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N.4 Giugno 2009

clicca su http://www.blogmagazine.net

Internet

I rivali di Google

Quel giorno il mondo del web cambiò radicalmente: gli altri search engine furono costretti a migrare il proprio obiettivo verso un nuovo traguardo: sopravvivere!

Salute

Metti il mouse dall’altro lato! Dolori al polso dovuti all’utilizzo del Mouse? Ti propongo una soluzione naturale che può servire da terapia.

Mobile

iPhone 3G S: il più potente di sempre Scopriamo insieme tutte le novità del nuovo sistema operativo.

Costume e Società

Il Fenomeno dei Talent Show

C’è chi prova a diventare una star facendosi rinchiudere per mesi, e altri che hanno bisongo di soli 3 minuti virali.

La Vacanza diventa 2.0

Gli italiani si dividono in due gruppi: uno in agenzia, l’altro su internet, e Tu?


http://www.liquida.it


SOMMARIO 24

BlogMagazine N.4 Giugno 2009 10 Arrivano i Poken!

La Vacanza diventa 2.0

Biglietti da Visita “Sociali”

12 La Privacy nell’era Digitale 16 Il lato oscuro

dell’ Advertising di oggi

18 Blogger-Lettore: La chiave del SUCCESSO?

28 E3: Dove andremo a finire?

34 Scopriamo i vantaggi di un Blog/Portfolio 38 Visti e rivisti: scene da film imperdibili

In un colpo d’occhio

12 La Privacy nell’era Digitale

28 E3: Dove andremo a finire?

34 Scopriamo i vantaggi di un Blog/Portfolio

In Evidenza

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I rivali di Google

Un giorno timidamente apparve l’attuale oligarca del web: Google! Interfaccia essenziale: logo, spazio testo, pulsante cerca e pulsante mi sento fortunato.

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Metti il mouse dall’altro lato!

Dolori al polso dovuti all’utilizzo del Mouse? Ti propongo una soluzione naturale che può servire da terapia.

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iPhone 3G S: il più potente di sempre

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Il Fenomeno dei Talent Show

iPhone 3G S. E’ questo il nome del nuovo modello di iPhone presentato alla WWDC, la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori che Apple.

C’è chi prova a diventare una star facendosi rinchiudere per mesi all’interno di set televisivi, e c’è chi, invece, il set televisivo se lo costruisce in casa.


www.isayblog.com


EDITORIALE DIRETTORE EDITORIALE Giuliano Ambrosio

PROGETTO GRAFICO Giuliano Ambrosio

AUTORI DI QUESTO NUMERO

Giuliano Ambrosio aka Julius

Riccardo Mares I Rivali di Google

Daniele Di Gregorio La vacanza diventa 2.0

Maurizio Pelizzone Arrivano i Poken! Biglietti da Visita “Social

Simone Trimarchi E3: Dove andremo a finire?

Ernesto Belisario La Privacy nell’era Digitale

Claudia Baglioni iPhone 3G S: il più potente di sempre

Guido Arata Il lato oscuro dell’ADVERTISING di oggi

Mirko D’Isidoro Scopriamo i vantaggi di un Blog/Portfolio

Gianni Puglisi Blogger-Lettore La chiave del sucesso?

Giovanna Gallo Visti e rivisti: scene da film imperdibili

Daniele Aprile Metti il mouse dall’altro lato!

Chissenefrega Il Fenomeno dei Talent Show

Blog: http://www.juliusdesign.net

Segui i Tuoi sogni Il quarto numero di BlogMagazine è arrivato, ricco di informazioni e articoli interessati scritti da Blogger. Segui i Tuoi sogni, una frase ricorrente nella mia vita, crederci sempre e non abbandonare mai i propri sogni, queste sono le logiche con le quali è nato BlogMagazine. Sono molto contento che il progetto piaccia, sensazioni percepite dal grande flusso di email che arrivano in redazione e dalle proposte di interviste pervenute da diverse testate giornalistiche. Ci sono grandi novità per il futuro di BlogMagazine, ma forse ora è ancora presto per poter entrare nei dettagli, magari con il quinto numero potrò essere più esaustivo. Vi ricordo infine che è possibile seguire il progetto su diversi Social Network come Twitter e il gruppo ufficiale su Facebook. Contatti

Come al solito vi auguro buona lettura...

Redazione: redazione@blogmagazine.net Direttore Editoriale: info@blogmagazine.net

Direttore Editoriale

Giuliano Ambrosio

Legal & Disclaimer In questa fase sperimentale BlogMagazine non rappresenterà una testata giornalistica in quanto i contenuti e la rivista verrà aggiornata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001

Il Progetto BlogMagazine è un’idea di Giuliano Ambrosio, un progetto di editoria virtuale, una rivista elettronica gratuita scritta da soli Blogger fruibile in modalità sfogliabile Flash e in formato PDF. Gli articoli pubblicati nella rivista elettronica sono unici e originali, rilasciati con Licenza Cretive Commons, scritti principalmente da Blogger conosciuti nella Blogosfera, selezionati con cura a seconda della rubrica da gestire. L’idea è anche di far uscire dalla rete dei contenuti per farli vivere sotto forme diverse, al fine di raggiungere persone che normalmente non leggerebbero un blog e trovare questo materiale interessante ed incominciare a leggerlo. BlogMagazine da spazio a tutti, non solo a Blogger conosciuti nella blogosfera, ma crede nel talento di tutte quelle persone appassionate di Blogging capaci di scrivere con dedizione e competenza sulle tematiche da gestire.

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Internet A cura di: Riccardo Mares

Riccardo Mares aka Merlinox Blog: http://www.merlinox.com

Chi come me ha qualche capello bianco in testa, sicuramente ricorderà i tempi in cui “il” motore di ricerca si chiamava Altavista e le ricerche “serie” si effettuavano nella prestigiosa directory di Yahoo!. Altavista era una scelta obbligata: la banda disponibile era pochissima e lui era l’unico ad offrire una interfaccia super light. Un giorno timidamente apparve l’attuale oligarca del web: Google! Interfaccia essenziale: logo, spazio testo, pulsante cerca e pulsante mi sento fortunato. Quel giorno il mondo del web cambiò radicalmente: gli altri search engine furono costretti a migrare il proprio obiettivo verso un nuovo traguardo: sopravvivere! Il resto è storia moderna: la conoscete tutti, sicuramente meglio di me. La leggete ogni giorno nelle riviste del settore e nella ricca blogosfera. Sbaglio? Beh allora vi suggerisco io un link interessante: “motori di ricerca »”! Cosa accade oggi Negli ultimi mesi qualcosa sta nuovamente cambiando. Le parole chiave che fanno da ponte tra web2.0 e web3.0 sono: Facebook, Twitter, FriendFeed, social network, … Per poi arrivare al parolone del cambiamento: “Web semantico / Semantica”. Web semantico è una nuova forma “tecnica” di comunicazione in cui non è sufficiente occuparci

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di scrivere e impostare graficamente i testi, ma è necessario inserire relazioni “logiche” tra le parole del testo, implementando un paradigma del tipo “soggetto, predicato, oggetto”. Un esempio: la frase “Il cielo è blu” dovrà indicare:

• • •

soggetto = “il cielo” predicato = “ha il colore” oggetto = “blu”

Questo avviene tramite il linguaggio RDF, ma non è certo questo il luogo in cui approfondire. Voi fate qualche sforzo mnemonico in direzione della vecchia analisi logica delle scuole medie ;) Sulla cresta dell’onda di questo cambiamento si stanno affacciando nuovi motori di ricerca che cercano di intaccare – in modo più o meno dichiarato – il predominio di Mr. G. I loro nomi sono: Bing, Cuil, Wolfram Alpha. Il loro obiettivo è quello di riuscire ad interagire con gli utenti in modo più naturale e di generare risultati semanticamente coerenti. Che tradotto significa rispondere a domande del tipo “Dove è il punto più profondo dell’oceano?” o capire cosa l’utente sta realmente cercando.

Bing Il nuovo progetto nato nell’illustre casa Microsoft, è la ridenominazione di un progetto in beta già da qualche tempo: Kumo! Le sue caratteristiche principali:


I rivali di Google interfaccia accattivante e altissima velocità di risposta. Target? Diventare un Decision Engine: uno strumento di supporto alle decisioni. L’autore di questa definizione è Steve Ballmer, attuale numero uno di casa Redmond. La strada del cambiamento era già stata segnata con la ridenominazione di tutti gli strumenti in Live e la ottimizzazione del motore in pure stile Google. Le voci ufficiali smentiscono con forza l’attacco a Mountain View: il nuovo motore nasce per essere uno strumento diverso. Ciò che sicuramente si può vedere è che il layout, in particolar modo della SERP (Search Engine Results Page – la pagina con i risultati di ricerca), è identico a quello di Google (i miei blogger di cucina si arrabbierebbero tantissimo, tanto sono affezionati ai loro contenuti!) e che il vecchio Live.com oggi redirige direttamente su Bing! Link: www.bing.com

Wolfram Alpha Questo neonato motore prende il nome direttamente dal suo ideatore Stephen Wolfram: poverino, il motore. Non so gli anglofoni, ma ricordarsi Wolfram è veramente difficoltoso. Parlando di cose serie, l’obiettivo del motore enciclopedico, è di fruire risposte naturali il più coerenti possibili con la nostra ricerca. Un traguardo sicuramente molto ambizioso: i siti che implementano le regole del web semantico sono ancora pochissimi e

tutto il compito di creare relazioni “sensate” è affidato all’algoritmo Wolframiano. Stephen e soci devono credere realmente nel loro progetto: a quanto si legge pare non vogliano inserire nel sito alcuna forma di pubblicità e al link “cerca su web” rispediscono su Google. La versione base è gratuita, per uso non commerciale, mentre in futuro è prevista la profilazione (a pagamento?) per l’accesso a funzionalità aggiuntive. Link: www.wolframalpha.com

Cuil Il search engine nasce da due costole di Google, Anna Patterson e Russel Power. Annunciato nel luglio 2008 - come testimonia il buon Julius - in molti ricordano ancora un’iniziale flop alla presentazione a causa di un immenso numero di accessi. Era stato lanciato come “l’avversario di Google”, ma dopo quasi un anno in ben pochi sanno cosa sia Cuil. I punti di forza del motore, secondo i suoi creatori sono: la quantità dei dati, l’importanza dei contenuti e non degli utenti. Due punti che si traducono in oltre 126 miliardi di pagine indicizzati e, a quanto dichiarato, nessun algoritmo di analisi statistica dell’utenza. Nella blogosfera però è segnato come l’ultimo della classe, come il dimenticato. Link: www.cuil.com

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Internet A cura di: Riccardo Mares

Mettiamoli in gioco Per prima cosa diamo una occhiata all’utilizzo di questi strumenti online e verifichiamoli con uno strumento comune molto conosciuto: Alexa.com. Purtroppo non possiamo mettere in gioco tutti e quattro i motori citati: il divario dei dati d’accesso è talmente ampio che Cuil e Wolfram Alpha appaiono zero. Contate che Bing.com beneficia del redirect diretto da Live.com (alla faccia che non era un attacco a Google, ma qualcosa di diverso!!!).

