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Supplemento a Segno nel mondo n.07-08/2011. Poste Italiane S.p.A - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art.1, comma 2, CNS/AC Roma

Numero 4/2011

Ac, tema dell’anno 2011/2012

Alzati, ti chiama!


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visto dall’Ac

Ancora una volta i tagli della manovra economica si abbattono sulle famiglie. Occorre farsi carico di questa fatica se si vuole veramente costruire il futuro

di Luigi Sparapano

è chi esulta e c’è chi impreca rispetto alla manovra economica approvata rapidamente dal Parlamento in straordinaria modalità bipartisan. Esulta, e giustamente, il Presidente della Repubblica per aver contribuito a realizzare quel “miracolo” di una responsabilità seria verso il bene comune, sollecitando un provvedimento urgente per rispondere ai colpi della crisi e contrastare la speculazione internazionale. Esulta anche chi, forte delle proprie risorse, non sarà che minimamente scalfito dai tagli lineari adottati e quindi non percepirà il disagio di dover contribuire a tenere in ordine i conti pubblici. Esultano anche i politici che, se contributo dovranno dare, non lo daranno nell’immediato, trascinando un inaccettabile e, a mio parere, immorale costo della politica che grida scandalo rispetto alla condizione della stragrande maggioranza dei cittadini che essa dovrebbe rappresentare. È come se dicessi ai miei figli che dobbiamo stringere la cinghia delle spese in casa, ma lo facessi a partire dalla pena-

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SegnoPer n.4/2011

Paganoisoliti lizzazione delle loro esigenze fondamentali, salute, casa, studio... senza dare io un esempio di parsimonia e di rinuncia, anzi preservando intatte le mie esigenze. Infatti dall’altra parte di chi esulta, c’è chi impreca e imprecherà sempre più, e sono le famiglie. Opportunamente il card. Bagnasco e i rappresentanti di molte associazioni e forum hanno dichiarato il disappunto per aver varato una manovra che è scaricata sulle spalle dei “soliti noti” del prelievo fiscale: i redditi fissi da lavoro dipendente e in generale le famiglie. «Ricordo, come tutti sappiamo, che la famiglia deve comunque essere potenziata, difesa, perché è la base della società civile». «Per potenziare la famiglia – ha aggiunto il presidente della Cei – innanzi tutto ci vuole il lavoro. Altrimenti, senza lavoro, o con un lavoro molto incerto, non c’è possibilità neppure per formarsi una famiglia. Penso soprattutto ai giovani». Proprio ricercando una soluzione al problema economico andremo incontro all’impossibilità di mettere in circolazione i pochi soldi a disposizione delle famiglie 




visto dall’Ac

compromettendo gli esiti della manovra stessa. Come potrà spendere una famiglia che deve far fronte ai tagli sugli sconti per gli asili, ai tickets sanitari, agli interessi sui mutui, agli altri servizi sociali già penalizzati dall’esiguità dei fondi comunali...? E se in qualche modo si riesce ad andare avanti con due redditi, non ci vuole poi molto a fare i conti in tasca di quelle famiglie monoreddito, con due o tre figli e magari con un mutuo per la casa, per comprendere come il loro problema prioritario non sia la scelta della mèta per le vacanze, preoccupazione da anni accantonata, ma come affrontare quotidianamente l’impatto con le spese essenziali, esorcizzando il rischio di imbattersi in seri problemi di salute che la getterebbero letteralmente al lastrico. Alcuni hanno definito questa manovra quasi un accanimento verso chi già fa fatica a tirare avanti, con dignità ma con sofferenza interiore. Chi si fa carico di loro? Nessuno, o forse, quando riescono ad intercettarli, le organizzazioni di volontariato sociale, le Caritas parrocchiali, sulle cui spalle, ancora una volta, vengono scaricati ruoli



sostitutivi e di supplenza delle carenze istituzionali. E se fosse necessario capirlo ulteriormente, basta spulciare i preoccupanti numeri e percentuali del rapporto Istat sulla povertà in Italia nel 2010, che confermano una situazione di precarietà delle famiglie italiane: l’11% delle famiglie è relativamente povero e il 4,6% lo è in termini assoluti. I dati si fanno più allarmanti per le famiglie meridionali, ma questo sembra essere ormai un SegnoPer n.4/2011


visto dall’Ac

vecchio ritornello a cui ci siamo abituati. L’evidenza più immediata è che nessun governo, purtroppo, ha brillato per l’attenzione e l’investimento sulle famiglie, che sono poi il vero “tesoretto” dell’economia italiana. Fino ad ora soltanto dichiarazioni e promesse rimbalzate dalla Conferenza di Firenze 2007 a quella di Milano 2010; tra quoziente familiare e fattore famiglia, la cifra dei provvedimenti a favore della famiglia con figli, SegnoPer n.4/2011

che investe sul futuro più che sulle rendite finanziarie, è concretamente pari a zero. Con buona pace dei politici che si riconoscono cattolici e a favore della famiglia. Non saranno misure economiche tampone, come quelle adottate, a risolvere la crisi economica; la riforma fiscale che dovrà essere urgentemente varata o sarà a misura di famiglia o non sarà in grado di generare sviluppo e futuro per il Paese, e questo indipendentemente da questo o quel governo. Di questo devono pure farsi carico con coraggio le associazioni, tra queste anche l’Azione cattolica capillarmente presente sul territorio nazionale e che attraversa tute le stagioni della vita, inserendo tali questioni, accanto ad una educazione a stili di vita sobri e sostenibili, nell’ordine del giorno dei propri incontri direttivi e formativi, esprimendo a voce alta e ferma un richiamo forte alla classe dirigente, perché arresti e riduca il crescente scollamento con il Paese reale e si incentivino momenti di concertazione e di coinvolgimento per individuare prospettive e strategie possibili e sostenibili in maniera proporzionata da tutti. 




Visto dall’Ac

1 Pagano i soliti di Luigi Sparapano

Dossier Alzati, ti chiama!

8 «Alzati, ti chiama!» di Franco Miano

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12

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Santi nel quotidiano

Per il bene comune

di Lisa Moni Bidin e Marco Sposito

di Giuseppe Patta

14

Filodiretto con l’assistente

Un passo oltre

Da piccoli, con lo sguardo all’insù

di Gianfranco Agosti

di Carlotta Benedetti

20 A servizio del futuro di Domenico Sigalini

16 Insieme, in cordata a cura di Gino Sparapano

SegnoPer n. 4 - 2011 supplemento a Segno nel Mondo n.07-08/2011

Pubblicazione dell’Azione Cattolica Italiana Reg. al Trib. di Roma n. 46/970 del 0/0/970 Direttore: Franco Miano Direttore Responsabile: Giovanni Borsa g.borsa@azionecattolica.it Coordinatore: Fabiana Martini f.martini@azionecattolica.it In redazione: Gianni Di Santo g.disanto@azionecattolica.it

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Progetto grafico e impaginazione: Giuliano D’Orsi

Per versamenti: ccp n.7866 Per l e foto: Archivio foto AC, Agenzia Olycom, intestato a: Fondazione Apostolicam Actuositatem Riviste - Via Aurelia, 48 – 0065 Roma SIR, Romano Siciliani Fax 06.66007 Chi uso in redazione:  Luglio 0 (causale “Abbonamento a Segno”) Editore: Fondazione Apostolicam Actuositatem Banca: Credito Artigiano - sede di Roma IBAN: IT88R050000000000967 Direzione e ammi nistrazi one: cod. Bic Swift Art I I TM intestato a: Via Aurelia, 48 – 0065 Roma Fondazione Apostolicam Actuositatem SegnoPer è una pubbli cazione on line Via Aurelia, 48 - 0065 Roma www.azionecattolica.it E.mail: abbonamenti.riviste@azionecattolica.it E.mail redazione: segnoper@azionecattolica.it Numero verde: 800.8696 Tel. 06.66 (centr.) – Fax 06.6660 Abbonamento a Segno nel Mondo: € 0

Pubblicazione associata all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana)

SegnoPer n.4/2011


sommario Ac e mondo

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Ci vediamo a Madrid

La festa sei tu!

Fede in cammino

di Chiara Finocchietti

di C. B.

38

50

Vita di Ac

Camminare insieme

24

Aperti per ferie

Spello, un polmone spirituale

40

di Luigi Borgiani

Per non spegnere la speranza

28

di Isabel Milazzo

Un posto specifico e singolare

Chi educa stima

44

di Vito Piccinonna

Parole di vita

Agenda

di Vincenzo Lumia

56

46

Pellegrini di pace

di Giuseppe Notarstefano

32 Adulti mai arrivati di Valentina Soncini

34 In cammino per la libertĂ 

di Ugo Ughi

di Stefano Veluti

Assistenti in Ac

52

di Federica Cifelli

Verso l’alto di Fabiola Andrighettoni

Segnalazioni

Strumenti

58

di Nadia Matarazzo

48

Un tempo da capire di Matteo Scirè

A scuola anche la domenica di Oronzo Rubino SegnoPer n.4/2011

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dossier Alzati, ti chiama!

Come con il cieco Bartimeo anche a noi Gesù viene incontro per toglierci il mantello che c’impedisce di sollevare lo sguardo e di vivere da persone nuove

di Franco Miano

azaret, il fiume Giordano, il deserto, la Galilea, il lago di Tiberiade, Cafarnao, Gerasa, Genesaret, la regione di Tiro e di Sidone, Dalmanuta, Betsaida, la zona di Cesarea di Filippo, il territorio della Giudea e quello oltre il Giordano. Fin dalla prima pagina del suo vangelo, Marco ci racconta di un Gesù continuamente in viaggio. Lo immaginiamo in cammino fra polvere, sassi, erba, cespugli fioriti, campi coltivati. Salite e discese. Sole, nuvole, pioggia. Vento forte, brezza di mare, afa del deserto. Un Gesù pellegrino, che non si ferma ed è sempre incontro alle persone: nelle case, nelle sinagoghe, lungo la riva del lago. Poi il suo viaggio prende la direzione definitiva: Gerusalemme. Per questo passa da Gerico. Ma stavolta l’evangelista Marco (Mc 10,46-52) non è interessato a ciò che succede in città, quanto a ciò che succede lungo strada. Gesù sta ripartendo da Gerico quando, appena fuori dalla città, tra la folla un po’ agitata dei discepoli e dei curiosi, c’è anche Bartimeo: un mendicante cieco. Il buio del mantello, con cui si copre,

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«Alzati, ti chiama!» assomiglia al buio nel quale vive e che lo àncora alla terra: la cecità, infatti, costringe Bartimeo a restare seduto immobile lungo la strada. Bartimeo è fuori (dalla città), è a terra, è ai margini (della strada). Dunque cecità significa, soprattutto, immobilità. E Gesù, il pellegrino, ora si ferma. Si ferma a condividere l’immobilità di Bartimeo. Anche noi, con le nostre famiglie, le nostre chiese particolari, le nostre associazioni, le nostra comunità civile, possiamo conoscere la cecità di Bartimeo e la conseguente immobilità. Possiamo infatti sperimentare situazioni in cui il nostro sguardo non rimane fisso su Gesù, non si lascia illuminare da lui, ma rimane ripiegato su noi stessi e oscurato dal mantello degli insuccessi, dei disagi, delle emergenze, delle fatiche quotidiane, della paura. Questo mantello ci oscura la vista e non ci permette di contemplare Gesù. Di conseguenza non sappiamo reggerci in piedi e cadiamo sotto il peso delle discordie, dei vizi, delle superficialità, della disattenzione, delle piccole grandi illegalità, che ci SegnoPer n.4/2011


dossier Alzati, ti chiama! Una veduta particolare della città vecchia di Gerusalemme

àncorano sempre più fortemente alla terra anziché lasciarci correre liberi. Voci

L’incontro tra i due protagonisti avviene grazie alla tenacia di Bartimeo che grida, e grida ancora, e non si lascia zittire. Marco dice che Bartimeo “chiede gridando”. Chiede, come si chiede a Dio di piegarsi sulla nostra debolezza e di salvarci: «Abbi pietà di me!». Nonostante la confusione di quel momento, nonostante il vociare scomposto della folla, Gesù sente il grido di Bartimeo e lo fa chiamare a sè. Le persone, che ora esortano Bartimeo a SegnoPer n.4/2011

parlare con Gesù, sono le stesse che poco prima lo sgridavano e intendevano zittirlo, lasciandolo a terra lungo la strada. Gesù coinvolge proprio loro: sceglie di usare il loro tramite per raggiungerlo. «Chiamatelo!», cioè: accorgetevi che Bartimeo è qui vicino a voi, è qui con voi, è parte di voi; prestate attenzione a chi si trova ai margini! «Coraggio, [...] chiama te!». Gesù chiama proprio Bartimeo, colui che è a terra ed è messo da parte. Dal buio del mantello è uscito il grido di Bartimeo e al buio del mantello è tornata la voce di Gesù, che sa rimettere in movimento l’esistenza. Non più grida, ma voce. Non più grida, ma dialogo. Non più richieste esasperate e disperate, ma solo un sussurro, timido e fiducioso, di un discepolo al proprio maestro, come ci dice l’appellativo “Rabbunì”, “Maestro mio”, che Bartimeo rivolge a Gesù. E il maestro si consegna totalmente, senza riserve, al proprio discepolo: «Che vuoi che io ti faccia?». Poco prima (Mc 10,35) Gesù aveva usato la stessa disponibilità nei confronti dei discepoli Giacomo e Giovanni. Essi però avevano preteso di poter sede

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dossier Alzati, ti chiama!

