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N.10 Marzo 2010

Internet

L’Ondata del BUZZ Google è sull’ondata del BUZZ, nuovi servizi e grandi fallimenti, scopriamo il motivo e le novità che ci aspettano.

Computer

Sharing P2P

Era il lontano 1999, quando un giovanissimo studente dell’ Università di Boston, Shawn Fanning, creò un software, si chiamava NAPSTER.

Tecnologia

Roma sempre più capitale digitale Iniziamo questo viaggio nella digitalizzazione del comune di Roma, parlando del wi-fi gratuito che già è disponibile in alcuni luoghi storici della capitale.

Cinema

The Social Network The Social Network, nelle sale da Ottobre 2010, sfrutta non solo un fenomeno mediatico con potenzialità massime, ma anche la regia di David Fincher.

E’TRA NOI

L’IPAD TABLET

...sapete proprio tutto?


Visita http://www.meemi.com


SOMMARIO 30

BlogMagazine N.10 Marzo 2010 06 Tablet ed iPad come ci

L’IPAD TABLET E’ TRA NOI!

cambiano la vita?

10 L’ondata del BUZZ 14 La Mecca dei VideoGames 16 Sharing P2P 20 Musica con il Mobile 22 La Nostra Eredità Digitale 24 Roma Capitale sempre più Digitale

26 Aggregare e Investire in un blog: Chi e Perchè?

30 The Social Network

In un colpo d’occhio

10 L’Ondata del BUZZ

24 Roma Capitale Digitale

30 The Social Network

In Evidenza

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L’Ondata del BUZZ

Google è sull’ondata del BUZZ, nuovi servizi e grandi fallimenti, scopriamo il motivo e le novità che ci aspettano.

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Sharing P2P

Era il lontano 1999, quando un giovanissimo studente dell’ Università di Boston, Shawn Fanning, creò un software, si chiamava NAPSTER.

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Roma sempre più Capitale Digitale

Iniziamo questo viaggio nella digitalizzazione del comune di Roma, parlando del wi-fi gratuito che già è disponibile in alcuni luoghi storici della capitale.

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The Social Network

The Social Network, nelle sale da Ottobre 2010, sfrutta non solo un fenomeno mediatico con potenzialità massime, ma anche la regia di David Fincher.


http://www.liquida.it


EDITORIALE DIRETTORE EDITORIALE Giuliano Ambrosio

PROGETTO GRAFICO Giuliano Ambrosio

AUTORI DI QUESTO NUMERO

Giuliano Ambrosio aka Julius

Rudy Bandiera TABLET ED IPAD COME CI CAMBIANO LA VITA?

Blog: http://www.juliusdesign.net

Riccardo Mares L’ONDATA DEL BUZZ

1 Anno Con questo numero auguriamo buon primo compleanno al progetto BlogMagazine! Tanti Auguri!

Simone Trimarchi LA MECCA DEI VIDEOGIOCHI

BlogMagazine anche se ha solo un anno di vita può contare su oltre 130 articoli all’attivo e con ben oltre 40 bloggers appassionati. Mi sembra ancora ieri quando mi è ventua in mente questa idea, che piano piano si sta concretizzando anche con delle partnership interessanti.

Ernesto Belisario La Nostra Eredità Digitale

Michele Laganà ROMA CAPITALE SEMPRE PIU’ DIGITALE

Aldo Ficara AGGREGARE E INVESTIRE IN UN BLOG: CHI E PERCHE’?

Nicola Tesone SHARING P2P

Claudia Baglioni E’ tra noi l’iPad Tablet

Stefano Bolzonetti MUSICA CON IL MOBILE

Giovanna Gallo THE SOCIAL NETWORK

Ringrazio ancora tutti coloro che come me hanno creduto nel progetto e che lo fanno tutt’ora. Ci sono svariate strade che BM potrà intraprendere, ma non perderà mai la passione e il talento dei suoi sostenitori. BlogMagazine è qui, vi auguro buona lettura.

Giuliano Ambrosio Direttore Editoriale

Contatti Redazione: redazione@blogmagazine.net Direttore Editoriale: info@blogmagazine.net

Legal & Disclaimer In questa fase sperimentale BlogMagazine non rappresenterà una testata giornalistica in quanto i contenuti e la rivista verrà aggiornata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001

Il Progetto BlogMagazine è un’idea di Giuliano Ambrosio, un progetto di editoria virtuale, una rivista elettronica gratuita scritta da soli Blogger fruibile in modalità sfogliabile Flash e in formato PDF. Gli articoli pubblicati nella rivista elettronica sono unici e originali, rilasciati con Licenza Cretive Commons, scritti principalmente da Blogger conosciuti nella Blogosfera, selezionati con cura a seconda della rubrica da gestire. L’idea è anche di far uscire dalla rete dei contenuti per farli vivere sotto forme diverse, al fine di raggiungere persone che normalmente non leggerebbero un blog e trovare questo materiale interessante ed incominciare a leggerlo. BlogMagazine da spazio a tutti, non solo a Blogger conosciuti nella blogosfera, ma crede nel talento di tutte quelle persone appassionate di Blogging capaci di scrivere con dedizione e competenza sulle tematiche da gestire.

BlogMagazine

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Tecnologia A cura di: Rudy Bandiera

TABLET ED IPAD COME CI CAMBIANO LA VITA?

I nuovi dispositivi mobili entrano nella nostraquotidianità e ci cambiano la vita. In meglio o in peggio? Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Rudy Bandiera Blog: http://www.rudybandiera.com

Autore del blog RudyBandiera.com, si occupa di gestire e promuovere diversi progetti Internet, tra i quali Blogolandia.it, il più grande network di urban blog del Paese. Co proprietario e content manager del quotidiano tecnologico hwGadget.com collabora con il quotidiano online Estense.com per la stesura di articoli su Internet e la tecnologia

In principio era il telefono. O meglio, per dirla tutta una volta era il cellulare, nel senso che non è propriamente del telefono che voglio parlare, ma della sua variante mobile. Adesso, nel 2010, il cellulare, puro, semplice, cristallino e basilare non esiste più perchè ci sono gli smart phone, quei piccoli cosi con dentro il necessario per fare semplicemente tutto. Ma queste tecnologie mobili che vanno appunto dagli smart phone fino ai tablet PC ed all’ultimo arrivato di Apple, l’iPad, ci hanno migliorato la vita o ce la stanno rendendo un inferno? Prima facciamo un passo indietro e torniamo con la memoria a metà degli anni ‘90, quando i cellulari iniziavano a fare la loro comparsa di massa nel panorama comunicativo italiano, e quando un gingillo del peso specifico del piombo e delle dimensioni di un

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mattone, il cui nome era Motorola Microtac, cambiò per sempre il nostro modo di vivere la quotidianità e di comunicare. Insomma, quando uscirono i primi cellulari ricordo che le reazioni furono tutte molto calde e contrastanti: c’era chi diceva che non servivano a nulla, che erano solo un peso da portare in giro e che avevamo vissuto fino ad allora senza e che quindi si poteva continuare, c’era chi asseriva con forza che il progresso e la mobilità sono legati, chi diceva che essere rintracciabili da tutti e sempre sarebbe stato un grande passo avanti e chi diceva anche che la privacy era in pericolo. Sappiamo tutti com’è andata a finire la storia dei telefonini. Più o meno la stessa cosa è stata con gli SMS: molta gente si chiedeva come sarebbe stato possibile comunicare in soli 160 caratteri, e come avrebbero fatto gli utenti


ad usare un sistema di scrittura così complesso come quello da tastiera da cellulare. Ricordo che io stesso non volevo abilitare il numero di “centro servizi” perchè pensavo che non avrei mani mandato un SMS in vita mia. Anche i messaggini sappiamo come sono andati a finire: un successo planetario che ha fatto nascere nuove forme di scrittura “intuitiva” come il T9 e che ha ispirato nuovi e ad oggi immensi social network come il geniale Twitter. Oggi, ritornando al discorso iniziale, siamo invasi dagli smart phone che di fatto sono telefoni (almeno nella scocca) con un sistema operativo installato, diventando in pratica dei piccoli computer tascabili che danno la possibilità all’utente di fare tutto quello che farebbe da un PC, ma ovunque si trovi.

Si perchè anche riguardo agli smart phone all’inizio ci fu molta reticenza e timore reverenziale, visto che la gente diceva “non servono a niente” oppure “e me basta telefonare” o ancora “ sono troppo piccoli per essere dei computer comodi, non avranno successo” ma come sappiamo l’industria del software non è stata a guardare ed ha prodotto programmi e interfacce su misura per le dita, sono nati e si sono perfezionati i touch screen rendendo la navigazione e l’uso dello smart phone molto comodo e performante. Altre tecnologie che parevano la panacea della comunicazione del futuro non hanno avuto successo o non quello sperato, come ad esempio gli MMS o ancora di più la video-chiamata, ma di certo nessuno, proprio nessuno sa se una nuova tecnologia avrà o meno successo prima che il mercato stesso lo decida.