Figura 1 - Cuil vs Wolfram Alpha Si notano immediatamente i picchi di accessi dovuti al lancio online. Il tam tam blogosferico e dei comunicati stampa si fa sicuramente sentire. Ma come i nostri babbi ci hanno sempre insegnato: non si può vivere di rendità. Wolfram Alpha è ancora in fase piuttosto sostenuta, ma sono trascorsi solo poche settimane dal lancio e ancora se ne discute.

Figura 2 - Bing vs Google Qui possiamo ammirare la lotta tra titani degli ultimi sette giorni. Bing cresce bene: ma il merito va al redirect da Live.com. Temo che le statistiche nei nostri blog cambieranno solo nome.

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Test di ricerca Vi propongo una tabella comparativa di risultati di ricerca. Ho selezionato delle query in inglese, per evitare che alcuni dei nuovi motori possano avere delle deficienze con la nostra povera lingua. Per esempio ho inserito: un nome comune, un nome proprio e una domanda.

“Ricerche” Platypus Dietrich Nikolaus Winkel Where is the deepest point? Where is the deepest point?

Google 3.210.000 15.800 1.490.000 1.490.000

Bing 6.400.000 45.600 4.180.000 4.180.000

Wolfram Alpha 1: 0: 0: 0:

la specie animale “ornitorinco” non pervenuto… tic tic tic… non sa nuotare? non sa nuotare?

Cuil 19.871.292 2.010 747.496 747.496

Lascio a voi i commenti sui risultati, specie su quello puro semantico… altro che decision tool! In ogni caso l’unico a rispondere correttamente alla domanda (terza riga) è stato Google!

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Tecnologia A cura di: Maurizio Pelizzone

Arrivano i Poken

Biglietti da Visita “Socia Maurizio Pelizzone Blog: http://maurizio.mavida.com

Social network. Facebook ha permesso a tante persone di capire il significato di questa parola, ma le dinamiche di “socializzazione”, come è “logico” che sia, si estendono anche fuori dal web. Infatti sappiamo bene cosa succede ad una qualsiasi manifestazione, incontro o ad un convegno... in genere si cerca di ampliare la propria rete di conoscenze, si fa “amicizia” con persone nuove e ci si scambia, quando è possibile, il biglietto da visita.

Nella pratica si tratta di una piccola penna usb che può essere usata come portachiavi, e che tramite la tecnologia RDIF permette uno scambio di dati che possono andare oltre le “tradizionali” informazioni da biglietto da visita arrivando al curriculum vitae, siti personali, account di instant messaging (Skype, Google Talk, MSN, etc.) ed anche i nostri “profili social” disseminati in giro per la rete.

Poi in teoria uno va a casa, con la sua nuova collezione di bigliettini, e si cerca di aggiungerli ai nostri contatti “elettronici”: mail, blog, facebook, ecc...

Sono molte le piattaforme supportate e giusto per fare qualche nome posso citare face book, flickr, linkedin, myspace, netto, ning, orkut, plaxo, twitter, viadeo, xing…

Poi finalmente qualcuno ha pensato e realizzato dei “cosi” che possiamo definire Biglietti da visita elettronici e sociali. Questi cosi vengono chiamati Poken e grazie a loro possiamo estende l’online social networking al mondo reale.

Se vi state chiedendo come aggiungere/modificare i nostri dati è bene sapere che sarà necessario attivare un account su Doyoupoken, inserendo informazioni personali e professionali, i “recapiti” fisici e virtuali, e tutto quello che decidiamo di condividere.

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n!

ali” Come si attiva un poken? ll Poken viene normalmente distribuito nella sua scatoletta, e quando lo estraete dalla suddetta scatoletta vi trovate in mano un pezzo di plastica che, di primo acchito, non dice nulla. Noterete che il Poken e’ costituito da due “pezzi”. La Mano (la parte bianca, uguale per tutti) e il Corpo (quello che viene distribuito con disegni diversi).

Inoltre, ogni volta che aggiorneremo il nostro profilo online tutti le persone con il quale abbiamo fatto “poken” vedranno i nostri dati aggiornati. L’unica pecca è la mancanza di una connessione bluetooth che permetterebbe di interagire subito con un telefono cellulare, uno smartphone, un palmare o qualsiasi altro aggeggio bluetooth. Il Poken è ancora giovane, ed è molto difficile prevedere se sarà in grado di imporsi come standard, ma quello che posso dirvi è che gestire le nostre relazioni sociali dal mondo fisico al digitale e viceversa è molto divertente oltre che molto geek. Il sito ufficiale è doyoupoken, ma per chi chi volesse saperne di più il link di riferimento italiano è poken.it. Qui potete trovare tutte le ultime novità sui poken è per chi volesse è possibile anche comprarlo online scegliendo tra i vari modelli disponibili.

Per Attivare il vostro Poken (che sara’ utilizzabile anche prima di essere collegato al computer), e’ necessario estrarre la linguetta di plastica che sporge dalla Mano una volta rimosso il Corpo. A questo punto, un piccolo LED rosso lampeggiante segnalerà la corretta attivazione del vostro nuovo Poken, che sarà subito utilizzabile per scambiare i dati di contatto con i vostri nuovi amici. Per iniziare lo scambio di dati e’ sufficiente avvicinare il “palmo” Mano del vostro Poken alla Mano dei Poken dei vostri nuovi amici (dopo aver rimesso il Corpo a protezione dei contatti). Il LED posto al centro del “palmo” della Mano si illuminerà di verde per segnalarvi il corretto scambio di informazioni. Le informazioni saranno disponibili a voi e ai vostri contatti non appena vi sarete correttamente registrati su doyoupoken.com e avrete associato il vostro nuovo Poken al vostro account. Fonte [poken-it.com]

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Diritto A cura di: Ernesto Belisario

La Privacy nell’era Digitale “É un diritto o una chimera?”

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Ernesto Belisario Blog: http://blog.ernestobelisario.eu

Con l’avvento del Web 2.0 è iniziata una nuova era nella storia della Rete, non soltanto sotto il profilo dell’interazione con gli utenti. Rispetto agli albori di Internet, quando ci si nascondeva dietro un “nickname”, oggi è quasi impossibile navigare anonimamante. Ciò accade non solo quando effettuiamo una transazione commerciale oppure quando ci registriamo sul sito di una Pubblica Amministrazione al fine di ottenere un servizio. Il discrimine tra reale e virtuale è sempre più labile e oggi, attraverso i vari profili su siti e social networks (Facebook, FriendFeed, Linkedin, Twitter) ciascuno di noi condivide e rende conoscibili proprie informazioni, foto e video. La crescente diffusione del social networking ha posto fin da subito numerosi problemi in ordine alla riservatezza dei dati personali inseriti dagli utenti. Si tratta di argomenti che, per lungo tempo, sono stati oggetto di discussione tra gli addetti ai lavori mentre sono stati quasi del tutto sottovalutati dalla generalità degli utenti (che ancora li ignora): dalla titolarità dei dati alla data portability, dallo spam al dirito all’oblio. Alcuni episodi saliti agli onori della cronaca hanno avuto il merito di portare questi temi all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni che (a livello comunitario e nazionale) si occupano di tutela della privacy e che, finora, si erano affidate esclusivamente all’autoregolamentazione e ai suggerimenti dettati dal buon senso. Nel corso delle ultime settimane ha fatto molto discutere il caso dell’infermiera di un Ospedale di Udine che ha pubblicato su Facebook foto in cui comparivano anche pazienti ricoverati in terapia intensiva (anziani intubati e incoscienti). Così come ha suscitato molto

clamore la notizia del furto di identità di cui sarebbe stata vittima Noemi Letizia, la ragazza al centro delle polemiche per l’amicizia con l’On. Silvio Berlusconi; qualcuno, infatti, le avrebbe sottratto le password dei suoi account sui social networks e utilizzerebbe questi ultimi per diffondere false informazioni sul suo conto. I rischi Il Web è diventato strumento di condivisione per eccellenza e i social networks facilitano lo scambio delle conoscenze ed espandono incredibilmente la nostra possibilità di comunicare. Non sempre però l’uso delle tecnologie è accompagnato dalla consapevolezza dei rischi che può arrecare per la privacy; soltanto recentemente, e con un certo ritardo, il Garante per la Privacy ha deciso di iniziare un’operazione di sensibilizzazione su queste tematiche nei confronti di tutti gli utenti dei social networks con la diffusione di un opuscolo (disponibile sul sito del Garante all’indirizzo www.garanteprivacy.it). In tanti hanno notato che i social networks danno l’impressione di uno spazio personale, o di una piccola comunità; tale impressione spesso spinge gli utenti a esporre troppe informazioni di sé, rivelando dati, foto e video di cui si finisce per perdere il controllo. Se poi non si è attenti ad alcune cautele di buon senso (come la scelta di password non banali o il rifiuto di rivelare i propri dati bancari a utenti che non si conoscono) è elevato il rischio che altri si impadronisca della nostra identità. Basta la foto, il nome e qualche informazione sulla vita di una persona per impadronirsi on line dell’altrui identità. Sono già molti i casi di personaggi pubblici, ma anche di gente comune, che hanno visto la propria identità gestita da altri.