re, una volta raggiunta la gloria, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. Che delusione, per Gesù, scoprire ambiziosi i propri amici più intimi! Invece Bartimeo chiede di riavere la vista: chiede, cioè, di poter riavere una vita piena, autentica, dignitosa. Non ai margini, non a terra, non fuori dalla comunità dei viventi. E Gesù, che aveva preso le distanze dall’ambizione di Giacomo e Giovanni, ora a Bartimeo concede quanto chiede. Perché Gesù si è messo in viaggio proprio per donare la pienezza della vita. Anche noi, con le nostre famiglie, le nostre chiese particolari, le nostre associazioni, la nostra comunità civile, facciamo di certo la stessa esperienza di Bartimeo, quando riconosciamo che abbiamo bisogno di tornare a fissare il nostro sguardo su Gesù, affinché egli possa illuminare la nostra esistenza. E la contemplazione di Gesù ci fa scoprire che egli si offre a noi senza riserve, insegnandoci quella disponibilità amorevole che egli desidera attuiamo gli uni con gli altri. Egli per primo ci offre gratuitamente l’occasione di tornare a vedere e a camminare, come desidera che gli uni facciamo per gli altri: non zittire ed emarginare il sofferente, ma aiutarlo a vederci chiaro e a riprendere il cammino. Sulla strada

Il solo invito di Gesù basta a rimettere Bartimeo in movimento. «Egli, gettato

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Israele: il mare di Galilea

via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù». (Mc, 10,50). Bartimeo si libera dal buio mantello che fino ad ora lo ha isolato, si alza da terra di slancio ed incontra Gesù. Ma questo è solo l’inizio. L’intervento di Gesù ridona a Bartimeo la vista e, con essa, la capacità di stare in piedi, di muoversi e di camminare. Bartimeo ha ricevuto in dono la vista e con essa una vita autentica. L’evangelista Marco è molto sintetico nel descrivere la reazione di Bartimeo e SegnoPer n.4/2011


dossier Alzati, ti chiama!

sceglie di raccontarci l’essenziale. Bartimeo non ha esitazioni e, guarito, si mette a seguire Gesù per la strada. Per la strada, non ai margini della strada: Bartimeo cammina finalmente sulla carreggiata e non è più costretto a stare immobile ai margini del sentiero. E sceglie una strada precisa, quella di Gesù, e si mette a percorrerla da discepolo alla sequela del proprio maestro. Anche noi, con le nostre famiglie, le nostre chiese particolari, le nostre assoSegnoPer n.4/2011

ciazioni, la nostra comunità civile, possiamo fissare con fiducia il nostro sguardo su Gesù e lasciare che egli rinnovi la nostra capacit�� di leggere il mondo. Sarà infatti la nostra fiducia in Gesù a farci riacquistare la vista e a salvarci dall’oscurità di un mondo senza speranza, senza futuro, ormai perduto. Rimettendoci, con Bartimeo, sulla strada che sale verso Gerusalemme, all’insegna dell’amore che liberamente si dona, e si dona fino alla morte. 

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dossier Alzati, ti chiama!

Il tema di quest’anno si concentra sulla dimensione vocazionale della vita della persona come sequela alla chiamata di Cristo. Lasciamoci provocare da Lui

di Gianfranco Agosti

è un passo da compiere, quello che i discepoli possono fare per andare più decisamente verso Gesù, verso una vita piena e realizzata. È l’invito ad andare oltre per rispondere alla chiamata che il Signore ci rivolge attraverso la comunità («Alzati, ti chiama!»), per superare le nostre paure e non fermarci ai margini della strada e della storia, ma per coltivare sogni e desideri affinché diventino progetti di vita buona. Anche quest’anno il testo Un passo oltre vuole offrire l’opportunità di compiere un percorso formativo per gruppi adulti, un cammino prezioso che educhi a una lettura sapienziale e profetica della vita e della storia. Il tema di quest’anno, secondo la scansione che accompagna gli orientamenti programmatici del triennio, si concentra sulla dimensione vocazionale della vita della persona, come sequela alla chiamata di Cristo. Provocati dal vangelo di Marco, in conformità alla scansione dell’anno liturgico, ci mettiamo ancora una volta alla sequela di Gesù portando con noi le questioni che maggiormente ci stanno a cuore. La trama, il filo conduttore del

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Un passo oltre testo, è fatta dalle domande che la gente e i discepoli rivolgono a Gesù e dalle sue contro-domande. Ogni passaggio permette di cogliere l’individuo in una situazione di vita dalla quale viene condotto da Gesù a un nuovo modo di essere discepolo, a intravedere un nuovo profilo di esistenza che si compie non grazie alle sole domande a Gesù, ma dal rivelarsi di Gesù all’uomo e dal rivelare ciò a cui siamo chiamati per vivere in pienezza l’esistenza. Sono domande che emergono prepotentemente dalle stesse paure che ogni giorno sperimentiamo nelle cose della vita: la paura di morire o di essere sopraffatti dal male, la paura del dolore e il senso di impotenza di fronte alla fragilità della condizione umana, la paura dell’abbandono e di non essere amati, la paura di non poter fare a meno dei beni materiali che riempiono l’esistenza e la paura, quasi di vergognarsi di fronte a una scelta definitiva e radicale per la vita buona del vangelo. E Gesù ascolta le domande, dei discepoli in mezzo alla tempesta, dell’emorroissa e di Giairo, della gente che non sa se è lecito ripudiare la propria moglie, del ricco che SegnoPer n.4/2011


SegnoPer n.4/2011

anche ripercorrendo la sezione “testimoni dell’oltre” dedicata alla presentazione di donne e uomini che hanno vissuto un’autentica esperienza di discepolato o la sezione “riflessi della cultura” che attraverso film, canzoni, libri e immagini d’arte vuole provocare una vera e propria riscoperta della fede e un invito a conformare la propria vita a Cristo. In questo quadro merita di essere evidenziata la scelta di allegare al testo in forma cartacea un dvd che contiene materiale complementare a quello proposto dal sussidio: commenti ai singoli brani biblici, brevi filmati di esperienze vissute sul campo, una fiction introduttiva alla tematica generale, vorrebbero, oltre che a farci sentire un po’ più simili ai giovani che condividono con noi questo strumento, offrirci altri stimoli utili al cammino formativo anche in continuità con lo stile dei giovani adulti che portano freschezza e capacità di rimetterci in gioco. Come possiamo leggere nella presentazione al testo di quest’anno: «forse in questo momento della nostra vita sappiamo che il desiderio di Dio c’è, ma non sappiamo indicare dov’è; forse, piuttosto che sogni, desideri e progetti in noi sono presenti pensieri con emozioni che ci disturbano (rimpianti, amarezze, ansie,...). Negli incontri del gruppo adulti, vorremmo ritrovare la perla dell’entusiasmo e progettare quell’Ac che ci aiuti in qualche modo a uscirne purificati, che ci renda il capolavoro di Dio che siamo». 

dossier Alzati, ti chiama!

chiede come ottenere la vita eterna e degli apostoli che non hanno La copertina del testo per gli adulti di Ac ancora capito la via della croce. Dopo aver ascoltato, Gesù rilancia la “sfida dell’oltre” invitandoci a compiere un autentico cammino di discepolato che sappia intercettare i desideri profondi dell’esistenza che a loro volta generano domande autentiche di vita. La struttura è quella consueta, “dalla vita alla Parola, dalla Parola alla vita”, e vuole farci compiere, attraverso la dinamica di gruppo, un cammino di discernimento comunitario: con la Parola al centro e il Magistero della Chiesa come orientamento i nostri gruppi potranno diventare al tempo stesso protagonisti e destinatari della propria crescita spirituale e di un impegno concreto. Lasciandosi interrogare dalle domande della vita e mettendoci in ascolto della Parola e della sua perenne capacità di provocare le nostre esistenze, possiamo insieme compiere veri e propri esercizi di laicità che intendono tradurre in concretezza di vita personale e comunitaria la risposta ai problemi del lavoro, dell’educazione e della famiglia, della cittadinanza globale e della cattolicità attiva che insieme vogliamo dare agli inviti di Gesù. Il testo si vuole presentare così con una più compiuta organicità nelle sue diverse sezioni come si può cogliere




dossier Alzati, ti chiama!

Il triennio appena cominciato è un tempo favorevole per i giovani. L’incontro con il Signore è un incontro che ti cambia la vita e ti spinge a fare scelte concrete per il bene comune

di Lisa Moni Bidin e Marco Sposito

li Orientamenti per il triennio 2011-2014 che sono stati elaborati a partire dalla XIV Assemblea nazionale e che impegnano l’Ac per il prossimo futuro sono chiari già a partire dal titolo. Scegliere come impegno oggi, nel nostro tempo, di vivere la fede e amare la vita è un segno forte di coraggio per testimoniare come alla base delle scelte di bene per la Chiesa e per il paese deve necessariamente esserci una fede autentica, vissuta in pienezza, abbondantemente riversata nella passione per l’uomo e per la sua storia. È il tempo favorevole per poter, senza paura, raccontare a tutti come l’incontro con Dio e la buona notizia del Vangelo cambiano ogni giorno la nostra vita. Anche il Santo Padre Benedetto XVI, in occasione della XIV Assemblea nazionale, ci ha incoraggiato a continuare nel nostro impegno solerte, insieme con i nostri pastori, per dare buona testimonianza in ogni ambito della vita, aspirando costantemente alla santità nel quotidiano. Tutto il triennio sarà scandito dalle esortazioni del Santo Padre che chiede all’Ac di aiutare il paese a

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Santi nel quotidiano «rispondere alla sua vocazione peculiare, collocata nel Mediterraneo, crocevia di culture, di aspirazioni, di tensioni che esigono una forza di comunione, solidarietà e di generosità». Allora i tre orizzonti sui quali l’Ac sceglie di impegnarsi sono: una fede che cambia la vita, generando scelte; la vita associativa al servizio dell’educazione; l’impegno per il bene comune. È il tempo favorevole quindi per riscoprire innanzitutto, come soci di Ac e in particolare come giovani, la bellezza dell’incontro con il Signore, la meraviglia di poterlo raccontare, la gioia di accompagnare altri giovani e ragazzi in questa esperienza che ci trasforma, che ci cambia la vita appunto. Un fede sempre più incarnata che ci permette di contagiare chiunque incontreremo nel nostro percorso, trasmettendo e scegliendo in prima persona nuove forme di impegno per cambiare e migliorare il nostro tempo. Ecco allora che la consapevolezza di non essere soli, ma di sentirci costantemente immersi in un “noi” associativo, diventa la forza trainante e la fonte di energia in SegnoPer n.4/2011


questo tempo, caratterizzato dal dilatarsi delle disgregazioni, dei modelli di separatezza, delle tensioni verso l’egoismo e l’individualismo. Un “noi” vissuto sulla propria pelle, nell’incontro trasparente e fiducioso dell’Altro, nel gruppo di Ac, e nella quotidianità della vita parrocchiale. Un noi che diventa ricchezza, quanto più ci si accorge che la diversità e l’accoglienza di ciascuno non divide, ma fortifica, unisce, moltiplica il bene. Questo è il tempo, si! Per continuare a “sporcarsi le mani” a educare e formare coscienze, come ci chiedono i vescovi italiani per il prossimo decennio, elemento imprescindibile per l’Ac, caratterizzante il dna associativo, edificante il Regno di un Dio innamorato dell’uomo e della sua vita. È il tempo per fare scelte concrete, segni visibili per il bene comune, che possono aiutare il paese nell’edificazione di una società in cui la centralità dell’uomo è valorizzata in tutti i suoi aspetti, spirituale, relazionale, professionale, culturale, in cui dignità e diritti di ciascuno non sono costantemente minacciati da potere e compromessi. L’impegno SegnoPer n.4/2011

dossier Alzati, ti chiama!

È il tempo per fare scelte concrete, segni visibili per il bene comune, che possono aiutare il paese nell’edificazione di una società in cui la centralità dell’uomo è valorizzata in tutti i suoi aspetti

dell’Ac e dei giovani allora non può che essere il rinnovare il proprio stile di vita alla luce della fede, attraverso scelte che concretamente toccano la convivenza comune: «il rispetto assoluto della vita, il riconoscimento e la promozione della famiglia come cellula fondamentale della società, la sobrietà delle scelte quotidiane, la solidarietà verso i singoli e famiglie in difficoltà, il senso del dovere professionale, il valore dello studio, la tensione verso le nuove generazioni, la coerenza tra sfera priva e sfera pubblica, la scelta preferenziale dei poveri, l’attenzione alla vita amministrativa e politica delle città e del paese, l’accoglienza degli immigrati». (dal Documento assembleare della XIV Assemblea nazionale) In un triennio che vogliamo sia caratterizzato dalla fiducia nel Signore, nella Chiesa e nell’uomo, siamo pronti – raccogliendo l’invito del Santo Padre – a essere sempre “generosi, accoglienti e solidali”, consapevoli che vale sicuramente la pena vivere nell’ottica del dono e del “consumarsi” per l’Altro e per gli altri. 




dossier Alzati, ti chiama!

