelata tossica. Per questo molti antichi maestri si mettevano un fazzoletto per coprire il naso e la bocca. Infatti, molti di questi maestri marziali soffrivano di malattie polmonari. Nel mio addestramento personale scelgo di utilizzare sassi arrotondati o anche le pietre che sono vendute per gli acquari (in ogni caso

devono essere lavate, perché non liberino polvere). Nel caso dei colpi di pugno, che è un tipo di addestramento più avanzato e preciso, si utilizzano i ching-jong o Uomini di Legno. Esistono nel Choy Li Fut ching-jong specifici per questo tipo d'addestramento. Una volta superati questi due tipi di addestramento, il maestro deve insegnare i punti vitali da colpire. A seconsda del punto colpito, si possono ottenere varie reazioni. Colpendo determinati punti vitali si possono paralizzare varie parti del corpo: braccio, gambe, articolazioni… Con altri punti invece si mozza il respiro della persona che è stata colpita fino a causargli lo svenimento. Il terzo tipo di colpo sarebbe quello che influisce direttamente sull'organo vitale, causando gravi danni ed emorragie interne (probabilmente il decesso). Per questa ragione questi punti venivano rivelati a pochi allievi e quello che oggi si insegna è dove non si deve colpire per non causare gravi danni, e si evita di allenare i colpi in questi punti. L'insegnamento è una delle più grandi virtù, devi formarlo, lavorarlo, curarlo ed alla fine donarlo. Jie-Gao

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Il 12 luglio 2011 moriva Ta t s u o S u z u k i , u n o d e i Maestri dello stile Wado Ryu ed inoltre uno dei principali pionieri e divulgatori del karate in Europa. Il nostro collaboratore e 7°Dan Salvador Herràiz, che negli anni '80 si è allenato in varie occasioni con il Maestro Suzuki e anche se le lor o strade in seguito pr eser o direzioni differenti, si sente in dovere di onorare la memoria di questo Maestro che incontrò, oltre che sul tatami, anche nella sua casa londinese.

TATSUO SUZUKI ONORANDO UN MAESTRO Testi e foto: Salvador Herraiz (7º Dan de Karate)

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per me un obbligo morale onorare Tatsuo Suzuki. Durante molti anni i miei allievi e io abbiamo aderito alla sua linea tecnica di Wado Ryu e benché in seguito abbiamo scelto di seguire quella di Jiro Ohtsuka, ho sempre conservato affetto e rispetto verso di lui. Tatsuo Suzuki, nato a Yokohama nel 1928, ha iniziato a praticare karate all'età di 14 anni ed è stato discepolo di Hironori Ohtsuka (fondatore del Wado Ryu). La sua carriera marziale è stata folgorante e dopo sei anni di pratica venne promosso al 3° dan. Nel 1951, a 23 anni d'età, ha conquistato il 5º dan, in quel momento il grado più elevato nell'ambito nel Karate Wado Ryu. Al gior no d'oggi questi tempi e promozioni sono impensabili per molte ragioni, regolamenti, idee… Suzuki Sensei è stato anche uno studioso dello Zen con i monaci Genpo Yamamoto e Soyen Nakagawa. Nel 1975 ricevette l'8º dan (il grado più elevato attualmente di chiunque pratichi il karate Wado Ryu) ed il titolo di Hanshi (che gli concede Higashikuni, zio dell'imperatore del Giappone e responsabile di importanti organizzazioni di arti marziali in Giappone). Dalla la metà degli anni 60

È

“Tatsuo Suzuki, nato a Yokohama nel 1928, ha iniziato a praticare karate all'età di 14 anni ed è stato discepolo di Hironori Ohtsuka (fondatore del Wado Ryu).”


Grandi Maestri “Poco prima della scomparsa di Ohtsuka avvenuta nel 1982, Suzuki aveva avuto un ravvicinamento con la famiglia del fondatore, ma fu di breve durata ed alla fine decise di fondare la sua organizzazione internazionale.” Moriya Saito e Yasuharu Igarashi ascoltano Tatsuo Suzuki nel 1981.

Tatsuo Suzuki risiedette in Europa, dove sviluppò enormemente il Wado Ryu (che era stato introdotto nel continente europeo e più precisamente in Francia da Hiroo Mochizuki). Si era sempre ritenuto che Suzuki sarebbe stato il naturale successore di Hironori Ohtsuka, ma ragioni di ordine politico e familiari (unitamente al fatto che Suzuki, vivendo fuori dal Giappone di anni già da moltissimi anni, aveva sviluppato piccole differenze tecniche) hanno fatto in modo che questo non avvenisse. Sul piano tecnico, Suzuki è sempre stato più innovatore e libero, creando un karate adatto a lui ed al suo personale kime, mentre Jiro ha basato il suo karate secondo il canone del Wado Ryu. Chi scrive questo articolo umilmente, né troppo vicino né troppo lontano dalla penna né dalla spada, continua tecnicamente a seguire il Wado di Ohtsuka ma non rinuncia ad altri contributi interessanti. Poco prima della scomparsa di Ohtsuka avvenuta nel 1982, Suzuki aveva avuto un ravvicinamento con la famiglia del fondatore, ma fu di breve durata ed alla fine decise di fondare la sua organizzazione internazionale, che ha diretto con successo fino alla sua recente morte.

Frutto di quella breve collaborazione cui facevamo cenno é stato, ad esempio, il fatto che gli esami di cintura nera effettuati in Spagna nel 1981 erano firmati dal fondatore Hironori Ohtsuka. È stato durante un corso che venne tenuto in Spagna, propedeutico al superamento di un esame, che ho avuto modo di conoscerlo per la prima volta. Era il mese del luglio 1981, nella INEF di Madrid. Abbiamo trascorso molte ore sul tatami ed in seguito in un bar, dove si finisce di solito inevitabilmente, dove si impegnò a spiegarci con degli stuzzicadenti,l'orientamento corretto dei piedi nelle posizioni. Conservo ancora ovviamente un suo libro con la dedica che mi scrisse in quella occasione. Lì imparammo con lui il kata Jutte (Jitte) che alcuni hanno presto dimenticato ma che io ho voluto conservare e allenare, e che ho in seguito potuto eseguire al Campionato Europeo tenuto a Roma nell'ottobre 1981. Ricordo che Suzuki mi ha dato uno dei massimi punteggi. Peccato che gli altri giudici non abbiano fatto altrettanto. Nel 1982 feci parte nuovamente della squadra per l'Europeo di Londra e là incontrai ancora Suzuki, che eseguì una dimostrazione. Un anno più tardi Suzuki ritor no in Spagna e erogò un corso

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Karate Do Sopra, da sinistra a destra: Tatsuo Suzuki con la Selezione Spagnola Wado Kai al Campionato Europeo, Londra, 1982 (l'autore chinato a destra). Lezione di Sensei Suzuki a Madrid, nel 1981. Il Maestro nel suo ufficio di Londra nel 1985. Sotto, le lezioni di Suzuki nel 1981 e 1982. speciale per istruttori e cinture nere ed ero ancora una volta presente. In quel periodo ebbi modo di recarmi a Londra e gli resi visita nel suo dojo nella zona di Fulham. Parlammo a lungo e quando gli chiesi per ricordo uno scudetto del suo Dojo con su scritto “Suzuki, School of Karate”, mi disse “guarda che Igarashi si arrabbia”.

“8º dan per oltre 30 anni perchè aveva voluto mantenere il grado che il fondatore Ohtsuka gli aveva accordato a suo tempo.”

Gli ho spiegato che era solo un ricordo e non lo avrei applicato al karategi. Infatti non l'ho mai portato, benché lo conservi, chiaramente. Nel 1985 Igarashi Yasuharu ed io tornammo insieme al suo dojo a Londra, per presentargli il mio libro Karaté Wado Fudochi. Gli piacque, mi dette un paio di consigli e scrisse un prologo con parole lusinghiere per me. Nel 1986 Suzuki tenne un altro corso a Madrid. Poco tempo dopo si era reso necessario organizzare il nostro Wado Ryu e a causa di alcuni con Igarashi, dovetti ricorrere a Suzuki e successivamente a Ohtsuka stesso, il Giappone. Questo causò una rottura delle relazioni con Igarashi… e con Suzuki, ma… non c'era stato modo di fare diversamente. Tuttavia, ho sempre continuato a rispettare Igarashi e Suzuki come meritavano. Nel 1988 giunsi a un paesino alla frontiera tra la Svizzera e la Francia, nelle Alpi, in cui aveva luogo l'Europeo al quale io questa volta non ero convocato. Andai ugualmente per vedere le esibizioni dei giapponesi. Là mi dilettai nell'assistere al kata Ryusei che Suzuki eseguì. In seguito, le nostre vite hanno imboccato strade diverse e il nostro Wado ha tecnicamente aderito al canone di Ohtsuka sensei. Nel 2006 mi sono messo in contatto con la sua nuova moglie, la greca Eleni, per chiederle vecchi opuscoli di Suzuki che mancavano nella mia fornita biblioteca. Non soltanto me li mandò, ma Suzuki ebbe anche la gentilezza di firmarli. Poco prima del suo decesso ho visto Suzuki molto deteriorato fisicamente. Prima della sua ormai prevedibile morte ho chiesto a sua moglie, circa due mesi prima dell'evento fatale,

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Tatsuo Suzuki, nel 1985, mentre riguarda con Igarashi il futuro libro di Salvador Herraiz. Suzuki atterra Toru Arakawa, e in posa nel suo dojo londinese.


che Suzuki ripercorresse con me tutta la sua vita ed i principali eventi vissuti e sofferti nel Wado europeo. Sarebbe stata l'occasione per acquisire la visione definitiva di colui che è stato il pioniere del Wado in Europa (senza nulla togliere a Hiroo Mochizuki) e di chi ha sofferto alcuni “tradimenti per ragioni politiche” di colleghi giapponesi tecnicamente a lui assai inferiori e senza la sua anzianità di grado (8º dan per oltre 30 anni perchè aveva voluto mantenere il grado che il fondatore Ohtsuka gli aveva accordato a suo tempo). Il nostro appuntamento non è purtroppo stato possibile e Suzuki ora riposa con Hironori in un tatami di nuvole, in cui i suoi atemi, torsioni e proiezioni sicuramente non fanno più male. Riposa in pace, Maestro.

“Riposa con Hironori in un tatami di nuvole, in cui i suoi atemi, torsioni e proiezioni sicuramente non fanno più male.” Riposa in pace, Maestro

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Dal Wing Tsun al Wingfight Il Wingfight è un sistema “giovane” paragonato al percorso ed alla tradizione che possiede il Wing Tsun. Non ci si deve dimenticare, nonostante ciò, che sebbene la sua diffusione stia avendo luogo negli anni recenti, i fondamenti del sistema e i suoi tratti caratteristici sono da molto più tempo nelle mani del suo ideatore, Victor Gutierrez. E' per questo motivo che, per comprendere cosa definisce il Wingfight e in cosa differisce dal Wing Tsun, è necessario conoscere colui che si è fatto carico di concepire questo sistema. Victor, nativo di una frazione di Leòn e educato in Germania, praticante di arti marziali sin dagli anni '70 (pugilato, taekwondo, lotta libera tra le altre) ha consacrato la sua professionalità nella pratica del Wing Tsun. Sostenuto da una reputazione internazionale nel Wing Tsun e avendo ottenuto vari riconoscimenti per il suo lavoro (dichiarato Miglior Maestro Internazionale di Wing Tsun dalla International Martial Arts Association a New York nell'anno 2005), si è sempre distinto per la sua passione nella pratica marziale, così come per la diffusione dello stile. Come descrive Giddens (1991, citato da Jennings, et.al , 2010), la diffusione del sistema, unita all'inquietudine e allo spirito critico che caratterizzano le opere di Victor (Gutierrez 2005,2006) hanno prodotto ciò che da una prospettiva scientifica si definisce scontro paradigmatico (Khun, 1975, citato da Ries e Rodriguez, 2009): Un conflitto necessario per stabilire una miglioria nei processi esplicativi di un contesto, in questo caso relativo al combattimento. Non può esistere una mentalità critica basata sul pensiero divergente senza che ci sia una mediazione tra precetti già instaurati e

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proposte innovative. Così Victor ha messo alla prova il Wing Tsun in situazioni distanti da ciò che in certe occasioni può indicare una “consanguineità marziale”: se il Wing Tsun è sbandierato come un Sistema di combattimento, è necessario sottoporlo alla critica in un contesto estraneo a quello della pratica del proprio metodo, per evitare così le convenzioni e il basso livello di incertezza che si produce quando due praticanti si affrontano tra loro sapendo quali sono gli strumenti di cui dispongono. Il Wingfight è un sistema con una propria identità. E' inevitabile osservare alcuni schemi e aspetti tecnici in comune col Wing Tsun, allo stesso modo in cui il Judo di Jigoro Kano e l'Aikido di Morirei Ueshiba, mantengono quelli del Ju Jutsu. Entrambi i fondatori dei suddetti stili, praticarono ampiamente il Ju-Jutsu durante la loro formazione marziale (Frederic,1989). L'innovazione non consiste nel creare qualcosa dal nulla, ma nella congiunzione di fattori che apportino qualcosa di diverso a ciò che già esiste.