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Diritto A cura di: Ernesto Belisario

I rimedi La difesa più efficace della propria privacy è rappresentata da una gestione attenta e consapevole che ogni utente deve curare per i propri dati personali. Ciò significa, innanzitutto, stare attenti a quali e quante informazioni si inseriscono, al contenuto delle condizioni d’uso dei diversi siti (ad esempio in materia di proprietà dei dati, ma anche delle foto e dei video uploadati). E’ sempre consigliabile leggere le informazioni in materia di riservatezza che il fornitore del servizio deve fornire (di norma sono sotto le etichette “privacy” o “privacy policy”), valutando se queste corrispondono agli standard richiesti dalla normativa (in Italia il c.d. Codice Privacy, D. Lgs. n. 196/2003) e se è possibile cancellare il proprio profilo (e non solo disattivarlo come permesso da alcuni social networks). Un utente consapevole, inoltre, deve difendere anche la privacy degli altri, evitando, ad esempio, di inserire foto in cui compaiono anche altre persone che non hanno prestato il consenso alla pubblicazione; tale cautela è ancor più importante se si ha riguardo al fatto che la gran parte delle informazioni viene indicizzata dai motori di ricerca   E’ sicuramente opportuno controllare come sono impostati i livelli di privacy dei propri profili: chi ci può

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BlogMagazine

contattare, chi può leggere ciò che scriviamo, chi può inserire i commenti. Queste precauzioni, pur utilissime, potrebbero non essere sufficienti ad evitare problemi, ma se ciò dovesse accadere, sarà utile ricordare che il web non è il Far West, una terra di nessuno in cui non vi sono regole (giuridiche) da rispettare. Niente di più sbagliato le regole ci sono e, in caso di abusi, è possibile ricorrere alle Autorità preposte. Innanzitutto il Garante per la protezione dei dati personali cui rivolgersi in caso di spamming, di comportamenti poco trasparenti da parte dei gestori del servizio, di diffusione, da parte di altri soggetti e senza nostro consenso, di informazioni che ci riguardano (ad es. una foto). Nel caso in cui fossimo rimasti vittima di un furto d’identità, invece, sarà opportuno denunciare immediatamente l’accaduto alla Magistratura (magari attraverso la Polizia Postale) al fine di rintracciare e punire i responsabili. Già da tempo, infatti, la Corte di Cassazione ha sancito il principio per cui chi si appropria dell’identità altrui commette il reato di sostituzione di persona (art. 494 Codice Penale) ed è quindi perseguibile penalmente.


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Internet A cura di: Guido Arata

Il lato oscuro dell’ADVERTISING di oggi

Guido Arata Blog: http://www.delfinsblog.it

Come la Rete, anche l’advertising online in questi anni si è evoluto, cambiando obiettivi e modalità. Gli ultimi tempi hanno visto moltiplicarsi il numero delle aziende e dei brand decisi ad addentrarsi in questo settore, conosciotori di quanto sia importante, oggi, avere una solida presenza anche sul Web. Ciò dovrebbe arricchire il mercato dell’online advertising, eppure non è così: per i medio-piccoli inserzionisti, ovvero coloro che tentano di arrotondare lo stipendio tramite la vendita di spazi pubblicitari sulle loro pagine, non è mai stato così difficile trovare clienti. E’ invece ormai semplicissimo entrare a far parte dei circuiti di affiliazione, ovvero di quei servizi che permettono pressoché a chiunque (e senza alcuna fatica) di pubblicare sulle proprie pagine le campagne di molteplici aziende e brand; in questo caso il guadagno del publisher è dettato dal numero di clicks che tali banner ricevono ogni giorno. Si tratta di gruppi che si sono frapposti tra gli advertiser ed i publisher, assumendo il ruolo di mediatori. Contattano le aziende, pianificano le campagne pubblicitarie ed offrono ai publisher i codici html per inserire il prodotto finito – banner – tra le pagine dei loro siti web.

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Negli ultimi mesi i programmi di affiliazione si sono moltiplicati (Sprintrade, Heyos, ClickPoint), riscontrando ben presto largo consenso da parte degli inserzionisti, estasiati dalla facilità con la quale, grazie a loro impiego, è possibile riempire tutti gli spazi pubblicitari di un sito senza preoccuparsi minimamente della ricerca e del dialogo con i clienti. Ma il rovescio della medaglia non ha tardato a manifestarsi. La scomparsa del contatto diretto tra advertiser e publisher, delegato ad un mediatore, fa sì che quest’ultimo prenda in mano, di fatto, le redini del gioco. E’ lui che fa i prezzi alle aziende, ed è ancora lui che poi presenta i suoi prezzi agli inserzionisti. Ed è chiaro che quelli fatti alle aziende e quelli con i quali le campagne vengono ri-vendute ai publisher non possono coincidere: gli ultimi sono ben più bassi. Non si presentebbe alcun problema se i proprietari di un sito web o di un blog avessero la facoltà, come in passato, di scegliere se aderire a tali programmi di affiliazione ed accontentarsi di guadagni minori rispetto a quelli potenzialmente raggiungibili o di continuare un dialogo diretto con le aziende. Oggi


però questa scelta è pressoché obbligata, nella prima direzione. Il motivo risiede proprio nel largo successo riscontrato dai programmi di affiliazione, i quali, forti di numeri impressionanti in termini di utenti registrati, dispongono di un altrettanto impressionante numero di pagine sulle quali, potenzialmente, possono venire pubblicati i banner dei loro clienti. Parliamo di milioni e milioni di impressions mensili, numeri capaci di attrarre ogni brand e azienda. Ecco allora che le risorse economiche che le aziende investono nell’online advertising vengono totalmente impiegate nell’acquisto delle campagne offerte dai vari Sprintrade & Co. Non c’è più spazio per il dialogo diretto con il publisher, non ci sono più fondi per soddisfare le sue offerte, e non c’è nemmeno più interesse nel considerare offerte che si avalgono di qualche centinaio di migliaia di impressions mensili, contro i diversi milioni di visualizzazioni promessi dagli accordi con i programmi di affiliazione. Non si tratta però unicamente di una questione numerica: a lenire l’interesse delle aziende verso gli accordi diretti con gli inserzionisti interviene anche una questione meramente economica; le vendite di campagne pubblicitarie ad opera di Sprintrade

& Co possono considerarsi “all’ingrosso”, ed in quanto tali risultano estremamente più convenienti. Dal canto loro i pubisher devono accettare di sottostare alle regole impostegli dai mediatori, senza la minima possibilità di instaurare un solido modello di business: sono in balia dei prezzi imposti, dei tempi di pagamento imposti, della possibilità che il programma di affiliazione cui fanno riferimento chiuda i battenti. Lo scenario non è pertanto incoraggiante, ma come per ogni cosa è possibile intravedere e delineare una via di uscita. Quest’ultima è rappresentata dal “blog di nicchia”, che si focalizza su un ristretto argomento di un ben preciso settore. Quando, con il tempo, avrà costruito attorno ai suoi contenuti un’audience mirata e sicuramente interessata a quel preciso argomento, scatterà l’antidoto. Queste pagine riacquistano infatti valore agli occhi di un advertiser (operante nella stessa nicchia), proprio perché sicuro che le pubblicità dei suoi prodotti verranno mostrate a visitatori a loro interessati. Si tratta di un valore aggiunto che i programmi di affiliazione difficilmente sono in grado di offrire, in quanto incentrati sui grandi numeri, a discapito della contestualità.

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Internet A cura di: Gianni Puglisi

Blogger-Lettore

La chiave del

SUCCESSO?

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BlogMagazine


Gianni Puglisi aka Zack McKracken Blog: http://geektwice.com

Molti internauti, specie tra i giovanissimi, mirano oggi a creare blog di tipo “virale”, che offre informazioni e servizi a tutti gli utenti interessati, anche sconosciuti. Tale attività, se anche nasce per gioco, si rivelerà ben presto un impegno gravoso: difficile, per un privato che non ha fini di lucro, sostenere qualità e quantità di testate editoriali professionali che pubblicano sul web, dunque, per lavoro. Chi ha un blog “virale”, aperto al pubblico, presto o tardi cercherà quindi di avere successo: una delle prime e più importanti soddisfazioni per qualunque blogger è quella di ricevere visite da molti lettori sconosciuti, provenienti da motori di ricerca, che hanno letto i post ed interagito con il blog in maniera positiva, trovando, ad esempio, una notizia ricercata su Google. Avere successo non è per nulla facile, ed è necessario tener conto di tantissimi fattori che, presto o tardi vi porteranno via tempo e fatica. Nel mio recente ebro, il Geek Blog Book, distribuito gratuitamente su Geektwice, ho sintetizzato i maggiori aspetti necessari per questo tipo di attività, ottenendo il plauso di tantissimi lettori. Quest’oggi vorrei affrontare uno degli aspetti più importanti del successo, spesso troppo sottovalutato: il rapporto con i propri lettori. La più banale legge del mercato è, infatti, quella di vendere ciò che i consumatori cercano maggiormente, nel modo in cui i consumatori stessi apprezzano di più. E questo dogma vale anche nel mondo dei blog. Molto spesso, il narcisismo e l’inevitabile mancanza di un contatto diretto con i propri lettori, trae in inganno chi scrive e lavora sul web. Si è portati, infatti, a lavorare di fantasia immaginando come il lettore si comporti leggendo i nostri post e navigando tra le pagine del nostro blog, ottenendo idee ed opinioni a volte lontani dalla realtà. In realtà, è bene utilizzare gli strumenti più idonei per capire la tipologia di utenti che visitano il vostro blog, le loro necessità ed opinioni. Solo in tal modo sarete, infatti, in grado di ottenere traffico “di qualità” che

