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numero Poste Italiane spa Sped. in Abb. Postale DL 353/2003 (Conv. in legge 27/02/2004 N.46) Art. 1 comma 1 LO/BG

PERIODICO DI CULTURA MEDICA E BENESSERE

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anno 6 - luglio - agosto 2016

ATTUALITÀ GIRO DI VITE CONTRO IL GIOCO D'AZZARDO S.O.S. SALVIAMOCI LA PELLE DA INSETTI & C. ORTORESSIA QUANDO MANGIARE SANO DIVENTA UN'OSSESSIONE COMPITI DELLE VACANZE ISTRUZIONI PER L'USO

Charles Kablan

LA MIA VITA PER LA MUSICA


numero

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anno 6 - luglio - agosto 2016

PERIODICO DI CULTURA MEDICA E BENESSERE

5 Editoriale

Buone vacanze... da Bergamo Salute

6 Attualità

Basta con il gioco d'azzardo a colazione, pranzo e cena

 SPECIALITÀ A-Z 8 Dermatologia I dispiaceri dell'estate: le punture d'insetti e di altri minuscoli aggressori 12 Endocrinologia Mare, jodio e tiroide, che legame c'è davvero? 14 Ginecologia Contraccezione "su misura"  PERSONAGGIO 16 Charles Kablan Un talento naturale che non ha mai frequentato una scuola di canto  IN SALUTE 18 Stili di vita Dna o stile di vita: che cosa conta di più nella comparsa delle malattie? 20 Alimentazione Ortoressia, quando mangiare sano diventa un'ossessione 22 Gamberi & C. Una miniera di antiossidanti, da consumare però con moderazione

IN ARMONIA

24 Psicologia

Specchio, servo delle mie brame chi è la più bella del reame? 26 Coppia Si possono amare due persone contemporaneamente?

IN FAMIGLIA

28 D  olce attesa Anemia mediterranea,

cos’è e come si può trasmettere ai figli 30 Bambini Compiti delle vacanze, istruzioni per l'uso  IN FORMA 32 Fitness Voglia di sport: i consigli e gli errori da evitare per non rischiare 34 Bellezza S.O.S. Pelle secca  RICETTA 44 Muffin ai piselli con "caprino di anacardi"  RUBRICHE 46 Altre terapie Neurofeedback dinamico Neurottimo 48 Guida esami Il gruppo sanguigno, perché è importante conoscerlo 50 Animali Come preparare i nostri beniamini al caldo

 DAL TERRITORIO 52 News 56 Onlus ProgettAzione cooperativa sociale onlus e associazione Albatros 58 Il lato umano della medicina Le mie poesie? Una terapia, per me e per i miei pazienti 61 Malattie rare Associazione A.R.M.R. 62 Testimonianza È mia figlia la mia forza per far splendere il sole... oltre la malattia  STRUTTURE 64 ASST Papa Giovanni XXIII

 GUIDA ALLE PROFESSIONI SANITARIE 67 L'ostetrica del futuro  REALTÀ SALUTE 70 Goodfood Veg 73 Ipasvi 75 Novevie 77 B-Life 79 Ottica Boselli Allegato centrale: AMICI DI BERGAMO SALUTE PARTECIPANTI ALLA FONDAZIONE ITALIANA PER L’EDUCAZIONE ALIMENTARE


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EDITORIALE

BUONE VACANZE... da Bergamo Salute

Adriano Merigo Bergamo Salute

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ATTUALITÀ

BASTA CON IL GIOCO D'AZZARDO

a colazione, pranzo e cena

Sono le ore in cui soprattutto giovani e pensionati perdono i loro soldi. L'anno scorso sono stati bruciati in tutta la Provincia un miliardo e 813 milioni. Intervista al sindaco di Bergamo Giorgio Gori che ha firmato l'ordinanza a cura di LUCIO BUONANNO

L’

anno scorso i bergamaschi hanno gettato alle ortiche un miliardo e 813 milioni per giocare alle slot machine, ai “Gratta e Vinci” e via dicendo, in quello che viene definito gioco d’azzardo anche se per i parametri governativi è considerato lecito o legale. Parliamo soprattutto delle “macchinette” che fanno bella mostra in tanti bar. A Bergamo città i cosiddetti giocatori hanno dilapidato un patrimonio di quasi 302 milioni di euro, oltre 6 mila euro a famiglia, provocando grossi problemi sociali e sanitari. Qualche coppia, pressata dai debiti, si è addirittura separata. Intanto il giocatore continua a buttar via gli euro nella speranza di fare il colpo

IN ITALIA CI SONO UN MILIONE DI MALATI Sono quasi un milione, ma il dato è per difetto, che si sono ammalati per le slot machine , i “Gratta e Vinci”, le scommesse sportive. Per curarli lo Stato spende oltre 6 miliardi dei dieci che incassa sul giro d’affari del gioco legale o lecito. Le tredici concessionarie che hanno vinto gli appalti hanno guadagnato l’anno scorso 88 miliardi di euro (25 miliardi dalle slot machine; 22 dalle videolottery; uno dalle scommesse virtuali; 1,5 dal bingo; 12,5 dai giochi di carte come il

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Bergamo Salute

grosso della vita sbancando la slot machine. E purtroppo tra questi accaniti dell’azzardo ci sono sempre più ragazzi minorenni a cui è vietato qualsiasi gioco d’azzardo. Contro questi fenomeni il Comune di Bergamo, primo in Italia, ha deciso d'intervenire cercando di coinvolgere gli amministratori dei paesi vicini, con un regolamento restrittivo che prevede il divieto di gioco a colazione, pranzo e cena, approvato all’unanimità dal Consiglio comunale di Bergamo. In pratica non si può giocare né comprare “Gratta e vinci” dalle 7,30 alle 9,30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21, orari in cui, secondo le ricerche fatte, il consumo di gioco è più elevato. Chi sbaglia rischia la

poker on line, 7 dal Lotto. In totale in Italia ci sono 418 mila “macchinette” disseminate in ogni paese e città. Il gioco d’azzardo rappresenta il 4 per cento del Pil (prodotto Interno lordo) e il 10 per cento della spesa per consumi privati. L’Abruzzo è la regione con la spesa procapite più elevata in Italia seguita dalla Lombardia. La prima slot machine è stata inventata nel 1899 da un meccanico, Charles Frey, per offrire un passatempo ai clienti in attesa delle riparazioni delle loro auto.

chiusura del locale fino a tre mesi e una multa salata. Ne parliamo con il Sindaco Giorgio Gori che ha firmato il regolamento in vigore dal primo luglio. SINDACO, PERCHÉ QUESTA DECISIONE RESTRITTIVA SUL GIOCO COSIDDETTO LEGALE? È un quadro molto preoccupante quello che viene fuori dai dati raccolti in collaborazione con l’ATS, l’Università di Bergamo e altri enti tra cui il Monopolio di Stato che per la prima volta ha messo a disposizione i dati, soprattutto per quanto riguarda il “Gratta e Vinci”. Abbiamo svolto un’indagine conoscitiva di grande spessore mappando tutte le strutture esistenti in città e intervistando oltre 15 mila studenti delle scuole secondarie. E abbiamo scoperto che il 15 per cento dei giovani sotto i 18 anni gioca abitualmente nonostante sia vietato dalla legge, il 73 per cento sa comunque dove gli esercenti chiudono un occhio permettendo ai minorenni di usare le slot o di comprare “Gratta e Vinci”. Dati impressionanti. Tanti ragazzi vanno a giocare prima di andare a scuola. E noi vogliamo proteggere i giovani, ma anche gli anziani, le persone sole che sono le categorie più deboli. Ci sono tanti che non tornano a casa per il pranzo presi dalla foga del gioco, altri che dimenticano addirittura di andare a prendere i figli a scuola, pensionati che buttano metà o più della pensione nel “Gratta e Vinci”. Tanti che


QUALCUNO SI CHIEDE: SE IL GIOCO FA MALE, PROVOCA DEBITI, DISTRUGGE LE FAMIGLIE, FA PERDERE IL LAVORO E GLI AMICI, GENERA ANSIA, UMORE IRRITABILE, MALATTIE, È POSSIBILE DEFINIRLO ANCORA LECITO O LEGALE?

fanno fuori il loro patrimonio creando grandi conflitti in famiglia con conseguenze inimmaginabili che possono portare anche al divorzio. Cerchiamo così di mettere un freno alle dipendenze e alle patologie gravi che mettono in ginocchio tanti nostri concittadini e le loro famiglie. È una vera piaga sociale e va combattuta cercando di disincentivare il gioco che spesso degenera nella dipendenza patologica. COSA PREVEDE L’ORDINANZA? Ci siamo attenuti alla legge regionale del 2013 che prevede l’installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo entro il limite massimo di 500 metri da istituti scolastici, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali operanti in ambito sanitario, strutture per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori. Inoltre non è possibile aprire sale o installare apparecchi nel raggio di cento metri di distanza da sportelli bancari, postali o bancomat, da agenzie di prestiti, di pegno o da compra-oro. Le slot machine sono vietate anche nei circoli e nelle associazioni. Ma an-

che esporre cartelli con le eventuali vincite realizzate nell’esercizio. Da questo provvedimento sono esclusi il Bingo, Totocalcio, Enalotto, biliardo, ma c’è l’obbligo da parte di tutti gli esercenti di esporre cartelli che indicano i rischi e i divieti per il gioco e soprattutto un autotest con tre domande per capire se si hanno problemi di dipendenza. È una campagna in positivo, la nostra idea è che sia possibile uscire dal tunnel del gioco e recuperare una vita normale senza finire nelle mani degli usurai. MA BASTANO QUESTI DIVIETI? Ci sono anche iniziative d'informazione e di educazione con una campagna “Azzardo Bastardo” che non vuole essere terroristica, ma convincente per favorire la continuità affettiva familiare, l’aggregazione sociale, il tempo libero, e il contenimento dei costi sociali e sanitari che sono aumentati nel corso degli anni. Nel 2005 i giocatori che si sono rivolti all’ASL, come si chiamava allora l’Azienda Sanitaria, erano 28, l’anno scorso 228, un numero per difetto perché tanti, pur vivendo

solo per il gioco, hanno vergogna di rivolgersi agli psicologici per farsi aiutare. In questa campagna stiamo cercando di coinvolgere tutti i Comuni vicini e speriamo di creare un movimento che inviti il Governo a intervenire con leggi più severe. Lo Stato incassa ogni anno dal gioco d’azzardo circa 10 miliardi di euro, ma ne spendiamo almeno sei per curare chi si ammala per il gioco. Non siamo comunque contrari al gioco legale anche perché l’alternativa sarebbe un gioco gestito dalla criminalità organizzata. Pensiamo invece che si debba contrastare un fenomeno che comporta il degrado delle relazioni familiari e affettive e che spesso comporta la perdita del posto di lavoro.

GIORGIO GORI Sindaco di Bergamo

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SPECIALITÀ A-Z

DERMATOLOGIA

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ra i piccoli fastidi dell'estate si può annoverare la presenza degli insetti e di altri simili inopportuni compagni. Chi non è stato disturbato, almeno una volta, dal volo insistente di una mosca che cerca di depositarsi sul panino che si sta per addentare durante la sosta di una gita estiva? Il problema si acuisce se accanto al fastidio si aggiunge la possibilità di essere punti. Non tutti gli insetti annunciano la loro presenza con ronzii e fruscii vari, alcuni pungono senza manifestarsi. Inoltre, in alcuni casi, la puntura non è subito percepita ma dà segno di sé solo dopo qualche tempo. Vediamo, dunque, con ordine quali sono le principali insidie, come prevenirle e come porvi rimedio. "VAMPIRI" CHE SUCCHIANO IL SANGUE Alcuni insetti pungono per succhiare il sangue del malcapitato. Tali insetti vengono, per questo, qualificati come "ematofagi" (dal greco "mangiatori di sangue"). Sono le femmine a pungere; esse hanno bisogno delle proteine del sangue della vittima per portare a termine la maturazione delle uova. Zanzare - Si tratta di insetti a due ali (ditteri), dotati di recettori molto efficienti per il calore e per l'odore, cosicché possono centrare la propria vittima con estrema precisione anche al buio. I fumi delle cotture dei cibi e la luce delle lampadine, sono ulteriori elementi in grado di attrarre le zanzare. In Italia, scomparsa la malaria, le punture di zanzara non

I dispiaceri dell'estate LE PUNTURE D'INSETTI E DI ALTRI MINUSCOLI AGGRESSORI a cura di LUIGI NALDI

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Bergamo Salute

DOTT.LUIGI NALDI Specialista in Dermatologia - ASST PAPA GIOVANNI XXIII, DIRETTORE CENTRO STUDI GISED, BERGAMO -


IL “BON TON” CHE TIENE LONTANE API&VESPE • Indossare preferibilmente abbigliamento bianco o nelle

sfumature del verde. Evitare il nero e i colori troppo brillanti, così come gli abiti troppo larghi. • Evitare di usare, all'aria aperta, lacche e profumi perché attirano gli insetti. • Evitare di camminare a piedi nudi nei prati e nei campi. • Ricordare che il sudore e l'anidride carbonica prodotta dal corpo attirano gli imenotteri. • Evitare di spostare ceppi o tronchi abbattuti di albero: le vespe vi nidificano spesso. Fare anche attenzione alla presenza di nidi che si possono trovare nelle cavità dei tronchi e dei muri, in fori nel terreno, tra le canne. • Qualora si scopra un nido in casa, affidarsi esclusivamente a personale specializzato per la bonifica. • Ricordare che il cibo attrae vespe e calabroni. Evitare di cucinare all'aperto e fare attenzione quando si beve una bibita da un bicchiere o da una lattina: potrebbe esservi penetrato qualche insetto attirato dal liquido zuccherino. Non addentare frutti, in particolare quelli succosi e molto maturi, senza averli preventivamente ispezionati. • Stare alla larga da discariche. • Ricordare che alcuni farmaci come i beta bloccanti possono amplificare e aggravare le reazioni. • Non fare movimenti bruschi nel tentativo di liberarsi dagli insetti ma allontanarsi in fretta senza agitarsi.

sono ritenute pericolose ma solo fastidiose per l'uomo. La specie Aedes aegypti, la zanzara che trasmette il virus di Zika, fortemente sospettato di essere la causa di microcefalia dei neonati in Africa e in America del Sud, non è presente in Italia e in tutta l'Europa occidentale. In compenso, la zanzara tigre o Aedes albopictus, originaria del sud-est asiatico, è una specie arrivata in Italia, all'inizio del 2000. Si riconosce perché è più piccola e scura rispetto alle zanzare nostrane e possiede caratteristiche strie bianche sulle zampe e sul dorso. A differenza della zanzara comune, può attaccare anche di giorno, in pieno sole, e spesso lo fa in sciami di numerosi esemplari. È molto resistente e sopravvive alle temperature rigide dell'inverno, potendo pungere anche attraverso gli indumenti. Alla puntura di zanzara segue il pomfo, un gonfiore intensamente pruriginoso che persiste per minuti od ore. Alcuni soggetti, soprattutto bambini, sviluppano reazioni abnormi con gonfiore inten-

so che dura qualche giorno o anche lesioni bollose. Poiché le zanzare depositano le uova sulla superficie di acque stagnanti, per un'adeguata prevenzione ambientale, bisogna evitare i ristagni d'acqua e utilizzare zanzariere alle finestre. Si possono anche impiegare fornelletti o spirali a base di piretro e derivati. Insetticidi e repellenti sono poco tossici per l'uomo, ma è buona norma aerare l'ambiente dopo il loro impiego. Pappataci o Flebotomi - Al contrario delle zanzare che si annunciano ronzando, i pappataci (Phlebotomus papatasi della famiglia degli Psicodidi) si spostano e pungono in completo silenzio (da qui il nome, pappataci). Sono insetti più piccoli delle zanzare, lunghi non più di 2-3 mm., e con il corpo ricoperto da una fitta peluria. Le femmine gravide pungono al crepuscolo e di notte. Le loro punture sono irritanti e producono ponfi intensamente pruriginosi. Nei Paesi del bacino del Mediterraneo, con la puntura del pappatacio si può

trasmettere un virus della famiglia dei Bunyaviridae, che può essere responsabile della "febbre da pappataci" malattia febbrile simil-influenzale che si risolve in pochi giorni. Più grave la trasmissione della leishmaniosi, causata da un protozoo, negli animali domestici e in particolar modo nei cani, che si manifesta con un generale deperimento fisico dell'animale. Anche per i pappataci come per le zanzare, è importante la profilassi ambientale eliminando tutti i probabili focolai d'infestazione, costituiti soprattutto da detriti organici come le foglie del giardino e residui di erba tagliata. È bene, inoltre, evitare ristagni e accumuli di acqua. La luce è un elemento di forte disturbo per gli adulti e pertanto l'areazione e la penetrazione della luce solare nei locali può costituire un deterrente. Piante come il geranio o il basilico possono funzionare da repellenti. Se la prevenzione non è stata risolutiva si possono impiegare gli insetticidi. Nel cane si possono utilizzare repellenti specifici sotto forma di spray e collari, che sono anche attivi nel prevenire le infestazioni da pulci, zecche e pidocchi. Tafàni - I tafàni sono una famiglia di insetti che comprende oltre 4.000 specie. Le femmine di alcune specie succhiano il sangue per completare la maturazione delle uova, che poi vengono depositate in masse compatte sulle piante erbacee. Vengono punti prevalentemente i grandi mammiferi erbivori. L'uomo è attaccato occasionalmente in pieno giorno, specie in giornate calde e afose. Il tafàno rompe la pelle con le mandibole taglienti e succhia il sangue che esce dalla ferita. La puntura è molto dolorosa. Sono caratteristiche le punture ripetute, concentrate in un'unica parte del corpo. I tafàni possono trasmettere molto raramente alcune malattie da virus o batteri, come la tularemia. La lotta contro i tafàni è complicata dalla loro presenza in ambienti aperti che rende del tutto inefficace l'uso d'insetticidi e l'utilizzo di barriere mecBergamo Salute

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SPECIALITÀ A-Z

DERMATOLOGIA

caniche. I soli sistemi di difesa consistono nella protezione preventiva del corpo e nell'impiego di prodotti repellenti. INSETTI CHE PUNGONO PER DIFESA E OFFESA Api, vespe e calabroni sono insetti della classe degli imenotteri, dotati di un pungiglione o aculeo o dardo, che viene impiegato come arma di difesa e offesa. Connesso a ghiandole velenifere, è presente solo nelle femmine, è contenuto nell’addome, nella cosiddetta “camera del pungiglione”, e da qui viene estroflesso al momento di pungere. Api - Sono tra gli insetti più miti. La loro aggressività si accentua però se ci si avvicina al loro nido, l'alveare, o ci si viene a trovare lungo i "corridoi di raccolta", ovvero i tragitti aerei che collegano l'alveare con le "aree di raccolta". Difficilmente le api attaccano l'uomo nelle "aree di raccolta" quando sono intente a raccogliere il nettare o il polline dai fiori. L'ape dimostra di essere un insetto molto sociale anche in occasione della puntura. Pungendo, infatti, libera nell'aria l'isopentil acetato, un fe10

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romone d'allarme che provoca nelle api compagne uno "stato di all'erta", richiamandole sull'obbiettivo punto. Gli eventuali bruschi movimenti della vittima che ha subito la puntura possono scatenare un ulteriore attacco da parte di altre operaie. È bene dunque allontanarsi con calma dal punto dell'attacco. Altri fattori influenzanti l'aggressività delle api sono i colori scuri, gli odori forti, compreso quello del sudore, e le vibrazioni. Il pungiglione seghettato, che s'incastra sotto la pelle causando la morte dell’insetto, è associato a ghiandole che producono un secreto ("veleno") da iniettare nella vittima che contiene sostanze come fosfolipasi, jaluronidasi, melittina, istamina. Poiché il pungiglione con la sua sacca velenifera continua a iniettare veleno nei tessuti per diversi minuti dopo la puntura, è opportuno toglierlo rapidamente, ad esempio con l'unghia. Vespe - Le vespe, a differenza delle api, sono più aggressive e possono colpire anche senza venire minacciate. Hanno un pungiglione liscio, che può essere estratto facilmente dopo la puntura, permettendo loro di pungere ripetutamente.

Calabroni - Il calabrone è l'imenottero pungitore di maggiori dimensioni e quello che inietta più veleno. Lo si può incontrare anche di notte. Le punture da imenotteri possono causare nell'uomo effetti tossici e allergici di varia gravità, in relazione sia al numero complessivo di punture inferte, sia alla sensibilità individuale di chi le subisce. Nei soggetti predisposti possono svilupparsi reazioni allergiche mediate dagli anticorpi della classe IgE. In questo caso, la prima puntura non scatena la reazione ma serve a produrre sensibilizzazione. Solo dopo una seconda puntura a distanza di tempo si può scatenare la reazione allergica con gravità variabile da un gonfiore persistente nella sede di puntura fino allo shock anafilattico con ipotensione, collasso, perdita di coscienza. La ricerca nel siero degli anticorpi IgE specifici per il veleno degli imenotteri permette di confermare l'avvenuta sensibilizzazione. In casi selezionati può essere consigliata un'immunoterapia desensibilizzante specifica, essa stessa non priva di rischi. Chi ha un'allergia accertata alla puntura da


Emettendo sostanze anestetiche al momento dell'aggancio, il loro morso è generalmente indolore e, senza che ci si accorga, possono succhiare il sangue della vittima per un periodo che varia tra 2 e 7 giorni aumentando di molto il proprio volume e rendendosi evidenti come un nodulino nerastro sulla pelle. Al termine del pasto si lasciano cadere spontaneamente sul terreno. Questi animali sono in grado di trasmettere all’uomo differenti malattie, tra cui, in Italia, la malattia di Lyme, e la febbre bottonosa. Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse afferrandole con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, tirando dolcemente e imprimendo un leggero movimento di rotazione. Il rostro può rimanere infisso all’interno della cute: in questo caso può imenotteri deve sempre portare con sé un preparato monouso a base di adrenalina da autosomministrare in caso di necessità. NON SOLO INSETTI: LE ZECCHE Le zecche sono acari appartenenti alla classe degli Arachnidi, quindi non insetti, della dimensione di qualche millimetro. In Italia sono presenti due famiglie di zecche: quella delle Ixodidae (zecche dure) e quella delle Argasidae (zecche molli). Le zecche necessitano di pasti di sangue per completare il loro sviluppo e ciclo riproduttivo, ma possono resistere per lunghi periodi di tempo a digiuno assoluto. L’habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva, freschi e umidi. Non saltano e non volano, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio della propria "vittima" che individuano grazie a recettori sensibili all’anidride carbonica emessa dall'ospite e al calore dell’organismo. Possono pungere specie diverse, dai cani ai cervi, fino all’uomo. Una volta calate sull'ospite, conficcano il proprio rostro buccale nella cute e cominciano a succhiare il sangue.

essere estratto con un ago sterile. Alla rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni. Se dovesse comparire un alone rossastro che tende ad allargarsi nel punto di aggancio della zecca, oppure febbre e sintomi generali è importante rivolgersi al medico. La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è sconsigliata, perché può mascherare eventuali segni di malattia. Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con questi animali: vestirsi con abiti chiari che rendono più facile l’individuazione delle zecche, coprire le estremità con maniche lunghe e pantaloni lunghi, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta. È utile inoltre trattare gli animali domestici con sostanze acaro repellenti prima di un'escursione.

SEI REGOLE DA SEGUIRE IN CASO DI PUNTURA 1. Quando si viene punti è di fondamentale importanza valutare con prontezza la risposta dell’organismo. Una reazione locale come un ponfo, eritema o un indurimento accompagnato da prurito è un fenomeno normale. 2. Nei casi in cui compaia un notevole gonfiore nella sede della puntura o addirittura una reazione generalizzata occorre rivolgersi prontamente al medico. 3. Per alleviare il prurito, nel caso di punture da insetti ematofagi a poco valgono antistaminici e cortisonici. In genere, l’applicazione di una compressa fredda sulla cute riduce il prurito. Utile rimedio per ridurre infiammazione e prurito è anche l'applicazione di gel al cloruro d'alluminio al 5%, un potente astringente e antisettico. 4. Se si è punti da un imenottero, è opportuno rimuovere prontamente il pungiglione. È anche utile togliere eventuali bracciali o anelli nell'area di puntura perché con l'edema la loro successiva rimozione potrebbe rendersi difficile. Per il dolore, può essere efficace un analgesico come il paracetamolo. Il ghiaccio aiuta. 5. L'adrenalina è un farmaco salvavita in caso di shock anafilattico da veleno di imenotteri. L'iniezione va fatta quanto prima possibile nel soggetto che viene punto e che ha una storia di gravi reazioni alla puntura. 6. Alla rimozione di una zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione di 4-5 settimane. Se compaiono sintomi locali o generali è bene interpellare un medico.

