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ANNO LXVI - N. 32 - 14 SETTEMBRE 2013

Sguardo al futuro

Sei idee per la scuola che verrà

ALBERTO CAMPOLEONI

SETTIMANALE DELLE DIOCESI DI REGGIO CALABRIA-BOVA E LOCRI-GERACE www.avveniredicalabria.it e-mail: filippo.curatola@alice.it

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L’inizio del Ministero episcopale a Reggio Calabria-Bova dell’Arcivescovo Mons. Giuseppe Fiorini Morosini

Morosini, la chiarezza delle idee e il coraggio della testimonianza

Sei idee per rilanciare la scuola. È il titolo di un dossier proposto dall’autorevole rivista “Tuttoscuola” proprio alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico.

foto di Domenico Notaro

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l rilancio della scuola passerebbe, secondo gli esperti, anzitutto da un’ottimizzazione delle risorse a disposizione, che vuol dire anche apertura allargata degli istituti italiani: più tempo e attività a disposizione di famiglie e allievi. La seconda idea è incentrata sulla necessità di “abbattere la dispersione”, cioè la piaga dell’abbandono scolastico. Sono 120mila ogni anno gli studenti che lasciano qualsiasi percorso educativo e si capisce con facilità quale sconfitta - anzitutto - questo rappresenti per l’istituzione scolastica e quale perdita per il sistema Paese. Servirebbe, per “Tuttoscuola”, ridurre le bocciature, elaborare percorsi flessibili e studiare appositi percorsi di recupero.

foto di Antonio Marrapodi

foto di Domenico Notaro

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a scuola avrebbe poi bisogno di “liberare e premiare le energie degli insegnanti” con, tra l’altro, aggiornamento obbligatorio e meccanismi di carriera che premino chi vuole dare di più. Insegnanti, naturalmente, da valutare e “liberati” da tanti adempimenti burocratici che rubano tempo ed energie all’attività didattica. segue a pag. 14

Il primo giorno del Convegno Pastorale diocesano La relazione di P. Bartolomeo Sorge

Il saluto a Mondello

Immersi nel mondo per testimoniare Cristo GAETANA COVELLI La chiesa di Reggio in festa per l’arrivo del nuovo pastore Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, si ritrova, martedì 10, il giorno dopo il suo insediamento, a vivere il consueto Convegno Pastorale Diocesano, segnato quest’anno da un tema quanto mai attuale: “Dovete splendere come astri nel mondo. Vivere la fede. L’impegno dei cristiani nella costruzione della città dell’uomo”. Il primo appuntamento vede come relatore P. Bartolomeo Sorge S.J. che relaziona su “La dimensione sociale è parte integrante dell’identità cristiana”. Numerosi si ritrovano nella sala Versace del Cedir: preti, diaconi, religiosi e religiose, laici, questa volta uniti attorno a due pastori, perché oltre Mons. Morosini é presente anche l’arci-

vescovo emerito Mons. Mondello, che aveva ideato l’intero Convegno.. La sala gremita diventa eco dei vocii dei partecipanti: “E’ arrivato? Aund’è, nun si vidi…” (riferendosi al nuovo Arcivescovo). In ultima fila, in un posto laterale, mi accorgo che il Presule arriva silente, passo francescano e avanza non dalla navata centrale dove tutti lo attendono, ma dalla scalinata laterale, quasi a voler passare da fratello tra la sua nuova gente. Ci si accorge che è giunto soltanto quando raggiunge il tavolo dei relatori e un applauso timido lo accompagna quasi a voler sottolineare lo stupore di quella semplice scelta. Si comincia; tutto si ricompone in un clima di silenzio per dare spazio al momento di preghiera introduttivo. Dopo un canto allo Spirito Santo vengono proclamate due letture: la

prima tratta dalla lettera ai Filippesi e la seconda da uno scritto di don Puglisi. E questo scritto inizia proprio con un inno alla speranza: “Siamo testimoni della speranza… Il discepolo è testimone di speranza…”. Parole,

queste, riprese dall’Arcivescovo ina una rapida iniziale riflessione.. Segue la presentazione del relatore da parte di Mons. Antosegue a pag. 16

Il Vescovo “venuto dal mare”

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Attualità

I Concerti del Museo diocesano Domenica 15 settembre Il Violino leggero ma non troppo

Nell’ambito delle Feste mariane, domenica 15 settembre il Museo diocesano “Mons. Aurelio Sorrentino”, con il Patrocinio del Comune di Reggio Calabria, promuove nel Cortile dell’Arcivescovado un Concerto per Violino e Pianoforte dal titolo Il Violino leggero ma non troppo. Straordinario il pregio dei musicisti coinvolti in un evento che intende proseguire una consuetudine, quella dei Concerti del Museo diocesano, ospitati nel Cortile sul quale si affaccia, a far da preziosa quinta architettonica, l’ala tardo-settecentesca dell’antico Palazzo arcivescovile, oggi sede del Museo diocesano.

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l violinista Fulvio Puccinelli si è esibito in alcune tra le più importanti formazioni cameristiche e sinfoniche italiane: solo per citare alcune esperienze, ha fatto parte dell’Orchestra Sinfonica A. Toscanini di Parma, partecipando nel ruolo di Primo Violino di spalla a concerti diretti dai maestri Vladimir Delman e Zubin Mehta e collaborando con artisti del calibro di Luciano Pavarotti e Mirella Freni. Richiesto dall’Orchestra RAI di Torino, dal

ria.it www.avveniredicalab puoi leggere le “ultimissime” dalla Chiesa

Maggio Musicale Fiorentino e dall’Orchestra Regionale Toscana, è stato Primo Violino dell’Orchestra Filarmonica Italiana con sede a Piacenza, collaborando con artisti di fama mondiale, quali Josè Carreras, Katia Ricciarelli, Raina Kabajvanska, Sylvano Bussotti, Franco Battiato e Andrea Bocelli. Ha partecipato a numerose edizioni del Festival Pucciniano di Torre del Lago, prendendo parte a

tournèe in Italia e all’estero, in occasione delle quali ha riscosso notevoli consensi di pubblico e di critica. Ha collaborato con l’Ente Teatro Vittorio Emanuele di Messina, realizzandone, nel ruolo di Primo Violino di spalla, tutte le produzioni dal 1997 al 2005. Ha maturato molteplici esperienze in qualità di Violino Solista: nell’ambito dell’Orchestra Toscana Jazz e, con lo stes-

so organico, in versione classica, dell’Orchestra Modigliani; ha costituito la nuova Orchestra da Camera Brio Barocco e, solo per citare uno tra gli eventi degli ultimi anni, nel 2011 in qualità di Primo Violino di spalla ha partecipato al Gran Galà Rossiniano al Teatro Greco di Taormina, nell’ambito della Stagione di Taormina Arte, con la direzione del Maestro Steven Mercurio e la partecipazione di alcune star della lirica mondiale.

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iuseppe Puntorieri, pianista con doti di eccellenza, è anche compositore e musicoterapeuta nonché insegnante di pianoforte in alcune scuole cittadine. I due musicisti vantano una collaborazione reciproca pluriventennale, realizzando una mirabile sintesi tra la formazione classica del maestro Puccinelli e la straordinaria duttilità e capacità di attraversare generi diversi dell’arte musicale del maestro Puntorieri. Domenica 15 settembre alle h 21, 00, nel Cortile dell’Arcivescovado, i due musicisti ci condurranno attraverso un percorso musicale che dal repertorio classico, con composizioni, tra gli altri, di Franz Schubert, passerà al leggero, proponendo musiche di Astor Piazzolla e celebri colonne sonore composte da Ennio Morricone, Nicola Piovani e John Williams, per poi concludere con musiche attinte al repertorio sacro, in particolare di ispirazione mariana

Aeroporto dello Stretto,

I conti “tornano”, i passeggeri no! I conti “tornano”, i passeggeri no! L’aeroporto dello Stretto piange con un occhio. E questa è già una notizia. Si, perché fino a qualche anno addietro il bilancio dello scalo reggino era simile ad un noto formaggio estero, praticamente pieno di buchi, tanto da dover costringere i Soci a ripianare i debiti, pena il default della società di gestione. Tutto ciò avveniva, “ovviamente”, con i soldi dei contribuenti!? Nell’ultimo biennio questo oneroso (e vergognoso) andazzo è cambiato. Almeno così pare. “Per il secondo anno consecutivo, in netta controtendenza rispetto al recente passato, la Società di Gestione dell’Aeroporto dello Stretto (So.G.A.S SpA) sotto la guida di Carlo Alberto Porcino, Presidente del CdA, ha chiuso il proprio bilancio in leggero attivo. L’Assemblea dei Soci ha approvato il Bilancio di esercizio al 31 dicembre 2012 che questo anno registra utili per 113.974 euro”. La cura “draconiana” voluta dal management (internalizzazioni e quant’altro) avallata dalle OO.SS. ha messo dunque i conti a posto. La musica cambia per quanto concerne invece i dati relativi al traffico passeggeri.

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ei primi otto mesi dell’anno sono transitati dallo scalo reggino circa 380mila circa passeggeri, quasi ottomila in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Come mai? Crisi a parte, agli annunci dei mesi scorsi, relativi a nuove tratte, sono seguiti solo parzialmente i fatti. E così poco o niente si è saputo dei voli con Malta, quelli con Israele non sono ad oggi “pervenuti”, mentre quelli da e per la Russia con destinazione Reggio sono stati ridimensionati. A tutto ciò va aggiunta la mancata pubblicazione del bando per coprire le tratte di Pisa e Malpensa, già finanziato, mentre si ventila uno stop del volo per Torino da qui a qualche mese se il relativo bando non sarà rifinanziato. Tutto tace anche sul delicato e decisivo versante delle limitazioni, per le quali la Società di gestione dello scalo ha formulato presso gli Enti competenti istanze corredate da studi effettuati da tecnici di livello nazionale. E dire che Provincia e Regione, due tra i soci di maggioranza della società di gestione, sono gestiti da due reggini, entrambi della stessa “parrocchia”!? In altre circostanze avremmo gridato al campanilismo. Francesco Bolognese


Cultura

14 Settembre 2013

Il libro di Antonio Scoppettuolo sulla vita del nuovo Papa

Il cammino di Bergoglio Le parole di un Vescovo divenuto Papa “Si moltiplicano i libri su Papa Francesco. Ed é un bene”. A scriverlo - nella sua Introduzione - é p.Bartolomeo Sorge S.J., che mostra di aver particolarmente apprezzato il piccolo, ma prezioso, volume di Antonio Scoppettuolo, giovane giornalista. Scoppettuolo, in realtà, ha svolto - come scrive p.Sorge, “un lavoro paziente e fedele di ricerca” per offrirci alla fine “una prima preziosa ricostruzione” della personalità e del pensiero di Papa Francesco. Con il suo singolare lavoro, Scoppettuolo “documenta e ci fa toccare con mano che Papa Francesco continua sul soglio di Pietro a servire la Chiesa con il medesimo stile evangelico che da sempre lo contraddistingue”.

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d inoltre ci fa capire perché Francesco “continua a sognare , oggi da papa come ieri da vescovo, una Chiesa povera e serva dei poveri, chiamata come lui stesso dice - ad uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria”. Il libro di Scoppettuolo ricco alla fine anche di un’am-

pia bibliografia - presenta il tutto in “sette passi” precisi così indicati: 1. il vento caldo che soffia dal Sud - 2. Alle radici –

3. Il Pastore della tenerezza – 4. Educare sperando – 5. La Chiesa delle periferie – 6. Dalla parte degli ultimi – 7. Il potere e l’amore – 8. Bergoglio e la crisi economica. Immergendosi nella lettura, chi affronta il testo si accorge ad un certo momento che non sta solo leggendo, ma sta “vedendo”: così forte é l’impatto con la vita di papa Francesco che Antonio Scoppettuolo riesce a trasmettere. Il libro, edito dalla ED INSIEME, é stato consegnato a papa Francesco durante un incontro personale dallo stesso Autore, che ha ricevuto dal Papa parole di congratulazione e di affetto.

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L’11 Ottobre a Reggio parte il Corso dell’Enneagramma

Il viaggio più lungo é dentro se stessi Un viaggio verso la trasformazione Cos’è l’Enneagramma Nel corso degli ultimi 33 anni, si sono andati diffondendo nel Nord America la conoscenza e l’uso dell’Enneagramma: esso è uno strumento antichissimo di crescita personale e spirituale, oggi arricchito con il contributo di nuove intuizioni che hanno dato vita ad uno sviluppo dinamico e variegato che abbraccia la spiritualità, la psicologia, l’ambito educativo, sanitario, manageriale, terapeutico. La parola Enneagramma è di origine greca ed è composta da due parti: “ennea” che significa nove, e “gramma” che significa punti. L’Enneagramma, attraverso le sue tipologie offre una mappa coerente, comprensibile e chiara delle “nove personalità” principali dell’essere umano, ciascuna con i propri doni, le proprie zone d’ombra, le proprie tendenze. Obiettivo dei corsi, base Modulo A e avanzato Modulo B, è la comprensione dell’Enneagramma quale strumento che aiuta a conoscersi meglio e a capire le persone con cui viviamo (genitori, coniugi, fratelli/sorelle, figli, amici) e lavoriamo (colleghi di lavoro). Questo strumento mette in evidenza i doni, i modelli di comportamento e le tendenze che condizionano le persone. Oltre a radiografare e descrivere comportamenti ricorrenti nelle persone (diagnosi), l’Enneagramma propone percorsi di trasfor-

mazione che aiutano nella crescita umana e spirituale, in vista di un’integrazione globale della persona.

SCITA: • La saggezza nell’uso dello strumento • I nove livelli di crescita per ogni Enneatipo (dalla maturità alla regressione) • Percorsi di sviluppo umano e spirituale per le nove personalità L’APPORTO DELL’ALA E DEL PUNTO OPPOSTO (TRIANGOLO BIOGRAFICO) • Le quattro direzioni di ogni Enneatipo LA FUNZIONE DEI TRE CENTRI: • Il centro dominante, l’ausiliario e il meno integrato (tipologia triadica ed esagonale) • I tre orientamenti di vita: gli assertivi, i dipendenti, gli schivi L’APPLICAZIONE DELLO STRUMENTO AL MONDO DELLA SALUTE 2) PERCORSI DALLA PERSONALITÀ ALL’ESSENZA: • Dalle fissazioni alle idee sane (percorso della mente) • Dalle passioni allo sviluppo delle virtù (percorso del cuore) • Dall’istinto bloccato all’istinto libero (percorso dell’azione) 3) I SOTTOTIPI ISTINTIVI: • Sottotipo Autoconservativo • Sottotipo Sociale • Sottotipo Selettivo

Notizie Utili: • Animatore dei Corsi è P. PANGRAZZI, Arnaldo docente del “Camillianum” di Roma e presidente dell’AIE (Associazione Italiana Enneagramma). • Responsabile dell’organizzazione dei corsi è: Polimeni Roberto (328.2657025), socio AIE e promotore del “Gruppo locale AIE” Reggio Cal. Orari delle Attività: • Registrazione dei partecipanti (Venerdì 11 e Sabato 12): 8:30/8:45 • Venerdì 11 (Mod. A): 8:45/13:00 - 14:30/18:30 • Sabato 12 (Mod. B): 8:45/13:00 - 14:30/18:30 • Domenica 13 (Mod. B): 8:45/13:30 MODULO A Contenuti del Corso: - Importanza dell’autoconoscenza - Cenni storici - Questionario per addentrarsi nel tema Obiettivi ed ambiti di applicazione dello strumento - I Tre centri di intelligenza - I doni delle diverse personalità - Risvolti familiari - Motivazione inconscia

e personalità - Meccanismi di difesa attivati - Zone d’ombra delle diverse personalità - Percorsi verso la crescita umana e spirituale Dalle passioni allo sviluppo delle virtù - Percorsi di maturazione e di regressione della

ISCRIZIONI entro 14 settembre 2013 I corsi si attiveranno previo raggiungimento del numero minimo di 20 partecipanti per ciascun modulo.

MODULO B Contenuti del Corso: 1) RICAPITOLAZIONE, APPROFONDIMENTI E SPUNTI DI CRE-

Il decreto del fare varato dal Governo nazionale pare insufficiente

Sud, la Svimez lancia l’allarme su povertà, desertificazione e spopolamento L’hanno denominato il “decreto del fare”. Quasi a voler stigmatizzare, anche con le parole, una netta discontinuità con l’azione dei vari governi che si sono sin qui susseguiti, che tante responsabilità hanno nel divario nord sud del bel paese. Vedremo. Governo e maggioranza puntano, tra le altre cose, ad un’ accelerazione della creazione di posti di lavoro a tempo determinato e indeterminato soprattutto per giovani e disoccupati; anticipo della garanzia giovani (fondi europei che scatteranno dal 2014) per aiutare i giovani meet giovani che non studiano ne lavorano; interventi in materia previdenziale e di politiche sociali; miglioramento della legge 92/2012 (Riforma Fornero) per rendere il mercato del lavoro più fluido; rafforzamento delle tutele per i lavoratori e per le imprese. Per centrare questi obiettivi alquanto datati la “dote” si aggira su uno stanziamento complessivo di 1,5 miliardi tra fondi europei e risorse nazionali, di cui 794 milioni per il quadriennio 2013 – 2016 (500 milioni per le regioni del Mezzogiorno, 294 milioni per le restanti). Forse pochini rispetto alla profondità ed ampiezza dei mali che affliggono il Sud. L’ultima istantanea della Svimez, sulla quale forse i governanti non si sono soffermati abbastanza, è un vero e proprio grido di dolore. Siamo al cospetto di un “Mezzogiorno sempre più spopolato, da cui entro il 2065 spariranno due milioni di under 44, tra denatalità, disoccupazione

e nuove emigrazioni. Una terra a rischio desertificazione industriale, dove crollano consumi e investimenti, risale la disoccupazione ufficiale, ma dove in cinque anni le famiglie povere sono aumentate del 30%, pari a 350mila nuclei”. L’occhio della Svimez sui redditi evidenzia che “il 14,1% delle famiglie meridionali e il 5,1% di quelle del Centro-Nord ha meno di mille euro al mese (12.000 euro annui). In particolare, hanno entrate inferiori a

mille euro al mese il 12,8% delle famiglie calabresi; il 14,9% di quelle campane, il 16,7% di quelle lucane e il 19,7% delle siciliane. Al contrario, le famiglie che hanno più di 3 mila euro mensili (oltre 36.000 euro annui) sono circa il 44% nel Centro-Nord e solo il 24,1% nel Mezzogiorno”. Tra queste spiccano anche quelle che vantano un familiare sugli scranni di Montecitorio e dintorni. Per quanto ancora!?. Francesco Bolognese

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4 14 Settembre 2013

Laicato

Si é svolto al Villaggio del Pino il Campo Nazionale del Mlac

Se l’Economia civile si pone al servizio della Comunità

PASQUALE ANDIDERO

Economia Civile al Servizio della Comunità è questo il tema del Campo Nazionale promosso dal Movimento Lavoratori di Azione Cattolica che si è svolto al Villaggio del Pino a Melia di Scilla dal 20 al 25 agosto c.a. A questo appuntamento il MLAC è arrivato attraverso un cammino che partiva dalla Comunità come luogo di persone che vivono la fraternità, passando per la declinazione dell’idea di impresa come comunità di persone e rendendola materialmente presente in otto regioni con otto diversi modelli proposti nella festa di San Giuseppe.

no Bruni, docente di Politica economica alla LUMSA e fautore dell’Economia di Comunione, darci i fondamenti sulla

gettare le basi affinché tutti i soggetti rispettino il patto o abbiano un etica individuale alta o ragionino in termini del

mattone era un dramma se cadeva un uomo non incideva sull’economia. Papa Francesco ci aveva ricordato che oggi si è più

La felice presenza di Mons. Mondello 24 agosto 2013, una data da ricordare, campo nazionale MLAC al Villaggio del Pino (Melia di Scilla) alle ore 12.00 inizia la Santa Messa celebrata da S. E. Mons. Vittorio Mondello. E’ l’ultimo campo/congresso al quale partecipa ufficialmente l’Arcivescovo che ha guidato l’ arcidiocesi reggina bovense per più di venti anni. Il 7 settembre in Cattedrale saluterà la diocesi per lasciare il posto a S. E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini che si insedierà il 9. Al saluto del Segretario Nazionale Giuseppe Patta, che gli si rivolge ringraziandolo a nome del Movimento Lavoratori nazionale e in particolare di quello della diocesi reggina per aver accettato l’invito e per aver voluto condividere con noi questo ultimo tratto di strada, emozionato risponde ricordando questo suo momento di passaggio dicendo che cambierà la sua responsabilità amministrativa ma non cambierà il suo ministero sacerdotale e la sua dedizione a questa diocesi che tanto gli ha dato e per la quale tanto si è speso.

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a crisi attuale, la finanza speculativa, la distanza sempre più grande tra vita reale e economia ci hanno convinto che Comunità e Impresa hanno bisogno di un nuovo modello di economia, per questo oggi parliamo di economia civile, economia altra. Il percorso si è snodato tra la relazione della prof. Rosa Albanesi, docente di Politica economica all’Università di Messina, la quale ci diceva, riferito agli economisti, “abbiamo dimenticato, nel proporre modelli di economia, la complessità del soggetto umano”, abbiamo cercato di ridurlo ad una equazione matematica e il dr. Gaetano Giunta, Segretario Generale Fondazione Comunità di Messina, che nel raccontarci la sua esperienza concreta nel creare reti in economia civile, ci invitava ad uscire dal nostro narcisismo personale e di gruppo per fare sistema, ad avere cultura di processo nell’andare verso la

Campo Nazionale MLAC

reale possibilità di cambiare l’economia. Il cambiamento dell’economia, asseriva, può avvenire solo attraverso una reale cooperazione, un atto di fiducia unilaterale che porti le parti a remare tutte nella stessa direzione.