I bambini e i ragazzi sono invitati a mettersi in cammino sulle orme di chi li ha preceduti e a cercare di raggiungere la cima, da cui si vede un mondo diverso

di Carlotta Benedetti

Da piccoli, con lo sguardo all’insù

unta in alto: a ritmo di questo slogan si snoda il percorso per i bambini e i ragazzi dell’Acr per l’anno associativo 2011-2012. Ancora una volta, infatti, tutti gli acierrini saranno chiamati a seguire il Signore e ad alzare lo sguardo verso il Maestro, percorrendo con lui i sentieri che si aprono nelle loro vite. In un anno in cui la montagna è il luogo privilegiato del nostro cammino associativo, i bambini e i ragazzi cercano di capire cosa può significare seguire il Signore sulla strada che porta a raggiungere nuove vette, a scorgere dall’alto la nostra vita, a gustare la bellezza di un paesaggio e ad accrescere il desiderio di scendere a valle per raccontare quanto visto e vissuto in cima. Aderendo all’Ac e scegliendo di fare gruppo, i bambini e i ragazzi scelgono di mettersi in cammino, insieme, verso nuove mete: ognuno è chiamato a partecipare per quello che è, con il proprio “equipaggiamento”, ma soprattutto con la consapevolezza che solo restando uniti si possono raggiungere le vette più alte. In questo modo potranno trovare la loro identità

ed essere se stessi; riconoscendo il mistero profondo che si compie in loro. Solo infatti nella libertà di sentirsi Figli di Dio, possono scegliere di seguire il Maestro, solo nella libertà di accogliersi per quello che sono imparano a guardare a Gesù e a scegliere di essere suoi amici. Durante il cammino dell’anno gli acierrini scoprono che seguire il Signore è bello e faticoso, difficile e capace di lasciarci senza fiato. Seguire il Signore sarà per loro anche camminare sui passi di quanti ci hanno preceduto, santi e beati che ci accompagnano in questa lunga storia associativa: Antonietta Meo, Alberto Marvelli, ma soprattutto Pier Giorgio Frassati, amante appassionato delle montagne e cristiano dalla fede limpida e gioiosa. I bambini e ragazzi saliranno il sentiero, si fermeranno a riposare e avranno la tentazione di tornare indietro senza arrivare in cima; saranno chiamati a rimanere fedeli all’impegno preso, scoprendo la difficoltà di saper rinnovare il loro sì al Signore e all’Azione cattolica, con la consapevolezza di chi sa di essere chiamato ogni giorno a rispondere e a realiz-

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dossier Alzati, ti chiama!

zare un progetto di bene più grande. Scopriranno allora che dalla cima si vede un mondo diverso, lo sguardo vaga lontano e nasce il desiderio di non scendere, ma al tempo stesso la voglia di raccontare la bellezza a tutti gli amici, dell’Ac e non solo, spingerà i bambini e i ragazzi a scendere a valle per gridare quanto è bello l’incontro con il Signore. In questo cammino impareranno ancora una volta il valore dell’essere associaSegnoPer n.4/2011

zione, aperta a tutti e per tutti, capace di ascoltare e comprendere le difficoltà e le gioie. Puntare in alto sarà allora per tutti gli acierrini rispondere con la vita alla chiamata del Signore: essere pronti a mettere in gioco tutto di sé, tutte le proprie attese e speranze, tutti i propri sogni e certezze ed essere annunciatori coraggiosi dell’incontro con Lui, incontro che cambia totalmente la vita. 

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dossier Alzati, ti chiama!

Grazie al coinvolgimento di tante coppie animatrici anche quest’anno l’Area Famiglia e Vita propone degli strumenti per accompagnare gli sposi e sostenerli nella genitorialità

a cura di Luigi Sparapano

iconoscere, valorizzare e sostenere la soggettività della famiglia, nelle sue diverse stagioni e condizioni di vita, quale luogo primario di annuncio del Vangelo, di accoglienza, di educazione alla vita e alla fede e di responsabilità ecclesiale e civile, dando sviluppo alle intuizioni e sperimentazioni del Progetto Nazareth»: recita così una delle prospettive di impegno che l’associazione si pone all’inizio del nuovo triennio. L’esperienza maturata negli ultimi anni dall’Area Famiglia e Vita, in più modi confermata e validata dalle realtà diocesane, non può che essere garanzia di serietà e di corrispondenza all’esigenza non trascurabile di supportare le associazioni diocesane nel delicato compito di accompagnamento delle famiglie in quelle che sono le sue dimensioni vitali, intorno alle quali si strutturano i percorsi del Progetto Nazaret: l’affettività, la generatività, la genitorialità, la laicità. Due strumenti, ormai patrimonio dell’associazione, richiedono di essere ulteriormente fatti conoscere, anche perché le proposte formative contenute, pur in

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Insieme, in cordata sintonia con i temi associativi annuali, affrontano questioni sempre presenti nella vita, quindi utilizzabili nel tempo. Il primo sussidio è GenitoriPer, reso disponibile on line (www2.azionecattolica.it/famiglia-vita), al quinto anno di pubblicazione: offre proposte per percorsi di sostegno alla genitorialità rivolti in primo luogo ai genitori dei ragazzi e giovanissimi di Ac, ma pensati anche in funzione di genitori non immediatamente vicini alla sfera religiosa e comunque interessati a riflettere insieme sulla propria identità ed esperienza genitoriale. Quest’anno il sussidio ha per titolo InCordata e intende costituire una possibilità per riflettere, valutare e ripensare la propria capacità di accompagnare e incoraggiare i figli nel loro cammino di crescita umana e cristiana; tenere vivo, pur tra le mille incombenze della quotidianità, il desiderio di essere i primi compagni di cordata, discreti ma sempre presenti, nel cammino non facile verso la meta: la percezione dell’amore di Dio custodito nel proprio cuore. Coerentemente alle proposte SegnoPer n.4/2011


dossier Alzati, ti chiama!

Acr e Giovanissimi, è la montagna lo sfondo tematico in cui si integrano le diverse fasi del percorso. La montagna, intesa biblicamente come luogo dell’incontro personale con Dio, dell’annuncio, della crocifissione e del mandato verso la missione, ma anche vetta da cui è possibile, come genitori, allarSegnoPer n.4/2011

gare l’orizzonte, aiutare se stessi e i propri figli a spingere oltre il proprio sguardo. Il secondo sussidio è costituito dalla collana Bellezza & profezia dell’amore, i moduli monotematici finalizzati ad accompagnare soprattutto le giovani coppie nel prendersi cura della loro

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dossier Alzati, ti chiama!

coniugalità. Agli otto fascicoli già pubblicati e ristampati si aggiungono altri quattro, disponibili all’inizio del nuovo anno associativo, che toccano altrettante dinamiche coniugali: Io vinco, tu vinci (modulo n.9 sulla gestione dei conflitti); Fede e fedi (modulo n.10 sulla vita sacramentale dal battesimo al matrimonio); Meraviglia ai nostri occhi (modulo n.11 sulla capacità di suscitare stupore); Vivere, che stile (modulo n.12 sulla esigenza di riflettere e vivere stili di vita famigliari cristianamente ispirati). A questi strumenti si aggiunge, nel prossimo anno, l’articolazione delle Settimane associative, che per l’Ac costituiscono un’occasione preziosa per sperimentare la bellezza dell’unitarietà e per condividere il cammino associativo con l’intera comunità parrocchiale. L’associazione ha infatti scelto di caratterizzarle come opportunità di approfondire i contenuti proposti nelle catechesi in preparazione al VII incontro mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012, sul tema La famiglia: il lavoro e la festa

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(facilmente scaricabili dal sito internet http://www.family2012.com/it/catechesi.php). Nella lettera di Benedetto XVI per tale evento leggiamo che «lavoro e la festa sono intimamente collegati con la vita delle famiglie: ne condizionano le scelte, influenzano le relazioni tra i coniugi e tra i genitori e i figli, incidono sul rapporto della famiglia con la società e con la Chiesa. La Sacra Scrittura (cfr Gen 1-2) ci dice che famiglia, lavoro e giorno festivo sono doni e benedizioni di Dio per aiutarci a vivere un’esistenza pienamente umana». Il quaderno delle settimane, elaborato anche grazie all’Area Famiglia e Vita, costituirà quindi lo strumento che l’associazione offre per prepararsi adeguatamente a tale appuntamento. Un elemento che rende particolarmente preziosi questi strumenti, come tutti quelli che l’associazione elabora, è che essi nascono e si realizzano grazie al coinvolgimento di tante coppie animatrici e alla valorizzazione di buone pratiche messe in campo nelle diocesi e rilanciate dal centro nazionale a beneficio di tutti.  SegnoPer n.4/2011


di Giuseppe Patta

è un passaggio, nelle linee programmatiche per il nostro prossimo triennio associativo, che mi ha colpito: è quello dedicato alla realtà locale in cambiamento. Mi piace partire dal “noi” dell’Azione cattolica, con tutto il suo “speciale valore profetico, perché racconta la scelta personale di appartenenza all’associazione, l’identità dell’essere soci di Ac, l’impegno per la formazione”. Mi piace calare questo noi così ricco di significato nelle nostre comunità cristiane. Questa è, a ben vedere, una delle (tante) sfide che attende la nostra associazione nel prossimo triennio e per la quale il movimento Lavoratori si spenderà di certo. Per la sua capacità di stare tra le persone, proponendo una pastorale d’ambiente, il Mlac nasce, cresce e si sviluppa nei contesti locali, tra i loro bisogni, le necessità e le incertezze: soprattutto in un momento storico come quello attuale, contraddistinto da una fortissima e strisciante precarietà, che lambisce ogni aspetto del quotidiano e non solo quello più marcatamente economico (come non pensare alle giovani coppie impos-

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SegnoPer n.4/2011

Per il bene comune

dossier Alzati, ti chiama!

Anche quest’anno il movimento Lavoratori sceglie di stare tra la gente, facendo propri i bisogni, le necessità e le incertezze di ogni persona

sibilitate a sposarsi o metter al mondo un bambino?), il movimento Lavoratori assume «l’impegno per la costruzione del bene comune possibile, che non può che partire da una sapiente lettura della propria realtà locale e da una generosa disponibilità a spendersi per essa». In questo senso si iscrivono le numerose iniziative di questi ultimi anni, dai campi interregionali, che hanno segnato il legame profondo dei Movimenti regionali coi territori di appartenenza, al bando della progettazione sociale, che allarga la prospettiva lavorativa dei tanti giovani coinvolti, oggi portati a guardare al contesto territoriale di appartenenza come luogo privilegiato per realizzarsi professionalmente e ad abbracciare l’idea dello stare insieme come stile lavorativo. Sarà, quindi, un triennio carico di attenzione alle nostre realtà ed alle associazioni che qui lavorano e vivono, perchè «la vita associativa non può realizzarsi in maniera avulsa dalla realtà culturale, economica, politica nella quale essa è radicata» con un impegno forte del Movimento per offrire risposte, speranza ed entusiasmo. 

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filodiretto con l’assistente

Ogni educatore deve lavorare per una speranza, non solo per un dovere, per una prospettiva non solo per una riparazione di eventuali danni

di Domenico Sigalini

l paragrafo n.29 degli Orientamenti Educare alla vita buona del Vangelo sviluppa alcuni tratti della figura dell’educatore che vanno concretizzati in ogni relazione educativa. È così per la famiglia, il mondo della scuola, nello sport, negli stessi luoghi di pena… Si dice infatti: «L’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. Questa consapevolezza lo rende umile e in continua ricerca. Educa chi è capace di rendere ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di comunicarla. La passione educativa è una vocazione, che si manifesta come un’arte sapienziale acquisita nel tempo attraverso un’esperienza accom-

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A servizio del futuro pagnata e maturata alla scuola di altri maestri. Nessun testo e nessuna teoria, per quanto illuminanti, potranno sostituire questo apprendistato sul campo». Si tratta sempre di offrire la speranza di un’umanità piena, che esprima il meglio di sé, di una concezione di uomo che sta alla base di ogni relazione. Ogni educatore deve lavorare per una speranza, non solo per un dovere, per una prospettiva non solo per una riparazione di eventuali danni. La speranza non è un sentimento o uno sconto sul rigore di una qualsiasi disciplina, è una scelta dura di non lasciarsi andare, di coltivare la prospettiva di cambiare vita, di sognare futuro anche dopo un fallimento pesante, dopo tradimenti e insolvenza di promesse. «L’educatore compie il suo mandato anzitutto attraverso l’autorevolezza della sua persona. Essa rende efficace l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza e di competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Educare è un lavoro complesso e delicato, che non può essere improvvisato o affiSegnoPer n.4/2011


filodiretto con l’assistente

dato solo alla buona volontà. Il senso di responsabilità si esplica nella serietà con cui si svolge il proprio servizio. Senza regole di comportamento, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, e senza educazione della libertà non si forma la coscienza, non ci si allena ad affrontare le prove della vita, non si irrobustisce il carattere. Infine, l’educatore s’impegna a servire nella gratuità, ricordando che «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7). Nessuno è padrone esclusivo di ciò che ha ricevuto, ma ne è custode e amministratore, chiamato a edificare un mondo migliore, più umano e più ospitale. Ciò SegnoPer n.4/2011

vale, naturalmente, anche per i genitori, chiamati non soltanto a dare la vita, ma ad aiutare i figli a intraprendere la loro personale avventura». La gratuità di cui si dice nel documento non è quella di chi lavora gratis, ma lo stile con il quale si vive il rapporto educativo. Nessuno stipendio ti paga la tensione educativa, le notti che non dormi per trovare un modo di far capire a chi sbaglia una strada di correttezza, il tempo che passi a convincere uno a non suicidarsi, a perdonare le offese, a non rovinare gli amici con denunce false, a collaborare per rendere l’ambiente più vivibile. 