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Internet A cura di: Gianni Puglisi

vi consentirà di ottenere non solo un maggior numero di visite, ma anche un eventuale risultato finale prefissato, come un incremento dei guadagni pubblicitari o la vendita diretta di un prodotto o un servizio online. Recentemente, ad esempio, l’utile servizio Navegg, disponibile al momento solo su invito, si integra alla perfezione con i dati di Google Analitycs, restituendo dati concernenti l’età dei visitatori, l’istruzione scolastica o la loro esatta localizzazione geografica. Un altro strumento meritevole di grande considerazione, sempre disponibile previo invito, è l’ottimo LLogg, oramai popolare, per gli addetti ai lavori da molto tempo: fornisce infatti dati in tempo reale, consentendoci di avere un’istantanea su cosa stia avvenendo sul nostro blog proprio in quel momento, da quali siti provengano i lettori, quante e quali pagine stiano visualizzando. Il rapporto con il lettore va curato e coltivato giorno dopo giorno: ne sa qualcosa Darren Rowse di Problogger, che nel suo recente corso online su “Come migliorare il proprio blog in 31 giorni” ne ha fatto quasi un cavallo di battaglia. Il lettore va stimolato via email, con risposte ai commenti. Darren ci invita, per un giorno, a “spegnere il proprio pc, e recarsi al più vicino centro commerciale”: in tal modo avremo modo di osservare centinaia di consumatori,

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individuando i loro desideri, il loro stile di vita. In fondo, un blogger lavora per i propri lettori, deve quindi rispondere alle loro esigenze. Potremmo inoltre studiare blog professionali che si occupano del nostro stesso settore, nonché riviste o magazine “cartacei”: è probabile che le aziende accreditate siano più avanti di noi e sappiano come catturare l’attenzione con facilità, imparando le più comuni leggi di marketing. Altro invito di Darren, è quello di trovare una persona che non abbia mai visto il blog, e di osservare in silenzio, magari di nascosto, come lo utilizza. E’ facile scoprire, così facendo, eventuali problemi che la quotidianità ci ha portato a trascurare. Potremmo scoprire anche sezioni trascurate che catturano inaspettatamente l’attenzione degli utenti più di quanto immaginassimo. Il rapporto con i lettori è stato recentemente argomento di discussione anche per un altro blogger professionista, Neil Patel di TechCrunch: Neil ci invita infatti a capire meglio le persone, al fine di capire come farli arrivare sul tuo blog nel migliore dei modi. Il famoso blogger Eric Ries ha iniziato il monitoraggio dei propri lettori da quando aveva appena cinque iscritti al feed. Ha chiesto loro come erano arrivati sul blog, che


valutazione danno al lavoro svolto, cosa li ha spinto ad iscriversi, cosa si aspettano, sul blog, per il futuro. Michael Arrington di TechCrunch ha lavorato duro, in questo senso: ha creato dei meeting a casa sua, ottenendo interessanti commenti sul lavoro svolto, dal vivo. Lasciamo, per un momento, le esperienze personali dei blogger per far spazio, nuovamente, alle risorse web da utilizzare per il monitoraggio degli accessi del proprio blog. Stiamo parlando, principalmente, di Google Analitycs, Feedburner o altri tool similari. Se utilizzeremo diversi strumenti potremo confrontare i dati ottenuti, estrapolando risultati più precisi. Dobbiamo, sempre e ad ogni costo, ottenere dati concreti sui propri lettori. Potremo usare Skribit per ricevere feedback sul lavoro svolto, Poll Daddy per creare sondaggi al fine di capire meglio i desideri di chi abbiamo davanti, e quali argomenti vogliono che siano affrontati. E’ necessario curare i rapporti anche singolarmente, rispondendo alle mail che arrivano o, se si ritiene opportuno, consentire di essere contattati in chat. Le sorgenti di traffico rappresentano un ottimo punto dal quale partire: innanzitutto verificare quali keyword o quale link abbia portato l’utente sul nostro blog può fornirci indicazioni interessanti. Se alcuni argomenti

risultano particolarmente richiesti, sviluppare subito altri post correlati allo stesso argomento. Google Analitycs ci offre un’ottima panoramica sui visitatori: la fedeltà, le pagine visitate, i tempi di permanenza, la navigazione. I dati geografici dei nostri visitatori potrebbero giocare un ruolo determinante: molte visite dall’estero potrebbero convincerci ad integrare un gadget per la traduzione rapida. Lingua, tradizioni e religione di un luogo potrebbero, in alcuni casi, giocare un ruolo determinante. Feedburner ci aiuta, invece, a studiare come si comportano i lettori Feed/RRS, a volte così diversi da quelli del blog. Si tratta di lettori abituali, che probabilmente hanno altri interessi rispetto a quelli occasionali. Il numero di lettori, nel tempo, è un altro dato da studiare con cautela. Ricapitolando, il blogging, come il commercio, è basato sull’iterazione tra produttori e consumatori: non è logico aspettarsi un gran numero di visite, se non si cura il rapporto con il lettore. E’ necessario non soltanto rispondere alle mail ed ai commenti, ma anche intrattenere rapporti su altri blog e forum, guadagnando popolarità e fiducia giorno dopo giorno. Pianifica a tavolino in che modo potrai conquistare il pubblico ed otterrai una buona fetta dell’agognato successo.

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Salute A cura di: Daniele Aprile

Daniele Aprile aka DanieleMD Blog: http://www.psichesoma.com

Sebbene fra la cause della Sindrome del Tunnel Carpale ci sia l’associazione con alcune attività lavorative, fra queste l’attività dell’IT o del blogger non è ancora indicata; credo però che sia dovuto soprattutto ad una questione di “ignoranza” ovvero chi scrive i libri di medicina di solito è un medico che, in quanto tale, ignora il mondo geek... Nelle fasi iniziali della patologia la Sindrome del Tunnel Carpale si manifesta con formicolii, sensazione di intorpidimento o gonfiorealla mano, prevalenti alle prime tre dita della mano (pollice, indice e medio) e in parte al quarto dito, soprattutto al mattino e/o durante la notte; successivamente compare dolore che si irraida anche all’avambraccio e questi sono i sintomi definiti “irritativi”. Se la patologia si aggrava compaiono perdita di sensibilità alle dita, perdita di forza della mano, atrofia dell’eminenza thenar (subito sotto il pollice) e questi sono i sintomi definiti “deficitari”. Ci sono varie soluzioni terapeutiche ma io ti propongo

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una soluzione naturale che può servire da terapia o da prevenzione primaria e secondaria. Quale? Usare il mouse con la mano sinistra!

Ecco quindi ci sono alcuni suggerimenti per attuare questa piccola grande rivoluzione nella tua vita.

• • •

Sposta il mouse dall’altro normalmente è posizionato.

lato

dove

Usa l’altra mano per muovere il mouse. Concediti sane risate quando non sarai in grado di controllare il mouse e produrrai quanto un bambino di due anni.

Una cosa fondamentale per usare il mouse come un mancino è avere una buona dose di pazienza e di buon umore. I primi giorni saranno altamente frustranti e sarai parecchie volte sul punto di mollare. L’unica cosa


Metti il MOUSE dall’altro lato! che ti spingerà ad andare avanti sarà il ricordo del dolore del polso destro. Di grosso aiuto è avere coscienza che in poco tempo si può essere in grado di raggiungere la perizia di un tempo. Io ho cominciato imparando ad usare il mouse meno possibile, così facendo limitavo la mia dipendenza dal mouse, minimizzando le mie frustrazioni, e soltanto in casi estremi ho usato la mano destra. Lentamente la mia mano sinistra ha avuto la meglio, sono ormai in grado di selezionare le immagini, parti di testo, di trascinare ... ormai la mia mano è diventata autonoma.

Concediti un po’ più di tempo per eseguire un’operazione semplice: sentiti un principiante. Pertanto pianifica il tuo tempo considerando questo fatto, non pretendere da te stesso gli stessi tempi di prima del cambiamento del mouse. Non sentirti frustrato: occorre del tempo per acquisire nuove competenze motorie, tenendo sempre presente questo non devi ritenerti stupido, ma piuttosto prevedere almeno una settimana in cui non sarai il campione di sempre. Dopo un mese ti sarai per sempre dimenticato la fatica che hai provato per imparare.

Qui ci sono altri tre piccoli ma efficaci suggerimenti che potresti seguire: Non cambiare la configurazione del tuo mouse: alcuni mouse possono invertire le funzioni del tasto sinistro con quello destro. Quando io ho scelto di usare il mouse da mancino ho fatto una precisa scelta, ovvero di non cambiare la configurazione del mio mouse, così da lasciare le impostazioni originarie invariate

Quello che ti propongo non è facile, ma i benefici ricavati saranno ottimi, pensata tutte quelle funzioni supplementari presenti sul lato destro della tastiera che ora sarai libero di usare con la tua mano destra libera. Ma soprattutto potrai godere del più grosso miglioramento, l’assenza del dolore!

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Web 2.0 A cura di: Daniele Di Gregorio

Daniele Di Gregorio aka Ikaro Blog: http://www.ikaro.net

La Vacanza diventa 2.0

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Arriva l’estate finalmente. E gli italiani si divideranno in due gruppi: uno in agenzia, l’altro su… Internet. Secondo uno studio di ISNART del 2009 gli italiani che usano la rete per organizzare anche solo una parte del viaggio ammontano al 21,2%. Non molto considerando che Regno Unito e Germania da sole coprono il 50% del settore online travelling in Europa. E’ lecito ipotizzare che bloggers e geeks vari alzino notevolmente la media, pertanto la percentuale di italiani… normali che utilizzano la rete per organizzare la propria vacanza potrebbe essere decisamente irrisoria. I più tradizionalisti potrebbero erroneamente identificare l’idea del viaggio organizzato via internet con le offerte last minute, ma non è esattamente così. L’ingrediente fontamentale della vacanza 2.0 è l’esperienza altrui. In molti social network le relazioni sociali e la conoscenza condivisa stanno sostituendo in parte le guide turistiche in formato cartaceo, almeno per quanto riguarda gli aspetti più ludici del viaggio. Puoi informarti in merito a: luoghi da visitare, vita notturna, ristoranti migliori, sistema di trasporti, sicurezza e molto altro. Dopplr e TripShake sono ottimi in tal senso ed impostati con lo stile Q & A (domande e risposte); il viaggiatore chiede informazioni e chi conosce già la meta condivide le proprie esperienze dando indicazioni e suggerimenti. E’ una vera e propria miniera di informazioni, e se non troviamo ciò che stiamo cercando basta iscriversi e chiedere.