Progetto di ricerca: Quadro teorico Nell'anno 2006, Victor Gutierrez commenta nel suo libro, “I segreti del Wing Tsun Re-Evolution” , le questioni tecniche che inquadrano ciò che più

tardi sarebbe divenuto il Wingfight, in rapporto al Wing Tsun che aveva praticato tradizionalmente, attraverso una revisione dei suoi principi. 1° Principio: “ Se la via è libera, avanza e colpisci” La soluzione universale del Wing Tsun come elemento strategico di combattimento si basa fondamentalmente nell'attacco in avanzamento diretto verso l'avversario, accompagnato da una serie di colpi in successione. Andando in profondità nel sistema, la pratica di livello avanzato così nelle forme come nel Chi Sao, Chi Gerk e Muk Jan Jong, evidenzia una quantità di elementi che rompono la dinamica rettilinea utilizzando colpi a mano aperta, ganci e gomiti, da svariate angolazioni. Per questa ragione, uno dei canoni tattici del Wingfight rispetto al Wing Tsun, sta nel prendere in considerazione i vari spostamenti e angoli usati nel combattimento, in contrapposizione con la dinamica in linea retta che prevale in gran parte delle strategie di quest'ultimo. 2° Principio: “Se la via non è libera, attaccati al tuo avversario; quando avanza, accompagnalo; quando si ritrae, seguilo” La soluzione universale, oltre alle sue connotazioni strategico-tattiche, possiede una serie di valutazioni tecniche da affrontare. Una di queste è la posizione delle braccia protese in avanti, che formano una struttura piramidale rispetto al busto che si definisce a cuneo (Gutierrez, 2005). Questa ha una doppia finalità: da un lato proteggere nell'avanzamento verso l'obbiettivo e dall'altro permettere l'attacco continuo dei pugni concatenati, una volta trovata la distanza per colpire. La linearità della soluzione universale si fonda sul principio che un movimento in


linea diretta anticipa sempre uno circolare. Perciò, gli attacchi circolari (calci e ganci) portati dall'avversario dovrebbero arrivare dopo i colpi diretti realizzati dal praticante di Wing Tsun nel suo avanzamento. L'obbiettivo è cercare di sbilanciare il contendente mentre avanza, creandogli difficoltà nell'utilizzo delle restanti opzioni da utilizzare nel suo combattimento. Sebbene la base strategica di non consentire l'attacco all'avversario sia valida, le condizioni tattiche e tecniche esigono che, perché abbia successo, debba concretizzarsi assolutamente nel momento adeguato, alla giusta misura e arrivando sempre ad una distanza critica da non permettergli di attaccare comodamente. Se alcune di queste premesse vengono a mancare, il vantaggio della linearità di fronte agli attacchi circolari si vanifica, entrando in una distanza di scherma di colpi che non è disegnata per un sistema come il Wing Tsun. Il Wingfight risolve la questione con il concetto di cuneo inverso. Dal momento che una certa carenza di perizia da parte del praticante o anche la superiorità da parte di un avversario possono impedire di entrare nella distanza in cui la soluzione universale risulta efficace, è necessario disporre le braccia in modo tale da permettere di prendere delle decisioni senza rimanere scoperti in detta distanza. La posizione di cuneo inverso nel Wingfight colloca le braccia sui fianchi del tronco, con una flessione del gomito, nel proposito di offrire una maggior protezione al contatto con l'avversario. C'è da tener conto che tale considerazione tecnica risulta articolata nella sezione precedente agli

“L'innovazione non consiste nel creare qualcosa dal nulla, ma nella congiunzione di fattori che apportino qualcosa di diverso a ciò che già esiste” spostamenti angolari e che quindi non è che una posizione di partenza e di presa di contatto, che determinerà le scelte successive in funzione della propria dinamica di combattimento. 3° Principio: “Se l'avversario è più forte, cedi alla sua forza e dirigila, sfruttala e aggiungi la tua contro di lui” Il contatto con le braccia dell'avversario tramite il cuneo inverso del Wingfight, for nisce informazioni propriocettive sulle pressioni e le forze esistenti nel metodo che caratterizza i due contendenti. Per questioni biomeccaniche, la presenza di una maggiore pressione in uno degli

emisferi dell'avversario, indica, secondo il principio di azione e reazione n°29, che nell'altro ce ne sarà di meno. Gli spostamenti e gli appoggi tramite il cuneo inverso danno l'opportunità di adattarsi a questa circostanza, mediante cambio di peso e riassestamento del centro di gravità della posizione del praticante di Wingfight, disponendolo tatticamente in una postura vantaggiosa rispetto al suo avversario. In questa maniera, il praticante di Wingfight non controlla la forza dell'avversario opponendo la propria, ma la valuta e determina dove la mancanza della stessa consente di ottenere un miglior risultato circa le sue possibilità. 4° Principio: “ Se l'avversario retrocede, seguilo” Come conseguenza dei principi precedenti, l'unione tra le considerazioni strategiche e tattiche sugli spostamenti con cambio di angolo, le questioni tecniche in merito al cuneo inverso come valutazione dell'avversario per prendere decisioni e il principio di azione e reazione di Newton, rende possibile la grande versatilità del praticante di Wingfight alle diverse condizioni del combattimento e alle scelte prese dal suo opponente. E' chiaro che, pur condividendo le medesime radici e fondamenti (principi), il modo di intendere il combattimento da parte di entrambi i metodi differisce a sufficienza per delinearne le rispettive identità.

“Estratto della Tesi di Laurea, Facoltà di Scienze dell'Educazione, Università di Siviglia”. Autore: RodriguezSànchez, A.R. (2013). Valori identificativi nella pratica del sistema di combattimento WingFight da parte dei responsabili del suo insegnamento.

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REF.: • TAOWS1

La TAOWS Academy sorse con un'unico intento: formare, ricercare e lavorare duro in modo che il WingTsun sia conosciuto per la comunità di artiste marziali come un'arte marziale emozionante. La TAOWS Academy vuole essere un ponte tra le linee più tradizionali e quelli che vogliono fare evolvere un'arte classica e adattarla ai tempi moderni. Crediamo che nel punto centrale si può raggiungere un perfetto equilibrio tra il rispetto per la tradizione marziale e la ricerca dell'efficienza utilizzando tutte le possibilità che questo splendido sistema ci offre: arte, marziale, etichetta, filosofia, sviluppo personale e salute. Sifu Salvador Sanchez e il suo team di istruttori ci offrono una breve introduzione al lavoro profondo che stanno sviluppando in un progetto a lungo termine. In questo DVD possiamo vedere spiegati aspetti fondamentali che non sempre sono state correttamente trasmessi: chi siamo, quali sono i nostri obiettivi, aderenza, non aderenza, passi e spostamenti e applicazioni alla difesa personale. Primo di una serie di opere in cui ci aspettiamo che le TAOWS Academy continuerà a fonire il suo spazio e la sua conoscenza come un raccordo tra le scuole e le filiali di WingTsun, e agli appassionati delle arti marziali che vogliono conoscere la sensazione della "Eterna Primavera".

Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

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ttorno a noi, tutto è catalogato con etichette e codici a barre. Allo stesso modo si tende a racchiudere tutte le arti marziali in una classificazione definita e ci risulta difficile andare più in là della codificazione di uno stile. Per esempio la maggior parte della gente non sa che il Karate proviene dalle arti marziali cinesi, passando per Okinawa. Il Karate è uno stile giapponese e la sua matrice cinese non è evidente, perché non si somigliano nel metodo e nell'obbiettivo del loro addestramento. Le origini dei grandi stili sono spesso singolari. Il Taekwondo fu creato da un insegnante di Karate e l'Hapkido fu fondato da un insegnante di Aikido. La specificità delle arti marziali di un paese può andare ben oltre l'etichetta di origine che portano con se. Il Vovinam non sfugge a questo concetto. Se quest'arte marziale è stata fondata in Vietnam da Nguyen Loc, quasi 20 anni prima che fosse creato il Taekwondo, ci si potrebbe sorprendere del numero di tecniche straniere contenute nel Vovinam. La definizione “vietnamita” del Vovinam non viene messa in dubbio, però citarlo come arte marziale “tradizionale del Vietnam” non è molto corretto. Gli stili di VoCoTruyen in maggioranza sono tradizionali, sebbene alcuni di essi creati in Europa abbiano chiesto l'accettazione della federazione di VoCoTruyen del Vietnam, per guadagnarsi la “legittimità” di stile vietnamita. Negli anni '70 e '80 la gente cercava l'originale, solo quello, mentre oggi giorno la ricerca è rivolta molto di più verso“l'efficacia”. Non serve a molto sapere che tale maestro è “riconosciuto” in Vietnam, se il suo stile serve soltanto per fare forme e acrobazie. Il pubblico preferirà uno di quelli che ha dimostrato la sua validità nei combattimenti, come ad esempio il Ju Jitsu brasiliano, nonostante le sue origini Giapponesi.. In Vietnam nel 1930, la ricerca dell'efficacia del Maestro Loc aveva una sola soluzione: rimuovere la zavorra degli stili tradizionali. Essendo un lottatore di Vat (lotta vietnamita), l'accesso a metodi funzionali dove il lavoro dei Quyen (forme) non fosse predominante, deve essere stato un impresa complicata. In effetti, in quel periodo erano pochi gli stili che lavoravano sulla difesa personale come argomento specifico. Il Maestro Loc stilò un programma senza alcun Quyen, in cui la difesa personale sarebbe stato l'obbiettivo dei principianti. Per quello dovette arricchire le sue conoscenze in merito. L'anziano Maestro Tran Tien, vecchio compagno del M°Nguyen Loc, mi raccontò che verso la metà degli anni '30 Nguyen Loc conobbe un giapponese specializzato nel Ju-Jutsu. Questo fatto potrebbe spiegare il perché della presenza di tante tecniche nipponiche all'interno del Vovinam. Anche se l'eventualità di un lavoro con i Giapponesi, durante la loro occupazione (1942-1945), è rifiutata all'unisono dai veterani. Altro fatto rilevante negli anni '60, fu l'ingresso nella cupola dirigenziale del Vovinam del M° Manh Hoang, 4°dan di Judo, grado molto elevato per l'epoca.

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Per i puristi del Vovinam, preciserò che le leve al braccio dello stile sono esattamente le stesse del Ju-Jitsu tradizionale, messe però in ordine differente; le forbici basse e medie provengono anch'esse dal Ju-Jitsu (hasame); i doppi calci volanti pare che provengano dal Catch francese (antenato del Wrestling Show americano); i jab sinistri dei Chien Luoc arrivano dal pugilato; molte proiezioni derivano dal Judo; nei Song Luyen (prestabiliti ndt) abbiamo il Juji Gatame del Judo e del Ju-Jutsu così come le leve alle gambe, le quali non si trovano nelle scuole antiche di VoCoTruyen. Più tardi, questo fenomeno si estese agli “stili” della vecchia federazione di VietVoDao, che furono creati in Europa negli anni '70 e '80. Alcuni di questi continuano a conservare le tecniche del Vovinam VietVoDao di origine giapponese (leve statiche, forbici basse e medie, qualche tecnica di difesa personale, ecc..) Il caso del Vovinam non è l'unico, poiché esistono arti marziali piuttosto “chiuse” che hanno adottato il bagaglio di altri stili: si cominciano a vedere nelle competizioni di Karate o in dimostrazioni di Taekwondo le forbici al collo, quando sappiamo che prima del Vovinam nessuno le aveva mai praticate. Le forbici al collo sono utilizzate in molti stili vietnamiti creati in Occidente, quando nessun antico stile di VoCoTruyen lo fa in Vietnam: sono una novità del Vovinam. Molti saranno confusi da queste “transmigrazioni”, anche se non si tratta di “furti” di tecniche, bensì di adattamenti o contaminazioni naturali che seguono tendenze di moda, di gusto o di necessità. In fin dei conti, non è l'adattabilità la qualità di ogni essere vivente?

Stili e tendenze. 50


Arti del Vietnam

“La specificità delle arti marziali di un paese può andare ben oltre l'etichetta di origine che portano con se”

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Arti del Vietnam

Doppio strangolamento frontale 1- Non abbiamo quasi il tempo per reagire davanti a questa tecnica così poderosa, 2- perciò dobbiamo afferrare uno o più dita e torcerli fino a romperli, se necessario. 3- L'efficacia dipende dal dolore provocato, che sfruttiamo per creare uno spazio e liberarci. 4- Continuiamo senza smettere di procurare dolore estremo e avanziamo la gamba destra nello stesso momento che… 5- Tiriamo il braccio dell'avversario senza lasciare le dita 6- Prepariamo l'agganciamento della gamba e contemporaneamente posizioniamo il nostro braccio per fare leva. 7- Buttiamo giù l'avversario e… 8- ...manteniamo il suo braccio in leva a terra, allo stesso tempo lo immobilizziamo con la tibia sulla coscia.

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Nuovi libri!

"Karate: immagini di una Storia" è il libro che contiene il maggiore e piÚ interessante archivio di documenti storici della storia del Karate. Funakoshi, i suoi Maestri, i grandi delle generazioni successive, Nakayama, Yamaguchi; tutto questo in documenti inediti o poco conosciuti, fotografie che sono parte della storia del Karate.

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Un libro meraviglioso finalmente disponibile in Italiano

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Testo: Peter Vermeeren e-mail: admin@bumon.es

Un mondo di combattimenti, divertimento e sviluppo personale Cosa è Samurai Chanbara? Samurai Chanbara è un mix di sport da combattimento, attività ludica ed arte marziale rivolta a tutti. Chanbara è stato creato circa 30 anni fa in Giappone da parte di insegnanti di kendo per potere praticare l'arte della katana senza pericolo di lesioni in quanto si utilizzano spade realizzate con materiale gommoso soffice. Samurai Chanbara ha portato questo sviluppo ancora più in là integrando l'aspetto educativo di sviluppo personale e la parte ludica che lo trasformano in una pratica individuale e di squadra adatta per tutti.

Samurai Chanbara in Spagna ed il resto del mondo In Spagna Samurai Chanbara è una delle attività integrate in Bumon e riconosciuta dal Consiglio superiore degli sport. Grazie a questo riconoscimento i titoli di Bumon Samurai Chanbara hanno equipollenza accademica in una grande parte del mondo attraverso la FILA (Federazione Internazionale delle Lotte Associate). Da Bumon ci impegniamo nel diffondere ed offrire Samurai Chanbara a livello mondiale. I nostri istruttori sono qualificati per organizzare corsi, seminari e esami per l'attribuzione del grado.

Come si pratica Samurai Chanbara? La pratica di Samurai Chanbara é divisa in due settori principali: • Sport Chanbara • Game Chanbara Chanbara usa tecniche tratte da arti marziali come kenjutsu, naginatajutsu, bojutsu, yarijutsu y tantojutsu per fornire diverse modalità di pratica e lotta. Si può praticare ovunque e non è necessario un equipaggiamento speciale d eccezione delle armi di sicurezza che usiamo che sono basilarmente pali di diversa lunghezza imbottiti e semirigidi che non causano lesioni.

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“Chanbara é uno sport che si pratica in tutto il mondo con migliaia di appassionati” Samurai Chanbara si può praticare come attività addizionale o principale. Negli sport Chanbara esistono diversi tipi di combattimento come: • Combattimento 1 contro 1 • Spada larga • Bo (Palo lungo e corto) • Naginata • Yari - Yari • Doppia Arma (Una in ogni mano) • Armi Libere (con l'arma di preferenza) • Combattimento di gruppo • Spada • Yari Ogni arma presenta i suoi vantaggi e difficoltà, il programma e le tecniche di ogni arma sono diversi. Questi allenamenti permettono a chi lo desideri di partecipare a campionati regionali, provinciali, nazionali ed internazionali. Chi può praticare Samurai Chanbara? Chanbara é uno sport che si pratica in tutto il mondo con migliaia di appassionati, ogni anno sempre più persone praticano Chanbara. È facile da apprendere e molto divertente per tutte le età. Tutti a partire dall'età di 6 anni possono praticare Samurai Chanbara. Può essere praticato come

“E' facile da imparare e molto divertente, adatto per tutte le età”

attività principale o attività addizionale. Non è necessario essere praticanti di alcuna arte marziale per potere iniziare Samurai Chanbara. Tra i praticanti ci sono casalinghe, artisti marziali, studenti, avvocati, poliziotti, medici, camionisti, tassisti, dirigenti aziendali, poiché si sviluppano alcuni aspetti come l'esplosività, la capacità di reazione, la concentrazione… con l'intensità massima e senza il pericolo di danneggiare il partner.

