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Trasparenza (parte seconda)

La legge è uguale per tutti, ma si sa che l’Italia è un paese creativo e anticonformista. Fortuna vuole che Anzio sia una cellula di questa nazione e che ben rappresenti gli atteggiamenti indicativi del profilo morale di una classe politica italiana tutta da riformare. Per migliorare la trasparenza tra cittadini e amministratori, una norma richiede a tutti i consiglieri dei comuni superiori ai 50.000 abitanti di depositare ogni anno le proprie dichiarazioni dei redditi e renderle visibili ai cittadini, favorendo, così, un aumento di credibilità della classe dirigente . La “casta di Anzio” non risponde all’unisono, sicura appunto della relatività della legge. Insomma “c’è chi può!”. Hanno depositato le proprie dichiarazioni dei redditi solamente i consiglieri Aurelio Lo Fazio, Ivano Bernardone, Massimo Creo, Paride Tulli, tutti di area PD. L’argomento sembra non interessare gli altri 35 membri della giunta e del consiglio comunale della nostra città. Sbagliano i cittadini a questo punto a pensare male? Perché tutta questa resistenza su una questione così importante? Anzio-Space è andato a ricercare interessantissimi dati che furono pubblicati nel 2005 nel sito dell’Agenzia delle Entrate e abbiamo trovato il reddito imponibile di 27 degli attuali amministratori e consiglieri di centro destra e di centro sinistra. Ci siamo fatti due conti. Abbiamo escluso i sei che possedevano incarichi dirigenziali e quindi un reddito annuo superiore ai 47.000 euro, e abbiamo fatto la media del reddito annuo dei restanti 21 politici. La media risultante è stata di 13.870 ciascuno. In sintesi, 21 dei nostri attuali amministratori, vivendo dello stretto necessario con le proprie famiglie per tutto il 2005, avrebbero in quell’anno potuto mettere da parte soldi per acquistare un “Ciaetto” usato. Ovviamente la media risultante ha salvato coloro che, in quello stesso anno, avremmo dovuto trovare in fila agli sportelli dei servizi sociali, e danneggiato chi avrebbe potuto acquistare una Fiat Punto full optional invece che un Ciao. Con l’augurio che le cose siano oggi migliorate un po’ per tutti i nostri amministratori, contiamo di vedere presto le loro attuali dichiarazioni dei redditi pubblicate. I cittadini hanno bisogno di vederci chiaro. Andrea Mingiacchi

POLVERINI SENZA PIETÀ COLPISCE I MALATI ONCOLOGICI I tagli della regione negano ai malati di tumore la possibilità di curarsi vicino casa

UN ORIZZONTE DI SASSI E SCHIUMA L’”esperimento” delle barriere soffolte a largo di Anzio convince sempre meno

PORTO, È L’ORA DELLA VERITÀ

Intervista al Senatore Candido De Angelis, tra gli artefici del progetto della Capo d’Anzio

A LAVINIO SPIAGGE EROSE E MARE SPORCO

Il lido ha perso la sfida sul turismo offrendo poche spiagge libere e acque torbide

ALFIERO ALFIERI: “SOGNO UNA SCUOLA DI TEATRO DIALETTALE”

Il grande maestro e comico romano racconta l’amore che lo lega alla nostra cittadina


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POLVERINI SENZA PIETÀ COLPISCE I MALATI ONCOLOGICI I tagli del Governatore del Lazio negano ai malati di tumore la possibilità di curarsi ed essere assistiti vicino casa Non contenti di aver tagliato alle nostre popolazioni la patologia neonatale, il livello delle prestazioni di ostetricia, l’attività del centro trasfusionale; non soddisfatti di aver disposto il blocco delle assunzioni di ogni figura di personale, sia medico che infermieristico, tecnico e ausiliario, lasciando comunque sostanzialmente invariati i vantaggi per le strutture private, i tecnici e i politici che affiancano la Presidente Polverini nell’opera di spoliazione della sanità pubblica provinciale, quella più vicina alla gente e più lontana dai grandi centri di potere pubblici e privati situati a Roma, sono arrivati a colpire l’esigenza fondamentale per chi è malato di tumore: quella di curarsi ed essere assistiti vicino casa. È così che il Piano Regionale della riduzione dei posti letto nel Lazio - entrato di recente in vigore con il Decreto n. 48/2010 della Presidente Polverini, nella sua qualità di Commissario del Governo per la Sanità del Lazio - ha disposto la totale eliminazione dei sei posti letto di day hospital oncologico, ospitati attualmente all’interno dell’ospedale Villa Albani,e in procinto di essere trasferiti in una sede più ampia e adeguata nel nuovo Padiglione Faina dell’ospedale di Anzio. Tutti propositi e programmi elaborati nel tempo all’interno delle strutture locali e destinati a essere ridimensionati a causa della decisione presa dall’attuale Presidente. Infatti, la nuova sede nel Faina consentirà al servizio di essere vicino ed avere a portata di mano per i propri utenti tutti i servizi diagnostici e terapeutici necessari alla loro assistenza (radiologia, ecografia, tac, analisi, chirurgia, anestesia e terapia del dolore, ecc.). Ma questo programma locale di sistemazione e razionalizzazione del day hospital oncologico viene oggi in buona parte compromesso dall’assurda decisione regionale. Perché il day hospital è una forma di ricovero non a tempo pieno (solo un giorno) che consente di trattare, per ciascun posto letto, due pazienti al giorno, trattenendo il paziente solo per una metà giornata senza allontanarlo dalla famiglia, e però praticando tutte le terapie di cui ha bisogno e tutti gli accertamenti diagnostici ritenuti necessari. E tutto questo senza impegnativa, senza ticket, avendo peraltro una regolare cartella clinica su cui i medici riportano il diario di quanto viene prescritto

ed effettuato per ogni giornata di accesso. Insomma una vera e propria “presa in carico” della persona ammalata di una così grave malattia cronica. Il servizio di oncologia della ASL RMH è cresciuto nel tempo, organizzato per le diverse aree in piccoli reparti di day hospital localizzati, fino a ieri, negli ospedali di Anzio, Albano e Frascati, tutti affidati a singoli medici responsabili di struttura,coordinati da un’unica direzione, un unico Primario che è il dott. Mario Barduagni,e rede di un nome che è scritto nella storia dell’oncologia italiana. A questa razionale organizzazione si è arrivati nel tempo, assicurando ai pazienti dei vari comprensori da cui è formata la ASL RMH di avere le cure indispensabili al trattamento della loro malattia vicino casa. Nel tempo sono anche cresciuti servizi per il trattamento e la prevenzione di alcuni tumori, come quelli dedicati alla chirurgia del cancro della mammella di Albano ed Anzio e sono fiorite le attività di screening per la prevenzione di tale diffusa e pericolosa malattia oncologica della donna. Altri programma di screening sono stati avviati per la prevenzione del cancro dell’utero e quello del colon. Ricordiamo per questi programmi l’opera meritoria e pionieristica del dott. Alessandro Vella, attuale Direttore del Dipartimento Oncologico della RMH. La decisione regionale ridimensiona notevolmente l’organizzazione descritta, perché elimina i posti letto di day hospital di Anzio e Frascati, lasciando solo quelli di Albano, con la conseguenza che i pazienti di Anzio e Nettuno, per essere trattati in tale regime di ricovero, dovrebbero recarsi ad Albano o a Roma; con tutte le conseguenze pratiche che lasciamo immaginare per persone che sono comunque affette da una malattia grave, invalidante e, nel 50 % dei casi, mortale. Al posto del day hospital è rimasto ad Anzio l’ambulatorio oncologico, ma questo non può fare tutte le attività del d.h.: intanto per accedervi è necessaria l’impegnativa e poi tutti gli accertamenti diagnostici dovrebbero essere effettuati tramite impegnative e passando sotto le forche caudine delle liste d’attesa e anche dei ticket per quanti non sono esenti per reddito o per invalidità o sono in attesa dei necessari riconoscimenti. E poi i trattamenti con farmaci pesanti e dagli

effetti spesso imprevedibili richiedono un regime di ricovero ospedaliero, secondo tutte le linee guida nazionali e internazionali, per questo è prescritto il day hospital che assicura il miglior tipo di assistenza. È vero che la ASL RMH, e per essa la direzione sanitaria, sia aziendale che dell’ospedale di Anzio, hanno disposto l’organizzazione di tale ambulatorio in modo da assicurare ai pazienti oncologici una sorta di “corsia preferenziale” per l’accesso a tutti i servizi diagnostici, ma questo non esime dalle responsabilità derivanti dalla natura giuridica del regime di ambulatorio rispetto a quello di più ampio raggio del day hospital: ciò vale in particolare per gli operatori sanitari, per i medici, che, dopo aver richiesto per anni di essere più vicini ai servizi di emergenza dell’ospedale per essere pronti ad ogni evenienza derivante dall’effetto dei farmaci pesanti utilizzati nelle terapie, al momento di raggiungere tale risultato di sicurezza per i pazienti, vedono ora ripiombarsi in una situazione che rende pericolosa più di prima la loro opera. Tutto ciò peraltro non porterà ad alcun risparmio, perché i locali rimarranno a disposizione del servizio,il personale medico e infermieristico ugualmente, i farmaci, spesso costosissimi, continueranno ad essere utilizzati. Insomma, a rimetterci sarà il più debole: il malato, colui piuttosto dovrebbe essere al centro del Servizio Sanitario. In una zona, come Anzio e Nettuno che, come ha ricordato anche il Sen. De Angelis, ha già dato, provvedendo con le sue sole forze, a suo tempo, e grazie all’intuizione del mondo politico e professionale locale, a chiudere un ospedale senza manifestazioni e barricate, ottenendo da soli la razionalizzazione del Servizio Sanitario, che oggi la Regione Lazio sotto la guida della Polverini, con le sue cervellotiche decisioni, sta rimettendo in discussione. Concludiamo dicendo che sottoscriviamo e invitiamo tutti i cittadini a sottoscrivere la petizione che l’ANDOS (Associazione Donne Operate al Seno) di Anzio-Nettuno ha lanciato in questi giorni,sotto la spinta dell’instancabile Adriana Claroni, per dire NO alla chiusura del Day Hospital Oncologico. Sperando che la Polverini ascolti i cittadini. red


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un orizzonte di sassi e schiuma L’esperimento delle barriere convince sempre meno

È stata un’estate strana: iniziata con un luglio perturbato e fresco e finita con un agosto caldo torrido e in tutto questo l’esperimento che la Regione di concerto col nostro Comune ha messo in atto sul litorale di Marechiaro – Lido delle Sirene ha dato tutti i suoi frutti. Abbiamo scoperto non poche cose in questi 2 mesi “turistici”. Intanto quella che è sempre stata sabbia è diventata terra, mista a sabbia e sassi di diverse dimensioni, in alcuni punti specie in prossimità della barriera di massi, è diventata melma. E questo crea un incremento della torbidità dell’acqua specialmente dopo piccole mareggiate o anche giornate ventose. Se tutto è immobile, l’acqua interna è splendida e sembra una vera e propria vasca da bagno, ma appena

qualcosa inizia a muoversi le cose cambiano e l’acqua si intorbidisce e forma soprattutto a riva dei ristagni di acqua nerastra e schiuma marrone. Grazie a Dio, durante questi mesi non è piovuto…. Grazie a Dio! Perché l’unica volta che una perturbazione, a inizio luglio, ha portato una mezza giornata di pioggia, dal bocchettone presente sulla spiaggia in prossimità dello “scoglio dell’Orso” è uscita una quantità di acqua putrida che in poche ora ha riempito l’intero “Laghetto delle Sirene”. E quel nauseante liquame che in pochi giorni è scomparso dove sarà finito? Non sarà forse stato assorbito dalla sabbia e evaporato sulle rocce? È salutare tutto questo? Quello che prima il mare depurava e puliva

col suo naturale flusso è stato bloccato in questo stagno, che a detta dei suoi sostenitori (pochi ormai) sarà diverso, sarà migliore…. Vi invitiamo ad andare a leggere i numeri precedenti di Anzio-Space (www.00042.it) dove è spiegato su più articoli il progetto nella sua interezza e farvi un’opinione a riguardo su una base certa e non sulle varie dicerie che si sentono tutti i giorni. Sì i massi saranno per lo più a pelo d’acqua, ma per un chilometro e mezzo fino a Tor Caldara e poi ancora per quasi QUATTRO chilometri e mezzo fino a Capo d’Anzio per creare quelle che i progettisti chiamano “celle” di 100x200 metri. Provate a passare dall’acqua interna dello stagno al mare aperto attraverso l’unico canale lasciato davanti allo stabilimento La Scialuppa: troppo basso per nuotare agevolmente, troppo scivoloso (rocce a pelo d’acqua ricoperte di alghe) per camminare e questo per 10 metri…. E questo per tutta la nostra costa!!!! Da tempo cittadini e associazioni (Legambiente, Green Ocean Surfing….) cercano di ottenere delle risposte e delle modifiche. Una risposta è arrivata: il progetto non ha la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) e la Procura della Repubblica sta indagando. A ottobre i lavori dovrebbero riprendere, cosa succederà? Salveranno la nostra splendida costa? Bruno Pepe


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PORTO, È L’ORA DELLA VERITÀ Intervista al Senatore Candido De Angelis, tra gli artefici del progetto Capo d’Anzio

