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KRAV MAGA Per Samuel Lichtenfeld non era facile essere un ebreo nel periodo tra le due guerre mondiali, quando i nazisti presero il sopravvento in Europa. Ma nonostante le sue origini fu in grado di diventare il Capo della Polizia della città di Bratislava. A quel tempo era un traguardo impensabile, il che ci dimostra la forza mentale che possedeva.

FU SHIH KENPO Indiscutibile riferimento del Kenpo moderno a livello mondiale, senza dubbio il suo pioniere in Europa, un guerriero di carattere, oggi più moderato e saggio, Raul Gutierrez in questo articolo riflette sui primi passi e le vicissitudini che hanno modellato la natura del suo stile, il Fu Shih Kenpo

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CINEMA MARZIALE Nell'ambito del Cinema Marziale, probabilmente sono stati pochi quelli capaci di interpretare il ruolo del cattivo con tanta disinvoltura e crudeltà come lo ha fatto il coreano Hwang Jang Lee. Chiunque lo abbia visto ha potuto apprezzare le sue tremende sequenze di tecniche di gamba, così come l'indiscutibile carisma davanti alle telecamere di questo “malvagio dalle tenebre” come egli stesso si fa chiamare. Per questo abbiamo realizzato la seguente monografia.

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WINGSUNG

KIRIOTOSHI

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La potenza del Kiriotoshi nelle Arti della Spada Giapponese Attualmente, il Kiriotoshi è un movimento che appartiene alle arti della spada. Viene insegnato come una tecnica per dilaniare un avversario. Oltre ad essere considerata una tecnica potente, può essere di estrema efficacia se eseguita con cognizione e criterio tecnico. Peraltro è necessario distinguere i determinati aspetti tecnici tra Kiriotoshi, Makkogiri e Kirioroshi.

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Nel Wing Tsun, le forme seguono il concetto generale della Siu Nin Tao (forma delle Piccole Idee: dato che in cinese le parole sono uguali al singolare e al plurale, entrambe le versioni sono valide). Ogni movimento ha una funzione educativa psicomotoria e contiene un “idea” che dobbiamo sviluppare nel Chi Sao (mani appiccicose) e nel Lat Sao (esercizio del combattimento).

UN GIORNALE SENZA FRONTIERE

BUDO INTERNATIONAL NEL MONDO

Budo International è senza alcun dubbio la rivista di Arti Marziali più internazionale del mondo. Siamo convinti di vivere in un mondo aperto. Gli unici confini sono quelli che la nostra mente vuole accettare. Così costruiamo, mese dopo mese, una rivista senza frontiere, dove ci sia spazio per tutte le informazioni che interessano ai praticanti, qualunque sia il loro stile.

Budo International è un gruppo editoriale internazionale che lavora nell’ambito delle Arti Marziali. Raggruppa le migliori aziende che lavorano nel settore ed è l’unica rivista al mondo pubblicata in sette lingue diverse e che viene diffusa in oltre 55 Paesi di tre continenti tra cui: Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Svizzera, Olanda, Belgio, Croazia, Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Messico, Perù, Bolivia, Marocco, Venezuela, Canada, Senegal, Costa d’Avorio…


TAI CHI Grand Master Victor Sheng Lung Fu è il nipote del grande maestro Fu Zheng Song (o Fu Chen Sung 1881-1953), il famoso fondatore del sistema completo di arti marziali interne denominato Fu Style Wudang Boxing o Wudang Quan che include Tai Chi Chuan, Liang Yi Chuan, Ssu Xiang Chuan, Hsing Yi Chuan e Pa Kua Zhang, più altri tipi di pugno e le forme con armi.

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KARATE

KARATE

A seguito della morte nel Gennaio del 2012 di Koushin Iha, il Goju Ryu di Okinawa del Maestro Eiichi Miyazato, è passato nelle mani del Maestro Yoshio Hichiya, 10°Dan e presidente della Okinawa Goju Ryu Karatedo Kyokai. Salvador Herraiz si è recato di recente a Okinawa dal Maestro Hichiya e oggi ce lo presenta

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Pioniere del p. 98 Karate in Spagna e in Europa, il Maestro Hattori alla soglia dei suoi 70 anni, ci parla di una vita dedicata al Karate. Il Maestro Hattori con Michel Hsu, primo allievo del Maestro Murakami, anch'egli istruttore dell'esercito francese

KAPAP Come praticante dell'Arte della spada giapponese, mi è chiaro che “è necessario studiare il vecchio per comprendere il nuovo”. Sono stato un “Uchideshi” nell'arco di quasi 8 anni passati in Giappone sotto la tutela del Mestro di spada Sensei Kubo Akira e ho continuato a seguirlo durante gli ultimi 30 anni. Sono stato testimone della sua grande abilità e mi è stato di enorme ispirazione

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Direttore editoriale: Alfredo Tucci, e-mail: budo@budointernational.com. Facebook: http://www.facebook.com/BudoInternationalItalia. Traduttor: Leandro Bocchicchio, Marcos Bava. Pubblicità e Redazione: Nicola Pastorino, e-mail: budoitalia@gmail.com Hanno collaborato: Don Wilson, Yoshimitsu Yamada, Cass Magda, Antonio Espinós, Jim Wagner, Coronel Sanchís, Marco de Cesaris, Lilla Distéfano, Maurizio Maltese, Bob Dubljanin, Marc Denny, Salvador Herraiz, Shi de Yang, Sri Dinesh, Carlos Zerpa, Omar Martínez, Manu, Patrick Levet, Mike Anderson, Boulahfa Mimoum, Víctor Gutiérrez, Franco Vacirca, Bill Newman, José Mª Pujadas, Paolo Cangelosi, Emilio Alpanseque, Huang Aguilar, Sueyoshi Akeshi, Marcelo Pires, Angel García, Juan Díaz. Fotografi: Carlos Contreras, Alfredo Tucci.


“Quando il mistero è troppo impressionante, è impossibile disubbidire.” Antoine De Saint Exupery

ome vi ponete davanti all'ignoto? La maggior parte di noi è stata educata fin da bambini a negare l'intangibile. L'informazione che riceviamo dai sensi, per quanto limitata e sbieca che possa essere, è l'unica accettata come verosimile per il gruppo; qualunque altra percezione, nella società moderna è considerata patologica. Non è stato sempre così. I popoli antichi (che erano antichi, ma non idioti), possedevano un approccio molto più aperto e, nella mia opinione più intelligente, davanti a questa posizione. Non solo non negavano l'idea delle percezioni non ordinarie come una possibilità, ma spesso le ricercavano attraverso esperienze iniziatiche. In molte di esse si cercava di portare lo ierofante al limite della sua capacità percettiva, ponendolo in condizioni fisiche estreme oppure attraverso l'uso di "piante di potere." L'idea era quella rompere i legami identificativi con la consapevolezza quotidiana e aprire i canali di percezione non ordinari che tutti abbiamo. Nel primo caso, la rottura con la consapevolezza ordinaria, chiamata da Carlos Castaneda la "prima attenzione", si forzava portando il corpo a limiti estremi in cerimonie predisposte. Un " tepee sudatorio" accompagnato dal digiuno si combinava con getti di acqua fredda. L'idea era che la riverberazione degli spasmi corporei, rompesse i legami di densità del proprio spirito col corpo, aprendolo alla percezione straordinaria dell'ineffabile. Gli esercizi d'iperventilazione cerebrale non erano sconosciuti a quelle genti. Durante il processo, l'iniziato aveva "visioni" straordinarie che frequentemente definivano la sua vita, il suo animale totemico e il suo futuro; episodi dell'avvenire o del passato s'intrecciavano in un mare magnum simbolico che spesso guidava la persona nell'elaborazione della sua identità e del suo destino personale. Per molti popoli come gli indiani d'America non era per niente male il metodo, né nel sociale né nell'individuale; non c'era disoccupazione, né crisi d'identità della gioventù, né disordini sociali ... Ogni persona possedeva una relazione col gruppo a partire da un'identità propria sacra e la relazione con lo spirituale, lontano dall'essere un artificio fondato sulla fede o su qualche dogma prestabilito, era una decisione personale basata sulle proprie esperienze, qualcosa di ripetibile, perché il concetto di spirituale era qualcosa di vivo ed in continua mutazione in ogni tappa della vita. La società degli indiani americani, per esempio, era estremamente tollerante con la diversità. Esisteva il rispetto dell'altro e del suo cammino. Non c'erano patrocini né ospedali psichiatrici, gli anziani erano riveriti e la loro esperienza venerata come un tesoro coniato dopo vite intense, anziché essere rinchiusi in asili e trattati come attrezzi vecchi non più produttivi. Gli omosessuali erano liberi di adottare il ruolo sociale scelto. Esisteva perfino la figura del "contrario" una persona che agiva sempre al contrario degli altri ... ogni vita era sacra e utile al popolo.

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La vita è un mistero straordinario; non il mistero che c'è nei libri, non il mistero di cui parla la gente, bensì un mistero che si deve scoprire da se stessi; per questo motivo è tanto importante per voi comprendere il gretto, il limitato, il triviale e andare più in là di tutto ciò. Jiddu Krishnamurti Ma, ritorniamo ai metodi di alterazione della coscienza. L'uso di piante medicinali per alterare la coscienza non era semplicemente un atto "ricreativo", che tuttavia poteva anche esserlo. I paesi antichi compresero che quelle piante consumate in ambienti controllati e sotto la supervisione di una persona con esperienza, provocavano la rottura della consapevolezza ordinaria aprendo la percezione ad altri universi percettivi molti dei quali risultavano insolitamente utili al ritorno allo stato di consapevolezza ordinaria. Le piante sacre aiutavano a scuotere i muri che proteggevano l'andamento consensuale del gruppo, saltando in altre percezioni nelle quali l'inconscio personale o collettivo affiorava in visioni la cui congruenza doveva essere rielaborata a posteriori. Generalmente queste piante medicinali non creavano problemi straordinari di salute nelle persone, anzi al contrario, molte di esse erano perfino straordinariamente positive, purganti e pulitrici. La nostra società è malata. Oggigiorno le droghe sintetiche risultano eccessivamente dannose alla salute e quelle "naturali" tendono ad essere consumate fuori da ogni contesto sacro più come mezzo di evasione dalla realtà che come strumento di comprensione di "altre realtà." In accordo con le tradizioni sacre, il nostro corpo fisico e i nostri corpi spirituali tendono a strutturarsi in stampi rigidi che impediscono l'interrelazione con l'immensità del mistero. L'immensità di quello che "è" richiede flessibilità per essere abbracciata con coerenza durante la nostra esperienza vitale. Le cerimonie sacre erano porte d'entrata verso universi nei quali l'energia era percepita in un altro contesto e dove il quotidiano e la percezione ordinaria erano superati da una ricerca più grande del mondo spirituale, del mondo invisibile. Il rapporto dei popoli antichi con il mondo dell'invisibile era dunque molto più ricco dell'attuale e nelle loro vite il magico e il quotidiano si intrecciavano in modo armonico. Molte pratiche marziali, senza dubbio qualcosa di antico, per il fatto stesso della loro manifesta inutilità rispetto al loro uso originario sono vincolate ai vissuti e percorsi antichi, molto più vicini a quelli di quei popoli che alla società moderna. Per questo, non sono pochi gli artisti marziali nei quali il desiderio di comprendere il mondo spirituale in modo diverso è una costante. La pratica marziale stessa, nel ripetere movimenti e abitudini ancestrali, la maggior parte delle volte genera quelle eggregore che alimentano la presenza e la ripetizione di frequenze vibratorie proprie di altri tempi, alimentando nei suoi praticanti esperienze e sensazioni anacronistiche. Così comprendiamo molto meglio il praticante di Kung Fu che finisce imbambolato dalla cultura e dalle abitudini Cinesi, o quel praticante di Karate che si veste col kimono per stare bene nella sua casa e finisce con il mangiare sushi tutte le settimane. Negata e castrata la nostra sensibilità verso l'invisibile, lo spirituale, si prende la rivincita attraversando i rocciosi muri della nostra percezione ordinaria. Il mondo spirituale s'intreccia con le nostre vite in ogni momento, aprendoci


Alfredo Tucci est General Manager de BUDO INTERNATIONAL PUBLISHING CO. Email : budo@budointernational.com http://www.facebook.com/BudoInternationalItalia

“Il mondo fisico è la punta dell'iceberg di altri piani della realtà e presto o tardi questi si fonderanno in essa”

alla possibilità di accedere a dimensioni del nostro essere e dell'Universo senza le quali saremo sempre incompleti. Il mondo fisico è la punta dell'iceberg di altri piani della realtà e presto o tardi questi si fonderanno in essa. La possibilità di avere gli occhi aperti e "uditi per sentire”, parte da una prima premessa, da una semplice disposizione. Se neghiamo sistematicamente qualsiasi possibilità che fugga all'ammissibile alla prima attenzione, chiuderemmo quella che forse è la principale porta della nostra esperienza vitale. Occhio! Non negare non vuoi dire "credere!" Perché niente è più necessario nell'esplorazione dello spirituale del senso del "non credo", l'empirismo, il pragmatismo e soprattutto, la sobrietà. Questi sono i tre ingredienti della lucidità, il grande attributo del viaggiatore dell'ineffabile. E lei: Come si pone davanti all'ignoto?

Traduzione: Chiara Bertelli


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Indiscutibile riferimento del Kenpo moderno a livello mondiale, senza dubbio il suo pioniere in Europa, un guerriero di carattere, oggi più moderato e saggio, Raul Gutierrez in questo articolo riflette sui primi passi e le vicissitudini che hanno modellato la natura del suo stile, il Fu Shih Kenpo. Questo “Faust” contemporaneo, con la sua figura impeccabile, dimostra che nonostante le molte difficoltà fisiche che ha affrontato (incluso un incidente da decompressione, ragion per cui i medici gli dissero che non avrebbe più camminato), è possibile allenarsi e mantenersi magnificamente, anche oltre la sessantina. Con la sua debordante energia il Gran Maestro Gutierrez continua a viaggiare in tutto il mondo impartendo seminari ad allievi e pr ofessionisti e dirigendo la sua organizzazione, una delle più longeve e indipendenti allo stesso tempo del suo paese di adozione, la Spagna. Tuttavia, Italia, Portogallo, Norvegia, Usa, Argentina, Messico e tanti altri sono i luoghi che frequenta spesso nel suo eterno pellegrinaggio come insegnante. Chi nel Kenpo non ha sentito parlare di lui? Cileno di nascita, spagnolo di adozione, questo incredibile maestro ha r ealizzato vari DVD con Budo International e alcuni libi negli ultimi 25 anni. Il suo prossimo lavoro, un libro, sorprenderà più di qualcuno perchè Raul è così, una continua crescita, cambiamento, in armonia con il futuro. I miei omaggi... Alfredo Tucci

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Grandi Maestri Raul Gutierrez, Fu-Shih Kenpo - Storia FU SHIH KENPO - GIURAMENTO E' mia volontĂ  allenare il mio corpo, la mente e lo spirito. Rafforzando cosĂŹ i miei principi e il mio onore. Rischiarando la mia mente, i miei pensieri e agendo per offrire protezione e sicurezza ai miei simili. Proiettando luce e energia con l'impegno nel mio addestramento quotidiano nell'arte del Fu Shih Kenpo. (Creato da Raul Gutierrez, 06/02/2004)

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assando di tradizione in tradizione, siamo giunti ormai da tempo nell'epoca moder na. Questo in tutti i sensi e più precisamente per quanto concerne le nostre amate Arti Marziali e a me in particolare è successo a partire dal 1967 quando cominciai credendo che iscrivendomi ad una delle prime scuole, avrei incontrato un Gran Maestro tipo quelli di quei vecchi libri che ci raccontavano delle loro incredibili gesta, filosofie e leggende... Com'era diversa la realtà degli anni '60! Anche se forse, al giorno d'oggi potremmo essere messi persino peggio di allora. Volevo trovare un pò di pace, di filosofia, di storia profonda. Desideravo dare, avevo appena 16 anni, un senso alla mia vita. Non è che mi sentissi realmente perso nel mio destino, il fatto è che sin dalla nascita, la povertà, la penuria e la durezza che avevo intorno non mi avevano mostrato il lato più caloroso della mia esistenza. Ma che illuso ero a quei tempi. Quel signore che dirigeva una grande scuola “presumibilmente di Arti Marziali”, non era altro che un “abile imprenditore” che scorse la prospettiva di sfruttare gratuitamente tante anime ingenue, intuendo con furbizia che avrebbero lavorato assiduamente a suo favore per renderlo ricco, materialmente parlando. Così e dopo svariati anni di “non sentirmi felice lì”, decisi di prendere la mia strada.

Nel mio passato sono sopravvissuto all'abbandono di mia madre, alle ristrettezze economiche familiari, alla mancanza del calore di casa all'inizio della mia giovinezza senza preavviso e senza alcun orientamento, all'improvvisare tutte le volte che fosse necessario, nel bene e nel male. A 22 anni diventai padre per la prima volta e la pressione della nostra povertà materiale, unita ad una terribile e instabile situazione politica nel mio

paese, mi constrinsero a prendere una triste e angosciante decisione. Abbandonare il mio paese natale, separarmi da tutta la mia famiglia e dagli amici per avventurarmi “senza nulla” verso un possibile futuro migliore. Così, la prima incursione fu quando me ne andai nell'enorme Città del Messico D.F. (1973). Quei primi passi furono molto duri, ma non mi sono mai pentito e mai lo farò; inoltre mi sarebbero serviti come esperienza. Niente, nessuna situazione, momento o circostanza si vive due volte. Ritornai al mio paese, il Cile, dopo lo storico “Golpe militare del Generale Augusto Pinochet Ugarte”. La vita in quel momento era diventata anche peggio di quando me ne andai via. Negli anni seguenti ho vissuto in Stato di Assedio, di Guerra e di Coprifuoco; per meglio dire di stenti, miseria e umiliazione. In seguito provai nella bella città di Rio de Janeiro. Non fu per niente facile anche in quel caso e al mio successivo rientro a Santiago del Cile, sembrava che tutti fossero delusi perchè non avevo ottenuto granchè nemmeno in Brasile. Pareva che si aspettassero di più da me. Fu così che nel 1976 decisi di trasferirmi in Europa. “I tempi duri portano qualcosa di buono, allontanano le false amicizie”

Al mio arrivo in Europa, incontrai il vecchio mondo, per me un nuovo mondo. Anche qui non fu semplice, perchè in realtà niente lo è quando si vuole crescere, progredire, diventare

qualcuno e avere successo in qualcosa. Però era un altro mondo veramente. Nonostante allora non avessi alcun contatto, riferimento, amicizia o famiglia, questo paese, la Spagna, mi accolse con tutta la sua bontà, gentilezza e tranquillità. Ebbi una gran fortuna perchè le Arti Marziali erano forse nella loro seconda fase embrionale. A quell'epoca esisteva solo la Federazione Spagnola di Judo, che comprendeva il Judo, il Karate, il TaeKwon-Do, l'Aikido, il Kendo e poco altro. In precedenza il Judo era in seno alla Federazione Spagnola di Lotta. Da allora fino ad oggi, la storia è scritta e riscritta. Perchè anche i mezzi di comunicazione in tutti i settori e ambiti sono cresciuti a dismisura. Internet, la comunicazione scritta, il cinema, la televisione, i video e altro ancora come la telefonia mobile, stanno raggiungendo livelli impensabili negli anni 70,80, 90. Capisco così, che i miei primi passi nel Judo, nella Boxe e nello Shotokan Karate, mi hanno dato un'istruzione, una comprensione e delle basi molto importanti. Così come le mie precedenti esperienze di strada in situazioni reali che ho vissuto sin dalla mia prima infanzia. Comunque, almeno per quanto mi riguarda, tutto ciò non era sufficiente, perchè come già ho detto prima, tutto si evolve, i tempi cambiano, le persone e le circostanze pure. Dopo essere stato a contatto con grandi Maestri, istruttori e Professionisti famosi, aver passato anni e anni a ripetere (nel rispetto di quei Maestri, stili e tradizioni) gli stessi movimenti, tecniche e forme, il più delle volte non sentendomi a mio agio con con alcuni di questi movimenti o tecniche, il mio destino, in aggiunta alle delusioni già vissute, mi obbligò a cambiare. A cambiare come primo passo negli anni '80, successivamente tornai a migliorare producendo evoluzioni e variazioni (secondo le mie necessità personali e le nuove esperienze a livello stradale e poliziesco). Oggi come oggi le mie indagini, le scoperte e i cambiamenti nell'impostazione globale sono in continuo aggiornamento. Con tutto ciò, non è mia intenzione, non pretendo ne voglio dire niente che possa offendere qualcun'altro. Semplicemente, come ho sempre detto, ci sono molti modi di vivere la vita, di praticare sport o Arti Marziali. Ci sarà chi desidera soltanto praticare un attività sportiva e nulla più. Altri lo faranno in cerca di una distrazione e a loro volta di relazioni sociali o per perdere peso. Alcuni vorranno imparare a difendersi contro qualsiasi imprevisto stradale, molti altri desidereranno partecipare a tornei, campionati ed

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Grandi Maestri eventi sportivi vari per vincere dei titoli. Pochi di loro lo faranno per diventare Grandi Maestri. Ci saranno anche quelli che le trasformeranno in una forma di business per poterci vivere, aprendo un Club o una palestra, una Scuola o un Centro di Addestramento. Coloro che le vorranno imparare per un migliore svolgimento della loro professione nei Corpi di Vigilanza, Corpi di Polizia , Scorte e anche coloro che che lo faranno con intenti disonesti. “Colui che s'inginocchia davanti a Dio, può stare in piedi davanti a chiunque” Ciò che desidero per me e per quelli che mi sono vicini, è

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tramandare le mie esperienze sportive, marziali e di vita. Fare in modo che i giovani occupino il loro tempo libero praticando un sport o un'arte marziale

che li aiuti non solo ad avere una migliore forma fisica, salute, riflessi o abilità, ma anche a vivere la vita in maniera sana e positiva, crescendo tanto in casa con i propri cari, quanto a scuola, a lavoro o in strada all'insegna dell'onestà, della dedizione, del rispetto e dell'armonia. In fin dei conti, distruggere è molto più facile. Ma non è il nostro compito. Costruire è molto più difficile e richiede sacrifici. Però è ciò che ci fornisce educazione, integrità, dignità ed evoluzione. Rompere o rubare uno


strumento musicale è assai semplice, basta farlo. Studiarlo, comprendere la musica e saperlo suonare è molto più complicato. Richiede tanta dedizione e costanza. Ma non ci sarà piacere più grande del poter esprimere la nostra musica in pubblico o in privato. Durante tutti questi anni, mi è successo qualcosa di molto simile a ciò che ho appena espresso. Ho passato migliaia di ore ad allenandomi, ripetendo gli stessi movimenti, insegnando, esibendomi, gareggiando, scrivendo e dimostrando. Alla fine, mi sono reso conto che quanto stavo realizzando nell'arco di 20,30,40 e più anni, ciò che era più efficace e funzionale, era anche il più semplice. Ma è chiaro che questo si comprende quando un giorno, dopo tantissimi anni di preparazione, ripetizioni,

costanza, dedizione e impegno, si scopre che perfino le semplici dita della mano e la conoscenza dei diversi punti vitali possono diventare un autentico arsenale distruttivo. Se è così, immagina i danni che possono provocare le nocche della tua mano, i gomiti, i piedi, le tibie, ecc., se altrettanto addestrati. Si suppone che per causare un grave danno

“Capisco così, che i miei primi passi nel Judo, nella Boxe e nello Shotokan Karate, mi hanno dato un'istruzione, una comprensione e delle basi molto importanti” al prossimo, siano necessarie delle ragioni che devono essere comunque essere messe in discussione nelle applicazioni definitive. Se si riuscirà a capire che procurando un danno fisico o morale ad un avversario, non solo non c'è nulla da guadagnare ma piuttosto c'è da fare i conti con i sensi colpa successivi e magari anche con questioni penali, pagamenti di multe e perfino la carcerazione, è bene ricordare che al giorno d'oggi gli unici che possono permettersi il lusso di arrecare danni, abusare, pretendere, fare pressioni, usurpare e ridere di tutti noi senza alcuna conseguenza sono i politici senza vergogna che ci governano. Essi godono di questo privilegio avallato dal loro egoismo, impunità, ambizione smisurata, anche perchè non hanno mai studiato le Arti Marziali. Sono i re del “Divide et Impera”, dell'indebolisci i poveri e poi sottomettili per distruggere i loro diritti fondamentali. Per noi la vera Difesa Personale è l'arte della prevenzione. Se sapremo prevenire quali sono i quartieri, le strade o i covi criminali pericolosi, allora dovremo evitarli. Prevenire le situazioni di pericolo è qualcosa che si acquisisce con i nostri continui allenamenti fisici, tecnici, mentali e psicologici. Dobbiamo evitare e non propiziare le situazioni di conflitto o di scontro delle quali potremmo pentircene amaramente. Perchè offendere, provocare, credersi superiori agli altri, causare danni, abusare dei più deboli, ferire o uccidere non è la strada ne l'obbiettivo di un buon artista marziale per difendersi da un aggressione. Un vero artista marziale rifiuta la violenza, sarà nobile, umile, riguardoso, non infrange la legge, rispetta i credo, le ideologie e i diritti di tutti, predica tolleranza e rispetto, cerca di rendersi utile ai suoi simili, preserva la natura e tutto ciò che lo circonda.

“A volte posso essere lontano dai miei amici, ma mai assente. Posso non scrivergli, ma non mi dimentico mai di loro e se avessero bisogno di me, anche se non sono vicino, non li abbandonerei mai.” Nel Fu-Shih-Kenpo, il mio stile, abbiamo attuato un'evoluzione passo dopo passo nel corso degli anni. Il tutto grazie al nostro bagaglio acquisito in giro per il mondo, intescambiando e imparando con diversi maestri e specialisti di indubbio prestigio. Mettendo insieme le diverse esperienze per arrivare a quella in cui si è focalizzata la nostra attenzione marziale e professionale. Così in questo modo, il Fu-Shih-Kenpo da un'importanza speciale in ogni momento alla grande preparazione fisica di cui si ha bisogno per riuscire ad eseguire tutta la fase iniziale dello stile nei suoi fondamentali che sono le tecniche base, vale a dire: Posizioni, parate, colpi di pugno e mano aperta, calci, colpi di gomito e ginocchio, ecc. In seguito ho codificato una forma (Kata) costituita dalle posizioni KibaDachi (posizione del cavaliere), Zenkutsu-Dachi (arco e freccia in avanzamento), Kokutsu Dachi (Arco e freccia all'indietro), Neko-Ashi-Dachi (posizione del gatto), Kake-Dachi (posizione del drago o incrociata) e Tsuruashi-Dachi (della gru); tutte con le rispettive guardie e spostamenti. Questo aiuta il principiante a memorizzare, addestrare e perfezionare dette posizioni. Nelle seguenti 5 Forme Base dello Stile tento di catalizzare l'attenzione dell'allievo nella conoscenza e padronanza delle parate di braccia attraverso la forma “La Tigre si difende” o Kata Uke; dopo ci addentriamo negli esercizi di respirazione per mezzo della forma “La Tigre respira” (Tiger Breathe), poi passiamo allo studio dei punti vitali e dunque al condizionamento cosciente delle dita delle mani, che culmina con la Forma dei Punti Vitali. La 5° forma denominata “Le Tigri Gemelle” (Twin Tigers) corrisponde anch'essa ad una forma da me creata ed è composta dalle prime 10 tecniche di difesa personale Fu-Shih-Kenpo, le quali vengono realizzate ciascuna su entrambi i lati, costituendo in realtà una forma di 20 tecniche. Più avanti il nostro stile comprende altre 5 forme di livello superiore: Difesa Personale (Cint.Gialla/Aranc.)= “La saggezza della Tigre”. Difesa Personale (Cint.Aran./Rossa)= “La danza della Tigre” Difesa Personale (Cint.Rossa/Blu)= “Il Guerriero Fu-Shih” Kata Geri Uke (Il Drago di difende) Kata “La Tigre e Il Drago”.

