Città di Portogruaro

Page 1

Portogruaro durante il bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale

Portogruaro negli anni ‘70 Portogruaro oggi

TOPONOMASTICA EVOCATIVA DELLA CITTA' DI PORTOGRUARO Ovvero come i nomi delle Vie ricostruiscono la forma di una città che non c’è più…

(a cura di A. Dal Ferro e G. Finotto, classe 3BL, a.s. 2015/2016)


Questa via congiunge via Martiri della LibertĂ a via Garibaldi. Viene cosĂŹ chiamata in ricordo degli abati di Sesto al Reghena e di Summaga, che avevano qui le loro abitazioni.


Tra via Abbazia e via Garibaldi si apre via del Castello, di cui rimane soltanto il nome e poche case. Questa via viene cosĂŹ chiamata per ricordare il castello patriarcale che sorgeva in questa zona.


Prima del bombardamento del 1917 Questa via si trova parallela a via Martiri della Libertà e si addentra nella zona chiamata “del Castello”.

Durante la Prima Guerra Mondiale, fu pesantemente bombardata da aviatori italiani che rovinarono parecchi edifici, alcuni non più ricostruiti, allo scopo di colpire il comando austriaco che aveva la sua sede nell’attuale Villa Comunale.

Durante il bombardamento del 1917

Dopo la ricostruzione


Questa via corre parallela a via Valle e a via Martiri della Libertà. Il suo nome ricorda che in quest’area, alla fine del XIII secolo, furono edificati la chiesa e il convento di San Francesco. I l profilo bianco sul prato antistante l’Istituto Statale “Marco Belli” riproduce la forma dell’antica chiesa che fu abbattuta agli inizi del XIX secolo per procurare il materiale con cui fu costruito l’attuale Duomo di Sant’Andrea.


Il borgo San Gottardo sorge in prossimità di via Marco Belli, aldilà della Porta di San Gottardo, già Porta di san Francesco . Il nome attuale San Gottardo ricorda una chiesetta, dedicata a questo santo, che sorgeva subito fuori dalla porta dove adesso si trova la casa di riposo. Anche questa chiesetta venne demolita per utilizzarne il materiale per la costruzione del duomo di Sant’Andrea.



Vista della chiesa e del convento di S. Francesco, 1768


•Data di costruzione: seconda metà del XIII

sec., commissionato dal Frate Fulcherio di Zucola attraverso una bolla del 10 marzo 1281

• Il complesso fu affidato all’ordine dei Frati

Minori


• Nel 1450, in seguito ad un’indondazione, il

convento venne ampliato e fu costruito l’oratorio di Sant’Antonio abate

• La chiesa e il convento furono distrutti in

parte nel 1830 per ricavare i materiali del complesso furono utilizzati per costruire il Duomo di Sant’Andrea • Nel 1885 l’edificio fu completamente demolito


Alcune opere d’arte della Chiesa di San Francesco si trovano ora all’interno del Duomo, altre come la Madonna in Trono con Bambino, si trova al Museo Archeologico. • In ricordo del complesso la via adiacente a dove sorgevano convento e chiesa è chiamata via San Francesco


Perimetro della chiesa di San Francesco, Piazza Marconi, Portogruaro Pianta della chiesa di San Francesco


Abside rettangolare

Presbiterio

Transetto

Unica navata centrale

Ingresso Principale


Vista della Palestrina, Istituto Marco Belli

Vista della chiesa e del convento di S. Francesco, 1768

• Dove sorgeva il complesso vescovile ora si trova il nostro liceo • La palestrina si trova probabilmente dove sorgeva l’ala ovest del Convento



Visione frontale di Porta S. Gottardo


Targa affissa sul lato frontale della porta


Visione posteriore della torre


Lia e Porta S. Gottardo


Palazzo dal Moro Portogruaro

(a cura di Vittoria Lescarini, classe 3AL, a.s. 2015/2016)


Il Palazzo dal Moro é collocato sulla via principale del centro di Portogruaro (via dei Martiri), é posto davanti alla sede distaccata del Liceo XXV Aprile ed é vicino alla torre San Gottardo