Da sindaco è stato in prima linea per il progetto del porto, oggi il senatore Candido De Angelis ci spiega quali sono i tempi e il percorso che porteranno alla realizzazione del nuovo approdo nella città di Anzio, la più importante opera dal dopo guerra ad oggi. Senatore, a fine settembre è prevista la firma per la concessione demaniale, ultima tappa dell’iter procedurale, quali sono i tempi per l’apertura del primo cantiere? “Mi auguro che la regione acceleri i tempi per la concessione, confermandoci che nel mese

di settembre venga firmata, poi partiranno le procedure per le gare di appalto, prevedendo l’inizio dei lavori per il 2012”. Quali sono i tempi previsti per la realizzazione dell’opera? “Per la realizzazione completa del nuovo porto ci vorranno almeno 4 anni, con l’augurio che non vi siano imprevisti in corso d’opera” In questi 4 anni quali problematiche dovranno affrontare gli operatori portuali ed i commercianti della zona adiacente al cantiere? “Sappiamo dei disagi che gli verranno creati, ma già nel 1999 quando ero sindaco e si incominciò a parlare del progetto, trovammo la disponibilità da parte loro ad affrontare, nel corso d’opera, difficoltà sia logistiche che economiche, consapevoli che tali sacrifici saranno ampiamente ripagati a fine lavori. A tale riguardo auspico che siano informati con riunioni periodiche anche per conoscere le loro esigenze. Mi sento di suggerire anche assemblee e incontri pubblici in tutti i quartieri perchè quest’opera avrà ricadute positive su tutta la città che l’amministrazione deve far conoscere”. Il costo dell’opera impone una maggiore attenzione per la vendita dei posti barca, soprattutto quelli di lunghezza dai 10 mt ai 25 mt. Non pensa che finora sia stata fatta poca pubblicità al nuovo porto? “Effettivamente la partenza, sotto questo

punto di vista, è stata riduttiva. Infatti in Italia non tutti sanno che ad Anzio si stanno vendendo i posti barca, non a caso so che si provvederà ad una operazione di marketing che dia visibilità a livello nazionale ed internazionale. La Capo d’Anzio sarà presente al 51° Salone Nautico di Genova, in programma dall’1 al 9 ottobre 2011, vetrina di tutto rispetto per il nuovo Porto”. Cosa risponde a chi ritiene che tale progetto sia al di sopra delle potenzialità della città di Anzio? “È un’operazione di tutto rispetto per la storicità marinara che Anzio riveste, oltre ad essere un’opera turistica e commerciale che creerà - insieme a Nettuno - un polo di attrazione con strutture di altissimo livello nautico. Con una capacità di circa 2.000 posti barca sarà sicuro un volano economico per tutta la cittadina, senza dimenticare che verranno anche migliorate le strutture di lavoro portuali, creando nuove occupazioni”. Cosa risponde a coloro che temono per la salvaguardia del sito archeologico situato presso le grotte di Nerone, vista la vicinanza del nuovo porto? “La Soprintendenza ai beni culturali, dopo un accurato studio effettuato prima del progetto, ha espresso il parere favorevole rilasciando l’autorizzazione all’esecuzione dell’opera, ulteriore garanzia nella salvaguardia del sito archeologico culla della storicità di Anzio”. Cristiano Di Rosa

Come va la differenziata?

Un primo bilancio a due mesi dall’inizio della raccolta porta a porta Ad Anzio il progetto di raccolta differenziata dei rifiuti “porta a porta” è partito ufficialmente il 20 giugno, con il coinvolgimento di 1700 utenze di Anzio Colonia e Quartiere Marconi. È stato scelto tale territorio come campione sperimentale proprio perché provvisto di un buon numero di residenti, molte attività, nonché la caserma militare e quella dei Carabinieri. L’intera iniziativa è stata adeguatamente illustrata tramite opuscoli e mediazioni di esperti con i cittadini, e vi sono stati anche incontri tra gli stessi con l’amministrazione. Inoltre sono stati creati appositamente un sito e un numero verde per le segnalazioni. Per esaminare gli effetti e la giusta assimilazione di questo netto cambiamento che incide sulla vita quotidiana, due mesi sono pochi, ma forse sufficienti a dare qualche spunto. Senza

ombra di dubbio la cittadinanza sta mettendo il suo impegno nel mettere in discussione quei meccanismi che, per anni, erano diventati un’abitudine. Nel discernere i rifiuti uno dall’altro sicuramente si sono riscontrate difficoltà da parte delle persone più anziane. È vero che sono state fornite delle linee guida, ma non è così impossibile incappare in un errore di valutazione. Per esempio c’è ancora incertezza sulla classificazione di particolari materiali: il pacco di caffè vuoto è plastica o carta? Nei giorni previsti, il materiale viene ritirato anche se non c’è sempre una puntualità sull’orario, che è variabile. Curioso è stato sapere che anche se lo spazio del contenitore (come scritto nelle indicazioni) non risulta sufficiente per smaltire un materiale e si appoggia del materiale sempre della stessa tipologia sopra, tale rifiuto non viene

ritirato; probabilmente è un ulteriore segno all’“educare” la cittadinanza per il rispetto delle regole. È anche vero però che se capita spesso di raccogliere molta più carta rispetto al contenitore, si potrebbe pensare di farlo più capiente. Tanto più che questa viene ritirata solo il sabato. Altra piccola ombra è la modalità del sistema di controllo apportato per il regolare smaltimento: molti cittadini ancora non hanno capito in che modo si attua l’ispezione dei rifiuti. Per il resto si può solo sperare che tale lodevole e ormai indispensabile iniziativa, proceda il più velocemente possibile su tutto il comune di Anzio, e magari si affinino le già buone forme di orientamento del cittadino per un processo di smaltimento di fluido e meno problematico. Avanti così. Stefano Chiappini


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DONNE IN POLITICA, CENTRODESTRA: “NO GRAZIE” La proposta dei consiglieri del Partito Democratico che prevedeva una modifica di Statuto e Regolamento comunali per favorire l’ingresso delle donne in politica non passa in Consiglio Si parla tanto dei costi della politica in questo periodo, della trasparenza, della necessità di scoperchiare il sistema corporativo delle classi dirigenti in Parlamento e in generale nel mondo delle istituzioni. Ad Anzio il 4 agosto scorso abbiamo assistito ad una dimostrazione che, dobbiamo dirlo, è riconducibile solo ad una parte di quel mondo, quella del centrodestra anziate, dell’e sistenza di questa corporazione. Era, infatti, in discussione e in votazione la proposta di mozione PD che il circolo “Angelo Vassallo” di Anzio centro aveva elaborato con un gruppo di lavoro tra febbraio e marzo per l’istituzione di una commissione consiliare per le pari opportunità di genere e per il vincolo di almeno un 30% di donne in Giunta a partire dalla prossima consiliatura. Una proposta in linea con lo spirito della Carta Costituzionale e con tutte le diverse leggi ordinarie che hanno riorganizzato e provato ad attuare una effettiva partecipazione delle donne alla vita sociale, economica e politica del nostro Paese. Anche il più importante e grande comune d’Italia come Roma ha dovuto adeguarsi tanto che il Sindaco Alemanno ha dovuto provvedere a riformulare la composizione della sua giunta, dopo che una sentenza del Tar aveva accolto il ricorso di alcuni consiglieri del PD e “bocciato” la giunta capitolina, giudicata troppo “maschile” per le norme in atto. La nostra proposta in sostanza chiedeva una modifica dello Statuto e del Regolamento Comunale - in linea anche con quello espresso più volte dallo stesso Capo dello Stato, Giorgio Napolitano sull’argomento in questi anni- che avrebbe dovuto, speravamo, essere approvata in maniera unanime, bipartisan. Ma così non è stato: la bocciatura è arrivata con 17 voti contrari - quelli di tutta la maggioranza di centrodestra contro i 7 del gruppo consiliare del PD. Dal sindaco Bruschini, al capogruppo del PDL, Romeo De Angelis, per passare anche nella voce dell’unica donna presente in Consiglio Comunale, Roberta Cafà, tutti a dire “No, non va bene, è strumentale come proposta e comunque ne parleremo a fine consiliatura”. È un comportamento da “casta”, non solo politica, ma addirittura sessista. Inutile aggiungere altro. O, forse, solo che a governare Anzio c’è, purtroppo, una classe dirigente inadeguata. Come si può considerare “strumentale” una proposta che invece è “istituzionale” e che evidentemente non sa che le cosiddette “quote” laddove sono state applicate - c come negli Stati Uniti - non hanno sminuito ma aiutato a costruire e a valorizzare la partecipazione delle cosiddette “minoranze” che poi minoranze non sono. Crediamo, anche stavolta, che la nostra città e le donne di questa città abbiano perso un’o ccasione. Tuttavia, è una proposta nella quale crediamo e porteremo avanti la nostra battaglia anche su Facebook dove abbiamo istituito il gruppo “PARI OPPORTUNITÀ PER LE DONNE IN POLITICA AD ANZIO” chiedendo a tutti di aderire, diffondere e pubblicizzare per un paese più civile, moderno e all’avanguardia. Angelo Pugliese Segretario del Circolo PD di Anzio Centro “ANGELO VASSALLO”

CROCE ROSSA ITALIANA

Corso per Allieve Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana Sono aperte presso il Comitato Anzio - Nettuno - Ardea le iscrizione per il XVIII Corso per Allieve Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana. I requisiti documentati, necessari ad effettuare la richiesta di ammissione al corso sono: • • • • • • •

cittadinanza Italiana; aver compiuto la maggiore età e non aver superato i 55 anni; possesso del Titolo di studio di scuola secondaria di 2°grado; sana e robusta costituzione, con idoneità all’esercizio delle funzioni; certificato del casellario giudiziale; consenso dell’Amministrazione di appartenenza (Stato o Ente pubblico o privato); certificato di Socia C.R.I.

Il Corso per Infermiere Volontarie II.VV. prevede un percorso formativo teorico - pratico e di pratica clinica di durata biennale, orientato a fornire competenze attuali in ambito sociosanitario con un particolare sviluppo nel campo dell’emergenza, come stabilito dalla Disciplina del Corso di Studi delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana approvato con Decreto 9 novembre 2010 (GU n°9 del13/01/11) del Ministero della Salute. Al termine del corso, previo superamento degli esami previsti e con consenso dell’Ispettrice Nazionale, viene conseguito il titolo di: Diploma di Infermiera Volontaria delle Croce Rossa Italiana Le candidate in possesso di titolo di studi di ambito sanitario potranno allegare alla domanda d’ iscrizione, al fine di valutazione, un curriculum studi dettagliato. Per ulteriori informazioni e per le iscrizioni al Corso, rivolgersi a: Ispettorato II.VV. CRI, sede CRI Riviera Zanardelli, 105 – Anzio Tel. 06. 98.48.401 – 06. 98.48.400 aperto il martedì e giovedì ore 9,30 – 12,30 Le iscrizioni si chiuderanno il 15 Ottobre 2011


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MARIO LEOCATA

SCRITTORE ECLETTICO MA SENZA “SEGRETI” Intervista all’autore di molti romanzi tra cui “Il segreto del Sahara”

La sua carriera è vastissima: come presentarla? “Diciamo che indubbiamente la vena originaria è quella del romanziere e dello sceneggiatore. Inoltre mi sono sempre piaciute le materie umanistiche e le ho studiate parallelamente agli studi in legge. Quindi ho sempre studiato storia, filosofia, storia dell’arte, archeologia... anche se in maniera non accademica. Dopo i primi romanzi, mi è venuta l’idea di rispondere alla domanda “perché Gesù è nato quando è nato?” ed ho condotto un’indagine storico- filosofica. Ho studiato il processo di evoluzione del pensiero che ha permesso che il progetto di Dio e la consapevolezza dell’uomo si incontrassero al momento giusto: da qui Iesu Rebus, Alla Ricerca delle Arche, e in conclusione Sulle Tracce del Messia, con cui s’è chiusa la trilogia dei saggi. Infine nel 2009 è uscito Canne Mozze, un romanzo che avevo già scritto 15 anni prima. Il romanzo fu censurato drasticamente da tutti gli editori che lo hanno letto. Canne Mozze prende spunto dal racconto di un ragazzo che a 14 anni è fuggito dalla Calabria della ‘ndrangheta. Mi è stata data l’occasione di creare intorno a questo nocciolo tutta una “polpa” che riguarda la società italiana. Anche quel momento del dopoguerra in cui la ‘ndrangheta si alleò col partito comunista, fatto questo che ha fatto sempre storcere il naso, perché all’epoca non si poteva parlare male del comunismo fino a quando Pansa ha aperto la breccia, parlandone male lui. Questo ha ritardato di 15 anni la data di uscita del romanzo, quando l’ultimo editore al quale l’ho proposto, Curcio, lo ha pubblicato. Volevo organizzare qui ad Anzio una bella presentazione al liceo Chris Chappell, facendo anche partecipare qualche personalità politica o culturale, ma ci sono stati problemi con l’editore. Mi piacerebbe lo stesso fare una cosa un po’ particolare, ossia sfidare i lettori del giornale e i residenti di Anzio e Nettuno a dirmi come posizionerebbero Canne Mozze nella graduatoria dei libri che hanno letto... una sfida di carattere letterario”. Cosa distingue Canne Mozze da testi come Gomorra e Romanzo Criminale?