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Grandi Maestri Nel settore di allenamento con le Armi, il nostro ordine è il seguente: Yawara, Arnis; Coltello, Nunchaku, Bastone di strada, Tonfa, Bo e Kama. Nel settore di addestramento per il Combattimento Sportivo abbiamo: A) Regole di Combattimento libero Tradizionale Kenpo. B) Combatimento regolamentato Semi-Contact C) Combattimento regolamentato a Contatto Pieno Nel Fu-Shih-Kenpo Interno, poniamo particolare attenzione allo studio del Chi Kung. Come ho indicato all'inizio di questo articolo, nel rispetto della tradizione, della storia, degli stili e Maestri con cui

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mi sono allenato fino ad oggi, conservo questa struttura che contiene una forte influenza di Shotokan Karate, Kenpo Karate, Full Contact, Kick Boxing, Kosho-Ryu Kenpo e stili cinesi. Tutto ciò impregnato logicamente dalla mia maniera di esprimere l'Arte Marziale, dalle mie qualità fisiche, genetiche e per certi aspetti anche dai miei limiti. In verità, in varie occasioni ho pensato di dare un'aria tutta nuova allo stile, per evitare che lo si possa qualificare come un mix di tanti sistemi, quando semplicemente non lo è. In riferimento al Karate e al KoshoRyu manteniamo la linea del lavoro serio, cosciente ed estetico. In merito al Kenpo-Karate Americano di Ed Parker, studiamo e sviluppiamo soltanto le prime tecniche dei

programmi per la cintura bianca, gialla e arancione. Creiamo sempre una profonda, intensa e incessante ricerca su di esse, estrapolando ciascuna tecnica, ampliando, migliorando e applicando un'infinità di possibili varianti. Per quanto riguarda il settore del combattimento, le mie basi solide sono nella Boxe, Tae-Kwon-Do e Kick Boxing. Senza dimenticare il nostro peculiare sistema di Lotta Aperta e Tradizionale Kenpo, dove vale tutto: colpi a pugno chiuso come a mano aperta, gomiti, ginocchia, tibie e calci di tutti i tipi. Anche le prese, le proiezioni e le leve articolari. In definitiva, il nostro programma FuShih-Kenpo contiene un totale di 17 forme ufficiali, dalla Cintura Bianca 9°


“In verità, in varie occasioni ho pensato di dare un'aria tutta nuova allo stile, per evitare che lo si possa qualificare come un mix di tanti sistemi”

Kyu alla Cintura Nera 3°Dan “Sandan”, a parte la forma denominata “Kata Dachi”. Dal 4° dan in avanti, i requisiti richiesti riguardano la Maestria e l'apporto personale all'Arte. Ricerche di livello superiore, studi, divulgazione, contributi mediante scritti, libri, DVD, titoli vinti in ambito sportivo o altro ancora. Tuttavia, anche in questo preciso momento, l'intero nostro programma potrebbe cambiare per garantirsi una propria indiscutibile identità. In realtà “ci siamo quasi”, ma continuo a pensare che non esiste motivo per nascondere o eliminare alla radice le influenze del mio passato. Esse mi hanno dato gli strumenti necessari per costruire me stesso ed è per questo che le custodisco gelosamente e rispetto coloro che me le hanno trasmesse in ogni tappa della mia esistenza. Allo stesso modo rispetto come nostri padri, gli insegnanti e le guide che ci hanno educato, istruito e mostrato i vari percorsi per scegliere cosa essere e come essere. E' così che concepisco il mio rapporto con le arti e gli artisti marziali di tutto il mondo. “L'Anima è come uno specchio luccicante, preoccupati di mantenerlo sempre pulito e non lasciare che si appanni mai”

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Testo e foto: G.M. Yaron, Black Belt 9th Dan Sensei Rotem, 5º Dan.

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er Samuel Lichtenfeld non era facile essere un ebreo nel periodo tra le due guerre mondiali, quando i nazisti presero il sopravvento in Europa. Ma nonostante le sue origini fu in grado di diventare il Capo della Polizia della città di Bratislava. A quel tempo era un traguardo impensabile, il che ci dimostra la forza mentale che possedeva. Imi aveva assolutamente ereditato dal padre tanto il suo incrollabile spirito combattivo, quanto la sua immensa forza e vigoria fisica. Già in giovane età, Imi si cimentò in diverse attività sportive con ottimi risultati grazie alle sue caratteristiche fisiche e alla sua straordinaria velocità, flessibilità e visione acuta, ma più importante, grazie alla sua maniacale ricerca della perfezione. Imi stesso ammise in occasione di varie interviste con alcuni giornalisti, che una delle sue “attività” preferite era

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partecipare alle risse di strada, perchè gli davano l'opportunità di dimostrare le sue eccezionali capacità fisiche. Quando aveva una ventina d'anni e l'antisemitismo cresceva sempre di più, Imi organizzò con i compagni ebrei della sua città una specie di unità di élite per proteggere la comunità ebraica dagli attacchi dei simpatizzanti dei Nazisti. A quell'epoca Imi era già estremamente forte e un esperto praticante di Boxe, perciò gli risultava relativamente semplice allenare i giovani per realizzare tale proposito. Molti anni dopo, a seguito della creazione dello Stato di Israele e la fondazione del MOSSAD (Servizio di Intelligence Israeliano), fu fondata all'interno di quest'ultimo, un'unità speciale chiamata BITZUR (Bastione, in Ebraico. Puoi trovare ulteriori informazioni nel libro di Dan Raviv e Yossi Melman, “ Spie dell' Armageddon”) esattamente con il medesimo scopo addestrare e preparare i giovani ebrei di

tutto il mondo per essere in grado di proteggere le loro comunità dalle attività ostili, atti terroristici e altre minacce, specialmente in alcune città in cui gli attacchi mortali contro le comunità ebraiche erano altamente probabili. In molti casi venne dimostrato che quell'addestramento salvò molte vite. E' interessante sapere che coloro che presero parte agli addestramenti di quell'unità praticavano Krav-Maga, che a quel tempo stava venendo alla ribalta in Israele, anche se fuori dal paese non era ancora molto conosciuto. E questo fu un rapporto univoco tra Imi e la sua creatura che prova che la stessa è un'autentica Arte Marziale Israeliana. Non è possibile capire il vero e originale metodo Krav-Maga di Imi senza comprendere a pieno due cose. La prima, il carattere di Imi e la sua visione del mondo quale fondatore del medesimo e la seconda, i concetti e lo


stile di vita israeliano sui quali egli basò la sua Arte Marziale. Imi iniziò la sua carriera come pugile e questo era lo stile di vita che gli era più congeniale, una vita vissuta ad alta velocità che gli permetteva di mettersi alla prova sul ring e allo stesso tempo gli dava l'opportunità di esprimere le sue capacità di combattente. Molti anni dopo spiegò che aveva ottenuto tutte le sue vittorie sul ring, utilizzando una tecnica che egli stesso aveva sviluppato e che consisteva in un sistema di difese combinate, che chiamò “Timing” che in seguito introdusse nel Krav-Maga. Solamente con la Boxe la sua ricerca non trovava completa soddisfazione. Il suo sogno allora era di partecipare alle “Maccabia” (i giochi olimpici ebraici) che si tenevano ogni anno in Israele. Il problema era che all'epoca la Boxe non veniva inclusa tra le discipline dei giochi perciò Imi lasciò il pugilato e cominciò a praticare la lotta Greco-Romana. Ma l'opportunità di partecipare alle competizioni sfumò in conseguenza dell'inizio della seconda guerra mondiale, il che pose rapidamente fine al suo sogno. Forse è per questo che Imi non mostrò mai molto affetto per il mondo della lotta, diceva sempre che due uomini sudati che si afferravano a terra non era il suo stile...e forse è questa la ragione per cui il Krav-Maga non possiede elementi tecnici di lotta a terra. Ne frattempo, Imi divenne un atleta

”Davvero chiunque può “inventare” un'Arte Marziale o è necessario essere un uomo unico e speciale, che si è messo alla prova più volte nell'arco di varie decadi?”

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circense, un trapezista molto coraggioso che si esibiva sempre senza rete di sicurezza, segno di una enorme fiducia in se stesso. Durante l'epopea del circo riuscì a padroneggiare alla perfezione l'Arte del lancio del coltello e tra uno spettacolo di trapezio e l'altro, dimostrava anche la sua incredibile abilità nel colpire simultaneamente con tre coltelli dei bersagli non più grandi di un centimetro. Questa tecnica fu inclusa più avanti nell'arte del Krav-Maga. Fondò una delle scuole di danza più famose in Europa dell'epoca, il che sottolineava un altro importante traguardo nella sua carriera. Un pugile, lottatore e trapezista del circo si impose come insegnante di Valzer a Vienna nel corso degli anni trenta, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Mentre faceva tutto ciò, Imi continuò nel suo allenamento nel Judo e Jujitsu tradizionale giapponese, raggiungendo la cintura nera in entrambe le Arti Marziali. Senza ombra di dubbio era nato con qualità fisiche eccezionali, ben al di sopra della media del periodo. All'inizio della Seconda Guerra Mondiale, Imi si arruolò nella legione Ceca che agiva sotto il comando

dell'esercito britannico. Forse perchè motivato dal desiderio di vendicare la morte della sua famiglia per mano dei Nazisti, forse perchè il suo carattere indomito non trovava pace o forse perchè quello che più lo attraeva era la guerra in se e per la sua volontà di mettersi alla prova, non solo combattendo in uno sport con le mani e le gambe, ma anche in un vero scontro a fuoco sotto un pericolo costante. Più tardi quando stava codificando il Krav-Maga, disse che i suoi anni e la sua esperienza di combattente nella legione Ceca furono decisivi nel momento di stabilire i principi sia fisici che psicologici del Krav-Maga. E qui ci dobbiamo soffermare un attimo ad esaminare la personalità di Imi per comprendere l'Arte Marziale che creò. Quanta gente conoscete con un passato e una storia personale così ricca? Davvero chiunque può “inventare” un'Arte Marziale o è necessario essere un uomo unico e speciale, che si è messo alla prova più volte nell'arco di varie decadi? Se si dovesse scegliere una parola per descrivere Imi, sceglieremmo un termine che molti considerano una “parolaccia”: un perfezionista.


“Imi iniziò la sua carriera come pugile e questo era lo stile di vita che gli era più congeniale, una vita vissuta ad alta velocità che gli permetteva di mettersi alla prova sul ring e allo stesso tempo gli dava l'opportunità di esprimere le sue capacità di combattente”

“Già in giovane età, Imi si cimentò in diverse attività sportive con ottimi risultati grazie alle sue caratteristiche fisiche e alla sua straordinaria velocità, flessibilità e visione acuta, ma più importante, grazie alla sua maniacale ricerca della perfezione”


La potenza del Kiriotoshi nelle Arti della Spada Giapponese Attualmente, il Kiriotoshi è un movimento che appartiene alle arti della spada. Viene insegnato come una tecnica per dilaniare un avversario. Oltre ad essere considerata una tecnica potente, può essere di estrema efficacia se eseguita con cognizione e criterio tecnico. Peraltro è necessario distinguere i determinati aspetti tecnici tra Kiriotoshi, Makkogiri e Kirioroshi. Nella lingua Giapponese, Kirioroshi vuol dire tagliare piegandosi senza interruzione. Tecnicamente significa che questo taglio deve iniziare con il Kisaki, al contrario del Kiriotoshi e del Makkogiri, dove il kisaki è la parte secondaria che si utilizza una volta che l'impatto esercitato raggiunge prima la zona anteriore del kisaki della lama. Questo, il Kirioroshi, deve iniziare dalla testa e terminare all'altezza dell'ombelico, al massimo dei fianchi. Andare oltre tale altezza, nelle peculiarità di questo taglio, sarebbe considerato un errore tenendo conto della posizione del Tori. Kiriotoshi, che a sua volta significa “lasciare cadere, abbattere”, fa riferimento a una tecnica che termina con il Tori in ginocchio, in modo che la linea di taglio sia completata fino a terra. Per tale ragione, il taglio comincia dalla testa e si prolunga per tutta l'estensione del corpo, obbligando il Tori a inginocchiarsi al termine di questa tecnica. Esiste una differenza tra la prima e la seconda forma presentata. Le conseguenze di ciascuna differiscono a loro volta. La mitologia giapponese afferma che un Samurai ben addestrato era capace di dividere un uomo a metà. Di certo il Kiriotoshi potrebbe fornire con maggior facilità la possibilità di farlo. Mentre il Kirioroshi, avendo la fonte dell'energia del taglio appena nel kisaki viene descritta come una tecnica potente, il Kiriotoshi si distingue per avere un maggior potere d'impatto. Questo impatto potenziato da una corretta postura delle mani, unito al movimento delle anche del Tori - movimento discendente - facilita la continuità della forza d'impatto del taglio, mantenendo con fermezza la spada, grazie alla condizione che accompagna la forza applicata nel corpo. Anche se sia l'uno che l'altro tipo di taglio sono fatali, è inevitabile evidenziare le differenze tra loro. Vale la pena di ricordare che in un campo di battaglia, un Samurai era adeguatamente protetto indossando

una Yoroi e il Kabuto, il che, di sicuro, rendereva difficoltosa l'esecuzione di uno qualsiasi di questi tagli. Il Kabuto utilizzato in battaglia fornisce una elevata resistenza, fatto che dimostra la sua efficacia nella protezione del Samurai. Si capisce che le forme violente come il Kiriotoshi, rappresentino delle tecniche per consentire alla spada di trovare il corpo, anche se con un alto grado di difficoltà. Se pensiamo che nel Medioevo, quando le continue guerre obbligavano i guerrieri a essere spiccioli nelle forme che presentavano di questo movimento, il primo impatto che la spada avrebbe avuto sarebbe stato con le ossa del cranio, successivamente con lo sterno, fino ad arrivare al bacino. Difficile non vi sembra? Immaginate come dovrebbe essere la canalizzazione del Ki diretto verso le mani, per poter, in armonia con il corpo, scendere verso il basso senza alcuna interruzione. Analizziamo pertanto la scatola ossea che racchiude e protegge l'encefalo, nell'essere umano e nei vertebrati, visualizzata dal piano trasversale superiore. Le ossa della testa sono 22, 8 delle quali sono strettamente legate tra loro, incastrate l'una con l'altra (fisse) a formare il cranio o calotta cranica che protegge il cervello. Queste ossa sono: uno frontale, i parietali (nella parte superiore-laterale), i temporali e occipitali (nuca), lo sfenoide (la base del cranio) e l'etmoide (tra quest'ultimo e quello frontale). Nel viso le ossa sono: mascellari, zigomatiche, nasali, lacrimali, il vomere, le conche nasali e la mandibola, che serve per la masticazione ed è l'unico osso mobile della testa; nella parte interna della bocca l'osso palatino. Frontale - Osso della fronte, con funzione di protezione del cervello; Parietale - Coppia di ossa che formano i lati e la volta del cranio. Occipitale - La parte inferiore della testa; occipite Temporale - Relativo alle zone temporali della testa, o tempie. Ciascuna delle ossa della testa, di forma irregolare e di posizione inferolaterale, che contengono gli organi auditivi. Sfenoide - Osso impari situato tra le ossa della base del cranio; Zigomatico o Malare - le due sporgenze delle guance del viso e parte della parete laterale dell'insediamento delle orbite; Mascellare - Ciascuno degli ossi in cui s'impiantano i denti. Osso che si articola con il mascellare inferiore.

Mandibola - Osso unico, a forma di ferro di cavallo, che costituisce la mascella inferiore dell'essere umano e dove s'impiantano i denti inferiori. Vomere - Osso piatto e impari che costituisce la parte posteriore e inferiore della parete che divide le fosse nasali; Etmoide - Osso cranico situato tra il frontale e lo sfenoide che forma parte della base del cranio, delle orbite e delle fosse nasali. Attraverso una delle sue lamine passano le terminazioni del nervo olfattivo; Palatino - Parte ossea che forma, nella parte superiore, i due terzi anteriori del palato; Nasale - Osso che forma la punta del naso Lacrimale - Piccolo osso, nella fattispecie due, ognuno dei quali situato all'interno di ciascuna cavità orbitale nella parete anteriore; Orecchie: (Ossa in numero pari); Martello - piccolo osso laterale dell'orecchio medio a forma di martello Incudine - Piccolo osso mediano dell'orecchio medio, tra il Martello e la Staffa; Staffa - Piccolo osso dell'orecchio, prossimo al piano sagittale Conche nasali inferiori - coppia di ossi che formano la cavità nasale posteriore tra il mascellare e il processo pterigoideo dello sfenoide; Conche nasali superiori - Coppia di ossi che formano la cavità nasale anteriore. Per attraversare questa fortezza che è il cranio, prima dobbiamo analizzare se l'avversario abbia o meno il Kabuto - l'elmo. In caso affermativo, sarà di fatto impossibile tagliare oltrepassando tutte queste barriere. Pertanto, partiamo da un 'analisi senza il kabuto. Lo Hara del Kenshi o spadaccino, deve essere piatto perchè possa abbassare il corpo e scaricare il suo colpo in una sola fase, dirigendolo prima verso le anche per poi andare verso le spalle. Solamente dopo questa traiettoria, con i muscoli del petto contratti e dando sostegno alle braccia che veicoleranno il passaggio del Ki, potremo effettuare tale movimento. In passato i maestri utilizzavano il sotterfugio di immaginare tutta l'energia del che dal cielo entrava nella spada, perchè questa, con un presunto movimento magico, potesse tagliare l'armatura del nemico. Di certo c'è che si credeva che la mente dominava il corpo fino al punto di


renderlo capace di fare cose inimmaginabili. Ma non succede esattamente questo. Per quanto possa accedere qualcosa di inusitato o paranormale, la tecnica richiede una comprensione scientifica per poterla eseguire con precisione. Vengono sviluppate molte tecniche, come immaginare di strizzare un asciugamano, in instancabili r i p e t i z i o n i

denominate Uchikomi, o allenarsi con un machete pesante. In quest'ultima ci sono però alcune contraddizioni. Se la tecnica diretta del Tameshigiri presuppone di avere le braccia rilassate e impugnare la spada in modo che la stessa possa fluire con leggerezza rispondendo ai comandi delle braccia e delle mani - che si suppone si riempiranno di Ki, soltanto dopo un movimento di contrazione media, per iniziare il taglio - e dico media, poichè la contrazione in espansione dovremo farla solo alla fina della tecnica perchè allenarsi con un machete pesante e causare un ipertrofia dei muscoli che effettuano la tecnica di taglio? Ipertrofici come saremo, il principio tecnico in questione verrà alterato. Appena la spada trova il primo ostacolo, lo Hara deve fare un movimento di espirazione, in maniera che lo stesso si trovi leggermente contratto, poichè nel caso sia troppo contratto non fluirà il Ki desiderato e se fosse totalmente rilassato non offrirebbe nessun sostegno in termini di equilibrio. Ovvero, tutto ciò non è così facile.. Molti maestri del passato raccontano che le prove si facevano sui cadaveri e molti tagli effettuati con lo Hara rilassato non oltrepassavano i denti. Per quanto possa apparire una scena

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bizzarra, esistono documenti registrati delle prove fatte su corpi umani. Per contro, sappiamo che molte leggende sono state tramandate senza criteri di verifica attendibili. Continuando nell'analisi anatomica, dopo il cranio si arriva allo sterno. In passato si diceva che qui la spada rimaneva impigliata se il taglio non era ben fatto e per simulare questa situazione, il Kiriotoshi veniva allenato su una specie di bambè chiamato “Moso”, che serviva al principio dell'esercizio. Appena il praticante riusciva ad attraversare tutta l'estremità del bambù, doveva eseguire una prova più avanzata sullo sterno di un bue. Ma questo non è del tutto dimostrato. Tornando allo sterno, in questo momento lo Hara è semi-contratto e dovrà contrarsi dopo aver oltrepassato quest'osso per rilassarsi solo alla fine. Il torace è costituito da ossa che nel loro insieme formano la cassa toracica. Nella cassa toracica sono coinvolte: nella parte posteriore le vertebre toraciche o dorsali; davanti un osso impari, lo sterno; alla fine, tra lo sterno e le vertebre si trovano le costole. Lo ster no è un osso mediano, piatto, che sembra una daga romana. In esso distinguiamo tre parti: una superiore chiamata manubrio, una intermedia chiamata corpo e una inferiore, piccola, denominata apofisi xifoidea o processo xifoideo. Il manubrio forma con il resto dell'osso un angolo (chiamato angolo di Luys) che diventa molto accentuato e evidente quando lo sviluppo toracico è scarso o nel caso di persone di debole costituzione. Nei margini del manubrio e del corpo si inseriscono le clavicole e le prime sette costole. Il margine superiore presenta una piccola fossa, molto evidente negli individui delicati: la fossa giugulare. Per tagliarla, la mano destra che si posiziona davanti alla spada deve realizzare un angolo dove tutto il peso si concentri nella parte anteriore dello Tsuka - l'impugnatura. In questo modo, il Ki fluirà direttamente verso il Kisaki - la punta della spada. Per quanto ruguarda il fatto che la spada rimane impigliata, è necessario spiegare un pò dell'anatomia di questa zona. Le costole sono dodici paia e collegano lo sterno alla colonna vertebrale dove si inseriscono nelle vertebre dorsali ( anch'esse dodici); sono di forma ricurva, ad arco e la loro direzione non è orizzontale; partendo dalla vertebra toracia, la costola punta verso il basso. La sua estremità anteriore (sternale) è più bassa della posteriore (vertebrale). Le articolazioni delle costole con le

vertebre toraciche sono due: c'è un'articolazione con il corpo e un'altra con l'appendice trasversale. L'estremità anteriori delle costole si innestano nello ster no con l'interposizione di un segmento cartilaginoso, o cartilagine costale. I primi sette paia di costole si chiamano costole vere; in esse, la cartilagine costale si inserisce direttamente nello sterno. Al contrario l'ottava, la nona e la decima costola non terminano nello sterno, ma nel margine inferiore della costola che si trova sopra. L'undicesima e la dodicesima costola non sono collegate allo sterno, ma rimangono libere e perciò vengono denominate costole fluttuanti. In tutto il bordo inferiore delle costole si trovano i vasi e i nervi intercostali. Tra una costola e l'altra, ovvero negli spazi intercostali, vi sono i muscoli. La prima costola ha una forma particolare, mentre le altre hanno una faccia esterna e una interna, la prima costola è appiattita dall'alto verso il basso e per questo possiede una faccia superiore e inferiore. Nella faccia superiore si trova una piccola protuberanza, il tubercolo di Lisfranc, importante perchè vicino a lui c'è l'arteria sub-clavicolare (succlavia ndt.). Il tubercolo è, dunque, un punto di riferimento per trovare la succlavia, utile quando c'è bisogno di collegare o suturare quest'arteria. Abbiamo così gli elementi che concorrono alla formazione della cassa toracica. Osserviamola adesso nel suo insieme. Ha la forma di un tronco di cono, con la base più piccola rispetto alla parte superiore. La superficie ester na presenta posteriormente una sporgenza che va dall'alto in basso dovuto alla serie di appendici spinali vertebrali. Lateralmente scorrono due canali vertebrali, i quali contengono i muscoli che servono per muovere la colonna vertebrale. La cassa toracica è aperta in alto, verso il collo, allo scopo di dare spazio all'esofago, alla trachea e ai grandi vasi. Al contrario in basso è chiusa da un muscolo a forma di cupola: il diaframma. L'inter no della cassa toracica costituisce la cavità toracica, occupata lateralmente dai polmoni e al centro dal cuore, con l'aorta, la quale dopo aver descritto un arco, scende verso l'addome attraversando il diaframma. La cavità toracica è percorsa frontalmente dalla trachea, che si divide in due bronchi i quali si dirigono verso i rispettivi polmoni. Posteriormente la cavità è percorsa dall'esofago, che penetra nell'addome dopo aver attraversato il diaframma. La cavità toracica contiene, in parte, le due vene cave e il dotto toracico.

La forma della cassa toracica si modifica con l'età e le condizioni fisiologiche del'individuo ed è differente a seconda del sesso. Nell'uomo ha una forma conica, mentre nella donna è stondata nella sua parte centrale e ricorda la forma di un barile. La differenza dipende dal diverso tipo di respirazione: la donna respira realmente attraverso il torace, mentre nell'uomo la respirazione è addominale. Anche questa differenza ha la sua ragione di essere e la sua utilità: nella donna la respirazione addominale sarebbe pregiudicata durante la gravidanza. I movimenti della cassa toracica durante la respirazione sono i seguenti: Nell'inspirazione, quando il torace si dilata, le costole si sollevano e si allontanano (più nella donna che nell'uomo). Nell'espirazione, quando il torace si ritrae, le costole si abbassano e si avvicinano. In questo modo i tre diametri della cassa toracica aumentano e diminuiscono alternativamente, per fare si che i polmoni, che seguono passivi il movimento del torace, in un primo momento si dilatano, riempiendosi di aria e di seguito si contraggono lasciando uscire parte di essa mentre sono chiusi. Perchè la spada non rimanga imprigionata, il movimento della mano sinistra deve essere ascendente perchè nel caso in cui succeda, ci venga offerto un possibile spazio per ruotare la lama e estrarla. E per finire, un'analisi anatomica del taglio: tagliare l'osso iliaco è qualcosa di surreale. E' necessario che in quel momento il movimento del corpo del kenshi preveda un “ma-ai”, in maniera che inginocchiandosi, si allontani quel tanto che basta per tagliare giusto l'intestino e la vescica. Crediamo che sia un movimento naturale e conseguente secondo la forma tecnica presentata. In questo momento lo Hara deve essere totalmente rilassato, insieme alle braccia che si preparano per la nuova contrazione richiesta per il movimento successivo, nel caso che il Kiriotoshi non abbia avuto successo. L'energia del corpo deve essere accumulata nelle gambe che rimangono appoggiate al suolo, tenendo un ginocchio appoggiato per equilibrarsi. In caso contrario, lo Hara sarà il punto di equilibrio e disperderà l'energia restante. In questa maniera si capisce che molte delle leggende attribuite a questo movimento corrispondono, in sintesi, alla sua natura strategica di applicare il peso del corpo a una tecnica di taglio lunga e profonda.


“Perchè la spada non rimanga imprigionata, il movimento della mano sinistra deve essere ascendente perchè nel caso in cui succeda, ci venga offerto un possibile spazio per ruotare la lama e estrarla” “In passato si diceva che qui la spada rimaneva impigliata se il taglio non era ben fatto e per simulare questa situazione, il Kiriotoshi veniva allenato su una specie di bambè chiamato ‘Moso’”

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Cinema Marziale

UN CATTIVO DA ANTOLOGIA Nell'ambito del Cinema Marziale, pr obabilmente sono stati pochi quelli capaci di interpretare il ruolo del cattivo con tanta disinvoltura e crudeltà come lo ha fatto il coreano Hwang Jang Lee. Chiunque lo abbia visto ha potuto apprezzare le sue tremende sequenze di tecniche di gamba, così come l'indiscutibile carisma davanti alle telecamere di questo “malvagio dalle tenebre” come egli stesso si fa chiamare. Per questo abbiamo realizzato la seguente monografia. iù conosciuto per la velocità dei suoi calci che per il suo nome, Hwang Jang Lee (o anche Hwang Jung Lee, Hwang Jeong Ri, Huang Zheng Li, Wong Chen Li e altre romanizzazioni dal coreano, mandarino o cantonese) è un rispettatissimo Gran Maestro di Arti Marziali coreane - attualmente 9°Dan di Tang Soo Do sotto la World Moo Duk Kwan General Federation - e attore di Cinema Marziale con più di 350 pellicole al suo attivo, principalmente produzioni provenienti da Hong Kong, oltre che dalla Corea del Sud e Taiwan, nelle quali ha diviso il grande schermo con tutti i grandi del Cinema Marziale, a partire dai vari cloni di Bruce Lee fino a Jackie Chan e Sammo Hung.

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Gli inizi e i primi lavori Nato nel 1944 in Giappone, da genitori coreani, Hwang e la sua famiglia ritornarono in Corea quando era ancora un bebè. Nel 1958, il giovane

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Testo: Emilio Alpanseque Foto: FL CITY PRODUCTIONS


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Hwang cominciò il suo percorso nel Taekwondo contro la volontà dei genitori e dopo sette anni di duro allenamento venne reclutato dall'esercito Coreano, arrivando a conseguire il 7°Dan e diventando istruttore di Arti Marziali, sia nelle Forze Armate coreane che in quelle vietnamite. Proprio in quell'epoca gli sarebbe successa una delle sue disavventure più sfortunate. Un soldato nordamericano destinato all'esercito vietnamita insisteva sul fatto avrebbe potuto sconfiggere facilmente Hwang con il suo metodo di lotta con coltello e dopo aver tentato un attacco a sorpresa con la sua arma, Hwang lo fulminò istintivamente con un calcio circolare alla tempia, uccidendolo all'istante. Il fatto di essere un 7°Dan di Taekwondo contribuì ad aprirgli le porte del cinema marziale e dopo aver partecipato ad alcune produzioni sudcoreane, Hwang venne ingaggiato dal produttore di Hong Kong Ng See Yuen, che era in cerca di nuovi talenti dopo la morte del leggendario Bruce Lee. La pellicola che segnò il suo debutto nel cinema dell'ex colonia britannica fu “Secret Rivals” del 1976 (“Calci del Nord, Pugni del Sud”, ndt.) insieme a John Liu, tentando poi la fortuna in film minori come “Bruce Lee's Secret” (1976), “Secret Rivals 2” (1977), “Snuff Bottle Connection” (1977) e altre ancora. Ciò nonostante, la sua vera affermazione come cattivo di primo livello doveva ancora arrivare.

Il consolidamento della sua Carriera Nel 1978, continuando nella sua ricerca di una nuova formula che rivoluzionasse il Cinema Marziale, Ng See Yuen produsse due importanti pellicole: “Snake in the Eagle's Shadow” (“Il serpente all'ombra dell'aquila, ndt. 1978) e “Drunken Master” (1978), entrambe dirette dall'acclamato Yuen Woo Ping e con protagonista la superstar internazionale Jackie Chan, l'encomiabile Simon Yuen Siu-Tien e come cattivo principale il sempreverde Hwang Jang Lee. Il risultato non poteva essere che un apoteosi, battendo tutti i record d'incasso del momento, anche e soprattutto i film di Bruce Lee, diventando indiscutibilmente un classico del Cinema Marziale e dando vita ad un nuovo genere: il Kung Fu-Comedy. Da parte sua, Hwang facendo sfoggio del suo peculiare atteggiamento da “cattivo-cattivissimo” e delle sue sorprendenti tecniche di gamba e calci volanti, riuscì in

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qualche modo a rivoluzionare il Cinema Marziale. Di fatto, fu uno dei primi a non usare praticamente i pugni per combattere, l'unico capace di realizzare svariate combinazioni di tre calci in aria in un solo stacco, senza cavi e in grado di portare sullo schermo dei cattivi che davano l'impressione di essere imbattibili. Grazie a tutto ciò e con questi due grandi successi nel suo carniere, Hwang ricevette grandi elogi dalla critica specializzata, guadagnandosi soprannomi come “Thunderleg”, “Thunderkick”, “Superkick” e molti altri.