Breve descrizione Il palazzo si sviluppa su tre piani caratterizzati da tre stili differenti. •

nella facciata rivolta verso Corso dei Martiri individuiamo al piano inferiore tre arcate a sesto acuto gotiche. Nel porticato sono presenti numerosi rilievi, molti dei quali provengono dalla colonia romana di Concordia Sagittaria (Iulia Concordia)


Il primo piano, detto anche piano nobile, presenta bifore e trifore in stile gotico veneziano

[3]

[1]

l'ultimo piano ĂŠ dominato dallo stile rinascimentale con la presenza di finestre a tutto sesto

[2]


Analisi storico - critica •

L'origine mercantile della cittĂ giustifica la presenza delle botteghe al piano inferiore; infatti, l'ampiezza del portone di ingresso era tale da consentire il passaggio dei carri per la merce. Ad oggi permane l'originale pavimentazione in pietra d'Istria del corridoio in corrispondenza dell'entrata. Il primo piano, caratterizzato dallo stile gotico veneziano, era dedicato alla residenza dei nobili, i quali si rifacevano alla moda di Venezia per riflettere la loro importanza sociale attraverso la decorazione dei palazzi. L'influenza della Serenissima ĂŠ inoltre manifestata tramite l'altorilievo raffigurante il leone marciano.


Tipico del periodo rinascimentale era l'utilizzo di elementi di spolio. Nel palazzo Dal Moro sono significativi i rilievi di epoca romana, provenienti da Concordia, in particolare ricordiamo un suonatore di siringa, situato accanto al portone principale, e una testa di Giove Ammone nell'angolo di via Abbazia. Testa di Giove Ammone

Suonatore di siringa


(a cura di Erika Spedicato, classe 3AL, a.s. 2015/2016)

Palazzo Longo


Il palazzo si sviluppa su tre piani e presenta sei finestre sia al primo sia al secondo piano. In facciata sono presenti tre arcate, ma si intuisce, a causa della presenza di tracce di antichi archi, come in origine l’edificio fosse costituito da tre palazzi distinti collegati internamente.


La struttura interna dell’edificio è condizionata dal lotto gotico, un rettangolo dalle dimensioni costanti e moltiplicato per l’intera lunghezza della strada, su cui si affaccia con il lato breve. Così, le facciate dei palazzi, coincidenti con il lato breve (larghezza) di ogni lotto, sono di dimensioni costanti e collocate sulla stessa linea retta. Al contrario, la profondità dell’edificio (e di conseguenza le dimensioni del cortile interno) può variare fino a coincidere con la lunghezza del lotto.


Seguendo ancora una volta le influenze della Serenissima, la facciata è affrescata con motivi geometrici che ricordano Palazzo Ducale.


Il Palazzo Longo, situato in Via Martiri della Libertà , è un edificio sviluppato su tre piani, originariamente costituito da tre palazzi distinti. Ai piani superiori essi sono collegati internamente da piÚ corridoi, indispensabili ai proprietari per spostarsi evitando la strada: Portogruaro viveva un periodo di epidemia di peste.


Il piano inferiore era dedicato all’attività mercantile, infatti presentava ampi magazzini per le attività commerciali.


Duomo di Sant'Andrea, via Dei Martiri, Portogruaro (Ve) 1793/1830 - Autore: Antonio De Marchi - Committente:Giuseppe Maria Bressa -

-

Dimensioni:

-

m. 55,07 di lunghezza,

-

m. 20,38 di larghezza al transetto,

-

m. 23,40 di altezza fino alla cupola centrale,

-

m. 19 fino al soffitto;

Materiale: Fatta prevalentemente in mattone cementato


BREVE DESCRIZIONE Il duomo, costruito interamente con materiali di spoglio, è molto semplice e sobrio. Presenta tre navate e una cupola centrale. L'abside è semicircolare, di stile neoclassico. L'edificio presenta delle finestre termali, chiamate così perchè ricordano quelle delle antiche terme romane. Inizialmente vi erano 15 altari, ma sono stati successivamente ridotti a 9.