“Il mio è un romanzo decisamente di carattere narrativo, tutto basato sulla creatività. Quello che in me è molto forte è l’evocazione figurativa delle vicende dei personaggi e dei caratteri, ossia Canne Mozze non è una fotografia, è piuttosto uno sviluppo dell’anima, un romanzo globale. Senz’altro è diverso da entrambi. È un romanzo che, con un preciso interesse sui personaggi e sull’ambiente, vuole far comprendere ai lettori ignari come sia possibile che un fenomeno sia così radicato da diventare dominante sulle coscienze, sugli affari, sulla giustizia. L’importante è questo: che si pensi, che si rifletta su questo fenomeno riguardante la nazione intera, in quanto mafia, camorra e ‘ndrangheta sono tre cancri dell’Italia. E allora quando posso cerco sempre di motivare il tutto a questa finalità, che il lettore pensi il più possibile”. Lei scrive “il pregio aggiuntivo dei talenti culturalispirituali è che ti lasciano in penombra”, può darci un commento, anche riguardo il clima culturale italiano? “Il clima culturale italiano è malato di protagonismo, nel senso che chi è iscritto come intellettuale a una determinata ideologia, a certi partiti, viene giudicato in base a questi. Ecco perché viene fuori questa confessione, una confessione autobiografica, perché se uno vuole essere autonomo e indipendente rimane in penombra, in seconda linea. Quello che però conta è che se uno ha dei talenti, deve esprimerli al massimo, in modo che siano di beneficio agli altri: se porta la propria personalità, il proprio talento a beneficio degli altri allora lo scopo di qualsiasi vita di artista è raggiunto. Solo questo è importante, e penso che tutti gli artisti siano così, anche i più egocentrici”. Gino Querini

DAL 1° SETTEMBRE AL BANDO SCONTI SUI LIBRI SUPERIORI AL 15% Entrerà in vigore dal 1º settembre la legge Levi sulla disciplina del prezzo dei libri che, nelle intenzioni del legislatore, regolamenta il settore in modo da proteggere le piccole librerie dalla grande distribuzione. La legge impone che sui libri i venditori non possano fare sconti superiori al 15% salvo eventi come fiere e promozioni nelle quali si può arrivare fino al 25%, non più che per un mese l’anno. Tutto ciò non si applica al mercato dell’usato e del raro e comunque decade per i libri usciti da venti mesi. La legge, che ha ottenuto appoggio bipartisan e il plauso dell’Associazione Italiana Editori, è stata comunque seguita da polemiche. In particolare, gruppi di consumatori la vedono come un tentativo di eliminare dal mercato i venditori online come Amazon che potevano offrire sconti più elevati rispetto alla distribuzione tradizionale, mentre alcuni osservatori hanno anche sollevato dubbi sulla costituzionalità della legge, in quanto violerebbe l’art. 41 sulla libera iniziativa economica. G.Q.


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COSA SCRIVONO SU ANZIO…

Rinasce la Piscina dei mondiali

Al terzo bando di gara la Provincia di Roma è riuscita ad affidare la gestione della piscina scoperta da venticinque metri realizzata ad Anzio in occasione dei mondiali di nuoto 2009 e da un anno abbandonata al più completo degrado. Ad aggiudicarsi il bando è stata l’associazione sportiva di arti da combattimento Eoica fight club di Anzio che, dunque, gestirà l’impianto per i prossimi sei anni, rinnovabili per altri sei. (…) Insomma dopo due anni esatti Anzio recupera un impianto che sembrava una di quelle cattedrali nel deserto lasciate dal mondiale di nuoto a Roma. Ostia - Litorale

- 24 luglio 2011

Integrazione tra stranieri progetto di Toselli

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Presto Anzio sarà una vera e propria città multietnica. Non si tratta di uno slogan qualsiasi, ma dall’impegno preso all’unanimità dal consiglio comunale del centro neroniano, che ha approvato, su proposta del consigliere Enzo Toselli afferente all’associazione “Sinistra senza aggettivi”, l’istituzione della figura del consigliere comunale aggiunto e della consulta per l’immigrazione. Il progetto di Toselli prevede l’elezione diretta, da parte dei cittadini extracomunitari residenti in città, dei vari membri della consulta. - 12 agosto 2011

Stabilimenti balneari evaso un euro su 2

Gli effetti della manovra si sentono già: la linea del rigore sferza il litorale. Ferragosto amaro per gli stabilimenti, “sorvegliati speciali” dell’agenzia delle Entrate. Al bliz della II Direzione provinciale di Roma emerge un tasso di evasione di quasi il 50%: “Maggiori ricavi per oltre 1 milione di euro – precisano gli ispettori del Fisco -, reddito medio rilevato pari a 86mila euro fronte dei circa 18mila dichiarati”. Secondo le prime verifiche - dieci tra Ostia, Fiumicino, Anzio, Fregene e Nettuno – gli utili dichiarati non coinciderebbero con il volume di affari. Il numero di ombrelloni e cabine o i proventi di bar e ristorazione sarebbero sottostimati: ricavi troppo bassi mentre ricettività e affluenza farebbero supporre altri margini di guadagno. (…) Il Sib, Sindacato Balneari di Anzio e Nettuno, sottoporrà all’Agenzia delle Entrate un documento con gli indicatori da prender in esame per il nuovo studio di settore (l’ultimo è del 2008 ndr). La sintesi delle (auspicate) linee guida è che “il numero degli ombrelloni montati in spiaggia non sempre corrisponde a quelli affittati”.. -17 agosto 2011

Quanto costa la politica locale

Il loro stipendio non è assolutamente paragonabile a quello di Ministri, Deputati e Senatori, ma anche le classi politiche di Anzio e Nettuno hanno un costo. Nella cittadina tirrenica neroniana, poi, gli stessi politici hanno anche deciso di aumentare

i loro rimborsi, certo di pochi spiccioli, ma il segnale inviato ai residenti resta. Forse, però, la decisione è stata presa per allineare lo stipendio a quello dei colleghi nettunesi che partono con una busta paga di base più alte. Cominciando a snocciolare cifre, comunque, ad Anzio le indennità di Sindaco e Assessori sono passate da 216mila euro a 217mila euro. Quella del primo cittadino è aumentata di 4mila euro mentre quelle dei componenti della Giunta sono salite di 2mila euro. (…) Per quanto riguarda i consiglieri comunali le indennità sono rimaste le stesse del 2010 e cioè di 34mila euro: 12mila per le presenze ai consigli comunali e 22mila per quelle relative alle commissioni. Salgono di 3mila euro, passando da 6mila a 9mila, sia gli oneri per permessi e aspettative di sindaco e assessori, sia il rimborso di oneri retributivi ai datori di lavoro. - 20 agosto 2011

Qui Radio Nerone

Nerone!! Nerone!! Acclama la gente quando il mio spirito passeggia per la cittadina di Anzio, e siccome il popolo sa che sono uno spirito buono, mi informa su tante cose perché io possa intercedere con i potenti della città. Negli ultimi tempi una pletora di giovani patrizi si avvicinano scontenti. Mi lamentano il fatto che in quel di Villa Sarsina c’è poca considerazione delle loro competenze. Questi giovani patrizi, ingegneri, avvocati, architetti, sono scontenti perché sembrerebbe che il comune preferisca dare incarichi, per i lavori di pubblica utilità, ai soliti noti, ossia alle vecchie cariatidi. E solo in minima parte si favorisce un lavoro verso più giovani specialisti. Oh! Sindacus! Tranquillo! Li ho zittiti tutti! Ho detto che gli daremo un’importante funzione per la ristrutturazione della mia villa imperiale! Quando saranno spiriti!


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LA CURA… ROTATORIA A LAVINIO SALVATRAFFICO: VERDE E SIEPI ALL’ENTRATA DELLA CITTÀ

L’INCURIA…

All’entrata di Anzio finalmente una rotatoria degna della città. Si sa che ogni tanto l’abito fa il monaco, che la prima impressione a volte può contare e che una bella confezione può fare più di un regalo. Così, anche per la nostra città, la rotatoria di Lavinio Stazione, finalmente terminata, oltre ad eliminare notevoli problemi di traffico – c’è anche il passaggio a livello sulla destra – può contribuire a dare una buona impressione della città, almeno a chi sta per arrivare ma è ancora lontano dal centro. Plauso indubbio all’opera ma si dovrebbe lavorare ancora per abbellire e recuperare il quartiere di Lavinio, a iniziare dalla zona della stazione, per andare poi a Lavinio mare, alla passeggiata (inguardabile), a molte attività commerciali chiuse e mai riaperte (frutto di crisi sì, ma anche di mancanza di incentivi), alle case abbandonate, ai locali incendiati e rimasti inagibili. Tutto questo non ci piace! Quindi bene la rotatoria ma per Lavinio si può fare certamente di più.

IL PASSAGGIO DIMENTICATO: SLALOM TRA RIFIUTI E SPORCIZIA SUL PONTE PEDONALE DELLA STAZIONE Agognato per anni, il sovrappasso pedonale sulla Nettunense alla stazione di Lavinio oggi è ridotto a un immondezzaio. Storia ordinaria di ordinaria sporcizia ad Anzio. Alla faccia della raccolta differenziata di cui è partita la sperimentazione e che pare stia andando bene, molte parti della città sono in preda all’incuria e ai rifiuti. Tra tante, questa è la storia del passaggio pedonale costruito a Lavinio stazione: un’opera cruciale e importantissima che collega Lavinio al quartiere dello Zodiaco e non solo. Ma, se per caso, decidessimo di attraversare anche noi quel cavalcavia, capiremmo che per le centinaia di persone che ogni giorno devono compiere questo tragitto, si tratta di un percorso obbligato di terrore. Passino i muri sporcati dai murales (omaggio all’arte di strada che si potrebbe anche incentivare) ma il semaforo diventa rosso di fronte al totale stato di degrado e sporcizia che è difficile descrivere. Amministratori venite a fare un giro con noi sul cavalcavia di Lavinio. A fare si fa. Difficile è mantenere.


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“ Scusate !!... e ... l’indignato ??? .... in vacanza se ne é andato

!!!


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IL LIDO A RISCHIO DECADENZA: SOGNO INFRANTO DI BENESSERE Dal 1947 ad oggi, storia di una parte di litorale che prometteva vacanze da sogno ma oggi è sporca e ingolfata da abitazioni fatiscenti e chiuse per la maggior parte dell’anno Se si accede ad internet e si va su youtube è possibile vedere un video dell’Istituto Luce del 1947, intitolato “Fondazione di Lavinio”. In questo filmato, in pochissimi minuti si mostrano i primi lavori di disboscamento e urbanizzazione della futura località balneare. La voce narrante, con la retorica che caratterizzava le settimane Incom dell’epoca, propaganda le future vacanze che si sarebbero trascorse sulle coste di Lavinio; di alberghi e ville che avrebbero preso il posto delle millenarie foreste sacre agli dei, dei vantaggi che attendevano i bagnanti e i futuri titolari di esercizi commerciali. Le immagini mostrano i primi turisti avventurarsi sulle allora selvagge scarpate che caratterizzano le coste di Lavinio, i ristoranti in costruzione, i primi insediamenti balneari. Si era nell’epoca della ricostruzione e giustamente ogni attività economica aveva il sapore della rinascita dopo l’orrore e la miseria della guerra: poco importava se a farne le spese fosse una natura incontaminata e unica al mondo e se a pilotare questo processo fosse un ceto politico e una classe imprenditoriale che ha tratto i massimi vantaggi speculativi da esso, sovente a danno della collettività. Lavinio

in questo modo è cresciuta e si è sviluppata enormemente, facendo avverare le profezie contenute nel filmato di sessanta’anni fa, ma lo ha fatto in modo disordinato, senza un adeguato piano regolatore, senza le necessarie opere infrastrutturali e urbanistiche. Così oggi ci troviamo in una località ingolfata di abitazioni private, che a volte si trovano fin sulla riva del mare, chiuse per quasi tutto l’anno ad eccezione del periodo estivo. Una superfetazione di cemento, superata solo dalla squallida Tor Vaianica. Pochi e di piccole dimensioni sono gli alberghi; quasi assenti i luoghi di svago e socializzazione soprattutto per i più giovani. Gli eventi organizzati in piazza Lavinia, pur apprezzabili, rimangono episodi estemporanei, che non modificano l’atmosfera sociale in modo duraturo. Negli ultimi anni poi è stato demolito il vecchio cinema all’aperto, unico luogo di consumo culturale della località, per essere sostituito con l’ennesima palazzina di abitazioni private. Eppure molte case sono dotate di giardino e non è assente il verde da Lavinio. Il problema è che si tratta di verde privato: non ci sono spazi pubblici adeguati, per il passeggio, il

moto, i giochi dei bambini. La miopia con cui Lavino è stata costruita la si può constatare anche dall’assenza di marciapiedi per la gran parte delle sue strade e la mancanza di una pista ciclabile. Tutto questo si è addirittura aggravato con il nuovo piano regolatore di Anzio, che ha permesso la costruzione di ulteriori abitazioni, senza che poi tutto ciò abbia contribuito all’aumento della popolazione stanziale del quartiere né ad un incremento dell’attività turistica. Si è semplicemente consumato altro territorio per il profitto di qualcuno. I segni di decadenza sono ormai evidenti: dal calo progressivo delle presenze estive, dallo stato di semi abbandono e a volte di degrado di molti edifici, dai locali commerciali incendiati e mai restaurati. Per non parlare dello storico eco-mostro in Passeggiata delle sirene che continua sovrastare le abitazioni circostanti da quarant’anni: inquietante monumento alla devastazione del territorio, simbolo scalcinato della logica dello sviluppo senza progresso che ci è stata propinata per anni. Umberto Spallotta