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SPECIALITÀ A-Z

ENDOCRINOLOGIA

Mare, jodio e tiroide CHE LEGAME C'È DAVVERO?

a cura di MASSIMO VALVERDE

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icordo ancora le “smanie per la villeggiatura” di goldoniana memoria quando ero bambino e in casa fervevano i preparativi per partire per il mare… mancava questo e quello da stipare nei bagagli, ma l'ordine generale per noi piccoli in vista del soggiorno a Varazze era “mare, sole, sabbia, krapfen, gelato e… jodio”. Onestamente quest'ultima parola non mi risvegliava nessuna idea sino a quando a scuola non mi spiegarono che in qualche modo lo jodio aveva a che fare con il funzionamento di un nostro organo molto misterioso chiamato tiroide. Tiroide, un “oggetto” oscuro il cui nome spesso ricorreva nelle chiacchiere da spiaggia che si sprecavano tra mia mamma e tante sue amiche e che a volte mi capitava di ascoltare, in cui la frase che più mi colpiva era “…c'ho la tiroide” espressa da qualche amica della mamma, dichiarazione a cui seguivano sempre degli scuotimenti di testa e delle parole di conforto, quasi si trattasse di una

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condanna senza appello, un “tragico destino” ineluttabile. Sono passate tante stagioni e la tiroide per me è diventata un'entità non più misteriosa, ma un organo fondamentale del nostro organismo che con i suoi comandi essenzialmente regola la velocità con la quale tutte le cellule del nostro organismo sono chiamate a svolgere le loro specifiche attività. Da quei tempi sono passati più di cinquant'anni e la medicina ha fatto passi da gigante, soprattutto in un campo poco compreso e valutato dalla maggior parte di noi che è quello della diagnostica sia chimica sia strumentale, tanto da stravolgere più e più volte dei paradigmi scientifici che sino a un attimo prima di essere smentiti o modificati avevano la valenza delle Leggi Divine scritte sulla pietra. Ecco, la tiroide con le sue funzioni è uno degli esempi più evidenti di questa evoluzione della conoscenza. Prima però di andare avanti bisogna chiarire due punti essenziali.

1. Gli “ormoni” non sono degli “oggetti” misteriosi e per questo spesso visti come dei soggetti pericolosi se non malvagi, non sono né buoni né cattivi, sono solo dei comandi che agiscono a distanza; in fondo, facendo una similitudine curiosa ma assolutamente esatta, nel trasferire dei comandi agli organi del nostro corpo gli ormoni stanno ai nervi come i telefoni classici - che comunicano con i fili - stanno ai moderni cellulari perché, a ben vedere, un ormone - come anche un nervo parla e dà ordini solo e solamente a un gruppo ben preciso di cellule con la differenza che invece di usare un filo, usa il nostro sistema circolatorio per arrivare a portare il suo ordine al suo bersaglio. 2. Per svariate ragioni, la tiroide svolge il suo compito in silenzio e con precisione utilizzando una piccola dose di jodio che siamo tutti in grado di assumere in quantità idonea e biologicamente utilizzabile essenzialmente dal sale marino


PICCOLA E A FORMA DI FARFALLA La tiroide è una ghiandola, a forma di farfalla, situata nella regione anteriore del collo alla base della gola che ricopre un ruolo fisiologico estremamente importante, poiché influenza direttamente lo sviluppo scheletrico e cerebrale, partecipa alla regolazione del metabolismo corporeo e allo sviluppo di pelle, apparato pilifero e organi genitali.

(quello di miniera non contiene jodio) - eventualmente anche arricchito con un'ulteriore addizione di jodio per arrivare a coprirne il nostro fabbisogno giornaliero. Si può dire, in modo molto grossolano, che è in grado di svolgere le sue funzioni in modo più o meno efficace e a questo punto si parlerà di” ipotiroidismo “quando “lavorerà” poco, di “eutiroidismo” quando “lavorerà” normalmente e “ipertiroidismo” quando “lavorerà” troppo. UN PICCOLO VADEMECUM PER COMPRENDERE CHE COSA POSSA INFLUIRE SULLA FUNZIONE DELLA TIROIDE 1. I moderni sistemi di analisi ci hanno permesso di stabilire che il solo soggiorno marino in generale non ha alcuna influenza sulla funzione tiroidea (mentre lo hanno in modo assolutamente evidente - soprattutto su chi soffre di ipertiroidismo - il sale jodato, gli alimenti ricchi di jodio, alcuni farmaci, alcuni farmaci a uso cosmetico, molti integratori alimentari e diversi cosmetici come vedremo brevemente più avanti). Quindi tutti, compresi ovviamente quanti di noi sanno di avere un disturbo della funzione della tiroide, possono tranquillamente godere di una villeggiatura al mare; in fondo, e a pensarci bene, l'Italia (e ovviamente non solo l'Italia) è un paese circondato dal mare ove una grandissima parte della popolazione vive a meno

di 20 chilometri dal mare senza per questo soffrirne in alcun modo. 2. Chi soffre di una ridotta attività della tiroide (ipotiroidismo) deve continuare ad assumere normalmente anche al mare la terapia che gli è stata somministrata e che di fatto rende normale la sua situazione tiroidea equiparandola a chi non ha problemi di tiroide (portandolo quindi ad una situazione positiva di eutiroidismo). 3. Chi invece soffre di un aumento dell'attività della tiroide (ipertiroidismo), esattamente come a casa, deve continuare ad assumere normalmente e anche al mare la terapia che gli è stata somministrata per diminuirne entro limiti accettabili l'attività, in più deve sempre e comunque (ovvero sia a casa sia al mare) prestare alcune attenzioni particolari quali: • evitare di utilizzare volontariamente sale jodato, mentre di fatto è quasi impossibile verificare di volta in volta che i cibi che acquistiamo lo contengano; comunque - se accertato - cercare nei limiti del possibile di sostituire questi alimenti con altri simili che non lo contengano. • Utilizzare in quantità moderate e saltuarie gli alimenti provenienti dal mare, che contengono inevitabilmente una quota di jodio superiore a quella contenuta negli alimenti della terra.

• Comunicare sempre al proprio medico se si soffre sia di ipertiroidismo sia di problemi di cuore e/o di pressione. Esistono diversi farmaci molto efficaci che contengono una quota importante di jodio e che quindi in questo caso devono essere sostituiti con altri preparati che non lo contengano. • Evitare alcuni farmaci ad uso cosmetico, che utilizzano sia lo jodio, spesso proveniente da alghe marine, sia alcuni composti ormonali del tutto simili agli ormoni tiroidei), disponibili in forma di creme, spray, gel, etc. che sono utili per ottenere un effetto snellente e anticellulite; anche in questo caso il loro impiego è assolutamente sconsigliato per non accentuare i disturbi legati all'ipertiroidismo quali sudorazione, tachicardia, aumento della pressione sanguigna, perdita di peso etc.. • Evitare molti integratori alimentari, collutori, disinfettanti, etc. che a loro volta contengono quote importanti di jodio (ad esempio i cosmetici a base di estratti di alghe marine). Il soggetto ipertiroideo non deve assolutamente assumerli e/o di utilizzarli se pur per il solo uso esterno (come avviene con le creme o con i disinfettanti), in quanto lo jodio viene ben assorbito anche attraverso la pelle. Per il resto valgono le comuni e semplici attenzioni che tutti noi dovremmo usare quando ci si reca in villeggiatura al mare, in campagna, in montagna. Buona villeggiatura a tutti.

PROF. MASSIMO VALVERDE Specialista in Endocrinologia - DIRETTORE SANITARIO CENTRO MEDICO MR BERGAMO Bergamo Salute

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SPECIALITÀ A-Z

GINECOLOGIA

Contraccezione "SU MISURA"

Vantaggi e controindicazioni dei principali metodi per evitare gravidanze indesiderate

DOTT. FRANCESCO CLEMENTE Specialista in Ginecologia e Ostetricia

a cura di FRANCESCO CLEMENTE

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a contraccezione riveste un ruolo fondamentale: consente alle donne di vivere in serenità il rapporto di coppia. Utilizzare un contraccettivo su misura è il modo migliore per vivere la propria sessualità. I metodi contraccettivi si basano su differenti meccanismi di azione. Abbiamo una contraccezione del “prima” (metodi ormonali, spirale, metodi

naturali, sterilizzazione), del “durante” (preservativo) e del “dopo” (contraccezione d'emergenza). I METODI ORMONALI I due ormoni utilizzati (estrogeno e progestinico) sono simili a quelli prodotti dalla donna; bloccano l’ipofisi impedendo l’ovulazione. Si utilizzano per via orale (pillola), vaginale (anello) o cutanea (cerotto).

- GINECOLOGO OSPEDALE DI PIARIO E CONSULENTE CONSULTORIO AIED BERGAMO -

La sicurezza contraccettiva è del 99%. I preparati utilizzati oggi sono tutti a basso dosaggio. Come funzionano • Pillola orale. Ne esistono diversi tipi: da preparati assunti (senza dimenticanze) per 21 giorni con 7 di pausa a preparati più recenti nei quali la somministrazione è continua con sanguinamenti scarsi o assenti. Esiste anche una pillola contenente solo progestinico (minipillola) da prendere tutti i giorni senza pause; è utilizzata soprattutto durante l’allattamento. • Anello vaginale. È un anello flessibile che la donna inserisce da sola e contiene i due ormoni. Ogni giorno rilascia il farmaco che, tramite assorbimento vaginale, va nel sangue. Rimane in vagina per tre settimane, seguite da una d’intervallo di 7 giorni. Ogni anello deve essere usato una sola volta. • Cerotto. I due ormoni sono inseriti in un cerotto da applicare sulla cute che permette l’assorbimento dei principi attivi. Va sostituito ogni 7 giorni per 3 settimane con 7 giorni di intervallo. Vantaggi Efficacia elevata. Controindicazioni Forti fumatrici, disordini della coagulazione, terapie con farmaci che riducono l’effetto, malattie epatiche gravi, obesità.

IL COITO INTERROTTO NON È UN METODO DI CONTRACCEZIONE AFFIDABILE PERCHÉ SI BASA SULLA CAPACITÀ DI AUTOCONTROLLO DEL PARTNER E SOPRATTUTTO PERCHÉ POSSONO VERIFICARSI FUORIUSCITE DI SPERMA ANCHE PRIMA DELL’ORGASMO 14

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LA STERILIZZAZIONE: UNA SCELTA IRREVERSIBILE E NON PRIVA DI RISCHI Quella femminile consiste nella chiusura delle tube eseguita o durante un taglio cesareo o in laparoscopia. In quella maschile invece vengono legati i dotti deferenti (tubicini nel quale passano gli spermatozoi) in anestesia locale. Si tratta di metodiche definitive che, nel caso di quella femminile, richiedono un intervento chirurgico con i rischi ad esso connessi.

Effetti collaterali Cefalea, lieve ritenzione idrica, riduzione del desiderio sessuale, perdite ematiche durante la somministrazione Non è vero che… • Bisogna fare degli esami del sangue di controllo prima o durante l’assunzione. Non sono necessari se non emergono malattie durante la visita ginecologica di controllo. • La pillola fa ingrassare: può favorire una certa ritenzione idrica ma normalmente non fa ingrassare. • La pillola fa venire la trombosi: ha una potenzialità trombogena (soprattutto se si fuma tanto); ma si tratta di un rischio molto inferiore a quello causato dalla gravidanza. • Bisogna fare delle pause: non è necessario fare dei periodi di “disintossicazione”. • Aumenta il rischio di cancro: anzi, lo diminuisce per quanto riguarda i tumori dell’ovaio, endometrio e colon. • Se si verifica una gravidanza il feto può essere malformato: le malformazioni fetali non sono aumentate dalla pillola. • Bisogna aspettare mesi, dopo la sospensione, per restare incinta: dopo la sospensione la fertilità torna esattamente come prima. • Causa aumento dei capillari: i capillari sulle gambe non sono né una controindicazione né una conseguenza dell'assunzione della pillola.

LA SPIRALE Le spirali (IUD) sono di due tipi: al rame o ormonali (un progestinico). Lo IUD viene inserito dal ginecologo all’interno dell’utero ambulatorialmente e mantiene la sua attività contraccettiva per 3 o 5 anni. L’inserimento viene fatto senza anestesia e di solito ben tollerato. Presenta un filo di nylon all’estremità inferiore per rimuoverla alla scadenza. Come funziona. Nelle spirali al rame l’attività contraccettiva è data dal metallo che è uno spermicida. Le spirali ormonali agiscono tramite gli effetti dell’ormone sulla mucosa interna all’utero rendendola inadatta all’impianto. Questo tipo di spirale viene usata anche a scopo terapeutico perché riduce la quantità del flusso mestruale o da assenza di mestruazioni: è impiegata anche nelle donne con mestruazioni abbondanti. Vantaggi Elevata efficacia e basso costo (il costo si “spalma” lungo gli anni di utilizzo). Utilizzo in donne che non possono utilizzare estro-progestinici. Controindicazioni Irregolarità della cavità uterina (fibromi). Effetti indesiderati La spirale al rame può aumentare la quantità del flusso mestruale. Quella ormonale talvolta può dare sanguinamenti anomali iniziali che poi scompaiono. Non è vero che… • La spirale funziona come abortivo.

• Non può essere utilizzata dalle donne che non hanno avuto figli; le ultime immesse in commercio sono molto piccole. • Fa venire infezioni: il rischio di infezioni in pazienti portatrici di IUD è sovrapponibile alle non utilizzatrici. L’IMPIANTO SOTTOCUTANEO È formato da un bastoncino contenente progesterone. L’impianto viene collocato dal ginecologo sotto la pelle del braccio in anestesia locale e rilascia il farmaco in grado di svolgere un’azione contraccettiva per 3 anni. Dopo tale periodo va rimosso con una piccola incisione della cute. Il suo funzionamento è identico ad altri preparati con solo progestinico (orale o intrauterino). IL PRESERVATIVO È il metodo cosiddetto “di barriera”. L’efficacia contraccettiva è del 90%. È l’unico sistema contraccettivo che protegge anche contro le malattie sessualmente trasmesse. I METODI NATURALI Si basano sull’astinenza durante i giorni fecondi o fertili. I principali sono: Billings e Ogino-Knaus. Sono tutti sistemi in cui il rischio di fallimento è alto. Esiste anche una versione computerizzata che permette di calcolare i livelli dell’ormone dell’ovulazione e individuare così i giorni fecondi. Il monitor indica con una luce i giorni infertili.

LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO Detta “pillola del giorno dopo”, anche se si può utilizzare fino a 5 giorni dopo il rapporto a rischio, si tratta di una forma di contraccezione di emergenza a base di progesterone. A differenza di quanto alcuni pensano non ha un’azione abortiva: se il rapporto ha avuto luogo nelle ore o nei giorni che precedono l'ovulazione, il farmaco impedisce la fecondazione (l'unione dello spermatozoo con l'ovulo); se il rapporto ha avuto luogo a ovulazione già avvenuta la pillola non funziona perché non può impedire l'impianto dell'ovulo fecondato; se il processo di impianto è già iniziato (anche se da poco tempo) il farmaco non è efficace. Non ha controindicazioni particolari ma non può essere utilizzata come contraccezione routinaria. Può essere acquistata (se maggiorenni) in farmacia senza ricetta medica. Bergamo Salute

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PERSONAGGIO

LA MIA VITA PER LA MUSICA Intervista a Charles Kablan che ha trionfato a "The Voice"

a cura di LUCIO BUONANNO

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l grande successo a “The voice of Italy”, dove è arrivato secondo per una manciata di voti, non l’ha cambiato. Continua a lavorare di giorno in un’impresa di pulizie e a studiare alla sera all’Istituto Pesenti per diventare perito elettronico industriale. Ma Charles Kablan, 22 anni, originario della Costa d’Avorio, da tre anni e mezzo a Seriate dove vive con una zia e due cugini, ha un sogno che ha alimentato fin da bambino. «Ho il canto nel sangue. Non ho mai studiato né canto né musica» ci racconta. «Ho solo ascoltato tanti dischi e CD di grandi cantanti come Stevie Wonder, Sam Smith, Emely Sandé tanto per citarne solo alcuni. Per me cantare è istintivo, naturale. Mi piace molto, mi dà emozione, ma non voglio diventare una star, solo seguire un mio percorso. Se avessi vinto a “The voice” avrei avuto un contratto con la casa discografica, ma purtroppo il premio era previsto solo per il vincitore, anzi per la vincitrice che è stata Alice Paba». 16

Bergamo Salute

Ma i suoi progetti non si fermano alla partecipazione al talent show trasmesso da Raidue. Ora si sta infatti organizzando per alcune serate. La speranza è che a breve possa far conoscere a tutti le sue eccezionali doti canore con un CD. Per lui infatti i complimenti si sprecano a cominciare dai giurati di “The voice”: Emis Killa, Max Pezzali, Dolcenera, Raffaella Carrà. Tutti entusiasti. Eccone alcuni della prima serata quando Kablan presentò “Hello” di Adele. I giurati restarono senza parole sentendo la sua voce. Killa: «Ho la pelle d’oca, sei fantastico». Max Pezzali: «Strepitoso, vero, abbiamo bisogno di una voce come la tua». La Carrà: «Mai mi sarei aspettata che un ragazzo cantasse Adele, tra l’altro pure bello». Dolcenera: «Mi hai colpito, andremo a rubare emozioni insieme». E di emozioni Kablan ne ruba anche con i concerti che tiene da un anno in tutta la provincia di Bergamo con il coro gospel “Henry’s friends” di Seriate diretto da Adele Bre-


no che appena lo conosce, grazie a un’amica comune, e sente la sua voce lo vuole a tutti i costi tra i suoi coristi. Nella sua pagina su Facebook, Kablan si definisce: “Cantante pop, soul, spiritual, gospel, rhythm and blues.” Tutti i generi che mescola nelle sue canzoni. Charles Kablan, che gli amici chiamano Charli, 190 centimetri d’altezza e 85 chilogrammi di peso, arriva in Italia nel novembre 2012 per studiare, si stabilisce a Seriate a casa di una zia e si dà subito da fare per raggranellare qualche spicciolo con le pulizie in una fabbrica ma studiando anche con profitto la nostra lingua per lui, francofono, quasi sconosciuta. Ci si mette d’impegno e in soli tre mesi riesce a parlare un ottimo italiano, poi va a scuola, prende la licenza media, si scrive all’Istituto professionale Pesenti dove è stato appena promosso al penultimo anno di corso. «Ho scelto il Pesenti su consiglio dei miei cugini e devo dire di aver fatto la scelta giusta perché mi insegna un bel mestiere e mi apre un futuro per il lavoro». Il papà e i suoi due fratelli sono rimasti in Costa d’Avorio. Li sente spesso. «Spero di andare a trovarli. Ho avuto un’infanzia felice, senza grandi problemi, fino a quando è morta mia mamma alla quale ero molto legato. Poi ho deciso di venire in Italia, in aereo, con tutte le carte in regola. E mi trovo bene. Vado d’accordo con i miei compagni di lavoro e con quelli di scuola. Mi vogliono bene, mi sono stati vicini e mi hanno incoraggiato, sostenuto quando ho partecipato a “The voice”. Mai avuto problemi di razzismo anche se qualcuno sui social ha espresso giudizi negativi per il colore della mia pelle. Non me la sono affatto presa. Cerco di rispettare tutti, le leggi, le tradizioni, anche il cibo. Domenica sono stato a pranzo dalla mia amica direttrice del coro e ho mangiato polenta e coniglio. Un piatto tipico della tradizione bergamasca, davvero buono. Mangio di tutto, cibi africani, orientali, europei, italiani. Mi piace variare. Come mi piace viaggiare, conoscere altri Paesi, altri usi e costumi. Prima o poi lo farò. Intanto mi accontento dei miei hobby: i videogiochi e la bici. Appena posso vado a farmi qualche giro».

za. Spero di restare qui e di farla. L’Italia mi piace, mi ha accolto con simpatia e calore. Anche se ho nel cuore sempre il mio Paese, la Costa d’Avorio dove un giorno sicuramente ritornerò. Lì, quando ero bambino, ho scoperto la mia passione per il canto». Intanto tra poco lo vedremo in qualche suo concerto e ne sentiremo la voce nei CD. In bocca al lupo Kablan.

Farlo parlare è dura. Kablan vive con i piedi per terra ed è molto riservato. Della sua infanzia parla pochissimo, della sua famiglia anche. Solo un accenno a quando giocava a basket, all’età di 12-13 anni. Ma si apre quando parla di canto, di musica. «Per me la musica è qualcosa senza la quale il mondo non sarebbe quello che è» dice. «Fa parte della Natura, ti fa emozionare, arrabbiare, eccitare, guarire. La musica ha varie facce e fa sempre bene. È la vera maestra delle emozioni». E il futuro? Kablan si vede in giro per il mondo a fare nuove esperienze anche se gli piacerebbe diventare cittadino italiano. «Ci vogliono però dieci anni di residenza per poter presentare la domanda di cittadinanBergamo Salute

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STILI DI VITA

RUBRICHE

DNA O STILE DI VITA che cosa conta di più nella comparsa delle malattie? a cura di MARIA CASTELLANO

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onta più il patrimonio genetico oppure lo stile di vita quando si tratta di malattie? Quanta responsabilità ha il nostro DNA e quanta invece l’ambiente in cui viviamo? Quante volte, di fronte a una patologia di un amico, un conoscente, un parente ve lo siete chiesti. Da anni la scienza e la medicina cercano di dare una

DOTT. PAOLO PAGANELLI

Biologo Nutrizionista - A BERGAMO -

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risposta a domande come queste. E se una volta la “colpa” sembrava essere soprattutto - e in qualche modo ineluttabilmente o fatalisticamente - dei geni, oggi le ricerche sembrano orientare verso un’altra prospettiva: i geni certo contano, però non possono essere considerati la causa di tutti i mali, piuttosto una concausa insieme ai fattori ambientali (alimentazione, stile di vita, esercizio fisico, esposizione a inquinanti, stress di diversa natura) il cui ruolo è considerato sempre più determinante. Un esempio su tutti: secondo uno studio pubblicato a dicembre dell’anno scorso sulla prestigiosa rivista internazionale Nature, il 70-90% dei casi il tumore è collegato a fattori esterni evitabili, mentre solo nel 10-30% è dovuto al naturale funzionamento del corpo o al caso. «Fino a qualche decennio fa si pensava che si potesse ascrivere alla genetica quasi ogni

malattia, in uno stretto rapporto di causa-effetto. Oggi, grazie al lavoro di Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina nel 1975 che scoprì i meccanismi genetici dei tumori, sappiamo che non è così» dice Paolo Paganelli, biologo nutrizionista. «Solo il 2-5% delle malattie infatti avrebbe un’origine genetica in senso stretto. Negli altri casi si deve prendere in considerazione l’epigenetica, ovvero il controllo sul patrimonio genetico determinato dall’ambiente in cui viviamo. In altre parole possiamo dire che stili di vita insalubri possono essere tra le cause scatenanti di patologie croniche e spesso anche di tumori, persino in soggetti dalla storia familiare priva di casi analoghi. D’altra parte però, è bene sottolinearlo, una familiarità con determinate malattie non significa necessariamente una condanna a contrarre o soffrire delle stesse patologie».


EPIGENETICA: UNA SCIENZA GIOVANE MA PROMETTENTE Il termine “epigenetica” è stato introdotto alla fine degli anni Trenta del secolo scorso dal biologo, genetista e paleontologo inglese Conrad Hal Waddington. L’epigenetica indaga quella parte della genetica che interessa l’espressione genica, detta anche fenotipo. In termini molto semplici, il gene si esprime in un modo o in un altro, in salute o in malattia, in rapporto a molteplici fattori, che comprendono tutte le interazioni che il nostro organismo ha con l’ambiente interno ed esterno. L’ambiente esterno include i nostri stili di vita, l’alimentazione, le sostanze con cui veniamo a contatto, il tipo di attività lavorativa svolta e relativi rischi professionali, lo stress cronico, ad esempio. I cambiamenti epigenetici (il cui processo si svolge nel medio-lungo termine) non comportano variazioni nella sequenza di DNA ma, piuttosto, modificazioni negli istoni (proteine di base che si legano al DNA), e nella metilazione del DNA (appunto una modificazione epigenetica del DNA).

MA IN CHE MODO I FATTORI AMBIENTALI POSSONO DETERMINARE LA COMPARSA DI MALATTIE? COME “AGISCONO” SUL NOSTRO DNA E SULLE NOSTRE CELLULE? Immaginatevi il DNA come un filo di rame e i fattori ambientali (elettromagnetici, chimici, fisici etc.) come un manicotto di gomma che lo avvolge. Se il manicotto scopre il filo di rame, questo andrà incontro ad alterazioni. Allo stesso modo i fattori ambientali sembra interagiscano su proteine regolatrici, le cosiddette proteine istoniche, legate al DNA. In conseguenza dello stimolo queste proteine “smascherano” delle porzioni di DNA che poi farà sintesi di proteine alterate, modificando così la cosiddetta espressione genica. Attraverso questi fattori, quindi, l’ambiente in cui viviamo può provocare cambiamenti nel nostro organismo e favorire la comparsa della malattia.