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Tecnologia A cura di: Rudy Bandiera

Fatta quest’ampia premessa, che allo stato dei fatti è praticamente l’articolo, vediamo da vicino che cosa sta succedendo oggi, cioè cerchiamo di capire se l’avvento dei tablet PC ed in particolare dell’iPad di Apple sarà o meno un successo e se soprattutto questi gingilli ci miglioreranno o peggioreranno la vita. A ben guardare, la cosa davvero straordinaria dell’iPad non è ne la sua forma ne la sua tecnologia ma il fatto che per la prima volta da molti anni a questa parte si cerca di creare un nuovo mercato dal nulla, una nicchia dove prima non esisteva niente. Se anche altre case prima di Apple hanno tentato di sputare fuori dei tablet come se piovessero negli anni addietro, si trattava sempre di surrogati dei portatili o di semplificazioni degli stessi, mentre Apple, paradossalmente, ha fatto il contrario evolvendo un “banale” cellulare come l’iPhone fino a farlo diventare un iPad.

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Ma questi tablet a cosa servono? Ci semplificano la vita oppure no? Se consideriamo un oggetto come l’iPad, secondo me abbiamo buone possibilità di avere qualcosa di straordinario per diversi motivi, primo fra tutti la possibilità di avere un PC sempre con se, un ebook reader, e uno pseudo PC perfettamente funzionante anche se attaccato ad un monitor “domestico”. Per chi ha necessità di viaggiare, poter navigare in comodità e leggere i libri senza sfogliare la carta è decisamente un oggetto utile. Per chi non si sposta da casa, non gira con delle slide sempre pronte, odia gli ebook ed ha una “PC fisso che è una bomba” in ufficio, forse l’Ipad risulta essere superfluo, ma di sicuro un oggetto come questo apre la strada ad un nuovo mercato, ad un modo di vivere la mobilità che prima non esisteva. Solo il tempo potrà dirci se il mercato amerà oppure no i tablet, che con il giocattolo Apple si sono evoluti, ma di sicuro


tutto quello che sono le nuove tecnologie se usate in maniera raziocinante e ponderata ci aiutano a vivere e non peggiorano la nostra esistenza, senza considerare che in un’ottica “evoluzionistica” anche il touch è superato visto che ormai siamo praticamente ai cyborg. Un trio di cervelloni americani lavora sul concetto di “Skinput” (Skin, “pelle” + Input). Prima di tutto si proietta sull’avambraccio (grazie ai microproiettori che già sono disponibili su certi cellulari), una tastiera o un’interfaccia pensata per il “tocco”. Poi un sensibilissimo microfono (montato su una fascia da braccio) capta la “digitazione” sulla pelle e capisce dove è avvenuto il tocco, grazie all’abilità di distinguere i diversi suoni (a bassissima frequenza) prodotti dal contatto con la pelle. Signore e signori non ci dobbiamo più chiedere se una tecnologia ci semplifica o meno la vita ma dobbiamo iniziarci a chiedere quanto in profondità entrerà nel nostro corpo.

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Internet A cura di: Riccardo Mares

L’ONDATA DEL BUZZ Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Lavora presso una azienda software nazionale e si occupa dello sviluppo di un Riccardo Mares aka Merlinox Blog: http://blog.merlinox.com

nuovo progetto di gestione contenuti (e siti web), in ambiente Microsoft. La passione per la blogosfera però non si è mai frenata. Decine e decine di progetti sono iniziati, alcuni hanno continuato a vivere, altri sono morti e defunti.

Maggio 2009. Google alla conferenza Google I/O del 27-28 Maggio 2008 a San Francisco, annuncia la nuova piattaforma per la comunicazione e la collaborazione: Google Wave. Il video della presentazione “Google Wave Dev Prew” in pochi giorni fa il giro del mondo. La blogosfera come uno tsunami travolge tutto e tutti con un nuovo proselita messaggio “Google Wave: il futuro”. Febbraio 2010. Google Wave – esclusa qualche nicchia – è passato dall’essere l’invito esclusivo più richiesto, al sistema abbandonato nel minor tempo possibile nel corso della storia del web. Centinaia e centinaia di inviti non più inviati, dapprima montepremi di fantomatici e inflazionati contest, poi diventati inutili tracking link. 9 Febbraio 2010. Nella homepage Gmail di tutto il mondo spunta, con la solita distribuzione progressiva, un nuovo pulsantino: Buzz, Google Buzz. Di nuovo l’ondata di informazione monopolistica, in un broadcasting spontaneo. Sarà vera luce? Conosciamolo meglio. Per ora viene presentata come piattaforma sociale di micro blogging. Google Wave vs Google Buzz: ma Google… che-sta-a-fà? Prima di proseguire con la lettura vi consiglio di leggervi gli articoli già apparsi su Blog Magazine in merito a Google Wave e al web in “tempo reale”. Così partiamo già da un punto di vista comune. Tanto per capire un po’ i meccanismi divulgativi del web date una occhiata anche a TweetIsTonz: in molti l’hanno dimenticato, e altrettanti non sanno che anche il buon Giuliano Ambrosio ha fatto la sua sporca parte.

Il fallimento di Google Wave Come già detto l’uscita di Google Wave ha scatenato una vera e propria caccia all’oro. In Twitter sono state migliaia le richieste di invito per poter partecipare all’evento web che avrebbe dovuto cambiare il modus operandi della collaborazione online. E poi? Poi i primi test, i molti bug e i primi tweet tipo “ma voi lo usate wave?”, “usate ancora wave?”, “ma a cosa serve realmente wave?”. Poi il silenzio. Nel mio Wave ci sono centinaia di contatti relazionati, è da settimane che non lo apro e nessuna novità, nessuna chiamata, nessuna discussione. Secondo Milwaukee SEO, Google Wave è stato espressamente concepito da Google come un prodotto destinato ai developer, agli sviluppatori. Lo scopo è quello di:

 organizzare eventi  creare progetti “viventi”

da condividere in

gruppo

 brainstorming e interazione I primi segni del fallimento vengono già indicati nei video demo: uno lunghissimo – 1h e 20 – dedicato agli sviluppatori, praticamente inguardabile – nerd esclusi -, e uno da un paio di minuti per gli utenti, ma che è il solito specchietto per allodole. La “botta” definitiva dicono sia quella dell’interfaccia: poco stabile, poco usabile, spesso pesante. Postilla finale di mSEO, il ricordo di: lively, knol e sidewiki... Unspeakable Evil rincara la dose: dopo una attenta analisi sulle possibilità operative che Google Wave

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consente, integrando servizi di sharing e collaborazione in un unico strumento, sfodera la spada e parte con l’arringa. Google Wave è ingombrante, pieno di buchi e frustrante. Punta soprattutto il dito sul modello scelto e sulle motivazioni alla base di Wave: perchè qualcuno dovrebbe scegliere di collaborare con un modello simile, in luogo di usare video conferenze o addirittura meeting reali? Forse abbiamo sbagliato noi l’approccio? Google Wave potrebbe essere nato come rivoluzionario protocollo e la sua UI è solo una maschera dimostrativa per fare parlare di se e poi raggiungere il vero target? Una risposta potrebbe essere questa presentazione firmata SAP e chiamata Gravity. Il progetto consiste in un gadget che, tramite le API di Wave, permette di gestire la modellazione dei processi in modo collaborativo e remoto, arricchito dalle altre funzionalità che gWave nativamente offre. Non male?

generale. Altresì è vero che alla base di Google Wave non c’è solo una webapp ma un nuovo protocollo collaborativo, che vede la luce dopo decenni di silenzio dal SMTP. Ma c’è una realtà in Italia sottovalutata e spesso misconosciuta dai più (o dai guru...) che si chiama Meemi. Una innovativa forma di microblogging, che non si limita al semplice posting multiformato con commenti, ma aggiunge una funzionalità che nessuno aveva: ogni risposta è un potenziale nuovo thread, un potenziale nuovo canale collaborativo. Dalla mia esperienza il livello di usabilità, ad esempio per la creazione di un logo, non ha alcun confronto rispetto a qualsiasi altra realtà presente sul web oggi (o prima di Wave). Poi chiamarlo micro-blogging sembra anche riduttivo, vista la mancanza di un limite alla lunghezza dei messaggi.