SHINGLE SBARCA A VARAPODIO

La band locale ospite in Calabria porta il saluto istituzionale del Comune di Anzio Il 20 agosto scorso il gruppo locale “Shingle” si è esibito in Calabria nel Comune di Varapodio. La band anziate ha voluto scegliere questo nome sia per rappresentare appieno la propria terra d’origine, sia per il forte legame tra questo nome e il mondo della musica. Difatti al nome di Anzio e dello sbarco, durante il secondo conflitto mondiale, è legato anche quello di Roger Waters, famosissimo compositore e bassista dei Pink Floyd. Waters nei suoi testi cita spesso Anzio e lo sbarco; in “When The Tigers Broke Free” viene cantato: And the Anzio bridgehead Was held for the price Of a few hundred ordinary lives” – “La testa del ponte di Anzio fu mantenuta al prezzo di poche centinaia di comuni vite”. Roger Waters, infatti, non conobbe mai il padre, Eric Fletcher Waters, che morì proprio durante lo sbarco alleato inglese. La band “Shingle” composta da Stefano Chiappini, Valerio Ceccarini, Andrea Pintore, Fabio Aloisi e Francesco Ciocci, patrocinata dal Comune di Anzio, oltre a

intrattenere e coinvolgere la numerosa piazza comunale ha portato un saluto istituzionale al comune calabrese di Varapodio, piccolo paese vicino la Piana di Gioia Tauro a non molti chilometri da Reggio Calabria, e dalle incantevoli acque della costa Viola come Palmi, Scilla e Tropea, e dall’Aspromonte. L’attuale sindaco di Varapodio è Guglielmo Rositani componente del Consiglio di Amministrazione della RAI ed eletto deputato per quattro legislature. Dopo aver parlato in più battute durante il concerto della grande storicità e delle attrazioni turistiche di Anzio, la band ha omaggiato il Vice-Sindaco e Sindaco dal 1996 di Varapodio, Orlando Fazzolari, con una targa di Anzio e un libro sulle Ville Cardinalizie in rappresentanza del grande patrimonio storico, donati dal Sindaco Luciano Bruschini. L’amministrazione locale ha accolto con entusiasmo tale omaggio e Orlando Fazzolari ha più volte ricordato come sia nel Lazio (tra le regioni dove i calabresi di origine sono immigrati maggiormente)

che ad Anzio stessa, la comunità calabrese e quella di Parapodio in particolare, siano numerosissime. L’omaggio è stato ricambiato con un libro sulla storia dei duecento anni del comune calabrese, e con dei gadget sempre rappresentanti il bicentenario. Al termine del concerto la compagine in rappresentanza di Anzio si è incontrata con l’amministrazione locale per scambiarsi ulteriori informazioni sui due comuni amici.


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A LAVINIO SPIAGGE EROSE E MARE SPORCO Il lido ha perso la sfida sul turismo offrendo poche spiagge libere e acque torbide

Passeggiare per la spiaggia di Lavinio ormai da qualche anno non trasmette più quel piacere e quelle emozioni che si provavano qualche tempo fa. Apparentemente l’atmosfera è la stessa di sempre, con tante persone che fanno il bagno, tante altre a prendere il sole o a riposare sotto coloratissimi ombrelloni. Ma sotto questo apparente idillio, la realtà mostra aspetti disturbanti e refrattari a ogni censura. La crisi economica si fa sentire e, nonostante la sostanziale stabilità dei prezzi per sdraio e lettini, l’afflusso ai bagni risulta minore rispetto agli altri anni. I gestori appaiono preoccupati per il destino delle loro attività, visto le norme comunitarie che al massimo nel 2014 porranno le loro concessioni all’asta, mettendone in discussione la titolarità e aumentandone i costi. Sappiamo che molte famiglie hanno costruito il loro benessere sulla gestione di questi stabilimenti e capiamo le loro preoccupazioni, ma c’è da dire che spesso i gestori di stabilimenti non brillano per rispetto delle regole fiscali e si comportano come veri e propri padroni di beni che invece essi dovrebbero custodire, traendone sì il

dovuto beneficio, ma mantenendoli fruibili a tutti. Il grado di arbitrio nella gestione di beni demaniali è secondo noi insopportabile per un paese civile. Moltissimi sono gli accessi a mare che dovrebbero rimanere sgombri e che invece sono addirittura chiusi da cancellate, messe spesso senza che vi siano cartelli o indicazioni di eventuali autorizzazioni pubbliche. La situazione delle spiagge ormai contraddice la natura di bene comune che esse dovrebbero avere: l’intero litorale di Lavinio, tranne rare e ristrette eccezioni, è dato in concessione; sono quasi sparite quindi le spiagge libere che consentono di fruire del mare anche a chi per scelta o necessità non vuole o non può affittare lettini o ombrelloni. Se ci avviciniamo alla spiaggia prospiciente la Riserva di Tor Caldara, la situazione relativa all’utilizzo degli spazi pubblici riesce addirittura a peggiorare. Infatti, quest’anno la già piccola porzione di spiaggia libera gestita dal Comune e controllata da un bagnino, si è addirittura ristretta: i recenti crolli di parte della falesia argillosa del promontorio di Tor Caldara hanno infatti costretto il Comune, per motivi di sicurezza, a recintarlo impedendo il transito dei bagnanti. Naturalmente si è trattato di una misura doverosa, ma ci domandiamo se la nostra amministrazione sarà mai in grado di attuare delle misure di tutela e salvaguardia del litorale senza ricorrere ad atti emergenziali e improvvisati. Resta poi inspiegabile il motivo

RIAPRE SALSA CREW ACADEMY! Non vi siete stancati di stare a bordo pista e vedere gli amici divertirsi ballando la salsa? L’appuntamento per provare gratuitamente una lezione è il 28 settembre presso la Salsa Crew Academy che si trova in località Falasche. Per il sesto anno consecutivo Armando Moras e Luana della Millia aprono le porte della loro scuola anche a tutti coloro che non hanno mai provato l’emozione di lasciarsi trasportare dai ritmi caraibici. Ballerini con curricula di tutto rispetto, basta collegarsi al sito www.salsacrew.it per sapere i loro percorsi e le numerose esperienze professionali. Quello che li contraddistingue però è la sfrenata

passione per il ballo che ha permesso loro di raggiungere traguardi notevoli. La passione ce la mettono tutta anche nell’insegnare e coinvolgere gli allievi, con il risultato di lezioni divertenti che vi faranno trascorrere ore lontano dallo stress della giornata e conoscere persone nuove. E sì perché il ballo è movimento, divertimento ma anche socialità. Insomma, un’o ccasione per stare in mezzo alla gente lasciando a casa le preoccupazioni di tutti i giorni. Allora, pronti? Il 28 settembre non prendete impegni e con qualche amico venite a respirare l’atmosfera dei Caraibi. Magari l’estate continuerà… Noi ci saremo!

per cui non si estende la riserva di Tor Caldara anche alla porzione di mare di fronte ad essa. La qualità del mare, purtroppo, risulta poi inadeguata alle ambizioni turistiche di Lavinio. Ci piacerebbe poterci tuffare in acque limpide e pulite, ma spesso ci dobbiamo accontentare di acque torbide, con non pochi rifiuti in sospensione. Tutto ciò necessiterebbe di un ulteriore potenziamento della depurazione e una massiccia azione di sanzione e bonifica degli scarichi fognari abusivi, ma ci rendiamo conto di pretendere veramente troppo da un’amministrazione interessata esclusivamente allo sfruttamento edilizio del territorio piuttosto che alla sua salvaguardia e valorizzazione. Inadeguato è al momento l’insieme delle misure per contrastare l’erosione del litorale, che ogni anno divora spazi e getta nubi minacciose sulla stessa persistenza di una costa accessibile. Piuttosto che sventolare bandiere blu ottenute con chissà quali parametri, il Comune dovrebbe adoperarsi per migliorare la qualità del mare potenziando gli impianti di depurazione e controllando i numerosi scarichi abusivi. Si tratta di misure impegnative e costose ma che possono dare frutti importanti e che potrebbero fare di Lavinio un lido ambito dal turismo con spiagge non erose e mare pulito. Che bel sogno! Umberto Spallotta


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PAGANINI SI RIPETE E COL BOLERO INFIAMMA VILLA ADELE Chiacchierata col più grande ballerino italiano che a cinquantatre anni ha ancora la passione degli esordi e ai giovani ballerini consiglia “gioco sì ma la danza è anche disciplina”

Prima della sua applaudita performance sul palco di Villa Adele, il 19 agosto con i balletti ‘Un Americano a Parigi’ e ‘Bolero’, Raffaele Paganini, sicuramente il più famoso ballerino italiano, ha effettuato un piccolo giro promozionale ad Anzio, partecipando a una trasmissione radiofonica di Radio Enea e visitando la scuola di danza di Lavinio ‘Crazy School’. Proprio al termine della visita alla scuola, siamo riusciti ad avvicinare il cinquantatreenne ballerino romano e a fargli qualche domanda. Raffaele, è vero, come ho letto nella sua biografia, che si è affacciato al mondo della danza tardi, a 14 anni, e proprio per questo ha dovuto faticare molto più degli altri? “Normalmente la danza si inizia a 8/9 anni. All’età di 14 anni si vede già se l’allievo ha la voglia di fare, ma è un’età particolare, bisogna avere molta concentrazione; è l’età in cui si ha voglia di uscire con la fidanzatina o fidanzatino. Gli insegnanti devono stare molto dietro agli allievi per non perderli e non farli perdere. Poi il vero sviluppo avviene intorno ai 18 anni, lì capisci se uno ha il talento. È l’età in cui c’è il virtuosismo della danza, dopo aver fatto la preparazione propedeutica con la sbarra e gli esercizi, è il momento di mettere in essere tutto quello che hai imparato precedentemente. Lì è il momento di essere pronto, anche con la muscolatura giusta. La danza è un’attività che ti comporta anni e anni di studio e di fatica, se li affronti bene arrivi, ma devi avere

anche del talento”. Cosa si ricorda e, soprattutto, cosa le è rimasto dentro del suo primo giorno di danza? “Non amavo la danza, volevo fare tutt’altre cose nella vita. Quell’anno c’era stato un corso speciale solo per maschietti all’Opera di Roma. Fu mio padre (anche lui ballerino), a costringermi ad andarci. Quando mi portarono la prima volta a vedere la scuola di Via Ozieri ed entrai nella sala, mi trovai davanti a circa 110 ragazzi della mia età che stavano preparando il saggio di fine anno. Quando vidi che tra quei 110, ben 95 erano femminucce mi sono detto: ‘questo è una specie di harem, io da qui non mi muovo’. A parte gli scherzi, quello che mi è rimasto dentro fin da subito, è stata la grande disciplina che c’era e che, poi, è alla base della danza”. Se oggi un bambino le chiedesse un consiglio su come entrare in questo mondo, cosa gli direbbe? “Gli consiglierei di prendere la danza usando una bella frase di Roland Laing: ‘Giocare a non giocare un gioco’. A quell’età è bello divertirsi, prendendo però la danza in modo serio, sapendo che può trasformarsi, soprattutto per i maschietti che sono decisamente pochi, in una professione. La mia è una famiglia numerosissima, sono l’ottavo di undici figli e io e gli ultimi quattro fratelli siamo tutti diventati ballerini professionisti. Non è un mestiere, ma è un lavoro che ti può dare sostentamento, pur rimanendo in qualcosa di puro, etereo.” Lei ha danzato con le più grandi etoile del

mondo. Senza far torto a nessuno, qual è stata la migliore? “Ho avuto una grande passione che mi è rimasta dentro e l’ho sempre detto, un grande feeling artistico, s’intende, con Alessandra Ferri. Alessandra è stata prima una etoile della Scala di Milano, poi è andata al Royal Ballet e al Metropolitan. Anche se non ho ballato tantissimo con lei, è stata quella con cui mi sono trovato meglio: è una ragazza simpatica, molto educata, carina, una ragazza per bene! A quei livelli è difficile non trovarsi bene con la tua partner, per assurdo la cosa più condizionabile è proprio il rapporto tra i due ballerini”. È apparso molto spesso in televisione, quanto pensa ciò possa aver contribuito al suo successo? “Sono stato uno dei primi ballerini di estrazione classica ad andare in televisione. Era il 1982 con ‘Fantastico 2’ (a cui sono seguiti ‘Il cappello sulle ventitrè’, ‘Al Paradise’, fino a ‘L’isola dei famosi’ di quest’anno). Questo ha fatto sì che la gente si potesse ricordare non solo della mia professione, ma anche di me. Ancora adesso, quando giro, sono molti quelli che mi fermano, mi stringono la mano, mi chiedono autografi, questo perché il piccolo schermo ti dà una notorietà diffusa. Però la televisione deve essere fatta in dosi molto equilibrate perché, fatta male, può anche distruggerti. Comunque sia deve servire solo per accrescere la tua popolarità, perché la vera arte non è all’interno dell’ex tubo catodico, ma sul palcoscenico e dal vivo”. Maurizio D’Eramo


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ALFIERO ALFIERI: “SOGNO UNA SCUOLA DI TEATRO DIALETTALE” Il grande maestro e comico romano si confessa ad AnzioSpace e racconta gli esordi, la gavetta e l’amore che lo lega alla nostra cittadina Pare che a teatro la comicità sia solo napoletana. Oltre ai classici De Filippo e a Scarpetta, sembra che il solo dialetto proponibile sia quello partenopeo. Eppure ci sono stati e ci sono comici come Sordi, Fabrizi, Montesano, Proietti e Brignano che sono romani. Ma perché? “Perché sono pochi quelli che hanno scritto in romano. Negli anni in cui stavo con lui, Checco Durante ha fatto moltissime commedie di Govi, che lui traduceva in romanesco. Ne ha fatte anche di sue, ma le più belle erano quelle che traduceva. Poi tra Roma e Napoli c’è un filo sottile, la comicità e il dialetto si somigliano. Purtroppo, ripeto, non ci sono mai stati dei grandi scrittori romani”.