Ac e mondo

Alla prossima Giornata mondiale della Gioventù, in programma in Spagna dal 16 al 21 agosto, i giovani di Ac incontrano i giovani dei diversi paesi. Un’occasione per fare festa insieme

di Chiara Finocchietti

li zaini sono già pronti, le cartine di Madrid anche, e non manca nel bagaglio dei pellegrini una bella dose di allegria e di voglia di condividere queste giornate speciali con tanti coetanei da tutte le parti del mondo. Manca davvero poco alla Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà nella capitale spagnola dal 16 al 21 agosto 2011. I giorni immediatamente precedenti, com’è ormai d’abitudine, i giovani pellegrini li trascorreranno ospiti nelle varie diocesi della penisola iberica, per poi convergere tutti a Madrid il 16, e lì attendere il Santo Padre che arriverà giovedì 18. Il calendario dei momenti salienti è quello già sperimentato: il venerdì Via Crucis, il sabato veglia con il Papa e la domenica mattina la celebrazione eucaristica. Le giornate sono ovviamente anche un’occasione imperdibile di incontro tra i giovani di Ac dei diversi Paesi: anche a Madrid, come già a Colonia nel 2005, ci incontreremo come giovani di Ac per conoscerci, condividere alcuni impegni e attenzioni comuni come quello per la Terra Santa, pregare e fare festa insieme.

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Ci vediamo a Madrid! L’appuntamento è per mercoledì 17 agosto alle 18.30 nella parrocchia Ntra. Sra. de Guadalupe, c/Puerto Rico n. 1, vicino lo Stadio Bernabeu. Il tema del nostro incontro è tratto dal messaggio di Benedetto XVI per la Gmg di Madrid, Testimoni della speranza cristiana nel mondo intero: ci è sembrata una bella sintesi dell’impegno che i giovani di Ac condividono con tutti i giovani alla sequela di Cristo nella Chiesa. Ecco il programma: dopo l’accoglienza ai vari paesi a partire dalle 18.30, alle 19.15 l’incontro sarà aperto dai “padroni di casa” con un saluto dell’Ac della Spagna. Seguirà il momento della preghiera in compagnia dei testimoni di santità che abbiamo conosciuto durante l’itinerario di preparazione a Madrid, un percorso in tredici tappe intitolato Insieme pellegrini sulla strada verso Madrid 2011, iniziato con la Pentecoste del 2010, che ci ha fatto camminare per un anno insieme a giovani come Pier Giorgio Frassati, Ivan Merz, Pina Suriano, Maria Gabriella Sagheddu, Lolo… La preghiera sarà presieduta mons. Atilano Rodriguez, vescovo di SigüenzaSegnoPer n.4/2011


Guadalajara e assistente generale dell’Ac della Spagna. Anche la scelta della parrocchia assume un valore particolare: qui infatti si fermò il beato Giovanni Paolo durante il suo primo viaggio apostolico in Spagna, il 31 ottobre 1982, per un momento di adorazione notturna. Questa coincidenza ha ispirato l’inserimento dell’adorazione eucaristica SegnoPer n.4/2011

Ac e mondo

durante la preghiera. Alle 20 ci sarà l’intervento di mons. Giacinto Marcuzzo, vescovo ausiliare di Nazareth e incaricato per la pastorale giovanile del Patriarcato latino di Gerusalemme: con lui ci saranno alcuni giovani della Terra Santa, per sottolineare e intensificare il legame speciale che unisce i giovani di Ac alla terra di Gesù e ai giovani cristiani che la abitano. La Terra Santa apre così la presentazione dei giovani di Ac dai vari paesi: a seguire infatti ciascuna delegazione proverà a raccontare in pochi minuti la realtà del proprio paese e della propria associazione, attraverso tre parole, che tutte insieme comporranno idealmente un alfabeto dei giovani di Ac. E per concludere... non poteva mancare un momento di “fiesta” e di musica, con giovani dell’Ac spagnoli, e di un gruppo molto noto in Argentina formato da giovani dell’Ac, i Filocalia. A oggi sono già 15 i Paesi che hanno confermato la loro presenza: se anche voi sarete a Madrid e volete partecipare, segnalate la vostra presenza all’indirizzo info@fiacifca.org. Tutti gli aggiornamenti li trovate sul sito del Forum internazionale di Azione cattolica www.fiacifca.org. E allora zaini in spalla... e tutti a Madrid! 




vita di Ac

Una casa aperta a tutti, nei luoghi dove ancora è vivo Carlo Carretto, per coltivare l’interiorità ed essere testimoni radicati nel quotidiano in compagnia del mondo e del magistero

di Luigi Borgiani

a era proprio il caso di cercare qualcosa di nostro, con tutte le “case” dedicate, i conventi, i monasteri sparsi per tutta l’Italia così ricca di luoghi dove alimentare la vita spirituale? La risposta è ovvia. La decisione assunta dalla XIII Assemblea nazionale era orientata a trovare un luogo, anche piccolo, che potesse essere di riferimento per coltivare l’interiorità con uno stile associativo, per essere anche punto di incontro per quanti, aderenti e non, abbiamo il desiderio di far crescere la vocazione formativa dell’Ac e dare uno slancio nuovo all’impegno missionario che si fa sempre più necessario e che richiede, pertanto, di mettere solide basi, di costruire la casa di ognuno sulla roccia, sulla Parola. “Casa san Girolamo” luogo e spazio dello spirito non per isolarsi ma crescere “discepoli e testimoni” sempre radicati nel quotidiano. Per vivere qualche giorno un’esperienza intensa e fraterna di contemplazione, ascolto, discernimento, vita spirituale e dialogo nel luogo segnato dalla testimonianza di Carlo Carretto. Rispetto ad altre proposte che

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Spello, un polmone spirituale appartengono alla tradizione associativa (convegni, moduli formativi, esercizi spirituali...), a Spello si sperimenta una nuova sintesi per “vivere la fede e amare la vita”. È significativo a questo punto sottolineare come si incontrano le indicazioni della XIII Assemblea (trovare un polmone spirituale per l’associazione) e della XIV (coniugare fede e vita, da laici). La centralità della Parola di Dio (meditata, celebrata e pregata) è il punto fermo delle nostre giornate a San Girolamo. Si inizia (presto) con la liturgia delle lodi, poi l’ascolto e la meditazione, la celebrazione eucaristica al centro della giornata, spazi per il silenzio, per l’adorazione, ma anche per la condivisione e il lavoro manuale, per creare quella fraternità che ci sforziamo di rendere abituale nel quotidiano. Per non rendere “il chiostro” il posto dell’isolamento, dello stacco abbiamo scelto due momenti semplici ma non superflui: l’ascolto, al mattino, di una breve rassegna stampa e, al pomeriggio, la lettura di brani scelti dal Concilio Vaticano II. Il mondo e il magistero sono sempre presenti nella nostra vita. “Casa san SegnoPer n.4/2011


vita di Ac Casa San Girolamo, il polmone spirituale dell’Ac

Girolamo”, anche per il suo valore storico e simbolico, non è primariamente un edificio per esercizi spirituali o per campi scuola, né tantomeno una casa per ferie o del pellegrino; non è nemmeno luogo alternativo al centro nazionale per incontri e riunioni. È davvero un “polmone spirituale”, un dono dello Spirito, dove coniugare spiritualità, preghiera, silenzio, fraternità, dialogo e studio, in una regola di vita ispirata ad uno stile di santità laicale. Per questo a Spello viene soprattutto la persona, con la sua vita e la sua storia, prima che le sue funzioni sociali, le qualifiche professioSegnoPer n.4/2011

nali o gli incarichi associativi o ecclesiali. Che desidera verificare davanti al Signore, in un clima di silenzio e di fraternità spirituale, la propria vocazione laicale. Chi viene a Spello deve sentire la casa come un’estensione della propria casa, come quell’angolo dove è possibile trovare lo spazio dell’interiorità. Si viene non come ospite, ma come fratello che condivide nel silenzio e nella pace una comune ricerca spirituale. Chi viene troverà dei fratelli che lo accolgono (e non una reception), gli assegnano una cella e gli danno indicazioni essenziali sullo svolgimento delle giornate. Trove

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vita di Ac

rà spazi di riflessione e lettura, spazi di confronto e approfondimento. Troverà amici capaci di ascoltare, accompagnare, orientare, suggerire, formare. A Casa San Girolamo si alternano proposte offerte dalla Presidenza nazionale e periodi “liberi” dove singoli o gruppi possono venire per qualche intensa giornata di spiritualità e fraternità. Recentemente (8-10 luglio) si sono incontrati alcuni “nuovi” presidenti diocesani. Questa la testimonianza di Cristina Severi, presidente diocesana di Faenza: «La proposta della presidenza nazionale di invitare i neo-presidenti diocesani per un fine settimana di spiritualità a Spello presso la Casa San Girolamo, è stata una idea felice. Quando è arrivato l’invito, d’acchito ho pensato alla difficoltà di partecipare visto il periodo denso di impegni, campi estivi, gli incontri per “imbastire” le attività che ci aspettano all’inizio della anno associativo, impegni di famiglia, gli esami dei figli, il lavoro... poi mi sono detta: “Cristina, devi volerti bene! Alcuni giorni per fermarti, pregare, pensare... ti possono solo giovare”. È poi arrivato l’invito dell’amica Anna (presiden-

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Un particolare del chiostro restaurato

te di Imola) a partecipare insieme all’iniziativa e a quel punto non c’è stato più alcun dubbio. Partita! SegnoPer n.4/2011


vita di Ac

Già durante il soggiorno mi è stato chiaro che stavo assaporando e vivendo momenti preziosi, carichi di significato; SegnoPer n.4/2011

è stata l’occasione di cui avevo bisogno per fare silenzio dentro di me, per ascoltare Dio e per comprendere come vivere questo servizio per la mia Chiesa. Tutto ha facilitato e arricchito questo percorso: la Messa, l’ascolto del vangelo, le parole di don Vito, dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas (Piero e Gabriele), la condivisione semplice e in amicizia dei pensieri, progetti, speranze con gli altri presidenti. Anche lo stile della vita in casa, i lavori casalinghi, le pulizie, il lavare, il servizio a tavola fatti insieme hanno aiutato a creare quel clima amicale di maggior conoscenza tra i partecipanti tanto da rendere più sentiti, intimi e forti i momenti di preghiera e condivisione. Cosa mi sono portata a casa? Tanti volti di amici con una passione comune, vivere la Chiesa come luogo di santità per mezzo dell’Ac... non è poco; le riflessioni di don Vito che hanno saputo tratteggiare un ritratto bello del presidente diocesano, capace di cogliere le speranze della persone affidate, che sia profeta, che sappia tessere relazioni vere con chi incontra, che sia capace di andare e stare in mezzo alla gente». 

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vita di Ac

All’interno dell’ultimo Modulo formativo nazionale i responsabili del settore Adulti si sono confrontati sull’impegno tipico di questa stagione di vita

di Giuseppe Notarstefano

iflettere sul compito educativo è un compito che s’intreccia con la testimonianza della vita buona del Vangelo: a partire da questa consapevolezza l’Ac prende sul serio l’invito a «declinare la testimonianza nel mondo secondo gli ambiti fondamentali dell’esistenza umana, cercando nelle esperienze quotidiane l’alfabeto per comporre le parole con le quali ripresentare al mondo l’amore infinito di Dio» (Educare alla vita buona del Vangelo n.3). Con questo orizzonte impegnativo ma esaltante i responsabili del settore Adulti si sono confrontati all’interno dell’ultimo Modulo formativo nazionale dedicato al tema dell’educazione, un impegno proprio degli adulti e uno stile associativo di vivere la responsabilità. Un impegno che si traduce nella testimonianza concreta di restituire il dono ricevuto, nel dovere di “consegnare” il portato di un’esperienza e di un vissuto alle persone che ci sono affidate (nella vita quotidiana, nei nostri percorsi associativi, nella vita familiare). «L’educazione come pegno non crea debitori, ma crea persone autonome,

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Chi educa stima adulte, capaci di stare in piedi» ci ha ricordato don Cesare Pagazzi. Educare è accompagnare, suscitare, promuovere la crescita, ma soprattutto amare, ossia “stimare” la persona che mi sta di fronte e con la quale sto instaurando una relazione educativa autentica. L’adulto come educatore deve dare il pegno della stima alla persona educata, perché questo pegno sia come una promessa ed un anticipo che facilita alla persona educata il cogliere la propria stimabilità, per poter imparare a stimare gli altri. Un adulto educatore – discepolo e credente in siffatto Dio – è innanzitutto uno che è capace di stimare il mondo, le cose del mondo e le persone. La stima – sottolinea don Pagazzi – è la cifra che informa lo stile più profondo dell’essere educatori “capaci” di Vangelo, cioè aperti ad accogliere e restituire l’amore gratuito che il Signore offre a ciascuno di noi, tracciando una via esigente che invita a percorre la strada faticosa ma gioiosa dell’itinerario educativo. Non è un fatto scontato! – ci ricorda il prof. Pierpaolo Triani. Educare, oggi, comporta scegliere di educare e noi sappiaSegnoPer n.4/2011


vita di Ac

mo che ogni volta che l’uomo si trova a scegliere aumentano i guai, ma aumenta la libertà e quindi aumenta la qualità dell’umano. Vi è, dunque, un’intenzionalità che anima e struttura l’azione educativa sottraendola all’improvvisazione e alla superficialità, per sintonizzarla ad uno stile progettuale, pensoso, critico. Educare oggi richiede una nuova consapevolezza e una nuova responsabilità. Ciò sostanzia e proietta la riflessione SegnoPer n.4/2011

associativa verso quella sfida educativa che va accolta in fedeltà alla vita e alla storia, dentro uno stile di discernimento che ci chiede di «valutare il tempo e di interpretare ciò che avviene in profondità nel modo di oggi, di cogliere le domande e i desideri dell’uomo» (Educare alla vita buona del Vangelo n. 7). Vissuta quale atto tipico della vita adulta, l’educazione si traduce in tre azioni fondamentali: generare, costruire e con