Perchè praticare o insegnare Samurai Chanbara? • Tutti lo possono praticare a partire dai 6 anni di età. • E' facile da imparare. • Apporta benefici fisici e mentali ai praticanti. • E' adatto anche per persone diversamente abili. • E' consigliato per bambini iperattivi. • Si può praticare ovunque (non è necessario un tatami o un parquet). • Offre differenti moduli di apprendimento para todo tipo de pubblico. • E' uno sport che sviluppa i riflessi, la concentrazione, la respirazione e l'auto controllo. Per questo é molto adatto per i bambini. • E' una disciplina insegna il rispetto verso sè stessi e verso i compagni. • Rilassa e riduce lo stress. • È sicuro poiché si utilizzano soltanto armi di sicurezza • È un metodo di miglioramento personale ed interno • È molto divertente (tutti quelli che lo provano vogliono rifarlo) Moduli e tipi di pratica nel Samurai Chanbara

Modulo Chanbara per ridurre lo stress In una società veloce ed in perenne mutamento molte persone sono sottoposte ad elevati livelli di stress quotidianamente. Livelli di stress che influiscono negativamente sulla qualità della vita, sulla capacità di


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concentrazione, sulla pace interiore e sulla salute fisica. E' molto difficile trovare un metodo o un modo facile, efficace e rapido per ridurre questi livelli di stress e così recuperare qualità della vita a tutti i livelli. Samurai Chanbara è un veicolo per for nirci esattamente questo. E' dimostrato che le attività effettuate in Samurai Chanbara riducono in modo molto rapido ed efficace lo stress che influisce sulle nostre vite. Ognuno soffre lo stress in modo diverso ed è per questo che sono stati sviluppati programmi diversificati per tipologia di persone.

Chanbara antistress per Imprenditori\Dirigenti d'azienda I dirigenti aziendali devono fronteggiare nuove sfide ed interagire con fornitori, clienti e mediando tra le richieste che riceve. Per loro abbiamo sviluppato il modulo Chanbara Antistress Pro. Si tratta di un modulo orientato a eliminare o ridurre lo stress quotidiano. Questo modulo può essere di breve o lunga durata a seconda delle necessità di ciascuno. Con 2 ore alla settimana la qualità della vita ritorna, il rilassamento aumenta e l'individuo può affrontare le sfide della sua vita professionale con nuove forze ed energia. Grazie a

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questo modulo il dirigente aziendale o l'individuo torna a calibrarsi sul qui ed ora, più concentrato e rilassato. Non solo i dirigenti aziendali possono praticare questo modulo. Si raccomanda Chanbara Antistress Pro per qualsiasi professione che é fonte di alti livelli di stress e per chi dispone di poco tempo o ha orari scomodi da dedicare alla pratica. Professionisti come avvocati, poliziotti, guardie giurate, medici, dirigenti aziendali, insegnanti, ecc… traggono enormi benefici dal Samurai Chanbara Antistress. Chanbara Antistress Modulo F.A.S.T. Il modulo F.A.S.T. è stato sviluppato cronologicamente dopo il modulo antistress per la semplice ragione che alcune persone e gruppi sono sottoposti ad alti livelli di stress in modo continuo e non hanno bisogno di una pratica continua. È quindi adatto per quelle persone che hanno bisogno puntualmente di ridurre lo stress quale ne sia la causa. Tutti viviamo momenti difficili e stressanti nella nostra vita per cui il modulo FAST può fornire una valvola di sfogo ed un modo per riciclare la nostra energia e di ritrovarci di nuovo per potere essere nuovamente qui ed ora. Questo modulo ha una durata di 6 ore o 12 ore, può essere organizzato in qualsiasi luogo (scuole, palestre,

polisportive, all'aria libera, ecc.….) Lo scopo di questo modulo è di fornire i meccanismi che aiuteranno a eliminare o ridurre i livelli di stress tramite: • F= Formazione, si insegnano e si praticano tecniche di combattimento con le armi imbottite del Samurai Chanbara. Queste tecniche si praticano per ore con diversi partners. • A= Assimilazione, in questa unità didattica si sottopone il praticante con metodi ludici e divertenti per verificare che si siano assimilate le diverse tecniche di combattimento. • S= Superamento, esta parte consiste in combattimenti con i compagni per superar le paure o ansie generate da un aumento di stress. • T= Test o prova dove si verifica diverse tecniche e giochi se il praticante é riuscito a ridurre il suo livello di stress.

Chanbara Games per squadre e gruppi Squadre sportive, team di vendite, dirigenti, forze dell'ordine, ecc.…. vivono circostanze di lavoro dove si deve cooperare. In quest'ambienti uno degli aspetti che manca spesso per essere più efficaci è la fiducia reciproca. Fiducia in sè stessi e nei


Sport Marziali “Sport Chanbara usa tecniche tratte da arti marziali come kenjutsu, naginatajutsu, bojutsu, yarijutsu y tantojutsu per fornire diverse modalità di pratica e lotta”

“Chanbara antistress Pro é consigliato per qualsiasi professione che causa alti livelli di stress”


Sport propri compagni. È così nato Chanbara Gammes per gruppi. Chanbara Games per gruppi noi accresciamo la fiducia in noi stessi e negli altri tramite esercizi e giochi molto specifici. Questo modulo egli aumenta sostanzialmente l'efficacia del gruppo perché ungruppo è forte solo se lo è anche il suo anello più debole. Il modulo si svolge in un fine settimana per circa 16 ore totalmente immersi nella natura, isolati dal mondo tecnologico, dai telefoni portatili,

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tablets e computer per poterci concentrare al massimo nel qui ed ora di cui tanto abbiamo bisogno per potere capire chi siamo e chi é il compagno che abbiamo al nostro fianco. Aiuta a ridurre i livelli di conflitto o tensione che possono esistere dentro il gruppo.

Modulo Chanbara Avventura Il modulo Chanbara Avventura ha modalità personalizzate e focalizzate


sul tipo di gruppo e si svolge durante una settimana in un campeggio acontatto con la Natura, con vari tipi di gruppo come: • Bambini ed adolescenti iperattivi • Bambini ed adolescenti con sindrome di Down o Bambini ed adolescenti con difficoltà di adattamento o integrazione • Gruppi di amici • Famiglie Moduli specifici di Samurai Chanbara

In Chanbara noi abbiamo moduli specifici e perosnalizzati per diverse esigenze, come ad esempio: Chanbara Perdere peso, Chanbara impetuosità, Chanbara sulle ruote, per persone che devono muoversi in sedia a rotelle. Chanbara non esclude, è seattamente il contrario, in Samurai Chanbara noi proviamo ad integrare il più grande numero di persone, di qualunque condizione. Corso di Formazione Istruttori: si svolgono tutti i mesi in varie località.

Il prossimo: Aprile 2013 a Madrid. Per ulteriore informazione sulla formazione istruttori, seminari, corsi, stage ed attività potete mettervi in contatto con Bumon Samurai Chanbara www.bumon.es www.samuraichanbara.org admin.@bumon.es Tel: +34 - 667520280 Tel: +34 - 615481962


reservare l'integrità fisica è il primo obiettivo per un artista marziale che inizia il suo percorso. Da quando l'uomo è uomo, ha sofferto l'oppressione dei forti sui deboli attraverso la paura, il dolore, la punizione, le minacce, e, alla fine, la sottomissione dell'individuo o di un gruppo di individui. La questione della sicurezza nelle aree urbane é all'ordine del giorno ed il prepotente continua ad aprofittarsi dei deboli, in qualsiasi scuola, istituto, in

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qualsiasi strada delle nostre città, in un parcheggio, in una partita di calcio. E certamente la violenza di genere rappresenta forse il più grande esempio della sottomissione provocata dal potere del più forte, facendo di un altro essere umano l'oggetto di abusi fisici e psicologici. Nel mio lavoro ho conosciuto molte donne vittime del loro partner ed ho potuto constatare l'orrore, la paura, negli occhi di queste vittime innocenti e senza difesa. La paura del bambino sottoposto agli abusi del violento, del molestatore vicino di casa.

La violenza è insita nell'essere umano, benché repressa e controllata, pare emergere improvvisamente in qualsiasi momento. Al giorno d'oggi molta gente, crede che per avere modo di difendersi, deve diventare molto forte, essere molto bene preparata, allenarsi quotidianamente…. Niente di più lontano dalla realtà, questo é corretto per professionisti che salgono su un ring, ma la competizione sportiva è un'altra storia. I combattimenti di strada, i conflitti quotidiani, sono normalmente provocati


Reflexiones “Un combattimento ha un cartello con due direzioni: Il carcere e l'ospedale, non possiamo prenderlo alla leggera”

da persone che hanno un atteggiamento aggressivo, ma non sono generalmente professionisti delle arti marziali. La mia esperienza in alcune discoteche, dove facevo parte della Sicurezza, mi ha dimostrato che la maggioranza delle risse scaturivano in modo molto primordiale da persone in preda della rabbia, dell'alcool, delle droghe, dell'ego, senza alcuna tecnica, strategia, onore, utilizzando in molte occasioni coltelli, bastoni e varie armi ed in questi casi la maggioranza non conosce l'uso delle armi. In una lotta, l'atteggiamento ha la stessa importanza di una buona difesa. Chiedo, cosa è più importante? Essere forte o sembrarlo? La legge naturale dimostra che il forte ricerca una preda debole, noi abbiamo l'occasione di rinforzare il nostro spirito, il nostro spirito, il nostro corpo, diminuendo la sensazione di paura, evitando persino di affrontare l'aggressore, dimostrandogli che ha scelto la vittima sbagliata Per convincere qualcuno a desistere dal suo atteggiamento ostile, dobbiamo appoggiare le nostre parole con un atteggiamento sicuro, determinato, evitando il confronto ed il pericolo che ciò comporta, ma coscienti che l'uso della forza sarà l'ultima risorsa. Un grande maestro diceva, non scambiate la mia cortesia per debolezza. La tecnica ci servirà solo quando l'aggressore deciderà di attaccare, prima del conflitto noi dobbiamo avere gli strumenti per risolvere la situazione e questo si impara in una scuola di arti marziali, e anche la legge così prescrive che si debba operare. Il diritto alla legittima difesa, è pieno di sfumature, si deve inizialmente ricorrere a mezzi non violenti, l'uso della violenza avverrà solo quando è strettamente necessario e dovrà essere usato sempre con moderazione, riducendo al minimo i danni e le lesioni; l'applicazione delle tecniche, deve rispondere a criteri di congruenza, opportunità e proporzionalità. Un combattimento ha un cartello con due direzioni: Il carcere e l'ospedale, non possiamo prenderlo alla leggera. Il panorama di sistemi o di stili di difesa personale è molto vasto, ed a volte ingannevole. Nell'addestramento dei professionisti, può essere incluso l'utilizzo di tecniche mortali o l'utilizzo di armi, ma per i civili questa non è una opzione intelligente, persino il poliziotto deve avere confidenza con una gamma di modalità che consente l'utilizzo differenziato nell'applicazione delle tecniche. Ai miei allievi dico sempre che le loro conoscenze sono come la ruota di scorta dell'automobile, nessuno esce di casa con l'intenzione di forare, per potere cambiare la ruota, ma nessuno esce senza, perché ci dà la sicurezza di non rimanere in mezzo ad una strada. La più grande realizzazione per un artista marziale è guardarsi alle spalle e nella sua vecchiaia potersi sentire orgoglioso di non avere mai dovuto utilizzare queste tecniche che lo hanno accompagnato tutta la vita, ma allo stesso tempo poter dire di non essere mai stato né di essersi mai sentito una vittima. La sicurezza che porta la pratica delle arti marziali al nostro quotidiano è fondamentale per rafforzare l'atteggiamento di fronte a qualsiasi inconveniente, per prendere la decisione corretta, coscienti della responsabilità che i nostri atti ci adebbitano finché viviamo. Nessuno dice che la via del guerriero sia facile, ma la ricompensa vale la pena.

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Metti insieme un idea un po' “pazza” e due personaggi che di ordinario hanno ben poco ed ecco servito un evento unico nel suo genere per gli appassionati di TAIJIQUAN e non solo. Sabato 20 e Domenica 21 Aprile a Firenze si è svolta infatti la prima edizione di “PIANETA TAIJIQUAN1°Meeting Città di Firenze”, che ha avuto nella sinergia tra il Maestro Massimo Mori, responsabile dell'Associazione “Nuovo Orizzonte”ed il Maestro Nicola Pastorino, direttore tecnico della sede fiorentina della “Scuola di Kung Fu Tradizionale del GrandMaster Sifu Paolo Cangelosi”, quel pizzico di sana follia creativa necessario per la sua realizzazione . Nell'organizzazione ha avuto un ruolo cruciale anche il Comitato Provinciale di Firenze dell'ACSI, nella persona del suo Presidente, Mauro Gino Vitali, che ha sposato in pieno il progetto e ha contribuito con il suo supporto istituzionale e promozionale al buon esito della manifestazione. La due giorni dedicata allo stile interno di Kung Fu più praticato al mondo, è partita nel primo pomeriggio del Sabato con un'iniziativa singolare, che mai si era vista nel capoluogo toscano: un FLASH-MOB eseguito da numerosi praticanti di TAI CHI che nella centralissima Piazza della Repubblica, al suono di un gong, si sono materializzati all'improvviso per eseguire alcune sequenze dei rispettivi stili, ipnotizzando per una decina di minuti i numerosi turisti e passanti che attoniti hanno assistito all'avvenimento. Un'ondata di vera energia ha invaso per qualche istante il centro storico della città. A seguire, nella splendida cornice della sala Pistelli del Palazzo Medici Riccardi, si è tenuta il convegno “TRA CIELO E TERRA” che ha avuto lo scopo di aprire ufficialmente il meeting e di offrire una panoramica a 360° dei principali aspetti tecnici, energetici, sociali e culturali di questa disciplina millenaria.

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Il M° Massimo Mori durante il suo spazio didattico.