Stato di conservazione ed eventuali interventi di restauro -La prima chiesa nasce nel XII secolo, in epoca medievale. Come si può notare nel dipinto “Madonna con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano che intercedono per la città di Portogruaro”, della Scuola di Palma il Giovane, della prima metà del XVII secolo, il Duomo era orientato al contrario, con la facciata rivolta verso il fiume e l’abside a Est, verso la strada.

-Nel 1569, l'edificio era in precarie condizioni e necessitava di alcuni interventi di restauro. - La demolizione della chiesa iniziò nel 1793 e per la nuova struttura fu impiegato il materiale della chiesa precedente e delle diverse altre chiese ed edifici abbattuti allo scopo*. - Nel corso degli ultimi anni sono stati fatti ulteriori restauri. *San Gottardo, Oratorio dello Spirito Santo ,San Giacomo, San Francesco.


ANALISI STORICO-CRITICA Il duomo di Portogruaro (consacrato nel 1833 dal vescovo Carlo Fontanini), è dedicato a Sant'Andrea, patrono dei pescatori e dei mercanti. Quest'ultimo richiama le origini della città; Portogruaro era infatti una città dedita al commercio, facilitato dalla presenza del fiume Lemene. La primitiva chiesa era orientata con la facciata ad ovest, verso il fiume, in quanto da quel lato si affacciava sulla sede vescovile e l'abside risultava trovarsi ad est. Con la ricostruzione dell'attuale duomo, avvenuta durante il periodo dell'illuminismo, la facciata venne orientata dalla parte opposta, in modo che desse sulla città e la strada commerciale. Possiamo dunque comprendere come l'attenzione venne spostata dal dal culto religioso alla vita urbana.


Made by: Emma Gigante Official photographers: Barbara Liang, Giulia Collovini, Simone Trentin


TORRE CAMPANARIA


Torre campanaria (1789), piazzetta a lato del Duomo di Sant’Andrea.


AUTORE: ignoto. COMMITTENTE: ignoto.


Duomo di Sant'Andrea


DATAZIONE

parte più antica: XIV secolo, ma la corrosione determinò la demolizione.

14 novembre 1479: inaugurazione nuova torre.


DATI TECNICI

ďƒ˜Tecnica e materiali usati

La torre è in mattoni e cemento.

1875: cuspide in legno foderata in piombo. Dopo il restauro fu costruita in muratura.


Stato di conservazione ed eventuali interventi di restauro: • A causa di un fulmine la cuspide fu fatta demolire e ricostruita in muratura. • Si modificò l’altezza del campanile da 47,50m a 59,00m. • Nel 2005 sono stati aggiunti dei pali in acciaio inox di sostegno, causa l’ inclinazione del campanile.


La torre presenta un’inclinazione massima dell’asse pari al 4,5% verso lo spigolo posto tra la piazza e il duomo (spigolo nord-est).


DESCRIZIONE: • La torre campanaria è situata a lato del Duomo di Sant’Andrea; • Riprende lo schema delle torri romaniche; • Si sviluppa verticalmente con un’altezza di 59 metri; • È inclinata verso nord-est a causa di un cedimento delle fondazioni. Ogni anno si inclina di 2,5 millimetri, tanto da aver portato alla decisione di cessare il suono delle campane; • È presente un orologio meccanico


IL PALAZZO MUNICIPALE di Portogruaro

Ilaria Lerma


PALAZZO MUNICIPALE DI PORTOGRUARO,1265

Facciata del palazzo municipale, Piazza della Repubblica


La parte centrale risale al 1265; tra il 1510 e il 1512 iniziano i lavori di ampliamento delle ali laterali.

Le differenti ali si riconoscono per l’uso di differenti mattoni. Inoltre differenti sono le cornici delle finestre trilobate: quelle più antiche sono più semplici mentre quelle rinascimentali presentano una cornice bianca in pietra d’Istria.


  

Sopra il portale d’accesso ci sono lo stemma comunale e gli stemmi della famiglia veneziana Tron in pietra; Le finestre presentano i vetri piombati alla veneziana. Al piano terra le pesanti grate poste alle piccole finestre centinate testimoniano che un tempo lì c’erano le prigioni.


