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Questo libro fornisce informazioni e storie relative ad approcci alternativi alle cure della nascita. Questo libro non dovrebbe sostituire le attenzioni personali di un medico o di una ostetrica qualificati ma dovrebbe essere utilizzato solo al fine di prendere in considerazione e acquisire familiarità con tutte le opzioni disponibili oggi durante il parto. L’autore e l’editore non si ritengono responsabili per ogni effetto sfavorevole scaturito dall’uso delle informazioni contenute in questo libro.

Ina May’s Guide to Childbirth Copyright © 2003 by Ina May Gaskin Published by arrangement with Bantam Books, an imprint of The Bantam Dell Publishing Group, a division of Random House, Inc. Translation Copyright © 2003, by Riccardo Bonomi Editore Via Corridoni, 6/a - 27100 Pavia ISBN 88-86631-31-6 www.bonomieditore.it Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, senza il permesso scritto dell’Editore, eccetto dove permesso dalla Legge. Traduzione a cura di Laura Rudoni Si ringrazia Carlo Berruti per la collaborazione


Capitolo 1 La potente connessione mente/corpo Pensate che la vostra mente e il vostro corpo siano due entità separate? In questo caso, siete come la maggior parte delle donne allevate secondo la cultura occidentale. Già nei primi anni della nostra vita veniamo bombardati da messaggi che ci insegnano a credere che le sensazioni e i pensieri non siano importanti per il funzionamento del corpo. Pensieri e sentimenti sono irrilevanti per il benessere fisico. Quando il corpo non funziona bene, la nostra cultura ci insegna che i farmaci o la chirurgia divengono necessari. Il ben documentato effetto placebo è una importante eccezione nella filosofia medica che presuppone l’irrilevanza della mente sul corpo. Questo fenomeno ha luogo quando una persona a cui viene data una “medicina” a base di zucchero, crede che in essa ci sia veramente un agente curativo. Alcune persone pertanto guariscono completamente da qualsiasi male quando fanno questa cura. In casi come questi la mente della persona è spinta a credere che il corpo guarirà. Questa credenza accelera o sollecita il ripristino del benessere. Il placebo è un modo per ingannare le persone e portarle a pensare in positivo. Nonostante il riconoscimento della cultura medica dell’effetto placebo, le teorie mediche ortodosse prendono generalmente in scarsa considerazione il rapporto tra mente e corpo quando si ha a che fare con il travaglio e il parto. Due delle prime dieci nascite da me assistite mi hanno insegnato quanto possa essere forte la connessione mente/corpo durante il travaglio e il parto. Otto di queste donne hanno avuto travaglio da manuale. Dopo l’inizio delle contrazioni la cervice (l’apertura circolare situata alla fine dell’utero) si dilatava rapidamente. Negli altri due casi, dopo una dilatazione completa, il collo si era bloccato per diverse ore e a nulla erano serviti la respirazione lenta o quella profonda e nemmeno con quanta tranquillità la donna affrontasse ogni contrazione. In nessuno di questi casi il collo uterino sembrava diverso dagli otto precedenti, ma chiaramente il comporta-