La notorietà e la sua parabola Ironicamente, i suoi due film di maggior successo gli compromisero quasi la carriera cinematografica. Sebbene sia noto che le complesse coreografie di Yuen Woo Ping permisero a Hwang di esaltare le sue migliori tecniche come nessuno aveva mai fatto prima, è anche risaputo che durante le riprese ci furono numerosi problemi tra lui e il protagonista Jackie Chan. Si dice che dopo essere stato colpito più volte da Hwang, compreso un calcio nella scena finale di “Snake in the Eagle's Shadow” che gli fece perdere un paio di denti, Chan dichiarò che non avrebbe mai più lavorato insieme a Hwang, lamentando la sua mancanza di precisione nel momento di controllare le tecniche davanti alla macchina da presa. E così avvenne, non solo non lavorarono mai più insieme, ma quando Chan iniziò a dirigere personalmente i suoi film, come “The Young Master” ( “Il ventaglio Bianco”, ndt. 1980) e “Dragon Lord” (“I due cugini”, ndt. 1982), questo preferì ingaggiare un altro grande esperto coreano, Hwang In-Shik, al posto del famoso “Thunderleg”. Comunque sia, questo fatto non scalfì per nulla la popolarità di Hwang che mantenne il suo status di spalla di lusso negli anni seguenti con titoli come “Dance of the Drunk Mantis” (“Drunken Master Part 2”, ndt. 1979) “Game of death II” (“L'ultimo


combattimento di Chen”, ndt. 1981) e “Hitman in the Hand of Buddha” (1981), pellicola memorabile perchè segnò il suo debutto alla regia e nella quale lo possiamo vedere interpretare con risolutezza il personaggio centrale della storia e non il cattivo, anche se non riscosse un gran successo di pubblico. Nel 1982, Hwang si unì al suo allievo e compagno di reparto Roy Horan per produrre il grandioso documentario “Art of High Impact Kicking” (1982), uno dei migliori e più completi video didattici sulle tecniche di gamba che siano mai stati girati.

Le Mani aprono le porte, le Gambe le buttano giù... Perennemente segnato dalla sua faccia seriosa e dallo sguardo minaccioso, Hwang continuò ad essere per ancora molti anni l'antagonista preferito, condividendo le locandine con alcuni dei migliori attori del cinema marziale come Sammo Hung e Yuen Biao in “Millionaire Express” (1986) Michelle Yeoh in “Magnificent Warriors” (“I magnifici Guerrieri, ndt. 1987), Cinthya Rothrock e Loren Avedon in “No Retreat, No Surrender 2 “ (“Artigli di Tigre 2, Il Ritorno, ndt. 1987) e tanti altri. Dimostrò non soltanto la sua abilità con le gambe, ma anche con le mani oltre ad un notevole maneggio delle armi, altro elemento che lo distingue da altri attori, famosi per usare prevalentemente le gambe come Casanova Wong, Dorian Tang, Hwang In-Shik, John Liu, ecc. Hwang fu sempre in grado di girare sequenze interminabili con spade, bastoni, coltelli, ecc., o meglio, senza alcun problema, rappresentando degli stili di Kung Fu appositamente inventati per le sue pellicole. All'inizio degli anni 90, Hwang ritornò a Seul per occuparsi di vari affari, tra questi un'agenzia di bodyguards, un hotel, una fabbrica di articoli per il Golf. Tra i suoi ultimi lavori spiccano il film nordamericano “Street Soldiers” (1991) e le produzioni coreane “Emperor of Underworld” (1994) e “Boss” (1996),

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Cinema Marziale pellicola che segnò il suo ritiro dal grande schermo per dedicarsi a tempo pieno alle sue attività imprenditoriali e alla sua professione di Maestro di Arti Marziali. Hwang è consigliere tecnico della World Moo Duk General Federation, e dirige molto spesso delle lezioni e dei mini-corsi tecnici a livello nazionale e internazionale, ricevendo il 9° Dan nell'anno 2003.

Notizie recenti Dopo quasi tredici anni dal suo ritiro dal cinema, Hwang ritornò davanti alla macchina da presa per incarnare nientemeno che il leggendario samurai

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Miyamoto Musashi, nella serie tv coreana “Return Of Iljimae” (2009). Successivamente la casa di produzione Fl City Productions si occupò di realizzare il documentario “Hwang Jung Lee, The Good Bad Boy” (2012), un interessantissimo viaggio attraverso la vita e le opere del “eterno cattivo”, pieno di interviste, aneddoti, segreti e persino consigli e suggerimenti. Altamente raccomandabile non solo per i fan più accaniti della sua carriera, ma anche per tutti gli appassionati del Cinema Marziale in generale. Attualmente, si parla di una possibile partecipazione di Hwang in una prodizione franco-cinese intitolata

“Eagle's King”, in cui, con i suoi 68 anni, avrebbe il ruolo di guardia del corpo e mercenario di un imprenditore corrotto senza scrupoli. Il film ruota intorno alla vita del maestro cinese Liu Lihong, un rinomato maestro di Wushu specializzato nello stile Yanyingquan o Boxe dell'Aquila di Pietra. Da queste righe ci auguriamo che si arrivi a concretizzare il progetto, per poter così vedere ancora una volta il “malvagio dalle tenebre” in azione in ciò che sa fare meglio! Pee ulteriori informazioni su “Hwang Jung Lee, the Good Bad Boy”, vi invito a visitare il sito www.flcity.org


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KAPAP: L'Arte di dare la vita, non di toglierla

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ome praticante dell'Arte della spada giapponese, mi è chiaro che “è necessario studiare il vecchio per comprendere il nuovo”. Sono stato un “Uchi-deshi” nell'arco di quasi 8 anni passati in Giappone sotto la tutela del Mestro di spada Sensei Kubo Akira e ho continuato a seguirlo durante gli ultimi 30 anni. Sono stato testimone della sua grande abilità e mi è stato di enorme ispirazione. Egli dimostrava la sua maestria in ogni movimento, ogni respirazione. Quando mi insegnava, parlava spesso di Nakayama Hakudo, conosciuto anche come Nakayama Hiromichi, Soke di Muso Shinden Ryu. Per questo io trasmetto ai miei allievi le Arti e le abilità. Non si può insegnare, si può solo imparare! Quando mi trasferii a Los Angeles cercai un insegnante che conservasse questo spirito e ispirazione, quindi incontrai il maestro John Machado. Il Maestro Machado mi insegnò il Brazilian Ju Jitsu, ciò di cui avevo bisogno per fluire con spirito positivo e il Giusto Atteggiamento per mantenermi in ottima salute. E' un modo di vivere che ispira e aiuta ad avere una buona qualità della vita. Non sono mai stato allievo di Carlos

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Gracie Sr., ma devo dire che ho studiato molto grazie alla sua ispirazione, nonostante non lo abbia conosciuto personalmente. Ho percepito il suo spirito in ogni lezione che ho fatto con il mio Maestro. Spesso scherzavamo con quelli che chiamavamo i“momenti storici”, in cui il maestro Machado ci raccontava delle storie e altre rivelazioni dal profondo del cuore sedendoci intorno a lui mentre altri si scaldavano o provavano le cadute. Tornavo a casa e mi facevo sempre una lista di quello che dovevo studiare. Non si trattava tanto delle tecniche - e io avevo molte tecniche nella mia testa che praticavo e correggevo di continuo! - si trattava più del timing e di stabilire un piano per utilzzarle. Quella è la chiave, perchè se usi una bella tecnica con il timing sbagliato, è come usare gli strumenti sbagliati per il lavoro sbagliato. Avevo già studiato tutto questo con uno dei miei insegnanti più ispirati e ispiratori, Hanshi Patrick McCarthy. Il maestro Hanshi McCarthy cercava sempre di trovare un Ponte tra le Arti Marziali tradizionali e quelle moderne, utilizzando la fluidità come si faceva nell'Aiki Kenpo. Quando scoprii il BJJ, trovai il meglio di ciò che volevo e in più mi fu mostrata la fluidità dell'Aiki - tutti gli stadi necessari

per passare dalla posizione in piedi a quella a terra. Il maestro John Machado parlava sempre dello “Zio, Carlos Gracie”, che era probabilmente la figura più importante nella storia del Ju Jitsu brasiliano. Egli fu il primo dei Gracie a far germinare i semi del BJJ dal Jiu Jitsu Giapponese. Carlos Gracie era conosciuto con il soprannome di “Pai Branco” che significa “Padre Bianco” in Portoghese. Questo era il soprannome che gli dettero i suoi fratelli e i familiari più prossimi, perchè era sua abitudine vestire sempre di bianco e perchè era considerato “la testa del clan”, la figura paterna. Lui era l'alievo più debole perciò suo padre lo mandò a studiare da Sensei Maeda, che usava il nome di Conde Coma. Conde Coma, Misuyo Esai Maeda, era un rappresentante del Jiu Jistsu/Judo inviato dal Giappone per divulgare l'Arte del Jiu Jitsu. Raccontava molte storie sull'alimentazione, la salute, su come essere fluidi e io mi ispirai agli studi della natura e dell'essere umano, grazie alle storie che narrava questo Gran Maestro. Ci raccontava di come nuotava nel fiume in mezzo ai caimani o come sviluppò l'allenamento mentale e la Resistenza che lo trasformarono da “gallina” a “gallo da battaglia”.


Kapap 8 Fai in modo che i tuoi compagni siano sempre allegri, ottimisti e piacevoli, perchè tutto ciò si ripercuota su di te. 9 Spendi tutto il tempo necessario per migliorare te stesso, ma non perdere tempo a criticare gli altri. 10 Devi essere troppo grande per sentirti inquieto, troppo nobile per sentirti in collera, troppo forte per aver paura e troppo felice per cedere davanti alle avversità. 11 Abbi un opinione positiva di te stesso e condividila col mondo intero, non attraverso la vanità, ma con la benevolenza. 12 Sii fortemente convinto che il mondo è dalla tua parte se conservi la verità di ciò che è meglio. Tutto questo mi tornò a mente durante il mio ultimo allenamento

Sono stato ispirato dai 12 precetti di Carlos Gracie e mi piacerebbe condividerli in questo spazio: 1 Sii così forte che nulla possa turbare la pace della tua mente 2 Parla con tutti di felicità, salute e prosperità 3 Fai in modo che i tuoi amici si sentano preziosi 4 Guarda sempre tutto da un punto di vista positivo, perchè tutto sia positivo nella vita reale. 5 Pensa sempre il meglio, lavora cercando solo il meglio e spera sempre il meglio. 6 Sii sempre entusiasta dei successi altrui come fossero i tuoi. 7 Dimentica gli errori del passato e concentra la tua energia nelle vittorie che arriveranno.

con Hanshi McCarthy, quando cercavo di ampliare le mie conoscenze sull'Arte della Spada, Judo, Jiu Jitsu e BJJ. Guardando le Arti Marziali moder ne, dobbiamo mettere in risalto quello che facciamo e che insegnamo, che vorremo e dovremo tramandare alle generazioni a venire. Uno dei miei “messaggi” è stato ideare un nuovo coltello basato su questo studio. Il nuovo coltello è fabbricato in Italia dalla Fox Cutlery e si chiama “ Tracciatore Israeliano: KAPAP”. Questo coltello è stato sviluppato tenendo conto di molte cose, ad iniziare dalla mia storia personale. Mio padre era un paracadutista da combattimento. Il colore dello sfondo delle sue mostrine era il rosso (invece che l'azzurro) il che significa che partecipò realmente ad azioni di guerra. Ciò è raro,

poichè la maggior parte dei paracadutisti si addestra ma non affronta mai una vera battaglia di questo genere. Per questo motivo, sono cresciuto tra i parà della IDF (Israel Defense Forces), assimilando la loro cultura, la loro storia, i loro racconti e le foto dei tempi passati. Non dimenticherò mai una foto nella quale il plotone stava facendo un allenamento con il coltello negli anni 50, quando il KAPAP, Krav Panim el Panim/ combattimento corpo a corpo, era il sistema di lotta utilizzato dalla IDF. Nel momento di rielaborarlo e iniziare a reintrodurlo nella società civile, questa foto mi rimbalzava di continuo in testa come ciò che ha sancito l'inizio del KAPAP. Quella foto di mio padre è stata inserita all'interno del mio logo. Così onoro la memoria e la mia tradizione paterna. “L'ombra” di questo coltello mi ha seguito fin da quando ero un bambino. Ricordo come mio padre usava il suo pesante e bel coltello, tanto interiormente quanto esteriormente. Mi arruolai nell'esercito nel 1980 e presi parte alla Guerra del 1982. Rimasi in zona di Guerra per 2 anni e tenevo sempre nel giubbotto militare il coltello di mio padre. Quando smisi di prestare servizio nell'esercito, lo regalai a un mio amico Tenente Colonnello. Quindi andai in Giappone per imparare le Arti Marziali giapponesi nell'arco di 8 anni. Raggiunsi il 6°Dan nella Spada Giapponese e il 7°Dan nell'Aiki Kenpo Jutsu. Ho praticato diverse Arti Marziali, però mi vedo comunque come un insegnante di combattimento e Arte della Spada. Nella mia scuola s'insegna l'uso della spada per donare la vita. Quando iniziai a insegnare il combattimento, mi resi conto che molti di noi insegnavano ad uccidere col coltello e dunque stavamo insegnando ad usarlo nel modo sbagliato. Si può uccidere con una pietra...ma il coltello è uno degli strumenti più importanti per l'essere umano. Lo utilizziamo per la nostra sopravvivenza quotidiana. Collegando la mia storia personale, il mio stile vita e i miei principi, con lo studio profondo del maneggio della spada e del coltello, ho sviluppato quelle che dovrebbero essere le idee circa il loro uso. Basandomi sull'origine del coltello e sulle mie esperienze come allenatore di scherma olimpica e maestro di lotta con il coltello, così come sulle mie conoscenze del maneggio della spada giapponese, cominciai a concepire questo coltello per la base del lavoro che insegnamo nel KAPAP, chiamato “Solo Coltello”. Gli allievi devono inoltrarsi in un bosco solo con un coltello per sopravvivere. E' necessario disegnare il coltello in maniera che non sia solo efficace come arma, ma deve risultare idoneo per realizzare anche altre attività: costruire un rifugio, procurarsi da mangiare, acqua,

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Kapap accendere un fuoco e tutte le restanti fondamentali per la sopravvivenza. L'idea è che un coltello da combattimento non serve solo ad uccidere, ma anche per salvare delle vite e sopravvivere. Questo è il principale proposito di tale coltello concedere la vita, non toglierla. Il KAPAP non è un sistema convenzionale. E' un Ponte tra vari sistemi: è un concetto e una filosofia. Il KAPAP non fu pensato come sistema con cinture, o per creare Maestri o Gran Maestri. Ci sono sistemi a sufficienza per far tutto ciò. Come ponte, l'obbiettivo del KAPAP è di unire gli Artisti Marziali di differenti discipline, perchè siano in grado di comunicare e condividere le conoscenze come fratelli d'armi. Desideriamo farlo senza i conflitti, gli egoismi o le politiche su cui si fondano i principi delle Arti Marziali comuni. Qualcuno mi disse “non esistono pessimi allievi, ma pessimi insegnanti”. Mi chiedo allora chi fossero quegli insegnanti prima di diventare tali. Penso che siano stati dei pessimi allievi. Al giorno d'oggi con sistemi “ senza radici”, abbiamo Grandi Maestri di tutto, ma questo non rappresenta veramente niente. Ci sono tanti guerrieri o Grandmaster di YouTube, Facebook ,“di Internet o “di tastiera”, che hanno imparato le loro Arti Marziali in poco tempo e si permettono di diffamare Grandi Insegnanti e Persone. Quei Maestri che hanno praticato le Arti Marziali per la gran parte della loro esistenza! Il mio amico Sam Markey mi raccontò una storia su qualcuno che gli chiese se poteva combattere contro due o tre avversari alla volta e lui rispose “Posso lottare contro un leone, ma non contro cento conigli, la verità è sul tatami!” Non ci sono troppi insegnanti, bensì troppe organizzazioni e il più delle volte dirigere quest'ultime è diventato qualcosa di più importante che insegnare. “Un esercito di pecore comandato da un leone è meglio che un esercito di leoni comandato da una pecora” Alessandro Magno Adoro essere un insegnante e lotterò per continuare ad essere quello che sono e non un uomo d'affari. Uno dei miei insegnanti più importanti è la natura. Per questo facciamo molti camping e esercizi di sopravvivenza, poichè nessuna arte o professione si può veramente insegnare, si può solo imparare e le capacità verranno messe alla prova in una situazione reale. Nelle Arti Marziali succede lo stesso. La gente cerca di “vendersi” così: C'era un Maestro leggendario e questo suo allievo era il migliore. Ma siccome questo Maestro è morto, adesso c'è un Gran Maestro che tramanda il lavoro di una vita di questo Maestro. Però non è mai la verità. Anche la maggior parte dei Buoni allievi hanno qualcosa di essi e perciò la maggioranza dei Grandi Maestri di oggi sono qui per portare la fiamma, non le ceneri. Tramandare lo spirito. Per questo cerco di insegnare i tre elementi: Corpo, Mente e Spirito. E' la stessa cosa che trasmettere i tre settori delle Arti Marziali: Tradizionale, Combattivo e Sportivo.

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Ricordate sempre che le tecniche possono funzionare o meno. Dipende dal contesto, dal timing adeguato e anche dall'obbiettivo che scegliete di colpire. Può essere sbagliato, ma allo stesso tempo può essere giusto. Abbiate fiducia in ciò che fate nel combattimento e non nella teoria o nella pratica sedentaria. La verità si scopre sul tatami, mettendosi alla prova e molte volte imparando dagli errori. Potete colpire in un modo o nell'altro, a mano aperta o chiusa. L'esperienza del combattimento libero, azione/reazione, lottare in piedi o a terra, con armi o senza, con colpi o senza colpi - si impara la lezione, anche quando si sbaglia. State alla larga dai vigliacchi che dicono cose come: “Non facciamo un'Arte Marziale sportiva” oppure “Non facciamo un'Arte Marziale tradizionale, non facciamo un'Arte Marziale senza senso” o ancora “ Senza arbitro, senza regole, senza tatami”. Questi slogan dimostrano solo PAURA. Tutti sappiamo che possiamo tirare un calcio ai genitali o mettere un dito in un occhio del nostro avversario in una lotta reale. Ma, per caso ci siamo dimenticati delle abilità delle altre persone? Il vantaggio di uno sport da combattimento con arbitro e regole è che ti offre soltanto un opportunità di confrontarti con te stesso e le tue paure. Nascondendoti dietro questi slogan, non sarai più preparato. Se sbagli la preparazione, ti prepari a sbagliare. La natura non ha pietà in assoluto, se nevica e indossi solo biancheria intima, continuerà a nevicare e dovrai fare i conti con questo. Per sopravvivere è necessario studiare la natura, amare la natura, fluire con la natura; per questo la natura può essere un'insegnante eccezionale. Anche il dolore può essere un buon insegnante, ma nessuno vuol impararlo a lezione! Studia te stesso, migliora le tue capacità. La natura ti offre molti modi per allenare il tuo spirito e renderti più forte. Avere paura è normale e necessario, è la maniera con cui la natura ti da una dose extra di energia. La conoscenza è il primo passo per superare le paure. Stando a contatto con la natura, puoi studiare e imparare ad usare la tua mente in situazioni di sopravvivenza. Il panico può far si che una persona agisca senza pensare. Mi farebbe piacere condividere alcune citazioni e parole sagge per terminare questa lezione con “Mokuso”. Ogni corso tradizionale inizia e finisce in questo modo. La natura ti rende più forte, ti sfida, non gli altri. “Colui che conosce gli altri è saggio. Colui che conosce se stesso è un illuminato” Lao Tze Si dice che le persone grandi e ispirate stiano lontane dal male. “Preferirei essere un piccolo nessuno, che un cattivo qualcuno” Abraham Lincoln “Ci sono molte ragioni per vivere, alcune cose per cui morire, ma nessun motivo per uccidere” Tom Robbins

“Quando la gente ti ferisce più volte, pensa che sono come la carta vetrata. Essi ti possono graffiare e ferire un pochino, ma alla fine, tu rimani pulito e loro diventano inutili.” Anonimo “La vita è una lotta, ma non tutti sono lottatori. Altrimenti i prepotenti sarebbero una razza in via di estinzione” Andrew Vachss “Con l'ignoranza arriva la paura - con la paura arriva l'intolleranza. L'istruzione è la chiave per la tolleranza” Kathleen Patel “ E se il ragazzo del quale abusavi a scuola, crescesse e diventasse l'unico medico in grado di salvarti la vita?” Lynette Mather “Se non esistono eroi per salvarti, allora tu sei l'eroe” Denpa Kyoshi “Tu non hai controllo piu grande o più piccolo di quello che hai su te stesso” Leonardo Da Vinci “ Hai dei nemici? Bene. Significa che ogni tanto nella tua vita, ti sei alzato dal letto per qualcosa” Winston Churchill Come ho detto molte volte, la prima cosa che impariamo dalla storia è che non impariamo dalla storia! Stai lontano dal male e dalle Arti marziali che cercano di insegnarti ad essere prepotente. “Non portare un arma, sii un arma” Avi Nardia Così è come ci alleniamo, per essere un arma, usando il nostro cervello e con l'allenamento mentale che insegnamo n e l l ' a p p re n d e re l e t e c n i c h e d i sopravvivenza. Tutto l'addestramento del KAPAP si basa sul concetto di non dipendere da altra arma se non da noi stessi. Come nella citazione sulla carta vetrata, ti trasformi in un arma a t t r a v e r s o u n p ro c e s s o l e n t o d i istruzione per il corpo, la mente e lo spirito. Comprendete il proposito del Mokuso nell'apertura e chiusura del Reshiki. “Mokuso” è il termine giapponese per la meditazione. Si fa all'inizio e alla fine di ogni lezione per “ liberare la mente” dalle distrazioni della vita quotidiana ed è simile al Mushin, un principio Zen. Questo si conosce formalmente come “preparare la mente per allenarsi duramente”. Ripetiamo il Mokuso alla fine dell'allenamento come esercizio di introspezione. L'introspezione è un auto-esame dei pensieri coscienti e dei sentimenti. Si può riferire a un contesto marziale e spirituale come esame dello spirito. L'introspezione è in relazione con il concetto umano di auto-riflessione ed è in contrasto con l'osservazione esteriore.


“ Hai dei nemici? Bene. Significa che ogni tanto nella tua vita, ti sei alzato dal letto per qualcosa� Winston Churchill

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Non preoccuparti del futuro Tutti lo facciamo, in un modo o nell'altro. Ci preoccupiamo del futuro. Non abbiamo il controllo delle tante cose di cui ci preoccupiamo e tra l'altro...non molto. Ricordo una citazione che ho sentito una volta. Credo fosse di Mark Twain e dice così: “Ho sperimentato cose terribili nella mia vita e alcune di esse sono realmente successe”. Ha davvero ragione. Quante volte mi sono preoccupato per qualcosa che sfuggiva al mio controllo, fino al punto di perdere il sonno? Troppe per ricordarmele con certezza. Mi piacerebbe pensare che sono migliorato con gli anni. Ciò non significa che adesso non mi preoccupo più. Ancora lo faccio. Semplicemente adesso gestisco meglio le mie preoccupazioni. Ricordo quello che mi disse una volta mia madre, quando le stavo esternando la mia inqueitudine per quello che mi stava succedendo in quel momento. Lei mi disse: “Figlio mio, le cose non sono così brutte come sembrano. Andrà tutto bene, te lo prometto”. Come sempre, aveva ragione. Quindi, qual'è la strategia migliore per far fronte alle nostre preoccupazioni? Ecco qui alcune cose che con me hanno funzionato: 1) Decidi se vale la pena preoccuparsi. Se è così, hai il controllo su ciò che può accadere? Se no, respira profondamente e dì ad alta voce “non permetterò che qualche fattore esterno prenda il controllo della mia vita”. Funziona sempre? Naturalmente no. Ma riconoscere questa emozione negativa è il primo passo per controllarla. 2) Se ciò che ti preoccupa è reale e hai il controllo su ciò che potrebbe succedere, decidi di agire in modo logico... e poi fallo! 3) Cerca di fare chiarezza nella tua mente ed essere il più logico possibile. Ricorda, la logica e il sentimento sono come l'acqua e l'olio, non si mescolano. Essere troppo emotivo annebbia il tuo raziocinio. Ricordo una citazione che tento di mettere in pratica quando mi trovo in uno stato emotivo negativo: “ Non prendere decisioni quando sei arrabbiato o impaurito...è come permettere a un codardo di comandare il tuo esercito”. 4) Prenditi il tempo per pensare ai problemi affrontati in passato e la maniera in cui li hai risolti. 5) Dì a te stesso: “Supererò anche questo!” Afferma che ne uscirai bene e

“Qual'è la strategia migliore per far fronte alle nostre preoccupazioni?” tutto ti andrà meglio. Non sempre ci crederai quando lo dirai, però serve farlo. Essere ottimisti non ha nessuna controindicazione. E' vero, esiste gente più ottimista di altra, ma l'ottimismo è un'abitudine che si può coltivare.

La maschera del pollo Poco tempo fa ha aperto un nuovo ristorante, vicino a dove si trova la nostra scuola principale. L'edificio in questione in cui si trova il ristorante è stato affittato varie volte a una serie di attività che non hanno avuto fortuna. C'è bisogno di un altro ristorante in zona e sinceramente gli auguro tutto il meglio. Stanno realizzando un locale molto carino. Lo hanno dipinto, messo insegne nuove e dei festoni colorati ogni gior no. Il nuovo proprietario sembra in gamba...sta venendo molto bene. Una sera passando con la macchina davanti al locale mi resi conto che c'era una persona travestita da pollo che invitava la gente ad entrare nel ristorante per provarlo. Suona bene, no? Probabilmente sarebbe staa una buona idea...se il vestito da pollo fosse stato pulito... se gli fosse stato bene...se la persona mascherata si sentisse a suo agio lì. Ma non era questo il caso. Il vestito non solo era sporco, era di cattivo gusto e sembrava molto vecchio. Cercavo di non giudicare la persona che stava sotto la maschera, però pareva veramente infelice. In qualche modo questa rapida visione di una persona infelice in una maschera da pollo sporca, mi dissuase dall'andare a mangiare nel nuovo ristorante. E probabilmente non fui l'unico ad avere questa

“Ho sperimentato cose terribili nella mia vita e alcune di esse sono realmente successe”

sensazione. Sono convinto che anche la gente che passava da lì la pensava così. Come vedi, le prime impressioni sono importanti. Aiutano a farci delle opinioni sul cose che spesso si rivelano esatte. Un piccolo dettaglio può cambiare la prospettiva che un cliente ha di te, della tua attività o del tuo prodotto, nel bene e nel male. Non so voi, ma per quanto mi riguarda, mi assicurerò che tutte le mie maschere da pollo siano pulite e cercherò delle persone che si sentano felici di indossarle. Ora devo andare. Stavo pensando di andare a cena al nuovo ristorante con la famiglia, ma per qualche motivo ho cambiato idea e non credo ci sarebbe piaciuto il posto.

Puoi sempre fare di più di ciò che credi. Stavo recuperando energie in vista di una maratona e pertanto non avevo corso tanto nelle ultime due settimane. Finalmente tornai alla mia routine e cominciai a correre 5 chilometri al giorno sulla strada vicino a casa mia. Lo facevo da molti anni e adesso mi risultava assai semplice. Quel giorno per una qualche ragione, mi sembrava particolarmente dura e dopo tre chilometri mi piantai e continuai camminando. Allora in quello stesso momento mi resi conto che stava arrivando un corridore da un altra strada e che presto lo avrei incrociato sulla mia. Tutto sembrava indicare che ci saremmo scontrati. Quindi mi trovai davanti a una scelta. Rallentare il passo per lasciarlo passare, o accelerare un pò per passare io davanti a lui? Anche se mi sentivo molto stanco, decisi di accelerare (Che posso dire? Suppongo che sono un tantino competitivo). Nel momento che lui arrivò dove mi trovavo, ero gia una decina di metri più avanti. Stava andando molto forte, ma decisi di rimanergli davanti. Allora pensai: “Che è successo alla mia stanchezza? Solo un attimo prima stavo pensando di continuare camminando e ora sto praticamente sprintando...e per giunta mi sento molto bene”. A volte abbiamo bisogno di qualche motivazione aggiuntiva. Quanto accaduto mi fa pensare adesso ad altri contesti della mia vita nei quali mi stanco e rallento continuando a camminare. Così penso all'aneddoto del corridore come ad una metafora che mi aiuta a ritrovare motivazioni. Devo essere consapevole che ho moltissimi progetti a cui lavorare e per questa ragione, devo disporre di stimoli extra!

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Dmitriy Skogorev è uno dei più importanti professionisti internazionali nell'insegnamento delle arti marziali Russe, Direttore della scuola Russa di arti marziali “Sibirski Vjun” (SISTEMA “SV”) e Presidente del Centro Internazionale di Arti Marziali Russe. E' anche autore di vari libri e di pubblicazioni sulla lotta corpo a corpo e membro onorario dell'organizzazione delle Forze Aeree D'Assalto e Veterani delle Forze di Operazioni Speciali “Gvardia”. Dal 1988, Skogorev ha analizzato e riformato strutturalmente il Sistema russo di Arti Marziali, indagando in chiave psicologica e bioenergetica, su ciò che è derivato dallo sviluppo teorico e pratico dei programmi della “Sibirski Vjun”. Il Sistema russo di combattimento corpo a corpo si applica in situazioni estreme, tanto in ambito civile quanto in quello professionale e le sue regole le seguenti: 1-) Non esistono metodi specifici davanti a situazioni specifiche (esistono solo azioni spontanee basate sulle leggi naturali). 2-) Non ha senso il lavoro di “forza contro forza” (capacità di sentire la forza e gestirla) 3-) Il lavoro a seconda della situazione (la situazione cambia costantemente nel tempo e nello spazio).