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vita di Ac

segnare. Generare é, dunque, chiamare alla vita, introdurre vitalmente una persona a un’esperienza pulsante, reale, profonda. Costruire vuol dire, cioè, dare corpo, struttura, radicamento e slancio ad un’azione che è dinamica e mai scontata o ripetitiva. E, infine, consegnare, ossia affidare ciò che di più vero, bello, buono, giusto si è scoperto e, solo in virtù di un amore puro, si dona all’altro. La ricchezza di queste riflessioni ha disegnato le coordinate all’interno delle quali si è sviluppata la ricerca e il “laboratorio” con il quale si sono cimentati i responsabili ai quali è stata affidata in questo triennio la progettazione della vita associativa di quel vasto e articolato mondo degli adulti aderenti all’associazione. Un mondo variegato che include diverse condizioni di vita e fasce di età, ciascuna delle quali esprime bisogni differenziati e richiede percorsi di accompagnamento appropriati. Nei gruppi di studio, che si sono dedicati a veri e propri esercizi di progettazione associativa, è emersa con forza la richiesta che l’Ac sappia coniugare l’attenzione all’interiorità e l’apertura sociale, l’ecclesialità e la laicità, la

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cura delle persone e l’animazione dei territori e degli ambienti di vita. Un’Ac attenta al mondo adulto e, pertanto, capace di caratterizzarsi come esperienza “adulta” di fede vissuta nell’ordinarietà delle trame della vita di ogni giorno. Se da un lato emerge con forza l’invito ad approfondire l’identità SegnoPer n.4/2011


vita di Ac

associativa, crocevia determinante e concreto di un’autentica sintesi tra fede e vita, dall’altro si rafforza la richiesta di progettare una stagione di nuova creatività associativa non pre-occupata dell’innovazione fine a se stessa, ma occupata a corrispondere alle domande di vita del mondo adulto una proposta di SegnoPer n.4/2011

fraternità cristiana e di spiritualità evangelica che alleni sempre più ad accogliere la “paradossalità” dell’esistenza cristiana. I luoghi associativi, le regole stesse del vivere “in associazione” e gli strumenti concreti che ci diamo devono far respirare queste tensioni, “rischiando” nella pratica associativa quotidiana (fatta anche di organizzazione) il progetto “alto e grande” dell’Azione cattolica. Prendersi cura delle cose piccole, come le definiva Vittorio Bachelet, il lavoro seccante, quotidiano, nascosto, così poco eroico, così monotono anche, diventa la frontiera di una vita associativa “nuova”, cercata insieme, vissuta con semplicità, assunta con gratuità, sperata anche oltre l’evidenza deludente dell’insuccesso. Un compito che deve farsi forte di una consapevolezza: la proposta associativa non ha valore unicamente ad intra. La scelta di una formazione integrale della persona, infatti, è oggi sostanziale e rappresenta un modello di vita (...) un modello che chiede rispetto per il mondo, per gli altri, per la vita (replica del presidente Franco Miano alla XIV Assemblea Nazionale dell’Aci). 




vita di Ac

Il convegno dei direttori degli uffici catechistici offre l’occasione per fare il punto sui destinatari della formazione degli adulti e gli strumenti su cui l’Ac può contare per realizzarla

di Valentina Soncini

Azione cattolica adulti è stata invitata al convegno nazionale dei direttori degli uffici catechistici di giugno 2011 per presentare i suoi strumenti di formazione e l’idea sottesa agli stessi. A nome dell’Ac adulti ho dunque partecipato alla tavola rotonda con il tema indicato e con due importanti relatori: fratel Biemmi e don Meddi. Il mio intervento ha preso le mosse da alcune domande a cui ho fatto seguire brevissime risposte: 1. Ci sono e chi sono i laici destinatari e protagonisti della catechesi? Chi vuole formare adulti è provocato in primo luogo a chiedersi chi sono i destinatari, ad ascoltare il loro bisogno di formazione sapendo, per fede, che tutti siamo chiamati alla santità. 2. Quale tipologia hanno i destinatari della catechesi? Il destinatario è l’adulto “plurale” (per età, per estrazione sociale, per lavoro, per storia di fede, per cultura, per le pluriappartenenze). 3. Quali esigenze di formazione ha il laico? Una formazione non da specialista, non da operatore pastorale, non

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Adulti mai arrivati legata a emergenze, ma capace di far scoprire il valore aggiunto della fede in e per ogni esperienza umana. Di fronte a questo sintetico quadro dell’adulto, ho provato a raccontare ai direttori degli uffici catechistici i nostri strumenti di formazione che hanno come destinatario l’adulto battezzato nella sua quotidianità di vita, dentro la quale favorire la sua riscoperta di una vita “conformata a Cristo”. La formazione tramite il testo e il gruppo adulti La proposta formativa degli adulti prevede: l’autoformazione, il discernimento comunitario, gli itinerari, la vita associativa. Al centro dell’interesse si è posto il testo dell’itinerario adulti. L’esperienza sottesa e accumulata dall’attuale testo Adulti risale agli ultimi 8 anni e ha avuto una crescente diffusione fino a raggiungere la tiratura di 32.000 copie circa. Le fonti da cui muove l’ideazione del testo sono di due tipi: – la Sacra Scrittura, in particolare il Vangelo dell’anno, il catechismo degli SegnoPer n.4/2011


vita di Ac

Adulti, “La verità vi farà liberi”, testi del Concilio Vaticano II, i testimoni Santi e Beati. – la centralità della vita della persona sempre storicamente collocata. Il metodo con il quale queste due dimensioni sono intrecciate intende far procedere in modo dinamico dalla vita alla Parola e dalla Parola alla vita, secondo questa scansione: interroghiamoci: confronto intellettuale/emotivo in ascolto della Parola provocati dalla Parola – approfondimento; valutazione – prima sintesi esercizi di laicità – momento decisionale e pratico/operativo testimoni dell’oltre. Queste dimensioni si potenziano con i “riflessi della cultura”. Il testo offre un percorso da vivere in modo laboratoriale da parte di un gruppo adulti, ma forse il suo valore aggiunto sta nel fatto che il testo stesso nasce da uno stile di lavoro laboratoriale a cui partecipano soci adulti con vari livelli di responsabilità associativa. Per la buona riuscita del cammino è fondamentale la mediazione creativa, intelligente e attenta dell’animatore che trae, dai tanti percorsi possibili del testo, la via giusta per il proprio gruppo, SegnoPer n.4/2011

nel rispetto dell’idea di fondo di formazione che il testo intende veicolare (relazione Parola-vita e scommessa sul gruppo adulti come realtà ecclesiale positiva dentro le comunità cristiane). La presenza e la qualità degli animatori resta un punto su cui scommettere in ogni diocesi per garantire una buona qualità della formazione. I destinatari della formazione degli adulti sono variegati per età, vita di fede, vissuti ecclesiali. Il punto che non si può dare più per scontato è la fede stessa, dono da annunciare, riscoprire, raccontare sempre di nuovo di generazione in generazione con forme e linguaggi nuovi. Un elemento caratterizzante del nostro percorso, infine, è il desiderio di condurre gli adulti da una riflessione profonda, motivata sulla fede a un agire secondo la fede. La via che abbiamo scelto per stimolare il passaggio dal piano teorico concettuale al piano concreto esistenziale è quella del discernimento comunitario che è sotteso a tutto il testo e si esplicita negli “esercizi di laicità” viva e occasione per innescare un circolo virtuoso tra conoscenze catechetiche, attenzione alla vita, invito alla testimonianza, preghiera sempre più profonda. 




vita di Ac

A 25 anni dallo storico incontro di Assisi i giovani di Ac si danno appuntamento nella terra di Francesco il 24 settembre per un momento di riflessione. Aspettando Benedetto XVI

di Nadia Matarazzo

venticinque anni da quando Giovanni Paolo II riunì ad Assisi i rappresentanti di tutte le grandi religioni del mondo per invocare insieme il dono della pace, Benedetto XVI ha convocato una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, recandosi pellegrino nella città di San Francesco, che il 27 ottobre prossimo aprirà nuovamente il suo abbraccio ai fratelli cristiani delle diverse confessioni, agli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, a tutti gli uomini di buona volontà. Oggi come allora i giovani di Ac hanno raccolto con gioia l’invito del Santo Padre, offrendo la loro passione di laici impegnati a realizzare ordinari progetti di pace e fraternità. E sarà bello camminare sulle orme dei giovani di Ac che venticinque anni fa si riunirono ad Assisi per prepararsi al grande incontro: anche stavolta, infatti, tanti giovani pellegrini di pace si raccoglieranno in preghiera all’altare del mondo. Questo incontro-pellegrinaggio sarà un segno della presenza dei giovani di Ac:

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In cammino per la libertà infatti, la partecipazione sarà limitata a non oltre settecento giovani (limite dovuto alle esigenze tecniche di accoglienza delle persone), rappresentativi di tutte le diocesi italiane. Tracce di pace. Giovani di Ac per un cammino di libertà sarà lo slogan che accompagnerà la giornata del 24 settembre, quando i giovani di Ac, in rappresentanza di tutte le diocesi italiane, si troveranno al teatro della Cittadella di Assisi, per un momento di riflessione e confronto intervallato da esperienze artistico–culturali sui temi della pace, del dialogo e della libertà religiosa, che culminerà poi la sera con una veglia di preghiera, preceduta da una breve fiaccolata, nella Basilica di San Francesco. Ci raggiungeranno per la veglia serale i presidenti e gli assistenti diocesani di Ac, riuniti negli stessi giorni a Trevi per il tradizionale convegno di inizio anno, nel desiderio di condividere insieme questo particolare momento. La struttura dell’evento sarà articolata in momenti diversi al fine di approfondire il senso, il valore e le tematiche SegnoPer n.4/2011


vita di Ac Assisi, 27 ottobre 1986: Giovanni Paolo II durante la preghiera per la pace insieme ai rappresentanti di tutte le religioni

dell’incontro prossimo di papa Benedetto XVI, con lo spirito di chi desidera vivere intensamente la preghiera comunitaria per la pace. Nel pomeriggio ai giovani verrà proposta una riflessione a tre voci, quelle di S.E. card. Jean-Louis Tauran, cardinale presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, e Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana. Queste voci saranno intervallate da alcuni momenti artistico-culturali, durante i quali si dirà la pace con linguaggi creativi, per comunicare che la libertà è amica della fraternità e che riconoscersi traccia di pace dà corpo alla propria originalità. Questo secondo SegnoPer n.4/2011

momento, in particolare, offrirà lo spunto per incrociare inoltre gli sguardi dei tre monoteismi, nella consapevolezza che conoscersi è indispensabile per costruire legami e scoprire ciò che ci accomuna: solo così può dar frutto il seme per costruire insieme la via della pace. «La pace è una responsabilità universale» diceva ad Assisi Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986. Il futuro, infatti, ha bisogno di “artigiani di pace”, che coltivino corresponsabilmente il più grande sogno dell’umanità, ciascuno con i propri attrezzi e la propria sensibilità. Così ad Assisi il 24 settembre i giovani di Ac saranno una traccia viva del sì che da sempre la Chiesa dice a questo sogno. 

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vita di Ac

Anche i bambini e i ragazzi saranno protagonisti attivi del Congresso eucaristico di Ancona. Al centro della riflessione sarà Gesù Eucaristia, per rendere più bella la nostra vita

di C. B.