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mento era stato differente. Mi chiedevo il perché ma i miei testi ostetrici non offrivano suggerimenti per scoprirne la possibile causa. Nel primo caso, la visita di una amica intima della donna in travaglio fece la differenza per il proseguo del travaglio stesso. Quando fu invitata ad entrare nella stanza chiese: “Sheila [la partoriente] vi ha già raccontato di sua madre?” Fremetti. Sapevo che la donna era stata adottata e aveva convissuto con il terrore che la madre naturale fosse morta nel partorirla. Era apparentemente troppo imbarazzata o troppo incapace di parlare per ammettere di essere preoccupata di morire o di arrendersi al potere del travaglio. Una volta che questa sua profonda paura fu espressa a voce alta, la cervice si rilassò e la donna dispiegò capacità che sembrava non possedere un attimo prima. Fu completamente dilatata di lì a pochi minuti. Nel giro di due ore dall’aver menzionato la paura nascosta, venne al mondo un bambino sano; io rimasi piuttosto impressionata dallo scoprire come un pensiero terribile che viene tenuto nascosto riesca ad alterare in modo così profondo la capacità del corpo di una donna a svolgere una funzione fisiologica normale. Allo stesso tempo fui felice di realizzare che una soluzione verbale a questa situazione potesse rimuovere ogni necessità di medicinali, interventi meccanici o chirurgici. Nel secondo caso, la donna in travaglio aveva una dilatazione di sette centimetri e rimase in questa situazione per più di un giorno nonostante le forti contrazioni. Come nel caso della donna di cui ho già parlato, anche questa aspettava il suo primo bambino ed era felice della gravidanza. Sapevo che Pamela non aveva paura di morire di parto, così la sua mancanza di progressi per un periodo così lungo mi aveva confuso. Dopo molte ore di travaglio improduttivo le chiesi se qualcosa la preoccupasse. Con sorpresa mi rispose di sì. La sua mente continuava a ritornare alle promesse matrimoniali che lei e il marito si erano scambiati diversi mesi prima durante la cerimonia di nozze. Lei aveva voluto includere promesse riguardanti impegni per tutto il corso della vita mentre lui si era dimostrato piuttosto riluttante. Quando me lo disse provai la stessa sensazione di fremito che ebbi quando l’amica dell’altra donna mi raccontò la sua situazione. Non sapendo cos’altro potessi fare, decisi di consultare Stephen, mio marito, che era molto amico di Pamela. Egli si offrì di dare loro l’opportunità di ripetere le promesse matrimoniali che includessero quella del “finché entrambi saremo in vita”. Quando chiesi loro se lo volevano fare


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essi acconsentirono. Tra una contrazione e l’altra ripeterono queste promesse e nel giro di due ore venne al mondo un bel maschietto. Non ho mai dimenticato queste due nascite. I miei ricordi delle prime centinaia di parti che ho assistito sono molto vivi e questi sono tra i primi cui ho partecipato. Una delle ragioni per cui si sono scavati una nicchia speciale nei miei ricordi è che mi hanno insegnato qualcosa di estremamente prezioso che prima non sapevo: imparai che le parole vere sono in grado talvolta di rilassare i muscoli pelvici in quanto rilasciano emozioni che bloccano in effetti i progressi del travaglio. Un altro parto, circa due anni più tardi, mi rimase particolarmente impresso poiché mi fece capire quanto intimamente coordinati possano essere la mente e il corpo di una donna durante il travaglio. Ero in viaggio con la mia famiglia e alcuni amici quando mi accadde di fermarmi in una città proprio in concomitanza del parto di una mia amica. Il primo figlio di Dawn era nato in casa, assistito dalle mie colleghe ostetriche, pertanto avrebbe voluto che accadesse così anche per il secondo; sennonché ebbe una minaccia di parto prematuro diverse settimane prima del termine. Scoprii che l’ospedale per le gravidanze ad alto rischio della sua città stava sperimentando un nuovo farmaco per bloccare travagli prematuri. Facendo parte di questa sperimentazione sarebbe stata seguita da una ostetrica-infermiera all’interno dell’ospedale ma il parto stesso avrebbe dovuto avere luogo in ospedale anche nel caso in cui, come avvenne, la gravidanza si fosse protratta fino al termine previsto. Con mia sorpresa fui convocata in ospedale quando Dawn entrò in travaglio. Non ero certa di cosa ci si aspettasse da me mentre camminavo per i corridoi enormi di questo ospedale nuovo di zecca con pavimenti brillanti e lettini per il parto fatti a regola d’arte. Quando entrai nel reparto maternità notai una grossa lavagna verde sulla quale erano scritti i nomi delle donne in travaglio, il numero della loro stanza e la dilatazione della cervice in quel momento. Improvvisamente suonò un campanello d’allarme e la gente cominciò a precipitarsi in tutte le direzioni. Un’infermiera corse verso la lavagna e scrisse la parola completa sulla colonna relativa alla dilatazione di una donna, mentre un medico e diverse infermiere entrarono nella stanza della donna che stava per partorire. Quando arrivai nella stanza di Dawn la sua ostetrica-infermiera si presentò e gentilmente mi invitò ad entrare. Mi informò che considerava la nascita impellente come una possibilità di dare alla sua paziente ciò che