Testo: Leandro Bocchicchio


Il convegno TRA TERRA E CIELO nel palazzo storico Medici Riccardi sede della regione

Al Workshop sono intervenuti i seguenti relatori: D.ssa Amina Crisma, docente di Filosofie dell'Asia Orientale all'Università di Bologna, membro della Associazione Italiana per gli Studi Cinesi, sul tema “PENSIERO DEL TAO TRA ORIENTE E OCCIDENTE”': “armonia della Via e coltivazione interiore”. Dr. Massimo Mori, medico, poeta, Maestro di Taijiquan dirige a Firenze l'Associazione Olistica 'Nuovo Orizzonte', sul tema “DECLINAZIONI DEL PRINCIPIO TAIJI”: Antropologie culturali del Taiji, il valore pervasivo del “principio superiore” nelle attività umane. Dr. Marco Venanzi, medico, Maestro di Taijiquan e Qi Gong dirige a Milano la scuola “Il drago che nuota”, su EVOLUZIONE PERSONALE E TAIJIQUAN' :I principi dell'arte marziale nel lavoro su di sé e nella relazione d'aiuto. Tin Jin, Tui Shou, Conflitto Psichico e Alterazioni dello stato di coscienza. M° Fabio Tozzi, Direttore Tecnico della sede di Roma della Scuola di Kung Fu Tradizionale del GM Paolo Cangelosi (in luogo del GM Paolo Cangelosi, assente per impegni in quel di Oktagon a Milano), sul tema“CORPO, MENTE E SPIRITO NELL'AUTODIFESA”: Controllo mentale, bioenergetica e biomeccanica nelle condizioni di stress. Applicabilità della “forma” nel confronto reale. Intanto, mentre una attenta platea seguiva l'interessante simposio,

molte altre forze erano impiegate nell'allestimento del Palazzetto dello Sport “Paolo Valenti”, sede designata per lo svolgimento delle attività previste da “PIANETA TAIJIQUAN”, che ha coinvolto per svariati giorni un numero considerevole di volontari, in maggioranza allievi delle due scuole promotrici. Tanto duro lavoro è servito per consentire di accogliere le varie realtà che hanno caratterizzato la giornata di Domenica. Nell'area del “Paolo Valenti” infatti sono state ospitate le associazioni locali, nazionali ed internazionali che hanno usufruito di uno spazio esclusivo per promuovere le loro attività. Oltre alle scuole di TAIJIQUAN, erano presenti associazioni di massaggi tradizionali orientali (shiatsu, tailandese e cinese) e stand di prodotti olistici, nel rispetto del connubio indissolubile tra arte marziale e salute psico-fisica, antico come la storia di queste discipline. Il programma domenicale è partito come previsto di buon mattino con le qualificazioni del torneo di “TUI SHOU” sul palco centrale, in cui atleti provenienti da Firenze, Roma, Trieste e Genova si sono cimentati senza sosta per guadagnarsi l'accesso alle fasi finali. La competizione, prevista con la regola della “postazione fissa” (senza staccare i piedi dalle apposite pedane), ha mostrato un buon livello tecnico da parte dei vari contendenti e soprattutto è stata vissuta da tutti con i giusti aspetti marziali e sportivi di lealtà e correttezza. Innovativo il sistema di votazione che

prevedeva una giuria stilistica oltre a quella puramente tecnica. Il voto di stile, attraverso elaborazioni computerizzate, ha modificato l'esito delle gare rendendo giustizia ai fondamentali principi del TAIJIQUAN. Parallelamente al torneo, ad orari prestabiliti, si effettuavano lezioni aperte a tutti e dirette dai vari Maestri delle scuole presenti, dando così la possibilità a praticanti, ma anche a gente che voleva avvicinarsi a questo meraviglioso mondo, di approcciare in maniera concreta i tanti differenti modi di vivere il TAIJIQUAN, da quello più marziale a quello più salutistico. Nel pomeriggio, davanti ad un pubblico sempre più folto e sveglio (era pur sempre Domenica..) la gara di Tui Shou ha avuto il suo epilogo con i vincitori delle varie categorie “TERRA”, “ACQUA”, “FUOCO”, “LEGNO” e “METALLO”, in onore dei 5 elementi che rappresentano una delle basi ideologiche della cultura taoista e di conseguenza del TAIJIQUAN. Tali vincitori si sono poi sfidati in un girone all'italiana per conquistare il titolo assoluto, che metteva di fronte gli atleti senza distinzione di peso e di sesso. Gli incontri sono stati molto serrati e avvincenti, con azioni spesso anche spettacolari che hanno esaltato i principi dello stile e strappato applausi a scena aperta. Colgo l'occasione di fare i complimenti a tutti a prescindere dal risultato ottenuto e dal piazzamento portato a casa. Completato il torneo, si è arrivati al culmine tanto atteso della giornata: il “Master Show”, nel quale tutti i maestri

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Artisti della ComunitĂ  degli studenti Cinesi

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Foto in alto e foto in basso a sinistra: Flash mob in piazza della Repubblica. Foto sopra le coppe: il M째 Pastorino Nicola durante il suo spazio didattico.

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Sotto le due foto in alto: Momenti dello SHOW. In fondo alla pagina: Le aree massaggio della manifestazione.


Reportage “Sono intervenuti LIN HONGYU Assessore del Comune di Campi Bisenzio (Firenze) ‘per i rapporti con la comunità cinese’DONGBO WANG Presidente ASSOCINA Toscana” con i loro allievi si sono esibiti in performance a solo o di gruppo, regalando saggi della loro destrezza e dimostrazioni di grande effetto agli spettatori che ormai gremivano la tribuna di fronte al palco. Un susseguirsi di forme tradizionali a mano nuda o con armi delle varie correnti, Yang, Tung, Chen, Bagua Zhang, prestabiliti spettacolari a 2 o più persone, ad evidenziare l'armonia dei movimenti e l'efficacia dei principi dello stile. In mezzo a tutto ciò, una compagnia di musicisti cinesi, che ha accompagnato con le poetiche note dei loro strumenti tradizionali due abilissimi calligrafi che dipingevano le loro pergamene, la commovente esibizione di una giovane e talentuosa cantante lirica cinese, con la sua voce potente e cristallina e una suadente interpretazione della compagnia professionale di danza “Lyric Dance Studio” del Maestro Alberto Canestro, in cui si sono fuse la danza classica e il TAIJIQUAN in una raffinata contaminazione estetica di altissimo livello, hanno nobilitato il contesto dando prova di una grande apertura artistica da parte di un universo, quello marziale, sovente troppo chiuso ed in balia di un purismo fine a se stesso. Durante lo spettacolo si sono intervallate le premiazioni degli atleti del Tui Shou e la consegna di alcune targhe celebrative ai maestri intervenuti. Stanchi, ma soddisfatti per il buon andamento della manifestazione, agli organizzatori, non resta che ringraziare tutti coloro che hanno presenziato per l'occasione e dare l'appuntamento all'anno prossimo per la seconda edizione. Così, siamo arrivati alla fine, anzi no! Rimane una cosa da fare e non è di poco conto…smontare tutto! Ecco che gli infaticabili volontari si rimettono all'opera e in men che non si dica il “Paolo Valenti” viene restituito alla sua forma originale. Il TAIJIQUAN è l'arte della mutazione e nessuno meglio dei volontari dell'organizzazione di “Pianeta TAIJIQUAN” poteva incarnare alla perfezione l'essenza di tale concetto…. Al prossimo anno!!

In fondo alla pagina: Momenti del Torneo di TUI SHOU.

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Shaolin Luohan Quan Il Pugno del Tempio Shaolin

N

el Tempio di Shaolin, nel lato sinistro del cortile principale, si trova il museo del monastero. Lì è possibile ammirare più di 200 statue di legno e pietra dei monaci di Shaolin che svolgono le varie mansioni quotidiane, incluse raffigurazioni di alcuni che praticano Luohan

Shi Ba Shou. Secondo la leggenda lo stile Luohan Quan fu inventato da Bodhidharma (Damo). Quando Bodhidharma si recò in Cina e si stabilì nei dintorni del Tempio Shaolin vide che i monaci erano esili e carenti di energie, alcuni dormivano tutto il giorno e altri addirittura morivano. Fu così che sviluppò la forma Luohan Shi Ba Shou (le 18 tecniche di pugno di Luohan) e la insegnò ai monaci. Dopo un solo mese di pratica avevano già migliorato la loro condizione fisica. Quando Bodhidharma codificò Luohan Shi ba Shou non era divisa in prima o seconda parte. Tra le dinastie Jin e Yuan, un uomo chiamato Bai Yufeng si convertì al buddismo e entrò a Shaolin. Fu proprio nel monastero che apprese le 18 tecniche di Luohan. Più tardi elaborò e migliorò le 18 tecniche trasformandole così in 108 movimenti. Da allora si può dire che ci sono due stili, il primo creato da Bodhidharma e il secondo da Bai Yufeng. Luohan Quan è uno degli stili di Shaolin per antonomasia. Si divide in diversi tipi: Luohan Shi Ba Shou, Da Luohan Quan, Xiao Luohan Quan, Xiao Luohan Zhang, ecc… Luohan Shiba Shou è il sistema più datato e anche una della più antiche arti marziali di Shaolin. Possiede 18 sequenze in totale che sono semplici da apprendere e facili da praticare. Luohan Quan è uno degli stili esterni di Shaolin, con movimenti semplici e corti, rapidi e agili e con molte varianti. Tutta l'azione della forma è morbida e fluida. Il pugno è duro e molto forte, “lanciarsi come una freccia, ritirarsi come la seta, attaccare una volta con successo e proseguire contrattaccando con continuità”. Anche la rapidità di movimento è molto importante così come essere flessibile nella difesa e nell'attacco. Non solo fa si che i rivali non possano attaccare, ma anche che non abbiano l'opportunità di difendersi. I praticanti posso raggiungere 3 livelli. Nel primo, che è quello base, l'allievo non può combinare azioni forti e morbide allo stesso tempo; se è forte è forte, se è morbido è morbido, è il livello più basso. Nel secondo livello, intermedio, il praticante utilizza il Qi (Chi) con azioni forti ma morbide e il Qi si muove in tutto il corpo, questo è il livello medio. Nel terzo livello, il più alto, il praticante combatte in modo intelligente, con azioni reali e finte, decise e morbide, utilizza il Qi e la sua forza viene dall'interno, questo è il livello avanzato. Infine la teoria del Luohan che fa riferimento al concetto di Yin e Yang, che esprime la dualità di tutto ciò che esiste nell'universo e descrive le due forze fondamentali opposte e complementari tra loro. Yin e Yang si generano e si consumano reciprocamente. Amituofo

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Traducción: Lin Yan y Bruno Tombolato www.shaolinspain.com www.shaolintemple.es Facebook: Shaolin.Cultural.Center.Spain


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KOBUDO AIKIDO/KENDO/IAIDO

10171 Kimono de Kobudo

Ref. 11145

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Giacca Kendo. Tessuto speciale Giappone

Hakama Giapponese. Nero

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Hakamas. Japรณn. 100 % polyester. Azul

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Ref. 11150 Giacca Aikido Bianca

Chaqueta de Aikido. Algodรณn

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Armatura Kendo. Giappone.

Kimono Aikido

Ref. 11231

KUNG-FU

Tenugui (fascia)

Ref. 11153 Giacca Aikido. Bianca. Speciale "grana di riso". Estate

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Hakama Nero

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Cintura "Obi" Iaido. Bianco o Nero. 320cm. x 8 cm.

TAICHI

Armatura da Kendo. Origine asiatica

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Giacca da Kung Fu Blu, Nero, Rosso

Borsa Armatura. Giappone

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Ref. 10632 Kung Fu saten negro con ribete rojo

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Ref. 10640 Kung Fu rojo/negro. Algodรณn

Ref. 10820

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Kimono Tai Chi. Allenamento. Nero

Kimono Tai Chi. Allenamento. Bianco

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Kung Fu Wu Shu. Cotone

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Kimono Tai Chi. Avena

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Ref. 10610 Kung Fu rosso/nero. Cotone

Ref. 10630 Kung Fu filettato bianco

NINJA/PENJACK SILAT Ref. 10870 Divisa bianca da Tai Chi con ricamo

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Pantalone Tai Chi Nero

YOSEIKAN/SHIDOKAN Ref. 13651

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Ref. 13652 Ref. 10910 Ref. 13311 Ref. 10920 Kimono Ninja. Nero. Con rinforzi

Ref. 13351 Ref. 13400

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Este DVD de primeros auxilios es una herramienta indispensable para todos los practicantes de Artes Marciales que tarde o temprano se encuentran con situaciones en las que hay que “ayudar”. En cada escuela en la que hay luchas, combates, o simplemente contacto físico duro ha habido algún estudiante o instructor que ha sido golpeado o ha sufrido alguna lesión. Puede que hayan sido noqueados, que hayan tenido dificultades respiratorias, calambres mareos, musculares, nauseas, o cualquier otra dolencia provocada por un entrenamiento lesivo. Los “accidentes” son reales y hay que subsanarlos cuanto antes ya que la disfunción causada puede duplicar a la provocada por un simple accidente. ¿No debería ser esta información obligatoria para todo “instructor” simplemente para preservar la seguridad y bienestar de los estudiantes? Este DVD es el primero de una serie de trabajos a cargo del Maestro Pantazi, centrados en el “otro lado” del Kyusho, ese lado que presta atención a las ciencias de la “energía” de la salud y del bienestar, no sólo aplicables en el Dojo, sino también en el día a día con vuestros seres queridos y la gente que nos rodea.

REF.: • KYUSHO19

Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

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Autodifesa PER STUDIARE L'ANTICO, BISOGNA COMPRENDERE IL NUOVO uando insegniamo arti marziali moderne e difesa personale basata sulla realtà spesso dobbiamo rispondere a domande come: “Perché studiamo Jujitsu Brasiliano?” o “perché studiamo judo?„ o “perché studiamo la spada giapponese? „, e infine “Cosa hanno a che vedere queste discipline con le arti marziali moderne e la difesa personale basata sulla realtà?” La maggioranza di arti marziali basate sulla realtà dimentica coloro che furono i fondatori dei propri stili, e la radice degli stili, ma è sempre importante ricordare queste radici. È per questo che li studiamo come parte integrante di queste arti marziali.

Q

Avi Nardia Sono nato e cresciuto in Israele e mi arruolato nell'esercito, ed è per questo che non possono essere d'accordo con alcune scuole di Krav Maga che proclamano: “Non siamo un'arte marziale tradizionale, non siamo un'arte marziale senza senso” con un discorso così arrogante si corre un rischio ed il rischio è molto grande. Krav Maga è è anche basato sulle arti marziali tradizionali, e tutte le sue tecniche e movenze provengono da libri e vecchi manuali che sono stati utilizzati all'epoca della seconda guerra mondiale, tra cui molti libri sul karate, sullo judo, sul combattimento corpo a corpo ed sullo Ju-jutsu. Non ho mai visto una tecnica o un movimento che non siano apparsi prima in questi vecchi manuali di arti marziali che esistevano prima che nascesse il Krav Maga. Tutti i pugni ed i calci dello Krav Maga sono tratti da molte arti marziali diverse e collocati come i tasselli di un puzzle nel Krav Maga, per insegnare la difesa personale al personale dell'esercito. Le tecniche di Krav Maga dovevano basarsi su criteri semplici: le tecniche dovevano incorporare alcuni movimenti che non dovevano essere eccessivamente complicati perché potessero essere efficaci. Spesso le tecniche sono state insegnate e sviluppate per dare ai soldati la fiducia e la strumentazione di base della difesa personale, ma nulla più. Sono tornato nel 1992, dopo avere trascorso molti anni studiando arti marziali nell'Estremo Oriente, e devo ammettere che come artista marziale desideravo studiare arti marziali. Se avessi potuto trovare la conoscenza che cercavo vicino a casa, non sarei dovuto andare così tanto lontano per studiare. Il tenente colonnello Avi Harus, riposi in pace, mi chiese di creare un sistema più avanzato, per raggiungere una serie di obiettivi semplici: doveva essere meno dannoso per i suoi studenti, e doveva preparare i suoi cadetti per essere incorporati nelle Forze Speciali Israeliane. Ho allora iniziato a vedere tanto le buone come le cattive cose nei sistemi israeliani di arti marziali, ed ho iniziato a sviluppare il mio, per progredire ad un livello ulteriore, per insegnarlo, per provarlo e sperimentarlo completamente. Quest'esperienza ha fatto si che sono stato reclutato da una Unità d'Elite come istruttore, dopo che questi avevano sperimentato la maggioranza dei sistemi da combattimento e degli istruttori di Israele, tra cui alcuni membri del Yamam (Unità antiterrorismo israeliana Nota del Traduttore). Hanno constatato che il programma che avevo sviluppato era quello che meglio gli si adattava, ed è così come ha avuto origine il KAPAP, la nuova Arte Marziale Israeliana. Io ed il Tenente Colonnello, con la sua vasta esperienza, ci recammo presso il Quartiere Generale dell'Esercito per scoprire quali erano le necessità delle forze speciali Israeliani,