REF.: • SKOGOREV1

Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

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E' uno dei guerrieri più nobili che abbia mai conosciuto. Con la sua carriera vasta ed internazionale oggi è qui per condividere con voi la sua esperienza nel Kumite e presenta un DVD pieno di trucchi, idee e concetti esplicativi, risultato di autentica vera esperienza e di grande dedizione. Non solo karateca, ma anche fighter sportivi di qualunque stile troveranno qui ispirazione e verità a non finire, lo raccomando con tutto me stesso. Alfredo Tucci

Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

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REF.: • NEW1 Chi ha detto che la lotta è pulita? Questo DVD si concentra sull'applicazione dell'inganno per la sopravvivenza nelle strade. Un qualcosa che solitamente la gente percepisce come “lottare sporco” è in realtà un arsenale di tecniche estremamente pratiche in questo tipo di situazioni, come sputare, mordere e pizzicare. Qui, la tua sopravvivenza dipende da quello che farai per liberarti e cercare aiuto; è allora che il mordere, lo sputare o il pizzicare, azioni naturali della nostra vita quotidiana, possono salvarci da una situazione di pericolo. Il Gran Maestro Robert L. New, 9° grado Kajukenbo, un'Arte leader della ricerca dell'efficacia al di là dei limiti degli stili, ci presenta questo lavoro focalizzato sulla più pura efficienza pratica. New ha praticato diverse Arti come Kung-Fu, Hapkido, Judo, Kendo, Kyokushinkai, Shorei-Ryu-Kenpo e Matsubayashi Ryu, tra le altre, e ha allenato l'esercito e in particolare l'Unità delle Forze Speciali (1976-2009) in tattiche di combattimento.

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Samart Payakaroon, vero nome Samart Tiptarmai ( 5 Dicembre 1962, Chacherngsao) è l'esponente della Muay Thai thailandese col curriculum più prestigioso della storia. Cantante e attore, è così popolare che è stato testimonial della Coca Cola in Thailandia. Carriera nella Boxe Thailandese Suo fratello maggiore, Kongtoranee Payakaroon, lo introdusse alla Muay Thai. Cominciò ad allenarsi quando aveva 11 anni. Il primo maestro di Muay Thay di Samart fu Yodthong Senanan (Kru Tui) che insegnò sia a Samart che a Kongtoranee. Dopo aver combattuto in più di cento incontri arrivò a Bangkok per combattere al Lumpinee Stadium nel 1978. Samart è stato soprannominato Payaknayok (Tigre) sia per il suo stile aggressivo che per il suo bell'aspetto. Muay Thay. 105 libbre: Campione del Lumpinee Stadium nel 1980. 108 libbre: Campione del Lumpinee Stadium nel 1980. 115 libbre: Campione del Lumpinee Stadium nel 1981. 126 libbre: Campione del Lumpinee Stadium nel 1981. Boxe Nel 1982 tornò sul ring per combattere nella boxe. Nel 1986 vinse il titolo mondiale versione WBC nei Pesi Piuma Junior con un KO a sorpresa al quinto round ai danni di Lupe Pintor. Carriera musicale e Cinematografica Tra i suoi due periodi come Campione di Boxe, Samart firmò per l'etichetta Grammy e lanciò alcuni album di musica pop di grande successo nel suo paese. Possiede vari music-club in Thailandia ed è considerato un eroe nazionale. Oltre 11 pellicole di grande incasso in Thailandia hanno contribuito alla grande popolarità di uno dei fighter più importanti nella storia del suo paese.

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KOBUDO AIKIDO/KENDO/IAIDO

10171 Kimono de Kobudo

Ref. 11145

Ref. 11160

Giacca Kendo. Tessuto speciale Giappone

Hakama Giapponese. Nero

Ref. 11170

Ref. 11140

Hakamas. Japรณn. 100 % polyester. Azul

Ref. 11152

Ref. 11141

Keikogi. Giacca Blu Marine

Keikogi.

Ref. 11150 Giacca Aikido Bianca

Chaqueta de Aikido. Algodรณn

Ref. 11220

Ref. 11151

Armatura Kendo. Giappone.

Kimono Aikido

Ref. 11231

KUNG-FU

Tenugui (fascia)

Ref. 11153 Giacca Aikido. Bianca. Speciale "grana di riso". Estate

Ref. 11109

Ref. 11234

Hakama Nero

Ref. 11210

Cintura "Obi" Iaido. Bianco o Nero. 320cm. x 8 cm.

TAICHI

Armatura da Kendo. Origine asiatica

Ref. 10650/51/52

Ref. 11230

Giacca da Kung Fu Blu, Nero, Rosso

Borsa Armatura. Giappone

Ref. 10816 Kimono Tai Chi. Grigio

Ref. 10632 Kung Fu saten negro con ribete rojo

Ref. 10611 Chaqueta Kung Fu negra. Botones Negros

Ref. 10640 Kung Fu rojo/negro. Algodรณn

Ref. 10820

Ref. 10830

Kimono Tai Chi. Allenamento. Nero

Kimono Tai Chi. Allenamento. Bianco

Ref. 10620 Ref. 10815

Kung Fu Wu Shu. Cotone

Ref. 10612 Giacca da Kung Fu. Bottoni bianci. Bianca

Kimono Tai Chi. Avena

Ref. 10671 Pantalรณn de Kung Fu. Algodรณn

Ref. 10610 Kung Fu rosso/nero. Cotone

Ref. 10630 Kung Fu filettato bianco

NINJA/PENJACK SILAT Ref. 10870 Divisa bianca da Tai Chi con ricamo

Ref. 10821

Ref. 10831 Pantalone Tai Chi Bianco

Pantalone Tai Chi Nero

YOSEIKAN/SHIDOKAN Ref. 13651

Ref. 10840 Kimono Tai Chi. Allenamento. Arancio

Ref. 13652 Ref. 10910 Ref. 13311 Ref. 10920 Kimono Ninja. Nero. Con rinforzi

Ref. 13351 Ref. 13400

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Ref. 10175

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Nuovi libri! Questo libro è il primo che parla apertamente di una tradizione Sciamanica giapponese che dal Secolo XII rimase segreta. Si tratta della cultura spirituale degli Shizen ("i naturali"), un popolo che raggiunse la sua massima espressione intorno al Secolo XIV sull'Isola di Hokkaido, al Nord del Giappone. La cultura apparteneva alla popolazione Aino, culla di guerrieri e sacerdoti, gli abitanti originari delle Isole, di razza caucasica e in perenne lotta con gli invasori Yamato. Oggigior no solo un tre percento dei giapponesi possiede geni Aino, tuttavia la sua saggezza sul mondo spirituale fu tale che, nonostante l'essenza fu mantenuta segreta, "contaminò" intensamente la cultura giapponese e la sua influenza si può percepire in aspetti dello Shinto, nello Shugendo, nelle Arti Marziali e nelle tradizioni e abitudini di tutto il Giappone. I saggi Miryoku, gli Sciamani del popolo Shizen, erano temuti e ricercati persino dallo stesso Shogun per via del loro potere e delle loro conoscenze. L'e-bunto è rimasto talmente segreto che anche digitando il suo nome su Google, non ne esce niente. La ricchezza della sua eredità è enor me e le sue conoscenze del mondo spirituale e delle interazioni con esso sono sorprendenti e poderose. Filosofia, psicologia, strategia, alimentazione, medicina spirituale ... le materie che compongono l'ebunto sono molto vaste e ricche mentre la sua Cosmogonia possiede la finezza, la profondità e la raffinatezza della Grecia classica. Questo lavoro è dunque una primizia storica, ma anche una fonte d'ispirazione per comprendere come i popoli antichi esplorarono l'ignoto, interagendo in modo sorprendente con le forze dell'Universo, a partire dall'analogia e dal linguaggio dei fatti, giungendo a conclusioni che solamente ora la scienza moder na incomincia ad intravvedere. Una conoscenza che lontano dal rimanere un qualcosa d'infor mativo o sterile, fu utilizzata come medicina spirituale, trasmettendoci un bagaglio immensamente ricco che solo ora, finalmente, incomincia ad aprirsi al resto dell'umanità, trovando in questo modo il suo giusto riconoscimento.

Prezzo: €19.95

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Karate

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L'EREDE DI EIICHI MIYAZATO A seguito della morte nel Gennaio del 2012 di Koushin Iha, il Goju Ryu di Okinawa del Maestro Eiichi Miyazato, è passato nelle mani del Maestro Yoshio Hichiya, 10°Dan e presidente della Okinawa Goju Ryu Karatedo Kyokai. Salvador Herraiz si è recato di recente a Okinawa dal Maestro Hichiya e oggi ce lo presenta. Testi e foto: Salvador Herraiz, (Shuri, Okinawa) 7°Dan di Karate

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Giappone

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seguito della morte nel Gennaio del 2012 di Koushin Iha, il Goju Ryu di Okinawa del Maestro Eiichi Miyazato, è passato nelle mani del Maestro Yoshio Hichiya, 10°Dan e presidente della Okinawa Goju Ryu Karatedo Kyokai. Salvador Herraiz si è recato di recente a Okinawa dal Maestro Hichiya e oggi ce lo presenta. Dopo aver passato la giornata nella zona del Castello di Shuri, è ora di andare al mio luogo d'incontro con il maestro okinawense residente in Spagna Ryoichi Onaga, 9°Dan di Goju Ryu. Sapendo che anch'egli è sull'isola in questi giorni, l'ho chiamato qualche ora prima, come avevamo concordato, per portarmi a conoscere il suo Maestro Yoshio Hichiya, una leggenda vivente da queste parti. Insieme camminiamo verso il dojo del Maestro, che curiosamente e nonostante sia uno dei maggiori esponenti di questo stile originario di Naha te, vive nella zona di Shuri. Dopo la scomparsa nel 1999 di Eiichi Miyazato, i suoi discendenti tecnici soffrono, come c'era da aspettarselo, di alcuni attriti che li stanno portando verso una scissione. Anche la Goju Kai giapponese dà il suo piccolo contributo sotto forma di pressioni, per realizzare alcune modifiche nei kata, modifiche che per alcuni maestri non sono accettabili logicamente. Siccome tempo fa un addetto ai lavori ha già spegato a sufficienza le suddette divisioni in un articolo sul Jundokan, adesso ci concentreremo solo sull'associazione a cui appartiene il nostro protagonista di oggi, vale a dire la Okinawa Goju Ryu Karatedo Kyokai, che fu diretta dal maestro Koushin Iha, che aveva praticato con Miyagi Chojun dal 1939, quando quest'ultimo insegnava nella Scuola Commerciale Municipale di Naha. Dirò soltanto che Yoshihiro (il figlio di Miyazato) e

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Tetsunosuke Yasuda intrapresero un percorso differente, abbandonando l'associazione e rivendicando il fatto di essere gli inquilini del Jundokan, il Dojo di Eiichi Miyazato, il che di per se sembra un argomento di dubbio valore. Yasuda per lo meno era un importante maestro di Goju, Yoshiro non lo era per niente. Koushin Iha, nato nel 1925, fu pertanto l'erede principale del Karate di Eiichi Miyazato. Iha aveva il suo Dojo a Tomari, lo Shudokan, tra il 1964 e il 1975 e dal 1969 divenne Vice-Presidente della Kyokay presieduta da Miyazato. Iha, l'erede primario e naturale del maestro Miyazato, conseguì il 10°Dan da quest'ultimo nel 1980, all'età di 55 anni e venne dichiarato Patrimonio Intangibile di Okinawa nell'anno 2000, a 75 anni. Nell'Aprile del 2004 abbandona l'insegna-

mento attivo quando ha quasi 80 anni, passando alla presidenza onoraria dell'Associazione e venendo sostituito nella sua opera quotidiana dal nostro obbiettivo odierno, il Maestro Yoshio Hichiya. Personaggi importanti come Nanko Minei, Ryosei Araraki e Koei Teruya, affiancano Sensei Hichiya nella Kyokay, così come Masanari Kikukawa e Shinzo Chinen, scomparso nell'Ottobre del 2010 a 64 anni. Poco dopo anche il Maestro Koushin Iha morì, nel Gennaio del 2012, nel suo caso a 87 anni. Oggi Sensei Hichiya ci sta aspettando mentre dirige una lezione a soli tre bambini cinture bianche. Che Maestro sprecato! Verrebbe da pensare, vero? Ma la verità è che trovare grandi maestri che fanno lezione a pochi allievi, in molti casi principianti, è qualcosa di normale quando li si conosce nell'intimità della loro vita, in realtà, dei loro Dojo...

L'intervista Budo International: Maestro, come furono i suoi inizi nel Karate? Hichiya Sensei: Ero compagno di Anichi Miyagi (1931-2009) e con lui andai al Jundokan di Eiichi Miyazato. Veramente eravamo tre amici, io, Miyagi Anichi e Chishin Bise e ci andammo tutti e tre. E da lì cominciai. B.I.: In che anno fu? H.S.: Fu dopo la morte di Miyagi Chojun. Egli morì nel 1953 e quindi doveva essere intorno al 1957. B.I.: Com'era la pratica nel Jundokan? H.S.: La principale caratteristica del Jundokan di Miyazato Sensei era che rimaneva sempre aperto e ognuno ci andava quando poteva e lì trovava il maestro. Ci si allenava e si usciva solo quando dovevamo andarcene.

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l'avvenuta scissione all'interno della matrice di Okinawa. Yoshio Hichiya, a dispetto della sua apparenza feroce, è gentile e abbiamo passato dei piacevoli momenti sul suo tatami. Anche se lo avevo visto in alcune dimostrazioni a Okinawa, non conoscevo personalmente Sensei Hichiya e la verità è che è stata una gradevole sorpresa ricevere la sua grande disponibilità. B.I.: Ci sono differenze tangibili tra le varie linee del Goju Ryu a Okinawa? H.S.: Quando Miyagi Chojun era vivo, il Goju Ryu era uguale per tutti. Dopo la sua morte, i suoi allievi cominciarono a separarsi e non praticando assieme cominciarono in breve tempo ad avere evidenti differenze tecniche. Nella nostra Kyokai portiamo avanti la tradizione.

B.I.: Quindi Miyazato Sensei passava tutto il giorno lì, non è vero? H.S: Trascorreva molte ore nel dojo anche se era molto occupato, dal momento che lavorava anche al Dipartimento di Polizia, alla base Militare...e nel Dojo stesso. B.I.: Eiichi Miyazato era anche un maestro di Judo. Le sue tecniche erano influenzate da questo? H.S.: Effettivamente si, le tecniche di Miyazato erano influenzate dal Judo. B.I.: Come avvenne la scissione accaduta nel Jundokan? H.S.: A seguito della morte di Miyazato Eiichi, il maestro Iha Koushin non voleva essere protagonista. Il figlio di Miyazato voleva diventare presidente ma non aveva il livello adeguato. Il figlio di Miyazato praticava Karate ma fino a un certo punto, poichè erano molti anni che non lo faceva. Devo dire che chi sta scrivendo, quando conobbe Yoshihiro Miyazato nel 2009, non fu trattato per niente in modo cortese. Di fatto fu quasi maleducato. Solo la telefonata di Naoko, la nuora di Miyagi Chojun (e che di sicuro aveva un nipote che praticava Karate nel Jundokan) fece si che Yoshihiro si sentisse un pò più obbligato a ricevermi...comunque fu sgradevole...Dispiace dirlo! B.I.: E' molto diffusa nel mondo l'associazione? H.S.: Sono molti i paesi all'interno della nostra Kyokay. In Europa sono una quindicina. In Spagna, l'associazione annovera qualcuno di molto speciale, nonchè altro grande baluardo della Okinawa Goju Ryu Karatedo Kyokay. Si tratta di Ryoichi Onaga, che si mantiene fedele alla linea di Eiichi Miyazato, Koushin Iha e Yoshio Hichiya. Onaga Sensei, in Spagna dal 1972, iniziò con il Karate nel 1964 proprio per mano di Eiichi Miyazato a Naha, che nel 1992 visitò il Dojo di Onaga in Spagna, un evento che ebbe un enorme significato. Ryoichi Onaga dirige la European Hombu Dojo, il Gojunkan o Karate Dojo Onaga, come ha ribattezzato il suo vecchio Jundokan dopo

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A sinistra, Iha Koushin affiancato da Teruya Koei (attuale Presidente della Federazione Okinawense di Karate) e Hichiya Yoshio, nel 2009. Dietro a Iha, il maestro Onaga Ryoichi. A destra, Onaga con Miyazato Eiichi in Spagna nel 1992 e l'esterno del dojo di Sensei Hichiya nel 2012. In basso, Salvador Herraiz, Onaga Ryoichi e i rispettivi allievi intorno a Hichiya Yoshio e i suoi allievi bambini, nel dojo di Okinawa nel 2012.

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Giappone B.I.: Quanti Dojo di Karate ci sono a Okinawa? H.S.: E' difficile saperlo perchè ci sono tante organizzazioni, però...a Okinawa ci saranno circa 130 dojo federali. Inoltre ci sono altri gruppi e Istituti dove si pratica il Karate... Yoshio Hichiya è stato Presidente della Federazione Okinawense di Karate (in seno alla Federazione Giapponese) fino a solo cinque anni fa. Attualmente, il Presidente della stessa è Koei Teruya. B.I.: E di queste, quante sono di Goju Ryu? H.S.: Di Goju Ryu credo che saranno più o meno 50. B.I.: Ci sono molte interazioni a Okinawa tra maestri di gruppi differenti? H.S.: A Okinawa generalmente ogni praticante va a farlo nella propria scuola e ne si mescola ne si allena con altri stili differenti. Però ci conosciamo...al contrario in Occidente gli uni vanno con gli altri. Qui non succede. B.I.: Dunque, c'è una bella differenza di obbiettivi tra Okinawensi e Occidentali? H.S.: L'europeo, l'occidentale, vuole imparare di tutto. A Okinawa lo si fa solo con ciò che appartiene a ciascun individuo, con ciò che appartiene alla sua scuola. Okinawa è un isola di gente tranquilla che concepisce il Karate per sem-

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pre, per tutta la vita, senza il desiderio di confrontarlo con altro. Adesso abbiamo tra le mani un progetto per un padiglione esclusivo per il Karate.

sia libero dai dolori scagli la prima pietra, anche quelli molto più giovani; però la sua respirazione è potente, come non potrebbe essere altrimenti in un 10°Dan di Goju Ryu.

In effetti la Federazione Okinawense è da molti mesi che sta lavorando su un futuro padiglione ad uso esclusivo per le attività del Karate di Okinawa e di una parte del Budokan esistente.

B.I.: Qual'è la cosa più importante per un Karateka? H.S.: E' molto importante praticare le basi del Karate, il kihon di ogni scuola. Quando per esempio si intende il Karate esclusivamente come uno sport, non si progredisce nella pratica delle basi e si perde la tecnica.

B.I.: Attualmente ci sono differenze tra il Karate Okinawense e quello delle isole principali del Giappone? H.S.: In Giappone, sull'isola principale si va molto di fretta, tutto succede molto velocemente e così molti atleti sono tornati qui. Ad Okinawa l'ambiente è molto più rilassato. Yoshio Hichiya non ha le ginocchia in buone condizioni ma...chi a una certa età

B.I: Qual'è la riflessione finale che vorrebbe fare per i karateka di tutto il mondo? H.S.: Siccome il Karate è per tutta la vita e non solo per una parte di essa, la cosa più importante è che venga fatto bene e sia sviluppato correttamente in tutte le sue sfumature, nella tecnica, nel comportamento. Il Karate non è cosa da fare solo per un periodo, ma per tutta la vita...! E' ora di andaecene. Sensei Onaga rimane qui e Sensei Hichiya ci chiama gentilmente un taxi che ci viene a prelevare tra queste stradine lontane dal trambusto della città (anche se qui ad Okinawa quello che noi definiamo trambusto, non se ne vede granchè da nessuna parte...).

Hichiya Yoshio che esegue una dimostrazione nel Budokan di Naha, nel 2009. Alle sue spalle, seduti, Arakaki Isamu (scomparso il 29 di Marzo del 2013) e Senaha Yoshitsune (Uechi Ryu).


Le infallibili strategie di combattimento siamesi per l'eliminazione dell'avversario. Per decenni dimenticate nella stessa madrepatria le 15 Forme tecniche tradizionali definite Mae Mai Muay Thai o tecniche (mai) fondamentali (mae) della lotta (muay) thai , rappresentano in realtà un tesoro tecnico-culturale che deve essere a tutti i costi preservato. Le Mae Mai o Mai Khru, lungi dal rappresentare unicamente dei movimenti offensivi e difensivi all'apparenza relativamente semplici, sono il “distillato” di un sistema completo di lotta thailandese enormemente ricco e sofisticato. Ogni singola tecnica è stata elaborata nel corso dei secoli da guerrieri e maestri di lotta e si basa su principi di combattimento provati “sul campo” in tempi di guerra e di pace nel corso di innumerevoli scontri (in un vero processo scientifico concluso con una accurata valutazione di causa-effetto) e risultate vincenti. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: perchè alcune tecniche sono state ritenute Mae mai (e cioè tecniche madre) ed altre no? Si può senz'altro affermare che tutte quelle definite basilari, in una lunga serie di tentativi, sono risultate le più efficaci a garantire la vittoria in uno scontro reale; in altre parole sono le azioni che offrono a chi le sa utilizzare correttamente, le maggiori possibilità di successo. Pur esistendo delle differenze più o meno sottili tra l'esecuzione delle forme nei vari stili regionali di Muay, tutte le varianti stilistiche tradizionali riconoscono come fondamentali gli stessi 15 principi di combattimento. Volendo ulteriormente approfondire il concetto, possiamo dire che ogni Mae mai rappresenta da sola una intera visione del combattimento, una completa strategia di lotta. Il vero valore, la bellezza insita in tali azioni, sta nel fatto che ogni Mae Mai è un movimento universale che, se si è in possesso dell'idonea chiave di lettura, può essere sviluppata attraverso le numerose varianti esistenti, dando luogo a molteplici applicazioni marziali, tutte egualmente efficaci. I Maestri del passato che hanno codificato queste sequenze di tecniche possedevano una tale padronanza del combattimento corpo a corpo, ottenuta sulla propria pelle, che sono riusciti a condensare in 15 azioni facilmente replicabili una enorme quantità di principi combattivi. Il bagaglio tecnico che ne risulta e che è oggi a disposizione di tutti i praticanti di Muay, è coerente, consistente ed è in

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Muay Thai condizione di superare la prova delle sfide di oggi così come si è dimostrato all'altezza per tante e tante volte in passato. Se si vuol trovare un criterio distintivo delle tecniche tradizionali della Muay Boran, questo può essere individuato nella grande enfasi data all'esecuzione precisa e raffinata di ogni azione difensiva ed offensiva, al fine di riuscire ad essere efficaci anche in scontri con avversari più pesanti e massicci. Il miglior metodo provato per ottenere tale padronanza e correttezza tecnica è quello dello studio e della pratica delle forme Mae Mai. L'uomo che in tempi moderni si è più impegnato per sviluppare un corretto apprendimento delle tecniche Mai Khru, attraverso un'attenta codificazione di ogni movimento e delle sue numerose varianti, è senza alcun dubbio il Professore universitario e luminare in tema di argomenti storici relativi alle varie epoche di sviluppo del Muay e alle correnti stilistiche regionali Phosawath Saengsawan. Khru Pho (come ama farsi chiamare) ha definitivamente codificato le tecniche fondamentali della disciplina, organizzandole in ordine di difficoltà crescente, in maniera così esaustiva che ancora oggi la sua codifica è quella che “fa testo” in Thailandia. Il Maestro ha anche illustrato in maniera definitiva il concetto di “varianti” di ogni tecnica fondamentale, creando così un bagaglio di nozioni (strategie, principi, mappa dei punti vitali, uso di armi naturali) veramente completo ed esaustivo che attualmente rappresenta la spina dorsale del curriculum tecnico dell'Accademia Internazionale di Muay Boran IMBA. Tra le applicazioni più avanzate dei principi delle Mae Mai Muay Thai trasmesse da Khru Pho dobbiamo ricordare le cosiddette “combinazioni devastanti”, tecniche combinate all'azione principale che mirano a terminare l'avversario con una ulteriore percussione, una leva articolare, uno strangolamento, una proiezione etc. Nella sequenza tecnica a fronte possiamo osservare la Strategia Mae Mai numero 2, detta dell'intrusione nella guardia dell'avversario, per poter raggiungere il suo “nido” (cioè i punti vitali situati sulla linea centrale del suo corpo), in ligua Thai Paksa Waeg Rang. Una volta superato lo sbarramento dei suoi colpi o delle braccia tenute a protezione, grazie a passi particolari, a movimenti del tronco o a tecniche di deflezione appropriate, ci possiamo trovare in una posizione ideale per scaricare colpi a corta distanza che molto difficilmente verranno bloccati. Le armi che dovremo utilizzare saranno ovviamente le più idonee a scagliare colpi da vicino cioé testate, gomitate o ginocchiate.


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Muk Yang Chong (l'Uomo di Legno) Nel Wing Tsun, le forme seguono il concetto generale della Siu Nin Tao (forma delle Piccole Idee: dato che in cinese le parole sono uguali al singolare e al plurale, entrambe le versioni sono valide). Ogni movimento ha una funzione educativa psicomotoria e contiene un “idea” che dobbiamo sviluppare nel Chi Sao (mani appiccicose) e nel Lat Sao (esercizio del combattimento). Credo, dopo anni di studio, che i movimenti delle forme non esprimano più che l'idea o “idee” e che aldilà di queste si debba proseguire in una ricerca più approfondita. Un “guardare con occhi più profondi” ciò che a prima vista può sembrarci ovvio. Attualmente esiste una corrente del WingTsun che tenta di fare tutto tale e quale alle forme; vale a dire che cercano di riprodurre in maniera identica quello che studiano all'interno delle forme, nell'applicazione da combattimento o negli addestramenti al combattimento. Anche se tutte le opzioni sono assolutamente rispettabili, personalmente sostengo che questo non sia fattibile. Di seguito esporrò quello che mi ha portato a tale conclusione. In uno dei miei precedenti articoli per questa colonna del WingTsun, ho fatto riferimento alle variazioni logiche nel modo di combattere che si sono prodotte portando fuori il WT (e dal resto delle Arti Marziali Cinesi) dall'”ecosistema” della Boxe Cinese e avendo a che fare con nemici/avversari che si muovono in modo totalmente differente. Senza dubbio, il WT fu

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concepito in un momento e luogo preciso e con scopi altrettanto chiari: confrontarsi con altri praticanti di altri stili cinesi. Il cambio di “nemici” obbliga a delle ovvie modifiche per adattarsi totalmente a loro. Viceversa, la differenza tra il LAVORO TECNICO e il COMBATTIMENTO REALE risulterà così grande che sarà impossibile applicare le eccellenti tecniche e strategie di questo sistema. Quest'affermazione sulla forma Siu Nin Tao è ovviamente estendibile al resto delle forme del WingTsun e naturalmente al lavoro del Chi Sao e dei settori che i praticanti del lineage al quale io appartengo, sono abituati a eseguire. Parliamo un po' di questo… Ciascuna parte di ogni settore possiede almeno due aspetti: Sviluppo della forza elastica o energia elastica (nelle sue sfumature Yin e Yang) e trasmissione di un concetto tattico. Sebbene la pratica di questi “esercizi” con un compagno sia molto più esplicita delle forme, allo stesso tempo nasconde molti elementi o idee che hanno bisogno di essere sviscerati nel Lat Sao per poter estrarre le loro applicazioni e avvicinare i principi e le tattiche all'obbiettivo finale (che spesso viene dimenticato): IL COMBATTIMENTO. Oggi parleremo del lavoro dell'Uomo di Legno (Muk Yan Chong). Nel nostro sistema, oltre alla forma classica, a partire dal 3° livello tecnico (Cintura Nera 3° Dan) vengono praticate delle sessioni di allenamento in coppia dove si cerca di mettere in pratica alcune di queste idee che si estrapolano dalla forma MYC. Un dato curioso (per coloro che non le conoscono e per far riflettere quelli che INVECE le conoscono) è che tutte cominciano con il movimento PakSao + Pugno. Dopo questa entrata, si simulano e si tentano di realizzare varie repliche (a seconda di come sentiamo l'energia dell'opponente). Il movimento PakSao + Pugno è assai poco probabile che avvenga in una lotta reale allo stesso modo che nelle sessioni di combattimento. Allora perché insisterci tanto? La risposta è perché ci obbliga a utilizzare una serie di catene muscolari coordinate e una sensibilità particolare che aumentano la nostra forza elastica. (energia elastica); questa forza elastica ci darà maggiori possibilità in combattimento. Ma in quali circostanze si può applicare nel combattimento reale se la probabilità di subire un PakSao + Pugno sono così scarse? Il mio maestro negli ultimi anni ha focalizzato la sua ricerca in questo aspetto realizzando grandi progressi e scoperte. Io, che ho ereditato parte di quello spirito critico e la voglia di guardare in profondità, ho dovuto osservare i movimenti delle sessioni avanzate di Chi Sao (in relazione alla forma dell'uomo di legno) in un'altra maniera. Invece di soffermarmi sulla tecnica in se, ho cercato “l'idea” nascosta in essa e poi ho considerato come avrebbe funzionato da distanze differenti e di fronte a diversi stili di WT. Una delle prime conclusioni a cui sono giunto può risultare abbastanza forte per quelle persone che provano ad applicare tutto nel modo più fedele alle forme: NON E' POSSIBILE applicare tali e quali i movimenti della forma dell'uomo di legno. Ne tantomeno applicare unicamente le tecniche di quest'ultimo. E cioè, perché tutto abbia una certa logica in combattimento è necessario usarle in sinergia con altri elementi delle forme Biu Tze Tao e Bart Cham Dao (in un'altra occasione scriverò sul rapporto diretto tra le forme Biu Tze Tao e Bart Cham Dao). Altre delle conclusioni tratte a seguito di uno studio approfondito e continuato della forma dell'Uomo di Legno, possono essere queste: - Un aumento considerevole della potenza e dell'esplosività - Un controllo superiore del corpo dell'avversario - Maggiore mobilità - Maggiore capacita di adattamento in situazioni “impreviste” (tecniche sconosciute) - Miglioramenti su tutte le distanze