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re i possibili scenari: Patto sociale, si fa un contratto ma io devo avere le garanzie che venga rispettato, necessità di un controllore. Etica individuale, compenso intrinseco che mi fa rispettare il contratto indipendentemente da quello che fa l’altro. Fai le cose perché ci credi, minoranze profetiche che partono da sole. Ragionare in termini del Noi. Dai fidanzati, agli amici, alla politica ragionare in termini del noi e non in

noi, solo in questi casi si ottengono risultati massimali. Dalla teoria, anche se fondata su esperienze concrete, alla pratica: Banca Etica, Microdanisma, microcredito, uso dei beni confiscati alla mafia, imprenditoria civile. Le esperienze di Simona Spagna, Gianni Votano, don Pino Demasi e Pietro D’amanti ci hanno dimostrato che è possibile creare economia civile, che si fa fatica, che ci vuole molta determinazione, che bisogna declinare quel Noi e soprattutto che bisogna crederci e formarsi.

attenti al mattone, banca in crisi da salvare, che all’uomo, famiglia che non ha da mangiare, barbone, ecc… da lasciare al

ivolgendosi ai partecipanti, un centinaio che provenivano da tante parti d’Italia, prendendo spunto dalle letture del giorno, Mons. Mondello, ci ha invitati come Movimento Lavoratori cattolico ad essere sentinelle e profeti in questo tempo di difficoltà non solo economica ma anche etica della nostra società. Sforzarsi di costruire un nuovo modello economico che possa servire le comunità sull’esempio delle prime comunità cristiane, contrastare il modello imperante che fa della finanza il suo dio e tende ad asservire le persone piuttosto che servirle. Una economia civile che parta dall’uomo e tenda all’uomo, senza la pretesa di essere esaustivi ma con la determinazione di chi comincia un cammino conoscendo la meta a cui tendere.

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on Pino parlando dell’esperienza dei ragazzi della Cooperativa Valle del Marro ha detto che nonostante gli innumerevoli attentati che hanno

Don Giuseppe Dieni, assistente diocesano reggino del Movimento Lavoratori di AC a conclusione della messa ha indirizzato parole di stima e di ringraziamento a nome di tutto il MLAC locale a S. E. ricordando che è sempre stato attento alle problematiche del lavoro, tanti gli esempi tra cui, recentemente, l’andare in consiglio comunale insieme ai lavoratori del terzo settore, ed è sempre stato presente e di sprone alle tante iniziative promosse dal Movimento Lavoratori. Tutti i convegnisti hanno apprezzato l’intervento di Mons. Mondello e nel ripartire lo hanno salutato con un grosso, caloroso e sentito applauso. P.A.

direzione giusta, progettare e non improvvisare, e di essere capaci di innovazione. E’ toccato poi al Prof. Luigi-

cosa conviene a me è ragionare in termini del non mi interessa la mia felicità ma il bene comune. Creare economia civile è

subito gia da dieci anni riescono a gestire un bene confiscato alla ‘ndrangheta perche “sono cresciuti a Vangelo e Costituzione, perché sono sorretti dalla fede”. E proprio per rafforzare la fede dei partecipanti al campo abbiamo dedicato una giornata alla preghiera meditando il brano biblico della torre di babele. Don Emilio Centomo, Assistente nazionale Settore Adulti di AC, ci ha invitato a considerare se vale di più un mattone o l’uomo, perché nella costruzione della torre se si rompeva un

suo destino. Aiutati infine da S. E. mons. Domenico Sigalini, Vescovo a Palestrina e Assistente Generale ACI, abbiamo cercato di capire quali percorsi progettare per educarci ed educare a modelli economici sostenibili, quali le vie di sviluppo possibili, cosa deve fare la comunità.

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ons. Sigalini ci indicava tre elementi fondamentali: Visione di vita di relazioni che ciascuno si deve costruire libe-

ramente; Disponibilità al confronto personale, di gruppo, di famiglia con la consapevolezza che non siamo autosufficienti; Una percezione di oltre che fa parte del nostro vivere, oltre che si chiama Dio. Ci ha poi raccontato tre esperienze di economia civile nate nella sua diocesi per le quali si è speso anche lui, come Vescovo, personalmente. In questa visione di futuro ci hanno aiutato anche Mimmo Zappia, segretario della Delegazione Regionale AC Calabria, Elisa Laganà, animatrice di comunità e Segretaria Regionale del Progetto Policoro, Francesco Pignalli, referente Sud Italia GIOC e Stefano e Rita Sereni, coppia cooptata in Consiglio Nazionale ACI. Per infine mettere in pratica l’invito di Papa Francesco di guardare negli occhi le persone

e di stare in mezzo a loro, siamo scesi “dal monte” e sul lungomare Falcomatà siamo andati ad incontrare la gente. Una esperienza che ha arricchito di nuovi significati tutto il campo e ci ha fatto vedere e toccare con mano la ricchezza di condividere con degli sconosciuti quanto vissuto in questi giorni.

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n ringraziamento particolare va all’equipe nazionale del MLAC che ha scelto la nostra diocesi per svolgere il campo nazionale e all’equipe diocesana reggina del MLAC per aver permesso con la sua abnegazione e il suo lavoro di squadra la realizzazione del tutto. Il campo si è chiuso con la celebrazione della santa messa da parte di Mons. Vittorio Mondello.


Locride Con una solenne concelebrazione eucaristica il 4 Settembre Mons. Morosini si é congedato dalla diocesi di Locri-Gerace. All’inizio il Delegato ad Omnia, mons. Cornelio Femia, gli ha rivolto il Saluto a nome di tutta la Comunità ecclesiale della Locride manifestando l’affetto, la stima ed anche il dolore per la sua partenza, nel rispetto profondo della decisione del S.Padre ed augurando all’amato Padre Giuseppe di vivere con la stessa intensità l’esercizio del Minstero in quella che é sicuramente la diocesi, non solo più antica, ma più importante della Calabria intera.. Mons. Morosini, visibilmente commosso, all’omelia si é così espresso:

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Il Saluto finale di Mons. Morosini alla Diocesi di Locri-Gerace

Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato ed ha dato se stesso per me tua volontà. Con Paolo diciamo: Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo (Col 1, 3).

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In questi anni ho cercato di invitare tutti a porre Gesù al centro della nostra vita di credenti: * Noi sacerdoti, accogliendo la

sua parola, il suo vangelo. Come Chiesa diocesana ci siamo accostati, pertanto, alla religiosità popolare con rispetto, amore e pazienza. Sappiamo che essa plasma tutta la nostra religiosità, che in tanti si mantiene viva e forte proprio per le pratiche devote da essa tramandate. Non abbiamo fatto alcuna guerra contro nessuno, nessuna distru-

sa tra le parrocchie, all’interno della Vicaria. Forte dell’esperienza della mia vita religiosa e della Regola professata, nella quale la figura del superiore è quella di promotore del dialogo e della comunione all’interno della comunità, ho cercato di guidare così la Diocesi, sollecitando al massimo la collaborazione degli organismi di

rio. La nostra Chiesa ha una lunga tradizione nello sforzo di interpretare le esigenze del territorio: deve intensificare tale azione. Ancora una volta è doveroso l’appello della gerarchia ai laici: non lasciatevi intimidire dalla cultura dominante, ma siate coraggiosi e andate controcorrente portando i valori

non portare avanti nella Locride solo una politica anti, cioè repressiva, ma pro, cioè di promozione del territorio. In questi cinque anni sono intervenuto più volte in tal senso, ma non vedo ancora cambiamenti rilevabili. Non lasciamoci ammaliare dalle false sirene dell’antimafia di professione, alla quale importa la lotta, felici di lottare; a noi importa la salvezza della persona, perché Gesù ama il peccatore e vuole che si converta e viva. Scrivano quel che vogliono, esprimano pure i loro giudizi velenosi e critici: noi restiamo forti dalla parte di Cristo, purché naturalmente da quella parte ci stiamo veramente.

7.

Carissimi fratelli,

1.

Il 7 giugno 2008 davanti alla Cattedrale, iniziando il ministero di Vescovo in mezzo a voi, mi sono presentato con queste parole di Paolo, che esprimevano, vi spiegai, l’orientamento e lo sforzo costante della mia vita spirituale e che volevano essere la linea guida del mio servizio nella Diocesi di Locri-Gerace, che Benedetto XVI mi aveva affidato. Oggi, a conclusione del mio servizio in questa Santa Chiesa di Dio, ve le ripeto ancora una volta, per esprimervi l’animo con il quale lascio questa Diocesi e assumo la guida di quella di Reggio Cal.Bova, e per cercare di tracciare attorno ad essa un bilancio di questi cinque anni. E’ con spirito di fede che ho accettato il trasferimento da Locri: la sede di Reggio non era nei miei pensieri, nelle miei desideri, nelle mie aspettative o nelle mie speranze. Il legame che in questi anni è cresciuto con la Chiesa di LocriGerace e con l’intero territorio della Locride, lo sento vivo e forte; le energie spese con entusiasmo per far crescere l’una e l’altro; l’amicizia e l’affetto che si sono sempre più intensificati con voi Sacerdoti, con i Laici impegnati, con i Sigg. Sindaci e le altre istituzioni e loro rappresentanti, erano già essi un motivo forte per non desiderare di andare altrove. Egoisticamente cominciavo a pensare a qualche frutto, desiderato non tanto per gratificazione personale, ma come spinta a percorrere altra strada e andare avanti sicuro e pieno di entusiasmo. Così non è stato, e la mia speranza si è infranta il pomeriggio del 27 giugno u. s. in Nunziatura, quando ho ricevuto l’invito a lasciare Locri per Reggio. Non sono valse le mie osservazioni, tra le quali quella condivisa da tanti di voi, che cioè anche alle piccole Diocesi bisogna garantire di compiere un tranquillo percorso di crescita sotto la guida di un Vescovo, senza cambiare continuamente. Mi rimaneva l’arma del rifiuto. Avrei potuto dire: non mi sento di andarci. Ma mi sono ricordato della frase citata di Paolo: Vivo nella fede. Ed anche delle altre parole: Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere tutto. Se in questo momento -così pensai- posso registrare un cammino positivo, sono sicuro che, se vado contro la volontà di Dio, il futuro servizio pastorale nella stessa Diocesi, scelto a questo punto da me, sarà benedetto da Dio, che mi sta chiamando altrove? E allora, come Abramo, ho detto: lascio e parto, nel nome della fede nel Signore Gesù. In questo sacrificio eucaristico facciamo tutti il nostro atto di fede nel Signore, che è Provvidenza e guida la storia di noi uomini e delle nostre istituzioni sempre verso il bene. Sì, Signore Gesù, sia fatta la

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missione come esplicitazione del nostro essere persone umane, imparando da Gesù, Verbo incarnato, la piena identità tra il suo farsi uomo e la sua missione. E’ un ideale di vita spirituale che vi ripropongo ancora, miei cari sacerdoti, come mio ricordo ed esortazione fraterna ad un impegno di vita fedele a Gesù Cristo. * I fedeli a centrare sempre più la propria vita di fede, la prassi sacramentale e tutti i riti e le manifestazioni devozionali in Gesù, superando il dissidio tra fede e vita. L’anno della fede ancora in corso non ci ha trovati impreparati in tal senso. Abbiamo solo dovuto intensificare quanto già avevamo impostato. Forte è stato lo sforzo a instradare questa centralità attraverso una evangelizzazione presacramentale seria e impegnativa, per chi ha voluto accogliere le nostre sollecitazioni e i nostri inviti. Carissimi sacerdoti non abbassate il livello di guardia in tal senso. No ai sacramenti facili. Sappiamo che non è la soluzione definitiva al rinnovamento del nostro cristianesimo, ma non potendo fare scelte più radicali in questa fase di passaggio e di cambiamento, salviamo almeno la serietà dell’evangelizzazione sacramentale, dietro la quale può arrivare la grazia di Dio. L’evangelizzazione in stile catecumenale attraverso il Cammino Emmaus che proprio quest’anno doveva essere obbligatorio per tutte le parrocchie, è uno dei punti spero ormai acquisiti. Mi auguro non si facciano passi indietro, perché tale è il volere della Chiesa. In questi due ultimi anni, amministrando le cresime, sono ritornato con frequenza sulla frase di Tertulliano: Cristiani non si nasce, ma si diventa, completandola così: e lo si diventa scegliendo Gesù. Sia un secondo ricordo del mio servizio in mezzo a voi.

3.

Vivo nella fede del Figlio di Dio, ponendo al centro della nostra missione, lui, Gesù, la

zione, ma solo proposta di purificazione, perché al centro della fede venga ricollocato Gesù e non i santi, neanche la Vergine SS.ma. Ci siamo riusciti? Stiamo camminando. La religiosità popolare in Diocesi sta facendo un percorso di rinnovamento, che sarà certamente lungo, ma è iniziato. Ringrazio tutte le Confraternite che hanno saputo accogliere i nostri inviti e le nostre sollecitazioni e si sono messe sulla strada di una formazione seria e attenta. Rinnovo l’invito: non accettate più membri che non vogliono formarsi e non vogliono superare il divario tra fede e vita.

4.

La fede in Gesù fa nascere la nostra comunione. Abbiamo ritmato questi cinque anni con una conduzione pastorale basata sullo sforzo di creare comunità adulte nella vita, sensibili ai temi di riflessione proposti dalla chiesa oggi e sfociati nell’indizione dell’anno della fede. Vi ricordo i temi delle convocazioni perché possiate rivedere nell’insieme la solidità del cammino percorso. * 2008: Comunità che convoca, comunità che genera, ed era articolata in tre momenti: chiamati per condividere, chiamati per costruire, chiamati per generare. * 2009: Costruire comunità adulte. Giovani e famiglia: una risorsa per il futuro * 2010: Comunità che educa. * 2011: La Parrocchia: comunità che si educa alla missione * 2012: Comunità cristiane adulte. Riscoperta e comunicazione della fede * 2013: Chiesa di LocriGerace in ascolto…: tema che ci pone in quell’ascolto dell’altro, anche diverso da noi, così caro a Papa Francesco. E’ necessario continuare il cammino, crescendo nella comunione all’interno del presbiterio, dei gruppi ecclesiali, tra le parrocchie. Una delle esigenze rilevate durante la Visita pastorale è stata quella di una pastorale più condivi-

collaborazione e soprattutto del Vicario, che è stato per me un dono di Dio e che ringrazio dal profondo del cuore. L’incontro e la riflessione comune aiuta nella lettura del territorio e consente al Vescovo di essere illuminato e saggio nelle sue decisioni. La Diocesi di Locri-Gerace ha un grande laicato, motivato, generoso, intraprendente: non sciupate questo dono, ma, nella condivisione dei carismi, nel rispetto dei ruoli, ma anche nella fiducia reciproca, presbiteri e laici intensificate non solo la collaborazione, ma la corresponsabilità. Io ringrazio tutti i laici impegnati, uno per uno, e vi esorto ad andare avanti.

5.

Vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato ed ha dato la sua vita per me. Mi ha amato ed ha dato la sua vita per me: ho sempre letto questa espressione come norma orientativa per la mia missione, qualunque essa sia stata nel corso dei lunghi anni di ministero. Dare la vita significa essere disponibili per la missione, guardarla con gli stessi occhi amorevoli di Cristo. S. Giovanni scrive: se Dio ci ha amati così, cioè nel segno del dono e della disponibilità, anche noi dobbiamo amarci così. Risuonano di monito anche le parole di Isaia: Lo spirito del Signore è su di me, per questo mi ha mandato. Guardando anche a S. Francesco di Paola, ho cercato di interpretare così il mio ruolo di Vescovo di fronte al territorio nel quale è posta la nostra Chiesa, cercando di guidare in tal senso l’impegno di tutti. Sono stati molti gli interventi che ho fatto lungo questi anni in difesa dei piccoli centri, contro una politica economica che ci ha distrutti, contro la perdita dei servizi, in difesa delle donne, della vita umana, delle risorse naturali come l’acqua, appellandomi ad una programmazione a lungo raggio e a lungo termine per il territo-

cristiani negli ambienti della vostra vita. Dichiaratevi cattolici senza vergogna e senza mezze misure. Perché certi problemi del nostro territorio possano essere denunciati e risolti hanno bisogno del coraggio degli apostoli. Locri per me è stata una grande lezione in questi cinque anni. Laici cattolici non tiratevi indietro. Ma portiamo nel mondo l’amore di Cristo; amiamo questa nostra terra con lo stesso amore di Cristo. Non lasciamoci contagiare dalla cultura giustizialista e vendicativa. Misericordia io voglio e non sacrificio. Sappiamo sfidare anche per questo aspetto la cultura dominante.

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Mi ha amato…, dice Paolo di Gesù. E’ con questo sentimento di Gesù che in questi anni ho cercato di guidare la nostra Chiesa diocesana nell’affrontare la piaga dolorosa della ‘ndrangheta. La Chiesa non può inchinarsi sul male che con il cuore amorevole di Gesù, che ha proclamato con forza e rigore l’urgenza della conversione del cuore dell’uomo, ma che poi ha allargato il cuore al perdono e alla misericordia. Anche per questo siamo stati attaccati, giudicati male, condannati, messi qualche volta alla gogna mediatica. Prima, si diceva, la ‘ndrangheta fioriva perché la Chiesa taceva; adesso che parla, la ‘ndrangheta cresce perché la Chiesa è facile al perdono. Di tanto in tanto sono sorti degli esperti pastoralisti, si fa così per dire, del mondo laico che pretendono salire sulle cattedre di teologia e dire se dobbiamo dare i sacramenti o rifiutarli, se dobbiamo etichettare come mafiosi e chi. Sono sirene che non ci ammaliano: la Chiesa sa ciò che deve fare. Camminiamo diritti sulla strada intrapresa della formazione delle coscienze e sulla denuncia, ed avremo assolto al nostro compito. Un impegno non lasciamo cadere: quello di stimolare i responsabili della cosa pubblica a

Carissimi, a conclusione di questo mio servizio in mezzo a voi, mi vengono in mente altre due frasi di S. Paolo. La prima: La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. L’altra è: So a chi ho dato fiducia. La prima mi è cara perché con questa frase S. Francesco di Paola ha chiuso la sua vita sulla terra, raccomandando ai frati la fedeltà alla Regola professata e quindi a Gesù. La consegno anche a voi con la stessa raccomandazione di S. Francesco: state sempre dalla parte di Gesù e non ve ne pentirete. Potranno andare contro di noi, ma non ci vinceranno. La seconda mi ha sempre commosso, pensando a Paolo alla fine della sua vita. Sembra voglia dire: non mi pento di essermi fidato e affidato tutto a Gesù. Non mi ha garantito un cammino facile, ma adesso sono felice per tutto quello che ho vissuto. Lo dico anche a voi carissimi fratelli: so a chi ho dato fiducia. Non mi pento, di aver puntato tutto su di lui: Vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato ed ha dato la sua vita per me. Ditelo anche voi e sarete felici, anche se tutti dobbiamo inginocchiarci per chiedergli perdono per qualche peccato.

8.