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e là lavorammo con uno dei migliori artisti marziali che ho conosciuto, Hanshi Patrick McCarthy, che già operava come consulente. Iniziammo a proporre il sistema più avanzato alle Unità. Il sistema è cambiato nel corso degli anni ed é progredito, con l'aggiunta più recente del Machado RCJ Jujutsu. Ho avuto inoltre anche l'onore di essere uno degli istruttori del RCJ e sono stato Istruttore Capo di Aiki Kenpo Ju-jutsu, sotto la tutela del Hanshi Patrick McCarthy. Anche se il Krav Maga si insegna ai bambini, non si può affermare che è il sistema ufficiale dell'esercito israeliano. Non ci sono bambini nell'esercito Israeliano. Insegniamo un sistema nuovo e moderno, che ha alcune delle sue radici nelle tecniche dell'esercito, della polizia, delle unità antiterroriste, e ha altre radici che vengono dalle arti marziali tradizionali. Testo: Hanshi Patrick McCarthy, Maj. Avi Nardia & Tim Boehlert


“La maggioranza dei praticanti di Arti Marziali basati sulla realtà dimentica chi sono stati fondatori dei propri stili, e la radice degli stili, ma è sempre importante ricordare queste radici”

Estendendosi il Kapap ai civili in tutto il mondo, il sistema ha ricevuto il nome di combattimento faccia a faccia (Krav Panim le Panim.) Più il sistema progredisce, meno rimane “israeliano”. Quanto più progredisce il Kapap, crescono i modi di studiarlo, e questo lo ha trasformato negli anni in“un vasto sistema di punti di vista”. Ora, anche lo stile che si è diffuso nel mondo è difficile da definire e si tratta più di un concetto, ed una volta che un concetto si trasforma in uno stile inizia a essere autolimitarsi, così come appena definiamo lo Zen inizia a cessare di essere Zen. Gli studenti di Krav Maga affermano detto cose come “senza un colpo all'inguine, non c'è Krav Maga”. Dal

nostro punto di vista, invece, abbiamo cercato di lasciare il nostro Ego fuori dalla pratica del Kapap e noi diciamo “senza cervello, non c'è Kapap”. Noi concepiamo il Kapap come un'arte marziale composta da tre componenti: 1) La componente di combattimento 2) La componente sportiva 3) La componente tradizionale. Non abbiamo problemi nel partecipare a competizioni come MMA, Boxe, Thai Boxe, Ju-jutsu, Judo, Jujutsu Brasiliano ed altro. Tutti questi stili ci servono come un punto di riferimento e ci forniscono un grande materiale di

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Autodifesa studio. Alcuni dicono: “allenati come se combattessi, combatti come se ti allenassi” ma questo ci porta ad una fallace comprensione della realtà. Se tu ti allenassi come se fossi in un combattimento reale, qualcuno potrebbe ferirsi gravemente o morire, ma noi invece insegniamo “sicurezza all'inizio, sicurezza alla fine”. Alcuni dicono: “Nella strada, non c'è arbitro”. Grazie a Dio è così, perché se perdi nel ring, il combattimento cessa e puoi trarre lezioni dalla sconfitta. Se vivi dominato dall'Ego, ed eviti la sfida della competizione, hai già perso, perchè probabilmente é la tua paura di perdere quella che ti fa cercare l'autodiscolpa con frasi come “Nella strada, non c'è arbitro”. Nascondi così la tua paura, non affronti l'idea di perdere sul ring. Ricordarti che se qualcuno può metterti KO sul ring può farlo nella realtà, e che solo combattere sul ring ti fa vedere come potrebbe essere davvero un combattimento di strada. Il ring è molto realistico dell'allenamento che fai combattendo con un compagno di Dojo, perchè sul ring senti la paura e il salire dell'adrenalina, in modo più sicuro e diverso. Non alimentate il vostro Ego, ma se vivete con questa fantasia pericolosa, un giorno, vi ritroverete coinvolti in un combattimento vero nella strada. Ricordate che se qualcuno vi dà un calcio o un pugno nella testa e vi mette KO sul ring, così può colpirti all'inguine o attaccarti agli occhi nella strada. Probabilmente il tuo avversario non è sprovveduto come te, e non combatterà secondo le tue regole, ma secondo le sue. In molti sistemi di combattimento basati sulla lotta reale si dice: “Sulla strada, il suolo è l'ultimo luogo dove ritrovarti quando combatti”. Aggiungeremmo che una pistola o un coltello sono le ultime armi che ti devi trovare ad affrontare. Certo, non vogliamo neppure cercarceli i combattimenti. Ma se non studi la lotta a terra, non saprai mai come rialzarti quando il tuo avversario ti atterra, cosa che succede anche in molti combattimenti delle MMA. Al gior no d'oggi ci sono molti esperti nel combattimento a terra, potresti quindi dovere affrontare qualcuno che ti atterra e se è la prima volta che ti succede sarai sconfitto. Se non sarai pronto, sei pronto per la sconfitta. Vediamo anche studenti di sistemi basati sul combattimento reale che portano caschi, ed utilizzano fucili, pistole e coltelli. Certo, crediamo che sia divertente. Ma a chi verrebbe in mente di attaccare qualcuno così equipaggiato? Non è realistico. Nessuna persona normale uscirebbe per la strada così. Ad esempio portando molti coltelli. Sembrereste “Bob aggiustatutto” (personaggio di un cartone animato N.D.T) Girare per la strada con dieci coltelli nella cintura, offre un'immagine di un prepotente con un grande Ego, oltre a comportare problemi legali. Come lo spiegheresti in un tribunale? “Bob, Perché porti tanti coltelli?” Se ti vedi circondato in una lotta di strada, ed utilizzi uno di questi coltelli, ed il tuo avversario rimane ferito o muore, potrebbero arrestarti per aggressione a mano armata o omicidio. Distinguiamo la lotta in tre fasi o livelli: 1) Pre-Conflitto: La preparazione include addestramento, preparazione psicologica a subire un attacco, lotta a terra, lotta con armi, e conoscenza degli aspetti legali.

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Kapap 2) Il conflitto Cosa succede se non lo puoi prevenire? 3) Post-conflitto Potresti dover spiegare ad un funzionario di polizia perché tu porti dieci coltelli per difesa personale, ed in seguito ad un giudice e ad una giuria. Puoi essere accusato di un crimine. Un crimine si definisce generalmente tramite tre elementi: 1) Possesso degli attrezzi per commettere il crimine Ad esempio i dieci coltelli che porti con te ! 2) Intenzione Portare questi dieci coltelli con l'intenzione di utilizzarli pensando che sarebbero efficaci. 3) L'occasione Eri lì quando è successo. Questa lotta con il nostro ego ed la nostra negatività ci ricorda che come artisti marziali dobbiamo non soltanto dimostrare e fare uso della nostra integrità e valori morali, ma anche dobbiamo trasmetterli. Spesso vediamo istruttori insegnare che i coltelli sono attrezzi pericolosi ed insegnano a dare fendenti e a lanciarli, ma che dimenticano che anche devono insegnare che possiamo evitare di uccidere. Il nostro scopo é sopravvivere, non uccidere gli altri. Semplicemente perché puoi, non significa che tu debba farlo. Il codice Samurai per come lo interpretiamo dice che si deve utilizzare la spada per dare la vita, non per toglierla. Le arti marziali tradizionali si basano sull'istruzione, su valori morali e solo in seguito sulle capacità fisiche. Questi concetti mi ricordano le parole del mio Maestro: On Ko Chi Shin (studia le cose antiche, comprendi il nuovo) Esamina le cose del passato, ed ottieni la nuova conoscenza. Quest'ultimo è un proverbio di Confucio utilizzato nelle culture cinesi, giapponesi e coreane. Può essere tradotto in molti modi: Le nuove idee si basano sulle cose apprese del passato. Esamina le cose del passato, ed ottieni nuova conoscenza. Sviluppa nuove idee, basandoti sullo studio del passato. Acquisisci nuove prospettive con lo studio delle vecchie materie. Comprendi il presente rivedendo il passato. Apprendi dal passato. Rivedi ciò che è vecchio ed apprendi ciò che è nuovo. Impara la lezione del passato. Apprendi la lezione della conoscenza dagli antichi. Studia i tempi passati. La versione sarebbe: “interrogati sulle antiche cose, conosci le cose nuove”. Per apprendere le cose nuove che sono oltre alla tua esperienza, puoi attingere alle vecchie cose. Puoi trovare la saggezza nella storia. Autori: Hanshi Patrick McCarthy www.koryu-uchinadi.com, Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu Mayor. Avi Nardia www.avinardia.com, www.kapapacademy.net Tim Boehlert

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Le forme Mae Mai sono principi universali di combattimento: ogni tecnica può essere imparata in accordo con una versione di base, ma deve essere praticata facendo particolare attenzione alle molteplici varianti esistenti, codificate dai Grandi Maestri del passato. Le diverse applicazioni si dovranno allenare seguendo i principi del footwork tradizionale, per permettere al praticante di eseguirli contro attacchi provenienti dalle quattro direzioni e non solo frontali. In questo secondo DVD Arjarn Marco de Cesaris focalizza l'analisi tecnica sull'esecuzione della Forma e sull'allenamento degli spostamenti avanzati, terminando con l'applicazione delle tecniche Mae Mai dalla nº8 alla nº15. Un inesauribile bagaglio di azioni tecniche di attacco, difesa e contrattacco che ogni buon praticante dovrebbe conoscere alla perfezione.

REF.: • CESAR12

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Niente del genere era stato visto fino ad oggi dagli appassionati studenti di Shaolin Hung Gar. Si tratta della prima forma in coppia di Hung Gar, la Gung Gee Fook Fu Doy Dar. Per allenarsi con un compagno nel combattimento reale fino al limite, è assolutamente necessario imparare questa forma. Il Maestro Martin Sewer, 8°Dan, mostra con l'aiuto di due dei suoi principali istruttori, i sottili dettagli di questa forma, concepita per il combattimento. Non a caso, si dice che la Gung Gee Fook Fu Doy Dar aiuti gli allievi interessati a farlo, a crescere, a raggiungere un nuovo livello di abilità in combattimento e a migliorare enormemente le loro potenzialità. Non perdete l'opportunità di scoprire il vero sapere del tempio di Shaolin, come l'autentico Hung Gar Kung Fu del Gran Maestro Martin Sewer.

REF.: • SEWER5

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“Andare a terra non è un'opzione, è una probabilità molto alta che si presenta in un intervento o in un arresto”


Autodifesa Professionale Grappling Per Forze di Polizia - Grappol Considerazioni generali: Prima di qualsiasi intervento dobbiamo distinguere se ci troviamo di fronte a un caso dove è in gioco la nostra integrità o la vita (legittima difesa), o se possiamo neutralizzare il soggetto causandogli le minime lesioni possibili (difesa personale professionale). E' comunque fondamentale essere coscienti, che l'intervento può fluttuare da uno all'altro durante l'esecuzione del medesimo: 1°) Se possiamo controllare il soggetto utilizzando differenti tecniche di difesa personale professionale, allora dobbiamo farlo, evitando in questa maniera di andare a terra. Mi riferisco a tecniche come Kote Gaesi, Ikkio, Nikkio, Sankio, Gokio e altre di uso comune in questo ambito, dalle quali possiamo procedere all'ammanettamento del soggetto. 2°) Se nella realizzazione queste tecniche l'individuo ci sfugge e l'intervento sfocia in una colluttazione, o in base all'aggressività del soggetto siano richieste tecniche più contundenti, sarà lì che useremo l'arsenale che il Grappling ci fornisce, per controllarlo successivamente mediante l'utilizzo di immobilizzazioni, leve o strangolamenti in uso nelle forze di polizia. Il passo conclusivo consisterà nella manipolazione delle articolazioni per concludere con l'ammanettamento dell'individuo, così come nell'utilizzo di fattori psicologici che faciliteranno la riduzione della sua aggressività.. Andare a terra non è un'opzione, è una probabilità molto alta che si presenta in un intervento o neutralizzazione.

Grappol - Grappling per Forze di Polizia Basi del sistema La lotta Grappling possiede un grande bagaglio di tecniche e il nostro lavoro ha consistito nel cercare quelle posizioni di controllo e finalizzazione che portino all'ammanettamento, dandole una applicazione per coloro che operano nell'ordine pubblico. Con la definizione “ordine pubblico” alludo a tutti coloro che operano nel settore della sicurezza pubblica e privata e legalmente abilitati a fare uso della propria forza fisica, di bastoni o manganelli, manette o armi da fuoco, con le peculiarità proprie di ognuno e rispondendo a criteri di congruenza, opportunità e proporzionalità. Tanto il Judo in passato, quanto il Brazilian Ju Jitsu o il Grappling attualmente, sono stati adottati come metodi di allenamento da parte dei

“Le tecniche di Grappling sono perfettamente adattabili al lavoro con altri colleghi, che siano due, tre o anche di più” corpi di sicurezza di svariati paesi. Sono sistemi basati su proiezioni, controlli e finalizzazioni che oltre ad aver dimostrato la loro efficacia, danno la possibilità di attenersi al precetto legale di neutralizzare senza causare lesioni. Logicamente è necessario rielaborarli per finalità di pubblica sicurezza. Non tutte le tecniche ci sono utili. Il nostro scopo è ammanettare il soggetto con la massime garanzie per la nostra incolumità e seguire anche una strategia adeguata a tale contesto. Detto questo, gradirei stabilire una serie di criteri: 1) Evitiamo di andare direttamente a terra La situazione è: agente in piedi individuo a terra. E' una situazione nella quale c'è una resistenza attiva, che può essere un attacco reiterato con pugni e non possiamo replicare allo stesso modo, vale a dire restituendo i colpi. D'altronde esiste un ampio rischio, da una parte di ferire l'altra persona (con le conseguenze legali che ciò comporta) e dall'altra di essere feriti noi stessi. Se la situazione avvenisse in modo repentino, non potremmo neanche fare uso delle armi in dotazione, in quanto non avremmo il tempo di estrarle. La soluzione più percorribile è quella proteggerci con le mani, accorciare la distanza e proiettare il soggetto al suolo, controllandolo poi col ginocchio. Da questa posizione adesso possiamo tirar fuori il materiale in nostra dotazione e utilizzarlo al meglio. Se usiamo il nostro manganello, ci consentirà di colpire, in presenza di più di un individuo, oppure procedere alla neutralizzazione di colui che è a terra per ammanettarlo. Il suo naturale utilizzo è per colpire, sempre col debito controllo e facendo attenzione alle zone legalmente permesse e proibite, per passare successivamente ai bloccaggi articolari, leve e strangolamenti tipici delle forze dell'ordine. Esistono

sistemi eccellenti che ne sviluppano il suo maneggio, anche se è necessario qualche ulteriore adattamento. (vi consiglio di visitare questa pagina web: http://www.clubdelaeskrima.com) Con l'arma da fuoco e grazie all'azione intimidatoria, si potrebbe ottenere lo stesso risultato. Un'altra opzione sarebbe da un controllo in ginocchio, portare in leva il suo braccio e ammanettare, che è fattibile sia con la propria arma che con il manganello in mano. Così, se percepiamo di nuovo il pericolo è possibile sia slogare l'arto che intimorire il soggetto, dandoci una maggiore protezione. La combinazione della nostra dotazione con le tecniche di Grappling è perfetta e in nessun caso è indispensabile andare a terra. 2) Quando non è possibile controllare la situazione in piedi. La situazione è: agente e soggetto a terra. Se l'individuo manifesta un'aggressività tale che risulta complicato mantenerne il controllo con il ginocchio, oppure abbiamo realizzato un tipo di proiezione che ci ha portato entrambi a terra, allora dobbiamo ricorrere a questa opzione. Ora fatti questa domanda: Come controllo un soggetto alquanto aggressivo da questa posizione? Non si può colpirlo! Come spiegare al giudice che si è colpito una persona che giaceva a terra? E se lascio che si rialzi? Saremmo punto e a capo, con tutti i rischi che ne conseguono. E'complicato da quel momento in poi. L'unica soluzione, la for niscono i sistemi di lotta. Un bloccaggio o una finalizzazione sono il rimedio più efficace. 3) Restare a terra il meno possibile. La situazione è: l'agente si alza in piedi e il soggetto rimane controllato al suolo. Siccome sappiamo che non è sicuro rimanere a terra per troppo tempo, tutto dipenderà da ciò che ci consentirà la situazione. Cercheremo di giungere all'ammanettamento tramite dei bloccaggi articolari. Se il pericolo arriva dall'alto, possiamo così rialzarci rapidamente. Sono state studiate diverse maniere, con esercizi appositi, per passare da una posizione all'altra e usufruire degli elementi della nostra dotazione, come analizzato in precedenza. 4) Lavoro di squadra Le tecniche di Grappling sono perfettamente adattabili al lavoro con altri colleghi, che siano due, tre o