Anche quest’anno Alfiero Alfieri non ha voluto mancare all’appuntamento estivo col palcoscenico di Villa Adele, presentando l’8 agosto ‘Roma caput munni’, tipico prodotto di quella comicità che il comico sta interpretando negli ultimi anni, imperniata sulla figura di un padre-padrone e su una serie di equivoci familiari. Lo spettacolo è stato molto applaudito dai soliti afecionados del comico, attenti sia alle sue battute da copione che a quelle ‘fuori programma’ che lui, in genere, fa col pubblico presente o commentando qualcosa di irregolare che accade sul palco. Questa volta in suo ‘aiuto’ sono arrivati dapprima un microfono che non funzionava e poi la presenza in prima fila di una bella ragazza che lui, dopo averla più volte ‘beccata’, è riuscito a convincere a salire sul palco. Accanto ad Alfieri, Lina Greco (sua compagna di vita e di scena) e un piccolo manipolo di attori ‘giovani’: Matteo Montalto, Eleonora Paliani e Egle Ricci. Benché si sia lamentato, a fine spettacolo, che di prosa in ‘romanesco’ se ne produce sempre meno e che di giovani attori non se ne trovino tanti, dobbiamo dire che Alfieri riesce sempre a tirar fuori dal suo cappello a cilindro, dei bravi talenti. A fine spettacolo, siamo riusciti ad avvicinare il grande comico e a fargli qualche domanda.

Maestro, anche quest’estate una sosta ad Anzio. Ormai è un habitué del nostro litorale, quelle tre o quattro volte l’anno ci viene sempre. Come mai? Attaccamento a queste spiagge o cos’altro? “Noi attori ci affezioniamo ad alcuni posti. Io sono molti anni che vado ad Anzio e Nettuno. Un paio d’anni li ho saltati e mi è dispiaciuto, perché ripeto, ci vengo sempre con molto piacere. Il pubblico mi segue e si diverte sempre e questo è quello che conta”. Lei nel 1970 è stato scritturato dal grande Checco Durante dapprima come suggeritore e, pur di far parte della sua compagnia, ha accettato. Proprio quello che si dice ‘partire dalla gavetta’. “Avevo fatto già qualcosa nell’avanspettacolo, con Aldo Fabrizi, poi Checco Durante che mi aveva visto mi ha detto ‘Alfiero, ci tengo, vorrei averti con me, magari inizi così… Io preso dall’amore per il teatro dissi subito di sì. E mi è servito tantissimo, perché stando dentro la ‘buca’, riuscivi a rubare tutti i trucchi del mestiere, specialmente quando stai con dei grandi attori. Ho imparato tante cose con Fabrizi e con Checco. In questo senso, sono stato fortunatissimo”.

A fine spettacolo si è lamentato del fatto che è da molto tempo che vorrebbe fare una ‘scuola di teatro romano’, ma non glielo permettono. La colpa di chi è? “Devo dire che la colpa in questo senso viene dall’alto. Per prima cosa dal Sindaco. Da quando Alemanno è stato eletto, non sono mai riuscito a parlarci dieci minuti. Bravissima persona, ma non ha mai dimostrato questo amore e questo interessamento per il teatro romano. E pensare che noi eravamo amici, ci incontravamo spesso. Da quando l’hanno fatto Sindaco è cambiato totalmente. Non voglio dire che per il fatto di non essere romano, non sente grande passione. Lui si dedica a Roma e lo fa tantissimo, però preferisce più uno spettacolo di stranieri che uno romano. Quando ci incontriamo in qualche occasione, come mi vede mi dice: Alfiero, ci dobbiamo incontrare, parlarci. Io gli ho detto una volta, ma quando? Quando so’ morto…? Lui fa al segretario: Prendi il numero di Alfiero che domani lo chiamiamo. Lo senti tu? Così lo sento io. Mi auguro di riuscire nel mio intento di creare prima o poi una scuola di teatro dialettale romano. Me lo auguro, perché prima di morire vorrei veramente che ci fossero dei giovani preparati per portare avanti questo grande patrimonio culturale. Sarebbe davvero bruto veder finire tutto questo”. Anche noi, Maestro. Maurizio D’Eramo


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È uscito a luglio il primo romanzo di Elvio Calderoni “Lasciamisenzafiato”, un libro corale e avvincente

UN THRILLER DELL’ANIMA SUI RAPPORTI E SULLE PASSIONI C’era un ragazzo che come lui amava scrivere e leggere e inventare storie. “Lasciamisenzafiato” è l’opera prima di un giovane scrittore di Anzio, Elvio Calderoni, che insegna lingua e letteratura italiana, dirige un festival di cortometraggi a Nettuno e, nel tempo libero, fa il papà a tempo pieno (e con quattro figli non è certo una passeggiata). Il suo primo romanzo nasce dopo essersi cimentato nella scrittura di tante commedie brillanti per il teatro e sceneggiature di corti. Scritto di notte, in poco tempo, il libro ruota attorno alla storia di cinque personaggi principali: Alessandro, Irene, Clara, Federico e Barnaba, “un thriller dell’anima” così come lo ha definito l’autore stesso, “una narrazione corale” che coinvolge e avvince che, appunto, lascia senza fiato per seguire pagina dopo pagina l’evolversi dell’intreccio, capire cosa, sapere dove e quando e se loro…La bellezza e la forza del romanzo stanno proprio in questa altalena, nell’instabilità di ogni rapporto in cui ogni equilibrio è precario perché basta poco, può bastare davvero poco per mandare tutto all’aria: una vita, un amore, il castello fortificato delle proprie convinzioni che a volte si sgretola come fosse di cartapesta. È, infatti, proprio nel dubbio che quasi tutti i personaggi trovano la loro vera pienezza, in quel vacillare tra le onde della vita, del caso, del destino, che li rende fragili ma anche forti e, per noi, sicuramente

umani. È una lettura veloce, fresca, per molti versi geniale che ricorda, nelle costruzione dei capitoli, alcune tipicità di Veronesi: il dialogo nelle chat, il “corner di Clara”, il blog di Alessandro, dentro cui trovi loro, i personaggi che si raccontano e vivono, parlano, spiegano e la voce narrante quasi scompare perché quello è il loro spazio, è il loro angolo. E, sopra tutto, sopra storia, intreccio e personaggi, la musica

a fare da cornice, da collante, da separatore a volte. Nell’incipit di alcuni capitoli il brano musicale che fa da colonna sonora è addirittura scritto: “Il non plus ultra – racconta Calderoni – sarebbe quello di leggerlo ascoltando le musiche citate così da trovare il giusto sottofondo alla scena”. È una fortuna che libri come questi riescano a vedere la luce, perché il mondo delle case editrici, soprattutto per i giovani e sconosciuti, non è facile da avvicinare: spesso ti pubblicano il libro chiedendoti anticipatamente l’acquisto di copie e, alla fine, è come se te lo fossi fatto stampare da solo. Manca poi tutto l’aspetto della promozione e distribuzione che per uno sconosciuto non è un certo un dettaglio. Ma Calderoni ci racconta un’altra storia: dopo tanto girare è arrivata la “Miraggi Edizioni”, una casa di Torino che, non solo ha pubblicato il libro senza pretendere nulla, ma lo ha promosso per tutta l’estate in un mini tour che ha toccato molte città del Lazio e lo ha anche distribuito presso gli store delle più importanti catene editoriali. Ora il neo romanziere si gode il successo e i suoi nuovi amici-fan di Facebook, ma ha già preso la penna in mano perché Calderoni, all’apparenza mite ed equilibrato, fermo non ci sa proprio stare e alla calma preferisce sicuramente il mare mosso. Maria Chiara Mingiacchi

In uscita la pubblicazione che racconta tradizione, storia e carattere di un paese che cambia

ARRIVA IL LIBRO SUI DETTI PORTODANZESI È prevista a breve l’uscita del libro sui detti portodanzesi; pubblicazione realizzata dall’“Associazione 00042”, dopo una lunga opera di raccolta e grazie alla collaborazione del gruppo di Facebook “Detti Popolari Portodanzesi”, cui hanno partecipato con entusiasmo tanti anziati. Alcuni detti sono stati estrapolati anche da una pagina del gruppo “Scappocciasarde d.o.c.” dove era partita un’iniziativa simile. Altri sono invece stati suggeriti da persone che sapevano del progetto e si sono messe in contatto con noi. È interminabile l’elenco di vecchi modi di dire che farà sicuramente tornare in mente a molti, alcuni classici tormentoni locali senza poter evitare un po’ di nostalgia. La maggior parte dei detti sono stati pubblicati nella rubrica a loro dedicata del nostro mensile. Hanno origini variegate e si sono propagati dal

dopoguerra agli anni ottanta, anche se non è escluso che qualcuno possa avere origini anche più lontane ed abbia poi subito una sorta di “rivisitazione”. In particolare, l’immigrazione dal sud Italia e il turismo romano hanno offerto un notevole contributo, influenzando l’idioma locale e arricchendone il carnet dei detti. Per questo non è errato supporre che, insieme ai veraci portodanzesi, in un determinato momento storico siano subentrati altri modi di dire, tra i quali anche alcuni conosciuti a livello regionale e nazionale, ma talmente ripetuti e conosciuti ad Anzio da diventare “portodanzesi” a tutti gli effetti. I modi di dire di un luogo ne raccontano sicuramente la storia, la tradizione e il carattere: i detti racchiudono in sintesi la cultura di un popolo ed è per questo che abbiamo la presunzione di pensare che questo libro

scatenerà e attirerà sicuramente anche l’interesse di sociologi e storici della lingua italiana. La pubblicazione – che ha ottenuto il patrocinio del Consiglio Regionale, della Provincia di Roma e del Comune di Anzio – verrà presentata il 1° ottobre presso la Sala Consiliare del Comune di Anzio (salvo imprevisti) e sarà distribuita gratuitamente; circa mille copie saranno donate alla parrocchia che allegherà un bollettino all’interno per un’offerta da destinare alla missione brasiliana che Padre Vincenzo Vendetti creò molti anni fa. L’operazione sarà gestita da Pina Salustri, collaboratrice dell’opera stessa. Tutti i nostri affezionati lettori sono invitati a leggere il libro e a mandare email alla redazione di Anzio Space con i detti che ci siamo dimenticati e che ancora non conosciamo. Tinarelli Alessandro


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Chitarra e voce per cantare le canzoni di Woodstock con la voglia di comunicare che i problemi di allora sono ancora attuali

FRANCESCA DE FAZI E CLAUDIO MAFFEI: NATI SOTTO IL SEGNO DEL BLUES

Non è una novità trovare musiciste e musicisti di alto livello nel nostro territorio, ma a volte quello che sorprende è l’impressionante repertorio che questi portano in scena ogni volta che si esibiscono. Roba non facile da suonare, tantomeno da cantare ed interpretare al meglio. Dai pezzi di Jackson Brown e Bonnie Raitt per arrivare a quelli dei Who dopo essere passati per Bob Dylan e Carly Simon. Tutto il meglio del periodo che va dallo storico Festival di Woodstock fino al grande concerto No-Nuke di New York del 1979. L’intenzione di Francesca De Fazi, che a quanto ci dice è “nata sotto il segno

del blues”, e Claudio Maffei, che tratta la chitarra come fosse la sua sposa, è infatti quella di comunicare ciò che gli eventi sopra citati hanno portato al grande pubblico rispettivamente trenta e quarant’anni fa. Il Festival di Woodstock viene riecheggiato portando sul palco le migliori canzoni di quella che fu una delle manifestazioni musicali più importanti del XX secolo. I valori di libertà e di pace espressi da quell’esperienza, sono oggi comunicati con la stessa grinta di allora da questo duetto - se così possiamo chiamarlo - che ha come obbiettivo non solo quello di produrre della buona musica e allietare le serate di chi ha la fortuna di ascoltarlo, ma anche svegliare le coscienze su molti dei problemi che il mondo si porta dietro da svariato tempo. La scelta infatti di eseguire i brani di Woodstock, principalmente incentrati contro la guerra, e quella di riportare all’attenzione delle

persone il concerto No- Nuke di New York, è dettata proprio dall’esigenza di comunicare quanto i problemi di allora (come la guerra e il nucleare) siano più attuali che mai. Due chitarre acustiche senza cavi sono i loro ferri del mestiere, la loro voce “suona” le corde vocali e il resto è solo passione e determinazione per un progetto che ormai da qualche tempo riscuote sempre più successo in ogni luogo e contesto in cui si trova ad operare. Sia Claudio che Francesca vengono da lunghe esperienze. Il loro percorso (che li ha visti incontrare qualche anno fa proprio con la “Woodstock Band”) è stato caratterizzato da importanti collaborazioni anche con artisti stranieri, insieme ai quali sia lui che lei hanno potuto avanzare nella sperimentazione e nell’innovazione delle loro tecniche musicali. Per quel che resta della stagione estiva e per il prossimo autunno sono in programma diverse iniziative alle quali la coppia parteciperà con la propria musica. Per saperne di più è possibile consultare i siti web www.francescadefazi.it e www.claudiomaffei.net. Valerio Bruni

‘This is England’ racconta la storia di un gruppo di ragazzi agli inizi del liberismo inglese