E’ chiaro che se si muove Google l’onda d’urto è

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Internet A cura di: Riccardo Mares

Google Buzz: sorpresa inaspettata Da mesi il colosso di Mountain View direziona il proprio impegno verso i social network. Il progetto google caffeine e le funzionalità di ricerca su Twitter ne sono un esempio. La necessità di modificare il modo in cui i risultati sono classificati pare debba obbligatoriamente passare per il microblogging sociale. Ma a Google non bastava. Qualche giorno fa nelle caselle di posta Gmail è apparsa una nuova voce di menù: Google Buzz. Tecnicamente è una sottospecie di FriendFeed che consente di inviare messaggi con link e immagini allegate, ai quali la gente può commentare. I buzz possono essere pubblici o privati, e – come per gli altri social – si leggono solamente i messaggi delle persone con le quali siamo connesse. Ecco la zampata di Google: il bacino d’utenza, per ogni utente, è l’infinita rubrica di Gmail. Inoltre da la possibilità di connettersi ai servizi sociali personali ai quali si è già iscritti – ma anche a RSS – per importare direttamente quei micro post in buzz. Novità? Nessuna! Successo? Beh quanti sono gli utilizzatori di Gmail al mondo (milioni?) che si sono visti – inconsciamente – una nuova cartellina chiamata

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Buzz con un tot numero di messaggi da leggere? La piattaforma per ora non offre veramente nulla di più di altri social, anzi: quando si accede alla cartella Buzz – ad esempio - tutti i messaggi immediatamente si settano come “già letti”. Molto democratico! Quanto potrà durare? L’inizio non è stato dei migliori: la pesante integrazione con Gmail, se da un lato è un pregio, dall’altro ha sollevato pesanti critiche in merito alla privacy. Come sostiene Download Blog, resta alta l’attenzione sulla gestione dei contatti da parte di Buzz, soprattutto in merito al suo aggiungere automaticamente i contatti in base alla frequenza di comunicazione tra i vari account: una signora si è improvvisamente trovata in una “nuova relazione” con l’ex marito. Quale sarà il Buzz futuro? Viste le qualità – e l’abitudine degli utenti – offerte già oggi da Twitter, FriendFeed, Facebook e Meemi, bisogna proprio che Google tiri fuori qualche irrinunciabile feature dal cilindro. Dopo quasi un mese però è certo che Buzz non è stato un tentativo di integrare Wave in Gmail: mi viene quasi da dire “peccato”.


Le ultime da Twitter BUZZ

WAVE

Tommaso: il down di Friendfeed ha insegnato una cosa: Google Buzz non è una minaccia per nessun servizio #tryagaingoogle

ttinformatica: c’è chi abbandona google buzz ..: Dopo Google Wave sembra che anche Google Buzz non piaccia troppo ad alcuni utent... http://bit.ly/dqTmdi (expand)

3 minutes ago from web · Reply · View Tweet

about 5 hours ago from Twitterfeed · Reply · View Tweet

Niki1601: E #Buzz ha perso su tutta la linea.

DaniGrassi: @fabinhuh Google Wave?? qq eh isso? kkkk about 10 hours ago from web · Reply · View Tweet

CamminandoScalz: Buzz: Google ha sbagliato? http:// bit.ly/dCEjm8 (expand)

erbedo: qualcuno ha un account per Google Wave? #fb 1 day ago from Google Wave (Tweety) · Reply · View Tweet

17 minutes ago from web · Reply · View Tweet

matteostagi: #FriendFeed - ho come l’impressione che il tanto vituperato Buzzinizierà a popolarsi, se continua così

mpietropoli: E le petizioni di Repubblica? Tutte su Google Wave. 1 day ago from Tweetie · Reply · View Tweet

21 minutes ago from web · Reply · View Tweet

tiracconto: @zetaraffix devi migrare “in tutti i laghi” di Buzz e di FB ? :D

PTKTheBest: Ma google qualsiasi cosa social crea (buzz, wave, orkut) va che è una merda? xD

32 minutes ago from web · Reply · View Tweet · 

1 day ago from Seesmic · Reply · View Tweet

 Show Conversation

mikuzz: @Niki1601 Ho dato una rapida occhiata su buzz un’ora fa. Credo c’è qualcuno ma credo che la maggioranza si sia riversata su Twitter #italy

webquadro: Dov’è finito google #wave ? http://www. webquadro.it/2010/01/dove-finito-google-wave/

ilpiuCattivo: @Niki1601 io buzz l’ho “cestinato”. Se non fisicamente almeno dalla mia testa

GabrielePersi: Gabriele ho la sensazione, ma solo una sensazione, che googlewave e google buzz saranno dei flop. http://ff.im/grfOU

about 1 hour ago from web · Reply · View Tweet

1 day ago from web · Reply · View Tweet

2 days ago from FriendFeed · Reply · View Tweet tiracconto: Buzz non è così brutto... about 1 hour ago from web · Reply · View Tweet

cervelliamo: Portare Google Wave direttamente su Thunderbird 3: Google Waveè un ottimo strumento di comunicazione e collab.. http://bit.ly/anJ6Kd (expand) 2 days ago from Twitterfeed via HelloTxt · Reply · View Tweet

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Games A cura di: Simone Trimarchi

LA MECCA DEI VIDEOGIOCHI

ECCO LA PIU’ GRANDE SALA GIOCHI DEL MONDO Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Simone “AKirA” Trimarchi è stato campione italiano di molti RTS e ha viaggiato i cinque continenti per guardare in faccia i suoi avversari. Ora ulra la sua passione per i videogiochi in TV, ai microfoni dei tornei e sul blog insidethegame Simone Trimarchi aka AKirA Blog: http://www.insidethegame.it

Al giorno d’oggi nascono religioni come funghi: ho letto che in Inghilterra anche la religione Jedi esiste e lotta per essere riconosciuta al pari delle altre. Addirittura lo 0.8% della popolazione si dichiarava di fede Jedi in un censimento del 2001 di crederci, rendendola la quarta religione della nazione prima del Buddismo. C’è addirittura un sito ufficiale (http://www.jedichurch. org/ ). Sono convinto che, presto o tardi, una “gaming religion” uscirà fuori; spero solo non crederà che Pac Man sia qualcosa di diverso da un ammasso di pixel gialli. La mia vera domanda è: quale sarebbe il luogo sacro dei suoi adepti? Per i musulmani è la moschea più alta e più grande del mondo a rendere meta di pellegrinaggio la città della Mecca. Un fanatico di Xbox, Wii e Playstation dove dovrebbe recarsi almeno una volta nella vita? In Giappone a visitare il più grande negozio esistente al mondo? Non proprio “adatto” per una religione, un esercizio commerciale; inoltre non avrebbe alcun monumento al passato del gaming, in un grande magazzino di tre piani a Tokyo dedicato esclusivamente alla vendita dei videogiochi. Allora meglio una sala giochi, forse, la sala giochi più grande del mondo, per riscoprire un tempo

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ormai perduto fatto di tecnologia all’avanguardia e di grandi classici. Non si trova però in Giappone bensì in America, questo “luogo di culto” chiamato Funspot. Guidando la propria Ford dal Massachusetts verso il New Hampshire ci si ritrova nell’America rurale e poche cose potrebbero distogliere lo sguardo dalla strada vista l’assenza quasi totale di luoghi di interesse. Al di là di qualche Diner dove fermarsi per mangiare un “old fashioned Burger” (un Hamburger cucinato alla vecchia maniera). Poco a Nord di Boston, però, l’insegna del Funspot è ancora accesa ed è davvero difficile per chiunque passi davanti al gigantesco cartellone pubblicitario non concedere un’oretta di curiosità per visitare un luogo storico per tutti gli amanti dei videogiochi. Camminando per i corridoi ancora pregni dell’odore di migliaia di sigarette si può subito notare come il Funspot, che negli anni ottanta era probabilmente piena di centinaia di giovani adolescenti venuti per provare l’ultima novità del mercato, sia oggi un museo elettronico che sfoggia cabinati e flipper provenienti da un’altra


“epoca storica” del mercato dei videogame. Un’epoca in cui le sale giochi erano sinonimo di “perdizione” per chi non c’era mai entrato e di divertimento per chi invece le frequentava abitualmente. E’ probabile che chi frequentasse questi luoghi “troppo abitualmente” un po’ di perdizione l’aveva trovata… ma questa è un’altra storia. L’idea fu di uno dei dipendenti che alla fine degli anni novanta, quando gli affari ormai stavano andando a picco grazie alla prima versione di Playstation, fondò l’associazione no-profit “Classic Arcade Museum” e cominciò a raccogliere vecchi coin-op (acronimo per “coin operational”, cioè macchina funzionante a gettoni o a monete: i classici arcade) da tutti gli angoli degli Stati Uniti allestendo la sala giochi come una vera e propria esposizione permanente. Al momento ci sono circa 250 cabinati risalenti agli anni che vanno dal 1970 al 1987 (oltre a tonnellate di piste da bowling, flipper e videogiochi nuovi di zecca): tutti perfettamente funzionanti. Si può giocare a Computer Space o a Pong, usufruendo dei monumenti al videogame, non solo guardandoli. Data l’interattività del medium videoludico non sarebbe potuto essere altrimenti: osservare un gioco non ha senso per valutarlo ed apprezzarlo. Bisogna metterci le mani sopra. E le mani di tantissimi campioni hanno consegnato record entrati nel Guinnes Dei Primati (http:// gamers.guinnessworldrecords.com/) giocando proprio all’interno del Funspot con titoli considerati oggi

“retrogaming”, una mania impazzata soprattutto successivamente grazie a internet e agli emulatori. I loro visi, ritratti vicino alla schermata contenente tre lettere sacre (nei videogiochi da bar di un tempo ci si firmava con una sigla al massimo di tre caratteri) e un numero astronomico, illuminano le sale del museo ancora oggi nella “Hall of Fame”: la lista dei più grandi giocatori, senza i quali non ci sarebbe alcuna storia interattiva da raccontare. Ed ecco che un fiume di persone inonda di nuovo le “piramidi” dei videogame: una delle meraviglie del mondo interattivo. Hanno al collo macchine fotografiche e videocamere, fotografano e documentano ciò che stanno vedendo di tanto straordinario al Funspot: file e file di cabinati diversi grazie ai quali è stata scritta la storia di un passatempo diventato cultura pop, come si diceva sul numero precedente di Blog Magazine (link al magazine). Sicuramente, guardandosi indietro dopo la visita, sentiranno un po’ di nostalgia per un periodo in cui ogni nuovo videogioco era magico e ogni monetina spesa premeva “start” su un sogno. Sull’uscio della sala giochi più grande del mondo non potranno fare a meno di mettersi le mani in tasca come un tempo, trovandoci quasi per caso la chiave per un nuovo viaggio dimensionale. Un quarto di dollaro. “Coin” inserito. Al Funspot le monetine scorrono ancora.