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maggiormente desiderava - e cioè avere me come ostetrica - e, allo stesso tempo, come il modo per farla assistere per la prima volta a un “parto in casa”. Spiegò rapidamente che il suo training come ostetrica non le aveva dato l’opportunità di osservare parti in luoghi diversi dall’ospedale, se non quando la sua cagnetta aveva avuto dei cuccioli. Mentre parlava andò verso la porta e mi mostrò una caratteristica della stanza che non avevo notato: una serratura che era stata installata per assicurarsi che non ci fossero intrusioni indesiderate durante il travaglio. Bloccò la porta. Noi eravamo lì, al sicuro, nella consapevolezza che l’atmosfera tranquilla che stavamo per creare nel mezzo della frenesia di questo grosso ospedale regionale non sarebbe stata disturbata da intrusi o dallo staff medico*. Dawn era così felice che il piano che aveva organizzato con la sua ostetrica-infermiera stesse per andare in porto che sorrise per quasi tutta la durata del travaglio. Dopo un po’ la visitai per vedere a che punto era la dilatazione e lei mi disse: “Voglio solo aprirmi e lasciare uscire questo bambino”. Mentre diceva queste parole, la cervice si dilatò di altri due centimetri sotto le mie dita. Mi era capitata una cosa che normalmente non avevo mai notato e cioè che una donna esprimesse il desiderio di dilatarsi e che la cervice si aprisse proprio mentre le mie dita erano lì per confermare l’accaduto. Fantastico, pensai, che si riesca a dire al proprio corpo esattamente cosa si vuole e che si riesca ad ottenerlo. Mi chiedevo se io sarei stata in grado di farlo. Poco dopo Dawn partorì una bella bambina tra le mie mani. Non ci servì nulla di ciò che era stato preparato, se non un paio di guanti, una pinza per il cordone, un paio di forbici e qualche asciugamano. Dawn ebbe il suo “parto in casa” in un ospedale e una ostetrica ospedaliera ebbe una nuova percezione di ciò che può essere un parto quando avviene in un luogo in cui regnano la calma e l’intimità invece dell’ansia e della paura. Anni dopo mi trovavo a Edimburgo, in Scozia, per parlare a un pubblico di ostetriche e di mamme. Avevo appena raccontato la storia della mia amica la cui cervice si era aperta quando lei aveva espresso ad alta voce il desiderio che ciò accadesse. Una donna in fondo alla sala attirò la mia * Casualmente questo parto ebbe luogo nella la metà degli anni ’70, anni in cui il movimento del parto in casa era all’apice del successo. Spesso gli ospedali si piegavano ai voleri della partoriente e delle ostetriche e questa era forse la ragione per cui vennero installati dei chiavistelli. E’ passato molto tempo da quando ho sentito parlare di queste serrature negli ospedali degli Stati Uniti.


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attenzione a causa delle espressioni animate del suo viso mentre io stavo raccontando la storia. Voleva raccontare la sua esperienza durante il parto del suo primogenito. Era seduta sul letto nella prima fase del travaglio (quella durante la quale si apre la cervice) tra le braccia del marito. Lui le sussurrava nell’orecchio che era meravigliosa e lei fu certa di aver sentito aprirsi la cervice dopo aver udito quelle parole. “Dillo ancora, per favore” chiese al marito. Egli ripetè le parole e lei sentì ancora la cervice che si apriva. “So che pensate che sia matta” disse al marito e all’ostetrica “ma potresti dirlo ancora?” Il marito, con l’ostetrica, cominciò a ripeterlo e presto la cervice fu completamente dilatata e la donna partorì. Penso che tutte le donne nella stanza si siano sentite felici dall’aver udito questa storia meravigliosa delle possibilità che energie femminili e maschili unite sono in grado di offrire. Ciò che apprezzo di più di queste storie è la forza che hanno di insegnarci quali sono le opportunità che potremmo non avere se esse non esistessero. Cosa c’è di più liberatorio per un padre in attesa che sapere che le sue parole piene di amore possono essere in grado di dare forza ed energia alla sua compagna per facilitarle il parto - fino al punto talvolta di mandarla in estasi? Un altro momento in cui la connessione tra mente e corpo risulta ovvia può avvenire subito dopo il parto e il distacco della placenta dalla parete uterina. A volte succede che l’utero della donna non si contragga a sufficienza da fermare l’emorragia nel punto in cui era attaccata la placenta. In casi come questo spesso vengono usati medicinali o preparati a base di erbe per stimolare una contrazione più forte per fermare il sangue. Ma a volte bastano le parole. Mi è spesso capitato di dire a una donna di smettere di sanguinare e questo è successo.