Cosa lascio al mio successore? Ai fedeli di Corinto Paolo scrisse: Voi siete il mio vanto in Cristo Gesù (1Cor 15,31). Al mio successore lascio voi, carissimi sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici impegnati. Siete voi l’ossatura di questa Chiesa di Dio, che è in Locri-Gerace, il Vescovo ne è solo la guida. Siete voi la forza e la speranza di questa Chiesa. Cosa si può lasciare di più bello ad un nuovo Vescovo? Accoglietelo ed amatelo sin da questo momento, quando ancora appartiene al disegno imperscrutabile di Dio. Siate docili nei suoi confronti e non prevenuti, egli viene sicuramente animato da buona volontà e con tanta voglia di servire il Signore; certamente con la sua creatività, con i suoi carismi, le sue doti. Non ritardate il suo cammino in mezzo a voi con inutili paragoni con il passato che non giovano mai al bene. Tutti siamo utili nella vigna del Signore e nessuno indispensabile. Io ho fatto con voi un pezzo di cammino, con luci ed ombre. Ora, dimenticate il passato e apritevi a chi viene nel nome del Signore. Rimpiangere il passato appartiene agli uomini senza speranza. Facilitate il suo cammino iniziale aiutandolo ed incoraggiandolo in ogni modo. E’ la Diocesi che ne trarrà vantaggio. Noi ci ricorderemo nella preghiera. Io non dimenticherò mai questa santa Chiesa di Dio. L’ho amata e servita con impegno. Per i miei errori vi chiedo perdono. Vi seguirò con amore e discrezione, affidandovi al Signore. Concludo con la benedizione del mio S. Francesco: Ci accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto, che è il più grande e il più prezioso di tutti i doni. + p. Giuseppe Fiorini Morosini


6 14 Settembre 2013

Morosini Arcivescovo

aleone Da Branc edrale lica Catt alla Basi

Il Saluto di Mons. Iachino al nuovo Arcivescovo di Reggio

L’ingresso di Mons. Giuseppe Fiorini Morosini

Provvidenza ha guidato A Reggio il grande dono di un Vescovo “Minimo” La i suoi passi verso Reggio...

avvolto dall’amore e dalla misericordia di Gesù GIANNI MARCIANÒ

La Chiesa reggina-bovese ha accolto, il 9 settembre 2013, il nuovo Vescovo, mons. Giuseppe Fiorini Morosini. Frate dei Minimi di san Francesco di Paola, dal 1994 al 2006 è stato Correttore (Superiore) generale dei Minimi, Ordine fondato da S. Francesco di Paola.

glia per capirlo e sorreggerlo nel cammino di conversione. Come ha fatto Gesù. Un ministro del Signore pone Gesù anche al centro della sua missione: annunciare la sua parola e amministrare i suoi sacramenti ha prevalso su ogni altro elemento dell’azione pastorale. Così voglio continuare nel prendere in mano la guida di questa Santa Chiesa di Reggio-

sua missione. Essa si pone al servizio del territorio, offre la sua collaborazione, accetta di stringere ogni mano, sempre che la fedeltà al Vangelo sia garantita”. Anche lo stemma del Vescovo fa riferimento alla vita di S. Francesco di Paola e alla spiritualità dell’Ordine dei Minimi: “Charitas” è l’amore di Dio che orienta e guida verso il bene, le mani che sorreggono il fuoco indicano la

venuto al Vescovo. La sosta è breve ma intensa. Le parole del Sindaco e del parroco esprimono il senso di un evento ecclesiale importante. Mons. Morosini ha visibilmente gli occhi lucidi: ha appena lasciato la diocesi di Locri, avverte che i fedeli del reggino già gli vogliono bene. Promette ai presenti che verrà a trovarli per stare più tempo insieme. Alla diocesi dice che si sente

Eccellenza Reverendissima, la Chiesa di Reggio, fondata dall’Apostolo Paolo, con la fede di sempre, con gioia, gratitudine e affetto, accoglie in un corale abbraccio il suo nuovo Arcivescovo, come “colui che viene nel nome del Signore” per essere pastore e maestro, padre, guida e principio di unità di questo popolo di Dio, che sempre ha saputo amare e venerare il suo Vescovo, ritenendolo punto di riferimento nei momenti lieti e soprattutto nei momenti tristi e, a volte, anche drammatici della sua vita e della sua storia. La Provvidenza divina ha guidato i suoi passi verso Reggio, alla sequela del Santo dei Calabresi e Suo particolare maestro di vita, San Francesco di Paola, che ha amato e umilmente servito la gente di Calabria e soprattutto i poveri, di cui si è fatto voce coraggiosa, difendendoli nella loro dignità e nei loro diritti. La vicina diocesi di Locri-Gerace ha sperimento e goduto, anche se per pochi anni, la Sua paternità e la Sua totale dedizione al servizio di tutti per annunciare la Parola, celebrare i Santi Misteri e testimoniare la carità. Lei ha amato tutti con cuore di padre. Questa sera, numerosi, sono qui per accompagnarLa e sostenerLa con la preghiera all’inizio del Suo servizio episcopale a questa Chiesa sorella. Voglio affettuosamente salutare e ringraziare i sacerdoti, i religiosi e tutto il popolo di Dio della locride che, con la loro presenza, onorano anche questa Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova.

E

Vescovo dal 2008 nella vicina Diocesi di Locri-Gerace, il 13 luglio 2013 è stato eletto da papa Francesco Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria-Bova. Nel messaggio inviato, mons. Morosini ha tracciato alcune linee pastorali, indicandoli come doni

alla Diocesi. Anzitutto il suo motto: “in fede vivo Filii Dei”, “Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato” (Gal 2,20). Scrive il Vescovo: “Ho cercato, pertanto, di mettere Gesù Cristo al centro della mia vita personale e della mia missione. Ho fatto della fedeltà a Gesù l’obiettivo della mia vita spirituale; in questo sforzo l’esperienza delle mie fragilità e del mio peccato mi ha messo nelle condizioni di capire e di accogliere il fratello ed essere per lui ministro di perdono e di riconciliazione. Son stato sorretto in questo anche dalla visione di S. Francesco di Paola, che ha invitato chi presiede in una comunità a saper sempre stare accanto a chi sba-

Bova”. Mons. Morosini cioè ispira continuamente il suo ministero al Fondatore, indica nella Regola del suo Ordine una via che sorregge la fedeltà e corrobora la radicalità della testimonianza: “stare sempre dalla parte di Gesù”.

Sente infatti che l’amore di Gesù è il progetto della vita dei cristiani: “La fede in Gesù ci porta ad essere come lui, misericordiosi, compassionevoli, servizievoli fino al dono della vita. Risuonino sempre nelle nostre orecchie le parole di Gesù: misericordia voglio e non sacrificio (Mt 12, 7); non sono venuto a chiamare i giusti a conversione, ma i peccatori (Lc 5, 32). Un annuncio di misericordia tanto più necessario, quanto più non capito oggi dalla nostra società”. Questo richiede anche un impegno ulteriore nello sforzo di interpretare le esigenze del territorio. “Dinanzi ai problemi vecchi e nuovi della nostra terra… la Chiesa sa come muoversi, fedele alla

proposta spirituale del Santo calabrese. Dal messaggio traiamo la novità più bella. Il passo della chiesa reggina-bovese, scandito da un figlio di san Francesco di Paola, chiama alla essenzialità della vita cristiana per ogni fedele,

al quale ricorda che Gesù ama il peccatore e vuole che si converta e viva.

L’

attesa del nuovo pastore è viva. Per questo gli andiamo incontro fino a Brancaleone. La cittadina ionica ha preparato una grande festa. Ad accogliere il Vescovo, che fa ingresso nel territorio diocesano, mons. Antonino Iachino, delegato ad omnia, il Presidente della Provincia Raffa, il parroco don Angelo Battaglia con altri Sacerdoti, il Sindaco di Brancaleone, tante autorità civili e militari, i fedeli della parrocchia, i responsabili di associazioni laicali. La piazza del Comune è vestita a festa, perfino dall’alto piovono foglietti di ben-

come un macchinista che fa il proprio turno di guida, consapevole che il treno è una realtà autonomamente attiva e che a lui spetta il compito di accompagnarlo verso il raggiungimento di nuove mete.

I

l corteo episcopale, scortato dalle forze dell’ordine, riparte verso la Cattedrale di Reggio. Già qualche ora la chiesa reggina madre è gremita di fedeli. Manca persino lo spazio per muoversi dentro di essa. Sono presenti autorità civili e militari, istituzionali, molti sindaci del territorio provinciale, sopratutti i fedeli delle due diocesi. Molte persone sono in piazza Duomo per fare corona alla solenne processione di ingresso, che vede una fila interminabile di presenze: i ministranti, i seminaristi del Pio XI, i diaconi, tutti i preti diocesani e tanti altri venuti da Locri e da altre diocesi calabresi, diversi vescovi: da quello di Cosenza, mons. Nunnari, a quello di Rossano, mons. Marcianò; dal vescovo emerito di Lamezia, mons. Rimedio a quello di san Marco Argentano, mons. Bonanno; e a quello di Oppido-Palmi, mons. Milito,; ed ancora all’Eparca di Lungro, nonché al vescovo della diocesi gemella di Reggio, Mons. Damascene Bimenyimana, di Cyangugu in Rwanda... fino a mons. Morosini, dietro del quale nelle sue vesti di ancora Amministratore Apostolico in atto - chiude la processione mons. Mondello. Svolge le funzioni di Maestro della celebrazione liturgica, don Gianni Polimeni, Prevosto della Basilica Cattedrale. A sostenere il sacro Rito con la bellezza del canto diversi Cori diocesani, coordinati dal M.° don Giorgio Costantino, che guida il canto della folla. All’organo Franco Saporita. Il singolare corteo, attraverso via Campanella, entra segue a pag. 6

cc.mo Padre Arcivescovo, benvenuto tra noi! I sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose, le aggregazioni laicali e tutto il popolo reggino ringraziano il Santo Padre per aver donato a questa Chiesa un pastore ricco di spiritualità, di esperienza, di sapienza e di coraggio apostolico. Ci uniamo a Lei nella fiduciosa preghiera perché il Signore conceda a ciascuno la disponibilità piena per una collaborazione generosa e una concorde dedizione nella realizzazione delle direttive pastorali che Vostra Ecc.za vorrà suggerire per la promozione di nuove vie di evangelizzazione, per un solido impegno per la formazione spirituale e per una vita profondamente radicata in Cristo e vissuta nella testimonianza del primato di Dio in ogni vicenda quotidiana e della potenza del suo amore nella fragilità della condizione umana. Lei sa bene che la Chiesa Metropolitana di Reggio Calabria-Bova, che L’accoglie, ha tanti pregi e tante risorse ma anche tanti limiti, fragilità e insufficienze. Ha bisogno della guida sicura e dell’autorevole fermezza del Pastore, che certamente saprà scuotere le coscienze della nostra gente ed essere punto alto di riferimento per far rinascere la speranza, per offrire una mano a chi ha bisogno di uscire da quella pericolosa e diffusa rassegnazione, che accetta passivamente la cultura della prepotenza e la convivenza con organizzazioni mafiose e delinquenziali, che umiliano la dignità e l’intelligenza soprattutto dei più deboli, rifugiandosi nell’alibi del “non c’è nulla da fare”.

I

l Suo motto episcopale, suggerito dall’Apostolo Paolo(Gal 2,20): “In fide vivo Filii Dei, quia dilexit me”(=Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato), che, come Lei ha scritto nel Suo primo messaggio alla Diocesi, ha animato, incoraggiato, orientato e sorretto il Suo sacerdozio, è già un progetto pastorale e per ogni credente un programma di vita e un impegno di fedeltà, di fiducia e di consapevolezza che, al di là dei nostri limiti, c’è sempre Qualcuno che garantisce per noi, ma nello stesso tempo ci chiede di crescere nella credibilità, riscoprendo i contenuti della fede professata, celebrata,vissuta e pregata. La nostra Diocesi ha avuto il dono e la grazia di essere guidata da ottimi pastori, splendenti per santità e dottrina, che hanno lasciato una testimonianza luminosa di carità e un’abbondante ricchezza di magistero. La consegna del pastorale da parte di Sua Ecc.za Mons. Vittorio Mondello, che ha guidato e servito con zelo apostolico e con cuore di padre per 23 anni, questa Chiesa locale e a cui va la nostra perenne gratitudine e il nostro filiale affetto, è il segno di una continuità per la crescita e il rinnovamento di tutti gli ambiti pastorali, soprattutto per il recupero e la valorizzazione di quelle opere-segno, realizzate dal cuore grande di Vescovi e sacerdoti, che sono il volto bello della Diocesi, che testimoniano l’amore di Dio nei confronti dei più deboli, la condivisione delle sofferenze dei poveri e che continuano ad impegnare nel servizio un ottimo volontariato e la sapiente collaborazione di un laicato maturo.

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a Divina Provvidenza ha disposto che l’inizio del Suo servizio episcopale coincidesse con il tradizionale Convegno Pastorale, che precede annualmente le feste mariane. Il tema scelto quest’anno si colloca nel contesto dell’Anno della fede ed è così formulato: Vivere la fede. L’impegno dei cristiani nella costruzione della città dell’uomo. Mi sembra che non si discosti dalle priorità evidenziate da segue a pag. 6


Morosini Arcivescovo

14 Settembre 2013

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Reggio - Il saluto del Laicato al nuovo Arcivescovo

Pronti a farci guidare per difendere con coraggio i valori cristiani Eccellenza Reverendissima, a nome del laicato cattolico dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova Le porgo il più cordiale e sincero benvenuto fra noi! Siamo grati a Dio Padre che, nei suoi misteriosi disegni, L’ha scelta quale Padre e Pastore della nostra Chiesa e grati a Lei per aver accettato questo servizio tra noi e per noi. Abbiamo ben compreso, leggendo il messaggio di saluto che Ella ci ha rivolto in occasione della Sua nomina ad Arcivescovo di questa Diocesi, quali sentimenti alberghino nel suo animo nel momento di cominciare il suo ministero in questa porzione della vigna del Signore che Le è stata affidata.

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esideriamo ringraziarLa, in modo particolare, per aver definito il laicato di ReggioBova “eccezionale”: se lo siamo, è grazie ai nostri pastori,Vescovi e sacerdoti che hanno da sempre creduto nei laici e li hanno aiutati a crescere spiritualmente e umanamente, ricevendone - in cambio- affetto, stima e collaborazione. Mi permetta, a questo proposito, di ringraziare Mons. Mondello, che, in questi ultimi ventitre anni, ha, con convinzione, con dedizione e zelo pastorale, lavorato per la promozione del laicato, perché esso prendesse sempre più consapevolezza della propria vocazione battesimale e si sentisse sempre più inserito nella Chiesa, in comunione con i propri sacerdoti e con gli altri membri della comunità ecclesiale. Grazie, Mons. Vittorio! Siamo convinti che questo percorso- che non è mai venuto meno con i diversi Vescovi che si sono succeduti in questa Chiesa reggina- continuerà anche con Lei. Conti pure su di noi, sulle nostre forze, sulle nostre capacità, poche o molte che siano, sulla nostra disponibilità per far crescere questa nostra Diocesi. Noi saremo sempre disponibili a lasciarci guidare da Lei, confrontandoci e dialogando per portare dentro la Chiesa il respiro del mondo con i suoi affanni, la sua sofferenza, la sua povertà materiale e spirituale e per portare al mondo, che ha “sete di Dio”, la compassione di Cristo, la sua misericordia, la sua predilezione per i più piccoli, per gli ultimi, per i più dimenticati. Noi laici cristiani, proprio per la nostra vocazione, siamo presenti in ogni ambito della vita umana.

N

ella famiglia, nell’accoglienza della vita, nell’educazione cristiana, nell’assistenza ai più anziani, nelle scuole, negli ospedali, nei più disparati luoghi di lavoro, nei vari campi del volontariato verso i più fragili, siamo chiamati in causa. Ed ancora, non ci possiamo tirare indietro quando dobbiamo andare controcorrente per portare avanti con fedeltà i valori in cui crediamo, non lasciandoci sopraffare dalle logiche del mondo, ma lottando per la giustizia e la legalità, o quando siamo chiamati in prima persona

a rispettare la dignità dell’uomo e a difendere la vita sempre, senza “se” e senza “ma”. Siamo noi, quindi, a non poterci sottrarre dal ricostruire con le piccole, ma instancabili azioni quotidiane, il tessuto lacerato della nostra bella, ma travagliata terra reggina che oggi soffre particolarmente e in cui tanti patiscono la mancanza di lavoro, di una casa e dei beni primari, forse anche a causa di non sufficiente impegno e attenzione da parte di noi cristiani.

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ono questi i momenti e i luoghi dove dobbiamo portare Cristo, dove dobbiamo portare il surplus di umanità, di pazienza, di comprensione, di professionalità, di fedeltà instancabile alla nostra vocazione laicale. Non è facile ciò e proprio per questo sono una ricchezza le aggregazioni e i movimenti laicali presenti nella nostra Chiesa che, nella diversità dei loro carismi, sostengono i laici nella loro

fatica per l’integrazione tra fede e vita nei vari ambiti e ambienti. Le chiediamo, Padre Arcivescovo Giuseppe, di aiutarci a vivere tutto ciò, perché riusciamo, col nostro esempio e con la nostra vita, dalla quale si intraveda che in noi abita Cristo, ad avvicinare a Dio “per contagio” chi si accosta a noi e perché riusciamo a portare dentro la Chiesa, come afferma Papa Francesco, l’ “odore” del mondo. Noi laici vogliamo, come abbiamo iniziato a fare sin dal primo momento, assicurarLe la nostra preghiera, la nostra vicinanza, la nostra fiducia in Lei, perché siamo certi di poter confidare nel suo sostegno sicuro che ci porterà a rafforzare la nostra fede in Dio e il nostro servizio al prossimo. La sua paterna guida, come quella di un buon padre di famiglia che, con l’esempio, con l’affetto, con la fermezza, laddove occorre -ma sempre esercitata con amore e per amore- ci sostenga e tracci il binario del nostro cammino. Il

suo Motto Episcopale: “In fide vivo Filii Dei”diventi da oggi anche il nostro: “… Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.” (Gal. 2,20) San Francesco da Paola, Suo Patrono e Patrono della Calabria, che diventa un po’ di più da oggi il nostro, ci faccia crescere nell’umiltà e La sostenga nel suo ministero; Maria Santissima, che veneriamo con il titolo di Madre della Consolazione, accompagni i suoi passi nella nostra gloriosa e bella Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova e la Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, faccia crescere sempre più nella comunione la nostra Chiesa reggina. Eccellenza reverendissima, Padre Giuseppe, ci benedica e ci accompagni nel nostro cammino. Grazie! Alda Modafferi Segretaria della Consulta delle Aggregazioni laicali

DALLA SESTA

La Provvidenza Vostra Ecc.za nel breve messaggio inviato alla Diocesi immediatamente dopo la Sua nomina. Lei ha scritto: “ Vi esorto a guardare il nostro territorio con lo sguardo amorevole di Cristo, con la sua compassione, con la sua misericordia. La fede in Gesù ci porta ad essere come lui, misericordiosi, compassionevoli, servizievoli fino al dono della vita…” Carissimo Padre Arcivescovo, come Lei ci chiede, vogliamo impegnarci con determinazione, come Chiesa, per combattere insieme i mali che angustiano il nostro territorio in

foto di D. Notaro spirito di servizio e di collaborazione con le istituzioni e con quanti operano per la promozione dell’uomo e cercano il bene comune. Siamo fieri di appartenere ad una Chiesa, che, fedele al suo Signore, continua ad asciugare le lacrime di tanta umanità disperata, ma sentiamo anche la responsabilità di educare alla socialità e alla partecipazione e di stare accanto alla nostra gente, che vive la fragilità sociale del tempo della crisi e che ha bisogno di recuperare il ruolo essenziale delle istituzioni e investire in nuove risorse umane.

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La lettura della “Bolla” foto di Antonio Marrapodi

DALLA SESTA

A Reggio solennemente in Cattedrale: è l’abbraccio della città al nuovo pastore della Chiesa regginabovese. Il cerimoniale prevede alcuni segni significativi che danno senso ecclesiale al passaggio di consegne tra i Vescovi Mondello e Morosini. Ognuno di questi momenti è accolto con vibranti applausi dei presenti. La lettura - da parte del Cancelliere don Giuseppe Praticò della bolla di nomina del nuovo Arcivescovo, firmata da Papa Francesco, ne segna il momento più significativo. Tocca poi a don Iachino rivolgere al Vescovo Morosini il saluto della Diocesi. “I sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose, le aggregazioni laicali e tutto il popolo reggino ringraziano il Santo Padre per aver donato a questa Chiesa un pastore ricco di spiritualità, di esperienza, di sapienza e di coraggio apostolico”. Al Vescovo promette che “vogliamo impegnarci con determinazione, come Chiesa, per combattere insieme i mali che angustiano il nostro territorio in spirito di servizio e di collaborazione con le istituzioni e con quanti operano per la promozione dell’uomo e cercano il bene comune. Siamo fieri di appartene-

re ad una Chiesa, che, fedele al suo Signore, continua ad asciugare le lacrime di tanta umanità disperata, ma sentiamo anche la responsabilità di educare alla socialità e alla partecipazione e di stare accanto alla nostra gente, che vive la fragilità sociale del tempo della crisi e che ha bisogno di recuperare il ruolo essenziale delle istituzioni e investire in nuove risorse umane”. Anche la segretaria della Consulta delle aggregazioni laicali, prof.ssa Alda Modafferi assicura che “noi laici vogliamo assicurarLe la nostra preghiera, la nostra vicinanza, la nostra fiducia in Lei, perché siamo certi di poter confi-

foto di Antonio Marrapodi

dare nel suo sostegno sicuro che ci porterà a rafforzare la nostra fede in Dio e il nostro servizio al prossimo”, chiedendo al Vescovo l’aiuto “a vivere tutto ciò, perché riusciamo, col nostro esempio e con la nostra vita, dalla quale si intraveda che in noi abita Cristo, ad avvicinare a Dio “per contagio” chi si accosta a noi e perché riusciamo a portare dentro la Chiesa, come afferma Papa Francesco, l’ “odore” del mondo”. Hanno rivolto un caloroso saluto anche mons. Cornelio Femia della diocesi di LocriGerace e il Commissario straordinario del Comune di Reggio Calabria, dott. Giuseppe Castaldo.

lla vigilia delle feste mariane affidiamo alla Vergine Santa, Madre della Consolazione, Avvocata del popolo reggino, il Suo servizio episcopale e i nostri propositi. Intercedano per noi i Santi Patroni dell’Arcidiocesi San Paolo e San Leo, il primo vescovo lasciato dall’Apostolo Santo Stefano da Nicea, San Francesco di Paola, Suo padre e maestro, Patrono della Calabria, San Gaetano Catanoso, onore, vanto e splendida perla del nostro clero, modello di vita sacerdotale. Auguri, venerato Padre, e grazie per aver accettato con prontezza, obbedienza, gioia ed amore il governo pastorale di questa santa chiesa reggina-bovese. Siamo felici e onorati di accoglierLa per camminare insieme nella fedeltà a Cristo e agli uomini di oggi.