TUTTE LE MALATTIE POSSONO ESSERE SPIEGATE CON L’EPIGENETICA? Oggi sappiamo che alcune malattie hanno una base epigenetica e per molte altre si stanno accumulando evidenze in tal senso. Fino a un paio di decenni fa solo tre patologie erano considerate come indiscutibilmente legate all’epigenetica: la sindrome di Rett, la sindrome dell’X fragile e la sindrome ICF. Quello che è diventato evidente negli ultimi dieci anni è che la maggior parte delle malattie multifattoriali sono o potrebbero essere indotte da alterazioni dell’epigenoma (ovvero l'insieme dei meccanismi di regolazione che consentono l'espressione dei geni). Fra queste, sono in primo piano i

tumori, le sindromi neurodegenerative e, in generale, le malattie associate all’invecchiamento. Alla luce di tutto questo è inevitabile porsi una domanda cruciale: ma quindi un corretto stile di vita, ad esempio con l'adozione di un’alimentazione corretta, sana, ricca di antiossidanti, una regolare attività fisica, l’abolizione di fumo, una migliore gestione dello stress etc. potrebbe aiutare a prevenire gran parte delle malattie? La risposta è sì. Una componente di casualità nella comparsa delle patologie esiste, è innegabile, ma è altrettanto innegabile che ognuno di noi debba assumersi la responsabilità della sua salute, non delegando al fato o alla sfortuna, ma facendo quanto in suo potere per prevenire.

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IN SALUTE

ALIMENTAZIONE

- REFERENTE MEDICO CENTRO PER I DISTURBI ALIMENTARI POLICLINICO SAN PIETRO -

ORTORESSIA

DOTT. VALERIO BARBIERI Specialista in Scienze dell'alimentazione

Quando mangiare sano diventa un'ossessione a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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l pane? Solo se è integrale? L’olio? Deve essere spremuto a freddo. Frutta e verdura? Rigorosamente biologiche, meglio se biodinamiche. Tutto senza mai una trasgressione. Se vi riconoscete in questi atteggiamenti, forse potreste essere a rischio ortoressia, ovvero l’ossessione del mangiare sano, un disturbo alimentare in crescita che, secondo recenti dati, riguarda circa 450.000 italiani e rappresenta il 15% di tutti i disturbi alimentari. Mangiare cibi sani, si sa, fa bene alla salute e aiuta a prevenire molte patologie. Se però l’attenzione a quello che mettiamo nel piatto

diventa eccessiva forse è meglio non sottovalutare la cosa. Certo non significa necessariamente che si soffra di ortoressia, ma potrebbe essere un campanello d’allarme. «Steven Bratman, medico statunitense, definì per la prima volta nel 1997 l’ortoressia come “la ricerca ossessiva della corretta alimentazione”. In seguito è stata anche definita una “patologia confusa per una virtù”. Per quanto possa essa essere indirizzata a un miglioramento dello stato di salute, l’ortoressia infatti si configura come un vero e proprio disturbo alimentare seppur non ancora codificato

IL TEST BRATMAN PER L'ORTORESSIA • Pensate alla vostra dieta più di 3 ore al giorno? • Pianificate i pasti con vari giorni di anticipo? • Il valore nutrizionale di ciò che mangiate è più importante del piacere di mangiare? • La qualità della vostra vita è diminuita parallelamente al miglioramento della qualità della vostra alimentazione? • Ultimamente siete diventati più rigidi con voi stessi? • Mangiare in modo sano aumenta la vostra autostima? • Avete rinunciato a cibi che vi piacevano per mangiare quelli giusti? • La vostra dieta vi rende difficile mangiare fuori, allontanandovi dalla famiglia e dagli amici? • Vi sentite in colpa quando "sgarrate" dalla vostra dieta? • Quando mangiate in modo sano, vi sentite in pace con voi stessi e con il controllo completo della situazione? Se la risposta è sì a 4 o 5 delle domande, è il momento di adottare un rapporto più rilassato con il cibo. Se è sì a tutte, quella per il mangiar sano è una vera e propria ossessione.

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ufficialmente a livello internazionale nella famiglia di cui fanno parte già anoressia, bulimia e il cosiddetto binge eating disorder» spiega il dottor Valerio Barbieri, specialista in scienze dell’alimentazione. «Questa esclusione è sicuramente dovuta al fatto che questo disturbo, figlio dello stile di vita moderno e dei ritmi sociali del nuovo millennio, si affaccia sul panorama delle alterazioni del comportamento alimentare solo da pochissimi decenni, quantomeno in maniera rilevante e riconoscibile. In alcuni studi la prevalenza di elementi nel comportamento alimentare che riconducano a un atteggiamento ortoressico supera il 50% dei soggetti. Questo dimostra, a fronte di quadri patologici gravi di frequenza molto inferiore (verosimilmente 6,9% in Italia), una vasta diffusione di soggetti tendenti all’ortoressia e a rischio di subirne gli effetti negativi con il passare del tempo». COME SI PUÒ RICONOSCERE UN QUADRO CHE, DA UNO STILE SALUTISTICO CORRETTO (BUONA ALIMENTAZIONE E ATTIVITÀ FISICA), STIA DEVIANDO VERSO UN ATTEGGIAMENTO ESASPERATO? Un primo segnale, apparentemente innocente, può essere l’iniziale desiderio di accentuare un’abitudine


a volte

mai

UN ECCESSO DI SALUTISMO PUÒ FARE DAVVERO MALE? QUALI POSSONO ESSERE LE CONSEGUENZE NEGATIVE? Chi ne soffre tende a escludere in modo radicale dalla propria alimentazione, considerandoli non sani, interi gruppi di cibi che in realtà nella giusta misura devono far parte di un’alimentazione equilibrata (ad esempio carne, latticini etc.). Questo, ovviamente, espone a rischi di malnutrizione. Altra conseguenze sono la perdita delle

MA QUINDI COME GUARIRE? Sebbene non esistano delle strategie univoche e validate, è certo che l’approccio migliore sia rappresentato dall’intervento di un team multidisciplinare che includa medici, psicoterapeuti e dietisti, nell’ambito di un percorso di cura stretto e monitorato. La correzione degli stili alimentari, il recupero della socialità, la

distruzione di falsi credo nutrizionali, abbinati a una terapia psicologica di tipo cognitivo-comportamentale e alla dietoterapia scientificamente validata, rappresentano la via terapeutica da intraprendere. L’approccio educazionale e di ripristino delle abitudini fisiologiche possono essere maggiormente efficaci rispetto al trattare unicamente le problematiche ossessivo-compulsive dell’ortoressia. Anche tecniche di rilassamento (yoga, training autogeno etc.), prima e dopo i pasti, possono giovare in quest’ottica. Infine, in alcuni casi anche la farmacoterapia può essere d’aiuto nell’approccio curativo dell’ortoressia: in questo caso hanno dimostrato efficacia medicinali inibitori del reuptake della serotonina (farmaci che rientrano nella categoria degli antidepressivi e sono utilizzati per i disturbi ossessivo compulsivi). spesso

CI SONO PERSONE PIÙ A RISCHIO DI ALTRE? L’ortoressia rappresenta un’alterazione del comportamento alimentare fortemente condizionata dal tempo in cui viviamo, in cui a richieste sempre maggiori da parte della società si aggiungono fonti di informazioni molto vaste e raramente affidabili. Tutto questo nei soggetti maggiormente predisposti ad ansia verso il proprio stato di salute può sfociare in quadri di ortoressia.

proprie relazioni sociali e il peggioramento della qualità di vita. L’ortoressico, come accennato, mangia poco volentieri davanti ad altre persone e tende a evitare cene in compagnia o al ristorante, dove non ha la certezza che i cibi siano all’altezza dei suoi “standard”. Per questo, se si sospetta di soffrirne, è importante ricorrere a un approccio terapeutico e di sostegno adeguato.

sempre

alimentare specifica piuttosto che un comportamento benefico associato al proprio stato di salute generale (ad esempio selezionare alcuni cibi senza necessariamente criterio medico, controllare il colesterolo in farmacia ogni mese, misurare la circonferenza vita ogni giorno). A questo si associa immancabilmente un senso di obbligo morale, connesso al peso corporeo e all’immagine fisica (linea attraente e giovanile). Autosorveglianza e forzature nel proprio comportamento rispetto all’abituale, dettate dalla richiesta di adeguamento alle pressioni sociali che riceve l’individuo, rappresentano altri segnali di questa deriva ortoressica. Timore di mangiare in presenza di altri, senso incontrollato di fame, senso di colpa e nervosismo associati al consumo di cibo, spasmodica analisi dei cibi consumati, della loro provenienza e di eventuali possibili contaminazioni, completano il quadro. Esistono due test che possono essere utilizzati per individuare e caratterizzare l’ortoressia: il BOT (Bratman’s Orthorexia Test) e il test ORTO-15 (vedi box).

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TEST ORTO-15 1. quando mangi presti attenzione alle calorie del cibo? 2. quando vai al supermercato ti senti confuso? 3. negli ultimi tre mesi il cibo ti ha preoccupato? 4. le scelte del cibo sono condizionate dalla tua paura sullo stato di salute? 5. quando scegli il cibo, il gusto è più importante della qualità? 6. sei disposto a spendere di più per avere un cibo salutare? 7. il pensiero del cibo ti preoccupa per più di 3 ore al giorno? 8. ti neghi qualche trasgressione alimentare? 9. gli stati affettivi incidono sul tuo comportamento alimentare? 10. mangiare solo cibo salutare accresce la tua autostima? 11. mangiare solo cibo salutare cambia il tuo stile di vita (ad esempio riduce la frequenza delle cene al ristorante con amici)? 12. pensi che mangiare cibo salutare migliori il tuo aspetto? 13. ti senti colpevole quando trasgredisci? 14. pensi che in un supermercato ci siano anche cibi non salutari? 15. sei solo quando mangi? PUNTEGGI: ORTORESSIA PRESENTE SE PUNTEGGIO TOTALE < 40


IN SALUTE

ALIMENTAZIONE

GAMBERI & C.

Una miniera di antiossidanti, da consumare però con moderazione DOTT. SSA ANNAMARIA MARCARINI Biologa Nutrizionista - BERGAMO -

a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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o sapevate che gamberi, gamberetti e gamberoni sono ricchissimi di uno degli antiossidanti più potenti? È proprio a questa sostanza, la astaxantina, che devono il loro colore rossastro. Un altro buon motivo, come se servisse, per gustarsi questi alimenti, protagonisti da soli o in gustosi sughi, al vapore o crudi, delle cene d’estate. Attenzione però: nonostante i benefici vanno consumati con moderazione. Come ci spiega la dottoressa Annamaria Marcarini, biologa nutrizionista. POTERE ANTIOSSIDANTE A PARTE, QUALI SONO I BENEFICI DI QUESTI CROSTACEI? Possono essere consumati in una dieta finalizzata al dimagrimento perché hanno un contenuto calorico moderato che si aggira intorno alle 70-80 Kcal. Sono l’ideale per preparare piatti sfiziosi ma leggeri, per-

ché sono molto gustosi pur avendo un ridotto contenuto di grasso. La parte lipidica dei crostacei macruri ovvero gamberi, gamberetti, gamberoni etc. (vedi box) in particolare, è ricca di acidi grassi insaturi omega 3, indicati per mantenere in salute il sistema cardiovascolare grazie alla loro attività di “pulizia” delle arterie e alla loro azione antiinfiammatoria. Hanno un buon quantitativo proteico variabile dai 14 ai 17 g per 100 grammi di parte edibile (cioè commestibile). Inoltre apportano buone quantità di sali minerali quali calcio, fosforo, potassio, magnesio e ferro. Infine, contengono vitamine del gruppo B e carotenoidi (tra cui l’astaxantina), i precursori della vitamina A dall’effetto antiossidante (ovvero di contrasto dell’azione dei radicali liberi, i principali responsabili dell’invecchiamento cellulare).

MA QUINDI SI POSSONO MANGIARE OGNI VOLTA CHE SI VUOLE? E SONO INDICATI PER TUTTI? UNA GRANDE E Nonostante le buone qualità nuGUSTOSA trizionali in realtà il consiglio è FAMIGLIA quello di non mangiarli spesso. Gamberetti, gamberi e Ciò che li rende inadatti a un gamberoni insieme ad aragosta, consumo frequente è l’alto astice, e scampi sono frutti di mare che contenuto di colesterolo. appartengono alla famiglia dei crostacei Il suo quantitativo varia in e in particolare dei cosiddetti macruri, base al tipo di crostaceo e si sottocategoria di crostacei che variano aggira intorno ai 150 mg per molto nelle dimensioni e nell’aspetto 100 g di parte edibile. L’asma hanno in comune una sunzione quotidiana massicaratteristica forma con l’addome ma di colesterolo in una dieta lungo e disteso, con una bilanciata non deve superare il pinna codale a forma di limite di 300 mg. Quindi basta un ventaglio. bel piatto di gamberoni o scampi 22

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per arrivare o superare il valore indicato. Inoltre hanno anche un alto contenuto di sodio: sono quindi da sconsigliare alle persone che soffrono di ipertensione arteriosa. SPESSO SI SENTE DI PERSONE ALLERGICHE AI CROSTACEI... Sì, i crostacei possono causare reazioni allergiche. Si manifestano con più frequenza nei bambini a causa della maggiore permeabilità della mucosa intestinale rispetto all’adulto. Oltre alle allergie, sia nei bambini sia negli adulti, possono manifestarsi reazioni di intolleranza (a differenza delle allergie queste reazioni non sono mediate dal sistema immunitario). Se ne conoscono due tipi, l’intolleranza all’istamina, di cui i crostacei sono apportatori e l’intolleranza ai solfiti, conservanti utilizzati quando il prodotto è confezionato e che vengono indicati in etichetta. Proprio per l’alto contenuto di istamina e il rischio allergizzante della componente proteica il consumo di crostacei andrebbe evitato dalla donna che allatta. In gravidanza invece, ciò che va evitato è il consumo di pesce crudo a causa dell’alto rischio di contaminazioni microbiologiche. A PROPOSITO DI CONSERVANTI, COME MAI QUANDO SONO FRESCHI SI MANTENGONO PER COSÌ POCO TEMPO? Sono alimenti altamente deperibili: le reazioni enzimatiche dei batteri che li contaminano dopo la pesca degradano l’alto contenuto di am-


DALLA CORAZZA UN AIUTO ALLA LINEA Dalla chitina (sostanza di cui è costituito il caparace o “corazza” non edibile) si estrae il chitosano, una molecola che, se assunta durante i pasti, ha la capacità di legare a sé il grasso ingerito riducendone l’assorbimento. Viene quindi impiegato in associazione a diete ipocaloriche per favorire la riduzione del peso corporeo. Va specificato, però, che la sua validità non è provata. Dal carapace viene estratta anche un’altra molecola, la glucosamina, impiegata nella preparazione di integratori alimentari indirizzati al trattamento del dolore alle articolazioni.

o essere addizionati di solfiti. Questi trattamenti, finalizzati a migliorare la conservabilità, ne riducono però le qualità nutrizionali, abbattendo il contenuto di vitamine. MEGLIO FRESCHI, QUINDI. QUALI ALTRI CRITERI POSSONO ORIENTARE LA NOSTRA SCELTA AL MOMENTO DELL’ACQUISTO? Secondo Slow food bisogna porre molta attenzione nella scelta del prodotto sia per ragioni etiche ed ambientali sia per salvaguardare la propria salute. In commercio si trovano soprattutto gamberetti importati da mari tropicali, pescati o di acquacoltura. In questi Paesi viene praticata in modo intensivo la pesca a strascico. Questa tecnica

non raccoglie solo gamberetti ma anche altri pesci e tartarughe che vengono rigettati in mare ormai in fin di vita perché inutilizzabili a fini commerciali. L’allevamento in acquacoltura si sta espandendo in ampie zone costiere provocando il disboscamento di grandi aree di foresta tropicale. Oltre al danno ambientale questo fenomeno sta impoverendo le popolazioni locali, la cui economia si basa sulla pesca, costringendole ad emigrare in altre zone. L’acquacoltura inoltre viene praticata utilizzando grandi quantità di antibiotici e pesticidi. Il consiglio, condivisibile, è quindi consumare gamberetti selvaggi pescati in mari freddi o di allevamento biologico del commercio equo.

INFORMAZIONI NUTR VALORI RIFERITI A 100

minoacidi liberi, formando azoto e generando di conseguenza uno sgradevole odore. Per questo, per prevenire la rapida degradazione dopo la pesca vengono subito stoccati a basse temperature. I gamberi possono, poi, subire una precottura

G DI PARTE EDIBILE

80.1

Acqua (g) Proteine

13.6 71

Energia (kcal) Sodio (mg) Potassio (mg) Ferro (mg)

IZIONALI

146 266

Calcio (mg) Fosforo (mg) Magnesio (mg)

1.8 110 349 39

I CROSTACEI SONO ALIMENTI CHE LA TRADIZIONE POPOLARE CONSIDERA POTENTI AFRODISIACI, CIOÈ IN GRADO DI STIMOLARE IL DESIDERIO SESSUALE. AD OGGI PERÒ LA PROVA SCIENTIFICA NON C’È... Bergamo Salute

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IN ARMONIA

PSICOLOGIA

SPECCHIO, SERVO DELLE MIE BRAME

chi è la più bella del reame? Il disturbo narcisistico di personalità nella società di oggi a cura di VIOLA COMPOSTELLA

“C

hi è la più bella del reame?”, questa frase la conoscono tutti, fa parte dei ricordi d’infanzia, quando si ascoltava la favola di “Biancaneve” e veniva pronunciata dalla matrigna, bisognosa di sapere, attraverso il suo specchio magico, che lei era la più bella del regno. Oggigiorno, il bisogno di sentirsi sempre all’altezza delle situazioni, adeguati, prestanti, seducenti, perfetti è ritenuto una priorità assoluta. Ma quando sconfina nel narcisismo? «Innanzitutto bisogna intendersi sul significato della parola “narcisismo”» precisa la dottoressa Emanuela Zini psicologa e picoterapeuta. «Se si cerca il significato sul dizionario, si trova: “culto innaturale o patologico della propria persona; atteggiamento che tende a esaurire la personalità nell’esclusiva considerazione e esaltazione di se stesso”. Non tutte le persone, però, che hanno un investimento su di sé sono patologiche». QUINDI, DOTTORESSA ZINI, VUOL DIRE CHE ESISTE ANCHE UN “NARCISISMO SANO”? Sì: è quello che spinge una persona a essere ambiziosa, a credere nelle proprie potenzialità, senza, però, portarla a elaborare un “Sé grandioso”. C’è poi quello dei bambini (narcisismo infantile), soprattutto dei neonati, quando hanno la necessità di soddisfare i loro bisogni in modo insaziabile ed esigente, utilizzando gli altri solo per la soddisfazione degli stessi: anche questo è sano e necessario per i primi anni di vita. Anche tra gli adolescenti, infine, possono essere presenti alcuni tratti

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narcisistici, senza necessariamente portare, in età adulta, a una personalità narcisistica. QUANDO INVECE DIVENTA PATOLOGICO? QUALI SONO I “CAMPANELLI D’ALLARME? Proprio come il Narciso del mito greco, il narcisista è brillante, affascinante, egoista, pieno d’iniziative, superbo e innamorato di se stesso. Ci si deve preoccupare, però, quando sono presenti tre elementi distintivi: 1. idea grandiosa di sé (ostentare comportamenti arroganti e presuntuosi); 2. costante bisogno di essere ammi-

DOTT.SSA EMANUELA ZINI Psicologo e Psicoterapeuta - STUDIO MAIEUTIKÉ DI BREMBATE SOPRA STUDIO MAZZINI DI BERGAMO -

rato (considerare fondamentale ricevere l’attenzione e l’ammirazione di altre persone); 3. mancanza di empatia (sentire un senso di distanza nelle relazioni affettive, considerare il partner come una figura accessoria nella propria vita).


Attenzione comunque: solo quando questi tratti di personalità narcisistica risultano rigidi, persistenti e maladattivi, causando una compromissione del funzionamento della persona, si può parlare di Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP). Le problematiche conseguenti al disturbo narcisistico di personalità possono toccare diverse aree della vita: le relazioni, il lavoro, le questioni finanziarie, la scuola. Il narcisista ha bisogno di considerarsi migliore, deve esagerare i suoi successi e far sì che questi siano esaltati dagli altri. Se questo non succede, allora, svaluta e rifiuta la persona che non lo gratifica. Un’altra caratteristica basilare del disturbo riguarda l’incapacità di mettersi nei panni degli altri e di riconoscere che anche le altre persone possono avere sentimenti, bisogni e desideri. Per il narcisista esistono solo i suoi bisogni, desideri e interessi. Il narcisista però, in realtà, dietro la maschera di esaltazione di se stesso, nasconde un forte senso di debolezza e inadeguatezza e una bassa autostima. MA DA COSA POSSONO DIPENDERE QUESTI ATTEGGIAMENTI? DA ESPERIENZE INFANTILI? Lo sviluppo del DNP, secondo alcuni studi, potrebbe dipendere dalla relazione che si è instaurata tra genitore e bambino: da un lato, da parte del bambino, la rappresentazione di sé come bisognoso di cure, dall’altro, la rappresentazione del genitore non disponibile a fornirle. Questa condizione porta il bambino a sviluppare sentimenti di chiusura verso il prossimo e a crescere con il pensiero di non aver bisogno di

nessuno, contando solo su se stesso, non riconoscendo e non esprimendo i propri bisogni, manifestando comportamenti di distacco e superiorità. La figura di attaccamento è percepita come distanziante e inaccessibile, perciò il bambino impara, poco alla volta, a farne a meno. Per paura di essere rifiutato, il bambino evita anche di mostrare aspetti di sé considerati negativi, quali desideri e fragilità, ma assume comportamenti che soddisfano la figura di attaccamento, snaturando la propria persona. Secondo altri autori, l’adulto narcisista può aver avuto dei genitori che credevano nella sua superiorità, creando un’immagine idealizzata e grandiosa di sé, attribuendo grande importanza al successo. Il bambino, quindi, è considerato come “un mezzo” per sviluppare e potenziare la stima del genitore, senza essere apprezzato e amato per le proprie capacità, meriti e insuccessi. CHE CONSEGUENZE PUÒ AVERE IL DISTURBO NARCISISTICO SULLA VITA AFFETTIVA? Il soggetto narcisista ha seri problemi a livello affettivo-relazionale: necessita di continua ammirazione da parte del partner, nello stesso tempo tende a essere distaccato e noncurante, compromettendo la relazione stessa. Ha, quindi, relazioni discontinue, in cui alterna momenti di passione a momenti di freddezza, in cui fugge e tradisce, è come se dovesse avere, sempre, il controllo della relazione e decidere se esserci o meno. Il narcisista appare come un grande amatore, in realtà, strumentalizza l’altro, non vive autentici sentimenti e la conquista di

NELLA MITOLOGIA GRECA NARCISO ERA UN CACCIATORE FAMOSO PER LA SUA BELLEZZA CHE DISDEGNAVA OGNI PERSONA CHE LO AMASSE. IN SEGUITO A UNA PUNIZIONE DIVINA, PER AVER FERITO I SENTIMENTI DELLA NINFA ECO, S’INNAMORÒ DELLA SUA IMMAGINE RIFLESSA IN UNO SPECCHIO D’ACQUA E MORÌ CADENDOCI DENTRO

IL NARCISISMO MALIGNO Secondo Otto Kernberg, psichiatra e psicoanalista austriaco, lo sviluppo più pericoloso del disturbo narcisistico è quando la grandiosità del soggetto narcisista si relaziona a una forte quota di aggressività. In questo caso si parla di “narcisismo maligno” (il più patologico tra le diverse espressioni del narcisismo): questo tipo di narcisista è bugiardo, ipocrita ed è un manipolatore emotivo. In più assume un comportamento maligno: la sua grandiosità è rafforzata dal senso di trionfo provato infliggendo dolore e paura agli altri. Le sue azioni sono manipolatorie con l’intento di far compiere all’altra persona qualsiasi cosa che possa essere, per lui, vantaggiosa, senza provare sensi di colpa.

un partner è un semplice trofeo per dimostrare a se stesso di valere. MA È POSSIBILE “GUARIRE”? Sì, attraverso un percorso psicoterapico, anche se è molto complicato per un soggetto narcisista chiedere aiuto: nel momento in cui entra in contatto con le proprie difficoltà e fragilità teme di non essere aiutato e sostenuto. Ciò che potrebbe spingerlo a intraprendere un percorso psicoterapeutico è lo sviluppo di complicazioni non più gestibili: stati depressivi, stati ansiosi o attacchi di panico, dipendenze da alcool o da sostanze psicoattive, comportamenti autolesivi, disturbi alimentari, relazioni complicate. Per il trattamento del disturbo narcisistico di personalità ci sono a disposizione una molteplicità di orientamenti, ognuno focalizzato su aspetti specifici e su modalità peculiari di intervento, ma il primo passo fondamentale è che la persona con questa problematica possa diventare consapevole dei suoi nuclei problematici. Bergamo Salute

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IN ARMONIA

COPPIA

SI POSSONO AMARE DUE PERSONE

contemporaneamente?

Tutto dipende da cosa si intende per amore. In ogni caso può diventare una situazione difficile da gestire emotivamente

a cura di GIULIA SAMMARCO

I

n una realtà storica e culturale in cui ormai le regole della famiglia o della coppia tradizionale sembrano vacillare, una nuova domanda sembra incuriosire ormai molte persone: si possono amare due persone contemporaneamente? «Bisogna innanzitutto capire cosa intendiamo e vogliamo intendere per “amare”» osserva il dottor Silvio Mori, psicologo e sessuologo. «Se ci soffermiamo un attimo, è importante riconoscere che in fondo esistono varie forme di amore: l’amore fraterno, l’amore per un figlio,

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l’amore passionale, l’amore romantico, l’amore platonico. In quest’ottica, così come è possibile amare due figli contemporaneamente, non possiamo certo ignorare il fatto che sia possibile anche amare due persone contemporaneamente. La capacità di amare non è “matematica”, non è detto che si esaurisca tutta nei confronti di un’unica persona: l’esperienza ci insegna che molte persone hanno una relazione principale e magari una parallela e non è detto che ciò avvenga perché non amano più la prima».