Un ambiente adeguato può bloccare o far tornare il travaglio alla posizione di partenza Il parto è un processo corporeo che richiede, più di molti altri, il massimo grado di rilassamento. I neonati sono la cosa più grossa che passa da un nostro orifizio: sempre. Le mie colleghe ostetriche e io abbiamo imparato a The Farm, attraverso


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l’osservazione e l’esperienza, che la presenza anche di una sola persona che non sia perfettamente in sintonia con la partoriente e le sue sensazioni è in grado di frenare il travaglio di alcune donne. Tutte le donne sono sensibili ma alcune lo sono in particolar modo. Abbiamo sperimentato questa verità osservando molti travagli che si bloccavano o rallentavano non appena una persona che non era in perfetta sintonia con la donna in travaglio entrava nella stanza, ma quando questa persona usciva dalla stanza in genere il travaglio ripartiva dal punto in cui si era bloccato. Nel mio terzo anno di attività, ebbi modo di osservare qualcosa che non avevo mai visto o sentito prima. Notai che è possibile che la cervice di una donna in travaglio “faccia marcia indietro” dopo essersi dilatata per oltre la metà del percorso. Judith, una mia amica, stava per partorire il suo primo figlio. Aveva avuto un travaglio rilassato e semplice per tre o quattro ore. Lei e il marito si erano coccolati e sbaciucchiati durante le contrazioni e, di tanto in tanto, scherzavano tra di loro e con noi. Judith mi chiese di visitarla e la cervice risultò quasi completamente dilatata (otto centimetri). A questo punto il suo travaglio prese una piega diversa rispetto a come lo avevamo visto fino a quell’istante. Le venne quello sguardo introspettivo tipico delle donne che stanno per avere una contrazione più forte di tutte quelle precedentemente provate. Durante questa contrazione si trattenne come se fosse stata seduta su un guscio fragilissimo; dopodiché divenne calma, molto seria e attenta. Le contrazioni successive furono ben più leggere; infatti erano così leggere che mi chiese di visitarla ancora poiché di lì a un paio d’ore avrei dovuto lasciarla per un altro appuntamento. In quel momento feci la mia scoperta emozionante: la cervice era passata da una dilatazione di otto centimetri a circa la metà. Essendo rimasta con lei per tutto il travaglio sapevo che era una questione mentale poiché era rimasta seduta piuttosto tranquilla quando era accaduto. Intuitivamente sentii che Judith avrebbe potuto aiutare la riapertura della cervice se solo avesse permesso a se stessa di arrendersi nuovamente alle risate. “Cerca di rasserenarti se puoi”, le chiesi nel modo più gentile e incoraggiante che potevo. Lo fece. Non passò molto tempo che la bambina nacque, in tempo per me per poterle restare vicina. Eccitata da questa nuova scoperta, cominciai a cercare materiale di ricerca scritto da altri sul fenomeno della donna che si “chiude” o fa indietreggiare il travaglio, sia volontariamente che involontariamente. Dopo aver guardato testi di oste-