L’INGHILTERRA AI TEMPI DELLA THATCHER Nell’Inghilterra dell’inizio degli anni ‘80 Shaun, un ragazzo di dodici anni, ha perso il padre nella guerra delle Falkland e vive con la madre. Con la politica di governo di Margaret Thatcher, che allevia la regolamentazione, aumentano i disoccupati e gli immigrati, si amplia il divario tra i ricchi e i poveri e si sviluppa il Fronte Nazionale Inglese. In questo clima di liberismo, Shaun entra a far parte di un gruppo di skinheads. I membri appartenenti al gruppo si sostengono reciprocamente, godono della fiducia dei compagni e si rapportano come fratelli. Vivono con la necessità di ideali, compiono ragazzate e si divertono come molti coetanei. È l’arrivo dell’elemento disturbante, Combo, a innescare la bomba a orologeria, e una spirale razzista e violenta. Leader del gruppo appena uscito di prigione, è sostenuto da ideologie nazionaliste e razziste e sembra avere grande fiducia in se stesso. Proprio per questo motivo

Shaun cerca di ritrovare in lui la figura paterna che gli è venuta a mancare. Ma la sicurezza di Combo nasconde una grande debolezza e Shaun barcolla in una crisi d’identità. Il film, attraverso la narrazione della vita di Shaun, racconta la situazione dell’Inghilterra e del mondo intero. Dagli anni ‘80 il mondo ruota verso il liberalismo e la globalizzazione che, a poco a poco, distruggono le piccole comunità locali. Una tale situazione destabilizza le persone che perdono legami e rapporti con la comunità e la città. “Trainspotting” (il film di Danny Boyle) racconta chiaramente le conseguenze del liberalismo. Non esistono legami e forti rapporti tra la gente. Gli individui dipendono soltanto dai soldi. Mark Lenton, il protagonista del film, sceglie i soldi e lascia gli amici. È ancora un problema attuale che riguarda il rapporto tra le relazioni umane e i soldi usati soltanto la felicità di se stessi. Yoshiro Izumi


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RITRATTI DI DONNA (IN DUE TEMPI)

Sguardo noisette Tempo primo Lavinio - giovedì 4 agosto 2011 - ore 22:45 Livido. Mosso. Mare. Un’estate stravagante questa. Estranea ai desideri di chi parte, lontana dalle fantasie di chi resta. Nessuna differenza sociale. La delusione è delusione. Le Perseidi? Una domanda senza risposta. Ricordi lontani. Quest’anno anche il vento ha perso il suo fascino. Non sa di mare. Non sa di terra. E’ rabbioso punto. Si infuria all’improvviso come un uomo imberbe opposto alla ragione. Sfrega contro il molo le gomene dei trabaccoli e dei bragozzi, il vento di questa estate stravagante. Di giorno batte furioso sui muri lividi dei palazzi. Di notte squassa e sconquassa ortiche e gramigne dai lunghi e sottili rizomi. Un vento che non si arrende alla stagione della ‘vita sterile’ […] ‘di sogno!’. […] ‘Meglio la vita ruvida, concreta del buon mercante inteso alla moneta, meglio andare sferzati dal bisogno, ma vivere di vita!’ (Gozzano). Così sembra urlare il vento di questa stravagante estate. In agosto, inizio mese, da convinta dannunziana quale io sono, i versi di Gozzano mi incoraggiavano ad intraprendere dialoghi scomposti con la padrona di Villa Annamaria. Annamaria appunto. Donna colta. Appassionata della vita e di Gozzano appunto. Vestita di gaicotta blu. Avvolta in uno scialle grande e cipriotta. Bianco orlato di capecchio. Intratteneva me e i suoi illustri ospiti, dentro e intorno alla felicità ovvero a ‘La Signorina Felicita’ (ibid.) Un dopocena quasi autunnale sotto i complicati ramaci delIa Yucca gloriosa, della Phoenix canariensis, del Cedrus libani e dei numerosi Pinus pinea. Oggi. Adesso. In questo preciso istante. A distanza di sette giorni, ricordo una sera quasi autunnale. Un ’odore di ombra’ (ibid.) Voci di donne emozionate che parlano la stessa lingua senza mai incontrarsi. Oggi. Adesso. In questo preciso istante. In questa mattina di sole, quasi estiva, i versi di Gozzano, suonano e mi risuonano familiari contrariamente ad ogni ragione e mi predispongono ad un dialogo composto con la padrona di Alceste caffè. Priscilla Regolanti. La figlia di Alceste appunto. Tempo secondo Anzio - giovedì 11 agosto 2011- ore 10:45 Sono ad Anzio. Seduta al bar del parco. Inizio di Via Aldobrandini. Fornita di tutto. Macchina fotografica. Quaderno. Penna. Sono emozionata. Mi piace giocare a fare la giornalista. Aspetto Priscilla per intervistarla. Squilla il telefono, lei - Sono in ritardo, scusa. - L’emozione continua a corrermi lungo la schiena. Vedo solo il bello della cornice di senso nella quale mi sono calata. Escludo dalla mia attesa le macchine svagate e chiassose. Trattengo solo i Pinus Pinea che trasformano quell’angolo di transito in luogo del non-fare (Tsuda). Sono in attesa di una donna. Arriva sorridente Priscilla. Alta. Vestita di cotone bianco con semplici ramaci rossocorallo abbottonato sul davanti. Capelli raccolti. Occhiali. Dietro gli occhiali uno sguardo noisette. Cristalli

piccoli piccoli agli orecchi. - Sono stanca - dice - ho chiuso molto tardi ieri sera. Ordiniamo un caffè. Pochi gesti prima di cominciare. Cominciare cosa? Inizio. Si allontana e abbandona le spalle contro lo schienale della sedia. Non c’è alleanza. Solo l’imbarazzo dell’incipit. Priscilla parla a Priscilla. Io ascolto. I suoi figli: Romano e Regina. Si toglie gli occhiali e li alloggia sul tavolino. Gira la testa con garbo in cerca di aiuto. Donna educata. Appassionata della vita e dei suoi figli. Mi aspetto una foto accompagnata da una frase: Haec ornamenta mea. In verità non ha bisogno né di fare, né di dire. Romano e Regina sanno di essere i ‘preziosi’ di Priscilla. Anche il mondo. Qualche sospiro. E giù a parlare di Dionilla Morville e Remo-Gino Regolanti. I nonni. Quelli famosi. 1950 i proprietari del ristorante ‘Al Buon Gusto’. I genitori di Alceste, Romolo, Elena e Libero. Parla della sua infanzia. Dei suoi cugini. Dei suoi fratelli. Della piazzetta ora Largo Bragaglia. Le chiedo di Alceste, suo padre. Di lui conservo un bel ricordo. Era sempre molto gentile con me. Proprio come adesso è Priscilla. Parliamo di Regina sua madre, grande cuoca. - Zio Romolo passa tutti giorni e mi chiede se ho bisogno di qualcosa. - Zio Romolo quel ‘qualcosa’ glielo dà tutti i giorni. La sua presenza. Il suo affetto. E quel ricordo rinnovato di Alceste. Suo padre. Fratello di Romolo. Ogni Natale trascorso in famiglia. La famiglia Regolanti. E poi gli anni della scuola. Della vespa cinquanta prima, e del Suzuki novanta dopo. Tanti privilegi veicolati da una presenza. Un insegnamento. Un’educazione al lavoro e all’amore per la propria comunità di appartenenza. Priscilla una giovane donna. Un’imprenditrice intelligente che sogna un sogno. Aprire la libreria del mare nel suo Alceste caffè. Stacca le sue spalle dallo schienale della sedia. Si avvicina mi guarda e sorride. Un’alleanza conquistata. Una fiducia accordata. Priscilla, una donna dolce con uno sguardo noisette. Giusi Canzoneri

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Lo sapevi che....

- Per rendere il sughetto dell’arrosto più denso, possiamo aggiungere un po’ di farina o una patata lessa. - Quando si fanno le paste farcite, dobbiamo far raffreddare il ripieno per far perdere l’umidità al composto. Così facendo i tortelli non si spaccheranno. - Quando dobbiamo far raffreddare la crema pasticcera, mettiamola in una pellicola da cucina, per evitare che faccia la pellicina secca sopra. - Una volta, il cannolo in Sicilia, era un dolce tipico di Carnevale. Da qualche tempo, però, si trova in tutti mesi dell’anno e ciò non è detto che sia un bene. Infatti, ogni siciliano che si rispetti, sa bene che la ricotta è buona da dicembre a maggio; fuori da questo periodo, si trovano cannoli fatti con la poco pregiata ricotta estiva o quella congelata. - Nella maggior parte delle ricette, sia su siti che su libri di cucina, c’è scritto che la pasta frolla va preparata con il burro tenuto a temperatura ambiente. Diffidate da questa notizia perché la miglior pasta frolla si ottiene utilizzando il burro freddo appena tolto dal frigo. - Per mantenere vivo il colore dei fagiolini, dopo averli lessati, immergeteli subito in acqua molto fredda, in modo da bloccarne così il processo d’ossidazione. - Il basilico è molto più profumato quando fa caldo. Spezzatelo con le mani e non mettetelo mai a contatto con il metallo, perché diventerebbe presto scuro. - Prima di iniziare a maneggiare ed impastare la frolla, passare fra le mani del ghiaccio. Le mani fredde rendono la frolla più soda e si corre meno rischio di farla impazzire. Elisabetta Civitan

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LA RICETTA DEL MESE

Caramelle Margherita

Ingredienti: - 8 pomodorini - 8 fettine sottili di manzo (250 g circa) - origano - 8 mozzarelline ciliegia - sale - pepe - 1 rametto di rosmarino - 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva - 2 spicchi d’aglio Preparazione: Lavare i pomodorini, tagliarli a metà e svuotarli dai semini; tagliare le fettine di carne a metà. Mettere in un piattino un po’ di origano e passarvi rapidamente le mozzarelline; salare e pepare mozzarelle, pomodorini e carne. Prendere un mezzo pomodorino, mettervi sopra una mozzarellina, ricoprire con l’altra metà, porre il pomodorino così composto al centro della fettina di carne, arrotolare e fermare le estremità con un po’ di spago da annodare per dare la forma di una caramella. Procedere allo stesso modo per tutte le fettine. Lavare il rosmarino, selezionarne le foglie e tritarle con la mezzaluna su un tagliere. In una padella mettere l’olio, l’aglio spellato e farlo dorare a fiamma vivace. Tenere la padella fuori fuoco per un minuto, unire un po’ di rosmarino tritato e la carne. Rimettere la padella sul fuoco e far saltare vivacemente la carne per qualche minuto, finché non sarà cotta. Controllare la zona dove si è annodato lo spago verificando che sia cotta prima di ritirarle. Infine salare in superficie e servire immediatamente. Buon appetito! Elisabetta Civitan Il consiglio di Cesare Del Gatto Per questa ricetta è indicato un vino rosso giovane. In Alto Adige oltre ad una grande produzione di bianchi e di alcuni buoni Pinot Nero,c’è un altro rosso, la Schiava Gentile, che si presta all’abbinamento per la leggerezza e per la poca tannicità. Il produttore Franz Haas la rappresenta benissimo con l’etichetta Sofì in cui avremo un colore rosso rubino trasparente, profumi della ciliegia e frutti di bosco e in bocca una buona freschezza.


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PONZA A SETTEMBRE: LA GRECIA SOTTO CASA L’isola pontina a fine stagione fa girare la testa a prezzi contenuti


40°53’, 84 Nord - 12°57’, 96 Est: queste sono le coordinate del punto nave all’ingresso del porto naturale di Ponza, l’ormai nota e più frequentata delle isole pontine (méta soprattutto di romani) che si può raggiungere in aliscafo da Anzio, Terracina e Formia, ma anche da Napoli passando per Ventotene. E a settembre i costi del biglietti sono molto più abbordabili. L’aliscafo da Anzio prevede tariffe speciali per i residenti (anche di Nettuno): prezzo del biglietto a 20 euro la tratta contestualmente al ritorno, invece dei 33 euro ordinari. Almeno una volta nella vita chiunque dovrebbe visitare il mare di Ponza e Palmarola, anche solo per scoprire le bellezze straordinarie di queste isole e di questo mare a pochi chilometri da casa e che nulla hanno da invidiare alle isole greche. Importante è passare la maggior parte del tempo in acqua, cercando di fare il giro dell’isola e sfruttando le diverse possibilità per circumnavigarla a seconda della propria esperienza personale. Non solo aliscafi però. Si può arrivare a Ponza anche con imbarcazioni di circa 12 metri - della cooperativa dei barcaioli - che danno la possibilità, a gruppi di turisti, di fare il giro di Ponza e Palmarola, compreso bagno e piatto di pasta a soli 25 euro a persona. Inoltre si possono anche affittare gozzi di 7-8 metri con il marinaio. Ma il porto è colmo di gozzetti da tre o quattro metri con motorino fuoribordo annesso e tendalino e di gommoni veloci e accessoriati da affittare, per i più pratici di nautica e per chi volesse personalizzare la gita marina. Anche in caso di molto vento o mare mosso una parte dell’isola rimane sempre a ridosso: tutte le suggestive calette sono formate da costoni e dirupi coloratissimi e acque cristalline da cui si vedono i fondali fino a 15 metri. “Chiaia di luna” e “Lucia Rosa” sono i nomi delle spiagge e cale più famose: la prima negli ultimi anni è purtroppo nota alle cronache per i numerosi crolli di parete (anche se sono in corso opere di consolidamento); la seconda, invece, come racconta la storia, prende il nome da una ragazza che si suicidò per amore lanciandosi nel vuoto. Il mare blu di Ponza, oltre essere molto bello e pulito, è anche molto pescoso: basta portare un po’ di pane o gettare delle molliche in acqua per veder arrivare voraci occhiate e sarpe che scodano divorando tutto. E su un’isola così meravigliosa e frequentatissima soprattutto nei fine settimana estivi, non potevano certo mancare locali per aperitivi e dopo cena. Tra le méte più gettonate a ridosso del tramonto, la spiaggia

del Frontone, la caletta vicina al porto che si può raggiungere via mare con un servizio continuo di navette. Musica forte e drink creano una piccola Ibiza nostrana di cui molti giovani vanno pazzi. Nella caletta dal pomeriggio cominciano ad arrivare motoscafi e barche a vela di ogni dimensione. Megayacht rimangono ormeggiati in rada fuori Ponza con a bordo vip: ultimo avvistamento quello di Carolina di Monaco che con la sua barca d’epoca verde bottiglia fa tappa fissa ogni agosto. Megayacht rimangono ormeggiati in rada fuori Ponza con a bordo Vip: ultimo avvistamento quello di Carolina di Monaco che con la sua barca d’epoca verde bottiglia fa tappa fissa ogni agosto. Se si cercano servizi completi di soggiorno e gite in barca ci si può rivolgere all’agenzia “Ponziana Viaggi” che oltre ad organizzare la navigazione tra le isole pontine offre pacchetti da tre o sette giorni in hotel e in appartamenti. Anche l’Hotel Bellavista che si affaccia sulla cala della “Parata” e che ha l’accesso diretto su una spiaggetta tramite scala privata, a settembre offre un pacchetti molto convenienti. La sera la piazzetta sul porto è colma di turisti che amano rilassarsi bevendo qualcosa all’aperto e godendosi il panorama notturno. Auguriamo a tutti di avere l’opportunità di passare almeno un weekend su questa isola straordinaria, per goderne le bellezze naturali e respirarne l’aria che stimola tutte le attività vitali. Alessandro Tinarelli