D

opo la proclamazione delle Letture, inizia l’omelia di Mons. Morosini. Il Presule, riprendendo alcune espressioni di S. Paolo, afferma che “oggi più che mai un vescovo che inizia la sua missione in una Diocesi deve guardare a quelle origini, quando la Chiesa era ancora piccolo seme e la sua forza era l’annuncio di Cristo e la testimonianza del Vangelo; quando chi chiedeva i sacramenti non li riceveva per tradizione o fattore culturale, ma per scelta di vita; quando la Chiesa non cercava protezioni, ma accettava di essere

minoranza perseguitata e si opponeva alla cultura dominante con la forza del Vangelo, pagando con il martirio la fedeltà ad esso”. Tuttavia oggi che è il tempo della sfida della secolarizzazione, “allora mi rendo conto che compito principale oggi per un vescovo è quello di aiutare i suoi fedeli a guardare la propria fede e la propria vita e a scoprire la drammatica dicotomia che esiste in tanti tra il rito e la vita, tra la devozione e le scelte morali, spesso influenzate dal pensiero secolare”. Mons. Morosini indica allora la strada della scelta tra mantenere una religiosità di massa in un contesto di cristianità ormai scomparso, o riprendere con forza l’annuncio di Gesù e del suo vangelo, per la costruzione di una comunità di fede, di speranza e di carità. “La Chiesa in una società secolarizzata è una forza morale che promuove valori, affidati non all’imposizione dell’autorità politica, ma alla condivisione della ragione e alla testimonianza dei credenti”. A maggior ragione in un territorio come il nostro esasperato “dalla depressione economica e sociale, e soprattutto dalla piaga della ‘ndrangheta”. I fedeli più volte interrompono con calorosi applausi di consenso l’omelia del Vescovo, il quale continua: “La Chiesa continuerà a dare il suo contributo in questa lotta, anzitutto allontanansegue a pag. 12


8 14 Settembre 2013

Morosini A

L’Omelia per l’ inizio del Minist

foto di Domenico Notaro

Carissimi fratelli,

1.

Inizio il mio ministero a Reggio Cal. ricordando le parole di Paolo: approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni e di qui, costeggiando, giungemmo a Reggio (At 28, 12) Tale ricordo mi ha spinto a confrontarmi idealmente con lui, con il suo amore a Cristo, con la sua personalità di apostolo, con il suo coraggio ed entusiasmo. La liturgia ci ha offerto un brano della lettera agli Efesini, che è un richiamo forte per la nostra vocazione cristiana e per la fedeltà alla missione affidata a chierici e a laici nella comunità ecclesiale. Voglio offrirvi altri richiami dell’Apostolo, basilari per la missione che ho appena iniziata. *Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato (Gal 2, 20) E’ il motto del mio episcopato. Afferma che la fede è risposta all’amore di Dio rivelato nel Figlio, che ha dato la sua vita per noi. Se Gesù non è al centro, vita cristiana e ministero pastorale si svuotano e noi meriteremmo il rimprovero di Paolo per aver ceduto al mondo ed esserci piegati come canne al soffio di ogni vento di dottrine nuove. Rischio terribile per i credenti in questa fase di scristianizzazione e di secolarizzazione. * Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo e follia per chi non crede (1 Cor 1, 23) Ricorda il coraggio di Paolo nello sfidare la società del tempo, che considerava follia il messaggio cristiano. Il Dio ignoto che annunciò all’areopago e per tutta la vita era il crocifisso risorto. Affrontò perciò persecuzioni e derisione, senza mai ricredersi. Il Crocifisso risorto era la verità necessaria per la salvezza del mondo, anche se alla sapienza del mondo appariva una favola. Accettò il confronto con la sapienza del tempo senza cedere mai nella dottrina che annunciava, e nello stesso tempo si sentì a pieno titolo cittadino della società che lo perseguitava: civis romanus sum. * So a chi ho dato fiducia (2Tm 1,12) Alla fine della vita Paolo tira le somme del suo percorso di apostolo (ho combattuto la buona battaglia, ho finito il mio percorso, ho mantenuto la fede: 2Tm 4, 8) ed esce in questo grido felice: So a chi ho dato fiducia: felice di essere stato l’apostolo di Gesù, nonostante le difficoltà attraversate.

2.

Miei cari, queste parole di Paolo ci portano alle origini della missione della Chiesa. Oggi più che mai un vescovo che inizia la sua missione in una Diocesi deve guardare a quelle origini, quando la Chiesa era ancora piccolo seme e la sua forza era l’annuncio di Cristo e la testimonianza del Vangelo; quando chi chiedeva i sacramenti non li riceveva per tradizione o fattore culturale, ma per scel-

ta di vita; quando la Chiesa non cercava protezioni, ma accettava di essere minoranza perseguitata e si opponeva alla cultura dominante con la forza del Vangelo, pagando con il martirio la fedeltà ad esso. Quella Chiesa cambiò il mondo e lo cristianizzò. Poi, forse si adagiò su questa conquista ed ha perso la forza dell’annuncio e della testimonianza.

3.

Carissimi, io vi ringrazio per l’accoglienza ricevuta. Nonostante la secolarizzazione e la scristianizzazione, l’arrivo di un nuovo vescovo costituisce ancora per una città un fatto importante. Ringrazio gli eccellentissimi Vescovi qui presenti, in modo particolare Mons. Mondello, al quale va tutta la mia stima, la mia fiducia, la mia venerazione per il servizio reso a questa Chiesa per tanti anni. Solo il Signore potrà ricompensarlo. Ringra-

Il nemico radicale della fede oggi, la secolarizzazione, si annida anche nel cuore dei credenti. A questa società secolarizzata, come vescovo offro l’invito a riportare il timore di Dio al centro della vita... zio per la loro presenza il Sig. Prefetto, i Commissari e il sindaco di Bova, il presidente della Regione e della Provincia, tutte le altre autorità politiche, civili e militari, i rappresentanti delle varie istituzioni, i sindaci della Diocesi, il Sindaco di Locri, che mi ha voluto accompagnare. Siete qui per rendere omaggio all’istituzione Chiesa, grati per quanto essa dà alla società in termini di formazione, di cultura, di servizi di carità. Ringrazio tutti voi sacerdoti, diaconi, religiosi e popolo di Dio per l’affetto che mi state dimostrando. Questo è l’incontro di partenza, che prelude a quelli futuri più personalizzati, durante i quali cercherò di ascoltare e di parlare, cuore a cuore, per capirci ed entrare in sintonia. Ma la solennità esteriore di questo momento può essere un indicatore sicuro dell’adesione ai contenuti della missione della Chiesa e al Vangelo che annunzia? Posso essere tranquillo della genuinità della fede della folla che acclama e segue osannante i riti che celebriamo? No, perché se mi fermo sul grave problema da affrontare, cioè la sfida della secolarizzazione, approdo della fine della cristianità, allora mi rendo conto che compito principale oggi per un vescovo è quello di aiutare i suoi fedeli a guardare la propria fede e la propria vita e a scoprire la dram-

“Sulla fedeltà a Gesù n di un passo, costi q

matica dicotomia che esiste in tanti tra il rito e la vita, tra la devozione e le scelte morali, spesso influenzate dal pensiero secolare. Sento forti le parole di Ezechiele e di Gesù sul pastore che non può star chiuso nell’ovile a bearsi del belato delle pecore che stanno con lui; deve andare incontro a tutte quelle che stanno fuori, per scelta o per ignoranza: le radunerò da tutte le regioni. Il nemico radicale della fede oggi, la secolarizzazione, si annida anche nel cuore dei credenti. Basta guardarsi attorno per rendersi conto della grave dicotomia. I mali che affliggono la nostra società non derivano dalle scelte antievangeliche che i cristiani fanno? Gli stessi scandali dati dagli uomini di Chiesa non ci allertano su di una mentalità secolare che alligna ormai anche nella Chiesa? Tutto ciò spinge oggi la Chiesa ad un cambiamento radicale nel modo di svolgere la missione, di rapportarsi alle istituzioni, nel modo come i credenti possono e debbono essere cristiani coerenti e cittadini fedeli alle istituzioni. E ciò non è solo questione di forma, ma di sostanza.

4.

Né possiamo illuderci della tenuta della religiosità popolare che con i suoi riti, le sue feste, la sacramentalità diffusa, finisce spesso per essere solo un velo che copre tale sfida, distraendo da essa la nostra attenzione, tanto da illuderci che la secolarizzazione da noi non sia ancora giunta. E’ invece vero che nel cuore della pietà popolare spesso è assente la scelta vera di Gesù Cristo come ideale e modello di vita. Dinanzi alla gravità della sfida secolare Benedetto XVI ha indetto l’anno della fede. Ci troviamo, pertanto, in questa difficile situazione: da una parte gestire una religiosità di massa che aveva significato nel contesto di quella cristianità, apice dell’azione evangelizzatrice della Chiesa in Europa, ormai cessata; e dall’altra riannunciare Gesù e il suo Vangelo, sentendo tutta la difficoltà nel proclamare tale annunzio, che in molti punti contrasta radicalmente con alcune decisioni della società secolare. Dobbiamo allora essere consapevoli, miei cari sacerdoti e laici impegnati, che dobbiamo riportare Gesù al centro del nostro annunzio e della nostra pastorale, con tutte le difficoltà che ciò comporta. Trovare in lui la forza per andare contro corrente e per sentirsi soddisfatti anche quando saremo incompresi e derisi. Sentire tutta la gravità dell’Apostolo quando dice: noi predichiamo Cristo crocifisso. Sulla fedeltà a Gesù non possiamo cedere di un passo, costi quel che costi, disposti ad andare controcorrente, a scegliere di essere minoranza, ad essere ritenuti fuori del mondo e arretrati nel fluire veloce della storia. E tale fedeltà a Gesù non riguarda solo i valori condivisi dalla società secolarizzata, ma anche quelli oramai respinti da essa: la difesa della

vita, dalla nascita alla sua fine naturale, la difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, l’annuncio del perdono e della riconciliazione, l’educazione all’amore e alla sessualità, la difesa della legge naturale, ed altri. Sappiamo che su questi temi il confronto con la società secolare sarà duro e difficile, ma non possiamo cedere, per rimanere fedeli a Gesù, consapevoli altresì che alcuni di questi temi possono essere condivisi sulla base di un confronto razionale anche da chi non crede. Le difficoltà aumentano per il fatto che dovremo lavorare anche su tanti sedicenti cristiani, che ormai hanno sposato il pensiero secolare e lo vogliono far convivere con le devozioni e i riti sacri della tradizione, arrivando ad aberranti commistioni, come quella tra sacro e criminalità organizzata. Miei cari, insisterò moltissimo su questo punto nella mia azione pastorale. E’ necessario che i cristiani si scuotano e comprendano che non si può più andare avanti in questa grave commistione.

5.

Nella società secolarizzata la Chiesa è accolta e osannata per il suo servizio di carità. Ma a noi ciò non basta. Essa, come ha ricordato papa Francesco, non è una onlus di beneficenza, ma una comunità di fede che annuncia Gesù morto e risorto. E allora vogliamo essere accettati come comunità di fede che pretende di essere ascoltata e rispettata per i valori che propone nel segno della sua fedeltà a Cristo. Ciò non vuol dire che non continueremo a dare impulso alla Caritas diocesana, presente sul territorio in tanti modi e forme, generate in parte dal santo sacerdote don Italo Calabrò. Ma l’azione di carità della Chiesa parte dalla fede in Gesù. In don Italo l’amore a Cristo ha par-

torito la sua azione sociale, così come quella di S. Francesco di Paola. Proprio perché amiamo Gesù, rivolgo a tutti i sofferenti e malati la nostra solidarietà e l’umile richiesta della loro preghiera. Il nostro impegno per loro continuerà. Oggi il disagio di tante famiglie per la perdita del lavoro e per la crisi drammatica che viviamo interpella tutti. Nessuna istituzione può giocare sulla pelle della gente, ma assieme bisogna impegnarsi per attenuare il disagio, procurando soprattutto il lavoro in Regione, per frenare l’emigrazione delle menti giovanili più acute. I nostri interventi sui grandi temi del territorio, non sono ingerenza nella vita dello Stato, ma libera espressione delle forze morali, culturali e sociali presenti sul territorio che si confrontano nel rispetto del gioco democratico. Noi dobbiamo scommettere sulla fedeltà a Gesù per rafforzare la vitalità della Chiesa, per farla crescere in credibilità: Un solo corpo, un solo spirito, una sola speranza, ci ha ricordato Paolo. Consapevoli che non si può di un colpo voltare pagina nella prassi ecclesiale dell’amministrazione dei sacramenti, invito parroci, catechisti e responsabili di movimenti a purificare e a migliorare la prima evangelizzazione, in modo da mettere le persone nella condizione di incontrare veramente Gesù e assumere il suo Vangelo come norma di vita. In tutta l’attività pastorale, conserviamo l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Si trovi, perciò, unità nell’evangelizzazione, sotto la guida dell’ufficio catechistico, attorno al progetto italiano di un annuncio di fede in stile catecumenale. Di esso l’accompagnamento della famiglia è il punto di forza. Bisognerà procedere allora di pari passo nella pastorale del primo annuncio e della famiglia,

dando ai laici la gi forza della loro spe sul tema. E poi, non possi occhi su tante cres per tradizione, ma Gesù; né possiamo ma della scelta d quale la dimension ininfluente. Ne seg ti all’altare individ no su di una fede hanno perduto o scelte della loro incongruenze che c praticare la fede c stioni gravi e aberr

6.

La Chiesa in larizzata è una forz muove valori, affid zione dell’autorità condivisione dell testimonianza dei mo, perciò, a chi v la religione ad un intimistico, negan diritto di entrare ne to politico sui va regolare l’organizz tà. Combatteremo, vo di chi, in mod occulto, grida all Chiesa interviene s screditandola din pubblica, evidenzia peccati degli uomin Invito pertanto tutt ad intervenire con monianza e della v e cultura per orien stiano le soluzio sociali e politici nostro territorio. L ché cittadini di que competenti nei vari perché credenti e Cristo. Paolo ci diverse vocazioni


Arcivescovo

14 Settembre 2013

tero a Reggio Calabria-Bova

non possiamo cedere quel che costi...”

iusta autonomia in ecifica competenza

iamo chiudere gli sime ricevute solo a senza la scelta di o ignorare il probledei padrini, per la ne di fede è ormai gue di avere davandui che garantiscoe, che essi ormai che non guida le vita. Sono queste creano un modo di che genera commiranti.

n una società secoza morale che prodati non all’imposià politica, ma alla la ragione e alla credenti. Reagirevorrebbe confinare fatto personale ed ndo alla Chiesa il el vivo del dibattialori che devono zazione della sociepertanto, il tentatido occulto o meno lo scandalo se la su questo dibattito, nanzi all’opinione ando le fragilità e i ni di Chiesa. ti voi laici cattolici la forza della testivostra competenza ntare in senso crioni dei problemi che affliggono il Lo dovete fare peresto Stato, e perché i settori del sapere; quindi inviati da ha parlato delle per compiere il

foto di Domenico Notaro

Diciamo basta agli improvvisati teologi, canonisti e pastoralisti che presumono di stabilire i connotati del prete-antimafia per esaltare così i propri idoli dimenticando il lavoro incisivo e paziente di centinaia di sacerdoti sulla breccia. La nostra Chiesa diocesana ha diverse eccellenti iniziative in campo culturale, sulle quali bisognerà scommettere: Seminario teologico, Istituto superiore di scienze religiose, Biblioteca diocesana di prossima apertura ed altro. Devono diventare laboratori di cultura ove il confronto con il pensiero laico e secolare deve essere serrato, a beneficio di tutta la collettività.

7.

ministero. So che la nostra Chiesa di Reggio-Bova ha un buon laicato, organizzato e vivo. In nome di Cristo vi dico allora: non abbiate paura di sfidare l’opinione pubblica dominante e siate fermento evangelico dovunque operate: nelle scuole, nelle università, negli ospedali, nelle aule dei tribunali, nello sport, nei laboratori scientifici, nelle amministrazioni, nella politica. Se i primi cristiani approdati a Roma non avessero avuto

gettività della verità e del bene sulla relatività dei valori. Paolo ci ha esortati a vivere la verità nella carità. Non possiamo permettere un cristianesimo di massa che non riesce ad incidere nei nodi della vita associata e organizzata; deve finire il nostro senso di colpa dinanzi ai mali della nostra società. Laici cattolici riscoprite il gusto della politica e portate in essa i valori cristiani. Rinnovatela nel segno evangelico del servizio e del-

I problemi della secolarizzazione in Calabria sono esasperati dalla depressione economica e sociale, e soprattutto dalla piaga della ‘ndrangheta. Di questi mali siamo in parte responsabili anche noi cattolici. Da anni lo stiamo riconoscendo e siamo corsi ai ripari con interventi mirati da parte del magistero dei Vescovi, con iniziative coraggiose da parte di preti e di laici, che molte volte hanno pagato di persona, ma soprattutto con il lavoro silenzioso svolto nelle parrocchie, del quale nessuno si accorge e sul quale i media non parlano perché disinteressati a capire la vera azione della Chiesa, ma a divulgare solo le notizie che fanno scalpore. Diciamo basta, pertanto, agli improvvisati teologi, canonisti e pastoralisti che presumono di stabilire i connotati del prete-antimafia per esaltare così i propri idoli dimenticando il lavoro incisivo e paziente di centinaia di sacerdoti sulla breccia. Nonostante questo sforzo pluridecennale, si attacca ancora la Chiesa rimproverandola di non fare abbastanza contro la ‘ndrangheta, quasi che responsabile della sua mancata sconfitta sia solo la Chiesa, che chiude occhi, che perdona, che scende a patti per i vantaggi economici che ne derivano. C’è poi una grave leggerezza nell’affrontare i problemi, per cui il semplice sospetto su di un uomo di Chiesa provoca la condanna generalizzata di tutta la Chiesa. Cosa che non si verifica per nessun’altra istituzione. Noi diciamo basta a questi attacchi sistematici, studiati al tavolino nel contesto della lotta intrapresa dalla società secolarizzata contro la Chiesa, e invitiamo tutte le istituzioni a fare lo stesso esame di coscienza che ha fatto la Chiesa e a riconoscere le proprie responsabilità. La Chiesa continuerà a dare il suo contributo in questa lotta, anzitutto allontanando ogni minimo dubbio di connivenza diretta o indiretta dei suoi rappresen-

foto di Domenico Notaro

del comune sentire della gente, né si presuma di dire alla Chiesa ciò che deve fare: se perdonare o condannare, se ammettere ai sacramenti o rifiutarli. Basta su queste indebite ingerenze. Ogni istituzione svolga il suo dovere nel proprio ambito e rispetti quello altrui, e si lasci a noi Vescovi il compito di dirigere l’azione pastorale anche su questa materia. Sia chiaro, però, che alla base di essa ci sarà sempre la figura del buon pastore che va in cerca della pecora smarrita, come abbiamo sentito dal Vangelo. Piaccia o no alla cultura giustizialista del nostro tempo, la misericordia coniugata con la giustizia non si può cancellare dal Vangelo. Nella formazione delle coscienze largo spazio deve essere dato alla

Giovani, abbiamo bisogno della vostra voce critica, dei vostri ideali, della vostra capacità di interpretare il futuro...

legalità, al rispetto cioè delle istituzioni e delle leggi dello Stato, quando esse sono fondate sul diritto naturale e rispettano la vita e la dignità dell’uomo. Lo raccomandiamo agli insegnanti di religione, ai parroci e ai catechisti. Non possiamo, però, ignorare che esiste anche una legalità da parte dello Stato, che deve mostrare al cittadino il suo volto amorevole. Tale legalità si deve tradurre in quei provvedimenti tesi a creare le condizioni di un vivere associato rispettoso dell’uomo: strade, assistenza sanitaria, luoghi di aggregazione e impianti sportivi per i giovani, edifici scolastici in sicurezza e attrezzati, servizi sociali, attenzione ai cittadini, primato del bene comune, rispetto del creato, case, lavoro, amministrazione celere della giustizia. In questi cinque anni passati a Locri mi sono reso conto che per sconfiggere la malavita organizzata non basta una politica repressiva, anche se necessaria, ma occorre unirla ad una politica di impegno a favore del cittadino. Chiedo umilmente alla politica e agli imprenditori di creare lavoro per i giovani, per frenare l’emorragia di una nuova emigrazione. Invito tutti, credenti e non credenti, ad una svolta di dignità. Reagiamo con forza alla ’ndrangheta; denunciamola con coraggio, perché la paura è una catena per la nostra libertà, rifiutiamo con decisione i benefici che possiamo trarre dal suo aiuto e dal nostro silenzio. La ‘ndrangheta è un male dal quale o si esce tutti assieme o non si esce mai.

8.

il coraggio di andare contro corrente, sfidando anche la morte, non avrebbero affermato i grandi valori morali del primato della coscienza sul potere dello stato, della verità sulla politica, della libertà sul capriccio, dell’og-

l’impegno per il bene comune. Ricordate che l’unità politica dei cattolici non è un dogma di fede ma non è neanche un demone che bisogna esorcizzare. La nostra società aspetta questo servizio di speranza.