Se ti muovi in auto e vuoi cercare compagni di viaggio con cui dividere le spese c’è Road Sharing. Nato per il car sharing si presta ottimamente per la ricerca di compagni di viaggio al fine di abbassare i costi del tragitto, in perfetto stile social. Basta inserire partenza e destinazione per far apparire potenziali compagni di avventura in attesa di un tuo cenno. Ovviamente le compagnie low cost vengono in aiuto dei più tradizionalisti che si muovono in aereo. I più noti comparatori di prezzo per voli aerei sono eDreams ed Expedia, ma devi tener sempre presente che sono intermediari, perciò molti dei voli pubblicizzati a basso prezzo poi non sono effettivamente disponibili nei siti delle compagnie aeree presso le quali verrai indirizzato perchè si tratta di offerte in numero limitato, e già esaurite, oppure valide solo in periodi di tempo ben precisi che non necessariamente coincidono con le tue date di viaggio. Un piccolo consiglio per i voli in Europa: cercare manualmente i voli delle compagnie low cost del paese di destinazione; troverai quasi sempre le offerte migliori e senza  scali intermedi. Dove trovi i siti delle compagnie low cost di ogni paese? Su Compagnie Lowcost, un sito non molto bello da vedere ma che elenca le compagnie aeree a basso costo per ogni paese. Tieni presente  che queste compagnie, a fronte del risparmio garantito, impongono alcune limitazioni che è meglio conoscere in anticipo onde evitare brutte sorprese.

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Web 2.0 A cura di: Daniele Di Gregorio

ASSICURATI CHE: 1.

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Verifica accuratamente le dimensioni massime del bagaglio a mano; sovente capita che siano molto più restrittive rispetto a quelle delle compagnie aeree tradizionali. Anche il peso del bagaglio a mano solitamente è inferiore a quanto consentito da altre compagnie. In genere si aggira intorno ai 10 Kg, ma se vuoi un consiglio tieniti un paio di chili sotto il limite indicato. A volte qualche ettogrammo ballerino sulla bilancia potrebbe farti perdere molto tempo (sperimentato personalmente dal sottoscritto con German Wings). Il check-in online può essere obbligatorio e non opzionale. Se fatto al desk dell’aeroporto potrebbe comportare un addebito aggiuntivo da pagare al momento dell’emissione delle carte d’imbarco (come nel caso di Ryan Air).

Una volta gestito il viaggio va pianeggiato l’aspetto più importante di tutta la vacanza: la struttura del soggiorno. Albergo? Ostello? Bed and Breakfast? Anche qui è possibile fare tutto rigorosamente online. Sono tre i siti più importanti per la prenotazione online di alberghi e pensioni; Booking, Expedia e Venere.

Per gli ostelli puoi utilizzare Hostel World che con i suoi 20.000 ostelli sparsi in oltre 170 paesi del mondo si pone come centro di riferimento per i viaggi a basso costo. Tutte le strutture sono abbondantemente recensite dagli ospiti che vi hanno soggiornato. Il funzionamento è più o meno lo stesso per tutti: si inseriscono destinazione, numero di persone, arrivo e partenza e si inizia la ricerca. Verranno elencate le disponibilità per il periodo selezionato. Ovviamente sarà necessario disporre di una carta di credito per la prenotazione.

Il bagaglio da spedire si paga sempre a parte ed il numero di valigie va specificato al momento dell’acquisto del biglietto.

Per quanto riguarda gli alberghi Booking e Venere in genere permettono di prenotare senza addebito e danno la possibilità di cancellare la prenotazione entro tempi prestabiliti senza alcun costo.

Se il tuo tempo è importante tieni presente che per tagliare i costi le compagnie low-cost sovente non attraccano i propri aeromobili alle banchine collegate ai gates. Questo comporta sia in partenza che all’arrivo trasferimenti con la navetta tra gate e aereo, con conseguente perdita di tempo.

Expedia al contrario richiede il pagamento completo al momento della registrazione e rilascia la ricevuta su richiesta, al posto dell’albergo.

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Ecco come prenotare online il tuo albergo: 1. 2. 3. 4. 5.

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Puoi ordinare gli elenchi degli alberghi per prezzo e per gradimento degli ospiti. Questo ti permetterà di velocizzare la ricerca della sistemazione più appropriata alle tue esigenze. Non tutti gli alberghi sono presenti su un singolo sito di booking. Se non trovi la soluzione giusta su un sito di prenotazioni online tenta su un altro. Prima di prenotare online leggi i commenti degli altri viaggiatori che sono già stati ospiti di quella struttura. Il feedback degli utenti è un mezzo formidabile e realistico per capire vantaggi e svantaggi di un albergo, un ostello o un b&b prima di soggiornarvi. Se più di un ospite si è lamentato di qualcosa stai pur certo che avrai modo di riscontrare personalmente l’oggetto di tali lamentele. Per ottimizzare la locazione dell’hotel in base alle tue esigenze usa Google Map. Hai bisogno di un hotel a Roma vicino la stazione? Cerca hotel vicino la stazione termini di roma. Vuoi risparmiare un pò? Nessun problema: cambia la ricerca in ostelli vicino la stazione termini di roma. Successivamente puoi prenotare direttamente sul sito dell’albergo o utilizzare uno dei siti citati precedentemente (se presente). Non è detto che prezzi migliori siano nei siti di prenotazione online. A volte i siti ufficiali degli alberghi hanno promozioni particolari non presenti altrove. Dagli sempre un’occhiata. Verifica bene i termini di pagamento dell’hotel, che sono legati alla struttura e non al sito di prenotazione. In genere è sufficiente inserire i dati della carta di credito come garanzia senza alcun addebito per poi saldare nell’albergo stesso. In altri casi viene addebitata una caparra a fondo perduto o tutto il pagamento anticipato. Quasi tutti gli hotel accettano cancellazioni senza addebito e senza penali entro un limite di tempo prestabilito. Non aver timore; se cancelli una prenotazione entro i termini indicati non verrà addebitato nulla (salvo diverse indicazioni).

Ma il vero senso della vacanza 2.0 non consiste tanto nelle prenotazioni online o nell’utilizzo di strumenti tecnologici per la logistica o per gli spostamenti, quanto nella condivisione di esperienze che permettono di orientarsi al fine di evitare brutte sorprese. Proprio per questo il momento più importante è il ritorno, quando ogni buon traveller 2.0 accende il proprio computer, lasciato riposare per settimane, al fine di raccontare la propria esperienza.

Entra nei social network che hai usato prima della partenza e condividi. Clicca sul link nella email che hai trovato al ritorno, che ti invita a dare il tuo parere sull’albergo nel quale hai appena soggiornato. E’ proprio in quel momento che il viaggio diventa 2.0: con la tua esperienza darai modo ad altri di orientarsi meglio per evitare brutte sorprese, così come altri hanno dato modo a te di organizzare un viaggio piacevole grazie alle loro esperienze.

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Games A cura di: Simone Trimarchi

E3: Dove andremo a finire? Simone Trimarchi aka AKirA Blog: http://www.insidethegame.it

Dieci del mattino, Los Angeles. Il caldo afoso della megalopoli californiana si sente a dicembre come ai primi di giugno. Piove circa 20 giorni all’anno, gli altri 325 i cittadini si devono destreggiare tra il sole e lo smog. Una gita sulla costa, tra Santa Monica e Malibù, alla scoperta di una spiaggetta segreta, oppure un giro a Venice Beach tra rapper e campi sportivi sono l’ideale per i cittadini in cerca di relax o avventura. Di certo non nel periodo che va dal 2 al 5 giugno, però, in questi giorni si è tenuta al Convention Center la più grande fiera di videogiochi del mondo: l’E3, Electronic Entertainment Expo. Tutti al chiuso e davanti ad un monitor, quindi, altro che mare e avventura. Tra queste “quattro mura” si delinea infatti, ogni anno, il futuro dell’industria più potente del mondo del settore entertainment, quella dei videogiochi. I grandi nomi come Microsoft, Sony e Nintendo, tengono delle conferenze chiamate Keynote durante questo evento nelle quali tracciano a parole la strada che percorreranno con i fatti, mostrando novità fino a quel momento solamente rumoreggiate. L’E3 richiama centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo e quest’anno ha avuto echi su qualunque media (stampa, tv, radio ecc) italiano: è l’emblema dello sfarzo e della potenza dei colossi del videogioco. Chi poteva permettersi di riunire Ringo Starr, Paul Mc Cartney, Yoko Ono (la vedova di John Lennon) e Olivia Harrison (la vedova di George Harrison) sullo stesso palco dandogli in mano delle chitarre di plastica con cui esibirsi? L’ha fatto Microsoft, durante il suo keynote, il primo. Il colosso di Redmond, in casa, ha voluto fare le cose in grande e oltre a questa reunion dei Beatles per presentare l’atteso gioco musicale dedicato ai “Fab