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Computer A cura di: Nicola Tesone

SHARING P2P Nicola Tesone aka nuZz Blog: http://www.nuzz.it

Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Laureato in Informatica presso la Federico 2° di Napoli, da sempre appassionato del web e delle nuove tecnologie. Ama la conoscenza e la condivisione della stessa in tutte le sue forme. Blogger per passione e divulgatore informatico, coordina e sviluppa le nuove idee per nuZz.it.

Era il lontano 1999, quando un giovanissimo studente dell’ Università di Boston, Shawn Fanning, creò un software, divenuto poi famosissimo, per facilitare lo scambio di file multimediali tra utenti di una rete. Fu il primo programma di sharing che ebbe successo. NAPSTER, questo il nome del programma, consentiva di scaricare file multimediali e di condividerli con altri utenti collegati ad una stessa rete. Fu il primo software che utilizzava il sistema P2P.

è ormai molto diffuso per la gestione di molte tecnologie che man mano si stanno affermando. Ma vediamone nei dettagli Vantaggi e Svantaggi. Implementare un protocollo P2P per la creazione di una risorsa condivisa può avere molti vantaggi. Infatti:

Cosa è Realmente il P2P?

Il sistema P2P (Peer-To-Peer) è generalmente una rete di computer che non possiede nodi gerarchizzati, ma è costituito da un insieme di computer che per funzionalità e importanza sono equivalenti. In questo sistema, in contrapposizione con il sistema architetturale ClientServer, la comunicazione (e lo scambio) di dati può essere attivata da qualunque PC (Peer) della rete P2P.

Funzionamento: Vantaggi e Svantaggi.

Le possibilità di utilizzo dell’approccio P2P sono potenzialmente infinite e l’applicazione del protocollo

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Non si deve acquistare un server con potenzialità elevate e quindi non se ne deve sostenere il costo per il mantenimento, ma ogni computer deve avere i requisiti per sostenere oltre che l’utente in locale e in rete anche gli utenti in remoto che desiderano accedere alle proprie risorse rese disponibile per lo sharing. Quindi ogni utente è responsabile della gestione del proprio peer, della propria macchina le cui risorse sono state condivise per un pubblico accesso. Questo da un lato aumenta l’indipendenza ma da un altro richiede anche maggiore esperienza per le configurazioni soprattutto per ciò che concerne gli aspetti delicati come la protezione. La velocità media di trasmissione dei dati è molto più alta di una classica rete ClientServer. Nel primo caso maggiore è il numero


di utenti connessi che richiedono l’utilizzo di una risorsa e minore sarà la disponibilità di banda con la conseguente diminuzione della velocità. Completamente opposto a questo approccio è il P2P, nel cui caso, la velocità di trasmissione aumenta con l’aumentare del numero di utenti connessi che dispongono di quella risorsa.

P2P In Action: File Sharing come applicazione del Protocollo!

Un’ applicazione maggiormente nota del protocollo P2P è senza dubbio la condivisione di file all’interno di una rete comune. Sebbene questa procedura possa avvenire anche attraverso l’utilizzo dei comuni protocolli per la gestione di reti basate sull’approccio Client-Server, il sistema basato sui Peer presenta notevoli vantaggi a livello di trasmissione e di velocità. Le più famose reti di peer-to-peer sono: Gnutella, OpenNap, Bittorrent, eDonkey, Kademlia. Queste reti possono permettere di individuare più copie

dello stesso file nella rete per mezzo di hash crittografici, di riprendere lo scaricamento del file, di eseguire lo scaricamento da più fonti contemporaneamente, di ricercare un file in particolare per mezzo di un URI Universal Resource Identifier. Il primo programma realizzato per favorire lo scambio di file attraverso l’utilizzo del protocollo P2P fu Napster. Napster è un servizio centralizzato, ed è stato uno dei primi e più popolari programmi di file sharing di massa. Napster consentiva la condivisione, gratuita, unicamente di file MP3. Tale condivisione fu successivamente abolita a causa degli attacchi legali condotti dalla RIAA e dalle major discografiche. Il programma consentiva la ricerca di file MP3 condivisi da altri utenti collegati al sistema. Comprendeva un sistema tipo chat IRC e un instant messenger. Ma prima che sorgessero i problemi legali, le diverse comunità di internauti avevano già sviluppato con OpenNap una valida alternativa. Successivamente apparve Gnutella, una rete decentralizzata. Questo servizio era completamente open-source e permetteva agli utenti ricerche verso qualsiasi tipo di file, non solo MP3. Questo servizio fu creato per evitare gli stessi rischi legali corsi da Napster. Una delle reti, oggi, maggiormente utilizzate per

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Computer A cura di: Nicola Tesone

l’integrazione del P2P è la rete eDonkey. Il programma più diffuso per il file sharing che utilizza questa rete è eMule. Con i suoi 520 milioni di download, questo potentissimo programma, utilizza le reti eDonkey e Kad, presenta un’interfaccia molto semplice e molto pulita.

Evoluzione: Nascita dei Server Hosting e Download Diretti! Nonostante la condivisione di file sia un diritto inalienabile di un individuo, questi programmi, come eMule, Napster vengono utilizzati maggiormente come motore di ricerca per diffondere e scaricare file piratati, come mp3, film, documenti e molto altro. In particolare gli enti che lottano contro la pirateria sono in costante movimento per controllare il diffondersi di queste tendenze che a detta degli esperti possono a lungo andare infierire notevolmente sulla produzione di arti musicali e cinematografiche. Con l’avvento della banda larga, si ha la possibilità di raggiungere una velocità di download particolarmente alta. Una comune ADSL può raggiungere picchi di 700-800 KB/s! Dunque di conseguenza nasce anche la volontà di poter sfruttare completamente la propria banda disponibile e poter accedere a contenuti remoti in maniera semplice e soprattutto veloce. Per questo motivo la presenza di innumerevoli server di hosting sta attirando sempre di più l’attenzione degli internauti. Un server hosting è un server reso disponibile agli utenti che possono effettuare due operazioni sullo stesso: upload dei file e download dei file. Solitamente questo può avvenire sotto due forme: un account free con dei limiti e un account premium senza limiti. Dunque si delineano due fronti:

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Da un lato, il P2P, continua il suo normale percorso acquisendo nuovi utenti, giorno dopo giorno. Il sistema su cui si basano la maggior parte dei software per il file sharing (come eMule per citarne uno famoso) è meritocratico. Con questo si intende che il processo di scaricamento dei file avviene in

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maniera controllata attraverso un sistema di feedback che sono chiamati crediti. Inoltre sono privilegiati gli utenti che hanno ID-Alto. Per ottenere dunque prestazioni elevate con eMule o simili occorre che si impostino determinate condizioni non accessibili a tutta l’utenza.

Da un altro lato, con la nascita dei server hosting, nasce anche la possibilità di riuscire ad ottenere prestazioni elevate con il minimo sforzo. Il concetto è totalmente differente dal classico P2P. Molto semplicemente si sfrutta il concetto della richiesta di file da un server, dunque il comune protocollo Client-Server. Questo da un lato garantisce ottimalità a chi ottiene il token per scaricare il pacchetto richesto ma da un altro crea code nei server negli orari di punta che generano ritardi e appesantiscono notevolmente il tempo di scaricamento.

Quali Sono i Maggiori Server Hosting? Dove aver presentato una panoramica di base sul concetto di Server Hosting, mostriamo quelle che sono le peculiarità di alcuni tra i più famosi server di sharing. Premetto innanzitutto che queste regoline, non sono valide per gli utenti che dispongono di un account premium perchè per definizione, questi utenti avranno maggiori privilegi tra cui il fatto di poter scaricare a velocità non condizionate, dipendenti solo dalla velocità fornita dal proprio ISP. Per tutti gli altri, ho notato invece che è possibile stilare una classifica dei server in ordine decrescente, da quello più veloce (e che da meno problemi) a quello meno veloce.

MEGAUPLOAD: al primo posto in assoluto, mi sento di inserire questo server. Non ho mai avuto problemi, è sempre al massimo delle possibilità di notte. Inoltre i limiti imposti sul controllo dei dati scaricati per gli utenti non premium sono facilmente evitabili


tramite alcuni programmi che gestiscono lo scaricamento di numerosi pacchetti. Lo consiglio vivamente. Purtroppo però non tutti i file si trovano sui forum uppati su questo server, per cui dobbiamo fare affidamento ad altri link. Il servizio è disponibile gratuitamente per caricare file fino a 2 GB e scaricare file non più grandi di 1 GB. A chi si registra gratuitamente è offerto uno spazio di 200 GB. Gli utenti Premium hanno uno spazio di archiviazione illimitato. Dopo un caricamento avvenuto con successo, all’utente è data un URL univoco tramite cui è possibile scaricare il file. Gli utenti Premium non hanno queste limitazioni.