La festa sei tu!

aolo VI nell’esortazione apostolica Gaudete in Domino del 1975 scrive: «Noi non potremmo pensare al Popolo di Dio in maniera astratta. Il nostro sguardo si rivolge innanzitutto al mondo dei bambini. Finché trovano nell’amore di chi è loro vicino la sicurezza di cui hanno bisogno, essi hanno anche la capacità di assimilazione, di stupore, di fiducia, di spontaneità nel donarsi. Essi sono idonei alla gioia evangelica. Chi vuole entrare nel Regno, ci dice Gesù, deve innanzitutto guardare a loro». Per questo i bambini e i ragazzi saranno protagonisti attivi del Congresso Eucaristico di Ancona. La festa sei Tu: questo lo slogan che accompagnerà la festa dei bambini e dei ragazzi del 4 settembre. Un appuntamento in cui sono state coinvolte non solo tutte le realtà parrocchiali e diocesane, ma anche tante associazioni, gruppi e movimenti, chiamati in prima persona a collaborare alla realizzazione della festa. Centro della riflessione dei ragazzi è Gesù Eucaristia, capace di rendere più

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“scatole da riempire” per il futuro: speriamo invece che la partecipazione all’Eucaristia inaugurale del Congresso eucaristico e il momento di festa a loro dedicato rendano visibile agli occhi di tutti il loro essere “misura del Regno”, non solo speranza per il futuro ma anche bellezza e dono in questo tempo presente. Con la loro gioia, con la loro fede, con la loro preghiera, con la loro idea di Chiesa e del mondo». Per questo si è pensato per loro un percorso che coniugasse gioco, riflessione, impegno e divertimento e che fosse strutturato intorno agli stessi ambiti di vita del Congresso, per far sì che i ragazzi possano tornare alla vita di tutti i giorni convinti che l’Eucaristia ci svela l’amore vero, che l’Eucaristia riguarda la vita e che l’Eucaristia rende la vita, in tutti i suoi ambiti e dimensioni, una festa bella. Compagno di questo percorso sarà Josefat, un bambino come loro, che, seguendo il racconto del Vangelo di Giovanni, ha messo a disposizione di Gesù cinque pani e due pesci, donando tutto quello che aveva e ricevendo molto di più in cambio.  Compagno di questo percorso sarà Josefat, un bambino come loro, che, seguendo il racconto del Vangelo di Giovanni, ha messo a disposizione di Gesù cinque pani e due pesci, donando tutto quello che aveva e ricevendo molto di più in cambio

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ricca la vita quotidiana e di aprire nuovi orizzonti nel futuro, affinché possano essere protagonisti e, a loro misura, veri apostoli di gioia e testimoni della semplicità evangelica. Dice don Dino Pirri, assistente centrale Acr: «A volte consideriamo i bambini e i ragazzi solo come

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Ci sono cose che non devono andare in vacanza, come l’attenzione agli altri, a ciò che succede nel mondo e a quanto ci circonda: l’estate è un’ottima occasione per aprire gli occhi

di Stefano Veluti

empo di vacanze, tempo di svago. Finita la scuola (finalmente!) è arrivato il momento di dedicarsi al meritato riposo. È tempo di pensare a tutte quelle cose che non si sono potute fare durante l’anno scolastico. Alcuni si dedicheranno alla lettura di libri, a vedere film, ad ascoltare musica o a suonare il proprio strumento musicale. Altri si divertiranno con gli amici, organizzeranno partite di calcio, di tennis, o si dedicheranno al nuoto, alla corsa: insomma, chi più ne ha più ne metta. Altri ancora viaggeranno, chi per andare al mare o in montagna, chi per raggiungere un amico, chi per visitare una città d’arte o per imparare una lingua straniera. Ma ci sono attenzioni, che uno studente dovrebbe avere in ogni momento, dentro e fuori dalla scuola, durante l’anno scolastico, ma anche prima e dopo. “Il mondo va avanti”, si dice, ed è vero. Mantenersi sempre aggiornati sulle novità che riguardano sia il mondo della scuola, sia il mondo politico e amministrativo, sia i fatti di attualità più importanti, è fondamentale. Se l’informazione è essenziale per

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Aperti per ferie la democrazia, ed al contrario la disinformazione è un fenomeno grave e con conseguenze pericolose, questo è valido tutto l’anno, non solo nei mesi scolastici. Non mandiamo il cervello in vacanza! Solitamente l’estate è un periodo ricco di esperienze. Viaggi all’estero, visite in città importanti ed in luoghi d’arte sono le più classiche, ma ci sono anche i vari campiscuola, corsi di pittura, di scrittura creativa e di vela, campi di lavoro, festival di cinema e visite alle mostre degli artisti del ‘900, e chi più ne ha più ne metta. Tutte queste cose vanno ad arricchire il nostro bagaglio personale di conoscenze e di abilità, ci fanno provare nuove emozioni e ci permettono di allargare i nostri orizzonti. Ma ascoltiamo per l’ennesima volta don Milani: «Il sapere serve solo per darlo». Questa frase, sempre provocatoria, ci invita a trasformare in dono per l’altro anche tutto quello che abbiamo vissuto durante l’estate. E allora, una volta ritornati a scuola, a settembre, cerchiamo in modo creativo di trasformare questo nostro nuovo bagaglio di esperienza in qualcosa di utile per i compagni. La possibilità di SegnoPer n.4/2011


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fare attività a scuola, i Punti di Incontro, sono proprio l’occasione di condividere in modo intelligente le proprie esperienze e le proprie passioni coi compagni. E ancora. Se ai più si domandasse qual è per loro l’unico “residuo” della scuola durante l’estate, questi risponderebbero sicuramente “i compiti delle vacanze”. Tuttavia, molti studenti sono gravati da un “fardello” ben più grave: l’esame di recupero del debito, a settembre. Questa “spada di Damocle” pende sulle teste di un gran numero studenti italiani. Ecco un altro modo di impegnarci per gli altri, tra un tuffo in piscina e un bagno al mare: aiutare i propri compagni più in difficoltà a studiare per affrontare l’esame di settembre. Come dice un famoso motto: «Un vero studente non abbandona mai il proprio compagno»! Un’altra attenzione che non deve andare in vacanza è quella alle problematiche sociali. L’estate è una splendida occasione per dedicarsi, ad esempio, ad attività di volontariato: le proposte sono moltissime, dai frequentatissimi campi di lavoro di Libera, al servizio alle mense dei SegnoPer n.4/2011

poveri della Caritas, e molte altre. In questo caso, una preoccupazione importante da avere è che questo servizio non rimanga confinato al periodo estivo, facendo esclusivamente dell’estate il tempo dedicato agli altri. Come i problemi non vanno mai in vacanza d’estate, non ci vanno nemmeno d’inverno. Infine, un accenno allo studio è obbligatorio. L’estate è anche tempo per studiare. Se davvero la scuola appassiona, se c’è davvero qualcosa che “ci prende” a scuola, ma non abbiamo il tempo per dedicarsi a quello, perché non farlo d’estate? E poi soprattutto, perché non sperimentare nuovi modi di studiare, di affrontare gli argomenti di studio durante l’estate? Il sapere della scuola non è fatto per restare sui libri! Siete mi andati in un osservatorio astronomico? O in un parco naturale? O in un archivio storico? Le nostre città e campagne sono piene di occasioni per provare sul campo tutto quello cha abbiamo studiato, di vedere coi nostri occhi quello cha abbiamo visto solo in fotografia, ad esempio, sul manuale di astronomia. Buone vacanze! 

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Occorre riportare il lavoro al centro dell’agenda e dell’attenzione del paese e dell’associazione: se ne parlerà a Marina di Massa al campo nazionale del Mlac dal prossimo 2 agosto

di Isabel Milazzo

i voglio raccontare una storia. Una giovane (e sottolineo l’articolo indeterminativo di genere femminile, di cui tra qualche riga se ne comprenderà la ragione, sia dell’utilizzo che della sottolineatura), al suo ennesimo colloquio di lavoro dell’anno si ritrova in una bella, originale e innovativa azienda, nella quale l’età media dei dipendenti è di 33 anni… insomma, il miglior colloquio che una giovane laureanda, con un curriculum interessante, possa ottenere in questo momento storico della nostra Italia. L’azienda è vivace, ha importanti partners e clienti, leader nel suo settore, tutte peculiarità queste che come ben possiamo immaginare fanno schizzare alle stelle il fatturato annuo. L’intento dell’assunzione va ben oltre l’intensificazione dell’attività lavorativa di quel periodo: ci sono buone, anzi ottime prospettive per il futuro. Non si può di certo rimanere con lo stesso numero di dipendenti, i quali vanno peraltro formati. Dunque, l’azienda offre al soggetto da selezionare anche una formazione specifica «perché – così ha sostenuto il selezionatore – la formazione

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Per non spegnere la speranza in una azienda è importante se vogliamo avere collaboratori brillanti, e tutti i nostri collaboratori lo sono». Accipicchia, ma… sarà vero? Passiamo, per farla breve, a una fatidica domanda che il selezionatore pone alla nostra oramai affezionata giovane dopo averle illustrato l’offerta contrattuale (molto grigia, direi quasi nera) che avrebbero adottato in caso di assunzione: «Signorina, è per caso sposata? Sta per avere figli? Scusi l’invadenza, ma è rilevante conoscere ai fini dell’assunzione i suoi programmi, poiché abbiamo cambiato spesso l’organico, per ragioni legate alla maternità. Tutte le volte formiamo delle persone che poi intraprendono altri progetti di vita, e vorremmo limitarci i danni». Cala il silenzio. E cala anche il sipario: the end. Fine della storia. Limitare i danni, progetti di vita. Quale significato dare a queste parole? Mi sembra che, se fino a poco tempo fa la speranza cedeva il passo alla sfiducia, adesso non si può far a meno di parlare di scoraggiamento cronico, dal quale, credo fermamente, si farà una gran fatica a venirne a galla. Il lavoro è necessario, SegnoPer n.4/2011


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come è necessario sentirsi parte attiva della società attraverso le qualità, le aspirazioni e le potenzialità, e di un giovane e di un adulto. Ma quale futuro se consideriamo anche quei bellissimi progetti di vita, i sogni, ai quali i nostri giovani e i nostri figli vogliono dare gambe? Con questa premessa, soffermiamoci un momento su ciò che conosciamo del mercato occupazionale attuale, numeri triti e ritriti, così poco ottimistici e a dir poco scoraggianti, ma sicuramente utili per cominciare a rispondere a una serie, SegnoPer n.4/2011

scomoda ed impertinente, di interrogativi. Ma da dove partire? Che si parta in generale dall’Italia o, nello specifico, dal Nord, dal Centro o dal Sud, lo scenario reale e futuro non riporta di certo un trend positivo. Inutile, dunque, soffermarsi sull’affermazione «l’Italia non è un paese per i giovani» o su termini quali precarietà, fuga dei cervelli, meritocrazia, rimbalzo occupazionale o, ancor peggio, su chi detiene la responsabilità di tutto questo e quali azioni non ha mai 

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portato a compimento né tantomeno la ragione per cui non l’abbia fatto… sembra un rebus, un labirinto, ma invece è un dato di fatto, e di questo fatto le statistiche parlano chiaramente. Tanto perché non si venga rimproverati per l’errore comune di tornare sempre a parlare del Sud, al Nord, dell’intera popolazione di giovani tra i 15 e i 29 anni, 566 mila sono disoccupati o inattivi, pari al 15,4% (220 mila disoccupati e 346 mila inattivi). Un giovane è molto di più di quanto potrebbe produrre ai fini del fatturato di un’azienda, è molto di più di un numero di matricola, molto di più di un semplice dipendente. È risorsa, ricchezza, con la propria storia personale che si porta appiccicata addosso, indelebile. Quale prospettiva se le premesse sono queste? Quali responsabilità per i cosiddetti “datori di lavoro indiretti”, ossia quei soggetti in grado di orientare le politiche economiche e del lavoro a livello locale, regionale e nazionale, rispetto al problema del lavoro legato ai giovani del Nord e del Sud? Dove sono gli adulti? Ecco che, al campo nazionale del Mlac del prossimo 2 ago-

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sto a Marina di Massa si parla di intergenerazionalità: accompagnare il giovane sul significato del tempo delle scelte, sull’allenamento alla progettualità, sulla capacità del fare rete, con corresponsabilità, il tutto vissuto come incentivo all’incontro tra giovani e adulti, tra lavoratori e studenti, tra chi dunque SegnoPer n.4/2011


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si trova in fasi della vita differenti. Facile a dirsi, ma assolutamente interessante da compiersi. È una scommessa. Vogliamo scommettere anche su una Chiesa creativa e vivace, che non solo si muova con i giovani ma, soprattutto, muova i giovani, intercettando i loro desideri più inespressi e facendo venir fuori SegnoPer n.4/2011

quella creatività e velocità di pensiero che li caratterizza. Mi viene in mente la frase de Il piccolo principe: «Tu sei responsabile della tua rosa», frase che racchiude in sé, quasi tra le righe, anche un altro significato, quello della corresponsabilità. Anche la rosa sarà necessariamente responsabile, al pari mio, nella misura in cui saprà accogliermi e mi donerà fiducia. Collaborazione, dunque: parola d’ordine, sale che non solo darà sapore ai nostri progetti, ma ci permetterà di vedere e di affrontare ogni problema, anche quello irrisolvibile della precarietà, come spinta al cambiamento, prendendolo di petto, ricercando azioni forti, concrete ed efficaci. Quanto all’azienda dove la nostra cara giovane ha sostenuto il colloquio, speriamo capisca presto che, a volte, le coppie pensano anche a progetti di vita altri, che vanno al di là della sola carriera ma che possono serenamente convivere con essa, senza per questo sminuirla o attribuirle un’importanza inferiore. E auguriamo all’azienda che il termine “famiglia” e “bambino” non arrechi più loro grossi danni. 