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Four” chiamato Beatles Rock Band, ha portato sul suo palco celebrità di tutti i tipi. Tra queste c’erano quelle proprie del mondo videoludico, come Hideo Kojima ma anche Steven Spielberg, altro colpaccio di Microsoft che è sembrata la più in forma delle tre contendenti, non solo per questo “vulgar display of power” ma anche e soprattutto per l’idea che cambierà la concezione di videogioco da qui agli anni a venire, cioè Project Natal. Presentato in anteprima sul palco di Los Angeles, mostrato al pubblico per la prima volta in maniera ufficiale, il progetto Natal è l’ultimo grido in fatto di abbattimento delle barriere tra giocatori e console. E’ cruciale notare che il primo limite dei videogiochi è il controller: la maggior parte delle persone non ha idea di come si possa utilizzare ed è scoraggiata dalla grande quantità di tasti e interazioni. Nintendo, con la sua Wii lanciata nel 2006, è stata l’apripista di questo trend, volto ad avvicinare al videogame anche chi non ne ha mai fatto uso. Il controller della console giapponese è infatti un telecomando che riconosce i movimenti nello spazio di chi lo utilizza: mimando un rovescio nel proprio salone si riproduce un colpo del genere in una partita di tennis virtuale. Semplice ed intuitivo il Wii ha letteralmente conquistato il mondo: nonostante sia la console più semplice e meno tecnologica, infatti, è anche la più venduta grazie a prodotti come Wii Fit, una palestra virtuale che è risultato il videogioco più venduto del 2009. Microsoft, con Project Natal, ha fatto ancora di più, anche se sembrava impossibile. Ha mostrato che dotando l’Xbox 360 di questo aggeggio,


composto da una telecamera RGB, un avanzato sistema di riconoscimento vocale e il massimo della tecnologia moderna in fatto di sensori di profondità. Con una mossa degna di un mago da Circo, l’azienda di Redmond ha fatto quindi sparire il controller, rendendo l’esperienza totalmente immersiva: l’input per i suoi prossimi giochi sarà addirittura l’intero corpo umano del giocatore, compreso di tratti facciali e voce. Le dimostrazioni sul palco di Los Angeles sono state impressionanti e la stampa internazionale, i blogger e tutti i siti specializzati sono corsi a celebrare la vittoria della grande M sulle sue contendenti giapponesi, Nintendo e Sony, anche se molti sono stati i dubbi relativi alla dimostrazione di Natal davvero troppo impressionante per essere vera; in fiera si poteva provare ad utilizzarlo e i commenti degli addetti ai lavori sono stati abbastanza tiepidi, anche se l’entusiasmo è alle stelle. I due colossi giapponesi, invece, hanno improntato il loro Keynote puntando su altri fattori, piuttosto che su una novità davvero sostanziale. Nintendo, infatti, ha più parlato dei suoi dati di vendita stratosferici (Wii e DS, console fissa e portatile del colosso di Kyoto, hanno semplicemente stracciato la concorrenza vendendo 50 milioni e 100 milioni di unità, rispettivamente) che di videogiochi innovativi; è stato presentato un nuovo Super Mario

giocabile in quattro giocatori su Wii e soprattutto la nuova edizione di Wii Sports che comprenderà un “add on” da posizionare sul controller per renderlo più preciso. Inoltre è stato mostrato il Wii Vitality Sensor; un passo nell’ambiziosa direzione di incrociare console e telemedicina. Sony dal canto suo si è vista per la prima volta in difficoltà, dopo essere stata per decenni leader incontrastata di questo mercato. Ha mostrato sicuramente dei bei giochi (Godo f War 3) e una nuova versione di PSP davvero molto graziosa (si chiamerà PSP GO e sarà in vendita dal primo ottobre), ma la scelta di presentare a sua volta un sensore di movimento analogo a quello del Wii da installare sul joypad è sembrata una rincorsa verso l’El Dorado scoperto da Nintendo: quello di un nuovo target, i non videogiocatori che sono ancora tutti da convincere. Concludendo il pubblico intervenuto alla kermesse si è sicuramente emozionato e divertito girovagando per i padiglioni dove si potevano incontrare celebrità di tutti i tipi, stand mega galattici e soprattutto “booth babes” (standiste) capaci di far cadere a terra anche le mascelle più ferme. Probabilmente alcune di loro, alla fine della giornata, si sono ritrovate a Malibù a bere un Mojito con un qualche geek poco interessato, per una volta, ai sogni digitali che l’E3 ha proposto, ma molto più coinvolto da quelli in carne ed ossa.

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Mobile A cura di: Claudia Baglioni

iPhone 3G S: il più potente di sempre iPhone 3G S. E’ questo il nome del nuovo modello di iPhone presentato alla WWDC, la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori che Apple Inc. organizza per introdurre sul mercato mondiale i nuovi prodotti. Si tratta di uno smartphone evoluto dal punto di vista tecnico rispetto alla versione precedente, della quale, però, mantiene fedelmente l’estetica. Sempre elegante e raffinato, disponibile nelle due colorazioni Bianco e Nero, questo concentrato di tecnologia avanzata torna, più potente che mai, a far parlare di se. Nonostante l’integrazione di numerose funzioni richieste dagli utenti, le critiche di certo non mancheranno: alcune scelte effettuate dall’azienda californiana, infatti, hanno suscitato

Iniziamo col fare una panoramica su quelle che sono le novità del sistema operativo: il firmware 3.0.

Controllo Volume

Safari Il browser è stato notevolmente migliorato grazie all’integrazione di nuove funzioni per la sicurezza contro le frodi ed il completamento automatico dei form che richiedono i dati per i login. Sarà 3 volte più veloce e si baserà sul nuovo WebKit che supporta l’HTML 5 ed I servizi di geolocalizzazione online.

Tastiera orizzontale La tastiera del vostro iPhone risulta scomoda? Provate a metterlo in orizzontale! Il firmware 3.0, infatti, introduce la tastiera in modalità Landscape nelle applicazioni che dispongono di editor di testo, quali Mail, Messaggi, Note ed anche Safari.

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il malcontento di molti consumatori, i quali, con ogni probabilità, avrebbero gradito una seconda fotocamera frontale per le videochiamate ed una rivisitazione del look del dispositivo che, essendo stato aggiornato internamente, non mostra segni di novità. E, come tutti sappiamo, anche l’occhio vuole la sua parte. Fatte queste considerazioni, siamo pronti per approfondire quelle che sono le innovazioni che contraddistinguono il nuovo iPhone dal modello precedente e, per ovvie ragioni, dagli altri telefoni cellulari.

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Si tratta di un’applicazione davvero stupefacente che comanderete con la vostra stessa voce. Per avviare una chiamata o per riprodurre un determinato brano presente nella vostra libreria musicale, infatti, vi basterà soltanto premere il pulsante presente nell’applicazione e, successivamente, parlare.

Bussola Con questa nuova bussola digitale integrata, il vostro iPhone sarà in grado di mostrarvi la strada. L’applicazione potrà essere usata, ad esempio, per orientare le mappe nella direzione in cui state guardando.


Claudia Baglioni Blog: http://www.spaziocellulare.com/ispazio

Memo vocali

Nike + iPod

Oltre all’applicazione nativa Note, grazie alla quale è possibile memorizzare degli appunti testuali sull’iPhone, Apple ha introdotto nel nuovo firmware anche Memo Vocali, un software con il quale potrete registrare e condividere dei promemoria audio.

Borsa

Grazie ad un sensore, venduto separatamente, e a questa nuova applicazione, potrete correre liberamente tenendo una sorta di diario dei vostri allenamenti direttamente sull’iPhone. Alla fine corsa, infatti, saprete quante calorie avete bruciato e la distanza percorsa in un determinato intervallo di tempo.

Ricerca Anche

quest’applicazione

è

stata

aggiornata. Sono stati aggiunti grafici, dettagli finanziari e notizie per qualunque azione sceglierete. Vi basterà ruotare l’iPhone per consultare tutte le informazioni relative ai mercati finanziari.

Con questa funzione ogni cosa sarà a portata di mano. Grazie alla pratica icona presente nella SpringBoard dell’iPhone avrete accesso ad un pannello che vi permetterà di effettuare ricerche all’interno di Contatti, Email, Calendari, Note ed iPod.

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Mobile A cura di: Claudia Baglioni

Foto & Video L’applicazione Foto è stata arricchita dalla possibilità di girare, montare e condividere Video*, tutto direttamente dall’iPhone. Potrete scegliere di girare un video (30 fotogrammi al secondo) in modalità Ritratto (Portrait) o in modalità Panorama (Landscape) e di condividerlo via e-mail o di pubblicarlo su MobileMe e YouTube. Tutto ovviamente con la nuova fotocamera integrata da 3 megapixel che, grazie al supporto dell’autofocus, vi permetterà di catturare immagini fantastiche.

Messaggi Grazie al nuovo sistema operativo, questa applicazione nativa è stata migliorata sensibilmente. Oltre ad inviare gli SMS, infatti, potrete utilizzare l’applicazione per spedire video, foto, audio, indirizzi e schede contatti! I video e le immagini verranno automaticamente ridimensionati senza perdere la qualità. Sarà possibile, inoltre, cancellare un singolo messaggio ricevuto o inoltrarlo ad una o più persone.

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Copia & Incolla La tanto attesa funzione è stata finalmente integrata in tutte le applicazioni native o acquistate nell’App Store. Grazie al Copia&Incolla potrete tagliare, copiare ed incollare parole e foto da un’applicazione all’altra.

Funzione modem

Si tratta di un’altra funzione richiesta dalla maggior parte degli utenti. Il Tethering, o funzione modem, vi permetterà di navigare su internet praticamente ovunque. Vi basterà, infatti, condividere la connessione 3G del vostro iPhone con il Mac o con il PC.


Per ciò che concerne la parte hardware, invece, le uniche cose di cui possiamo parlare riguardano l’introduzione di un nuovo modello da 32GB che permette all’utente di avere sempre a portata di mano una quantità di documenti, files multimediali e dati non indifferente, di una batteria che garantisce 300 ore di autonomia in stand-by, e di una fotocamera con autofocus da 3 megapixel. Quest’ultima sembra rappresentare il vero punto di forza dell’iPhone 3G S. Dalla WWDC si apprende, infatti, che Apple ha effettuato un lavoro impressionante su questo componente che, a differenza della vecchia fotocamera da 2 megapixel, presenta caratteristiche e funzioni di livello superiore, qualitativamente parlando. In particolar modo, la funzione “autofocus”, abbinata ai 3 megapixel, permette di ottenere fotografie perfette grazie alla possibilità di cambiare il

fuoco semplicemente toccando un punto dello schermo dell’iPhone che corrisponde alla parte dell’immagine che intendiamo mettere a fuoco. In altre parole, il nuovo iPhone è in grado di passare velocemente dal fuoco su un soggetto in primo piano ad uno posto in secondo piano. L’autofocus è una caratteristica legata al software ma non può essere adattata ai vecchi modelli di iPhone perché richiede il supporto di hardware aggiornato, hardware di cui l’iPhone 3G S dispone. Anche quest’anno Apple ci ha regalato un prodotto innovativo che, nonostante le primissime impressioni, saprà soddisfare gli acquirenti sotto ogni punto di vista, colmando le ormai poche mancanze con le tantissime funzionalità che solo un capolavoro tecnologico del genere può offrire. iPhone 3G S: l’evoluzione della rivoluzione.