Ha un ottimo stato di conservazione.  Nel corso dell’Ottocento sono stati effettuati tre interventi di restauro, mentre altri lavori di restauro ed ampliamento sono stati eseguiti verso il 1965.  Grazie al FAI sono state inserite delle vetrate nuove nel 1995. 


La facciata è decorata con merlature ghibelline a coda di rondine, interrotte da un campanile a vela.

Sono presenti tre porte, e addossati all’edificio sono posti quattro testoni in pietra d’Istria. Secondo la tradizione quello più a sinistra rappresenterebbe il fiume Lemene.


ANALISI STORICO-CRITICA

La città del Medioevo era espressione di una società formata da liberi cittadini, che avevano il proprio riferimento nel palazzo Comunale, posto al centro del palazzo urbano. L’edificio divenne poi la sede delle riunioni del Maggior Consiglio che nominava il Podestà


Pozzetto delle Gru Mogosanu Olivia Stefania Fotografie di Collovini Giulia e Liang Barbara


Autori: Giovanni Antonio Pilacorte (pozzo), Valentino Turchetto (gru); datazione: Pozzo – 1494, Gru – 1928; committente: Città di Portogruaro, collocazione: Piazza della Repubblica


Conservazione: buone condizioni Restauro: riparazione cisterna acqua (1598) da Giovanni Balbi

Bronzo Marmo bianco Base ottagonale


Gru aggiunte nel 1928 – le originali sono state fuse nella prima guerra mondiale per la fabbricazione dei cannoni


Stemma famiglia del podestà Jacopo Gabriel (fascia a scacchi) Stemma famiglia del podestà Paolo Contarini (bande oblique)

Stemma Città di Portogruaro (campanile e gru)


Stemma di Portogruaro

Campanile = cittĂ di Portogruaro Gru = guardiane cittĂ Nel racconto di Plinio il Vecchio le gru simboleggiano la vigilanza perchĂŠ la sera rimangono di guardia con un sasso nella zampa alzata e questo, cadendo, risveglia la gru richiamandola al dovere.


Analisi storico-critica • Elemento urbano – garantiva distribuzione acqua • Simbolo di benessere e ricchezza • Nel ‘700 – proprietà di cittadini privati • Nel 1908 – restituito al Comune • Prima Guerra Mondiale – gru fuse per la fabbricazione di cannoni • Nel 1928 – aggiunte nuovamente


FINE


PORTA SAN GIOVANNI


Costruita alla fine del secolo XII, si chiamava porta “del bando”, e poi di San Lazzaro, dall’omonimo ospizio dei lebbrosi che sorgeva lì vicino.


Simile ad un arco di trionfo, la porta può essere suddivisa in due registri, quello inferiore caratterizzato dalla presenza di un fornice affiancato da due lesene in stile dorico che sorreggono la trabeazione mentre il secondo è caratterizzato da un frontone sorretto da sue lesene, che sormontava in origine il leone marciano, successivamente scalpellato nel periodo di Napoleone.

(Arco di Augusto a Rimini, 27 a.C.)


La porta, con la sua architettura dove predomina un arco a tutto sesto, perse il suo carattere difensivo per assumere quello di entrata principale alla cittĂ per uomini e merci provenienti dal vicino Fondaco. Fu ristrutturata nel 1555-56 ad opera del podestĂ Zorzi


Chiesa di san Giovanni

AUTORE Ignoto; Antonio Gonella (1990, portone con quattro evangelisti in bronzo); Andrea Urbani (sec. XVIII, affresco sul soffitto del presbiterio raffigurante il Trionfo dell’ Eucarestia); Leandro Da Ponte (pala dell’altare maggiore); Pietro Nacchini (sec. XVIII, organo di scuola veneta dietro l’altare maggiore)

COMMITTENTE Ser Zuane Dito Galdiol (da qui probabilmente la scelta di dedicare la chiesa al santo eponimo, cioè col suo stesso nome) DATAZIONE 1338 d.C.

(Scheda a cura di Francesca Anastasia, classe 3AL, a.s. 2015/2016)


Dati tecnici e materiali usati Edificio ad una sola navata con copertura a capriate ed esterno in mattoni a faccia a vista con rosone sopra la porta principale.