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AAA: CERCASI FACOLTÀ PER LAVORO FUTURO Viaggio tra le tra le università e gli indirizzi di studio per capire cosa scegliere e come Futuro: quale avremo noi, neo diplomati? Semplice, o quasi… Lavoro o università… cosa scegliere? Molti di noi, finiti gli esami di maturità, stanno iniziando a guardarsi intorno per cercare di scegliere un’università che rispecchi le proprie attitudini e prospetti noi in un futuro particolarmente gradevole. Quale ateneo scegliere? È questa la domanda che più delle altre ronza nella testa di noi ormai ex studenti delle scuole superiori. Inizia il viaggio tra le diverse facoltà. Secondo i dati ISTAT, gli indirizzi universitari con più immatricolati sono innanzi tutto quello economico statico, seguito da quello politicosociale, d’ingegneria e da quello giuridico; al contrario i meno frequentati sono quello scientifico, di educazione fisica e infine quello di difesa e sicurezza. Per quanto riguarda il lavoro, le statistiche affermano che dopo un anno dalla laurea svolge un’attività lavorativa circa il 50% dei laureati e la percentuale sale al 73% ca. a tre anni dal conseguimento del titolo. A distanza di tre anni dalla conclusione degli studi più del 90% degli studenti dichiara che si riscriverebbe all’università e la maggior parte mantenendo lo stesso indirizzo. Spesso i più insoddisfatti sono coloro che hanno frequentato corsi di psicologia, lettere, agraria o geo-biologico vista la difficoltà nel trovare occupazione. Vediamo più nello specifico i singoli indirizzi: i laureati più “appetibili” per molte aziende sono quelli del settore economico, che svolgono mansioni come l’addetto marketing, l’addetto alla contabilità o l’operatore commerciale. A tre anni dalla laurea ha lavoro continuato il 79% dei laureati, che si dichiarano soddisfatti sia per la sicurezza dell’impiego che per la remunerazione. Altro indirizzo, con alte possibilità di lavoro è ingegneria, che si può dividere in ingegneria civile e ambientale, elettronica e industriale, e da occupazione fissa a più dell’80% dei lavoratori che dichiarano un grado di soddisfazione superiore alla media. Fornisce buone probabilità di lavoro anche l’indirizzo di medicina, che racchiude medicina, chirurgia e odontoiatria, come anche le cosiddette “professioni sanitarie” in cui rientrano ad esempio infermieristica, fisioterapia e ostetricia. C’è poi l’area chimicofarmaceutica, che fornisce lavoro continuato al 78% dei laureati richiesti, ovviamente, dal settore chimico-farmaceutico, petrolifero e dai laboratori analisi. Tra gli indirizzi più

frequentati, ma che danno minore possibilità di lavoro, c’è quello giuridico, che comprende facoltà come giurisprudenza o scienze giuridiche. Questi laureati sono richiesti principalmente per la gestione di affari legali o delle risorse umane, anche se la prospettiva prevalente è quella della libera professione (avvocato, notaio...). Si registrano, però, grandi difficoltà nel trovare occupazione, tanto che a tre anni dalla laurea lavora in modo continuato solo il 50% dei laureati. Altro indirizzo molto gettonato è quello politicosociale, in cui rientrano corsi come scienze della comunicazione, scienze politiche o sociologia. Moltissimi sono gli iscritti, ma scarso è il grado di occupazione. Tuttavia a tre anni dalla laurea l’80% dei laureati trova lavoro stabile. Il problema di queste facoltà è che non forniscono un orientamento professionale ben delineato e per molte figure professionali competono anche laureati di altre facoltà. Un altro indirizzo che fornisce rari sbocchi lavorativi è quello letterario, cui appartengono i corsi di lettere, filosofia, storia e quelli concernenti la musica, l’arte e lo spettacolo. Le prospettive lavorative sono piuttosto basse, e lavora stabilmente circa il 60% dei laureati, che dichiarano un grado di soddisfazione al di sotto della media sia riguardo alla stabilità del posto, sia circa la remunerazione. Tra i numerosi indirizzi c’è quello di psicologia che fornisce prospettive lavorative non molto alte e difatti solo 1/3 dei laureati a tre anni dalla laurea trova un lavoro continuato. Quello di architettura, i cui studenti che lavorano stabilmente sono il 73% dell’intero corso e la cui prospettiva più stabile è la professione indipendente. Nonostante poi le lingue siano indispensabili nel mondo

lavorativo, gli studenti dell’area linguistica faticano a trovare occupazione. Nei tre anni successivi alla laurea trova lavoro stabile circa 1/3 dei laureati nelle professioni d’insegnanti, traduttori o operatori commerciale esteri. Corsi che destano molto interesse per alcuni giovani sono quelli dell’area geo-biologica, come le scienze biologiche o quelle ambientali, la biotecnologia o la biologia generale, che però non forniscono opportunità lavorative molto elevate e danno lavoro stabile al 58% dei laureati dopo tre anni dal titolo. Per quanto riguarda l’area scientifica, che comprende ad esempio matematica, fisica o informatica, gli studenti più richiesti sono sicuramente quelli appartenenti a quest’ultima, anche se devono affrontare la concorrenza di laureati in altre discipline, come ingegneria. In generale a tre anni dalla laurea, lavora circa il loro 64%. C’è poi l’ambito dell’educazione fisica che racchiude corsi come scienze motorie o dello sport; nonostante lavori in modo stabile circa l’81% dei laureati è molto difficile trovare un’occupazione, che è limitata sostanzialmente al lavoro d’insegnante o istruttore sportivo. Possiamo nominare, infine, corsi come scienze dell’educazione, della formazione primaria o educazione sociale, che sono racchiusi nell’area dell’insegnamento. Per gli studenti di tali corsi il principale datore di lavoro è la Pubblica Amministrazione (56%), anche se la maggior parte aspira al settore privato. Questi laureati oltre che come insegnanti possono essere impiegati in enti, imprese o istituzioni di assistenza. Il nostro viaggio finisce qui, e… non rimane che iscriverci! Perché farlo? Perché il futuro passa da qui. Melania Maranesi e Jessica Quaranta


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SCHERMA: IL CIRCOLO DI ANZIO DAL CORTILE AI TITOLI REGIONALI La storia di un circolo nato per caso dalla passione di Ferdinando Casilli e che nel tempo ha sfornato giovaNi atleti e campioni

C’erano tre piccoli moschettieri… così di solito, iniziano le favole, ed infatti è di una favola moderna che vogliamo parlare, quella che ha portato alla nascita della scherma ad Anzio. Era l’estate del 1968, quando Ferdinando Casilli, militare ormai in pensione, ha il doppio problema di come passare il tempo che ha a disposizione e togliere dalla strada il figlio, allora tredicenne, Eraldo. “Insegnagli a tirare di scherma!” è il suggerimento della moglie e così un bel pomeriggio troviamo padre e figlio nel cortile del loro palazzo in via Risorgimento alle prese con i primi rudimenti della scherma. La cosa non passa inosservata e dopo un paio di giorni trascorsi alla finestra a spiarli, due ragazzini si fanno coraggio e, scesi in strada, chiedono se anche loro possono poter imparare a ‘tirare’: è l’atto di nascita della scherma ad Anzio. L’esempio di Giacomo Ambrosino e Gaetano Cigna è seguito nel giro di poche settimane da molti altri di ragazzini del vicinato e all’inizio dell’anno scolastico, il signor Casilli si ritrova ad insegnare scherma ad una quindicina di allievi. A questo punto nasce un problema logistico: risulta infatti improponibile continuare le lezioni in strada, per cui al signor Casilli viene l’idea di chiedere alla preside della scuola Orazio Flacco di poter utilizzare gli ambienti della palestra. Non solo viene accontentato, ma la preside gli chiede persino di insegnare la scherma nel doposcuola. Potrebbe sembrare un paradosso quello di portare uno sport considerato d’elite e poco conosciuto tra ragazzi che sono attratti solo dal calcio, dalla pallavolo e dal baseball, ma quella della scherma è una sfida che Casilli accetta immediatamente e che vincerà: in poche settimane, infatti, mezza scuola risponde all’invito e si ritrova alle prese con i fioretti e spade. Ancora più singolare è che tutti i ragazzi che decidono di passare alla scherma (qualche nome: Paola Radovani, Paolo Gandolfo, Gianfranco ed Enrico Casciello, Marcello Armocida, Antonio Mennella, Roberto Giulianello, Bertilla Patruno, Vittorio Mastracco, Cristina Matteucci e Francesco Mastropietro) risultano tutti ben predisposti e diventano subito dei piccoli campioni. La prova del nove sono i ‘giochi della gioventù’ del 1973, una piccola

olimpiade in voga in quegli anni, per gli studenti delle scuole italiane. Alle gare provinciali di Roma il gruppo anziate (molto più simile ad una ‘Armata Brancaleone’ che ad una squadra sportiva) arriva a bordo di un pullman della Stefer con le divise fatte a mano dalle mamme o (per quei pochi che se lo potevano permettere) da un sarto che ignaro di come fossero, sbaglia totalmente il modello. Nonostante dovettero combattere contro circoli più famosi e organizzati, i nostri gagliardi eroi tornarono a casa con tre titoli (Patruno, Matteucci e Casilli) su quattro a disposizione. Era nata la ‘fama’ del circolo Anzio, anche se di un vero circolo ancora non si poteva parlare, visto che venne affiliato alla FIS solo qualche mese dopo, grazie all’interessamento del dirigente Zangirolami che dopo aver visto i ragazzi tirare nelle finali regionali, cercò di aiutare Casilli a cui si era affiancato, nel frattempo, il bravissimo ‘maestro’ Marcoccia. Nelle regionali, arrivò il titolo nel fioretto femminile di Cristina Matteucci che sarà anche la prima ‘stella’ del circolo anziate. “Da allora in poi” - racconta Casilli - “come sentivano nominare Anzio veniva un colpo a tutti, per quanto eravamo forti e preparati, anche se poveri in canna e con gli attrezzi vecchi”. (1/continua) Maurizio D’Eramo

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AL VIA LA NUOVA STAGIONE DELLA SERIE D L’Anziolavinio nel girone G: sfide difficili ma la squadra ridisegnata in estate ha tutte le qualità per farsi valere

Con il varo dei gironi e dei calendari si è aperto il sipario sulla stagione 2011/2012 della Serie D. L’Anziolavinio è stato inserito nel girone G insieme a Bacoli, Pomigliano, Salerno Calcio, Arzachena, Budoni, PortoTorres, Progetto Sant’elia, Selargius, Astrea, Atletico Boville, Città di Marino, Civitavecchia, Cynthia, Fidene, Sora, Monterotondo Lupa e Palestrina.