MA, DOTTOR MORI, QUESTO SEMBRA QUASI SOTTOINTENDERE CHE LA MONOGAMIA E LA FEDELTÀ NON VADANO PIÙ DI MODA. È COSÌ? La monogamia è difficile da definire, davvero molto difficile. Siamo una delle pochissime specie monogame ma in fondo, se osserviamo bene, così monogamo poi nella realtà l’essere umano non è. Probabilmente è più corretto intendere la monogamia più come fatto evolutivo e culturale che come tratto di natura. Non siamo monogami per natura, semmai possiamo esserlo per scelta. Lo psicanalista e sociologo tedesco Erich Fromm diceva una cosa molto importante: “Amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno”. Questo è il punto. L’amore duraturo, per esistere, richiede anche una certa dose di impegno, soprattutto se alle basi del rapporto c’è il patto di fedeltà.


Charles Bukowski: “Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri”.

PATTO CHE NON SEMPRE VIENE RICERCATO. PENSIAMO PER ESEMPIO ALLE COSIDDETTE COPPIE APERTE, PER LORO IN FONDO AMARE DUE O PIÙ PERSONE CONTEMPORANEAMENTE È NORMALE. Esattamente, ci sono le coppie aperte. E ultimamente si sta affermando anche una nuova filosofia: il poliamore, dove la possibilità di amare più persone contemporaneamente è dichiarata apertamente. In quest’ottica il poliamore è un concetto diverso dal tradimento proprio perché se il tradimento è solitamente nascosto e clandestino, il poliamore è consensuale e la fedeltà viene riconosciuta non in relazione all’esclusività sessuale bensì alla trasparenza e all’onestà dei propri partner. Alla base di questa filosofia c’è il rifiuto dei valori tradizionali della monogamia e una concezione più libera del sentimento amoroso. Per dirla alla

FORSE, ALLORA, LA DOMANDA DA PORSI POTREBBE ESSERE UN’ALTRA: È POSSIBILE AMARE DUE PERSONE CONTEMPORANEAMENTE E ALLO STESSO MODO? Ecco, qui le cose stanno un po’ diversamente. È possibile amare una persona di un amore romantico e affettivo e provare allo stesso tempo un sentimento di forte attrazione erotica per un’altra persona, ma in fondo sono due forme diverse di amore. Una donna sposata da 16 anni può provare un sentimento di amore per il proprio compagno con cui “ne ha passate tante” e contemporaneamente vivere una forte infatuazione per un collega. Ma sono due sentimenti diversi. Per non parlare degli amori platonici, i classici “vorrei ma non posso”. E spesso chi vive una doppia relazione afferma di non riuscire a immaginarsi senza il compagno o la compagna ufficiale ma nonostante questo non riesce a (o non vuole) rinunciare alla storia parallela, dichiarando in fondo “di amare entrambi”. Queste dinamiche sono in stretta correlazione anche con il non sempre facile rapporto tra amore romantico e amore erotico, tra amore e sesso, che a volte si manifesta “nello scontro fra il desiderio di trattenere in modo esclusivo e quello di cambiare, esplorare, e quindi fra monogamia e poligamia” (Francesco Alberoni). NON DEV’ESSERE FACILE VIVERE UNA SITUAZIONE DI QUESTO TIPO… Proprio così per le persone che si trovano a vivere queste esperienze non è mai semplice, perché si troveranno prima o poi di fronte a una scelta tra due spinte emotive contrastanti: sacrificare il sentimento nascente per la nuova persona

(ricordiamoci che l’amore duraturo richiede anche impegno, l’infatuazione è più semplice) oppure lasciarsi trasportare dalla passione e quindi praticamente vivere due storie parallele. È chiaro che nessuno può decidere o criticare la scelta delle persone, specialmente in un ambito come questo dove spesso si vive un conflitto tra sentimento (cosa dice il cuore) e ragione (cosa dice la testa). Certo l’argomento è caldo e delicato, ma se devo rispondere alla domanda “è possibile amare due persone contemporaneamente?” non posso fare altro che dire “sì, certamente, è possibile”. Sono situazioni facili e leggere? “No, direi decisamente no”. A parte la questione del poliamore e delle coppie aperte (che hanno dinamiche precise e meriterebbero un capitolo specifico), bisogna considerare che generalmente questi “amori multipli” vengono vissuti nel contesto di realtà di tradimento e adulterio, con tutto ciò che comporta sul piano emotivo, gioie e dolori compresi. Le persone coinvolte in amori paralleli riferiscono spesso di non poter fare una scelta, perché rinunciare a una delle due situazioni li priverebbe di qualcosa di importante, oscillando così tra sentimenti di colpa da un lato e il rischio, dall’altro lato, di vivere fondamentalmente entrambe le storie in modo parziale.

DOTT. SILVIO MORI Psicologo e Sessuologo - A BERGAMO E A BRESCIA -

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IN FAMIGLIA

DOLCE ATTESA

ANEMIA MEDITERRANEA cos’è e come si può trasmettere ai figli a cura di GIULIA SAMMARCO

«L'

anemia mediterranea, nota come Beta Talassemia o anemia eritoblastica, costituisce la malattia monogenetica (cioè causata da difetti in un solo gene) più diffusa al mondo. Solo in Italia ci sono almeno 3.000.000 di portatori con circa 7.000 malati. Si definisce “mediterranea” proprio perché è una malattia che colpisce prevalentemente le popolazioni dell’area mediterranea: le zone più colpite sono la Sardegna, la Sicilia, il Delta del Po, la Calabria e la Puglia. Il suo principale effetto è una minore produzione di emoglobina, proteina che ha il compito di trasportare l’ossigeno all’interno dell’organismo, e globuli rossi nel sangue. Quando il corpo non riceve più l’apporto di ossigeno adeguato si inizia ad avvertire una sensazione di stanchezza, unita ad altri sintomi che possono essere anche molto importanti. La malattia ha causa esclusivamente ereditaria. Per questo, se si ha in programma una gravidanza e si sa di soffrirne, è bene conoscere le caratteristiche di trasmissione e le eventuali precauzioni che si possono prendere». Chi parla è la dottoressa Gaya Bettoni, ginecologa.

TRE FORME DIVERSE Esistono tre forme di anemia mediterranea classificate in base alla gravità delle manifestazioni: Talassemia major o morbo di Cooley, Talassemia intermedia e talassemia minor. La forma di anemia mediterranea più diffusa è la talassemia minor, che sostanzialmente non dà sintomatologia di rilievo e viene diagnosticata mediante test di laboratorio. Nei casi di talassemia major o morbo di Cooley la qualità di vita, invece, ne risente notevolmente, perché obbliga il malato a trasfusioni periodiche e all’uso di farmaci ferrochelanti. La talassemia intermedia ha sintomatologia estremamente variabile.

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DOTT.SSA GAYA BETTONI Specialista in Ostetricia e Ginecologia - CENTRO ALEMAN E U.O. OSTETRICIA E GINECOLOGIA ASST BERGAMO EST ALZANO LOMBARDO -

DOTTORESSA BETTONI, COME SI TRASMETTE LA MALATTIA DAI GENITORI AI FIGLI? SI POSSONO FARE PREVISIONI PER UNA COPPIA SULLA PRESENZA E GRAVITÀ DELLA MALATTIA NEI FIGLI? L’anemia mediterranea si trasmette per via genetica e più precisamente attraverso un gene mutato o “difettoso” che si chiama gene HBB, predisposto alla formazione della proteina beta-globina, componente immancabile nelle proteine adulte di emoglobina. È un gene cosiddetto “autosomico recessivo” e ciò significa che solo se entrambi i genitori ne sono portatori vi è il 25% di rischio per il nascituro di manifestare la forma di anemia mediterranea più grave o Morbo di Cooley. Nel 25% dei casi potrà essere soggetto sano, per il restante 50 % potrebbe essere “portatore sano”. QUALI COPPIE DOVREBBERO FARE DEI TEST PER PIANIFICARE LA PROCREAZIONE? Le persone le cui analisi del sangue routinarie evidenziano un'anemia non causata dalla carenza di ferro dovrebbero fare un esame del sangue diagnostico che si chiama “elettroforesi delle emoglobine”, semplice e poco costoso, che identifica i soggetti portatori sani di beta talassemia. SONO PREVISTI TEST IN GRAVIDANZA? IN QUALI CASI? È molto importante che i futuri genitori portatori di questa malattia siano correttamente informati sui rischi di poter generare un figlio colpito dalla tipologia “major”. Le coppie in attesa possono sottoporsi alle metodiche di diagnosi prenatale, villocentesi o amniocentesi, che identificano in modo certo i feti malati. La villocentesi deve essere eseguita fra l’undicesima e la tredicesima settimana di gravidanza e consiste nel prelievo di villi coriali placentari. L'amniocentesi, invece, si effettua fra la sedicesima e la diciottesima settimana di gravidanza prelevando un campione di liquido amniotico dalla cavità uterina. Entrambe le metodiche però sono gravate da un rischio abortivo minimo ma presente (0,5-1%) e una volta che la diagnosi sia stata fatta non è possibile


L’UNICA TERAPIA DEFINITIVA? IL TRAPIANTO DI MIDOLLO L’anemia mediterranea e i suoi sintomi possono essere tenuti sotto controllo attraverso trasfusioni e farmaci, cosiddetti ferrochelanti, che permettono all’organismo di eliminare le molecole che si sviluppano dopo la distruzione di globuli rossi e che si depositano negli organi causando danni ad altre parti del corpo come fegato, cuore etc.. L’unica cura “definitiva” è il trapianto di midollo osseo. Consiste nella somministrazione di cellule staminali emopoietiche prelevate dal midollo osseo di un donatore compatibile, che si andranno a sostituire a quelle “difettose” del ricevente. Purtroppo, non sempre questa pratica è attuabile. Presupposto indispensabile affinché si possa procedere al trapianto di midollo osseo è la compatibilità fra donatore e ricevente. Le possibilità di trovare cellule compatibili nel registro mondiale dei donatori sono molto ridotte; fra consanguinei stretti (fratello e sorella), queste aumentano ma sono sempre al di sotto del 30%.

dalla Riabilitazione...

nessuna terapia preventiva. Negli ultimi anni, grazie anche alle recenti decisioni legislative, però le coppie portatrici di anemia mediterranea possono, attraverso la procreazione medico assistita, eseguire la diagnosi preimpianto che prevede l'identificazione degli embrioni portatori dell'anomalia genetica e di quelli sani prima che siano trasferiti nell'utero materno per essere impiantati e permette dunque di concepire solo embrioni cosiddetti “sani”.

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BAMBINI

Illustrazione Laura Pagnoncelli

IN FAMIGLIA

COMPITI DELLE VACANZE

istruzioni per l'uso a cura di ELENA BUONANNO

Q

uando è il momento giusto, durante i tre lunghi mesi estivi, per far fare ai figli i compiti? Come conciliare gli impegni scolastici e il necessario riposo? Sono tante le domande che mamme e papà, ogni estate, si pongono davanti a libri e quaderni delle vacanze. Ne parliamo con la dottoressa Leonella Bugini, psicologa. «Essere bambini e ragazzi che frequentano la scuola oggi non è una condizione semplice e naturale come si potrebbe pensare» mette in guardia la dottoressa. «Il culto della performance fa sì che i ragazzi abbiano spesso due, tre, quattro attività settimanali extra scolastiche che riempiono ogni momento libero, in una corsa affannosa che lascia senza pensieri. In questa cultura del fare, lo spettro dell’inattività del proprio figlio nutre l’angoscia dei genitori incapaci di tollerare il non far nulla e i momenti di vuoto del bambino che invece favorirebbero l’arrivo di pensieri personali e riflessioni sul mondo e sul Sè. Trarre beneficio dallo scorrere delle lunghe giornate estive è il sogno di molti piccoli studenti, presi dai lacci di mille impegni scolastici e quotidiani che li costringono a essere sempre in movimento e in attività. Ecco perché compiti sì, purché lascino spazio anche al meritato e indispensabile riposo e perché no all'ozio». 30

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DOTTORESSA BUGINI, QUAL È INNANZITUTTO LA FUNZIONE DELLE VACANZE? Le vacanze estive arrivano dopo un lungo periodo di lavoro scolastico e di studio. Sono un tempo per riposare, giocare e per assimilare le nozioni apprese. La somma delle vacanze scolastiche in tutti i Paesi europei è la stessa, tuttavia suddivisa diversamente in ogni nazione. In Italia le settimane di sospensione scolastica si concentrano per buona parte nel periodo estivo ed è consueto che gli insegnanti diano compiti e libri da leggere. QUESTO NONOSTANTE IL DIBATTITO CHE OGNI ANNO SI RIPROPONE SULL’UTILITÀ DEI COMPITI DELLE VACANZE. MA I COMPITI DELLE VACANZE SERVONO DAVVERO O NO? I compiti hanno una funzione importante affinché i bambini e i ragazzi non rimangano digiuni del nutrimento del sapere. Inoltre sono anche un rimando prezioso per i genitori che si possono rendere conto di ciò che un bambino di quella determinata età deve conoscere. Certo sono necessari una certa regolarità, disciplina e metodo, sono esercizi che comportano impegno e fatica. Svolti con continuità, però, mettono gli alunni di fronte alla capacità di sviluppare co-


stanza nel portare a termine un lavoro. Inoltre questi allenamenti hanno lo scopo di ripassare e consolidare le conoscenze apprese in un anno scolastico; il lavoro personale ha come finalità l’acquisizione, la memorizzazione, l’elaborazione di quanto è stato affrontato in classe. Per i ragazzi della scuola secondaria inferiore i compiti favoriscono la scoperta e l’uso di un metodo per imparare una lezione, rivedere e controllare la correttezza di un elaborato, fare delle sintesi, preparare un’esposizione orale, competenze che sono decisive per la riuscita scolastica. Per i più piccoli, se tra i compiti delle vacanze c'è anche la lettura di uno o più libri il genitore per trasformare questo compito in un passatempo offrendo dei libri piacevoli, ricchi di immagini che favoriscono il piacere della scoperta e la curiosità. Per i ragazzi, avere un tempo da dedicare alla lettura è indispensabile per conoscere argomenti nuovi in modo autonomo e individuale e ampliare il proprio bagaglio lessicale. È un’attività che sviluppa la capacità di concentrazione e di riflessione e che favorisce il processo di maturazione. PER ALCUNI BAMBINI E RAGAZZI, PERÒ, I COMPITI SONO UNA VERA E PROPRIA TORTURA E SPESSO DIVENTANO FONTE DI TENSIONE CON I GENITORI. COME AFFRONTARLI NEL MODO GIUSTO? I bambini che non hanno difficoltà scolastiche si organizzano liberamente, con metodo e i compiti vengono completati ed eseguiti in modo autonomo senza problemi né angosce. In molte famiglie, invece, il tempo dei compiti scolastici è sinonimo di stress e il vissuto potrebbe essere di una vera e propria punizione collettiva. Può succedere che i genitori perdano il controllo, la pazienza e abbiano comportamenti svalutanti nei confronti dei figli, caricando l’atmosfera di angoscia. Oppure genitori che si sostituiscono ai figli per accelerare il lavoro, impedendo loro di fare esperienza, di mettersi alla prova. In questi casi, per gli allievi un po’ più fragili è necessaria la presenza di una persona diversa dai genitori, che dia un contributo organizzante con un sostegno concreto e tangibile. Il rientro a scuola sarà preso maggiormente sul serio e il bambino sarà più preparato. Il bambino avrà sperimentato il fare i compiti in un’atmosfera positiva, di fiducia e di riuscita. Per favorire la naturalezza del fare i compiti, inoltre, deve poter sperimentare una dose di curiosità nella scoperta e conoscenza della realtà circostante in modo che diventi competente e si muova con scioltezza all’interno delle varie materie. L’apprendimento non è un processo che avviene in modo lineare per tutti. Bisogna tenere conto dell’intera personalità e dell’ambiente in cui il bambino vive, del sostegno che l’ambiente fornisce, delle insicurezze, delle paure, delle difficoltà che nel percorso evolutivo va a incontrare.

DOTT.SSA LEONELLA BUGINI Psicologa e Psicoterapeuta - PRESSO PORTO DI TELEMACO SEDI TREVIGLIO, BERGAMO E CREDARO -

E PER QUANTO RIGUARDA I TEMPI: MEGLIO UN PO’ DURANTE TUTTE LE VACANZE O CONCENTRATI VERSO LA FINE, DOPO ESSERSI RIPOSATI? La condizione ideale durante la pausa estiva, sarebbe che il bambino stesse un mese senza che gli vengano nominati i compiti. Tre o quattro settimane prima del rientro possono invece essere dedicate alla pianificazione della stesura dei compiti. Si può pensare a un’ora al giorno, secondo l’età, per esempio la mattina dopo la colazione e poi per tutto il giorno non se ne parlerà più. Anche il poter fare i compiti con un gruppetto di amici favorisce lo sviluppo del senso di solidarietà, collaborazione e socializzazione nonché la condivisione del lavoro. L’ultima settima di vacanza poi bisognerà fare in modo di regolare i ritmi delle giornate in modo da essere pronti per la ripresa scolastica.

ATTENZIONE AL MITO DEL FIGLIO IDEALE La fantasia della riuscita scolastica, del successo ha la sua origine nel mito contemporaneo del bambino perfetto, vissuto dai genitori come un prolungamento narcisistico di Sé. Nei genitori, quello che traspare e appare è il voler un bambino bello, intelligente sempre in attività, che ha sulle spalle la tacita missione di riparare e compensare ciò che i genitori non hanno potuto realizzare. Le insoddisfazioni dei genitori finiscono per “rovesciarsi” sul bambino, che così idealizzato, è caricato di aspettative che gli impediscono di scoprire e agire secondo il proprio sentire, poiché deve convogliare la propria energia vitale al servizio dell’altro. Immaginare il bambino come un attore all’interno del contesto di apprendimento, sostenuto dalla naturalezza e dalla capacità di fare collegamenti tra i vari insegnamenti, gli permette di padroneggiare il sapere in modo unitario e soddisfa il suo “sentire” che sta crescendo padroneggiando il mondo in modo attivo. Bergamo Salute

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IN FORMA

FITNESS

VOGLIA DI SPORT

I consigli e gli errori da evitare per non rischiare a cura di ELENA BUONANNO

C

i siamo… l’estate! In questo periodo dell’anno complice anche il bel tempo, l’allungamento delle giornate e delle ore di luce abbiamo (o dovremmo avere…) più tempo per noi, per cose che in altri periodi dell’anno non riusciamo a fare. E allora arriva anche il periodo dei grandi proponimenti: devo calare di peso (“me lo dice sempre il cardiologo”), devo riprendere a fare sport (“me lo ha detto il medico dello sport”), devo fare una dieta equilibrata etc.. Come spesso succede in questi casi, il “fai da te” talvolta si dimostra inutile e anzi a volte pericoloso. Ecco perché, se avete deciso di rimettervi in moto e in forma, meglio seguire qualche utile consiglio. Come quelli che abbiamo chiesto al dottor Fabrizio Centonze, cardiologo e medico dello sport. DOTTOR CENTONZE, QUAL È IL PRIMO PASSO PER RICOMINCIARE O COMINCIARE A FARE ATTIVITÀ FISICA IN MODO CORRETTO E SICURO? Non possiamo inventarci atleti. Innanzitutto cerchiamo di riprendere a fare attività sportiva con intelligenza e gradualità. Qualunque sia l’attività che vogliamo intraprendere, che si tratti di corsa, nuoto, bici o trek32

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king, è importante calibrare bene e fin da subito la propria preparazione, capire come dosare il proprio fisico e il proprio allenamento. Per fare tutto questo innanzitutto dobbiamo cercare di capire come stiamo. COME? Prima di fare attività sportiva sarebbe consigliabile fare alcuni controlli. In particolare: • esami del sangue, semplici e poco costosi, come emocromo, sideremia, elettroliti completi per valutare se si sia anemici o se ci siano carenze di ferro o di minerali. • Visita medico sportiva, che prevede oltre ai classici rilievi antropometrici (peso, altezza, BMI), che comunque forniscono già delle indicazioni sul da farsi (calare di peso etc.), anche la rilevazione della pressione arteriosa e l’esecuzione di un elettrocardiogramma. Se si hanno più di cinquant’anni (o se si superano i 40 ma si ha la pressione arteriosa alta o il diabete) meglio anche un test sotto sforzo, ovvero un test in cui durante lo sforzo (di solito su una cyclette) si può vedere come si comporta il nostro cuore. È possibile anche misurare l’andamento della pressione arteriosa durante lo sforzo e, monitorizzando l’elettrocardiogramma, se ci siano aritmie potenzialmente pericolose.


I CONTROLLI? NON OBBLIGATORI MA SPESSO “SALVA-VITA”

DOTT. FABRIZIO CENTONZE Specialista in Cardiologia Specialista in Medicina dello Sport - UNITÀ DI CARDIOLOGIA ASST BERGAMO EST SERIATE E CENTRO MEDICO PONTE PONTE SAN PIETRO -

UNA VOLTA “SUPERATI” GLI ESAMI, COME IMPOSTARE IL PIANO DI ALLENAMENTO? L’ideale sarebbe sempre consigliarsi con chi si occupa di preparazione atletica e farsi consigliare da un esperto della disciplina che vogliamo intraprendere. Questo non solo per ottenere risultati migliori ma soprattutto per poter conservare il più possibile l’integrità fisica ed evitare traumi. E PER QUANTO RIGUARDA L’ALIMENTAZIONE? QUALI REGOLE BISOGNA SEGUIRE PRIMA E DOPO L’ATTIVITÀ FISICA? La nutrizione in estate è già un po’ problematica di per sé. È ovvio che dobbiamo pensare soprattutto a idratarci perché in estate sudiamo molto per disperdere il calore e quando sudiamo perdiamo oltre all’acqua anche i sali minerali. Bisogna bere acqua prima, durante e dopo attività fisica. Ma l’acqua non basta. Bisogna reintegrare anche i sali minerali e le vitamine, privilegiando frutta, insalate etc.. Anche in questo

IL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO È chiamato così perché regola tutte le attività dei nostri organi che non sono comandate direttamente dalla nostra volontà. Questo sistema è diviso in due componenti, che provocano negli organi effetti opposti: il sistema simpatico interviene nelle situazioni di emergenza, mentre il sistema parasimpatico agisce nei momenti di relax.