Stato di conservazione ed eventuali elementi di restauro Portale principale (abbellito nel 1990 dall’artista Angelo Gonella); nel 1921-22 venne aperto un rosone sovrastante al portone; negli anni vennero ristrutturati gli affreschi cinquecenteschi interni.


Breve descrizione Esterno della Chiesa: non particolarmente sfarzoso, con mattoni a vista.

Portale principale: molto imponente e decorato, rappresenta i quattro evangelisti all’interno di una cornice in bronzo.

L’edificio diviso in una sola navata con copertura a capriate lignee. In seguito venne aperto un rosone sopra al portale. Gli affreschi cinquecenteschi interni, restaurati nel corso degli anni, raffigurano motivi naturali e creature angeliche dai colori vistosi. Tre statue: due lignee raffiguranti S. Francesco e S. Antonio, ed una marmorea più antica della Madonna con Bambino. 


Analisi storico-critica La chiesa divenne meta di numerosi pellegrini e uomini d’affari in seguito allo sviluppo commerciale della città. Però l’afflusso di persone rendeva necessarie maggiori norme di sicurezza nel settore igienico per evitare la trasmissione di malattie, come la lebbra. 

Nacquero i lazzaretti: luoghi dove gli ammalati o i senzatetto trovavano cure e riparo. 

La parola lazzaretto richiama probabilmente il primo lazzaretto, quello di santa Maria di Nazareth a Venezia che, per distorsioni fonetiche, si è trasformato da Nazareth a nazaretto a lazzaretto. 


Porta Sant’Agnese Portogruaro Giulia Zanotto


Porta Sant’Agnese, XIII sec., Portogruaro

Facciata della porta che dà verso via Cavour e parcheggio. Facciata della porta che dà verso via Cavour e centro storico.


Con autore e committente rispettivamente anonimo e incerto, la porta di Sant’Agnese viene datata alla seconda metà del XIII secolo.

Materiali utilizzati per la costruzione: Pietra (per le mura); Intonaci; Legno (per serramenti, travi e scala interna)

Si sviluppa su due piani collegati da una scala (interna) in legno.

La torre da cui è formata subì complessi restauri che comportarono il rimaneggiamento dell’edificio. Nel XVI secolo il podestà Girolamo Zorzi provvide a far pavimentare la torre della porta.

Tra il 1988-1989 sono stati realizzati lavori di consolidamento e restauro dalla Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici del Veneto.


• Delle tre superstiti è quella che ha mantenute più intatte le caratteristiche gotiche. Questo edificio è di proprietà del Comune di Portogruaro dal 1987. • Porta Sant’ Agnese costituisce oggi la porta di accesso ad un parcheggio e all’immissione in via Cavour. • Da notare la presenza di due finestre al secondo piano ed una più grande centrale al primo; a lato di quest’ultima è presente un’altra finestra successivamente murata. • La porta presenta due fornici: uno centrale, il più grande, per il passaggio dei mezzi (carrozze, carri…) e uno più piccolo laterale adibito al passaggio pedonale.


• Oggi è di proprietà comunale: fu infatti acquisita nel 1987ed è l’unica delle cinque esistenti che ha mantenuto una forma e una struttura simile all’originale. • Di questa Torre si ha notizia fin dal 1254, quando il Patriarca Gregorio di Montelongo ne ordinava l’ampliamento e il potenziamento. • Attraverso questa porta si accedeva alla strada per Venezia, città verso la quale i portogruaresi chiesero di stabilirsi sotto il veneto vessillo e la conferma dei loro privilegi e diritti. •Una lapide posta nella parte che dà verso la città testimonia che nel XVI secolo la Torre è stata rimaneggiata notevolmente in occasione della pavimentazione della strada fino al Palazzo Vescovile.


Tutto il materiale della storia e della vita di Concordia Sagittaria, dapprima conservato nel Museo della cittĂ di Portogruaro, dal 16 maggio 1999 è esposto nella Torre di Sant’Agnese (sede del Museo di Portogruaro).