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tanti con il malaffare; ci impegneremo poi nella formazione delle coscienze perché non ci sia commistione tra fede e malavita. Ma non si pretenda che sia la Chiesa a distribuire le etichette di mafioso, sulla base

Guardiamo con una certa apprensione alla nostra Regione e alla nostra città. Nel contesto generale di questa crisi che affligge tutti, in Regione noi viviamo una crisi più drammatica, per un mancato progresso, in parte addebitabile a noi stessi. Soffriamo per il mancato buon uso delle risorse, per la ramificazione malavitosa negli apparati della pubblica amministrazione e per la cura di interessi privati a danno del bene comune. Certo c’è anche il buono, ed è tanto, e per questo noi ringraziamo le autorità regionali, provinciali, i signori sindaci e quanti con essi collaborano per il lavoro che fanno, alcune volte veramente eroico. Pensando poi alla sede di Bova, penso sia doverosa la rinata attenzione verso la cultura grecanica, che deve essere promossa. Non possiamo, però, chiudere gli occhi sulla realtà e non rilevare che la speranza in mezzo alla gente è venuta meno. Ho seguito da lontano le vicen-

de di questa nostra città e sono convito di dover iniziare il mio ministero di vescovo proprio dalla speranza, incoraggiando soprattutto i giovani a non demordere. Lo farò in ogni modo, ma aiutatemi. Miei cari giovani, sono consapevole che neanche noi uomini di Chiesa abbiamo saputo meritare alcune volte la vostra fiducia, a causa delle nostre infedeltà. Ma vi invito a non fare di ogni erba un fascio e a considerare l’innumerevole schiera di uomini di Chiesa che sono rimasti fedeli a Gesù Cristo sino all’eroismo. Riapriamo un dialogo di fiducia e di impegno comune. Abbiamo bisogno della vostra voce critica, dei vostri ideali, della vostra capacità di interpretare il futuro. Se voi perdete la speranza, si offusca l’orizzonte del nostro futuro. Lo dico soprattutto a voi giovani delle nostre associazioni e movimenti che abbraccio di vero cuore e che spero di incontrare ad una ad una. Nel programmare la mia settimana lavorativa, ho in mente di dedicare all’ascolto di voi giovani un giorno per settimana, se accetterete di dialogare con me. A tutti i credenti dico di rendere ragione della speranza che possediamo come dono della fede, dando ad essa un volto, quello della testimonianza dei valori cristiani e della fuga da ogni compromesso con il male. Chiedo ancora a voi sacerdoti coerenza per essere credibili nel nostro annuncio; e a voi seminaristi, che unite alla vostra giovane età la consacrazione alla missione nella Chiesa, di offrire il vostro entusiasmo e la vostra sensibilità, coniugandoli con una formazione veramente robusta. Siate fedeli a Gesù e uomini tutti di un pezzo. Invito umilmente tutte le istituzioni ad uno sforzo comune per dare alla nostra città una speranza, fondata su correttezza di vita e non su facili e scontati moralismi, su contenuti autentici e non su parole ingannatrici. A tutti coloro che si dicono credenti e lavorano nella politica e nella pubblica amministrazione l’invito ad essere trasparenti, rispettosi della legalità e del bene comune, non avrebbero senso altrimenti le folle oceaniche appresso alle immagini sacre portate in processione.

9.

A questa società secolarizzata, come vescovo offro l’invito a riportare il timore di Dio al centro della vita. Se ciò avverrà, vi assicuro che questa nostra città rifiorirà. Il Dio che annunciamo è il Dio misericordioso che si apre alla condivisione con l’uomo e perciò alla misericordia e al perdono. Il Dio che non respinge nessuno, il Dio che cerca chi si è smarrito; ma il Dio anche esigente che chiama a conversione. E’ il Dio del quale Gesù ha parlato attraverso l’immagine del buon pastore. Egli è il Dio che dona vita a chi lo incontra. Il Dio che si lascia cercare e trovare, il Dio sempre disposto ad accogliere la nostra preghiera. Perché questo Dio possa esser predicato e percepito dalla nostra città, chiedo quanto chiese Giovanni Paolo II all’inizio di questo millennio: fate delle parrocchie scuole di preghiere e inserite la preghiera nel tessuto vivo dell’azione pastorale. Bisogna pregare di più e meglio. Siate soprattutto voi religiosi e religiose maestri in tal senso. Sui nostri propositi e sulle nostre speranze, sul mio cammino di vescovo di questa Chiesa chiedo la vostra preghiera e la benedizione di Dio, l’intercessione della Madonna della Consolazione, dei santi protettori, di S. Francesco di Paola, Lumen Calabriae. Con le sue parole benedico di cuore tutta la Diocesi: Ci accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto che è il più grande e il più prezioso di tutti i doni. Amen.


10 14 Settembre 2013

Il saluto a Mondello

Il Vescovo “venuto dal mare” GIANNI MARCIANÒ Il Vescovo “venuto dal mare” conclude la sua missione apostolica nella nostra Diocesi dopo 23 anni di ministero episcopale. “Venuto dal mare”. E’ l’immagine che molti portano nella memoria e nel cuore: una suggestiva traversata nelle acque dello Stretto da Messina, città natale

gliente. Un pomeriggio splendente come succede quando l’estate prolunga i suoi tepori tanto da far sospirare le prime piogge che risvegliano la natura e donano sollievo. Una giornata di festa che fa subito sentire al nuovo Arcivescovo l’abbraccio dei reggini, lungo tutto il percorso dal porto fino a piazza Duomo. Poi la Cattedrale gremita di fedeli, con una

allora, con qualche anno di più. Certamente non c’è la stessa aria di festa. In questo sabato 7 settembre 2013 ci riunisce il bisogno di rendere grazie al Signore per il Vescovo Mondello, dono per la nostra santificazione. Per un Vescovo che tra due giorni è un Vescovo Emerito i fedeli non si sono riuniti per tracciare programmi, neanche per fare bilanci, si sono piuttosto

Per questo, stasera molti dei presenti vivono il tempo della memoria e dei ricordi, il tempo della restituzione e del grazie. Ognuno sta pensando alle occasioni in cui la propria vita ha intersecato una esperienza di fede e di comunità ecclesiale insieme a mons. Mondello. Sono presenti i suoi Vescovi, mons. Salvatore Nunnari e mons. Santo Marcianò. Nella comunione dei santi si unisce

di mons. Vittorio Mondello, fino al porto di Reggio Calabria. E’ il 29 settembre del 1990. Una giornata di festa, una giornata luminosa che rende Reggio ancora più bella ed acco-

significativa rappresentanza dei fedeli della diocesi di Caltagirone. Sono passati 23 anni. Anche stasera la Cattedrale è gremita di fedeli, molti sono gli stessi di

sentiti convocati per dire grazie al Pastore della Diocesi per il tempo quasi giubilare trascorso per noi e con noi, per fare sentire l’affetto dei figli che l’hanno avuto padre per tanti anni.

alla preghiera di lode e di grazie mons. Andrea Cassone. Partecipano alla santa Liturgia presbiteri e diaconi permanenti, religiosi e religiose, associazioni laicali, fedeli di ogni età. Il tempo della attesa in Cattedrale, prima della celebrazione, è per tanti il tempo della reminiscenza. Come non ricordare la omelia di inizio con la presentazione di un programma essenziale: una comunità santa, un presbiterio unito, un laicato maturo; la prima lettera pastorale “Il Sicomoro”; la prima visita pastorale per conoscere il popolo e per farsi conoscere; la riapertura del Seminario diocesano e dello studio teologico; i convegni pastorali diocesani annuali. Alla fine degli anni novanta poi, la forte esperienza del Sinodo, quella di una Chiesa aperta al dono dello Spirito, desiderosa di imparare il passo del cammino di una comunità diocesana missionaria. Il Sinodo, con i documenti che ha prodotto, è tuttora una feconda scuola di vita ecclesiale. Una Chiesa diocesana aperta alle iniziative della Chiesa italiana, che alcune di queste iniziative ha accolto nel proprio territorio. Tra tutte, di particolare rilevanza, la 46 Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che ha visto confluire nella nostra città vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici provenienti da ogni parte della nostra Italia. Siamo nel 2010 e il vescovo Mondello si rivolge ai partecipanti: “Questa Chiesa, questo popolo, questa terra è felice di accogliervi. Venite, entrate nel nostro mondo, fermatevi, guardate, ascoltate, parlate … Avrete

Il Saluto del Laicato reggino all’Arcivescovo Mons. Mondello

Il Vescovo che ha testimoniato un’autentica passione per la “comunione ecclesiale” Eccellentissimo Padre, “quando il Figlio dell’uomo tornerà sulla terra, troverà ancora la fede?”. L’idea con cui più volte ci ha provocato che “la Chiesa esiste per la trasmissione della fede; non per fare belle celebrazioni, processioni meravigliose, novene, rosari e così via. Tutte cose belle che ci devono essere, ma la finalità prioritaria che Cristo ha affidato alla Chiesa è trasmettere la fede!” e proprio il monito paolino da Lei scelto come cornice della sua ultima lettera pastorale, consegnataci lo scorso ottobre, mi sembrano il lascito più significativo al termine dei 23 anni vissuti nella cura della chiesa reggino bovese. Un tempo trascorso nella dedizione appassionata e amorevole per il popolo a Lei affidato con il desiderio di accompagnare la sua gente all’incontro vero con Cristo, l’incontro che cambia la vita. Un incontro mai scontato, mai concluso, perché mai è conclusa la nostra umanità. E’ questo al cuore del suo ministero, è questo al cuore di ogni vocazione. E legato a ciò il Suo richiamo incessante al primato della vita spirituale, come risposta alla prima e fondamentale vocazione del cristiano alla santità, sollecitando ogni fedele della comunità e ricordando ad ogni aggregazione laicale nella chiesa che “è chiamata ad essere sempre più strumento di santità favorendo e incoraggiando una più intima unità tra la vita pratica dei membri e la loro fede” (CL, 31). Il difficile mestiere di coniugare fede e vita, insomma.

L’ansia paterna affinché la comunità affidata alle sue cure 23 anni fa non si perdesse dietro strutture ed eventi ma si concentrasse al cuore della missione della chiesa: l’evangelizzazione. E, riportando al cuore le parole della nostra carissima sorella Franca Sesti, amica della nostra chiesa, in servizio permanente per tutto il Suo episcopato: “Una Chiesa che esce dal tempio e va incontro agli altri o addirittura li rincorre, dovrebbe essere l’ansia di ognuno di noi”. Quella capacità di testimoniare, ci ha ricordato più volte, come laici cattolici, ciò che il Signore ha realizzato nella nostra vita ma non da soli, comunitariamente, portando Gesù nella comunità civile ed ecclesiale.

L’

incoraggiamento ad essere un popolo (laici, sacerdoti, consacrati) adulto nella fede fondata su Cristo, capace in modo adulto di testimoniare la fede in un confronto sempre aperto, franco, dialogante, mite aggiungerei, cogliendo l’insegnamento di papa Francesco. La nostra diocesi, come Lei ama ricordarci spesso, è di fondazione apostolica, paolina, e credo si possa affermare che, sebbene le ferite di questa terra, le contraddizioni che la attraversano, gli slanci troppo spesso delusi di chi, tra il laicato cattolico, ha cercato e sta cercando di proporre un modo di vivere responsabilmente la cittadinanza e i luoghi della politica, nonostante la difficoltà a resistere da liberi, con coerenza e coraggio, in una città dove la cultura mafiosa si respi-

segue a pag. 12

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Il Saluto di Mons. Iachino all’Arcivescovo Mons. Mondello

Grazie al Vescovo “sempre presente” e mai invadente Eccellenza Reverendissima, non è facile per me prendere la parola in questa circostanza. Avrei preferito vivere questa liturgia in rendimento di grazie, in silenziosa preghiera con l’amato Padre Arcivescovo, con i confratelli sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose, le aggregazioni laicali e i numerosi fedeli qui convenuti. Ma non possiamo non dire coralmente e forte il nostro GRAZIE anzitutto al Signore Gesù, il Pastore eterno, che ha voluto dare a questa Chiesa per ventitré anni il Vescovo Vittorio, sacramento della sua presenza in mezzo a noi, un pastore secondo il suo cuore, semplice, mite, saggio e paziente, capace di aspettare, rispettoso verso tutti, mai invadente ma sempre discreto e disponibile all’ascolto. Ventitrè anni di episcopato sono volati via in fretta, vissuti intensamente tra le tante premure pastorali, senza molto rumore ma nella chiarezza della verità, senza compromessi, nella fedeltà alla Parola annunciata con vigore profetico, ma soprattutto vissuta nella semplicità, nell’umiltà, nella discrezione, senza clamori o ricerca di notorietà, con la preoccupazione di dover piacere sempre e solo a Dio e di cercare anzitutto il bene delle anime. In questi anni abbiamo imparato dal nostro Vescovo a vivere una vita cristiana normale, senza fronzoli, senza finzioni, preoccupati di essere piuttosto che di apparire. Non devo e non voglio fare il bilancio di un servizio episcopale, ma ritengo che oggi, alla conclusione di una grande esperienza di Chiesa, dobbiamo insieme ringraziare il Signore per il cammino che la nostra arcidiocesi ha fatto con il suo Vescovo e per le tante cose buone realizzate che non possiamo dimenticare per non perdere una grande ricchezza di magistero e di lavoro pastorale, che ha ritmato il cammino della nostra diocesi e delle nostre parrocchie.

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ell’omelia della concelebrazione di inizio del Suo episcopato, in questa Basilica Cattedrale, il 29 settembre 1990, Vostra Ecc.za ci ha detto con semplicità e paterno affetto: Il programma fondamentale della comunità cristiana è Cristo, è la radicale accettazione del suo vangelo , è la sua sequela. Non ha tralasciato occasione per ribadire costantemente questa verità della vita cristiana e, quindi, per annunciare Cristo Signore, unica speranza del mondo. Al fine di realizzare questo impegnativo programma ha chiesto la collaborazione di tutti, rilanciando e valorizzando gli organismi di partecipazione pastorale, che hanno operato intensamente sotto la Sua presidenza, per la riorganizzazione degli uffici e dei servizi di Curia, per dare uno statuto a tutti gli Organismi diocesani, per redigere il nuovo Direttorio pastorale, ma soprattutto per offrire un contributo concreto, anche attraverso gli annuali Convegni ecclesiali, a quella prioritaria attività di evangelizzazione, che è compito di tutta Chiesa. Perché si possa realizzare la nuova evangelizzazione ha indicato tre condizioni essenziali: Una comunità santa, un presbiterio unito, un laicato maturo. A tal fine ha indetto e celebrato il Sinodo diocesano, splendida visione di Chiesa radunata con il suo Vescovo, che ha prodotto una straordinaria ricchezza di contenuti pastorali, che hanno ancora bisogno di essere elaborati e attuati. Ma la pagina più bella del Suo servizio episcopale l’ha scritta con la riapertura del Seminario teologico, vera ricchezza della nostra Chiesa locale. Non finiremo mai di ringraziarLa per aver voluto, ad ogni costo, affrontando tante difficoltà e superando tanti ostacoli, offrire alla Diocesi un’opera così preziosa per la formazione dei pastori della Chiesa e per la promozione vocazionale. Ecc.mo e carissimo Padre Arcivescovo, tra tante amarezze una gioia certamente illumina la Sua vita: in questi 23 anni, ha ordinato 73 sacerdoti, tra questi 56 hanno studiato e si sono formati nel nostro Seminario, nel Seminario che Lei ha voluto riaprire, che è certamente il suo cuore. Attualmente nella nostra diocesi operano 83 parroci; di essi 53 sono stati ordinati da Lei. Infine voglio dirLe GRAZIE perchè è stato sempre presente nella vita ordinaria della nostra diocesi e delle nostre parrocchie, presente ma non invadente. Non ha mai fatto mancare la sua parola coraggiosa e libera, chiara e senza accomodamenti in ogni circostanza, facendo tutto il possibile per rispondere positivamente ad ogni invito. Non ha mai fatto preferenze di persone a discapito di altre, ha ascoltato tutti, ha aiutato sempre, ha perdonato e dimenticato le incomprensioni e le amarezze, ha consersegue a pag. 12


L’omelia di Mondello

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L'ultima Omelia di Mons. Mondello da Arcivescovo Metropolita di Reggio-Bova

Il pericolo più grave per la Chiesa viene dal suo interno ed é ciò che appanna la bellezza del suo volto Carissimi confratelli Vescovi, fratelli Presbiteri, Religiosi – Religiose, Diaconi e Laici, non era mia intenzione disturbarvi con l’invitarvi a questo incontro di commiato. Ma il desiderio di incontrarvi ancora e di comunicarvi il mio sincero grazie per questi 23 anni condivisi è, credetemi, una necessità del cuore. E non c’è un grazie più sincero di quello celebrato e vissuto attorno all’altare del Signore. L’Eucaristia, “rendimento di grazie”, è per noi cristiani, il pane quotidiano…il pane necessario. Non siamo qui per celebrare la mia persona, il mio ministero, il mio Episcopato. Ma siamo qui in ossequio a quell’impegno che l’Apostolo Paolo ci ha suggerito nella Lettera ai Tessalonicesi: “In ogni cosa rendete grazie!”.

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ingraziamo il Signore, innanzi tutto. Il tratto di strada che abbiamo percorso insieme, 23 anni di cammino che hanno segnato la nostra vita, la nostra fede, la nostra persona, sono stati voluti da lui e da lui guidati. Il Signore ha orientato i nostri cuori, ha colmato le nostre lacune. Grazie a lui siamo progrediti nella fede, abbiamo maturato scelte di vita importanti e, soprattutto, ci siamo sempre più riconosciuti comunità ecclesiale, Suo corpo vivo. Ogni compagine è stata necessaria ed importante perché la volontà di Dio trovasse attuazione nella vita di ciascuno di noi. Così il rendimento di grazie elevato al Signore prevede un caro ed affettuoso ricordo per voi, carissimi sacerdoti: la vostra collaborazione è stata per me un tesoro prezioso. Allo stesso modo ringrazio il Signore per voi, carissimi Diaconi, per la vostra dedizione al servizio; per tutti i Religiosi e le Religiose, la cui presenza è stata ed è una benedizione per la nostra Arcidiocesi. Ed infine come non ringraziare il Signore per tutti i fedeli laici, per la loro continua testimonianza di fede, vissuta nelle diverse realtà della vita sociale, che essi stessi -incarnando la loro fede- indirizzano verso il Regno dei Cieli. Il cammino che abbiamo percorso insieme in questi 23 anni non è un cammino “separato”, né un percorso che si ferma. La Chiesa Reggina – Bovese è sempre stata una comunità in cammino, a partire dalla prima predicazione dell’Apostolo Paolo. Quando sono arrivato, nel 1990, ho raccolto l’eredità di Mons. Sorrentino, che lasciava una Diocesi in cammino. Quel cammino è continuato con me e sono certo che il nuovo Pastore inviato da Cristo, S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ha tutte le doti ed i carismi necessari per far camminare più speditamente questo Popolo che gli viene affidato. Guai a noi se dovessimo fermarci a fare paragoni tra il Vescovo che lascia e quello che arriva, quasi privilegiando ora l’uno, ora l’altro. Dobbiamo invece ringraziare il Signore che ce li ha dati tutti e due e che quanto ha fatto bene o meno bene il primo,

sempre l’orizzonte giusto per perseguire un futuro migliore, quello indicato da Cristo. Tutti però, dobbiamo fare i conti con una realtà che vuole rubarci il futuro e che si accontenta di vivere sfruttando, anzi erodendo, il presente: la mafia. Come un autentico tarlo la ‘ndrangheta tenta di inghiottire le nostre speranze impossessandosi di tutto ciò che è “possibilità”. Tanti tentativi di impresa, di ripresa falliscono perché “bloccati”, “smorzati” sul nascere. La mafia fa false promesse, è l’antiuomo che lascia le cose incompiute e spezza vite illudendo con le lusinghe del potere, del denaro e del successo salvo poi distruggere invece che realizzare. È l’antiumanità dove vige la regola secondo cui un uomo può essere migliore, più potente o più ricco soltanto a spese di un altro uomo. Se la mafia non viene estirpata il futuro diventa difficile perché continueranno sempre ad esserci dei nemici da eliminare. Il futuro della mafia è l’autoeliminazione reciproca, dunque la morte. Promoviamo insieme, invece, la cultura della vita! Davanti alla morte non può prevalere la rassegnazione!

possa essere colmato e portato a compimento dall’altro. La Chiesa è un corpo vivente e quindi se i suoi componenti non si rinnovano continuamente con la Grazia del Signore, essa muore. Non ci si può fermare a Giovanni, Aurelio, Vittorio ma, pur apprezzandoli, bisogna andare avanti perché la Chiesa non può essere un museo Archeologico, ma è un corpo vivente animato dallo Spirito Santo. Permettetemi ora di porgere un affettuoso augurio e un sincero ringraziamento a tutte le autorità civili, politiche e militari qui convenute o assenti per motivi istituzionali. Confesso che in tutti voi ho trovato espressioni sincere di cortesia e di apprezzamento e grande disponibilità alla collaborazione per il bene della Comunità di tutta la Provincia Reggina e della Calabria intera. Sono stato sempre profondamente convinto che le autorità debbano essere rispettate e seguite da tutti i cittadini, specialmente da coloro che si dicono cristiani. Potranno esserci pareri diversi ma se si rispetta l’ambito di competenza allora il confronto è utile, anzi doveroso.

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pesso sono intervenuto, in questi 23 anni, al fine di stimolare i governanti ad impegnarsi di più nella ricerca del bene comune. Non mi sono mai permesso di proporre soluzioni politiche: non mi competono. I miei interventi hanno sempre rispettato coloro che legittimamente dirigono le sorti delle nostre Istituzioni e se ho trasmesso a qualcuno sensazioni contrarie ne chiedo scusa, assicurando che ciò non era nelle mie intenzioni. Ho sempre cercato di suscitare in tutti coloro che ricoprono incarichi di responsabilità il desiderio della santità. Anche i politici, i magistrati, gli ammi-

nistratori della cosa pubblica e gli operatori delle forze dell’ordine possono diventare santi, non è un miraggio. La via è indicata da Gesù proprio nel brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. Il Signore non ci impone di rinunciare ai nostri legami familiari ed affettivi ma di anteporre a tutto l’amore per Cristo, facendoci sempre carico delle nostre responsabilità.