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Autodifesa Professionale anche di più. Qui possiamo distinguere: Le neutralizzazioni di squadra con scudo protettivo, che si effettuano disponendo di tempo sufficiente per equipaggiarsi e vengono usate sia nei protocolli di intervento nei carceri di isolamento - proprie di chi opera nei penitenziari - che nelle celle di sicurezza, nel caso della polizia. E' disponibile molto materiale didattico su questi argomenti. Gli interventi di squadra senza scudo protettivo avvengono quando non si è dotati dell'equipaggiamento necessario, così come può accadere in un intervento in strada. Ciò risulterà più opportuno che lanciarsi su un individuo senza alcun controllo e coordinamento, mettendo a repentaglio la sicurezza dell'intervento. 5) Protezione dell'arma nella neutralizzazione Giustamente, ci viene insegnato che si deve proteggere l'arma quando entriamo in una situazione di corpo a corpo. Prima dell'attacco opportunamente preventivato, si prepariamo in modo che l'arma non possa esserci sottratta. Il problema si pone quando, per strada, si viene colpiti da attacchi imprevisti, a più riprese e in maniera poco ortodossa, trasformando l'intervento in una colluttazione che, inevitabilmente, metterà la nostra arma in una posizione vulnerabile. Dal primo momento che entriamo in un corpo a corpo e indipendentemente da tutte le misure precauzionali prese, si corre questo rischio. Di conseguenza la nostra arma diverrà più un inconveniente che un vantaggio. Bisogna essere coscienti di ciò. Si può provarlo con un collega: utilizzando dei guanti come protezione, uno colpisce e l'altro tenta di neutralizzare. Traete voi le vostre conclusioni. Una possibilità è sviluppare la velocità di reazione: quanto prima si proietta e si controlla a terra, meno pericoli correrà l'arma. 6) La dotazione (cintura, radiotrasmittente, arma da fuoco, manganello) è scomoda per questo tipo di azioni. La condizione ideale sta nel realizzare l'intervento come negli addestramenti: tutto perfettamente controllato, senza lesioni e pericolo andare o farsi portare a terra. La realtà è che quando qualcuno è molto aggressivo, non lo si può controllare allo stesso modo e si finisce con noi e i nostri compagni al suolo, senza alcun controllo preventivamente studiato. Ci viene insegnato che a fronte di un

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“Come spiegare al giudice che si è colpito una persona che giaceva a terra?” determinato attacco si risponde con una determinata tecnica. Però non viene detto che se ciò non riesce, abbiamo comunque fomentato la colluttazione. Se sappiamo combattere bene, se non siamo allo sbaraglio, la lotta o lo scontro possono essere di uno, due o più agenti contro uno. Sapere di avere nel cinturone tutto l'arsenale e non sia conveniente finire a terra, non impedirà che questa eventualità si verifichi, così è consigliabile contemplarla nel proprio repertorio tecnico. L'arma da fuoco può trasformarsi, in certe circostanze, in un autentico Kubotàn, capace di procurare una certa dose di dolore, in base alle necessità dell'intervento. 7) L'importanza della preparazione fisica negli interventi di ordine pubblico. Nel Grappol - Grappling per Forze dell'Ordine - è considerato un aspetto di grande importanza il fatto di avere una buona preparazione fisica. E' qualcosa che non ci possiamo dimenticare. E' un pezzo ulteriore del puzzle di eguale rilevanza, se non più degli altri, che compone il nostro sistema. In qualsiasi pratica sportiva si distingue la parte puramente tecnica dall'altra di condizionamento fisico. Questo condizionamento deve essere il più adeguato possibile secondo le esigenze di ciascuno sport; da ciò deriverà l'acquisizione di un maggior potenziale da parte dell'atleta. Contando su questa premessa, trasferiremo il tutto nell'ambito del nostro addestramento. Valutare che tipo di allenamento fisico è richiesto in un intervento di ordine pubblico e affiancarlo alla parte tecnica che addestriamo allo stesso tempo, contribuirà a ottenere i risultati migliori. C'è chi opta per allenare tecniche dell'Aikido, basato nel lavoro di leve e chiavi articolari o chi decide, come nel nostro caso, di impostarlo con le tecniche di lotta Grappling. Non è la stessa preparazione fisica quella richiesta da uno stile rispetto a un altro. Sia quale sia il tipo di difesa personale adatto al lavoro che intendiamo sviluppare (c'è una grande varietà disponibile sul mercato), se esso è completato con una buona preparazione fisica, può soltanto

portarci benefici. Già dal primo momento in cui ci si presenta la possibilità di dover ricorrere all'uso della forza, si produce una situazione di stress generata dalla tensione emotiva dell'evento. E'una risposta innata nell'essere umano: percepiamo il pericolo e il nostro sistema di allarme si attiva. Tra le altre reazioni di carattere fisico, la respirazione che si affanna e l'aumento considerevole del numero dei battiti cardiaci. Il nostro corpo si prepara a difendersi o a fuggire. Quindi questo fatto da solo, se non siamo in buona forma, può diminuire drasticamente le nostre possibilità di reazione a causa del dispendio fisico che produce. A ciò sommiamo che possiamo trovarci di fronte dei soggetti sotto l'effetto di stupefacenti o con problemi mentali, che oppongono una resistenza molto elevata alla neutralizzazione prolungandola nel tempo, il che comporta un maggiore spreco di energie fisiche dell'agente che, nel fondo, nella resistenza o nella forza ha i suoi punti di riferimento. In quanto al fondo o capacità cardiaca (cardio), posso soltanto dire che dal mio punto di vista è la cosa più importante. Se finiamo la benzina, come si suol dire, non saremo in grado di sviluppare le qualità nelle nostre tecniche, come per esempio la forza, nelle sue varianti di forza resistenza (ovvero la capacità di sopportare un grande sforzo fisico per lungo tempo), o di forza esplosiva (rapporto tra la forza applicata e il tempo necessario per attuarla). Essendo a conoscenza di quanto importante sia questo aspetto nella costruzione del nostro lavoro, in Grappol - Grappling per Forze dell'Ordine abbiamo la fortuna di annoverare come preparatore fisico e membro dell'Ente Don Guillermo Garcia Rodriguez: (powerasturias@hotmail.com), che oltre ad essere un grande preparatore atletico, vanta una lunga carriera come ottimo atleta professionista, esperto in sistemi di lotta e difesa personale per corpi di polizia. Guillermo ha creato un metodo di allenamento specifico per i professionisti della sicurezza, adattandolo al sistema che essi praticano e modellandolo secondo le necessità di ogni tipo di intervento. Attraverso queste pagine lo ringraziamo e gli mandiamo un caro saluto. 8) Grappling per Forze dell'Ordine e armi bianche Come già sappiamo un numero elevato di neutralizzazioni terminano a terra. Anche in una lotta con arma bianca, poiché è pur sempre una colluttazione. A questo ci aggiungiamo un oggetto tagliente come ulteriore complicazione, per cui dobbiamo


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- Grappol; Grappling Per Forze di Polizia è un marchio registrato, tanto nella proprietà commerciale, quanto in quella intellettuale. La sua diffusione si attua attraverso l'Ente di Promozione e Ricreazione Sportiva “Grappol” (Istituzione sportiva senza scopo di lucro) Visita il nostro sito web e il blog: www.grapplingpolicial.com http://grapplingpolicial.blogspot.com/ Informazioni su corsi e livelli all'indirizzo e-mail: grappol@hotmail.com Daniel Garcia (Allenatore Nazionale 2° Liv. di Grappling, Supervisore Nazionale 1° Liv. di Difesa Personale per Forze di Polizia della Federazione Spagnola di Lotta Olimpionica e Discipline Affini e presidente del Club Sportivo Bushido affiliato alla FEL).

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Autodifesa Professionale modificare la nostra strategia tenendone conto, cercando le tecniche che ci offrano le più ampie garanzie per la nostra sicurezza, evitando di cadere tenendo il coltello vicino al nostro corpo. I rischi esistono non ce ne possiamo dimenticare e qualsiasi sia la tecnica che utilizziamo, ognuna ha i suoi vantaggi e le sue controindicazioni. Essere coscienti di questo contribuisce a trovare la risposta più efficace. Se siamo riusciti a portarci a terra, con il soggetto sotto controllo, contiamo sul presupposto che da qui possiamo diminuire notevolmente le sue capacità di movimento, aumentando l'intensità dei bloccaggi e delle leve articolari nel momento di tentare un eventuale disarmo. Dal punto di vista tecnico e strategico, è fondamentale concentrarsi sulla mano che ci sferra l'attacco. Questo sarà il nostro principale obbiettivo. Prima tenteremo di parare gli attacchi per evitare ferite. Dopo proveremo ad afferrare il polso o i vestiti che lo circondano, sempre e solo quando ne avremo l'opportunità e senza precipitazione, essendo però consapevoli che quanto prima avremo bloccato il suo braccio, più caleranno le possibilità di essere colpiti. Poco a poco, avremo la situazione in pugno, essendo in grado di guadagnare un maggior dominio sul suo braccio, un controllo più sicuro e portando una leva che ci permetta di proiettare l'individuo al suolo. Sempre, come ho già detto, mettendo al riparo la nostra incolumità. Se tutto va bene e controlliamo, disarmiamo l'individuo, sarà fondamentale ammanettarlo per considerare finalizzato l'intervento, dal quale, non scordiamocelo, ne saremo usciti abbastanza indenni. Qui di seguito esporrò una serie di fattori dai quali dipende la

“Imparare di una serie di tecniche, come normale nei corsi di formazione, serve a ben poco senza l'allenamento metodico e costante delle stesse, anche nel caso avessimo raggiunto la perfezione” maggiore o minore efficacia del sistema che pratichiamo: 1°) L'apprendimento e la pratica continua Imparare di una serie di tecniche, come normale nei corsi di formazione, serve a ben poco senza l'allenamento metodico e costante delle stesse, anche nel caso avessimo raggiunto la perfezione. Se siamo incapaci di eseguire correttamente un esercizio con il compagno, difficilmente potremo applicarlo in una situazione reale. Quindi sarà necessario allenarsi in un dato ambiente e con un'uniformità che assomigli più possibile allo scenario reale. Tutto ciò darà ci modo di tenere a bada lo stress che scaturisce nell'attimo dell'intervento. 2) Continuità tecnica Tenere sempre pronta una seconda e anche una terza opzione, nel caso si fallisca con la prima. Restare senza opzioni è la cosa peggiore che ci possa capitare.

Una delle basi della lotta Grappling è che ci permette di fluttuare continuamente da una posizione all'altra. Ci ha suscitato un interesse particolare la maniera di combinare la lotta con l'uso delle armi della dotazione d'ordinanza, che fossero manette, manganelli o bastoni, kubotan e naturalmente le armi da fuoco. All'inizio pareva un problema di difficile soluzione, ma con un cambio di strategia, venne tutto risolto, aprendo la strada a un grande bagaglio di risorse inimmaginabili fino a quel momento e non ancora trattate in altri sistemi delle forze di polizia. 3°) Il momento opportuno E' quello che si definisce il “timing”. Nessuna tecnica è sbagliata se la si realizza col giusto timing, da qui la mia insistenza di inserire nella formazione il maggior repertorio possibile. Sfruttare o piuttosto provocare la flessione del polso del soggetto, ci facilita la sua messa in leva, tuttavia se forziamo una leva da uno stato di rigidità articolare, mettiamo a rischio l'intervento e la sicurezza di chi lo effettua. 4°) Valutare la situazione In ogni momento dobbiamo essere in grado di fare una rapida valutazione, allo scopo di decidere il procedimento e la tecnica da realizzare. Una cattiva gestione in questo senso ci causerebbe seri problemi. 5°) L'importanza del fattore psicologico Le nostre tecniche possono essere accompagnate da una serie di strategie psicologiche che ci agevolano nell'intervento. Il nostro traguardo è ammanettare l'individuo e farlo con il minimo danno. Se riusciamo a chiudere una tecnica in cui non è fattibile dosare il dolore provocato, la sfrutteremo per manipolare il soggetto. Agire in altro modo causerebbe ulteriori lesioni all'individuo e ne complicherebbe la sua neutralizzazione.

“Nessuna tecnica è sbagliata se la si realizza col giusto timing, da qui la mia insistenza di inserire nella formazione il maggior repertorio possibile”

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L'essenza e la forma: “Io possiedo il Wing Tsun ORIGINALE!” No! Non vi preoccupate…non ce l'ho! Il titolo della colonna di questo mese è un po' una provocazione per richiamare la sua attenzione, caro lettore…Quel che è certo è che durante i miei molteplici viaggi per impartire corsi di formazione in tutto il territorio nazionale, ricevo spesso e volentieri questa domanda: Il suo Wing Tsun è “l'originale?”