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WebDesign A cura di: Mirko D’Isidoro

Scopriamo i vantaggi di un Blog/Portfolio

Mirko D’Isidoro Blog: http://www.blographik.it

Abbiamo ormai capito quanto siano potenti gli strumenti messi a disposizione gratuitamente o a basso costo nell’era del web 2.0. Dalla condivisione di foto su Flickr all’inserimento di video su YouTube, tutti noi siamo in grado di creare contenuti di diversa natura. Ecco quindi che “lo strumento blog” può aiutare un libero professionista, web designer, sviluppatore o grafico che sia, ad incrementare la sua visibilità in rete. Il blog è divenuto lo strumento principe, che insieme ad altri servizi on line, permette di “posizionarsi senza essere dei tecnici” nei motori di ricerca, per alcune parole chiave correlate alla nicchia di mercato di riferimento. Quale piattaforma di blogging utilizzare? Recentemente, lo stesso Matt Cutts (uno dei dipendenti di Google più influenti e famosi della rete), ha consigliato al WordCamp del 30 maggio di quest’anno, di utilizzare la piattaforma Wordpress, in quanto dal punto di

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vista SEO (il posizionamento nei motori di ricerca) è assolutamente imbattibile rispetto alla concorrenza. Inoltre Wordpress, grazie alla facilità d’installazione e a una community molto corposa anche in Italia, permette di gestire facilmente qualsiasi tipo di blog. I temi messi a disposizione gratuitamente, offrono la possibilità di poter scegliere sia la grafica che la tipologia di blog. Non a caso, negli ultimi mesi, stanno diffondendosi velocemente progetti on line dedicati al portfolio, soprattutto per fotografi, grafici e non solo. Perché aprire un blog portfolio quando il tempo a disposizione è sempre così poco? Il motivo è semplice: per mostrare ad un pubblico vastissimo di potenziali clienti (l’idea di espandere il mercato italiano e creare un blog in inglese non è da buttare via ;) ), le proprie competenze, mostrando i progetti più interessanti e graficamente più curati.


Ogni professionista se vorrà stare al passo con i tempi, avrà il compito anche di gestire e curare al meglio il proprio progetto on line, perché sarà parte integrante del lavoro. La scelta di aprire un blog metterà di fronte il professionista ad un ulteriore problema, la gestire del tempo a disposizione per rispondere ai commenti, alle email, filtrare i contenuti spam, scrivere articoli di qualità e partecipare attivamente fuori dal proprio orto ;), discutendo in altri blog delle proprie passioni e conoscenze. Mantenere alto il contenuto del blog, non si potrà che incrementare la fiducia e la reputazione on line. I vantaggi saranno molto più grandi rispetto all’impegno profuso per mantenere attivo e vivace il proprio portfolio on line. I risultati non arriveranno subito, ma nell’arco di diversi mesi se non di più.

Ecco perché la gran parte dei professionisti si spaventa di fronte a questo impegno, così oneroso in termini di tempo e fatica. Un motivo in più per mantenere aperto in maniera definitiva e costante un progetto del genere è proprio questo: Il web designer che riuscirà a mantenere vivo un ottimo blog, avrà meno concorrenti con cui confrontarsi, in quanto molti abbandonano dopo pochissimo tempo, lasciando il campo libero agli altri. Cosa scrivere in un blog/portfolio? Per un web designer la scelta migliore è crearsi la grafica del blog in modo originale da soli, o aiutati da uno sviluppatore. Nel caso invece di altre figure professionali, (grafici o fotografi) è possibile appoggiarsi ad aziende esterne per realizzare un progetto originale e di grande impatto. Il blog spesso, potrebbe essere il primo lavoro che un potenziale cliente osserva e giudica in pochi secondi:

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WebDesign A cura di: Mirko D’Isidoro

se piace abbiamo fatto centro, altrimenti il rischio di perderlo è molto alto. Immaginiamo il blog portfolio, come un “biglietto da visita in stile web 2.0”. Riguardo i contenuti, come per tutti i progetti seri e duraturi, bisogna seguire una corretta linea editoriale fin dall’inizio. In rete sono presenti centinaia di consigli sono come gestire e curare un blog, nel caso specifico ecco alcuni suggerimenti mirati:

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inserire una pagina dedicata alla propria figura professionale, con tanto di foto (e perché no, anche una video presentazione), in cui mostrare le proprie competenze ed esperienze passate. Un vero e proprio curriculum on line. inserire un link per scaricare il profilo in pdf, nella stessa pagina dedicata al professionista, da stampare, consultare e distribuire anche off line. La web gallery dei progetti realizzati. In questo caso, wordpress mette a disposizione una serie di plugin (applicazioni che espandono le potenzialità della

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piattaforma), che permettono di inserire abbastanza facilmente, una galleria di immagini. Per ottenere maggiori risultati, sarebbe consigliabile inserire solo i migliori progetti realizzati. Meglio evitare di inserire tutti i lavori svolti: conta più la qualità che la quantità in questo caso specifico. Inoltre una gallery aggiornata, dimostra che il web designer è in piena attività e che viene contattato da aziende per lavori di diversa natura (creazione di blog, siti web, ecommerce, portali, web magazine etc.) Per offrire maggiori informazioni, sarebbe opportuno scegliere di inserire anche delle descrizioni testuali, in cui si offre al lettore la possibilità di capire per ogni lavoro realizzato, le varie mansioni svolte dal professionista. Si ottiene inoltre un ulteriore vantaggio, in quanto inserire materiale testuale aiuta a migliorare il posizionamento nei risultati dei motori di ricerca. Grazie alla web gallery, nel momento in cui il web designer viene contattato


per un preventivo, il cliente ha già bene in mente il suo profilo professionale, come lavora e quali competenze possiede. In pratica, la possibilità di chiudere un contratto è maggiore, anche grazie alle potenzialità di questo strumento.

Inserire una sezione contatti: la presenza di un modulo di richiesta informazioni, è ovviamente indispensabile per poter essere rintracciati facilmente attraverso più canali, da facebook alla classica email, da linkedin a skype etc. Alcuni di questi dati potrebbero essere inseriti anche nel footer del blog, soprattutto l’indirizzo fisico, la partita iva ed il numero telefonico. In questa sezione, per evitare di essere disturbati troppo spesso per qualsiasi motivo, potrebbero essere segnalati anche gli orari in cui si può essere contattati, per preventivi o informazioni varie. Questo per gestire al meglio il poco tempo a disposizione del professionista.

Aggiornare il blog frequentemente: mantenere un rapporto con i lettori è fondamentale in quanto, oltre alla gallery, è possibile mostrare ed informare i potenziali clienti. Nel caso non si abbiano idee su cosa scrivere in un blog portfolio, un’idea veloce per mantenerlo vivo ed aggiornarlo in maniera costante e frequente (operazione fondamentale per ottenere buoni risultati nei risultati di ricerca) è scrivere degli articoli, rispondendo alle domande frequenti dei clienti. In questo modo si può attrarre la curiosità dei lettori, inserendo informazioni utili per coloro che hanno dei dubbi, e il professionista può sia rispondere alla richiesta di informazioni sia aggiornare il blog, in un colpo solo.

I vantaggi per un libero professionista che lavora in rete, di creare un blog portfolio sono innumerevoli, quelli elencati in questo articolo sono solo alcuni dei tanti. Non utilizzare questo strumento così potente potrebbe essere un grosso errore, che potrebbe costare molto caro .

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Cinema A cura di: Giovanna Gallo

Visti e rivisti! scene da film

IMPERDIBILI Giovanna Gallo aka Gioska Blog: http://blogposh.com

C’era una volta lo sceneggiatore, un creativo per eccellenza, un inventore di storie, una fucina di espedienti geniali, il perfetto sforna-personaggi. C’era una volta lo sceneggiatore, e oggi non c’è più, nascosto sotto macigni di film visti e rivisti e trame da fotoromanzi anni ’90. Basta un occhio attento per smascherare l’inghippo anche della trama più contorta: tutto torna, non c’è nulla da fare. Tutto è già stato scritto tanto tempo fa e ora, come su Tumblr, il collage dei pezzi più interessanti è servito Così, nei film d’amore ci saranno sempre un lui e una lei insopportabilmente belli, negli horror il bambino morto di turno con un lui e una lei insopportabilmente belli che cercano di dare pace alla sua anima dannata, negli adventure-movies un lui insopportabilmente bello,

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inguainato in pantaloni extra-small e ultra-sexy con una lei discinta e ginnica pronta a inseguirlo dovunque. Basta essere insopportabilmente belli per finire in un film? si chiedono le orde di aspiranti attori con la bellezza nei ranghi della più comune piacevolezza fisica. La risposta è a metà tra il si e il no: se sei abbastanza bella da poter giurare che la tua prestanza rimarrà intatta anche dopo una lotta forsennata con un T-Rex, allora il posto è garantito. E tutti gli altri? Possono buttarsi sui film d’amore.