Perciò a ciascuno di voi, cari uomini e donne delle istituzioni, chiedo di anteporre i bisogni del bene comune alle necessità individuali. Le cose fatte per voi finiranno con voi. Le cose fatte per tutti resteranno per sempre. L’orizzonte del vostro agire sia il futuro, il futuro che va tutelato e garantito ad ogni cittadino, in particolar modo ai giovani e ai più deboli. Voglio augurare a tutti che i sacrifici che state affrontando possano portare frutti nei tempi brevi per il bene della società civile nella quale viviamo. Posso rassicurare tutti che la Chiesa sarà sempre al vostro fianco nel collaborare alla ricerca di tali frutti e nell’inquadrare

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a Chiesa deve dare l’esempio. Può riuscirci in modo efficace se riuscirà a sconfiggere i nemici che, dal di dentro, le impediscono di risplendere nel mondo della stessa luce di Cristo. Questo problema, che mi sta molto a cuore, è stato affrontato dal Papa Emerito, Benedetto XVI, l’11 maggio 2010 in un’intervista concessa sull’aereo in volo verso il Portogallo, ove si recava in Viaggio Apostolico. Ad un giornalista che gli chiese: “quali sono nell’oggi le novità del messaggio di Fatima? È possibile inquadrare in quelle visioni le sofferenze della Chiesa di oggi?”, Papa Benedetto rispose: “Non solo da fuori vengono attacchi al Papa

e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e quindi la Chiesa ha profondo bisogno di reimparare la penitenza e accettare la purificazione. In una parola dobbiamo re-imparare questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza”. Il 29 giugno successivo, nella Basilica Vaticana, imponendo il Pallio a 38 Arcivescovi, aggiunse: “Per la Chiesa c’è un pericolo più grave delle persecuzioni…il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e la sua capacità di profezia, appannando la bellezza del suo volto”. Questo secondo me è il problema attuale della Chiesa che non potrà rispondere alla sua missione evangelizzatrice se non sarà una comunità unita che, pur riconoscendo i vari carismi e doni personali, saprà esercitarli al servizio della crescita della stessa comunità senza pensare a carrierismi, primogeniture, etc. Sarà così pronta a collaborare al ristabilimento della pace, oggi così precaria, per la quale il Santo Padre Francesco ha voluto indire oggi una giornata di digiuno, alla quale aderiamo con tutto il nostro cuore.

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er questo auguro a questa amata Arcidiocesi di poter assumere uno stile di vita simile a quello di Papa Francesco al fine di essere ancora capace di annunciare Cristo agli uomini di oggi. Sarà questo il miglior servizio che essa potrà rendere a questa società. Vittorio Mondello Amministratore Apostolico

Le foto sono di Domenico Notaro


12 14 Settembre 2013 DALLA DECIMA

Il Vescovo “venuto dal mare” modo, in questi giorni, nel cammino verso i momenti comunitari della preghiera, nei tragitti verso i luoghi degli appuntamenti, nelle soste dei lavori e nelle piazze, di incrociare i volti di questa gente, di incontrare la loro vita, di dialogare, di leggere una storia, di offrire una testimonianza, di seminare ancora parole di verità e di speranza… Grazie per essere qui!”. Sembra dirlo a ciascuno di noi stasera. L’organo introduce il coro al canto di ingresso. Inizia la santa concelebrazione. Dal fondo della Cattedrale il lento incedere della lunga processione, fino alla scalinata del presbiterio, sottolineato da un caloroso battere di mani, che è una singolare modalità dei fedeli di esprimere vicinanza al Presule che vive una giornata di particolare intensità emozionale. Il cerimoniale dà subito spazio ai saluti di mons. Antonino Iachino, vicario, e di Ornella Occhiuto, presidente diocesana dell’Azione cattolica. Don Iachino esprime, a nome di tutti, il forte “nostro GRAZIE anzitutto al Signore Gesù, il Pastore eterno, che ha voluto dare a questa Chiesa per ventitré anni il Vescovo Vittorio, sacramento della sua presenza in mezzo a noi”. Con garbo filiale ne descrive un profilo spirituale ed umano: “un pastore secondo il suo cuore, semplice, mite, saggio e paziente, capace

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L’Avvicendamento di aspettare, rispettoso verso tutti, mai invadente ma sempre discreto e disponibile all’ascolto”. Dicendo ancora: “Ventitrè anni di episcopato sono volati via in fretta, vissuti intensamente tra le tante premure pastorali, senza molto rumore ma nella chiarezza della verità, senza compromessi, nella fedeltà alla Parola annunciata con vigore profetico, ma soprattutto vissuta nella semplicità, nell’umiltà, nella discrezione, senza clamori o ricerca di notorietà, con la preoccupazione di dover piacere sempre e solo a Dio e di cercare anzitutto il bene delle anime. In questi anni abbiamo imparato dal nostro Vescovo a vivere una vita cristiana normale, senza fronzoli, senza finzioni, preoccupati di essere piuttosto che di apparire”. Dopo un breve accenno ad alcuni passaggi significativi della vita diocesana di questi anni, don Iachino ricorda una scelta coraggiosa degli inizi, “la pagina più bella scritta … la riapertura del Seminario teologico, vera ricchezza della nostra Chiesa locale” e la consegna al Vescovo come “una gioia che certamente illumina la Sua vita”. E concludendo: “La Chiesa reggina-bovese, che ama i suoi vescovi, non La dimenticherà. Continuerà a volerLe bene e La ringrazia anche per averci fatto il dono di rimanere a Reggio. La paternità non va mai in pensione. Il Vescovo, anche se è emerito, resta sempre padre.” Ha poi preso la parola Ornella Occhiuto che è andata al cuore del ministero del Vescovo Mondello: l’evangelizzazione. Ne ha ricordato l’incessante “incoraggiamento ad essere un popolo (laici, sacerdoti, consacrati)

adulto nella fede fondata su Cristo, capace in modo adulto di testimoniare la fede in un confronto sempre aperto, franco, dialogante, mite aggiungerei, cogliendo l’insegnamento di papa Francesco”. La Presidente dell’A.C., a nome di tutto il laicato cattolico, richiamando le origini paoline della nostra Chiesa, ha auspicato che “in una città dove la cultura mafiosa si respira nell’ordinario e si nutre di senso comune,… il laicato reggino mantenga in sé quel fuoco apostolico del suo fondatore, contraddistinguendosi per la forza e la passione evangelica.” Ha poi concluso con “il saluto più affettuoso e grato e l’impegno a continuare sempre più, come laici reggini, a coltivare la fede amando la vita, tutta la vita che attraversa la nostra città, le nostre comunità parrocchiali, i luoghi desolati delle nostre periferie … coniugando da adulti la fermezza di carattere e la capacità di dialogo, il sano realismo e l’invincibile speranza nell’incontrare e cercare, proporre a tutti Cristo”. La celebrazione riprende il suo cammino. C’è attesa, non è possibile negarlo per l’omelia di Mons. Vittorio Mondello. Egli inizia esprimendo la necessità del cuore di incontrare Vescovi, presbiteri, diaconi, religiosi, religiose e laici, per “comunicarvi il mio sincero grazie per questi 23 anni condivisi … E non c’è un grazie più sincero di quello celebrato e vissuto attorno all’altare del Signore. L’Eucaristia, “rendimento di grazie”, è per noi cristiani, il pane quotidiano… il pane necessario. Ringraziamo il Signore, innanzi tutto. Il tratto di strada

Il Vescovo

ra nell’ordinario e si nutre di senso comune, nonostante la fatica dei tanti che lottano giornalmente con le istanze disattese di chi non ha voce cercando di farsi interpreti delle speranze e delle angosce dei cittadini, e tra tutti dei più poveri, nonostante le difficoltà del dialogo anche intra ecclesiale che talvolta rischia di distoglierci da quella sana ansia di allargare lo steccato delle nostre comunità, i recinti della nostra consolazione, nonostante tutto, il laicato reggino, tutta la nostra chiesa credo mantenga in sé quel fuoco apostolico del suo fondatore, contraddistinguendosi per la forza e la passione evangelica che affonda le radici nella sua stessa identità. Generazioni di laici hanno espresso questa presenza significativa che Lei, da subito, ha raccolto in eredità, ha voluto e saputo incoraggiare attraverso la promozione non solo degli strumenti pastorali adeguati, dalla Consulta delle aggregazioni laicali al Consiglio pastorale diocesano, luoghi stimati e proposti con determinazione, mai disattesi e vissuti come occasioni reali di comunione, ma soprattutto attraverso l’ascolto sempre paziente e comprensivo all’umanità che attraversa la nostra comunità reggina. Non ha tralasciato nessuna occasione per ricordarci che la Chiesa è comunione, riflesso e partecipazione della comunione trinitaria nella quale ha la fonte, il modello e il traguardo. La comunione ecclesiale non una realtà semplicemente sociologica e psicologica, né tantomeno strategica ma una realtà anzitutto soprannaturale, “un dono, un grande dono dello spirito santo” (Cl), che è affidato alla libertà e alla responsabilità di ciascuno. Per comprendere e vivere sempre più consapevolmente che “…i carismi, i ministeri, gli incarichi e i servizi del fedele laico esistono nella comunione e per la comunione. Sono ricchezze complementari a favore di tutti, sotto la saggia guida dei pastori” (Christifideles laici). Per questo ci ha ricordato incessantemente che la comunione è garantita e agevolata da una sempre più salda e convinta comunione con i pastori. Tutti parte di un popolo, del popolo, legati da vincoli di stima e amicizia, non legati alla “persona” quanto, piuttosto, al “ministero” del parroco. Tutti parte della stessa umanità sal-

vata, con la stessa umanità. Da accogliere sempre, da amare comunque. Ci ha formati all’ascesi delle relazioni, dato che la qualità della vita della nostra comunità è direttamente legata e connessa alla qualità delle nostre relazioni. Sappiamo che oggi più che mai è essenziale un’ascesi della comunicazione per vivere la comunione. Reverendissimo padre Arcivescovo, all’inizio di questa solenne celebrazione, dentro il grande segno che oggi papa Francesco ci chiede di innalzare dalla terra per invocare il dono della pace, le rivolgiamo il saluto più affettuoso e grato e le confermiamo l’impegno a continuare sempre più, come laici reggini, a coltivare la fede amando la vita, tutta la vita che attraversa la nostra città, le nostre comunità parrocchiali, i luoghi desolati delle nostre periferie e quelli talvolta sordi delle strade trafficate del centro, coniugando da adulti la fermezza di carattere e la capacità di dialogo, il sano realismo e l’invincibile speranza nell’incontrare e cercare, proporre a tutti Cristo e, insieme, come comunità reggino-bovese, docile ai suggerimenti dello Spirito, costruire in prima linea la città dell’uomo, contribuendo a restituire alla nostra amata Reggio la dignità e l’orgoglio. Come non essere colmi di fiducia, anche nelle situazioni più faticose e avendo chiaro il senso del nostro limite, quando la fede ci dà la certezza incrollabile che il vento dello Spirito non cessa di soffiare impetuoso e che il suo fuoco non cessa di bruciare e di ardere soprattutto qui, nella nostra Reggio che ha ospitato il fuoco delle prime predicazioni paoline e ne è rimasta toccata per sempre? Ringraziamo dunque il Signore per questo tempo in cui siamo stati affidati alle Sue paterne cure, l’affidiamo alla tenerezza del cuore di Maria vergine della Consolazione, avvocata del popolo reggino, chiedendole di moltiplicare su di Lei le “consolazioni” e Le rinnoviamo i sentimenti di affetto filiale costruiti e coltivati in questi anni. Con affetto Ornella Occhiuto Presidente Diocesano dell’A.C.

DALLA DECIMA

Grazie al Vescovo

foto di Domenico Notaro che abbiamo percorso insieme, 23 anni di cammino che hanno segnato la nostra vita, la nostra fede, la nostra persona, sono stati voluti da lui e da lui guidati. Il Signore ha orientato i nostri cuori, ha colmato le nostre lacune”.

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riale, al Vescovo Mondello si fa dono di un Crocifisso in legno e di due pubblicazioni che comprendono le lettere pastorali e le omelie dei primi anni di questo millennio. Sono il segno dell’abbondanza di magistero e della invocazione di preghiera e di sacrificio per questa Chiesa diocesana che ha amato. Il popolo, alla fine della celebrazione, saluta il Presule con calorosi applausi di riconoscenza e di gratitudine. Il Vescovo risponde stringendo tanti mani e offrendo tanti sorrisi. Nessuno dei presenti sa cosa stia proferendo il suo cuore, proprio per questo nessuno gli vuole fare mancare un segno di condivisione e di partecipazione. Gianni Marcianò

nvita poi la comunità reggina-bovese di accogliere con gioia il vescovo Morosini. Alle autorità civili, politiche e militari, ai governanti in particolare chiede di impegnarsi di più nella ricerca del bene comune, “di anteporre i bisogni del bene comune alle necessità individuali. Le cose fatte per voi finiranno con voi. Le cose fatte per tutti resteranno per sempre. L’orizzonte del vostro agire sia il futuro, il futuro che va tutelato e garantito ad ogni cittadino, in particolar modo ai giovani e ai DALLA SETTIMA più deboli”. Non nasconde le difficoltà: “Tutti però, dobbiamo fare i conti con una realtà che vuole rubarci il futuro e che si accon- do ogni minimo dubbio di connitenta di vivere sfruttando, anzi venza diretta o indiretta dei suoi erodendo, il presente: la mafia. rappresentanti con il malaffare; ci Come un autentico tarlo la impegneremo poi nella formazio‘ndrangheta tenta di inghiottire ne delle coscienze perché non ci le nostre speranze impossessan- sia commistione tra fede e malavidosi di tutto ciò che è “possibili- ta…. Nella formazione delle tà”. … La mafia fa false promes- coscienze largo spazio deve essese, è l’antiuomo che lascia le re dato alla legalità, al rispetto cose incompiute e spezza vite cioè delle istituzioni e delle leggi illudendo con le lusinghe del dello Stato, quando esse sono fonpotere, del denaro e del successo salvo poi foto di A. Marrapodi distruggere invece che realizzare Mons. Mondello chiede anzitutto alla comunità cclesiale di dare l’esempio, sottolineando che: ”Questo secondo me è il problema attuale della Chiesa che non potrà rispondere alla sua missione evangelizzatrice se non sarà una comunità unita che, pur riconoscendo i vari carismi e doni personali, saprà esercitarli al servizio della cre- date sul diritto naturale e rispetscita della stessa comunità senza tano la vita e la dignità dell’uopensare a carrierismi, primoge- mo”. niture, etc.” Ai credenti chiede di dare E conclude l’omelia con un ragione della speranza che viene auspicio. come dono della fede, chiede “Per questo auguro a questa soprattutto questa speranza di aiuamata Arcidiocesi di poter assu- tare a non farla perdere ai giovani. mere uno stile di vita simile a “A tutti coloro che si dicono quello di Papa Francesco al fine credenti e lavorano nella politica di essere ancora capace di e nella pubblica amministrazione annunciare Cristo agli uomini di l’invito ad essere trasparenti, oggi. rispettosi della legalità e del bene Sarà questo il miglior servi- comune, non avrebbero senso zio che essa potrà rendere a que- altrimenti le folle oceaniche appresso alle immagini sacre porsta società”. Con la processione offerto- tate in processione”.

A Reggio

vato nel cuore, con grande dignità, i momenti di dolore, confidando sempre nel Signore. La Chiesa reggina-bovese, che ama i suoi vescovi, non La dimenticherà. Continuerà a volerLe bene e La ringrazia anche per averci fatto il dono di rimanere a Reggio. La paternità non va mai in pensione. Il Vescovo, anche se è emerito, resta sempre padre.

L

a Vergine Maria, Madre della Consolazione, Avvocata del popolo reggino, che ha accompagnato, sostenuto e benedetto il Suo servizio pastorale e che, con tenerezza materna, Le è stata sempre accanto, soprattutto nel dolore, continui a manifestarLe la sua protezione e la sua benevolenza. Intercedano sempre per Lei e per questa nostra bella Chiesa regginabovese i nostri Santi Patroni San Paolo e San Leo, e la perla del nostro presbiterio San Gaetano Catanoso. Grazie, Padre carissimo, e non ci faccia mai mancare la Sua preghiera e la Sua benedizione.

Senza mai dimenticare che “il Dio che annunciamo è il Dio misericordioso che si apre alla condivisione con l’uomo e perciò alla misericordia e al perdono. Il Dio che non respinge nessuno, il Dio che cerca chi si è smarrito; ma il Dio anche esigente che chiama a conversione. E’ il Dio del quale Gesù ha parlato attraverso l’immagine del buon pastore. Egli è il Dio che dona vita a chi lo incontra. Il Dio che si lascia cercare e trovare, il Dio sempre disposto ad accogliere la nostra preghiera”.

E il Vescovo raccomanda con forza e convinzione profonda - che le nostre comunità siano scuole di preghiera. Invocando l’intercessione della madre celeste e dei Santi, mons. Morosini conclude la sua omelia tra gli applausi dei fedeli. La lunga celebrazione si conclude con il significativo dono al Vescovo di un pastorale in legno, insieme ad altri doni, e con la lettura del verbale di presa di possesso canonico del nuovo Pastore. Il coro intona le note del canto di conclusione. Gianni Marcianò


Primo piano

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Campo scuola 2013: “Il talento e il coraggio delle scelte rafforzano la speranza di trasformare il sogno in realtà

“Posso essere anche io il campione” Anche quest’anno per il settimo anno consecutivo si è conclusa l’esperienza del Campo Scuola, fortemente voluta e sostenuta dal Centro per la Giustizia Minorile per la Calabria e la Basilicata, col coinvolgimento del Ministero della GiustiziaDipartimento della Giustizia Minorile- unitamente all’ Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Reggio Calabria e all’ associazione EURO di Palermo i quali hanno permesso la realizzazione di questa iniziativa unica in Italia. Il Campo Scuola, che si è svolto presso il soggiorno San Paolo di Cucullaro a Gambarie, ha visto coinvolti minori del circuito penale inseriti sia nelle Comunità Ministeriali di Reggio Calabria, Catanzaro e Potenza e nelle Comunità e Gruppi Appartamento del privato sociale, sia negli Istituti Penali per Minorenni della Sicilia, Campania e Puglia e ragazzi seguiti dall’ Ufficio dei Servizi Sociali per i Minorenni di Reggio Calabria e Messina. “Il talento e il coraggio delle scelte rafforzano la speranza di trasformare il sogno in realta’: posso essere anche io il campione.” E’stato questo il motto che ha accompagnato ragazzi e operatori in queste cinque giornate, i quali hanno ripercorso la storia di Artù, con il racconto di alcune parti della “Spada nella roccia” che ogni giorno ha ricordato loro che non siamo soli, c’è sempre qualcuno di cui poterci fidare pronto a darci una mano anche quando qualcosa non va nel modo giusto. Solidarietà, legalità e responsabilità sono stati i temi

affrontati nelle mattinate del Campo da Gianni Maddaloni e i ragazzi di Scampia(Napoli),

Adriana Musella(Associazione Riferimenti-Gerbera Gialla) e Don Pino De Masi(Delegato

Regionale di Libera) i quali ci hanno aiutato a riflettere sul coraggio delle nostre scelte.

“Ciò che si fa per amore non si perde, ma rimane e si moltipli-

ca”. In questa frase sono racchiuse le testimonianze di G. Maddaloni il quale crede fermamente che lo sport può essere uno strumento di cambiamento e prevenzione e di A. Musella che con coraggio, forza e caparbietà porta avanti la sua lotta antimafia mantenendo vivo il ricordo del padre, Gennaro Musella, ucciso nel maggio del 1982 con un’ autobomba a Reggio Calabria. Don Pino De Masi ha ben spiegato che non sempre è facile seguire la via giusta, quella che ti porta dritto alla meta, in quanto è una strada che spesso si evita perché in salita e piena di ostacoli, pertanto a volte si intraprendono scorciatoie, percorsi

apparentemente più brevi e semplici da attraversare che ti portano però fuori strada. È importan-

te per questo avere ben chiaro chi si vuole essere, dove si vuole arrivare e da che parte si vuole stare. Significativo è stato l’ incontro dei ragazzi con il Capo Dipartimento della Giustizia Minorile Dott.ssa C. Chinnici, il Direttore Generale Dott.ssa S. Pesarin, il Direttore del Centro per la Giustizia Minorile per la Sicilia, la Calabria e la Basilicata Dott. A. Meli e il presidente dell’ Associazione EURO di Palermo Dott. E. Ceglia, che da tre anni finanzia questa iniziativa. In questa occasione un po’ tutti i giovani si sono confrontati e raccontati esprimendo le loro domande, i loro dubbi e le loro preoccupazioni . Una paura che spesso ritorna è quella di essere pregiudicati una volta usciti dal circuito penale, di non essere dunque accettati dalla società e di non riuscire ad inserirsi nel mondo del lavoro. “Non siamo cattivi”, sbagliare è umano e non sempre si hanno accanto persone che ti indicano la cosa giusta da fare, non sempre si ha la possibilità di fare la scelta giusta ed è così che si inciampa, che si prendono strade sbagliate e pericolose che non hanno via d’ uscita, l’ importante però è sapersi rialzare, riconoscendo di aver sbagliato e andando avanti con coraggio e determinazione verso i propri obiettivi. Questo è quello che i ragazzi si son detti e si sono augurati anche la mattina del 4 settembre ’13 al convegno svoltosi presso il Grande Albergo di Gambarie: “ Un nuovo modello d’ intervento della Giustizia Minorile: costruzione di percorsi condivisi

funzionali ad un sistema incentrato sulla“sicurezza dinamica”” che ha accolto diverse autorità, forze dell’ordine e istituzioni. Il Presidente del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, Roberto Di Bella ha sottolineato l’ importanza del Campo Scuola in quanto momento di confronto tra ragazzi e operatori, così come Don Mazzi, Presidente della Fondazione Exodus, il quale da’ grande rilievo alle esperienze come questa che vanno vissute come un’ avventura da cui imparare a condividere, a collaborare e a stare insieme. Ha inoltre affermato che tutti gli operatori del sociale debbano avere una mentalità educativa piuttosto che una mentalità giudiziaria, perché solo così i ragazzi possono imparare dagli errori commessi.