RAPIDSHARE: ottima alternativa al primo, rapidshare, è uno tra i più famosi server di sharing presenti nel mondo! Io come ho già spiegato, mi trovo meglio con i link megaupload, ma un account premium lavora molto meglio con rapidshare piuttosto che con megaupload.

HOTFILE: buono... ma è una copia di megaupload. Lavora in modo simile. Migliore se si è in possesso di un account premium.

STORAGE.TO: come sorprendente.

hotfile...

niente

varie opzioni presenti in JDownloader, segnaliamo:

Lettura automatica dei codici captcha: la maggior parte dei server prima di rilasciare l’accesso al link diretto, mostrano a video un codice alfanumerico per la protezione contro attacchi alla sicurezza di qualsiasi natura. Questo consente di spostarsi dal pc o eseguire altre operazioni in attesa che i file siano scaricati.

Riconnessione automatica: dati i limiti imposti per gli account free, alcuni file di grosse dimensioni vengono splittati per garantirne l’accesso anche agli utenti free. Inoltre per gli utenti free esistono dei limiti alla quantità di dati scaricabili. Di solito il controllo viene effettuato sull’indirizzo IP della macchina. Dato che la maggior parte degli ISP forniscono IP dinamici attraverso il protocollo DHCP, con JDownloader possiamo gestire la cosiddetta riconnessione automatica, che consente attraverso la modifica del proprio IP di garantire anche agli utenti free uno scaricamento prolungato, veloce, sicuro e non invasivo.

di

I file in presa diretta disponibili grazie ai server sopra elencati, possono essere scaricati anche da browser. Ma esistono tantissimi programmi che supportano lo scaricamento. Un potentissimo strumento ideale in queste circostanze è JDownloader. JDownloader è un download manager per RapidShare e MegaUpload semplicissimo da usare e molto comodo. Il software non fa altro che leggere il codice “Captcha” automaticamente permettendoci di non aspettare davanti al pc la fine del countdown e l’avvio del download: possiamo, dunque, inserire i link da scaricare all’interno di JDownloader e il software penserà a tutto il resto. Nonostante il software citato sia compatibile con gli account premium, JDownloader è particolarmente adatto nel caso in cui non si disponga di privilegi. Infatti tra le

Qual’ è La Migliore Configurazione? Dopo questa panoramica mi sento di concludere, mostrando quelle che sono state e sono tuttora le mie scelte per ottenere sempre e comunque prestazioni ottimali. Innanzitutto ho scelto JDownloader come assistente definitivo allo scaricamento dei pacchetti. Inoltre scelgo bene l’orario in cui lanciare il programma e iniziare i download. L’ intervallo temporale per me più congeniale è sicuramente quello che va dalle 22:00 sino alle 10:30 del giorno seguente. Di solito utilizzo come server, megaupload, perché non ha mai mostrato segni di debolezza, soprattutto di notte, quando si possono raggiungere picchi di download altissimi.

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Gadget A cura di: Stefano Bolzonetti

MUSICA CON IL MOBILE ECCO LE ULTIME N OVITA’

Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Stefano Bolzonetti Aka: Bulk

Studente presso la facoltà di Ingegneria Civile, durante il tempo libero cura il blog di iStuff. Appassionato del mondo Apple e tutto quello che gli ruota attorno.

Blog: http://istuff.it/iblog

Eccoci di nuovo qua a parlare dei migliori accessori per i vostri gadget di ultima generazione. Vi presenteremo l’ultima creazione della grandissima azienda X-Mini e un fantastico speaker bluetooth portatile.

vostra musica preferita, accenderla e ascoltare insieme con gli amici tutta la musica che volete. Poi se non si può far rumore basta inserire le cuffie in-ear, comprese nella confezione, nell’attacco jack e ascoltare come se stessimo usando un normalissimo lettore mp3.

L’ultima micro cassa dall’azienda X-Mini è la Happy un evoluzione della tanto amata X-Mini 2, ovvero rimangono invariate le caratteristiche tecniche ma vengono inserite utilissime funzioni che la rendono un gadget indispensabile per qualsiasi evenienza.

Anche questo speaker come tutti gli altri ha un basso integrato, basta svitare le due estremità per vedersi aprire la fisarmonica interna e avere un suono ancora più profondo.

Con una potenza totale di 2 Watt e un peso di soli 178g e 12 ore di riproduzione musica con un sola ricarica riuscire a stupire tutti i vostri amici non appena la collegherete al vostro riproduttore musicale preferito grazie al cavo jack 3,5 integrato.

Vi starete chiedendo come cambiare brano, semplice, grazie ad una rotella posta sul lato è possibile mandare avanti e indietro i brani, mettere in pausa e alzare e abbassare il volume, poi se all’improvviso dove abbassare il volume basta premere il pulsante mute.

Tutto questo già lo potevate fare con le X-Mini 2 ma ora grazie alle Happy non ci sarà più bisogno di un lettore mp3 perchè questo mini speaker ora include anche un lettore di schede SD, quindi basterà inserire la scheda SD da 2 gb inclusa nella confezione con dentro tutta la

Tutto questo in una pallina di appena 5 cm di diametro. Incluso nella confezione oltre alla scheda Sd e le cuffie in-ear, anche il cavo per caricarlo tramite usb.

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Questa è disponibile negli store iStuff di Milano e


Riccione e nello store online e inoltre potete approfittare per acquistarla questi giorni con la spedizione mezzo corriere espresso inclusa nel prezzo.

hanno un collegamento alla radio della loro auto per il loro telefono e vogliono ascoltare sia la musica che avere un vivavoce questo è l’ideale.

Ora passiamo al secondo gadget, sempre uno speaker portatile però in questo caso le dimensioni sono un po più grandi ma anche la potenza è maggiore e il funzionamento completamente diverso.

Lungo 20 cm e in grado di fornire una potenza totale di 6 Watt e offre 10 ore di riproduzione con quattro pile stilo. Nella confezione oltre al Magnum è presente anche un comodo astuccio da viaggio, un cavo jackjack, e un adattatore per collegarlo direttamente alla corrente senza l’ausilio di pile stilo. Il raggio di azione del bluetooth e di circa 10 m.

Questo speaker oltre che funzionare con un semplicissimo cavo jack-jack, funziona anche attraverso la tecnologia bluetooth, quindi si può trasmettere la musica da qualsiasi dispositivo con tecnologia bluetooth. La novità di questo speaker è che se trasmettete la musica da un telefono cellulare, lo speaker Magnum vi permette anche di rispondere alle chiamate. Infatti ha un microfono integrato e tramite i pulsanti presenti nello speaker vi permette di rispondere alle chiamate con estrema semplicità. Quindi può risultare molto utile anche in macchina, per le persone che non

Collegare i nostri dispositivi bluetooth al Magnum è semplicissimo, come tutti i collegamenti bluetooth la prima volta bisognerà effettuare l’abbinamento tramite codice e le successive si collegherà in automatico al dispositivo appena lo si accende. Come tutti i migliori gadget anche questo è in vendita nei negozio iStuff di Milano e Riccione e nello store online iShip.

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Diritto A cura di: Ernesto Belisario

LA NOSTRA EREDITA’ DIGITALE Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Avvocato del foro di Potenza, Specializzato in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione. Si occupa, per professione e per passione, di diritto delle nuove tecnologie e di diritto amministrativo.

Ernesto Belisario Blog: http://blog.ernestobelisario.eu

È agevole constatare come le tecnologie abbiano rivoluzionato le nostre abitudini ed i nostri gesti quotidiani e come sia sempre crescente il numero di soggetti che utilizzano le nuove tecnologie per effettuare operazioni bancarie, prenotare visite mediche, stipulare contratti, intrattenere relazioni personali e commerciali, archiviare le foto della propria famiglia e delle vacanze. Siamo tutti consapevoli del fatto che, ormai, molti dei nostri averi si sono dematerializzati (basti pensare, appunto, alle foto o alla corrispondenza) e che gran parte di quello che per noi è importante sia on line (dai nostri pensieri alle nostre operazioni bancarie), ma siamo ancora poco coscienti dei problemi che questo può comportare quando non ci saremo più. Di eredità digitale (digital inheritance) si parla ancora troppo poco in Italia, mentre il problema si è posto da anni in altri Paesi, come gli USA, tecnologicamente più avanzati, dove gli utenti hanno già iniziato a interrogarsi sulla sorte della propria vita digitale. Quasi tutti, ormai, abbiamo e-mail archiviate sul server del nostro provider, un profilo su Facebook (o su altri social networks), fotografie conservate su un servizio di storage on line, ma anche file, immagini e documenti memorizzati sul nostro notebook, magari protetto da password.