Villa comunale

Villa comunale, Portogruaro, Guglielmo de Grigis, 1543-1550

Autore: architetto Guglielmo de Grigis de Alzano, detto il Bergamasco Committente: Nobili della Frattina, probabilmente da Antonio, che nel 1599 ne era il proprietario Datazione: SI può pensare ad una data posteriore al 1540: l’architetto morì nel 1550 e costruì l’edificio nell’ultimo periodo della sua vita (1543-1550). (a cura di Daniele Novelli Gasparini, classe 3AL, a.s. 2015/2016)


Dati tecnici Tecnica e materiali usati: solai in legno, scalone in marmo, al piano nobile i

pavimenti sono in terrazzo veneziano. L’edificio fu eretto sopra fondamenta tracciate sotto gli Squadra; la pianta è inconsueta poiché i dalla Frattina volevano distinguersi dagli Squadra ed è per questo motivo che le colonne del porticato presentano una base romboidale. La costruzione è elegante e in stile rinascimentale.

Stato di conservazione e interventi di restauro: Lo stato di conservazione è

buono a eccezione di alcune parti di affreschi. Vennero attuati alcuni interventi di restauro: l’edificio venne ampliato parzialmente e modificato nella struttura tra il 1919 e il 1923 dall’allora proprietario Giancarlo Stucky per mezzo dell’aggiunta di un’ala non porticata; all’interno venne costruito il monumentale scalone che conduce al piano nobile e all’esterno fu elevato il tetto per ricavare un nuovo piano: questo comportò la rimozione delle mensole marmoree sulle quali poggiava la cornice di gronda; vennero rimossi inoltre anche i finestroni che chiudevano la loggia. Più tardi il conte Gaetano Marzotto fece sostituire le travi in legno del tetto e annesse un nuovo edificio con funzione di foresteria.


Breve descrizione La villa comunale è ammirata per le dimensioni e le proporzioni architettoniche ma soprattutto il porticato con le colonne affusolate di pietra viva collegate da archi a tutto sesto e per la loggia del piano nobile dotata di doppie colonne e balaustri. La muratura è quella tradizionale. il porticato e l’androne d’entrata presentano soffitti a volta. Un ampio e maestoso salone marmoreo a quattro rampe conduce al piano nobile, i cui pavimenti sono in terrazzo veneziano. Quattro colonne lavorate in pietra viva sorreggono la loggia con otto archi formati da un totale di quattordici tra colonne e pilastri, anch’essi in pietra viva, con base e capitello ionici. A loro volta gli archi sostengono un grande cornicione lavorato e ricco di fregi. Oggi all’interno si ammirano i fregi floreali di epoca ottocentesca che probabilmente hanno sostituito o ricoperto degli affreschi precedenti che, in origine, costituivano un forte richiamo visivo.

Loggia al piano superiore e volta al piano inferiore


Posizione anomala dell’edificio L'edificio si colloca nel lato urbano alla destra del fiume . All'epoca in cui fu realizzato il palazzo, le attività commerciali erano ubicate a Est, cioè sul lato sinistro del Lemene dove avveniva lo scambio terra-acqua nel percorso delle merci verso il Friuli e il Nord-Europa. Per raggiungere i luoghi del mercato coloro che percorrevano via del Seminario per attraversare il ponte di S. Andrea passavano davanti alla Villa. Il progettista sfruttò la curva della via per disporre l'edificio in posizione frontale rispetto al percorso stradale, con un espediente scenico in cui la loggia si può vedere da lontano; in tal modo il palazzo assume un ruolo dominante.

Parte posteriore della villa

Parte anteriore della villa


PALAZZO ALTAN-VENANZIO

Committente: Ignoto ProprietĂ del vescovo di Concordia Datazione: XV secolo


Il Palazzo dei conti Altan, poi dei conti Venanzio, spicca tra gli edifici del tessuto architettonico di Portogruaro, ricco di esempi del gotico italiano, veneziano e rinascimentale. L’edificio presenta però alcune caratteristiche che lo differenziano dagli altri palazzi cittadini.