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ltre alle testimonianze, all’ impegno, e alla riflessione si è dato tanto spazio al divertimento. Il primo giorno si è assistito ad una rappresentazione sportiva con i Campioni di Judo della palestra di Scampia e i Campioni di Judo Calabresi, alla presenza del Presidente del Coni Calabria e al Presidente Fijlkam Calabria e la serata è stata animata dagli amici di “EsistiAmo”. Il pomeriggio successivo ha previsto l’ escursione al Parco d’ Aspromonte accompagnati dalle guide del parco e in serata i Mattanza hanno rallegrato tutti con uno spettacolo musicale. Nell’ ultimo pomeriggio è stato organizzato un mini torneo di calcetto,il quale ha visto i ragazzi, che si sono divertiti e impegnati a fare squadra, protagonisti e vincitori. L’ ultima mattinata è stata forse la più importante oltre ad aver consegnato a tutti i partecipanti del campo scuola le medaglie e le targhe ricordo, è servita a tirare le somme dei giorni trascorsi insieme. I ragazzi, dividendosi in gruppo accompagnati dai loro operatori hanno svolto la verifica finale volta a capire cosa ha lasciato in loro questa esperienza. Le loro riflessioni sono state molto profonde: hanno capito che rispettare le regole fa stare meglio, che è importante mettersi in gioco senza arrendersi mai perché bisogna lottare per ciò in cui si crede, che il dolore può essere trasformato in forza e che la speranza è l’ ultima a morire. Hanno imparato che condividere le proprie esperienze dando dei consigli aiuta gli altri a non rifare gli stessi errori, che ognuno è diverso e speciale nella sua unicità e che lo sport può aiutare ad abbandonare la criminalità per coltivare le proprie passioni. I ragazzi si sono sentiti accolti, si sono sentiti liberi di esprimersi senza essere giudicati, si sono sentiti felici e sereni, hanno visto come c’è ancora qualcuno che crede nel cambiamento e nel miglioramento ed hanno ricominciato a credere nel futuro acquistando più fiducia in loro stessi e maggiore autostima. Hanno regalato agli adulti i loro sorrisi, le loro storie, le loro speranze e le loro emozioni dimostrando che loro VOGLIONO cambiare. Fabiana Polimeni Volontaria Ufficio servizio Sociale per Minorenni RC


14 14 Settembre 2013

Esperienze

Cardeto e i problemi del territorio in dialogo con il parroco don Malvi

Quel miraggio del “bene comune” ... LUIGI ARCUDI Nasce dal tema del Convegno diocesano vissuto nei giorni scorsi, che ha offerto importanti indicazioni su “L’impegno dei cristiani nella costruzione della città dell’uomo”, l’esigenza di soffermarsi sulle questioni che svuotano questo tempo di certezze e punti di riferimento che disorientano la possibilità di dirigere i nostri pensieri sulle rive dell’ottimismo e della speranza. Nella ricerca del bene, i cristiani, hanno un vantaggio: sanno dove cercare parole buone ma soprattutto parole vere (oggi si sdogana la bugia ed è giustifi-

Venerdì 20 SETTEMBRE 2013

ispirante e fondamentale dell’agire politico?” trova, nell’immediato, riscontro negativo nella pioggia di miliardi che ha generato opere fantasma. Cantieri ancora aperti, finanziamenti esauriti, costi in alcuni casi addi-

sul Menta inizia nell’anno 1985 e si conclude nel 2001(15 anni), mentre in Romagna il Consorzio Acque di Forlì ha realizzato la diga di Ridracoli con uno schema di distribuzione simile in circa 6 anni, dando l’acqua a

tutta la riviera romagnola. Una pioggia di miliardi quella caduta a Cardeto e dintorni (provincia). Soldi che non hanno prodotto niente, a meno che non si vogliano considerare gli scheletri di edifici, gli stabili abbandonati da

cabile mentire per il proprio tornaconto). Noi, parole buone e vere, le abbiamo trovate nella prima enciclica di Papa Francesco, Lumen Fidei, dove al Capitolo quarto - “Dio prepara per loro una città” (Eb 11,16) - si parla della fede e il bene comune.

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ortiamo queste parole buone nella realtà di Cardeto dove il Parroco, Don Ernesto Malvi, nell’ascolto e nella condivisione dei problemi e delle istanze di quel territorio cerca di costruire un dialogo basato sulla costruzione di una speranza la cui proposta è orientata a offrire nuovi significati sulla possibilità di continuare a risiedere in quello spazio geografico sempre più povero. La domanda che risuona nella mente del sacerdote: “È possibile parlare ancora oggi del “bene comune” come principio

FESTA LITURGICA DI SAN GAETANO CATANOSO

rittura triplicati, di grandi opere già battezzate grandi incompiute. Mentre Cardeto già pativa per gli effetti dei disastrosi fenomeni alluvionali del 1951, del ‘72 e del ‘73, ha subito pesantemente le conseguenze di una gestione disastrosa che inizia con l’inizio del trasferimento del Paese creando una Cardeto Nord e una Cardeto Sud. Poi la “Diga sul Menta”, progetto approvato nel lontano 1979 dalla Cassa del Mezzogiorno, il cui scopo della costruzione dell’invaso era (e continua ad essere) quello di portare l’acqua (potabile?) nei rubinetti della nostra città. Un pozzo senza fondo di denari mai quantificati con precisione, perché le varianti in corso d’opera hanno prodotto costi socio-economici incontrollabili.

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a costruzione della diga

12,00 12,30 18,00

18,30 19,00

19,30 20,30

FONDATORE SAN GAETANO CATANOSO PREPARAZIONE AL SANTUARIO DEL VOLTO SANTO Via P. Andiloro, 19 – 89128 REGGIO CALABRIA tel. 0965.22957 Lunedì 16 settembre Ore 17.00 Triduo di S. Gaetano Catanoso e recita del Rosario Ore 18.00 Celebrazione della S. Messa e Omelia sul Tema “La Fede in S. Gaetano Catanoso” presieduta da Don Giuseppe Sorbara Parroco della Parrocchia S. Gaetano Catanoso Martedì 17 settembre Ore 17,00 Tutti in Cattedrale per la Processione della Madonna della Consolazione Mercoledì 18 settembre Ore 17.00 Nell’Auditorium del Santuario del Volto Santo S.E. Mons. FRANCESCO MILITO, Vescovo di Oppido MamertinaPalmi terrà una Relazione sul Tema “S. Gaetano Catanoso e l’Eucaristia”. Ore 18.00 Celebrazione della S. Messa presieduta da S.E. Mons. Francesco Milito

Venerdì 20 settembre Ore 10.30 S. Messa presieduta da Don Nuccio Canizzaro con la partecipazione della polizia provinciale. Ore 17.00 Adorazione Eucaristica e recita del S. Rosario Ore 18.00 Solenne concelebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mon. GIUSEPPE FIORINI MOROSINI Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova

decenni, le opere iniziate e mai concluse e le strade appena abbozzate. Un record negativo che può spingere le amministrazioni a trasformare le incompiute in un itinerario artistico: quello dell’arte dell’incompiutezza (potremmo così definirla). Ma la nostra domanda, che ha generato l’articolo, è: Perché un Parroco dovrebbe preoccuparsi della città dell’uomo? Que-

La Domenica in Città 11,30

Le Suore Veroniche del Volto Santo invitano i Rev.di Sacerdoti, gli Istituti Religiosi e la cittadinanza alle celebrazioni liturgiche in onore del loro

Giovedì 19 settembre Ore 17.00 Adorazione Eucaristica di S. Gaetano Ore 18.00 Celebrazione della S. Messa presieduta da Mons. Antonio Jachino

Orario delle SS. Messe 07,30 Chiesa Sales - Cattedrale - S. Sebastiano al Crocefisso - S. Cuore - S. Luca Arangea - S. Caterina 08,00 S. Paolo - S. Maria della Candelora - S. Lucia - S. M. del Soccorso - S. Pio X - S. Bruno - S. Giorgio Extra - S. Elia Profeta (Condera) - S. M. del Buon Consiglio (Ravagnese) - S. Antonio - San Sperato - S. Domenico 08,30 SS. Salvatore - S. Agostino - Eremo - S. Sperato - S. Nicola di Bari (Gallina) Spirito Santo 09,00 S. Giorgio al Corso - S. M. Itria - Chiesa del Carmine - Chiesa Pepe - Chiesa S. Anna - S. Antonio - S. M. di Loreto 09,30 Cattedrale - S. Pio X - S. Cuore - Santuario del Volto Santo - Cappella Ospedali Riuniti - S. Caterina - S. Giuseppe Artigiano - Annunziata - S. Maria della Candelora - S. Sebastiano al Crocefisso 10,00 S. M. della Cattolica dei Greci - S. Paolo - S. Giorgio Extra - S. Francesco da Paola - S. Lucia - S. Giuseppe al Corso - S. Sperato - S. Bruno - S. M. del Soccorso - S. Luca - S. Antonio 10,30 Chiesa Sales (Rito antico) - Arangea 11,00 Cattedrale - S. Giorgio al Corso - Otti-

sta la riposta di Don Ernesto: “Portare Cristo alla gente vuol dire dare risposte ai bisogni impellenti di una vita che deve essere dignitosa e non offesa quotidianamente da chi dovrebbe provvedere al bene comune”. Il Convegno di qualche giorno fa ci ha indicato dove guardare per una risposta anche antropologica, ma, come già detto, eravamo in cerca di parole buone e vere che possano essere pronunciate nella vita di tutti i giorni magari facendole seguire dai fatti e quanto riportato al punto 50) della Enciclica Lumen Fidei ce ne dà l’opportunità. Di seguito tre passaggi del documento che meglio indicano il senso della nostra ricerca: “La luce della fede è in grado di valorizzare la ricchezza delle relazioni umane, la loro capacità di mantenersi, di essere affidabili, di arricchire la vita comune. La fede non allontana dal mondo e non risulta estranea all’impegno concreto dei nostri contemporanei. Senza un amore affidabile nulla potrebbe tenere veramente uniti gli uomini”. “La fede fa comprendere

mati - Eremo - S. Cuore - S. M. del Buon Consiglio (Ravagnese) - S. Nicola di Bari (Gallina) - S. Domenico - S. Pio X Giorgio Extra - S. Luca - S. Bruno - S. Paolo - S. Gaetano Catanoso - S. Maria della Candelora - S. Antonio S. M. della Cattolica dei Greci - San Sperato S. Giuseppe al Corso S. Bruno - S. Giorgio Extra - S. Santo (sabato) - Chiesa Sales (sabato) - S. Domenico - S. Nicola di Bari (Gallina) S. Gaetano Catanoso - S. M. del Buon Consiglio (Ravagnese) - Gesù e Maria S. Cuore - S. Luca - S. Elia Profeta (sabato sera a Condera) - Arangea - S. Pio X - S. Sebastiano al Crocefisso Cattedrale - S. Paolo - Eremo - S. Lucia - S. M. del Divin Soccorso - S. Luca - S. Agostino - Pietrastorta (sabato) - S. Antonio - S. Caterina - S. M. Itria SS.mo Salvatore - S. Maria della Candelora - S. M. di Loreto Ottimati - S. M. della Cattolica dei Greci - S. Giorgio al Corso Ottimati

N.B. Per qualsiasi cambio di orario telefonare allo 0965.622005 o scrivere a avveniredicalabria@libero.it

l’architettura dei rapporti umani, perché ne coglie il fondamento ultimo e il destino definitivo in Dio, nel suo amore, e così illumina l’arte dell’edificazione, diventando un servizio al bene comune. Sì, la fede è un bene per tutti, è un bene comune, la sua luce non illumina solo l’interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell’aldilà; essa ci aiuta a edificare le nostre società, in modo che camminino verso un futuro di speranza”. “Le mani della fede si alzano verso il cielo, ma lo fanno mentre edificano, nella carità, una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento”.

DALLA PRIMA

Sei idee Autonomia, controlli e valutazione di sistema sono poi un’altra strada da percorrere, che aiuta anche a considerare pienamente l’orizzonte complessivo formato da scuole statali e paritarie. Reclutamento del personale, rendicontazione, qualità, sistema di valutazione: tutti elementi da considerare. Naturalmente bisognerebbe anche - è il quinto punto di “Tuttoscuola” - eliminare sprechi e diseconomie che tuttora affliggono il sistema scolastico, a cominciare dalle microscuole e investire, invece, in strutture: edilizia, banda larga, palestre,

Si comunica inoltre che, a conclusione del 50° del Dies Natalis di S. Gaetano Catanoso, sabato 19 OTTOBRE S.E. Mons. Vincenzo BERTOLONE Arcivescovo di Catanzaro-Squillace esporrà, nel nostro Auditorium, una Relazione sul tema: “S. Gaetano Catanoso e il VOLTO SANTO”. Iniziative e festeggiamenti civili L’Associazione “Amici del Santuario del Volto Santo di S. Gaetano Catanoso” in collaborazione con le Suore Veroniche del Volto Santo, propongono il seguente programma dei festeggiamenti civili: Venerdì 20 settembre Ore 9.00 Raccolta sangue ADSPEM Ore 10.30 Raccolta viveri per i Poveri presso l’Auditorium del Santuario del Volto Santo Ore 20.00 Visita Mostra Fotografica e proiezione Video di S. Gaetano Catanoso Ore 21.00 Serata Musicale in Onore del Santo Patrono a cura della Provincia di Reggio Calabria nella Piazza antistante al Santuario “Ponticello”.

biblioteche... Infine, il percorso dovrebbe puntare alla digitalizzazione delle scuole, evitando però di creare istituti di serie A e di serie B, allargando di fatto un divario che in Italia già esiste. La scuola digitale, con mezzi e personale formato appositamente, potrebbe diventare un elemento di traino decisivo verso il futuro. Naturalmente il dossier avanza considerazioni ben più approfondite del poco che si può riprendere in questa sede. Considerazioni e proposte che meritano di essere dibattute per verificarne tenuta e prospettive, così come auspica la rivista. Sperando che il dibattito possa davvero avviarsi e magari trovare sbocchi operativi, l’iniziativa del dossier sembra intanto un

segnale di come la scuola italiana sia arrivata quasi a un punto di non ritorno, consapevole una volta di più delle difficoltà che la soffocano e convinta della necessità di un ripensamento e di scelte finalmente efficaci per ridare forza all’impegno educativo, decisivo per lo sviluppo del Paese. Un segnale e una richiesta forte di attenzioni, risorse (soprattutto), ma anche di uno sforzo d’inventiva creativa, che la scuola merita e che non è più differibile.

ria.it www.avveniredicalab puoi leggere le “ultimissime” dalla Chiesa


Cronache

14 Settembre 2013

Sambatello, si é svolto il Laboratorio pubblico dello sviluppo sostenibile e integrato del territorio Nei giorni scorsi si è svolto a Sambatello il Laboratorio pubblico dello sviluppo sostenibile ed integrato del territorio Sambatellino alla presenza di numerosi cittadini; di Domenico Siclari, Università per Stranieri; dei rappresentanti delle locali Associazioni: Nicola Sgro,Centro Studi Colocrisi; Ninni Tramontana, Associazione VIdiSA; Nino Coppola, Asso-

ciazione TreQuartieri; dei partiti politici: Paolo Chirico, Partito Democratico; Michele Marcianò, Consigliere Provinciale del Partito della Libertà; on Giuseppe Giordano, Consigliere Regionale della Calabria. Il Laboratorio è stato introdotto dall’Arch. Matteo Gangemi il quale ha sostenuto che lo sviluppo sostenibile si sostanzia in un principio etico e politico, che implica che le dinamiche economiche e sociali delle moderne economie siano compatibili con il miglioramento delle condizioni di vita e la capacità delle risorse naturali di riprodursi in maniera indefinita. Prima di pensare a come promuovere lo sviluppo, ha detto Gangemi, occorre vedere quale ruolo ha avuto Sambatello nel passato. Per farlo occorre conoscere alcune vicende storiche partendo dagli anni prima del mille (950) e quali erano le condizioni economi-

che del posto. Ma quello su cui si è maggiormente soffermato è stata la costituzione della Grande Reggio, secondo il provvedimento verticistico del Governo di allora che oggi l’operazione si rivela sempre più e meglio deleteria anche per la stessa città. Si sa come andarono le cose: un bel mattino i sindaci divennero podestà, poi si compì la “grande opera-

zione” e alcuni comuni scomparvero come entità autonome amministrative. Tra questi comuni vi era Sambatello situato a nord di Reggio Calabria a circa 300 m sul livello del mare composto dalle frazioni Diminniti e San Giovanni. Tutto ciò avvenne nonostante le perplessità manifestate dall’allora Sindaco e poi Podestà Notar Giovambattista Cotroneo, il quale sosteneva che la popolazione veniva svantaggiata perché costretta a doversi recare al capoluogo pel disbrigo di quelle pratiche che in atto si svolgevano nel proprio paese e aggiungeva il dubbio che tormentava i cittadini di essere, più tardi, dimenticati e negletti di fronte alle esigenze e agli interessi prevalenti della città capoluogo. A nulla sono servite queste raccomandazioni e nonostante il parere negativo espresso l’aggregazione avvenne lo stesso. Aveva visto bene il Notar Cotroneo quello da

lui previsto oggi è realta. L’intervenuto del maestro Nicola Sgro, Centro Studi Colocrisi, è servito a mettere in risalto il ruolo che può avere la cultura per portare innovazioni sul territorio sostenendo che il binomio Arte ed Agricoltura può essere un importante volano di sviluppo citando il Premio Sambatello con i suoi concorsi, la Pinacoteca di

Arte Moderna con le sue importanti opere artistiche, la Biblioteca Municipale.