Purtroppo i giornali sono pieni di storie di persone che in modo “amatoriale” fanno fare sforzi veramente eccessivi al proprio cuore e al proprio fisico. Non si deve per forza essere iscritti a una società sportiva o dover per forza fare gare per essere sottoposti alle visite medico-sportive. Non ci sono “obblighi di legge” da rispettare ma si parla di controlli preventivi che tutti dovrebbero fare.

caso, comunque, l’apporto nutrizionale varia a seconda dell’attività. Se si svolgono attività intense che superano l’ora avremo bisogno (come nelle altre stagioni dell’anno) del giusto apporto di carboidrati e di grassi nonché di un ripristino di una giusta quota di proteine dopo l’attività per fare riprendere anche i nostri muscoli. Questi accorgimenti (idratazione, sali e giusto apporto nutritivo) evitano affaticamento muscolare eccessivo, crampi, lesioni, stiramenti etc.. QUANDO FARE ATTIVITÀ SPORTIVA? QUALI SONO LE ORE DELLA GIORNATE PIÙ PRODUTTIVE? È oggetto di una grande controversia. Abbiamo una fine regolazione del nostro metabolismo. Questo è legato ai nostri ormoni e al ciclo sonno/veglia, in particolare l’asse HPA (Hypothalamic-Pituitary-Adrenal Axis, asse ipotalamo-ipofisi-surrene). La funzione dell’asse HPA è resa possibile dal rilascio di ormoni che, attraverso la circolazione sanguigna, raggiungono gli organi-bersaglio e facilitano l’utilizzo di energie. Gli ormoni che permettono questo tipo di risposte appartengono alla famiglia dei corticosteroidi: l’ormone inducente il rilascio di corticotropine (CRH, Corticotropin-Releasing Hormone), l’ormone adrenocorticotropo (ACTH, Adreno-CorticoTrophic Hormone) e il cortisolo. Il rilascio di CRH, ACTH e di corticosteroidi raggiunge livelli minimi durante la prima fase del sonno notturno e aumenta nella fase tardiva (REM), raggiungendo i valori massimi al risveglio. Per questo motivo alcuni esperti di preparazione e di nutrizione ritengono che al mattino presto abbiamo ancora attivato il nostro sistema HPA e che le attività più intense e prolungate - magari proprio per calare di peso - dovrebbero essere concentrate in questa parte della giornata. Sempre per questo motivo possono essere utili alcuni test (ad esempio BIA e PPG), in grado di fornire indicazioni sulla nostra composizione corporea e sul nostro ritmo sonno/veglia associati alla valutazione del ritmo del sistema nervoso autonomo (vedi box). Bergamo Salute

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IN FORMA

BELLEZZA

S.O.S Pelle secca

Come riconoscerla e come prendersene cura nel modo giusto

DOTT. ANTONIO BARCELLA Specialista in Dermatologia - A NEMBRO (BG) -

a cura di MARIA CASTELLANO

«L

a pelle, quando è secca, appare come cotta dal sole, friabile come un foglio di carta velina, rugosa, disidratata... Cosicché pensiamo: per ridarle turgore ed elasticità bisognerebbe bere molto e utilizzare in continuazione creme idratanti! Ma... andiamo per gradi!». Chi parla è il dottor Antonio Barcella, dermatologo. Ci siamo rivolti a lui per avere qualche dritta su come “trattare” la pelle secca, problema che riguarda molte donne (e anche uomini) e che peggiora in questa stagione, complice un’eccessiva esposizione al sole e all’aria condizionata. SE LA BARRIERA CUTANEA SI ALTERA E “DISPERDE” TROPPA ACQUA Non sempre alla base della secchezza cutanea c’è la mancanza di acqua. Il problema, piuttosto, è l’incapacità di trattenerla. Il primo passo del processo di perdita di idratazione è la perdita di lipidi (cioè grassi) di superficie che formano il cosiddetto film idrolipidico cutaneo, ovvero una sottile pellicola che ha la funzione di barriera naturale della pelle e serve sia per prevenire l’eccessiva evaporazione dell’acqua sia per difendere la cute dalle aggressioni esterne. Quando questa barriera si danneggia o si modifica il suo equilibrio, l’acqua riesce a evaporare più facilmente e la pelle, non riuscendo a trattenerne una quantità sufficiente, finisce per risultare secca. LE CAUSE: ETÀ, FARMACI, PRODOTTI TROPPO AGGRESSIVI TRA LE PIÙ DIFFUSE Le cause della pelle secca possono essere molte e diverse, sia di origine interna sia esterna. «Tra le cause interne ci sono la predisposizione genetica, alcune patologie cutanee (eczema, allergie, psoriasi, ittiosi etc.) e non ( ipotiroidismo, insufficienza renale, epatopatie...), carenze dietetiche e vitaminiche (in particolare vitamina E e C che hanno un ruolo chiave nel mantenimento della salute della pelle). Inoltre anche l'età incide decisamente nella tenuta dell'integrità cutanea, poiché, riducendosi la funzione delle ghiandole sebacee, diminuisce anche la produzione di lipidi da parte della pelle» spiega il dottor Barcella. «Ci sono poi le cause cosiddette esterne, tra le quali le più frequenti sono l’utilizzo di alcuni farmaci, l’eccessivo uso di co-

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SECCA O SENSIBILE, NON È LA STESSA COSA Per "pelle sensibile" s'intende una cute caratterizzata da un’elevata capacità di reazione al contatto con tutto ciò che incontra (indumenti, detergenti, creme, raggi solari etc.). Chi ha la pelle sensibile può incorrere più facilmente ad avere la pelle secca, ma non è assolutamente un passaggio automatico e, soprattutto, si può adeguatamente trattare. In caso di pelle sensibile, è importante evitare prodotti che contengano agenti come parabeni, coloranti e profumi che potrebbero risultare irritanti.


smetici e prodotti per la pelle troppo aggressivi e anche la scorretta o la prolungata esposizione ai raggi UV». Infine anche l’esposizione all’aria condizionata, di cui spesso si abusa, può favorire la comparsa del problema: nell’ambiente l’umidità è bassa e la pelle, per rimanere ben idratata, è costretta a disperdere acqua, attraverso l’evaporazione.

tità di frutta e verdura, alimenti ricchi di vitamine preziose per la pelle. Infine un ultimo consiglio, ovvero evitare il “fai da te”, soprattutto se il problema è costante, peggiora o crea fastidi o disturbi come ragadi, callosità e piccoli tagli (che possono favorire infezioni cutanee), ma rivolgersi a un dermatologo per valutare attentamente la situazione, eseguire una corretta diagnosi e, solo successivamente, farsi consigliare i prodotti più adatti sia per la detersione sia per l’eventuale trattamento farmacologico o cosmetologico specifico».

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I RIMEDI? IDRATARE SÌ, MA NON SOLO Cosa fare allora? Le creme idratanti aiutano, ma vanno usate e scelte con attenzione poiché possono contenere un emulsionante che, se applicato troppo di frequente, fa sciogliere i lipidi dello strato corneo (lo strato più superficiale dell’epidermide), alterando così la composizione della barriera epidermica. La conseguenza è che la pelle trattiene meno l’acqua e quindi “richiede” altra idratazione, innescando così un circolo vizioso. Fondamentale è poi evitare alcuni errori molto comuni che possono peggiorare la situazione. «Innanzitutto bisogna evitare di "sgrassarla" facendo uso continuo di saponi, bagnoschiuma, gel o altre sostanze aggressive» suggerisce il dottor Barcella. «Importante è poi non utilizzare acqua troppo calda per fare il bagno o la doccia ed evitare bagni "prolungati" (compresi quelli al mare e in piscina); non esagerare con applicazione frequente di creme molto grasse; non esagerare con esposizione ad aria condizionata e seguire un’alimentazione varia ed equilibrata in cui non manchi mai una corretta quan-

COME RICONOSCERLA Pelle secca • Tesa • Ruvida Pelle molto secca • Molto tesa • Desquamata • Screpolata • Pruriginosa Pelle secca e screpolata • Estrema secchezza cutanea • Estrema ruvidezza • Tagli cutanei o fessure • Prurito intenso

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amici di Bergamo Salute ALBINO • Caredent Galleria Commerciale Valseriana Center Via Marconi • Centro Integra Mente Via Provinciale 31 ALZANO LOMBARDO • Ospedale Pesenti Fenaroli Via Mazzini 88 • Rihabilita Via Provinciale 61 AZZANO SAN PAOLO • Fortimed Italia srl Via Cremasca 24 • Iro Medical Center Via del donatore Avis Aido 13 • Studio Odontoiatrico dott. Campana Via Castello 20 BERGAMO • ASST Papa Giovanni XXIII Piazza OMS 1 • ATS Bergamo Via Gallicciolli 4 (e tutti i distretti) • AVIS Via Leonardo da Vinci 4 • Caredent c/o Galleria Commerciale Auchan • Cartolombarda Via Grumello 32 • Centro Acustico Italiano Via San Bernardino 33/C • Centro Medico Igea Via Quinto Alpini 6 • Centro Medico San Luca Via Quinto Alpini 6 • Centro Sportivo Piscine Italcementi Via Statuto 41 • Centro Studi Superiori - Synapsy Via Moroni 255 • Clinica Castelli Via Giuseppe Mazzini 11 • Dott.ssa Marta Barbieri Via Vincenzo Monti 11 • Dott. Diego Bonfanti Via Tasso 55 • Dott. Paolo Locatelli Via Dei Celestini 5/B • Dott. Paolo Paganelli Via A. Maj 26/D • Dott.ssa Grazia Manfredi Via Paglia 3 • Dott.ssa Tiziana Romano Via Garibaldi 4 • Fisioforma Via G. D’Alzano 5 • Habilita San Marco Piazza della Repubblica 10 • Ipasvi Via Rovelli 45 • L’ortopedia Via Bellini 45 • Medic Service Via Torino 13 • Medical Farma Via Borgo Palazzo 112 • Ordine dei Medici di Bergamo Via Manzù 25 • Ottica Isnenghi Piazza Matteotti 21 • Palamonti / CAI Via Pizzo della Presolana 15 • Porto di Telemaco Via Casalino 8 • Still Osteopathic Clinics Via Calzecchi Onesti 6 • Studio di Podologia dott. Tommaso Zanardi Via Suardi 51 • Studio dott.ssa Ost. Monica Vitali Via Camozzi 111 • Studio Medico Odontoiatrico dott. Vincenti & Vecchi Via Palazzolo 13 • Studio Odontoiatrico dott. Maggioni Maurizio Via Zelasco 1 BOLGARE • Studio Dentistico dott. Stefano Capoferri Via G. Verdi 6/A BONATE SOPRA • Ortopedia Tecnica Gasparini Via Toscanini 61 BONATE SOTTO • Habilita Laboratorio Analisi Mediche Via Vittorio Veneto 2 • PrivatAssistenza Via F.lli Calvi 8 BREMBATE SOPRA • Piscine Comunali Via Locatelli 36 CALCINATE • Ospedale F. M. Passi Piazza Ospedale 3 CASAZZA • Istituto Polispecialistico Bergamasco Via Nazionale 89 CASNIGO • Centro Sportivo Casnigo Via Lungoromna 2 CHIGNOLO D’ISOLA • Isola Medical Via Galileo Galilei 39/1 CLUSONE • Habilita Poliambulatorio Via N. Zucchelli 2 COLOGNO AL SERIO • Farmacia Comunale Piazza Garibaldi 6/A CREDARO • Porto di Telemaco Via Diaz 7 CURNO • Dott. Sergio Stabilini Via Emilia 12/A FIORANO AL SERIO • Grotte di sale La Luce Via Donatori di sangue 11 GAZZANIGA • Ospedale Briolini Via A. Manzoni 130 GORLE • Centro Medico MR Via Roma 32 GROMLONGO DI PALAZZAGO • Tata-o Via Gromlongo 20

LEFFE • Studio Medico dentistico Galbiati Via Europa 1/C LOVERE • Ospedale SS. Capitanio e Gerosa Via Martinoli 9 MOZZO • Centro Dentistico Lombardo Via Mozzi 20/G • Studio di Psicologia Relazionale dott. S. Gelfi Via Manzoni 20 NEMBRO • Dott. Antonio Barcella Via Locatelli 8 OSIO SOPRA • Studio Dermatologico dott.ssa M. L. Pozzi Via Manzoni 7 OSPITALETTO (BS) • Dott.ssa Mara Seiti Via famiglia Serlini Traversa III 16 PIARIO • Ospedale M.O. Antonio Locatelli Via Groppino 22 PIAZZA BREMBANA • Fondazione Don Stefano Palla Via Monte Sole 2 PONTE SAN PIETRO • Policlinico San Pietro Via Forlanini 15 PRESEZZO • Dott. Rolando Brembilla Via Vittorio Veneto 683 • Centro Medico Ponte Via San Clemente 54 ROMANO DI LOMBARDIA • Avalon Via R. Pigola 1 • Caredent Centro Commerciale Il Borgo • Ospedale Santissima Trinità Via San Francesco d’Assisi 12 ROVETTA • Centro Sportivo Rovetta Via Papa Giovanni XXIII SAN GIOVANNI BIANCO • Ospedale Civile Via Castelli 5 SAN PAOLO D’ARGON • InsiemeAte Via Francesco Baracca 28 SAN PELLEGRINO TERME • Istituto Clinico Quarenghi Via San Carlo 70 SARNICO • Habilita Ospedale di Sarnico Via P. A. Faccanoni 6 SCANZOROSCIATE • Dott.ssa Sarah Viola Via Giassone 22 • Vega srl Via Aldo Moro 6 SERIATE • Caredent Via Italia 131 • Centro Medico San Giuseppe Via Marconi 11/A • Istituto Ottico Daminelli Via Italia 74 • Ospedale Bolognini Via Paderno 21 STEZZANO • Caredent c/o Centro Commerciale 2 Torri • Corpore Sano Smart Clinic c/o Centro Commerciale 2 Torri • Farmacia San Giovanni Via Dante 1 SPIRANO • Euphoria Dance School Viale Lombardia 15 TRESCORE BALNEARIO • Consultorio Familiare Zelinda Via F.lli Calvi 1 • Caredent Via Nazionale 46 • Ospedale S. Isidoro Via Ospedale 34 • Terme di Trescore Via Gramsci TREVIGLIO • Caredent Via Roma 2/A • Centro Diagnostico Treviglio Via Rossini 1 • Koala Amb. Polisp. Riabilitativo Via A. Crippa 19 • Krioplanet Via Pontirolo 18/C • Ospedale di Treviglio P.le Ospedale 1 • Porto di Telemaco Via Matteotti 11 TREVIOLO • B-life Via Piave 35/E URGNANO • Antica Farmacia Via Papa Giovanni XXIII 435 • Occhiali Prezzi Pazzi Via del Commercio 110 VILLONGO • Consultorio Familiare Zelinda Via Roma 35 VILLA D’ALMÈ • Caredent Via Roma 20/D • Farmacia Donati Via Roma 23 ZANICA • Farmacia Gualteri Piazza della Repubblica 1 ZINGONIA • Casa di Cura Habilita Via Bologna 1 • Policlinico San Marco Corso Europa 7


NDO

SECO

Muffin ai piselli con "caprino di anacardi" Un secondo leggero e gustoso… per tutti i palati

INGREDIENTI PER 4 PERSONE PER IL MUFFIN: 200 GR. FARINA DI PISELLI 300 ML. ACQUA 1 UOVO 50 GR. GRANA PADANO 30 GR. PORRO SCOTTATO QB SALE QB OLIO EVO

SE NON VI PIACCIONO GLI ANACARDI, POTETE PERSONALIZZARE LA RICETTA CON GRAN PARTE DELLA FRUTTA SECCA COME NOCI, NOCCIOLE O MANDORLE.

PER IL CAPRINO: 500 GR. ANACARDI 1,5 LT. ACQUA FREDDA 125 GR. SUCCO DI LIMONE 10 GR. SALE 30 GR. ERBE AROMATICHE TRITATE FRESCHE QB OLIO EVO

PREPARAZIONE Per il muffin, unite e amalgamate tutti gli ingredienti in una bowl o ciotola, poi mettete il composto in stampi da muffin unti con olio EVO (Extra Vergine d’Oliva), quindi cuocete in forno ventilato a 160° per 25 minuti. Per il caprino, ammollate una notte gli anacardi in acqua fredda, quindi frullate con l'acqua pesata, setacciate ed eliminate la parte della polpa. Fate bollire “latte ottenuto”, aggiungete il succo di limone e il sale, spaccate la cagliata con una frusta e lasciate riposare ½ ora. Poi mettete in un colino e lasciate perdere il siero liquido in eccesso. Infine condite la parte solida con le erbe aromatiche tritate e componete il piatto con il muffin e il “caprino” di anacardi.

MIRKO RONZONI

Chef di Goodfood Veg

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LE RICETTE STACCABILI DELLA SALUTE

RICETTA


Prodotti biologici e biodinamici certificati, selezionati per qualità e gusto, sfusi e confezionati Alimenti macrobiotici, vegan, senza glutine, uova, latte e zucchero Pane fresco, frutta e verdura Sapone al taglio e detersivi alla spina Cosmesi naturale e prodotti per la casa

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ALTRE TERAPIE UNA VERSIONE PERSONALIZZATA E AVANZATA DELL’EEG BIOFEEDBACK

NEUROFEEDBACK DINAMICO NEUROTTIMO

“Riequilibrare” il cervello per vincere l’ansia e i sintomi che ne derivano a cura di MARIA CASTELLANO

U

na tecnica “naturale” e senza effetti collaterali contro stress e ansia e le somatizzazioni che spesso ne derivano, come insonnia, emicrania, disturbi dell’umore ma anche depressione e tachicardia. Si chiama Neurofeedback dinamico Neurottimo ed è utilizzata in diversi ospedali nel mondo, da sola e in associazione a farmaci. Conosciamola meglio con l’aiuto del dottor Francesco Lanza, neurotrainer. DOTTOR LANZA, INNANZITUTTO, CI SPIEGA IN COSA CONSISTE QUESTA TECNICA? La tecnica è fondata sui principi della neuroplasticità e dell'omeostasi dinamica, ovvero il cervello, alla ricerca perpetua delle condizioni migliori di equilibrio, è plastico e in continua evoluzione. A qualsiasi età e qualunque sia la condizione psicofisica della persona, è capace, grazie al supporto del Neurofeedback dinamico Neurottimo, di ritrovare la stabilità e l'efficienza perduta a causa di traumi fisici e psichici. A differenza dell'EEG biofeedback o Neurofeedback di prima generazione (vedi box), il Neurofeedback dinamico Neurottimo si adatta al funzionamento specifico di

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ogni singolo cervello (è dinamico), non imponendogli di conformarsi a una supposta norma corrispondente a un cervello ideale, ma permettendogli di confrontarsi con se stesso come davanti a uno specchio e, rendendosi conto delle incoerenze del suo funzionamento, di correggersi e ritrovare equilibrio ed efficacia. COME SI SVOLGE UNA SEDUTA? La persona è comodamente distesa su una poltrona reclinabile. Dei sensori applicati sul cranio, che non emettono nessun tipo di frequenza né di energia, registrano la sua attività cerebrale e inviano i dati al computer. Il software contenuto li analizza 256 volte al secondo e determina gli eccessi di variabilità interna, tarati sul funzionamento specifico di quel cervello. Delle forti variazioni indicano dei cambiamenti importanti nella sincronizzazione di insiemi neuronali, delle incoerenze nel funzionamento del cervello e degli squilibri fra neuroni eccitatori e neuroni inibitori che hanno il ruolo fondamentale di gestire tutti i parametri vitali (temperatura corporea, pressione arteriosa, battito cardiaco etc.). Nel nostro cervello, infatti, pensieri, percezioni, emozioni e

• Biofeedback: tecnica che utilizza una strumentazione elettronica e computerizzata per indicare alla persona, attraverso l’uso di segnali visivi e/o acustici (definiti feedback o informazioni di ritorno), l’andamento di alcuni eventi fisiologici (grado di contrazione dei muscoli, sudorazione, frequenza cardiaca, temperatura periferica, respirazione etc.). • Neurofeedback EEG Biofeedback: tecnica non invasiva, derivata dal biofeedback, che si propone d'intervenire a livello neurocognitivo attraverso l’automodulazione di alcune funzioni del Sistema Nervoso Centrale. Questa automodulazione sarebbe facilitata dalle informazioni derivanti dall’elettroencefalogramma (EEG) elaborate da un computer. Il computer visualizza con un ritardo di pochi millisecondi l'elettroencefalogramma del soggetto, fornendogli così un "feedback" in tempo reale dei suoi processi elettroneurofisiologici, aiutandolo così nel provare a modularli.

sensazioni, gestione dei parametri vitali e psicofisici, sono il risultato della comunicazione tra gruppi di cellule, i neuroni appunto, che generano impulsi elettrici di diversa ampiezza e frequenza, le onde cerebrali. Nel millisecondo che segue questa forte variazione il software genera un segnale che informa il cervello in tempo reale (feedback) e incita l’attività neuronale alla riorganizzazione immediata, permettendo al cervello di autoregolarsi naturalmente. Di seduta in seduta il cervello recupera in efficienza e plasticità e viene stabilizzata l'ansia, con tutte le sue somatizzazioni.


IN QUALI CASI PUÒ RISULTARE UTILE? Il principale campo di applicazione del Neurofeedback dinamico Neurottimo è, come accennato, la stabilizzazione dell'ansia e delle sue somatizzazioni: insonnia, emicranie, fibromialgia, sindrome da fatica cronica, problemi di stomaco e intestino. Si rivela molto efficace anche come primo intervento in stati depressivi e/o come appoggio alla terapia farmacologica classica. Ultimamente si sono ottenuti buoni risultati anche nel trattamento degli acufeni o tinnitus, fischi permanenti percepiti, patologia molto diffusa che si accompagna spesso a forti stati d'ansia. In campo neurocognitivo alcuni studi ne attestano l'efficacia per il deficit di attenzione e nel trattamento di dislessia, disprassia e discalculia. Le malattie neurodegenerative quali l'Alzheimer, il Parkinson e la demenza senile trovano giovamento nel rallentamento del decorso della malattia e nella stabilizzazione dell'umore.

Il Neurofeedback dinamico è anche utilizzato per migliorare le performaces da sportivi di alto livello, artisti, creativi, intellettuali. In ambito aziendale sono attestati successi nella gestione dello stress e nell'innalzamento delle prestazioni lavorative. QUANTE SEDUTE SONO NECESSARIE PER OTTENERE RISULTATI? Venti sedute con ritmo bisettimanale. In caso di successo (tra il 75 e l'80%) si programmano sedute mensili. È INDICATA PER TUTTI O CI SONO CONTROINDICAZIONI? Il Neurofeedback dinamico Neurottimo, contrariamente all'EEG biofeedback che può portare a lievi e passeggeri scompensi e il cui utilizzo è riservato a personale medico specializzato, non presenta effetti collaterali, non è invasivo, non impone nulla al Sistema Nervoso Centrale. Non ci sono restrizioni né di età, né legate a patologia.

DOTT. FRANCESCO LANZA Neurotrainer -- PRESSO ANANDA BERGAMO -

UN SUPPORTO AL CAMBIAMENTO Attraverso il Neurofeedback dinamico Neurottimo non si compie nessuna diagnosi, né si fa alcun tipo di prescrizione medica. Il personale certificato interpreta le indicazioni a livello di alcuni parametri di efficienza cerebrale che possono essere ricavati dai grafici analizzati dal computer e accompagna la persona nel processo di cambiamento. Deve possedere un'abilità relazionale nell'ambito delle professioni di aiuto. Non a caso psicologi, psicoterapeuti e counselor ne fanno largo uso.

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GUIDA ESAMI

IL GRUPPO SANGUIGNO

perché è importante conoscerlo a cura di ELENA BUONANNO

C

apita spesso, soprattutto durante l’estate, che venga rilanciato l’allarme per la carenza di scorte di sangue per interventi e trasfusioni. “Manca sangue RH +” oppure “scarseggiano le scorte di sangue Gruppo 0”, si legge sui giornali. E così ecco che, in chi non lo sa, scatta la curiosità di conoscere il proprio gruppo sanguigno. Ma in quali casi può essere utile conoscere il proprio gruppo sanguigno? Quanti tipi ne esistono? «La determinazione del gruppo sanguigno trova diverse applicazioni in medicina, anche se il suo ruolo fondamentale è sicuramente nelle trasfusioni, ad esempio in caso di interventi chirurgici» osserva la dottoressa Alessandra Contardi, biologa. DOTTORESSA CONTARDI, COME VIENE DETERMINATO? La Società Internazionale delle Trasfusioni di Sangue riconosce 30 sistemi diversi di classificazione dei gruppi sanguigni, in aggiunta agli antigeni ABO e agli antigeni Rhesus (i due sistemi più noti). Il sistema ABO è il sistema di gruppo più importante non solo sul piano storico (è il primo sistema scoperto agli inizi del Novecento) o teorico ma

DOTT. SSA ALESSANDRA CONTARDI

Biologa

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- DIRETTORE LABORATORIO ANALISI HABILITA BONATE SOTTO Bergamo Salute

soprattutto sul piano pratico, dal momento che la sua conoscenza condiziona in modo immediato e obbligante la sicurezza e l’efficacia della trasfusione di sangue. Ma vediamo nel dettaglio come funziona questo sistema. I gruppi sanguigni vengono classificati in base alla presenza (o assenza) sul globulo rosso di sostanze denominate antigeni e di specifiche agglutinine plasmatiche, ovvero anticorpi in grado di distruggere i globuli rossi che contengono antigeni di gruppo diverso. Il sistema immunitario di ogni individuo è naturalmente capace di reagire contro il sangue riconosciuto come estraneo, producendo anticorpi che possono specificatamente legarsi a dei particolari antigeni. Questi anticorpi si possono legare ad antigeni sulla superficie dei globuli rossi trasfusi (o di altre cellule tessutali), portando spesso a una distruzione di queste attraverso l'intervento di altri componenti del sistema immunitario. Quando gli anticorpi di una particolare classe si legano alle cellule trasfuse, queste ultime possono essere agglutinate e distrutte. È pertanto fondamentale che sia selezionato sangue compatibile per le trasfusioni: reazioni posttrasfusione che coinvolgano antigeni minori e antigeni deboli possono portare a problemi minimi, incompatibilità più serie possono portare a una risposta più vigorosa da parte del sistema immunitario con una massiccia distruzione di globuli rossi e, nei casi più estremi, alla morte.