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- Un movimento più sciolto e naturale di tutto il corpo, specialmente dei piedi e della colonna vertebrale Oltre questi attributi che sto citando, mi piacerebbe anche riesaminare altre “perle” della forma che in pochissime occasioni vengono trattate nel nostro sistema o che addirittura, per molti praticanti, semplicemente NON ESISTONO perché non gli interessa vedere in profondità, andare aldilà del primo strato superficiale della forma. Concetto “stabilire le zone”: tanto nella lunga che nella corta distanza, sviluppando queste applicazioni avanzate dell'uomo di legno ho potuto estrapolare i suoi angoli per situazioni “non classiche” contro stili differenti di WT dando luogo al concetto di “stabilire le zone” Questa “nuova idea” (che è vecchia come il sistema…) ci porta in un altro scenario molto più complesso e rende appassionante la nostra pratica: 1° - Applicazione del concetto degli angoli d'attacco dell'uomo di legno dalla lunga distanza (dalla posizione di guardia). Dobbiamo imparare a posizionarci in un angolo che neutralizzi uno dei due lati dell'avversario e farlo senza che se ne renda conto. 2° - Applicazione nell'attacco: sia da vicino (aderenza) che da lontano (non aderenza). Il nostro attacco deve coprirci quel tanto che basta per poter entrare in un angolo obliquo come il movimento stesso. Proteggere una zona sia mentre stiamo entrando, che continuando a muoverci dopo l'impatto. Per evitare di subire dei colpi. Questo è importante anche quando perdiamo il contatto con l'avversario e se ci sfugge o cade. E' caratteristica delle tecniche dell'uomo di legno l'essere prevalentemente offensive: difendiamo con un attacco che cede e colpisce con lo stesso braccio e con un solo movimento. Perché sia efficace è fondamentale poter adattare il colpo ed essere cedevoli al contatto col braccio dell'avversario, senza lasciarlo avanzare verso l'obbiettivo e senza sprecare energia, cambiando l'angolo. 3° - Apertura degli angoli d'attacco (aprire la guardia). Se l'avversario è abile potrebbe cercare di bloccare le nostre braccia con le sue. Qui applichiamo le tecniche di apertura e colpo, con piccoli e impercettibili movimenti del gomito e del polso (movimenti di Huen Sao, mano a cerchio della forma Biu Tze). 4° - Polarità complementare. Le tecniche dell'uomo di legno anche se sono in prevalenza offensive sono fondamentalmente attacchi Yin. Spieghiamo un po' questo concetto di polarità che è sempre presente nel WT. In altri articoli abbiamo visto che l'energia elastica può essere yin (cediamo assorbendo l'attacco dell'opponente) o yang (attacchiamo attraverso il vuoto creato dal cedere). Posto che nell'uomo di legno sono tutti in apparenza degli attacchi, succede che il cedere e l'attaccare si fondono in un solo colpo. L'attacco yang impatta con il braccio del manichino che anch'esso è yang (pieno e forte) e rappresenta un attacco; il nostro attacco quindi si modifica, cede ma continua ad avanzare cercando un altro angolo debole per passare da lì. In questo caso il manichino non cambia, la sua posizione è molto forte, siamo noi che dobbiamo modificare il nostro angolo e “toglierci dalla traiettoria” del manichino. Questo è il sistema classico della forma dell'uomo di legno. Ma…curiosamente, quando uno comincia a praticare per un po' di tempo e in maniera costante la forma del MYC e i suoi schemi in coppia, il corpo inizia ad “allontanarsi dall'estetica classica” e senza poterlo evitare esprime un movimento più sciolto e flessibile. In questo modo, è il sistema stesso che ti porta a lavorare gli altri “settori” del metodo, scoprendoli assolutamente compatibili e necessari perché questo arrivi a funzionare. Strettamente collegato con ciò che descrivo nelle righe precedenti sono le proiezioni, le spazzate e le tecniche di Chi Gerk (gambe appiccicose), ecc… 5° - Controllo degli sbilanciamenti. Tra le tattiche dell'uomo di legno c'è quella in cui nel caso veniamo sbilanciati con una

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spazzata o una spinta che non siamo stati capaci di neutralizzare, ci afferriamo e appendiamo all'opponente. Tuttavia questa strategia ha un punto debole. L'avversario può scagliarsi sopra di noi e atterrarci per combattere a terra (uno si rende conto di queste cose solo quando ha a che fare con uno specialista della lotta). In altre parole non ci interessa andare a terra, salvo possedere un bagaglio adeguato per lottare al suolo. La stragrande maggioranza dei praticanti di WingTsun NON CE L'HA, quindi… Perché tale tattica sia vincente è necessario tornare ai principi base, precisamente a quello che dice “ mantenere una pressione costante in avanti” (verso l'asse dell'opponente). Così facendo si otterranno due cose: - Si evita che l'avversario chiuda totalmente la distanza con noi arrivando al grappling. - Un efficace radicamento a terra per sfruttare la forza dalla base collegando la parte superiore a quella inferiore e in questa maniera poter continuare a colpire. Viceversa non potremo avere potenza nei colpi e nonostante che ci attacchiamo al nostro avversario, non saremo in grado di farlo “desistere” dalle sue intenzioni. 6° - Rilassamento e movimenti speciali della colonna vertebrale. A livello avanzato il radicamento è solido ma il corpo è morbido, rilassato e ciò ci permette di fare “più cose” di prima. Sono esercizi di alcune sessioni avanzate che lavorano in particolare sulle oscillazioni e le torsioni della colonna vertebrale in maniera tale da imporci di stare rilassati, mantenendo il tronco collegato alla base e alle braccia. Così possiamo lasciarci andare in avanti e uscire in diagonale consentendo che l'avversario ci si avvicini mentre lo si colpisce continuamente con tecniche di gamba e di braccia. 7° - Passi e Chi Gerk. Il livello di integrazione raggiunto permette che anche in posizioni estreme (piegato all'indietro) si disponga della potenza sufficiente per colpire con braccia e gambe. Tale coordinazione superiore si ripercuote anche nella maggiore efficacia e varietà di passi collegando il Chi Gerk agli spostamenti. In conclusione: prestare attenzione ai princìpi ben oltre le forme precise di applicazione, ci permette di acquisire molte più capacità di quelle che sarebbero possibili solo imitando e riproducendo la forma, le sequenze e nulla più. Inoltre, sarete d'accordo con me che la pratica della nostra arte diverrà molto più appassionante. Per fare tutto questo non è necessario attuare nessuna rottura. Restando fedeli allo spirito e ai principi fondamentali del WT senza limitarci “all'estetica da puristi” delle tecniche precise. Perché come ho detto nell'articolo del mese scorso “l'essenza e la forma”…a me personalmente è l'essenza della questione ciò che mi importa di più, e a voi? Di nuovo grazie per la vostra attenzione e appoggio. E' un piacere condividere le mie umili opinioni con artisti marziali di tutto il mondo. Un forte abbraccio marziale.

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Il GM Bierman aggiunge una medaglia d'oro nelle Armi 4 Maggio 2013 Durante gli ultimi 40 anni George Bierman da Loyalsock ha dedicato la sua vita alla pratica delle Arti Marziali. Al suo primo anno all'università di Bloomsburg nel 1973 cominciò ad allenarsi nel Tae Qwon Do e nel Judo, da quel momento e dopo molto tempo di pratica è diventato uno dei Maestri più premiati del Karate. Bierman è adesso 8°Dan e insegna Karate e difesa personale nella scuola locale. La sua gamma di capacità racchiude tutto dall' Akai Ju Jitsu alla difesa con armi. E' stato selezionato come membro in 10 Hall of Fame di Arti Marziali e ha vinto oltre 200 premi nel Karate, incluso due della Camera dei Rappresentanti della Pennsylvania nei quali vengono riconosciuti i suoi straordinari traguardi.. Tuttavia, la sua vittoria più impressionante nel mondo delle competizioni di Arti Marziali l'ha ottenuta precedentemente alle Olimpiadi delle Arti Marziali OrienteOccidente, svolte dal 11 al 14 Aprile. Questo evento, che secondo molti è diventata la più grande competizione di Arti Marziali del mondo, è organizzato dalla Confederazione Internazionale delle Arti Marziali. La kermesse, che ha luogo a San Pietroburgo in Russia, è un raduno nel quale gli Artisti Marziali non solo dimostrano la loro abilità, ma scambiano anche le loro conoscenze con partecipanti di culture differenti. Dal momento che non ci sono gare di Karate ai Giochi Olimpici estivi, questa competizione viene considerata la più prestigiosa. Nell'Aprile del 2000 George Bierman gareggiò per la prima volta e vinse due medaglie. L'anno seguente nell'Open Oriente-Occidente vinse tre medaglie nelle categorie tradizionali, Armi lunghe, Armi corte oltre che una medaglia di bronzo nel Kumitè. Dopo quelle vittorie incredibili nel 2000, Bierman divenne l'uomo copertina per i sette anni successivi e da allora ha partecipato regolarmente all'evento come ambasciatore degli Stati Uniti. In questo anno, Bierman dovette volare nuovamente in Russia per presenziare alla cerimonia di apertura insieme al membro della Hall of Fame del UFC Dan Severn. Tuttavia, dopo aver eseguito la sua esibizione nella cerimonia di apertura del venerdì, Bierman rimase sorpreso di sapere che il coordinatore dell'evento lo aveva iscritto alla competizione con le armi della domenica. All'età di 57 anni Bierman accettò con una certa riluttanza, nonostante non avesse portato ne armi, ne attrezzatura da combattimento. “Finii per comprare un Bo da uno dei venditori e mi allenai un po' la sera prima per togliermi le ragnatele”, disse Bierman. “ Io lavoro tutti i giorni, ma quando gareggiavo, mi allenavo alle competizioni per un anno e mezzo”. Come grande campione quale è, Bierman vinse la medaglia d'oro dell'evento, superando altri 15 avversari che si preparavano alla competizione da un anno. “Sono più giovani, possono essere un po' più veloci, ma io probabilmente ne sapevo un po' di più, credo sia per questo che hanno sottovalutato una persona più anziana” disse Bierman dopo la vittoria. Nonostante abbia vinto il suo sesto titolo mondiale quest'anno nell'Open Oriente-Occidente, non pensa di gareggiare di nuovo. “Una volta che raggiungi questo livello, si parla dei migliori atleti del mondo. E per avere successo a questo livello devi mangiare, dormire e respirare Arti Marziali” disse “e per quanto mi riguarda, sto iniziando a capire che una volta che hai raggiunto il più alto, puoi solo perdere o rimanere infortunato.”

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Niente del genere era stato visto fino ad oggi dagli appassionati studenti di Shaolin Hung Gar. Si tratta della prima forma in coppia di Hung Gar, la Gung Gee Fook Fu Doy Dar. Per allenarsi con un compagno nel combattimento reale fino al limite, è assolutamente necessario imparare questa forma. Il Maestro Martin Sewer, 8°Dan ci mostra, con l'aiuto di due dei suoi principali istruttori, i sottili dettagli di questa forma concepita per il combattimento. Non a caso, si dice che la Gung Gee Fook Fu Doy Dar aiuti gli allievi interessati a farlo, a crescere, a raggiungere un nuovo livello di abilità in combattimento e a migliorare enormemente le loro potenzialità. Non perdete l'opportunità di scoprire il vero sapere del tempio di Shaolin, come l'autentico Hung Gar Kung Fu del Gran Maestro Martin Sewer.

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Ju-Jitsu Ju-Jitsu Wjjf. Fui subito rapito dal suo carisma e dalla sua energia. In quel preciso istante scoccò la vera scintilla e capii di aver trovato finalmente la mia strada. Un po' come indossare delle scarpe bellissime che ti piacciono tanto e che scopri che oltre tutto sono anche molto comode. Trovai la scarpa per il mio piede.

Budo International: Maestro buongiorno. Parliamo ancora un po'di lei e della Wjjf. Adriano Busà: Buongiorno e benvenuti nuovamente nella nostra sede. BI: Ci può dire come è nata la sua passione per il Ju-Jitsu? AB: A dire il vero il Ju-Jitsu è stato il capolinea di una ricerca che si è conclusa proprio con la dolce arte. Ho iniziato la pratica delle arti marziali nel lontano 1981 con il Judo con il quale avevo un rapporto conflittuale perché non mi dava la completezza di ciò che cercavo e nonostante tutto ho proseguito su questa strada per degli anni. Poi decisi di allargare i miei orizzonti e dare ascolto al mio temperamento, andando alla ricerca di un qualcosa che mi desse l'opportunità di esprimermi anche con tecniche di percussione e mi avvicinai al pugilato. Ma anche questa esperienza non mi convinse fino in fondo perché sentivo dentro di me come dei vuoti da colmare. Allora iniziai ad approcciarmi al Karate e al Kung Fu fino a che non iniziai il Ju-Jitsu nel 1991. BI: Cosa scattò in lei ce lo può raccontare? AB: Beh! All'inizio ero incuriosito da questa disciplina, frequentandola mi appassionai sempre più fino a che nel 1992 a Livorno durante uno stage internazionale vidi all'opera il Soke Robert Clark fondatore dello stile di

BI: Poi cosa successe come si è evoluta la sua storia? AB: Ho fatto la gavetta passando di cintura in cintura e cercando di frequentare più stage possibili in tutta Italia, fino ad arrivare alla cintura nera e all'abilitazione all'insegnamento. Dopo alcuni anni fui nominato direttore tecnico della città di Firenze, città in cui sono nato e in cui vivo, salendo nel tempo di considerazione all'interno della Federazione di allora, fino a raggiungere la nomina di Presidente Nazionale. BI: Una carriera in rapida ascesa. Adesso che ruolo ricopre all'interno della Wjjf? AB: Oggi sono Presidente Nazionale della Wjjf Pma Italia e membro internazionale della Shihan-Kai commissione tecnica creata concettualmente dal Soke prima della sua morte in collaborazione con il Presidente Internazionale Giacomo Spartaco Bertoletti co-fondatore e pilastro della World Ju-Jitsu Federation che l'ha concretamente realizzata. La Shihan-Kai è la commissione che rappresenta la Wjjf nel mondo attraverso proprio i suoi membri. È composta da varie nazioni tra cui appunto l'Italia. BI: Lei ha detto a più riprese e la sottolinea spesso la morte di Soke Clark. Che cosa ha significato per voi la sua scomparsa? AB: Bella domanda! Per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscere il Soke di persona e di essergli stato vicino è stato veramente un trauma. Saputa la notizia per vie traverse sul momento nessuno ci credeva, abbiamo aspettato un comunicato ufficiale da

parte della federazione che mi informò dopo poche ore incaricandomi della divulgazione formale della terribile notizia, con discrezione e rispetto. E così feci. Telefonai ai miei più stretti collaboratori e colleghi li informai confermando, e diramai un comunicato stampa a mezzo web per la federazione e per tutti gli associati. La scomparsa del Soke è stata difficile da metabolizzare perché era un persona di cuore che ti faceva stare bene, con uno sguardo capiva tutto, eliminando la necessità delle parole. Un uomo molto semplice, concreto e disponibile, talvolta severo ma sempre giusto ed equilibrato nei suoi atteggiamenti. Un vero maestro non solo nel Ju-Jitsu, ma anche maestro di vita. La sua scomparsa è stato un duro colpo, ma devo ammettere che la sua mancanza ci stimola a fare sempre meglio il nostro lavoro di direttori tecnici e ambasciatori della Wjjf nel mondo. Purtroppo la morte fa parte della vita e dobbiamo accettarla come trasformazione, come evoluzione, e non certo come conclusione tragica e definitiva di una esperienza. BI: In che direzione sta andando adesso la World Ju-Jitsu Federation? AB: La Wjjf nonostante la perdurabile crisi internazionale sta continuando a crescere. Siamo in quasi 40 paesi del mondo e sistematicamente veniamo contattati da nuovi gruppi. Io credo che il grande successo della nostra federazione sia proprio quello che ci ha insegnato il Soke Clark il quale si dedicava maggiormente a chi aveva più difficoltà. La sua filosofia che da sempre accompagna il suo stile di JuJitsu è il vero comun denominatore, il rispetto, la disciplina, la lealtà, il coraggio, la determinazione, l'amicizia tutti valori tipici che ci ha trasmesso un grande maestro sono il telaio che intreccia i vari tessuti di paesi tanto diversi tra loro e che trovano nella Wjjf la perfetta filosofia, la perfetta opportunità di imparare e praticare il JuJitsu. Non c'è nazione, non c'è città, non esiste luogo in cui non si possa far conoscere ed appassionare al JuJitsu. “Il Ju-Jitsu è solo un mezzo” diceva. Adesso, continuiamo la nostra esperienza nello straordinario mondo della dolce arte cercando di dare la possibilità anche ad altri di conoscere un grande uomo. Un uomo che ha scritto una delle pagine più belle e importanti della storia delle arti marziali. Con naturalezza, proprio lì sul tatami, senza troppe parole, lasciando che sia lui ad agire, lasciando che sia lui a raccontarsi, semplicemente attraverso le sue tecniche, attraverso il suo Ju-Jitsu, attraverso di noi… ora, nel futuro e in ogni luogo.

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Il Karate è diventato uno sport di high competition, e si è diffuso in tutto il mondo, tuttavia le sue radici sono ancora vive, e questo lavoro è un ottimo esempio di questo. Shihan Toshihiro Oshiro, nato a Okinawa, è un'autorità riconosciuta nella storia e le tecniche di arti marziali tradizionali di Okinawa. Presidente del Ryukyu Bujutsu Kenkyu Doyukai (RBKD), Shihan Toshihiro Oshiro dedica il suo lavoro alla ricerca e lo sviluppo del karate di Okinawa e la tecnica del Kobujutsu, ed in particolare all'insegnamento del Shima-Ha Shorin-Ryu Karate e del Yamanni Ryu Kobujutsu . Lo stile basa il suo lavoro sulla comprensione della biomeccanica corporale e nel sistema fisico dinamico interno attraverso lo studio di antichi kata, difendendo il modo tradizionale di praticare il Karate come un sistema unitario, in contrasto con le dissezioni fatte dal moderno Karate sportivo. Con l'aiuto di Sergio Hernandez Beltran e Cristobal Gea Gea, Presidente e Direttore Tecnico e Segretario del RBKD-Spagna, rispettivamente, Shihan Oshiro ci presenta un eccellente lavoro didattico centrato sulla kata di base dello stile Shorin-Ryu Shima: Sonoba Kihon (tecniche di base statiche), Ido Kihon (tecniche di base in movimento), Kihon Kata 1-3, le forme fondamentali Pinan Kata 1-5, kata Naihanchi Shodan, e le prime due forme di base di Sai (Shimabukuro No Sai).

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Grandi Maestri “E' stato il braccio destro di Helio Gracie, per 35 anni è stato la polizia di Rio de Janeiro. Campione di Vale Tudo, oggi è il Maestro di Ju Jitsu più riconosciuto al mondo. Lavora negli Stati Uniti”

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Biografia

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rancisco Mansur è nato in Brasile nel 1940. La sua irruzione nel Jujitsu avvenne grazie al padre che aveva partecipato a dei corsi quando era giovane e trasmise la passione a suo figlio. Quando era un adolescente Francisco Mansur si trasferì nel “centro” di Rio de Janeiro per studiare e una volta lì, cominciò a prendere lezioni dal Gran Maestro Helio Gracie, aveva 15 anni quando conobbe il Leggendario Maestro Gracie. A 17 anni, il Maestro Mansur era pronto per pertecipare al suo primo combattimento di Vale Tudo (Lotta libera). La notte prima dell'evento non riuscì a dormire da come era nervoso, ma recuperò la sua compostezza il giorno del match e sconfisse il suo avversario in soli 17 secondi. Il Maestro Mansur prese parte ad altri 38 incontri con regole di lotta libera, li vinse tutti e rimase imbattuto per tutta la sua carriera competitiva. Il Maestro Francisco Mansur è stato una figura importante per la creazione della prima Federazione di Jujitsu in Brasile (Federazione di Rio de Janeiro). Aprì i battenti della sua prima scuola quando aveva solo 25 anni e

come insegnante lasciò il segno rapidamente. Mansur ebbe grande successo lavorando con i più giovani, formando una moltitudine di grandi lottatori con il suo programma per bambini e con le sue straordinarie conoscenze dei principi del Grappling. I suoi corsi erano i più richiesti dai bambini che volevano fare attività sportiva a Rio de Janeiro. La sua opera, aldilà dello sviluppo delle Arti Marziali, gli ha consentito di ottenere numerosi premi, come l'ingresso nella Hall of Fame Mondiale di Karate, nella Hall of Fame della rivista Action Martial Arts, in quella dell'Associazione Americana del Karate di Okinawa e nella Hall of Fame della rivista Budo Interational. L'Accademia Kioto, aperta nel 1965, fu la prima nel suo genere che con un progamma molto severo e sistematico, concentrava il suo BJJ nelle tecniche di base che insegnava il Gran Maestro Gracie, così come nell'aspetto difensivo del BJJ. Sovente viene menzionata come la scuola più tradizionale di Jujitsu al mondo. La prima

cintura nera del Maestro Mansur è stato Marcelo Rezende Filho e il suo lineage di BJJ fondò accademie molto importanti come la Claudio França BJJ, Brasil 021 o Soul Fighters. Dopo la partenza dal Brasile per andare a vivere negli Stati Uniti da parte del Maestro Francisco Mansur, Alvaro e Kraus Mansur sono passati alla conduzione dell'Accademia mentre il Maestro continua ad occuparsi del team. Nel 2008 Alvaro mansur ha lasciato l'Accademia Kioto per formare un team a parte (Soul Fighters) insieme ad alcuni allievi dell'Accademia Kioto.

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Grandi Maestri

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E' autore del libro “La Bibbia del Ju Jitsu” e di “Serie di DVD didattici sulla dolce Arte” 77


Nuovi libri!

"Karate: immagini di una Storia" è il libro che contiene il maggiore e piÚ interessante archivio di documenti storici della storia del Karate. Funakoshi, i suoi Maestri, i grandi delle generazioni successive, Nakayama, Yamaguchi; tutto questo in documenti inediti o poco conosciuti, fotografie che sono parte della storia del Karate.

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Intervista

rand Master Victor Sheng Lung Fu è il nipote del grande maestro Fu Zheng Song (o Fu Chen Sung 1881-1953), il famoso fondatore del sistema completo di arti marziali interne denominato Fu Style Wudang Boxing o Wudang Quan che include Tai Chi Chuan, Liang Yi Chuan, Ssu Xiang Chuan, Hsing Yi Chuan e Pa Kua Zhang, più altri tipi di pugno e le forme con armi. Fu Zhen Song è stato uno dei più noti maestri di Kung Fu della storia cinese. Era famoso come una delle "Cinque Tigri venute dal Nord”. Lo stile Fu è stato sviluppato ulteriormente dal figlio, il Gran Maestro Fu Wing Fay (o Fu Wing Fai o Fu Yong Hui, 1907-1993), il padre di Victor Shen Lung. Gli studenti migliori di Fu Wing Fay furono suo figlio Victor Shen Lung, e una giovane donna talentuosa di nome Bow Sim Mark, uno delle più grandi maestre negli ultimi 50 anni. Così, a Victor Sheng Lung Fu, e a tre dei suoi fratelli e sorelle, è passato il testimone dell'eredità marziale di famiglia. Nato l'8 gennaio 1946, ha iniziato l'apprendimento delle arti marziali e del sistema completo dello stile Fu con il padre, quando aveva quattro anni. Già da bambino, ha gareggiato in numerosi tornei e all'età di 13 anni si posizionò al 1° posto al Torneo Giovanile Provinciale del Guangdong. Nel 1984 è diventato membro e direttore del Guangzhou Municipal Wudang Boxing Research Society e nel 1985 Membro del Comitato del Guangzhou Municipal Wushu Association. Nel 1988 è stato confermato giudice di 2a classe di Wushu dal Guangzhou Municipal Sports Committee. Dalla Cina si è trasferito nel 1989 a Vancouver, Brithis Columbia, Canada, dove ha aperto la sua scuola per insegnare il sistema di arti marziali della sua famiglia e tuttora insegna negli istituti della comunità locale, svolge attività di formazione continua e collabora con più di trenta centri di lunga degenza intor no a Vancouver. Attualmente è uno dei pochi maestri di stile Fu nel Nord America, in Canada e in Europa.

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Sinteticamente,lo Stile Fu è caratterizzato da un forte, flessibile e vivace movimento dei fianchi e della vita. Oltre ad essere morbide e ampie, le forme richiedono torsioni e rotazioni, piegamenti in avanti e indietro in modo che sia messo in gioco il movimento di tutto il corpo. Quest'enfasi sul movimento dell'intero corpo rende lo stile Fu unico. Sia per la salute che per l'autodifesa, lo studio delle arti marziali Stile Fu porta benefici non facilmente reperibili in altri sistemi. I Grandi Maestri Fu Zhen Song, Fu Wing Fay e Victor Fu Sheng Lung, rappresentano tre generazioni di alto livello nelle arti marziali interne. Come molti stili di famiglia, una priorità assoluta in queste arti è di trasmetterle alle generazioni future. In Italia, la scuola Shuri-Te, del Maestro Maurizio Mingotti, che si trova a Villa Bartolomea nella provincia di Verona, è la prima e unica scuola Italiana ad aver acquisito nel 2011 i certificati di affiliazione alla Fu Style Tai Chi, Pa Kua, Hsing yi, World Association, assegnati direttamente dal presidente il Gran Maestro Victor Sheng Lung Fu. Maestro Maurizio - maestro di karate Shotokan e Tai Chi e ora insegnante certificato di quarta generazione per lo stile Fu di Tai Chi assieme ai suoi allievi, ha avuto il piacere e l'onore di poter conoscere di persona questo aperto e umile Grande Maestro e ricevere gli insegnamenti direttamente da lui, nell'ambito di due seminari di Tai Chi e Bagua organizzati dalla sua scuola nel maggio 2011 e aprile 2012. Questa intervista, si è svolta il 27 aprile 2012, ultimo giorno prima della sua partenza per il Canada, spontanea e colloquiale come tra amici davanti ad una tazza di te mentre fuori sta piovendo. Il 2014 vedrà probabilmente la terza presenza in Italia del Grande Maestro. Per ulteriori informazioni sullo stile Fu di Arti marziali, e per chi volesse contattare il Gran Maestro Victor Sheng Lung Fu: www.fustyle.com fustyle@gmail.com

Informazioni sulla scuola Italiana Shuri-Te: www.shuri-te.it info@shuri-te.it

L'intervista Intervista a Grandmaster Victor Sheng Lung Fu Legnago (VR) 27 Aprile 2012 Budo International: Oggi siamo molto fortunati ad avere qui seduto con noi il Maestro Fu Shen Lung. Lei è il figlio di Fu Wing Fei [questa è l'ortografia più comune in lingua inglese dal Mandarino, ma se dal Cantonese sarebbe Fu Wing Fay si è visto questo nome scritto in entrambi i modi - ndr] e tuo nonno era Fu Zhen Song. Vuole parlarci del suo stile di famiglia Fu e, in particolare, delle differenze tra vecchio stile Fu e nuovo stile Fu? Victor Fu: Questa è una buona domanda. Lo stile Fu, da mio nonno Fu Zhen Song fino a me, copre tre generazioni, penso che in totale lo stile Fu abbia 195 anni di storia. B.I.: Tutti parlano di stile Fu, ma pochi sono consapevoli del fatto che ci sono differenze tra vecchio stile Fu e nuovo stile Fu, ed attualmente entrambi gli stili esistono. Quali sono le differenze tra i due stili? V.F. :Per rispondere a questa domanda, bisogna capire le differenze di background dei praticanti di famiglia. Mio nonno nacque nel 1881. Quando aveva 16 anni, era il 19° secolo. A quel tempo, l'ambiente culturale richiedeva la conoscenza delle arti marziali. Le armi da sparo non erano disponibili per la persona comune, il punto di riferimento per la gente comune erano le arti marziali per l'autodifesa e l'uso di armi semplici, come la lancia, la spada, la spada corta per la caccia e la lotta. Era molto importante sviluppare abilità nelle arti marziali per proteggere se stessi, la famiglia, la scuola. Mio nonno ha praticato le arti marziali dure, il Kung Fu duro, dove i movimenti sono più forti e rigidi ris pett o al nuo v o s t ile F u. Eg li poteva tagliare un tavolo con la sua


Artes Chinas Intervistatori: Maestro Maurizio Mingotti e Chiara Bertelli Interprete: Cristina Martinuzzi Trascrizione dell'audio inglese: Markus Spivak and Pam Martin Traduzione: Chiara Bertelli.