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Ridare cittadinanza a termini quali dovere, responsabilità, noi, altri, bene comune, decrescita, per accoglierli nel nostro quotidiano

di Vincenzo Lumia

iorno dopo giorno risulta sempre più evidente come la questione morale, più che una delle questioni in campo nel nostro Paese, sia diventata “la questione primaria” per aver ormai permeato fortemente ogni ambito... dal privato al pubblico, dalla sfera soggettiva e interpersonale a quella politica-istituzionale ed economica-finanziaria. Essa rende di non facile soluzione i gravi problemi che quotidianamente la gran parte dei cittadini si trova ad affrontare, se non addirittura li genera e li amplifica. La cronaca quotidiana, ormai, è costellata di casi di malcostume, di corruzione, di uso disinvolto e criminogeno del potere, i quali inducono a pensare come l’eccezione sia diventata purtroppo la regola in ogni settore della pubblica amministrazione, sino a toccare gli organismi di controllo e persino le istituzioni. In tale contesto emerge il paradosso kafkiano dei criminali che si trasformano in vittime, degli accusati in accusatori. La tesi del complotto, dell’accanimen-

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Parole di vita to, della persecuzione è ormai la parola d’ordine dei tanti inquisiti, anche quando sono colti con le mani nel sacco, e più che sulle loro responsabilità si punta il dito su quanti fanno emergere e cercano di combattere il marcio che avanza. Questo circolo vizioso va immediatamente spezzato per innescare un processo virtuoso di cambiamento e di riscatto sia a livello esistenziale che sociale e civile. Le paure, le preoccupazioni, il malessere devono poter diventare ricerca comune delle strade possibili per un genere di vita diverso a livello personale e per una partecipazione sociale e politica volta ad un cambiamento sostanziale della realtà che ci circonda. La rassegnazione, la resa, il qualunquismo da un lato, l’adeguamento cinico e tornacontista dall’altro non possono essere le vie da perseguire, né tantomeno le soluzioni delle enormi difficoltà che costantemente si è costretti a fronteggiare. Si tratta di non rassegnarsi ad una realtà in cui non ci si riconosce, che non si vuole subire passivamente e che, al contrario, è necessario mutare. SegnoPer n.4/2011


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Un nuovo paradigma culturale ed economico s’impone, attraverso un confronto che non sia “intellettualistico”, ma che sappia individuare modalità e canali in grado di generare comportamenti personali e rapporti interpersonali autentici, interventi nel sociale che facciano assumere una soggettività politica consapevole, qualificata, originale. Una soggettività che nasca da ampi orizzonti di senso, da un’analisi onesta e veritiera della realtà, da una seria riflessione culturale, alla luce di imprescindiSegnoPer n.4/2011

bili scelte etiche e con una attenzione preferenziale verso i bisogni e le esigenze di quanti sono senza voce, di coloro che sono stati relegati nell’ultimo gradino della scala civile, dei tanti che vivono situazioni di profonda ingiustizia. Da qui l’imprescindibile esigenza di un’educazione capace di inserire parole nuove nel linguaggio e nell’esistenza tanto degli adulti, quanto delle nuove generazioni, in un contesto segnato da ben altri termini e che adesso rivelano tutta la loro caducità ed insignificanza, perché basate su di una visione troppo materialistica ed esclusivamente edonistica della vita. Parole quali dovere, responsabilità, noi, altri, bene comune, decrescita... devono essere ridette e risostanziate da soggetti in grado di farne cogliere, con lo stile di vita e con i fatti quotidiani, la loro bellezza, utilità, necessità. A ogni adulto, a ogni educatore, come a ogni realtà educativa il compito di tradurre tutto ciò in percorsi, luoghi, relazioni, progetti, scelte. A ogni educatore cristiano, poi, il coraggio della testimonianza delle parole di vita eterna che solo il Signore ci ha donato. 

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Inaugurato il 10 luglio il Sentiero Frassati del Trentino. Voluto dal Cai e sostenuto da Ac, Fuci e Giovane montagna è un invito a “scalare” le vette della spiritualità

di Fabiola Andrighettoni

omenica 10 luglio, pochi giorni dopo la sua memoria liturgica, in un piccolo santuario incastonato tra le montagne trentine a Deggia vicino a San Lorenzo in Banale, alla presenza di tante persone dalla provenienza più varia e per le motivazioni più diverse, con la partecipazione dell’arcivescovo di Trento mons. Luigi Bressan e del presidente della Giunta provinciale Lorenzo Dellai, è stato inaugurato anche in Trentino il Sentiero Frassati. Si viene così ad aggiungere uno degli ultimi tratti regionali di quest’iniziativa fortemente voluta dal Cai e sostenuta dall’Azione cattolica, dalla Fuci e da Giovane montagna per ricordare questo beato appassionato di montagna, che sapeva amarle e rispettarle come parte del creato, nella fatica e nella gioia della conquista della cima, perché in questo si rifletteva il suo desiderio di conoscere e percorrere le altezze e le profondità dell’umanità nel suo vivere quotidiano segnato dalla fatica e dalla miseria, da incomprensioni e dalla “conquista” quotidiana del stessa sopravvivenza.

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Verso l’alto L’esempio e la profonda attualità di Pier Giorgio Frassati sono stati più volte ricordate e ripresi anche nel corso della celebrazione eucaristica e nei discorsi ufficiali che hanno accompagnato l’inaugurazione, interventi portati da più voci che ne riconoscevano sia il grande spessore umano fondato su valori veri come la solidarietà, l’amicizia, il rispetto, il grande senso civile sia la grande spiritualità che ne fanno un testimone più che attuale per i giovani, ma non solo, del nostro tempo. Dedicare un sentiero a questo giovane beato è occasione per portare quanti lo potranno percorrere a confrontarsi con lui, con il suo cammino di crescita umana e spirituale, con il suo stesso progetto di vita dove tutto trovava il suo senso e centro nell’Amore di Dio da vivere nell’umanità. Nell’aggiungere un nuovo tratto a questo cammino ideale che attraversa l’Italia è ritrovare un’unità non solo geografica, storica, ma un’unità di valori, di fede che hanno visto tanti giovani come Pier Giorgio donarsi sino al sacrificio per rendere il mondo, quel piccolo pezzo di mondo che ci è donato di vivere e conoSegnoPer n.4/2011


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scere, migliore e più giusto. Il tratto trentino del Sentiero Frassati, tra i più lunghi tra quelli già inaugurati, si snoda per 95 km partendo da Arco presso il santuario francescano delle Grazie, per salire al rifugio San Pietro sul monte Calino, quindi raggiunge l’eremo di San Giovanni e la Pieve di Vigo Lomaso, Ponte Arche, Comano, la madonna di Deggia, il lago di Molveno, Andalo, Fai della Paganella, guada il Noce e sale verso Vigo di Ton e le pendici del Roen per arrivare al santuario di SegnoPer n.4/2011

San Romedio (Val di Non). L’occasione ci ha offerto l’opportunità di trascorrere questa bella domenica di luglio per ritrovare e rinnovare legami di amicizia fra di noi ma anche con gli amici della Fuci e la delegazioni “fuori regione” dell’Ac di Padova, riscoprendo anche in questo la “forza” della santità. Ora a noi tutti saper far conoscere e valorizzare quest’iniziativa e anche attraverso questa modalità riproporre la santità come via per raggiungere le alte vette del cuore dell’umanità. 

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strumenti

Dal 1999 nella diocesi di ConversanoMonopoli è attiva la Scuola diocesana di formazione responsabili, un itinerario che nel tempo si è rinnovato insieme all’associazione

di Oronzo Rubino

i scrive Sdfr, si legge Scuola diocesana di formazione responsabili. È il percorso formativo ideato nel 1999 dall’Azione cattolica della diocesi di Conversano-Monopoli, tutt’oggi ancora attivo e vivace. Un itinerario che ha per destinatari i responsabili educativi delle associazioni parrocchiali e che si prefigge di formare le future figure di responsabilità. Nonostante la parvenza scolastica l’impostazione formativa è basata su incontri laboratoriali in perfetta sintonia con il metodo Ac, avvalendosi di figure interne ed esterne all’associazione molto spesso provenienti anche da realtà regionali e nazionali. Una proposta che nel tempo si è messa continuamente in discussione, rinnovandosi e attenendosi ai cambiamenti associativi. Di fondamentale importanza per lo slancio della Sdfr, ad esempio, è stata la partecipazione di alcuni rappresentanti al Laboratorio nazionale della formazione promosso dalla Presidenza nazionale. Della scuola oggi imita solo l’organizzazione, che permette così di gestire in cinque incontri annuali più di duecento

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Ascuolaanche ladomenica iscritti l’anno, suddivisi in tre livelli. Il primo, di tipo unitario e propedeutico ai successivi, destinato alla formazione di base (struttura associativa, progetto formativo e figura del responsabile). Il secondo livello, specifico per ogni settore e sviluppato in due anni, accompagna i partecipanti a scoprire gli itinerari formativi dei settori, gli aspetti socio-pedagogici di ragazzi e giovani, i metodi di animazione e programmazione e la struttura delle guide per l’educatore. Il terzo e ultimo livello, chiamato anche “Laboratorio permanente della formazione”, è rivolto invece ai presidenti parrocchiali e a chi ha ultimato il secondo livello, con l’obiettivo di analizzare il contesto sociale ed ecclesiale del territorio diocesano, elaborando così documenti e proposte. Gli ambiti di lavoro al quale si sta lavorando al momento nel terzo livello sono: educazione e politica. Per andare incontro alle esigenze geografiche dei partecipanti, il primo appuntamento ha una sede itinerante ogni anno, mentre gli altri quattro vengono ripartiti per metà a nord e per l’altra a sud del territorio diocesano. Il momento SegnoPer n.4/2011


strumenti Un momento della scuola di formazione nella diocesi di Conversano-Monopoli

della settimana dedicato alla Sdfr è la domenica pomeriggio. Ed è bello, e per alcuni addirittura incomprensibile, vedere per cinque domeniche l’anno i responsabili associativi impegnati ad organizzare le auto per andare alla “Scuola di formazione”. Senza dubbio una realtà unica nel suo genere, con una storia e una struttura ben consolidate. Nella diocesi di Conversano-Monopoli è sentito da ogni associazione parrocchiale come un passaggio “obbligatorio” per chiunque venga chiamato a diventare educatore o responsabile. Oltre all’opportunità formativa, la Sdfr è anche un’occasione per SegnoPer n.4/2011

vivere appieno la diocesanità dell’Azione cattolica. La riuscita di questa idea, nata dodici anni fa come esperimento ed oggi diventata realtà consolidata (con tanto di riconoscimento nell’Atto normativo diocesano), è data sicuramente dal forte investimento che le presidenze e i consigli diocesani hanno fatto nel tempo puntando sempre ad un livello alto della proposta formativa. La prossima scommessa che la Sdfr si accinge ad avviare entro questo triennio associativo è quella di ideare un percorso di formazione dedicato agli animatori delle coppie e delle famiglie di Ac. 

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fede in cammino

Ognuno di noi, per crescere umanamente, ha bisogno di qualcuno che lo affianchi e si ponga in dialogo con lui, attivando una comunicazione capace di congiungere i cuori

di Ugo Ughi

li Orientamenti pastorali per il decennio portano un titolo accattivante: Educare alla vita buona del Vangelo. L’espressione comprende: un soggetto educante; un destinatario dell’azione educativa; una finalità del percorso da fare insieme. Nella direzione spirituale la figura dell’educatore coincide con l’accompagnatore, che si affianca ad altri soggetti, dato che l’azione formativa è sempre un’opera condivisa da più protagonisti. Il destinatario è ogni persona che sceglie di fare il percorso della propria maturazione sotto la guida di una paternità/maternità spirituale. Abitualmente, quando si parla di educazione, il riferimento obbligato è al ragazzo e al giovane. In realtà anche l’adulto non può fare a meno di soggetti che gli si affianchino per il suo permanente cammino di crescita umana e cristiana. La finalità, cioè la vita buona del Vangelo, è il contenuto fondamentale dell’accompagnamento spirituale. «Parliamo di direzione spirituale quando il credente, alla ricerca della pienezza della vita cristiana, riceve un aiuto spirituale

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Camminare insieme che lo illumina, lo sostiene e lo guida nel discernere la volontà di Dio per raggiungere la santità» (Ch. André Bernard). Nel triennio che si sta per concludere, gli aderenti all’Ac si sono lasciati guidare dallo slogan Chiamati ad essere santi insieme, che è la stessa cosa di dire “Chiamati alla vita buona del Vangelo”, meta raggiungibile soltanto insieme. Per il triennio 2011-2014 saranno fortemente sollecitati a riconoscere e ad accogliere il presente come “tempo favorevole” per rispondere alla vocazione battesimale alla santità. L’accompagnamento spirituale, che favorisce il cammino di fede, richiede la forma del dialogo fra i due protagonisti che lo attivano. A questo proposito può essere illuminante e utile rifarsi alla prima lettera enciclica di Paolo VI Ecclesiam suam, dove il Papa parla in maniera ampia e incisiva del dialogo di Dio con l’umanità e della Chiesa con il mondo. A un certo punto esce nella felice espressione che descrive il dialogo come “un’arte di spirituale comunicazione”, capace di congiungere i cuori. È così SegnoPer n.4/2011


fede in cammino

anche per un autentico ed efficace accompagnamento spirituale. Possiamo, allora, riprendere le quattro note del dialogo, suggerite da Paolo VI, e applicarle alla direzione spirituale. Il dialogo esige: chiarezza. È necessario intendersi; perciò si richiedono limpidezza e trasparenza da ambo le parti, evitando il pericolo di restare sul generico o di girare a vuoto intorno alle questioni reali. Certo, possono (devono!) emergere anche aspetti spiacevoli, ma nasconderli non gioverebbe. Le cose vanno guardate in faccia e affrontate con coraggio. È importante far emergere e saper portare in superficie anche le dimensioni più profonde del cuore, perché la maturità della persona parte dal cuore; SegnoPer n.4/2011

mitezza. Non c’è nulla da imporre: l’accompagnatore invita, sollecita, indirizza, esorta, corregge, può anche rimproverare, ma non usa mezzi di coercizione. Gesù chiede di imparare da lui mite e umile di cuore; fiducia. Comprende la stima e la confidenza. Fiducia di chi si fa accompagnare e fiducia dell’accompagnatore nelle possibilità, nella rettitudine e nella buona volontà dell’interlocutore; prudenza. Paolo VI la specifica come «prudenza pedagogica, la quale fa grande conto delle condizioni psicologiche e morali di chi ascolta». Con la felice conclusione che «nel dialogo, così condotto, si realizza l’unione della verità e della carità, dell’intelligenza e dell’amore». 