IL FILM D’AMORE

Il film d’amore, spesso, può essere segmentato in fasi ben precise, alle quali si possono associare scene


dal film Hitch - Lui sì che capisce le donne

tipiche, viste centinaia di volte sul grande schermo. Il dubbio è: nella realtà, tutto ciò succede realmente? I protagonisti sono il solito lui e la solita lei, meglio se tormentati, in procinto di sposarsi, appena usciti da un grave lutto che li ha lasciati vulnerabili. La conoscenza: di solito lui e lei si incontrano scontrandosi, possibilmente quando uno dei due ha una pila di libri alta quanto la Torre di Babele in mano. A cosa è dovuto il perenne e immotivato trasloco di libri se non a fare in modo che lui possa aiutare lei a raccogliere le copie dal pavimento e poi scambiarsi il numero di telefono? Il primo appuntamento: ora va di gran moda il sushi bar, ma un tempo bastava la solita formula pizza+cinema per fare in modo che l’amore scoppiasse. Ma una scena resta uguale: quella in cui la forchetta (o il tovagliolo, o il ramoscello d’ulivo decorativo, o due

olive dalla Capricciosa) cade ed entrambi si chinano a raccoglierla, testa contro testa, rialzandosi naso contro naso, mentre, mano contro mano, portano su l’oggetto galeotto. E quando si ritroveranno davanti al portone di lei, dove lui l’avrà accompagnata sperando in un dopo-cena, lei sistematicamente non troverà le chiavi dando a lui il tempo cinematografico perché racimoli il coraggio di stamparle un bel bacio in bocca. Il matrimonio: il matrimonio al cinema è sempre un bluff. In primo luogo, nessuno organizza niente, la cerimonia, il banchetto, gli invitati, si materializzano come d’incanto senza che nessuno abbia mai alzato un dito per fare quello che comunemente si fa nel prenozze. Magie della sceneggiatura, che ama sopra ogni cosa i festeggiamenti sotto un tendone nel parco della villa (perché lui e lei o la zia morta di una dei due sono ovviamente ricchi come Hugh Hefner di PlayBoy).

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Cinema A cura di: Giovanna Gallo

dal film House of Wax

Le incomprensioni: se c’è un’immagine ricorrente nelle scene di litigi è l’abbraccio ipocrita: quello con i problemi viene sempre inquadrato a occhi aperti, sospirante o preoccupato, senza chel’altro se ne accorga. E quando entrambi vorrebbero risolvere, ma per orgoglio non riescono a parlarne? Semplice, si appoggiano alla porta chiusa, uno da un lato e uno dall’altra, esattamente nello stesso momento (sennò l’inquadratura a effetto non riesce), e sempre con il solito sorriso frustrato. Il tradimento: “Oh, cielo, mio marito!!” è una frase altamente cinematografica. A letto insieme, indiscutibilmente impegnati in un menage à deux, gli amanti hanno sempre il coraggio di strillare nervosamente “Non è come credi!” al maritino incredulo. Il cinema demenziale e le commedie romantiche in cui il tradimento non deve essere scoperto per esigenze di copione, lanciano il partner occasionale direttamente su un balcone, sull’orlo di un burrone o su una scogliera,

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per assicurarsi che soffra moltissimo nel momento in cui lei, temporeggiando, dovrà scegliere tra salvare lui o cucinare la lasagna al maritino ignaro.

I FILM HORROR

Tutto parte da un trasferimento. Dalla città pulita, luminosa e piena di verde, una giovane e bella mamma con bambino a carico decide di spostarsi in una catapecchia polverosa, perché “la zia avrebbe voluto così”. Siccome il meccanismo orrorifico non si instaura se la casa non è costruita con le ossa di vecchi soldati Aztechi sacrificati, è necessario che la permanenza nella casa sia lunga e tormentata. I vecchi horror insegnano: l’eroina tremante deve sempre scendere le scale della cantina verso il nulla e il buio per recuperare il gatto ficcatosi in qualche anfratto, mentre la luce fioca che oscilla, creando ombre sulla parete e il cigolio dei gradini, sempre di


dal film Indiana Jones - I predatori dell’arca perduta

legno, logora i nervi anche del più resistente. L’eroina sa benissimo che là sotto, se mai arriverà (i gradini devono essere infiniti) c’è lo sgozzatore soprannaturale di turno, ma il copione vuole che lei sia coraggiosa e salvi il suo gatto. Oggi, lo show è fatto di tecnologia e di intrighi: c’è l’assassino seriale che cripta messaggi dal web, quello che scrive con il rossetto o con il sangue messaggi in sanscrito, e sempre, sempre, un bambino morto apparirà di soppiatto, mentre la nostra ingenua eroina starà aggiornando lo status su Facebook.

IL FILM D’AVVENTURA La prima parola d’ordine è: correre. Correre su tacco dodici o sulle All-Star, ma sempre correre.

La seconda è: essere glamour nonostante tutto. Anche se per recuperare il Santo Graal l’eroe ha dovuto vedersela con un’orda di Unni assassini, anche se la

povera avventuriera è stata strappata dalle braccia del suo bello da uno pterodattilo, anche se il nostro ricercatore avrà scavato chilometri e chilometri di cunicoli sotterranei, alla fine, tutti dovranno essere in ordine, sporchi ma truccati, spettinati ma ad arte. Nel film d’avventura tutte le donne sono estremamente intelligenti e brillanti e gli uomini seducenti e giovani. Se nel film la carriera universitaria e lavorativa presupporrebbe un quarantenne, si può star certi che il venticinquenne attore saprà coprire la mancanza. Al film d’avventura possono applicarsi i passaggi del film d’amore, perché la liason ci scappa sempre, tra un recupero reliquie e l’uccisone di questo o quel capo di stato pericoloso. Per scrivere una storia che renda bene al cinema basta una panoramica critica su tutti i film che avete visto. E per fare un buon film? Beh, per quello si, serve ben altro.

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Costume e Società A cura di: Chissenefrega

Il Fenomeno dei

Talent Show

Chissenefrega Blog: http://www.chissenefrega.com

Se ogni abitante della Terra reclamasse il suo quarto d’ora di celebrità, ci vorrebbero più o meno 200.000 anni per soddisfare le velleità di gloria di ciascuno. Test clinici lo dimostrano. C’è chi prova a diventare una star facendosi rinchiudere per mesi in cattività all’interno di loft ricostruiti in set televisivi, accettando l’umiliazione pubblica da parte di artisti falliti autoproclamatisi insegnanti e mettendosi alla mercé di un pubblico televotante, e c’è chi, invece, il set televisivo se lo costruisce in casa, usa una webcam ed il suo pubblico gli lascia commenti e “stelline” di apprezzamento. Alla stregua del genere televisivo più in voga del momento e con le stesse dinamiche alla base, Youtube è il più grande talent show che esista, mediante il quale gli aspiranti divi di ogni genere di arte, possono mettersi in mostra al mondo intero e senza costi aggiuntivi. Non è certo una novità che, grazie alla visibilità offerta dal portale video più famoso di internet, ciascuno di noi possa trasformarsi in mito popolare (citofonare a quello di The Evolution of Dance, o al ciccione di NumaNumaSong, al crooner delle elementari Tay Zonday, all’isterico Chris “leave Britney aloooone” Crocker, ai bambini impila-bicchieri, agli “scienziati” di Mentos e Coca Cola e ad altre decine di protagonisti Youtubiani) e possa usufruire di quegli orgasmici quindici minuti a cui chiunque sembra avere diritto.

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L’ultimo dei fenomeni emersi in ordine di tempo, per merito del connubio tv + internet, risponde al nome di Susan Boyle, concorrente del reality inglese “Britain’s got talent” che, senza il tam tam in Rete, difficilmente avrebbe potuto assurgere ai paradisi dello showbiz.

Quarantasette anni, scozzese come il mostro di Lochness (ogni riferimento è puramente causale), zitella patentata e mai sfiorata dal genere maschile, novella Mary Poppins dall’aspetto da salamandra d’acquitrino e voce d’usignolo, la casalinga disperata Susan è stata in grado di emozionare intere platee di diffidenti spettatori pronti a deriderla per il look da tenutaria di bidonville ed altrettanto pronti a farsi incantare dalle sue emozionanti interpretazioni.


Susan Boyle ha più fan di ogni altro personaggio al mondo: in appena una settimana oltre 100 milioni di persone hanno guardato su YouTube e su altri siti il video di lei che canta “I dreamed a dream”

Chissà se tra cinque anni (o cinque mesi), ci emozionerà ancora: per il momento sembrerebbe proprio di no, dato che la sua cliccatissima carriera, configuratasi come un fenomeno particolarmente “fast-food”, pare già agli sgoccioli. La popolarità ottenuta in ogni angolo del mondo si è rivelata in poche settimane quasi un boomerang per la povera donna: la vittoria a “Britain’s Got Talent”, ampiamente annunciata, non è arrivata e lei si è classificata solo seconda.

certo c’è che tra questi più o meno presunti talenti a cui internet ha tributato una popolarità internazionale, io non ne ricordo uno che provenga dal nostro Paese. Cioè: quando arriverà la Susan Boyle italiana che renderà finalmente il Tricolore orgoglioso di avere una degna rappresentanza tra i “talenti istantanei” nel mondo? Dall’Italia dei poeti, santi e navigatori, nessuno ha ancora veramente sfondato con un simile apprezzamento trasversale.

Quindi, a causa dello stress generato dalle aspettative dei suoi fans, dei paparazzi al seguito e delle continue violazioni alla sua privacy da parte dei media, ha subito un crollo emotivo che l’ha vista costretta ad un ricovero in clinica. Ma l’aspetto positivo della faccenda è che ora può indossare camicie di forza che sono decisamente più trendy di ciò che finora era mai uscito dal suo guardaroba.

I video internettiani da noi più “celebrati” che mi tornano alla mente sono quelli di ragazzi delle medie che picchiano compagni o palpeggiano professoresse compiacenti. E li ricordo non perché li abbia visti con particolare interesse, o perché qui li voglia stigmatizzare, ma perché hanno avuto una immeritata pubblicità su giornali e telegiornali come se rappresentassero dei fenomeni sociologici mai esistiti prima.

Ma di talenti da scoprire in giro ce ne sono tanti: la golosità del pubblico, la velocità di fruizione e la perfidia imposta dai mezzi di comunicazione moderni, garantiscono un ampio ricambio. Per una Susan Boyle rinchiusa in manicomio, ce ne sono altre mille a piede libero pronte a mettersi in mostra e a venire scarnificate dagli effetti collaterali del successo. Per quanto la fama ai tempi di internet sia sfuggevole, di

Se all’estero, Youtube, ha davvero la fisionomia del più moderno dei talent show, che stelle crea e stelle distrugge, qui da noi le talentuosità usergenerated sembrano latitare e si limitano a goliardate giovanilistiche spacciate per agghiaccianti fenomeni di degrado sociale. Forse sono questi i talenti (incompresi) che ci meritiamo?

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BlogMagazine Giugno 2009