Sul sito www.lnd.it è scaricabile il calendario completo. Si parte il 4 settembre. Nella prima giornata la squadra di Mr. Lombardi riceverà il Sora alle 15.00. Nel turno successivo prima trasferta per gli anziati che se la vedranno contro il Palestrina di Mr. Carboni. Un girone complicato per la squadra anziate, con cinque squadre sarde, tre campane e dieci laziali. Da notare che in questo girone è stato inserito il Salerno Calcio, arrivato a un passo dalla serie B lo scorso anno, acquistato dal duo Mezzaroma-Lotito e dunque ripartirà dalla Serie D. C’è grande attesa per l’8 dicembre quando l’Anziolavinio andrà a giocare all’Arechi di Salerno, stadio da 40.000 posti con una tifoseria impressionante. Sicuramente il Salerno Calcio parte con i pronostici del caso, subito dietro troviamo Bacoli, Monterotondo e Boville. Attenzione a quest’Anziolavinio ridisegnato in estate dal trio RizzaroPassarelli-Lombardi che potrà dire la sua. È

stata attrezzata una squadra di livello con i “vecchi” di indiscusso valore e con i “giovani” dalle grandi prospettive. Sicuramente ci sarà da divertirsi: l’obiettivo è quello di migliorare il piazzamento finale dello scorso anno tentando di raggiungere quei famosi playoff tanto sognati la passata stagione. Il 21 agosto è partita ufficialmente la stagione con il primo turno di Coppa Italia. Al Bruschini è sceso il Palestrina, squadra organizzata che ha dato del filo da torcere ai biancazzurri. I 90 minuti sono finiti 1-1 con vantaggio anziate al 20 p.t. su rete di Antonelli, attaccante che non conosce tramonto, e come il vino più invecchia più diventa buono. Con questa rete raggiunge quota 299. Ad Anzio si prepara la festa per il 300simo gol che speriamo arrivi presto. Al 90simo, come da regolamento, in caso di parità si sono tirati i calci di rigore che hanno premiato i portodanzesi. Fabrizio Tirocchi

SI CHIAMA FINALE IL SOGNO DEL NETTUNO BASEBALL

La squadra capitanata da Bagialemani strappa la qualifica nei playoff contro il Parma e a San Marino si gioca il tutto per tutto È finale scudetto per il Nettuno Baseball. I ragazzi di Ruggero Bagialemani dopo un anno di fatiche, di lotte e di sudore con un Nettuno dato per spacciato più volte, ma che è sempre risorto e non ha mai mollato la presa, è riuscito a rialzarsi facendo un girone di ritorno quasi perfetto che ha portato Mazzanti e compagni a giocarsi i play off conquistati all’ultima giornata di regular season con la tripletta messa a segno sul diamante di Novara. Nel girone di semifinale, dopo i primi tre incontri contro San Marino, arriva una vittoria in gara uno all’ultimo secondo allo Steno Borghese e due sconfitte in trasferta. La seconda giornata è quella delle polemiche: al Borghese si presenta Bologna con il Nettuno saldamente al comando del gioco fino al settimo inning, quando un errore del lanciatore Wilson porta in parità il team emiliano. A scatenare l’ira dei 4000 spettatori presenti allo stadio, è una pericolosa entrata in scivolata di Mazzucca su Mirco Caradonna. Lo stadio diventa una bolgia, piovono insulti e oggetti all’indirizzo dell’esterno Joseph Mazzucca. Dopo 14 inning e una battaglia durata più di 5 ore, è il Bologna ad avere la meglio. Il weekend

successivo, la serie si è trasferita al Gianna Falchi di Bologna, dove il venerdì è arrivata una sconfitta. Sembrava finita per il Nettuno e invece sabato uno strepitoso Gutierrez ha ridato le speranze portando la squadra alla vittoria per 6-2. A quel punto restavano ultime tre partite dei playoff contro Parma, con una minima speranza di raggiungere la finale. Nel match dello Steno Borghese, parte meglio Parma con Sambucci che spaventa i tifosi battendo un homer, ma il Nettuno non si impaurisce, e grazie ai “giovani Nettunesi” Mazzanti, Sparagna, Caradonna e Retrosi, ribalta la situazione, e dà la zampata decisiva. Il Nettuno vince al primo extra inning per 4-3. È un Nettuno carico, determinato e deciso a prendersi la finale scudetto andando a vincere le due gare di Parma. Il venerdì arriva la prima vittoria in terra ducale, il lineup nettunese batte meno degli emiliani, ma si esalta in difesa, sul monte di lancio e nell’applicare le tecniche del coach Bagialemani. Il risultato finale è di 5-2. Ormai è quasi fatta, siamo a 9 inning dalla Storia. Sabato 20 agosto intorno a mezzanotte, dopo aver sotterrato Parma anche in gara 3 vincendo per 8-2 con una partita quasi perfetta

(aperta dal fuoricampo di Camilo e chiusa da un fantastico Renato Imperiali che ha battuto 5su5 e da Ambrosino 2su3), è arrivata la matematica certezza di andarsi a giocare le Italian Baseball Series contro San Marino. Ora Nettuno è chiamato a riportare sul tetto d’Italia il nome di una storia, di una fede, di una religione, conquistando uno scudetto che manca alla città da troppo tempo. F.T.


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DETTI PORTODANZESI “Ma che c’hai le recchie foderate di prosciutto?”. Che non ci senti? “To’ò dico papale papale”, te lo spiego chiaramente, con schiettezza e velata minaccia. “...e l’omo campa...male, ma campa”, si diceva tra le vie di Anzio con espressione di sufficiente soddisfazione di sopravvivenza. “Te sei accollato er vuzzo”, significa aprire un’attività accollandosi dei finanziamenti. È un detto portuale dove “vuzzo” sta per gozzo da pesca. “Mo maà seghi ‘sta coscia”, non m’inganni, non mi truffi, sono più furbo di te, non mi toglierai nulla di ciò che è mio. “Se vedemo n’artr’anno?Seee. N’artr’anno beato chi c’ha n’occhio!” In un anno può succedere di tutto e i Portodanzesi non promettevano nulla ai villeggianti stagionali per l’anno venturo. “Meijo lavorà co’ chi nun te paga che co’ chi nun te capisce”, perché lavorare con chi non ti capisce è pesantissimo e spesso bisogna rifare il lavoro più di una volta. “Te se compra chi nun te conosce”, è un detto che esprime con chiarezza la disillusione di una persona verso l’altra che vorrebbe incantare o vendersi per politica o commercio. “E tocca la viola”, detto in condizioni di soddisfazione o entusiasmo per un fatto piacevole. “O a Napoli ‘n carozza o alla macchia a fa er carbone”, se gli avvenimenti non erano equilibrati e andava tutto bene o tutto male si usava questa frase. Dal gruppo facebook:”Detti popolari portodanzesi”. amministrato da Pina Salustri e Alessandro Tinarelli

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Anzio-Space dà spazio ai lettori Scriveteci un sms al: 3337350189 “ Vorrei sottolineare un problema che abbiamo con la raccolta differenziata. Passano a prendere l’indifferenziata, in cui metto i pannolini della mia bambina, una volta la settimana. Ho detto tutto. L’umido passano a prenderlo il venerdì mattina e fino a lunedì ci dobbiamo tenere tutta la puzza. Io non ho un balcone e devo conservare l’immondizia dentro casa con un tanfo assurdo. Non si può fare qualcosa? Non so a chi rivolgermi visto che mi liquidano sempre dicendo che la nostra zona non è adatta ad avere i secchioni condominiali.” Daniela “Dopo un anno di assenza da Anzio, arrivo al Lido delle Sirene e scopro che la spiaggia è stata “murata”. Ho tentato di resistere nella spiaggia che frequento da anni, ma dopo poco la claustrofobia ha avuto la meglio.” Matteo G. “Nonostante la maleducazione dilagante, ogni mattina ci sono dei lavoratori che per tutta la stagione hanno pulito le strade alla perfezione.... Grazie!.” Marco S.

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Monte Cucco (Umbria e Marche)

Il parco dello sport in montagna.…

Cari lettori oggi visitiamo una splendida realtà del centro Italia. Il Parco del Monte Cucco comprende una porzione di territorio posto in corrispondenza del confine nord-orientale della Regione Umbria con le Marche. Tale area, compresa nei comuni di Costacciaro, Sigillo, Fossato di Vico e Scheggia Pascelupo, si estende per circa 10.50 ettari, è totalmente inclusa nella Regione Umbria e nella Provincia di Perugia e confina a nord con la Provincia di Pesaro, ad ovest con la Provincia di Ancona e a sud con quella di Macerata. Monte Cucco e il suo territorio colpiscono per la varietà dell’ambiente naturale, che si manifesta con caratteri di eccezionalità e con un grado di conservazione raramente presente in altre zone appenniniche. Le principali attività sono l’escursionismo, la mountain-bike, il torrentismo, la speleologia e il volo libero. L’escursionismo è sicuramente la principale attività sportiva praticata. Per ora è questa la maggior fonte di presenze turistiche-escursionistiche del Parco, favorita anche da una fitta rete di sentieri segnalati (oltre 120 km), dalla relativa “Carta dei Sentieri del Parco del Monte Cucco e zone limitrofe”, edita dalla Monte Meru e da punti di appoggio e ristoro in quota come Val di Ranco, Pian delle Macinare, Valico di Fossato di Vico. Per la pratica della mountain-bike il Parco del Monte Cucco e, soprattutto, l’adiacente Alta Valle del Chiascio, sono il terreno ideale. Una fitta rete di sentieri, mulattiere e carrarecce penetra per centinaia e centinaia di chilometri ogni settore del territorio, disegnando un’infinita possibilità di percorsi, per ogni gusto e capacità. Per il torrentismo o canyoning, specie in estate, sono molti gli escursionisti che si cimentano nella discesa dei canyon del Parco, soprattutto della Forra di Rio Freddo (lunga oltre 3 km e con un dislivello di 350 m) che è un vero e proprio paradiso per gli amanti di questa giovane disciplina dell’alpinismo. Monte Cucco è anche e soprattutto il parco delle grotte e della speleologia Ce ne sono a centinaia di ogni forma e dimensione, lunghe e lunghissime, profonde e profondissime, tutte comunque con grandi interessi geologici, geomorfologici, speleogenetici, idrologici, faunistici, paleontologici, paletnologici e storici. Le caratteristiche orografiche dell’Alta Valle del Chiascio e dei rilievi del Massiccio del Monte Cucco, nonché la mancanza di ostacoli seri all’avvicendarsi delle correnti atlantiche e balcaniche, rendono il territorio del Parco una zona molto adatta alla pratica del volo libero, segnatamente del deltaplano. Le favorevoli condizioni orografiche e metereologiche rendono facili decolli e atterraggi e fanno allo stesso tempo di Monte Cucco un campo di allenamento ideale per principianti e per esperti al massimo livello. Cari lettori, gli aspetti culturali dei vari Comuni che ricadono nel territorio del Parco sono altrettanto interessanti e spero saranno meta delle vostre prossime gite. Per domande e curiosità scrivete alla mail: blogasan@gmail.com Associazione Sport, Ambiente e Natura “Su e Giù” http://blogasan.blogspot.com


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Rimessaggio barche escluse da Iva se effettuate da circoli e associazioni sportive Con Sentenza n. 4626/2011, la Corte di Cassazione afferma che le prestazioni di rimessaggio barche effettuate da circoli e associazioni sportive nell’ambito delle proprie finalità istituzionali sono escluse dall’Iva; tali attività non possono essere assimilate alle attività di deposito merci o servizi portuali, sulle quali invece è sempre applicabile l’imposta. Il comma 4, art. 4, D.P.R. n. 633/1972 prevede, infatti, l’esclusione dall’Iva per le attività rese dietro corrispettivo dagli enti non lucrativi, a patto che le stesse rientrino nelle finalità istituzionali contemplate nello statuto. La sentenza della Corte di Cassazione n. 4626/2011 ha ribadito le linee guida per stabilire quali attività degli enti non lucrativi debbano essere assoggettati ad IVA e soprattutto quali invece non rientrano nell’ambito di applicazione dell’imposta: - tutte le attività dirette a perseguire lo scopo istituzionale sono escluse dall’ambito dell’IVA, con esclusione quindi delle attività connesse commerciali, tipo spacci, bar, ecc., che sebbene erogano beni e servizi agli associati, sono soggette ad imponibilità esclusivamente ai fini dell’imposta indiretta suddetta. I giudici costituzionali hanno esaminato il ricorso promosso da un Circolo Nautico sportivo dilettantistico contro l’Agenzia delle Entrate che gli imputava l’obbligo di applicare l’IVA sulle prestazioni di “rimessaggio” dei natanti di proprietà dei soci del Circolo medesimo. L’agenzia nell’avviso di accertamento, riteneva che l’attività di rimessaggio barche fosse da inquadrare come “deposito merci” e quindi rientrante tra le attività commerciali connesse all’attività istituzionale del circolo e per questo soggette ad Iva. La Corte ribaltando il giudizio, a favore dell’Agenzia, della Commissione di II grado, e riprendendo il disposto dell’art. 7 del DPR 633/72, che recita che non si considerano soggette ad Iva le cessioni o le prestazioni inerenti l’attività istituzionale svolta, rimarca il fatto che i natanti non si possono considerare “merci” nè quanto meno in deposito in quanto essi sono il cuore dell’attività istituzionale svolta dal circolo. Inoltre sul rilievo che l’attività di rimessaggio rientrerebbe tra le attività portuali, la Corte ha ribadito che mancando il presupposto del requisito di commercialità, non sussistente nella fattispecie, l’avviso di accertamento è da considerarsi illegittimo e quindi annullato in toto.

Settore pesca: prorogati per l’anno 2011 gli ammortizzatori sociali in deroga L’INPS, nel Messaggio n. 10171 del 5 maggio 2011, comunica che il Ministero del Lavoro ha autorizzato la prosecuzione, fino al 31 dicembre 2011, degli ammortizzatori sociali in deroga in favore dei lavoratori del settore della pesca. Nello specifico, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella Nota del 21 aprile 2011 prot. n. 14/5985, a seguito di un monitoraggio delle risorse ha chiarito che a fronte di un importo di risorse finanziarie complessivamente disponibili pari ad euro 30 milioni è stato calcolato un residuo di risorse pari a 12.681.246,20 euro. Pertanto l’INPS è autorizzato a porre in pagamento le domande già presentate per l’anno 2011 in base alle modalità e secondo le istruzioni vigenti (decreti interministeriali n. 44768/2008 e n. 56193/2010). a cura di Marco Minoccheri

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