QUALI SONO, IN BASE A QUESTO SISTEMA, I DIVERSI GRUPPI SANGUIGNI? In base alla classificazione del sistema ABO, il globulo rosso può contenere l’antigene A (gruppo A), l’antigene B (gruppo B), sia l’antigene A che B (gruppo AB) oppure non contenere antigeni (gruppo O). Secondo questa descrizione il gruppo O presenta entrambe le agglutinine dirette contro gli antigene A e B e quindi può distruggere i globuli rossi sia del gruppo A, B e AB; il gruppo A contiene agglutinine beta (anti B) capaci di distruggere i globuli rossi sia del gruppo B che AB; il gruppo B contiene agglutinine alfa (anti A)


capaci di distruggere i globuli rossi dei gruppi A e AB; il gruppo AB non presenta agglutinine e quindi non reagisce nei confronti dei globuli rossi di altri gruppi. Questo complesso sistema di combinazioni e reazioni fa comprendere l’importanza della determinazione del gruppo sanguigno prima di una trasfusione: il paziente che riceve la trasfusione non deve avere anticorpi rivolti contro i globuli rossi del donatore al fine di non essere in pericolo di vita in conseguenza alla trasfusione stessa. A complicare il discorso interviene il fattore RH (RHESUS): i termini di RH – e RH+ sono rimasti immodificati nel tempo ma non si riferiscono alla presenza o assenza di un solo antigene del sangue ma di almeno 36 antigeni diversi. L’antigene Rh è presente nell’85% degli uomini (Rh+) mentre è assente in circa il 15% (Rh-). Il fattore Rh ha un ruolo determinante nell’insorgenza delle anemie emolitiche neonatali. CHE COSA LI RENDE COMPATIBILI O NON COMPATIBILI? È VERO, COME SPESSO SI SENTE DIRE, CHE IL GRUPPO 0 RHPUÒ DONARE A TUTTI? Le agglutinine e gli antigeni del sangue pongono dei limiti alla possibi-

lità di trasfondere sangue tra persone appartenenti a gruppi diversi. Gruppo 0 Rh-: data l'assenza di antigeni sui globuli rossi e l'assenza del fattore Rhesus, questo tipo di sangue può essere donato a quasi tutti i pazienti, ma appena viene superata l'emergenza si trasfonde sangue omogruppo. La presenza di ambedue le agglutinine nel plasma fa sì che gli individui con questo gruppo sanguigno possano ricevere solo globuli rossi di gruppo 0 Rh-. È convinzione diffusa che il gruppo 0 Rh"possa essere donato a tutti", ma non è sempre così poiché - in caso di pazienti politrasfusi - bisogna tener conto di molti altri sistemi di antigeni (Lewis, MNSs, P, I, Duffy e altri) che sono potenzialmente presenti nel sangue del donatore e verso i quali il ricevente potrebbe aver sviluppato anticorpi, a causa di trasfusioni precedenti. Gruppo 0 Rh+: il fattore Rhesus positivo limita la donazione di questo tipo di sangue a persone con fattore Rhesus +, indipendentemente dal gruppo sanguigno. Le persone con questo gruppo sanguigno possono ricevere sangue solo di gruppo 0 (Rh+ o Rh-). Gruppo A Rh-: la presenza dell'antigene A rende possibile la donazione di questo sangue a persone di gruppo A o AB. Chi ha questo gruppo sanguigno, data la presenza dell'agglutinina beta nel plasma, può ricevere sangue solo da persone di gruppo A- o 0Gruppo A Rh+: può donare sangue a persone A+ od AB+ e riceverne da 0 e A, indipendentemente dal fattore Rhesus.

PROVA GENETICA, PRIMA DEL DNA Il gruppo sanguigno è geneticamente determinato ed ereditato alla nascita e presenta contributi da entrambi i genitori. Per questo motivo in passato, in assenza dei test genetici, solo in alcuni casi specifici l’esame del gruppo sanguigno poteva confermare o escludere una presunta paternità.

Gruppo B Rh-: la presenza dell'antigene B porta questo sangue ad essere donabile solo a persone di gruppo B ed AB. La presenza dell'agglutinina alfa nel plasma fa sì che individui con questo tipo di sangue

IN GRAVIDANZA E AL MOMENTO DEL PARTO In molti casi il feto ha un gruppo sanguigno diverso da quello della madre, per questo nella donna in gravidanza possono essere presenti anticorpi contro i globuli rossi fetali. A volte questi anticorpi materni possono attraversare la placenta e causare l'emolisi (cioè la rottura) dei globuli rossi fetali, che può portare a malattie emolitiche del neonato. La malattia emolitica del neonato spesso è legata all’immunizzazione della madre Rh - nei confronti dell’antigene Rh presente sulle emazie (globuli rossi che svolgono la funzione di fornire ossigeno e rimuovere i rifiuti) del feto per eredità paterna (Rh+). Attualmente l’introduzione di una profilassi specifica a livello materno riduce drasticamente questa condizione. Per questo alla donna, durante i primi mesi della gravidanza, viene richiesta l’analisi del gruppo sanguigno per escludere le situazioni citate o individuare situazioni a rischio che possono essere prevenute attraverso la profilassi.

possano riceverne solo da persone di gruppo 0- o BGruppo B Rh+: può donare sangue a B+ ed AB+, e riceverne da 0 e B indipendentemente dal fattore Rhesus. Gruppo AB Rh-: può donare sangue solamente a persone di gruppo AB, data la presenza di ambo gli antigeni sui globuli rossi. L'assenza di agglutinine permette a chi possiede sangue di questo gruppo di riceverne da tutti i gruppi con fattore Rhesus negativo. Gruppo AB Rh+: può donare sangue solamente a individui con sangue AB+ ma può riceverne da tutti i gruppi, indipendentemente dal fattore Rhesus. Bergamo Salute

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ANIMALI

COME PREPARARE

i nostri beniamini al caldo a cura di ELENA BUONANNO

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l caldo sembra essere finalmente arrivato. Come per noi, anzi più che per noi, per gli animali non è facile abituarsi alle alte temperature. «Sfortunatamente i problemi legati al caldo sono fra i disturbi estivi più frequenti nel cane

DOTT. STEFANO CATTANEO

Specialista in Sanità Pubblica Veterinaria - AMBULATORIO VETERINARIO CITTÀ DI ALBINO -

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e nel gatto» spiega il dottor Stefano Cattaneo, medico veterinario. «La ragione è semplice: i cani e i gatti non sudano (tranne che dai polpastrelli) e quindi per termoregolarsi devono aumentare la ventilazione. Il proprietario coscienzioso, perciò, deve mettere in atto alcuni accorgimenti per ridurre i rischi da stress causati dal caldo». COSA SI PUÒ FARE ALLORA, DOTTOR CATTANEO, PER AIUTARE I NOSTRI AMICI A QUATTRO ZAMPE A NON PATIRE, O COMUNQUE PATIRE MENO, IL CALDO? I consigli principali sono: • creare aree di ombra e/o ventilate. L'ideale è la presenza di alberi e cespugli, perché lasciano traspirare

l'aria. La cuccia invece è controindicata, perché peggiora le condizioni termiche. In casa, invece, è bene dare libero accesso alle stanze più fresche (in genere ai piani bassi) e garantire la ventilazione degli ambienti. I gatti soffrono meno il caldo dei cani (a causa del maggiore lavoro muscolare che questi compiono) e in genere sono bravissimi a trovare i posti più freschi. Se in casa è presente l'aria condizionata è consigliabile selezionare temperature non inferiori a 5°C rispetto alla temperatura esterna. • Garantire l'accesso all'acqua fresca. Per il cane devono essere sempre messe a disposizione ciotole multiple di acqua fresca, per i gatti sono molto utili le fontanelle, perché gradiscono l'acqua corrente.


IN PARTENZA PER LE VACANZE CON FIDO? MEGLIO UN CONTROLLO DAL VET PRIMA Se si decide di partire per le vacanze è sempre bene portare il proprio animale dal veterinario, in modo da identificare l'eventuale presenza di malattie o problemi che renderebbero più vulnerabile il proprio amico al caldo. D'estate capita regolarmente di visitare cani e gatti cardiopatici in condizioni gravi. Il caldo è deleterio per gli animali con problemi al cuore e spesso il proprietario non sospetta nemmeno che il proprio animale abbia il cuore ammalato e lo sottopone a inutili rischi. A maggiore rischio per il caldo sono i gatti e i cani anziani, i cuccioli e i gattini, così come i soggetti obesi sopportano meno le alte temperature. Fra le razze sono particolarmente insofferenti al caldo quelle brachicefale (boxer, bulldog, carlino, persiano, etc.).

• Non lasciare mai il cane o il gatto da solo in auto. In una giornata con anche solo 24°C la temperatura all'interno dell'abitacolo può salire rapidamente a 46°C (uno studio ha dimostrato che in 5 minuti la temperatura può aumentare di 17°), anche mantenendo i finestrini leggermente abbassati, creando un ambiente letale per qualsiasi essere vivente. Una situazione che va evitata nel modo più assoluto. • Assicurare una dieta sana a base anche di cibi umidi. Normalmente si può proporre una dieta a base di solo cibo secco. In estate, invece, è indicato proporre anche del cibo umido, perché aiuta l'animale a mantenere più facilmente il proprio bilancio idrico. Se il vostro beniamino non è abituato a una dieta umida, bisogna introdurre sempre gradualmente la nuova dieta. Non è un bene invece somministrare latte per idratare l'animale, perché spesso provoca diarrea. • Limitare l'esercizio fisico dell'animale nelle giornate calde. Per le passeggiate è sempre bene scegliere le ore più fresche della giornata, al mattino e alla sera, ed evitare le ore più calde. Durante le passeggiate, inoltre, è bene portarsi una bottiglia d'acqua. SI PUÒ DARE DEL GELATO AL CANE PER RINFRESCARLO? No, non è raccomandabile sia per la quantità di zuccheri presenti che facilitano l'obesità e le parodontopatie, sia per il contenuto di latte che può provocare diarree. È utile ricordare, inoltre, che il cacao e il

cioccolato, spesso presenti nei gelati, sono tossici per il cane. È UTILE INVECE TOSARLO? Non esiste una risposta univoca per tutti i cani e i gatti. Il mantello è un aiuto fondamentale nella termoregolazione, anche un mantello molto folto se tagliato potrebbe esporre l'animale a un eccessivo riscaldamento; inoltre protegge la cute dall'esposizione agli ultravioletti e previene l'insorgenza di tumori cutanei. D'altra parte un mantello ben tenuto aiuta a mantenere una migliore circolazione dell'aria e rende più facile la prevenzione dalle pulci e dalle zecche. Il consiglio è sempre di rivolgersi a un toelettatore professionista e trovare la soluzione migliore per il proprio cane o il proprio gatto dopo averne discusso con il proprio veterinario. È comunque importante spazzolare regolarmente il proprio animale: nel cane sono consigliabili i bagni ed è una buona cosa rinfrescarli frequentemente con uno spruzzino. Va ricordato, infine, che nel gatto con i padiglioni auricolari bianchi è più frequente l'incidenza del carcinoma squamocellulare, un tumore maligno causato dalle insolazioni;

per questo è importante applicare una crema solare (sono in vendita nei negozi per animali). SE NONOSTANTE TUTTE LE PRECAUZIONI, IL NOSTRO AMICO SEMBRA SOFFERENTE COSA BISOGNA FARE? E QUANDO ALLARMARSI? I sintomi che devono portare il proprietario ad allarmarsi, perché indicano che il proprio cane e gatto sta soffrendo il caldo, sono la difficoltà respiratoria, il battito cardiaco accelerato e il nervosismo. In questi casi è importante mettere subito in atto alcuni dei suggerimenti già citati, ovvero portarlo in una zona d’ombra, fresca e ventilata, e mettergli a disposizione acqua fresca. Per favorire il raffreddamento, si può anche bagnare il cane con acqua fresca o applicare impacchi freddi nella zona inguinale e sui cuscinetti delle zampe. Se però i sintomi non migliorano o addirittura si presenta sonnolenza o difficoltà nei movimenti, salivazione densa ed esagerata e gengive di colore rosso scuro potrebbe trattarsi di uno shock da calore e bisogna con urgenza rivolgersi al proprio medico veterinario.

SEMPRE A PROPOSITO DI CALDO, ATTENZIONE ALLE GRIGLIATE ESTIVE E ALLE COSTINE! PROVOCANO FECI MOLTO DURE E, ACCOMPAGNATE ALLA DISIDRATAZIONE, POSSONO PORTARE A GRAVI COSTIPAZIONI

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DAL TERRITORIO

NEWS

24-25 SETTEMBRE: RITORNA IL FESTIVAL DEL BENESSERE & SALUTE A TREVIGLIO Il 24 e 25 Settembre si rinnova l’appuntamento con il Festival del Benessere & Salute presso il PalaFacchetti di Treviglio, evento del quale la nostra rivista è partner. Alla manifestazione, giunta alla sua quarta edizione, saranno presenti espositori di prodotti Bio e naturali, erboristerie e integratori, cosmesi bio, artigianato – hobby creativo – abbigliamento – vintage – oggettistica e non mancheranno i trattamenti e le cure per il corpo. Nel piazzale antistante si svolgeranno, in apposite strutture, conferenze su salute e benessere, workshop e spettacoli. Il Festival è aperto il sabato dalle ore 11.00 alle 20.00, la domenica dalle 9.30 alle 20.00. L’ingresso è di 3,00 euro ed è possibile acquistare una tessera che dà libero accesso per tutto il week end al costo di 5,00 euro. Per i bambini sotto i 12 anni è gratuito. Per il programma completo: www.benessereintreviglio.it.

SCLERODERMIA: TRE GIORNI PER CONOSCERLA MEGLIO

Da venerdì 23 a domenica 25 settembre il GILS (Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia), come ormai da tradizione, scende in campo con la Giornata del Ciclamino, offrendo in più di cento piazze italiane i ciclamini, fiore simbolo, per far conoscere e dare informazioni sulla Sclerosi Sistemica e raccogliere fondi per la Ricerca Scientifica. Il GILS, che da oltre venti anni è impegnato a migliorare l’aspettativa e la qualità della vita dei pazienti, ha infatti indetto un bando di concorso per due progetti di ricerca sulla Sclerosi Sistemica per giovani ricercatori italiani. Un’iniziativa importante che vuole portare sempre di più l’attenzione su questa malattia cronica, autoimmune, invalidante, multiorgano che colpisce in prevalenza le donne, nei confronti della quale, ad oggi, la diagnosi precoce, è l’arma più importante che i medici hanno a disposizione per intervenire tempestivamente e, in alcuni casi, bloccare l’avanzare della patologia. Per questo, dal 23 al 25 settembre anche diversi ospedali in tutta Italia offriranno la possibilità di sottoporsi a controlli gratuiti per una diagnosi precoce. Per conoscere quali piazze offriranno i ciclamini e gli ospedali che aderiscono all’iniziativa: www.sclerodermia.net.

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AGOSTO: TANTE INIZIATIVE PER SENTIRSI UN PO’ IN VACANZA… ANCHE IN CITTÀ Cinema, teatro, musica, sport: per chi resta in città ad agosto sono moltissime le proposte del cartellone di “Bergamo estate 2016”, contenitore che accompagnerà tutta l’estate bergamasca fino a fine settembre con iniziative in tutta la città e per tutti i gusti. Dalle sedute di yoga e meditazione nei parchi, ai concerti, alle viste guidate alla scoperta di tesori artistici nascosti, e ancora rassegne cinematografiche e teatrali, feste nei quartieri. E non mancano ovviamente anche iniziative pensate ad hoc per i più piccoli. Per conoscere il dettaglio e il calendario, giorno per giorno, di tutti gli appuntamenti, suddivisi per aree tematiche: www.bergamoestate.it.


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NEWS

IL GRUPPO OSPEDALIERIO SAN DONATO RADDOPPIA: APERTO UN PUNTO PRELIEVI, A ORIOCENTER, CENTRO COMMERCIALE TRA I PIÙ GRANDI D’ITALIA Dopo il successo del punto prelievi di Corpore Sano Smart Clinic - innovativa struttura sanitaria nata quasi due anni fa dall’intuizione del Gruppo Ospedaliero San Donato (18 ospedali, 17 in Lombardia, tra i quali l'IRCCS Ospedale San Raffaele) all’interno del Centro Commerciale “Le Due Torri” di Stezzano – il Gruppo Ospedaliero San Donato raddoppia con l’apertura di un secondo punto prelievi in un Centro Commerciale. Questa volta a Oriocenter, il centro commerciale di fronte all’aeroporto internazionale “Il Caravaggio” di Orio al Serio (Bg). Una collocazione strategica, nella quale il nuovo punto prelievi rappresenta il primo passo in vista dell’apertura, prevista entro la fine del 2016, di una seconda “Smart Clinic” che, come la prima, offrirà ai cittadini la possibilità di prendersi cura della loro salute e benessere, accedendo a visite specialistiche, esami diagnostici, terapie e prestazioni di qualità ospedaliera in modo agile e veloce, a tariffe contenute e senza tempi di attesa. Frutto della collaborazione tra il Gruppo Ospedaliero San Donato e il laboratorio dell’Ospedale San Raffaele di Milano, il punto prelievi è convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale e nasce, in accordo con l’amministrazione comunale di Orio al Serio, per rispondere alle esigenze dei cittadini della provincia bergamasca e offrire un punto di riferimento facilmente accessibile e di qualità ospedaliera per esami del sangue ed esami di laboratorio. Il nuovo punto prelievi si trova al secondo piano del Centro Commerciale (con ingresso al primo piano, area ristoranti, oppure direttamente dal parcheggio blu lato aeroporto) e, inizialmente, sarà aperto il martedì, giovedì e sabato dalle ore 7.45 alle 10.00. Non serve prenotazione. Una volta effettuati gli esami, si possono scaricare i referti da un apposito link su internet senza bisogno di ritirarli di persona. Per informazioni 035.604600.

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INVECCHIAMENTO ATTIVO: UN CONVEGNO PER SENSIBILIZZARE E PROPORRE STRATEGIE “SU MISURA” “Mobilitare le coscienze” sui problemi degli anziani fragili (e delle loro famiglie) e proporre idee e progetti condivisi che possano favorire un invecchiamento attivo, sostenibile e davvero “su misura” per le loro esigenze. È stato questo l’obbiettivo del convegno aperto a tutti “Dossier anziani: dopo l'età adulta una nuova vita", organizzato da Soroptimist Club di Bergamo, che si è tenuto il 15 giugno presso la Sala Mosaico della Borsa Merci Camera di Commercio di Bergamo. Molti e diversi i temi toccati e altrettante le possibili soluzioni prospettate. Come il progetto “Aging in place”, ovvero il poter continuare a vivere in casa propria, invece che in una casa di riposo, grazie all’ausilio di una casa “intelligente” e “assistente” in grado ad esempio di inviare un segnale di allarme in caso di incidenti; o il progetto “Aging (and living) in town”, già sottoposto in bozza da Soroptimist Club di Bergamo al parere delle istituzioni (Comune e ATS), per riprogettare la città e l’ambiente urbano a misura di anziano, ma anche bambini e disabili. Tra i relatori, la Presidente del Club di Bergamo Giovanna Terzi Bosatelli, Giovanni Del Zanna per la domotica residenziale, l'Assessore alla coesione sociale del Comune di Bergamo Carolina Marchesi, il Direttore Generale dell'ATS di Bergamo Mara Azzi, Marco Castelli per l'urbanistica, Giorgio Grasso della Questura di Bergamo per la lotta alle truffe, Stefano Porta per la presentazione della pubblicazione "Invecchiare in salute in casa".

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DAL TERRITORIO

ONLUS

PROGETTAZIONE COOPERATIVA SOCIALE ONLUS E ASSOCIAZIONE ALBATROS insieme per migliorare la vita di bambini e ragazzi cerebrolesi a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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a oltre 16 anni al servizio di adulti che hanno subito danni al cervello per incidenti o malattie, oggi ProgettAzione, Cooperativa Sociale ONLUS di Pedrengo che promuove e gestisce iniziative rivolte all'integrazione sociale di persone in difficoltà e che hanno subito una grave cerebrolesione, lancia un nuovo progetto. Questa volta è rivolto a bambini e ragazzi minorenni con danni cerebrali, che ha come obbiettivo il reinserimento a scuola e nel tessuto sociale attraverso attività di riabilitazione. Il trauma cranico infantile, tra le lesioni cerebrali dei minori, rappresenta una delle più importanti cause di mortalità nell’età pediatrica (meno di 15 anni) e uno dei più frequenti e seri motivi di ricorso al pronto soccorso pediatrico. «Dal punto di vista sanitario in Italia le eccellenze non mancano» dichiara Alvaro Bozzolo, presidente della Cooperativa. «Infatti centri di altissima specializzazione seguono il minore e la famiglia nella fase acuta e post-acuta e del follow-up medico-sanitario. Invece, dal punto di vista “sociale” è difficile avere un supporto specialistico per questi casi. Ecco perché ProgettAzione ha deciso di indirizzare i propri sforzi in questa direzione. È necessario accompagnare i minori e le famiglie nel percorso di reinserimento sociale sostenendo e collaborando ad un “nuovo progetto di vita” che aiuti le fasi della crescita». In particolare l’attività di ProgettAzione, che in 56

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questo progetto viene supportata dall’Associazione Albatros, si basa su tre aree di intervento: supporto ai genitori, collaborazione con la scuola e organizzazione delle relazioni con i Servizi Sociali. L’Associazione Albatros da anni opera nel campo del supporto extrascolastico con una particolare attenzione ai temi dell’adolescenza e dei minori per lo sviluppo di azioni integrate che prevedano adeguati supporti educativi e formativi, al fine di garantire competenze, socializzazione e diritto alla cittadinanza e lavora stabilmente per la sensibilizzazione e la formazione di famiglie, nella consapevolezza del loro ruolo fondamentale nella prevenzione del disagio minorile e dei fattori sociali di rischio. «Il supporto sociale alla famiglia si sviluppa intorno al fatto che non è facile ottenere informazioni sulle cose da fare, le agevolazioni che si possono avere» spiega Bozzolo. «La solitudine spesso accompagna i familiari nel tempo che va dall’evento invalidante alla dimissione ospedaliera a tutto il periodo riabilitativo che a volte è molto lungo. Quindi il nostro intervento si inserisce dapprima in questa fase. Poi quando c’è il reinserimento a scuola, diamo un supporto individualizzato extra scolastico, tenendo ben presente che una disabilità acquisita non può e non deve essere “trattata” come una disabilità cognitiva neonatale e questa diversità richiede un approccio al bambino molto diverso.  Il rap-

IL DANNO CEREBRALE ACQUISITO È un tipo di lesione cerebrale non classificabile come ereditaria, congenita, degenerativa o causata da un trauma alla nascita. Il danno cerebrale acquisito determina in genere un cambiamento nell'attività dei neuroni, che influenza una o più aree del cervello, incluse quelle deputate alla cognizione, alla comunicazione e al linguaggio, alla memoria, all'attenzione e alla concentrazione, al ragionamento, al pensiero astratto, alle funzioni fisiche, al comportamento psicosociale e all'elaborazione delle informazioni. Un esempio di danno cerebrale acquisito è il trauma cranico: è definito come un colpo o una ferita penetrante alla testa in grado di alterare la funzione cerebrale. Il trauma cranico va da lesioni di grado moderato (breve alterazione dello stato mentale o dello stato di coscienza) a lesioni gravi (periodo prolungato di incoscienza o amnesia dopo il trauma). Il danno cerebrale può avere come conseguenza problemi alla funzionalità motoria a breve e lungo termine.


porto con gli insegnanti e la consapevolezza di una “diversità” sono elementi sostanziali per un corretto reinserimento scolastico». Ultimo ambito di intervento è quello del supporto ai Servizi Sociali di base. «Le esperienze sul tema del supporto sociale ai “nuovi disabili” da parte dei Servizi sociali comunali, consegnano un quadro di grande disponibilità, ma una difficoltà oggettiva nell’intervenire sui temi complessi quali la celebro lesione acquisita e i suoi esiti» continua il presidente. «La bassa incidenza numerica sulla quantità di casi “in carico” a un servizio di base, fa sì che le esperienze siano spesso insufficienti per trattare casi complessi, che necessitano di indicazioni su possibili percorsi riabilitativi e di integrazione sociale. Lavorando in questo senso, offrendo un percorso riabilitativo e un supporto alle famiglie a 360 gradi, ProgettAzione e Albatros vogliono dare alle famiglie dei bambini e ragazzi una possibilità di recupero in più».

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IL LATO UMANO DELLA MEDICINA

LE MIE POESIE? una terapia, per me e per i pazienti a cura di LUCIO BUONANNO

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ivo per la poesia. Ne scrivo una al giorno e spesso le leggo ai miei pazienti. Credo che la poesia possa avere un effetto terapeutico sugli ammalati. Io ci provo e noto che i pazienti, soprattutto quelli che devono subire un intervento chirurgico, sentendo i miei versi si rilassano, riescono a superare la loro ansia e i timori per l’operazione». Ornella Mereghetti Baccolo, infermiera del Policlinico San Marco di Zingonia, scrive poesie da quando aveva 15 anni. Ora ne ha 55, ma la sua vita è stata a dir poco travagliata. Per 55 anni non ha conosciuto il suo vero padre, ha subito violenze dal patrigno, ha conosciuto l’esperienza dell’orfanotrofio. Nella sua prima raccolta di poesie “Cartoline dall’inferno, ricordi di infanzia”, cerca di liberarsi dalle sue paure, dagli incubi che non la facevano dormire la notte, e trova la forza di raccontare in versi quello che ha dovuto sopportare negli anni dell’infanzia che dovrebbero essere i giorni più belli e felici per qualsiasi creatura. «C’è tanto dolore, quello che ho sofferto per tanti anni» ci dice commovendosi ancora, «ma c’è anche il mio perdono per chi mi ha fatto penare tanto. Le mie poesie sono nate così. Mi hanno salvato la vita, mi hanno aiutato a trovare la pace, l’amore, la felicità. Sì, sono state dav58

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vero la cura per la mia anima e io cerco di trasmettere questa gioia, o meglio questa terapia, alle persone che seguo in ospedale. A fine giornata mi fermo a parlare con i ricoverati, una battuta, un sorriso e poi mi apro, cerco di capire che tipo di paziente ho davanti, se c’è empatia tra di noi, gli rivelo che ho appena scritto una poesia e, se lui accetta di sentirla, gliela recito».