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La domanda è semplice, cosa succede ai “nostri bit” quando moriamo? Come noto, il diritto delle successioni che regola la materia ereditaria riprende gli insegnamenti del diritto romano e (ancora) non si occupa specificamente della nostra eredità digitale; tuttavia tale lacuna non ci impedisce di esaminare alcune questioni giuridiche relative a questo attualissimo tema. Analogamente a quanto accade nel mondo reale, anche in quello dei bit la soluzione consigliabile è sempre quella di pensarci prima, scegliendo con il testamento quale assetto dare ai propri averi e rapporti digitali. In tal modo, infatti, avremo il pieno controllo delle nostre identità digitali e potremo evitare situazioni spiacevoli. Ad esempio, se siamo presenti sui social networks potremmo decidere di affidare i nostri profili ad un erede, incaricandolo della gestione; oppure, se desideriamo essere ricordati per una determinata attività (benefica, di impegno sociale o in una specifica branca del sapere), disporremo in modo che i nostri profili e le nostre pagine Web vengano affidate ad una Fondazione che, senza scopo di lucro, provveda ad usare la nostra presenza on line (ed i nostri contatti) per raggiungere determinati


obiettivi e preservare i valori che più ci sono stati cari nel corso della nostra vita terrena. Allo stesso modo disporremo a chi lasciare i dispositivi che contengono i nostri files nonché gli account sui diversi servizi di cloud computing cui siamo iscritti, precisando – se lo vogliamo – l’uso che i nostri eredi potranno fare di quei dati. Ovviamente, questo implica che non ci sia nulla che abbiamo intenzione di tenere nascosto ai nostri cari; al contrario, se per motivi di opportunità, non vogliamo che alcune informazioni vengano conosciute (ad esempio, un aborto, un matrimonio o un licenziamento) potremo nominare un esecutore testamentario che si occupi di far chiudere i nostri profili sui social networks, o di cancellare le nostre mail e tutti i files che desideriamo non sopravvivano a noi. Appare di tutta evidenza, quindi, che quella di lasciare disposizioni precise sia la soluzione preferibile, anche per mettere in condizione i nostri eredi di non incontrare grandi difficoltà dopo l’apertura della successione.

che abbiamo sottoscritto con i fornitori dei nostri servizi 2.0. Facebook, ad esempio, consente agli eredi che ne facciano richiesta la possibilità di conservare la pagina del defunto, trasformandola in una sorta di “mausoleo virtuale” e senza la possibilità di aggiornamenti di stato (il famoso “a cosa stai pensando”). Per quanto concerne la posta elettronica, invece, se abbiamo una casella di posta elettronica “@gmail” i nostri cari potrebbero accedervi esibendo il nostro certificato di morte e la prova di aver intrattenuto con noi corrispondenza telematica (avete letto bene: se non gli avete scritto almeno una mail, non possono avere alcun dato). Hotmail, invece, lascerà accedere gli eredi alle nostre e-mail richiedendo soltanto il certificato di morte; attenzione però a fare in fretta: gli account vengono disattivati dopo alcuni mesi di inattività. Invece Yahoo! - per contratto – esclude la possibilità che gli eredi possano accedere on line al nostro account; al massimo, se ne faranno richiesta documentata, potrebbero ricevere un CD contenente la nostra corrispondenza telematica.

Se non decidiamo di lasciare testamento, infatti, la situazione è molto più complessa: in questo caso, bisognerà valutare caso per caso le vicende della nostra eredità digitale. Poco problematica è la sorte di quanto memorizzato su PC, netbook, smartphone e USB pen di nostra proprietà: queste, in difetto di espressa e specifica previsione, diventeranno dei nostri eredi che potranno disporne con tutto quello che in essi è memorizzato, analogamente a quanto accadeva in passato con gli album di foto dei nostri nonni e le scatole con le lettere dei nostri genitori. Più complessa è la sorte delle mail memorizzate sui server del nostro provider, così come delle nostre pagine sui social networks; in linea di massima, si può affermare che gli eredi subentrano in tutti i rapporti giuridici del defunto. Ma le cose non sono poi così semplici e ciò non per esigenze di privacy (nel momento in cui moriamo non possiamo più invocare alcuna riservatezza), ma per un duplice ordine di motivi. Innanzitutto la gran parte di questi servizi è fornita da soggetti stranieri, per cui potrebbero porsi questioni complicate (in grado di farci perdere tempo e danaro) in relazione alla legge e alle procedure applicabili; in secondo luogo, bisognerà fare attenzione a quanto prevedono le clausole contrattuali dei singoli accordi

Se vogliamo evitare rischi e problemi, ma non abbiamo intenzione di fare testamento, possiamo utilizzare uno dei tantissimi servizi on line (Legacy Locker, If I Die, Death Switch) in cui, come se fosse una cassetta di sicurezza, lasciare le nostre password in modo che, al momento del decesso, vengano comunicati via mail alle persone che noi indichiamo. Una sola cautela: assicuriamoci di scrivere l’indirizzo giusto, un solo errore potrebbe far perdere per sempre tutta la nostra vita digitale o farla finire nelle mani (anzi, nelle mail) sbagliate.

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Internet A cura di: Michele Laganà

ROMA CAPITALE SEMPRE PIU’ DIGITALE Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Michele Lagana’

Giovane Blogger e Grafico Pubblicitario. Attualmente ricopre il ruolo di Content Manager nel team di Geekissimo.

aka Mister6339 Blog: http://www.michelelagana.net/blog

Inutile stare a perdere tempo, cercando di spiegare che sfruttando internet si può migliorare la vita di ogni abitante di questo pianeta e forse questa cosa l’hanno capita anche nella nostra amata capitale che tanto ci rappresenta culturalmente a livello mondiale. Una capitale che si appresta a diventare molto più  digitale del passato. Sono due le notizie che nel mese scorso hanno avviato questa campagna di digitalizzazione del comune di Roma, una digitalizzazione voluta dallo stesso Alemanno che forse ha una visione diversa delle rete, rispetto ai suoi colleghi, molto più “antichi”  sotto questo punto di vista. Il comune di Roma, si prepara a entrare in una nuova era di digitalizzazione, dove ogni quesito, dubbio o pratica, potranno essere risolti direttamente da casa con una semplice connessione ADSL e con un qualsiasi computer con una collegamento ad internet. Possiamo sicuramente iniziare a dire a addio, alle lunghe code in municipio o alla posta per inviare una lettera al comune, che sicuramente non riceverà  nessuna risposta.  

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Roma e il Wi-FI gratuito  Iniziamo questo viaggio nella digitalizzazione del comune di Roma, parlando del wi-fi gratuito che già è disponibile in alcuni luoghi storici della capitale. Il presidente Nicola Zingaretti, ha annunciato che gli HotSpot presenti nella capitale, passeranno entro il 2010 a 500 unità e inizieranno a coprire anche le aree più periferiche della capitale. Il presidente Zingaretti ha annunciato che porterà il wifi in periferia grazie alla collaborazione di alcuni partner come centri commerciali o semplici negozianti che montando una piccola antenna potranno offrire ai cittadini una connessione ad internet gratuita e veloce. Per quanto riguarda i problemi legati alle emissioni possibilmente dannose degli impianti, Zingaretti ci rassicura anche su questo fronte. In un intervista, afferma: “il campo elettromagnetico generato nel raggio di un metro da un access point è di gran lunga inferiore al limite imposto dalle direttiva europea in


materia (0,6 V/m su un massimo di 20 V/m).” Insomma, un vantaggio per tutti i romani e per tutti i turisti che andranno a visitare la capitale, i quali potranno sfruttare una connessione ad alta velocità gratuitamente, all’ombra di uno dei tanti alberi secolari presenti a Villa Borghese. Non si ferma qui la digitalizzazione del Comune capitolino che punta anche una velocizzazione dei servizi del municipio che si potranno fare direttamente online, pagando le spese con carta di credito.  

Certificati Anagrafici online  Stato di famiglia? Adesso sarà possibile farlo direttamente online. Sono 16 i certificati che possono essere richiesti online, i quali potranno essere pagati con carta di credito. Tutti i certificati saranno validi a tutti gli effetti, avranno una firma digitale che ne certificherà la validità. I certificati saranno disponibili in carta semplice (0,26 cent Euro)e con bollo. Ogni certificato, potrà

essere riprodotto una sola volta (annullamento digitale) e con un semplice codice presente sul documento, l’istituto che lo riceve, potrà verificarne l’autenticità inserendo il codice sul sito del comune di Roma. Il sistema è  stato sviluppato dal comune di Roma, in collaborazione con la Unisys Spa. Questa novità sicuramente farà comodo a tutti i cittadini, che una volta registrati online, potranno fare da casa tutti i certificati che gli serviranno, risparmiando tempo in inutili code al municipio. La nuova procedura on line rientra nel Piano e-Government 2012 nazionale, promosso dal Ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione. Una capitale sempre più  digitale. Roma si sta forse svegliando per quanto riguarda il torpore tecnologico che fino ad ora la avvolgeva e sicuramente, con il passare del tempo vedremo una crescere di queste novità, tutte novità  che tendono solo a migliorare la vita dei cittadini della capitale.