“Io possiedo il Wing Tsun ORIGINALE ??!! 88


WingTsun “ Quelli che sono ancorati alla ricerca di un WT originale e recitano al vento frasi ad effetto che possono impressionare il “pubblico”, sono aggrappati a un sogno”

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Riflessioni

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evo riconoscere che in certe occasioni, ci sono persone che lo fanno utilizzando un tono quasi di “rimprovero”. Di sicuro c'è che, guardando il lato positivo delle cose, prendo atto che per la prima volta nella storia di questo bello stile, tutti i lineage sono d'accordo: ognuno di essi è depositario del Wing Tsun originale! Curioso, no..? Anche se nei miei articoli preferisco argomentare degli aspetti tecnici o strategici propri di questo sistema, oggi vorrei parlare di questo, che è oggetto di discussione sui tavoli di tutti gli appassionati di questa arte. Approfittando del contesto mi piacerebbe rivedere alcuni punti che costituiscono molte delle proposte che noi della TAOWS Academy facciamo a coloro che desiderano praticare questo sistema, utilizzando qualcosa che pare sia andato perduto: il buonsenso. Un anno fa ascoltai una frase del GM Leung Ting nella quale diceva qualcosa del tipo: “…il Wing Tsun è per tradizione NON tradizionale..”. Credo che non sono mai stato così d'accordo con un'affermazione. Perciò, sono sorpreso nel continuare a sentire molti insegnanti che difendono con fervore il fatto di possedere il Wing Tsun originale: “l'unico”, “l'autentico”. Appare scontato, però in uno stile che per definizione è “non tradizionale”, è complicato determinare quale sia la sua versione “originale”. Senza entrare in dibattiti semantici, è mio solito rispondere allo stesso modo a tutti coloro che pongono quesiti sull'originalità di un lineage, di una scuola o di una forma di WT, con una semplice domanda che qualsiasi persona dotata di un minimo di raziocinio è in grado di capire: E' originale il Wing Tsun del mio Sigung K.R.Kershpecht? o forse quello originale è quello del GM Leung Ting? Perché risulta chiaro che nonostante

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siano discepolo e maestro, abbiano stili abbastanza differenti sul piano estetico, su quello formativo, sugli obbiettivi, ecc.. Ma non mi fermo qui...è originale il WT del GM Leung Ting o quello del GM Yip Man? Sarete d'accordo con me che esistono evidenti differenze tra il WT/WC che praticava il GM Leung Ting con i suoi compagni e insegnanti dell'epoca. Continuiamo…è originale il WT del GM Yip Man o forse lo è quello dei suoi maestri Leung Bik o Cham Wa Shun? Oppure, magari, lo è quello del Dr.Leung Jan? In questo caso…magari il Wing Tsun originale è quello di Yim Wing Chun…o in definitiva quello di Ng Muei? Immagino che arrivati a questo punto, capirete su cosa si basa la mia teoria. Tutti quelli che sostengono fermamente di praticare il Wing Tsun originale si aggrappano al fumo. Ma aggrapparsi al fumo significa afferrare qualcosa che si dissolve, spazzato via dal soffio della prima brezza del mattino. Quando qualcuno indaga sulla storia di questo stile, avrà la prova che non sono MAI esistiti due stili identici. Nemmeno quelli della stessa generazione (vedi il mio articolo di Febbraio Budo International in cui faccio riferimento alle differenze di apparenza “estetica” del Wing Tsun di Leung Bik e Cham Wa Shun). Quando leggiamo una serie di espressioni che praticanti e appassionati di questo sistema utilizzano abitualmente nelle lezioni come: “il Wing Tsun è per tradizione non tradizionale..”, “il Wing Tsun è adattamento..”, “il Wt è sottile, versatile e flessibile..”, “il Wt è..”, credo che si sia poco coscienti del significato di tali parole. Si, effettivamente il WT può essere tutte queste cose, però è soprattutto un sistema di combattimento (boxe cinese). Ed è precisamente questo il motivo del mio scrivere oggi. Con il titolo “l'essenza e la forma” tento di descrivere una realtà:

l'importante è non dimenticare che il Wing Tsun è un fantastico stile di boxe cinese. Forse in certe circostanze noi praticanti ce ne scordiamo e ci concentriamo nello studio della forma, dell'estetica stilistica, cercando di fare le cose come le facevano i maestri prima di noi, dimenticando la cosa fondamentale, l'essenza della questione: Il Wing Tsun fu creato come un metodo di lotta per sconfiggere gli avversari più forti. Basato su concetti, idee e strategie, questo sistema è sufficientemente appassionante per far si che noi praticanti ci dedichiamo all'allenamento e la smettiamo di pensare a ciò che fanno gli altri, se lo fanno bene, male, o regolare, o se il WT che praticano è originale o no. La domanda da porsi sarebbe: Importa forse se quello che si fa è “l'originale”? Credo che se impiegassimo tutte le nostre forze nello studio e nell'addestramento, non ci rimarrebbe il tempo per giudicare l'operato degli altri. Quelli che sono ancorati alla ricerca del WT originale e recitano al vento frasi ad effetto che possono impressionare il “pubblico”, sono aggrappati a un sogno. Ricercano sostanzialmente un'estetica, un modo particolare di fare le cose perché attratti visivamente da ciò che fanno gli altri. Ma ritengo impossibile crescere in un sistema basato sull'imitazione altrui. In altri scritti ho già discusso a proposito di questa tendenza, ma oggi vi darò un esempio molto indicativo. Spesso parlo ai miei istruttori dell'importanza di rispettare la tradizione. Nel corso degli anni ho vissuto tenendomi lontano da essa, cercando di focalizzarmi esclusivamente nella sola idea dell'EFFICACIA. Alla ricerca di un combattimento totale e stando a distanza da tutto ciò che mi faceva “perdere tempo” (tradizioni, filosofia, storia dello stile). Ma, curiosamente, quanto più mi spingevo a fondo nello stile, più


WingTsun

“ Il Wing Tsun è per tradizione NON Tradizionale” Leung Ting

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“Quando qualcuno indaga sulla storia di questo stile, ha la prova che non sono MAI esistiti due stili identici”

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comprendevo la necessità di rivedere la sua storia cercando di capire meglio coloro che praticarono l'arte prima del sottoscritto. Spesso dicono che il Dr Leung Jan fu il maestro che tirò fuori “dall'oscurità della segretezza” questo stile di boxe cinese, il Wing Tsun. Raccontano che la sua abilità in combattimento era impareggiabile. Non sfuggiva mai a un confronto ed era un lottatore di una fierezza ineguagliabile. Dovette farsi largo attraverso “l'ecosistema” di stili di boxe cinese dell'epoca e ne uscì sempre VINCITORE! Credete davvero che in un paese dove i combattimenti erano a contatto pieno e senza regole tra praticanti di diversi stili che lottavano per la supremazia del proprio, (c'erano molti, evidenti interessi di ogni tipo in gioco) il Dr. Leung Jan fu riconosciuto all'unanimità da tutta la comunità marziale della Cina come un combattente senza eguali, solo perché parlava dell'estetica o dell'originalità del Wing Tsun? Allenamento, analisi, revisioni, prove, commettere errori, colpire e tornare al punto di partenza…questa è la chiave, L'ESSENZA…la forma?...non so perché, ma penso che al Dr.Leung Jan importasse ben poco.. Anche se questa è una colonna dedicata al Wing Tsun, non posso fare a meno di citare altri grandi artisti marziali e maestri degli stili cinesi: Chan Heung, Wong Fei Hung, Chen Fake, Chen Man Ching oltre allo stesso Dr. Leung Jan. Tutti hanno in comune qualcosa (oltre ad essere grandi maestri e straordinari combattenti): Essi studiarono e praticarono l'arte per una vita intera, ma soprattutto, diedero una lezione di rispetto, compassione, umiltà e sacrificio alle generazioni seguenti. E credetemi signori, il Wing Tsun che vorrei fare è quello che possiede tutto ciò che ci hanno lasciato questi grandi del Kung Fu cinese…se è originale o no…a chi importa?...A me personalmente NIENTE.


“Allenamento, analisi, revisioni, prove, commettere errori, centrare l'obbiettivo e tornare al punto di partenza…questa è la chiave, L'ESSENZA”.

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Kung Fu

Il sogno di ogni artista marziale Un viaggio nel Sud della Cina

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o co t empo fa, una leg g enda delle A rt i Marz iali e at to re pro t ag o nis t a di mo lt e pellicole di Kung Fu, Chiu Chi Ling, ha organizzato un viaggio nel sud della Cina. Oltre ai vari compleanni che furono celebrati in quei giorni, il viaggio terminò con un grande torneo, il “II World Top Kung Fu Championship”. Un viaggio che sarebbe sicuramente una bella esperienza per ogni praticante di Kung Fu. Molti Sifu e allievi giunsero da svariati paesi, come Messico, Algeria, Italia, Belgio, Olanda e Svizzera. Il giorno del suo arrivo, il Gran Maestro Chiu Chi Ling (10° Dan), li ricevette per salutarli tutti nella sua famosa scuola di Hong Kong. Come sempre accade con il Gran Maestro, tutti hanno riso moltissimo e si sono fatti fotografare con lui. Ognuno ha avuto magliette e giubbotti con i simboli del Gran Maestro e una volta di più si respirava l'aria di una grande famiglia. Dopo la prima notte al Metro Park Hotel di Hong Kong, si sono incontrati tutti nel famoso Kow Loon Park, per assistere al seminario del Gran Maestro. Non tutti però iniziarono col seminario, poichè alcuni allievi, cosa assai rilevante, erano impegnati negli esami per i Dan, che si svolgono e sono presieduti dal Gran Maestro Chiu Chi Ling, ogni 5 anni. Questi Dan (si potrebbe anche dire “gradi di Maestro”) sono la tappa successiva al termine del percorso basilare, che culmina con l'esame di Cintura Nera.

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Kung Fu Controllati dallo sguardo del Gran Maestro Chiu Chi Ling e dal suo successore, il Maestro Martin Sewer (8°Dan), gli esaminati hanno dovuto dimostrare le rispettive capacità nei vari livelli dell'Hung Gar Kung Fu. Tutti i candidati erano logicamente molto nervosi. Quando l'ultimo di loro concluse la sua prova, il Gran Maestro disse che avrebbero partecipato al seminario con il resto del gruppo. Nessuno di essi sapeva se aveva superato l'esame o no. Ma l'incertezza non durò a lungo, dal momento che il Gran Maestro impartisce personalmente i seminari solo a quelli che hanno raggiunto i gradi più elevati. Così tornò di nuovo l'allegria, le risate e le tante nozioni di Hung Gar Kung Fu. Dopo di quella gior nata istruttiva, tutti hanno potuto riposare un pochino. Il giorno seguente, il prossimo evento in programma era la festa di compleanno del Gran Maestro e nell'elegante ristorante London di Hong Kong, Maestri, allievi e amici, cineasti e politici, si ritrovarono per celebrarlo. Durante la festa, molti maestri, allievi e anche lo stesso Gran Maestro dimostrarono la loro abilità nel Kung Fu. Si fecero molte foto e tutti passarono una splendida giornata. Ma per qualcuno, una cosa era la più importante: il risultato degli esami sostenuti! Il Gran Maestro certificò il superamento dei Dan per i candidati, soprattutto gli svizzeri. Complimenti a tutti! Il giorno successivo, alle quattro di mattina, si incontrarono tutti davanti al Metropark Hotel per dare inizio al viaggio per il sud della Cina. Ai partecipanti li aspettava un mucchio di ore di viaggio, ma erano tutti molto eccitati. La prima tappa era al grande museo di Bruce Lee, che ha le di men s i o n i di un parco divertimenti. Come sempre, tutti sono entrati portando le bandiere e gli stendardi del Gran Maetro C hi u C h i L i n g . A n ch e qu i ci furono molte dimostrazioni, foto e risate tra i presenti. Ma non solo. Gli organizzatori del museo volevano che un allievo di Chiu Chi Ling inaugurasse una scuola di Hung Gar Kung Fu all'interno del museo stesso, ma ad una condizione: doveva essere con il Ku n g f u o rig i n al e del Gran Maestro. Con questo gesto, tutti i presenti, soprattutto gli allievi, s i s on o res i co n t o del l a

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considerazione che ancora oggi possiede il Kung Fu tradizionale in Cina. Risaliti sul pullman, il viaggio proseguì in direzione del posto prescelto per il pranzo. Come accadde in ogni pasto nel corso del viaggio, anche questo riservava una sorpresa per i commensali. Dopo tante risate e Kung Fu, erano tutti affamati! La fermata seguente era il luogo di nascita dell'eroe popolare Wong Fei Hung, il “Robin Hood dell'Asia”. Numerose immagini incredibili, come anche gli oggetti che usava quando era in vita, furono ammirate dai partecipanti. Come sappiamo (e se qualcuno non lo sapeva, adesso lo sa), l'eroe non era solo un grande combattente, ma anche uno stimato conoscitore e medico di Medicina Cinese, nonchè uno dei migliori interpreti della “Danza del Leone”. Ciò diede l'opportunità al gruppo di eseguire la “Danza del Leone”, dimostrando le capacità dei danzatori. Uno spettacolo impressionante! Non molto lontano dal luogo che ha dato i natali a Wong Fei Hung, visitammo il suo museo ufficiale, dove membri della comitiva diedero una dimostrazione di Kung Fu a degli allievi locali. Aldilà del successo ottenuto, prima di tutto volevamo continuare il nostro viaggio, ma il Gran Maestro aprì una cerimonia molto importante per alcuni di noi. Quattro allievi svizzeri, del Maestro Martin Sewer, avrebbero fatto la cerimonia Bai Si con il loro Maestro e con il GM Chiu Chi Ling. La cerimonia Bai Si (che in cinese significa “Chiedere al Maestro”), è una antica tradizione cinese nella quale l'allievo, che da molti anni segue il suo Maestro, promette eterna fedeltà a lui e allo stile che rappresenta. Prima di ciò, il Maestro promette che non manterrà segreti sul suo Kung Fu nei confronti dell'allievo. Costituisce un riconoscimento ufficiale in seno alla famiglia di Chiu Chi Ling e dell'Hung Gar a livello mondiale. Complimenti a Kitaro Waga, Pascal Plüss, Jiro Mwaga e Alexander Klug per aver raggiunto questo livello, che solo pochi hanno conseguito sotto il Maestro Martin Sewer e Il GM Chiu Chi Ling. La tappa seguente del viaggio è stata una famosa scuola della C h i n Wo o K u n g F u , d o v e i partecipanti hanno avuto un proficuo interscambio con gli studenti locali. Principalmente gli

è stato consentito di verificare l'evoluzione del Kung Fu in Cina e , n u o v a m e n t e , i l v a l o re c h e esso rappresenta per questo paese. Ma le fermate a venire riservavano altre cose veramente significative: i templi tradizionali di Shaolin. Dopo aver passato una giornata con i maestri della Chin Woo, quello era il luogo ove ci saremmo diretti. Inizialmente si era sempre parlato di un tempio di Shaolin, ma come abbiamo potuto vedere, ne visitammo due. Entrambi spiccano per la loro architettura e i monaci esperti di Kung Fu. Nei due templi si sono presentate molte opportunità per i viaggiatori, di partecipare a competizioni con i maestri locali. Si scattarono molte foto con i monaci durante la nostra visita e in entrambi i templi l'intero gruppo ha vissuto dei bei momenti. Tuttavia, una domanda senza polemica: perche c'erano due templi? Quale di essi era l'originale? Quando lo chiesero al Gran Maestro, l'unica risposta ottenuta da lui, fu un smorfia sorridente. Esausti ma aspettando con entusiasmo il torneo, i partecipanti ritor narono a Hong Kong, al Metropark Hotel. Dopo una notte di riposo e una colazione abbondante, la pattuglia degli svizzeri iniziò ad organizzare i preparativi del torneo in un grande complesso sportivo nel centro di Hong Kong. L'unione della professionalità e della passione per il Kung Fu cinese ebbero come risultato un grande ed emozionante campionato che ricorderemo per sempre. Nel mezzo di tutto ciò, si tenne anche una competizione di “Danza del Leone” nella stessa struttura. Immagini impressionanti per tutti i presenti e i partecipanti all'evento. Alla fine del torneo e di tutto il viaggio, anche il GM Chiu Chi Lin si mostrò felice di poter godere di un pò di tranquillità e di sedersi a un tavolo con il suo successore e i suoi allievi, per condividere una buona cena in un ristorante. C'erano molte fotografie da vedere, molte storie da raccontare, ma tutti erano contenti di aver compiuto il viaggio e che questo si fosse concluso positivamente! Usando le parole di uno dei partecipanti: “Non ricordo di essermi sentito mai così stanco e felice allo stesso tempo”.