Ecco l’inizio: “C’è un sole pallido/ questa mattina/ sui rami foglie/ multicolore/ l’autunno avanza/ l’estate muore/ Là nel giardino/ ora per ora/ quella fontana / chiacchiera ancora/ Sopra la statua/ di San Giuseppe/ un piccolo passero/ cinguetta piano/ pare che chieda/ per cortesia/ ancora un poco/ dell’allegria/ che la dolce estate/aveva portato…”.

Lo fa anche con noi che la intervistiamo. E ci recita “Autunno”. Ha le lacrime agli occhi, ma la voce è sicura. È la prima poesia che ha scritto quando era in orfanotrofio.

Di libri ne ha pubblicati diversi: “I temporali e gli incendi”, “Il mare nuovo”, “Le stelle nelle tasche” diventato una rappresentazione al Teatro Nuovo di Treviglio dove Ornel-


la abita e vive con la famiglia, le due figlie Elisa, 24 anni, e Giulia,20. Ma le sue performance teatrali l’hanno portata anche al Teatro San Babila di Milano dove ha recitato le sue poesie con grande successo. E grande interesse riscuote anche la sua rubrica di mezz’ora su Pienneradio di Pontirolo Nuovo in cui intervista colleghi poeti e scrittori; organizza incontri culturali, eventi per beneficenza. Una vita intensa con un’altra spada di Damocle sulla testa. Ornella soffre di endometriosi, una malattia spesso invalidante e molto dolorosa che colpisce l’utero e altri organi interni. «Anche in questo caso la poesia mi aiuta» rivela. «Per sei mesi sono entrata e uscita dalle sale operatorie, mi hanno tolto un metro e mezzo di intestino, organi. Mi hanno dato la morfina per non farmi soffrire. Ora ho una vita molto delicata, sono una persona che soffre fisicamente tantissimo, ma vado avanti con le mie poesie. Io sostengo che sono la fotografia del mio cuore, osservo

tanto e poi scrivo. Comincio la mattina appena mi alzo, prima di fare colazione. È da sempre la mia terapia: scrivere versi, aiutare gli altri. Per 17 anni ho fatto l’infermiera in un centro frequentato da persone con problemi psichiatrici. È stata un’esperienza stupenda. Facevamo corsi vari, di lettura, di poesia. E i miei pazienti, con alcuni dei quali ho ancora contatti, si impegnavano. Anche per loro è stato un buon aiuto terapeutico». Nonostante tutti i problemi, Ornella ha un sorriso contagioso. Forse perché la vita le ha regalato anche delle sorprese inaspettate. Come quando qualche mese fa ha realizzato un sogno che fino a poco tempo prima credeva irrealizzabile: conoscere il padre che non aveva mai visto e che, a sua volta, non sapeva dell’esistenza di questa figlia. «Mia mamma l’aveva conosciuto quando lui, calabrese, faceva il servizio militare a Bergamo. Era stato amore a prima vista, ma poi

lui era tornato nella sua Calabria e mia madre non l’aveva più cercato neppure per dirgli che aveva avuto una figlia da lui. Poi quando io avevo otto anni si era sposata con quell’uomo che aveva reso una tragedia la mia vita e quella delle altre tre mie sorelle nate da questo matrimonio. Abusava di noi, ma nessuno mi credeva e così finii in orfanotrofio. A febbraio invece ho incontrato il mio vero papà. Vive a Crotone ma è molto malato per colpa delle fibre di amianto che c’erano nell’azienda in cui ha lavorato per anni. È avvenuto tutto per caso. Stavo guardando in tv la trasmissione “Così vicini così lontani” nella quale facevano incontrare figli e genitori che non si vedevano da anni o non si conoscevano proprio come nel mio caso. Ho chiamato la Rai e loro hanno contattato mio padre, Domenico Sansone. Ci siamo incontrati tre volte. Una grandissima emozione che ho trasferito nelle mie poesie. E finalmente ho avuto il modo di pronunciare per la prima volta “papà”».


RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE APERTA Il dispositivo

Presso la sedi Habilita di Zingonia, Sarnico, Bergamo e Clusone sono disponibili apparecchiature di risonanza magnetica completamente aperte, meno stressanti perché poco rumorose, ideali per ridurre il disagio dell’esame in pazienti ansiosi, claustrofobici, obesi e in pazienti giovani

Cos’è?

È un indagine non invasiva e senza raggi X che fornisce immagini anatomiche molto precise pressoché di tutti gli organi e distretti. Permette di identificare lesioni non ben valutabili con altri esami ed è specifica per le indagini del ginocchio, polso, caviglia e di piccole articolazioni. La Risonanza Magnetica, quindi, è in grado di evidenziare anche minime differenze nella composizione e nella struttura dei vari apparati, ed anche anomalie degli stessi, grazie alla elevatissima “risoluzione di contrasto” di cui è dotata; infatti consente di distinguere molto bene all’interno di un tessuto, alterazioni minime che spesso corrispondono a stati patologici.

U.O DI DIAGNOSTICA PER IMMAGINI E RADIOLOGIA Responsabile: dr.ssa Daniela Arnoldi Tutte le prestazioni vengono erogate nel rispetto del Decreto del Ministero della Salute del 09/12/2015 «Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del SSN» che richiede la presenza del quesito diagnostico sulla prescrizione.

Per informazioni: www.habilita.it Tel: 035 4815515 (sedi di Zingonia, Bergamo, Clusone ) – dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 19 Tel: 035 3062216 (sede di Sarnico) – dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 16.30

Strutture accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale


DAL TERRITORIO

SINDROME DI VON HIPPEL-LINDAU

A.R.M.R.

INSIEME CONTRO LE MALATTIE RARE Le Malattie Rare sono un ampio gruppo di patologie (circa 6000 secondo l’OMS), accomunate dalla bassa prevalenza nella popolazione (inferiore a 5 persone per 1000 abitanti secondo i criteri adottati dall’Unione Europea). Con base genetica per l’80-90%, possono interessare tutti gli organi e apparati dell’organismo umano. In questo numero parliamo di Sindrome di Von Hippel-Lindau

INCONTRI CON I SOCI E GLI AMICI DI A.R.M.R •SABATO 24 SETTEMBRE

RED PARTY A.R.M.R. 2016 Palazzo Colleoni Cortenuova LA FESTA IN ROSSO PER NUTRIRE LA RICERCA! L’obiettivo di RED PARTY è la raccolta di fondi pari ad almeno 1 borsa di studio da € 18.000 Per i graditissimi ospiti Musica dal vivo suonata dalla Band degli “Imprevedibili” Raffinata cena consumata in piedi nella splendida cornice di Palazzo Colleoni Elegante sfilata di moda con modelle professioniste Disco music Estrazione di fantastici premi della lotteria della fondazione A.R.M.R. i cui proventi contribuiscono all'erogazione delle borse di studio

Tel. +39 035 671906 Fax +39 035 672699 presidenza@armr.it WWW.ARMR.IT

Codice esenzione. RN0780 Categoria. Malformazioni congenite. Definizione. Una patologia caratterizzata da emangioblastomi (tumori che originano dai vasi sanguigni e sono spesso cistici) retinici, cerebellari, spinali, encefalici; carcinoma renale, feocromocitoma (tumore del surrene) e cisti renali, pancreatiche, epididimali. Epidemiologia. Circa 3 su 100.000 nati vivi. Segni e Sintomi. L’espressività della patologia è variabile. Gli emangioblastomi possono raramente comparire nell’infanzia, ma pressoché tutte le persone affetto ne sviluppano almeno uno entro i 60 anni. I più frequenti (60%) sono a livello retinico o cerebellare. La maggior parte dei soggetti presenta cisti renali, spesso multiple. Circa un terzo sviluppa carcinoma a cellule renali; l'età media alla diagnosi è di 44 anni e spesso si tratta di tumori multipli. Si tratta della causa di morte più frequente in questi pazienti. Sono molto comuni le cisti pancreatiche e nel 5 % dei casi si può sviluppare un tumore pancreatico. Nel 10 % degli affetti si sviluppa feocromocitoma, che si può manifestare con ipertensione o crisi ipertensive parossistiche. Eziologia. Origine genetica di trasmissione di tipo autosomico dominante. Diagnosi. Viene posta in presenza di un singolo emangioblastoma o un carcinoma renale o un feocromocitoma nel caso in cui vi sia familiarità per emangioblastomatosi. Se non vi è familiarità, occorre la presenza di due o più emangioblastomi o di un emangioblastoma associato a un’anomalia viscerale suggestiva. La diagnosi molecolare è utile per la conferma diagnostica, per la diagnosi presintomatica nonché per una più precisa definizione del rischio oncologico. Terapia. È essenzialmente chirurgica per le lesioni tumorali maligne. Gli emangioblastomi retinici possono essere trattati con la laserfotocoagulazione o criochirurgia. È stato stilato un protocollo di screening per pazienti affetti o a rischio relativo, che si basa sul controllo a cadenza anuale dell’esame delle urine, dell’ecografia renale e dell’esame del fundus nonché dell’esecuzione di TC o RMN cerebrale ogni 3 anni sino a 50 anni di età e ogni 5 anni successivamente. Dott. Angelo Serraglio Vice Presidente Commissione Scientifica ARMR Bergamo Salute 61


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TESTIMONIANZA

È MIA FIGLIA LA MIA FORZA per far splendere il sole... oltre la malattia

a cura di MARIA CASTELLANO

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i chiamo Greta, ho 33 anni e sono la mamma di una bimba di 4 anni che mi dona ogni giorno la forza di combattere la mia battaglia. Un anno fa circa alcuni esami di controllo mi hanno rivelato d’essere affetta, come mia madre, da Arnold Chiari e Siringomielia, due patologie rare neuro-degenerative, che in alcuni casi rimangono asintomatiche anche per tutta la vita, ma che, dal momento che i loro sintomi esplodono come è successo a me, possono procedere molto velocemente e portare anche in breve tempo a paralisi totale, a cecità e ad altre condizioni importanti». Inizia così il racconto di Greta, una mamma forte e coraggiosa, che di fronte alla malattia, prima della madre poi sua, ha deciso di non arrendersi, né per lei né per mamma Paola, ma di vivere appieno. Come? Sottoponendosi in Spagna a un intervento sperimentale che sembra offrire buone speranze ma non la certezza della retrocessione dei sintomi invalidanti di queste malattie. Un’operazione non coperta dal Sistema Sanitario Nazionale che da sola Greta non poteva affrontare. Ma ancora una volta la giovane mamma non si è fermata davanti all’ostacolo: insieme all’associazione Buon Senso & Legalità si è data da fare per organizzare vendite di torte, concerti, pranzi di solidarietà, spettacoli di cabaret, eventi musicali per bambini e tante altre iniziative, tutte per raccogliere i fondi necessari per l’intervento. «Si è 62

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sviluppata una grandissima catena di solidarietà. Insieme abbiamo formato un oceano d’amore che mi ha riempito il cuore e mi ha fatto vedere la luce anche quando le condizioni fisiche e mentali si impossessavano del mio corpo. È stato incredibile. In un solo mese tra donazioni e ricavato degli eventi organizzati avevamo raggiunto quanto serviva per l’intervento. Non smetterò mai di ringraziare tutti quelli che mi hanno sostenuto e mi hanno fatto sentire il

loro affetto». E così a maggio Greta è volata a Barcellona dove finalmente ha potuto essere operata. «L’intervento è stato eseguito il 24 maggio e hanno già iniziato a farsi sentire dei piccoli miglioramenti... Piccoli passi piano piano… con tanta pazienza … ma è una battaglia che si può vincere. L’operazione sembra arrestare la malattia, i miglioramenti però non sono certi anche se ci sono buone prospettive... E ora qualcosa si sta muovendo».


È ottimista Greta. Sa che non sarà una passeggiata, ma ha fiducia. «Nella vita ho sempre cercato il positivo delle cose, sono sempre stata una lottatrice. Un giorno mia zia mi disse: "C'è sempre il modo di cogliere gli aspetti positivi delle situazioni difficili e ripartire da quelli! Dipende sempre dall'angolatura da cui guardi le cose!" Ed è vero... è proprio così! Mi piace l'idea che il sole possa splendere dentro e fuori di me ed ora che sono mamma ancor di più... il sole deve splendere dentro di me ogni giorno perché possa illuminare la mia bimba!» continua. Certo non sempre è semplice. Ma il peggio sembra essere ormai alle spalle e dopo mesi di angoscia può guardare al futuro con speranza. «I problemi sono iniziati a febbraio 2016 quando, durante un ricovero per una forte nevralgia al trigemino, oltre a rispondere male ai test neurologici, iniziano a susseguirsi molto velocemente altri sintomi invalidanti: cefalea frequente, vertigini costanti, parestesie e insensibiltà alla parte sinistra del corpo, difficoltà di movimento della gamba; debolezza muscolare, confusione mentale, nausea e mancanza di equilibrio, perdita della vista all’occhio sinistro (nel giro di un mese mi sono rimasti solo 2/10), visione sdoppiata e sfocata. In seguito a una risonanza a encefalo e midollo, vengono anche riscontrati diversi focolai ischemici celebrali, oltre a ernie e discopatie multiple a livello lombare e cervicale» ricorda Greta. Dopo visite ed esami specialisti emerge che tutti i sintomi di Greta sono legati ad Arnold Chiari e Siringomielia. Questo significa che le due malattie, che le erano state diagnosticate l’anno prima, stanno peggiorando. «Inizialmente il sintomo più fastidioso che avevo era un forte e frequente mal di testa che comunque riuscivo a tenere a bada con antidolorifici, potendo quindi vivere più che decentemente. Poi però i sintomi hanno cominciato a essere sempre di più e sempre più pesan-

ti. Non potevo pensare di andare avanti così, non per me stessa, per mia figlia e per mio marito». Già al momento della diagnosi della mamma, nel 2012, Greta, che ancora non sapeva di aver ereditato entrambe le malattie, si era data da fare per trovare delle alternative terapeutiche. «Con lei ci eravamo rivolti a diversi specialisti in Italia ma tutti ci proponevano cure palliative quali cortisone, ossicodone etc., nulla però che potesse realmente arrestare l'avanzamento delle patologie. Avremmo dovuto aspettare il peggioramento con rassegnazione. Ma noi non ci stavamo. Abbiamo continuato nella nostra ricerca di una soluzione e dopo aver trovato un'associazione composta da individui affetti dalle stesse patologie di Barcellona (AI. SAC.SI.SCO Onlus) ci siamo messi in contatto con alcuni di loro. Ci hanno parlato di un centro a Barcellona (Institut Chiari Barcellona) dove curano queste malattie con la sezione chirurgica del filum terminale (ndr. esile filamento che va a fissarsi sulla faccia posteriore del coccige mediante il legamento coccigeo)». La mamma viene così sottoposta all’intervento, con successo. «La malattia sembra essersi fermata e ha avuto anche notevoli miglioramenti; le lesioni celebrali naturalmente rimangono e qualche scompenso quindi è inevitabile però ha ripreso a condurre una vita normale. Inutile dire che avendo in casa l'esperienza positiva di mia mamma, quando mi sono ritrovata in una condizione simile non ho esitato a chiedere un parere allo stesso centro che mi confermò la necessità di un intervento urgente: prima il midollo spinale smette di soffrire, migliore sarà il pronostico». Così, Greta segue la sua stessa strada. E anche per lei arrivano i primi, lenti miglioramenti. «Quando sarò di nuovo in forma, so che lo sarò, saremo pronti per aiutare qualcun altro. Con lo stesso affetto che tante persone hanno donato a me. Insieme continueremo a far splendere il sole… non solo per me».

LA VOCE DELL'ESPERTO La siringomielia associata a malformazione di Chiari 1 è una condizione patologica caratterizzata dalla discesa delle tonsille cerebellari (propaggini del cervelletto) dalla cavità cranica al canale spinale cervicale attraverso il forame magno. Questa condizione induce spesso la formazione di cavità cistiche intramidollari (siringomielia) per un’alterazione della dinamica liquorale al passaggio craniospinale. La sintomatologia può essere varia: sintomi associati alla disfunzione del midollo spinale, dovuti alla siringomielia, quali disturbi della sensibilità al tronco ed arti, disturbi del movimento agli arti, disturbi sfinterici, oppure sintomi legati alla compressione del tronco encefalico e del cervelletto da parte delle tonsille cerebellari a livello del passaggio cranio-spinale quali cefalea che si accentua con la tosse e con gli starnuti, cervicalgia, disfagia, disturbi dell’equilibrio. Quasi mai l’esordio clinico è acuto, più spesso la sintomatologia presenta un andamento lentamente peggiorativo. La diagnosi è facilmente confermata da una RM dell’encefalo e del rachide in toto. Per le forme sintomatiche vi è indicazione ad intervento chirurgico di decompressione ossea al passaggio cranio-spinale. È una procedura chirurgica standardizzata, unanimemente riconosciuta come il trattamento di scelta presso la comunità scientifica internazionale, che garantisce ottimi risultati sul controllo della sintomatologia. La sezione del filum terminale è una procedura chirurgica di semplice esecuzione che viene utilizzata solo in pochissimi centri, per lo più privati e a totale carico economico del paziente, per la quale non vi sono evidenze scientifiche in letteratura che ne provino l’efficacia. Prof. Orazio Santonocito - Direttore Neurochirurgia Ospedale di Livorno Comitato Scientifico Bergamo Salute Bergamo Salute

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STRUTTURE

ASST PAPA GIOVANNI XXIII

La farmacia Ospedaliera a cura di GIULIA SAMMARCO

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arantire l'approvvigionamento, lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti farmaceutico-sanitari necessari all’ospedale. Ma anche diffondere conoscenze utili per migliorare il processo decisionale di selezione, prescrizione e uso del medicinale e del dispositivo medico. Sono questi, in sintesi, i principali compiti della farmacia ospedaliera del Papa Giovanni XXIII, un servizio di fondamentale importanza eppure poco conosciuto dai cittadini. Scopriamolo insieme con l’aiuto del dottor Gian Carlo Taddei, Direttore della Farmacia Ospedaliera – Dipartimento di Farmacologia Clinica – ASST Papa Giovanni XXIII Bergamo. DOTTOR TADDEI, CHE RUOLO HANNO LA FARMACIA E I FARMACISTI ALL’INTERNO DELL’OSPEDALE? La Farmacia Ospedaliera dell’ASST Papa Giovanni XXIII, parte della Direzione Sanitaria Aziendale, è inserita nel Dipartimento di Farmacologia Clinica e, quale servizio sanitario di supporto all’attività clinico-assistenziale, ha come scopo garantire le terapie e i materiali sanitari ai pazienti assistiti sia in regime di ricovero sia in dimissione nonché a tutti i malati affetti da specifiche malattie croniche. La struttura centrale della Farmacia Ospedaliera, essendo collocata nella piastra logistica, risulta poco “visibile” ai pazienti e agli utenti che tutti i giorni affollano i corridoi e le corsie dell’Ospedale, di fatto è raggiungibile solo dagli operatori dell’ospedale stesso. Il corpo centrale della Farmacia occupa una superficie complessiva di 2.000 metri quadrati in cui si trovano gli uffici del personale farmacista, infermieristico e amministrativo, i ma-

gazzini di stoccaggio dei farmaci, i laboratori sterili e non sterili per la galenica specialistica (allestimento di miscele per nutrizione parenterale, chemioterapici antiblastici, terapie infusionali personalizzate e dosaggi pediatrici) e conservazione dei farmaci in confezione monodose. Pertanto l'obbiettivo primario della Farmacia Ospedaliera è quello di garantire l'approvvigionamento, lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti farmaceutico-sanitari necessari alla struttura ospedaliera. A tal proposito l’Ospedale si è dotato di un magazzino logistico esterno di circa 4.000 metri quadrati dedicato alla conservazione dei disposi-

tivi medici (es. siringhe, deflussori, cateteri, guanti, dispositivi specialistici, etc...), dei diagnostici in vitro (provette, reagenti per laboratorio, etc..), materiale per dialisi e altro materiale di consumo. Altrettanto importante è il ruolo attivo dei farmacisti ospedalieri nell’informare la classe medica e infermieristica in merito a documentazioni utili per migliorare il processo decisionale di selezione (attraverso il Prontuario Terapeutico e il Repertorio dei Dispositivi Medici), prescrizione ed uso dei medicinali e dei dispositivi medici all’interno dell’Azienda. Il tutto in un’ottica di una costante attenzione ai bisogni di salute

RISCHIO D’ERRORE QUASI NULLO CON IL PROCESSO DI AUTOMAZIONE L'ASST Papa Giovanni XXIII, nell'ottica di migliorare l’assistenza e la sicurezza sia per il paziente sia per gli operatori sanitari, e per garantire una maggiore appropriatezza della terapia farmacologica, nel 2005 ha avviato un processo di riorganizzazione delle attività introducendo un sistema informatizzato di farmacoprescrizione. Questo significa che i medici che operano nell’ospedale hanno abbandonato la carta e prescrivono le terapie farmacologiche utilizzando i computer dislocati nei vari reparti e dotati di un programma specifico. Così, in occasione del trasferimento del dicembre 2012 nella nuova struttura di piazza OMS, è stata introdotta la gestione del farmaco confezionato in Dose Unitaria (ogni capsula, compressa, fiala è confezionata in singola bustina). Tali processi hanno permesso di realizzare un’elevata automazione delle attività e una riduzione significativa del rischio di errore nella fase di prescrizione/preparazione/somministrazione della terapia, nonché la completa tracciabilità e rintracciabilità sia del percorso clinico sia del singolo farmaco. La Dose Unitaria deriva da un processo di riconfezionamento del prodotto commerciale presso un laboratorio dedicato e sotto il controllo e la responsabilità del Direttore della Farmacia dell’Azienda Ospedaliera, in quanto preparato galenico. Le prescrizioni mediche arrivano direttamente agli infermieri per via informatica; il carrello della terapia è preparato con l'ausilio di un armadio robotizzato che conserva i vari farmaci confezionati in Dose Unitaria dotati di un codice a barre. L'armadio robotizzato, quindi, dopo aver ricevuto l’informazione dal programma di prescrizione, alimenta il carrello delle terapie con i farmaci prescritti, inserendoli nel cassetto dedicato al singolo paziente.


del cittadino, a garanzia di qualità del prodotto allestito e distribuito sempre in maniera appropriata e attenta ai costi, garantendo la continuità assistenziale tra ospedale e territorio. La Farmacia Ospedaliera è quindi responsabile della gestione del materiale farmaceutico-sanitario, dei gas medicinali e della produzione di farmaci personalizzati, anche a carattere sperimentale, nonché dell’informazione e documentazione sul farmaco e della vigilanza (farmaco-vigilanza e dispositivo-vigilanza). Inoltre alla Farmacia afferisce anche la Segreteria tecnico-scientifica del Comitato Etico. Il Comitato Etico è un organismo indipendente, composto da personale sanitario e non, che ha la responsabilità di garantire la tutela dei diritti, della sicurezza e del benessere dei pazienti che decidono di partecipare a una sperimentazione clinica. In questo caso, il ruolo del farmacista ospedaliero è quello di collaborare con tutto il personale sanitario/amministrativo che ruo-

ta intorno alla sperimentaANCHE ASSISTENZA SUL zione. Infine la Farmacia TERRITORIO offre consulenza alla Nell’ottica della recentissima Radiofarmacia, che riforma sanitaria lombarda istituita con fa riferimento al rela Legge Regionale n. 23 del 2015 è stato parto di Medicina previsto che gli ospedali debbano garantire Nucleare, al fine di anche l’assistenza sul territorio. La Farmacia garantire il rispetOspedaliera dovrà quindi farsi carico delle nuove to delle norme di problematiche dell’area farmaceutica territoriale buona preparazioconsiderandone tutti gli aspetti dell’assistenza, ne dei Radiofarmasviluppo tecnologico, potenziamento dei ci. Per concludere, servizi territoriali, con una forte attenzione esistono anche altre alla cronicità e al costante monitoraggio strutture della Farmadella terapia domiciliare a supporto cia con ruoli ancora più della persona assistita. specifici. CI PUÒ FARE QUALCHE ESEMPIO? DI COSA SI OCCUPANO? C’è la “Farmacia delle Sale Operatorie”, dedicata all’allestimento dei kit personalizzati da impiegare durante interventi chirurgici, che si trova sotto le 36 sale operatorie; la “Farmacia delle Dimissioni” dove vengono dispensati ai pazienti dimessi i primi cicli delle nuove tera-

pie al fine di facilitare la continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Inoltre vengono erogate, ai pazienti cronici, le terapie ad alto costo su prescrizione informatizzata da parte degli specialisti che hanno in cura il malato affetto da specifiche patologie.