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tricia, ginecologia e infermieristica e dopo aver domandato a molte infermiere e ostetriche se ne sapevano qualcosa, mi resi conto che non avrei trovato nulla. Troppe ostetriche ospedaliere e infermiere mi dissero che quando c’era una differenza tra la misurazione della cervice fatta da una di loro e quella fatta da un medico (come spesso accade) si dà sempre ragione al medico (e mai all’infermiera o all’ostetrica). Mi dissero inoltre che i medici, in questi casi assai raramente se non mai, credono che la cervice possa aver avuto un’apertura maggiore prima del loro controllo. Per loro è più facile credere che l’infermiera o l’ostetrica siano in errore piuttosto che le donne abbiano capacità sconosciute che non sono riportate nei testi di medicina. Questo tipo di difficoltà nella comunicazione dilaga nel modello medicalizzato di cura durante il parto. Solo raramente gli assistenti hanno la possibilità di assistere a un intero travaglio. Alla maggior parte viene insegnato a intervenire così spesso e così presto in un processo normale al punto di non averne mai visto uno completo. Ovviamente l’osservazione continuata è il modo migliore per carpire la connessione mente/corpo poiché essa sola offre all’osservatore la possibilità di essere testimone delle sottili sfumature delle emozioni che agiscono come la marea durante il travaglio. E’ l’unico modo per mettere in relazione i cambiamenti emotivi con quelli fisici. Più tardi imparai che i medici che scrivono trattati di medicina non hanno mai avuto l’opportunità di osservare ciò cui io ho assistito. Cominciai a chiedermi se i trattati medici fossero stati sempre così ciechi in questo particolare esempio della connessione mente/corpo nel travaglio. Scavando in testi scritti prima che il parto entrasse negli ospedali, scoprii che la generazione precedente di medici conservava ancora alcune delle conoscenze di buon senso trasmesse dai testi medici scritti nel XIX secolo. In queste categorie trovai molte annotazioni riguardo l’inversione del travaglio che avevo osservato. Sembra che alcune donne riescano a far tornare indietro i loro bambini se non sono soddisfatte di come stanno andando le cose. Era vero allora come lo è adesso, ma allora lo sapevano più persone. I medici del XIX secolo avevano molto da dire sull’importanza di rimanere fuori dalla stanza della partoriente fino al momento del parto a meno che fosse ritenuto necessario un intervento medico da parte di chi assisteva la donna. Essi insegnavano ai loro studenti (a quei tempi solo maschi) a rispettare le decisioni delle donne che erano presenti al parto.


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• Betschler (1880) menziona un caso in cui “il dolore venne improvvisamente allontanato da una tempesta al punto che il collo uterino (cervice) nonostante fosse ben dilatato si richiuse e il travaglio ricominciò dopo ben 19 giorni”1. • Cazeaux (1884) “In realtà, ogni giorno siamo testimoni di una sospensione delle contrazioni per almeno mezz’ora e talvolta anche alcune ore a causa delle visite che facevano alle donne la cui intimità viene sconvolta dalla nostra presenza”2. Ostetrici uomini a quel tempo erano una rarità. • Dewees (1847) “Nel 1792 fui chiamato per assistere la signora C. a causa di un impegno della sua ostetrica. Quando arrivai a casa sua fui sollecitato a sbrigarmi poiché non c’era un momento da perdere. Mi portarono subito nella sua stanza dove le fu spiegato il motivo della mia presenza dicendole che la sua ostetrica era impegnata. Quando entrai la signora C. si stava riprendendo da una contrazione - e questa fu l’ultima. Dopo aver atteso per un’ora che il travaglio riprendesse me ne andai e non fui più convocato da lei per due settimane. Il dottor Lyall dice: ‘Siamo stati informati da un medico rispettabile di un travaglio che era quasi arrivato al suo termine, almeno in apparenza, e che rimase in sospeso per due giorni a causa del fatto che alla paziente fece visita un gentiluomo su cui lei aveva un pregiudizio’. Ogni ginecologo ha provato una sospensione delle contrazioni temporanea in concomitanza con il suo arrivo nella stanza della partoriente; ma uno così lungo è molto raro”3. • Curtis (1846) “Non appena arrivi, lascia che il marito della signora, o qualche altro familiare, la informino della tua presenza e poi resta in anticamera fino a quando non avranno bisogno. Una sorpresa improvvisa, specialmente se ci si aspetta con timore un intervento rude, ritarderà di molto il processo e, in molti casi, causerà un ritiro del feto. Quando entri nella stanza cerca di essere mentalmente sereno e raccolto affinché i tuoi sentimenti entrino in armonia con quelli della paziente”4. • Francis H. Ramsbotham (1861) “Nell’arrivare alla residenza della paziente è meglio non introdursi immediatamente alla sua presenza, a meno che non sia strettamente necessario. Se si necessita di informazioni, per comprendere se il travaglio sia già cominciato, dovranno essere chieste all’infermiera. Quando si viene introdotti nella stanza della partoriente è meglio farla chiacchierare in modo da poter osserva-