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l prof. Domenico Siclari, Università per Stranieri “D.Alighieri”, ha trattato diffusamente il concetto di “sviluppo sostenibile”. Esso si sviluppa all’indomani del rapporto Brundtland e si lega ad una concezione cairologica del tempo. In ragione di ciò, esso porta a considerare il processo di interazione tra progresso tecnico/scientifico e ambiente in una dimensione rispettosa dell’alterità epocale, vale a dire in termini di equità intergenerazionale. In siffatta prospettiva, ha detto Siclari, al fine di rendere possibile un ambiente migliore, lo sviluppo sostenibile viene associato alla “democrazia ambientale”. Quindi, la cura dell’ambiente viene parametrata al tasso di democraticità

Per l’arrivo di quattro Suore missionarie

Roghudi, chiese e paese in festa Arrivano nel paese di Roghudi Suor Maria Elia, Suor Romana, Suor Noemi e Suor Renata, a coadiuvare la pastorale giovanile del paese. Per dar loro il benvenuto, la parrocchia ha organizzato una gran festa di accoglienza, che è iniziata oggi, 8 settembre 2013 - coincidente con la natività della Beata Vergine - alle ore 10.00 con la messa celebrata nella Chiesa Maria SS. Annunziata e San Nicola di Bari dal parroco Don Giovanni Zampaglione e conclusa con un momento di condivisione e di gioia con tutti i parrocchiani presenti. La loro presenza è stata fortemente voluta da don Giovanni Zampaglione, parroco di Roghudi e San Lorenzo Marina, per ricevere un aiuto nell’animazione dell’oratorio di Roghudi e in tutta la vallata del Tuccio, nella pastorale giovanile e sostegno agli ammalati e anziani. «La soddisfazione per noi – sottolinea don Giovanni - è avere la presenza di consacrate, donne che danno la vita per Cristo e per gli altri. Figure femminili che completano la chiesa di Roghudi». Il sacerdote rivolge poi un saluto di commiato alle suore missionarie Immacolate Vergine Maria di Fossato, presenti nella comunità di Roghudi, ringraziando per l’operato svolto in questi anni con le loro presenza viva, anche

se discreta e silenziosa. Un membro del consiglio pastorale, interviene dicendo: «Ringraziamo il Signore per questo dono, per l’attenzione che riserva nei con-

fronti della nostra Parrocchia, e accogliamo le care consacrate con gioia e affetto. Veramente ci rendiamo conto di aver bisogno di persone consacrate che ci affianchino spiritualmente, ci offrano una freschezza di vangelo, incoraggino la nostra fede spesso vacillante». Il sindaco Dott. Agostino Zavettieri e tutta l’amministrazione Comunale ringraziano il parroco che si è prodigato rendendo possibile la loro presenza, rinnovando la disponibilità al dialogo e alla collaborazione per il bene della comunità. Donatella Maesano

Appello dell’Opera Nomadi ai Reggini

Salviamo la vita di quattro bambini! L’Opera Nomadi lancia un appello ai reggini per una raccolta fondi a favore di un gruppo di bambini gravemente ammalati. Oggi, nella città di Reggio Calabria, una famiglia senza reddito, che ha un bambino affetto da una grave patologia sempre più spesso non riesce a curarlo, perché è difficile avere l’aiuto per affrontare le spese necessarie. Il comune di Reggio Calabria, ormai da anni, non da alcun contributo economico, nemmeno per i casi di malattie gravi. L’emergenza per il Comune è solo quella di risanare il bilancio aumentando le tasse, mentre la salute dei bambini poveri non è una voce di bilancio. L’unico punto di riferimento per un aiuto concreto è costituito da enti ecclesiastici e associazioni laiche che sostengono molte famiglie in difficoltà. Ma dato il gran numero delle richieste e l’esiguità delle risorse economiche a loro disposizione, questi organismi non riescono ad aiutare tutti. Coloro che per causa di forza maggiore non ricevono l’aiuto di questi enti, si trovano senza alcuna forma di sostegno. Per questo l’associazione chiede ai reggini un aiuto economico per garantire le cure mediche per quattro bambini affetti da gravi patologie epatiche e cardiache, per le quali sono necessarie le cure di ospedali specializzati che si trovano in altre città (Milano, Palermo, Taormina). Raggiungere questi ospedali periodicamente, secondo gli appuntamenti fissati dai sanitari, è fondamentale per la salute dei bambini, già duramente provata dai gravi mali che li hanno colpiti. I genitori non riescono a garantire le spese necessarie per il viaggio e per gli esami clinici non coperti dal Servizio Sanitario nazionale. Non hanno un lavoro regolare né un reddito e attraverso le attività lavorative che saltuariamente realizzano riescono appena a garantire l’acquisto dei viveri. La nostra richiesta di raccolta di denaro è finalizzata a garantire ai bambini le cure mediche necessarie raggiungendo gli ospedali specializzati . I primi due appuntamenti sono già fissati a Palermo e a Taormina per il 9 ed il 17 settembre, nei prossimi giorni, verranno fissati l’appuntamento per Milano e quelli successivi. Chi volesse contribuire a questa raccolta, anche con una piccola offerta, si può rivolgere all’Opera Nomadi contattando il numero 3299036972 o scrivendo alla mail dell’associazione operanomadirc@gmail.com. L’associazione, come segno di gratitudine verso coloro che vorranno offrire il loro aiuto, farà dono del libro “I rom e l’abitare interculturale” pubblicato nel 2009 dalla FrancoAngeli e della rivista “Un Mondo di Mondi”. Confidando nella generosità che contraddistingue il popolo reggino, speriamo che questo appello venga accolto da tante persone, in modo che si possa garantire l’aiuto necessario ai bambini. presente in sede di adozione delle scelte adottate in siffatta materia. Una impostazione che ha seguito un percorso di affermazione discendente che dall’ordinamento sovranazionale si è irradiata su quello nazionale, costituendo un impulso per avviare un processo di revisione del sistema preesistente. Subito dopo è intervenuto Ninni Tramontana, imprenditore agricolo e presidente dell’Associazione “Vini di Sambatello” (VIdiSA), il quale ha parlato dell’iniziativa che stà effettuando nella sua azienda agricola, posta in una posizione panoramica, sicuramente contribuirà allo sviluppo dell’agricoltura e del turismo locale. E’ seguito l’intervento di Paolo Chirico, Partito Democratico, che ha evidenziato il ruolo esercitato dal suo partito per sostenere nelle sedi opportune le istanze dei cittadini che mirano a risolvere i problemi allo scopo di migliorare la qualità della vita. L’intervento dei cittadini: Massimo Chirico, Giuseppe Pellegrino, Carmelo Calarco, Pietro Barillà, Antonino Calabrò, Calarco Giuseppe, Rossana Morabito, Giuseppe Martorano e Santo Richichi; è servito ad evidenziare con rabbia, malumore, disappunto e cupa rassegnazione lo sfascio e l’inesistenza dei servizi civici; problematiche perennemente urgenti in cui si trova oggi Sambatello di fronte ai quali per risolverli, nonostante le petizioni, gli appelli, i comunicati stampa, l’incontro ed i continui inviti, nulla stà facendo la Commissione Straordinaria del Comune di Reggio. In questo contesto e con questa realtà, non certo incoraggiante, sicura-

mente parlare di sviluppo è molto difficile. Ma l’intervento assicurante è pervenuto da Michele Marcianò, Consigliere Provinciale del Popolo della Libertà, il quale si è impegnato a fare la sua parte per sostenere nelle sedi opportune le problematiche che assillano il paese e tra questi quello dello svincolo per Sambatello della Gallico-Gambarie; della strada Diminniti- Ortì entrambe inserite con apposite somme nel Bilancio della Provincia e delle frane causate dal maltempo del 2010 poste lungo la strada Sambatello-Mulini di Calanna.

L’

on. Giuseppe Giordano, Consigliere Regionale, nel riaffermare la sua disponibilità a favore del posto, ha, tra l’altro, detto che di fronte ai problemi vecchi ed attuali occorre pensare al ruolo che dovrà avere Sambatello nell’ambito della città metropolitana che dovrà servire per attivare processi di sviluppo locale risolvendo con urgenza i problemi attuali e tenendo conto della storia del posto e dell’incantevole posizione geografica in cui si trova il territorio sambatellino. A conclusione del Laboratorio si è deciso di chiedere un incontro, di una Delegazione di cittadini accompagnata dai rappresentanti dei partiti (Chirico e Marcianò) e dall’on Giordano, da effettuare sia col Presidente della Provincia e sia con la Commissione Straordinaria del Comune Reggio per sottoporre le più importanti problematiche evidenziate nella circostanza dai cittadini.

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Lungo la strada

Pensieri per il viandante a cura di

FILIPPO CURATOLA

L’estate é finita, il viaggio continua... Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi... (M. Proust) *** Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo (L. Tzu) *** La vita non è che la continua meraviglia di esistere! (Tagore) *** Di una nuova città che visiti, non godi le sette o le settantasette meraviglie, quanto la risposta che dà a una tua domanda... (I. Calvino) *** Non chiedere ad una rosa perché è sbocciata nel tuo giardino... (proverbio) *** L’uomo diventa un artista se tiene vivo il senso di meraviglia nel mondo... (G. K. Chesterton) ***

E, per sorridere... Se Cristoforo Colombo fu così felice di vedere degli alberi dopo tanto navigare, figuratevi il suo cane...


16 14 Settembre 2013

Ultimapagina

Ai detenuti nelle Carceri la prima Visita di Mons. Morosini che ha rivolto loro una straordinaria omelia

Un carcere più umano e una autentica conversione Carissimi fratelli, Sono qui, all’inizio del mio ministero di Vescovo a Reggio Calabria, per salutarvi e abbracciarvi tutti. Sono venuto io da voi, perché non potevate venire voi da me in cattedrale. Sono venuto a portarvi l’amore di Dio, che è giustizia, misericordia e perdono. Sono venuto a ripetere in mezzo a voi quello che Gesù disse della sua missione nella sinagoga di Nazaret: Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore (Is 61, 1-2). Sono venuto a rivolgervi ancora una volta l’invito di Gesù alla conversione. Sono venuto a dirvi: fate la vostra parte in questa opera di riconciliazione sociale che tutti dobbiamo promuovere. Sì, perché la nostra società ha bisogno di riconciliazione. Il desiderio di un Vescovo che inizia la sua missione in una Diocesi è quello di vedere una società pacificata e riunita attorno a Cristo. Una società, all’interno

no e amnistia. Ma è pur vero che anche a voi io debbo annunziare Gesù Cristo e la sua parola chiara e decisa, senza paura, senza sconti. Gesù ha detto: Solo la verità vi farà liberi. E di questa libertà interiore, che si acquista nell’adesione alla verità, abbiamo tutti bisogno. Lui non ha giudicato nessuno; nessuno è stato condannato da lui; a nessuno ha chiuso la porta; ma a tutti ha detto, senza alcuna analisi delle sue colpe: devi cambiare vita e promuovere la conversione anche di chi sta accanto a te. Il peccatore pentito e convertito può e deve diventare strumento di salvezza anche per gli altri. Quando ha liberato l’indemoniato di Gerasa, Gesù gli ha detto: và ad annunciare il regno di Dio. Paolo, una volta convertito, è stato strumento di salvezza; e così tanti altri peccatori, che hanno ritrovato la strada della vita, sono diventati artefici di salvezza per altri peccatori.

della quale, per la conversione e riconciliazione dei suoi componenti, ci sia pace, serenità, giustizia, benessere. Non è una utopia, questa, ma una prospettiva ed un progetto per il quale Dio inviò Gesù qui sulla terra, per dare la sua vita per noi, perché noi vincessimo il nostro peccato: Io sono venuto per darvi la vita e darvela in abbondanza.

misericordia e il perdono, i quali, se sono sempre un dono di Dio, gratuito, che Dio concede quando e come vuole (ricordate la parabola del Figliol prodigo), esigono, però, una risposta dell’uomo, perché altrimenti Dio ritira il dono e ad esso subentra la punizione. Egli è il Padre misericordioso, ma anche il Giudice severo e giusto, che castiga e punisce. Ricordate il giudizio finale: via da me maledetti nel fuoco eterno. Sono qui anche per dirvi tutto l’impegno della Chiesa per voi: perché il carcere sia sempre più umano e che soprattutto sia ambiente di riscatto e di redenzione. Sono qui per dirvi che la Chiesa, seguendo Gesù, non è allineata con una certa cultura giustizialista, tipo quella espressa nel detto che spesso leggiamo sui giornali: chiudete e gettate la chiave. Seguendo l’insegnamento e l’esempio di Gesù, noi crediamo sempre nell’uomo e nella sua capacità di riscatto di redenzione. Il cappellano sta qui in mezzo a voi per questo: per ricordarvi quotidianamente questa grande verità di fede e di impegno pastorale della Chiesa. Tale verità noi non l’annunciamo solo qui in mezzo a voi, quasi a darvi una carezza e dirvi una parola di conforto, ma la predichiamo fuori di qui, affrontando

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ggi più che mai stiamo diventando consapevoli che la situazione presente, difficile in tutti i campi, non solo quello economico, esige una presa di coscienza da parte di tutti, per quanto ciascuno può fare per il bene comune, perché o ci salviamo assieme o non ci salviamo affatto. Carissimi fratelli, sperimento la mia difficoltà nel parlare a voi tutti, che avete i sentimenti più disparati: il sentimento di chi si sente ingiustamente detenuto qui; di chi si sente incompreso o male interpretato; di chi nella disperazione o rabbia ha commesso gesti inconsulti; di chi chiede perdono perché riconosce gli errori della vita passata e vuole riabilitarsi dinanzi alla propria conoscenza e alla società; di chi vorrebbe gli fosse concessa una seconda possibilità di vita; di chi chiede perdo-

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ono qui davanti a voi e non vi giudico e non vi condanno: però come Gesù vi dico: ritornate a lui, alla sua legge e al suo vangelo. In nome suo vi annuncio la

alcune volte anche la reazione violenta di certa stampa, allineata su posizioni giustizialiste. Ma il cammino di riconciliazione sociale è un percorso che deve essere fatto assieme. Noi non possiamo chiudere gli occhi o non ascoltare il grido angosciato di persone che piangono i loro morti uccisi dalla violenza. Non possiamo ignorare che nelle nostre montagne si coltiva droga che, immessa poi sui mercati delle nostre città e paesi come seme di morte tra giovani e meno giovani, è causa di tanto male. Non possiamo ignorare che molto traffico internazionale di droga passa proprio dalla Calabria. Non possiamo dimenticare che il mancato sviluppo della nostra terra dipende anche dal malaffare che si insinua nella vita politica, nella vita sociale ed economica, dalle vessazioni e intimidazioni che fanno inceppare l’apparato produttivo della nostra terra. Non possiamo dimenticare le lacrime di tanti genitori che vedono lentamente morire i loro figli distrutti dalla droga, che viene trafficata e distribuita per le strade della nostre città e paesi. Non possiamo girarci dall’altra parte dinanzi al fenomeno del pizzo e della tan-

genti, degli attentati intimidatori. Non possiamo per ultimo dimenticare il nuovo male che si va diffondendo anche tra le famiglie in questo tempo di crisi, ed è l’usura.

Q

uesti mali esistono. Non possiamo chiudere gli occhi su di essi. Non possiamo far finta di niente. E sono mali provocati non da extraterrestri, ma da noi stessi. Non sono mali inventati, ma generati dal nostro cuore duro e dal nostro desiderio di stare bene noi a discapito del bene comune e nel più totale disprezzo delle leggi. Sono mali commessi anche da credenti, da sedicenti cattolici, che magari vanno in chiesa, accendono candele ai santi, vanno dietro le processioni, portano sulle spalle le statue dei santi, umiliando così la religione, disprezzando praticamente Dio, che per mezzo del profeta si lamenta: voi fate offerte al tempio, ma le vostre mani sono bagnate di sangue. Spesso la Chiesa, quando parla di misericordia e di perdono per tutti, è accusata di non tener conto di questo che fa soffrire la società, che impedisce la riconciliazione sociale, la serenità e la pacificazione. Sono mali che generano odio nella società e che

fanno sì che si guardi con rabbia e con vendetta vero i detenuti e il carcere. Ecco perché parlavo di cammino, di incontro, di riconciliazione. Bisogna incontrarsi. Se alla società la Chiesa chiede comprensione per voi, animo aperto al perdono e alla riconciliazione; a chi ha fatto il male la Chiesa chiede conversione e riparazione. Ricordiamo il detto: se errare è un male, perseverarvi è diabolico. In questo cammino all’incontro, mi permetto di chiedervi, carissimi fratelli, di scongiurare eventuali amici, parenti, conoscenti, che si trovano tuttora nel giro della ‘ndrangheta o della malavita organizzata, a continuare a seminare morte in mezzo alla gente. Invitateli a spezzare il clima di paura e di intimidizzazione; a interrompere il mercato della droga, la piaga dell’usura, a distruggere le armi conservate in casa o nascoste in altri posti. La paura delle armi non ha mai creato le condizioni della pace. Ricordate le faide sanguinose della nostra terra di Calabria. Abbiamo bisogno di pace e di serenità; vogliamo che nella nostre piazze possa essere cantata la gioia della vita e non il lamento della morte. Ditegli, in nome di Dio. Fermate, se potete, le mani assassine, lo spaccio della droga, ogni tipo di malaffare. L’invito alla conversione, che voi da questo luogo farete, può essere ascoltato e accolto più delle parole di invito di un Vescovo; le pressioni a cambiare vita, esercitate da voi nei confronti di parenti e amici, possono influire più di mille prediche fatte da me, perché voi sperimentate la durezza della privazione della libertà e forse avete maturato, almeno chi si sente colpevole di qualcosa, la decisione di cambiare vita, una volta lasciato il carcere. Chi fa il male, lo sappiamo, può riuscire a farla franca per un periodo; poi finisce per cadere nella rete della giustizia e la sofferenza diventa poi grande per lui e per la sua famiglia. Si perde la gioia dello stare in famiglia e di vedere i figli crescere, mentre i familiari vanno correndo su e giù per l’Italia per visitare i propri parenti, detenuti alcune volte in carceri lontani centinaia e centinaia di kilometri; si spende tanto denaro per i processi e il benessere accumulato fa in fumo come un castello di carta per via della confisca dei beni dai parte dello Stato. Vale la pena vivere così, con questa paura? La chiamate vita, questa, vissuta sempre sul fino della paura di essere scoperti ed arrestati? Vorrei che si ripetesse tra voi quel che Gesù ha raccontato nella parabola del ricco Epulone, il quale, trovandosi nell’inferno, in una disperazione terribile per le sofferenze che aveva, chiede ad Abramo: manda Lazzaro ad avvisare i miei fratelli, perché si convertano e non facciano la mia stessa fine. Fratelli, abbiamo bisogno di un serio e deciso cammino all’incontro per riportare nella società la riconciliazione e la pace. Vi invito a fare la vostra parte. Alla società civile la Chiesa chiede di fare la loro parte. Con la speranza di giungere a questa pacificazione e riconciliazione e vedere le carceri spopolate, auguro a voi e alle vostre famiglie pace e benessere, mentre vi assicuro della mia preghiera.

DALLA PRIMA

Immersi nio Iachino, che esprime affetto e stima nei riguardi di padre Bartolomeo Sorge. L’alta statura teologica e spirituale del gesuita è nota nella chiesa italiana e oggi più che mai sembra accostarsi a quella del suo confratello e guida della Chiesa universale: Papa Francesco,. di cui riprende la convinzione che “spesso, per iniziare qualunque cammino di fede bisogna liberarsi dalla peggiore delle malattie: la rassegnazione”. Una chiesa stanca, rassegnata, ripiegata su se stessa non è testimone

della verità di Gesù Cristo. Il Vangelo non va soltanto citato, va vissuto… Viviamo un’epoca nuova, come se soffiasse nuovamente il vento di 50 anni fa, quello del’esperienza pentecostale del Vaticano II. Il tono simpatico e la semplicità di linguaggio del relatore – pur nei contenuti profondi – permettono ai partecipanti di seguire con interesse quella “sentinella” che diventa profeta nell’oggi della Chiesa RegginaBovese. Proprio pochi giorni fa la liturgia delle ore di martedì della XXIII settimana del T.O. ci ha proposto la lettura del profeta Abacuc: “Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare per vedere che cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti”. Il profeta, l’uomo di Dio, prima di annunciare ascolta, prega. Padre Sorge si presenta ai convegnisti non soltanto come colui che annuncia, ma soprattutto come colui che vive ciò che gli è stato sussurrato ai “piedi della fortezza”. Di questi uomini ha bisogno la Chiesa, di profeti e non di esperti tecnici di teologia, o quant’ltro, che riducono il mistero di Dio ad un groviglio di trattati vacui e sonori. Se l’annuncio passa dalla vita, chi ascolta diventa testimone delle meraviglie di Gesù Cristo.

I

l segno che il Concilio ha lasciato - ricorda padre Sorge nel suo primo punto della relazione – è fondamentale. Si passa dal Concilio di Trento che dava priorità alla Chiesa istituzione, al Vaticano II che dà centralità alla Chiesa Comunione, comunione degli uomini con Dio e quindi tra loro. I templi chiusi non “fermentano”, bisogna uscire da ogni forma di chiusura per sconfiggere l’autoreferenzialità e dare spazio alla comunione con chi sta fuori, non per imporre, ma proporre i valori del cristianesimo. Troppe volte la Chiesa Istituzione finisce, senza volerlo, con l’allontanare chi “sta fuori” ricorda padre Sorge. L’apparire, il lusso, le lauree ostentate, i titoli, non avvicinano a Gesù Cristo. Anche le tante Messe celebrate di corsa rivelano che non si è ancora capito che il cristiano non è una copia di Gesù Cristo, ma deve “incarnare” Gesù Cristo stesso. E’ Lui che parla e si rivela in tutto ciò che facciamo e operiamo. Da esperto oratore, il buon gesuita tra un punto e l’altro del suo discorso cerca la “captatio

benevolentiae” degli astanti e racconta qualche aneddoto. A proposito del potere che insidia la Chiesa, ricorda una lettera in cui Papa Eugenio III monaco, scrive al suo confratello S. Bernardo. “Caro Bernardo, potresti dirmi come posso fare per essere un buon Papa?” e il santo monaco risponde: “Ricordati che sei successore di un pescatore e non di un imperatore”. Gesù ha scelto un pescatore e lo ha posto a capo della Chiesa perché esercitasse un ruolo di responsabilità come servizio e non come potere. Interroghiamoci sui nostri modi di servire! ammonisce Sorge. L’altro punto in cui il Vaticano II indica una nuova strada è

quello che vede la Chiesa nella sua dimensione sociale.

I

l cristiano deve “impastarsi” con il mondo, con le culture dominanti perché siamo tutti figli dello stesso Dio, pur nella diversità delle idee e del pensiero. Ecco, quindi, che la presenza dei laici diventa fondamentale nella Chiesa. Dal Vaticano II in poi, si passa dalla “Chiesa società perfetta” alla “Chiesa popolo di Dio” in cui i fedeli laici non sono cristiani di serie B. Senz’altro è fondamentale ricordare che il cristianesimo non può essere un fatto privato. La testimonianza pubblica lo impegna nella costruzione della città dell’uomo, senza confondere questo impegno con un’esposizione mediatica sterile. E’ importante dunque il dialogo, il messaggio, il colloquio con chi sta accanto a noi, ma senza dimenticare che egli attende una testimonianza vera. Padre Sorge conclude con un tono commosso ricordando la sua esperienza nella città di Palermo, tra i laici impegnati nella lotta alla criminalità organizzata. “Dopo tanti anni di insegnamento alla Gregoriana, mi trovai immerso in un mondo tutto da scoprire” - afferma il gesuita. E continua dicendo che immagina la città di Reggio Calabria come una sorella vicina a Palermo. Due città provate, ma colme di coraggio. In questo contesto, nei nostri ambienti dobbiamo da cristiani “splendere come astri nel mondo” Gaetana Covelli. Sul prossimo numero il servizio sul secondo e terzo giorno del Convegno

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Avvenire di Calabria n° 32 - 2013  

Avvenire di Calabria ANNO LXVI - N. 32 - 14 SETTEMBRE 2013.

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