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Blogging A cura di: Aldo Ficara

AGGREGARE E INVESTIRE IN UN BLOG: CHI E PERCHE’? Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso l’Università degli Studi di Pisa. Docente di elettrotecnica e supervisore SSIS presso l’Università degli Studi di Messina. Ha collaborato con diverse multinazionali nel settore della automazione industriale, della domotica e delle nanotecnologie organizzando seminari tecnici destinati ad ingegneri elettronici ed architetti. Responsabile scientifico della rete Nanotech-Duesicilie. Aldo Ficara Blog: http://chiacchieresulnano.blogspot.com/

La  Human Highway, società che conduce indagini di mercato utilizzando Internet come strumento di ricerca, in collaborazione con Liquida, il portale ugc ( contenuti generati dagli utenti) del gruppo Banzai, ha condotto una ricerca di mercato rilevando, per il mondo dei blog, dati statisticamente molto interessanti.

ai propri asset sia Splinder, una nota piattaforma per i blog in Italia, che Motime, piattaforma omologa presente nel panorama americano. In questo modo Dada fa propri 220 mila blog attivi e 5.2 milioni di visitatori unici mensili, con una spesa media per blog attivo pari a 20.45 euro.

La prima rilevazione evidenzia che su un totale di 23,6 milioni di utenti italiani di Internet, circa il 10% ovvero  2,3 milioni di persone, sono lettori abituali di blog sia di informazione che di attualità.  L’indagine rileva che la maggior parte dei lettori di blog sono uomini, di età compresa tra 35 e 54 anni, aventi la residenza nel Nord-Ovest e nel Centro. Di questa utenza quasi un terzo, equivalente a 700mila persone, legge esclusivamente blog,  mentre la metà del totale legge anche i quotidiani online.

Il consolidamento in atto a livello mondiale nel settore del social networking e del cosiddetto “user generated content” giustifica l’acquisizione di Tipic come un’operazione strategica finalizzata ad incrementare le proprie posizioni in uno dei settori della rete con le maggiori opportunità di crescita nel prossimo futuro.

Da quanto detto ci occuperemo, in questo articolo, di alcuni esempi di società  che hanno investito nel settore delle community e dell’intrattenimento via web e degli aggregatori di iniziative internet più promettenti. Cominciamo con Dada, società quotata al mercato MTAX di Borsa Italiana,  facente parte del gruppo Rcs ed attiva nei servizi via web e mobile, che investendo 4.5 milioni di euro diventa proprietaria di Tipic. Attraverso questa operazione finanziaria, Dada  aggiunge

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Ricordo che la dizione contenuto generato dagli utenti (User-Generated Content o UGC) è nata nel 2005 negli ambienti del web publishing e dei new media per indicare il materiale disponibile sul web prodotto da utenti invece che da società specializzate. Essa è un sintomo della democratizzazione della produzione di contenuti multimediali reso possibile dalla diffusione di soluzioni hardware e software semplici ed a basso costo. La stessa Dada, leader nel settore delle community e dell’intrattenimento via web e mobile, ha perfezionato, attraverso la controllata Dadamobile, un accordo per l’acquisizione del 30% di E-Box S.r.l., titolare della piattaforma Blogo.


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Blogging A cura di: Aldo Ficara Blogo.it è  una società editoriale indipendente, attiva nel settore dei media digitali. Questa società pubblica un gruppo di siti tematici, che hanno come caratteristica originale l’utilizzo di una piattaforma di pubblicazione blog, tutto ciò significa nanopublishing, in altre parole attualità sviluppata con il formato partecipativo del weblog, con  proposte in continuo aggiornamento e senza formalismi, per una conversazione continua con

comunicazione multimediale.

i lettori.

superando sia RCS che il Gruppo Espresso, mentre si attesta come  primo operatore nell’ambito ecommerce e quinto operatore nel mercato del web design.

Analizziamo con maggiore cura il nanopublishing, ovvero una nano editoria dove il blog è la forma, lo strumento, il linguaggio della notizia dal basso, proposto da un mix di blogger e giornalisti, che permette ai lettori di trovare online un’informazione specifica, concisa e di qualità, sempre aggiornata e complementare a quella istituzionale. Ad esempio  Autoblog.it, dedicato alle quattro ruote, Deluxeblog.it, utile per lo shopping di lusso,  Downloadblog.it, che fornisce  news su software e servizi web, rappresentano un innovativo modello di

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Un altro esempio di acquisizione finanziaria è rappresentato da Banzai, una holding industriale che opera sul mercato Internet italiano nei segmenti media, ecommerce e web-design. Con oltre 250 collaboratori e più di 50 milioni di ricavi nel 2008, Banzai è il terzo operatore italiano nell’ambito media internet

Banzai  e  Quantica SGR, il principale fondo italiano di venture capital specializzato sul sostegno di progetti di innovazione, hanno siglato un accordo di investimento che gli permetterà di sviluppare le due iniziative Liquida e Yourank. La prima iniziativa rivolta allo sviluppo di  Liquida, si basa sulla    valorizzazione dei migliori contenuti generati dagli utenti, consentendo di utilizzare la blogosfera come fonte di complemento


all’informazione tradizionale.  La seconda operazione Yourank è uno strumento per consentire ai navigatori di memorizzare e riorganizzare in modo automatico le ricerche internet. Per quanto riguarda gli aggregatori di blog possiamo osservare che durante gli ultimi anni si è potuto assistere al loro proliferare, la maggior parte di questi ha seguito il modello di  Digg, offrendo ai visitatori la possibilità di votare le notizie, per premiare quelle più lette con un’esposizione in homepage. Altri aggregatori invece, come la già citata startup Liquida, sono partiti con obiettivi più ambiziosi, volendo formare un vero e proprio magazine leggibile per valorizzare i contenuti prodotti dai blog italiani. Sulla differenziazione notizie votate e magazine leggibile si può aprire una riflessione, Liquida è riuscita in 1 anno a raggiungere numeri davvero importanti con più di 2 milioni di visitatori al mese e 6 milioni di pagine

viste, mentre ad esempio  Il Bloggatore, ha raggiunto quasi 2 milioni di visitatori e 4 milioni di pagine viste in meno di un anno. Per dovere di cronaca va detto che la prima posizione degli aggregatori italiani è occupata da Wikio.it che con quasi 5 milioni di visite e più di 10 milioni di pagine viste, è uno dei siti italiani più visitati in assoluto, però a differenza di Liquida, Wikio è un progetto che viene dall’estero, poiché è proprietà della società francese Altitude Telecom. Al secondo posto dopo Wikio si piazza un social news comeDiggita, che attira ogni mese quasi 3,5 milioni di visitatori per un totale di 8 milioni di pagine viste. Concludendo possiamo dire che in Italia, attraverso l’ingresso di Quantica SGR nel gruppo Banzai e le acquisizioni finanziarie della società Dada, si riapre e si evolve la stagione del private equity per le aziende del web. 

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Mobile A cura di: Claudia Baglioni

L’IPAD TABLET E’TRA NOI!

Claudia Baglioni

Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Studia Giornalismo presso l’università “La Sapienza” di Roma ed ama tutto ciò che è tecnologia, con un occhio di riguardo al mondo Apple. Dal 2008 è amministratrice di iSpazio.net, il sito italiano dedicato all’iPhone e all’iPod Touch.

Blog: http://www.ispazio.net

Durante l’ultimo evento organizzato da Apple Inc. presso lo Yerba Buena Center di San Francisco, Steve Jobs, CEO della suddetta società californiana, ha presentato al mondo il tanto atteso tablet: l’iPad. Esattamente come accadde per tutti e tre i modelli di iPhone, anche questa volta le critiche non sono mancate. Il dispositivo, che ricorda un iPod Touch in versione gigante, ha deluso le aspettative dei consumatori che, probabilmente, si aspettavano chissà quali funzioni e caratteristiche. I commenti a caldo più diffusi hanno sottolineato la mancanza del supporto al Flash, del multitasking, di una fotocamera e di un sistema operativo come quello che generalmente gira, ad esempio, sui più potenti iMac e MacBook, ovvero il Mac OS X. Resta acceso, poi, il dibattito tra chi sostiene che l’iPad sia utile e chi, invece, pensa l’esatto contrario. Prima di proseguire, però, è bene ricordare che l’iPhone, nonostante le tante polemiche, ha avuto un successo mondiale senza precedenti. Detto questo, non mi resta che fornirvi una panoramica sulle specifiche tecniche

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e sulle principali funzioni del device. A voi l’ardua sentenza. L’iPad misura 243 x 190 x 13,4 mm, integra un display da 9.7 pollici IPS - naturalmente con multi-touch di tipo capacitivo - e pesa 680 grammi nella sua versione base. La risoluzione dello schermo è pari a 1.024 x 768 pixel con una densità di 132 pixel per pollice. Per quanto riguarda l’hardware, il dispositivo possiede un processore Apple A4 da 1GHz e, anche se non si conosce la quantità di memoria RAM, sappiamo che gli utenti possono scegliere tra 3 tipi di modelli che differiscono in base alla memoria Flash da 16, 32 o 64 GB. Integra un chip Wi-Fi 802.11n e Bluetooth 2.1+EDR, ma a scelta si può avere anche la rete 3G e non manca l’A-GPS. E’ dotato, inoltre, di un accelerometro, della bussola, di altoparlante e microfono. Il nuovo Hardware è a basso consumo per cui la batteria durerà ben 10 ore in navigazione e più di un mese in standby.