Esso è leggermente arretrato rispetto al fronte strada, non ha portici al pianterreno come gli altri, è l’unico ad avere un doppio piano nobile, caratteristica dominante dei palazzi veneziani. Con la costruzione iniziale, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, venne realizzato al primo piano il grande salone centrale, illuminato dalla quadrifora, inizialmente forse gotica, ed in seguito rinascimentale, con la parte superiore arrotondata a tutto sesto. Nel secolo successivo, con la profonda ristrutturazione voluta dal conte Enrico Altan juniore attorno al 1696, venne operato l’innalzamento del tetto ricavando al secondo piano un altro piano nobile, gemello del primo, sempre illuminato da una quadrifora, però rettangolare.


Il palazzo subì nel tempo importanti trasformazioni, causa delle quali ci è difficile risalire ad una datazione specifica. Nell'edificio vi sono infatti evidenti influenze Quattrocentesche, con elementi caratteristici del Cinquecento, disposti alla maniera del Seicent Esso subì una profonda trasformazione stilistica nel 1696 – 1700, essendo proprietario il Conte Altan Enrico Juniore; e funzionale nel 1877 – 1880, per la riduzione del Palazzo ad uso degli Uffici Regi ad opera dell'Ing. Antonio Bon.

Attualmente il Palazzo è sede Centro Culturale e della Biblioteca Civica di Portogruaro.


Si entrava, con le carrozze, all'interno del Palazzo, tramite un ampio sottoportico, per scaricare, ai lati, le merci da depositare. Due scale, di cui la principale si fermava al primo piano, poste perpendicolarmente all'ingresso, servivano i vari ambienti del Palazzo. L'organizzazione segue quindi, l'impostazione sia planimetrica che funzionale che generalmente in quel periodo, si davano alle abitazioni dei nobili signori.


Il Palazzo è legato anche ai nomi del letterato e filosofo Girolamo Venanzio e di Luigi Russolo, musicista e pittore firmatario del movimento futurista. Luigi Russolo vi nacque il 30 aprile 1885, nel piano rialzato concesso dal Comune ad uso abitazione, a suo padre Domenico Russolo, organista del Duomo e direttore della Schola Cantorum di Latisana.

Luigi Russolo, Autoritratto, 1940, olio su tavola, Collezione Comune di Portogruaro

Artista, studioso, scienziato e filosofo, Russolo l'11 febbraio 1910 sottoscrive il “Manifesto dei pittori futuristi” e l'11 aprile il “Manifesto tecnico della pittura futurista”. Nel 1913 firmò la sua lettera manifesto “L’arte dei rumori” nella quale teorizza l'impiego del suono-rumore nel contesto musicale. Nel 1914 brevettò l'intonarumori, spettacolare strumento sonoro atto a modificare un suono nella sua intensità, predeccesore della musica elettronica, che gli diede fama internazionale.


L'INTONARUMORI L'intonarumori è una famiglia di strumenti musicali inventati nel 1913 da Luigi Russolo. Essi erano formati da generatori di suoni acustici che modificavano la lunghezza d'onda di diversi tipi di suono. Ogni strumento era formato da un parallelepipedo di legno con un altoparlante di cartone o metallico nella parte anteriore. Il suonatore schiacciava bottoni e leve per mettere in funzione il macchinario e controllarne le dinamiche. All'interno degli intonarumori c'erano lastre di metallo, ingranaggi e corde metalliche c he venivano fatte vibrare. Le tensioni delle corde erano modificate dal suonatore che, glissando sulla corda, generava note.

Secondo il rumore prodotto, gli strumenti erano classificati per famiglie (crepitatori, gorgogliatori, rombatori, ronzatori, scoppiatori, sibilatori, stropicciatori e ululatori), ciascuna delle quali comprendeva a sua volta vari registri (soprano, contralto, tenore e basso) La prima apparizione pubblica degli intonarumori fu nel 1913 al Teatro Storchi a Modena.


BIBLIOGRAFIA -Salvatore Nappi, Discorso sul restauro; Palazzo Altan - Venanzio, casa editrice, Portogruaro, 1986 - Pontus Hulten, Futurismo & Futurismi, Bompiani, Milano, 1986

Presentazione a cura di Angelica Braida