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re la frequenza, la durata, la forza e la tipologia delle contrazioni; e la nostra condotta deve adattarsi di conseguenza”5. • W.A. Newman Dorland (1901) “Dolori o contrazioni uterine: emozioni di ogni tipo potranno diminuirne temporaneamente l’intensità o addirittura farle cessare; l’arrivo del medico nella stanza può avere lo stesso effetto”6. Rimasi affascinata dallo scoprire che la maggior parte dei medici di un tempo sapeva che una presenza indesiderata e fastidiosa avrebbe potuto bloccare il travaglio. Lo sapevano allo stesso modo in cui i contadini conoscono il comportamento dei loro animali; era buon senso, accumulato in anni di osservazione che veniva tramandato da una generazione all’altra. Ma quando il pozzo delle conoscenze sui parti a domicilio si asciugò, conoscenze che un tempo erano comuni divennero rare o persino estinte. Il fatto è che i medici non sono più nella posizione di notare che la loro presenza in una stanza o le loro maniere affrettate possono spesso ritardare il travaglio. Dobbiamo ricordare che il fenomeno mente/corpo descritto nei volumi del XIX secolo non è meno veritiero oggi di quanto non lo fosse un tempo. Il problema è che oggi i medici sono dell’idea che qualcosa di misterioso o incomprensibile abbia fatto andare male il travaglio o che il corpo della donna sia in qualche modo “inadeguato” - ciò che io chiamo “l’ipotesi del corpo della donna visto come un limone”. Per tutta una serie di ragioni, parecchie donne sono arrivate a credere che la natura abbia fatto un grosso errore con il loro corpo. Questa credenza è divenuta così forte in molte al punto che vengono somministrati medicinali o fatti trattamenti chirurgici quando invece un po’ di pazienza e il riconoscimento della normalità e della innocuità della situazione farebbero meglio sia a loro stesse che ai loro bambini di quanto non faccia la chirurgia o altri interventi tecnologici. La maggior parte delle donne necessita di incoraggiamento e compagnia più di quanto necessiti di farmaci. Ricordate questo, poiché è vero: Il vostro corpo non è un limone. Non siete una macchina. Dio non è un meccanico senza cuore. I corpi delle donne possiedono lo stesso potenziale di mettere al mondo un figlio di quanto ne possiedano i maiali, i leoni, i rinoceronti, gli elefanti, gli alci e i bufali. Anche se nella vostra vita non è mai stata una vostra abitudine farlo, vi consiglio di cominciare a pensare positivo per quanto riguarda il vostro corpo.


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Note 1. Betscheler 1880, citato in Engelmann., G. Labor among Primitive Peoples. St.Louis: J.H.Chambers, 1882. Reprinted New York: AMS Press. 2. Cazeaux, P. Obstetrics: The Theory and Practice, 7th ed. Philadelphia: P.Blakiston, Son & Co., 1884. 3 Dewees, William P. Compendious System of Midwifery, 4 th ed. Philadelphia: Carey & Lea, 1830. 4. Curtis, A. Lectures on Midwifery. Philadelphia, 1846. 5. Ramsbotham, Francis H. The Principles and Practice of Obstetric Medicine and Surgery. New York, 1861. 6. Dorland, W.A.Newman. Modern Obstetrics. New York, 1901.


Indice Prefazione

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Un invito

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Parte prima - Racconti di parto

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Parte seconda - L’elemento essenziale del parto Introduzione Capitolo I - La potente connessione mente/corpo Capitolo II - Cosa accade durante il travaglio Capitolo III - L’enigma dolore/piacere Capitolo IV - La legge dello sfintere Capitolo V - Cosa sapere sulla gravidanza e sulle cure prenatali Capitolo VI - Comincia il travaglio Capitolo VII - Dare la vita: muoversi con libertà e farsi aiutare dalla forza di gravità Capitolo VIII - L’episiotomia e i poteri dimenticati della vagina Capitolo IX - La terza fase del travaglio Capitolo X - I punti di riferimento delle ostetriche Capitolo XI - L’ultima cosa che ti aspetteresti quando aspetti un figlio Capitolo XII - Parto vaginale dopo cesareo (VBAC) Capitolo XIII - Scegliere la persona giusta Capitolo XIV - Immaginare la maternità e l’arte ostetrica nel XXI secolo

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Glossario

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Appendice A

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257 279 289 295 305 325 335 341


10

La gioia del parto

Appendice B

353

Appendice C

357

Fonti

361

Indice analitico

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La gioia del parto  

Ina May Gaskin, la più famosa ostetrica statunitense, illustra i benefici e la bellezza di un parto naturale mostrando alle donne come fare...

La gioia del parto  

Ina May Gaskin, la più famosa ostetrica statunitense, illustra i benefici e la bellezza di un parto naturale mostrando alle donne come fare...

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