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Intervista

mano. Mio nonno non aveva quasi nessuna educazione. Non sapeva leggere né scrivere. Quando non si ha sufficiente istruzione, non si hanno i mezzi per educare se stessi in tecniche più sofisticate. Questa è la ragione per cui il vecchio stile Fu, rispetto al nuovo stile Fu, è rigido. Il problema principale è che è troppo duro. La seconda generazione, mio padre, Fu Wing Fay, a causa dei cambiamenti culturali, ha avuto una maggiore istruzione rispetto a mio nonno. Ha avuto una formazione di livello universitario. Credo che abbia iniziato il nuovo stile intorno al 1950. Non posso dire esattamente in che anno e in che mese si verificò il passaggio dal vecchio al nuovo stile Fu. Il vecchio stile Fu è stato il

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fondamento. Il nuovo stile è più raffinato, più morbido piuttosto che duro, con più fajing (forza esplosiva). Mio padre aveva capito che il morbido è meglio del duro, nelle arti marziali. B.I.: Ha iniziato a praticare lo stile Fu con suo nonno o con suo padre? V.F.: Ho dovuto imparare da mio padre. Continuando la nostra conversazione sul nuovo stile Fu, ho sentito dire da mio padre che egli ha fatto maggiormente ricorso all'uso della vita, mentre lo stile Fu più vecchio di mio nonno, aveva poco in termini di movimento della vita. [il Maestro Fu si alza e mostra il vecchio e nuovo stile di Fu]

B.I.: Così il nuovo stile Fu è molto più bello e migliore per la salute. V.F.: Mio nonno era scontento del cambiamento dal vecchio al nuovo stile Fu. Le persone anziane non vogliono cambiare nulla, compreso il modo in cui vanno le loro vite. Vogliono le stesse cose fino a che non passano oltre. Mio padre ha creato il nuovo stile Fu, la tecnica, l'utilizzo della vita. Le forme hanno gli stessi nomi. Mio nonno ha sentito che mio padre sbagliava. Gli studenti di mio nonno sono ancora in vita; anche se mio nonno è morto e non ci sono video esistenti di lui, posso vedere i video dei suoi studenti. Ci sono ancora cinque studenti, e loro continuano la sua strada. Gli studenti di mio nonno si considerano studenti di seconda generazione di mio


nonno. Se loro avessero imparato da mio padre, dovrebbero essere considerati studenti di terza generazione; nella cultura tradizionale cinese questo status è minore che essere un professionista di seconda generazione. Loro hanno imparano le tecniche da prima del 1950, quando le applicazioni erano considerate di fondamentale importanza. Così mio padre crede che il nuovo stile Fu sia corretto. Egli continuerà l'evoluzione della forma, i suoi dettagli e le sue tecniche. Le forme di pugno e con le armi allo stesso modo erediteranno le modifiche. Il cambiamento è naturale nel mondo, tutto cambia ogni giorno. Se non si desidera cambiare, si sarà lasciati indietro. Il problema nelle arti marziali è che alcuni cambiamenti sono cattivi, e alcuni sono buoni. Tutto dipende dal creatore. Se si hanno abbastanza esperienze e competenze le modifiche saranno buone. Nel caso contrario, le modifiche saranno dannose. Gli studenti non sanno quale tipo di stile sia buono, o quale non sia buono, o quale così così. Inoltre, non sanno come giudicare lo stile Fu. E' diverso dall'utilizzo di un telefono cellulare. Se si utilizza un telefono cellulare, è possibile confrontare le sue funzioni subito, anche se quello nuovo non è più facile da usare rispetto a un vecchio modello. Ma nelle arti marziali, c'è bisogno di esperienza. L'esperienza, non è solo un tipo di stile, è necessario aprire gli occhi e sperimentare stili diversi, solo allora è possibile determinare ciò che è buono o non buono o non abbastanza buono Quindi, io rappresento la terza generazione. La mia es perienz a e il mio background sono diversi da quelli di mio padre. Si può vedere che ci sono differenze tra i miei movimenti e quelli di mio padre. No n s o no grandi cambiamenti, sono s o lo cambiament i nel dettaglio. Io e mio fratello e mia s o rella abbiamo t utt i imparato da mio padre. Io ho creato alcuni movimenti più rag io nev o li per l'applicazione. Ad esempio praticare Tai Chi in cerchio qu es to l 'h o i deat o i o. Nessun'altro pratica Tai Chi in cerchio. Noi pratichiamo Tai Chi di gruppo in cerchio. Il punto principale è che io sento che il nuovo stile Fu è migliore del vecchio stile Fu per le competenze, per l'applicazione, per la salute. Per fare un esempio, mio nonno quando morì aveva 72 anni. Mio padre è morto a 83. Quindi immagino che per me sarà a 93 anni! Mi sento bene, la mia condizione fisica è più giovane della mia età. ... Forse arriverò ai 100!

Le cose sono cambiate da 10 o 20 anni fa. Le p e r s o n e s o n o p i ù i n t e re s s a t e a l l a s a l u t e . L e applicazioni sono interessanti ma non si verificano molti cambiamenti nelle applicazioni. Le opportunità di combattimento sono poche. Ma quando si mostrano le applicazioni agli studenti essi capiscono perché i movimenti sono quelli che sono. Quindi il nuovo stile Fu è meglio del vecchio stile Fu. Come praticante di terza generazione, credo di essere il massimo esponente dello stile Fu. Posso dire che, vecchio o nuovo, è il mio stile di famiglia. Non dico che il vecchio stile sia cattivo; il nuovo stile viene dal vecchio stile. La natura richiede cambiamenti per essere buona. A volte la tradizione è buona, ma non sempre. B.I.: Lei è l'unica persona qualificata per dire queste cose. Nessun altro. V.F.: Sì, io sono qualificato per dirle. B.I.: Ora ha spiegato molto bene le differenze tra vecchio e nuovo stile Fu. Ma il Maestro Maurizio è curioso, come forse anche altre persone, di scoprire perché suo nonno ha iniziato a imparare le arti marziali, com'è stato sviluppato il vecchio stile Fu e possibilmente qualcosa sulla storia sullo sviluppo del vecchio stile Fu? V.F.: Quando mio nonno Fu Zheng Song era più giovane, forse 100 anni fa, in Cina in ogni villaggio, ogni persona imparava le arti marziali. Era molto popolare. Con le arti marziali, puoi proteggere te stesso, la tua famiglia, il tuo paese, la tua nazione! Le arti marziali riguardavano maggiormente le applicazioni e il kung Fu duro. Mio nonno viveva in campagna. Il villaggio avrebbe raccolto denaro per portare Sifus da altre città per insegnare agli abitanti. Ai tempi di mio nonno si imparavano le arti marziali concentrandosi più sull'autodifesa, sulle applicazioni. Quando aveva 16 o 17 anni, egli iniziò la sua formazione delle arti marziali ad un gruppo del villaggio. All'epoca i briganti attaccavano i villaggi, e così assalirono il villaggio di mio nonno. Mio nonno, con i suoi compaesani, difese il villaggio, e lui trafisse e uccise il capo dei ladri. Quando sarebbe venuta la notte, i ladri sarebbero ritor nati: non si poteva sapere quando avrebbero attaccato nel sonno. Per questo motivo mio nonno prese tutta la mia famiglia, mio padre, mia nonna, la sorella di mio padre, lo zio e tutta la famiglia si trasferì fuori dal villaggio. B.I.: Quali sono i collegamenti tra le arti marziali e l'I Ching (Il Libro dei Mutamenti)? Sappiamo in Europa che il libro esiste, forse ci può dire brevemente qualcosa su questo concetto. V.F.: Il significato di I Ching è il Cambiamento. Non c'è una sola cosa che non cambi. Tante cose ... voglio dire non solo i rapporti umani, il tempo, gli alberi ... tutto cambia. Così l'I Ching include il concetto di yin yang, comprende il bagua, include i cinque elementi ... anche il tai chi, e il xingyi includono le forme dei cinque elementi, così come il bagua, così le tre sezioni, il sistema del Neijia Chuan ... Wudang Pai. Così il Wudang Pai è cultura taoista. La cultura taoista crea la medicina cinese, la filosofia e le arti marziali. B.I.: Quando si parla di Wudang Pai, qual è il collegamento tra il Tai Chi e il Wudang Pai? V.F.: Il Wudang Pai comprende il Tai Chi, il Bagua e il Xingyi.

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Intervista

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B.I.: Questi cambiamenti nel nuovo stile Fu, sono cambiamenti collegati all' I Ching? V.F.: Lo stile Fu più vecchio e il nuovo stile Fu, provengono tutti da stili più vecchi dello stile Fu. Per esempio, mio nonno ha imparato lo stile Chen per primo, ha imparato il Bagua dal creatore del Bagua (non so quante generazioni di studenti lo hanno preceduto .... e ha imparato il Xing y i da un creato re della generazione precedente ... egli ha imparato il Xingyi e lo stile Sun. Poi, mio nonno incontrò Yang Cheng Fu, il creatore dello stile Yang. Yang Cheng Fu e mio nonno erano buoni amici. Mio nonno si trasferì a Guang Zho u, e Yang Chen F u v enne a Guang Zhou a visitare mio nonno. Ho una foto di mio nonno e di Yang Cheng Fu e di mio padre e il nipote di Yang Cheng Fu e i membri della famiglia. Tutto questo significa che lo stile Fu proviene da altri stili di Tai Chi e gli altri stili provengono dal IChing. B.I.: Questo era il senso della domanda ... era quello di capire come lo stile Fu si è evoluto a partire dalle migliori caratteristiche dei precedenti stili. V.F.: Lo stile Fu ha incorporato lo stile Chen, Yang, Sun e Wu. Wu Kung Zhao e Wu Kung Yi erano creatori dello stile Wu, mio nonno e mio padre sono stati insieme ai creatori dello stile Wu. Yang Cheng Fu creatore dello stile Yang, Sun Lu Tang creatore dello stile Sun, Wu Kung Zhao creatore dello stile Wu ... in tutto questo, mio nonno faceva parte della famiglia di Kung Fu. Per descrivere lo stile Fu, si potrebbe dire che lo stile Fu incorpora in uno solo i quattro stili più importanti in Cina. In questo momento Yang, Chen, Sun e Wu sono gli stili più famosi di Tai Chi in Cina e nel mondo. Mio nonno aveva poca istruzione, non sapeva come scrivere un libro. Lo stile Chen ha un libro pubblicato, lo stile Yang ha un libro, lo stile Wu ha un libro ... mio nonno non aveva nessun libro. B.I.: Forse scriverà un libro? V.F.: Forse 50, 100 anni fa, i libri erano la principale forma di pubblicità. In questo momento ci sono troppi mezzi di comunicazione, tra cui giornali, DVD, film, video - è esplosivo. Il problema con la stesura di un libro è che non si possono fare soldi ma si perdono soldi. Inoltre ci vuole

molto tempo per scriverlo. I DVD sono facili, semplici. B.I.: Un'ultima domanda: tutti pensano che quando si parla di Tai Chi, si stia parlando di qualcosa che va bene per le persone anziane, il Tai Chi è sano, buono per il corpo. Cosa mi consiglia per i giovani? Cos'è meglio: le arti marziali ester ne o inter ne? Potrebbe spiegare la differenza tra arti marziali interne ed esterne per dare ai giovani un messaggio finale utile. V.F.: Le arti marziali interne sono diverse da quelle esterne. I movimenti interni sono più morbidi; l'esterno è più duro nella sua applicazione. Ai giovani, essendo giovani, piacciono di più le arti marziali dure, hanno bisogno di spendere energia, attraverso il colpire e il lottare. Il Tai Chi non è sufficiente a bruciare le loro energie - il Tai Chi è più lento e più morbido. La personalità delle persone è molto importante, quelli la cui personalità è più “interiore”, che parlano lentamente e dolcemente, sono più attratti dal Tai Chi. Persone con una personalità diversa preferiscono gli aspetti più duri dell'arte marziale. B.I.: Cosa suggerisce, quindi? V.F.: Dalla mia esperienza posso semplicemente suggerire che i giovani imparino l'arte interna in primo luogo, perché le arti interne rendono il loro corpo più rilassato, più morbido, e i movimenti sono un pò più complicati che nelle arti esterne. Quello che l'esperienza mi dice è semplice. A 20 anni, si inizia ad imparare le arti interne per tre anni, e poi si cambia verso quelle esterne; il passaggio è così semplice.. D'altra parte, se si inizia a imparare le arti esterne a 20 anni e quindi si passa dopo tre anni alle arti interne è molto difficile. È necessario considerare le condizioni del corpo. A 20 anni, per imparare entrambi i tipi di arti marziali, se si inizia con le arti interne il corpo è più morbido, più flessibile. A 20 anni di età, se si inizia con le arti più dure, il corpo è rigido. Quindi la modifica dei movimenti in morbidi è difficile, perché il corpo è così rigido ed è difficile imparare movimenti più morbidi. E inoltre, dalla mia esperienza quando tengo seminari, ho partecipanti che praticano Wing Chun, Choy Lee Fut ... kungfu cinese del Sud. Quando arrivano all'età di 40 anni e dopo i 40 anni, mi dicono che è difficile praticare Wing Chun, Choy

Lee Fut e kungfu esterno perché stanno invecchiando. Vogliono imparare il tai chi. Dopo 40 anni stanno invecchiando; è più difficile per il corpo praticare Kung Fu ester no. Ho anche studenti che hanno, imparano arti esterne da altri Sifu e cambiano con il Tai Chi o Bagua o Xingyi. Riesco a vedere dal mio stile che i loro corpi sono molto rigidi, il cambiamento verso movimenti morbidi è molto difficile. La postura è tipicamente non buona. [il Maestro Fu mostra i movimenti rigidi]. Un semplice esempio è il pugilato [il Maestro Fu mostra la differenza dei pugni nelle arti interne ed esterne] ... Qual è più facile? L'arte interna utilizza la vita e il pugno con rinculo. B.I.: l'arte inter na è spesso importante anche per la salute del corpo. V.F.: Poiché gli organi inter ni vengono massaggiati dal Kungfu interno. Dalla vita si massaggiano gli organi interni, perché il Chi entra ed esce dalla parte superiore del corpo verso tutti gli organi interni del corpo. Tutti gli organi inter ni vengono massaggiati, dentro, fuori dalla parte superiore del corpo, dentro, fuori, si fa scorrere più velocemente la circolazione. Non solo si massaggia la pelle, ma si massaggiano gli organi interni con il Chi e la respirazione. Dentro, fuori, dentro, espandere e comprimere. Quando si hanno queste informazioni, è un bene per la promozione, per quando si creano i manifesti per il web, o per rispondere alle persone che fanno domande. Si aiuta a focalizzare le loro menti su come pensare. Come trovare un buon maestro di Tai Chi, ciò che è un buon Tai Chi, cos'è una buona arte marziale inter na, cos'è un buon insegnante di Bagua, Xingyi, loro non lo sanno. Quando comprano il pane, sanno qual è fresco o non fresco. Con le arti marziali non lo sanno. I giovani sono interessati alle arti esterne, ma non sanno che dopo cinque anni, cambiare allo stile inter no è molto difficile. Non conoscono che relazione c'è, cosa è diverso? Il corpo cambia. Meno di 30 anni, sotto i 40 anni, probabilmente 30-40 è quando cambia, quando il tuo corpo cambia da morbido a rigido.

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iccome abbiamo già sperimentato l'ascesa dell'energia nella posizione precedente, “Posizione della Palma” o in Hindi Talasana, ora ci concentreremo su un trasporto o comunicazione più fluida della stessa energia. In questa posizione rafforzeremo le comunicazioni neuronali tra il cervello e i nervi periferici, con un maggiore equilibrio e coesione. Dal momento che i piedi sono collocati uno dietro l'altro, il cervello invia un messaggio rapido per rafforzare il lato destro o sinistro del corpo per mantenere l'equilibrio. L'emisfero destro del cervello controlla il lato sinistro del corpo e l'emisfero sinistro il lato destro; questa semplice postura equilibrata dei piedi li rinvigorisce allo stesso modo entrambi. La gente per natura tende a orientarsi verso un lato del cervello... Questa posizione ci aiuta a correggere la postura del corpo e fa si che corpo e mente si rafforzino. Con i messaggi del cervello non soltanto riusciamo a mettere in moto i muscoli, ma anche il sistema immunitario e quindi il nostro benessere. Nell'campo effettivo degli studi sulla psicogenesi del cervello, è stato provato che certe risposte psichiche e/o fisiche sono provocate dallo squilibrio di entrambi gli emisferi cerebrali. Se per esempio l'emisfero sinistro è poco attivo, le persone tendono alla depressione. Vi è una mancanza di iniziativa e generalmente si

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sentono così male al punto che persino la minima eccitazione è causa di ansie, il che comporta un peggioramento della salute. Quando invece è il destro ad essere poco attivo, il risultato è l'opposto. La gente sta bene, rilassata, ha una visione ottimistica, è piena di energia, può anche essere euforica. Così è come, a prima vista, tutti vorremmo sentirci. Ma la mancanza di concentrazione e auto-disciplina è solita provocare altri problemi. Abbiamo bisogno di equilibrio perchè con l'età il cervello s'irrigidisce, il che vuol dire che il nostro comportamento diventa meno flessibile e i problemi più complicati grazie al nostro modo di pensare unilaterale..a meno che non si eserciti l'equilibrio che otteniamo con questa postura. Col tempo i praticanti acquistano più esperienza e agiscono in maniera più naturale effettuando questo processo di centralizzazione, nel quale la mente e il corpo si concentrano nell'unione e nella vibrazione di un lato e dell'altro, rimanendo tranquilli. Ciò fa in modo che la mente dei praticanti sia in uno stato di concentrazione e coesione (con le qualità di entrambi i lati) per raggiungere il potenziale umano ottimale. Nel centro del cervello, situata tra i due emisferi, si trova la ghiandola pineale, conosciuta anche come “il terzo occhio” (o 6°Chakra). E' una piccola ghiandola endocrina che produce melatonina, un ormone che regola modulazione del ritmo del sonno/veglia e le funzioni

fotoperiodiche (stagionali) del corpo. La funzione psicologica di questa ghiandola non si conosceva fino a poco tempo fa, anche se molte culture e pratiche antiche, come lo yoga, contemplano questa zona che collega il mondo fisico a quello spirituale. Viene considerata come la fonte dell'energia eterea di cui dispongono gli esseri umani. La ghiandola pineale o terzo occhio, controlla i nostri bioritmi e agisce in armonia con l'ipotalamo. Serve a regolare processi come la sete, il desiderio sessuale, o l'orologio biologico che determina il nostro invecchiamento. Anche se l'atrofia e la calcificazione della pineale è tipica negli adulti, è stato osservato che alcuni bambini di due anni avevano il 40% della calcificazione rispetto a individui di 12 anni. Tale calcificazione si origina per la mancanza di utilizzo e per l'accumulo di sostanze delle quali è composto l'essere umano, come il fluoro. Tuttavia è possibile invertire questa calcificazione o atrofia indebolendo la ghiandola, per ripristinare la sua funzionalità. Quando questa si “debilita” inizia a vibrare a una frequenza più alta ed è inoltre in grado di portare tutto il nostro essere a tale frequenza, condizione spirituale e emozionale. Questa codizione vibrazionale più elevata accelera le nostre capacità di apprendimento e la nostra memoria, il che incrementa le nostre intuizioni, la nostra saggezza e


creatività oltre a renderci più coscienti di quello che ci circonda. Questa postura e le sue ripercussioni sulla velocità dell'attività cerebrale destra/sinistra ripristinerà il processo di decalcificazione. Per aumentare o accelerare il processo di indebolimento di questa ghiandola, possiamo anche utilizzare un esercizio attribuito ai monaci tibetani, in cui viene usata la vibrazione sonora. Per cominciare quindi a lavorare con il suono, è necessario stare seduti con la schiena dritta - così non sovraccarichiamo la mente e il corpo per trovare l'equilibrio in questa posizione. Quando si capisce il procedimento, allora è meglio impiegare questa postura. Prima, respira un paio di volte inspirando dal naso e espirando dalla bocca. Inalando aria, inspira profondamente fino al perineo; espirando noterai come il corpo si libera dalle tensioni fisiche. Una volta rilassato, inspira profondamente ed espira di nuovo, ma stavolta metti la lingua tra i denti e premila leggermente con questi. Posiziona le labbra come se volessi dare un bacio e pronuncia la parola OM, prolungando il suono finale per completare l'espirazione. Tutto ciò provoca una vibrazione che parte dalle labbra e poi si dirige verso il centro della testa nella zona del terzo occhio. Il tono è soggettivo per ciascun individuo e tu stesso ti renderai conto di quando avrai trovato quello giusto, nel momento in cui la vibrazione raggiungerà il centro della tua testa. La vibrazione stimolerà ugualmente anche i due lati del cervello che diverrà più completo di quando è orientato verso uno solo. Tutto questo è stato integrato all'uso della postura con il controllo del cervello, della forza e dell'equilibrio da lato a lato. Possono volerci un paio di mesi perchè si completi l'indebolimento della ghiandola pineale (dipende da quanto tempo è calcificata e dal tempo che si dedica a questo processo). Una volta seduto comodo con gli effetti della vibrazione sonora, comincia a usarla nella posizione così come prescritto.

“Punta al tallone” - Prathanasana Quando hai sistemato i talloni dalla “Posizione della Palma”, muovi le mani verso il basso (con i palmi ancora uniti) fino all'altezza del petto e mantieni questa postura. Quindi metti un piede direttamente davanti all'altro, con la punta di uno che tocca il tallone dell'altro. Non importa quale dei piedi è anteriore o posteriore, nel momento di ripetere la postura potrai invertirli. Inspira profondamente verso il perineo, di modo che senti l'energia scendere ai talloni (del piede posteriore); in questa posizione la gamba posteriore agisce in un meccanismo di assestamento, mentre quella anteriore si muove più con uno di sollevamento. Espirando, esprimi il suono che hai scoperto e che attiva la tua frequenza vibrazionale. Prima sentirai le vibrazioni nelle labbra, poi al centro della testa e dopo nel terzo occhio. Prolungando la vibrazione e il suono, sentirai che la prima si diffonde verso il centro del corpo e verso il basso fino al Shushuma. Questa vibrazione incrementa l'attività del cervello e della spina dorsale, una volta che giunge al centro del corpo e mantiene l'equilibrio tra i due lati. La posizione delle gambe apre i Nadi, o canali della gamba avanzata, una volta che ha chiuso quelli della gamba arretrata. Questo a sua volta stimola il lato corrispondente del midollo spinale (Ida o Pingala), l'energia sale dalla gamba davanti, mentre in quella dietro si deposita l'energia vibrazionale. Isolando un canale, questo si aprirà e verrà stimolato. Inoltre si svilupperà sia l'energia ascendente che quella discendente. Il tempo richiesto per questa postura varia a seconda delle necessità di ogni individuo e da quello che sente tramite questa esperienza. Naturalmente, ogni persona è differente e il tempo non deve essere importante, ma dobbiamo concentrarci per godere della postura e dei suoi benefici. Nel procedimento si deve cambiare la posizione dei piedi, il che provoca che varia la direzione dei flussi energetici, con il Testo: Evan Pantazi Yoga Instructor: Carolina Lino - Ponta Delgada, Azzorre Foto: Tiago Pacheco Maia - Ponta Delgada, Azzorre

quale si raggiunge un equilibrio completo. Una volta che padroneggi del tutto la postura e tutti i suoi dettagli, puoi provare a eseguirla ad occhi chiusi, per migliorare l'equilibrio e i suoi benefici.

Respirazione e intenzione Ogni inspirazione dal naso (che collega con Ida e Pingala), permette che l'energia fluisca a terra espandendo il perineo verso il basso. Senti l'energia scendere attraverso la gamba posteriore che si trasforma in una specie di piedistallo, mentre l'anteriore sostiene solo il carico del suo peso. Espirando si tira verso l'alto dal perineo, esprimendo il suono personale che provoca la vibrazione. Questo stimola la ghiandola pineale, il Terzo Occhio, così come lo Shushuma, l'Ida Pingala e il cervello. Quando sarai più abituato a questa posizione, concentrati con il suono per percepire l'energia che sale dalla tua gamba anteriore tramite lo Shushuma e il suo Nadi del lato a s s o c i a t o . L'energia sale dalla gamba anteriore, attraverso il corpo verso la testa, con la stessa sensazione e frequenza di vibrazione (ne più forte o più debole delle altre). Quando sarai abituato e avrai familiarizzato con la tua frequenza di vibrazione, diventerai più sensibile a tutte le vibrazioni. Esse sono negli oggetti, nella natura, nelle persone e quando le sentirai, significherà allora l'inizio del tuo risveglio. Prossimamente: ”Terza Postura” Vrikshàsana

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Difesa Personale Affrontare il freddo acciaio - Cosa faresti davanti a una minaccia con un coltello? A corta distanza, il coltello è l'arma più letale. Le statistiche del FBI mostrano che il 35% dei reati violenti vengono commessi con il coltello. Si considerano reati violenti l'aggressione a mano armata, la rapina, lo stupro. Negli Stati Uniti i crimini violenti sono aumentati tra il 2% e il 5% ogni anno dal 2004 e non pare che vadano a diminuire. Solo nella città di New York sono stati commessi 55.000 crimini nel 2005 e questi sono soltanto quelli messi a verbale. Ricorda che reati come lo stupro non vengono sempre denunciati a causa della vergogna che le vittime provano affrontando quella situazione, nel caso di dover salire sul banco in un processo. I crimini violenti sono diventati parte della nostra cultura in tale misura che quando veniamo informati su un atrocità dalla televisione, non ci fa più nessun effetto. Coloro che commettono rapine, violenze sessuali e aggressioni a mano armata, si servono spesso di coltelli per imporre la loro volontà alle vittime. Il coltello garantisce molti vantaggi per questo scopo. E' silenzioso, è letale e non lascia in giro bossoli di proiettili, ne altre tracce che possono essere seguite. Per la difesa personale, molti nordamericani decidono di portare con se dei coltelli per proteggersi. Sistemati in piccole taschine di cuoio aggiunte alle cinture, o a un piccolo bottone di metallo che si unisce alle tasche dei pantaloni, se non te ne sei reso conto che tutto ciò succede per le strade, rimarrai sorpreso vedendo quante persone camminano portando questo tipo di arma. Sebbene i coltelli siano delle armi, costituiscono un problema per le leggi sul controllo delle stesse. Nella nostra società, il coltello è considerato uno strumento e ci sono molte giustificazioni per aver ne uno, specialmente tra i lavoratori manuali. Molti si sono fissati sul rapido incremento della vendita di armi da fuoco, specialmente dopo l'11 Settembre, ma nessuno ha fatto notare che i produttori di coltelli non hanno mai venduto così tanto. Cosa faresti di fronte a un aggressore che ti minaccia con un coltello? Per un cittadino normale la risposta è semplice: correre più forte che si può, se le circostanze permettono di fuggire rapidamente. Anche nel caso in cui l'aggressore non abbia mai usato un coltello in una situazione di pericolo di vita, colui che non è preparato non ha nessuna possibilità contro il freddo acciaio. La situazione si concluderà velocemente. L'unica situazione in cui consiglio di affrontare un coltello, è disponendo di una pistola. E' naturale che se ciò è evidente, il tuo opponente non farà nessun movimento per attaccarti col suo coltello. Come si suol dire “mai portare un coltello in una sparatoria”. Qui abbiamo contemplato i dettagli delle situazioni e vi ho espresso la mia opinione. Riconosciamo anche che molta gente porta il coltello per difendersi e che altra possa pensare che avere un coltello è da prendere in seria considerazione. Accettiamo pure che abbiamo l'opportunità di difenderci solo

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Reportage avendo un coltello e che potrebbe essere necessario lottare senza pietà per salvare la nostra vita. In entrambe le situazioni, l'unica cosa giusta è avere un'idea di quello che ci troviamo davanti. Se sei impressionabile, dovresti saltare il resto del capitolo, perchè potrebbe risultare ripugnante e crudele per le persone sensibili. La lama dritta a doppio taglio è la migliore per difendersi con un coltello. La lama dritta consente di fare movimenti tra le costole, verso gli occhi, le orecchie o la gola dell'aggressore. La doppia lama permette di fare un movimento di taglio con il coltello in qualsiasi direzione, col medesimo effetto. La lunghezza della lama varia e si deve scegliere secondo l'intento di utilizzo e per nasconderlo facilmente. Proprio così: per essere efficace, devi evitare che il possibile aggressore si renda conto che sei armato. Una lama di circa 8 centimetri può essere utile per tagliare il polso, la gola, una gamba o il volto, ma per pugnalare i genitali, i polmoni o i reni è necessario usare una lama più lunga per raggiungere gli organi vitali. Ci sono principalmente tre tipi di coltelli disponibili: il coltello da stivale, il coltello da cintura e i coltelli pieghevoli, che sono i più diffusi. Lo svantaggio dei coltelli pieghevoli è che si impiega più tempo per poterli utilizzare, un fattore che può determinare chi sopravvive in una colluttazione. Pertanto, entrare in azione richiede pratica e molta attenzione ai movimenti dell'avversario. Il tempo è essenziale in una situazione di vita o di morte in cui si usano i coltelli. Ciò significa che il coltello che porti con te deve essere rapido e facile da mettere in azione e il tuo avversario non deve essere cosciente che sei armato. Se capisce che sei armato devi saltare la fase intimidatoria (anche se alcuni aggressori approfittano di questa fase) e passare direttamente all'attacco con il coltello. Bisogna prendere sul serio questi aggressori - solo uno stupido minaccia qualcuno con un coltello senza l'intenzione di usarlo. Se usi una qualsiasi arma per la difesa personale, devi chiedere informazioni alla polizia, per saperne di più in merito alle leggi locali o statali (se ce n'è qualcuna) e quindi valutare la necessità di possedere un coltello da difesa personale. In molti stati il possesso di coltelli a doppio taglio è illegale e per questo potresti essere arrestato. Viene considerata un' arma tattica, quella che ha un unico proposito. In tre stati, New York, New Jersey, Connecticut, è permessa la detenzione di un coltello pieghevole, a patto che la lama non superi i 10 centimetri. Ma questo non vuol dire che si possa avere un coltello rigido della stessa lunghezza. Per esempio, nel Regno Unito è illegale possedere un coltello in qualsiasi circostanza. E' estremamente importante che si studino le leggi in merito. Anche se non ti consiglio di infrangere la legge, tieni presente che se ti uccidono in una colluttazione, la cosa è irreversibile. Al contrario, se sopravvivi all'attacco potrai sempre contattare un avvocato perche si occupi della tua difesa legale - sempre e nel caso in cui tu non produca un taglio di più di due centimetri al tuo avversario. La giustizia può essere assai perversa sia quando ti difendi con un coltello che quando lo fai con una pistola. Supponi che a notte fonda ti aggredisca qualcuno che ti vuole spaccare la testa per prenderti il portafoglio. Se puoi tirar fuori il tuo coltello e difenderti con successo, non chiamare le forze dell'ordine. Se lo fai, può essere che ti stai mettendo contro la legge (ci sono avvocati che accettano questi casi) e finirai col venire incriminato e pagare le sue spese ospedaliere, come risultato dell'esserti difeso. Se hai un coltello in casa per difenderti dai ladri, incolla una striscia di velcro al manico e un'altra allo stipite della porta. Potresti metterne un altra sopra lo stipite posteriore della porta. Assicurati che siano fuori dalla portata dei bambini. Puoi tenere un altro coltello in camera da letto, con accesso agevole. In auto, il posto migliore per nascondere un coltello è