Le tecniche imparabili della Muay Boran

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er ogni praticante di Muay Boran lo stadio finale dell'aprendimento di base dell'Arte Marziale è rappresentato dallo studio delle interazioni tra gli elementi tecnici offensivi e difensivi: combinando le strategie di attacco con quelle destinate a neutralizzare le azioni aggressive dell'avversario, avremo finalmente a disposizione i principi del combattimento reale, le tecniche di difesa e contrattacco che permettono di costruire il vero “fraseggio” della lotta partendo dai suoi componenti fondamentali. Il risultato è rappresentato dalle tecniche dette Kon Muay Kee le quali, per loro natura, sono praticamente impossibili da enumerare, viste le tante possibilità offerte dalla combinazione di 9 elementi (le armi naturali del corpo umano) su 4 distanze (di scontro) e 5 livelli (le varie “altezze” alle quali possono essere eseguite le azioni), sia in attacco che in difesa. Tra le tante possibilità però, i maestri siamesi del passato hanno verificato come statisticamente alcune tecniche risultavano vincenti, molto più spesso di tutte le altre. Queste azioni particolarmente efficaci sono state definite come Mae Mai o Mai Khru e Look Mai o Mai Kred; alle prime ci si può riferire come le tecniche di base della Muay Thai (Mae Mai Muay Thai) mentre le seconde (Look Mai Muay Thai) sono le tecniche complementari o avanzate. Le Mai Khru devono essere sempre apprese come base per potersi poi addentrare nello studio delle Mai Kred. Dopo alcuni anni di pratica delle azioni fondamentali risulterà istintivo per il thai boxer ricercare soluzioni nuove ai problemi posti dalle varie situazioni di scontro, già peraltro risolte nella quasi totalità dei casi dalle stesse Mae Mai; un inse-

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gnante esperto capirà il momento giusto per iniziare l'allievo allo studio delle Look Mai che offriranno, se proposte correttamente, un eccezionale ampliamento di orizzonte tecnico. Lo studio delle forme Look Mai rappresenta per un Nak Muay dedito realmente all'Arte del combattimento, l'apice dell'apprendimento della disciplina del Muay. Le Mai Kred infatti, lungi dal rappresentare unicamente dei movimenti offensivi e difensivi all'apparenza relativamente semplici, sono il “distillato” di un sistema di lotta enormemente ricco e sofisticato. Ogni singola tecnica è stata elaborata nel corso dei secoli da guerrieri e maestri di lotta e si basa su principi concreti, provati sul campo in tempi di guerra e di pace, nel corso di innumerevoli scontri (in un vero processo scientifico concluso con una accurata valutazione di causa-effetto) e risultate vincenti; secondo alcuni studiosi dell'Arte devono essere definite come “tecniche imparabili”, per evidenziare la loro micidiale efficacia in combattimento. Le 15 forme Look Mai che fanno parte dei programmi tecnici internazionali utilizzati dai membri dell'Accademia di Muay Boran IMBA sono per lo più riconosciute attualmente come i complementi ideali delle 15 tecniche base; ma ciò non esclude l'inserimento nel contesto delle Mai Kred di altre tecniche ritenute da alcuni Maestri di tale importanza da essere degne di far parte di quel novero. Se le Mae Mai sono la base comune di partenza per tutti i praticanti di Muay Boran, lo Look Mai sono le vere “tecniche segrete” che ogni Bramajarn (Gran Maestro) del passato custodiva gelosamente, rivelandole solo ai propri allievi più fedeli. Se i principi che ci vengono comunicati dalle Mae Mai sono sì efficacissimi ma allo stesso tempo sono facili da comprendere, il linguaggio delle Look Mai è spesso misterioso e non molti riescono a svelare la vera natura di ogni azione, se non grazie all'aiuto di un Maestro molto esperto. Per la loro difficoltà intrinseca, le Look Mai si possono iniziare a studiare solo dopo aver fatto propri i concetti di base inclusi nelle Forme Mae Mai, Chern Muay e Kon Muay; questo è il precetto tramandato dai Khru del passato, che noi ancora oggi rispettiamo. I principi tecnici nascosti nelle Look Mai Muay Thai possono rappresentare la risposta più adeguata a moltissime situazioni di scontro reale cui il Nak Muay si trova spesso a far fronte. Un esperto di queste tecniche si addestra a neutralizzare attacchi portati con tutte le parti del corpo, pugni, gambe, ginocchia, gomiti: ma anche a far fronte a tentativi di prese o attacchi a sorpresa o a bloccare attacchi saltati. Le azioni di difesa si fondono senza soluzione di continuità con i contrattacchi, per renderli più micidiali ed imparabili. Tutte queste tecniche sofisticate sono in grado di far passare un combattente ad un livello superiore nell'Arte della lotta senza limitazioni, i principi che es s e ins eg nano s o no ad un liv ello di sofisticazione che spesso non si evidenzia ad un'esame s uperficiale; da qui la neces s it à di ricercare g li insegnamenti di un vero Khru Muay Boran, un esperto nelle autentiche tradizioni marziali della Muay Thai con anni di esperienza sulle spalle nella pratica delle forme Mai Khru e Mai Kred.


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Intervista a cura di Nicola Pastorino B.I. : Maestro Busà, si vuole presentare? A.B. il mio nome è Adriano Busà, sono presidente nazionale della World Ju JitsuFederation PMA Italia. Sono VI Dan, qualifica Shian kai, cioè sono Shian e membro del consiglio internazionale delle cinture nere della Worl Ju JitsuFederation. Sono fondatore dell'Agenzia nazionale di sicurezza, che si occupa della formazione professionale di corpi di polizia e forze armate ed ho un centro, come hai già visto, attrezzato e sviluppato proprio per formare, addestrare ed allenare, sia nel Ju Jitsu che nel metodo sas 22, quello che si insegna specificamente ai corpi di polizia. B.I.: cosa mi puo dire a proposito della Shian Kai? A.B: La Shian Kai è stata costituita l'anno scorso, dopo la morte del fondatore Maestro Soke Robert Clark, da circa 15 rappresentanti dei vari paesi, io sono il rappresentante per l'Italia, ma c'è anche un rappresentante per la Russia, per Israele, per l'Inghilterra, per l'Irlanda ecc. ecc. Essendo il M. Clark di Liverpool, l'Inghilterra ha tre o quattro rappresentanti. Questo consiglio non è solo un organo federale ma è anche un consiglio tecnico. I membri che lo compongono girano il mondo rappresentando la World Ju Jitsu Federation nei diversi contesti, di stage o seminari. A maggio ad esempio devo andare a Liverpool a tenere una master class, a ottobre sarò a Mosca, a settembre, impegni permettendo, dovrei andare in Equador. Insomma giro il mondo rappresentando la mia Federazione. B.I.: E' attiva anche a livello competitivo? A.B.: No, nei programmi dell World Ju Jitsu Federation non sono previste gare o competizioni. Un tempo lo erano ma il M Clark decise di toglierle perché stavano distruggendo la sua filosofia, basata sulla solidarietà e il rispetto. La competizione andava fuori dal tatami e purtroppo questo è deleterio. Il M. aveva creato la sua Federazione su questi valori importanti e la competizione stava

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“Quello che noi sempre insegniamo innanzi tutto è il controllo, M° Clark diceva che la tecnica si insegna anche alle scimmie” rischiando di mettere tutto in discussione. B.I.: puo darmi qualche informazione sul M. Clark? A.B.: il M. Clark è nato il 2 febbraio 1946. E' stato allievo di Jack Britton, un grande Maestro inglese di Ju Jitsu. Iniziò la pratica molto giovane. Era un grande appassionato di arti marziali e di pugilato, studiò anche il kung fu. Forse anche per questo il nostro metodo è molto da strada, non troppo tradizionale, diciamo che è un Ju Jitsu un pò strano. Rispetto ad un Ju Jitsu tradizionale, il nostro ha delle sfumature decisamente moderne. Ad esempio l'impostazione del pugilato per quanto riguarda la guardia. I nostri pugni sono pugni da strada, sono circolari, ganci, montanti, il nostro Ju Jitsu ha sviluppato caratteristiche più idonee ai giorni nostri. B.I.: il vostro programma prevede anche lo studio dei katà? A.B.: ci sono diversi katà, ma il M. Clark era uno che amava andare al sodo. Fino a cintura nera c'è un solo katà. Si chiama appunto katà di base e conta 34 movimenti. Parata bassa, un pugno, parata media, un pugno, parata alta, un pugno, un bloccaggio a croce, prima basso poi alto, prima frontale poi a girare poi di nuovo frontale con il peso indietro. E' un katà molto semplice che serve però per dare quelle coordinazioni necessarie ad arrivare a cintura nera. Dalla cintura nera invece ci sono katà molto evoluti, energici e potenti e molto impegnativi. Poi c'è tutta la parte del Kobudo e lì si apre un universo di katà. Noi abbiamo un patrimonio tecnico vastissimo, il M. Clark ci ha lasciato dei programmi immensi, ha codificato perfino l'ottavo Dan, per cui da cintura bianca ad ottavo Dan. La parte del Kobudo non viene insegnata nel programma di ju jitsu, solo nel secondo e terzo Dan ci sono qualche sfumature, qualche katà, qualche applicazione. Mentre i programmi veri e propri di kobudo sono vastissimi. A livello mondiale il M. Clark era uno dei cinque sei grandissimi che hanno fatto la

storia delle arti marziali, ha rivoluzionato il Ju Jitsu ed è stato copiato in tutto il mondo. B.I.: a proposito, cosa ne pensate delle nuove tendenze? Ad esempio del Brazialian Ju jitsu A.B.: Noi non siamo quelli arroccati nel proprio feudo. Abbiamo fatto tantissimi stage interstile, con karate e altre arti marziali, ci siamo confrontati e divertiti. Il patrimonio delle arti marziali deve essere necessariamente condiviso. Il brazialian Ju Jitsu deriva dal ju jitsu, è come se fossero nostri cugini. Ha sicuramente un allenamento ed una espressione diversa dalla nostra. Sviluppandosi soprattutto a terra, cura maggiormente un aspetto del nostro ju jitsu, il famoso grapling, che è solo una aspetto del nostro stile. Comunque siamo contenti che portino alta per il mondo la bandiera del ju jitsu B.I.: più o meno in che percentuale il vostro lavoro si svolge a terra piuttosto che di scherma o di corpo a corpo? A.B.: tiene presente che noi siamo una sorta di costola dell'Inghilterra. Il nostro allenamento, la nostra mentalità e il nostro addestramento sono parificati a quelli inglesi. Altre nazioni, pur appartendo alla World Ju Jitsu federation, hanno molte influenze personali. Quindi i programmi sono gli stessi ma in generale le cose vengono gestite in maniera più personalizzata. Noi abbiamo adottato un allenamento, un warm up, di tipo inglese, estremamente rapido, di circa 10/15 minuti, mettendo


Intervista “A livello mondiale il M. Clark era uno dei cinque sei grandissimi che hanno fatto la storia delle arti marziali, ha rivoluzionato il Ju Jitsu ed è stato copiato in tutto il mondo”

“Nel panorama mondiale uno dei migliori maestri è Paolo Cangelosi” subito in funzione i muscoli più grandi di tutto il corpo, le gambe, i pettorali, fino ad arrivare a lavorare i calci ed i pugni che si possono fare in coppia e da soli; poi passiamo ad un ripasso rapido delle cadute; in seguito arriviamo a lavorare le “tecniche miste” che sono una concatenazione di varie parti del programma del Ju Jitsu che è scomponibile e ricomponibile come si vuole. Ad esempio si analizza un attacco

qualsiasi che può essere un pugno circolare tanto quanto una presa al corpo e si imposta la lezioni sulle azioni possibili in base alla fantasia dell'istruttore, come un “mini stage”. Poi ci sono anche le applicazioni libere, dove ci si pone uno di fronte all'altro, succede quel che succede e ci si deve adattare: può arrivare un pugno, un calcio, una ginocchiata, una gomitata si deve fare la propria espressione. Subentra il patrimonio tecnico acquisito e l'abilità del soggetto. C'è una codifica del programma da seguire e la conseguente espressione libera. B.I.: In questa espressione libera prevale l'aspetto competitivo o c'è spazio per poter lavorare di studio? A.B.: Quello che noi sempre insegniamo innanzi tutto è il controllo, M° Clark diceva che la tecnica si insegna anche alle scimmie, quello che è difficile da imparare è il controllo; far male è facile, quello che è difficile è imparare a domare il nostro impeto. Il Ju Jitsu, come tante altre arti marziali insegna tecniche mortali, è molto preciso, colpisce nei punti vulnerabili, vitali, di conseguenza se non hai il controllo lasci una scia di morti. Quando ci si allena, il Maestro richiede di arrivare alla massima espressione della tecnica ma con il totale controllo. Una leva articolare deve arrivare al punto di rottura e fermarsi in tempo. Questa è la scuola del M° Clark. B.I.: Qualche commento sulla scena contemporanea delle Arti Marziali tradizionali? A.B.: Questa è una bella domanda…. Io vedo una cosa che non mi piace in

Italia…, avendo una mentalità “estera” grazie ai miei continui viaggi per stage e seminari, sia ad imparare che ad insegnare, si è persa una cosa importante che è la famiglia, partendo da lontano ti riporto una cosa che vivo quotidianamente osservando che più dell'ottanta percento delle famiglie sono divise, creando una confusione che influenza i Junior, e di conseguenza i Senior, riportano un blocco psicologico nei riguardi di chi indossa un Kimono. Oggi va più di moda una magliettina, un paio di pantaloni, le nocche sbucciate…distacco della retina, tagli sulla fronte e quant'altro piuttosto un percorso di crescita, mettersi in discussione e creare un qualcosa che ti porti ad un controllo. Un po' come dire che ti insegno a guidare in pista, e tu prendi la macchina e ti schianti contro il muro. Questo mi dispiace perché io porto avanti i valori che ho sposato 23 anni fa, quando ho cominciato a fare Ju Jitsu, e prima ancora con lo Judo ed il pugilato, arte nobilissima, c'è sempre il rispetto, un'etica, mentre piano piano l'interesse si sposta su un piano dove non c'è più niente. Tanta gente che fa MMA viene da me cercando una completezza ed un arricchimento del patrimonio tecnico, sento quello che mi dicono…., e mi dispiace. Nel panorama delle AM c'è una sorta di rivoluzione ma non credo che sia molto positiva. Bisognerebbe fare un passettino indietro e mettere in primis l'aspetto umano e la crescita della persona e non la competitività, anche perché viene sempre vissuto con sofferenza: una volta si vince, un'altra si perde, e quando si perde diventa difficile accettarlo se non si ha quella completezza di cui parlavamo prima. Noi cerchiamo sempre di metterci in discussione, siamo un gruppo, quando qualcuno arriva qua dentro trova un ambiente che non è come quello di una volta, e non trova l'accanimento dell'essere vincente. Prima di tutto cerchiamo di capire i nostri limiti e su quello lavoriamo. Le Arti Marziali servono a migliorare la persona, da li in poi c'è un prato libero dove ognuno può correre.

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