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assistenti in Ac

Stare nella Chiesa come a casa propria, vivendo un cristianesimo “domestico” capace di parlare dritto al cuore della gente: è questo lo stile della nostra associazione

di Vito Piccinonna

Unposto specifico esingolare

eggendo e approfondendo gli Orientamenti decennali dell’Episcopato italiano appare interessante il riferimento chiaro ed esplicito all’Azione cattolica. Educare alla vita buona del Vangelo, all’interno del IV capitolo dedicato a La Chiesa, comunità educante, riporta l’attenzione alle associazioni e movimenti, ai gruppi e alle confraternite: realtà che nelle diocesi e nelle parrocchie della nostra Italia rivestono una rilevanza non di poco conto. Al n. 43 si legge: «Tra queste realtà, occupa un posto specifico e singolare l’Azione cattolica, che da sempre coltiva uno stretto legame con i pastori della Chiesa, assumendo come proprio il programma pastorale della Chiesa locale e costituendo per i soci una scuola di formazione cristiana. Le figure di grandi laici che ne hanno segnato la storia sono un richiamo alla vocazione alla santità, meta di ogni battezzato». Sicuramente il riferimento all’Ac e al suo posto specifico e singolare si colloca all’interno di una lunga scia di riconoscimento esplicito espresso più volte dai papi e dai vescovi nel loro magistero. È

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Diventare grandi insieme... in parrocchia,nel gruppo e nella Chiesa universale

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assistenti in Ac

il riconoscimento di una storia, e forse più ancora di uno stile, che accompagna la nostra tradizione associativa, di cui le Chiese locali sono ben consapevoli di non poter fare a meno. L’esplicito riferimento, se da un lato ci onora, dall’altro ci dà ancora più responsabilità, immettendoci all’interno della storia della nostra Chiesa con una disponibilità affettuosa, cordiale e filiale a servirla. Perché l’Ac sia, in questo tempo e in questa storia, portatrice di uno stile che le è proprio e che le è garantito dalla vicinanza ai pastori, una vicinanza che prende la forma adulta e mai passiva della corresponsabilità, fondata sul dono del battesimo e arricchita dall’aver come proprio lo stesso fine generale (non generico) apostolico della Chiesa. Questo tratto spiega la sua collocazione all’interno della “geografia ecclesiale” e, oserei dire, la sua ineliminabile dignità, quel suo essere singolare forma di ministerialità laicale come amava ripetere papa Paolo VI. Non è lecito a nessuno (preti e laici) parlare dell’Azione cattolica al passato, quasi fosse una realtà superata. Diverse sono le sfide che ci attendono nell’oggi SegnoPer n.4/2011



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ecclesiale, ma di certo la sua presenza va continuamente riscritta nelle comunità diocesane e parrocchiali nelle quali e per le quali vive, s’impegna, si spende nella gratuità, molto spesso lontano dai riflettori. L’Ac con l’impegno a Vivere la fede e amare la vita vuole stare nella Chiesa italiana con la consapevolezza di essere un talento tutto da spendere e da far fruttificare, da esplorare e far conoscere, perché sia ancora per tanti ragazzi, giovani e adulti scuola di formazione cristiana. E l’opera caritativa più impegnativa è quella dell’educazione. Qui vogliamo scommettere tutto ciò che abbiamo sapendo che ne va di mezzo della vita e della gioia delle persone. Mi sembra davvero interessante ciò che il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ha detto all’Ac in occasione del centoquarantesimo dell’Associazione il 4 maggio del 2008: «Voi sapete che cos’è il senso ecclesiale: lo sapete e lo vivete con il sapore, la semplicità e la profondità delle cose di casa. L’amore alla Chiesa, al Papa, ai vostri vescovi, fa parte della vostra vocazione: un affetto e un’appartenenza nel segno della gioia, della fede, dell’adesione pronta e generosa».

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L’Ac festeggia con il Papa nell’incontro del 30 ottobre scorso

Sì, proprio questo sapere e vivere il senso ecclesiale con il sapore, la semplicità e la profondità delle cose di casa è lo stile dell’Ac. Più ancora delle cose che compie (sono davvero tante e mai “pubblicizzate” a sufficienza) l’Azione cattolica sa di avere uno stile che le è proprio, che chiede a laici e presbiteri, ragazzi, giovani e adulti, insieme, di vivere la Chiesa come la propria casa, vivendo un cristianesimo “domestico” SegnoPer n.4/2011


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(e non “addomesticato”), capace di parlare dritto al cuore della gente perché desideroso di spendersi fino in fondo per il Regno. Da giovane prete sento di poter dire che le nostre Chiese hanno bisogno – anche quando non ne sono consapevoli – dell’Ac. Lo sanno bene anche le nostre città e i nostri paesi quanto bene viene diffuso su tutto il territorio nazionale dall’Azione cattolica, bene che difficilmente si potrebbe SegnoPer n.4/2011

sopperire con una sua assenza. Dentro la nostra amata Chiesa l’Ac continuerà a sprigionare le migliori energie e nuove potenzialità per rendere ancora efficace l’azione educativa. L’ulteriore riconoscimento dei vescovi italiani risulta essere un caro invito a continuare con fiducia in un’opera che viene da lontano e potrà sempre portare in alto e in avanti: l’esito maturo della formazione sarà ancora una volta la santità. 

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di Federica Cifelli

rendono il via, con la fine del mese di luglio, i primi campi scuola nazionali del nuovo triennio. I primi a partire sono gli adulti, che da giovedì 21 a lunedì 25 si ritrovano a Nardò (Lecce) per un itinerario formativo sul tema L’oggi come dono e come compito. Per i giovani invece l’appuntamento è a Fognano, in provincia di Ravenna, da sabato 23 a mercoledì 27 luglio. «Per agevolare la partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid in agosto – spiegano i responsabili – abbiamo deciso di realizzare per l’estate 2011 un unico campo Giovani nazionale». Un appuntamento, quindi, da non mancare per i vice presidenti di settore, i consiglieri diocesani, i membri d’equipe, gli incaricati regionali, gli assistenti diocesani e regionali, ma anche per i ragazzi del movimento Studenti di Ac, che svolge il suo campo scuola in parallelo con quello del settore Giovani, nelle stesse giornate e nella stessa sede. Convocati dal 23 al 28 luglio a Viterbo anche i membri delle equipe Acr. Punta in alto: questo il tema dell’appuntamen-

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Pellegrini dipace to dedicato ai membri delle equipe diocesane e agli educatori. Per responsabili, vice responsabili e assistenti diocesani e per incaricati e assistenti regionali invece l’appuntamento è a Capaccio (Salerno) dal 30 luglio al 4 agosto con il campo specializzato Acr, sullo stesso tema. Domenica 31 luglio, invece, prende il via la Settimana teologica di Camaldoli, storico appuntamento della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), dedicata al tema: Mettimi come sigillo sul tuo cuore (Ct 8,6). La cura dei legami nell’epoca delle passioni tristi. La stagione dei campi scuola si conclude quindi con il movimento Lavoratori di Azione cattolica, dal 2 al 7 agosto a Marina di Massa. Destinatari principali: segretari e assistenti del Movimento, membri di équipe, incaricati e assistenti regionali, responsabili dei progetti del Movimento e simpatizzanti. E ancora, responsabili e assistenti dei settori Giovani e Adulti e animatori di comunità del Progetto Policoro. Ultima “tappa” quindi della stagione estiva a Trevi, in provincia di Perugia, per il convegno dei SegnoPer n.4/2011


agenda

presidenti e degli assistenti unitari diocesani, da venerdì 23 settembre fino a domenica 25. Per il settore Giovani, infine, ancora un appuntamento prima della ripresa delle attività con il nuovo anno pastorale: l’incontro di preghiera in programma ad Assisi domenica 24 settembre, a 25 anni dallo storico incontro voluto nella cittadina umbra dal beato Giovanni Paolo II. In occasione di questa ricorrenza Benedetto XVI ha convocato per il 27 ottobre una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, recandosi pellegrino nella città di San Francesco e invitanSegnoPer n.4/2011

do nuovamente a unirsi a questo cammino i cristiani delle diverse confessioni e gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo. «Desideriamo recarci ad Assisi pellegrini della verità, pellegrini di pace», dichiarano i responsabili. L’appuntamento dunque è per il pomeriggio del 24 settembre, con un momento di riflessione e confronto sui temi del dialogo e della libertà religiosa. La sera poi si uniranno ai giovani i presidenti e gli assistenti diocesani, riuniti nel tradizionale convegno di inizio anno, per un pellegrinaggio comune alla basilica di San Francesco. «Per pregare per il dono della pace». 

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VEDERE

The conspirator segnalazioni

di Matteo Scirè

Lavaligiadeidiritti da vedere La vicenda dell’omicidio del presidente degli Usa, Abramo Lincoln, raccontata dal genio di Robert Redford da leggere Uno sguardo sui social network, e un altro sul come stare sempre in “movimento” nel puzzle dei tempi tristi

Giungere a conclusioni affrettate e ragionare per luoghi comuni, per tradizione o peggio per convenienza, è un’abitudine diffusa non solo nei paesi autoritari, ma anche nelle nazioni più avanzate del mondo, che si ergono a simbolo della democrazia. È questo il principale aspetto messo in evidenza da Robert Redford nel suo ultimo film The Conspirator, dove racconta la vicenda dell’omicidio del presidente degli Usa Abramo Lincoln. L’accusa ricadrà anche su Mary Surratt (Robin Wright), inizialmente difesa malvolentieri dall’avvocato Frederick Aiken (James McAvoy), che giorno dopo giorno si convince dell’innocenza della sua assistita. Il film ricostruisce in modo fedele e oggettivo i fatti, e non potrebbe essere altrimenti, per offrire al lettore un argomento di riflessione sul puritanesimo che risiede nelle viscere dell’America democratica di ieri come di oggi. 

da cliccare Generazione Giovani fotografata nel Rapporto Iard, e libero cinema in libera terra, per una cultura della legalità

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LEGGERE Facebook, MysSpace, Twitter... sono solo alcuni dei social network più popolari, utilizzati ormai da milioni di utenti per comunicare attraverso la rete. Dei veri e propri “ambienti virtuali” che hanno cambiato le modalità e i processi di interazione sociale tra le persone. Qui gli utenti hanno la possibilità di decidere con quale identità presentarsi agli altri, di condividere informazioni, di esprimere i propri pensieri. Un mondo affascinante nel quale è importante sapersi orientare in modo consapevole e responsabile, per sfruttarne appieno le potenzialità ed evitarne rischi e pericoli. Il libro di Giuseppe Riva, edito da Il Mulino, è un utile strumento per conoscere le caratteristiche, le opportunità e i limiti di uno strumento di comunicazione che influenza i rapporti e le relazioni sociali di sempre più giovani e adulti. 

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I social network

Bambini in movimento Il gioco è uno dei più importanti agenti di socializzazione attraverso il quale il bambino impara a relazionarsi col proprio corpo, con gli altri e l’ambiente circostante, oltre al benessere fisico che deriva dall’attività motoria. Un ambito sempre più trascurato nella società odierna, in favore magari del videogioco. Il libro di Giovanna Paesani, edito dalla casa editrice La Meridiana, propone a insegnanti ed educatori una serie di 120 giochi e percorsi di psicomotricità per favorire uno sviluppo e una crescita sana della persona. 

Sillabario dei tempi tristi I suoi saggi e articoli sono un’utile bussola per orientarsi nel continuo divenire dei cambiamenti sociali, culturali e politici che caratterizzano la società in cui viviamo. L’ultima fatica di Ilvo Diamanti, uno dei sociologi e politologi italiani più apprezzati, Sillabario dei tempi tristi, edito da Laterza, interpreta con le sue metafore e chiavi di lettura la tristezza del nostro tempo. Di una realtà a compartimenti stagni, dove regna l’individualismo in spregio al bene comune e alle regole della civile convivenza. Dove la crisi economica dovrebbe vederci impegnati tutti insieme nella ricostruzione, invece che a occuparci da soli esclusivamente del nostro particolare. Una serie di istantanee che Diamanti scatta con ironia e leggerezza e un linguaggio semplice e lineare.  SegnoPer n.4/2011

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CLICCARE

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www.iard.it È il sito del più importante osservatorio sulle realtà giovanili in Italia. Qui sono presentate le attività di studio e ricerca dall’Istituto Iard Rps. Un primo, utile strumento d’informazione sulle pubblicazioni realizzate dall’Istituto e raccolte nelle seguenti categorie: condizione e cultura giovanile, formazione e processi educativi, occupazione e politiche del lavoro, welfare e politiche sociali, processi culturali e tempo libero. Tra questi lavori il Rapporto Giovani, realizzato ogni quattro anni, che fa il punto sulla condizione giovanile nel nostro paese. Un importante stradario, quindi, per quanti ricoprono ruoli e responsabilità educative nei confronti dei giovani. 

www.cinemovel.tv «C’è un moderno gruppo di saltimbanchi che sta portando il cinema, la magia del cinema, là dove non c’è più o non c’è mai stato». È questa la presentazione che campeggia nella pagina “chi siamo” del sito della Fondazione Cinemovel. Poche parole che racchiudono la mission e le attività della Fondazione, fatte da rassegne cinematografiche itineranti su temi di grande rilevanza sociale. Il sito, infatti, contiene il resoconto dei progetti realizzati in giro per l’Italia, come le proiezioni della campagna Libero cinema in libera terra, realizzate nei piccoli centri della nostra penisola sul tema della legalità, o per il mondo, come il Mboro Film Festival, in Senegal, incentrato sulla tematica della scolarizzazione femminile. Il sito, inoltre, si arricchisce di interessanti documenti multimediali e interviste a importanti registi e attori sulla funzione sociale del cinema. 

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«Sempre desidero scalare i monti, guadagnare le punte più ardite; provare quella gioia che solo in montagna si ha» (Pier Giorgio Frassati)


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