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Difesa Personale sotto il sedile. Puoi ritenere necessario mettere il coltello in altri posti che siano accessibili, dipende dalla tua situazione. Il fatto di avere un coltello accessibile non serve a nulla se quando lo tiri fuori non sai utilizzarlo. Anche come impugnare il coltello è importante, così come l'impatto psicologico che si causa nell'aggressore. Se usi una impugnatura adeguata e dai l'impressione di essere un esperto nel suo utilizzo, puoi evitare una situazione pericolosa. Non arrischiarti in una lotta contro qualcuno che potrebbe usare il coltello meglio di te. Per questa ragione, un'apparenza di sicurezza (non importa quanto sia dura armarsi di coraggio) può far si che lo scontro non vada oltre. Una volta di più, non sto suggerendo di fingere in una situazione pericolosa - se estraete un coltello, è meglio che sappiate utilizzarlo per proteggervi. Non c'è niente di peggio che tirarlo fuori con una presa incerta e che sia palese che state fingendo. Due tipi di impugnatura vi aiuteranno in maniera considerevole a usare il coltello. Una è l'impugnatura a Fioretto nella quale il pollice si posiziona intorno al manico. L'altra e l'impugnatura a Sciabola. In questo caso il pollice deve collocarsi dietro la protezione e si usa per difendersi dai movimenti di taglio del nostro opponente. C'è una terza impugnatura che è detta a Rompighiaccio, che è quella che scelgono la maggior parte delle donne. E' eccezionale per movimenti dall'alto in basso, però ti lascia sguarnito davanti a un attacco. La tua postura è determinante per la tua efficacia, oltre a informare il tuo aggressore sulle tue capacità o lacune. Se ti posizioni davanti a lui completamente frontale, i tuoi movimenti offensivi e difensivi saranno limitati. Oltretutto gli offrirai molti bersagli da tagliare o pugnalare e gli darai l'opportunità di sbilanciarti agevolmente. Un combattente di coltello molto abile si metterà in guardia con un piede dietro all'altro, il che permetterà all'avversario di raggiungere solo un lato del corpo. Il piede avanzato può essere usato come perno, permettendo di ruotare in avanti o indietro con estrema facilità. Se sei destro come la maggior parte delle persone, metterai il piede destro dietro. Questa si chiama la posizione Apache e viene adottata dai Corpi dei Marines degli Stati Uniti, la Forza di Difesa Israeliana e da gran parte dei corpi d'èlite da combattimento del mondo. A questo punto ci fermiamo e valutiamo la situazione. Qualsiasi sia la ragione, sei in una situazione di vita o di morte. Ci sei perchè non c'è modo di evitarla. Il tuo avversario è armato con un coltello come te. Ti ho dato gli spunti per impugnare correttamente il coltello e posizionarti di fronte al tuo aggressore. Quando comincia, la lotta con il coltello è tutto meno che corretta. Usa tutti i trucchi sporchi che ti vengono in mente. Fai il possibile per sbilanciare, disorientare e distrarre il tuo opponente. Urla. Piegati, afferra della spazzatura, sabbia o pietre e tiragliele in faccia mentre cerchi di tagliarlo. Fruga nella tua tasca con la mano libera e lanciagli delle monete. Prendi un bastone se è disponibile e usalo per deviare i suoi attacchi e colpirlo al polso. Quanto prima lo sconfiggi, meglio è. In definitiva, trasformati in una belva feroce prima che lo faccia lui. L'effetto psicologico ti farà produrre molta adrenalina; in questo caso è probabile attaccarlo con la guardia abbassata. Qui è dove gli esperti analizzeranno lo scenario. Il tuo aggressore senza dubbio ti ha preso per una preda indifesa e di colpo ha cambiato l'idea che ha di te. La maggior parte degli aggressori con coltello abortirebbero l'attacco a questo punto. Eccetto quelli più sadici, stupidi o che sono drogati. Questo tipo di aggressori continueranno ad attaccare, perchè non sanno fare altro. In questo caso è importante che tu gli infierisca il primo taglio velocemente. Quando una persona subisce un taglio, si produce un shock psicologico particolare, specialmente se il taglio inizia a sanguinare e meglio ancora se lo fa abbondantemente. Perciò devi tentare di tagliare rapidamente l'avversario perchè questo cominci a sanguinare. La persona che riceve il taglio di solito si affievolisce, si ritrae indietro o semplicemente perde fiducia e abbandona lo scontro. Se il tuo opponente non è sufficientemente stordito da reprimere il suo attacco, allora è certo che sei in una lotta reale. Dovrai ferirlo gravemente o ucciderlo per terminare la contesa.

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Reportage Come puoi vedere, ti ho messo nella condizione nella quale utilizzi il coltello per difenderti, arrivando al punto in cui ti allontani da qualsiasi comportamento civile e combatti per la tua vita. E' qualcosa che non tutti gli individui possono fare con facilità. Questa un'altra buona ragione per la quale ti raccomando di evitare di usare il coltello come arma difensiva - a meno che tu non sia in grado di prendere parte a una lotta selvaggia, senza esitazioni. Colui che tentenna in un combattimnto con coltello finirà irrimediabilmente per perdere. Non credo che qualcuno si faccia coinvolgere in maniera insensata in qualcosa che non è capace di affrontare. Malgrado ciò, se decidi di procurarti un coltello per difenderti, devo dirti ancora una cosa. La retrospezione è più chiara che la premonizione, però devi guardare oltre e tenerti a distanza dalle zone nelle quali potresti subire un attacco con coltello. Se vedi una zona in cui pensi che potresti venire aggredito, il meglio che puoi fare è essere discreto e abbandonare la zona il più velocemente possibile. Anche se sei armato, devi fare di tutto per evitare una situazione spiacevole. Nella peggiore delle ipotesi, se tutto questo viene a mancare e ti trovi in un conflitto, dovrai pur sempre difenderti.

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“Pioniere del Karate in Spagna e in Europa, il Maestro Hattori alla soglia dei suoi 70 anni, ci parla di una vita dedicata al Karate�

Reportage di: Pedro Conde

Foto 1: Il Maestro Hattori con Michel Hsu, primo allievo del Maestro Murakami, anch'egli istruttore dell'esercito francese. Foto 2: Insediamento del P.te della F.E.J. e D.A. Un karateka viene proclamato Presidente. Foto 3: Il Maestro Hattori con alcuni dei suoi primi allievi.

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Foto 1: Festival di Arti Marziali celebrato a Barcellona negli anni 70, in cui parteciparono alcuni dei grandi maestri del

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“vecchio continente�, tra loro da citare i Maestri di Karate Yasunari Ishimi, Yoshuke Yamashita, Choyu Hentona. Foto 2 : Corso per Maestro Nazionale a Madrid; negli anni 70 si effettuava congiuntamente ai maestri di Taekwondo. Foto 3: Seminario per Arbitro Internazionale a Edimburgo, anno 1977. Foto 4: Primo Campionato Provinciale di Karate in Cantabria, 1970.

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Tatsuhiko Hattori, pioniere del Karate in Europa Il Maestro di Karate Giapponese Tatsuhiko Hattori nacque il 10 di Aprile del 1944 in un sobborgo di Nagoya chiamato Jimokuji, appartenente alla prefettura di Aichi (Giappone), dove suo padre ne era il sindaco. A 17 anni comincia i suoi studi di Filologia Spagnola all'Università di Nanzan (Nagoya), dove esiste un dojo come in “quasi” tutte le facoltà del Giappone. Lì, inizia a praticare il Karate con il maestro NorioKachi, allievo diretto di Gichin Funakoshi e Yoshitaka Funakoshi. Per quanto lo stile che impara sia quello di O'Sensei Funakoshi, tuttavia nella facoltà prende il nome di Nanku-Kai (Associazione di Karate dell'Università di Nanzan e che dette il nome al Kata creato da NorioKachi, denominato Nanku-Ichi).

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Grandi Maestri

Quelle lezioni, normalmente, erano sotto la supervisione del Maestro Genshin Hironishi, che operava assiduamente all'Università, per verificare il lavoro svolto e di tanto in tanto impartiva i suoi insegnamenti. Nell'anno 1966 l'Università di Nanzan, per perfezionare lo spagnolo, organizzò un corso intensivo alla UIMP di Santander. In detto viaggio, arrivò all'Università Internazionale Menendez Pelayo dove il rettore organizzò una

festa. Nei giorni precenti la stessa, il maestro Hattori conobbe il cantabrico Manuel Palacios (pioniere del Karate in Spagna) che è colui che richiamò l'attenzione della direzione sulle capacità del giovane studente nipponico, per cui gli chiesero di realizzare un'esibizione dell'arte del Karate, allora sconosciuta ma temuta da tutti. Il maestro accettò e tenne una dimostrazione con un allievo di Sensei Murakami, nella vecchia caffetteria di “Las Llamas”, insieme al suo amico Manuel Palacios. L'esibizione ebbe un grande successo, poichè è indiscutibile l'efficacia del Karate in combattimento; qualunque persona con quelle conoscenze e capacità fisiche è chiaramente superiore di fronte a uno o più aggressori. Dopo aver visto in azione Hattori, tutti compresero perchè la pratica del Karate era proibita in Spagna. Grazie al successo della dimostrazione, il maestro Manuel Palacios invitò il maestro Hattori a dare lezioni della sua arte nella palestra che aveva a Santander (Cantabria) in Calle Cadiz e che si chiamava “Karatekan Judo”. In principio il maestro declinò l'invito, forse perchè pensava che in Giappone c'erano karateka e maestri migliori di lui.., tuttavia l'idea lo stuzzicava, gli piaceva la Spagna in generale e in particolare la Cantabria. Dopo aver valutato i “pro e i contro”, in quanto questo avrebbe significato dover lasciare il suo paese e iniziare una nuova vita in un paese straniero, Hattori prese una difficile decisione che avrebbe cambiato per sempre la sua vita:

trasferirsi in Spagna almeno per un anno e dunque, essere uno dei pionieri del Karate in Europa. Il lavoro che lo aspettava era arduo, comunque, dopo aver ottenuto il beneplacito del suo maestro Genshin Hironishi, che lo esaminò per il 4°Dan insieme al maestro Yoshio Someya, fece di nuovo ritorno a Santander il 12 Aprile del 1967, dove partì a dare immediatamente le sue lezioni. In quel periodo era il secondo maestro giapponese che veniva ad insegnare nel nostro paese; il primo, ricordiamolo, fu il maestro Atsuo Hiruma (Shotokai), il quale arrivò un anno prima a Madrid. Più tardi, arriveranno altri maestri, ma ciò che è indiscutibile è che il Maestro Tatsuhiko Hattori è stato uno dei grandi pilastri del Karate nel nostro paese anche in tema di arbitraggi, fu il primo arbitro in Spagna non solo a livello nazionale, ma anche internazionale e per quell e per tutti i suoi meriti e traguardi nel Karate-do, Budo International questo mese ce lo porta nelle sue pagine in un intervista che gentilmente ci ha concesso.

Intervista Budo International: Da quanto ho capito, Lei ha iniziato a praticare il Karate all'Università di Nanzan con il Maestro Norio Kachi, allievo diretto di Gichin Funakoshi e con suo figlio, Yoshitaka Funakoshi... Maestro Hattori: E' corretto. Iniziai a praticare Karate con il maestro Kachi Norio, che era un O.B. (Old Boy, che significa “laureato”) dell'Università di Senshu, come il Maestro Kase. Il Maestro Motonobu Hironishi era Shinan di questa università. Oggi sono molto orgoglioso del fatto che mi esaminò per il 4°Dan, insieme al Maestro Yoshio Someya. Vorrei chiarire che il Maestro Hironishi è il presidente dello Shotokai e il Maestro Shigeru Egami è il capo istruttore del Dojo Shotokan. Però il Maestro Kachi

Foto 1: En el primer carnet de árbitro nacional de Karate este arte estaba como disciplina asociada en la Federación española de Judo, años después, cuando el Karate tuvo su propia federación, el maestro recibió el carnet por el colegio nacional de árbitros. Foto 2: Carta en la que comunicaba al maestro Hattori que había aprobado el examen de árbitro nacional de Karate. Foto 3: El carnet de árbitro nacional de karate, expedido en 21 de febrero de 1970, el carnet del maestro Hattori fue el primero que se concedió en España.

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Grandi Maestri diceva che più che con il Maestro Gichin (O'Sensei), egli lavorava con suo figlio, il Maestro Yoshitaka, perchè O'Sensei era molto anziano ed era fisicamente menomato. Comunque, supervisionava e correggeva durante le lezioni, dando spiegazioni e insegnando. Il Maestro Yoshitaka era la parte fisica, O'Sensei Gichin era la parte spirituale. La rappresentazione del “Do”. B.I.: Com'era il Karate di quel periodo? Che differenza c'è con quello che si pratica ai giorni nostri? M.H.: Era arte marziale allo stato puro, sangue, sudore, dolore, botte, resistenza, pazienza, ecc... Molte volte io, o meglio, tutti quanti avremmo voluto scappare dal Dojo, ma alla fine ho resistito. Oggi sono molto contento e orgoglioso, perchè ti posso assicurare che le lezioni erano veramente dure paragonate a quelle attuali, erano veramente terribili e a volte disumane... Se oggi giorno ci si allenasse come allora, non ci sarebbero tanti karateka come ce ne sono adesso. Per esempio, ci sono molte università che hanno vietato o distrutto i loro dojo per vari motivi, tipo la famosa università di Takushotsu dove ci furono dei gravi incidenti; nei combattimenti si abusava degli allievi novizi, in alcune occasioni ce'è stato anche qualche morto, perciò il rettore si vide obbligato a chiudere il dojo della facoltà per sempre e proibire il Karate come attività sportiva. In fin dei conti, essendo all'interno dell'università dipendeva dalla sua amministrazione e questa non poteva permettere cose del genere. Anche nella mia università ci furono dei problemi. Certi allenamenti non erano umani, si iniziava ad allenarci alle cinque del mattino e si terminava a mezzogiorno e non ci fermavamo un istante nemmeno per bere un pò d'acqua o per mangiare. Nei combattimenti veniva ignorato quello che era il controllo... Può sembrare esagerato, ma ti assicuro che era così, al punto che al primo anno ti chiamavano “animale”, al secondo “ Schiavo”, al terzo “persona” e al quarto “Dio”! B.I.: Con il suo maestro Kachi Norio ha imparato lo stile Nanku-Kai, esiste qualche differenza con lo Shotokan? M.H.: Il mio maestro, Kachi, ci ha insegnato il Karate del Maestro Funakoshi. Voglio chiarire qui che Shotokan è il nome del Dojo del Maestro Funakoshi. Dopo la sua morte, ha continuato come capo istruttore il Maestro Egami e Shotokai è il nome dell'associazione di tutti gli allievi del Maestro Funakoshi. Il Maestro Hironishi è il presidente di questa associazione e anche il possessore del timbro ufficiale dello Shotokai, che viene apposto nel diploma di questa scuola. Vorrei definire e sottolineare che in Giappone, in qualsiasi documento importante, la firma non ha valore, è solo qualcosa di puramente distintivo, ciò che veramente

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è accreditato e garantisce la legalità del documento, è il timbro. B.I.: Dunque, praticavano tutti lo stesso stile? M.H.: Effettivamente, se parliamo di stile, credo che dovremmo parlare di “Shoto-Ryu”; vorrei puntualizzare che Nanku-kai è il nome dell'associazione delll'università di Nanzan, non il nome di uno stile di Karate. In Spagna, il primo stile di Karate che venne insegnato fu lo “ShotoRyu”. Ricorderò che il primo maestro giapponese che venne a tenere corsi di Karate in questo paese fu il Maestro Hiruma e poi, alcuni mesi dopo, arrivai io. Entrambi apparteniamo allo stesso stile Shoto-Ryu, però lui è discepolo del Maestro Egami, che modificò il modo di lavorare tradizionale dello Shoto-Ryu. Così, in principio, il Maestro Hiruma lo chiamava lo Shoto-Ryu morbido mentre lo stile che lui lavora, stile duro. Si può dire che a livello tecnico è lo stesso, quello che è cambiato è la maniera di lavorarlo e applicarlo, è come più fluido. Nel Karate Shoto-Ryu si da molta importanza al Kime (1), invece, nel modo di lavorare del maestro Egami, la tecnica non finisce con un colpo secco ma fluisce in un altro movimento. E' il modo in cui il maestro Egami applica la sua tecnica. In compenso, il maestro Motonobu Hironishi lavorava lo stile classico di O'Sensei. Aldilà di avere punti di vista differenti, esistono anche delle cose in comune, per esempio, nello Shoto-Ryu il grado massimo è il 5°Dan, perchè O'Sensei Gichin morì con il 5°Dan e sarebbe una mancanza di rispetto verso di lui avere un grado superiore. B.I.: Attualmente si continua ad insegnare lo stesso stile o ci sono stati dei cambiamenti? M.H.: Io continuo a rimanere fedele allo stile... Per 46 anni ho praticato e insegnato il medesimo, ovviamente non faccio le stesse cose di quando ero giovane; col tempo e con l'età si cambia senza rendercene conto, ma spiritualmente, il mio modo di lavorare non è cambiato. Un giorno il Maestro Kachi commentò che quando si allenava con il Maestro Funakoshi, questi diceva: “Siccome sono piuttosto anziano, io non posso più farlo, ma voi che siete ancora giovani, lavorate in questa maniera e non come faccio io”. Questa frase mi ricorda tanto il Maestro Kachi. B.I.: Lei ha studiato filologia ispanica ed è venuto in Spagna per perfezionare lo spagnolo. Fece una dimostrazione e grazie a questa nacque l'opportunità di aprire dei corsi in Spagna... Come furono gli inizi? M.H.: Per quanto riguarda gli studi ero un pessimo studente, così prima di finire la carriera universitaria, ne approfittai per

Il Maestro Hattori con il suo assistente Ramon Crespo Paredes accompagnati dalle loro rispettive compagne.

frequentare un corso intensivo di spagnolo alla UIMP di Santander. E' stato così che ho conosciuto Manuel Palacios, uno dei precursori del Karate in Spagna insieme a Luis Zapatero di Saragozza (Kyokushinkai). Manuel Palacios era un discepolo del Maestro Murakami, che è stato il primo giapponese a venire in Europa per aprire dei corsi di Karate in Francia. Essi mi proposero di venire a fare dei corsi, ci pensai e decisi di farlo. Inizialmente sono venuto per un anno, però per varie circostanze questo è diventato credo...per tutta la vita. Ciò accadde nell'Aprile del 1967 e Manolo Palacios aveva già alcuni gruppi di karateka tra i quali spiccavano in quattro: Luis Gonzalez Gay, Juan Vidal (Capitano della Guardia Civile), Miguel Garoña e Eduardo Garcia. Questi quattro atleti erano già delle cinture marroni che gli furono conferite dal Maestro Murakami. Molti di quelli che cominciavano a quell'epoca appartenevano alla polizia segreta di Santander. B.I.: A quell'epoca era proibito. Ebbe qualche problema con il regime? M.H.: A quel tempo dicono che era vietata la pratica del Karate, ma io non ho mai avuto nessun problema. Penso che quella era più che altro una questione politica da parte della Federazione di Judo, dal momento che aveva timore che invadessimo il loro campo. Più tardi, il Karate venne incluso in questa federazione; credo che il primo responsabile del dipartimento di Karate nella federazione di Judo fu Carlos Vidal, il primo discepolo del Maestro Hiruma. B.I.: Perchè questa rivalità? M.H.: Non lo so, suppongo che fosse per interessi economici e politici, In Giappone c'era un grande rispetto tra praticanti di Judo e Karate, di fatto quando O'Sensei arrivò in Giappone da


Ram贸n Crespo Paredes, Tatsuhiki Hattori Itoh e Antonio Revilla Ruiz (Kus).

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Grandi Maestri Okinawa, Jigoro Kano lo aiutò a promuovere la sua arte, gli permise addirittura di fare dei corsi nel suo Dojo, per quello Sensei Gichin, ogni volta che passava dalla porta del suo Dojo o in qualsiasi luogo in cui si praticava il Judo, faceva un inchino in segno di rispetto verso il Maestro. Tutti i praticanti di Shoto-Ryu lo sapevano e non c'è stata mai alcuna rivalità tra noi, al contrario. Quello che avvenne in Spagna fu un conflitto di interessi per il predominio di un'arte marziale sull'altra. Quando cominciarono ad arrivar ne altre, il conflitto non aveva più senso e oggi sono semplicemente delle storie del passato. B.I.: Cominciò a dare lezioni in Spagna nel 1966, diventando il secondo maestro che lo faceva in Spagna e uno dei pionieri in Europa, pertanto è stato uno dei “pilastri” del Karate Spagnolo. E' soddisfatto della sua opera? M.H.: Se sono contento del mio lavoro nel Karate? E' difficile rispondere... Di quello che ho fatto certo che sono soddisfatto... Del suo risultato, no! Però non sono dispiaciuto. In questa vita c'è più gente ingrata che grata. Ma c'è ancora gente che mi è fedele. Sono veri Karateka che sentono il Karate dal cuore e non per denaro, per trofei o altro.. Per questo ne vale la pena! B.I.: La federazione o qualche altra istituzione ha riconosciuto il suo apporto al Karate Spagnolo? Perchè Lei è stato un pioniere e il primo in tante cose... M.H.: Credo di non essere mai stato riconosciuto dalla Federazione ne da nessun'altra istituzione. Anzi, penso che in alcune occasioni m abbiano usato. Ho ottenuto il titolo di Arbitro Internazionale a Edimburgo e di giudice arbitro di Kata Mondiale nel Campionato del Mondo di Madrid nonostante gli ostacoli della F.E.K, pagando di tasca mia un bel pò di soldi e senza nessun aiuto da parte della F.E.K. Quando andai a Edimburgo per ritirare il titolo, ero orgoglioso di essere stato il numero uno nell'esame teorico, venendo complimentato dalla commissione presieduta dal Sig. Max Vichet. Ricordo che dalla Spagna eravamo cinque o sei persone, capitanate dal Sig. Antonio Oliva. Era l'unico a cui pagarono le spese, tutti gli altri dovemmo farlo di tasca nostra. Quel che è certo è che fui l'unico a superare l'esame di arbitro e penso che gli altri tre superarono quello di giudice (2°categoria), il Sig.Oliva non superò ne l'uno ne l'altro. La verità è che mi sentii molto orgoglioso di essere l'unico componente dalla Spagna che passò l'esame di Arbitro Mondiale di Kumite e Giudice Mondiale di kata. B.I.: Il suo curriculum di arbitro è il numero uno della F.E.K. e ovviamente in questi anni c'è stata un'evoluzione. Cosa ha da opinare del regolamento

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arbitrale attuale? E' cambiato in meglio o in peggio? M.H.: L'arbitraggio del Karate è molto difficile, è quasi impossibile con la vista umana essere obbiettivo, specialmente secondo il modo di attribuire i punti di oggi. E' da molto tempo che non arbitro e non assisto a campionati, però se non cambia radicalmente il criterio per decidere un vincitore o uno sconfitto, non cambierà nulla, ne in meglio ne in peggio. B.I.: Ovviamente molte cose sono state modificate negli ultimi anni, con la prospettiva che il Karate diventi olimpico. Crede che sarà positivo che il Karate divenga uno sport olimpico? M.H.: Se il sistema di arbitraggio non cambia completamente, non sarà mai olimpico e penso che qualora arrivasse ad esserlo, ci sarà molta più politica all'interno delle federazioni, delle scuole, ecc. e il Karate perderà totalmente il suo spirito come Arte Marziale per trasformarsi ancora di più in uno sport. Magari non succederà a breve termine, però accadrà col passare degli anni. B.I.: Lei arbitrò il primo campionato di Spagna di Karate dove si laureò campione Antonio Oliva. Che differenza di livello esiste tra quell'epoca e l'attuale? C'è un livello più o meno alto ai nostri giorni? M.H.: Ricordo chiaramente quel primo campionato di Spagna con la presenza del Re, allora Principe, in cui Antonio Oliva si guadagnò il titolo di primo campione di Spagna. Penso che i campionati dell'epoca avevano molta più marzialità di quelli odierni, anche se oggi è più raffinato il livello tecnico. Tutte le cose col tempo migliorano, altrimenti saremmo degli stolti! In quegli anni il Karate spagnolo era quasi l'ultimo in Europa, ma dopo che Antonio Oliva divenne vicecampione d'Europa a Londra e Pepin Martinez 1° quindi campione d'Europa, essendo loro spagnoli, oggi il Karate spagnolo è uno dei migliori del mondo, a livello di Giappone, Francia, Inghilterra.. B.I.: Lei ha dichiarato che ai suoi tempi si dava troppa importanza alla competizione e che nel Karate, ciò che è veramente importante è conseguire il “DO”. Con il modo in cui si insegna oggi, lei crede che sia possibile raggiungerlo? M.H.: Il Karate-Do è una delle arti marziali giapponesi e allo stesso tempo può essere praticata come uno sport; per questo esistono i campionati... Il Karate è per tutti, giovani, anziani, bambini, ecc., è indifferente se si è uomini o donne. Il periodo di pratica del Karate sportivo è troppo breve, l'importante è la costanza. Il Do lo può e lo deve trovare chiunque attraverso la pratica. Credo che il Do non è qualcosa che si insegna, ma qualcosa che s'impara da soli.

B.I.: Maestro, pensa che un occidentale possa “sentire” il Karate come un giapponese? M.H.: Sono sicuro che un occidentale può sentire il Karate come un giapponese, o può sentirlo meglio, dipende dalla persona. Ho conosciuto diversi occidentali che sentono il Karate dopo aver letto un libro o aver visto dei film, ma anche molti occidentali che sentono il Karate come i giapponesi e provo un grande rispetto per loro, anche se non li nomino qui. B.I.: Crede che nei corsi odierni venga insegnata la filosofia antica? M.H.: E' una questione che riguarda la persona che dirige i corsi, voglio dire che la filosofia antica è molto importante, come la storia in generale o qualsiasi altra cosa, ma è importante anche praticare, sudare, ecc... Tutto è importante! B.I.: E' una mia impressione o prima c'era un livello più elevato sia nel Kumite che nei Kata? M.H.: Sicuramente il livello del Karate, sia nei kata che nel kumite, è migliorato tecnicamente, perè credo che abbia perduto l'essenza, la marzialità... Che sia io uno dei pochi che mantengono l'essenza del passato? B.I.: Perchè pensa che il Karate abbia avuto questo brusco calo in quanto a numero di licenze in Europa e in particolare in Spagna? M.H.: Credo che fino ad ora esistevano troppi interessi nella questione delle licenze - ovviamente, più licenze, più denaro che entra e pertanto più sovvenzioni, il che comporta politica e attriti tra gli stili, dove l'unica cosa a cui si guarda è il profitto di una minoranza, senza tener conto degli interessi della maggioranza. La politica della federazione non può basarsi solo sui campionati. La gran parte dei praticanti non vuole gareggiare e dovrebbero considerare di offrire altre attività e alternative. Penso che un gran numero di praticanti non prenda la licenza perchè non gli garantisce nulla, se non l'assicurazione medica e questa, qualsiasi associazione iscritta a qualcuna delle tante compagnie del paese, offre la medesima copertura con minor spesa. Rinnovano la licenza solo quelli che vogliono conseguire ufficialmente il titolo di Cintura Nera, o quello di insegnante. I membri della federazione dovrebbero cominciare a considerare questi problemi, verificando che tutti gli anni rinnovi la mia licenza federale, però capisco lo scontento di molti karateka. (dopo una lunga pausa aggiunge) Per praticare Karate-Do non occorre la licenza, per gareggiare si. B.I.: Al giorno d'oggi, si può vivere di Karate? M.H.: Queto è un tema che discutevo sempre con i miei allievi e gli dicevo: Non pensate mai di poter vivere di Karate, perchè il Karate è un'arte. Io ho visto


come insegnava Karate il mio Maestro Kachi, quasi ci rimetteva dei soldi per farlo. Era un grande contabile ufficiale dello Stato, che aveva il suo ufficio. Eravamo studenti affamati, andavamo a casa sua e ci invitava sempre, quindi anche se lo pagavamo qualcosa, lui spendeva sempre di più. Vedendo l'esempio del Maestro Kachi, io non ho mai pensato di vivere solo di Karate e con molta fortuna ho potuto lavorare per 35 anni in un centro di riabilitazione di Santander (uno dei migliori in Spagna, oltre che in Europa). Così, ai miei allievi che volevano in futuro diventare insegnanti di Karate, li consigliavo di avere un lavoro fisso, oltre al Karate. Fare corsi di Karate per mangiare è qualcosa che mi disgusta, credo che in Giappone pochi maestri vivono solo di Karate, anche se sono dei grandi maestri e questo vale sia per il Karate che per il Judo, Kendo, ecc.. B.I.: Quante ore alla settimana dedica all'allenamento? M.H.: Dopo essermi occupato della mia palestra per 40 anni, tempo che si compirà quast'anno a Dicembre, adesso mi son dato altri obbiettivi. Oggi i corsi pomeridiani li dirige Ramon Crespo Paredes, che è un fanatico del Karate. Io faccio lezione ai miei vecchi allievi - una quindicina di karateka che hanno 30,35 e anche 40 anni di pratica continua - il martedì, giovedì e venerdì dalle 7.30 alle 8.30 del mattino.