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Mobile A cura di: Claudia Baglioni

Per quanto riguarda il software, invece, l’iPad si basa sull’iPhone OS e sarà distribuito con il nuovo firmware 3.2. Questo vuol dire che il dispositivo supporterà le applicazioni native dell’iPhone più tutte quelle presenti in AppStore, ovviamente in una versione appositamente ottimizzata per la risoluzione dello schermo del tablet. Con le foto potremo usare le tipiche gestures già presenti su iPhone. Saranno tutte organizzate in album che potremo anche espandere con un pinch a due dita. Guardare le foto in Slideshow FullScreen sarà veramente spettacolare.

Il Calendario appare piuttosto sofisticato. Dotato di un’interfaccia grafica particolarmente bella, ci permetterà di organizzare le nostre giornate, gli eventi e di tener traccia dei nostri appuntamenti personali o lavorativi.

comodissima. Supporta i video in HD e quelli correlati. Sarà possibile, inoltre, eseguire tutte le operazioni di cui disponiamo normalmente dal computer. iPod, l’applicazione dedicata alla musica, è stata riscritta egregiamente. Si parte con i controlli multimediali in cima, proseguendo, sulla sinistra, con la lista degli album, dei generi musicali e delle categorie. Con un tap sarà possibile visualizzare tutte le copertine degli album che potranno essere facilmente riprodotti. Degni di nota gli effetti grafici. Il Music Store (iTunes) è simile all’App Store: grandi banner in cima, 6 brani al centro ed altri piccoli banner in basso. Ogni canzone potrà essere ascoltata per 30 secondi, dopodichè si potrà procedere con l’acquisto, la scrittura di una recensione e la votazione.

Anche l’applicazione Contatti è stata ridisegnata in tutto e per tutto. La grafica è accattivante: l’effetto è quello di una vera e propria rubrica divisa in due pagine. Sulla sinistra abbiamo l’elenco dei contatti e sulla destra, invece, tutti i dettagli. Potremo modificarli, aggiungere informazioni e tanto altro ancora.

Google Maps si arricchisce di nuove funzioni ma soprattutto riesce a girare a schermo intero. L’esperienza che otterremo con le mappe sarà senza precedenti e potremo anche essere geolocalizzati per poi ricercare in un click tutti i bar, ristoranti o punti di interesse presenti nelle vicinanze.

Mail, l’utilissima applicazione per la gestione della posta elettronica, vi consentirà di consultare i messaggi sia in modalità Landscape che Portrait. L’interfaccia è suddivisa in due blocchi: nel primo, a sinistra, potremo scorrere la lista dei messaggi ricevuti; sulla destra, invece, visualizzeremo il contenuto della posta. In modalità Potrait, l’elenco sulla sinistra appare all’interno di un pop-up che si sovrappone momentaneamente al contenuto del messaggio.

Safari diventa il miglior browser per dispositivi mobili. Leggero, veloce e rinnovato, ci permetterà di consultare i siti per intero sullo schermo. Supportate sia la modalità Portrait che Landscape e la vista a miniature che mostra tutte le pagine aperte in una pratica griglia. Navigare non è mai stato così facile.

YouTube è completamente diversa dalla versione per iPhone. E’ stato fatto davvero un ottimo lavoro al fine di visualizzare il sito attraverso un’interfaccia

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Finalmente arriviamo all’AppStore, un software che sembra adattarsi alla perfezione con questo nuovo Tablet. La Home è particolarmente carina ed ordinata, con le applicazioni sponsorizzate in CoverFlow. La pagina di ogni singola applicazione, invece, avrà esattamente lo stesso stile che visualizziamo


attualmente dal computer. Potremo scaricare circa 140.000 applicazioni, votarle e recensirle, proprio come avviene sull’iPhone. Quest’ultime verranno avviate nelle loro dimensioni standard ma, grazie ad un apposito tasto, potremo ridimensionarle per una visualizzazione a tutto schermo. Grazie al nuovo SDK, poi, gli sviluppatori potranno inviare anche applicazioni specifiche per iPad: questo vuol dire che presto si avranno programmi e giochi ad alta risoluzione per il massimo del divertimento. La vera rivoluzione dell’iPad avrà luogo nel campo dell’editoria e degli E-Book. Una nuova applicazione, infatti, ci permetterà di accedere all’iBooks Store, un vero e proprio negozio virtuale (simile all’AppStore) dove gli utenti potranno acquistare i libri per poi leggerli all’interno di un player ben fatto che, tra le tante funzioni, consentirà anche delle personalizzazioni grafiche come, ad esempio, la possibilità di aumentare le dimensioni del font e di cambiare lo sfondo.

Durante l’evento, inoltre, Steve Jobs ha lasciato il palco a Phil Shiller che, a sorpresa, ha presentato una versione di iWork per l’iPad. Si tratta di una Suite di 3 applicazioni da acquistare separatamente a 9,99$ ciascuna, grazie alla quale sarà possibile creare presentazioni (Keynote), documenti di testo (Pages) e fogli di calcolo (Numbers). Come avviene per l’iPhone, anche la connessione tra iTunes e l’iPad sarà possibile grazie al classico cavetto dock in dotazione. Vi ricordo che il tablet Apple integra un chip Wi-Fi che permette una navigazione piuttosto veloce; nel caso in cui il Wi-Fi non fosse disponibile, l’utente potrà utilizzare anche una connessione 3G! Il modello dotato di modulo cellulare costa esattamente 130$ in più rispetto al modello solo WiFi. Il prezzo dell’iPad parte da 499$ ed arriva a 829$. La variazione del prezzo è stabilita dal modello e dalla capacità di storage. Per avere maggiori informazioni su costi ed accessori vi invito a visitare il sito ufficiale.

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Cinema A cura di: Giovanna Gallo

THE SOCIAL NETWORK

IL FILM SU FACEBOOK: IL MONDO E’ PRONTO? Giovanna Gallo

Bio >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

aka Gioska

Lavora da un anno per Bianqo, un’ agenzia di comunicazione, come responsabile editoriale, blogger esperta di costume, cinema e tv, social-attivissima, ironica e attenta.

Blog: http://blogposh.com

Se il prestigio è dato dal numero di relazioni che abbiamo e se più gente si conosce e meglio è, allora la nostra vita è decisamente Facebookiana. Non importa chi sono i nostri amici: l’importante è averne più di 300, chattare con la maggior parte di loro solo per ringraziarli dell’add, e nasconderli dalla propria home il più presto possibile, in modo da evitarsi i condivisori di gruppi scemi compulsivi e gli status troppo puerili. Se invece urge che la cricca di web-amici si posizioni su un altro target, più professionale e vario, meglio buttarsi su Twitter e FriendFeed. In tanti hanno dibattuto sui Social Networks, e in molti ancora ne discuteranno, non ultimo il cinema. Che, già da qualche tempo, porta in sala film dedicati al social più famoso, Facebook. Dopo la pellicola italiana a episodi, Feisboom, uscita lo scorso Maggio in 200 sale con poco riscontro da parte del pubblico (l’Italia non è pronta per un film sui fenomeni del web?), l’attese ferve per il vero film sul Social Network, l’originale, che dovrebbe narrare

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le vicende del mega-milionario Mark Zuckerberg, suo divino creatore. Poco importa se su Facebook sia stato già detto tutto, gli spunti sono infiniti. The Social Network, nelle sale (almeno quelle americane) da Ottobre 2010, sfrutta non solo un fenomeno mediatico con potenzialità massime, ma anche la regia di David Fincher, geniale regista, tra le altre cose, di Seven, Fight Club e Zodiac. Perchè tutti sono bravi a parlare di amici, di reti, di condivisione, ma nessuno ha Justin Timberlake tra i protagonista. Il cantante/attore, datosi un po’ alla macchia ultimamente, interpreterà infatti Sean Parker, fondatore di Napster e co-fondatore di Facebook, e ne racconterà le gesta mitologiche. Nei panni di Zuckerberg, invece, Jesse Eisberg, che delineerà il personaggio sin dalle origini, e fino al successo.


Fincher, che ha iniziato le riprese lo scorso Ottobre, ha usato come sceneggiatura un libro di Mezrich dal titolo incandescente: “I miliardari accidentali: la fondazione

Probabilmente sarà un modo come un altro per arginare il potere del web articolato nei Social Networks, che proprio al cinema e agli altri media tradizionali sta

di Facebook. Una storia di sesso, denaro, geni e tradimenti”.

rubando affiliati.

Non solo geek assatanati o esperti markettari, ma anche un po’ di sano e piccante intrigo. Zuckerberg, da ragazzetto sfigato e mollato dalla ragazza (così comincerà, secondo gli spoiler, il film), diventerà ben presto, e grazie a un’idea rubata a terzi e sviluppata in anticipo (da qui il “tradimento” del titolo del libro), un milionario da fare invidia a Bill Gates.

E non dimentichiamo Justin Timberlake tra i protagonisti: il mondo non sarà pronto per un film che parla di Facebook, ma le donne non aspettano altro che di rivederlo sugli schermi. Fincher ha pensato proprio a tutto.

Cosa ne sarà di questo film, tra l’altro prodotto da Kevin Spacey, che già, in netto anticipo sull’uscita, sta suscitando critiche e polemiche? Resterà solo il prodotto di una regia d’elite, lo sviluppo di un contenuto ancora in divenire, non ancora compiuto, o andrà a rappresentare la nuova avanguardia del cinema?

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BlogMagazine Marzo 2010