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L'OSTETRICA DEL FUTURO Sempre più una guida per la salute femminile nelle diverse fasi della vita a cura di GIULIA SAMMARCO

I

l sentire e parlare comune racconta che l’ostetrica è colei che “aiuta i bambini a nascere”, anzi a volte vi sarà certamente capitato di sentire che è “quella” che fa nascere i bambini. In realtà questa immagine è oltremodo riduttiva e rappresenta solo una piccola parte delle attività che oggi le ostetriche svolgono. «Essere ostetrica oggi (e non solo fare l’ostetrica!) è una grande e bellissima sfida in un momento storico della professione non facile né tantomeno scevro da scenari di difficoltà ulteriori in futuro» sottolinea Bruna Pasini, ostetrica. «Si può ben intuire che il ruolo dell’ostetrica non si ferma, né tantomeno inizia, da lì, dal far nascere i bambini. L’ostetrica ha l’entusiasmante, delicato, potente e grande onore, e anche dire ònere, di poter accompagnare la donna, il neonato e la famiglia, in molti momenti e tappe della vita».

prattutto quando la donna decide di mantenere l’anonimato); è accanto alla donna/coppia nelle scelte della pianificazione familiare, nel counselling per scelte di salute per sé e per i propri figli; opera nella prevenzione delle patologie (benigne e non) della sfera femminile e

nella profilassi in ambito giovanile, dell’età matura, della menopausa; è presente nei reparti ospedalieri di ginecologia e sala operatoria ad assistere la donna con problematiche ginecologiche; è colei che si occupa in primis dell’emergenza salute nelle carceri e, visto che parliamo

CI PUÒ SPIEGARE PIÙ NEL DETTAGLIO QUALI SONO I RUOLI E LE ATTIVITÀ DI CUI POSSONO OCCUPARSI OGGI LE OSTETRICHE? Fin dalla nascita raccoglie nelle sue mani il neonato e lo accudisce offrendolo immediatamente alla madre, la prima persona che ha il diritto di prenderselo in braccio e ricreargli il suo ambiente di sicurezza; partecipa attivamente a progetti speciali nelle scuole nell’ambito dei percorsi sull’affettività; nell’adolescenza accompagna, insieme ai genitori, alla scoperta del proprio corpo, della propria sessualità, dei primi sconvolgimenti e “temporali” ormonali; nell’età fertile sostiene e assiste lungo il percorso speciale della gravidanza, del parto, del puerperio (anche e soBergamo Salute

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GUIDA ALLE PROFESSIONI SANITARIE di donne e bambini, in caso di calamità naturali importanti. Si pensi anche solo ai drammatici episodi di cronaca recente di terremoti, di grandi migrazioni di stranieri, l’ostetrica lì c’era! QUINDI NON LAVORA SOLO IN OSPEDALE? Assolutamente no. La si può incontrare in ospedale, anche in quelli da campo, nelle sale parto, reparti e ambulatori ospedalieri, ma anche nei consultori, nelle case di maternità, negli studi privati, in carcere, nei paesi terremotati e sulle nostre coste italiane, sulle ambulanze, negli ambulatori dei medici di base, nelle farmacie, nelle piazze durante le giornate straordinarie dedicate alla salute. Sì, perché l’ostetrica è anzitutto l’esperta della salute femminile e garante del suo mantenimento durante tutto il ciclo di vita nelle sue varie fasi e situazioni. Da ultimo, ma non certo per importanza, l’ostetrica si occupa di formazione universitaria, di ricerca e di progetti (si pensi anche solo all’iniziativa OMS-UNICEF dell’ospedale amico dell’allattamento, della Comunità amica dell’allattamento e - prima in tutta Italia l’Università di Milano Bicocca con sede anche a Bergamo - l’Università amica dell’allattamento). MA COME SI DIVENTA OSTETRICA? QUALE PERCORSO DI STUDI BISOGNA SEGUIRE? Dopo il diploma di scuola superiore si accede, attraverso un test di ingresso per le professioni sanitarie, al Corso di Laurea in Ostetricia della durata di tre anni. Con il Decreto MIUR dl 2009 “Nuova determinazione delle classi dei corsi di laurea per le professioni sanitarie ai sensi del D. MIUR 270/2004” il percorso universitario assume una sua specifica determinazione anche grazie al precedente D.M. 509: “Regolamento per l’autonomia didattica degli atenei” del 1999 con il quale ogni Ateneo ha la possibilità 68

Bergamo Salute

di organizzare i vari Insegnamenti e nominare i Docenti (tra i quali molti si scelgono tra le professioniste ostetriche). Il triennio di studi è caratterizzato da sessioni teoriche in Università, sessioni di esami e sessioni di tirocini esperienziali nelle varie sedi convenzionate con l’Università: sale parto ospedaliere, Unità Assistenziali di Ostetricia/ ginecologia/sala operatoria/neonatologia/patologia neonatale e ambulatori specialistici e di fisiologia; consultori familiari; case maternità e, fortunatamente da quest’anno, anche progetti Erasmus con vari paesi Europei. Da circa 15 anni quindi si parla di professionisti laureati con titolo di “Dottore/Dottoressa in Ostetricia”. A Bergamo, come accennato in precedenza, esiste il Corso di Laurea in Ostetricia come sede staccata dell’Università degli studi di Milano Bicocca. Dopo questo primo livello si ha la possibilità di continuare il ciclo universitario con il Corso di Laurea Magistrale in Scienze infermieristiche ed Ostetriche della durata di due anni, i Master Universitari di primo e secondo livello e da ul-

VICINA ALLA DONNA DURANTE TUTTA LA GRAVIDANZA Grazie anche al recente definitivo recepimento della normativa europea che sancisce e suggella l’autonomia dell’ostetrica anche nell’assistenza alla gravidanza fisiologica, in diversi ospedali è presente ormai da anni l’ambulatorio per la gravidanza: qui l’ostetrica garantisce continuità assistenziale durante tutto il Percorso Nascita grazie al sostegno e all’assistenza in linea con gli Standard Nazionali ed Internazionali e favorendo l’appropriatezza delle cure. La gestante viene accolta dall’ostetrica con un primo colloquio dove si raccoglie

timo il percorso può approdare al Corso di Dottorato di ricerca. Dal 2004 (anno delle prime ostetriche bergamasche laureate alla Bicocca) a oggi possiamo pertanto affermare che si sono laureate circa 250 ostetriche presenti sia nella realtà bergamasca ma anche provinciale, sia regionale e internazionale (ostetriche bergamasche presenti in birth center inglesi). Abbiamo iniziato intitolando queste brevi note ”le ostetriche del futuro” non perché pensiamo che in futuro ci saranno ostetriche diverse da ora ma perché siamo certe che cresceranno (e già sta accadendo) ostetriche accanto a donne che si accorgeranno del valore aggiunto di queste professioniste (oggi ancora toppo in ombra!). E vorremmo concludere con le parole di una madre che così scriveva, nella seconda metà dell’800, in una lettera a sua figlia ostetrica: “La donna gravida è come un grande vascello che ha bisogno di un buon timoniere: una saggia e attenta ostetrica….Sii dolce nella tua opera, perché ciò è più utile della durezza”.

la storia di salute tracciando un bilancio e stendendo un piano assistenziale adeguato e personalizzato dove è prevista la valutazione periodica dei fattori di rischio e la consulenza/ intervento di specialisti in caso di necessità. Gli incontri sono in genere a cadenza mensile, sempre con la stessa ostetrica che, ogni volta, affronta argomenti specifici del periodo di gravidanza in questione e monitora il naturale processo ed evoluzione della gravidanza. Il percorso si conclude con il feedback nell’incontro dopo il parto con madre e neonato, occasione ideale per un counselling informativo e formativo su tematiche della salute femminile e neonatale.


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i Goodfood Veg, nuova idea di ristorazione healthy con consegna a domicilio ideata da Mirko Ronzoni (Chef bergamasco già noto al grande pubblico per aver vinto l’edizione 2015 di Hell’s Kitchen, reality culinario andato in onda su Sky Uno), ne abbiamo già parlato nello scorso numero. Ma GOODFOOD VEG www.goodfoodveg.com info@goodfoodveg.com Viale Giulio Cesare 29 Bergamo Tel. 392 7685841

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Bergamo Salute

le novità che bollono – è proprio il caso di dirlo – in pentola sono tante, così come gli sviluppi di questo innovativo progetto. Scopriamoli insieme al suo ideatore. MIRKO, A DISTANZA DI QUALCHE MESE DALL'APERTURA, COME STA ANDANDO? Bene! Siamo contenti per le continue dimostrazioni di gradimento da parte dei nostri clienti che una volta provato i nostri piatti, ripetono i loro acquisti. La nostra app “Goodfood veg” è stata scaricata già da moltissimi utenti e giorno dopo giorno continuano ad aumentare. Il concetto di ordinare il pranzo tra-

mite un'App è relativamente nuovo, sono infatti ancora numerose le persone che effettuano i loro ordini telefonicamente o per mail, ci vorrà un po' di tempo affinché questa prassi diventi consuetudine, ma siamo ottimisti e fiduciosi che il tempo ci darà ragione. QUALI SONO LE PROSSIME NOVITÀ? La prima importante novità sta nel fatto che ora siamo in grado di ricevere gli ordini per il pranzo anche la mattina stessa possibilmente entro le 10,30. In ogni caso, per organizzarci al meglio ed evitare ritardi o disagi per i nostri clienti, l'ordine effettuato almeno il gior-


LA SALUTE COMINCIA NEL PIATTO GOODFOOD VEG NE HA PRESO ATTO ... E TU? no prima, rimane sempre gradito e preferibile. Dopo le ferie estive, dal 30 luglio al 21 agosto, inizieremo a organizzare anche il menu serale che avrà piatti dedicati, differente da quelli del pranzo. Cominceremo comunque con serate spot che promuoveremo tramite la nostra app e sui social network. È comunque possibile organizzare cene personalizzate per tutti coloro che ne avessero voglia, sia per cene private che di lavoro. Stiamo poi portando avanti una collaborazione commerciale, per avere anche noi una location fronte strada per offrire a tutti la possibilità di consumare il pranzo direttamente da noi. Infine, per rendere il nostro servizio il più capillare possibile, siamo alla ricerca di esercizi commerciali in provincia di Bergamo, che vogliano diventare partner del nostro progetto per vendere e distribuire i nostri piatti e gestire in esclusiva la loro zona.

MA REALIZZATE ANCHE CATERING, BANCHETTI O EVENTI PRIVATI? Certamente! Abbiamo già realizzato dei catering, aperitivi e anche il pranzo per tutto il mese di luglio, per i bambini del Cre organizzato da moBLArte a Zanica. Ci proponiamo per offrire soluzioni culinarie differenti, alternative e di primissima qualità. Mi piace ricordare che siamo gli unici a proporre coffee break, colazioni di lavoro e catering “self service”, totalmente green! E LA COLLABORAZIONE CON VICINIA COME PROCEDE? Alla grande. Vicinia, il negozio biologico di via XXIV Maggio 50 a Bergamo, è per noi un partner molto importante, non solo ci fornisce la materia prima migliore del territorio, ma è anche un punto di distribuzione dei nostri piatti. Chi volesse fare la spesa, rigorosamente BIO, e allo stesso tempo

organizzare il pranzo o la cena con i piatti Goodfood veg, lo potrà fare in tutta tranquillità nella loro splendida struttura, è anche possibile consumare il pranzo direttamente in negozio. CI SARÀ L'INAUGURAZIONE UFFICIALE? Abbiamo già definito la data che sarà sabato 10 settembre 2016 dalle 19,00. Si svolgerà in Piazza Dante presso Domus Bergamo, affascinante location in pieno centro che farà da cornice alla nostra festa che si preannuncia strabiliante. Per l’occasione sarà possibile degustare le mie ricette Veg accompagnate da buon vino, birra, tanta allegria e numerose sorprese tutte da scoprire. Invitiamo tutti coloro che vorranno partecipare, di confermare la loro presenza al 392 7685841 oppure tramite mail info@goodfoodveg.com. Vi aspettiamo numerosi! VUOI AGGIUNGERE QUALCOSA PER I NOSTRI LETTORI? Continuate a seguirci su Facebook e su Instagram, scaricate la nostra App “Goodfood veg” e soprattutto abituatevi a mangiare bene.

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Vicinia è il negozio di fiducia di tutti coloro che cercano cibi biologici di alta qualità e ricchi di gusto. Attento alla valorizzazione del nostro territorio, Vicinia ha tra i suoi punti di forza una meticolosa selezione di prodotti a Km0 che spaziano dall’ortofrutta al pane impastato con farine da semi antichi. La scelta che lo contraddistingue, in particolare, è privilegiare i piccoli produttori artigianali che ricercano sempre la qualità nel rispetto delle migliori tradizioni italiane. L’offerta di numerosi alimenti sfusi permette ai clienti di comprare liberamente e rispettare l’ambiente attraverso la riduzione degli imballaggi. L'angolo gastronomia presente in negozio, offre la possibilità di acquistare o di consumare direttamente sul posto, i piatti preparati da Goodfood veg. Bergamo Salute

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Più che nuove scoperte scientifiche, serve un cambiamento delle abitudini diffuse, come quella di assumere gli antibiotici su iniziativa personale ai primi sintomi d'influenza. Ecco le raccomandazioni dell'AIFA

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a cura di COMITATO REDAZIONE IPASVI BERGAMO

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D

a molti anni si pensa che i problemi di salute più importanti siano tumori o infarti, o ancora malattie cronico-degenerative come il diabete, ma AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha messo da parte ogni diplomazia: la cosiddetta antibiotico-resistenza è reale, in costante aumento, e mette a repentaglio decenni di scoperte scientifiche e soprattutto la salute di ciascuno di noi. In una recente Review on Antimicrobial Resistence si indica che nel 2050 le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti all’anno nel mondo, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2 milioni), diabete (1,5 milioni) o incidenti stradali (1,2 milioni) con una previsione di costi che supera i 100 trilioni di dollari. Dati allarmanti perchè di fatto gli antibiotici sono ad oggi l’unica arma per contrastare le infezioni. L’uso inappropriato che se n’è fatto da anni, però, ci ha reso “resistenti” alla loro efficacia, creando così una situazione assolutamente nuova, potenzialmente una minaccia alla salute di tutti. La comunità scientifica ormai concorda su alcune linee d'indirizzo. • La necessità di modificare radicalmente un atteggiamento diffuso. È comune tenere in casa confezioni di antibiotici, magari assunti precedentemente e “avanzati” (le confezioni di antibiotici hanno un numero standard di compresse). Molti sollecitano che la vendita di antibiotici in farmacia sia “dosata”

per la singola infezione: il medico ha prescritto l’antibiotico Y per 6 giorni con due somministrazioni ogni 12 ore? In farmacia devono consegnarmi 12 compresse “misurate” alla mia terapia. • L’istituzione di fondi destinati alla ricerca, come recentemente è avvenuto negli Stati Uniti: circa 1,2 miliardi di dollari per il solo 2016. Ma più che esempi virtuosi di una nazione o dell’altra, sarebbe opportuno che s'istituisse un fondo globale di finanziamento. Inoltre, per le aziende che decidono di investire in ricerca, strumento essenziale per superare la resistenza agli attuali farmaci, si potrebbero ipotizzare dei “premi” economici per eventuali nuove scoperte o oneri finanziari aggiuntivi per chi invece non investe in ricerca. La ricerca potrebbe orientarsi anche a sfidare un attuale limite, ovvero l’impossibilità di determinare, all’inizio dell’infezione, se si tratta di un virus o di un batterio: in caso d'incertezza, spesso scatta la somministrazione di antibiotici, mentre l’individuazione precoce di un eventuale virus li fa-

rebbe risparmiare. • L’uso di vaccini per tutti i casi opportuni: Ia vaccinazione porta a ridurre i casi di infezione, quindi la necessità di ricorrere ad antibiotici. La sola vaccinazione per lo Streptococcus pneumonia, ad esempio, potrebbe portare a prevenire oltre 11 milioni di giorni di utilizzo di antibiotici, riducendo, oltre ai costi, la probabilità che si sviluppi una resistenza. Recentemente, dicevamo, AIFA è scesa in campo con un messaggio diretto: i cittadini non devono assumere questa classe di farmaci per curare l’influenza, infezioni virali o raffreddori non di origine batterica, ma ricorrere agli antibiotici solo quando necessario e dietro prescrizione del medico, seguendo scrupolosamente dosi e tempi della terapia per non inficiarne gli effetti. In sintesi: usare bene gli antibiotici è una responsabilità del singolo nei confronti della propria salute per avere sempre a disposizione farmaci efficaci, ma anche una responsabilità collettiva.

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Enneagramma

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na sorta di “mappa” che ci mostra dove noi siamo attraverso la conoscenza e l’osservazione della nostra personalità. Questo è l’Enneagramma, un percorso di autoconoscenza dalle radici millenarie, grazie al quale migliorare se stessi e le relazioni con gli altri. Per saperne di più, abbiamo intervistato Mauro Vedovello, fondatore di Novevie, Scuola di Enneagramma nella Tradizione Narrativa che organizza percorsi introduttivi e corsi con questo metodo (vedi box).

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COSA È L’ENNEAGRAMMA? Ciascuna/o di noi sviluppa un modo di vedere il mondo, a partire da una natura in parte ereditata e da esperienze vissute nell’infanzia, che diventa il nostro tipo di personalità. Nell’Enneagramma, in particolare, sono identificati nove differenti stili o enneatipi (nove distinti modi di pensare, sentire e agire). Ognuno ha un enneatipo dominante, ma può intensificare le proprie caratteristiche o anche diventare più tenue. Scoprire il proprio enneatipo è il primo passo per una relazione con noi stessi (e con gli altri) più soddisfacente. L’OBBIETTIVO DEI CORSI, QUINDI, È SCOPRIRE IL PROPRIO ENNEATIPO? In parte. Il vero obbiettivo è aiutarci a vedere quanto siamo intrappolati nei nostri automatismi e quanto questi ci tengano lontani dalla nostra reale natura. Identificare la nostra personalità non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza per

poter trascendere la nostra stessa personalità. Non bisogna infatti fermarsi alla sola conoscenza della propria personalità, ma lavorare su di sé con pazienza, costanza e soprattutto auto-osservazione, utilizzando l’Enneagramma come uno strumento di trasformazione e miglioramento di sé. I risultati migliori si ottengono dall’unione dell’Enneagramma con la Tradizione Narrativa, un metodo d'insegnamento e d'indagine, sviluppato negli Stati Uniti da Helen Palmer e David Daniels, che promuove un’esplorazione aperta di ciascun enneatipo, attraverso l’ascolto delle storie personali dei rappresentanti di ogni enneatipo e attraverso la condivisione della propria visione interiore della realtà all’interno di un gruppo.

ratteristica delle Interviste in Panel, condotte quasi sempre con persone che appartengono a un determinato tipo di personalità, è che il racconto dell’esperienza di vita di una persona genera risonanze negli altri e questo può portare a improvvise comprensioni di aspetti significativi della propria esistenza. MA A CHI SI RIVOLGONO I VOSTRI CORSI? A tutti coloro che sono interessati a un percorso di crescita di sé che abbia un riscontro pratico nella vita quotidiana. L’Enneagramma permette di apprezzare le diversità degli esseri umani, ci aiuta a ridurre i conflitti non necessari tra noi e gli altri. Come una mappa, non ci dice né chi siamo né dove dobbiamo andare, ma ci introduce a un nuovo linguaggio in grado di farci osservare dove siamo e cosa stiamo facendo.

COME SI SVOLGE UNA “LEZIONE”? I programmi della Tradizione Narrativa sono tenuti in un contesto di pratiche di auto-osservazione, I CORSI: DAI CONCETTI meditazioni, esercizi di moviBASE ALLA FORMAZIONE PER mento e interazioni facilitate INSEGNANTI tra differenti enneatipi. In NoveVie offre corsi che vanno particolare, centrali sono dall’introduzione dei concetti base a le Interviste in Panel che temi legati agli istinti e alle relazioni sino al hanno lo scopo di aiutare percorso di certificazione per insegnanti di le persone del gruppo a Enneagramma (ad esempio per counselor, lavorare sui propri procoach, psicologici e psicoterapeuti etc.). Il blemi (solo quelli però prossimo corso base si terrà il 16 e 17 Settembre dove si è pronti a farlo) a Ranica (BG) presso il Centro di Spiritualità mediante l’ausilio di un e Cultura Geltrude Comensoli, mentre il facilitatore che non “impercorso intensivo di sette giorni si terrà pone” un tema, ma le guipresso la stessa struttura dal 17 al 23 da attraverso le specifiche Marzo 2017. Per informazioni: difficoltà del momento legate www.novevie.it al singolo individuo. Un’altra caBergamo Salute

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a stampante è conveniente ma quanto spenderò poi di inchiostro o toner?”. “Quanto mi costerà veramente una copia?”. “La stampante sarà proprio adatta alla mia attività..”. Queste, e tante altre, sono le domande che ci si dovrebbe porre al momento di acquistare o sostituire una stampante, copiatrice o multifunzione. I dubbi sono tanti e districarsi tra le diverse tecnologie e formule di noleggio o acquisto non è cosa semplice, che si tratti di un piccolo ufficio o di una realtà più complessa. «All’azienda che si rivolge a noi prima proponiamo un’analisi gratuita dei costi di stampa e, valutando le esigenze specifiche dell’attività, gli prospettiamo la miglior soluzione» spiega Matteo Virotta di B-Life, azienda specializzata nella fornitura di prodotti e servizi per la stampa in ufficio. «La soluzione migliore per tutti non esiste, noi proponiamo un “vestito su misura”, la casistica è molto varia: se si stampa poco la tecnologia a getto d'inchiostro potrebbe comunque essere valida, mentre la soluzione classica per i medi e i grandi volumi è la laser, ma oggi queste non sono le uniche possibilità. Abbiamo a disposizione anche la tecnologia Solid Ink di Xerox che permette di ottenere stampe incredibilmente luminose con un effetto che nessuna laser può dare e inoltre vantaggi in termini ecologici (non genera rifiuto come il toner) e di salute (sicurezza sul lavoro). I panetti di cera utilizzati da questa tecnologia hanno

infatti una composizione simile ai pastelli a cera dei bambini, non presentano rischi e sono facilissimi da stoccare, nello stesso tempo il costo copia è molto vantaggioso, con la formula a 3 livelli che permette di stampare carta intestata a colori al prezzo del bianco e nero». La SUVA, autorevole Agenzia svizzera del settore sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, ha effettuato una ricerca dalla quale è risultato che “le polveri di toner emesse dalle stampanti laser e dalle fotocopiatrici possono causare disturbi soprattutto nei soggetti con mucose ipersensibili nelle vie respiratorie superiori e inferiori”. La tecnologia laser non è comunque da demonizzare, l'agenzia avverte

infatti che “in genere le reazioni di ipersensibilità non specifiche dovute agli effetti irritativi di queste emissioni possono essere evitate migliorando l'igiene del posto di lavoro. Gli studi epidemiologici non hanno stabilito relazioni causali certe fra queste emissioni e le malattie croniche dell'apparato respiratorio o le malattie polmonari interstiziali”. Sono moltissime le macchine laser presenti nei luoghi di lavoro e per un po' continueranno a essere prodotte e vendute, ma è importante che la manutenzione venga eseguita correttamente per non disperdere polveri. Nel momento della sostituzione o di una nuova acquisizione potrebbe quindi essere il momento di valutare tecnologie più moderne che possono dare risultati brillanti con un occhio di riguardo alla salute e all'ambiente e perché no... ai costi!

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è collaborativo si può associare anche al domicilio l’esame della vista con il tabellone delle lettere. L’ottico porta con sé anche un certo assortimento di montature in modo che l’ametrope possa poi ricevere direttamente a casa l'occhiale pronto» continua Boselli. Nella zona di Bergamo e hinterland il servizio di esame della vista e consegna a domicilio sono gratuiti, quindi allo stesso prezzo dell'occhiale realizzato in negozio. La gamma di montature proposte va dalla fascia media a quella economica, in modo da poter soddisfare tutte le esigenze. Ottica Boselli rimane

a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento. Su tutti i prodotti realizzati il nostro negozio offre una garanzia sia sulle lenti che sulle montature. Con una semplice telefonata al numero 035 515717 si può fissare un appuntamento indicando il luogo e l'orario della visita a domicilio.

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same e controllo della vista a domicilio? Da oggi è possibile. L’Ottica Boselli ha recentemente acquistato un apparecchio di ultima generazione pensato per i pazienti che hanno difficoltà a spostarsi da casa oppure anziani che vivono in case di riposo. Questo macchinario, infatti, non solo è portatile, ma è dotato di una tecnologia all’avanguardia e con un elevatissimo grado di attendibilità anche nel caso in cui una persona abbia dei deficit cognitivi e non possa essere del tutto collaborativa. « Le caratteristiche di questo apparecchio lo rendono molto interessante ad esempio per persone con gravi disabilità che non possono muoversi facilmente da casa» spiega Massimo Boselli, ottico, titolare dell'Ottica Boselli di Ranica, negozio con 25 anni di esperienza. Il sistema, inoltre, è in grado di evidenziare se è presente un’opacizzazione del cristallino, situazione che verrà segnalata al medico oculista poiché non risolvibile con le lenti. E il vecchio e caro tabellone con le lettere, quindi, non serve più? «Quando il paziente

Bergamo Salute

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Bergamo Salute anno 6 - n°4 - lug. - ago. 2016

PERIODICO DI CULTURA MEDICA E BENESSERE

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Comitato Etico • Dott. Maurizio Pagnoncelli Folcieri Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Bergamo • Dott. Ezio Caccianiga - Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Bergamo • Dott. Piero Attilio Bergamo - Oculista • Dott. Luigi Daleffe - Odontoiatra • Dott. Tiziano Gamba - Medico Chirurgo • Beatrice Mazzoleni - Presidente IPASVI

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Bergamo Salute - 2016 - 4 – luglio/agosto  
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