Credo che praticare e allenarsi sia molto importante però lo è ancora di più farlo con costanza e qualità. Mi piacerebbe che fosse così, almeno fin quando il mio corpo e la mia mente me lo permetteranno. B.I.: Quale futuro pensa che aspetti il Karate? M.H.: Il Karate, come tutte le cose, passerà dei momenti brutti e dei momenti belli, buoni e cattivi, ma se ci sarà gente che vorrà praticarlo, esso continuerà. La storia si ripete... B.I.: Che progetti ha per il prossimo futuro? M.H.: Mi manca poco per compiere 70 anni, in Giappone viene celebrato molto questo compleanno come “Koki”, che significa “molto raro che arrivi a questa età”. Ho vissuto in Spagna da quando avevo 22 anni, ho passato di tutto, nel bene, nel male, nelle difficoltà... altre cose ancora più dure. Mi piacerebbe vivere il resto della mia vita tranquillo, come sto vivendo attualmente. Sei anni fa sono rimasto vedovo, ma per fortuna Dio mi 2 ha mandato una donna dal Giappone. Però lei è cantabrica ed è una vecchia paziente di dove lavoravo, nonchè allieva di Karate; ha vissuto 35 anni in Giappone e capisce perfettamente com'è la mentalità giapponese. Vive con

me da cinque anni e quest'anno ci sposeremo. Così, vivremo insieme per sempre, con i miei allievi di Karate, veterani che fanno già parte della mia vita...” (1) Il termine Kime allude all'utilizzo e alla concentrazione delle energie fisiche e mentali nel momento in cui il Karateka che attacca o difende impatta contro il suo avversario. In giapponese significa letteralmente “decidere” o “decisione finale” e fa riferimento alla capacità di attaccare o difendersi senza esitazioni e ciò che è più importante, di portare a termine l'attacco o la difesa con rapidità di decisione e convinzione. Foto 1: Il maestro Hattori con i suoi allievi più anziani; alcuni di loro sono invecchiati insieme al maestro e ai suoi insegnamenti. Foto 2: Ramón Crespo Paredes, Miguel Ángel Revilla Roiz e Tatsuhiko Hattori Itoh. Foto 3: Il maestro Hattori mentre arbitra nel Campionato Europeo del 1976, svolto a Ginevra. Foto 4: Il maestro con alcuni dei suoi allievi più anziani, alcuni dei quali si allenano con lui da ben quattro decadi.

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Nella cultura marziale vietnamita, qualunque sia lo stile o la scuola, due armi sono particolarmente importanti: l'alabarda Dai Dao e la sciabola. Lo studio di queste due armi é indispensabile per ogni praticante di arti marziali vietnamite, in quanto sono le armi più importanti nei campi di battaglia. Se paragoniamo la sciabola e la alabarda, notiamo che la sciabola é particolarmente adatta ai colpi di taglio, di punta, alle parate e bloccaggi. In alcuni casi, si può utilizzare l'impugnatura della sciabola per colpire e la guardia per agganciare le lame, ma è l'ultima risorsa. Dall'altro lato, l'alabarda é veramente concepita per essere un'arma versatile che permette di portare colpi di taglio, affondi di punta a corta e lunga distanza, parate e bloccaggi con la lama e con l'asta, inoltre consente di agganciare l'arma dell'avversario, é efficace usata come mazza e per portare fendenti. In questo DVD realizzato dal Maestro Patrick Levet, studieremo le tecniche di base della sciabola: attacchi, schivate, parate, deviazioni, le 15 tecniche fondamentali della sciabola, il Quyen di Sciabola Tinh Hoa Luong Nghi Kiem Phap, basato sull'essenza del principio delle 2 opposte polarità, e il Quyen della “Alabarda della Luna e del Sole”, insieme alla forma attuale da competizione, con alabarda leggera.

REF.: • VIET5

Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

Ordinala a: Budo international.net


Le forme Mae Mai sono principi universali di combattimento: ogni tecnica può essere imparata in accordo con una versione di base, ma deve essere praticata facendo particolare attenzione alle molteplici varianti esistenti, codificate dai Grandi Maestri del passato. Le diverse applicazioni si dovranno allenare seguendo i principi del footwork tradizionale, per permettere al praticante di eseguirli contro attacchi provenienti dalle quattro direzioni e non solo frontali. In questo secondo DVD Arjarn Marco de Cesaris focalizza l'analisi tecnica sull'esecuzione della Forma e sull'allenamento degli spostamenti avanzati, terminando con l'applicazione delle tecniche Mae Mai dalla nº8 alla nº15. Un inesauribile bagaglio di azioni tecniche di attacco, difesa e contrattacco che ogni buon praticante dovrebbe conoscere alla perfezione.

REF.: • CESAR12

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Traguardi e obbiettivi del Vovinam Nel Luglio 2013 si svolgeranno i campionati del Mondo di Vovinam a Parigi, Francia. Sarà la prima volta che questi campionati si terranno fuori dal Vietnam dalla creazione della World Vovinam Federation (WVVF). Senza dubbio, questo evento sportivo è importante per tutti i praticanti, ma non dobbiamo dimenticare che la competizione non rappresenta niente più che una piccola parte delle tante sfaccettature del Vovinam. Se ci addentriamo negli obbiettivi e nei traguardi di questa scuola, secondo i principi metafisici del Vovinam, la competizione potrebbe essere la parte più insignificante, o meglio, la più superficiale del Vovinam. Disgraziatamente, molti praticanti focalizzano le loro motivazioni nell'allenamento verso il semplice fatto di vincere o partecipare a tali competizioni, quando in realtà, non è mai stato necessario competere per praticare il Vovinam del maestro fondatore Nguyen Loc. La competizione non sarebbe negativa se non avesse effetti collaterali “nocivi” per la crescita dei praticanti. Per “effetti nocivi” s'intende quelli che condurranno i praticanti verso una strada sbagliata o in percorsi lontani dagli obbiettivi fondamentali del Vovinam. Per esempio, in generale, molti club mettono da parte l'allenamento della difesa personale in situazioni realistiche, il lavoro della lotta in piedi e a terra, così come le leve articolari alle braccia e alle gambe. E' un vero peccato, poichè il Vovinam di questi club si trasforma in un semplice sport, perdendo molta della sua efficacia come Arte Marziale. Nello specifico, nel Vovinam la competizione produce effetti negativi nelle gare di Combattimento, con un regolamento (soprattutto quello della WVVF) che limita enormemente il combattente, proibendo molte tecniche, incluse alcune tecniche tipiche del Vovinam (proiezioni, il Vat, i Da Tat alla coscia, una delle forbici...). Non sono combattimenti liberi, ma incontri tecnicamente molto limitati da un regolamento che sembra un ibrido tra Karate e Taekwondo. Forse è proprio nelle competizioni tecniche che troviamo gli effetti che deteriorano letteralmente la formazione marziale del praticante di Vovinam. Restringendo la preparazione alla ripetizione e memorizzazione delle tecniche coreografate di coppia (o per gruppi di quattro), gli atleti ottengono una esecuzione quasi perfetta di quegli esercizi, però perdono lo sviluppo dei riflessi condizionati nell'autodifesa. In effetti, ripetere un combattimento coreografato non allena per niente all'autodifesa, ne al combattimento reale: i “colpi” e le azioni arrivano come un

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meccanismo di un orologio, in un dato momento che i due atleti conoscono perfettamente. Non parano o schivano grazie a un riflesso difensivo, ma grazie alla routine meccanica della coreografia. Se gli stessi colpi venissero portati in momenti differenti, gli atleti non sarebbero preparati a difendersi. In questi stessi esercizi si perde l'attitudine marziale così come la capacità di uscire dalle immobilizzazioni, lavorandole sono nei Song Luyen in maniera morbida, debole e senza pericolo. Molti praticanti non conoscono nemmeno i sistemi per uscire da tali immobilizzazioni. Lo stesso succede con i Quyen (Alabarda, Bastone, Lao Mai, Xa Quyen) nei quali si privilegia l'estetica a danno delle applicazioni di combattimento, molte volte sconosciute. Per una crescita adeguata, gli allenamenti devono ripetersi in modo che producano un miglioramento dei riflessi condizionati contro degli attacchi imprevisti (in momenti in cui non siamo preparati), in situazioni differenti (in un corridoio, uscendo dall'auto, sulla porta di casa), su terreni vari (per non abituarsi a lavorare solo sul tatami), con angoli di attacchi realistici (con colpi tali e quali a quelli che darebbe a un avversario per strada o in un combattimento reale), ad alta velocità (una volta superata la fase di apprendimento, gli attacchi devono essere a velocità realistica) e con avversari dalla corporatura ben diversa, preferibilmente molto più forte di chi si difende. La presenza della competizione nel Vovinam non deve sradicare il lavoro dei suoi aspetti marziali. Questi possono essere presenti nel programma oppure mancare, ma si possono aggiungere come previsto dalle linee guida del Vovinam, al posto di caricarlo inutilmente con alcuni Quyen (Nhap Mon Quyen, Hoi Quyen, Song Dao Phap...). Di fatto, dobbiamo prendere coscienza dell'importanza di mantenere gli obbiettivi verso i fondamenti del Vovinam: autodifesa, efficacia, pratica del combattimento, ricerche sugli altri stili e miglioramento dell'efficacia del Vovinam attraverso l'introduzione di tecniche di altri stili.


Arti del Vietnam

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Kung Fu

Un articolo di Fabio Tozzi direttore tecnico della sede di Roma della scuola del Grand Master Sifu Paolo Cangelosi

Lo stile HUNG GAR (Hon K'une- Hung Jia) ha senza alcun 'ombra di dubbio conquistato un posto d'onore tra gli stili di Kung Fu. Centinaia di migliaia di praticanti. Personaggi come Wong Kei Yen, Wong Fei Hung, Ti Kiu Sam, invincibili eroi che con le loro gesta hanno fatto la storia e creato la leggenda. Le sue origini, come quelle di molti stili attualmente esistenti, si fanno risalire agli eventi successivi all'invasione della Cina da parte dei Manciu ed alla distruzione del monastero di Shaolin, al monaco Chi Shin che ebbe come allievo Hong Hei Kwun fondatore dello stile, alla fuga di alcuni maestri monaci ed alla creazione delle sette Ming che avevano come scopo lo spodestare l'invasore ed il ripristino al potere di una dinastia cinese. Se da un punto di vista socio politico il XIX secolo fu per la Cina drammatico. Continue rivolte interne, corruzione, sudditanza economica alle grandi potenze occidentali. Da un'ottica marziale fu questo un periodo estremamente fervido. Gli scambi tecnici, le continue rivolte e battaglie ed i confronti con altri sistemi di combattimento permisero all'Hung Gar di affinarsi in modo tale da divenire una delle più complete arti marziali esistenti pur mantenendo una sua peculiare identità. Completo significa efficace, ma anche il poter disporre di un bagaglio tecnico così ampio da potersi adattare ad ogni situazione e ad ogni individuo. Come un vestito, non pre fabbricato, che un sarto può modellare sul corpo. Le notevoli quantità di tecniche di braccia e di gamba. Il numero elevato di posture permettono di utilizzare qualsiasi traiettoria e parte del corpo. Lo studio di tecniche di canalizzazione energetica e di stimolazione degli organi interni. L'insegnamento di sistemi di cura, necessari per chi continuamente mette alla prova il proprio fisico. Ma soprattutto, il vero marchio di fabbrica dell'Hung Gar, la continua ricerca attraverso i suoi allenamenti di TONICITA', VELOCITA', ESPLOSIVITA', RESISTENZA FISICA e MENTALE. In un'unica parola TI SEN HON K'UNE. Nella sua tramandazione la colonna vertebrale dello stile è costituita da alcune forme che da un livello base arrivano all'avanzato. Queste comprendono il bagaglio tecnico, colpi, parate, traiettorie, spostamenti, ma anche le sue strategie e metodologie di allenamento. Pur essendo ottime pratiche per sviluppare alcune caratteristiche fisiche e di interpretazione dello stile, sono altresì un grande contenitore in cui comprendere tutto quello che è necessario conoscere. Alcune cose sono chiare e visibili, altre, spesso le più importanti, hanno bisogno di una tramandazione diretta e personale di un Maestro. Non basta quindi conoscere la forma, ma è fondamentale sapere cosa prendere e come utilizzarlo per poter affrontare allenamenti specifici. E' nelle forme simbolo e più avanzate dell'Hung Gar, come Gong Jee Fok Fu o Fu Hok Seon Yin, che troviamo i riferimenti all'allenamento del Ti Sen. Posizioni dure abbinate ad allenamenti statici, movimenti lenti abbinati a giuste ripetizioni e precisi cicli respiratori. Azioni effettuate esclusivamente con il proprio corpo, in coppia o con attrezzi per poter aumentare il carico di lavoro e dosare la resistenza al movimento. Che le azioni Isometriche, Isotoniche, Auxotoniche ed Isocinetiche fossero componenti essenziali nella pianificazione di una preparazione tecnico atletica lo stile “della Tigre e delle Gru”, animali simbolo dell'Hung Gar, lo ha scoperto già da centinaia di anni. Attraverso esercizi a Tensione, Lunghezza e Velocità costante e variabile, con o senza resistenza, i Ti Sen Hon K'une impegnano il praticante sia nel fisico che nella volontà. Estremamente duri e faticosi necessitano di grande costanza e determinazione permettendo di stimolare una perfetta reazione neuro muscolare, di adattare le fibre muscolari all'azione richiesta ottenendo il massimo del risultato e permettendo al praticante di evolversi dalla semplice esecuzione delle forme, percorrendo il cammino tracciato dai grandi eroi del passato.

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In questa nuova serie di DVD didattici, il Maestro Mark Gridley presenta e spiega nel dettaglio, l'uso dei punti di pressione nella difesa personale. Il programma di Punti di Pressione Tattici del Combat Hapkido è il risultato di svariati anni di studi e indagini sotto la guida e l'assistenza di uno dei maggiori esperti mondiali in materia e si basa su principi pratici e attuali della moderna Difesa Personale, senza l'eccessiva e mistica complessità di altri analoghi sistemi sui punti di pressione. Il corso di Punti di Pressione Tattici del Combat Hapkido è ampiamente utilizzato dalle forze di polizia di tutto il mondo e può essere integrato in qualsiasi programma di Arti Marziali. La serie conta di quattro volumi che comprendono tutto il programma per Istruttori: Corso per Assistente Istruttore, Corso per Istruttore Associato, Corso per Istruttore e Corso per Istruttore Senior.

REF.: • CHTPP1 Tutti i DVD prodotti da Budo International vengono identificati mediante un’etichetta olografica distintiva e realizzati in supporto DVD-5, formato MPEG-2 (mai VCD, DivX o simili). Allo stesso modo, sia le copertine che le serigrafie rispettano i più rigidi standard di qualità. Se questo DVD non soddisfa questi requisiti e/o la copertina non coincide con quella che vi mostriamo qui, si tratta di una copia pirata.

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Il Gran Maestro Marco Morabito, direttore tecnico e responsabile globale della Federazione IKMO, pratica le arti marziali e sport da combattimento da quasi 30 anni. Istruttore militare e coordinatore tecnico nei settori di sicurezza pubblica e privata, e con diversi anni di esperienza in anti-terrorismo e antisequestro di persona, insegna sia ai civili che ai militari, ed è anche un istruttore esperto nella lotta corpo a corpo e nell'uso di qualsiasi arma o oggetto come mezzo di difesa. Come fondatore di Systema Marco Morabito, ha raccolto le tecniche più efficaci di varie scuole del sistema russo, così come molte altre tecniche sviluppate da lui sulla base della sua esperienza specifica in situazioni ad alto rischio, civili e militari. È inoltre fondatore del sistema di difesa israeliana " Sistema Krav Maga di Sopravvivenza di Israele" e "Sistema Kapap di Sopravvivenza Israeliano", ed ha formato più di 500 istruttori in tutto il mondo. In questo secondo DVD ci presenta le tecniche di disarmo di bastone, armi bianche e da fuoco, utilizzate nel Systema Marco Morabito, derivato dal programma russo Spenatz.

DVD: € 25,00 REF.: • SYSTEMA2

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Da questa colonna, desidero rendere un piccolo omaggio a due delle influenze che mi hanno accompagnato nel corso della mia carriera marziale. Le Arti Marziali Filippine e la Filosofia del Jeet Kune Do, e più che mai a due esseri umani, nonchè grandi maestri. Bruce Lee e Dan Inosanto. “A tutti i cercatori della verità, la conoscenza viene dal vostro insegnante, la saggezza da dentro se stessi” uando uno parla di Arti Marziali è inevitabile non pensare a uno dei più grandi maestri che ci ha dato il XX Secolo, mi riferisco a Sifu-Guro Tuhon Pendekar Dan Inosanto. La sua stella guida migliaia di praticanti non solo per essere stato amico e allievo di Bruce Lee, ma anche per un percorso impeccabile avallato da una conoscenza totale di differenti sistemi o stili, sotto la supervisione dei migliori maestri del mondo. Chi meglio di lui rappresenta l'integrità e la crescita personale non soltanto nell'aspetto tecnico ma anche in quello spirituale, così come il suo maestro Bruce Lee gli raccomandò. Dan Inosanto afferma che tutti gli stili hanno qualcosa da offrire ma io non condivido questa opinione, ogni sistema possiede una propria ricchezza, una cultura, una tradizione, un punto di vista che ci ha fornito un concetto differente su come reagire in situazioni distinte; in fin dei conti Bruce Lee diceva, con una certa convinzione, che l'individuo è sempre più importante dello stile. Se voi condivitete questa affermazione sarete d'accordo che il potere risiede in noi stessi, più che nello stile in se. Variano tanto gli stili? O piuttosto varia la percezione dell'insegnante o dell'allievo? Nel mio cammino marziale, ho avuto l'onore e il privilegio di condividere il tatami con maestri di tutto il mondo e di praticare diversi sistemi, ma se mi domandate dopo 38 anni di allenamento e apprendimento quale preferisco, la risposta è solo una: tutti e ciascuno di essi costituisce una parte di una totalità senza nome, senza distinzioni, perchè non sono unici, fanno parte di una strada percorsa, un veicolo che ci trasporta, assolutamente integro, che

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“La necessità di imparare muove l'essere umano e grazie ai maestri che sono il nostro veicolo verso la conoscenza, possiamo attingere a queste informazioni preziose, inaccessibili a molti nei secoli passati” si evolve sempre nella stessa direzione, senza essere depositari della verità assoluta e soggetti al cambiamento e allo sviluppo. Sceglierei un maestro piuttosto che uno stile; l'impronta che hanno lasciato in me i maestri è personale, aldilà del sistema che hanno insegnato o rappresentato. Due delle influenze nel mio sistema sono, naturalmente, il JKD e le Arti Marziali Filippine, oltre al Silat e il Kyusho, dando la precedenza ai concetti, all'interpretazione del messaggio, più che al messaggio in se stesso. Cercando dei parallelismi in ciò che caratterizza una delle mie passioni, navigare a vela, subiamo l'influenza del vento e sfruttiamo questa forza della natura per dirigerla e utilizzarla a nostro favore, così attraverso le vele e gli strumenti di bordo, ci impadroniamo di questa spinta per giungere al porto. Ogni posto ha un

nome per il vento, ma ciò che importa è la sua direzione e intensità, non il suo nome. Allo stesso modo, per navigare a motore ci interessa solo il risultato del vento, ovvero, le onde o la corrente. Non è possibile saper navigare nell'Oceano Atlantico e non saperlo fare nell'Oceano Pacifico, per quanto cambi il nome, nella sua struttura, il mare è sempre il mare, anche se con piccole differenze in funzione della parte del pianeta in cui navighiamo, pertanto il miglior navigante sarà colui che naviga in tutti gli oceani e affronta tutte le avversità che ciascuno di essi gli proporrà. Che paradosso, gli skipper imparano a navigare a terra, assimilando i concetti, la tecnica, la teoria, le carte nautiche, anche se poi sarà in Mare che acquisiranno l'esperienza che li farà diventare dei veri e proprio marinai! Nelle Arti Marziali succede qualcosa di simile, impariamo a combattere nel dojo, non per strada, sebbene sarà in ques'ultima dove impareremo a lottare davvero. Un massima dice: “Il sapere comanda sull'azione e l'azione inizia col sapere” In questa nuova era di comunicazione, ci è permesso di conoscere un'infinità di proposte che forniscono nuovi punti di vista, anche se “di più, non è sempre meglio”, la nostra esperienza ci aiuterà a distinguere tra le une e le altre. La necessità di imparare muove l'essere umano e grazie ai maestri che sono il nostro veicolo verso la conoscenza, possiamo attingere a queste informazioni preziose, inaccessibili a molti nei secoli passati. L'obbligo del possessore di tale conoscenza è diffonderla, proteggerla e perpetuarla alle generazioni a venire. Dietro ogni arte marziale c'è un popolo, una cultura, una tradizione che no n dev e andare perduta, perchè ciò rappres enta la s ua identità e dobbiamo rispettarla e preservarla.


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L'ALLENAMENTO AVANZATO DELL' UOMO DI LEGNO CHING JONG Uno dei 18 manichini di legno più famosi dello stile Choy Li Fut è il Ching Jong: Ching significa equilibrio e Jong meccanismo o risorsa di allenamento. Il Ching Jong viene anche chiamato uomo di legno. Questo tipo di allenamento, anticamente si trasmetteva solo ai membri della famiglia del maestro fondatore Chan Heung, o ai loro discepoli, in quanto era un allenamento riservato. Possiamo tracciare il lineage direttamente dal monaco Choy Fok, monaco Shaolin del nord e maestro di Chan Heung, conoscitore dei manichini originali di Shaolin. Chan Heung, fondatore del Choy Li Fut, fu il successivo a conoscere la tradizione di questi manichini di Shaolin. Il figlio maggiore di Chan Heung, Chan OnPak ereditò l'allenamento all'uomo di legno da suo padre. Anche il figlio minore, Chan Koon-Pak, continuò a tramandare le conoscenze dell'uomo di legno ai suoi figli e discepoli. L'uomo di legno Ching Jong, è composto da un tronco di legno da cui sporgono diversi tipi di braccia. Nella parte superiore c'è un braccio mobile che possiede un gioco in linea verticale, questo braccio ha una sezione più corta che spunta dalla parte posteriore, alla quale originariamente si attaccava un peso di metallo per fare da contrappeso attualmente si utilizza una molla di metallo per lo stesso proposito. Questo contrappeso posteriore permette al praticante di Choy Li Fut di parare, colpire e abbassare il lungo braccio anteriore con un preciso movimento discendente, poiché una volta lasciato libero, il braccio torna nella posizione iniziale. Il braccio superiore è naturalmente quello che ha dato il nome al manichino. Ci sono altre due braccia nella sezione media del chin jong, queste sono più piccole di quello superiore e sono unite al corpo del manichino in maniera più sciolta per avere un minimo di gioco e consentire di dare altri tipi colpi. Si usano per allenare le parate e simulare degli attacchi in linea media. Nella sezione più bassa del chin jong si trova una gamba diritta che fa un angolo discendente verso l'esterno. Questa gamba inferiore è di grande utilità per allenare le proiezioni e le tecniche di spazzata. A prima vista il ching jong somiglia agli altri manichini di legno del Kung Fu come il Mook Jong dello stile Wing Chun, tuttavia, in questi altri casi ci sono due braccia superiori piccole e uno lungo nella sezione media, a differenza del ching jong. Un'altra

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differenza rispetto ad altri è che il ching jong del Choy Li Fut si realizza su un tagliato a sezione tronco quadrangolare, ovvero, con quattro angoli e quattro facce, mentre gli altri manichini si è soliti farli su tronchi con il corpo a base circolare. A volte i ching jong sono inoltre dotati sulla loro sommità, di una barra orizzontale, conosciuta come mulinello, di circa 70 cm, collegata al manichino dal suo piano superiore. Questa barra ha un movimento rotatorio e riproduce un avversario che scaglia un pugno posteriore con traiettoria circolare. L'allievo che utilizza l'uomo di legno con questo accessorio, sviluppa in fretta i riflessi necessari per schivare questi tipi di attacchi. All'uomo di legno del Choy Li Fut di solito sono legati sette piccoli sacchi piani, riempiti di sabbia e altro materiale similare, che sono posizionati su tre livelli differenti di altezza per aiutare a sviluppare la tecnica e la potenza adeguata. C'è un sacco nella faccia frontale del livello superiore, un altro sotto questo nel centro, un terzo nel livello inferiore frontale e ancora uno per ogni faccia laterale dei due livelli superiori. Si impiegano per allenare la forma e la potenza, mentre condizionano le mani del praticante portando colpi contundenti su di essi. L'altezza consigliabile di un ching jong dovrà essere l'altezza media di una persona in posizione di cavallo quadrato, sebbene possa essere costruito di alcuni centimetri in più. In funzione di questo, il mulinello superiore aumenterà allo stesso modo la sua misura definitiva. Abbiamo descritto la “costituzione” dell'uomo di legno, ma la cosa più importante è sapere che cos'ha di speciale il ching jong perché sia una delle risorse principali per l'allenamento al combattimento, insieme alla lotta corpo a corpo con il compagno in carne ed ossa. I vantaggi più evidenti del suo utilizzo sono: • Il primo è che aiuta l'allievo a valutare la distanza e l'obbiettivo della zona da colpire, perché rimane immobile nella sua posizione al suolo, mentre il praticante allena l'angolo migliore e il metodo più adeguato. • Siccome il manichino non risponde agli attacchi in modo realistico (solo i contraccolpi dei pezzi mobili, che sono sempre gli stessi), non costituisce un grande supporto per controllare il tempo di reazione. Tuttavia e come contropartita, l'uomo di legno presuppone una solida resistenza agli impatti di chi si allena, il quale li assorbe senza difficoltà ne ripercussioni negative sull'organismo, anche se portati a piena potenza. Se la potenza che si utilizza allenandosi con l'uomo di legno si applicasse su un compagno di allenamento, questo

non potrebbe resistere senza subire danni (per questo motivo l'allenamento del ching jong è unico e personale). • Offre all'artista marziale un metodo eccezionale per condizionare le sue braccia, polsi, tibie, dita, palmi, pugni, gambe e piedi. I sacchi piani rinforzano i pugni e le tecniche di artiglio del praticante, mentre le braccia del manichino gli irrobustiscono le sue e i palmi delle mani quando si cerca di parare/colpire. Le tibie e i piedi vengono condizionati con le spazzate e i calci alle estremità inferiori (braccio inferiore, simulando un calcio). • Anche se il manichino è fondamentalmente un oggetto statico, il lavoro in piedi utilizzato permette di includere tutti i movimenti e posizioni del Choy Li Fut. Grazie ai sacchi localizzati intorno al tronco, l'artista marziale può spostarsi in tre d i re z i o n i s u l p i a n o d e l s u o l o (orizzontale, longitudinale e d i a g o n a l e ) e a l l e n a re t u t t i g l i spostamenti con un grande raggio di azione all'atto di realizzare le diverse tecniche di parata e attacco. • Quindi, per quanto riguarda lo sviluppo della forma e delle differenti tecniche di pugni, parate, e calci dello stile, il ching jong si propone come magnifico supporto di addestramento per l'immensa varietà di queste. Non bisogna cadere nella tentazione di sottovalutare il lavoro con l'uomo di legno. E' qualcosa di più che “un altro semplice aiuto per l'allenamento”, più che “una semplice replica di un essere umano”. Gli allievi potranno sempre emulare la forma de proprio maestro, ma la tecnica dell'uomo di legno riproduce un rivale contro il quale poter praticare con tutta la durezza del caso. Anche se il praticante deve imparare le sue forme, l'uomo di legno rappresenta un metodo altamente efficace che gli permette, sempre con la corretta istruzione del suo maestro, di applicare in modo effettivo la forza e la potenza. Tramite ciò arriverà a una conoscenza profonda e reale del Kung fu e gli permetterà di affrontare con una certa sicurezza le insidie e le realtà del combattimento corpo a corpo. E' vero che i ching jong non restituiscono il colpo, però aiutano a prepararsi per quel genere di individui che invece lo fanno. Non devi cambiare o distruggere ciò che è vecchio, ma devi prendertene cura perchè sia sempre vecchio. (proverbio cinese) Scuola Shaolin Choy Li Fut c/ Belgica n° 11 local 976533296 Saragozza http://shaolinchoylifut.blogspot.com.es


“Non bisogna cadere nella tentazione di sottovalutare il lavoro con l'uomo di legno. E' qualcosa di più che “ un altro semplice aiuto per l'allenamento”, più che “una semplice replica di un essere umano”

“Non devi cambiare o distruggere ciò che è vecchio, ma devi prendertene cura perchè sia sempre vecchio”

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Questo DVD sul pronto soccorso è uno strumento indispensabile per tutti i praticanti di Arti Marziali che presto o tardi si trovano in situazioni nelle quali è necessario “soccorrere”. In qualsiasi scuola in cui si ha a che fare con la lotta, il combattimento o semplicemente il contatto fisico, è successo che qualche allievo o istruttore sia stato colpito o abbia patito un infortunio. E' possibile siano stati messi ko, che abbiano avuto difficoltà respiratorie, spasmi muscolari, vertigini, nausee, o un qualsiasi altro problema causato da un allenamento lesivo. Gli “incidenti” sono qualcosa di reale ed è necessario intervenire quanto prima, in modo che la disfunzione causata non peggiori ulteriormente. Queste informazioni non dovrebbero essere obbligatorie per tutti gli “istruttori”, ovviamente, per preservare la sicurezza e il benessere dei loro allievi? Questo DVD è il primo di una serie di lavori a cura del Maestro Pantazi, incentrato nell' “altro lato” del Kyusho, quel lato che pone l'attenzione alle scienze dell' “energia” della salute e del benessere, non solo applicabile nei Dojo, ma anche ne quotidiano con i vostri cari e tutte le persone che ci circondano.

REF.: • KYUSHO19

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